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STORIA DELLE RELIGIONI


A CURA

DI

RAFFAELE PETTAZZONI

VOLUME TERZO

tt

RAFFAELE PETTAZZONI
PROFESSORE INCARICATO DI STORIA DELLE RELIGIONI
NELLA

R.

UNIVERSIT DI BOLOGNA

LA RELIGIONE
NELLA

GRECIA ANTICA
FINO

AD ALESSANDRO
'AgiTorlrig

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GviL^aivvvcov xca cbr rcv [ist8)Q(v.


Sext. Empir., adv.

dogm.

3.

20.

4
BOLOGNA

NICOLA ZANICHELLI
EDITORE

EDITORE ADEMPIUTI

ESERCITER

DIRITTI SANCITI

DOVERI

DALLE LEGGI

PREFAZIONE

Ci sono delle
individui

come

crisi nello

sviluppo religioso degli

in quello dei popoli. Negli individui

Nei popoli, anche, come avviene quando tutta una nazione accoglie un

danno luogo

alle

conversioni.

Verbo nuovo apportato dal di fuori. Altre volte un


popolo muta la sua religione per processo interno
ed organico, generando dal suo seno la vita nuova.
Queste riforme intrinseche della religione sono proprie

delP Oriente: in Cina,

nell'India,

nell'Iran, in

Formatesi presso un dato popolo,


le nuove religioni si estendono poi ad altre genti,
convertendole (il Buddismo nel Tibet). Presso gli
Ebrei si manifest anche quel principio di rinnovamento religioso che fu il Cristianesimo. Ma il CriIsraele, in Arabia.

nuova del popolo ebraico. Bens divent la religione nuova dei


popoli dell'Occidente. I quali non conobbero riforme
stianesimo

non divenne

la

religione

generalmente ignorarono qualsiasi riforma delle loro religioni prima della


conversione - appunto - al Cristianesimo, che di

religiose di origine

interna, e

origine orientale.

La Grecia

antica presenta

appena una tendenza

ad un rinnovamento originale della religione

ten-

PREFAZIONE

Vili

denz che rest allo stato potenziale e non si tradusse in atto. Essa rappresentata dalla religiosit
dionisiaca, e in particolar modo da quel movimento
pi intensamente mistico ed esoterico che di luogo
air Orfismo.

Da

questo punto di vista ecco che tutta la storia

religiosa dello spirito greco si delinea sotto

un segno

proprio; e in questo segno vuol essere tutta ripensata.

problemi

tanto sono

fra

si

affacciano quasi simultaneamente,

loro

concatenati.

Quando

si

manife-

starono in Grecia quelle correnti religiose che rispon-

devano, per quanto confusamente, a delle aspirazioni


rinnovatrici ? donde provenivano? come si propagarono? e perch vennero meno? a quali forze contrarie e prevalenti dovettero cedere? e in quali forme

poi vissero, o sopravvissero?


Cos, credo,

va impostato

religiosa della Grecia antica.

dente va, anche, condotto

lo studio della

cio

in

non

storia

modo corrisponal modo come si

pu studiare il Buddismo o il Zoroastrismo, dacch


la Grecia non produsse nulla di simile - o anche
approssimativamente paragonabile - a quelle
grandi e vitali riforme. E nemmeno fu, in Grecia, la
religione la nota predominante e fondamentale della
vita dello spirito, - come, p. es., in Israele. Bens fu
solo

intimamente compenetrata con tutte le altre spirituali


manifestazioni; e per in quelle va studiata, con le
quali fu solidale, e nelle quali tutte

si

riflette.

T arte greca fu religiosa in grandisssima parte

Ch
e la

poesia anche, in maggiore o minore misura, e massime


in quella

sua forma pi complessa che

la

dramatica;

e la filosofia ebbe pur connessioni e rapporti

fondi con la religione, anche

quando

le

si

pro-

oppose;

PREFAZIONE

IX

e quella mirabile creazione dello spirito politico che


fu la polis, impalcatura vivente e

immanente

sostru-

zione alle altre forme della vita spirituale - poetiche


e artistiche e speculative -, ebbe pure
e

religioso:

fu

religione

la

degli iddii dello Stato-Citt.


la patria; e

gF

civica,

Ch

tali

rarono, e

li

la Citt

era pei Greci

erano P obbiettivazione e

iddii stessi

cantarono

suo aspetto

culto ufficiale

il

P espressione della coscienza civica

come

il

patriottica, e

poeti, e gli artisti

gii stessi filosofi

li

li

adorarono, come

raffigu-

cittadini,

superarono - onde
la religione della polis, sacrosanto dovere civico,
ebbe a presidio il mito e la poesia e P arte e, a
momenti, la filosofia, e sempre la tradizione. E questo
fu, appunto, il suo valore, questa la forza sua e la
anche quando, come pensatori,

virt, - contro la

quale

s'

li

infransero

le correnti indi-

pendenti della religione e del pensiero.

in

primo luogo

s'

infranse

il

movimento

dio-

ed orgiastico - a differenza
della religione della polis -, e aveva pure un suo
substrato sociale, altro da quello della polis, cio
costituito inizialmente dalle plebi rurali, e poi anche
dalle classi urbane inferiori, e complessivamente
dunque da quei ceti ch'erano esclusi dalla cittadinanza; e di questi appunto esprimeva la vita relieh' era mistico

nisiaco,

giosa.

dove

la polis

pericolo (ad Atene,


nide), ivi

anche

si

per

il

fu

per un

momento

sopravvento della

afferm in

modo

in

tiran-

eccezionale l'Or-

fismo, che della religiosit dionisiaca fu l'emanazione

estrema e la pi indipendente. Ma la polis presto si


riebbe, POrfismo respingendo nell'ombra per sempre,
e

dello

che

con

spirito
il

suo

dionisiaco

assimilandosi quel tanto

proprio spirito era

compatibile,

PR EF AZIONE

mentre, anche, nel medesimo tempo faceva posto ai

nuovi

ceti

ed

allargava

ordini dei

gii

cittadini.

questo duplice processo parallelo, di elevazione democratica e di incorporazione di elementi mistici

uno degli

nella religione ufficiale, pur

aspetti

pi

interessanti della storia della religione greca, troppo

trascurato fin
delle

qui,

tale

che

religioni spetta di porlo

non soltanto
matori

alla

rilievo.

La

storia

quale

storia di individui (Fondatori e Rifor-

Profeti) -

proprio
in

come suol essere

la storia del-

arte e la storia della filosofia -, ma pure eminentemente storia di moltitudini, ossia di seguaci,
pi o meno numerosi nelle stte, numerosissimi negli
l'

scismi e nelle nuove fondazioni.

Cos in Atene
scongiurata

presto

secolo

alla fine del sesto

che

avvertita

quella

fu pi

crisi

che

altrimenti avrebbe forse potuto dar luogo, in Grecia,

ad una grande riforma della religione.

in

alla fine del quinto, un' altra crisi fu superata,

religiosa, anzi intellettuale,

scuoter
in

le

tendente anch'essa a

tradizionalismo. Il quale fu
modo caratteristico della Grecia pro-

mentre

d'Oriente

non pi

basi del

pi special

pria

ma

Atene,

lo

(intendo

spirito
i

Greci

della
della

Grecit

coloniale

costa asiatica

delle isole adiacenti), come in generale si svolse con


ritmo pi celere d' avanguardia, cos si distinse per

un accentuato costante radicalismo.


E gi ne documento P epopea, che, nata in
Asia, porta gi il segno di una piet meno profonda
e di una diminuita reverenza verso gli Di. E la
lirica in Asia personale e spregiudicata, mentre
nella Grecia propria civica e corale e tutta piena
di miti.

del mito

si

ebbe

in

Asia

il

primo supe-

PREFAZIONE

XI

ramento nella filosofia (e insieme quello della leggenda nella storia): e ci fu proprio quando la polis
asiatica cominci a decadere e cedette allo straniero,
- cui resist invece

la

madre

vittoria riconsacr la fede tradizionale

eclettica

come

in Asia,

suo sviluppo, foggi

E quando

il

ma

Eia

patria fieramente.

e V arte,

non

organica e graduale nel

le figure

divine in

tipi duraturi.

pensiero filosofico, portato d' Asia in

Atene, vi gener la crisi dei Sofisti, anche questa


crisi - appunto - fu superata: nella formula di Socrate.
Il

quale Socrate, secondo Ant. Labriola,

semplice filosofo un parto d' immaginazione


tre invece

'

storia della

non

come
men-

occupa un posto importantissimo nella


religione greca \

'

Platone stesso

fuori di questa storia religiosa

'

T
.

in

genere

non vanno isolati dalla


religione popolare, donde essi emergono come dal
loro naturale substrato. E in questo senso appunto
io li inclusi, sommariamente, nella mia trattazione.
La quale, concepita secondo le idee qui sopra
esposte, vorrebbe essere una Introduzione o Disegno
preliminare o, ad ogni modo, un contributo a quella
pi vasta opera che dovr pur colmare una grave
lacuna nella nostra conoscenza del mondo greco
antico, - come bene avvertiva a' suoi tempi lo stesso
Labriola scrivendo 2 Ora noi abbiamo una storia
della filosofia e della coltura greca, ed una mitoi

sistemi dei singoli pensatori

ma

ignoriamo ancora il preciso sviluppo della


religione greca . Ed ancor oggi appena P intravelogia,

Antonio Labriola,

op.

Socrate (1870), p. 68, p. 50, p. 49


(della nuova edizione a cura di B. Croce, Bari, Laterza).
c?t.,

p.

48.

PREFAZIONE

XII

diamo. Ch

conoscenze nei singoli campi dello


studio della Grecit sono bens grandemente pro-

gredite nello

le

scorso

questi ultimi decenni

mezzo
si

pu

secolo.

Ma

soltanto

dire che l'idea di

in

una

ha cominciato a realizzarsi. Ne invero poteva cominciare, se prima non


si affermava il concetto generale di una storia delle
storia della religione greca

religioni.

Bologna, maggio IQ2I.

R. Pettazzoni.

SOMMARIO
Prefazione
Capitolo

I.

Le

Forme elementari

origini:

della religione

Capitolo

II.

La

III. -

1-37

38-64

65-98

>

99-132

'polis': Politeismo olimpico

e religione civica

Capitolo

v-xi

pp.

Le plebi

Culti agrari e misti-

cismo

Capitolo IV. - Prevalenza della religione olimpica: Attrazione dei culti agrari nell'orbita della religione civica

Capitolo V. - L'Orfismo: Nuove correnti mistiche e tentativi di riforma religiosa

Capitolo VI. - La

filosofia:

Il

lativo contro la tradizione

Capitolo VII. - Atene e

La

le

33- 1 79

180-203

204-234

235-266

pensiero specu-

guerre persiane:

religione tradizionale riconsacrata dal

sentimento patriottico e dall'arte figurata

Capitolo VIII.

Atene

al

tempo

di Pericle:

Religione della patria. Equilibrio e gran-

dezza
Capitolo IX. - Crisi e superamento:

Sofisti

e Socrate
Capitolo X. - La fine dell'antico ellenismo:
Individualismo e umanesimo

Indice

267-326

327-400

401-416

LA RELIGIONE NELLA GRECIA ANTICA


FINO AD

ALESSANDRO

Le

origini.

Forme elementari

della religione.

La Religione e la Grecia.
Non occorre spontanea l'associazione
due termini. Verso

altre

di questi

plaghe s'incammina

il

pen-

forme pi cospicue della


religiosit. Ad altri mondi dello spirito, prima che
alla religione, fa pensare la Grecia. Ma nella Storia
stettero, quei due termini, insieme. E per entro alla
storia, appunto, della Grecia antica noi vogliamo
perseguire lo svolgimento della sua religione.
Cominceremo da Omero e da Zeus?
Al di l di Omero per pi ampio arco si prolunga la vita di quel popolo che fu greco in Grecia;
- e dunque anche la sua vita religiosa.
Quando Y indagine ancora non si valeva, o quasi,
che dello strumento filologico, i miti e i culti di cui
testi sono documento furono studiati particolari
mente in rapporto alla storia primitiva delle trib
greche (K. O. Mller) K
Poi, quando una nuova via fu schiusa dalle
siero volto a rintracciare le

scoperte linguistiche, non solo


pettazzoni

le

varie trib elleniche

La religione nella Grecia antica

CAPITOLO

quali potevano essere

state

[preistoria]

tempi

alba dei

all'

ma

tutto

unit:

uno

e distinto nei suoi originari rapporti

logici

con

gli altri

rici

2
,

Max

Mailer)

sto-

popolo greco apparve nella sua

il

genea-

popoli di lingua aria (Ad. Kuhn,

3.

quando sopraggiunse la rivelazione archeouna millennaria civilt sepolta (H. Schliemann) 4, non uno, ma due popoli risultarono presenti
sul suolo di Grecia: due genti: ciascuna con la sua
Poi,

logica di

il
suo patrimonio spirituale:
ciascuna un mondo;
e i due mondi, venendo a
contatto, avevano generato la nazione greca.

ciascuna

lingua,

Or mentre

con

dunque

l'indagine era

stentemente oltre

la storia dei

attratta insi-

documenti

scritti

- dove

appaiono e nel tempo e nello spazio e nelle


persone individuati - verso quella pi primitiva storia

fatti

non

scritta

tudini

che solo conosce, come

molti-

attori, le

- d siano trib o popoli o razze -; natu-

ralmente avvenne che

lo studio della religione segu

quei diversi

di

tentativi

ricostruzione

preistorica:

o della filologia coi miti o della linguistica coi


o

dell'

archeologia con

In

senso

orientato quel

le figure.

diverso

tutto

nomi

nuovo indirizzo

non
degli

storico

fu

studi religiosi

chiam antropologico (E. B Tylor) 5. 11 quale,


indipendentemente dalle determinazioni di razza, ravvicinando fatti che non hanno tra loro connessione
alcuna di tempo e di spazio, tende a porne in luce,
che

si

con

gli

aspetti

riscontri

universali,

il

valore

puramente umano; e massime dai popoli selvaggi


che non hanno storia
trae i materiali per le sue
i

'

sconfinate comparazioni; e quando, per assolvere

suo

il

compito, eh' pur quello - o dovrebbe essere-

MAGIA, TOTEMISMO, ANIMISMO

preistoria]

di

spiegazione di

dare

applica

questa

religione

alla

antichit,

tutti

passato,

come

se

si

dell' antichit,

intende

interpre-

con ci che e vive

tarlo col presente: ci che fu


in atto; -

religiosi,

fatti

un popolo

di

questo

un fenomeno religioso svoltosi

in

possa essere compreso,


quando sia posto di fronte ad un suo parallelo attuale,
osservato od osservabile nella vita di qualche odierna
famiglia umana. E cos anche per la religione antica
tempi soltanto

altri

allora

della Grecia.

Nella quale, a traverso


rati,

furono dunque scoperti

testi e
gli

monumenti

figu-

elementi della magia,

del feticismo
come
totemismo dell' animismo
sopravvivenze di epoche pi o meno primitive. Magici
sono, per esempio, varii riti destinati ad ottenere la

del

pioggia:

come quando

(in

Arcadia),

agitando

fronda di quercia entro una sorgente,

si

suscitav

la vaga apparizione di un vapore che poi

densava

in

forma

di nuvoletta, la quale
6

- o quando

una

si

con-

attirava

le

Crannon in
Tessalia) in epoca di siccit si trascinava un rumoroso carro metallico con sopra un vaso (^aXxTj), ad
ottenere una parvenza del rumore del tuono, e quindi,
per, virt magica (magia imitativa), il tuono stesso,
vere nubi imbrifere

(a

con esso, la pioggia 7.


Del totemismo non pare che si possa citare in
Grecia alcun esempio perfetto, nel quale concorrano,
e,

modo

che del totemismo caratteristico, gli


elementi d'ordine religioso con quelli d'ordine so-

in quel

Tuttavia credenze e pratiche totemistoidi


- voglio dire di tipo totemistico, ma parziali e imperciale

non mancano 9: per esempio, gli isolani di


Serifo 10 non mangiavano il gambero di mare, perch
fette -

CAPITOLO

[preistoria]

onde, anche, se uno ne prendevano nella rete


vivo, lo rimettevano in acqua; se morto, gli davano

sacro

sepoltura

L'animismo presenta, invece, forme sicure 12 Pei


Greci l' anima ^uyj}) soffio, alito, vento *3, respiro *4.
E nel respiro la vita. L' anima pu uscir fuori dal
.

suo star fuori V estasi (ex-aia aie;). Allora


l'uomo cade tramortito, come Sarpedone quando
l'anima lo abbandona (xv 8' eXine ^X^) sotto a
corpo

il

violenza del colpo avversario

quando sviene
vere di Ettore

come Andromaca

5,

(tyuyjjv xcbrjaaev) alla vista

Ma

I
.

poi rinvengono,

del cada-

Sarpedone

Andromaca, quando l'anima rientra in loro per le


vie del respiro. Anche nel sogno l'anima sta fuori
del corpo e va errabonda per luoghi strani e s'imbatte

in strane

avventure;

- e

poi,

tornando nel

corpo, se ne ricorda jacet corpus dormientis ut mor:

Ma

una volta avviene che l'anima esce dal corpo per non tornarvi
mai pi. Allora la morte. Il corpo perisce. Ma
tui,

viget autem et vivit

animus

7.

l'anima continua a vivere, ed onorata dai superstiti.

cui

E una forma
gi fu

unita,

eterea,

ma

una figurina -,
pu volitare qua e l;

eiScoXov,

le ali

somigliante al corpo con

- un
e leggera cos leggera che
e per questo alata, e con

pi

piccola,

di

solito,

generalmente rappresentata nelle figurazioni

quando non addirittura


concepita in forma di uccello l8 oppure di farfalla *?
Un'importante verit fu, ad ogni modo, consedei vasi ceramici (lekythoi),

guita per via dei riscontri antropologici, cio che la


religione greca presenta forme ed elementi ^analoghi

a quelli che sogliono incontrarsi nelle religioni di


altri

popoli aventi una civilt di gran lunga inferiore

DUALISMO ETNICO

[preistoria]

e primitiva: elementi, dunque, primordiali, e profon-

damente
presso

radicati nella coscienza religiosa, e tali che

le

societ culturalmente

arretrate

inalterati,

rimasero

dovunque

in Grecia, in vece, - e

la

ci-

vilt progred - furono oscurati dalle forme di una

ma

superiore,

religiosit

sopravissero

non scomparvero mai del


D' altro

tutto

lato, un' altra verit

lungo,

bis.

definitivamente acqui-

conoscenza della grecit antichissima era


popoli che in Grecia dovettero trovarsi di fronte al tempo delle origini. Or questa
verit d'ordine preistorico reag irresistibilmente tanto forte era nello studio delle cose greche la
tradizione dello storicismo - sulla tendenza antropologica livellatrice, troppo disposta ad ignorare le
diversit storiche: - con questo effetto, che al dualismo etnico fu fatto corrispondere un dualismo religioso. La religione greca non soltanto magia,
animismo, feticismo: anche, in forte misura, naturismo. Dalla natura - dal cielo, dal mare, dalla
terra, dal fuoco, dall'atmosfera - vennero alla relisita alla

quella dei due

gione greca
luminosi e

figure degli

le

le pallide

ombre

Di.

Tra

questi

esseri

degli spiriti dediti nelle

tenebre ad opere di malia, la distanza, anzi il conapparve cos forte - o anche fu volutamente

trasto,

accentuato

20

-,

che sembr impossibile ricondurrei due

elementi alla religione di un solo e medesimo popolo.

popoli, in

era gi pronto
i

fatti,
:

eran due:

lo

schema

dualistico

non restava che inquadrarvi dentro

dati religiosi polarizzandoli rispettivamente.

Si

parl

allora

21

naturistico e olimpico, e di

e magico

22
;

e si assegn

un elemento superiore
uno inferiore animistico
i

di

il

'

primo

'

alle genti

venute

CAPITOLO

[preistoria]

dal di fuori a stanziarsi in Grecia all'alba dei tempi,


il

secondo

alle genti

autoctone

',

vale

a dire

pre-

dunque, e pre-Elleni; o, se si
vuole, Greci e Pelasgi '. - Fu un errore. La grecit
comincia bens con un dualismo etnico, il quale, come
suppone necessariamente un dualismo linguistico, cos
arie (anarie): Elleni,
i

anche ne pone uno religioso. Ma questo da quello


si deduce come implicito, per una illazione che non
ci apprende nulla del suo contenuto. 11 quale, dunque,
non pu per questa via essere determinato. E quante
furono le determinazioni storiche di quella generica
verit preistorica, tutte furono arbitrarie come quando
:

gli

elementi dell'uno e dell'altro strato etnico-religioso

si

vollero sceverare

di

Micene e

memnone

di

per entro

Argo

Menelao come

alle

e di Sparta; e

leggende

locali

parl di Aga-

si

di antichi iddi ario-greci,

Elena Egisto Clytemestra come pertinenti invece


alla credenza preellenica; - o, in un ordine di fatti

di

ammesso Zeus come la divinit ario-greca


si vide in Hera {j]pa
la signora ')

pi generali,

per eccellenza,

una figura

della

suprema

divinit

femminile delle

genti pre-greche (anarie), e nelle sue nozze con


si

Zeus

vide espressa in termini mitico-religiosi l' avvenuta


2
3. - Vana fatica, perch errata

fusione delle due genti

era la via.

Rinunceremo dunque a penetrare comechessia


nella

vita

religiosa

Grecia preistorica?

della

asterremo da ogni affermazione che trascenda


e l'et di

Omero? No: ma,


deducendo

il

ci

dato

invece di affermare dog-

da

primo principio
delle due genti eh' anch'esso a sua volta il risultato di una illazione; invece di inquadrare Omero

maticamente,

stesso nello stesso

quel

schema, considerandolo come

il

CULTO DEI MORTI

[et micenea]

rappresentante genuino di una pura religiosit ario-

dovr procedere per via costruttiva, prendendo, s, Omero come punto di partenza, ma integrando via via i dati omerici con i dati di quelle
verit archeologiche e linguistiche ed etniche che sono
greca;

si

patrimonio oramai acquisito alla preistoria greca.


Dall'archeologia apprendiamo che
ai

Grecia

tempi pre-omerici una religione dei morti. Monu-

menti insigni di tale religione sono


a cupola dell'et micenea
di

ci fu in

onde

offerte

deposizione
defunti.

la

piet

dei vivi

accompagnava
venerazione

la

pi cospicuo di

rotondo su acropoli di Micene

cato al culto dei sepolti.

vaste tombe

ricche di suppellettili e

4,

proseguiva poi

Monumento

le

5,

tutti

il

la

dei

recinto

vero santuario dedi-

quei sepolti che giacevano


26

adorni d'oro, mascherati d'oro

erano

gli

'

eroi':

morte come gi erano stati eroi in


signori' 2 7: erano i capi delle famiglie e
vita, cio
delle piccole comunit gentilizie sparse nel piano,
oppure i' re' abitatori del palazzo principesco entro
il borgo munito di mura
unico borgo e unico palazzo
1

eroi ora nella

'

in tutto

il

territorio su cui l'autorit del re

deva, ch'era poi


il

il

si

sten-

territorio della trib; della quale

re era capo, secondo

l'ordinamento gerarchico e

dove la trib
era appunto l'organismo pi vasto, mentre l'unit
patriarcale di quella societ primitiva,

pi piccola, la cellula elementare, era la famiglia.

il

una religione della


famiglia, come quello che richiede una discendenza
che lo continui e lo tramandi 28 e per ci, anche, ha

culto dei morti essenzialmente

carattere

essenzialmente

strettamente connesso con

locale,
il

come

quello

sepolcro; e

il

eh'

sepolcro

CAPITOLO
tutelino

luogo,

col

[et micenea]

aderente

al

luogo; e cos

il

luogo sacro.

Una

religione

menti anche per Creta


civilt cretese

morti attestata dai monu-

dei
2

voglio dire per queir antica

9,

che suole esser detta

minoica \ Della
micenea un riflesso. Ma la minoica fu
opera di genti non greche 3. Invece la micenea fu
opera di un popolo ch'era gi greco nei senso che in
esso gi si fondevano le genti primitive (' autoctone ')
- affini, secondo ogni verosimiglianza, alle cretesi con quelle elleniche
in senso proprio, di lingua
aria, sopravvenute 3
E a questa diversit etnica
corrisponde una diversit culturale; che la civilt
micenea presenta, in confronto con la minoica, delle
quale

la

'

specialmente

differenze; e proprio in quel eh' pi

opera sua: voglio dire nelle opere dell'architettura,


e precisamente in quelle citt murate (sconosciute
a Creta) che sono in fatti una sua caratteristica, mentre poi anche il palazzo regale miceneo ha una
pianta che differisce da quella del minoico 3 2 E tut'

'

tavia la esteriore civilt micenea nel suo complesso

- quella dei monumenti, degli ornamenti, delle figurazioni, dell'arte - non creazione greca originale
e spontanea, bens derivata dalla minoica; - e nella
derivazione avranno operato
affinit delle genti

aborigene.

le

intime tendenze ed

Ma

la lingua fu quella

dei nuovi venuti (Elleni), e per ci fu greca


essi

perch

erano ^Arii; e quel loro idioma ario divenne

l'idioma comune,

anche degli indigeni; i quali lo


adottarono rinunziando al loro proprio e cos restarono assimilati per sempre: grande vittoria, questa,
;

del genio di quei conquistatori, e gran segno di loro


spirituale

virt.

Onde

essi

avranno trasmesso,

in

CRETA E MICENE

[et micenea]

anche ci che con

parte,

connesso:

il

mito

([xO^-o^;

lingua intimamente

la

fa-buia),

cfr.

nasce

che

dalla medesima attivit intuitiva ed espressiva donde nasce il linguaggio, - ed in fatti


i

primi

elementi

del

sono

mito

come poi generalmente

divini

che (anche)

verifica

si

nomi

gli

mentre nell'arte figurata e in genere


nella riproduzione visiva della forma non furono originali (che F India antica ebbe F arte dalla Grecia, la
Persia dalla Grecia, e, prima, da Babilonia, e Roma
F ebbe dalla Grecia, e da Roma poi deriv un'arte
popoli

altri

arii,

provinciale presso

elti e presso

Germani), - eb-

bero invece mitologie originali e ricchissime.

E
di

quanto

ai

nomi

divini,

Zeus. Che, nonostante

che fu

la

come

la

'

molti erramenti di quella

mitologia comparata

chiamava
una grande lezione

Max

pi istruttivo quello

il

',

Muller

la
33
f

lezione di Zeus',

sempre
una grande

resta pur

di preistoria religiosa:

parola che risuona,

essa sola, nel silenzio di quei


secoli in cui ebbe principio la nazione greca; - che

sono appunto quelli dell'et micenea (e pre-micenea).


Nella quale, adunque, accanto a una religione dei
morti ci fu gi in Grecia una religione di iddii 34 (ne
Zeus sar stato il solo dio), - e precisamente iddii
della natura, che Zeus il dio del cielo, come insegna
la comparazione con i suoi equivalenti indo-iranici

(Dyaus 35) e italici (Jupiter 3 6 Jovis) 3? Dalla quale


appunto risulta la continuit di una tradizione storico-religiosa (rappresentata da Zeus) dal momento
.

primi (Ario-)Elleni

presentarono in terra
di Grecia sino al momento in cui noi cogliamo il
nome del dio suUe labbra di Omero, - se anche,
in cui

si

strada facendo, egli siasi incorporato

tratti di

qualche

CAPITOLO

IO

altra (non ellenica) divinit,

[et micenea]

- come avvenne

mente a Creta.
Dove, per essersi Y llenizzazione pi

effettiva-

tardi ini-

ziata e pi lentamente attuata che nella Grecia propria,

dell'elemento anellenico, che nella Grecia

le tracce

scomparvero ben presto e del tutto (tranne forse


nella toponomastica), appaiono pi durevolmente
cospicue. E come nella composizione etnica si pu
seguire fino in piena epoca storica la persistenza
di nuclei isolati della

primitiva

popolazione anaria

(specie presso quegli orientali Eteocretesi che gi nel

nome

affettavano di differenziarsi

dagli

altri

iso-

- e del loro idioma non greco qualche saggio


pervenuto fino a noi *) e come neh" arte qualche
soffio dello spirito preellenico par che aleggi ancora
intorno alle opere della pi arcaica scultura (proto-

lani,

anche nella religione s'intravvede meglio che altrove la presenza di elementi


pre-ellenici; - e proprio nella religione di Zeus.

ellenica) locale 39; cos

Il

quale ha a Creta

40

un carattere

tutto speciale

non
un dio fanciullo
maestosa del signore del cielo, re e padre degli di,
troneggiante nell'Olimpo: non Zeus padre, ma Zeus
figlio il figlio di Rea, che lo salva dalla ferocia snaturata di Kronos: il divino fanciullo assistito da un
gruppo di dmoni rumoreggianti (i Kureti), che coprono i suoi vagiti con lo strepito della loro danza

essenzialmente

41 :

la

figura

armata

42.

N meno

diverso

il

culto.

Infatti

Zeus

olimpico non ha culto a forma di misteri Zeus cretese,


:

43.

cava

il culto di Zeus
una caverna del monte Ida

Misterico era
in

* v. nota 30.

Idaios, che si prati44

di iniziati ai

ZEUS CRETESE

[et micenea]

misteri di

Zeus Idaios era

II

costituito

il

coro di una

tragedia di Euripide che s'intitolava

*i Cretesi',

era di soggetto e di ambiente minoico

45.

doveva

sottostare a varii

nanzi a un trono

vuoto.

L'iniziando

Era condotto

riti

din-

Poi era purificato con

pietra del fulmine. Tutto questo

ci

ed

la

trasporta in piena

epoca minoica. Ch del trono vuoto sufficientemente


attestata la

pertinenza alla religione pre-ellenica

la pietra del fulmine,

sacra

come segno

47.

del cielo

ebbe a conservare nell'et minoica la


sua santit proveniente dalle epoche di civilt litica,
- come in fatti l'ascia (semplice o doppia), simbolo
del fulmine, uno dei segni pi frequenti sui monumenti minoici 48; - n molto diversa sar quella pietra
che da Rea, nel mito, sostituita (e dunque simbolicamente equivalente) al neonato Zeus ai danni di
Kronos49: una pietra, adunque, di origine meteorica,
n pi n meno di quella eh' era il simbolo della Dea
la Magna Mater Deum Idaea,
Madre a Pessinunte
Y asiatica Kybele, con cui la montana 5 1 dea cretese
presenta le maggiori somiglianze, - a quel modo che
il suo divino figlio Zeus trova riscontro nel giovane
iddio frigio Attis, connesso nel culto con Kybele 5*.
su la

terra,

All' antro

Ideo corrispondeva, nella regione orien-

Zeus Idaios, Zeus


Diktaios 54. A Dikte 53, in fatti, Zeus era rappresentato come un giovanetto imberbe 56. Zeus invocato come KuroSy il giovane
xoOpe)
(co), {leyccrie
fra i suoi dmoni armati (|3(3axc; oacpivwv ayjxevog)
in un inno del iv-iii sec. a. Cr. rinvenuto a Palekastro
fra le rovine di un santuario che fu sede di culto
ininterrotto a cominciare da tempi molto antichi (minoici?) 57; - e Palekastro si trova, come Dikte s 8 in
tale dell' isola,

1'

antro Dicteo

53

',

CAPITOLO

12

quella parte

orientale

[et micenea

dove

dell'isola

fu

pi forte

e resistente l'elemento etnico anellenico (Eteocretesi)*,

e con

esso

tradizione

la

arcaica

59.

Ed

arcaico,

Zeus Kuros
come quello che implica una danza

e per vari rispetti singolare,

il

culto di

secondo l'inno,
magica del dio, ch'era destinata a dare incremento
ai

campi,

agli

animali,

della comunit,

eseguita

ricorrenza

nella

uomini, a tutta la vita

agli

60

dunque sar

stata

periodica

ritualmente

della

festa

in

dell'azione mitica di

come infatti proprio


essere rappresentata negli atti

Onde par

quasi di toccare qui nella sua

cui

anche V inno era cantato

rituali

61
.

viva ed attuale realt quel

momento

religioso di cui

conservava memoria una tradizione cretese riferita


da Diodoro 2 secondo la quale i misteri (xcASta{),
che altrove avean carattere esoterico ((jtuaTtzwg, v
cbropp^Tcp), a Creta erano, invece, originariamente
( dp)(aco)v) accessibili a tutti un momento, adunque,
e un ambiente arcaicissimo, risalente ad una fase
culturale e sociale assolutamente primitiva (vita del
gruppo) 6 3, della quale si avrebbe dunque una sopravvivenza (religiosa) per entro all'et minoica; - e
,

analogamente

si

sar potuta avere anche nella Grecia

propria per entro alla civilt micenea 6 % accanto ai


culti familiari dei morti e a quelli (tribali?) degli dei.

Questi

culti,

costituiscono

il

dei morti e degli di, effettivamente

patrimonio

religioso

attuale

pi

e,
popolo greco nell'et micenea,
s
con
grecit
port
che
la
anche quello
quando cominci ad avventurarsi fuori del conti-

cospicuo

del

quindi,

v,

sopra a p. io.

MIGRAZIONI

ET OMERICA]

nente.

sioni

da prima mise

a Creta,

l'altre,

greche

mento

13

piede nelle isole, e, fra


come vedemmo; - dove le incur-

(barbariche)

della civilt minoica.

la civilt

accelerarono

Onde, per

dissolvi-

il

anche
- tanto vero

riflesso,

micenea cominci a declinare

essa non era stata creazione propria dello

che

spirito ellenico, anzi di

uno

spirito esotico.

E decadde

poi del tutto quando, per la continua pressione etnica

dal settentrione - che

bens erasi per un

non era venuta mai meno,

momento

rallentata,

ma

ora ripren-

nuove genti si affacciarono e penetrarono


Grecia: onde quel primo (relativo) assestamento fu turbato, e non pochi conflitti seguirono
deva

-,

in terra di

e lotte

e spostamenti di trib.

Delle

quali alcune

presero la via del mare, lasciando per sempre


della patria

si

il

suolo

stabilirono, oltre le isole, sulla costa

dell'Asia Minore.

Da

quel

momento su

le

due

rive

dell'Egeo

vibr di duplice vita l'anima greca, e tra l'Europa


e

l'Asia per le

interposte

isole cominci

a intes-

trama delle civilt future. Ch della civilt


micenea si spegnevano, intanto, i fuochi ad uno
ad uno nella Grecia propria. E i Greci d'Asia ne
erano bens i depositari e i continuatori, ma avulsi
dalla terra dei padri, fuorusciti in paese straniero, e
quivi per la lontananza impediti di seguir da vicino
le vicende della madre patria, ed invece esposti ad
altre influenze; e per ci, e per tutto quanto conseguiva da quella prima avulsione, resi pi indipendenti
e pi agili nel pensiero, perch pi svincolati dalla
sersi la

tenacia delle tradizioni locali,


liberi nelle

quindi, anche, pi

credenze, pi capaci di toccare anche alle

cose della religione con ispirito di libert.

E una

CAPITOLO

14

prima conseguenza
si

affievol

nell'ordine della religione, che

fu,

presso di

per sua natura

[kt omkrica]

loro

il

dei morti, eh'

culto

essenzialmente familiare e locale e

connesso col sepolcro

*; e

il

sepolcro avito ormai era

lontano, e la discendenza spezzata, e

e capostipiti, gli

eroi

memoria; n intorno
ricompose

la

ai

Onde

gli antichi

padri

vissero ormai soltanto nella

',

nuovi capi, nepoti di

quelli,

anche perch
a sua volta poi,

tradizione religiosa,

nuove sedi prevalse

nelle

culto inter-

per sempre, - come quello eh' ade-

rotto, anzi rotto

rente al luogo della sepoltura.

si

il

(effetto e,

causa dell'oscurarsi della coscienza tradizionale)

il

onde l'anima del defunto


separata per sempre dal corpo suo, che pi non
esiste, e per sempre relegata nell'Hades, lungi dalla
dimora e dalla vita dei discendenti; i quali dunque
non hanno pi nulla da temere da lei n da sperare.
Ed anche rimase spezzatala compagine della trib;
ch non trib intere lasciarono insieme la madre

rito

della cremazione

patria,

come

ma

5;

parti di esse - per lo pi - e frammenti, s

la necessit

imponeva, o

questi elementi disorganici,


nel

l'utile consigliava.

trovandosi poi insieme

paese nuovo, in mezzo a genti d'altra razza,

d'altra lingua e
affratellarono

66
;

d'altro
e,

costume,

fuorusciti

pi

facilmente

com'erano

tutti,

si

per

ricostruire la loro vita s'indussero a mettere in comune le cose loro, e con le cose gli di. E questa
fu un'altra conseguenza religiosa di quelle mutate

condizioni: che, cio, la religione degli di prevalse

su la religione dei morti, e fu promossa la formazione


di

un vero e proprio politeismo.


* v. sopra a p.

sg.

tutto ci fu effetto

MITO E POESIA

ET OMKRICA]

della migrazione.

Ma non

spirito di libert cre

dell'arte.

fiorire

fu

il

15
solo: che

il

nuovo

V ambiente pi favorevole

l'arte

che allora

al

presso

fior

Greci d'Asia fu l'epopea.


E l'epopea, come arte, ebbe poi a sua volta una
influenza capitale su lo svolgimento ulteriore della
religione greca, e proprio per la parte che ebbe nella

costituzione

primitiva

del

politeismo.

elementi gi esisteva.

suoi
degli

divino che
dalla

madre

quale

nei

Esisteva in quei nomi

quelle forme ancor semplici del mito

in

di,

Il

Greci avean portato seco, con


patria nelle sedi asiatiche

*.

la lingua,
il

poli-

teismo tale forma religiosa ch' tutta


dominata dal mito; ch quella sua essenziale
pluralit divina, que' suoi molti iddii, appunto perci sono molti, perch li ha espressi, vale a dire
creati,

il

mito.

11

quale visione di cose singole e

dunque, molte e distinte: non visione


serena; anzi turbata da emozioni e accompagnata da
sentimenti che sono il segno e l'esperienza del divino, l'impressione che fa sull'uomo il divino presente
particolari;

e,

nelle cose, nella natura, nel

mondo.

molti e diversi del mito sono divini


in s cotali elementi di passione,

per ci quei
perch portano

che l'uomo,

libe-

rando se stesso, scaric e concentr su quella creatura sua, da lui espressa, e dunque esternata, e
dunque ormai altra da lui, obiettiva 6 7. Onde, anche,
si vede come il politeismo sia la forma propria della
religione l dove prevalse il senso del divino diffuso
nella natura. Ch questa appunto una delle
grandi sorgenti della religiosit: questo
*

v.

sopra a p. 9, 12 sg.

CAPITOLO

i6

[lT

OMERICA]

mistero eh' nel mondo, fuori di noi. E un'altra sorgente quell'altro mistero, non meno
grande, ch' in noi stessi, - come gi vide Aristotele.

11

quale, secondo Sesto Empirico

che da due principii

68

diceva

nata negli uomini nozione di

nelV anima
^yj]v) e dai fatti meteorici (ck xwv (Jtsiecopcov),
- e
eh' quanto dire, pi genericamente, naturali
con ci, dunque, fondava una teoria della religione
divinit (itetov): dalle cose che avvengono
(nep

secondo le due categorie del naturismo e dell'animismo, corrispondenti a quelle dello spazio e del
tempo lo spazio, in cui 1' uomo vede e pone le cose
esteriori, e il tempo, ch'egli sente scorrere dentro
come il fiume dell'anima sua: con che si tocca,
appunto, il fondamento religioso del naturismo, rispettivamente, e dell' animismo.
:

Or
dunque

la religiosit naturistica

nel mito.

nell'arte.

ci
ivi,

La

il

da prima

mito poi a sua volta

quale libert.

si

espresse

si

espresse

arte fu l'epopea.

per

primamente fior presso i Greci d'Asia: perch


diaspora e del menomato
in conseguenza della
i

'

tradizionalismo, erasi fatto pi libero lo spirito.

E allora

nacque, quando la leggenda divina usc dal

mondo

delle

cose sante

che

riproduceva, e dall'inno divino, che la cantava:

la

quando

si

svincol dall'azione sacrale,

calm la passione, mentre


anche si dileguava la preoccupazione utilitaria eh'
propria della preghiera; onde rest la materia del
nel

canto

si

canto spoglia di elementi emotivi,

schietta e

pura,

pi atta a divenire oggetto di narrazione, pi docile

un poeta. Cos anche gli di furono


una seconda volta creati: non creati dal nulla, ch
alla fantasia di

GLI DI DI

[et omerica]

OMERO

17

pur sempre gli stessi di della madre patria, e


nella Grecia propria seguitavano ad esser adorati
creati nel senso che, rotto ormai P incantesimo onde
il
dio quasi magicamente costretto al luogo del
erari

suo

queste divinit, gi dunque in parte scon-

culto,

sacrate,

poesia

la

per trasfigurarle,

fin

facendone

degli esseri ideali, e pur cos veri e vivi che allora

per

la

prima volta

vederli aggirarsi in
terra e

cielo

il

uomini veramente sembr

agli

mezzo

a loro: giganteschi fra la

ma umani

?,

di.

avendo acquistato in
avevano perduto una

umanit quel che in santit


umanit eh' era il segno, appunto, della poesia, per
virt di quel carattere fantastico onde l'uomo
forma gli di a sua imagine e somiglianza.
Tali sono gli di di Omero
voglio dire del:

Ch

Iliade (e dell' Odissea).

l'

tutta quell' evoluzione

ha

religiosa che noi siamo venuti costruendo fin qui,

Omero

soltanto in

il

suo documento:

n prima ve
termine di uno

ha altri. E tuttavia esso sta al


svolgimento secolare; e non solo della religione, ma:
della lingua, che fu eolica e ionica prima di essere
quella dei poemi omerici 7) e del verso, che prima
n'

fu cantato e poi

tazione

71

trasform adattandosi alla

della leggenda divina ed eroica,

si

recii

cui

composero nel disegno unitario della saga troiana


e del costume, dove il rito
del seppellire ced il posto all' usanza nuova del
cremare; e della vita materiale, ove il bronzo si fece
pi raro, mentre il ferro venne in uso 73 e tutto questo

motivi molti e diversi

si

'2

si

trova condensato in

densati vi

si

patria

PETTAzzoNi

73.

parimente con-

trovano quei tre momenti della religione

che noi abbiamo

madre

Omero

distinti: la religione

quando

La religione

qual era nella

Greci se ne partirono, e poi

nella Grecia antica.

CAPITOLO

r8

[et.

omerica]

mutate condizioni, nelle nuove sedi,


e poi ancora qual fu, sotto il segno dell' arte, nelr epopea: momenti nel tempo, paragonabili a piani

qual

fu,

per

le

nello spazio nei quali molte

ma un

distribuite,

unico della sua

cose siano variamente

pittore le riporti

tutte

sul

piano

giustaponendole senza preoccupazioni di prospettiva - ci che fece Omero, setela,

guendo
sua.

La

il

suo genio in libert; e cos cre P opera


quale non descrizione esatta di cose

memorazione scrupolosa di cose passate,


bens visione di un mondo ideale, fatto di passato
presenti n

e di presente:

presente

il

omerico ed asiatico e

il

passato miceneo ed europeo, composti in un' armonia

che era e non era realt, appunto perch era poesia:


poesia e non altro

75

ricca

di

elementi religiosi,

ma non

canone di credenza, non codice di vita:


non una Bibbia documento della religione incomparabilmente prezioso, eppure imperfetto e parziale:
imperfetto per quel che omette; parziale in ci che
:

accoglie, cio in quella libera trattazione delle figure

Zeus e Poseidone e Apollo e Artemide


ma non simili all' uomo non pi cielo

divine onde

sono iddii,
n mare n

senza alcuna traccia della primitiva


quasi
natura fuor che una reminiscenza vaga 76
un'aureola o un nembo - che appunto la concezione
sole,

degli di quale dovette esser propria, in genere, dell'

epos, e

che

Omero

in

tuata, e quasi fatta

nel pi alto

grado accen-

pi plastica ed affinata, anzi in

talune parti - che son le

meno

antiche - esagerata e

spinta da una rappresentazione degli di idealmente

umana ad una

troppo umana, non pi eroica, e

fin

secondo uno
pi quello genuino dell' epopea,

persino burlesca

77

spirito

che non

RELIGIONE OMERICA

[et omerica]

Tuttavia

di

gli

19

Omero non sono

di

tutti

gli

di del popolo greco; n la sua religione tutta la

religione

anche questo conforme

quella poesia; la quale era ormai


lare

una poesia

di signori, cui quelle figure

degne

di

uomini di

e alla vita del

che popo-

una societ
divine parevan le sole

cavalleresca

al carattere di

tutt' altro

',

fatta per

illustre lignaggio, dediti alle

mare

armi

una societ facilmente disposta

a dimenticare ci che era religione di plebi rustiche

curve sul lavoro dei campi, e sopra tutto portata


cose della morte e sul destino
squallido delle anime; - come in fatti il costume
a sorvolare su

le tristi

aveva abbandonato

il

rito

dell'inumazione accogliendo

quello della cremazione, e con ci era venuto meno,

come dicemmo

*,

il

culto dei morti, e quel che vi

connesso - T animismo
del

tutto;

tracce

stiche

come

-,

poi in

ma

certo

Omero

non era scomparso


s'incontrano

stesso

sopravvivenze d'idee e di usanze animiper quanto modificate anch' esse secondo il

genio della poesia.

Onde Omero

rispetto alla reli-

gione dei morti rappresenta piuttosto una soluzione


di

continuit,

quasi

una
su per entro all' et micenea

segna l'interruzione

e alle

da un lato sale
epoche preistoriche,

secoli

posteriori:

linea che

dall' altro si

interruzione,

di

prolunga nei

adunque, pi appa-

rente che reale; - la quale non vieta, anzi invita a

pensare se forse sotto

non

la superficiale

discontinuit

rannodino tuttavia i due capi di quella linea


troncata, ad un livello pi profondo.
si

Questo
nella

madre

livello noi lo

patria,

* v. sopra a p. 14.

dove

tocchiamo
ai

effettivamente

monumenti funebri

di

20

CAPITOLO

[medio evo]

Micene tengon dietro quelli del Dipylon 79; e rappresentano, anche quando il rito diverso 8o la conti,

nuit della religione dei morti.

La

quale, nella Grecia

non venne meno per mutar

propria,

di

tempi e di

Naturalmente: perch ivi rimamaggior misura inalterate le condizioni onde

civilt e di costumi.

sero in
quella

religione suole, tramandandosi, perdurare; e

quella prima fra tutte eh' Y attaccamento al suolo;

quale

del

gli

avi

sono, insieme con

discendenti,
8l .

ana-

patria,

il

loro

coabitatori e compartecipi e comproprietari

logamente conservarono, nella madre


carattere locale

Le

culti divini e le rispettive divinit.

ad essere venerate ciascuna


da tempo immemorabile quasi aderiva,
e ciascuna alla sua* maniera, secondo il rito trasmesso
di generazione in generazione; il quale neppure
allora and perduto, quando sullo stesso luogo una
nuova gente sopraggiunta si sovrappose a un'antica
apportando seco le sue proprie divinit. Le quali di
solito con quelle prime si associarono o si confusero
numeroso popolo d' iddi e di dmoni che ogni valle
quali seguitarono

nel luogo cui

pi celata, ogni pi elevata altura, ogni albero

annoso ebbe un suo nume, quasi

nume

ch'era nella sostanza

tuttavia di luogo a luogo,

da

il

sua parte di

la
82

Onde, anche,
medesimo, variava

quel divino ch'era diffuso nella natura


tal

trib a trib; e le trib

eran molte e diverse, antiche e nuove, secondo


spostamenti e

terni

le

pi

migrazioni.

Le

gl'in-

quali tuttavia

non impedirono che il localismo seguitasse a dominare la religione, come il particolarismo in genere
dominava tutta la vita.

E
Che

pure

aveva assai cambiato di aspetto.


antica era oramai sepolta sotto le rovine

la vita

la civilt

LOCALISMO ED EPOPEA

[medio evo]

di

Micene e

di Tirinto.

21

genuino spirito

il

ellenico,

ora la

rifattosi libero in bala di se stesso, ritrovava

non pi il rendimento vivido, imsua


della forma contemplata sopra uno
pressionistico
sfondo di cielo purissimo, animata dal respiro ampio
del mare. Ormai la forma era ignorata, - oppure faticosamente costruita secondo uno stile che pareva
1

via. Neil' arte,


',

inteso a render

l'

idea con segni cos innaturali che

parevano simboli segni geometrici


:

83

eredit di una
8 4.

lontana barbarie nordica rinnovellata

Neil* uso,

il

bronzo era scomparso, sostituito quasi interamente


dal ferro 8 s. Era un'epoca nuova che incominciava:
una rude umanit che si rimetteva faticosamente in
cammino. Et ferrea, veramente: un medio evo nell'antichit. Et feudale: cupa ed oscura. Solo, di
fuori una grande luce splendeva: Omero.

Gran giorno fu quello in cui l'epopea fu portata


nella madre patria. Composta in Asia su lontani preludii europei,

il

essa divenne patrimonio di

patrimonio presto

gende

continentali,

care

tutti

Greci.

accrebbe: che molte leg-

si

all'orgoglio

gentilizio

dei

principi, sacre alla gloria di antenati illustri, vollero

essere celebrate al

modo

epico (elaborazione

poemi omerici [Odissea] e

riore dei

ciclici

il

ulte-

nuovo

ciclo tebano).

dei santuari

passarono dalla formula chiusa degli

molti miti divini tramandati all'ombra

inni sacri nella sciolta trattazione dell'epopea

omerici
forse,

Allora anche

).

origine,

in

gli di di

dai locali

Omero

antichissimi

- non

numi

inni
altri,

del

monte, del campo, del ruscello, ma profondamente


trasformati dall'arte - diventarono gli di di tutta la

Grecia

86
.

Fu, allora,

rari fulgidi

astri

come

se un cielo costellato di

scendesse a distendersi sopra un

CAPITOLO

22

[medio evo)

brulicare amorfo di tenui fiammelle, e ciascuna stella

numi

8 7.

molti di quei pallidi fuochi

attraesse

locali

Cos, molti

od eroi - ad uno ad uno

di

si ri-

solsero in questa o in quella delle maggiori divinit

omeriche, non lasciando di s che una debole traccia:

un nome,

in

in

una leggenda,

di cui

figura del dio o della dea; - oppure

la

arriccili

si

nel culto,

un simbolo,

in

nume

quale sopravisse allo svanire del

il

antico trasferendosi sul nuovo.

avvenne anche dei giochi e delle

ci

che in

agonistiche,

mitivamente

a quanto

connessi,

atti rituali

sembra

88

pri-

con

la

morti, destinati - al pari delle offerte

dei

religione

furono

origine

feste

di cibo e di suppellettili - per l'altra vita del defunto

concepita alla stregua della vita reale

(in cui le

gare

avevano tanta parte quanta nel medio evo europeo


i

brarono

in occasione delle esequie

- come vediamo

90

ma

e pi vivace

tita,

brarono

mente a
e,

e per ci si cele-

Omero

in

9);

tornei nella vita dei cavalieri

dove

la

religione fu pi sen-

piet verso

la

anche dopo

esequie,

le

defunti, si

intervalli periodici, e allora furono

rispettivamente,

il

defunto fu un 'eroe'9

cele-

successiva-

e poi

1
;

vero

culto,

- od anche

assunsero uno speciale valore magico in rapporto


col culto di

ma

ad

un demone locale

ogni

modo passarono

poi sotto

dei nuovi iddii naturistici ed olimpici

diTlepolemo a Rodi

93

vegetazione

della

maest

la

e cos

9*:

giochi

divennero giochi di Helios

94
;

cominciarono a svolgersi i
giochi olimpici, poi sacri a Zeus 9$ e quelli Nemei,
e analogamente,

forse,

pure a Zeus,
pitici,

e quelli

ad Apollo

sedi di giochi

96.

istmici,

a Poseidon, e quelli

Onde avvenne che

sempre pi numerosi
eie trib fecero tregua

attrassero

quentatori d'altre trib,

quelle antiche
fre-

alle

POLIDEMONISMO E POLITEISMO

medio evo]

23

armi mentre duravano i giochi (i^e^etpu), essendo


il localismo ormai superato, e superato appunto nel
nome di quegli iddii ch'erano ormai gli iddii di tutti,

da quando l'epos era divenuto patrimonio comune:


tanto sono vicine, anch'esse, alla religione le prime
vie onde si form tra le genti elleniche la coscienza

dell'unit della stirpe.

che Zeus abbia

del fatto

numero di quegli esseri divini


un segno rivelatore la frequenza
di denominazioni quali
Zeus Agamemnon
Zeus
Amphiaraos
'Zeus Aristaios
'Zeus Meilichios
assorbito allora un gran

extra-olimpici,

'

'

-, cui

fanno riscontro 'Apollon Karneios', 'Poseidon

Artemis Iphigenia
ed altri simili.
Del qual fatto, che fu d'importanza capitale per lo
Erechtheus

'

',

svolgimentto della religione in Grecia,

par che avessero conservato una


sapevolezza,

se,

come

io credo,

tal

Greci stessi

quale oscura con-

esso adombrato da

Erodoto l dove egli tratteggia F antichissima storia


- anzi la preistoria - religiosa del popolo greco.
Dice adunque Erodoto (2. 50-53) che furono Omero
ed Esiodo w a dare una teologia ai Greci, fissando
per

twv

singoli iddii le genealogie ('vikv yvovio

d T

S-s&v,

prerogative
in quel
*

'xacrcoc;

ocid fjaxv izivXBq)

pelasgico

'

e le

tipi (stSea)

e gli attributi (sjrwvjjjtfac). Prima,

(tcfxac;)

momento

come

arcaico che Erodoto determina

che per noi vuol

dire

greco

pri-

mitivo (miceneo), le divinit non avevano n epiteti

n nomi
si

(7ta)vu|JitY]v

vede che

il

nome

terio di distinzione

giosit

pelasgico

S oj5' vojjta froteOvTo)

due

ed

tipi

ellenico

e
')

Dove

come un
momenti di

divino assunto
fra

'

99.

il

nome

in

crireli-

quanto

segno della individualit e personalit; e perci


ne son privi quei dmoni che fan parte di gruppi
collettivi, in cui la persona singola scompare nella

il

CAPITOLO

24
collettivit del

[mhdio evo]

gruppo; - e perci sono anonimi, nel

senso che non hanno nome personale, ma solo il nome


del gruppo; - e anonimi sono, in certo senso, anche
quei numi (singoli)

che non hanno se non una de-

nominazione generica, desunta sia dal luogo del


loro culto (come Auxafoc) sia da un carattere coessenziale alla loro natura (come M.eiXiyiGq) sia da una
virt o attivit costante (come Koupoxpxo^) denominazioni che sono dunque suscettibili di esser applicate a pi d' una divinit (tale il caso di Kapvaog e
:

di Auxafo$), e

dunque non sono nomi

segni precisi

della

Zeus

lettivi 100
*

numi non

individuali,

altrimenti

l0X

sono appunto

omerici; questi

altri -

Omero

non

sono, invece,

quali

dmoni colinvocati che come

quelli,

che placa' o 'colei che alleva

colui

simili

personalit,

Apollo ed Hermes.

bambini

'

pre-omerici ed extra-

gli iddii

Zeus Apollo Hermes - son

non che da Omero siano stati


creati, ma in quanto da Omero - e in genere dall'epopea - furono, come dicemmo *, trasfigurati, e nella
loro nuova veste veramente si oppongono ai primi
quelli

di

per quel fondamentale contrasto che

vedemmo,

fra

la

poesia e

il

la santit, fra l'universalit e

culto,
il

come

gi

fra la libert e

localismo, e - pos-

siamo ben aggiungere, con Erodoto, - fra il nome


e l'assenza del nome; - come infatti dell'avvenuto
ravvicinamento fra quei due

tipi

di

religiosit

fu

formarsi di denominazioni quali Zeus Meili-

segno

il

chios,

Apollo Karneios, Hera Kurotrophos che poi


:

quel che Erodoto intende quando dice che

insegn
*

v.

ai

Greci

ad

sopra & p, 16.

assegnar

nomi

alle

Omero
divinit.

NOTE

K.

Prolegomena zu einer wissenchaft-

Stdie, Breslau 1820- 1824;

H. D. Mller, Mytho-

lichen Mythologie, Gttingen 1825. - Cfr.

Stamine

logie der griechischen


-

und

Geschchten hellenischer Stamine

Otfr. Miiller,

Altra la posizione di

G.

Trilogie Prometheus, Darmstadt

Gttingen 1857-1861.

voli.),

(2

F.

Welcker, Die Acschyleische

1824. Cfr. Griechische Gtter-

lehre (3 voli.), Gttingen 1857-1863.


2 Sebbene,

anche di questo momento

si

occupata la lin-

guistica (dialettologia).
3 L. Preller, Griechische Mythologie (2 voli.), Berlin 1854.
- Cfr. L.

A. Maury, Histoire des religions de

F.

antique defiuis

letirs

tion (3 voli.), Paris

la

origines jusqu' leur complte

Grece

constitu-

1857-59.

4 Cfr. Schuchhardt, Schliemanns Ausgraungen-, Leipzig


1891.

E. B. Tylor,

W.

Primitive Culture (2

Mannhardt, Wald- und Feldkulte

voli.),

London 18 71,

(2 voli.), Berlin,

1875-77.

Mythologische Forschungen, Strassburg, 1884.


6 Paus.

8.

38,

(il

rito

operato dal

era

sacerdote

di

Zeus Lykaios).
Antig. hist.

mir.

15.

Il

rito

comportava

altres

un

lancio di fiaccole accese, ad imitare, e quindi produrre, anche


il

I.

bagliore del lampo:


9,

(cfr.

Plut.

cfr. la

leggenda di Salmoneus, Apollod.

ad princ. inerud.

2,

p.

780

f).

26

CAPITOLO

Das Prole?n des Totemzsmus, Anthropos, 9. I914


Van Gennep, L' tat actuel du prolme totmtque Revue de l'histoire des religions, 75, 76 (191 7), 79,
80 (1919). - B. Ankermann, Die religionsgeschichtliche Bedeutung des Totemismus, Neue Jahrbiicher fir das klassische Alter8 Cfr.

e seguenti. - A.
t

tum, 20. 1917,

I,

481 sgg.

9 J. E. Harrison, Themis, Cambridge 19 12, 128 sg.

M. Cornford, From Relgion

Philosophy,

to

10 Aelian. de natura anim. 13. 26:

damentale del totemismo che

membri

monte Latmos

nella regione del


fr.

il

si

I. 9, 12),

un montone,

voluto vedere

toro a Zagreus,

il

Ippolito,

il

cavallo

15;

i,

sg.).

45

un

Apollod.

la figura trasfigurata

85

11,

Tutto

(S.

sg.; in,

riti

(uma-

comunione

di

cosi la volpe avrebbe dato origine

cervo

il

bianco (solare)

Adonis, l'asino a Marsya

di

accostato

se

antichi riti totemici in

riflesso di

animale-totem sacrificato nei

un dato gruppo totemico

gions,

il

dove l'eroe stesso sarebbe

dell'

a Orfeo,

IV,

leggenda (per esempio: un

che hanno per elemento centrale la passione e morte

eroe,

nizzata)
di

indigeni,

lo rende impotente: di qui la leggenda di Ificlo:

certi miti

un

per gli

principio antropologico che dal rito nasce

coltello che serv per castrare

di

[Plin. n. h, 8. 229 1= Aristot.

mito, dall'operazione magica la

uomo,

per la Caria

forestieri).

Applicando

I r

il

non

la morte. (Si confronti

605 Rose], che lo scorpione era esiziale

innocuo pei

F.

19 12.

infatti precetto fon-

fatto, attestato

il

Cfr.

del gruppo totemico

possono mangiare l'animale totem, pena

[come sopravvivenza totemistica?]

London

ad Acteone,
a

Fetonte,

il

cavallo a
cignale

il

Reinach, Cultes, mythes


in,

sg.;

Dubbia

anche

ad

et reli-

IV,

29 sg.
54
ci non sufficiente a provare l'esistenza

un totemismo vero

sg.;

34

e proprio.

l'

interpreta-

zione dei Myrmidoni come gli uomini dal clan totemico della

formica

({ip[ry]),

dei Lykii

brano

le

come

degli Arcadi

come

quelli dell'orso (&pxxo$),

quelli del lupo (Xytoc,).

- Pi

significative

sem-

leggende di antichi gruppi tribali guidati da un animale

verso un luogo che poi la loro sede. (Cfr. S. Reinach, Cultes,

mythes

et religions,

I,

(1905), p. 24 sg.).

NOTE
12 Quanto al feticismo,

che a Pharai (Achaia)


sania (7. 22,

3),

si

27

pensi ai 30

si

Xiboi

veneravano ancora

ricevendo ciascuno

nome

il

xsxpdycovoi

tempo

al

Pau-

di

un dio: Pau-

di

sania stesso ci vede una sopravvivenza di un costume in altri

tempi universalmente seguito in Grecia (x 8


xal

Jiaacv

xog

"EXX^ot

dans

les

cultes populaires

V histoire des
alberi

de

la

yaXjiaxo)v

ec)(ov

survivances du fe'tichisme
Grece ancienne,

Revue de

1909, 60. 141 sgg. - Sul culto degli

L. Weniger, Altgriechischer Bau??ikultus (Das Erbe der

N.

Alten,

religions,

vxi

ftstv

xijis

pyol Xid-oi). Cfr. Ch. Michel,

sxi Tcaxixspa

F.,

Leipzig 1919.

2),

13 Cfr. &vs,\.oc,-ammtiS.

14 Anche: fumo (Iliad. 23, 100).


15 Iliad.

5,

696.

16 Iliad. 22, 467.


17 Cicer. de divinatione

Der

18 Welcker,

I.

30, 63.

Seelenvogel in der antiken Literatur

und

Kunst, Leipzig 1902.


19

O: mosca,

o: ape (R. Pagenstecher,

Immisch, Glotta,

hist. Kl., 1911), o: falena (cfr.

O. Waser,

380.). - Cfr.

Ueber die

Archiv fr Religionswiss.

Seele,

19

bis

Cfr. Anthro-pology

specialmente A. Lang, Hoier

Eros und Psyche,

Akad. der Wissensch.,

Sitzungsberichte der Heidelberg.

16,

ttsserc

6.

phil.

1914, 193

sg.,

Erscheinung der

19 13, 336 sgg.

and the Classics (Oxford 1908)


and Anlhropology, e F. B. Jevons,
:

Graeco-Italian Magic.

20

Sam Wide,

Cfr.

Chthonische

Archiv fr Religionswissenschaft,
2

W.

Cfr.

Ridgeway,

uni himmlische

10,

Gotter,

1907, 257 sgg.

The early age of

J. E. Harrison, Prolegomeni
greek Religion, Cambridge, 1903.

Greece,

Cam-

to the

study of

22 Contro l'ipotesi di una fase primitiva della

religione

bridge,

1901

greca puramente

Magic and

magica,

religion

in

senza
early

divinit,

hellenic

vedi

society,

gionsw. 17, 19 14, p. 17 sgg.


23 Harrison, Prolegomena, 316, 335

sg.

L. R. Farnell,

Arch.

f.

Reli

CAPITOLO

28

24 G. E. Rizzo, Storia dell' arte greca (Rizzo e Toesca,


Storia dell' arte, Torino 1913 e segg.,

25 Rizzo, iid.,

fig.

79-80.

26 Rizzo,

fig.

84.

27
seler;

yjp(0

iid.,

con

anche

cfr.

herus,

(lat.)

come "Hpa con hera (Pape-BenGriechische Personennamen*1

Fick-Bechtel,

Gttingen 1894, 3^1

r Questa la radice prima del culto degli

che

tutti quelli

che

Greci venerarono come

dei defunti divenuti sacri alla


stato in origine

memoria

Mm. de V Acad.

una divinit. Contro questa

des

'

siano stati

teoria, svolta

chez

he'ros

les

Grecs,

inscriptions et belles lettres, 42. 1918)

mosse giuste obiezioni

il

De

Sanctis,

Atene

Roma, N.

S.,

1920, 65 sgg. D'altro lato pecca, a mio credere, di esclusi-

vismo

anche

sarebbero
iddii),

teoria

la

un

secondo

opposta,

primitivamente altrettanti

stati

degradati

dalla

qualit e

presi nei quadri dell'epopea).

eroi

dei posteri, e nessuno

recentemente da P. Foucart, Le eulte des

I.

non vuol dire

cio animistica, dal culto dei morti. Ci

eroi

sia

103 e segg.

fg.

1),

ma

quale
(o

gli

eroi

epiteti

funzione divina (non

di

com-

Questo processo di scadimento

fatto reale (su di esso v. sopra a p.

religione greca:

la

iddii

22) nella storia della

se le figure divine degradate

essere precisamente degli eroi, ci

passarono ad

avvenne in un momento secon-

dario; e pot avvenire solo in quanto preesisteva la nozione e


il

culto degli eroi (come defunti adorati) preformata per altra

- Cfr. anche H. Hubert, Le eulte

via (animistico-manistica).
des

et

he'ros

religions,

ses

conditions soeiales,

19 14. 70,

Revue de

l'

histoire des

sgg.

28 Le tombe a cupola erano, verosimilmente,


famiglia.

'

re

'

sepolti nel recinto di

dei consanguinei. Il recinto rotondo di

fettamente)

il

a cupola) con

Micene saranno

Lincei,

stati

Micene associa (imper-

principio formale della costruzione rotonda (tombe


il

principio tradizionale delle tombe a fossa. -

29 R. Paribeni, Il sarcofago dipinto di Haghia

Monumenti

tombe di

antichi pubblicati per cura della

xix (1908). - Altri

divinit (G. E. Rizzo, op.

ci

cit.

Triada,

R. Accademia dei

vedono scene del culto di una


p.

112

sg.,

153; F. von Duhn,

NOTE
Archiv.

f.

Religionswiss.

Dussaud, Revue de

des

religione cretese (e micenea)

pillar cult, Journal

1904, 264; 12.

7.

l'hist.

29

Altkretische Kultsttten, Archiv fr

21. 1901

and

tree

Karo,

Religionswissenschaft,

1904; A. Della Seta, La conchiglia di Phaistos

- Sulla

sg.).

A. Evans, Mycenaean

of hellenic studies,

micenea, Rendiconti della

161; - R.

1909,

1908, 58. 364

relig.,

Accademia

7.

la religione

dei Lincei 17, 1908;

H. Prinz, Bemerkungen zur altkretischen Religion, Athen. Mitth.


1910; Dussaud, Les civilisations prhelleniques

35.

(Paris

IQI4), 327 sg.

30

documenti

non sono ancora


betica

scritti

decifrati.

della civilt

- Iscrizioni

minoica

(e

micenea)

cretesi in scrittura alfa-

una lingua (non greca) tuttora ignota (Comparetti,

in

Monumenti

antichi dei Lincei, 3. 1893, 449 [Praesos]) saranno


da riportare a discendenti della primitiva popolazione (anellenica).

31 J. Beloch, Le origini cretesi. Ausonia,

4.

1909. - A.

Evans, The minoan and the mycenaean element in hellenic

life,

Journal of hellenic studies, 32. 191 2, 277 sgg.

sg.

32 Athenische Mittheilungen, 30. 1905, 257; 32. 1907, 576


D. Mackenzie, Cretan palaces and the Aegean civilisation,

Annual of
12.

the British School at Athens, II. 1904-05,

1905-06,

216

sgg.;

sgg.;

13. 1906-07, 423 sgg.; 14. 1907-08,


E. Noack, Ovalhaus und Palasi in Kreta, Leipzig,

343 s gg
1908; Homerische Palaste, Leipzig 1903.
'>

33 F. Max Mller, Introduction to the science of religion,


London, 1873. - Cfr. L. von Schrder, Arische Religion, 1:
Der alt-arische Himmelsgott, Leipzig 19 14; A. B. Cook, Zeus :

a study in ancient religion,

Zeus, the

Cambridge 19 14; O. Gruppe, Die

Neue Jahrbcher, 21. 1918,


34 Di templi non v'ha
in rapporto

presso

Anfcinge

the bright sky,

des

Zeus-Kultus,

289 sgg.

traccia nella civilt micenea.

Ci

con l'assenza di imagini cultuali delle divinit

(W. Reichel, Ueber


35 Culto

I,

god of

di

vorhellenische Gotterkulte,

Zeus

'

Persiani: Herod.

zz=
1,

tv

131;

Wien,

1897).

xxXov Travia toO opavoO


cfr.

R.

Pettazzoni,

La

reti-

CAPITOLO

3o

gion di Zarathustra (Storia delle Religioni

Bologna 1920,

i),

n.

4P.

36

(Hesych.

Cfr. Asi7ictTOpO

(in Epiro).

v.)

0-sg

der gric hischen Spracke, Gottingen 1896, 79


37 Quanto a

Tuficpaoi

r.otp.

Kretschmer, Einleitimg in die Geschichte

P.

Cfr.

s.

riscontri germanici, Zizt (cfr.

s gg-

Tyr\ da

tiwaz,

andrebbe piuttosto con deivos: Cfr. S. Feist, Kzdtur, Ausreitung


Uftd

Herkunft der Indogermanen, Berlin 191 3, 319


38 Cfr. 'Exeoy.aprcaikot (IG xn, n. 977):

sgg.

veri,

genuini

abitanti di Karpathos.

39 Statua di dea seduta in trono da un tempio di Prini:

L. Pernier, Annuario della


I.

107

19 14, 103,

(cfr.

R. Scuola Archeologica

di Atene,

Bollettino d'Arte del Ministero

P. Istruzione, 1908, 441 sgg). Cfr. A. Minto, Ausonia,

J09

sg.

(culto di

40

Prini

tocca con

si

Rhea) dall'et minoica


Cfr. E. Neustadt,

De Jove

mano

la continuit

41

191

Un

2,

457

della

191

1,

religiosa

alla ellenica.
eretico, Berlin,

Ursfimng tind Entwicklung der kretischen


logus, 71.

6.

1906;

W. Aly,

Zetisreligion, Philo-

sgg.

simulacro di Zeus fanciullo, associato ad un culto

arcaico esercitato dai 7tat8eg, ad Aigion

Paus.

2 4 4

7.

i
due momenti
- furono poi avvicinati come un prima

42 Nella posteriore sistemazione del mito


-

il

un dopo: l'infanzia

cretese e l'olimpico

cretese resta

e la

maturit.

Ma

quella fanciullezza

sempre un prologo non necessario alla gloria del

supremo iddio

ellenico.

43 Schol, in Plat. Leg. 1 (p. 372 Herm.) nl z Tot) Ai


cp x as7LixaTa xai ppvjxxaxa xeov
{iDaxvjpaw
:

SvTpov,.... v

KexeXsTO.

44 Nell'antro Ideo propriamente detto (Halbherr e Orsi,


L' antro di Zeus Ideo, Museo Italiano, 2. 1888) pare si continui
il

culto che

prima era praticato nella grotta

Dussaud, Les civilisations

firhellniques 2',

- La caverna, come luogo (primitivo) del


poi considerata

di

Paris 19 14, 330


culto, sarebbe

come una tomba (Rohde, Psyche,

qui la leggenda della

morte

di

Zeus

Kamares (R.

128

sg.)

stata

sg.)

Di

^Cicer. de n, deor. 3, ZI

NOTE
Diod.

Varie

61, 2; Firm. Mat., de err. prof, relg.

3.

citt

vero

Creta

di

disputavano V onore

si

Zeus,

di

sepolcro

Journal

31

studies,

of hell.

Cnosso, sul monte Yuktas,

fra

si

altre

le

21.

possedere

Cnosso

vicinanza

sono trovate tracce

noica

Zeus

'],
'

che ha suggerito

[Evans,

cit.]).

/.

della scandalosa

- Contro

menzogna che sonava

v.

(ai)

[= Zeus]

Euemero

9) contro

(cfr.

5' o>

Callim.

la

tanto

bene essa

si

san-

medio-mi'

tomba

scaglia

di

primi

1'

invettiva

di

8), cui va unita la

1.

&vs* aal yp st:

ihd.

97 Schneider),

quale

frg.

il

naturalmente avr utilizzato la tradizione- cretese (Enn.

Baehrens)

di

comune coscienza

alla

come una bestemmia, si


Callimaco (KpTjxeg desi cpsGaxat: hymn.

['

responsabili

Cretesi,

religiosa greca

vigorosa protesta

con

un' identificazione

un

di

tuario risalente, a quanto sembra, all' et minoica

il

Evans

(cfr.

122). - In

1901,

Ziegl.).

6,

7.

di

frg.

526

adattava alla sua teoria razio-

un dio che muore

nalistica sulla genesi della religione:

(evi-

dentemente per risuscitare) naturale complemento di un dio


(bambino) che nasce.
45 Frg. 475 Nauck. - Cfr. G. Krte, Die Kreter des Enripides, Historische und philol. Aufstze E. Curtius gewidmet,
Berlin 1884. e

U.

v.

(Un nuovo frammento pubblicato da

Wilamowitz, Ber liner Klassikertexte,

Dichterfragmente, 11], Berlin 1907,

n.

v. 2

W.

Schubart

\Griechische

217, p. 73 sg.

- Cfr.

A. Kappelmacher, Zu den Kretern des Euripides, Eranos Vindob.


1909; M. Croiset, Revue des tudes grecques, 28. 1915, 217
-

La

tragedia euripidea rappresenta un

primitivo di Zeus

si

momento

erano sovrapposti elementi

certo in seguito alla propagazione

dell'

Ma

orfici

(Zagreus),

Orfismo a Creta (lami-

netta orfica [d' et posteriore] da Eleutherna


nette orfiche, Firenze 1910, 37).

sgg.).

in cui al culto

Comparetti, Lami-

difficilmente sar di ori-

gine orfica (per riflesso del mito orfico di Dionyso-Zagreus?) la

leggenda della morte di Zeus Cretese:


p.

cfr.

Strab. 10. 3,

n,

468.

46 Sono

descritti

da Porfirio a proposito

di Pitagora; Porph. vita Pyth. 17. (cfr.

Leipzig 1900, 271

seg.).

dell' iniziazione

Ronde, Griech, Roman

2,

CAPITOLO

32

W.

47

Wien 1897

Reichel, Vorhell. GtterciLlte,

(riscontri

asiatici).

48 R. Dussaud, Civl. prehell. 2

sg.,

241, 245

fig.

247 sg

250, 287.

49 All' inganno serve anche la danza armata dei Kureti


(accompagnata dal rumore degli scudi percossi ritmicamente
con

le lance).

sacrale nei
fig.

Anche

scudo (bilobato) sembra avere un valore

lo

monumenti minoici (e micenei): Dussaud,


1

287. Cfr. gli

249,

scudi

Zeus Ideo

(v.

secondo

Milani (fondata su

il

votivi

'

sopra n. 44), e

bronzo

in

esegesi

1'

gli

delle

op. cit.

nell' antro di

loro

figurazioni

elementi della religione pre-

ellenica: Studi e Materiali 1).

Roma

50 Trasportata a
51

Rhea, Rheia

nel 204

(fATjx^p

a.

Cr.

secondo

)psta

O.

Crusius,

Beitrge zur griechischen Mythologie tind Religionsgeschichte,

Leipzig 1886, 26

und

n.

4;

cfr.

O. Gruppe, Griechische Mythologie

Religionsgeschichte, Miinchen 1906,

52 H. Hepding, Attis, seine

537.

Mythen und

gionsgeschichtliche Versuche u. Vorarbeiten,

- Forse

1*

l'anello

d'oro da Micene [Dussaud, op.

con una scena cultuale dove son riprodotti


e le nubi,

il

cit.,

sole

fig.

287]

la

luna

nonch una figura umana armata di scudo elevata

nelle regioni celesti), fu

1'

elemento che presied alla sua iden-

tificazione (e conseguente denominazione) con Zeus.


il

attestato

doppia ascia

dalla

(Reli-

Giessen 1903.

elemento fulgurale, e dunque uranico, eh'

pel dio cretese dalla pietra del fulmine


(cfr.

Kult

sein

1),

Anche qui

miglior riscontro fornito da Attis, in quanto Attis pot (in

jtarda et sincretistica) esser considerato

azione con Jahve

[cfr,

come Tc^taxog

(assimi-

Cumont, Le religioni orientali nell'im-

pero romano, trad. di L. Salvatorelli, p. 65, 229]?). - Cfr. il Zeus


Labra(u)ndeus (cfr. A(fc(3p0 [== scure] - Xagpiv&0) e il dio (baal)
di Doliche, armato della doppia scure e reso con Jupiter Doliche-

nus: ambedue pertinenti allo stesso ambiente asiatico anellenico.

The Diktean cave, Annual of

53 Hogarth,

School
etc,

at

Athens,

Revue de

1'

6.

1899-900; Toutain,

histoire des religions,

U antre

the

British

de Psychro,

1911, voi. 64.

NOTI

33

54 Collitz-Bechtel, n. 5058 (Mot, Atxxatov), 5039 (TTjva A.).


55 Cfr. Axtovva ( Rhea \dikt- indicherebbe luogo ele-

montagna, altura, secondo Wernicke, in Pauly-Wissowa,

vato,

Real-EncycL

1371

II,

56 Etym. M.,

s.

v,

cfr.

587]?).

Atxx^.

v.

57 Annual of the B. S. 15. 1908-09; cf. Harrison, Themis,


Cambridge 19 12. L'inno conservato in una iscrizione del
ma la sua composizione risale molto pi
11-111 sec. dopo Cr.
;

300 circa

in su, pare al

Cr. (onde gi risulta la continuit

a.

della tradizione locale).

Anche nell'inno

58

di Palekastro Zeus invitato a Dikte,

59 Antiche tradizioni cretesi sopravissute nei centri minori


Strab.

17, p. 481.

io. 4,

60 Inno di Palekastro.
61

La danza

Kuros

del

(.GKi\ rtfpoi xpo^yjsc;]) nell'

e dei suoi seguaci armati di

inno ha

il

scudo

suo corrispondente mitico

nella danza armata dei Kureti.

62 Diod.
63

77, 3-

5.

culto di Zeus Dicteo quale risulta dall'inno di Pale-

II

kastro ha suggerito riscontri con le periodiche


riti

iniziatorii presso

destinati a introdurre

celebrazioni di

popoli non civili, ai quali

il

riti

(che son

giovane nella societ dei maschi adulti

[iniziati]) sogliono partecipare tutti gli

uomini della

trib,

con

esclusione delle donne e dei bambini (H. Webster,

Primitive

a study in early politics and religion,

New York

secret societies

1908):

Harrison, Themis, a study of the social origins of

cfr.

greek religion
tra

il

zioni e

Cambridge 1912. Un'importante corrispondenza

curinga usato dagli Australiani nelle suddette celebrail

rombo

(pji,(to:

Pauly-Wissowa, Real-EncycL

e Daremberg-Saglio, Dictionn, des antiq., art. rhomus),

v.,

s.

il

cui

uso nei misteri attestato non solo dallo Sch. in Clem. Alex.

302 ( Orphica Abel fr. 196),


come per primo trov A. Lang, Custom and Myth 1885, 29
Protrept.

2.

17, 2 Sthl.

p. 14, p.

sg

ma

anche,

come

io

gi

trovo,

Fragmente der Vorsokratiker

3
I

da Archyta

La religione

nella.

Diels

p. 334).

64 Talune figure di aspetto ibrido tra


PRTTAZZON!

(fr.

Grecia antica.

Fumano

e l'anima

CAPITOLO

34

(uomo con

lesco, specialmente quelle

rono in serie

(processione?)

('Eqpfju..

1887,

px.

IO,

t.

Dussaud, Civil. prhell.

I;

285, e parecchie pietre incise),

fig.

rito

come

rappresentati

(cfr.

il

si

figure di officianti e parte-

indossanti quel

tali

che aveva per effetto di trasfigurarli,

assomigliandoli comechessia agli


loro

da Phaestos

placchetta

la

cfr.

qualche azione sacrale, e come

costume prescritto dal

che occor-

testa asinina)

una pittura murale di Micene

su

prestano ad essere interpretate


cipanti

Kureti). - Cfr. la Demeter

Melaina

'

'

demonici da

divini e

esseri

rapporto fra

celebranti e

mitici

a testa equina adorata

a Figalia (Paus. 8. 42, 4), e la persistenza dello stesso tipo nel

gruppo statuario di Damophon


of the Brit. Sch. at Athens,

Graecorum
A.

diis

13, tav.

14.

kumanam, Leyden, 1900;


Die Anfdnge der Kunst in Griechenland

non referentibtis

Milchhfer

8. 37, 3-4): Annual


- Cfr De Visser, De

Paus.

(cfr.

sj>ecie?n

Leipzig 1885.
65 E. Rohde, Psyche

66 Fu

mento

omerico

'

di un'impresa panellenica contro

non giunse mai

differenze

dalle

tela fu tenuto vivo, oltre


lettale,

valle
sul

(1903), 42 sgg.

questo un impulso o una suggestione

l'affratellamento

segnate

i3

1'

al

concepi-

Asia? Certo

fino a superare le separazioni

dialettali.

sentimento della paren-

Il

che dalla tradizione idiomatica dia-

anche da speciali centri religiosi comuni (eolico nella

dell'

Hermos, ionico [santuario

Poseidon Heliconio]

di

promontorio Mykale, dorico [tempio di Apollo Triopico]

presso Knidos). - Cfr. U. von Wilamowitz, Panionion, Sitzungsberichte der Beri iner Akademie, 1906, 38; e Ueber die jonische

Wanderung, Sitzungsberichte der Berliner Akademie,


59 sgg.
67 Cfr.
logie iv)

W. Wundt, Mythus und

2
,

Volkerpsyeno-

Leipzig, 19 10, 55 sgg.

68 Sext. Empir, adv. dogm.


zzz Aristot.

Religion

1906,

fr.

10

(cfr.

frgg.

11,

3.

12)

20

(p.

Rose.

21 7 Mutschmann)

(Il testo riportato

nel nostro frontespizio).

69 Ares cadendo occupa


407).

Lo

stesso

sette plettri di

terra (Iliad., 21.

Ares grida come nove o dieci mila uomini

ttOTJ

insieme (Iliad.,

Lo

860),

5.

35
Poseidon (Iliade

stesso detto di

148).

14.

70

De homericae

Hinrichs,

elocutonis

vestigiis

aeolicis,

Jenae 1875.
7

O. SchrSder, Vorareiten zur griechischen Versgeschichte,

Leipzig 1908.
72 H. Usener,

Der

Stoff des griechschen Epos,

Wien

1897.

Niese, Die Entwickelung der homerischen Poesie, Berlin 1882.

Homer Dichttmg und Sape, 1: Jlias, Leipzig


und Einheit der Ilias, Neue Jahrbucher, 22. 19 19, I,

Bethe,
Zeit

19 14;
I

sgg

73 Robert, Studien zur Jlias, Berlin 1901.


2
Leipzig 190974 Cauer, Grundfragen der Homerfc riti/i
,

(Cfr. Kulturschichten

tmd

Neue Jahrbucher, 1902,

sprachliche Schichten in der Ilias,

I,

77).

75 Rothe, Die Ilias als Dichtung Paderborn 19 IO; Die


Odyssee als Dichtung, ibid., 19 14; R. Onorato, L* Iliade di
t

Omero, Bari 1919.


76 P.
n.

es.

delle dimensioni, di cui sopra a

la smisuratezza

69

77 Specialmente:
da Hephaistos {Odyss.

gli

amori di Ares e Aphrodite sorpresi


266, 369)

8.

Gtterburleske bei Ho?ner,

W.

Nestle,

Neue Jahrbucher,

78 E. Rohde, Psyche,

3
,

Anfnge einer
161

sg.

V art dans V antiquite',

vi,

15.

1905,

1903, 14 seg.

79 Perrot-Chipiez, Histoire de
1898, 51 seg.

80 Zehetmaier, Leichenverbrennung und Leichenbestattung

im

alten Hellas, Leipzig

1907

A. Reinach, Les

rites fune'-

V origine V epoque du Dipylon, Paris 1909.


La cit antique.
H. Usener, Gotternamen, Bonn 1896; L. R. Far-

raires en G ce de

81 Cfr. Fustel de Coulange,

82 Cfr.
nell,

The place of

the

Sonder-Gtter

in

greek polytheis?n,

Anthropological essays presented to E. B. Tylor, 1907, 81-100.

83

S.

Wide, Geometrische Vasen aus Griechenland, Jahrbuch

des k. deutschen
78

sg.,

archologischen

Instituts,

14.

1899, 26

sg.,

188 sg; B. Schweitzer, Untersuchungen zur Chronologie

der geometrischen Stile, Karlsruhe 19 iS.

CAPITOLO

36

84 A. Conze, Zur Geschichte der Anf?igt der grtech. Kunst,

Wien

1870, 1872.

85 Hes. op. 150: ...^v

fisv tex sa y$X%so\. hi xs


uia$ S'ox Soxs oSTjpog; e 176:
>

ocxot, yoCkKfy S' etpY^ovTo*

vOv yp

Syj y^ v0 eoxi atSVjpsov.


86 Cfr. U. von Wilamowitz-Mollendorff,

gnechschen Relgon, in Reden und

The higher

Farnell,

87 Cfr.

London 1912,

hellenic studies, 3r,

89 Ed. Meyer,
Ih'ad., 23

Cfr. gli &sfrAa di

1.

191

14

151:

p.

1,

cfr.

XLVU

sgg.):

relgion

Ridgeway,

(634

giochi

in Journal of

sg.

Strab.

cfr.

Amphidamas

8.

II,

p. 373.

Agylla per

in

Focesi uccisi
6.

38);

Leonida a Sparta (Paus.

per

11);

5.

355.

30, p.

3,

in Hesiod. op. 654.

177); per Miltiade nel Chersoneso (Herod.

per Brasida (Thucyd.


3.

Geschichte des Altertums

91 Persistenze;?)

(Herod.

of greek

105.

83 Rohde, Fsyche

90

Berlin 1913.

Vortrg^,

aspects

der

Geschichte

1).

92 Cornford, nel libro di


93 Pind., 01.

7.

77

94 SchoL Pind. 01.


95

Cfr. Paus.

q6 Rohde,

/.

5. 7,

J.

E. Harrison, Themis, 212

sg.

sg.

36,

7.

146, 147.

10 (Zeus vincitore nei giochi olimpici).

cit.

97 Contemporanei, secondo Erodoto. Il quale (2. 53' congettura (ooxso)) che -i due poeti siano vissuti 400 anni (in cifra
tonda) prima di

lui (vj/UxTjv TExpaxoaoioi sxsat....

pOTpOlK.

fisi)

Tcpea-

98 nxp Ss IlsXaaywv "EXXtqvsc; sgesgavto.


99 Veramente Erodoto intercala fra il momento pelasgico
(senza nomi) e

1'

(ellenico) omerico-esiodeo (teologia sviluppata

epiteti diversi [rccovujiai])

dai veri

nomi

SisX^vcog,
di

li

un momento
quanto

(vu-axa),. in

Dodona) dall'Egitto

(2.

52),

).

rcoXXod

dell' oracolo

almeno nella grande maggio-

altri

Eccezioni: Poseidon,

rappresentato

Pelasgi, xpvoo

avrebbero presi (dopo consultazione

ranza (Dionyso, molto dopo gli


Kd'OV'ZQ]

egizio,

[Atovuoou 8 Ootspov t.oaX&


Dioscurl, Hera. Hestia,

The

NI

31

mis, le Chariti, le Kereid (o5xot $ jio& dottouat Sit nXaaY<3v

vojixsft^vat
[rcap
i

Ai^wv

tranne Pcseidon,

che sarebbe di origine libica

Hermes

rcfrovxo: 2.50]), senza contare

Pelasgi avrebbero gi avuto non solo

un elemento teologico

2.

51), anzi

!),

nome,

ma

precisamente di

carattere esoterico

(x v xotoi v 2au.ofrp7)nq} fiim^ptoiat, dsdvjXwxcu)

seguenze

100

dipendnti

Ma Signora'

(Tkemis).

tutte incon-

da quell'errore pregiudiziale egittizzante.

Erodoto

Cfr. Del passo di

101 Cfr. nel testo di Erodoto


e

del quale

anche delle

x yAjiaxa pfr x iv
anche un tpg Xyoc, (dunque

rappresentazioni figurate (itifalliche

x aiSota ttoisuvxs^:

il

(Hera), e

'

il

le
:

Chariti
i

Focolare*

e,

figli di

le

Nereidi

Zeus

('loxiy,), e

'

2. *>o\.~

(Dioscuri),

la Giustizia*

IL

La

polis

Politeismo olimpico e religione civica.

Veramente Erodoto dice *: Omero ed Esiodo


(anzi:
Esiodo ed Omero ). E giustamente. Ch
Omero ed Esiodo rappresentano insieme quel pro1

'

cesso che in termini erodotei la denominazione


delle divinit, in termini pi generali di storia reli-

giosa

il

raggrupparsi dei numi greci intorno

tipi ideali olimpici.

Ma

lo

ai

rappresentano, rispettiva-

mente, nei suoi due momenti: iniziale e finale: in


potenza e in atto; - che in Esiodo si attua quel che
in

Omero

virtualmente contenuto.

e creazione; Esiodo
intesa a

Omero

libert

applicazione e sistemazione

metter ordine nel'a selva intricata delle

grandi e piccole, delle antiche e nuove divinit, di

che sono sopra la


terra (zoic yp [vjpioi dalv ini x^ov m^Xu^oxeip^ $&Op. et d. 252 sg.), e di quegli dei che tenvatot
v
gono l'Olimpo (freois ot OXu[jlttov ypuaw: ibid. 257):
attratti oramai, quegli innumerevoli, come minori
i

quei

trenta mila esseri divini

'

'

satelliti nell'orbita di

v.

sopra a p. 2$.

questi pochi e maggiori,

[snc.

ESDO

39

principio ordinatore

quello della genea-

vm.vii}

il

La

logia.

poesia

quale per ci un tratto essenziale della

esiodea': perch la forma onde la materia

divina, che al

da

spersa,

poeta

presentava molteplice e diin unit e disposta in

si

composta

lui

successione; e

ordinata

appunto
generazioni divine son

successione

la

quella delle generazioni; e le

rappresentate ciascuna dal padre, eh' anche,

tre,

nella sua famiglia,

il

nos, Kronos, Zeus.


dell'

sovrano: rispettivamente Ura-

Dove Zeus

Olimpo che con

zione

Omero;

sono

giovane,

pi

lui

e la sua e loro

sovrapposizione

altri

rappresentano

la

precisamente

gli

vittoria

divinit

delle

quegli

iddi

generadi

corrisponde

olimpiche

di
alla

quelle

che sono appunto le vinte divigenerazioni anteriori - di Kronos e di

locali pi antiche,

nit

delle

Uranos -

quei Giganti e Titani ed Hekatonchiri

ad essere mostruosi, sono anche plurimi,


cio riuniti in gruppi collettivi, e dunque mancanti
che,

oltre

personalit

di

conforme
divini

perch

privi

alla primitiva

di

nome

individuale,

concezione greca degli esseri

*.

Ne

concezione nuova, che ora prevalse, segn


una riforma della religione. Non fu protesta contro
le

la

forme tramandate,

in

nome

di

un principio nuovo

bandito da un verbo rivelatore. Piutvinse una minore religiosit - ma pi bella

e profondo,
tosto,
-

sopra una

non

pi

profonda.

tuttavia

vinse.

ma

anche per P avvenire,


Ch la poesia di Omero e quella di Esiodo, senza
esser canone o testo di fede, rimase pur sempre il
gran libro di tutti i Greci. E come nel tempo era la
sul passato soltanto:

prima, cos

influ poi

su tutto lo svolgimento della

"APITOLO

II

Vin-VIt]

[SBC,

umani creati una volta


da un poeta, per quella sua vittoria iniziale riportata
per sempre: vittoria, dunque, senza lotta: superamento senza resistenza; che, come dietro Omero sta
una tradizione religiosa, ed egli non la nega, anzi
la continua, cos a sua volta Esiodo continua idealmente Omero, e lo compie quegli dando e questi
ricevendo; ch in questo ricevere e ripetere pur
sempre lo stesso spirito che in quel dare e creare:
religione, per quei suoi iddii

lo spirito dell'epopea.

Omero

germe fecondo trapiantato in Grecia.


messe nata da quel germe e riposta
il

Esiodo la
per le molte et venture Esiodo, F agricoltore di
Ascra: nato in Beozia di padre asiatico (Op. et d.
636): F Oriente e F Europa associati - quasi simbolo
profondo - nel fatto (o nella leggenda?) delle sue
:

origini

due momenti della poesia epica

in termini di

luogo: FAsia e la Grecia: la Grecia

sopratutto, F antica

madre

co'

suoi mille numi,

Grecia arretrata e devota, tradizionale e

venne ad Esiodo quel tono

eh' tutto

Omero

risalta

nella

poesia

assai pi moderno.

Arcaico, in
esiodea,

il

fatti,

non omerico

principio stesso della genealogia: la quale,

applicata agli di, teogonia

2
;

ma

dagli di

lunga, in linea ascendente, fino ai primordi del

(cosmogonia) sentati al

modo

al

Cielo alla Terra

mitico

al

si

si

Mare, rappre-

non pochi

di quei

numi

Gaia,

applica alle gene-

razioni degli eroi (Eoiai, Catalogo delle donne).


in fatti

pro-

mondo

come persone (Uranos,

Okeanos), - e in linea discendente

si

la

onde

pia,

suo e soltanto

suo, quel colore arcaico al cui confronto

come

tradotti

Ch

cui gli di Olimpici

sovrapposero (obliterandone talvolta perfino

il

il
1

nome)

saranno

capostipiti, ai quali

di

padre

in

appunto degli

stati

un

cio

culto gentilizio era tributato

nel

figlio; e

eroi

'

nuovo rapporto mitico

di

discendenza - eh' genealogicamente dipendenza - si


sar riflessa appunto quella sovrapposizione ; - onde
si vede che il principio stesso della genealogia in
tanto

arcaico in quanto originariamente connesso

queir ambiente

con

cultuale

che

religioso

dalla

tradizione e dalla successione ininterrotta e perenne


trae

suo vitale alimento: voglio dire con

il

gione dei morti

la reli-

3 bis

Tale lo spirito di Esiodo: uno spirito che

si

esprime nella forma dell'epopea omerica, e tuttavia

da quello di Omero: pi profondo e pi


religioso. E in Esiodo anche si avverte l'influenza,
e quasi si sente la presenza, di quel grande istituto

altro

sacrale cui egli fu anche localmente


tuario

di

Delfi,

Apollo (Jljikoc)

l'oracolo
il

vicino:

famoso. Dove

dio veneratissimo

il

fu,

ma

il

san-

bens,

luogo

quando ancora Apollo non


c'era 4: anch' egli, Apollo, uno degli Olimpii che si
sovrapposero a numi locali 5, ~ come pure i suoi re(Hjfrd))

era gi sacro

sponsi oracolari furono redatti in quella forma poetica


in cui

anche

l'antico

nume

la gloria degli

Olimpii era celebrata.

locale fu, a Delfi, quello della

Terra

E
6
,

gran madre che accoglie i morti nel suo grembo


capace 7. Ai morti si celebrava a Delfi una festa
la

periodica,
i

ch'era la

festa degli eroi'

morti a Delfi comunicavano coi vivi

fenditura del suolo (/iajxa yrjc)

vento saliva - quasi un vento di


* v, sopra a p. 7.

Hprotc)

8
;

per quella

onde un acre fresco


anime - e la Pythia
;

CAPITOLO

42

SBC VIII.VH)

IT

da uno spirito
quando Apollo ivi

se ne inebriava e si sentiva invasa


divino, e

impose

nome

circolare

suo tripode, allora profet,

il

di

profetava

allora

I0 .

Apollo;

ma

come vapore

invisibile

nuovi templi e degli adorni

la

Pythia, in

spirito continu a

quell'antico

tra

tesori.

colonnati dei

Ed Apollo

uccise,

anche il demone ctonico locale (Il'Jitv), che aveva


forma di serpente 11 ma gli uomini seguitarono a
venerarlo nella sua tomba, che fu Y opyotlq I2 Tanto
il suolo di Delfi era profondamente impregnato della
religione dei morti. E poich i morti sanno Y avvenire, per ci la Terra un oracolo *3, e a chi giace
a dormire sulla nuda terra (yxoiiiriGiq-incubatio) i
morti appaiono in sogno a predire il futuro r 4; ch i
sogni sono sovente apparizioni di defunti *5; e perci
s,

il

madre

perch la madre, ossia


regno, dei morti,
come in fatti anche a Dodona i

la terra

di sogni

sacerdoti solevano dormire per terra (xsqxateQvat)

i;
.

anche Dodona fu un oracolo: Dodona nordica


lass lungo la via battuta dalle genti sospinte l'una
dopo T altra verso la Grecia sacra tappa delle erranti
trib soffermate per un giorno a chiedere alla Terra
- e al Cielo 18 - un segno pel loro cammino; - onde
forse Dodona diresse i movimenti delle stirpi elleniche
in quel primo momento delle migrazioni T 9. E Delfi
certo domin il momento successivo, che fu quello
delT assestamento, quando le sedi furono fissate per
tutti e per sempre, e il medievale tumulto si compose
:

in pi ordinate
la polis,

Or

forme

come

la polis

di viver civile

altrove in

altri

2 .

tempi

E
il

allora sorse

Comune,

greca fu creazione tutta nuova ed

originale: fu la prima Citt.

(sc.

