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UNIVERSITA DI FIRENZE

DIPARTIMENTO DI ENERGETICA S. STECCO


SEZIONE DI MECCANICA APPLICATA

DISPENSE DI MECCANICA APPLICATA:


TEORIA DELLA LUBRIFICAZIONE

Prof. Ing. P. Toni, Ing. R. Giusti, Ing. E. Meli, Ing. S. Papini,


Ing. L. Pugi, Ing. A. Rindi

Indice
INDICE ................................................................................................................... 2
1

INTRODUZIONE .......................................................................................... 4

CONSIDERAZIONI GENERALI..................................................................... 8

EQUAZIONE DI REYNOLDS GENERALIZZATA ......................................... 12

SLITTA PIANA ........................................................................................... 15


4.1

SLITTA PIANA: EQUAZIONE DI REYNOLDS ....................................................... 15

4.2

SLITTA PIANA: SUPERFICI PIANE PARALLELE ................................................... 17

4.3

SLITTA PIANA INFINITAMENTE LARGA............................................................. 18

4.3.1 Slitta piana infinitamente larga: superfici piane ......................................... 20


4.4
SLITTA PIANA DI LARGHEZZA FINITA: SUPERFICI PIANE ................................... 24
4.5

SLITTA PIANA DI LARGHEZZA INFINITAMENTE PICCOLA .................................. 27

COPPIA ROTOIDALE................................................................................. 28
5.1

COPPIA ROTOIDALE CON PERNO OSCILLANTE .................................................. 28

5.2

COPPIA ROTOIDALE CON PERNO NON OSCILLANTE .......................................... 33

5.3

COPPIA ROTOIDALE INFINITAMENTE LARGA CON PERNO NON OSCILLANTE ..... 36

5.4

COPPIA ROTOIDALE DI LARGHEZZA FINITA CON PERNO NON OSCILLANTE ....... 40

5.5

COPPIA ROTOIDALE DI LARGHEZZA INFINITAMENTE PICCOLA CON PERNO NON

OSCILLANTE ................................................................................................................ 44

LUBRIFICAZIONE PER ACCOSTAMENTO ................................................. 46


6.1

LUBRIFICAZIONE PER ACCOSTAMENTO: CASO PIANO INFINITAMENTE LARGO CON

SUPERFICI PIANE PARALLELE ....................................................................................... 47

6.2

LUBRIFICAZIONE PER ACCOSTAMENTO: CASO PIANO INFINITAMENTE LARGO CON

SUPERFICIE PIANA E CILINDRO ..................................................................................... 48

6.3

LUBRIFICAZIONE PER ACCOSTAMENTO: DISCO CIRCOLARE E SUPERFICIE PIANA50

LUBRIFICAZIONE FLUIDOSTATICA ..........................................................54


7.1

LUBRIFICAZIONE FLUIDOSTATICA: CUSCINETTO REGGISPINTA ........................ 54

7.2

LUBRIFICAZIONE FLUIDOSTATICA: CUSCINETTO PORTANTE ............................ 58

SCELTA DEL CUSCINETTO........................................................................66

BIBLIOGRAFIA ..........................................................................................68

1 Introduzione
Se tra gli elementi di una coppia cinematica caratterizzata da contatto di
strisciamento viene introdotto un fluido, in modo tale che al contatto diretto fra le due
superfici asciutte venga sostituito un contatto mediato solido fluido solido, si possono
ottenere forti riduzioni del coefficiente di attrito. Per tale motivo in molte applicazioni
tecniche si ricorre frequentemente a contatti mediati.
Il fluido contenuto nellintercapedine, chiamata anche meato o meandro,
comunemente un liquido, talvolta un gas; ad esso si d il nome di lubrificante.
Il lubrificante deve essere in grado di reagire alle forze normali che i due membri
a contatto si trasmettono in corrispondenza della coppia e, nello stesso tempo, di dare
origine ad azioni tangenziali relativamente piccole. Tali risultati possono essere
conseguiti con unopportuna progettazione della geometria della coppia e con
unopportuna scelta delle caratteristiche fisiche del lubrificante (in particolare della
viscosit).
Da un punto di vista applicativo si distinguono le seguenti tipologie di
lubrificazione:

1) contatto asciutto con superfici caratterizzate da basso attrito; in questo caso


non presente alcuna lubrificazione e di conseguenza il coefficiente di attrito
dipende dai materiali impiegati che inoltre tendono inevitabilmente ad
usurarsi; le principali applicazioni pratiche di questo tipo di contatto
riguardano le bronzine (soprattutto a base polimerica o di materiali
sinterizzati); si veda la Fig. 1.1

Figura 1.1 Bronzine metalliche e polimeriche/sinterizzate

2) lubrificazione limite; il contatto metallo - metallo sussiste ancora ma lattrito


ridotto per mezzo di lubrificanti costituiti da sostanze grasse (in genere
sintetiche) caratterizzati da catene molecolari molto lunghe; le principali
applicazioni pratiche di questo tipo di contatto riguardano sempre le bronzine
(sia metalliche che a base polimerica/sinterizzata); si vedano le Fig. 1.1 e 1.2

Figura 1.2 Lubrificazione limite

3) lubrificazione mista; questo tipo di lubrificazione una via di mezzo tra la


precedente lubrificazione limite e le successive lubrificazioni dinamiche; il
coefficiente di

attrito

viene ulteriormente

ridotto;

in

alcune zone

dellinterfaccia il lubrificante (in genere sostanze grasse sintetiche) evita il


contatto metallo metallo anche se permangono aree di contatto diretto e
5

strisciamento tra le creste delle due superfici; le principali applicazioni


pratiche riguardano anche in questo caso le bronzine (sia metalliche che a base
polimerica/sinterizzata); si vedano le Fig. 1.1 e 1.3

Figura 1.3 Lubrificazione mista

4) lubrificazione fluidodinamica; questa tipologia di lubrificazione elimina


totalmente il contatto diretto metallo - metallo ma funziona solamente in
determinate condizioni di funzionamento della coppia cinematica; il
coefficiente di attrito tra i membri della coppia viene drasticamente ridotto;
come lubrificante frequente limpiego di oli sintetici; le principali
applicazioni pratiche riguardano soprattutto cuscinetti portanti e cuscinetti
reggispinta (entrambi a strisciamento lubrificato ad olio); si veda la Fig. 1.4

Figura 1.4 Lubrificazione idrodinamica di una slitta piana e di una coppia rotoidale

5) lubrificazione fluidostatica; anche questo tipo di lubrificazione elimina


totalmente il contatto diretto metallo - metallo ma, al contrario della
precedente, funziona in qualunque condizioni di funzionamento della coppia
cinematica; in questo caso tuttavia necessario limpiego di un sistema per il
6

pompaggio del lubrificante (solitamente oli sintetici) allinterno della coppia


cinematica; il coefficiente di attrito tra i membri della coppia viene
drasticamente

ridotto;

le

principali

applicazioni

pratiche

riguardano

nuovamente i cuscinetti portanti ed i cuscinetti reggispinta (entrambi a


strisciamento lubrificato ad olio); si veda la Fig. 1.5

Figura 1.4 Lubrificazione fluidostatica di una slitta piana e di una coppia rotoidale

Nel seguito della trattazione saranno considerate solamente la lubrificazione


fluidodinamica e la lubrificazione fluidostatica. Pi in particolare verranno dapprima
presentati gli aspetti fondamentali della teoria della lubrificazione fluidodinamica e
saranno descritte le principali coppie cinematiche lubrificate (la slitta piana e la coppia
rotoidale); successivamente verranno analizzate la lubrificazione per accostamento e la
lubrificazione fluidostatica con relative applicazioni (cuscinetti portanti e cuscinetti
reggispinta) ; infine saranno forniti alcuni cenni sui criteri di scelta delle bronzine e dei
cuscinetti in relazione ai loro campi di impiego.

2 Considerazioni generali
Prima di presentare la teoria della lubrificazione, necessario descrivere il sistema
fisico di riferimento attorno al quale si svilupper la trattazione in questione. In
particolare dovranno essere analizzate la geometria del sistema considerato e le ipotesi
fisiche di lavoro alla base della teoria della lubrificazione; infine verr posto laccento
anche sugli output del modello (ovvero sulle grandezze che tale modello permette di
valutare).
La geometria del problema descritta schematicamente in Fig. 2.1 nella quale
rappresentata una porzione sufficientemente piccola del meato. Il sistema di riferimento
locale prescelto posizionato allinterno di questultimo.

Figura 2.1 Geometria del problema

In figura sono stati poi riportati i due elementi della coppia cinematica mentre il
meato che li divide occupato da un film di lubrificante. La geometria delle pareti del
meato

ed

(individuate localmente dalle funzioni

supposta nota mentre con

sono state indicate le zone della frontiera in cui il

fluido entra ed esce dal meato (in questo caso

invece la frontiera

complessiva del meato stesso, fatta eccezione per

). Si suppone inoltre che lo

(solitamente dellordine dei decimi o addirittura dei

spessore del meato in direzione


centesimi di

) sia trascurabile rispetto alle sue dimensioni in direzione

e ; di

conseguenza linfluenza sul moto del fluido delle curvature delle superfici che delimitano
il meato stesso trascurabile. Tale ipotesi geometrica di fondamentale importanza
affinch alcune delle ipotesi fisiche che seguiranno risultino ammissibili.
Le superfici che delimitano il meato infine sono in moto rispetto al sistema di
[

riferimento fisso. Anche tali velocit (rispettivamente


per i punti della superficie
superficie

) sono supposte note. Con

necessarie per mantenere in moto le pareti

ed

per quelli della

sono state infine indicate le forze esterne


ed

del meato.

