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Papa Bergoglio e Carlo Marx

Pubblicato il 3 lug 2015


Udienza generale di Papa Francescodi Paolo Ciofi Lenciclica di papa Bergoglio, ben al di l di una tradizionale e datata visione amb
ientalista su cui molti si sono esercitati, ci propone una diversa e umanissima
concezione del mondo alternativa rispetto alle tendenze dominanti, che devastand
o le sorgenti della natura e i beni comuni della societ sotto la spinta del capit
ale finanziario globale mettono a rischio lesistenza stessa del pianeta. Un docum
ento di straordinario interesse per tutti, credenti e non credenti, ma soprattut
to per i progressisti e per quel che resta di una sinistra travolta dai processi
in atto e dal tenue riformismo che brancola nel buio del pensiero unico. grande m
erito di questo papa avere gettato un fascio di luce sulla drammatica realt del n
ostro tempo.
Nellanalisi e nel progetto che si dipanano lungo le pagine dellenciclica, Francesc
o tiene insieme questione ambientale e questione sociale, luomo e la natura, il l
avoro e la propriet, il significato del cambiamento e il valore della politica ne
lla lotta (s, nella lotta) per la conquista di un ordine universale improntato al
la libert e alla solidariet, alla giustizia sociale e alla sobriet. Il paradiso app
artiene al regno dei cieli, ma sembra dirci il papa di Roma un po di paradiso si
pu conquistare anche su questa terra, incominciando a lottare contro la globalizza
zione dellindifferenza. Dunque, un documento che anche una sollecitazione a impegn
arsi e ad agire.
Non si tratta solo del rovesciamento del vecchio canone dominante in Occidente,
che vedeva luomo proprietario, dominatore e saccheggiatore della natura. Francesc
o si pone allaltezza del nostro tempo come un vero innovatore soprattutto perch ne
l suo pensiero la questione ambientale e la questione sociale vanno di pari pass
o e sono inscindibili nella soluzione. Si supera cos la scissione storica tra nat
ura e societ, tra ambiente naturale e ambiente umano, che ha caratterizzato su un
versante i movimenti ambientalisti tradizionali di fatto incapaci di fuoriuscir
e da una visione elitaria della societ, come pure, sul versante opposto, i movime
nti operai, nella versione sovietica e anche in quella socialdemocratica, che al
contrario, in nome del benessere sociale, hanno inferto gravi ferite a madre na
tura.
Oggi lambiente umano e lambiente naturale si degradano insieme osserva Francesco e
non potremo affrontare adeguatamente il degrado ambientale se non prestiamo atte
nzione alle cause che hanno attinenza con il degrado umano e sociale. unindicazion
e precisa, di ricerca e di azione. Poich lecologia studia le relazioni tra gli org
anismi viventi e lambiente in cui si sviluppano, essa esige anche di fermarsi [] su
lle condizioni di vita e di sopravvivenza di una societ, con lonest di mettere in d
ubbio modelli di sviluppo, di produzione e consumo. Si tratta di una visione ecol
ogica integrale, come la definisce il papa, che considera le interazioni dei sist
emi naturali tra loro e con i sistemi sociali. Non ci sono due crisi separate, u
na ambientale e unaltra sociale, bens una sola e complessa crisi socio-ambientale.
Le direttrici per la soluzione precisa infine Francesco richiedono un approccio
integrale per combattere la povert, per restituire la dignit agli esclusi e nello
stesso tempo per prendersi cura della natura.
Daltra parte, quando si propone una visione della natura unicamente come oggetto d
i profitto e di interesse, ci comporta anche gravi conseguenze per la societ, insis
te il capo della Chiesa di Roma. [] Larbitrio del pi forte ha favorito immense disug
uaglianze, ingiustizie e violenze per la maggior parte dellumanit, perch le risorse
diventano propriet del primo arrivato o di quello che ha pi potere: il vincitore
prende tutto. precisamente questa visione che occorre contrastare e sconfiggere,
secondo il principio della subordinazione della propriet privata alla destinazione
universale dei beni, che respinge il dominio della propriet assoluta. In altri term
ini, ci significa che non pu essere riconosciuto come assoluto o intoccabile il dir
itto alla propriet privata, giacch la tradizione cristiana sottolinea il pontefice
ha sempre messo in risalto la funzione sociale di qualunque forma di propriet priv

