Vous êtes sur la page 1sur 300

Manuali universitari

Linguistica

24

I lettori che desiderano


informazioni sui volumi
pubblicati dalla casa editrice
possono rivolgersi direttamente a:
Carocci editore
Via Sardegna 50
00187 Roma
tel 06 42 81 84 17
fax 06 42 74 79 31

Visitateci sul nostro sito Internet:


http://www.carocci.it

Silvia Luraghi

Introduzione
alla linguistica storica

1a edizione, gennaio 2006


copyright 2006 by Carocci editore S.p.A., Roma
Finito di stampare nel gennaio 2006
per i tipi delle Arti Grafiche Editoriali Srl, Urbino
isbn 88-430-3663-7
Riproduzione vietata ai sensi di legge
(art. 171 della legge 22 aprile 1941, n. 633)
Senza regolare autorizzazione,
vietato riprodurre questo volume
anche parzialmente e con qualsiasi mezzo,
compresa la fotocopia,
anche per uso interno
o didattico.

Indice

Prefazione

11

Abbreviazioni
Introduzione
1.
1.
2.

15
19

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue


Introduzione 25
Tipi di classificazione 26

25

2.1. La classificazione genetica / 2.2. La classificazione tipologica / 2.3. La classificazione areale

3.

Le lingue del mondo

28

3.1. Le lingue indoeuropee / 3.2. Le lingue afroasiatiche / 3.3. Le lingue uraloaltaiche /


3.4. Le lingue caucasiche / 3.5. Le lingue nigercongolesi e altre famiglie di lingue
africane / 3.6. Le lingue sinotibetane / 3.7. Il coreano e il giapponese / 3.8. Le lingue
australiane e dellarea pacifica / 3.9. Le lingue amerindiane / 3.10. Altre famiglie linguistiche e lingue isolate / 3.11. Pidgins e creoli

Appendici

53

A. La distribuzione delle lingue indoeuropee / B. Lalfabeto greco / C. Lalfabeto


cirillico / D. Il devanagar / E. Esempio di scrittura cuneiforme Ittita

In questo capitolo 58
Letture consigliate 58
2.
1.
2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento


fonologico 61
Introduzione 61
Modificazioni di foni 62
2.1. Assimilazione e dissimilazione / 2.2. Struttura sillabica e accento

3.

Tipi di mutamenti fonologici

67

3.1. Fonologizzazione / 3.2. Defonologizzazione / 3.3. Rifonologizzazione

4.

Il sistema fonologico dellindoeuropeo

69

4.1. Ostruenti / 4.2. Liquide e nasali; sonanti e semivocali / 4.3. Vocali / 4.4. Accento

5.

Ricostruzione 71
7

Introduzione alla linguistica storica

6.

Le leggi fonetiche

72

6.1. La legge di Grimm / 6.2. La legge di Verner / 6.3. La legge di Grassmann

7.
8.
9.
10.
11.
12.
13.
14.

Lisoglossa kentum/sat@m e lalbero genealogico delle lingue indoeuropee 78


La diffusione del mutamento 79
Il vocalismo indoeuropeo I: lapofonia 81
Velari, labiovelari e palatali 83
Lesito di */n. / e */m
. / 85
Il vocalismo indoeuropeo II: le laringali 86
Dinamiche e cause del mutamento fonologico 88
I sistemi fonologici delle singole famiglie di lingue indoeuropee 91
14.1. Il latino / 14.2. Le lingue italiche / 14.3. Il greco / 14.4. Il germanico / 14.5. Il
sanscrito / 14.6. Le lingue iraniche / 14.7. Lo slavo / 14.8. Le lingue baltiche / 14.9.
Lanatolico / 14.10. Le lingue celtiche / 14.11. Lalbanese / 14.12. Larmeno / 14.13. Il
tocario

Appendici

119

A. LAlfabeto Fonetico Internazionale (ipa, International Phonetic Alphabet) / B.


Scrittura di regole fonologiche / C. Sommario di tutte le corrispondenze fonema
per fonema

In questo capitolo 126


Letture consigliate 126
3.
1.
2.

Il mutamento morfologico
Introduzione 129
Nozioni preliminari 132

129

2.1. La parola: definizioni e tipi di parole / 2.2. Morfemi, allomorfi e classi flessive

3.

La tipologia morfologica

134

3.1. Il tipo morfologico dellindoeuropeo ricostruito

4.

Il piano morfofonologico

141

4.1. Creazione di allomorfi / 4.2. Omofonia allinterno dei paradigmi e frequenza

5.

Il mutamento analogico

146

5.1. Livellamento di paradigmi / 5.2. Estensione di morfemi flessivi / 5.3. Estensione


dellallomorfia / 5.4. Quando lanalogia non agisce

6.
7.

Il mutamento di tipo morfologico


La grammaticalizzazione 155

152

7.1. Possibili processi di grammaticalizzazione e loro risultati / 7.2. Grammaticalizzazione e morfologia derivazionale

Indice

8.

Le classi flessive dellindoeuropeo

161

8.1. Flessione atematica e tematica / 8.2. Processi morfologici / 8.3. La flessione del
nome / 8.4. Evoluzione delle classi flessive del nome / 8.5. La flessione del verbo /
8.6. Evoluzione delle classi flessive del verbo

In questo capitolo 175


Letture consigliate 176
4.
1.
2.
3.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee 177


Introduzione 177
Il sistema di parti del discorso e le categorie grammaticali nellindoeuropeo ricostruito 177
Il nome 178
3.1. Numero / 3.2. Genere / 3.3. Caso

4.

Il verbo

196

4.1. Tempo e aspetto / 4.2. Modo e modalit / 4.3. Diatesi

5.
6.
7.
8.

Infiniti e participi 207


Tabelle riassuntive delle categorie flessive dellindoeuropeo
I preverbi 210
Evoluzione nelle principali lingue indoeuropee 212

209

8.1. Latino / 8.2. Greco / 8.3. Sanscrito / 8.4. Germanico / 8.5. Slavo

In questo capitolo 222


Letture consigliate 223
5.
1.
2.
3.

Il mutamento sintattico 225


Introduzione 225
Tipologia sintattica I: lordine dei costituenti
Due leggi sullordine dei costituenti 231

226

3.1. Tipi di costituenti / 3.2. La seconda posizione nella frase e la legge di Wackernagel / 3.3. La legge di Behaghel

4.
5.
6.
7.
8.

Ordine marcato e ordine non marcato: dal latino alle lingue romanze 236
La struttura della frase semplice indoeuropea 243
Frase principale e frase dipendente 245
Dal latino alle lingue romanze: i clitici 246
Tipologia sintattica II: le relazioni grammaticali 253
8.1. La definizione del soggetto in italiano / 8.2. Le lingue ergative / 8.3. Le
lingue attive / 8.4. Il tipo delle lingue indoeuropee

Introduzione alla linguistica storica

9.

Paratassi e ipotassi 259


In questo capitolo 261
Letture consigliate 261

6.
1.
2.
3.
4.

Spiegazioni del mutamento 263


Introduzione 263
La variabilit delle lingue 264
La trasmissione delle lingue: acquisizione e rianalisi 267
Il contatto fra lingue 270
4.1. Bilinguismo e diglossia / 4.2. Il prestito / 4.3. Prestiti e calchi / 4.4. Prestiti
non lessicali / 4.5. Contatto e mutamento linguistico / 4.6. Aree linguistiche

5.

Le protolingue 277
5.1. Plausibilit della ricostruzione / 5.2. Valore delle forme ricostruite

6.

La diffusione del mutamento 280


6.1. Geografia linguistica e atlanti dialettali / 6.2. Norme di linguistica areale /
6.3. Oltre lalbero genealogico

7.
8.

Variabilit sociale e mutamento 283


Nascita e morte delle lingue 285
8.1. Nascita di nuove lingue / 8.2. La morte delle lingue

9.

Conclusioni 288
Appendici 289
A. Cronologia di storia della linguistica storica / B. Diffusione di mutamenti in
area romanza

In questo capitolo 293


Letture consigliate 293
Riferimenti bibliografici

10

295

Prefazione

Questo libro nasce da due constatazioni. In primo luogo, nel campo della
linguistica storica il mercato editoriale italiano offre attualmente pochi manuali scritti da studiosi italiani per studenti italiani. Anche prendendo in
considerazione gli ultimi ventanni, il panorama si riduce essenzialmente a
due testi: il fortunato volume a cura di Romano Lazzeroni (1987a) e quello
pi recente a cura di Marco Mancini (2003). Entrambi i volumi si differenziano da questo dal punto di vista del contenuto, in quanto essi non abbracciano che parzialmente (Lazzeroni) o per niente (Mancini) il campo
della linguistica indoeuropea, che pure oggetto di studio nella maggior
parte dei corsi di glottologia offerti dalle universit italiane. Inoltre, entrambi i testi sono frutto della collaborazione di pi studiosi, cosa che, pur
avendo il vantaggio di avvalersi di pi competenze e di offrire un ventaglio
pi ampio di posizioni teoriche, presenta per lo svantaggio di una minore
omogeneit nella trattazione dei diversi argomenti. Per quanto riguarda la
linguistica indoeuropea, sono attualmente disponibili volumi che presentano un grado di approfondimento e di difficolt molto alto per essere utilizzati in corsi introduttivi, come Giacalone Ramat, Ramat (1997) o Szemernyi (1985), oppure che sono comunque pensati per studenti con un
bagaglio di competenze linguistiche diverse da quelli italiani (Lehmann,
1998).
La seconda constatazione che nessuno dei manuali attualmente in uso
stato pensato tenendo conto delle esigenze create dalla nuova struttura modulare e in maniera particolare dellarticolazione triennio pi biennio. Nel
triennio, infatti, i corsi di glottologia sono spesso frequentati da studenti
con scarsa conoscenza delle lingue classiche e in generale con poche competenze di base, cosa che rende molto difficile adattare testi che presuppongano maggiori conoscenze, considerato che il tempo a disposizione
pu essere limitato al modulo di trenta ore. Daltro lato, si possono iscrivere ai bienni di linguistica studenti che non hanno una preparazione omogenea, provenendo da trienni diversi e a volte anche da diversi atenei. necessario dunque uno strumento capace di fornire le nozioni di base in maniera semplice, senza per rinunciare a raggiungere per gradi quel livello di
11

Introduzione alla linguistica storica

complessit che essenziale per una buona comprensione della materia


trattata e senza rinunciare neanche al grado di completezza che auspicabile venga acquisita dagli studenti che intendano proseguire gli studi, specializzandosi in linguistica.
Pertanto, nella preparazione di questo manuale ho cercato di raggiungere
un duplice scopo. Da un lato, ho cercato di scrivere per un pubblico che
non avesse conoscenze gi acquisite, basando lesemplificazione ove possibile soprattutto sullitaliano; gli esempi in altre lingue, tranne linglese,
compaiono quasi sempre corredati non solo di traduzione, ma anche di
glosse grammaticali. I termini introdotti, tranne che per pochissime nozioni come quella di fonema, vengono sempre definiti, in maniera da risultare
comprensibili anche agli studenti che accedano al corso di glottologia senza aver preliminarmente seguito un corso di linguistica generale. Daltro
lato, ho cercato di dare una trattazione ampia e esauriente di alcuni problemi fondamentali della linguistica storica e indoeuropea. In questo modo,
anche coloro che abbiano la necessit di una preparazione pi approfondita, volendosi specializzare in linguistica, potranno trovare una base che li
aiuter poi ad affrontare la lettura e lo studio di opere pi complesse.
In concreto, per ottenere questi scopi, ho articolato il volume in parti che
sono in una certa misura staccabili. Per esempio, nel modulo di trenta ore
destinato a studenti che non siano di lettere classiche si potranno tralasciare le parti di approfondimento dedicate agli sviluppi delle singole lingue
indoeuropee, parti che potranno invece trovare spazio nei corsi di sessanta
ore o in quelli dedicati a studenti gi in possesso di conoscenze linguistiche
pi approfondite. Ho anche cercato di fornire una buona quantit di materiali, attraverso gli esempi e le appendici; alcune schede contengono approfondimenti che vanno al di l della linguistica storica, affrontando brevemente e in maniera semplice problemi di pi ampia portata, come quello della valenza o della struttura comunicativa di enunciati e testi.
Poich questo libro non si configura come un contributo di ricerca ma
come un manuale e deve quindi essere guidato da considerazioni pratiche,
ho limitato al massimo i riferimenti bibliografici. In particolare, ho fornito
spunti per lapprofondimento della materia trattata nei singoli capitoli indicando solo un numero limitato di opere di riferimento, per lo pi disponibili in italiano, che potranno essere usate da chi lo voglia anche come ulteriore fonte di riferimento bibliografico. Ho cercato, sia nei riferimenti bibliografici, sia nella trattazione, di dare il maggior risalto possibile alla ricerca italiana e non solo a quella pi recente, a cui gli studenti possono in
parte avere un accesso diretto, ma anche a quella passata, che spesso viene
trascurata nel quadro attuale di conoscenze, basato in maniera crescente
sulla bibliografia di origine anglosassone. Questo non certo perch a mio
parere si debbano ignorare le opere di studiosi stranieri: piuttosto, mi pare
che la tendenza che oggi si riscontra a ignorare la storia anche recente della
12

Prefazione

ricerca linguistica nel nostro paese porti a un sostanziale impoverimento


culturale delle giovani generazioni.
Ringrazio i numerosi colleghi e amici che mi hanno fornito un aiuto su
singoli punti della trattazione. In maniera particolare, desidero ringraziare
Guido Borghi, che mi ha fornito un valido sostegno nella parte dedicata
alle ricostruzioni, Paolo Di Giovine, che ha letto con la consueta acribia
lintero manoscritto, commentandolo puntualmente, e soprattutto Anna
Maria Thornton, che, oltre a aver letto e commentato il testo, ha anche
sostenuto con me lunghe discussioni, aiutandomi a chiarire diversi problemi. Ringrazio inoltre Francesca Mazzariello, che mi ha aiutata a preparare
il manoscritto definitivo. Ovviamente, nessuna di queste persone responsabile degli eventuali errori e mancanze del volume, che rimangono unicamente a carico mio.
Dedico questo libro agli studenti che ne faranno uso in futuro. Spero di
aver loro fornito uno strumento utile e chiaro, ma soprattutto spero di riuscire a far nascere in loro linteresse e la curiosit per le lingue e la linguistica, interesse e curiosit che hanno indirizzato una parte consistente della
mia vita.
Milano, giugno 2005

13

Abbreviazioni

abl
acc
agg
AN
aor
art
ass
aus
C
comp
cong
conn
d/l
dat, dat.
decl.
dim
din.
dir
du
erg
f
foc
fut
gen, gen.
ger
GN
imper
impf
indef
inf
int.
intrans.

ablativo
accusativo
aggettivo
ordine aggettivo-nome
aoristo
articolo
assolutivo
ausiliare
consonante
comparativo
congiuntivo
connettivo
dativo/locativo
dativo
declinazione
dimostrativo
dinamico
diretto, direttivo
duale
ergativo
femminile
focalizzatore
futuro
genitivo
gerundio
ordine genitivo-nome
imperativo
imperfetto
indefinito
infinito
intenzionale
intransitivo
15

Introduzione alla linguistica storica

ipa
loc
m
m/p
n
n/a
NA
neg
NG
nom, nom.
obl
ogg
p, p.
part
pass
pf
pl, pl.
Posp
poss
ppf
Prep
pret
prev
prs
ptc
r
rel
Rel.
rifl
sg, sg.
sn
sogg
SOV
st. costr
strum
sup
sv
SVO
trans.
V
voc
VSO
16

Alfabeto Fonetico Internazionale (International Phonetic


Alphabet)
locativo
maschile
medio-passivo
neutro, nome
nominativo/accusativo neutro
ordine nome-aggettivo
negazione
ordine nome-genitivo
nominativo
obliquo
oggetto
passivo
participio
passato
perfetto
plurale
posposizione
possessivo
piuccheperfetto
preposizione
preterito
preverbio
presente
particella
liquida
relativo
frase relativa
riflessivo
singolare
sintagma nominale
soggetto
ordine soggetto-oggetto-verbo
stato costrutto
strumentale
supino
sintagma verbale
ordine soggetto-verbo-oggetto
transitivo
vocale, verbo
vocativo
ordine verbo-soggetto-oggetto

Abbreviazioni

Simboli
#
~
[ ]
/ /
< >
>
<
/
_
=
+
.
:

confine di parola
opposizione
trascrizione fonetica
trascrizione fonologica
trascrizione ortografica
diventa, si realizza come
deriva da, esito di
contesto in una regola fonologica
posizione in una regola fonologica
punto di attacco di un clitico
confine di morfema
unione di due lessemi
separazione fra significati grammaticali in caso di esponenza
cumulativa o fra significati lessicali
separazione fra significato lessicale e significato grammaticale in lingue fusive

Le glosse grammaticali fornite negli esempi danno unanalisi morfologica


che comprende in genere tutte le categorie o per lo meno tutte quelle rilevanti per il problema trattato. Alcune categorie non sono indicate mai. Si
tratta di: singolare nei sostantivi e negli aggettivi, indicativo nel verbo
(quindi quando non sia indicato il numero di una forma nominale, va inteso come singolare e quando non sia indicato il modo di una forma verbale, va inteso come indicativo). Il genere grammaticale a volte omesso, se
non particolarmente rilevante per la discussione o se la sua omissione non
causa difficolt nel comprendere la struttura dei costituenti.
Lingue
arm.
av.
germ.
got.
gr.
ie.
itt.
ingl.
lat.
lit.
luvio ger.
scr.
sl. eccl.

armeno
avestico
germanico
gotico
greco
indoeuropeo
ittita
inglese
latino
lituano
luvio geroglifico
sanscrito
slavo ecclesiastico
17

Introduzione alla linguistica storica

sl.
ted.
toc.

slavo
tedesco
tocario

Autori e opere citati negli esempi


Agr.
Amic.
Ar.
Arist.
Bacch.
BG
Capt.
Cat.
Catil.
Catul.
Ces.
Cic.
CIL
Crat.
Er.
Gen.
IG
Il.
Isoc.
Lis.
Lys.
Merc.
Metaph.
Mil.
Mt.
Nov.
Od.
P.
Pl.
Rud.
RV.
Sal.
Tusc.
Villani

De Lege Agraria
De Amicitia
Aristofane
Aristotele
Bacchae
De Bello Gallico
Captivi
De Coniuratione Catilinae
Catilinarie
Catullo
Cesare
Cicerone
Corpus delle iscrizioni latine
Cratilo
Erodoto
Genesi
Corpus delle iscrizioni greche
Omero, Iliade
Isocrate
Lisia
Lisitrata
Mercator
Metafisica
Pro Milone
Vangelo secondo Matteo
Novellino
Omero, Odissea
Platone
Plauto
Rudens
Rigveda
Sallustio
Tusculanae Disputationes
Giovanni Villani, Nuova cronica

Nota: la numerazione dei paragrafi stata rifatta in base ai criteri delleditore.

18

Introduzione

Nella percezione di un parlante la propria lingua ha una realt stabile. Nasciamo, impariamo a parlare (un processo di cui da adulti conserviamo generalmente scarsa memoria) e, dopo che a scuola abbiamo appreso anche
le caratteristiche della lingua scritta, ci sembra che gli unici cambiamenti
che la nostra lingua subisce nella nostra esperienza siano di ordine lessicale:
certe parole scompaiono dalluso, si creano neologismi o si acquisiscono
prestiti da altre lingue, alcune parole assumono nuovi significati, ma la
grammatica della lingua resta immutata. A tutta prima ci sembra anche ragionevole che le cose stiano cos: se la grammatica cambiasse (e poi chi dovrebbe prendere liniziativa di cambiarla?) non chiaro come continueremmo a comunicare.
Eppure le lingue cambiano, e in maniera tanto significativa da non essere
neanche pi chiamate con lo stesso nome. Sappiamo infatti che litaliano,
insieme con un gruppo di altre lingue che chiamiamo lingue romanze, deriva dal latino. Se confrontiamo un passo latino con la sua traduzione italiana, le due lingue ci appaiono senza dubbio diverse:
Omnis homines, qui sese student praestare ceteris animalibus, summa ope niti decet, ne vitam silentio transeant veluti pecora, quae natura prona atque ventri
oboedientia finxit. Sed nostra omnis vis in animo et corpore sita est: animi imperio, corporis servitio magis utimur; alterum nobis cum dis, alterum cum beluis
commune est. Quo mihi rectius videtur ingeni quam virium opibus gloriam quaerere et, quoniam vita ipsa, qua fruimur, brevis est, memoriam nostri quam maxume longam efficere (Sal. Cat. 1.1).
Si addice a tutti gli uomini che vogliono essere superiori agli altri animali impegnarsi col massimo sforzo per non trascorrere la vita nel silenzio cos come le bestie, che la natura ha plasmato chine e schiave del proprio ventre. Ora, tutta la nostra forza situata nellanimo e nel corpo; dellanima usiamo lattitudine al comando, del corpo piuttosto quella allobbedienza; una ci rende simili agli dei, laltra alle bestie. E perci mi sembra pi giusto ricercare la gloria con le risorse spirituali che con le forze fisiche e, poich la vita della quale godiamo breve, rendere
pi lunga possibile la nostra memoria.

19

Introduzione alla linguistica storica

Ma com avvenuto esattamente questo cambiamento? C stato un momento di rottura in cui i parlanti improvvisamente sono passati da una lingua allaltra? Certamente no: il processo devessere stato lento e continuo e
nel corso della sua durata i parlanti, in maniera simile a noi, devono aver
avuto la percezione di parlare sempre sostanzialmente la stessa lingua.
Come il cambiamento sia possibile, secondo quali modalit avvenga e
come lesigenza di comunicare dei parlanti si concili con la realt dinamica
della loro lingua uno degli oggetti di studio della linguistica storica, che si
occupa della variazione diacronica delle lingue, cio del loro cambiamento
lungo lasse temporale.
Torniamo al testo latino. Se oltre alla traduzione italiana consideriamo anche la traduzione francese e quella spagnola, possiamo fare altre interessanti osservazioni:
Tout homme qui travaille tre suprieur aux autres tres anims doit faire un suprme effort afin de ne point passer sa vie sans faire parler de lui, comme il arrive
aux btes, faonnes par la nature regarder la terre et sasservir leur ventre. Au
contraire, chez nous autres hommes, la puissance daction rside la fois dans
lme et dans le corps: lme nous rservons de prfrence lautorit, au corps lobissance: lune nous est commune avec les dieux, lautre avec les btes. Aussi, me
parat-il plus juste de chercher la gloire en faisant appel lme plus quau corps,
et, puisque la vie mme dont nous jouissons est brve, de faire durer le plus possible le souvenir quon gardera de nous.
Es conveniente que todos los hombres, que se afanan en aventajar a los dems animales, se esfuercen con todo su poder por impedir que pasen su vida en silencio
como los rebaos, que la naturaleza form inclinados hacia el suelo y obedientes al
vientre. Por el contrario, toda nuestra fuerza fue situada en el espiritu y en el cuerpo: nos servimos ms del poder del espiritu, de la esclavitud del cuerpo; uno nos es
comn con los dioses, el otro con la bestias. Por esto me parece que es ms recto
buscar la gloria con los recursos de la inteligencia que con los de las fuerzas, y,
puesto que la vida que gozamos es breve, obtener como resultado un recuerdo de
nosotros lo ms largo posible.

In primo luogo vediamo che le tre lingue romanze, pur presentando somiglianze, hanno preso nel corso della loro storia strade diverse. Il mutamento linguistico, dunque, non avviene secondo modalit uniche: non detto
che un certo stato di lingua preluda necessariamente a un determinato stato successivo. Vedremo pi avanti che il mutamento non comunque casuale, che si pu ipotizzare, anche se non con certezza assoluta, che avvengano certi mutamenti: vero per che le nostre conoscenze ci permettono
di spiegare i mutamenti a posteriori, e non di prevederli a priori.
Lesistenza di diverse variet romanze ci conduce poi a una seconda osser20

Introduzione

vazione: tutte queste variet, numerose e non mutuamente intelligibili (un


parlante di italiano che non abbia nozioni di francese ne comprende al pi
qualche parola isolata) derivano da una lingua sola, sono, per cos dire, filiazioni del latino. Un tempo dunque ci trovavamo in presenza di una lingua, che sicuramente avr avuto al suo interno differenziazioni diatopiche
e diastratiche (cio legate alla distribuzione geografica e alluso da parte di
diversi gruppi sociali; vedi cap. 6) maggiori di quanto non ci sia dato capire dalla lingua scritta che ci pervenuta, ma era comunque una lingua unitaria: oggi le variet romanze sono tanto diverse fra loro da meritare di essere considerate lingue diverse.
Questa osservazione ci porta a affrontare alcune domande. In primo luogo,
che cosa vuol dire esattamente che litaliano (e il francese, lo spagnolo, il
portoghese, il rumeno ecc.) deriva dal latino? Certo sappiamo che c stata
una continuit storica fra queste lingue e il confronto di un brano latino
con la sua traduzione in una lingua romanza ci rivela, oltre alle grandi divergenze, anche innegabili somiglianze, che possono essere colte anche da
un occhio poco esperto. Ma questo certamente non basta. Consideriamo i
seguenti vocaboli:
italiano

inglese

latino

acquatico
(erba)
addome
penisola

aquatic
herbal
abdomen
peninsula

aquaticus
herbalis
abdomen
peninsula

Questi esempi potrebbero essere moltiplicati. Se ci basiamo sulla somiglianza, senza prima aver stabilito esattamente che cosa significhi somiglianza, concluderemmo, sbagliando, che linglese deriverebbe dal latino e
anzi ne continuerebbe il lessico in maniera pi fedele di quanto non lo
continui litaliano.
Dobbiamo quindi identificare una serie di criteri che ci permettano di confrontare le lingue, stabilire quali appartengano alla stessa famiglia e spiegare come si giustifichi la classificazione. Un criterio importantissimo quello delle corrispondenze regolari. Se confrontiamo la coppia addome/abdomen con le seguenti coppie di vocaboli:
italiano

latino

otto
sette
ottimo
latte

octo
septem
optimum
lactem
21

Introduzione alla linguistica storica

vediamo che esiste una corrispondenza regolare fra gruppi latini composti
da due consonanti occlusive con diversi punti di articolazione e consonanti
doppie italiane: in italiano la prima consonante ha assunto il punto di articolazione della seconda, ha subito cio un processo detto assimilazione
(vedi cap. 2). Notiamo inoltre che il parallelo con linglese non pu estendersi: linglese, che non una lingua romanza ma germanica, ha vocaboli
di origine germanica in corrispondenza di quelli elencati nella lista che segue 1, inoltre, fra le lingue romanze riscontriamo anche corrispondenze regolari:
italiano

francese

spagnolo

latino

madre
padre
dente
cento

mre
pre
dent
cent

madre
padre
diente
ciento

matrem
patrem
dentem
centum

Ampliamo ora le nostre considerazioni a unaltra famiglia di lingue, quella


germanica, appunto. Vediamo che il discorso fatto fin qui per litaliano, il
francese e lo spagnolo vale anche, per esempio, per inglese, tedesco e olandese. Anche le lingue germaniche presentano corrispondenze regolari,
come in:
inglese

tedesco

olandese

mother
father
tooth
ten

mutter
vater
zahn
zehn

moeder
vader
tand
tien

C per una grande differenza rispetto alle lingue romanze, come si pu


cogliere immediatamente dal fatto che la colonna che avevamo riservato al
latino per le lingue germaniche resta vuota: in base alle corrispondenze,
possiamo supporre che anche le lingue germaniche derivino tutte da ununica lingua pi antica, ma si tratta di una lingua che non conosciamo. Per
spiegare i mutamenti avvenuti e per capire rispetto a che cosa si siano avuti
mutamenti non ci rimane che una strada, cio quella di ricostruire questa
lingua pi antica e sconosciuta, che chiameremo protogermanico.
1. Con questa osservazione non abbiamo ancora risolto tutto, visto che anche in italiano abbiamo casi come abdicare dal latino abdicare, in cui il gruppo consonantico conservato: vedremo
pi avanti che questo vocabolo entrato in italiano direttamente dal latino, come prestito dalla
lingua legale, e pertanto sfuggito allevoluzione normale.

22

Introduzione

Anche la ricostruzione una parte importante della linguistica storica, che


ha avuto come suo fulcro per un lungo periodo la ricostruzione dellindoeuropeo, o protoindoeuropeo, la lingua non attestata da cui deriva la
maggior parte delle lingue europee, comprese le lingue romanze e germaniche, e numerose lingue dellAsia.
Dato che per poter parlare della ricostruzione dellindoeuropeo dobbiamo
prima sapere quali sono le lingue indoeuropee, vedremo nel prossimo capitolo di esaminare pi da vicino le varie famiglie linguistiche. Osserveremo
prima, per, che la classificazione genetica non lunico modo di classificare le lingue del mondo: le lingue infatti possono anche essere classificate in
base alle loro caratteristiche formali (classificazione tipologica) o alla loro
distribuzione geografica (classificazione areale).
Dopo aver parlato della classificazione delle lingue, passeremo alle dinamiche del mutamento linguistico, affrontando i diversi livelli (fonologia,
morfologia, sintassi) e le possibili cause del mutamento. Nel discutere i tipi
di mutamento e le interpretazioni che ne sono state date ripercorreremo
anche le principali tappe nello sviluppo della linguistica storica. In questo
modo spero di ovviare al problema della decontestualizzazione che sempre
pi spesso caratterizza linsegnamento della linguistica. Il mancato inserimento in un contesto storico rischia infatti di rendere inutilmente astratta
e ostica una materia che, trattando di una prerogativa primaria per tutti gli
esseri umani, quella appunto di parlare una lingua, dovrebbe essere invece
di immediato interesse e facile accesso.

23

1
Somiglianza e diversit.
La classificazione delle lingue

1. Introduzione
In questo capitolo vedremo in quali diverse maniere si possono classificare
le lingue. Il tipo di classificazione forse pi evidente e sicuramente pi noto
la classificazione genetica, che raggruppa le lingue in famiglie, in base al
fatto che esse risalgano a una stessa lingua capostipite. Questo tipo di classificazione per non lunico possibile. Come vedremo, le lingue possono
essere classificate in base a somiglianze strutturali, non dovute alla parentela: si parla in questo caso di classificazione tipologica. Inoltre, si constatato che lingue che abbiano una lunga storia comune anche se appartengono
a famiglie diverse tendono a sviluppare caratteristiche comuni. Questa
constatazione porta alla classificazione areale.
Anche se il fatto che le lingue si possono raggruppare per lo meno in famiglie oggi una nozione acquisita anche dai non specialisti, lo studio della
diversit delle lingue ha origine relativamente recente. Gli antichi, pur vivendo in societ multilingui, come il Vicino Oriente del ii e i millennio
a.C., o venendo in contatto con lingue diverse, come i greci secondo le testimonianze di storici come Erodoto, o trovandosi in situazioni di sostanziale bilinguismo, come molti cittadini dellimpero romano, non svilupparono mai un interesse che non fosse limitato alla descrizione della propria
lingua. Al massimo, troviamo in epoca imperiale qualche opera grammaticale dedicata al confronto del greco con il latino. Anche tradizioni grammaticali non occidentali, come quella indiana, pur raggiungendo un livello
di grande accuratezza descrittiva, si limitarono per lo pi allo studio della
lingua standard.
Tornando in Occidente, si usa far risalire le prime osservazioni sulla classificazione genetica a Dante, che ci ha lasciato alcune notazioni sulla diversificazione in area romanza. Come vedremo nel par. 2.1 di questo capitolo
per solo alla fine del xviii secolo che losservazione di lingue diverse
porta a un vero interesse per la classificazione genetica. Quasi contemporaneamente, dallosservazione delle differenze morfologiche presenti in lingue chiaramente non imparentate con quelle indoeuropee, come le lingue
25

Diversi tipi di
classificazione

Consapevolezza
della diversit

Introduzione alla linguistica storica

Carattere recente
dello studio
scientifico
del linguaggio

amerindiane o il cinese, si svilupp anche linteresse per la tipologia e furono proposte diverse classificazioni tipologiche.
La classificazione delle lingue ha dunque tradizione relativamente recente.
Ci non certo dovuto al fatto che alla fine del xix secolo si siano verificate condizioni uniche per losservazione di lingue esotiche: popoli di lingue
oltremodo diverse erano in contatto e intrattenevano relazioni pi o meno
pacifiche anche in altre epoche, si pensi per esempio a quella che doveva essere la variet linguistica dellimpero romano e dei popoli con cui i romani
avevano rapporti. Tuttavia, questa variet non aveva mai generato un interesse scientifico: in generale possiamo dire che, al di l della descrizione
grammaticale della propria lingua, gli esseri umani per molto tempo non
abbiano trovato il linguaggio oggetto degno di ricerca scientifica.
In questo capitolo vedremo dapprima in che cosa consistono i tre tipi di
classificazione menzionati sopra. Passeremo poi a un esame dettagliato della classificazione genetica, descrivendo le principali famiglie linguistiche
del mondo. La classificazione tipologica sar ripresa in cap. 3 par. 3 (tipologia morfologica) e in cap. 5 parr. 2 e 8 (tipologia sintattica), mentre la classificazione areale sar approfondita in cap. 6 par. 4.6.
2. Tipi di classificazione

Prime osservazioni
sulla somiglianza
delle lingue
indoeuropee

Somiglianza
tipologica vs.
parentela genetica

2.1. La classificazione genetica Nel 1786, Sir William Jones scriveva dallIn-

dia un memoriale alla regina dInghilterra in cui osservava le somiglianze


fra latino, greco e sanscrito. Si fa convenzionalmente risalire a questa data
la nascita della classificazione genetica delle lingue quale la conosciamo
oggi. Molto presto si riconobbe lappartenenza alla famiglia indoeuropea
di tutte le principali lingue dEuropa e di alcune lingue dellAsia; fra le altre
famiglie, ben presto ne venne individuata unaltra, vicina per storia e posizione geografica, cio quella semitica.
Vedremo nel par. 3 di questo capitolo alcune caratteristiche delle principali
famiglie linguistiche che conosciamo. Partiremo dalle lingue indoeuropee,
che non solo sono pi vicine alla nostra esperienza, ma sono anche state,
nel corso degli ultimi due secoli, quelle a cui gli studiosi si sono dedicati
maggiormente: pertanto, la comprensione dei rapporti genetici fra lingue
dipende in maniera molto rilevante dalle nostre conoscenze e dalle nostre
convinzioni rispetto alle lingue indoeuropee.
2.2. La classificazione tipologica Come abbiamo visto nellintroduzione, il
francese appartiene alla famiglia delle lingue romanze, mentre linglese appartiene a quella delle lingue germaniche. Questo significa che il francese
deriva dal latino, come le altre lingue romanze, mentre linglese deriva del
protogermanico, come le altre lingue germaniche: non significa per che il
francese sia pi simile a tutte le altre lingue romanze sotto tutti i punti di

26

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

vista di quanto non possa essere simile allinglese. Per chiarire questo importante punto osserviamo le frasi che seguono:
francese:
italiano:
spagnolo:
inglese:
tedesco:

quel heure est il? il est trois heures / *est trois heure;
che ora ? sono le tre / *esse sono le tre;
que hora es? son las tres / *ellas son las tres;
what time is it? its three oclock / *is three oclock;
wie spt ist es? es ist drei Uhr / *ist drei Uhr.

Osservando la forma delle risposte, possiamo vedere che in francese il soggetto il, bench sia una forma non referenziale (cio non ha un referente, la
sua funzione solo quella di dare un soggetto alla forma verbale) deve essere espresso obbligatoriamente, mentre in italiano e spagnolo esprimere un
soggetto nelle risposte avrebbe come risultato frasi agrammaticali (cio che
nessun parlante nativo accetterebbe come possibili). Il francese in questo
funziona in maniera simile alle lingue germaniche, che anche non ammettono lomissione del soggetto in casi come questo.
Quale che sia la ragione della discrepanza fra il francese e le altre lingue romanze (che funzionano tutte come litaliano e lo spagnolo), certamente
non di ordine genetico, dato che, come abbiamo detto pi volte, il francese una lingua romanza. Diremo invece che la differenza di ordine tipologico: in una tipologia dellespressione del soggetto, litaliano e la maggior parte delle lingue romanze sono lingue a soggetto nullo, mentre il
francese e le lingue germaniche non lo sono 1.
La tipologia linguistica classifica le lingue in tipi, in base a parametri che
possono essere di vario genere, e non sovrapponibile alla classificazione
genetica, anche se spesso avviene che lingue geneticamente imparentate
siano anche tipologicamente simili: ma ci non di per s necessario. A
differenza di quanto capita nella classificazione genetica, la classificazione
tipologica pu dare risultati diversi per una stessa lingua, a seconda dei parametri impiegati: in altre parole, una lingua potr appartenere a un dato
tipo morfologico, e accostarsi a un determinato gruppo di altre lingue, ma
da un punto di vista sintattico potr fare gruppo con lingue diverse dalle
prime. possibile operare distinzioni e classificare le lingue in base a livelli
diversi, ma i campi privilegiati della tipologia linguistica sono da tempo
due: la morfologia e la sintassi. Dedicheremo alla tipologia morfologica e a
quella sintattica sezioni separate nei capitoli 3 e 5.
Per quanto riguarda la tipologia fonologica, molto trascurata fino a poco
1. Le lingue a soggetto nullo sono lingue, come litaliano, in cui lespressione del soggetto non
obbligatoria: un soggetto referenziale pu essere espresso o meno, a seconda di particolari condizioni pragmatiche o testuali. In queste lingue, in generale, un soggetto non referenziale deve
essere obbligatoriamente omesso.

27

Diversi livelli
di classificazione
tipologica

Introduzione alla linguistica storica

tempo fa, e la tipologia lessicale, oggetto di analisi limitate a determinati


campi lessicali, rimando alle osservazioni contenute in Grandi (2003).
2.3. La classificazione areale Dalle considerazioni storiche dei paragrafi

Contatto fra lingue


e somiglianza

precedenti discende che, in confronto alla biologia o alla fisica, la linguistica una scienza relativamente giovane, contando poco pi di due secoli di
storia. Come vedremo meglio nei prossimi capitoli, varie aree delle scienze
del linguaggio sono state affrontate in periodi diversi del loro sviluppo.
questo il caso del terzo tipo di classificazione, quella areale, venuta pi tardi
nel tempo rispetto alla classificazione tipologica e a quella genetica.
Verso la fine del xix secolo, linteresse degli studiosi si rivolse in maniera
sempre pi accentuata ai rapporti fra lingue dovuti a contatto geografico,
economico o culturale. Ben presto, esaminando la storia dei contatti fra
lingue anche geneticamente non imparentate e tipologicamente diverse, ci
si rese conto che, una volta instaurato un forte legame fra due o pi lingue,
queste tendono a sviluppare caratteristiche comuni, estranee alle altre lingue con cui ciascuna di esse imparentata geneticamente. Nacque quindi
la classificazione areale, in base alla quale possiamo classificare le lingue per
aree linguistiche, anche dette leghe linguistiche, sul modello del tedesco
Sprachbund.
La linguistica areale, che studia appunto la parentela fra lingue sviluppata
per contatto, ha avuto grande sviluppo negli ultimi decenni, soprattutto
perch si dimostra particolarmente idonea a studiare lingue delle quali
difficile ricostruire la parentela genetica, a causa della mancanza di documenti, come le lingue australiane. Lo studio approfondito di diverse aree
linguistiche ha anche indotto a pensare che il modello di parentela genetica
elaborato per le lingue indoeuropee sia in realt scorretto, non solo perch
difficilmente applicabile a altre famiglie, ma anche per le lingue indoeuropee, come vedremo in maniera pi dettagliata nel cap. 6.
3. Le lingue del mondo
In questo paragrafo dar una descrizione sommaria delle principali famiglie di lingue esistenti al mondo. Ho dedicato maggior spazio alle lingue
indoeuropee, prendendo in esame ciascun gruppo indipendentemente,
dato che i capitoli successivi trattano del mutamento linguistico e della ricostruzione soprattutto esemplificati con levoluzione delle lingue di questa famiglia.

Come si possono
raggruppare
le lingue
indoeuropee

3.1. Le lingue indoeuropee Le lingue indoeuropee fin dallepoca delle pri-

me attestazioni si presentano suddivise in varie famiglie. Uno degli interessi degli indoeuropeisti sempre stato cercare di raggruppare queste famiglie in unit intermedie fra lindoeuropeo ricostruito e le lingue effettiva28

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

mente attestate, cio di stabilire secondo quale cronologia e come si sia arrivati alla situazione delle lingue storiche. Una delle prime divisioni a essere individuate quella fra lingue kentum e lingue sat@m o, grosso modo, occidentali e orientali (vedi cap. 2 par. 7). Questa suddivisione presenta difficolt che sono diventate sempre pi chiare con il passare del tempo, ma
continua a essere usata; essa fa riferimento al trattamento delle occlusive
velari indoeuropee, come vedremo nel cap. 2 par. 10.
Nei paragrafi che seguono daremo una descrizione delle famiglie fra le quali si dividono le lingue indoeuropee, seguendo la suddivisione in kentum e
sat@m e, allinterno dei due gruppi, un ordine dettato da considerazioni di
ordine didattico, piuttosto che scientifico.
3.1.1. Il latino, le lingue romanze e le lingue dellItalia antica Le prime attestazioni scritte del latino, la lingua da cui derivano litaliano e le altre lingue romanze, risalgono forse al vii secolo a.C. Si tratta di brevi iscrizioni, a
cui fanno seguito a partire dal ii secolo a.C. numerosi testi letterari.
Normalmente parliamo di latino arcaico, per le prime attestazioni, che
comprendono, fra i testi letterari, le opere di Plauto e Terenzio; latino classico, la lingua di Cesare, Cicerone e Virgilio; latino tardo o volgare. Questultima variet non per omogenea con le altre: infatti non si tratta di
un terzo periodo nellevoluzione della lingua, che comprende anche la lingua letteraria, dato che, dopo let classica, la variet letteraria rimane pi o
meno invariata per secoli. Piuttosto che a livello diacronico, il latino volgare una diversa variet a livello diastratico e diamesico e rispecchia in
modo pi fedele la lingua parlata. Le fonti del latino volgare sono pertanto
testi non letterari, primo fra tutti il Nuovo Testamento: si osservi per che,
a riprova di quanto appena detto, il latino arcaico, e in particolare la lingua
di Plauto, presenta importanti affinit con il latino volgare, differenziandosi dal latino classico. Il latino volgare molto importante per lo studio diacronico: infatti da questa variet, piuttosto che dalla variet letteraria di
registro pi elevato, che partita levoluzione verso le lingue romanze.
Nei primi secoli del medioevo, il latino era la lingua di cultura dellEuropa,
lunica lingua in uso nelle scuole (bisogna pensare che listruzione era limitata a gruppi di persone molto piccoli) e lunica a essere scritta. I cosiddetti
volgari (da vulgus, popolo, quindi lingue popolari: era il termine usato
in riferimento alle lingue parlate in quanto contrapposte al latino, lingua
delle scuole) ebbero le loro prime attestazioni scritte nel corso del medioevo. Il pi antico documento, importante sia per la storia delle lingue romanze, sia per quella delle lingue germaniche, costituito dai giuramenti
di Strasburgo, scritti in francese antico e alto tedesco antico e risalenti al ix
secolo d.C. I pi antichi documenti di italiano risalgono pure al ix secolo
d.C. e provengono da varie aree dellItalia settentrionale e meridionale:
sono documenti che attestano variet di italiano diverse, e non la variet
29

Fonti scritte
e periodizzazione

Le prime attestazioni
delle lingue romanze

Introduzione alla linguistica storica

Le lingue romanze

Le lingue
dellItalia antica

fiorentina, che, alcuni secoli dopo, servita da base per litaliano letterario,
da cui deriva la variet standard da noi parlata attualmente.
Le lingue romanze moderne pi importanti, cio quelle che hanno statuto
di lingue ufficiali, sono, oltre allitaliano, il francese, il portoghese, lo spagnolo, il gallego (una variet simile al portoghese, parlata nel nord della
Spagna), il catalano, il ladino e il rumeno. Bisogna poi anche elencare il
sardo che, pur non essendo lingua ufficiale di nessun paese, presenta caratteristiche che lo distinguono notevolmente non solo dalle variet italiane, ma anche da tutte le altre variet romanze. Unaltra lingua romanza di
cui oggi sopravvivono poche tracce, ma che ebbe molta importanza nel
medioevo come lingua letteraria, il provenzale, originario del sud della
Francia.
Se torniamo a esaminare il panorama linguistico dellItalia antica, vedremo
che, accanto al latino, sono attestate anche alcune altre lingue indoeuropee, dette lingue italiche. Fra queste, quelle di cui abbiamo maggiori fonti
scritte sono losco, la lingua dei sanniti, attestato nei primi secoli a.C. nellItalia meridionale a esclusione della Sicilia, e lumbro, attestato pi o
meno alla stessa epoca nellItalia centrale. Queste due lingue sono strettamente imparentate, tanto che spesso si parla di osco-umbro come di
unentit unica; il pi importante documento da cui le conosciamo costituito dalle Tavole Iguvine, ritrovate nei pressi di Gubbio, che contengono
la regola di una congregazione religiosa. Sono lingue che presentano caratteristiche comuni col latino ma che hanno anche, come vedremo, caratteristiche che le discostano da questa lingua e le avvicinano alle lingue celtiche
(maggiormente di quanto non si avvicini a queste lingue anche il latino).
Scarse sono le attestazioni di altre lingue italiche, ma non possiamo mancare di notare la presenza di unaltra importante lingua indoeuropea, diffusa
nellItalia meridionale gi a partire dal ii millennio a.C., della quale abbiamo numerosissime iscrizioni risalenti al i millennio a.C., cio il greco. Del
greco parleremo pi diffusamente nel par. 3.1.2; per importante sottolineare qui linfluenza che questa lingua ha avuto sul latino, in quanto riconosciuta dai romani come la lingua di un popolo portatore di elevati valori
culturali. Per la verit, in epoca arcaica, questo ruolo nei confronti del latino fu giocato da unaltra lingua, non indoeuropea, parlata nellItalia centrale: letrusco. Letrusco ci che si dice una lingua isolata: non conosciamo altre lingue con essa geneticamente imparentate. Purtroppo la nostra conoscenza delletrusco poco soddisfacente, dato che si basa solo su
iscrizioni piuttosto brevi e ripetitive; sappiamo comunque che gli etruschi
svolsero un ruolo di mediazione fra i greci e i romani nellItalia antica: per
esempio, lalfabeto latino deriva da un adattamento dellalfabeto greco alletrusco.
Infine, nellItalia settentrionale, fino alla conquista romana avvenuta nel
iii secolo a.C., erano parlate lingue appartenenti al gruppo celtico, che de30

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

scriveremo nel par. 3.1.4. Queste lingue furono cancellate dal latino, ma lasciarono tracce sulle variet italiane settentrionali, che per questo motivo
sono denominate galloitaliche (i galli erano una trib celtica).
3.1.2. Il greco Il greco una lingua che riveste particolare importanza per
la ricostruzione dellindoeuropeo, a causa dellantichit e della quantit
delle sue attestazioni, e in generale per la linguistica storica, avendo una
storia documentata di pi di tremila anni.
I primi testi che conosciamo risalgono al 1150 circa a.C.: si tratta di tavolette dargilla, che contengono per lo pi appunti di carattere amministrativo,
ritrovate nella penisola greca e sullisola di Creta, scritte con un sistema sillabico denominato lineare B. La lingua conservata in queste tavolette viene
detta greco miceneo, perch Micene, nel Peloponneso, uno dei principali
centri di ritrovamento. Rispetto al greco classico, il miceneo conserva alcune caratteristiche arcaiche (vedi capp. 2 e 3).
La lingua letteraria antica si pu dividere in tre periodi: periodo arcaico,
testimoniato dalla lingua dei poemi omerici e della poesia eolica; periodo
classico, a cui risalgono le opere in prosa del v e iv secolo a.C. di scrittori
come Platone, Tucidide e gli oratori attici; periodo tardo, a partire dal iv
secolo a.C., in cui, rispetto alla frammentazione dialettale dei secoli precedenti, va imponendosi una variet comune, detta koin, che servir da base
agli sviluppi posteriori, per il greco medioevale o bizantino e per il neogreco.
Accanto alle fonti letterarie siamo poi in possesso di molte fonti epigrafiche. Il quadro che tutti questi testi ci permettono di ricostruire per il greco
antico diverso da quello che ricostruiamo per il latino: nellarea di diffusione del greco (penisola greca, isole egee, Anatolia occidentale e Italia meridionale) numerose variet hanno avuto lo statuto di lingua scritta e spesso anche di lingua letteraria. Questa una conseguenza dellestrema frammentazione politica: a differenza dei romani, che avevano in Roma un unico centro di potere politico, i greci erano organizzati in piccoli centri indipendenti, le pleis, o citt stato, le cui variet dialettali godevano tutte di
un certo prestigio e venivano usate come lingue scritte, per lo meno a livello locale.
Come per il latino, il passaggio dallantichit al medioevo vede anche per
il greco una crescente scissione fra lingua scritta e lingua parlata. La koin
si pu considerare per il greco lequivalente del latino volgare; le principali
fonti che abbiamo per la sua conoscenza sono alcuni papiri non letterari e,
fra le opere letterarie, il Nuovo Testamento. Il greco medioevale attestato da alcune fonti non letterarie, ma necessario sottolineare che laffermarsi della lingua parlata come variet letteraria fu molto pi lento in
Grecia di quanto non sia stato nei paesi di lingua romanza: fino alla met
del secolo scorso esisteva una variet artificiale e unicamente scritta, la co31