Per affrontare lo studio che ci siamo proposti a questo punto necessario


introdurre alcune ipotesi fisiche di lavoro che permettano una decisiva semplificazione
del problema dal punto di vista matematico ma che, allo stesso tempo, consentano al
modello di rimanere quanto pi possibile aderente alla realt fisica.
Le suddette ipotesi fisiche di lavoro possono essere riassunte come segue:

si suppone che il fluido lubrificante sia omogeneo ed incomprimibile ovvero che


la densit

sia costante (ipotesi legittima nel caso di lubrificanti liquidi)

si suppone che il fluido lubrificante possa essere modellato come un fluido


Newtoniano caratterizzato da viscosit

costante (lassunzione sulla viscosit

tanto meglio giustificata quanto pi uniforme la temperatura del lubrificante);


sotto queste prime due ipotesi gli sforzi allinterno del fluido possono essere
espressi come segue
(
dove

il tensore degli sforzi (


,

),

)
,

(2.1)
,

la pressione allinterno del fluido,

,
il delta di

Kronecker,

la generica componente del vettore velocit

la generica

variabile spaziale; inoltre lequazione di Navier Stokes e lequazione di


continuit assumono la seguente forma semplificata
(2.2)
(2.3)
nelle quali

rappresenta il vettore accelerazione ed

le eventuali forze

volumetriche
-

le forze di inerzia

agenti sul fluido sono trascurabili rispetto alle azioni di tipo

viscoso; questa ipotesi giustificata sia dalla sottigliezza dello spessore del meato
sia dallelevato valore della viscosit cinematica (rapporto tra la viscosit
densit

) dei comuni lubrificanti; si noti inoltre che laccelerazione

e la
ha la

seguente espressione
(2.4)
dove [

; di conseguenza supporre che le azioni di inerzia

siano trascurabili equivale ad imporre sia la laminarit del moto (dal momento
che non viene considerato il termine convettivo/turbolento
stazionariet (poich non si tiene conto del contributo di
-

le forze di massa

) che la sua

agenti sul fluido sono trascurabili rispetto alle azioni di tipo

viscoso.

Alla luce delle ipotesi fisiche appena illustrate il modello fluidodinamico del
lubrificante (equazioni (2.2) (2.3)) si riduce alla seguente forma:
(2.5)
(2.6)
alle quali vanno poi associate le condizioni al contorno
(2.7)
(2.8)
(2.9)
dove

la frontiera del meato e

solitamente la pressione ambiente.

Per comodit si riportano le equazioni (2.5) - (2.9) anche in forma estesa


(

(2.10)
10

(
(

(2.11)

(2.12)
(2.13)
(2.14)
(2.15)

.
dove

(2.16)

] .

La descrizione del modello, nella sua forma pi generale per adesso completa.
Tale formulazione permetter di ricavare, nel seguito della trattazione, le seguenti
grandezze fisiche associate alle varie coppie cinematiche considerate:

la distribuzione della velocit del fluido allinterno del meato

la distribuzione degli sforzi allinterno del meato

le forze esterne necessarie per mantenere in moto le pareti


conseguenza lentit di

ed

ed

del meato (e di

la portata volumetrica di lubrificante necessaria per una corretta lubrificazione.

11

3 Equazione di Reynolds
generalizzata
La formulazione della teoria della lubrificazione precedentemente descritta
(equazioni (2.5) (2.8)) pu essere ancora semplificata per mezzo di alcune ulteriori
ipotesi sul moto del fluido allinterno del meato. Tali assunzioni, pur essendo di natura
essenzialmente euristica, sono sostanzialmente verificate in tutte le principali applicazioni
di interesse pratico. Le ipotesi possono essere riassunte come segue:

si assume che la componente

della velocit e tutte le sue derivate spaziali siano

trascurabili su tutto il meato ad eccezione delle zone vicine ai bordi


(ovvero

con

ed

); da un punto di vista fisico

ci equivale a trascurare il moto del fluido in direzione verticale


-

si assume che le derivate spaziali delle componenti


(

derivate in direzione

consegue che

,
,

della velocit lungo

) siano trascurabili rispetto alle analoghe


e

) e rispetto alla pressione

(ne

); questa seconda ipotesi equivale invece, in

termini fisici, a considerare trascurabili gli sforzi tangenziali generati da variazioni


di velocit in direzione
direzione

rispetto a quelli generati da variazioni di velocit in

e rispetto alla pressione .

Alla luce di quanto detto le equazioni di moto (2.10) (2.12) assumono ora la
forma seguente

12

(3.1)
(3.2)
(3.3)
dove la (3.2) mostra come

non dipenda da

ovvero

Integrando le (3.1) e (3.3) si ha poi


(3.4)
(3.5)
nelle quali le funzioni

) possono essere determinate dalle condizioni al

contorno (2.14)-(2.15). Imponendo le suddette condizioni, ricavando le

e sostituendo

nelle (3.4)-(3.5) si ottiene


(3.6)
.
Le equazioni (3.6)-(3.7) legano le velocit
le tre incognite fondamentali del problema ( ,

(3.7)

alla pressione . Per determinare


e

) necessario considerare

lequazione di continuit (2.13). Integrando tale equazione rispetto ad

(da

) si ha

infatti

(3.8)

Daltra parte, ricordando la formula di integrazione di Leibniz

(3.9)

dove in questo caso ,

sono funzioni generiche, si ha

(3.10)
.

(3.11)

Sostituendo le (3.10) (3.11) nellequazione (3.8), ricordando le espressioni per le


velocit (3.6) (3.7) e ponendo

(dove con

si

indicato lo spessore del meato, supposto noto) si arriva alle seguente equazione alle
derivate parziali nellunica incognita

13

].

(3.12)

Lequazione (3.12) comunemente chiamata equazione di Reynolds generalizzata


e costituisce, insieme alla condizione al contorno (2.16), il punto di partenza per lo studio
della maggioranza dei problemi di lubrificazione. Il membro di sinistra rappresenta
essenzialmente lazione della pressione

sul moto del fluido; il primo termine del

membro di destra il cosiddetto termine di schiacciamento (cos chiamato perch


associato allo schiacciamento del meato) mentre gli altri due termini di tale membro sono
termini puramente idrodinamici (dovuti cio alleffetto di trascinamento che le pareti del
meato hanno sul fluido stesso).
Lequazione (3.12), unitamente alla (2.16), permette dunque di trovare, essendo
noti

componenti

e
e

, la distribuzione di pressione

nel meato; a questo punto le

della velocit potranno essere calcolate mediante le relazioni (3.6)

(3.7).
Per quanto concerne le azioni

ed

necessarie per mantenere in moto le pareti

del meato (al netto dellazione della pressione ambiente

dove

ed

) si ha invece

(3.13)

(3.14)

sono i versori normali uscenti delle superfici

(rivolti allesterno

ed

del meato) mentre, alla luce delle precedenti ipotesi, il tensore degli sforzi

(vedi

equazione (2.1)) ha ora la forma


(
[

.
[

(3.15)

Per quanto riguarda infine la portata volumetrica di lubrificante , essa pu essere


determinata per integrazione

dove

il versore normale uscente alla frontiera del meato

(3.16)
(diretto sempre verso

lesterno del meato).

14

4 Slitta piana
Una geometria estremamente interessante da un punto di vista applicativo la
cosiddetta slitta piana. In questo capitolo il comportamento di tale sistema verr studiato
mediante lequazione di Reynolds generalizzata precedentemente dedotta e saranno
analizzate nel dettaglio alcuni casi particolarmente significativi.

4.1 Slitta piana: equazione di Reynolds


Nel caso di slitta piana una delle due superfici che delimitano il meato (ad
esempio

) coincide col piano

mentre laltra (in questa circostanza

superficie cilindrica avente generatrice parallela a

) una generica

e simmetrica rispetto al piano

larghezza della slitta lungo , eventualmente anche infinita, pari a

; la

(Fig. 4.1).

Figura 4.1 Slitta piana

15

La superficie piana
direzione

con velocit

inoltre fissa mentre la superficie cilindrica

trasla in

costante. Riassumendo si ha
(4.1)
(4.2)
(4.3)
.

(4.4)

Sotto queste ipotesi lequazione di Reynolds generalizzata diventa


(

Per quanto concerne invece le componenti

(4.5)

della velocit del fluido

(equazioni (3.6)-(3.7)) assumono la forma


(4.6)
.
Indicando per semplicit con
longitudinali di

ed

e con

(4.7)
le componenti verticali e

(si veda la Fig. 4.1; le componenti laterali sono nulle per

simmetria) e ricordando le equazioni (3.13)-(3.15) si ha

(4.8)

(4.9)

(4.10)

dove nel caso in esame

(4.11)
[

] . Considerando poi

lequilibrio alla traslazione (verticale e longitudinale) del fluido allinterno del meato si
ottiene

(4.12)
,

(4.13)

16

dove

sono le aree di

(si supposto

quindi che, essendo lazione dellambiente sul fluido


diretta longitudinalmente, i carichi verticali

costante su

). Se ne deduce

in generale non nulla e

si bilanciano tra loro al contrario delle

azioni longitudinali che invece tra loro differiscono.


Nel seguito per semplicit ci soffermeremo prevalentemente sulle azioni
agenti sulla parete

del meato.