ORIGINI DELLA POl/6

VHI-VUj

Veramente gi

in

43

epoca micenea un primitivo

as-

setto era stato raggiunto col disporsi di alcune genti,

comechessia consociate od

affini,

sopra un comune terintorno ad un centro

un piano, una valle -,


quale talvolta ebbe forma di borgo munito
comune.
di mura*; e gi dunque rispondeva all'idea dell' ovj
(urbs); ma non della ttXls (civitas) 21 come quello
ch'era la sede di una gente e di una sola: quella
che fra l'altre della trib primeggiava, e il suo capo
era il re, e le altre ad essa liberamente aderivano
seguendo nelle imprese militari quel capo: non per
altro, forse, che per una ragion religiosa
per un
culto creduto pi efficace, per un nume reputato
pi possente, che quella stirpe regale possedeva in
proprio, quasi parte del suo patrimonio; e il capo
di quella stirpe - il re della trib - ne era il sacerritorio -

Il

dote; e per ci era sacro, per ci sovracarico

di

quelle arcane virt di cui sogliono essere investiti


capi delle comunit primitive,

e di qui gli derivava

un prestigio e un'autorit superiore


le

nel

governarsi,

avi,

il

22
;

- mentre

come erano interiormente autonome

altre genti,

scuna

avevano

cos

culti

ciascuna specialmente

suo,

ch'erano suoi e di nessun'

altra.

diversi,
il

culto

Onde

si

cia-

degli

vede

come fosse la gente (yvoc) - composta di famiglie


e componente la trib - l'unit fondamentale di
'

'

quella societ primitiva, della quale i primi emigranti


ebbero a trapiantare gli ordinamenti in Asia. Ed ivi
il suo svolgimento naturale fu rotto per sempre. Ma
anche nella madre patria fu, poi, per lo meno ritar-

dato per

il

sopragiungere di ulteriori invasioni, cui

* v, sopra a p. ?.

le

mura non

resisterono,

le

fortezze; -

piti

d'una di quelle sedi regali and distrutta. E solo


quando le migrazioni furono virtualmente finite, allora

sorse

polis.

la

La quale

Citt vera: unione di genti - o, rispet-

tivamente, di trib
e

23

- non meccanica, anzi effettiva

non aggregato, ma fusione: dove

spirituale:

mentre non rinunziano

genti,

e alla loro

le

loro intima vita

alla

separata coscienza, partecipano insieme

ad una vita

diversa

solidale

comune

divina

com'
divino il vincolo familiare, come ogni societ
divina perch comunione. Ma al nuovo
organo doveva corrispondere una santit nuova; e,
mentre l'antico nume del focolare ( E atea) si veneanch'essa com' divino

il

vincolo gentilizio,

rava in ogni famiglia, e

tramandava

in

la

avi

si

ogni gente, la Citt doveva avere un

culto suo proprio, che fosse

degli

religione

il

culto di

quest'ordine nuovo, ch'era

tutti.

umano

e divino,

pot instaurarsi senza l'intervento dell'autorit

reli-

giosa: la sola atta a trattare quelle forze oscure e

tremende che sono

le

forze

sacrali,

interferenti

concentrate sulla Citt. Tale autorit ebbe in Grecia


Delfi

ove

4,

parlava,

pur nell'oracolo del nuovo

P antica voce della Terra.

iddio,

Delfi parl alle

Citt
in nome della religione, - come Roma ai
Comuni nel nostro Medio Evo. E anche intervenne
- come Roma - nelle cose della politica: gi presso le
citt dell' Amfictyonia, indi presso gli stati maggiori
(di Sparta 26 e di Atene 2 7), e poi anche presso le
nazioni, specie all'epoca persiana 28 Delfi che non
25

fu

mai

soltanto

citt,
:

essa

n stato, ma santuario
a tardi tempi nel regime antico

stessa,

chiusa fino

DELFI E LA POLIS

[SBC. VllI-VIlj

sue famiglie sacerdotali

delle

2 9:

45

sopravvivenza di

un ordine arcaico in mezzo alla societ nuova rappresentazione immanente e suggestiva ai Greci di
un passato ormai lontano per tutti, ma a Delfi ancor
vivo e attuale: Delfi gentilizia, e per ci animistica,
:

e per ci

competente

culti e di sacrifizi

moni, agli eroi


itecv ~z

in

materia di fondazioni di

e servizi religiosi agli di, ai de-

(csofiy te fSparsts

XZ Sa:p,6va)v

xac

xac ftuafa: xx a)Xxi

ypaxov S'coarcecoa

quanto aveva rapporto con

tutto

le

-3),

e di

Sepolture dei

defunti (isS'jiYjadcvicov te ab {Mjxat 3) e coi riti atti


a placare i morti; - nel quale aspetto il dio delfico

era veramente

il

dio avito, quello dei padri (rraipcoc,

da chieder consiglio e
da prestare obbedienza quando si trattava di fondare
una nuova citt (oxi^ovziq te tclv oSsvt aXX(p
e a lui solo era

rcaxpcpoq

Tcs:aui)'2,

aXX'

y)

v vouv lywaev, ou5

yjjr\a\s.zcc ?y]YY]T^

T(p rtatp&cp 3).

Ch

alla

composizione della

fratellanze (^paxscai)

rispondere,

quasi

32

citt

per trib

(:puXa),

doveva corideale ed eroico, un si-

e famiglie (yv^),

riflesso

stema gerarchico di antenati, eponimi e capostipiti:


una societ divina sopra l'umana; e l'umana in tanto
era vitale e duratura in quanto la divina restava
inalterata. A ci appunto vigilava l'oracolo: perch
ogni eroe avesse il culto che gli spettava, e il culto
non venisse meno; e interveniva quando si trattava
di dare alle trib un nuovo ordinamento 33 E quando
gli uomini di una citt se ne andavano per mai e a
fondare una colonia lungi dalla patria (noixix), vigilava ancora l' oracolo a che la citt nuova fosse
davvero figlia della prima - sua figlia legittima -,
e ne riproducesse, insieme col sistema tribale, io
.

CAPITOLO

*6

[8BC. VIIIVll

TI

cultuale e religioso; ~ o altrimenti sanciva

schema

quelle variazioni che dalla necessit fossero imposte

un nuovo
o uomo - aveva
colonia (pyrX^^- ^PX^Y^S), e dunque

primo luogo decretava l'aggiunta

in

culto eroico tributato a chi - dio

condotto

la

34.

di

35

ne era quasi l'autore; ci che in termini di religione


si esprimeva facendo di lui un padre, un antenato, un

E quando una

citt era travagliata dalla fame


da
altra
calamit, P oracolo interrogato
morbo o
adduceva come causa il cruccio di un eroe sepolto

eroe.

o dal

lontano dalla patria; e consigliava che

&

resti mortali

- dove ancora
una volta si vede come Peroe sia essenzialmente un
avo ch di ogni avo, come di ogni morto, lo spirito
legato alla tomba; e la tomba fissa nel luogo *; e
perci quello spirito non pu aver pace se non quando
sia ricongiunto, per le sue spoglie, al luogo dei suoi 37.
E il luogo era, ormai, la Citt. Ma Pidea era di
gran lunga pi antica: era la stessa idea onde nelle
di lui in patria fossero trasportati

primitive l'omicida soleva fuggire dal terri-

societ
torio

38

uomo

durissima pena a quei tempi, in cui ogni

in tanto e fin tanto

terra sua e dei suoi


spirito

allo

oltre
al
tal

ma

dell'ucciso,

valeva

fuggendo
non libero

confini perch legato al

dunque
caso non mancava

sepolcro,

alla

che stava sulla

fin

egli si sottraeva

di

perseguitarlo

cadavere, e dunque

terra

all'ucciso

39.

la

Ma

anche

in

vendetta: ch

s, il sangue di lui come


anche quello della sua gente,
di tutti coloro che si erano nutriti dello stesso latte
(|JtoyaXaxic), e perci avevano lo stesso sangue; e

quel sangue versato era,

individuo

v.

ma

sopra a

era

p.

7-8*

14,

20

RE E POLIS

(SBC, VIII-VIl]

47

quei consanguinei (dell'ucciso) sui consanguinei (del-

prendevano vendetta, per diritto sacroche solo cos placavasi


per dovere
P anima del defunto. Tanto era sentito il vincolo
del sangue 4. N tale sentimento col sorgere della
polis scomparve d'un tratto. Bens la polis avoc
a s non il diritto di persecuzione, che rimase ai
uccisore)

l'

anzi

santo,

parenti dell' ucciso

ma

4*
f

di

diritto

il

regolare

ammende, per metter fine


Onde non fu pi il sangue il

pene, e fissare
odii intestini.

penso

al

sangue:

in uso, e fu

ma costumanze

ammessa

l'espiazione.

Delfi offerse l'esempio

ai

le

lunghi

solo com-

pi miti vennero

anche

dalla

santificato

in

questo

religione

42.

l'esempio fu quello del dio stesso, di Apollo, che

aveva dovuto espiare Y uccisione del serpente pitico


e' la sua pena era stata una servit di nove anni 43.
Ed ecco che qui dunque si vede emergere, sotto
un elemento che nella vita
il segno della religione,
sociale era presente da tempo immemorabile, eppure
la schiavit 44. Ch la polis
poco o nulla valeva
nacque aristocratica (depiarfjsc, aptaxtvSyjv), come quella
che si form dal sistema gentilizio; il quale domi;

nato
(

dalla

stwctvi'Ssc,

discendenza,
ifraysvsrc

diritti privati di

stati finora,

e dai diritti

Solo

).

che

dalla

legittimit

g' interessi

ciascuna gente, di autonomi ch'erano

comuni

di tutte,

quante aderivano

alla

pi di tutte ne scapit quella gente

che prima aveva avuto

Ch ora

quindi

furono, nella Citt, limitati dagli interessi

societ nuova.

re.

re furono

maggiori poteri: quella dei


pi d'uno:

o due

come

Sparta, o quattro come, in principio, ad Atene - cio


tanti

quante erano

le

trib

(;:uXo 3aaifc) -,
4

ancora:

tanti

forse,

quante erano

le genti:

o pi

un

col-

CAPITOLO

48
legio di re
i

privati

anche

come

45.

fsKc.

delle singole genti; e

potere giudiziario.

quelli eh'

Ma

per ci ebbe

casi

omicidio,

di

erano particolarmente sacri

gione (effusione del sangue),

vni-vn

assommava dunque

quale collegio

Il

diritti

il

II

furono

alla reli-

riservati

alla

competenza di un tribunale speciale


dove il re
continu ad avere una speciale posizione, ~ come in
genere alla stirpe dei re fu conservato pi a lungo
altro segno * che la potest regia
il potere religioso
doveva essere originariamente connessa con la religione, e precisamente con P arcaica religione animi:

stica,

in cui lo stesso

carattere

essenziale dell'

isti-

tuto regio s'incardinava, voglio dire la ereditariet;

come

mente

in fatti

P autorit giuridica dei re principal-

si esercit,

per esempio a Sparta

47,

in materia

di successioni e adozioni e diritti di culti patrimoniali

e rapporti di questi con

una sfera essenzialmente

diritti pubblici,

dunque

gentilizia e animistica

48.

in

qualche volta pot anche avvenire che un antichis-

simo nume della famiglia

senza eliminare

reale,

gentilizi delle altre singole genti, diventasse

nume

culti

esso

il

Ma pi spesso fu P assunzione
segno religioso del nuovo mondo

di tutta la polis.

di un dio nuovo

il

E il nuovo iddio non fu patrio (rtaiptoc,


ma civico (7zoXiouyjoc jcoXtec, no'ktoaoc; ri1

che nasceva.
izzxotioq),

'

e talvolta anche

il suo stesso
onde apparve
nome fu il nome stesso della polis
del
pi
la
comunione
dio
con la citt,
intima
ancora
con la sua vita, con il suo spirito ~: basti P esempio
della dea di Atene ('AiHjvat), che si chiam Athena

spettivamente TioXiac)

('Aftryvr/,

v.

AHyoda

sopra a

p.

43.

'Aftrjva)

49 -

ORIGINI DKT

(SBC. Vlll-Vllj

E come

TEMPIO

49

nuova crebbe, di solito, intorno


regale s, cos il dio civico,
murato
all' antico borgo
che inaugurava la nuova vita, pot assorbire e quasi
la Citt

incorporarsi la santit della religione antica, e associarsi, in

posizione subordinata,

come

il

nume

privato dei

aveva nella reggia il suo


sacrario; e per ci la reggia era sacra: non solo
come dimora avita, ma come sede del sacerdote, che
era il re stesso. Onde, anche, avvenne che l dove
era stata la reggia, ivi stesso il dio civico ebbe il
suo santuario. E cos l'ebbe Athena su l'Acropoli,
dove infatti si trovava ab antiquo il palazzo miceneo
nel qual palazzo appunto sar stato adorato Erechre.

quale,

Il

tale,

5."

T aborigeno (yyjye.v^s) 53 nume gentilizio dei


Kecropidi, identico, verosimilmente, - o identificato theus

5*

con Poseidon 54 che ad Athena contrast, secondo la


leggenda locale, il possesso del luogo; ma Athena
vinse, e la sua vittoria fu quella del nuovo regime
f

sul vecchio

- e tuttavia Athena

secoli quel primitivo

demone

si

tenne accanto nei

ctonico nella sua forma

originaria (teriomorfica) di serpente

55.

parallela a questa continuit ideale si svolse

segno che la civilt micenea non and dunque


tutta perduta nella distruzione - una continuit for
male; ch dell'antica reggia qualche cosa pass nel
- gran

nuovo santuario: e

megaron; come in fatti i


templi greci pi antichi ebbero la pianta e la forma del
megaron miceneo 56. H quale, pur partecipando della
diffusa santit e maest della reggia, non era per s
stesso un luogo di culto, n aveva un proprio carattere sacro; e tuttavia diede origine al tempio 57:
perch il tempio casa (del dio) (vac; da vacVo); e
di quella prima fra le case eh' la reggia il megaron
fu

il

?kttazzoni

La religione nella Gretta antica.

CAPITOLO

II

dunque degna di
servire di modello per la dimora di un dio. E questo
fu il dio della polis. Il quale, se ebbe una casa - una
casa da re -, dovette dunque esser pensato in forma
antropomorfa; ch la casa conviene ad un essere
umano, - e il tempio ha poi il suo complemento inteera

il

cuore e

la parte pi bella,

'

grante nel simulacro divino, eh' la figura umana


del dio abitatore; - come in fatti insieme con quelle

prime opere della architettura religiosa ebbero principio le opere di una primitiva statuaria, per quanto
rozza ed incolta 5 8 Onde si vede che quella origine
del tempio che noi abbiamo costruita in funzione
dell'idea stessa del tempio, ha poi la sua ragione
profonda nello svolgimento generale della religione.
Ch mentre alla religione gentilizia degli avi, degli
eroi, in una parola dei morti, non occorrono templi
n statue divine, perch quei numi hanno figure
inumane, pi o meno ibride di animalit 59 (e con
questo, anche, sar da porre in relazione il fatto
che templi e statue sono sconosciuti al culto dell' et
micenea, che pure nelle arti in genere, e anche in
.

quelle

figurative,

fu

progredita *);

cos

invece

il

sono espressioni
di antropomorfismo, appaiono intimamente solidali col
tempio e

la

statua del culto, che

sistema della polis.

quando
occorse una forma

perci sorsero pi tardi,

alla nuova forma della societ


nuova della religione; e difficilmente o raramente
potevano fornirla quei numi gentilizi teriomorfi, che,

per essere

aviti

privati e particolari

doveva essere

il

animistici,
60
;

dio di

* v. sopra a p, 21

mentre,
tutti

erano per ci stesso


invece,

il

dio civico

e per ci pi facilmente

\m>c.

LA RELIGIONE DELLA POLIS

vnf.vHj

potevano
appartenevano in comune:

sar stato scelto tra quelli che da"


essere adorati perch a

tutti

voglio dire tra gli dei della natura


della polis

divinit
ristico,

fu

JI

tutti

Ed

61
.

infatti la

generalmente un dio natu-

quindi anche (a differenza di quei numi

animistici) antropomorfo, e,

come

tale, fornito di

templi

antropomorfismo
la forma che il mito imprime alla materia
del naturismo, come gi vedemmo*; e da quella
e dei relativi simulacri; ch F

materia e da quella forma


~

si

genera

politeismo:

il

e per ci fu politeistica la religione della Citt

6z

Onde, anche, scopriamo una ragione sociale oltre quella estetica - a quel facile e generale sovrap-

numi primitivi, del


quale documento, come vedemmo**, Esiodo; ch
nelP epopea (omerica) ebbe il politeismo la sua pi
alta espressione, come in quella ove il mito divenne
porsi delle divinit omeriche

ai

poesia, e cos Farte si aggiunse al mito nel plasmare


gli

iddii

in figure

quando F epopea

di piena umanit.
si

diffuse per tutto

nico, divenute familiari

il

quali

poi,

mondo

elle-

alla fantasia di tutti

e universalmenfe note, furono


divinit civiche

Le

plasmarono ed affinarono

Greci

su cui

tipi ideali
il

le

loro an-

tropomorfismo
E cos la religione della Citt accentu il suo carattere olimpico, modellandosi sempre
pi secondo quel pantheon ch'era come il riflesso
poetico di una luminosa citt divina, cos luminosa
che nella sua luce impallidiva lo schema arcaico
6 3.

della gerarchia animistica

Ch, anzi,

le

ombre stesse

* v.

sopra a p. 15

* v.

sopra a p, 39.

sg.

degli

avi e degli eroi

6 4.

di quel passato gentilizio

CAPITOLO

5a
e vetusto

e gli

|SKC.

II

vitt-vn

furono anch'esse rischiarate dalla poesia


eroi

stessi

trasfigurarono

si

secondo l'ideale

epico e cavalleresco che fu caro all'aristocrazia delle


genti: a quelle genti che nei governo della cosa pub-

mentre nella cerchia loro famie privata di nulla tanto si inorgoglivano quanto

blica primeggiavano,
liare

di

modo la loro procui" Omero avesse

poter connettere in qualche

sapia col

nome

un eroe

di

di

cantato le imprese.

Cos cresceva
dini

fossa

mondo che

piccolo chiuso

serrava; ed

parlavano

morti

ivi

ma

citta-

un muro ed una
sommessamente dai sepolcri

intorno correva pel cielo e

su la terra e sul mare un


cuori battevano

coscienza dei

la Citt nella

poesia; e

alito fresco di

animosi, e gli spiriti

tendevano

si

impazienti verso l'avvenire.

Allora la Citt fu la Patria.

Ma non

tutti

sul territorio di

una

membri

accanto

ai

stavano

altri

subordinata

erano cittadini quanti dimoravano


Citt.

Ch

gi nel yvoc primitivo

naturali e legittimi della famiglia

individui - uomini e
66

quali ^fjxeq

od

donne -

in posizione

otxxai,

ossia fami-

e aderenti, simili in parte ai clienies

liari

mercenari, non servi

7,

lavoratori

ma nemmeno membri

68

6s

della

comunit, costretti a rinunziare alla libert per avere


protezione 6 9; - ed altri ancora in qualit di 5|x5><; 66
e

2{ji" l'ose,

simili

ai

schiavi e schiave
servi:

venuti di fuori: o

tutti

per aver ucciso un

uomo

o rapiti (se donne)

posseduti dal padrone,

7
}

#
,

fuggiaschi

o nemici presi sul campo,

o comprati fanciulli

comunque, lontani dalla loro terra ch'era


*

v.

sopra, a p. 46.

7*

la

tutti,

loro

[sac.

LA POLIS E

vm-vij]

patria perch era


nella

privi,

CONTADO

IL

padri

la terra dei

nuova sede,

53
loro, e

dunque

di averi e di diritti,

senza

focolare proprio, bens aggregati a quello ospitale,

e quindi

(cpaxco:),

nemmeno

partecipi, in

principio,

della religione del yivoq - eh' essenzialmente

nione di consanguinei
via di

-,

comusebbene poi ammessi, per

adeguati, a parteciparvi.

riti

Questa servit patriarcale ebbe anch'essa a Delfi


gentilizia la sua consacrazione, nella leggenda - come
dicemmo * - di Apollo. E corrispondentemente ebbe
la sua prima espressione letteraria in Esiodo - il contadino di Beozia devoto di Delfi -, e pi precisamente
nel poema dei 'Lavori* ("Eoya) i 2 ricco di elementi
folklorici e di motivi popolari ignorati da Omero:
y

dalla favola animalesca (alvoc)

donne

all'invettiva contro le

dai divieti di carattere animistico e magico

74
y

ad una terminologia dettata quasi da una


timorosa reverenza per i nomi delle cose, ad esempio
per i nomi di taluni animali 7 6 E tuttavia negli Erga
gi rispecchiato un momento ulteriore: quello in cui
(tabu)

75

le

famiglie gentilizie, le patrie e le fratrie

trarono nella Citt

divennero

fondiaria fu
(lpa)

non

77;

la

(auvocxcajjtc), e

cittadini (aereo:, ttoX xac);

primo

il

titolo

alla

si

membri
che

concen-

di quelle

la propriet

cittadinanza

(yew-

e invece coloro che lavoravano la Terra,

possedevano, rimasero sui campi

com'erano di ogni

diritto,

78
;

e,

ma

privi

facilmente vessati dai signori,

s'impoverirono sempre pi e vissero, nel regime nuovo,

una

vita

cali,

ai

grama, ben altra da quella dei tempi patriarquali forse pensarono con rimpianto come a

un'et dell'oro;

y.

sopra

p.

47

il

loro lamento giunse fino a

CAPITOLO

54

(SBC. VllI-VIl]

II

noi per bocca di Esiodo (mito pessimistico delle et


del

mondo

sociali

sua

79).

Ch

di

Esiodo ebbe a

quelle

soffrire

travagliate condizioni

personalmente; e dalla

esperienza trasse motivo di poesia.

trista

Onde

primo poeta subiettivo e indima nella sua propria miseria sent la


viduale
comune miseria di tutti - o dei pi -; e dalla umanit prossima e presente la projett nel passato 8l
fu,

egli,

veramente

il

80

levandosi quasi

come

profeta

fra

quali proclam la bont del lavoro.

pur dura

fatica

82
;

quegli

Ma

il

umili,

ai

lavoro era

n v'era riposo, se non forse pei

morti in un'altra vita: pei

vivi, in questa, tutt' al pi

nelle solennit festive consacrate dalla religione:

non dalla religione della

polis.

ma

NOTE

Secondo Erodoto:

3 PtoiLOs

sopra a p. 23 sg.

Schoemann, De poesi theogonica Graecormn,

2 Cfr. G. F.

Academica

(1849). (Opuscula

Paus.

v.

vcDvfioos

II,

Berolini 1857,

ad Atene:

Diog.

sgg,).

Laert.

5 (Taraxippos).
bis
Cfr.
3
J. von Negelein, Der Individualismus
cult, Zeitschrift fr Etimologie, 34. 1902, 49 sgg.
cfr.

6.

20,

4 Trovamenti di

fittili

Bulletin de corresp. helln.

teilungen

(Paus.
I

il

3. 19,

sgg.) e a

kinthos

':

io, 3;

micenei
18.

sotto

1894,

%1

tempio a Delfi:

il
5

im Ahnen-

Attienisene

Mit-

1881, 361.

b.

5 Cfr.

1.

rapporto di Apollo con Hyakinthos ad Amyklai

Amyklai;

3: culto di

cfr.

Tsuntas, , EY)pt. p)(. 1892,

Taranto (tomba di Hyakinthos, o di

Polyb.

8.

30)

'

Apollon Hya-

con Atymnios a Gortyna (Nonn. Dionys.

129 sg.; 258 [4>otpog 'TUfivto); 12, 217; 19, 180 sgg.);
con Sarpedon a Seleucia (Roschers Lexikon, s. v. Sarpedon,
11,

307

sgg.).

6 Santuario di Ge (in connessione, a quanto sembra, con


le

Muse) a Delfi ancora

crac. 17.

al

tempo di Plutarco:

- Oracolo della Terra ad Olympia: Paus.

Plut., de pyth.
5. 14, io. -

Un

oracolo di Apollo Maleates sovrappostosi a un santuario della

Terra (7covofAau.evov
7 Cfr.

raYjTtxov)

a Sparta (Paus. 3. 12, 8)

A, Dieterich, Mutter Erde (1905), 21

8 Plut. quaest. gr. 12 r p, 293.

sgg., ecc.

CAPITOLO

56

II

il mundus nella religione


Romana: G. Wlssowa
und Kultus der Romer 2 Miinchen 1912, 234.
10 'vis illa terrae quae mentem Pythiae divino adfllatu
concitabat
Cic. de divin. 1. 19, 38. - Cfr. Strab. 9. 3, 5, p. 419

9 Cfr.

Religion

- Paus.

vfroooiaaxixv).

(TcvsOjia

- Cfr. S.

jistvijvat).

La

Ferri,

1.

34,

"AtcXXwvo^

(g

Saggio sulla religione

Sibilla.

popolare greca (Annali della R.

Normale Superiore

Scuola

xxvi), Pisa 1915, 39 sgg.


11

Di

12

U omphalos

Omphalos studien
Volkern,

hymn. homer.

sesso femminile (Spdbiaiva):

122.

(W. H. Roscher, Omphalos, 191 3; Neue


Der Omphalosgedanke bei verschied.
5

91

secondo Varrone, de

1918),

rebbe una specie

2.

di

'tomba

I.

l.

Python'

di

17, p. 304, sa-

7.

Pithonos tumulus),
(

simile a un thesaurus, dunque verosimilmente (Ronde, Psyche,


I 3,

monumento

132) un

a cupola micenee, che

tombe

(semisotterraneo) del tipo delle

Greci chiamarono %-Xoi

(cfr.

il Xdct'vo

o; costruito a Delfi da Trofonio e Agamede, secondo hymn.

hom.

anche

118; e

2,

Nub.

Aristoph.

508],

Trofonio
abita

sotto

responsi oracolari [Paus. 9. 39, 5


nel santuario di Delfi la sua
p.

387;

cfr.

ha

forma serpentina [Sch.

terra

sg.]).

[a

Lebadea], e d

- Anche Dionyso aveva

tomba (Philochoros

frg.

Plut. de Iside et Osir. 35, p. 365).

rale (nonostante

Roschers Lex.

Rohde,
1,

op. e,

1033) di

3
.

122,

11.

identificare

22

FHG

50 sgg.; cfr. Voigt,


Dionyso col demone

ctonico. Certo la mantica della Pythia (per ispirazione)

nisiaca (Apollo profetava x S^VTQg [hymn. hom. 2, 2

Zeus, a Dodona, x dpo$ [Odyss. 14, 328 J


rcpocp^TYjs

Oedip.

hom.
di

2.

Aesch. Etimen.

tyr.,

151); e

la

cfr.

19,

Pythia,

infatti

614,

come

I,

Viene natu-

la

5],

dio-

come

Apollo Aio;

713; cfr. Sophocl.,


Spxatvx (hymn.

122), intimamente connessa con la Terra. - Oracolo

Dionyso presso

Xpiwaa xa~d nsp v

Satrai (Tracia), dove

AsAqpotoi

Herod.,

7,

era una
ili).

rcpu.avTi

- Nell'ora-

colo di Dionyso ad Amficleia (Focide) 7Tpu.avTt 8s ieps


oxt, XP? Ss * toO frsoO xioxos (Paus. 10. 33, 11). - Secondo
SchoU Pind. hypoth. Pyth. a (Drachmann. II, p. 2), Dionyso

precedette Apollo nelP oracolo deifico

Karl
13 Gaia

Poi
essa

una

stessa

Eumen.

(Aesch.,

pWTfiavTic a Delfi

Therais

succede, nell' oracolo,

le

57

forma della Terra

(iid.)

Prom. 209

(cfr.

sg.

ma Themis

}.

Cfr.

sg.

J. E. Harrison, Themis, Cambridge 1912, 480 sgg.). Anche la


Notte (cfr. npu>xf} NS) xpvpnqtTjosv, slxa 6[JU, Sch. Pind.

Pyth.

hypoth.
sogni

di

Drachmann,

a,

Theog.

Hesiod.,

il,

2),

p.

212,

Notte madre

la

come

sg.),

Terra (incu-

la

bazione).

14 Plut. consol. ad Apoll., 14, p. 109


15 Iliade 23. 65 sg.
16 Eurip. Hec. 70.

Odyss. II. 207 sgg.

cfr.

17 IUad., 16. 235. - Cfr. Soph.,

xoitwv SsXXwv)

hymn.

e Callim.

c.

Trach.

286

4.

IT 66-7

(^auoct-

(Yr/Ae)(s).

Dodona

18 Zeus, dio del cielo, faceva conoscere a

la sua

volont per lo stormire delle fronde dell' albero a lui sacro, la

328

quercia: x 8po [Odyss., 14.

Prometh. 830

297;

19.

Aeschyl.,

cfr.

sg.).

19 Decadenza dell' oracolo di Dodona in et romana (Lu-

Icaromenipp.

cian.,

24).

C. Carapanos, Dodone et ses

Cfr.

ruines, Paris 1878.

20

Un

sempre ad Olympia [Paus.

14, 10 (cfr.,

meter Chamyne

[cfr.

pi meridionale

x^jiac;

che

si fa

5.

De-

20, 9; 21, 1],

6.

humus]), cio in quella regione

momento

il

particolarismo,

il

lat.

rappresenta un

popolo greco:

storia del

lismo e

Terra anche ad Olympia: Paus.

oracolo della

momento

ulteriore

in cui, attraverso

strada (v. sopra a p. 22

il

della
loca-

sg.)

la

coscienza di una unit nazionale.


21 rcoXlxai in

131

17, 206)

ha

il

Omero

(Iliad.

558; 22, 429; Odyss.

15,

senso materiale di

'

non

il

den

Einleitung in die Altertumswiss.

senso politico di

22 J.

G.

Frazer,

kingship.

Anche

evolution

of kings

23

Le

tre

'

cittadini

'

Lectures on

The golden ough z


(2

trib

abitanti

B. Keil,

Ili

the
,

'

una

(di

in

(1912),

7,

citt),

Gerke-Nor305.

early

history of the
The magic art and the

voli.),

London 1911,

delle

citt

doriche (argoliche): Hyllei,

Dvmani, Panfyl - Le quattro delle

citt

joniche:

Geeont*.

CAPITOLO

58

Hopleti, Argadei, Egicorei. - Cfr.

II

H. Bolkestein, Zur Entste

" ionischen " Phylen. Klio 13. 19 1 3, 424.

hung der

24 E. Curtius, Storia greca, 501


hardt, Grzechzsche Kulturgeschichte,

Psyche

sg.,

177

521 sgg.; J. Burck320 sgg, - Cfr. Rohde

sgg.,

II,

sg.

259

25 Plut., de pyth. orac. 26.

26 Intervento

dell'oracolo

(corrotto

da

determinare la legittimit di un re spartano

Cleomene

per

(Demarato) nel

vi secolo: Herod. 6, 66.

27 Rapporti con
nidi e con

Kylon (Thucyd.

126, 4), con gli

Delfi (Herod.

Alcmeo-

Pisistratidi.

28 Frigia: trono del

ma

I.

Mida

re

I.

14):

vedi in proposito Reichel, Vorhellenische Gotterculte 17, e

Korte, Ath. Mitt. 23. 1898, 97. - Lydia: doni votivi di Gyge

(Herod.
16,

1.

1); di

14); di Alyatte (Herod.,

Creso (Herod.

e altri

permanente per
a

fu ostile

superiore).

Delfi

19,

25:

Paus. io.

cfr.

50); Creso ottenne a Delfi speciali

1.

54) (Creso consult anche l'oracolo di DoHerod. I. 46). - I re di Lydia erano una minaccia

privilegi (Herod.

dona

1.

1.

colonie greche d'Asia; e tuttavia Delfi non

le

notevole

loro doni

nel

dunque

volle tenersi imparziale (e

piuttosto

loro;

che

sovrani di Lydia deponevano a

tesoro

dei

Corinzii (Herod.

14).

1.

Persia: continua la politica antinazionale (supernazionale) dell'

oracolo

abbandonano

6.

spedizione

un

responso

dell'

oracolo

I.

Cnidii

idea di opporre resistenza ai Persiani

l'

pago (Herod.
(Herod.

seguito

in

Didyma

19); contegno ambiguo dell'oracolo al tempo della


di

Serse

(Herod.

Egitto: forte contributo di

139, sgg.;

7.

Amasi

cfr.

8.

36

alla sottoscrizione

sg.).

dopo

consultazione (Her.

la presa di

Macedonia:
a

Delfi

Vejo (Liv.

5.

I.

167).

25,

8.

2.

Roma: dono

i8o) u

votivo

io; 28, 2; Diod. 14. 93).

gi Alessandro I dedic una sua

(Herod.

interna-

zionale per la ricostruzione del tempio di Delfi (Herod.

Agylla:

Har-

di

174); oracolo sfavorevole a Mileto e

121). - Atteggiamento per

statua
lo

d'oro

meno

in-

certo (secondo Demostene, filippeggiante) dell'oracolo di fronte


alle

aspirazioni

di

Filippo

il

Macedone (come

gi prima di

NOTI
fronte

quelle

del

tessalo

59

Jasone

Xenoph., Helltn.

6.

4,

29 sgg.X

29

Bp^nizi alla difesa di Delfi contro

yivos dei

II

Focesi nella terza guerra sacra (Diod. 16.

anche

con

ai rapporti di Delfi

3). -

24,

Alcmeonidi,

gli

Si pensi

potente Y^vO

il

Atene (rappresentato dai

ateniese, contro lo stesso Stato di

ti-

ranni [Pisistratidi]). - Sul yvo^ dei Labyadi (venerava Apollo,

Zeus Patroos e Poseidon cppxpio$) informa


de corr.

30

hell.,

eccezionale

1895, 5

19.

Plat.

p.

4,

fu

Dorieus, che fond una


Xpvjax^pi'o) xpy)a|ivo$

- Quali

fossero

Thucyd.

5.

16

iscrizione Bullet.

427 BC. - Herod., 5. 42 cita come


anche poco fortunato) il procedimento di

resfi.

(e

l'

s gg-

Spartani ouxs xcp v AsXcpotot

rcoixi'Yj di
. . .

oSv xa>v voutouva>v.

orce rcoiigoag

questi vou.idfieva,

[fondazione

di

si

pu averne un* idea da

Sparta];

Aristofane

cfr.

Uccelli (parodia della fondazione della nuova


31

Uno

religiosit

speciale

collettiva

carattere

citt).

Apollo come

di

sarebbe contenuto nel

240) che

connette

lo

con

TisXa

pxatpeatat (Hesych.) e ;tsXXaxa:;


Cfr.

mese 'AneXXaog e

il

32

Una

xpta, Sch.

hanno

festa dei cppaxopsg

gli stessi

padri

').

legittimit

le

Essa culminava

(taglio

ammessi: Hesych.

s.

di

all'

nomi

la

sua

eroi
di

(nel

terzo giorno) nella

introduzione dei
il

eponimi delle

nella

figli

riconoscimento della
cappelli

ai

nuovi

v.).

ripartizione

sottopose
delle

10 eponimi delle trib.


cpoAcci

alla approvazione

qwXa proponendogli

di 100 eroi capostipiti (p)(Y]Y^ Ta -) tra

avesse a scegliere

xxXvjcuat,

'A7taiopta (=n u,07ta-

una ciocca di

33 Anche distene ad Atene


dell' oracolo

oyptoi,

nome,

Beitrge 19.

quasi: 'la festa di coloro che

comunit dei ^pdxops;, che era come


loro

una

'AitsXXaca.

sono

Aristoph. Ack. 146

cerimonia (xoopstxis) destinata

di

ispaiv xoiva)vo (Hesych.).

le feste

dio

suo stesso

secondo l'etimologia (Froehde, in Bezzenberger*


1893,

negli

facevano parte,

quali la Pythia

Le

statue dei io

insieme con quelle

Athena, Apollo e Miltiade, del grande dono votivo dedi-

cato da Atene a Delfi dopo la vittoria di Maratona* Paus

10.

6o

CAPITOLO

io,
5.

(opera di Fidia? Cfr. Loewy, Studi itah di filok class.

1S97, 33).

34 P.

e3.

intervento di Delfi nella fondazione di

per opera di Calcide: Strab. 6.

1,

Rhegion

257.

6, p.

35 Specialmente lo stesso Apollo: perci chiamato anche


Olxtox^ e Ktottjs. - Molte colonie si saranno chiamate Apollonia per questo.
I

37 Costruzione di

cenotafi (xsvv

o per

eroi

36 Rohde, Psyche
caduti

dove

160

sg.

vxXvjat^

1'

compagni sono caduti,

(i

voce: Odyss. 9. 65, perch in

Rohde, Psyche

3
,

65 sg.

provvisorii

ovjjia

in terra straniera (contro

quest'uso in rapporto
terra

ispirito

pei

Con

superstiti, lasciando la

chiamano

li

nemico).

il

tre volte a

gran

seguano in patria):

li

163.

38 Fuga di Theoclymeno da Argo Odyss. 15. 224, 272,


2 75 s gg-)- ' Anche: Iliad. 13. 696
15, 432; 24, 480 sgg.
\

Cfr. incora:

39
se la morte di un

Demosth. 23, 69.

uomo

era stata

inanimato, questo era portato oltre

Corrispondentemente,

determinata da un
i

confini

cfr.

oggetto

Aeschin.

3,

244; Paus. I. 28, il. - (L'ascia con cui si uccideva il bue nel
rito delle Bouphonia, era sottoposta a giudizio e condannata
dall'

Areopago).

40
V7j7U9

Cfr.

il

proverbio attribuito a Stasino

Tcaxlpa xtsCvcov Tuiac, xaTaXsircet.

Q<;

(fr.

cidio involontario doveva esser vendicato col sangue

vede che

l'

idea predominante

quella

del

valore

dove

si

magico del

sangue effuso, pel quale non v' altra riparazione che


(il

Kinkel)

22

- Anche V omi-

il

sangue

simile, col simile), secondo la pseudo-logica che regola quella

pseudo-scienza che la magia.

41 Nelle leggi di Dracone

42 Anche
mitigatrice

Dittenberger Sylloge,

n. ili.

sul costume di guerra Delfi esercit un'influenza

le citt aderenti all'

Amfictyonia eran tenute a non

impedirsi l'uso dell'acqua reciprocamente, e ad evitare la distruzione delle citt.

43 Anaxandrid. frg. 5 Miiller (FHG III, p. 107) ap. Sch.


Burip Ale, 1 Plut de def, orac, 15. - Apollo in servit presso
t

NOTI

Admeto per espiare l'uccisione dei Kyclopi (Eurip, Ale. 1 sg.,


cum sch.). Cfr. Apollo con Poseidon nella costruzione delle mura
per Laomedon {Ilade 7. 452 sg. cfr. 21. 442 sg.); con Alcathoo nella costruzione delle mura della cittadella omonima ^di
Megara): Paus. 1. 42, 2. - Apollo (ossia il suo oracolo) purific poi Heracle (servit presso Eurystbeus), nonch Oreste. ;

Theseo purificato dalla macchia di omicidio nel Delfinion di

Atene (Paus.

io):

28,

I.

in

Atene

omi-

per

purificazioni

le

cidio erano sottoposte all'autorit degli 5v]YV/Tal

Tt'j

(G. Gilbert, Jahrbucher

Supplem.-b.,

897, 507).

Cf.

classische Philologie, 23

f.

collegio dei

il

44 Si tenga presente

1'

a Sparta.

Ttfriot,

elemento popolaristico (anti-aristo-

cratico?) in Esiodo: v. sopra a p. 54.

45 Cfr.
264) chiama

tco.

gaaiXstg (giudici) che Esiodo (Op. et d. 39, 221,

8(opo*f dyot

tanto erano accessibili alla corruzione.

46 L'areopago ad Atene (Demosth. 23, 22; Aristot. 'A3*.


57. 3). - Altri tribunali ad Atene giudicavano dei casi

di omicidio involontario, ecc.: cfr. Gilbert,

czt.

/.

sg.

485

47 Sparta conserv per lunghissimo tempo la (duplice) moereditaria. - In Atene, Codro segna la fine della

narchia

ma

monarchia ereditaria:

1'

rimane

arcontado che gli succede

dapprima ereditario anch' esso presso

Codridi,

diviene

poi

accessibile a tutti gli Eupatridi.

48 Herod,

49

Cfr.

sg.

56

6.

Athena

AaXxo|isvYjt^ [Iliade 4. 8

dea civica di Alalcomenai in Beozia. Cfr. Strab.

50 Thucyd.
oboa

n\t<;

51
in

9. 16, 5.
7

origine

20, 6).

15:

2.

t S np xoxou

f]

5.

908),

9. 2, 36, p.

la

413.

xpKoX^ ^ vOv

yjv.

Tebe
la

Cfr.

il

santuario di Demeter Thesmophoros era stato

casa di

Cadmo

ad Olympia la

- Anche su

suoi dipendenti

e dei
'

casa

'

le cittadelle di

di

Oinomao

Tirinto e

sero templi in et posteriore: Perrot-Chipiez, vi,

52 Athena

si

reca ad

xtvv 6d|iov: Odyss.

Atene ed entra

Paus.

(Paus.

5. 14,

Micene
fig.

Cfr. Iliad, t. 548,

sor-

90.

nell' 'EpexJHjog

7. 81.

53 Herod, 8. 55.

'

reo-

CAPITOLO
54
Poseidon

in

HerodL

55

il

ni, 276). -

bacino

acqua che

d*

Erechtheus con un colpo

fa apparire nel santuario di

di tridente. - IloastScov

'Eps^^sag nelle iscrizioni CIA

I.

387;

Altare di Butes (l'eroe eponimo del fivo^ sacer[Eteo-]butadi, dediti

dotale degli
1'

8,

II

culto

al

Poseidon) nel-

di

Erechtheion.
55 Si tengano presenti

rapporti

alcuni [Furtwngler], di identit) fra

prossimit (secondo

di

il

pi antico tempio (He-

catompedon) di Athena sull'Acropoli (anteriore a Pisistrato, che


lo

cui

abbell, poi distrutto dai

palazzo

Persiani)

ambedue

parla Erodoto (8. 55),

La forma

miceneo.

1'

'Eps^^oS

sorgenti sulle

vvjg

di

rovine del

serpentina propria dei demoni

ctonici: cos Erechtheus (poi detto anche 'Epi)(>vLC [cfr. Po-

seidon vvooty cuogj) generato dalla terra (e$ct)p06 apo'jpa,

non da Athena!),

Iliad. 2, 548:

quale poi lo affida,

nascosto

in

ma

da Athena,

allevato

una

cesta,

alle

Kecrops (Aglauro, Herse, Pandroso), due delle


bedienti, scoprono la cesta, e vi trovano
la

IlapMvos di Fidia aveva ai piedi


56 Tempio di Artemis Orthia a

(Creta),

figlie

la

di

disob-

quali,

un serpente. - Anche

serpente: Paus.

Sparta, tempio

1.

24, 7.

di Prini

Pythion di Gortyna (Creta), tempio di Apollo a Thermos

(Etolia), tempio di
cfr.

il

tre

Neandria (Eolidej, tempio

di

Assos (Troade):

P. Ducati, L* arte classica^ Torino 1920, III sgg.

57 Cfr., per 1' analogia, gli elementi della basilica romana


che concorsero alla formazione della primitiva chiesa cristiana.

58 Simulacro di Athena seduta nel tempio di Ilion


6.

Iliad.

303.

59

De

Visser, de Graecortim diis non referentibus speciem

kumanam, Leiden
60 Si pensi

1900.

alla presenza del serpente (barbato) nei rilievi

sepolcrali arcaici spartani:

Tod and Wace, A

catalogne of the

Sparta Museum, Oxford 1906.


61 Tale

Athena, come risulta dalla sua specialissima

connessione con Zeus, che

il

cielo

(Athena nasce, armata,

dalla testa di Zeus). - Il pi antico simbolo di

XStov)

sar

stata

una pietra meteorica

Athena

(ticcX-

(caduta dal cielo)

fulmine

Athena,

di

statua

la

cfr.

Dipoinos e Skyllis, colpita dal

h 36. 4, io).
Poseidon a Corinto, Hera ad Argo,

(Plin., n.

62 Cfr.

63 Corrispondentemente,
della Dea,

ecc.

rappresentazione

nella

materiale

passa dalla pietra (feticcio) allo xoanon con elmo

si

e lancia aggiunti (questo

primo IlaXXSiov),

il

(cfr.

anfore panatenaiche)

O. Jahn,

De

ariti-

le

fun-

Bonn 1866.

quissimis Minervae simulacris atticis^

64 Tanto impallidisce questo schema che talvolta


zioni dei

numi eponimi

(della gente, della fratria) sono assunte

dalla divinit civica: cos

zoAias e px^Y^'S

alle

conservano lungamente

rappresentazioni antropomorfe, le quali

un carattere arcaico

poi

ma

Athena non

solo

anche cppatpta

(come dea civica)

(dea delle fratrie) e

Ysvsxtg (dea delle genti?): Plat., Euthyd. p. 302. - Cfr. Zeus


cppxptog
pxstog.

[Sc/i.

Aristoph., Ack. 146) e (come protettore delle genti)

- Athena

protettrice

stessa 'Arcaxo'Jpi'a,

della

festa

(gentilizia) delle fratrie (v. sopra a n. 32), p. es. a Troizene (Paus.

2 33>

('Anaioup^, 'ATiaxoopiccg)

r); cfr. Afrodite 'Arcioopos

Mar Nero:

nelle colonie joniche sulle coste del

Strab.

il. 2,

io, p. 495.

65 Membri

per la

nascita

(fioya^avoTeg)

nascita doveva essere consacrata da


il

un

neonato era accolto nella famiglia

solennemente ch'egli era

66

anche

rito in virt del

(il

la

quale

padre doveva attestare

figlio legittimo).

68 Cfr. la ywr} x ? v ^ xt S

La

cit antique,

Iliaci.

12.

433;

131 sg.
gli

epi&oi,

18. 550.

69 Altra cosa erano

un mestiere o un'
70 yuvy}...
71

ma

ts S|id)g ts: Odyss. 4. 644.

67 Cfr. Fustel de Coulanges,

III ad.

Cfr.

Syjino'jpyot, liberi cittadini esercitanti

arte.

Miflovig

t)s

Ksipa: Iliad.

4.

141 sg.

Ed. Meyer, Die Sklaverei im Altertum (Kleine

Sckriften, 19 10), 169.

72
\

Come

nella critica omerica

altioniscke Elegie, 1906;

(Mlder,

Homer und

die

Die Ilias und ihre Quellen, 19 io),

cosi nella critica esiodea si nota ora

una tendenza a tornare

al

CAPITOLO

64

II

concetto della unit di composizione e di autore

Mito

zagalli,

poesia nella

cfr.

A. M. Piz

Grecia antica. Saggio sulla Teo-

gonia di Esiodo. Catania 19 13.


73 Op. 202 sg. - Rapporti fra Esopo
sept, sap. conv.

75 P.

750

Hesiod,

es.

sg.).

158 b;

14. p.

74 Op, 373 sg.


Theogonia, 590 sg.

(cfr.

non

60

Review,

Classica!

Esiodo:

Plut.,

19

11,

5.

[creazione di Pandora]).

Cfr. Sykes, Folklore

76 <psp20ixo

Quindi.

cfr.

sg.

far sedere

ed

Anche

bambini sopra
in

the

le tombe (Op,
Works and Days of

1893.

7.

per dire la chiocciola (Op., 571), ?p . per


r

dire la formica (iid,

778).

- Cfr.

per dire la notte

ecppvv}

560). Qualcuno ha voluto vedere qui le tracce di una ter-

(ibid.

minologia sacrale di intonazione delfica (Gttling, Hesiodi car%

?nina
8.

>

Gotha, 1843,

xxix

Anche

fondazione

sg.

cfr.

Cook, Classical Review,

381).

77

nella

delle

colonie

( i

Fccupoi a

Siracusa).

78 ducasi

S'

TwQTp'jvsiv Tou^xepoc,

cepv

cctvjv Sivjiev

Hesiod. Op. 597.

79 Op, 109
et

religieux chez

religions,

sg.

Cfr. J.

Homre
in

klass.

d.

f.

i,

Alt.,

166 sgg. - Cfr.

il

1): la

des

Tebaide

(fr.

1)

subbiettivo

crescendo del personalismo

(1, 1)

Moogc, dell' Odyss, (1. 1), all' 'IXtov

&sis,

?noral

hi sto ire

Per so n lichkeit in Homer, Neue Jahr23, 1909, 305 sg. - Si confronti:

dal uyjviv #eie, frs dell' Iliade

(fr.

1'

Omero manchi ogni elemento

cfr. Th. Plss, Einheiten u.

bcher

Revue de

1886, 168, sgg.

14,

80 Non che

hymn, hom,

A. Hild, Le pessi?nisme

et Hesiode,

all' <3cvpa

siSa)

\ioi svvstis,

della Piccola Iliade

cominciava come

l'

Iliade

"pY

-9-edc..,

81 Anche l'inferiorit morale della donna fatta risalire


alle origini col

(Op. 60

mito antropologico della creazione di Pandora

sg.).

82 vcocpLV &iep xe xaxcov xal dasp

vano

gli

uomini primitivi: Op,

91.

x^snoto

TEvoio vive-

III.

Le

plebi.

Culti agrari e misticismo.

La

comunione di cittadini. Ma quei del contado non erano cittadini


erano plebi rustiche che si radunavano a volta a
volta nei campi a celebrare i riti della loro grande
polis era essenzialmente

divinit:

la

Terra.

antico

al

questa fu la loro religione:

che

propria dei

volghi

lavoro campestre, dei volghi del

mondo

quella religione
dediti

come

agraria

di quelli medievali e nroderni

d'Europa

compenetrata con la vita, e la


religione agraria con la vita rurale, e per ci
(tanto la religione

diversa dalla religione civica e cittadina per certi suoi

una religione dove la


Terra naturalmente la madre - De{ Ge)meter 2 -;
e il frutto della terra la figlia di quella Madre,

tratti caratteristici e costanti)

Kore, la

fanciulla

il

nume

della vegetazione, che

ora appare diffuso alla superficie del suolo ora


invisibile - e dunque nascosto (rapito) - sotto terra 3
- e allora la madre cerca la figlia, e cercandola erra

da luogo a luogo, e a chi ospitale V accoglie insegna


le

opere della coltivazione


pfcTTAzzoNi

4.

La religione nella Grecia

antica,

CAPITOLO

66

Cos narrava

il

mito.

III

[SIC. VIINVIl]

rito

il

avr

riprodotto

vicenda. Che il mito e il rito sogliono


espressioni
diverse del medesimo
essere
fatto sacrale: quello in forma parlata,
questo in forma operata. E l'operazione avea
la stessa

valore magico,

un

si

di

quella ch era intesa a produrre

effetto desiderato; -

di quel

come

che

si

che qui era

cercava:

il

il

rinvenimento

ritorno della vegetazione.

questa sacra rappresentazione che ritualmente

in

riproduceva saranno
quelle

rustiche

stati

divinit,

attori

come

rustici

devoti

positivamente

Danna ad Auxesta
(Damia equivalente a DeAuxesia a Kore); dove agivano dei cori di

attestato pel culto

(i^ozorioa) di

ad Epidauro e ad Egina

meter e
dieci persone per ciascuna dea, e i cori rappresentavano delle donne (xopoioi yuvatxvj t'otat), ma gli attori
erano uomini, i quali, travestiti dunque da donne,
di divertivano a lanciarsi frizzi e lazzi e motteggi
(xaxs S -^yoe'jov) ingiuriosi per le donne, non
per gli uomini 6
E a Feneo in Arcadia, dove pure si narrava di
Demeter errante ^ il sacerdote usava mascherarsi
con la maschera di Demeter, la quale perci aveva
ivi il titolo di Ridarla 8
E in Laconia e Messenia troviamo delle sacerdotesse di Demeter (e Kore) che erano chiamate ttcXoc,
cio
giumente 9 verosimilmente pel fatto che si
saranno mostrate, almeno in origine, in costume di
cavalle. E anche qui il mascheramento equivale al nome, l'atto alla parola, il rito
al jjiOftog, come segni diversi di un fatto
medesimo, eh' ravvicinamento e 1' assimilazione dell'adorante alla divinit; .

'

'

DEMETER E KORE

vm-vii]

[sec.

come

Demeter

in fatti

67

Arcadia
forme equine

-stessa specialmente in

appar concepita e rappresentata in


- di Figalia 10
la Nera
tale Demeter Mlaina tale Demeter Erinys di Onkeion (Thelpusa) . E
sempre nel Peloponneso, nel culto di Demeter Pro:

'

stasta

Kore a Pyraia

(fra

Sicione e

Fliunte) si

celebravano riti separatamente dalle donne e dagli uomini 12 - mentre poi nella regione di Pellene (Acaia),
;

nel culto

di

Dmeter Mysta,

terzo giorno

il

delle

feste erano rigorosamente esclusi dal santuario tutti


gli

uomini, anzi

tutti

xac t&v xuv&v t

maschi (anche degli animali


e solo

cfopsv),

il

giorno successivo

erano riammessi, e allora aveva luogo fra

uno scambio

di

beffe

di motti

nel culto peloponnesiaco di


I4

stessa acax^oXoyia

Damia

due

scurrili

sessi

come

3,

e Auxesia.

col relativo xrod'xa^q

la

faceva

j s,

alle
anche nelle feste Haloa
quali soltanto le donne avevano piena partecipazione;
nonch nelle feste Thesmophria x 7, dove neppur tutte
le donne erano ammesse l8 ma solo le libere e mogli

poi parte del

rito

legittime

La

9.

quale segregazione e separazione dei sessi,

che caratteristica delle societ primitive


tuisce gi

un primo elemento

afferm poi

nei

misteri.

e,

di esoterismo,

Ch questa

stessa T origine dei misteri

fu

un' origine

costi-

che

si

ad Eleusi
agraria

21
,

perch agraria, indigena e autoctona, non egizia

(per

importazione)

22
,

ma puramente

greca.

Invero

anche l' elemento preellenico, cui alcuni


assegnano
in genere la religione dei misteri - e cos anche ne
spiegano V esoterismo, cio come un carattere naturalmente assunto da una religione di genti vinte ed
oppresse e, perch tali, costrette a nascondere i propri
23

CAPITOLO

68

III

[sc. viii-vii
]

riti

non

propri di

e in gioco

l'elemento preellenico, dico, qui

-,

come

tale,

ma, se mai, solo

in

quanto

quegli indigeni, una volta assoggettati e ridotti in ser-

saranno entrati per gran parte a costituire i


con che il fatto etnico si risolve nel
volghi rurali

vit,

fatto sociale.

fatto sociale qui

il

rappresentato appunto da

quei volghi dediti air agricoltura gi nell'antico regime


patriarcale e gentilizio, anteriore alla costituzione delle
Citt

mantenne dalle oria tempi tardi, conservando un suo carattere


come pure ad Eleusi - quando Eleusi cess

quale anche a Delfi

il

gini fino
politico*;

24

si

indipendente e fu incorporata nello stato


(ossia nella polis) ateniese - sopravisse tuttavia con

di essere

carattere

religioso

in

quelle

famiglie

x yvy; t

Osw) degli Eumolpidai e dei Krykes e dei


Krokonidai e degli Euddnemoi e dei Phytalidai nelle
quali si tramandarono attraverso i secoli i sacri mi'Kepi ito

nisteri del jerofante e dell'araldo e degli altri sacer-

dozi; -

come

(noXiouyoq)
nit

$:

infatti

fu divinit civica

bens fu piuttosto, qualche volta, divi-

al pari di Apollo
Apollo delfico precisamente per
deir Amfictyonia, ch'ebbero da principio ad

inter-civica

delfico, e
le citt

Demeter non

prima

inter-statale

di

Anthela il loro centro religioso nel santuario di


Demeter, per ci detta Amphiktyonia 2 o altrimenti
Pyldia 2 7.
E quei volghi rurali, che vivevano della terra,
naturalmente adoravano la Terra; e religiosamente
seguivano il grande miracolo della vegetazione, che
di anno in anno si rinnovava; e lo celebravano: ,

* v.

sopra a p. 44 sg.

MISTERI DI ELEUSI

[SFC. VlII-VIlj

pensavano - almeno

anzi, forse,

muoverlo con

loro feste

le

in origine -

rituali,

grano
mette

momenti

(o dell'orzo) nei
si

di pro-

ad

quali furono,

Kalamdia

Eleusi, le Proersia, le Chlia, le

vegetare - quando

69

feste del

del

principali

suo

semina, quando spunta, quando

lo stelo -; nelle quali feste

quei lavoratori inter-

rompevano per breve ora la diuturna fatica, che su


loro incombeva eguale e quasi fatale. Della qual
pi poi sentirono

fatica tanto

tempi successivamente

il

fecero

si

peso quanto pi

e allora forse

tristi;

pensarono a un pi lungo riposo in un' altra vita,


quando la Terra li avesse accolti come morti; che
la Terra non solo la dea del soprasuolo, ma
anche quella degli inferi
e Kore stessa dimora
nelP
Hade
presso
periodicamente
Plutone
e da
;

Demeter

denominano

si

morti

ad Eleusi particolarmente

fatti

principii -

morte,

la

che

fu

caratteristicamente

Ed

in

svolse da questi

specialmente quando si acuirono quelle


ultra-terrene - 1' idea di una vita mi-

dopo

ristico

si

ma

aspirazioni
gliore

AvjfiyjTpetot

28

come

Y elemento

caratte-

dei

misteri

religioso

omerico a
Demeter 9: a Beato quello degli uomini dimoranti
su la terra che queste
cose ha veduto
ma chi
eleusini,

gi

nell'inno

attestato

estraneo ai

non ha

oscura

stato

30

chi

li

il

non
e

vi

partecipa,

giammai

svanisce sotto la tenebra

primitivo esoterismo*, ch'era

sociale,

ricompare

applicato

alla

misteri son vincolati dal segreto, e

viola,

castigo divino

* v.

e
i

chi

sorte,

- dove

sessuale

religione; che

riti,

simile

propalandoli,

3*.

sopra a p, 12.

incombe tremendo

il

CAPITOLO

III

[SEC. VIII-VJ1]

Tanto questa religione agraria era diversa da


quella

civica

ebbe

suoi

ed

olimpica

riscontri

degli

di.

Invece

prossimi ed intimi nella

essa
reli-

E anche Dionyso essenzialmente un dio agrario, un nume della vegetazione:


non delle biade, ma degli alberi (IvSsvSpoc, 0v5?cty]c)
gione

di

Dionyso.

dunque anche della vite, dell'uva,


Onde, per esempio, ad Heraia (in Arcadia)

e delle frutta, e
del vino

- come
che fa crescere
aveva nome di Auxites 3 2
ad Epidauro e ad Egina si venerava un' Auxesia,
eh' era una specie di Kore *. E al pari di Kore, che
alternativamente appare e scompare, Dionyso aveva
una sua m<pavs:a, ossia (periodica) apparizione, correlativa ad una scomparsa od dq;avtajx<g.
E la scomparsa era come una morte: tanto
vero che a Delfi esisteva una tomba di Dionyso **. E
a Delfi stessa si celebrava la resurrezione di Dionyso
(Likmtes) con riti speciali - eseguiti da una corporazione di donne (attiche), le Thyadi, 33 - tra cui una
processione notturna al lume delle fiaccole (5a5o?opta).
E anche di Dionyso era proprio (come di Kore)
T aspetto infero (catactonico) 34, quale appariva - per
esempio - nel culto del lago presso Lerna 35, e si
(

esprimeva negli epiteti di Nyktlios 3 6 e di Isoddites 37,


onde Dionyso trova riscontro nella figura del serpente delfico Python, nonch in Pluton eleusino e in
Zagreus e forse anche in Orfeo 38.

E come Kore

nella religione di Eleusi era cercata

da Demeter, cos Dionyso era cercato dalle donne


in un rito delle Agrinia 39, feste rurali di Orco* v. sopra a p.

v.

66.

sopra a p. 56, n. 12.

sec viii-vxi]

meno

CARATTERE CTONICO

(Beozia)

4.

DI DIONYSO

71

parallelamente, nelle feste di

Icaria (Attica) 4% l'eroe

locale

Icaro

(Icario),

ucciso

Dionyso aveva
allora insegnato la fabbricazione, era cercato da sua
figlia Erigone, la quale, appunto per il suo cercare
errabondo, prendeva il nome di dAyJxcg 42 ma .XfjTiq
era anche il nome del canto che si cantava in quelle
feste, le quali poi si chiamavano Airaw, le feste
dei dondoli , perch vi si appendevano agli alberi
e si dondolavano (afropetafrai) delle figurine umane;
- e anche questo esprimeva il mito nel suo lindai contadini ubriachi del vino di cui

guaggio,

facendo che Erigone, disperata per avere

finalmente rinvenuto Icaro,

ma morto

e sepolto, si

fosse impiccata ad un albero.

N
che

forse era molto diverso

valore di quel rito

il

donne Elee avranno celebrato accompagnan-

le

dosi con quel loro vecchio

canto che

Plutarco

ci

tramand, dove Dionyso, concepito come toro, come


invocato

tale

(a^cs

Tauss,

dqiz

xajpe),

affinch,

irrompendo con piede bovino, venga - vale a dire,


dunque, torni - nel suo tempio 44. Nel qual culto
di Elide le donne avranno avuto lo stesso ufficio
rituale di adoratrici * che anche avevano, come vedemmo, nella religione di Demeter. E se ad Egina
gi trovammo ** dei yppoi di uomini vestiti da donna
in onore di Damia e Auxesia, questo costume ritorna
poi pi frequente nei numerosi
cori
di Dionyso,
insieme con Y uso del mascherarsi, comune al dio 45
i

che

il

ragione sempre quella:


rito cosa sacra, sia come azione ideale -

suoi seguaci.

e ai

'

* v.

sopra a p. 67.

**

sopra a p. 66.

v.

la

CAPITOLO UT

72
nel mito

-,

sia

nella

sua riproduzione reale perio-

dica e attuale - nel culto


(attori) del rito

santit del dio,

aspetto

(che

-;

perci

gli

operatori

sono divini, perch partecipano della


essendo vicini a lui come ministri e

seguaci del suo corteo


1'

[SEC. VIII-VII]

parla

onde anche e

(frlaaoq),

vista)

alla

nel-

nome (che

e nel

- che
poi la ragione onde i Sileni e i Satyri e i Pani
ebbero e conservarono sempre tratti ferini e code e
zampe e orecchie di quadrupedi e corna
come
eredit di un tempo in cui coloro che agivano nella
sacra rappresentazione si mascheravano da animali:
quegli animali in cui il dio si pensava incarnato, parla

come

udito) voglion essere

all'

nel ricordato

infatti

era concepito

come

simili

al

dio

culto di Elide

Dionyso

toro.

Del quale uso forse gi documento quella


micenea ** che reca una serie di figure umane
in costume animalesco, anzi equino (muli?) 47; - come
anche nell' associazione religiosa dei Iobakchoi ad
pittura

Atene

erano

e'

cavalli

'

4^

membri chiamati

dei

innoi

culto peloponnesiaco di

nel

ossia

Demeter

sacerdotesse in qualit e nome di giumente ( Tz&Xoi ) *** - come poi del resto anche a
officiavano

Brauron, nella festa

degli orsi

'

(apxTefa)

sacra ad

Artemis (Kallist), alcune ragazze (nocp^ivoi) agivano


da orse (depxxoi), portando una veste del colore
del croco a rappresentare il pelame (gialliccio) dell' orso 49; e ad Efeso, nella festa
'dei tori' (zocpioc)
4

'

sacra a Poseidon,

giovani

* v. sopra a p. 71

**

v.

sopra a p. 34, n. 64.

***

v.

sopra a p. 66.

ministranti

nel culto si

ANIMALI DIVINI. COMUNIONE

[sec. viii-vii]

chiamavano

tori

'

50

(xaupot)

73

eh' poi lo stesso rap-

secondo ogni verosimiglianza, nei Kureti (KoupyjT&c) di Creta rispetto al


(Zeus-)Kuros *. E lo stesso rapporto ritorna poi, ancora accentuato, nelle religioni di Tracia e di Frigia 5*,
dove il nome del dio indigeno Sabos (Sabazios, Sabadios) s 2 era tutt' uno con quello dei suoi adoranti
saboi e sabai (e sabazioi) 53 come pure i demoni mitici
del suo corteo eran detti (in Macedonia) aauSat
che

porto

ritorna

anche,

mentre a un altro suo nome o sopranome, Bakchos 55,


corrispondevano i bakchoi e le bakehai 5 6 e con ci si
esprimeva la intima comunione dell' adorante col suo
dio 57. E pi ancora la si esprimeva in quel che fu il
carattere proprio della religione tracia (e frigia) dove
V elemento caratteristico era la jxavta, V orgiasmo,
:

ossia l'esaltazione e
(e

furore religioso degli adoranti

il

specialmente delle adoranti: MaivSeg).


dal vino

tati

5
f

se stessi (sxaxaats),
fro'jataqjis),

brandendo

si

quali, esal-

da una danza incomposta e da

eccitati

una musica rumorosa

si

59,

e,

sentivano quasi uscir di

come

sentivano

invasi

altri

da un nume

e divini

('vO-eoc)

andavano aggirandosi

fiaccole e tirsi

(v-

6o .

nella

monti e per le foreste, fin che avessero


raggiunto queir animale - capro o capriolo o toro o
vitello ~ in cui s' incarnava, per loro, il nume del
notte su per

dio

e raggiuntolo, lo facevano a brani

carni sanguinanti

sangue

s'

si

6l
,

e di quelle

cibavano; e col sangue e

incorporavano

1'

pel

essenza divina che vi era

contenuta, suggellando con questo atto finale la


comunione con la divinit. Onde, corrispondentemente, anche nel costume 62 e nel portamento si tra*

v.

sopra a p. Il

sg.

CAPITOLO

74

sfiguravano

III

per essere in qualche

[SEC. VIII-Vll)

modo

pi simili

nume, pi diversi da se

stessi, ornandosi il capo


corna 64 e imbrattandosi di fango 6 5 e indossando
pelli di capra 66 o di capriolo 6 7 o di volpe 68 o di
orso 00 - ne pi ne meno che in Grecia 7. E anche
al

di

quel loro forsennato vagare per la boscaglia al lume


delle torce dietro la vittima sar stato

un

atto rituale

equivalente alla ricerca di Kore e di Icario

Onde

si

Dionyso

di

vede come

il

sia costituito

7*.

fondamento della religione


da questo elemento anti-

chissimo e indigeno; che di origine agraria, e come

comune

tale

alle religioni

Tracia e di Frigia, e non solo a queste, bens ad

di

altre

ancora

Osiris)

72

Oriente (Attis, Adonis,

dell' antichit, in

e in Occidente

rustici sino ai

73
;

come pure

agrari

ai riti

tramandarono presso i volghi


giorni nostri 74 mentre in genere nel

genere, quali

in

si

folk-love dei popoli


si

greca come

alla religione

balcanici

(Macedonia, Bulgaria)

trovano tuttora sopravvivenze speciali

religione dei Traci

dell' antica

75.

Vero che con la Tracia Dionyso ha poi rapChe gi Erodoto (5, 7) ne fa un dio dei

porti speciali.

Traci;

quali queste tre divinit avrebbero adorato:

Ares, Artemis, Dionyso, - e nessun' altra.

Dove Ares
1

'

Artemis sono i nomi delle divinit greche con


cui Erodoto rende i nomi delle divinit indigene.
E invece Dionyso sarebbe, secondo alcuni 76 tracio
gi nel nome: il quale verrebbe da un * /k.fo-(c)v'jco<;,
essendo * (a)vuaoc, vO joq 77 (cfr. vocc == v6[x^yj, xpyj)
l'equivalente tracio del greco xouooq; onde Dionyso
sarebbe il %opoc il figlio di Zeus ? s (cfr. i Acaxouoot 79) - parallelo al Kopoq cretese e alla Kpyj -;
e al pari di Kpy] avrebbe per madre la Terra, in
e

'

'

DIONYSO E LA RELIGIONE TRACIA

sbc. viii-vii]

figura di

8o

Semele

essendo Semle

forma traco-

la

frigia corrispondente allo slavo zemlja,

75

come

al latino

al greco ya^-zi (donde Demeter


tanto vero che ricorre nella lingua
Xapi-uvy))
frigia, e precisamente in certe formule scritte sui
sepolcri a maledire i violatori, dove in fatti si legge
la parola s|Xo) insieme con un altro, termine hitoq

hum-us

come

8l

82

(Stcoc ep,eX<D, u[ieX(o

facile

(come

vedere

il

xe

Scoc, 8soc

nome

xe ^easA/

3),

in cui

del grande iddio proto-ario

in Zeus, gen. A:c), e

dunque

in Siwg

^(jlsXo)

T antica coppia primordiale del Cielo con la Terra

La

quale,

come

fu adorata in Grecia

5,

8 4.

cos verosi-

milmente sar stata adorata anche dai Traci. Onde


apparir legittimo rintracciarla appunto fra quelle
divinit che Erodoto assegna - oltre Dionyso - alla
religione dei Traci; e precisamente: come Ares
sar il massimo iddio nazionale, reso nel suo partico-

'

'

lare aspetto guerriero corrispondente al carattere del

suo popolo, - mentre per sua propria natura sar stato

un dio

(del cielo) luminoso, e quindi

vero che
il

da

altri

pot esser citato


86

dio pi venerato della Tracia

- che altrove da Erodoto


di

anche solare (tanto

(4,

il

-; cos

sole
'

come

Artemis

'

33) designata col titolo

regina' (jaa&eia) - sar

la

grande divinit fem-

minile tracia associata al dio del cielo, vale a dire


la Terra, corrispondente

alla

frigia

Kybele e chiaBendis 8 7 o Ko-

mata, con nomi propriamente traci,


tytt 88 o Zeirne 8 9 - o altrimenti, dunque, Semle

9.

Tanto profondamente Dionyso appare radicato


nella religione dei Traci. E tuttavia fu un dio dei
Greci; e con altre divinit greche ebbe comuni, come
abbiam visto, molti elementi essenziali, e precisa-

CAPITOLO

76

mente

ITI

[SEC. VIII-VIl]

sono propri, in genere, delle religioni agrarie, mentre poi fu specialmente suo un
orgiasmo pi veemente e un pi impetuoso entuquelli che

siasmo, quale in

Onde
teorie

93

s'incontra fra

Traci.

si

esclusivamente
ler

fatti

vede 0 1 come siano parziali quelle


che assegnano la religione dionisiaca originaria
gi

ai

Traci

?2,

come

gi fece K. O. Mol-

tanto vero che lo stesso Mller

non faceva che applicare

resto,

al

(il

quale, del

caso speciale la sua

concezione sistematica fondata sull'etnicismo

*)

era

costretto a distinguere dai Traci storici e barbarici,

che sono

soli

imaginario
bis^

un

veri,

fantastico

altro

- di

popolo - puramente
Traci musici e idil-

n epoca preistorica si sarebbero trovati in Grecia - e massime in Beozia - non meno


misteriosamente di come poi ne sarebbero scomliaci 93

parsi

94.

che

meglio fondata sarebbe, d'altro

lato,

Tipo-

tesi di una propaganda religiosa esercitata in Grecia


da dei Traci in quei tempi primitivi ?5
Bens una penetrazione in Grecia di elementi
religiosi traci dionisiaci effettivamente ebbe luogo.
Ma la sua condizione prima fu appunto quella oria

ginaria affinit fondamentale


religione

che preesisteva fra

agraria di Grecia e

attuazione fu possibile quando

per primi, a contatto con

le

di
i

la

Tracia; e la sua

Greci vennero, essi

popolazioni tracie: ci che

ebbe luogo gi per le prime escursioni e i primi


commerci con le genti della costa e delle isole 9 6
(a Lemno i Sinties97
a Samotracia i Saoiv 8 ); ma
poi pi attivamente al tempo delle prime colonie,
quando i Greci posero piede sulla costa del contif

v.

sopra a p.

I.

DIONYSO IN GRECIA

[SKC. VHI-VIl]

nente

tracio,

e dalla sua

attratti dalla

e,

fertilit,

trapiantandovi

77

ricchezza del paese

durevolmente vi

loro

culti

stabilirono,

si

IO .

loro iddii

99

Che

coloni presto saranno venuti a contatto con gli indi-

geni; e se, conforme al carattere agricolo delle colonie

greche in genere, e specialmente in quelle regioni IOX


li avranno utilizzati nelle opere, appunto, dei campi,

facilmente anche avranno avuto conoscenza dei loro

costumi

102

dei Greci
coloni

I0

loro.

Onde,

sua

poi,

da prima, naturalmente, presso quei

e poi, pel tramite di essi

3,

per opera
io

religione

religione dei Traci avr reagito su quella

la

volta,

della

di

indigeni

trasportati

e molto pi

ich,

in

come

Grecia
Io6

anche nella Grecia propria


Tracia sembra, infatti - come dicemmo - Semele,
che ritroviamo in Beozia come madre di Dionyso *. E
schiavi

5,

Traci sono, nel loro primitivo substrato


nelle

localizzati

del

isole

*%

Mar Tracio,

Kabiri,
special-

mente a Lemno, come dmoni seguaci di un dio


agreste Io8 e dunque equivalenti ai Satyri e ai Kureti e ai Korybanti - coi quali gi seppe identificarli
,

la tradizione

antica

I0 9

figure

dal

mondo

Grecia

dove
il

1IQ
,

infatti

dio eh'

mentre poi

tracio

li

corrispon-

insulari

denti ai Saboi continentali (di Tracia):

ma

ecco che

troviamo dunque trasportati in

precisamente, anch' essi, in Beozia

ebbe culto

omonimo

il

dei

Kabiros

dmoni

112

IXI
,

(ancora una volta

del suo corteo "3)

Beozia fu centro importantissimo


della religione di Dionyso. Non senza ragione: ch la
Beozia era allora intimamente legata con 1' Eubea, e
la stessa

nelP Eubea Calcide fu (con Eretria) tra


* v. sopra a
p. 75.

le

prime

citt

CAPITOLO

78

[ne. vin-vn]

III

che fondarono colonie sulla costa

tracia, e probabil-

mente gi fin dal sec. vili a. Cr.


Onde, anche, si
rende probabile che da quei colonizzatori euboici e
beotici sia primamente venuto al paese e al popolo barbarico il nome - che poi prevalse come designazione
comprensiva - di Tracia e di Traci: un nome preesistente gi nelle sedi originarie
fatti lo

colonizzatori (in

dei.

troviamo in Beozia, e precisamente nel nome

gentilizio dei ^bowaSac a Delfi "5), e

come avvenne
nuove terre. E

cato -

da essi poi

nelle migrazioni di ogni

appli-

tempo -

Beozia penetr pure il culto


tracio; e con esso prevalse la mantica d'ispirazione
sopra quella propriamente apollinea delle sorti o
delle fronde stormenti II6
alle

in

E tuttavia, se vogliamo credere al mito, qualcuno in Grecia guard con disprezzo quelP orgiasmo
barbarico, e ostacol il suo propagarsi; e furono specialmente

le classi sociali pi

elevate

quelle che ap-

punto nel mito e nella leggenda appaiono circonfuse

nembo della gloria regale le tre figlie di Minya


Orcomeno (Leukippe, Arsippe, Alcathoe "7), e
tebano Pentheus con le tre figlie di Cadmo re
Tebe (Agaue, Ino, Autonoe II8 e le due figlie

dal

re di
il

di

),

(Lysippe e Ifianassa "9), e


personaggi illustri della
tradizione aristocratica. E sono essi che trascurano
121
il culto di Dionyso e avversano i suoi adoratori
e sono poi da Dionyso atrocemente puniti: le donne,
di Proito

Perseo

re

Tirinto

di

ad Argo

120

tutti

di

solito,

orgiastico

con

la

delle

follia,

eh'

Baccanti:

poi lo stesso

tanto

vero

mentecatte, esse uccidono e dilaniano un loro

un bambino neonato (Ippaso


dio

stesso, e

ZI

7),

eh'

furore

che,

cosi

figlio,

figura

del

simbolo del pasto sacramentale: con

D10NYSO E LE PLEBI

[sue. viir-vn]

che dunque affermato

trionfo

il

79
della

nuova

re-

ligione.

La

quale naturalmente dov trovare, in

facile ed immediato l'accesso presso


che gi veneravano numi consimili -

feconda

le divinit della terra

naturalmente pi

inclinati

fatica e la

giorni

di

vita

genere,

come anche erano

-,

un

di

culto orgiastico la

quotidiana miseria

una dura

volghi rustici,

cio, in

ad obliare, fosse pure per

un momento, nell'ebbrezza
lunga

vece,

I2 3.

Ed un

I22
,

u le

opere e

aspetto speciale di

quella ebbrezza era la licenza sfrenata che regnava


di

solito

nelle feste

agrarie,

che

si

manifestava

uno scambio di lazzi scurrili, come


gi vedemmo* nel culto di Demeter, - ci che probabilmente avveniva anche nelle Pithigia 12 \ ch'era
la festa per la spillatura del vino nuovo, dove era costume che anche i servi fossero ammessi a sollazzarsi
in compagnia dei padroni I2 5. Ma eccezionalmente;
anche a parole

in

che di solito la vita delle plebi agricole si svolgeva


oscura e dimessa, in disparte dalle case dei signori,

dove

erano celebrate,

altre feste

altri

morti comme-

morati, altri iddii pi venerati e pi cari: ed

erano

dell'Olimpo e di Omero, cari all'orgoglio dei

gli di

potenti, a quella

societ

aristocratica

giava nel contado ancor pi che dentro

che signoregle

mura, depo-

dei culti gentilizi, conservatrice nello spirito,

sitaria

cavalleresca nelle tradizioni: una societ di epigoni

per la quale
di

eroica,

vita

anche

il

la

in

mondo omerico
e

era tutto un ideale

su quello essa

amava modellare

sua religione.

Omero Dionyso,

* v. sopra a
p. 66-67,

il

dio

agreste del vino,

8o

CAPITOLO

111

[sic. viii-vii]

sebbene non sia ignorato 126 e


sopra tutto non appare come dio dell' Olimpo 12 7. E
I28
Y altra grande divinit
lo stesso di Demeter
dei campi e delle plebi rurali. Naturalmente ch gli
quasi non

appare,

Olimpii stanno nel cielo

Demeter

e Dionyso
sono divinit della terra. Ma la differenza forse
pi profonda; ed questa: che Omero tutto arte,
tutto mito, tutto natura: natura gi prima espressa
- e per estrinsecata e obbiettivata - nel mito, e poi
;

e invece

sempre, adunque, un
divino esteriore, quel divino che fuori dell' uomo
nel mondo, e che d luogo, come vedemmo, al
concretata e fissata dall'arte

*:

E Dionyso, come Demeter,


ma tale che all' uomo non
uomo le sta sopra e da presso

vero e proprio politeismo.

sono anch' essi natura


cos lontana

anzi

l'

natura che matura nel tempo, vegetando

del tutto estranea, nello spazio.


nisiaca

fu

comunione

non

religione dio-

la

anime associate

di

fuori,

in

una

simultanea esperienza di un divino, non ammirato e

temuto nelle cose

vissuto nell'intimo

della

fenomeni

nei

coscienza,

naturali,

secondo quella

categorica distinzione che gi pose Aristotele


criterio dei

origine

gi

fatti

religiosi:

naturistica

vedemmo,

il

dei

**

come

quali alcuni sono di

questi

appartiene,

politeismo olimpico

origine umanistica,

bens

come l'animismo

-, altri

la

come

sono di
religione

dei morti.

Ma queir umanesimo individuale


l'animismo non esaurisce, da solo, la
giosit interiore, quella
* v. sopra a p.

16

* v. sopra a
p.

15-16.

sg.

che,

eh'
reli-

secondo Aristotele,

[sec.

si

UMANESIMO E MISTICISMO

vm-vii]

genera dalla vita

anima: ch

dell'

individuale e altra la collettiva

81
altra la vita

altro

il

divino che

T uomo avverte in se stesso nella solitudine e nella


contemplazione e che poi projetta sopra una seconda
esistenza del proprio io, altro il divino che si

come

sprigiona da una folla adunata e serpeggia

vento

passione

di

sperano pregano
ch

la

dove molti uomini soffrono

non ogni singolo uomo per

coscienza separata

par che

ma una

spenga;

si

dell'

s,

individuo allora anzi

moltitudine presa da un

nume

comune delirio, come invasa da un


una umanit che non pi

tale,

che

si

presente

sente ele-

mento, forza, potenza, Dio.

La quale comunione con Dio poi il


fondamento di ogni misticismo. E mistiil

cismo, nelle sue forme primitive, fu collettivo: e gi

dove in
gruppo tutto dove

nel totemismo
il

*,

propri,

ma

od

(o piante
tellato,

gli avi

anzi

assume Y

fatti
1'

Y individuo nulla e

uomo non ha

avi suoi

del gruppo, e questi sono animali

altro)

con cui l'uomo

omogeneo;

si

sente

e nelle cerimonie

aspetto, e solo

in

quelle

affra-

tribali

ne

solenni riunioni

ne ciba in pasto collettivo sacramentale; e


cos ancor meglio s' immedesima col suo totem tanto
lontano dall' aver piena coscienza di s come uomo,
e quasi direi dall' aver un'anima sua propria; ch
non per nulla il totemismo extra-animistico (' preanimistico I2 9). E invece l' animismo, eh' umanit
vera, nasce con la religione dei morti, dei propri
morti di ciascuno, che sono gli avi; e per ci nasce
insieme con 1' ordinamento gentilizio, quando la trib

religiose se

'

* v.

sopra a p, 3

pkttazzoni

sg.,

p.

12.

La religione nella Grecia

antica.

82

<

A 'ITOLO III

nomade

cessa di esser

[sec.

vni-vn]

e si fissa stabilmente al suolo,

suo luogo, - eh' anche il principio


della religione della terra; per entro alla quale seguit
tuttavia ad essere praticato il misticismo, e sempre
in forma collettiva.
E questo poi il grado di civilt nel quale
e

ogni gente

cogliamo
soglie

al

le genti elleniche

della

loro

al

come anche

storia,

affacciarsi

sulle

delle genti etnica-

mente affini (in senso ario) del settentrione balcanico.


Le quali in quella fase di civilt rimasero stazionarie per lungo tempo; e i Greci invece progredirono
e crearono la Citt.

parte pi eletta e

Non

tutti

Greci:

ma

solo la

pi evoluta della popolazione, -

mentre le inferiori classi rurali rimasero escluse dalla


Citt; ed anche religiosamente si attennero ai loro
culti agrari. In fatti n Demeter ne Dionyso furono,
se non in casi eccezionali, divinit civiche x 3: appunto
perch la polis ebbe, con altri iddi ?3* un' altra
religione sua propria e diversa, che fu politeistica e
olimpica e omerica, - mentre anche fu diversa da
f

quella particolare delle genti

La

quale era essenzialmente religione dei morti.

morti

gnti e nelle famiglie seguitarono ad

rlle

essere venerati
tutti:

(ysvYj).

tutti

in ciascuna

morti da

tutti

suoi.

Oppure

tutti

da

vivi, senza distinzione:

dove appunto le distinzioni e le


differenze sociali erano minime cio presso le classi
inferiori, extra-civiche, non gentilizie; - come in fatti al
specialmente

terzo giorno delie Anthestria

32

si

credeva che

tutte

anime uscissero di sotterra a vagare liberamente


tra i vivi 33 (e anche le Anthestria erano una festa
di Dionyso e della servit I 34) - e la stessa santit
egualitaria (degli iniziati) di fronte alla morte e alla
le

NUOVA RELIGIONE DEI MORTI

vm-vii]

[sue.

vita futura aleggiava su

B3

misteri di Eleusi, che pure

avevano un fondo agrario e

JMa col prevalere


della Citt e della sua religione non solo prevalse
insieme il nuovo culto delle divinit civiche - e in
quello le genti furono accomunate T 35 - ma anche la
rurale.

religione dei morti acquist nuovi aspetti


taluni morti ora

da

tutti

rati:

patria

tutto

il

popolo

(e

che per

tutti

in

quanto

solo dal popolo),

cittadini (e solo dai cittadini)

quelli
1 ^6

da

furono vene-

eran morti: morti per

la

NOTE

W.

Berlin

Mannhardt, JVald- und Feldkulte

S'rcispov
4

poXst

sg.

xXei.

Avju^rqp frs'

Cfr.

nell'antico

dal

yr}

Cicer.,

S'oitv, vop.a

tfeer.

2.

26. 67

r^n^rqp nominata est. - Simulacro di Demeter


tempio sulla Kadmeia a Tebe: Demeter effigiata

AvjjJL^xsp quasi

solo

ediz. 1875-77),

904-1 905. Cfr. Mythologische Forschungen, 1884.

Eurip. Bacch. 275

(i

'

busto

(Paus.

su

in

16, 5). Cos

9.

usualmente Ge, quasi a significare P aderenza

all'

rappresentata

elemento cto-

nico (nascita di Erichthonio e Gigantomachia: Reinach, Repertoire des vas.

1872,

Zeit.

fi.

66. 181. 208. 249, 5 e 6; Il 77;

63, e

t.

il

Stoici

Arnim [Stoicorum veterum fragmenta


547
civit. Dei, 7. 20.
4

Hymn.

hom.,

Herod.

5.

Arch.

fregio dell'ara di Pergamo).

Cfr. l'interpretazione allegorica degli


v.

fr.

cfr.

5.

1])

(Cleanthes,

e August. de

96, sgg.

83.

6 Si pensi al motivo popolare e plebeo della satira delle

donne
7

(v.

sopra a p. 53 e oltre

Paus.

8.

15,

3:

al

3>veaT<ov

Capit. iv).

oxt Xyoc;, xai rcpiv

v\

Nav (personaggio mitico eleusino)** cptxafrat xai vxaOfra


- dove adombrato il culto primitivo

A^javjxpa TrXavwuivvjv

della Terra, al quale poi la religione di Eleusi,


altri

luoghi,

si

come

in molti

sovrappose.

8 Cfr. x$c*pi$* OTpd^tov 0 ol lepst; ^opouotv (Hesych.

s.

v.).

NOTE
- Cfr. le

s5

maschere d'argento (pyupx npo(ii%

Kore ad Aigai

meter e a

Aegae (Jahrbuch des

hardt, Altertmer von

Ergnzungsheft

1,

n.

8.

5, 8;

594 (Laconia),

k. d. archol. Instit.,

testa

1444 (Messene).

n.

simulacro

42, 4:

8.

umane a

Cfr. le figure

di

Damofonte (Annua!

of the British School at Athens, 13. 1906-07,

Demeter

tuario di

11 Paus.

8.

tav. 14) pel san-

Akakesion (Arcadia): Paus.

in

sg.

25, 4,

equina. -

testa

equina sul bordo della veste della

Demeter nel gruppo statuario

statua di

De-

Schuch-

Berlin 1889, 42.

2),

10 Paus.

9 IG,

j) dedicate a

(Eolia), secondo un' iscrizione

leggenda di Demeter

8. 37, 3-4.

(rcAavcojjivY})

trasformata in cavalla.
12 Paus.

2.

dove

xaojxevov,

3:

11,

donne celebravano tv Nuu-cpwva

le

figuravano

degli

Dionyso) 7toxsxpuu.uivov y

otvov (di
atrcou

'

xoOxo 8 saxi x

13 Paus.

u-

27,

7.

po

9,

Atovuaoi)

ycfcA|iaxcc

A%rjTpos xat Kpr, x rcpatorca cpavovxa;


3

cfr.

vjuajv

Paus.

1.

xal

43, 5

xoO npo-

tiXvjv

(psevepv.
sg.

yuvatxs xs axog xai

ol

x y'jvalxas

'-

y^ wi

#v$ps

^ s AAvjoo

Xpwvxat xal axwjijiaotv.


14 Cfr. Diod.
x; Ttpg
di

Damia

5. 4, 6,

X^AoD
e

del culto siculo: atoxpoXoYStv

jjuAccs.

Auxesia (Herod.

15 Aristot.

polit.

p.

Cf.
5,

xax

xaxa> Yjypsuov dei cori

il

83).

1336 B

17;

cfr.

Herod.

2,

60

(in

Egitto).

16 Philoch.

161 Mller

fr.

fhg

Lucian.,

1;

dz'al.

meretr.

4 (con lo schol. pubblicato dal Rohde, Rhein. Museum, 25.


- Cfr. Rubensohn, Die Mysterie7iheiUgtiimer in
1870,
7,

Eleusis iind Samothrake, Berlin

potevano partecipare
le

quali, al

1892, 115 sg. - Alle Haloa

Demosth.

59 \in Neaer.], 116),


pari delle schiave (Aristoph., Tkesm., 294 boXoi^
le

etere

('

yp ox sgsax' xostv xa>v Aywv;


ammesse alle Thesmophora.
17 Herod.

2.

18 Esclusione

Herod.

6,

134

sg.

cf.

'

Isaeus 6, 49), non erano

171.
degli

uomini dalle Thesmoforie

di

Paro:

86

CAPITOLO

III

19 Aristoph., Thesm., 294; cfr. Isaeus, 6. 49; cfr. 8.

20 Hutton Webster, Primitive secret

1908 {Societ segrete primitive, Storia delle religioni,

La Terra

21

19.

NeAV York

societies,

2).

concepita come madre (Dieterich, Mutter Erde,

Leipzig 1905) anche degli uomini

{scili degli

iniziati),

tale

rapporto di maternit simboleggiato drasticamente nell'atto della


iniziazione
fiir

A. Krte, Zu den

Religionsw.

1919, 433 sg.

18.

915

116 sgg.

Archiv

eletisinischen Mysterien,
;

O. Kern. ibid.

cf.

19.

O. Kern, Reformen der griechischen Religion,

Halle 1918, 14-15.


22 P.

Foucart,

Les mystres d' Eleusis,

Paris

191 4.

L' autorit principale a sostegno della origine egizia del

culto

eleusino Erodoto (2. 60, 171, 123, 49). - Sulla egittomania


di Erodoto, v. sopra a p.

37, n. 99.

23 L. Bloch, nel Lexikon del Roscher,

24

11,

1,

anche a Delfi la religione primitiva fu

1338.
religione

la

della Terra (Gaia): v. sopra a p. 41.

Ad

25

Atene Demeter non ebbe posto

Buzygoi eseguivano annualmente

su

dell'Acropoli). - I santuari di Demeter (-Ceres)

generale in luoghi appartati


p.

29,

Rose

('

l'acropoli

le arature sacre rituali ai

extra

urbem

'

si

trovavano in

Vitruv.

(i

piedi

7,

30,

).

26 Herod.

200.

7.

40 Schn. - Cfr. Demeter Panachaia


(vicina a Zeus Homagyrios) ad Aigion (Paus. 7. 24, 3); Demeter
27 Callim.

Eftigr.

Homoloia (con Zeus Homoloios) a Tebe (Suid.


28 Plut., de fac. in or. hm., 28,

p.

943

s.

v.

O(JLoXdnos).

b.

29 Hymn. Jiom., 5, 480-482. - Cfr. V. Puntoni,


omerico a Demetra, Livorno 1896, 97 sgg.

30

Cfr. Soph.,

31 (opyia) asptv x
^aO-at,

oox*

hymn. hom,,

x'

fiya

Isocr. 4. 28.

ootcws axl

yp

xi fts&v

8.

1
?

ooxs

rco-

yog toxvsi aSvjv

(accanto a un Dionyso IIoXixtjs).

Plut., de Iside et Osir. 35

xv AtxvCxvjv;

TCapsJu-sv,

477-78.

5.

32 Paus.

33

^ssiv

N;

753

fr.

V inno

cfr.

quaest.

gr

12.

Sxocv al

Btndsg iyeipwoi

NOTE
34 Heraclit.,

fr.

15 Diels

87
xcd At,vuoO.

)\yz$ 6 'AtSvjg

cpaaiv "Apystot At35 t^v AXxuoviav X(|xvyjv 81*


voaov ^v "Acyjv X&etv Ssu-Xiqv vgovxa (con culto

annuale esoterico celebrato di notte): Paus.

36 Paus.

1.

37 Plut.,

afe

37, 5 sg.

2.

40, 6.

E ap. Delph., 9: Atvoaov 5 xal Zaypa

xal 'IaodaCxyjv axv dvo|ioi>oi.


Orfeo risulterebbe,

38 L'aspetto ctonico di

dai suoi rapporti con Etirydike, che


figura della Terra:

O. Kern,

cfr.

si

nome,

Cfr., pel

39
le

le

'Aypvia

12.

Argo (Hesych.

di

s.

v.)

Aiovaia xax* ypog in Attica.

40

Plut., quaest.

41

La

symp. S,prooem. - Cfr.

localit dell'antica

chiama anche oggi Dionys

Plut., quaest.gr. 38.

di

fertilissima

Icaria,

vigneti,

scavi della Scuola archeologica

Americana (Papers of the American School


5>

Etne religionsge-

Orpheus.

schichtliche Untersitchung, Berlin 1920,

l'altro,

fra

sembra, una

a quanto

at

Athens,

4,

421;

43-155).

42 Etym. M. 62, 4; cfr. Hesych. s. v. Xyjxig e apa


Athen. 14. 618 E. Cfr. M. P. Nilsson, Griechische Feste, Leipzig
;

1906, 233 sg.


cfr. Hesych. s. v.
atpcc. - Cfr.
43 Etym. M. 42, 3
M. P. Nilsson, Die Anthesterien und die Aiora, Eranos, Acta
;

philologica suecana, 15. 1915, 181 sgg.


Dionysosfesten, Rheinisches

A. Krte,

Zit attischen

Museum, 71. 1916, 575


plg ni. 1299 Bergk 4

44

Plut., quaest. gr., 36;

45

La maschera

sg.
.

uno avov nei pi antichi

applicata a

simulacri di Dionyso. - Maschere di Sileni (come icoTpTcata)


in

tombe della necropoli

di

Samo

(Bhlau, Aus ionischen

italischen Nekropolen, Leipzig 1898,

46
Antike

I Sileni

DenkmUr
e

di

13.

I,

6).

1,

tav. 46.

Lete del

3; vaso 'Francois' Furtwangler-

Vasenmalerei,

vi-v sec). -

tav.

11 -12;

'Inalo*;,

nome

(orecchie asinine) in pitture vascolari (S. Reinach,


des vases,

II,

und

hanno forme equine (sarcofago di Clazomene

Reichhold, Griechische

Thaso

157,

t.

268).

- Sileni con

la

coda equina sul

monete di
d

Sileno

Repertoire
fregio

di

88

CAPITOLO

III

Brunn-Bruckmann, Denkm. 104). - Affinit di natura


Sileni c Centauri. - I Pani sono figure caprine (tpyot). -

Xantho
fra

Quanto

Non

47
la

Satyri, v. oltre al

ai

con

sono dunque

lettre}

mulo

Il

Capit. IV.

essi

primi Satyri e Sileni

la religione dionisiaca.

48
27

1894,

Wide, Inschrift der Iobakchen, Athen.

S.
l

ci non

che l'istituzione

toglie

49 Aristoph.,
Gialla in dosso

Iobakchoi e

dei

Amerias

s g-)*

Kock

I,

il

grido

gi

s.

v.

fr.

1.

II

26, n. 2.

invocazione (Demosth.

BTCxai di Eupolis

84,

Sabadios (Sabadium*.

11) sono

18,

(fr.

18.

pi

specialmente

566).

aagous {bn 6

tzoXXo zob<;

nord-americani,

(africani,

Sabazz'os,

xaXetxca). Cfr. Plut., quaest. conv.

vov Iti

c.

d'

nei

- Le forme

(Aristoph., Horae,

53 Phot.

425

io, p.

Alex. Polyhist. ap. Macrob.


frigie

rcap *Ecpsaot oivoxou -

ol

etnografici

3<x[3gu

278).

p.

Rohde, Psyche,

52 eot aafiol era

- ^ccZ

261, 266).

(Sbz'd.,

645 ('a Braurone con la veste


[Romagnoli]) e schol. Hesych. s. v.

Taopot

riscontri

oceanici) citati dal

culto di

ap. Athen.

Anche

51

v.

s.

'

sec. d. Cr.:
il

#pxTO.

v.

s.

50 Hesych.
Cfr.

orsa feci

1'

pxieia; Suid.

Lysi'str.,

Mitteil. 19.

met circa del HI

sg. - L'iscrizione della

Dionyso Iobakchos siano molto pi antichi

2 59

avant

sempre particolarmente connesso

poi

fu

xtvcov
4.

6,

Atvoaoc Sagg

(aago)

yp xal

gxxoos xaXooat).
9

aaoSou A|iepiag tog 2st54 Htsych. s, v. aaodat


Xeivoos o5xto xaXstafraC cpvjaiv bn MaxeSvwv (SsutSat Cornut.

tkeol.

30,

p.

59

Lang; AsuSou

ot

STOpoi

5tc"

"IXXopCwv

esistito

un

collettivo

Hesych.).
55 Cfr.

.Sr/fo/.

56 Invece non
1

Dionysoi

carmo,
57
zrj

fr.

'

Aristoph.

pare

Av 874.

che

sia

mai

come nome divino (nonostante

Atvoaot di Epi-

33 Kaibel CGF, p. 96).

Cfr. nella religione di Frigia xjfypos (

}ir;Tpl

twv

O-swv, -frsocppyjTOS Phot.),

ratore di Kopvjgy} (KugyjXyj).

xaxsxu-svog

come nome dell'ado-

NOTE
58 Plat., Leg

637 E Sx&at 5 xal 8pxs$ xpxcp

I, p.

t >

89

xP ^ JLVOt yuvatx xs xal


inebriavano anche col fumo di Certi semi
rtavxrcaat

74

sg.

59
(fr.

cfr.

Pomp. Mela,
2

),

tutto

del

9.

tese (di

nonch

|ioxXv

Eschilo

musica

(scudi votivi

16, 5): Pind. Isthm.