Fonti scritte
e periodizzazione

Introduzione alla linguistica storica

Rapporti fra greco


e latino

Sede originaria
dei germani

Fonti scritte
e gruppi di lingue

siddetta katharvousa, che era una sorta di lingua in parte rifatta sul modello del greco antico.
Il greco una lingua che ha avuto per secoli contatti molto stretti con il latino. Nellantichit, come abbiamo accennato, il greco era per i romani la
lingua di cultura. Pi tardi, in epoca imperiale, la Grecia divenne una provincia romana e, oltre a mantenere per molto tempo il proprio prestigio
culturale, divenne sede di crescente bilinguismo. In epoca tardo antica il
greco e il latino hanno esercitato una mutua influenza, testimoniata soprattutto da numerosi prestiti lessicali in entrambi i sensi. NellItalia meridionale sopravvivono ancora piccole minoranze linguistiche greche: esse
discendono da comunit che vi si insediarono in epoca medioevale; la loro
lingua conserva alcune caratteristiche del greco bizantino, scomparse dal
greco standard.
3.1.3. Le lingue germaniche Le moderne lingue germaniche coprono unarea che si estende dallEuropa centrale alla penisola scandinava e allIslanda; in origine, per, le popolazioni germaniche dovevano essere stanziate
lungo le coste sudoccidentali del Baltico: da l, nel corso del i millennio
a.C., iniziarono a espandersi verso sud e verso nord. Della storia dei germani in epoca antica sappiamo, da fonti letterarie, solo quello che ci dicono
gli storici romani: a differenza dei greci e dei romani, infatti, gli antichi
germani non conoscevano la scrittura. Le loro lingue sono attestate a partire dal ii secolo d.C., sia pur sporadicamente, gi con ampie differenziazioni, che ci portano a una ripartizione del germanico in tre sottogruppi: germanico settentrionale, germanico orientale e germanico occidentale.
Le fonti scritte pi antiche, datate al periodo che va dal ii al vii secolo
d.C., sono iscrizioni ritrovate in Danimarca e nella penisola scandinava,
dette iscrizioni runiche, dal nome dei segni alfabetici (rune) usati per scriverle. La lingua di queste iscrizioni detta antico nordico e pu essere definita la lingua comune da cui sono derivate le odierne lingue scandinave:
danese, norvegese, svedese e islandese; tutte appartenenti al gruppo germanico settentrionale.
La fonte letteraria pi antica scritta in una lingua germanica la traduzione
gotica dei Vangeli e di una parte dellAntico Testamento per opera di Wulfila, che evangelizz le popolazioni germaniche dei Balcani nel iv secolo
d.C. La lingua di Wulfila era il gotico; la sua traduzione dei Vangeli anche la pi importante attestazione di una lingua germanica orientale. Il
germanico orientale oggi scomparso; variet di questo gruppo erano parlate dalle popolazioni germaniche che invasero lItalia e la Spagna alla caduta dellimpero romano. Anche se la sua posizione allepoca delle fonti
scritte molto lontana dalla Scandinavia, il germanico orientale presenta
maggiori affinit con il germanico settentrionale che con quello occidentale.
32

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

Le lingue germaniche a noi pi vicine per posizione geografica e per consuetudini storiche appartengono al gruppo occidentale: si tratta, fra le lingue moderne, di inglese, tedesco, nederlandese (o olandese), frisone e
afrikaans. I testi letterari dai quali conosciamo il germanico occidentale
sono relativamente tardi: allviii secolo d.C. risalgono il poema Beowulf, in
inglese antico (anche detto anglosassone), e lHildebrandslied, un poema
longobardo. Al ix risale il poema Heliand, scritto in sassone antico. Il longobardo e il sassone antico sono variet tedesche, gi differenziate dialettalmente.
La Germania ebbe una storia politica e linguistica per certi versi simile a
quella dellItalia, che fece s che a diverse entit politiche corrispondessero
diverse variet letterarie. Larea tedesca si divide convenzionalmente in
alto, medio e basso tedesco, seguendo il corso dei fiumi (per cui alto indica una posizione geografica meridionale, mentre basso indica una posizione settentrionale). Il tedesco standard moderno deriva dallalto tedesco antico; una variet alto tedesca era anche il longobardo, parlato nellItalia settentrionale. Il sassone antico era invece una variet basso tedesca ed era
imparentato anche con il basso francone, da cui deriva il moderno nederlandese. Variet basso-tedesche sono parlate anche oggi nella Germania
settentrionale, anche se generalmente non hanno lo statuto di lingue scritte (da un punto di vista sociolinguistico sono paragonabili ai dialetti italiani). Il medio tedesco ha avuto la sua fioritura letteraria nel basso medioevo
ed la lingua in cui sono scritti poemi come il Nibelungenlied.
Dallanglosassone discende linglese moderno, lingua che ha subito notevoli mutamenti rispetto alle variet pi antiche, dovuti soprattutto alla situazione di bilinguismo che si instaur nel corso dellxi secolo d.C. ed
ebbe una durata di circa cinque secoli, a seguito della conquista normanna. I normanni erano popolazioni stanziate nel nord della Francia e parlavano una variet vicina al francese antico. Linfluenza del francese sullinglese si riconosce immediatamente per la presenza di numerosissimi prestiti: osserviamo per che spesso linglese presenta coppie di vocaboli quasi sinonime, o di significato vicino, di cui il vocabolo di origine germanica di
uso pi frequente, o registro pi basso, o per lo meno rimanda a una realt
culturalmente meno elaborata. Un esempio frequentemente citato quello
dei nomi degli animali domestici e delle rispettive carni: mentre per i primi
si usa un termine di origine germanica (come ox bue, o pig maiale), per
le seconde linglese presenta prestiti dal francese (beef carne di bue, pork
carne di maiale). Questo ci rimanda a una situazione storica in cui gli anglosassoni erano la classe dominata, e svolgevano lavori manuali come
quello di allevare il bestiame.
3.1.4. Le lingue celtiche Fra le grandi famiglie linguistiche indoeuropee
dellEuropa antica, il celtico forse quella che ci meno nota: eppure, nel
33

Il tedesco

Linglese

Diffusione del celtico

Introduzione alla linguistica storica

Romani, germani
e celti

Fonti letterarie
e gruppi di lingue

Decifrazione
dellittita

periodo di massima estensione, le variet celtiche erano diffuse in buona parte dellEuropa continentale, estendendosi dalla penisola iberica fino a tutta
lEuropa centrale e a est fino al territorio dellodierna Ucraina, come pure
nelle isole britanniche. Come abbiamo osservato nel par. 3.1.1, anche lItalia
settentrionale era popolata dai celti, che hanno lasciato tracce nella toponomastica e hanno influenzato lo sviluppo delle variet galloitaliche, cio tutti i
dialetti delle regioni settentrionali. Come i germani, anche i celti nellantichit non conoscevano luso della scrittura: pertanto, le nostre conoscenze
storiche e linguistiche si basano anche per queste popolazioni sulle opere degli storici romani, che ci tramandano alcuni nomi di persona, oltre che sui
nomi di localit e sui prestiti entrati nelle lingue romanze e germaniche.
Dagli avvenimenti storici che possiamo ricostruire, soprattutto da fonti romane, si ricava che la sorte delle popolazioni celtiche stata segnata dalla
vicinanza con altri due popoli particolarmente bellicosi, i germani a nordest e i romani a sud. In ondate successive, i germani occuparono il territorio dellodierna Germania, mentre i romani iniziarono a intraprendere
campagne militari, prima nellItalia settentrionale (iii sec. a.C.) e pi tardi
verso nord fino alle isole britanniche (dove gli angli e i sassoni, di origine
germanica, giunsero in seguito) e verso ovest fino alla penisola iberica. Le
lingue celtiche sono sopravvissute fino ai giorni nostri solo in unarea ristretta, cio in Irlanda, Scozia e Galles.
Le lingue celtiche si possono dividere in due gruppi, celtico continentale,
un tempo diffuso in buona parte dellEuropa continentale, e celtico insulare, che raccoglie le variet attestate nelle isole britanniche. Di questi due
gruppi, il primo ci noto solo attraverso lonomastica e da poche parole
per lo pi contenute in fonti di origine romana; esso comprende il gallico,
il celtiberico, il lepontico e il galatico. Meglio noto invece il celtico insulare, i cui principali rappresentanti sono il gallese e lirlandese, affiancati
da gaelico scozzese, mannese, cornico e bretone. Il bretone parlato sul
continente europeo, ma rimane una lingua insulare, dato che venne portato nel nord della Francia da parlanti originari delle isole britanniche.
Le prime fonti di irlandese antico sono le cosiddette iscrizioni ogamiche
(dal nome dellalfabeto in cui sono scritte) del iv secolo d.C.; a partire dal
ix secolo, a seguito della cristianizzazione dellIrlanda, si sviluppa una fiorente letteratura, che ha il suo apice nel basso medioevo. In epoca moderna
la sopravvivenza delle lingue celtiche precaria, data la forte pressione esercitata dallinglese. Anche in Irlanda, dove lirlandese lingua ufficiale, la
gran parte della popolazione parla inglese come lingua materna e impara
lirlandese solo a scuola.
3.1.5. Le lingue anatoliche Le lingue anatoliche sono le lingue indoeuropee di pi antica attestazione, ma sono state fra le ultime a venire studiate
in maniera sistematica. La pi importante di esse in termini di quantit di
34

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

attestazioni, littita, fu infatti decifrata solo a partire dal 1916. La decifrazione dellittita e la crescente comprensione delle altre lingue di questo gruppo hanno portato a una riconsiderazione profonda della ricostruzione dellindoeuropeo. Pur essendo molto antico, infatti, littita si discosta in maniera notevole dalla ricostruzione tradizionale, basata soprattutto sul greco
e sul sanscrito (vedi cap. 1 par. 3.1.8).
Le lingue anatoliche sono attestate a partire dal 1800 a.C. e fino allincirca
al 650 a.C. in Anatolia e nellarea della Siria settentrionale. Al ii millennio
risalgono i testi che ci tramandano littita, il luvio cuneiforme e il palaico.
Si tratta di tavolette dargilla scritte in sillabario cuneiforme, che contengono testi di vario genere: trattati, raccolte di leggi, annali, rituali e traduzioni
di poemi appartenenti a tradizioni non indoeuropee del Vicino Oriente
antico. Queste tavolette provengono per la maggior parte dagli archivi della capitale dellimpero ittita, Hattusa, ritrovata nei pressi della cittadina di
Bogaz Kale, un centinaio di chilometri a est di Ankara. Un altro gruppo di
lingue anatoliche invece attestato nel i millennio: si tratta di licio e miliaco (imparentati con il luvio) e lidio, scritti in grafia alfabetica, e del luvio
geroglifico, cos chiamato per il tipo di scrittura (un sillabario anatolico
che aveva avuto origine nel millennio precedente come scrittura ideografica). Licio, miliaco e lidio erano parlati sulle coste della penisola anatolica,
mentre il luvio si estendeva anche alla Siria settentrionale.
Oltre a rivestire un notevole interesse per la ricostruzione dellindoeuropeo, le lingue anatoliche testimoniano anche una situazione di plurilinguismo molto radicato, tipica del Vicino Oriente soprattutto nel ii millennio
a.C. I testi ittiti conservano alcune testimonianze di lingue appartenenti a
popolazioni non indoeuropee con cui gli ittiti hanno avuto stretti contatti.
In particolare, troviamo testimonianze della lingua parlata in Anatolia prima dellarrivo degli indoeuropei, il hattico, e di unaltra lingua che doveva
essere diffusa soprattutto nella parte orientale dellAnatolia e nel nord della
Persia nel ii millennio a.C., il hurrico. Mentre il hattico rimane completamente isolato nel panorama linguistico del Vicino Oriente, il hurrico ha
rapporti con unaltra lingua antica, diffusa nel i millennio nellarea del lago
di Van, lurarteo. Altre popolazioni non indoeuropee di questarea sono gli
assiri e i babilonesi, parlanti di lingue semitiche, di cui parleremo nel par.
3.2 di questo capitolo.
Una volta entrati nella penisola anatolica, i parlanti di lingue anatoliche
hanno avuto invece meno contatti con altre popolazioni indoeuropee: nel
corso del ii millennio a.C. troviamo qualche traccia di contatti con gli indoiranici, mediata per dai hurriti. NellEgeo, le popolazioni anatoliche
vennero in contatto con i greci. Anche se non chiaro che lingua parlassero gli abitanti della Troia omerica, evidente che i coloni greci della Ionia
(Anatolia occidentale) devono avere avuto scontri con le popolazioni locali. Secondo alcuni, sarebbe anche possibile che le tavolette ritrovate a Creta
35

Fonti scritte e lingue

Plurilinguismo
nel Vicino Oriente
antico

Introduzione alla linguistica storica

e scritte in lineare A (una forma di scrittura precedente alla lineare B dei testi micenei) conservino una qualche variet anatolica, forse vicina al luvio,
ma si tratta di una possibilit molto aleatoria. I contatti con i greci sono
ovviamente cresciuti nel corso del i millennio a.C, come sappiamo dallo
storico greco Erodoto, che parla fra le altre cose di vicende relative a lici e
lidi.
Fonti letterarie
e divisione dialettale

3.1.6. Lalbanese Lalbanese la lingua parlata nellodierna Albania; la sua


storia ci poco nota, poich le prime attestazioni non risalgono che al xv
secolo d.C. Si divide in due aree dialettali, il tosco, nellAlbania meridionale, su cui si basa la lingua ufficiale della Repubblica Albanese, e il ghego,
nellAlbania settentrionale e parti dellex Jugoslavia (Kosovo). Alcuni parlanti albanesi si trovano ancora nellItalia meridionale, discendenti da comunit che vi si insediarono a partire dal xv secolo.

Una lingua orientale


con caratteri
occidentali

3.1.7. Il tocario A somiglianza dellittita, il tocario di scoperta recente: i


testi in nostro possesso furono rinvenuti solo verso la fine dellOttocento.
Si tratta di una serie di testi, databili a un periodo che va dal vi allviii secolo d.C. grosso modo, rinvenuti nel Turkestan cinese, che contengono traduzioni di testi buddhisti in due variet diverse, dette tocario A e tocario
B. Limportanza del tocario risiede nella sua posizione geografica: si tratta
della lingua indoeuropea pi orientale che ci nota, e nello stesso tempo di
una lingua che mantiene le caratteristiche kentum. Poich, come abbiamo
gi osservato, la distinzione fra kentum e sat@m si associava generalmente a
una distribuzione geografica occidentale vs. orientale, il tocario ha contribuito a mettere in discussione lutilit di questa divisione.

Le lingue iraniche

3.1.8. Lindoiranico Con lindoiranico iniziamo lesame delle lingue indoeuropee del gruppo sat@m. Si tratta di una famiglia linguistica importantissima dal punto di vista della ricostruzione linguistica e della storia
dellindoeuropeistica: a questo gruppo appartiene infatti il sanscrito, che,
allinizio dellOttocento, era considerato non semplicemente una lingua
indoeuropea al pari delle altre, ma il capostipite di tutte le lingue indoeuropee.
Possiamo dividere le lingue indoiraniche in due gruppi, lingue iraniche e
lingue indoarie.
Al primo gruppo appartengono, in fase antica, lavestico e il persiano antico. Lavestico la lingua in cui predic il profeta Zoroastro intorno al 1000
a.C. LAvesta, il libro da cui la lingua prende nome, ebbe redazione scritta
solo a partire dal iii o iv secolo d.C., ma conserva una lingua molto pi
antica, dato che per secoli fu oggetto di tradizione orale. Il persiano antico
era la lingua dellimpero persiano, che nel vi e v secolo a.C. si scontr con
le citt stato greche. Fra le variet iraniche parlate attualmente ricordiamo
36

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

il persiano moderno o farsi, lingua ufficiale della Repubblica Iraniana, il


curdo e il pashtun, la lingua dellAfghanistan.
Al gruppo indoario appartiene il sanscrito, con la sua variet pi antica,
detta vedico, che testimonia una realt linguistica risalente allincirca al
1300 a.C. Il sanscrito classico ci noto da una grande quantit di testi
letterari, fra i quali i pi antichi sono i due poemi epici, Mahabharata e
Ramayana. Unopera molto importante per la nostra conoscenza della lingua la grammatica di sanscrito scritta da Panini
. nel iv secolo a.C., che
contiene unanalisi molto dettagliata della lingua e in particolare ne descrive con grande cura la fonetica. Le popolazioni indoarie si stabilirono nella
valle dellIndo dopo la met del ii millennio a.C. e solo allinizio del i si
spostarono pi a sud: negli Inni Vedici, infatti, si fa menzione dellIndo,
ma non del Gange, che compare solo in testi di epoca posteriore. Non
giunsero mai a ricoprire larea dellintero subcontinente indiano: la parte
meridionale rimane ancor oggi popolata da parlanti di lingue non indoeuropee, come il tamil, che discendono dalle lingue prearie dellIndia (vedi
cap. 1 par. 3.10).
A somiglianza del greco, anche lindoario pu vantare tremila anni di storia; tuttavia, la frattura fra il sanscrito classico e le lingue arie moderne,
come lo hindi, lingua nazionale della Repubblica Indiana, e lurdu, lingua
ufficiale del Pakistan, ancora pi difficile da colmare di quella fra la koin
e il neogreco. Lo statuto di unica lingua scritta del sanscrito, infatti, non ha
permesso che si sviluppassero se non marginalmente forme scritte dei volgari indiani, o pracriti. Gi in epoca antica il sanscrito non era pi parlato:
ne sono testimonianza le iscrizioni del re Asoka, che datano al iii secolo
a.C.; il canone buddhista, scritto in un periodo collocabile fra il ii secolo
a.C. e il ii d.C. scritto in pali. Per il resto, la nostra conoscenza dei pracriti si basa sul teatro classico, in cui le donne e i personaggi di rango inferiore parlano usando queste variet.
Le lingue arie moderne pi parlate sono lo hindi, il marathi e il gujarati,
parlate in India, e lurdu, una variet molto simile allo hindi parlata nel Pakistan. Queste lingue, come gi in parte il sanscrito, hanno subito forti influenze dalle lingue non indoeuropee parlate in India, che hanno fatto da
sostrato allindoario: per esempio, presentano una serie di occlusive retroflesse, estranee alle altre lingue indoeuropee (vedi cap. 2 par. 14.5.1). Le lingue arie moderne hanno sviluppato in varia misura sistemi ergativi, come
per altro il persiano moderno (vedi cap. 5 par. 8.4).
3.1.9. Le lingue slave Le popolazioni slave erano anticamente stanziate sul
corso della Vistola e del Dnjepr. A partire dal vi secolo d.C., gli slavi iniziarono unespansione che li port a occidente fino allOder e verso il meridione, nella penisola balcanica.
37

Lindoario

Lingue arie moderne

Introduzione alla linguistica storica


Fonti letterarie
e gruppi di lingue

Come le lingue germaniche, anche le lingue slave si presentano, fin dallepoca delle prime fonti scritte, gi divise in tre gruppi: slavo meridionale,
slavo orientale e slavo occidentale. Al primo gruppo appartengono le attestazioni pi antiche, cio la traduzione della Bibbia a opera dei due monaci
bizantini Costantino e Metodio. Nel corso del ix secolo d.C., i due svolsero opera di evangelizzazione presso le popolazioni slave della penisola balcanica; per la loro traduzione crearono un alfabeto speciale, detto glagolitico, probabilmente basato su una forma corsiva dellalfabeto greco. Pi tardi venne in uso un altro alfabeto, pi semplice, derivato da quello greco
maiuscolo con laggiunta di alcuni segni speciali per i fonemi non presenti
in greco, da cui deriva il moderno alfabeto cirillico. Questi ultimi segni
sono mutuati nellalfabeto cirillico dal glagolitico; bench il nome di cirillico leghi questo alfabeto a Costantino, che fu canonizzato come san Cirillo, non pare sia stato lui a inventarlo. Ad ogni buon conto, lalfabeto glagolitico fu abbandonato e il cirillico venne adottato via via dalle altre popolazioni slave che si convertirono alla fede cristiana. Dopo lo scisma dOriente, nel corso dellxi secolo, lalfabeto cirillico rimase legato alle popolazioni
di fede ortodossa, mentre quelle cattoliche adottarono lalfabeto latino.
Questa distinzione visibile ancora oggi e, nel territorio dellex Jugoslavia,
caratterizza per esempio la distinzione fra serbi e croati: la loro lingua la
stessa, ma i primi, ortodossi, la scrivono con lalfabeto cirillico, mentre i secondi, cattolici, si servono dellalfabeto latino.
La lingua di Costantino e Metodio comunemente detta slavo ecclesiastico, o paleoslavo. Si tratta, come dicevamo, di una lingua slava meridionale, gruppo a cui appartengono, fra le lingue moderne, lo sloveno, il serbocroato, il bulgaro e il macedone. Al gruppo orientale appartengono invece
il russo, attestato a partire dal x secolo d.C. e le cui fonti letterarie pi antiche risalgono al xii secolo, il bielorusso e lucraino. Il gruppo occidentale
lultimo in ordine di attestazione (xiv secolo d.C.); fra le lingue moderne
comprende il ceco, lo slovacco e il polacco.

Una famiglia
conservativa

3.1.10. Le lingue baltiche Per molti versi, le lingue baltiche sono simili alle
lingue slave in misura molto maggiore che alle altre famiglie di lingue indoeuropee, tanto che spesso si parla di baltoslavo. In realt, le lingue baltiche, pur essendo di attestazione recente, sono molto pi conservative di
quelle slave; la loro posizione di cerniera fra indoeuropeo occidentale e
orientale ben visibile nel fatto che, pur essendo normalmente ritenute
lingue sat@m, conservano in parte le caratteristiche delle lingue kentum
(vedi cap. 2).
Le prime fonti letterarie in lingue baltiche datano al xvi secolo d.C. e sono
traduzioni di testi biblici in lituano antico e in prussiano antico. Il prussiano antico, lingua oggi estinta, era parlato sulle coste meridionali del Baltico. Oggi sono parlate due lingue baltiche, il lituano e il lettone, rispettiva38

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

mente lingue ufficiali di due delle tre repubbliche baltiche, cio Lituania e
Lettonia (lestone, come vedremo, non una lingua indoeuropea).
3.1.11. Larmeno La presenza degli armeni nel Caucaso meridionale e nellAnatolia orientale risale al i millennio a.C., come documentato da fonti
indirette. La tradizione letteraria armena inizia nel v secolo d.C. con la traduzione della Bibbia. Proprio il v secolo vide una grande fioritura letteraria, producendo una variet scritta di lingua, il cosiddetto grabar o armeno
classico, che rimase in uso fino al xvii secolo. I mutamenti subiti dalla lingua parlata nel corso di pi di mille anni sono dunque difficili da seguire.
Nel xvii secolo per la lingua parlata si impose anche a livello letterario; i
testi di questepoca lasciano trasparire una chiara differenziazione dialettale
fra due aree principali, quella anatolica o occidentale e quella caucasica o
orientale. Allinizio del secolo scorso, gli armeni residenti in Anatolia furono vittime di genocidio da parte della Repubblica Turca; pochi riuscirono
a salvarsi in Occidente e la loro lingua fu cancellata. Una variet armena
orientale oggi la lingua ufficiale della Repubblica Armena.
Larmeno una lingua che ha subito forti influenze da parte di lingue di altre famiglie. Probabilmente, gi nel corso del i millennio a.C. larmeno
sub linfluenza dellurarteo; pi tardi esso fu fortemente influenzato dal
georgiano antico, una lingua caucasica (vedi cap. 1 par. 3.4) che godeva a
quellepoca di alto prestigio letterario nella regione. A partire dal vii secolo
d.C. infine larmeno venne in contatto con il turco (vedi cap. 1 par. 3.3),
lingua che, come il georgiano, appartiene dal punto di vista morfologico al
tipo agglutinante. Le vicende storiche hanno lasciato un segno profondo
sullarmeno: a differenza della maggior parte delle altre lingue indoeuropee, larmeno moderno infatti a tutti gli effetti una lingua agglutinante;
linizio dellevoluzione dal tipo fusivo a quello agglutinante gi visibile in
armeno classico (vedi cap. 3 par. 6).

Lingua letteraria
e lingua parlata

3.2. Le lingue afroasiatiche La famiglia afroasiatica comprende alcune lin-

Suddivisione
delle lingue
afroasiatiche

gue parlate nellAfrica settentrionale e nel Vicino Oriente. Si divide in sette


sottogruppi, molto diversi fra loro per epoca di attestazione, fonti letterarie
e quantit di ricerca storico-comparativa di cui sono stati oggetto. La famiglia pi consistente e meglio nota costituita dalle lingue semitiche, a cui
si affianca per antichit di tradizione legiziano, oggi estinto. Altre famiglie
di lingue afroasiatiche sono le lingue cuscitiche, fra cui il somalo e loromo, parlate in Etiopia, Somalia e parte del Kenya, le lingue omotiche,
strettamente imparentate a quelle cuscitiche, e le lingue ciadiche, parlate
nellAfrica subsahariana sulle sponde del lago Chad. Fra queste ultime, la
pi importante in termini di status sociolinguistico lo hausa, parlato in
Niger e Nigeria. I paesi del Nord Africa che si affacciano sul Mediterraneo
sono oggi popolati da parlanti di variet dellarabo, una lingua semitica; al39

Contatti dellarmeno
con lingue
non indoeuropee

Introduzione alla linguistica storica

La Mesopotamia
antica

Limpero di Ebla

Le lingue dellAntico
Testamento

cuni gruppi, per lo pi nomadi, come i tuareg in Marocco, conservano le


variet berbere, che erano parlate nellarea prima dellinvasione araba, iniziata nel vii secolo d.C. Qualche iscrizione di epoca romana conserva tracce del berbero fin dal ii secolo d.C.
Le lingue semitiche e legiziano sono fra le prime lingue documentate al
mondo, risalendo al iii millennio a.C. La lingua semitica di pi antica attestazione laccadico, la lingua degli assirobabilonesi, che da solo costituisce il gruppo semitico orientale. In origine, i parlanti di accadico erano
stanziati in Mesopotamia (lattuale Iraq); in stretto contatto con le popolazioni semitiche si trovavano i sumeri, parlanti di sumerico, una lingua isolata, che esercitarono sugli assirobabilonesi una forte influenza culturale. In
particolare, gli assirobabilonesi adottarono la scrittura cuneiforme dai sumeri. Laccadico ci noto per un periodo di tremila anni (le ultime fonti
arrivano al i secolo d.C.). Le prime attestazioni datano alla seconda met
del iii millennio e attestano una variet chiamata paleoaccadico; solo pi
tardi si riscontrano differenze che lasciano individuare due variet, babilonese e assiro. Durante la loro lunga storia, babilonese e assiro presentano
variazioni diacroniche; la variet letteraria pi importante rimane comunque il paleobabilonese, la lingua in cui fu redatto verso la met del ii millennio a.C. il codice di leggi del re Hammurabi. Soprattutto nel corso del
ii millennio, laccadico era la lingua diplomatica usata negli scambi fra i diversi imperi del Vicino Oriente antico; ci significa che scrivevano in accadico anche scribi di altri paesi, la cui lingua materna era presumibilmente
diversa.
Fino a pochi decenni fa, si pensava che le lingue semitiche occidentali fossero documentate con ampiezza solo dal xiv secolo a.C., con i testi ugaritici (lantica citt stato di Ugarit si trova nel nord della Siria). Prima di allora
si avevano solo scarse tracce dellamorreo, risalenti alla prima met del ii
millennio. A partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, una missione archeologica italiana scopr invece nella Siria settentrionale gli archivi della
citt di Ebla, centro di un impero che nel corso del iii millennio a.C. contrast limpero accadico. La lingua di Ebla, leblaita, attualmente la pi
antica attestazione di semitico occidentale. Leblaita e lugaritico fanno
parte del sottogruppo centrale del semitico occidentale, a cui appartengono anche larabo, il fenicio, lebraico e laramaico.
Di queste importanti lingue, lebraico e laramaico sono attestate nel corso del i millennio a.C., e sono le lingue in cui redatto lAntico Testamento. LAntico Testamento narra vicende storiche per lo pi localizzabili nei secoli che vanno dal 1200 al 200 a.C.; la sua parte pi antica ha
avuto la prima redazione scritta verso lviii secolo a.C. Lebraico biblico
scomparve dalluso parlato relativamente presto, verso la met del i millennio a.C. e fu soppiantato dallaramaico e, per alcuni secoli, anche dal
40

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

cosiddetto ebraico mishnaico, una variet influenzata dallaramaico, che


ebbe una vita abbastanza lunga come lingua letteraria. Bisogna osservare
che i testi scritti in quello che noi chiamiamo ebraico biblico non riproducono che in parte la lingua della prima redazione scritta: infatti, lebraico come molte altre lingue semitiche scritto con un alfabeto che
nota solo le consonanti; i segni diacritici che indicano le vocali nella Bibbia furono aggiunti solo dopo il 600 d.C., quando lebraico non era pi
da secoli una lingua parlata.
La storia dellebraico oltremodo interessante e peculiare. Pur non essendo una lingua parlata, esso diede vita nel medioevo a una fiorente letteratura; anche possibile dividerlo in due variet diatopiche, il sefardita,
delle comunit ebraiche di occidente, e lashkenazita, degli ebrei della
Germania e dellEuropa orientale. Osserviamo di passaggio che le lingue
parlate da queste comunit erano lingue indoeuropee: il giudeospagnolo
in occidente, una variet romanza, e lo yiddish a oriente, un dialetto dellalto tedesco. A partire dal xix secolo, si sent sempre pi urgente la necessit di restaurare per gli ebrei di tutti i paesi quella che era sentita
come la loro lingua originaria (bench nessuno la parlasse pi da circa tre
millenni). Ebbe cos origine lebraico moderno, una lingua in parte artificiale al suo nascere, che divenne poi la lingua ufficiale dello Stato di
Israele ed parlata al giorno doggi come lingua madre di una buona parte dei suoi abitanti.
Larabo attestato a partire dal vii secolo d.C. con il Corano. difficile capire quale fosse a quellepoca lo statuto sociolinguistico della lingua del
Corano, anche detta arabo classico o arabo coranico. In confronto ai dialetti moderni, ma anche alle altre lingue semitiche, larabo classico si presenta infatti come notevolmente conservativo; possibile che questa variet sia stata usata come lingua letteraria, ma non abbia mai trovato esatta
corrispondenza in una variet parlata.
La sede originaria delle popolazioni arabe la parte settentrionale della penisola arabica; di qui a partire dal vii secolo d.C. gli arabi hanno iniziato
unespansione verso nord-ovest, che li ha portati a insediarsi in parte del
Vicino Oriente (Iraq, costa del Mediterraneo orientale) e in tutto il Nord
Africa. Durante il medioevo, gli arabi conquistarono anche buona parte
della penisola iberica, da cui furono poi scacciati completamente solo nel
xv secolo d.C.; si spinsero durante lviii secolo fino in Provenza, dove per
non riuscirono a insediarsi stabilmente, e occuparono, dal ix allxi secolo,
la Sicilia. I paesi arabi moderni offrono un quadro di diglossia (vedi cap. 6
par. 4.1): mentre le variet parlate sono diverse fra loro (i cosiddetti dialetti
arabi, comunque mutuamente comprensibili), lunica variet scritta basata sullarabo classico con qualche semplificazione morfologica (per esempio, non sono usati i casi del sostantivo).
41

Storia dellebraico

Larabo coranico

Espansione
degli arabi

Introduzione alla linguistica storica


Una variet uscita
dallorbita dellarabo

Lorigine
dellalfabeto

Lantico Egitto

Somiglianze
fra lingue uraliche
e altaiche

Originariamente era un dialetto arabo anche il maltese, parlato come lingua ufficiale sullisola di Malta. Uscito dalla sfera di influenza araba per
motivi religiosi (i maltesi sono cristiani) ha avuto dapprima stretti rapporti
con il siciliano e pi tardi con litaliano. Si presenta come una variet che
conserva in buona parte le caratteristiche fondamentali della grammatica
araba, ma ha un lessico fortemente romanizzato.
Nel gruppo dellebraico e dellarabo dobbiamo ancora ricordare una lingua
antica, il fenicio, strettamente imparentato con lugaritico, che ebbe molta
importanza nel Mediterraneo del i millennio a.C. come veicolo della scrittura: i greci adattarono lalfabeto fenicio alla propria lingua; dallalfabeto
greco, come abbiamo visto (par. 3.1.1), lalfabeto pass ai romani attraverso
gli etruschi. Coloni fenici si spostarono verso lodierna Tunisia nel corso
del i millennio e vi fondarono la citt di Cartagine, che fu poi distrutta dai
romani.
Fra le lingue semitiche occidentali troviamo infine il gruppo orientale, che
comprende letiopico e il sudarabico. Letiopico attestato a partire dal iv
secolo d.C., con la variet geez, oggi estinta; lingue etiopiche moderne
sono lamarico e il tigr. Nel sudarabico rientrano due gruppi di variet separate diacronicamente, la cui parentela genetica non del tutto chiara: si
tratta delle lingue delle iscrizioni sudarabiche, rinvenute nella parte meridionale della penisola arabica e risalenti a un periodo che va dal ix secolo
a.C. al vi d.C., e variet sudarabiche moderne, parlate lungo le coste meridionali del Golfo Persico.
Legiziano attestato nella valle del Nilo gi alla fine del iv millennio a.C.; le
fonti letterarie continuano fino al xiv secolo d.C. e sono molto ricche. I
quattromila anni di storia della lingua egizia si possono dividere in due grandi fasi, la prima dal 3000 al 1300 a.C. e la seconda dal 1300 a.C. al 1300 d.C.; al
loro interno, le varie sottofasi che vengono tradizionalmente individuate si
riferiscono a varianti grafiche, piuttosto che linguistiche. Com noto, lantico egizio era scritto con un sistema grafico chiamato geroglifico; al contrario
di quanto spesso si pensa, il geroglifico solo in parte un sistema ideografico,
perch contiene anche molti segni con valore fonetico (a somiglianza del cuneiforme, vedi scheda 1). Questo e un altro sistema grafico, il demotico, rimasero in uso fino al v secolo d.C. In seguito alla cristianizzazione dellEgitto, venne adottata la scrittura greca. Convenzionalmente, si parla per questi
ultimi documenti, che arrivano fino al 1300 d.C., di copto. Il copto fu sostituito in maniera crescente dallarabo a partire dal ix secolo d.C.; attualmente
ancora usato come lingua liturgica della chiesa cristiana copta in Egitto.
3.3. Le lingue uraloaltaiche Il nome di uraloaltaico non deve farci pensare

che ci troviamo qui in presenza di una famiglia linguistica ben ricostruibile, nellambito della quale i rapporti di parentela genetica siano accertati,
come invece per le lingue indoeuropee e afroasiatiche. Fra le due famiglie
42

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

che compongono questo gruppo, cio la lingue uraliche e le lingue altaiche, esistono infatti per lo pi somiglianze tipologiche, come la morfologia
agglutinante o la presenza di armonia vocalica, ma che queste somiglianze
si lascino ricondurre a unorigine comune non accettato concordemente
da tutti gli studiosi.
La famiglia uralica si divide a sua volta in due sottogruppi: ugrofinnico e
samoiedo. Le lingue uraliche occupavano anticamente larea che va dal
Baltico agli Urali, ma i parlanti di lingue uraliche furono spinti verso sud e
nord-est da ondate successive di popolazioni indoeuropee e pi tardi turche. Che la posizione delle lingue uraliche fosse un tempo molto pi meridionale di quella attuale dimostrato dalla presenza di antichissimi prestiti
dalliranico, fra cui la parola per cento, finnico sata, ungherese szs (cfr.
iranico sat@m).
Le lingue ugrofinniche sono alcune lingue non indoeuropee parlate attualmente nellEuropa settentrionale e orientale, e cio il finlandese, lestone,
il lappone e lungherese. Si tratta di lingue che conosciamo attraverso fonti
scritte solo a partire dal xiii secolo d.C., che permettono pertanto poche
osservazioni sul mutamento linguistico. In particolare, i parlanti di ungherese si stabilirono nella sede dellattuale Ungheria nel ix secolo d.C.; la loro
lingua attestata dal xiii secolo d.C. Di attestazione posteriore sono il finnico, che ci noto a partire dal xvi secolo d.C., e il lappone, attestato dal
xviii. Testi letterari estoni sono pure disponibili a partire dal xvi secolo,
ma alcune frasi in testi latini risalgono al xiii.
Le lingue samoiede invece sono per lo pi di attestazione recente (xix secolo), tranne pochi testi pi antichi scritti in sirieno, una lingua parlata
lungo il mar Glaciale Artico, risalenti al xiv secolo d.C. Le lingue samoiede sono parlate nellarea intorno alla catena degli Urali e in Siberia, da piccoli gruppi di parlanti per lo pi nomadi.
La famiglia altaica si divide in tre sottogruppi: turco, mongolo e tungusomanciuro. Le prime notizie che abbiamo di trib altaiche risalgono al iii
secolo d.C., quando gli unni vennero in contatto con limpero romano;
pi tardi essi furono fra gli artefici della sua caduta sotto la guida del re Attila, vissuto nel v secolo d.C. Attualmente, le lingue altaiche sono parlate
in unampia area che va dallAnatolia alla Manciuria.
Il sottogruppo di lingue altaiche pi grande e meglio noto da un punto di
vista storico il turco. Variet turche sono parlate oggi in Anatolia, in alcune repubbliche della Federazione Russa, come la Cecenia, e in altri stati
del Caucaso, come lAzerbaigian, e nellAsia centrale, in Kazakhistan, Uzbekistan, Turkmenistan e nel Turkestan cinese. Le popolazioni turche del
Caucaso e dellAsia centrale ci sono note per i ricorrenti scontri che ebbero
con limpero russo nei secoli passati. Buona parte del territorio occupato
da queste popolazioni entr poi a far parte dellUnione Sovietica, in cui
parlava una variet turca pi del 10% della popolazione. In Anatolia, il tur43

Le lingue uraliche:
prime attestazioni
e gruppi di lingue

Le lingue altaiche:
attestazioni e gruppi
di lingue

Introduzione alla linguistica storica

co presente almeno dallviii secolo d.C. con la variet detta selgiuchide;


il turco moderno si fa risalire alla lingua dellimpero ottomano, a partire
dal xiv secolo d.C., detta turco osmanli. Le fonti letterarie turche sono
molto ricche soprattutto a partire dallepoca ottomana. Poich limpero ottomano si spinse verso occidente nei Balcani giungendo fino alle porte di
Vienna, il turco ha lasciato nelle lingue indoeuropee della penisola balcanica una notevole quantit di prestiti.
Lingue del gruppo mongolo sono parlate in Mongolia e parte della Cina
settentrionale, mentre le lingue tunguso-manciure sono parlate in Siberia
e nella Cina nordorientale, fino alla penisola della Manciuria.
Tre gruppi
non chiaramente
imparentati

Caucasico
e indoeuropeo

3.4. Le lingue caucasiche Le lingue caucasiche sono alcune lingue parlate

nelle montagne del Caucaso, circondate per lo pi da variet turche e, a


sud, da lingue indoeuropee (iranico e armeno). Si dividono in tre gruppi:
caucasico nordoccidentale, caucasico nordorientale e cartvelico. Non
per niente chiaro che questi tre gruppi siano geneticamente legati, nonostante la loro presenza in unarea relativamente ristretta presumibilmente
da molti millenni, dato che la loro somiglianza per lo pi di ordine tipologico.
Al gruppo cartvelico appartiene la lingua caucasica meglio documentata,
il georgiano, che conosciamo a partire dal v secolo d.C. Dal punto di vista della linguistica storica, il Caucaso riveste un grande interesse, perch, a differenza delle altre aree che abbiamo esaminato fino a qui, caratterizzato da una grande frammentazione, accompagnata da unestrema stabilit. Al contrario delle popolazioni indoeuropee, semitiche, uraliche e altaiche, che sono state protagoniste di grandi migrazioni, e le cui
lingue hanno sostituito lingue preesitenti, si direbbe che le popolazioni
caucasiche siano state sempre stanziate nelle sedi attuali. Questa sembrerebbe una peculiarit legata a cause geofisiche: il territorio montagnoso
non avrebbe favorito lingresso di altre popolazioni e le conseguenti migrazioni, come avvenuto invece nelle pianure dellEuropa e dellAsia
centrale.
Come abbiamo visto in precedenza, il georgiano classico ha esercitato una
grande influenza, di vario genere, sullarmeno, ma limportanza delle lingue caucasiche per la ricerca indoeuropeistica in realt ancora maggiore.
Nel tentativo di stabilire una sede originaria per gli indoeuropei, fra le varie proposte quella che al giorno doggi gode di maggior credito di collocare la comunit dei protoindoeuropei poco a nord del Caucaso, a contatto con quelli che erano, probabilmente, i parlanti di qualche variet caucasica. Perci, linfluenza di questa famiglia linguistica (o queste famiglie, se i
tre gruppi non possono essere ulteriormente riuniti) su quella indoeuropea
potrebbe datare a molte migliaia di anni fa, quando le due comunit costituivano forse una specie di area linguistica.
44

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

Le lingue nigercongolesi costituiscono la maggior parte delle lingue parlate nellAfrica


subsahariana. Lesistenza di un gruppo nigercongolese stata stabilita solo
in epoca relativamente recente: infatti, accertare la parentela fra queste lingue difficile, visto che esse hanno iniziato a differenziarsi probabilmente
da millenni, e che non ci sono fonti scritte che ci lascino risalire molto pi
indietro di un paio di secoli.
La maggior parte dellarea su cui sono diffuse le lingue nigercongolesi occupata dalla famiglia forse pi studiata di lingue africane, quella delle lingue bantu, parlate soprattutto nellAfrica centro-orientale. Le lingue bantu
sono state studiate a partire dalla met del xix secolo, quando si osserv il
loro stretto legame di parentela (dal punto di vista delle differenze reciproche, queste lingue si possono paragonare alle lingue romanze) e alcuni africanisti intrapresero la ricostruzione del protobantu. La lingua bantu pi
diffusa lo swahili, lingua ufficiale in Niger e Tanzania e parlata nelle aree
urbane del Congo, che anche per molti versi la meno rappresentativa. Si
tratta infatti di una lingua che si formata verso le fine del i millennio
d.C., quando comunit parlanti variet bantu sono venute in contatto con
comunit parlanti variet arabe. Ci si riflette in primo luogo nel lessico,
che ha accolto numerosissimi prestiti dallarabo, e in secondo luogo dalla
fonologia, dato che lo swaihili non presenta il sistema tonale tipico non
solo delle altre lingue bantu, ma dellintera famiglia nigerkordofaniana. Le
prime fonti scritte risalgono allinizio del xviii secolo e sono versi redatti
in alfabeto arabo; attualmente, lo swahili scritto in alfabeto latino. Altre
lingue appartenenti al gruppo nigercongolese sono il kwa, lo yoruba e il
mande, parlate nellAfrica centro-occidentale, vicino al golfo di Guinea.
In Africa troviamo poi due altre famiglie linguistiche, che non si lasciano
ulteriormente raggruppare, cio: lingue nilotiche o nilo-sahariane, parlate
lungo il basso e medio corso del Nilo, e lingue khoisan, parlate nellAfrica
sud-occidentale.
La situazione sociolinguistica dellAfrica attuale caratterizzata dalla coesistenza, e a volte dalla competizione, di lingue indigene e lingue coloniali,
cio il francese e, in misura minore, linglese. In alcuni paesi, la lingua coloniale stata lunica lingua di istruzione fino a buona parte del secolo
scorso. Attualmente, le lingue indigene sono materia di insegnamento nelle scuole in tutti i paesi, ma la loro introduzione stata lenta e complicata,
a causa dei problemi legati alla standardizzazione, cio alla scelta di una variet standard, che possa venir usata come lingua scritta, essere oggetto di
insegnamento e in un certo senso prevalere sulle altre variet. In alcuni
casi, tale scelta pu comportare rivalit fra parlanti di variet diverse, a tal
punto che la lingua coloniale viene avvertita come unentit super partes e
come tale preferita.
Soprattutto nellAfrica occidentale, dove gli europei si stabilirono a partire
3.5. Le lingue nigercongolesi e altre famiglie di lingue africane

45

La principale
famiglia di lingue
africane

Bilinguismo
nellAfrica
contemporanea

Introduzione alla linguistica storica

dal xv secolo e dove fu fiorente la tratta degli schiavi (vedi par. 3.11) sono
poi diffuse numerose lingue creole, fra cui soprattutto il cosiddetto WAPE
(West African Pidgin English).
Una tradizione
antichissima

3.6. Le lingue sinotibetane Con la famiglia sinotibetana torniamo a occu-

parci di lingue di tradizione antichissima. In particolare per il cinese, le prime fonti scritte risalgono al ii millennio a.C. Purtroppo per la storia della
lingua cinese non si lascia ricostruire bene come quella delle lingue semitiche e indoeuropee di analoga antichit, perch il sistema di scrittura, di
tipo ideografico, rivela poco riguardo alla sostanza fonica dei vocaboli. Pertanto, spesso ci troviamo davanti a testi antichi perfettamente comprensibili dal punto di vista del significato, perch conosciamo il significato degli
ideogrammi, ma che non ci dicono nulla sul sistema fonologico della lingua.
La famiglia sinotibetana si divide in due sottogruppi, cinese e tibetobirmano. Il cinese, con circa un miliardo di parlanti, attualmente la lingua pi
parlata al mondo. Bench spesso il termine cinese venga usato come se ci
si riferisse a una entit linguistica unica, le variet cinesi presentano al loro
interno differenze tali da non essere mutuamente intelligibili. Tuttavia, la
scrittura ideografica ancora in uso ha il vantaggio che, una volta scritte,
tutte le variet appaiono identiche, cosa che contribuisce a rafforzare la
sensazione di trovarsi davanti a una sola lingua, per lo meno per i parlanti
in grado di leggere e scrivere. Le variet cinesi si dividono in cinque grandi
aree dialettali: mandarino, o p?tonghu, il gruppo dialettale pi consistente, che comprende il dialetto di Pechino; w, che comprende larea di
Shangai; min, la variet parlata a Taiwan; yu, che comprende il cantonese
e la variet di Hong Kong; e hakka, che comprende variet attualmente distribuite nellarea sud-orientale.
La storia della lingua cinese si divide in tre periodi, cinese antico, fino al iv
secolo d.C., cinese medio, dal v al xiii secolo d.C. e cinese moderno. Al
periodo antico risalgono per esempio le opere di Confucio, vissuto fra il vi
e il v secolo a.C. Dato laltissimo prestigio di cui godeva il cinese in Oriente, a causa dellantichit della sua letteratura e del suo peso culturale, il sistema grafico del cinese stato adattato a molte altre lingue, come per
esempio il giapponese.
Nel gruppo tibetobirmano la lingua di attestazione pi antica il tibetano,
le cui fonti letterarie risalgono al vii secolo d.C.; si tratta di testi religiosi
scritti usando un alfabeto adattato da quello indiano.
3.7. Il coreano e il giapponese Il coreano e il giapponese sono lingue che
presentano somiglianze da un punto di vista tipologico, ma la parentela genetica non stata stabilita con sicurezza.

46

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

Il giapponese attestato a partire dallviii secolo d.C. Poich il sistema


grafico adottato fin da quellepoca stato quello ideografico del cinese, la
comprensione dei primi documenti molto problematica. Gia verso la
met dellviii secolo per gli ideogrammi cinesi vennero adattati a una lettura fonetica, inventando un sistema sillabico da cui discendono i moderni
kana. Oltre al sistema grafico, il giapponese ha accolto dal cinese numerosi
prestiti.
Il coreano ci noto a partire dal xv secolo d.C., quando venne inventata
una scrittura alfabetica. Esistono testi di epoche precedenti scritti in caratteri cinesi, che per non ci aiutano a capire come fosse veramente la
lingua. I tentativi di raggruppare il coreano con altre lingue sono stati
numerosi; lunico che gode di qualche credito, anche se sembra difficile
da dimostrare, che il coreano sia lontanamente imparentato con il
gruppo altaico.
In alcune isole dellarcipelago giapponese sono parlate altre lingue, la cui
affiliazione genetica poco chiara: in particolare, ad Okinawa, unisola situata a sud verso Taiwan, troviamo il ryukyuano, una lingua che, secondo
gli studi pi recenti, imparentata con il giapponese, mentre nel nord
sono parlate le lingue ainu, che sembrano invece costituire un gruppo isolato.

