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OSVALDO E ROSARIO TAGLIAVINI

Atlante
dei funghi commestibili
della Basilicata
CON LA COLLABORAZIONE DI

ANTONIO MOTTA E GIAN LUIGI RANA

Consiglio Regionale della Basilicata

AVVERTENZA
Questo volume, pur avendo finalit divulgative, conserva una veste scientifica, per cui in
esso vengono riportati i binomi nomenclaturali accettati dalla maggioranza dei micologi moderni, in sostituzione di quelli comunemente pi usati nella prassi micologica amatoriale, ormai ritenuti obsoleti e superati. Sono stati seguiti la Guida alla determinazione dei funghi di Moser, I
funghi dal vero di Bruno Cetto, lAtlante fotografico dei funghi dItalia di Papetti, Consiglio e
Simonini, ed alcuni studi monografici. In particolare, sono stati consultati i seguenti testi: per gli
Agaricus, Agaricus di Cappelli; per i Boletus, I Boleti di Merlo, Rosso e Traverso e I funghi
Boleti di Foiera, Lazzarini, Snabl e Tani; per i Tricholoma, Tricholoma di A. Riva; per le
Lepiota, Lepiota di Candusso e Lanzoni.

Le fotografie riportate nel testo, oltre che degli autori, sono di Licia Alpago, Mauro
Angarano, G. Apolloni, Mattia Bencivenga, Alberto Bizzi, Antonio Brigo, Marco Macchione,
Giorgio Marasca, Gianfranco Medardi, Pierre Neville, Carlo Papetti, Silvano Pizzardo, Gian
Luigi Rana, Daniele Sisto e dellAssociazione Micologica G. Bresadola, sezione di Potenza.

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Presentazione
Non solo un dovere istituzionale, ma un grande piacere pubblicare lAtlante dei funghi commestibili di Basilicata redatto da
Osvaldo e Rosario Tagliavini. Un volume che presenta, per la
prima volta e in forma organica, il panorama suggestivo e straordinario della micoflora commestibile regionale.
Con questopera, frutto di lunghi studi sui miceti lucani, gli
autori, il padre giornalista, il figlio ingegnere dellambiente e del
territorio, vogliono consolidare il proprio legame affettivo con la
terra di Basilicata e rinsaldare ancor di pi il rapporto, sempre
vivo, tra la gente lucana e il suo territorio. Il lavoro di Osvaldo e
Rosario Tagliavini, che si sono avvalsi della collaborazione di
Antonio Motta, studioso del territorio, e del prof. Gian Luigi Rana,
docente di Patologia Vegetale I e di Micologia presso lUniversit
degli Studi di Basilicata, va oltre, perch intende indurre gli abitanti della nostra regione ad un approccio pi intimo con i variegati ambiti zonali dove ognuno vive ed opera, mettendo nella giusta luce una parte preziosa del proprio ambiente, nel momento in
cui luomo va alla ricerca di nuovi contatti con la natura.
Gli autori hanno suddiviso lintero territorio regionale in 15
aree omogenee, per ognuna delle quali sono descritte, in forma
sintetica, ma completa nella loro essenzialit, le caratteristiche
geo-ambientali necessarie per individuare e definire gli habitat
fungini regionali. Un lavoro fondamentale, finora mai affrontato
da alcuno, portato a termine con un linguaggio semplice ed essenziale, che, per, non trascura la peculiarit scientifica della ricerca. Il mondo dei funghi che si scopre nei tanti polmoni verdi,

Osvaldo e Rosario Tagliavini

ancora presenti nel cuore antico della Basilicata, forma un universo suggestivo, sconosciuto ai pi, fatto di poesie e di profumi carpiti al vento, in cui le forme diventano spazi e i colori, suoni e
versi. Un mondo straordinario, che alcuni ritenevano scomparso o
perduto definitivamente, ancora disponibile per quanti amano la
vita allaria aperta, anche come opportunit di svago e di impiego
del tempo libero.
Tutto questo offerto dal territorio della Basilicata, regione
favorita dalla natura per le caratteristiche geo-ambientali e climatiche, che gli autori, studiosi di micologia, ben conosciuti nella
regione e ben noti negli ambienti scientifici nazionali, hanno visitato in lungo e in largo: dai maestosi e lussureggianti boschi alle
impenetrabili verzure dei sottoboschi, dallintricata macchia mediterranea dei litorali ai brulli paesaggi della murgia materana, per
mettere a disposizione dei lettori unopera puntuale, tanto per
livello bio-geografico, quanto per valore ecologico. Unopera che
presenta un quadro straordinario, per molti versi inaspettato e sorprendente, anche per gli iniziati a questa disciplina, della micoflora lucana e, spesso, di quella meridionale. Lesperto di micologia,
insomma, in questo accurato lavoro, pu trovare, oltre ad una
visione nuova e moderna delle numerosissime specie fungine pi
comuni ed ai dati della loro distribuzione per ambiti territoriali,
anche la descrizione di specie piuttosto rare, alcune delle quali
nuove per il nostro Paese.
A me resta il piacere di scoprire e di registrare, accanto alla
straordinaria documentazione di un numero sorprendente di miceti commestibili, accompagnata da una splendida iconografia a
colori inedita e originale, un meraviglioso atto damore degli autori per il nostro territorio, vasto ed etereogeneo, unico e irripetibile.
Rimane il dovere del ringraziamento delle genti lucane a
questi studiosi, che hanno dedicato il loro ventennale impegno alla
scoperta e alla conoscenza di un patrimonio ineguagliabile di una
terra fino a ieri ritenuta povera, depositaria e testimone, invece,
degli splendori multiformi di una natura sapiente e incontaminata.
Egidio Nicola Mitidieri
Presidente del Consiglio Regionale della Basilicata

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Prefazione
la prima volta che la Basilicata si affaccia alla bibliografia
micologica con un volume-atlante dedicato interamente alla regione di cui sono descritti i singoli aspetti dellambiente, del territorio
e della vegetazione.
Si tratta di un viaggio appassionato e meraviglioso nel mondo
della natura che inizia dal Vulture, scorre lungo le varie Comunit
Montane, attraversa il cuore antico della Lucania, raggiunge il
Lagonegrese e si conclude sulla costa Jonica, nel Metapontino.
Il volume si compone di due parti ben distinte per argomento.
La prima tratta brevemente le generalit sui funghi, la loro classificazione e la loro distribuzione nelle varie zone di ritrovamento
indicate da una piccola cartina geografica che rappresenta la
porzione di territorio considerata.
La seconda parte, la pi corposa, costituita da schede
descrittive di ogni singola specie trattata, corredata da fotocolor
riprese nellhabitat originale. Le specie considerate sono soltanto
quelle commestibili indicate con il binomio scientifico per evitare
di commettere pericolose confusioni con nomi in volgare che
hanno valore soltanto in un circoscritto territorio. Di ogni specie
sono indicate le caratteristiche macroscopiche e brevemente
quelle microscopiche in modo che chi desidera approfondire la
diagnosi del fungo lo pu fare con laiuto di un buon microscopio. E cos, gradualmente, il micologo pu salire di un gradino
nella conoscenza dei funghi.
Linsieme delle schede seguito da unappendice che riporta le
leggi regionali che regolano la raccolta dei funghi, sia epigei sia

Osvaldo e Rosario Tagliavini

ipogei, ed completato da una bibliografia essenziale di carattere


generale.
Lo ritengo un volume ben fatto e ben organizzato che sar di
utile consultazione per chi vorr addentrarsi nei diversi ambiti territoriali della regione Basilicata per raccogliere funghi eduli. Lo
raccomando a tutti i micologi ed aspiranti tali. Sar un buon vademecum che certamente eviter pericolose confusioni tra funghi
eduli e non.
GILBERTO GOVI
Professore di Micologia nellUniversit di Bologna

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Introduzione
I funghi eduli, capricciose creature del bosco, figure policrome e seducenti, entrano in un notevole numero di generi e specie, non sempre facilmente
accessibili per la loro straordinaria complessit, specialmente se ci si addentra nelle infinite variet e forme che la micoflora lucana offre. Una matassa
spesso inestricabile, mutevole e ingannevole, che abbiamo affrontato da pi
anni nel corso di escursioni, mostre, seminari di studio, comitati scientifici in
varie localit della Basilicata.
Larea sottoposta ad indagine copre tutta la nostra regione, territorio di
straordinaria importanza naturalistica e vegetazionale. Una indagine estesa
non solo alle aree boschive, ambienti ideali dal punto di vista micologico, e
a tutti quegli habitat particolarmente ricchi di sostanza organica, ma anche
a quelle zone dove si registra, a volte, quasi laffioramento del litosuolo
(pascoli rocciosi) e a quegli areali situati lungo i corsi dacqua e i litorali
marini. Un lavoro conoscitivo che ha preso in esame specie caratterizzate da
carpofori pi o meno carnosi, cio funghi di una certa consistenza, escludendo quelle specie che, pur essendo eduli, hanno scarso valore alimentare
in quanto caratterizzate o da carne prettamente inconsistente o da dimensioni del cappello minime, inferiori, cio, ai 2 centimetri di diametro o da sapore eccessivamente amaro o acre. Indagine che ha riguardato le diverse fasce
altimetriche nei periodi pi favorevoli alla crescita dei miceti, soprattutto fine
primavera, estate ed autunno.
Il dato che emerge da questa sorta di censimento, ovviamente ancora
incompleto, che la Basilicata rappresenta un territorio di notevole interesse
scientifico per la presenza di un ricco contingente micologico e di alcuni
taxa rari. Dei 424 miceti eduli finora censiti, ne presentiamo, in questo lavoro, 246 ascrivibili a 68 generi diversi, a 231 specie, 13 variet e 2 forme.

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Centosessanta specie sono risultate pi comuni, perch trovate pi costantemente negli anni, 32 sono da considerare rare e 48 non comuni. Miceti da
mettere in rapporto, per lo pi, con la micoflora mediterranea, con la quale
condividono habitat e caratteri macroscopici salienti.
Dei 68 generi illustrati, 62 appartengono ai basidiomiceti. Le famiglie pi
rappresentate sono le Tricholomataceae, le Russulaceae, le Boletaceae, le
Agaricaceae , le Hygrophoraceae , le Amanitaceae , le Polyporaceae , le
Cortinariaceae, le Gomphidiaceae e le Paxillaceae. Invece soltanto 6 sono i
generi appartenenti agli Ascomiceti, le cui famiglie con maggior numero di
specie sono risultate quelle delle Tuberaceae e delle Morchellaceae.
Di questa gamma vastissima di miceti eduli presenti nella nostra regione,
solo poco pi di una ventina hanno nomi dialettali, che gli abitanti delle
nostre zone si tramandano da generazioni. Funghi che sono serviti nei secoli
a insaporire il povero piatto quotidiano che Dio comandava. Da questo
lavoro abbiamo escluso le numerose specie appartenenti al genere Lactarius
a lattice bianco pepato o amaro, perch la loro commestibilit ancora controversa e la pratica empirica ne sconsiglia il consumo, anche se molte di
queste, in alcuni nostri paesi, vengono consumate regolarmente senza apparenti danni. Abbiamo escluso anche la maggior parte delle specie del genere Ramaria, caratteristiche per i rami a mo di corallo e per i colori straordinari, conosciute e consumate da sempre col nome di manuzze. Ne abbiamo riportate soltanto 4 commestibili, anche se in Basilicata ne sono presenti
pi di 20, perch le altre sono facilmente confondibili con quelle che danno
intossicazioni gastrointestinali.
Abbiamo posto laccento soprattutto sulle specie appartenenti ai generi
Amanita, Boletus, Lactarius (soprattutto quelle a latice color carota),
Tricholoma, Pleurotus, Agaricus, Macrolepiota, Clitocybe e Russula, che, pur
essendo molto diffuse e consistenti, sono spesso mal conosciute o poco studiate.
Il genere Amanita forse quello pi intrigante. Ad esso appartiene anche
lAmanita caesarea, il fungo per eccellenza a parere dei buongustai, conosciuto ed apprezzato fin dallantichit e largamente consumato dai Cesari
nei loro sontuosi convivi. Ne abbiamo riportate 20 specie, includendo anche
quelle del sottogenere Vaginaria, pi conosciute come Amanitopsis. Spesso
avvolti da un alone di magica poesia, questi funghi offrono alla nostra tavola un tocco di raffinatezza.
E poi ci siamo soffermati su molte specie del genere Boletus, soprattutto
quelle della sezione Edules: il B. aereus, il B. edulis, il B. pinophilus, il B. reticulatus, funghi ricercatissimi per il profumo, le dimensioni e il sapore, qualit
che li rendono estremamente pregiati. Questi meravigliosi carpofori sono

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frutto della simbiosi, soprattutto, con querce, castagni e faggi, e fioriscono


abbondantemente nei nostri boschi di latifoglie non soffocati da arbusti o da
erbe troppo alte, posti a media altitudine, in zone, cio, collinari e pedemontane, ma anche in quelle montane dove il clima pi umido e non
eccessivamente caldo. Preferiscono periodi stagionali diversi: il B. aereus e il
B. reticulatus, ad esempio, quelli caldi, il B. edulis e il B. pinophilus quelli pi
freschi.
Ma in annate eccezionali, cio con condizioni metereologiche estremamente favorevoli, pu accadere che linizio della fioritura degli uni coincida con la fine di quella degli altri, per cui la raccolta si pu protrarre anche
per lunghi periodi.
Il B. aereus, che in alcune regioni del Nord Italia assente o tuttal pi
sporadico o occasionale, da noi comune ed abbondante, perch come
sopra detto, un boleto termofilo, cio che ama il caldo ed ha un comportamento xerofilo, cio preferisce il secco, anche se moderato. Infatti esso compare pi abbondantemente dopo piogge propizie in luoghi caldi, ma non
eccessivamente umidi. In localit pi fresche, soprattutto nei boschi di faggio, sincontrano invece il B. edulis e, pi raramente, il B. pinophilus, preferibilmente allinizio dellautunno, allorch la temperatura non n troppo rigida e n troppo elevata e c un certo grado di umidit. Nelle zone pi alte
appare gi nella seconda met di agosto; in altre, in settembre ed ottobre
con code, a volte, anche a novembre inoltrato.
In questo nostro lavoro non abbiamo tralasciato le specie ascrivibili ai
generi Ixocomus, Xerocomus, Gyroporus, Chalciporus, Aureoboletus e
Suillus, tutti boleti commestibili, anche se non sempre eccezionali, alcuni dei
quali fruttificano abbondantemente pi di una volta allanno. Come non
abbiamo dimenticato le specie del genere Boletus vero e proprio appartenenti alla sezione Luridi: il B. queletii, il B. luridus e il B. erytrhopus che sono
da ritenersi eduli, anche se hanno i pori rosso-arancio e al taglio assumono
una colorazione verde-azzurra. Funghi che non vanno, per, consumati
crudi, ma solo dopo lunga cottura, perch contengono veleni termolabili che
scompaiono, cio, solo col calore. Il consumo dopo lunga cottura un accorgimento che occorre adottare anche per molte altre specie e soprattutto per
quelle appartenenti ai generi Morchella, Sarcosphaera, Verpa, Helvella,
Peziza, Armillaria, e, per il Chroogomphus rutilus, il Paxillus filamentosus e
lAmanita rubescens.
bene ricordare che la commestibilit dei funghi non pu essere pi
stabilita sulla base di pregiudizi e luoghi comuni, ma dietro rigorosa indagine scientifica. La ricerca ha dimostrato che non una discriminante ai
fini della commestibilit, ad esempio, il viraggio della carne allazzurro a

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causa dellossidazione allaria come nel caso delle specie del genere
Boletus prima citate.
A prescindere dal colore della carne o dal maggiore o minore pregio
dovuto spesso anche allambiente di crescita, le specie appartenenti al genere Boletus sono da sempre prodotti ricercati, oggetto di un mercato fiorente.
Ma accanto ai tradizionali boleti europei, presente in Basilicata una specie
della micoflora esotica, una entit rara, poco nota o addirittura sconosciuta
in altre parti dItalia, il Suillus lakei, simbionte della Pseudotsuga menziesii o
P. douglasii, una elegante e profumata conifera, originaria della costa occidentale del Nord America. Micete che viene da noi raccolto sistematicamente nel mese di novembre in contrada Sciffra di Pignola, ma presente anche in
altri rimboschimenti effettuati dal Corpo Forestale dello Stato nella nostra
regione.
Un altro genere molto apprezzato e, quindi, da annoverare tra i taxa pi
preziosi della nostra regione, quello cui fanno capo il comune Pleurotus
ostreatus e i prelibati Pleurotus eryngii e Pleurotus eryngii var. ferulae, miceti
tra i pi conosciuti anche dai non esperti col nome volgare di pennelle e di
cardoncelli, carpofori straordinari che da secoli allietano le nostre tavole.
E poi i pi comuni e deliziosi agarici, ricercati nei prati col nome popolare
di prataioli, fungi rossi, cupp, cnocchie o tariddi.
Un genere che si presenta numeroso nei nostri areali, ma non molto
apprezzato, quello che va sotto il nome di Russula. Genere a cui appartengono specie tra le pi belle e spettacolari che sia dato dincontrare nei
nostri boschi. Vi sono pochi gruppi di macromiceti che hanno la stessa
estesissima variabilit di colori e la stessa vastissima gamma di tonalit.
Oltre alle 10 specie descritte nelle schede micofloristiche avremmo voluto
riportarne tante altre, alcune delle quali rare ed interessanti, come la
Russula parazurea var. ochrospora trovata tra i cespugli e i lentischi della
macchia di Campomaggiore o la Russula puellaris, una specie di taglia
media caratterizzata da tonalit versicolori dei cappelli e dalla fragilit
dei carpofori, poco conosciuta e spesso confusa con taxa affini. Anche un
posto avrebbe meritato, a nostro giudizio, il rarissimo Entoloma bloxani,
un fungo elegante e inconfondibile per il cappello e il gambo color acciaio
e per la forma tipicamente campanulata, la cui commestibilt stata
accertata solo di recente. Una delle tante entit su cui lo spazio tiranno
non consente di soffermarci.
Abbiamo riportato, per, un altro fungo interessante, un micete straordinario e rarissimo, la Phaeolepiota aurea, che rinveniamo da una decina
danni nello stesso areale alla Sellata, a quota 1500-1600 m s.l.m, in una
luminosa radura di faggi. E, tra le specie pi apprezzate, che si presentano

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

puntualmente e abbondantemente negli anni, non potevamo non riportare la


Calocybe gambosa, pi comunemente conosciuta come Tricholoma georgii,
molto ricercata come primizia di primavera.
In questo viaggio avvincente e suggestivo in un mondo meraviglioso, policromo e prezioso, ci siamo soffermati solo su alcune entit pi comuni e
interessanti, ma sufficienti per evidenziare la straordinariet e la rarit di
alcuni miceti della nostra regione.

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Composizione chimica e valore energetico dei funghi per 100 g di parte edule
Amanita caesarea
Ovulo edule

Boletus edulis
Porcino

Agaricus campestris
Prataiolo coltivato

87

92

90

92,9

92

92,1

3,9

2,3

0,3

0,7

- Disponibili (g)

- Amido (g)

- Solubili (g)

- Fibra alimenti (g)

2,5

1,7

- Kcal

11

22

20

- Kj

46

92

84

Sodio (mg)

52

Potassio (mg)

235

Ferro (mg)

1,1

1,2

1,2

Calcio (mg)

17

22

10

Fosforo (mg)

89

142

102

Tiamina (mg)

0,1

0,38

0,1

Riboflavina (mg)

0,31

0,26

0.13

Niacina (mg)

4,2

Vitamina A (g)

Vitamina C (mg)

FUNGHI
Parte edule (%)
Acqua (g)
Proteine (g)
Lipidi (g)

0,4

Glucidi
1,9

Energia

Tratto da Tabelle di composizione degli Alimenti, Istituto Nazionale della Nutrizione, Roma, 1989.

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Questi i funghi pi conosciuti in Basilicata


NOME SCIENTIFICO
Agaricus campestris

NOME VOLGARE
(canocchia o fung ross o taridd o coppola)
Agrocybe cilindracea
(piopparello o fungo di pioppo)
Amanita caesarea
(ovolo o voluozz o fung Vito)
Armillaria mellea
(chiodino)
Armillaria tabescens
(chiodino senza cravatta)
Boletus aereus e B. edulis
(porcino nero o moneta o monaciello)
Calocybe gambosa
(musciarone)
Cantharellus cibarius
(galletto o gallitiell)
Clitocybe geotropa
(fungo ad ordine o ordinario)
Clitocybe gibba
(imbutino o fung r frasch)
Clitocybe nebularis
(natalino o palummella, musciarone nel
lagonegrese)
Grifola frondosa
(pane del faggio)
Hydnum repandum
(steccherino dorato o trippa di vacca o
galletto coi baffi)
Lactarius deliciosus
(rosito o sanguinello)
Lactarius piperatus e L. vellereus (lattaruolo o bavuso)
Lycoperdon perlatum
(pirt di lupo o pirt d ciucc)
Macrolepiota procera
(mazza di tamburo o cappello del Negus)
Pleurotus eryngii
(cardoncello)
Pleurotus ostreatus
(pennella)
Pleurotus cornucopioides
(fungo di cerro)
Ramaria (in genere)
(manuzza o fung ricc o capelli dangeli o
cent fung)

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

Tavola nomenclatoria

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Generalit sui funghi

Il termine fungo deriva dalla parola greca s (spugna) e viene usato


per indicare organismi eucariotici aventi per corpo un tallo mono o pluricellulare,
caratterizzati dallessere sprovvisti di clorofilla ossia eterotrofi come gli animali
ed inclusi in uno dei cinque regni degli organismi viventi, Fungi o Mycetae.
Se ne conoscono circa 150.000 specie, raggruppate in oltre 2.500 generi,
ma ne esisterebbero, secondo Carlile e Watkinson (1994) pi di 1,5 milioni. Essi
non comprendono pi n i cosiddetti mixomiceti (ex funghi mucillaginosi), spostati tra i Protozoi, n gli attinomiceti, che da molti anni sono pi correttamente
denominati attinobatteri ed inclusi tra i Procarioti. I funghi si differenziano dalle
piante, oltre che per essere eterotrofi, ossia per svolgere al pari dei batteri eterotrofi e altri organismi, il ruolo di decompositori della sostanza organica della biosfera (attivit indispensabile quanto quella degli organismi produttori per la continuit della vita sulla terra), anche perch immagazzinano glicogeno come gli
animali e non amido ed hanno, in genere, tra i costituenti principali della parete
cellulare la micosina e, in qualche caso, la cellulosa.
Il tallo dei macrofunghi composto da filamenti (ife) cellularizzati e pi o
meno strettamente intrecciati ed assume, nelle parti destinate a svolgere le funzioni riproduttive (i carpofori), forme varie (per esempio, a mensola, a zoccolo di
cavallo, a cervello, a corallo, a sfera, a pera, a coppa, a sella, ad imbuto, a
clava, ad ombrello, ecc.), colori meravigliosi (verde psittacino, rosso laccato,
bianco candido, giallo intenso, arancione, ametista, marrone screziato, ecc.) ed
altrettanto gradevoli (ma non sempre) odori (di frutta, di anice, di farina, di
fungo, ecc.). da ricordare, a questo ultimo proposito, che un buon odore, al
pari di un sapore invitante, non sinonimo di commestibilit.
I carpofori producono a maturit una miriade di spore (ascospore, basidiospore), dalle quali si originano ife costituite da cellule quasi sempre provviste di

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

un solo nucleo (ife primarie), la cui fusione (plasmogamia) d luogo alla formazione delle ife secondarie (con cellule binucleate), che, dopo aver svolto una fase
di vita pi o meno lunga di tipo parassitario, saprotrofico o simbionte, costituiranno i nuovi corpi fruttiferi.
bene sottolineare, infine, che i funghi, essendo organismi decompositori,
arrecano spesso danni alle attivit delluomo, attaccando i tessuti, i cartoni, il
cuoio, il legno in opera e sulle piante ancora vive, le pellicole fotografiche, le vernici e perfino il cherosene, o causando il deterioramento delle derrate alimentari,
rilasciando, a volte, nelle stesse delle sostanze cancerogene come le aflatossine.
Per fortuna, alcune specie di funghi micro e macroscopici sono utili alluomo:
basti pensare ai lieviti, usati nelle fermentazioni o come produttori di vitamine, ai
funghi produttori di antibiotici o di sostanze con attivit antitumorale ed immunostimolante, ai funghi coltivati ed a quelli simbionti, che formano le benefiche
micorrize con la maggior parte delle piante di interesse agrario e forestale o
danno luogo, con le alghe o i cianobatteri, ai licheni, organismi duali capaci di
vivere in condizioni climatiche estreme, divenendo in alcune zone nordiche nutrimento vernino-primaverile insostituibile per alcuni animali quali le renne e i
carib.

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Tassonomia dei funghi

Coloro che si occupano o si sono interessati di classificazione tassonomica


fungina hanno sempre cercato di raggruppare in modo razionale e sistematico
tutti i miceti via via studiati, pur sapendo di non poter mai porre la parola fine
a tale immenso lavoro. bene ricordare che classificare tassonomicamente
unentit fungina vuol dire collocarla entro raggruppamenti o taxa (taxon al
singolare), dei quali i principali, in ordine di rango con crescente importanza,
sono la Specie, il Genere, la Famiglia, lOrdine, la Classe, la Divisione ed il
Regno. Taxa sottospecifici sono la Variet e/o Forma, mentre pi ampi della
specie sono, la Sezione, il Sottogenere e, oltrepassato il Genere, la Subtrib, la
Trib, la Subfamiglia.
Lo scopo principale della classificazione tassonomica fungina identificare in
modo il pi possibile oggettivo i vari miceti per poterne seguire leventuale evoluzione
nel tempo e nello spazio e permetterne lo studio comparativo da parte di studiosi di
varie parti del mondo. Pertanto, la lingua usata per indicare in modo definitivo una
specie fungina il latino, ormai non pi passibile di modifiche e neologismi con il
passare del tempo. Inoltre, per rendere il lavoro di classificazione tassonomica utilizzabile dagli studiosi di tutto il mondo ci si dovuti attenere alle regole dettate dal
Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica, che ha ormai una vita ultracentenaria. Recentemente Papetti et al. (1999) hanno ricordato alcune delle suddette regole
riguardanti il binomio specifico e la posizione del/i nome/i del/degli Autore/i che
hanno descritto, sanzionato, completato la descrizione di una specie o, addirittura
modificato il suo posizionamento tassonomico. Lo stesso Codice Internazionale definisce i suffissi obbligatori per i taxa di superiore importanza rispetto al Genere e stabilisce che le singole Famiglie ed ogni Genere e Specie devono avere un typus di riferimento ossia, rispettivamente, il Genere da cui ha preso il nome la Famiglia, la Specie

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

pi rappresentativa e, infine, il carpoforo (se macromicete) o alcuni carpofori usati


per descrivere originariamente una certa Specie. Dando una rapida scorsa allottava
edizione del Dictionary of the fungi (Hawksworth D.L., P.M. Kirk, B.C. Sutton & D.N.
Pegler, 1995: Ainsworth & Bisbys Dictionary of the fungi), ci si accorge che la classificazione tassonomica dei funghi ha subito notevoli cambiamenti negli ultimi 50 anni
ed tuttora in notevole sobbollimento.
I criteri morfologico, fisiologico ed immunologico seguiti in passato per identificare e posizionare sistematicamente una specie fungina sono stati affiancati e
spesso sostituiti da quello dellanalisi di pezzi particolari del genoma con tecniche
molecolari quali lamplificazione genica mediata dalla polimerasi (PCR) e lanalisi
del polimorfismo della lunghezza dei frammenti ottenuti tagliando con particolari
enzimi di restrizione i prodotti dellamplificazione (RFLP), che hanno consentito
una pi sicura determinazione dellidentit dei funghi via via studiati e del grado
di parentela esistente tra i membri dei vari raggruppamenti tassonomici.
Attualmente i micro e i macrofunghi conosciuti sono stati suddivisi nei seguenti
Regni, Divisioni e Classi (Ainsworth e Bisbys, 1995):
REGNO

DIVISIONE ......................CLASSE

Protozoa

Acrasiomycota
Dictyosteliomycota
Myxomycota ................Myxomycetes e Protosteliomycetes

Chromista

Hyphochytriomycota
Labirinthulomycota
Oomycota

Fungi

Ascomycota
Basidiomycota..............Basidiomycetes
Teliomycetes e Ustomycetes
Chytridiomycota
Zygomycota ................Trichomycetes e Zygomycetes.

Nel testo, le specie di funghi eduli reperiti in Basilicata vengono trascritte ed


illustrate seguendo lordine alfabetico degli Ordini, Famiglie e Generi dei
Basidiomiceti ed Ascomiceti riportato dai suddetti Autori, ricordando al lettore
che esse ricadono in 10 Ordini ( Agaricales, Auriculariales, Boletales,
Cantharellales, Cortinariales, Fistulinales, Lycoperdales, Poriales, Russulales e
Tremellales) dei Basidiomiceti e nel solo ordinale Pezizales degli Ascomiceti.

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Numero delle specie riportate nel testo raggruppate per genere

AGARICUS

AMANITA

BOLETUS

CHALCIPORUS

CAMAROPHILLUS

CALOCYBE

CLAVARIADELPHUS

CLITOPILUS

COPRINUS

CRATERELLUS

ENTOLOMA

FLAMMULINA

GRIFOLA

HELVELLA

HIRNEOLA

HYDNUM

LACCARIA

LAETIPORUS

LECCINUM

LEUCOAGARICUS

LEPISTA

LYCOPERDON

MACROLEPIOTA

MELANOLEUCA

OUDEMANSIELLA

PEZIZA

PHYLLOPORUS

PLUTEUS

PSEUDOCLITOCYBE

SARCOSPHAERA

SUILLUS

TRICHOLOMA

VERPA

XEROCOMUS

10

15

20

19

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Schede
delle aree di reperimento

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

OFANTO-VULTURE
Il territorio che costituisce lambito Ofanto-V ulture
degrada dalle giogaie del monte Carmine di
Avigliano e del monte Pierno di San Fele (1.407 m
s.l.m.) alla media valle dellOfanto di Lavello (106 m
s.l.m.), attraverso le ampie valli della fiumara di
Atella e dellArcidiaconata. Si estende su Km 2
1.065,87 e comprende 14 centri abitati.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE
2

Km

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Atella

88,28

1.262

305

4.230

Barile

24,64

940

291

281

Ginestra

13,21

859

346

334

Lavello

132,92

370

106

745

45,49

894

359

32

Melfi

205,15

1.326

136

2.055

Montemilone

113,40

420

150

977

Rapolla

29,05

927

191

320

Rapone

29,14

1.267

324

803

Rionero

53,19

1.326

281

2.327

Ripacandida

33,32

971

370

667

Ruvo del monte

32,19

806

304

657

San Fele

96,55

1.407

362

1.590

Venosa

169,34

813

177

838

Maschito

Il territorio dellambito Ofanto-Vulture, oltre ad essere ricoperto dalla


lussureggiante foresta di Monticchio, straordinariamente vario e suggestivo. Ora mistico e guerriero come quello testimoniato dal famoso

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

santuario di Pierno a San Fele o dalla badia di San Michele a Monticchio


e dai castelli di Melfi e di Venosa, ora arcaico e dolce come quello
ammantato di viti e dulivi che conferiscono al paesaggio un aspetto morbido e seducente. Gi dallepoca romana questarea era un territorio non
solo ricco di prati e boschi, ma anche di funghi, tanto che il suo figlio pi
famoso, il poeta Orazio, nella quarta satira del secondo libro delle Satire,
ne canta la straordinaria bont, ma pone in guardia contro il consumo di
quelli non commestibili con la frase Pratensibus optima fungis natura est;
/aliis male creditur (Ottima lindole dei funghi prataioli; fidarsi degli
altri uno sbaglio).
Fino allinizio del secolo scorso, questarea costituiva il regno incontrastato delle distese silvicole e della pastorizia transumante. Oggi lutilizzazione del suolo a boschi per circa 25.600 ha (24%), a coltivazione agraria intensiva per circa 39.800 ha (37%), a prati-pascoli per circa 34.200
ha (32%); il resto del territorio comprende incolti e tare per circa 7.600 ha
(7%). Le distese boschive si presentano quasi sempre come coesistenze di
essenze miste, pi raramente in formazioni di essenze pure.
Complessivamente sono stati catalogati 16.000 ha (63%) di latifoglie con
prevalenza di cerro e 9.600 ha (37%) di boschi cedui semplici, in gran
parte di quercia e castagno. Ambienti vegetali e forestali che in primavera
dominano il paesaggio con le varie tonalit di verde e in autunno con una
profusione di colori straordinariamente caldi e variopinti anche per la presenza di infinite formazioni fungine, da quelle composte da esemplari
minuti ed occhieggianti a quelle sgargianti ed ampollose. Lintero territorio
risente dellinfluenza del mar Adriatico ed caratterizzato da scarse precipitazioni atmosferiche (500-700 mm annui).
Questarea geografica segnata da tre facies diverse sia sotto laspetto
della conformazione morfo-geo-litologica sia della conduzione agro-vegetazionale. Si passa dalle dorsali appenniniche del flysch 1 e delle argille
varicolori alle vallate del Quaternario, spesso ricoperte da suoli di origine
vulcanica derivanti dal Vulture.
Nella facies marcatamente montana, che annovera i centri di Rapone,
Ruvo del Monte e San Fele, prevalgono i terreni con suoli bruni acidi e/o
lisciviati e i litosuoli2 (rendzina3 e suoli bruni calcarei) condotti a boschi,
residui di sterminate foreste secolari. Non solo sul monte S. Croce, posto
tra Bella e San Fele, dove si registra una straordinaria presenza di boschi
dalto fusto (cerro e misti) e una modesta presenza di cedui (querce e
castagno), ma anche nei terreni condotti a pascolo posti al di sopra dei
limiti vegetazionali del bosco e, quindi, non legati alle piante in un rapporto simbiontico molto stretto, si possono trovare, in una gamma vastissi-

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

ma, i miceti pi pregiati. Si rinvengono, in particolare, le specie seguenti:


Boletus aereus, Gyroporus castaneus, Amanita caesarea, Russula delica,
Russula cyanoxantha, Cantharellus cibarius, Craterellus cornucopioides,
Agaricus arvensis, A. campestris, A. silvicola, A. silvaticus, A. haemorrhoidarius, Armillaria mellea, A. tabescens, Pleurotus ostreatus, Calocybe
gambosa, Tricholoma acerbum, T. roseoacerbum, Calvatia utriformis,
Macrolepiota procera, M. rachodes, Clitocybe sinopica, C. odora, C.
gibba o infundibuliformis, C. geotropa, Coprinus comatus, Cortinarius
praestans, Collybia dryophila, Hygrophorus chrysodon e tante altre.
Nella facies centrale dellarea comprendente il vulcano spento, sono da
annoverare due aspetti notevolmente diversi. Nei territori dei comuni di
Atella, Barile, Melfi, Rapolla e Rionero si incontrano, prevalentemente, terreni con suoli bruni e andosuoli4 di origine vulcanica, su cui vertono coltivazioni arboree specializzate (vigneti, oliveti, ecc.), dove non c molto
spazio per la fioritura di funghi spontanei. Nellarea, invece, in cui troviamo incastonati i due incantevoli laghi craterici di origine vulcanica del
Vulture (interessante anche per il fenomeno dellinversione vegetazionale
con il leccio localizzato a quote superiori rispetto al faggio), domina la
meravigliosa Foresta di Monticchio, costituita da un manto continuo di
essenze di latifoglie varie e straordinarie, soprattutto querce, faggi, castagni, con presenza di conifere. In questo intreccio prodigioso di arbusti ed
alberi si possono incontrare centinaia e centinaia di specie fungine interessanti, i tricolomi della sottosezione Terrea, gli agarici A. silvicola e A. silvaticus, il Cantharellus cibarius con le variet rufescens e bicolor ed il C.
ianthinoxanthus, i boleti B. edulis, B. aereus, B. impolitus, B. luridus, B.
erythropus, il Gyroporus castaneus e il G. cyanescens, le russule R. delica,
R. cyanoxantha, R. vesca e R. virescens, la Morchella esculenta e la sua
variet rotunda, i cortinari C. sebaceus, C. violaceus e C. praestans, le
amanite A. caesarea, A. umbrinolutea, A. vaginata, A. fulva, A. rubescens, le armillarie A. mellea e A. tabescens, il Clitopilus prunulus , la
Clitocybe infundibuliformis o gibba, le collibie C. dryophila, C. acervata,
C. velutipes e C. butyracea var. asema, lEntoloma saundersii var. hiemale,
il Lycoperdon perlatum e il L. echinatum, il Lyophillum loricatum, lo
Xerocomus chrysenteron e lo X. subtomentosus, la Verpa bohemica e la V.
digitaliformis e i lattari L. salmonicolor, L. deliciosus, L. semisanguifluus e L.
sanguifluus, la Agrocybe cilindracea, il Pleurotus ostreatus e la Fistulina
hepatica. In questo splendido habitat si trovano, dunque, gran parte delle
specie fungine pi pregiate della Basilicata. Durante due escursioni guidate, effettuate dagli allievi del Corso per Micologo organizzato dalla
Regione Basilicata, ne sono state raccolte e catalogate oltre 200. Un

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

mondo straordinario, dunque, fatto di incantevoli forme, di aromi delicati,


di gusti pieni, di colori bellissimi.
Sulle pendici collinari degradanti verso lampia vallata del fiume
Ofanto, sincontrano i centri abitati di Lavello e Venosa, ricchi di testimonianze di un passato denso di storia e di cultura, e quelli medioevali di
Ginestra, Maschito, Montemilone e Ripacandida. I terreni sono formati da
suoli alluvionali e piroclastici e caratterizzati da unagricoltura intensiva
tradizionale, integrata con quella pi adatta alla trasformazione industriale. I funghi sono poco presenti, ma nelle aree marginali in cui coesistono
boscaglie (macchieti e cespuglieti) condotte a pascoli, possibile trovare
interessanti specie fungine e, in particolare, in primavera, la Calocybe
gambosa, il Cantharellus cibarius e il Leucoagaricus leucothites; e in estate
e allinizio dellautunno, tra gli altri, splendidi esemplari di Boletus e di
Amanita.
I funghi, prodotti della natura dalle vesti bizzarre e sontuose e dai profumi e sapori ineguagliabili, hanno trovato, in tutti i tempi, entusiastici
consumatori nel comprensorio del Vulture anche se la raccolta ancora
limitata a poche specie. Eppure il territorio ne presenta centinaia commestibili, che non vengono sfruttate n sul piano gastronomico, n su quello
economico. I funghi dovrebbero rientrare tra le specialit tipiche locali da
offrire ai turisti, alla stessa stregua dei salumi, dei formaggi e dei prodotti
dellartigianato.

1 Termine tedesco che significa terreno che scivola. Con esso si intende indicare i sedimenti calcarei, argillosi o arenacei depositatisi con il sollevamento di una catena montuosa. (Da Geologia di Pietro Leonardi,
UTET ed., 1005 pagine).
2 Litosuolo: suolo che deriva direttamente dalla roccia madre.
3 Rendzina: suolo di colore scuro poco evoluto e poco profondo, sviluppato su substrato calcareo e ricco di
sostanze organiche.
4 Andosuolo di origine vulcanica: un terreno di colore scuro, con tessitura grossolana, rilevante presenza
di vetri di origine vulcanica, caratteristiche strutturali, grande capacit di ritenzione idrica (se ben strutturato); molto fertile e ricco di potassio.
5 Regosuolo: un termine usato nei primi sistemi di classificazione dei terreni americani per indicare un
gruppo di terreni azonali, che si formano da depositi profondi e non consolidati e non hanno orizzonti
genetici definiti.
6 Vertisuolo: suolo con spiccate caratteristiche di crepacciabilit legate alla presenza di rilevanti contenuti di
argilla espandibile (sono terreni frequenti nelle pianure alluvionali).

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

ALTO BRADANO
Il territorio dellambito Alto Bradano, coincide con
quello dellomonima Comunit Montana.
Attraverso
lampia valle del Basentello, passa dallaltopiano
arido della Murgia pugliese ai fertili terreni del fondovalle lucano e, attraverso la valle del torrente
Alvo, degrada dalle giogaie di Torretta-San Nicola
di Pietragalla (1.074 m s.l.m.) alla Torre di Oppido
Lucano, dove la Fiumara di Tolve simmette nel
Bradano (232 m s.l.m.). Si estende per Km2 815,54
e comprende 9 centri abitati.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Acerenza

77,13

865

270

755

Banzi

82,25

630

330

468

Forenza

115,60

1.048

394

2.684

Genzano

207,04

643

236

432

Oppido Lucano

54,65

762

232

79

Palazzo San Gervasio

62,26

587

311

913

Pietragalla

65,67

1.074

416

1.361

San Chirico Nuovo

23,19

1.035

302

811

127,75

1.035

235

1.092

Tolve

Il territorio dellambito Alto Bradano, punteggiato da paesi, santuari e masserie e da splendide testimonianze di antiche attivit agricole e pastorali,
condotto a coltivazione agraria intensiva per circa 39.100 ha (48%), a pratipascoli per circa 26.900 ha (33%), e comprende incolti e tare per circa 4.100
ha (5%), e boschi per circa 11.400 ha (14.%). Questi ultimi sono formati da
alberi dalto fusto di latifoglie (5.700 ha = 50%) e da cedui (5.700 ha = 50%)
sempre a prevalenza di cerro e si prestano alla presenza di una gamma
vastissima di miceti, soprattutto appartenenti ai generi Boletus ed Amanita. Si
rinvengono anche numerosissime specie di Russula ed alcune specie di
Armillaria comprendenti la A. mellea e la A. tabescens.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

Larea risente poco dellinfluenza del mar Ionio e del mare Adriatico ed , conseguentemente, contraddistinta da modeste precipitazioni atmosferiche (750 mm
annui). La temperatura pu scendere durante linverno a valori minimi molto bassi (11 C ) e nei mesi estivi, molto aridi, pu raggiungere valori massimi elevati (+40 C).
Questo ambito, globalmente, caratterizzato da due facies.
Lambiente orientale, pi marcatamente collinare, con gli insediamenti antropici
di Acerenza, Banzi, Forenza, Genzano e Palazzo San Gervasio, che nascondono
tesori darte insospettabili, presenta le caratteristiche geo-morfologiche del Pliocene
e Quaternario, proprie della fossa bradanica, in cui prevalgono i suoli bruni lisciviati (regosuoli, vertisuoli, litosuoli)7. Vi troviamo, tra laltro, il secolare e suggestivo
bosco di cerri di Forenza, e ampie e numerose radure condotte a pascoli. In questo
habitat straordinario si rinvengono una gran quantit di funghi commestibili. Cosa
che avviene anche ai margini di tutti i territori comunali dove permangono le macchie boscose di cedui, quali residui delle antiche foreste di Acerenza, Genzano e
Palazzo San Gervasio, dissodate, per sostenere la trasformazione agraria della
zona. In questi ambienti vegetazionalmente ricchi, ma, a volte, anche impenetrabili, sono presenti, tra le altre, specie di miceti dei generi Boletus (B. aereus, B. impolitus, B. luridus, B. queletii, B. regius), Amanita (A. caesarea, A. spissa, A. gemmata,
A. rubescens e la bellissima e rara Amanita Vittadini), Armillaria (A. tabescens e
A. mellea), Russula (R. cyanoxantha e R. delica), Cortinarius (C. violaceus e C.
praestans), Tricholoma (T. acerbum), Hygrophorus (H. russula), Clytocybe (C.
gibba, C. costata, C. geotropa e C. odora), Agaricus (A. silvicola, A. silvaticus, A.
campestris, A. arvensis, A. floccipes, A. haemorrhoidarius e A. albertii).
Anche nellambiente occidentale, prevalentemente montano e con le caratteristiche geo-morfologiche proprie delle aree interne del potentino (flysch e argille),
dove i terreni (litosuoli e suoli bruni acidi o lisciviati) sono condotti a boschi
(Montrone di Oppido Lucano, Torretta di Pietragalla, Cupolicchio di San Chirico
Nuovo) con la preponderante presenza di alberi dalto fusto e di cedui di cerro,
spesso intercalati da conifere e da terreni erbosi condotti a pascoli, si rinvengono
un po tutte le specie fungine pi pregiate, messe in evidenza nellambito precedentemente esaminato: dai Boletus aereus e B. reticulatus, alla Amanita caesarea, dalle
Amanitae del sottogenere Vaginaria, alle Russula delica e R. cyanoxantha, dal
Cortinarius praestans, ai Tricholoma acerbum e T. roseoacerbum, dai Tuber mesentericum e T. aestivum allHygrophorus russula e a tante altre. A queste, per, occorre aggiungere anche quelle simbionti proprie delle conifere come il Lactarius deliciosus, L. sanguifluus, L. semisanguifluus, i tricolomi della sezione Atrosquamosa, il
Suillus granulatus, il S. luteus e il S. collinitus.
Un enorme patrimonio fungino non ancora pienamente utilizzato sul piano prettamente economico e turistico.
7

Vedi note esplicative a pag. 26

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

MARMO-PLATANO
Il territorio dellambito Marmo-Platano coincide
con quello dellomonima Comunit Montana.
Attraverso le fiumare di Avigliano e di Muro Lucano,
degrada dalle montagne di Bella, di Ruoti e di Muro
Lucano (1.445 m s.l.m.) al torrente Platano (226 m
s.l.m.), al limite della Regione Basilicata. Si estende per Km2 454,94 e comprende 7 centri abitati .

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE
2

Km

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Balvano

41,74

1.239

226

654

Baragiano

29,45

825

342

516

Bella

9936

1.407

332

3.590

Castelgrande

34,45

1.248

583

734

Muro Lucano

125,76

1.445

322

1.777

Pescopagano

69,12

1.226

374

1.132

Ruoti

55,06

1.294

427

1.530

Il territorio del Marmo-Platano, dominato da colline e monti, straordinarie ramificazioni dellAppennino, che non superano i 1.500 metri sul livello del mare, fino a
qualche decennio addietro, era ricoperto da estese foreste di faggi e di querce e,
per ampio spazio, veniva destinato alla pastorizia di altura, nelle praterie accorpate
di Pisterola di Muro Lucano, nei boschi di Li Foy di Ruoti e sulle dorsali di Balvano e
di Pescopagano. Oggi, dopo i disboscamenti, anche la tradizionale attivit armentizia si notevolmente limitata e, qualche volta, si ridotta a pascolo del borgo.
Larea , ora, condotta a coltivazione agraria intensiva per circa 14.000 ha
(31%), a prati-pascoli per circa 17.000 ha (37%), a boschi per circa 10.000 ha
(22%) e comprende incolti e tare per circa 4.000 ha (10%). Complessivamente sono
presenti formazioni boschive dalto fusto (6.800 ha = 68%) di latifoglie prevalentemente di cerro e faggio e boschi cedui (3.200 ha = 32%) in gran parte di quercia.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

Essa risente dellinfluenza del mar Tirreno che si concretizza in discrete precipitazioni atmosferiche (900 mm annui) e temperature con picchi di valori molto bassi
(-13 C) in alta montagna e medie accettabili in ogni periodo dellanno.
Globalmente questo ambito caratterizzato da due facies diverse, sia sotto laspetto della conformazione morfo-geo-litologica che della conduzione agro-vegetazionale.
Nella prima facies, ricadente nei territori orograficamente suggestivi di Muro
Lucano, Castelgrande e Pescopagano, si registra la presenza prevalente del cosidetto calcare dolomitico, marcatamente montano, caratterizzato da rendzina e
suoli bruni calcarei o lisciviati (litosuoli, regosuoli). Qui troviamo, ai margini dei territori comunali, i boschi e i cespuglieti spesso con funzioni di pascoli di altura, nei
quali, per, sono presenti specie di miceti interessanti sia dal punto di vista della
commestibilit che da quello scientifico. Accanto ai Tuber pi comuni (T. mesentericum, T. aestivum, T. aestivum var. uncinatum) si rinvengono il Boletus aereus, il B.
reticulatus, il Gyroporus cyanescens, il G. castaneus, il Boletus regius, il B. edulis, il
B. erythropus, il Leccinum crocipodium, lo Xerocomus chrysenteron e lo X. rubellus,
lAmanita caesarea, lA. rubescens, lA. crocea, lA. umbrinolutea, il Coprinus
comatus , il Cortinarius praestans, l Hydnum rufescens , l Hygrophorus
olivaceoalbus, lH. pudorinus, lHelvella crispa e lH. monachella.
Invece nella seconda facies, cio nellambiente montano del Pliocene di Balvano
e del flysch di Bella, Ruoti e Baragiano, caratterizzato prevalentemente da suoli
bruni acidi o lisciviati (rendzina e litosuoli), condotti principalmente a boschi,
accanto alle aree delle frane, troviamo i meravigliosi complessi boschivi di Bella
(monte Santa Croce e Acqua del Faggio), di Ruoti (faggeta di monte Li Foy e labetina di abete bianco), inframmezzati da ampie radure condotte a prati-pascoli. Qui
sono presenti sia tutti i funghi delle radure e dei pascoli montani sia quelli simbionti,
non solo della quercia e del faggio, ma anche delle conifere. Dunque una gamma
vastissima di miceti che possono raggiungere, in autunno, anche il numero di alcune centinaia, la cui presenza conferisce allambiente una nota di policroma e suggestiva bellezza. Vi troviamo, infatti, tutte le specie tipiche di questi habitat appartenenti ai generi Boletus, Amanita, Tricholoma, Clitocybe, Ramaria, Russula,
Cortinarius, Entoloma, Cantharellus, Agaricus, Xerocomus, Calocybe, Armillaria,
Hygrophorus, Lactarius, Macrolepiota, Collybia, Coprinus, Helvella, Hoenbuehelia,
Hydnum, Laccaria, Leucopaxillus, Lycoperdon, Lyophillum, Mucidula,
Oudemansiella, Paxillus, e cos via. Tutti, insomma, quei funghi commestibili che a
tavola sono protagonisti senza uguali. Anche in questo territorio la raccolta dei funghi dovrebbe assumere precise connotazioni economiche (cosa che, in parte, gi
avviene per quelli ipogei, i tartufi insomma) e consentire agli agricoltori, ai cittadini
in genere, di integrare il proprio reddito con i profitti, pur marginali, derivanti dalla
raccolta e commercializzazione di questi prodotti.

