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Su Nietzsche (Lettura di Lou Andreas-Salom e di George

Bataille)
Le convulsioni (La Passione) di Nietzsche
Primo movimento
Friedrich Nietzsche ha sofferto come un cane. La sofferenza (la sua malattia come la sua follia) era
il risultato del suo straordinario intelletto, non un male ereditario1. Il suo maestro Schopenhaurer lo
aveva comunque ammonito che pi si intelligenti, pi le pene sono terribili. Ma il pensiero di
Nietzsche non sarebbe stato lo stesso senza il suo stato morboso, probabilmente inscindibile da
esso. Mai come nel suo caso pertinente chiedersi dove finisca il genio e dove cominci la follia. Ma
si pu dire che Nietzsche sia stato consapevole del patto faustiano del genio dagli anni
dellinsegnamento universitario a Basilea (il decennio che va dal 1869 al 1879) fino agli ultimi
giorni2. Prima che il suo lume si spegnesse quasi completamente, orgogliosamente aveva affermato:
Quel che non mi uccide mi rende pi forte! (Crepuscolo degli idoli, Sentenze e frecce). Ma gi
allapice del suo vigore intellettuale aveva detto: Spirito la vita che si incide nella vita: il sapere
si accresce nel tormento gi lo sapevate?... Voi conoscete solo le scintille dello spirito: ma non
vedete lincudine, che lo spirito, n latrocit del suo martello! (Cos parl Zarathustra, II, p.
33).
Il patto faustiano comporta lobbligo di indossare una maschera. A meno che non voglia costruirsi
una solitudine perfetta, il pensatore profondo deve pagare questo prezzo. Pochi sono disposti a
rinunciare allumanit che si manifesta nel nostro essere sociale. Ma gli uomini che pensano
profondamente appaiono a se stessi commedianti nei rapporti con gli altri, perch allora, per essere
capiti, devono sempre simulare una superficie (Umano, troppo umano, II, p. 232). Una
considerazione che si tinge di tinte fosche quando in Al di l del bene e del male (p. 270) Nietzsche
conclude: talvolta la follia stessa maschera per un saper infelice troppo certo.
Cambiare idea sintomo di intelligenza. Non c modo migliore per crescere che tradire i propri
ideali. Si pu superare se stessi soltanto se si ha la coerenza di non essere fedeli a se stessi. Dice
Lou Andreas-Salom, allieva, amica e amante di Nietzsche: La capacit di contraddirsi, di
rinnovare il suo punto di vista, quindi la parte essenziale della filosofia di Nietzsche, determina in
maniera assoluta il carattere della sua conoscenza3.
Il disgusto per gli altri, e quindi per se stessi, costruttivo soltanto come funzione del futuro
trascendimento, superamento del limite. Le nostre imperfezioni sono gli occhi con i quali vediamo
lideale (Umano, troppo umano, II, p. 86).
In una lettera a Lou Andreas-Salom Nietzsche scrisse il seguente aforisma: Gli uomini che
aspirano alla grandezza sono di solito uomini cattivi: lunico modo che hanno di sopportarsi4. La

Alcuni biografi ritengono che Nietzsche sia morto della stessa malattia del padre, unencefalite degenerativa, poi
sfociata in una demenza. Altri parlano di sifilide (Lo schivo Nietzsche predicava la solitudine, ma alla fine andava a
puttane. Difficile da credere. O forse no.).
2
C uninclinazione per il duro, lorribile, il cattivo, il problematico dellesistenza, che deriva dal benessere, dalla
salute traboccante, dalla sovrabbondanza stessa?... C forse una domanda per gli psichiatri una nevrosi della
salute? (Tentativo di autocritica per la nuova edizione di Nascita della tragedia dallo spirito della musica, IV e IX).
3
Lou Andreas-Salom, Nietzsche. Una biografia intellettuale, Roma: Savelli, 1979, p. 51.
4
idem, p. 54.