Prime attestazioni,
lingue e scritture

3.8. Le lingue australiane e dellarea pacifica LAustralia e le isole dellOcea-

LAustralia: unarea
linguistica

nia presentano unestrema differenziazione linguistica, allinterno della


quale stabilire parentele genetiche estremamente difficile, dato che nessuna lingua ha tradizione scritta. Normalmente si distingue in Australia un
gruppo di lingue detto pamanyugan, che comprende allincirca i nove decimi di tutte le lingue australiane, da altri gruppi pi piccoli; in realt non
chiara laffiliazione genetica neanche delle lingue pamanyugan. Le lingue
australiane presentano somiglianze tipologiche, in quanto sono per lo pi
flessive e molte hanno un sistema ergativo; tuttavia queste caratteristiche
comuni potrebbero essere dovute a contatto, piuttosto che a parentela genetica.
Si calcola che allepoca dellinizio dellinvasione inglese in Australia (fine
del xviii secolo) fossero parlate circa duecento lingue, di cui una cinquantina sono ora estinte e molte altre sono in pericolo di estinzione.
Le isole del Pacifico, che geograficamente appartengono a tre continenti
(Oceania, Asia e Africa), presentano una situazione linguistica relativamente meglio stabilita, in cui vengono parlate lingue che sembrano tutte
imparentate fra loro, e appartengono alla famiglia austronesiana. I due sottogruppi principali di lingue austronesiane sono quello melanesiano e
quello polinesiano, o, pi correttamente, malaypolinesiano. Le lingue melanesiane sono quelle delle comunit che si insediarono pi anticamente in
questarea e che provenivano probabilmente dal Madagascar. Lingue mela47

Spostamenti di
popolazioni e lingue
nellarea pacifica

Introduzione alla linguistica storica

nesiane sono parlate in Papuasia, Nuova Guinea, nelle isole Solomon e


nelle isole Fiji. Le lingue polinesiane invece sono di provenienza asiatica;
fra queste troviamo il maori, lhawaiano, il tahitiano, il samoano e il tongano. Queste lingue sono imparentate con le lingue malay del Sud-Est
asiatico, cio malese e indonesiano. La suddivisione fra lingue melanesiane
e polinesiane fu stabilita nel xix secolo; ben presto si osserv anche la somiglianza fra queste lingue, e in particolare quelle polinesiane, e le lingue
del sud-est asiatico, da cui presumibilmente esse derivano. Bisogna aggiungere comunque che le lingue melanesiane e le lingue polinesiane in origine
sono imparentate fra loro, perch le popolazioni che dal Madagascar si
mossero verso lOceania, dove diedero origine alle comunit di lingua melanesiana, erano inizialmente emigrate dallAsia meridionale, cio dal territorio dorigine delle lingue polinesiane.
3.9. Le lingue amerindiane Anche le Americhe presentano una situazione

Famiglie linguistiche
nellAmerica Latina

linguistica molto differenziata che, per motivi legati alla colonizzazione


da parte degli europei, presenta una certa continuit soprattutto nei paesi
latino-americani. La colonizzazione di spagnoli e portoghesi, infatti,
comport in certa misura un tentativo di integrazione con le genti native, le cui lingue vennero in buona parte preservate. La colonizzazione anglosassone invece si risolse, soprattutto nel territorio degli attuali Stati
Uniti, in un vero e proprio sterminio, con conseguente scomparsa delle
lingue indigene.
Le principali famiglie linguistiche dellAmerica Latina sono lutoazteco,
che comprende il nahuatl, la lingua degli antichi aztechi, parlato in Messico, il maya, le cui variet pi importanti sono yucalteco e quich, diffuse nel Messico meridionale e nellAmerica centrale, e il quechua, attualmente diffuso in Per e nella parte settentrionale dellAmerica meridionale. Di tutte queste lingue abbiamo grammatiche e fonti letterarie
che datano almeno al xvi secolo d.C., quando i missionari spagnoli introdussero lalfabeto latino; si tratta sia di traduzioni di testi occidentali,
per lo pi religiosi, sia di letteratura indigena, che spesso, come nel caso
della principale opera letteraria maya, Popol Vuh, rispecchiano realt linguistiche molto antiche che erano state preservate nella tradizione orale.
Sia gli aztechi sia i maya avevano inoltre forme proprie di scrittura sillabica. Quella azteca rimane fondamentalmente non decifrata, mentre con
la scrittura maya le cose vanno un po meglio e ci permettono di conoscere la lingua quich, anche se con forti limitazioni, gi da epoca precolombiana.
Il quechua era la lingua dellimpero inca, che allepoca dellinvasione spagnola si estendeva dallattuale Ecuador al Cile centrale e parte dellArgenti48

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

na settentrionale. Si tratta di una lingua ancora molto radicata, con sette


milioni di parlanti, di cui cinque in Per. In questo paese e in Bolivia il
quechua ha lo statuto di lingua ufficiale accanto allo spagnolo. Poich era
la lingua di un impero politicamente coeso, si pu presumere che in epoca
antica la differenziazione dialettale non fosse molto elevata. Lopera di
standardizzazione compiuta in Per ha comunque portato a stabilire una
variet unica per linsegnamento scolastico. Le variet utoazteche e maya,
invece, sono in condizioni di conservazione pi precarie: il fatto che non
abbiano statuto di lingue ufficiali non solo ne ha scoraggiato luso, ma ha
favorito lalta frammentazione dialettale, non essendo stati fatti tentativi
seri di standardizzazione. Perci gli attuali tentativi di introdurre linsegnamento di queste lingue nelle scuole primarie si scontrano con la difficolt
di stabilire quali variet debbano essere usate.
Un gran numero di altre lingue, i cui mutui rapporti non sono facili da stabilire, diffuso nellAmerica meridionale e soprattutto nella foresta dellAmazzonia. In questa zona la penetrazione europea stata pi lenta e in parte nulla: mancano quindi opere come quelle lasciate dai missionari in zone
di pi forte penetrazione e gli studi sul campo sono iniziati solo verso la
fine del xix secolo.
Gli europei che, a partire dal xvii secolo, colonizzarono in flussi crescenti
gli attuali Stati Uniti e la parte orientale del Canada si trovarono davanti a
comunit indigene spesso dotate di strutture sociali complesse e ben organizzate, ma certamente non tanto come quelle dellAmerica Latina. Inoltre, essendo per lo pi di religione protestante, questi invasori non erano
accompagnati da missionari che avessero il compito di convertire gli indigeni alla loro religione, preferendo generalmente respingerli altrove, favoriti in ci dalla scarsa densit della popolazione nelle aree pi occidentali.
Tale processo continuato fino alla fine del xix secolo, quando le ultime
comunit per lo pi nomadi negli Stati Uniti sono state sconfitte al termine delle guerre indiane e i parlanti superstiti sono stati o integrati a forza o
segregati nelle riserve. Attualmente, le comunit che vivono nelle riserve
conservano le loro lingue di origine in maniera piuttosto precaria, dato lo
scarso prestigio di cui queste lingue godono rispetto allinglese.
Le principali famiglie linguistiche del Nord America sono leschimo-aleutino, che comprende variet parlate in Alaska e lungo lo stetto di Bering, il
na-dn, a cui appartengono alcune lingue del Canada come pure il gruppo atapasco, diffuso negli attuali Stati Uniti da nord a sud, e comprendente a sua volta lingue quali lapache e il navajo, il sioux, che comprende variet un tempo parlate lungo i fiumi Mississippi e Missouri, fra cui il lakota, il gruppo cherokee-irochese, diffuso nella parte orientale del continente, dal Canada al sud degli Stati Uniti, e il gruppo algonchino.
49

La colonizzazione
del Nord America

Introduzione alla linguistica storica


Altre famiglie
linguistiche dellAsia

Lingue isolate

Contatto linguistico
e nascita di nuove
lingue

3.10. Altre famiglie linguistiche e lingue isolate La classificazione che abbia-

mo dato sopra non ricopre tutte le famiglie linguistiche del mondo. Fra le
famiglie che non abbiamo trattato, rilevante il gruppo dravidico, che
comprende lingue parlate nella parte meridionale del subcontinente indiano, come il tamil. Come abbiamo gi osservato (cap. 1 par. 3.1.8), le lingue
dravidiche erano anticamente parlate in tutta lIndia; esse vennero poi respinte verso sud dallarrivo delle popolazioni indoarie.
Pure in Asia troviamo il gruppo thai, che comprende la lingua thailandese;
secondo alcuni studiosi il thai sarebbe un sottogruppo della famiglia austronesiana.
Trattando alcune lingue indoeuropee antiche abbiamo gi incontrato alcune lingue isolate: lingue cio che non sembrano imparentate con nessuna
altra lingua nota, come letrusco, il hurrico e lurarteo (cap. 1 par. 3.1.5) e il
sumerico (par. 3.2). Fra le lingue moderne, molte lingue dellAustralia non
presentano sicuri legami genetici fra di loro e devono pertanto considerarsi
lingue isolate.
Fra le lingue moderne parlate in Europa lunica che non appartiene a una
delle grandi famiglie esaminate sopra il basco, attualmente parlato nei
paesi baschi (nord della Spagna), in cui lingua ufficiale, e da piccole comunit lungo il golfo di Guascogna (Francia). Il basco una lingua ergativa caratterizzata da morfologia agglutinante. Dal punto di vista lessicale,
esso ha subito linfluenza del latino, ma mantiene comunque un lessico per
la maggior parte non indoeuropeo. Anche in base a considerazioni genetiche relative alla popolazione basca in rapporto a quella del resto dEuropa,
si pensa che il basco abbia origini molto antiche e che faccia parte di una
famiglia linguistica estinta che era diffusa anticamente su unarea molto
pi estesa dellEuropa continentale. Attualmente, il basco non presenta legami genetici accertabili con altre lingue note, anche se da un punto di vista tipologico pu essere avvicinato alle lingue caucasiche. Fra gli studiosi
che si sono interessati della situazione linguistica dellEuropa preindoeuropea, comunque, c anche chi vorrebbe ricostruire ununit linguistica che
andava dalla penisola iberica al Caucaso, forse suggestionato dal fatto che
Iberia anche il nome di un antico regno situato nellarea della moderna
Georgia nei primi secoli d.C.
3.11. Pidgins e creoli Quando gli europei colonizzarono le Americhe fon-

dandovi grandi coltivazioni di tabacco, cotone e altri prodotti agricoli,


ben presto iniziarono a rapire ingenti quantit di persone dalle coste
occidentali dellAfrica, vendendole poi come schiavi soprattutto nelle
Antille e nellAmerica Centrale (vedi Turchetta, 1996). La tratta degli
schiavi prosegu per secoli; le persone che venivano portate a lavorare nelle piantagioni americane appartenevano a comunit diverse e parlavano
lingue non mutuamente intellegibili e spesso non imparentate genetica50

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

mente. Queste persone venivano inoltre in contatto con le lingue coloniali presenti nei paesi di arrivo: spagnolo, portoghese, francese, olandese, tedesco e inglese. Dalla necessit di comunicazione, sia a livello trasversale, fra schiavi di provenienza diversa, sia a livello verticale, con i
parlanti delle lingue coloniali, si svilupparono lingue nuove, le cosiddette
lingue creole, che sono caratterizzate da una forte presenza nel lessico
della lingua coloniale (anche detta in questo caso lingua lessificatrice) e
strutture grammaticali semplificate.
I pidgins, o lingue di contatto, invece, sono lingue che si sviluppano dal
contatto fra comunit di lingue diverse che hanno fra di loro soprattutto
scambi economici. Particolarmente noto il russenorsk parlato da marinai
e commercianti norvegesi e russi sulle sponde del Baltico fino allinizio del
xx secolo. stato proposto che i creoli siano nati in un primo tempo come
pidgins, passando poi allo stato di lingue vere e proprie con la nascita della
prima generazione di parlanti nativi. Bisogna sottolineare per che questa
evoluzione, bench verosimile, scarsamente osservata: i creoli attualmente noti sono parlati da varie generazioni e daltro canto si conoscono pidgins che sono stati osservati per un paio di secoli senza mai essersi evoluti
nella lingua materna di alcuna comunit.

scheda 1

La nascita della scrittura Sistemi grafici

Verso la fine del neolitico, quando gli esseri umani iniziarono a vivere in insediamenti stabili, coltivando la terra e allevando il bestiame, si rese necessario un
sistema che permettesse di registrare quantit di derrate e di animali. Entrarono
cos in uso i tokens , ritrovati nellarea che va dalla Palestina allAsia Centrale: si
tratta di piccole figurine dargilla, che datano allviii millennio a.C., che avevano
la funzione di rappresentare quantit (per esempio, singoli capi di bestiame, determinate quantit di frumento). Pi tardi, i ritrovamenti archeologici testimoniano della pratica di conservare i tokens in astucci contenitori, pure di argilla, sui
quali era raffigurato il tipo di figurina e il numero di tokens contenuti. Questo
tipo di rappresentazione costituisce il pi diretto precursore della scrittura: verso
la fine del iv millennio a.C., il disegno delle figurine venne sostituito alle figurine
stesse, creando cos una notazione di tipo ideografico, in cui ogni simbolo stava
per un concetto. Sistemi grafici di questo genere nacquero dapprima in Egitto e
in Mesopotamia. In questi sistemi, un concetto veniva rappresentato in maniera
iconica, per mezzo di un pittogramma che raffigurava il possibile referente. Ben
presto, accanto alla rappresentazione ideografica, si svilupp un sistema di scrittura sillabico. Esaminiamo come questa evoluzione sia avvenuta per il sumerico.
Il segno sumerico
, che raffigurava inizialmente una stella, stava per i significati cielo e dio. Le parole cielo e dio in sumerico erano rispettivamente
an e dingir . Il segno venne pertanto impiegato anche per rappresentare la sillaba

51

Introduzione alla linguistica storica

an in altre parole, oppure per dare forma scritta ai morfemi flessivi: il sumerico
infatti una lingua agglutinante con una ricca morfologia verbale e il sistema
ideografico, rappresentando solo il significato di base di una parola, non si adattava a renderne le forme. Tipicamente dunque una parola sumerica scritta conteneva un segno con valore ideografico, che dava il significato lessicale della parola, e uno o pi segni con valore sillabico, che davano i significati grammaticali
della specifica forma. Il sistema grafico del sumerico fu poi impiegato per molte
altre lingue, in cui troviamo grafie miste: le parole di uso frequente spesso vengono indicate anche in lingue diverse con lo stesso ideogramma del sumerico, a
cui vengono a volte aggiunte varie sillabe che suppliscono linformazione grammaticale; anche qualche significato grammaticale espresso in maniera ideografica, come il concetto di plurale, per il quale spesso viene usato il segno
(mes ), un possibile morfema di plurale del sumerico.
Un sistema di questo genere era anche quello dellantico egiziano e in maniera
analoga viene scritto oggi il giapponese: i kanji , cio segni ideografici, veicolano il
significato lessicale, mentre gli hiragana , una serie di segni sillabici, sono aggiunti
per indicare i significati grammaticali. Gli hiragana sono usati anche per scrivere le
parole per le quali non esiste un kanji e sono i primi segni che i bambini imparano
quando imparano a leggere e scrivere. Il giapponese ha poi unaltra serie di segni
sillabici, i katakana , che vengono usati per trascrivere nomi stranieri, prestiti o
neologismi.
I sistemi sillabici sono di tipo diverso, a seconda delle sillabe che possono rappresentare. Nel sillabario cuneiforme, troviamo sillabe di tipo V (solo vocale), CV
(consonante vocale), VC (vocale consonante) e poche sillabe CVC (consonante
vocale consonante). Ci significa che per esempio i gruppi consonantici iniziali di
parola non possono essere rappresentati: in ittita troviamo un verbo, ispant- offrire, imparentato con il greco spndo , offro, in cui la < i > iniziale probabilmente non rappresenta un fonema, ma ha solo la funzione di servire da appoggio grafico alla prima consonante. Il sillabario miceneo, anche detto Lineare B,
ancora pi problematico: esso contiene infatti solo segni V e CV; non permette
pertanto di rappresentare n i gruppi consonantici interni, n le consonanti finali
di parola.
La prima scrittura alfabetica attestata nel bacino del Mediterraneo viene da Ugarit.
In ugaritico, alcuni segni del sillabario accadico vennero impiegati per indicare il
suono iniziale del loro nome (come nellalfabeto greco, derivato dallugaritico attraverso il fenicio, alpha indica /a/, beta indica /b/ ecc.).
Un altro sistema grafico importante per lindoeuropeistica quello del sanscrito, il
devanagar, ancora in uso in India per le lingue arie moderne. Il devanagar contiene segni vocalici e consonantici, quelli consonantici, per, in assenza di altre indicazioni, sono da intendersi come rappresentanti sillabe CV contenenti la vocale /a/
(vedi Appendice D ).

52

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

Appendici
A. La distribuzione delle lingue indoeuropee
figura 1 Le lingue indoeuropee nel I millennio a.C.

ico
an
rm
e
G

Baltico

co
Celti

Slavo
Iranico
Balcanico

Tocario

co
Gre

Armeno
Anatolico

Indiano

Fonte: Giacalone Ramat, Ramat (1997).

figura 2 Le lingue indoeuropee oggi


Islandese
Feringio
rve

Irlandese
Inglese
Danese

ges

Svedes
e

No

Scozzese

o
ss
ru
Lettone ielo
Frisone
B
Lituano
so
Bre
Olandese
Rus
ton
e
Tedesco Polacco
Ceco Slovacco Ucra
Francese
ino
Provenzale
anzo
-rom
lo
o
o
t
e
n
R
Sloveno
g
a
Sp
Serbo-croa Rumeno
to
Bulgaro
Sardo
e
s Macedone
ne
ba
l
A

Yaghnobi
Ta
gic Shughni
o

Osseto
Armeno

co
Gre

Lah
nda

Curdo

tan

ris

Nu

Pashto
Baluchi

se
ame

Ass

Pahari

Nepali

jab

Pan

Persiano
Sin
dhi

ano

li
Ita

n
ala
Cat

Po
rto
g

he
se

Gallese

Bihari

s
Raja

i
than

ng

ali

Be

Hindi
Oriya

athi
Mar

Singalese

Fonte: Giacalone Ramat, Ramat (1997).

53

Introduzione alla linguistica storica

B. Lalfabeto greco
Maiuscola

Minuscola

Nome

Traslitterazione

ipa

alpha

[a], [a:]

beta

[b]

gamma

[g]

delta

[d]

epsilon

[e]

zeta

[zd]

eta

[E:]

theta

th

[th]

iota

[i], [i:]

kappa

[k]

lambda

[l]

mi

[m]

ni

[n]

xi

[ks]

omikron

[o]

pi

[p]

rho

[r]

sigma

[s]

tau

[t]

hupsilon

[y], [y:]

phi

ph

[ph]

khi

kh

[kh]

psi

ps

[ps]

omega

[O:]

54

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

C. Lalfabeto cirillico
Maiuscola

Minuscola

Traslitterazione

fi

fl

kh

sc

ju

ja

55

Introduzione alla linguistica storica

D. Il devanagar

56

ai

ka

kha

ca

au

am

ah

ga

gha

na

cha

ja

jha

ta

tha

da

dha

na

ta

tha

da

dha

na

pa

pha

ba

bha

ma

ya

ra

la

va

sa

sa

sa

ha

ta

ta

tr

tr

ti

tu

te

tu

tai

to

tau

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

sam

pah

Esempi di legamenti
sta
sta
ksa
hna
mpra

E. Esempio di scrittura cuneiforme Ittita

nu

conn

ninda-an
pane-acc

e-iz-za-te-ni
mangiare: prs.2pl

wa-a-tar-ma
acqua: n/a=conn

e-ku-ut-te-ni
bere:prs.2pl

mangerete il pane e berrete l'acqua

NINDA- an la trascrizione di un ideogramma sumerico (NINDA pane) a cui aggiunta la desinenza dellaccusativo ittita: il segno - an ha pertanto valore fonetico. Questa
frase servita di base per la decifrazione dellittita: il valore dellideogramma era noto;
data la vicinanza della parola per pane si ipotizzato che wa-a-tar-ma contenesse la
parola per acqua: questa ipotesi automaticamente faceva interpretare la lingua come
appartenente alla famiglia indoeuropea, dato che la radice indoeuropea ricostruita per

. A questo punto si ipotizzato


acqua * wodr -/udr - , cfr. ingl. water , gr. hdor ydvr
che le altre parole fossero forme verbali e che significassero mangiare e bere, dato
che la frase sembrava costruita con una struttura parallela, e daltro canto le due forme
eizzteni e ekutteni sono chiaramente forme con lo stesso suffisso. Lipotesi che si trattasse di una lingua indoeuropea offriva appoggio a questa interpretazione, dato che
anche questi due verbi conservano radici indoeuropee note da altre lingue (vedi Friedrich, 1973, pp. 85-8).

57

Introduzione alla linguistica storica

In questo capitolo

Le lingue possono essere classificate in varie maniere: o dal punto di vista


della loro parentela, o dal punto di vista delle somiglianze strutturali, o in base
alle caratteristiche comuni sviluppate durante lungo tempo di contatto. Parleremo
nel primo caso di classificazione genetica, nel secondo di classificazione tipologica
e nel terzo di classificazione areale. Lingue che appartengono allo stesso gruppo
in una classificazione possono appartenere a gruppi diversi in unaltra classificazione.
La classificazione genetica alla base del raggruppamento delle lingue in famiglie linguistiche. La pi studiata e una delle pi antiche quanto a testimonianze
storiche la famiglia linguistica indoeuropea. Essa si divide in varie famiglie: latino, da cui discendono le lingue romanze, italico, greco, germanico, celtico, albanese, tocario, anatolico, indoiranico, slavo, baltico, armeno.
Fra le lingue afroasiatiche, molte delle quali prive di tradizione scritta, si trovano le lingue di pi antica attestazione: le lingue semitiche e legiziano. In questo
gruppo anche nata la scrittura (vedi scheda 1).
Altre famiglie linguistiche e lingue esaminate sono la famiglia uraloaltaica, la
famiglia sinotibetana, il giapponese, il coreano, le lingue caucasiche, le lingue
nigercongolesi, le lingue australiane e dellarea pacifica e le lingue delle Americhe. I gruppi di lingue individuati non costituiscono sempre famiglie paragonabili con la famiglia indoeuropea: in alcuni casi laffiliazione piuttosto di tipo
areale (Australia, lingue caucasiche) o tipologico (lingue uraloaltaiche, giapponese e coreano).
Esistono poi lingue che non si lasciano raggruppare con altre, le lingue isolate:
fra queste, alcune lingue antiche, come il sumerico o letrusco, e, fra le lingue europee moderne, il basco.
In situazioni particolari di contatto estremo fra lingue non mutuamente intelliggibili si osserva la nascita di nuove lingue, dette creoli. Queste lingue sono nate
in larga misura in epoca coloniale in Africa e soprattutto nelle Americhe. Anche da
situazioni di contatto dovuto a scambi commerciali si creano a volte nuove variet,
dette pidgins .

Letture consigliate
Per una trattazione pi esauriente dedicata alle lingue indoeuropee, che comprende anche molta della materia discussa negli altri capitoli di questo libro, rimando a
Giacalone Ramat, Ramat (1997). Alle lingue dEuropa, sia indoeuropee sia di famiglie diverse, sono dedicati Nocentini (2002) e Banfi, Grandi (2003). Alcune notizie
sulla progressiva scomparsa delle lingue celtiche e sul rapporto fra variet celtiche
e inglese nelle isole britanniche si possono trovare in Nettle, Romaine (2001).
Unaltra breve trattazione dedicata alle lingue del mondo si trova in Lehmann

58

1.

Somiglianza e diversit. La classificazione delle lingue

(1998); in inglese si pu consultare Comrie (1990), che pu anche servire come fonte per altri riferimenti. Soprattutto sulle lingue semitiche disponibile una vasta
bibliografia in italiano, fra cui Garbini, Durand (1994) e, sullebraico e la sua storia,
Durand (2001). La variegata situazione sociolinguistica dellAfrica Occidentale descritta in Turchetta (1996). Sulla classificazione tipologica delle lingue un primo riferimento pu essere Grandi (2003); ulteriori riferimenti bibliografici saranno forniti nei capitoli 3 e 5. Sulla nascita della scrittura e i diversi sistemi grafici si veda
Valeri (2001).

59

2
La ricostruzione del sistema fonologico
indoeuropeo e il mutamento fonologico

1. Introduzione
Nel presente capitolo ci occuperemo della fonologia delle lingue indoeuropee e dellindoeuropeo ricostruito. In particolare, vedremo come dal sistema fonologico che ricostruiamo per lindoeuropeo siano potuti derivare i
sistemi fonologici delle lingue storiche, per lo meno nelle loro fasi pi antiche. Ci comporta una duplice prospettiva: in primo luogo, quella della ricostruzione, che si basa soprattutto sul metodo comparativo; la seconda
prospettiva quella del mutamento, e descrive i tipi di mutamento avvenuti in ciascuna famiglia linguistica.
Il capitolo diviso in due parti. Nella prima parte riassumeremo innanzitutto i principali tipi di modificazione di foni dai quali il mutamento fonologico pu avere avvio. Passeremo quindi alla ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo, dopo la quale illustreremo poi con alcuni esempi il
metodo comparativo e i principali mutamenti fonologici avvenuti nelle
lingue storiche, affrontando anche il problema delle cause, dinamiche e
modalit di diffusione del mutamento fonologico. Nella seconda parte del
capitolo, prenderemo in esame le principali famiglie linguistiche indoeuropee per vedere in maniera pi dettagliata in che modo costituito il sistema fonologico di ciascuna di esse.
necessario comprendere che le modificazioni di foni illustrate nel par. 2
non sono di per s mutamenti fonologici: il mutamento fonologico non
la modificazione di un segmento in un dato contesto, ma un vero e proprio
cambiamento nel sistema fonologico di una lingua. Vediamo un esempio
che serva a chiarire preliminarmente questa differenza. In italiano la consonante nasale davanti a ostruente ne assume il punto di articolazione: cos la
pronuncia della parola banca sar ['baka], con una nasale velare. Questo
un fenomeno molto comune, come vedremo pi avanti, e in italiano questa assimilazione avviene sempre, ma non intacca il sistema fonologico:
semplicemente, davanti a occlusiva velare troviamo un allofono della nasale che contestualmente condizionato e non pu comparire in altri contesti; quindi, come tutti gli allofoni dello stesso fonema, non ha valore di61

Modificazioni di foni
e mutamento
fonologico

Introduzione alla linguistica storica

stintivo. In inglese, la stessa nasale ha invece valore distintivo: si vedano


coppie come sin, peccato ~ sing, cantare, fonologicamente /sin/ ~ /si/.
Un tempo, neanche in inglese la nasale velare aveva valore distintivo: come
possiamo ancora vedere dalla grafia, che conservativa, in origine la nasale
velare era un allofono che si articolava davanti a occlusiva velare, proprio
come in italiano. poi avvenuto che nel particolare contesto presentato da
questo esempio, cio in fine di parola, locclusiva caduta: la condizione
per larticolazione di questo allofono venuta meno, ma la velarit rimasta. Si creato pertanto, per lo meno nella posizione finale di parola, un
nuovo fonema //. Come vedremo meglio nel par. 3.1 di questo capitolo,
questo tipo di mutamento fonologico si chiama fonologizzazione e consiste nel fatto che due allofoni diventano due fonemi distinti: una differenza
che prima era contestuale assume valore di opposizione fonologica.
2. Modificazioni di foni
Articolazione dei foni
e contesto

2.1. Assimilazione e dissimilazione Ogni segmento sonoro, o fono, articolato dallapparato fonatorio umano appare in un contesto (cio per lo pi
circondato da altri segmenti) che ne condizionano la realizzazione. Ci avviene per un fenomeno detto coarticolazione. La coarticolazione il fenomeno per cui normalmente articolando un suono il nostro apparato fonatorio si prepara, per quanto possibile, ad articolare il suono successivo.
In questo modo si producono diversi allofoni, o varianti contestuali, di ciascun fonema.
Lassimilazione la principale conseguenza della coarticolazione. Lassimilazione pu essere di vario genere: di per s essa comporta semplicemente
che un segmento assuma una delle caratteristiche, o tratti articolatori, di
un altro. La velarizzazione della nasale davanti a occlusiva velare di cui abbiamo parlato un caso di assimilazione parziale: il modo di articolazione
resta diverso (il primo segmento rimane nasale, mentre il secondo non lo
), mentre il luogo di articolazione diventa lo stesso. Possiamo aggiungere
che in italiano una nasale si assimila per luogo di articolazione a tutte le
ostruenti successive. Lassimilazione fra segmenti pu essere totale. Rimanendo sempre allesempio delle nasali italiane, vediamo che nelle forme illogico, irreale la nasale del prefisso negativo in- si assimilata totalmente
alla consonante laterale o vibrante che la segue.
Negli esempi visti sopra, lassimilazione regressiva: va, per cos dire, allindietro, interessando il segmento che precede quello che ne la causa.
Cos in banca il segmento interessato allassimilazione /n/, mentre il segmento che causa lassimilazione /k/; lassimilazione regressiva perch
/n/ precede /k/. Lassimilazione pu per agire anche in senso inverso, nel
qual caso essa si dice progressiva. Litaliano presenta soprattutto esempi
di assimilazione regressiva; esempi di assimilazione progressiva si trovano

62

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

nei dialetti: per esempio, forme come quanno per quando in alcune variet
centro-meridionali presentano lassimilazione dellocclusiva /d/ alla nasale
che la precede.
Tornando allarticolazione dei segmenti in forme come banca, possiamo
osservare che anche la vocale della prima sillaba subisce gli effetti della
coarticolazione: essa infatti presenta, nella parte finale, una leggera nasalizzazione. Larticolazione esatta della parola infatti ['banka]: noi come
parlanti non ci rendiamo conto della presenza di questa nasalizzazione sulla vocale, dato che essa avviene automaticamente e non ha valore distintivo. Tuttavia, un esame spettrografico ci dimostra che la prima vocale in
banca articolata in maniera diversa dalla seconda, appunto a causa della
nasale che la segue. Questo dipende dal fatto che, verso la fine del segmento vocalico che stiamo articolando, abbassiamo il velo del palato, per prepararci ad articolare la successiva consonante nasale. Anche questo un
tipo di assimilazione: il modo di articolazione della vocale si avvicina a
quello della consonante seguente.
Un altro tipo facilmente esemplificabile di assimilazione riguarda la sonorit, o grado, dei foni ostruenti, che pu mutare: possiamo avere pertanto
una sonorizzazione o una desonorizzazione. In italiano possiamo esemplificare il fenomeno della sonorizzazione esaminando gli allofoni del fonema
/s/ davanti a consonante: vedremo che la distribuzione comporta due allofoni, di cui quello sordo [s] compare davanti a ostruente sorda, come nella
parola strada ['stra:da], mentre quello sonoro compare davanti a ostruenti
sonore, nasali, laterali e vibranti, come in sdolcinato [zdoltSi'na:to] o smeraldo [zme'raldo]. Anche la tendenza alla sonorizzazione di /s/ intervocalico nelle variet italiane settentrionali e in parte del toscano dovuta a
unassimilazione: le vocali sono infatti segmenti sonori. Si osservi per che
questa modificazione potuta avvenire solo in conseguenza di un mutamento fonologico: in alcune variet toscane rimane ancora unopposizione
fra /s/ e /z/ in posizione intervocalica, presente per esempio nelle coppie
/'fuso/ strumento per filare ~ /'fuzo/ participio di fondere. La scomparsa di questa opposizione fa s che le diverse variet italiane tendano a generalizzare uno dei due allofoni nel contesto intervocalico.
La desonorizzazione pu avvenire quando un segmento sonoro perda la sonorit. Ne troviamo un esempio in latino, in forme come lectus, participio
passato di lego io leggo: la occlusiva velare sonora [g] presente nella radice
del verbo, che compare come tale nella forma della prima persona singolare,
perde la sonorit e si trasforma nellocclusiva velare sorda [k] davanti al suffisso -tus del participio, che inizia con una occlusiva sorda. Questa desonorozzazione anche un esempio di assimilazione regressiva: qui lassimilazione colpisce il grado dellocclusiva. (Si osservi che nella forma italiana letto
troviamo unulteriore assimilazione, per cui la prima occlusiva assume il
luogo di articolazione della seconda.)
63

Articolazione
delle nasali

Cambiamento
di sonorit

Introduzione alla linguistica storica


La gorgia toscana

Influenza delle vocali


sulle consonanti

Assimilazione
a distanza

Dissimilazione

Scomparsa e nascita
di dittonghi

Un altro mutamento che possono subire le occlusive in posizione intervocalica e che dovuto a un loro avvicinamento al modo di articolazione delle vocali la cosiddetta spirantizzazione. Conosciamo questo fenomeno
dal toscano: in molte variet toscane, le occlusive sorde intervocaliche diventano fricative, avvicinandosi leggermente al modo di articolazione delle
vocali, che comporta lapertura del canale fonatorio (esempi sono la pronuncia [la hasa] per la casa, [diTo] per dito e via di seguito).
Le vocali condizionano generalmente il punto di articolazione delle consonanti che le precedono. Se osserviamo la pronuncia delle occlusive velari, ci
renderemo conto che locclusione avviene in punti diversi del palato a seconda che la vocale che segue sia anteriore o posteriore. Anche questa una
modificazione che facciamo fatica a percepire, dato che non ha valore distintivo, ma dal punto di vista articolatorio facile verificare che, mentre
nel caso per esempio della parola china locclusione che produciamo per articolare la [k] iniziale avviene allinizio del velo del palato, quasi contro il
palato duro, nel caso della parola cosa essa avviene pi indietro. Parliamo
nel primo caso di palatalizzazione, cio avanzamento del punto di articolazione verso il palato duro.
Non tutte le modificazioni di foni sono dovute alla coarticolazione. In primo luogo, lassimilazione pu avvenire a distanza. Un tipo di assimilazione a distanza la cosiddetta metafonesi, o metafonia, presente in vari dialetti italiani e nota anche dalle lingue germaniche antiche, un tipo di mutamento che colpisce il timbro delle vocali. Si consideri per esempio la parola gast, ospite, in gotico. La forma del singolare comporta una vocale
bassa /a/ nella sillaba radicale; nel plurale, troviamo invece gesti: per influenza della vocale anteriore /i/ nella sillaba finale, anche la vocale della
sillaba radicale avanza, divenendo /e/. Nelle lingue germaniche moderne
la condizione per la metafonia scomparsa; in inglese, dove le vocali finali
sono scomparse completamente, sono rimasti plurali caratterizzati dalla
metafonia, ma questo fenomeno non pi distinguibile dallapofonia (descritta nel cap. 2 par. 9): si vedano le coppie di singolari e plurali foot ~
feet, tooth ~ teeth, goose ~ geese ecc. (sulla metafonia in germanico vedi
anche cap. 2 par. 14.4.3).
Inoltre, troviamo anche il fenomeno inverso allassimilazione, detto dissimilazione. La dissimilazione pu essere esemplificata dalla legge di Grassmann, discussa pi avanti (cap. 2 par. 6.3). Un altro esempio costituito
dagli esiti della parola latina arbor albero in alcune lingue romanze. In italiano, per esempio, alle due vibranti del latino corrispondono una laterale e
una vibrante; lo stesso avviene in spagnolo, ma con ordine inverso: arbol. Il
francese, invece, mantiene le due vibranti: arbre.
Assimilazione e dissimilazione possono avere leffetto di diminuire o aumentare il numero dei segmenti. Ci si osserva per esempio nella scomparsa o creazione di dittonghi. Il primo fenomeno, detto monottongazione,
64

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

consiste nellavvicinamento progressivo delle due vocali che compongono


un dittongo, fino a fondersi in un unico timbro. Cos per esempio il dittongo [ai] del latino arcaico era gi diventato [ae] nel latino classico: la seconda vocale si era abbassata, avvicinandosi alla prima. In seguito, il dittongo si monottongato, dando come esito [e], come vediamo confrontando per esempio la desinenza del nominativo plurale dei temi latini in
-a- con il plurale degli stessi temi in italiano: lat. rosae, it. rose.
Il fenomeno inverso, cio la dittongazione, la creazione di due segmenti
a partire da uno iniziale. Si tratta di un tipo di dissimilazione pi correttamente detto differenziazione. Un noto esempio costituito dalla dittongazione romanza (su cui vedi scheda 1), per cui le vocali latine [e] e [o] hanno
avuto come esiti, in condizioni specifiche, dei dittonghi aperti: lat. decem,
it. dieci, lat. bonum, it. buono.
Altre modificazioni di foni possono essere
causate dalla struttura sillabica. In italiano per esempio la sillaba accentata
lunga, a meno che non sia la sillaba finale assoluta di parola: cio sono
lunghe le sillabe accentate di pallone o certo, ma non quelle di cos o perch.
Una sillaba pu essere lunga se chiusa, cio se ha una coda consonantica,
come la sillaba accentata nella parola certo ['tSEr.to], oppure se ha una vocale lunga. La vocale accentata della parola pallone, che si trova in una sillaba aperta (che non ha coda consonantica) viene pertanto articolata lunga,
[pal.'lo:.ne]: la sua articolazione dura un po pi a lungo di quella della vocale accentata della parola certo. Anche in questo caso, per i parlanti difficile rendersi conto di questa differenza, dato che non ha valore distintivo,
ma lanalisi spettrografica dimostra che la differenza esiste effettivamente.
Spesso gli apprendenti di italiano L2 che parlino una L1 in cui la quantit
vocalica ha valore distintivo (come linglese o il tedesco) tendono ad allungare la vocale tonica italiana in sillaba aperta in maniera molto accentuata,
proprio perch per loro naturale cogliere e riprodurre una caratteristica
che sono abituati a considerare distintiva nella loro L1.
In altri casi lallungamento vocalico pu essere dovuto allesigenza di mantenere la lunghezza della sillaba in presenza di una semplificazione o scomparsa della coda consonantica. Questo avviene nel caso del cosiddetto allungamento di compenso, presente per esempio nel greco classico. In greco classico alcuni nessi consonantici tendono a semplificarsi. Per esempio,
nella parola per piede, il cui genitivo pod-s podoq
, il nominativo comporterebbe un gruppo consonantico [ds] che in genere non conservato:
, con scomparsa della occlusiva dentale e
*pod-s diventa infatti pos poyq
conseguente allungamento di compenso della vocale radicale (si osservi che
la grafia < ou > , in alfabeto greco < oy > , rappresenta in questo caso il fonema /o:/). Un altro esempio il nominativo singolare dei sostantivi che
2.2. Struttura sillabica e accento

65

La sillaba accentata
italiana

Mantenimento della
struttura sillabica

Introduzione alla linguistica storica

Restrizioni
sulla sillaba finale
di parola

Modificazioni di foni
causate dallaccento

terminano in -nt: il greco presenta una serie di restrizioni sulle consonanti


che possono stare in finale di parola, che sono solo /n/, /s/ e /r/. Pertanto,
la dentale finale cade e anche in questo caso la vocale subisce un allunga
,
mento. Nella parola per leone troviamo dunque genitivo lont-os leontoq
nominativo lon levn

(dove < o > rappresenta /O:/ e nellalfabeto greco la


vocale < v > ).
In varie lingue, come tedesco e russo, le occlusive finali di parola possono essere solo sorde. In tedesco abbiamo per esempio Rad ruota [ra:t]; la sonorit ricompare qualora il segmento venga a trovarsi in interno di parola: Rades
ruota:gen [ra:d@s]. Questo fenomeno legato alla posizione: in molte lingue esistono restrizioni sulla struttura della sillaba finale di parola, che riguardano la possibile presenza di code consonantiche o il tipo di consonanti
che possono ricorrere nella coda. In italiano la sillaba finale di parola deve essere aperta, non ammette cio la presenza di code consonantiche. Infatti, le
uniche parole italiane che terminano in consonante sono proclitici, come la
negazione non o larticolo il: si tratta di parole che non portano accento proprio e prendono laccento dalla parola che le segue. Esse pertanto non sono
parole fonologiche e sono sempre seguite da unaltra parola (quella appunto
con cui costituiscono ununit accentuale) 1. In altre lingue le code sono ammesse, ma le consonanti che vi possono comparire sono limitate: abbiamo
gi ricordato che in greco antico, per esempio, le uniche consonanti che possono trovarsi in fine di parola sono /s/, /r/ e /n/. Il fenomeno esaminato sopra per il tedesco di tipo analogo: la coda della sillaba finale di parola pu
contenere meno opposizioni della coda di una sillaba interna; nel caso specifico lopposizione di sonorit (o grado) si neutralizza.
Laccento pu avere un ruolo rilevante nella modificazione dei foni. In
molte lingue, come per esempio il tedesco e il russo, le vocali delle sillabe
atone sono ridotte nella pronuncia, cio tendono a essere articolate per la
maggior parte come [@], [a] o [i]. Una tendenza di questo genere pu portare alla scomparsa di intere sillabe: per esempio, in francese antico la riduzione vocalica ha interessato in maniera crescente le sillabe che seguivano la
tonica, tanto da arrivare alla situazione del francese moderno, in cui tutte
le sillabe che seguono la tonica sono scomparse o si sono ridotte e contengono la vocale [@]. Si confrontino per esempio il lat. comprehendere prendere e il fr. comprendre comprendere, fonologicamente /kompr~adr@/. In
molti altri casi, la grafia continua a notare sillabe non pi realizzate, come
possiamo osservare per esempio nella flessione verbale: ils parlent /il parl/.

1. Esistono poi in italiano varie parole che, pur portando accento proprio, finiscono in consonante, come sport, toast, camion, ma si osserver che si tratta di prestiti da altre lingue, che non
hanno le restrizioni dellitaliano sulla struttura della sillaba finale.

66

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

3. Tipi di mutamenti fonologici


Abbiamo gi visto un caso di fonologizzazione, parlando della creazione del fonema // in inglese. La fonologizzazione avviene
qualora due allofoni, che come tali si trovano in distribuzione complementare, vengano a trovarsi, almeno in un contesto, nella stessa distribuzione.
Riprendiamo lesempio dellinglese: come abbiamo visto sopra, anticamente la situazione della nasale velare in inglese era la stessa che riscontriamo nellitaliano; si trattava cio di un allofono della nasale che compariva
solo davanti a occlusiva velare. In finale assoluta di parola, il gruppo consonantico [g] si semplificato, nel senso che caduta locclusiva finale.
Questo fenomeno di per s piuttosto comune: molte lingue non sopportano code consonantiche complesse (cio sillabe che finiscano con pi consonanti); come abbiamo osservato (cap. 2 par. 2.2), la fine di parola una
posizione che spesso subisce ulteriori restrizioni. In inglese, la scomparsa
dellocclusiva finale in questa posizione ha avuto la conseguenza di lasciare
senza contesto il fono [], che ha pertanto assunto funzione distintiva, in
coppie come /son/ figlio (son) ~ /so/ canzone (song), /Tin/ sottile
(thin) ~ /Ti/ cosa (thing) e cos via. La condizione che provocava la velarizzazione della nasale ancora visibile nella grafia, che conserva locclusiva
non pi realizzata nella pronuncia. Si osservi che la scomparsa dellocclusiva non ha causato perdite di opposizione proprio perch uno dei tratti dellocclusiva, cio la velarit, si era gi trasferito sulla nasale. Il carattere relativamente recente del valore fonemico di // testimoniato dalla sua distribuzione: mentre le altre nasali dellinglese, cio /n/ e /m/, possono ricorrere in qualunque posizione, il fonema // ristretto alla finale di parola; in
particolare, in interno di parola locclusiva velare non scomparsa. Abbiamo pertanto /si/ (sing) ma /singer/ (singer) (pronunciato [siger]), dove
la velare nasale si realizza sotto condizionamento della occlusiva che la segue ed un allofono di una nasale generica, come in italiano.
Un altro caso di fonologizzazione costituito dalla comparsa dellopposizione fra vocali orali e vocali nasali in francese. Com noto, il latino aveva
solo vocali orali, situazione per altro continuata nella maggior parte delle
lingue romanze (fra cui litaliano). In francese troviamo invece opposizioni
come /s~Ek/ cinque ~ /sEk/ secco (rispettivamente nella grafia cinq e sec).
Il fenomeno che ha creato questa opposizione simile a quello visto per
linglese. La vocale che precede una consonante nasale, come abbiamo gi
osservato (cap. 2 par. 2.1), in genere nasalizzata: labbassamento del velo
palatino che serve ad articolare la nasale inizia durante larticolazione del
segmento vocalico. In francese, in fine di sillaba, il tratto di nasalit si trasferito completamente sulla vocale e locclusione anche richiesta dallarti3.1. Fonologizzazione

67

Creazione di nuovi
fonemi: la nasale
velare in inglese

Creazione di nuovi
fonemi: le vocali
nasali in francese

Introduzione alla linguistica storica

colazione di una consonante nasale scomparsa. Come nel caso del fonema // in inglese, anche nel caso delle vocali nasali in francese la grafia conserva ancora la condizione che ne provocava la realizzazione: ma in realt
questa condizione non esiste pi nella pronuncia.
I due mutamenti che abbiamo visto, e in generale tutti i casi di fonologizzazione, creano un numero maggiore di opposizioni distintive: arricchiscono cio linventario dei fonemi di una lingua.
Scomparsa
di opposizioni
fonologiche

Sostitutzione
dellallofono
principale con
un altro allofono

3.2. Defonologizzazione La defonologizzazione il processo inverso alla

fonologizzazione: essa consiste cio nella perdita di unopposizione fonologica. Un esempio di defonologizzazione la scomparsa dellopposizione /s/ ~ /z/ in molte variet italiane. Osserviamo che nellitaliano standard
e in buona parte del toscano tale opposizione esiste solo in posizione intervocalica, in poche coppie come /'kjEse/ ~ /'kjEze/, /'fuso/ ~ /'fuzo/. Davanti a ostruente, lopposizione neutralizzata (il tratto di sonorit si assimila a quello dellostruente), mentre in iniziale assoluta di parola davanti a
vocale troviamo sempre solo /s/ e mai /z/. Possiamo quindi dire che lopposizione che si persa aveva un rendimento funzionale basso, nel senso
che le coppie minime che essa distingueva erano in quantit limitata.
Un altro esempio di defonologizzazione costituito dalla scomparsa dellopposizione fonologica fra vocali brevi e vocali lunghe nel latino volgare.
In latino esistono coppie minime distinte dalla quantit della vocale, come
per esempio /rosa/ rosa:nom ~ /rosa:/ rosa:abl. Nel latino volgare,
cio la lingua parlata nei primi secoli d.C., questa opposizione scomparve:
in italiano, come abbiamo visto (cap. 2 par. 2.2), si sono ricreati foni vocalici lunghi, che per, oltre a non avere nessuna corrispondenza con la
quantit vocalica del latino, non hanno valore fonemico, ma sono semplici
allofoni, presenti nelle sillabe toniche aperte non finali di parola.
Come la fonologizzazione, anche la defonologizzazione modifica linventario dei fonemi di una data lingua: in questo caso per il numero di opposizioni diminuisce.
3.3. Rifonologizzazione La rifonologizzazione un fenomeno diverso dai
due visti nelle sezioni precedenti, in quanto essa non agisce sul numero
delle opposizioni fonologiche. La rifonologizzazione consiste infatti nella
sostituzione completa dellallofono principale di un fonema con un altro
allofono. Un caso di rifonologizzazione che tratteremo estesamente pi
avanti (cap. 2 par. 6.1) la cosiddetta prima rotazione del germanico (o
legge di Grimm), per la quale il sistema delle ostruenti, che per lindoeuropeo si ricostruisce come formato da occlusiva sorda, occlusiva sonora e occlusiva sonora aspirata, si modifica in occlusiva sorda, occlusiva sonora e

68

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

fricativa sorda: rimangono tre opposizioni, ma con un completo cambiamento del tipo delle opposizioni stesse.
4. Il sistema fonologico dellindoeuropeo
4.1. Ostruenti
tabella 1

Le ostruenti dellindoeuropeo ricostruito


Sorda

Sonora

Sonora aspirata

Occlusive velari

gh

Occlusive labiovelari

kw

gw

gwh

Occlusive palatali

gh

Occlusive dentali

dh

Occlusive bilabiali

bh

Fricativa dentale

Diamo qui di seguito il sistema fonologico dellindoeuropeo ricostruito.


Questa ricostruzione non lunica possibile, come vedremo meglio in seguito, ma pu costituire un punto di partenza per introdurre ulteriori elaborazioni.
Osservazioni Le occlusive palatali sono indicate con un particolare diacritico < > , come per esempio in < k > , che non un simbolo ipa, ma
quello tradizionalmente usato nei manuali di indoeuropeo. Un altro simbolo non appartenente allipa usato nelle ricostruzioni il segno < > per
indicare la vocale lunga, come per esempio in < a > . Le trascrizioni di lingue comunemente scritte in alfabeti diversi da quello latino seguono le comuni convenzioni; nelle appendici del primo capitolo ho comunque fornito lalfabeto greco, quello cirillico e il devanagar, con le rispettive trascrizioni. Per quanto riguarda le corrispondenze ipa dei simboli usati per trascrivere le lingue slave e il sanscrito rimando alla trattazione dei rispettivi
sistemi fonologici (cap. 2 parr. 14.5 e 14.7).
Ai fonemi elencati vanno aggiunti come allofoni delle occlusive sorde (e
delle occlusive aspirate nella posizione /#s _) le sorde aspirate, che si fonologizzano unicamente in indoario. Ne troviamo un esempio nel verbo stare, ie. *sta-: lat. sto, gr. hstemi, scr. tis.t.hami (la forma greca e quella sanscrita comportano un raddoppiamento; vedi cap. 2 par. 6.3; una diversa
spiegazione possibile se si considera che laspirazione sia la traccia di una
69

Un sistema
fonologico ricostruito

Introduzione alla linguistica storica

laringale; vedi cap. 2 par. 12). NellOttocento, quando si attribuiva al sanscrito un carattere pi conservativo di quanto non venga fatto ora, si ricostruivano pure le sorde aspirate come fonemi indipendenti dellindoeuropeo. Per quanto riguarda le sonore aspirate, oggi si pensa che in realt esse
fossero piuttosto mormorate aspirate (andrebbero dunque notate come
*/bh/, */dh/ ecc.). Doveva poi esistere un allofono sonoro della fricativa

dentale [z] davanti a occlusive sonore.


4.2. Liquide e nasali; sonanti e semivocali
Liquide e nasali
sonanti

Osservazioni Sia le liquide e nasali, sia le semivocali (o glide) possono assumere valore vocalico qualora si trovino in contesto consonantico. Liquide e nasali sillabiche sono dette anche sonanti.
tabella 2

Nasali

Liquide

tabella 3

Le liquide e le nasali dellindoeuropeo ricostruito


Non sillabiche

Sillabiche

Dentale

n.

Bilabiale

m.

Laterale

l.

Vibrante

r.

