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La vista che offriva la zona del Borgo di Sant Antonio Abate, quartiere vivo

fino agli anni 70 per scomparire dalla scena prima antropologicamente, e poi
fisicamente, era quella di una intensa comunit pulsante di vita e di umanit,
tutta particolare.

SantAntonio Abate e Rampa Macello sono due arterie importanti della citt
che precipitavano nel breve pianoro del Fenestrelle. Al suo interno viveva un
variegato campionario umano, da lunghissimi secoli insediato sul posto.

Nel Borgo di SantAntonio Abate la vita avellinese ha conservato il suo


aspetto pi genuino fino agli anni 50 di questo secolo.
Un primo esodo della popolazione si avuto proprio in questi anni.

Soggetto a paurose alluvioni, a condizioni malsane e al degrado, la zona ha


rappresentato sempre uno sconcio socio-edilizio che i vari interventi al suo
risanamento non hanno risolto, se non in parte, il grave problema.

I Sindaci Turco e Scalpati, tra il 1967 e 1969, hanno firmato centinaia di


ordinanze di inabilit di alloggi ricadenti nel vecchio borgo. Ci ha provocato
una trasmigrazione urbana da SantAntonio Abate verso i quartieri popolari di
Rione Parco, Ferrovia, Mazzini ecc.
Vera citt fantasma, a fine anni 70 con i colpi del terremoto del 23 novembre
1980 il rione ha perso il naturale aspetto vitale.

Le mastodontiche ruspe della ricostruzione hanno, poi, pensato a cancellare


ogni ricordo e hanno consentito di stravolgere ogni testimonianza del
passato.

I nuovi insediamenti, primo fra tutti il complesso municipale, hanno


definitivamente dato un nuovo volto a quello che fu lantico suburbio, caro
alla memoria di Raffaele Valagara e Alfonso Carpentieri.
I resti che testimoniano questo passato sono le ultime vestigie presenti quali
la Chiesa di San leonardo, la Madonna della Salette e la Fontana Tecta.

Questultima stata di recente oggetto di particolari studi che hanno tentato


di scoprire la sua storia secolare. in particolare di essa si occupato Armando
Montefusco in un prezioso e valido saggio apparso nel 1991 sul numero unico
3-4 della "Rassegna Storica Irpina" (p.43).
Storici recenti e passati indicano nellanno 1057 lanno della costruzione della
Fontana Tecta. Ma, per la verit, lo studio di Montefusco avanza seri dubbi su
quanto sinora conosciuto, anche nelluso improprio del nome che, dovrebbe
essere in quello esatto di "Fontana di Grimoaldo", secondo quanto si evince
dai documenti pi probanti.
Questultimo, appartenente ad una delle famiglie pi in vista di Avellino,
durante il XII secolo, ritiene che il Borgo, sempre pi in espansione e sempre
pi frequentato dai numerosi passeggeri che si recano verso Salerno, o che
da Salerno fanno ritorno ad Avellino, meriti qualcosa di pi di una fontana
dimessa e poco accogliente.
Tale intervento trova una sua plausibile giustificazione anche nella presenza
della chiesa di San Leonardo e dellattiguo Monastero che accoglie numerosi
fedeli, alla ricerca di luoghi edificanti al corpo e allanima.
Un importante contributo sulla storia della Fontana si trova nel Codice
Diplomatico Verginiano (C D V , vol. III, pag.219, 1979) redatto da Don Placido
Tropeano il quale, in una nota esplicativa, cos commenta il documento
oggetto del suo studio:

La chiesa di S. Leonardo con annesso monastero era un priorato benedettino


dipendente dalla Badia di Cava dei Tirreni, ubicato fuori le mura della citt di
Avellino, lungo la strada per Salerno "a foras et propinquo civitate Avellini,
erga via publica que dicitur Salernitana" (AC, arca XXIV,n. 72) (n.d.A.
dicembre 1138), a poca distanza da una fontana fatta costruire da un certo
Grimoaldo, "in loco ubi Fontana Grimoaldo dicitur", per comodit forse del
casale di S.Benedetto sorto lungo la stessa strada erga pubblica que dicitur
Salernitana...in casali de monasterio Sancti Benedicti" (cfr. doc. 260). La
chiesa e la fontana esistono ancora a fondovalle della stradina interna (la
salernitana dei documenti), che scende da Via Umberto I? sotto la torre
dellOrologio e poi risale per immettersi subito dopo il ponte della Ferriera.