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

MELANDRO
Questo territorio presenta le caratteristiche proprie
dellAppennino Meridionale, una suggestiva variet
di dorsali montuose e rilievi collinari, cime e altipiani che si ergono dalle conche dei profondi e tumultuosi corsi dacqua. Attraverso la fiumara di Picerno
e il torrente Melandro, digrada dallo spartiacque
Agri-Sele del massiccio del Volturino (1.718 m
s.l.m.) al torrente Platano (196 m s.l.m.), al limite
nord-occidentale della Regione Basilicata. Si
estende per Km2 417,05 con 8 centri abitati.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Brienza

82,69

1.445

474

1.817

Picerno

78,29

1.355

397

1.210

S.Angelo Le Fratte

22,99

1.286

360

480

Sasso di Castalda

45,21

1.718

725

1.134

Satriano di Lucania

33,02

1.063

483

402

Savoia di Lucania

32,25

1.066

351

500

Tito

70,59

1.358

500

1.382

Vietri di Potenza

52,01

1.239

196

924

Il Melandro un ambito territoriale ampio e interessante che, fino a qualche


decennio addietro, offriva largo spazio alle attivit silvo-pastorali connesse con
le serre alte e con i pianori di altura presenti nei boschi comunali di tutti gli
abitati e, in modo particolare, di Li Foy (versante di Picerno) e di Macchia
Carrana di Savoia. Oggi, dopo i disboscamenti delle faggete di Tito, Brienza e
Sasso di Castalda, lattivit armentizia si alquanto ridotta. Lintero territorio
ora condotto a coltivazione agraria intensiva per circa 10.700 ha (29%), a pratipascoli per circa 20.300 ha (48%) e comprende incolti e tare per circa 3.800 ha
(4%) e boschi per circa 7.900 ha (19%). Sono presenti 4.200 ha (53%) di latifoglie dalto fusto prevalentemente di cerro e 3.700 ha (47%) di boschi cedui in

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

gran parte di quercia. Non mancano, chiaramente, faggete, castagneti, pinete


ed abetaie. Si incontrano anche aceri, perastri e meli selvatici.
Dal punto di vista bioclimatico, esso risente poco dellinfluenza di tutti i mari
meridionali, anche se cadono precipitazioni atmosferiche da 800 a 1400 mm
annui, con neve molto copiosa oltre i 1.500 m s.l.m., con innevamento che dura
molti mesi e temperature invernali molto basse. Durante i mesi estivi, le temperature non superano i 34 C .
Questo territorio della Basilicata caratterizzato da due facies diverse sia
dal punto di vista della conformazione morfo-geo-litologica, sia per conduzione agro-vegetazionale. Si passa dal complesso calcareo dolomitico (sperone roccioso) di Brienza, Sasso di Castalda, S. Angelo le Fratte e Vietri, al
Pliocene e al flysch di Satriano, Picerno, Savoia e Tito.
Nella facies ricadente in sinistra idrografica del torrente Melandro, cio
nel cosidetto sperone roccioso di Brienza, Sasso di Castalda, S. Angelo le
Fratte e Vietri di Potenza, ambiente marcatamente a calcare dolomitico,
caratterizzato dalla presenza di rendzina e suoli bruni calcarei, (litosuoli e
regosuoli) condotti, tuttora, a boschi (faggio, pino, abete bianco di Sasso di
Castalda) oppure a pascoli di altura connessi alle attivit silvo-pastorali,
sono state catalogate innumerevoli e meravigliose specie fungine.
Dappertutto e un po in tutte le stagioni, anche se chiaramente con punte
massime in tarda primavera, in estate ed autunno, si trovano miceti straordinari, anche ai margini dei territori comunali, dove sono presenti residui
boschi di querce e macchie che assicurano ancora larghi spazi allattivit
armentizia. Tra le specie di funghi commestibili si rinvengono, nella loro
policroma e rigogliosa unicit, i comunissimi prataioli, Agaricus arvensis, A.
augustus, A. campestris, A. comtulus, A. bitorquis, A. fusco-fibrillosus, A.
floccipes, A. silvicola, A. haemorrhoidarius, A. vaporarius , le nobili e intriganti amanite A. caesarea, A. codinae, A. vittadini, A. crocea, A. fulva, A.
ovoidea, A. ovoidea var. proxima, A. rubescens, A. strobiliformis, A. spissa,
A. umbrinolutea e A. vaginata, i plastici e rigogliosi boleti B. appendiculatus, B. aereus, B. edulis, B. reticulatus, B. fragrans, B. impolitus, B. luridus, B.
queletii, B. regius, le delicate Calvatia utriformis e Langermannia gigantea, i
Lycoperdon umbrinum e L. perlatum, le occhieggianti Calocybe gambosa e
C. ionides; le ridenti e radiose russule R. amoena, R. aurea, R. cyanoxantha,
R. delica, R. heterophilla, R. mustelina, R. melliolens, R. virescens, R. xerampelina, le diffusissime armillarie A. mellea e A. tabescens, gli splendidi e
incomparabili Pleurotus eryngii e P. ostreatus, il curiosissimo Hericium erinaceum, gli ispidi Hydnum repandum e H. rufescens, i suggestivi e fragranti
Cantharellus cibarius, C. amethysteus e C. cornucopioides, i miti e putibondi
Hygrophorus H. limacinus, H. persoonii, H. hypotheius, H. russula, H.

32

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

agathosmus, H. pudorinus, H. chrysodon; il Chamarophyllus pratensis , i suggestivi e pittoreschi Lactarius deliciosus, L. semisanguifluus e L. sanguifluus, i
ricercatissimi Tricholoma acerbum, T. terreum e T. gausapatum, le altere e
svettanti macrolepiote M. procera, M. rachodes, M. konradii, M. escoriata,
M. mastoidea, le civettuole Ramaria aurea, R. flava e R. botrytis, la caratteristica Clavaria truncata e la deliziosa Peziza aurantia.
Una immensa eterogeneit di essenze fungine, un mondo meraviglioso
sempre pieno di sorprese anche per lo specialista.
Nella facies montana del Pliocene8 e del flysch, situata in destra idrografica del torrente Melandro, che presenta le caratteristiche della fascia fitoclimatica propria dellarea interna del potentino, cio nei territori dei comuni
di Satriano, Picerno, Savoia di Lucania e Tito, in cui prevalgono i suoli bruni
acidi o lisciviati (rendzina e litosuoli), condotti prevalentemente a coltura
cerealicola, diffusa in tutti gli abitati e specialmente nel territorio di Tito, non
si pu registrare, chiaramente, una massiccia presenza dei miceti.
Invece, laddove si ritrovano i terreni incolti e i complessi boschivi di questi paesi, soprattutto quelli meravigliosi di Picerno e di Savoia, intercalati da
rimboschimenti di resinose e da ampie radure condotte a prati-pascoli, si
rinvengono, come nella facies precedente, i funghi pi generosi, veri gioielli
della natura, non solo dal punto di vista scientifico, ma anche e soprattutto
da quello gastronomico. Qui i profumi dei boschi, dai pi delicati ai pi
intensi, prendono forma e colore negli splendidi carpofori lisci o frastagliati, rotondi o coralloidi, piatti o emisferici dei funghi. Il 70% dei miceti raccolti appartengono al genere Boletus il rimanente 30% a specie che fanno
capo ai generi Amanita, Tricholoma, Melanoleuca, Pleurotus , Agaricus,
Lactarius, Armillaria, Ramaria, Lycoperdon, Morchella, Macrolepiota,
Clitocybe, Collybia, Marasmius , Leccinum, Hirneola, Pseudoclitocybe,
Coprinus, Xerocomus, Cantharellus, Clitopilus, Hydnum, Grifola, Dryodon,
Helvella, Verpa e tutte le altre specie commestibili di Tuber. Di esse si ricordano qui di seguito le pi interessanti: B. aereus, B. regius, B. appendiculatus, B. reticulatus, Leccinum carpini, Xerocomus subtomentosus e X.
Rubellus, Amanita caesarea, A. crocea, A. ovoidea, A. rubescens, A. strobiliformis, Armillaria mellea e A. tabescens, Cantharellus cibarius con le
variet bicolor e rufescens e C. ianthinoxanthus, Clytopilus prunulus,
Lycoperdon umbrinum, L. echinatum, L. perlatum, L. piriformis e L. molle,
Agaricus abrubtibulbus, A. arvensis, A. cupreobrunneus, A. cumtulus, A.
depauperatus, Tricholoma acerbum, T. scalpturatum, T. squarrulosum, T.
equestre, Clitocybe costata, C. geotropa, C. gibba, C. nebularis, C. odora,
pseudoclitocybe cyathiformis, Hirneola auricola-judae, Collybia acervata e
C. butyracea var. asema, Marasmius oreades, Coprinus comatus,

33

Osvaldo e Rosario Tagliavini

Macrolepiota procera, M. rachodes, M. mastoidea, M. konradii e M. excoriata, Hydnum repandum e H. rufescens, Ramaria aurea, R. sanguinea, R.
botr ytis e R. flava, Pleurotus cornucopiae, P. er yngii e P. ostreatus,
Morchella conica, M. esculenta, M. rotunda, M. vulgaris, Grifola frondosa,
Dryodon coralloides, Helvella crispa, H. sulcata, H. monachella, Morchella
semilibera e la Verpa bohemica.
Da qualche anno, da parte della Comunit Montana del Melandro, in
atto unoperazione di valorizzazione dei prodotti del sottobosco. Attraverso
studi, convegni e sagre si sta coinvolgendo un numero sempre crescente di
persone intorno ai tartufi, funghi ipogei che in questo territorio sono abbondanti in ambedue le facies geo-morfologiche. Sono, infatti, presenti finanche
il Tuber melanosporum e il Tuber magnatum, cio il famoso tartufo nero di
Norcia e quello bianco di Alba, oltre, chiaramente, ai Tuber mesentericum,
T. aestivum, T. aestivum var. uncinatum, T. brumale, T. brumale var. moschatum, T. macrosporum e T. albidum.

8 un periodo del terziario (era terziaria) secondo la classificazione del Lyell, 1832.

34

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

ALTO BASENTO
Il territorio dellambito Alto Basento coincide con
quello della vecchia omonima Comunit Montana.
Definito dallo spartiacque del monte Carmine e da
Potenza, capoluogo regionale, presenta laltitudine
maggiore (1.475 m s.l.m.) al monte Pierfaone di
Pignola e laltitudine minore (420 m s.l.m.) alla
stretta di Albano sul fiume Basento. Ha unestensione di Km2 611,16 e interessa 9 abitati.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Albano di Lucania

55,17

1.050

420

660

Avigliano

84,93

1.239

543

2.154

Brindisi di Montagna

59,76

1.230

515

1.656

Cancellara

42,12

1.015

460

721

Filiano

70,78

1.100

425

4.375

Pignola

55,51

1.475

723

2.033

Potenza

173,97

1.350

584

1.395

Trivigno

25,94

1.152

441

400

Vaglio di Basilicata

42,98

1.028

441

216

Anche i vasti e straordinari altipiani delle aree interne del potentino, fino allinizio del secolo scorso, erano ricoperti da meravigliose foreste di querce e di
faggi e ampio spazio veniva riservato alla pastorizia transumante tra i pascoli
montani delle serre alte e la pianura delle locazioni erbacee del Tavoliere di
Puglia e/o del Metapontino. Lintero territorio non caratterizzato da rilievi bassi e
uniformi, ma da un susseguirsi di monti, valichi, valli e centri abitati, in un perfetto e straordinario equilibrio tra insediamenti umani e ambiente, era una volta,
segnato da infiniti sentieri e dai tratturi controllati dai massari di campo dei feu-

35

Osvaldo e Rosario Tagliavini

datari. Non solo col disboscamento selvaggio, ma anche con la costruzione di


strade e ferrovie e con la nascita di una industrializzazione forzata, larea ha
subito molte e radicali trasformazioni ed oggi condotta a boschi per circa
13.600 ha (22%), a coltivazione agraria intensiva per circa 26.800 ha (44%), a
prati-pascoli per circa 19.700 ha (32%), a incolti e tare per circa 1.200 ha (2%).
I boschi, a volte, occupano estensioni vaste e continue, mentre altre hanno
una diffusione puntiforme e localizzata. Essi sono formati da alberi dalto fusto
di conifere e di latifoglie a prevalenza di cerro (8.000 ha = 58%) e da boschi
cedui (5.300 ha = 42%) in gran parte di quercia. Boschi vivi e palpitanti che si
prestano alla crescita di numerose specie fungine, da quelle piccole fino a
quelle di notevoli dimensioni.
Questo territorio risente ben poco dellinflusso dei mari meridionali, anche
se soggetto a precipitazioni atmosferiche piuttosto alte che vanno dai 200 ai
700 mm annui, con neve copiosa e con innevamento che perdura per molti
mesi. La temperatura di quelli invernali pu scendere a valori molto bassi (-15
C) e, nei mesi estivi aridi, raggiungere valori alti (+ 36 C).
Globalmente questo ambito caratterizzato da tre facies diverse, non tanto
dal punto di vista della conformazione morfo-geo-litologica (si passa dalle
dorsali appenniniche del flysch e delle argille varicolori alle vallate del
Quaternario), quanto per conduzione agro-vegetazionale.
Nella facies settentrionale, dal monte Caruso alla fiumara di Atella e dal
monte Carmine alla fiumara di Ruoti, come nella parte montana di Agromonte
e di Lagopesole (Bosco del Duca), nei terreni formati prevalentemente da suoli
bruni acidi e lisciviati condotti a boschi di faggio e di abete cos come nelle
suggestive radure a pascolo montano, si rinvengono funghi straordinari per
consistenza e numero. Sono presenti sia tutti i generi e le specie fungine commestibili simbionti delle faggete e delle abetaie (abete bianco) dellAppennino
Meridionale sia quelli delle radure e dei pascoli montani. Tra le altre si incontrano i boleti B. edulis, B. appendiculatus, B. regius, B. luridus, B. queletii, B.
reticulatus, le amanite del sottogenere Vaginaria, i tricolomi della sezione
Atrosquamosa, la Clitocybe gibba, gli agarici Agaricus essettei, A. arvensis,
A. campestris, A. albertii, il Clitopilus prunulus, gli Hydnum repandum e H.
rufescens, il Cantharellus cibarius con le variet rufescens e bicolor, la Ramaria
flava, il Craterellus cornucopioides, le grandi lepiote Macrolepiota procera, M.
excoriata e M. rachodes, i Marasmius oreades, M. alliaceus, M. scorodonius,
la Collybia dryophila, i lattari Lactarius deliciosus, L. sanguifluus, L. semisanguifluus, L. salmonicolor, lHelvella crispa, il Lycoperdon perlatum e la Calvatia
utriformis.
Nella facies centrale, ricadente nel bacino idrografico del Basento, troviamo la citt di Potenza, capoluogo di regione, con i suoi insediamenti industriali

36

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

e infrastrutturali e labitato di Pignola, nei cui pressi sono presenti sia il lago di
Pantano, (Riserva Naturale del WWF) caratterizzato da una rigogliosa vegetazione lacustre fatta di canne, giunchi e piante riparie, sia la piana di Arioso,
circondata da boschi meravigliosi di faggi. In questo ambito si rinvengono, in
una serie numerosa, specie commestibili straordinarie sia legate alle faggete e
ai querceti, sia allambiente lacustre: tra le altre, quelle appartenenti al genere
Boletus, quali B. regius, B. appendiculatus, B. reticulatus, B. aereus, B. edulis,
ai tricolomi, Tricholoma equestre e T. acerbum, alle lepiste, L. nuda, L. luscina e
L. sordida, alle clitocibi C. odora, C. nebularis e C. gibba, alle amanite A.
caesarea, A. crocea, A. vaginata, A. fulva, A. vaginata var. strangulata, ai
pleuroti P. eryngii, P. cornucopiae e P. ostreatus. E poi da non dimenticare sono
anche il Clitopilus prunulus, le ramarie R. flava, R. aurea, R. botrytis, le russule
R. delica, R. cyanoxantha, R. alutacea, R. amoena, R. aurea, le macrolepiote
M. excoriata, M. Konradii, M. procera, M. rachodes, M. permixta, i marasmi
M. oreades e M. alliaceus, gli agarici A. arvensis e A. campestris, lH. repandum e lH. rufescens.
Nella fascia fitoclimatica propriamente montana di questa facies, i terreni,
formati prevalentemente da suoli bruni, litosuoli e regosuoli, sono condotti a
boschi imponenti di faggio sia alla Sellata e a Rifreddo che alla Pallareta, nelle
cui radure luminose e di impareggiabile bellezza, utilizzate a pascoli di altura,
tuttora in auge una marcata attivit silvo-pastorale. Un habitat straordinario,
che, soprattutto, in autunno, si trasforma in uno spettacolo di rara suggestione
per la presenza di una gamma vastissima e variopinta di funghi, da quelli
commestibili e pi diffusi a quelli pieni di incanto e di violenta ma ingannatrice
bellezza. Qui si possono rinvenire gran parte dei miceti commestibili individuati nellarea precedentemente presa in esame ascritti ai generi Boletus,
Amanita, Clitocybe, Ramaria, Tricholoma, Lactarius, Lepiota, Macrolepiota,
Russula, Cortinarius. E, poi, altre specie quali gli Hydnum repandum e H. rufescens, il Cantharellus cibarius, il Clitopilus prunulus, la Hyrneola auricolajudae, i Marasmius oreades e M. alliaceus, i prataioli Agaricus campestris e
A. arvensis, la Calvatia utriformis, la Langermannia gigantea, la Collybia
dryophila, il Craterellus cornucopioides e lHericium erinaceum.
Nellambiente meridionale, invece, ricadente nel bacino idrografico dellasta principale del Basento, che va dalla confluenza del Tiera alla strettoia di
Albano, troviamo i centri abitati di Vaglio Basilicata, Cancellara, Brindisi di
Montagna, Trivigno e Albano di Lucania, gran parte di origine antica, come
documentato dai recenti scavi archeologici di Serra San Bernardo, Macchia di
Rossano, Serra Carpini, ecc. I terreni sono formati prevalentemente da suoli
bruni acidi o lisciviati e condotti a bosco di latifoglie ai margini di tutti i territori comunali: conosciuti sono la cerreta e la farneta del bosco Cupolicchio di

37

Osvaldo e Rosario Tagliavini

Albano di Lucania, la foresta demaniale della Grancia di San Demetrio di


Brindisi e la piccola macchia di Rossano di Vaglio dove, un tempo, veniva praticato il culto della dea Mefitis, dea delle acque e delle terre. In questo suggestivo habitat il fungo ancora un mistero da svelare e da onorare. Ogni
forma, ogni profumo, ogni ricamo di luce rimanda ad una divinit opulenta e
materna, capace di suscitare un amore tenero e travolgente, di generare echi,
aloni emotivi e accenti indimenticabili. Qui accertata la presenza di splendide specie di miceti come lAmanita caesarea, la Clitocybe odora, i boleti B.
aereus, B. reticulatus, B. queletii, B. erythropus e B. luridus, lo Xerocomus
rubellus, le russule R. cyanoxantha e R. delica, il Marasmius oreades, i chiodini
Armillaria mellea e A. tabescens, il Pleurotus eryngii ed il Pleurotus ostreatus, il
Cantharellus cibarius, gli agarici A. campestris, A. haemorrhoidarius, A. silvicola e A. albertii, i tricolomi T. acerbum, T. roseoacerbum e T. equestre, il
Coprinus comatus, lHelvella crispa, lH. monachella, il Lactarius volemus, la
Peziza aurantia, lHohenbuelia geogenia, il Dryodon cirrhatum, gli igrofori H.
russsula e H. dichrous o persoonii, il Polyporus squamosus e la Ramaria aurea.
In questo ambito territoriale dal respiro antico, si trovano splendidi e preziosi
esemplari di funghi un po dovunque, anche nel modesto boschetto dietro il
paese. Si spiega cos la presenza di una Associazione Micologica che opera sul
territorio da circa 25 anni nel corso dei quali, attraverso ricerche e mostre, ha
messo in luce un patrimonio micologico formato da centinaia e centinaia di specie fungine appartenenti, a volte, a numerosi taxa rari.

38

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

SAURO-CAMASTRA
Lambito Sauro-Camastra coincide con quello
della vecchia omonima Comunit Montana. Il territorio degrada, attraverso i torrenti Sauro e
Camastra, dal monte Volturino (1.806 m s.l.m.) allo
sbarramento di ponte Fontanella (524 m s.l.m.) e
dal monte Caperrino (1.395 m s.l.m.) alla confluenza del vallone della Difesa con il Sauro (361 m
s.l.m.). Ha unestensione di Km 2 515,61 e interessa
6 centri abitati.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Abriola

96,64

1.744

683

4.710

Anzi

76,74

1.249

550

840

105,03

1.806

602

3.720

Corleto Perticara

88,98

1.300

510

1.338

Guardia Perticara

52,95

1.056

361

447

Laurenzana

95,27

1.395

524

2.593

Calvello

Il territorio del Sauro-Camastra, caratterizzato da una notevole variabilit altimetrica e da numerosi e piccoli altipiani che aprono a panorami
straordinari e sempre nuovi, fino a qualche decennio addietro, era ricoperto da imponenti foreste di latifoglie e molto spazio era riservato alle
attivit silvo-pastorali connesse alla transumanza di mandrie di bianche
podoliche dai pascoli montani a quelli dei terrazzi alluvionali dellarco
ionico.
Nonostante siano scomparse le grandi foreste daltri tempi, il territorio
ancora particolarmente ricco di essenze arboree. Infatti non solo comprende coltivazioni agrarie intensive per circa 12.100 ha (23%), prati-pascoli
per circa 22.500 ha (44%), incolti e tare per circa 3.200 ha (6%), ma
anche boschi per circa 13.700 ha (22%). Boschi, che si distendono soprat-

39

Osvaldo e Rosario Tagliavini

tutto nella parte montuosa, e sono in continua e meravigliosa espansione.


Essi si presentano, quasi sempre, misti e, quindi, raramente in formazioni
di essenze pure. Predominano quelli dalto fusto di latifoglie (9.900 ha =
73%) con prevalenza di cerro e di faggio e i cedui (3.800 ha = 27%) in
gran parte di quercia. Ambienti, come noto, favorevoli alla presenza di
funghi. In autunno, soprattutto, ogni angolo di bosco e di prato, da quelli
che ospitano le essenze arboree pi maestose a quelli pi umili, si popola
di meravigliosi miceti, creature che ci commuovono per le loro forme lievi
e sapienti, ci inebriano con i loro colori fantastici e suggestivi, ci trasmettono vertigini infinite attraverso i profumi e gli aromi: intensi, eccelsi e misteriosi.
Il Sauro-Camastra caratterizzato, globalmente, da due facies diverse,
non tanto sotto laspetto della conformazione morfo-geo-litologica, proprio
del flysch del Terziario, quanto per conduzione agro-vegetazionale fortemente influenzata dal clima. Infatti, dal punto di vista bioclimatico, larea
settentrionale risente poco dellinfluenza dei mari meridionali, anche se
interessata da unalta precipitazione atmosferica (1.200-1.900 mm annui)
con neve copiosa e con innevamento che perdura per molti mesi e con la
temperatura invernale che pu scendere a valori molto bassi (-14 C) e,
nei mesi estivi aridi, raggiungere valori alti (+35 C).
Larea meridionale, invece, risente dellinfluenza del mar Ionio che comporta una brusca saldatura tra inverno ed estate e una media precipitazione atmosferica (700-1.000 mm annui), spesso nevosa con persistenza a
lungo della neve sul terreno, e con accentuata siccit estiva e temperatura
media che si aggira sui 13-14 C, ma che raggiunge valori bassi (-10 C)
o valori molto alti (+40 C).
Larea settentrionale, ricadente nel bacino del Basento, con i centri abitati di Abriola, Anzi, Calvello e Laurenzana, chiari e vibratilli nellaria
leggera dalta quota, ha un territorio che, attraverso la Fiumarella e il
Serrapotamo, degrada dal monte Caperrino e da quelli del Volturino e
della Sellata alla valle del Camastra. I terreni sono formati prevalentemente da suoli bruni acidi o lisciviati, condotti a splendidi boschi dalto fusto
che, spesso, sfidano il tempo e luomo: faggeta di Sellata Pierfaone di
Abriola, cerreta di Rifreddo di Anzi, fustaia mista di abete e di faggio di
Calvello, e soprattutto lAbetina di Laurenzana. Questultima meravigliosa
estensione boschiva (Riserva Naturale Regionale) considerata, dalla
Societ Botanica Italiana, biotopo di straordinario interesse naturalistico.
Le ampie e suggestive radure, presenti nellarea, sono ancora condotte a
pascolo montano di ovini e bovini che tengono in auge una consistente
attivit silvo-pastorale. chiaro che in questi splendidi habitat, cos favore-

40

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

voli alla crescita di miceti, si rinvengono specie straordinarie sia dal punto
di vista della commestibilit che da quello scientifico. Sono state catalogate
in una mostra micologica, tenutasi a Laurenzana, nei primi di novembre
del 1999 e organizzata da una associazione culturale del luogo con il
contributo degli aspiranti Ispettori Micologi, oltre 200 specie fungine, delle
quali pi di un centinaio commestibili. Si tratta di specie appartenenti ai
generi Boletus, Amanita, Tricholoma, Lepiota, Macrolepiota, Clitocybe,
Entoloma, Rodhocybe, Lactarius, Cortinarius, Russula, Agrocybe, Agaricus,
Armillaria, Calvatia, Cantharellus, Xerocomus, Leccinum, Cortinarius,
Helvella, Laccaria, Lepista, Hygrophorus, Peziza, Lyophillum, Pleurotus,
Russula, Hericium, Hydnum, Lycoperdon, Pluteus, Paxillus, Verpa,
Volvariella, ecc.
Un patrimonio immenso che va valorizzato soprattutto sul piano economico. Nella zona non vi sono, a tuttoggi, n aziende n privati che utilizzino razionalmente questi prodotti del sottobosco come risorsa mercantile.
Eppure i funghi sono prodotti ricercati perch conferiscono ai piatti un
colore e un odore di bosco ed una grazia viva ed autentica.
Larea meridionale, che degrada da Caperrino fino alla valle del Sauro,
quindi ricadente nel bacino dellAgri, definita da due centri abitati dal
profilo immobile e sonnolento, dal respiro tiepido e caldo, Corleto
Perticara e Guardia Perticara. Anchessa, come quella settentrionale, presenta ampi spazi di abbandono e di degrado (Fiumarella e vallone di
Torre) per dissesto idrogeologico e movimenti franosi, a volte, coperti da
cespugli, regno incontrastato della Calocybe gambosa.
I terreni, formati prevalentemente da suoli bruni acidi e regosuoli, sono
condotti, nella fascia fitoclimatica montana, a bosco misto di latifoglie e di
conifere (Lata di Corleto Perticara). In questi ambienti di straordinaria bellezza, si rinvengono le innumerevoli e svariate specie fungine, ampiamente
diffuse nelle faggete, nei querceti e nei boschi di conifere: Boletus edulis,
B. appendiculatus, B. fragrans, B. impolitus, B. regius, Amanita caesarea,
A. crocea, A. fulva, A. ovoidea, A. solitaria, A. vaginata, Tricholoma acerbum, T. basirubens, T. apium, T. columbetta, T. equestre, T. gausapatum, T.
orirubens, T. portentosum, T. squarrulosum, T. terreum, Clitocybe alexandrii, C. costata, C. geotropa, C. gibba, C. nebularis, C. odora, C. sinopica, Ramaria aurea, R. botrytis, R. flava, Clitopilus prunulus, Russula alutacea, R. amoena, R. aurea, R. cyanoxantha, R. melliolens, R. mustelina, R.
virescens, R. xerampelina, Cortinarius violaceus, Armillaria mellea, A.
tabescens, Pleurotus ostreatus, Agaricus albertii, A. augustus, A. essettei,
A. floccipes, A. haemorrhoidarius. A. subperonatus, A. semotus, A. silvaticus, A. silvicola, Macrolepiota pseudoolivascens, M. procera, M. procera

41

Osvaldo e Rosario Tagliavini

var. fuliginosa, M. rachodes, Xerocomus badius, X. cramesinus, X. chrysenteron, X. pruinatus, X. subtomentosus, X. tumidus, Hygrophorus russula,
H. marzuolus, H. agatosmus, H. arbustivus, H. persoonii, H. Hypothejus,
H. nemoreus, H. penarius, H. pudorinus, Coprinus comatus, Collybia acervata, ecc. Specie dalle forme e dai colori splendidi che effondono nellaria
ora inviti dolci e ammalianti, ora profumi aspri e pungenti.

42

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

ALTO AGRI
Il territorio dellambitoAlto
Agri coincide con quello dellomonima Comunit Montana. Esso degrada
dal monte Volturino (1.835 m s.l.m.) alla confluenza
dell affluente Trigella (362 m s.l.m.). Ha unestensione di Km2 642,50 e interessa 11 centri abitati.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Grumento Nova

66,17

1.096

535

1.255

Marsico Nuovo

101,03

1.699

576

4.555

Marsico Vetere

37,82

1.835

564

1.096

Moliterno

97,65

1.518

588

1.575

Montemurro

56,54

1.300

400

943

Paterno

39,25

1.448

576

1.216

S.Martino dAgri

50,25

1.306

362

695

Sarconi

30,46

1.275

532

514

Spinoso

37,82

1.549

435

903

Tramutola

36,48

1.429

564

1.113

Viggiano

89,03

1.724

580

1.727

Anche il territorio dellAlto Agri, alquanto montuoso e collinare, con estese


zone pianeggianti lungo la valle e molto ricco di acque, fino allinizio del
Novecento, era coperto da foreste verdi e imponenti e ampio spazio veniva
riservato alle attivit silvo-pastorali connesse con la transumanza di mandrie di
podoliche tra i pascoli montani delle serre alte e i terrazzi alluvionali dellarco ionico. Attivit fiorenti fin dallantichit, tanto che, in epoca romana, a

43

Osvaldo e Rosario Tagliavini

Grumentum (in agro di Grumento Nova), come attestano alcune epigrafi, era
diffuso il culto del dio Silvano, divinit dei boschi, dei campi e degli armenti ed
era presente il Collegio dei dendrofori, cio degli addetti alla conservazione
dei boschi.
Lintera area , oggi, condotta a coltivazione agraria intensiva per circa
14.300 ha (22%), a prati-pascoli per circa 31.800 ha (50%), ad incolti e tare
per circa 4.700 ha (7%), a boschi per circa 13.500 ha (21%). Questi boschi,
spontanei o ricostruti dalluomo, sono formati, quasi sempre, da essenze miste
e, quindi, raramente da essenze pure. Sono condotti ad alberi dalto fusto di
latifoglie con prevalenza di cerro e faggio (8.600 ha =64%) e a boschi cedui
di quercia (4.900 ha = 36%). Non mancano essenze di conifere.
Dal punto di vista bioclimatico, per lallocazione interna, lintero territorio
risente poco dellinflusso del mar Tirreno, ma molto di quello del mar Ionio, per
cui si registra una marcata precipitazione atmosferica (1.300-1.800 mm
annui), con neve copiosa in montagna e innevamento che perdura per molti
mesi e fa scendere la temperatura dei mesi invernali a valori bassi, fino a -16
C . Nei mesi estivi la temperatura, nella parte meridionale della valle, pu
raggiungere punte molto alte (+40 C).
Questo ambito, globalmente, presenta due facies diverse, sia sotto laspetto della
conformazione morfo-geo-litologica sia per conduzione agro-vegetazionale.
Lambiente occidentale, definito dalla dorsale spartiacque tra Agri e
Vallo di Diano, si sviluppa sulle pendici collinari della dorsale del complesso calcareo marnoso, dove troviamo gli insediamenti antropici di
Grumento Nova, Moliterno, San Martino DAgri, Sarconi, Spinoso e
Tramutola, degradanti verso il fondovalle ricoperto dal Quaternario che
forma lampia conca di Paterno. I terreni, costituiti prevalentemente da
suoli bruni calcarei e rendzina, sono condotti a bosco di fustaie e di cedui
di latifoglie (soprattutto cerro a Grumento Nova e farno a Sarconi) con i
pianori e le radure utilizzate ancora per pascolo. Questi habitat, splendidi
dal punto di vista micologico, permettono la fioritura di innumerevoli
miceti pregiati e di straordinari tartufi, tanto che nella zona sono sorte ben
due Associazioni Micologiche, che, nel corso di questi anni, hanno catalogato centinaia e centinaia di specie interessanti. Si ricordano, tra le altre, i
boleti B. aereus, B. reticulatus, B. luridus, B. queletii, B. impolitus, il
Gyroporus castaneus, le amanite A. caesarea, A. strobiliformis, A. vaginata, A. strangulata , le armillarie A. mellea e A. tabescens , il Pleurotus
ostreatus , il Dryodon coralloides , il Lactarius volemus , la Russula cyanoxantha , i prataioli Agaricus campestris , A. arvensis, A. silvicola , la
Calvatia utriformis, la Macrolepiota mastoidea, la M. excoriata, la M. procera, il Coprinus comatus e la Clitocybe odora.

44

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Lambiente orientale, definito dalla dorsale spartiacque tra Agri e Basento,


caratterizzato dal complesso calcareo-silico-marnoso sulle cui pendici montane sono orgogliosamente arroccati i centri abitati di Marsico Nuovo,
Marsicovetere, Montemurro e Viggiano degradanti verso il fondovalle ricoperto da formazioni del Quaternario.
I terreni, formati prevalentemente da suoli bruni calcarei, litosuoli e regosuoli, sono coperti sia da boschi meravigliosi di alto fusto che da cedui di latifoglie
e di conifere (faggeta di Camporeale e di Fontana delle Brecce di Marsico
Nuovo, fustaia mista di abete e faggio del monte Volturino di Marsicovetere,
faggeta del monte Enoc e della montagna di Viggiano, faggeto e castagneto di
Pietra Spezzata di Montemurro). I pianori e le radure da cui si godono splendidi panorami, sono utilizzati tuttora a pascolo montano connesso con la transumanza di mandrie di bovini dai terrazzi marini dellarco ionico. Chiaramente
anche in questi splendidi habitat sono presenti non solo tutti i miceti prima menzionati, molti dei quali pregiati, ma anche quelli delle faggete, del castagneto e
delle abetaie, tra cui, bene ricordare, in particolare, le specie ascrivibili ai
Boletus delle sezioni Edules ed Appendiculati, i molti esemplari di Xerocomus e
Suillus, come i comuni S. granulatus, S. collinitus, S. bellinii e S. luteus e poi le
innumerevoli specie di Amanita, Tricholoma, Clitocybe, Armillaria, Pleurotus,
Lactarius, ecc. Un numero di miceti straordinario sia dal punto di vista prettamente scientifico che della commestibilit. Un concentrato di delizie non solo
per i buongustai, ma anche per gli appassionati di micologia.

45

Osvaldo e Rosario Tagliavini

MEDIO AGRI-SAURO
Il territorio dellambito Medio
Agri-Sauro coincide
con quello dellomonima Comunit Montana.
Degrada dallo spartiacque Cavone-Agri (1.137 m
s.l.m.), (Montepiano di Cirigliano e Stigliano) alla
confluenza del Sauro nellAgri (59 m s.l.m.). Ha
unestensione di km 2 687,10 con 10 centri abitati .

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Aliano

96,32

851

150

742

Armento

58,50

1.080

325

989

Cirigliano

14,93

1.137

419

546

Craco

76,28

405

59

750

Gallicchio

23,48

849

304

560

Gorgoglione

34,23

1.080

322

1.075

Missanello

22,30

846

271

764

Roccanova

61,63

901

236

1.240

SantArcangelo

89,47

772

137

866

209,96

1.112

70

1.864

Stigliano

Il territorio del medio Agri-Sauro, noto non solo ai geologi, ma ai lettori


di tutto il mondo grazie al romanzo di Carlo Levi Cristo si fermato a Eboli,
come il regno del dissesto idrogeologico, dei movimenti franosi e dei calanchi.
Il territorio, pi collinoso che montagnoso, con una montagna che non supera i
1.137 m s.l.m., condotto a coltivazione agraria intensiva per circa 27.100
ha (44%), a prati-pascoli per circa 21.100 ha (34%), e comprende incolti e
tare per circa 10.200 ha (7%) e boschi per circa 10.300 ha (15%). Sono pre-

46

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

senti formazioni di alberi dalto fusto di latifoglie (5.500 ha = 53%) costituite


prevalentemente da quercia e faggio e boschi cedui (4.800 ha = 47%) in gran
parte di quercia.
Questo ambito, globalmente, caratterizzato da due facies diverse, non
tanto per conformazione morfo-geo-litologica propria del flysch, quanto per
conduzione agro-vegetazionale.
Larea interna orientale, dal punto di vista bioclimatico, risente poco dellinflusso termoregolatore del mar Ionio. Infatti sulla stessa cade una precipitazione atmosferica che va da 1.100-1.800 mm annui ed spesso nevosa, con
innevamento che perdura per molti mesi. La temperatura invernale tocca valori
piuttosto bassi (-10 C) mentre quella dei mesi estivi sale a valori medi alti
(+30 C).
Di converso larea interna occidentale influenzata dal mar Ionio. Si registra una precipitazione atmosferica media di 700-900 mm annui e uno scarso
innevamento anche in montagna, per cui la temperatura media, di 13-14 C ,
scende, in montagna e nei mesi invernali, anche a valori bassi (-6 C), mentre,
durante i mesi estivi, generalmente aridi, quella massima pu toccare valori
molto alti (+45 C).
Nel settore orientale, ricadente nellambito della montagna materana, si
trovano i centri abitati di Aliano, Cirigliano, Craco, Gorgoglione e Stigliano
con un territorio avente spesso le caratteristiche proprie delle aree interne, cio
ampi spazi di abbandono e di degrado per dissesto idrogeologico e vasti
movimenti franosi.
I terreni, formati prevalentemente da regosuoli e vertisuoli, sono coperti, in
collina, da macchie pi o meno estese di querce, in montagna, invece, da
boschi imponenti dalto fusto (faggeta di Montepiano di Stigliano e Cirigliano,
cerreta con agrifoglio di Gorgoglione). Le radure, nude e instabili, vengono
condotte a pascoli di altura.
In questi habitat si rinvengono, nella loro smagliante e pittoresca bellezza,
molti funghi commestibili presenti in Basilicata. Tra gli altri qui sono ricordati il
Boletus edulis, le russule R. alutacea e R. cyanoxantha, i cortinari C. praestans,
C. sebaceus e C. violaceus, le armillarie A. mellea (il comune chiodino) e A.
tabescens, il Pleurotus ostreatus, lHericium erinaceum e il Dryodon coralloides,
lHydnum repandum, la Verpa bohemica, lHelvella crispa e la straordinaria
Langermannia gigantea, che pu raggiungere anche il peso di 10 Kg. Sono
anche presenti splendidi esemplari di Agaricus campestris, A. arvensis e A.
albertii, molte specie di Macrolepiota, tra cui la delicata M. mastoidea e la
squisita M. excoriata.
Nel settore occidentale, ricadente nellambito delle colline argillose, troviamo i centri abitati di Armento, Gallicchio, Missanello, Roccanova e

47

Osvaldo e Rosario Tagliavini

SantArcangelo, (fragili e vulnerabili come cicale agonizzanti, direbbe il


poeta) abbarbicati su un territorio calanchivo dove si registra la presenza di
notevoli spazi di abbandono e di degrado per dissesto idrogeologico e vasti
movimenti franosi.
In questo ambiente, il bosco, costituito da macchieto di querce e cespuglieto, ai margini del territorio comunale di Armento, Gallicchio e Roccanova, si
ritrova solo come residuo da dissodamento e viene utilizzato per pascolo da
borgo e per limitate attivit silvo-pastorali. Anche in questo habitat, dal punto
di vista silvicolo piuttosto povero, facile rinvenire alcuni miceti, tra cui, lo
straordinario Boletus aereus, la prodigiosa Amanita caesarea, il profumato
Cantharellus cibarius, varie specie di Agaricus e alcune delicate Macrolepiote
comprendenti le squisite M. procera, M. rachodes e M. excoriata.

48

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

LAGONEGRESE
Il territorio dellambito Lagonegrese coincide con
quello dellomonima Comunit Montana. Degrada
dalla cima del monte Sirino (2.005 m s.l.m.) alla
splendida costa di Maratea sul Tirreno. Ha unestensione di Km2 764,10 ed interessa 12 centri abitati.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Castelluccio Inferiore

28,81

1.018

321

765

Castelluccio Superiore

32,28

1.580

411

1.523

Castelsaraceno

74,18

1.900

659

1.084

Episcopia

28,73

1.133

383

275

Lagonegro

112,41

2.005

440

4.310

Latronico

75,98

1.900

472

1.420

175,66

2.005

158

3.730

Maratea

67,32

1.505

957

Nemoli

19,75

1.907

185

568

Rivello

68,94

1.800

50

1.893

Rotonda

42,33

1.919

318

1.442

Trecchina

37,71

1.277

62

928

Lauria

Il territorio del Lagonegrese, utilizzato sin dallantichit per attivit


silvo-pastorali e per varie colture agricole nelle zone pedomontane, si
presenta, dal punto di vista geomorfologico, differenziato a causa del
dissesto idrogeologico e dei profondi movimenti franosi dovuti alla co-

49

Osvaldo e Rosario Tagliavini

presenza di entrambi i complessi calcareo-dolomitico e calcareo-silicomarnoso propri del Lagonegrese e del flysch Mesozoico tipico del
Cilento.
Il territorio, molto vario, comprende coltivazioni agrarie intensive
per circa 15.700 ha (20%), prati-pascoli per circa 39.800 ha (52%),
incolti e tare per circa 2.800 ha (2%), boschi per circa 18.900 ha
(25%). Questi ultimi sono costituiti soprattutto da latifoglie (11.900 ha,
pari al 63% della superficie), prevalentemente cerro, faggio e pioppo,
boschi cedui (7.000 ha = 37%) in gran parte di quercia. Sono anche
presenti macchie di oleastro e lentisco. Un habitat ideale dal punto di
vista micologico in quanto ricco di quasi tutte le essenze arboree tipiche dellItalia meridionale.
Questo ambito, globalmente, caratterizzato da tre facies diverse
per conformazione morfo-geo-litologica e per conduzione agro-vegetazionale, e da almeno due fasce fitoclimatiche. Infatti, dal punto di vista
bioclimatico, lintero territorio del Lagonegrese, dallorografia molto
tormentata e prevalentemente rocciosa, risente dellinfluenza del mar
Tirreno. Vi si registra una precipitazione atmosferica elevata compresa
tra i 1.800 ed i 2.200 mm annui e che, sul monte Sirino, si presenta
sotto forma di neve copiosa e con innevamento che perdura per molti
mesi. La temperatura minima invernale scende, in montagna, a valori
molto bassi (-13 C) mentre quella massima estiva, anche in riva al
mare, non raggiunge valori molto alti (+35 C).
Nellambiente meridionale, ricadente nel bacino idrografico del LaoMercure, si trovano i centri abitati di Castelluccio Inferiore, Castelluccio
Superiore e Rotonda, ubicati ai piedi del massiccio del Pollino e inseriti
nellomonimo parco nazionale. I terreni formati prevalentemente da suoli
bruni lisciviati, litosuoli e regosuoli, sono caratterizzati dalla presenza del
pino loricato e condotti, essenzialmente, a boschi di faggio nelle aree di
confine tra gli abitati. In queste faggete vaste e meravigliose e nelle aree
boscate di conifere, fioriscono specie fungine straordinarie e preziose:
dal Boletus edulis , particolarmente profumato dopo lessiccamento, alle
varie amanite, dalle ramarie R. aurea e R. flava, agli Hydnum repandum
e H. rufescens , dal Cantharellus cibarius , al Craterellus cornucopioides ,
dalle infinite russule e cortinari, ai lattari L. deliciosus e L.
semisanguifluus , dai tricolomi della sezione Atrosquamosa, alle clitocibi
C. odora e C. gibba, dagli igrofori H. penarius, H. pudorinus, H. agathosmus, al Camarophyllus pratensis. E, poi, sono da annoverare alcune specie e variet di Tuber, comprendenti il T. aestivum, il T. aestivum var. uncinatum, il T. mesentericum, ed altre ancora.

50

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Anche nei territori dove si rinvengono i pascoli magri delle pendici


rocciose e pietrose delle radure montane e delle serre alte, che mantengono in vita lattivit silvo-pastorale, fanno la loro comparsa decine
e decine di specie fungine appartenenti a diversi generi come, per
esempio,i prataioli Agaricus albertii e A. arvensis , le numerose lepiote
e macrolepiote, la Calvatia utriformis , il Coprinus comatus , il Pleurotus
eryngii , la Calocybe gambosa e la Langermannia gigantea .
Nellambiente centrale, ricadente nel bacino idrografico del Sinni,
sono presenti le frazioni di Lauria e i centri abitati di Castelsaraceno,
Episcopia e Latronico, ubicati ai piedi del monte Alpi, pure inserito nel
territorio del Parco Nazionale del Pollino. In questi territori, formati
prevalentemente da suoli bruni calcarei o lisciviati, regosuoli e alluvionali, coperti da boschi di faggio e di cerro (monte Alpi di
Castelsaraceno e di Latronico), da consistenti formazioni di pino e di
pino loricato (Malboschetto di Latronico) e da vaste estensioni di quercia come in agro di Episcopia, si rinvengono tante specie di miceti, in
parte menzionate per lambiente precedente, ma, in quantit rilevante.
Sono da citare, soprattutto, il B. aereus, il B. reticulatus e lA.
caesarea , la cui produzione raggiunge alcune centinaia di quintali
annui e d vita ad un florido commercio, che alimenta, soprattutto, i
mercati e le industrie delle regioni limitrofe, i cui mediatori, muniti di
camion frigoriferi, fanno letteralmente incetta di questi preziosi prodotti appena raccolti dalla popolazione locale.
In alcuni areali della valle del Sinni, stata segnalata in alcune
pioppete la presenza del prezioso Tuber magnatum , il famoso tartufo
bianco di Alba.
Nellambiente settentrionale, ricadente nel bacino idrografico del
Noce, caratterizzato dallinsediamento costiero di Maratea e delle sue
frazioni, e dagli abitati di Lagonegro, Lauria, Nemoli, Rivello,
Trecchina, ubicati sulle pendici del monte Sirino, si riscontrano alcuni
deliziosi laghetti (Laudemio di Lagonegro, Conserva di Lauria, Sirino di
Nemoli) con vegetazione lacustre di montagna: canne, giunchi e piante
riparie. I terreni, formati in gran parte da suoli bruni calcarei, litosuoli,
suoli bruni e rossi mediterranei, sono coperti da boschi di latifoglie
(faggio, cerro ed ontano sul Sirino nei territori di Lagonegro e di
Lauria, castagno sul monte Coccovello di Trecchina fino ai margini del
centro abitato), da boschi di pioppi, da cedui e cespuglieti della flora
mediterranea (oleastro e lentisco), nellagro di Maratea e, nelle radure
montane del Sirino, a pascoli di bovini. In tutti questi habitat si possono rinvenire moltissime specie fungine appartenenti ai generi Boletus,

51

Osvaldo e Rosario Tagliavini

Tr i c h o l o m a , A m a n i t a , R u s s u l a , C o r t i n a r i u s , C l i t o c y b e , R a m a r i a ,
Leccinum, Agrocybe, Pleurotus, Armillaria, Fistulina, Laetiporus , individuate nei vari territori del comprensorio e documentate da una ricca
mostra micologica tenutasi, alcuni anni fa, a Lagonegro per conto
dellAmministrazione Comunale.