Le semivocali dellie. ricostruito

Palatale

Velare

Lunica lingua che conserva in parte le sonanti originarie il sanscrito 2, in


cui possiamo osservare lalternanza non fonologica di /r/ sillabica e non sillabica: si veda per esempio scr. pitari padre:loc.sg pitr. s.u padre:loc.pl.
Nella seconda forma la vibrante si viene a trovare fra due consonanti e si
vocalizza, diventando nucleo di sillaba.
Oltre alle sonanti /n/,
. /m/,
. /r. /, /.l/ si ricostruiscono anche delle sonanti lunghe, che in qualche lingua hanno esiti separati. Siccome questi esiti si lasciano spiegare alla luce della teoria delle laringali (cap. 2 par. 12), non ne
daremo trattazione separata.
2. Una sonante */r/
. va ricostruita per il protoindoiranico; nelle variet iraniche storiche, per,
essa aveva probabilmente gi sviluppato una vocale di appoggio /@/. Le liquide sonanti delle lingue slave sono di origine pi tarda e non derivano da quelle indoeuropee, vedi cap. 2 par.
14.7.2.

70

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

4.3. Vocali
figura 1 Le vocali dellindoeuropeo ricostruito
u u:

i i:
e e:

o o:

a a:

Osservazioni La vocale /@/, comunemente detta s@wa dal nome della stessa vocale nelle lingue semitiche, si ricostruisce in base a esempi in cui tutte
le lingue indoeuropee presentano un timbro [a], mentre lindoiranico presenta un timbro [i], come nella parola per padre: lat. pater, gr. pater
pathr
, got. fadar, scr. pit
ar-. Come vedremo pi avanti, si tratta di una ricostruzione su cui non tutti concordano: alcuni studiosi preferiscono far
rientrare questo fonema in un sistema pi ampio, delle cosiddette laringali
(vedi cap. 2 par. 12). La vocale centrale media // o //, anche detta s@wa
secundum e solitamente trascritta < > , risulta dal grado dellapofonia
fra consonanti (vedi cap. 2 par. 9).

Lo s@wa indoeuropeo

4.4. Accento Le lingue indoeuropee presentano sistemi accentuali di vario

Accento libero
e musicale

genere, come vedremo meglio nei paragrafi che seguono. In base alle testimonianze delle lingue pi conservative, come il sanscrito vedico, il lituano
e in parte il greco, possiamo ricostruire per lindoeuropeo un accento con
sede libera (cio poteva cadere su qualunque sillaba). Si trattava di un accento non di tipo intensivo, come laccento dellitaliano e della maggior
parte delle lingue europee moderne, ma di un accento musicale o di altezza
(ingl. pitch accent): la sillaba tonica non si distingueva per lintensit con la
quale era articolata la vocale, ma per la sua altezza.
5. Ricostruzione
Possiamo domandarci come ricostruiamo i fonemi rappresentati sopra. Il
caso pi semplice quello in cui tutte le lingue indoeuropee presentino
nella stessa parola lo stesso fonema. Troviamo casi di questo genere soprattutto per liquide e nasali. Un esempio la parola per nove, che presenta
una nasale dentale in posizione iniziale in tutte le lingue indoeuropee in
cui attestata: oltre al latino novem (e ovviamente allitaliano nove), lingle71

Come ricostruire
i fonemi

Introduzione alla linguistica storica

se e il tedesco nine e neun, il sanscrito nva e il greco enna enn


ea
3; oppure
la parola per naso, dove accanto allitaliano possiamo elencare linglese nose, il russo nos e il sanscrito nasa .
Un caso pi problematico si pone quando una lingua discorda dalle altre.
Esaminiamo i segmenti iniziali delle seguenti forme:
[1] latino pater
[2] latino sex

Il metodo
comparativo

greco pater sanscrito pitrgreco hks sanscrito s.as.

inglese father
inglese six
russo sest

Nel primo caso, linglese (e in generale il germanico) discorda dalle altre


lingue, perch presenta una fricativa in luogo di unocclusiva; nel secondo,
il greco discorda dalle altre lingue, presentando unaspirazione in luogo di
una sibilante. importante constatare che la maggior parte delle lingue
concorda, ma ci non sufficiente: esistono, come vedremo, casi in cui
una lingua o famiglia linguistica sola nel conservare la situazione originaria. Per poter ricostruire la forma indoeuropea, in questi casi, bisogna basarsi su una grande quantit di dati, che lascino intravedere delle regolarit.
Come vedremo pi avanti, i mutamenti attestati rispettivamente dallinglese e dal greco negli esempi forniti sopra si inseriscono in una serie di
mutamenti regolari, che chiameremo leggi fonetiche con il nome usato
dai linguisti che per primi indagarono le dinamiche del mutamento fonologico nel xix secolo.
Il procedimento principale usato per la ricostruzione il metodo comparativo, che consiste nel confrontare fra loro tutti i dati disponibili, individuare le regolarit e in base a esse ricostruire una forma che spieghi attraverso
mutamenti regolari tutti gli esiti attestati.
6. Le leggi fonetiche

I neogrammatici

Verso la fine del xix secolo, un gruppo di studiosi tedeschi, detti neogrammatici, giunse a individuare le caratteristiche di regolarit del mutamento fonologico. Fu elaborato allora limportante concetto di legge
fonetica (si osservi che luso del termine fonetica in questo contesto
data al xix secolo, quando non era comune distinguere fra fonetica e fonologia: in realt ci si riferisce al mutamento fonologico). Fino ad allora,
si erano osservate alcune regolarit nelle corrispondenze di foni o fonemi

3. La forma greca presenta una vocale iniziale che non esiste nelle altre lingue. Si tratta di un fenomeno frequente in questa lingua, per cui molte parole con consonante iniziale sviluppano
una prostesi vocalica. Unaltra spiegazione pu essere data ricostruendo allinizio di alcune parole una laringale (vedi cap. 2 par. 12).

72

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

fra le diverse lingue indoeuropee, ma non si era riusciti a trovare spiegazioni per molte delle irregolarit. In verit forse inizialmente le spiegazioni non furono trovate perch non erano state cercate: in un primo tempo, infatti, gli interessi degli studiosi si erano rivolti alla comparazione e
in parte alla ricostruzione, ma non al mutamento. Solo lo storicismo della seconda met dellOttocento port in seguito la linguistica a identificare il proprio metodo con quello delle nascenti scienze storico-sociali.
Linteresse si spost allora sul mutamento fonologico e il fatto che potessero essere rintracciate cause per le irregolarit del mutamento condusse i
linguisti a riconoscere lacquisita scientificit del metodo sviluppato. Vedremo nel paragrafo che segue come concretamente si sia passati dalla
constatazione delle corrispondenze allelaborazione del concetto di legge
fonetica.
Allinizio del xix secolo, il linguista danese Rasmus Rask e, in maniera indipendente, Jacob Grimm, studioso tedesco
di antiche lingue germaniche e tradizioni popolari, osservarono corrispondenze del tipo che abbiamo introdotto sopra nellesempio [1]: i
due studiosi osservarono cio che a una fricativa del germanico corrispondeva unocclusiva nelle altre lingue indoeuropee. Per la verit, si
not subito che il germanico presentava una discrepanza rispetto alle
altre lingue indoeuropee nel caso di tutte le occlusive (non solo delle
sorde): osserviamo qualche dato nella tabella 4 (diamo di seguito, oltre
alle lingue germaniche, solo le lingue in cui lesito del fonema esemplificato non richiede spiegazioni troppo complicate. Le altre corrispondenze saranno comunque date pi avanti, nel cap. 2 par. 13.4.1, e
nellAppendice C).
Come possiamo vedere dai dati forniti nella tabella 4, le consonanti occlusive ricostruite per lindoeuropeo si sono per cos dire spostate in
germanico: si avuta una rotazione, per cui locclusiva sorda diventata
una fricativa sorda (si spirantizzata), locclusiva sonora diventata
unocclusiva sorda (si desonorizzata) e locclusiva sonora aspirata diventata unocclusiva sonora (ha perduto laspirazione). Per questo motivo, il mutamento detto solitamente rotazione consonantica. Possiamo
riassumere cos questi mutamenti (in questa serie di corrispondenze non
sono distinte velari e palatali, dato che esse hanno un esito unico in
germanico):
6.1. La legge di Grimm

*/p, t, k, kw/ > /f, T, h, hw/;


*/b, d, g, gw/ > /p, t, k, kw/;
*/bh, dh, gh, gwh/ > /b, d, g, w/.
73

Le ostruenti
del germanico

Introduzione alla linguistica storica


tabella 4

Qualche corrispondenza fra le ostruenti del germanico e delle altre lingue

Latino

pater padre

Greco

pater

Sanscrito

Russo

pitar-

hupr

Germanico
Gotico

Inglese

fadar

father

ufar

labius labbro

lip
phro io porto

bharami

tu tu
bhratar-

frater fratello

baran
ty

tu [Tu]

brat

brotar [broTar]

id ci

it

decem dieci

deka

dasa

desjat

edo io mangio

e domai

a dmi

ed-mi (sl. eccl.)

thura porta
eruthrs rosso

tahun

dar
rudhirah.

door
red
hundred

decem [dekem] dieci

dka

tahun

gnosco io so

gno sko

kunnan

ego io

ego

ik

quod che

as

aqua acqua

a a
gune donna

ten
eat

centum [kentum] cento hekatn

Un caso
di rifonologizzazione

bear

qin

know

what

queen

Osserviamo che questo mutamento non cambia il numero di fonemi: ci


troviamo sempre davanti allo stesso numero di ostruenti, solamente si sono
modificate le caratteristiche di sonorit e aspirazione (in luogo della quale
troviamo la spirantizzazione, cio la creazione di fricative). Pertanto, questo mutamento , come abbiamo gi osservato nel cap. 2 par. 3.3, una rifonologizzazione 4.
4. Solo nel caso degli esisti di */gwh/ troviamo effettivamente un fonema in meno: infatti questo fonema indoeuropeo ha come esiti in germanico /g/ o /w/, cio confluisce in altri fonemi.

74

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

Come avremo modo di vedere nel prossimo paragrafo, i primi comparatisti


non furono in grado di riconoscere la regolarit del fenomeno: bench esso
vada sotto il nome di legge di Grimm, si pot giungere a una sua formulazione in termini rigorosi solo quando fu formulata anche la legge di Verner, che spiega la maggior parte delle eccezioni riguardo agli esiti in germanico delle originarie occlusive sorde indoeuropee. In un primo tempo, le
uniche eccezioni spiegate erano quelle rappresentate da parole quali lat.
specio guardo, ingl. spy spiare, gr. aster ast
hr
stella, ingl. star, lat. octo
otto, ted. acht, lat. hostis nemico, ingl. guest ospite. In tutti questi casi,
il mancato passaggio dellocclusiva sorda a fricativa dovuto al contesto
immediato: locclusiva infatti preceduta da una fricativa.
6.2. La legge di Verner Oltre alle regolarit illustrate sopra, i primi compa-

ratisti riscontrarono negli esiti delle occlusive indoeuropee in germanico


anche numerose irregolarit, che inizialmente non riuscirono a spiegarsi.
Abbiamo visto sopra che a una occlusiva sorda del latino corrisponde una
fricativa sorda del germanico: per nella parola per padre in corrispondenza della /t/ latina troviamo invece una fricativa sonora /D/ in inglese
e in gotico: lat. pater, gr. pater pathr
, scr. pitr-, ingl. father /faDer/, got.
fadar 5. Constatando la presenza di irregolarit, Grimm scriveva che il passaggio da /t/ a /T/ avveniva in germanico nella maggioranza dei casi: ma
quale fosse la ragione per la quale a volte questo passaggio non era avvenuto gli sfuggiva.
Negli anni Settanta del xix secolo, un altro studioso, Karl Verner, riusc a
trovare una spiegazione per quelle che sembravano irregolarit. Osservando la posizione dellaccento nelle lingue che avevano conservato un accento libero (soprattutto vedico e in parte greco), not che le eccezioni si trovavano tutte in posizione interna di parola e non erano immediatamente
precedute dalla sillaba che in origine portava laccento. Questa condizione
accentuale non conservata nelle lingue germaniche, che presentano invece per lo pi un accento intensivo sulla sillaba radicale. Pertanto, il passaggio delle sorde a fricative sonore era avvenuto prima che laccento si modificasse.
Possiamo enunciare la legge di Verner come segue: in posizione interna di
parola, fra elementi sonori, se non preceduta immediatamente dalla sillaba
tonica, una occlusiva sorda diventa una fricativa sonora. Nelle lingue germaniche, in corrispondenza dei fonemi che hanno subito la legge di Ver5. Si osservi che la grafia < th > dellinglese rappresenta due fonemi diversi, linterdentale sorda
/T/, come in three /Tri:/, e linterdentale sonora /D/, come in this /Dis/ o, appunto, father.
Quanto al gotico, si pensa generalmente che i grafemi < g > , < d > e < b > in interno di parola
se non preceduti da nasale rappresentino le fricative //, /D/ e //.

75

La spiegazione
delle irregolarit

Introduzione alla linguistica storica

ner troviamo a volte occlusive sonore. Vediamo alcuni esempi della legge
di Verner, oltre alla parola per padre, gi vista sopra:
ie. */p/ > germ. *//: *septm sette ingl. seven ted. sieben;
ie. */t/ > germ. */D/: *al-ts allevato ingl. old;
> germ. */()/: *deuk radice del verbo condurre ted. ge-zogen.
ie. */k/, */k/
Questultimo esempio si pu confrontare con il ted. ziehen, infinito dello
indoeuropeo ha dato /h/ per la prima
stesso verbo: in questa forma, */k/
rotazione (poi scomparso nella pronuncia nel tedesco moderno). Evidentemente, linfinito deriva da una forma che portava laccento sulla radice,
mentre il participio deriva da una forma che portava laccento sul suffisso.
Tale alternanza conservata, almeno dalla grafia, anche in altri verbi forti
tedeschi, come gehen ~ gegangen.
Un caso
di dissimilazione

6.3. La legge di Grassmann In alcune lingue indoeuropee, la formazione

dei tempi verbali comportava un processo morfologico detto raddoppiamento. In particolare, in greco e sanscrito, era raddoppiato il tema del perfetto: cos in greco troviamo per esempio il verbo poien poien fare, che
ha un presente poio poiev
faccio e un perfetto pepoeka pepohka ho fatto, in cui al tema viene premessa la sillaba pe- che contiene la consonante
iniziale pi la vocale /e/; il verbo lein lyein

sciogliere ha un presente lo
lyv
sciolgo e un perfetto lluka lelyka

ho sciolto, in cui riconosciamo il


prefisso le-, e cos via di seguito. Lo stesso processo attestato in sanscrito,
dove il raddoppiamento contiene la prima consonante della radice e la vocale della radice a grado apofonico ridotto: dal verbo budh- sapere presente bodhami so perfetto bubodha ho saputo (sullalternanza delle vocali
radicali, o apofonia, in sanscrito vedi cap. 2 par. 9).
Se per osserviamo la formazione del perfetto dei verbi la cui radice inizia
per consonate aspirata notiamo una apparente irregolarit rispetto alle forme viste fin ora. Troviamo infatti esempi come greco phuein Wyein

nascere presente pho Wyv


nasco, vengo in essere, perfetto pphuka peWyka

sono per natura e sanscrito bhu- essere presente bhavami sono babhuva
sono stato. In queste forme il raddoppiamento del perfetto non contiene
la prima consonante della radice, che unocclusiva aspirata, ma la corrispondente occlusiva non aspirata. I soli dati dei perfetti in greco e sanscrito
non permettono di capire per quale motivo le forme considerate non siano
piuttosto *phphuka e *bhabhuva: tuttavia, nelle stesse lingue, altri processi
morfologici hanno effetti simili. Si pensi a forme quali il greco thrks wrj
(nom.) ~ trikhs trixoq
(gen.) capello, in cui laspirazione compare sulla
prima occlusiva nelle forme in cui il suffisso inizia con una consonate (anche quindi thriks wrij, dat. pl.) e sulla seconda nelle forme in cui il suffis76

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

so inizia per vocale: thrik-s ~ trikh-s. In greco un gruppo consonantico


*[khs] non possibile fonologicamente, quindi la deaspirazione della occlusiva velare nel nominativo e dativo plurale causata dalla presenza della
/s/ del suffisso. Meno chiaro il motivo per cui in queste forme aspirata
la prima consonante, che invece non aspirata altrove. Aggiungiamo ancora una serie di dati, sempre presi dal greco, che possono aiutarci a chiarire
la situazione. Il verbo avere in greco presenta le seguenti forme: presente
indicativo kho e xv ho, futuro hkso e jv, formato con un suffisso -s-, in
cui notiamo lo stesso fenomeno osservato in thrks wtrj, cio la consonante /kh/ davanti a /s/ perde laspirazione, mentre compare unaspirazione
sulla prima sillaba, congiuntivo aoristo skh sxv . Qui locclusiva velare presenta laspirazione, la vocale radicale a grado (in pratica, non c vocale
radicale, vedi cap. 2 par. 9) e troviamo una /s/ iniziale che non abbiamo trovato altrove e che, conoscendo i paradigmi verbali greci, sappiamo non essere un prefisso di alcun genere. La presenza di questa fricativa si spiega perfettamente se consideriamo che in greco /s/ iniziale di parola davanti a vocale > /h/: e infatti laspirazione presente nella forma hkso e ksv. Quindi, essa non dovuta alla scomparsa dellaspirazione dellocclusiva. In realt
lunica spiegazione possibile per questa forma quella di ricostruire una radice greca con due aspirazioni, partendo da ie. *segh > gr. *hekh.
I vari processi morfofonologici esaminati sopra si spiegano attraverso un
fenomeno di dissimilazione: in greco e sanscrito due aspirate in due sillabe
successive si dissimilano e generalmente la prima perde laspirazione, mantenendola solo quando la seconda aspirata perde a sua volta laspirazione
per qualche motivo specifico (per esempio, la presenza di un suffisso che
inizia con /s/ in greco).
Questo fenomeno viene detto legge di Grassmann, perch fu descritto per
la prima volta da Hermann Grassmann, nel 1863. Spiega tra laltro dati
presenti in altre lingue, che lasciano in effetti ricostruire parole con due
aspirate in due sillabe successive: per esempio, il latino arcaico fefaked fece
un perfetto raddoppiato (del raddoppiamento nel latino classico non rimasero che scarse tracce); il verbo facio deriva dalla radice indoeuropea
*dhe-, ampiamente attestata, per esempio nel presente raddoppiato greco
tthemi twhmi metto (si osservi la mancanza di aspirazione nella prima sillaba), o nellinglese do fare. Unaltra forma di perfetto raddoppiato latino,
che pure testimonia la presenza di due aspirate in due sillabe successive,
fefelli, perfetto di fallo cado, da confrontare con il verbo greco sphllo faccio cadere (ie. *sgwhel- incespicare, fare un passo falso). Come vedremo
meglio pi avanti (cap. 2 par. 14.1.1), in latino */dh/ indoeuropeo in posizione iniziale > /f/. Lantico perfetto latino quindi dimostra che per il perfetto
indoeuropeo si possono ricostruire forme raddoppiate con due aspirate, e
che la deaspirazione della prima un fenomeno del greco e del sanscrito.
77

Introduzione alla linguistica storica

7. Lisoglossa kentum / sat@m e lalbero genealogico delle lingue


indoeuropee
Lingue occidentali
e lingue orientali

Lingue kentum
orientali

Abbiamo gi visto nel capitolo 1 che le lingue indoeuropee vengono tradizionalmente divise in due gruppi, detti kentum e sat@m dalla parola per
cento rispettivamente in latino e avestico. I due gruppi si differenziano in
base al trattamento delle velari indoeuropee. Nella tabella 1, abbiamo ricostruito tre serie di velari (o dorsali): velari pure, labiovelari e velari palatalizzate, dette per brevit palatali. Nelle lingue kentum velari pure e palatalizzate si uniscono in ununica serie di velari; le labiovelari hanno esiti diversi: o sono conservate (latino, germanico, anatolico), o diventano occlusive di vario genere (greco, celtico). Nelle lingue sat@m invece le velari palatalizzate si palatalizzano ulteriormente: la loro articolazione subisce un processo di avanzamento, che le porta a essere articolate come affricate o fricative palatali o dentali. Le velari pure si fondono in ununica serie con le labiovelari e hanno due esiti: davanti a vocali anteriori subiscono anchesse
una palatalizzazione (ma diversa da quella subita dalle velari palatalizzate),
mentre davanti a vocali posteriori diventano velari. Solo armeno e albanese
conservano tracce di tre serie distinte di velari, perch in queste lingue le
velari pure indoeuropee non si confondono completamente con le labiovelari (come nelle altre lingue sat@m), per lo meno davanti a vocali anteriori.
Fra le lingue indoeuropee note nel xix secolo, sono kentum le lingue celtiche, germaniche, italiche compreso il latino, e il greco, mentre sono sat@m
lalbanese, larmeno, lindoiranico, lo slavo e il baltico, che per in qualche
caso sporadico presenta esiti kentum: in altre parole, sembrava che il trattamento delle velari tracciasse una distinzione abbastanza netta fra lingue occidentali e lingue orientali. Sembrava quindi di poter tracciare unisoglossa
(vedi cap. 2 par. 8) che contenesse a est tutte le lingue sat@m e che per ricostruire lalbero genealogico indoeuropeo si dovesse partire nel modo rappresentato in figura 2.
Nel xx secolo, la scoperta dellanatolico e del tocario, lingue orientali che
conservano caratteristiche kentum, ha messo in crisi questo modo di vedere. Entrambe le famiglie pongono interrogativi riguardo a questa questione: il tocario perch la sua posizione molto orientale (anzi, si tratta del
figura 2 Albero genealogico verso il 1870
* indoeuropeo

lingue kentum

78

lingue satm

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

ramo pi orientale della famiglia indoeuropea), lanatolico perch, come


stato suggerito in epoca recente, forse presenta al suo interno anche caratteristiche sat@m. Sicuramente lalbero genealogico a cui si era arrivati verso
la fine dellOttocento, che vedeva una prima separazione fra kentum e
sat@m, con corrispondenza geografica precisa, oggi non pi proponibile.
Poich lanatolico, come avremo modo di vedere meglio pi avanti, ha
messo in crisi la ricostruzione tradizionale dellindoeuropeo per molti
aspetti che vanno al di l del problema delle velari, e poich per altri versi
sembra conservare caratteristiche pi arcaiche di quelle conservate da tutte
le altre lingue indoeuropee, alcuni studiosi, fra cui lamericano Edgar
Sturtevant, hanno supposto che questa famiglia linguistica si sia separata
prima delle altre, arrivando a sostenere lipotesi cosiddetta dellindoittita
(vedi fig. 3).
figura 3 Albero genealogico secondo Sturtevant
* indoittita

* indoeuropeo

anatolico

In generale, anche se il modello dellalbero genealogico ancora in uso, pi


che altro per praticit, le conoscenze acquisite nel corso del tempo sulle
modalit di diffusione del mutamento linguistico lo rendono ormai sostanzialmente superato. Vedremo meglio che cosa questo significhi nel par.
8 di questo capitolo e nel cap. 6.
8. La diffusione del mutamento
Prima di procedere con la discussione del modello ad albero genealogico,
dobbiamo introdurre un importante concetto, a proposito della diffusione
del mutamento fonologico (e della variazione linguistica in generale), quello
cio di isoglossa. Il termine isoglossa fu coniato per indicare una linea che su
unarea geografica delimita la comparsa di un certo fenomeno fonologico
(esempi di isoglosse si trovano nellAppendice A al cap. 6). La ricerca sul
campo svolta dai dialettologi a partire dagli ultimi decenni dellOttocento
ha permesso di capire che, coerentemente con quanto era previsto dalla teoria delle onde, di cui parleremo in questo paragrafo, i limiti di diffusione di
un dato mutamento non sono netti, ma spesso si intersecano con i limiti di
mantenimento della situazione precedente o con i limiti di diffusione di un
altro mutamento. Torneremo su questo problema nel cap. 6.
79

Lindoittita

Introduzione alla linguistica storica


Problematicit del
modello ad albero
genealogico

Variazione diatopica
e diffusione
del mutamento

Lisoglossa kentum / sat@m non comunque lunico aspetto problematico


nella definizione di un albero genealogico: anzi, se supponiamo che a ogni
nodo nella nostra rappresentazione corrisponda una separazione netta fra
lingue, incorriamo in numerose difficolt. Per esempio, il latino e le lingue
italiche presentano affinit fra di loro, ma anche con le lingue celtiche.
Queste ultime sembrano pi vicine alle lingue italiche che al latino; daltro
canto lingue italiche e latino sono molto vicini, tanto che spesso gli studiosi li raggruppano insieme. Bisogna inoltre considerare che sia le lingue celtiche sia il latino presentano vari punti di contatto col germanico, ma questi non sono gli stessi. Pertanto, capire quale possa essere la cronologia esatta del distacco reciproco fra lingue celtiche, latino e lingue italiche molto
difficile.
Il modello dellalbero genealogico era stato introdotto in linguistica da August Schleicher, studioso vissuto intorno alla met dellOttocento. Per
esplicita dichiarazione di Schleicher, che cita lopera di Darwin, il modello
era basato sulle scienze naturali, che erano allora particolarmente avanzate
nella loro elaborazione teorica. Pertanto, si trattava di un modello che presupponeva una divisione netta a ogni ramificazione. Gi verso la fine dellOttocento, la dialettologia e lo studio della variazione diatopica di lingue
e variet parlate diedero un notevole apporto alla comprensione delle possibili dinamiche del mutamento linguistico. Si comprese allora che le dinamiche dei rapporti intrattenuti da variet linguistiche diverse erano molto
pi complesse di quelle semplificate implicite nel modello dellalbero genealogico. In particolare, variet pi o meno differenziate ma diffuse in
zone contigue si influenzano le une con le altre in momenti diversi della
loro evoluzione. Pertanto, le divisioni nette raffigurate nel modello ad albero vanno corrette con lintroduzione di possibili contatti fra lingue gi separate.
Come abbiamo appena osservato, il modello dellalbero genealogico presuppone che le variet si separino in origine e i mutamenti interessino in
maniera globale un intero ramo: per fare un esempio, ponendo che la distinzione fra lingue kentum e sat@m abbia caratterizzato una divisione in
due rami, la palatalizzazione tipica delle lingue sat@m si dovrebbe presentare in tutte queste lingue senza differenziazioni. Come abbiamo gi ricordato (cap. 2 par. 7), invece, armeno e albanese, pur essendo per molti aspetti
lingue sat@m, presentano discrepanze e il baltico presenta forme che hanno
lesito kentum, pur essendo una lingua sat@m. Gi verso la met del xix secolo fu proposto un modello alternativo a quello dellalbero genealogico,
che va sotto il nome di teoria delle onde. Lo studioso tedesco Johannes
Schmidt propose di considerare i mutamenti linguistici come fenomeni
che, partendo da un centro di irradiazione, si diffondono a cerchi concentrici, indebolendosi man mano che si allontanano dal centro. Con questo
80

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

modello, che costituisce un avanzamento rispetto a quello dellalbero genealogico, si inizia a tener conto dei possibili effetti della variazione diatopica su quella diacronica.
9. Il vocalismo indoeuropeo I: lapofonia
Fra la fine del xviii e linizio del xix secolo, sorse in Occidente un grande
interesse per le culture dellEstremo Oriente, fino ad allora poco note, e in
particolare per la cultura dellIndia. LIndia era vista come la culla di un
tipo di spiritualit diverso e particolarmente elevato, nobilitato anche dallestrema antichit delle sue tradizioni; lo studio dei testi filosofici indiani
antichi interessava i filosofi occidentali e ben presto port con s linteresse
per la lingua in cui questi testi erano scritti. Dato laltissimo prestigio di
cui godeva la cultura dellantica India, i primi studiosi che scoprirono la
somiglianza del sanscrito con le lingue europee antiche pensarono che il
sanscrito non fosse solo una lingua indoeuropea al pari delle altre, ma che
fosse la lingua capostipite, da cui latino, greco, germanico e le altre lingue
indoeuropee derivavano. In altre parole, per questi primi studiosi non era
necessario ricostruire lindoeuropeo, dato che tutte le lingue indoeuropee
sarebbero derivate dal sanscrito.
Questa visione delle cose non era priva di problemi, perch il sanscrito per
alcuni versi una lingua piuttosto innovativa, soprattutto nel campo della
fonologia. A parte lesito sat@m delle velari, una grande difficolt per considerare il sanscrito il capostipite delle altre lingue risiede nel suo vocalismo.
In sanscrito (come per altro in tutto lindoiranico) le tre vocali indoeuropee */o/, */e/, */a/ sia lunghe sia brevi si sono fuse in ununica vocale /a/,
lunga o breve. La teoria secondo la quale il sanscrito avrebbe preceduto
tutte le altre lingue comportava che si ricostruisse una situazione in cui da
una */a/ originaria si sarebbero sviluppate nella maggior parte delle lingue
indoeuropee anche una */e/ e una */o/, in maniera tuttaltro che facile da
spiegare. Ricordiamo per che questa ricostruzione era accettata in unepoca in cui non era ancora stato elaborato il concetto di legge fonetica, e
quindi si accettava lirregolarit e limpossibilit sostanziale di spiegare certi esiti. Furono i neogrammatici a scoprire la cosiddetta legge delle palatali, che esamineremo nel par. 10 di questo capitolo, che dimostra come in
sanscrito siano rimaste tracce delle vocali indoeuropee nel consonantismo.
Di conseguenza, a partire dagli ultimi decenni dellOttocento non rimasero dubbi sul fatto che il sanscrito non potesse essere lindoeuropeo originario, ma che dovesse essere invece ritenuto una lingua da esso derivata, al
pari delle altre.
Lidea che lindoeuropeo avesse in origine solo la vocale */a/ rendeva difficile comprendere appieno il ruolo di un importante fenomeno morfofono81

Il primato
del sanscrito

Una sola vocale

Introduzione alla linguistica storica

Lalternanza vocalica

Alternanza fra vocale


lunga e breve

logico attestato nelle lingue indoeuropee, lapofonia, o gradazione o alternanza vocalica. Lapofonia nota anche dal sanscrito, ma in questa lingua
essa ha avuto uno sviluppo indipendente e non continua che in parte lapofonia indoeuropea. Vediamo che cosa va sotto questo nome e esaminiamo in breve il fenomeno.
Alcune lingue indoeuropee antiche, fra cui il greco e le lingue germaniche,
presentano lalternanza e/o/ della vocale radicale di verbi e nomi in forme
diverse: questa alternanza va sotto il nome di apofonia qualitativa. Il fenomeno ancora ben presente in inglese moderno, anche se con timbri vocalici diversi da quelli ricostruiti per lindoeuropeo, nei cosiddetti verbi forti,
in cui troviamo alternanze del tipo sing / sang / sung, dove la vocale radicale
indica diversi tempi verbali. Nel greco antico troviamo per esempio lepein
lepein lasciare:inf.prs lipen lipen lasciare:inf.aor le-loipnai leloilasciare:inf.pf 6. Le tre forme presentano gradi apofonici della rapenai

dice diversi: mentre il presente ha il dittongo /ei/, nellaoristo troviamo il


grado ridotto /i/ (il secondo membro di dittongo diventa centro di sillaba)
e nel perfetto troviamo il dittongo /oi/. Il grado /e/ viene in genere considerato quello di base e viene chiamato grado pieno; si trova di solito in sillaba accentata; il grado ridotto (o in caso ci si trovi in assenza di vocale)
si trova in sillaba atona.
Oltre che qualitativa, lapofonia pu essere quantitativa e comportare lalternanza di una vocale lunga con una vocale breve, che generalmente corrisponde a */@/ indoeuropea, cio si presenta come /a/ oppure, in indoiranico, come /i/, con qualche eccezione che vedremo qui di seguito. Lapofonia
quantitativa pu essere esemplificata con forme derivate dalla radice indoeuropea *dhe- del verbo latino facio: in latino, il presente ha una vocale
/a/, mentre il passato, feci, presenta il grado lungo /e:/. In sanscrito, dalla
radice dha- mettere troviamo per esempio il participio vedico dhit-, dove
la vocale /i/ conferma la ricostruzione di unalternanza indoeuropea fra
una vocale lunga e */@/.
Il greco presenta a questo proposito dati problematici. In greco la radice
esaminata sopra presente nel verbo tthemi twhmi io metto (si noti che
il presente formato con un raddoppiamento ti-), dove osserviamo il grado lungo in alcune forme, come per esempio la prima persona singolare
6. Ho definito sopra lapofonia indoeuropea un processo morfofonologico. In effetti, nelle lingue indoeuropee antiche essa di norma si accompagna a altri morfemi che indicano lo stesso
processo morfologico (per esempio, in greco normalmente il tempo/aspetto verbale indicato
anche da una serie di desinenze specifiche) e spesso dallo spostamento dellaccento, che poteva
essere stato la sua causa originaria. In paradigmi come quello del verbo inglese sing, per, lalternanza vocalica ha da sola la funzione di indicare tempi verbali diversi ed pertanto un processo
morfologico e non morfofonologico.

82

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

del presente indicativo (cio la forma appena data), e il grado breve in altre, come per esempio la prima persona plurale del presente indicativo
tthemen twemen mettiamo. Analogamente possiamo osservare per la radice indoeuropea *do- del verbo dare che in latino troviamo la vocale /a/
per esempio nel participio datum del verbo dare, mentre troviamo /o:/
nel sostantivo donum dono. In greco invece troviamo ddomi ddvmi do
e ddomen ddomen diamo.
In sanscrito lapofonia qualitativa in parte offuscata dalla convergenza
dei timbri vocalici (per cui impossibile osservare unalternanza fra /e/ e
/o/ indoeuropee, perch esse sono confluite in /a/). Lapofonia quantitativa ha per un grande sviluppo, e oppone tre gradi, o ridotto, pieno e
allungato. In caso di dittonghi i gradi apofonici in sanscrito erano in origine /i/, /ai/, /a:i/ e /u/, /au/, /a:u/. Poich in epoca classica i dittonghi
brevi hanno subito una monottongazione, si sono create nuove vocali /e/
e /o/ (sempre lunghe), come esito di /ai/ e /au/; lapofonia quindi diventata /i/, /e/, /ai/ e /u/, /o/, /au/ 7. Gli esempi sono numerosissimi:
dalla radice indoeuropea *bhu - del verbo essere deriva la radice sanscrita
bhu-, che ha il grado allungato (nella terminologia grammaticale sanscrita vr. ddhi) per esempio nelle forme del causativo: bha vayati egli causa,
crea (il dittongo /au/ diventa /av/ davanti alla vocale successiva), il grado pieno (guna
. nella terminologia sanscrita) nellimperativo vedico bhod sii, e il grado ridotto nellaoristo bhuvat fu.

Lapofonia
in sanscrito

10. Velari, labiovelari e palatali


Abbiamo visto nella tabella 1 che si ricostruiscono per lindoeuropeo tre
serie di velari (o dorsali): una di velari vere e proprie, una seconda di velari palatalizzate, il cui punto di articolazione era presumibilmente pi
avanzato (come il suono iniziale della parola chiesa), e una terza di labiovelari, che si presume fossero articolate con protrusione delle labbra. In
realt, questa ricostruzione non accettata da tutti. Di queste tre serie,
solo quella delle labiovelari indisputata; sul fatto che velari pure e velari
palatali debbano essere ricondotte a fonemi diversi, invece, non c accordo completo. NellOttocento si ricostruiva una sola serie comprensiva
di velari e palatali; pi tardi si constat che nelle lingue sat@m alcune velari sono conservate come tali, anzich subire la palatalizzazione. Si confrontino i seguenti esempi:

7. Pertanto le vocali /e/ e /o/ del sanscrito corrispondono a dittonghi indoeuropei, e in particolare /e/ < */ei/, */ai/, */oi/; /o/ < */eu/, */au/, */ou/. A determinare il timbro della vocale sanscrita dunque il secondo membro del dittongo indoeuropeo.

83

Serie di velari
indoeuropee

Introduzione alla linguistica storica

latino
[i]
decem
[ii] gnotum
[iii] iecur
[iv] iugum

Le labiovelari:
un tipo
di articolazione
complesso

sanscrito
dsa
jna tm
ykr. t
yugm

dieci
noto
fegato
giogo

latino

sanscrito

/k/
/g/
/k/
/g/

/ S/
/D/
/k/
/g/

Dato che non sembra ci siano fattori contestuali a determinare lesito /k/ o
/g/ della velare in sanscrito negli esempi [iii] e [iv], questa discrepanza non
pare riconducibile a fenomeni di allofonia. Pertanto, sulla base di esempi
come questo si arrivati a una ricostruzione secondo la quale le velari che
hanno avuto il normale esito sat@m devono essere ricostruite come velari
palatalizzate (generalmente dette palatali), mentre quelle che non lhanno
avuto e sono rimaste velari anche in sanscrito devono essere ricostruite
come velari vere e proprie. La problematicit di questa ricostruzione risiede
nel fatto che quasi tutte le lingue indoeuropee presentano solo due serie di
velari, dal momento che le velari pure si confondono con le palatali nelle
lingue kentum e con le labiovelari nelle lingue sat@m: qualche studioso ha
pertanto proposto di considerare le velari pure indoeuropee allofoni delle
altre due serie. Solo armeno e albanese, come abbiamo ricordato (cap. 2
par. 7), presentano tracce di tre serie distinte di velari.
Le labiovelari sono fra i fonemi dellindoeuropeo ricostruito quelli che presentano la maggior variet di esiti. Dal punto di vista articolatorio, si tratta
di foni complessi, in quanto comportano una doppia articolazione, velare e
bilabiale appunto: un gran numero di lingue indoeuropee ha perci semplificato larticolazione, con esiti diversi.
Fra le lingue che conservano le labiovelari come tali ricordiamo latino, germanico e anatolico. Per queste lingue, possiamo osservare per esempio gli
esiti delle radici pronominali *kwi-, *kwo- presenti nei pronomi indefiniti,
interrogativi e relativi: troviamo in latino quis, quid pronome interrogativo, e qui, quae, quod pronome relativo; in germanico troviamo il gotico
as pronome interrogativo e linglese who, what (in cui laspirazione notata nella grafia dopo la semivocale; in realt essa scomparsa nella pronuncia nella maggior parte delle variet), mentre in ittita troviamo il relativo kuis, kuit. In greco le labiovelari si sono in parte labializzate e in parte
palatalizzate con esiti di vario genere, che vedremo meglio nel paragrafo
14.3.1 di questo capitolo; questo mutamento avvenne in epoca relativamente recente, dato che i testi pi antichi redatti in una variet greca, cio le tavolette micenee, che datano allincirca al 1150 a.C., attestano lesistenza di
una serie di occlusive, normalmente in sillabe trascritte come < qe > ,
< qi > ecc., distinte dalle altre occlusive. Le labiovelari sorde e sonore si
sono labializzate anche nel celtico continentale, mentre in quello insulare
si sono in epoca pi tarda velarizzate: cos gli esiti dellindoeuropeo *penkwe
84

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

cinque sono pimpe o pempe (sempre in derivati) in gallico e cic in irlandese antico. La /k/ iniziale dellirlandese nella forma in questione dovuta al fatto che in celtico nella sequenza *p...kw c unassimilazione regressiva. Tale fenomeno si osserva anche in latino, come dimostra la forma
quinque cinque; si consideri anche *pekw- radice del verbo cuocere lat.
coquo cuocio, con assimilazione di */p/ iniziale alla labiovelare e successiva perdita della parte labiale di questo fonema davanti a vocale posteriore.
Nelle lingue sat@m le labiovelari perdono invece la parte labiale della loro
articolazione e si trasformano in velari, confondendosi con le velari indoeuropee. Lesito velare di questi fonemi per condizionato dalla vocale
che segue: infatti, lesito velare si osserva solo davanti a /a/, /o/, /u/ e consonante, mentre davanti alle vocali anteoriori /e/ e /i/ labiovelari e velari indoeuropee hanno come esito affricate o fricative palatali. La confusione di
labiovelari e velari non avviene in armeno e albanese, dove le velari hanno
esiti diversi dalle labiovelari davanti a vocale anteriore.
Poich questo trattamento, anche se con qualche differenza, molto simile
in tutte le lingue sat@m, esso deve aver avuto luogo molto anticamente: in
particolare, ha preceduto il mutamento avvenuto in indoiranico, per il
quale le tre vocali dellindoeuropeo sono confluite tutte nella vocale /a/.
Infatti, vediamo che le labiovelari in sanscrito presentano esiti diversi a seconda della vocale che precedevano nellindoeuropeo ricostruito, ma la
condizione che ha determinato la differenza scomparsa. Questo fenomeno va sotto il nome di legge delle palatali e si pu osservare nei seguenti
esempi: dallindoeuropeo *penkwe cinque abbiamo il sanscrito panca
/pantSa/, con */kw/ > /tS/ /_ */e/; mentre dalla radice pronominale *kwoabbiamo sanscrito kas chi?, con */kw/ > /k/ /_ */o/.

La legge
delle palatali

11. Lesito di */n/


. e */m/
.
Un altro problema della linguistica indoeuropea che fu risolto nella seconda met dellOttocento riguarda gli esiti greci e indoiranici delle nasali sonanti. In greco e sanscrito si erano osservate alcune /a/ brevi che non avevano corrispondenza nelle altre lingue. Si considerino i seguenti esempi:
gr. dka deka
, scr. dasa, lat. decem, got. tahun dieci;
gr. hekatn ekat

on
, scr. sa tam, lat. centum, ingl. hundred cento;
gr. a- a-, scr. a-, lat. in-, germ. un- prefisso negativo.
Fu per opera di Ferdinand de Saussure, ancora studente liceale, se si giunse
a comprendere che questa alternanza nascondeva un fonema indoeuropeo
che greco e sanscrito non continuavano, cio la nasale sillabica, o sonante.
Possiamo anche osservare in alcuni contesti grammaticali che in indoeuropeo si alternavano allomorfi che comportavano una nasale non sillabica
85

Vocalizzazione
delle nasali sonanti

Introduzione alla linguistica storica

con allomorfi che comportavano una nasale sillabica: questo il caso dellaccusativo singolare, per il quale troviamo la desinenza *-m nella flessione
tematica (cio dopo vocale) e *-m. per la flessione atematica (cio dopo
consonante). Osserviamo le seguenti forme:
gr. hppon ppon, lat. equum cavallo:acc
gr. odnta odonta

, lat. dentem dente:acc


Nel caso hppon/equum abbiamo a che fare con sostantivi che presentano
una vocale tematica -o- prima della desinenza 8. Nel caso invece di odnta/
dentem la desinenza si aggiunge direttamente alla radice, che, come si vede
nelle forme diverse dal nominativo, finisce con il gruppo consonantico
-nt-. Pertanto la nasale che viene a trovarsi dopo un gruppo consonantico
diventa centro di sillaba. In latino, la nasale sillabica sviluppa davanti a s
una vocale alta (/e/ in interno o fine di parola, /i/ in iniziale, vedi cap. 2
par. 14.1.2) e diventa una consonante, mentre in greco essa si trasforma in
/a/. In iniziale di parola davanti a vocale, per, la nasale sonante ha come
esito /an/, come possiamo vedere da parole come nudros anydroq

(an+ hudros) secco.


12. Il vocalismo indoeuropeo II: le laringali
De Saussure
e le vocali
indoeuropee:
i coefficienti
sonantici

Nel 1878 Ferdinand de Saussure pubblic la sua tesi di dottorato, Mmoire


sur le systme primitif des voyelles dans les langues indo-europennes, che rimane a tuttoggi una pietra miliare della linguistica indoeuropea, per vari motivi. Osservando la dinamica dellapofonia indoeuropea e alcune dissimmetrie negli esiti delle vocali brevi, il linguista ginevrino elabor unipotesi
secondo la quale partendo da una vocale di base /e/ gli altri timbri vocalici
sarebbero derivati per laggiunta di altri fonemi, che egli chiam coefficienti sonantici, in alternanze simili a quelle costituite dai dittonghi /ei/ e
/eu/. Questi fonemi sarebbero poi scomparsi in tutte le lingue storiche, lasciando come traccia la colorazione (cio il timbro) della vocale e la sua
quantit.
Saussure ricostruiva due coefficienti sonantici; pi tardi si giunse alla ricostruzione ormai diventata classica, per opera di Hermann Mller, di tre fo8. Le differenze fra le desinenze della flessione tematica in greco e latino sono dovute a fenomeni fonologici specifici delle due lingue. In particolare, in greco in fine di parola si neutralizza
lopposizione fra le due nasali /m/ e /n/ e troviamo sempre solo la dentale; in latino la vocale /o/
in sillaba finale seguita da /s/ o /m/ si trasforma in /u/. La forma indoeuropea ricostruita che

spiega lesito latino sarebbe *ekwom, ma sarebbe possibile anche *ekwom.


Si osservi che questa
parola presenta aspetti problematici, come laspirazione iniziale e la doppia /pp/ del greco. La

forma sanscrita asvam cavallo:acc sembra risalire a *ekwom,


cio a una forma che conteneva
una velare seguita dalla semivocale /w/, piuttosto che una labiovelare.

86

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

nemi, detti laringali e attualmente trascritti come */h1/, */ h2/ e */ h3/ (si
usa inoltre */H/ per una laringale generica) 9. In particolare le laringali che
precedevano la vocale /e/ davano come esito le tre vocali brevi, mentre
quelle che seguivano la vocale /e/ oltre a cambiarne il timbro avevano anche leffetto di allungare la vocale, una volta scomparse (si tratta di un allungamento di compenso). In pratica in base a questa teoria si possono ricostruire gli esiti dati qui di seguito, dove la colonna a sinistra contiene la
ricostruzione laringalistica, mentre quella a destra contiene le vocali indoeuropee della ricostruzione tradizionale:
*/h1e/
*/h2e/
*/h3e/
*/eh1/
*/eh2/
*/eh3/

>
>
>
>
>
>

*/e/;
*/a/;
*/o/;
*/e:/;
*/a:/;
*/o:/.

La teoria delle laringali permetteva di spiegare alcuni esiti che, secondo


Saussure, erano fino ad allora spiegati con soluzioni ad hoc e poco soddisfacenti. In particolare, la ricostruzione di un fonema */@/ appare non necessaria se si segue la teoria delle laringali: la differenza fra /a/ di tutte le lingue
indoeuropee contro /i/ del sanscrito in parole come lat. pater scr. pitar- si
spiega, considerando che in origine laccento in questa parola cadeva sulla
seconda sillaba, con un grado ridotto della radice, dove una laringale rimasta fra due consonanti si vocalizza, con esiti diversi: anzich la forma *p@ter
ricostruita tradizionalmente, si ricostruisce pertanto la forma *ph2ter.
Un altro problema che si pu spiegare alla luce della teoria delle laringali
quello delle prostesi vocaliche in greco e armeno. Come abbiamo accennato sopra (p. 72 nota 3), molte parole greche presentano una vocale iniziale,

oq

assente nelle altre lingue: si confrontino per esempio il gr. eruthrs erywr
rosso con il lat. ruber, ingl. red, scr. rudhirah;
oppure
gr.
enna
enn

ea

.
nove, lat. novem, ingl. nine, scr. nava; gr. odnta odonta

dente:acc, lat.
dentem, ingl. tooth, scr. dantam. Queste forme si ricostruiscono tradizionalmente come *rudro, *newm. e *dont-m,
. supponendo poi che il greco abbia aggiunto una vocale prostetica. Secondo la ricostruzione laringalista, la
9. Altre possibili notazioni per le tre laringali sono */@1/, */@2/ e */@3/ o */x1/, */x2/ e */x3/. Il
termine laringali fa riferimento a fonemi esistenti nelle lingue semitiche: quando fu introdotto, si pensava di dimostrare una parentela fra queste lingue e le lingue indoeuropee. In realt la
storia della teoria molto pi complessa di come labbiamo esposta, dato che nel xix secolo sorsero numerose varianti, secondo alcune delle quali si ricostruiva un numero maggiore di laringali.

87

Introduzione alla linguistica storica

Lanatolico
fornisce dati
per la ricostruzione
delle laringali

prostesi vocalica del greco sarebbe lesito di una laringale iniziale; le stesse
forme si ricostruirebbero allora come *h1rudro, h1newm. e *h3 dont-m.
.
La teoria di Saussure si basava, quando fu formulata, solo su considerazioni
relative alla coerenza del sistema vocalico indoeuropeo, e non era supportata da dati diretti: in nessuna lingua allora nota le laringali erano conservate
come fonemi indipendenti, ma se ne potevano solo osservare tracce nel vocalismo di alcune lingue, come abbiamo visto sopra. Quando a partire dal
1916 fu decifrato littita, per, la teoria delle laringali trov una clamorosa
conferma: in ittita infatti (e nelle altre lingue anatoliche) esistono due fonemi, graficamente resi con < h > e < hh > , in posizioni corrispondenti
alle laringali ricostruite da Saussure. Osserviamo alcuni dati: ittita harki
eon
; itt. hulana lana,
bianco, lat. argentum; itt. hastai ossa, gr. osteon ost
scr. u rna;
itt.
huisradice
del
verbo
vivere,
lat.
uiuere.
Tutti questi esempi,
.
in una ricostruzione laringalista, contengono le laringali */h2/ o */h3/ iniziali. La laringale /h2/ conservata anche in posizione interna di parola,
dove le altre due laringali scompaiono: itt. newahh- radice del verbo rinnovare, lat. nouare.
La ricostruzione laringalistica non sempre chiarissima e i dati dellanatolico sono parziali, dato che sia i problemi grafici causati dal cuneiforme, sia
lassenza di alcune radici indoeuropee in questa famiglia linguistica li rendono a volte di difficile interpretazione. Tuttavia, il numero di apparenti
incoerenze spiegate dalla teoria delle laringali fa s che essa sia oggi comunemente accettata. Al contrario di quanto pensava Saussure, per, si ricostruiscono oggi per lindoeuropeo anche vocali /a/ e /o/ originarie, cio
non dovute allincontro di /e/ con una laringale. Leffetto delle laringali su
alcune /e/ ha avuto la conseguenza di aumentare il numero di /a/ e /o/.
Quale fosse la realt fonetica di questi fonemi difficile dire: si trattava di
consonanti, probabilmente fricative.
13. Dinamiche e cause del mutamento fonologico

Come si passa dalla


modificazione di foni
al mutamento?