Grimoaldo sa rendere la fontana accogliente e graziosa. Il tocco dellartista


presente nelle pietre scolpite, nelle colonne lavorate e nellambiente che la
circonda fanno della Fontana un luogo di utilit e di piacere non comuni.
La gente del rione si avvicina al suo getto di acqua, pura e fresca, con

naturalezza. Generazioni di donne si affaccendano con i loro panni presso


linesauribile fonte che dalle viscere della terra raccoglie, purifica e scaturisce
perenni zampilli di preziosa e gratuita acqua salutare.
Meta di pellegrini e viandanti assetati, viaggiatori e trafficanti, la Fontana
Tecta stata fedele compagna di vita di generazioni di bambini, uomini e
donne del Borgo di SantAntonio Abate e San Leonardo.
Nel 1650, dopo i gravi tumulti della rivolta di Masaniello, lUniversit di
Avellino impegna il pubblico danaro per costruire due lavatoi "per servizio dei
cittadini et per decoro della citt".
Dopo lapertura della strada dei Due Principati, evvenuta allinizio dell800, il
vecchio tracciato per Salerno cambia definitivamente e la Fontana nel
fondovalle viene sempre pi trascurata.

La particolare posizione orografica della Fontana di Grimoaldo la pone al


centro di numerosi pericoli, specialmente alluvionali.
Non sono pochi, infatti, gli episodi tristi verificatisi nel Borgo di Sant Antonio
Abate - San Leonardo a seguito di tragiche inondazioni.
Nel 1843 e, in particolare, nel 1878, due forti calamit interessarono
seriamente anche lantica Fontana.
Nel 1843, nella notte del 12 novembre, la piena delle acque formatasi a
seguito di pioggia dirotta, cagion gravissimi danni nella zona del Centro
Storico. Oltre alle strade campestri gravi danni si ebbero alla strada
S.Leonardo nel punto che questa si congiunge con la strada interna di Sant
Antonio Abate. A subire danni seri furono la Fontana della Ferriera, gli
acquedotti sotterranei posti nella strada dietro il Vescovado e lacquedotto
che alimenta la Fontana Tecta.
Appena spuntata lalba del giorno seguente, dal Comune di Avellino sinvia
una nota allIntendente della provincia al fine di ottenere lautorizzazione ad
intervenire con urgenza, anzi "senza perdita di tempo", come riporta la nota
del Sindaco Antonio Mirabelli, del 14 novembre 1843, con la quale chiede di
poter impiegare la somma provvisoria di 80 ducati per un primo intervento
straordinario. Ma la sollecitudine del Sindaco frenata dalla risposta
dellIntendente Lotti il quale prescrive che sia approntata "una perizia in
doppio per le restaurazioni che abbisognano le stradi campestri e le fontane".
Tra una istanza e laltra passa circa un mese. Il 15 dicembre seguente il
Decurionato a deliberare la sistemazione della strada di S.Leonardo, della
Fontana della Ferriera e della storica Fontana di Borgo Sant Antonio Abate.

Anche il canale che alimenta la Fontana Tecta inserito nei lavori di restauro.
Ad alimentare la nostra fontana il canale che si diparte dal podere di Don
Pasquale Roca che, dopo un breve percorso, si immette nelle cannelle della
Fontana di Grimoaldo. Il canale rimase distrutto in diversi punti, per cui il suo
ripristino era "reclamato dalluniversale bisogno della popolazione", in gravi
difficolt per la mancanza dacqua in quei giorni a causa anche della
contemporanea inutilizzazione delle fonti della Ferriera e delle altre fontane
cittadine, compresa quella del Fanzago di Via Costantinopoli.
Nel maggio del 1844 il muratore Angelo Pagnotta presenta una perizia di 64
ducati per lavori eseguiti nel Borgo di San leonardo ove si sono avuti
interventi di riparazione anche del ponte S.Leonardo, dietro al Mulino di
SantAntonio Abate, e quello di Rio Cupo.
Pi grave, invece, linondazione del 13 e 14 ottobre 1878.