52

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

ALTO SINNI
Il territorio dellambito Alto Sinni coincide con
quello dellomonima Comunit Montana. Degrada
dal massiccio del Pollino (2.247 m s.l.m.) alla diga
di Monte Cotugno di Senise (171 m s.l.m.).
Riguarda 11 centri abitati ed ha unestensione di
K m2 634,47.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Calvera

15,79

881

391

296

Carbone

47,75

1.366

487

952

Castronuovo S.Andrea

46,93

924

359

1.261

Chiaromonte

70,58

2.247

266

2.128

Fardella

27,28

1.724

325

1.176

Francavilla in Sinni

45,95

1.587

300

1.517

San Chirico Raparo

83,00

1.764

310

2.091

Sanseverino Lucano

61,14

1.616

429

1.331

Senise

96,61

651

171

1.123

Teana

19,61

914

380

68

119,83

2.180

321

2.110

Viggianello

Il territorio dellAlto Sinni ricade integralmente nel Parco Nazionale del


Pollino, area di elevato interesse naturalistico e di grande importanza scientifica. Si presenta alquanto differenziato per il manifesto dissesto idrogeologico e
per i movimenti franosi dovuti alla co-presenza del complesso calcareo-dolomitico e del flysch mesozoico del Cilento.
Larea condotta a coltivazione agraria intensiva per circa 18.400 ha

53

Osvaldo e Rosario Tagliavini

(29%), a prati-pascoli per circa 26.500 ha (42%), a boschi per circa 14.000
ha (22%) e comprende incolti e tare per circa 4.400 ha (7%). Sono presenti
boschi dalto fusto di conifere e latifoglie (8.500 ha = al 61%) prevalentemente di cerro e faggio, e boschi cedui (5.500 ha = 39%) con preponderanza di quercia.
Questo ambito, dallorografia molto tormentata e in gran parte rocciosa, si
presenta globalmente uniforme sia dal punto di vista della conformazione
morfo-geo-litologica sia della conduzione agro-vegetazionale. Risente dellinfluenza del mar Tirreno e del mar Ionio, che si manifesta con una abbondante
precipitazione atmosferica (1.700-2.000 mm annui), la quale, sul massiccio
del Pollino, si trasforma in neve copiosa, con un innevamento che perdura per
molti mesi. In montagna la temperatura minima raggiunge valori molto bassi
(-14 C) mentre quella massima nelle estati afose del fondovalle, tocca valori
alti (+41 C).
Tutto lambiente, ad eccezione di Viggianello, caratterizzato da insediamenti antropici di tipo cacuminale, cio, abbarbicati sulle pendici dellampia
vallata del fiume Sinni (Chiaromonte, Fardella, Senise e Teana) o su quelle
delle valli degli affluenti dello stesso (Calvera, Carbone e Castronuovo
SantAndrea sul torrente Serrapotamo, Francavilla in Sinni sullomonimo
fiume e Sanseverino Lucano sul Frido). Solo in parte ricade nel bacino idrografico del Sinni il territorio di San Chirico Raparo, il cui abitato sorge ai
piedi dellomonima rupe.
Il massiccio del Pollino coperto da magnifiche foreste di latifoglie e
conifere, ma famoso, soprattutto, per la contemporanea presenza del pino
loricato Pinus leucodermis sia sugli speroni del crinale sia sui primi contrafforti. I terreni, formati prevalentemente da suoli bruni acidi o lisciviati,
regosuoli, vertisuoli, sono condotti, essenzialmente, a formazioni estese di
cedui e dalto fusto sia di faggio che di cerro (foresta del Titolo e di
Magrizzi), tra Castronuovo S. A., Calvera e San Chirico Raparo, a boschi
meravigliosi di abete bianco, faggio e castagno tra Carbone, Fardella e
Teana, a imponenti complessi forestali di faggio, cerro e abete, (foresta di
Magnano, dellAvena e di Pietra Sasso) tra Chiaromonte, Francavilla, San
Severino e Viggianello. In questo territorio tanto diversificato per essenze
arboree, sono presenti innumerevoli miceti, in un susseguirsi straordinario di
forme e colori incredibili, come i lampi e i salti della nostra immaginazione. Per dare unidea della ricchezza micologica della zona, si ricorda che,
in una escursione, sono state catalogate dagli allievi del Corso per
Micologo, organizzato nel 1998 dalla Regione Basilicata, nella sola foresta
del Titolo, circa 200 specie fungine. Ed altrettante ne sono state esposte in
occasione di una mostra micologica realizzata nel comune di Francavilla sul

54

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Sinni dallAssociazione Micologica Bresadola di Potenza. Se ne riportano


qui le principali commestibili: Marasmius scorodonius, Macrolepiota procera, M. rachodes, Helvella crispa, Gyroporus castaneus, G. cyanescens,
Boletus aereus, B. edulis, B. regius, B. queletii, B. luridus, Russula cyanoxantha, Amanita caesarea, A. spissa, A. rubescens, A. strobiliformis, A.
strangulata, A. fulva, A. crocea, Armillaria mellea, Pleurotus ostreatus,
Dryodon coralloides, Lactarius volemus e Agaricus silvicola.
Anche in questo territorio si rinvengono i pascoli delle pendici pietrose e
rocciose, quelli delle radure montane e delle serre alte, dove sono presenti
numerose specie di miceti tipici di questi habitat includenti, tra le altre, il
Pleurotus eryngii, il Lyophillum loricatum, la Calvatia utriformis, lAgaricus
campestris, lA. arvensis, lA. albertii, per citarne alcune delle pi conosciute
e consumate.

55

Osvaldo e Rosario Tagliavini

SARMENTO
Il territorio dellambito Sarmento coincide con
quello dellomonima Comunit Montana, ha
unestensione di Km 2 294,72 ricadente integralmente nel Parco Nazionale del Pollino e degrada
dalle cime del massiccio del Pollino (2.248 m
s.l.m.) alla media valle del fiume Sinni (182 m
s.l.m.). Riguarda 6 abitati.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Cersosimo

24,65

1.030

340

831

Noepoli

51,52

821

182

1.510

S. Costantino Albanese

37,42

1.300

386

1.695

S. Giorgio Lucano

38,94

760

184

345

S. Paolo Albanese

29,89

1.283

404

920

112,3030

2.248

537

3.172

Terranova di Pollino

Il territorio dellambito Sarmento, in parte abitato da gruppi etnici di origine


albanese, oltre ad essere caratterizzato da ambiti antropologici e naturalistici
di un certo rilievo, interessato da un omogeneo e manifesto dissesto idrogeologico e da profondi movimenti franosi dovuti alla formazione geologica di
base appartenente al Pliocene.
condotto a coltivazione agraria intensiva per circa 6.400 ha (22%), a
prati-pascoli per circa 12.000 ha (40%), a boschi per circa 8.500 ha (29%) e
comprende incolti e tare per circa 2.500 ha (9%). Sono presenti boschi dalto
fusto (5.000 ha = 60%) di latifoglie, costituite prevalentemente da cerro, faggio
e pioppo e boschi cedui (3.100 ha = 40%) in gran parte formati da querce.
Ambienti forestali favorevoli alla crescita di numerosi miceti eduli.
Questo ambito, dallorografia molto tormentata, pi frequentemente terroso

56

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

nel fondo valle e roccioso in montagna, globalmente, si presenta uniforme


sotto laspetto della conformazione morfo-geo-litologica e della conduzione
agro-vegetazionale. Risente dellinflusso del mar Ionio, che si manifesta con
una alta precipitazione atmosferica (1.600-1.900 mm annui). Sul massiccio
del Pollino cade neve copiosa con innevamento che perdura per molti mesi,
per cui la temperatura minima scende a valori molto bassi (-14 C) mentre
quella massima estiva raggiunge nelle valli valori alti (+41 C).
Tutto lambiente definito dai centri abitati di Cersosimo, San Giorgio
Lucano, Terranova di Pollino, Noepoli, San Paolo Albanese e San Costantino
Albanese, abbarbicati alle pendici del Pollino che degradano verso il
Sarmento, affluente del Sinni, che, scendendo dalle alte cime, solca le pendici
orientali del massiccio, caratterizzato da formazioni forestali di latifoglie e
aghifoglie e, soprattutto, dalla sopravvivenza di numerosi esemplari del pino
loricato, a testimonianza della presenza di foreste millenarie.
I terreni, costituiti, prevalentemente, da suoli bruni calcarei, acidi e lisciviati,
sono coperti, da boschi cedui di quercia, diffusi sullintero territorio e da
boschi fitti dalto fusto di latifoglie (Capillo di Cersosimo, Catone di Terranova
di Pollino, Pantano di San Giorgio Lucano), in cui prevalgono il cerro, il faggio, lontano e il castagno, come a Noepoli e a San Costantino Albanese, ed il
leccio e il pioppo a San Giorgio Lucano. In questo splendido e variegato habitat, si possono rinvenire gran parte delle specie di miceti pregiati presenti in
Basilicata, documentate da ben 5 mostre micologiche organizzate dal Gruppo
Micologico Potentino dellA.M.B. a Terranova di Pollino. Tra esse si ricordano
le seguenti: Boletus edulis, B. aereus, B. reticulatus, B. appendiculatus, B.
regius, B. luridus, B. impolitus, Gyroporus castaneus, Leccinum lepidum,
Agrocybe cilindracea, Amanita rubescens, A. caesarea, A. vaginata, A. strangulata, A. crocea, A. flava e A. spissa, Armillaria mellea e A. tabescens,
Pleurotus ostreatus, Russula cyanoxantha, Hydnum repandum e H. rufescens,
Lactarius volemus, Agaricus silvicola e A. silvaticus, Helvella crispa,
Cantharellus cibarius, Clitocybe geotropa, C. costata, C. gibba e C. odora,
Collybia dryophila e C. butyracea var. asema.
Anche nei territori dove prevalgono i calanchi e si incontrano i pascoli delle
pendici rocciose e pietrose per greggi di ovini e caprini e i pascoli primari
delle radure montane per mandrie di bovini, sono presenti specie commestibili
molto apprezzate. In primavera si rinvengono, tra le altre, la Calocybe gambosa, lAgaricus albertii e la Calvatia utriformis, in autunno il Pleurotus eryngii,
lAgaricus campestris, il Coprinus comatus e la Clytocibe gibba.

57

Osvaldo e Rosario Tagliavini

MEDIO BASENTO
Il territorio dellambito Medio Basento coincide
con quello della vecchia omonima Comunit
Montana e riguarda 9 abitati, per lestensione di
K m2 584,93 . Esso degrada dal monte Caperrino di
Pietrapertosa (1.455 m s.l.m.) alla confluenza del
Misegna nella Salandrella (124 m s.l.m.).

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Accettura

89,27

1.306

311

769

Calciano

48,68

1.151

183

1.910

Campomaggiore

12,24

850

240

228

Castelmezzano

33,61

1.367

417

783

Garaguso

38,62

789

169

525

Oliveto Lucano

31,47

1.125

370

1.102

Pietrapertosa

67,24

1.455

389

2.392

San Mauro Forte

86,89

733

124

1.203

176,91

932

180

3.026

Tricarico

Il territorio del Medio-Basento presenta un aspetto molto vario dal


punto di vista orografico: si passa dalle zone basse del fondovalle, a
quelle collinose, fino alle suggestive dorsali montuose e agli aspri contrafforti delle cosidette Dolomiti Lucane, dove sincontrano straordinarie formazioni rocciose, bizzarramente modellate dal vento e dove,
spesso, i sapori dellorto si fondono con i profumi dei boschi. Il suolo
piuttosto instabile perch interessato omogeneamente da un manifesto dissesto idrogeologico superficiale (calanchi) e da profondi movi-

58

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

menti franosi dovuti alla formazione geologica di base appartenente al


Pliocene.
Larea condotta a coltivazione agraria intensiva per circa 21.400 ha
(36%), a prati-pascoli per circa 18.800 ha (32%), a boschi per circa 16.800
ha (29%) e comprende incolti e tare per circa 1.400 ha (3%). Si riscontrano
formazioni di essenze pure dalto fusto di latifoglie (14.300 ha = 83%) prevalentemente di cerro e quercia, e boschi cedui (2.500 ha = 17%) a preponderanza di quercia.
Questo territorio, globalmente, caratterizzato da due facies diverse, sia
sotto laspetto della conformazione morfo-geo-litologica propria del flysch che
della conduzione agro-vegetazionale. Si passa dallo sperone roccioso delle
cosiddette Dolomiti Lucane della media valle del Basento ai calanchi del
Pliocene.
Dal punto di vista bioclimatico, lambito basentano risente poco linfluenza
del mar Ionio, per cui sullo stesso si registra una precipitazione atmosferica
che va dai 700 ai 1.400 mm annui. La neve cade molto copiosamente in montagna ove perdura per molti mesi. Le temperature invernali minime sono molto
basse toccando anche i -15 C e, durante i mesi estivi, le massime non superano i 34 C . Invece lambito cavonico risente molto dellinfluenza del mar Ionio,
per cui si registra una precipitazione atmosferica di 600-900 mm/anno con
innevamento solo alle alte quote. Le temperature invernali non raggiungono
valori minimi molto bassi (-8 C). Durante i mesi estivi aridi, quelle massime
possono essere molto alte (+42 C).
Lintero territorio caratterizzato dalla Foresta Demaniale della Regione
Basilicata, estesa per 42.00 ha e facente parte del Parco Naturale di GallipoliCognato e delle Dolomiti Lucane con strutture e servizi di base per la valorizzazione di unarea, che, dalle dorsali Agri-Salandrella e Sauro-Basento
(Montepiano di Accettura, Caperrino di Pietrapertosa), si estende fino alla
zona coperta dalla macchia mediterranea con boschi dalto fusto e di cedui
(cerro, faggio, olmo e acero). Tali boschi vengono utilizzati, ancora, nelle
radure e nei pianori delle serre alte, a pascoli primari e montani. Ogni anno
ad Accettura si rinnova lantica e suggestiva tradizione del culto arboreo del
Maggio, che in una straordinaria cornice di monti, selve e uomini, ravviva il
rito propiziatorio della fertilit, auspicio per un abbondante raccolto. In questo
straordinario e variegato habitat, in cui si annoverano anche rimboschimenti
di pini e abeti bianchi, si rinvengono, in gran parte, i funghi commestibili pi
significativi presenti in Basilicata e comprendenti, tra gli altri, i boleti B. edulis,
B. aereus, B. reticulatus, B. regius, B. appendiculatus, B. luridus, B. impolitus,
B. queletii, il Gyroporus castaneus, le russule R. virescens e R. cyanoxantha, le
amanite A. caesarea, A. spissa, A. strobiliformis, A. codinae, A. vaginata, A.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

strangulata, A. aspera, A. crocea, A. fulva, A. rubescens, i cortinari C. sebaceus e C. praestans, le armillarie A. mellea e A. tabescens, il Pleurotus ostreatus, lHericium erinaceum, il Dryodon. coralloides, gli idni H. repandum e lH.
rufescens, il Lactarius volemus, il Lycoperdon perlatum, il Cantharellus cibarius,
la Caloybe gambosa, le clitocibi C. odora, C. geotropa, C. costata, C. infundulibiliformis o gibba e C. nebularis, le collibie C. dryophila e C. butyracea
var. asema, i funghi a sella H. crispa e H. monachella, lAgaricus silvicola, e,
nelle radure, la Langermannia gigantea, la Calvatia utriformis, gli agarici A.
campestris, A. arvensis e A. albertii, il Marasmius oreades e le macrolepiote
M. mastoidea e M. excoriata.
Specie fungine che sincontrano sia nella facies basentana, marcatamente
montana, definita dai centri abitati di Campomaggiore, Calciano,
Castelmezzano, Pietrapertosa e Tricarico e caratterizzata dalla presenza prevalente di suoli bruni acidi o lisciviati, condotti a boschi di querce, con residui
di formazioni di castagni ed aceri nelle vallecole di Pietrapertosa, sia nella
stessa facies cavonica, marcatamente collinare, definita dagli insediamenti
antropici di Accettura, Garaguso, Oliveto Lucano e San Mauro Forte, dove
prevalgono i regosuoli e vertisuoli del Quaternario, con il calanco utilizzato,
prevalentemente, a prati-pascoli e, con i terreni condotti, in montagna, essenzialmente, a boschi di faggio, cerro e abete. Una enorme quantit di specie
fungine includenti non solo quelle proprie delle latifoglie, ma anche quelle tipiche delle abetaie quali i lattari della sezione Dapetes (L. salmonicolor, L. sanguifluus, L. semisanguifluus, L. deliciosus ), i tricolomi della sezione
Atrosquamosa (T. gausapatum, T. terreum, T. scalpturatum, T. argiraceum) ed il
Suillus salmonicolor.

60

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

BASSO SINNI
Il territorio dellambito Basso Sinni coincide con
quello dellomonima Comunit Montana, riguarda 5
abitati ed ha unestensione di Km 2 383,85. Esso
degrada dalle pendici di Valsinni (890 m s.l.m.) alla
pianura costiera del mar Ionio.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Colobraro

65,91

858

95

963

Nova Siri

52,11

865

190

Rotondella

76,93

862

379

156,93

661

15

1.743

31,97

890

107

772

Tursi
Valsinni

Il territorio del Basso Sinni, prevalentemente collinare, che scende con dolce
declivio verso la piana di Nova Siri, caratterizzato da formazioni del
Pliocene e del Quaternario e da un omogeneo e manifesto dissesto idrogeologico di superficie (calanchi). condotto a coltivazione agraria intensiva per
circa 21.500 ha (56%), a prati-pascoli per circa 10.500 ha (27%), a boschi
per circa 4.000 ha (10%) e comprende incolti e tare per circa 2.400 ha (7%).
Sono presenti boschi con alberi ad alto fusto (1.400 ha = 36%), conifere e
latifoglie con prevalenza, rispettivamente, di pini e querce, e, poi, boschi cedui
(2.600 ha = 64%) pi frequentemente di quercia, oleastro e lentisco. Vi si rinvengono, soprattutto nel tardo autunno, dopo abbondanti piogge, specie di
miceti che amano il caldo, quali lAmanita caesarea, il Cantharellus cibarius,
il Boletus aereus, lAgaricus silvicola, e quelle tipiche delle pinete miste mediterranee: il Suillus granulatus e il S. bellinii, i lattari L. sanguifluus, L. semisanguifluus, L. deliciosus e i tricolomi della sottosezione Terrea.

61

Osvaldo e Rosario Tagliavini

Questo ambito, tormentato dalle frane, caratterizzato da insediamenti


antropici abbarbicati sulle pendici delle colline che degradano verso il fondovalle e verso la pianura ionica. Si presenta, globalmente, uniforme dal punto
di vista della conformazione morfo-geo-litologica e della conduzione agrovegetazionale. Esso risente molto dellinfluenza termoregolatrice del mar Ionio,
che si manifesta con una precipitazione atmosferica che va da 900 a 1.100
mm/anno. La temperatura invernale non raggiunge valori molto bassi (-6 C),
mentre quella dei mesi estivi aridi presenta valori alti (+39 C).
Il suolo formato, prevalentemente, da rendzina e terre brune delle colline
marnose sia nel fondo valle irriguo che nelle parti basse della costa ionica
caratterizzate da brughiera, macchia e boscaglia di leccio e di lentisco, spesso
utilizzate per attivit agro-pastorali. Qui presente, tra le altre, la specie tipica
di questo habitat, il delizioso Leccinum lepidum, tanto ricercato e non sempre
facile da trovare.

62

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

MATERANO
Il territorio dellambito Materano, appartiene ai
bacini idrografici del Bradano e del Basento.
Degrada dalla dorsale dello spartiacque tra
Bradano e Basento di Irsina (627 m s.l.m.) alla confluenza del Fiumicello di Montescaglioso col fiume
Bradano (16 m s.l.m.). Ha unestensione di Km 2
983,88 e interessa 5 centri abitati.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Grassano

41,07

576

150

305

Grottole

115,88

562

93

1.323

Irsina

262,21

627

137

1.076

Matera

387,98

519

49

5.202

Montescaglioso

176,74

366

16

2.833

Il Materano, lambito territoriale pi esteso dellintera Regione


Basilicata, definito dalla presenza della citt di Matera, capoluogo dellomonima Provincia, con le sue peculiarit insediative antiche (i Sassi sulle
gravine che incidono la Murgia) e quelle infrastrutturali moderne.
Aggregata alla Terra di Basilicata, nel 1663, come sede del Preside
della Regia Udienza, Matera, fino allinizio di questo secolo, era lo spazio
naturale della pastorizia transumante. Negli ultimi decenni, larea cittadina e lintero territorio murgiano hanno subito notevoli trasformazioni grazie alle attivit connesse allagricoltura. Unagricoltura che copre lintera
fascia bradanica caratterizzata da una orografia senza evidenti asperit e
da centri antropici di una certa consistenza demografica.
Questo territorio risente molto dellinfluenza termoregolatrice del mar
Ionio ed caratterizzato da modeste precipitazioni atmosferiche (500-700
mm annui) e temperature che nei mesi invernali non raggiungono valori

63

Osvaldo e Rosario Tagliavini

molto bassi (-5 C), ma, in quelli aridi estivi, possono toccare valori molto
alti (+40 C), che determinano, spesso, un arresto della crescita del micelio
fungino.
Larea si presenta molto differenziata per conformazione morfo-geo-litologica. Sono presenti, infatti, flysch e argille nelle pendici collinari, degradanti verso
il fondovalle di formazione alluvionale risalente al Quaternario e caratterizzate
da un paesaggio spesso segnato dai calanchi, tanto cari ai pittori e ai poeti del
secondo Novecento, e calcare cretaceo nel terrazzo della Murgia materana.
Invece la stessa area alquanto omogenea per conduzione agro-vegetazionale.
Infatti, molto diffusa la coltivazione cerealicola intensiva.
Pi frequentemente il suolo bruno della collina murgica (rendzina su molassa
alluvionale9) dellintero territorio, condotto a coltivazione agraria intensiva per
circa 50.000 ha (50%), a prati-pascoli per circa 23.300 ha (24%), a boschi per
circa 18.000 ha (18%) e comprende incolti e tare per circa 7.100 ha (8%). Sono
presenti boschi dalto fusto (7.200 ha = 40%) di conifere e di latifoglie a prevalenza di abete, pino e pioppo e boschi cedui (10.800 ha = 60%) costituiti prevalentemente da leccio e lentisco, degradati a macchia boschiva anche a causa del
devastante dissodamento operato nellOttocento. In questa area, contraddistinta
da precipitazioni scarse, possibile rinvenire, se le condizioni atmosferiche sono
favorevoli, specie fungine che sono proprie delle conifere (abete bianco e pino),
del pioppo e delle querce in genere e del leccio in particolare: Leccinum lepidum,
Leccinum duriusculum, L. aurantiacum, L. crocipodium, Xerocomus tumidus, X.
subtomentus, X. chrysenteron, i lattari della sezione Dapetes (L. sanguifluus, L.
deliciosus, L. semisanguifluus, L. salmonicolor ), i tricolomi della sezione
Atrosquamosa (T. terreum, T. gausapatum, T. scalpturatum), lAgrocybe cilindracea, il cosidetto piopparello (sinonimo = Agrocybe aegerita), la Verpa bohemica,
le Russula aurea e R. vesca, lAgaricus essettei. E, soprattutto, il Pleurotus eryngii,
insieme con il Pleurotus eryngii var. ferulae, re incontrastati di questo territorio.

9 Molassa alluvionale: deposito alluvionale composto da materiale altamente incoerente.

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

METAPONTINO
Il territorio dellambito Metapontino appartiene ai
bacini idrografici del Bradano, Basento, Cavone,
Agri e Sinni e riguarda 9 abitati per lestensione di
K m 2 1.136. Esso digrada dalla testata della
Salandrella (604 m s.l.m.) alla pianura della costa
ionica.

SUPERFICIE
COMUNE

ALTITUDINE
m s.l.m.

TERRITORIALE

Km2

Max

SUPERFICIE
BOSCATA

Min

ha

Bernalda

123,11

228

728

Ferrandina

215,47

583

41

727

Miglionico

88,93

473

54

535

Montalbano Jonico

132,94

293

14

1.920

Pisticci

231,47

412

4.679

Policoro

67,29

117

98 4

Pomarico

128,73

475

21

2.345

Salandra

77,11

604

124

862

Scanzano Jonico

71,50

106

1.162

Il territorio del Metapontino si inserisce nella suggestiva cornice della


Magna Grecia, dove ai coloni delle terre di propriet dei templi di Dioniso e di
Atena veniva, saggiamente, imposto lobbligo di ripiantare gli alberi abbattuti
alla foce dellAgri e del Sinni, come ci ricorda una disposizione, risalente alla
fine del 4 secolo a.C., delle Tavole in bronzo di Heraclea. Il territorio ha smarrito la connotazione vegeto-religiosa dun tempo, a causa dei profondi mutamenti subiti nel corso dei secoli e, oggi, dopo la bonifica, le trasformazioni
agrarie e lirrigazione, si presenta piuttosto omogeneo, sia per conduzione

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

agro-vegetazionale che per conformazione morfo-geo-litologica. Sincontrano,


in particolare, terrazzi allinterno e pianura sulla costa.
Lintera area risente dellinfluenza termoregolatrice del mar Ionio che si manifesta con una modesta precipitazione atmosferica (500-600 mm annui). La temperatura invernale minima non scende a valori molto bassi (-4 C), mentre quella
massima degli aridi mesi estivi tocca valori molto alti (+41 C).
I terreni sono formati prevalentemente dai suoli bruni delle colline marnose
e da quelli alluvionali, condotti essenzialmente a colture irrigue, anche se non
mancano zone aride e assolate e, come relitti dei vasti dissodamenti effettuati
a scopo di bonifica, ampi spazi di macchia mediterranea. Per tutti si ricorda il
lussureggiante bosco Pantano di Policoro, che costituisce un relitto di foresta
pianeggiante, in cui vegetano specie tipiche del clima temperato-umido e,
quindi, insolite rispetto al clima caldo-umido del litorale ionico. Qui si rinvengono, tra le altre specie fungine, la Russula vesca, la R. aurea, la R. cyanoxantha, i tricolomi della sottosezione Terrea, gli Xerocomus subtomentosus,
X. Chrysenteron, le Amanita flava, A. umbrinolutea, A. vaginata, la Verpa
bohemica e la V. digitaliformis, lAgrocybe cilindracea, i lattari L. deliciosus, L.
semisanguifluus e L. sanguifluus.
Lintero territorio, globalmente, condotto a bosco per circa 8.000 ha (7%),
a coltivazione agraria intensiva per circa 68.200 ha (60%), a prati-pascoli per
circa 31.800 ha (28%) e comprende incolti e tare per circa 5.700 ha (5%).
Nei boschi, generalmente formati da macchie di oleastro e di lentisco, sulla
costa, e da essenze miste di conifere e di latifoglie, con prevalenza di pioppo,
abete, cerro, roverella e faggio, nelle aree di confine dei centri interni, sono
rinvenibili alcune specie di miceti pregiati comprendenti, tra le altre, anche il
Boletus aereus, lAmanita caesarea e il Cantharellus cibarius. Decine e decine
di altre specie, forse meno nobili dal punto di vista gastronomico, ma ugualmente degne di apparire sulle nostre tavole, sono state rinvenute negli ultimi
anni durante le escursioni effettuate per allestire a Salandra tre mostre micologiche, organizzate dal Gruppo Potentino dellAssociazione Micologica
Bresadola.

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Schede micofloristiche
delle specie eduli illustrate
(sezione iconografica e descrittiva)

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AGARICUS BISPORUS Imbach


Cresce nei terreni concimati. una specie piuttosto comune.
Cappello di taglia media con diametro di 5-10 cm, carnoso-polposo, brunogrigiastro pallido, squamuloso-fibrilloso verso il margine.
Lamelle fitte, color rosa carnicino, con taglio bianco.
Gambo cilindrico, corto, con base ingrossata, provvisto di anello in zona
mediana, doppio, superiormente striato.
Carne soda, bianca, virante al rosso-vinoso. Odore quasi legnoso.
Spore di colore bruno-cioccolato, rotondeggianti, 5-7x4,5-5,5 m.
Commestibile anche da crudo in insalata finch immaturo e in piccole
quantit.

Note
Si tratta di una specie anche largamente coltivata e venduta. Valgono le stesse indicazioni riportate nelle note dellA. campestris.

AGARICUS BITORQUIS (Qulet) Saccardo


Cresce a gruppi numerosi, dalla primavera allautunno, nei parchi e ai margini di strade; a volte rompe addirittura il manto d'asfalto stradale. Comune.
Cappello carnoso, liscio, bianco, tendente a macchiarsi di giallo-ocraceo, 310 cm, da emisferico a piano con margine a lungo involuto.
Lamelle fitte, libere, da rosa a bruno-cioccolato, con taglio pi pallido, cio
sterile.
Gambo concolore al cappello, corto e tozzo, a base attenuata, con due anelli
inferi membranosi e ben evidenti.
Carne bianca, leggermente rosa-rosso al taglio, con odore di nocciola.
Spore di color bruno-cioccolato, rotondeggianti, 5-6x4-5, m; cheilocistidi
numerosi e clavati.
Commestibile.

Note
Valgono per questa specie le stesse indicazioni dellA. campestris.

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AGARICUS CAMPESTRIS var. Campestris L.: Fr.


sin. Psalliota campestris
Cresce a gruppi, dalla tarda primavera allautunno, in pascoli e terreni incolti molto
concimati. Comune e abbondante. Cappello 6-8 cm, carnoso, emisferico e poi
espanso, biancastro, sericeo, con sfumature gialline o bruno-rossicce, coperto
minutamente da piccole squame fibrillose, margine involuto in giovent, appendicolato a maturit. Lamelle fitte, libere, rosee da giovane, poi di color rosa-carne,
indi color cioccolato e infine nerastre. Gambo tozzo, generalmente attenuato,
pieno, liscio, bianco e un po fioccoso nel giovane. Anello bianco, semplice, sottile
e fragile. Carne bianca e soda, lievemente arrossante allaria. Odore leggermente
acidulo, sapore grato. Spore color cacao in massa, ovate, lisce, 7-8x4-5 m.
Commestibile anche da crudo finch immaturo e in piccole quantit.
Note
Si tratta del comunissimo prataiolo chiamato in dialetto cnocch, tariddo, cuppitiello o
fung ross. Nome che viene esteso un po a tutte le specie del genere Agaricus. Attenzione a
non confonderlo con gli Agaricus del gruppo Xanthodermatei (tossici) che si riconoscono perch
la carne al piede del gambo diventa giallo cromo allabrasione, e odora di inchiostro di china o
di acido fenico.

AGARICUS BRESADOLANUS Bohus


sin. Psalliota campestris var. radicata Bres.
Cresce a piccoli gruppi, dalla primavera avanzata allautunno, soprattutto
sotto le robinie, in parchi e boschetti. Comune.
Cappello 5-10 cm, da chiuso a piano-depresso, bruno-grigiastro-fuligginoso
tendente a ingiallire, margine biancastro.
Lamelle fitte, da rosee a bruno porpora, con taglio concolore.
Gambo un po bulboso, ingiallente esternamente al tocco, con robusto cordone
miceliare. Anello supero, liscio, bianco.
Carne bianca, al taglio tendente al rosso. Odore e sapore grati.
Spore ellittiche, 6-7x4-5 m; assenza di cheilocistidi.
Commestibile.

Note
Anche per questa specie valgono le indicazioni dellA. campestris.

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AGARICUS FLOCCIPES Bohus


Cresce in autunno, ma anche in primavera, nei prati e nelle radure dei boschi.
Comune.
Cappello 3-6 cm, bianco, sericeo-fibrilloso, spesso, in et adulta, con larghe
squame al centro, leggermente giallo-limone al tocco.
Lamelle fitte, attenuate al gambo, rossastre, bruno-nerastre a maturazione.
Gambo bianco, squamoso fino all'anello. Anello supero, persistente, sfumato
di rosa in alto.
Carne bianca, leggermente arrossante al taglio. Odore anisato o gradevole di
mandorle amare.
Spore di colore bruno-cioccolato, 6-7,5x4,5-5,5 m.
Commestibile.

Note
Valgono le osservazioni dellA. campestris.

AGARICUS FUSCOFIBRILLOSUS Pilat


Cresce sotto latifoglie. Comune.
Cappello 4-9 cm, color nocciola scuro, con fibrille innate bruno-nerastre (quasi
in rilievo) simili a peli.
Lamelle fitte, libere, roseo-carnicine, poi color cioccolato. Taglio sterile.
Gambo bianco, poi bruno chiaro, esile, cilindraceo e senza bulbo, con anello
bianco, supero e sottile.
Carne bianca e piuttosto sottile, allaria diviene rosa-carnicina.
Spore bruno-scure in massa, ovate e guttulate, 5-7x4-4,5 m.
Commestibile.

Note
Valgono le osservazioni relative allA. campestris.

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AGARICUS HAEMORRHOIDARIUS Schulz.


Cresce, in tarda estate-autunno, soprattutto nelle pinete. Comune.
Cappello con diametro di 6-13 cm, di colore bruno-scuro con squame concolori e appressate, da campanulato ad appianato con margine prima involuto,
poi disteso e appendicolato.
Lamelle da rosee a bruno-porpora, con taglio sterile, fitte e alte.
Gambo farinoso biancastro, ingrossato alla base. Anello supero, doppio, con
orlo brunastro.
Carne bianca, alla frattura virante velocemente al rosso-sangue. Odore fungino, sapore grato.
Spore in massa color cacao volgente al viola, ellittiche, 5-7x3-4 m.
Commestibile.

Note
Valgono per questa specie le stesse indicazioni relative allA. campestris.

AGARICUS VAPORARIUS Moser


Cresce, in estate-autunno, nei prati vicino agli immondezzai e ai letamai.
Comune.
Cappello di color marrone scuro, largo 6-13 cm, dapprima trapezoide, poi
convesso o leggermente depresso, a volte desquamato fino al disco e con orlo
appendicolato.
Lamelle molto fitte e sottili, prima grigio-carnicine, poi nero-brunastre con
taglio sterile.
Gambo bianco, sfumato di rosa, cilindrico attenuato.
Anello basso, ampio, biancastro, striato superiormente, squamuloso e brunastro inferiormente.
Carne biancastra. Odore quasi legnoso, sapore mite da giovane.
Spore bruno-scure in massa, tondeggianti, 6-7x5-6 m.
Commestibile.
Note
Valgono per questa specie le indicazioni dellA. campestris.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AGARICUS SUBPERONATUS (Lange) Singer


Cresce soprattutto nelle pinete. Comune.
Cappello di diametro di 8-12 cm, convesso, spianato al centro, bruno-rossastro con larghe squame appressate, con orlo bianco e denticolato.
Lamelle alquanto fitte, prima rosate, poi bruno scure.
Gambo cilindrico, prima biancastro, poi grigiastro, decorato, in basso, da
squame e fibrille biancastro-ocro-brunicce.
Anello sottile a doppio margine.
Spore di color bruno cacao in massa, ovoidi, 6-7x4,5-5 m.
Commestibile.

Note
Valgono per questa specie le indicazioni dellA. campestris.

AGARICUS SILVATICUS Schaeff.: Fr.


Cresce sotto conifere e latifoglie. Comune.
Cappello di 8-10 cm di diametro, emisferico-campanulato, poi convesso,
bruno-giallastro, bruno-rossastro, dissociato in piccole squame quasi triangolari su fondo biancastro
Lamelle libere, fitte, grigio-rosee, poi rosee, quindi bruno-violacee. Taglio sterile.
Gambo cilindrico con base bulbosa, bianco candido al di sopra dell'anello,
bianco sporco e squamuloso al di sotto.
Anello bianco, poi grigiastro, supero, semplice, ma consistente.
Carne bianca, molto arrossante al taglio. Odore acidulo, sapore grato.
Spore di color bruno-cacao in massa, ovate, monoguttulate, 4,5x3-3,5 m.
Commestibile.

Note
Valgono per questa specie le indicazioni dellA. campestris.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AGARICUS ARVENSIS Schaeff.: Fries


Cresce, nei prati, a gruppi numerosi, dalla primavera allautunno. Comune.
Cappello grosso e carnoso, largo 6-16 cm, da emisferico a convesso, bianco,
lucente e squamoso con disco nocciola, margine appendicolato e festonato,
ingiallente allo sfregamento e con let.
Lamelle libere, fitte e basse, mai rosee: da giovani a lungo di color grigio pallido, poi, cioccolato, con il tagliente pi chiaro, cio, sterile.
Gambo quasi nudo, bianco e cavo, ingrossato alla base. Anello supero, doppio, con la pagina inferiore dissociata a stella.
Carne bianca, allaria ingiallente, con odore anisato e sapore grato.
Spore color cacao, ellittiche, 6-8x4-5 m; cheilocistidi clavati.
Commestibile.

Note
Valgono per questa specie le indicazioni dellA. campestris.

AGARICUS SILVICOLA (Vittadini) Saccardo


Cresce nelle radure aperte dei boschi di conifere e di latifoglie. Comune.
Cappello di diametro di 5-8 cm, con cuticola bianco-crema, percorsa da fibrille, che si macchia di giallo al tocco.
Lamelle fitte, inizialmente biancastre, poi roseo-carnicine, indi color brunocioccolato.
Gambo con base bulbosa.
Anello bianco, poi giallastro o brunastro, semplice, sottile, flocculoso e quasi
fugace.
Carne ingiallente al taglio. Odore di anice, sapore grato.
Spore color bruno-porpora in massa, ovali, 5-6x3-4 m.
Commestibile.

Note
Valgono per questa specie le indicazioni dellA. campestris.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AGARICUS ALBERTII Bon


sin A. macrosporus Pilat
Cresce nei prati e nei pascoli di montagna. Comune.
Cappello con diametro di 6-18 cm, di color biancastro o camoscio, prima emisferico, poi convesso, carnoso, alutaceo, sericeo, fibrilloso, ingiallente al tatto.
Lamelle strette, libere, prima pallide, poi roseo-grigiastre, infine color brunocioccolata.
Gambo corto e grosso, fioccoso-squamoso sotto lanello membranoso.
Carne spessa, bianca, leggermente imbrunente al taglio, ma rosata nel gambo
con odore leggero di mandorle amare. Sapore grato.
Spore brune in massa, grandi, ovali, 10-13x6-7 m.
Commestibile.

Note
Valgono per questa specie le indicazioni dellA. campestris.

AGARICUS AUGUSTUS Fries


Cresce in parchi e boschetti con conifere. Presente a Monticchio. Non comune.
Cappello carnoso, 10-20 cm, da globoso a emisferico-espanso, con squame
brune di tonalit variabile su sfondo paglierino.
Lamelle fitte, non molto larghe, prima di color rosa-carnicino, poi bruno-cioccolato-porpora.
Gambo cilindrico, robusto, sotto lanello ricoperto prima da squame bianche,
poi di color giallo-ocra.
Anello supero, ampio e ricadente sul gambo, squamoso nella faccia inferiore.
Carne bianca che si macchia di bruno-rosa al taglio.
Spore color bruno-porpora in massa, ellissoidi, 7-10x4,5-5 m.
Commestibile.

Note
Valgono per questa specie le indicazioni dellA. campestris.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AGARICUS ESSETTEI BON


sin. Agaricus abruptibulbus ss Auct.
Cresce per lo pi in autunno sotto conifere, raramente sotto latifoglie. Comune.
Cappello 10-12 cm, prima subemisferico, poi espanso, biancastro, sericeo,
nudo o fioccoso al margine, ingiallente allo sfregamento.
Lamelle fitte, libere, a lungo grigio pallide, poi grigio-rosate, infine brunoneraste con filo pi pallido.
Gambo bianco, lucente, cilindrico, per lo pi slanciato e ricurvo, a volte rosato
sopra lanello, leggermente fioccoso verso la base bulbosa, marginata, appianata ed eccentrica, avvolta, spesso, da aghi. Anello bianco, sottile e ampio, a
ruota dentata, con squame disposte sulla pagina inferiore.
Carne biancastra, lievemente soffusa di rosa. Odore e sapore aniseo o di
mandorle amare.
Spore di colore marrone scuro in massa, ovoidali, lisce, 6-8x4-5 m, cheilocistidi subsferici. Commestibile.
Note
Vedi nota dellA. campestris.

AGARICUS SEMOTUS Fries


Cresce, in autunno, nei boschi. Specie non comune.
Cappello biancastro nel giovane, poi grigio-giallastro nelladulto, con diametro
da 3 a 4- cm; emisferico, con centro leggermente squamoso e bruno-lilacino.
Lamelle fitte e sottili, arrotondate al margine, prima grigiastro-pallide, poi rosa
e infine nero-brunastre.
Gambo ingiallente, progressivamente allargato verso la base bulbosa.
Anello supero, semplice, bianco poi ingiallente.
Carne bianca, con odore simile a mandorle amare. Sapore grato.
Spore bruno-nerastre in massa, 4,5x2,5-3,5 m.
Commestibile.

Note
Valgono per questa specie le indicazioni dellA. campestris.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LEUCOAGARICUS BADHAMII Singer


sin. Lepiota badhamii
Cresce in orti, giardini e su depositi di segatura. specie alquanto rara.
Cappello largo 7-18 cm, dapprima globoso-conico, poi convesso, con umbone
brunastro e scaglie pi o meno brunastre e concentriche su fondo bianco.
Cuticola macchiata di giallo-zafferano, virante al rosso brunastro o violetto
scuro alla pressione. Lamelle bianche o cremine, macchiantesi di giallo-arancio, poi brunastre al tocco, fitte, ventricose, collariate. Gambo bianco che, alla
pressione, diventa rosso-aranciato e poi ancora pi scuro. Anello caduco.
Carne bianca, virante al rosso-aranciato allo strofinio. A contatto con la saliva diventa
rosata e la stessa saliva si colora di rosso. Odore fruttato, sapore insignificante.
Spore crema-sporco in massa, ovoidali, 7,1-10x4,2-6 m.
Commestibile, secondo Cetto.
Note
simile al L. braesadolae, specie ritenuta tossica. Si consiglia di astenersi dal consumo.

LEUCOAGARICUS LEUCOTHITES (Vittadini) Wasser


sin. Lepiota naucina ss. Lge.
Cresce, dalla primavera allautunno, in prati, parchi e al limitare dei boschi.
Comune.
Cappello biancastro, cinerognolo o nocciola, largo 4-10 cm, da ovoidale a
piano-umbonato,1iscio e serico, spesso screpolato da adulto.
Lamelle fitte, larghe, sottili, libere al gambo, bianche, poi rosa, infine grigioametistine.
Gambo bianco, fibrilloso, presto cavo, con base quasi a cipolla.
Anello bianco e mobile.
Carne bianca e tenera. Odore tenue. Sapore grato.
Spore bianco-rosee in massa, ovoidali, metacromatiche, 7,5-10x5-6 m.
Commestibile.
Note
Da giovane potrebbe confondersi con la variet alba dellAmanita phalloides e con le
A. virosa e A. verna, che sono notoriamente mortali.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LEPIOTA IGNIVOLVATA Josser.


Cresce, gregaria, in autunno, nei boschi di latifoglie o misti. Specie rara.
Cappello largo 4-10 cm, bianco, ornato da squamette concentriche grigio-crema,
da convesso a piano-umbonato con margine appendiculato e cuticola separabile.
Lamelle biancastre o cremastre, libere al gambo e poco fitte.
Gambo cilindrico, diritto o curvo, biancastro, poi sporco di grigio-ocraceo,
con piede ingrossato e radicante munito di una sorta di cercine rosa-arancione
e di cordoni miceliari basali. Anello apicale araneoso, fugace e bianco, quello
mediano, formato da due lembi, arancione.
Carne bianca, sfumata di fulvo o di arancio-pallido verso la base del gambo.
Odore e sapore forti e sgadevoli.
Spore bianche in massa, ellissoidali, lisce, 9-12x5-6 m.
Commestibile, secondo Cetto.
Note
Diffidare delle Lepiota di piccola taglia, cio con il diametro del cappello inferiore a 5
cm, molte delle quali sono tossiche.

MACROLEPIOTA EXCORIATA (Schaeff.: Fr.) Wasser


Cresce, tra le graminacee, ai margini delle zone silvicole. Comune.
Cappello con diametro di 5-10 cm, prima convesso, poi piano. Cuticola di
color ocra-brunastro su fondo chiaro, liscia o appena feltrata con aspetto stellare, cio, fessurata radialmente o dissociata verso l'esterno in piccole squame
concentriche a partire dal margine.
Gambo bianco, completamente nudo, cio privo di qualsiasi decorazione.
Lamelle prima biancastre, poi crema-brunastre, libere al gambo.
Anello semplice e biancastro.
Carne bianca. Odore e sapore grati.
Spore bianche in massa, ellittiche, 15-17x 9-10 m, ialine.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

MACROLEPIOTA EXCORIATA Wasser var. Rubescens Bon


Cresce in pascoli ricchi di materiali organici, cio ben concimati. Specie rara.
Cappello con diametro di 8-12 cm, da biancastro a giallastro, a fulvo-brunastro su fondo pallido, prima conico-arrotondato, poi espanso e piano, con
margine escoriato.
Lamelle libere e fitte, color crema-brunastro, con riflessi vinosi nel fungo adulto.
Gambo arrossante dalla base verso lalto.
Anello situato sul terzo superiore del gambo.
Carne bianca, allo strofinio violaceo-porporina. Odore e sapore grati.
Spore bianche in massa, ellittiche, 12-14x7,5-9 m.
Commestibile.

MACROLEPIOTA KONRADII (Huijman.: Orton) Moser


Cresce in zone subsilvicole. Comune.
Cappello largo 4-12 cm, lievemente mammellonato. Cuticola di color brunogrigiastro, escoriata a stella, rotta, cio, in squame larghe ed irregolari verso
il margine. Al di sotto di queste escoriazioni si pu notare una superficie feltrato-irsuta, prima bianca, poi crema.
Lamelle biancastre e libere a collarium.
Gambo cavo, piuttosto pallido, ornato da fini squamule di color bistro chiaro,
con base bulbosa.
Anello semplice, imbutiforme, mobile, brunastro sulla faccia inferiore.
Carne pallida, lievemente arrossante verso la corteccia del gambo. Sapore e
odore miti.
Spore bianche in massa, ellissoidali, 11x7-8 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

MACROLEPIOTA MASTOIDEA (Fr:) Singer


sin. Lepiota mastoidea Fr.
Cresce nei prati, lungo i margini dei boschi. Comune
Cappello largo 8-12 cm, prima conico-campanulato, poi espanso, con umbone mammellonato pi scuro.
Cuticola caffelatte, crema-ocracea, inizialmente a forma stellare, poi dissociata
in piccole scaglie su fondo sericeo-biancastro.
Lamelle color biancastro-crema, fragili, fitte e collariate.
Gambo slanciato, 1 o 2 volte il diametro pileico, con screziature concolori al
cappello, non molto appariscenti.
Anello semplice, brunastro sulla faccia inferiore.
Carne bianca con sapore di nocciola. Odore grato.
Spore bianche in massa, ellittiche, binoculate, 13-16,5x8-9,5 m.
Commestibile.

MACROLEPIOTA RICKENII Bell e Lanzoni


sin. Macrolepiota gracilenta
Cresce lungo i bordi dei boschi sia di conifere sia di latifoglie o anche misti.
Comune.
Cappello largo 8-15 cm, cupuliforme, poi convesso e spianato, con umbone
mammiforme. Cuticola mai pallida, ma piuttosto caffelatte o bruno-oscura, (particolarmente scura quella dellumbone) dissociata in squamule, spesso puntiformi
verso la periferia, che lasciano intravvedere la carne bianca sottostante.
Lamelle prima biancastre, poi crema-brunastre, libere al gambo, fitte, larghe
ed elastiche.
Gambo lungo due o pi volte il diametro pileico, con decorazioni ocracee e
bulbo basale biancastro.
Anello semplice, bruno al margine, bruno-nocciola sulla faccia inferiore
Carne biancastra, brunastra sulla corteccia del gambo. Odore e sapore miti.
Spore bianche in massa, ellittiche, 12-16x8,5-10 m.
Commestibile.

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MACROLEPIOTA RACHODES (Vittadini) Singer


Cresce nei boschi e nei parchi. Comune.
Cappello con diametro di 10-15 cm, da campanulato ad emisferico con cuticola escoriata fino al centro, a squame grossolane, fitte e quasi sovrapposte, di
color bruno-grigiastro, spesso vaporose e retroverse verso il margine.
Lamelle libere, bianche, poi sporche di bruno.
Gambo, tozzo, liscio, bianco, poi bruno rossastro, progressivamente ingrossato verso la base a formare un bulbo.
Anello mobile, bianco-grigiastro, bruno sulla pagina superiore.
Carne, alla sezione, virante allarancio vivo e poi al rosso vinoso. Odore e
sapore grati.
Spore bianche in massa, ovoidali, lisce, destrinoidi, metacromatiche, 10-15x6-7 m.
Commestibile.
Note
Questa specie viene confusa con la M. procera. Attenti a non confonderla con la M.
venenata, ritenuta tossica. Vedi anche nota sottostante.

MACROLEPIOTA RACHODES Singer var. Bohemica Bell & Lanzoni


sin. M. hortensis Pilat
Cresce, dautunno, in orti, giardini, fossati e sentieri. Comune.
Cappello robusto e carnoso, largo max 10-20 cm, munito di calotta centrale
larga. Cuticola bruna, rotta concentricamente in squame che lasciano intravvedere il fondo bianco.
Lamelle fitte, un po arrossanti.
Gambo bianco, bruno-rossastro verso il piede, liscio, corto, con bulbo arrotondato alla base. Anello spesso e imbutiforme.
Carne arrossante al taglio. Odore e sapore miti.
Spore bianche in massa, ovoidi, con poro germinativo, 9-12x6-9 m.
Commestibile.
Note
Questa specie pu essere confusa con la M. venenata, che tossica. In M. venenata,
per, il rivestimento pileico rotto in squame non disposte in modo concentrico e larrossamento della carne meno netto, anzi tende al brunastro.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

MACROLEPIOTA PROCERA (Scop.: Fr.) Singer


Cresce ai margini e nelle radure dei boschi di latifoglie. Comune e abbondante.
Cappello avente diametro di 10-35 cm, dapprima oviforme, poi campanulato,
indi ombrelliforme, con decorazioni squamose da biancastre a marrone-grigiastre, larghe, regolari e persitenti.
Lamelle collariate, fitte, larghe, ventricose, facilmente separabili dal cappello,
da bianche a bianco-crema, con sfumature rosaceo-brune a maturit.
Gambo subconcolore al cappello, con bande cangianti che lasciano intravvedere la carne crema sottostante. Anello alto, largo, doppio, mobile sul gambo,
con la pagina superiore bianca e linferiore bruna, a margine sdoppiato.
Carne bianca e immutabile. Odore lieve di nocciola, sapore grato.
Spore bianche in massa, ellittiche, 13-17x9-10,5 m.
Commestibile ottimo, soprattutto a cotoletta oppure arrostito.
Note
Usare solo il cappello. Si pu anche essiccare perch rinviene in acqua. Il gambo, una
volta essiccato, pu essere ridotto in polvere.