Minor sforzo
di articolazione

Nelle pagine precedenti abbiamo descritto alcune possibili modificazioni


che i foni subiscono in determinati contesti, e abbiamo visto come da tali
modificazioni contestuali (che producono cio fenomeni di allofonia) si
possa passare a veri e propri mutamenti fonologici.
Gli studiosi hanno cercato motivazioni di vario genere per il mutamento
fonologico. Possiamo raggruppare queste spiegazioni in due gruppi: a)
spiegazioni sostanzialiste, come quelle date dai neogrammatici; b) spiegazioni formali, come quelle di strutturalisti e generativisti.
NellOttocento, i neogrammatici, che furono i primi a porsi seriamente il
problema del mutamento linguistico, riconoscevano come causa del mutamento fonologico quella che chiamavano linerzia dellapparato fonatorio:
88

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

in pratica, a loro avviso, la causa principale del mutamento sarebbe stata da


riconoscere nella tendenza a diminuire lo sforzo nellarticolazione dei foni.
Questo modo di vedere le cose per tiene conto soltanto delle esigenze del
parlante: dal punto di vista dellascoltatore, lesigenza quella di poter decodificare il messaggio, e quindi di ricevere un messaggio che abbia sufficienti caratteristiche distintive per essere decodificato. Questo mette necessariamente un freno ai processi di assimilazione, che al limite porterebbero
alla scomparsa di tutti i tratti distintivi.
La caratteristica principale del mutamento fonologico secondo i neogrammatici la sua regolarit. Come abbiamo visto nel par. 6.2 di questo capitolo trattando la legge di Verner, le eccezioni a una legge fonetica possono
essere spiegate solo attraverso lazione di unaltra legge fonetica (in questo
caso, la legge di Verner spiega le apparenti eccezioni alla legge di Grimm).
Altrimenti, le parole che contengono eccezioni devono essere prestiti, o
possono aver subito mutamenti analogici. I mutamenti analogici, di cui
parleremo estesamente nel par. 5 del cap. 3, interessano principalmente le
forme inserite in un paradigma flessivo.
Si considerino per esempio i due seguenti verbi italiani:
muoio
muori
muore
moriamo
morite
muoiono

suono
suoni
suona
suoniamo
suonate
suonano

Da quanto vedremo nella scheda 1, la dittongazione ha interessato nelle


lingue romanze le vocali brevi latine /e/ e /o/ in sillaba tonica. In sillaba
atona non si dovrebbe avere dittongazione. Dei due paradigmi esposti sopra, quello del verbo morire presenta gli esiti prevedibili, infatti le forme
moriamo e morite, in cui la sillaba radicale non accentata, non hanno dittongazione. Il paradigma di suonare invece presenta la dittongazione in
tutte le sue forme: eppure le condizioni sono identiche e non conosciamo
altre leggi fonetiche che ci permettano di dare una spiegazione per questa
irregolarit. Per se non consideriamo le forme in isolamento, ma inserite
nel contesto dellintero paradigma, vediamo che lestensione del dittongo
alle forme suoniamo e suonate ha il vantaggio di eliminare lallomorfia radicale: in altre parole, nella sua conoscenza del paradigma di morire un parlante deve includere linformazione che questo verbo ha due allomorfi della radice, mentre per suonare questa informazione aggiuntiva non neces89

Irregolarit
del mutamento:
il livellamento
analogico

Introduzione alla linguistica storica

Lo strutturalismo
e il concetto
di sistema

saria. Molti mutamenti che sono irregolari dal punto di vista puramente
fonologico si possono spiegare in questo modo.
Allinizio del Novecento fu introdotto in linguistica da parte di Ferdinand
de Saussure il concetto di sistema. Saussure era interessato pi che altro a
individuare il livello sincronico del sistema lingua; dobbiamo aspettare
qualche decennio per arrivare, con Jakobson e Martinet, allo strutturalismo diacronico. Secondo gli strutturalisti, fermo restando che lapparato
fonatorio tende a minimizzare lo sforzo, il motivo per cui dalla creazione di
allofonia si passa al mutamento vero e proprio da vedersi nella tendenza
del sistema fonologico di ciascuna lingua a mantenersi in equilibrio. Gli
strutturalisti introdussero concetti quali quelli di casella vuota, catena di
propulsione e catena di trazione per spiegare le cause del mutamento. Il sistema tende a una certa simmetria: per fare un esempio, se tutti i timbri
vocalici presentano unopposizione di quantit, il fatto che un solo timbro
non la presenti creer unasimmetria nel sistema, che tender quindi a ristrutturarsi (un sistema vocalico asimmetrico in questo senso quello che
si ricostruisce per il protogermanico, vedi cap. 2 par. 14.4.3). Un mutamento interno pu creare uno squilibrio, e condurre quindi con s altri
mutamenti: parliamo in questo caso di una catena di trazione. Al contrario, un mutamento pu avere come esito un fonema che va a riempire la
casella gi riempita da un altro: per mantenere le necessarie opposizioni,
questo secondo fonema viene per cos dire spinto via dalla sua posizione
originaria e inizia un nuovo mutamento. Abbiamo in questo secondo caso
una catena di propulsione.
Il modello del mutamento a catena pu essere ben esemplificato con la legge di Grimm. Come abbiamo visto sopra (cap. 2 par. 6.1), questo mutamento fonologico comporta un cambiamento nellarticolazione di tutte le
occlusive. A seconda di come pensiamo che sia iniziato questo mutamento,
possiamo raffigurarlo come una catena di propulsione o come una catena
di trazione. Linizio del mutamento pu essere dovuto allindebolimento
nellarticolazione delle occlusive velari, che hanno incominciato a essere articolate come fricative. Questo spostamento ha lasciato uno spazio vuoto
nel sistema fonologico del germanico, lo spazio cio delle occlusive sorde,
che stato riempito dalle sonore aspirate, il cui spazio stato a sua volta
riempito dalle sonore. In una visione di questo genere, la legge di Grimm
esemplifica una catena di trazione.
Se invece pensiamo che il mutamento sia iniziato come una tendenza delle
aspirate sonore a perdere laspirazione, allora lo vediamo come una catena
di propulsione. Infatti, perdendo laspirazione questi fonemi si sarebbero
spostati nel posto occupato dalle sonore, le quali a loro volta si sarebbero
spostate nel posto occupato dalle sorde, per evitare di confondersi con le
90

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

aspirate sonore. Ci avrebbe poi causato anche lo spostamento delle sorde,


che sarebbero diventate fricative, per evitare di confondersi con le sonore
che stavano perdendo la sonorit.
Anche la linguistica generativa, nata verso la fine degli anni Cinquanta del
secolo scorso, si era in un primo tempo rivolta unicamente allo studio sincronico del linguaggio. Il primo importante lavoro dedicato al mutamento
fonologico nel quadro generativo stato King (1969, trad. it. 1973). In
questo quadro teorico, in cui il concetto di regola basilare, il mutamento
fonologico spiegato come dovuto ad aggiunta, eliminazione o riordino
di regole. I generativisti si sono posti anche con rilevanza il problema del
luogo del mutamento: quando di preciso capita che un tratto allofonico
venga reinterpretato come distintivo? Secondo i generativisti, ci avviene
esclusivamente nello scambio generazionale: il bambino, che, com noto,
secondo la maniera di vedere di questi studiosi formula ipotesi sulla struttura della grammatica che sta apprendendo, responsabile del fatto che, in
contesti identici, ci che viene interpretato come distintivo non sia pi ci
che lemittente adulto interpreta come tale.
chiaro che questa non solo una teoria delle cause del mutamento fonologico, ma piuttosto una teoria del mutamento linguistico in generale, e
torneremo a parlarne nel cap. 6. Va detto comunque che lidea che il mutamento linguistico andasse situato nella fase di trasmissione del linguaggio
da una generazione alla successiva era gi dei neogrammatici; gi nel corso
dellOttocento la dialettologia, con lo studio della variazione sincronica,
aveva iniziato a dimostrare che le cose non stavano propriamente cos. Vedremo nel cap. 6 che anche nel corso del Novecento le idee pi interessanti
sulle cause e le dinamiche del mutamento linguistico sono venute spesso da
studiosi che si interessavano di variazione sincronica.
Nella seconda met del Novecento sono state proposte varie altre teorie sul
mutamento fonologico, che non ho lo spazio per trattare qui; rimando
pertanto allottima trattazione di Loporcaro (2003).
14. I sistemi fonologici delle singole famiglie di lingue indoeuropee
Qui di seguito esamineremo i sistemi fonologici delle singole lingue indoeuropee. Ho scelto di dare una descrizione dettagliata solo delle lingue
che sono pi frequente oggetto di studio universitario, cio latino, greco,
lingue germaniche, sanscrito e lingue slave. Le altre famiglie sono trattate
pi brevemente, ricordando le loro principali particolarit. Per ogni lingua
o famiglia di lingue esaminata in dettaglio ho dato esempi che contengono
gli esiti di ciascun fonema indoeuropeo. Non ho usato gli stessi esempi per
tutte le lingue, semplicemente allo scopo di fornire materiali pi ampi: ov91

Regole fonologiche

Introduzione alla linguistica storica

viamente, ciascun esempio contiene pi fonemi di quello per il quale introdotto e molte forme che sono citate sotto una data lingua potrebbero essere usate anche per altre. Tutti i dati vengono comunque ripresi nellAppendice C del capitolo. Per ogni forma ho dato sia la ricostruzione non laringalistica sia, in parentesi, la possibile ricostruzione laringalistica. Come
gi nel capitolo precedente lordine in cui sono presentate le lingue o famiglie di lingue ha motivazioni puramente didattiche. Per le lingue kentum
non ho separato le velari dalle palatali, dato che gli esiti sono identici; ho
invece ritenuto di separare la velari dalle labiovelari per le lingue sat@m.
Come ho detto sopra, ho fornito esempi dellesito di ciascun fonema nelle
singole lingue: ovviamente, ogni fonema indoeuropeo ricostruito sulla
base della comparazione fra pi lingue e non di una lingua sola. LAppendice C di questo capitolo contiene un sommario riassuntivo delle corrispondenze nelle varie lingue degli esiti di ciascun fonema e pu quindi essere
usata come base per capire in che modo si sia arrivati alla ricostruzione.
14.1. Il latino Lalfabeto usato dal latino presenta un buon grado di corrispondenza fra grafemi e fonemi: in generale, ciascun grafema corrisponde a
un solo fonema e ciascun fonema sempre reso con lo stesso grafema. I pochi casi in cui la corrispondenza non biunivoca sono rappresentati dalle
vocali, per le quali non notata la quantit (la notiamo noi, se necessario,
con il segno di lunga, ma nella grafia originaria vocali lunghe e brevi erano
rappresentate dagli stessi grafemi) 10. Da quanto detto sopra, risulta che i
grafemi < c > e < g > indicano sempre occlusive velari, anche davanti a vocali anteriori. Il gruppo < sc > indica la sequenza /sk/ e il gruppo < gn >
indica la sequenza /gn/. Il gruppo < ti > davanti a vocale indica /ti/: la pronuncia spesso data oggi di parole come patientem [patsjentem] rappresenta
la pronuncia ecclesiastica, che rispecchia una pronuncia del latino volgare.

14.1.1. Ostruenti Per quanto riguarda le ostruenti, il latino fra le lingue


che conservano come tali, almeno in parte, le labiovelari. La principale innovazione data dalla scomparsa delle occlusive aspirate, che vengono sostituite per lo pi dalla fricativa labiodentale sorda o dallaspirazione in iniziale di parola, mentre perdono laspirazione in posizione interna; velari e
palatali si fondono nellunica serie delle velari (vedi tab. 5):
10. I grafemi < u > e < v > nelle iscrizioni sono usati il primo per la minuscola e il secondo per
la maiuscola ed entrambi possono rappresentare sia la vocale /u/ (lunga o breve) sia la semivocale /w/. Nella grafia strandardizzata usata nelle edizioni moderne, < u > corrisponde sempre a
una vocale e < v > alla semivocale. Per maggiori dettagli sulla grafia e sulla pronuncia del latino,
rimando a Traina (2002).

92

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

tabella 5

Le ostruenti del latino

Occlusive velari

Sorda

Sonora

g
w

gw

Occlusive labiovelari

Occlusive dentali

Occlusive bilabiali

Fricativa dentale

Fricativa labiodentale

Fricativa glottidale

*/k/ > lat. /k/. Esempi: ie. *k mtm


cento lat. centum
ie. */k/,
(*h1k mtm)
.
.

/kentum/; ie. *dekm. dieci lat. decem /dekem/;


ie. */g/, */g/ > lat. /g/. Esempi: ie. *gno- (*gneh3-) radice del verbo conoscere lat. gnosco so, conosco; ie. *gnos (*gnh1os) genere lat. genus /genus/;
ie. */gh/, */gh/ > lat. /h/. Esempi: ie. *ghs-ti-s straniero lat. hostis nemico; ie. *wegh- radice del verbo trasportare lat. veho trasporto;
ie. */kw/ > lat. /kw/. Esempi: ie. *kwi- *kwo- radice pronominale lat. qui,
quod pronome relativo;
ie. */gw/ > lat. /w/ / #_; /gw/ / _ V; /g/ /_ C. Esempi: ie. *gw-wo-s (*gw-wh3-s)
vivo lat. vivus; ie. s@ngw-i-s (*h1sh2n-h1gw-i-s) sangue lat. sanguis; ie.
*egw-ni-s (*h1egw-ni-s) fuoco lat. ignis;
ie. */ghw/ > lat. /f/ / #_; /w/ /V_V ; /gw/ / N_. Esempi: ie. *ghwor-m-s caldo lat. formus; ie. *snghwm. neve:acc lat. nivem /niwem/; dalla stessa radice con infisso nasale ninguit nevica;
ie. */t/ > lat. /t/. Esempi: ie. *tu tu lat. tu; ie. *k mtm
cento lat. centum;
.
11
ie. */d/ > lat. /d/. Esempi: ie. *dont-m. (*h1dont-m)
. dente:acc lat.
dentem; ie. *ed- (*h1ed-) radice del verbo mangiare lat. edo mangio;

ie. */dh/ > lat. /f/ /#_, /b/ /r_, _r, /d/ altrove. Esempi: ie. *dhr-is porta
lat. foris; ie. *rudh-r. -s (*h1rudh -r. -s) rosso lat. ruber; ie. *mdhijo-s medio lat. medius;
11. In realt la forma da ricostruire per lindoeuropeo doveva avere il grado /o/ nellaccusativo:
*dont-m,
. come attesta il sanscrito, ma il latino ha generalizzato il grado in tutta la flessione,
vedi cap. 3.

93

Introduzione alla linguistica storica

ie. */p/ > lat. /p/. Esempi: ie. pdm. piede (acc.) lat. pedem; ie. *septm
. sette lat. septem;
ie. */b/ > lat. /b/. Esempi: i.e. *bukwa (*bukwah2) bocca lat. bucca; ie.
*lb-yo-m labbro lat. labium;
ie. */bh/ > lat. /f/ /#_, /b/ altrove. Esempi: ie. *bher- radice del verbo portare, generare lat. fero porto, genero; ie. *nbh.la (*nebh.lah2) nube lat.
nebula;
ie. */s/ > lat. /s/, /r/ /V_V. Esempi: ie. *sal (*seh2-l) sale lat. sal; ie. *-s desinenza del nominativo dei temi in -o- e in consonante lat. -s (cfr. lupus,
mons); ie. *gnes-es (*gnh1es-es) genere:gen lat. generis.
14.1.2. Liquide, nasali e semivocali Liquide e nasali si conservano in latino in tutte le posizioni. Le sonanti sviluppano una vocale davanti a s e si
trasformano nelle corrispondenti consonanti. Le semivocali sono anche
conservate in tutte le posizioni.
ie. */l/ > lat. /l/. Esempi: ie. *sal (*seh2-l) sale lat. sal;
ie. */r/ > lat. /r/. Esempi: ie. *wrdh-om parola lat. verbum;
ie */n/ > lat. /n/. Esempi: ie. *newm. (h1newm)
. nove lat. novem;
ie. */m/ > lat. /m/ accusativo singolare dei temi in -o- e in -a-. Esempi: ie.
*-m lat. -m (cfr. lupum, rosam);
ie. */.l/ > lat. /ul/. Esempi: ie. bhl.g-mn. fulgore lat. fulmen fulmine; la sonante lunga (cio il gruppo sonante + laringale) sviluppa una vocale bassa:
ie. *wl.n (*h2.lh2nah2) lana lat. lana;
ie. */r. / > lat. /ur/, /or/. Esempi: ie. *k r. d cuore lat. cord-is cuore:gen;
ie. */n/
. > lat. /in/ /#_, /en/ altrove. Esempi: ie. *n. prefisso negativo lat.
in-; ie. bh.lg-mn. fulgore lat. fulmen fulmine;
ie. */m/
. > lat. /im/ /#_, /em/ altrove. Esempi: ie. *-m
. desinenza dellaccuh
sativo dei temi in consonante lat. -em (cfr. montem, pedem); ie. *mb
. r-os
pioggia lat. imber;
ie. */w/ > lat. /w/. Esempi: ie. *wekw- radice del verbo chiamare lat. voco
io chiamo /woko:/ 12;
ie. */j/ > lat. /j/. Esempi: ie. *jug-m giogo lat. iogum.
12. Il verbo vocare chiamare in latino un denominale derivato da vox voce; la presenza di /k/
come esito di */kw/ dovuta a delabializzazione causata nel nominativo del sostantivo dalla /s/
successiva ( < *wokw-s).

94

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

14.1.3. Vocali e accento Il vocalismo del latino presenta notevoli mutamenti rispetto a quello dellindoeuropeo ricostruito. Osserviamo in primo
luogo che la posizione libera dellaccento che si pu ricostruire per lindoeuropeo non conservata in latino. Nel latino classico, com noto, la
posizione dellaccento determinata dalla quantit della penultima vocale:
se essa lunga prende laccento, se invece breve laccento risale alla terzultima, come possiamo vedere da parole come venerunt /we'ne:runt/ vennero e venerant /'wenerant/ erano venuti. In realt, questa situazione doveva essere relativamente recente: in epoca preletteraria possiamo ricostruire
regole accentuali diverse, per cui laccento, di tipo intensivo, cadeva sempre sulla prima sillaba. Questo determin la riduzione delle vocali brevi a
/i/ in interno di parola. Possiamo verificare questo fenomeno nei verbi
composti: a fronte dei verbi capio prendo, ago conduco, facio faccio,
con vocale /a/ breve nella radice, troviamo composti quali in-cipio, ex-igo,
con-ficio, in cui la vocale ha appunto subito il passaggio descritto sopra 13.
Inoltre, i dittonghi indoeuropei si sono monottongati e trasformati in vocali lunghe, come possiamo vedere dal confronto fra il greco lepo lepv
lascio con il latino re-lnquo lascio (ie. *leikw-; il presente in latino si forma con un infisso nasale, vedi cap. 3).
Tutti questi mutamenti hanno fatto s che lapofonia originaria sia mal
conservata in latino. Ne troviamo qualche esempio nella derivazione: per
esempio, a fronte del verbo tego copro, troviamo il sostantivo toga abito
(cio copertura).
Le lingue italiche presentano alcune differenze rispetto al latino, che in parte riscontriamo in prestiti entrati nel latino stesso. Per esempio, lesito delle labiovelari diverso, in quanto esse divengono
nelle lingue italiche occlusive bilabiali. Un esempio si trova nella parola latina bos bue: la forma ricostruita *gwos, che in latino dovrebbe dare regolarmente *wos. Invece, in latino entrato il prestito da una variet italica.
Un altro esempio probabilmente il nome del lupo, lat. lupus dallie.
*w.lkwos: anche in questo caso, in luogo della labiovelare troviamo unocclusiva bilabiale.
Anche le sonore aspirate hanno un esito diverso nelle lingue italiche, dove
si trasformano in fricative labiodentali sorde anche in interno di parola (e
non solo allinizio come in latino). In italiano sono entrate parole che continuano forme delle lingue italiche, come per esempio scarafaggio: la presenza di /f/ allinterno di parola tradisce lorigine italica di questo vocabolo. In latino la fricativa labiodentale si trovava infatti solo in iniziale di pa-

14.2. Le lingue italiche

13. In particolare con il verbo facio troviamo anche composti in cui si mantiene la vocale /a/,
quali per esempio calefacio scaldo. Evidentemente questi composti si sono formati in epoca
posteriore, quando laccento non era pi fisso sulla prima sillaba.

95

Introduzione alla linguistica storica

rola (alcune altre parole che contengono fricative labiodentali sorde interne in italiano sono prestiti dal germanico, come zuffa, arraffare).
Gli esempi citati sopra contengono tutti nomi di animali: questo non un
caso, ma deriva dal carattere rustico (cio legato alla campagna) dei contatti fra romani e genti italiche (unaltra parola di origine italica per
esempio bifolco, anchessa legata alla stessa realt rustica).

scheda 1

Le lingue romanze

Trattiamo qui brevemente alcuni dei principali mutamenti fonologici che hanno caratterizzato il latino volgare e sono comuni a tutte le lingue romanze.
Per quanto riguarda le consonanti, possiamo osservare la palatalizzazione delle
velari davanti a vocale anteriore: cos a fronte del latino centum /kentum/ troviamo
litaliano cento , il francese cent /sa/, lo spagnolo ciento /Tjento/. Lesito concreto
della palatalizzazione varia da lingua a lingua, ma in tutte le lingue romanze troviamo che le vocali anteriori hanno causato un avanzamento nella articolazione
delle velari. Naturalmente, nelle lingue romanze le consonanti palatali possono ricorrere anche davanti a vocali posteriori: questa la vera differenza rispetto al latino, dato che dal punto di vista puramente fonetico non sappiamo quando sia iniziata la palatalizzazione e quando si sia creata lallofonia che alternava velari davanti a vocali posteriori con palatali davanti a vocali anteriori. Ovviamente, solo
quando i due foni hanno incominciato a trovarsi negli stessi contesti possiamo parlare davvero di mutamento fonologico.
Molti mutamenti investono anche il sistema vocalico. Nel latino volgare scompare
lopposizione fonologica fra vocali lunghe e brevi, che infatti non continua in nessuna lingua romanza: le lingue romanze in cui compaiono opposizioni fonologiche
fra vocali brevi e lunghe le hanno ricreate pi tardi. Inoltre, i dittonghi chiusi latini
scompaiono monottongandosi: si confronti per esempio il latino aurum con litaliano oro , francese or , spagnolo oro . Parole come litaliano aureo , che conservano il
dittongo, sono di origine dotta: esse sono cio entrate in italiano pi tardi, come
prestiti dal latino.
Si creano per nuovi dittonghi aperti per la dittongazione delle vocali brevi /e/ e
/o/ (che erano diventate [E] e [O]) in sillaba accentata. La dittongazione panromanza, ma avviene secondo modalit diverse nelle diverse lingue: in italiano in
particolare essa avviene solo in sillaba aperta, come vediamo dal confronto fra
porco , lat. porcum e fuoco , lat. focum . In entrambe le parole, la sillaba accentata in
latino conteneva una /o/ breve, ma nel caso di porcum la sillaba chiusa, e la vocale in italiano diventa /O/; nel caso di focum la sillaba aperta, quindi avviene la
dittongazione e troviamo in italiano /wO/. In spagnolo, per esempio, la dittongazione avviene ovunque, come dimostra lesito puerco di porcum accanto a fuego di
focum .

96

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

14.3. Il greco Anche lalfabeto greco presenta una discreta corrispondenza

fra grafemi e fonemi. Come per il latino, le discrepanze si manifestano sostanzialmente solo nella resa delle vocali. Infatti, nel greco classico i digrammi < ei > e < ou > , cio < ei > e < oy > , rappresentano a volte veri
dittonghi, a volte vocali medioalte lunghe (le mediobasse lunghe sono rappresentate da < h > e < v > , che nella trascrizione in alfabeto latino vengono rese con < e > e < o > ). Inoltre, esiste un diacritico (il cosiddetto spirito aspro) che indica laspirazione in iniziale assoluta di parola, ma probabilmente nel greco arcaico laspirazione poteva anche trovarsi in interno di
parola, in posizione intervocalica: questo per non notato.
14.3.1. Ostruenti Il greco conserva le tre serie di ostruenti indoeuropee,
ma alle sonore aspirate corrispondono delle sorde aspirate. Come in latino,
velari e palatali si fondono in una sola serie di velari. Le labiovelari scompaiono: in generale, esse perdono la parte velare dellarticolazione e si trasformano in occlusive bilabiali. Nello ionico-attico, cio la variet in cui
scritta la maggior parte dei testi letterari, le labiovelari diventano occlusive
bilabiali davanti a /a/, /o/ e consonante, e occlusive dentali davanti a /e/ e
/i/ (i mutamenti sono riassunti sotto, accanto ai singoli fonemi). La fricativa dentale /s/ diventa /h/ in iniziale assoluta di parola e in posizione intervocalica, dove poi scompare. Esiste poi unaffricata dentale sonora, che
esito di */j/ iniziale davanti a vocale e del gruppo consonantico */dj/ davanti a vocale 14.
tabella 6

Le ostruenti del greco


Sorda

Sonora

Sorda aspirata

Occlusive velari

k <k>

g <g>

kh < x >

Occlusive dentali

t <t>

d <d>

th < w >

Occlusive bilabiali

p <p>

b <b>

ph < W >

Fricative dentale

s <s>, <q>

Fricativa glottale

h <>

Affricata dentale

dz < z >

/k/ > gr. /k/. Esempi: i.e. *krew-s (*krewh i-s) carne cruda gr.
ie. */k/,
2
kras kreaq
; ie. *dek m
;
. gr. dka deka
14. Il fonema reso graficamente come < z > nella trascrizione e < z > nellalfabeto greco era sicuramente un fonema unico in tutte le epoche, ma probabilmente dal punto di vista fonetico
gi in epoca classica non rappresentava pi laffricata [dz], ma forse un fono complesso [zd]. In
epoca ellenistica divenne [z], come attualmente.

97

Introduzione alla linguistica storica

ie. */g/, */g/ > gr. /g/. Esempi: ie. *gno- (*gneh3-) radice del verbo conoscere gr. gignosko gignvskv

so, conosco; ie. *gnos (*gnh1os) genere gr.


gnos genoq

;
cigno; ie.
ie. */gh/, */gh/ > gr. /kh/. Esempi: ie. *ghans oca gr. khen xhn
h
*weg - radice del verbo trasportare gr. khos oxoq

carro;

ie. */kw/ > gr. /p/; in ionico-attico: /p/ /_ a, o, C, /t/ / _ e, i, /k/ /_ u, u _.


Esempi: ie. *kwi- *kwo- radice pronominale gr. ps pvq
in qualche modo
ts tq pronome interrogativo; ie. *pnkwe cinque gr. pnte pente

; ie.
w w
w
*k k los giro gr. kklos kykloq

cerchio; ie. *k etwores quattro eolico


psures, con esito /p/ della labiovelare iniziale anche davanti a vocale anteriore. Nel greco miceneo le labiovelari erano conservate come serie autonoma, come dimostra per esempio la grafia qe per la congiunzione enclitica te
te e del greco classico;
ie. */gw/ > gr. /b/; in ionico-attico: /b/ /_ a, o, C, /d/ / _ e, i, /g/ /_ u, u_.
Esempi: ie. *gwous (*gwoHus) bue gr. bos boyq
bue; ie. *gwuna (*gwunh2)
donna gr. gune gynh ; ie. *gwelbh- utero gr. adelphs adelW

oq
fratello 15;
ie. */ghw/ > gr. /ph/; in ionico-attico: /ph/ /_ a, o, C, /th/ / _ e, i. Esempi:
ie. *ghwer-m-s caldo gr. therms wermoq
; ie. *ghwen- radice del verbo uccidere gr. theno wenv uccido e, con grado apofonico diverso, phnos
Wonoq

uccisione;
ie. */t/ > gr. /t/. Esempi: ie. *trjes tre gr. tres treq; ie. *dont-m. (*h1dont-m)
'
dente:acc gr. odnta odonta

;
ie. */d/ > gr. /d/. Esempi: ie. *do- (*deh3-) radice del verbo dare gr. ddomi
ddvmi io do; ie. *ed- (*h1ed-) radice del verbo mangiare gr. domai
e domai manger;
ie. */dh/ > gr. /th/. Esempi: ie. *dhe- (*dheh1-) radice del verbo mettere o
fare gr. tthemi twhmi metto; ie. *rudhrs (*h1rudhrs) rosso gr. eruthrs
erywr

oq
;

; ie. *p@ter
ie. */p/ > gr. /p/. Esempi: ie. *pnkwe cinque gr. pnte pente
(*ph2ter) padre gr. pater pathr
;

ie. */b/ > gr. /b/. Esempi: ie. *breuk- radice del verbo saltare gr. brokos
broykoq

cavalletta;
15. La /a/ iniziale di questa forma non una prostesi vocalica (o una laringale vocalizzata),
come abbiamo visto in varie altre parole, ma deriva dal grado del prefisso *sem/sm. stesso che
in greco ha normalmente esito /ha/ con successiva perdita dellaspirazione (cosiddetto a copulativo). La perdita dellaspirazione, detta psilosi, un fenomeno che colpisce alcuni dialetti greci, fra cui in buona misura lo ionico.

98

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

ie. */bh/ > gr. /ph/. Esempi: ie. *bhu - (*bhuh2-) radice del verbo essere,
divenire gr. pho Wyv
nasco; ie. *nebhela (*nebhelah2) nube gr. nephle
neWelh
;
ie. */s/ > gr. /h/ /#_, /V_V, /s/ /_#. Esempi: ie. *sal-s (*sh2el-s) sale:nom
gr. hals alq
; ie. *gnes-os (*gnh1es-os) genere:gen gr. gneos (contratto: gnous) geneoq

(genoyq

); ie. *-s nominativo singolare dei temi in -o- gr. -s.


14.3.2. Liquide, nasali, semivocali Liquide e nasali sono conservate in greco solo come consonanti; come abbiamo gi visto (cap. 2 par. 11), le nasali
sonanti si vocalizzano e hanno come esito /a/. Esistono alcune restrizioni
sulla posizione di liquide e sonanti nella parola: in particolare, la vibrante
/r/ non pu trovarsi in iniziale assoluta di parola. Le parole che iniziano in
/r/ pertanto sviluppano una prostesi vocalica o vocalizzano una possibile
laringale iniziale indoeuropea (un fenomeno che, come abbiamo gi ricordato, piuttosto frequente in greco anche davanti ad altre consonanti). Le
poche parole greche che iniziano con /r/ sono prestiti, per esempio rhdon
r odon

rosa, oppure la /r/ si venuta a trovare in posizione iniziale per la


scomparsa di /w/, come in rhsis r hsiq

discorso, da *wrsis. In queste parole la /r/ iniziale sempre indicata come aspirata (nella grafia greca troviamo < r > ). Delle due nasali, /m/ e /n/, solo la seconda pu stare in finale
assoluta di parola: pertanto, le nasali bilabiali finali che troviamo nella altre
lingue hanno corrispondenza in greco con nasali dentali, come per esempio capita per la desinenza di accusativo singolare dei temi in -a- e in -o(prima e seconda declinazione).
Le due semivocali /w/ e /j/ sono scomparse in greco. La prima semplicemente caduta, mentre la seconda ha avuto due esiti: in iniziale di parola si
trasformata in /h/ o in /z/, mentre in interno di parola scomparsa, causando la palatalizzazione della eventuale consonante precedente. La scomparsa delle semivocali un fenomeno relativamente recente: in particolare,
in miceneo la semivocale /w/ era ancora presente, come dimostrano grafie

re. Tracce di /w/ iniziale (il cosiddetto dicome wa-na-ka per nax anaj
gamma) si riscontrano anche nella metrica dei poemi omerici.
ie. */l/ > gr. /l/. Esempi: ie. *sal-s sale:nom gr. hals alq
;
ie. */r/ > gr. /r/. Esempi: ie. *rudhrs (*h1rudhrs) rosso gr. eruthrs
erywr

oq
;
ie. */n/ > gr. /n/. Esempi: ie. *nwm. (h1nwm)
ea
;
. nove gr. enna enn
ie. */m/ > gr. /m/; /n/ /_ #. Esempi: ie. *-m accusativo singolare dei temi
in -o- e -a- gr. -n (cf. nthropon anwrvpon

uomo; thlassan walassan

mare); ie. *som-os stesso gr. homs uguale om


oq
;
ie. */.l/ > gr. /al/, /la/. Esempi: ie. *ml.- (*h2ml.-) radice che esprime il concetto di morbidezza gr. amaldno amald

ynv

ammorbidisco;
99

Introduzione alla linguistica storica

ie. */r. / > gr. /ar/, /ra/. Esempi: ie. *k r. d cuore gr. karda karda, ionico
krade kradh;
ie. */n/
. > gr. /a/; /an/ /_ V. Esempi: ie. *n. prefisso negativo gr. a-; an- in
nudros anydroq

secco (senza acqua: prefisso negativo + hdros con


scomparsa dellaspirazione in interno di parola); ie. *jkwnt-os
fegato:gen
.
gr. hpatos e patoq;
ie. */m/
. > gr. /a/. Esempi: ie. *-m
. accusativo dei temi in consonante gr. -a
(cfr. pda poda

piede); ie. *dek m


;
. gr. dka deka
ie. */w/ > gr. . Esempi: ie. *wekw- radice del verbo chiamare gr. pos
e poq parola;
ie. */j/ > gr. /h/, /dz/ /#_; altrove. Esempi: ie.*jkwr. t fegato gr. hpar
e par; ie. * jug-m giogo gr. zugn zygon
; ie. *trjes tre gr. tres treq
/tre:s/ ( < *trees con contrazione); ie. *mdhjo-s medio gr. msos mesoq

(/s/
risulta dalla palatalizzazione dellocclusiva dentale causata dalla semivocale
prima di scomparire).
14.3.3. Vocali Il greco continua in modo molto fedele il vocalismo indoeuropeo; come abbiamo visto (cap. 2 par. 9), anche la lingua che permette di ricostruire in modo pi accurato lapofonia. In ionico-attico, la
vocale /a:/ si trasformata in /E:/ (resa con il grafema < h > nellalfabeto
greco); questo mutamento avvenuto in condizioni leggermente diverse
nei due dialetti. Inoltre, larticolazione delle vocali /u/ e /u:/ ha subito un
avanzamento, che le ha portate a essere articolate come [y] e [y:].
Laccento greco conserva in parte la sede dellaccento indoeuropeo; esso ha
inoltre valore distintivo: tmos tomoq

fetta ~ toms tomoq


tagliente.
scheda 2

Il greco bizantino e moderno

I principali mutamenti fonologici che dal sistema del greco classico hanno condotto
a quello del greco bizantino prima e moderno poi sono riassunti brevemente qui di
seguito.
Le occlusive aspirate diventano fricative: in greco moderno il grafema < W > , che
rappresentava /ph/ nel greco classico, rappresenta la fricativa labiodentale /f/,
< w > che rappresentava il fonema /th/ rappresenta la fricativa interdentale /T/ e
< x > che rappresentava /kh/ rappresenta la fricativa velare /x/. Le occlusive sonore hanno subito un processo di spirantizzazione, diventando fricative sonore: pertanto, in luogo dei fonemi del greco classico /b/, /d/ e /g/ troviamo in greco moderno /v/, /D/ e //, rispettivamente scritte < b > , < d > e < g > . Il fonema /g/ in alcune posizioni si palatalizzato dando /j/. Alcune occlusive sonore si trovano in prestiti derivanti da altre lingue.

100

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

Le vocali hanno subito notevoli mutamenti. In primo luogo, come nel latino tardo,
la quantit vocalica ha perso valore distintivo. Altri mutamenti sono riconducibili a
due fenomeni: la chiusura dei dittonghi e litacismo. La chiusura dei dittonghi ha
determinato i seguenti esiti: /ei/ > /i/; /ai/ > /e/; /ou/ > /u/. Come si ricorder, le
grafie < ei > e < ou > (cio < ei > e < oy > ) indicavano in parte gi nel greco classico vocali, piuttosto che dittonghi. Litacismo ha colpito le vocali /y/ e /E:/, cio
< y > e < h > , che hanno avuto entrambe lesito /i/. Questo passaggio avviene per
la vocale rappresentata da < h > in tutti i contesti; il grafema < y > rappresenta
invece oggi, a seconda delle posizioni, due fonemi: o la vocale /i/ oppure una fricativa labiodentale di sonorit non specificata (si assimila al segmento seguente).
Cos il prefisso ayto- (che corrisponde al nostro prefisso auto -) fonologicamente
/afto/.
14.4. Il germanico Le pi antiche fonti germaniche sono i Vangeli tra-

dotti in gotico nel iv secolo d.C. Il gotico scritto in alfabeto latino,


con laggiunta di alcuni segni che rappresentano fonemi propri del gotico: si tratta di < > e < t > , che indicano rispettivamente la fricativa
labiovelare sorda /hw/ e la fricativa interdentale sorda /T/. Inoltre, il grafema < q > indica la labiovelare sorda /kw/ e le vocali mediobasse sono
indicate dalla grafia < a > e < a > (mentre < ai > e < au > indicano
dittonghi veri e propri; la notazione dei dittonghi mediante gli accenti
tarda). A somiglianza del greco, il digramma < gg > viene usato per i fonemi /ng/. In generale la corrispondenza fra grafema e fonema buona.
Per quanto riguarda le lingue moderne, e in particolare linglese che ho
usato qui quando era possibile per lesemplificazione, osserviamo che,
com noto, la corrispondenza fra grafema e fonema scarsa. Da un
lato la grafia, molto conservativa, testimonia una realt fonologica che
ha subito notevoli mutamenti; dallaltro, si osserver che gi linglese
antico presentava notevoli discrepanze fra grafemi e fonemi, dovute tra
le altre cose al fatto che le vocali dellinglese si discostavano da quelle
rappresentabili attraverso lalfabeto che era stato adottato, cio quello
latino.
14.4.1. Ostruenti: il consonantismo del germanico comune Il germanico
caratterizzato, per quanto riguarda il consonantismo, dalle leggi di Grimm
e Verner, che abbiamo visto nei parr. 6.1. e 6.2 di questo capitolo. Inoltre,
in tedesco larticolazione delle consonanti ha subito un ulteriore spostamento, detto seconda rotazione, che descriveremo nella scheda 3. Va ricordato che parlando di germanico non parliamo di una lingua nota e attestata, come abbiamo fatto nel caso del greco e del latino, ma di una ricostruzione: pertanto, i fonemi che elencheremo nella tabella 7 a volte hanno subito ulteriori mutamenti nelle lingue storiche. In generale, comunque, il
101

Introduzione alla linguistica storica

germanico, una volta che si sia considerata lazione delle leggi di Grimm e
Verner, presenta un consonantismo piuttosto conservativo: conserva per
esempio le labiovelari e le tre serie di ostruenti, con la differenza che le sonore aspirate vengono sostituite da fricative.
tabella 7

Le ostruenti del germanico

Occlusive velari

Sorda

Sonora

g
w

Occlusiva labiovelare

Occlusive dentali

Occlusive bilabiali

Fricativa bilabiale

Fricativa labiodentale

Fricative interdentali

Fricative dentali

Fricative velari

Fricativa labiovelare

Fricativa glottale

scheda 3

La seconda rotazione

In epoca posteriore alla divisione delle variet germaniche, le variet alto tedesche subirono il mutamento chiamato seconda rotazione: tale fenomeno ha colpito le ostruenti, provocando un ulteriore spostamento. Va detto che la seconda
rotazione non stata completa in tutte le variet tedesche interessate: il centro
dellinnovazione si trovava nelle variet alto tedesche pi meridionali, che presentano infatti il mutamento nella sua completezza; lalto tedesco letterario, da
cui deriva lalto tedesco moderno, presenta il mutamento completo solo per la
serie delle dentali, mentre per le altre serie il mutamento interessa solo le sorde
del germanico (cio le sonore indoeuropee che erano diventate sorde per la legge di Grimm).
Riassumendo, in alto tedesco letterario abbiamo
le occlusive sorde germaniche (occlusive sonore indoeuropee) diventano affricate o fricative sorde:
ie. */g/ > germ. /k/ > ted. /x/, /h/: ich io (cfr. lat. ego , olandese ik ); nellalto tedesco letterario /k/ conservata in inizio di parola, come in ted. Knie ginocchio (cfr.
lat. genu , ingl. knee );

102

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

ie. */d/ > germ. /t/ > ted. /ts/, /s/ (*/ss/): zehn dieci (cfr. lat. decem , ingl. ten );
Fuss piede (lat. pedem , ingl. foot );
ie. */b/ > germ. /p/ > ted. /pf/, /f/: schlafen dormire (cfr. lat. labor scivolo, ingl.
sleep ); Pflug aratro (ingl. plough );

la dentale sonora germanica (sonora aspirata indoeuropea) diventa unocclusiva dentale sorda:
ie. */dh/ > germ. /d/ > ted. /t/: Tr porta (cfr. gr. thra wyra
, ingl. door );

la fricativa dentale germanica (occlusiva sorda indoeuropea) diventa unocclusiva dentale sonora
ie. */t/ > germ. /T/ > ted. /d/: drei tre (cfr. lat. tres , ingl. three ).
Le lingue romanze sono ricche di prestiti dalle lingue germaniche. Alcuni di essi,
entrati nel latino volgare o in variet romanze antiche allepoca delle invasioni
barbariche, testimoniano la presenza di variet germaniche diverse, in quanto possono presentare o meno la seconda rotazione. In italiano si trovano alcuni doppioni: la stessa parola entrata sia dal gotico o dal franco, variet che non hanno subito la seconda rotazione, sia dal longobardo, che invece lha subita. Si trovano
pertanto forme come grinta e grinza , zuppa e zuffa o panca e banca : in tutte queste coppie, il secondo vocabolo presenta tracce della seconda rotazione e deve pertanto essere entrato in italiano dal longobardo.

*/k/ > germ. */x/, /h/ /#_, /V_;


//, /g/ altrove (legge di Verner).
ie. */k/,

Esempi: ie. *kmtm


(*h1kmtm)
cento ingl. hundred ted. hundert; ie.
.
.
*juwnks
(*h1juh1nks)
giovane di animale ingl. young giovane;
.
.
ie. */g/, */g/ > germ. /k/ (ted. /k/, /x/). Esempi: ie. *eg(om) (*h1eg(om))
io got. ik; ie. *jug-m giogo ingl. yoke ted. Joch;
ie. */gh/, */gh/ > germ. /g/. Esempi: ie. *ghs-ti-s straniero ingl. guest, ted.
Gast ospite; ie. *wegh- radice del verbo trasportare ted. Wagen carro;
ie. */kw/ > germ. /hw/. Esempi: ie. *kwo- radice pronominale got. as,
ingl. what pronome interrogativo;
ie. */gw/ > germ. /kw/. Esempi: ie. *gwem- radice del verbo venire got. qiman, ingl. come 16; ie. *gwena (*gwenh2) donna ingl. queen;
ie. */ghw/ > germ. /w/, /g/. Esempi: ie. *ghwor-m-s caldo ingl. warm tiepido; per /g/ vedi Appendice C;
16. Per il vocalismo dellinglese si parte dal grado , vedi pi avanti sotto /m/.
.

103

Introduzione alla linguistica storica

/D/, /d/ (ted. /t/) altrove (legge di


ie. */t/ > germ. /T/ (ted. /d/) /#_, /V_;
Verner). Esempi: ie. *trjes tre ingl. three; ie. *bhra ter fratello got.
brouar, ted. Bruder (lingl. brother ha /D/ irregolarmente); ie. *p@ter
(*ph2ter) padre ingl. father /faDer/, got. fadar, ted. Vater;
ie. */d/ > germ. */t/ (ted. /ts/, /s/). Esempi: ie. *dwou (*dwoh2u) due
ingl. two, ted. zwei; ie. *ed- (*h1ed-) radice del verbo mangiare ingl. eat,
ted. essen;
ie. */dh/ > germ. /d/ (ted. /t/). Esempi: ie. *dhur porta ingl. door, ted.
Tr; ie. *dhe- (*dheh1) radice del verbo mettere o fare ingl. do, ted. tun
fare;
/v/, /b/ altrove (legge di Verner). Esempi: ie.
ie. */p/ > germ. /f/ /#_, /V_
*p@ter (*ph2ter) padre ingl. father; ie. *septm
. got. sibun ted. sieben, ingl.
seven;
ie. */b/ > germ. /p/ (ted. /pf/, /f/). Esempi: ie. *slob-/sleb- (*sleh1b) radice
del verbo scivolare ingl. slip scivolare, sleep dormire, ted. schlafen dormire; ie. *bloks aratro ingl. plowgh, ted. Pflug;
ie. */bh/ > germ. /b/. Esempi: ie. *bher- radice del verbo portare, generare ingl. bear;
*/z/ > /r/ altrove (legge di Verner). Esempi:
ie. */s/ > germ. /s/ /#_, /V_;
ie. *wes- (*h2wes); radice del verbo permanere ingl. was / were forme del
passato del verbo essere, che anticamente comportavano posizioni diverse
dellaccento (nel primo caso laccento era sulla radice, nel secondo sul suffisso e la fricativa ha pertanto subito la legge di Verner).
14.4.2. Liquide, nasali, sonanti e semivocali Liquide e nasali sono ben
conservate in germanico. Le sonanti sviluppano una vocale di appoggio
/u/. Le semivocali /j/ e /w/ sono conservate come tali nel germanico orientale e occidentale (in tedesco /w/ > /v/); in nordico /w/ in iniziale di parola > (cfr. ingl. word danese ord parola). Si confrontino i nomi delle divinit germaniche Odin e Wotan: nella prima, da una variet nordica, osserviamo la scomparsa di /w/ iniziale; nella seconda, che una forma tedesca, la /w/ mantenuta e la dentale ha subito la seconda rotazione.
ie. */l/ > germ. /l/. Esempi: ie. *sal-d- sale ingl. salt, ted. Salz;
ie. */r/ > germ. /r/. Esempi: ie. *reudh (*h1reudh) rosso ingl. red ted. rot;
ie. */n/ > germ. /n/. Esempi: ie. *nas-os (*Hnh2es-os) naso ingl. nose, ted.
Nase;
ie. */m/ > germ. /m/. Esempi: ie. *mater (*meh2ter) madre ingl. mother,
ted. Mutter;
104

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

ie. */.l/ > germ. /ul/. Esempi: ie. *wl.na (*wh2.lh2nah2) lana ingl. wool 17;
ie. */r. / > germ. /ur/. Esempi: ie. *bhr. ^g h forte ted. Burg fortezza;
ie. */n/
. > germ. /un/. Esempi: ie. *n. prefisso negativo germ. un-;
w
ie. */m/
. radice del verbo venire got. qu. > germ. /um/. Esempi: ie. *g mmans, ingl. come;

ie. */w/ > germ. /w/. Esempi: ie. *wr. dh-om parola ingl. word, ted. Wort;
ie. */j/ > germ. /j/. Esempi: ie. *jug-m giogo ingl. yoke, ted. Joch.
14.4.3. Vocali In germanico si riscontra un fenomeno che con modalit
diverse interessa anche lo slavo e il baltico, cio la confusione dei timbri vocalici /a/ e /o/ indoeuropei. In particolare, in germanico /a:/ e /o:/ confluiscono in /o:/, e /a/ e /o/ confluiscono in /a/; questa vocale rappresenta anche
lesito di */@/ (o */H/) indoeuropea. Esempi di questi esiti si possono vedere
per le vocali lunghe nellingl. mother, dove la grafia conserva la vocale /o/,
esito di */a:/ indoeuropea (cfr. lat. mater), e ingl. know dove /o/ deriva da
/o:/ indoeuropea (cfr. lat. gnosco). Per le vocali brevi invece si considerino il
ted. acht otto, dove /a/ esito di */o/ indoeuropea (cfr. lat. octo) e lingl. father, ted. Vater in cui /a/ deriva da */@/ (o /h2/) indoeuropea e corrisponde a
/a/ in tutte le altre lingue tranne che in indoiranico (cfr. lat. pater). Si viene
dunque a creare un sistema vocalico in parte asimmetrico:
figura 4 Le vocali del germanico
*/u/ */u:/

*/i/ */i:/

*/o:/

*/e/ */e:/
*/a/

Pi tardi, la */e:/ indoeuropea si abbassata in */:/ del protogermanico; si


poi creata unaltra */e:/, a volte detta e2, di origine poco chiara. Si osservi
che questa vocale probabilmente si deve essere creata in epoca posteriore a
quella del germanico comune, dato che non ha esiti differenziati in gotico.
Inoltre, in determinate posizioni */e/ indoeuropeo > /i/ nelle lingue germaniche (in gotico questo passaggio avviene in tutte le posizioni).
17. In una ricostruzione non laringalista questa radice dovrebbe contenere una sonante lunga,
come dimostrano gli esiti del latino e del sanscrito (vedi cap. 2 parr. 14.1.2 e 14.5.2).