cattiveria, naturalmente, qui non intesa come inclinazione al male, ma onest e spietatezza5, si
riferisce alla grande guerra spirituale.
La solitudine necessaria per conoscere se stessi, in particolare per sedurre se stessi. Ma Una
volta che si sia trovato se stesso, bisogna esser capace di tempo in tempo di perdersi e poi di
ritrovarsi: presupposto che si sia un pensatore. Ad esso infatti dannoso essere legato sempre a una
stessa cosa (Il viandante e la sua ombra, p. 306). Morire (tramontare) per poi rinascere. Ancora e
ancora.
Il vero padre della psicoanalisi sarebbe Nietzsche, non Freud. Questultimo, infatti, sicuramente
stato un grande lettore del filosofo tedesco, sebbene sia stato reticente ad ammetterlo. La guerra
interna nicciana fa pensare ai conflitti della psicoanalisi freudiana. Soprattutto per quanto riguarda
linconscio si ha il sospetto che Nietzsche ci sia arrivato prima: Ma chi considera fino a qual punto
gli istinti fondamentali delluomo possono essere stati in gioco, qui soprattutto, come geni ispiratori
(o demoni o folletti), trover che ciascuno di essi vorrebbe presentarsi come la ragione ultima
dellesistenza e come signore legittimo di tutti gli altri impulsi. Infatti ogni impulso tende alla
dominazione, e come tale tende a filosofare (Al di l del bene e del male, p. 6).
Dio morto. Ma senza Dio non si pu stare. necessario perci un sostituto. Per questo la natura di
un pensatore profondo come Nietzsche intimamente divisa: necessaria una mortificazione
spietata per rendere lassassinio, la colpa, qualcosa di divino. In effetti un corretto studio di
Nietzsche essenzialmente uno studio di psicologia religiosa, e solo nella misura in cui si chiarisca
il campo della psicologia della religione si pu illuminare anche il significato del suo carattere,
della sua sofferenza e della sua autobeatificazione6.

Secondo movimento
Soltanto gli stupidi non cambiano mai idea (anzi, c da aver paura di chi non cambia idea dei
dogmatici, dei fanatici. Questi sono la genia che rallenta il tramonto delluomo, il suo
superamento). Chi vive di spirito costretto a cambiare idea7.
Dove finisce luomo comune e comincia loltre-uomo? Dove il senso di colpa diventa una maschera
brillante? Lautenticit dellessere una forma di spietata nudit, dove alla vergogna subentra
unubriacatura di luce, un trauma di senso. Ma dato che anche i pi alti esemplari esprimono solo
ci che sta come sua essenza metafisica nella profondit dellumano in generale, essi si distinguono
dalla massa degli uomini non per una differenza essenziale, ma piuttosto per il rivelarsi di
questessenza, per una divina nudit mentre luomo della massa porta sul suo vero essere migliaia
di strati che appartengono tutti al mondo e alla superficie della vita e si induriscono qua e l fino a
diventare impenetrabili8.
la conoscenza, la forma pi alta di consapevolezza, che nobilita luomo (e lo rende felice). Essere
presenti in questo mondo significa sapere fino a che punto si avanti nella propria vita. La bellezza
un ricordo di copertura, che va graffiata dalla superficie fino a ferire lessere9.
5

le qualit che distinguono il guerriero e lo sciamano secondo Carlos Castaneda.


Lou Andreas-Salom, op. cit., p. 64.
7
Il serpente che non pu cambiar pelle perisce. Cos pure gli spiriti ai quali si impedisce di mutare le loro idee:
cessano di essere spirito (Aurora, p. 573).
8
L. Andreas-Salom, ibid., p. 87-88.
9
Non pensano che anche la conoscenza della pi brutta realt bellaLa gioia degli uomini della conoscenza
accresce la bellezza del mondodue uomini tanto fondamentalmente diversi come Platone e Aristotele concordavano
6

La consapevolezza lopposto della vanit. Per quanto luomo possa arrivare a sfiorare la cima e a
scorgere limmagine del labirinto, non pu staccare i piedi da terra. Il senso di superiorit il
principio della follia. Il divenire si strascica dietro lessere stato (Aurora, p. 49).
Rinunciare a Dio significa cercarlo con ancora pi ostinazione, questo aveva capito il Nietzsche
della maturit. Andare contro la metafisica andare contro luomo, contro i suoi istinti. Allora
lunica via il distacco: accettare tutto, senza fuggire da se stessi; vincere il disgusto con un gusto
superiore. La vittima come Dio potrebbe essere il titolo dellultima filosofia di Nietzsche, dove
si svela nel modo pi evidente la sua contraddizione interna quellesaltazione di dolore e gioia,
che inseparabilmente scorrono luno nellaltra10. Incipit tragoedia! (La gaia scienza, aforisma
finale).