MACROLEPIOTA PSEUDOOLIVASCENS Bell & Lanzoni


Cresce, nellerba, ai margini dei boschi di latifoglie con conifere. Comune.
Cappello di 10-20 cm di diametro, da bruno-ocraceo a bruno-castaneo, macchiantesi di verde sia alla pressione sia a contatto dellaria.
Gambo subconcolore al pileo, che alla pressione si comporta come il cappello.
Lamelle fitte, alte, collariate, biancastre, poi color crema, infine rosa pallido.
Gambo pi lungo del diametro del cappello, screziato da squame brune, pi
scure verso la base e abbastanza fitte. Anello, doppio, biancastro, brunoocraceo nella faccia inferiore.
Carne spessa, biancastra, poi con toni rosso-rosati, infine rosa-carnicino sporco.
Spore ellittiche, 13-16x9,5-10 m.
Commestibile come la M. procera. Il gambo pu essere ridotto in polvere.

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MACROLEPIOTA PROCERA var. Fuliginosa (Barla) Bell & Lanzoni


Cresce in zone subsilvicole. Comune. Viene confusa con la M. procera.
Cappello largo 10-20 cm, prima globoso, poi conico-emisferico, indi convesso. Cuticola di color bruno-scuro, fuligginoso, al disco bruno-rossastro, con
squame disposte irregolarmente e rade verso il margine, dove si intravvede la
carne sottostante, un po pelosa, prima bianco-crema, poi bruno chiara, indi
fuligginosa.
Lamelle fitte, collariate, cremine, poi macchiantesi di bruno chiaro. Filo appena crenato.
Gambo tozzo, con bulbo basale molto grosso, screziato da fitte squamature
bruno scuro che alla base diventano quasi nerastre e, quindi, poco individuabili.
Anello doppio, con bordo lacerato, un po ocraceo sulla faccia inferiore.
Carne, prima leggermente vinosa, poi lentamente brunastra e, infine, fuligginosa.
Spore ellittiche, 13-17x8-11 m.
Commestibile.

MACROLEPIOTA PERMIXTA Candusso


Cresce in boschi misti, nei prati e nei pascoli. Viene confusa con la M. procera.
Cappello largo 10-15 cm, conico con mammellonatura poco accentuata e cuticola rotta, in senso radiale, in grosse squame, frammiste ad altre pi piccole
che lasciano intravvedere il fondo di color crema o crema-rosaceo. Margine
fimbriato.
Lamelle bianche e fitte con inserzione a collarium, leggermente bruno-rossastre con let.
Gambo pi lungo del diametro del cappello, ingrossato alla base, decorato di
bruno-rossastro.
Anello doppio, con faccia inferiore brunastra, imbutiforme, e margine lacerato.
Carne arrossante verso il bruno, e, per abrasione, verso il bruno-venoso, sul
gambo.
Spore bianche in massa, ellittiche, 12-16x9-10 m.
Commestibile ottimo.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AMANITA CAESAREA (Scopoli.: Fr.) Persoon


Cresce, destate e dautunno, sotto castagni e querce, in zone calde e asciutte.
Specie comune.
Cappello largo 6-18 cm, globoso, poi campanulato-emisferico, infine espanso
con margine striato. Cuticola di color rosso-arancio, facilmente asportabile.
Lamelle gialle, libere e fitte.
Gambo liscio, internamente giallo, subcilindrico e ingrossato alla base.
Anello concolore al gambo, membranoso, ampio, pendulo e striato.
Volva bianca, ampia e membranosa.
Carne bianca internamente, giallina all'esterno. Odore e sapori grati.
Spore bianche in massa, ovoidali, 9-11x6-7 m, non amiloidi.
Commestibile ottimo, anche da crudo.
Note
La Legge Regionale n. 48 del 1998 proibisce la raccolta di questa specie allo stadio
di ovulo chiuso e ne limita la quantit a un solo chilogrammo. Attenti a non confonderla con le Amanita mortali quando allo stadio do ovolo chiuso e con lA. muscaria, che per, ha lanello, il gambo e le lamelle bianche.

AMANITA JUNQUILLEA Qulet


sin. A. gemmata
Cresce, dalla primavera allautunno, nelle pinete, nei querceti e nei castagneti.
Non comune. Cappello largo 5-11 cm, prima conico-convesso, poi espanso,
con orlo sottile e striato, cuticola viscosa e brillante, giallognola o un po ocracea, al centro tendente al rossastro, con placche biancastre e fioccose
Lamelle bianche, fitte, ineguali, ventricose, libere al gambo.
Gambo bianco e fragile, prima pieno, poi farcito e indi cavo, fibrilloso, con
piede da affusolato a bulboso. Anello bianco e fugace. Volva formante uno o
pi collari al piede del gambo. Carne bianca e fragile, giallognola sotto la
cuticola del cappello. Odore indistinto, sapore mite.
Spore bianche in massa, ellittiche, non amiloidi, 7-12x7-9 m.
Commestibile buono, secondo Cetto, dopo cottura.
Note
Secondo Papetti et al., da ritenersi specie sospetta perch non da tutti ben tollerata.
Si pu confondere con lA. pantherina, velenosa, che, per, ha il cappello bruno e non
giallognolo.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AMANITA RUBESCENS Person.: Fr.


Cresce, dalla primavera allautunno, sotto quercia. specie comune.
Cappello largo 5-15 cm, da emisferico a piano. Cuticola di color rosso-vinoso
pi o meno scuro, a volte sbiadita, con verruche piccole e grigiastre.
Lamelle libere e fitte, bianche, ma macchiantesi di rossastro alla pressione.
Gambo cilindrico con piede ingrossato, pi pallido o concolore al cappello,
ma sempre pi chiaro in alto. Anello pendulo e striato superiormente. Volva
dissociata in squame.
Carne biancastra, tendente al rosso-vinoso allaria, soprattutto al piede del
gambo. Odore insignificante. Sapore grato.
Spore bianche in massa, ovoidali, amiloidi, 7,3-11x5,5-7,5. m.
Commestibile, dopo lunga cottura perch contiene tossine termolabili.

Note
Si pu confondere con lA. pantherina, velenosa, che ha la carne bianca non virante al rossovinoso allaria e una volva aderente e dissociata in anelli.

AMANITA SPISSA Qulet


Cresce, destate e dautunno, in boschi misti. specie non comune.
Cappello largo 8-15 cm, con margine liscio. Cuticola untuosa, di color nocciola-ocraceo con tonalit grigiastre o brune, ornata da placche o da verruche.
Lamelle bianche, attenuate sul gambo, fitte o intercalate da lamellule.
Gambo bianco, screziato da fiocchettature concolori, tozzo e robusto, prima
pieno poi bambagioso, con bulbo nappiforme e radicante.
Anello ampio, striato superiormente, con orlo frastagliato. Volva friabile, rotta
in squame. Carne soda, bianca, non arrossante. Odore e sapore di ravanello.
Spore bianche in massa, ovoidali, 8-10x6-8 m, ialine, amiloidi.
Commestibile, dopo cottura, secondo Cetto.
Note
Assomiglia per taglia e caratteristiche morfologiche alla A. rubescens. La carne, per, non
arrossante ed ha un sapore di ravanello. da ritenersi un commestibile da rifiutare in accordo
con Merlo e Traverso. Questa specie pu confondersi con lA. pantherina, velenosa, che non
odora di ravanello e non ha la volva friabile, rotta in squame, ma aderente e dissociata in anelli.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AMANITA CROCEA (Qulet) Melzer


Cresce, dalla primavera allautunno, nei boschi di latifoglie e di conifere.
Comune.
Cappello largo 6-12 cm, giallo-zafferano, arancione pallido, prima conicocampanulato, poi convesso-espanso con cuticola umida e margine tipicamente
striato.
Lamelle bianco-cremose, piuttosto fitte, ventricose, arrotondate al gambo,
intercalate da lamellule.
Gambo subcilindrico, slanciato, rastremato verso lalto, ornato da squamettature concolori al cappello.
Volva alta, inguainante, bianca esternamente, ocracea internamente.
Carne fragile, di color bianco-arancio, senza odori e sapori particolari.
Spore bianche in massa, subsferiche, ialine, 10-12,5x9,5-11,5 m, non amiloidi.
Commestibile, dopo cottura.

AMANITA VAGINATA (Bull.: Fr.) Vittadini


Cresce isolata, dalla fine della primavera a met autunno, nelle radure dei
boschi. una specie comune e abbondante.
Cappello da grigio scuro a quasi biancastro, umido e lucido, 3-9 cm, prima
campanulato poi piano, con umbone al centro, e margine nettamente striato ,
con lembi del velo generale biancastro.
Lamelle bianche, libere, alte e pi o meno fitte, con lamellule tronche.
Gambo molle, midolloso, poi cavo, slanciato, rastremato in alto, bianco o concolore al cappello e ornato da zebrature.
Volva bianca, alta, lobata, membranosa e inguainante.
Carne bianca. Odore mite, sapore insignificante.
Spore bianche in massa, rotondeggianti, non amiloidi, 9-13 m .
Commestibile, dopo cottura.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AMANITA UMBRINOLUTEA Secretan


Cresce, da giugno a novembre, in boschi di querce e di conifere. Comune e
abbondante.
Cappello largo 6-12 cm, globoso-campanulato, poi appianato e umbonato al
centro, fortemente striato al margine. Cuticola separabile dal cappello, di color
bruno-giallastra (bruna al centro, pi giallo pallida alla periferia), nuda o con
qualche placca bianca, residuo del velo generale.
Lamelle bianche, libere al gambo, larghe, pi o meno fitte con lamellule tronche.
Gambo biancastro, ornato da minutissime bande brunastre, slanciato, midolloso,
poi cavo.
Volva avvolgente, bianca allesterno, a tonalit giallastre allinterno.
Carne tenera, bianca, senza odori e sapori particolari.
Spore bianche in massa, quasi sferiche, 10-13 m, non amiloidi.
Commestibile, dopo cottura.

AMANITA FULVA (Schaeffer) Bigeard & Guillemin


Cresce, in estate-autunno, nei boschi misti di castagno. Non molto comune.
Cappello avente 5-8 cm di diametro, prima conico, poi disteso-appianato, con
umbone arrotondato, glabro, leggermente vischioso a tempo umido, tipicamente pettinato allorlo. Superficie pileica da fulvo-arancione a rosso-mattone,
pi scura al disco.
Lamelle libere al gambo, bianche, con riflessi rosa-salmone nelladulto, intercalate da qualche lamellula.
Gambo bianco, liscio, slanciato, rastremato verso lapice, finemente ornato da
bande concolori al cappello.
Volva membranacea, esternamente biancastra, internamente sfumata di rossastro-arancione.
Anello assente.
Carne biancastra, esile e tenera. Senza odori e sapori particolari.
Spore bianche in massa, globulose o subglobulose, lisce, 10,5-11x9,3-10,5 m,
non amiloidi.
Commestibile, dopo cottura.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AMANITA VAGINATA var. Alba De Seynes


Cresce dallestate allautunno, in luoghi erbosi. Specie rara.
Cappello largo 3-8 cm, prima campanulato, poi spianato, con leggera depressione al centro. Cuticola separabile bianco candida in ogni parte, con margine
fortemente striato.
Lamelle bianche, fitte, arrotondato-attenuate.
Gambo fragile, slanciato, cilindrico, bianco, ricoperto, a volte, da una sorta di
cercini fioccosi.
Volva bianca, membranacea, alta
Carne bianca, tenera, fragile, inodore e insapore.
Spore bianche in massa, lievemente allungate, 10-12x8-10 m, non amiloidi.
Commestibile, dopo cottura.

Note
Si pu confondere con la f. alba dellAmanita phalloides, con lA. verna e lA. virosa
(mortali) che, per, non hanno il margine del cappello striato.

AMANITA SUBMEMBRANACEA (Bon) Groger


Cresce, in autunno, sotto conifere. una specie rara.
Cappello largo 7-10 cm, prima conico-campanulato, poi allargato con margine nettamente striato. Cuticola asportabile di color ocra-livido, nuda o con
qualche frammento del velo generale.
Lamelle biancastre, libere, con lamellule.
Gambo privo di anello, biancastro, finemente fioccoso, subcilindrico, prima
midolloso, poi cavo.
Volva bianca, tendente a ingrigire, farinosa e friabile .
Carne bianca, senza odore e sapore particolari.
Spore bianche in massa, rotondeggianti, 9-13 m, non amiloidi.
Commestibile, dopo cottura.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AMANITA MAGNIVOLVATA Aalton


Cresce in boschi misti su terreno erboso. specie rara.
Cappello di 8-12 cm di diametro, grigio-olivastro, nudo, margine lungamente
striato e sfumato di olivastro, poi grigio.
Lamelle biancastre.
Gambo biancastro e liscio, con base allargata e avvolta da una volva bianca
o bruno-ruggine, carnosa, alta, spessa e resistente, divisa in lobi.
Spore bianche in massa, subglobose, 11x13 m, non amiloidi.
Commestibile, dopo cottura.

AMANITA FRANCHETII (Boudier) Fayod


sin. Amanita aspera
Cresce sotto latifoglie e conifere. specie rara.
Cappello largo 8-12 cm, con cuticola pileica di color giallo-olivastro chiaro,
dovuto, soprattutto, al giallo delle verruche o dei lembi pi o meno estesi e
farinosi.
Gambo biancastro, ornato da fioccosit gialline, slanciato, ingrossato alla
base e bulbiforme.
Anello con orlo farinoso-verrucoso.
Volva effimera.
Carne bianca. Odore e sapori insignificanti.
Spore bianche in massa, ellittico-ovoidali, 9-11x6-7 m, amiloidi.
Commestibile, dopo cottura secondo Papetti et al.
Note
Attenti a non confondere questa specie con lA. pantherina, velenosa, che ha, per, il
margine del cappello striato, una volva circellata e un anello basso.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AMANITA OVOIDEA (Bull.: Fr.) Link.


Cresce, in autunno, soprattutto sotto querce. Specie comune.
Cappello largo 10-20 cm, carnoso e massiccio, inizialmente emisferico, poi
convesso, infine piano-depresso. Cuticola asciutta e perlacea, bianca o bianco-crema, con margine debordante e ricoperto, spesso, dai residui cremosi del
velo parziale.
Lamelle libere, bianco-crema con filo leggermente fioccoso.
Gambo cilindrico, carnoso e robusto, bianco e ornato da fioccosit cremose.
Anello fragile, fioccoso-cremoso, facilmente effimero.
Volva ampia, membranosa, sacciforme e persistente, per lo pi bianca, con
lembi ocracei.
Carne bianca, immutabile, con odore poco gradevole e sapore mite.
Spore bianche in massa, ovoidali, lisce, 9-12x6-8 m, amiloidi.
Commestibile con cautela perch potrebbe confondersi con le Amanita bianche mortali che non hanno, per, la stessa taglia e lanello soffice e cremoso.

AMANITA OVOIDEA var. Proxima Dume


Cresce soprattutto sotto conifere e latifoglie della macchia mediterranea.
Specie comune.
Cappello largo 5-10 cm, dapprima emisferico, poi convesso, infine piano con
lieve depressione al centro, margine liscio e appendicolato. Cuticola bianca e
sericea, facilmente asportabile, per lo pi ornata da residui velari fulvo-giallastri.
Lamelle bianco-crema con tonalit rosate, intramezzate da numerose lamellule.
Gambo bianco, cilindrico e poco bulboso, sottile e slanciato, liscio o con squame minute e cremose. Anello concolore al gambo, ampio, fioccoso, nettamente
striato superiormente. Volva profondamente interrata, di color ocra-aranciato
o fulvo-rossastro.
Carne bianca. Odore indefinibile, sapore mite.
Spore bianche in massa, ovoidali, 9-12x6-8 m, amiloidi.
Ritenuta commestibile fino a qualche anno fa (Pace) e presumibilmente commestibile (Merlo e Traverso) oggi, considerata specie pi o meno tossica (Papetti
et al.). Astenersi dal consumo.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AMANITA STROBILIFORMIS (Vitt.) Qulet


sin. A. solitaria Scr.
Cresce in estate-autunno in boschi di querce. Specie comune.
Cappello di 6-20 cm di diametro, bianco, ocraceo al centro, coperto da grandi
verruche grigiastre e feltrate, residui della volva e con margine appendicolato.
Lamelle bianche, fitte e libere.
Gambo bianco squamoso, robusto e radicante.
Anello bianco e cremoso.
Carne bianca e tenera. Odore debole, sapore rafanoide.
Spore bianche in massa, ellittiche, amiloidi, 9-14x7-9,4 m.
Commestibile, dopo cottura.

Note
Attenti a non confondere questa specie con quelle bianche mortali (A. phalloides, A. verna, A.
virosa) che, si ricorda, non hanno lanello cremoso e la volva friabile, ma membranosa.

AMANITA PORPHYRIA Albertini & Schweinitz


Cresce, in estate-autunno, sotto conifere e nelle macchie di latifoglie. Rara.
Cappello avente max 5-10 cm di diametro, prima ovoide-campanulato, poi
convesso-espanso, con margine liscio, cuticola separabile, umidiccia e brillante, di color bruno-grigiastra con riflessi viola-lilacini, nuda, a volte, ricoperta
da piccole ornamentazioni grigio-farinose.
Lamelle di color bianco sporco, fitte, ventricose, intercalate da lamellule.
Gambo cilindraceo con base bulbosa, slanciato, biancastro o con bande concolori al cappello. Anello biancastro o grigio-lilacino, spesso fugace. Volva
submembranacea, biancastra, con tendenza verso il grigio-violetto.
Carne bianca, con sfumatura violetta sottola cuticola. Odore e sapore rafanoidi.
Spore bianche in massa, subarrotondate, 8-10 m, amiloidi.
Commestibile mediocre, secondo Cetto.
Note
Da altri autori (Papetti et al., Merlo e Traverso) questa specie ritenuta non commestibile per lodore e il sapore non proprio gradevoli.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AMANITA SOLITARIA (Bull.) Merat.


sin. Amanita echinocephala Vittadini
Cresce sotto latifoglie e conifere. Alquanto rara.
Cappello fino a 6-20 cm, carnoso e leggermente viscoso, prima subsferico, poi
convesso, con margine eccedente e merlettato, di color bianco, poi giallastro,
coperto da verruche coniche.
Lamelle fitte, sottili e ventricose, a filo frangiato, prima di colore grigio-verdastro pallido, poi grigio-giallo-verdastro.
Gambo slanciato, quasi sempre bulboso al piede e radicante.
Anello ampio, membranoso, con residui di velo.
Volva dissociata.
Carne bianca o lievemente colorata di azzurro-verdastro. Odore e sapori insignificanti.
Spore bianche o verdine in massa, ellissoidali, 9-12x8-11 m.
Commestibile.

AMANITA GRACILIOR Bas & Honruba


Cresce, nel tardo autunno, sotto quercus della macchia mediterranea e sotto
Pinus halepensis. Specie rara.
Cappello 4-5 cm, prima emisferico, poi convesso, indi appianato, con margine
liscio, a volte, appendiculato e striato. Cuticola da bianca a bianco-alutacea,
percorsa da verruche concolori, conico-appuntite
Lamelle di color bianco-crema, libere al gambo, intramezzate da lamellule.
Gambo concolore al cappello, subcilindrico, esile e slanciato, con base bulboso-fusiforme. Anello submembranaceo, striato e lacerato. Volva bianca e friabile, rotta in minute scaglie.
Carne bianca e immutabile. Odore e sapore grati.
Spore bianche in massa, ellittico-allungate, 10-11,5x5,5-6,5 m.
Commestibile, secondo Merlo e Traverso.
Note
Specie nuova istituita solo nel 1982. Circa la commestibilt di questo micete, Bruno Cetto usa
la dicitura probabilmente commestibile. Se ne sconsiglia il consumo.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AMANITA CODINAE Singer


Cresce, in autunno, soprattutto nelle radure della macchia mediterranea. Rara.
Cappello con diametro di 5-9 cm, prima ovoidale, poi convesso-disteso, con
margine involuto e fioccoso. Cuticola asciutta, biancastra, ornata da squame
verrucose, giallo-rabarbaro.
Lamelle di color giallo-ocraceo, soffuse di riflessi pi o meno verdognoli, libere, fitte e panciute, con filo irregolare.
Gambo decorato da squame sovrapposte, concolori a quelle del cappello.
Anello bianco sporco, membranoso e festonato.
Volva dissociata.
Carne biancastra con lievi sfumature pi o meno rosate. Odore e sapori indistinti.
Spore bianche in massa, ovoidali, 10-14,5x7-11 m.
Commestibile con cautela. Valgono le stesse osservazioni fatte per la A.
Vittadinii.

AMANITA VITTADINII (Moretti ) Vittadini


Cresce, a novembre, tra lerba e i cardi, in zone collinoso-montuose. Rara.
Cappello largo 10-18 cm, di color bianco-avorio-crema, prima globoso, poi
convesso. Cuticola separabile, ornata da verruche piramidali pi fitte al centro, embricate al margine, sempre eccedente rispetto alle lamelle.
Lamelle bianco-crema con riflessi tendenti al verde, libere, fitte, ventricose con
filo seghettato, alternate da lamellule.
Gambo cilindrico, slanciato, bianco, con una squamettatura concolore che,
dalla base, raggiunge lanello, imbrunente alla manipolazione. Anello biancastro, liscio superiormente, fioccoso nella parte inferiore. Volva apparentemente
assente, ma dissociata in minutissime squamettature concentriche.
Carne bianca, compatta e soda. Sapore e odore indistinti.
Spore bianco-crema in massa, ellittiche, 10-12x8,5-9,5 m, amiloidi.
Commestibile di valore pi o meno elevato per alcuni micologi (Merlo e
Traverso), per altri di commestibilit ignota (Cetto). Resta, comunque, una
specie da consumare con una certa cautela.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

AGROCYBE CILINDRACEA (D.C.: Fries) Maire


sin. Pholiota aegerita Qulet
Cresce, cespitosa, dalla primavera allautunno, in genere su tronchi vecchi di
pioppo. Comune e abbondante. Cappello largo 3-10 cm, carnoso, prima globoso-emisferico, poi piano, grinzoso. Cuticola da caff-latte a ocra scuro, pi
scura e screpolata al centro. Lamelle sottili, serrate, adnato-decorrenti, da
biancastre a color tabacco. Gambo lungo, biancastro, pieno e fibrilloso, cilindrico, spesso sinuoso e ricurvo, attenuato al piede, tendente al nocciola con
let. Anello supero, fioccoso, tumido e persistente, concolore al gambo.
Carne bianca, compatta e tenera nel cappello, fibrosa e leggermente tabacco
nel gambo. Odore grato. Sapore mite.
Spore di color bruno-tabacco in massa, ellittiche o reniformi, 9-11x6-7 m.
Commestibile.
Note
una delle specie pi ricercate fin dai tempi dellImpero Romano. In dialetto viene chiamata
fong r chiupp. anche coltivata con successo su substrati di legno di pioppo.

COPRINUS COMATUS (Mull.: Fr.) Persoon


Cresce, a gruppi numerosi, in primavera e autunno, su terreni ricchi di sostanze organiche. Comune.
Cappello alto 4-12 cm, prima quasi cilindrico, poi campanulato, bianco con
squame concolori e brunastre, disco ocraceo, margine aperto e lacerato che, a
maturit, diventa prima roseo, poi progressivamente annerente.
Lamelle bianche, molto fitte e ventricose, con let prima rosee, poi nere e deliquescenti.
Gambo slanciato, cavo, bianco e liscio, con anello caduco e fugace.
Carne bianca, negli esemplari immaturi, senza odori e sapori caratteristici.
Spore nere in massa, ellissoidali, lisce, 10-13,5x7-9 m.
Commestibile delicato, da consumare da giovane prima che le lamelle diventino rosa e poi nere. Ottimo per guarnire le salse.

Note
Si presta ad essere consumato trifolato oppure crudo (Papetti et al.).

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

CLITOPILUS PRUNULUS (scop.: Fr.) Kummer


Cresce specialmente nelle radure dei boschi, spesso nei pressi del Boletus edulis. Specie comune.
Cappello largo 3-5 cm, di color biancastro-cinerognolo, pi scuro al centro,
pruinoso, irregolarmente convesso, poi espanso e pianeggiante, depresso e
gibboso, con margine lobato e ondulato.
Lamelle biancastre, poi rosee, infine color roseo sporco, fitte, sottili e decorrenti, staccabili dal cappello.
Gambo corto e fragile, a volte eccentrico e ricurvo, bambagioso al piede,
pruinoso in alto. Carne bianca, tenera e friabile con odore di farina fresca e
sapore farinaceo. Spore giallo-rosee in massa, fusiformi, 10-12x5-6 m.
Commestibile. Si pu utilizzare anche essiccata e in polvere.
Note
Specie conosciuta col nome volgare di spia del porcino. Attenzione a non confonderla con le
Clitocibe bianche che non hanno le spore rosee e il gambo che si rompe facilmente e sono, in
genere, tossiche.

ENTOLOMA CLYPEATUM (Linn) Kummer


Cresce cespitoso, in primavera, tra lerba, allombra dei cespugli di rosacee
(biancospino, melo, pero, pruno). Non comune.
Cappello largo da 4 a 10 cm, igrofano, brunastro, fibrillato-striato, prima
campanulato, poi piano-umbonato, carnoso al centro, con margine sottile,
revoluto e lobato.
Lamelle da bianco-grigiastre a rosa, poco fitte, annesso-uncinate, con lamellule.
Gambo irregolarmente cilindrico, da pieno a cavo, bianco sporco, liscio, non
fibrillato.
Carne bianco-brunastra con intenso odore di farina fresca. Sapore gradevole.
Spore rosee in massa, globose, angolose, 10-12x8-11 m.
Commestibile con cautela e frammisto ad altre specie.
Note
Questa specie viene confusa con lE. saundersii var. hiemale presente sotto olmo e con lE.
sepium legato alle rosacee, che ha la carne bianca e arrossante nei punti erosi dalle larve e un
odore di noce di cocco (Cetto).

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

ENTOLOMA APRILE (Britz) Romagnesi


Cresce, in primavera sotto cespugli e alberi di latifoglie. Non molto comune.
Cappello largo 2-9 cm, prima conico-campanulato, poi convesso, indi espanso, umbonato e lobato. Cuticola da color bruno grigio scuro a seppia ocraceo
chiaro. Lamelle prima grigio-brunastre, poi bruno-rosate.
Gambo cilindrico, pieno, poi cavo, striato da fibrille grigio scure.
Carne biancastra, sottile al margine. Odore e sapore farinosi.
Spore poliedriche, 9-12x7,5-9 m.
Commestibile.

Note
Non si pu confondere con lE. sinuatum o E. lividum (tossico) perch questultimo cresce in un
periodo dellanno diverso, cio in autunno.

RHODOCYBE GEMINA (Fr.) Arnolds


sin. R. truncata
Cresce, in tardo autunno, nelle radure erbose dei boschi di conifere. Specie
non comune.
Cappello largo 4-10 cm, sodo, da convesso a depresso, con orlo a lungo involuto, sovente lobato, pruinoso. Cuticola da nocciola-carnicino a ocra-rossastro.
Lamelle bianco-ocracee, poi carnicine, da adnate ad appena decorrenti,
abbastanza fitte, prima arcuate, poi quasi ventricose.
Gambo da biancastro a subconcolore al cappello, pieno, robusto, ricoperto da
una pruina bianca allapice.
Carne bianca e soda. Odore subfarinaceo-aromatico, sapore analogo con
retrogusto lievemente rancido.
Spore ocra-rosate in massa, ellissoidali e verrucose, 5-7,5x3-4,5 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

HYGROPHORUS AGATOSMUS (Fries) Fries


Cresce, in autunno inoltrato, nei boschi di conifere. Comune e abbondante.
Cappello largo 2,5-8 cm, liscio e vischioso, di color grigio pallido, prima campanulato, poi convesso, infine piano, con margine involuto.
Lamelle bianche o biancastre, spaziate e decorrenti, intramezzate da lamellule.
Carne bianca e tenera. Odore di mandorle amare. Sapore mite.
Spore bianche in massa, ellittiche, 9-10x5-6 m, non amiloidi.
Commestibile mediocre, secondo Cetto.

Note
Da altri autori (Mazza, Papetti et al.) viene ritenuto non commestibile per il profumo forte e
penetrante. Pu essere utilizzato nel misto in piccole quantit, sottolio o sottaceto.

HYGROPHORUS MARZUOLUS (Fr.: Fr.) Bresadola


Cresce, allinizio della primavera, sotto labete bianco, il pino, le querce e i
faggi, ben nascosto sotto le foglie morte e il muschio. Specie rara. Presente
solo in alcune stazioni di crescita.
Cappello largo 3-12 cm, sodo e carnoso, da emisferico a piano-depresso-gibboso, con margine ondulato. Cuticola biancastra, grigio metallica, percorsa
da fibrille radiali.
Lamelle biancastre, poi grigiastre, ceracee, adnato-decorrenti, basse e ventricose, prima fitte, poi molto spaziate, con qualche lamellula.
Gambo corto e tozzo, diritto o curvo, bianco-grigio satinato, pruinoso in alto.
Carne bianca, grigiastra sotto il rivestimento del cappello. Odore mielato o di
rose appassite, sapore mite.
Spore bianche in massa, ellittiche, lisce, non amiloidi, 6-8x5,5-6,5 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

HYGROPHORUS NEMOREUS (Lasch.) Fries


Cresce, in autunno, nei boschi aperti di faggio e di castagno. Non comune.
Cappello largo 4-8 cm, campanulato, poi convesso-spianato, di color ocraaranciato con fibrille pi scure al centro.
Lamelle color crema o rosate, spesse, distanziate e decorrenti.
Gambo biancastro e fibrilloso, affusolato alla base, cosparso di forfora allapice.
Carne bianca. Odore farinaceo, sapore grato.
Spore bianche in massa, ovoidali, granulose, ialine, 6-7x3,5-5, m.
Commestibile.

Note
Si tratta di un fungo alquanto carnoso e quindi molto redditizio in cucina.

HYGROPHORUS PENARIUS Fries


Cresce gregario in boschi di querce e faggi. Abbondante nelle stazioni di crescita.
Cappello bianco, avorio al centro, di 5-15 cm di diametro, emisferico, poi pianeggiante, umbonato, con margine lobato e sinuoso.
Lamelle bianco-crema con riflessi carnicini, spaziate e decorrenti.
Gambo concolore al cappello, piuttosto giallino alla base, pieno, assottigliato
in basso e ricurvo.
Carne biancastra, odore di latte bollito, sapore mite.
Spore bianche in massa, ellissoidali e lisce, 5,5-8x3,5-6 m.
Commestibile.

Note
Secondo qualche autore il miglior Hygrophorus tra quelli commestibili per la carnosit e le
qualit organolettiche.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

HYGROPHORUS PUDORINUS Fries


Cresce in autunno inoltrato nei boschi misti con abeti e faggi. Comune.
Cappello largo 3-8 cm, carnoso, con umbone ottuso, vischioso, da convesso a
emisferico, margine involuto-eccedente. Cuticola di colore giallo-miele, rosaaranciato, asportabile.
Lamelle spaziate, appena decorrenti, prima biancastre, poi con riflessi concolori al cappello, indi color albicocca.
Gambo prima bianco, poi rosa-arancio, slanciato, cilindraceo, spesso ricurvo
con base giallastra, fioccoso allapice.
Carne compatta, bianca, aranciata sotto la cuticola. Odore e sapore resinoso.
Spore bianche in massa, ellissoidi, subovoidali, lisce, 8,5-9,5x5,2-6,4 m.
Commestibile mediocre, secondo Cetto.
Note
Dopo aver asportato la cuticola del cappello, utilizzare esemplari, possibilmente giovani, conservati sottolio. Qualcuno consiglia di lasciare i carpofori qualche ora in acqua salata prima di utilizzarli per ridurre laccentuato sapore resinoso.

HYGROPHORUS RUSSULA Qulet


sin. Tricholoma russula
Cresce gregaria, dallestate al tardo autunno, sotto querce. Specie comune e
abbondante.
Cappello largo 3-20 cm., biancastro, macchiato o sfumato di rosa-porporino,
convesso poi spianato, alquanto carnoso, liscio e vischioso.
Lamelle bianche, macchiate di rosa-porporino, fitte, adnate e un po decorrenti.
Gambo bianco, sfumato di rosa-porporino, sodo e robusto.
Carne bianca virante al roseo, con odore insignificante e sapore mite.
Spore bianche in massa, ellissoidali, lisce, 6-8x4-6 m.
Commestibile. Si presta ad essere conservata sottolio.

Note
Questa specie si pu confondere con lH. erubescens che cresce, per lo pi, sotto conifere e presenta lamelle meno fitte.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

HYGROPHORUS ARBUSTIVUS Fries


Cresce, in autunno, sotto querce e noccioli. Non comune.
Cappello largo 2-7 cm, ocra-roseo, pi scuro al disco e con margine color
crema, umbonato, spianato, nettamente fibrillato.
Lamelle bianche, poi crema-fulvastre, rade e poco decorrenti.
Gambo bianco-crema, alto, robusto e asciutto, pruinoso alla sommit.
Carne bianca. Odore e sapore insignificanti.
Spore bianche in massa, 6-9x4,5-6 m.
Commestibile.

HYGROPHORUS SPECIOSUS Peck


H. bresadolae Qulet.
Cresce, in autunno, nei prati. Non comune.
Cappello largo 2-6 cm, vischioso con lumidit, di color giallo-crema con disco
rosso-arancio.
Lamelle prima biancastre, poi giallastre, spaziate e decorrenti.
Gambo vischioso, giallo con bande aranciate e sommit bianca.
Carne biancastra. Odore e sapori insignificanti.
Spore bianche in massa, 8-10x5-6 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

HYGROPHORUS OLIVACEOALBUS (Fr.: Fr.) Fries


Cresce, in autunno, sotto aghifoglie. Comune e abbondante.
Cappello largo da 2 a 4 cm, bruno-bistro, campanulato-convesso, poco carnoso e vischioso, con umbone netto e pi scuro.
Lamelle bianche con riflessi crema negli esemplari adulti, rade, spesse e decorrenti.
Gambo biancastro, pieno e uniforme, decorato da cercini brunastri leggermente furfuracei allapice.
Carne bianca, inodore, sapore mite.
Spore bianche in massa, 9,5-12x6-7 m, ialine.
Commestibile.

Note
Si pu confondere con lH. personii, ugualmente commestibile, tipico delle latifoglie, la cui cuticola reagisce, a contatto con lammoniaca, al blu-verde.

HYGROPHORUS CHRYSODON (Batsch.: Fr.) Fries


Cresce, in autunno, in boschi di conifere e di latifoglie. Comune.
Cappello largo 5-7 cm, gibboso, bianco, giallo-oro sul margine involuto.
Lamelle bianche, rade e decorrenti, cosparse da fioccosit gialline sul taglio.
Gambo bianco, poi adorno da fioccosit gialline, cilindrico, attenuato in
basso.
Carne bianca, inodore e insapore.
Spore bianche in massa, lisce, ellittiche, ialine, 8-10x4-5 m.
Commestibile, secondo Cetto.

Note
Da Papetti et al. ritenuto non commestibile per lodore sgradevole. Potrebbe, tuttavia, essere
utilizzato in un misto.

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HYGROPHORUS LIMACINUS Scopoli


Cresce sotto aghifoglie (pino silvestre e abete bianco). Comune.
Cappello 5-15 cm, bruno-bistro, convesso, liscio, ma piuttosto vischioso e carnoso.
Lamelle bianche o cinerognolo-verdognole, grosse, spaziate e decorrenti.
Gambo bianco, vischioso, fusiforme, ingrossato al centro e rastremato in alto,
con squamature brunastre nella parte inferiore.
Carne bianca e soda. Odore nullo, sapore mite.
Spore bianche in massa, ellissoidali, 9-13x6-8 m.
Commestibile.

HYGROPHORUS PERSOONII Arnolds


sin. H. dichrous Khner e Romagnesi
Cresce, in autunno, sotto querce. Comune.
Cappello largo 3-8 cm, bruno-sporco o piuttosto grigiastro, ricoperto da una
cuticola pileica viscosa, con orlo involuto, che a contatto con lammoniaca,
diventa blu-verde.
Lamelle biancastre o livide, leggermente decorrenti.
Gambo fusiforme, con apice attenuato, bianco e pruinoso-granuloso e la parte
inferiore vischiosa con ornamentazioni concolori al cappello.
Carne bianca. Inodore e insapore.
Spore bianche in massa, ellissoidali, lisce, 9-13x5-7,5 m.
Commestibile.
Note
Cappello, lamelle, odore e sapore sono simili a quelli dellH. limacinus. Questa specie si pu
confondere anche con lH. olivaceoalbus la cui cuticola, per, a contatto con lammoniaca, non
mostra alcuna reazione.

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HYGROPHORUS HYPOTEJUS Fries


Cresce, nel tardo autunno, tra lerba, sotto pini e abeti. Non comune.
Cappello con diametro da 3 a 8 cm, elastico, giallo-verdastro o bruno-olivaceo, coperto da uno strato umido, pallido al margine, piuttosto nerastro al
centro.
Lamelle rade, alte, decorrenti, prima biancastre, poi gialle o giallo-arancione.
Gambo bianco-giallognolo, cilindrico, slanciato, glutinoso verso lalto.
Carne bianca, gialla sotto la cuticola del cappello. Odori e sapori insignificanti.
Spore bianche in massa, ellissoidali, lisce, 7-10x4-5 m.
Commestibile.

Note
Secondo qualche autore questa specie potrebbe confondersi con lH. olivaceoalbus che si distingue per il portamento pi slanciato, le lamelle bianche e il gambo decorato.

CHAMAROPHYLLUS PRATENSIS (Pers.:Fr.) Kummer


Cresce, in autunno, nei prati e ai margini dei boschi. Specie non diffusa.
Cappello con diametro 4-7 cm, color arancio-albicocca, prima campanulato,
poi convesso, indi spianato, a volte depresso, con margine sottile.
Lamelle color crema, poi arancio pallido, rade, larghe, arcuate, decorrenti,
venoso-congiunte.
Gambo bianco o sfumato di fulvo, pieno, fibrilloso, striato, ma liscio allapice.
Carne biancastra, poi ocracea, fragile e fibrillosa. Odore grato, sapore mite.
Spore bianche in massa, ovoidali, lisce, 5-7x4-6 m.
Commestibile.

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PLUTEUS CERVINUS (Schaeffer) Kummer


Cresce su tronchi di latifoglie e di conifere in disfacimento. Comune.
Cappello largo 6-20 cm, da campanulato a piano-convesso, bruno o fuligginoso, pi scuro al centro, con margine lobato e sinuoso.
Lamelle prima biancastre, poi rosee, infine bruno-ametistine, fitte e libere al
gambo.
Gambo cilindraceo, biancastro con fibrille brunastre.
Carne biancastra e fragile. Odore e sapore debolmente rafanoide con retrogusto amarognolo.
Spore rosee in massa, ovoidi o subglobose, 6-8x5-6,5 m.
Commestibile. Utilizzare piccole quantit e solo in un misto.

VOLVARIELLA SPECIOSA fo. Gloyocephala


(De Cand.:Fr.) Court.
Cresce, in autunno, su letame, paglia e materiali organici in via di decomposizione, in orti, giardini e campi. Specie comune.
Cappello largo 8-12 cm, grigiastro o grigio-fuligginoso, campanulato, poi
piano, umbonato con orlo striato a maturit e cuticola asportabile.
Lamelle biancastre, poi rosee, infine roseo-brunastre, fitte, alte, libere al
gambo.
Gambo biancastro, con sfumature concolori al cappello, slanciato e glabro.
Volva bianca e cotonosa, alta e lobata.
Carne bianca e molle. Odore e sapore rafanoide.
Spore di color rosa-carnicino in massa, ellittiche, 12-18 x 8-10 m.
Commestibile mediocre, secondo Cetto. Utilizzare solo in un misto e in piccole quantit.
Note
Specie conosciuta col nome dialettale di fong pagliarin.

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STROPHARIA RUGOSOANNULATA Farlow: Murr


sin. Stropharia ferrii Bres.
Cresce, a gruppi, in estate-autunno, su terreno ricco di paglia, letame e detriti
vegetali. Specie rara.
Cappello largo 5-12 cm, prima emisferico, poi convesso, carnoso, liscio, secco
e lucente. Cuticola da giallo-violetto a rosso-mattone-violetto.
Lamelle di color cenere-violetto, grigio-blu, con filo bianco.
Gambo cilindrico, bianco in alto, (ma quasi rugginoso per la caduta delle
spore) e giallino in basso, con anello doppio, ampio e striato e ife izomorfe
alla base. Carne bianca immutabile, senza odore e sapore particolari.
Spore porporo-nerastre in massa, ellittiche, lisce, 11-13x7,5-8 m.
Commestibile.
Note
In una parte della letteratura non gode di molte simpatie. Da Mazza questa specie viene data
per sospetta, dal Cetto viene sconsigliata. Sta di fatto che viene coltivata ed una delle specie
che il Ministero della Sanit ha ammesso alla vendita.

ARMILLARIA MELLEA (Vahl.: Fr.) Kummer


Cresce in autunno su legno di latifoglie. Comunissima e abbondante.
Cappello largo da 2,5 a 7 cm, prima emisferico, poi convesso, infine appianato-umbonato. Cuticola da ambra a bruno-giallastro, a bruno-scuro, coperta da
fugaci squame brunastre.
Lamelle adnato-decorrenti, biancastre, poi beige-chiaro, infine macchiate di
ruggine.
Gambo slanciato, cilindraceo, affusolato al piede e cespitoso. Anello bianco,
membranaceo, striato sulla pagina inferiore, a volte giallo al margine.
Carne biancastra, sapore amarognolo-astringente. Odore subfungino. Spore
bianco-crema in massa, ellissoidali-obovoidali, lisce, 7-8,6x5,4-6 m.
Commestibile, dopo prebollitura.
Note
Si tratta di una specie diffusa e conosciuta da sempre col nome volgare di chiodino e quello dialettale di chiuvaridd. Attenti a non confoderla con lHipholoma fasciculare o con lH. sublateritium che
sono tossici e con lA. gallica o A. lutea che pare abbia procurato qualche caso di intolleranza.

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ARMILLARIA TABESCENS (Scopoli) Emeland


Cresce, destate e dautunno, cespitoso ai piedi delle querce. Specie comune
ed abbondante.
Cappello largo 4-7 cm, scarno, prima umbonato-campanulato, poi pianodepresso, fulvo-rossiccio o bruno-giallastro con minute squame pi scure e
margine sinuoso e sottile.
Lamelle prima biancastre, poi bruno-rosate, quasi fitte, adnato-decorrenti.
Gambo concolore al cappello, privo di anello membranoso, sottile, slanciato,
cilindraceo, ricurvo, attenuato alla base, sempre fascicolato.
Carne compatta e biancastra. Odore fungino, sapore quasi mite.
Spore color avorio in massa, ellittiche, lisce, non amiloidi, 8-10x5-7 m.
Commestibile, dopo prebollitura.

Note
chiamato da qualcuno chiodino senza cravatta. Si presta ad essere conservato sottolio. Si
pu confondere con lA. mellea che si distingue perch ha un anello membranoso.

CALOCYBE CARNEA (Bull.: Fries) Khner


Cresce, in primavera, spesso gregaria, nei prati, nei pascoli e nei boschi.
Specie non comune.
Cappello largo 2-3 cm, piano-convesso, di color rosa carnicino pallido.
Lamelle bianche, strette e libere al gambo.
Gambo cilindrico, cavo, piuttosto fragile, quasi concolore al cappello con macchie bianche in alto e fioccosit.
Carne bianca, inodore e insapore.
Spore bianche in massa, lisce, ellittiche, incolori, 4-5,5x2-3 m.
Commestibile.

Note
Specie ricercata solo da pochissime persone, perch scarsamente conosciuta.

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CALOCYBE GAMBOSA (Fr.: Fr.) Donk


sin. Tricholoma georgii Qulet
Cresce, in primavera (raramente dautunno) nei prati, ai margini dei boschi, nelle
radure, tra i cespugli, formando i cosidetti circoli delle streghe o linee a zig-zag.
Specie comune.
Cappello largo 5-14 cm, carnoso, da subsferico ad appianato con margine
involuto, sinuoso o lobato. Cuticola di color bianco-crema, camoscio-pallido,
liscia, a volte un po screpolata. Lamelle di color bianco-avorio, fitte, smarginate, strette, con filo irregolare. Gambo pieno, biancastro, irregolarmente
cilindraceo. Carne bianca, spessa. Odore e sapore di farina fresca.
Spore bianche in massa, ellittiche, lisce, non amiloidi, 5-6x3-4 m.
Commestibile buono.
Note
Specie conosciuta e ricercata col nome dialettale di musciarone. La Legge Regionale n. 48 ne
impone il limite per la raccolta: il diametro del cappello non deve essere inferiore a 2 cm e la
quantit consentita non superiore a 1 Kg.

CALOCYBE IONIDES (Bul.: Fries) Donk


Cresce, destate o primo autunno, in boschi ricchi di humus. Specie non molto
comune.
Cappello largo 3-5 cm, prima campanulato-convesso, poi espanso, umbonato,
liscio, con colori dal violetto al porporino, decolorati con let. Margine, da
giovane, piuttosto fioccoso.
Lamelle fitte, sottili, pallide con orlo crenulato.
Gambo concolore al cappello, fibrilloso, feltrato alla base.
Carne biancastra o leggermente violetta. Sapore mite, odore lieve di farina.
Spore bianche in massa, ellittiche, lisce, 5-7x3-4 m.
Commestibile.

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CLITOCYBE ALEXANDRI (Gillet) Gillet


Cresce, in estate-autunno, nei boschi soprattutto di aghifoglie. Specie comune.
Cappello largo 15-20 cm, grigio-beige, guttulato, carnoso, convesso, indi
piano e depresso, con margine, da giovane, involuto e brevemente scanalato.
Lamelle fitte e decorrenti, biancastre, poi di color giallo-legno con riflessi rosati.
Gambo cilindraceo, tozzo e robusto, concolore al cappello, ma bianco e
tomentoso sia allapice che alla base.
Carne beige-grigiastra. Odore di mandorle amare, sapore mite.
Spore biancastre in massa, ellissoidali, lisce, 6-8x3,5-5 m.
Commestibile, secondo Cetto.

Note
Da Mazza, Papetti et al. questa specie viene data per non commestibile per le mediocri qualit
organolettiche.

CLITOCYBE COSTATA Khner & Romagnesi


Cresce, in estate-autunno, sotto conifere e in boschi misti. Specie comune.
Cappello largo 4-6 cm, ocraceo con sfumature rossastre, presto imbutiforme
con margine solcato.
Gambo quasi concolore al cappello, appena ingrossato alla base e con residui
vegetali.
Carne bianca. Odore e sapore grati.
Spore bianche in massa, ovoidali, lisce, 6-9x4-5 m.
Commestibile.

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CLITOCYBE NEBULARIS (Batsch.: Fr.) Kummer


sin. Lepista nebularis (Fr.) Harmaja
Cresce gregaria, a gruppi numerosi, in autunno, nei boschi. Comune e abbondante.
Cappello sodo e carnoso, largo 15-20 cm, grigiastro o grigio-beige, pi scuro
al centro, margine inizialmente involuto, a volte anche lobato.
Lamelle bianco-giallognole, fitte e poco decorrenti.
Gambo subconcolore al cappello, da obeso a claviforme, ornato da fibrillosit
e striature concolori.
Carne bianca. Odore caratteristico, sapore acidulo.
Spore gialline in massa, a forma di seme di mela, lisce, 6-8x3-5 m.
Commestibile con cautela, secondo Cetto, previa prebollitura di esemplari giovani. Pu essere usata in polvere per aromatizzare salse, rag, minestre.
Note
Questa specie conosciuta col nome dialettale di palummella o natalino ed molto apprezzata nella nostra regione. Recenti studi sulle sostanze mutagene e, soprattutto, casi di intolleranze
individuali la rendono estremamente sospetta per cui se ne sconsiglia luso in cucina.

CLITOCYBE ODORA (Bull.: Fr.) Kummer


Cresce, dalla fine dellestate al tardo autunno, nei boschi di latifoglie e di conifere. Specie comune e abbondante.
Cappello largo 3-7 cm, prima convesso, poi appianato e quasi imbutiforme, di
color verde-blu, verde-bruno, quasi liscio, opaco e decolorato da adulto.
Lamelle grigiastro-verdastre, adnate o subdecorrenti, fitte.
Gambo cilindraceo, subconcolore al cappello, con base biancastra e tomentosa.
Carne biancastra con odore e sapore di anice.
Spore di color crema in massa, ellissoidali, lisce, cianofile, 6-7x3-4 m.
Commestibile sia fresca sia essiccata o in polvere.

Note
Specie conosciuta col nome volgare di anicino o col termine dialettale fong di frasch. Usare
piccole quantit in un misto per via del profumo intenso. Pu essere anche utilizzata per preparare torte o gelati.

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CLITOCYBE SINOPICA (Fr.:Fr.) Kummer


Cresce gregaria, in primavera, in boschi di conifere e ai bordi di sentieri.
Specie comune.
Cappello color mattone, largo fino a 5 cm, con depressione centrale e poi
imbutiforme, igrofano, quasi glabro, margine irregolare, sinuoso o lobato.
Lamelle poco fitte, decorrenti, bianche e poi giallognole.
Gambo concolore al cappello, pieno e poi farcito, cilindraceo, ma svasato
allapice e ricoperto da fibrille longitudinali.
Carne bianca, ma rossastra sotto la cuticola. Odore di farina alla sezione.
Sapore analogo.
Spore bianche in massa, subsferiche, lisce, 7-10x5-7 m.
Commestibile.