Zeus Kuros) Rhea

60 v&oos Y uva ^ xa ^
Dionyso: 6

si

Herod.

4.

negli

'HScovov

Demeter pare non


:

xa.Xy.OKpxou

bronzo ad essa dedicati:

di

6, 3 sg.

Cfr. nella religione cre-

e gli scudi votivi dell' antro


:

jjlocvxic;

6p<fll

1267; oracolo di Dionyso presso

Ideo,

sopra a p. 32, n. 49.

v.

La mantica

963. -

Antzg.

Sopii.,

per ispirazione era in uso anche presso


col culto di

di

rumorosa

Kureti nel mito

gli scudi dei

Traci

2.

2,

la

canapa)

(di

- Anche nella religione


estranea

Aau.xspO a Tebe
Paus.

2.

7caYa)yv

jiccvCas

axou -

Nauck

57

fosse

c )

Traci

connessione

(in

Atvuaog Eurip. Hecub.

Bessi, con

v AsXcpotai Herod.

una 7tpp,avxis ..

7.
Xpwaa xax ixsp
1), e presso i LiLibero consecratum, ex quo redduntur oracula
(' adytum

11

gyrei

'

Aristot. ap. Macrob.

I.

18,

1).

61 Eurip. Bacch. 137 sgg.


<I)|ioj3pot)

Phot.

vs(3po. -

Staorcv

umana: Dionyso
Porphyr. de

2.

(a

Chio,

Euelpis

55,

9. 8,

Reviviscenza posteriore

di

con

dove e MtfiaXXvsg),

fr.

FHG

Them.

(con nome

scambiate da dei nemici


1: di qui

IV,

fr.

e pratica in corpore vili (tre

1,

umano:
408)

n. an. 12. 34); cfr.

D. xaupoqpyog Soph.

62 Donne (tcccp&svoi) macedoni

guerrieri (Polyaen. 4.

sacrifizio

Karysto

prigionieri sacrificati a D. d){X7}ax7j: Plut.

Callim.

636 (froiotv

vsgpoO 5sp{ia cpopstv ^

y\

Tenedo: Aelian. de

e v&pcoTioppataxTjs (a

D. atyogXos Paus.

1.

In origine la vittima potr essere stata

d)|iSiO

astz'n.

Apoll. Rh.

vs(3petv

v.

s.

602. -

Persiani

13, Arista 9).

locale

KX)-

(Illyrii)

V etimologia da

per

jjti^siaO-at,

401 Schneider), dovevano essere in realt delle Bac-

In questo senso va inteso anche V epiteto di


Pseudanor che fu dato a Dionyso in occasione di questo avvenimento (Polyaen. /. cit. ). - Due giovani vestiti da donna
canti travestite.

portavano

oyo^p^

il

tralcio carico di grappoli nella

(Phot.

s.

v.

a^ocpopstv).

processione delle

9o

CAPITOLO

Xajipvouoi x

x)-O)

253 a

Phaedr.

63 PIat,

l%"t)

III

v^ouatwvxeg

xstvoo

(xoo

xal x 7ux7}5eu.axa (xo5 &eo0),

xaO-aov 5uvaxv fteoo v&pamq) [lexaaxstv.


64 xspaxocpopooai
\2y,, detto

Bakchai

delle

Bryges

(o dei

xax

Macedonia. - Cfr. Mida

di

Macedonia?) con

di

Aiovaoo Schol, Lycophr.

|JU|JL7jaiv

frigio

orecchie di asino.

le

65 ctTcofixxoov X(p TnjXq) xai xol Tcixpots Demosth. 18. 259,


detto dei seguaci di Sabazios

(cfr.

Plut. de superstit. 3 p. 166 a).

66 I Satyri come xpyot (capri): Aesch., fr. 190; vestiti


di pelle di capra: Aesch., fr. 62. - Cfr. Hesych. s. v. xpccpjcppot
al xpai Atovac*) pyi^ouaai xpayyjv TisptvjTCXovxo. *

Cfr.

Dionyso MsXavaiyt^ 'dalla pelle

capra nera

di

'

nelle

Apaturia: Schol. Aristoph. Acharn, 146.

Le Menadi portano

67

Phot.

che la pelle del vsppg:

la vegpt,

v. vsgpi^siv.

s.

Da gaaapa,

68

la pelle di volpe, le

Menadi

chiama-

si

vano Baaopat, BaaaapCSsc;, e Dionyso stesso Baaaapsg.


69 ZX[ioi, dio dei Geti, popolo di stirpe tracia (Herod.
4. 93),

da aXjJ, =z dopa apxxoo (Porphyr.

Zalmoxis, come dio ctonico,


a lui vanno

morti (Herod.,

un xaxaYatov oix^jxa;

costruisce

si

cit.),

I.

Spyjixaxot xal Sixatxaxot. Herod.

/.

Pyth. 14). -

z>zta

I Geti (0p^Cxct)v... v-

cit.)

credono che

defunti

sono immortali (Txag zobc, &avaxovxag Herod. 4. 93 5. 4;


cfr. Julian., Caes., p. 327 D). - La stessa credenza presso altre
;

popolazioni tracie
ZXjiogic;). - Cfr.

da Zalmoxis

Herod.

4.

attaccati

il

(i

Tpooi,

Ronde, Psyche,

il

vita

('

appetitus

5.

4;

cfr.

28

sg. (il

e Suid.

Rohde

xq> &scp).

neonati e

si

I Traci

maximus mortis

attribuito: Martian. Cap. 6. 656):

compiangevano

s.

v.

distingue

dio getico del cielo, che sarebbe designato da

94 semplicemente con
alla

Kpgoot: Phot,

TpauaoC

non erano

era

loro

(di stirpe tracia)

rallegravano delle morti (Herod.

Sext. Empir., pyrr/i. hypot.

3,

232, p. 195 Mutsch.:

taxopouvxat Ss xai Opqcxcov svtot TCeptxaftsa&vxsc; xv

y sv

"

VTj&SVXa a^p^Vclv).

70 Dionyso concepito come toro (x$ gocp


vocato come tale (ais xaups,

bis) nell'antico

O-odv) e in-

canto delle donne

NOTE
Elee (Plut., quaest.gr., 36;

cfr.

91

xaopQxpcov &ev Eurip. Bacch.

100; gooxpws "Iaxxog Soph.,

N2

874

fr.

queste donne stesse erano trasfigurate in gs


di Dionyso figuravano dei gooxXoi (nonch

Frnkel, Die Inschriften von


cfr.

319);

488,

Eurip.

Aristot.,

tcoX.,

yspocvoc;,

'

di Cratino,

BooxXiov

il

l'antica danza

la

e Aristoph.

rinto, e forse per questo

la

fondazione

corale (^opeia)

rcspisXCgsig

xal

(7

garzoni

fanciulle)

vsXtgsig

un

labi-

gli

YjC&eoi

dal Minotauro, mentre

liberati

origine sar stata un' azione rituale

bilmente del tipo della

Delo,

di

ne fu poi assegnata (aitiologicamente)

Teseo di ritorno da Creta con

10,

Vesfi.

ad Atene da

attestato

21), che fece pensare agli andirivieni di

T'hes.,

1895, n 4$5> 4&6,

con un caratteristico movimento di

gru

andare e venire e girare attorno


Plut.,

II,

certo nel culto

un pxt(3oxoXo

5.

3,

confronti

71 Si

chiamata

nonch

202,

fr.

BooxXoi

Pergamon

- Forse, dunque,

).

di

valore magico,

in

proba-

^vjxyjaig.

72 Frazer, Adonis, Attis, Osiris

{The golden Bough*,

iv),

London 1907.
73 Si pensi alla rumorosa festa

donne dei

celtici

come Aiovaoo

notturna

Samniti (Namniti?),

xa-usxou.vac;

celebrata

sono descritte

(Strab. 4. 4, 6, p.

198 [da Posi-

donio]). - L' italico Sab(in)us (figlio di Sancus),

sator (Verg. Aeneid.^


stato

179:

cfr.

74 Sono
frequente

il

il

primo

Joh. Lyd. de mens.,

ravvicinato al Sabos-Sabazios

Gottemamen,

si

7.

dalle

quali

le

dei

i
?

viti5),

Traco-Frigi (Usener

44).
stati studiati

specialmente dal Mannhardt, op.

cit.;

costume di mangiare in comune un animale che


rifugiato nelP ultimo covone (o - ci eh' lo

ritiene si sia

stesso -

un suo

simulacro)

esso

rappresenta

in

tal

caso

lo

spirito del grano.

75 Abbott, Macedonian Folk-Lore, 80

sgg.

Geitler,

Die

Sage von Orpheus-Orfen der Rhodofie-Bulgaretz, Mittheilungen

Wien, 10. 1881, 165 sg.; Dawkins,


Thrace and the cult of Dionysos,

der anthropol. Gesellschaft in

The modem carnival in


Journal of hellenic

studies,

16.

1906,

191

sgg.;

G. Kazarow*,

CAPITOLO

92

III

Karnevalbraucht in Bulgarie, Archiv

Religionswissen-

fur

PaThracian elements of Greek retigion and


modefn slavonic folklore, Actes du iv.* Congrs d' histoire des
1908

schaftj

ir.

r allei s

eticee?i

religions,

Leide 1913;

and

School,

the

191 2);

15,

Calderon,

Slavonc elements in greek relgion,

cfr.

Wace, North Greek feworship 0/ Dionysos, Animai of the British


19 13,

27.

1909-10,

16.

1906;

9,

G.

the

Review,

Classical
stivals

(cfr.

232

s g-

79

- Influenza dei

sg.

orgiastici di Frigia anche sulla setta cristiana

culti estatici e

Montanisti

dei

(N. Bonwetsch, Geschichte des Montatismus, 1881).


76 Kretschmer, in

Aus der Anomia, Berlin 1890,

Einleitung in die Geschichte der griechischen

cfr.

Gttirjgen 1896, 241

77 Cfr.

le

17 sgg.

p.

Sprache,

sg.

nutrici

NOocci,

Dionyso (anche un N0ao

di

educatore di Dionyso: Hygin. fab. 167. 131), concepite come


Ninfe,

dunque come xpat, gi nel vaso

Mitteil., 14.

78 Atg
della

'

1889, tav.
cp)

di

Athen.

Solilo:

1.

come designazione

Bibliothque Nationale

History of ancient pottery

di

Dionyso su un vaso

di Parigi (n. 219); Walter,

'

261.

II,

79 Anche Aig Tcatg come designazione di Heracle sul vaso


a

nere del Louvre F, 385 (Pottier, CataL

fig.

80 Hesiod., Theog. 940


stoph., Thes?nophoriaz.

81 Cfr. hom-o;

987

Alcaeus,

Diod.

Olympia: Paus.

84

mia, Berlin

21,

Kretschmer, Semele
1890,

hellenic studies,

17

sg.

31. 191

1,

4
41 Bergk

1.

und

- Cfr.
207

1,

207.

Dionysos, in Aus der Ano-

W. M.

Calder,

Journal

p.

(cfr.

42)

/uno

Dione

Nauck.

adorato Zeus

col

Thyone

= Semele)

(v.

sopra

suo parallelo femminile Dione

rispetto a fovis-fuppiter).

(o di

ojf

sg.

85 Si pensi a Dodona, nordica e arcaica, dove


a

Ari-

^jJieXsv gpgapov v-

83 Journal of hellenic studies, 31. 191


Cfr.

811).

v.).

s.

6.

fr.

p.

3, 62.

parallelamente

SprcoSov, <J>pyS (Hesych.

82

sg.

ili,

Dionyso

figlio di

secondo Eurip., Antig.,

fr.

177

NOTE

93

86 *HXis... Opflgt npo$uoxov aXas Sophocl. fr. 520. item in Thracia


Alex. Polyhist. ap. Macrob. 1. 18, li:

Cfr.

'

eundem haberi solem atque Liberum (confusione tra il dio padre


e il dio figlio) accipimus, quem il 1 i Sebadium nuncupantes
magnifica religione celebrant

2aPiO

Zs>

'.

Cfr. la formazione sincretistica

Asia Minore.

in

87 Schol. in Plat. remfi.

1. 1

Bev^tg

BsvStg = ^

"Apxefug xaXstxai.

secondo Hesych., Phot.,

v.

s.

rcocp'

OLxoXq

&e

jisyXvj

Traci)

(i

V)

in Aristofane,

ji.

Non

inverosimile che Kotys o Kotytto stia a Bendis


come Kore a Demeter. Facilmente poterono dai Greci essere

88

confuse

due

queste

"A8|iyjT00 [seti.

come anche
89

femminili

divinit

Hades] KpY}

Exx^'

due divinit maschili

le

Zeipyjvyj' *Aqppo8xY) v

una dea di Samotracia (Suid.

s.

n.

90 Semele,

17.

v. Eccu-oO-pcpo})

-ZepovO-ta

- Zerona nella

(R. Pettazzoni, Zerona: contri-

1908, 652

Muore fulminata perch (ad


le

avvicina in

si

celestiale (Pind.,
fr.

221

fhg

1:

cppot,

Miill.

uoev

-frsc

tutta

rc

istigazione

2.

25

sg.;

- Semele

xrj$

sg.).

Zeus. -

Hera

di

Aeschyl. SsuiXvj

Hye

detta

uosa), dalla

n\ x^v ysvviqaiv axoo

Zeus

fr.

46

Zeus, perch

Dionyso,

riconduce

ci

TSpo-

v\

(Pherec,

pioggia di
(scil. di

perci pure JIyes Hyeus). - Tutto ci


tere uranico-terrestre della

gelosa)

tremenda maest della sua gloria

la

Olymp.,

sgg.).

R. Acca-

Kadmo, genera Dionyso da

figlia di

v.

86).

buto alla questione degli Etruschi, Rendiconti della

demia dei Lincei,

s.

xivg 8 t^v BevStv),

sopra

(v.

Maxedoviqc (Hesych.)

Lemno

iscrizione anellenica di

Hesych.

(cfr.

il

al

quale
carat-

coppia Zeus-Semele.

91 Cfr. A. Rapp, Die Beziehungen des Dionysoskultus zu

Thrakien und Kleinasien (Progr.), Stuttgart 1882.


92

Da

questo punto di vista passa in seconda linea anche

la questione specifica se

sticamente al
si

mondo

il

nome

'

Dionyso

'

tracio o all'ellenico.

vedano, contro V opinione del Kretschmer,

Rohde, Psyche,

li 3 ,

appartenga lingui-

questo proposito

le osservazioni del

sg.

38
93 K. O. Mller, Orchomenos

und

die

Minytr*, 372 sgg.

CAPITOLO ni

94
bis

03
Jahrb.

A. Riese, Orpheus und die mythischen Tkraker

Cfr,

Philologie, 115. 1877,

class.

f.

94 F. Hillei von Gaertringen,

225 sgg.

1,

De Graecorum fabulis ad

Tkraces pertnentibus quaestiones criticae, Berolini 1886.


95 Questa ipotesi sembra ammessa tacitamente, e quasi
da parecchi tra coloro che si sono occupati dell'argo-

sottintesa,

Rohde, Psyche,

mento.

Il

onde

Greci avrebbero avuto dai Traci

96 Vino dalla
Traci

'

'

il

Tracia

38, rinunzia a precisare

'

Iliad. 9. 72;

Odyss.

9.

197. -

gi nominati in Iliad. 13. 4.

'

Odyss., 8.
1. 594 (cfr. 7. 467: vino da Lemno)
Htvxiag yptocpa)voi> [notisi il fatto linguistico

97 Iliad.

294

modo

il

culto di Dionyso.

il

jisx

scelto a caratterizzare la

papgapocptvwv, Iliad.

barbarie

'

2.

'

degli indigeni

cfr.

Kapwv

867]).

98 Samo(-tracia) in Omero: Iliad. 13. 12 sg. 24. 78, 753.


- Cfr. Diodor. 5. 47-48 e Lycophr., Alex. 78). - Cfr. i Saioi
;

(Archil.

fr.

Thaso (colonizzata da Paro) oppure

di

della costa tracia (&voc; pqootxv 2(3ot Eustath. ad Dionys.

Perieg. p. 301, 28; 2goi &vo$ frpoytag Steph. Byz. 549, 8).

- Dunque

polo stesso

Saboi del culto


(degli

adoranti)

di Samotracia (Herod.

sopra a p.

(v.
:

Hermes

1'

'

5,

sono

pelasgico

51) tutt' uno con

2,

Sabazios: tanto vero che in Diodor.

73)

il

'

il

po-

itifallico

tracio

Sabos,

48 designato come

2 dog. - Con Sabos, Sabazios vanno connessi anche i 2 arcato


(Steph. Byz. s. v. Ayj|ivo<;)- (Anche il popolo dei 2xpat Herod.

1.

7.

112 coi Satyri?).

99 Miniere d'oro (e d'argento) del Pangaion (Herod. 7. 112)


Thaso (note gi ai Fenici
Ed. Meyer, Gesch. des Alt.,
466). - Spade di Tracia: Iliad. 13, 577; 23, 808; cfr. 24.

e di
11,

234

(un arcas).

sg.

100
tano

il

Tellis

Una

culto
e

analogia:

mistico

Kleoboia

')

Parii, colonizzando
di Demeter,

riportata

secondo

da Paus.

io.

Thaso, vi
la

28,

por-

leggenda di
3

nella de-

scrizione delle pitture della lesche dei Cnidi a Delfi, dove tale

leggenda era stata dipnta da Polygnoto; e Polygnoto era di

Thaso.

NOTK

95

101 Beloch, Griechische Geschichte

Strassburg 1912, 231

E. Meyer, Geschichte des Altert., u, 465, 440.


102 Popolazione indigena (tracia) conservatasi (per quanto
mista

all'

ancora

al

elemento greco colonizzatore) nella Calcidica (Athos)

sec.

(Thuc. 4. "109

103 Maron,

Chio

['

Skymn.

'

(Odyss. 9. 196 sg.


della

dell'

Maroneia ('fondata'

di

Ismaro: Archil.,

Diod.

cfr.

1.

20),

.da

fr.

figlio di

disperde le Baccanti (Ti&vjvat) di Dionyso (Iliad.

dunque partecipa -

ed poi punito con

modo

qual

certo

in

ad Ulisse

3)

potrebbe essere figura

cfr.
il
nome del frigio
Dryas (elemento vegetativo), che

indigena

religione

Marsyas. - Lycurgo,

gapgpoov

678] nella regione dell' Ismaros), che invia

v.

un dono di vino (vino


originaria

eponimo

l'eroe

s&vsat

aufjLjuxTOig

la cecit (cfr.

130

6.

al loro

sg.),

tumulto,

accecamento dello spirito

1'

Menadi forsennate, orgiastiche, estatiche ed entusiastiche),


di Dionyso, anzi egli stesso un
designato come profeta

nelle

'

{Rhesus, 972).

aejivs

104 Cosi resterebbe spiegato anche


salia (che pure situata
di

fra

Dionyso manca quasi del


105 Appunto
103) -

(v. n.

Chio,

Tracia e la Beozia)

la

549;

fr.

primo

il

su

stato

'

larga

scala:

p.

Un

culto di

(Olbia), e chi ve lo port furono


stabiliti in paese tracio.

dei

Infatti esso

2
,

11,

270).

(4. 79)

Greci:

a Borysthene

forse

dei Greci

aveva carattere orgiastico

uso tracio, tanto che gli Scythi (abitatori indigeni del

paese) se ne scandalizzavano (SxO-ai


"EXXyjat, veidtouai.

Pa%X s oiJiev
si

8. 40,

Dionyso Bakcheios, ooti [xatvso^at

vYSt v&pamoos, attestato da Erodoto

l'

Thuc.

interessante poter constatare una propagazione anche

verso oriente.

secondo

greco ad eser-

'

300 (Ed. Meyer, Gesch. des Alter t.

Beloch, Griechische Geschichte,

cfr.

106

i,

culto

madre patria - a quanto pare

la

di Maroneia, fu

134 fhg

il

tutto.

citare l'importazione di schiavi

Theop.

che nella Tes-

fatto

il

. .

7j|itv

Ss

xoD

yp xaiaysXaxs,

%-bq

Pax^sustv npi
tb

2x&at, 8xt

Xajigvst Herod. 4. 79), e

ribellarono al loro re (nato di

madre

si

straniera) ellenizzante,

CAPITOLO in

96

come x&XXcc xp&xo 5iax^ 'EXXvjvtxJ xai frsolat Ip


rcoise xax v|ioo xot) 'EXXvjveov, cos si fece iniziare alla
xeXexyj orgiastica (av xq) 0-taq)) di Dionyso Bakcheios.
107 Anche se il nome semitico: cfr. R. Pettazzoni, Le
origini dei Kabiri nelle isole del Mar Tracio, Memorie della
il

quale,

R. Accademia
religione

della

1908. -

Lincei,

dei

cabirica

nelle

momenti fondamentali

tracie

isole

sono quelli che io

mio primo lavoro un momento originario


tracio e dionisiaco (cfr. R. Pettazzoni, Zerona: contributo alla
questione degli Etruschi, Rendiconti della R. Accademia dei
Lincei, 17. 198, 652), e uno posteriore misterico ed eleusino:
e tali restano anche se non si ammette il momento intermedio
tratteggiai in quel

presenza di un elemento semitico.

della

Questo ha, in

fatti,

un'importanza secondaria nello svolgimento della storia religiosa

come

locale,

in linea generale la storia della religione greca si

svolse in sostanza indipendentemente


semitici,

sia

da

mia recensione

la

108
canti,

in

Lemno anche

Menadi, Nysai)

Acusil.

fr.

'

[fhg

1],

109 Strab. io,

110 Come pure

p.

in

Atene

delle

eleusini

Nficpoci

ap. Strab.

d Eleusis, Paris 1914;


Roma', 17. 1914, 374).

(Bac-

KagstpCSec

una dea Kccgeipo) (Pherecyd.,

sia

stranieri,

>

sostenuta da P. Foucart, Les mystres


cfr.

influssi

(L'origine egizia dei misteri

egizi.

fr,

6 e

10, p. 472).

470, p. 466.

Asia: un monte K$stpo nella Bere-

kyntia (Berek-ynthia linguisticamente connessa con 3>pt)Y-ta,

Demetrio
<pevt%v}, ecc.])
3>pY- [cfr. maced. Bspsvtxyj
cfr. R. Pettazzoni, Le
di Skepsis ap. Strab. 10. 3, 20, p. 472
origini dei Kabiri, 665 n. 2, 645.
:

111

Ad Anthedon

(aveva una popolazione tracia, secondo

Lycophr. ap. Steph. Byz.


Paus. 9. 25,

s.

v.):

Paus.

(connessione col

9. 22, 5;

culto

di

- presso Tebe:

Demeter KocgsipCa

[scavi al Kabirion: Athen. Mitteil., 13. 1888, 81 sgg.

412

8?sgg.;

sgg.]).

112 Dionyso rappresentato

come

Kdc[3tp0

in

una

figura-

zione vascolare del Kabirion di Tebe (Athen. Mitteil. 13, 1888


tav. 9).

NOTE
113 Anche a

Lemno un

97

dio K(kpO-

Pind.

'

74 Bergk

fr.

6
.

114 Beloch, Grechische Geschichte, I*, p. 253 sg.


115 Diod. 16. 24, 3. - Un Opaxiov yvog e un culto di

nonch

donne 0pqcaaai anche ad Erythrai (Paus.

7.

OpcpuScu a Chio

1879, 328 n. 9).

(Bull, de

helln.

corr.

Maroneia fondata appunto da Chio:


116

sopra a p.

v.

42,'

56

v.

3.

8),

5,

sopra a n. 103.

12.

n.

117 Antonin. Liber. 10.

118 Euripide, Le Baccanti.

119 Apollod.

2.

2,

da Melampus,

purificate poi

Esiodo). -

(cita

2,

il

quale "EXXyjotv

au.svo xoo Aiovaoo x ts o5vou.cc xal xr)v


tco[X71t)v

xoo cpaXXou (Herod.

Kock caf

Cfr.

Proitides,

g^yy]-

fruafyv xal

Alexis

tt^v

fr.

112,

da oscuri

eroi

p. 337.

11,

120 Contro

le

donne: Paus.

121 Viceversa,
locali, dai

49). -

2.

Le

nomi

22, 1; 20, 4.

2.

Dionyso bene

trasparenti

accolto

Oinens, Staphylos (corrispondenti

a Keleus che accoglie Demeter), e simili.

122 Cfr. Eurip., Bacch., 277


Offre,

non meno che

al beato,

sg.

il

" ...e in dono al misero

gaudio Del vino dove ogni

dolore annegasi " (trad. Romagnoli, Firenze 191 2).

123 In alcuni versi di Esiodo


Strabone IO,

(fr.

g Lehrs) conservati da

i Satyri sono caratterizzati come fannulloni:


Saxpwv xal u/y^avospytov. Il contrasto
sentito in modo particolare da una plebe di

p. 471,

yvos oxtSavwv
dovette essere

lavoratori dei campi.

Schol. in Hesiod. op
124 Plut., quaest. symp ti 3, 7, I
- Le Pithoigia si celebravano il primo giorno delle
;

368

sg.

Anthesteria.

125 Proci, in Hes.


stpystv

pas,

(ir:* servi') (in

della formula con cui

&pas;

366 ooxs

noXaaecDS &s{uxv

TYjs

Kaps

ofi

v. oltre a n.

si

otxvjxvjv otke

^v. - Cfr.

la

fua&anv

variante #-

forma di proverbio: Zenob.,

chiudevano

le

4. 33)

Anthesteria: Suid.

s.

v.

133.

126 Atwvoaos fACUV}isvos con un thiasos di nutrici (xi9-yjvai) a Nysa, perseguitato da Lycurgo (Iliad., 6,
132 sgg.).
pettazzoni

La

religione nella Grecia antica^

CAPITOLO

98
-

Andromaca paragonata

Cfr.

Iliade 22. 400). vino

Dionyso

III

una Menade (Malvagi

Xay}

rapporto al

fJpoxotai, in

yjxppoL

Ocfyss., li. 325; 24. 74). Le parti


occorrono questi passi non sono tra le pi antiche dei

(li/'ad.,

in cui

325 sgg.;

14.

poemi omerici.
127 Estranei
128 Jlzad.,

poemi omerici sono, dei

ai

500; 13. 322

5.

frutto

(il

cibo proprio degli uomini: o &V7}T

xspog xxTjv)
Odyss.

125

5.

t* lv\

21. 76 ed Hesiod. op.

cfr.

sg.

Sileni.

Demeter come
Avjpj-

loi

xccl

32. 466,

Hesiod., Tkeog., 969

(cfr.

pari,

di

129 Cfr. R. R. Marett, The treshold of religon*

London

1914,

805;

597,

sg.).
',

sgg.

130

Un

sopra a p. 68, p. 80. -

v.

Dionyso

tzoXLtyis (di-

verso da tzoXio\)x 0() accanto a un D. aiTy} ad Heraia (Arcadia): Paus. S. 26,

I.

- D. IIaTp(pO a Megara

Paus.

43, 5. -

I.

D. Ooivog venerato (ad Atene) nelle OsoCvia (x xax


Aiovaia... v olg ol ysvvyjTai Tt&oov: Harpocr.
131 'Qujjituods ts xal

da zolg

nettamente distinti
p.

xo)

t^v tiXlv

s.

x. 0VTa S

^soGj

Leg.,

4,

terzo giorno si celebrava le festa dei Xxpoi. -

Il

xfrovtoic; d-eoiQ in

Plat.,

717 A.
132

II

primo era quello delle Pithoigia gi ricordate (sopra a


il

Syj|ioi)S
v.).

n. 124):

secondo quello dei Xs.


133 Per ci

chiudeva

col

tenevano chiusi

si

grido:

templi. -

K^psg, o%

-frpcc^e,

134 Thucyd. 2. 15.


135 Naturalmente anche

culti

La

festa

si

x' "Av&saxyjptcc.

plebei

ricevettero allora

un' impronta civica. Tale carattere era conferito alle Anthesterie


dal rito del simbolico accoppiamento di Dionyso con la BaaC-

Xtaaa, la moglie dell'arconte basileus (Aristot.,


'

Demosth.

cfr.

De

'

59. 73, 76,

Sanctis, 'Axfrs

no:
2
,

cfr.

Hesych.

Torino,

s.

191 2,

v.

'A-8-. tcoX., 3.

5;

Aiovaoo yjiog

138). - I misteri

di

Eleusi entrarono presto nell' orbita dello stato.

136

Sparta solo a chi moriva sul

l'onore di avere

il

proprio

nome

Ed. Meyer, Qesck, des Alteri.,

II,

campo

era

concesso

scritto sulla stele sepolcrale:

571).

IV.

Prevalenza della religione olimpica.


Attrazione dei culti agrari
nell' orbita della religione civica.

a morire per la patria* esort allora la poesia:

non quella divina ed eroica

umana

che fu

civica

ma

del passato,
rivolta al

un'altra,

presente: non

quella epica, materiata di politeismo e di naturismo;


ma un'altra, fatta di umanesimo, - qual' tutta la
lirica

primamente 1' elegia.


form in Asia - ed avr

e qual fu, pei Greci,

La quale pure

si

avuto con V epopea comune

Y origine dal

dalla religione (inno divino), e

canto

ultimamente poi da

quel primo ritmo eh' inerente alla danza

come

al

nonch alla magia. Ma l'epopea si stacc pi


presto da quel ceppo arcaico, e and, libera e sciolta,

lavoro

verso

la

recitazione

laica

sulle

labbra dei rapsodi.

Invece l'elegia ritenne, per quanto semplice,

il

suo

originario carattere strofico (distico [esametro

4-

pen-

tametro]),

come

tronco; e

fin

quella che pi lungamente ader

al

poi per essere bens recitata anch'essa

(onde fu compresa insieme con l'epopea nella mede* v.

sopra a p. 83,

CAPITOLO IV

sima categoria degli


esclusiva

di

stty] 3),

aedi di

[skc. vn*vi]

ma non

professione,

divenne specialit
anzi

fu

coltivata

nell'intimit della vita familiare e gentilizia, ispiran-

dosi al culto dei morti


(esequie, ricorrenze
viviali

- e

dall'

in quelle solennit funerarie

ch'erano anche, di

4)

solito, con-

ambiente della famiglia usc poi per

passare in quello della polis

5,

fu

poesia civica

ad uomini che alla vita politica


non erano estranei. Tale fu V elegia gi in Asia con
Callino: ma specialmente poi nella Grecia propria
con Tyrteo a Sparta e con Solone ad Atene civica
e patriottica, collettiva e ancora - in certo senso -

alta e solenne, cara

impersonale,

memore

del costume

delle vigenti istituzioni


8

gelosa

animatrice a nobili im-

antico

dominata da quel suo


grande motivo: che preferibile, combattendo per
prese

militare e guerriera e

memoria

la patria, morire, e vivere poi gloriosi nella

dei cittadini, anzi che cadere in servit del nemico,

perdendo,
insieme

Ma,

con

la

citt

la religione dei

territorio,

il

padri

libert e

la

9.

in Asia, la Citt greca

come

fu

straniera:

lontana dal centro naturale e tradizionale dell'ellenismo, aperta alle ostilit dei popoli

vicini,

che non

erano greci, anzi barbari: alcuni nel senso culturale


nostro - quali i Kim inerii, che passarono come un'orda,

saccheggiando

10

-, mentre

altri,

barbari anch'essi

senso greco, erano tuttavia costituiti in forme


politiche nazionali - tali i Lydi e pi tardi i Per-

nel

siani -, a differenza

stato
si

come nazione, ma

combattevano

battevano

minio

dei

le

nella

Greci, che

solo

come

non formavano
Citt.

le Citt

fra loro, e nella stessa citt si

famiglie

Grecia

pi

potenti,

propria non

com-

avide di predo-

meno che

nella

LIRICA E INDIVIDUALISMO IN ASIA

[sbc. vtx-vij

Grecia Asiatica.

Ma

porte; e perci

ivi le

in

Asia
il

era

straniero

lo

furono

lotte intestine

pi presto ivi cominci

.TOT

alle

fatali,

processo di disgregazione

e di decadenza, onde quei sistema di forze che com-

poneva

la Citt fu fiaccato

IX
,

della vita solidale e sociale, e

sare a s stesso

e,

trama
cittadino dov pen-

e si rallent la
il

per se stesso.

P individualismo.
E prima di tutto nella poesia.

cos fu

La

promosso

quale, se nella

Grecia propria accenn una volta ad essere personale e soggettiva - e fu con Esiodo, contadino e
cantore degli umili

meno

e fu

in

una forma

eh' era

adatta perch era quelia della poesia narrativa

(epos) -, ivi fu, anche, presto sopraffatta dal

lere

un robusto

di

invece nel

mondo

(erotica e pessimistica) con

nel

ristica

personale

fece

Mimnermo

ma

12
;

giambo una forma nuova, che fu


dell'

elegia -

asiatico, gi nella stessa


si

preva-

e sodale.

spirito tradizionale

che ha e non ha forma epica poi

la

individualismo soggettivo

trov

caratte-

del

suo

grande poeta
Archiloco. Il quale
pur coinvolto
anch'esso nelle vicende politiche della sua Citt J 4,
quando si trov a difenderne con le armi gli interessi 5 - eh' erano poi quelli dell' ellenismo - contro
una gente barbarica (i Sai, popolazione tracia di
Thaso o della costa vicina 16 ), troppo bad a salvarsi, e gitt lo scudo e non ne ebbe scrupolo l6 e
continu poi, come sembra, a fare il soldato per
mestiere ?: tanto lontano ormai egli era dall'ideale
della polis e dallo spirito di un Gallino e di un
Tyrteo lS E in questo suo spregiudicato sentire, che
:

* v.

sopra a p. 54.

CAPITOLO IV

TG2

non era
padre

vilt,

influ

nato

era

d' illustre

la

sua nascita; ch suo

famiglia

9
}

ma

egli

era

sua madre (Enip) una schiava

un bastardo, e
certo che

forse la

fsKC, vn-vij

20

poesia giambica, nella quale egli fu

maestro, soleva esser accompagnata dal flauto (auledica), e

per

flautisti

lo pi,

come

e le flautiste eran servi e barbari


asiatica era^ di origine,

degli strumenti a fiato.

E una

musica

la

serva era Jambe

21

personificazione mitica eponima delJ<z\i$q

22

valse con

Demeter

suoi motti salaci a far sorridere

dolente. N, forse, senza significato


chiloco avrebbe pure

il

fatto

-,

che

che Ar-

composto un inno a Demeter

3,

mentre poi egli stesso si vant de' suoi ditirambi 2 4


composti per Dionyso - che sono appunto 2 5 le due
divinit delle classi inferiori, rurali -~; n disdegn
di coltivare la favola animalesca 2 - come anche
quell'altro motivo prediletto delta poesia popolare
eh' la satira delle donne fu poi trattato, in giambi
da Semon de 2 7. E questa accentuazione dell'elemento
plebeo nella poesia ebbe pure una sua ragione sociale:
e fu appunto la decadenza delia polis, eh' era aristocratica per essenza e per orgine; onde al suo declinare naturalmente dov prodursi l'emersione dell'elemento sociale inferiore.
Or le classi superiori ebbero pure una loro
poesia, - che a noi si presenta primamente a Lesbo
;

eolica, antica terra di aedi, isoia

sonante di canzoni:

e fu la lirica propriamente detta, cantata su uno stru-

mento a corde
e

Saffo

9
f

(citaredi :a>

cortigiana con

aristocratica con

Anacreonte

3,

Alceo

28

anch' essa

profondamente personale, vibrante della passione


del poeta, e pur velata da un' ombra di tristezza 3 1
non di quel pessimismo sociale e collettivo eh' in
:

URICA E CIVISMO NELLA GRECIA PROPRIA

[sbc vn-vi]

ma

IO3

una malinconia intima e profonda,


quasi un senso di vaga inquietudine suscitato dal

Esiodo

*,

di

pensiero della morte, dalla fatalit della morte, poi


che la vita breve, e dopo non e' che vanit
d'ombre vaganti - e fino a quando? - nelPHade:

che gi era stata la concezione omerica dell' altra


vita, corrispondente forse, come dicemmo **, a una
quale sembra
meno profonda religione dei morti

dunque esser propria della grecit asiatica, non senza


rapporto con un meno vivace tradizionalismo.
Invece

anche

questa

poesia

trasportata da Lesbo (con


(con Polymnasto di Mileto 33
Alcmane di Sardi 3*) nella
mente a Sparta, ivi rinunzi

elevata e

nobile,

Terpandro) e dall' Asia


e forse con Alcmane, se
Grecia propria, e prima-

ad essere individuale e

personale, ed assunse intonazione e spirito collettivo.

fu poesia corale: e la cantarono, in coro, fanciulle

(parthenii) e garzoni (hyporchemi) in onore di

(hymni),

quando

la Citt

celebrava

un dio

le feste della

sua

un uomo {epinikii), quando


taluno tornava vincitore dalle gare panelleniche, e il
suo nome andava sulle labbra di tutti, e col suo quello
della sua Citt, e la Citt lo esaltava vivente, e in
morte lo venerava come eroe, non meno di quelli che
per la patria erano caduti. Col quale carattere divino
ed eroico afflu alla poesia corale F elemento del mito
e della leggenda: i miti e le leggende che gi V epos
aveva celebrati, e quegli altri ancor pi numerosi

religione, - o in onore di

che

le

molte tradizioni orali ricordavano, e che ora

dunque trovarono espressione


* v. sopra a
p.
'*

v.

53

sopra a p. 14.

sg..

nella

poesia.

Onde

CAPITOLO IV

[SBC, VII-VI](

veramente la lirica corale, svoltasi anch'essa, inizialmente, da suggestioni orientali, ma complessivamente


estranea all'Oriente greco, fu forma poetica carattedella

ristica

mondo

Grecia propria, e di queir altro

che frattanto era venuto sorgendo in terra

ellenico

d'Italia (Stesicoro, Ibyco),

al

quale la madre patria

la trasmise.

Ed anche
manc

che

anche

la

un'altra poesia ebbe la Grecia propria,

alla

grecit

drainatica

d'Oriente:
fu

cittadine,

35.

suoi cori non furono

anzi rustici

e incolti e

e di vergini delle nobili famiglie

ammaestrati a intonar l'inno solenne

divinit della polis

moveva

eletti,

dramatija

poesia corale, e dunque

sociale e collettiva. Solo che

da prima civici ed
plebei non di efebi

la

quando

la

processione

alla

(no\inr])

tempio*; bens
incomposte che andavano attorno pei campi

in bell'ordine alla volta del

di turbe

portando falli 3 6 e agitando fronde, adorando un dio


ch'era in tutti e in ciascuno, e tutti eran con lui: non
pi gli stessi, esaltati al di fuori e al di sopra della
vita comune, simili al nume nel nome, altri da se nel
costume e nell' aspetto, e non solo materialmente
mascherati e

travestiti,

ma

essenzialmente trasfigu-

Ch questo il carattere proprio


ci che dram a -'7: la trasfigurazione,
rati

*.

di tutto
il

mutar

deporre la natura propria per assumerne un' altra, - come fa l' attore, il quale, mascherandosi, cessa di esser quello che e diviene

di persona,

il

costume rappresenta e l'azione richitde,


precisamente come gli adoranti, camuffandosi da
quel che

v.

il

sopra a p. 49-50.

ORIGINI RELIGIOSE DEL

[sbc. vii-vi]

DRAMA

dmoni, si sentivano - e dunque divenivano ed erano


- dmoni.
Che quel trasfigurarsi del drama ha il suo precedente in questo transumanarsi

dell'

azione sacrale

sempre, adunque, una trasformazione, un mutamento


di essere,

un divenire

diversi;

altri e

ma

il

diverso,

che subentrava, fu in origine un divino, fu la misteriosa

intensa

pi

che avvolgeva

collettivo

del

vita
l'

gruppo,

il

fluido

individuo e lo rapiva in

una beatitudine inconsueta e superumana:


eh' appunto il carattere di
quel primordiale misticismo ossia umanesimo
collettivo*. Al quale dunque risale ultiun' altra sfera di esperienza, in

mamente

la

dramatica

38
;

come

all'

umane-

simo individuale, ossia animismo, ultimamente risale la lirica**, come al naturismo


connette, attraverso il mito, l'epopea***:
si compie quel parallelo che siam venuti
dehneando tra forme religiose e forme poetiche. E
si

con cne

a quel

modo

che

il

naturismo (religioso)

si

espresse

nel mito prima che nella poesia (e la poesia segn

una minore religiosit rispetto al mito, - come in


momenti dell'arte non coincidono con i
generale
momenti della religione, anzi piuttosto li seguono);
cos anche il drama, prima di essere poesia, fu azione,
i

fu 5oot[XX in

senso proprio: azione sacrale e rituale

e religiosa 39: quella

onde

cori rappresentarono la

vicenda del dio.

E non

di

Dionyso soltanto,

* v.

sopra a p. 80-8

* v.

sopra a p. 99.

* v.

sopra a p. 15-16.

I.

ma

primitivamente

CAPITOLO IV

io6

anche

di

agrarie

39

Demeter
bis^

Kore -

sia nei Spcjieva

[SHC. VlI-VlJ

nelle

molte feste

misteri

Eleusini

sia

dei

corrispondentemente di Damia e Auxesia ad


Egina, dove agivano cori di uomini mascherati da
donna *, - come pure di Adrasto 4* antico nume

-,

locale

di

Argo

e di

Sicione

42.

Del quale

cele-

si

brava (yoaipov) con cori - vale a dire si rappresentava - la sacra istoria, eh' era una vera e propria
passione (x rciika ato0)43; ed egli era dunque
verosimilmente un dio agrario, e quindi vegetativo
insieme e (cata-)ctonico, - quale anche doveva essere
quel Melanippo di Tebe,

'

dai cavalli neri

'

44
J

che

introdusse a Sicione quando vi


il tiranno distene
soppresse il culto di Adrasto 45, - quale poi anche,
come dicemmo **, lo stesso Dionyso. E per ci, anche,

Dionyso nella riforma religiosa di Clistene prese a


Sicione il posto di Adrasto 46 e allora a Dionyso
passarono quelli che erano stati i cori di Adrasto:
tragici
cori
(xpa^ixoiai yopoiai), come li chiama
Erodoto 4^ avendo forse in mente le vicende della
sacra rappresentazione, che saranno state patetiche
(x Tr&frsa ) come quelle delle tragedie 47, - se pure
tragico non ha qui il suo valore primitivo ed etionde i xpayixo
mologico da xpyoc, eh' il capro
yopol sarebbero piuttosto i cori caprini, costituiti da
capri, e cio da uomini travestiti da capri, trasfor'

'

mati in capri nelP azione rituale

Da

questi

Y<p%c)49:

ma

elementi

solo

pi

si

svolse la tragedia (xpa-

tardi,

primitivi cori peloponnesiaci

* v. sopra a p.
*

v.

66.

sopra a p. 70.

48.

nell'Attica.
5,

Che quei

se gi erano

canto,

[site,

LA POESIA DRAMAT1C E LA POLIS

vj.vj]

ancora non erano poesia. Poesia divennero quando


qualcuno dal di fuori apport modi e forme di vera
arte, ond' essi appresero a modulare le rozze voci

movimenti incomposti (ypv az-Tjoxi)^ 11 che avvenne, secondo la


tradizione, a Corinto, per opera di Arione, al tempo
e col favore di Periandro tiranno 5 2 E la forma che
('[Ji(Jirc?a

Xydvxa^

51)

e ad ordinare

Arione introdusse fu quella del ditirambo $ 2 ch'era


dionisiaco, appunto, ed entusiastico; ond' egli fu detto
,

inventore della tragedia

53
?

cos la

tragedia ebbe

primamente forma lirica 54. E Arione era di Lesbo


(di Methymna), come Terpandro (di Antissa): e come
Terpandro, portato a Sparta, vi suscit
il nomos di
la lirica corale - civica ed eletta * -, cos, parallelamente,

il

ditirambo

di

Arione, portato a Corinto, serv

E anche in ci
proprio della vecchia
si rivelava il genio
Grecia, dove quel che il mondo orientale,
individualista, creava, trovava applicazione in senso sociale e collettivo. E quella
di

modello

ai

cori tragici

e rustici.

riforma (poetica) dei cori

che avvenne a Corinto

probabilmente si estese poi anche a Sicione, in


connessione - forse - con la riforma (religiosa) di
Clistene,

per

la

quale

cori diventarono dionisiaci.

analogamente nell'Attica. Dove i riti e le sacre rapcome son quelle di Icaria per Icaro **,
corrispondono verosimilmente a un momento predionisiaco; ma poi Dionyso prevalse con un proprio
corteo, che fu di demoni itifallici (Satyri) e di figure
presentazioni,

equine

(Sileni)

55.

* v. sopra a
p.
* v.

La
103.

sopra a p. 71

quale riforma dei cori verosi-

to8

CAPITOLO IV

[SHC. Vll-Vl)

milmente dunque si attu, in Attica, per influenze


peloponnesiache $ b forse precisamente sicioniche (distene fu imparentato in Atene con gli Alcmeonidi);
e si attu, a quanto pare, al tempo della tirannide:
f

tempo

forse gi al
nei suoi

nome

versi

57.

di Solone, se egli pot farne

Jn

cenno

vero Solone, senza essere di

Atene quel che furono per


Sicione e Corinto distene e Periandro, tiranni. Fu
il
rappresentante di un ordine nuovo di cose. E la
tirannide, che parve un ritorno al passato, promosse,
tiranno, gi fu per

invece, P avvenire.

Il

passato era P ordinamento arcaico e gentilizio

della Citt, che troppe forze vive lasciava fuori dei

suoi quadri

massa

la

58
,

della

popolazione

lavoratori e piccoli

pi

La

non

ma

costituita

senza

il

li

liber

sempre

La

59.

Citt

criterio della nascita

fu pi esclusivo,

anzi

fu

da

senza

diritti,

signori, impoveriti

riforma di Solone

rimase aristocratica;
aTtvByjv)

agricola,

proprietari,

danaro, indebitati verso


*.

quanto escludeva

e specialmente in

(i'gi-

contemperato

con quello della ricchezza ( ttXouilvSyjv ) 6o E la ricchezza seguit bens ad avere carattere fondiario
.

ed agrario, e ad esser valutata


(

7TVTaxoaco;a5:[xvo:,

in prodotti del suolo

e in bestiame

x%y.xoQio\xkzi\xvoi)

(CeuytTac);

ma

tadinanza.

Allora molti, liberata la loro terra dalle

ipoteche
la

6r
,

ora valse a conferire

furono cittadini

il

(tcq/Xzoli)

diritto di

altri,

cit-

liberata

propria persona dalla servit della gleba e dai

debiti, affluirono alla Citt 2

Or mentre
* v.

si

abbassavano alquanto

sopra a p. 52 sg.

le

barriere

LA POLIS E LE CORRENTI MISTICHE

(skc. Vii-Vij

della ttX:c, anche le porte dell' aaxu

si

I09

aprirono pi

uomini del contado


Cos fu proavvicinamento
culturale.
gi
E
forse ne
mosso un
trasformazione
dei
quella
cori
rustici
al consegno
tatto della lirica d'arte: un contatto che pi facil6 3.

di frequente agli

mente pot effettuarsi nelP ambiente cittadino. Che la


Citt, com'era naturale, esercit l'attrazione pi potente. E insieme con i volghi rurali, anche la loro religione entr nella Citt. Reciprocamente, qualcuno fra
avr subito il fascino di Eleusi e dei suoi
misteri; che gi Eleusi era incorporata nello Stato
i

cittadini

Atene

Ma

6 4.

vinse la sua cultura,


come anche, nell'ordine politico,
ch'era superiore;
quella prima democrazia che allora sorgeva - la
di

la Citt vinse

come

la

ttd&tpaos

OYjjXQXoaxca,

rinneg

la polis, e, lungi dal

in quelle anzi subentr,

chiama Aristotele, - non


distruggere

le

sue forme,

rendendole accessibili

ai pi.

Tramontava

la

chiusa Citt antica delle genti e

ma

la

nuova

delle fratrie;

gi

si

deli'ieava.

La

nella luce di quel tramonto

tradizione aveva conservato

il

regime patriarcale
Solone stesso, il rifordella primitiva monarchia
matore, si ispir alla tradizione 6 s. Egli fu - o almeno

ricordo di tempi migliori sotto

il

*.

per noi -

il

primo poeta d'Atene.

Ma

la

fu quella elegia che gi era stata spartana

sua poesia

con Tyrteo,

che da prima era stata anche asiatica con Gallino,

ma

tempi ormai lontani

in

**
:

l'

elegia nobilmente

patriottica e cvica, tutta dedita all'esaltazione della


polis.

Anche

il

* v. sopra a
p.
!

giambo,

53.

* v.

sopra a p. 100.

v.

sopra a p, 101,

personale

popolare

no
fu

CAPITOLO IV

[SF.C.

adoperato da Solone a dare espressione a un con-

tenuto civico
nelle

La

66
.

Citt fu

suo ideale. Cos, anche

il

cose della religione egli intervenne in

della Citt: e precisamente nella religione

dei morti, quale


miglie,

cui

impose limitazioni nel

funerali troppo

sontuosi

anche Pittaco

fra altri,

nome

(privata)

praticava dalle genti e dalle

si

culto,

interprete

7,

una tendenza generalmente

in

sentita, - alla

fa-

viet

Sette Savi

questo di

quale ader,

68 .

6 9:

insieme con Solone, annoverati fra

rappresentanti di un ideale etico che

lo spinto greco era venuto elaborando attraverso

secoli

Pittaco, tiranno di Mytilene, e Periandro, tiranno

di Corinto, furono,
i

VII- Vi]

lo spirito

greco tradizionale ed eroico, caval-

leresco ed aristocratico, civico e patriottico, dominato


dall'idea
eh' era

della polis

comunione

protezione dei loro

d'

dalla

anime

iddi,

era dovere e diritto civico


del politeismo: iddii turistici, e

nificati

religione

fra

cittadini

e la religione
10
.

della polis,

gli iddii

sotto

la

degli iddii

eran quelli

dicemmo - essenzialmente

na-

per ci diversi dall'uomo, per quanto uma-

dall'

diversit che

epopea: diversi per

fra

l'

uomo

quel a
!

essenziale

e la natura, e per ci

- anche - superiori tanto quanto

le

forze naturali

sono superiori alle umane. Onde all'uomo si conveniva di onorare gli di - gli di (ot &eo.) in genere e
complessivamente, oltre che singolarmente 7* -, e inchinarsi alla volont -loro, e nulla volere che da loro
non fosse dato, e a loro attribuire ogni cosa e rimettere ogni fortuna i\ compresa la ricchezza 73 e non
incolparli delle eventuali sciagure 74 e sopratutto non
lottare contro di loro (che ci che Dio vuol dare
P uomo non l' evita 75) non provocarli, non insuperf

(skc. vn-vi]

SETTE SAVI E LA TRADIZIONE

III

troppo presumendo di s: che fu dottrina

bire,

giosa corrente in queir et, e

reli-

espresse anche in

si

hanno per motivo l'insolenza contro gli


di e il suo castigo (Niobe in gara con Leto 7 6 Marsya
con Athena, Aracne con Athena). E specialmente si
taluni miti che

quei

espresse in

motti

brevi

incisivi,

facili

ad

imprimersi nella memoria (j^ piata fiozy^kx ^oavTjjxvs'Jia 77), quasi coniati apposta per esser messi in

come

circolazione,
'

nulla di troppo

pensa cose da uomo

uomo

(frvYjt

8'vyjTc)

SXltiZfi

cppvsi),

che

deyay

(|jiy]5v
4

'

'

77),

spera da

raccomandano,

positivamente e negativamente, la stessa cosa, cio


la

moderazione,
e,

(yva)9'i

aauxv)

conoscendosi,

non

per

attingere,
divinit:

tutti

quel

7,

conosci te stesso

si

sforzi

si

superare

di

che sarebbe fatica vana,

massime auree

ci attribuite ai
I

'

onde Y uomo ammonito affinch,


persuada di essere inferiore a Dio,

79

se

stesso

per

la inaccessibile

una morale pratica, che


poneva la saggezza, e per

di

nel limite e neir equilibrio

leggenda.

lontano da ogni eccessi-

tenersi

sublime fra

vit -,

il

Sette Savi

80

della storia e della

quali in vero erano eredi d'una ricchezza

ignorata, pensatori d'

un pensiero che pareva nuovo

ed era vecchio di secoli, anzi primitivo, com' primitivo

nell'uomo

il

sentimento della sua inferiorit di

fronte a quel divino eh'

che

si

fuori di

lui,

nella natura, e

concreta nella persona di un dio, in una figura

espressa dal mito *, e dunque obbiettivata, altra dall'uomo, - come altro l'uomo dalla natura, e quindi

anche

altro e diverso dal dio eh' natura, e

non c'

sforzo, a quanto pare, che valga a colmare l'abisso

* v. sopra a
p.

17.

CAPITOLO IV

[shc. vn-vij

fondamento stesso del


- ed poi anche il fondamento
politeismo olimpico
di quelle massime. Le quali, in fondo, esprimevano in
dualismo, eh'

di questo

il

termini di etica popolare quel principio cui gi

aveva dato espressione

Omero

di poesia; e per ci le accolse

Apollo, dio Olimpico, nella sua gloria di Delfi, dove

furono

esse

scritte

edificazione dei

devoti

81
:

grande centro religioso di quella et, venerato


da Greci e da Barbari **, conservatore delle tradizioni
pi arcaiche, rappresentante del regime gentilizio per
entro ai tempi nuovi delle Citt ***, e per avverso
- per esempio a Clistene di Sicione 82 -,
tiranni
ai
perch i tiranni sono democratizzanti e progressisti,
alleato, invece, ~ ad Atene - con la grande famiglia
degli Alcmeonidi 8 3, i nemici mortali di Pisistrato:
quegli Alcmeonidi che pure un giorno non avevano
avuto scrupolo di versare il sangue dei Ciloniani sul-

Delfi,

il

l'altare di

Athena,

dea civica

la

- e cos

*,

si

eran resi

colpevoli di sacrilegio contro la religione della polis.

come

Pisistrato,

le classi inferiori

non avevano
esse era

il

quelle che della signoria di Solone

beneficiato, o solo scarsamente.

85

alleata la popolazione dei


i

loro

rispettivi

col

campi 86
iddi

altrettanto erano

Hefaisto,
il

si

vedono spesso

figurazioni vascolari

perch

* v. sopra a
p.

-,

15 sg.

* v.

sopra a p. 44.

* v.

sopra a p. 45.

il

divino

dio rustico

conUdini; e perci

tra

quale naturalmente era

patrono degli operai, e Dionyso,

ceto urbano degli artigiani e operai delle

industrie (Syjjuo'jp/ot)

solidali

naturalmente favor

tiranno,

dei

associati nelle

fabbricatori (sratYjaev)

LA TIRANNIDE. SOLONE E PISISTRATO

kc. vn-v:j

figuratori (eypa^ev) dei vasi

113

erano precisamente

quegli umili adoratori dei due iddi, quelli che orna-

vano
tieri

maschere satiresche le loro fornaci 88 e volendisegnavano Sileni in quella ch'era la loro prodi

pria quotidiana occupazione, di attizzare

quel Dionyso che, insieme con

e le Menadi,

su

le

essi

anfore e

non

Satyri e

stancavano

si

crateri

le

il

di

tazze, era

8 9.

fuoco
i

Sileni

riprodurre

pur quello

che ora anche nella Citt pubblicamente

si venerava,
dacch Pisistrato vi aveva introdotto dal contado (Acovaca x xax' dsypoc) le sue feste (Atovaia x sv aoxsc),

da Eleutherai il suo simulacro vetusto (avov) 9


dedicandogli un santuario ai piedi dell' Acropoli da
quel borgo gi beotico il quale nel nome portava il
segno del dio liberatore fEXeufyepe'? cfr. Auasc,
e

>

'

'

puriAaioc, Liber\ che in origine avr voluto dire


1
ma che troppo
ficatore (dalla frenesia orgiastica) 9
'

facilmente suggeriva un'allusione politica e sociale

Era

lo stesso iddio delle processioni

92.

mascherate

e delle sacre rappresentazioni campestri, che Thespi,


nativo d' Icaria - il pi antico centro dionisiaco del-

avea per primo cominciato a riprodurre


in Atene in pi nobili forme, gi quando ancora era
vivo Solone. E Solone - dicevano - non ne era stato

l'

Attica

93

-,

ma

entusiasta;

gioco di

Pisistrato

Thespi a

far

94

parte

ammise

ufficialmente
delle

feste

il

dionisiache

531): che fu, insieme con l'applicazione dei modi


lirici del ditirambo, un altro gran passo nella evo(a.

luzione della tragedia.

La

quale quanto pi, dunque,

entrava nell'orbita della Citt, tanto pi poeticamente


s'ingentiliva, - ma anche intimamente si trasformava.

con Thespi appunto

cantata, la recitazione e
pbttazzoni

accentu,
il

sopra

la

parte

dialogo merc l'ufficio di

La religione nella Grecia antica.

CAPITOLO IV
4

risponditore

KOXOizf^) assegnato da Thespi

capo del coro ('corifeo

')

in

pi verosimilmente, di Sileno

figura di
9*

Ma

al

Dionyso 95, o,
venne

in seguito

meno esclusivamente

facendosi sempre

ch

[SHC. Vll-Vi]

dionisiaca;

coro fu libero di cambiar tre volte di costume

il

e dunque di azione e di soggetto, - prima di riprendere, in un momento finale, la sua propria figura
satiresca;
cos si ebbe la trilogia col
drama sati'

e.

propriamente detto.
E quel che avvenne della poesia, avvenne parallelamente della religione. Ch gi la tragedia per s
rico

'

stessa religione - rustica e dionisiaca -:

ma

quei

nuovi soggetti che ora rappresent, quel nuovo contenuto che ebbe, lo ebbe dal mito; e il mito era
patrimonio delle superiori classi

antico

sociali,

cate nel culto degli ideali olimpici e omerici.


pica,

nonch omerica, era


rimase con Pisistrato.

eduolim-

la religione della Citt.

quale promosse, s, il
culto di Dionyso, come pure
per analoghe ragioni
di politica religiosa - diede splendore ad Eleusi, cotale

Il

struendo sopra T antico santuario un grande edificio


rispondente

alle speciali

(icXear^otov)

97

il

ma

esigenze del culto iniziatico

sopra ogni altro culto tenne alto

prestigio della religione della polis:

in questo,

di

continuatore,

Solone, ed erede del suo spirito.

dea della polis fond un nuovo tempio su l'Acro-

alla

Panathenaia (maggiori e minori),


destinate a celebrare periodicamente nel nome di
Athena la gloria della nuova e pi grande Atene.
poli,

ist tu

le

nesso profondo onde la religione


civica era congiunta con la tradizione omerica * diE, quasi intuendo

v.

il

sopra a p. 44, 49, 51.

DIONYSO FRA GLI DEI DELLA POLIS

|sec. vu.vij

115

spose che nelle Panatenee avesse luogo una recitazione dell'Iliade e dell' Odyssea meno radicale, in
ci, di un altro tiranno, distene di Sidone, il quale,
:

ad integrare la sua riforma della religione in senso


dionisiaco - vale a dire, dunque, in senso anti-aristocratico -, coerentemente viet la recitazione dei
poemi omerici 9 8
Che questi furono i due tipi di religio.

sit che allora vennero a contatto: il mistico e agrario di Dionyso e Demeter, e il


mitico e civico degli Olimpii; e la differenza loro ultimamente risale a quella ch'
la

essenziale differenza fra

del P

il

anima

la religiosit

religiosit della natura*.

e la

naturismo civico prevalse sul misticismo agrario,

attraendolo nell'orbita sua: prevalse perch aveva per


s un'arte e

una poesia e una

tradizione, e

dunque

una superiore cultura prevalse perch fu la religione


di un organismo statale - la polis -, vale a dire,
dunque, di una superiore forma di societ; e quindi
ebbe una posizione privilegiata e centrale, donde
:

pot esercitare un'attrazione irresistibile, quasi

fa-

avvenne che nel successivo


affacciarsi delle classi inferiori alla conquista del potere politico, il loro moto

scinatrice.

cos

ascensionale quasi proced parallelo ad


orientamento religioso verso le forme
olimpiche e tradizionali, ch'erano state

un
le

forme della religione delle classi

vate;

e le classi inferiori, elevandosi alla lor volta,

se le appropriarono
* v.

ele-

come segno

sopra a p. 16.

e sanzione di nobilt.

CAPITOLO IV

Il6

Il

[ne. Vn-Vi]

quale processo, come ebbe una consacrazione pub-

blica nel rito della BxvlXioax, la

regina

moglie

la

dell'arconte paaiXec, che nel corso delle feste 'Av-

accoppiava con Dionyso 99 cos anche


ebbe un suo coronamento e simbolo ideale. E fu
l'assunzione di Dionyso all'Olimpo: di Dionyso con
freafr^pta

si

sua madre Semele 100 non diversa da Demeter, come


dea della terra *, non olimpica in origine (a quel modo
:

che ne Dionyso n Demeter

una semplice mortale

Kadmo;- ma

101

(9 vy]r/,)

sono olimpici

I02

la

mortale

anzi

**),

figlia di

da quando Dionyso,
I0
3, la condusse seco

poi fu una dea,

toltala alle profondit sotterranee

^xepoi $eoi 'etaiv I02 ).


Dionyso vi condusse anche Hefaisto

all'Olimpo (vOv

5'

pure appartiene primitivamente


fuoco della terra
fucina

Io6
,

ma

I0 5

alla

I0

che
4,
terra
come il

-; e nell'Olimpo ha bens

la

sua

originariamente nel monte Olimpo del-

l'Asia Minore, che all'Olimpo celeste degli di appartiene propriamente solo

il

fuoco meteorico [Agni), ed

Hefaisto solo in quanto fu confuso con quello, non per

sua propria natura: tanto vero che poi ne fu espulso,


come un intruso io 7. E per ci dovette esservi ricondotto
fici

e fu

quando

e industriali

egli

Io8 .

divenne

il

patrono degli arte-

precisamente vi fu ricondotto

due

iddii

che particolarmente rispecchia certe condizioni

poli-

da Dionyso: per quella connessione


tico-religiose speciali di Atene***.

fra

perci, anche, quel

riconducimento fu una scena prediletta dai decoratori


di vasi

I0 9

(gi nella

* v. sopra a
p.

prima met del vi secolo

75.

**

v.

sopra a p. 80.

'*

v.

sopra a p. 112.

1I0
)

DIONYSO E LA DEMOCRAZIA

[SKC. VIi-Vl]

117

F assunzione del dio era, in certo modo,


F agognata e contesa e sperata esaltazione della
classe operaia 111 (- come anche un'altra introdu-

perch

zione

all'

Olimpo

F assistenza

quella

vascolari:

figurazioni

nelle

Athena o

di

frequentemente

rappresentata

di

Hermes

di

Heracle, con
112
:

anche

Heracle un lavoratore, F eroe delle fatiche "3).


Ne Dionyso and all'Olimpo da solo: vi and
seguito dal rumoroso corteo dei suoi Satyri e delle

Menadi

sue

ir 4.

E quando

quella

strana

un nuovo

batt alle porte dell'O'impo,

com.tiva

spirito pass

maest veneranda degli antichi iddi adunati


a ricevere i nuovi. Era uno spirito che saliva dalle
sopra

la

viscere della terra,

come

trasforma in vino.

sale la linfa su dalla pianta

dietro

quelle figure,

che

si

il

vino inebriava, era una nuova umanit che inva-

deva
veva

il

cielo "5: quell'umile

umanit che anche mo-

conquista della polis.

alla

tuttavia

questi

ultimi venuti a far parte della Citt vi rimasero


sottomessi alle aristocrazie dominanti, - cos come

Dionyso, ammesso fra

uno

tare

forme

come

della

Giganti)

ll6

compagno
- cos come la

sempre pi secondo

nobilit

si

tadino, - cos
nelle

per diven-

di loro, partecipe della loro vita,

delle loro lotte (contro

tragedia

gli Olimpii, fin poi

lo

gusto

cit-

dionisiaco

si

adatt

tradizionale,

e,

senza

spirito

religione

il

approfondire, anzi senza neppure consapevolmente


avvertire la sua essenziale opposizione al politeismo
naturistico 1 ^, incanal le sue
della

ma

religiosit

olimpica,

acque nel gran fiume

intorbidandole

alquanto,

anche facendole pi impetuose e pi ricche.

Tanto vinse

la religione della Citt,

religione della Patria,

- ch'era la

anche quando fu quella dei

CAPITOLO IV

1X8
tiranni:

ma non

spirito dionisiaco

[skc.

vn-vi)

tanto che qualche cosa di quello

non ne restasse

fuso, a circolare tra le

fuori, libero e dif-

genti, - cos

pagne continu a celebrarsi

la

come

nelle cani-

vicenda rustica e

la

processione del fallo, onde ebbe poi origine anche


la

118

comedia

Dikelisti

XIC

>]

(prime rappresentazioni a Sparta


e a

Megara

I2

),

- cos

[i

come una plebe

rimase tuttavia esclusa dalla

polis, anche se abitava


primo luogo proprio la massa urbana
dei meteci e degli schiavi; i quali, non essendo

nella citt: e in

cittadini,

nemmeno

partecipavano, ufficialmente, alla

religione della Citt.

NOTE

G. Fraccaroli,

Urici Greci {Elegia

1910; Poesia Melica, Torino

secondo Bergk, Poetae lyrici graeci

citati

K.

Bicher, Arbeit

3 Solon.

fr.

I,

v.

4 Questo carattere
nell' elegia usata

5
la

Giambo, Torino

manistico

come epigramma

5.

sono qui

4
.

und Rhythmus*, Leipzig

2; cfr. Herod.
'

1913). - I frammenti

1909.

113; Aristot.,

animistico,

si

poet., I.

continua poi

sepolcrale.

In questo senso (storico-sociale) verrebbe ad essere risolta

questione del carattere originario dell'elegia (lamento funebre

[Christ] o

entusiasmo militare-patriottico [Dmmler, Der Ur-

sprung der Elegie, Philologus


viale [Reitzenstein,

Epigramm

53,

1894, 20 7]

u. Scholion\

0 canto

convi-

come pure

trove-

rebbe una particolare ragion d'essere (nelle tendenze che generalmente prevalsero nella polis [influenza dell' epopea]) la presenza dell'elemento
[la

Tebazde: Paus.

Mimnerno

[fr.

9.

leggendario-narrativo
9. 9,

5],

nell'elegia

(Callino

Semonide [Archeologia dei Samii\

13], Tyrteo).

6 Semonide, che partecip alla colonizzazione di

Amorgo

Samo, sua patria, scrisse in metro elegiaco un


carme che pot poi essere intitolato pxaioXoyCa xwv Zapiwv. ~

per opera di

Cfr.

l'

Eunomia

le origini

di

Tyrteo

(fr.

sgg.)

dove

si

richiamavano

doriche.

7 Tyrt., fr.

4: accenno alla legislazione

spartana (di Ly-

curgo: Plut., Lyc^ 6) in rapporto all'oracolo di Delfi.

120

CAPITOLO IV
8 *r7io&yjxai,

di scuola

Esortazioni

nonch di Solone

'
;

di Tyrteo

',

- Di

4 sgg.).

(fr.

l'elegia incitatrice per Salamina (frgg. 1-3), e

da Diog. Laert.

attribuitegli

9 Cali in.,

fr.

Tyrt.,

Messemi;

a proposito dei

rata la tomba, venerati

patria: Tyrt.,

fr.

10 Callin.,

io

Al movimento

anche trib tracie (Ed. Meyer,

Le "ATiaTOUpta

11
n.

dei

proprie

Minore

testimonianza dello

ma,

Kimmerii parteciparono

Gesch. des Alter t.,

caratteristiche

di

tutte

la

18-19.

I.

p. 455).

11,

sopra a p. 59,

v.

son citate da Erodoto

32, e p. 63, n. 64)

muore per

chi
fr.

delle fratrie:

(festa

- Vene-

14, 5]).

4..

di

12. 29 sgg.; cfr. Callin.,

fr. 3.

ri\iYiyopl<xi

condizioni dei vinti,

(tristi

6 [Paus.

fr.

discendenti

Solone anche
le

61.

I,
fr.

cfr.

maestro

iosg.),

(fr.

come

147)

(1.

citt

joniche dell' Asia

stesso

Erodoto, facevano

le

eccezione, in quanto non le celebravano (pi?), Efeso e Colofone.

12

Cfr.

personale

l'affermazione

nelle YV&jJLat, di Fokylide di Mileto


lide

'

frgg.

1,

propriet

di

Demodoco ('anche

di

5).

- Cfr. Theogn. 19.

giambo

fa

la

fr.

prima

sua

Margites attribuito ad Omero

letteraria

anche questo di Foky-

I,

Demodoco':
13 II

3 sgg.),

('

comparsa

(gi Archil.,

fr.

questo

di

nel

letteraria

153), dove agli

esametri dattilici erano (irregolarmente?) intercalati dei trimetri

giambici

(fr.

Kinkel egf,

p.

67; Aristot.,

forse secondo

un rudimentale principio

elegiaco

raggruppamenti

nella

strofici

1448

poef., 4,

strofico (cfr.

il

b),

distico

Theogonia esiodea

[Gruppe 1841, Hermann 1844, Kchly 1860]: V. Puntoni, Studi


italiani
logia,

di filologia classica,

20.

14 Ti)pavv5o per
Cfr. Fraccaroli,

15
p.

1,

la

lirici

Rivista di

1893, 71 sgg.;

1892; 21. 1893, 201

filo-

sg.).

prima volta in Archil.,

greci (Elegia

giambo), 38

Thaso, colonia di Paro: Thucyd.

fr.

25, 3.

sg.

104; Strab. IO,

4.

487.

16 Archil.,

fr.

6.

17 Archil.,

fr.

3;

18 Callin.,

fr.

1,

cfr.

fr.

14.

io; Tyrt.,

fr.

12,

v.

19 Secondo la tradizione di Thaso (cui

26;
si

fr.

ispir

Il, v.
il

24

Thasio

NOTE
Polygnoto nel dipingere

la sua

a Delfi: Paus. io. 28, 3), tra

Thaso fu

piant a Thaso
di

Nekyia nella

fondatori della colonia paria a

misteri

Demeter,

di

quale tra-

(la

pittura

nella

perci

Polygnoto teneva sulle ginocchia una cista mistica) a una

famiglia sacerdotale di Thaso, dedita al

culto

era avo di Archiloco. Secondo un'altra


s.

lesche dei Cnidi

apparteneva con Cleoboia

che

Tellis,

121

v.

di Demeter, ed

(Steph.

versione

Byz.

9ao), la colonia fu fondata dal padre stesso di Archi-

loco Telesicle

Archiloco prese parte alla fondazione).

(e

Ma

TeXsatxXyjG non che la forma piena di TXXig.

20 Archiloco stesso
fr.

aveva detto, secondo Critia (Arch.,

l'

149) ap. Aelian. v. k.

Hymn.

21

komer.

13:

10.

'Evi7tou

zi

195, 202.

5.

22 Tau-gos verosimilmente voce non greca


&pa|i[3o, diftpafigog), forse traco-frigia (cfr.

Real-Encykl.

Kroll,

(Pauly-Wissow,

vi,

652)? -

I,

czt.>

/.

633),

Jambe

23 Schol. Aristoph. Av. 1764;

24 Archil.,

fr.

77.

25 Archil.,

fr.

120.

26 Archil.
27 Semon.,
28 Alceo
contro

frgg.
fr.

17V

t)l

(cfr.

l'&0(i[3o,

Pauly-Wissowa-

Secondo una tradizione


nativa di Tracia.

cfr.

Archil.,

fr.

120.

86, 89.

7.

parteggi .appassionatamente

per

l'aristocrazia

'tiranni' Myrsilo (frgg. 20, 25) e Pittaco

37 a):
la sua poesia civica solo in quanto tendenziosamente pari

tigiana contro la tirannide.

la oscurit della nascita (di

padre tracio: Duris,

p. 482,

lo

ap.

Diog.

L.,

29

74).

Ma

(fr.

94) rimprovera

fr. 53 FHG II,


anche Alceo dov gittare

32; cfr. Herod. 5. 95). E un suo


dov pure servire come soldato in Babilonia (fr. 33).

scudo in battaglia

fratello

1.

Pittaco Alceo

(fr.

(fr.

La donna emerge

ora per la prima volta in connessione

con questa poesia aristocratica (poetesse


silla: poi

Saffo,

Erinna, Tele-

Myrtis, Corinna, Praxilla); e la emersione di questo

nuovo elemento sociale

fa

pendant

a quella dell'elemento plebeo

nella poesia popolare, - nella quale, invece, la satira delle donne

CAPITOLO IV

122

e la

misoginia

motivo antico (Esiodo) e costante, che poi

passa nel giambo (Semonide) e nella comedia

che

la

comedia seppe dire

dall'organizzazione e

pensi a quello

(si

Saffo) -, mentre

di

dipende anche

costume speciale di quella societ

dal

due

(aristocratica), in cui la vita dei

svolgeva in gran

sessi si

parte separatamente (circolo femminile di Saffo; cori femminili

a Sparta

Alcmane]

vita

'

ginnastica

'

dei giovani [cfr. E. Bethe,

Die do fische Knabenliebe, ihre Ethik und ihre Idee, Rheinisches

Museum,

62.

1907, 438 sgg.]).

30 Presso Polycrate a Samo

presso

ad

Pisistratidi

Atene, essendo Anacreonte profugo dalla sua

patria (Teos) di

fronte all' invasione persiana.

Mimnermo

31 Cfr. l'elegia in

32 Uso della cremazione: Archil.,


cidio attestati da Semonide:

33 Alan.,
34 Alcm.,
35 Presso
la

dramatica

fr.

'

Simonide

di

12. - Casi

fr.

di

'.

sui-

18 sg.

114.

24 (SapdCoov .iC xpav).


Greci d'Occidente (specie Siracusa [Epicarmo]),

fr.
i

'

I, v.

fr.

85

fr.

il

da elementi greci (apportati

svolse

si

Grecia propria] dai

ma

coloni),

adatt

si

[dalla

gusto indigeno

al

italico (riduzione dell'elemento corale [religioso], accentuazione

dell'elemento mimetico [la

opera specialmente' di

farsa]).

Greci

Il

trattamento letterario fu

Siracusa (mimi

di

phlyakes [tarentini] di Rhinton). - Cfr. Kaibel CGF,

36 Phallophoroi a Sicione (Athen. 14, p. 621


(iid., p. 622 O, a Rodi (Athen. 10, p. 445 ab).
37 Cfr. Rohde, Psyche,
della tragedia (Bari

1907, 89

38 Contro V opinione
siache del

li

drama greco

3
,

44

cfr.

il

'

particolare

manifestata recentemente una tendenza a

dramaciche con

F),

a Delo

Nietzsche, Le origini

delle

origini

della

tragedia,

dionisi

Die Entstehnng

culto dei morti (A. Dieterich,

Schriften,

428

sgg.;

W.

Ridgeway,

tragedy, Cambridge 19 IO; The dramas

non-european races in special reference

connettere le origini

der Tragdie, Archiv fr Religionswiss. li. 1908, 103 sgg.

Kleine

Beri. 1899.

sg.).

tradizionale

in

Sofrone

di
I,

'

The

origin

=
of

and dramatic dances of


to the

origin of greek

NOTE

123

M. Nilsson, Neue Jahrbcher,


A. Tiche, Der Ursprtmg der Tragdie,
191 1, I, 609 sgg.
Aarau 19 15), - che sarebbe quanto dire con l' animismo. - Che
tragedy, Cambridge

191 5

cfr.

un elemento animistico
mitiva,

sia presente nell' azione dramatica

ammissibile nel senso

avranno rappresentato degli

spiriti,

Ci non vuol dire che

avi.

che

partecipanti

specialmente

spiriti degli

dramatica abbia origine dal

la

culto dei morti. Presso gii indigeni dell'Australia


delle cerimonie

a base

religiose

diamatiche in cui

pri-

dei

taluni

celebrano

si

mimico-

rappresentazioni

di

gli spiriti degli avi mitici

hanno gran parte

(Ridgeway, Dramas and dramatic dances, 340 sgg.). Ma queste


credenze animistiche non implicano la presenza di un culto
dei morti

quale in Australia veramente non esiste (Howitt,

il

The native

tries

of south-east Australia, 434

lato, la celebrazione di rappresentazioni

di capi

luogo in

come

bensi

originario,

fasi

altro

dramatiche alle esequie

(Victoria) non pu essere presa

illustri

- D'

sgg.).

un' applicazione

come un

fatto

che ebbe

secondaria,

abbastanza progrediti. In

ambienti culturali

generale conviene tener distinte le due questioni:

quella delle

origini (indubbiamente religiose, e pi precisamente umanistiche


in senso collettivo) dell' azione

gini del

drama come forma

letterario pot attuarsi in

dramatica, e

letteraria.

modi

quella delle

La formazione

diversi (in India, p.

ori-

drama

del

altri-

es.,

menti che in Grecia), non necessariamente in un modo unico


che

si

possa dedurre dalla determinazione delle origini religiose

della dramatica in genere. Il problema delle origini del

greco prima di tutto un problema storico-letterario

Wilamowitz, Neue Jahrbcher, 191 2


ibid.

1919,

145

1,

stici e di dati

archeologici

von Satyrspiel
1917,

sgg.),

il

quale

449

r,

sgg.;

W.

U.

v.

Kranz,

giova anche di dati lingui-

A. Frickenhaus, Zu?n Ursprung

(cfr.

und Tragdie

si

drama

(cfr.

Jahrb.

archolog.

Instit.,

32.

sgg.).

39 In questa connessione essenziale e generalissima rientreranno i rapporti speciali che il Dieterich (Archiv fr Religionswiss.,

i,

riscontra fra la

1908, 182 sg.

zz:

Ideine Schrifcen, 1911, 428

tragedia (Eschilo

nativo

di

Eleusi

sg.)

accusato

CAPITOLO IV

124
di avere riprodotto

come azione

misteri)

liturgica

'

dei misteri eleusini ('peripezia'; la stola dei

e la liturgia

jerofanti

appli-

cata al costume tragico, ecc.).


bis

39

Confronta la sacra rappresentazione che

eseguiva

si

nei misteri di Andania, dove alcune delle officianti erano abbifigura

in

gliate

divinit dei

delle

(Dittenb., Sylloge 1 n. 653),

ig, v,

i,

n.

1390

6acc() k si dtaaxsoa^safrat,

24

1.

misteri:

eie ftewv ia&eaiv.

40

v.

sopra a p. 67

433;

Zum Sakrament

Kern,

Cfr. O.

Mysterfen, Archiv fur Religionswiss.,

eleiisinischen

Krte,

cfr.

sg.

41 Herod.

zid.,

18,

1915, 116

19.

der

19 IQ,

sg.

67.

5.

42 Adrasto, re di Sicione gi in Iliad. 2. 572, generalmente figura come re di Argo nella spedizione dei Sette contro

Tebe

(cfr.

Paus.

Atene (Paus

43
ir.

fhg

I.

2.

6).

6,

Un

Sicione

era

c'

anche

p. 389). - Si

iv,

heroon di

30, 4); culto anche a


il

Adrasto anche ad

Megara: Paus.

1,

43,

I.

suo cenotafio (Dieuchidas,

ricordi

tomba di Dionyso a

la

Delfi.

Dionyso

anch' egli, un ^po)g nel culto delle donne

Elee

(v.

sopra a

p.

71);

(v.

sopra

n.

di

Adrasto ad Atene

42).

44 Vien
e

V heroon

cfr.

fatto di pensare

anche Pluton

45 Herod.

a Pluton (rapimento di Kore);

appartiene alla stessa categoria (v. sopra a p. 70)

xal pxs 'Adpyjaxq) izecome eroe

zb

O-oaag

67:

5,

Xp,VO idtoxs tqj MeXavforcq). Melanippo era stato,

- vale a dire nella leggenda -, nemico di Adrasto (guerra dei


Sette contro Tebe).

46 Herod.

67.

5,

47 Frickenhaus, Jahrbuch, 32. 191 7, 9.


48 Cfr. Wernicke, Bockschre und Sa/'yrdrama, Hermes 32.
1897, 2QO sgg.

49 Oggi molto criticata

come

'

canto

(ipayot).

capri

dei

Infatti

1'

(v.

altro, su

a n. 50)

l'

interpretazione
Satyri

dei

cio

non pare che

gine forme caprine


fonda, fra

',

l'

in

di

veste

Tpaycp5a
di

capri

Satyri abbiano avuto in ori-

Sileni.

interpretazione del

fr.

La

discussione

si

207 N ? di Eschilo

NOTE

125

di alcuni versi degli Ichneutai (draraa

Sofocle:

(Terzaghi,

cercatori di

Sofocle

satiresco) di

Firenze 19 13), dove

tracce,

- Cfr. Wilamowitz, Neue Jahrbb. 1912,

si

ha

1,

449

il

Frickenhaus, Jahrb. archol. Instit. 32. 191 7, 8 sgg.

la voce xpdcyog.

sgg.

- Contributi archeologici

50 Pre-dionisiaci
Sicione

ha apportato

caprini [v. sopra a p. 106]?)

sono a

cori di Adrasto. - Altri cori rituali agivano nel culto

Damia

di

(e

alla questione

Auxesia a (Epidauro ed) Egina (Herod.

83:

5.

sopra a p. 66), anche qui dunque (sopra fu gi accennato


alla possibilit che Damia corrisponda a Demeter e Auxesia a
v.

Kore-Persefone)

non dionisiaci. -

cori

Cori

di

demoni con

elementi di figura caprina (in ispecie le corna) su talune figu-

Persefone o nascita di Pandora

razioni vascolari (avoSog di

Journal of hellenic studies li. 1890,


pretati

(Aesch.,

2,

11-12) sono stati inter-

da alcuni appunto come Satyri (Wernicke, Hermes 32.

1897, 290

p.

t.

fr.

sgg.).

Tuttavia sembra pi naturale vedervi dei IIavs

35 N-;

xpayTCOUV Ilava, Simon,

cfr.

fr.

133 plg ih 4

479 Bergk; Pane alyorcpGCOTtov xal TpaYoaxsXa Herod.


46. Si pensi al culto di Pan in Arcadia [per un Satyro in

Arcadia: Apollod.

2.

zialmente dionisiaci,
equine?) ai Sileni

2,

1,

3]);

itifallici, e

(cfr.

- mentre i Satyri sono essendunque affini (anche nelle forme

Khnert,

art.

'

Satyros

u.

Silenos

'

nel

Lexikon del Roscher; Frickenhaus, Jahrbuch, 32. 191 7, I sgg.).


- Per l'etimologia di a%z\)poQ-zizopOQ cfr. Solmsen, Indogerman.
Forsch. 30, 19 12,

sgg.

- Sul complesso

vedi L. Levi, Rivista di


cfr.

storia

antica,

e discusso problema,

12 (1908),

201

>*

Atti del R. Istituto Veneto, 69, 1909-10, 387.


51 Suid.

52 Cfr.

s.

v. "Apicov.

Herod.

I.

23.

53 Gi da Solone: Rhein. Mus. 63. 1908, p. 150.


54 Origine della tragedia arc 'uwv gapxvxwv tv
9-pajxgov:
fr.

sgg.

77

Aristot.,

Poetica,

4,

(Amovooi* dcvaxxog xaXv

pajxgov... );
55 Anzi che caprine*

v.

p.

1449

A.

gap gai

Archil.,

Cfr.

fxXqs...

sopra a n. 50.

56 Di Fliunte Pratina: plg ih, p. 557 Bergk 4

81-

81-9-0-

CAPITOLO IV
57 xvj k xpayq)5Ca^ irpwxov &pajioc 'Apicov 6 Mv)^o{ivatog
stoyjYaYev, coarcep SXcov

xat Titypa^ofivatg XsyeCatg

$i$ae: Rheinisches Museum, 63. 1908, 150.


58 Aristot., polzt.,
3,

1289 b

p.

2,

59 Solon.

fr.

60 Aristot.
la facolt

di

fondiario

nei

2.

127

21, p.

6,

(Sparta); cfr.

4.

sg.

36, 37.

polii.,

cui

in

casi

5,

io,

p.

per testamento

legare

(Plut., Sol., 21).

4.

non

1293
a

b.

chicchessia

possesso

il

discendenti

fossero

ci

- Solone ammise

diretti

Ci implicava la possibilit di uno smembra-

mento, ch'era contrario

al

diritto gentilizio.

esteso dai consanguinei a tutti

cittadini

il

Da Solone

fu pure

diritto di intentare

processo per violenza (Plut., Sol., 18).


61

Solon.,

fr.

36.

62 Anche cittadini gi fuorusciti per non cadere in servit (per debiti) o deportati

tornarono (Solon.,
1'

affluenza

FHG

il,

fr.

36).

contadini

dei

come

schiavi (per la stessa ragione)

Corinto Periandro dov frenare

verso

la

(Heracl.

Pont.,

5,

213;.

p.

63 Cfr. Theogn., 53 sg.


64 Un Eleutinion in Atene

Andoc,

citt

gi

al

tempo

di

Solone:

de myster. ili.

65 Solone era di famiglia aristocratica. Aristocratici furono,

i tiranni: Kypselo e Periandro a Corinto, Lygdamis


Naxo. - Non, per, Pittaco a Mytilene, cui Alceo (fr. 94

v.

sopra a p. 121 n. 28;

in generale,

faccia

cfr.

Duris,

V origine volgare. - Anche

fr.

53

che tenne in tirannia Sicione (Andrea -

distene: Herod.

6. 126),

FHG

li,

p.

482) rin-

la dinastia degli Orthagoridi,

Myron - Aristonymo -

aveva origini plebee (umile condizione

Andrea secondo Diod. 8. 124, confermata da


un testo dei papiri di Oxyrynco Lenchantin de Gubernatis,
Atti della R. Accademia delle Scienze di Torino, 51. 191 6,
del capostipite

290

sgg.

V. Costanzi, Rivista di Filologia, 44. 1916, 369).

66 Frg. 36, 37.

67 Plut.,
l*g*i

2.

Sol.,

23, 64 sgg.

21

panche

il

lusso femminile); cfr. Ci, de

NOTE

127

68 Cicer., de leg., 2. 24, 66. - Anche Zaieuco nelle leggi


per Locri. - Analogamente nelle leggi di Keo (Ed. Meyer,
Gesch. des Altert.,

57 0*

11,

69 Ordinanze

di

6,

cfr.

Diog.

vino

del
1.

76).

1329 a.

p.

concetto collettivo

II

71

nel sec. VII nei

lirici

Semonide

v.

(fr.

7,

Zeus?]),
[

&s

72 Archil.
fr.

V uso

limitare

1274 b;

70 ooxs yp YscopYv ooxs pvaoaov tepa ttaxaaxaxov


yp xwv tcoixwv TrpTCSt. TijiaG&ca fteog): Aristot.,^?/z*., 7.

(TC
8,

per

Pittaco

(Aristot., polita 2. 9, 9, p.

66

(1'

Archiloco

Mimnermo

Olympii']; nel
(fr.

56: xotg

(frgg.

verso, in sostanza,

Wissowa -

xCfrsi

fteots

se mai, pi irriverente,

tcgcvxcc,

(cfr.

ma non

73 Solon.

fr.

13, v. 9 sgg.

74 Solon.

fr.

11.

75 Solon.

fr.

13, v. 64.

Non

di-

negatore

1'

atteggia-

89 [Hermes].

gli di (frgg. I. 16. 20.

e Apollo].

-xxX.

Gerhard, in Pauly-

Kroll, Real-Encykl., vili 1890 sgg.), -

30 A [Zeus]. 31 [Artemis

anche

1,

2).

come parve ad alcuni

Hipponacte verso

di

55. 36),

9.

fr.

ideale del giusto mezzo, delia limitazione).

e blasfematorio,

mento

['gli

21

fr.

viene gi affermandosi

di

(asiatici):

64 [Athena]!.

76 Ilade 24. 602 sgg.


77 Plat., Protag., 28, p. 343

78 xwv

AsX^ots

'
;

Plat. \

yP^F^xcdv

228 E.

p.

Plut,,

adv.

20.

Colot.,

79 Attribuito da alcuni a Chilone, da


stotele lo attribuiva alla

80 Di Pittaco anche
Xovxat: Diog. L.,
8

Hipparch.

frsixaxov

il

motto

V oracolo

(fr.

a Talete. Ari-

3 Rose).
8*

vyxq:

ouS

jadc-

77.

Plat., Protag., 28, p.

82 Almeno

concorse

1.

Pythia delfica

altri

prima della

era

ancora

sotto

alla

caduta

di

343 Plut., adv,


(prima) guerra
;

V influenza

Crisa),

si

Colot.,

sacra,

Crisa

di

opponeva

20.

quando

(e

distene

alle

innova-

zioni religiose di distene (soppressione del culto di Adrasto:


v.

sopra a p. 107). - Dopo, naturalmente,

rapporti

di

Delfi

128

CAPITOLO IV

con distene saranno


cfr.

Diod., 9.

stati

diversi (Paus., 2. 9, 6; io. 37,

16).

83 Generoso concorso degli Alcmeonidi nella ricostruzione

dopo l'incendio

del tempio di Delfi


cfr.

del 548:

Herod.,

5,

62;

contado

(dc-

180.

2.

84 Herod,,
85 Dei

71; Thucyd.,

5,

10 arconti

del

I.

581

126.

tre

furono

ypotxot), due d<i S^^toupyoi: Aristot., A&.

86 Fra

nemici di Pisistrato sono

prietari rurali.

del
710X.,

13. 2.

Pediei,

grossi

pro-

suo partito era costituito principalmente

Il

dai Diacrii, che erano piccoli proprietari: Plut., Sol., 29.

87 Loeschcke afiud Schrder, Aphrodite, Eros und Hephaistos (I, 1887), 83 sg. - Cfr. Athen. Mitteil. 19. 1894, 5 IOs gg.

- Talvolta

Dionyso ed Hefaisto

le figure di

si

corrispondono

rispettivamente sulle due facce del vaso. - Dionyso ed Hefaisto


su lo stesso

mulo Furtwogler
:

Vasemnalerei

120,

II,

Reichhold

Hauser, Griechische

I.

88 Walters, History of ancient pottery (London 1905),


I,

213,

fig.

67.

89 Walters, op. cit., I, 216, fig. 68. - Un'allusione politica


negli lchneuta (drama satiresco) di Sofocle (" tu coi figliuoli
tuoi sarete liberi " [trad. E.

no]: parole

di

Paus.,

90

Apollo a Sfieno

in

schchte,

Attika,

des Dionysos-

Beitrag zur griechischen Religionsge-

iiber die

G.

Welcker, Nachtrag

aeschy lische Trilogie, Frankfurt

a.

M.

195 sgg.

92 Diod.,
(

Anfcinge tmd Entwickelung

ein

Kiel 1869, 8 sgg. - Cfr. F.

zu der Schrift
1826,

e ai Satyri)?

38, 8.

I.

91 O. Ribbeck,
cultus

Romagnoli, Nel regno d Dioniso,

Xsufrsp&aoci)

2,

6:

Dionyso

in

tutte

le

(piccole)

citt,

4.

tiXiv TccbvDjiov Tvjg a>TOVOjua, t^v

Beozia,

avendo liberato

avrebbe fondato una

EXso&ep TtpooaYOpsOaat

(Dionyso atog avrebbe liberato dei prigionieri tebani dalle


mani dei Traci: Paus. 9. 16, 6). - Cfr. Seneca, de tranquillitate

animi 15

coleretur,

'

sunt qui dicant,

eum Liberum

quod

esse appellatum \

in

liberis

civitatibus

NOTE
93

sopra a p. 71. -

v.

cato dai moderni

nome

trova un villaggio di

si

Il

Milchhfer

sito di Icaria stato indentifi-

con un luogo dove oggi ancora


Dz'onys. Cfr. Athen. 2, p.

xal ^ ifa TpaY<p5ta

&7c jjls&iqs

129

xoci

xyjg x(0|i(pda

40 a

e&p^ais

v 'IxapCqc xvj 'Axxtxvjg.

94 In un simulacro di Dionyso ad Atene si vollero poi


vedere i lineamenti di Pisistrato: Athen. 12. p. 533 c.
95 Cfr. Diog. L. 3. 56.

96 Wilamowitz, Neue Jahrbiicher, 191 2, I, 469; cfr. E.


Bethe, Prolegomena zur Geschichte des Theaters zm Altertum,
Leipzig 1896, 42 sgg.

Una

97

specie di sala a colonne (con

Resti del santuario pre-pisistrateo


renheiligtmer in Eleusis

98 Herod.,

sa&ai

5.

O. Rubensohn, Die Myste-

und Samothrake^

ac[>(p5o

67

un piano superiore). -

Itiocoos

xov '0|j,Y]peCa>v rccov stvsxsv.

Berlin 1892, 13

Sixdcvi

Come motivo

una ragione di politica esterna: perch distene era


con Argo, e

1*

sg.

ywvC-

addotta

in conflitto

epopea era tutta una esaltazione degli Argivi.

sopra a p. 98. - Cfr. J. E. Harrison, Prolegomena


99
to the study of greek religzon, 536.
v.

100 Vaso
101
*

di Berlino n.

1904.

Anche Demeter va all'Olympo (secondo l'inno omerico

vi torna': allontanatasene per cruccio contro

xal jiaxpv "Oojiteov, hymn. hom.

yopyjv

&e5v
ritorna

quando Zeus

v.

sg.,

443

Zeus [voacpiafretoa

447, 461

concede

le

103 Paus.

484

sg.,

102 Hesiod., Theog.

riparazioni

5.

dovute

92], vi
:

izd.,

sg.).

942.

"AXxoovtav

xiqv

2. 37, 5

le

XCjivvjv

(presso Lerna)

cpaaiv 'Apyetot Atvoaov g xv "AiSyjv X&stv SsjiXvjv

hi

fa
vovxa; - Diod.

4.

25, 4

vaYaystv x^v

{vjxpa UsjiXTjv

&avaaCa otvvjv |isxovou.aat.


vaso del British Museum F 194 (Catal. iv, p. 99;

g "A1S00 xai jisxadvxa zfa

Cfr.

cfr.

il

Reinach, Rj>ertoire,

I,

498, I

144, 4).

104 Waentig, De Vulcano in Olymfiumreducto, Leipzig 1877.


105 Wilamowitz, Hefihazstos, Gotting. Nachrichten, phil._
hist. Kl.,

1895, 217 sgg.; Loeschcke, aj>ud Schrder, Aphrodite

pkttazzoni

La religione nella Grecia antica.

CAPITOLO IV

130

Eros und Hephaistos, 83


lungen,

1906,

31.

sgg,

C. Fredrich, Athenische Mittei-

Malten, Jahrb.

74;

archolog.

Instit.,

27.

1912, 232 sgg.

106 Iliad.

600; 18. 143, 616.

1.

107 Iliad.,

I.

108 Solon.

fr.

faisto

590

sgg.

- Cfr.

le feste xaXxsta di HeDie griechischen Kultusaltertmer* (Mnchen


Tresp, Fragmente der grech. Kultschriftsteller (Re-

13, v. 49.

Stengel,

1898), 205

ligionsgesch. Versuche u. Vorarb., xv,

Giessen 19 14, p. 100.

1),

109 Nel Ceramico appunto (dunque nella


su l'Acropoli!) sorse

HO A
timo

questo tempo risale

vaso Francois

('

')

che

Demeter

cratere

il

di

come pure

nell' aspetto

appaiono,

essendo a

che sono montati su

- Nello stesso corteo Hefaisto viene ultimo sul mulo). -

carri.

riconducimento di Hefaisto (con Dionyso

all'

?)

Olimpo anche

su un vaso corinzio: Athenische Mitteil., 19. 1894,

IH

Secondo

Malten,

il

artic.

Wissowa-Kroll, Real-Encyklop.,
sciancato, ci
1*

si

deve

al

Hephaistos

ideale dei fabbri e altri artigiani, tra

assiste

(Berlino 2278

Sosia

del

Heracle
op.

Pauly-

dio-fabbro, e

il

dunque

quali appunto erano

- pi

altri

no-

- lavori).
112 Dionyso

vasi

8.

in

'

(1913), se Hefaisto

vili

fatto ch'egli

abbastanza numerosi gli sciancati (inadatti ad


bili

sg.

assegnato un posto

essi

piedi, inferiori di grado agli altri iddii

Il

11

tav.

1,

non

I. 14, 6).

ed Ergo-

Clitia

Furtwngler-Reichhold,

Dionyso - vicini -

40; Paus.

I.

che vanno alle nozze di Peleo, notevole

(nel corteo degli dei

secondario,

suo tempio (Andoc.

il

Citt bassa:

cit.,

Museum

insieme

vsiTcccot

1.

47,

twv

1.

9];

B 200, 201, 318-21. -

banchetto

- Cfr. Herod.,

-fretv

Heracle

di

Denkmler,

[ntike

British

t.

all'apoteosi

vo|it^ovxat

vaso

di

1961);
Dionyso ed

Furtwngler-Reichhold,

tazza
2.

cfr.

145

v "EXXvjat

[lv

vov

etvca 'HpaxXvjs ts %ai At-

vooo xal Ilv.


113

Non

per nulla Heracle divenne una figura prediletta

della comedia, anzi


scrisse

almeno un

della

farsa

(gi

HpaxXvjg, oltre un

con Epicarmo,
w

HPa

yctu-os).

il

quale

NOTE
Furtwngler-Reichhold, Griech. Va-

114 Vaso Francois:


senmalerez'y

t.

1-3.

115 Atvoa oxL vywv "Hcpataiov

il

opavv: Paus.

tempio arcaico di Dionyso presso

I. 20, 3 (nelle pitture del

teatro).