105

Introduzione alla linguistica storica

Un fenomeno tipico delle lingue germaniche la metafonesi, anche detta


Umlaut. Si tratta di unassimilazione regressiva a distanza fra vocali e pi
precisamente dellavanzamento del timbro della vocale radicale sotto linfluenza di una vocale anteriore presente nel suffisso (vedi cap. 2 par. 2.1).
La metafonesi era causata per esempio dal suffisso del nominativo plurale,
che si ricostruisce in protogermanico come *-iz. Pertanto possiamo ricostruire forme protogermaniche come *fot piede *fetiz piedi. In molte lingue germaniche per le vocali brevi finali sono scomparse senza lasciare
traccia: pertanto la metafonesi diventata unalternanza vocalica e da fenomeno morfofonologico diventata un processo morfologico, come attesta
linglese foot ~ feet. In tedesco rimane per lo pi in queste forme una vocale /@/ finale (resa con il grafema < e > ): Fuss piede ~ Fsse piedi, Gast
ospite ~ Gste ospiti (esistono poche eccezioni, come Vater padre ~
Vter padri, Tochter figlia ~ Tchter figlie). Si osservi che nellalto tedesco moderno lUmlaut pi /@/ finale stato reinterpretato come indicatore
del plurale in alcuni paradigmi, quindi la sua estensione attuale va al di l
dei casi in cui era stato originariamente causato dalla metafonesi, dato che
esso compare anche in prestiti tardi dalle lingue romanze, come Kanal canale ~ Kanle canali.
Laccento libero dellindoeuropeo si era conservato in origine in protogermanico, come attesta la legge di Verner (ricordiamo che questo fenomeno
legato alla sede dellaccento indoeuropeo). Nella fase comune tarda, laccento si era poi trasformato in accento intensivo fisso sulla sillaba radicale,
com ancora in buona parte nelle lingue germaniche moderne. Questo
tipo di accento ha causato la scomparsa o riduzione di molte vocali brevi.
Come abbiamo visto nel cap. 1, il sanscrito scritto in un
alfabeto detto devanagar. Questo sistema di scrittura molto accurato dal
punto di vista fonologico; spesso vengono notati anche fenomeni allofonici. Pertanto la nostra conoscenza della fonologia (e della fonetica) del sanscrito ottima, anche grazie allopera dei grammatici indiani che, da questo
punto di vista, erano molto pi precisi dei grammatici greci e romani.

14.5. Il sanscrito

14.5.1. Ostruenti Il sanscrito conserva tutte le serie di ostruenti indoeuropee, aggiungendo una serie di sorde aspirate, che derivano dalla fonologizzazione di allofoni delle sorde (o da esiti particolari delle laringali). Inoltre,
amplia i punti di articolazione, aggiungendo unarticolazione cacuminale o
retroflessa (si tratta di occlusive prodotte chiudendo il canale fonatorio con
la punta della lingua piegata allindietro contro il palato duro). Troviamo
poi una serie di affricate palatali, esito delle labiovelari davanti a vocali anteriori. Infine, alla fricativa dentale se ne aggiungono una retroflessa, in serie con le occlusive, e una palatale, esito della velare palatalizzata sorda indoeuropea */k/.
106

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

Lorigine delle cacuminali solitamente vista nellinfluenza delle lingue


non indoeuropee dellIndia, alle quali il sanscrito andato a sovrapporsi. In
parte, le fricative cacuminali sono esito della palatalizzazione dopo i fonemi
indoeuropei /i u r k g gh kw gw gwh/. Questo fenomeno, detto RUKI, investe tutto lindoiranico e il baltoslavo, ma solo in sanscrito ha come esito
delle fricative cacuminali. Dato che la vicinanza di /r/ causa la comparsa di
articolazione cacuminale anche per la nasale, si pensa che anche /r/ dovesse
essere retroflessa in sanscrito (cio pronunciata come in inglese moderno).
Comunque, lestensione delle cacuminali va al di l dei contesti di palatalizzazione (cfr. per esempio scr. s.as. sei, lat. sex); pertanto non si pu parlare per nessuna di esse di allofoni delle dentali.
Per completezza si dovrebbe aggiungere a questo inventario anche la fricativa labiodentale /v/, che in sanscrito risulta da */w/ indoeuropeo. Tradizionalmente, seguendo i grammatici indiani, questo non si fa, dato che il fonema /v/ in sanscrito ha un ruolo nellapofonia simile a quello di /j/ e viene
pertanto considerato a parte, come una semivocale.
tabella 8

Le ostruenti del sanscrito


Sorda

Sonora

Sorda aspirata

Sonora aspirata

Occlusive velari

kh

gh

Occlusive dentali

th

dh

Occlusive bilabiali

ph

bh

Occlusive retroflesse

t.

d.

t. h

d. h

Fricativa dentale

Fricativa palatale

S < s >

Fricativa retroflessa

s.

Fricativa glottale

Affricate palatali

T <c>

D <j>

Th < ch >

Dh < jh >

> scr. /S/. Esempi: ie. *k mtm


ie. */k/
(*h1k mtm)
cento scr. satm; ie.
.
.

*dekm. dieci scr. dasa;


ie. */g/ > scr. /D/. Esempi: ie. *gno- (*gnh3-) radice del verbo conoscere
scr. ja-;
ie. */gh/ > scr. /h/. Esempi: ie. *gheimn inverno scr. hima- (cfr. Himalaya);
ie. */k/ > scr. /k/. Esempi: ie. *kreuwi-s (*kreuh2i-s) carne cruda scr. kravh.
sangue;
107

Introduzione alla linguistica storica

ie. */g/ > scr. /g/. Esempi: ie. *jug-m giogo scr. yugm;
ie. */gh/ > scr. /gh/. Esempi: ie. *ghs-ti-s straniero scr. ghas- radice del
verbo mangiare, consumare;
ie. */kw/ > scr. /T/ /_ e, i, /k/ altrove. Esempi: ie. *kwetwores quattro scr.
catur; ie. *kwo- radice pronominale scr. kas chi;
ie. */gw/ > scr. /D/ /_e, i, /g/ altrove. Esempi: ie. *gwena (*gwenh2) donna
w
w
scr. jnih;
. ie. *og -n-is (*h1eg -ni-s) fuoco scr. agnih;
.
ie. */ghw/ > scr. /h/ /_e, i, /gh/ altrove. Esempi: ie. *ghwor-ms caldo scr.
gharma- calore; ie. *ghwen- radice del verbo uccidere scr. han-;
ie. */t/ > scr. /t/. Esempi: ie. *trejes tre scr. trayas; ie. *twom tu scr. tvam;
ie. */d/ > scr. /d/. Esempi: ie. *dwou due scr. dva; ie. *do- (*deh3-) radice
del verbo dare scr. da-;
ie. */dh/ > scr. /d/. Esempi: ie. *dhe- (*dheh1-) radice del verbo mettere o
fare scr. dha- mettere, dharma ci che stabilito;
ie. */p/ > scr. /p/. Esempi: ie. *p@ter (*ph2ter) padre scr. pithar- (nom. pita ),
ie. * pnkwe cinque scr. pca;
ie. */b/ > scr. /b/. Esempi: ie. *bel-o-m forza scr. balam;
ie. */bh/ > scr. /bh/. Esempi: ie. *bhu - (*bhuh2-) radice del verbo essere,
divenire scr. bhu-;
ie. */s/ > scr. /s/. Esempi: ie. *sewl/sul (*seh2wl/sh2ul) sole scr. su ryah;
. in
fine di parola, se in pausa, realizzato come [h], trascritto con il grafema
<h. > , un tipo di aspirazione foneticamente realizzata in maniera diversa
dallaspirazione che realizzava il fonema /h/: desinenza del nominativo maschile ie. *-s scr. -h. (cfr. lat. lupus lupo, scr. vr. kah).
.
14.5.2. Liquide, nasali, sonanti e semivocali Le nasali sono ben conservate in sanscrito; le liquide invece si confondono entrambe in /r/ (tranne
pochi casi di conservazione di /l/, come in balam, forza, cfr. gr. blteros
belteroq

migliore). Per quanto riguarda le sonanti, abbiamo gi visto


che le nasali hanno come esito /a/ come in greco. Le liquide invece si
mantengono come sonanti, ma si confondono entrambe in /r. /. Inoltre, il
sanscrito conserva esiti specifici per le sonanti lunghe, che si possono
spiegare come esito di sonante breve + /H/. La semivocale /j/ conservata
in tutte le posizioni, mentre la /w/ ha sempre come esito la fricativa labiodentale /v/.
108

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

ie. */l/ > scr. /r/. Esempi: ie. *sewl/sul (*seh2wl/sh2ul) sole scr. su ryah;
.
ie. */r/ > scr. /r/. Esempi: ie. *bhra ter fratello scr. bhra tar- (nom. bhra ta);
ie. *trjes tre scr. trayas;
ie. */n/ > scr. /n/. Esempi: ie. *nas-a (*Hnh2es-a h2) naso scr. nasa ; ie.
*nwm. (h1newm)
. scr. nava;
ie. */m/ > scr. /m/. Esempi: ie. *mater (*meh2ter) madre scr. matr(nom. mata);
ie. */.l/ > scr. /r. /. Esempi: ie. *wl.kw -os lupo scr. vr. kah;
. la sonante lunga

sviluppa una vocale alta; ie. *wl.na (*h2.lh2nah2) lana scr. urna ( < *vurna);
r. d-jo-m cuore scr. hr. dayam;
ie. */r. / > scr. /r. /. Esempi: ie. *k
ie. */n/
. > scr. /a/. Esempi: ie. n. prefisso negativo scr. a-; ie. dnt-s
.
dente:gen scr. datas;
(*h1dnt-s)
.
ie. */m/
. > scr. /a/. Esempi: ie. *dk m
. scr. dsa;
ie. */w/ > scr. /v/. Esempi: ie. *w.lkw-os lupo scr. vr. kah;
. ie. *dwou due
scr. dva;
ie. */j/ > scr. /j/. Esempi: ie. *jug-m giogo scr. yugm.
14.5.3. Vocali Come abbiamo avuto modo di spiegare in precedenza, in
indoiranico la tre vocali indoeuropee /a/, /e/, /o/ lunghe e brevi si sono
fuse in un unico timbro /a/ lunga e breve. Abbiamo gi visto anche che
in sanscrito i dittonghi /ai/ e /au/ si sono monottongati, dando come esiti /e/ e /o/ rispettivamente. Queste due vocali, essendo esito di dittongo,
valgono sempre come lunghe in sanscrito. Nel corso del ii millennio a.C.
gli indoari si trovavano in una posizione pi occidentale rispetto alle loro
sedi storiche e vennero in contatto con i hurriti e, tramite loro, con gli ittiti. Parole di origine indoaria si trovano in un antico testo ittita sullallevamento dei cavalli, che conserva forme in cui la monottongazione dei
dittonghi non era ancora avvenuta, per esempio il numerale aika per
uno (cfr. scr. eka).
Laccento del sanscrito vedico era simile a quello che ricostruiamo per
lindoeuropeo: libero e forse di altezza, piuttosto che intensivo. Per il
sanscrito classico si usa invece una regola di accentazione simile a quella
del latino: la penultima sillaba accentata se lunga, altrimenti laccento
risale sulla terzultima, ma pu risalire fino alla quartultima, se anche la
terzultima breve (e ovviamente se la parola ha almeno quattro sillabe).
Abbiamo quindi dal verbo portare bharami /bha'ra:mi/ porto e bharati
/'bharati/ porta.
109

Introduzione alla linguistica storica

14.6. Le lingue iraniche Le lingue iraniche condividono le innovazioni che

abbiamo visto per il sanscrito nel campo del vocalismo; per quanto riguarda le consonanti invece le sonore aspirate perdono laspirazione: av. bratar
fratello (cfr. scr. bhratar-, lat. frater). Le sorde aspirate protoindoiraniche
si trasformano in fricative sorde; questo mutamento interessa anche le occlusive sorde non aspirate a seconda della posizione: av. Tbam tu:acc (cfr.
scr. tvam). A somiglianza di quanto avviene in greco, anche in iranico /s/ >
/h/ /#_, per lo meno in alcuni contesti: av. hapta sette (cfr. lat. septem gr.
a ).
hept ept
14.7. Lo slavo Come nel caso del germanico, anche per lo slavo abbiamo a

che fare con una lingua ricostruita: le attestazioni pi antiche, quelle dello
slavo ecclesiastico, ci presentano una variet gi caratterizzata come appartenente al ramo meridionale. Come abbiamo osservato nel cap. 1, i traduttori del Vangelo elaborarono un alfabeto apposito per lo slavo ecclesiastico,
basandosi sullalfabeto greco e aggiungendo alcuni segni per fonemi che in
greco non esistevano. Pertanto, la corrispondenza fra fonema e grafema in
slavo ecclesiastico buona.
14.7.1. Ostruenti Nelle lingue slave, il sistema delle ostruenti indoeuropee si semplifica, in quanto le sonore aspirate hanno perso laspirazione in
tutte le posizioni e sono confluite nelle sonore semplici. Le lingue slave,
come abbiamo osservato in precedenza, sono lingue sat@m; pertanto presentano la palatalizzazione delle velari palatalizzate. Per quanto riguarda le
labiovelari, esse perdono la parte labiale e diventano velari pure davanti a
vocali posteriori e a consonante, mentre si palatalizzano con modalit diverse da quelle presentate dalle velari davanti a vocali anteriori. Le velari
tabella 9

Le ostruenti dello slavo


Sorda

Sonora

Occlusive velari

Occlusive dentali

Occlusive bilabiali

Fricativa dentale

Fricative palatali

S < s >

Fricativa velare

Affricata palatale

110

Z < z >

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

indoeuropee confluiscono nelle labiovelari. La fricativa dentale /s/ conservata come tale solo in alcune posizioni: in altre, cio dopo i fonemi indoeuropei /i u r k g gh kw gw gwh/, si creato un allofono palatale che gi in
slavo ecclesiastico si era fonologizzato come /x/. Come abbiamo gi detto,
questo mutamento, chiamato mutamento RUKI, comune anche allindoiranico.
> sl. /s/. Esempi: ie. *k mtm
ie. */k/
(*h1k mtm)
cento sl. eccl. suto, russo
.
.

sto; ie. *dekm-tis


dieci russo desjat;
.
ie. */g/ > sl. /z/. Esempi: ie. *gno- (*gneh3-) radice del verbo conoscere
russo znat sapere, conoscere;
ie. */gh/ > sl. /z/. Esempi: ie. *ghol-to-m oro russo zoloto;
ie. */k/ > sl. /k/. Esempi: ie. *kruwi-s (*kruh2i-s) carne cruda russo krov
sangue;
ie. */g/ > sl. /g/. Esempi: ie. *jug-m giogo sl. eccl. jigo;
ie. */gh/ > sl. /g/. Esempi: ie. *ghs-ti-s straniero russo gost ospite;
ie. */kw/ > sl. /T/ /_ e, i; /k/ altrove. Esempi: ie. *kwetwores quattro russo
cetyre; ie. *kwo- radice pronominale sl. eccl. kuto, russo kto chi;
ie. */gw/ > sl. /Z/ /_e, i; /g/ altrove. Esempi: ie. *gwena (*gwenh2) donna
russo zena moglie; ie. *ogw -n-is (*h1ogw-ni-s) fuoco russo ogon;
ie. */ghw/ > sl. /Z/ /_e, i; /g/ altrove. Esempi: ie. *ghwor- radice del verbo
essere caldo russo goret bruciare; dal participio ie. *gwher-os russo zarko
caldo;
ie. */t/ > sl. /t/. Esempi: ie. *trejes tre russo tri; ie. *tu tu russo ty;
ie. */d/ > sl. /d/. Esempi: ie. *dwou due russo dva; ie. ed- (*h1ed-) radice
del verbo mangiare sl. eccl. jed-mi mangio;
ie. */dh/ > sl. /d/. Esempi: ie. *dhwer- porta russo dvor;
ie. */p/ > sl. /p/. Esempi: ie. *penkwe-tis cinque russo pjat polacco piec
/pjetS/;
ie. */b/ > sl. /b/. Esempi: ie. *bol@-to-m (*bolH-to-m) fango russo boloto
(cfr. Balaton);
ie. */bh/ > sl. /b/. Esempi: ie. *bhu - (*bhuh2-) radice del verbo essere russo
byt essere;
ie. */s/ > sl. /s/; /x/ in determinati contesti. Esempi: ie. *sal-is (*seh2-l-is)
sale russo sol; ie. *snusa (*snush2) nuora russo snokh.
111

Introduzione alla linguistica storica

14.7.2. Liquide, nasali, sonanti e semivocali Nelle lingue slave liquide e


nasali sono ben conservate. Le sonanti svilupparono davanti a s delle vocali ultrabrevi (su cui vedi cap. 2 par. 14.7.3) // o /u/; queste vocali sono
poi cadute nelle lingue storiche, alcune delle quali nel corso del tempo
hanno sviluppato nuove liquide sillabiche. Le semivocali /j/ e /w/ continuano come /j/ e /v/, ma vanno perdute in alcuni contesti. Nuove /j/ e /v/
sono introdotte in iniziale di parola per il fenomeno delle prostesi consonantiche, vedi cap. 2 par. 14.7.4.
ie. */l/ > sl. /l/. Esempi: ie. *sal-is (*seh2-l-is) sale russo sol;
ie. */r/ > sl. /r/. Esempi: ie. *bhra ter fratello russo brat;
ie. */n/ > sl. /n/. Esempi: ie. *nas-os (*Hnh2es-os) naso russo nos;
ie. */m/ > sl. /m/. Esempi: ie. *mater (*meh2ter) madre russo mat (gen.
materi);
ie. */.l/ > sl. /l/, /lu/; russo /el/, /ol/. Esempi: ie. *wl.kw-os lupo sl. eccl.
vluk russo volk;
ie. */r. / > sl. eccl. /r/, /ru/; russo /er/, /or/. Esempi: ie. *k r. d-iko-m cuore
russo serdce;
ie. */n/
. > sl. /e/; russo /ja/. Esempi: ie. *mn. radice del verbo pensare, ricordare russo po-mjat ricordare (cfr. 1sg ja pomnju);
ie. */m/
russo desjat polacco
. > sl. /e/; russo /ja/. Esempi: ie. *dek m-tis
.
dziesieciu (dove < e > = [e]);
ie. */w/ > sl. /v/. Esempi: ie. *wl.kw -os lupo sl. eccl. vluk russo volk; ie.
*dwo due russo dva;
ie. */j/ > sl. /j/. Esempi: ie. *jug-om giogo sl. eccl. jgo.
14.7.3. Vocali Lo slavo condivide con il germanico la confusione dei timbri vocalici /a/ e /o/, ma la confusione avviene in maniera diversa. In slavo
infatti confluiscono in /a/ le due vocali lunghe dellindoeuropeo, mentre
confluiscono in /o/ le due brevi: si vedano come esempi il russo mat madre dove la vocale /a/ esito di */a:/ indoeuropea (cfr. lat. mater, ingl.
mother) e russo znat sapere dove /a/ deriva da */o:/ indoeuropea (cfr. lat.
gnosco e ingl. know). Per le vocali brevi invece si considerino il russo vocem
otto, dove /o/ esito di */o/ indoeuropea (cfr. lat. octo, ted. acht) e russo
sol sale con /o/ derivante da */a/ indoeuropea (cfr. lat. sal, ted. Salz). Per
queste vocali lopposizione di quantit scompare.
Le vocali /e/ e /e:/ rimangono distinte, forse pi per il timbro (la seconda si
abbassata in []) che per la quantit; /i:/ e /u:/ danno rispettivamente /i/
e // (vocale alta posteriore non arrotondata, nellalfabeto cirillico < > ),
112

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

mentre /i/ e /u/ danno le vocali ridotte o ultrabrevi // e /u/, dette jer (o
jer molle) e jeru (o jer duro). Queste vocali sono scomparse nelle lingue
moderne, lasciando tracce nella palatalizzazione o mancanza di palatalizzazione della consonante precedente. I dittonghi indoeuropei si sono monottongati.
Laccento slavo libero e ha valore distintivo.
14.7.4. Struttura sillabica Nel protoslavo avvenne un processo di eliminazione delle code consonantiche, normalmente noto come legge della sillaba aperta. In pratica, tutte le sillabe chiuse che lo slavo aveva ereditato
dallindoeuropeo diventano sillabe aperte, secondo le seguenti modalit:
le ostruenti finali per lo pi scompaiono; esse sono conservate in casi
eccezionali dove abbiano una importate funzione morfologica: viene allora
inserita dopo locclusiva una vocale /u/, con conseguente risillabificazione;
le nasali finali di sillaba cadono, ma la nasalit si trasferisce sulla vocale
precedente;
le liquide finali di sillaba hanno due esiti: metatesi (da una sillaba di
tipo VR si passa a una sillaba di tipo RV), o inserzione di una vocale e conseguente risillabificazione.
Per questultimo fenomeno si osservino le seguenti forme:
[i] serbocroato mleko latte russo moloko;
[ii] serbocroato grad citt russo gorod.
Entrambi i vocaboli si possono confrontare con vocaboli di altre lingue indoeuropee (il primo verosimilmente un prestito dal germanico). In germanico troviamo per esempio linglese milk e garden (giardino, in origine
luogo recintato) che testimoniano delloriginale posizione delle liquide.
In slavo meridionale (il ramo della famiglia a cui appartiene il serbocroato)
lordine vocale-liquida si invertito (metatesi); in russo invece c stata
linserzione di una vocale dopo la liquida, che quindi non pi coda di sillaba, ma attacco della nuova sillaba che si creata con linserzione di un altro nucleo.
Per quanto riguarda le vocali nasali, esse sono conservate in alcune delle
lingue slave moderne, per esempio il polacco, mentre sono scomparse in
altre. In russo gli esiti sono stati /e/ > /ja/ (come abbiamo gi visto sopra)
e /o/ > /u/. Altri esempi oltre a quelli gi citati sono il russo mjaso carne,
da confrontare col latino mensa tavola, desco e per la vocale posteriore
put strada da confrontare col latino pontem ponte, -ut desinenza della
terza persona plurale dei verbi dallie. *-ont (cfr. lat. s-unt). La -t finale si
era eccezionalmente conservata in protoslavo, con linserzione di una vocale /u/, data la sua funzione morfologica.
Naturalmente, le lingue slave moderne non sono per nulla prive di sillabe chiuse: anzi, alcune di esse abbondano di gruppi consonantici com113

Introduzione alla linguistica storica

plessi. La ricostituzione delle sillabe chiuse dovuta soprattutto alla caduta degli jer.
Unaltra caratteristica dello slavo la tendenza a sviluppare prostesi consonantiche davanti alle vocali medie in iniziale di parola: davanti a /e/ si sviluppa una /j/, mentre davanti a /o/ si sviluppa un /v/, esito di */w/. Si veda
per esempio sl. eccl. jedm mangio (cfr. lat. edo) o russo vocem otto (cfr.
lat. octo).
14.8. Le lingue baltiche Le lingue baltiche condividono parzialmente la
confusione dei timbri /a/ e /o/ con il germanico e lo slavo. In particolare,
in baltico la due vocali brevi si fondono in /a/ come nelle lingue germaniche: lit. aks occhio (cfr. lat. oculus). Le lunghe invece rimangono distinte:
la */a:/ indoeuropea > /o:/, mentre la */o:/ dittonga e d /uo/: lit. doti
dare da */o:/ indoeuropea (cfr. gr. ddomi ddvmi do).
Per quanto riguarda il consonantismo, anche in baltico le sonore aspirate
indoeuropee perdono laspirazione fondendosi con le sonore semplici.
Come abbiamo gi osservato (cap. 2 par. 6), pur essendo una lingua sat@m
il baltico presenta sporadicamente esiti kentum delle palatali.
14.9. Lanatolico Come abbiamo visto nel cap. 1, le lingue anatoliche

pi antiche sono divenute accessibili solo nel corso del xx secolo. Fra
queste, lunica attestata con una quantit di testi sufficiente da renderne
possibile una conoscenza approfondita fin dallinizio della decifrazione
littita. Littita una lingua kentum, pur trovandosi in unarea relativamente orientale, e questo, abbiamo visto, fu motivo di sorpresa per gli
studiosi che inizialmente se ne interessarono, dato che metteva in dubbio la validit dellisoglossa kentum/sat@m. Nel campo delle ostruenti,
pertanto, littita continua come tali le labiovelari (cfr. per esempio itt.
kuis chi, il quale, lat. quis; itt. kuen- uccidere scr. han- < ie. */gwh/)
e presenta esiti uguali per velari e palatali. Studi pi recenti hanno fatto
per pensare che in luvio ci siano riflessi della distinzione fra velari e
palatali indoeuropee, che sarebbe quindi un esito di tipo sat@m. Nelle
lingue del gruppo luvio abbiamo infatti un avanzamento delle palatali,
che hanno come esito delle fricative presumibilmente dentali: si confrontino itt. karawar- corno, luvio ger. zurni con rispettivamente /k/ e
/z/ esiti di */k / indoeuropeo (cfr. gr. kras keraq

, lat. cornu, av. sruuva-).


Lesito della velare sorda invece sarebbe diverso da quello della palatale.
Tuttavia, il fatto che lesito della labiovelare sorda in luvio sia reso graficamente come < ku > fa pensare che questa sia conservata come tale e
che il luvio sia quindi una lingua kentum; la palatalizzazione delle palatali indoeuropee sarebbe un mutamento indipendente dalla distinzione
indoeuropea fra kentum e sat@m.
Per quanto riguarda le serie di ostruenti, le aspirate perdono laspirazione e
114

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

i loro esiti si confondono con quelli delle sonore, si veda per esempio itt.
nepis- cielo (lat. nebula, gr. nephle neWelh
). In ittita troviamo pertanto
due serie di ostruenti; quali siano le loro caratteristiche di sonorit e se queste abbiano sempre valore distintivo, per, non chiaro: infatti, bench il
sillabario cuneiforme preveda la possibilit di distinguere sorde e sonore
(esistono cio sia segni di tipo < ka > , sia segni di tipo < ga > ), questa possibilit non sfruttata dagli scribi ittiti, che usano nella maggior parte dei
casi i segni contenenti occlusive sorde, ma a volte anche quelli contenenti
occlusive sonore, senza che sia possibile riscontrare qualche regolarit in
questa alternanza. Pare per che, in interno di parola, ci sia una distribuzione regolare della grafia occlusiva semplice/occlusiva doppia: cfr. la forma citata sopra, nepis, dove < p > rende il fonema che continua sonora e
o ), dove
sonora aspirata indoeuropee, e itt. appa indietro (gr. ap ap
< pp > rende invece il fonema che continua la sorda indoeuropea. Questo
sembra indicare una differenza nella qualit dei due suoni, forse fra tesa
(grafia doppia) e rilassata (grafia semplice). La tesa corrisponderebbe alla
sorda indoeuropea, mentre la rilassata corrisponderebbe a sonora e sonora
aspirata. Si osservi comunque che la distinzione pu essere indicata solo in
interno di parola, dato che il sillabario cuneiforme non permette di raddoppiare le consonanti in posizione iniziale e finale. Non chiaro se in iniziale e finale di parola lopposizione si neutralizzi, o continui senza essere
notata.
Lanatolico presenta due fonemi, notati come < h > e < hh > nelle trascrizioni dallittita, che si trovano in posizioni in cui Ferdinand de Saussure
nel Memoire del 1878 aveva ipotizzato si dovessero trovare le laringali indoeuropee (vedi cap. 2 par. 12). Per quanto riguarda la natura fonica di
questi fonemi in ittita, sembra che si tratti di spiranti glottidali.
Per quanto riguarda il vocalismo, anche qui bisogna segnalare problemi
causati dalluso del cuneiforme che non aveva un segno specifico per /o/
e dalle abitudini grafiche degli scribi; sembra comunque che lanatolico
condivida con varie altre lingue la parziale confusione dei timbri vocalici,
che avrebbe riguardato in particolare /a/ e /o/ lunghe e brevi indoeuropee, fuse in un unico timbro /a/ (forse lunga e breve: la quantit non
notata con coerenza). Il fatto che gli scribi usassero due simboli diversi
che noi trascriviamo come < u > e < > (u due) induce a pensare che
esistesse una vocale /o/ in anatolico, ma questa non continua la /o/ indoeuropea.
Liquide, nasali e semivocali sono conservate in anatolico e le sonanti sviluppano una vocale di appoggio, come vediamo per esempio in itt. watar
acqua ie. *wodr. , itt. wetenas acqua:gen ie. *udnos,

. cfr. gr. hdor ydor


gen. hdatos ydatoq

< *hud-n-tos
dove la /t/ inserita analogicamente sui
.
temi in -nt- (per laspirazione iniziale, si ricordi che essa obbligatoria in
greco davanti a /u/).
115

Introduzione alla linguistica storica

14.10. Le lingue celtiche Nelle lingue celtiche troviamo un vocalismo abbastanza conservativo, a parte la confusione di /o:/ e /a:/ in /a:/ e di /e:/ e /i:/
in /i:/ (nuove vocali /e:/ e /o:/ si formano per la chiusura dei dittonghi).

Nel consonantismo, le sonore aspirate indoeuropee perdono laspirazione e


si fondono con le sonore semplici tranne che per le labiovelari, per le quali
sonore e sonore aspirate conservano esiti distinti. Le lingue celtiche sono
lingue kentum: le palatali e le velari indoeuropee continuano dunque come
velari, mentre le labiovelari hanno diversi esiti, come gi abbiamo ricordato sopra (cap. 2 par. 10).
14.11. Lalbanese Anche lalbanese confonde i timbri /a/ e /o/ brevi in /a/,
come germanico e baltico. Lopposizione di quantit originaria scomparsa; nelle variet documentate tutte le vocali si presentano come lunghe e
brevi, ma le lunghe non continuano le lunghe indoeuropee e si sono formate in un secondo tempo, per lo pi per allungamento di compenso o
contrazioni.
Come in numerose altre lingue, anche in albanese le sonore aspirate hanno
perso laspirazione, confondendosi con le sonore. Abbiamo gi notato pi
volte che lalbanese, insieme con larmeno, conserva la distinzione fra labiovelari e velari pure davanti a vocale anteriore. In questo contesto, le labiovelari si sono palatalizzate come nelle altre lingue sat@m, con esito /s/
per la sorda e /z/ per la sonora e la sonora aspirata: pese cinque (lat. quinque, scr. panca); le velari si sono in un primo tempo conservate e poi palatalizzate in epoca posteriore, secondo modalit diverse. In tutte le altre posizioni, le velari sono confluite con le labiovelari: ujk lupo ( < *ulk, cfr.
w
scr. vr. kah,
. russo volk, ie. *w.lk -os).
14.12. Larmeno Il consonantismo dellarmeno caratterizzato da un mutamento simile a quello che ha interessato il germanico, anche se non collegato con esso, cio una rotazione che ha investito le occlusive indoeuropee.
In particolare, in armeno troviamo che le sonore indoeuropee sono diventate sorde (hanno perso la sonorit), le sonore aspirate sono diventate sonore semplici (hanno perso laspirazione), mentre le sorde indoeuropee
hanno avuto esiti diversi, ma in buona parte sono diventate sorde aspirate
(la /p/ diventata /h/: arm. hayr padre, oppure caduta: arm. otn piede:acc < *pod-m).
. Si osserver che la rotazione dellarmeno presenta
molte somiglianze con lanalogo fenomeno del germanico: dato che si pu
escludere lorigine comune dei due mutamenti, vedremo che per spiegarne
la somiglianza dobbiamo far riferimento a un modello di ricostruzione alternativo, il cosiddetto modello glottale, che tratteremo nella scheda 4.
Come abbiamo gi ripetutamente ricordato, larmeno mantiene esiti distinti per le tre serie di velari, dato che le velari pure si conservano davanti a

116

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

vocale anteriore, mentre le labiovelari si palatalizzano. Le palatali hanno


esito sat@m.
Dal punto di vista del vocalismo, larmeno presenta notevoli mutamenti,
in parte dovuti alla scomparsa dellopposizione fra vocali lunghe e vocali
brevi e alla confusione parziale dei timbri. Laccento intensivo fisso sulla
penultima sillaba fece s che le vocali finali cadessero e si indebolissero alcune sillabe interne.
Larmeno condivide con il greco la tendenza a sviluppare prostesi vocali hr
uomo arm. ayr ( < *anir) e scr. narah.
che: si confrontino il gr. aner an
.
Come gi per il greco, la prostesi vocalica si lascia spiegare attraverso la
possibile vocalizzazione di una laringale iniziale: la forma da ricostruire sarebbe pertanto *h2ner.
14.13. Il tocario Come abbiamo gi ricordato, il tocario, gruppo lingui-

stico pi orientale, presenta caratteristiche kentum: la parola per cento


knt in tocario A ( < > dovrebbe corrispondere a //) e kante in tocario B. Altre caratteristiche del consonantismo sono la fusione delle tre
serie sorde, sonore e sonore aspirate indoeuropee in ununica serie di
sorde. Sia le ostruenti, sia le altre consonanti si sono poi palatalizzate davanti a vocale anteriore: cfr. toc. B procer fratello in cui vediamo */bh/
indoeuropeo > /p/ e */t/ indoeuropeo > /T/ / _ e (cfr. lat. frater, scr.
bhra tar-).
scheda 4

Il modello glottale

Gi Roman Jakobson nel 1957 aveva attirato lattenzione sul fatto che la ricostruzione di tre serie di occlusive indoeuropee, sorda, sonora e sonora (o mormorata) aspirata era tipologicamente poco verosimile: pare infatti che nessuna
lingua nota abbia un sistema di occlusive di questo genere (secondo Milizia,
2002, p. 22, esisterebbe invece un sistema quasi uguale a quello che si ricostruisce per lindoeuropeo in una lingua del Borneo). Si osserver che fra le lingue indoeuropee quelle che hanno mantenuto le aspirate o le hanno trasformate in sorde aspirate (come il greco) o le hanno integrate con una quarta serie di
sorde aspirate (come lindoiranico). Negli anni Settanta del secolo scorso, due
studiosi sovietici, Tamas Gamkrelidze e Vjaceslav Ivanov e, in maniera indipendente, lamericano Paul Hopper sono giunti a proporre un modello alternativo
di ricostruzione, che tiene conto di questo problema e che spiega anche altre
stranezze della ricostruzione tradizionale, cio la relativa rarit del fonema
*/b/, il fatto che le sonore indoeuropee siano per lo pi escluse dalle desinenze
flessive e che le radici indoeuropee in generale non possano contenere due occlusive sonore (tralascio qui discutere le eccezioni, che vanno al di l degli sco-

117

Introduzione alla linguistica storica

pi di questo libro). Secondo questi studiosi, in realt le tre serie indoeuropee


andrebbero ricostruite come:
sorde con allofoni aspirati */p ph/, corrispondenti alle sorde della ricostruzione
tradizionale (che, si osserver, anche nella ricostruzione tradizionale hanno allofoni aspirati, vedi cap. 2 par. 4.1);
eiettive o glottalizzate, notate come */p/, */t/ ecc.: si tratta di occlusive coarticolate con un innalzamento della glottide, che corrisponderebbero alle sonore della ricostruzione tradizionale;
sonore, o meglio mormorate, con allofoni aspirati /b- b-h/, corrispondenti alle

sonore (o mormorate) aspirate della ricostruzione tradizionale.
Il modello glottale (o glottidale) rivoluziona la nostra visione del carattere relativamente innovativo o conservativo delle lingue storiche: in particolare, germanico e
armeno appaiono in questa luce particolarmente conservative. Infatti, in germanico avremmo:
*/p, ph/ > /f/;
*/p/ > /p/;
*/b, bh/ > /b/.
cio le sorde fonologizzano dapprima lallofono aspirato, che poi diventa una fricativa sorda; le eiettive (sonore tradizionali) perdono la componente glottale e
diventano sorde e le mormorate (sonore aspirate tradizionali) fonologizzano lallofono non aspirato. Si osservi che questa serie di mutamenti facilmente spiegabile.
Le lingue in cui aspirate sonore e sonore semplici si confondono, come anatolico,
slavo, baltico, celtico, in questa ricostruzione avrebbero avuto una fusione di mormorate e glottalizzate. In indoiranico gli allofoni delle occlusive sorde e sorde aspirate si sarebbero fonologizzati; si sarebbe quindi avuto un sistema con tre serie di
sorde (queste due pi le glottalizzate) e una serie di mormorate aspirate. In un secondo tempo, le glottalizzate si sarebbero trasformate in sonore. I casi pi problematici sono dati dal greco e dal latino, lingue per le quali bisogna ipotizzare, oltre
al passaggio delle glottalizzate a sonore, anche quello delle mormorate a sorde
aspirate.
La relativa rarit del fonema */b/ nelle forme ricostruite si spiegherebbe se questo
fonema fosse */p/, dato che la bilabiale eiettiva relativamente rara. Analogamente si spiegherebbero le restrizioni brevemente osservate sopra sulla distribuzione delle sonore indoeuropee, che sono restrizioni che si osservano in molte lingue per le eiettive.
Il modello glottale non universalmente accettato. Possiamo osservare comunque
che questo modello interessa la sostanza fonica degli allofoni delle ostruenti indoeuropee, ma non modifica la struttura del sistema, che si continua a ricostruire
come formato da tre serie.

118

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

Appendici
A. LAlfabeto Fonetico Internazionale (ipa, International Phonetic Alphabet )
ALFABETO FONETICO INTERNAZIONALE (revisione del 1993)
CONSONANTI (POLMONARI)
Bilabiali Labio- Dentali Alveolari Post-
alveolari
dentali
Plosive

Retro-
flesse

Uvulari Faringali Glottidali

Palatali Velari

pb

Nasali
Vibranti
Monovibranti
Fricative
Laterali
fricative
Approssimanti
Laterali
-

Quando appare una coppia di simboli, quello a destra rappresenta una consonante sonora. Le aree in grigio indicano articola-
zioni considerate impossibili.
SOPRASEGMENTALI

CONSONANTI (NON-POLMONARI)
Clicks

Implosive sonore

Eiettive

Bilabiale

Bilabiale

come in:

Dentale

Dentale/alveolare

Bilabiale

(Post) alveolare

Palatale

Dentale/alveolare

Palatoalveolare

Velare

Velare

Alveolare laterale

Uvulare

Fricativa alveolare

VOCALI
Anteriori
Chiuse

Centrali

Posteriori

TONI E ACCENTI DI PAROLA


ANDAMENTO

LIVELLO

Accento primario
Accento secondario
Lunga
Semi-lunga
Brevissima

Altissimo

Alto

Ascendente

Gruppo maggiore (intonazione)

Abbassato

Discendente
Ascendente
Alto
Ascendente
Basso
Ascendente
Discendente
Ascesa globale

Legamento (assenza di confine)

Innalzato

Discesa globale

Medio
Basso

Confi ne di sillaba
Gruppo minore (piede)

Bassissimo

DIACRITICI i diacritici si possono collocare al di sopra


del simbolo se questo scende sotto il rigo, p.es.

Sonoro

Sonoro
mormorato
Sonoro
laringalizzato

Apicale

Aspirato

Sordo

Semichiuse

Semiaperte

Aperte

Dentale

Linguolabiale

Laminale

Pi arrotondato

Labializzato

Nasalizzato

Meno arrotondato

Palatalizzato

Rilascio nasale

Quando appare una coppia di simboli, quello a destra


rappresenta una vocale arrotondata.

Avanzato

Velarizzato

Rilascio laterale

ALTRI SIMBOLI

Arretrato

Faringalizzato

Rilascio non udibile

Centralizzato

Velarizzato o faringalizzato

Semi-centralizzato

Innalzato

Fricativa labio-velare sorda


Approssimante labio-velare sonora

Fricative alveolo-palatali
Monovibrante alveolare laterale

Simulta-
e
Approssimante labio-palatale sonora
neamente
Le affricate e le articolazioni
Fricativa epiglottidale sorda
doppie si possono rappresentare
Fricativa epiglottidale sonora
con due simboli uniti da un
legamento, se necessario.
Plosiva epiglottidale

Sillabico

Abbassato

Non sillabico

Radice della lingua avanzata

Rotacizzato

Radice della lingua arretrata

fricativa alveolare sonora


approssimante
bilabiale sonora

119

Introduzione alla linguistica storica

B. Scrittura di regole fonologiche In questo capitolo, ho rappresentato gli esiti


delle leggi fonetiche usando la notazione normalmente impiegata nella scrittura di
regole fonologiche. Dato che questo tipo di notazione non introdotto in tutti i
manuali, ripeto qui come esempio parte della legge delle palatali (sanscrito) e parte della legge di Grimm, per spiegare come si leggono le notazioni.
*/kw/ > /T/ /_ */e/
la occlusiva labiovelare sorda indoeuropea diventa ( > ) affricata palatale sorda nel
contesto (/) davanti (_) a vocale /e/
*/kw/ > /k/ /_ */o/
la occlusiva labiovelare sorda indoeuropea diventa ( > ) occlusiva velare sorda nel
contesto (/) davanti (_) a vocale /o/
*/k/ > germ. */x/, /h/ /#_, /V_;
//, /g/ altrove
ie. */k/,
locclusiva velare sorda e locclusiva palatale sorda indoeuropee corrispondono in
germanico a fricative velari o glottidali sorde nel contesto (/) iniziale di parola (#)
oppure dopo la sillaba contenente la vocale accentata; diventano fricative o occlusive velari sonore negli altri contesti.
C. Sommario di tutte le corrispondenze fonema per fonema
Nota: non sempre possibile o ha senso ai fini della ricostruzione specificare la
sede dellaccento nelle forme ricostruite.
(*h juh nks)
giova *kmtm (*h k mtm) cento, *dk m dieci, *juwnks
ie. */k/:
.
.
.
1 .
1
1.
ne di animale;
lat. /k/: centum cento, decem dieci, iuvencus giovane;
gr. /k/: hekatn ekat

on
cento, dka deka

dieci;

germ. */x/, /h/ /#_, /V_; /g/ altrove: ingl. hundred ted. hundert cento, got. tahun
ted. zehn 18 dieci, ingl. young ted. jung giovane;
scr. /S/: satm cento, dsa dieci, yuvasah. giovane;
sl. /s/: sl. eccl. suto russo sto cento, russo desjat dieci.
ie. */g/: *gno- (*gneh3-) radice del verbo conoscere, *gnos (*genh1os) genere,
*eg(om) (*h1eg(om)) io;
lat. /g/: gnosco conosco, genus genere, ego io;
gr. /g/: gignosko gignvskv

conosco, gnos genoq

genere, ego eg
v io;
germ. /k/ (ted. /x/): ing. know conoscere, ingl. kin specie, got. ik ted. ich io;
scr. /D/: ja- radice del verbo conoscere, janasa genere;
sl. /z/: russo znat sapere, conoscere.
18. In tedesco la /h/ caduta nella pronuncia, ma rimane nella grafia.

120

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

ie. */gh/: *wegh- radice del verbo trasportare, *ghans oca, *gheimn inverno,
*ghol-to-m oro;
lat. /h/: veho io trasporto, anser ( < *hanser) oca maschio, hiems inverno;
gr. /kh/: khos oxoq

carro, khen xhn


cigno, kheimn xeimvn
inverno;
germ. /g/: ted. Wagen veicolo, ingl. goose ted. Gans oca, ingl. gold ted. Gold
oro;
scr. /h/: vah- radice del verbo trasportare, himh. freddo, inverno (cfr. Himalaya il regno delle nevi);
sl. /z/: russo vezt trasportare, russo zoloto oro.
ie. */k/: *kreuwi-s (*kreuh2i-s) carne cruda, sangue;
lat. /k/: cruor sangue versato;
gr. /k/: kras kreaq
carne;
/g/ altrove: ingl. raw ( < *hraw) crudo;
germ. */x/, /h/ /#_, /V;
scr. /k/: kravh. carne cruda, sangue;
sl. /k/: russo krov sangue.
ie. */g/: *jug-m giogo;
lat. /g/: iugum giogo;
gr. /g/: zugn zygon
giogo;
germ. /k/ (ted. /x/): ingl. yoke ted. Joch giogo;
scr. /g/: yugm giogo;
sl. /g/: sl. eccl. jigo giogo.
ie. */gh/: *ghs-ti-s straniero, *steigh- radice del verbo andare in salita;
lat. /h/: hostis nemico;
gr. /kh/: stekho stexv procedo;
germ. /g/: ingl. guest ted. gast ospite, ted. steigen salire;
scr. /gh/: ghas- radice del verbo mangiare, consumare (etimologia non accettata
da tutti), stighnoti egli sale;
sl. /g/: russo gost ospite.
ie. */kw/: *kwi- *kwo- radice pronominale, *pnkwe cinque, *kwkwlos giro, kwtwores/kwtwores quattro;
lat. /kw/: qui, quod pronome relativo, quinque cinque, quattuor quattro;
gr. /p/; in ionico-attico: /p/ /_ a, o, C, /t/ /_ e, i, /k/ /_ u, u_: ts tq pronome in avverbio indefinito, pnte pente

cinque, kklos kykloq

cerdefinito, ps pvq
chio, tttares tettareq

(eolico psures) quattro;


germ. /hw/: got. as ingl. what pronomi interrogativi;
scr. /T/ /_ e, i, /k/ altrove: cit pronome di terza persona singolare neutro, kas pronome interrogativo, cakra ruota, pca cinque, ctur quattro;
sl. /T/ /_ e, i; /k/ altrove: sl. eccl. kuto russo kto chi, russo cetyre quattro.

121

Introduzione alla linguistica storica

ie. */gw/: *gwi-wo-s (*gwi-wh3-s) vivo, s@ngw-i-s (*h1sh2n-h1gw-i-s) sangue, *gwni-s (*h1egw-ni-s) fuoco, *gwous (*gwoHus) bue, *gwuna (*gwunh2) donna,
*gwelbh- utero, *gwem- radice del verbo venire;
lat. /w/ / #_; /gw/ / _ V; /g/ /_ C: vivus vivo, sanguis sangue, ignis fuoco, bos
(prestito dalloscoumbro) bue, venio vengo;
gr. /b/; in ionico-attico: /b/ /_ a, o, C, /d/ / _ e, i, /g/ /_ u, C: bos boyq
bue, gune gynh donna, adelphs adelW

oq
fratello, bano banv vengo ( < *ban-jo);
germ. /kw/: ingl. quick svelto (cfr. quicksilver mercurio, argento vivo), ingl.
queen regina, got. qiman ingl. come venire;
scr. /D/ /_e, i, /g/ altrove: jiv vivo, gnih. fuoco, gauh. bue, jnih. donna,
garbha- utero, gam- radice del verbo venire;
sl. /Z/ /_e, i; /g/ altrove: sl. eccl. jiva vita, russo zit vivere, russo ogon fuoco,
russo zena moglie;
ie. */ghw/: *ghwor-m-s caldo, *snighwm. neve:acc, *ghwen- radice del verbo uccidere;
lat. /f/ / #_; /w/ /V_V ; /gw/ / N_ : formus caldo, nivem neve, ninguit nevica,
fendo colpisco;
gr. /ph/; in ionico-attico: /ph/ /_ a, o, C, /th/ / _ e, i, /kh/ /_ u, C : therms wermoq

caldo, theno wenv uccido, phnos fonoq

uccisione;
germ. /w/, /g/: ingl. warm tiepido, snow neve, Gandolf Gandolfo < *gandwolf lupo che uccide;
scr. /h/ /_e, i, /g/ altrove: gharma- calore, han- radice del verbo uccidere;
sl. /Z/ /_e, i; /g/ altrove: russo goret bruciare, russo zarko caldo, russo sneg
neve.
ie. */t/: *tu/*tuom tu, *k mtm
cento, *trejes tre, *dnt-m. (*h1dnt-m)
.
. dente
(acc.), *p@ter (*ph2ter) padre;
lat. /t/: tu tu, centum cento, tres tre, dentem dente, pater padre;
gr. /t/: hekatn ekat

on
cento, tres treq tre, odnta odonta

dente, pater
pathr
padre;
(ted. /d/); /D/, /d/ altrove: ingl. thou ted. du tu, ingl. hundred
germ. /T/ /#_, /V_
ted. hundert cento, ingl. three ted. drei tre, ingl. tooth dente, ingl. father /faDer/
got. fadar padre;
scr. /t/: tvam tu, satam cento, trayas tre, dntam dente, pitar- padre;
sl. /t/: russo ty tu, sl. eccl. suto russo sto cento, russo tri tre.
ie. */d/: *dnt-m. (*h1dnt-m)
. dente (acc.), *ed- (*h1ed-) radice del verbo mangiare, *do- (*deh3-) radice del verbo dare, *dwou (*dwoh2u) due;
lat. /d/: dentem dente, edo mangio, do io do, duo due;
gr. /d/: domai e domai manger, ddomi ddvmi io do, do dyo
due;
germ. /t/ (ted. /z/, /s/): ingl. tooth ted. Zahn dente, ingl. eat ted. essen mangiare,
ingl. two ted. zwei due;

122

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

scr. /d/: dantam dente, ad- radice del verbo mangiare, da- radice del verbo
dare, dva due;
sl. /d/: sl. eccl. jed-mi mangio, russo dat dare, russo dva due.
h
ie. */dh/: *dhur-is porta, *rudh-r-s
rosso, *werdh-om parola,
. (*h1rud -r-s)
.
h
h
h
*med yo-s mezzo, *d e- (*d eh1-) radice del verbo mettere o fare;
lat. /f/ /#_, /b/ /r_, _r, /d/ altrove: foris porta, ruber rosso, verbum parola, medius mezzo, facio faccio;
gr. /th/: thra wyra

porta, eruthrs erywr

oq
rosso, tthemi twhmi metto;
germ. /d/ (ted. /t/): got. dar ingl. door ted. Tr porta, ingl. red ted. Rot rosso,
ingl. word ted. Wort parola, ingl. middle ted. Mitte mezzo, ingl. do ted. tun fare;
scr. /d/: rudhirah. rosso, dha- radice del verbo mettere, porre (dharma ci che
stabilito);
sl. /d/: russo dver porta.

ie. */p/: *pdm. piede (acc.), *septm


. sette, *pnkwe/*pnkwe-tis cinque, *p@ter
(*ph2ter) padre;
lat. /p/: pedem piede, septem sette, quinque cinque (con assimilazione a distanza della bilabiale alla labiovelare), pater padre;
gr. /p/: pda poda

piede, hept ept


a sette, pnte pente

cinque, pater pathr

padre;
/v/, /b/ altrove: ingl. foot ted. Fuss piede, got. sibun ingl. seven
germ. /f/ /#_, /V_,
ted. sieben sette, ingl. five ted. fnf cinque, ingl. father ted. Vater padre;
scr. /p/: pada piede, sapta sette, paca cinque, pitar- padre;
sl. /p/: russo pjat polacco piec /pj ~etS/ cinque.
ie. */b/: *bukwa (*bukwah2) bocca, *breuk- radice del verbo saltare, *slob-/sleb(*sleh1b) radice del verbo scivolare, *lb-yo-m labbro, *bloks aratro, *bel-o-m
forza, *bol@-to-m (*bolH-to-m) fango;
lat. /b/: bucca bocca, labor scivolo, labium labbro, de-bilis debole (che non
ha forza);
gr. /b/: brokos broykoq

cavalletta (che salta), bltistos beltistoq

ottimo;
germ. /p/ (ted. /pf/, /f/): ingl. slip scivolare, ted. schlafen dormire, ingl. lip labbro, ingl. plowgh aratro;
scr. /b/: balam forza;
sl. /b/: boloto fango.
ie. */bh/: *bher- radice del verbo portare, generare, *nebh.la (*nebh.lah2) nube,
*bhu - (*bhuh2-) radice del verbo essere;
lat. /f/ /#_, /b/ altrove: fero porto, genero, nebula nube, fui fui;
gr. /ph/: fro Werv

porto, pho Wyv


sono per natura, nasco, nephle neWelh
;
germ. /b/: ingl. bear portare, generare, ted. Nebel nebbia, ingl. be essere, ted.
ich bin io sono;
scr. /bh/: bharami io porto, bhu- radice del verbo essere;
sl. /b/: russo brat portare, russo byt essere.

