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Chi udisse tossir la malfatata di Dante Alighieri

Analisi di Giacomo Cerri


Dante stilnovista, Dante viaggiatore, Dante esiliato: attraverso le sue opere possiamo identificare
lautore della Comeda in un contesto socio-politico medievale caratterizzato da scontri bellicosi,
come la guerra civile fra guelfi e ghibellini a Firenze, o la questione italiana fra Stato della Chiesa e
Francia. Ma inoltrandoci oltre nelle opere del fiorentino troviamo una vasta gamma daspetti che
delineano profondamente il poeta del duecento: il Dante poeta che si rifugia nella donna filosofica,
il Dante che viaggiatore diventa pellegrino e si purifica, il Dante esiliato che torna nella casa dello
spirito, il Paradiso.
Non c da meravigliarsi se parallelamente al suo filosofare invece troviamo altri aspetti che
possiamo definire pi umani, pi simili a quel lettore semplice che, per esempio, riconosce nel
poeta una figura di maestro leggendo il prosimetro Convivio e si ritrova a scoprire un lato
giullaresco totalmente inaspettato. La poliedricit dantesca infatti riconosce anche un lato burlesco
quando il genere in questione la tenzone: cio un dibattito accesso fra due o pi interlocutori e, nel
caso specifico, il dibattito a suon di sonetti fra Dante e Forese, un suo amico che ritroveremo anche
nel Purgatorio. I due stilnovisti, amici nella realt, si ritrovano nemici nel mondo poetico: battute
aspre e cattive che mettono alla luce i punti deboli di entrambi gli autori. Prendiamo per esempio il
Chi udisse tossir la malfamata, sonetto che apre lo scontro poetico fra i due amici.
Dante decide di attaccare indirettamente lamico e, invece di denigrare lui, tramuta in poesia il
dolore e la malattia della moglie e della suocera. La donna infatti, prima ancora di comparire nella
poesia attraverso una perifrasi epitetica (moglie di Bicci v. 2), viene definita malfatata (v.1) in quel
verso iniziale che gi delinea un tono teatrale presente in tutta la poesia: la protagonista, compagna
del vocato Forese (v. 2) addirittura infreddata di mezzo agosto (v. 5). Nelle prime due stanze per
il motivo della malattia non rilevato: questo compito consegnato alla penultima terzina che
incolpa il marito di impotenza e poca attivit nel rapporto di coppia. Oltre il danno diretto verso
Forese, Dante si beffa dellamico nellultima terzina: Piange la madre (v. 12) per la figlia e
rimpiange il giorno in cui la mise in casa del conte Guido! (v. 14).
Le prime due stanze che presentano la situazione, la terza che spiega la causa e lultima che ne
esplicita la conseguenza creano una linea narrativa che si riflette anche nello schema metrico: in
primo luogo il sonetto presenta la consueta regolarit della rima che gi nota al lettore sa cosa andr
ad incontrare nella lettura del componimento. La cesura irregolare per segue un tono poetico
dellipotesi e dellesagerazione: il congiuntivo udisse (v. 1) e il condizionale potrebbe (v. 3) si
legano infatti allanastrofe del quarto verso che presentano una scena impossibile di una citt cos
fredda da produrre cristallo; il tono ipotetico si ripresenta al verso 6, or sappi che de far dogni
altro mese!, un verso interessante perch dietro una esclamazione, cio la proclamazione di un
qualcosa, racchiude una domanda che, bens retorica, nasconde quel tono allusivo al lettore che da
solo deve rispondere con gli elementi che ha in mano, informazioni che nella poesia verranno solo
espresse nelle strofe seguenti.
La prima fase ipotetica, che dovrebbe dunque suscitare domande nel lettore, si ferma con linizio di
una nuova fase delineata da verbi al presente come addovien (v. 10), sente (v. 11), piange (v. 12).
Qui Dante risponde al lettore, risponde alle domande che lui stesso ha suscitato nel pubblico e non
si preoccupa se la verit offender lamico: la metafora nido (v. 11), che nasconde il significante di
casa, inteso come luogo caldo, familiare ma allo stesso tempo fragile, in pericolo a causa del
difetto (v. 11), cio la non presenza sessuale e insufficienza del marito, non a caso questo termine
chiave far rima con Guido (v. 14), il nome stesso dellamico che chiude la poesia. Il suo nome per
viene espresso dentro una citazione, la forma che in letteratura rappresenta la trascrizione reale e

perfetta di ci che qualcuno ha detto, in questo caso la madre lamentosa che si preoccupa del
destino della figlia. Nellultima stanza si presenta una iperbole, per fichi secchi (v. 13), che oltre
allo scopo di divertire chi legge ha anche la funzione di esagerare la realt della citazione e dare
forza al finale che racchiude effetti e conseguenze del difetto (v. 11) di Guido Forese.
Lanalisi metrica della poesia dunque mostra un nuovo Dante: lanima teatrale del poeta che, se
ammesso dirlo, pettegola e deride le sventure dellamico. Infatti non deve mai essere scordato che
il sonetto fa parte di una tenzone: il genere letterario medievale non del dialogo ma del dibattito.
Nella poesia infatti Dante non si rivolge direttamente allamico, neanche alla moglie o alla suocera
che sono protagoniste della poesia, Dante si rivolge a quel Chi (v.1) che apre il componimento,
quella terza persona singolare sottintesa che si lega ai congiuntivi della prima stanza, che si
trasforma in una seconda persona singolare nella seconda strofa con quel verso esclamativo, il sesto,
che si apre con or sappi. Dante dunque narra ad un pubblico con il quale cerca di deridere il poeta
amico poeticamente nemico.
La teatralit del sonetto presente in tutto il testo: immagini visive come la citt che produce
cristallo per il freddo, le calze che riscaldano i piedi a causa di una coperta di poco valore, una
donna piangente che incolpa il cognato dellinfelicit della figlia. Questi topos teatrali, come
linsufficienza maritale o il rapporto esplicito fra madre e figlia, si legano anche alla linearit
situazione causa conseguenza, cio la spina dorsale della poesia in questione, propria di un
discorso, di un qualcosa che sembra dover prendere vita attraverso il suono e la parola, come se il
lettore non fosse in procinto di leggere Dante, ma fosse pronto ad ascoltarlo.