116 Dionyso contro Giganti:


B 253, E 8

(contrapposto ad

E 303, E 443

Heracle

con Kykno),

lotta

una metopa del tempio F di Selinunte

(per

D. che abbatte un Gigante,

figurante

in

Museum,

British

del

vasi

nonte, 19 IO, 291). -

Anche

machia: Eurip., Cycl.,

Sli-

Sileni prendono parte alla Giganto-

5 sg.

Hulot-Fougres,

v.

raf-

cfr.

Hygin., astronom.,

(Chatelain et Lgendre, Biblioth. de

1'

12 sg.

2, 23,

Ecol. des h.

et.,

180,

f.

Paris 1909).

117 Qualche reminiscenza,

forse, negli

attentati

'

dei Sileni

'

contro Iris e (peggio ancora) contro Hera, la regina dell'Olimpo

Brygos: Brit. Mus., E 65); Reinach,

(tazza di

Refiertoire,

193: Furtwngler-Reichhold, Griech. Vasenmal.,

Anche

figurazioni vascolari

reschi (Romagnoli,

ispiravano forse a

si

Nel regno di Dioniso,

118 Aristot., poet.

4, p.

1449 a:

I.

47, 2. -

1, t.

drammi

sati-

102).

x&v

arc

ice

cpaXXtx

(gapxvxtov) & sxt xal vov v noXlaXc; twv tcXsov tafivst

119 Cos

chiamavano

si

prime rozzissime

farse.

a Sparta coloro che eseguirono le

Essi appartenevano alle classi inferiori

della popolazione (Iloti e Perieci)


Cfr. G. Thiele,

Jahrbucher, 1902,

120

Athen., 14.

15,

p.

621 E.

Die Anfnge der griechischen Komodie, Neue


1,

405.

Megaresi pretendevano che la comedia fosse nata

presso di loro <bg nl tt} rcap' abzolg 5yj[ioxpaxtag ysvou.svy]


(in seguito alla cacciata del tiranno
p.

1448 a;

cfr.

sarebbe appunto

Polemone

Theagene)

Aristot., Poet., 3-

Athen., 14. 77, p. 659 a-b. Susarion di Megara


il

primo

'

ap. Athen., 14. p.

poeta comico

659

c, di

'

(di

Megara [secondo

Megara Hyblea

in Sicilia]

era anche Maison, inventore di taluni caratteri comici, che

ad Atene
sferito

al

tempo dei

circa

al

tempo

Pisistratidi).

di

Solone

Susarion
in

si

Attica,

sarebbe

fu
tra-

ad Icaria,

la

CAPITOLO IV
patria

Thespi.

di

(Arione

e)

Egli

di Fliunte (anch' egli

che

tutti

sar

stato

Thespi appunto per

per

la

comedia quel che


che Pratina

quel

tragedia,

la

ad Atene) pel drama satiresco

rappresenteranno la fase iniziale e

nel senso

primo passaggio

il

della materia dramatica dalla sfera puramente religiosa (se pure

non esclusivamente dionisiaca, anzi piuttosto ctonico-agraria


si

pensi a

sotto

tica,
cfr.

Demeter-Kore, Damia-Auxesia, Adrasto, -

rappresentazione

sacra

Thiele,

191 4;

l'influsso
/.

cit.

dei
di

misteri

modelli

Cornford,

eleusini)

alla

letterari (tale

The origin of

il

alla

forma poeditirambo):

attic

comedy,

Ridgeway, Dratnas and dramatzc dances, Cambridge

1915, (p. 401 sgg.).

V.

L' Orfismo.

Nuove

correnti mistiche

e tentativi di riforma religiosa.

Or dunque

i meteci
e gli schiavi, non essendo
non partecipavano, di diritto, alla religione
della Citt * - e tuttavia avevano una loro religione.
Ma anche pei cittadini stessi la religione ufficiale non

cittadini,

fu tutta la religione.

Ch, accanto a quella delle

ci-

viche feste e dei sacrifizi e delle processioni solenni,


eravi un' altra religione
piuttosto

meno

che pubblica, non

appariscente, privata

da sacerdoti,
un movimento oscuro

officiata

non regolata da calendari


vagamente delineato alla superficie, ma tale che agitava gli animi come un' onda profonda.
Quando una citt era desolata da una pestilenza,
quando tutto un popolo si disperava impotente contro
un flagello o si sentiva contaminato da un sacrilegio
o si tendeva nelP aspettazione di un miracolo, qualcuno sorgeva tra il popolo ad operare il miracolo.
Erano taumaturghi e indovini che andavano da luogo
:

a luogo, e le turbe accorrevano


*

v. sopra a p,

il 8.

al

loro

passaggio:

CAPITOLO V

134

[sec. vi]

uomini diversi dalla comune, dotati di virt straordinarie e di un sapere misterioso, conoscitori di
formule arcane, maestri privilegiati di una tecnica
delle cose sacre.

morbo

Il

erano delle impurit

fisico

ed essi

li

il

male morale

guarivano

purifi-

cando. L' arte loro era catartica e mantica insieme.

Le

avevano delirato di furore dioed erano state purificate il guaritore fu


Melampus, il veggente di Pylo x La tradizione ha,
in fatti, conservato parecchi nomi di questi
maghi
2
e di questi santi
Abaris
Aristea 3, Hermotimo,
di Proito

figlie

nisiaco

*,

'

'

'

Polyarato, Formione

4.

viduali della leggenda

Ma
s'

al di l delle figure indi-

intravede un tipo pi

fre-

quente, una classe pi numerosa.

Quel che si raccontava di Melampus, si narrava anche di un Bakis, che avrebbe guarito (ix{hjpev) dalla follia le donne dei Lacedemoni 5: ma
questo Bakis di Beozia, e queir altro che la tradizione conosceva in Arcadia 6 e un altro in Attica 6
stanno a rappresentare una pluralit di Bakides,
esserdo Bakis un termine generico appellativo di
tutta una classe di indovini (n pi n meno che
,

'

Sibylla

anche

lo

'

- tanto vero che fu chiamato Bakis


stesso Pisistrato 8 - eh' pure un segno
'

7) f

del favore da lui accordato ai xpyja(Acpot o


Xyot.

fama

Cos anche, dei

figli

^prjajjio-

di Pisistrato, Hippia ebbe

grande conoscitore di oracoli (Herod. 5. 93),


e P altro suo figlio Hipparco molto si giov dell' opera
cresmologica di Onomacrito (Herod. 7. 6), come diremo. Sembra, invero, che sia stato costume
generale dei principi di queir et di attribuire grande
di

* v. sopra a p.

78.

CORRENTI RELIGIOSE POPOLARI

[SEC. Vi]

135

importanza agli oracoli e alle predizioni 9 (e quindi


anche far gran conto degli indovini), massime per
e lo stesso Pisistrato,
le loro imprese militari 10
quando mosse in battaglia presso Pallene, si giov
;

dell'indovino Amfilyto, oriundo

mantica e per

gli

come

N,
per la

indovini era estranea la loro poli-

tica religiosa; la quale,

tava,

Acarnania

interessamento dei tiranni

questo

forse,

d'

mentre da un

orien-

lato si

tutta la loro politica in genere,

verso

gli

elementi sociali inferiori, dall' altro tendeva ad eman-

quanto

ciparsi,

agli

e dal prestigio

oracoli,

esclusivo

di

dall' autorit

di

Delfi

quel massimo istituto

oracolare.
11

di

quale, dal canto suo,

dominare

- in

naturalmente

si

studi

quel movimento, incorporandolo


certo qual modo - e ponendolo sotto il segno di
tutto

Apollo, e costruendo leggendarie relazioni apollinee

con questo

con quello dei pi celebrati profeti


(Abaris, Aristea), - come anche grandemente si preoce

cup di attrarre nella sua orbita, col culto di Dionyso,


mantica dionisiaca *. Ma solo in parte riusc ad
attuare il suo intento 12 Che dal suo spirito jeratico e
autoritario e prevalentemente politico, geloso della sua
influenza nazionale sugli stati greci - nonch internazionale sui potentati barbarici ** -, troppo era dissimile
la

lo spirito di quelle correnti,

popolari anche quando


fino alle corti

il

che furono e rimasero

favore dei tiranni le innalz

- con che esse richiamano

alla

mente,

per analogia, talune correnti religiose medioevali in

rapporto e in contrasto con

la

v.

sopra a p. 41 sg 56 n. 12.

v.

sopra a p. 44.

Chiesa di

Roma

**.

CAPITOLO V

136

[SEC. Vi]

dissomiglianza aveva pur profonde ragioni,

la

ed essenziali

che

carattere proprio di quella

il

man-

popolare era V ispirazione, e ispirati erano quei


girovaghi indovini, cio dunque posseduti dal nume
tica

che

loro

in

parlava, rapiti in

estasi

per virt di

entusiasmo, - come appunto accadeva, secondo Aristotele, alle

Sibylle e

nei quali tutti

vano

ivfreoi

H:

ai

Bakidi

*3

ai

loro simili,

un dio subentrava, ond' essi diveniche , come ormai sappiamo*, il

carattere proprio della religione dionisiaca.

La

quale

come

comunione con la divinit e misticismo; e

essenzialmente diversa dalla religione apollinea e, in genere, olimpica, - nonch da quell'ideale


tale

etico dei

'

Sette Savii

appunto sul tempio


della

umana

Onde anche
assumere un
in te stesso

il

in

**,

le cui

sentenze erano

di Delfi a inculcare

il

scritte

principio

limitatezza e della inaccessibile divinit.

quel famoso
altro

un

conosci te stesso

significato,

per trovare

tu sei simile a
infatti,

'

dio, e

opposizione

il

divino eh' in

religiosit

principio della religiosit dell'

sia dell'anima collettiva

pareva

quasi a dire:

iddio tu stesso

alla

'

uomo

',

'

te,

cerca

onde

- che

della natura,
e dell'

anima

che nell'esaltazione estatica

supera l'esperienza della vita comune in una orgia-

anima individuale
che supera il divino mistero della morte nelP idea
di una seconda vita vissuta insieme con Dio: che
sono i due momenti capitali del misticismo, il collettivo - appunto- e V individuale ***. E come a quello
stica

comunione con Dio,

* v. sopra a p.

73.

* v.

sopra a p.

no

* v.

sopra a p. 81.

sg.

sia dell'

TAUMATURGHI

INDOVINI E

[SEC. Vi]

137

corrispose, in Grecia, la (primitiva) religione


siaca, cos a
si

questo corrispose POrfismo.

dioni-

N POrfismo

pu comprendere se non inquadrandolo su quello

sfondo di religiosit dionisiaca, dal quale pure emergono le figure del movimento mantico, - compresa
di Melampus il quale fu bens
Apollo
(yiXmzoq o>v 'AtcAcovc) i5
un
ma fu anche profeta di Dionyso, quegli che spieg
agli Elleni il nome di Dionyso e il sacrificio e la

quella, gi ricordata

*,

prediletto di

processione del fallo

Da

l6
.

questa fermentazione spirituale, intensa e

form anche Y Orfismo. Un grande


riscontro si presenta alla mente il Profetismo presso
Israele, che si svolse dal nabiismo. E rfbitm sono
J
appunto i Profeti. Ma i primi n 6bi tm furono indovini
complessa,

si

e veggenti, cui ricorreva

il

popolo,

come a

quelli che

guarivano malattie (2 Re, 5), e resuscitavano morti


(1 Re, 17. 21 sg.; 2 Re, 4. 34 sg.) e preannunziavano quel che doveva accadere (2 Re, 4. 8 sgg.) e

davan consigli nelle cose private (2 Re, 4. 1-7) e


operavano miracoli (2 Re, 6. 6; 2. 8; 2. 14; 1. 10).
Erano uomini eccezionali, diversi dalla comune umanit: visitati e posseduti dallo spirito di Dio.
lo spirito del
10.

6 e 10;

in altri,

Signore
Giud.

cfr.

diventavano

toltesi le

Re,

avventava su di loro

2.

Sam.

16).

altri

da se

stessi (1

v.

sopra a p. 134.

Sam.

Sam.

10. 6):

giacevano a lungo, privi

19. 24), irresponsabili dei loro

chi

li

vedeva facevano l'im-

pressione di essere forsennati e


*

(1

14. 6), essi si sentivano mutati

vesti di dosso,

di coscienza (x
atti (2

si

Quando

folli (2

Re,

9.

11).

CAPITOLO V

i 38

La

[SEC. Vi]

comunicava
ai presenti, quasi per contagio (i Sam. 19. 20-24).
Essi vedevano e udivano cose straordinarie (1 Re,
22. 19; cfr. 2 Re, 6. 17; 2 Re, 6. 32; 1 Re, 14. 4).
Se la loro visione si proiettava nel futuro, dava luogo
a una predizione. Per ci sovente li aveva presso
di s il sovrano (come in Grecia i tiranni *), sia alla
corte, sia al campo quando moveva in guerra contro
il nemico (2 Re, 13. 14; cfr. 2 Re, 9).
Ma di solito
i
luoghi
vivevano presso
santi
Rama (1 Sam. 19. 18),
Ghilgal (2 Re, 2. 1), Gerico (2 Re, 2. 5), Bethel (2 Re,
2. 3; 1 Re, 13, 11) -, dediti alle cose della religione.
Si compiacevano del suono delle arpe, delle cetre,
dei flauti (1 Sam. 10. 5; 2 Re, 3. 15). La musica
aveva gran parte nella loro ispirazione *7. Quel che
sentivano e vedevano nei loro rapimenti estatici,
solevano esprimere in forma alta e solenne (poetica)
la loro parola aveva virt miracolose 18 anche sulle
loro suggestione era cos forte che

si

Re, 2. 24) (non traevano le fiere


anche ad ascoltare il canto di Orfeo?). Sovente i
rfbiim si riunivano in schiere o gruppi talora
assai numerosi (cinquanta 2 Re, 2. 7 circa quattrocento: 1 Re, 22. 6), quasi comunit presiedute da
un capo (1 Re, 19. 20; cfr. 2 Re, 2. 3).
Anche in Grecia qualcuno di quei profeti viandanti pot raccogliere intorno a s un certo numero di
seguaci tale forse fu pure V origine prima di quelle
che poi furono le comunit orfiche. Anche i popoli
vicini ad Israele avevano i loro
profeti (' di Baal' ),
J
che si comportavano in modo simile ai n ebi fm: erano

fiere della foresta (2

'

'

'

'

dediti alla

v.

danza

(1

Re,

sopra a p. 134-5.

18. 26), e,

in

uno

stato

di

LA RELIGIONE DIONISIACA E

[sec. vi]

L'

ORFISMO

I39

giungevano fino
a tagliuzzarsi con lame e coltelli, cospargendosi di
J
sangue (i Re, 18. 28). Ma i n ebi tm erano i profeti
di Jahve, e tali rimasero: tennero fede al Dio del
deserto, e non smisero V abito dei beduini. Vestiti di
pelli, cinti di cuoio (2 Re, 1. 8; Zach., 13. 4), diversi
dunque dal resto degli uomini anche nelP aspetto
esteriore (anche una specie di tonsura 2 Re, 2. 23 ?),
furono la protesta vivente e permanente del costume antico contro la civilt superiore di Canaan,
verso la quale il popolo si sentiva attratto. In mezzo
al popolo, tenendo viva la religione dei padri, diedero origine a quel grande movimento spirituale che
esaltazione, eccitandosi con le grida,

fu

Profetismo.

il

movimento dionisiaco dov


superiore civilt circostante. Connesso

In Grecia, in vece,

cedere
per
alla

le

alla

sue origini con

il

le classi sociali inferiori,

penetrazione di elementi barbarici

aveva da prima accentuato


stico. Poi,

sunto

si

all'

esso

suo carattere orgia-

al

loro

livellamento culturale

popolazione urbana, pi progredita,


nisiaca

(traci),

parallelamente alla elevazione politica dei

rurali

ceti

il

esposto

tutto

la

la religione dio-

Dionyso era stato asquanto era assimilabile dello

era olimpificata

Olimpo:

con

*.

spirito dionisiaco era stato assorbito dalla

religione

tradizionale.

Qualche cosa tuttavia era rimasto

dicemmo

**

allo stato libero e

fuori,

indipendente

come

qualche

cosa ch'era refrattario alP assimilazione, perch era


* v.

sopra a p. 108

sopra a p. 118.

v.

sg.

114 sgg.

CAPITOLO V

140

[SEC. Vi]

espressione genuina del carattere mistico, espressione


di

immanenza

quella

divino nell'uomo

del

ch'era

forme e nelle formule del divino


trascendente
Questo elemento di vita alPOrfismo:
un elemento eh* era dunque costituito in primo luogo

irrriducibile nelle
*.

dalle correnti religiose di Tracia, e che dalla Tracia,

dove P orgiasmo aveva conservato


primordiale, seguit

forse

la

trarre

sua freschezza
incremento

di

nuove energie, per via dei pi stretti rapporti che


Atene strinse nel corso del vi sec. col mondo barbarico settentrionale

E ad

Atene, in

*9.

fatti, fior

P Orfismo nel sec. vi

- se anche, pi tardi, trov eco,


fra

Traci

consacrata

com era

senza nulla di tracio

naturale,

'

2 3.

fu

tracio era quel rito sel-

vaggio delP animale divino inseguito in caccia

bonda

Orfeo nella tradizione


Polygnoto di Thaso poteva
aspetto e costume prettamente ellenico,
.

22

dipingerlo in
1

E trace
Ma ancora

2I

dalla turba delle

donne e degli uomini

e finalmente raggiunto e sbranato e

furi-

inebriati,

divorato cos

crudo e sanguinante: con che quei rozzi adoratori


la espensavano di appropriarsi, per sacramento
**,
senza stessa del dio
e forse intendevano incorporarsi, cos, durevolmente quelP elemento divino di
cui negli istanti troppo brevi e fugaci della esaltazione entusiastica sperimentavano la virt beatificante e sublimatrice. E questo rito, a quel modo che
'

ispir in Grecia altri miti (dionisiaci),

Lycurgo e

delle Proitidi e delle

v.

sopra a p. ili

v.

sopra a p. 73.

* v.

sopra a p. 78.

sg.

Minyadi

come
***,

quelli di

cos

anche

ORFEO

[SEC. Vi]

die luogo a
fu

poi

un mito propriamente

caposaldo

il

141

dell'

che anzi
suo dogma

orfico,

Orfismo, e

il

una teoria cosmologica e antropologica, nonch una norma di vita


religiosa e di condotta morale, e sopratutto una dotcardinale

e su quello fu costruita

trina di salvazione, relativa ai destini dell'anima oltre


la morte.

Che

germi di

religiosit

tanto P Orfismo dedusse da quei primi


barbarica.

espressione a tutto questo suo


si

Ma

mondo

dar vita ed
P Orfismo stesso
a

valse dei termini e dei mezzi foggiati

dalla

biente e preponderante civilt ellenica; e dal

greco tolse anch' esso

le

am-

mondo

forme del suo linguaggio.

primo luogo tolse la figura stessa di Orfeo.


appare menzionato per la prima volta in
Il quale
un frammento di Ibyco (vojxaxX'jTg 'Opy^v 2 fr. 10 a
Bergk 4 ). Ma in origine fu, molto verosimilmente, un
nume greco di carattere ctonico e infero 2 5, e - come
tale - affine a Dionyso, in quanto anche Dionyso per
certi aspetti della sua figura presenta lo stesso carattere*. Orfeo scende alPHade per trarne Eurydike 26
Eurydike figura divina della Terra 2 7 - non senza
rapporto, forse, con la vegetazione -, simile a Kore,
che pure dimora nell'Hade e ne esce 28 simile a Semele (la Terra **), che Dionyso suo figlio trae dal29
l' Hade
secondo la leggenda del culto locale di
Lerna. Non per nulla Orfeo passava, a Sparta, per
in

'

aver fondato un culto di Demeter Chthonia (Paus.

3,

Kore Soteirq (Paus.

3.

14,

5),

nonch un tempio
- Altri

13, 2)

30.

nyso

gli

tratti

saranno poi venuti secondariamente, per

* v.

sopra a p. 70.

sopra a p, 75.

v.

di

che Orfeo ha comuni con Dio-

CAPITOLO V

142

[SEC. Vi]

sua posizione rappresentativa di un


movimento che aveva basi dionisiache e tracie: in
primo luogo la sua uccisione (arrapavjjic) per opera
delle Menadi - eh' un duplicato della passione del
effetto di quella

dio sotto la forma dell' animale sacro

sua

3*

-,

onde

la

staccata dal corpo e precipitata in mare,

testa,

approd a Lesbo, dove incominci a dare oracoli 32.


Ne sono senza significato questi rapporti di
Orfeo - corrispondenti a quelli di Dionyso - con
la mantica 33, specie con la mantica d* ispirazione e
la profetica popolare, - mentre poi notevole che
T oracolo di Orfeo a Lesbo sarebbe stato fatto tacere
precisamente da Apollo
per gelosia 34. Secondo
'

'

ogni verosimiglianza, furono i sacerdoti di Delfi che


attutirono - per ovvie ragioni d' interesse - il dissidio fra la religione orfico-dionisiaca e F apollinea

Certo

che

pass nella leggenda

Orfeo

36

35^

come

figura apollinea (Orfeo figlio di Apollo e di Calliope),

musico e poeta e cantore 37, simile ad Omero,


quasi precursore - anzi, secondo certe genealogie,
antenato - di Omero 3. Tanto prevalsero le forme
classiche, - mentre lo spirito era pur profondamente
di

'

'

diverso.

Tanto

si

giov FOrfismo, in sul suo nascere,

genio greco aveva creati e la


tradizione aveva tramandati; - e in primo luogo
degli strumenti che

della

il

forma epica, che del resto era anche quella

stessa della mantica: cio, degli oracoli.

tuttavia,

come

la nazionalit trace
lit di

39,

taluno

ci

fu che

neg ad Orfeo

cos altri pot negargli la qua-

poeta; e fu Aristotele

4.

Si tratta sempre, pur

sotto aspetti diversi, dello stesso dualismo fondamentale tra ci

che Orfeo era originariamente e ci eh' egli


5

divenne come rappresentante dell Orfismo. Del resto

POESIA ORFICA PRIMITIVA. ONOMACRITO

[sbc. Vi]

costume di porre sotto


personaggi leggendari (Museo, Abaris,

invalse allora generalmente


l'autorit di

Aristea

41

143

e altri

il

composizioni di data recente, e

42)

esprimevano idee nuove,


affinch ad esse non mancasse il credito e il prestigio
tanto pi quelle in cui

che

la tradizione e

I'

si

antichit sogliono conferire.

costume fu specialmente applicato alla letteratura oracolare (y^qo\xoi), - che fu appunto una delle
vie per le quali si incanalarono le nuove correnti
religiose *. Quel Bakis di Beozia di cui sopra abbiamo
parlato * era posseduto dalle Ninfe 43 e passava

tale

'

per autore di parecchi responsi. Museo sopratutto,


mitico

'

uomo

di oracoli

44.

delle

Muse

',

era celebre

Anche ad Orfeo

nit di alcuni yo^o^oi

45.

il

come poeta

fu attribuita la

pater-

In realt, gli autori di questi

responsi, che poi furono raccolti in collezioni, saranno


stati

quegli stessi indovini (xpYjajJtoXyoi) che

li

anda-

vano anche portando attorno per P Eliade 46. Si narra


falsificazione
di uno che fu colto in flagrante di
'

cio di composizione: e fu Onomacrito, intimo dei Pisi-

supposto autore di zeXzzai e di xpYjajjia 47,


sorpreso a inserire tra quelli di Museo 4

stratidi*,

che

un

fu

vaticinio

di

sua propria fattura,

perci

fu

Cos anche altri poemi di Museo gi dagli


antichi erano creduti opera di Onomacrito 5<>. E gli

espulso

49.

avevano rilevato nelle opere di Onomacrito certi riscontri con poemi esiodei 5 1 - come
pure si diceva che Onomacrito avesse trattato di
Heracle Ideo e dei Dactyli Idei 5 2 eh' erano anche
il
soggetto di un' opera esiodea 53. In vero tutta
questa letteratura oracolare, pi che ad Omero, apantichi stessi

v.

sopra a p. 133 sg.

CAPITOLO V

144

pare vicina ad Esiodo,

[SEC. Vi]

quale certo aveva subito

il

l'influenza di quel grande istituto mantico ch'era

santuario di Delfi

*.

Esiodo stesso, o almeno Y autore

del prologo della Theogonia


in

veste di profeta,

ispirato a cantare
x'

'

il

come

(v.

31 sg.),
quegli che le

cose future e

le

aajjieva tco t' via

Sotto

54.

le

passate

x
di Esiodo

nome

il

presenta

si

Muse hanno
'

andavano non pochi poemi (sttyj [lavxtxa) 55 nei quali


circolava uno stesso spirito, eh' era notevolmente diverso da quello dell' epopea, sebbene - come abbiamo
detto - la forma (epica) fosse la stessa. Anche in tali
poemi sub-esiodei trovarono espressione le nuove
?

correnti religiose

ss bis

si

tenga presente che esse


- e gi
popolari

erano correnti prevalentemente

Esiodo aveva accolto elementi popolaristici ed


aristocratici

Tra

opere che andavano sotto il nome di


discesa di Theseo e Peiera anche una

le

Esiodo

c'

rithoo

all'

Ilsipcikp

anti-

**

Hade

'

(yq

xaxafJatY]:

yjasq

Paus.

disceso anche Ulisse;

iq

xv "AtSrjv

5).

All'

9.

31,

la

sua visita

Hade

alle

jiou

era

regioni

infere era cantata nel libro xi dell' Odyssea (vxuta)

Or come ci
come ce ne

dunque una discesa


fu una esiodea, cos

fu

all'

Hade

s6 .

omerica,

anche una
Kaiaj3aa:s eq "AtSou decisamente orfica 57. Noi tocchiamo qui una materia eh' ebbe per V Orfismo importanza massima

voglio dire

1'

ci

fu

escatologia

58.

In vero,

accanto alla mantica, forse insieme con la mantica,

Y escatologia rappresenta un altro elemento capitale


delle nuove idee religiose. Quei taumaturghi e puri* v. sopra a p. 41.
* v.

sopra a p. 53.

ORFISMO ED ESCATOLOGIA

[SEC. Vi]

ficatori

girovaghi (dypxa: xac [Xavier),

145
i

quali sape-

vano predire il futuro (xpyja^oAyo:), facilmente dovevano anche conoscere le cose dell' al di l 59. Forse
fu questo pensiero, questa preoccupazione nascente
dell'ai di

la

l,

intorno a quelli
si

raccolsero

dato origine

ragione intima che mosse


si

nome

nel
alle

come

raccolsero

seguaci.

Orfeo,

di

comunit

primi che

questi

se alcuni

avranno

orfiche. In realt Orfeo,

per quel suo carattere infero cui sopra accennammo


si

*,

prestava a divenir centro e segno di un ordine

di idee animistiche

6o
.

Per

stessa ragione egli si

la

trovava ad essere naturalmente indicato per assumere


la paternit di

quel

un' opera di

modo che Orfeo

contenuto escatologico.

nel mito eroico

classica (rilievo di Orfeo, Eurydike,

e nell'arte

Hermes)

uno

fu

dei pochi che scesero vivi nell' Hade, cos in qualit

poeta (Orfeo

di cantore

Argonauti)

pot essere

poema

'ultra-terreno'.

nella

spedizione

come autore

scelto

sempre

degli

un

di

l'originario aspetto

infero che qui, variamente, si riflette.

L'orfica Katpaatg elq "Acoou (oppure un'altra

secondo alcuni era opera di Prodico 6l E


questa duplicit di attribuzione - da un lato il mitico
K.

s.

'A.)

Orfeo, dall'altro un autore recente (Orfeo di Camarina [anche un Orfeo

Crotone e altri], Prodico,


Kercops, Zopyro, Brontino 6l ) - si ripete per quasi
tutte le numerose opere poetiche attribuite ad Orfeo 6z
Si rinnova qui lo stesso fatto che constatammo ** a
proposito delle opere di contenuto oracolare; e la
ragione la stessa che Orfeo, come nume indigeno,
di

* v.

sopra a p. 141.

** v. sopra a
p. 142 sgg,
pettazzoni

La religione nella Grecia

antica,

io

CAPITOLO V

T46

[SEC. Vi]

ad un'et remotissima;

ma

quei poemi che


andavano sotto il suo nome erano relativamente
recenti. Ora comprendiamo come Erodoto pot soste-

risaliva

nere che certi poeti,

quali

erano detti
ed Esiodo
e tra essi
(da

altri)

epoca di Omero
secondo ogni verosimiglianza, anche
Orfeo -, erano invece, a parer suo, posteriori 63.
In vero quello spirito nuovo che invest la poesia
esiodea, invest anche - per quanto, naturalmente, in
proporzioni minori - la poesia omerica. Queir Onomacrito di cui gli antichi (Erodoto) sapevano citare
anteriori alP

egli intendeva,

taluni

falsi

'

quelli di

oracoli

'

Museo

non

arbitrariamente
si

introdotti

era peritato, dicevano,

estendere l'opera sua di interpolatore anche


omerici.
(

Come

y^TYjxat

l'

Odyssea

poemi

citava

il

604 del libro xi


precisamente il libro
v.

questo

del-

dei

quella vxDta eh' tutta materiata di elementi

morti

animistici ed escatologici.
c'

di

verso di sua fattura, e quindi spurio

si

6 4.

ai

fra

Or

nel complesso del libro

un brano che spicca per certi suoi tratti parti-

colari

e sono precisamente

menzione

vv. 566-631, dove,

dopo

Minosse e di Orine, son descritti i


supplizi di Tityo, di Tantalo e di Sisyfo, dannati essi soli fra la moltitudine delle anime - a un eterno
castigo 6 5. Qui ancora affiorano le nuove correnti religiose; e in questo senso lecito parlare di interpola

di

'

lazione orfica

'

66

siano stati inseriti

posto da poeti

non nel senso che i vv. 566-631


nella vxuca da un carme gi com-

cio

orfici

604 sia designato


autore Onomacrito), bens

(anche se pel

v.

nominativamente come
nel senso di una ulteriore elaborazione della materia
* v.

sopra a p. 143.

[sec. vi]

CARATTERE SOTERIOLOGIA DELL' ORFISMO

escatologica, prodottasi
l'

influsso di quelle

nel vi sec.

nuove idee

in

147

Atene sotto

religiose delle

quali

P Orfismo era P esponente pi accentuato e quasi il


fermento pi efficace. Non per nulla, quando si form
la leggenda della redazione pisistratica dei poemi
omerici, e successivamente si precis nelP aneddoto
di una commissione che vi avrebbe presieduto 6 7, fu
posto, oltre lo stesso Onomacrito (e oltre Zopyro
e un quarto membro il cui nome non ci tramandato in forma sicura), anche un Orfeo di Crotone 68
Gi questo nome di Orfeo sta, in certo qual modo,
a indicare la presenza di elementi orfici nei poemi
omerici, nel senso sopra accennato 6 9.
.

Ma

che penetr nei


Orfismo vero e proprio,
in se e per s stesso. Nelle pene di Tityo, di Tantalo, di Sisyfo secondo la Nekyia * si riflette bens
altro questo riflesso orfico

poemi omerici,

altro era P

un' idea di castigo e di espiazione ultraterrena eh'

estranea alla coscienza religiosa ellenica tradizionale,

mentre si accorda con il nuovo spirito e con un pi


profondo sentimento della personalit e della responsabilit. Ma quella pittura terrificante della sorte che
attende i dannati, mentre in sostanza - pur con la
sua accentuata tendenza moralizzatrice - non esorbita
gran che dal quadro delle vecchie idee sulla triste
condizione delle anime nelP Hade, non rispecchia se
non imperfettamente 7 il pensiero fondamentale dell' Orfismo, eh' era
essenzialmente soteriologico, che
dalle miserie della vita voleva salvare gli uomini
bandendo fra loro il suo verbo di liberazione. Or a
v.

sopra a p. 146.

CAPITOLO V

148

[SEC. Vi]

dar corpo e vita appunto a questo suo proprio pensiero P Orfismo si valse di mezzi che gli erano
offerti dalla cultura ellenica tradizionale

del linguaggio e del

riore

pensi alle

(si

ma

teogonico

del .mito. Tale

'

metro e

di tutta la

rapsodie

anche

'

orfiche

non solo
forma este-

di

contenuto

ed elementi propri

di figure

come vedemmo*,

lo stesso

Zagreus, eh' pure figura capitale

tale

Orfeo.

dell'

Or-

con Dionyso, mentre


- come Orfeo *,
**
- un nume di carattere
come Dionyso stesso
infero, forse il
gran cacciatore 72 verosimilmente
il
delle anime dei trapassati (cfr. la
cacciatore

fismo, dagli Orfici identificato

origine

in

sar

anch' egli

stato

'

'

caccia selvaggia

'

il

cacciatore selvaggio

').

di

Zagreus la prima menzione compare precisamente


in un poema (epico) ciclico: P Alkmaionis (del ciclo
tebano)

73.

Ch
dunque
ci

se la poesia omerica
colorarsi

qua e

l in

positivamente attestato

del mito e dell'

a proposito

genere, epica pot

il

Titani,

una parte

d' altro lato

passaggio di elementi

epopea nelP Orfismo

dei

dottrina orfica

e, in

tono orfico,

quali

e precisamente

pure hanno nella

assai importante. Dei quali

Onomacrito a introdurli nei misteri di Dionyso, togliendoli da Omero 74:


proprio quell'Onomacrito che gi conosciamo *** come
abile verseggiatore e imitatore di poesie omeriche
ed esiodee, e che ora dunque ci appare nella sua
Pausania attesta

attivit

(8.

37, 5) che fu

specificamente orfica e

* v. sopra a p.
** v. sopra a
p.
*** v. sopra a

p.

141.
70.

143,

146.

come rappresentante

LA DOTTRINA DELL' ORFISMO

[SEC. Vi]

149

cospicuo delPOrfismo in quel suo fiorire

pisistratica in Atene.

della signoria

al

tempo

della poesia

orfica che, se gi allora esisteva, si sar trovata

in

Onomacrito sar da considerare come il fissatore primo e, in buona parte,


- eh' era appunto 1' opinione di
forse, il redattore
Aristotele, secondo il quale di Orfeo sarebbero state
le dottrine, ma le avrebbe poste in versi Onomacrito 75.
Or appunto i Titani e Zagreus hanno una parte
capitale antitetica (e dunque correlativa e connessa)

uno

stato assai fluttuante,

mito su

in quel

cui,

come dicemmo

trina orfica costruita; - e

anche

la pratica.

Ed

non

tutta la dot-

solo la dottrina,

ma

assai importante poterne co-

gliere - gi in

Onomacrito - talune tracce delle pi


antiche, - mentre per la sua ricostruzione integrale
dobbiamo ricorrere, in genere, a notizie fornite da
Questo mito si ricostruisce cos. Il
fonti seriori 7 6
fanciullo Dionyso(-Zagreus), figlio di Zeus e di Per.

sefone

insidiato dai Titani,

77,

con giocattoli

78
,

quali, allettandolo

un momento

riescono, in

in cui egli

guarda in uno specchio 79, ad impadronirsi di lui,


indi lo sbranano 80 e lo divorano 8l Per quante altesi

razioni mitografiche e speculative

attraverso

il

mito abbia subito

tempi, vi s'intravede chiaro

il

riflesso del

primitivo rito orgiastico e cruento delle genti tracie

La

introduzione dei Titani

delle

al

posto dei Saboi

83

Sz
.

Menadi, ond'essi figurano come autori del pi

efferato sacrilegio, forse fu suggerita dall' antica loro

inimicizia e lotta con gli

dei

dell'Olimpo (Titano-

machia).

Qui

c'

era dunque gi lo spunto ad un' amplifi-

* v. sopra a p.

141.

CAPITOLO V

[SEC. Vi]

cazione del mito centrale e a un suo svolgimento

modello della Teogonia esiodea. Dall' empio fudei Titani si salvato il cuore di Dionyso
dal quale Zeus fa sorgere il nuovo
(- Zagreus)
Dionyso che destinato a succedergli nella signoria
sul

rore

mondo

del

gava,

8 s.

oltre

Questo scorcio

Zeus,

per

di

Teogonia

si

prolun86

generazioni divine

altre

quella immediatamente precedente di Crono, e quella


anteriore di

il

Urano

Gaia (donde anche

87

Cielo e la Terra

diale della Notte

-,

usciti dal

Titani)

grembo primor-

88 .

Pi originale della Cosmogonia era P Antropogonia. Varie stirpi umane si succedono - una, a

quanto pare, per ciascuna delle 4 et del mondo


a cominciare da quella di Phanes- Erikapaios 8 9.
Titani muoiono fulminati, per punizione di Zeus
Il

genere umano attuale nasce

Cos F umanit porta in

s,

dalle loro ceneri

sin

dalle

origini,

-,
I
90.

9*.

un

elemento peccaminoso (titanico) e insieme, per via


di Dionyso - del quale i Titani si erano incorpo-

un elemento divino
2
dunque, e un
originale peccato 93
e quindi un essenziale dualismo e un interiore dissidio. Il quale nei momenti
delP estasi par superato, quando il divino domina

rata,

con

le

(dionisiaco):

carni,

la

vita

una originale

-,

divinit

solo e sovrano, e rapisce P

cure

94

ma

uomo

poi la beatitudine,

col

lo

libera dalle

passar delP eb-

brezza, svanisce, e torna la tristezza quotidiana della


vita

miseranda.

la

che P elemento divino

morte pone
si

fine

alle

pene;

ricongiunge ancora col

tita-

una nuova esistenza, e ricomincia un' altra

nico

in

vita

sott' altra

forma, - che pu anche essere non

umana, anzi animale; e cos per una successione

ELEMENTI TRACI NELL' ORFISMO

[sbc. vi]

151

ogni esistenza dolore, ogni


corpo una tomba (aw[xa aY}[xa) 95 idee e sentimenti

infinita di esistenze, e

che in Grecia davvero

ci

appaiono

invece s'incontrano presso

insoliti e strani.

Traci,

cui

Mar-

ziano Capella(6. 656) attribuisce un appetitus maximus


mortis '; e pi precisamente presso quella gente tracia
1

dei Trausi che, secondo Erodoto

accogliere con pianti

4),

eran usi di

neonati, e con manifestazioni

d' allegrezza seppellire

(5.

defunti

- come pure erano

Traci quei Geti paratissimi ad mortem

(Pomp. Mela,
che facevano
2. 2, 18), e quei Terizi e quei Krobyzi
l'uomo immortale ( <&avaxtovx<; ), credendo che alandasse a dimorare presso
l' atto della morte egli
il
dio Zalmoxis 97 donde anche potesse, a quanto
pare, ritornare nel mondo: dove sembra di veder
adombrata una dottrina della trasmigrazione. E questa
sar stata poi la causa onde di Zalmoxis si pens
dagli antichi che fosse stato servo di Pitagora
(Herod. 4. 95); - mentre Erodoto (2. 123), per il suo
pregiudizio egittizzante *, riteneva che la dottrina
dell'immortalit dell'anima e della sua trasmigrazione
i

'

96

ttvaxq

v&pyrzou

xoO

saie,

aa)|iaxo<;

xaxacpiKvovxog q allo (pov atet ytvjievov

Se

aSexat

fosse originaria dell'Egitto (irpwxot 8 xa xvSe xv

ma

anche sapeva
che c' erano alcuni in Grecia che, quali prima quali
dopo, 1' avevano professata come propria (xoxcp xq>
Xyov AtyTuxioi

stai

oi

sfovxes),

Xycp stai di 'EAXyjvcov ^p^aavxo, oi

8 oaxspov, &>%

sceva

nome

il

ouv[jiaxa

v.

tStcp

coDxwv vxt),

non voleva

ypa^co)

ed

rcpxepov,

egli

oi

ne cono-

dirlo (xwv y) zoyq x

con che

sopra a p. 37 n. 99.

[Jtv

(e

specialmente con

CAPITOLO V
quegli

ot

mente

altri

7Tpipov)

che

[SEC. Vi]

difficilmente

avr avuto in

egli

gli Orfici 9 8 .

Pei quali la concezione pessimistica della vita


umana 99, inquadrata - come vedemmo - in una concezione universale del mondo, era

il
complemento, o
premessa, di quella loro capitale dottrina soteriologica che, conseguentemente, poneva la salvezza

la

delP

uomo

nella

successive,

cessazione

quando

la

esistenze

delle

umane

sua divina essenza dionisiaca

era sottratta ad ogni ulteriore contaminazione

tita-

dualismo veniva meno, e Y uomo era


tutto divino, tutt' uno con Dio e per sempre. Per chi
sia pervenuto a questo stato di grazia la morte e
nica, e allora

il

T inferno non hanno pi nulla di pauroso. Pieno di


fede F iniziato si accinge al gran viaggio - quando il

gran giorno viene

-,

perch sa Y accoglienza che

tro-

ver laggi, arrivandovi puro da una societ di puri


sa che, essendo
(spXojiat x xofrapwv xofrapa) 100
;

ormai uscito dal


yXou

8'

ciclo

doloroso delle esistenze (x-

TCTav Papufuev&os gyoCkioio)

scontato le colpe originali titaniche


tcstio' pycov 'vexa ouxt Stxatcov)

iddii

sotterranei

fronte

I02

alta

si

IOI

ruoivav

avendo
5'

avxa-

presenter agli

dicendo

1
:

anch' io

posso vantarmi di discendere dalla vostra stirpe


beata' (xac yp ywv fxwv ysvog euxp^oci SXfkov
ecvac) I0 3; ch essendo gli uomini nati dai Titani, e i
Titani da

Urano

e Gaia, anch' egli

Terra e del Cielo


OupavoO aiepevxoq) I04

stellato (Tyjq

della

dunque
izaiq

figlio

stfu

%oc

e vittima di quei fulmini

Titani (etis jxs [xofp' M\iocoa siV


azeponvjza xspauvwv) 105 - ma attraverso i Titani

che incenerirono

venne una infinitesima

pur indistruttibile
divina particella dionisiaca, ond' egli ora iddio e

anche

gli

SCRITTURE ORFICHE. DOGMI E PRECETTI

[sec. vi]

non pi mortale
avxt ppoxofo

106

(Sj3:e

xaJ

&eg

(xaxapcax,

io

ftsq ylvou | iv^pwTroi)

Tali formule ed

153

altre consimili, in

5' <xq

7).

cui

chia-

ramente espressa la dottrina mistica delP uomo-dio


Io8

secondo Y Orfismo
su laminette

d'

si

oro

I0 9

leggono
che

in talune iscrizioni

rinvennero in

si

Italia

(specialmente nell'Italia Meridionale [Thurii e Petelia:

epoca fra

Roma

anche a
therna:

iv

il

11-1

il

sec.

[11

sec. a. Cr.),

ma, a quanto pare,

sec],

Cr.]),

d.

a Creta (Eleu1IC

deposte entro sepolcri

dunque dovean essere

di

persone aderenti

all'

che
Or-

queste iscrizioni, per quanto lontane nello

fismo. In

spazio e nel tempo, ricorrono formule e frasi costanti


e - a parte qualche piccola variazione - eguali

dunque derivate, secondo ogni verosimiglianza, da


un unico testo poetico, che doveva essere universalmente noto fra gli Orfici, come quello che avr conappunto

tenuto

la

dottrina

canonica

dell'

onde

gli Orfici

si

sull'altra vita: quella

Orfismo

distingue-

vano dal resto degli uomini, e donde attingevano


la

loro

salvazione

fede nella

finale

(acoxyjpwc

zfjq

per ci anche - tanta era la


preoccupazione escatologica e soteriologica - sar
Proclo

II2

).

invalsa fra loro la pia usanza di deporre accanto ai

luogo

dell' intero

sepolti,

in

formule

salienti in quello contenute.

zati,

quali Orfici

dunque

ci

testo,

versi

presentano organiz-

si

comechessia, in societ "3

alcuni

credenze esposte nei medesimi

uniti

dalle

testi "4.

E,

stesse
oltre

il

vincolo ideale, avranno avuto anche un vincolo pratico,

consistente in

un corpo

di

una norma comune

prescrizioni

positiva e negativa,

un

vjios

di
II6 .

divieti,

di

vita **%

una legge

CAPITOLO V

154

[SEC. Vi]

Qual fosse precisamente il contenuto di queste


leggi, ci sfugge in gran parte. Ma uno almeno dei
precetti orfici ci noto

ed quello che vietava

agli

adepti di cibarsi di organismi animali (e cos veniva


a prescrivere

regime vegetariano), e

il

distruggere esseri viventi

con

la

secondo

teoria;

la

eh' era

genere di

in

pratica coerente

animale po-

quale ogni

teva contenere incarnato un elemento dionisiaco


divino, e perci era virtualmente sacro.

Ed

inte-

ressante constatare che, secondo la testimonianza di

Posidonio (Strab.
di astenersi,

7. 3,

3,

p. 296),

questo costume

per ragioni religiose, dal mangiare esseri

viventi (jx^xwv TziyzG^oLi xax' suapecav, bi 5 toOto

xaE

era praticato dalla popolazione tracia

'frpsjijjttojv)

dei Mysii,

quali perci si cibavano

e di latte e di cacio

solo

di

dove adunque sarebbe

miele

esistito,

presso una societ etnica, allo stato spontaneo e


- per cos dire - naturale I3E 7, quel che nelP Orfismo,

norma

societ fondata, fu

ci acquista poi un'


alla

presenza e

al

prescritta dalla religione.

importanza speciale in rapporto

concorso di elementi

traci

nella

Orfismo, tanto pi che sempre fra

i
formazione
Traci sarebbero state in uso anche altre tendenze
ascetiche (castit, cenobitismo ?) Il8 - se pure qui non
da vedere un effetto delP Orfismo stesso, propa-

dell'

gandato poi e trapiantato anche in Tracia *. - In fatti


leggiamo in Aristofane (Ran. 1032) che Orfeo insegn
ad astenersi dalle uccisioni ('Opcpsug jxv yp xsXerac
v) [jJv xatSeife
cpvwv x' nv/tofrczi). Cos pure nelP Hippolyto (e Ippolito appunto un raro modello
di castit e di vita pura) Euripide (Hippol., 952 sgg.)
y

* v. sopra a
p.

140, e oltre a p. 168 n. 21.

LE COMUNIT ORFICHE

[sic. vi]

*55

associava esplicitamente l'uso dei cibi inanimati (5C


tyYpu popa^) con V esser seguace di Orfeo ('Opcpa
t' 'vaxx" e/wv). E lo stesso Euripide, in quel fram>

mento pervenutoci

dei

(sopra lo sfondo e

pur attraverso
e

il

Cretesi

dell'

non mai del

dell'isolamento,

475 n) dove

substrato delP antichissima

lunghi secoli

(fr.

imbarbarimento

tutto

gione cretese di Zeus(-Kuros) Ideo

e,

*)

spenta

reli-

attestata la

presenza della religione di Zagreus "9, e dunque


dell' Orfismo - facilmente e durevolmente 120 trapiantato in quel terreno imbevuto di vetusta religiosit
collettiva e iniziatica 121 -, Euripide fa che il coro,

da seguaci

costituito

dunque

di

Zagreus

(vuxxlttXou Zaypwq),

proclami di aver posto

di Orfici iniziati,

fine ai pasti cruenti (zx$ %* wjxocpayo'jg odzocg xsAaas),

ora che, tutto puro e vestito di bianco, fugge la generazione dei mortali
i

yvegtv xe ppoxwv), ed evita

(cpsyc*)

sepolcri (vexpot^XYj? [dei profani?] o XP^x|xVos),

guarda dal pasto

si

(Sp&acv

y/jov

cato,

Seax&v

ha ricevuto
Il

qual

il

di cibi animali (x^v z (jt^6-

TrscpAayiJiat)

nome

di

- ora che,

paxxos

{\^X0 ^

nome pienamente esprime

munione con

la divinit

della fede orfica, -

come

eh'

il

santifi-

xXyjxhjv

la mistica co-

cardine e

il

quello eh' uguale al

centro

nome

Che Bakchos,

vale a dire Dionyso, nel suo


aspetto orgiastico era appunto - come sappiamo - la

del dio.

divinit capitale degli Orfici.

quali invero, oltre (e

da Orfeo
il maestro
e fondatore,
sembra che abbiano, nel loro linguaggio esoterico e
sacrale, denominato se stessi dal loro dio; - come
122

forse pi) che

* v. sopra a p.

11 sg.

CAPITOLO V

156

anche nel passo

citato

dell'

Hippolyto

{3axxs&tv (faxxsus) per designare

forme

ai precetti dell'

[SEC. Vi]

I2 3

usato

una condotta con-

ava^ Orfeo.

$zxypq fu poi

usato, in un' epoca gi di decadenza, a caratterizzare


colui che era

un vero santo, pieno

di

vero spirito

osservava le
pratiche esteriori, secondo il proverbio: tzoXIo [lv
- mentre poi,
vapfryjxoppot, ruaOpoc S xs Saxxoi 124
mistico,

a differenza di chi soltanto

una preziosa testimonianza di Erodoto (2. 81), eh'


la pi antica che noi abbiamo sulP Orfismo (e gi
vi si parla di un ipq Xyoc), essendo parola dei
culti orfici e di un loro caratteristico divieto, pel
quale i cadaveri degl' iniziati non dovevano essere
sotterrati in vesti di lana I2 5 - sempre in armonia
col principio che ogni vita animale sia da risparmiare -, son messi insieme appunto i cosidetti culti
in

orfici coi

bacchici (zoiai 'Opqxxofot %yXzo\xhoivi

Baxxcxorac),

xa

che secondo Erodoto erano, viceversa,

(onde riesce confermato che di


questi riti e di quelle credenze doveva far parte la
dottrina della trasmigrazione). - Onde, anche, porremo
tra i pi antichi documenti dell' Orfismo un'iscrizione
del v sec. trovata in Italia, a Cuma I26 ove il
termine pepaxx^^BVOv ((3s Paxx L) |x vov), che vuol dire
divenuto [3axx<; \ ossia (3xxog, cio dunque iniegizi

pitagorici

tanto pi che l' iscrizione stessa


Orfismo
esprime, nel suo breve testo, il divieto (ou %-i\nc)
di seppellire in un dato luogo (v|xoO!}a xecaS'Iac)
chiunque non sia appunto jkj3axxeu|iivog. questo
un segno di solidariet e di esclusivit inusitato nel
mondo greco, e del tutto incomprensibile fuor che
presso una comunit di aderenti a una stessa fede
esclusiva ed esoterica, e tale per cui le cose della
ziato

all'

'

ESCLUSIVISMO. PESSIMISMO

SEC. Vi)

157

genere avevano un valore e un'importanza


straordinaria, e quindi anche il luogo e il modo del

morte

in

ch quei fedeli volevano anche in


seppellimento
morte tenersi appartati e segregati dal resto degli
uomini, - come infatti anche la deposizione delle
laminette nei sepolcri connessa/ a quanto pare, con
idee e usanze particolari riguardo alla sepoltura.
In realt, come in nessuna delle laminette si legge
;

nome

del defunto

I2

cos - a

differenza dell' uso


corrente - in nessuna di quelle tombe di iniziati si rinil

7,

venne all'esterno una lapide che rammentasse ai vivi


128
il sepolto, il suo nome e la sua discendenza
quasi
che il defunto non curasse la ricordanza del volgo,
al quale egli gi in vita - e tanto pi in morte - si
era sentito estraneo, da quando aveva appartenuto,
egli puro, ad una societ di puri 12 9 eh' era stata
tutto il suo mondo, e che ora - con quelle parole
segnate sull'oro incorruttibile, per lui solo comprensibili, non comunicabili ai profani - quasi gli dava
:

dunque il viatico per 1' altra vita.


Tanto predomin nelP Orfismo
morte.

Il

pensiero della

il

quale gi dovette essere presente e imma-

nente nella religione dionisiaca; ch Dionyso un


dio che muore I 3 - e anche Sileno, tipico rappre>

sentante dei demoni dionisiaci, conobbe,


pare,

morte e

tomba

I3 1

In

vero

a quanto
la

figura

arcaica del Sileno fu dipinta gi nel vi sec.

sopra

la

la

sarcofagi (di Clazomene)

*3 2

furono deposte nelle tombe

Samo

maschere silenesche

dell' antica

necropoli di

per un fine e con un significato che forse


non era soltanto apotropaico. In seguito anche su
T 33

queste figure dionisiache secondarie


lo spirito

proprio

dell' Orfismo;

onde

si

sar diffuso

lo

stesso

Si-

CAPITOLO V

158

[SKC. Vlj

che come cantore meravianche


come possessore di una
6),
sapienza arcana *34; la quale, quando egli - riluttante -

leno

pensato,

fu

oltre

glioso (Verg. ed.

forzato

manifestarla,

si

rivela

intinta

un

di

pessimismo profondo 35. E questo interessamento delOrfismo (e del Dionysismo) per le cose ultime
x

l'

riconduce a quel pi ampio e profondo rapporto


che fra la religiosit dell' anima individuale - cui
si

T escatologia

tiene

giasmo)

la

genere, tutto V animismo appar-

in

e,

religiosit

dell'

anima

collettiva

Dalla quale ultima procedendo

*.

l'

(or-

Orfismo

seguendo il moto generale di


ellenico, and verso la prima; ch

naturalmente, quasi
tutto
in

spirito

lo

ambo

le

forme, la collettiva e l'individuale, lo

stesso divino mistero:

il

mistero dell'uomo.

questo rapporto ideale, che noi intravediamo,


inver poi anche nella religione
quale, costituitasi anch' essa - come

tanto vero, che

La

di Eleusi.

dicemmo

**

si

- sopra un fondo di religiosit collettiva

e nello stesso ambiente sociale dove anche prosper


la

religione di Dionyso, parimenti elabor

nel suo

seno una dottrina di salvazione che promise agli


uomini una futura vita migliore. Non a tutti gli
uomini: bens ad alcuni soltanto, che sono gl'iniziati.

per ci la religione eleusina, e

l'

Orfismo del

pari,

sono dei misteri.

Onde
steri

si

vede come

P esoterismo.

Il

sia carattere proprio dei mi-

quale, per s stesso, implica

un

una separazione: una linea


umanit T 3 6 fra ci eh' dentro

exoterismo; e con

ci,

tracciata attraverso

1'

v.

sopra a p. 8o

v.

sopra a p. 67 sg.

sg.

ESOTERISMO

[SBC. Vi]

e ci che fuori;

abisso;

ziazione.

tra

il

fuori e

presso

dentro c' un
ini-

popoli pi primitivi, per esempio

che dunque

gli Australiani, ci eh' dentro, e

maschi, ad esclusione delle

costi-

gruppo dei
donne, - essendo dunque

tuisce la comunit esoterica,

la

il

ponte gettato su questo abisso P

il

*59

tutto

il

separazione fondata sul sesso, e P iniziazione riser-

vata

per segnare

ai fanciulli

il

loro passaggio

dal-

l'ambiente femminile (materno) alla societ dei maschi


(adulti).

tra

misteri australiani e

greci - pi preci-

samente gli orfici - una qualche corrispondenza pot


pur essere constatata 1 S7 e proprio (ci eh' ancor
)

pi

negli

significativo)

elementi

accessori

dei

riti

Nei quali gli Australiani adoperano uno


strumento che ha per loro un valore religioso altissimo, e che essi tengono gelosamente nascosto alle
donne: il curinga che, attaccato a una funicella e
celebrati.

roteato con forza, serve a produrre, durante le ceri-

monie, una romba cupa terrificante


presso

Traci

riti

l'accompagnamento

orgiastici

si

I38

Che anche

svolgessero con

una musica eccitante primitiva


(navcag STraycoyv jioxAav), fra un rumoreggiare di
suoni tremendi e misteriosi simili al muggito del
di

toro (xaopcpfroYYOt S &7uo[iux&vTaf ttoS-sv d^avoug


yofepo fJLffxoi), si sa da un frammento degli 'HSwvoc

Forse eran questi muggiti che si ottenevano col p\i$oq certo il rombo era uno strumento
di Eschilo

39.

che

si

faceva roteare nella celebrazione dei misteri ^

per produrre un rumore caratteristico; ed era fatto

come

il

oavtSuo,

curinga: una tavoletta

Etym. M.

cella: oAvjptov oh

s.

v.) y

cui

di legno

(jjujaTiXt

era attaccata una funi-

^Tixat x arcapTiov, xat sv

xotiq

CAPITOLO V

i6o

xelernq Sovefx iva oiyj

*4 r.

[SEC. Vi]

Che

(tra) questi misteri

adoperava il rombo fossero (anche) i misteri


orfici, non v'ha dubbio; ch il rombo fu precisamente uno dei giocattoli - trottola e rombo *4 2 -

in cui si

'

'

coi quali

Titani

insidiarono a Dionyso-Zagreus

43

Archyta, eh' per noi la pi antica e finora per quanto io sappia - inosservata testimonianza sul

fanciullo.

rombo, era

l'Orfismo.

un

notevole che

Anche

giocattolo.

certe trib

e Pitagora conobbe

filosofo pitagorico;

in

*44,

riti

rombo appare qui come

curinga australiano presso


venuta perdendosi la tradi-

il

cui

zione esoterica dei

il

d'iniziazione, cessa di essere

uno strumento religioso, perde ogni valore sacrale e


passa nelle mani dei ragazzi per loro divertimento.

lo stesso

arnese usato oggi come giocattolo in

molti paesi d'Europa

'45:

in Inghilterra si

chiama

bull-

un nome che richiama i


xaup^S'OYYOi [xfiot del citato frammento eschileo. Si
tratta, in fondo, di uno di quei fenomeni di scadimento di cose (atti e oggetti) religiose antichissime,
di cui i giochi dei fanciulli offrono esempi numerosi

roarer,

toro mugghiante

sommamente

istruttivi

I 46

Tanto antico l'esoterismo. E per ci appare


intimamente connesso con la forma collettiva - eh'
forma primitiva - della religiosit, essendo in certo

modo

esoteriche anche le primitive religioni rurali,

dove gi rinvenimmo tracce


sessi.

di

una separazione dei

Sulle quali poi specialmente operarono le ra-

gioni sociali e culturali, nel senso che esse

da prima

in particolar

inferiori,

mentre

le

modo

classi

furono

le religioni delle classi

superiori

aderivano

alla

religione della Citt.

la Citt

pot ben far sua

la religione di Dio-

RELIGIONI UNIVERSALISTICHE

[sec. vij

l6l

come quella eleusina di Demeter. Ma Eleusi,


pur incorporata ad Atene, fu tuttavia tale che super

nyso,

confini dello stato ateniese

pur subordinato

dionisiaco,

e del pari

al

il

misticismo

politeismo olimpico

entro la polis, valse tuttavia, fuori della polis, a dar


vita alPOrfismo, che fu aperto a coloro che

non erano

cittadini.

qui ritorna in mente

Dove

sraele.

il

la

storia religiosa d'

I-

Profetismo, nato dal primitivo mi-

venne pi volte a conflitto con


la nazione. E viene in mente il Cristianesimo, che
si oppose alla nazione giudaica
come allo stato
romano; e anch'esso nelle sue umili origini fu preceduto da un movimento mistico, in parte prossimo
(Esseni), in parte pi remoto. E del pari il Buddismo,
che non soppresse le caste ma le ignc>r, universale
- dunque - all' interno, e al di fuori ultra-nazionale
(come il Cristianesimo), il Buddismo fu preparato
e

sticismo dei n bi'tm

*,

dalla speculazione indiana anteriore, la quale fu mi-

Upanisad (che la formula del brdhmatman, onde P essere individuale immedesimato


con P universale, esprime nei termini del linguaggio
stica

nelle

che altrove si espresse con


formula dell'anima anelante a inabissarsi in Dio:
cio P identificazione dell'umano col divino); - e
filosofico indiano quel
la

il

misticismo individuale delle Upanisad

volta
e

preceduto

collettivo

soma,

misticismo

espresse nei

si

riti

pi

sua

primitivo

sacrificali

del

una bevanda inebriante al pari del


Dionyso e di Sabazio. Onde par quasi che

eh' era

vino di
dietro

che

da quel

fu

il

* v.

Buddismo
sopra a p.

PKTTAZ20NI

e dietro

137

il

Cristianesimo e dietro

sg..

La religione nella Grecia

antica.

11

CAPITOLO V

102

Profetismo - come dietro

[SEC. Vi]

Orfismo - ondeggi un
vasto agitato mare religioso da cui emersero quelle
nuove fedi, ed emergendo ne appianarono le acque.
Ma queir antico spirito di cui quelle religioni si
erano nutrite, esse lo conservarono, e lo trasfusero

il

1'

nelle fondazioni loro; le quali


collettivo queir antico

comunit

spirito

per ci furono Chiese:


collettive le chiese

comunit le
chiese piccole comunit, in origine, anche il Cristianesimo e il Buddismo e il nahiismo - al pari dell' Orfismo -, sorte in seno alle nazioni e agli stati, che
pur sono delie comunit (e tale anche presso i
Greci la polis), ma d' altro genere
religiose angli

gruppi mistici

antichi

ch' esse,

ma non

religiose

non fondate da

soltanto,

alcuno, coeve con la nazione, co-estese con la nazione


(o

che di esse fa parte chiunque


nazione nascendo appartiene e - invece - delle

la

alla

Citt),

tali

chiese, che

sono fondate, l'uomo non

mente, per

la nascita,

ma diviene

fa parte natural-

parte per un atto

d'iniziazione o sacramento o professione di fede: eh'

appunto un segno

di esoterismo.

la nazionalit o la cittadinanza

munione
insieme

fra quanti
la

partenenza.

E
-

la fede il

vincolo di co-

appartengono ad una chiesa, e

ragione necessaria e sufficiente

anzich

per ci

la

dell' ap-

fede ha nelle chiese un

non ha nelle religioni naziocredenze assumono nelle Chiese

carattere esclusivo che


nali;

onde poi

le

valore di dogmi, e le scritture che le contengono,


di canoni; - mentre le religioni nazionali originaria-

mente non hanno dogmi ne libri canonici, non una


Bibbia, non un Sutta o un Vinya, non un Avesta.
E a tali differenze nella forma corrisponde poi
la diversit del contenuto:

che

le religioni nazionali

nazioni: e chiesa

[skc. Vi]

163

- la greca, l'indiana,
quella cui appunto
politeismi.

anche l'ebraica (voglio dire


oppose il Profetismo) - sono dei

si

politeismo -

il

come vedemmo

la

forma religiosa che suole assumere il naturismo (il


divino nella natura), il quale anche suole esprimersi
nel mito e nell' epopea. E per questa via siamo
dunque ricondotti a quella fondamentale diversit
che ponemmo sopra ** - seguendo Aristotele - fra
animismo (nel senso pi generale) e naturismo, fra la
religiosit zfjq

divino neh"

e quella

6'J)(Y}<;

uomo

e fuori dell'

religioni dell'

xtov fiexepcov,

fra

il

uomo.

uomo sono

in fatti - essenzial-

mente - il Buddismo e il Cristianesimo; le quali,


appunto perch tali, altamente promossero la vita
religiosa interiore.

allo stesso tipo religioso

appar-

E tuttavia gi nei suoi pril' Orfismo.


espresse in quella forma poetica - l' epopea

tiene anche

mordi
- eh' era stata creata a glorificazione degli iddii della
natura. Dove gi s' intravede la causa prima onde
il
quale pur conteneva in germe e in
l' Orfismo,
potenza quel principio di rinnovamento religioso che
altrove trionf con le grandi religioni ecclesiastiche
e universalistiche, non valse, in Grecia, ad attuarlo.
Ch anche - per esempio - la religione di Buddha e
quella di Zarathustra ebbero contro di se un polisi

teismo naturistico di tipo nazionale:


pi, la forza di

umanamente
anche

una poesia creatrice

veri

gli iranici

*47

ch

gii

iddii

ma

non, per di

di ideali divini

indiani -

come

- ancora non erano usciti dalla fase

propriamente mitica, e del mito avevano tuttavia

* v.

sopra a p. 15

sg.

sopra a p, 80

sg.

la

CAPITOLO V

164

vaga

[SKC. Vlj

indeterminatezza

fluttuante

la

trasparenza

rivelatrice del contenuto naturistico.

Ed Orfeo invece ebbe di contro Omero;


ideale di Omero dovette esser calcato quello

di Orfeo, cantore e poeta


1

rapsodie

'

orfiche

48

- onde anche

*
;

inni

'

orfici

49
;

sul-

stesso

ebbero
come si erano
si

e rapsodie omerici.

avuti inni

Tanta

fu la superiorit delle forze tradizionali:

non superiorit religiosa, ma culturale. Ed a questa


dov cedere l' Orfismo non ad una guerra di religione, per la quale la Grecia non era terreno adatto;
bens ad una opposizione passiva e blanda di forme
belle ed antiche, da cui il pensiero greco non sa"
peva staccarsi
le forme degli iddii quali Omero
le aveva fissate: figure cos serene che non com:

portavano

truci

visioni

orgiastici

di

una

carni sanguinanti dilacerate da

ebbre.

Cos

la

tumulti

di

femmine

folla di

poesia orfica giunse ad essere piena

Dionyso e di Zagreus e di Zeus e dei


Titani, ma anche di Hera e di Apollo e degli altri
iddh dell' Olimpo.
ma le forme
Tanto prevalsero quelle forme
soltanto. Ma dunque tanto pi vinsero, se poterono

non solo

di

imporsi

al

versare

il

pensiero

orfico,

che in quelle

suo contenuto nuovo e diverso.

dovette

Invero

della letteratura orfica pure caratteristica un' altra

classe di figure divine,


la
la

quali

il

Notte e l'Amore - come anche


'

Giustizia

'

(Afta)),

cessit ('Av^yxT]) e

queste,

alla

poesia

* v. sopra a p. 142.

la

Cielo e la Terra e
la

Legge

'

(Njjios),

Religione (Euas[3eia), la Ne-

simili

anteriore

-,

non

ignote,

(Esiodo):

neppur

altrettante

PERSONIFICAZIONI ORFICHE

[skc. vij

165

anche queste, e altrettante persone ma


non persone come Zeus e Artemis e Poseidon: persone solo nel nome (eh' individualit *) in realt,
cose e idee T 5 T presentate in una forma eh' ancora
1

divinit

quella del mito,


e di
al

ma

gi

non

Omero una forma che


:

pi quella della poesia

gi rappresenta - rispetto

mito - un antropomorfismo attenuato, e quasi un

avviamento a un pi rigoroso pensiero, a quel pensare per concetti che proprio della speculazione.

* v.

sopra a p. 23.

NOTE

Herod.

2.

49;

donne di Samo

le

Pind.,

9.

34. Cfr. Dexicreon (v^p

Plut., quaest. gr.,

270 Bergk 5

fr.

3 Pind.,

15) gli

4.

1'

Herod.

54.

36; Plat., Charm. 158 B.

90 sgg. - Tratti di animismo


anima di Aristea in forma di corvo (cfr. Herod.
II 3 , p.

vola fuori dalla bocca: Plin., n. h.

logamente di Hermotimo

e di

Theopomp.,

FHG

4.

271.

fr.

4 Cfr. Rohde, Psyche,

popolare

ypxyjg) e

fr.

81

Epimenide:
I,

p.

291

174.

7.

Plin., tbid.,

- Ana174

sg.

Paus. 10. 12, 11.

cfr.

6 Sch. Aristoph. Pac, 1071.


.

SCftoXXai xal BduuSsg:

Aristot, probi., 30.

Cfr. 'Plat.',

Theag., 124

2t(3oXXa...

- Della Sibylla di Eretria

individuale Herophile
Sibylle
risale la
li

3
,

64

Phaedr.

(cfr.

tCvoc Tieovofiiav

Plut., de

il

nome

Una

delle

conosce

si

(feg

14).

t ,

li,

p.

197), cui

prima notizia che abbiamo di loro (Rohde, Psyche,


n.

p.

1 ),

244

al

tempo

di

'

Solone

Ciro

'

Sch. tn

Plat.

1071.

9 Per Cleomene di Sparta,

Le

b).

8 Sch. Aristoph. Pac.

10

p. 954.

s^si Bxig xs xal

Pyth. orac

era messa da Heraclide Pontico

1,

cfr.

Herod.

5,

90;

6,

82.

cose militari, per quel molto che hanno d* incerto e

di aleatorio, furono e rimasero pi a lungo sottoposte all'azione


e al prestigio degli

97. -

indovini:

Tisameno eleo

(dei

cfr.

Halliday, Greefc divination,

Jamidi),

indovino di guerra degli

NOTE
Spartani

Herod.

33 sg. - Hegesistrato, altro indovino eleo

9.

(dei Telliadi), presso

Mardonio

alla battaglia di Platea (Herod.

sg.),

37

9-

167

Herod.

11

62. -

1.

stato osservato (Halliday, op.

Grecia nel vi

che molti degli indovini che percorsero la


erano originari
quale

la

Acarnania

d'

Paus.

Cfr.

anche nello sviluppo politico)

(e

3T,

9.

95)
sec.

in genere, della Grecia orientale,

e,

culturalmente

era

pi arretrata.

ez't.,

'HaCodog

u-avxix^v

5:

StSax&ety Ttap "Axapvvcov.

un

12 P'orse

riflesso di questo contrasto rintracciabile in

taluni miti dove qualche indovino appare

con

conflitto

gli

specialmente con Apollo, e ne punito (specialmente per

di,

avere rivelato agli uomini cose vietate)


lod. 3. 6,
i

in

anche

(notisi

il

Tiresia acciecato, Apol-

mutamento

di sesso di Tiresia, con

riscontri citati da Halliday, Greek dvination, 90)

ucciso da Apollo, Hesiod.


di

figlie

natoria,

Dione

cfr.

Orfe

Lyko,

da Apollo della virt divi-

da Dionyso cangiate in rupi

Wide,

(S.

186 Kinkel

fr.

re di Laconia, dotate

Amfiloco,

Serv.

in

eel.

8.

29

Lakonz'scke Kulte, 211).

13 Bxtv...

#vSpa x Nojicp&v

xaxaxsxov

Paus. 10.

11.

12,

14 voaYjjiaaiv (notisi la qualificazione patologica di questi

fenomeni)

Xiaxovxai |iavixot

goAXat xal

ot

v\

S&sv 2C-

v#ooaiaaxixoi,

Sv&eoi yivovxat Tcvieg: Aristot,, problem., 30.

1,

P- 954.

^x*rSen. ApolL Rh

mmm0

16 Herod.

49:

2.

118 (da Esiodo).

1.

"EXXyjai

yp

hr\

MsXjiTCOOS

axl

y]YY]a(ivo xoo Aiovaco x xe oftvojia xal zrjv ^uaCyjv xal


xt^v 1T0|1TC7}V.

la

'

dionisiaco
1'

xou cpaXXoo. Con tale gyjy7}at sar da connettere

purificazione
(v.

adattamento

rono:

v.

(le

onde Melampus guar

sopra
dell'

In questo modo
dionisiaca

'

p.

78).

le

Proitidi dal furore

Par di vedere qui adombrato

orgiasmo bacchico (tracio)

sopra a p. 78-79).

costume greco.

forma pot affermarsi

in questa

stesse Proitidi,

aspetto di persecutore delie

al

dopo
Cosi

essersi

la religione

opposte,

Lycurgo presenta

Menadi

di

profeta

di

vi
il

aderi-

doppio

Dionyso

CAPITOLO V

i68

sopra a p. 95, n. 103). Analogamente Orfeo, col suo carat-

(v.

tere fra dionisiaco e apollineo.

Tale duplicit pu

essere, credo,

spiegata in senso storico-religioso.


17 Per

Baal attestata anche

profeti di

la

danza

(1

Re

26).

18,

18

La mantica

rientra nella

virt di parola pronunziata


(pre)detto,

magia della parola: per pura

un avvenimento,

in quanto

anche operato. Cfr. Hai li day,

solo

Greek divinati on,

sg.

40

19 Si pensi, dopo l'impresa del Sigeion, alla signoria dei


Filaidi (Miltiade

e 11) nel

Chersoneso Tracio (Lemno, Imbro),

agli interessi di Pisistrato nella Tracia (miniere del Pangaion),


al

suo soggiorno in Tracia durante

1'

alle sue relazioni

esilio,

con la Macedonia (Hippia, fuggiasco da Atene, ricevette offerte

da Amynta
20

Macedonia: Herod.

re di

Un

riflesso dell'

5. 94).

ambiente ateniese sarebbe da

nella parte fatta ad

Athena

(Kern, Orpkeus, 20

sg.).

nel mito orfico:

198

fr.

vedere

sg.

Abel

21 Culto di Orfeo in Tracia (e Macedonia): I. in Pieria

(leggenda di Orfeo ucciso dalle donne e sua tomba nella regione


di

Dion [Paus.

Apollod.

1. 3,

Alessandro
(Pierii di

30, 2,
2,

Plut., Alex.

und

7.

2.

Diod.

5.

cfr.

77;

nella

tempo

di

regione del Pangaion

112; Thucyd.

Kikoni (Orfeo

vi

l'iscrizione ['Opcpsc] su cippo

Maroneia, Bulletin de corresp. hellnique,

cfr.

99,3);

2.

die mythischen Thraker, Jahrbb.

115. 1877); 3. nel paese dei

steri:

di

14]);

Tracia: Herod.

Riese, Orfiheits
lol.

con iscrizione [Diog. Laert., firooem, 5;

7|,

3]; gavov di Orfeo a Leibethra al

5.

fiir

A.

Phi-

fonda mi-

marmoreo

188 1, 30;

cfr.

8.

1884, 50, e Munro, Journal of hellenic studies 16. 1896, 321);

4.

nella regione dell'

interior attollit

Haimo (Pomp. Mela, 2. 2, 17: montes


Haemon et Rhodopen et Orbelon [dalla stessa
4

Orpheus] sacris Liberi patris et coetu Maenadum*


Orpheo primum initiante, celebratos '; tavolette orfiche con iscri-

radice di

0p^aaai v aaviatv, xg 'OpcpsCa


cum sekol. [Abel fr. 242]). - Di qui le varie

zioni: Eurip., Ale. 967 sg.

xaxypacj;V yy}pu>
teorie: a) Orfeo

l'Orfismo venuti insieme,

al

pari

del

culto

NOTE

ma

Dionyso

di

il 3 ,

Psycke,

(Rohde,

un'ondata successiva, dalla Tracia

in

103

169

sg.)

b) Orfeo di origine greca: a) localizzato

un

in Tracia in seguito a

trasporto di

effettivo

del

sia

culti,

suo proprio culto (Maass, Orpheus, 1895: eulto di Orfeo connesso coi Minyi e originario dell'Arcadia), sia in connessione

Dionyso (O.

e dipendenza dal culto (originariamente greco) di

Gruppe,

art.

'

Orpheus

nel Lexikon del

'

diffusione sarebbero stati

Roscher

centro di

il

santuari della Beozia orientale [An-

thedon], pel tramite euboico [-calcidese];

cfr.

sopra a p. 77 sg.);

P) localizzato in Tracia (al pari di Thamyri, Iliad. 2. 595 [cfr.

Eumolpo, Museo, Immarado

Paus. io. 31, 5],


17,

p.

471; Apollod.

3.

costruzioni mitico-letterarie

A. Riese,

/.

U.

v.

tali

T xwv

TCOppyjToov^ cpavc;

3,

di

Rhesos

cfr.

tgsv

v.

'Opcpsc;)

943
cfr.

Wilamowitz, Ho?nerische Untcrsuckungen 212. - Che

in

costruzioni, e nella conseguente localizzazione tracia sia da

avranno avuto

tener conto, in primo luogo, della parte che vi

mi sembra ovvio. Anche mi sembra che

gli Orfici stessi,

la diffusione dell'Orfismo (con Orfeo)

si

debba

POrfismo)

fare distinzione fra la diffusione di Orfeo (senza

la diffusione dell'Orfismo

('Orpheus' nell'onomastica tracia: Atovuctog 'Opcpsoc;

in Tracia

iscrizione Athenische Mitteil. io,

1885, 20) sar stata natural-

mente favorita dalla presenza di elementi


l'

10.

effetto

primo a parlare

czt. (il

di misteri traci fondati da Orfeo Euripide:


jiOGTTjpLCtv

[Strab.

semplicemente per

15, 4])

traci

originari

nel-

Orfismo.

22
data

La prima

(Ja

Eschilo

testimonianza dell' origine tracia di


nella

Lycurgem

Orfeo

(O. Kern, Orpheus, 9)

cfr.

Eurip., Ale, 967 (p^aaoci v aaviotv).

23 Paus.
'Opcpst,

xocl

10.

ouzs

30,
fj

sAAvjvtxv

a&rjg

o5xs

cpaX^ Opcjsxtov (cfr. sopra a p.

nid"q\iA

142).

ojt]\7.

oxt

- Tracio

costume di Orfeo nel noto rilievo di Eurydike;


'Opcps

nel

5-

26, 3).

Delfi:

Tcl
,

oxt

tg)

zrj

xs-

invece,

cfr.

il

Op$g

gruppo statuario di Mikytho a Olimpia (Paus.

24 Cfr. "Opcpa su una delle metope del tesoro dei Sicionii


Foulles

de

Delphes,

v,

t.

iv,

p.

29

('Opcpwvdag

CAPITOLO V
[Paus. io.

onomastica beotica: Fick-Bechtel, Griech.

nell'

7]

/,

Persone nnam*. 431).


25 Cfr. Orphos, divinit infernale, Orphne, ninfa del (lago)

Averno, resa madre da Acheronte, Orphnazos, uno dei cavalli


di

Plutone (Gruppe, Grechsche Mythologie

schichte,

1291 nota, 81

(pcpd>G Gratin,

ibid.

616)

p.

nome

il

un santuario

sagi in

di

479; Aelian. de

IV, p.

1189

13,

Kock caf

161

fr.

n.

i,

n.

4);

da cui

- pwoi

- Secondo

fr.

fhg

(Fick-Bechtel)

altri

l'etimologia di "Opcpss sarebbe da cercare in rapporto col

orus

pcpavg), col senso

(cfr.

Con questo

il

lat.

'abbandonato', 'solitario'.

di

valore etimologico

56

traevano pre-

si

Lycia (Polycharm.

in

n. a. 12. 1).

Religionsge-

p. 63, pcpai Plat. fr.

di certi pesci

Apollo

und

1185D.

I,

Kern, Orpheus (Berlin 1920),

16 sgg. accorda la sua concezione di Orpheus come mitico rappresentante individuale

Bakz's e

(cfr.

corrispondentemente

Suida,
('

s.

Verlassene

').

molti personaggi di

una comunit

di

v.)

Questi primi nuclei

comunit orfiche a partire dal vii

le

Kryx e i Ke'rykes,
nome "Opcpsg presso

'solitari',

di

Sihylla

Bakz'des,

Sibylle; anche Etimolpos e gli Eumolpz'daz,

'appartati'

di

sarebbero consolidati in

si

sec.

parte ogni discus-

sione etimologica, io credo che l'assunzione di Orfeo a fondatore spirituale di certe speciali

punto, che fondamentale,

le

comunit religiose

(in

questo

mie idee coincidono essenzialmente

con quelle del Kern), particolarmente dominate da preoccupazioni escatologiche, possa bene spiegarsi con
tere ctonico di Orfeo

l'

originario carat-

preesistente, secondo me, all' Orfismo.

non

creato semplicemente per projezione mitica dalle comunit orfiche.


1'

L'elemento tracio in Orfeo non

Orfismo

si

originario:

ma

poich

aliment pure di correnti religiose di origine tracia,

per questo - e solo allora - Orfeo fu fatto oriundo di Tracia.

26 Si pensi

al

- Cfr. Plat. Symp.

noto rilievo di Napoli e della Villa Albani.


7,

p.

179 D. -

Non sembra

che nella forma pi antica della leggenda

l'

da escludere

impresa di

Orfeo

da successo (O. Kern, Orpheus, 24 sg.).


27 Cfr. Kern, Orpheus, 12 sg. (' Eurydike madre di Arche-

fosse coronata

'

moros,

'

il

signore dei morti

')

cfr.

Laodzke troiana

(Ilz'ad. 3.

124)

NOTE

171

che inghiottita dalla terra (Roschers Lexikon,

Eurynomos demone

op. cit. 307. 876); - cfr.

t)v v "A1S00)

28

II

yp

n.\<xi

lo

6)

30,

9.

7).

loca-

25, 4.

4.

di Orfeo nel santuario di Derneter

Taygeto)

Paus.

31 Proci, in Fiat, remp.

jiu&cv

32 Philostr. heroic.

xq)

Eleu-

5.

ccpsxspcp

704

p.

20,

*Opcpet>

175

p.

^y}JL(bv y^j-Asvos,

XysTai
5.

3.

398 Ivroll

p.

&xs twv Atovaoo ts/Utgjv

TcaO-stv tc T(bv

Thesprotia (Paus.

in

trova fatto gi da Diodoro

si

xanon

sini a a Therai (sul

jisv

Eurydike

ricondurre

vexoo|iavxstov axxH.

29 II parallelo

30 Cfr.

Gruppe,

AsXcpwv g^yyjxaC (Paus. 10. 28.

ot

tentativo di Orfeo .di

ad "Aopvog (Avernus)

lizzato

clvat

secondo

v.

s.

infernale (doujiova

5}jioia

-9-scp.

(oracolo

consultato

da

Ciro e dai Babilonesi).


33 Cfr. Philoch.frgg. 190 e 191

FHG

p.

415 (Abel

fr.

242).

34 Philostr. vita Apoll. 4. 14; il soggetto rappresentato


a
anche su una pittura vascolare attica della 2 met del V sec.
(C. Robert,

Das orakelnde Haupt

Instit. 32. 191 7, 146). i

miti (tra cui quello di

Verg. ed.

Serv. in

la religione

Orpheus,

8.

des Orpheus, Jahrb. archaol.

Kern, Orpheus, 9

Cfr.

Orphe

cui

30) in

sg. - Cfr.

delle altre figlie di

sembra

riflessa

la

anche

Dione

lotta fra

apollinea e la dionisiaca (sopra a p. 135): Kern,

8.

35 Cfr.

Kern, Orpheus,

8.

36 Specialmente per opera di Eschilo Kern, Orpheus, 6 sgg.


37 Simon, fr. 40; Pind., Pyth. 4. 176; Aeschyl., Agam.
1629; Eurip. Ale. 357 (si d 'Opcpcog fiot yX&aaa xai |aXo
:

rcapyjv

cfr.

Bacch. 562

sg.)

nidiata di usignuoli su la tomba

di Orfeo in Tracia (Paus. 9. 30,

6: essi cantano meglio degli

altri).

art.

38 Orfeo, Omero, Esiodo nella stessa genealogia: Gruppe,


Orpheus in Roschers Lexikon, in, I, 1069 sg. - Cfr. la

'

discussione cronologica in Herod.

39 Androtion,

fr.

36 FHG

I,

2.

53.

p. 375.

Orpheum
40 fr, 7 Rose (Cicer., de n. deor., I. 38, 107
poetam docet Aristoteles numquam fuisse...'); cfr. de anima
'

CAPITOLO V

172
i.

410 b v xog

p.

5,

dt gener. animai, b
oltre a n.

cfr.

lltSOtv;

'Opcpixotc; lizzai xaAoojivotg Ayo,

i,

734 v

p.

xo'ig

xa^oofivoig 'Opcpcog

75.

41 E(picorum) G(raecorum) F(ragmenta) Kiakel

(Musaeus), 242 (Abaris), 243

218

p.

1,

Anche Museo

sg. (Aristeas).

sg.

'fu

'

(come pure Eumolpo, Thamyri). Rap-

connesso con la Tracia

Abari

porti col nord presentano anche

e Aristea.

42 Anche Kercops come rappresentante dei

1,

mitici KerKerkops fu attribuito anche V Aigimios\ EGF Kinkel


- Cfr. Aristot., fr. 65 Rose.

copes

82.

p.

43 xaTaa/STov avSpa x Nou/paW Paus. 10. 12, 11


yp }JtavvTi x N'jptepwv Paus. 4. 27, 4.
44 Herod. 8. 96; 9. 43; cfr. oltre a n. 48

45

242 Abel

fr.

46 Thuc.
47 Suid.
48

21

2.

Plat., resp.,

cfr.

Clem. Alex., strom.,

cfr.

v.

s.

Opcps.
2.

7,

p.

364.

'Opcpsg.

v.

s.

Suid.

cfr.

BxtSt

81.

(il

131, p. 397

1.

St.)

vacppofivoo Big Mouaatov XPV 0 ^ 0 ^^ 'OvojxaxptToo


slvai Xyooai; cfr. Tatian., e/ gracc. 41. 62 (EGF 1, p. 222).

to

[lv

49 Herod.
50 Paus.
51

7,

I.

6.

22, 7; cfr. 4.

Cfr. Paus. 9.

52 Paus.

8.

31,

53 Suid.

s.

v.

Anche

nella

35,
3

I,

5.

5.

(Onomacr.,

'Roloog;

Phorons

fr.

fr.

4 Kinkel EGF

Kinkel EGF

cfr.

Kink., p. 21

1)

I,

era

I,

p.

p. 241).

150.

parola

dei

Dactyli Idei.

54 Theog. 32, 38.


55 Paus. 9. 31, 5.
55

Abel

bis

(].

Mnchen

frgg.

Heeg, Die angelzchen orphischen pya xal


1

11-29

irj|xpai,

907).

56 Rohde, Psyche,
rz'sche

ipya xalVjjipcu: Orphica

Cfr. gli orfici

3
,

49

sgg.

Cfr. v.

Wilamowitz, Home-

Untersuchungen, Berlin 1884, 140 sgg.

57 Fr gg- 1 53-" 1 58 Abel. Secondo Suid. s. v. 'Opcpsg, la


Kaxg. sarebbe stata opera di un (altro) Orfeo di Kamarina.
58 Cfr. Rohde, Psyche,

il

3
,

103 sgg.

NOTE

364 e 365 A,
rappresentazione di Orfeo all' inferno su vasi

59 Cfr. Plat., res$.

60

Cfr. la

2.

p.

7,

Meridionale, che

dell' Italia

173

Kuhnert (Jahrbuch

il

deutsch*

d.

1893, 104) ha messo particolarmente in rapcontenuto delle laminette auree, non senza incon-

arch. Instit., 8.

porto con

il

obiezioni.

trare

Cfr.

Alb.

Nekyia,

Dieterich,

Leipzig

[893,

128 sgg.
61 'Hpodtxoo Suid.

s.

Cfr.

*Opcp.

v.

Wilamowitz, Homer.

Unters. 222 sg. Cfr. sopra a n. 57; Kern, Orpheus,

62 Suid.

v.

s.

Unterstick ung,

gioitsgeschichtliche

centua

Orfeo

il

(di

'Opcpeg. Cfr. O. Kern,

fatto che

di Reggio, vedi a p.

63 Herod.

quale ac-

Ibyco - Orfeo (di Crotone),

Magna

- Di

Grecia.

Mikytho,

191.

53 ol Ss rcpxepov 7zoiY]Tod Asyjisvoi xoxeov

2.

vSp&v Y&vad-au, uaxspov s{iotys Soxstv sysvovxo. Per


Omero ed Esiodo sono contemporanei v. sopra a

Erodoto,
p.

il

3,

veli-

Camarina), Zopyro (di Heraclea), Brontino (di Meta-

ponto) sono tutti nativi della

xtov

Berlin 1920,

oltre lo stesso

18.

Orpheus, eine

36, n. 97.

64 Onomacr.,
65 Cfr.

fr.

Kinkel egf

castigo

il

I,

p.

241.

Danaidi: O. Waser, Archiv fr

delle

Religionswiss.

2. 1899, 47 s gg
66 Wilamowitz, Homerische

Unte rsue htmgen

199

sgg.

('Die orphische Interpolation ').


67 Wilamowitz,

leggenda

cfr.

237 sgg. - Per l' origine della


'Plat.', H/pparch., 228 B. Cfr. Paus. 7. 26, 13.
op.

cz't.,

68 Cramer, anecd. par.,

r,

p. 6

Tzezt., in Aristoph. prooem., p.

cfr.

Suid.

s.

v.

cfr.

Aristot.,

II.

orfici

14,

259

metaphys.,

anche
[la

(specialmente

nell' Ilade

1071

ol

-8-soXyot

come origine

70 Plat. resp.

2.

363 c

nella

(cfr.

Orphica

x voxxg

ol

di tutte le cose, cfr.

Cratyl. 19. 402 B-cj)? Cfr. Rohde, Psycke,

71

p.

Notte come principio delle cose;

Ysvvajvxsg]. 201. 246 [l'Oceano


Plat,,

239 sg.).
20, 30, 32 Kaibel (cgf 1)
I,

'Opcps.

69 Elementi
Aig rcxy]

(Kinkel egf

fr.

li 3 ,

227

Frgg. 48 sgg. Abel. - Cfr. Plat. symp.

10

5, n. 2 #

228 Abel).

2. 7, p.

364 DE.

CAPITOLO V

i?4
72 Zccypss

M. 406,

- Cfr. Etym.

symp.

(Plat.

49.

Cfr. O'Caypoc;,

padre di

il

37).

Orfeo

179 d).

p.

7,

Gud. 227,

0 \is\X(tg ftypscov (Etym.

77 (tcxvioc Yr\ Zaypeo xs -frs&v TcavuTcspxaxs Tuvxcov). Cfr. Wilaraowitz, Homer. Unters. 214 n. 13.73 Fr. 3 Kinkel

Zagreus in Eurip.
74 Onomacr.
75 Aristot.

xaOxa S

xg

EGF

Tra

XP? a

}iott)

2
475 (-472 N ):
2 Kinkel p. ^.O.

fr.

fr.

fr. 7

le

Rose.

JL0 ,

yp

stai

citati presso

xaxa 'Ovofiaxpixoo.

cpaai xal

x y|iaxa,

xaxaxstvca

sopra

(cfr.

Suid.

(s.

n.

TsXs-

stg 'Ovojixptxov e

vacppovxcu

ol

sopra a p. 31, n. 45.

v.

ocoxoo [lv

opere di Orfeo sono

Kinkel

Cfr.

p. 238 Sg.
76 Raccolte gi dal Lobeck nel suo Aglaophamus sire de
I,

Graecorwn

theologiae mystcae

77 hymn. orph.
6.

p.

cpaatv 'Ovoptxpixov v fresai

a n. 40). *Op;p.)

sg.

155

Orphica

30. 6;
fr.

Knigsberg 1829.

causis,

Diod.

cfr.

75; Nonn.

5.

Dionys.

186 Abei.

78 Clern. Alex., protr. 5 {Orphica fr. 196 Abel).


79 Clem. Alex., /. cit. Firm. Mat., de errore prof, relig.
;

(fr.

200 Abel); Nonn. Dionys.

6.

173

(cfr.

V. Macchioro,

Zagreus, Studi suWOrfismo, Bari 1920, 105 sgg).

80

Cfr. Cecil

Smith, Orphic myths on attic vases, Journ.

of hell. stud. 11. 1890, 343 (kydria del British

Norwin

81 Olympiod. in Plat. Phaedon. p, 21

phica,

'
;

818).

cfr.

Or-

err. prof.

rei.

200, 205 Abel.

fr.

82
6

Museum E

v.

sopra a p. 73-

Cfr.

Firm.

Mat. de

vivum laniant dentibus taurum, crudeles epulas annuis com-

memorationibus excitantes

'

(detto dei Cretesi).

83 Nei misteri di Sabazio,


nel iv sec.

in

Atene,

c'era,

tra

quali
gli

furono praticati

anche un

altri,

anche
che

rito

consisteva nel cospargere (dcTtOfJtxxstv) gli iniziandi con polvere

Nub.
1893, 2*]<)~KLeine

di terra o di gesso (Demosth. de cor. 259; cfr. Aristoph.,

260

seg. [A. Dieterich,

Schriften, 120

che

Titani

noscere

si

sg.]).

Rhein. Mus. 48.


rito era messo in rapporto col

Questo

sarebbero cosparsi di gesso

(Harpocr.

s.

v.

dcTCO|i,xxo)v

cfr.:

fatto

per non farsi


Nonn. Dionys,
'

co-

27.

NOTE
228
(e
4

sg.).

175

dato primo sar stato anche qui

Il

non soltanto dalla

rito,

il

con xixavg

sar svolta l'applicazione

ai

falsa associazione etimologica

gesso': Eustath. in II.

2.

si

735)

dal quale

Titani.

84 Clem. Alex, protrept.


85 Fr. 206

200 Abel).

(fr.

Abel.

sg.

86 Frgg. 30-140 Abel.


87 Olympiod. in Plat. Phaedon. p. 21 Norw.

(fr.

85 Abel).

88 Cfr. Aristoph., Av. 693 sgg.

89 Kern, Orpheus, 48 sg.


90 Olympiod. in Plat. Phaedon.
Abel). -

Un

Paus.

30,

9.

Tiaxpwv)

37,

Norw.

(cfr.

credenza proiettato

Olympiod.,

sg. (Ttxfjvsc;

/.

cit.

92
yp axoO
cit. - Si confronti Act.
\ipO

/.

21

p.

su

200

fr.

Orfeo:

5.

hymn. orph.

91

questa

riflesso di

Yjjiexptov Tipyovot

><j,

(szi,

xou Aiovaoo) au-v: Olympiod.,

Apost.

17.

28

(discorso

di

Paolo

nell'Areopago): v axq3 yp c{iV xal xtvoiiS'O'a xal op-v,


d)g

xat tivs

x&v

xafr' ujiag tcoi^t&v

elpvjxaatv

xou

yp xal yvo auiv'.


93
fismo,
s.

Non

per nulla

Neoplatonici misero in valore l'Or-

come contro-altare all'invadente Cristianesimo

v. "Opcp.).

nesimo

(figure

di

Orpheusdarstelhmgen, 1893
1202 sgg.;

Suid.

Orfeo nell'arte cristiana primitiva [pitture

delle catacombe e rilievi dei sarcofagi]

I.

(cfr.

- Le analogie furono sentite dallo stesso Cristia-

cfr.

J.

cf.

Heussner, Die altchristl.

Q. Gruppe, Roschers Lexikon

Strzygowski, Orpheus-

und verwandte

ili,

ira-

nische Bilder, in Kern, Orpheus, 58 sgg.

94 Fr. 208 Abel

(v.

Xasi [a Ss,

scil.

Dionyso] &x

ts tivcov yoLkznCv xal rcEipovoq olaxpou).

95 Plat., Cratyl. 400 B-c;

cfr.

Phaedon. 62 b; Olympiod.

in Plat. Phaedon. p. 21 N; Proci, in Plat. remp.

96 Phot., Suid.
sopra a

p.

v.

Etym. M.

s.

v.

90, n. 69.

97 Herod.
&vyjoxetv

s.

85 Kroll.
ZX|aogi. - Cfr.
I, p.

aXX

4,

94;

cfr.

Julian., Caes. 327

[i-SToix^ea&at, vojatovcs).

(ob

yp no-

CAlTfOLO V

176

q8 Ci risulta dal confronto con


99 Cfr. Suid.
t ysvoc;

x&v

"Opcpsg

v.

s.

xal

V'9-p(7tcov

cpoxtxolg T xal atO(iaxixotg


spycov, xal

2.

81

(e

2.

53).

xal xaXaCrctopov stpvjxos

tcoXXocc;

7ioxt{isvov

rcfrsat,

Ssxxixv xs yafraW xal Tcovvjpwv

rcpg x tjv &XCtc; dtaxsCjaevov.

100 Laminette di Thurii (timpone piccolo); laminetta di

Roma

x xa&aptv xa&ap).

(spx,xat

101 Laminetta di Thurii (timpone piccolo). - Cfr.

Abel (xxXov

x'

226

fr.

ao X>jat xal vaTtvsuaai xaxxvjxog).

102 Laminette di Thurii (timpone piccolo).

103 Laminette di Thurii (timpone piccolo)


di Petelia (axp jiol ysvog opviov

104 Laminetta di Petelia;


ot

vjjii

xal

'fpava)

cfr.

xSs

8'

cfr.

laminetta

Yaxs xal axot).

la laminetta di Creta

(Fag

de.).

105 Laminette di Thurilfg^timpone piccolo). Cfr.

Rader-

macher, Rein. Mus. 67. 1912,^472 sgg.

106 Laminetta di Thurii (timpone piccolo).


107 Laminetta di Thurii (timpone grande).

108 I nomi divini caratteristicamente


gonos) che secondo alcuni
laminette,

non sono

si

orfici

(Pkanes, Proto-

troverebbero nelle iscrizioni delle

di lezione sicura. - Bensi, formule e versi

delle laminette ricorrono poi negli inni orfici.

109 D.
Al.

Comparetti,

Olivieri,

Bonn
175

191 5;

Laminette

Firenze

orfiche,

19 IO.

Lamellae attreae orfikzcae (Kleine Texte,

H.

Diels,

Fragm. der

Vorsokr.

li

133),

Berlin 19 12,

s gg.

110 Cfr. per l'analogia del fatto (anche

se inserito in

un

racconto leggendario) la tenuissima laminetta di stagno (xaaai-

xspov dX7jXaa{JLV0V g x Xsrcxxaxov), avvolta a guisa di libro


(usXtxxo coarcsp x (3ipXa), con scrittavi x5v [xsyXcov Oewv
i]

xsXexvj, deposta da

monte Ithome,
di

Aristomene entro un hydria di bronzo


5

e ritrovata, per indicazione di

Epaminonda;

il

sul

un sogno, al tempo

qual trovamento, trascritto

il

documento

in

forma di libro (Soot xou yvoog x&v tspcov >$aav xaxsxtO-svxo


g (3[3XoO), avrebbe fatto rivivere quelli che furono
di

Andania (Paus.

4. 26,

7-8; 27, 5).

misteri

NOTE

in

177

Lamellae, p. il.

Cfr. Olivieri,

112 Fr. 226 Abel.


113 Anche locali privati di riunione (Upot olxoi, {xoaxtxol
oTxoi); cfr.

Baxxsta

(Aristoph., Lysistr.