123

Introduzione alla linguistica storica

ie. */s/: *sal-s (*seh2-l-s)/ *sal-is (*seh2-l-is) sale, *-s desinenza del nominativo dei
temi in -o- e in consonante, *genes-es (*genh1es-es) genere:gen, *wes- (*h2wes), radice del verbo permanere, *sewl/sul (*seh2wl/sh2ul) sole, *snusus, *snusa (*snush2) nuora;
lat. /s/, /r/ /V_V: sal sale, -s desinenza del nominativo singolare (cfr. lupus,
mons), generis genere:gen, sol sole, nurus nuora;
gr. /h/ /#_, /V_V, /s/ /_# : hls alq
sale, mare, -s desinenza del nominativo

), gneos (contratto: gnous) geneoq

(genoyq

)
singolare (cfr. nthropos anwrvpoq
genere:gen, helios hlioq

sole, nus nyoq


nuora;
germ. /s/; */z/ > /r/ nei contesti in cui agisce la legge di Verner: ingl. salt ted. Salz
sale, ingl. was/were forme del passato del verbo essere;
scr. /s/; /s/
. in determinati contesti: su ryah. sole, snus.a nuora;
sl. /s/, /x/ in determinati contesti: russo sol sale, russo solnce sole, russo snokh
nuora;
ie. */l/: *sal*sal-s/*sal-d-/*sal-is (*seh2-l) sale, *sewl/sul (*seh2wl/sh2ul) sole;
lat. /l/: sal sale, sol sole;
gr. /l/: hals alq
sale, mare, helios hlioq

sole;
germ. /l/: ingl. salt ted. Salz sale;
scr. /r/: su rya sole;
sl. /l/: russo sol sale, russo solnce sole.
ie. */r/: *werdh-om parola, *rudhrs (*h1rudhrs) rosso, *bhra ter fratello, *trjes
tre;
lat. /r/: verbum parola, ruber rosso, frater fratello, tres tre;
gr. /r/: eruthrs erywr

oq
rosso, tres treq tre;
germ. /r/: ingl. word ted. Wort parola, ingl. red ted. rot rosso, ingl. brother ted.
Bruder fratello, ingl. three ted. drei tre;
scr. /r/: rudhirah. rosso, bhra tar- fratello, trayas tre;
sl. /r/: russo brat fratello, russo tri tre.
ie */n/: *newm. (h1newm)
. nove, *nas-os/*nas-a (*Hnh2es-os/*Hnh2es-ah2) naso;
lat. /n/: novem nove, nasus naso;
gr. /n/: enna enn
ea
nove;
germ. /n/: ingl. nine ted. neun nove, ingl. nose ted. Nase naso;
scr. /n/: nava nove, nasa naso;
sl. /n/: russo nos naso.
ie */m/: accusativo singolare dei temi in -o- e in -a- *-m, *som-os/*sem-os stesso,
*mater (*meh2ter) madre;
lat. /m/: -m desinenza dellaccusativo singolare (cfr. lupum, rosam), semel una volta, mater madre;
gr. /m/; /n/ /_ # : -n desinenza dellaccusativo singolare (cfr. nthropon anwrv

), homs om
oq
uguale, meter mhthr

madre;
pon, thlassan walassan

124

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

germ. /m/: ingl. same stesso, ingl. mother ted. Mutter madre;
scr. /m/: -m desinenza dellaccusativo singolare (cfr. vrkam,
devm), sama stesso,
.
matr- madre;
sl. /m/: russo samyj stesso, russo mat madre.
ie */.l/: bhlg-m
. radice che esprime il concetto di morbidez. n. fulgore, *ml. (*h2ml-)
w
za, *wln
nah
)
lana,
*w
lk
-os
lupo;
a
(*h
lh
.
.
2. 2
2
lat. /ul/, /lu/, /ol/; /la/ /_ H: fulmen fulmine, mollis molle, lana lana, lupus
lupo;
gr. /al/, /la/: amaldno amald

ynv

ammorbidisco;
germ. /ul/: ingl. wool lana, ingl. wolf lupo;
scr. /r/;
. /ur/, /ir/ /_ H : vrka
. h,
. lupo, urna ( < *vurna) lana;
sl. /l/, /lu/; russo /el/, /ol/: sl. eccl. vluk russo volk lupo.
h h

ie. */r/:
k rd-iko-m
cuore, *grn-om
(*grh
. *krd/*
. krd-io-m/*
.
.
.
. 2n-om) grano, *b r
.g
forte;
lat. /ur/, /or/; /ra/ /_H : cord-is cuore:gen, granum grano, fortis ( < *forctis)
forte;
gr. /ar/, /ra/: karda karda cuore;
germ. /ur/: ingl. heart ted. Herz cuore (presuppongono un grado apofonico diverso), ted. Burg fortezza;
scr. /r/:
. scr. hr. dayam cuore, j rnam grano;
sl. eccl. /r/, /ru/; russo /er/, /or/: russo serdce cuore.
h
ie. */n/:
. *n. prefisso negativo, b .lg-mn. fulgore, *mn. radice del verbo pensare,
ricordare;
lat. /in/ /#_, /en/ altrove: in- prefisso negativo, fulmen fulmine, mentem mente:acc;
gr. /a/; /an/ /_ V : a-, an- prefisso negativo (cfr. nudros anydroq

secco);
germ. /un/: un- prefisso negativo;
scr. /a/; /an/ /_ V : a- prefisso negativo (cfr. a-jata sconosciuto, an-agata futuro, che non venuto), mat pensiero;
sl. /e/; russo /ja/: russo po-mjat ricordare (cfr. 1sg ja pomnju).

ie. */m/:
pioggia,
. *-m
. desinenza dellaccusativo dei temi in consonante, *mbhr-os
.
m/*dk m-tis dieci;
*gwmradice
del
verbo
venire,
*d
k
.
.
.
lat. /im/ /#_, /em/ altrove: -em (cfr. montem, pedem), imber temporale, decem
dieci;
), phgr. /a/: -a desinenza dellaccusativo dei temi in consonante (cfr. pda poda
ros aWroq

schiuma di mare, dka deka

dieci;
germ. /um/: got. qumans ingl. come forme del verbo venire;
scr. /a/: abhr nube, temporale, gath. andato, dasa dieci;
sl. /e/ russo /ja/: russo desjat polacco dziesieciu dieci.

125

Introduzione alla linguistica storica

ie. */w/: *wekw- radice del verbo chiamare, *wrdh-om


parola, *w.lkw -os lupo,
.
*dwou due;
lat. /w/: lat. voco io chiamo /'woko:/;
gr. : pos e poq parola;
germ. /w/ (ted. /v/): ingl. wolf lupo, ingl. two ted. zwei due;
scr. /v/: vacmi dico, vrka
. h. lupo, dva due;
sl. /v/: sl. eccl. vluk, russo volk lupo, russo dva due.
ie. */j/: *jug-m giogo, *jkwrt
. fegato;
lat. /j/: iogum giogo, iecur fegato;
giogo, hpar e par fegato;
gr. /h/, /dz/: zugn zygon
germ. /j/: ingl. yoke ted. Joch giogo;
scr. /j/: yugm giogo, ykrta
. fegato;
sl. /j/: sl. eccl. jgo giogo.

In questo capitolo

Si sono esaminati i fenomeni alla base del mutamento fonologico, in particolare gli effetti che dipendono dallassimilazione, dalla dissimilazione, dalla struttura
sillabica e dallaccento.
A seconda del tipo di mutamento fonologico linventario dei fonemi di una lingua pu essere arricchito (fonologizzazione), o impoverito (defonologizzazione), o
mantenuto (rifonologizzazione).
Si poi passati alla ricostruzione del sistema fonologico dellindoeuropeo, partendo dalla sua forma pi semplice, ottenuta attraverso il metodo comparativo.
Per la ricostruzione indispensabile il concetto di legge fonetica, formulato
dai neogrammatici. Ne sono state analizzate alcune (Grimm, Verner, Grassmann).
Lisoglossa kentum / sat @ m , pur essendo ancora utilizzata per una divisione
macroscopica, in realt non segna una separazione netta fra i due gruppi di lingue,
come dimostrano per esempio il tocario e lanatolico.
Anche il modello dellalbero genealogico per spiegare la parentela tra le lingue
risulta troppo rigido; appaiono, invece, preferibili teorie del mutamento linguistico pi
flessibili, come la teoria delle onde, che permette di superare lidea di cesure nette.
Sono stati indagati approfonditamente i principali fenomeni fonologici dellindoeuropeo: lapofonia, il trattamento delle velari e delle palatali, lesito delle sonanti indoeuropee. In particolare il vocalismo indoeuropeo stato ricostruito una
seconda volta attraverso la teoria delle laringali, che ha permesso di individuare
corrispondenze ancora oscure.
I sistemi fonologici delle lingue indoeuropee pi studiate a livello universitario
vengono esaminati dettagliatamente attraverso numerosi esempi; le schede forniscono un quadro di continuit con le lingue moderne.
126

2.

La ricostruzione del sistema fonologico indoeuropeo e il mutamento fonologico

Letture consigliate
Sul mutamento fonologico in generale lo strumento pi aggiornato disponibile in
italiano Loporcaro (2003), che contiene anche un esame dettagliato di varie posizioni teoriche e si avvale di unesemplificazione basata soprattutto sullitaliano. La
bibliografia dedicata alle lingue indoeuropee sterminata; per un primo riferimento ci si pu servire degli articoli contenuti in Giacalone Ramat, Ramat (1997) e di
Milizia (2002). Pi specificamente sul latino ricordiamo Palmer (1977) e sul greco
Meillet (1976). Per un quadro generale della ricostruzione dellindoeuropeo, comprendente oltre alla fonologia anche la morfologia, rimando a Szemernyi (1985).
Per la storia delle linguistica indoeuropea si pu consultare Lepschy (1994). Tutte
queste opere possono essere utilizzate anche come fonte per ulteriori indicazioni
bibliografiche. Il Mmoire di Saussure disponibile in traduzione italiana (Saussure, 1978).

127

3
Il mutamento morfologico

1. Introduzione
Nel presente capitolo ci occuperemo del mutamento morfologico e della
ricostruzione dei paradigmi flessivi indoeuropei. Il capitolo diviso in due
parti. Nella prima (parr. 2-7) esporremo alcuni principi generali e tipi di
mutamento morfologico, mentre nella seconda (par. 8) passeremo alla ricostruzione delle classi flessive dellindoeuropeo e vedremo le principali linee di evoluzione rappresentate dalle lingue indoeuropee.
A differenza del mutamento fonologico, che in buona misura pu essere
studiato senza far ricorso agli altri livelli, il mutamento morfologico in
larga parte spiegabile solo in connessione con il mutamento fonologico e
con quello sintattico. Questa caratteristica rende il mutamento morfologico di per s pi complesso da studiare del mutamento fonologico; sembra
inoltre necessario isolare un piano specifico del mutamento morfologico
che non sia semplicemente linsieme di tutti i mutamenti che intervengono
sulla forma delle parole. Esaminer questo problema, che non semplice,
nel corso di tutto il capitolo; anticipo qui che a mio parere lo studio del
mutamento morfologico dovrebbe riguardare soprattutto i seguenti ordini
di problemi:
il mutamento allinterno delle classi flessive;
il mutamento sistematico di tecnica morfologica (per esempio, il passaggio di una lingua dal tipo fusivo a quello agglutinante o viceversa);
la creazione o il rinnovamento delle categorie flessive o di tipi di morfemi derivazionali.
NellOttocento e in parte del Novecento molti studiosi ritenevano che il
mutamento morfologico fosse non solo correlato a quello fonologico, ma
che ne fosse una conseguenza. Secondo questo modo di vedere, per esempio, la scomparsa dei casi nel passaggio dal latino allitaliano si sarebbe
spiegata come conseguenza della caduta delle consonati in sillaba finale. Si
osservino le seguenti forme del sostantivo latino lupus lupo:
129

Il campo specifico
del mutamento
morfologico

Il mutamento
morfologico spiegato
come conseguenza
del mutamento
fonologico

Introduzione alla linguistica storica

nom
dat
acc
abl

Il mutamento
morfologico spiegato
come conseguenza
del mutamento
sintattico

Il livellamento
analogico

lupus
lupo
lupum
lupo

La scomparsa dellopposizione fra vocali lunghe e vocali brevi e la caduta


delle consonati finali di parola fece s che le distinzioni fra nominativo, dativo, accusativo e ablativo fossero annullate (questi mutamenti non sono
contemporanei; in particolare, mentre la scomparsa di /m/ finale avvenne
nel latino volgare, la scomparsa di /s/ avvenuta dopo la separazione delle
variet romanze e qui presentata come fenomeno che riguarda litaliano:
dapprima le differenze cancellate dal mutamento fonologico sono state
solo quelle fra accusativo, ablativo e dativo). Pertanto, la fissazione dellordine dei costituenti S(oggetto) V(erbo) O(ggetto) in frase transitiva e le
preposizioni sarebbero strategie introdotte per disambiguare le funzioni
dei sintagmi nominali, che non venivano pi espresse dai casi.
Questo tipo di spiegazione per non pu che essere parziale e appare semplicistico a un esame pi attento dei fatti. Abbiamo visto per esempio (cap.
2 par. 14.7.4) che anticamente in protoslavo la tendenza allapertura della
sillaba aveva avuto conseguenze pesanti sulla struttura delle parole. Eppure
il sostantivo nelle lingue slave conserva il suo carattere flessivo: lo slavo ecclesiastico ha sei casi del nome (sette contando il vocativo), come pure
molte lingue slave moderne. Senza entrare nel dettaglio di come le opposizioni casuali si siano mantenute nonostante la scomparsa delle consonati
finali di parola, abbiamo osservato per esempio che un modo di mantenere
le opposizioni era stato quello di inserire una vocale finale per prevenire la
scomparsa della consonante. Questo dimostra che la scomparsa della flessione non pu essere dovuta solo a cause fonologiche, ma piuttosto se il
mutamento fonologico porta con s la scomparsa della flessione questo
pu avvenire solo perch la flessione stava gi scomparendo per altri motivi, che devono essere ricercati nel mutamento sintattico (vedi capp. 4 e 5;
ulteriori esempi di questo fenomeno nellambito dei paradigmi flessivi verranno esaminati in cap. 3 par. 4.2). Questa osservazione non fa che ribadire
quanto detto allinizio del capitolo: determinare qual lo specifico del mutamento morfologico non di immediata facilit. Infatti, si pu notare facilmente che in quanto detto sopra abbiamo negato che un mutamento
morfologico (riduzione di quattro desinenze a una) possa essere stato conseguenza di un mutamento fonologico, solo per affermare che la causa della scomparsa dei casi da ricercarsi nella sintassi.
Fatte queste considerazioni, comunque vero che il mutamento fonologico ha notevoli ripercussioni sulla morfologia: per esempio, perch tende a
creare allomorfia. Lallomorfia, bench molto diffusa e spesso ben tollerata,
130

3.

Il mutamento morfologico

pare non essere una condizione ottimale per una lingua: le lingue attestano
numerosissimi casi di mutamento analogico, un tipo di mutamento che ha
come effetto quello di diminuire il numero di allomorfi di uno stesso morfema. Abbiamo gi esposto un caso di questo genere parlando delle possibili eccezioni alle leggi fonetiche nel par. 12 del cap. 2, sullesempio del paradigma del verbo suonare: abbiamo visto che lallomorfo della base suon-,
che secondo le regole di dittongazione in italiano avrebbe dovuto trovarsi
solo sotto accento, alternando con son-, stato esteso a tutto il paradigma
del verbo, con leffetto di essere lunico allomorfo della base oggi esistente.
Da questo esempio, risulta chiaro che il mutamento analogico rilevante
per la struttura dei paradigmi flessivi e che va quindi studiato nel loro contesto. Vedremo pi avanti che lanalogia non agisce solo allinterno dello
stesso paradigma, ma anche fra paradigmi diversi, facendo s che determinati allomorfi siano trasferiti da un paradigma allaltro, eliminando quelli
preesistenti e diminuendo il numero totale degli allomorfi di un morfema
anche attraverso paradigmi diversi. Mutamenti di questo genere appaiono
svincolati dal significato e sono pertanto quelli che pi propriamente vanno studiati nellambito del mutamento morfologico. Esamineremo le dinamiche del mutamento analogico nel par. 5 di questo capitolo.
Verso la fine del xviii secolo, insieme con i nascenti studi di linguistica
comparativa, era vivo anche linteresse per la nascita del linguaggio. Si pensava a quellepoca che lindoeuropeo ricostruito potesse portare a una fase
vicina allorigine del linguaggio. Sappiamo oggi che non cos, e che nessuna lingua antica molto pi primitiva delle lingue moderne, dato che
gli esseri umani inventarono la scrittura decine di millenni dopo che le loro
capacit linguistiche avevano iniziato a svilupparsi. Anche con una lingua
ricostruita, come lindoeuropeo, non si risale a un tempo tanto anteriore
alla creazione della scrittura da essere significativo. Per quanto le loro ipotesi potessero essere ingenue, gli studiosi, linguisti e filosofi del linguaggio,
che per primi si dedicarono allo studio dellindoeuropeo cercarono di individuare lorigine delle forme flessive, secondo una teoria allora chiamata
teoria dellagglutinazione, che fu poi tenuta in scarsissima considerazione
dai neogrammatici, ma che possiamo oggi rivalutare alla luce degli studi
compiuti nel corso del Novecento sul fenomeno detto grammaticalizzazione. La grammaticalizzazione studia il rinnovamento delle categorie flessive, in base alla constatazione che spesso si pu dimostrare che gli affissi
flessivi derivano da parole un tempo indipendenti, che si sono desemanticizzate e hanno perso la loro autonomia fonologica. La grammaticalizzazione studia la nascita di nuovi morfemi legati a partire da forme libere:
deve quindi essere studiata dal punto di vista dei rapporti fra la morfologia
e la sintassi. Ai processi di grammaticalizzazione dedicato il par. 7 di questo capitolo.
131

Lorigine delle forme


flessive

Introduzione alla linguistica storica

2. Nozioni preliminari
Nei paragrafi che seguono, richiameremo brevemente alcune nozioni di base
dellanalisi morfologica: in primo luogo, vedremo come si definisce la parola. Vedremo che la definizione di parola non la stessa se la vediamo dal
punto di vista della fonologia o da quello della morfologia. Parleremo poi di
morfemi e allomorfi, soprattutto in relazione allorganizzazione dei paradigmi flessivi, introducendo limportante concetto di produttivit morfologica.
Parola morfologica
e parola fonologica

2.1. La parola: definizioni e tipi di parole Il problema di dare una definizione


di parola lungi dallessere semplice. La parola lunit dellanalisi morfologica, quindi la sua rilevanza massima per la morfologia; tuttavia, la
parola ha anche importanti caratteristiche fonologiche, dato che alcuni
processi fonologici hanno come ambito proprio la parola. In italiano, per
esempio, normalmente ciascuna parola identificata dallaccento.
Intuitivamente, non ci sembra cos difficile dire che cos una parola, dato
che fra le altre cose sappiamo dividere le parole nella scrittura. Ma a unosservazione pi attenta anche queste semplici caratteristiche (essere unit
morfologiche, portare accento e essere separate nella scrittura) non sono
identiche per tutte le parole.
Fra le varie unit problematiche a questo riguardo troviamo i clitici. I clitici
sono elementi che da un punto di vista morfologico possiamo definire parole, ma che non sono tali da un punto di vista fonologico, perch non portano
accento. Questa caratteristica in parte rispecchiata nella grafia dellitaliano,
in cui troviamo espressioni come lo guardo e guardalo. In entrambe compare
il pronome lo, che possiamo sicuramente definire una parola da un punto di
vista morfologico: esso infatti ha il comportamento flessivo proprio dei pronomi personali, distinguendo varie forme in base al caso (lo vs. gli, vedi cap.
4 par. 3.3), al numero (lo vs. li) e al genere (lo vs. la). Questa parola per non
porta accento proprio, come vedremo meglio sotto; la mancanza di accento
rispecchiata nella grafia nel caso in cui il pronome segua il verbo.
Litaliano una lingua ricca di clitici. Continuando a esaminare i pronomi,
come mi, ti, lo, gli, la, le, ci, vi, ne possiamo verificare che, rispetto alle corrispondenti forme accentate, questi pronomi hanno la particolarit di dover ricorrere in posizioni fisse:

[1]

mi ha dato un bacio / ha dato un bacio a me / *mi;

inoltre, per la mancanza di accento non possono costituire una frase da soli:
[2]

Chi hai visto? lui / *lo;

e non possono essere usati allinterno di sintagmi preposizionali (infatti anche le preposizioni non portano accento):
[3]
132

a me / *a mi.

3.

Il mutamento morfologico

I clitici dellitaliano e delle altre lingue romanze hanno posizioni fisse rispetto
al verbo, dal quale non possono essere separati se non da altri clitici. Il motivo
per cui nella grafia opponiamo forme come lo guardo a guardalo che convenzionalmente lassenza di accento indicata mantenendo il clitico legato
graficamente al verbo solo nel caso di enclitici, cio clitici che seguono la parola da cui prendono laccento, e non nel caso di proclitici, cio clitici che
precedono. I pronomi clitici italiani e delle altre lingue romanze possono essere sia enclitici sia proclitici, a seconda della forma verbale con cui si accompagnano: in italiano, la posizione enclitica attualmente limitata alle forme
non finite del verbo e allimperativo, ma anticamente anche con le forme finite il pronome poteva comparire in posizione enclitica (vedi cap. 5).
In altre lingue si trovano regole di posizione dei clitici diverse, come vedremo
nel cap. 5: comunque, lavere una posizione fissa una caratteristica dei clitici, che dipende dal loro statuto a met fra le parole (possono avere categorie
flessive, quindi sono parole morfologiche) e gli affissi (non portano accento,
quindi devono costituire ununit accentuale con unaltra parola). Come vedremo pi avanti (cap. 3 par. 7), la cliticizzazione una delle tappe del processo di grammaticalizzazione che pu portare una forma libera (parola) a diventare una forma legata (affisso grammaticale): i clitici sono quindi unit
linguistiche non prototipiche, che condividono propriet delle parole e degli
affissi.
Altre parole italiane che non portano accento, e che non sono quindi parole fonologiche ma solo morfologiche, sono gli articoli, che si appoggiano al
sintagma nominale che determinano, la negazione non e le preposizioni.

I clitici: un tipo
di parole
non prototipiche

2.2. Morfemi, allomorfi e classi flessive Come nel mutamento fonologico,

che investe i fonemi di una lingua, hanno un ruolo fondamentale gli allofoni, cos anche per comprendere il mutamento morfologico bisogna considerare gli allomorfi presenti in una lingua. Gli allomorfi di un dato morfema sono le sue possibili realizzazioni.
Dato che il numero totale di morfemi presenti in una lingua di gran lunga superiore al numero dei fonemi, e dato che i morfemi sono di genere diverso (flessivi, derivazionali e lessicali) e pertanto non entrano tutti nello
stesso tipo di opposizioni, non si pu, come per i fonemi, partire dallinventario dei morfemi. Tuttavia, almeno alla flessione, i morfemi possono
essere studiati in maniera sistematica nellambito dei paradigmi flessivi.
Un paradigma flessivo un insieme di forme dello stesso lessema che esprimono le categorie flessive proprie del lessema stesso: per esempio, in italiano il paradigma del verbo amare contiene tutte le forme di questo verbo
usate per esprimere tempo, modo e aspetto, in tre persone e due numeri.
Rilevante per lo studio dei paradigmi flessivi e del loro mutamento il concetto di produttivit morfologica. In primo luogo, una classe flessiva pu essere pi produttiva delle altre. In altre parole, i paradigmi flessivi presenti in
133

Parole e paradigmi

Classi flessive
e produttivit

Introduzione alla linguistica storica

Morfemi
e produttivit

una lingua non hanno tutti lo stesso statuto: in generale esistono fra questi
una o pi classi flessive produttive, mentre le altre classi non lo sono.
La produttivit morfologica di una classe flessiva si misura in base a varie
caratteristiche dei lessemi che ne fanno parte. In misura limitata, una di
queste caratteristiche il numero: in generale, la classe produttiva ha pi
membri di quella non produttiva. Ma questo criterio quantitativo individua pi che altro una conseguenza della produttivit di una data classe flessiva, piuttosto che la causa. Indicatori migliori della produttivit di una
data classe flessiva sono il fatto che essa accolga i neologismi, che i membri
delle altre classi flessive tendano a passare in quella produttiva e che risulti
pi facile nellapprendimento.
Se esaminiamo i verbi dellitaliano, vediamo che, pur presentando tutti le
stesse categorie flessive, hanno paradigmi diversi: possiamo dire pi accuratamente che i verbi italiani rientrano in tre classi flessive, -a- (amare), -e(leggere) e -i- (sentire). Tutte e tre le classi hanno numerosi membri, ma
solo la prima produttiva. Ci evidenziato fra le altre cose dal fatto che,
se immaginiamo di creare un nuovo verbo, questo nuovo verbo apparterr
alla classe in -are piuttosto che alle altre. Si pu osservare inoltre che la classe in -a- pi regolare: per esempio, i verbi che appartengono a questa classe in generale non presentano allomorfia della base e quelli che dovrebbero
presentarla come regolare esito delle leggi fonetiche hanno subito il livellamento analogico (vedi Maiden, 1998, pp. 148-9). La classe in -ire presenta
due sottoclassi: una quella dei verbi come sentire/sento ecc., laltra quella
dei verbi che inseriscono un suffisso -isc- in alcune forme del presente: capire/capisco. Questa seconda sottoclasse ha una sua limitata produttivit,
come dimostrato da Dressler et al. (2003).
Anche un singolo morfema pu essere produttivo. In questo caso, tender
a essere sovraesteso, anche al di fuori della sua classe flessiva, oppure nellambito della stessa classe flessiva al di fuori del suo paradigma iniziale di
appartenenza. Per i limitati scopi che ci interessano qui e che riguardano i
morfemi nellambito dei paradigmi, possiamo dire che i morfemi flessivi
produttivi saranno quelli delle classi flessive produttive. Vedremo degli
esempi di sovraestensione di morfemi nel par. 5.2 di questo capitolo.
3. La tipologia morfologica

Tipi e tecniche
morfologiche

La variazione morfologica ha destato linteresse di linguisti e filosofi del


linguaggio fino dalla fine del xviii secolo. Molto presto si arriv a una classificazione che, grosso modo, manteniamo ancora oggi, distinguendo fra lingue analitiche e sintetiche e, nellambito di queste ultime, fra lingue fusive
e agglutinanti. Come vedremo immediatamente esaminando gli esempi
italiani, spesso una lingua ha allo stesso tempo forme analitiche e forme
sintetiche: sar dunque utile parlare, per ciascuna lingua specifica, di un
134

3.

Il mutamento morfologico

indice di sintesi, che sar massimo nelle lingue che fanno per lo pi uso di
forme sintetiche, e minimo nelle lingue che usano per lo pi forme analitiche; lo stesso vale per agglutinazione e fusione, come avremo modo di osservare pi avanti.
Vediamo in prima approssimazione e con esempi semplici che cosa significano i termini appena introdotti. Consideriamo le due forme italiane amaste e avete amato. La prima esprime con una parola unica sia il significato
lessicale, amare, sia i vari significati grammaticali di tempo, modo e persona. Si tratta di una forma che unisce in s significato lessicale e significato
grammaticale, e viene detta perci sintetica, in quanto costituisce una sintesi dei due tipi di significato. Nella seconda forma, invece, troviamo due
parole, che, per cos dire, si dividono i compiti: la prima, cio lausiliare
avete, esprime i significati grammaticali (si osservi che in questa forma non
c traccia del significato lessicale avere che la stessa parola esprime quando usata come verbo non ausiliare), mentre la seconda, il participio amato, esprime il significato lessicale. In questo caso parliamo di una forma
analitica: la forma analizza il significato, nel senso che lo divide fra grammaticale e lessicale.
Consideriamo ora altre due forme verbali, scrissi e scriveva. Entrambe sono
forme sintetiche, ma se allinterno di ciascuna parola dobbiamo dire dove
sono i vari significati vediamo che la loro struttura diversa. In scrissi troviamo in primo luogo una forma o allomorfo particolare della radice, diversa dalla forma scriv- che si trova nella maggior parte delle forme del verbo scrivere, e che costituisce lallomorfo principale della radice. In secondo
luogo, il morfema flessivo (desinenza) -i cumula in s tutti i significati
grammaticali della forma. Comunque la segmentazione di questa forma
problematica, dato che lallomorfo scriss- si trova solo nel passato remoto e
potremmo dire quindi che anche la presenza di questo allomorfo fornisce
unindicazione del tempo verbale. La forma scriveva, al contrario, si presta
a una segmentazione facile e pi analitica: riconosciamo lallomorfo principale della radice, scriv-, che veicola il significato lessicale, e poi tre morfemi
grammaticali, -e-, -v-, -a. Di questi, il primo anche detto vocale tematica, e indica la classe flessiva di appartenenza del verbo (scrivere un verbo
della seconda coniugazione, al contrario di amare o capire); ne parleremo
pi estesamente nel corso del capitolo. Il secondo morfema indica tempo e
modo verbale, cio imperfetto indicativo, e il terzo indica la persona e il
numero. I significati grammaticali sono almeno in parte espressi da morfemi diversi (tempo e modo da un lato, persona e numero dallaltro); inoltre,
radice, tema e desinenze sono chiaramente segmentabili, come risulta anche dal confronto di questa forma con altre forme dellimperfetto italiano.
Sia limperfetto sia il passato remoto sono forme sintetiche, nel senso che
non fanno uso di ausiliari, ma la tecnica con cui sono formate diversa: nel
caso dellimperfetto troviamo una tecnica vicina al tipo agglutinante (an135

Forme analitiche
e forme sintetiche
del verbo italiano

Fusione
e agglutinazione

Introduzione alla linguistica storica

Lingue con poca


morfologia flessiva

Corrispondenza
biunivoca
fra morfema
e significato
grammaticale

che se solo approssimativamente: nelle lingue agglutinanti per esempio


persona e numero di solito sono espresse da morfemi diversi), in cui c
corrispondenza fra morfemi e significati e i morfemi sono separabili in maniera precisa gli uni dagli altri; nel caso del passato remoto troviamo invece
una tecnica fusiva, in cui un morfema unico cumula tutti i significati
grammaticali e la segmentazione di parte lessicale e parte grammaticale
difficile.
Litaliano comunque una lingua fondamentalmente fusiva e con un grado di sintesi relativamente alto, soprattutto nel verbo, e questi esempi servono solo come prima approssimazione. Altre lingue offrono esempi migliori.
Le lingue analitiche, anche dette lingue isolanti, sono lingue che hanno
poca o nessuna morfologia flessiva. Lesempio pi tipico di lingua isolante
il cinese, in cui le parole sono invariabili e i significati grammaticali vengono espressi da parole che non hanno significato lessicale. A questo tipo si
avvicina, fra le lingue a noi pi familiari, linglese, in cui la flessione molto ridotta: per esempio nel verbo, a parte il verbo be, non esiste una flessione per persona se non per la terza singolare del presente, in tutti gli altri
casi solo il pronome soggetto, quindi una forma indipendente, a indicare
persona e numero. Inoltre, nella coniugazione del verbo inglese particolarmente frequente il ricorso ad ausiliari, che vengono usati per esempio
nella formazione del futuro e del congiuntivo.
Le lingue agglutinanti sono lingue in cui, come abbiamo detto sopra, a
ciascun significato grammaticale corrisponde un morfema specifico. Un
ottimo esempio di lingua agglutinante il turco. Consideriamo le seguenti
forme:
atKmdan dal mio cavallo = at-Km-dan cavallo-poss-abl
atlarKmdan dai miei cavalli = at-lar-Km-dan cavallo-pl-poss-abl.
Come evidenzia la glossa, la forma chiaramente scomponibile in morfemi distinti, a ognuno dei quali pu essere associato uno e un solo significato grammaticale, anche detto propriet morfologica. In particolare, il significato plurale separato dal significato caso ablativo, che espresso
dallo stesso morfema sia nel singolare sia nel plurale. Al contrario, in una
lingua fusiva come il latino, un morfema unico veicola i due significati di
caso e numero, come possiamo vedere dalla forme seguenti:
equ-o cavallo:abl.sg / equ-is cavallo:abl.pl.
Nelle forme turche c un rapporto biunivoco fra ciascun morfema e ciascuna propriet morfologica (o significato grammaticale): ciascun morfema esponente di una sola propriet morfologica. Nelle forme latine, invece, i morfemi grammaticali cumulano pi propriet morfologiche: nel
caso della forma equ-is, per esempio, il morfema -is esponente sia del significato ablativo, sia del significato plurale, e la forma non ulteriormente analizzabile in maniera che permetta di separare i due significati.
136

3.

Il mutamento morfologico

A differenza delle lingue fusive, le lingue agglutinanti generalmente non


hanno classi flessive, cio verbi e nomi non sono organizzati in declinazioni
e coniugazioni diverse. Il numero degli allomorfi di ciascun morfema pi
ridotto: il plurale dei nomi in turco e per la terza persona anche il plurale
dei verbi ha solo due allomorfi, -lar e -ler, il cui uso regolato dalle caratteristiche fonologiche della base. Poich a ogni propriet morfologica associato un morfema, le parole delle lingue agglutinanti possono essere molto
lunghe e in generale la loro lunghezza pu variare di molte sillabe: il nominativo singolare della parola cavallo in turco at, un monosillabo senza
morfemi grammaticali; come abbiamo visto sopra questa parola pu aver
forme che hanno, per esempio, quattro sillabe. Inoltre, il posto dei morfemi dopo la radice pu variare in base alla presenza di altri morfemi: se torniamo alle forme turche analizzate sopra, possiamo notare, per esempio,
che in una possibile forma atlardan, dai cavalli, il morfema di ablativo segue quello di plurale, mentre in una forma atdan, dal cavallo, segue immediatamente la radice.
Le lingue fusive, invece, spesso hanno classi flessive: per esempio, i verbi
italiani sono organizzati in tre coniugazioni e i nomi latini in cinque declinazioni. Ci rende molto pi alto il numero degli allomorfi di ciascun
morfema: lablativo plurale della seconda declinazione in latino ha lesponente -is, mentre lablativo plurale della terza declinazione ha lesponente
-ibus. Daltro canto, la parola nelle lingue fusive ha una struttura pi stabile: il numero delle sillabe non varia, o varia di poco, e ciascun morfema (o,
meglio, allomorfo) specifico ha una posizione precisa e invariabile rispetto
alla radice e agli altri possibili morfemi.
Le generalizzazioni appena esposte devono essere prese, appunto, come generalizzazioni: difficilmente un tipo morfologico rappresentato in maniera completamente uniforme in una lingua. Esistono lingue agglutinanti
con classi flessive e lingue fusive che fanno uso limitatamente di tecniche
agglutinanti. quindi pi corretto intendere le tecniche morfologiche
come parametri per la descrizione delle lingue e parlare di indice di agglutinazione e indice di fusione, analogamente a quanto abbiamo gi osservato relativamente allindice di sintesi. Una lingua come il turco avr un
alto grado di agglutinazione e un grado quasi nullo di fusione, mentre una
lingua come litaliano presenter un grado di fusione medioalto e un grado
di agglutinazione relativamente basso. Torneremo su queste considerazioni
pi avanti, in questo stesso paragrafo.
Fra le lingue fusive si distingue normalmente un sottogruppo detto introflessivo ed esemplificato in particolar modo dalle lingue semitiche. In queste lingue il significato lessicale espresso dalle consonanti della radice,
mentre le vocali variano a seconda dei diversi significati grammaticali. Un
esempio di lingua introflessiva lebraico. In ebraico la radice spr esprime il
significato di contare. La forma di citazione sapar anche la terza persona
137

Le classi flessive
sono
una caratteristica
delle lingue fusive

Il tipo delle lingue


semitiche

Introduzione alla linguistica storica

Segnalazione
delle relazioni
grammaticali
sul verbo

singolare dellaspetto perfettivo, la terza persona singolare dellimperfettivo


ha la forma ispor; la seconda persona singolare dellimperativo ha la forma
spor, mentre la forma seper un sostantivo derivato e significa libro.
Un ulteriore tipo morfologico costituito dalle lingue polisintetiche o incorporanti. Proviamo anche in questo caso a trovare un esempio di incorporazione che ci sia familiare dallitaliano. Se consideriamo la coppia di
frasi:
[4]

Incatenalo!

[5]

Metti le catene a lui!

vediamo che nella prima abbiamo incorporato nel verbo due costituenti
che nella seconda compaiono come oggetto diretto e oggetto indiretto in
costituenti separati dal verbo stesso.
Lincorporazione una tecnica limitata in italiano: il tipo di incatenare
usato produttivamente solo nel caso di un rapporto di contenimento,
come in imbottigliare, incorniciare, impacchettare, inscatolare ecc. Loggetto
pronominale diretto o indiretto non accentato pu essere considerato
come un costituente incorporato, anche se in italiano troviamo un clitico,
cio una forma che condivide alcune delle propriet di una parola indipendente e non un vero e proprio morfema legato. Nelle lingue che fanno
uso sistematico dellincorporazione, invece, qualunque costituente pu
comparire come morfema legato alla radice verbale. Tipicamente, il costituente incorporato nel verbo loggetto diretto. Un esempio di lingua incorporante il tiwa meridionale, parlato da popolazioni indigene degli Stati Uniti, in cui abbiamo frasi come:
[6]

Classificazione
genetica
e classificazione
tipologica

ti-khwian-mu-ban
1sg-cane-vedere-pret
ho visto il cane (Whaley, 1997, p. 131) 1.

Linteresse degli studiosi per la tipologia linguistica data pi o meno alla


stessa epoca della scoperta della parentela genetica fra lingue. Verso la fine
del xviii secolo le scoperte geografiche e la politica coloniale dei maggiori
stati europei portarono a conoscenza degli studiosi occidentali una variet
di lingue fino ad allora sostanzialmente sconosciute. Come la somiglianza
fra il sanscrito e le principali lingue europee condusse alla scoperta della famiglia indoeuropea (vedi cap. 1 par. 2.1), e di qui alla classificazione delle
lingue in famiglie e alla delimitazione di altre famiglie linguistiche, in maniera analoga la scoperta della variazione morfologica condusse a gettare le
basi della classificazione tipologica.
1. Si osservi che in questa lingua il nome incorporato pu essere solo definito: la frase [6] si riferisce a un cane specifico, non vuol dire genericamente ho visto cani, vedi Whaley (1997, p. 132).

138

3.

Il mutamento morfologico

La classificazione che abbiamo introdotto in questa sezione ha il suo fondatore in Wilhelm von Humboldt, diplomatico prussiano, filosofo del linguaggio e grande studioso di lingue esotiche. Va detto che le opere di
Humboldt, bench basate su solide conoscenze dei dati empirici, hanno
una notevole componente ideologica. Secondo Humboldt, i tre tipi linguistici, isolante, agglutinante e fusivo, rappresenterebbero diversi stadi nello
sviluppo dello spirito umano: al livello pi alto si situerebbero le lingue indoeuropee, in grazia del loro elevato grado di sintesi e di fusione. Per
Humboldt, come daltro canto per i suoi contemporanei, tipo e famiglia
sarebbero due concetti sovrapponibili: le lingue di una certa famiglia dovrebbero cio appartenere necessariamente allo stesso tipo. Inoltre, Humboldt non contemplava la possibilit che una lingua nel corso della sua storia passasse da un tipo allaltro, possibilit che invece oggi sappiamo ben
attestata (vedi cap. 3 par. 6 e cap. 5).
Si pu certo sottolineare come Humboldt abbia anche scritto che ogni
lingua contribuisce a ci che egli chiamava il dispiegamento dello spirito umano in maniera originale e con un suo valore; per innegabile
che il giudizio di valore ascritto ai tipi linguistici dallo studioso ha aperto la strada a un certo razzismo linguistico, che ha avuto il suo apice
nella creazione del mito dellarianesimo (vedi Morpurgo Davies, 1996,
p. 226; lidea che ai diversi tipi di lingue si potesse annettere un giudizio
di valore era ancora presente nel Novecento, come sottolinea Sapir,
1969, pp. 122-6).
Contrariamente a quanto pensava Humboldt, oggi sappiamo che lingue
della stessa famiglia possono appartenere a tipi diversi; inoltre la conoscenza approfondita di un numero sempre maggiore di lingue ci induce a pensare che i tipi puri siano poco rappresentati: molto pi spesso ha senso
trattare le caratteristiche dei vari tipi come parametri, i cui valori variano
da lingua a lingua. Come abbiamo notato in precedenza, dunque, anzich
parlare di lingue analitiche e sintetiche o di lingue agglutinanti e fusive
sembra pi conveniente nella maggior parte dei casi parlare di indice di
sintesi, indice di fusione e indice di agglutinazione: anche le lingue agglutinanti pi pure, come il turco, presentano infatti fenomeni tipici delle lingue fusive, come cumulo di significati grammaticali in un solo morfema,
allomorfismo radicale o difficile segmentazione.
Inoltre, come vedremo in maggior dettaglio nel corso del capitolo, spesso
le lingue mutano tipo linguistico: anche limitando le nostre osservazioni al
latino e alle lingue romanze, facile notare un calo dellindice di sintesi,
soprattutto per il sostantivo. In latino infatti i sostantivi potevano essere
declinati per caso, esprimendo cos in maniera sintetica la loro relazione
con il verbo o con gli altri costituenti della frase. Il verbo romanzo, bench
ancora generalmente dotato di un alto grado di sintesi, usa tecniche pi
analitiche del verbo latino: per esempio, il passivo nelle lingue romanze
139

Lingue della stessa


famiglia possono
presentare
tipi diversi

Il tipo morfologico
pu mutare

Introduzione alla linguistica storica

viene reso con forme perifrastiche, cio con luso di ausiliari, mentre in latino vi era una flessione specifica. Anche il mutamento inverso, cio laumento del grado di sintesi, ben attestato, anche se in casi di illustrazione
meno immediata di quelli appena esposti. Ne parleremo comunque diffusamente nel par. 6 di questo capitolo.
Carattere fusivo delle
lingue indoeuropee

Difficolt
di segmentazione
nelle lingue fusive

Classi flessive
e macroclassi

3.1. Il tipo morfologico dellindoeuropeo ricostruito Le lingue indoeuropee

antiche, e in misura diversa anche quelle moderne, sono lingue morfologicamente complesse: le loro classi lessicali maggiori, in primo luogo nome e
verbo, presentano un carattere altamente flessivo. Il tipo morfologico dellindoeuropeo quello fusivo. Ci significa che in generale i morfemi lessicali e quelli grammaticali non sono facilmente segmentabili e che i morfemi grammaticali presentano il fenomeno detto esponenza cumulativa: ciascun morfema grammaticale segnala pi di un significato grammaticale 2.
Per esempio, nella forma italiana sente il morfema flessivo -e amalgama, o
cumula, i significati grammaticali di tempo, modo, persona e numero.
Nella forma sente abbiamo comunque la possibilit di segmentare la base lessicale dal morfema grammaticale, ma in altre forme la segmentazione impossibile, come per esempio in , dove una forma unica amalgama non solo
i vari significati grammaticali, ma anche il significato lessicale.
Un fenomeno proprio delle lingue fusive la presenza di diverse classi
flessive per la stessa classe lessicale. Osserviamo ancora il verbo italiano: in
diverse forme del verbo italiano possiamo riconoscere un altro elemento,
cio la vocale tematica. La funzione della vocale tematica quella di indicare la classe flessiva a cui una parola appartiene. Possiamo individuare
vocali tematiche diverse che indicano le tre classi flessive del verbo italiano
in forme come amate, leggete e sentite. Anche il sostantivo italiano presenta in generale un tipo di flessione tematico: la base presa per la flessione
il tema, a cui aggiungiamo un morfema grammaticale; le classi flessive si
distinguono in base al tema (vedi Thornton, 2005, pp. 67-8). Il sostantivo
italiano ha un comportamento flessivo limitato, dato che si flette solo per
numero; in altre lingue indoeuropee antiche e moderne, invece, troviamo
una complessa flessione casuale. Come nel caso del verbo, anche il sostantivo pu presentare paradigmi diversi molto complessi.
Le classi flessive in una certa lingua si possono generalmente raggruppare
in macroclassi: per esempio, secondo Dressler et al. (2003) le tre coniugazioni del verbo italiano si possono riunire in due sole macroclassi, di cui la
prima corrisponde alla prima coniugazione e la seconda alla seconda e alla
terza. Nelle lingue indoeuropee antiche, come vedremo, nome e verbo pre2. Uso il termine esponenza per tradurre linglese exponence conformemente alledizione italiana di Matthews (1979). Thornton (2005) usa invece nello stesso significato il termine segnalazione.

140

3.

Il mutamento morfologico

sentano numerosi paradigmi flessivi, che si possono far risalire a due macroclassi dellindoeuropeo ricostruito, cio la flessione tematica e la flessione atematica (vedi cap. 3 par. 8).
Un altro fenomeno che si osserva in alcune lingue fusive e in particolare in
alcune lingue indoeuropee antiche e moderne la cosiddetta esponenza
estesa (exetended exponence). Si tratta in un certo senso del fenomeno contrario allesponenza cumulativa: un certo significato grammaticale segnalato da pi di un esponente.
Un esempio di esponenza estesa costituito dalla segnalazione del tempo
verbale nellimperfetto e nellaoristo indicativo del greco antico. Il tempo
passato segnalato, in queste forme, sia da una specifica serie di desinenze
(dette desinenze secondarie, vedi cap. 3 par. 8.5), sia da un prefisso, chiamato aumento (vedi cap. 3 par. 8.2). Analizziamo le forme del presente indicativo lepei lepei lascia, dellimperfetto leipe e leipe lasciava e dellaoristo lipe e lipe lasci:
presente

lepei
aspetto imperfettivo modo indicativo
tempo presente
3sg.

imperfetto tempo passato

aoristo

Segnalazione
di un significato
mediante
pi esponenti

tempo passato

leipe
aspetto imperfettivo modo indicativo
tempo passato
3sg.
lipaspetto perfettivo

e
modo indicativo
tempo passato
3sg.