ata. Ma chi si ricorda oggi, sotto il bombardamento dei luoghi comuni neoliberist
i, che proprio la Costituzione di questa Repubblica fondata sul lavoro sancisce
il principio della funzione sociale della propriet, che pu essere pubblica, privat
a o comunitaria?
Se luomo lautore, il centro e il fine di tutta la vita economico-sociale, allora, os
serva Francesco in perfetta sintonia con la nostra Carta fondamentale, naturale i
ntegrare il valore del lavoro, fattore costitutivo della personalit e della dignit
della persona: la realt del mondo di oggi, al di l degli interessi limitati delle i
mprese [], esige che si continui a perseguire quale priorit lobiettivo dellaccesso a
l lavoro per tutti. La sua visione veramente innovativa va ben oltre la beneficen
za compassionevole, tipico cavallo di battaglia della destra ormai fatto proprio
dal gretto buonismo veltroniano e renziano, per approdare sul terreno fertile d
ei diritti costituzionalmente garantiti: aiutare i poveri con il denaro deve esse
re sempre un rimedio provvisorio []. Il vero obiettivo dovrebbe essere di consent
ire loro una vita degna mediante il lavoro.
E qui entra in gioco la politica, che Francesco concepisce come mezzo di liberaz
ione umana, se e in quanto in grado di dare soluzione ai problemi del nostro tem
po. Il suo punto di vista netto: la semplice proclamazione della libert economica,
quando per le condizioni reali impediscono che molti possano accedervi realmente
, e quando si riduce laccesso al lavoro, diventa un discorso contraddittorio che
disonora la politica. Per converso, la grandezza della politica si mostra quando,
in momenti difficili, si opera sulla base di grandi principi e pensando al bene
comune a lungo termine.
Di conseguenza, la politica non deve sottomettersi alleconomia. Al contrario, polit
ica ed economia devono mettersi al servizio della vita, specialmente della vita u
mana. Poich insostenibile il comportamento di coloro che consumano e distruggono se
mpre pi, mentre altri ancora non riescono a vivere in conformit con la propria dig
nit umana, indispensabile porre dei limiti non alla creativit e allo sviluppo onnil
aterale degli esseri umani, ma allo sfruttamento senza limiti delle risorse uman
e e naturali, riconoscendo che lambiente uno di quei beni che i meccanismi del mer
cato non sono in grado di difendere. La scelta quella della sobriet: nellorganizzaz
ione delleconomia e della societ, negli stili di vita collettivi, nei comportament
i individuali. La sobriet, vissuta con libert e consapevolezza, liberante. Non meno
vita [], ma tutto il contrario.
Non sbagliato riconoscere nellimpianto del pensiero francescano, come taluni hann
o fatto, significative assonanze con lausterit di Enrico Berlinguer. Che non era u
na scelta pauperista, bens il mezzo di contrasto al dissennato gonfiamento dei cons
umi privati, fonte di parassitismi e privilegi, per affermare il godimento di beni
autentici, quali sono la cultura, listruzione, la salute, un libero e sano rappor
to con la natura. Una scelta obbligata, aggiungeva il segretario del Pci, di fron
te al declino dellOccidente, e al tempo stesso una chiave di volta per aprire in
Occidente il passaggio verso una civilt superiore, oltre le colonne dErcole del do
minio del capitale. Un nuovo socialismo lo definiva Berlinguer, fondato su una d
iversa gerarchia di valori, che abbia al centro lessere umano nel suo rapporto co
n la natura e che esalti le virt pi alte delluomo: la libert e luguaglianza, la solida
iet e la giustizia sociale.
Stefano Fassina ha sostenuto di recente che papa Bergoglio solleva una critica al
capitalismo estranea da decenni alla sinistra. E che lascia quasi senza parole.
Certo che dopo Berlinguer la sinistra comunque denominata, in presenza dellemerge
nza climatico-ambientale ma anche del moltiplicarsi delle guerre in seguito al c
rollo dellUrss, non stata in grado di mettere in campo un pensiero critico allalte
zza delle nuove configurazioni e delle continue mutazioni del capitale e del lav
oro. E dunque di definire una propria visione strategica alternativa al neoliber
ismo, larma di combattimento che il capitalismo moderno adopera in modo spregiudi
cato sul terreno economico-sociale e su quello politico-culturale.
Da una parte, la sinistra alternativista si dispersa in mille rivoli, alla ricer
ca di unidentit peraltro sempre incerta. Dallaltra, quella riformista di stampo soc
ialdemocratico stata sterilizzata e resa impotente dalle troppe dosi di neoliber
ismo. Al punto tale che oggi il socialismo del Vecchio Continente, posto di fron
te a un colpo di Stato tecnico-finanziario in Grecia e a unEuropa blindata contro