Ioakchoi, Athen. Mitteil. 19. 1894, 2 7i

Ale

114 Eurip.,

xal

2.

'Opcpscog,

1'

dei

iscriz.

1895, 2 5-

pTrjaaaig v aaviatv,

967

tc 'Opcpeia

ypau.|iTa)v. -

xaxypacj^sv y^pog; Hififiol., 954 tcoXov


Plat., r*y^.,

I,

20.

Cfr.

364 E pigXwv S SfiaSov Tcapxovxai Mooaatoo


xaaK ag ^UTjTxoouat rcet&ovTeg o [lvov
.

tSiwxas AX xal nXstg, xxX.

115 pcptxol Pot

116
retti)

V hymn.
1

v{i(p

laminetta di

Plat.,

6,

782

p.

c.

ysy&aa (vu.(p el diayeYaa CompaRoma. - Al Njxog cosmico dedicato

Sta

tO-t

orfih % 64.

Anche

presso alcune popolazioni Scitiche

Ephor.

fr.

76. 78.

118

elvat,

8 Ttvag xwv

oo xxtaxaG xaXeta&at,

Opax&v

SsCa vjv: Posid. ap. Strab.


119 Verso 11

01

visp&afraC te
7.

3,

3,

x^P^S yuvatxg ^aiv,


Sta Ttpt^v xal jjlsx*

p.

debba leggere [Berliner Klassikertext.

si

296.

xal vuxtitcXoo Zaypwg


v,

(Sotyjs (cos

2 p.

pare

73 sg.]; altri

gpcmg).
120 Le laminette di Eleutherna sono del 2 o 1
Cr. - Cfr. Kern,

121
scriveva

Anche il cretese Epimenide


V astinenza da cibi animati.

122 ol

123

{J,cpl

sec.

a.

Orphiker auf Kreta, Hermes 51. 191 6, 5^4.


(v.

oltre a p. 206) pre-

"Opcpsa: Plat. Cratyl. 400

Hipfiol.

954:

pax^sos

tcoXcv

c.

ypau-jiaTtov

xtfiaW

xarcvos.

124 Plat. Phaedon,


p.

58, p.

48 Norw. -

p.

Cfr.

69 c; Olympiod. in Plat. Phaedon.


Kern, Orfihetis, 45.

125 oSs yp xoxcov x&v pycov u-exxovxa Satv axt


v etpivoiai st'u-aat ftacp-iHjvai. axi S raspi

Xsy[1VOs: Herod.

2.

axwv tp Xyo

81.

126 Notizie degli Scavi, 1905. 377 Comparetti, Ausonia,


1906, 13 sgg., Laminette orfiche, 47 sg.
;

1.

pettazzoni

La religione nella Grecia

antica.

12

CAPITOLO V

178

127 Tranne in quella romana di Caecilia Secundina, eh'


2 0 sec.

del

dopo Cr.

128 Cfr. Comparetti,


129 Cfr.
2.

363 c

130

cit.,

twv

29.

p.

atcov nell'Hade, Plat.,

resfi.,

227 Abel).

(fr.

sopra a

v.

ofi.

aofiTTaiov

il

70.

p.

Heraklit.

Cfr.

fr.

eboxg

15

'Mris xal Atvuaoc;.


131 Paus.

6.

24, 8

un Stvjvoo

AXov 2tXv^voo presso


X&pa;
132 Antike Denkmler, I
e

133 Bhlau,
tav.

jonischen

v t$ 'EgpaCwv

|ivvj|ia,

Pergarneni.

tav. 46,

und

3.

talischen

Nekropolen

57

6.

13,

134 Per ci diversi cercano di catturarlo


Aristot. ap. Plut. consol.

ad Apollon.

27).

La

(p.

es.

cattura di Sileno

gi sopra un vaso a figure nere, opera di Ergotimo:

Rpert.

Mida:

Reinach,

120.

il,

135 Specialmente accentuata la natura effimera dell'uomo:


Pind. Pyth. 8, 95 Plut. cons. ad Afioll. 27.
;

136 Presso
(p.

es.

popoli primitivi, anche attraverso

sole, la luna,

il

totem

a quel

certi

religzetise,

ecc.

Durkheim, Les formes

Paris 191

2,

200

il

mondo

diversamente assegnati a questo o


e'ie'mentaires

de

la

vie

seg.).

137 A. Lang, Custom and

Myth 2 London
,

1885, 39

sg.

138 Spencer-Gillen, The native tribes of Central Australia,

London
London

1899,

2 4-6 sg.,

The northern

1904, cap. vili; Howitt,

London 1904, 509


Aranda- und Loritja-Stmme
Australia,

74

sgg.

tribes

of centrai Australia,

The native

sgg.
II

tribes

of south-east

Strehlow-Leonhardi, Die

(Frankfurt

am Main

I97)>

Mathews, Bull-roarers used by the Australia?t abori-

gines, Journal of the

R. Anthropological

Institute, 27. 1898, 52.

139 Fr. 57 Nauck 2 Gli Edoni sono un popolo della Tracia.


140 Archyt. fr. I (Diels FVS 1 3 p. 334): zolc, p\i$Oi<; TOt
.

v xat TsXsxatg xivoo(jtvoi.


141

Sch. Clem. Alex. Protrept.

e 302). Cfr.

vtov,

Hesych.

s.

v.

ji(3oc;

II

17,

Sthlin

(i

p.

14

goAyjpiov o5'^7ixat oyoi-

xal v xatg TSsxatg Stvstxai

l'va

foi^g. - Etym.

M.

NOTE

s.

v.

179

^6{xp(p*... {JLuaxtxtp aaviStjp, 6 axpcpouaiv

tv pa,

efcg

xat ^x ov jircoioOai.

Abel.
fr.
pjipog
xal
Ttcayvia
xal
196
xfvos
142
143 Quanto ai Titani cfr. sopra a n. 83. - Anche l'uso
imbrattarsi

di

gesso

di

polvere ricorre

di

dell'Australia, e proprio nei

riti

presso

d'iniziazione

le

trib

Harrison,

(cfr.

ThemiSy 15,17).

Un

144 Specie dell'Australia settentrionale: cfr. R. Pettazzoni,


ro?nbo australiano, Archivio per la Antropologia e la Etno-

logia, 41.

191

1,

267.

145 R. Pettazzoni, Sopravvivenze del

ro??ibo

(Bullettino della Societ di etnografia italiana)

146 Cfr. Haddon, The study of

man

in Italia, Lares

1912, 63 sgg.

r.

(traduzione italiana,

nella Serie 'L'indagine moderna', edita dal Sandron, voi. x).

147 L' epopea indiana


posteriori: cfr. E.

momenti

la persiana fiorirono in

Lehmann, Archiv

fr Rligionswiss., 5, 1902,

202 sgg.
148 Orphica,

8.

fr.

48 sgg. Abel.
55 sgg. Abel. - 'Opcpstcov

149 Orphica, p.
829 E. - Sugli inni

hymnis

orphicis,

aetate, Vratisl.

Marburg 1891
191

M. Hauck, De hymnorum

tv xcctpv xa^-' v 8st GTtsipsiv,

di

Crono'

lagrime di Zeus

per dire

Abel. - Viceversa:

il

'il
4

'

orfica
'

le

'

Afrodite

('

dire

Moire' per dire x |ip^

('

Pitagorici):

per dire Dionyso

Orpheus, 4

per

'

per dire la pioggia

mare' presso

vino

Abel. - Anche: Kern,


personificati).

orphic.

sg.

151 Cfr. nell'uso della poesa

'

A. Dieterich, De

r.

150 Kern, Orpheus, 49

x?j SsAvjvyjs,

5{ivo)v Plat. Isg.,

a noi pervenuti,

orfici

Agon

fr.

ed

lagrima
fr.

253

202. 203. 204


*

Ekecheiria'*

VI.

La

filosofia.

pensiero speculativo contro la tradizione.

li

La
mento

speculazione nacque, in Grecia, come pensa-

della natura

1
.

Non nacque

dall'

Orfismo, ch'era

E nemmeno

umanistico e mistico ed escatologico.

nacque nella Grecia propria: bens presso i Greci


d'Asia, - dove anche era fiorita l'epopea. Non senza
ragione 2 che nell'epopea erasi espresso primamente
il mito: il mito ne era stata la materia prima, e precisamente il mito naturistico *. E quel primo naturismo,
del mito, determin anche il secondo, della speculazione, - quando l'epopea come produzione originale venne meno, e come forza tradizionale si affievol: e ci fu quando si rallentarono i vincoli della
polis 3. Il che appunto avvenne - prima che nella
;

Grecia propria - nel

mondo greco

orientale,

quelle ragioni intrinseche che gi sono inerenti

gine e alla vita delle colonie

**,

esteriori - politiche e culturali

* v.

sopra a p. 16

sopra a p. 100

v.

sg.
sg..

per

all'ori-

e per quelle influenze


4

- cui

Greci d'Asia

LA SCUOLA

[shc. vi-v]

DI

M1LETO

l8l

maggiormente furono esposti: onde

e le

citt

loro

furono minacciate e sopraffatte, e l'ideale stesso della


Citt si oscur, e con la Citt anche la sua religione
decadde - ch'era olimpica e naturistica -, e nel crollo
delle energie tradizionali anche quel

della tradizione ch'era

Omero

rovina della polis, l'individuo


al

mondo,

E
-

grande baluardo

fu abbattuto;
si

e,

nella

trov solo, in faccia

col suo pensiero.

allora

il

pensiero pi facilmente super

il

mito

pens il mondo
- come fece appunto la prima filosofia

eh' pluralit -, e pi liberamente

secondo

unit,

La

jonica, che sorse a Mileto.

quale

al

posto di quel

Primo che le cosmogonie e teogonie ponevano nel


Chaos o nell'Oceano o nella Notte, pose un Uno
fu l'Aria di Ana(pX y))> cne fu l'Acqua di Talete
6
fu il Fuoco di Eraclito, fu la materia indeximene
terminata (dfcretpov) - cio non acqua ne aria ne altro
,

elemento definito (o Siopt^cov aspa v aXXo ti


ma
di
tuttavia una qualche materia
Anaximandro 7; e
dunque sempre natura, com'era stato natura il mito,
al

quale

concetto

nuovo pensiero

il

*.

parimente

si

sostituiva tendendo al

ai singoli iddi sostituiva

la

sua sostanza unica e divina - t -frsfov - ch il suo


Uno, come era natura, cos era divino appunto perch erede di quei molti del mito, ch'erano natura
- insieme - e divinit.
;

Talete, che predisse l'eclissi del 585 8 pot


ancora esser messo fra i Sette Savii ', rappresen,

tanti

- come sappiamo

zionale.

Ma

**

- della

gi Anaximandro,

v.

sopra a p. 165.

v.

sopra a p.

no

sg.

come

sapienza
fu tra

'

tradi-

Milesii

CAPITOLO VI

182

il

pensatore pi rigoroso

dare

9,

il primo a
una espressione ade-

cos anche fu

pensiero concettuale

al

[SEC. VI-V]

abbandonando la forma metrica - ch'era stata


epopea, e dunque del mito -, e scrivendo in

guata,
dell'

prosa: grande conquista della libert sulla tradzione,


analoga e - quasi - omologa alla emancipazione dell'individuo dalla polis, e per ci primamente attuata

appunto presso quella Grecit d' Oriente (Cadmo d*


Mileto, il primo prosatore?) dove l'individualismo
pi appassionato gi da tempo aveva saputo anche
in poesia crearsi una sua propria forma lirica - con
Archiloco * -, ed ora la rinnovava con Hipponacte
di Efeso, che dal giambo ricav, deformandolo, il
suo scazonte o choliambo (' giambo zoppo '), plebeo
e triviale, adeguato alla materia del suo poetare,
eh' era

vita

la

dell'

infimo

volgo.

Il

quale

allora

dunque maggiormente emerse, appunto quando


Citt -

aristocratica - s'inabissava:

sue superstizioni, e
prodigi

10
,

ed epico

e lo

11
;

volgo con

le

credenza negli spiriti e nei


scarso interesse per il mito classico
la

e particolarmente la folla degli

e delle schiave
I

il

la

schiavi

I2
.

quali gi da

tempo affluivano numerosi

nelle

colonie - e pel tramite delle colonie nella madre


patria J 3 - per servire nelle industrie; e adoravano
Kybele frigia j e Bendis tracia J $ come Frigi e Traci
y

ch'erano, in parte.

Ma

in

parte

anche provenivano

da pi lontani e pi interni paesi dell'Oriente 12 e


ne portavano seco, se non gli iddi ed i culti, almeno
;

le

credenze;

e,

pi facilmente ancora,

il

ricordo

di

quei racconti che laggi avevano ascoltato ed appreso


* v.

sopra a p. IOI sg.

HIPPONACTE ED ESOPO

SEC. Vl-V]

l8 3

voglio dire le favole; onde ebbero, come in Hipponacte - poeta proletario - il loro cantore, cos anche
'

'

un prosatore loro: e fu Esopo.


ma non uno dei Sette
saggio
'

Il
'

quale fu pure un

anzi

coi

fu in contrasto di dispute e di motteggi


la

leggenda;

la

l6
,

Sette

secondo

quale anche seppe narrare com'egli

fosse morto a Delfi, assassinato dai sacerdoti


fatti la

'

*7.

In-

sua saggezza non era quella dei sacerdoti e

non della superiore


umana, ma piuttosto della favola animalesca,
nota gi ad Esiodo (xhog: Op. vv. 202-211), cara ad
Archiloco (fr. 86) * e a Semonide l8 eppure idealmente rinnegata dallo spirito greco di tendenza aridei nobili, anzi quella dei volghi:

vita

stocratica,

per ci rappresentata

letterariamente

da Esopo, che non era greco ed era schiavo *9, e


nato in Oriente 2 , - come in fatti dall'Oriente e
dal

mondo

portate

appunto dagli schiavi, vennero

arricchire

E in
sua

barbarico in genere molte favole nuove,

il

patrimonio favolistico dei Greci

ad

2t .

prosa scrisse anche Ferekyde di Syro l'opera

allora

[Suid.]

ETriajjiL))(Q<;

nica e simbolica, e tutta

22

cosmogopervasa da uno spirito non

o IIsvtijiuxoc)

lontano da quello dell'Orfismo

3.

Che

allora POrfismo,

mentre si propagava, come organizzazione, in Occidente (e a Creta **), si sar propagato, almeno come
idea, anche verso Oriente. E nello stesso Anaximandro
par quasi di vedere il riflesso di un'idea orfica in
quel suo pensiero che le cose l'una verso l'altra
scontano pena e castigo della iniquit loro neh" ordine del tempo

* v. sopra a p.

2 3 bis

102.

** v. sopra a
p. 153; cfr. p. 31

n. 45.

CAPITOLO VI

184

[sec. vi-v)

quel movimento spirituale catartico e

certo

mistico che agitava le

masse

anche ad Era-

fu noto

\ discendente da nobilissima famiglia sacerdoMa Eraclito, disdegnoso del volgo 2 5, solitario

clito
tale.

aristocratico (fr. 49) pensatore orgoglioso, come politicamente fece parte per s stesso 2 cos disprezz
,

tutta la religione popolare

(fr.

5).

se da un lato,

un perpetuo ed universale divenire, veramente neg, come a tutte le


nel suo vasto concepimento di

cose T unit e la continuit

all'uomo l'identit e

la

cos

dell' essere,

permanenza

anche

della persona

individuale pur limitata a questa vita

27

(tanto

era

ammettere una pluralit di esistenze


successive)
e con ci dunque si opponeva al dogma
fondamentale degli Orfici 28 -; d'altro lato non meno
avvers la tradizione e l'antropomorfismo (fr. 15), e
mantenne, s, a quel suo primo elemento divino

lontano

eh'
u

il

simile

dall'

Fuoco il nome di Zeus, ma lo


a Zeus (perch primo), e pur

intese

come

tutt' altro

da

Zeus (perch unico) (fr. 32): l'Unico da cui procedeva il Tutto. N rifugg dal lanciare - egli, scrittore
di prosa, - il suo motteggio beffardo contro Omero,
maestro che, invece, meriterebbe
di esser escluso dalle gare e bastonato a dovere
(fr. 42) 2 9, - nonch contro Esiodo, che sa tante cose

l'idolo di tutti,

(fr.
(fr.

40)

57)

30.

il

non sa che

E Xenofane
quell'ideale di
ai pensieri

il

giorno e la notte

perseguendo sempre
unit naturistica che stette in cima
di

Colofone,

di tutta la speculazione jonica

uno

31,

soltanto

assegn il carattere divino, e lo neg


molti; e poi che gli di erano molti, neg gli di 32.
caduta che fu la sua patria in mano ai Persiani

all'essere
ai

cos'

ERACLITO. XENOFANE

[SEC. Vl-V]

(a.

and ramingo

545),

rapsodo

tempi:

d'altri

di

ma

in

citt

tale

185

come un

citt

che col suo canto (poi

ch'egli scrisse ancora in versi) demoliva gli di, ed

Omero con

ed Esiodo con Omero, e con questi


idoli della tradizione anche - p. es. - il costume tradizionale e aristocratico delle gare sportive (fr. 2). loro,

Ma, mentre da un

mostr esperto nella satira


e nelP invettiva (i EcXXoQ, dall' altro seppe ispirarsi
all'idea di una religione pi alta e pi vera, per che
u

uno Iddio

lato si

sommo

non

tra gli di e gli uomini,

simile ai mortali n in figura n in pensiero

(fr.

23,

and predicando fra gli uomini,


egli solo contro tutti, poi che tutti u credono i mortali
che gli di nascano (come loro) ed abbiano lo stesso
loro abito e la voce e il portamento (fr. 14) 33. Ed
ch non solo avea visto
egli invece non credeva
P errore, ma la ragione dell' errore, - avendo divinato
quel grande principio eh' il fondamento stesso delcfr.

fr.

24).

cos

l'

antropomorfismo, e quindi del politeismo:

cipio che
ini

l'uomo crea

agin e

civile,

mano

somiglianza;

ma

essere

(i

che Xenofane
il

anche l'incolto, ch

azzurri d' occhi

intuiva

gli di a

sua propria

gli

Etiopi

loro iddii) camusi e neri, e


e

rossi

di

chiome

(fr.

16).

Traci,

Con

processo formativo del mito; e per ana-

sero mani

affer-

precorreva l'etnologia comparata, e

logia io estendeva agli stessi animali, ch

le

l'uomo

non solo

prin-

il

buoi

mani disegnare
cavalli simili a

gnerebbero

cavalli

e fare quel che fanno gli uomini,


cavalli,

essi
15).

se aves-

leoni e potessero con

buoi simili a buoi dise-

tipi delie divinit, e tali

quale appunto
vamente (fr.

hanno

Onde

la

corpi farebbero

propria figura rispetti-

poi,

partendo da quel radi-

i86

CAPITOLO VI

[SEC. Vl-V]

ad Omero, e
grande responsa-

cale criticismo, gli era facile risalire su

come

additarlo

il

nemico, come

il

gran mago che per incantesimo d'arte teneva


da secoli V umanit addormentata in un bel sogno

bile e

il

fallace e traviata dietro F illusione degli di falsi e bugiardi, -

ch

ogni cosa attribuiscono agli di

Omero

ed Esiodo, quante sono tra gli uomini turpitudini e


scandali, il rubare, il commettere adulterio e l'ingannarsi l'un l'altro

(fr.

ne

Ed Omero ed Esiodo -

12).

cio

loro spiriti - an-

ebbe a vederli puniti neh" Hade, ad


espiare tutto il male che avevan detto sul conto degli
di (ayiK (ov etirov nep {k&v 34), - secondo una tradizione in cui gi manifesto il segno di una nuova
religiosit. E in fatti Pitagora - di Samo - segu da
vicino la speculazione jonica, ma anche conobbe intimamente il pensiero degli Orfici 35- e di quelle due
che

Pitagora

correnti - l'una naturistica,

l'

altra umanistica, diverse

ma

avverse ambedue alla religione tradiprima di Pitagora gi interferenti (Ferekyde?), ma in lui associate, se anche non organicamente fuse - port il segno impresso nel suo pensiero.
tra loro,

zionale, e

Ch contro
imperfetto

mentre per

il

monismo

dualismo
i

Jonici

dei jonici

(tra

pose un primo

Y ntipov e

il

l'Uomo scompariva

Tzpaq);

e,

in quel tutto

all'uomo attribu un' anima individuale e - d' una in altra esistenza - indistruttibile,
eh' la Natura, egli

preludendo cos a nuovi

ulteriori svolgimenti del pen-

siero filosofico.

E l'umanesimo ebbe
nuova espressione:

allora

e fu la storia.

una sua grande e

la storia

- eh' ,

appunto, umanit - nacque anch' essa, nella Jonia

sieme con

la

prosa: e fu con Ecateo

36.

Il

quale

in37

[SEC. vi-v]

PITAGORA. ECATEO. LA STORIA E LA PROSA

187

era nativo di Mileto; e dunque ebbe a formarsi alla


scuola del pensiero jonico

naturalistico.

Ma

fra gli

elementi della natura guard alla terra, e sulla terra


all'uomo.

disegn, seguendo l'esempio del prosa-

Anaximandro, una

tore

ma

geografia tratt

la

storia espose,

s,

al

vano

Ma

la sua) alle
i

logografi

modo

mitico - per genealogie,

discendenze umane (comgenerazioni degli di 3$ _ come face-

seguitando a collegare
presa

prime carte geografiche;


come sfondo alla storia. E la
delle

le

39,

come

gi avevan fatto

poeti

40.

modo

che nella vita liberamente si condusse secondo ragione, e - quando la sua patria fu in
a quel

pericolo (avendo egli sconsigliato la lotta col


Persia, col quale anche fu in rapporti

a consigliare (ancora invano)


lersi

4*)

Re

di

- non esit

suoi concittadini a va-

senza scrupoli del tesoro sacro dei Branchidi4 2

cos nel narrare segu egli per primo

ponendo

giudizio,

la

ragione -

la

suo proprio
sua ragione - come
il

prime parole dell'opera sua:


Mileto cos racconta: queste cose scrivo

criterio di verit, fin dalle


u

Ecateo

di

secondo che mi sembrano vere; ch i discorsi degli


Elleni sono molti e ridicoli, a parer mio (fr. 332) 43.
E per questo suo soggettivismo ricorda i lirici 44; ch la lirica anch' essa tutta umana *, e come tale
idealmente 45 corrisponde alla storia, a quel modo
che la primitiva speculazione scientifica di contenuto
naturistico corrisponde al mito,
all'

e,

attraverso

il

mito,

epopea.

La

quale appunto allora venne meno, come pro-

duzione originale (Eugmmone di Kyrene, prima met


del vi sec), per diventare parodia (* Guerra dei topi
* v.

sopra a p. 105.

CAPITOLO VI

i88
e delle rane

ragni

',

'

46

1
f

Guerra

[SKC. VI-V]

delle gru

Guerra dei pesci

48)

'

*
y

Guerra dei

e imitazione di se stessa

- ci che nel fatto vuol dire esaurimento e fine -

proprio allora quando (n la coincidenza era casuale)


anche le sue splendide divinit - ch'eran quelle del
politeismo - accennavano

ad impallidire, e un velo

ombra, tenuissimo, le offuscava


nuova che appena sorgeva.
d'

di contro a

una luce

Allora, in vero, cessarono gli di di esser

a somiglianza degli uomini.

Che ormai

gli

fatti

uomini

non erano adulteri e ladri cio non dovevano esserlo,


secondo la coscienza. La quale vita interiore. E
gli di invece erano natura. E nella natura non c'
un dover essere: c' solo un poter essere. E solo
:

cos potevano gli di essere adulteri e prepotenti e

bugiardi

in virt di quella superiore

potenza ch'essi

tenevano dalle loro origini naturistiche, in quanto la


natura pi forte dell'uomo *. Ma con ci gli di
cessavano di essere degli ideali 49, e si avviavano a
divenire estranei all'umanit.

il

pensiero appunto

adoperava a decomporre le figure divine, isolandone il contenuto naturistico dalla forma umana; onde quel distacco si approfondiva. Ed Ecateo, appunto, anche alle cose della leggenda e alle figure
si

suo razionalismo, ch'era teoretico e


pratico insieme: e come faceva di Cerbero un serpente velenoso (fr. 346) e correggeva la tradizione
divine applic

il

leggenda di Heracle (frgg. 348, 349), cos dava


una versione sua della leggenda di Elena (fr. 288 5),
seguendo forse Stesicoro (fr. 32) 5*.
Allora veramente cominci il primo crepuscolo
sulla

v.

sopra a p. ili.

[3kc. vi-v|

RELIGIONE TRADIZIONALE E ARTE FIGURATA

degli di.

E non

parve.

Non parve

189

sopratutto perch,

proprio mentre l'epopea moriva, un'altra arte sorse


ad accoglierne l'eredit e - insieme - la missione. E
l'eredit fu quel patrimonio di esseri divini che Vepos

a sua volta aveva ricevuto dal mito.

non

fu poesia,

all'udito

ma

ma

figura: un'arte

alla vista,

l'arte

nuova

che non parlava

che concretava e obicttivava

una materia pi ferma e pi stabile che


le
la parola. Cos avvenne che le figure degli di, quando
gi si scolorivano e parevano prossime a dileguarsi
forme

in

nell'astrattezza

informe

dei

concetti,

furono ricon-

segni dell'espressione e rappresentazione

dotte ai

formale, e^fissate nel bronzo e nel

marmo,

imperituri.

Cos fu rafforzato l'antropomorfismo: grande

al-

mentre
pensatori si raccoglievano a perseguire una superiore idea della divinit, le turbe seguitarono tuttavia a salire cantando
in processione verso gli altari degli di: fiumana
vivente e crescente di una pi intensa religiosit,
che s'incanalava tra le sponde di un letto tracciato
da secoli, ma ad esser arginata e contenuta domandava nuove opere e difese. Ed allora in fatti, pi
che mai per V addietro, la Grecia si popol di templi
nuovi: sacra ghirlanda marmorea distesa dal Levante
all'Occidente. Allora l'antica forma templare derivata
dal megaron miceneo * - armonia pura di linee - usc
leato del politeismo.

mentre abbandonava
schematica che aveva comune con altri edifizi non propriamente religiosi (tali i
tesori ') - accentuando cos il suo carattere di dimora divina -, anche
incominci ad ampliarsi e ad arricchirsi di colonne e
dalla sua arcaica semplicit, e

la pianta

v.

sopra a p. 49 sg.

T90

CAPITOLO VI

[SBC. Vl-V]

ad abbellirsi di forme novelle, - e specialmente nella


stessa Jonia,

dove

le

architetture

del

non lontano

e dell'Oriente prossimo educavano l'occhio

Egitto

dei maestri a

nuove

che a Creta

fra

-,

il

visioni.

in Jonia

anche -

oltre

contenente asiatico (Mileto) e

le

le prime scuole
connessa per ragioni religiose * con

isole vicine (Naxo, Paro), fiorirono

della statuaria,

l'architettura dei templi, e

suggestioni egizie e

nato

promossa

orientali.

Onde

dalle

medesime

rest

determi-

carattere proprio dell'arte greca asiatica (io-

il

nica in particolare).
eclettica nel

La

quale fu eclettica e inorganica:

suo patrimonio, come quella che

si

svolse

l'Europa e l'Oriente; inorganica nel suo sviluppo,


perch anche ad essa venne meno la forza della

fra

tradizione.

Che

la

tradizione micenea in Asia

non

era autoctona, bens trapiantata; ed ivi poi era sopra-

mentre nella Grecia propria veniva meno,


sopraffatta dalla tradizione geometrica; - n questa
in Asia mise mai radici profonde.
vissuta,

Or questo movimento

d'arte religiosa,

special-

mente edilizia, - che richiam alla mente di uno sto52

rico
l'

la

Europa

gara nel costruir chiese tra


cristiana nei secoli

ultimi del

le

citt

del-

medioevo -

sua ripercussione nel mondo greco d'Occidente, dove sorsero allora - specie in Sicilia (Seli-

ebbe

la

nunte) e

in

templi massimi della religione.

Italia

giunsero

nello

stesso

Ma

in Sicilia

tempo anche

le

correnti del pensiero scientifico e della piet mistica,

con Xenofane e con Pitagora, - preceduti gi dagli


Orfici. 1 quali ivi trovarono, a quanto pare, un
terreno favorevole alle loro dottrine, e rapidamente
*

v.

sopra a p. 49

sg.

NELLA MAGNA GRECIA

MISTICI E FILOSOFI

[sc. vi-v]

e diffusamente ve le propagarono; del

anche

far fede

frequenza del

la

JQl

che sembra

nome Orpheus

nella

tradizione (uno di Crotone, uno di Camarina in Si-

- mentre poi sappiamo anche di una statua di


Orfeo dedicata, ad Olimpia, da Mikytho di Reggio 5^
ch'era uomo di umili origini ed oscure.
cilia

53),

E
parato

alla

propagazione

terreno

il

dell'

Orfismo forse

ragioni

dalle

fu pre-

nel

etnico-religiose,

senso che, come a Creta vennero a gravitare intorno


all'

Orfismo verisimilmente

pre-ellenici

mente

*,

cos nella

in Sicilia -

gli

elementi

Magna Grecia

antichissimi

- e pi special-

reagirono in certo qual

modo

elementi di una religiosit indigena anellenica


principalmente, a quanto
e ctonico, e

misticismo

Certo

dunque

atta

pare, di

carattere

ad accogliere

le

55,

gli

ch'era

agrario
voci del

56.

la

speculazione greco-italica, pur suscitata

primamente da pensatori

onici,

ebbe carattere

for-

temente mistico e umanistico, - e specialmente nel


Pitagorismo, che

si

Pitagora a Crotone
citt.

La

svolse dalla scuola fondata da


57

e poi propagata in molte altre

quale non fu soltanto un istituto scientifico,

ma

anche un'associazione religiosa, i cui membri


erano iniziati - come nell' Orfismo -, e tenuti ad os- mentre socialservare una certa norma di vita
mente era orientata in senso aristocratico, e per ci
stesso era essenzialmente avversa (come, in altro
senso, l'Orfismo) al regime della polis, anzi la negava
in quanto tendeva a togliere il potere politico alla
societ naturale (dei cittadini) per trasferirlo ad

societ esoterica (di iniziati)

* v.

sopra a p. 31, n. 45.

59.

una

CAPITOLO VI

192

E anche
60

Xenofane

dopo

(fr. 7),

fondata

da

continuata da Parmenide asser-

come

Jonici e

Jonici, di

pi assoluto (in quanto negava,


pluralit)

Eleatica

derisore della pitagorica dottrina della

trasmigrazione
tore,

scuola

nella

[shc. VI-V]

meno

naturistico

come

un monismo
illusione, ogni

quanto

(in

la

natura

deduceva dall'unico concetto dell'essere) scuola degli Eleati gi in Parmenide stesso si

stessa
nella

pu rintracciare

61

qualche elemento

siero animistico (orfico-)pitagorico

Ed Empedocle

3,

(fr.

13) di pen-

2
.

nativo di Acraga, terra sacra

6
\ seguace - come Parmenide s - della
tradizione poetica di Xenofane 66 ancora naturista

a Persefone

(come

Jonici),

ma non

stico (per via dei suoi

pi in senso unitario moni-

quattro elementi

67

posti in

luogo della sostanza unica), dualisticamente concep

anche l'uomo (l'uomo senziente e pensante:

come un
menti

prodotto,

fisici

s,

fr. 15)
anch'esso, di quei quattro ele-

fondamentali,

ma

- insieme - come depo-

temporaneo di un' anima indipendente, di un


dmone condannato - forse per espiazione d' alcuna
sua colpa (spergiuro, impurit 68 ) - ad incarnarsi per
tre volte dieci mila stagioni' (ir. 115) attraverso una
serie di esistenze successive (anche vegetali, nonch
animali: fr. 117, 127), fino a raggiungere una delle
forme umane superiori - di indovino o di cantore o
di medico o di principe (fr. 146) -, per ritornare
quindi nel mondo divino (fr. 146), essendo ormai
purificato, simile ormai a un dio in terra, - quale
appunto si sentiva Empedocle stesso. Il quale si proclamava 'non pi mortale, ma nume' (fr. 112) 6 9; e
tra gli uomini passava simile un dio, da tutti venerato, compiendo miracoli 7 disdegnando gli onori 7 1
sitario

EMPEDOCLE. THEAGENE. EPICARMO

[sue. vi-v]

193

ormai superiore a tutti i prncipi e a tutti


i
re, egli che pensava tutti gli uomini come egualmente soggetti ad una sola legge (fr. 135), - e anche
in questo risentiva degli Orfici (oltre che dei Pitagorici
fr.
129), i quali a tutto il genere umano
egli eh' era

assegnavano con la stessa origine ( titanico-dionisiaca), uno stesso destino e una medesima ed unica
,

e a tutti aperta via di salvazione

*.

Ne

fa meraviglia

che anche nella concezione della divinit Empedocle


si allontanasse dal pensiero tradizionale, assegnando
agli di della religione

popolare una vita lunga

Xi^aimec:

72

21

fr.

v.

ponendo come veri

12)

ma non

s,

(80-

immortale, e

immanenti e sempre eguali


a s stessi, i suoi quattro elementi, nonch la loro
periodica 73 aggregazione in un tutto - lo Sphiros
(frgg. 27, 28) -, ch'era dunque anche il dio massimo (6 t'Sc fr. 31) 74, o, per meglio dire, il divino,
pensato in forma non antropomorfica (fr. 29) 75.
Tanto il pensiero speculativo era fatalmente portato ad andar contro alla religione tradizionale, sia
che attingesse alla scienza naturistica o alla nuova
iddi,

religiosit dei mistici.

E come

la religione tradizionale

era dominata dal mito, cos allora sorse in Italia

- sotto V influsso del pensiero filosofico -

la

76

prima

indagine sul mito, quasi una rudimentale mitologia

che voleva essere


di

Theagene

Omero

di

Reggio

cio sui

poterono far

scientifica.

miti

risalire,

77,

'il

omerici

v.

base

ai

opera primamente
primo che scrisse su
fu

a lui gli

a quanto sembra,

dell'allegoria applicata al mito,


fisica in

massime

quattro elementi

78,

antichi

primi saggi

dell' allegoria

forse per influenza

sopra a p. 147.

pittazzoni

La religione nella Grecia antica^

13

CAPITOLO VI

194
diretta e indiretta

(Empedocle?)

[SEC. VI-V]

della speculazione

ionica naturistica.

parallelamente circa quel tempo (et di Ge-

lone e di Hierone)

miti,

in

ispecie

miti eroici,

furono sottoposti in Sicilia (Siracusa)

un

tratta-

mento ridicolo e buffo in forma dramatica, per opera


di Formide 79 (forse venuto d'Arcadia come soldato 8o )
e di Epicarmo 81 (siceliota 82 ). Coi quali 8 3 fece la
comedia un altro gran passo 8 4 verso la forma artistica e letteraria; e nel farlo si stacc

ancor pi - e

tanto pi facilmente in quell'ambiente

nuovo

e stra-

della

madre

niero,

dove lungi dal suolo originario

patria erasi trapiantata

mondo

- dalla sua primitiva sfera

accentuando cos l'elemento

ma trasferendolo

comico,

suo

5,

religiosa e dionisiaca

il

dal

mondo

satiresco

7,

ch'era

primordiale, di preferenza sui soggetti

personaggi del mito

88
.

quali altrove gi

avevano

cominciato a fornire argomenti anche alla tragedia;


e la tragedia per essi fu nobilitata. Invece nella co-

media

degradato

fu

il

mito, e col mito l'antico

mondo

ideale delle classi elevate: ci eh' in rapporto con


le origini

genere

*.

plebee della comedia e della dramatica in

Ma

forse ai danni del mito oper, in Sicilia

(eh' era colonia, e in colonia sogliono esser


le

resistenze

tradizionali**),

pensiero filosofico

formato
Pitagora

(come

la

nuova

89

che Epicarmo appunto

allo studio dei filosofi (Eraclito

9*,

e del
si

era

Xenofane

92
,

anche non si occup di proposito


tradizione vorrebbe 94) di filosofia.

93) f

se

* v.

sopra a p. 79, 117.

sopra a p. 13

v.

forti

anche l'influsso dissol-

vitore e demolitore della religiosit


90

meno

s g-

NOTE

Cfr., oltre le

opere di E. Zeller {Philosophie der Grz'echen)

Th. Gomperz {Grechische Denker)

phzlosophy

2
,

London 1908; E.

Caird,

J. Burnet,

The evolution of theology

M. Louis, Doctrines

in the greek philosophers, Glasgow 1904;


religiettses des philosophes grecs, Paris
2

Cfr.

E. Renan, Hstoire generale

langues smitiques

(Paris

1858),

engendrent la mythologie sont

I,

les

Early greek

p.

1909.
et

sy strne compare des

9:

Les facults qui

mmes que

celles

qui en-

gendrent la philosophie, et ce n' est pas sans raison que


la

et

Grce nous prsentent

mythologie cot de

la plus

le

phnomne de

la

I.

Inde

plus riche

profonde mtaphysique

Gomperz, Penseurs de la Grce,

l'

Cfr.

291.

un'iscrizione di
3 Naturalmente, anche i vincoli gentilizi
Mileto (del IOO circa a. Cr., ma) risalente a un antico documento
:

del

sec.

VI

(v.

Wilamowitz, Sitzuogsber.

d.

Berlin.

Akad.,

1904, 619 sgg.) attesta l'esistenza di una associazione cultuale


di cantori (\io\izoi) avente carattere privato,

designati collettivamente col

nome

cui

di 'OvixdSca;

membri sono
il

quale,

se

un patronimico, starebbe a indicare una prima trasformazione

dell' istituto gentilizio (l

dove era venuta meno

la sua ragion

d' essere,

- come poi ad Atene in seguito alla riforma di

stene) in

una associazione cultuale privata.

Cfr.

diPoland, Das

grechische Vereinswesen, Leipzig 1909.

4 Cfr. D. G. Hogarth, Jonia and the East, Oxford 1909

CAPITOLO VI

196
F. Poulsen, Der Orient
191

- Per

2.

lteste griechsche
ffir

tmd

die frkgriechische Kunst, Leipzig

M.

influenze assiro-babilonesi,

le

Die

P. Nilsson,

Zeitrechnung : Apollo tmd der Orient, Archiv

Religionsw., 14. 191

423

1,

Die Entstehung und

(cfr.

reli-

Bedeutung des griechischen Kale?iders, Lund 19 18); L. "W.

giose

King, Sennacheri and the Jonians\ Journal of hellenic studies,


30.

1910, 327.

Metapkys.,

5 Aristot.,

6 Fr. 2 Diels fvs


7

Diog. L.

Herod.

2.

I.

9 Tannery,

1.

p.

3,

p.

983

de

la

B.

26.

1.

74.

Pour V

histoire

science

75: Anaximandro sarebbe

1887, 54
pensiero speculativo ellenico originale
sgg.,

idee egiziane. -

La questione generale

Paris

hellne,

vero iniziatore

il

del

Talete dipenderebbe da

delle influenze esercitate

dal pensiero orientale sulla primitiva speculazione dei Greci


tuttora aperta (A. Chiappelli,

Atene

sofia greca,

Roma,

U oriente

origini della filo-

le

17. 1914, 265): essa

rifrange poi

si

nelle discussioni su la presenza di elementi orientali nel


siero dei singoli filosofi (elementi- egizi

Tannery

V gypte, Revue de V

doctrines de

1910,

sgg.J,

Talete

iu

La cosmogonie

E. Amlineau,

cfr.

in Eraclito [Teichmuller

],

et

les

in Pitagora; persiani

mentre

ecc.),

de Thalcs

histoire des religions, 62.

[zoroastrici] in Eraclito [Lassalle, Gladisch]

gora; semitici in Ferekyde,

pen-

[Pfleiderer,

si

in Pita-

indiani

complica intrec-

ciandosi con la questione dei rapporti del pensiero speculativo

con

le correnti

losophie aus

dem

mistiche (K. Joel,

Der Ursprung der Naturphi-

Geiste der Mystik, Basel 1903). - In sostanza,

sarebbe vano negare che delle suggestioni siano venute


fuori.

Ma

greca, n
stesso

qua

non da quelle dipese


il

suo sviluppo, n

modo

e l nel

che

il

il

sorgere

della

dal

di

speculazione

suo carattere complessivo, - allo

singoli culti orientali eventualmente penetrati

mondo

ellenico non tolgono nulla al

carattere

Rheso

allo svolgimento indipendente della religione greca.

10 Hippon., frgg. 54. 49. 52 (Bergk 4 ).


1 1
Un solo accenno mitico (mito di Rheso,

NOTE
frammenti di Hipponacte

tracio) si trova nei

Odyssea parodiato nel

cipio dell'

invocato come

(fr.

fr.

15

Hippon.

frigi:

(cfr.

dio

prin-

Il

Hermes

l'accenno alla

Cfr.

lydia

91), e l'uso di termini di lingua

fr.

iiTgovtaT).

13 Ordinanza di Periandro a

piego della
p.

42).

Il

I.

fr.

46. -

fr.

(fr.

85.

fr.

amico dei ladri' nel

12 Schiavi

Lydia:

197

213

mano d'opera

oXoyy

Damasc,

fr.

xxvjastc;

fhg

59

14 Hippon.,

fr.

15 Hippon.,

fr.

16 Plut.,
25. 1890,

sefit.

196

FHG

Txsptcupwv

II,

Nic.

ystv.

120. 121.
120.

Wilamowitz, Hermes,

- Esopo in discussione con

di Alexide,

17 Cfr. Herod.

5a)

sap. conv.y 4 A-E (cfr.

sg.).

comedia Agokoc,

xal xpo^rjv

fr.

hi, p. 393 %(bXu xs xo) 7toXtxa So-

o^o^v

Xou xxaafrca xal

Corinto per limitare l'im-

servile: Heracl. Pont.,

2.

fr.

Kock caf

Solone

II,

p.

134. - Esopo, inviato da Creso

nella

299.

(v.

sopra a

p. 58 n. 28), schernisce i sacerdoti di Delfi perch vivono delle


vittime offerte dai devoti senza lavorare {Schol. in

Aristoph.

Vesp. 1446: 6x1 u^ s^oiev yyjv,


Txsptuivotsv arc

Staxpscpotvxo,

I sacerdoti fanno in

modo che

una tazza appartenente

al

vinto di tepoaoXCa {Schol.

Esopo

poi vendicato

cp* vj

x&v #soo

Esopo

(nel bagaglio di

tesoro del tempio e)

in

Arist.

l,

pya^fievot

&i>(ixcov 8iayjv).

cit.).

Esopo

si

trovi

sia

con-

Messo a morte,

da Apollo stesso (Herod.,

/.

cit,

Plut.,

de sera ntim. vind., 12, p. 556) (per Apollo schiavo e lavoratore v. sopra a p. 47, 53). - Resurrezione e reincarnazione di

Esopo (Plato,

FHG

in, p.

fr.

Kock caf

68

39), forse per

riflesso

I,

p.

delle

619; Hermipp.,

fr.

10

dottrine orfico-pitago-

riche (con particolare rapporto alla loro diffusione nelle classi


servili e plebee

?).

18 Frgg. 8 e 9;

19 Herod.

Rhodopis]:

cfr.

2.

10.

5).

il e 12.

134 (Esopo schiavo di Jadmon a Samo [con

Heracl. Pont.,

20 In Frigia
fr.

cfr.

(o in

Mysia)

fr.
;

10,

fhg

it,

p.

215).

anche in Tracia (Heracl. Pont.,

CAPITOLO VI

198

21 Questo punto di vista eclettico (anzich


in senso greco, sia

esclusivo,

sia

senso orientale) converr mettere in va-

in

complessa questione delle origini della favola greca

lore nella

dei suoi rapporti con le favole orientati

comunemente
entrata in una

nuova

Nuovi

propagazione delle favole indo- elleniche,

studi, sulla origine e

dette

F. Ribezzo,

cfr.

La

1901. -

Napoli

esotiche,

questione

fase con la scoperta della storia di

Achiqar

F. C. Conybeare, J. Rendei Harris, A. Smith Lewis, The story

of Ahikar

fro?n the syriac,

arabic, an?ienian, ethiopic, greek and


London 1898; Ed. Meyer, Ber Papymsfund
von Elephantine, Leipzig 1912, 102 sgg. Br. Meissner, Das
Mrche?i vom weisen Achiqar (Der alte Orient XVI, 2), Leipzig

slavonic versions,

A. Hausrath, Achiqar und Aesop; das Verhltnis der

191 7;

orientalischen zur griechischen

Heidelb. Akad., 1918.

Fabeldichticng, Sitzungsber. d.

2.
li 3 ,

22 Diels, Fragme7tte der Vorsokr.,

23

Lombardo
23

Amaxim.

bis

Diels

[laTatc; ...

n.

9, p.

92

(la

1904, 262 sgg.

15 Diels

vu%titcAol,

vofufisva

yp

vtpwaxl [xosovxat; fr.

Rendiconti del R. Istituto

di scienze e lettere, 37.

24 Fr. 14

aog),

di Siro,

di Ferecide

cosmogonia

198 sgg.

U. Pestalozza, Alcune osservazioni intorno alla

Cfr.

cfr. fr.

Sibylla),

fr.

15

3
.

jjLyois,

pxxoi?,

%ax' v&pmorx;

W.

und

E.

367;

Bodrero,

93. - Pfleiderer,

25 Contro

die Orphiker,

Eraclito,

Altjonische Mystik,

Die Philosophie des

Torino

9. 12 sg.).

1910.

(fr.

n.
2

1).

(Di qui

Un

Diels fvs

fr.

121 Diels

fr.

56.

W.

Schultz,

p.

I,

p.

101.

p. 71 n. 3 (cfr. Diog.

presunti rapporti col parsismo [Gladisch]).

Delph.

118).

28 Contro Pitagora:

29 Cfr.

1,

18

(Rohde, Psyche,

riflesso di questa dottrina


1,

Cfr.

1905.

suoi concittadini:

27 Cfr. Plut. de E ap.

148

Berlin 1886. -

Philologus, 64. 1905,

26 Rapporti col re di Persia: Diels


L.

jioaTYjpia

(bmc; s 'ACSyjg xal Atvu-

Heraklit von E. im Lichte der Mysterienidee,


Nestle, Heraklit

Xvjvai,

fr.

40.

II3 ,

anche in Epicarmo

NOTH
30 Per

interpretazione, cfr. Nestle, Philologus, 67. 1908,

l'

534; - cfr. anche


31

il

40.

fr.

Spekulation

Cfr. O. Gilbert,

jonischen

Ph

199

Archiv

losophie,

fiir

32 Iris non che una nube:

33 Cfr Heraclit.,

fr.

und Volksglaue

fr.

5.

5.

34 Hieronym. ap. Diog. L. 8. 21.


35 Cfr. Diog. L. 8. 8 "Iwv 8' 0 Xio v
:

(Diels fvs

xotc;

Tpiay\iol

auxv (Pitagora) svia Troivjaavxa

p. 287, 2) cpyjaiv

1,

in der

Religionswiss., 13. 1910, 306.

vsvsyxstv elg 'Opcpa. - Secondo una certa tradizione (Diels


p. 29, 8) Pitagora sarebbe

samente delle isole tracie


sopra a p. 76

Lemno), vale a

(di

'tirreno', e precidire,

dunque,

(cfr.

Sulla origine della dottrina della trasmi-

sg.) tracio.

grazione in Pitagora,

stato, di nascita,

cfr.

Keith,

Pythagoras and the doctrine

of transmigration, Journal of the R. Asiatic Soc. 1909, 569 (dal134 sg.) Fimmen, Zur Entstekung der Seelenwanderungslehre des Pythagoras, Archiv fiir
l'

Orfismo;

Rohde, Psyche

cfr.

Religionwiss. 17. 191 4, 513


2.

81],

(cfr.

ma

(dall'Egitto

[cf.

Herod.

123;

2.

Das Bohnenverbot bei Pythagoras und


fiir die Kunde des Morgenlandes,

L. von Schroeder,

187

sg.

indirettamente). All'origine indiana (brahmanesimo)

im Veda, Wiener
15,

il 3 ,

sg.)

Zeitschrift

non crede ormai pi nessuno.

36 Ttp&TOS 8 laxopCav Tis^wg SYjvsyxs: Suid.

v.

s.

Exa-

TCUO.
3 7 Cfr. J. B. Bury,

The ancient greek

historians,

London

1909, 8 segg.

38 Herod.

2.

143.

39 Herod.

5.

36

40 Strab.

I.

2,

ExaTCcTo

'

Xo^otioiq).

6 p. 18.

41 Herod.

5.

36.

42 Herod.

5.

36.

43 FHG

p.

25.

I,

44 Cfr. il motto iniziale fokylideo: 'Anche questo di


Fokylide (rispettiv.
anche questo di Demodoco ') v. sopra
'

a p. 120, n.

45 Nel

'

12.
fatto la primitiva storiografia

procede essa stessa

200

CAPITOLO VI

specialmente

dalla epopea,

p.w8:

jcpcbxiaxa

yp

jasaov xal soxi[iy]asv


jixpov,

xXXa

Ss

genealogica.

Strab.

Cfr.

I.

2,

6,

xaxaaxsoig TCapvjX&sv e2g x

Ttotvjxix^

vj

slxa xsvyjv [it|io|isvoi, XOaavxsg x

cpi>Xavxs

aovypac|;av

TCOLV^xtx,

ot

K|iov xal <>spsxdy] xai "Exaxaiov.

ruspi

(Suid.

46 Moo(3axpaxo|iaxa
attribuita a Pigrete (Suid.

47 Con

Pygmei

v.

s.

^.

niypyjg).

era rappresentata gi sul vaso Francois.

(Suid.

Tspavo|Jiax^a

48 'KpuyyopoLYioL,

altrimenti

'0|jiyjpog),

2;.

s.

v.

"Ojivjpos)

Wapojiaxiyj (Pseudo-Herod., vita Homeri, 24 p. 12 Westerm.).

49 Per la concezione degli di della credenza popolare


secondo la speculazione dei Jonici, v. O. Gilbert, Griechische
Religionsfihilosofihie, Leipzig 1911, 63

50

Herod.

Cfr.

2.

sgg.

112,

sgg.

H.

Diels,

Herodot und

Hekataios, Hermes, 22. 1887, 441 sgg.


51 Cfr. Stesich., fr. 26 sgg., - e 1' alxiov della TiccXtvcpdta
(gi in Platone, Phaedr., p.

243

a).

52 Ed. Meyer, Gesch. des Altertums,


53 Suid.

s.

v.

p.

580.

145,

147.

11,

Opcpst): v. sopra a p.

54 Diod. ri. 66, 3; Paus. 5. 26, 3. - La statua faceva


parte di un gruppo comprendente numerose figure divine (anche

Omero ed Esiodo), opera

dell' argivo

schriften griech. Bildh. 31

a-g; Furtwngler, Arch. Zeitung,

1879, 149;
1900,
di

188

Meisterwerke, 405 sgg.;


sg.).

Mikytho

Reggio (Herod.

7.

170

era
sg.

Dionysio (Loewy, In-

cfr.

oxsxv}
cfr.

Robert, Hermes, 35.


di

Anaxilao

tiranno

Diod., il. 48 sg.). - Cfr.

O. Kern, Orfiheus (Berlin 1920), p. 4 sg.


55 Ciaceri, Culti e miti nella storia dell' antica Sicilia,
Catania 191
reti,

1.

Per una

siciliani

ed

Cfr. E.

storia

italioti

Bignone, Empedocle, 35
dei culti della

sg.,

45

sg.

Sicilia antica, in

Pa-

Studi

(Contributi alla scienz dell'antichit,

1),

Firenze 1914, 245 sg. - L' ellenizzazione non avr potuto procedere cos radicalmente da soffocare del tutto la coscienza reli
-

giosa indigena.
il

Un

centro della religione indigena fu e rimase

lago dei Paliki, che fu la sede dell' effimero

dente tentato da Duketio, come poi fu

il

stato indipen-

centro del

movimento

NOTK
(Tryfone)

Salvio

di

104

a.

Cr.).

56

La

20

tempo della rivolta degli schiavi

al

carica di jerofante delle divinit ctoniche ereditaria

nella famiglia di Gelone (Herod. 7. 153;


95). -

6.

(a.

Acraga detta da Pindaro (Pytk.

cfr.

Pind.,

12,

2)

Olymp.,

<I>spascpva

Sog. - Il ratto di Persefone localizzato ad Enna.

- Forse la

la religione di Eleusi si innest sopra antichi culti

indigeni.

57

Crotone

Ad

cina.

appartiene

essa

Fragm.

con
sofia

pi

il

tempo una scuola

antico

d. Vors.,

p. 131 sgg.).

La medicina cominci
natura

essere un' applicazione della scienza della

1'

('

filo-

uomo.

naturistica) all'

'

medicina

di

scritto

medi-

di

abbiamo frammenti (opera di Alcmaione:

(raspi cpasoos) di cui

Diels,

sin da quel

fiori

58 raoO'OCYpsiov xpraov too poo: Plat., resp., 10, p. 600 b.

Fra

era

precetti pitagorici

da cibi animali

Orfici)

l'

astinenza

Herod

(cfr.

2.

(propria

anche degli

Cfr.

A. Gianola,

81).

II sodalizio pitagorico di Crotone, nel volume

La fortuna di

Pitagora presso i Ro?nani, Catania 1921, 183 sgg.


59 Di qui

1'

opposizione della plebe, che riusci poi fatale

democratica e cacciata

alla scuola pitagorica (rivoluzione

Pitagorici nel

sec).

60 Xenofane era

(Ad Atene
61

stato

era stato al

anche presso Hierone a Siracusa.

tempo dei

Rohde, Psyche,

Cfr.

II 3 ,

Pisistratidi).

155.

62 Rapporti di Parmenide con dei Pitagorici

Diog.

Laert.

segu, a

dei

21.

9.

quanto sembra,

Anche
1'

nella

Sotion ap.

Parmenide

pratica

vita

esempio di Pitagora

(cfr.

Archyta a

Taranto), occupandosi della legislazione di Elea (Spetisipp. ap.

Diog. L.,

9.

23;

cfr.

Strab. 6, p. 252).

63 Vedi E. Bignone, Empedocle, Torino 191 6.

64 <>spascpva 8o Pind., Pyth., 12.


65

W.

Kranz, Ueer Aufbau

2.

und Bedeuttcng

des

Parme-

nideischen Gedichtes, Sitzungsber. der Berlin. Akad., 1916,

66 Diog. L.,

9.

67 Fuoco(-etere)

acqua

= N^axig

fr.

158.

22.

= Zsg
6; cfr.

fr.

aria
7,

= "Hpyj
v.

16

sg.,

terra
e

fr.

= AlSwvsg,
22,

fr.

38.

CAPITOLO VI

202

68 Per essersi cibato di


v.

8 (contro

organismi

69 Bignone, Empedocle, 484


70 Anche
L.

cfr.

128,

fr.

sg.

una morta: Heracl.

la resurrezione di

67. - Gorgia, che fu

8.

viventi:

sacrifizi cruenti).

rava di aver assistito a


ap. Diog. L., 8. 59)

sue

certe

cfr.

discepolo

H.

ap. Diog.

Empedocle, dichia-

di

magiche (Satyro

operazioni

Diels, Gorgias

und

Emfiedokles,

63.

- Tendenze

Sitzungsber. der Berlin. Akad. 1884, 344.

Xanthos

71

democratiche

Bignone,

ofi.

Diog.

e Aristot. ap.

ct.,

L.,

Ronde,

Empedocle:

di

8,

il 3 ,

Psyche

172

sgg.

77 sg.

72 Cfr. Gilbert, Grechische Relgionsjyhilosofihie

',

Leipzig

1911, 221.

73 Addotta dal progressivo prevalere della forza d'attrazione


(<EhXtt], <EhXy]) su quella di dissociazione (Nstxog):

74 Cfr. Simplic. (Diels


-frsV

1,

p.

7 v.

9 sg.

vo|isu
75 Cfr.

31 e

fr.

128 (contro l'antropomorfismo).

fr.

76 Riscontri asiatici in Ecateo. - Preludi


v.

fr.

237) tv Scpcupov... ov xal

in

Stesicoro

sopra a p. 188.

77 xccx Kccjigavjv (529-522) ysyovwg: Tatian. 31


(Diels,

Fragm. der

78 Diels,

/.

5. 27,

81 Aristot. foet.

xal

<E>pjAtg.

cfr.

Suid.

205

n.

p.

sg.

5.

1449 B x Ss [xu&qds

rcotscv

tempo

di

Gelone (Paus.

5. 27,

gi a Magnete, comico, in Atene (Suid.

84

v.

sopra a p. 118. -

Un

Diog. L.

8.

78;

essere

Kaibel, p. 87.

rappresentato

1).

Formide

Epicarmo

era noto

s.

v.).

primo passo (corrispondente

forse a quello di cui rappresentante, a

trebbe

'Etu^P^S

v. 'ETCxapfAOG*

83 Formide ed Epicarmo sono contemporanei.


visse al

31

148.

82 Se anche nato (da un medico) a Cos


s.

p.

1).

cit.

79 Kaibel CGF

80 Paus.

Vors., 11 p.

Megara, Susarion) po-

da Aristoxeno di Selinunte:

cfr.

NOTE
85

- Cfr.

sopra a p. 118.

v.

203

phlyakes tarentini (Rhinton

l'elemento

Kaibel cgf

mitologico

183

I,

86 Pare che Epicarmo abbia ridotto o soppresso

Le

sue composizioni erano designate

come

nei

sgg.).

coro.

il

Ci non

Spjiocxa.

impedi ch'egli fosse considerato come l'inventore della comedia:


Theocr. epigr. 8 Ahr.
87 Epicarmo

Aivoaoi

(fr.

Hebe, Herakles (un


ot)axyjpa),

Pyrrha
siani,

y\

19

sg.

"Acpcciaxos

(fr.

(fr.

Kaibel),
sgg.),

84

135).

88 Di Epicarmo

xv

B%x ai

pure

33); anche Ka>[iaaxal

(fr.

XopsoxaC

Tkeaet. p. 152 E.

Plat.

cfr.

scrisse

Alkyoneus, Amykos,

HpaxAvj

Kyklops, Odysseus

Nozze di

Busiris,

6 Ttccp <>Aq) e

un

altro 6 n\

('0. aTjjLoAos e '0.

Prometeo^ Sirene, Sfinge, Filoctete, ecc.

vaoayg),

anche Per-

Troiani.

89 Fr. 131 Kaibel x

x^x xwxoo

O-sg.

- Zeus

Xou xXoic; xs xa ysvoixo

ticcvxc;

stesso

non

risparmiato:

Epich.

fr.

71

Kaibel.

90 Fr.

1,

fr.

8 Diels

p.

117,

p.

122

170

239

Kaibel).
91 Fr.

170 K.)

Diels

Diels (173 K.)

(fr.

cfr.

Plut. de sera nuvi.

vind

15 P- 559.

92 Fr.

(cfr.

Xenophan.

fr.

15).

93 Jamblich., vita Pyth. 266 fisx TtatStag xpcpa xcppovxa x noftaYpoo Syjiaxa.

I,

p.

94 Scritti attribuiti ad Epicarmo: Athen.


115 n. io).

14.

648 D (Diels

VII.

Atene
La

e le guerre persiane.
religione tradizionale

riconsacrata dal sentimento patriottico


e dall' arte figurata.

nuovo pensiero speculativo dall'Oriente


pass dunque da prima in Occidente - da un estremo
all'altro del mondo greco -, sorvolando da mare a
mare, senza lambire la madre patria, quasi rispettoso
Cos

il

di lei assorta tuttora nelle sue tradizioni

eroiche e

cavalleresche, ancor salda nella sua fede, stretta al

tronco della saggezza antica, protetta e quasi vigilata


dalla moltitudine de'

Omero,
rati

fatti

suoi iddi,

ch'erano quelli di

ora pi umani secondo

che venivan d'Oriente.

Ma

tipi

nuovi

venivano, quei

figu-

tipi,

gi

secondo il genio ellenico (jonico); e per


tanto meno ne fu turbata - anzi piuttosto arricchita anche la tradizione formale indigena: robusta, organica nel suo sviluppo, dominata da quel principio
geometrico che risaliva per le sue origini ai primordi
trasfigurati

nordici della barbarie' europea, e che, sopraffatto tem-

poraneamente dalla
in

Grecia
* v.

la

civilt di

sua via

sopra a p. 21.

Micene, avea poi ripreso

un principio che non forma,

SEC. VI-V]

PISISTRATIDI

205

anzi negazione della forma, eppure grande chiarificatore e armonizzatore di elementi; - e intorno

esso, in
in

fatti,

gli

elementi esotici

si

ad
raggrupparono

armonia.

L'uniformit e continuit della vita tradizionale


era bens rotta qua e l da correnti profonde,

parevano foriere

rinnovamento. Erano

di

che

le correnti

della religiosit popolare: nell'Attica pi intense che


altrove. In Attica

movimento dionisiaco

il

pagne erasi comunicato


favore di Pisistrato

*.

alla

Ivi gli

Citt,

dalle cam-

giovandosi del

indovini aveano avuto

un protettore, e gli oracoli in


Hippia - specialmente - uno studioso appassionato T
Ivi l'Orfismo erasi primamente organizzato - a quanto
sembra - per opera di Onomacrito **, familiare di
quell' Hipparco 2 che promoveva il miglioramento
culturale e morale non solo dei cittadini ( 3ojXjlvg<;
TcotSsstv xobq tzoX'zcc 3) ma anche della popolazione
in

Pisistrato

stesso

rurale (~oq v txc %ypoiq rcactsOai

tenze sul- tipo di quelle di Delfi


le

henne

in

edificazione

citt e

dei

lungo

passanti

3,

4.

da scrivere sopra

strade di

ma

anche

campagna a
si

occupava

rapsodiche nelle feste pana-

di regolare le recitazioni

tenaiche

le

e dettava sen-

Certo Athena restava pur sempre

dea della religione civica;

e oltre

Athena

si

la

gran

onora-

rono dai Pisistratidi Zeus Panhellenio 5 e Apollo


Pythio 6 e i dodici di
Ad ogni modo F Orfismo
7

ebbe allora un momento di fortuna quale poi non


ebbe mai pi.
Seguitavano ad aggirarsi per la Grecia quei tau* v.

sopra a p. 112

** v. sopra a p. 149.

sg.

20

CAPITOLO

VII

[SKC. vi-v]

maturghi e profeti che erano - come sappiamo * - figure caratteristiche del movimento religioso popolare.
y

Anche ad Atene venne queir Epimenide


di citt

9,

purificatore
10

indovino e facitore di predizioni

nelle cose sacre

11

autore

tempo -

esperto

di oracoli (yoj]o\}.oi) e

'

di altri scritti mistici e catartici

moda

I2
,

nonch - secondo

una Theogonia; della quale


abbiamo frammenti \ tra cui un verso famoso r *
- ripreso poi da Callimaco x 5, citato da S. Paolo nella

del

di

P Epistola a Tito
quel che fu
scrittori,

il

-, che risente nella sua fattura di


modello comune di tali scritti e di tali

Epimenide

ai

** *7.

Questo
Cretesi - e Cretese era appunto

voglio dire la poesia esiodea

verso era rivolto


1

1(5

anche se

il

nome

sia attico (nel qual caso

P antico eroe eponimo dei Buzygi

Museo

sunto, al pari di Orfeo, di

18

sarebbe stato

e simili

***,

as-

a dare

una paternit autorevole ed antica agli scritti dell'indovino cretese), e a Creta si sar imbevuto dell'antica
religiosit esoterica

lennario di

accumulata intorno

Zeus Ideo

*9,

praggiunte correnti orfiche

La presenza

al culto

nonch gi forse

mil-

delle so-

2 .

Epimenide ad Atene sembra sia


tempo della riforma di Clistene 2I

di

da porre circa al
Gi la caduta dei Pisistratidi e la restaurazione aristocratica non avea dovuto riuscire gran che propizia alle novit religiose: Onomacrito aveva lasciato
Atene, raggiungendo poi Hippia alla corte del Re di
.

Persia. Ora, la riforma stessa di Clistene

secondo un principio
* v. sopra a
p.
** v. sopra a
p.

***

v.

sopra

*,a

p.

fu attuata

religioso rigorosamente tradi-

133 sgg.
143-144.
143.

22

LA RIFORMA

[SEC. VI-V]

DI CLISTENE

207

Del resto anche nel rispetto strettamente


politico essa segn bens - a complemento dell' opera di Solone - una pi grande vittoria della
democrazia, ma senza rompere con le tradizioni del
passato: di una iratoto? Svjfioxpaxta, come si esprimeva Aristotele 2 3, non di una yseoxaiT] od estrema:
- tanto vero che ad essa poterono ancora pensare
zonalista.

conservatori delle et
con rimpianto nostalgico
seguenti. Non per nulla distene era (come Solone)
i

per di
Alcmeonidi -

di origine aristocratica;

nide.

di Delfi

dietro gli
*

e,

era un Alcmeo-

pi,
i

devoti e prediletti

- stava l'autorit dell'oracolo,

autorit tradizionale rappresentante

**

la

suprema

del principio

arcaico della legittimit e continuit nella discendenza

fondamento stesso del regime gentilizio),


onde il passato doveva regolare il presente, e il nuovo
esser idealmente connesso all'antico, le colonie con
(eh'

il

le citt

madri,

le

fondazioni con

preesistenti

istituti.

quasi una fondazione nuova era appunto l'Atene

di

distene

nomi

non

la citt materiale,

di eroi dell' antica

leggenda

ma

lo Stato.

attica

posti alla elezione ispirata dell'oracolo,

fossero designati e consacrati

dieci

Cento

furono sotto-

ne

affinch

effettivi

capo-

ed eponimi (T/r^lzai) delle nuove trib 2 4.


Le quattro trib antiche (Geleonti, Egicorei, Argadi,

stipiti

secondo la legge
del sangue e della nascita, furono soppresse 2 5
la
forza del loro chiuso regime gentilizio fu fiaccata
per sempre. Nelle trib nuove gli abitanti furono
Opliti),

perpetuatesi

fino

allora

distribuiti

v.

secondo un nuovo

sopra a p. li 2.

** v. sopra a
p. 44 sg

criterio territoriale (di-

208

CAPITOLO

scontinuo

ma

furori pensati

[SEC. VI-V]

quanto costituirono una

in

VII

come idealmente discendenti

epoXr)

dal rispet-

tivo eroe capostipite.

Cos
schemi.

la

novit

s'

introdussero

novit maggiore,

il

entro

vecchi

vero fatto nuovo,

che attraverso quella finzione arcaizzante molti,

fu

si

le

che non

divennero

erano,

cittadini

da

molti che

tempo erano stabiliti nell'Attica, o vi erano stati


portati come schiavi, poi fatti liberi, ma sempre
rimasti - essi e

loro e

figli

nipoti - privi di di-

perch privi della cittadinanza, forestieri di

ritti

alcuni

gine,

nemmeno

greci,

gente

per

lo

condizione modesta, operai delle industrie, -

ori-

pi

di

p.

es.

Per la quale i vasi stessi fanno


documento, portando segnati i nomi dei fabbricanti;
e tra i nomi - appunto - non pochi accennano chiaramente ad orgine straniera, come Amasi s (egizio),
come quegli altri onde la persona designata appunto secondo il suo paese di origine il Coleo 2
il
Lyo 2 7, il Siculo 28 lo Scyta 2 9, e lo stesso
Brygos s - nonch Epikietos, che vorr dire nuovamente acquistato 3 con riferimento a uno schiavo:
rappresentanti di una pi grande massa esotica,
estranea alle credenze come ai costumi locali, esclusa
- secondo la lettera della legge - dalla religione citceramica.

della

'

'

<

'

'

'

'

'

tadina ufficiale, e

verso

le

dunque pi facilmente orientata


nuova religiosit, che aveva

correnti della

infatti origine e carattere

popolare.

Di questi residenti di origine forestiera e servile


molti dovettero essere inclusi nei quadri delle nuove
TZoXXobq yp ^uXteus (Clistene) voi>s xa
806X0U5 xsTocxojq 32 _ e cos divennero cittadini.

cpuXat

Partecipi della polis nella vita politica secondo una

DECADENZA DELL' ORFISMO

}SEC. Vl-Vj

ideale
alla

laovojjaa,

poterono

La

sua vita religiosa.

partecipare

fcrmai

le

templi,

sue divinit,

anche

religione della polis, san-

zione sacrale del loro nuovo stato

verso

209

suoi

civile,

culti, le

sue

li

attrasse

feste,

suoi

suoi simulacri, ~ distogliendoli da altre sug-

decorazione vascolare del


tempo si fecero-allora pi frequenti - accanto agli elementi dionisiaci - i soggetti derivati dal mito e dalla
gestioni

religiose.

Nella

leggenda eroica. Ancora una volta la superiore civilt


tradizionale s'impose alle genti incolte. Si ripeteva
cos il ritmo di quel processo onde, come
gi vedemmo *, il moto ascensionale delle

classi inferiori verso

potere politico

il

si

accompagn ad un orientamento

religioso
verso le forme olimpiche, ch'erano state
quelle della religione delle classi elevate . Gi la religione dionisiaca si era svolta in
questo senso
rurali,

**;

seguendo

e,

fortuna delle classi

la

era entrata a far parte essa stessa della vita

religiosa della Citt.

Materia dionisiaca era, per

rOrfismo,

ma

pi refrattaria

origini sue,

anche

assimilazione,

meno

le

all'

quanto anch' essa formulata in termini


di pensiero ellenico: ad ogni modo, non pi sciolta e
diffusa - come nella libera religione di Dionyso -, anzi

riducibile, per

condensata ed organizzata, e per ci pi diffcile ad


furono nella nuova
polis di distene quelle masse che dell' Orfismo avrebbero potuto forse costituire il nerbo pi forte e il
essere incorporata. Incorporate

nucleo pi vitale

* v. sopra a
p.
* v.

33

ma non

1'

Orfismo stesso come

115.

sopra a p. 114, 117.

pkttazzoni

La religione nella Grecia antica.

CAPITOLO

2IO
religione,

VII

[SKC. V]

come organismo; - che Tun organismo,

Citt, escludeva

della

l'altro,

Chiesa*. Bens

nuovi cittadini apportarono con s

della polis.

dato perduto per


solo che non

ulteriori

neh' Orfismo

piuttosto

sue tendenze pi intime, ebbe ricorso


Eleusi, eh' era pure misterica

un

uno

della religione:

sulla religione dionisiaca, - mentre, ad

siero dell' al di

di

espresse (pi) in forme concrete e

si

come

precise,

afflato

questo spirito sar poi an-

destini

1'

profondo, che non era

spirito estraneo e diverso e

quello

della

e nello

l,

si

concentr

appagare

le

alla religione di

dominata dal pentempo era ormai

stesso

istituto di Stato.

Cos

la

riforma democratica di Clistene ag -

-, nelP ordine religioso, in senso conserSeguirono poi avvenimenti grandiosi, i quali


furono tutt' altro che propizi ad una restaurazione
dell' Orfismo 34 bis furono le guerre persiane.

anzi reag

vatore

34.

Assoggettati

Greci

d' Asia, la

Persia invadeva

P Europa. Neil' ora del pericolo anche


giosa

fece pi intensa

si

la

vita

reli-

la vita religiosa della Citt,

poi che la Citt era minacciata; - e la Citt era


patria
l'

**.

La presenza

dello straniero sul suolo del-

come una profanazione. Gi

Eliade fu sentita

la

nei

rapporti fra una polis e l'altra la coscienza particolaristica dei

sensibile

Greci

si

da associare

quasi un sentimento
culto di

rivel talora cos raffinatamente

Argo

e di

all'

di

idea di estraneit politica

impurit sacrale: cos

Egina era vietato l'uso

v.

sopra a p. 162.

v.

sopra a p. 52.

di

nel
sto-

LA GUERRA PER

[SEC. Vj

INDIPENDENZA

L'

viglie e di ogni altro utensile di

211

provenienza

attica

35.

nemico non era soltanto straniero era anche


barbaro. Invano egli s' inchinava alle divinit elleOra,

il

niche,

avevano fatto*
di Delfi.

Grecia.

modo

particolar

in

11

Ma

- agli

come

oracoli

36

gi

altri

barbari

massime a quello

cuore di Delfi non batt allora per la


Delfi

non era una Citt

**

non

era

una Patria. Le Citt si unirono (non tutte) contro il


nemico: le piccole patrie furono per un momento
una patria pi grande: furono quasi (e certo pi
che altra volta mai nel passato e neir avvenire) 1 a
nazione. Antiche, secolari rivalit fra una polis e
1' altra ebbero tregua
nel seno di una stessa polis
tacquero le lotte civili. La concordia fu cementata
:

dalla religione.

Quanto pi

nemico avanzava, tanto pi i Greci


si strinsero ai loro iddii. Sopra V alleanza degli stati
fu pattuita T alleanza delle forze divine ed umane.
A Maratona un nume attico - V eroe Echetlos -, in
figura di contadino, brandendo un vomere, fece strage
il

Il

nume

del luogo, Marathon, combatt

nelle

dei nemici e poi disparve

37.

stesso
file

eponimo

dei Greci;

Teseo ed Heracle e Athena 3. A Salamina, come il grido si lev dalle navi greche moe con lui

venti

all'

attacco -

rate la patria, liberate

figli
i

degli Elleni, andate, libe-

figli

vostri e le

donne e

le

dimore degli di aviti e le tombe degli antenati ora


il cimento supremo 39 un serpente apparve su le
navi: era l'eroe Kychreus 4. E nell'ora stessa in cui
si decidevano le sorti della battaglia, un turbine di
:

* v.

sopra a p. 58 n. 28.

sopra a p. 44.

v.

2T2

CAPITOLO

polvere, quasi sollevato da

VII

(SEC. V]

una moltitudine immensa

(eppur P Attica era allora deserta

fu

!),

vrsto

avan-

da Eleusi, e una gran voce fu udita, simile al


mistico grido dei devoti delle dee eleusine: Jakchos!
JakchosT 4 Quel grido parve un augurio e divenne
un nume (come Linos come Hymenaios, - ch'erano
canti e furono persone). E nello stesso giorno ad
zarsi

Himera

Greci di Sicilia debellavano

Occidente

mitici di

42.

da Pisistrato *,
Erano stati

santuario di Eleusi, edificato

Il

Barbari se-

era stato distrutto dai soldati di Serse.


e rovesciati su P Acropoli

incendiati

Anche

statue di Athena.

meno

per lo
la

in

pericolo

leggenda narr

saccheggiare

il

di

templi e le

Delfi volle essersi trovata

per

la

causa vincitrice; e

una incursione

di Persiani per

santuario delP oracolo

ma

ful-

mini del cielo e P opera di due eroi locali dai nomi


trasparenti {Phylakos e Autonoos)
in fuga

sero

43.

Gli di patirono con gli

gli

uomini con

prese compimmo,

ma

loro.

avevano messi
uomini 44. Ma vinli

Non

noi queste im-

A Platea,

gli di e gli eroi 45.

nelP istante decisivo, Pausania aveva invocato P aiuto


di

Hera

46

ivi

Zeus

altare a

vincitori

campo un

eressero sul

liberatore (leud-ipioc)

istituirono

Era

naturale che la tradizione in genere dovesse uscirne

47

la festa della libert (z 'EXeuftpia 4)

La

vittoria

fu

sentita

come un

rafforzata, e specialmente la religione.

v.

**.

miracolo.

Il

mito, la leg-

passato rivissero allora nel presente e per

genda,
P avvenire: per sempre.
il

sopra a p. 114.

* v. sopra a p.

113.

La

gesta omerica

si

ripeteva.

|;

EFFETTI RELIGIOSI DELLA VITTORIA

(sec. v]

213

avevano combattuto accanto agli uomini. Gli


uomini avevano compiuto opere degne degli eroi
d' Omero. Sul piano di Maratona ogni notte si udiva
uno strepito di guerrieri combattenti e di cavalli scaleroi li chiamavano
pitanti 49. Eroi erano quei morti
gli abitanti del luogo, e come tali li veneravano 5<>.
Gi sotto Troia Y Eliade aveva fiaccato la barbarie
asiatica. Gli di gi avevano vinto i Titani; gli eroi,
Gli di

Centauri

vano, ora,

le

Amazoni

La

Persiani.

cos

storia

Greci vince-

divina e

umana

l'

svolgevano sullo stesso piano. La Grecia era lo


strumento del volere divino. Si rinnovava la gloria
di Teseo, campione ellenico, ma pi precisamente
si

Le ossa

Teseo furono da Cimone solennemente trasportate da Skyro ad Atene, ed ivi sepolte


attico.

(a.

475)

di

52 -

Atene aveva vissuto pi intensamente


le

tazione della vittoria.

tutti

medesimo

Gli di salvano la citt della

(Aesch., Pers., 347). Passando, in un


slancio, dal raccoglimento della difensiva

dea Pallade
all'

di

giornate della lotta; e pi fortemente sent P esal-

inseguimento del nemico, Atene chiam

alla

ri-

scossa l'ellenismo oppresso, e fond la sua potenza

segno della religione (lega sacra di Delo).


Atene, come non aveva mai disperato del favore
sotto

il

degli di, cos ora pot vantarsi di

essere di

tutte

greche la pi pia.
Contro la Citt di Atene si erano trovati in
campo, insieme con lo straniero nemico della Grecia,
i suoi particolari nemici: i Tiranni (Hippia
a Maratona). Atene aveva difeso, con la indipendenza sua
e della Grecia, anche la sua interna libert. Al pari
dei morti per la patria, anche i Tyrannoctoni assur-

le Citt

CAPITOLO

214

VII

[SKC. V]

nembo
di epica gloria. Nei canti della vittoria 51 Armodio
era assimilato ad Achille e a Diomede. Due nuove
statue di Harmodio e Aristogitone, scolpite da Critia
sero alla dignit di eroi, circonfusi dello stesso

e da Nesiote (a. 477/6), presero il posto delle antiche


(opera di Antenore), rapite da Serse 54. Sui campi
di battaglia di

menti

caduti

ai

Maratona e di Platea sorsero monu55. Monumenti sepolcrali


si eressero

Atene a quanti altri perivano nelle guerre della


patria 56. I l oro nomi erano scritti su le stele a ricordanza dei posteri su le herme pei soldati di Cimone

in

caduti in Tracia

(a.

476)

57

iscrizioni

le

riscontro la gloria di Menestheo,


attici

menzionati

morti per

nelP Iliade

58

la patria fu istituita

uno dei pochi

una solennit

leggende attiche (Thucyd.

2.

eroi

commemorare

teneva una orazione funebre ispirata


delle

citavano a

ai

34).

in cui si

motivi eroici

Culto degli

di civici, culto degli eroi leggendari, culto dei morti

per

la patria: tutte le istituzioni della religione civica

tradizionale rifiorirono.

Qualche cosa,

ad Atene era mutata.

s,

La

Citt

nuova di Clistene *: era la


per sempre dai tiranni 59 con-

vittoriosa era la Citt

democrazia, liberata

solidata nelle sue istituzioni, fusa - per effetto della


vittoria

- nei suoi elementi

6o ,

Negli anni minacciosi

campi si era ancora


addensata entro la Citt
L' elemento popolare ne
fu rafforzato. La politica di Temistocle, che mirava
a fondare la potenza di Atene sul mare, utilizzava

della guerra la popolazione dei


6l

(pel servizio navale)


I

Theti fornirono

* v.

gli

sopra a p. 206

cittadini delle classi inferiori.

equipaggi

g.

all'

armata, mentre

ORIGINI DELLA COMEDIA

[SEC. V]

le altre classi

fornivano

vati in dignit,

opliti

air esercito.

popolari sentirono

ceti

gli

215

uno strumento necessario per

la

di

Ele-

essere

grandezza dello

stato.

Nell'ordine spirituale,
dionisiache. Queste gi

gione tradizionale
culto di

erano incanalate nella

tempo

al

Dionyso e

si

rafforzarono le correnti

si

di Pisistrato

rituale

la

*,

reli-

quando

rappresentazione

il

tra-

gica erano stati accolti nella religione ufficiale. Segui-

tavano tuttavia a sussistere,

allo stato

libero

dif-

fuso, presso le genti rurali, altre azioni sceniche pi

rozze e primitive, non ancora sfiorate dall'arte, - in


ispecie quelle del xd)[xoc, a base di mascherate falliche
e

lazzi

di

triviali **.

Talvolta, di nottetempo, qual-

cuna

di queste comitive

zata,

con

s'

le

campestri di gente avvinaz-

facce imbrattate di

introduceva in

citt e

mosto

(xp'jycpSoO

pungenti a edificazione del vicinato


- la

64

sostava dinanzi alla casa di

qualche signore e padrone, snocciolando

mento

62

6 3.

suoi frizzi

Venne un mo-

anche il canto del %(b\ioq (o della xwjxy) ?)


xw[xtp5ta - ebbe il suo riconoscimento ufficiale,
in cui

ed entr a far parte delle civiche feste dionisiache.


Ancora una volta la Citt s'incorporava le cor-

renti indipendenti. Allora incominci anche lo


svolgimento letterario della comedia attica (Chionide, Ecfantide, Magnete); la quale segu a distanza
i

si

progressi della tragedia, e se ne giov (come pure

giov del drama siceliota di Epicarmo, trattando


il suo
esempio *** - argomenti mitici); ma

- dietro

* v.

sopra a p. 113

v.

sopra a p. 118, 139

v.

sopra a p. 194.

sg.
sg.

CAPITOLO

2l6

VII

[SEC. V]

conserv tuttavia la sua propria caratteristica, che le


veniva e dall' aspetto grottesco dei suoi travestimenti
bestiali 6 ? (che in ambiente cittadino venne poi raffinandosi in senso comico), e dalla illimitata libert
di

parola.

La

quale,

al

pari

trasfigurazione

della

procedeva ultimamente dalla essenza


stessa della religiosit dionisiaca 66 con i suoi elementi caratteristici di transumanazione, di entusiasmo,
di sfrenatezza e di rapimento: rapimento estatico da
questo mondo in un altro mondo (l'et dell'oro, il
paese di cuccagna, il paese delle nuvole 6 7), da questa
animalesca

*,

vita in un' altra vita (V inferno,

La

tragedia conservava

sottoterra)

il

suo carattere serio e

il

solenne di celebrazione religiosa,

seguiva

lo spirito dei

tempi.

di

mistero \

commosse

il

Ma

Gi aveva cominciato

a trattare altra materia dalla dionisiaca


nico

68 .

popolo fino

alle

sentando, nella Presa di Mileto

(a.

Ora Fry-

**.

lagrime rappre493?), la caduta

ellenismo asiatico sotto il giogo persiano. Ma lo


stesso Frynico 6 9 e - dopo lui - Eschilo coi Persiani
dell'

(a.

472)

Re

del gran
eh' era

il

siaca -

1'

non

che

poterono portare sulla scena

70

la

e la rivincita della nazione. Allora quel

fine

proprio di

ogni

celebrazione

dioni-

entusiasmo - fu

raggiunto con soggetti

erano

eran

dionisiaci:

tratti

stessa della nazione: vita vera e attuale,


di

sconfitta

esaltazione,

ma

sublimata

in

dalla

ma

vita

piena

una sfera quasi

sovrumana. Ci non di meno, non l' attualit e la


realt vissuta divenne il dominio proprio della tragedia (anzi fu riservata, se mai,
* v.

sopra a p. 73.

sopra a p. 114.

v.

alla

comedia).

Ri-

LA TRAGEDIA

[SEC. Vj

conoscenti agli di, timorati,


vittoria

come

uno

in

passione e

la

rapiti

nel

cielo

della

stato di grazia, ferventi di piet

e di devozione e di ardore

ebbero allora

217

patriottico,
il

Ateniesi

gli

culto delle leggende

amarono leggerla quasi prefigurata nei racconti del passato; e la loro nuova epopea
preferirono proiettarla sullo sfondo dell' epopea anquella loro gesta recente

tica,

ora

mondo

e cos proiettare se stessi nel

- come appunto voleva

divino non era pi

il

del divino,

la religione di Dionyso;

ma

anzi olimpico

dionisiaco,

ed omerico ed eroico era il divino mondo del mito.


E il mito fin per ispirare esso, esclusivamente o
:

quasi, tutta la tragedia


Il

7*.

soggetto e T ambiente dionisiaco

scritto pel

rimase pre-

drama satiresco (Pratina) 72. Ma anche


tre drammi della tetralogia venne poi
'

'

fra gli altri

allentandosi la coesione fondata su V unit del soggetto

73

-, fino

a che ciascuna tragedia pot

pel soggetto, indipendente dalle altre della


trilogia

Corrispondentemente,

74.

sempre pi
fu

sul canto,

richiesto

dalla

il

drama

giunse

al corifeo

75
f

prevalse
- come

sempre maggiore complicatezza

dei temi e delle situazioni.

essere

medesima

Y azione

dialogo sul coro

essere,

La

nel senso nostro

un secondo

tragedia cominci ad

quando Eschilo

attore.

ag-

Eschilo stesso

458) pot poi giovarsi di un ulteriore progresso attuato da Sofocle con l' introduzione

nelP Oresteia

(a.

del terzo attore


tutta la tragedia

76.

77

Il

coro,
il

eh' era stato

suo primo elemento essen-

ziale e caratteristicamente dionisiaco -,

pi d'importanza, e da ultimo

sfondo

si

perd sempre

ridusse

a far da

azione, fin che le divenne poi addirittura

all'

estraneo

in origine

[xpXc[xov

intermezzo)

78.

Cos la

tra-

capitolo vn

2l3

[shc. v]

gedia si svolse, contemporaneamente ed


inversamente, da un massimo a un minimo
di elemento dionisiaco (oov npoq tv ilte da un minimo a un massimo di
voaov 70
elemento mitico (olimpico). Dei soggetti di
)

Eschilo

alcuni

8r

meteo

sono

sono

dal mito

tolti

Omero

eroico

Omero

'

dionisiaci

ma non

divino,

tutto

dalla tavola di

ancora
82

80

dionisiaco

da Omero:

Pro-

il

pi

briciole

8 3,

era allora su

le

labbra di

recitato

tutti,

ripetutamente e per esteso dai rapsodi nelle feste

Panatenaiche

Pur venerata

8 4.

sempre

dalle generazioni, l'epopa era morta,

ricantata

come poesia;

n valeva a ravvivarla V opera degli imitatori (Pisandro, Panyasside). Viveva ancora la

lirica (corale)

con Simonide, con Bcchylide


con Pindaro. Ma
con Pindaro, anche, finiva; e insieme finiva tutto un
8 s,

mondo:

tutto

il

medio evo greco, nobiliare


che un d aveva creato

lizio e aristocratico,

- e ora
s

si

la polis

ostinava a volerla conservare intatta per

gelosamente

solo

e genti-

Theognide)

86

-:

un mondo

ormai arcaico, o per lo meno attardato nella


vita e nel costume di un ambiente quasi gi provin- e Pindaro era di Beozia e di Tebe. E Tebe
ciale
con la Beozia (tranne Platea, la piccola, V eroica 8 7),
eh' era

non

fece

la

guerra, non sent la guerra; e

guerra, dunque, - che segn

tempo
poeta

al
88
:

nuovo

il

passaggio dall'antico

- fu oltrepassata; e con

educato,

s,

dalla

giovinetto, in

Atene

lei

(e di

il

suo

Atene
non di

ammiratore sincero); cantore, s, di eroi; ma


quelli che stavano in campo contro il barbaro invasore e cadevano per la libert (e li cantava Simonide), bens di quelli che vincevano nelle gare

DEMOCRAZIA

[SEC. V]

219

secondo il costume antico: quel costume che gi Xenofane, ionico, disprezzava (fr. 2). Ma tuttavia non lo rinnegava Atene, democratica; anzi, riservato prima al
privilegio di pochi - signori e patrizi -, ora ai molti
panelleniche, alla lotta o

10 elargiva - ai
al

nuovi

popolo aprendo

modo

che

alla corsa,

cittadini, a tutto

il

ginnasii e le palestre

dinnanzi

popolo
89

-,

a quel

popolo faceva recitare dai

al

poemi omerici nelle sue feste, nelle sue


gare, che non erano panelleniche, ma panatenaiche,
- eppure genti vi convenivano d'ogni parte di Grecia, e massime dalle Citt confederate. E in Atene
rapsodi

stessa,

in

quelle

solennit eh' erano le

altre

dionisiache, in quelle

altre

gare eh' erano

dramatici, fu oltrepassata anche la

Pindaro

(e di

Omero) -

Che veramente

matica.

dalla nuova, che fu la drala tragedia fu allora tutta la

poesia; e fu attica ed ateniese.


lettiva,

di

una

feste

agoni
poesia antica - di
gli

Ed

era poesia col-

perch era dionisiaca e mistica: anima e voce


collettivit

pi vasti

che

si

allargava in circoli sempre

dal coro che agiva, alla adunata moltitu-

dine che assisteva, e a quella pi grande moltitudine


assente - ma in ispirito presente - eh' era tutta la
- e a tutti
polis, e, oltre la polis, anche la nazione

poeta parlava: parlava nel linguaggio di tutte le


stirpi e di tutte le poesie - la dorica nel coro, la
11

ionica nel dialogo -; onde, per opera della tragedia,

anche

il

particolarismo idiomatico, con Pindaro

tavia aderente

alla

tradizione

dialettale,

tut-

anch' esso

fu superato.

superata

fu,

allora, in

Atene anche

la

reli-

che in quelle forme tradizionali del mito e


della leggenda, intangbili e care e gloriose, create

gione:

220

CAPITOLO

VII

{SEC. V]

un tempo lontano a dar espressione al divino


eh' nella natura *, una religiosit nuova ora si
trasfuse: quella da cui la tragedia stessa emanava:
la religiosit del divino nelP uomo, orgiastica e misteriosa, la religiosit di Dionyso e di Eleusi. La
quale anche in Beozia era diffusa **
ma solo nelsi
Attica,
solo
ad
Atene
intimamente
immedesim
V
con la fede tradizionale, facendosi spirito in quella
in

carne.

Pindaro, beota, non ignor Dionyso

ignor

misteri eleusini

92

9*
f

non

ed anche conobbe le idee


94 dell'anima

degli Orfici e dei Pitagorici 93; e cant

che non muore

9S
f

ma

tre volte incarnatasi, tre volte

discesa nell' Hade, ultimamente purificata, rinascer

persona di un re o di un sapiente o
(non torna, alla mente Empedocle? 9?)
per sempre nelle isole dei Beati,

in

dove

un eroe

di
f

96

vivr poi

brezze marine

le

spirano

all' isole
;

attorno

ed avvampano petali
fulgidi, alcuni sul suolo,

d' oro dagli alberi

ne nutrono

ed

altri

ed

essi alle

mani ed

1'

acque
al

capo ne intrecciano
(Olymp.,

2.

serti.

77 sg.)

98.

Cos cantava Pindaro, a confortare un principe di


Sicilia avanzato negli anni 99. E in Sicilia forse -

meglio che in Beozia

100

- Pindaro conobbe da vicino

queste nuove correnti umanistiche; onde


la piet sua, eh' era

profonda

v.

sopra a p. 15 sg.

v.

sopra a p. 77.

I01
.

Ma non

si

arricch

fu scosso

PINDARO

SEC. V]

221

fondamento della religione tradizionale, eh'


il principio dualistico del divino inaccessibile air uomo,
della divina natura superiore alla umana; - onde
in lui

il

all'uomo, a questo essere


8-

a questa

95),

Gcv&pioTtoq

ibid.)

'

effimero

'

(rca[Xpoc:

ombra d'un sogno'


moderazione

la

Pyth.

(axicq ovap

primo luogo

in

si

conviene (frvax $v<zxogi ripensi: Isthm. 4 [5]. 16) e


sottomissione alla divinit (yjsq S rcpq xtev ox

la

lp(etV

Pyth.

88) e sopratutto la rinunzia a voler

2.

diventare un dio

poich una

5. 24),

&e$ ysvsafrat Olymp.


stirpe degli uomini e una

fxaxeaig

(jxy)

la

(altra) la stirpe degli di (ev avSp&v, sv xte&v ysvog:

Nem.

1-2); e triste

6.

arte

quella che insegna

male degli di (x ys Xoioprjaoci $eoq y^p ao^ca:


Olymp. 9. 56) I02 anche se sia V arte di Omero {Nem.

dir

21), la

7.

(aocpca

Dove
avea

ammaliatrice poesia

epos

dell'

xkenxei rcapayotaa [lfro^

dei miti
23).

7.

tocca quel progresso che gi per conto suo

si

fatto la religione tradizionale,

surdit e P immoralit del mito

pi puro ideale divino

medesima con Zeus,


cosa dispone
Tcavxcov xopcoc

il

il

ripudiando

Isthm. 4

1'

as-

per elevarsi ad un

quale per Pindaro

s'

im-

signore supremo, che di ogni

(Zebq zi xs xat x

(vjjtsc)
:

[5] 52. sg.

10
3),

Zebq

v|At,

quasi la per-

sonificazione del Njxog, tutt'uno col Njjios (vjxoq

Travxwv
ap.

j3aa:Xej<;

btq

xbax&v

Gorg. 39,

Plat.
1Q

I0 4

5,

p.

assommante

x xao dfravixeov ...

fr.

146

484 b), quasi sinonimo di


in s tutto intero

il

concetto

della divinit.

altrimenti credette e sent Eschilo

106

tanta

era la forza del pensiero tradizionale, di quel!' antica


* v. sopra a p. 188.

CAPITOLO

[SKC. V\

comune
Ed anche Eschilo esalt Zeus

saggezza dei Sette Savii


pensiero

VII

dell' Eliade.

ch'era divenuta

il

come la divinit per eccellenza - 6 f>cc -,


sommo, il sovrano fra i sovrani, beatissimo
sg.

signore

),

del

tempo

Zsuc

fra

.:

Suppl.

ai&voc;

xpwv

beati' (d?va dcvaxxcov, [ixap.o)v \i%yJcpxct~E

524

dio

il

padre della Giustizia (S^>/.


uno col fato (Agam. i486 sg.), tutt' uno con

Srcaaxou: Suppl, 574^,


662), tutt'

2
Zeus
70 n Zsc; loutv aiiWjp, Zebq
ppavc, Zec tot *x Travia
twvo' Orcpxspov).
pose - anch' egli - sopra V uomo, trascendenti,

l'universo
8'

(fr.

culminanti

in

Zeus (Suppl. 86

sgg.

590

sg.

),

gli

di dell' antica fede, onnipotenti, imperscrutabili, su-

anche se sembrino operare contro


giustizia ( fr. 301, 302), anche se spingano l'uomo
(come Oreste) al mal fare; - e l'uomo non deve

blimi, giustificati

insuperbire

(oi>x

rt'pcps'j

Jh'Tjtv

Pers. 820), anzi obbedire, -

x?V rpovsfv

ovtoc

come anche deve obbe-

dire allo Stato e alle sue leggi (P Areopago), anche

se la

coscienza ripugni

(le

conflitto gi la tragedia.

Erinyi): - e

E un

veramente nel cuore del poeta


esteriore

su

lui tanto

P intimo
pi

sentimento.

altro

fra

Che

in

questo

conflitto era
la

religione

la tradizione

premeva con restaurate energie per

virt di quella gesta di cui egli,

s,

- a differenza d 1

Pindaro - aveva vissuto le ore angosciose e le speranze e il giubilo nel d della vittoria (e a ribadire
il
precetto del non troppo osare pot quindi addurre un esempio grande e recente la Persia io 7).
:

Ond'
eh'

egli s'inchin agli iddi della fede tradizionale,

erano
v.

gli

della polis.

iddii

sopra a p.

sg.

Ma

nelle

leggende

ESCHILO

[SEC. V)

223

and cercando un senso pi profondo, e nelle figure


divine un ideale pi puro che quello di Omero 108
che troppo egli aveva assorbito delle correnti nuove I0 ?,
;

a lui pi che a Pindaro prossime; e quella religione


di

Dionyso

di cui la tragedia stessa era

un

rito e

il

poeta quasi un sacerdote, e quella religione di De-

meter che

aveva educato

'gli

dei misteri

'

IID
,

di

sfuse lo spirito -

la

mente

dignit

alla

questa religione pi profonda trapatrizio, - nella religione dei

egli,

padri: egli nato ad Eleusi, iniziato ad Eleusi

soldato di Maratona e di Salamina


di

II2
,

ma

111
,

ma

cittadino

Atene.

E veramente era Eleusi, a quel tempo, una


grande scuola di religione, cui sempre pi numerosi
accorrevano i fedeli da ogni parte dell'Eliade 3; ma
era pur parte dello Stato, e gloria della sua gloria.
E lo Stato anch' esso intimamente si trasformava,

ma
gli

senza sovvertire

gli

ordinamenti antichi. Che n

organi della vita pubblica sopprimeva n

riche costituite;

giochi

rendere

come

bens,

recitazioni,

le

accessibili

cos

tutti

culti

le

e le

cariche

cittadini

le

feste

ca-

tendeva a
- anche le

arcontato -, e in questo senso le


supreme, anche
riformava, applicando il sorteggio IT 4 e assegnando
1'

una retribuzione (a. 461); e se a tale riforma qualcuno dei vecchi istituti era refrattario IX 5 - come
T Areopago, custode delle tradizioni pi arcaiche,
tendenze conservatrici e reaquello solo privava, senza abolirlo, di

centro naturale
zionarie

-,

delle

ogni influenza politica (legge di Efialte [Aristot. 'A3


ttoX. 25. 1 sg.] e Archestrato [ibid. 35. 2], a. 462/1) II6
1

Tanto apprezzava,
di civilt

che

lo Stato

le anteriori

nuovo, quel patrimonio

generazioni avevano accu-

CAPITOLO

224

VII

mulato e che dalla vecchia polis


venuto.