Per quanto riguarda infine la portata volumetrica di lubrificante

, essa assume

lespressione

(4.14)

4.2 Slitta piana: superfici piane parallele


Nel caso elementare di superfici piane parallele le pareti del meato
due piani paralleli tra loro (il primo coincidente con
Fig. 4.2).

ed

sono

ed il secondo parallelo al primo;

Figura 4.2 Slitta piana: superfici piane parallele

Essendo

, lequazione di Reynolds (4.5) si riduce alla


(4.15)

17

ovvero allequazione di Laplace bidimensionale (associata alla condizione al contorno


(2.9)

). Per le note propriet delle soluzioni dellequazione di Laplace (e

su

quindi delle funzioni armoniche), se

costante su tutta la frontiera

, si avr che

anche dentro tutto il meato.


Ricordando la (4.8) e le (4.10), (4.12) se ne deduce immediatamente che
(4.16)
e cio tale slitta non pu sopportare alcun carico verticale. Per tale motivo tale soluzione
non di alcun interesse pratico. Puramente a scopo didattico ricordiamo che, nota la , le
(4.6)-(4.7) permettono banalmente di determinare le componenti

della velocit; a

partire da esse le equazioni (4.9) e (4.11), (4.13) consentono quindi di calcolare le


reazioni tangenziali

mentre la (4.14) fornisce il valore della portata volumetrica .

4.3 Slitta piana infinitamente larga


Decisamente pi interessante il caso di slitta piana infinitamente larga (dove cio
si supposto che larghezza della slitta tenda allinfinito in direzione

ovvero

).

Per comodit si faccia sempre riferimento alla Fig. 4.1.


Lipotesi di infinita larghezza comporta, da un punto divista modellistico, le
seguenti semplificazioni
(4.17)
.

(4.18)

Da un punto di vista fisico ci equivale invece ad ammettere che il meato sia


molto allungato in direzione

e a trascurare le cadute di pressione che inevitabilmente si

avranno nella realt in prossimit dei bordi laterali. Le soluzioni che troveremo potranno
essere adattate allo studio dei casi pratici mediante lintroduzione di coefficienti correttivi
di provenienza teorica o sperimentale.
Alla luce di quanto detto lequazione di Reynolds diventa unequazione
differenziale ordinaria avente la forma
(

(4.19)

mentre la condizione al contorno (2.9) diventa semplicemente


.

(4.20)

Integrando la (4.19) un prima volta si ha


(4.21)
18

mentre integrando nuovamente si ottiene

(4.22)

Imponendo le condizioni al contorno (4.20) possibile determinare i valori delle


costanti arbitrarie

ovvero

(4.23)

dove si posto

(4.24)

(4.25)

La (4.21) in definitiva diventa dunque

mentre la (4.22) assume la forma


(

(4.26)

rappresenti il valore dellaltezza del

Dalla (4.25) possibile dedurre come


meato corrispondente al punto

).

nel quale la pressione

raggiunge un massimo od un

minimo. Osservando la (4.19) e la (4.25) si pu inoltre notare come nel meato nascano
effettivamente delle sovrappressioni (ovvero pressioni
convergente ovvero
che

positive) solo se esso

. Infatti la condizione

implica, in virt della (4.19),

decresce. Di conseguenza, essendo

necessariamente essere
dovendo

e quindi

; daltra parte,

per

comunque decrescere e dovendo essere

, si avr anche

. Analogamente si dimostra che si avranno pressioni


il meato sia divergente ovvero

, dovr

per

negative qualora

La (4.6) permette nuovamente di determinare la componente

della velocit (

nulla per ipotesi) mentre sfruttando le (4.8) e (4.12) si ottiene

(4.27)
(4.28)

dove in questo caso i carichi verticali

sono da intendersi per unit di larghezza

della slitta (essendo essa stessa infinitamente larga). In particolare la retta di azione del
carico

(Fig. 4.1) pu essere determinata come segue


(

(4.29)
19

nella quale

leccentricit del carico stesso (si veda sempre la Fig. 4.2).

Per quanto concerne invece lazione tangenziale

mentre la

si ha poi, ricordando la (4.9)

(4.30)

pu essere valutata mediante le espressioni (4.11), (4.13); le

(da

intendersi sempre per unit di larghezza) risultano, come era lecito attendersi, differenti
tra loro (si vedano in proposito le considerazioni fatte nel paragrafo 4.1).
Conoscendo i valori di

possibile valutare il rapporto | |

e chiamarlo,

in analogia con quanto si fatto per i contatti si strisciamento tra superfici asciutte,
coefficiente di attrito

della coppia lubrificata. Il valore del coefficiente


|

(4.31)

una valida misura dellefficacia della lubrificazione.


Infine, anche per quanto riguarda la portata, si introduce per comodit la portata
volumetrica per unit di larghezza ; nel caso in esame la (4.14) diventa
|

(4.32)

da cui, ricordando la (4.6) si ottiene


|

(4.33)

4.3.1 Slitta piana infinitamente larga: superfici piane


Lo scenario pi semplice dal punto di vista teorico si ha quando entrambe le pareti
ed

che delimitano il meato sono piane (ovviamente non parallele tra loro per quanto

detto nel paragrafo 4.2; si veda la Fig. 4.3). A questo modello si riconducono assai bene
alcune soluzioni tecniche sulle quali ci soffermeremo nel seguito della trattazione.
Nel caso in esame lo spessore del meato ha lespressione
(

(4.34)

Introducendo la (4.34) nella (4.24) si ha

(4.35)

mentre, sostituendo la (4.34) nellequazione (4.26), si ottiene


(

(4.36)

20

Figura 4.3 Slitta piana infinitamente larga: superfici piane

dove
(

(4.37)

A partire dalla (4.36), la (4.6) permette poi ancora una volta di determinare la
componente

della velocit. Analogamente, combinando la (4.34) con le equazioni

(4.27), (4.28), (4.29), (4.30) e (4.31), si ottengono i valori delle principali variabili di
progetto della coppia cinematica ovvero

, , | | ed :
( )

(4.38)

dove
;

(4.39)
(4.40)

dove
[

]
[

| |

(4.41)
(4.42)

dove

21

(4.43)

(4.44)

o anche, per la (4.41),

(4.45)

dove

(4.46)

Per completezza si ricorda che i valori delle grandezze

(qui non

menzionate per brevit), possono essere calcolati mediante le (4.28), (4.11), (4.13) e
(4.33).
In Fig. 4.4 rappresentato landamento di
diversi valori del parametro

in funzione di

per

. Risulta chiaramente dai diagrammi che, a parit di altre

circostanze, la capacit portante della coppia massima per valori di

prossimi ad uno.

Figura 4.4 Distribuzione delle pressioni (fattore adimensionale )

In Fig. 4.5 sono tracciate invece le funzioni


questi diagrammi risulta che il parametro
valori di

. Anche da

debba essere vicino allunit; infatti per tali

elevata la capacit portante della coppia ed basso il coefficiente di attrito.

22

Figura 4.5 Andamento del carico, delleccentricit, della forza tangenziale


e del coefficiente di attrito (fattori adimensionali , , e )

Questi risultati si prestano ad alcune osservazioni che divengono particolarmente


semplici nel caso in cui, come accade in alcuni tipi di cuscinetti, il membro

della

coppia sia orientabile attorno ad un asse parallelo allasse . In tal caso la linea di azione
della

, e quindi leccentricit , ha un valore fissato per costruzione. Ci equivale, per

le (4.40)-(4.41), a fissare per costruzione un valore ben definito di


anche di

e di conseguenza

(si vedano le (4.39), (4.43), (4.46)). In tali circostanze dunque le

equazioni (4.36), (4.38), (4.42), (4.44) e (4.45) permettono di dedurre immediatamente il


comportamento della coppia lubrificata al variare delle condizioni di impiego.
Ad esempio dalla (4.38) si deduce come varia laltezza minima del meato
variare di

ed

al

. Tali informazioni hanno molto interesse perch, al variare delle

condizioni di impiego, il valore di

deve essere mantenuto al di sopra di un valore

minimo in relazione agli errori di planarit delle superfici che delimitano il meato ed alla
loro rugosit in modo tale da evitare il contatto diretto tra le asperit delle superfici stesse.
Notevole interesse hanno anche le formule (4.44)-(4.45); tuttavia tali relazioni
devono essere usate con cautela dal momento che possono essere ritenute valide
solamente se sono verificate le ipotesi alla base della teoria appena sviluppata (ovvero
purch si abbia una corretta lubrificazione); in particolare esse cessano di essere vere
quando

cos piccolo da dar luogo a contatti diretti tra le due pareti.

23

4.4 Slitta piana di larghezza finita: superfici piane


I risultati del paragrafo 4.3.1 possono essere estesi al caso di meato di larghezza
finita

purch si introducano opportuni coefficienti correttivi. Da un punto di vista

quantitativo, passando dal primo caso al secondo, si osservano le seguenti differenze:

varia in questo caso anche lungo lasse

la sovrappressione
oltre che per

anche per

e si annulla

; come conseguenza, a parit di

pressione massima, la risultante delle pressioni nel secondo caso inferiore alla
risultante delle pressioni agenti su una striscia di larghezza
-

la componente

nel primo caso

della velocit in questa circostanza diversa da zero; si ha cio

necessariamente una fuga laterale del lubrificante


-

nel caso in esame inoltre il coefficiente di attrito pi alto e quindi pi elevata


la potenza dissipata.

Mentre si rimanda a testi specializzati per un esame approfondito delle coppie di


larghezza finita, si riportano in Fig. 4.6 i valori del coefficiente correttivo
che permette di estendere la validit della (4.38) alle coppie di larghezza finita (

il

carico verticale che grava effettivamente sulla coppia di larghezza finita mentre

il

carico verticale per unit di lunghezza dato dalla (4.38)).

Figura 4.6 Coefficiente correttivo in funzione del rapporto per

Si noti che il diagramma in Fig. 4.6 valido a rigore per


essere usato anche per valori di

ma in realt pu

sensibilmente diversi dallunit.