Terzo movimento
Gli squarci di realt aperti dal genio (artistico e letterario) non sono altro che conferme (del
futuro?): in fin dei conti molto meno uno scoprire che un riconoscere, un ricordare, un ritorno a
una lontana, antichissima economia complessiva dellanima, dalla quale quei concetti ebbero
nascita: il filosofare in tal senso una specie datavismo dordine assai elevato (Al di l del
bene e del male, p. 20).
Levoluzione, il progresso verso se stessi (e le proprie mete ideali, i sogni), solo un modo di
intendere gradi diversi di risveglio: conoscenza = consapevolezza; ignoranza = inconsapevolezza.
Limiti del nostro udito: si odono solo le domande alle quali si in condizione di trovare una
risposta (Gaia scienza, p. 196). Per quanto grande sia lavidit di conoscenza, non potr estrarre
dalle cose nullaltro che gi non mi appartenga mentre ci che appartiene ad altri resta nelle
cose (Ivi, p. 242).
La guerra interna, spirituale la si combatte solo contro se stessi. qui che sta questa segreta
violenza esercitata su se stessi, questa crudelt dellartista, questo piacere a dare una forma a se
stessi come a una materia difficile, recalcitrante e sofferente, ad imprimersi a fuoco una volont,
una critica, una contraddizione, un disprezzo, un no, questo lavoro inquietante e terribilmente
piacevole di unanima volontariamente discorde con se stessa, che si fa soffrire per il piacere di far
soffrire (Genealogia della morale, II, p. 18). Infatti proprio lanima pi perfetta e completa deve
esprimere in se stessa nel modo pi chiaro e irrevocabile la legge fondamentale della vita, che dice:
Io sono ci che deve sempre superare se stesso (Cos parl Zarathustra, II, p. 49)11.
La morale del signore e la morale dello schiavo sono le due facce della stessa medaglia, lanima
delluomo (in particolare quella di Nietzsche). Quindi la sua concezione della lotta storica tra le
nature di signore e di servo non altro che una rozza illustrazione di ci che avviene nellindividuo
pi alto, del terribile processo psichico attraverso il quale costui deve dividersi in Dio del sacrificio
e animale sacrificale12. Il sovvertimento, la trasvalutazione di tutti i valori sta nel superamento di
questo paradosso di ordine costituzionale13. Ci che vi di peggio nelluomo necessario per il
su ci che costituisce la suprema felicit: lo trovavano nel conoscere, nellattivit di un intelletto bene esercitato, che sa
rinvenire e inventare (non gi, semmai, nellintuizionenon nella visione, e neppure nel fare)! (Aurora, p.
550).
10
L. Andreas-Salom, op. cit., p. 137.
11
idem, p.170-171.
12
idem, p. 171.
13
Dunque non si tratta pi di dissolvere il pi completamente possibile il mondo di qua in un pi alto al-di-l, ma
dello scaturire, proprio da questo al-di-qua, di un imprevisto, sovrano e ricco al-di-l (ivi, p. 172).

suo meglio il suo peggio la sua forza migliore, la pietra pi dura per il pi alto creatore; e che
luomo deve diventare migliore e peggiore (Cos parl Zarathustra, III, p. 97).
Rompere le vecchie tavole dei valori, andare al di l del bene e del male, significa seguire la prima
e unica legge morale incisa nelle nuove tavole: Diventate duri! (Cos parl Zarathustra, III, p.
90; Crepuscolo degli idoli, Conclusione). Durezza contro se stessi. Significa: la durezza vi nobilita
come nobilita la pietra che lartista trasforma in opera darte. Voi potete tutto, meno una cosa: non
potete cedere, non potete sbriciolarvi durante il suo lavoro, altrimenti tutta la vostra umanit, per
quanto possa essere alta agli occhi della vecchia morale, buona solo per il mucchio di spazzatura
che si spazza via; rifiuto e materiale deteriorato14.
Luomo deve fare i conti con la sua limitatezza. Ma lartista, con la sua creazione, pu divinare
lessere. Il superuomo possibile e comprensibile solo come lopera darte delluomo15.
Lesercizio della trasformazione si chiama volont di potenza. Lo si pratica fecondando lordine
con lebbrezza, lapollineo con il dionisiaco. Lessenziale nellebbrezza il senso dellaumento di
forza e della pienezza. Di questo sentimento si fanno partecipi le cose, le si costringono a prendere
da noi, le si violentano, questo processo si chiama idealizzare (Crepuscolo degli idoli, IX, p. 8). In
questo stato di ebbrezza si arricchisce tutto con la propria pienezza: ci che si vede, ci che si
vuole, lo si vede turgido, compresso, vigoroso, sovraccarico di forza. Luomo in questo stato
trasforma le cose, sino a che esse rispecchino la sua potenzaQuesto dover trasformare in ci che
perfetto arte (Ivi, IX, p. 9).
La volont di potenza si mette alla prova, acquista contrasto nellEterno Ritorno dellUguale.
Pensare linsieme della vita come un tutto insensato e casuale, qualcosa di diverso dal doverlo
ripetere sempre di nuovo insensatamente nella propria vita individuale, senza potergli mai sfuggire
con ci la considerazione puramente astratta prende una direzione personale, e la teoria
filosofica viene impressa nella carne sensibile e vivente come uno sprone doloroso che deve incitare
a creare ad ogni costo una speranza, un nuovo senso e un nuovo scopo della vita16.