CLITOCYBE GEOTROPA (Bulliard) Qulet


Cresce, in tardo autunno, nelle radure o ai margini dei boschi, in lunghi filari.
Specie comune.
Cappello largo 6-15 cm, beige o color crosta di pane, glabro, prima campanulato, poi piano-convesso, infine imbutiforme con piccolo umbone centrale e
margine involuto e costolato.
Lamelle subconcolori al cappello, fitte e decorrenti.
Gambo concolore al cappello, slanciato e fibrillato, con base biancastra e
tomentosa.
Carne bianca. Odore grato, sapore mite.
Spore bianche in massa, a forma di gocce, lisce, 6-7x5-6,5 m.
Commestibile ottimo.

Note
Specie ricercata e apprezzata, conosciuta col nome dialettale di fong a ordine o ordinario.

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CLITOCYBE GEOTROPA (Bull.: Fr.) var. Maxima Kummer


Cresce, in tardo autunno, spesso in cerchi, nei pascoli e nelle radure dei boschi
di latifoglie. Non molto comune.
Cappello largo 10-30 cm, carnoso, imbutiforme, senza umbone centrale o
appena accennato, con orlo liscio. Cuticola inizialmente di color bianco-ocraceo, poi ocra-alutaceo.
Lamelle biancastre, fitte e alquanto decorrenti.
Gambo in genere corto, elastico, biancastro o brunastro pallido, fibrillosostriato.
Carne bianca e compatta. Odore e sapore grati.
Spore bianche in massa, ellittiche, ialine, 6-8,5x4-5 m.
Commestibile ottimo.

Note
Anche questa specie conosciuta col nome dialettale di fong a ordine o ordinario.

CLITOCYBE GIBBA (Pers.: Fr.) Kummer


sin. C. infundibuliformis
Cresce, gregaria, nei boschi. Specie comune e abbondante.
Cappello carnoso, largo 3-8 cm, prima convesso, poi imbutiforme, di color
camoscio, con margine sottile e involuto.
Lamelle bianche o biancastre, fitte e molto decorrenti.
Gambo concolore al cappello, elastico, fibroso, ingrossato alla base e bambagioso.
Carne bianca con odore lieve di mandorle amare. Sapore grato.
Spore bianche in massa, ellissoidali, lisce, 5-8x3-5 m, ialine.
Commestibile sia da fresca sia essiccata.

Note
Specie conosciuta col nome dialettale di mutidd o fung d frasc. alquanto ricercata e
apprezzata.

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COLLYBIA BUTYRACEA var. Asema (Fr.: Fr.) Qulet


Cresce, a gruppi, in autunno, su residui vegetali di conifere e latifoglie.
Comune.
Cappello largo 3-6 cm, sottile, da convesso-campanulato a disteso, umbonato,
igrofono, color corno di bue, cio grigiastro chiaro.
Lamelle biancastre, sottili e strette, fitte, intercalate da lamellule, con tagliente
non crenulato.
Gambo subconcolore al cappello, appena attenuato in alto, striato e pruinoso
alla base.
Carne biancastra, molle, leggermente pi scura sotto la cuticola del cappello.
Odore lievemente fruttato-rancido.
Spore bianche in massa, ellittiche, ialine, 6,5x3-3,5 m.
Commestibile. Da utilizzare in un misto.

COLLYBIA ACERVATA Karst.


sin. C. marasmioides Brs.& St.
Cresce subcespitoso o in grandi cespi su ceppaie soprattutto di conifere, in primavera-autunno. Specie piuttosto rara.
Cappello largo 2-8 cm, liscio e poi rugoso, chiaro, a tempo umido di color
bruno-rossastro.
Lamelle biancastre, sottili, non tanto fitte, quasi libere, con tagliente ondulato.
Gambo flessuoso, tenace, liscio, di color pi o meno rosso-brunastro, con base
feltrata.
Carne sottile e biancastra. Sapore insignificante. Odore subagliaceo.
Spore bianche in massa, ellissoidi, ialine 8-10x5,6 m.
Commestibile. Utilizzare solo il cappello in un misto di altri funghi.

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COLLYBIA DRYOPHILA (Bull.: Fr.) Kummer


Cresce a gruppetti, dalla primavera allautunno, nei boschi e anche nei prati
sia su terreno sia su residui legnosi. Comune.
Cappello largo 2-5 cm, convesso e poi spianato, sovente con margine ondulato e pi pallido. Cuticola liscia e lucente, molto igrofana, di color ocraceobruno-fulvo, sbiadito a tempo secco.
Lamelle bianche, anche ingiallenti, fitte e basse, sinuate, quasi libere al
gambo.
Gambo concolore al cappello, vuoto, ma tenace e fistuloso, cilindrico e glabro,
con base non bulbosa.
Carne bianca, sottile, con leggero odore fungino e sapore mite.
Spore bianche in massa, ialine, 5,6x2-3,5 m.
Commestibile. Usare solo il cappello, il gambo piuttosto coriaceo.

FLAMMULINA VELUTIPES (Curt.: Fr.) Karsten


sin. Collybia velutipes Sing.
Cresce cespitosa, dal tardo autunno alla primavera, su tronchi di olmi, pioppi
e salici, sia vivi che morti. Comune.
Cappello largo 5-7 cm, poco carnoso, irregolarmente emisferico, poi appianato, giallo-arancio, rosso bruno al centro, con orlo pi pallido.
Lamelle da biancastre a giallastre, quasi rade, annesso-ventricose.
Gambo fibroso e sinuoso, prima pieno, poi midolloso, indi vuoto, finemente
vellutato, bruno-nerastro, spesso radiciforme.
Carne color crema. Odore, delle lamelle, rancido o di pelargonio, sapore
mite.
Spore bianche in massa, ellissoidali, lisce, 8-9x0,5 m.
Commestibile.
Note
Ritenuta preziosa dai micofagi perch presente in un periodo dellanno privo di altre specie
commestibili.

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HOHENBUEHELIA GEOGENIA (D:C.: Fr.) Singer


sin. Acanthocystis geogenius
Cresce in boschi misti di conifere e di latifoglie. Specie non molto diffusa.
Cappello largo 4-12 cm, di color bruno-giallo scuro, aperto a ventaglio conchiforme o chiuso a petalo, con margine sottile e sinuoso. Cuticola opaca e
gelatinosa.
Lamelle prima biancastre, poi ocracee, spaziate e decorrenti.
Gambo pallido, laterale, pi chiaro del cappello, con fibrille innate.
Carne biancastra. Odore e sapore indefinibili.
Spore bianche in massa o pallide, 5-7x4-5 m.
Commestibile.

LACCARIA LACCATA (Scop.: Fr.) Berkeley & Broome


Cresce, sopra le foglie o tra il muschio, in boschi umidi o al loro margine.
Comune.
Cappello largo da 2 a 5 cm, carnicino, bruno-rosa, ocra pallido, finemente
squamoso, depresso al centro.
Lamelle rosee, poi con una pruina biancastra, rade, spesse e leggermente
decorrenti.
Gambo concolore al cappello, brunastro-fibrilloso alla base, cilindrico, flessuoso e tenace.
Carne sottile, concolore al cappello. Odore erbaceo, sapore mite.
Spore di color lilla pallido in massa, subtondeggianti-ellissoidali, aculeate,
7-9x6-7,5 m, ialine.
Commestibile. Da utilizzare solo in un misto di funghi.

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LEPISTA CAESPITOSA (Bresadola) Singer


Cresce nei prati e pascoli in cerchi concentrici e cespitosi. Non molto comune.
Cappello largo 4-9 cm, prima piano, poi convesso e anche depresso, biancastro, alutaceo o bruno pallido, con margine sinuoso.
Lamelle biancastre, poi isabelline, separabili dal cappello.
Gambo bianco, appena fibrilloso-squamoso, cilindrico, ricurvo. Si trova insieme ad altri a formare un unico cespo.
Carne bianca. Odore e sapore rancido-farinoso.
Spore color rosa-carnicino in massa, rotondeggianti, 5-6x3-5 m.
Commestibile da giovane.

LEPISTA GLAUCOCANA (Bresadola) Singer


sin. Tricholoma glaucocanum B.
Cresce gregaria, in autunno, nei boschi di aghifoglie e latifoglie. Specie non
molto diffusa.
Cappello con diametro di 6-12 cm, da azzurro a grigio-violetto, piuttosto carnoso.
Lamelle fitte e strette, facilmente separabili dal cappello, di color grigio-azzurro-violetto.
Gambo concolore al cappello, cilindrico, con residui di ife miceliari al bulbo.
Carne grigio-azzurrina, senza sapore e con odore di terriccio o farinoso-mentolato.
Spore rosate in massa, subellittiche, 6-7x3-5 m, ialine.
Commestibile, secondo Cetto.

Note
Da Papetti et al. ritenuta non commestibile per le scadenti qualit organolettiche.

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LEPISTA INVERSA (Scop.: Fr.) Patouillard.


sin. Clitocybe inversa Kumm.
Cresce, a gruppi, in autunno, nei boschi di aghifoglie e di latifoglie. Comune.
Cappello tenace, largo 3-9 cm, convesso, poi imbutiforme, con margine involuto, ondulato e lobato. Cuticola da giallo-rossastro-fulvo a rosso-maculato,
liscia e lucente.
Lamelle facilmente separabili dal cappello, fitte, sottili, strette, molto decorrenti,
di color avorio e poi crema-rossastre.
Gambo concolore al cappello, cilindrico o ingrossato alla base, pieno, poi
cavo, tenace, con micelio basale chiaro.
Carne tenace, biancastra o rossastra. Odore lieve, sapore mite.
Spore biancastre in massa, subellittiche, verrucose, 3-4,5x2,7-3,6 m, non
amiloidi.
Commestibile nonostante la carne sia un po tenace.

LEPISTA LUSCINA (Fr.) Sing


sin. L. panaeola (Fr.) Karst
Cresce, a piccoli gruppi o a cerchi, in autunno nei prati e nei pascoli. Comune.
Cappello largo 3-10 cm, convesso-depresso, con margine involuto, pruinoso e
pi pallido, scanalato o liscio. Cuticola di color grigio-bruno, grigio-corno, a
macchie acquose.
Lamelle fitte e sottili, leggermente decorrenti, facilmente separabili dal cappello, prima biancastre, poi ocra-grigiastre.
Gambo pieno, cilindrico, concolore al cappello, fibrillato-rigato.
Carne biancastra con odore fungino, o, secondo Cetto, con leggero odore di
farina un po rancida. Sapore mite.
Spore rosa-brune in massa, ellisoidi, verrucose, 5-7x3,5-4,5 m, cianofile.
Commestibile.

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LEPISTA NUDA (Bull.: Fr.) Cooke


sin. Tricoloma nudum (Bull.: Fr.) Mte.
Cresce in tardo autunno e, a volte, anche in primavera, su terreno ricco di
humus e in boschi misti. Comune.
Cappello con 5-14 cm di diametro, carnoso, da emisferico a pianeggiante,
liscio, arrotondato al margine, di color violetto pi o meno sfumato.
Lamelle subconcolori al cappello, separabili dalla carne, alquanto fitte, sinuate, arrotondate al gambo, quasi libere, pi o meno decorrenti.
Gambo sodo e carnoso, lilla, ricoperto di fibrille e pruina grigio-lilacina,
ingrossato al piede, con ife miceliari basali.
Carne violacea, tenera e fragile, di odore aromatico e di sapore grato.
Spore rosee in massa, cianofile, ellissoidali, finemente verrucose, 6-8x4-5 m.
Commestibile ricercato e apprezzato. Pu essere utilizzato sia fresco, dopo
prebollitura, sia in polvere per aromatizzare rag, frittate, salse e minestre.

LEPISTA PERSONATA (Fr.: Fr.) Cooke


sin. L. saeva
Cresce spesso in cerchi concentrici, nel tardo autunno, tra lerba, sotto i cespugli nei boschi di latifoglie. Non molto comune.
Cappello largo 5-12 cm, piano, convesso, con orlo inizialmente involuto, di
color lilla-bruniccio, pi chiaro al margine.
Lamelle fitte, grigio pallide con sfumature lilla, pi o meno scure di quelle del
cappello.
Gambo pieno, spesso, lilla-violetto leggermente pi scuro del cappello, finemente decorato da squame.
Carne biancastra. Odore e sapore grati.
Spore di color rosa pallido in massa, con membrana ruvida, 6-7x4-5 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LEPISTA SORDIDA (Schum.: Fr.) Singer


sin. Tricholoma sordidum Sing.
Cresce, in autunno avanzato, a gruppi, nei prati, lungo i sentieri, nei parchi.
Comune.
Cappello largo 5-8 cm, depresso-umbonato con margine involuto, ondulato,
fragile, igrofano e lucente. Cuticola di color bruno-lilla, bruno-grigio con toni
lilla.
Lamelle separabili dal cappello, fitte, quasi decorrenti, concolori al cappello
con tonalit carnicine.
Gambo concolore al cappello, pieno, fibrilloso-striato, appena ricurvo, cotonoso alla base.
Carne grigio-lilacina, igrofana, con odore terroso e sapore mite.
Spore lilla in massa, ellittico-ovoidali, verrucose, 6-7x3,5-4 m, cianofile.
Commestibile.
Note
Questa specie da Papetti et al. ritenuta commestibile senza valore.

LEUCOPAXILLUS BARBARUS R. Maire.


Cresce sotto leccio nella macchia mediterranea. Specie rara.
Cappello largo 6-10 cm, carnoso, color ocra-crema, pallido e pruinoso, con
orlo involuto nel giovane.
Lamelle biancastre, sinuato-smarginate, piuttosto spesse e lungamente decorrenti.
Gambo cilindrico, appena fioccoso allapice.
Carne con odore e sapore pi o meno farinoso.
Spore bianche in massa, finemente verrucose, amiloidi, 7-9x4-5,5 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LEUCOPAXILLUS GIGANTEUS Singer (f. bianca)


sin. L. candidus Sing.
Cresce, a cerchi, destate e dautunno, nei pascoli montani. Specie non comune.
Cappello fino a 10-28 cm di diametro, carnoso, da piano a convesso, profondamente depresso al centro, scanalato al margine, involuto e pubescente da
giovane, di colore bianco-latte con sfumature giallognole verso il centro.
Lamelle facilmente staccabili dal cappello, da bianche a biancastre, molto fitte,
strette e decorrenti, intersecate da lamellule.
Gambo bianco, massiccio, spesso ventricoso, pruinoso alla sommit.
Carne bianca. Odore farinoso-erbaceo-rancido, sapore pi o meno mite.
Spore bianche in massa, fortemente ellittiche, lisce, ialine, 6-7,6x4-4,5 m.
Commestibile.

Note
Si tratta della forma bianca della pi conosciuta Clitocybe gigantea di Qulet.

LYOPHILLUM LORICATUM (Fr.) Khner


sin. Clitocybe cartilaginea Bulliard
Cresce, in autunno, nei boschi di latifoglie. Specie comune e abbondante.
Cappello di 4-9 cm di diametro, da convesso a espanso, piuttosto gibbosorugoso. Cuticola di color marrone-nerastro, dura e cartilaginea.
Lamelle piuttosto fitte, biancastre e consistenti, leggermenti decorrenti.
Gambo cilindrico, tenace e cespitoso, di color brunastro-pallido, alla sommit
farinoso.
Carne cartilaginea, bianca, inodore, di sapore mite o leggermente pepato.
Spore bianche, globose, monoguttulate, ialine, 6-7 m.
Commestibile ottimo.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

MARASMIUS ALLIACEUS (Jacq.: Fr.) Fries


Cresce su legno marcescente di latifoglie, anche e soprattutto interrato. Specie
comune.
Cappello di 1-2,5 cm di diametro, di piccole dimensioni, da biancastro a brunastro, poco carnoso, conico-convesso, rugoso.
Lamelle biancastre, strette e fitte.
Gambo nerastro, bruno alla sommit, sottile, ma molto lungo, fistoloso e pruinoso.
Carne con forte odore di aglio. Sapore amarognolo.
Spore di color crema-pallido in massa, 7-11x6-8 m.
Commestibile: utilizzare solo il cappello per insaporire le pietanze, in sostituzione dellaglio.

MARASMIUS SCORODONIUS (Fr.: Fr.) Fries


Cresce in autunno nei boschi di abeti. Comune.
Cappello beige-carnicino, pi scuro al centro, con diametro di 2-3 cm, poco
carnoso e rugoso.
Lamelle bianche o biancastre, alquanto spaziate, quasi libere al gambo.
Gambo liscio, rosso-nerastro con apice bianco-giallognolo, alquanto tenace e
coriaceo,
Carne esigua. Odore e sapore agliaceo.
Spore bianche in massa, larmiformi, lisce, 7-9x3,5-5 m.
Commestibile, sia fresco sia secco, dopo aver eliminato il gambo. Da utilizzare al posto dellaglio.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

MARASMIUS OREADES (Bolt.: Fr.) Fries


Cresce, dalla primavera allautunno, in gruppi, lungo i sentieri e nei prati.
Comune.
Cappello reviviscente, largo 2-7 cm, poco carnoso, prima convesso o campanulato, poi piano e umbonato al centro, con margine sinuoso e leggermente
striato. Cuticola color ocra-caffelatte, a tempo asciutto pi sbiadita.
Lamelle bianche, poi ocraceo-paglierine, libere al gambo, piuttosto rade e
ventricose.
Gambo pi pallido del cappello, cilindrico, alto, elastico e tenace. Cotonoso al piede.
Carne esigua e biancastra. Odore pi o meno cianico, sapore grato.
Spore bianche in massa, larmiformi o pi allungate, lisce, 7-10x4-7 m.
Commestibile.
Note
Si tratta del famoso gambesecche, in dialetto chiamato silfilz. Si pu utilizzare anche secco,
perch rinviene in acqua, o in polvere per aromatizzare una purea e guarnire pietanze di carni
varie.

MELANOLEUCA EXCISSA (Fr.) Singer


sin. M. kuehneri. Bon.
Cresce in primavera-autunno tra lerba, nei parchi, lungo i sentieri. Comune.
Cappello largo 4-6,5 cm, convesso-appianato, grigio-brunastro, grigio cenere, opaco, igrofano, con umbone bruno e orlo involuto.
Lamelle bianche con tonalit crema, fitte e sottili, adnato-decorrenti.
Gambo esile, a volte eccentrico, biancastro poi grigio bruno in basso, pruinoso in alto, con base leggermente ingrossata, imbrunente al tocco.
Carne bianca, inodore e senza sapore particolare.
Spore bianche in massa, ellittiche, verrucose, amiloidi, 8-10x5-6 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

MELANOLEUCA GRAMMOPODIA (Bull.: Fr.) Patouillard


sin. T. grammopodium Qulet
Cresce, a gruppi, in estate-autunno, nelle radure e nei pascoli. Comune.
Cappello largo 5-15 cm, convesso-campanulato, poi piano, largamente umbonato al centro. Cuticola grigio-brunastra, pi chiara al margine, pi scura al
centro, appena viscida a tempo umido, liscia e lucente a tempo asciutto.
Lamelle prima biancastre, poi color crema sporco, adnato-decorrenti, larghe e
molto fitte, con lamellule.
Gambo da bianco a concolore al cappello, grosso, robusto e fibroso, striato di
fibrille brunastre, ingrossato al piede.
Carne biancastra, appena cinerognolo-brunastra sotto la cuticola del cappello,
imbrunente con let. Odore farinoso-rancido. Sapore mite.
Spore bianche in massa, ellissoidali, aculeate e ialine, 8,5-9,5x6 m.
Commestibile.

OUDEMANSIELLA MUCIDA (Schrad.: Fr.) V. Hhnel


sin. Mudidula mucida (Schrad.: Fries) Patouillard
Cresce cespitosa o isolata, sui tronchi e rami di faggio, soprattutto marcescenti.
Comune.
Cappello largo 3-8 cm, prima emisferico, poi convesso. Cuticola sovente rugosa, vischioso-mucillaginosa, bianca, cinerognolo-bistrata.
Lamelle bianche, molli, alte, rade, sinuosa-smarginate, appena decorrenti,
intramezzate da lamellule.
Gambo bianco, esile, pieno, fibroso, flocculoso, striato in alto.
Anello bianco, ampio, sottile, pendulo, striato nella parte superioe.
Carne bianca e molle. Odore tenue. Sapore mite.
Spore bianche in massa, ovali o subglobose, guttulate, ialine, 14-18x12x15 m.
Commestibile, dopo aver eliminato la vischiosit. Da utilizzare in un misto di
altri funghi.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

OUDEMANSIELLA RADICATA (Relhan.: Fr.) Singer


sin. Collybia radicata
Cresce, dalla primavera allautunno inoltrato, nei boschi soprattutto di faggio,
su residui legnosi marcescenti, generalmente interrati. Comunissima.
Cappello poco carnoso, largo 5-15 cm, convesso, poi espanso, sovente irregolare, con largo umbone al centro. Cuticola viscida, rugosa e grinzosa, di color
giallastro o brunastro.
Lamelle biancastre con filo, a volte, tendente al bruno, piuttosto spaziate, alte,
arrotondato-adnate.
Gambo subconcolore al cappello, affusolato, solcato, ingrossato al piede sempre molto lungo e radicante.
Carne sottile, dura e biancastra, senza sapori e odori particolari.
Spore biancastre in massa, ellissoidi, lisce, 12-15x8-11 m, ialine.
Commestibile: eliminare il gambo ed utilizzare solo il cappello in un misto.

PSEUDOCLITOCYBE CYATHIFORMIS (Bull.: F.) Singer


Cresce, fino allautunno inoltrato, in boschi o in luoghi erbosi. Comune.
Cappello largo 6-8 cm, bruno oscuro, ombelicato-imbutiforme, liscio, regolare, a volte scanalato o arricciato.
Lamelle grigiastre con tonalit brunastre, fitte, adnato-decorrenti.
Gambo quasi concolore al cappello, fibrillato, tomentoso in basso, appena
ingrossato alla base.
Carne grigiastra. Odore e sapore insignificanti.
Spore bianche in massa, ellissoidali, lisce, amiloidi, 7-10x5-7 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

TRICHOLOMA TERREUM (Scaeff.: Fr.) Kummer


Cresce, in gruppi numerosi, nei boschi misti, nelle abetaie, pinete e presso
cipressi. Specie comune e abbondante.
Cappello di 3-7 cm di diametro, prima emisferico, poi convesso, spesso umbonato. Cuticola feltrata, di color uniformemente grigio pi o meno scuro, ma, a
volte, con tonalit brunastre.
Lamelle pi o meno fitte, dapprima bianco puro, poi livide, con filo regolare.
Gambo corto, vuoto a maturit, assottigliato, bianco-sericeo, senza resti di
veli.
Carne bianca e fragile. Odore non farinoso, sapore mite.
Spore bianche in massa, larmiformi, lisce, non amiloidi, 5-7x4,5-5,5 m.
Commestibile.
Note
Specie molto ricercata, facilmente confusa con altri tricolomi della sottosezione Terrea, parimenti
commestibili. Attenzione, si pu confondere con il T. virgatum e il T. pardinum ritenuti tossici.

TRICHOLOMA GAUSAPATUM (Fries) Qulet


Cresce, in autunno, sotto pini, cedri e abeti, ma anche sotto latifoglie. Specie
comune e abbondante.
Cappello largo 4-8 cm, da convesso a espanso con margine involuto e con
cuticula rimoso-lacerata di color grigio-ardesia, grigio-brunastro.
Lamelle larghe e ventricose, smarginate, distanti dal gambo, subito grigiastre,
con lieve tendenza a macchiarsi di rosa.
Gambo corto, cilindrico, rastremato alla base, con resti di velo grigi nella
parte mediana.
Carne biancastra, scura sotto la cuticola, priva di odore farinoso, sapore mite.
Spore bianche in massa, ellissoidali, monoguttulate, lisce, 6-7,4x5-5,5 m.
Commestibile.

Note
Questa specie, come altre della sottosezione Terrea, pu essere confusa con il T. virgatum e il T.
pardinum ritenuti tossici.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

TRICHOLOMA SQUARRULOSUM Bresadola


Cresce, gregario, in estate-autunno, soprattutto sotto conifere. Comune.
Cappello largo 4-7 cm, poco carnoso, convesso, grigio scuro, fittamente lanoso-imbricato e con cuticola debordante.
Lamelle fitte, bianche con filo scuro.
Gambo lungo, cilindraceo, grigio-brunastro, fibrilloso-feltrato, decorato da
scagliette nerastre.
Carne biancastra. Odore delle lamelle come quello del pepe nero, della carne,
di farina.
Spore bianche in massa, larmiformi, lisce, 6-8x4-5,5 m. non amiloidi.
Commestibile.

Note
Valgono, per questa specie, le stesse osservazioni relative al T. gausapatum.

TRICHOLOMA ORIRUBENS Qulet


Cresce, gregario, in autunno, in boschi di latifoglie. Comune.
Cappello largo 6-8 cm, poco carnoso, grigio chiaro, decorato da scagliette
nerastre, concentriche e fitte.
Lamelle bianco-grigiastre, a maturit color rosa-lampone.
Gambo biancastro, percorso da alcune fibrille bruno-rosa, pruinoso in alto,
con ife miceliari gialle alla base.
Carne debolmente arrossante e spesso virante allazzurro al piede del gambo.
Sapore ed odore farinosi.
Spore bianche in massa, ellittico-rotondeggianti, 4-6x3-4 m, ialine.
Commestibile.

Note
Valgono, anche per questa specie, le stesse osservazioni relative al T. gausapatum.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

TRICHOLOMA BASIRUBENS (Bon) Riva & Bon


Cresce sotto querce. Comune.
Cappello largo 5-7 cm, convesso o spianato con margine a lungo involuto,
ornato da fibrille o piccole squame brunastre su fondo grigiastro, al centro pi
numerose e fitte.
Lamelle non molto fitte, strette, color grigio fumo, appena arrossanti.
Gambo cilindrico, bianco-grigio, con decorazioni pi scure e con micelio color
rosa.
Carne di color grigio chiaro, soffuso di rosso alla base del gambo. Odore
debole non farinoso, quasi di terriccio. Sapore insignificante.
Spore ellittiche-ovoidali, 6-8x4,5-5,5 m.
Commestibile.

Note
Vedi T. gausapatum.

TRICHOLOMA SCALPTURATUM (Fries) Qulet


Cresce, in autunno e in primavera, sotto pini, ma anche e spesso sotto abeti.
Comune.
Cappello largo 3-5 cm, prima conico, poi spianato, umbonato e asciutto,
decorato da fitte scagliette concentriche grigio-brune.
Lamelle quasi fitte, smarginate, biancastre che virano al giallastro o al crema
a maturit.
Gambo bianco con rade fibrille grigio-brunastre.
Carne bianca, ingiallente, con odore e sapore farinosi.
Spore bianche in massa, ellittiche, 5-6x3-4 m.
Commestibile.

Note
Vedi T. gausapatum.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

TRICHOLOMA CINGULATUM (Almfelt in Fries) Jacobatsch


Cresce, in autunno, sotto salici, aceri e carpini. Non comune.
Cappello largo 4-6 cm, convesso emisferico, umbonato, grigio-brunastro, finemente fibrillato, spesso feltrato-lanoso al margine.
Lamelle smarginate, biancastro-cremine.
Gambo biancastro, cilindrico, slanciato, con anello fioccoso.
Carne scarsa, fragile e bianca. Odore e sapori farinosi.
Spore bianche in massa, 4-5x2,5-3 m, ialine.
Commestibile.

Note
Vedi T. gausapatum.

TRICHOLOMA ACERBUM (Bulliard: Fries) Qulet


Cresce in boschi di latifoglie e misti. Comune.
Cappello da 6 a 14 cm, giallognolo, liscio e carnoso, prima irregolamente
globoso, poi convesso e pianeggiante. Orlo dapprima molto involuto, poi
disteso e scanalato-striato.
Lamelle fitte e smarginate, bianche o color crema, al tocco si macchiano di
ruggine.
Gambo corto, tozzo, concolore al cappello, ricoperto in alto da una tenue
fioccosit giallino-bruna.
Carne bianca, compatta e soda. Inodore, sapore acerbo (astringente, amarognolo).
Spore bianche in massa, subglobose, lisce, 4-6x3,5-4,5 m.
Commestibile.

Note
Ottimo conservato sottolio.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

TRICHOLOMA ROSEOACERBUM Riva


Cresce sotto querce e castagni oppure sotto latifoglie miste a pini. Non comune.
Cappello largo 6-10 cm, tozzo e carnoso, sfumato da striature rosate, rosabrunastre, talvolta quasi fiammato, con orlo involuto e costolato da giovane,
poi disteso e liscio.
Lamelle fitte, poco arrotondate al gambo, color giallo paglierino chiaro, mai
bianche.
Gambo corto, rossiccio, finemente punteggiato-fibrillato con apice bianco e
forforaceo.
Carne biancastra. Alcuni autori parlano di odore e sapore indefinibili, altri di
odore e sapore lievemente farinosi.
Spore bianco-paglierine in massa, sublarmiformi, lisce, 5-5,5x3-4 m.
Commestibile. Si consiglia di conservarlo sottolio.

TRICHOLOMA APIUM Schaeffer


Cresce, in tarda estate-inizio autunno, nelle pinete. Specie rara.
Cappello largo 5-10 cm, di color giallo-paglia con sfumature brunastre, carnoso e convesso con orlo lungamente involuto e striato. Cuticola pileica vellutata, subito screpolata in aureole concentriche.
Lamelle fitte e strette, biancastre, sfumate di bruno-giallastro.
Gambo biancastro, giallognolo o bruniccio, fibrilloso-squamoso, corto, pieno
e cilindrico.
Carne bianca e soda, giallognola al tocco, con odore di sedano e sapore mite.
Spore bianche in massa, tondeggianti, 2-3x2-4 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

TRICHOLOMA COLUMBETTA (Fries) Kummer


Cresce, gregario, in tarda estate-autunno, sotto faggi. Non comune.
Cappello largo 5-10 cm, carnoso, da convesso a piano-depresso, di colore
bianco puro. Cuticola sericea e liscia, talvolta con sfumature grigio-azzurrine.
Lamelle bianche, fitte, appena smarginate, con filo seghettato, a volte con
riflessi carnicini.
Gambo bianco, sfumato di bluastro al piede, cilindraceo, cedevole alla pressione.
Carne bianca e consistente. Odore insignificante, ma farinaceo alla frattura,
sapore mite.
Spore bianche in massa, ovoidali, lisce, 4-7x4-5,5 m.
Commestibile.

TRICHOLOMA EQUESTRE (L.: Fr.) Kummer


Cresce, in tardo autunno, nei boschi di conifere e di latifoglie o misti. Non
comune.
Cappello largo 6-12 cm, carnoso, prima campanulato, poi spianato-ondulato,
con cuticola da giallo-citrino a giallo-oro, separabile dal cappello.
Lamelle gialle, fitte con filo ondulato.
Gambo giallo, cilindrico e pieno.
Carne biancastra, gialla allesterno. Odore farinoso allo strofinio, sapore mite.
Spore bianche in massa, ellittiche, ialine, 6-8 x 4-5 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

TRICHOLOMA PORTENTOSUM (Fr.: Fr.) Qulet


Cresce soprattutto nei boschi di conifere in autunno inoltrato. Non molto comune.
Cappello di 5-10 cm di diametro, da grigio chiaro a nero, soffuso di giallognolo con let o di verdognolo.
Lamelle bianche, poi quasi giallo-citrine con filo, a volte, seghettato.
Gambo prima biancastro, poi con riflessi giallo-citrini, soprattutto verso lalto il
cui apice , per, bianco e forforaceo.
Carne soda e bianca, giallastra verso il gambo, grigiastra sotto la cuticola del
cappello. Odore di farina allo sfregamento, sapore analogo.
Spore bianche in massa, ellissoidali, ialine, 5-6x3,5-5 m.
Commestibile.

TRICHOLOMA POPULINUM Lange.


Cresce, a gruppi numerosi, in autunno inoltrato, solo ed esclusivamente presso
pioppi Comune e abbondante.
Cappello largo 8-12 cm, bruno pallido o rossastro pi scuro al centro.
Lamelle fitte, bianche tendenti al ruggine nellesemplare vecchio.
Gambo cilindraceo, inizialmente bianco poi concolore al cappello a partire
dal basso.
Carne biancastra con odore di farina e sapore farinoso-amarognolo
Spore bianche in massa, 5,5-6x3,5-4 m.
Commestibile.

Note
conosciuto ad Acerenza come fungo dellAlbanella, generalmente viene conservato sottolio.

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AUREOBOLETUS GENTILIS (Qulet) Pouzar


sin. Xerocomus gentilis Qulet
Cresce, in estate-inizio autunno, sotto latifoglie. Specie non comune.
Cappello largo 2-5 cm, prima emisferico, poi convesso, con margine involuto.
Cuticula separabile, liscia, molto vischiosa, roseo-rossastra, poi con tonalit
ocra-grigiastre. Tubuli gialli, adnati, appena decorrenti. Pori ampi, giallo-oro,
a maturazione giallo-olivastri.
Gambo molto sottile, slanciato, flessuoso, liscio, giallo-oro in alto, rosa-fulvo
scuro in basso.
Carne bianca-cremastra, lievemente rosata sotto la cuticola. Carnicina alla
sezione. Odore e sapori insignificanti.
Spore bruno-olivastre in massa, ellittiche-fusiformi, lisce, guttulate, 10-17x4-7 m.
Commestibile.
Note
Pu confondersi con lo Xerocomus rubellus che, per, presenta una cuticola tomentosa e la
carne virante al blu.

BOLETUS EDULIS Bulliard: Fr.


Cresce, sotto latifoglia, in estate e autunno. Comune.
Cappello largo 10-20 cm, da emisferico a piano-convesso, ruguloso-viscoso,
da bianco a bruno oscuro, con bordo pi pallido, quasi bianchiccio.
Tubuli e pori fini, prima bianchi, poi crema, indi verde-oliva.
Gambo da ventricoso a cilindrico, bianco-brunastro con reticolo pi chiaro
nella parte alta.
Carne bianca, immutabile al taglio, sotto la cuticola del cappello vinoso-violetta. Odore gradevole.
Spore bruno-olivastre in massa, 14-17x5 m.
Commestibile ottimo anche dopo essiccazione.

Note
Si tratta del famoso e squisito porcino citato dalla legge regionale che, come noto, ne vieta
la raccolta di esemplari con il diametro del cappello inferiore a 4 cm. Si pu confondere con il
Tylopilus felleus che, per, ha la carne molto amara che rende la pietanza immangiabile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

BOLETUS PINOPHYLUS Pilat & Dermek


sin. B. pinicola Vittadini
Cresce, in primavera-autunno, in boschi di conifere e di latifoglie. Rara. Si
conoscono due stazioni di crescita. Cappello largo 8-25 cm, carnoso e rugoso,
convesso-emisferico con orlo ondulato-lobato, di colore bruno-granata o
anche bruno-rosso. Tubuli fini e lunghi, arrotondati al gambo, concolori ai
pori. Pori piccoli, rotondi, regolari, bianco-crema, poi giallastri, infine giallo-olivastri. Gambo bianco, poi ocraceo, ricoperto da un reticolo fitto rosso cupo e
con base brunastra. Carne soda, bianca, immutabile, soffusa di bruno-granata
sotto la cuticola. Odore aromatico. Sapore grato.
Spore bruno-olivastre in massa, 14-17x4,5-5 m.
Commestibile. Specie che si presta anche allessiccazione perch la carne,
come quella di tutti i porcini, rinviene nellacqua tiepida.
Note
La Legge Regionale n. 48 del 1998 vieta la raccolta di porcini con il diametro del cappello
inferiore a 4 cm.

BOLETUS RETICULATUS Schaeffer


sin. Boletus aestivalis Fr.
Cresce, da maggio a settembre-ottobre, sotto querce. Comune e abbondante.
Cappello largo 5-18 cm, alquanto irregolare, con cuticola finemente vellutata, di
color nocciola o bruno-grigio, che, a tempo secco, si rompe facilmente in reticoli.
Tubuli arrotondati al gambo, bianchi, poi giallastri e finalmente olivastri. Pori
piccoli, concolori ai tubuli, lievemente rosei lungo il margine del cappello.
Gambo concolore al cappello, ricoperto interamente da un reticolo in rilievo a
maglie regolari, pi chiare del fondo. Carne molle, bianca, giallognola sotto i
tubuli. Spore bruno-olivastre in massa, 11,5-16x4,55 m.
Commestibile. largamente apprezzato per il suo profumo, soprattuto da
essiccato.
Note
La legge regionale vieta la raccolta di porcini con il diametro del cappello inferiore a 4 cm.
Questa specie si riconosce per la cuticola spesso screpolata, il gambo concolore al cappello e la
carne tenera e molle del cappello che cede alla pressione delle dita.

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BOLETUS AEREUS Bull.: Fries


Cresce, in estate-autunno, nei boschi luminosi di quercia e castagno. Specie
comune e abbondante.
Cappello largo 5-20 cm, prima emisferico, poi convesso, dalla terra di siena
bruciata sino al nerognolo, con chiazze pi chiare, da giovane pubescente,
poi glabro.
Tubuli fitti e quasi liberi al gambo, inizialmente di un bianco puro, poi verdognoli. Pori prima piccoli, tondeggianti, bianchi e pruinosi, poi pi grandi e
giallastri, indi olivastri.
Gambo bruno-ruggine, con reticolo pi marcato nella parte alta.
Carne bianca e immutabile, di color ocra-bruno sotto la superficie del cappello.
Spore bruno-olivastre in massa, 13-15x4-5 m.
Commestibile. Pu essere utilizzata anche da secca e in polvere a mo di spezia.
Note
il cosidetto porcino nero, apprezzato per le sue straordinarie qualit organolettiche. La legge
regionale vieta la raccolta di esemplari con il diametro del cappello inferiore a 4 cm.

BOLETUS FRAGRANSVittadini
Cresce, anche cespitoso, da luglio a ottobre, nei boschi di querce. Non molto
comune.
Cappello largo 5-15 cm, ocra-caffelatte, leggermente feltrato, con orlo involuto
e lobato. Tubuli corti, giallo-oro. Pori minuti, concolori ai tubuli, viranti al bluastro come i tubuli stessi.
Gambo ventricoso con base subradicante, giallo in alto, ricoperto da una fine
punteggiatura bruno-ruggine.
Carne bianco-crema, virante al bluastro alla sezione. Odore quasi di cicoria
torrefatta. Sapore mite.
Spore giallo vivo in massa, grossolanamente ellittiche, lisce, guttulate,
11-12x4-5 m.
Commestibile.
Note
Qualche autore ascrive questa specie al genere Xerocomus. Si distingue dal X. badius per la
cuticola vellutata, per il gambo e i pori gialli e per la carne gialla, non biancastra.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

BOLETUS APPENDICULATUS Schaeffer


Cresce in estate-autunno, sotto pini o nei boschi aridi di latifoglie, gregario o
solitario. Non comune. Cappello largo 15-20 cm, prima subgloboso, poi convesso-pulvinato, finemente vellutato, bruno o color crosta di pane.
Tubuli giallo-oro, poi giallo-olivastri. Pori minuti e tondeggianti concolori,
viranti lievemente al verde-azzurro al tocco, come i tubuli.
Gambo giallo-solforino allapice, con macchie rosa-rossastre verso la base,
dapprima panciuto, poi assottigliato e radicante, ornato da un fine reticolo
concolore. Carne soda e compatta, giallognola, rugginosa nei punti erosi,
ocraceo-rosata alla base del gambo, virante lentamente allazzurrognolo alla
sezione. Odore grato, sapore mite.
Spore bruno-olivacee in massa, fusoidi, lisce, 12-14x3-4 m.
Commestibile.
Note
Pu confondersi con il B. albidus che, per, ha un cappello bianco sporco, caffelatte e la carne
amara.

BOLETUS REGIUS Krombholz


Cresce, dallestate allautunno, preferibilmente sotto faggio e castagno.
Comune. Cappello largo 10-20 cm, prima emisferico, poi convesso, indi
appianato, con margine lievemente eccedente. Cuticola feltrata, prima rossolampone, poi impallidente per invecchiamento, screpolata a tempo secco.
Tubuli da giallo-paglia a verdognoli. Pori piccoli, concolori ai tubuli, immutabili, come i tubuli viranti raramente al blu alla sezione
Gambo immutabile al tocco, corto, tozzo, con base ingrossata, di color giallooro, percorso da un fine reticolo concolore nella parte superiore e macchiato
di rosso-lampone verso la base. Carne giallina, immutabile o cangiante al
verde-azzurro, rosata al fondo del gambo. Odore fruttato, (di mallo di noce
secondo alcuni) sapore mite. Spore bruno-olivacee in massa, fusiformi, lisce,
11,3-14,5x3,5-4,5 m. Commestibile ottimo.
Note
Si riconosce per il colore rosso-lampone del cappello. Si pu confondere con il B. speciosus che
ha, per, la cuticola pi rosso-brunastra e la carne che vira al blu carico.

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

BOLETUS DUPAINII Boudier


Cresce in estate sotto latifoglie. Specie rarissima.
Cappello largo 6-10 cm, prima emisferico, poi convesso-guancialiforme, indi
espanso. Cuticola rosso-carminio o rosso-sangue, vischiosa e lucente, quasi
laccata da giovane, sbiadendo si macchia di giallo-verdognolo con tonalit
ocracee, allo sfregamento di un azzurro cupo.
Tubuli annesso-uncinati al gambo, giallo-verdognoli, azzurri allo sfregamento.
Pori piccoli e tondi, prima rossi, poi piuttosto aranciati, sbiaditi a partire dalle
zone marginali, bluastri al tocco.
Gambo tozzo, ventricoso e ingrossato al piede, di color giallo, ricoperto da
una fittissima granulazione fioccosa, rosso-vivo, concolore al cappello, brunastro alla base.
Carne giallognola, rosata sotto la cuticola del cappello, virante al blu. Odore
indefinito, sapore mite.
Spore bruno-olivacee in massa, fusiformi, lisce, 10-18x4-6 m, non amiloidi.
Commestibile, da cotta. La carne annerisce alla cottura.

BOLETUS LURIDUS Schaeffer: Fr.


Cresce, preferibilmente in estate-autunno, in ogni tipo di bosco. Comune.
Cappello vellutato, largo 5-20 cm, bruno-olivastro, carnoso, con margine sottile, carne giallo-pallida che sotto limenio appare concolore ai pori.
Tubuli lunghi e quasi liberi, giallastri, poi olivastri, con pori piccoli, rotondi,
arancio-rossicci, blu scuro alla pressione.
Gambo duro e pieno, giallastro-rossigno, con reticolo rosso a maglie allungate, e base brunastro-vinosa, virante alla pressione.
Carne giallo pallida, virante immediatamente al blu-azzurro. Odore tenue.
Sapore grato.
Spore bruno-olivastre in massa, 9-17x5-7 m.
Commestibile, dopo lunga cottura. Tossico da crudo. La carne diviene gialla
alla cottura.
Note
Specie con tossine termolabili, quindi eliminabili con la cottura o con lessiccamento. Si distingue
dal B. erythropus e dal B. queletii per il reticolo sul gambo e per la carne che sotto limenio
appare concolore ai pori.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

BOLETUS ERYTHROPUS (Fr.) Krombholz


Cresce, in primavera-autunno, nei boschi di conifere e di latifoglie. Comune.
Cappello largo 5-20 cm, da emisferico a guancialiforme, di color bruno scuro,
tomentoso.
Tubuli prima gialli, poi verdastri, blu al tocco. Pori minuti e tondeggianti,
rosso-arancio, poi rosso-bruni.
Gambo ricoperto da una densa punteggiatura rosso-carminio su sfondo giallino, bluastro alla pressione.
Carne soda e compatta, di color giallo-citrina, virante immediatamente alla
sezione al blu cupo, e al rosso-granata alla base del gambo. Odore e sapore
acidulo-fruttato. Spore bruno-olivastre in massa, fusoidi, lisce, 11-19x4,5-7 m.
Commestibile, dopo cottura perch contiene tossine termolabili.
Note
La carne di questa specie, dopo cottura, assume colorazione giallastra. Si distingue dal B. luridus per lassenza del reticolo sul gambo e per una punteggiatura rossa, dal B. queletii perch
questi ha il gambo giallo in alto e rosso-granata alla base.

BOLETUS QUELETII Schulzer


Cresce preferibilmente in estate-autunno sotto quercia. Specie diffusa.
Cappello largo 4-12 cm, sovente irregolare, finemente vellutato, bruno-olivastro, a volte con toni arancio-rossi.
Tubuli giallo-verdognoli, liberi, alla pressione olivastri. Pori piccoli, rosso-arancio, ma gialli lungo lorlo del cappello, al tocco diventano azzurri.
Gambo non reticolato, da panciuto a slanciato, attenuato in basso, giallo in
alto, con base bruno-purpurea come la stessa carne interna.
Carne massiccia, soda, giallastra, virante al blu, rosso-barbabietola alla base
del gambo, come la stessa superficie esterna.
Spore bruno-olivastre in massa, 10-12x5-8 m.
Commestibile, dopo cottura.

Note
Consumare, preferibilmente, esemplari giovani e freschi. Si riconosce perch non ha il gambo
reticolato, ma punteggiato da granulazioni gialle in alto e rosse nella parte basale.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

BOLETUS PERMAGNIFICUS Poder


Cresce in estate-primo autunno, lungo i sentieri soleggiati e ai margini dei
boschi di querce. Non molto comune. Cappello largo 6-9 cm, prima subemisferico, poi convesso, con margine sottile, ondulato ed eccedente. Cuticola
liscia, virante al blu scuro alla pressione, leggermente viscosa a tempo umido,
di color rosso-sangue, rosso vivo, poi passante, a volte, a un bruno-ramato.
Tubuli da giallini a giallo-olivastri, viranti al blu alla sezione. Pori rotondi,
rosso-sangue, viranti al blu al tocco. Gambo prima leggermente panciuto, poi
cilindraceo e attenuato verso la base, cespitoso con altri, sovente ricurvo, giallo-oro sul fondo, rossastro per il reticolo delle maglie, virante al blu al tocco.
Carne giallina, virante al verde-azzurro alla sezione. Odore grato, sapore acidulo-mite. Spore bruno-olivastre in massa, ellissoidali, lisce, 13-16x5,0-6,5
m. Commestibile senza valore (Papetti et al.).
Note
Si tratta di una specie nata recentemente (novembre 1980) per cui una certa cautela dobbligo in un evenutale consumo alimentare.

BOTELUS IMPOLITUS Fries


Cresce fin dallestate in boschi di latifoglie, specialmente di querce. Comune.
Cappello largo 5-18 cm, prima emisferico, poi piano. Cuticola aderente, feltrata, grinzosa, granulosa, da bruno chiaro fino a grigio-brunastro. Allo strofinio assume tinte bruno-rossastre.
Tubuli giallo-citrini, immutabili, corti, adnati e arrotondati al gambo. Pori piccoli, rotondi, concolori ai tubuli.
Gambo non reticolato, cilindrico, con base leggermente globosa e piede
subradicante, color crema pallido, con granulazioni giallo-zolfo in alto, spesso
con una zona o sfumatura anulare rossastra visibile, a volte, anche alla base.
Carne soda, biancastra, bruno-rossastra sotto la cuticola. Immutabile alla
sezione, a volte leggermente carnicina. Odore e sapori gradevoli, anche se
alla bae del gambo si registra un caratteristico odore di acido fenico.
Spore bruno-olivacee in massa, ellittico-fusiformi, lisce, guttulate, 10-15x4,5-5 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LECCINUM AURANTIACUM (Bull.: St. Amans)


sin. B. rufus Schaeffer
Cresce sotto carpini e pioppi. Specie non molto comune.
Cappello di 4-20 cm di diametro, vellutato e screpolato con il tempo secco.
Cuticola, da arancio-mattone al rosso o al giallo, debordante e con residui di
veli.
Tubuli biancastri, lunghi, sottili, liberi al gambo. Pori piccoli, tondi, cinerognoli.
Gambo alto, biancastro, verdastro al piede, turchino alla sezione, percorso da
una sorta di scabrosit rugginosa.
Carne molle, allaria roseo-cinerognola, poi nerastra. Odore mite, sapore
grato.
Spore ocracee in massa, fusiformi, 13-17x4-5 micon.
Commestibile.
Note
Viene chiamato volgarmente porcinello rosso. La carne diviene nerastra alla cottura.

LECCINUM CARPINI Schulz. (Michael) Moser: Reid


Cresce in boschi misti di querce e carpini. specie comune.
Cappello di 2-15 cm di diametro, irregolare e ruguloso da giovane, a maturit
screpolato-areolato, grigio-bruno, bruno, sovente nerastro-olivastro da vecchio, margine ondulato, appendicolato.
Tubuli lunghi e sinuati, biancastri, grigio-giallini, olivacei, grigio violetto al
tocco. Pori minuti, concolori ai tubuli.
Gambo bianco-nocciola con striature e costolature longitudinali, ricoperto da
scaglie bruno-nerastre.
Carne biancastra, virante al fuligginoso-violaceo intenso.
Spore bruno-sporche in massa, fusiformi,12-20x4-7 m.
Commestibile.

Note
Viene chiamato volgarmente porcinello grigio. Annerisce alla cottura.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LECCINUM CROCIPODIUM (Let. em. Maire): Watling


Cresce nei boschi misti di latifoglie. Non comune.
Cappello largo 5-15 cm, da giallo-oliva-arancio a bruno, spesso areolato-screpolato.
Tubuli lunghi, sinuati al gambo, da giallo-citrini a giallo-olivastri, bruno-grigiastri, viranti al brunastro al tocco. Pori piccoli gialli, anche con toni vivi, brunolilla sporco al tocco.
Gambo di color giallo-citrino pallido, alquanto ruvido, scanalato e sinuoso,
imbrunente per piccole granulazioni.
Carne giallo pallida appena arrossante, subito virante al rosa e poi lentamente
al nero. Odore e sapore insignificanti.
Spore bruno-giallognole in massa, fusiformi-ellittiche11-18x5-7 m.
Commestibile.

Note
La carne diventa nera alla cottura.