24

possibile a questo punto esaminare alcune soluzioni tecniche che bene


corrispondono allo schema fin qui considerato. La coppia lubrificata costituita da una
slitta piana

(detta pattino) e da una superficie piana

applicata nei cuscinetti

reggispinta a sostentazione fluidodinamica. In Fig. 4.7 sono rappresentate le soluzioni


costruttive pi comuni.

Figura 4.7 a) Cuscinetto reggispinta a pattini fissi; b) Cuscinetto reggispinta a pattini


oscillanti; c) Pattino bombato; d) Cuscinetto portante a pattini oscillanti

In Fig. 4.7 a) i pattini sono fissi. In Fig. 4.7 b) i pattini sono invece orientabili
attorno ad un perno avente asse parallelo allasse ; come anticipato nel paragrafo 4.3.1
ci individua automaticamente il valore delleccentricit

e di conseguenza quello di

(il perno permette anche una rotazione attorno allasse

ma questo secondo grado di

libert ha solo lo scopo di semplificare lallineamento dei pattini). Una terza possibile
soluzione tecnica prevede infine che i pattini siano montati su apposite molle.
La geometria del meato in tutti e tre i casi aderente a quella considerata nel
paragrafo 4.3.1. La circostanza che il membro mobile abbia moto rotatorio invece che
traslatorio non porta infatti a differenze degne di rilievo se non a velocit elevate alle
quali pu non essere trascurabile leffetto della forza centrifuga. Le formule (4.36)-(4.46)
si adattano bene allo studio dei tre tipi di cuscinetto; in esse andr introdotta al posto di
la lunghezza della porzione di arco di circonferenza in corrispondenza del raggio medio
del pattino, mentre

sar la velocit dellelemento mobile in corrispondenza del raggio

medio.

25

Le (4.36)-(4.46) si applicano al caso di Fig. 4.9 b) poich in tal caso il valore di


fissato per costruzione. Per il caso di Fig. 4.9 a) costruttivamente fissata linclinazione
del pattino ovvero si ha

. Pertanto le funzioni

dipendono ora unicamente da

; la dipendenza delle variabili di progetto da

meno

semplice che nel caso precedente ma comunque perfettamente determinata. Anche nel
caso di pattino a molle possibile trovare un legame tra

e le grandezze di progetto

purch sia nota la posizione delle molle e la loro rigidezza. Dalle (4.36)-(4.46) si possono
quindi ottenere delle equazioni nelle quali non compare il parametro

ma soltanto

quantit di pi immediato interesse ai fini dello studio del comportamento del cuscinetto.
Fra i tre tipi di cuscinetto sopra citati il primo (a pattini fissi), pi semplice ed
economico, ha prestazioni scadenti a basse velocit. Assai pi soddisfacente il
comportamento fluidodinamico dei cuscinetti del secondo tipo (pattini con perno) i quali
presentano anche il vantaggio di un migliore adattamento agli errori di allineamento della
coppia. I cuscinetti del terzo tipo (pattini a molle) hanno un comportamento intermedio
tra i precedenti e talvolta portano ad un disegno pi semplice e ad un ingombro inferiore
rispetto a quelli del secondo tipo.
Dalla Fig. 4.5 si nota che solamente per valori non nulli del carico (cio di
hanno valori non nulli di

) si

(e quindi di ). Ne segue che i pattini oscillanti (con perno)

non possono essere incernierati nella mezzeria, altrimenti la loro capacit portante
sarebbe nulla; n possibile, una volta posizionata la cerniera con

(carico applicato

a sinistra della mezzeria), far funzionare il cuscinetto nei due versi di rotazione, altrimenti
si avrebbe, in una delle due direzioni, eccentricit

negativa (carico applicato a destra

della mezzeria) e quindi non vi sarebbe capacit di carico. La possibilit di


funzionamento in entrambi i versi di rotazione si ottiene realizzando pattini oscillanti con
la superficie leggermente bombata (si veda la Fig. 4.7 c)) e incernierandoli nella
mezzeria; in tal caso gli andamenti delle funzioni in Fig. 4.5 si modificano e si ottiene
capacit di carico non nulla anche per eccentricit

nulla.

Pattini come quelli considerati fino ad ora vengono impiegati anche per realizzare
cuscinetti portanti a sostentazione fluidodinamica (si veda la Fig. 4.7 d)); si tratta di
organi molto raffinati e costosi usati per sostenere rotori veloci quando di debba evitare il
rischio di instabilit per fenomeni fluidodinamici.

26

4.5 Slitta piana di larghezza infinitamente piccola


Nel caso in esame si suppone che la larghezza della slitta piana
rispetto alla sua lunghezza

sia trascurabile

). Da un punto di vista grafico si faccia sempre

riferimento alla Fig. 4.1. Da un punto di vista modellistico ne consegue invece che le
derivate di
rispetto a

rispetto ad
(

) sono trascurabili rispetto alle analoghe derivate

); si noti che ci non implica che

dipenda solamente da . Sotto tale

ipotesi lequazione di Reynolds (4.5) diventa


(
che, essendo

(4.47)

, si riduce a
.

Integrando due volte rispetto

(4.48)

si ottiene
(4.49)

da cui, imponendo le condizioni al contorno (

(
(

, si ha

).

(4.50)

Si noti infine che, per le drastiche approssimazioni effettuate, se si impongono le


condizioni al contorno precedenti, non possono pi essere soddisfatte le condizioni
. Le altre grandezze di interesse per il sistema, ovvero ,
,

e , possono essere calcolate rispettivamente mediante le (4.6), (4.7), (4.8), (4.12),

(4.9), (4.11), (4.13) e (4.14).

27

5 Coppia rotoidale
Unaltra geometria particolarmente interessante da un punto di vista applicativo
la coppia rotoidale lubrificata. In questo capitolo il comportamento di tale coppia verr
studiato mediante gli strumenti teorici introdotti nei capitoli 3 e 4 mentre successivamente
saranno analizzati nel dettaglio alcuni casi particolarmente significativi.

5.1 Coppia rotoidale con perno oscillante


La geometria della coppia rotoidale con perno oscillante rappresentata
schematicamente in Fig. 5.1.

Figura 5.1 Coppia rotoidale con perno oscillante

28

Il sistema in questione pu essere descritto come segue:

gli elementi della coppia

ed

che delimitano il meato sono costituiti in questo

caso da due cilindri di raggio

aventi entrambi asse parallelo a ; lasse

ed

del primo cilindro (detto cuscinetto) coincide con

ed ha come traccia il punto

mentre lasse del secondo cilindro (detto perno) parallelo allasse del primo ed
ha come traccia il punto
-

la coppia cinematica, simmetrica rispetto al piano

, ha larghezza pari a

(eventualmente anche infinita); come per la slitta piana le porzioni di frontiera del
meato

sono costituite dalle aperture attraverso le quali il lubrificante

entra ed esce dal meato mentre

rappresenta sempre la frontiera

complessiva del meato stesso (fatta eccezione per


-

entrambi gli elementi della coppia si muovono di moto piano; il cilindro


attorno ad

con velocit angolare

mentre il cilindro

moto di rototraslazione (individuato dalla velocit

possiede un generico
del punto

velocit angolare

del cilindro o, equivalentemente, dalleccentricit

e dallorientazione

del vettore

le pareti

ed

ed

e dalla

indicano infine la azioni esterne necessarie per mantenere in moto


del meato (rispettivamente le forze ed i momenti assiali).

Dal momento che lo spessore del meato


dei cilindri

ruota

piccolo rispetto ai raggi

(e di conseguenza rispetto alle curvature delle pareti che lo

delimitano; si veda in proposito il capitolo 2), lanalisi della coppia rotoidale pu essere
sostanzialmente ricondotta a quella della slitta piana introducendo opportune coordinate
cilindriche. Se si indicano con

le variabili spaziali impiegate nel capitolo 4

nel caso della slitta piana, si ha


(5.1)
(5.2)
(5.3)
dove
(5.4)
(5.5)

29

;
in particolare

(5.6)

la coordinata radiale (crescente andando dal punto

questo caso

detto nel capitolo 2),

al punto

; in

sono le pareti del meato coerentemente con quanto

la coordinata circonferenziale e

la larghezza. Analogamente le

derivate cambieranno nel modo seguente:


(5.7)
(5.8)
.

(5.9)

Alla luce di quanto detto il primo membro dellequazione di Reynolds


generalizzata (3.12) diventa
(
nella quale

(5.10)

La velocit

del punto

, sfruttando i versori

introdotti in

(Fig. 5.1), pu essere calcolata come segue

(5.11)

dove
(5.12)
.
Poich

(5.13)

si ottiene poi
(5.14)

da cui, essendo

Lo spessore del meato

(5.15)

pu essere quindi ricavato notando che


(5.16)

nella quale
meato in funzione di

il gioco radiale della coppia e

. Landamento del

riportato in Fig. 5.2.

30

Figura 5.2 Andamento del meato in funzione di

Essendo daltra parte

ricordando le (5.2), (5.3), (5.5) e che

), (5.17)

[
[

, si ottiene

].

A questo punto, poich

(5.18)

, si hanno, per quanto riguarda il cilindro

, le seguenti relazioni

(5.19)

(5.20)
(5.21)

mentre per quanto concerne il cilindro

valgono ovviamente le
(5.22)
(5.23)
.

(5.24)

Sostituendo infine le (5.19)-(5.24) nella (3.12) e ricordando la (5.10) e le (5.1)(5.9) si ha


(

)
)

dove per brevit si posto

(5.25)

. Il secondo membro della (5.25) pu essere

ulteriormente semplificato come segue


(

31

(
(

dalla quale, essendo in generale


(

)(

(5.26)

, si ottiene

).