14

L. Andreas-Salom, op. cit., p. 176.


idem, p. 179.
16
idem, p. 193.
15

I baffi di Nietzsche
Preludio
La volont di potenza il rovescio del bene, la mano attraverso la carne ferita dellessere.
Nietzsche, secondo Bataille, il filosofo del male. Il fascino, il valore del male, mi sembra, per lui
diedero senso a ci che voleva dire quando parlava di potenza. [] Il suo odio per il bene
giustificato da lui come la condizione stessa della libert17.
Luomo totale, di cui parla Nietzsche negli ultimi frammenti, somiglia ai saggi taoisti che praticano
la non azione. Ogni azione rende luomo un essere frammentario. Posso conservare in me il
carattere dintegralit soltanto rifiutando di agire, o almeno negando la preminenza del tempo
riservato allazione. [] Ognuno di noi impara amaramente che lottare per la propria libert ,
prima di tutto, alienarla18.

La ricerca (la vendetta) della chance


Morto Dio, morti gli dei, non possiamo appoggiarci a nulla. Lunica certezza siamo noi, la nostra
coscienza.
La frustrazione della possibilit la causa del disgusto. Il disgusto ci chiude al mondo, e nel nostro
solipsismo si genera lillusione della separazione. La solitudine di un uomo un errore, anche se
egli avesse voluto troncare i legami intorno a s. Una vita soltanto lanello di una catena19.
Luomo che non pensa al futuro non pu sfuggire al suo destino: la decadenza. Ma solo chi vive nel
presente si pu guadagnare un briciolo di felicit, il piacere che deriva dallillusione di appartenere
(e di conoscere).
Bisognerebbe agire mossi dallentusiasmo della festa. Ma il pi delle volte la nostra forza il
riflesso della malinconia dellindomani della festa.
Nel momento in cui agiamo, noi cadiamo. La volont, tradotta in azione, annichilisce la vita e allo
stesso tempo la ricrea.
Il distacco praticabile soltanto a patto che il dominio di s venga periodicamente sospeso. Infatti
bisogna saper perdersi, almeno un po, se si vuole imparare qualcosa da ci che noi stessi non
siamo (La gaia scienza, 305).
Limmanenza dellinfinito, smaltita la sbornia dellideale della trascendenza, lunica apertura del
possibile. Il fanciullo di Zarathustra luomo che ha imparato a dimenticare e a ripetere se stesso
(nella metamorfosi finale la volont di potenza diventa volont di chance).

La fine dellinizio
Colui che pu praticare lo smacco, dovr sentire il perpetuo divenire che abbraccia ogni cosa e,
duttile anello, si chiude fuori e dentro di lui. In questuomo delloltre la volont di potenza sar
levoluzione dellammuffita morale dellasceta, di schopenhaueriana memoria: Chi risulteranno
17

G. Bataille, Su Nietzsche, Milano: SE, 1994, p. 20-21.


idem, p. 24.
19
idem, p. 39.
18

esseri i pi forti? Si chiede Nietzsche alla fine: i pi misurati, coloro che non hanno bisogno di
articoli di fede estremi, coloro che non solo ammettono ma addirittura amano un bel po di
casualit, di assurdit nellesistenza; coloro che, pur pensando alluomo senza esagerarne, anzi
riducendone notevolmente il valore, non per questo diventano deboli e piccoli, insomma coloro che
sono sicuri della propria potenza e rappresentano lenergia acquistata dallumanit con orgoglio
consapevole20.

Bibliografia
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Morgenrthe [trad. it. di F. MASINI, Aurora, MILANO: Adelphi, 1964 e 1978].
Ecce homo. Wie man wird, was man ist [trad. it. di R. CALASSO, Ecce homo. Come si
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Menschliches, Allzumenschliches [trad. it. di S. GIAMETTA, Umano, troppo umano, II,
MILANO: Adelphi, 1965 e 1981].
Gtzen-Dmmerung oder Wie man mit dem Hammer philosophirt [trad. it. di F. MASINI,
Crepuscolo degli idoli, MILANO: Adelphi, 1970 e 1983].
Zur Genealogie der Moral. Eine Streitschrift [trad. it. di F. MASINI, Genealogia della
morale. Uno scritto polemico, MILANO: Adelphi, 1968 e 1984].
Jenseits von Gut und Bse [trad. it. di S. GIAMETTA, Al di l del bene e del male,
MILANO: RCS, 1992, 1996 e 1998].

20

M. Montinari, Che cosa ha detto Nietzsche, MILANO: Adelphi, 1999, p. 151.