LECCINUM DURIUSCULUM (Schulz. in Fr.) Singer


Cresce, in autunno, esclusivamente sotto i pioppi. Comune.
Cappello carnoso, largo da 6 a 20 cm, globoso, poi convesso, con margine
involuto. Cuticola grigio-nocciola, eccedente e non facilmente separabile dal
cappello, finemente feltrata, poi liscia e screpolata per il tempo secco. Si macchia di scuro al tocco.
Tubuli lunghi, arrotondati al gambo, prima biancastri, poi bruno-grigi. Pori
stretti, minuti, concolori ai tubuli, alla pressione brunicci.
Gambo lungo, sinuoso, ingrossato nella parte mediana, di colore leggermente
tabacco, ma biancastro allapice e ricoperto da scaglie puntiformi bruno-nerastre, con macchie verdastre alla base.
Carne biancastra, soda e consistente, al taglio virante prima debolmente al
rosa-salmone, poi al grigio. Si macchia di blu-verdastro al piede del gambo.
Sapore e odori insignificanti, forse un po aciduli.
Spore bruno-gialle in massa, fusiformi, lisce, 10-16x4-7 m.
Commestibile. La carne diviene nerastra alla cottura.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LECCINUM LEPIDUM (Bouchet: Essette) Redeuilh


Cresce nel tardo autunno sotto il leccio. Comune nella macchia mediterranea.
Cappello largo 6-15 cm, prima emisferico, poi convesso, infine pulvinato.
Cuticola rugulosa, vischiosa a tempo umido, di colore giallo-ocra, fulvo-rossastro.
Tubuli prima gialli, poi, tendenti allolivastro. Pori piccoli, concolori ai tubuli,
bruno-nerastri alla pressione.
Gambo prima giallo-citrino, poi giallo-ocra, imbrunente al tocco, ventricoso,
un po curvo, decorato da squamette brunastre.
Carne bianco-latte, poi giallina, virante, alla sezione, lentamente al rosa-violaceo, e infine al nerastro. Odore e sapore grati.
Spore di color bruno-tabacco in massa, fusiformi, guttulate, 16-20,5x3-7 m.
Commestibile.
Note
Volgarmente viene chiamato leccino. La carne diventa nerastra alla cottura.

SUILLUS BELLINII (Inzenga) Kuntze


sin. Boletus bellini Inzenga
Cresce in autunno nelle pinete. Specie comune
Cappello largo 8-10 cm, prima emisferico, poi convesso, indi appianato.
Cuticola, separabile dal cappello, color argilla, chiazzata di nocciola-brunotabacco nellesemplare vecchio.
Tubuli corti, gialli, giallo-verdastri. Pori minuti, angolosi, concolori ai tubuli,
bruno-ruggine nel vecchio.
Gambo pieno, corto, cilindraceo, attenuato verso la base ricurva, bianchicciogiallino, punteggiato da granulazioni concolori nel giovane, bruno-vinose nelladulto.
Carne giallo chiara, vinosa sotto la cuticola. Odore e sapore quasi fruttato.
Spore color giallo-argilla in massa, lisce, guttulate, ellittico-fusiformi,
9,5-10x3,8-5 m. Commestibile.
Note
Per tutte le specie del genere Suillus opportuno asportare sia la cuticola del cappello sia lapparato imeniale degli esemplari non pi giovani.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

SUILLUS GRANULATUS (L.: Fr.) Kunzte


Cresce in numerosi esemplari, in primavera inoltrata e autunno, soprattutto
sotto pini giovani, anche pi volte allanno. Specie comune e abbondante.
Cappello largo 4-11 cm, con cuticola giallo-ocra, separabile e viscida.
Tubuli corti, adnato-decorrenti, giallo-bruni. Pori gialli, piccoli, compositi,
radialmente allungati, secernenti, nellesemplare immaturo, goccioline di lattice.
Gambo cilindrico e giallo che, nellesemplare giovane, presenta granulazioni
lattescenti concolori sulla parte alta.
Carne molle e giallastra. Odore e sapore miti.
Spore ocracee in massa, ellittico-fusiformi, 8-10x3-5 m.
Commestibile. Questa specie pu essere utilizzata anche secca e in polvere.
Note
Specie chiamata volgarmente pinarolo, come le altre del genere Suillus crescenti sotto conifere.
Attenti a non confonderla con il S. mediterraneensis, simbionte soprattutto del Pinus halepensis,
che avrebbe procurato qualche intossicazione.

SUILLUS COLLINITUS (Fr.) Kuntze


Cresce, dalla primavera allautunno, sotto i pini. Comune.
Cappello largo 5-9 cm, prima emisferico-convesso, poi piano. Cuticola brunocastanea, liscia e facilmente separabile dal cappello.
Tubuli sottili, prima di color giallo pallido, poi giallo-oro, indi bruno-olivastri.
Pori concolori non secernenti lattice.
Gambo cilindraceo, corto e ricurvo, con granulazioni bruno-ferruginose e
micelio basale rosa.
Carne da giallo chiaro a giallo carico. Odore e sapore acidulo-fruttato.
Spore color bruno-tabacco in massa, ellittico-fusiformi, lisce, 8-10x3-4 m.
Commestibile.

Note
Anche per questa specie valgono le indicazioni riportate nelle schede del S. granulatus e del S.
bellinii.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

SUILLUS BOVINUS (L.: Fr.) Roussell


sin. Boletus bovinus Linneo
Cresce, dalla primavera allautunno, spesso cespitoso, lungo i margini e i sentieri ombrosi delle pinete. Non comune. Generalmente viene scambiato con il
S. granulatus.
Cappello largo 5-10 cm, prima emisferico, poi convesso, indi appianato. Cuticola
viscida, aderente e debordante, glabra, di color bruno-arancio o giallastro.
Tubuli corti, decorrenti sul gambo, da giallo-oliva a bruno-olivastro. Pori ampi
e angolosi, giallo-olivastri. Gambo concolore al cappello, pieno, corto e affusolato, con ife miceliari aranciate alla base.
Carne molliccia-elastica, giallognola, a volte, lievemente arrossante. Odore e
sapore grati. Spore bruno-olivastre in massa, ellissoidali, 7-11x3-5 m.
Commestibile. La carne assume una sorta di colorazione granata o violacea
alla cottura.
Note
Vedere quelle del S. granulatus e del S. bellinii.

SUILLUS LAKEI (Murrill) Smith & Thiers


sin. Boletinus lakei Sing.
Cresce, in autunno inoltrato, sotto esemplari di Pseudotsuga menziesii, messi a
dimora, in Basilicata, dal Corpo Forestale dello Stato. Comune e abbondante.
Cappello largo 10-15 cm, di colore bruno-rossastro, bruno-laterizio fino a
tonalit vinose, ampiamente feltroso, prima convesso, poi disteso, con margine
involuto. Cuticola poco separabile.
Tubuli corti, angolosi, decorrenti, prima giallo intenso, poi giallo-verdognoli,
non facilmente asportabili che, alla sezione, assumono una colorazione rosata. Pori giallo-arancio, poi bruno-rossastri.
Gambo cilindraceo, giallo vivace sopra lanello, al di sotto invece, subconcolore alla cuticola.
Anello ampio e aderente al gambo, da bianco a bianco-ocraceo a maturit.
Carne soda, giallognola, virante al rosa-rossastro. Odore fruttato-resinoso,
sapore acidulo-resinoso.
Spore bruno-olivastre in massa, ellittiche, mono e pluriguttulate, 9-11x3,5-4 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

SUILLUS LUTEUS (L.: Fr.) Roussell


Cresce nelle pinete collinari e montane. Comune.
Cappello largo 5-11 cm, prima emisferico, poi convesso-pulvinato, con margine appena eccedente e residui di velo dellanello. Cuticola liscia, vischiosa,
asportabile, di colore bruno-cioccolato, giallo-bruno, bruno-violetto.
Tubuli adnati o appena decorrenti, di color giallo chiaro, poi giallo cromo,
infine giallo-camoscio. Pori minuti, rotondi, concolori ai tubuli, immutabili allo
sfregamento.
Gambo biancastro, poi bruno-violetto, cilindraceo, pieno, con anello membranoso e biancastro, al di sopra del quale presenta un fine reticolo giallo che col
tempo assume tinte scure.
Carne dapprima soda, poi molle, bianco-crema, poi leggermente ingiallente,
immutabile al taglio. Odore e sapore appena fruttati.
Spore bruno-olivacee in massa, ellissoidali, lisce, 7,0-9,2x3,0-4,0 m.
Commestibile.

CHROOGOMPHUS RUTILUS (Sch.: Fr.) O.K Miller


sin. Gomphidius viscidus Fries
Cresce, in estate-autunno, sotto pini. Comune e abbondante.
Cappello largo 3-8 cm, fulvo o color mattone, carnoso, prima conico, poi
spianato, umbonato, liscio e lucente allasciutto, viscoso a tempo umido
Lamelle da gialline a nerastre, rade, decorrenti e separabili.
Gambo subconcolore al cappello, pieno, diritto o sinuoso, assottigliato alla
base.
Carne giallognola. Odore e sapori indistinti.
Spore bruno-scure in massa, ellissoidali-fusiformi, lisce, 15-22x6-8 m.
Commestibile. Si consiglia la prebollitura.

Note
La carne diventa viola alla cottura.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

GOMPHIDIUS GLUTINOSUS (Fries) Fries


Cresce, in autunno, nei boschi di conifere con abeti e pini. Specie non comune.
Cappello largo 5-12 cm, carnoso, emisferico, poi piano-depresso, con umbone ottuso, margine involuto da giovane. Cuticola glutinosa, anche a tempo
secco, bianca, presto di color grigio vinoso, pi chiara al margine.
Lamelle decorrenti, subrade, spesse, di aspetto ceroso, facilmente staccabili,
prima biancastre, poi grigio vinose, infine fuligginoso-nerastre.
Gambo pieno, cilindrico, leggermente ingrossato alla base, glutinoso-vischioso, di colore bianco in alto, giallo cromo verso il basso, poi macchiato di
bruno violaceo. Zona anulare glutinosa. Carne bianca, cinerognolo-violacea
sotto la cuticola del cappello. Odore insignificante. Sapore trascurabile.
Spore nerastre in massa, fusiformi-ellissoidali, lisce, 17-20x6-7,4 m.
Commestibile, dopo aver asportato la cuticola ed eliminato la coltre glutinosa.
Si presta ad essere essiccata.
Note
La carne diventa nerastra alla cottura.

GYROPORUS CASTANEUS (Bull.: Fr.) Qulet


Cresce, in estate-autunno, nei boschi aperti di latifoglie. Comune.
Cappello carnoso, largo 4-10 cm, prima sferico, poi convesso, indi appianato.
Cuticola vellutata, da bruno-castaneo a bruno scuro.
Tubuli da bianchi a bianco-crema, lunghi e distanti dal gambo. Pori piccoli,
rotondi, concolori ai tubuli.
Gambo corto, feltrato-vellutato, appena concolore al cappello, prima farcito,
poi cavernoso, indi cavo, immutabile al tocco.
Carne bianca o biancastra, immutabile al taglio. Quella del gambo fragile e
cassante. Odore e sapore insignificanti.
Spore di color giallo pallido in massa, ellissoidali, 8,5-11,0x4,6-6,5 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

GYROPORUS CYANESCENS (Bull.: Fr.) Qulet


Cresce, in estate-autunno, nei boschi di castagno, quercia e faggio. Non
comune.
Cappello largo 5-14 cm, prima globoso-emisferico, poi convesso-appianato.
Cuticola feltrato-pelosa, da biancastra a ocracea, da giallastra a paglierina.
Tubuli sottili, bianchi, poi ocracei, viranti all'azzurro alla sezione. Pori piccoli,
rotondi, concolori ai tubuli, viranti rapidamente e intensamente allazzurro al tocco.
Gambo concolore al cappello, cilindrico, feltrato verso la base, cavernoso nellesemplare vecchio.
Carne soda, biancastra, poi giallo-crema-verdognola, rapidamente virante al
blu al taglio, cassante nel gambo. Odore e sapore grati.
Spore ocraceo-pallide in massa, ellissoidali, lisce, guttulate, ialine, 8-16x4-8 m.
Commestibile buono e delicato.
Note
Non preoccuparsi per il viraggio intensamente azzurro della carne al taglio. Alla cottura non
solo scompare, ma la carne diviene giallo-crema, mentre la cuticola appare verdastra.

PAXILLUS FILAMENTOSUS Fries


sin. P. leptopus Fries
Cresce, in estate-autunno, in boschi di conifere e di latifoglie, soprattutto di
ontani. Specie comune nelle stazioni di crescita.
Cappello largo 4-11 cm, carnoso, giallastro-scuro, liscio e poi squamoso, con
il centro e lorlo solcati radialmente.
Lamelle giallo-chiare con let pi scure, macchiantesi al tatto, fitte, strette e
decorrenti.
Gambo corto, esile, pieno, a volte eccentrico, obliquo, da giallo a rossiccio.
Carne giallognola. Inodore e insapore.
Spore giallastre in massa, ellissoidali, guttulate, 5-6x4 m.
Commestibile, dopo cottura.

Note
Si distingue dal P. involutus (tossico) per il margine del cappello non involuto, per la presenza di
squame sul cappello e per la carne gialla.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

CHALCIPORUS PIPERATUS (Bull.Fr.) Battallie


sin. Xerocomus piperatus Bulliard ex Fries
Cresce, in estate-autunno, sia nei boschi di castagni, querce e faggi sia di
aghifoglie. Non comune.
Cappello largo 3-7 cm, prima emisferico, poi guancialiforme, con margine
sinuoso. Cuticola difficilmente asportabile, asciutta, finemente areolata, di
color giallo-fulvo con toni bruno-ramati.
Tubuli arancio-rossastri, bruno-rossicci, adnati, quasi lunghi e leggermente
decorrenti. Pori concolori ai tubuli, larghi e angolosi.
Gambo cilindrico, fragile, ricurvo, leggermente fusiforme, concolore al cappello, nella parte superiore piuttosto chiaro, in quella inferiore pi scuro, con
micelio basale giallo-cromo.
Carne biancastro-giallognola con sfumature rosate sotto i tubuli, giallo-cromo
alla base del gambo. Odore insignificante, sapore decisamente pepato.
Spore bruno-olivacee in massa, fusiformi, lisce, a volte guttulate, 6-12x3-5 m.
Commestibile. Utilizzare solo il cappello in piccole quantit come condimento
o in un misto, insieme con altri funghi.

PHYLLOPORUS RHODOXANTHUS (Schweintz) Bresadola


Cresce, in estate-autunno, nei boschi di latifoglie e aghifoglie. Specie rara.
Cappello largo 3-10 cm, prima convesso, poi appianato, bruno-rosso-opaco,
finemente vellutato, a volte screpolato.
Lamelle di colore giallo vivo, alte, pi o meno decorrenti, grosse, spaziate e
ventricose, quasi sempre raccordate da setti venosi.
Gambo prima giallognolo, poi rosso-bruno, pieno, lungo, cilindrico o attenuato in basso.
Carne prima gialla, poi bruna. Odore tenue, sapore, forse, lievemente amarognolo.
Spore giallo-brune in massa, ellittiche, lisce, 8-10x5-6 m.
Commestibile, dopo cottura, tossica da cruda.

Note
La carne di questa specie, nonostante diventi nera alla cottura, pu ritenersi di un certo pregio.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

XEROCOMUS SUBTOMENTOSUS (L.:Fr.) Qulet


Cresce, dallestate allautunno, soprattutto nei boschi di latifoglie. Comune e
abbondante. specie assai polimorfa.
Cappello largo 3-10 cm, convesso con margine involuto, bruno-olivastro,
asciutto e tomentoso.
Tubuli adnati, giallo vivo, poi giallo-olivastri. Pori ampi e irregolari, concolori,
che virano al blu-verdastro al tocco.
Gambo cilindrico, giallo pallido, percorso da costolature e fibrillosit concolori
o leggermente pi scure, senza, per, alcuna tonalit rossastra.
Carne bianco-giallognola, virante debolmente allazzurro alla sezione. Odore
leggermente fruttato, sapore grato.
Spore bruno-olivastre in massa, quasi fusiformi, lisce, 12-14,5x4-8 m.
Commestibile.
Note
Per tutte le specie appartenenti al genere Xerocomus, si consiglia di consumare solo esemplari
giovani e freschi.

XEROCOMUS CHRYSENTERON (Bulliard) Qulet


Cresce in ogni habitat, soprattutto nei boschi, in estate-autunno. Comune.
Cappello largo 3-10 cm, tomentoso e asciutto, bruno-rossiccio, con toni brunoolivastri, a secco e con let presenta una cuticola screpolata attraverso cui si
intravvede il colore rosso-vinoso della carne.
Tubuli corti e adnati, giallo-olivastri. Pori concolori, grandi, angolosi e compositi, viranti al verde-azzurro alla pressione.
Gambo esile e pieno, cilindrico, striato di bruno-rossastro, al tocco vira allazzurro.
Carne molliccia, gialla, rossa sotto la cuticola, lievemente virante al blu-azzurro, brunastra al piede. Odore acidulo fruttato. Sapore mite.
Spore bruno-olivastre in massa, ellittico-fusiformi, lisce, 11-16x4-7 m.
Commestibile.
Note
Viene confuso con il X. armeniacus che, per, presenta il pigmento sottocuticulare giallo e non
rosso.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

XEROCOMUS PRUINATUS Qulet


Cresce, in estate-autunno, soprattutto sotto faggio, castagno e abete bianco.
Non molto comune.
Cappello largo 5-11 cm, prima emisferico, poi convesso e appianato.
Superficie pileica brunastra, rosso-brunastra, strato sottocuticulare rossastro,
facilmente visibile anche attraverso fessurazioni.
Tubuli giallognoli, poi giallo-verdi, infine olivastri. Pori concolori ai tubuli, lentamente blu alla pressione.
Gambo giallognolo o rossastro o color barbabietola, cilindraceo, flessuoso con
la base feltrata di bianco.
Carne gialla, rosso vinoso alla base del gambo, alla sezione virante al blu
molto lentamente, prima soda e poi molle. Odore quasi ferroso, sapore mite.
Spore bruno-olivastre in massa, piuttosto fusiformi e lievemente striate,
12,1-14,6x4,4-5,2 m.
Commestibile.

XEROCOMUS ARMENIACUS (Qulet) Qulet


Cresce in boschi di latifoglie. Non molto comune.
Cappello largo 2-7 cm, emisferico, convesso, poi appianato, finemente vellutato, color albicocca, facilmente screpolato da adulto.
Tubuli sottili, arrotondati al gambo, giallo-crema, giallo-oro, poi olivastri ed
infine brunastri. Al tocco virano al verdastro. Pori larghi, irregolari e concolori.
Gambo concolore al cappello, finemente fioccoso, cilindrico, sinuoso e fusiforme.
Carne giallina, giallo-rosata sotto la cuticola, aranciata alla base del gambo.
Odore e sapori non caratteristici.
Spore bruno-olivastre in massa, fusiformi, 11-14x4 -7 m.
Commestibile.

Note
Viene confuso con il X. chrysenteron che presenta, per, il pigmento sottocuticulare rosso e non
giallo.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

XEROCOMUS BADIUS (Fr.: Fr.) Gilbert


Cresce, in estate-autunno, sotto conifere, ma anche sotto latifoglie. Raro.
Capello largo 4-15 cm, bruno-rossiccio pi o meno intenso, emisferico poi
convesso, infine appianato, con margine prima involuto, poi disteso e ondulato. Cuticola vellutata nel giovane, poi liscia, leggermente vischiosa a tempo
umido, non facilmente separabile.
Tubuli adnato-arrotondati al gambo, prima biancastri, giallognoli, poi viranti
al blu-olivastro allaria. Pori concolori, viranti al blu-verdastro allo strofinio.
Gambo ocra-brunastro, pi biancastro all'apice, senza reticolo, quasi cilindrico, slanciato, sovente striato, ricurvo e attenuato alla base.
Carne biancastra, virante allazzurro in prossimit dei tubuli. Odore
grato, sapore mite.
Spore giallo-olivastre in massa, fusiformi, lisce, guttulate, 13-14x4-6 m.
Commestibile. La carne diventa molle e nera alla cottura.

XEROCOMUS CRAMESINUS Secrtan


Cresce, in estate-autunno, in boschi di latifoglie. Raro.
Cappello largo 2-5 cm, prima emisferico, poi convesso, con cuticola vischiosa
e lucente, di color rosa-rosso-lampone, soprattutto nel giovane.
Tubuli adnati e gialli. Pori ampi colorati di un giallo molto vivo.
Gambo da giallo pallido a giallo-dorato, striato di brunastro, cilindrico e attenuato alla base.
Carne biancastra, appena rosata sotto la cuticola del cappello. Odore fruttato,
sapore mite.
Spore di color giallo-oliva in massa, fusiformi, 15-17x5-7 m.
Commestibile.

Note
Si riconosce per la cuticola vischiosa del cappello, per lapparato imeniale giallo-dorato e per il
gambo concolore. Controversa la sistemazione tassonomica di questa specie.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

XEROCOMUS RUBELLUS (Krombholz) Qulet


Cresce, in estate-autunno, ai margini dei boschi di latifoglie. Comune.
Cappello largo 3-8 cm, rosso-sangue, prima irregolarmente convesso, poi
appianato, con margine involuto.
Tubuli da giallo-pallido a olivastri, verde bluastri al taglio. Pori concolori.
Gambo cilindrico, sinuoso, fusiforme, prima giallino, poi bruno-rossastro.
Carne grigio-giallina, virante leggermente allazzurro alla sezione. Odore e
sapori insignificanti.
Spore bruno-olivastre in massa, ellissoidali, lisce, 12-18x4-5 m.
Commestibile.

Note
Si riconosce per il rosso-sangue del cappello e per le minutissime granulazioni bruno-rossastre
sul gambo.

XEROCOMUS TUMIDUS (Fr.) Gilbert


Cresce in estate-autunno sotto querce. Comune.
Cappello largo 3-8 cm, prima rotondeggiante poi convesso, con cuticola finemente feltrata che si screpola facilmente e a margine debordante, da nocciola
a bruno-arancio scuro.
Tubuli adnati, corti, bianco-crema. Pori concolori ai tubuli, poi ocra-giallicci,
immutabili alla pressione
Gambo pieno, prima ventricoso, poi fusiforme, concolore al cappello nella
parte inferiore, crema pallido nella parte alta.
Carne soda, biancastra, immutabile al taglio, rosa-nocciola sotto la cuticola
del cappello e al piede. Odore debole di porcino, sapore mite.
Spore giallo-olivastre in massa, ellittiche, lisce, guttulate, 9-11x5-5,5 m.
Commestibile.
Note
Si pu confondere con lo X. leonis che, per, presenta un gambo sottile e fusiforme con cordoni
miceliari gialli alla base.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

XEROCOMUS PARASITICUS (Bulliard) Qulet


Cresce, da settembre a inizio novembre, parassita sullo Scleroderma. Non
molto comune.
Cappello largo 3-6 cm, prima emisferico-convesso, poi appianato, con margine involuto. Superficie pileica adnata, da giallo-ocra a giallo-olivastra, vellutato-tomentosa.
Tubuli corti, giallo-limone. Pori ampi, angolosi, prima giallo-limone, poi gialloarancio, infine brunastri.
Gambo pieno, fusiforme, sinuoso, fibrillato di giallo-ocra.
Carne grigio-giallastra. Odore e sapore grati.
Spore bruno-olivastre in massa, lisce e fusiformi, 12-18x4-5 m.
Commestibile, dopo lunga cottura.

Note
lunica specie di boleto che, in Europa, cresce parassita su carpofori del genere Scleroderma.

CANTHARELLUS AMETHYSTEUS Qulet


Cresce in autunno anche nei boschi di faggio. Specie piuttosto rara.
Cappello largo 2-12 cm, carnoso, prima convesso, poi aperto e depresso al
centro, ornato da squamette lilla.
Lamelle gialle, pliciformi, forcate e decorrenti sul gambo.
Gambo concolore al cappello, pieno, nudo, cilindrico o irregolare, attenuato
verso il basso.
Carne bianca o appena giallastra sotto la superficie. Odore caratteristico,
sapore mite.
Spore giallastre in massa, 8-10x4-6 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

CANTHARELLUS CIBARIUS (Fr.: Fr.) Fries


Cresce, da fine maggio a novembre, ubiquitario. Comune e abbondante.
Cappello carnoso, largo 8-10 cm, prima convesso, poi imbutiforme, con margine sinuoso, lobato, irregolare e involuto. Cuticola da giallo-uovo a gialloarancio.
Lamelle gialle, pliciformi, anastomizzate, forcate, lungamente decorrenti.
Gambo breve, pieno e fibroso, irregolarmente cilindrico, subconcolore al cappello, sovente ricurvo, attenuato verso la base.
Carne soda, bianca, leggermente giallastra ai margini del cappello. Odore
gradevole di albicocca. Sapore mite.
Spore giallastre in massa, ellissoidali, lisce o ruvide, 8-10x4-6 m.
Commestibile.
Note
una delle specie pi conosciute ed apprezzate, chiamata in dialetto galltiello. La Legge
Regionale n. 48 del 1998 vieta la raccolta di esemplari col diametro del cappello inferiore a 2 cm.

CANTHARELLUS CIBARIUS var. Bicolor Maire


Cresce, da fine maggio a novembre, sotto querce. Comune.
Cappello carnoso, da convesso a imbutiforme, largo fino a 9-10 cm, carnoso,
bianco o biancastro, ma con let tende a macchiarsi di giallo.
Lamelle pliciformi, anastomizzate, forcate, lungamente decorrenti, gialle.
Gambo breve, pieno, fibroso, sovente ricurvo, attenuato verso la base, bianco
o biancastro.
Carne soda e bianca, con odore gradevole di albicocca e sapore mite.
Spore giallastre in massa, ellissoidali, lisce o ruvide, 8-10x4-6 m.
Commestibile.

Note
Valgono le stesse norme previste dalla Legge Regionale n. 48 del 1998 sulla raccolta del
Cantharellus cibarius.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

CANTHARELLUS CIBARIUS Fries var. Rufescens


Cresce, da fine maggio a novembre, nei boschi soprattutto di querce. Comune.
Cappello carnoso, largo 3-7(11) cm, da giallo-uovo a giallo-arancio, convesso-imbutiforme, con margine sinuoso, lobato e involuto.
Lamelle gialle, pliciformi, anastomizzate, forcate, lungamente decorrenti.
Gambo breve, pieno, fibroso, irregolarmente cilindrico, subconcolore al cappello, attenuato verso la base.
Carne soda e bianca che con let e allo sfregamento si sporca di rosso.
Spore giallastre in massa, ellissoidali, 8-10x4-6 m.
Commestibile.

Note
Valgono le stesse norme previste dalla Legge Regionale n. 48 del 1998 per la raccolta della
forma tipo.

CANTHARELLUS IANTHINOXANTHUS R. Maire


Cresce, in estate-autunno, sotto latifoglie, sopratttutto faggio, in gruppi. Specie
rara.
Cappello largo 3-10 cm, prima ombelicato, poi imbutiforme con orlo festonato, giallastro o crema-ocra con sfumature olivastre, coperto da minute squamette simili a pruina.
Lamelle grigio-lilacine, simili a pieghe anastomizzate e reticolate.
Gambo subconcolore al cappello, irregolare a volte eccentrico o compresso.
Carne giallastra. Odore quasi di banana. Sapore mite.
Spore paglierino-carnicine in massa, ovate-ellissoidali, lisce, 8,5-10x6-7 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

CANTHARELLUS TUBAEFORMIS Fr.: Fr.


sin. C. infundibuliformis Fries
Cresce su legno, sotto conifere e latifoglie. Specie rara.
Cappello largo 2-6 cm, bruno-ocraceo, scarno ed elastico, ombelicato, poi
imbutiforme con margine sinuoso o arricciato.
Lamelle giallo-grigiastre, anastomizzate e ramificate.
Gambo giallo-arancio o giallo-brunastro-verdognolo, vuoto e cilindrico, elastico e compresso
Carne giallina. Odore fruttato, sapore insignificante.
Spore paglierine in massa, ovato-ellissoidali, lisce, 9-10x7-8 m, ialine.
Commestibile.

CLAVARIADELPHUS TRUNCATUS (Qulet) Donk


Cresce, in estate-autunno, principalmente in boschi di aghifoglie. Specie comune.
Carporo alto da 5 a 20 cm, a forma di clava con sommit appiattita o tronca
e un po depressa, superficie rugosa giallo-giunchiglia con tonalit, a volte,
fulvo-violette.
Carne spongiosa, bianca, virante dopo un po di tempo al bruno-lillacino,
sapore dolciastro.
Spore bianco-gialline in massa, ellittiche, lisce, 9-13x5-7 m.
Commestibile.

Note
Si pu confondere con la C. pistillarsi che si distingue perch ha la carne amarognola, lapice
sempre convesso e cresce per lo pi sotto faggio.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

CRATERELLUS CORNUCOPIOIDES ( L.: Fr) Persoon.


Cresce, a gruppi numerosi, in estate-autunno, nei boschi umidi. Specie comune.
Cappello a forma di trombetta, 5-10 cm di diametro, con margine ondulato,
sottile ed elastico. La superficie interna grigio-bruna o nerastra con riflessi
bluastri, quella esterna concolore o pi chiara, formata da pseudolamelle
simili a tenue rughe longitudinali.
Gambo grigio-cenere o grigio-bluastro, sottile, irregolare ed elastico.
Carne sottile, elastica e grigiastra. Odore di prugne, sapore mite.
Spore bianche in massa, ellissoidali, lisce, 10-14x6-8 m, non amiloidi.
Commestibile ottimo.

Note
chiamata volgarmente trombetta dei morti. Viene utilizzata soprattutto in polvere per aromatizzare salse e frittate. Non preoccuparsi della colorazione poco invitante che pu assumere la
pietanza.

HYDNUM REPANDUM L.: Fries


Cresce a gruppi, in autunno, nei boschi. Comune.
Cappello 4-15 cm, irregolare, gibboso, grinzoso, lobato, da ocra a rosaarancio.
Aculei biancastri, poi concolori al cappello, fitti, fragili e decorrenti.
Gambo pallido o concolore al cappello, corto, irregolare e spesso eccentrico
Carne bianca e quasi gessosa, allaria spesso ingiallente. Odore grato, sapore
amarognolo.
Spore bianco-cremine in massa, subsferiche, lisce, 6-8x5-7 m.
Commestibile previa prebollitura.

Note
Specie nota col nome dialettale di trippa r vacca. Nome che viene esteso anche allH. albidum e H. rufescens. Questa specie viene confusa con lH. rufescens che presenta, per, una
taglia minore, colori pi vivaci non solo nel cappello e aculei non decorrenti.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

HYDNUM ALBIDUM Peckg


Cresce in autunno nei boschi. Specie non molto comune.
Cappello largo 4-8 cm, da irregolarmente convesso a quasi piano, con margine sottile, involuto e sinuoso. Cuticola finemente feltrata, bianco pura, lievemente ingiallente alla pressione.
Imenio ad aculei appena decorrenti, fitti e allungati, bianchi, ingiallenti a
maturit.
Gambo bianco, quasi eccentrico, cilindrico e attenuato verso lalto.
Carne friabile e bianca, con tendenza al crema.
Spore bianco-cremine in massa, ellittiche, ialine, 4,5-5x3-3,5 m.
Commestibile.

Note
Si differenzia dallH. repandum per il colore bianco, la carne pi friabile e gli aculei pi serrati.

HYDNUM RUFESCENS Fries


Cresce, in estate e in autunno, nei boschi di latifoglie e di conifere. Specie gregaria. Comune.
Cappello largo 4-7 cm, prima piano-convesso e vellutato, poi depresso al centro e liscio, con margine leggermente involuto e ondulato, poi disteso, da giallo carico ad arancio-rosso.
Imenoforo formato da aculei fragili, fitti, non decorrenti, da biancastri a giallo
arancio.
Gambo centrale, cilindrico e slanciato, da biancastro a giallo-rossiccio.
Carne fragile, da pallida a carnicino chiaro. Odore lieve e sapore amarognolo.
Spore bianco-crema in massa, ellissoidali o subsferiche, 6,2-6,7x7,2-7,6 m,
ialine.
Commestibile previa bollitura e dopo aver asportato gli aculei.
Note
Questa specie viene confusa con lH. repandum che si distingue per gli aculei pallidi e leggermente decorrenti e per lodore grato.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

CORTINARIUS PRAESTANS (Cordier) Gillett


Cresce, a gruppi, in estate-autunno, nei boschi soprattutto di faggi e di querce.
Comune e fedele in alcune stazioni di crescita.
Cappello largo 5-25 cm, carnoso, prima globoso, poi emisferico, infine convesso. Cuticola di color bruno-rossastro o bruno-vinaccia, poi bruno-fulvo, con
margine dapprima flocculoso, poi glabro e striato radialmente.
Lamelle larghe, ventricose, giallo-grigiastre o lilla pallido, poi brunastre.
Gambo, da giovane coperto da residui del velo generale, pieno, robusto, panciuto, fibrilloso, bianco, viola pallido in alto.
Carne spessa, bianco-lilacina. Sapore grato, odore subnullo.
Spore rugginose in massa, fusiformi, verrucose, 19-20x8-10 m.
Commestibile.

Note
Vedi note C. sebaceus.

CORTINARIUS SEBACEUS Fries


sin. Phlemacium sebaceum
Cresce, in tarda estate-autunno, nei boschi di latifoglie e di conifere. Comune.
Cappello largo 5-10 cm, prima emisferico, poi espanso. Cuticola asportabile,
un po viscida, di color giallo-ocracea, alquanto fulva al centro, con margine
orlato da velo biancastro.
Lamelle biancastre, poi caffelatte, fitte e strette.
Gambo bianco, senza traccia di violetto, sericeo, cilindrico, sinuoso e compresso, leggermente intozzato al piede.
Carne bianca e compatta. Inodore, sapore mite.
Spore di color ocra-chiaro in massa, 7-8,5x3,4-4 m.
Commestibile.
Note
Attenzione alle specie del genere Cortinarius tra le quali ve ne sono alcune tossiche (mortali)
come il C. orellanus e specie vicine che si distinguono, tra laltro, per la colorazione del cappello
bruno-arancione, per il gambo giallastro e per la carne di colore ocraceo-giallo zafferano.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

CORTINARIUS VIOLACEUS Linn.: Fries


Cresce, in estate-autunno, in boschi di latifoglie e di conifere. Comune.
Cappello largo 6-14 cm, color violetto, globoso, poi disteso e umbonato,
asciutto e fortemente vellutato.
Lamelle da giovane di color violetto scuro, a maturit ocra-mattone, larghe,
spaziate e riunite da vene trasversali.
Gambo da viola carico a quasi nerastro, fibrilloso-squamoso, prima spugnoso,
poi cavo, cilindraceo, attenuato verso lalto e bulbiforme alla base.
Carne violetta sfumata di lilla, mite, con odore di legno di cedro.
Spore di color ocra-fulvo, ellissoidali, verrucose, 10-12x5-8 m.
Commestibile. Non spaventarsi se colora di violetto tutto il piatto.

Note
Qualche autore sostiene che la specie crescente sotto aghifoglie dovrebbe assumere il nome di
C. hercynicus (Pers. Mos.).

PHAEOLEPIOTA AUREA (Matt.: Fr.) Maire


Cresce, in autunno, nelle radure solatie dei boschi di faggio. Specie rara e
poco diffusa.
Cappello largo 5-15 cm, carnoso, prima globoso, poi espanso, di color ocra
chiaro-albicocca, ricoperto da unarmilla farinoso-fioccosa.
Lamelle di color ocra pallido, poi mattone, fitte, alte, annesse.
Gambo pieno, quasi cilindrico, tomentoso-farinoso al di sotto dellanello.
Carne biancastra, poi giallastra. Odore e sapore forte e particolare.
Spore di color ocra-pallido in massa, verrucose, 9-11x4-5 m, non amiloidi.
Commestibile.

Note
Specie fedele nelle stazioni di crescita, da proteggere.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

FISTULINA HEPATICA (Schiff.: Fr.) Fries


Cresce in autunno sui vecchi tronchi di castagno, a volte anche di quercia.
Specie comune.
Carpoforo largo 10-20 cm, a forma di lingua di bue, di color rosso-fegato,
infisso nel tronco mediante un peduncolo.
Superficie inferiore percorsa da minutissimi tuboli, dapprima bianco-giallastri,
poi rosei che, al tocco, divengono brunastri.
Carne rossa e succosa. Odore mite, sapore acidulo-amaragnolo.
Spore rosee o roseo-cinerognole in massa, ialine, 5-6x3-4 m.
Commestibile anche da cruda, in insalata, secondo Pace, dopo aver eliminato
la cuticola e i tuboli.

Note
conosciuta volgarmente come lingua di bue.

RAMARIA BOTRYTIS (Pers.: Fr.) RicKen


Cresce in autunno in boschi di latifoglie e misti. Specie comune.
Carpoforo a forma di cavolfiore, alto da 3 a 12 cm, formato da una sorta di
gambo carnoso-bulboso, bianco o crema, da cui si diramano prima due o pi
rami principali, bianchi, poi numerosi rami secondari pi corti e tozzi, con
apici denticolati di color rosso vino o rosso porpora, poi con let ocracei.
Carne biancastra, succosa, con odore di fragola, sapore mite o leggermente
amarognolo,
Spore ocracee in massa, ellittico-oblunghe, striate, 12-16x5-6 m.
Commestibile previa prebollitura. Consumare esemplari giovani, dopo aver
eliminato gli apici, e ben cotti.

Note
Conosciuta col nome dialettale di manuzza.

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RAMARIA AUREA (Schiff.: Fr.) Qulet


sin. Clavaria aurea
Cresce, in estate-autunno, nei boschi di faggio. Specie comune.
Carpoforo avente 7-14 cm di altezza, di color giallo-arancio, ramificato, a
rami pi o meno diritti con gli apici ottusi e bifidi.
Tronco bianco o crema, corto e grosso.
Carne piuttosto soda e bianca. Senza odore particolare.
Spore crema-ocracee in massa, fusiformi, 8-13x4-5,5 m.
Commestibile, da giovane, escludendo i rami e dopo prebollitura.

Note
conosciuta col nome volgare di manuzza.

RAMARIA FLAVA Schaeffer


Cresce, in autunno, sotto faggi. Comune e abbondante.
Carpoforo 8-16 cm di altezza. Tronco biancastro, a volte con chiazze vinosoviolette, ma mai con sfumature rosate. Rami cilindrici, lisci, gialli, fragili, con
estremit corte e dicotome.
Carne bianca e fragile. Odore appena sgradevole, sapore mite.
Spore ocra-pallide in massa, ellittiche, pluriguttulate, 10-15x4-6 m, ialine.
Commestibile con cautela.

Note
Come tutte le specie appartenenti al genere Ramaria, conosciuta col nome dialettale di
manuzza. In Basilicata viene consumata e apprezzata da sempre. Va prebollita, lacqua eliminata e poi consumata ben cotta, altrimenti in alcuni soggetti potrebbe esercitare unazione purgativa.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

RAMARIA SANGUINEA (Per.: Secr.) Qulet


Cresce in boschi di faggio, ma anche in quelli di conifere. Rara.
Carpoforo alto 7-14 cm, formato da un tronco robusto e da terminali quasi
appressati, gialli, giallo-uova. I rami sono bianchi, corti, fitti e ottusi.
Carne bianca, tendente a macchiarsi di rosso-violetto alla pressione e per vecchiaia: inodore e di sapore mite, quasi dolciastra.
Spore crema-ocracee in massa, ellissoidali, verrucose o quasi lisce, 7,5-12x4-5 m.
Commestibile, previa prebollitura.

Note
Vedi note della Ramaria flava.

DRYODON CYRRHATUM (Persoon) Qulet


sin. Hydnum cyrrhatum
Cresce, a cespi, in autunno, su tronchi marcescenti e vecchie ceppaie di faggio. Non molto comune.
Cappello conchiforme, orbicolato, largo fino a 15 cm, carnoso, con aculei
sparsi anche sulla parte superiore.
Aculei bianco-fulvi, tenaci, ricurvi e flessibili.
Carne spessa, molle, poi piuttosto suberosa, bianca, indi crema con odore fungino.
Spore bianche in massa, ellissoidali, amiloidi, ialine, 3,5-4x3 m.
Commestibile, da giovane previa prebollitura.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

DRYODON CORALLOIDES (Scopoli) Fries


Cresce, in autunno-inverno, su vecchi alberi e su tronchi marcescenti di querce
e faggi. Specie non comune.
Carpoforo largo fino a 30 cm di diametro, formato da un tronco breve con
rami coralliformi portanti ciocche di aculei esili, prima bianchi, poi carnicinogiallicci.
Carne bianca di odore grato e di sapore amarognolo.
Spore biancastre in massa, ellittico-sferoidali, 4-5x3-4 m, ialine.
Commestibile, da giovane e previa prebollitura.

Note
In dialetto chiamata ram d fagg.

HERICIUM ERINACEUM (Bull.: Fr.) Qulet


sin. Dryodon erinaceus
Cresce, in autunno-inverno, su vecchi tronchi di querce e faggi. Comune.
Carpoforo bianco e poi giallognolo, 10-20 cm, grossolanamente cuoriforme
con gambo appena accennato.
Aculei fitti, lunghi, elastici e pruinosi, ordinatamente addossati gli uni agli altri.
Carne elastica e tenace. Odore e sapore indistinti
Spore biancastre in massa, ovoidali-subsferiche, 5-7x4,4-5 m, amiloidi.
Commestibile da giovane, previa prebollitura.

Note
Anche questa specie chiamata in dialetto ram d fagg.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

CALVATIA UTRIFORMIS (BULL.: PERS.) JAAP.


sin. Lycoperdon caelatum Bull.: Pers.
Cresce, da giugno a novembre, nei pascoli di montagna. Specie fedele nelle
stazioni di crescita.
Carpoforo largo 6-16 cm, a forma di pera, bianco, poi brunastro, superficie
superiore ornata da piccole e appuntite piramidi giustapposte che, staccandosi, lasciano la superficie areolata.
Gleba bianca, poi giallo-oliva, infine brunastra e polverulenta.
Subgleba spugnosa, separata dalla gleba da un diaframma, che, a maturazione, resta nel terreno sotto forma di una coppa papiracea. Odore leggero di
acido fenico. Spore brune in massa, subsferiche, lisce, 4x5 m.
Commestibile da giovane quando, cio, la gleba bianca. Ottima tagliata a
fette e cucinata come una cotoletta alla milanese.
Note
I funghi appartenenti al genere Calvatia, Langermannia e Lycoperdon sono conosciuti col nome
dialettale di prit d lup.

LANGERMANNIA GIGANTEA Batsch: Persoon


sin. Lycoperdon giganteum Bat.: Pers.
Cresce nei pascoli di montagna. Specie comune. Fedele nelle stazioni di crescita.
Carpoforo globulare, a volte depresso, largo 5-50 cm, avvolto da un esoperidio, cio da una cuticola esterna, liscia, doppia, fragile, biancastra o brunogiallognola e da un endoperidio, cio da una cuticola interna, biancastra o
grigiastro-fuligginosa, sottile, che si lacera a maturazione.
Gleba bianca e compatta nel giovane, a maturit giallastro-olivastra e molle,
infine polverulenta. Base sterile, priva di una vera subgleba, ridotta quasi a
una sorta di peduncolo non sempre facilmente individuabile.
Spore brune in massa, subglobose con breve apicolo, lisce, 4-5 m.
Commestibile da giovane quando, cio, la gleba bianca. Qualcuno la consuma sia cruda che in insalata, ma certamente ottima, dopo essere stata
tagliata a fette e cucinata come una cotoletta alla milanese.
Note
Pu raggiungere anche 15 chilogrammi di peso.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LYCOPERDON ECHINATUM Pers.: Pers.


Cresce, in estate-autunno, nei boschi di latifoglie. Comune.
Carpoforo largo 4-7 cm, a forma di pera, ricoperto da aculei brunastri che si
staccano facilmente, lasciando al loro posto tante aureole.
Gleba bianca, poi grigiastra, infine bruno-porpora, polverulenta a maturazione. Odore e sapore insignificanti.
Spore color cioccolato, sferiche, verrucoso-aculeate, 4,5x6 m.
Commestibile da giovane, quando la gleba bianca.

LYCOPERDON MOLLE Per.: Pers.


Cresce in boschi sia di latifoglie che di aghifoglie. Comune.
Carpoforo largo 2-4 cm, da piriforme a turbinato con la base costituita da un
gambo piuttosto largo e biancastro che con let diventa bruno chiaro, ricoperto da teneri e corti aculei, facilmente staccabili senza lasciare impronta alcuna
di areolatura. Endoperidio da crema a bruno chiaro.
Gleba bianca, poi brunastra.
Subgleba a maturazione color bruno-violetto.
Spore color cioccolato, sferiche, verrucose, 3,7x5,4 m.
Commestibile quando la gleba bianca.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LYCOPERDON PERLATUM Pers.: Persoon.


sin. L. gemmatum Batsch
Cresce, soprattutto gregario, nei boschi, presso residui legnosi, in tarda primavera-autunno. Comune.
Carpoforo biancastro, a maturazione ocraceo, avente 2-5 cm di diametro,
globoso, sovente lievemente umbonato, con piccoli aculei conico-piramidali su
tutta la superficie, facilmente caduchi.
Gambo breve, affusolato al piede, contenente la parte sterile della gleba (subgleba).
Gleba prima soda e bianca, poi molle, giallo-olivastro-nerastra, indi polverulenta. Odore di acido fenico a maturazione.
Spore bruno-olivastre, globose, lisce o lievemente verrucose, 3-4x6 m.
Commestibile da giovane, cio quando la gleba perfettamente bianca.

LYCOPERDON PYRIFORME Schaeff.: Persoon.


Cresce, in estate-autunno, anche cespitoso, su tronchi legnosi marcescenti.
Comune.
Corpo fruttifero di 3-4 cm di diametro, da bianco-ocraceo a brunastro, a
forma di pera quasi umbonata allapice, ricoperto da aculei forforacei e pruinosi, con base pi o meno peduncolata e cordoni miceliari
Gleba prima bianca, poi giallo-verdastra, indi grigio-bruno e polverulenta.
Subgleba bianca, con columella molto allungata. Odore forte e sgradevole.
Sapore insignificante.
Spore bruno-olivacee in massa, sferiche, lisce, 3x4,5 m.
Commestibile da giovane quando la gleba bianca.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

GRIFOLA FRONDOSA Gray


sin. Polyporus frondosus Fries
Cresce, in estate-autunno, su tronchi o su ceppi di latifoglie. Non comune.
Carpoforo largo 12-40 cm, simile a un cespuglio ramificato con cappelli piuttosto piccoli e vellutati a forma di ventaglio o di spatola e margine ondulato,
color bruno-grigio.
Tubuli corti e decorrenti. Pori bianchi, quasi rotondi, minuti nel fungo giovane,
piuttosto grandi e appena decorrenti nelladulto.
Gambo o tronco biancastro e pruinoso, molto ramificato, irregolare con attacco al cappello laterale.
Carne bianca, fragile e fibrosa. Odore forte e aromatico, sapore gradevole.
Spore bianche in massa, ialine, granulose, ovali, 5-7x4-5 m.
Commestibile, purch immaturo.

LAETIPORUS SULPHUREUS (Bull.: Fr.) Murr.


sin. Polyporus sulphureus
Cresce, dalla primavera allautunno, sui tronchi di latifoglie (carrubo e pioppo). Comune.
Cappello fino a 20-25 cm di lunghezza, biancastro e poi giallastro, gibboso e
irregolare, con margine flessuoso e lobato, sovrapposto ad altre mensole. Sulla
superficie superiore dal giallo-limone al giallo-arancio, chiazzato di giallobrunastro a maturit.
Tubuli e pori piccoli, giallo-zolfo, stillanti gocce rugiadose giallognole.
Carne spessa, molle, spongiosa, giallognola. Odore grato, sapore acidulo.
Spore bianche in massa, ellissoidali, lisce, 5-6x3-4,5 m.
Commestibile, da giovane.

Note
Specie conosciuta e apprezzata a Maratea, chiamata volgarmente fungo del carrubo.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LENTINUS TIGRINUS (Bull.: Fr.) Fries


Cresce, in primavera e in autunno, sui vecchi tronchi di salici e di pioppi.
Comune a Monticchio.
Cappello largo 3-8 cm, elastico, centralmente depresso o imbutiforme e margine involuto, con decorazioni brune o nero-brunastre.
Lamelle bianche, poi giallo-ocracee, decorrenti, strette, fitte, con taglio denticolato.
Gambo duro e tenace, sinuoso, subconcolore al cappello.
Carne biancastra. Odore quasi burroso, altri dicono di anice, sapore insignificante.
Spore biancastre in massa, cilindrico-allungate, lisce, 5,5-8x2-3,5 m.
Commestibile da giovane.

Note
Si pu utilizzare la polvere per aromatizzare un piatto.