(5.27)

Lequazione (5.27) costituisce, insieme alla condizione al contorno


,

(5.28)

la base per lo studio dinamico della coppia lubrificata perno cuscinetto.


Nelle applicazioni dove maggiore limpiego di questo tipo di coppia cinematica
il centro del perno

solitamente ruota attorno al centro

del cuscinetto. Per chiarire

qualitativamente il fenomeno si pensi al caso di una coppia perno cuscinetto poco


caricata; se la coppia poco caricata, le variazioni di pressione sono piccole e di
conseguenza le velocit nel meato variano in modo lineare allinterno del meato. La
portata di fluido entrante (per unit di larghezza) nel semicuscinetto inferiore attraverso la
sezione

sar quindi

sezione

varr

mentre la portata uscente dalla


. Poich non vi pu essere accumulo di

lubrificante, come accennato in precedenza il centro del perno

deve ruotare attorno ad

con velocit angolare ; ne consegue una variazione del volume del semicuscinetto
inferiore pari a

. Si ha quindi
(5.29)

da cui
.

(5.30)

In effetti esperienze condotte nelle condizioni sopracitate hanno mostrato


oscillazioni del pernio a frequenze pari a

. Le differenze di

pressione che si generano allinterno del meato tendono ad attenuare tale fenomeno; le
sovrappressioni che si generano nel semicuscinetto inferiore aumentano infatti la portata
uscente e riducono quella entrante diminuendo cos la necessit di ruotare del centro del
perno

per ristabilire la continuit.


Per quanto riguarda le altre grandezze fisiche necessarie per descrivere il sistema,

le componenti

della velocit possono essere calcolate a partire dalle (3.6)-(3.7)

tenendo conto delle relazioni (5.1)-(5.9) e (5.19)-(5.24)

32

(5.31)
.
Le azioni

(5.32)

necessarie per mantenere in moto le pareti del meato (al

netto dellazione della pressione ambiente

) hanno invece la seguente espressione

(5.33)

(5.34)

dove, analogamente alla (3.15), si ha


(
[

];

(5.35)

Per quanto concerne infine la portata volumetrica di lubrificante

, essa pu

essere determinata come segue

se poi

sono costituite dalle sole facce laterali dei cilindri

altre aperture su

(5.36)
ed

(le eventuali

sono trascurabili) si ottiene

(5.37)

5.2 Coppia rotoidale con perno non oscillante


Il caso di coppia rotoidale con perno non oscillante rappresentato
schematicamente in Fig. 5.3. Lipotesi di perno non oscillante comporta, a livello
modellistico, le seguenti semplificazioni:

la velocit

del punto

nulla; di conseguenza si ha

(senza

perdita di generalit si poi supposto

la velocit angolare del cuscinetto

nulla; nel seguito indicheremo per

semplicit

33

Figura 5.3 Coppia rotoidale con perno non oscillante

Lequazione di Reynolds generalizzata (5.27) assume dunque la forma


(

(5.38)

si noti come lequazione (5.38) venga spesso derivata da molti autori a partire dalla (4.5)
ponendo semplicemente

. In realt questo modo di procedere non

corretto poich nel caso della slitta piana il contributo al sostentamento del meato (pari,
una volta effettuate le opportune sostituzioni, a
(essendo

) dovuto solamente a

); nel caso della coppia rotoidale invece sia

che

sono diversi da

zero e producono due contributi di segno opposto la cui somma complessiva pari questa
volta a

.
Le componenti

della velocit possono essere determinate sempre a partire

dalle (5.31)-(5.32)
(5.39)
.

(5.40)

Per quanto riguarda invece le azioni necessarie per mantenere in moto le pareti del
meato, si introducono per semplicit le grandezze

ovvero le componenti
34

di

rispettivamente ortogonali e parallele alla direzione di accostamento del perno

al cuscinetto

. Pi in particolare si ha

(5.41)

(5.42)

[
[

[ (

)]

(5.43)

(5.44)

(5.45)

[
]
[

)]

(5.46)

Considerando poi lequilibrio alla traslazione (parallelamente ed ortogonalmente a


) ed alla rotazione (attorno a ) del fluido allinterno del meato si ottengono le
relazioni

(5.47)

(5.48)
(5.49)

35

che, nel caso in cui

sia costituita dalle sole facce laterali dei cilindri

eventuali altre aperture su

ed

(le

sono trascurabili), diventano


(5.50)
(5.51)
.

(5.52)

Nel seguito per semplicit ci soffermeremo prevalentemente sulle azioni


agenti sulla parete

del meato. Per quanto riguarda infine la portata volumetrica di

lubrificante , valgono sempre le relazioni (5.36) e (5.37).

5.3 Coppia rotoidale infinitamente larga con perno


non oscillante
Nel caso di coppia rotoidale infinitamente larga si suppone che larghezza della
coppia (ovvero del cuscinetto e del perno) tenda allinfinito in direzione

ovvero

. Per comodit faremo sempre riferimento alla Fig. 5.3.


Lipotesi di infinita larghezza comporta, da un punto divista modellistico, le
seguenti semplificazioni
(5.53)
.

(5.54)

Da un punto di vista fisico ci equivale invece ad ammettere che il meato sia


molto allungato in direzione

e a trascurare le cadute di pressione che inevitabilmente si

avranno nella realt in prossimit dei bordi laterali. Le soluzioni che troveremo potranno
essere adattate allo studio dei casi pratici mediante lintroduzione di coefficienti correttivi
di provenienza teorica o sperimentale.
Alla luce di quanto detto lequazione di Reynolds diventa unequazione
differenziale ordinaria avente la forma
(

(5.55)

integrando due volte la (5.55) si ha


(5.56)

dove la costante

(5.57)

pu essere determinata imponendo la condizione al contorno

e ricordando la (5.16)

36

(5.58)

con

(5.59)

Le (5.56), (5.57) possono quindi essere espresse come segue


(
(

(5.60)

A prescindere dal valore della costante di integrazione


come la funzione

(5.61)

possiamo subito notare

sia pari mentre la funzione , a meno di un contributo costante, sia

invece dispari; in particolare si ha

con

).
Il valore di

pu essere determinato purch si conosca il valore della pressione


(ovvero unaltra condizione al contorno); a tale scopo

in corrispondenza di un valore di

supponiamo che sia

lambiente esterno nel punto


Landamento di
nota come solamente per

ovvero che il meato sia messo in comunicazione con


.
riportato in Fig. (5.4). Da tale rappresentazione si
la funzione

sia sempre positiva (e nulla per

); al contrario per qualunque altro valore di la funzione

presenta una

zono negativa. Questo risultato fisicamente inaccettabile da momento che nella realt in
tale zona si ha la rottura del film di lubrificante per cavitazione (dovuta prevalentemente
allarea sciolta nel lubrificante stesso che si libera). La zona in questione quindi, non
producendo carico, non collabora al sostentamento del perno; si avranno di conseguenza
sia una riduzione che un disassamento della risultante che non risulter pi ortogonale
alla direzione

come nel caso ideale (si veda il prosieguo del paragrafo). Anche se

nelle applicazioni pratiche non sono realizzabili coppie rotoidali alle quali corrisponda un
diagramma di pressioni come quello del caso

, tale circostanza pu essere

comunque considerata come una caso limite ideale.

37

Figura 5.4 Andamento delle pressioni

La (5.39) permette anche in questo caso di determinare la componente


velocit (la

nulla per ipotesi). Volendo inoltre calcolare le azioni

unit di larghezza) agenti sul cilindro


altre aperture su

|
|

)
,

(5.62)

(5.63)

)]

Tuttavia, poich gli sforzi tangenziali

(5.64)

. Sostituendo nelle

(5.62)-(5.64) le relazioni (5.39) e (5.61) si ottengono i valori desiderati di

pressioni

(per

le equazioni (5.41)-(5.43) diventano (le eventuali

dove

sono trascurabili)
[

[ (

della

risultano trascurabili rispetto alle

, nelle applicazioni pratiche le grandezze

possono essere

valutate come segue

(5.65)

(5.66)
]

(5.67)

Sostituendo la (5.61) nelle (5.65)-(5.67) e ricordando la propriet di disparit della


funzione

si ottiene
38

( )

( )

(5.68)
(5.69)

(5.70)

(5.71)

(5.72)

nelle quali , in analogia con il caso di contatto tra superfici asciutte, il coefficiente di
attrito equivalente della coppia rotoidale lubrificata. Si noti come, essendo la funzione
|

pari (si veda la (5.39)), lequazione (5.69) (ovvero lannullarsi della componente

della risultante) poteva anche essere dedotta direttamente dalla (5.63) senza usare la
(5.66).
Pu essere interessante osservare che la funzione
(5.73)
che compare nellespressione del coefficiente di attrito , si mantiene molto prossima ad
uno in tutto lintervallo

ovvero lintervallo dei valori di

pi comunemente

adottati nel proporzionamento dei cuscinetto. Pertanto si pu concludere che, per valori
abituali di

, il coefficiente di attrito

della coppia rotoidale di larghezza infinita e

perfettamente lubrificata valga circa


Dalla (5.69) si deduce quindi che la risultante delle azioni agenti sulla coppia
ortogonale alla direzione di accostamento
,

. Per quanto riguarda le grandezze

, esse possono essere calcolate mediante le (5.44)-(5.46) o le (5.47)-(5.52).


La situazione appena descritta pu essere anche rappresentata graficamente

riportando sul cuscinetto, coerentemente con le equazioni (5.65)-(5.66), il campo di


pressioni normali

agenti su

componente costante della pressione

(dove si posto

dato che la

non influisce sullequilibrio). Si veda in

proposito la Fig. 5.5.