Il quartiere del Centro Storico, il pi antico di Avellino stato sempre il pi


esposto a calamit e pericoli, sia per la vetust dei fabbricati ivi esistenti, sia
per la sua ubicazione, essendo la zona pi bassa della citt, quindi pi
vulnerabile, spesso soggetta ad inondazioni ed altri inconvenienti del genere.
La quiete della notte tra il 13 e 14 ottobre del 1878 fu turbata, verso le due,
da una inaudita pioggia e dopo poche ore la zona bassa della citt era invasa
dalle acque che, in alcuni punti, oltrepass i due metri.
La descrizione si presenta davvero apocalittica.
La prima contrada ad essere distrutta fu quella di S.Antonio Abate: case
diroccate, lesionate, spogliate di quelle poche masserizie di cui disponevano,
ponti spezzati, alberi divelti e moltissime famiglie scampate dalla morte,
rimasero senza tetto e si ebbero ben 15 vittime.
Una guardia daziaria nel disperato tentativo di salvarsi, si arrampica sui
bastoni di ferro di un fanale posto sul muro della chiesa di S.Antonio Abate,
della Madonna della Salette, ivi venerata, ma il crollo di questa, ne causa la
morte.
Alle Fornelle, parecchie case sono letteralmente scomparse nei flutti, altre
distrutte e molte pericolanti.
A Rio Cupo ( localit, oggi, risanata, mediante la copertura del torrente ed il
riempimento con materiale di risulta, diventato suolo edificatorio, con superbi
e moderni palazzi...), molti abitanti si salvarono, praticando fori sui muri delle
case.

A Molino Santo Spirito (localit sita alle spalle della Chiesa di Monserrato ed al
Convento delle Suore Stigmatine ), nuove vittime ed altri danni.
Una povera madre, Vincenza Matarazzo, muore annegata nel tentativo di
soccorrere il suo figlioletto. In questa localit furono rinvenuti alcuni cadaveri,
trascinativi dalla corrente. In questa localit fu ripescata anche la Statua della
Madonna della Salette. Per pi chilometri, sino alla vicino Atripalda la
campagna era una immensa palude. I mulini della zona furono resi inservibili.
Nel registro dei Morti della Parrocchia di S. Maria di Costantinopoli, trovansi
registrati dal Parroco dell'epoca ( Don Giuseppe Piemonte) tredici vittime. Le
vittime e i danni sarebbero stati certamente di proporzioni ben pi gravi, se
l'intervento della forza pubblica, dei carabinieri, delle Autorit e di molti
volenterosi cittadini non fosse stato tempestivo.

La catastrofica alluvione di quellanno distrusse gran parte della contrada di


SantAntonio Abate. Case distrutte e lesionate oltre 15 vittime. Gravemente
danneggiata la Chiesa di SantAntonio dove si venera la Madonna della
Salette, la cui statua fu rinvenuta a Molino S. Spirito. Case sotto i flutti alle
Fornelle, e a Rio Cupo.
La nostra Fontana fu sommersa dalle acque prima e dalle pietre e dai detriti
poi. Soltanto dopo alcuni giorni lacqua riprese ad essere nuovamente usata e
la popolazione del luogo continua ad apprezzare la sua utilit.
Abbandonata completamente, nel dopo terremoto rischia addirittura di
scomparire del tutto e soltanto un accorto intervento di restauro la rimette in
sesto.
Ma, malgrado questi accorgimenti, la Fontana sola. Al suo intorno manca
quella umanit abituata al suo sonoro chiacchiericcio.

Il frettoloso e veloce automobilista che vi passa accanto assordato dal


rombo del motore della sua auto e non riesce a cogliere il suono argentino di
una Fontana che si cullata per molti secoli tra la gente di Avellino di un
tempo, ormai definitivamente perduto.