PLEUROTUS ERYNGII (D.C.: Fr.) Qulet


Cresce, in primavera-autunno, nei pascoli, in luoghi incolti e sassosi, su radici
e resti di Eryngium campestre. Comune.
Cappello largo da 4 a 14 cm, carnoso, convesso, quindi irregolarmente
espanso e depresso, con margine a lungo involuto, e colore che va dal brunastro al grigio brunastro.
Lamelle non molto fitte, biancastre, poi con sfumature cinerognolo-ocracee,
alte, decorrenti sul gambo e raccordate spesso tra loro.
Gambo spesso eccentrico, pieno e robusto, affusolato al piede, liscio, biancastro-giallognolo.
Carne bianca. Odore e sapore grati.
Spore bianche in massa, ellittico-allungate, lisce, 9-15x4-6 m.
Commestibile ottimo anche essiccato.
Note
In Basililicata conosciuto da sempre col nome dialettale di cardungidd. Viene considerato il
fungo per antonomasia grazie alla sua straordinaria versatilit in cucina. coltivato con successo.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

PLEUROTUS ERYNGII var. Ferulae Lanzi


Cresce, in luoghi incolti, sui resti di una ombrellifera detta Ferula Lanzi .
Comune.
Cappello carnoso, largo 3-15 cm, prima convesso-umbonato, poi piano, con
margine involuto.
Lamelle, da bianco-sporco a cremine, fortemente decorrenti sul gambo e molto
anastomosate.
Gambo eccentrico o laterale, di color bianco-sporco-grigiastro.
Carne biancastra. Odore e sapore grati.
Spore bianche in massa, cilindriche, 10-14x5-6 m.
Commestibile ottimo, si presta anche ad essere essiccato.

Note
Raggiunge dimensioni maggiori del P. eryngii, anche fino a 17 cm. conosciuto come fung d
la ferula.

PLEUROTUS CORNUCOPIAE Paulet: Fries


Cresce cespitoso, tra la primavera e lestate, sui tronchi di olmo, pioppo e
quercia. Specie rara.
Cappello largo 5-12 cm, convesso, poi depresso a imbuto, prima biancastro,
poi striato di giallo-ocra o anche di brunastro
Lamelle bianche, spesso con sfumature rosee, poi crema, fitte, decorrenti lungo
gran parte del gambo in una sorta di reticolo a maglie allungate.
Gambo spesso eccentrico e curvo, bianco o grigio-giallastro, generalmente
ramificato per la presenza di una sorta di reticolo a maglie allungate.
Carne tenera e fragile, ma fibrosa, candida, giallognola allo sfregamento.
Odore lieve di farina. Sapore mite.
Spore bianche in massa, con sfumature rosee-ametistine allaria, ovali, lisce,
8-11x3,5-5 m, ialine, non amiloidi. Commestibile.
Note
Si tratta della variet citronopileatus Ohira per il colore giallo oro del cappello. chiamato in
dialetto fong d cerr.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

PLEUROTUS OSTREATUS (Jacq.: Fr.) Kummer


Cresce su tronchi di latifoglie, raramente su quelli delle conifere. Specie diffusa
ed abbondante.
Cappello largo 5-16 cm, eccentrico, a forma di conchiglia con margine involuto, liscio, brillante, glabro, da grigio a bruno.
Lamelle fitte, ineguali, decorrenti, quasi grige, poi color avorio chiaro.
Gambo biancastro, pieno, corto o addirittura inesistente, eccentrico o laterale,
svasato in alto.
Carne bianca, spessa, tenace. Odore leggero. Sapore mite.
Spore bianche in massa, cilindrico-allungate, lisce, 8-11,5x3-4,5 m.
Commestibile.

Note
Specie conosciuta col nome dialettale di pennella. Viene ampiamente coltivata ed presente in
qualsiasi mercato cittadino.

HIRNEOLA AURICOLA-JUDAE (L.: Fr.) Berkeley


sin. Auricularia auricola-judae
Cresce, tutto lanno, su tronchi di sambuco. Comune.
Corpo fruttifero, avente 3-8 cm di diametro, a forma irregolare di piccolo
orecchio, di color bruno o bruno-porporaceo o violetto grigio, molle e gelatinoso, ma elastico. Traslucido e rugoso sulla superficie esterna, grinzoso su
quella interna.
Carne brunastra. Odore e sapore trascurabili.
Spore bianche in massa, lisce, incolori, 17-20x6-8 m.
Commestibile anche da cruda, secondo Pace. Specie molto ricercata in alcuni
paesi orientali.

Note
Volgarmente viene chiamata orecchio di Giuda.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

POLYPORUS SQUAMOSUS (Huds.: Fr.) Fries


Cresce, dalla primavera allautunno, sui tronchi e ceppaie di latifoglie.
Comune.
Cappello di 10-60 cm di diametro, a forma di ventaglio o di rene, giallastro
con squame concentriche brune, carnoso da giovane, poi coriaceo, infine
legnoso-secco, con margine liscio, non cigliato. Tubuli color crema, decorrenti.
Gambo corto, eccentrico, nerastro e tuberoso nella parte inferiore.
Carne bianca, elastica, coriacea, poi legnosa. Odore di farina rancida.
Sapore acidulo.
Spore bianche cilindracee, lisce, 10-15x5-6 m.
Commestibile, da giovane (Pace, Zuccherelli), ma non di grande pregio
(Cetto).

Note
Da Mazza viene dato per non commestibile.

POLYPORUS TUBERASTER Fries


sin. Boletus tuberaster Jacquin
Cresce sia su quercia che su faggio, ma soprattutto su uno sclerozio sotterraneo. Comune.
Cappello largo 5-12 cm, da depresso a leggermente imbutiforme, da cremaocraceo a brunastro, squamoso e peloso, con margine cigliato.
Pori crema-biancastri, allungati, grandi, angolosi e decorrenti.
Gambo bianco-brunastro, eccentrico e irsuto.
Carne biancastra e coriacea. Odore pi o meno fungino, sapore insignificante.
Spore bianche in massa, ialine e guttulate, 12-15x5-6,5 m.
Commestibile, da giovane.

Note
Questa specie conosciuta fin dal 1796 pu formare anche grossi sclerozi o pseudosclerozi sotterranei bulbosi (dette pietre fungaie) da cui fuoriescono i carpofori.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LACTARIUS DELICIOSUS (L.: Fr.) S.F. Gray


Cresce isolato o a gruppi, in autunno, nelle pinete. Comune e abbondante.
Cappello largo 10-15 cm, presto depresso o imbutiforme, arancio-fulvo-chiaro
non macchiato di verdastro o solo leggermente. Superficie spesso zonata con
cerchi rossastri concentrici.
Lamelle fitte, adnato-decorrenti, color arancio che possono virare anche leggermente al verdastro alla sezione.
Gambo corto e tozzo, cavo a maturit, arancio chiaro con qualche scrobicolo
pi colorato, pruinoso.
Carne giallina, virante al color carota e poi molto lentamente al verdastro.
Odore fruttato o resinoso. Latice color carota, di sapore mite o acre-amaro.
Spore giallastro-carnicine in massa, ovoidali-verrucose, 7,5x6-7 m.
Commestibile.
Note
Colora le urine di giallo.

LACTARIUS SALMONICOLOR Heim & Leclair


Cresce, in autunno, sotto labete bianco. Comune, soprattutto, nellabetina di
Laurenzana.
Cappello largo 10-15 cm, carnoso, di color arancio, senza tracce di zonature
o leggermente zonato. Non inverdente.
Lamelle annesso-decorrenti, ocra-pallide con sfumature color salmone.
Gambo giallo-arancio, cilindrico, cavo e scrobicolato.
Latice arancio-miele, virante, dopo due ore, al bruno-arancio o al rosso-vinato
solo sulle lamelle. Sapore leggermente amaro o acre.
Carne di color ocra-pallido. Odore fruttato, sapore mite.
Spore ocro-pallide, subsferiche, reticolate, 8,4-9,5x7-7,4 m.
Commmestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LACTARIUS SANGUIFLUUS (Paul.) Fries


Cresce in autunno nelle pinete. Comune.
Cappello largo 10-12 cm, di color ocra-aranciato, con zone concentriche rossastro-pallide, macchiato di verde in alcune zone
Lamelle fitte, forcate, arrotondato-adnate, infine decorrenti, grigio-lilacine con
riflessi carnicini.
Gambo cilindraceo, duro, farcito, cavo a maturit, subconcolore al cappello,
pruinoso e, a volte, scrobiculato.
Carne biancastra, rosso-violacea al margine. Latice rosso-sangue gi al primo
fluire. Odore fruttato, sapore amarognolo-astringente.
Spore ocraceo-pallide in massa, quasi sferiche, verrucoso-subreticolate,
7,5-10x6,5-8 m.
Commestibile.

LACTARIUS SEMISANGUIFLUUS Heim & LeclaiR


Cresce sotto pino. Comune.
Cappello largo 10-12 cm, prima biancastro, poi grigio-rosa, appena zonato,
che tende, dopo un certo tempo, a macchiarsi fortemente di verde al tocco e
con let.
Lamelle prima di color arancione pallido, poi verdastre, fitte, sottili, arcuate e
subdecorrenti.
Latice prima di color arancio, poi dopo circa 10 minuti virante al rosso-cupo.
Sapore amarognolo e leggermente acre.
Gambo subcilindrico con fossette color arancione intenso o verde scuro, pruinoso alla sommit
Carne soda, di color rosso sporco dopo circa 15 minuti, per poi diventare,
dopo alcune ore, verdastra. Odore poco gradevole. Sapore amaro e lievemente acre.
Spore ocraceo-pallide in massa, ellissoidi-oblunghe, crestato-subreticulate,
9-10,4x7-7,8 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

LACTARIUS VOLEMUS (Fr.: Fr.) Fries


Cresce, in estate, nei boschi di latifoglie e conifere. Comune.
Cappello fulvo-arancio, largo 7-15 cm, convesso, poi piano a margine involuto.
Lamelle di color giallo-ocra pallido, fitte, ventricose, leggermente decorrenti,
macchiantesi di bruno allo strofinio.
Gambo concolore al cappello, cilindrico e attenuato in basso, pruinoso e rugoso.
Carne biancastra, poi brunastra. Latice bianco denso, con odore di aringa e
sapore mite.
Spore bianche in massa, rotonde, crestato-areolate, 8-12x7-11 m.
Commestibile. Si presta ad essere arrostito sulla graticola.

RUSSULA ALUTACEA (Pers.: Fr.) Fries


Cresce, in estate, nei boschi di latifoglie. Comune.
Cappello largo 7-20 cm., dapprima subgloboso, poi espanso con centro
alquanto depresso. Cuticola annessa, con colori che vanno dal porpora al verdastro, al vinato, fino al bruno-cuoio e al bruno-olivastro.
Lamelle, rade, ventricose, furcato-anastomizzate, da gialle a leggermente
ocracee. Gambo bianco o rosato, pieno, poi farcito.
Carne bianca e soda. Odore lievemente fruttato, sapore mite.
Spore giallo-ocracee in massa, ovoidali, subreticolate, 7,6-10x6,5-8,5 m.
Commestibile.
Note
Tutte le specie del genere Russula ritenute commestibili, vanno consumate dopo adeguata cottura. Fa eccezione la R. virescens che pu eesere consumata anche cruda, ma in modiche quantit. Secondo una vecchia consuetudine sono da considerarsi commestibili quelle specie che
allassaggio risultano di sapore mite. Farebbe eccezione la R. olivacea che ha procurato qualche caso di intossicazione.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

RUSSULA AMOENA Qulet


Cresce, dallestate allinizio dellautunno, sotto abete bianco e in boschi misti
con castagno, ma anche sotto querce e faggi. Comune.
Cappello largo 2-5 cm, tutto o in parte rosso-porpora, macchiato di violetto o
viola-bluastro, orlo liscio.
Lamelle intervenate, sottili, fragili, bianco-cremastre con il tagliente intero e, a
volte, orlato di rosso, infine crema-ocracee.
Gambo cilindraceo, forforaceo, biancastro con sfumature concolori, ma pi
chiare del cappello.
Carne bianca. Odore caratteristico di gamberetti cotti o di trimetilamina.
Sapore mite.
Spore color crema in massa, obovoidi-allungate, verrucose, crestate,
6,3-8x5,5-6,3 m.
Commestibile.

RUSSULA AUREA Persoon


sin. R. aurata
Cresce nei boschi umidi di latifoglie e conifere, da fine primavera a fine estate.
Comune.
Cappello largo 4-12 cm, carnoso, sodo, convesso-appianato, a volte depresso, di color giallo o rosso-arancio, oppure rosso, maculato di giallo-limone,
cuticola separabile lungo il margine che si presenta arrotondato e lievemente
solcato negli esemplari vecchi. Lamelle fitte o appena spaziate, alte, quasi
libere, venoso-congiunte, pallide, poi paglierine, con tagliente giallo-vivo.
Gambo irregolare, carnoso, pieno, poi farcito, pi o meno rugoso, bianco o
sfumato di giallo e macchiato di brunastro. Carne bianca, giallognola sotto la
cuticola del cappello. Odore lieve. Sapore mite. Spore di color giallo chiaro in
massa, ovoidali, crestato-reticolate, 8-10x7-8 m. Commestibile.
Note
Si pu confondere con altre specie di Russula con lamelle pi o meno gialle, ma nessuna di esse
ha il filo giallo vivo.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

RUSSULA CYANOXANTHA (Schaeffer) Fries


Cresce, in estate-autunno, nei boschi di aghifoglie e latifoglie. Comune.
Cappello largo 5-15 cm, convesso-appianato, con orlo striato, con colori che
vanno da viola-nerastro a viola-azzurro, a grigio-ardesia.
Lamelle bianche con riflessi glauchi, fitte, lardacee ed elastiche alla pressione
delle dita.
Carne soda, bianca, rosea o ametistina sotto la cuticola, che allaria diventa
lentamente cinerognola. Sapore di nocciola. Odore lieve.
Spore bianche in massa, ovoidali, verrucose, 6,5x5,1-7,4 m.
Commestibile.

Note
Il cappello di questa specie presenta una straordinaria variabilit cromatica. Attenzione a non
confonderla con la R. olivacea, ritenuta sospetta, perch avrebbe procurato qualche caso di
intossicazione gastro-intestinale, e che non ha le lamelle lardacee e bianche.

RUSSULA DELICA Fries


Cresce ubiquitario, seminterrato, dalla primavera allautunno, in gruppi di pi
esemplari. Comune e abbondante.
Cappello largo 5-16 cm, duro e compatto, convesso con depressione centrale,
bianco o biancastro, poi screziato di ocraceo-chiaro e coperto di terriccio e
foglie secche, col margine prima involuto e ondulato, poi, spesso e fessurato.
Lamelle alquanto rade, grosse, spesso bifide, biancastre, poi color crema con
riflessi glauchi o verdastri.
Gambo duro e corto, subconcolore al cappello, prima satinato, poi rugoso.
Carne dura, bianca, lievemente bruno-rossiccia all'aria. Odore salmastro o fruttato
nelle lamelle del fungo giovane, di pesce in quelle del vecchio. Sapore acro-mite.
Spore biancastre in massa, ellissoidali, 8-12x6,5-9 m. Commestibile.
Note
Conosciuta e consumata col nome dialettale di lardar, pipirign o tarattuffl. Viene confusa
spesso con la R. cloroides che si riconosce per le lamelle pi strette e per un piccolo alone verdastro posto in prossimit delle lamelle.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

RUSSULA HETEROPHYLLA (Fr.: Fr.) Fries


Cresce sotto latifoglie e, a volte, sotto conifere. Comune.
Cappello verde, verde-oliva, verde-giallo, largo 5-12 cm, convesso-depresso,
gelatinoso a tempo umido, screpolato a tempo asciutto, con margine prima
liscio e poi striato.
Lamelle fitte e sottili, bianche, a volte con iridescenze glauche, poi con chiazze
pi o meno rugginose.
Gambo bianco, con striature o reticolo, poi brunastro a partire dal piede, cilindrico e assottigliato in basso.
Carne bianca ed elastica. Sapore mite, odore grato.
Spore bianche in massa, 5,4-8x4-5,5 m.
Commestibile.
Note
Il colore del cappello pu presentarsi anche verde-azzurro, verde-nerastro, grigioverde, citrino o
vinoso a seconda delle variet o forme.

RUSSULA MELLIOLENS Qulet


sin. R. elegans Bres.
Cresce, in estate-autunno, nei boschi di aghifoglie e latifoglie. Comune.
Cappello largo 6-15 cm, inizialmente subgloboso, poi emisferico, indi appianato e depresso al centro. Cuticola di color rosso vivo, rosso carminio o anche
roseo carico.
Lamelle gialle a maturit, prima fitte, poi piuttosto rade.
Gambo bianco con macchie rosee.
Carne soda, bianca, con chiazze brunastre o giallognole. Odore di miele.
Sapore mite.
Spore di color crema pallido in massa, punteggiato-reticolate, 8-11x8-9,5 m.
Commestibile.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

RUSSULA MUSTELINA Fries


Cresce in tarda estate-autunno, in alto (al di sopra dei mille metri), sotto le
conifere. Rara.
Cappello largo 6-12 cm, seminterrato e globoso, poi convesso, con orlo irregolare. Cuticola non separabile, colore ocra-brunastro, ocra-rosso, ma con
macchie pi pallide.
Lamelle fitte, grasse e biancastre, macchiantesi di bruno da adulte.
Gambo pieno, bianco, (bruno in vecchiaia) pruinoso in alto, rugoso verso la
base, piriforme e poi tozzo.
Carne soda, bianca da giovane, concolore al cappello sotto la cuticola. Odore
e sapore miti.
Spore color crema in massa, oblunghe, verrucose-subcrestate, 7-10x5,7-7 m.
Commestibile.
Note
Questa specie che abbiamo trovato solo poche volte, seminterrata, sempre nello stesso habitat,
tra una faggeta e unabetaia, ha una carne soda e compatta.

RUSSULA VIRESCENS (Schaeffer) Fries


Cresce nei boschi di castagno e quercia, dalla fine della primavera allautunno. Comune.
Cappello largo 5-12 cm, sodo, carnoso e alquanto gibboso, prima arrotondato, poi espanso e depresso. Cuticola grigio-verderame su fondo giallastro,
screpolata in tante chiazze poligonali.
Lamelle molto fitte, fragili, forcate con qualche lamellula, di color crema-pallido, spesso macchiate di bruno-rossastro. Gambo bianco, a volte macchiato di
nocciola, robusto e rugoso, pieno e poi spugnoso, forforaceo in alto.
Carne spessa e alquanto pesante, bianca, a volte con iridescenze camosciorossigne. Odore grato. Sapore mite.
Spore bianche o cremine in massa, arrotondate o ellittiche, 6-9,7x5,2-7 m.
Commestibile ottimo sia crudo, in insalata (in piccole quantit), sia cotto a
fuoco vivo.
Note
Per il colore del cappello, pu essere confusa con lAmanita phalloides (mortale) che si differenzia, per, perch ha il gambo munito di un anello e di una volva.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

RUSSULA XERAMPELINA (Schaeffer) Persoon.


Cresce, in estate-autunno, sotto latifoglie e anche sotto conifere. Comune.
Cappello largo 5-12 cm, emisferico, poi espanso, a volte un po depresso al
centro, orlo striato a maturit. Cuticola non facilmente separabile dal cappello
di color olivastro o giallo-olivastro, o bruno o bruno-olivaceo, sempre pi
scura al centro.
Lamelle prima color crema, poi, a maturit, color nocciola, fitte, alte, bifide e
fragili.
Gambo ricurvo e intozzato al piede, bianco, velato dello stesso colore del cappello.
Carne soda, biancastra o lievemente giallognola, brunastra alla pressione e
spesso per invecchiamento. Odore di gamberetti cotti o di aringa, sapore di
nocciola.
Spore color ocra pallido, ellittiche, 9-13x8-11 m.
Commestibile.
Note
In letteratura sono riportate variet con colori e tonalit diverse.

TREMELLODON GELATINOSUM (Scopoli) Persoon


sin. Pseudoydnum gelatinosum
Cresce, destate e dautunno, sui ceppi marcescenti di pini. Specie comune.
Cappello largo 3-8 cm, gelatinoso e traslucido, da bianco, con riflessi glauchi,
al brunasttro, di forma irregolare, anche mensoliforme, con margine sottile,
lobato e ondulato.
Aculei brevi, bianchi, gelatinosi e traslucidi.
Gambo biancastro, nullo o appena sviluppato e ricurvo.
Carne bianca con iridescenze glauche, gelatinosa ed elastica. Odore e sapore
appena resinosi.
Spore bianco-cerulee, globuloso-ovali, ialine, 5-7x5,0 m.
Commestibile. Si pu consumare anche cruda in insalata, secondo Cetto.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

HELVELLA CRISPA (Scop.: Fr.) Fries


Cresce, in autunno inoltrato, ai margini dei boschi di querce. Comune.
Cappello biancastro o beige chiarissimo, ampio 2-6 cm, a forma di sella rovesciata.
Imenio, cio lato esterno, glabro, pruinoso, biancastro o ocra pallido.
Gambo biancastro, poi giallognolo, tozzo, con costolature e alveoli.
Carne esigua, ma tenace. Odore e sapori insignificanti.
Spore biancastre in massa, ellissoidi, lisce e guttulate, ialine, 18-20x 9-11 m.
Commestibile, dopo cottura. Tossica da cruda.

HELVELLA FUSCA Gill.


Cresce, in tarda primavera e autunno, ai piedi dei pioppi. Rara
Cappello di 2-6 cm di larghezza, bruno-ocraceo, a lobi adnati, da due a
quattro, rigonfi, rugolosi a forma di sella con superficie interna biancastra e
finemente pruinosa.
Gambo ocraceo-pallido, solcato-costolato.
Carne tenace, senza odori particolari.
Spore ellittiche e ialine, 18-20x12-13 m.
Commestibile, dopo cottura. Tossica da cruda.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

HELVELLA MONACHELLA Scoop.


sin. H. leucopus Pers.
Cresce in primavera su terreno sabbioso e calcareo, in genere lungo i margini
dei sentieri, sotto pioppo o nocciolo. Comune.
Apotecio (cappello) largo 2-5 cm, a forma di sella o diviso in tre lobi ricadenti
sulla sommit del gambo. Superficie imeniale da bruna a nerastra, con faccia
opposta biancastra, liscia, non costolata.
Gambo bianco e liscio, allargato alla base lievemente solcata.
Carne sottile, elastica, bianca. Inodore, sapore mite.
Spore biancastre, ellittiche, lisce, ialine, 18-22x10-13 m.
Commestibile, dopo cottura. Tossica da cruda.

HELVELLA QUELETII Bres.


sin. Cyathipodia dupaini Boud
Cresce, in primavera, sotto pioppo su terreno sabbioso. Rara.
Apotecio (cappello) 2-3,5 cm, a forma di coppa con margine prima arrotolato
su se stesso, poi aperto, bruno-fuligginoso costantemente feltrato-squamulato.
Gambo farcito, biancastro, alla sommit pruinoso e grigio-ocraceo, interamente solcato-lacunoso.
Carne bianca, ceracea e tenace. Inodore e insapore.
Spore ellittiche, ialine, monoguttulate, 17-20x12 m.
Commestibile, dopo cottura. Tossica da cruda.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

HELVELLA SULCATA Afz.


Cresce, in estate-autunno, ai margini dei sentieri dei boschi di latifoglie. Non
comune.
Cappello 3-6 cm di altezza, formato da tre lobi rovesciati sul gambo, superficie da grigia a bruno-olivastra quasi nerastra esternamente, pi chiara, quasi
bianca e venosa, internamente.
Gambo cilindrico, cavo, grigiastro con profonde costolature alveolate, biancogrigiognole.
Carne esigua, ma dura e tenace. Inodore e insapore.
Spore ellissoidali, guttulate, ialine, 17-20x12-13 m.
Commestibile, dopo cottura. Tossica da cruda.

MORCHELLA CONICA Persoon


Cresce gregaria o isolata, a primavera, nei boschi e parchi con presenza di
pini e cespugli. Non comune.
Cappello (mitra) alto 5-10 cm, brunastro, ovale o conico-ottuso, con il margine
inferiore separato dal gambo da una solcatura, una sorta di vallecola orizzontale.
Alveoli piccoli, regolari e settati, delimitati da costolature spesse e nerastre.
Gambo biancastro, poi gialliccio-bruniccio, cavo e forforaceo, pi corto della
mitra.
Carne biancastra e fragile, ma tenace alla cottura. Odore, a volte, leggermente spermatico (secondo Mazza). Sapore grato.
Spore giallastre in massa, ellissoidali, 20-24x12-14 m.
Commestibile, dopo cottura. Tossica da cruda.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

MORCHELLA CONICA f. Costata Vent.


Cresce in primavera, in zone aride e incolte, vicino a cumuli di calcinacci, ai
margini di strade, in giardini e parchi. Rara
Cappello (mitra) alto 5-10 cm, ovoidale o conico, bruno-olivastro o nerastro,
ottuso alla sommit, con costolature longitudinali allungate e regolari, spesse e
annerenti e con la base separata dal gambo da un collarino orizzontale.
Alveoli allungati.
Gambo cilindrico regolare, forforaceo, sempre soffuso di rosa.
Carne ceracea, resitente alla cottura.
Spore di color bianco-crema in massa, 20x25 m.
Commestibile, dopo cottura. Tossica da cruda.

MORCHELLA ESCULENTA var. Vulgaris Persoon


Cresce in primavera, gregaria o subcespitosa, sia nei luoghi incolti e sabbiosi
che presso olmi, lungo le valli dei fiumi e in collina nei posti luminosi, anche
sotto alberi da frutto. Non comune.
Cappello (mitra) alto 10-15 cm, subsferico, ottuso alla sommit, di colore
variabile dal bruno-fuligginoso allocra-olivastro, tipicamente alveolato-allungato o arrotondato con costolature sterili pi chiare, spesse e arrotondate, con
margine inferiore adnato al gambo.
Gambo corto, cavo, cilindrico, granuloso, da biancastro a giallino, con base
ingrossata e solcata.
Carne bianco-ceracea, resistente alla cottura, con odore leggero, a volte, subspermatico, caratteristico. Sapore grato.
Spore di color bianco-crema in massa, ellittiche, lisce, 18-23x11-14 m.
Commestibile, dopo cottura. Tossica da cruda.

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MORCHELLA ELATA Fries


Cresce in primavera preferibilmente vicino ad abeti, lungo strade o sentieri
ghiaioso-sabbiosi. A volte anche su terreno bruciato. Specie rara.
Cappello (mitra) alto 4-7 cm grigio-brunastro, conico, annesso al gambo, con
alveoli allungati, quadrangolari o romboidali, uniti da costolature trasversali
secondarie.
Gambo cavo, bianco o carnicino-giallastro da vecchio, irregolare, coperto da
granulazioni forforacee, ingrossata verso lalto da raggiungere, spesso, il diametro del cappello.
Carne grigiastra.
Spore color bianco-crema in massa, ellissoidali, 23-25x13-15 m.
Commestibile, dopo cottura. Tossica da cruda.

MORCHELLA ESCULENTA var. Rotunda Persoon


Si trova nellerba, ai margini dei prati presso olmi, querce o pini. Comune.
Cappello (mitra) alto 4-8 cm, adnato al gambo, globulare o ovale, ocraceobiondo, con alveoli irregolari, molto ampi e profondi, arrotondato-angolati,
separati da costolature sottili e flessuose.
Gambo biancastro, cavo, piuttosto corto, cilindrico, pruinoso in alto, ingrossato e solcato verso la base.
Carne biancastra, piuttosto fragile. Odore appena spermatico. Sapore grato.
Spore in massa giallo-ocracee, ellittiche, 20x12 m.
Commestibile, dopo cottura. Tossica da cruda.

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MORCHELLA SEMILIBERA De Cand.: Fr.


sin. Mitrophora hybrida Boud.
Cresce, in primavera, nei pressi di pioppi bianchi, a piccoli gruppi. Comune.
Cappello (mitra) di 3-6 cm di altezza, bruno-olivastro, piccolo, di forma conica, percorso da costolature sterili, longitudinali, riunite trasversalmente e tendenti al nerastro che delimitano alveoli pi o meno quadrangolari.
Gambo cilindrico, biancastro, solcato e pruinoso.
Carne ceracea, fragile, ma tenace alla cottura, senza un odore e un sapore
particolare.
Spore biancastre, color crema in massa, ellittiche, ialine, 20-30x12-18 m.
Commestibile, dopo cottura.

Note
Qualche autore ascrive questa specie ancora al genere Mitrophora.

VERPA BOHEMICA Kromblholz


Cresce, in primavera, nei giardini, tra i cespugli soleggiati e le ginestre.
Comune.
Cappello alto 2-3 cm di color giallo-bruno, campanulato, percorso da grosse
costolature labirintiformi.
Gambo biancastro o gialliccio, cilindraceo, prima farcito e poi cavo.
Carne ceracea. Sapore e odore grati.
Spore in massa giallognole, lisce, ellittico-allungate, 60-80x18-24 m.
Commestibile, dopo cottura.

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VERPA DIGITALIFORMIS Fr.


sin. V. conica Sow.
Cresce, in primavera, nelle radure dei boschi, sotto biancospino, in fila o a
cerchi. Specie non comune.
Cappello di 2-3 cm di altezza, bruno-scuro, da conico a cilindrico, a forma,
cio, di ditale posto sullapice del gambo, liscio, gibboso, percorso da costolature rugose.
Gambo slanciato, cavo e fragile, cilindraceo, bianco-ocraceo, con superficie
squamulosa, sfumata in rosa verso la base.
Carne fragile e ceracea. Odore e sapore indistinto.
Spore bianche, ellittiche, lisce, ialine, 20-26x12-14 m.
Commestibile, dopo cottura.

PEZIZA AURANTIA Persoon


sin. Aleuria aurantia Fuckel
Cresce, in autunno, lungo i sentieri, nelle radure, in terreni piuttosto sabbiosi.
Comune.
Carpoforo largo 2-5 cm, dapprima a forma di sferucola cava, di color rosa
pallido e ricoperta di forfora, poi si apre a coppa, quasi sessile, assimetrica,
con orlo obliquo e irregolare, allesterno di color arancio pallido, allinterno di
color rosso-arancio vivo.
Carne fragile, a consistenza ceracea, rosa o arancio pallido. Odore e sapore
grati.
Spore bianche, ellissoidi, fusiformi, asperulato-reticolate, 16-24x8-10 m.
Commestibile anche da cruda, secondo Pace e Cetto. Si pu consumare in
insalata o irrorata di liquore e zucchero, come raffinato dessert.

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PEZIZA BADIA Persoon


sin. Aleuria badia Gill.
Cresce, in primavera-estate, nelle zone erbose e sabbioso-argillose. Comune.
Carpoforo 3-5 cm, a forma di coppa con margine ondulato, esternamente di
color bruno-ocraceo e ricoperto da granuli e forfora, internamente bruno-porpora.
Gambo quasi inesistente e bambagioso.
Carne bruna, di consistenza ceracea e fragile. Odore e sapore insignificanti.
Spore ellissoidali, granuloso-reticolate, spesso pluriguttulate, 16-18x8-10 m.
Commestibile, dopo cottura. Velenosa da cruda.

Note
Questa specie da Papetti viene data come commestibile senza valore.

PEZIZA REPANDA Persoon


Cresce, in primavera-autunno, nei boschi di pioppo, in genere su resti vegetali.
Comune.
Apotecio largo 3-5 cm, a forma di coppa con margine sinuoso e crenulato.
Superficie biancastra forforacea allesterno, brunastra allinterno.
Gambo assente.
Carne di consistenza ceracea, di colore biancastra o nocciola pallido. Odore e
sapore insignificanti.
Spore ellissoidali, lisce, ialine, 15-16x9-10 m.
Commestibile, dopo cottura (Cetto).

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SARCOSPHAERA CRASSA (Santi ex Steudel) Pouzar


sin. S. coronaria
Cresce, in primavera, sotto pino. Comune e abbondante.
Inizialmente si presenta semisepolta e a forma di sfera irregolare e biancastra,
di 5 cm di diametro, poi affiora e si rompe a stella. La superficie esterna
biancastra e subtomentosa, poi ametistina e alla fine brunastra, quella interna
pruinoso-ametistina. Gambo assente.
Carne bianco-violacea, spessa, fragile e cassante alla pressione, di odore indistinto, di sapore grato
Spore bianche, ellittico-cilindracee, ialine e lisce, monoguttulate o biguttulate, 1416x7-8 m.
Commestibile da giovane, dopo lunga cottura e previa prebollitura. Velenosa
da cruda (Cetto).
Note
Questa specie da Papetti viene data per commestibile senza valore. Noi ne sconsigliamo il consumo perch, anche dopo adeguata cottura, la carne resta di consistenza elastica.

TUBER BORCHII Vittadini


Cresce dallautunno inoltrato fino a giugno sia in associazione con Quercus
spp. sia con Pinus halepensis.
Carpoforo ipogeo, a forma globosa, spesso irregolare e gibboso, di solito
delle dimensioni di un pisello o di una nocciola.
Peridio piuttosto sottile, minutamente pruinoso e tomentoso, poi liscio, da biancastro a ocra-rossastro, separabile dalla gleba.
Gleba biancastra poi bruno-rossastra scura, percorsa da venature grossolane,
ramificate e numerose, biancastre con linee scure. Odore leggero da giovane, a
maturazione pi forte e decisamente agliaceo. Sapore mediocramente gradevole.
Aschi globosi, subpedincolati a 3-4 spore globose, ellittiche, bruno-rossastre,
reticolato-alveolate. Commestibile mediocre.
Note
Viene chiamato volgarmente bianchetto. Assomiglia al T. magnatum. Si distingue per il colore
del peridio biancastro e poi rossastro, per lodore decisamente agliaceo e per lornamentazione
delle spore.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

TUBER MAGNATUM Pico


Cresce da settembre-ottobre fino allinizio di gennaio, in simbiosi con Quercus
pubescens, Populus spp., profondamento interrato.
Carpoforo ipogeo, largo fino a 12-14 cm, sodo, globoso o tuberiforme, sovente depresso, striato e lobato. Peridio ocraceo o giallognolo, sfumato di verdognolo, liscio o quasi, finemente papillato.
Gleba dapprima bianco-beige, compatta e granulosa, ma a maturit fuligginoso-carnicina o addirittura del tutto rossiccia, tipo barbabietola e di consistenza pi friabile (Montecchi e Lazzari).
Vene biancastre, sottili, numerose e sinuose.
Odore forte e gradevole, aromaticamente complesso. Sapore forte e squisito.
Aschi subsferici, subpeduncolati, generalmente globosi, a 1-3 spore ovoidali,
brune, reticolate alveolate.
Commestibile ottimo.
Note
Si tratta del famoso tartufo dAlba, ritenuto il re dei tartufi per il suo aroma straordinario.

TUBER AESTIVUM Vittadini


Cresce destate, anzi gi da maggio, ma molto frequente trovarlo anche in
autunno e allinizio della stagione invernale, in associazione con Quercus
pubescens, Acer spp, Ostrya carpinifolia, Corylus avellana, Fagus silvatica.
Carpoforo ipogeo, generalmente rotondeggiante, ovale, largo 2-4 cm.
Peridio di colore bruno-nerastro, formato da grandi verruche piramidali, sporgenti, con la sommit smussata e le facce laterali percorse da sottili striature
trasversali. Gleba soda e polposa, inizialmente quasi biancastra, a maturit di
colore nocciola scuro, percorsa da numerose vene bianche, sottili e fitte, ramificate in pi punti e immutabili. Odore lieve, gradevole e aromatico che ricorda un po le nocciole o il malto dorzo torrefatto. Sapore poco pronunciato.
Aschi sferici, brevemente pedicellati, contenente generalmente da 4 a 7 spore
quasi sferiche, bruno chiare, reticolato-alveolate. Commestibile.
Note
Volgarmente detto scorzone o tartufo destate. Potrebbe essere scambiato con i pi pregiati
Tuber melanosporum e T. brumale che, per, hanno una gleba molto pi scura e spore con
ornamentazione diversa.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

TUBER AESTIVUM Vittadini var. UNCINATUM Chatin


Cresce, da ottobre a dicembre, in suolo calcareo associato a latifoglie isolate o
in boschi radi con esposizione a mezzogiorno (Castanea sativa, Ostrya carpinifolia, Corilus avellana) in genere ad una altitudine tra i 350 e 900 m s.l.m.
Carpoforo ipogeo irregolare, largo 2-4 cm, sempre senza la fossetta basale.
Peridio di colore nero, con verruche piramidali poco sviluppate, radialmente
solcate (Fischer). Gleba a consistenza carnosa, a maturit da color nocciola
scuro a cioccolato, con venature chiare numerose e ramificate.
Aschi con spore da 1 a 5, ellittiche e brunastre ad ornamentazione alveolata, provviste di papille ricurve a gancio. Commestibile di odore gradevole. Sapore gustoso.
Note
In Italia viene volgarmente chiamato tartufo uncinato, in Francia truffe grise de Bourgogne.
Scorrendo la letteratura specialistica troviamo una netta mancanza dunanimit dei vari autori
circa il valore tassonomico-nomenclatorio tra il Tuber aestivum Vitt. e il Tuber uncinatum, Chatin.
Anzi da pi parti viene sottolineata la difficolt di una netta separazione tassonomica tra i due
taxa (Pacioni, Cetto, G. Gross, Montecchi e Lazzari, ecc.).

TUBER BRUMALE Vittadini


Cresce in periodo invernale, da novembre fino a marzo, in simbiosi con latifoglie, (Quercus pubescens, Quercus cerris, Fagus silvatica, Ostrya carpinifolia e
Corylus avellana) in terreno calcareo. Non comune.
Carpoforo globoso, dalle dimensioni di una nocciola a quella di una arancia.
Peridio nero o nerastro-ferrugine, ricoperto da verruche poligonali piccole e
appiattite, depresse al centro.
Gleba grigio-brunastra, quasi nera, solcata da vene biancastre, rade, larghe e
laberintiformi. Odore intenso e aromatico, persistente, che secondo Vittadini ricorda quello del Cornus sanguinea, altri quello agliaceo o dolce. Sapore gradevole.
Aschi tondeggianti, non peduncolati, portanti da 1 a 5 spore piuttosto piccole,
ellittiche, bruno scure, con lunghi aculei rigidi e accuminati. Commestibile
buono.
Note
Viene volgarmente chiamato tartufo nero invernale. Si differenzia dal Tuber aestivum per la colorazione della carne, per le verruche piramidali piccole e per il tipo di ornamentazioni sporali.

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TUBER BRUMALE Vittadini. var. Moschatum De Ferry


Carpoforo ipogeo globoso, largo 3-5(10) cm. Non comune.
Peridio di color nero, ricoperto da verruche minute e poligonali.
Gleba nero-violacea, a maturazione percorsa da vene bianche e sottili che
allaria divengono lentamente rosseggianti.
Odore forte, sapore piccante.
Aschi portanti spore aculeate in numero di 5.
Commestibile di un certo pregio.

Note
Chiamato volgarmente tartufo moscato, si presenta molto simile, dal punto di vista morfologico,
al Tuber brumale dal quale si distacca, soprattutto, per lodore pi intenso.

TUBER MACROSPORUM Vittadini


Cresce generalmente destate o allinizio dellautunno, in simbiosi con latifoglie
(Quercus pubescens, Populus spp., Corylus avellana) in terreni argillosi ed
esposti a mezzogiorno.
Carpoforo largo 2-5 cm, ipogeo di forma globosa un po allungata, definita
a naso di cane. Peridio di colore nero, con macchie rossastro-rugginose,
ricoperto da verruche irregolari e appiattite, di forma quasi quadrangolare.
Gleba, un po tenace, di color bruno tendente al purpureo, percorsa da vene pi
chiare, numerose e interrotte, che allaria virano lentamente al bruno pallido.
Odore agliaceo aromatico. Sapore gradevole.
Aschi sub-peduncolati con massimo 3 spore, grandi, ellittiche, color rossobruno, reticolato-alveolate.
Commestibile buono.
Note
Si distingue, a prima vista, per le verruche appiattite e quadrangolari e per lintenso odore
agliaceo.

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TUBER MELANOSPORUM Vittadini


Si trova in associazione con latifoglie isolate o in boschi radi con esposizione a
mezzogiorno (Castanea sativa, Ostrya carpinifolia, Corylus avellana, ecc.).
Matura nel periodo invernale, in genere da met novembre a met marzo.
Carpoforo irregolarmente globoso o a forma di patata, largo 4-6 cm.
Peridio bruno-nerastro, a volte con tonalit rossicce, ricoperto da verruche di
media grandezza, poligonali a 6 facce piuttosto regolari, con vertice depresso
al centro, color ruggine allo sfregamento.
Gleba prima biancastra poi nerastro-rossastra o nero porpora, percorsa da
venature biancastre, esili, fitte e ramificate che, con let, virano lentamente al
bruno-rossastro.
Odore delicato e gradevole, tipicamente aromatico, sapore intenso e piacevole.
Aschi subsferici, spore da 1 a 5, bruno scuro, ellittico-allungate, echinulate.
Commestibile.
Note
Si differenzia dal T. brumale per il colore della carne, la forma e la disposizione delle vene e, in
particolar modo, per i caratteri organolettici, cio per lodore e il sapore.

TUBER MESENTERICUM Vittadini


Si trova in autunno e in inverno in associazione con latifoglie (Quercus pubescens, Ostrya carpinifolia, Acer spp., Corylus avellana e soprattutto Fagus silvatica) in terreni ricchi di calcio spesso posti oltre i mille metri sul livello del mare.
Carpoforo largo 2-7 cm, ipogeo, a forma globosa, incavato nella parte inferiore, che molto spesso si presenta alla sezione a forma di rene. Peridio di
color nero o brunastro con verruche minute, non striate, appressate tra loro, e
con spigoli acuti, generalmente in numero di 5.
Gleba carnosa e consistente, biancastra nei tartufi immaturi, a maturit tendente
al grigio-bruno con venature chiare, circumvolute come quelle dell'intestino.
Odore intenso, simile a quello dello iodoformio o del catrame.
Aschi globosi con 5 spore, da quasi sferiche a elissoidi, reticolato-alveolate,
con l'et crestato-uncinate. Commestibile.
Note
Viene volgarmente chiamato tartufo nero ordinario. commestibile, ma con qualit organolettiche non proprio esaltanti.

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Appendice
Legge regionale 27 marzo 1995, n. 35
DISCIPLINA DELLA RACCOLTA, COLTIVAZIONE, CONSERVAZIONE E
COMMERCIALIZZAZIONE DEI TARTUFI
ART. 1
Finalit
1. In adempimento a quanto previsto dalla legge 16 dicembre 1985 n.
752, sono emanate le seguenti norme per la disciplina della raccolta, la
coltivazione, la conservazione ed il commercio dei tartufi allo scopo di perseguire la tutela del patrimonio tartuficolo regionale, lo sviluppo della tartuficoltura, la valorizzazione e la conservazione del prodotto destinato al
consumo.
ART. 2
Misure generali di tutela
1. Sono considerate protette, ai fini della presente legge, tutte le specie di
tartufi.
2. Sono vietati lestirpazione ed il danneggiamento di parti sotterranee di tartufi, fatta salva la raccolta controllata di cui al comma successivo.
3. Ai fini della presente legge, per raccolta controllata si intende linsieme

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

delle operazioni che comprendono la ricerca e il prelievo dei corpi fruttiferi dei
tartufi, ivi compreso il trasporto nei e dai luoghi naturali di produzione. La raccolta controllata consentita nel rispetto delle disposizioni di cui ai successivi
articoli.
ART. 3
Modalit di raccolta dei tartufi
1. La ricerca e la raccolta dei tartufi devono essere effettuate in modo da
non arrecare danno alle tartufaie.
2. La raccolta consentita esclusivamente con limpiego del vanghetto o vanghella o dello zappetto, aventi lama di lunghezza non
superiore a cm. 15 e larghezza in punta non superiore a cm. 8, ed
limitata alle specie commestibili, di cui allar t. 2 della logge n.
752/1985, ed ai rispettivi periodi come riportati nella tabella A allogata alla presente legge.
3. vietata la raccolta dei tartufi immaturi o avariati.
4. La ricerca e la raccolta dei tartufi sono vietate durante le ore notturne, da
unora dopo il tramonto ad unora prima della levata del sole.
5. Le buche aperte per lestrazione, devono essere subito dopo riempite con la medesima terra rimossa ed il terreno deve essere regolarmente livellato.
6. La ricerca deve essere effettuata, con lausilio di non pi di due cani
da ricerca, limitando lo scavo al punto dove il cane lo ha iniziato.
7. Nel periodo di raccolta dei tartufi vietata la lavorazione andante del
terreno nelle zone tartufigene vocate, fatte salve le operazioni direttamente
connesse con le normali pratiche colturali.
8. In relazione allandamento climatico stagionale, la Giunta Regionale, su
richiesta di una o pi Comunit Montane, pu variare il calendario di raccolta,
sentito il parere degli Istituti specializzati di scienze agrarie o forestali della
Universit di Basilicata.
9. Con le medesime procedure di cui al comma 8, la Giunta
Regionale, qualora sia necessaria una razionalizzazione della raccolta
al fine di evitare gravi danni al patrimonio tartufigeno, alla struttura chimico-fisica del terreno, nonch al patrimonio boschivo, o per altri gravi
motivi, pu limitare o revocare temporaneamente la raccolta nelle zone
interessate.
10. Alle variazioni del calendario di raccolta, nonch ai limiti o dinieghi
temporanei data pubblicit anche mediante manifesti affissi nei comuni e
nelle zone interessate.

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ART. 4
Autorizzazioni alla raccolta
1. Per praticare la raccolta dei tartufi, i raccoglitori devono essere
muniti di apposito tesserino di idoneit che li autorizza alla ricerca e alla
raccolta.
2. I1 tesserino, recante le generalit e la fotografia del titolare, deve essere
conforme al modello approvato e distribuito dalla Giunta Regionale entro 90
giorni dalla entrata in vigore della presente legge.
3. I1 tesserino valido per tutto il territorio nazionale, ai sensi dellart. 5
della legge n. 752/1985, ed rilasciato previo esame della Comunit
Montana di residenza dellinteressato; per i residenti in Comuni non facenti
parte di alcuna Comunit Montana, il tesserino rilasciato dalla Comunit
Montana pi vicina a detti Comuni.
4. Let minima dei raccoglitori non deve essere inferiore ai 14 anni.
5. n tesserino ha validit quinquennale e viene rinnovato alla scadenza, su
richiesta dellinteressato, senza ulteriori esami.
6. Sono esenti dallesame coloro che sono gi muniti del tesserino alla data
di entrata in vigore della presente legge.
7. Non sono soggetti agli obblighi di cui ai precedenti commi i raccoglitori
di tartufi sui fondi di loro propriet o comunque da essi condotti.
8. La domanda per il rilascio del tesserino va inoltrata al Presidente della
Comunit Montana competente e deve essere corredata da:
a) certificato di residenza;
b) attestato comprovante il superamento dellesame di idoneit:
c) due foto formato tessera, di cui una autenticata;
d) ricevuta del versamento della tassa di concessione regionale.
ART. 5
Esame di idoneit per la raccolta
1. I1 rilascio del tesserino di cui allart. 4 subordinato al superamento di
un esame di idoneit dinanzi ad apposita Commissione costituita presso ciascuna Comunit Montana e composta da:
a) un rappresentante della Comunit Montana, che la presiede;
b) un funzionario regionale del Dipartimento Agricoltura, Foreste, Caccia e
Pesca;
c) un rappresentante del Corpo Forestale dello Stato;
d) un esperto designato dalle associazioni micologiche pi rappresentative
a livello provinciale o regionale;

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

e) un esperto designato dalle organizzazioni agricole pi rappresentative a


livello regionale.
2. Le designazioni dei componenti la Commissione devono pervenire entro
20 giorni dalla richiesta. Trascorso inutilmente tale termine la Commissione si
intende utilmente costituita anche con designazioni parziali.
3. Le funzioni di segretario sono svolte da un dipendente della Comunit
Montana di livello non inferiore al sesto.
4. Ai componenti della Commissione estranei alla amministrazione regionale o comunitaria spetta una indennit di presenza secondo le norme vigenti.
5. La Comunit Montana provvede a tutto quanto necessario per il funzionamento della Commissione.
6. La Commissione tiene di norma due sessioni desame nei periodi
aprile-giugno e ottobre-dicembre di ogni anno con sedute mensili,
anche in sedi decentrate. Il calendario delle sedute, la sede e le materie dellesame sono resi pubblici almeno 15 giorni prima di ciascuna
sessione.
7. Le materie desame riguardano le tecniche di raccolta dei tartufi e di
miglioramento della tartufaia, le vigenti normative nazionali e regionali, la
biologia ed il riconoscimento delle varie specie di tartufo.
ART. 6
Terreni di dominio collettivo, Terreni gravati da uso civico, Terreni soggetti
ad altri vincoli
1. In attuazione di quanto disposto dallart. 4 della logge 16 giugno 1927,
n. 1766, nei terreni gravati da uso civico confermato il diritto esclusivo di
raccolta da parte dogli utenti.
2. Qualora i Comuni, le Frazioni o le Associazioni agrarie titolari di terreni
di uso civico intendano concedere a terzi non utenti il diritto di raccolta dei tartufi, i subentranti devono presentare un piano di conservazione delle tartufaie,
da sottoporre al parere dellUfficio Foreste, Ecologia, Caccia e Pesca ai sensi
dellart. 8, comma 4, della presente legge.
3. Nei terreni soggetti a vincolo connesso allattivit venatoria la ricerca
consentita previa autorizzazione della Comunit Montana competente per territorio che, sentito il legale rappresentante dellEnte gestore o dellAzienda
proprietaria, stabilisce il numero dei raccoglitori ammessi, i turni di raccolta e
le modalit di accesso al fondo, sulla base di apposite direttive emanate dalla
Giunta Regionale.
4. Nelle aziende faunistico-venatorie e nelle aziende agrituristicovenatorie, lattivit di ricerca consentita con le modalit di cui al

318

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

comma 3, esclusivamente nei giorni di silenzio venatorio, e non pu


essere subordinata al pagamento di tasse, canoni o corrispettivi di alcun
genere.
5. La raccolta dei tartufi comunque vietata:
a) nelle riserve naturali integrali e orientate micologiche, salva diversa
regolamentazione dei competenti organismi di gestione;
b) nelle aree di nuovi rimboscimento prima che siano trascorsi quindici anni
dalla messa a dimora delle piante;
c) nelle aree di particolare valore scientifico, indicate nelle carte delle vocazioni tartufigene.
ART. 7
Natura delle tartufaie
1. La raccolta dei tartufi libera noi boschi e nei terreni non coltivati, a
condizione che sui medesimi non sia esplicitamente esercitato il diritto di riserva da parte del proprietario o conduttore dei fondi.
2. Hanno diritto di propriet sui tartufi prodotti nelle tartufaie coltivate o
controllate tutti coloro che le conducono, tale diritto si estende a tutti i tartufi, di
qualunque specie essi siano, purch vengano esposte apposite tabelle delimitanti le tartufaie stesse.
3. Le tabelle devono essere poste ad almeno 2,50 metri di altezza dal
suolo, lungo il confine del terreno, ad una distanza tale da essere visibile
da ogni punto di accesso ed in modo che da ogni cartello siano visibili il
precedente ed il successivo, con la scritta a stampatello ben visibile da
terra: Raccolta di Tartufi Riservata.
ART. 8
Tartufaie controllate
1. Si intende per tartufaia controllata quella costituita da uno o pi
appezzamenti di terreno dove sono presenti una o pi aree in cui crescono
tartufi allo stato naturale, sottoposte a miglioramenti colturali ed incrementate con la messa dimora di idonee piante tartufigene.
2. Sono considerati miglioramenti le seguenti operazioni:
a) decespugliamento e/o diramento delle piante arboree da eseguirsi almeno ogni tre anni;
b) trasformazione in alto fusto del bosco, secondo un progetto di conversione, privilegiando il rilascio delle matricine e delle specie simbionti con i
tartufi;
c) sarchiatura annuale della tartufaia;

319

Osvaldo e Rosario Tagliavini

d) potatura delle piante simbionti;


e) pacciamatura parziale o totale sulle superfici coltivate da eseguirsi ogni
anno durante il periodo estivo;
f) graticciate trasversali sulle superfici coltivate per evitare erosioni superficiali quando la pendenza eccessiva e rinnovamento delle stesse ogni qualvolta sia necessario o comunque ogni dieci anni;
g) drenaggio e governo delle acque superficiali;
h) irrigazione di soccorso sulla superficie delle tartufaie;
i) ogni altro intervento ritenuto utile o necessario.
3. I miglioramenti vanno eseguiti a regola darte e ripetuti nei tempi prescritti, nellambito della superficie delle tartufaie, in numero non inferiore a due
fra tutte le operazioni indicate al comma precedente.
4. Le operazioni colturali da effettuare, in relazione alle specie di tartufo
presenti, vengono individuate dal competente Ufficio Foreste, Ecologie, Caccia
e Pesca della Giunta Regionale, mediante sopralluogo dintesa con rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato e della Comunit Montana competente
per territorio.
5. Le operazioni di cui alle lettere b) e g) del presente 2 comma sono considerate necessarie in relazione alle specie Tuber Magnatum Pico, salvo diverso motivato parere dellUfficio Foreste, Ecologia, Caccia e Pesca.
6. considerato incremento della tartufaia la messa a dimora di piante
tartufigene, tenuto conto, in sede di sopralluogo di cui al precedente
comma 4, della natura e della potenzialit produttiva del terreno. La
messa a dimora deve essere effettuata in prossimit della superficie di ciascuna cava o, nei casi di impossibilit, sui terreni idonei prossimi alla
medesima.
ART. 9
Tartufaie coltivate
1. Per tartufaia coltivata si intende quella costituita da impianti realizzati ex
novo con idonee piante tartufigene, poste a dimora sui terreni non prossimi a
tartufaie naturali, secondo adeguati sesti dimpianto e corretti rapporti tra
superficie coltivata e piante utilizzate.
2. La tabellazione deve essere apposta nella zona oggetto dellintervento.
3. Ai fini dellattestazione di riconoscimento regionale, le tartufaie devono
presentare le caratteristiche di cui al primo comma.
4. I1 riconoscimento delle tartufaie controllate e coltivate ha validit quinquennale ed rinnovabile su richiesta dei soggetti interessati con le procedure
di cui al primo comma.