39

Figura 5.5 Andamento del campo di pressioni

Pi in particolare, a causa della disparit della funzione , le risultanti


campo di pressioni normali
inferiore e superiore

del

agente rispettivamente sui semicuscinetti

(5.74)

(5.75)

hanno somma diretta ortogonalmente alla direzione di accostamento


(le eventuali altre aperture su

del pernio

sono supposte trascurabili).

Per quanto concerne infine la portata volumetrica di lubrificante

(per unit di

larghezza), essa pu essere calcolata sempre mediante la (5.36). Si noti che in questo caso
la (5.37) darebbe

essendo

lesistenza di altre aperture su

; di conseguenza necessario comunque suppore


,

per il passaggio del lubrificante anche se queste

ultime possono essere trascurabili da un punto di vista dinamico.

5.4 Coppia rotoidale di larghezza finita con perno


non oscillante
I risultati del paragrafo 5.3 possono essere estesi, con le dovute cautele, al caso di
coppia rotoidale di larghezza finita . Da un punto di vista quantitativo, passando dal
primo caso al secondo, si osservano le seguenti differenze:
40

la sovrappressione

varia in questo caso anche lungo lasse

necessariamente, al variare di

e presenta

, una zona in cui si annulla o assume valori

negativi (in tale zona il lubrificante non attivo e non collabora al sostentamento
del perno); come conseguenza, a parit di altre condizioni, la risultante delle
pressioni risulta nel secondo caso inferiore (e non pi ortogonale alla direzione
) rispetto alla risultante agente su una striscia di larghezza

nel primo

caso
-

la componente

della velocit in questa circostanza diversa da zero; si ha cio

necessariamente una fuga laterale del lubrificante in direzione


-

la fuga di lubrificante dal meato in direzione assiale (lungo

) deve essere

continuamente bilanciata con lintroduzione di altro lubrificante; essa viene


solitamente effettuata in zone che non danno contributo alla sostentazione del
carico (ad esempio mediante aperture sulla facce laterali dei cilindri o
direttamente su

); ci influisce nuovamente sulla riduzione e sul disassamento

dellazione risultante
-

nel caso in esame inoltre il coefficiente di attrito pi alto e quindi pi elevata


la potenza dissipata.
Lalimentazione del lubrificante pu avvenire con limpiego di mezzi elementari

oppure facendo ricorsa ad una circolazione forzata; in questo caso un impianto idraulico
costituito da un serbatoio, un filtro, una pompa, un refrigerante dellolio caldo, tubazioni
di collegamento ed organi ausiliari permette un efficiente ricambio del lubrificante ed un
sicuro controllo della usa temperatura.
Se la portata di alimentazione del lubrificante supera un certo minimo dipendente
dalle condizioni di funzionamento il perno di dispone nella sua sede come illustrato in
Fig. 5.6. La zona di meato tratteggiata corrisponde alla zona portante; essa ha inizio nel
punto

e termina in un punto prossimo a

(solitamente dalla parte delle

positive); tale valore individuato dalla condizione di contemporaneo annullamento delle


sovrappressioni

e della loro derivata

41

Figura 5.6 Coppia rotoidale di larghezza finita con perno non oscillante

In Fig. 5.6 riportata la forza

da applicare al cuscinetto necessaria per

bilanciare il carico gravante al perno. Come preannunciato essa non sar pi ortogonale
alla direzione di accostamento
che una componente

ma avr sia una componente

normale ad essa

parallela a tale direzione.

Spesso, soprattutto quando il cuscinetto non in bagno dolio e la lubrificazione


non forzata, la portata di lubrificante non sufficiente ad alimentare un meato
dellampiezza di quello rappresentato in Fig. 5.6. Larco sul quale il lubrificante attivo
pu essere sensibilmente pi piccolo di quello ivi indicato e di conseguenza la capacit
portante del cuscinetto risulta ulteriormente ridotta.
In Fig. 5.7 tracciato landamento dei parametri adimensionali
(5.76)

( )

in funzione di

(per

). Per confronto sono stati riportati anche i valori che le

prime due grandezze assumono per

42

FIG. 5.7

Figura 5.7 Andamento dei parametri adimensionali in funzione di

Nella soluzione del problema diretto (note le dimensioni della coppia , ,


carico per unit di lunghezza
leccentricit , la portata

, la viscosit

e la velocit angolare

, il

, determinare

ed il coefficiente di attrito ) si fa spesso uso del numero di

Sommerfeld
( )

In Fig. 5.8 stata riportata la dipendenza di


. La conoscenza di ,
ricavare

, ,

(5.77)
da

per diversi valori del rapporto

(e quindi quella di

) permette dunque di

e di conseguenza ; le relazioni descritte in Fig. 5.7 e la (5.76) consentono poi

il calcolo di

ed .

Figura 5.8 Andamento di in funzione del numero di Sommerfeld di

43

Operativamente parlando per il dimensionamento di una coppia rotoidale si parte


di solito dalla conoscenza del reale carico gravante sulla coppia
angolare

. Fissato inizialmente il rapporto

media

e della velocit

), si sceglie la pressione

per cuscinetti in metallo bianco e

cuscientti in bronzo). Dai valori di


fissano poi il gioco radiale

(con

si risale poi ad

per

e quindi a

compreso nel range

. Si
) e la viscosit

del lubrificante. A questo punto possibile calcolare il numero di Sommerfeld


partire da esso, mediante la relazione di Fig. 5.8, determinare
in modo che

sia nellintorno di

ea

(di norma si cerca di fare

) e di conseguenza . La conoscenza di

permette

anche di calcolare mediante la (5.16) le spessore minimo del meato, il quale andr poi
confrontato con la rugosit di perno e cuscinetto per assicurarsi che il contatto sia
effettivamente mediato e non diretto. Infine la (5.76) e le relazioni di Fig. (5.7)
consentono infine di valutare

ed

in funzione del valore di .

5.5 Coppia rotoidale di larghezza infinitamente


piccola con perno non oscillante
Nel caso in esame si suppone che la larghezza
trascurabile rispetto al raggio

della coppia rotoidale sia

). Da un punto di vista grafico si faccia sempre

riferimento alla Fig. 4.3. Da un punto di vista modellistico ne consegue invece che le
derivate di
rispetto a

rispetto a
(

) sono trascurabili rispetto alle analoghe derivate

); si noti che ci non implica che

dipenda solamente da . Sotto tale

ipotesi lequazione di Reynolds (5.38) diventa


(
che, essendo

(5.78)

, si riduce a
.

Integrando due volte rispetto

(5.79)

si ottiene
(5.80)

da cui, imponendo le condizioni al contorno (

)
(

)
)

, si ha
(5.81)

44

dove
ovvero

dato sempre dalla (5.16). Le altre grandezze di interesse per il sistema,


,

, possono essere calcolate rispettivamente

mediante le (5.39)-(5.40), (5.41)-(5.49), (5.36)-(5.37).

45

6 Lubrificazione per accostamento


Nei capitoli 4 si visto che la possibilit da parte del lubrificante di sostenere un
carico dipende sia dalla presenza della velocit

sia dal fatto che il meato

convergente. La capacit portante (ovvero la presenza di sovrappressioni

positive)

pu nascere invece anche in un meato di forma qualunque purch sia presente una
velocit relativa tra i due corpi diretta ortogonalmente al piano

(ovvero ad esempio

). Facendo riferimento alla Fig. 2.1, si consideri per semplicit il caso in cui
(6.1)
(6.2)
(6.3)
.
dove cio la parete

del meato (ovvero

muove con velocit verticale

mentre la parete

(6.4)

) una generica superfice che si


(ovvero

) coincide con il piano

Sotto tale ipotesi lequazione di Reynolds generalizzata (3.12) diventa


(

(6.5)

alla quale va associata la condizione al contorno


.
Le componenti

(6.6)

della velocit assumono la forma (si vedano le (3.6)-(3.7))


(6.7)
.

mentre per quanto concerne le azioni esterne


ambiente

ed

(6.8)

(al netto dellazione della pressione

) e la portata volumetrica di lubrificante

si ha sempre (analogamente

alle(3.13), (3.14), (3.16))


46

(6.9)

(6.10)

(6.11)

6.1 Lubrificazione per accostamento: caso piano


infinitamente largo con superfici piane parallele
La situazione in questione descritta in Fig. 6.1. Lipotesi di caso piano comporta
(6.12)
,

(6.13)

mentre, a causa dellipotesi di infinita larghezza, si ha


(6.14)
.
Avendo infine supposto che le superfici

(6.15)
siano dei piani paralleli si pu

scrivere
(6.16)
.

(6.17)

Figura 6.1 Lubrificazione per accostamento: caso piano


infinitamente largo con superfici piane parallele

Lequazione (6.5) assume quindi la forma


.

(6.18)
47

Integrando due volte la (6.18) e tenendo conto delle condizioni iniziali


(6.19)
si ottiene
.
Per quanto riguarda la componente

della velocit (

(6.20)
nulla) la (6.7) diventa
(6.21)

mentre le azioni esterne (per unit di larghezza) possono essere calcolate come segue (si
ricordi in proposito la simmetria del problema)

(6.22)

(6.23)

(6.24)

dove si supposto

costante su

(6.25)

. Infine per le portata volumetrica di lubrificante (per

unit di larghezza) vale la relazione

(6.26)

6.2 Lubrificazione per accostamento: caso piano


infinitamente largo con superficie piana e cilindro
La situazione analizzata in questo paragrafo riportata in Fig. 6.2. Lipotesi di
caso piano comporta sempre
(6.27)
,

(6.28)

mentre, a causa dellipotesi di infinita larghezza, si pu scrivere


(6.29)
.