(SEC. V)

in

eredit gli era

col farne partecipi le classi

inferiori,

che ne fossero beneficate, intendeva sminuirlo

od

abbassarlo; anzi queste voleva portare a quell'altezza.

tuttavia le

medesime

cariche, aperte al

mag-

non eran pi le stesse di prima; che


il
sorteggio implicava un principio egualitario che
andava oltre P obiettiva caovo[ua, e investiva le per-

gior numero,

sonali attitudini

capacit dei cittadini,

presuppo-

nendoli egualmente adatti alla vita pubblica,

quasi

per una virt inerente alla qualit stessa di cittadino.

La

quale virt, poi, in assai maggior misura,


doveva trovarsi - moltiplicata - presso il popolo, quand'era adunato nelP xxAYjaca a deliberare su

le

cose

dello Stato, quasi comunit sovrana e irresponsabile


e infallibile, - altrettanto sicura di se
in

costituita

come quando,
organismo militare (arpaig), riprodu-

cendo nei quadri delP esercito P ordine delle

moveva
era

guerra sotto

in

la

intimamente religiosa

cpuXat,

protezione divina. Tanto


la

democrazia ateniese:

religiosa gi perch democrazia (che

societ pi

vasta e pi numerosa, e ogni societ - dicemmo


divina)

religiosa pi di altre societ e di altri Stati

appunto perch ateniese, di quella terra attica che possedeva in Eleusi i misteri pi venerati di tutta la Grecia,
di quella terra in cui si era formato P Orfismo (e
anche P Orfismo era stato un movimento popolare **),
dove era fiorita la tragedia dionisiaca (e anche
la tragedia

v.

* v.

aveva avuto

origini religiose plebee ***);

sopra a p. 44.
sopra a p. 140 sgg.

* v. sopra a p.

79

sg.,

105, 112 sg.

FORME ANTICHE E

sec. v]

come

SPIRITI NUOVI

225

poi ancora S. Paolo, parlando nelP Areopago,

pot attribuire agli Ateniesi una inclinazione speciale

per

cose della religione (xax nxvxoc

le

SstatSatpio-

veazpouq: Ad. Apost. xvn 22). Or come Dionyso


sal alPOlympo, come la tragedia attinse all'epopea,
come Eleusi dipese da Atene, cos la democrazia

vers

le

sue energie nuove entro

le istituzioni della

vecchia polis aristocratica e gentilizia.

Onde

quanto

fosse

lo sviluppo

della, vita politica

vede
dunque

si

solidale con quello della religione e della poesia

che

sono poi aspetti diversi di un medesimo sviluppo


di un unico spirito. E tale fu appunto la legge
di quello sviluppo, che lo spirito nuovo s'inscrisse nelle forme antiche.

pettazzoni

La religione nella Grecia

antica.

NOTE

Herod.

5.

93.

Herod.

7.

6.

'

Hipparch. 228 D

Plat.

Athen. Mitteil.
4

'

(cfr.

IG

522;

B.

colossale ideato da Pisistrato.

6 Altare nel tempio di Apollo Pythio dedicato


strato

11

(figlio

di Hippia):

Thucyd.

6.

da Pisi-

54.

Altare nell' agora dedicato da Pisistrato

Lolling,

1880, 244).

Hipparch. 228

Plat.

Tempio

5.

Thucyd.

li:

6. 54.

pmenide de Crte, Bruxelles 1901.


- Purificazione di Delo Plut. sept. sap.
conv. 14 p. 158 A. - Ad Atene sarebbe stato chiamato appunto
per purificare la citt da una pestilenza: Diog. Laert. I. nosg.
8 Demoulin,

9 Paus.

1.

14, 4.

Essa sarebbe stata una conseguenza della strage dei Ciloniani


(v.

sopra a p. 112). Per ci la presenza di Epimenide ad Atene

era posta da alcuni (Aristot.


sulla fine del vii sec.

izo\.

cfr.

10 Predizione per Sparta: Diog. Laert.


1

Tispl

Sol.

12.

12

Suid.

s.

vrjp {toc;: Plat. leg.

1. p.

t>eia zrjv v&ooataaTixyjv

I.

leg. p.

114

642 D.

sg.

642 d; &socpiXy? xal ooy<;

xai xsXsaxtx^v ao^Cav: Plut.

(xoaTyjpi xtva xal xaO-apu,o


v.

Plut. Solon.\2)

- Altrimenti secondo Plat.

xal #XXa aviy|iaxd)5vj

'Etujji.

13 Cfr. O. Kern,

De

Orphez Epimenidis Pherecyds theo-

NOTE

227

goniis quaestiones criticae, Berolini 1888

Kinkel EGF
14 Fr.

230

p.

1,

Diels: Kpyjxss

Diels FVS

185 sgg.

11,

sgg.

xax

cpsOaxai,

desi

yaa-

fryjpCa,

xp pycu.
15

hymn.

16

12

ad Ttum

I.

Kp^tsg ei

(cfr.

fr.

Migne

vii 706

')

386 Rose

fr.

Hesych.

ep.

sg.).

ypauXot, xax* Asyxsa,

Tcoijivec;

ap. Serv.

Epimenides qui postea Buzyges dictus

telem

sopra a p. 31, n. 44.

olov.

18 Aristot.
('

v.

Hieronym. Comm. in

cfr.

xxvi, 571

(t.

17 Hesiod., theogon. 26

yaaxpss

c^suaxai

Kinkel);

v.

s.

Bou^yvjg

ad Verg. Georg. 1, 19
est secundum Aristo-

xocXstxo 8 'ETUfisvtSyjc;.
e

19 Epimenide lsps) Ai xal Pa (Clem. Alex, firotrefit., 2, 26). - Sua incubazione (durata
57 anni: Diog. L.,
1,

109) nell'antro di Zeus Ideo

sopra a p. io

(v.

sg.).

mato dai Cretesi Kopvjg, vo KopTjs (Myronian.


I.

115; Plut.,

Sol.,

Kuros

cretese di Zeus
frouoiv

(bg

FHG

'

nome mistico

si

fa

o Epimenide, non delle Ninfe,

ma

1,

289, ap. Diog. L.

p.

115).

I.

erano attribuiti (Kpyjxix: Diels

II,

taxopia gli

p.

da alcuni

era

- I Cretesi axcp
egli appresta

sentire

gli

sg.) era

ili).

1.

culto

al

dal

scritti

il

che

cielo,

di Zeus' (Theop.

- Tra

192

xal Kopogvxtov yvsatg (Diog. L.


Xt-Viax^

sg.).

chia-

ap. Diog. L.,

iniziati

- Mentre

114).

1.

una voce

Ninfe,

degli

sopra a p. 10

(v.

(Diog. L.

<9-S(p

santuario delle
dice

12),

fr.

70

che gli

una Koopvjxwv

Anche una Ts-

attribuita:

Athen.

7.

18,

282 E.

20 Elementi

l'Uovo cosmico,

orfici nella
i

21 Diels FVS
dificare
xov

data

la

Titani):

(la

Notte,

Diels.

189 (nota): in questo senso sar da mo-

il,

di

Theogonia di Epimenide
fr.

Platone, leg.

1,

p.

642 D

X-frcov

np

IlspaixaW Ssxa Ixsai Ttpxspov.


22 Cfr.

ateniese*1

De

G.

329

23 Polit.

24 Herod.

Sanctis,

Atthis.

Storia

della

repubblica

sgg.
5.

4,

5.

60. 27 sgg.; Paus.

6,

1305 A.

p.

66; Aristot.
I.

5,

sgg.

tcoX.

21. 6; cfr.

Demosth.

CAPITOLO

228
25 Herod.
cpXoug
sioni

66 TSTpacpuXoog vxag "A^yjvaCoug Sexa-

5.

- Persistettero, bens,

rcoLTjas.

(fratrie

come

genti),

VII

delle rispettive divinit.

Ma

Le

[ioyXaxTg

dedite al culto

costituirono

si

come unit

fratrie,

dine superiore, dovettero accogliere tanto


degli

loro suddivi-

le

in associazioni analoghe (adoranti

Zeus pxeto o Apollo TCOCTptpog)


consanguinei (tKocaoi).

con

societ religiose

anche

non

(religiose) d' or-

(minori)

le

societ

pys&vsg (Philoch.

quanto quelle degli

94 fhg 1, p. 399).
26 W. Klein, Die griechischen Vasen mit Meistersigna-

fr.

Wien

turen,

1887, p. 48.

27 Klein, op.
28 2ixsA

Klein, op.

cit.,

217.

Klein,

lypacpasv

czt.,

48

cfr.

OpqcxTCC, Aristoph.,

7)

86; 2txav

p.

rcoiyjasv

116.

29 Klein, op.

184;

cit.,

Ux&atva, Aristoph., Lys.,

?j

828; Pac, 1138.

Vesp.,

30 In una kylix nello stile di Brygos (Brit. Mus. E 69)


sono scritti nomi (ACrciXog, NixotuT], IKcov, IICXiTiTros) che
rivelano una pronunzia esotica (macedone?) dell'attico. Cfr.

V ase?tinschriften

Kretschmer, Die griechischen

ihrer Sprache

nach untersucht, Giitersloh 1894, 74 sgg.


31 Walters, History of ancient pottery,

32 Aristot., polii., 3.

1,

1275

io, p.

255.

il,

B.

33 Conviene tener presente che di quei meteci non pochi


erano oriundi del settentrione e di Tracia.

34

cementare la fusione spirituale fra

nuovi cittadini avran servito anche

gli

antichi

cori maschili istituiti da

distene (nel 508/7), che avevano carattere prevalemente muLaso di Hermione [Plut., de musica, 29]).

sicale (ditirambi
b5s

34

Cfr.

V atteggiamento beffardo

tychida (491-469) di fronte a un


(

sarebbe

se

l'

aneddoto fosse vero,

attestato gi al principio

leste,

ovxa,

toO

questo,

Xyovxa

ptoo

tych. 3).

8'

tsXsutt^v

zi

del re

<I>XtTC7iov

ol

del

Tcap*

s>Sat|iovooai

airctj)

sec.)

spartano

Leo-

tv p^eoTsXsaT^v
il

primo Orfeote-

TuavxsXwg ttetxv

jiuv^vTsg

jisx

t^v

(Plut., apophth. lacon,, Leo-

NOTE
35 Herod.

88

5.

229

erano ammessi soltanto vasi di fabbrica

locale.

36 Rapporti di Dati con Apollo (a Delo) Herod. 6. 97


- di Mardonio con gli oracoli di Beozia (Trofonio a
:

sgg.

Amfiarao ad Oropo, Apollo ad Abai, a Tebe,

Lebadea,

Ptoon): Herod.

37 Paus.

32, 5 ('E^sTAatog). -

1.

glia dipinto nella Poikilc. Paus.

38 Paus.

I.

al

133 sgg.

8.

15,

I.

Nel quadro della

15,

batta-

3.

3.

39 Aesch. Pers. 402

sg.

40 Paus. I. 36, 1.
41 Herod. 8. 65.
42 Herod.

7.

43 Herod.

8.

166; Simon,

141 b.

fr.

sg.

35

44 Cfr. Aesch., Pers. 809 sg.


45 Herod. 8. 109 (discorso di Temistocle):

cfr.

Aesch.,

Pers., 345.

46 Herod.
47 Simon,

140.

fr.

48 Strab.

31 p. 412

2,

9.

49 Paus.

1.

32, 4.

50 Paus.

1.

32,

51
I.

61.

9.

15,

L'
2),

Paus. 9.

2,

5-6.

5.

Amazonomachia
dove anche era

52 Santuario

fu dipinta nella stoa Poikzle (Paus.


la battaglia di

Teseo (Tkesezon),

di

Maratona.
per gli

asilo

schiavi

fuggiaschi: Plut. Thes. 36.

53 Schol.

io Bergk in 4

attic.

54 Onori divini
schiavi

ai

non potevano portare

55 Cfr. Paus.

56 Paus.
57 Iliadi

1.

58 Ateniesi

p.

il

loro

646.

(Demosth.

nome

19,

280). Gli

(Geli. 9. 2,

10).

32, 3.

29, 4.

2.

XsyTat 5s xal

1.

Tirannicidi

552.
caduti

<;

contro

gli

Edoni

xspaovol rcaoisv k

Paus.

1.

29,

uiouq.

59 Hipparco, figlio di Carmo, ostracizzato (per primo) nel

488/7

il

suo ostracismo fu mantenuto, e

il

suo

nome

fu scritto

CAPITOLO

230
sulla stele dei

traditori:

Sanctis, 'At#lc

Paus.

(parificati

Lycurg.

370 sgg., 378.


60 Schiavi combattenti (per
32,

1.

VII

in

'A&r v.
t

Consigli

Aristide

di

ra

r)

8x1

ili

cfr.

329.

p.

questo

in

xpoyg xpoyqjSa.

xyjc;

xoivv xal Tcpg z'qv xa)|i(oSiav,

xaxspag,

raoivjascoc;

Glossa

...

senso:

Aristot.

6s

rasl ooraeo

raoX.

ovojia

zonzo

disxsxpixo x

p. 764, I

xfjg

(Kaibel cgf,

(Kaibel, ibid. p. 7)...

7)

xpoyl 5iaxpovxs$ x rap-

rapoatorasittv v]pyj{Jiva)v

|iyjraa)

>jv

Etym. M.

Cfr. Platonius, de com.

16).

p.

prima volta) a Maratona:

la

negli onori funebri ai Plateesi)

24.

62

I,

De

cfr.

Ed. Meyer, Geschichte des Alteri,


01

Leocr. 117 sg.

awraa rasxpivovxo.
63 Questo dato (che poi fu utilizzato anche per suggerire
un'altra - fra le molte - etimologia di
xcp

xcojjiaxi

fyr)

nottetempo'] cpsups&y}

perch

interessante

zioni sociali,

ral

CGF

I,

15,

p.

77),

particolarmente

trasporta in pieno ambiente di competi-

ci

trova negli Schol. in Dionys.

si

olovsl

747, 25 Kaibel,

T/irac. p.

xa){X(pSCa:

xal yp raspi xv xaipv xoo uravoo [' di


x&jaa yp 6 tiravo^: Schol. in Dionys.

Thrac.

x&v

747,

p.

25 (Kaibel, p. 12, 6 sgg.): gXaraxptsvoi xivsg yswpyol

raap

xal O-sXovxsc; syx. tv axo)


xaxyjisaav v x$ raAsi xal raspi xv xaipv xoo xafrsSsiv
xtov

(v.

raoAix&v

sopra

n.

'A&vjvyjai

62) raspuvxsg raspi x$ yuig,

IvO-a lu-svov

gXraxovxsg axoug, sXsyov va)vt)[isl xg (3(3ac


ora'

axaW, xxX.

16), Tzetz. ftroleg.

cfr.

Glossa

Etym. M.

ad Lycophr.

p.

p. 764,

254

ol

s^aa^ov

(Kaibel

p. 16,

(Kaibel, p. 34, 12).

64 Quando, precisamente? Nel 489 8 (Chionide, otto anni


rap x&v Ilspatxwv Suid. s. v. XiwvCdvjs), oppure verso il 460
(Chionide e Magnete molto posteriori
Aristot., fioet., 3, p.

1886, 613; Poppelreuter,


lin

ad Epicarmo, secondo

1448 A)? Cfr. Wilamowitz, Hermes

De

21.

co?noediae atticae firimordiis, Ber-

1893.

65 Di

Magnete
stofane

Magnete (caf Kock

in Aristoph. Equit.
[e

Callia:

caf

p.

522

p.

sgg.)

137 ?]),

sgg.

7
:

'i

'le

cfr.

l'accenno

Rane' (anche Ari-

Mosconi' (Wvjvss); -

NOTE
cfr.,
'

Grifi

Vespe', 'le Cicogne' (n.sXapyol)

oltre 'le

(rpoTCSg) di Platone,

'

Me Capre' (Alysg)
Formiche'

'le

231

di Eupolide,

le

'

'

Belve

Pesci' ('Ix&e) di Archippo,

Platone

(Mpuvyjxsc;) di

di Aristofane,

(Ov^pCa) di Cratete,

'

(e

di Cantharo)

(cfr.

Mopu^xv&ptorcoi di Ferecrate).
66 SdcTOpoi,
invocato nel

fr.

ima comedia di Ecfantide (Dionyso

titolo di

CAF

I,

io),

p.

nonch di Cratino, di Frynico

il

Un Aivoaog scrisse Magnete, Cratete e altri cfr.


iovoaaXJavSpog di Cratino. - Eubulo scrisse una 2s|j,Ay}

r\

Atvoao.

e di altri.

67 Cratin.
Telecleides,
'

Nuvole

le

fr.

fr.

165, cfr.

1.

- Eupolis,

fr.

121. - Pherecrates,

il

fr.

il

ryjpoTSyjs di Aristofane. -

Ayjjioi (morti
cfr.

[Solone,

Miltiade,

l' "A1S00 vicbv del

Anche

'.

68 Pherecrates, KpaTiaxaXot e MstocXA^s. - Cfr.


e

130.

^poaouv yvog. - Aristofane,

Di Eupolide

TagCapxot

comico Nicofonte: caf

(fr.

Aristide, Pericle] resuscitati

vecchi che ridiventano giovani

69 Nelle <E>otviaaai

Me Rane'

sgg.

p.

776).

(Aristofane nel r^pag).


n)

(a.

476?):

argomento

tratto dalla sconfitta di Serse.

di

70 Celebravano, attraverso la disfatta di Serse,


Salamina (allusione anche a quella di Platea).
71 F. G. Welcker,

auf den

la vittoria

Die griechischen Tt agodten mit Rckstcht

epischen Zykltts geordnet, 3 voli.,

Bonn 1839-41.

72 Euripide vi sostitu una tragedia a lieto fine (Alcestis,


a.

438).

73 L'unit di soggetto ancora osservata da Eschilo nel-

458) (col Proteo come drama satiresco), oltre che


nella Lycurgeia e nella Oidipodeia (a. 467).
1'

Oresteia

(a.

74 Specialmente in Sofocle. (Gi in Eschilo nella trilogia


di cui facevan parte i Persiani [a. 472]?).
75 Aristot. poet. 4

p.

1449 a

x toO yopou ^XTTtoas

(Eschilo) xal tv Xyov TipanayamaTyjv Tcapsaxsaasv.

76 Cfr. Diog. Laert.


77 Diog L.

3.

56;

3.
cfr.

56.

Athen.

78 Nelle tragedie di Agathone.

14.

28

p.

630

c.

CAPITOLO

232
79 Suid.

odv rcps tv A.

v.

s.

(3vx etg t xpaYO)5a

xal

VII

oaxspov

...

xax juxpv

ypcpeiv,

stg

jisxa[lO-oog

lazopioLC,

xpTajaav, u-^xxi xou Aiovaou jivYjfioveovxss.

80 Oltre

la

costituita

Aoxopysia

da 'HSoovoC

(v.

da Aristoph. Thesm. 135),


159), BccaaaptSeg, NeavCaxot,

(citata

sopra a p.

Aoxoopyo^, anche Bccx^ai, nonch Aiovaoo

nsv&es

udpoeppoi,
satiresco?)

composto

anche Op^aaai,

I.

forse

l'

39

p.

xigv

xpocpoC, 2s|iXv}

77

Evxpiai come drama

le

Ayjjavioi, Kfteipot.

- Eschilo avrebbe

(fiefrov)

Athen.

io.

22 a.

intera Prometheia.

82 Plut. quaest. conv.

AtaxXoo

con

essendo ebbro

le sue tragedie

33 p. 428 sg.;
8

(altra trilogia,

i.

I,

a Qpvvtyou xal

615

p.

xpaycpiav stg {lfroug xal rcxb]

TCpoayvxcov.

83 Athen. 8. 347 E oc; (Eschilo) xg auxoo xpayq)dta


xs^ix^ elvai gAeysv x&v 'Ofiyjpou |xsYa)v Ssittvwv.
84 Recitazioni epiche in Attica anche a Brauron, nelle
feste di

85

Artemis.

ditirambo quale trattato da Bacchylide (anche da

II

Simonide?) non rappresenta - nell'ordine

lirico -

mento parallelo a quello dalla materia dionisiaca

uno svolgialla

mitico-

leggendaria nella tragedia?

86 Poesia

elegiaca

megarese

d'

intonazione

aristocratica,

anti-democratica, conservatrice.

87

Botctxcov ol

nXxaiav sxovxsg: Paus.

1.

15, 3.

Salamina, anche Thespie.

88 Cfr. U. von Wilamowitz, Sitzungsberichte der Berliner

Akademie, 1909, 807


89 Aristot.,

90

corte di

'A-8-.

Persiani di

sgg.

noi. 60.

1,

p.

29.

Eschilo furono rappresentati anche alla

Hierone a Siracusa. Ivi Eschilo

(prima menzione

[fr.

6] degli indigeni

stesso diede le Atxvatai

iddii Palikoi'. v. sopra

a p. 200 n. 55). - Cori tragici ripetuti ad Epidauro nel santuario


di Asclepio.

91 Frgg. 75. 139, 153 Schrder (plg

92 Fr.
misteri

Il

137:
fin

"Beato

chi

scende

5
,

sotterra

della vita ei conosce, Conosce

1).

Dopo
il

veduti

principio san-

NOTE
cito

Numi

dai

" (traduz.

Euripide, Firenze 191 2,

93

Non mi

E.

di

233
Romagnoli, Le Baccanti di

p. xi).

fu accessibile lo scritto del Liibbert,

Commen-

talo de Pindaro theologiae orphicae censore, Bonner Univer1888-89.

sittsprogr.,

94 Olymp.,
95 Cfr.

2,

63 sgg.

131.

fr.

96 Fr. 133.
97 Frgg. 115. 117. 146; v. sopra a p. 192).
98 Traduzione di E. Romagnoli, op. cit., p. xin.
99 Therone, tiranno di Acraga, cui

la

seconda Olimpica

dedicata.

100 Di Acraga era Empedocle


II 3 ,

Ronde, Psyche,

(v.

216 sgg. - Per

il

sopra

a p. 192).

Cfr.

probabile innesto di un

culto orfico sopra la religione dei Kabiri

beotici,

oltre

v.

al

Capit. x.

101 Devozione
nale, persofilo)

all'

(a.

di

alla sua casa;

malaugurio in

occasione

463); inno per l'oracolo di Zeus

102 All' uomo


egregie; ch (cosi)

Olymp.

1.

si

intervento per stornare


di

la

un un'

eclissi

solare

Ammon.

conviene dire sul

minore

Magna

conto

colpa

degli

({isiwv

di

cose

yp alxia

36).

103 Cfr. Pyth.


datjJLov'

anti-nazio-

dedica di una statua nel santuario della

Mater a Tebe, vicino


presagi

oracolo di Delfi (anch' esso

vdpwv

5.

122

sg.

Ai$ zoi vog {lyas xogepvqc

cptXcov.

104 Cfr. O. Schrder, Philologus, 74. 191


da Herod. 3. 38.

7,

49 sgg.; Nem. 8. 17.


106 F. Cipolla, Della religione di Eschilo
105 Cfr. Pyth.

195. Gi citato

2.

Rivista di filologia e d'istruzione classica,

6.

di Pindaro,

1878, 366.

107 Pers. 749 sg.: ^v^Tg wv (Xerxes) de &sd)V Tcdvxwv


xal IloasiSaWos xpaxvjastv. Cfr. v. 820 sgg.

(psx'...

108 Cfr. Er. Miiller,

De graecorum

gicis, Religionsgeschichtliche
3,

Giessen 1910.

deortim partius tra-

Versuche und Vorarbeiten,

vm,

CAPITOLO

234
109 Confronta con
fr.

il

il fr.

Orphica

degli

fr.

23 Diels

Non

ho visto

70 di Eschilo (riportato a

Abel

(ed.

eTg freg, sv te frsotai

lavoro di

il

Zsg,

elg

&e v rcvTsaai*

sl "KXioq, elg Aivoaos, slg


3

VII

sl

(cfr.

222)

p.

"AiSyjc;,

Xenophan.

xal v^pw^otat jiyiaTOg).

M. Boek, De Aeschylo poeta

Orj>hico

et Orpheopythagorico, Diss. Jenens. 19 14.

eth.

no

Aristoph., Ran.

Fu

1 1

Nicom.

886

sg.

anche accusato di aver propalato


3.

2,

Hit a;

p.

cfr.

misteri

Aelian. var. hzst.

Aristot.,
5.

19. -

L' influenza della religione di Eleusi sulle origini della tragedia


(A. Dieterich, Archiv fur Religionswissenschaft, il. 1908, 163 sg.

[Oleine Schrften, 414

sg.

j),

sar piuttosto da

ridurre

all'in-

fluenza particolare su Eschilo.

112 Cfr. Paus.

113 Herod.

xal

14,

5.

65: oct&v xs (degli Ateniesi) (3ooA[iVO

xcv (XXXcdv 'EXXvjvcav jiossxoa.

114

La

8.

1.

II sorteggio

applicato

classe dei Zeiigiti

115 L'Areopago

all'

non pervenne

arcontato a partire dal 487/6.


all'

arcontato che nel 457/b.

era vitalizio ed era

costituito

dagli

ar-

conti usciti di carica.

116 L'Areopago continu a sussistere come organo giudiziario.

Vili.

Atene

al

tempo

di Pericle.

Religione della patria. - Equilibrio e grandezza.

Come

alla

graduale ascensione delle classi

in-

la conquista della polis aveva fatto


un progressivo subordinarsi della religiosit popolare nelle forme tradizionali della religione
olimpica *; cos, quando la democrazia pervenne

verso

feriori

riscontro

quasi a toccare l'ultimo limite segnato all'attuazione


dei suoi ideali - e fu al tempo di Pericle -, proprio
allora

il

suo trionfo fu coronato dallo splendore di

un'arte che del mito (olimpico) e della poesia (epica)

traduceva
queste,

le

come

forme nelle sue forme - non pi vaghe,


le

imagini della parola, anzi materiali

e concrete, e quanto pi concrete tanto pi valide a


fissare e quasi a cristalizzare la tradizione -: voglio

dire V arte figurata in genere, e in ispecie la scultura.


All' arte la vittoria

assegn allora compiti nuovi

e in primo luogo la glorificazione appunto della vittoria: ch'era per s stesso

un

atto di piet religiosa

e di gratitudine verso verso gli di; -

v.

sopra a p. 209, 215.

onde anche

CAPITOLO

236

Vili

[SKC.

nelle colonie (d' Occidente) sorsero templi a ricordo

della gesta gloriosa,

come

quello di

Demeter

Kore

incominciato da Gelone presso Siracusa, e quello di


Zeus Atabyrios consacrato - dopo Himera - da The-

rone su V acropoli di Acraga *, - mentre in Oriente i


Joni in generale non ricostruirono, a quanto sembra,
i

santuari distrutti dai Persiani: ci che poi fu pro-

spettato

come

effetto di

un giuramento inteso a

far

monito solenne ai
posteri (Isocr. Panegyr. 156), mentre in realt forse
un segno - fra altri - della decadenza del sentis

che quelle rovine restassero

mento

civico-religioso

2
.

Ad

Atene gi Polygnoto, vicino per et - ma


anche per grandezza - ad Eschilo e a Pindaro, nativo di Thaso, ma poi divenuto (al pari del milesio
Hippodamo, l'architetto) cittadino ateniese, lavorando
con Micone - jonico anche questi di origine - e con
Panaino alla stoa polkile, vi dipinse, fra l'altro, la
battaglia di Maratona e la vittoria di Oinofytai.

Fidia, a differenza dei vecchi maestri pelopon-

nesiaci e

onici (Pitagora 'di

pi recenti (Calamyde,

Reggio') e degli

attici

Myrone), non scolp statue

d' atleti vincitori nei giochi panellenici

3,

non doni vo-

ma,
tivi e memorativi di privati a Delfi e ad Olimpia
profondamente sentendo lo spirito dell'et sua, tutto
il suo genio
consacr alla religione alla religione
pubblica e in special modo a quella di Atene. E ai
:

posteri parve eh' egli lavorasse

oi&noc

S^jJLto'jpyerv) 4:

come

ispirato (vfrou-

tanta era la commozione religiosa

sue statue divine. Tale quel Zeus


di Olimpia nella cui contemplazione l'uomo dimen-

che suscitavano

ticava

le

divino e

cure

le

si

sentiva rapito

della religione

s,

nella

sfera del

quasi che (come taluno

ARTE E RELIGIONE. POLYGNOTO. FIDIA

[sec. v]

pens fra
comparso

gli antichi

6
)

all'

artefice

il

237

dio stesso fosse

maest sua -, ed invece egli,


il creatore, l'artista sommo 7, non avea fatto che tradurre nella materia una sua intima imagine di bellezza 8 e per darle forma si era ispirato ad Omero 9.
- Tale, ad Atene, quella Promachos (che fece poi
impressione anche sui Goti di Alarico I0 ) e quella
Lemnia e quella Parthenos, onde tutta l'acropoli fu
piena del nume di Athena; e ancor pi quando fu
ultimato e consacrato il suo massimo santuario, il
in tutta la

Parthenone di Ictino e di Callicrate, e di Pericle pi


grande di quello ideato da Temistocle o da Cimone,
pi grande del tempio arcaico che i Persiani avevano
incendiato, - ed ora su i frontoni e le metope e i fregi
del nuovo tempio e su le decorazioni del simulacro e
correva istoriata, quasi a simboi rilievi dello scudo
:

leggiare la gesta recente degli Elleni contro


la

leggenda antica della guerra

di

Troia

Persiani,

11

e quella

mitica degli di e degli eroi e delle vittorie loro sui

Giganti

I2
,

sui Centauri

*3

e su le

Amazoni

In tutte queste figure divine ed eroiche

geva un medesimo

tipo ideale

4.

si rifran-

umano, nel quale

tutte,

pur tra loro diverse, si assomigliavano, - a quel modo


ch'erano ideali, pur nella loro multiforme e travagliata umanit, i personaggi di Sofocle: pi numerosi che in Eschilo,

attore

*
;

dopo l'introduzione del terzo

pi dramatici, poi che in essi stessi e nella

loro stessa coscienza era

il

drama: non

in Eschilo, nel fatto esteriore,


cabile, e nel

conseguente

fatale

conflitto

con

pi,

non depre-

la

e la responsabilit. Sofocle ignor questo

* v.

sopra a p. 217.

come

legge etica
conflitto;

CAPITOLO

Vili

[ssc. v]

n conobbe l'intimo dissidio onde fu indotto Eschilo


a rettificare la tradizione l dove essa urtava contro
le esigenze morali; ch accett, anzi, la tradizione
cos com' era, e accett il mito come storia sacra
della nazione. Tale fu la religione di Sofocle: una
religione che col crescere della grandezza di Atene
era cresciuta
ma si era accentuata nel senso di
;

un pi inconcusso tradizionalismo, superiore ad ogni


trascendente - quasi - e inaccessibile al
- mentre d' altro lato era immune da
dubbio J 5

critica,

qua e

quelle correnti mistiche che pure affiorano

ma non

Euripide; -

nella tragedia di

Sofocle.

svariate

suggestioni religiose,

(eleusini)

I
,

fu

nuovo - Asclepio
gli iddi

suoi

tra
-,

oracoli

pi

alle

e apprezz i misteri
primi a venerare un dio

quando

lo

Stato lo accolse fra

420): egli che fu sacerdote e poeta

(a.

e magistrato, e sopratutto e
negli

in quella di

Sofocle fu accessibile

tuttavia

sempre

e nei vaticini,

cittadino, e cred

sent

il

culto

come

dovere civico, e V osserv scrupolosamente anche


nelle sue pratiche meno appariscenti (associazioni
orgeoniche, culto

eroe

dell'

Amyno

*7).

in

veramente P uomo
quei due momenti - di Eschilo e di Euripide
lo sforzo costruttivo di

zione del domani,


\v

tutto

del suo tempo, e tra

questo, fu

stette,

twv ikoa3saTaTC.ov

ieri

-,

Y imminente dissolu-

sereno e pio (%od yp


Sch. Electr. 831),

di Fidia e fu di Pericle: et culminante, fra

sfe

olimpica-

mente equilibrato, felice del favore del popolo


degno rappresentante di quell'et che fu sua e
e l'avvenire, in

tra

il

l8
,

fu

passato

un presente grandioso.

Del quale questa fu la caratteristica religiosa,


ch'esso segn l'ora solenne della religiosit civica e

site,

SOFOCLE. POLITICA RELIGIOSA DI PERICLE

v]

patriottica

una

239

religiosit semplice e schietta, scevra

da turbamenti, ignara di esaltazioni mistiche e - in


genere - di ogni esaltazione, tranne quella che veniva dall'idea della patria e dall'orgoglio della sua
grandezza -: quella onde forse Fidia os, con spregiudicato ardimento confinante col sacrilegio, effigiare
dell'

Ama-

scudo della Parthenos 9.


una religiosit altra e diversa

circo-

s stesso e Pericle tra

zonomachia su

guerrieri mitici
J

lo

Correnti di

lavano tuttavia in Atene. C'era un pietismo rigido e


severo, - che rappresentato dalla figura di Nicia.

C'era una fede

popolare credula e superstiziosa,

tutta miracoli e indovini

facitori

Lampone Eumolpida

tipo di

di

di miracoli,

del

Eleusi, veggente e

taumaturgo
C'erano le tendenze esoteriche che
mettevano capo ai misteri Eleusini. C'era la reli*.

giosit dionisiaca delle feste dramatiche.

Su

tutto

domin sovrana

la religione della patria,

ch'era la religione della dea Athena. Esaltando Athena,


si

esaltava Atene.

Fu questa

l'idea

direttiva

politica religiosa di Pericle. Egli concep

un congresso

religioso

il

della

disegno di

panellenico, in cui tutti gli

sarebbero convenuti a render grazie agli


di e a celebrare la vittoria e la conseguita libert

Stati greci

(Plut.,

Per.

17).

In pratica questo congresso sarebbe

un riconoscimento del primato di Atene e non


ebbe luogo. Per compenso, l'istituto eleusino seguitava ad attrarre Greci d' ogni parte dell' Eliade 20
non aveva carattere ufficiale, ma di fatto concorreva
a dar prestigio ad Atene. Pericle fece costruire
un nuovo TeXeax^ptov (opera di Ictino e di altri) 2I
stato

* v. oltre al cap. IX.

CAPITOLO

240

Vili

[SEC. V]

luogo di quello di Pisistrato, che i Persiani di


Serse avevano incendiato 22 - Anche l'opera di Lamin

pone, l'indovino, Pericle seppe utilizzarla^:

per la

fondazione

(Thurii)

2
4,

un piano

(a.

444/3)

in

anche

nuova Sybari

concepita - essa pure - e condotta secondo

di politica

egemonica e panellenica

Pi facile fu affermare

Atene

della

seno

il

2 5.

primato religioso di

alla lega dei federati.

Il

tesoro

comune

da Delo su l'Acropoli, nel Parthenone


(a. 454): cos Athena ufficialmente era sostituita ad
Apollo come divinit protettrice dell'alleanza. Gli
fu trasferito

Stati della

Lega contribuirono

alle

grandi costruzioni

monumentali di Atene, e inviarono rappresentanti


alle feste Panatenee e alle Dionysie. Fu, questo,
1' aspetto religioso di quella politica onde Atene mut
la sua supremazia in sovranit, e di citt capitale
di una federazione (prima inter pares) divenne quasi
la signora di un sistema di province. Atene trionfava, e Athena con Atene; e con Athena la tradizione,

l'epopea,

dionisiaco

Il

rito

si

svolgeva

vano i
machos

il

mito, la trascendenza del divino.


delle rappresentazioni dramatiche

ai piedi

dell'Acropoli: in alto sovrasta-

Parthenone e il colosso della Proil


tempio dominava - eloquente simbolo
grandioso - sopra il teatro, la processione panatenaica sopra le evoluzioni del coro, Athena sopra
Dionyso, lo Stato sopra le classi, il polifastigi del

teismo sopra il misticismo, la natura sopra


l'uomo, - e, con la natura, Dio.
C'era una religione dell'uomo: l'Orfismo. All'uomo insegnava a sentire in s il divino e a credere
in un finale congiungimento con la divinit, oltre la

L'

[SHC. V]

ORFISMO

24I

morte *. Nella religione tradizionale le idee sul!' al


di l erano in sostanza ancora quelle dei tempi omerici 2 Solo nei misteri di Eleusi, vigilati dallo Stato,
si prometteva agli iniziati una sorte meno dura nell'Hade 2 7. Il culto dei morti continuava a praticarsi
.

nelP intimit privata delle famiglie

**.

morti per la

patria erano onorati pubblicamente: di essi soprav-

viveva

la

discorsi

gloria nel
di

ufficiali

Pericle (Thucyd.

2.

ricordo

delle

generazioni, nei

commemoratori eloquenti come

35-46): della loro persona, dell'es-

ombra,
nelFHade. Pi unico che raro l'accenno all'immortalit dell'anima in un poeta del v secolo: Melanippide. Non per nulla egli un poeta di ditirambi;
e l'accenno si trova appunto in una invocazione a
Dionyso, salutato come padre, meraviglia dei morsignore dell' anima che vive sempiterna (xaq
tali,
ei^6)0'j (^X^) 28 Immortale, in fatti, era l' anima per
l'Orfismo, e passava d'una in altra esistenza sino
alla purificazione totale***: l'anima di ogni uomo,
fosse o non fosse cittadino.
L'Orfismo era estraneo alla polis, ed era fuori
della tradizione. Ora comprendiamo come, ad Atene,
dopo l'et dei Pisistratidi esso sia entrato nell'ombra.
Le sue fortune (Onomacrito ****) erano associate al
ricordo dei tiranni. La democrazia era tuttavia l'erede
ser loro individuale nulla restava fuor che

1'

gi,

'

e la continuatrice della vecchia polis aristocratica.

La

vittoria contro lo straniero e contro la tir an-

* v.

sopra a p. 150, 152.

* v. sopra a p.
*
:

v.

* v.

82

sg.

sopra a p. 151 sg.

sopra a p. 134, 143.

phttazzoni

La

religo7ie nella Grecia a ittica*

10

CAPITOLO

242

Vili

[SEC. V]

nide ebbe per effetto di allontanare tutte le


forze extra-tradizionali ed extra-civiche. Uno
spinto nuovo passava, s, nelle vecchie forme. Ma
quel che, come spirito, era troppo nuovo e diverso
- e tale era appunto l' Orfismo -, non pot trovar
posto entro

quadri della Citt.

Fuori di Atene, V Orfismo ebbe miglior fortuna.

Dove trov un

terreno religioso gi dissodato, voglio

predisposto in senso simpatico,

dire

mente

ivi

principal-

attecch e fior: nell'Italia meridionale, in Si-

cilia (culti

di

terico

Beozia

fin

indigeni etnico-agrari), a Creta (culto eso-

Zeus Ideo

*).

Anche

in

dai tempi pi antichi

Beozia.

la

era tutta imbevuta

di religiosit dionisiaca, rinvigorita poi

riore e

Infatti

da una

ulte-

pi fresca penetrazione di elementi traci

2 9.

destino
dell'Orfismo ricorda un po' quello delle
grandi religioni nomistiche **: il Buddismo
e il Cristianesimo. Nato in India, il Buddismo

In complesso, fatte le debite proporzioni,

dov uscire dall'India,


in Palestina,

il

il

conquist l'Oriente.

Nato

Cristianesimo usc di Palestina a con-

quistare l'Occidente. L' Orfismo, formatosi in Attica,

ebbe miglior destino altrove (e specialmente fuori


di Grecia, in Italia). Ad Atene non scomparve del
tutto. Ma si trov a disagio, e presto cominci a
decadere. Al pari delie divinit eleusine (rilievo di

Demeter, Kore, Triptolemo), anche Orfeo pot esser


trattato (rilievo di Orfeo, Eurydike ed Hermes) dall' arte
di ispirazione fidiaca. Ma Y Orfismo come
tale,

come comunit
v. sopra a p.
v.

esoterica organizzata,

31 n. 45, 191.

sopra a p. 161 sg.

non entr

SUPERSTIZIONE E MAGIA

[SKC. V]

nell'orbita dello Stato: visse


si,

ma

una

243

vita indipendente,

fuori del gran

oscura, marginale e liminale,

cerchio di luce e

di

calore

che aveva per centro

la polis.

questo tempo anche risaliranno

un processo che fu

fatale agli ulteriori

principii di

destini

del-

Orfismo. Pratiche e credenze di un'antichit imme-

l'

morabile, detriti e

relitti accumulati negli infimi sedimenti della religiosit popolare - superstizione e

magia

-,

cominciarono, a gravitare verso T Orfismo

come verso un

loro

centro

Infatti la superstizione

per

naturale
le

d'attrazione.

sue origini pre-civica,

mentre anche universalmente umana. E la magia


, per sua natura, azione individuale ed extra-sociale
- e quindi spesso, per un facile accentuarsi dei rapporti, anche anti-sociale (criminale) -, e sotto questo
rispetto dunque necessariamente incline verso tale
organismo eh' era radicalmente estraneo alla polis e
alla sua societ e alla sua religione ufficiale 3.
Estranei, in linea di principio, all'esercizio della

non compresi nel numero


dei cittadini, erano ad Atene i meteci e gli schiavi.
Non tutti saranno stati incorporati nella Citt nuova
religione ufficiale, perch

di

Clistene

*.

Altri

erano sopravvenuti dopo.

pochi avevano preso parte

alle

Mara-

nell'esercito in servizio degli opliti (schiavi a

tona

**),

paggio
stocle

o - pi spesso - sulle navi, arruolati nell'equi(a

31).

Salamina

programma navale

Finita la guerra, crebbe

l'

* v.

sopra a p. 208 sg.

sopra a p. 214

sg.

Temi-

di

affluenza

cremento delle industrie sempre pi richiese

v.

Non

guerre persiane: o

32.

la

L'in-

mano

CAPITOLO

^44

Vili

[SKC. V]

opera degli schiavi. Ci furono anche degli schiavi


stato. I grandi lavori edilizi di Pericle tennero
occupata per alcuni anni una grande quantit di
cT

di

operai.

Questa

folla esotica

che lavorava

alla costruzione

dei templi della Citt, che viveva delle opere della


sua religione, non era tenuta lontana dalle feste del
culto

pubblico:

vi

assisteva,

di

insieme con

fatto,

popolo 33. Tra il popolo stesso dei


c'era pure una classe proletaria: i Theti)

tutto

il

naturalmente fraternizzavano con


lavoro,

sebbene

quenti fra theti


schiavi liberati.

quali

compagni

loro

cittadini

di

matrimoni erano free meteci, nonch fra theti e figli di


forestieri.

Se

il

padre era

quel matrimonio erano cittadini.


pi cospicue dell' aristocrazia

si

cittadino,

Anche

nati di

nelle famiglie

erano avuti matri-

moni con donne straniere e perfino barbare distene


era nato da una figlia (Agariste) dell'omonimo tiranno di Sidone Temistocle era figlio, a quanto
pare, di una straniera (di Caria o di Tracia o di
Acarnania); Miltiade aveva sposato una principessa
tracia, da cui aveva avuto Cimone; Cimone stesso
spos (in prime nozze) una donna d'Arcadia. Gene:

ralizzandosi ora questo costume, facilitato dalla pre-

senza di numerosi elementi

per modificare profondamente la


della cittadinanza.

una legge
i

nati

(\vtl

Lo

avrebbe finito
composizione stessa

stranieri,

Stato intervenne

34
f

e vot

35

451/0) che escludeva dalla cittadinanza


di madre che non fosse cittadina ateniese
(a.

vrjq 7irXe(o<g,

oq av

\v/)

i ryovcs).
Cos la democrazia trionfante

jx^ocv aaxotv

chiudeva in se
stessa: subiva, quasi, una involuzione in senso arisi

[skc. vi

LA DONNA E LA POLIS. LA DONNA E

MISTERI

245

con una recrudescenza di esclu-

stocratico-gentilizio,

sivismo, pi restrittivo

meno

liberale

rispetto

al

costume fino allora invalso di regolare la cittadinanza sulla sola discendenza (legittima) paterna.
Eppure la legge che richiedeva per la cittadinanza
dei figli la cittadinanza delia madre, si ispirava a
un principio essenzialmente democratico. Quel che
la donna era stata ed era nella societ aristocratica
(Saffo, Corinna), quel ch'essa era in democrazia
(Elpinike) 3^ lo doveva, di fatto, alla sua posizione

ed elevata, eh' era la condizione necessaria alio svolgimento e all' affermazione delle
doti e qualit individuali. Di fronte a questo privisociale libera

nuova faceva valere il


donna in funzione di madre 37

legio della nascita, la legge

carattere civico della

e cos

a tutte le

donne, sol che fossero cittadine,

riconosceva implicitamente la condizione necessaria


e - almeno in teoria - sufficiente per accedere ai

una superiore cultura, e in ci tutte le


parificava secondo V ideale egualitario della democrazia, a complemento di quel eh' era la ideale coVQ[Uz per gli uomini (cfr. Eurip., Suppl., 409 sgg.,

benefici

433

di

s gg-; Phoen.,

538 sgg).
Del tutto egualitaria, effettivamente sottratta ad

ogni esclusivismo e privilegio, era la posizione della

donna
misteri,

che

nelle societ esoteriche e

dove -

ai fini del

solo valeva, -

e tutte le disparit

sesso,

cos anche

comune

tutti
si

scuola

quelle

Alle donne fu

pitagorica

38-

dei

ideale soteriologico,

individui erano eguali,

annullavano: come quelle del

della condizione civile e


di nascita.

gli

nelP ambiente

della

posizione sociale

nonch del luogo


aperta fin da principio la

politica,

e di Pitagora stesso si narra

CAPITOLO

246
che a sua

figlia

Arignote

Damo

Vili

[sue. v]

affidasse certi suoi

scritti 39-

ebbe fama presso i


Pitagorici come autrice di libri di argomento bacchico e mistico 40 Donne furono anche tra i seguaci
e

sua

(altra

figlia?)

di Empedocle 4\ E nei misteri eleusini anche le


donne potevano essere iniziate, anche le etre 4*- -

quali invece erano escluse, p. es., dalle Thesmophoria 43. In genere, le comunit esoteriche degli
le

iniziati

riuscivano

pi

facilmente accessibili che

societ politica della polis. Naturalmente, anche


la

legge

straniero

restrittiva

sui

figli

1'

elemento

continu ad esercitare

la

la

dopo

femminile

sua influenza

basta pensare ad Aspasia, eh' era un' etra, ed era


di Mileto

44.

L' elemento femminile era per natura pi sensibile

influenze morbide ed emozionali dei culti

alle

Gi

primo culto straniero che entr in


Grecia - il culto di Dionyso - aveva trovato nel
mondo femminile i suoi proseliti pi ferventi *; ed
era appunto un culto mistico e orgiastico, che rapiva
T anima in una sfera d' emozione e di passione 45.
Da quel primo momento la Grecia, e specialmente
Atene, fu poi sempre aperta all'introduzione dei
culti stranieri: Gli Ateniesi - dice Strabone (10,
3. 18, p. 471) -, come nel resto sono favorevolu mente
disposti verso le cose di origine esotica,
u cos anche per ci che riguarda gli di; ch molti
u culti stranieri essi accolsero, tanto che furono anche
mistici.

il

messi in comedia

ch' essi

Un
*

v.

verso

1'

Questi

culti

gravitarono

an-

Orfismo.

ulteriore

momento

sopra a p. 7

s g>

78.

di penetrazione religiosa

CULTI ESOTICI

[SHC. Vj

247

nuovo

straniera coincide, per Atene, con quel

largo

tenne dietro
si

dei forestieri che

folla esotica

della

affluire

e pi

guerre persiane. Di essi quelli che

alle

trovarono dunque insieme, abbastanza numerosi

per costituire un nucleo di connazionali, furono in

grado

di tener viva,

pur in terra straniera, Y adora-

zione delle loro indigene divinit, per nulla impediti

Anche queste

dalle leggi dello stato.


lo pi

per

oggetto di

erano divinit femminili.


schiavi proveniva

Il

divinit
46

orgiastici

culti

erano

non poche

maggior contingente degli

Tracia e dalla Frigia.

dalla

La

Kybele 47 dovette presto esser


introdotta (dalla Beozia? 48) in Atene 49 insieme con
i Korybanti s, innestandosi sul culto - gi esistente -

grande dea

frigia

Terra concepita come Madre

della

[xeyaAy]

come

52

[r/yTyjp

madre

e (per ulteriore

degli di

'
:

51

(cfr.

Avj-fx^Tyjp,

specializzazione?)

p^xyjp xtewv

53.

Non molto

diversa, nella sua natura ed essenza, dalla

era la tracia Bendis (Bv5[q)

frigia

che pure fu intro-

54,

dotta circa quel tempo in Atene

dea

55.

vi fu introdotta

Kotys o Kotytto 56 altra dea tracia 57, nota gi ad


Eschilo 58. _ E sempre dalla Tracia o dalla Frigia
fu introdotto Sabos-Sabazios 59, il grande iddio indigeno ( traco-frigio ? ) affine a Dionyso *, designato
anche col nome di Hyes 6o - E dalla Syria 61 pel
tramite di Cipro, Adonis 62 un (altro) giovane iddio
che muore, e in ci rivela il suo carattere ctonico.

agrario

Lo
con

**.

stato

ateniese ospit

gli schiavi

*
:

che

li

v.

sopra a p. 73.

* v.

sopra a p. 70.

nuovi

culti

insieme

praticavano. Gli aderenti costi-

CAPITOLO

248

Vili

[SliC.

tuirono delle societ religiose, alle

furono

quali

cittadini

di partecipare. Tali associazioni

liberi

ebbero

carattere privato, sul tipo di quelle confraternite


v:c eh'

ticolari

eran dedite

eroi

('

')

al culto delle

delle fratrie e delle phylai

identificata con la (Terra)

Madre

degli di

di

par-

divinit
6 3.

vj

Kybele,
ellenica,

ebbe un culto ufficiale. Il suo santuario ( Mrjtpwov )


neir agor 6 4 fu oggetto delle cure di Pericle. La
democrazia si atteneva cos al suo programma: di
fronte alle correnti interne di una religiosit indipendente (popolari, superstiziose, dionisiache, esoteriche), si studiava di attrarle nella

dinandole e

subordinandole

alla

sua orbita, coorreligione ufficiale

dello Stato (culto di Athena); di fronte alle correnti

mistiche ed orgiastiche della religiosit esotica, o le

incanalava nei misteri eleusini,

un

le

associava

ad

culto indigeno (ellenico), modellandole sui propri

istituti

65

sempre affermava

la superiorit dello

Stato

e della sua religione. Nella polis sovrana, nell'ado-

razione

inconcussa de' suoi iddii

tutelari, nella

sal-

dezza della sua tradizione gloriosa, c'era posto anche


per gli elementi inferiori di provenienza straniera.
La loro presenza era un fatto di ordine culturale.
E, anche in fatto di cultura, democrazia aveva sempre
voluto dire compartecipazione, ammissione del pi
gran numero.
Anche la musica, che era allora in voga ad
Atene, era di origini esotiche, e aveva degli addentellati con il mondo dei misteri. Non era Orfeo
l'ideale dei cantori?
alla

musica
* v.

la filosofia?

non aveva applicato


Al tempo di Clistene * gi

Pitagora,
66 .

sopra a p. 228 n. 34.

Stic,

FILOSOFI E PENSATORI FORESTIERI

v]

AD ATENE

249

era prevalsa la maniera di Laso (di Hermione) su


quella tradizionale di Fratina

Melo,

da

il

poeta ditirambico e

influssi orfici

era Frynide

68
,

*,

Ora Melanippide di
dionisiaco non scevro
6 7.

era uno dei novatori.

educato

Il

caposcuola

alle tradizioni musicali della

Era una musica appassionata


sentimentale: corrompeva - dicevano - i costumi,
6 9.

nativa Mytilene

rammolliva la giovent. A Sparta fu proibita. Ma


Atene ne andava pazza. Tutti imparavano a sonare il
flauto 70. Pericle ebbe, tra i suoi maestri, Damon(id)e,
eh' era

musicista e

scrittore

ch di teorie politiche.

di

cose musicali, non-

Pericle eresse

destinato alle esecuzioni musicali:


a.

1'

un

Odeon

edificio
7*

(circa

450).

Anche un

altro

lora dal di fuori in

speculativo

pedocle

fu

dopo

rici,

**.

elemento di cultura venne alGrecia e in Atene: il pensiero

Venne

dall'

Oriente e

nel Peloponneso

la catastrofe della

72.

dall' Italia.

Em-

Alcuni dei Pitago-

Scuola, ripararono nel-

V Eliade 73. Parmenide e Zenone, eleati, furono ad


Atene 74. Ad Atene specialmente affluirono dal di
fuori uomini insigni per intelletto e per dottrina.
Non pochi vennero dalla Jonia, naturalmente attratti
verso quella eh' era ormai la loro capitale. Anch'essi
entrarono neh' orbita di quella loro nuova patria e
parteciparono intensamente alla sua vita e alla sua
politica, - eh' era quella di Pericle.

Hippodamo

di

Mileto,

architetto,

presied alla

ricostruzione del Pireo, e prese parte alla fondazione

v.

sopra a p. 241.

v.

sopra a p. 204.

CAPITOLO
di
la

Vili

Tsec. v]

444) 75 ricevette, al pari di Polygnoto,


cittadinanza ateniese *. - Erodoto di Halicarnasso

Thurii

(a.

fu intimo di Pericle e di Sofocle; fu anch' egli tra

coloni di Thurii; e tanto profondamente sent lo spirito

panellenico

narrare

come

gloria

la

ateniese,

che prese a

guerre persiane concependola

la storia delle

coronamento di un mondiale secolare


conflitto fra P Asia e l'Europa, voluto dagli di e
da loro ultimamente risolto con la vittoria dei Greci.
E di quelle sue pagine memorande - non immuni, del
resto, da un certo spirito razionalistico alla maniera
di Ecateo 7 6 - die poi lettura in Atene al popolo adufinale

nato, ad esaltazione della patria e della religione

77;

e cos, anche, insegn a scrivere storie, e a scrivere

Ch ancora

in prosa.

letteraria

Grecia non aveva una prosa

la

ed Erodoto

infatti

scrisse

(jonico) vicino a quello dell' epopea, in

un idioma
un tempo in

in

epopea stessa nella Jonia fu risuscitata, e precisamente da un poeta (Choirilo, di Samo) che tratt
in forma epica la stessa materia di Erodoto la specui F

dizione e la disfatta di Serse

Anaxagora
(a.

di

79
f

78.

Clazomene, port

460-450) la speculazione jonica.

nata la filosofia

come scienza

in

Atene

Nella Jonia era

della natura **; e natu-

mantenne, nonostante le correnti nuove


sopravvenienti - con ritmo quasi di riflusso - dalEleati rappresentata da
l' Occidente (la teoria degli

ristica vi si

Melisso di
di Ione

Samo

da Chio

8o
,

8l
).

elementi pitagorici nel Triagms


Il

nelle sue varie forme:

monismo
il

v.

sopra a p. 236.

v.

sopra a p. 180 sg.

primitivo fu ripreso

principio {pyjj) acqueo di

ERODOTO. ANAXAGORA

[skc. v]

Hippone di Samo (o di Reggio) 82 il prinaereo di Anaximene, da Diogene di Apollonia 8 3.

Talete, da
cipio

- Intorno alla speculazione naturistica crescevano le

scienze della natura.


Talete, ebbe

L' astronomia,

inaugurata

da

suoi cultori (Oinopide, Hippocrate di

Chio 4, Eschilo scolaro di Hippocrate). Anche la


medicina - che in Italia si svolgeva in connessione
col Pitagorismo (scuola di Crotone
Damokede, medico di Dario], continuata da Alcmaione 8 5) - fu, nella
Jonia, dominata dal naturismo (scuola di Chio), e
8

dedusse

la

terapeutica da

una scienza naturale

dell'uomo o teoria degli elementi costitutivi dell'organismo umano, persistendo in questo indirizzo anche

quando contro di esso reag efficacemente la scuola


di Cos (Hippocrate).
Anaxagora pure procedeva dal naturismo jonico,
sebbene giungesse ad un radicale dualismo che alla
:

natura - divina per i fonici - negava, egli, la divinit, concependo come divino soltanto il voO^, eh'
pensiero e sostanza - sostanza pensante -, ma non

mentre

materia,

la

materia,

di

fatta

elementi

ed

homoiomerie, non divina; - e la natura appunto


materia; - e il sole natura; e per ci il sole non

divino

TtOpov

'

),

ponneso

una massa incandescente ( fji5pov 5caa un di presso, come il Pelonon Helios ne Apollo non un dio

86
'

grande,

popolo
di Atene (e, in genere, della Grecia propria), ancor
tutto aderente alla fede negli antichi iddii, eh' eran
arditi

concepimenti e strani a udirsi per

quelli di

Omero

della

dello Stato. Pel popolo,

pure un dio

87

Helios,

tradizione,

eh'

il

eran quelli

come per Omero, Helios era


il

Sole, era effigiato sul fron-

tone orientale del gran tempio di Athena Vergine,

CAPITOLO

252
inquadrare

Vili

[sue.

insieme con Selene,

Luna -

la

grande scena divina, e quasi a segnare,


e

F ora solenne del

sera,

la

miracolo

fra
la

1'

la

alba

nascita

della dea.

La

fede e

il

culto popolare erano dominati dal-

i
antropomorfismo
filosofi (Xenofane, Eraclito)
negavano F antropomorfismo *. Per il popolo Omero
era verit e storia. Per Theagene era allegoria **
dietro ciascuna divinit spuntava un elemento della
natura, e questo, se mai, - non la persona - era
divino. Anaxagora andava anche pi oltre se il sole
era una massa incandescente, come poteva essere
un dio? Per il suo scolaro Metrodoro di Lampsaco 88

l'

erano
(

gli eroi figure di

Agamemnone

tore
ria

===

')

la

'

gli

luna

dei,

'

elementi e corpi della natura

F etere

Achille

'

=f=

Et-

sole

il

Paride
F aElena == la terra
corrispondevano a organi ed
'

'

invece,

il
fegato
umori del corpo umano (Demeter
il fiele
in fondo
Dionyso == la milza \ Apollo
forse era sempre la teoria degli elementi, applicata
sott' altra forma all' organismo umano come micro-

'

cosmo

pensiero,

che procedeva

trovarsi con

'

macrocosmo

e sintesi del

dal

8 9.

Or

tutto

naturismo,

Anaxagora trasportato

questo

veniva

nel bel

mezzo

della vita civica e religiosa di Atene, di quella citt

che
e

si

la

vantava

pi

di

timorata

essere, fra
9.

le

greche, la pi pia

Si aggiunga che

diretta delle forze e dei corpi naturali

F adorazione

come

divinit

(non antropomorfe) era una caratteristica della aborreligione

rita

* v.
;

v.

persiana

sopra a p. 184
sopra a p. 193.

sg.

9*
f

cui la greca

opponeva

le

METRODORO. LEUK1PPO E DEMOCRITO

[skc. v]

figure

umanamente vere

fluenza del pensiero

253

dei suoi iddii. Tracce d' in-

religioso

Magi parve

dei

agli

antichi di poter trovare nel pensiero di Protagora

un
in

altro pensatore

che dalla nativa Abdera

si

92
,

stabil

Atene.

E Abdera

fu

del

culla

la

fondato da Leukippo

pensiero

axoonoq

([xya<;

da Democrito (il quale pure venne,


Atene 94). E l'atomismo fu l'ultima
espressione

del

genee,

(indivisibili:

ma

dzo\i%)

formalmente

sistemato

93) }

ma

pi tardi, ad

e la pi perfetta

meccanico, ponendo

naturismo

luogo della potenza unica una

minime

atomistico,

infinit

di

particelle

sostanzialmente

in

omo-

dimensionalmente diverse,

da cui, per via di combinazioni, tutte le cose derivano - anche 1' uomo, e nelP uomo il pensiero, cio
l'anima (voq)

della morte.
rale) 9^ alla

-,

tutte

dissolvono nell'atto

all'uomo, alla sua vita (condotta mo-

sua morte

97
1

parte della sua indagine


al

si

Democrito dedic non poca


98
(

e in

ci

sembra vicino

pensiero di Protagora), - e anche alla religione:

eh' egli deriv dal sentimento di timore ispirato spe-

cialmente neh'

uomo

fenomeni meteon i demoni; mali

primitivo dai

Eppure non neg gli di,


ammise come esseri (pur formati

rici 99.

di atomi) superiori

all'uomo; e alla credenza negli di cerc un fonda-

mento

reale,

cendola sotto

sempre
il

in

senso materialistico,

segno della

attivit

psico-fisiologica

(irradiazione di imagini dagli esseri divini,

appaiono nel sogno, nelle


nei miracoli)

visioni,

ridu-

nelle

le

quali

predizioni,

I0 .

In Atene, anche

pensatori trovarono favorevole

accoglienza. Anaxagora, al pari di Erodoto, ebbe la

protezione e P amicizia di Pericle

fu ascoltato e

am-

CAPITOLO

254

Vili

[SEC. V]

mirato da Pericle come maestro; frequent

il

circolo

Protagora fu tra i coloni di Thurii IDI


insieme con Erodoto, Hippodamo ed altri insigni. La
Citt era idealmente immutata: la democrazia aveva
di Aspasia.

conservato, trasformandoli,

suoi vecchi

istituti.

Anche

nuova circolava per entro agli antichi


schemi. Ma, dentro alla forma, lo spirito era

la religiosit

mutato, e minacciava di spezzarla. L' equilibrio fu

mantenuto per
Pericle

si

tutta Y et di Pericle

ma

gi contro

deline una opposizione ostile alle novit.

moderatore supremo,
come un
l'olimpico
Zeus I0 3 o come un Heracle, e la sua eloquenza come
un fulmine ich, e la sua Aspasia come un' Hera io 5.

Pericle stesso,
102

Anche per

la

di dilapidare

1'

il

sua politica edilizia fu rimproverato


il

106

danaro pubblico ad abbellire Atene

come una donna

La comedia,
le

equilibrato,

fu preso di mira: fu presentato

civettuola.
satirica per

sua natura, rurale per

sue origini, indugiatasi pi a lungo nelle cam-

pagne, quando fu introdotta nelP ambiente urbano,


vi port qualche cosa del

suo spirito provinciale e

tradizionalista, che si color poi anche politicamente,


- nel gioco dei partiti -, intonandosi al programma

agrario-conservatore. Cos la comedia divent natu-

ralmente
vit.

il

portavoce dell'opposizione contro

le

no-

Assunta, oramai, a dignit di poesia letteraria,

accenn per un momento (con Cratete

io 7

e Ferecrate)

ad atteggiarsi sul tipo del drama siceliota di Epicarmo (pittura di costumi [Ferecrate], soggetti mitici,
divini ed eroici [Platone]). Ma con Cratino, Telecleide,
Hermippo conferm decisamente il suo carattere politico, e lo mantenne contro la volont di Pericle; il
quale invano cerc (a. 440) di infrenare la sua troppo

NOVATORI E TRADIZJONALISTI. LA COMEDIA

(SEC. v]

libera e troppo personale

Alla Citt mo-

invettiva.

derna, al suo esotismo, alla sua cultura che


raffinando sempre pi, la comedia oppose
antico,

idealmente

Contro

le

semplice

innovazioni, contro

fu implacabile. Sfruttando

il

sano

e
i

255

il

si

veniva

costume

schietto

Io8 .

novatori e gl'intrusi

motivo comico del con-

trasto fra F esotico e Y indigeno, le fu facile mettere


in ridicolo

moda

forestieri

La musica

I0 9.

di

moda

e la

musica non ebbero la sua approvazione II0


I culti stranieri furono derisi senza reverenza e senza
scrupolo, insieme con i loro devoti *. I filosofi ebbero
della

Hippone

la loro parte:

- *i
?

tutt'

occhi

'

- di

suoi seguaci nei IlavTUiat

Gratino

Adulatori' di Eupolide

111
,

Protagora negli

112
.

Questo movimento trov eco nell'opinione pubSe Pericle fu attaccato sulla scena, i suoi intimi
furon tratti innanzi ai tribunali. Fidia fu accusato da
un oscuro artista, Menone, di aver sottratto parte
blica.

dell'

oro e

dell'

avorio destinati

simulacro della Vergine

data alla prova dei

fatti

ZI 3.
I][

4.

all'

esecuzione

del

L' accusa risult infon-

Ma

Fidia dov andare

quando mor TI 5. N
processo avesse anche un aspetto

in prigione; vi era ancora,

che

escluso
religioso

116
:

il

Fidia

si

sarebbe reso reo di empiet

per aver osato effigiare, per quanto copertamente,

scudo della Parthenos X1 7.


Comunque, 1' accusa, pel solo fatto che pot essere
formulata e sostenuta, sta a provare - ci eh' poi
confermato anche per altra via 118 - che la sottrase stesso e Pericle nello

zione sacrilega di cose sacre non era, a quel tempo

qualche cosa di assolutamente inaudito. - Aspasia


* v.

sopra a p. 246,

CAPITOLO

256

Vili

[SEC. Vj

stessa fu accusata - dal poeta comico


a

Hermippo -

cagione dei convegni che avevano luogo in casa

sua con V intervento di persone che certo non erano


in odore di santit X1 9.
'

Pi importante e significativo fu

il

processo di

Anaxagora. Su proposta di Diopeithe 'il popolo vot


del quale si doveva
(a. 432) un decreto, in forza
procedere contro quanti non credevano nella religione (x
trine su

-frea

BiiaxoVTzq)

I2 .

vo[uovra<;)

\xi]

cose

le

celesti

(Xyo'jq

L' allusione ad

dente. Diopeithe era

professavano dot-

mp t&v

[ASTaoatnDv

Anaxagora era

un indovino e cultore

mantica; era un fanatico rappresentante

121

evi-

di scienza
di quella

non scevra da superstizione, alla


opponeva il pensiero indipendente rappresentato da Anaxagora. Anaxagora fu
condannato, e forse ripar a Lampsaco presso Me-

religiosit popolare,

quale decisamente

trodoro

si

I22
.

Tutto questo non era intolleranza religiosa vera


e propria.
le

cittadini

dottrine

come

erano

a tutti

liberi di aderire a

culti:

Lo

ma non

tutte

di sottrarsi

aveva le sue
credenze come aveva le sue leggi: aveva i suoi culti
come le sue assemblee. L' dapsta, l' empiet religiosa, era prima di tutto un delitto civile.
alla

religione

Oramai

(t

a.

Stato.

la tradizione e

il

Stato

pensiero, Y antico e

il

accennavano a separarsi. L' armonico equidelP et periclea gi si rompeva. Dopo Pericle


429) venne meno del tutto.

nuovo,
librio

dello

NOTE

R. Koldewey

in Unteritalien

und

O. Puchstein, Die griechischen Temfiel

u.

Sicilien, Berlin

1899.

Cfr. Kaerst, Geschichte des Hellenismus'T?,

3 6 vcc5o|j,svo: Paus.

6. 4, 5.

150.

- Cfr. Overbeck, Schriftq.,

P. 137.

4 Suid.

v.

s.

'Ixwpos lazpQ.

5 Quintil. 12. 10, 9.

Emilio:

Jovem

6 Anthol.
7

Impressione che ne ebbe Paolo

velut praesentem intuens

2.

Liv. 45. 28

Suid.

s.

v.

208, 48. (Overbeck p. 131 n. 715).

S^fiioupyv xv <3>st5av:

8 Cic. orator 2. 9:

Plat.

ipsius in

'

Hifip. mai. 12. p. 290 A.

mente insidebat species pul-

chritudinis eximia quaedam'.


9 i7.
Suid.

s.

v,

527

1.

sgg.,

secondo Strab.

8.

3,

30

p.

354. Cfr.

<I>t5ca,

10 Zosim.

hist.

nov. 5. 6, 2. (Overbeck p. 118 n. 642).

11 Nelle metope.

- La presa

di Troia nelle pitture della

Poikile.

12 Nelle metope. -

La Gigantomachia

tata sul frontone del vecchio

13 Nelle metope. -

era gi rappresen-

tempio distrutto dai Persiani.

La Centauromachia

nelle pitture del Theseio?t, opera di Micone.

era rappresentata

Anche

della Promackos, opera di Parrasio e del toreuta


PETTAZZoni

La religione nella Grecia

antica^

su lo scudo

Mys.
17

CAPITOLO

25 8

Vili

Amazonomachia nei rilievi su lo scudo della Partkenos,


Anche nelle pitture della Poikle (Micone).
Anche
negli
Ichneutai (drama satiresco) il ladrocinio
15
Hermes difeso (da Kyllene) contro (Apollo, e) i Satyri
14

(vedi n. 19). -

di
(

35

>

s gg->

specialm.

v.

360

sg.

Citrullaggini, certe buffonate,


|

gare

[trad.

16

numi poi

Tre volte

felici quelli dei


;

Fu appunto

qualit

come un eroe

di

AegCwv

Amyno

mortali che vanno all'Hade

frg.

308 n 2

sacerdote

di

in

carica

di

il

un culto nuovo) col nome

(iniziatore di
e

di

p. Il 9]).

nuovo dio Asclepio nel xfisvog


Per questo fatto Sofocle stesso fu adorato, dopo

che Sofocle accolse

sacro all'eroe.

morte,

nella

faran pa-

la

ch soltanto per loro ivi c' vita,

per gli altri ogni cosa ivi triste

Amyno

glie

E. Romagnoli, Nel regno di Dioniso,

avendo visto questi misteri

17

... a chi spampana certe

YTco%XYi$

l'eroe

(cfr.

ig

II,

1061). Il santuario

2,

era ai piedi dell'Acropoli: scavi Athen. Mitteil., 21.

1896, 287. Cfr. F. Kutsch, Attische Heilgotter

Religionsgesch. Vers. und Vorarb., xxi,

3,

und

Heilkeroen,

Giessen 191 3, 12

sg.,

sg.

54

18 Vinse 18 volte nelle Dionysie e 6 volte (a quanto pare)


nelle Lenee.

19 Plut., Per. 31 t^v izpQ 'jJLGcva


Ttot&v

xtva

aTOt)

[lopcp^v

vsxTtwas

xXsoog sfotva QiayxXvjv vO'Tjxs


20 Herod.
to)v

8.

due piani

Eleusis

axwv Te

fiocco |J<svoo rcpg

zfj

oKii

cpaXaxpoo
Hept-

'A^a^va.

(degli Ateniesi) poi)X[iVOg

dcwv 'EXXvjvoov [losxau

21 Strab. 9.
a

65

twv x sl P&Vy xa ^

Tcxpov sTCY}p|ivou di' {icpoTpa)v

xai

{la^v

rcpsagTOO

).

1,

12 p. 395;

O. Rubensohn,

und Samothrake,

22 Herod.

9,

Plut. Per. 13 (xsXsaxvjptov

cfr.

Die

Mysterienkeiligtiimer

in

Berlin 1892, 49 sg.

65: jiTipTjaavxag z Ipv x

'EXeuatvi

[vxxopov].
23 Aristot., rket.,

24 Diod.

12.

25 Diod. 12.

26 Cfr.

te

3.

18, p.

1419 a;

cfr.

Plut. Per. 6.

10, 4.
9,

sg.

Strab. 6.

rappresentazione

I,

dell'

13 p. 263.

Hade

tra

le

pitture

di

NOTE

2 59

Polygnoto nella lesche dei Cnidii a Delfi (lato


io.

28,

sinistro):

Paus.

sg.

27 Rohde, Psyche

I3

293 sgg.

28 Fr. 6 Bergk plg ih 4 p. 591. Cfr. Rohde, Psyche li 3 204.


29 Per l'ulteriore presenza dell' Orfismo in Beozia (nel
,

culto cabirico), v. oltre al Capit. x.

30 Negli inni orfici


con una ricchissima serie

le

divinit

sogliono essere

epiteti.

In ci qualcuno ha pen-

di

un

sato che sia da vedere forse

invocate

magia della parola

riflesso della

(evitare di omettere la formula appropriata).

necessario

vedervi un influsso religioso egizio (formazione degli inni orfici


in Egitto:

A. Dieterich, De hymnis orphicis capitala

Marburg 1891
l'

qtiinqiie,

Kleine Schriften, 69 sg.). Si tenga presente


inno omerico ad Ares. - Formule proprie degli inni orfici

ricorrono gi, secondo lo stesso Dieterich (Rh. Mus. 48. 1893,

282

===

Kleine Schriften 123), parodiate in Aristofane.

31

Cfr.

Diod. 11. 43, 3; Aristot. 'Atk

24.

rcoX.,

32 Oltre che ad Atene, anche, specialmente, ad Itgina e a


Corinto.

33 Tra Sparta, dove pi,


spregiati gli operai (xo)

teneva forse

il

dove meno erano di-

e Corinto,

x t P 0T ^X va C

Herod.

167),

2.

Atene

mezzo.

34 Sparta era, per principio, ostile ai forestieri, e li espelleva periodicamente (gevvjXocaCa Thucyd. 1. 144, 2; 2, 39, 1).
:

35 Aristot.

'A-9-.

36 Stesimbr.

fr.

26. 3; Plut. Perici. 37.

tcoXit.
3,

fhg

ii

p.

54

648

sg.

sg.

Plut.

Cz'm.

14;

Per. io.

37 Cfr.
banchetto

Aristoph.

(scil.

Lysistr.

Romagnoli). La Lysistr ata

La mia quota

nel

appunto documento di tendenze

nuove nella societ femminile di Atene.

Anche

'

della vita), Io la pago: io partorisco' (trad. E.

nelle Thesmophor. 83

sg.

'

Cfr. le

Certo

Ecclesiazuse.

qualche distinzione

Un

Converria serbar per quale Di noi donne desse a luce


gliol che avvantaggiasse

La

citt,

stratego

o duce

'
.

fi-

(trad.

E. Romagnoli).

38 Diog. Laert.

8.

41.

- Elenco

di

donne

nel

catalogo

2O

CAPITOLO

Vili

dei Pitagorici in Jambl., vit. Pyth., 267. il

una comedia di Alexide

titolo di

vane (comedia

'

media

39 Diog. L.

')

caf

42;

8.

cfr.

il

e di

370

p.

nuO-aYop^ouaa

una di datino

p.

il

gio-

290 Kock.

Jambl. vita Pyth. 146.

40 Baxxtx (anche: tepg Xyog), TsXsial Aiovaou Por:

phyr. vita Pyth. 4; Suid.

s.

'Apt^vw^Vj.

v.

Fr. 112 (Diels), 8: v5poi YjS yovaigu

41

42 Metaneira, l'amante di Lysia,


caret, iniziata ad Eleusi

43
6,

49.

'

queste feste sar da riferire ci che


16. -

Cfr. sopra a p. 85 n.

Anche

si

44 Di Mileto era anche Thargelia, che


all'epoca di Dario: Hippias

ii ? p.

4 Diels

fr.

P-

35

s g

legge in Isaeus,

le

schiave erano

Thesmophoria (Aristoph., Thestn. 278

escluse dalle

Ni-

al servizio della etra

Demosth. in Neaer. 21-23

sgg.),

brill in Tessalia

286; Plut. Per. 24.

Influenza di Aspasia e della cultura ch'essa rappresentava sulle

donne ateniesi

Plut., Perici,,

24

45 Euripide, Le Baccanti

46

Non

di

egizio-libico di

rapporto col carattere


v.

32.
sg.).

72

orgiastico,

ma

che in Grecia

si

carattere

Ammone

(v.

internazionale

degli

il

culto

oracoli

in

genere:

di

Kyrene.

in Pind., Pyth. 4. 16 (statua di

Ammone

sopra a p. 58 n. 28) specialmente

La prima menzione

oracolare

sar diffuso (non senza

pel

tramite

opera di Calamide, dedicata da Pindaro a Tebe, secondo Paus.


9. 16, 1);

Ammone

di

3) e a
al

54 sg. Aristoph. Av. 619, 716.- Culto


(verosimilmente da Kyrene) a Sparta (Paus. 3. 18,

Herod.

cfr.

2.

Gythion (Paus.

tempo

di

3,

21,8), e quindi ad Afytis (Calcidica),

Lysandro (Paus.

18,

3.

47 Prima menzione^ (KgvjXtg)


Cfr.

Antisthen. ap. Diog.

^poyta

L.

6.

3).

in

Hipponact.

%ocl

121 B 4 -

fr.

{JLTjTTjp

x)v

#0)v

axCv.

48 Pind.;fr. 79 e 80 Schr.

Paus.

9.

25, 3.

49 Mv]Tpq)OV con statua di Agoracrito (Plin. 36. 17 secondo


Paus. 1.^3, 5, di Fidia; cf. Arrh. Peripl. Pont. Eux. 9. 1);
;

cfr.

Paus.

8.

37, 2.

ultimi anni del


1892), 39 sg.

- Metroon

in

Olimpia

secolo): Olympia,

(tutt'al

pi degli

Die Baudenkmler (Berlin

NOTE
50 Aristoph., Vesp.

2I
Lysistr.

422), 119;

(a.

558; Eccles.,

1069.

M^xpt

51

persiane)

52 Paus.

8.

Hymn.

53

14; Paus,

I.

iXoyxw

T^ v

xocts)([jlvo

caf

Le Tracie,

55 datino,

BevSiv

Aristofane

di
zyj

120:

fr.

I,

365 caf

(fr.

(fr.

82);

sgg.

34
v
i,

Kock

(fr.

80:

Spq.zzcx.ig,

p.

[Hesych.]).

488 Kock). Be?idis

sopra a p. 182).

v.

56 Eupolis, Baptae caf

iwv

jATjxpl

(=Bendis).

Kpcmvog

outcd

- Aristofane, Le Lemnie
gi in Hipponacte,

Le?nnie

Phot.) nelle Op^xxat di Gratino

Kogvjjfy (KopYjx^)

v.

s.

5.

3,

nelle

ixsyTj

-8-eocppyjTO<;

Hesych.

guerre

le

78.

368); xpy^og (col senso di

-frscv

cfr.

4 (et: subito dopo

I,

3.

37, 3-

ho?n.

54 Bsvdtg
(fr.

IG

nell' iscriz.

Pind. Pyth.

cfr.

273 sgg. Kock, fr. 83, 84


(eou aapat, grido di invocazione dei devoti di Kotytto; corrisponde esattamente

all'

I,

p.

sot aapoc del culto di Sabazio

mosth., de cor., 260). - In generale un


passare tra la prima introduzione di un

comica.

derisione sulla scena


avesse gi preso piede

57 Kotttioc

tempo doveva pur

certo

culto

il

un certo numero di seguaci.

BsvScdsia presso

De-

culto straniero e la sua

Questa presuppone che

e contasse

Traci:

Strab.

10.

3,

16, p. 470.

58 Negli

Edom:

59 Aristoph.,
bazio);

388

2
57 N

Vesp. 9 sg. (Sosia preso dal

sonno di Sa-

566 caf i, p. 535 Kock (tv ^pycc, tv


tv 2a(3iov); Av. 875 (puyiX(p 2agaiq>); Lysistr.

Le Ore,

aATjTyjpcc,

fr.

fr.

(xcb T0[i7tav\a{xg jol rcoxvol

2agiot).
e

60 Sch. Aristoph., Av. 874. - Tvj, un altro degli di


stranieri in Aristoph. fr. 878 Kock. Anche Apollofane nei Cretesi

fr.

Kock

Demosth., de
61

greca

'

cor.,

I,

799. -

p.

formula

la

>7j

qctttjc;

Che Adonis sia un nome di origine non greca


non v'ha dubbio, anche se (non questo anche
'

di Kabiri [cfr. sopra a p.

('adoni

Cfr.

in

260.

mio signore

')

96

cfr.

n.

107]?)

W. W.

il

nome non

e preil

caso

sia semitico

Baudissin, Adonis, Zeitschr.

CAPITOLO

22

Vili

morgenlandischen Gesellschaft, 70. 191 6, 423 sgg.


nome Adom's sostenuta dal Kretschmer).

d. deutschen

(la grecit del

2 Cratin.
737

fr.

376; Pherecr. fr. 198; Aristoph.


'Adoma^ouaat era un altro titolo della Lysstrata

fr.

fr.

15,

caf

(Sch. Lysistr. 389; cfr. le *A5(Oviooaai di Philippides,


p.

Kock)

301, 2

Plat.

388; Pac. 420

Kock

fr.

una comedia Adonis: Kock

I,

(di Platone

anche

p. 601). - Cfr. Aristoph., Lysistr.,

celebrazione delle feste

(la

cita

si

ih,

la flotta salpa per la Sicilia, di

Adonis, mentre

di

augurio;

cattivo

cfr.

Plut.,

les

Grecs,

Nic. 13; Alcib. 18).

63 P. Foucart, Les associaiHons religiezises chez

Paris 1879; Poland, Geschichte des grechischen Gemeinwesens,

Leipzig 1909.

64 Ivi ebbe sede

1'

archivio di stato (almeno nel IV sec).

seguito proced poi a concedere a qualcuna delle

65 In

divinit straniere

ammettendola

suo riconoscimento,

il

iddii dello stato (Bendis)

v.

286

oltre a p.

Fragm. der
Archyta:

Vors.,

ibid.

I,

67 Pratin.
flauto).

JL.a

p.

fr.

nn.

p. 302,

330 sg.
Bergk
1

ili

4
,

6,

7.

gli

sg.

66 La musica coltivata nella scuola pitagorica


3
i ,

fra

Diels

- L' e Ap[xovi%g di

557 (contro la musica del


in Commedie di

p.

traduzione data dal Romagnoli

Aristofafte,

Nel regno di Dioniso, 94.


Pherecr. fr. 145 caf I, p. 188 Kock.
E. Romagnoli, Musica e poesia ?ielV antica Grecia,

I,

68 Cfr.
69 Cfr.

xliv

p.

sg.

cfr.

8.

6.

Bari 1911.

70 Aristot.,

71

Polit.,

Cfr. Cratin.

fr.

71

CAF

6,

I,

p.

1341 a:

p.

35 Kock.

%al T^v auyj-

72 Diog. L., 8. 67.


73 Filolao a

der Vors.
(Jambl.,
flussi

2 95

3
,

vit.

p.

301, n.

Pyth.,

pitagorici

s gg.) ?

Tebe

(Plat.,
i

a
).

- Lyside nel

250: Diels

nel 'canone' di

(Euryto, scolaro di

Fragm.
Peloponneso e a Tebe

Phaedon, 61 d:

3
,

p.

Diels,

n.

321, 34

Polycleto

(fr.

Filolao [Diels

1,
I

3
,

1).

- In-

Diels

3
,

p. 320, 33,

NOTE
n. 2]:

68s

pt&[i, 5s 8 Itctcod, SSs 8*

(lv vftpcTCou

74 Diels, Fragm, d. Vors.,


75 Diels,
in

base

W.

p.

aXoo

139, nn. 4, 5.
citt ideale era costruita

pitagorici

subiti

nell'Italia

Tpiayfis di Jone).

il

und

Nestle, Herodots Verhltnisse zur Philosophie

1906-08.

Sophistik, Progr. Schntal,

77

(influssi

tre

Meridionale? - Cfr.
76

293 sgg. La sua

p.

numero

al

263

Un

premio di 10

Anyto Diyllos

fr. I

talenti gli fu decretato su proposta di

FHG II,

p.

Herod. malign., 26).

(Plut., de

360

78 F(ragmenta) E(picorum) G(raecorum),

Kinkel.
1, p. 265
- Panyasside, di Halicarnasso, parente di Erodoto, autore di

un epos Herakleia,
79 Cfr.
I,

W.

anche 'Icovix in

scrisse

Capelle, Anaxagoras,

Neue

distici.

Jahrbiicher, 19 19,

81 sgg., 169 sgg.

80 Diels, Fragm.
81 Fr.

Diels

Vors.,

d.

3
i

nccvTTccu

288

p.

Kock

155

(fr.

83 Diels

3
,

p.

176

sgg.

286. Jone fu in Atene anche

p.

poeta tragico: Aristoph., Pac.

82 Diels

sg.

(a.

421), 835.

Contro

di

lui,

Cratino

nei

p. 61).

1,

p. 416. - Cfr. Aristoph., Nitb.,

come

264

sg.

Eurip.,

Troad., 884 sg.

84

Fu

in Atene, secondo Philop. in Phys. 31. 3: Diels

3
,

p. 299. n. 2.
i3,

85 Diels

86 Diog. L.

p.

131.

2, 12.

Xi&ov Sircopov (Diels


87

Hymn. hom.

88 Diels

3
,

p.

Cfr.
3

i ,

Xenoph., Memor.,

375

4. 7, 7:

xv tjXiov

sgg.); Joseph., contro. Afiion., 2. 37.

31.

339,

n.

48.

Cfr. Nestle,

Metrodors

My-

thendeutung, Philologus, 66. 1907, 503 sg.


89 S. Reichenberger, Die Entwicklung des 7netonymischen

Gebrauchs der Gotternamen in der griechischen Poesie bis zum

Ende des alexandrinischen Zeitalers, Karlsruhe 1891


La critique des traditions religieuses chez les Grecs,

Decharme,

Paris 1 904
A. Bates Hersman, Studies in greek allegorical interpretation,

Chicago 1906 K. Reinhardt,


;

De Graecorum

theologia, Beri. 1910.

CAPITOLO

264

Cfr. Isocr. fianeg., 28

90

cptAavi>pa)7EU) io^ev.

Herod.

9t

rc/Ug ^ijlwv ob [lvov &sotpiXa),

7)

XX xal

Vili

[.

131

oox v&petmocposas v|xtaav

Tog ftsog xax %ep ot "EXTjveg slvat

La

1920, p. 115). - Serse adora

Bologna
sole nascente (Herod. 7. 54). -

il

in Aristofane, Pac.

406

Barbari (mentre

la luna, adorati dai

sato ob {xvov aegsiag

XA xal

(' il

sole

{i7j5iO{xou (Satyr. fr.

14,

92 Diels

li 3 ,

p.

220, n. 2.

93 Diels

il 3

p.

94 Fr. 116 Diels


Ti'g

sole e

Greci adorano gli Dei),

Anaxagora accu-

una massa incandescente

fhg

in, p.

p.

'),

163).

83: tjX&ov yp etg 'AtHjvag xal

rcspl vou.

Democrito:

opere di

yj-ihx nella classificazione delle


9. 46.

97 Contro la paura della morte, eh' effetto

oux stdxsg),

(&vy)ZYjq cpascog Stuaiv


l

una seconda vita (cpsSsa

|ii)^OTcaaTOVXS XPvoo)

Uno

98

il

sg.

ns

95 Di Leukippo, un

96

syvwxsv.

jis

Diog. L.,

r],

sgg. (e gli schol.)

insidiano per tradire ai Barbari la patria. -

in

Pettazzoni,

religione di Zaratkttstra [Storia delle religioni,

Un' allusione

00

(ot Ilspaai)

R.

(cfr.

fr.

zob

rcspl

d'

ignoranza

e le credenze fantastiche

u-si

z^y xesirc^v

297 Diels.

scritto della classe degli vj-ihx era

il

izepl

tcov

v "Atdoo: Diog. L. 9. 46.

99 Sext. Empir. 9. 24.


100 Diels il 3 p. 31 sg.,
Religionsfihilosofihie, Leipzig
,

1'

animismo

n.

74

191

1,

sg.

O. Gilbert, Griechische

sg.

457

Tylor, Primitive Culttire,

- Rapporti

con

497.

101 -Leggi per Thurii redatte da Protagora: Heracl. Pont,


ap. Diog. L. 9. 50.

102 Teleclid.
cons.

ad

Afioll.,

103
p.

35;

cfr.

fr.

17

33, p.

axivoxcpaXog
Cratin.

fr.

Kock caf

1,

p.

214;

cfr.

'

Plut.

118 E.

Zs: Cratin.

fr.

71

Kock caf

i,

ili.

104 Eupol.

fr.

94 Kock.

105 Cratin.

fr.

241

Kock caf

I,

p. 86.

- Aspasia chia-

NOTE
mata dai Comici anche

come Heracle),

ricle

Deianira

'

Elena

'

Omfale

'

',

Eupolis

cfr.

(in rapporto a

'

Pe-

Kock

249, 274

fr.

I,

325, 332.

p.

106 Telecl.

Kock Caf

32

fr.

107

^6

X^oog xal
108 I

Demi

'

Chironi

Eupolide

(ib.

279

p.

'Persiani'

di Magnete; le
Serifo

di Aristofane

no

izi

'

le

',

icoistv

'

'

Laconi

'

',

paesi

cfr.

Laconi

Lydi

Persiani

',

'le

Nicocare

'
;

'

quelli di

'

',

'

'

Telmesso

Macedoni'

Kock caf

da

(isole e citt)

Chionide;

Cratete

di

'quei di

di Nicocare; 'i

Cratin.

Tracie

di Pratina e di

'

sg.);

comedie derivati

di

Assiri' di

82

p.

1,

di

titoli

Samii

'i Babilonesi',

Lemnie

xa-OXoo

sg.).

femmine)

e 'gli

Deliadi

'

Cratino;

di

Ferecrate;

'le

(maschi

di abitanti

stranieri:

'AO-vjv^atv KpT7]

ta

(Kock

di Cratino

'

109 Assai frequenti sono

nomi

twv Ss

ta|i(3iX7jg

fiufrouc;.
1

di

220.

p.

i,

1449 B

Aristot., poet., 5, p.

Tzpfozos vjpgsv cp|ievos

':

265

'

di

Fenicie'
Cretesi

',

di Strattide.

71
p. 35: IIepixXv], xfysiov
xoO xpocvioo /cov; ed Eupolide nelle Capre (AIys) caf

Kock

I,

p.

258

fr.

sg.

i,

- Cfr. la critica alle esagerazioni musicali

di Euripide nelle Ra7ie di Aristofane.

(contro l'auleta
crate

(nel

Chairide)

Chiron)

(la

145

fr.

Anche: Aristoph., Ach. 16

Rane 152

(contro Kinesia); Fere-

Musica accusa Melanippide,

Frynide, Kinesia, Timoteo); Eupol. (negli Iloti),

fr.

139 (contro

Gnesippo).

in caf Kock
'

cpO-aXfiol

.112

p.

1,

60

(fr.

153: xpocvioc

Staa cpopstv,

oox ptO-u^Tot).

caf Kock

1,

297

p.

sg.

fr. 97 (fhg
305; Plut., Per., 31.

113 Aristoph., Pac, 605; Philoch.


ap. Sch. Aristoph. Pac.

114 L'oro pot essere

in.
Menone
si ebbe,
115

Thucyd.

2.

ricuperato:

Plut.,

Per.,

p.

400)

31;

cfr.

I,

13,

su proposta di Glycone, in compenso,

l'esenzione dalle tasse: Plut., Per., 31.

116 Cfr. Nicole, Le procs de Phidias dans

Apollodore d' aprs ttn papyrus

ine'dit

les

Chroniques

de la collection de

CAPITOLO

266
Genve, Genve 1910;
24.

cfr.

Vili

Romische Mitteilungen,

L. Pareti,

1909, 271.

117 Plut., Per., 3i

118

Un

ladro di cose sacre nella scena dell'

Hade

dipinta

da Polygnoto nella lesche dei Cnidii a Delfi: Paus. io. 28, 5 sg.
119 Plut., Per., 32. - L'accusa fu di agsta e di corruzione (lenocinlo

120

appuntamenti in casa

Plut., Per., 32

1085;

(7tapa|j,cuvojiv(p)

2.

fr.

Kock

(7C0|iccvt,d)d')Q)

Phrynich.

cfr.

fr.

secondo
dide.

altri

12

sg.

(anche

Anaxagora

cfr.

Aristophan.,

di

L'accusa fu
u/yjSiajxoo,

fu difeso

Amipsias

fr.

10

9.

122 Le varie versioni sai processo e la


in Diog. L. 2.

fu assolta.

380; Aves 988.

Vesfi.

121 Teleclid.

Diod. 12. 39,

Aspasia

- Diopeithe ebbe anche

una posizione autorevole:

negli anni successivi


Eqirit.

sua).

v.

da Pericle.

fine di

Anaxagora,

presentata da Cleone

sopra a n. 91) da Tuci-

IX.

Crisi e superamento.
I Sofisti e Socrate.
s

Negli anni dopo Pericle, lo spirito

forma:

la cultura, dalla tradizione.

La

zione s'irrigid nell'idea della polis.

raggiunto ormai
trice:

condann

il
i

sizione alle novit


il

liber dalla

forma, la tradi-

La democrazia,

suo non plus ultra, fu conservacerc l'appoggio della reli-

filosofi;

gione. Quella che al

contro

si

si

tempo

di Pericle era stata oppo-

accentu in senso reazionario:

presente - democratico

-,

proclam

al passato, all'aristocrazia, alla oligarchia.

opposizione

arcaizzante

degli

il

ritorno

questa

aristocratici

fece

ri-

scontro quella modernistica e radicale dei pensatori


indipendenti.

La reazione

inve

nella

Comedia.

Il

modernismo si sbizzarr nella Sofistica. Qualche


cosa di nuovo emerse da questa crisi: e fu

l'uomo come individuo.


procedevano dall'anteriore filosofia
Ma, avanzando su la via del pensiero - essi, venuti
I

Sofisti

per ultimi, e tanto pi impazienti e precipitosi e sfrenati -, si spinsero fino all'estremo, l

dove

un'altro

268

CAPITOLO IX

SEC. V]

nuovo segnaquando poi la


crisi fu superata, ormai il pensiero aveva deviato, e
per sempre; - e gi s' incamminava per altri destini.
apriva

e fra Y antico e

orizzonte

si

rono essi

la transizione e la crisi; e

Quella prima
ceduta,

filosofia,

come sappiamo*,

il

essendo a sua volta prodal mito - ch'era natura

e natura divina, fantasticamente pensata


lit

e molteplicit

**

come

plura-

l'aveva superato nel concetto

-,

una sostanza fondamentale ch'era pure natura


il Fuoco), ed era pure divina (come
quei molti del mito), ma era una in se (come elementare permanente substrato di tutte le cose) e nelle
cose stesse che ne provenivano una, dunque, come
essere e divenire insieme (monismo: filosofi di Mileto ); - oppure una essendo tutta e soltanto un dive-

di

(l'Acqua, l'Aria

che nel

nire, senz'altro essere

cose, le quali

mutano

fluire

di continuo, e

l'

perpetuo delle

uomo muta con

loro (Eraclito: tz&vzx pzi); - ovvero

una come puro


essere immobile senza mutamento, dove il divenire
non che illusione dei sensi, e i sensi sono fallaci,
e solo il pensiero puro ha fondamento obiettivo di
quanto tutt'uno con l'essere (Eleatici:
Xenofane e Parmenide). O altrimenti: fu mantenuto
verit,

in

accanto all'essere

il

divenire,

ma non

pi

divino,

essendo divino solamente l'essere, essendo dunque


l'essere l'erede della sostanza fondamentale (divina),
ma con pi ristretto dominio, in quanto rinunziava a
tutto ci che informe (materia bruta) per essere
soltanto forma (Pitagora) o poi - rinunzia anche pi
;

grande - rinunziava a
*

v.

sopra

al

tutto ci eh' natura, per esser

Capit. vi.

** v. sopra a
p.

15 sg.

LA FILOSOFIA SINO AI SOFISTI

[SEC. V]

269

soltanto pensiero, sostanza pensante, yoQg(Anaxagora).

anche

come

invece,
lismo,
il

di

abbandonato

ma

divino,

il

il

puro essere,

si

mantenne

divenire, evitando cos

il

dua-

senza ricadere nel monismo, ponendo non

divenire di una sostanza fondamentale unica, bens

una

pluralit di sostanze elementari

menti - fuoco,

aria,

quattro eleacqua, terra - di Empedocle) o


(i

una infinit di elementi indivisibili (gli atomi di


Leukippo e di Democrito) ad ogni modo, sempre
una pluralit, in cui la sostanza prima (oyjj)si risoldi

veva; - e cos cessava di essere una, e solo conservava, antica eredit del mito, la divinit (mentre pei
dualisti la divinit passava tutta sul principio eh'
opposto alla materia) che iddii furono per Empedocle
elementi; e divini per Democrito furono
1 quattro
gli atomi (per lo meno gli atomi caldi), e di questi
:

erano

di (esseri

gli

fatti

natura superiore

di

al-

l'uomo), di questi era fatta l'anima umana, e per ci


il

pensare era vero, come anche (contro

erano veridici

sensi,

gli

Eleati)

perch avvertivano mutamenti

(meccanici) di quegli atomi di cui era costituita la realt.

questo punto era pervenuto

il

proprio natu-

rale svolgimento della primitiva speculazione

risalente alle prime origini ioniche.

da principio

La

greca

quale era stata

ed aveva voluto
poi aveva dovuto rinun-

tutta rivolta alla natura,

ma

ridurla ad unit divina;

ziare alla naturalit (dualisti [Anaxagora]), e alla unit


(atomisti).

la divinit.