i disperati della terra mentre i pericoli di guerra crescono alle frontiere, no


n si distingue dai partiti conservatori di centrodestra, in generale e in partic
olare sui temi del lavoro e dei diritti. E anzi corresponsabile delle scelte pol
itiche di fondo, che in nome di unausterit a senso unico producono una depressione
endemica, tagliando fuori dal lavoro intere generazioni di donne e di uomini.
Aveva ragione Enrico Berlinguer quando sosteneva che nel pensiero e nella pratic
a politica del movimento operaio, e quindi della sinistra e dello stesso Pci, oc
correva aprire una fase nuova, una terza fase, essendo gi allora, secondo la sua an
alisi, ormai concluse e irripetibili sia la fase sovietica che quella socialdemo
cratica. Certo, in questo tempo di smarrimento, in cui il socialista Renzi fa ci ch
e il liberale Berlusconi non era riuscito a fare, e non sembrano esserci pi confini
tra sinistra e destra nel generale degrado della politica che alimenta spinte r
azzistiche e fascistiche, lalta visione di Francesco, sostenuta da comportamenti
esemplarmente coerenti con i principi enunciati, aiuta a fare chiarezza e alimen
ta una speranza di cambiamento.
Ma senza il recupero critico e creativo di quelloriginale filone del pensiero mar
xista che da Gramsci e Togliatti attraverso Longo si dipana fino a Berlinguer, e
che stato decisivo nella conquista democratica e civile pi alta del popolo itali
ano la Costituzione della Repubblica fondata sul lavoro ben difficilmente si pot
r costruire in Italia e in Europa una forza politica capace di aprire la strada a
un civilt pi avanzata, in cui la disponibilit comunitaria dei beni prevalga sullapp
ropriazione privata dei frutti del lavoro sociale. Rimuovendo a questo scopo gli
ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libert e leguag
lianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e leffett
iva partecipazione di tutti i lavoratori allorganizzazione politica, economica e
sociale del Paese.
tempo di ricostruire i fondamenti di un pensiero critico se si intende agire per
trasformare la realt. Con papa Bergoglio la Chiesa di Roma, per potersi misurare
efficacemente con la modernit dello sfruttamento degli esseri umani e dellintera
natura, tornata ai fondamenti del vangelo secondo linterpretazione di San Frances
co dAssisi. Allapice dello sfruttamento capitalistico globale che ci sta riportand
o alle origini del conflitto capitale-lavoro, sul fronte del movimento dei lavor
atori e di una sinistra laica non arruolata dalla finanza, non si pu fare a meno
di Carlo Marx, il pensatore e il rivoluzionario che ha messo a nudo il meccanism
o di funzionamento del capitale in quanto rapporto sociale. E che perci resta il
critico pi penetrante e pi acuto della societ dominata dal capitale.
Non serve il Marx imbalsamato dalle varie ortodossie, ma la forza del suo pensie
ro critico in divenire, aperto alle continue innovazioni della scienza e della t
ecnica, che considera il capitale un movimento perenne seppure storicamente determ
inato. Al contrario d quanto comunemente si ritiene, anche sul rapporto uomo-nat
ura si trovano nel pensiero di Marx valutazioni e analisi di grande interesse e
di straordinaria attualit. Muovendo dalla osservazione che tra lambiente naturale
e gli esseri umani si instaura un rapporto molto complesso perch nel processo lav
orativo gli uomini e le donne trasformano in continuazione la natura di cui sono
parte, Marx sostiene che nella prospettiva di una civilt pi elevata la propriet pri
vata del globo terrestre da parte di singoli individui apparir cos assurda come la
propriet privata di un uomo da parte di un altro uomo.
Anche unintera societ prosegue -, e anche tutte le societ di una stessa epoca prese
complessivamente non sono proprietarie della terra. Sono soltanto i suoi possess
ori, i suoi usufruttuari e hanno il dovere di tramandarla migliorata, come boni
patres familias, alla generazioni successive. Polemizzando con i dirigenti del pa
rtito socialdemocratico della sua epoca, i quali affermavano il contrario, egli
sosteneva che il lavoro non la fonte di ogni ricchezza. La natura la fonte dei va
lori duso (e in questi consiste la ricchezza effettiva!) altrettanto quanto il la
voro, che, a sua volta, solo la manifestazione di una forza naturale, la forza d
i lavoro umana.
Di conseguenza, scindere nella sua visione la questione ambientale dalla questio
ne antropologica e sociale una missione impossibile. E se nel modo di produzione
capitalistico il capitalista detentore dei mezzi di produzione per ottenere un
profitto sfrutta congiuntamente la persona umana e la natura, ritenere che si po

ssa salvaguardare la natura, e tramandarla migliorata ai successori senza rovesc


iare i rapporti sociali di produzione che la distruggono, una missione altrettan
to impossibile. Serve dunque una visione complessiva del cambiamento, sostenuta
da una forza politica capace di praticarlo. Questa acquisizione di Marx si prese
nta oggi come una necessit dalla quale non si pu prescindere. Ma per trasformare u
na necessit storica in un movimento politico reale sono necessarie le condizioni
soggettive. E queste Carlo Marx non ce le pu dare.
Paolo Ciofi
www.paolociofi.it