(6.30)

48

Avendo infine supposto che le superfici

siano rispettivamente un piano ed

un cilindro si ha

(6.31)

dove lultima approssimazione valida poich nella zona di lubrificazione (

si ha

Figura 6.2 Lubrificazione per accostamento: caso piano


infinitamente largo con superficie piana e cilindro

Lequazione (6.5) assume questa volta la forma la forma


(

(6.32)

che, integrando due volte e tenendo conto delle condizioni al contorno


,

(6.33)

fornisce
(

(6.34)

con

(6.35)

49

Per quanto riguarda la componente

della velocit (

nulla) la (6.7) diventa

anche in questo caso


(6.36)
mentre le azioni esterne (per unit di larghezza) possono essere calcolate come segue (si
ricordi sempre la simmetria del problema)

(6.37)

(6.38)

(6.39)

dove si supposto

costante su

(6.40)

. Infine per le portata volumetrica di lubrificante (per

unit di larghezza) vale di nuovo la relazione

(6.41)

6.3 Lubrificazione per accostamento: disco circolare e


superficie piana
In questo caso la superficie
disco piatto di raggio

sempre un piano coincidente con

mentre

(Fig. 6.3). Il problema in questione pu essere trattato pi

semplicemente introducendo opportune coordinate cilindriche (con

sono

indicate le vecchie coordinate spaziali)


(6.42)
(6.43)
(6.44)
dove
(6.45)
(6.46)
;

(6.47)
50

di conseguenza si avr, per le derivate


(6.48)
(6.49)
(6.50)
e per le velocit

(6.50)
(6.51)

(6.52)

y
O

Figura 6.3 Lubrificazione per accostamento: disco circolare


e superficie piana

Date la geometria e la simmetria del problema si hanno inoltre le seguenti


semplificazioni
(6.53)
51

(6.54)
(6.55)
.

(6.56)

Lequazione di Reynolds (6.5) assume dunque la forma


(

(6.57)

mentre le (6.7)-(6.8) diventano


(6.58)
.

(6.59)

Integrando due volte la (6.57) si ottiene poi


(6.60)
.
Le costanti di integrazione

(6.61)

possono essere determinate imponendo le

seguenti condizioni al contorno


(6.62)

(6.63)

dove la (6.63) impone la conservazione della massa sul volume del meato

; se ne

deduce che
.

(6.64)

La (6.58) permette a questo punto il calcolo della componente della velocit


(

nulla) mentre per quanto riguarda le azioni esterne si ha (si ricordi sempre la

simmetria del problema)

(6.65)

(6.66)

(6.67)

(6.68)

52

dove si supposto

costante su

. Infine per le portata volumetrica di lubrificante (per

unit di larghezza) vale la relazione

(6.69)

53

7 Lubrificazione fluidostatica
In questo capitolo saranno prese in esame coppie cinematiche lubrificate nelle
quali il lubrificante mantenuto in pressione mediante mezzi esterni e non grazie ad
azioni dinamiche tra il lubrificante e gli elementi della coppia. Questo tipo di
lubrificazione si indica solitamente come lubrificazione fluidostatica.
La lubrificazione fluidostatica applicabile sia a cuscinetti reggispinta che a
cuscinetti portanti, fatto questo che ne giustifica lattuale diffusione. In particolare tale
lubrificazione presenta i seguenti benefici: impiegabile anche quando gli elementi
cinematici della coppia non sono in moto relativo tra loro; ammette lutilizzo di meati di
altezza costante; consente di realizzare film di lubrificante di grande rigidezza (e quindi di
sostenere grandi carichi) mediante un opportuno controllo delle condizioni di
alimentazione; permette limpiego di lubrificanti a bassa viscosit, cui corrisponde un
basso valore del coefficiente di attrito della coppia.

7.1 Lubrificazione fluidostatica: cuscinetto


reggispinta
In Fig. 7.1 schematicamente rappresentato un cuscinetto reggispinta a
sostentazione fluidostatica. Un albero
angolare

rotante attorno al proprio asse con velocit

e caricato con una forza assiale

, porta ad una estremit una parete piana

ortogonale allasse dellalbero limitata dai raggi


dellalbero
ricavato in

si affaccia sulla parete piana

. La parete di estremit

di un membro fisso

. Attraverso un foro

, coassiale con lasse dellalbero, viene inviato lubrificante sotto pressione

entro un pozzetto di raggio

ricavato in corrispondenza dellestremit dellalbero. Il

lubrificante viene alimentato con pressione

costante per mezzo di un circuito idraulico

non rappresentato in figura. Attraverso il foro la pressione del lubrificante passa dal
54

valore

(allingresso) al valore

dentro il pozzetto. Il lubrificante sotto pressione tende

a sfuggire dal pozzetto verso la periferia, dando origine ad un meato tra lalbero e la sua
sede. La pressione del lubrificante, che dentro al pozzetto pu ritenersi costante, decresce
dentro il meato dal centro verso la periferia fino a raggiungere sul raggio esterno
dellalbero il valore della pressione ambiente

Figura 7.1 Lubrificazione fluidostatica: cuscinetto reggispinta

Anche il problema in questione pu essere trattato pi semplicemente


introducendo opportune coordinate cilindriche (con

sono indicate le vecchie

coordinate spaziali)
(7.1)
(7.2)
(7.3)
55

dove
(7.4)
(7.5)
;

(7.6)

di conseguenza si avr, per le derivate


(7.7)
(7.8)
(7.9)
e per le velocit

(7.10)
(7.11)

(7.12)

Poich inoltre
(7.13)
(7.14)
(7.15)
(7.16)
lequazione di Reynolds generalizzata diventa
(

(7.17)

alla quale vanno associate le condizioni al contorno


.
Per quanto riguarda invece le componenti

(7.18)

della velocit, le (3.6)-(3.7)

danno
(7.19)
.

(7.20)

Data la simmetria del problema si ha poi


(7.21)
;

(7.22)

di conseguenza la (7.17) assume la forma


(

(7.23)
56

che integrata due volte fornisce


(7.24)
.
Le costanti di integrazione

(7.25)

possono essere determinate imponendo le

seguenti condizioni al contorno


(7.26)

(7.27)

dove la (7.27) impone la conservazione della massa sul volume del meato

; se ne

deduce che
( ).
La (7.29) permette anche di valutare il valore di

(7.28)
essendo

( );

(7.29)

poich per nella pratica nota solamente la pressione di alimentazione


relazione che leghi

occorre una

. A tale scopo sufficiente applicare la legge di Poiseuille al

condotto di alimentazione:
.

(7.30)

Le (7.19)-(7.20) permettono a questo punto il calcolo delle componenti

della velocit mentre per quanto riguarda le azioni esterne si ha (ricordando la simmetria
del problema)

(7.31)

(7.32)

[
]
57

(
(

(7.33)

dove si supposto

(
(

costante su

(7.34)

(7.35)

costante su

(7.36)

; si noti inoltre come nella

(7.31) sia stato considerato anche il contributo

delle pressioni nel pozzetto.

Si pu infine calcolare il coefficiente di attrito


rapporto tra il momento |

)]

del cuscinetto definito come il

| necessario per mantenere lalbero in rotazione uniforme ed

il prodotto della forza assiale

per il raggio medio del cuscinetto


|

(7.37)

ricordando le (7.29), (7.31), (7.33) si ha poi

(7.38)

In generale si pu dimostrare che, per assicurare una buona rigidezza al cuscinetto,


consigliabile fare in modo che la caduta di pressione
alimentazione sia paragonabile a
anche che laltezza

entro il condotto di

. Per ottenere una buona rigidezza si richiede

del meato sia la pi piccola possibile. Laltezza del meato tuttavia

non pu scendere al di sotto di un certo valore minimo che dipende dalla rugosit delle
superfici e dalle tolleranze di lavorazione.

7.2 Lubrificazione fluidostatica: cuscinetto portante


In questo paragrafo sar descritta, a livello qualitativo, la lubrificazione
fluidostatica dei cuscinetti portanti. Lo schema di Fig. 7.2 rappresenta una soluzione
molto comune per cuscinetti portanti a sostentazione fluidostatica. Il perno (di raggio
a cui applicato il carico verticale

),

, alloggiato entro una sede costituita da un cilindro


58

cavo di raggio

dentro il quale sono ricavati dei pozzetti (

in figura)

comunicanti con lesterno per mezzo di forellini in direzione radiale; attraverso tali fori
inviato dallesterno lubrificante in pressione (ovvero a

). La portata di lubrificante che

giunge a ciascun pozzetto uguaglia a regime quella che sfugge dal pozzetto stesso
(attraverso canalini di scarico sia in direzione assiale che in direzione longitudinale) verso
lambiente (a pressione

).