Sofisti

Ch

nel

andarono

mondo

oltre, e

negarono anche

videro soltanto materia

mutamento, senza un permanente substrato elementare, e dunque senza unit di

e moto, molteplicit e

essere

e in ci seguirono gli Atomisti (rapporti fra

Protagora e Democrito)

ma

li

superarono

in

quanto

CAPITOLO IX

270

mondo

eliminarono dal

che
sofi

tutto

[SEC. Vj

quel divino

divino:

il

sostanza fondamentale (pyfj) dei primi filoaveva ereditato dal mito, - e a tutte le ulteriori

la

concezioni in cui

era risolta l'aveva poi trasmesso:

si

ond' che veramente nella negazione dei Sofisti rest


negato tutto l'anteriore pensiero. E questa fu la crisi
ch'essi determinarono. Che, tolto

meno

veniva

di verit; e

divino dal mondo,

pensiero ogni fondamento assoluto

al

dati dei sensi

il

illusorii

veri per gli

Atomisti (materialisti) - pei

erano

ma da uomo

veri,

eran veri tutti


nel

uomo

momento che

gli Eleati,

Sofisti,

diversi; e

relativamente a chi

per

anche,

pensieri

concepiva e

li

concepiva; onde tutta relativa

li

era la verit, secondo la formula di Protagora, che


1

di tutte le cose

misura l'uomo: e di quelle che

sono (ponendo) che sono, e di quelle che non sono,


(ponendo) che non sono
axcv av&ptTCog,
[|xtj

Platone]

zm

bvzm

[xv

toc

(ftavxwv

'

ovtwv

y^qiixiov

x&v Ss oux

toq eaitv,

ox aziv)

[xxpov

4.

Cosi emergeva, dalla natura, l'uomo come


viduo. Nello stesso
di fronte

alla

momento

Citt.

l'individuo

affermava

si

Cominciava allora

indi-

(a.

431) la

guerra del Peloponneso. Le citt della Grecia eran


divise in due campi: con Atene o con Sparta; ogni
citt in
dell'

due

partiti:

democrazia e aristocrazia. Pi

idea nazionale valse allora di nuovo

il

partico-

larismo degli Stati; pi dell'idea di stato, la passione

dei

partiti;

pi

della

l'interesse degli individui.


nistica per

1'

solidariet

di

Individualistica

partito,

ed uma-

esser suo, la sofistica riusc pi interes-

sante delle speculazioni dei filosofi su la natura

su la scienza.

e,

PROTAGORA. GORGIA. HIPPIA

[SEC. V]

27I

Atene - possiamo dire la Grecia - aveva gi


un'eloquenza e non aveva ancora un'arte oratoria.
Non aveva neppure una prosa 5. La retorica fu
portata in Atene dal siculo Gorgia: il quale, nella
:

sua qualit di inviato

ufficiale della nativa

dovette avere pi

(a. 427),

d'

Leontini

una occasione

di farsi

La Sicilia
meno profonde

pubblicamente apprezzare come parlatore.

dove

colonizzazione aveva radici

la

(che in Asia), e le naturali tendenze della gente indi-

gena erano vive sempre e vitali *, la Sicilia ricca e


lussuosa, mistica e adorna di templi colossali (di
Zeus Olimpio ad Acraga, di Apollo a Selinunte),
facile all'entusiasmo 6 sensibile al gesto teatrale (Empedocle **), produsse i primi maestri dell'arte del
,

dire (Corace, Tisia).


l'altro,

il

Ad Empedocle

merito di aver dato

il

tra

si attribuiva,

primo impulso

alla

ma
E Gorgia fu scolaro di Empedocle
eleatico.
E
a
Zenone,
sostenne,
almeno
anche
parole 9 che 1. nulla esiste; 2. se anche qualche
cosa esiste, incomprensibile all'uomo; 3. se anche
comprensibile, incomunicabile ed inesplicabile ad

retorica

7.

di
f

altri I0

Ma

ad Empedocle - e ad Eraclito - dovette

specialmente la formazione del suo

ammirazione
coi

pia,

in

suoi

Atene come a

discorsi

d'

stile,

Delfi

onde suscit

come ad Olim-

intonazione

panellenica

Discorso di Delfi [Ilohxs],


il Discorso
di Olimpia, P Encomio agli Elei), non
molto pi sentiti - forse - di certe sue orazioni

patriottica (P Epitafio,

il

paradossali e

{Encomio di Elena, Apologia

di

fittizie

Palamede

che sembrano declamazioni

* v.

sopra a

sopra a p. 192 sg.

v.

p.

191 sg.

teatrali,

CAPITOLO IX

272

[SEC. V]

a quel

modo

derivati

da tragedie ben note (Euripide).

La

che anche

Essi F insegnarono per mercede,

Sofisti.

Anche

scienza,

la
I2

pedia (Hippia)
i

sembrano

soggetti stessi

retorica fu gran parte nell'insegnamento dei

scienza.

Cos

enciclo-

doveva servire

ai

fini

per primi,

il

problema della

posero,

Sofisti

al pari della

come

concepita

delF uomo.

formazione dell'individuo e della sua cultura (pedagogia [Hippia]) T 3. Lacultura dell'individuo;


la

tradizione

dello stato. Nello

stume tradizionale
gine con

stato

lo

-,

vjjioc

il

stesso,

stato

co-

coesistente ab ori-

quasi luogo

tien

il

una

di

realt, come la cultura si acquista,


diviene.
L'individuo il prius, lo
cos il vjjlo^
stato il poster ius. L'uomo esiste, in natura, nella condizione individuale; e la natura varia da uomo ad

seconda natura. In

uomo e per ci F essenziale ([lytaTov rj yboiq


Lo stato, invece, non esiste per natura (cpae:), ma
per convenzione (vjjtto) % Ci sono dei popoli ancora
;

sono

vicini allo stato di natura; e


pia)

il

ritorno allo stato di natura

questo

politiche e

munanza

ideale

beni

Convenzionale

l8
,

anche

F ideale.

la societ: in

(Lycofrone)

sociali

Alkidamante
Barbari

crito

ma

2
3,

22
.

2I
).

L'

*9.

Il

4).

cittadino del

Le

leggi

teorie
*7

(co-

comune).
ci

cittadino

sono
e

lo

poi [iv sec]

Eguali, per natura, anche

uomo

Euripide

in

natura non

schiavo sono per natura eguali (Hippia

nuove

le

donne

le

(Hip-

felici

disegni di rinnovamento sociale

dei

differenze

s'informano

pi
16

Greci e

mondo (Demo-

non sono giuste

in s:

quanto e fin tanto che sono utili allo stato


che le ha poste 2 5 in questo senso giusto (lxxiov)
ci che legale (v|U|xov) 2 Anche la morale ha
in

jsEC. v]

LA RELIGIONE. PRODICO. CRITIA

SOFISTI E

Anche il linguagAnche la religione 2 9.

origini convenzionali (Archelao)


28

Protagora)

(Prodico,

gio

273

2 ?.

L'indagine, ch'era stata cosmologica, divenne antropologica.

(Hippia

una

di

30^

logia (Hippia

una

posero

Sofisti

storia della civilt,

Antifonte

linguistica

dico, Critia)

28

di

32

)y

archeologia

'

di

una etno-

una sociologia,

di

'

di

una scienza della religione (Pro-

33.

In fatto di religione,

nep xtewv

le basi di un'

34,

si

Protagora, in uno scritto

pronunzi su

gli

di in senso agno-

dichiarando di non poter sapere che esistano,

stico,

ne che non esistano, ne come sian fatti (fr. 4 Diels


3
p. 239). - Prodico, di Keo, deriv (fr. 5 Diels)
T idea prima degli di (e quindi anche tutto il culto,
compresi i misteri) 35 da quelle cose che sono comechessia utili agli uomini (* quae prodessent hominum

il

specialmente cibi
avrebbero adorate
(prima, a quanto pare, in s stesse [dunque una
specie di feticismo] 37, e poi) nelle persone dei loro
rispettivi inventori e rappresentanti (Poseidon - e,
presso gli Egizi, il Nilo - dell'acqua, Hefaisto del

vitae

'

Cic. de nat. deor., 42.

bevande

36

che

118),

uomini

gli

Demeter del pane, Dionyso del vino), concepiti come benefattori e divini. - E Thrasymaco, di
Calchedone (in Bithynia), sofista e retore, neg (fr. 8

fuoco,

provvidenza divina, affermando che gli di


non vedono le cose umane, ch (altrimenti) non si

Diels) la

'

disinteresserebbero di quel massimo tra


eh' la giustizia

Tiranni
satore
gli

'

3.

Critia,

beni umani

che fu dei Trenta

404/3), poeta elegiaco e dramatico e proanzi che dalla gratitudine utilitaria deriv

(a.

39,

di dal sentimento della paura, ispirata nei primi

uomini dai fenomeni meteorici - come


pettazzoni

La religione nella Grecia

antica.

lampi e
18

CAPITOLO IX

274
tuoni - e

dal cielo

stellato

d'accordo con Democrito

41
;

crito, filosofo (materialista),

rosa

naturalmente

40.

per

religione

innata

la

anzi

(tcrei),

in

ci si

trovava

determinava nell'uomo il
conseguente culto degli di,

si
il

sofista,

v]

ma, mentre per Demoda quella emozione pau-

sentimento religioso e
Critia,

[sfcc.

acquisita

mente, era stata suggerita

ai

non era nell'uomo


e,

(v{.iq));

pi precisa-

volghi primitivi da qual-

che accorto sapiente (tcuxvs Tiq xat aoyq) a un certo

momento
perata

della storia dell'umanit: cio quando, su-

fase

la

selvaggia

primordiale della vita

(aTaxTos

xa

ftyjpK&Svjs),

anarchica e
introdotte le

leggi per impedire le palesi violente prevaricazioni,

uomini seguitavano a delinquere di nascosto (eludendo le leggi), era stato necessario inventare un altro mezzo che servisse da freno e da spaupoi che

gli

racchio, e questo fu

la

menzogna

t$v dXr^siav
cio di un essere divino

(^suosc

Xya)) dell'esistenza di
(SaffAWv)

Dio

xocltyocq

(x %-eiov),

che tutto ode e

conosce perennemente (a^iKtcp -fraXXwv (3up),


quanto dagli uomini detto o fatto o anche sol

vede

tacitamente pensato.

Di fronte a queste aberrazioni, lo Stato teneva


fede alla religione tradizionale con i suoi culti ufficiali, le sue processioni sacre, le sue feste solenni.
Nelle feste dionisiache seguitarono a rappresentarsi

annualmente tragedie e comedie. Anche negli anni


pi tristi della guerra, quando il nemico era alle
porte, quando l' ombra della disfatta oscurava il cielo
della patria, non mancarono le rappresentazioni dramatiche; - n potevano mancare, poich il drama era
un rito, e faceva parte della religione. Antichi san-

L'ARTE FIGURATA

[SEC. Vj

andavano

tuari che

in

275

rovina (come quelli di Codro,

furono restaurati

e di Neleus e Basile),

* 2.

Terreni

occasionalmente occupati (e dunque profatempi di calamit - come il Pelargikn (Thu-

inviolabili,
nati) in

cyd.

2.

mitiva

furono riconsacrati nella santit

17, 1) -,

Templi e statue

43.

altre divinit

44

pri-

onore di Athena e di
continuarono a sorgere - nonostante
in

frapposte dalla lunga guerra - su l'Acro-

le difficolt

Athena Nike, Athena


(statue di Alcamene per

poli (Erechtheion, tempietto di

Hygieia
i

di Pyrro), nella citt

santuari di Dionyso e di Ares,

Metroon)

di

Agoracrito pel

(Nemesi di Agoracrito a

nel territorio

Ramnunte). NelP Eretto, dentro la cella di Athena


Polias, ardeva notte e giorno un' aurea lampada
votiva (opera di Callimaco).
L' arte riproduceva ancora

motivi gloriosi della

leggenda divina ed eroica (Centauromachia e Amazonomachia nel fregio della cella del tempio di Apollo
Epikurios a Figalia 45 Gigantomachia e guerra di
Troia nelle sculture delP eraion di Argo). Ma anche
nelP arte gi una nuova tendenza si manifestava
;

si

accentuava

Styppax,

autore

realismo (Lycio,
del

figlio di

Splanchnoptes

Myrone;

Strongylione

xaTaiyj^Texvoc Paus. 1.
- eh' differenziazione e individuazione -

animalista
26, 6-7

il

46

Callimaco,

il

di fronte all'idealismo del tipo (fidiaco), eh' astra-

zione.

L' arte,

che prima aveva scolpito

le

statue

senza vederli,
usava
ridurre le
che anche
fattezze personali del defunto sotto il segno uniforme del tipo, prese ora a studiar Puomo qual
da prima anin natura. Sorse allora il ritratto 47
dei

vincitori

nei

nelle

giochi

stele

panellenici

sepolcrali

cora idealizzato,

come

nella statua di

Pericle

scoi-

CAPITOLO IX

276

da Cresyla

pita

49,

fyptoizortoiq) 5

come

34.

nelle

Pausone,

menti faceva, in pittura,


brutto

Ne

Creta (nobiles viros

in

74) 4^ p 0 i trattato realiopere del ritrattista ( avDemetrio di Alopeke 5 1 - Non altriPlin.

nobiliores fecit:

sticamente

Kydonia

di

(SEC. V]

'

il

del

pittore

52.

altrimenti faceva, tra

poeti,

personaggi sono bens eroi nel

nome

Euripide i cui
- che i soggetti
:

son sempre mitici (se bene nuovi per la pi parte e,


per amor di novit, scelti fra le leggende locali pi
spesso che tra quelle trattate dall' epos) -, ma di fatto
sono uomini 53; e da uomini parlano il linguaggio
della vita reale (non senza artifci retorici e discus-

da uomini
agiscono, dominati dalie passioni, ciascuno secondo
sioni

il

Melanippe

sofstiche:

proprio carattere

e per V

un da Y

-fj

yaiq,

([ifeycatov db' rjv

altro diversi,

aoyrj);

fr.

807 n

*),

donne diverse
uomini (mentre in

e le

- come in realt sono - da

gli

Eschilo son quasi maschili)

e tutti e tutte nella loro

varia umanit e nelP intima individuale personalit,

spesso

che eroica,

tutt' altro

logica (la follia:

fiocvca) 54,

alle volte

criticato,

pato-

sono studiati e scrutati e

sviscerati senza piet ne reverenza.

perfn

il

quando mal corrisponde

mito stesso

alle

esigenze

morali; n gli oracoli sono risparmiati 54 bis. e gii di


- cui spetta, del resto, una parte minima nelP azione
e del tutto inorganica

- neanche

55

(prologo

iteg

x fAYjxavrfc)
poich se

sfuggono alla critica


qualcosa di male operano gli iddii, non sono iddi
- e in tutto questo si rivela Y influenza del
(fr. 294 n)
pensiero sofistico, del quale Euripide abbondantegli di

56

'

* v.

sopra a p. 272.

EURIPIDE

[SEC. V]

mente

si nutr 57

filosofi 58 f

E
lyt.

277

- come pure segu

Anaxagora

tra gli altri di

le

dottrine dei

59.

da vicino, anche, conobbe V Orfismo


sg.) 60

952

e,

pur tenendosi estraneo

Hipposent

il

valore dell' esperienza mistica e della passione orgiastica

Cretesi

(i

*,

e sopratutto le Baccanti)

che

egli

fondo aU' anima umana e ne comprese la


(frequenza del motivo
erotico) e seppe leggere per primo nei cuori femminili: egli, poeta vero, che dunque ascolt tutte le
voci della vita in quella travagliata et che fu sua,
e tutte le espresse nella poesia; - che la dottrina

guard

in

vita affettiva e sentimentale

stessa dei filosofi (dualismo di Anaxagora)

per

riva

lui

Gaia

62

forme personali divine

colo-

(il

voug

natura come Terra o


E, discepolo - qual era - dei Sofisti, intimo di

come Etere
6

di

si

4).

e Cielo e Zeus

3,

la

Protagora, che in casa sua die lettura del suo libro


i

su

alla

gli

di

vita

',

pubblica,

pessimista,

critico

sent

tuttavia

estraneo sempre
bellezza

la

la,

grandezza di Atene, e la celebr nelle sue leggende


(Egeo, Teseo, Hippolyto, Jone, Erechtheus), e le cant
un inno di gloria (nelle Supplici). Ma quando vide
declinare l'astro del suo destino, disper (Le Troiane
a. 415), e si ritrasse (a. 408/7), quasi preludendo a
destini non lontani, presso il re di Macedonia, Ar,

chelao
d'

- e

intonazione

allora

forse

sofistica

ricord

cosmopolitica

estensione dell' aria aperta

ogni terra patria per

Ma

ivi

l'

quei

al

volo

uomo prode

suoi
:

versi

V intera

dell' aquila, e
(fr.

1034 n)

**.

appunto, lontano dalle rovine della patria,

* v.

sopra a p. 11.

* v.

sopra a p. 272.

278
in

CAPITOLO IX

[ShC. v]

ambiente sano e rude e quasi primitivo

avendo forse sotto

gli

ancora,

occhi le fresche native cor-

renti dell' orgiasmo, rivisse

il

momento

entusiastico

primordiale della tragedia dionisiaca, e scrisse quelle

che sembrano P atto di fede di un pio


credente o di un convertito - tanto la religione vi

Baccanti

65

esaltata e

forse sono

67

dubbio critico vi rinnegato 66 -, e


solamente il canto del cigno di un poeta,

il

che, vicino egli stesso alla morte, sent

un arcaismo prossimo a scomparire,


con rimpianto - non fu dunque egli
mantici? - a quel piccolo

evo

'

mondo

il

fascino di

e ripens forse

primo dei romedio


- e nessuno pi
il

antico, a quel

che tramontava per sempre

'

aveva operato ad affrettarne la fine: di lui


che nella forma della tragedia rituale e divina avea
gettato a piene mani lo spirito della nuova cultura
irreligiosa e scettica, lo spirito di un' et che volgeva
alla prosa - or che anche la prosa attica era nata,
e in quella scriveva Tucidide le sue storie -, mentre
la poesia sempre pi cedeva al canto e alla musica 68
e anche la tragedia fatalmente si avviava a trasfordi lui

marsi in melodramma

comedia

69

ceder

il

posto

alla

?.

Anche la religione, come la filosofia,


come T arte, come la poesia, si trasformava.
Erano anni di guerra; e la guerra era lunga, varia,
aspra. Era la guerra della Grecia contro la Grecia.
Per Atene, era cominciata sotto cattivi auspici (la
peste

a.

insepolti,

429 e seguenti).
e

vacill

la

cadaveri giacquero allora

fede nella Provvidenza. Del

resto, un' angoscia oscura era in

tutti

vaga inquietudine paurosa. Di quando

in

cuori

una

quando,

la

RESISTENZA DELLA RELIGIONE TRADIZIONALE

|skc. vj

279

tensione degli animi dava luogo a scoppi di passione,


di odio accanito, di brutalit

del pi forte, solo, valeva

presa una

72

era distrutta

citt,

senza pari

Nessuna
;

Il

piet pei vinti

uomini

gli

diritto

uccisi,

le

donne e i fanciulli venduti in schiavit 73. Non i Barbari avevano inferocito cos sopra i Greci
non gli
;

sopra

stessi Greci

Ma

pendenza.

Atene

Barbari nelle guerre

quei tempi erano ormai lontani:

Sparta mandavano

dell' indi-

ambascerie

al

ora

re

di

Persia. Allora, gli di onnipotenti erano stati solidali

con gli uomini, e ne avevan fatto degli eroi. Ora, che


F umanit si abbassava, anche gli di apparivano pi
piccoli e limitati

74

e quasi dominata

la loro

volont sembrava incerta,

da una superiore volont

fatale.

Tanto pi si ricorreva agli oracoli, e si consultavano gF indovini 75. Una eclissi 7$ un terremoto 77 un
tuono a ciel sereno 7% un acquazzone 79 erano interJ

come annunzi

pretati

plenilunio

8o
.

Guai a

di

sciagure.

chi violasse

Si

osservava

una sacra tregua

il

81
;

guai a chi sconfinasse su un terreno di propriet


sacra

82

nelle

forme

Quanto pi

uomini soffrivano, quanto


pi imbestialivano, tanto pi cercavano aiuto nella
religione, e specialmente - come suole avvenire .

religiosit

gli

inferiori della religione.

Fautori di una

popolare superstiziosa e quasi

fanatica,

come Lampone 3, come Diopeithe 4, erano in auge.


Uomini fra i pi rappresentativi e influenti nella vita
pubblica si mostravano scrupolosi osservatori del
culto e dei prodigi
non solo conservatori come
8

Nicia

85

(e

pi radicali,

* v.

ma

anche democratici, e dei


come Cleone, - che fu ddito ai sacrifizi

Sofocle*);

sopra a p. 238.

28o

CAPITOLO IX

[SEC. Vj

e zelante nelle pratiche delP arte

prio Cleone

si

fece,

durante

mantica

la guerra,

86 .

pro-

propugnatore

misure spietate contro i vinti


Nel contrasto delle competizioni fra gli Stati,
P oracolo di Delfi conservava la sua autorit forse,
anzi, T accresceva. Custode delle tradizioni pi arcaiche, ammoniva i Greci di venerare gli di secondo
il costume dei padri 88
Osteggiava, naturalmnte, i
8 7.

di

culti

stranieri.

L' antico

ogni fondazione (una


sociazione

9)

principio

citt,

animistico

un corpo

onde

di leggi, un' as-

soleva essere consacrata, e per

legit-

timata, nel culto del fondatore *, trovava tuttora la


sua applicazione nella vita delle colonie 9: fondata
Amfipoli da Piagnone (a. 437/6), questi vi fu venerato
quasi come un eroe oxiaxrjg. Ma quando Amfipoli
si ribell ad Atene, abol il culto di Hagnone, e adott

come eroe fondatore Brasida spartano (f a.


eresse un monumento nelP agora e celebr
(Thucyd.
Delfi,

5.

11).

- Per suggerimento

dell'

422), cui
sacrifizi

oracolo di

Atene procede a una riforma radicale del

culto

nelP antico centro religioso della confederazione -

a Delo (a. 426/5) -, istituendovi una solenne festa


quadriennale. L' ira di Apollo, che aveva mandato

poteva essere stata suscitata


da qualche impurit che contaminasse P isola a lui
sacra. Non solo tutti i cadaveri furono esumati (e

il

flagello della peste,

come

credenza corrente
voleva che le nascite del pari che le morti fossero
potenti veicoli d'impurit, fu ordinato che a Reneia
trasportati a Reneia); ma,

si

la

trasferissero anche tutte le partorienti

bondi. Poi che

* v.

le

sopra a p. 46.

mori-

cose della guerra non andavano

DELFI.

[sec. v]

meglio,

CULTO FAMILIARE DEI MORTI

28l

gli abitanti stessi furori cacciati dall'isola,

e solo pi tardi furono riammessi (Thucyd. 5. 32).


Mentre fra queste difficolt si dibat-

teva la religione pubblica dello Stato, si


faceva pi intensa la religiosit degli individui. Essendo la patria in pericolo, anche la
religione della patria languiva. L'uomo si
ripiegava su s stesso: ritrovava la famiglia. Nell'

ambiente domestico

morti

*.

Furono pi frequenti

cate dai privati; e


zioni

scene

di

su

sentimentale e patetica

Ora che
gava,

si

intima,

vita
91

vivo

culto dei

il

le stele sepolcrali dedi-

stele prevalsero

le

della

pi

fece

si

le figura-

con intonazione

sistema di forze della polis

si

disgre-

liberavano dalla lunga compressione

le cor-

il

renti extra-civiche

ed extra-tradizionali

**.

La

supersti-

da lungo tempo sommersa, affiorava; e, con


la superstizione, la magia 92. L' arte d' interpretare
Ai santuari di Asclepio in
i sogni era coltivata 93.
Epidauro 94, di Amfiarao ad Oropo 95^ di Trofonio a
Lebadea * 6 dove si praticava l'incubazione e si operavano guarigioni miracolose, traevano i pellegrini
in folla. Si consultavano indovini 97; ma anche fatzione,

tucchieri e streghe.

Telmesso

99

Maghe

avevano

in

di Tessalia 9^ aruspici di

Atene

credeva in una quantit di


intorno, invisibili
gli

ma

loro clienti. L'

spiriti

che

gli

uomo

stavano

presenti e vicini: pi vicini che

di superni, pi direttamente interessati alla sua

persona e

suo lavoro, capaci d'intervenire in ogni


circostanza, ad ogni momento importante della sua
al

* v.

sopra a p. 83.

* v.

sopra a p. 241-2.

CAPITOLO IX

232
vita
nali,

10 .

pi temuti erano

come Empusa

dmoni

misteriosi

come Lamia

I01

Dalla squallida visione


giva, e cercava

[SHC. V]

dell'

infer-

102
.

Hade V uomo

rifug-

conforto nelle consolanti promesse

Sempre

numerosi furono
coloro che si accostarono ai santissimi riti: segno
che il pensiero della morte occupava gli uomini,
insieme col pensiero dell'ai di l. da credere che
dei

misteri Eleusini.

in questo

pi

tempo gi fossero ammessi

all'iniziazione

anche schiavi io 3, nonostante la loro origine


barbarica io 4. Ma, sopratutto, gli schiavi eran dediti i
loro culti nazionali trapiantati acl Atene *.
Ora avvenne che questi culti esotici esercitarono
di Eleusi

un fascino su

gli stessi Ateniesi.

tirono attratti verso le


ai

nuove

loro esotici adoratori

Anche

l'

Non

deit, e si

pochi

si

sen-

aggregarono

10 5.

Orfismo pot riaversi e riprender

vi-

Io6

gore
Esso ritrovava ora in quei culti stranieri
un elemento congenito e una simpatica affinit pro.

fonda: specialmente nel culto di Sabazio.

Sabazio era la suprema divinit delle genti di


Tracia e di Frigia. Verosimilmente, era penetrato
gi in Grecia in un momento anteriore, con quella
corrente che, sboccando nel fiume dionisiaco, aveva

Orfismo ** Comune
all' Orfismo I0 7 e alla religione di Sabazio fu il rito
di cospargere l'iniziando con polvere bianca (dforojxaxiccv) 108 -: dove da vedere uno dei primi effetti di quel sincretismo religioso che poi ebbe s
concorso

dare

origine

all'

larga applicazione nelle et successive

v.

sopra a p. 247.

v.

sopra a p. 73, 140, 247.

J 9.

SUPERSTIZIONE. CULTI ESOTICI

[sec. vj

283

Tanto era P impulso dei nuovi bisogni spirituali,


eh' essi neppure trovavano appagamento nei culti
esotici, presenti ora ad Atene: anzi si rivolgevano
- per di pi - a santuari forestieri ed eccentrici.
E come la gente traeva ad Epidauro per ottener

andava a chiedere protezione nei


pericoli
alle misteriose divinit cabiriche di Samoin
tracia
adorate - anch'esse - con un culto esoterico, che si era costituito sopra un substrato anelleguarigioni

cos

*,

110

nico

('

tracio

II2

'

dionisiaco

11

'

3.

Tutti questi erano segni di una intensificata


giosit

ma

anche

una

di

religiosit

reli-

La

diversa.

non bastava pi a

religione ufficiale e tradizionale

soddisfare le nuove esigenze spirituali. Estranei alla


polis erano, per la loro origine barbarica,

Sabazio

Bendis

di

superstizione,

individuo

dell'

Adonis. Estraneo, per

di

come comunit

principio, P Orfismo,

come sappiamo
di

tutti

di

**,

la salvazione.

stava,

dunque,

dell' individuo.

Sempre

dalla

all'

sfera

esoterica.

la

della polis, bens

ciascuno.

individuo, purch fosse iniziato,

vano

culti di

misteri

ciascun
assicura-

pi la religiosit
della polis

nella

si

sposfera

individualismo faceva riscontro

P universalismo.

Come

gi

un secolo prima nel mondo greco

cos ora sul suolo proprio della Grecia


d' Oriente
- e pi specialmente ad Atene - la pratica dei misteri s'

incontrava dunque con P attivit speculativa

dei filosofi (Democrito)

* v.

sopra a p. 281, 284.

* v. sopra a
p. 243.
:

* v. sopra a p. 183.

dei sofisti

(Antifonte)

CAPITOLO IX

284

[SEC. v]

Quei due estremi - della speculazione e del misticismo - si toccavano tuttavia in un punto, che era

comune opposizione alla religione tradizionale 11 4.


Opposto alla polis era V individualismo, che la negava, come P universalismo, che la superava. Opposta
la

allo spirito della religione ufficiale era la religiosit

umanistica dei misteri e dei


la

nuova

religiosit

varso P antica

si

culti orgiastici

*.

Tuttavia

polarizz ancora una volta

la religiosit dei misteri

verso quella

dello Stato.

Lo

Stato,

tener conto.
in

voga -

in

fatti,

Da Epidauro

culto

il

ma

420)

(a.

Asclepio, gi

11

5.

**,

fu

intro

Era un dio

pur sempre un dio greco: un mite iddio

terrestre piuttosto che olimpico

serpente come ad Apollo


ereditato

di

di fatto - presso gli Ateniesi

dotto ufficialmente in Atene

nuovo,

nuove tendenze dov

delle

da Gaia,

cui era

sacro

il

Apollo, a Delfi, P aveva

(e

Terra,

la

116

***)

eroe piuttosto che

un misericordioso nume che guariva i malati


nel sonno (incubazione) e medicava i morbi: figura
ricca di umanit - e di una umanit sofferente -

iddio:

nella costellazione degli di (naturistici) della. polis:

gran segno che anche la religione volgeva alP umanesimo, poi che agli uomini veniva in aiuto contro
le minacce della morte, e, oltre la morte, prometteva

una seconda

La
sogno

vita serena

11 7.

non aveva biessere introdotta ad Atene; ch da tempo

religione dei misteri eleusini

di

gi faceva parte del culto ufficiale, pur conservando

v.

sopra a p. 65

v.

sopra a p. 281.

* v.

sg.,

sopra a p. 41 sg.

115

sg.

CtJLTO DI ASCLEPIO. ELEUSI

[src. v]

265

una certa autonomia II8 Ora il suo carattere di religione di stato si accentu sempre pi 11 9. Il momento culminante di questo processo di statizzazione
fu quando, in base ad un oracolo di Delfi (xai t
.

Traxpta

fxavistav

%oc tt)v

vata un' ordinanza


1

120

tt^v

appro-

ly AsAcpwv), fu

che istituiva un prelevamento

(arrapi) sul raccolto delP orzo e del grano a favore


delle divinit di Eleusi (tolv Seoiv)

obbligatoria per

decima era
confede-

x^^/ou^

xoczx)

anche tutte le altre citt elleniche (xat zfjai aXXyjat


e

rcXeatv [x]^j[acj
([xv)

la

cittadini ateniesi e per

rati (Tz&oyzafyai o xod xobq

ma

121

ElA]XYjviX7jaiv cfodfoYjat)

erano invitate

kit ixxovxccq, xsXeovxac S...> v (SoXwvxat) a

fare altrettanto

I22 .

Cos, ad

una pi intima fusione

di

Atene con i suoi confederati - la quale, di fronte alla


politica spartana abilmente atteggiata a difesa della
libert degli Elleni

necessaria

I2

4,

ma

I2
3,

sempre pi per Atene rendevasi

che soltanto con Y estensione della

cittadinanza ateniese agli Stati della

potuto essere effettivamente realizzata

dunque

Lega avrebbe
12 5

si

cercava

provvedere sotto il segno della religione.


vero il culto di Eleusi era assai bene
A
indicato, come quello che, mentre rispondeva alle
tendenze mistiche sempre pi diffuse, era poi meno
esclusivamente ateniese e pi largamente nazionale
che non il culto, p. es., di Athena. Per le stesse ragioni esso si prestava anche ai fini di una politica lungimirante, che tendeva a fare di Eleusi - e, attraverso
Eleusi, di Atene - un centro religioso panellenico.
di

tal fine in

Era, in sostanza, una ripresa (dovuta ad Alcibiade?)


del disegno di Pericle
della religione

I26
,

inteso ad ottenere per

un riconoscimento

premazia di Atene.

Ma

ufficiale

mezzo

della su-

P aspetto significativo del

286

CAPITOLO IX

[SEC. V]

nuovo piano era appunto questo, che esso sceglieva


a strumento della sua attuazione non un culto olimpico, ma un culto misterico, e precisamente quello
eh' era gi entrato, di fatto, nella consuetudine e nella

d'ogni terra e d'ogni citt; - e


in ci dunque teneva conto, oltre che dei fattori
politici, anche delle mutate condizioni religiose, e
pratica dei Greci

secondava

lo spirito

dell' et di Pericle

nuovo, che non era pi quello

I2 7.

la differenza

consisteva in

un minore civismo, un diminuito sentimento


polis e della religione della polis - eh' era

gione della patria

suo

-,

della

la reli-

un accresciuto umanesimo nel

suo

valore individualistico e nel

aspetto

gioso, eh' innanzi tutto quello del misticismo.

differenza fra le due et anche

si

simbolicamente - nel fatto che

reli-

la

esprimeva - quasi

quella,

di

Pericle,

aveva eretto in oro e in avorio il colosso di Athena


nel gran tempio su V Acropoli, e questa in oro e in
avorio erigeva, opera di Alcamene, la statua di Dionyso, nel santuario del dio presso

il

teatro (Paus.

i.

20, 3).

gi al

tempo

di Pericle

avevano bens

inco-

Atene i culti esotici degli


*
schiavi, e i cittadini avean preso a frequentarli
Ma ora soltanto accadde, per la prima volta, che lo
Stato medesimo accordasse ad uno di quei culti
barbarici il suo riconoscimento ufficiale: che fu, da
minciato

ad entrare

in

parte dello Stato, la estrema concessione

a quella

mania delle forme religiose nuove onde si mascherava


il decadimento delle antiche.
E il nuovo culto ammesso fra i culti della polis fu quello di Bendis, la
*

v.

sopra a p. 247-8.

DI BEND1S

CULTO UFFICIALE

[sue. Vj

I28

dea tracia

- e fu

il

solo

I2 9.

287

forse

1'

ammis-

sione fu disinteressata e disgiunta da motivi politici;


che ad essa fa riscontro - ed altrettanto eccezio-

nale nella storia ateniese del tempo -

giov

causa ateniese
- e
principio della guerra del Peloponneso
quel Sitalke di cui

figlio di

si

la

precisamente un Trace (come Bendis).

Sitalke era

conferimento

un principe barbarico, Sadoco,

della cittadinanza ad

al

il

Traci erano in gran numero, forse per la maggior

parte,

schiavi

gli

le

schiave in Atene.

degli

Stato ebbe bisogno allora pi che mai,

schiavi lo

poi che la guerra e la peste aveano decimato

cit-

sempre nuove braccia occorrevano per


massime sul mare, a riparar
le perdite e ad armar nuove flotte, - n i federati
bastavano alla bisogna, n i meteci; onde anche

tadini

is l

la difesa della patria,

appunto, dovettero essere assoldati, pro-

gli schiavi,

mettendosi
libert

x32

ad essere
riflesso,

ai

meteci la cittadinanza, agli schiavi Ja

Cos

altri

attratti

e nuovi strati plebei venivano

nelP orbita dello Stato. Onde, per

loro culti particolari ancora

vitarono su la religione

una volta gra-

ufficiale, e sotto

quella

s' in-

-continuandosi in tal modo quelr antico processo* onde gi, in un tempo


ormai lontano, era stato introdotto Dioscrissero,

nyso, il dio dei volghi rurali, fra gli di


dell'Olimpo, ch' quanto dire fra le divinit della
Mentre
misteri e

* v.

polis.

approfondiva dunque nei


abbassava nella superstizione, faceva

la religiosit si

si

sopra a p. 115. 139. 209.

CAPITOLO IX

288

[SEC. V]

progressi anche P irreligiosit. Cos la disgregazione


si

attuava.

in ispecie

La negazione
fra le

classi

dei Sofisti trovava aderenti

Lo

colte.

Stato

perseguit

coloro che professavano dottrine contrarie alla

reli-

Vigeva sempre il decreto di Diopeithe su


T empiet *. Dopo Anaxagora, fu la volta di Protagora (e forse di Prodico *33).
Protagora, accusato da Pythodoro, un consergione.

appartenente

vatore

costretto

alla

classe

a fuggire da Atene

dei cavalieri

x ss
f

J 36

ma

w,

fu

veleggiando

Di quel suo libro


su gli di eh' egli aveva pubblicato dandone - a
quanto sembra - una prima lettura in casa di Euripide (Diog. L. 9. 54), furon requisite le copie che
gi erano in circolazione, e bruciate nelP agora I 37:
verso

la Sicilia

naufrag e per

'

strano bagliore di fiamme onde un'


si

ombra

sinistra

proiett sullo sfondo severo dei templi colonnati

strana intolleranza di pensiero in uno stato che non


era teocratico, la cui religione non avea dogmi n
caste sacerdotali: sintomo acuto di quel turbamento
delle coscienze in cui

si

ripercoteva P urto di due

mondi in conflitto: due mondi divini, la natura e


l'uomo: due misteri, quello della vita e quello
della morte; onde il dissidio si generava; e di quel
dissidio si aliment una pi intensa vita religiosa, e non parve. Non parve: ma forse lo Stato, che
proteggeva

misteri e largamente

li

accoglieva nella

sua propria religione, inavvertitamente ne assorbiva


anche lo spirito come forse lo assorbivano i partiti,
organizzandosi in quelle societ politiche pi o meno
;

segrete eh' erano le eterie


*

v.

sopra a p. 256.

w^

dove

gli

aderenti

si

INCREDULIT. INTOLLERANZA. DIAGORA

[sbc. v]

289

giuramento r 3 8 E di quello
spirito appunto propriq il dogmatismo, come
proprio in genere delle societ esoteriche e delle
chiese, mentre , per principio, estraneo alle religioni
vincolavano

prestando

nazionali e popolari

~ onde le correnti misteriche e

mistiche, che lo Stato

incorporava, vi apportavano,

si

congenito e connaturato, questo germe di dissidio,


in cui si riflette la essenziale

opposizione fra

Chiesa

la

e la Polis.

Tuttavia - e questo ci che caratterizza la


storia religiosa dell' antica Grecia - quel dissidio

non die mai luogo a un effettivo distacco, a


a una riforma
uno scisma
a una protesta
come avvenne altrove in altri tempi. Tanto ancora era
ideale
'

'

forte la tradizione, e P idea dello Stato.

che eran contro


misteri ^9: anzi
religione

I 4,

li

Io Stato,

Sofisti,

non risparmiarono certo

coinvolsero nel loro disprezzo della

E non

solo

era un poeta, un pio

Sofisti

1
,

(Sscacaijxojv)

Diagora, di Melo,

poeta

lirico

(H>

(fyzoozfrfjq) e ne
Eppure, da Mantinea - dove
era stato in amicizia con Nicodoro *43 - venuto ad
Atene, fu ivi nemico acerrimo della religione e negatore degli di, e come
ateo pass alla memoria dei
x
posteri 44;
lo band
onde lo Stato lo condann
e lo maledisse, e impose una taglia sopra di lui fuggiasco Ii 6 di lui che non si sarebbe ritenuto dal gittare nel fuoco un Herakles di legno
per vedergli
compiere la tredicesima fatica
n si sarebbe fatto

px[x^ov:oi^)

celebrava

che credeva negli di

la gloria.

^2.

'

'

'

scrupolo di disprezzare

paganda contro

misteri eleusini

48

e far pro-

di essi (zohq $o jlo\iivQU^iL\}Ziad cx,i iza

xpTZ(i)v).

forse a questa sua radicale negazione trov

appunto

in

Atene

pettazzoni

il

fondamento teoretico nel pensiero

La religione nella Grecia antica

19

CAPITOLO IX

290

ma

Democrito *49
intellettuale - n

[SEC. V]

movente primo in lui non fu


egli era un filosofo -, anzi sentimentale, e precisamente - come narrano - determinato da una grave ingiustizia sofferta e rimasta
di

impunita

che

x $
f

lo

il

spinse a negare ogni provvi-

denza divina e poi l'esistenza stessa della divinit:


interessante documento di una crisi di coscienza del
genere di quelle che sogliono dar luogo alle conversioni. E
conversione fu quella di Diagora, se bene
1

'

a rovescio: esperienza individuale di quel che fu

generale tormento ond' ebbe Atene avvelenata


vita civile

Atene, che conobbe allora

e le intolleranze e gli scandali e

le

la

il

sua

persecuzioni

sacrilegi, e nulla

ignor di quanto altrove nutr la violenza delle lotte


religiose.

rabbrivid esterrefatta in quel triste mat-

primavera (a. 415) che vide la profanazione


delle herme decapitate e mutilate *5 T mentre le navi
da guerra si apprestavano a salpare verso la Sicilia:
infausto presagio che contrastava alla facile sicumera
degli indovini 5 2 Ancora una volta, V oltraggio alla
religione si traduceva in un delitto contro lo stato x 53.
Ancora una volta gli uomini della democrazia sortino di

sero

difendere

la

religione

stato.

Come

della

fede tradizionale contro

gi Cleone

ora Pisandro

cos

nanzi

al

popolo

C era,

in

*54

si

neir interesse

dello

era atteggiato a campione


il

nuovo pensiero

Androcle reclamarono

la ricerca e la

*,

din-

punizione degli empii.

Atene, una giovent sfrenata e spre-

giudicata che poteva ben esser ritenuta responsabile


del sacrilegio.

Erano giovani

delle migliori famiglie,

amici e seguaci di Alcibiade. Educati alla scuola dei

* v. sopra a
p.

279.

PROFANAZIONE DELLE HERME E DEI MISTERI

[SH, v]

Sofisti,

29I

irridevano alle cose sacre e le trascinavano

Una volta si erano diverdea


Cotytto *, che comportiti
tavano - fra T altre cose - un atto d' immersione ci che diede lo spunto a una comedia di Eupolide,
i
Baptai *. L' antica venerazione popolare per le
herme non avr ispirato a costoro maggiore rispetto
che il culto nuovo di quella dea tracia, adorata dagli
schiavi. L'inchiesta tuttavia durava quando fu portata
dinnanzi al popolo *55 un' altra accusa, che denunziava nominativamente Alcibiade e i suoi compagni
nel fango delle loro orgie.

a imitare

riti

della

aver profanato

di

di stravizi

La profanazione
sacri
alla

riti

consisteva

nell'

56.

avere riprodotto

misteri

eleusini

luogo privato, nella casa di Pulytione,

in

presenza di persone non iniziate e di schiavi

Questo, in

fatti,

era e fu sempre

il

x 57.

carattere specifico

dei misteri eleusini, di essere indissolubilmente con-

nessi col luogo stesso di Eleusi, dove

accedere per farsi iniziare,

ma donde

per trapiantarla altrove,

asportare,

tutti potevano
nessuno poteva

celebrazione

la

Nel caso di Alcibiade, la riproduzione sar stata pi precisamente una parodia. L' inchiesta si estese. I sicofanti ebbero buon gioco
le denunzie seguirono alle denunzie x 59
le pi erano
false l6 . Bastava un' indicazione vaga perch V indidella sacra tsXst^

x58
.

ziato
rati,

fosse

tratto

in

prigione.

Uno

degli

Andocide, confess di aver fatto parte

iiacpta

161

cui

membri dovean essere

voli del delitto delle

herme

velazione di Andocide,
giustiziati

* v.

l 3.

l62
.

Dei

incarcedi

una

veri colpe-

colpiti dalla ri-

quanti furono presi furono

Contro Alcibiade, ch'era partito a capo

sopra a p. 261, n. 56.

CAPITOLO IX

29-3

l6

della spedizione

[sue. v]

rato colpevole, gli fu intimato di tornare.

Fu condannato a morte,
Atene

rientr ad

l6 5.

Dichia-

Non

obbed.

fu rinnovata P accusa

4,

e maledetto. Pi tardi

La sentenza

in trionfo.

(a.

407)

fu cancel-

ed egli stesso guid ufficialmente ad Eleusi la


processione sacra.

lata,

Cos

lo stato

e perseguitava

(democratico) proteggeva la religione

il

pensiero.

ticava la religione e

lo

pensiero (sofistico)

Il

stato

La

*.

cri-

comedia, invano

l66

combatt lo stato, il pensiero, la religione.


Quale stato? Quello di Eucrate mugnaio e mercante
di stoppa l6 7, di Cleone, il cuoiaio ignorante e bi-

frenata

l68

Hyperbolo venditore di lucerne l6 9, di


Lysicle mercante di bestiame l 7 di Pisandro 1 7 1 di
Cleofonte fabbricante di lire x 7 2 Quale pensiero ?
Quello di Hippone 73 di Protagora
di Prodico 1 7S
di Diagora x 7 6 di Socrate *77. La democrazia era il

gotto

di

'

presente
nire

torbido

tristo.

La

sempre pi burrascoso,

P anarchia,
dalla polis.

il

cosmopolitismo,

la
il

sofistica

era P avve-

corsa sfrenata verso

dissolvimento finale

questo presente e a questo avvenire

oppose
comedia oppose i valori del passato
gP ideali del costume antico, della vita semplice e
la

sana, della tradizione

x 78
.

Nel ritorno all'antico vide

la salvezza. C'era, anche, una poesia (dramatica)


imbevuta di spirito modernistico: la derise: ad Euripide contrappose Eschilo *79. Derise anche la religione non la neg Aristofane (n alcun altro poeta
comico) non fu mai accusato di empiet anzi, contro
P indiziati di empiet fu egli spietato l8 . La rappre:

v.

sopra a p. 272

sg.

LA COMEDI A

[SKC. Vj

293

sentazione di una comedia era pur sempre un atto

rituale.

anche

la licenza,

Ma

sfrenata, era

un

La

re-

quella celebrazione

carattere congenito di

non fu risparmiata

ligione

la pi

messa

fu

Aristofane, pi specialmente,

derise

ridicolo

in

l8r

quella che la comedia, in genere

*.

quella che

l82

era innanzi

sue forme pi basse e vol-

tutto la religione nelle

appunto sembravano al poeta solidali


con il sistema politico da lui detestato: era la religione di Lampone, Y indovino esaltato l8 3, e di Diopeithe, lo storpio fanatico l8 4 e di tutta quanta la
gari, le quali

l8 5

spregiata gena degli indovini

zione popolare nelle sue manie

rovinosa fra tutte

in quella
l8

presagi

era

9;

negli spiriti
I9I

tose

**,

era

il

la

culti

marea

d'

la

supersti-

ogni genere
188

degli oracoli

l86

e dei

credenza nei dmoni

stolta

9,

nei miracoli e nelle guarigioni portenculto di

Dionyso nella sua forma pi

recente, nelle sue feste


tutto,

i8 /

era

stranieri,

corruttrici

^2

che ora invadevano Atene

di fango che saliva dagl' infimi

oltraggio barbarico

erano, sopra-

dignit

alla

strati

ellenica

93

plebei,
le

ma-

scherate di Sabazio, le fiaccolate notturne di Bendis,


i

riti

osceni di Cotytto, le lugubri lamentazioni di

Adonis

**;

- era tutto

lo spirito orgiastico e

che emanava da questi


la vita cittadina;

ai

numi

vergogna dello stato

tra gli di della polis

misteri

J 96

v.

sopra a p. 79.
sopra a p. 281.

degli

morbido

e che inquinava

lllirii

e dei Tribaili

Atene che

di

li

J 9$
f

accoglieva

gli di della polis,

sV.

'

era la vergogna dei cittadini di Atene

che s'inchinavano
la

numi

della genuina

tra-

CAPITOLO IX

294

[SKC. Vj

dizione ellenica, gli Olimpii, furono

Comedia

dal soffio irriverente della

stiti

maggiori

Heracle, specialmente

97:

Dionyso

20

massimo

il

anch' essi inve-

di

minori e

^ ed Hermes

J 99

Zeus

Ma

tutti,

2DI
.

questa satira degli di voleva essere sopratutto la satira di coloro che concepivano davvero gli di cos

come

il

poeta

da burla

li

rappresentava, e dunque

era anch'essa diretta contro una forma inferiore della


religiosit,

qual era la concezione triviale delle figure

divine, prevalente tra

volgo, suggerita dal mito

il

202
,

ribadita spesso dalla tragedia (e la

parodia tragica
era uno dei motivi favoriti della comedia); - come

pure mirava, quella

satira,

V utilitarismo

colpire

dei pi (che solo in ispirito egoistico coltivavano le

pratiche del culto

3)

la

decadenza
di apparivano af-

conseguente

della religione, onde, ad es., gli

famati per lo scarseggiare delle vittime

ed

empia

2 4:

atroce

ma

con essa si colpiva la


causa, eh' era la diminuita frequenza dei sacrifizi. Ed
analogamente si mancava, s, di rispetto ad Athena
dicendo che non poteva esser ben. governata una
caricatura,

dove una femmina imperava 2 5,


si sferzava il malgoverno ateniese 200
proprio Athena, la dea civica, dalla

ma

citt

stofane

2 7

il

mito di

derisione dei culti mistici


solo furono risparmiati,

*,

ma

anzi,

satira di Ari-

2o8

non per eccezione rarissima


altrettanto significativo

- ch,

realt

come del resto


Athena non fu trat-

solo lievemente sfiorata

dai comici in genere


tato se

in

il

2 9.

fatto che fra tanta

misteri

eleusini

anzi ispirarono

non

ad Ari-

stofane uno dei suoi cori pi belli: un fulgido carme


*

v.

sopra a p. 289.

Aristofane

[SBC. V]

295

d'anime beate, grave di jeratica maest serena 210


- come in genere anche in altri cori aristofaneschi
10 spirito satirico sembra dileguarsi 2XI e ricompare
,

11

serio dell'anima

sentimento schietto e semplice e

popolare, e

che

il

gioco

il

poeta sinceramente lo esprime, quasi


arresti,

ivi si

E quando

interrotto.

ri-

prende, allora di nuovo imperversa la comedia, e

comico

svolge su Y antico motivo

si

giusto

Parlar

il

contro

il

Parlare

antichi iddii della patria contro

Ma

il

contrasto

del

ingiusto

2I2

gli

2I 3.

nuovi e stranieri

due termini opposti uno soltanto


svolto, e cos vivamente - e perfino esageratamente
(caricatamente) - che l'altro per pura reazione suggestiva richiamato, e, pur taciuto, incombe e sovrasta, quasi in un cielo ideale, - e a quel cielo si
talora

levano

dei

cuori repugnanti alla presente e rappresen-

tata realt: e cos

esaltazione

eh'

Ma

sogno.
realt

mistero dionisiaco

il

rapimento

si

trasfigurazione

e,

non era pi in atto, era


tutti; e l dove il ricordo
se

guiva, la Comedia, per forza di contrasto,


:

crazia gi

democratico

declinava,

si

2I

lo

tut-

lan-

susci-

opponeva
mentre la demo-

era Y idea della antica polis, che

presente stato

al

quel che allora era un sogno, era stato

una volta;

tavia nel ricordo di

tava

rinnova,

4,

si

afforzava - in vece -

il

partito della reazione.

E non
una pi
dini;

ma

solo nella teoria prevaleva

eletta Citt,
si

limitata

nel

il

numero

concetto di
dei

citta,

attuava poi anche nella pratica (Antifonte

Theramene e
Cinquemila '), se
bene per poco; che nuovamente la democrazia soverchiava (Clitofonte) ma poi di nuovo era abbattuta
e

Quattrocento,

(i

Trenta Tiranni'); e poi ancora una volta restau-

CAPITOLO IX

296
rata (Thrasybulo)

sciamenti
all'

interno

ma

in

contraccolpo

il

queir alternativa di rove-

restaurazioni,

di

(SEC. V]

che veniva segnando

delle

vicende

esteriori

cosa andava perduto oramai


ed era la grandezza dello Stato di
Atene come potenza; - e qualche cosa anche per
sempre si affermava, ed era la polis come ideale: il
prezioso legato trasmesso di generazione in genedella guerra, qualche

per sempre

2T

$,

con

con la
che mai emergente come valore assoluto superiore alle forme con-

razione

*,

cresciuto nei

secoli

storia del popolo greco, ed ora

la vita e

pi

democrazia e della oligarchia; nel quale


queste risolvevano la loro propria antitesi, ora che
un'altra gi si poneva: l'antitesi dell'individuo contro
la polis, sia democratica (Atene, Siracusa), sia ari-

tingenti della

stocratica (Sparta).

di

questa nuova antitesi gi

volta, la sintesi;

quale presso
fatto,

si

delineava, a sua

che doveva essere la monarchia.

Greci d'Occidente sin d'allora

fu,

La
di

attuata (Dionisio a Siracusa); e sin d'allora anche

si affacci

all'

orizzonte politico della Grecia propria

Atene con Alcibiade. Il


signore di Atene;
quale forse avrebbe potuto
ma non os; - mentre pur osava il popolo attega Sparta con Lysandro, ad

farsi

giarsi esso a tiranno (Sfjjios xpavvoc), violando aperta-

mente la legge (processo delle Arginuse 2l6 a. 406).


Tanto ancora era forte, pi forte dell'individuo, l'idea
,

della polis

tragico destino di un' idea che tanto pi

sublimava quanto pi la realt s' immiseriva, - e


le mura di Temistocle cadevano demolite fra i suoni
e il tripudio dei vincitori 2I ?. Onde suggerito un

si

v.

sopra a p. 109, 207, 219, 223 sgg.

REAZIONE

[SHC. V]

riscontro con la storia cT Israele

297
- dove su le rovine

della nazione e dello stato crebbe la fede nella finale


trionfale rivendicazione,

Pei quali

e V alimentarono

Profeti.

centro degli interessi e dei valori

il

umani

fu spostato dalla sfera politica nella religiosa e dalla

sfera nazionale nella individuale.

qual

modo

E ad

essi in certo

corrisponde, in Grecia, Socrate.

Pel quale

218

l'opposizione politica - l'avversione

dei partiti a questa o quella forma contingente dello


stato - si

mut

Citt che

in

opposizione ideale; e quella ideale

vocare dal passato,

Comedia) volevano

reazionari (e la

costruirla

rie-

proiett - in vece - nel futuro.

si

pens Socrate

nuovi materiali

che

occorressero: cio uomini nuovi.

a rinnovar gli

opera sua: a trasformarli ad


uno ad uno, individuo per individuo, a questo - anzi
che all' esercizio diretto della vita pubblica 2I 9 - sentendosi chiamato per volere divino
egli che del
uomini dedic tutta

1'

divino ebbe una ricca esperienza interiore e imme-

per ci

profondamente religioso: egli che


sin da fanciullo
andava soggetto a stati d' animo
anormali; e da adulto cadeva, oblioso, in lunghe mediata, e

fu

220

221

%%l SaijxvLOv),

momenti pi decisivi, senun avvertimento misterioso (S'etv n


una voce (cpwvTj tic), un imperativo, anzi

un proibitivo

(apotreptico), che lo distoglieva dal fare

(aToipsTuet

fjis

xqxou 8 av jiiXXa) Trpaxxsiv, Ttpozpsmi

5'

Plat, apol.

ditazioni

e sempre, nei

tiva dentro di s

222

un elemento
che non era
raziocinio n pensiero, e pur governava la sua vita
- tutta fatta di pensiero - come il segno di un
outuoxs:

ineffabile

mondo

che sfuggiva

invisibile

22 3.

19,

p.

alla

cos

31 d)

sua

in

analisi,

lui

si

alimentava

il

CAPITOLO IX

298

[SEC. V]

senso entusiastico della sua missione fra gli uomini


e pi e pi si elevava il tono di quella sua originalissima personalit cui nessuno si avvicinava senza
esserne intimamente turbato, e in certo modo trasfi;

gurato, quasi per fascino o per incanto o per interno

processo mistico {psychagogia) e dionisiaco 22 4 onde


a taluni parve che il Maestro assomigliasse a Sileno,
:

Marsya, anche per via di quei Sileni scolpiti ad arte che celavano dentro P imagine di una
qualche divinit 22 5 - onde, anche, fu suggerita ad
o

al satiro

Aristofane la caricatura di

figura di

sofista, in

lui,

226

un culto esoterico
di lui
che coi Sofisti ebbe pur comune, non foss' altro t2 7,
il fondamentale indirizzo umanistico, anzich naturiiniziatore ai misteri di

stico, del pensiero.

Ma, a differenza dei

damente

religioso; e in questo soltanto fa riscontro

ai Profeti,

- nonch a

quali furono,

com'

Buddha

egli

nuovo sopra P antico; e


10

Socrate fu profon-

Sofisti,

fond,

fu,

lo

a Zarathustra.

fondatori di

un ordine

fondarono, come Socrate

su la riforma interiore e differenziatrice

costume uniforme e la norma


eteronoma della tradizione; e cos affermarono la
delP individuo, contro

il

personalit dell'individuo

P addietro, alP Oriente

228
),

teristicamente orientale)

umano

(sconosciuta,

pur sotto

della

segno

il

religione.

per

(carat-

Socrate

segno del pensiero: secondo


11 carattere
proprio dello svolgimento dello spirito
ellenico ed occidentale, che Socrate adunque rappresenta Socrate che pur fu, in vero, profondamente
l'afferm, invece, sotto

il

religioso.

in ci forse eredit

delle

di quella terra

caiche virt dello spirito attico

attecchirono prima e pi

altrove

che

congenite ar-

misteri

dove
e

SOCRATE

[sue. v]

299

culti mistici (eleusini, dionisiaci, orfici,

22

barbarici

9),

dove Atene pot vantarsi di essere la pi pia fra


le citt elleniche * dove la democrazia si eresse a
campione della fede dei padri **, dove le tendenze
della speculazione filosofica e

negazione

della

sofi-

incontrarono con correnti religiose profonde,


e queste reagirono su quelle: - onde un architetto
stica

s'

jonico (Hippodamo), naturalizzato ateniese, tracci

primo disegno

una Citt ideale

di

3; e

sogni e della loro interpretazione

23 2

se

ci

occup

sofista ateniese (Antifonte), quello si

e se

ci

fu
2 3*

fu

il

un
dei

un

segn il crepuscolo della filosofia della natura e il primo albeggiare della filosofia dello spirito 2 34 vero precursore
di Socrate 2 35 che con Socrate quel passaggio della
filosofia dal naturismo air umanesimo fu compiuto 2 3 6
- e anche Socrate fu Ateniese.
Eppure per lui non invano era passata nel cielo
intellettuale dell' Eliade la grande meteora della speculazione d' origine jonica. Vero che Socrate, attratto nei primi anni verso le cose della natura e
filosofo ateniese

(Archelao

33),

quello

-.

verso

le

teorie

Anaxagora,

dei Fisici

2 37

(ma specialmente

di

ne ritrasse per porre il suo studio unicamente sull'uomo 2 3 8


- come facevano i Sofisti. Ma nell'uomo vide, a differenza dei Sofisti, altro e pi che natura e materia
il

dualista,

il

filosofo del voO<g), se

in processo di

un perpetuo divenire, e

nella coscienza

umana altro e pi che i dati dei sensi, mutevoli e


da uomo a uomo diversi: vide, nel pensiero, i concetti, costanti e per ciascun uomo eguali 2 39
e si diede
;

* v. sopra a 2 io,
'*

v.

224

sg.

sopra a p. 272, 292.

CAPITOLO IX

3oo

a indagarne e determinarne

il

[SEC. V]

significato 240

e,

tro-

come quello
dunque discendeva un adeguato conoscimento

vatolo, a suggerirlo agli altri (majeutica),

da
una

cui

retta valutazione delle cose.

universale ridato

in

pensiero super

al

T agnosticismo dei Sofisti, e

si

questo valore

negazione e
ricongiunse allo svolla

gimento anteriore della speculazione ma questa applic all'uomo, alla sua vita, alla sua condotta; - e
in ci fu innovatore. Non che insegnasse egli alcuna
religione nuova, come pretendevano i suoi accusach il suo Satpivtov 242 non era un dmone,
tori 2 4*
non figura e persona 2 44 anzi vita
non un dio
oscura, e sentimento, e mistero che non ha forma, e
pure divino (r SacfJtvwv 24 $, divinum quiddam 2 4 6 ).
N egli fu un riformatore religioso, n tale volle
;

essere
tic

anzi

si

attenne

al culto tradizionale,

con osservanza, e cred, a

divini

degli

nei presagi

altri

di

248
,

2 47

per

la

modo

e lo pra-

suo, nei segni

onorando Apollo forse pi


maggiore affinit simpatica

ch'egli scopriva fra la sua propria esperienza e quella

degli ispirati (mantica), e per la profonda verit che

pareva contenuta nella sentenza famosa di Delfi


Conosci te stesso 2 49 - di cui egli fece quasi il suo
motto, e l'andava ripetendo in molte occasioni 2 5.

gli

'

Se non

che, anche la religione, Socrate

toporla ai

diritti

sot-

sovrani del pensiero; e anche della

religione voleva studiare e definire


vqq),

amava

stimando che a voler essere

il

concetto (5at-

religiosi ci fosse

primamente necessario 2 5 I
E cos anche queir altro ordine di atti e di rapporti onde si compone la morale, egli volle vagliarlo
e rendersene conto ed esaminarlo al lume di ci che
la morale come concetto, di ci che , come con.

SOCRATE

fSKC. V]

condursi secondo

cosa

che

uomo

- ritenendo che non possa un

cetto, la virt,

sappia

30I

ed

virt

buono,

essere

Onde

bene.

virt e

non

se

pass

poi

anche ad affermare che chi possiede la nozione di


ci che bene, , anche, buono, - quasi ponendo identico alla virt il sapere: che fu appunto la formula

armonizz quei due mondi che gli stavano dinnanzi, confluiti da sorgenti divine a traverso
le et anteriori a generare il segreto travaglio e la
in cui egli

crisi

che fu sua:

dell'et

come

eh' umanit, e

mondo

il

tale si collega alla

dei misteri e al culto dei morti, e


siero (speculativo), che discende

fu superata:

quella

in

mito,

dal

natura e religiosit della natura

*.

formula dove

uno

ma

religiosit

mondo

il

morale,

della

del pen-

quale

il

cos la crisi

il

sapere e

il

bene operare
vi era subordinato tuttavia al sapere, come a sua
condizione non pur necessaria, ma sufficiente e con

bene operare erano

tutt'

il

ci

dunque

proprio

dell'

mondo

il

della

morale, eh'

uomo, era condotto sotto

pensiero speculativo, che

fin allora

il

il

mondo

segno del

era stato rivolto

alla natura.

E cos

continuava in un superiore
momento quel processo onde gi nell'ordine religioso gli elementi dell' umanesimo,
del misticismo e dell'animismo avevan
ceduto alle forme della religiosit della
natura espresse nel mito, che pure pensiero e conoscenza, se ben d'altro grado
che la filosofia: onde anche la tragedia, misi

stica in origine

ed umana sempre, aveva

* v, sopra a
p.

15 sg.

finito

per

CAPITOLO IX

3 2

ispirarsi soltanto al mito e

[SKC. Vj

all'epopea; e parallela-

mente Dionyso erasi subordinato ad Apollo, e

la

religione dei misteri alla religione olimpica, e P eso-

terismo

al

Socrate,

come

politeismo

dei

culti

E anche
dell' uomo go-

ufficiali.

volle tutta la condotta

vernata dalle norme universali del pensiero, cos in


particolare la vita politica

delP individuo volle sot-

tomessa alP autorit dello Stato,


applicando P esame critico e
particolari

quel

252

anche

allo

Stato

la revisione delle

forme

(era pure irrazionale e quasi mistico

democratico

principio

politica dei cittadini faceva

2 54

che

alP eguaglianza

corrispondere una

ferente parit di attitudini alla vita pubblica!)

ponendo

umano ed

vivere

per convenzione

indif55,

come condizione necessaria

Stato

lo

2 53

ma
del

esistente per natura, piuttosto che


256

quasi

superiore

un' entit

cui

P individuo dov^ea dunque obbedire, anche quando


lo Stato

non ordinasse secondo

virt civica spinta

come

Che,

sempio.

teistico) di

un Dio

lo distolse dal
(oC

$zqI)

25 7

fino
il

al

giustizia.

di questa

diede egli P

sacrifizio

e-

concepimento (pseudo-mono-

&aoq) superiore e supremo non

credere negli altri (inferiori) iddii

della religione tradizionale

interiore religiosit

non gP imped

258
,

cos la sua

di praticare

pub-

forme tramanch'era pure un dovere di buon cittadino.


date
E quando, ci non di meno, fu accusato di non
culti

blici

260

ufficiali

59,

osservando

le

credere negli di dello Stato, e lo Stato (anche) per


questo lo condann, non si sottrasse, egli, alla pena -

come

Sofisti -,

incontro

alla

fuggendo

morte,

261
y

ma

ottemperante

serenamente and
ai

decreti

della

amava; - e
per questo amore non aveva ceduto, come Euripide,

Citt:

di quella

sua

trista citt ch'egli

[SKC

SOCRATE

Vj

un re (Archelao) che lo chiamava in


terra straniera: in quel regno di Macedonia che gi
accennava ad entrare nelP orbita della vita ellenica,
- e la sua entrata doveva poi riuscir fatale alla
agli inviti di

patria.

nuova democrazia, intollerante come


l'antica, sopprimeva colui che l'antica, con pi chiaro
senso di comprensione, aveva risparmiato, che proprio i Comici, invece, avevan combattuto e i TiCos

la

'

ranni
si

minacciato

'

262
:

- altro segno che

le

antinomie

attenuavano nella comune preoccupazione conser-

vatrice.

Socrate, agli uni e

agli

26 3

avverso

altri

giganteggia solitario sopra un vertice sul quale s'in-

contrano

le

vie battute dallo spirito ellenico nel

svolgimento anteriore
il

(la

speculazione e

naturismo e l'umanesimo,

il

tradizionalismo e

dividualismo, la religione della patria e


e dal quale egli
Il

1'

non meno

l'in-

misticismo),

cammino.
anzi, dopo Socrate,

ulteriore

quale non fu rettilineo:

ondeggiante
l'

domina

il

suo

la sofistica,

di

prima,

urto di correnti varie e contrarie.

spezzato

dal-

tuttavia pro-

cede costantemente verso una sua mta, quasi segnata

senza tramonto. Che quella luce che,


accesa una volta nella notte dei tempi primordiali,
aveva brillato sul mito, e il mito 1' avea poi additata

da una

stella

alla poesia, e la

poesia all'arte, quella ancora con-

tinu a splendere sul pensiero.

in

questo segno

perenne d' intellettualismo si svolse la reli"


gione greca dalle origini fino al Cristianesimo, - ed oltre.

NOTE

Influssi eraclitei e anaxagorei in Protagora:

Sophistik u. Rhetorik,
2

cjmx^v rcap xg ataabjastg

|iY]Sv sTvcct

H. Gomperz^

191 2, 251 sgg.

Protagora (Diog.

L. 9. 50.
3 tcgcvx' slvat &lY}&yj

Protagora (Diog. L.

Diels fvs

y)

KccxapdXXovxss [Xyot];

4 Fr.
('AXTjfreioc

il

p.

228,

ax xaxagaXst Xyog).

o)5elg

Denker,

360

sgg.;

Cfr.

Bodrero,

attica a noi pervenuto

uno

cepita in

una

51).

sulla

Verit

Eurip. Bacch. 202:

cfr.

Th. Gomperz, Griechsche

H.

Bari 1914;

I,

126 sgg.

2,

250. Il primo scritto

p.

9.

scritto

Protagora,

Gornperz, Sophistik u. Rhetorik, 191


5 v. sopra a

dallo

letterario

prosa

in

del 424, con-

raoXtxscc 'Afryjvcv,

spirito tendenziosamente partigiano in senso oli-

garchico.

6 Si pensi ai successi di Hippia in una piccola citt come

Inykon:

'

Plat.

Aristot.

H.

'

Hipp. mai. 282

fr.

E.

65 Rose.

Diels, Gorgias

und Empedokles,

Sitzungsber. d. Ber-

Akad.

d. Wiss. 1884. 343


ovxog
9 Nello scritto ruspi xoo
H. Gomperz, Sophistik u. Rhetorik, 191
lin.

10 Fr. 3 Diels:
11

II

cfr.

Isocr.

al

cpascog.

Cfr.

sgg.

10, \.

mito non fu trascurato dai

Hippia; P'Heracle

raspi

r)

2,

Sofisti

bivio' di Prodico

[fr.

(un Tpanxg
2

Diels];

cfr.

di

di

NOTK

305

Alkidamante 'Odoaasg xax IIaXapjdou rcpoSoaiag;

V Encomio di Elena

crate

li 3

12 fvs Diels

13 Hipp.

fr.

282

p.

5 Diels;

n.

284, n.

p.

Antiph.

cfr.

fr.

I I.

60 Diels: Tcpwxov,

P'Heracleal

tcv v dcv&pcTCOis oxl rcaCSeoatg. - Cfr.

oI[iai,

bivio' di Prodico. -

Hippia

mnemonico (fvs Diels


14 Eurip.

R.

15

Demi,

Pasquinelli,

fr.

occup anche di un metodo

si

282

p.

807 N. - La

fr.

in Eupol.,

ficata,

il 3 ,

di Iso-

Busiride).

il

n.

284

2,

n.

11).

ma

stessa formula,

quasi retti-

91.

Le nozioni

del

nella civilt e nella filosofia dei Greci


vista ital iana di filosofia 4*

diritto

prima di

1889, 293-

Ri-

Politik

Aufklrung in Griechenland am Ausgang^ des V. Jhd.


Neue Jahrbb. f. d. klass. Alt., 1909, 1, 1 sgg.
16 Protagora, raspi xvj v

stato

Socrate,

Nestle,

"W"

dello

u.

v. Chr.,

xaTaaxaecog. Cfr. A.

pxtf

ad un' interpretazione del pensiero di ProtaR. Istituto Veneto di scienze, lettere ed arti,

Levi, Contributo

gora, Atti del


65.

1905-06, 597 sgg.


17 Cfr. la Citt ideale di

Hippodamo

10000 uomini

di Mileto, architetto (notisi

:iXt$), costruita in

il

pubblico, privato]; ecc.): Aristot. polit.

trapasso dall' aaxu alla

tre quartieri

2.

yp Setv

toocg slvai

2 p.

8,

18 Falea di Calchedone, ap. Aristot. polit,


<p>]ol

[sacro,

1267

2. 7, 1, p.

B.

1266 a;

x xx^asig twv raoXtTwv.

19 Lycophr. ap. Pseudoplut. pr nobilita 18: xccx


-9-eiccv

di

base a un principio (pitagorico?) trinitario

[artigiani, agricoltori, soldati]

(tre classi

(fii)ptocv8po)

5* CKrq-

o&Sv ia^povxccs toc; aysvsts xwv sysv&v. - Lyco-

frone era scolaro di Gorgia.

20

Plat., Protag., 24, p.

21 Nel Msaay^viaxg;
lem.,

fr.

22

Kock

95

cpaei

v.

Grenfell-Hunt,
pettazzoni

cos

il

3
,

p. 288, n.

yp odslg dooXa; YSVvj^

rcel cpuast rcvToc Tcvxeg

c7iavxe$:

(Diels

oltre al capitolo x. - Cfr.

gpPapot xal "EXXtjvs^ slvai...

pa

od

337

jioioos

varaveouiv

Antifonte nl

7tcpxa|j,sv

te

yp

frammento della

Oxyrhynchus Papyri,

Za religione nella Grecia

antica.

XI,

1).

Phitcots,

xat

el tv

Verit, in

London, 1915,
20

CAPITOLO IX

306
i).

1364,

Akad.,

H.

Cfr.

292.

275,

i.

9 1 6, 931; Fraccaroli,

Rivista di Filologia, 44, 1916,

173; E. Bignone, Antifonte sofista


nella storia del pensiero greco,

460

sgg.

B. Brugi, Natura

Rendic. della

fista Antifonte,

Sitzungsber. d. Berlin.

Diels,

e il

problema della

sofistica

Nuova Rivista Storica, I. 191 7,


legge in tm frammento del so
R. Accademia dei Lincei, 25.

191 6, 243 sgg. - L' idea della superiorit dei Greci sui Barbari

ad Erodoto.

ancora estranea

23

Diels

247

fr.

vSpl

Ttaaa

aocpq>

gaxyj

yrj

cpu^S

yp yaaHj ?caxpl ji7ta xo{io.


24 " L'intera estensione dell'aria aperta
e ogni terra patria per

volo dell'aquila,

al

l'uomo prode ": Eurip.,

1034 N.

fr.

25 Antifonte nel frammento citato del papiro di Oxyrhyncho.


Cfr. la teoria di

che

le leggi

Callide in Plat, Gorg., 38,

son fatte dai deboli contro

canto suo, sostiene (Plat., resp.,

non

altro che

riflessioni di

26

I. 12,

H. Gomperz, Sophistik

Cfr. la

338 c

483 b

p.

sgg.)

che

giusto

il

dga

come Gorgia],

retore,

u. Rhetorik,

(Diog. L.,

2.

le

sgg.).

Protagora.

7Cs(t) di

27 xal x Stxatov elvat xal x ato^pv 00 cpuasi,


v[X(p

sgg.,

Thrasymaco, dal

forti.

vantaggio del pi forte (ma vedi, a propo-

Thrasymaco [sarebbe solo un

di

sito

il

XXc

16).

28 Studi grammaticali di Protagora. Studi di Prodica sui


sinonimi: FVS Diels

II 3

p.

268

sg.,

n.

11 sg.

29 Plat. leg. 10, 4 p. 889 E<8"o)... sivcci Trpxv cpaotv


00x01 xyyri, oh cpuost, AX xtai vjiois, xal xoxoog #XXoo

diWy, tvq xaaxoi aoxotai aovcofJioXy^aav vofiofrsxoujievoi.

30 aoX7jgdyjv

rcayjs xyjg pxuio\oyi<x<z (genealogie, fonda-

zioni di citt): 'Plat.',

Hipp. mai. 6

p.

31 Hippia scrisse iO-vcv vo|xaatat:


e p.

284
32

n.

fr.

fr.

2 Diels; cfr.

fr. 6,

11.

45 sgg.

33 Anche Democrito
'

285 D.

(sopra a p. 253). -

Sui Misteri' di Stesimbroto

34 La prima

(v.

oltre a n.

Anche uno

scritto

141).

lettura (equivalente alla pubblicazione) avrebbe

avuto luogo, secondo alcuni, in casa di Euripide

Diog. L.

9. 54.

NOTE
35 Cfr. Themist.
sotto

frg.

il

5)

30

or.

442 Dind. (Diels

p.

li

275,

p.

" tutta la religione (lepoopfcav rcaaav v&pri)-

xal u.oaxyjpia %at xsXsxs)

tzou

307

coltura (twv yetpyiag TtaXwv

dipendere dai beni


"
grcxsi).
fa

dell' agri-

36 x xpcpovxa xal (bcpsXoOvxa (Philod.). - Fra gli wcpeXoOvxa, Sext. Empir, nomina anche il sole e la luna e fiumi
'

e fonti

(Diels,

'

W.

37 Cfr.

cit.).

/.

Nestle, Philologus 67. 1908, 556 sgg.,

il

quale

Min. Fel. (Octav. 21, 2) in pi del Diels (esso


conferma [contro H. Gomperz, Soph. u. Rhet. 191 2, 113 n. 251]
che anche la seconda parte della citazione di Perso (lo Stoico)

un

cita

testo di

risale a Prodico).

38 Cfr. H. Gomperz, Soph. u. Rhet., 50.


il 3 ,

39 Diels, fvs

308

sgg.

il 3

Sext.

40 Fr. 25 Diels
p. 319 (dal Sisyphos, drama satiresco):
Empir. 9, 54; cfr. Cic, de n. d. 1. 77 e 118.
41 Sext. Empir.

24: Diels FVS

9.

42 Dittenberger, Sylloge
43 Dittenberger, Sylloge

I
1

3
3

il 3

p.

30

n.

75.

(191 5) n. 93.
n.

83 (proposta di Lampone).

44 Esecuzione di due simulacri (yXfiaxa) divini:


1.

318.

45 Scuola
8.

ig,

- L'architetto del tempio fu Ictino

attica.

Paus.

41, 9.

46 Paus.
Aves li 28
f

9.

Paus.

30,
I.

1.

- Ex-voto per Chairedemo: Aristoph.,

23, 8

Overbeck, Schriftq.

p.

Loewy, Inschr. griech. Bildh.,

n.

52

158.

47 Circa lo stesso tempo sorse anche il ritratto letterario


(anzi un po' prima, se si tien conto di Stesimbroto di Thaso,
autore di uno scritto su gli
stocle, Tucidide, Pericle

di Ione

da Chio,

fr.

uomini

politici

fhg 11 p. 52 sg.]
FHG II p. 46

sgg.

ateniesi

cfr. gli

['Temi-

T7tojiV7j[iaxa

sg.).

403. - Cfr. Plin. n. h m 34. 74; Paus. I. 25, 1. Di Cresyla era anche la statua di bronzo per Hermolyco (base

48 ig

n.

sull'Acropoli;

cfr.

Loewy,

op. cit. n. 46).

49 Fin troppo: nimitis in ea

(scil. veritate)

. . .

similitudini

qua?n pulckrztudinis amantior, Quintil., 12. io, 9 (di Demetrio).

CAPITOLO IX

3 o8

50 Lucian., philops., 18-20.


Statua di Simone

51

{hipparchos nel

trattato su l'equitazione); statua di

dotessa

di

autore

423,

di

un

Lysimache, vecchia sacer-

Athena; statua di Pelichos, stratega corinzio: Over-

beck, Schriftq., p.

161.

52 Aristoph. Ach. 854; Thesm. 949; Pluf, 602 ( deriso

per
2,

sua povert);

la

cfr.

Aristot., polita 8.

1448 a: Ilaaoov k x^POUS (stxaev).


Aristot. pcet.
da Sofocle

p.

53 Altrimenti
2ocpoxXvj

cpY}

aTg

otoog si rcoisv,

[xv

1340 a; poet.

5, p.

25

p.

EpuuS^v

1460 B
s 0X01

stoCv.
e

54 Hpa%Xyj (iatv|iVO cfr. A. Dieterich, Schlafszenen


der attischen Bhne, Rhein. Mus. 46. 1 891
25 sgg.
:

auf

Kleine Schriften, 48 sgg.


iife/. 744 sg. Cfr. L. Radermacher, Rhein. Mus. 53,
1898, 497 sgg.
55 Cfr. Er. Muller, De graecorum deorum partibus tra-

bis

54

gicis, Religionsgeschichtl.

Versuche und Vorarb.

56 Hec, 800: "per convenzione


di, e

(vjiq))

vili, 3 (1910).

noi crediamo agli


e giuste ".

viviamo facendo distinzioni di cose ingiuste

Bellerofonte

fr.

numi? Non

vi son,

Melanippe\

fr.

288 n " Dice alcun che nel

non

sono

vi

483. - Bacch.

v.

ciel vi siano

",
E il primo verso della
1348: " rancor mortale ai Numi

ecc. -

non s'addice". - fon,, 440 sgg.; Electra 1258 sg.


969 sgg.; Iphig. in Taur. 380; Herc. fur. 131 6
339

sg.,

57

655

W.

Troian.
sgg.; cfr.

sgg.

Nestle,

Euripides,

Aufklrzmg, Stuttgart 1901

der Dichter der griechischen

Masqueray, Euripide

et ses ides,

Paris 1908.

58 Xenofane, Heraclito, Anaxagora, Archelao, Diogene di


Apollonia W. Nestle, Untersuckungen iiber die philosophischen
:

Quellen des Eur/pides, Philologus, Supplementband vili 557 sgg.


59 fr. 1007 n: 6 vou yp Tjjiwv axiv v xaxa)
e

fr.

836.

60 Per l'abbondanza di
sopra ap. 154 sgg. -

Anche

elementi

orfici

in

Euripide,

v.

nelle Baccanti, 562 sg. - Intonazione

NOTE
orfica

in

(?)

309

639 N (Polyidos), 830 (Phrixos).

fr.

Nestle,

Cfr.

Philologus, Supplemento, vili p. 595 sgg.


61 Contro

seguaci dell' Orfismo: Hippol.

956

sg.

ftyj-

peooai yp asjavocs Xyotaiv, ala^p |iv]xava)|ievoi. Cfr. Alcest.

962

6^/. 646

sg.,

sgg.

62 Cfr. Ronde, Psyche

il 3 ,

255.

63 Fr. 491 at&p', oixvjatv Ai (= Aristoph., Thesmoph.


272; della Melanippe Aristofane si fa beffe anche nelle Ratte)

Zeg
935 atO-vjp
vofx^sxau Cfr. Troad
fr.

fr.

a&^p... Ze) og v&p)7iot

869

885

sg.

Saxig rcox' si

efvai, Zsg, etx' vyxvj cpasos

64 Fr. 488
fr.

1012

Aristoph.

AtO-pa xal Tatav


ifa/z.

^xs

opavg xs yat

d)g

uax7T:aaxo

x* vjv fiopcpy} {ita;

ysvxstpav

rcvxcov

892; Av. 1380

a,j

voog gpoxwv.

836;

fr.

s(0

(Cfr.

sgg.).

65 E. Romagnoli, Le Baccanti di Euripide, Firenze 191 2;

Ronde, Psyche

li

3
,

46.

877 sg., 325; 1002 sg.; 1325 sg.


67 Anche nell'aspetto puramente formale (importanza del
coro, assenza d' intreccio) le Baccanti si staccano dal tipo di
66

v.

199

sg.,

395

sgg.,

tutte le altre tragedie di

rison,

Euripide

G.

cfr.

Murray,

Har-

ap.

7'hemis, 345.

68 Rapporti di Euripide con Timotheo di Mileto, rappresentante delle nuove tendenze musicali

Critiche di Aristofane (Rane)

69 Nel teatro di Euripide

meno interdipendenti
estraneo

all'

azione

il

(v.

sopra a p. 249). -

elemento musicale in Euripide.

all'
i

pel soggetto

singoli
;

il

drammi sono sempre

coro diventa sempre pi

canto abbondantemente trasferito nelle

parti degli attori.

70 Frequenti sono nelle tragedie euripidee gli spunti

co-

mici.
71

Si pensi agli eccidi di Korkyra.

72 Cfr. la conversazione tra

Atene: Thucyd.

5.

Melii e

rappresentanti di

89 sgg.

73 Tale sorte ebbero Torone, Skione,

Melo per opera

degli

Ateniesi; Platea per opera degli Spartani.

74

II

mondo divino

l'umano ubbidiscono

alle

stesse

CAPITOLO IX
necessit;

si

una legge che fu

tratta di

75 Cicer., de divin.

43, 95. -

I.

e sar sempre:

Cfr.

Thucyd.

derisione

la

degli

oracoli in Aristofane: sopra a p. 293.

76 Eclissi lunare

dell'agosto 413: impressione che fece


Nicia e sullo stesso Nicia a Siracusa: Thu-

sui marinai di

cyd.

50, 4.

7,

77 Terremoti: Thucyd.
distoglie

3.

87, 89.

terremoto del 426

Il

Peloponnesii dall' invadere ancora l'Attica.

78 Era di malaugurio. Alla battaglia di Mantinea,


rali

ne furono turbati

cfr.

gene-

Demi

nuovi frammenti dei

di

Eupolide (Bignone, Atti della R. Accademia delle Scienze di


Torino, 48,

Quando

tuoni

gpovTomo
che

191 2-1 3,
a

345

sgg.)

sereno

ciel

" .... Ricordate

predicevano

jitv od' a)v[TOg jxgaXstv: fr.

Mantinea?

rovina (xoo
1

v, v. 9]),

&soo

Sugger

generali Si mettessero in berlina" (trad. E. Romagnoli,

Nel regno di Dioniso, Bologna [19 18],

146).

79 Aristoph. Ackarn. 171 (Diceopoli vuol far sciogliere l'as-

semblea perch una goccia d'acqua l'ha colpito);

80 Gli Spartani
Herod.
S

9.

107

cfr.

Violazione

al

tempo della battaglia di Maratona

Aristoph. Acharn. 84.

420) della tregua olimpica da parte degli

(a.

Spartani (esclusi dai giochi). Cfr.


Dittenberger, Syll.

Vesj>. 260.

cfr.

i3

n.

la

42; Aeschin.,

tregua
2.

di Eleusi

sacra

133. Cfr. P. Foucart,

Les mystres d' Eleusis, 267 sgg.


82 I

Megaresi accusati

di

aver

occupato del

territorio

appartenente alle Dee eleusine (psejisma contro Megara al


principio della guerra del Peloponneso); gli oligarchi di Kor-

kyra accusati di aver abbattuto alberi per far pali da

vigna

in boschi di Zeus e Alkinoo.

83 Lampone mantenuto a spese pubbliche nel Prytaneo


Sch. Aristoph. Av. 521 Pad 1084; - nominato per primo fra gli

Ateniesi che giurarono la pace di Nicia: Thucyd.

5.

19 e 24

Aristoph. Av. 521 e 988; - autore della proposta di


grazione del Pelargikn\ Dittenberger. Sylloge
oltre a n. 120.

n. 83.

reinte-

- Cfr.

3"

NOTE

84 Aristoph. Egm't. 1085; Vesf. 380; Av. 988; Phrynich.


fr.

9; Telecl.

fr.

6; Amips.

10.

fr.

85 Thucyd. 7. 50. Cfr. Aristoph. Equit. 31 sg.


86 La sua caricatura nei Cavalieri di Aristofane (Cleone
rappresentato dal Paflagone;

gara mantica

Nicia;

un oracolo

gli

col 'Salsicciaio';

rubato dal servo

Paflagone possiede

il

oracoli di Bakis: v. 1003 fv. sopra a p. 134]).

Cleone per

87 Proposta di

punizione di

la

Mytilene, a

stento mitigata (a. 427).

88 Cfr. Xenoph., Memor.,

89 Vedi sopra a

16; Cicer., de

4. 3,

p^ysiat

207. per gli

p.

cpuXat di distene. - I quattro legislatori

Paus
del

8.

48,

culto

Asclepio nel

p. 238). - Anche

santuario

scuole

fondatori di

nuove

delle

accoglitore

Amyno

di

filosofiche

un

trano le eroizzazioni di inventori (perfino di

sopra a

(Democrito

p.

2, 15,

persiano Artachaies, che aveva presieduto

ai lavori pel taglio

della

Acantho (Herod.

117).

7.

rien-

Pixodaro

tal

che indic l'esistenza di una cava di marmo: Vitruv. io.


il

(Asgtcov)

(v.

in Abdera) sono eroizzati. - Nello stesso ordine di fatti

251-2). - Anche

40.

Tegea eroizzati

di

- Sofocle eroizzato come

[.

di

leg., 2. 16,

90 Anche Miltiade

penisola

(figlio di

Athos,

di

Kypselo)

fu

eroizzato in

fu onorato,

dopo

morte, con sacrifizi e giochi nel Chersoneso tracico, come fondatore (otaia'cvjg) di quel dominio (ateniese): Herod.

6.

91 Naturalmente, continu

la

duti per la patria (v. sopra a p. 214, 241).

commemorativa dei

nell' iscrizione

un pensiero come questo:


Ss x^w]

TtovSs:

ig

1.

di Euripide (v. sopra a p.

92 Anelli magici:

interessante trovare

cittadini

octfrvjp [lji tyuyLZ

442.

38.

venerazione pubblica dei ca-

caduti

Potidea

rcedgaio, au)[p,aT;a

Esso trova riscontro nelle idee

277).

Aristoph. Lysistr. 1027, Plut.

884. -

Superstizioni della voce, dello starnuto, ecc.: Aves 720 sgg.


degli incontri che
nottola, sacra

si

fanno uscendo di casa: Ran. 195.

La

ad Athena, era di buon augurio (Aristoph. Vesp.

1086). - Invece,
era presagio di

la

vista

morte:

del

serpente

Lysistr. 759.

custode dell'Acropoli

Cfr. E. Riess, Supersti-

CAPITOLO IX

312
and popular

tions

of philology,
191

Greek comedy,

beliefs in

1897, 189

18.

sgg.

American Journal

C. Pascal,

Dioniso, Catania

159 sgg.

1,

93 Antifonte, Ateniese, il sofista, fu vstpoxpCxvjs (autore


di un Tcspl xpaso) vstpcov: fr. 78 sgg. Diels), nonch xspocToaxTiog (Diog. L.

46; Suid.

2.

- Influenza di

v. 'Avxicp.).

s.

Empedocle: H. Gomperz, Sophistik tmd Rhetorik, 63


94

santuario di Epidauro (Paus.

2.

95

sgg.

1,

Dittenberger,

2,
3339. 3340; IG vi
Esse registrano numerosi casi di guarigioni. - Cfr.

803. 804, Collitz-Bechtel, in,

n.

s )

668 sgg.

Aristoph., Plut.
l'

alcune ritrovate negli

27, 3):

scavi (Cavvadias, Fouilles d' Epidaure,


Sj/ll. 2

sgg.

Stele con iscrizioni ricordanti le guarigioni esposte nel

(descrizione

caricata

del

rito

del-

incubazione).

95 Herod.
Sylloge,

berger,
(fr.

18 sgg.

il

134; Paus. t. 34, 1 sgg.; Ditten589. - Aristofane scrisse un Amfiaraos

46;

1.
2

8.

n.

Kock) (un vecchio


Amfiarao con

al santuario di

96 Herod.

1.

46;

virilit recandosi

la

la moglie).

134; Paus.

8.

phonios scrisse Cratino

riacquista

39, 5 sgg. -

9.

218 sgg. Kock);

(fr.

Un

Tro-

Aristoph.,

cfr.

Nu. 508.
97 Thucyd.

2.

21

98 Strepsiade

Ixaaxog

d)g

una

ricorre

Nub., 749.
99 I Telmessesi di Aristofane
in Caria, era
I.

41, 91

100

Ninfe

famosa

XpY]a{io) tcccv-

a>pu.Y}xo; cfr.

maga
(fr.

8.

tessala

528

sg.

haruspicum disciplina

'

1.

Aristoph.

Kock). Telmesso,
Cicer.. de divin.,

42, 94.

Cfr. Usener,

Cabiri,

Gotternamen, Bonn 1896; E. Romagnoli,

Ausonia

101 Aristoph.,
fr.

'

^Sov

ts

yjpy]0\ioX^o%

&V xpoa&oa

xoCoog,

1907, 141 sgg.

2.

Ran.,

293;

Ecclesiaz.,

1056;

Tagenistai,

500-501 Kock.
102

Una comedia Lamia

Cfr. Aristoph.,

Cratete

di

Vesp., 1177 sg.,

(fr.

18

sg.

Kock). -

1035.

103 Le prime testimonianze (epigrafiche) sono del IV


Dittenberger, Sylloge,

2
,

n.

587

1.

208

{lvjatg

Suotv x&v

sec.

6yj-

NOTE
IG

[ioattv (schiavi dello Stato);

t]wv

5Y]|ioato)v

xafrapovxag

II,

[iu^aa|iv ttsvxs
Cfr. Theophil.

..

313
2,

531, n. 834 C,

p.

Kock

11,

schiavo [o liberto?] indeciso di abbandonare "


nutritore,

il

473 (parla uno

p.
il

caro padrone,

il

salvatore, per opera del quale io vidi le leggi greche,

imparai a leggere e scrivere, fui iniziato


Foucart, Les mystres d' leusis, Paris

non erano

ancora ammessi

-frsots

" [o fteoiv?:

19 14, 273

dunque

104 I barbari in genere (tranne


blici])

24:

v xcp tsp(p va-

cvdpocc;, xot>

fr.

1.

gli

sg.,

&onsp xot vdpocpvoi

(gli

308]).

schiavi [pub-

all'iniziazione: Isocr.,

negyr., 157 xocl xot aXXotg gapgpoic; e'ipysa&at

xaW

42, 119

I.

Pa-

lepcv,

omicidi erano esclusi: Pollux

Altrimenti, a tempo di Cicerone, de nat, deor.

cfr.

'

8. 90).

omitto

ubi initiantur gente

Eleusina, sanctam illam et augustam,

orarum ultimae'.
105 Per ci furon messi in ridicolo dalla Comedia (xco|i(p 0)0-72

2.

15

'

aav

Strab.,

/.

cit,

sopra a p. 246). Cfr. Cic, de leg

et

in his colendis nocturnas pervigila-

novos vero deos

tiones sic Aristophanes

vexat ut apud

eum Sabazius

alii di peregrini iudicati e ci vitate eiiciantur

Cfr.

quidam

et

(v. oltre, n. 196).

Foucart, Les assocations religieuses chez

les Grecs,

55 sg.

- Alle superstizioni dei volghi


p. 241
greci ora dovettero aggiungersi - e gravitare anch' esse su
1' Orfismo - le superstizioni esotiche apportate dagli schiavi.
106

v.

sopra a

sgg.

107 Aristoph., Nu. 260


t

sg.

- Secondo A. Dieterich {Ueber

ene Szene der aristophanischen Wolken, Rhein. Mus., 48. 1893,

275: Klene Schriften, 117


in caricatura, sarebbero

sg.),

appunto

misteri che

gli

orfici.

qui

son

messi

In funzione orfica

(messo in rapporto con la seduzione di Dionyso fanciullo per


opera dei Titani) attestato
vere presso Harpocr.

il

v. rcojixxoov

s.

con pol-

rito dell' aspersione


(cfr.

Nonn., Dionys., 27,

228, ecc.).

108 Demosth., de

cor.,

aver aiutato da ragazzo la


dei

misteri

p. 261, n.

di

Sabazio

259

(soo

56, 60), tra l'altro

X0t 7UXpOL.

sg.

si

rinfaccia ad Eschine di

madre nel disbrigo


oocgot,

axxyj

anche &7co|ixxa>v

pratiche

delle
v.

xq)

sopra a

TcsXcp

xal

CAPITOLO IX

3*4
109 Anche

no

Kybele

la frigia

greca Magale Meter:

era gi sincretizzata con la

si

sopra a p. 247 sg.

v.

rcpg Xeicpp{iax xiva xtvSvcov

SchoU Aristoph.

Pac. 277.

in

a p. 96, n. 107. Aristoph.,

v.

112

come
del

Pelasgico

'

io intendo,

Herod.

secondo

'

Pac, 277

cum

sg.

sck.

Vesp. 119 (Korybanti in Atene?).

(misteri di Samotracia); cfr.

51 sg.

2.

vale a dire,

traco-frigio.

113 Cfr. R. Pettazzoni, Le orgini dei Kahiri nelle

isole

Roma

1908.

Mar
114

Mem.

Tracio,
I

R. Accad.

della

due estremi

dei Lincei,

trovano avvicinati

si

Nubi

nelle

Aristofane (introduzione di Strepsiade nella scuola di

come

presentata
Il fine era

1*

di

Socrate,

iniziazione rituale ad una religione mistica).

comico, e comico V

creava assolutamente ex

Ma

effetto.

nihilo

forse

Dieterich,

(cfr.

poeta non

il

Rhein. Mus.,

48. 1893, 277).

115 Dittenberger, Sylloge,

3
,

n.

88 (Krte, Athen. Miiteil.

18.

1893, 2 49; 21. 1896, 313 sg.); Paus.

sul

pendio meridionale dell'Acropoli: Paus.

116 Orig.

c.

Cels.

5.

2,

p.

2.

169: #sg

26,8.- Santuario
1.

[lv

21, 4.
cv

desi

slvj,

Xccx&v otxstv x^v yvjv xal (barcspel cpuys xoo xtcod x&v

117 Rapporti di Asclepio con


Eleusi

1'

introduzione

del

le

divinit

Ath. Mitteil., 21. 1896, 3 1 3

col

nome

il

nome

di |i,uaxYj:

suo culto avviene durante la cele-

sg.);

di 'EiuSaptoc: Paus. 2. 26, 8

iscrizione (d'epoca imperiale)

licf,

n.

88;

- uno dei giorni della festa

1894, 17 h n. 13.
118 Paus. 1. 38, 3: 'EXsoatvot) x

xaxvjxoog ovxas

ftecov.

culto di

il

brazione dei misteri eleusini (Dittenberger, Sylloge,

eleusina ebbe

Se

- Asclepio

Ecp>j{JL.

aXXa

px

"AfrvjvaCoov

tsXscv x^v xeXsxvjv.

119 Magistrati pubblici accanto ai sacerdoti locali.


120 Dittenberger, Sylloge,

spondence hellnique,
dell'ordinanza

Lampone

(v.

3
,

n.

83;

Bulletin

de

corre-

Al testo
aggiunto un emendamento di

4. 1880, tav. xv, p. 225 sg.

(aoyYP acP^)
sopra a n. 83).

121 Oltre che a Demeter e Kore,

si

doveano fare

sacrifizi

NOTE
(col
'

il

315

danaro ricavato dalla vendita delle dotapxa) a: Triptolemo,

Dio

',

la

'

Dea

Eubulo

',

(xocl

Tpi7cxoS|iuH' xal xcot

xi

0sai xal xan EgoXan), Athena.


122 Isocr., Panegyr. (a. 380), 31.
123 Atene sempre meno si fece scrupolo di trattare

[0e]an xal

xvjt

come

alleati

se fossero suoi sudditi.

La

124 Gi erano avvenute defezioni, ed erano


sangue

sg.

205

Kock

rileva dall'accenno
il

Eupolide

consigliano gli Ateniesi a non far pesar

si

Citt alleate).

le

come

salutare,

Aristof., Lysstr. (a. 411),

580 sg.
messo in

125 Che questo rimedio gi

state punite col

(v. sopra a p. 310, n. 87). Cfr. le 'Citt' di

troppo la loro egemonia su

si

suoi

rincar la dose.

ricle,

(fr.

democrazia, dopo Pe-

in

metco mischiando e

pratica che dopo la

rendo

la

Troppo

cittadinanza

Samo

tardi!

il

disfatta

si

prospettasse

forestiere
di

ateniese

'.

Non

Aigospotamoi
tutti

fu

(a.

405), confe-

cittadini

di

Samo.

era ormai la sola citt rimasta fedele.

126 Congresso religioso panellenico

(v.

sopra a p. 239). -

L'idea fu ripresa in seguito (consiglio religioso dei HavAXvjveg ad

Atene

istituito

da Adriano: IG in, 85).

127 Le nostre considerazioni, d'ordine puramente storico-

dunque con

religioso, collimano

ragioni di fatto in base alle

le

quali l'ordinanza delle rcapxai stata dal Krte, Athen. Mit-

teilungen 21. 1896, 320 sgg., attribuita all'epoca della guerra


del

Peloponneso (precisamente nel 418/7), mentre di


Rohde, Beloch [Grechche Geschichte 1 li, I,

(Foucart,,
n.