320

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

5. n mancato adempimento delle prescrizioni previste al precedente art. 8


ed al presente articolo ovvero laccertato venir meno dei presupposti del riconoscimento comporta la revoca immediata dello stesso.
6. In caso di revoca linteressato non pu chiedere un nuovo riconoscimento prima che sia trascorso un anno dalla data del provvedimento di
revoca.
ART. 10
Riconoscimento delle tartufaie
1. I1 riconoscimento delle tartufaie coltivate o controllate disposto con
decreto del Presidente della Giunta Regionale, su istanza dogli interessati ed a
seguito del sopralluogo di cui allart. 8, comma 4.
2. A tal fine i soggetti interessati che ne abbiano titolo devono presentare istanza al presidente della Giunta Regionale, allegando la seguente
documentazione redatta da un tecnico qualificato nel settore agroforestale:
a) planimetria catastale in scala adeguata che individui con esattezza larea in cui viene chiesto il riconoscimento con lindicazione della destinazione
colturale dei terreni;
b) relazione contenente tutti gli elementi atti ad evidenziare le caratteristiche
intrinseche dei terreni da destinare a tartufaia.
3. In particolare devono essere specificati:
a) giacitura del terreno;
b) descrizione delle caratteristiche fisico-chimiche;
c) tipo di vegetazione, numero e specie delle piante tartufigene presenti nellarea interessata;
d) numero e specie delle piantine tartufigene che si intendono mettere a
dimora con lindicazione del vivaio di provenienza;
e) piano colturale e di conservazione della tartufaia.
4. Le tartufaie riconosciute sono delimitate da apposite tabelle ai sensi del
precedente art. 7.
ART. 11
Costituzione di consorzi
1. I titolari delle aziende agricole o forestali o coloro che a qualsiasi
titolo le conducono possono costituire consorzi volontari per la difesa del
tartufo, la raccolta e la commercializzazione nonch per limpianto di
nuove tartufaie.

321

Osvaldo e Rosario Tagliavini

2. Nel caso di continuit dei loro fondi la tabellazione pu essere limitata


alla periferia del comprensorio consorziato.
3. I consorzi possono usufruire dei contributi e di mutui previsti per i singoli
conduttori di tartufaie.
ART. 12
Ricerca e raccolta dei tartufi nelle foreste del demanio regionale
1. La Giunta regionale individua le foreste del demanio regionale ove sono
presenti tartufaie naturali, coltivate o controllate.
2. Le Comunit Montane competenti per territorio, o in mancanza, le
Province, provvedono a rilasciare speciali autorizzazioni per la ricerca e la
raccolta dei tartufi nelle foreste del demanio regionale stabilendo, entro il 20
settembre di ogni anno, il numero massimo di autorizzazioni.
3. I1 numero delle autorizzazioni determinato in relazione alla necessit
di non alterare i fattori che permettono la riproduzione del tartufo e la protezione del bosco.
4. Le autorizzazioni sono nominative e vengono rilasciate prioritariamente
a cittadini per i quali la raccolta dei tartufi costituisce integrazione del reddito
familiare e ai residenti, dediti allagricoltura, dei comuni nei quali ricadono le
foreste del demanio regionale.
5. Sono esclusi dal rilascio delle autorizzazioni i conduttori, a qualsiasi titolo, di tartufaie coltivate e controllate.
6. Le autorizzazioni sono riferite al periodo in cui consentita la raccolta
stabilita dalla presente logge e hanno validit annuale.
7. fatto divieto di rilasciare autorizzazioni differenziate o riferite a periodi
predeterminati.
8. La Giunta regionale, sentita la Comunit Montana competente, individua
le tartufaie coltivate che insistono nelle foreste del demanio regionale, da destinare esclusivamente alla sperimentazione ed alla micorizzazione delle piante,
stabilendo a tale scopo opportune convenzioni con centri sperimentali ed istituti scientifici specializzati.
ART. 13
Albi regionali
1. La Giunta regionale istituisce appositi albi presso lUfficio Foreste
Ecologia, Caccia e Pesca in cui sono iscritte le Tartufaie riconosciute come controllate o coltivate.
2. Nel rispettivo anno sono annotati i dati relativi ai soggetti che conducono
le tartufaie, la documentazione catastale relativa a terreni, nonch la porzione

322

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

di terreno interessato dalle tartufaie ed ogni eventuale successiva variazione,


che va comunicata a cura dei soggetti medesimi cosi come leventuale cessione
della raccolta o della coltiva
3. Detti albi sono soggetti ad aggiornamenti triennali a seguito di verifiche
sullo stato di conduzione delle tartufaie medesime, effettuate a cura dellUfficio
Foreste dintesa con rappresentanti del Corpo Forestale dello Stato e della
Comunit Montana competente per territorio.
ART. 14
Zone geografiche
1. Entro un anno dalla entrata in vigore della presente logge la Giunta
regionale, sentita la competente Commissione Consiliare, individua e
determina le vocazioni tartufigene relative allintero territorio regionale,
utilizzando la consulenza di istituti scientifici Universitari, di esperti delle
organizzazioni professionali agricole e delle associazioni ambientaliste e
micologiche.
2. A tale fine le Province, le Comunit Montane e gli Enti gestori dei parchi
regionali elaborano e trasmettono alla Giunta regionale le proposte per il territorio di competenza.
3. Le carte delle vocazioni tartufigene, redatte in scala adeguata:
a) delimitano le zone geografiche di raccolta dei tartufi;
b) individuano i territori vocati, anche con riferimento alle diverse specie;
c) localizzano le aree di particolare valore scientifico, finalizzate ad
attivit di controllo e di ricerca, nelle quali pu essere precluso ogni tipo di
raccolta;
d) identificano le altre aree di elevata vocazione, ove realizzare prioritariamente interventi di recupero e miglioramento ambientale, finalizzati allincremento della produzione tartufigena, ivi compreso limpianto ex novo di tartufaie coltivate.
4. Alle carte delle vocazioni tartufigene sono allegati lanalisi dello
stato ambientale e produttivo dei territori regionali e le proposte di interventi di conservazione e valorizzazione delle potenzialit tartufigene.
ART. 15
Raccolta a fini didattici e scientifici
1. In occasione di mostre, di seminari e di altre manifestazioni di particolare
interesse micologico e naturalistico, ovvero per il perseguimento di finalit didattiche e scientifiche, gli istituti universitari, gli enti culturali o di ricerca possono

323

Osvaldo e Rosario Tagliavini

essere autorizzati, dalla Giunta regionale, alla raccolta di tartufi anche appartenenti a specie non elencate nella tabella A allogata alla presente legge.
2. Nella domanda vanno indicati i motivi della richiesta, i nomi delle persone addette alla raccolta, il luogo ed il periodo della raccolta.
16
Commercializzazione dei tartufi
1. I tartufi destinati al consumo da freschi devono appartenere ai generi e
specie indicati nella tabella A allagata alla presente legge.
2. Per quanto riguarda la lavorazione, la conservazione e la vendita dei
Tartufi, si applicano le disposizioni di cui agli articoli dal 7 al 14 della legge
n. 752/1985.
ART. 17
Tassa di concessione
1. istituita una tassa annuale di concessione regionale per la ricerca e la
raccolta dei tartufi nella misura stabilita alla corrispondente voce della tariffa
del d.lgs. 22-6-1991, n. 230 e successive modificazioni.
2. Il versamento della tassa di concessione deve essere effettuato, a decorrere dal 1995, su apposito conto corrente postale intestato alla Tesoreria della
Regione Basilicata e deve essere rinnovato, per gli anni successivi, entro il 31
gennaio dellanno cui si riferisce.
3. La ricevuta di versamento deve essere conservata unitamente al tesserino di autorizzazione ed esibita, su richiesta, agli organi preposti alla vigilanza.
4. La tassa di concessione non si applica ai raccoglitori di tartufi su fondi di
loro propriet o comunque da essi condoni, n a coloro che, consorziati ai
sensi dellarticolo 11, esercitano la raccolta su fondi di altri soggetti aderenti al
medesimo consorzio.
ART. 18
Iniziative promozionali e modalit di finanziamento
1. La Giunta Regionale predispone programmi annuali direni a promuovere
e sostenere la conoscenza e salvaguardia del patrimonio tartuficolo e lincremento della produzione.
2. A tale fine sono concessi contributi in conto capitale per le seguenti iniziative:

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

a) attivit formative di qualificazioni e di aggiornamento del personale tecnico e di quello preposto alla vigilanza;
b) spese per studi, ricerche, sperimentazioni, dimostrazioni, divulgazioni ed
assistenza tecnica e per la coltivazione nei vivai regionali di piante idonee allo
sviluppo della tartuficoltura;
c) attuazione, da parte dei Consorzi di cui allart. 11, di idonei programmi
di tutela e valorizzazione dei tartufi della Basilicata;
d) attivit promozionali, pubblicitarie, informative e culturali organizzate da
Enti Pubblici, dalle associazioni dei cercatori di tartufi, delle associazioni di
protezione ambientale;
e) impianto di tartufaie coltivate nelle zone vocate di cui allart. 14 fino
ad un massimo del 50% della spesa ammessa, realizzati da imprenditori
agricoli a titolo principale, a norma del Reg. (C.E.E.) 797 del 12 marzo
1985, delle norme attuative regionali, nonch da coltivatori diretti, proprietari ed affittuari, coloni, mezzadri, enfiteuti, compartecipanti e loro coadiuvanti familiari, con lobbligo da parte del conduttore di mantenere la coltura
per almeno 10 anni.
3. Le piante messe a dimora a qualsiasi titolo, ai fini della presente legge,
devono essere garantite, mediante certificazioni della ditta fornitrice in ordine
alla idonea micorizzazione, alla pianta simbionte ed alla specie di tartufo.
4. La determinazione del contributo avviene sulla base del preventivo di
spesa redatto secondo il prezzario dei lavori forestali, vigente alla data di presentazione della domanda.
5. Lerogazione del contributo subordinata alla presentazione del consuntivo di spesa, della idonea certificazione di avvenuto pagamento, nonch del
verbale di collaudo, effettuato dai tecnici della Regione.
ART. 19
Sanzioni amministrative
1. Ogni violazione delle norme contenute nella presente logge, salva la
applicazione delle sanzioni penali, comporta la confisca dei beni oggetto
materiale della trasgressione ed altres punita con le sanzioni amministrative
pecuniarie seguenti nei limiti minimi e massimi indicati per ciascuna:
a) per la ricerca e raccolta di Tartufi senza essere muniti di tesserino prescritto
semprech non se ne dimostri la validit ed il possesso, esibendolo nel termine
perentorio di 20 giorni dalla data di contestazione dellinfrazione allautorit
preposta allapplicazione delle sanzioni amministrative: L. 5.000.000;
b) per la raccolta in periodo vietato, o senza lausilio del cane addestrato o
con pi di due cani, o con attrezzo non idoneo: da L. 100.000 a L. 1.000.000;

325

Osvaldo e Rosario Tagliavini

c) per la raccolta dei tartufi con lavorazione andante del terreno, per ogni
decara o frazione superiore a mq. 50: da L. 10.000 a L. 100.000;
d) per apertura di buche in soprannumero o mancato riempimento con la
terra estratta, per ogni 5 buche o frazioni di cinque non riempite a regola
darte: da L. 50.000 a L. 300.000;
e) per la raccolta nelle ore notturne ovvero nelle aree demaniali della
Regione senza prevista autorizzazione: da L. 100.000 a L. 1.000.000;
f) per la raccolta abusiva dei tartufi nelle tartufaie coltivate o controllate
riconosciute: da L. 100.000 a L. 1.000.000;
g) per la raccolta di tartufi immaturi o avariati: da L. 100.000 a L.
1.000.000;
h) tabellazione illegittima o difforme di terreni: da L. 10.000 a L. 100.000
per ogni tabella apposta, con lobbligo di rimozione immediata;
i) danneggiamento o asportazione di tabelle: da L. 50.000 a L. 500.000
per ogni tabella;
l) ricerca di tartufi nei terreni soggetti a vincolo in violazione delle disposizioni di cui allart. 6: da L. 500.000 a L. 5.000.000;
m)inadempienza alle prescrizioni di cui allart. 8: da L. 300.000 a L.
3.000.000 per ettaro di superficie riconosciuta controllata;
n) per le violazioni relative alla conservazione e commercializzazione dei
Tartufi, di cui agli artt. 2, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 13 e 14 della logge n.
752/1985: da L. 500.000 a L. 5.000.000.
2. Le violazioni di cui alle lettere b), c), d), e), f), g) comportano il ritiro del
tesserino e la sospensione dellautorizzazione da 2 mesi a 2 anni. Nellipotesi
di ricediva pu disporsi la revoca definitiva della autorizzazione.
3. Le sanzioni amministrative pecuniarie sono irrogate dagli Enti incaricati
della vigilanza, con lapplicazione delle disposizioni di cui alla legge regionale 27-12-1983, n. 36. Ove sia accertato un illecito penale in connessione o
contestualmente alla violazione amministrativa, copia del verbale trasmessa
alla autorit giudiziaria competente.
4. I tartufi confiscati vengono consegnati, previa ricevuta, al Comune territorialmente competente il quale ne disporr la vendita introitando le somme
riscosse.
ART. 20
Vigilanza e devoluzione dei proventi delle sanzioni
1. La vigilanza sulla applicazione della presente legge affidata alle
Comunit Montane ed alle Province per i territori non compresi in Comunit
Montane.

326

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

2. I soggetti di cui al primo comma si avvalgono del proprio personale


dipendente a ci preposto. Sono altres incaricati di far rispettare la presente
legge i nuclei antisofisticazione dellarma dei carabinieri, gli agenti del Corpo
Forestale dello Stato, gli organi di polizia locale urbana e rurale, le guardie
addette alla vigilanza dei parchi regionali e nazionali, le guardie giurate delle
associazioni venatorie, agricole e di protezione ambientale in possesso della
qualifica di guardie private a termini delle norme di pubblica sicurezza.
3. Agli incaricati preposti alla vigilanza compete laccertamento delle trasgressioni e linoltro dei relativi verbali allautorit competente per il procedimento sanzionatorio.
4. I proventi derivanti dalla applicazione delle sanzioni sono introitati dalle
Comunit Montane e dalle Province, che li utilizzano per lesercizio delle funzioni delegate e per interventi di miglioramento e valorizzazione.
ART. 21
Disposizioni finanziarie
1. Agli oneri finanziari derivanti dalla attuazione degli interventi di cui
allart. 18, previsti in L. 100.000.000, si fa fronte con le somme introitate per
lapplicazione della tassa di concessione annuale, di cui allart. 17 della presente logge, e con le ulteriori comme disposte annualmente dalla legge di
bilancio.
2. Le entrate di cui al primo comma sono iscritte negli appositi capitoli dello
stato di previsione dellentrata per lesercizio finanziario 1995 e seguenti.
3. Nello stato di previsione della spesa del bilancio per lesercizio
finanziario 1995 sono introdotte le seguenti variazioni in termini di competenza e di cassa:
Entrate
Cap. 45 - Tassa annuale di concessione regionale per la ricerca e la raccolta dei tartufi
L. 100.000.000
Uscite
Cap. 3303 - Contributi per la conoscenza e la salvaguardia del patrimonio tartuficolo e per lincremento della produzione
L. 100.000.000
ART. 22
Norme finali
1. Per quanto non previsto espressamente dalla presente logge, si
applica la legge 16-12-1985, n. 752 e successive modificazioni e/o
integrazioni.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

ART. 23
La presente legge regionale pubblicata nel Bollettino Ufficiale della
Regione.
fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e farla osservare come logge
della Regione Basilicata.
Potenza, li 27 marzo 1995.

BOCCIA

Allegato A (Articolo 3)
Specie di tartufi e periodi di raccolta autorizzati.
a) dal 1 ottobre al 31 dicembre: il Tuber magnatum Pico, detto volgarmente tartufo bianco;
b) dal 15 novembre al 15 marzo: per il Tuber melanosporm Vitt., detto volgarmente tartufo nero pregiato;
c) dal 15 novembre al 15 marzo: per il Tuberbrumale var, moschatum De
Ferry, detto volgarmente tartufo moscato;
d) dal 1 maggio al 30 novembre: per il Tuber aestivum Vitt., detto volgarmente tartufo destate o scorsone;
e) dal 1 ottobre al 31 dicembre: per il Tuber Uncinatum Chatin, detto volgarmente tartufo uncinato;
f) dal 1 gennaio al 15 marzo: per il Tube brumale Vin., detto volgarmente
tartufo nero dinverno o trifola nera;
g) dal 15 gennaio al 30 aprile: per il Tuber Borchii Vitt., o Tuber Albidum
Pico, detto volgarmente bianchetto o marzuolo;
h) dal 1 settembre al 31 dicembre: per il Tuber Mascrosporum Vitt., detto
volgarmente tartufo nero liscio;
i) dal 1 settembre al 31 gennaio: per il Tuber Mesentericum Vitt., detto volgarmente nero ordinario.

328

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Legge regionale 14 dicembre 1998, n. 48


DISCIPLINA SULLA RACCOLTA, LINCREMENTO E LA COMMERCIALIZZAZIONE DEI FUNGHI EPIGEI SPONTANEI FRESCHI E CONSERVATI
Capo I
Finalit
Art. 1
Finalit
1. La presente logge disciplina la valorizzazione, la raccolta e la commercializzazione dei funghi epigei freschi e conservati, nel rispetto dei principi
fondamentali stabiliti dalla Legge n. 352/93 e successivo D.P.R. 376/95 e in
conformit con quanto previsto dalla Legge n. 97/94 e dalla Legge n. 394/91
per le aree protette, al fine di garantire:
a) la valorizzazione e la conservazione degli ecosistemi naturali, considerando la funzione ecologica che i funghi svolgono, quali importanti costituenti
di catene trofiche;
b) la gestione economica della raccolta in favore delle popolazioni residenti
nelle aree montane;
c) la tutela della salute pubblica tramite gli appositi servizi di controllo
micologico.
Art. 2
Esercizio delle funzioni amministrative
1. Le funzioni amministrative, in materia di raccolta di funghi spontanei epigei, sono derogate ai Comuni. Lesercizio delle funzioni amministrative , altres;, attribuito alle Comunit Montane, alle Province ed agli Enti Parco, per i territori di rispettiva competenza, previa intesa tra le Amministrazioni interessate.
2. Le funzioni amministrative, di cui al comma 1, sono svolte nellambito di
indirizzi generali e di coordinamento adottati dalla Giunta Regionale.
3. Gli Enti delegati programmano ed attuano interventi allo scopo di garantire la conservazione e la valorizzazione del patrimonio naturale esistente e
promuovono iniziative di educazione ambientale e micologica.
4. Gli Enti delegati organizzano corsi di formazione ed aggiornamento
professionale del personale addetto alla vigilanza.

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Osvaldo e Rosario Tagliavini

Capo II
Autorizzazioni e Limitazioni alla Raccolta
Art. 3
Autorizzazione alla raccolta
1. Sul territorio regionale la raccolta dei fanghi epigei consentita, nei
boschi e nei terreni non coltivati esenti da divieti, a chiunque ne abbia titolo o
sia in possesso dellapposito tesserino rilasciato nei limiti c con le modalit
indicate nella presente logge.
2. Il permesso di raccolta subordinato al rilascio, da parte degli Enti delegati e della Regione di un apposito tesserino conforme al modello assunto
dalla Giunta Regionale entro tre mesi dallentrata in vigore della legge.
3. Il tesserino personale, rinnovabile, ed valido sul territorio di pertinenza degli Enti che lo rilasciano. Il tesserino, accompagnato da un valido documento didentit, va esibito su richiesta del personale di vigilanza.
4. Let minima dei raccoglitori deve superare gli anni 14. Tuttavia la raccolta pu essere effettuata anche da minori di anni 14, purch accompagnati
da persona munita di tesserino ed il quantitativo raccolto cumulativamente non
superi quello consentito alla persona autorizzata.
5. Il tesserino pu essere rilasciato per periodi variabili: mensili, semestrali
ed annuali.
6. La Giunta Regionale, sentiti gli Enti delegati, considerate le esigenze
legate alla tutela ambientale, alla razionale utilizzazione della risorsa da parte
delle popolazioni montane, alla conservazione dogli ecosistemi in cui avviene
la raccolta, propone ogni anno mediante proprio atto al Consiglio Regionale:
il numero, i costi, i criteri e le modalit di rilascio del tesserino.
7. I proprietari di terreno, gli usufruttuari, i conduttori e le loro famiglie
possono effettuare la raccolta senza ]imiti quantitativi sui terreni su cui esercitano i diritti sopra citati, qualora ricorrano le condizioni di cui al successivo punto.
8. Gli Enti delegati possono rilasciare tesserini speciali nelle aree montane
a raccoglitori singoli o associati, che abbiano una apposita dichiarazione del
Sindaco del Comune di residenza rilasciata ai sensi della Legge n. 352/93,
che riconosca ai soggetti di cui sopra la qualit di raccoglitori a scopo di lavoro e la significativa integrazione del proprio reddito.
9. Gli Enti delegati possono rilasciare permessi alla raccolta a cittadini di
altre regioni per la durata di 30 giorni, rinnovabili, per una sola volta entro
lanno, per altri 30 giorni.

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Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Art. 4
Modalit di raccolta
1. La raccolta consentita su tutto il territorio regionale tutti i giorni della
settimana da unora prima del]a levata del sole ad unora dopo il tramonto.
2. Lattivit pu essere svolta in boschi e terreni non coltivati in cui non
siano segnalati divieti, in attuazione del successivo art. 6, con cartelli apposti
dagli Enti delegati, dai proprietari terrieri o da chi ne avesse titolo, previa
comunicazione agli Enti delegati. I cartelli di divieto dovranno essere realizzati
secondo un modello autorizzato dalla Regione e secondo le modalit previste
dalle leggi vigenti.
3. Ogni persona in possesso del tesserino pu raccogliere non pi di 3 kg.
di funghi, fatta eccezione per i raccoglitori a scopo di lavoro in possesso del
tesserino speciale ai quali consentito un quantitativo massimo giornaliero di
Kg. 15. consentita la raccolta di un unico esemplare fungino 0 di funghi cresciuti in un unico cespo che ecceda il limite stabilito di Kg. 3.
4. Per le specie Amanita cesarea (ovulo buono) e Calocybe gambosa (prugnolo) permessa la raccolta per un quantitativo non superiore a Kg. I a
chiunque in possesso del tesserino di autorizzazione.
5. vietata la raccolta dellovulo buono (Amanita cesarea) allo stadio di
ovulo chiuso, di porcini con cappello inferiore a 4 cm. di diametro e di prugno]o (Calocybe gambosa) e di gallinaccio (Cantharellus cibarius) con cappello inferiore a 2 cm. di diametro.
6. La raccolta va effettuata manualmente evitando di asportare, strappandolo con il fungo, il micelio sotterraneo utile allulteriore proliferazione di corpi
fruttiferi. fatto divieto di utilizzo di rastrelli, uncini o altri strumenti che possano in qualche modo danneggiare lo strato umifero del terreno.
7. funghi raccolti devono essere conservati intatti in tutte le loro parti, in
modo da poter essere identificati, vanno puliti sul luogo di raccolta, vanno
deposti in contenitori rigidi e aerati, in modo da evitarne il danneggiamento, e
consentire allo stesso tempo la disseminazione delle spore presenti sul corpo
fruttifero. severamente vietato luso di buste di plastica o di carta.
8. Sono vietate la raccolta e il danneggiamento dei funghi spontanei non
commestibili ed altres vietata la raccolta di esemplari non completi in tutte le
parti necessarie per il riconoscimento della specie.
Art. 5
Informazione, divulgazione e formazione
1. La Giunta Regionale, al fine di garantire la salvaguardia degli ecosistemi

331

Osvaldo e Rosario Tagliavini

boschivi, promuove iniziative utili a favorire la conoscenza e il rispetto di tali


ecosistemi e in particolare della flora fungina.
2. A tale scopo finanzia corsi, studi, convegni e azioni di informazione e
divulgazione, organizzati senza scopo di lucro da associazioni micologiche e
naturalistiche aperte a tutti i cittadini interessati.
3. Gli Enti delegati provvedono, anche di concerto tra di loro e con i proventi
derivanti dallapplicazione del successivo art. 14, allallestimento e alla realizzazione di mostre o altre iniziative pubbliche rivolte alla valorizzazione e alla conoscenza dei funghi epigei spontanei o al finanziamento di tali manifestazioni ad
associazioni micologiche e naturalistiche, dandone comunicazione alla Regione.
4. La Regione provvede alla formazione di esperti micologici mediante
appositi corsi di formazione.
Art. 6
Divieti alla raccolta
1. La raccolta vietata:
a) nelle riserve naturali integrali;
b) in aree ricadenti nei parchi nazionali, nelle riserve naturali e nei parchi
naturali regionali, individuate dagli organismi di gestione;
c) nelle aree interdette dalla Giunta Regionale sulla base dei criteri individuati dalla stessa per motivi selvicolturali ed ambientali;
d) in altre aree di elevato valore naturalistico o scientifico interdette dalla
Giunta Regionale su proposta degli Enti o di Organismi interessati;
e) sui terreni privati, previa apposizione dei cartelli indicatori di divieto sui
margini dei fondi, per i quali ricorrono le condizioni del successivo art. 8, e su
presentazione di una relazione tecnica, che giustifichi e garantisca il mantenimento dellecosistema.
2. La raccolta altres vietata nei giardini e nei terreni di pertinenza dogli
immobili ad uso abitativo salvo che ai proprietari.
3. La Giunta Regionale, su proposta degli Enti o di Organismi interessati
pu ulteriormente limitare o vietare la raccolta, al fine di prevenire profonde
modificazioni al sistema ecologico che regolano la reciprocit dei rapporti tra
micelio fungino e radici delle piante.
4. vietato rimuovere o danneggiare i cartelli indicatori e di divieto.
Art. 7
Raccolta a scopi scientifici
1. La Giunta Regionale pu rilasciare, previa valutazione, apposite autoriz-

332

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

zazioni gratuite, in deroga alla presente legge, solo per motivi scientifici, di
studio o di ricerca, in occasioni di mostre o seminari, e per corsi propedeutici.
2. Le autorizzazioni gratuite di cui al comma precedente hanno validit per
la durata necessaria e documentata e sono rinnovabili.
Capo III
Deroga e Raccolta a Fini Economici
Art. 8
Raccolta nei territori montani
1. Nei soli territori montani la raccolta regolamentata in funzione delle
tradizioni, delle consuetudini e delle caratteristiche delleconomia montana
locale e delle opportunit di reddito e di lavoro, che si legano alla raccolta dei
funghi epigei spontanei. Pertanto le Comunit Montane, le Province e gli Enti
Parco, dintesa con i Comuni territorialmente interessati e previa comunicazione alla Regione, possono individuare:
a) aree da riservare alla raccolta a fini economici;
b) aree ove sia consentita la raccolta ai residenti autorizzati in deroga ai
quantitativi consentiti dalla presente legge.
2) Gli Enti possono individuare aree, sui cui interdire la raccolta per periodi
temporanei non inferiori a tre anni, da destinare alla osservazione scientifica e
alla promozione della conoscenza di specie micologiche. Tali aree devono
essere individuate in terreni del demanio pubblico e, previa convenzione,
anche su terreni di propriet privata, nonch su quelli soggetti ad uso civico.
3. Nellindividuazione delle aree, di cui al comma 1, lettera a), gli Enti
delegati possono stipulare convenzioni, con i soggetti titolari di propriet privata singola o associata, di uso civico e propriet collettiva al fine di consentire la raccolta alle persone autorizzate.
Capo IV
Vigilanza e Controllo
Art. 9
Vigilanza
1. La vigilanza riguardante lapplicazione della presente legge affidata al
Corpo Forestale dello Stato, ai Nuclei Antisofisticazione e Sanit dei
Carabinieri, alle Guardie Venatorie Provinciali, agli Organi di Polizia Urbana
e Rurale, agli Operatori Professionali di Vigilanza e Ispezione della Aziende

333

Osvaldo e Rosario Tagliavini

UU.SS.LL. avente qualifica di vigile sanitario o equivalente, alle Guardie


Giurate Rurali nominate dagli Enti delegati e dalle associazioni di protezione
ambientale in possesso dellautorizzazione prefettizia, alle Guardie Ecologiche
Volontarie.
2. La vigilanza esercitata anche dai dipendenti degli Enti delegati in possesso della qualifica di agente di polizia giudiziaria.
Capo V
Commercializzazione dei Funghi Freschi Spontanei
Art. 10
Autorizzazione alla vendita
1. La commercializzazione dei funghi epigei freschi spontanei consentita
in conformit con il D.P.R. n. 376 del 14 luglio 1995.
2. La vendita dei funghi freschi spontanei soggetta ad autorizzazione rilasciata dal Comune in cui ha luogo la vendita, in conformit al Decreto
Legislativo n. 114/98.
3. Lautorizzazione comunale rilasciata a soggetti riconosciuti idonei
dallIspettorato Micologico dellA.S.L. competente per territorio preposto alla
identificazione delle specie fungine da commercializzare.
4. consentita la commercializzazione dei funghi spontanei riportati nellallegato 1 del D.P.R. del 14 luglio 1995, n. 376.
5. La Giunta Regionale, ai sensi dellart. 4, comma 2, del D.P.R.
14/7/1995 n. 376, pu con proprio provvedimento riconoscere idonee alla
commercializzazione, in ambito locale, altre specie commestibili, dandone
comunicazione al Ministero della Sanit per la pubblicazione nella Gazzetta
Ufficiale della Repubblica.
6. Per lesercizio dellattivit di vendita, lavorazione, conservazione, confezionamento e somministrazione delle diverse specie di funghi spontanei, oltre
alle autorizzazioni richieste dalla presente normativa, richiesta lautorizzazione sanitaria prevista dalle norme vigenti.
7. La vendita dei funghi freschi coltivati, invece, assoggettata alla normativa vigente per i prodotti ortofrutticoli.
Art. 11
Funghi secchi e conservati
1. Con la denominazione di funghi secchi possono essere commercializzati
i funghi che rispettino lart. 5 del D.P.R. 376/95.

334

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

2. consentita la vendita di funghi secchi sminuzzati purch rispondenti


allart. 5 del D.P.R. n. 376/95, che presentino caratteristiche tali da permettere
lesame visivo e da consentire il riconoscimento della specie.
3. I funghi conservati possono essere commercializzati se conformi allart. 9
del D.P.R. n. 376/95 e riconoscibili allanalisi morfo-botanica anche se sezionati.
4. Letichettatura deve essere conforme alle disposizioni di cui allart. 10 del
D.P.R. n. 376/95.
Art. 12
Certificazioni sanitarie
1. La vendita di funghi freschi epigei spontanei consentita previa certificazione di avvenuto controllo da parte delle A.S.L. competenti per territorio ed
ogni contenitore deve presentare:
- una sola specie fungina, disposta a singolo strato;
- i funghi devono essere freschi, interi, sani e in buono stato di conservazione, puliti dal terriccio e da corpi estranei;
- un cartellino recante numerazione e specie di appartenenza, eventuali
avvertenze per il consumo;
- il certificato di avvenuto controllo con il timbro dellIspettore Micologo
dellA.S.L.;
- la dichiarazione del venditore dalla quale risulti la data ed il luogo di raccolta.
2. I controlli e le prescrizioni, di cui al precedente comma, non si applicano
se i funghi sono destinati allautoconsumo.
Art. 13
Sanzioni
1. La violazione delle norme contenute negli artt. 3,4 e 6 comporta la confisca dei beni oggetto della trasgressione ed punita con il ritiro del tesserino e
con le seguenti sanzioni pecuniarie:
a) da L. 50.000 a L. 150.000 per ogni Kg. o frazione di funghi raccolti
oltre la quantit consentita;
b) da L. 50.000 a L. 150.000 per ogni Kg. o frazione di funghi raccolti
senza autorizzazione;
c) da L. 100.000 a L. 300.000 per ogni Kg. o frazione di funghi raccolti
nelle zone interdette;
d) da L.50.000 a L.100.000 per la contraffazione dellautorizzazione;

335

Osvaldo e Rosario Tagliavini

e) da L.50.000 a L.100.000 per la rimozione o il danneggiamento di cartelli o tabelle;


f) da L.50.000 a L. 100.000 per il trasporto o/e la raccolta di funghi con
contenitori o attrezzi non consentiti;
g) da L. 50.000 a L. 100.000 per chi viola le altre disposizioni di legge.
2. La violazione delle norme contenute negli articoli 10, 11 e 12 della presente legge comporta la confisca dei beni oggetto della trasgressione ed
punita con il ritiro del tesserino e con le seguenti sanzioni pecuniarie:
a) da L. 500.000 a L. 2.000.000 per la vendita senza autorizzazione
comunale;
b) da L. 500.000 a L. 2.000.000 per la vendita di funghi priva di certificazione di avvenuto controllo micologico,
c) da L.500.000 a L.2.000.000 per tutte le altre infrazioni non sanzionate
da altre leggi.
3. Alla confisca dei prodotti attende direttamente il personale addetto alla
vigilanza, i prodotti confiscati vengono consegnati ad istituti di beneficenza,
scuole, ospizi ecc., o distrutti, e avendo cura di menzionare nel verbale la
destinazione o la distruzione dei funghi confiscati.
4. La violazione delle norme di cui alla presente legge, fatte salve le disposizioni previste da norme specifiche e dalle norme generali di igiene dei prodotti alimentari e le modalit di verifica dellosservanza di tali norme, comporta lapplicazione delle vigenti norme penali qualora le violazioni delle disposizioni contenute nella presente legge costituiscano reato.
Art. 14
Destinazione proventi derivanti dallapplicazione della presente norma
1. I raccoglitori sono tenuti a pagare una quota per il rilascio del tesserino
a favore degli Enti preposti al rilascio dello stesso, nei termini fissati nellart. 3
della presente legge.
2. I proventi derivanti dal rilascio dei tesserini costituiranno un fondo per gli
Enti delegati.
3. I proventi derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie vanno invece versati ai Comuni nei cui territori vengono rilevate le violazioni.
4. I proventi di cui ai precedenti punti 2 e 3 costituiranno un fondo che gli
Enti utilizzeranno, per una quota pari all80%, a favore di interventi di tutela e
di valorizzazione dei territori, su cui si effettua la raccolta, e per coprire i costi
sostenuti per lesercizio delle funzioni amministrative della presente legge. Il
restante 20% sar versato alla Regione Basilicata, che costituir a sua volta un
fondo per ottemperare a quanto previsto nellart. 5.

336

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Capo VI
Disposizioni Transitorie e Finali
Art. 15
Abrogazione di norme
1. Sono abrogate la Legge Regionale 21 giugno 1984 n. 17 e le ordinanze
non conformi alla presente legge.
Art. 16
Norma finanziaria
Agli oneri derivanti dallapplicazione della presente legge, valutati per lesercizio 1998 in L. 20.000.000, si provvede, in termini di competenza e di
cassa, mediante prelevamento della predetta somma dal capitolo 7465 concernente Fondo globale per provvedimenti in corso - Spese correnti del
Bilancio di previsione del 1998 e istituzione nello stesso del nuovo capitolo
5457 - settore Sviluppo delle attivit produttive - Agricoltura - avente la denominazione Valorizzazione, raccolta e commercializzazione dei funghi epigei
spontanei freschi e conservati. Le leggi di bilancio per gli anni successivi al
1998 fisseranno gli importi dei relativi stanziamenti.
Art. 17
Pubblicazione
1. La presente legge pubblicata sul Bollettino Ufficiale della Regione.
2. fatto obbligo a chiunque spetti di osservarla e di farla osservare come
legge della Regione Basilicata.
Potenza, 14 dicembre 1998.
DINARDO
Repubblica Italiana
COMMISSARIATO DEL GOVERNO NELLA REGIONE BASILICATA
Prot. n. 47/2.26.02

Potenza, 11 dicembre 1998

L.R. concernente Disciplina sulla raccolta, lincremento e la commercializzazione dei funghi epigei spontanei freschi e conservati.

337

Osvaldo e Rosario Tagliavini

Si restituisce la legge regionale indicata in oggetto, munita del visto dello


scrivente ai sensi dellart. 127 della Costituzione.
Con loccasione relativamente alla disposizione di cui allart. 4, 3 comma,
si richiama lattenzione dei competenti organi regionali in sede di rilascio delle
autorizzazioni per la raccolta dei funghi a favore di raccoglitori a scopo di
lavoro al rispetto delle disposizioni di cui allart. 3, comma 1, della legge quadro 352/1993; inoltre circa lart. 14 le risorse rinvenienti dallapplicazione
delle sanzioni amministrative e dal rilascio dei tesserini per la raccolta dei funghi, attesa la loro aleatoriet potrebbero non essere sufficienti a garantire agli
Enti delegati allesercizio delle funzioni amministrative lintegrale copertura
degli oneri ad essi derivanti, in tal caso la Regione dovr provvedere alle
necessarie integrazioni.
IL COMMISSARIO DEL GOVERNO
Civitate

338

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Indice dei generi e delle specie


dei funghi illustrati
AGARICUS
A. albertii ......................pag. 80
A. arvensis ............................78
A. augustus ...........................80
A. bisporus ............................68
A bitorquis............................68
A. bresadolianus....................70
A. campestris.........................70
A. essettei ..............................82
A. floccipes............................72
A. fuscofibrillosus ...................72
A. haemorrhoidarius .............74
A. semotus.............................82
A. silvaticus ...........................76
A. subperonatus ....................76
A. silvicola.............................78
A. vaporarius.........................74
AGROCYBE
A. cilindracea ......................118
AMANITA
A. caesarea ...........................98
A. codinae...........................116
A. crocea ............................102
A. franchetii.........................108

A. fulva ...............................104
A. gracilior ..........................114
A. junquillea ..........................98
A. magnivolvata...................108
A. ovoidea ..........................110
A. ovoidea var. proxima .......110
A. porphiria ........................112
A. rubescens ........................100
A. solitaria...........................114
A. spissa ............................100
A. strobiliformis....................112
A. submembranacea ............106
A. umbrinolutea ...................104
A. vaginata .........................102
A. vaginata var. alba............106
A. vittadinii..........................116
ARMILLARIA
A. mellea ............................140
A. tabescens ........................142
AUREOBOLETUS
A. gentilis ............................192
BOLETUS
B. aereus .............................196

339

Osvaldo e Rosario Tagliavini

B. appendiculatus.................198
B. dupaini............................200
B. edulis ..............................192
B. erythropus .......................202
B. fragrans ..........................196
B. impolitus..........................204
B. luridus .............................200
B. permagnificus ..................204
B. pinophylus .......................194
B. queletii ............................202
B. regius ..............................198
B. reticulatus ........................194

CLITOCYBE
C. alexandri ........................146
C. costata ............................146
C. geotropa .........................150
C. geotropa var. maxima ......152
C. gibba .............................152
C. nebularis ........................148
C. odora ............................148
C. sinopica ..........................150

CALOCYBE
C. carnea ............................142
C. gambosa.........................144
C. ionides ............................144

COLLYBIA
C. acervata..........................154
C. butyracea var. asema .......154
C. dryophila .......................156

CALVATIA
C. utriformis.........................256

COPRINUS
C. comatus .........................118

CANTHARELLUS
C. amethysteus.....................232
C. cibarius...........................234
C. cibarius var. bicolor .........234
C. cibarius var. rubescens .....236
C. ianthinoxanthus ...............236
C. tubaeformis .....................238

CORTINARIUS
C. praestans .......................244
C. sebaceus ........................244
C. violaceus .........................246

CHALCIPORUS
C. piperatus.........................222

DRYODON
D. cirrhatum ........................252
D. coralloides.......................254

CHROOGOMPHUS
C. rutilus..............................216
CHAMAROPHYLLUS
C. pratensis .........................136
CLAVARIADELPHUS
Cl. truncatus.........................238

340

CLITOPILUS
C. prunulus ..........................120

CRATERELLUS
Cr. cornucopioides ..............240

ENTOLOMA
E. clypeatum ........................120
E. aprile ..............................122
FISTULINA
F. hepatica ..........................248

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

FLAMMULINA
F. velutipes ..........................156
GOMPHIDIUS
G. glutinosus........................218
GRIFOLA
G. frondosa .........................262
GYROPORUS
G. castaneus........................218
G. cyanescens......................220
HIRNEOLA
H. auricola-iudae .................268
HELVELLA
H. crispa .............................288
H. fusca...............................288
H. monachella .....................290
H. queletii............................290
H. sulcata ...........................292
HERICIUM
H. erinaceum .......................254
HOHENBUEHELIA
H. geogenia.........................158
HYDNUM
H. albidum ..........................242
H. repandum .......................240
H. rufescens .........................242
HYGROPHORUS
H. agatosmus.......................124
H. arbustivus .......................130
H. chrysodon ......................132
H. hypothejus ......................136
H. limacinus ........................134

H. marzuolus .......................124
H. nemoreus ........................126
H. olivaceoalbus ..................132
H. penarius..........................126
H. persoonii.........................134
H. pudorinus........................128
H. russula ............................128
H. speciosus.........................130
LACCARIA
L. laccata.............................158
LAETIPORUS
L. sulphureus ........................262
LACTARIUS
L. deliciosus .........................272
L. salmonicolor ....................272
L sanguifluus .......................274
L. semisanguifluus ...............274
L. volemus............................276
LANGERMANNIA
L. gigantea ..........................256
LECCINUM
L. aurantiacum .....................206
L. carpini ............................206
L. crocipodium .....................208
L. duriusculum......................208
L. lepidum............................210
LENTINUS
L. tigrinus.............................264
LEPIOTA
L. ignivolvata .........................86
LEPISTA
L. caespitosa ........................160

341

Osvaldo e Rosario Tagliavini

L. glaucocana ......................160
L. inversa.............................162
L. luscina .............................162
L. nuda................................164
L. personata.........................164
L. sordida ...........................166
LEUCOAGARICUS
L. badhamii ...........................84
L. leucothites ..........................84
LEUCOPAXILLUS
L. barbarus .........................166
L. giganteus fo. bianca .........168
LYCOPERDON
L. echinatum ........................258
L. molle ...............................258
L. perlatum .........................260
L. piriforme ..........................260
LYOPHILLUM
L. loricatum..........................168
MACROLEPIOTA
M. excoriata ..........................86
M. excoriata var. rubescens ....88
M. mastoidea.........................90
M. pseudoolivascens ..............94
M. permixta...........................96
M. procera ............................94
M. procera var. fuliginosa ......96
M. rachodes .........................92
M. rachodes var. bohemica.....92
M. rikenii ..............................90
M. Konradii ...........................88
MARASMIUS
M. alliaceus ........................170
M. oreades ..........................172

342

M. scorodonius ....................170
MELANOLEUCA
M. excissa ...........................172
M. grammopodia .................174
MORCHELLA
M. conica ............................292
M. conica fo. costata ............294
M. elata ..............................296
M. esculenta ........................294
M. esculenta var. rotunda......296
M. semilibera.......................298
OUDEMANSIELLA
O. mucida ...........................174
O. radicata..........................176
PAXILLUS
P. filamentosus......................220
PEZIZA
P. aurantia ..........................300
P. badia...............................302
P. repanda ...........................302
PHAEOLEPIOTA
Ph. aurea.............................246
PHYLLOPORUS
Ph. rhodoxanthus .................222
PLEUROTUS
P. cornucopiae .....................266
P. eryngii .............................264
P. eryngii var. ferulae ...........266
P. ostreatus...........................268
PLUTEUS
P. cervinus ...........................138

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

POLYPORUS
P. squamosus .......................270
P. tuberaster .........................270
PSEUDOCLITOCYBE
P. cyathiformis......................176
RAMARIA
R. aurea ..............................250
R. botrytis ............................248
R. flava................................250
R. sanguinea........................252
RHODOCYBE
R. gemina............................122
RUSSULA
R. alutacea ..........................276
R. amoena...........................278
R. aurea ..............................278
R. cyanoxantha ....................280
R. delica ..............................280
R. heterophylla.....................282
R. melliolens ........................282
R. mustelina .........................284
R. virescens..........................284
R. xerampelina.....................286
SARCOSPHAERA
S. crassa .............................304
STROPHARIA
S. rugosannulata..................140
SUILLUS
S. bellinii .............................210
S. bovinus............................214
S. collinitus ..........................212
S. granulatus .......................212

S. lakei................................214
S. luteus...............................216
TREMELLODON
T. gelatinosum ......................286
TRICHOLOMA
T. acerbum ..........................184
T. apium ..............................186
T. basirubens........................182
T. cingulatum .......................184
T. columbetta........................188
T. equestre ...........................188
T. gausapatum ....................178
T. orirubens .........................180
T. populinum ........................190
T. portentosum ....................190
T. roseoacerbum ..................186
T. scalpturatum ...................182
T. squarrulosum ...................180
T. terreum ...........................178
TUBER
T. aestivum...........................306
T. aestivum var. uncinatum ....308
T. borchii .............................304
T. brumale ...........................308
T. brumale var. moschatum....310
T. macrosporum ...................310
T. magnatum........................306
T. melanosporum ..................312
T. mesentericum....................312
VERPA
V. bohemica ........................298
V. digitaliformis....................300
VOLVARIELLA
V. speciosa fo. gloyocephala.138

343

Osvaldo e Rosario Tagliavini

XEROCOMUS
X. armeniacus......................226
X. badius.............................228
X. chrysenteron ....................224
X. cramesinus ......................228
X. parasiticus .......................232
X. pruinatus .........................226
X. rubellus ...........................230
X. subtomentosus..................224
X. tumidus ...........................230

344

Atlante dei funghi commestibili della Basilicata

Bibliografia

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lavori pubblici. Monografie Regionali: Basilicata, Ministero dellAgricoltura e
delle Foreste, Gestacuro, 1976.
CANDUSSO M., LANZONI G., Lepiota, G. Biella, Saronno 1990.
CAPPELLI, Agaricus, G. Biella, Saronno, 1980.
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