Figura 7.2 Lubrificazione fluidostatica: cuscinetto portante

Per semplicit si suppone che il perno non ruoti (

); questa una condizione

limite di particolare interesse perch mette in luce una delle pi interessanti caratteristiche
dei cuscinetti a sostentazione fluidostatica ovvero la loro attitudine funzionare anche a
bassissime velocit. Inoltre essa anche una condizione cautelativa ai fini del calcolo
della capacit portante del cuscinetto poich, allaumentare della velocit angolare del
perno, si sovrappone alleffetto fluidostatico un effetto portante fluidodinamico con un
conseguente aumento della capacit portante stessa.
Si suppone inoltre che la linea di azione del carico

passi per la mezzeria di un

pozzetto. Questa ipotesi semplifica la trattazione ma, al tempo stesso, conduce a risultati
non sempre cautelativi (Fig. 7.5).
Prima di cominciare la trattazione analitica, opportuno fare alcune
considerazioni qualitative atte ad illustrare il funzionamento del cuscinetto. Essendo i
pozzetti relativamente profondi si pu ammettere che la pressione si mantenga costante

59

allinterno di essi (e pari rispettivamente a

con

). Ci premesso, facendo

riferimento alla Fig. 7.2, si osserva che, affinch il cuscinetto possa sopportare il carico
, occorre che nel pozzetto
pozzetto

(i pozzetti

si sviluppi una pressione

superiore a quella

del

intervengono soltanto per impedire spostamenti laterali del

perno). Si nota poi che sia la pressione di alimentazione

che la pressione ambiente

sono uguali per tutti i pozzetti. Pertanto per tutti i pozzetti costante la caduta di
pressione

tra monte e valle. Tale caduta ha luogo, praticamente, soltanto in due

resistenze fluidodinamiche poste in serie (si la Fig. 7.3): la resistenza offerta dai fori di
alimentazione
esterno

e la resistenza offerta dalla zona che va dal pozzetto allambiente

(con

). Affinch nel pozzetto

si sviluppi un pressione maggiore

di quella che si ha nel pozzetto , occorre che la resistenza complessiva del circuito
comprendente il pozzetto
infatti la portata
pozzetto

sia maggiore di quella comprendente il pozzetto ; in tal caso

affluente al pozzetto

minore della portata

e di conseguenza la caduta di pressione

proprio quanto accade quando, sotto lazione del carico


aumentando la resistenza fluidodinamica

sotto il carico

che affluisce al

minore di

. Ma ci

, il perno si accosta al pozzetto

. Riassumendo si ha quindi

il perno si accosta al pozzetto

aumentando la resistenza

fluidodinamica
-

aumenta la resistenza complessiva del circuito comprendente il pozzetto

(mentre

diminuisce la resistenza del circuito che comprende il pozzetto )


-

aumenta la pressione

nel pozzetto

e diminuisce la pressione

nel pozzetto

; si stabilisce cos lequilibrio del perno allinterno della sede (lentit


dellaccostamento del perno dipende ovviamente dal valore di

).

Figura 7.3 Schema del circuito fluidodinamico associato


al cuscinetto fluidostatico

60

Ci premesso, si pu impostare lo studio del cuscinetto ovvero, per una data


geometria e per un dato valore della pressione di alimentazione
determinare il valore del carico

, possibile

e della portata di lubrificante . Nel seguito si adotter

la seguente notazione (Fig. 7.4):

come sempre laltezza del meato

langolo che un raggio generico uscente da

forma con il raggio passante da

langolo compreso fra due raggi uscenti da

e passanti per gli spigoli del

pozzetto
langolo compreso fra due raggi uscenti da

e passanti per gli spigoli dei

canalini di scarico
-

la dimensione assiale del pozzetto

la dimensione assiale del cuscinetto.

Figura 7.4 Sezione e pianta di un pozzetto

In Fig. 7.4b riportata anche, sviluppata in un piano, la pianta di un pozzetto.


Come risulta dalla figura si posto
.

(7.39)

Adottando la stessa nomenclatura del capitolo 5 si ha poi


(7.40)
nella quale

il gioco radiale della coppia e

Si gi osservato che la pressione si mantiene costante (pari


pozzetto. Essa poi raggiunge il valore

) dentro ciascun

sul contorno esterno del pozzetto in


61

comunicazione con i canalini di scarico e quindi con lambiente (il contorno pi spesso in
Fig. 7.4b). In corrispondenza della fascia compresa tra il contorno interno del pozzetto ed
il suo contorno esterno a pressione ambiente il perno molto ravvicinato alla sua sede. Su
tale fascia pertanto la pressione non pu essere considerata costante ma deve variare dal
valore

dentro il pozzetto al valore

Allinterno dellintercapedine in questione nei due tratti circonferenziali la


pressione varia con una legge che pu desumersi dalla (5.38); poich il perno fermo
, supponendo in questo caso che, data la geometria del problema,
(
poich poi

si ha

se ne deduce che

(7.41)

lineare. Anche per quanto riguarda i

due tratti paralleli allasse del cuscinetto, landamento della pressione pu essere stimato
mediante la (5.38); poich
adesso si abbia

, supponendo, data la geometria del problema, che

si ottiene
(

(7.42)

Dato che il tratto sul quale avviene la caduta di pressione (lungo


piccolo rispetto al raggio

, si pu ammettere che nel tratto stesso

)
assuma un

valore costante, pari ad esempio a quello corrispondente alla mezzeria del tratto
considerato (ovvero

); ossia si pu ammettere che la pressione

vari anche in questo caso linearmente.


In definitiva sulla superficie piana rappresentata in proiezione in Fig. 7.4b
(compresa lintercapedine esterna) la pressione

esercita unazione risultante pari

approssimativamente a
.

(7.43)

Lazione radiale risultante delle pressioni sul perno tuttavia non pu essere
calcolata usando la (7.43) ma deve essere valutata ricordando che la pressione
agisce su una superfice cilindrica:

(7.44)

).

(7.45)

ovvero anche
(

62

Per quanto riguarda il carico esterno

agente sul perno si ha infine


.

Per il calcolo delle


ciascun pozzetto

(7.46)

occorre determinare la portata di lubrificante affluente a

. Se indichiamo rispettivamente con

ed

il diametro e la lunghezza

dei fori di alimentazione dei pozzetti, per la legge di Poiseuille si ha


.
Per valutare le

(7.47)

necessario invece determinare una relazione che leghi la

portata alla geometria della coppia. Tale relazione si ottiene imponendo la conservazione
della portata attraverso il generico pozzetto
(7.48)
dove

sono le portate che sfuggono dal pozzetto in direzione assiale mentre

sono le portate che sfuggono in direzione circonferenziale sui due lati del pozzetto
(per simmetria si avr

).

Ricordando le (5.39) e (5.40) si ha


(7.49)

dove

Per quanto riguarda


,
|

(7.50)

si ha invece, essendo

(7.51)
e analogamente per
.

(7.52)
63

A partire dalle equazioni (7.47), (7.48), (7.49), (7.51) si arriva infine alla relazione
(7.53)
nella quale
[

(7.54)

e
.
Dalla (7.53) possibile ricavare
permettono di calcolare il valore della portata

(7.55)

mentre le equazioni (7.48), (7.49), (7.51)


e quindi quello della portata complessiva
;

infine le (7.46), (7.47) consentono di valutare il carico esterno

(7.56)
.

In Fig. 7.5 riportata la capacit di carico del cuscinetto | |


funzione del fattore di forma

per diversi valori del rapporto

in

| |

Figura 7.5 Capacit di carico del cuscinetto per diversi valori del rapporto
(linea tratteggiata con il carico nella mezzeria di un pozzetto e linea continua con
il carico nella mezzeria di un canalino di scarico)

Si osserva infine che il coefficiente di attrito della coppia di norma molto


piccolo, specie alle basse velocit. Esso dipende ovviamente dalle azioni tangenziali che
nascono nelle fasce di contorno dei pozzetti dove il meato sottile. Alle basse velocit
sulle azioni tangenziali non influisce sensibilmente la velocit di trascinamento (secondo
termine della (5.39)) ma solamente la componente parabolica della velocit stessa (primo
64

termine della (5.39)). Tale componente sviluppa inoltre sui bordi del pozzetto azioni
tangenziali che almeno in parte si compensano.

65

8 Scelta del cuscinetto


Nelle costruzioni meccaniche sono largamente impiegati sia i cuscinetti a
rotolamento che quelli a strisciamento.
I cuscinetti a rotolamento si comportano meglio degli altri alle basse velocit per
cui sono preferibili in caso di frequenti arresti e avviamenti; sono pi adatti per le
temperature estreme; richiedono una manutenzione nulla o ridotta; possono essere in
grado di sostenere contemporaneamente carichi radiali e assiali; hanno dimensioni
standardizzate, il che spesso ne semplifica la scelta, il calcolo e linstallazione. Sono
molto impiegati negli impianti industriali, nelle macchine utensili ed in quelle
automatiche, nelle trasmissioni in genere ed in molti altri casi.
I cuscinetti a strisciamento hanno lunga durata e basso costo (almeno nei tipi
standard); si comportano meglio sotto carichi variabili; sono pi silenziosi e non sono di
regola fonti di vibrazioni; permettono maggiori precisioni. Sono largamente impiegati
nelle macchine alternative, nelle turbomacchine, in macchinari pesanti e in moltissimi
altri casi con esigenze sia molto spinte che modeste. In questultimo caso i grassi
lubrificanti sono spesso preferiti ai lubrificanti fluidi.
La Fig. 8.1 mostra, in modo indicativo, i campi tipici di impiego dei cuscinetti a
rotolamento (linea continua), dei cuscinetti a strisciamento con lubrificazione di tipo 4 e 5
(linea tratto punto; si veda il capitolo 1) e dei cuscinetti a strisciamento con
lubrificazione di tipo 1, 2 e 3 (linea tratteggiata; si veda sempre il capitolo 1) al variare di
carico e velocit e per diversi valori del diametro.

66

Figura 8.1 Campi tipici di impiego dei cuscinetti a rotolamento (linea continua),
dei cuscinetti a strisciamento con lubrificazione di tipo 4 e 5 (linea tratto punto) e
dei cuscinetti a strisciamento con lubrificazione di tipo 1, 2 e 3 (linea tratteggiata)

67

9 Bibliografia
[B1] E. Funaioli, A. Maggiore, U. Meneghetti. Meccanica applicata alle macchine.
Patron Editore.
[B2] B. J. Hamrock. Fundamentals of fluid film lubrication. McGraw-Hill
International Editions.

68