1]),

128 IG
fr.

tempo

era ed assegnata al
I,

210,

fr.

k,

p. 265,

di Pericle.

Cfr.

p. 93.

solito

Aristoph.,

Le Lemnie,

365 Kock: "la potentissima dea di cui ora caldo l'alcon probabile allusione alla statizzazione recente del

tare ",

culto di Bendis.

La

data

della

La Repubblica

di Platone (1.

come sfondo

ambiente

d'

Bendis (BsvStdsioc)
ad

al

gi certamente

Forse

il

nel

404

statizzazione
p.

prima

la

Pireo

assistervi). Il santuario

I,

(s'

327 A

festa

non

precisata.

e p.

pubblica

in

immagina che Socrate

(x BsvdiSsiov

av.

sg.

Cr.

354 a) ha
onore

di

sia andato

del Pireo esisteva

(Xenoph., Hellen.,

2.

4,

II).

Pireo (affollato di stranieri) fu dunque la prima sede

CAPITOLO IX

316

del culto pubblico di Bendis.

Ad

ogni modo,

continuato a tributare alla dea un loro culto

Ronde, Psyche

(cfr.

il

3
,

105, n.

1).

nel IV sec. (a. 334/3 e sgg.): IG,

129

La

frigia

Kybele

si

Traci avranno

speciale

privato

- Culto pubblico di Bendis


n.

11,

102.

741, p.

con

era fusa

l'indigena 'madre

(v. sopra a p. 247 sg). - Cfr. sopra a p. 182.


Thucyd.
2. 29; Aristoph., Acharn. (a. 424), 145, cum
130
schol.. Cfr. A. Hck, Das Odrysenrezch in Thraken, Hermes

degli di

26.

'

1891, 78, 82 sg.


131 E. Meyer, Geschchte des Altertums, IV, p. 559.

132 Theti, meteci e schiavi parteciparono largamente alla


spedizione di Sicilia. - Anche nella ricostruzione della flotta

(Xenoph., Hellen.,

che poi combatt alle Arginuse

tagipovTS Tog v
pooc;;

Aristoph., Rati. 33. 191,

cfr.

24:

6,

allusione

sgg.:

693

1.

xal XsuO--

VjXixiq: ovtgcc; crcaviag

alla

liberazione degli schiavi [parificati ai Plateesi] che avean preso


parte alla battaglia delle Arginuse). Cfr. Diod. 13. 97,

aavxo %o\ixoLS zobg \iexoi%ouQ xal twv aXXcov


(3ouXo|ivous aovaYCOVt^sa^at.
op. cz'L, iv,

aprono

si

trattare

le

[*

schwerlich richtig

507, 642]. - Nel discorso

Nubi, Strepsiade

zobg

Ed. Meyer,
con

lagna di non poter

si

rcoirj-

cui

pi mal-

servi (timore di diserzioni).

133 Prodico ebbe per lo

meno

subire

Ginnasio {Lykeion), perch intratteneva


portune (Nestle,

1'

'

Strepsiade

di

gvcov

Neue

Jahrbb., 1909,

134 Diog. L. 9. 54. accusatore fu Euathlo.

giovani di cose inop-

I,

espulsione dal

1'

17).

p.

Secondo Aristotele

135 Timone di Fliunte, nei ZiXXoi,

fr.

(fr.

67 Rose),

D; secondo

altri

fu condannato ed espulso (Diog. L. 9. 52; Cicer., de n. deor.,


23,

63; Joseph.,

c.

136 Philoch.,

Hzpp.

mai.

282

Apzon.,

168

fr.

DE,

2,

I.

37).

fhg

sarebbe

1,

p. 412.

giunto

- Secondo

avrebbe

'

Plat.

vissuto

',

in

Sicilia.

137 Timone

di

Fliunte

nei

Szlloz,

fr.

xcppvjv ai>YYp{Jt{xaTa -Oscvai. - Cfr. Diog. L.

aoxou xoccxaoaav v

yop<?

biz

d:

9.

xvjpuxi

52

g&sXov 5s
zc

gigXCa

vaXs{ievoi

NOTE
xaxoo x&v

Tcap*
'

317

- Cic, de nat. deor.,

xexxyjjJivcov.

1.

23, 63

librique eius in contione combusti


bis

137

M. Calhoun, Athenian

Cfr. G.

clubs in politfcs

litzgatzon, Bulletin of the University of Texas, n.

La formula

138

giuramento dei membri

di

oligarchico ci conservata da Aristotele, Polit.,

and

262 (191 3).

un club

di

1310 A

5. 9, p.

xaxvoog iaojiai xal gooXsaa) 6 xi av i/o) xaxv.


139 Orfeo menzionato (insieme con Museo, Esiodo, Omero)
un frammento di Hippia, fr. 6 Diels.

xai

in

T(p SvjjJKp

140 Prodic.

3
5 Diels, il

fr.

V opera

141 Che cosa fosse


(rcspi

fr.

plg

1-2

il,

in, p. 562

sg.

v.

sopra a p. 237.

Stesimbroto

di

FHG

xsXsx&v, frgg. 13 sgg.

142 Diag.

274

p.

p.

57),

Bergk 4

Misteri

sui

non sappiamo.
Philod. n. ecrsg.

85 Gomp. Schol. Arzstoph, Nub. 830; Suid. s. v. Atay.


143 Avrebbe aiutato Nicodoro nel redigere le leggi per
;

Mantinea: Aelian.,

v.

hz'st.,

144 fvs Diels

145 Diod. 13.

6,

289, n. 8.

p.

(ma

23.

2.

la data di

Diodoro

[a.

4*5] non

sicura).

146 Aristoph., Av., 1072


thios,

Fuga

fhg

fr.

IV, p.

cum

schol.

444; Crateros,

fr.

Lys.

17; Melan11, p. 621.

6.

fgh

nel Peloponneso (morto in naufragio: Sext. Empir., adv.

math.< 9. 53). -

zione

Atene ne avrebbe richiesto invano

autorit

alle

di

Pellane

(Melanth.

fr.

5;

l'estradi-

cfr.

Schol.

Arzstoph. Ran. 320).

147 Schol. Arzstoph. Nub. 830


doxstcp

xXsoog
4

;<y
J

epyj&sts,

(177

sup(bv

ays, cp^at, xptaxaiSsxaxov

aov

xal

'cv

xoci xcoxs,

gXa,
Tqjitv

cpaatv,

Iv rcav-

X' aya^jia

Hpa-

rctxXsi as&Xov,

xai

cpaxv.

148 Aristoph., Ran., 320 qcdouat youv xv "Iax^ov Svrcep

Aiaypag
149

Crater.

. . ;

lui

fr.

9.

(come a Democrito: Diog. L.

9.

49) attribuito

un ^puyLOg Xyog, contro gli di. - Anche rcoTtopYi^ovxes


Xyot (contenenti le ragioni della sua vaxtpyjaiv xai IxTixwaiv
xvj raspi

150

-9-stov

Sext.

SgYjg

Suid.

Emp., adv. math.,

s.

9,

v. tay.)

51; Schol. Arzstoph. Ntib.

CAPITOLO IX

3 i8

830 (TtapaxaxaO'vjxTjv 3 wt xtvo ixoaxep7}&e)


151
(v.

cfr.

Suid.

Atay.

v,

s.

Le herme erano numerose

piazze e nelle vie

nelle

sopra a p. 205). Quasi tutte furon trovate mutilate. Un'al-

lusione gi in Aristoph., Lysistr., 1094.

152 Di

aver

creduto agi' indovini

ebbero a pentirsi

gli

153 Imputazione del fatto ai Corinzii (per distogliere

gli

Ateniesi: Thucyd.

8.

i.

Ateniesi dalla spedizione di Sicilia),

Philoch.

no

fr.

fhg

i,

p. 402.
1

54 Pisandro entr nella commissione (d'inchiesta) dei Dieci.

155

Da un

Pythonico: Andoc, de myst., Il

tal

156 Cosiffatte accuse

(e

dovevano essere infrequenti

una denunzia

dal sicofante di

(nuovi frammenti

dunque anche
cfr.

il

di dcaspstcc nei

Bignone, Atti

157 Cfr.

'

non

Demi

R. Accad.

della

di
d.

Eupolide
Scienze

Romagnoli, Nel regno

sg.).

Lysias

jiiu.ouu.svos

fatti relativi)

ricco forestiero minacciato

di Torino, 48. 1913, 362; traduz. di E.

di Dioniso, 150

sg.

'

sp

6 {in Andoc), 51
xotg

rcsSsCxvue

ooxog... vSg axoXyjv,

u-oyjxots

xal

sItcs

x$

cpwvg x rcppTjxa.

158
a

Roma

leusis,

Vano
(Svet.,

tentativo dell'imperatore Claudio di trasportarli

Claud., 25). Cfr. Foucart, Les Mystres d'

263.

159 Quattro per i misteri, una (di Teucro) per le herme.


160 Denunzia di Diocleide
Phrynichos, fr. 58 Kock
Andoc, de myst. 37.
:

161 Capeggiata da Eufileto.

162 Essendo caduto ammalato, Andocide non aveva preso


parte alla esecuzione del sacrilegio:

V herma vicino a casa sua

era una delle poche rispettate.

163 Cfr. Thucyd.

164 Thucyd.
165
la

6.

Da Thessalo,

6.

53 e 60.

27 sgg.
figlio di

Cimone

(Plut., Alcib., 19; cfr. 21).

profanazione dei misteri sarebbe avvenuta nella propria casa

di Alcibiade, anzi che in quella di Pulytione.

NOTK
166 (Intervento di Pericle:

v.

319
sopra a p. 254-5). Intervento

dopo

di Cleone (contro Aristofane,

Hyperbolo. Proposta di Syracosio

di

1297;

Eupol.

cfr.

Babilonesi

207 Kock. - Solo dopo

fr.

trasformarsi (Le Ecclesiazuse,

Equit.,

167 Aristoph.,
sckol.;

fr.

143,

fr.

168

v.

426]), e

[a.

416): Sch. Arist. Av.

(a.

Trenta Tiranni la comedia abbandon

'

l'avvento

dei

invettiva e accenn a

1'

Fiuto).

il

129

aTUTCTCSiOTtcX^S

254 cum

696 Kock.

sopra a p. 279-80. Cleone fu preso di mira da Aristo-

fane specialmente nei Babilonesi, negli Acarnesi e nei Cavalieri


(il

cfr. Nub. 549, 586, 591


Vesp. 62, 1285.
Contro
Hyperbolo:
Cratin.
fr.
169
196, fr. 262 Kock. -

Paflagone);

Nub. 876; Vesp. 1007; Thesm.


238; Marie, fr. 180 (cfr. Quintil.,
Marie as qui est Hyperbolus '), fr. 195. -

Aristoph., Equit. 1304, 1363;

840. - Eupol., Demi,


inst. or.,

Leucon,

IO, 18:

1,

1.

fr.

- Platone scrisse un Hyperbolos. - Hermippo

nelle 'ApTOTUXiSss,

accusa che
straniera

epccatv

della

('

fr.

contro

madre

la

Hyperbolo. - Altra

di

comici fanno ad Hyperbolo di essere di origine

semitica

'

secondo Sckol. Aristoph. Pac, 692

Supov

gctv

R. Accad.

d.

*
;

lidia

frigia

'

secondo

Tivg

altri

Atti

Scienze di Torino, 48. 19 13, 345 sgg.).

170 Aristoph., Equit., 765.


171 Aristoph. Pac.
{Babilonesi). - Eupol.

fr.

395; Av. 1556


182,

fr.

Lysistr. 490;

fr.

81

31 .Kock. - Phrynichos,

fr.

20.

Platone scrisse un Pisandro (caf

i, p. 626 Kock).
Thesm. 805. - Un Cleofonte
scrisse Platone (caf i, p. 615 Kock).
173 Cratin., Panopt., fr. 153 Kock.
*-

172 Aristoph., Pan., 680;

174 Eupol.,

146 sg., fr. 490.


175 Aristoph., Nub., 361; Aves, 692.
176 Aristoph., Pan., 320.
fr.

177 Accenni a Socrate in Eupol.,


Telecleides,

fr.

39-40; Callias,

178 Eupolide nei


ricondotti dall'
dell'

Hade

Demi

fr.

fr.

352; Ameipsias,

[il

9;

(Miltiade, Aristide, anche Pericle,

in Atene), - Aristofane nelle

educazione antica

fr.

12.

Parlare giusto]).

Nubi

(elogio

CAPITOTO IX

320

179 Aristofane nelle Rane. - Contro Euripide anche

Ly sistrato, e gli

la

Ac arnesi.

180 Aspasia accusata di

empiet precisamente

dal

poeta

comico Hermippo.

De

181 Behagel,

1856

vetere comoedia deos irridente, Gottingen

(citato dal Pascal, Dioniso,

182 Bttiger, Aristophanes

Dresdae

(Opttsc,

irrisor

Vesont.

reus,

Kock, Aristophanes und


Hild,

185 7;

1,

1880;

Saggio sulla

religione e la parodia religiosa in Aristofane, Catania 191

183

sopra a p. 239

v.

Aristoph., Aves, 521; Callias,

184

57-58,

fr.

fr.

1.

117;

14; Lysippos, fr. 6 K.


sopra a p. 256. - Aristoph., Equit., JO85 e sch.;

v.

Aves 988. - Phrynichos,


fr.

- Cratin.

sg.

die

Aristophanes impie-

Dioniso,

Pascal,

C.

nota seguente.

v.

1),

npunitus deorum gentilium

1837);

Gtter des Volksglaubens,


tatis

n.

3,

fr.

fr.

9; Telecleides,

fr.

6;

Ameipsias,

10.

185 Accenni a Bakis


Equit., 123 sg.

caf

I,

508

p.

186

v.

sg.

1003

sg.

sopra a n.

(v.

- Cfr.

il

86) in Aristoph.,

Polyidos

'

'

di

Aristofane,

Kock.

sopra a pi 239, 243, 279. - Contro le superstizioni

popolari era forse diretto

il

<EuAo&T7}S di Metagene.

187 Thucyd. 8. I.
188 Aristoph., i Cavalieri.
189 Rochel, Aristophanes poeta quibus causis commotus
oracuta ..
179,

n.

190

(1870),

irriserit

da C.

citato

Pascal,

op.cit.,

I.

Cfr.

E. Romagnoli, Ninfe

(1908), 141; Musica

e poesia,

223

e Cabiri,

Ausonia,

2.

1907

sgg.

191 Aristoph., Plut. 653 sgg.

192 Cfr. Aristoph., Lysistr.,

sgg.

193 Aristoph., Pac., 406 sgg.: la


dai barbari (dai Persiani:

194 Cfr.

Herod.

I,

131),

per aver essi tutti

la patria ai barbari

Luna
i

(i

Triballi

erano

il

Sole, adorati

tramano di tradire

sacrifizi.

'i Misteri' di Frynichos, fr.

195 Triballo

36

barbari

sg.

del

Kock.
settentrione

balcanico) rappresenta gli di barbarici nell' ambasceria divina

NOTE
- Sempre negli Uccelli (15^0

Uccelli- di Aristofane.

degli

321

gli di barbarici strillano (per fame)

196

come

'

Illirii

sopra a p. 286-7. - Cfr. Cicer., de

v.

... ut apud eum


grini iudicati
'

ejiciantur

civitate

leg.,

quidam

(Aristofane) Sabazius et

sg.),

'.

15, 37:

2.

di pere-

alii

(allude probabilmente

'

alla contesa [sottoposta al giudizio di Erecktkeus'] fra gli di

nazionali

barbarici

CAF

Aristofane:

I,

p.

'Ore' p2pat

nelle

'Eps^eg]

r\

di

k).

535

Phaon di Platone, CAF i, p. 645 K.


Negli
Uccelli.
Cfr. Pascal, Dioniso, 127 sgg.
198
197 Afrodite nel

199 Nella Pace. - Pascal,

sg.

139

cit.,

ofi.

200 Nelle Rane.


201 Specialmente negli Uccelli e nel Fiuto. - Pascal, op.
cit.,

v.
il

ili

- Nelle

sg.

1470

Nubi

(Zeus

soppiantato

dal

la satira volta piuttosto contro

sg.),

Turbine

Socrate

[jlVO

di Platone:

caf

1476 sgg.). - Cfr.


612 k.

v.

p.

(notisi

'

sg.).

- Cfr. Zeus nella Nemesi di Cratino

Aat8aXo
203

di Aristofane,
'

Pluto

',

107

(fr.

nonch Telecleid.

fr.

sg.

204 Aristoph., Pac. 192

sg.

Av. 15 16

1 1 1

di

(gli

nazionali

Nu. 615

206 Nello stesso senso ironico


sono anteriori
idee

su

la

Zeus da Socrate nelle

si

afferma (da Pistetairo)

ridicolo

l'et

ad

essi

religione

(Av.

(cfr.

469
il

sg.),

sostituito

dell'oro

207 Equit. 11 69 e
-

Nubi 1470). - Analogamente era messa

XpuaoOv ysvog

pettazzoni

gli di,

alludendo alle

Turbine

per

deridere

chi

ci

credeva,

credeva alle bubbole dei Sofisti che ne promettevano


il

sgg.

sg.

che gli Uccelli hanno pi diritto di essere adorati che

(cfr.

3 sg.).

omessi per un errore di calendario).

205 Aristoph. Av. 829

perch

nel

49.

affamati al pari dei barbarici); Plut. 1114; cfr.

novissime

Av. 558

sgg.)

la Ricchezza, la pi potente delle divinit,

superiore anche a Zeus (Aristoph. Plut. 230; 130,

sacrifizi

xaxo-

Zebe,

il

202 Adulterii di Zeus (Aristoph. Nttb., 1080

in

'

pentimento di Strepsiade per essersi allontanato dagli di

dando ascolto a Socrate:

(i

'

di Eupolide).
sgg.

La religione nella Grecia

antica.

il

cio

ritorno

CAPITOLO IX

322
208 Lo stesso pu
ai

Apollo (Plut. 8

dirsi di

sg.).

- Quanto

ftsol Tcaxptpot in Aristofane, vedi Pascal, Dioniso, 9 sg.

Una

209

'Nascita di Athena' ('A&yjvag yovcc) di Hermippo.

210 Ran., 324 sgg.


ziati ai misteri eleusini.
s gg-)

354
poy.yo& e
Eleusi.

m it a

(ma

altri

tanta

sgg.

440

cfr.

Anche

il

coro fatto di ini-

il

discorso

del

corifeo

(ibid.

in tono burlesco [allusione a Cratino, tcco-

accenni d'attualit])
solennit

dell'

il

bando del ierofante ad

ambiente mistico contrasta la

tremenda caricatura di Dionyso (segno che esso doveva esser


estraneo ai misteri eleusini: Pascal, Dioniso, 191

sg.).

211 Inno (a Dionyso) nel coro delle Thesm. 985


i

cori delle

Thesm. 655

sg.

sg.

352

sg.

312 sgg.; il 36

sg.

cfr.

cori finali della Lysistrata (1296 sgg).

212 Aristoph. Nu. 889


savio e

il

214 Eupol., Demi,


215 Atene

ma

- Cfr.

il

contrasto fra

dissoluto nei aixaXvJs (Aristoph.

213 Le Ore: Aristoph.

tima);

sg.

si

fr.

fr.

figlio

il

sg.

Kock).

lega

marit-

198

569 k.

fr.

117 K.

riebbe presto

(seconda

terza

non raggiunse mai pi l'antica grandezza.

216 Opposizione

di Socrate, fra

217 Xenoph. Hellen.,

2. 2,

prytani.

23: xccl z tsl^tj xaxaxaTixov

cfr. Plut. Lysandr. 15.


k aoXv}Tpi5a)v noWyj 7cpo#0{JU<
218 Su Socrate, vedi: Ant. Labriola, Socrate (1870), ri. . . ;

stampa a cura di B. Croce, Bari 1909;

G.

Zuccante,

Socrate,

Torino 1909; H. Maier, Sokrates, Tbingen 1913.

219 Xenoph. Memor., I. 6, 15.


220 Plat. Apol. 19, p 31 D.
221 Plat. Symfi., 36 p. 220 C-D
resta

immobile a meditare

da

fermo nel medesimo luogo, tra


Symfi.,

175 A,

sg.

(al

campo

una mattina
la

sotto Potidea

all' altra,

sempre

meraviglia dei soldati)

(incamminato ad una cena,

si

Plat.

ferma a discu-

tere e se ne dimentica).

222

Plat.

40 ABC; Phaedr. 20 p. 242 c;


272 E; Theaet., p. 15 1 A; Alcib. maj. I. p. 103 A.
Afiol.,

31

p.

Euthyd. 2 p.
- il datjJtviov che dissuade Socrate dal prender parte
alla vita pubblica: Plat. Apol., 19 p. 31

CD.

attiva

NOTE

xaxacppovslv x&v opxoov (Xenoph., Memor.,

22 3 XP^
4.

323

14).

3,

Ad

224

Alcibiade, quando ascolta Socrate,

noXb jiaXXov
(Plat.

r\

Symp., 32,

215).

p.

Nel

cuore balza

il

da piangere

vien

xv xopo(3avxta)VXO)v, e gli

Carinide di

Platone

d), Socrate dice di possedere certa incantazione

156
magico appresa durante
di

Zalmoxis

la vita militare

225 Plat. Symp., 32

rilievo di

215 a-b;

p.

226 Aristoph. Nu.


seum, 48. 1893, 275

sg.

cfr.

Xenoph. Symp.,

4. 19.

Dieterich, Rheinisches

- Della scena d'iniziazione

Roma,

Mu-

d idea

un'urna cineraria pubblicato da E. Caetani

Tro-

Commissione Archeologica Comu-

vatelli, nel Bollettino della

nale di

sgg.

258

'incan-

80 AB.

tatore': Plat., Menon., 13,

il

da un trace discepolo

sopra a p. 90 n. 69, 151). - Socrate

(v.

p.

(5

di effetto

1879, tav. 1-3.

7.

227 Precedenti in Prodico (ricerche semasiologiche, sinox

nimie:

228

II

carattere

sovrano

mondo

babilonese-assiro non ebbe riformatori reli-

politico
(re

ed

v).

religione di Zarathustra

gna 1920). Vero che

Zarathustra

anche per

(R.

Profeti

ai

di

il

altri

Pettazzoni,
1],

Bolo-

divenne poi religione

sua religione

la

[Storia delle religioni,

di stato (cfr., nella Cina, Confucio; e


re

ma

emanante dall'autorit tradizionale del

Amenophis

(monoteismo) assai vicino

rispetti

Socrate.

L'Egitto ebbe una (effmera) riforma religiosa,

giosi. -

La

sopra a p. 273) allo studio dei concetti in

v.

buddismo indiano

sotto

Asoka). Cfr. Ed. Meyer, The development of individuality

in Ancient History, in Kleine Schriften, Halle

229 Cfr. Plut. de genio Socr. 9


ebbe in retaggio da Pitagora
di fantasmi e di

favole

e (?)

di

Ma

S.

a.

19 io.

che Socrate

filosofia

da Empedocle, tutta piena

superstizione,

che essa era (so jiXcc ggaxxD|ivyjv)

1'

egli,

da baccante

abitu quasi a secon-

dare le cose, e con un ragionamento sobrio a ricercare

il

vero

'.

230 Probabile influsso pitagorico subito da Hippodamo a


Thurii

v.

sopra a p. 263, n. 75.

FVS Diels

231 Fr. 78

sg.

232 Anche

Socrate

II 3 ,

credette

p.
ai

305;
sogni

v.
:

sopra a n. 93.
Plat.,

ApoL,

22.

CAPITOLO IX

324
p.
cfr.

33 c; Criton.
Diog. Laert.

2,

2.

233 Archelao

44 a-b

p.

Phaedon.

8
,

MtXvjaiog

9}

i;

p. 410,

2u)xpaToi>

ooxog acpaa&ai

61 b;

Diog. L.

2.

16.

16: xXTjfry}

2.

aT(p

7}

Y)tkx^v staayayvTOg

ttjv

yjakxTjs.

ttjs

Diog. L.

aixs (Archelao), jcap xal sXv^ev

e,

35.

Axhgvato

234 fvs Diels

aocpa,

60

p.

4,

cpoatxiq

lotxsv 8 xal

ar^. math.,

(cfr. Sext.,

..t cpoaixv xal Tjtkxv [jiSTyjpxeTo]). - Elementi

in

Archelao

Diog. L.,

I.

xaX&v xal

xal

cpy^xsv

xal yp nspl

c.

dtxaicov (teoria

cpo-

cptXo-

7.

14

sofistici

vp,a)v rcscpiXoa-

...xal t

politica?)

Stxaiov slvai xal t ata^pv ob cpasi XX v\up

sopra

(v.

a p. 272-3). - Cfr. tuttavia Zeller, Die Philosophie der Griechen,

V,

2.

p.

1037.

235 Socrate scolaro di Archelao (scolaro, a sua volta, di


Anaxagora) secondo Diog. L., I. cit. - Cfr. Zeller, il 4 1, p. 49.
236 Cfr. Aristot., Metaphys., I. 6, p. 987 b: 2(0XpT0t)
,

8 raspi [lv x Vjfrix

np ay [iaT su ouiv 00,

5s

raspi

T*/j

SXtjs

cpasa) oodv.

237

Plat.,

Phaed.,

6,

4.

p.

96 A

sgg. -

Zuccante,

Cfr.

La prima

Socrate, Torino 1909, 107 sgg. - C. Pascal,

dottrina

di Socrate, Rendic. del R. Istituto Lombardo, 39. 1906, 317;


Dioniso, 233 sg.

238 Xenoph., Memor.,


Plat.,

ApoU,

3,

p.

19

primus a rebus occultis

1.

c-d;
et

I,

11-14;

Cic, Acad.,

cfr.
1.

4.

15:

6.

7,
'

- Cfr.

Socrates

ab ipsa natura involutis in quibus

omnes ante eum philosophi occupati fuerunt avocavisse philosophiam

et

ad vitam

communem

adduxisse \

239 Di qui, anche, la congenita nobilt di ogni individuo


umano, della donna come dell' uomo cfr. Zuccante, La donna
:

nella dottrina di Socrate {Fra il pensiero aittico

e il

moderno,

Milano 1905, 51 sgg.); Chiappelli, Le donne alle scuole dei


filosofi greci {Saggi e note critiche, Bologna 1895, io 5 S S*)240 do yp aTtv a Tt av raoSoiY] SeoxpTSi Stxatoog,
to t' raaxTixo> Xyoo (induzione) xal t pteafrat xa&X01) (definizione): Aristot., Metaph., 13. 4, p. 1078 b.

241 Le idee di Socrate su la divinit sono esposte spe-

NOTE
cialmente

Xenoph., Memor.,

in

325
Plat.,

Eu-

accusa per sostenere che

So-

4 e 4.

1.

in

3,

thyfihr.

242 Su questo
crate introduceva
Plat.,

fondava

si

Euthyphr.,

2,

p.

Socratis). -

366

I.

1,

contemporanei (accusatori),

de genio Socrat.

(Plutarch.,

Cfr.

Memor.,

3 b).

243 Cosi l'intesero, dopo


nell' antichit

1'

nuove (Xenoph.,

divinit

li 4 ,

Zeller,

p. 81

1,

Apulejus,

altri

de deo

Zuccante, Socrate,

sg.;

sg.

244

Memor.

1177

4.

3,

vajxvTflS

|iopcp

tc

t&v

Iiqs

-frstov

13.

245 Plat, Enthyfihr.,

246

av

u)g

Cicer., de divin.,

2,

p.

1.

54,

3 b.

122.

247 Xenoph., Memor. I. 1, 4.


248 L'oracolo delfico proclama che non
,

pi sapiente di Socrate: Plat.,

249 Xenoph., Memor.,


12, p.

164 D

250

sg.

4.

Afiol.,
2,

Aristot., frgg.

Plat., Alcib. ?naj

252 Xenoph., Me?nor,,

18, p.

1.

5,

24 sgg.

4.

2,

c'

uomo

cfr.

mondo

al

21 A.

Charm.,

Plat.,

Rose.

1-3

251 Cfr. Xenoph., Memor.,

p.

124 B (ad Alcibiade).


6,

2 sg.

9-11.

253 Contro l'empirismo 'entusiastico'


xal vO-ooat^siv, detto di uomini

ts

(-9-sCooc;

politici), cio

'

slvai

mistico

in

',

politica: Plat., Menon., 41, p. 99 D.

254 Le cariche estratte a sorte: v. sopra a p. 223.


255 Cfr. Xenoph., Memor., I. 2, 9
3. 9, 10; 4. 2, 6-7.
;

256 Xenoph., Memor.,


257 Interessantissima
4.

2.

1,

14

sg.

la distinzione in

Xenoph., Me?nor.,

13 fra xv ov xajxov auviiTcov ts xal

3,

ol ts

yp

tore degli

aav^wv

(&soi). - Altrove {Memor. 1.4, 5)

uomini

(6

px^S

triviale

quale era contenuta nel mito: Plat., Euthyfihr.,

[JLOpcpg t&v

&SWV

4. 1, 13 ...

X1QS...

259 Xenoph., Memor.,

1.

crea-

il

Tiotwv avfrpa)7coo).

258 Contro la concezione popolare


- Cfr. Xenoph., Memor.,

2-3.

6,

degli
p.

vajasv>fl a>g

di
sg.

av tqc

CAPITOLO IX

326
260

Xenoph., Memor.,

Cfr.

ticit dei passi principali dei

tate le idee

di

Socrate

1.

3,

1; 4.

.3,

16. - L'auten-

Memorabili

in cui sono

divinit

discussa

sulla

P. Klimek, Die Gesprche iler die Gottheit in X.'

presen-

(negata da
s

Memorab.,

Breslau 19 18).
261
P-

La

Tessalia gli

si

offerse

come

asilo: Plat., Crit., 4,

c.

45
262 Critia proib a Socrate d'insegnare

Memor.,

4. 4,

3;

I.

2,

31

sg.

263 Cfr. Xenoph., Memor.,

ai

giovani

1.

2,

2Q-38

Xenoph.,

20, p. 32 CD.

Plat., Apol.,
;

cfr.

I.

2,

58.

X.

La

fine dell' antico ellenismo.

Individualismo e umanesimo.

L'intellettualismo

radicale

un oppositore

crate ebbe

('

noocrazia

in Antistene

*.

Il

avvicin poi a Socrate, - e fu tra

ma

di

So-

quale, forma-

tosi alla scuola dei Sofisti (Gorgia, Prodico,


si

')

Hippia

suoi pi

2
),

in-

una via propria, che par discosta


dalla strada maestra del pensiero greco, e quasi
accenna, di lontano, ad altri orizzonti.
Antistene era figlio di una donna di Tracia 4, che
sar stata una schiava; onde, pur essendo di padre
timi 3;

ateniese,

batt

rimase escluso, per legge

dalla

nanza, e quindi dalla vita pubblica; e frequent


nasio dei bastardi

(vfro:)

cittadiil

gin-

suoi pari, ch'era detto Kyno-

sarges, ed era posto sotto la protezione diHeracle

5.,

ad

Heracle intest

qualcuno

de' suoi

scritti

non tanto per devozione religiosa quanto per omaggio ad un nume eh' era quasi un eroe del lavoro,
degno patrono delle classi inferiori **, - come poi fu
* v.

sopra a p. 244.

* v.

sopra a p. 117.

CAPITOLO X

328

[SEC

IV]

da Antistene
appunto trasse l'origine ? e dal Kynosarge forse il
nome s. Estraneo per nascita alla polis 8 non rispettava
patrono della

il

stta

'

dei Cinici, che


y

Antistene

suoi culti n

suoi iddi, e le feste repu-

tava occasioni buone per gozzovigliare

(fr.

che entusiasta dei poemi omerici

tutt' altro

Omero

divine di

IO
,

76)

e,

le storie

interpretava secondo allegoria

(fr.

Affermava che volontieri avrebbe trafitto


(fr. 35) 12
e a Kybele rifiutava di tributare offerte, come a quella che non ne
aveva bisogno, essendo madre degli di (fr. 70). Fu,
a quanto sembra (fr. 116), iniziato ai misteri dell' Orfismo T 3 (non forse per influenza materna? o per
costume diffuso in quelle classi sociali cui egli era pi
vicino?); ma anche di fronte alle religioni mistiche
sg.)

25

11

Afrodite con una freccia

(fr.

70)

conserv quell'atteggiamento riservato

(fr.

116)

ch'ebbe verso tutte, in genere, le cose della religione positiva, - mentre degli iddi del politeismo

neg addirittura l' esistenza, persuaso ch'essi fossero d'origine puramente convenzionale (v{Jt(p), e dunque insussistenti, e che reale ed
esistente per natura fosse in vece un Dio solo (fr. 24) 4
che - dopo Xenofane - , forse, nel mondo greco
popolare e

ufficiale

antico la massima approssimazione a un


vero e proprio monoteismo. Il quale, propriamente, non credenza in un dio supremo, per
quanto sublimato su gli altri iddii, - quale fu pro-

da Eschilo e da Sofocle (in forma


strettamente ortodossa Zeus), o magari dallo stesso
fessata, p.

es.,

Socrate (6 ikc, t xkrov


panteistica

di

all'Orfismo

in

un dio

5;

un

nemmeno

idea

svolse in seno
monoteismo, credenza
affermazione di un dio solo che
Dio-tutto, quale si

ed invece,

solo,

-,

il

ANTISTENE

[SEC. IV]

implica negazione di

punto

si

329
di

tutti gli altri

meno adombrato

trova per lo

di Antistene del solo iddio

naturale

restavano implicitamente negati

';

ci

nella formula

- nella quale

molti

che ap-

convenzio-

(populares).

nali

in ci egli

teneva

mezzo

il

fra

Sofisti

16

Socrate. Ma di Socrate neg - egli, esaltatore dell' azione sopra il pensiero 1 7 - la formula intellettuaf

fondamentale che riduceva

listica

e del sapere,

come

la virt al

della scienza in genere

appunto quella condizione prima


conoscere per concetti

*9

ossia

eh'

il

sapere
l8
,

*
;

neg

socratico

per universali

affermando che di un dato qualsiasi non


dire che cosa

che

suo

il

ma

nome

suo nominalismo

soltanto che

significa

fr.

47)

21
.

si possa
ed ci solo
E da questo

22

che ricorda i Sofisti (Pro39)


tagora [fr. 42J, Prodico), procede poi a negare anche
il principio di contradizione, e la possibilit del con
,

quanto alla virt sostenne - e in ci


confermava la sua dura esperienza della vita, e

tradire
10

(fr.

3.

in

temperamento suo volontario e combattivo 2 4, e la


conoscenza, che aveva profonda, delP anima umana
- sostenne, sempre contro Socrate, che c' pure una
virt che non sapere, ma azione 2 5 (il coraggio 2 ), e
c' pure una vita che non virt, che volont e lotta
e passione, e dunque umanit: una miseranda umanit
di traviati induriti nel vizio, dediti all' amore e all' ebbrezza 2 7, ma pur sempre uomini, che non dovean
dunque essere abbandonati, anzi sollevati merc l'esempio e la bellezza dello sforzo inteso a vincer s
11

stessi

(fr.

v.

57, 65).

Ed

sopra a p. 301.

egli visse in

mezzo

a quegli

CAPITOLO X

33Q
umili, ai

28

diseredati

ai

rejetti,

[SEC.

e predic ad essi

29

IV]

povero e ostentatore di sua povert 3, che andava attorno col man- e anche per questa sua
tello logoro e la bisaccia
opera di predicazione, come per quel suo adombrato
monoteismo, sembra quasi preannunziare, cos di lonesaltando

il

lavoro

103)

(fr.

egli

il

Cristianesimo

la dottrina di

tano,

1
.

Antistene senza

denza con

quelli

dell'epoca.

La quale appare,

che

furono

corrispon-

generali

caratteri

complesso,

nel suo

particolarmente utilitaristica e volontaristica e sentimentale. Fu, allora, una guerra continua fra Greci e
Greci - di tutti contro tutti' -, in cui Y idea nazio1

nale soccomb ai peculiari interessi dei singoli Stati.

Uomini

di forte

temperamento

insigni

di

qualit

personali - specialmente qualit militari - primeg-

domin

giarono. L'ispirazione sentimentale


sica

sempre pi (Teleste

autori

di

ditirambi,

Timotheo Milesio
poesia
lirica 34 ;

di

Selinunte

e di Filoxeno di

viveva solo

il

mu-

e Polyido,

Kythera

33).

di

La

l'epopea, finita la

finita

teatro

nella

dell'indirizzo

continuatori

era in decadenza:

32

e nel teatro la produ-

zione nuova non era pari all'antica; - onde segui-

tarono ad essere rappresentate


maestri del v sec, tra

lo

opere dei grandi

quali trionf - proprio ora

e soltanto ora - Euripide,

realisticamente umano.

le

Ed

il

pi appassionato,

Euripide

influ

svolgimento ulteriore della comedia;

bandonata definitivamente

il

pi

anche su

la quale, ab-

la satira politica e l'invet-

tiva personale (gi nelle ultime

comedie

di

Aristo-

392?, Pluto, a. 388), concentr


Anaxandride,
la sua satira sui miti (comedia media
Antifane, Eubulo, e, in minor misura, Alexide) fane: Ecclesiazuse,

a.

'

IL

[sue. IV]

TEATRO. DRAMATICA E ORATORIA

massime come parodia

della

tragedia

35

331

tratt

poi di preferenza tipi caratteristici e soggetti generici

media

avventure, specialmente amorose (co-

di

intrecciati

nuova

'
:

Menandro,

Difilo).

Pi che della poesia fu l'et della prosa; -

e,

ha pure
in s qualche cosa di dramatico. Non per nulla, dopo
il suo preludio siculo (Tisia e Corace, Gorgia *) circa
**
ai tempi in cui anche fior - in Sicilia - Epicarmo
essa ebbe il suo grande sviluppo in Atene, dove
anche lo ebbe la dramatica (mentre l'oriente greco,
che non ebbe poesia dramatica 36
anche manc,
in genere, di oratori). In Atene gi ebbe a giovarin

primo luogo, dell'oratoria.

sene,

fra

Ramnunte, abbiamo

di

tralogie

orazioni

')

Euripide.

tragici,

(se

fittizie

l'oratoria

di Antifonte

sono autentiche

retore,
le

'

Te-

scritte in pr' e in contro

(Xyoi e yTiXoyiai) di

una medesima

implica una finzione

analoga a quella della scena.

retori

'

tesi 37

ci

poi trattarono professionalmente

1'

che
arte

doveva pronunziare (nei


o che nessuno mai doveva pro-

di scrivere discorsi che altri

processi giudiziari),

nunziare, -

come

fece anche Isocrate.

Il

quale fu alla

scuola di Gorgia insieme col poeta tragico Agathone

e di Isocrate poi furono alla lor volta discepoli Asty-

damante ateniese e Theodecte


fra

gici

di Faselide, poeti tra-

pi celebrati del iv

secolo.

Invero uno

elemento essenziale all'oratoria come


dramatica
cio il pubblico, eh' un elemento

stesso

lettivo.

Il

alla
col-

quale nella dramatica, mistica di origine

v.

sopra a p. 271.

v.

sopra a p. 194 sgg.

v.

sopra a p. 104.

CAPITOLO X

332

[SEC. IV]

e collettivamente religiosa, rappresentato dal coro


(eh'

quasi

1'

esponente e

il

portavoce del pubblico,

e in origine sar stato esso stesso tutto

il

pubblico),

nell'oratoria rappresentato dalla folla degli ascol-

muta ma presente, ma agitata da passioni


che possono prorompere in un grido o sfogarsi in un
voto: grande accumulazione di vita emotiva, tanto
tanti 3^

pi intensa quanto pi le estraneo


critica e del giudizio;

freno della

- onde quelle passioni hanno

fondamento e

lo stesso

il

la stessa

natura delle espe-

rienze religiose del misticismo, e Foratore pu scatenarle e dominarle con la parola quasi

che da solo fa tutte

egli unico attore,

magicamente

le parti, inter-

roga e risponde, crea un avversario invisibile e lo


apostrofa, parla in persona propria e in persona
altrui, e a volta a volta narra o consiglia, accusa o
difende, prega o inveisce, e cos veramente concentra in s tutto
fra

il

drama

il

drama. Col qua! rapporto esistente


oratoria

la

struendo

tra le

quel-

che siam venuti via via co-

parallelismo

l'ideale

sembra compiersi

forme della prosa e

le

forme della

rapporto con le forme della religione


che come all'epica - espressione poetica del mito
e, a traverso il mito, della natura - corrisponde
poesia

la

in

prosa scientifica (dei

come

alla

lirica,

eh'

primi

filosofi

naturalisti),

umanit e poesia dell'anima

individuale (animismo), corrisponde la storia,


alla dramatica, eh'

cos

poesia dell'anima collettiva e del

misticismo, corrisponde, nella prosa, l'eloquenza.

E come
la

della poesia ormai

dramatica, cos la

* v.

non viveva

che
anche
forma dramatica s'impose

sopra a p. 105, 180. 186.

pi

LA PROSA. L'ARTE FIGURATA

[SEC. IV]

prosa

alla

voglio dire alla prosa attica del iv secolo,

che

sia storica

333

Onde

filosofica.

lo

Tucidide

stesso

fece recitare a questo o a quel personaggio orazioni

che saranno state storiche nello

- o

molto approssimativamente - nella forma.

soltanto

ma non

spirito,

ebbe allora la sua forma specifica nel dialogo. Del quale il primo autore sarebbe
stato Alexameno di Teo 39 (per non dire dei mimi
dialogati in prosa di Sofrone Siracusano [sec. v]).
E l'esempio ebbe fortuna fra i Socratici; - pei quali
il dialogo meglio anche si prestava a riprodurre
lo
spirito e la conversazione del Maestro. Ed Eschine
-

prosa

la

infatti -,

Senofonte
tutti

filosofica

il

40

socratico,

Antistene e Aristippo e

scrissero dialoghi

meglio di

Platone (che dei mimi siracusani fu entusiasta),

grande evocatore

di

rizzate, fra le quali

figure

non

magistralmente caratte-

l'azione,

- quasi azione d'idee in contrasto


in

pi

ma
-

la discussione
si

una scena posta fuori della realt:

svolge come
quell'am-

in

biente socratico ch'era sacro al ricordo dei discepoli,

- come

alla

coscienza popolare era sacro

il

cui sfondo proiettava la tragedia l'azione

mito, sul

sua e

la

sua umanit.
Quell' elemento affettivo che trovava espressione
nella musica, che trovava espressione nell'arte della

parola - dalla poesia (dramatica) riversandosi sulla

prosa

investiva anche l'arte della figura.

-,

Il

pathos

era caratteristico delle sculture di Scopa. Un' espressione sentimentale d'intima mestizia veniva

tuandosi

sempre pi nei

rilievi

delle

stele

accensepol-

rendimento della figura umana non pi soltanto nel suo aspetto esteriore, ma nei moti dell'anima,
fu il compito segnato alla pittura da Parrasio, persecrali

Il

CAPITOLO X

334

[SEC. IV]

guito da Apelle, e applicato specialmente al ritratto,

nel quale Apelle riusc insuperato.

il

ritratto an-

che dalla scultura fu coltivato (Siianione, Leccare)

secondo

fino alla
tello di

medesimi

criteri realistici, esagerati talvolta

negazione stessa delP arte (Lysicrate, fraLysippo, lavor sopra una maschera presa

dall' originale).

Invalse, allora, anche P usanza di erigere statue

ad insigni personaggi viventi: ch'era come un


varli al disopra

della

cipando in questa vita

ele-

comune natura umana, antila loro postuma esaltazione

Questo onore sommo ebbe Lysandro; al


quale, dopo la vittoria di Aigospotamoi - che segn
nel
il trionfo di Sparta -, gli Spartani fecero posto
gruppo dedicato a Delfi, lui mortale associando cos
ad un consesso di divinit 43 - mentre altri Stati,
compartecipi della vittoria, gli dedicarono poemi 44
ed eressero statue 45 e Samo perfino gli consacr
ad eroi

42.

altari e

celebr sacrifizi

Hera una

*6

sostitu

alla

di

festa

Lysandro (uaivopsca Hesych.


che in Atene con
s. v.) N Lysandro fu il solo 47
statue furono onorati Conone e suo figlio Timotheo
e Ificrate e Cabria, generali, ed Euagora signore di
Cipro, e il poeta tragico Astydamante, nonch il
di

festa

48.

poeta comico Difilo

Or mentre P
uomini

agli

di,

al livello degli

quasi,

arte
gli

di -

uomini, attenendosi bens

creati dai maestri del

anche

d'

dunque, parificava gli


altro lato - abbassava

alle figure divine

secolo,
il

applicando ora

modo

tutto

umano

vita di affetti e di sentimenti (P Eirene di

fisodoto, P

Hermes

gi

nuovo studio del carattere

e della vita interiore, trattata - in

come

ma

ai tipi

di Praxitele, P

Ke-

Afrodite Anadyo-

UMANESIMO. SPIRITO DIONISIACO

[sec. ivj

mne
ad

di Apelle).

quel

assolvere

cos facendo continuava, P arte,


eh' era

suo proprio compito

il

religione

specifico rispetto alla

consolidatrice

335

come

fissatrice

forme tramandate, a conserva-

delle

zione della fede antica contro le novit: erede della

missione che gi era stata del mito e della poesia:


ausilio tanto pi prezioso ora, che

il

mito era morto

e la poesia moribonda, e dalla poesia stessa

il

mito

era volto in canzonatura (comedia), mentre dai

filo-

era volto in allegoria (ntistene;


Platone), - e cos sempre pi cedeva
sofi

anche

il

cfr.

miti in

al concetto.

concetto, eh' negazione della forma,

F arte, eh' forma, valse a investirlo del suo soffio


plasmatore: e a guisa di persone rappresent non

Demos

49

Pace (Kefisodoto)

5*

solo

il

Democrazia

la

e la Ricchezza

nella Eirene di Kefisodoto


e

il

Buon momento

e la Salute

52

),

(Kocipoq)

Tresca )

56

54

5,

ma

anche

la

bambino Plutos
Fortuna 53 (T^vj)

(il

e la

e la Vittoria (Nxyj)

astrazioni,

s,

ma

piene

55

di

massime per quel tempo, in cui


quasi perenne incombeva la guerra, e per la guerra
la miseria cresceva, e l'uomo si trovava e si sentiva
esposto a tutti i capricci della sorte. Onde avvenne

interesse umano, e

che quelle astrazioni poteron dar vita a dei veri e


propri culti

alla religione

e*

V arte ancora una volta venne in aiuto

traducendole in forme tangibili e con-

crete, simili alle figure divine

dei culti

tradizionali,

- mentre pure eran segni ed elementi di una


giosit
affine

reli-

profondamente umanistica, e
a quelle correnti dionisiache che a quel tempo
diversa,

pi

prevalevano. Delle quali in

* v.

sopra a p. 189, 235 sg.

fatti

nella poesia e nel

CAPITOLO X

336
pensiero filosofico

si

vede

[SEC. IV]

- mentre, pa-

riflesso,

il

rallelamente, neir arte figurata

vengono meno

sog-

mito eroico gi istoriato sui grandi


monumenti (e ripetuto su le pitture vascolari) del
getti classici del

secolo, e tornano a prevalere,

del

- quando ancora non

vi

grande arte nata dalla

come

gi sul finire

aveva oscurati

li

vittoria -, gli

la

elementi e

soggetti dionisiaci (Praxitele).

Ad

alimentare

il

diffuso

dionisiaco con-

spirito

non poco quel mondo religioso extra-ufficiale dove prosperavano - ora come prima, anzi
forse pi di prima - i misteri e i culti di origine
tribuiva

esotica.

In un angolo remoto del Peloponneso, ad Andania in Messenia, rifiorirono nel iv secolo - favoriti
dalla politica tebana

(Epaminonda) intesa

razione di Messene contro Sparta


misteri locali (opyia) affini

57

alla restau-

certi

a quelli di Eleusi

antichi
5.

La

riforma ([xsTexaptTjas) e il rinnovamento del culto


fu - o si disse - opera di Methapo 5 8 grande mani,

polatore di

riti

e devozioni arcaiche (xsXxyjg

(?)

xac

auv&xyjg ), specialista - a quanto


in materia di misteri cabirici, poi che dei
sembra
in Beozia (a Tebe) riform il culto
anche
e
Kabiri
izxvzoitov

pyi'jov

ad Andania anche
di

[xe^akoi

li

col

beol,

introdusse sotto

quale

propri misteri di Samotracia

D' altro lato

essi

il

nome

erano adorati nei

59.

misteri stessi di Samotracia

vano crescendo nella pubblica venerazione


fondeva
*

v.

61

il

culto della

sopra a p. 283.

'

rituale

gran dea

'

frigia

6o .

veni-

Si

dif-

(Kybele)

'

[SBC. IV]

- la

Madre

voti che

CULTI ESOTICI

per eccellenza

'

andavano attorno con

337

- per opera di quei de-

sue imagini

le

([jirjXpa-

sordida di viandanti e pellegrini,


yupiac )
prestandosi facilmente, per via del loro fanatismo in veste

non scevro da
continuava

6 <3.

Comici

ridicolo dai

ad essere messi in
In questo la nuova
comedia

ciarlataneria -,

'

'

le tradizioni dell'

'

antica

facendosi por-

',

tavoce del genuino tradizionale spirito ellenico nella

sua avversione

alle

Anche

stranezze dei culti stranieri.

Adonis furono messi in comedia 6 4:


segno che dovevano essere abbastanza frequentati 6 5.
La dea tracia Bendis, per quanto venerata anche

misteri

di

come

ufficialmente

divinit dello

un

Stato

** 66
,

seguit

massime al Pireo 7, dove i Traci erano pi numerosi 68


Al Pireo guid - anche - Glaucothea, la madre

tuttavia ad esser oggetto di

privato,

culto

dell'

oratore Eschine, la processione inghirlandata e

rumorosa dei

seguaci

di

un dio

grido entusiastico di zol

col
urjq

aiTYjc,

bazios

***,

deTxyjs

il

il

Prima

iv secolo
di

Sabazio, di

invocato

e col

ax'loi

dunque era

il

ritornello

tracio Sa-

cui culto -

temente influenzato
per tutto

(jfjg:

eh' era

prettamente mistico e fordall' Orfsmo 6 9 - si mantenne


70

ed

oltre

7*.

Glaucothea, un' altra sacerdotessa di

nome Nino

(Ncvoc;),

era stata condannata

a morte (su denunzia del sicofante Menecle

l'imputazione di veneficio (tbg ziXxpoc


vkoiq)

7*)
f

iroioariq

sotto
zolq

73.

Non molto
* v.

diverso, in sostanza,

sopra a p. 247

** v. sopra a p.
*** v. sopra a

p.

pettazzoni

286

sg.,

283.

sg.

73, 93, n. 90,

247.

La religione nella Grecia antica

da Sabazio

74,

CAPITOLO X

338
sebbene

con

presenti

si

ci

demone

essere quel

mistica ed

esoterica

'

nome greco

Isoduites
7i
}

[SEC. IV]

?6

dovette

7S
}

- adorato in forma

verosimilmente con

riti

di

compianto (per la perdita) e di giubilo (per la resurrezione)

78

- del quale fu devota Fryne; e per questo


f

(da Euthia, oratore) di lesa religione


(aojifcia) per celebrazione di riti immorali e introduzione 4i nuove divinit 79, e and poi assolta
specialmente per P assistenza di Hyperide 8o
Certo il demone Isodaite non fu il solo che venne
ad accrescere il numero degli iddii stranieri adorati
in Atene 74. Nel corso del iv secolo s' introdussero
- specialmente al Pireo, dove passavano e si stabilivano, per ragioni di commercio, stranieri di ogni
paese 8i - altri culti esotici, oltre quelli traco-frigi
(Bendis): culti pi propriamente orientali, voglio
dire semitici ed egiziani. E, in primo luogo, ancora
fu accusata

fenicia (nella

Neil' a.

femminili

Astarte

forma grecizzata delP Afrodite

cipriota).

divinit

di

culti

333/2

come meteci
x& S^jxtp) la

'A<ppo5fxY]<;

stabiliti

Atene ottennero dallo Stato (28oev


facolt di comperare un terreno per

in

82
)

egizia

mercanti di Kition (Cipro)

un loro santuario

erigervi

Iside

'.

Dallo

di Afrodite (x fepv zf}$

stesso

documento

82

rileva

si

che gi precedentemente dei mercanti egizi avevano


potuto fondare

al

Pireo un santuario di Iside (x

zfjg

"loiooq tspv).

solo tolleranza trovarono,

stranieri,

ma

organizzati in

in Atene,

culti

anche non poco favore. Essi furono


corporazioni religiose sul modello delle

antiche associazioni dedite al culto privato di eroi e


altri

numi secondari,

nome

(xHaai;

delle quali assunsero

{kaatoxai, pyswvss)

83

anche

il

Di queste so-

RELIGIOSIT DELLE CLASSI INFERIORI

sec. ivj

ciet fecero

accanto

parte,

come

tempi

*,

esotici.

le

donne.

Cos Isodaite,

Le

quali,

mostrarono
fascino, morbido di quei

al

appunto come un

gnato

in

cos anche ora

particolarmente sensibili
culti

anche eleispecie meteci e

forestieri,

ai

menti della popolazione locale,


schiavi, tra cui, in buon numero,
in altri

339

il

dio di Fryne,

dmone

"

si

desi-

straniero

ado-

rato dalle donnicciuole del volgo e non troppo per


bene " (x S'/jpLcSyj favata xocl \3.yj tzxyj GTzoucdoc) 74.

Di Sabazio furono - come gi vedemmo - sacerdotesse Nino e Glaucothea: quella, straniera; questa,
di

buona famiglia

duta

8 4.

Da

ateniese,

ma

di condizione

schiavi sar stata specialmente

deca-

frequen-

anche queir associazione di cui era sacerdotessa


Theoride, fattucchiera (xtjv cpapfiaxia ) e indovina
([i&vziq), che Demostene fece condannare a morte
come rea - al pari di Nino - di maleficio e di ciartata

nonch di sobillazione degli


schiavi, ai quali, a quanto sembra, insegnava ad ingannare (i^ajcaxav) i padroni 8 5. Dove se son da
vedere i primi segni di oscure aspirazioni servili,
lataneria

(paco'jpYo6cJY]<g),

interessante trovarle associate, gi in questo antico

preludio, con la religione, e con certe correnti speciali


della religione; -

onde vien

fatto di pensare, p. es.,

a Spartaco, che pure ebbe per moglie

una donna

di Tracia (e

riporta alla

Tracia

**
)

anche Theoride, lemnia,


eh' era

veggente e

dionisiache e sacerdotessa di

ci

dedita

culti

pratiche

mistici

(jjiavxtx^

xa xaxoxo? xa<; resp: xv Acvuaov pycaa(Aoc<;


Crass., 8).

* v. sopra a p. 246.
*

v,

sopra a p. 77.

Plut,

CAPITOLO X

34

Che
magia

[SEC. ivi

prosperassero la
superstizione, era naturale; - e gi

in cos fatti ambienti sociali

8 5 bis

e la

dicemmo il perch, quando accennammo all'esistenza


di un rapporto intrinseco fra queste forme inferiori
della religiosit e la posizione socialmente inferiore

Ne

delle classi e degli individui che le professano

troviamo un riflesso nella Comedia, specchio fedele


L' Omiaxy^ di Antifane avr preso di

del tempo.

mira

superstizione

la

augurii

degli

Menandro

86
.

8 7.

T imit nel suo Superstizioso (AstaiSaqjttov)


Il tipo
- non raro - del ciarlatano indovino (che in Nino e

Theoride ha
ispirato

suoi rappresentanti femminili) avr

Oap|Aax uavTtc di Anaxandride

il

88
.

dalla

forme meno popolari


dell' esoterismo. Il Pitagorismo si pre-

Comedia furono risparmiate


(pi filosofiche)

le

stava a pi di uno spunto comico, specie in quanto

donne **. Il tipo della Pitagopi di una comedia 8 9. La regola di


i

era professato dalle

reggiante

'

ispir

vita austera dei Pitagorici

90

e particolarmente

il

loro

vegetarianismo furono messi in ridicolo da Alexide


(nei

da

'

altri

cetto
in

90.

da Antifane (fr. 160, 168) e


L' astinenza da cibi animali era di pre-

Tarentini

anche per

fr.

219),

gli Orfici *** 9*

un frammento

di Antifane

e vi fatta allusione

da una comedia

intito-

appunto 'Opcpeus (fr. 180).


L'Orfismo - dunque - e il Pitagorismo dovettero essere in voga nel iv secolo. Perseguitati i Pitalata

gorici nella
fugiati

nella

Magna

Grecia, alcuni di essi

Grecia propria.

* v. sopra a
p.

243,
* v. sopra a p. 246.
:

* v.

sopra a p. 154.

283.

Sappiamo

si

di

erano

ri-

Lyside,

PITAGORISMO. ORFISMO. SUPERSTIZIONE

[skc. iv]

tarentino, che fu a

In Beozia, giusto

al

Tebe maestro
tempo

di

341

Epaminonda

92.

della supremazia tebana,

ebbe anche una ripresa dell' Orfismo, - dopo quel


primo momento che forse rappresentato anche
da Pindaro *. Satura ab antiquo di spirito dionisiaco, traversata successivamente dalle nuove corsi

tracie

renti

(propriamente

(Anthedon, Tebe)

cabirici

reno adatto

frammento

al

traco-insulari)

93,

dei

Beozia offriva un

la

dell' Orfismo. Sopra un


rinvenuto - insieme con

dipinto,

Mitos

designate

figure

Krateia

dei

quali

coi

nomi

Pratolaos

comda un

93,

paiono, oltre a un Dionyso Kabiros (assistito


tre

ter-

prosperare

fittile

molti altri - nel santuario tebano dei Kabiri

ncdq),

culti

di

Pratolaos,

LlpMZXaoq)

Orfismo (il primo


essere umano ?) 94, mentre Mitos termine orfico
(esoterico ?) equivalente a Grppia 95, e Krateia si
risponde a un concetto proprio

Kpam'a

dell'

Kock) 7) <t>ap{jiaxoTrwX^c di una comedia di Alexide (fr. 110 sg\),


nella quale era presentato Orfeo (fr. 113) in veste di
taumaturgo 9 6 Queste tre figure orfiche sono rappresentate sul frammento fittile del Kabirion in una
caricata
maniera
secondo un tipo satiresco che
ricorre anche in altre pitture di vasi dello stesso
santuario, le quali riproducono soggetti mitologici,
ma in un travestimento burlesco, e dunque in quella
forma di parodia eh' era propria della comedia 97
una comedia primitiva e rozzissima, quale naturalmente e spontaneamente si sar svolta dal locale
culto di Dionyso **, - e quindi si sar applicata 98 ai
ritrova nel titolo

(Kpotzectq

'

'

* v. sopra a p.
* v.

2 20.

sopra a p. 118, 215.

CAPITOLO X

342

[SEC. IV]

soggetti del teatro letterario attico

anche

alle figure

(tragedia), e poi

importazione

(altra

attica) dell' Or-

fismo.

Certo, anche V Orfismo soffriva del male

comune

a tutte le forme religiose mistiche ed esoteriche del

tempo, e in primo luogo di quella piaga fra


deleteria ch'era la

superstizione

*.

tutte

superstizioso,

Il

doveva essere un tipo tutt' altro che


raro, se Menandro lo mise in comedia, se Teofrasto
lo tratteggi in uno de' suoi Caratteri (cap. 16) come
colui che affannosamente correva da un augure a
un indovino e da un indovino a un interprete di
sogni, e, preoccupato sempre dei numi che dovesse
il

oetatSacpttov,

dovesse compiere,
non trascurava di recarsi una volta al mese con tutta
venerare,

degli

che

rituali

atti

**.

la famiglia a consultare gli Orfeotelesti

D'altro lato,

formalismo della regola si annidava la ciarlataneria e l' ipocrisia 99. Molti eran quelli che partesotto

il

cipavano

ma

alle sacre celebrazioni;

interiormente la vita del divino:


***
tcoXXcc, pixyoi k ze izocupoi

ferula,

pochi

santi

'.

i
:

vapfrvjxo^po:

molti

Ma dunque un

santit esisteva pure neh" Orfismo:


riore, se era fatto solo

pochi vivevano

per

[lv

portatori di

principio

di

un principio supe-

gli eletti.

culti delle divinit traco-frigie

differenza dei

e orientali, T

Orfismo

aveva (come il Pitagorismo) una tradizione di pensiero, una dottrina - specialmente escatologica**** -;
aveva un suo ideale ascetico della vita, una norma

v.

sopra a p. 243, 279 sg.

v.

sopra a p. 228, n. 34

v.

sopra a p. 156.

v.

sopra a p. 154

sg.

bis.

PLATONE

[SEC. IV]

di astinenza e di rinunzia

*,

343

che contrastava con

le

compiacevano i culti stranieri.


Non tutto era, dunque, formalismo e superstizione e
sfruttamento. C'erano dei valori. Qualcuno li conobbe
Platone.
e li apprezz
orgie sfrenate di cui

si

100

conobbe gli pyiKQ $101 (leg. 6. p. 782


e le societ dell' Orfismo {pi d\i d 'Opzpx Cratyl.
400 c) conobbe la dottrina esoterica del corpo
Platone

c)
p.

come carcere

e prigione e

finale liberazione (cfr.

rificazione (ysx&ocpaiq

questa fonte

damente

253 Abel), e

religioso

si

nutr

come

vedemmo un

Antistene

di

sembra,

all'

**

(il

il

virt

la

filosofo

(to'

non

pure

apollineo

epoca sua, -

Ma

riconfermando - contro

accost, a quanto

di Antistene,

umana non

Antistene

socratica dei concetti, cui accentu,

sopra a p. 154

sg.

** v. sopra a
p. 328, 330.
v.

anche

tutta ragione,

***

- la

anzi,

fond nella sua propria dottrina delle idee

**

pensiero

anzi in una parte pasuna appetitiva (t sm&'jfJiY]subordin alla ragione e al sapere,

tcxov).

v.

pi

suddistinto

(tq ;9"j[iOit5q) e

ma

e pi dio-

anche nel
si

profon-

4,

tutta

sionale

lo

pari

al

I0

sapere; ed ammise - egli,


amore, - un elemento irrazionale

dell'

Xyiaxov\

e la

idee di pu-

Socrate,

di

lo spirito dell'

riflesso

Platone sent che l'anima


e

suo spirito

meno

quale

Orfismo).

il

quello

com' era appunto

e gi ne

e di iniziazione e di mistica

ardente, pi entusiastico,
nisiaco,

le

IOX

I0 3.

contemplazione

fr.

I02

tomba dell'anima

sopra a p. 329.

dottrina

ed appro;

- e cos

CAPITOLO X

344
ricondusse

[SEC. IV]

pensiero sulla via maestra

il

dell' intel-

lettualismo.

d' intellettualismo si color

per

lui

anche

tutta

l'esperienza religiosa e la religiosit dei misteri.

come ad esporre
sull'ai di l

cos

adombrare le dottrine esoteriche


adott la forma exoterica dei miti (Mee

Gorgia, Fedro,

none,
il

dogma

Fedone,

Repubblica),

Convito,

principale di quelle

dottrine,

eh'

la

trasmigrazione dell' anima d' una in altra esistenza *


- dogma sconosciuto alla religione popolare -, egli
lo

tradusse in termini di pensiero, inquadrando nella

sua

filosofia

individuale

il

io 5.

concetto

cos,

dell'immortalit dell'anima

anche, in quella colpa onde

l'anima degradata nell'ordine delle esistenze corporee - e in tal modo la espia - vide, Platone, una
colpa della mente, dunque un errore.

tutta, in ge-

nere, la vita pi profonda dello spirito, eh' interiore


e subiettiva, egli, artista, la espresse nelle

mito, che

come

Che sopra
- pose

le

in

obiettivazione ed esteriorazione.

gl'iddi tradizionali - figure del mito

Idee,

rarchicamente,
elevate

l'arte,

forme del

non solo

ge-

proprio anche spazialmente

pi

archetipi delle cose,

ma

un mondo

super-celestiale,

dotate di

un'esistenza altrettanto obiettiva quanto divina: quasi

un pantheon

di

concetti

sublimato

pantheon politeistico tradizionale,

al

ma

di

sopra del

modellato ad

imagine di questo, e culminante poi nelP Idea del


Bene. La quale, emanata com' dalla sfera della vita
morale, ha, dunque, origini profondamente

e tuttavia Platone

v,

ne fece quasi un Dio ottimo e

massimo, concependola *

umane

sopra a p. 150 sg.

alla

maniera mitica -

in per-

PLATONE

[SEC. IV]

345

sona di un creatore (demiurgo).

di

quelle ideali

entit fece che le anime, aggirandosi per le vie


cielo

seguito degli iddi, avessero

al

delle

del

visioni

una beatitudine mistica


ineffabile, e pur consistente - adunque - in mr atto del
vedere (siSog, frcwpefv) un vedere intellettuale, e pur
fugaci che le riempivano di

quasi corrispondente a queir atto del vedere materiale

(TTOTTTcca)

ch'era

misteri (Pkaedr., p. 250

con quel

mondo

momento culminante

il

c).

trascendente eh' era quasi

una sublimazione del mito


--

lismo

da vicino P Orfismo
:

nell' ideale,

pose Platone

gi Pitagora (e anche Pitagora aveva cono-

come

sciuto

dei

di

- un fondamentale dua-

*)

cui F altro termine era

il

mondo

delle cose

dove quegli archetipi concettuali sono riflessi; onde F anima, discesa in questo mondo, ve
riconosce; e cos conosce e pensa razionalli
mente. E cos, anche, opera secondo virt, essendo
la virt non puro sapere, anzi attitudine e abito di
sensibili,

subordinare F elemento irrazionale

al

razionale

Io6
,

quello solo appartenendo in proprio alF anima nella

sua originale purezza, questo dole dal contatto col

appunto, F unit

mondo

essere spezzata, e nella natura


IQ 7.

poi dall'uomo singolo nella

vece - derivan-

con che,
veniva ad

della materia

individuale

F universale dualismo

in

il

uomo
umana si rispecchiava

delF

dualismo

umana

si

rifrangeva

societ,

secondo

un'antropologia e una politica dedotte da quella fon-

damentale ontologia: onde all'elemento razionale e a


quello irrazionale co' suoi due modi ** rispettivamente
*

v.

sopra a p. 186.

v,

sopra a p. 343,

CAPITOLO X

34^
corrispondeva,

mondo

lilF

barbarico

umanit,

societ, la classe

uomo

come

di

come

tradizionale.

stato

P opposizione

iddi,

massima approssima-

Io8
)

e le classi dominate

gi quella dei Pitagorici,

attiva

Con che

egli

il

ate-

segno

dunque

tra-

dalla azione pratica


anche in questo vero discepolo

teoria:

lizie io 9,

(non

societ ridusse sotto

quella ideale

8yjjjL(oaieu:v:

verso

al

- eh' era dunque una societ costruita su

Socrate

parte

filosofi

genere le fondazioni dei mistici.


diversamente da loro Platone, cittadino

sferiva
nella

il

in

Ma
niese,

la

alla divinit

basi religiose e divine,

dello

(animosit) e dei produttori (bisogni

dei guerrieri
materiali)

dominante dei

rappresentanti

divini,

zione delP

popolo greco

il

barbari del nord, impetuosi,

e quelli del sud, sensuali, alP 7vid'Uiu%)j e nella

t"j;ic,

ma

(i

[SEC. IV]

alieno,

alla vita

egli,

come Socrate

dal

prender

pubblica (ihmtEiv, Xk

[J//)

32 a), e pi di Socrate avdiscendente di antiche stirpi gentidemocrazia no ma fedele, al pari del

Apol.,

- alla

politica

p.

Maestro, alla tradizione della polis, pronto anche a

ad essa i suoi ideali d' arte, che pur erano


orientati verso la luce delP arcaica poesia di Omero
e di Esiodo. Ch Omero appunto egli volle bandito
dalla ideale Citt (resp. p. 595 sg., cfr. 377 b), e con
sacrificare

Omero

quasi tutta la poesia (ibid.)

e,

in

parte, la

musica (leg. p. 800 sgg.) quella poesia che celebrava


un mito irriverente degli di ([xfro'jg ^suos:g resp.,
c fr- l eg-} 801 b sgg.), quella musica (moP- 377 D
derna) che blandiva gli animi con la sua carezza
fatale (leg., p. 802): e dunque tutto ci che conteneva
:

* v. sopra a p. 297.

SENOFONTE

[SEC. IV]

un principio

347

rilassamento pericoloso alla saldezza

di

e alla vigoria dello Stato.

Onde anche

volle dallo Stato banditi

culti pri-

E, corrispondentemagiche
mente, anche quel fondamento 'religioso dello Stato
ch'egli aveva attinto, forse, alle societ esoteriche, si
venne poi in lui determinando nel senso della religione
vati

111

11

e le pratiche

tradizionale (leg. p. 716


}

lari e

d- 717

suoi culti ufficiali

b)

con

suoi iddii popo-

che fu dunque ancora una

subordinazione delP elemento mistico a quello statale


neir ordine politico, parallela a quella dell' elemento
irrazionale al razionale nell'ordine metafisico: triste

esaltazione della polis nella teoria, ora che

la polis

nella realt fatalmente era condannata.

Platone lo sent; e nella sua Citt

lo stesso

non ebbe fede


la storia e

ch,

come

dello stato ateniese critic

maggiori uomini dei tempi andati

non da quella

IJO

cos

forma democratica sper


l'avvento della Citt futura, ma piuttosto di l dove
qualcuno al regime della polis andava sostituendo
il

principio

attuale sua

monarchico, come facevano Dionisio e

Dione e Dionisio

11

a Siracusa.

altrettanto pessimista fu Senofonte, anch' egli

ateniese e discepolo di Socrate

avverso

de-

alla

mocrazia: rispettoso degli antichi ideali e tradizio11

nalista e pio

3,

e ammiratore di Sparta e

ordinamenti e costumi (axsSatjiOVtwv

condo una tendenza che allora


tici

prevalse,

Sparta,
(il

TroXiteca),

fra gli scrittori

se-

poli-

e alcuni giunsero fino ad anteporre a

come modello

pi arcaico e severo, Y Egitto

gli

11

Sparta Senofonte
uomini, specialmente Agesilao (negli

Boasipic di Isocrate

ammir anche

de' suoi

4).

di

EXXyjvtxi), del quale anche tratt in

uno

scritto spe-

CAPITOLO X

348
ciale (se

un

1'

altro si
e

cusa

[SEC. IV]

veramente opera sua). E in


Hierone (il vecchio) di Sira-

'AyyjatXsco?

occup

di

un altro di Ciro re di Persia (Kpou


un segno, fra altri (cfr. di Isocrate il

Ipft)V) e in

TcatSsfa): eh'
5

NixoxXyJs, r A?xfa|xos

comune dunque

il

<tt'i7wro<;),

alla letteratura

come

della tendenza
all'

arte figurata

- a dare rilievo alle figure individuali, (ritratto)


come fece anche Filisto nella sua storia di Sicilia (i
*

due

come

Dionisii),

fece

lo

stesso

sue Storie Elleniche (Agesilao).

Senofonte nelle

a Sparta Senofonte

prest pure la sua opera militare tiero -,

come condot-

anche quando Atene fu nemica

di Sparta;

- e allora Senofonte fu nemico della patria.

E come

condottiero egli gi prima era stato anche a servizio


di

un principe persiano (Ciro

suo re (Kpou

il

giovane) in lotta col

vdc(3aat<;).

furono in quel tempo i Greci capitani e gregari - che, facendo della vita delle
Molti invero

armi

mestier loro, non pi per la patria, per la

il

ma come

loro Citt, combattevano,

vano

chi

li

mercenari servi-

assoldava; ed anche servivano Stati non

nemico ereditario della Grecia, il


Gran Re: che fu forse il sintomo pi grave della
oscurata coscienza civica e del decadimento della
polis. E un altro segno fu il sostituirsi delle iniziative
private a quella dello Stato in non poche imprese, non
escluse le opere dell' arte dove, dunque, ancora una
greci,

ed anche

il

volta
Il

si

manifesta

quale,

v.

prevalere dell'individualismo.

promosso gi dai

* v. sopra a
p.
:

il

334.

sopra a p. 272.

Sofisti

**,

si

espresse

INDIVIDUALISMO, DECADENZA DELLA POLIS

[sec. iv]

349

ora teoricamente in formule di uno sfrenato egoismo


che solo al successo mirava e soltanto la forza ammi-

rava

pensi

(si

e alla

al

Callide di Platone [Gorg.,

p.

sua teoria del Superuomo), spezzando

vincoli della tradizione in

nome di nuovi ideali che


nemmeno nazionali, anzi

non erano pi civici, e


puramente umani, anche a costo
nali. Individualistica fu la

data su l'edonismo.
alla scuola di Socrate,

482 sgg.]
gli ultimi

di riuscire anti-nazio-

dottrina di Aristippo, fon-

E Aristippo,
ma anche si

ch'era stato bens


era nutrito del pen-

siero di Democrito e di Protagora (fenomenalismo),

disdegnava di chiudersi nelP ambiente


questo o di quello Stato (ojS'

di

ristretto

efe TcoXitsi'av [xaircv

xaxaxAS'.o)), anzi

voleva essere dappertutto ospite e

straniero (livoq

rcavia^ou ttyxi Xenoph., Memorai?.,

2.

13).

1,

Or mentre

alla polis si

dividualismo, che la negava

opponeva -

cos - P in-

11

lato

5,

d'altro

gi

si

prospettava P avvento di una maggiore unit politica

che

la

superava. Vero che la tradizione del parti-

colarismo era cos inveterata, che non poteva essere


sradicata e distrutta.

Il

principio

tradizionale

del-

autonomia fu ribadito in ogni occasione ( pace di


Antalcida, a. 386 II6 pace del 374; del 371 11 7), specialmente da Sparta, conservatrice dell' antico regime e rappresentante dell' arcaismo in tutte le sue
forme. Era, questo, il passato che persisteva. Ma,
d' altro lato, P avvenire premeva, incalzato dalle mutate condizioni del presente. Che economicamente la

l'

non bastava pi a s stessa; e per gi aveva


dovuto amplificarsi in egemonia. Questa era stata

polis

problema economico
inadeguata: perch, attraverso una guerra

la soluzione imperialistica del

e risult

CAPITOLO X

35
interminabile e

[SEC. IV]

succedersi di uno stato all' altro


come potenza egemonica (Atene, poi Sparta, poi
il

Tebe), lasci intatto il principio politico dello statocitt II8 - mentre, a soddisfare le nuove necessit
,

economiche, occorreva
politico
polis.
vv),

nuovo

creazione di un organismo

la

che

diverso,

fosse

superiore alla

ebbe nello stato federale (xasecondo un principio che non era nuovo, anzi
questo

si

era stato attuato, rudimentalmente, gi dalle antiche

ma

ora appunto ebbe la sua pi larga


applicazione, come quello che - dunque - rispondeva

Amfictyonie
alle

nuove esigenze dei tempi. Che

rismo e T unificazione, fra

non

e F ideale

tra

che risult feconda e

viva sempre

la tradizione

non mai - raggiunto,

ancora - e

F approssimazione massima,

xoivv fu

particola-

il

vitale.

fu

il

sintesi

la

Sparta dov cedere

a Tebe, ch'era a capo di uno stato (beotico) federale,


esistente gi nel

v secolo

ricostituito nel iv;

si

(ri)organizzarono - pi

su lo stesso tipo del xoivv


o

meno

stabilmente

-,

- e

nel

iv

secolo,

la

Locride

(Opuntia) e la Tessalia e P Arcadia (Megalopoli) e

T Acaia e

Focide e la penisola Calcidica, nonch


quelle regioni - come P Etolia e P Acarnania - che
la

ora soltanto entrarono, dalla penombra di una semi-

comune civilt ellenica, esquel momento in una condizione

barbarie, alla luce della

sendo rimaste

fino a

pre-politica di s9v7] privi

di

tcAsc?,

mente passarono a quella dei xocva:


rali

facil-

tutti stati fede-

forma, regionali nelP estensione, essendo

nella

appunto

onde pi

la

Regione

il

termine intermedio, postulato

dai tempi, fra la Citt e la Nazione.

dove

con quella

la

si

combin

individualismo,

sorsero,

tendenza ultra-civica

anti-civica

dell'

[sec. iv]

REGIONALISMO. UNIFICAZIONE CULTURALE

in vece, Stati dinastici,

nella

forma

(tirannide,

- eh' quanto dire personali

monarchia

nali anch' essi neh" estensione.

gioni pi periferiche
forti le

dell'

necessit militari

35

militare),

E non

ellenismo,

(la Sicilia

ma

regio-

solo nelle re-

dov' erano pi

- minacciata da vi-

cino da Cartagine - con Dionisio di Siracusa

lI 9

Cipro
Ponto [Heraclea] con Clearco, il
Bosporo con Satyro), ma anche - p. es. - la Tessalia per opera (gi, parzialmente, di Lycofrone e

con Euagora,

il

poi) di jasone.

Questo progresso politico nelle varie regioni


della Grecia fu accompagnato da Wn processo di
livellamento culturale fra le une e le altre. La civilt,
eh' era stata ateniese nel v secolo, divenne greca
nel iv. Vero che, per espandersi, dov scendere dalle altezze. Nell'area ampliata della cul-

non mancarono

tura ellenica
ispecie

nelle

regioni

tuttavia le bassure

occupate

Acarnania). Atene seguit

dagli

ad essere

il

in

Etolia,

gran centro

La parlata ateniese fu allora


letteraria di quasi tutta la Grecia 120
L'alfabeto ionico quale si adoperava ad Atene (negli
della vita spirituale.
la

lingua

atti ufficiali

a partire

dall'

arcontado di Euclide,

a.

403/2) divent di uso generale. Anche la vita delle


armi vissuta in comune dai mercenari contribuiva
ad attenuare - se non a cancellare - le differenze tra

Greci e Greci.
Politicamente dunque la polis era superata nella

regione;
Il

ma

culturalmente era superata nella nazione.

progresso spirituale precorreva il progresso poliQuella unit nazionale che nelP ordine politico

tico.

non

fu

mai raggiunta,

fu conseguita ora neh' ordine

CAPITOLO X

352

Vero

culturale.
secoli.

Ma

[SFX. IV]

che idealmente essa esisteva da

ora fu divulgata, e resa effettiva e reale.

promuoverla contribu V opera dei pensatori. Gi


naturale
i Sofisti avevano proclamato V uguaglianza
(cpaet) di tutti gli uomini e 1' origine convenzionale
(vpuo) di tutte

le

disuguaglianze

*.

Ma

questa dot-

non trov subito il suo pieno svolgimento le


conseguenze umanitarie eh' essa contiene furono poi
trina

dedotte in senso cosmopolitico dai Cinici (Diogene)

Bens

e dagli Stoici.

Gorgia
della morte

di

I22

retore Alkidamante, scolaro

il

autore - fra

l'

altro

- di un Elogio

(fr. 6 e 7 Orai. Att. n, p. 317), affermava


" tutti la divinit fece liberi, nessuno la natura

che

fece schiavo " (Aeufrpo'jg

SoOXov

7}

dfcpyjxs

7C7KX7jxsv:

cpuac<;

fr.

massima, Y applicava, anch' egli

rcavrac ftsc, ouSva


p.

316);

a favore degli

Iloti

a Messene dopo

la

poich su

Cos

altri
si

questa

gli

Spartani

che Epaminonda aveva

trasferiti

vittoria

di

316). Della quale Antistene,

approvava che

ma

(nel Msaarjviaxc), in

senso tutto ellenico, svolgendola contro

p.

121

Leuctra (Or. Att.


dal

11,

canto suo, non

Tebani troppo s' inorgoglissero


Greci l'avevano riportata I2 3.
i

ribadivano

concetti di libert, di egua-

glianza, di fratellanza panellenica:

concetti

eh'

eran

venuti maturando nel corso della storia nazionale, e


in certi

momenti era parso che fossero prossimi ad

esser tradotti nella pratica ed inverati nella realt:


- e gi se ne coglie un cenno nella Lysistrata di

Aristofane
spettandosi

(v.

ivi

1120 sgg., 1159, 1175 sgg., 1185), proun ravvicinamento fra Atene e Sparta,

come poi anche da


*

v.

parte

sopra a p. 272,

spartana essi furono

uti-

PANELLENISMO. ISOCRATE

[SBC. IVJ

per

lizzati,

lo

meno da Agesilao
I2 4.

asiatica contro la Persia

Ma

353

nella

sua politica

ora soltanto ebbero

una formulazione chiara ed eloquente, e un efficace


strumento di propaganda - sebbene non scevro da
intonazione retorica - nei discorsi degli oratori.

Che

vecchio Gorgia aveva dato l'esempio,

il

sua orazione di Olimpia

nella

E dopo

217).

p.

gi

altamente band

di
il

(fr.
I2

Isocrate

lui

programma

Orat. Att.

II,

suo discepolo,

5,

della unione

panelle-

nica per la guerra contro la Persia, e per la reden-

zione

dei

fratelli

d'

Asia Minore

fondandolo,

s,

teoricamente, su la dottrina della eguaglianza naturale fra gli uomini,

mente

ellenico

solo fra

ma

nel senso esclusiva-

intesa

come eguaglianza

fra tutti

Greci e

Greci; onde anche traeva naturai fondamento

disugualianza - e dunque la inferiorit, e dunque


grande
la necessaria inimicizia - dei Barbari 126
la

programma

di rivendicazione e di riscossa, al quale

doveano concorrere
a

tal

Isocrate

fine

tutte le

diede

al

forze

delP ellenismo.

concetto

di

ellenismo

l'estensione pi ampia, superando la razza in nome


- appunto - della cultura, e includendo fra gli Elleni

quanti per cultura erano

(xa {JiaXXov "EXXyjvag

tali

rj

zobq

50).

Con

xaXs'a&at xobq zfjq 3tat8e6aecog zfjq rj\xzxipocq


zfjq

y.oivTjs

ep6asto<;

[lezb/ovzzq

che veramente precorse


tichi eroi esalt

ma
tutti

anche

Panegyr.

tempi; e come fra

non solo Teseo, ateniese

Agamemnone

(12.

77) ed

(12.

Heracle

capitani di imprese panelleniche

gli

(5.

an-

129)

76),

gloriose, cosi

opera sua persegu un ideale eh' era nazionale pi che ateniese. E per ci fu avversato, in
nome del patriotismo, da uomini come Demostene I2 7,
come Hyperide; pei quali la patria era ancora e

in tutta V

pettazzoni - La religione nella Grecia antica.

23

CAPITOLO X

354

sempre

la Citt:

servatori e volti

in

ci

verso

il

[SEC. IV]

dunque, conpassato: essi, gli uomini


essi erano,

della democrazia, assertori delle

tradizionali libert

repubblicane.

Ma
la

Isocrate meglio vide nelP avvenire

fede in Atene

129), e in ogni

citt (5.

di Grecia; e invece - come Platone

speranze

ai

nuovi organismi

e perd

altra Citt

- volse
e

statali

le

sue

regionali,

proprio a quelli che anche negli interiori ordinamenti

avean superato

forma classica della polis nel


principio monarchico. E da prima confid in jasone,
che di tiranno di Ferai era divenuto tags (signore)
della unificata Tessalia I28 e aveva concepito il disegno di una spedizione contro la Persia I2 9; e poi,
caduto Jasone (a. 370), svanita la combinazione con
Dionisio di Siracusa x 3, ancora si rivolse, Isocrate,
a Filippo, re di Macedonia 3 I e successore di Jasone
la

nella signoria (ap^cov) di Tessalia, - e in tale qualit,

rappresentante e capo di uno stato ellenico, se anche,

come

re di Macedonia, poteva essere considerato in

Grecia come barbaro

*3 2

Che

in

questo riguardo

non tanto vale V una o V altra soluzione che si possa


dare al problema della posizione etnica dei Macedoni
rispetto ai Greci in base ai risultati moderni delle
ricerche linguistiche ed etnologiche

F opinione - o

eh' era

il

al

pi

quanto quella

sentimento - comune dei

Greci stessi del tempo (Isocr.


t'

1 S3

5.

108). Pei quali tut-

sovrani di Macedonia eran greci (Herod.

ma

popolo stesso era barbaro, e


greco poteva essere riguardato solo nel senso cul-

5.

22;

8.

137);

il

turale isocrato.

* v.

sopra a p. 347.

ESPANSIONE CULTURALE. LA MACEDONIA

[sec. iv]

Invero, seguendo

355

impulso della sua forza di

1'

espansione, la cultura ellenica incominci allora ad

anche oltre

estendersi

confini

e nazionali

storici

ellenismo, cio appunto nelle finitime zone

dell'

pe-

come anche (anticipando


il compito proprio dell' et ellenistica) nei paesi non
non soltanto a Cipro, sempre
greci delP Oriente
meno fenicia (Euagora e suo figlio Nicocle, scolaro
del settentrione,

riferiche

di Isocrate

34;

soggiorno del retore Polycrate, accu-

ma

satore postumo di Socrate),

(sarcofaghi

stessa

Caria

Sidone), e

di

(Mausolo e Artemisia,

*35

anche nella Fenicia


sopratutto

architetti

nella

e scultori

greci [Satyro, Pythio?; Scopa, Timotheo, Bryaxide,

Leocare] nella costruzione del Mausoleo

Macedonia

In

gi nel

leno

38

secolo

la cultura

*37

tempo

al

greca
di

si

era

36

).

introdotta

Alessandro

'

Filel-

il

e di Perdicca suo figlio (^nnocyoq xod yiXoq

degli Ateniesi:

Thucyd.

i.

57),

poi specialmente

Archelao (a. 413-399), che invit Socrate alla sua


corte - sebbene invano * -, ed ebbe presso di se
Euripide T 39 e Agathone e il samio Choirilo, poeti,
milesio, musicista
e. Timotheo
e Zeuxi italiota
di

(di Heraclea), pittore

circa quel

I4I

tempo penetrarono

g' influssi

della

anche in Epiro, per opera del re


(dei Molossi) Tharyp(a)s eh' era stato educato in

cultura ateniese

Atene M 2 N in Macedonia essi vennero meno dopo


Archelao (f a. 399); anzi pur nei tempi agitati della
reggenza di Perdicca (a. 365-359) seguitarono affarsi
.

sentire (Eufraio, di Oreo, discepolo

che raggiunsero
*

v.

il

massimo

sopra a p. 302-3.

di

Platone), fin

di intensit sotto

il

regno

CAPITOLO X

356
di Filippo.

Il

[SEC. IV]

come definitivamente

quale,

fece entrare

Macedonia nel sistema politico degli Stati greci,


cos anche si adoper, quanto pi era possibile, ad
la

ellenizzarla,

poich

cancellando

segni della

segno pi cospicuo era

il

adottata negli

dello

atti ufficiali

il

barbarie.

linguaggio, fu

stato

macedone

lingua attica (e parallelamente, in Epiro,


il

Vero

dorico).

quella che era; -

che

come

in

genere

al

la

adott

si

parlata popolare

la

rimase

movimento

cultu-

rale ellenizzante avr partecipato solamente, o quasi,

T elemento superiore della popolazione, cio la noraccolta intorno al sovrano

bilt,

dali: quei

tempi che per

la

come

ai

tempi feu-

Grecia appartenevano a

un passato ormai remoto - air epoca di Omero


ma in Macedonia, come in Epiro, erano attuali.

Che

il

mondo omerico

-,

era tuttavia V ideale eroico

macedone, arreferma tuttora a quello stadio che


nella Grecia aveva segnato il medioevo ellenico *
quando, appunto, l'epopea dalla Ionia originaria
aveva cominciato a diffondersi nella madre patria; e
in cui si specchiava quella

societ

trata e guerriera,

allora anche, forse, era

accaduto che un nucleo di

guerrieri, partitosi - verosimilmente - dalla Tessalia,

occupasse

la

Macedonia.

soluzione pi plausibile

done

43:

gettati.

sembra essere la
del problema etnico macetale

conquistatori Greci e Ario-balcanici assog-

Presso

come

nuti

Ch

quali quei Greci

signori,

conservando

si

saranno mante-

la loro arcaica orga-

nizzazione, eh' era di tipo feudale ed omerico.


fatti

in

nobili Macedoni, dediti alle armi, seguitarono a

designare s stessi collettivamente come


*

Ed

v.

sopra a p. il.

sTafpot,

com-

RELIGIONE DEI MACEDONI

[SKC. IV]

pagni

-,

omerico

eh' termine

amarono assumere

43 bis.

357

e individualmente

nomi degli eroi del mito greco


e delP epopea, chiamandosi Alessandro e Ptolemeo
e Menelao e Neoptolemo ed Euryloco, nonch Oreste
e Meleagro e Cassandro 44 e Admeto *45; - e le
donne loro, corrispondentemente, ebbero nome Arsinoe e Antigone ed Europe 4 6 E di quegli eroi
amarono, i nobili, proclamarsi discendenti, seguendo
in questo P esempio dei sovrani. I quali, collegando
la dinastia loro degli Argeadi (Argaios era uno dei
i

primi re leggendari) con

Argo peloponnesiaca,

essere oriundi Argivi e pronipoti di


di

Heracle (Herod.

E non
e Artemis

137-139;

8.

ma

e quindi

cfr. Isocr. 5.

113)

*47,

Zeus ed Hera e Apollo


troviamo venerati in Macedonia sempre

solo Heracle,

*4 8

Temeno

vollero

- com' naturale - negli ambienti sociali pi elevati x 49. Invece altri numi - come Thaumos (o Thau-

come Darron (un demone guaritore), come le


ESaXayives - avranno avuto un carattere pi popolare 5o massime quelli che manifestamente si rivelano come traci, anzi che greci, e dunque pertinenti
los),

al

patrimonio religioso del primitivo nucleo etnico

assoggettato. Tale Zeirene, equivalente alla traco-

lemnia Zerona delle iscrizioni


Tali in ispecie

'

tirrene

di

Lemno

SaoxSac o SaOSot, che, secondo

il

grammatico macedone Ameria, erano identici ai Sileni


(nonch ai Satyri)
onde risulta la natura dionisiaca delP esser loro, -

come

essi rivelano la loro affinit


i

demoni omonimi -

traco-frigio

v.

Sabazio

sopra a p. 73.

e
(

del resto gi nel

con

Sa/o: di Tracia

dunque omogenei -

Sa-faSio?

),

nome

eh'

del

*,

dio

appunto una

CAPITOLO X

358
specie di Dionyso

Macedonia anche

*.

[SEC. IV]

del pari

presenza di

la

femminili - Ninfe, Muse,

attestata

per la

figure dionisiache

Baccanti

-,

sia

col

nome

(che sembra greco) di optoeg f$3, sia con quelli


(non greci) di KXSwvsq e MqxaXXvss I5 ^: - delle

messa in rilievo
come di viragini;

quali
tuosa,

natura orgiastica e impe-

la

secondo

che,

la

leggenda,

esse avrebbero sgominato e volto in fuga un eser-

avrebbe dato luogo alla fondazione di un santuario di Dionyso Pseudanor, quasi


pseudo-uomo donde sarebbe venuta anche la etimocito di nemici, e ci

'

logia del

nome

zohq avSpac

**,

stesso [y.fiaXXveg

iz zo

{Jicfxsfcfrat

- mentre in realt sar da vedervi

adombrata una specie

trasfigurazione rituale (a

di

base di travestimento?), quale sappiamo esser propria


della religione dionisiaca ***

come

55.

Onde

sar da ritenere

verisimile che a queste figure e avventure del

mito e della leggenda effettivamente corrispondessero


nella pratica religiosa

donne

riti

atti

cultuali

popolaris-

conforme alla nota


vi avranno agito
corrispondenza fra mito e
per l'appunto in figura e col nome di Klodoni e
Mimalloni: n pi ne meno di quel che facevano,
in Tracia, le donne degli Edoni e della regione
Ed anche g' Illyrii avevano i loro
delP Haimo
tutt' uno - dunque Asuaoac, equivalenti ai Satyri
simi fra le

^6

le

quali,

rito ****,

'

con

macedoni SauaSat

Su questo

',

I57 .

substrato religioso dionisiaco, orgia-

v,

sopra a p. 282 sg.

v.

sopra a p. 89 n. 62.

v.

sopra a p. 73.

* v. sopra a p. 66.

ORFISMO E MISTERI IN MACEDONIA

[sec. iv]

stico
xo'j

popolare e

ed entusiastico,

Tivu rcaatoO

J 56

),

359

comune

antichissimo (%
e congenito alle genti

ario-balcaniche (traco-illiriche) - tanto che fino ad oggi

ne rimase traccia nel folk-lore locale * -, facilmente


dov poi attecchire, a un certo momento, l'Orfismo.
Nella Pieria,

- secondo

ravano

le

ai

piedi

dell'
**

- Orfeo.

eh'

primitivo elemento religioso

Muse appartenevano:
e

alle

Ninfe

*$3
9

T58

era sepolto

anche dimo un segno della presenza del

la tradizione

Muse

Olimpo

dionisiaco,

quale

al

simili, in origine, alle

demoni

profetica prima che

Ivi

dell' ispirazione

le

Menadi

mantica e

prima che
apollinea, - e poi trasformate, anch' esse, in senso
ellenico, specialmente quando re Archelao in loro
onore istitu in Dion gare musiche e ginniche, organizzate sul modello di quelle d'Olimpia (Diod. 17. 16).
E, sempre a proposito dell' Orfismo, non forse
senza significato la frequenza del nome Eurydike *59
portato da donne appartenenti alla pi alta societ
macedone, come la moglie stessa di Amynta e madre
artistica,

dionisiaca

di Filippo - ch'era figlia di Syrrha, re di

-,

come poi

la figlia di

Elymea
Antipatro, che spos Tolomeo

mentre anche talune di sangue illirico, che andarono


spose a principi macedoni, in tale occasione appunto
assunsero il nome di Eurydike (Audata quando spos
Filippo, Adea sua nipote quando spos Filippo Arrideo l ). E che neh" elemento femminile della popo-

lazione

macedone fosse

diffuso

1'

Orfismo, attestato,

se vale la testimonianza, da Plutarco a proposito di

Olympiade,

la

madre

* v. sopra a
p.
* v.

di

Alessandro

74.

sopra a p. 168 n. 21.

(Plut.,

Alex.

2),

CAPITOLO X

36

anch' essa di origine straniera,

(shc. iv]

precisamente epi-

rota (della casa regnante sui Molossi).

Filippo

Alex.

misteri;

La

quale con

sarebbe incontrata a Samotracia (Plut,

si

occasione della

in

ed

simi principi

ivi

in

tale

sarebbero

si

celebrazione di

circostanza
fatti iniziare

quei

due giovanisci che sembra

abbastanza antica diffusione dei midi Samotracia presso quelle genti nordiche (non

far fede di un'


steri

senza relazione, forse, con il primitivo substrato tracio


del culto cabirico *), - onde, anche, meglio si com-

prenderebbe

la

fortuna grande e la fama di quei

misteri specialmente nella successiva epoca dei Dia-

dochi, continuatori anche in questo

delle

tradizioni

grande dinastia macedone. In fatti anche di


Alessandro si narr che avesse onorato i misteri di
Samotracia 161
Ne Olympiade sment poi la sua forte inclinazione per i culti mistici ed esoterici (cfr. Athen. 14,
p. 659 f); che profess anche l' Orfismo. E nella
celebrazione dei riti orfici port una esaltazione non
comune e uno spirito pi barbarico (jxaXXov xiptov
della

youaa [Sap^apwt&Tepov), non paga di agitar


mistici vagli (xwv

|Jii>crax'I)v

tirsi

AOxvtov) e ghirlande, anzi

compiacendosi della presenza dei sacri serpenti (oyeiq


[leyaXo'j? y^ipovjb'Zic l^ziXxzxo xolq ihaaocg): ci che
avr dato forse

lo

spunto

alla

leggenda della nascita

miracolosa di Alessandro per opera di un serpente

T2 .

ad Alessandro Filippo diede per maestro Aristotele: coerente anche in questo al suo programma
* v.

sopra a p. 96 n. 107.

[skc.

ARISTOTELE

iv]

politico ellenizzante.

sent allora

361

E veramente

Aristotele rappre-

pensiero ellenico pi genuino e inte-

il

non ateniese n ionico n dorico, ma ellenico -: Aristotele, che non era ateniese, anzi oriundo
di una piccola citt coloniale del settentrione (Stagyro nella Calcidica), e dunque pi vicino, per le
grale -

stato macedone (suo padre Nicomaco fu alla corte di Pella), mentre anche nella formazione prima del suo spirito
non sar stata senza effetto la vicinanza di Abdera,

sue origini,

alla sfera d' influenza dello

pensiero atomistico eh' era Y ultimo

centro di quel

erede del naturismo ionico

(nella famiglia stessa di

Aristotele era coltivata la medicina, e suo padre fu

medico

stotele la

Amynta).

di re

sua educazione,

di Platone

ma

di

Atene comp poi Ari-

in

scuola - socratica -

alla

queir insegnamento e di quello

di umanesimo non s' imda dimenticare le suggestioni prime


del naturismo. Anzi la natura, che Socrate avea
finito per ignorare, che Platone aveva abbassata a
un grado inferiore, Aristotele la riport sul primo
spirito attico sopra-saturo

bevve,

egli,

tanto

piano della speculazione; e con quel pensiero pi


perfetto che

con quello
grandi

era affinato nello

si

la

(ri)pens,

correnti

della

studio

armonizzando cos

speculazione

ellenica

mondo

uomo,
le due
in un

dell'

uno con Dio,


e pur diverso da Dio, ma non opposto a Dio; e non
sistema organico. Nel quale

e'

il

dualismo fra le idee su nel

e la materia di

cielo</