Come evidenzia lanalisi, laspetto indicato dal grado apofonico della radice, il modo e le categorie di accordo dalla desinenza, mentre il tempo
passato indicato sia dalla desinenza, sia dal prefisso.
4. Il piano morfofonologico
4.1. Creazione di allomorfi Come sappiamo, in latino non esistevano alcuni

fonemi dellitaliano, come le affricate palatali e dentali, la fricativa palatale,


la nasale palatale e la liquida palatale. Tutti questi fonemi sono nati quando allofoni di altri fonemi nella posizione davanti a vocale anteriore si sono
fonologizzati. Per esempio, in latino avevamo la coppia di forme amicus
amico:nom.sg ~ amici amico:nom.pl, ma, al contrario di quanto avviene in italiano, queste due forme non comportavano allomorfi della base
141

La fonologizzazione
di allofoni
pu creare
allomorfia

Introduzione alla linguistica storica

diversi: fonologicamente esse erano /ami:kus/ ~ /ami:ki/. Come abbiamo


gi detto nel cap. 2, la /k/ della forma /ami:ki/ era presumibilmente articolata in una posizione pi avanzata verso il palato duro di quanto non lo
fosse la /k/ della forma /ami:kus/. Non sappiamo esattamente quando la
pronuncia sia diventata [a'mi:tSi]: questo comunque era avvenuto prima
che lopposizione /k/ ~ /tS/ diventasse unopposizione fonologica. La distribuzione dei due allomorfi [a'mi:tS] e [a'mi:k] era condizionata in origine dal contesto fonologico. Nel momento in cui /tS/ non pi stato obbligatorio davanti a /i/ (cio quando per esempio sono comparse anche forme
con il gruppo di fonemi /ki/, come in parco ~ parchi), esso ha assunto lo
statuto di fonema. A questo punto, il sostantivo amico ha acquisito due
allomorfi della base la cui distribuzione non era pi condizionata da fattori
fonologici, ma da fattori morfologici, dal fatto cio di comparire uno nel
singolare e uno nel plurale. Come dimostra la presenza in italiano accanto
a amico ~ amici, anche di parco ~ parchi, il numero indicato dalla comparsa dei morfemi -o e -i e non dalla comparsa di uno dei due allomorfi
della base. Pertanto, lalternanza fra lallomorfo /a'mik/ e lallomorfo
/a'mitS/ ha valore morfofonologico: unalternanza fonologica determinata dal contesto morfologico.
Gli esempi di questo tipo potrebbero essere moltiplicati: essi dimostrano
che il mutamento fonologico ha serie conseguenze sulla struttura dei paradigmi flessivi. Un esempio analogo il gi citato caso della dittongazione,
che ha creato nei paradigmi verbali basi alternanti, come mor- ~ muor- per
il verbo morire. In buona parte il mutamento analogico ha come risultato
proprio quello di diminuire il grado di allomorfia generato dal mutamento
fonologico: tuttavia, vedremo anche che non sempre lallomorfia eliminata (non lo in amico ~ amici e neanche nel verbo morire). Anzi, nei paradigmi verbali italiani della seconda e terza coniugazione troviamo anche
casi in cui viene introdotta unallomorfia della base che non dovrebbe esistere in base ai regolari sviluppi fonologici. Ci occuperemo di questo caso
pi avanti (cap. 3 par. 5.3).
Scomparsa
di opposizioni
morfologiche

4.2. Omofonia allinterno dei paradigmi e frequenza Esistono anche casi in

cui il mutamento fonologico ha come risultato quello di cancellare dei


morfemi. Abbiamo gi osservato che questo spesso non un mutamento
puramente morfologico: se unopposizione morfologica viene cancellata
dal mutamento fonologico in maniera da non essere recuperabile dal contesto e non viene in qualche modo restaurata, significa che alla base c un
mutamento nelle categorie grammaticali (e quindi nella sintassi) o nel lessico della lingua.
Tuttavia, si devono fare a questo proposito due considerazioni. In primo
luogo, il modo in cui lopposizione viene mantenuta o restaurata pu essere diverso, come vedremo nel corso di questo paragrafo. In secondo luogo,
142

3.

Il mutamento morfologico

allinterno dei paradigmi flessivi pu esistere, e di norma esiste, un certo


grado di omofonia delle forme, che non significa di per s cancellazione di
opposizioni. Vediamo qui di seguito come vengono ovviati i problemi causati dalla possibile omofonia.
In italiano, nel presente del verbo essere troviamo le forme sono 1 sg. e sono 3 pl. che sono omofone. Analogamente, in latino il dativo plurale e
lablativo plurale sono sistematicamente omofoni in tutti i paradigmi nominali: rosa rosa (1 decl.) rosis (dat e abl pl); lupus lupo (2 decl.) lupis
(dat e abl pl); homo uomo (3 decl.) hominibus (dat e abl pl); currus
carro (4 decl.) curribus (dat e abl pl); dies giorno (5 decl.) diebus (dat
e abl pl).
Come possibile che lomofonia in questi casi non generi ambiguit? La
risposta si trova nella distribuzione delle forme: intuitivo che la distribuzione della prima singolare di un verbo non quella della terza plurale,
dato che la prima singolare ha una funzione deittica che la riferisce automaticamente allemittente. Al limite, in caso di possibili contesti poco
chiari, si pu esplicitare il soggetto e lambiguit si elimina. Il contesto serve dunque per disambiguare forme potenzialmente ambigue.
Lo stesso vale nel caso del dativo e dellablativo in latino: il caso dativo usato per lo pi con referenti animati, spessissimo pronomi, e non mai retto
da preposizione; lablativo invece se non retto da preposizione usato per
lo pi con referenti inanimati; con animati compare generalmente allinterno di sintagmi preposizionali e con pronomi senza preposizione compare
generalmente allinterno della costruzione detta ablativo assoluto, in cui
accompagnato da un participio verbale. Il motivo per cui legittimo distinguere due forme diverse in presenza di omofonia che la distinzione si trova
in altri paradigmi: nel caso di sono in italiano, la distinzione formale fra prima singolare e terza plurale si trova nella maggior parte dei verbi (amo ~
amano; leggo ~ leggono e cos via); nel caso di dativo e ablativo latini la distinzione formale si trova nella maggior parte dei paradigmi singolari (rosae
dat sg ~ rosa abl sg; currui dat sg ~ curru abl sg ecc.).
Lomofonia allinterno dei paradigmi un fenomeno frequente soprattutto
nelle lingue fusive. Spesso nei manuali di morfologia ci si riferisce a questo
fenomeno dandogli il nome di sincretismo. Luso del termine sincretismo
nel contesto di un manuale di linguistica storica, per, problematico:
questo termine infatti stato creato in un primo tempo proprio nella linguistica storica ed era originariamente riferito a un altro fenomeno, cio
alla fusione di casi diversi avvenuta durante il mutamento diacronico. Per
esempio, nella linguistica storica si parlava, e si parla anche oggi, del sincretismo di dativo, locativo e strumentale in greco: questo non significa che i
tre casi, distinti in qualche paradigma, abbiano forme uguali in altri; significa invece che in greco esiste solo un caso chiamato dativo, che ha assunto
le funzioni (e in parte anche mantenuto, mescolandole, le forme) del loca143

Omofonia allinterno
dei paradigmi flessivi

Diversa distribuzione
di forme omofone

Omofonia
e sincretismo

Introduzione alla linguistica storica

Imperfetto indicativo
e presente
congiuntivo

tivo e dello strumentale indoeuropei. Dato questo doppio significato del


termine sincretismo preferisco usare solo omofonia per i fenomeni esaminati in questo paragrafo e mantenere sincretismo nel contesto che gli
proprio nella linguistica indoeuropea, cio parlando della riduzione dei sistemi di casi.
Vediamo due esempi in cui il mutamento fonologico ha aumentato il livello di omofonia allinterno dei paradigmi verbali italiani. Nel primo caso,
lopposizione morfologica stata restaurata estendendo un morfema da un
altro paradigma; nel secondo invece lomofonia permane e viene parzialmente disambiguata con mezzi sintattici.
Limperfetto indicativo latino nelle prime tre persone aveva le forme amabam, amabas, amabat. La scomparsa delle consonanti finali di parola in italiano ha creato una situazione in cui almeno due delle tre forme erano
uguali: amava per la prima e terza persona (lorigine della desinenza -i della
seconda persona non chiara: possibile che la desinenza -s prima di cadere abbia causato la palatalizzazione della vocale). Un fenomeno simile avvenuto nel congiuntivo presente, dove per il grado di omofonia raggiunto
ancora pi alto: amem, ames, amet hanno avuto tutte e tre come risultato
litaliano ami. Tuttavia, la situazione che rimasta immutata per il congiuntivo cambiata in seguito per limperfetto: la forma amavo per la prima persona, creata con lestensione della desinenza del presente e attestata
gi nel xiii secolo, si standardizzata allinizio del secolo scorso (vedi Tekavcic, 1972, p. 289).
In effetti, uso e distribuzione diatopica dei due tempi verbali sono radicalmente diversi. Limperfetto un tempo che sempre stato in uso in tutte le
variet italiane e non presenta segni di cedimento; nei contesti in cui deve
essere usato non ha alternative. Il congiuntivo presente in primo luogo ha
una distribuzione limitata, esistendo, oltre che nello standard, solo nelle
variet toscane e settentrionali; il suo uso poi limitato a certi tipi di frase
dipendente e solo la prima persona plurale, che usata per lesortativo, di
ampio impiego in frase principale. Inoltre, per la prima persona singolare le
dipendenti al congiuntivo possono essere sostituite dallinfinito.
Per ovviare allomofonia delle tre forme non stato esteso un morfema da
un altro paradigma, come per limperfetto. Da un lato, un certo grado di
omofonia rimane tollerato; da un altro, per la seconda persona singolare
diventato obbligatorio luso del soggetto pronominale. Lobbligatoriet del
soggetto non una caratteristica della sintassi italiana: ci ha quindi come
risultato il fatto che il congiuntivo ha adottato una strategia di marcatura
del soggetto che lo rende estraneo al verbo italiano nel suo complesso. Infatti anche molti parlanti che pure usano il congiuntivo presente tendono a
estendere la forma dellindicativo alla seconda persona singolare, che
quella che non pu essere disambiguata dal contesto.
144

3.

Il mutamento morfologico

Il motivo per cui le differenze fra le tre persone del singolare sono state ristabilite nellimperfetto e non nel congiuntivo deve essere ricercato nella
diversa frequenza. In generale, si riscontra che allinterno dei paradigmi
delle categorie pi frequenti il grado di differenziazione pi elevato di
quanto non sia allinterno dei paradigmi di categorie meno frequenti. In
altre parole, le categorie pi frequenti presentano allinterno dei loro paradigmi minore omofonia rispetto alle categorie meno frequenti. La tabella 1
riporta le scale di frequenza fornite da Haspelmath (2002, p. 238; traduzione mia).
tabella 1

Le categorie pi
frequenti presentano
un maggior grado
di differenziazione

Frequenza relativa di alcune categorie

numero

singolare > plurale > duale

caso

nominativo > accusativo > dativo

persona

3 > 1, 2

grado dellaggettivo

positivo > comparativo > superlativo

diatesi

attivo > passivo

modo

indicativo > congiuntivo

polarit

affermativo > negativo

tempo

presente > futuro

Il fatto che la frequenza favorisca la differenziazione dimostrato anche


dalla tendenza per elementi molto frequenti a presentare forme suppletive,
argomento sul quale torneremo (cap. 3 par. 5.4).
Il mutamento fonologico pu anche avere come effetto la scomparsa di
classi flessive. Anche la riduzione del numero di classi flessive dovuta a fenomeni quali la produttivit e la frequenza di ciascuna classe, come vedremo dallesempio trattato sotto. Notiamo subito, per, che la frequenza di
una classe flessiva non paragonabile alla frequenza di una categoria flessiva: la frequenza di una classe flessiva infatti non favorisce la differenziazione e lallomorfia o il suppletivismo; al contrario, le classi flessive pi frequenti e produttive di norma subiscono il livellamento analogico (vedi
cap. 3 par. 5) e hanno un minor grado di allomorfia.
In latino i verbi appartenevano a quattro classi flessive diverse: -are, -ere,
-ere, -ire. Di queste la terza aveva due sottoclassi: una del tipo legere/lego e
una con un suffisso -i- nel tema del presente, capere/capio. I verbi della prima sottoclasse presentavano forme simili a quelle della classe in -ere, per
esempio, nellimperfetto: monebam, monebas ecc., legebam, legebas ecc. La
seconda sottoclasse era in questo pi vicina alla classe in -ire: audiebam, au145

Riduzione di classi
flessive

Introduzione alla linguistica storica

diebas, e capiebam, capiebas. Quando scomparve lopposizione di quantit


fra le vocali, i verbi delle due sottoclassi della terza coniugazione si spostarono in parte verso la seconda e in parte verso la quarta (terza coniugazione
italiana; vedi Tekavcic, 1972, pp. 254-7).
5. Il mutamento analogico

Due tipi
di mutamento
analogico

Vocale vs. dittongo


in italiano

La parola per dente

Come abbiamo avuto modo di osservare nei paragrafi precedenti, il mutamento fonologico pu creare allomorfia. Ci significa che uno stesso morfema che prima del mutamento aveva magari un solo allomorfo viene poi
ad averne in numero maggiore.
Nellambito dei paradigmi flessivi, che abbiamo riconosciuto sopra come
lambito specifico del mutamento morfologico, lallomorfia pu riguardare
la base o i morfemi grammaticali. Il mutamento analogico che riduce il numero degli allomorfi radicali risulta in un livellamento del paradigma,
mentre il mutamento che riduce il numero degli allomorfi desinenziali risulta di norma nellestensione di un allomorfo ai contesti in cui dovrebbe
comparirne un altro. In conseguenza dei mutamenti fonologici la maggior
parte dei paradigmi pu assumere una struttura in cui lallomorfia radicale
compare regolarmente in determinate forme. Si pu allora assistere allespansione dellallomorfia in maniera tale da riprodurre la stessa struttura anche nei paradigmi in cui essa non risultato del mutamento fonologico.
5.1. Livellamento di paradigmi Abbiamo gi visto un caso di livellamento

parlando del paradigma del verbo suonare. Questo tipo di livellamento


comporta lestensione dellallomorfo della base con il dittongo ai contesti
in cui la dittongazione non ha avuto luogo per regolare mutamento fonologico e si riscontra in molti verbi italiani: per esempio chiedere ~ chiediamo; cuocere ~ cuociamo; muovere ~ muoviamo; mentre altri verbi non lo
presentano: morire ~ muoio ~ moriamo; sedere ~ siedo ~ sediamo. Vediamo quindi che il livellamento in casi di questo genere sembra operare nellambito dei singoli paradigmi, non attraverso gruppi di paradigmi simili.
Consideriamo un altro esempio. Abbiamo visto in precedenza (cap. 2 par.
14.4.2) che le forme del passato del verbo essere in inglese, was e were,
comportano due temi diversi, in cui la distribuzione di /s/ e /r/ legata alleffetto della legge di Verner. In tedesco il passato del verbo essere ha
esteso a tutte le forme lallomorfo radicale con /r/: ich war ~ wir waren.
Un altro esempio a cui abbiamo brevemente accennato nel cap. 2 costituito dal paradigma della parola per dente in alcune lingue indoeuropee.
Nellindoeuropeo ricostruito, questa parola doveva presentare unalternanza fra accento sulla radice nel nominativo e accusativo e sul suffisso flessivo
146

3.

Il mutamento morfologico

negli altri casi. Abbiamo ricostruito la radice di questa parola come


*h1dnt-/*h1dnt-:
. il grado /o/ compare dove la radice accentata e il grado
ridotto compare altrove. Si crea pertanto unallomorfia della base, che alterna una vocale pi consonante nasale con una nasale sonante.
Vediamo ora (tab. 2) gli esiti in sanscrito, greco e latino (do qui solo i quattro casi che esistono in tutte e tre le lingue; per la /o/ iniziale del greco vedi
cap. 2 nota 3):
tabella 2

La declinazione del sostantivo dente in alcune lingue indoeuropee


Sanscrito

Greco

Latino

dan (vedico)
dantah. (anche classico)

odos ( < * odont-s )

dens ( < * dent-s )

odo
yq

Accusativo

dantam

odnta od
onta

dentem

Genitivo

datas

odntos od
ontoq

dentis

Dativo

date

odnti od
onti

denti

Nominativo

Solo in sanscrito troviamo gli esiti regolari, che presentano lalternanza fra
grado /o/ (con esito /dant/) e grado ridotto (con esito /dat/ dovuto al fatto
che */n/
. indoeuropea > /a/ in sanscrito) ricostruita per lindoeuropeo. Il
greco e il latino generalizzano uno degli allomorfi e pi precisamente quello a grado /o/ in greco e quello a grado ridotto in latino (ricordiamo che
*/n/
. > /en/ in latino, tranne che in iniziale di parola).
Si osservi che poi in tutte e tre le lingue si creata di nuovo unallomorfia
della base, dovuta allincontro delle consonanti radicali con il suffisso -s di
nominativo. In sanscrito il gruppo finale */nts/ comporta la caduta di entrambe le ostruenti, lasciando pertanto la forma del nominativo vedico
dan. Pi tardi, si creata anche una forma di nominativo tematico dantah.
che ha eliminato lallomorfo dan dal paradigma. In latino cade soltanto
locclusiva mentre rimane la fricativa; infine, in greco cadono la nasale e la
occlusiva, e rimane solo la fricativa, mentre la vocale si allunga per compenso (per mantenere cio la quantit della sillaba, che si sarebbe accorciata per la semplificazione della coda, vedi cap. 2 par. 2.2). Lallomorfo risultante, /odo:/ (si ricordi che la grafia < ou > rappresentava originariamente
che pure comporta lincon/o:/), serve da base anche per il dativo plurale,

ysi ( < *odont-si).


tro con una fricativa dentale: odosi odo
5.2. Estensione di morfemi flessivi Torniamo allesempio dellimperfetto
italiano visto nel par. 4.2 di questo capitolo. Abbiamo visto che la distinzione fra la prima e la terza persona singolare, scomparsa per la caduta del-

147

Introduzione alla linguistica storica

I morfemi possono
estendersi attraverso
le classi flessive

Laccusativo
singolare in greco

Laccusativo
singolare in sanscrito

le consonanti finali, stata ripristinata estendendo la desinenza del presente indicativo alla prima persona. In questo caso un morfema molto frequente si estende dal presente allimperfetto: anche se la scala di frequenza
di Haspelmath non fornisce dati rispetto alla frequenza relativa di questi
due tempi verbali, possiamo comunque pensare che il presente abbia una
frequenza sufficiente da giustificare lestensione dei suoi esponenti ad altri
tempi verbali.
Vediamo ora un caso di estensione di un morfema attraverso classi flessive
diverse. La desinenza dellaccusativo singolare che possiamo ricostruire per
lindoeuropeo comportava una nasale bilabiale. Questa nasale si presentava
con due allomorfi, condizionati dal contesto fonologico: *-m dopo vocale e
*-m. dopo consonante. Nella maggior parte delle lingue indoeuropee, la nasale sonante in questo contesto ha sviluppato davanti a s una vocale di appoggio. Pertanto, la desinenza dellaccusativo singolare risulta essere una
nasale in tutti i paradigmi in molte lingue, come lo , per esempio, in latino (*dnt. m. > dentem).
In greco invece la nasale sonante ebbe come esito /a/, con il risultato che i
paradigmi contenevano due allomorfi diversi, -n e -a, per laccusativo singolare. Il sostantivo greco ha tre classi flessive, chiamate per brevit prima,
seconda e terza declinazione: le prime due contengono temi in -a- e -o-, la
terza, anche detta flessione atematica (vedi cap. 3 par. 8), contiene temi in
consonante, -i- e -u-. Se osserviamo meglio la realizzazione dellaccusativo
singolare, vedremo che non solo esso ha due allomorfi, ma che la loro distribuzione non corrisponde neanche alle classi flessive: infatti, la desinenza -n si trova nella prima, nella seconda e in parte dei temi in -i- e -u- della
terza declinazione, mentre la desinenza -a caratterizza i temi in consonante
e laltra parte dei temi in -i- e -u- della terza. Le iscrizioni e le fonti papiracee del i secolo d.C. attestano la creazione di forme analogiche in -an in
luogo di -a per laccusativo della terza declinazione, con lestensione dellallomorfo -n ai contesti in cui si sarebbe dovuto trovare lallomorfo -a.
In sanscrito, lingua in cui pure lesito della nasale sonante */m/
. /a/, non
troviamo lalternanza fra un accusativo -am e un accusativo *-a che sarebbe
prevedibile in base alle leggi fonetiche: troviamo invece come unica desinenza dellaccusativo singolare -am. Infatti si avuta in epoca preletteraria
lestensione analogica di questa desinenza ai paradigmi della flessione atematica.
Tornando al greco, in cui il fenomeno pi complesso, possiamo notare
che, se non limitiamo le osservazioni al singolo esponente -an ma esaminiamo le intere classi flessive, vedremo che sulla base del nuovo accusativo
vengono rifatti anche gli altri casi: la creazione della forma analogica -an
porta alla reinterpretazione dei nomi della terza declinazione (flessione atematica) come appartenenti alla prima (temi in -a-). In generale, quindi,
148

3.

Il mutamento morfologico

conviene tener presente non solo lestensione di un dato esponente ma


piuttosto la produttivit di un intero paradigma.
Vediamo un altro esempio ben noto di estensione analogica, che anche si
spiega in termini di produttivit di un paradigma. Parlando della metafonia o Umlaut (cap. 2 par. 14.4.3) abbiamo detto che nei plurali tedeschi
questo fenomeno si trova anche in forme in cui non pu essersi verificato
per regolare mutamento fonologico, per diversi motivi. Si tratta di parole
come Baum ~ Bume, in cui la forma con lUmlaut ha sostituito loriginario plurale Baume, attestato in precedenza, oppure Kanal ~ Kanle, prestito entrato in tedesco in unepoca relativamente recente, molto dopo che la
regola di assimilazione della metafonia aveva operato in germanico. In
queste forme il cambiamento di timbro della vocale stato esteso per analogia, perch lUmlaut, insieme con la desinenza -e (cio /@/), era stato esteso, in quanto reinterpretato come facente parte del morfema del plurale. In
pratica, si pu dire che vi unestensione di una classe flessiva produttiva,
che tende a inglobare parole provenienti da altre classi flessive (Baum) o
prestiti (Kanal).
A questo proposito, Kury/l owicz, autore di un importante saggio sul mutamento analogico (Kury/l owicz, 1949; vedi anche Lehmann, 1998, pp. 2713), ha formulato lipotesi che si possa parlare di leggi dellanalogia. Sarebbe
la prima legge sullanalogia a predire che in caso che una data categoria flessiva possa essere segnalata da un esponente meno complesso oppure da uno
pi complesso, sar il secondo a prevalere e quindi vi sar unestensione
analogica dellesponente pi complesso anche ai contesti in cui dovrebbe
comparire quello meno complesso. Tornando allesempio dellUmlaut, il
plurale in una coppia di forme come Baum ~ Baume era segnalato in origine dalla sola desinenza -e; in altre parole che avevano unanaloga struttura
fonologica nel singolare si trovava invece lesponente pi complesso costituito da Umlaut pi -e: lestensione di questo esponente con il risultato dellattuale forma Bume va nella direzione individuata da Kury/l owicz.
Si osservi che, pur predicendo in questo e in altri casi esiti effettivamente
attestati, le leggi sullanalogia di Kury/l owicz sono formulate in termini di
singoli esponenti o al meglio di processi, e non di paradigmi.
5.3. Estensione dellallomorfia Il verbo italiano presenta, in caso di allo-

morfia della base, una distribuzione degli allomorfi che segue schemi fissi
nel presente indicativo. Questi schemi allinterno dei paradigmi, che accomunano gruppi di forme, sono detti partizioni (vedi Pirrelli, 2000). Una
partizione particolare, che si osserva qualora si alternino un allomorfo della
base con consonante palatalizzata e uno con consonante non palatalizzata
(oppure un allomorfo con aggiunta di una velare e uno senza velare) accomuna prima persona singolare e terza plurale, che presentano lo stesso allomorfo. Osserviamo i seguenti verbi:
149

Estensione
del plurale
con metafonia
in tedesco

Leggi del mutamento


analogico?

Oltre a essere
eliminata,
lallomorfia
allinterno dei
paradigmi pu
essere estesa

Introduzione alla linguistica storica

1 sg. leggo /leggo/


2 sg. leggi /leddZi/
3 sg. legge /leddZe/

spengo /spengo/
spegni /spei/
spegne /spee/

1 pl. leggiamo /leddZamo/


2 pl. leggete /leddZete/
3 pl. leggono /leggono/

spegniamo /speamo/ fuggiamo /fuddZamo/ saliamo /saljamo/


spegnete /speete/
fuggite /fuddZite/
salite /salite/
spengono /spengono/ fuggono /fuggono/
salgono /salgono/

Lallomorfia
della base
come caratteristica
di classi flessive

fuggo /fuggo/
fuggi /fuddZi/
fugge /fuddZe/

salgo /salgo/
sali /sali/
sale /sale/

Nei primi tre paradigmi, la prima singolare e la terza plurale presentano


lallomorfo senza palatalizzazione, mentre le altre forme presentano lallomorfo con palatalizzazione; nel presente del verbo salire la prima singolare
e la terza plurale presentano un allomorfo con laggiunta di una velare /g/
mentre le altre persone presentano lallomorfo senza velare.
Storicamente, i verbi leggere e spegnere hanno sviluppato questa allomorfia
in seguito a mutamenti fonologici avvenuti in conseguenza allincontro fra
la consonante della base e la vocale della desinenza: davanti a vocali anteriori la consonante ha subito una palatalizzazione. Nel caso di salire, lalternanza era in origine diversa: anticamente, le forme della prima singolare e
della terza plurale presentavano lallomorfo della base con palatale /sal/,
mentre le altre forme non avevano la palatalizzazione. Pi tardi si formato lallomorfo /salg/; questo fenomeno ha avuto luogo per numerosi verbi
(vedi Maiden, 1992, p. 147).
Il verbo fuggire, per, derivando dal latino fugere della sottoclasse in -io della terza coniugazione, avrebbe dovuto avere la palatalizzazione in tutto il
paradigma: le forme latine della prima singolare e della terza plurale sono
infatti fugio e fugiunt. In altre parole, questo verbo in origine non avrebbe
dovuto presentare allomorfia radicale. Contrariamente a quanto capita in
casi di livellamento analogico, in cui lallomorfia radicale viene eliminata
per lestensione di uno degli allomorfi a tutto il paradigma, qui si avuto il
processo inverso: si creato un secondo allomorfo della base e si introdotta lallomorfia in un paradigma che non la prevedeva.
Da uno studio approfondito dei paradigmi verbali italiani risulta che i
verbi della prima coniugazione tendono a non presentare allomorfia radicale, come abbiamo gi osservato (cap. 3 par. 2.2), mentre quelli delle altre
due classi non solo tendono a conservarla dove presente per regolare esito delle leggi fonetiche, ma tendono anche a estenderla. Questo fenomeno
comune a tutte le lingue romanze, come dimostrato da Maiden (1992).
Maiden spiega questo fatto, che dal punto di vista del mutamento analogico sembrerebbe aberrante, come la tendenza dei parlanti ad associare
lallomorfia con qualche altro rilevante parametro morfologico: in questo
caso, lallomorfia associata con la coniugazione. Linvarianza reinter150

3.

Il mutamento morfologico

pretata come tratto costitutivo della prima coniugazione, mentre la possibile allomorfia della base riconosciuta come caratteristica delle altre coniugazioni.
5.4. Quando lanalogia non agisce Dai casi visti sopra, risulta evidente che il

mutamento analogico non avviene obbligatoriamente. Che cosa fa s che


in alcuni casi lallomofia sia preservata e in altri no? Proviamo a chiedercelo osservando un semplice esempio.
Nelle lingue indoeuropee antiche e moderne molto frequente che il verbo essere abbia temi suppletivi. Il suppletivismo un caso limite di allomorfia: gli allomorfi della base del verbo essere non sono diversi fra loro
solo per accidenti fonologici ancora riconoscibili, come nel caso di muoio
~ moriamo, ma perch derivano da basi in origine diverse o perch i mutamenti fonologici sono stati tali da rendere le basi completamente diverse.
In italiano per esempio abbiamo forme come sono, ero, , fui, fosse. Storicamente, le prime tre forme risalgono tutte alla stessa base indoeuropea *es- a
gradi apofonici diversi, ma gi in latino vari mutamenti fonologici avevano
avuto leffetto di rendere opaca la somiglianza fra queste forme, che erano
rispettivamente sum, eram, est: in questo caso si pu dire che lallomorfia
ha portato al suppletivismo. Le forme fui e fosse sono invece ancora accostabili fra loro, ma ovviamente non alle prime tre, visto che gi nellindoeuropeo ricostruito risalgono a una base diversa, cio quella che ricostruiamo come *bhu -. La situazione riscontrata in italiano sostanzialmente la stessa delle altre lingue romanze.
Anche nelle lingue germaniche il verbo essere suppletivo: in tedesco per
esempio troviamo forme come bin io sono, ist , war ero. Di queste forme le prime due risalgono alle basi indoeuropee *bhu - e *es- a cui risalgono
anche le forme italiane, la terza risale a un altro verbo, che ricostruiamo
come *wes-, il cui significato doveva essere rimanere (cfr. scr. vasami abito). In inglese il presente ha un grado di suppletivismo ancora pi alto:
forme come am, are e is, pur derivando tutte dalla base *es- non sono riconducibili oggi alla stessa base; la base *bhu - continua nellinfinito be e nel
participio been, mentre la base *wes- continua nelle forme del preterito.
Il motivo per cui il verbo essere suppletivo risiede nel fatto che le due radici avevano valore aspettuale diverso nellindoeuropeo ricostruito; esse
continuano come verbi diversi, per esempio in greco e sanscrito. Il problema capire perch, nelle lingue indoeuropee in cui le due radici sono andate a integrarsi in un unico paradigma, il suppletivismo del verbo essere
si sia conservato cos a lungo. Come abbiamo gi accennato (cap. 3 par.
4.2), il motivo che favorisce il suppletivismo risiede nelluso e in particolare
nella frequenza. Non c bisogno di studi approfonditi per capire che il
verbo essere ha frequenza altissima rispetto agli altri verbi. Ci fa s che le
151

La frequenza
favorisce lallomorfia
e il suppletivismo

Introduzione alla linguistica storica

sue forme vengano apprese immediatamente anche separatamente, senza


bisogno di una regola per derivare le une dalle altre.
In generale, osservando la nostra lingua possiamo vedere che i verbi che
presentano maggiore allomorfia della base sono tutti di uso molto frequente: si tratta di verbi come essere, avere o andare, che sono di uso comune e in parte hanno la funzione di ausiliari. Analoghe osservazioni si possono fare esaminando i cosiddetti verbi forti inglesi. Questi verbi hanno forme di passato che comportano alternanza vocalica o temi suppletivi, piuttosto che il suffisso -d degli altri verbi. Nel corso della storia dellinglese,
molti di questi verbi sono stati regolarizzati acquisendo forme di passato
con -d. Anche nel caso dellinglese, possiamo osservare che i verbi forti
sono per lo pi verbi di uso comune e molto frequenti, come i verbi di
moto, gli ausiliari e i verbi modali.
6. Il mutamento di tipo morfologico

Dalla sintesi
allanalisi

La direzione
del mutamento

Torniamo qui a esaminare la classificazione delle lingue in tipi morfologici, che avevamo visto nel par. 3 di questo capitolo. Abbiamo detto che seguendo questa classificazione possiamo dividere le lingue in tre tipi principali: isolanti, agglutinanti e fusive. Nelle lingue isolanti, il grado di analisi
massimo e al limite non esiste morfologia flessiva; le lingue agglutinanti e
le lingue fusive presentano entrambe morfologia flessiva, ma in quelle agglutinanti i morfemi sono facilmente segmentabili e a ciascun esponente
corrisponde un solo significato grammaticale, mentre nelle lingue fusive la
segmentazione difficile e prevale lesponenza cumulativa.
Il tipo morfologico di una lingua non immutabile. Allinterno delle lingue germaniche e romanze possiamo vedere che nel tempo il grado di analisi cresciuto: in inglese, per esempio, la morfologia flessiva molto ridotta e si osserva un forte avvicinamento al tipo isolante.
Il primo studioso a interessarsi di tipologia morfologica, Wilhelm von
Humboldt, che stato anche il creatore della terminologia ancor oggi in
uso, pensava invece che il tipo di ciascuna famiglia linguistica permanesse
immutato in tutte le lingue che vi appartenevano. Ben presto per i linguisti della prima parte del xix secolo, dedicandosi allo studio della nascita
delle categorie flessive, avanzarono unaltra ipotesi, cio che le desinenze
flessive delle lingue indoeuropee derivassero da parole un tempo autonome. Questa teoria fu detta allepoca teoria dellagglutinazione; ne parleremo nuovamente pi avanti (cap. 3 par. 7). Qui ci interessa solo limitatamente alla sua applicazione al mutamento morfologico, che troviamo sistematizzata nelle opere di Schleicher (met del xix secolo).
Questo modo di vedere comporta una direzione fissa del mutamento tipologico: nelle lingue isolanti, le parole grammaticali (pronomi, ausiliari,
pre- e posposizioni) tenderebbero a perdere la loro autonomia fonologica e
152

3.

Il mutamento morfologico

diventare morfemi legati. Rimarrebbero per a questo punto ancora ben


segmentabili dalla base: questa prima parte del mutamento porterebbe
quindi dal tipo isolante a quello agglutinante. In un secondo tempo, il mutamento fonologico causerebbe difficolt di segmentazione, fenomeni quali apofonia e allomorfia e si arriverebbe allora dal tipo agglutinante a quello
fusivo. Secondo Schleicher, il mutamento qui delineato aveva leffetto di
portare da un tipo pi semplice e primitivo a un tipo pi complesso e
avrebbe caratterizzato le fasi preistoriche dellindoeuropeo. Lindoeuropeo
ricostruito avrebbe rappresentato il tipo fusivo nella sua perfezione, mentre
le lingue indoeuropee rappresenterebbero varie fasi di decadimento.
chiaro che un modello di questo genere basato su forti componenti
ideologiche: tuttavia, lidea di unidirezionalit del mutamento non stata
del tutto abbandonata. In generale i linguisti sembrano ritenere importante il fatto di poter individuare lunidirezionalit nei processi che studiano.
Per esempio, nel recente Whaley (1997, p. 138) troviamo lo schema riportato in figura 1 che rappresenta i possibili mutamenti tipologici (traduzione
mia).
figura 1 I possibili mutamenti tipologici secondo Whaley (1997)
fusivo

perdita morfologica

fusione morfologica

riduzione
isolante

agglutinante

Il passaggio dal tipo isolante al tipo agglutinante nella figura 1 chiamato


riduzione, perch comporta la perdita di autonomia fonologica delle parole grammaticali, che diventano suffissi. Si tratta in altre parole del fenomeno che esamineremo nei paragrafi dedicati alla grammaticalizzazione
(vedi cap. 3 parr. 7 ss.).
Lautore scrive (p. 139) che questo schema deve essere preso come unipotesi, ma la sua presa di distanza dovuta al fatto che non pu dare chiari
esempi di lingue che abbiano compiuto lintero ciclo. Non contempla
neanche la possibilit che il mutamento vada nel senso inverso: invece
esempi di passaggio dal tipo fusivo a quello agglutinante esistono, come vedremo fra poco.
153

Introduzione alla linguistica storica

Lestone:
agglutinante
con tendenza
al fusivo

Nella storia delle lingue indoeuropee si assiste spesso alla diminuzione del
grado di sintesi: come abbiamo detto sopra, linglese si avvicina in buona
parte al tipo isolante. Anche altre lingue hanno perso molta morfologia
flessiva: in francese, per esempio, buona parte delle forme di ciascun tempo
verbale sono omofone e le persone sono segnalate dal clitico soggetto; anche il plurale di molti sostantivi omofono con il singolare e il numero, in
caso di sostantivi definiti, indicato dallarticolo: le vol il furto ~ les vols i
furti /l@vol/ ~ /levol/. Notiamo qui di passaggio che il francese presenta
anche un altro mutamento in corso, cio il passaggio da un tipo suffissante
a un tipo prefissante. Torneremo su questo problema nel par. 7 di questo
capitolo.
Il passaggio da agglutinante a fusivo avviene quando una lingua agglutinante sviluppa caratteristiche delle lingue fusive, quali la presenza di classi
flessive, lallomorfia della base o fenomeni di cumulo. Fra le lingue agglutinanti parlate in Europa, che sono per lo pi circondate da lingue di tipo
fusivo, questo fenomeno si osserva facilmente.
Per esempio, in estone, una lingua del gruppo ugrofinnico, le desinenze di
numero e caso nel nome sono ormai in larga misura non pi scomponibili
in un suffisso che indica il numero e uno che indica il caso. Osserviamo i
dati riportati nella tabella 3.
tabella 3

Agglutinazione e fusione in finnico e in estone


Singolare

Larmeno: da fusivo
ad agglutinante

Finnico

Estone

Nominativo

lippu bandiera

lipp

Partitivo

lippu-a

lippu

Plurale
Finnico

Estone

lippu-j-a

lippe

Risulta dal finnico che la desinenza del plurale -j e quella del partitivo -a.
Mentre in finnico il partitivo plurale presenta le due desinenze separabili, in
estone troviamo una desinenza -u per il partitivo singolare e una desinenze
-e per il partitivo plurale, che non possiamo analizzare ulteriormente. In
queste forme, lestone presenta dunque esponenza cumulativa e si conforma
al tipo fusivo del latino e delle altre lingue indeouropee, piuttosto che al
tipo agglutinante delle lingue ugrofinniche (Comrie, 1983, p. 87).
Il passaggio da tipo fusivo a tipo agglutinante forse meno attestato, ma
non mancano esempi. Fra le lingue indoeuropee, sono oramai completamente agglutinanti larmeno e losseto (una lingua iranica). Si tratta di lingue parlate a contatto con le lingue caucasiche e con il turco, che hanno
morfologia agglutinante. Nella tabella 4 possiamo analizzare alcune forme
armene:
154

3.
tabella 4

Il mutamento morfologico

Agglutinazione in armeno
Singolare

Plurale

Nominativo

sel/ an tavolo

sel/ ann-er

Ablativo

sel/ an-

sel/ ann-er-

Strumentale

sel/ an-ov

sel/ ann-er-ov

7. La grammaticalizzazione
Le forme grammaticali tendono a rinnovarsi. Questo pu essere dovuto a
vari tipi di mutamento, che portano alla scomparsa di morfemi grammaticali esistenti; la creazione di nuovi morfemi grammaticali si compie attraverso il processo normalmente noto come grammaticalizzazione.
Iniziamo con un esempio che chiarisca che cos e come pu agire la grammaticalizzazione. Consideriamo ancora il verbo italiano, paragonato a
quello latino. Sia in latino sia in italiano abbiamo, fra i tempi verbali, limperfetto e il futuro. Fra limperfetto latino e quello italiano la corrispondenza evidente:
amabat
amava

habebat
aveva

legebat
leggeva

capiebat
capiva

sentiebat
sentiva

Come abbiamo gi detto, limperfetto italiano ha perso la consonante finale di parola, conformemente alle restrizioni sulla struttura della sillaba finale di parola, inoltre /b/ latina in posizione intervocalica ha dato it. /v/: a
parte questi mutamenti fonologici, limperfetto italiano continua quello
latino.
Per il futuro le cose stanno diversamente:
amabit
amer

habebit
avr

leget
legger

capiet
capir

sentiet
sentir

Osserviamo in primo luogo che il latino ha due formazioni diverse per il


futuro: una con un suffisso -b-, che caratterizza il futuro delle prime due
classi flessive, e una segnalata da una speciale vocale tematica, che caratterizza la terza e la quarta. Litaliano ha un tipo di formazione unico per tutti
i paradigmi e questa formazione, che comporta un suffisso -(V)r-, non
sembra poter derivare da una delle due formazioni attestate in latino.
Se allarghiamo le nostre osservazioni alle altre lingue romanze, noteremo
che la situazione simile: in spagnolo per esempio troviamo futuri come
amar e habr, simili a quelli italiani, ma non a quelli latini. In pratica, le
nostre osservazioni non possono che condurre a una conclusione: il futuro
155

Il futuro del latino


e delle lingue
romanze

Introduzione alla linguistica storica

latino non continua nel futuro romanzo, che sembra avere unorigine del
tutto indipendente.
Osserviamo meglio il futuro romanzo. Abbiamo:
Italiano

Spagnolo

Francese

Infinito: leggere
legger
leggerai
legger
leggeremo
leggerete
leggeranno

Infinito: leer
leer
leers
leer
leeremos
leereis
leeran

Infinito: lire
lirai
liras
lira
lirons
lirez
liront

Facendo astrazione da problemi grafici (il grafema < h > in italiano e spagnolo non rappresenta alcun fonema), possiamo fare uninteressante osservazione, paragonando queste forme con quelle del presente del verbo
avere:

Perdita di significato
lessicale nella
grammaticalizzazione

Italiano

Spagnolo

Francese

ho
hai
ha
(abbiamo)
avete
hanno

he
has
ha
hemos
habeis
han

ai
as
a
avons
avez
ont

In pratica, i morfemi grammaticali che indicano il futuro sono identici,


con poche riduzioni che riguardano la seconda e in parte la prima persona
plurale, alle forme del presente del verbo avere (litaliano abbiamo la forma del congiuntivo, che stata estesa allindicativo, ma osserviamo la forma avemo presente nei dialetti). Il tema del futuro invece basato sullinfinito verbale. Che cosa ha portato a questa situazione? Dobbiamo ipotizzare che nel latino volgare il futuro del latino classico fosse stato sostituito da
un futuro perifrastico, formato dallinfinito pi lausiliare habere, del tipo
cantare habeo. Questa perifrasi in origine aveva un valore modale: il suo significato era ho da cantare, devo cantare. In seguito, da questo valore
modale si sviluppato il valore temporale di futuro.
Il processo per cui un verbo come avere assume la funzione di ausiliare
gi di per s un processo di grammaticalizzazione: la grammaticalizzazione
infatti un mutamento per il quale una forma si allontana dal polo lessicale per avvicinarsi a quello grammaticale. Nel caso del futuro romanzo, il
verbo avere si dapprima ausiliarizzato, perdendo il suo significato pro156

3.

Il mutamento morfologico

prio di possedere. In un secondo tempo, lausiliare deve essere diventato


un clitico, cio aver perso la possibilit di portare accento autonomo e
quindi lo statuto di parola fonologica. Infine, lausiliare col tempo ha perso
anche lo statuto di parola morfologica, diventando un morfema legato:
questultimo passaggio quello che ci interessa qui, ma non avviene sempre in tutti i casi di grammaticalizzazione, come vedremo pi avanti.
Gli studiosi che, in tutte le epoche, si sono posti il problema dellorigine
dei morfemi legati, hanno visto per lo pi la risposta in un processo di
questo genere. Allinizio del xix secolo, pi precisamente nel 1816, Franz
Bopp pubblic il volume ber das Konjugationssystem der Sanskritsprache
in Vergleichung mit jenen der griechischen, lateinischen, persischen und germanischen Sprache che, oltre a essere la prima vera pietra miliare della linguistica indoeuropea, conteneva la sua teoria riguardante la nascita delle
forme grammaticali. Secondo Bopp i morfemi di accordo personale del
verbo indoeuropeo sarebbero derivati da pronomi personali, mentre i vari
suffissi di tempo o aspetto sarebbero derivati da ausiliari che, come avere
nelle lingue romanze, si sarebbero ridotti fonologicamente e fusi col tema
del verbo principale.
Le dimostrazioni di Bopp erano in qualche caso convincenti, in molti casi
per apparivano non ben motivate e inverosimili; pertanto esse furono presto abbandonate. Nel 1912 Antoine Meillet richiam, con maggior rigore
scientifico, lattenzione sullimportanza della grammaticalizzazione (il termine suo) nel rinnovamento delle categorie grammaticali. Gli studi sulla
grammaticalizzazione hanno avuto una particolare fioritura a partire dagli
anni Ottanta del secolo scorso, soprattutto grazie allallargamento della
prospettiva anche a lingue non indoeuropee.
Lesempio del futuro romanzo interessante anche perch secondo alcuni
studiosi anche il futuro latino avrebbe avuto, in parte, origine analoga. Tornando alle forme di futuro elencate sopra, vediamo che alcune di esse comportano un suffisso -b-: si tratta di amabit e habebit e, pi in generale, del futuro delle prime due coniugazioni. Questo suffisso potrebbe forse risalire
alla radice *bhu - del verbo essere indoeuropeo: secondo questa ricostruzione, si sarebbe dapprima formato un futuro perifrastico, con ausiliare essere;
in un secondo tempo lausiliare avrebbe perso lautonomia fonologica e sarebbe diventato dapprima un clitico e in un secondo tempo un suffisso, esattamente come capitato per lausiliare avere nel futuro romanzo.
Accanto al futuro le lingue romanze presentano poi un modo verbale che
non esisteva in latino, il condizionale. Anche il condizionale si formato
per grammaticalizzazione di forme perifrastiche formate dallinfinito con il
verbo avere. Le lingue romanze attestano diverse formazioni: sia con limperfetto, testimoniato dallo spagnolo leeria leggerei, leggerebbe, sia con
il perfetto (passato remoto italiano) come nellitaliano leggerebbe. Nel caso
157

Nascita di categorie
grammaticali

Il condizionale nelle
lingue romanze:
la creazione
di una nuova
categoria flessiva

Introduzione alla linguistica storica

Altri esempi di
grammaticalizzazione
nelle forme verbali
delle lingue
indoeuropee

I clitici soggetto
del francese

del condizionale la grammaticalizzazione non ha come effetto la sostituzione, o rinnovamento, di una categoria flessiva, ma la creazione di una categoria nuova: in latino il significato espresso dal condizionale romanzo era
infatti uno dei significati del congiuntivo.
La formazione del futuro e del condizionale nelle lingue romanze dimostra
anche che il mutamento tipologico intercorso fra latino e romanzo ha avuto esiti diversi: nel caso del nome si andati verso un maggior grado di
analisi (il nome latino ha i casi, quello delle lingue romanze no), mentre
nel caso del verbo le cose non sono cos semplici. In un primo tempo infatti si sono create numerose forme analitiche, con nuovi ausilari; pi tardi alcune di queste forme divennero sintetiche. Pertanto, nel passaggio dal latino volgare al romanzo assistiamo in certa misura anche a un aumento del
grado di sintesi per il verbo.
Questo non lunico caso di grammaticalizzazione di un ausiliare che si
tenta di ricostruire nella linguistica indoeuropea. Anche il preterito in dentale delle lingue germaniche (cosiddetto preterito debole, vedi cap. 3 par.
8.6) viene fatto risalire a un ausiliare, basato sulla radice *dhe- del verbo
fare (o mettere) indoeuropeo. Inoltre, il suffisso -ax- dellimperfetto dello slavo ecclesiastico pare risalga a una forma ausiliare dalla radice *es- del
verbo essere che pure si grammaticalizzata.
Abbiamo notato nel paragrafo precedente che il francese moderno presenta
un inizio di mutamento da un tipo con morfologia basata sulla suffissazione a un tipo con morfologia prevalentemente basata sulla prefissazione.
Confrontiamo il verbo italiano con quello francese:
parlo
parli
parla

je parle
tu parles
il parle

In italiano le tre forme verbali sono distinte dal suffisso flessivo, mentre
in francese la distinzione indicata dal clitico soggetto, che infatti obbligatorio. I clitici soggetto costituiscono una parola fonologica con la
forma verbale a cui si appoggiano. Nel caso del francese non possiamo
ancora parlare di morfologia con prefissazione, dato che si tratta appunto
di clitici e non di veri morfemi legati (possiamo, anche se limitatamente,
inserire altro materiale fra il clitico e il verbo: je ne parle pas non parlo,
mentre in italiano non possiamo dire *parl-non-o). Tuttavia, questi clitici
derivano da antichi pronomi tonici e questo ci fa pensare che, come nel
caso dellausiliare avere per il futuro, essi potranno un giorno diventare
morfemi legati. In questo caso, il verbo francese avr di nuovo forme sintetiche morfologicamente distinte, ma questa distinzione avverr attra158

3.

Il mutamento morfologico

verso prefissi, anzich, come in latino e nella maggior parte delle altre
lingue romanze, attraverso suffissi.

scheda 1

Grammaticalizzazione e rianalisi

I casi di grammaticalizzazione che abbiamo visto comportano la reinterpretazione


di una certa forma: per esempio, nella formazione del futuro romanzo il verbo avere viene reinterpretato come indicatore di tempo, piuttosto che come verbo lessicale con il significato di possedere. Questo processo di reinterpretazione viene
detto pi correttamente rianalisi (vedi Ramat, 1984). La rianalisi non limitata al
mutamento morfologico o alla grammaticalizzazione, ma un fenomeno importantissimo per il mutamento linguistico in generale. Molto spesso il mutamento avviene quando una certa struttura pu essere analizzata dai parlanti in due maniere
differenti: una quella originale e laltra linnovazione. Esaminiamo qui meglio il
processo di rianalisi nella formazione degli ausiliari dal latino alle lingue romanze
e prendiamo in esame in particolare la formazione del passato composto (in italiano passato prossimo), del tipo sono andato , ho mangiato . Questo passato uninnovazione rispetto al latino, lingua in cui esisteva solo il perfetto con entrambi i significati che in italiano veicolano da un lato il passato remoto e dallaltro il passato
prossimo. In latino, gi molto anticamente, troviamo frasi che contengono il verbo
avere e un participio predicativo riferito alloggetto del verbo avere, come nel seguente esempio di Plauto:
[i] nihil opust
nobis ancilla
nisi
quae
texat , [...].
niente servire:3sg noi:dat serva:nom se + non rel.nom.f tessere:cong.prs.3sg
habeat
cottidianum familiae
coctum
cibum
avere:cong.prs.3sg quotidiano:acc famiglia:dat cuocere:part.acc cibo:acc
non abbiamo bisogno di una serva a meno che non tessa [...] e abbia la cena
pronta per la famiglia ogni sera (Pl. Merc. 396-398).
Qui sintatticamente troviamo la seguente struttura:
[i] [sv [v habeat] [sn [n cibum] [agg coctum]]]
Nella frase italiana
[ii] Maria ha cucinato la cena per i genitori
la struttura invece
[ii] [sv [sv [aus ha] [vcucinato]] [sn la cena]]
In italiano anche il fatto che il participio non concordi con loggetto diretto (nello
standard non diciamo infatti ha cucinata la cena ) un indicatore del fatto che il
participio non appartiene al costituente oggetto ma parte della forma verbale. Il
passaggio dalla struttura latina a quella italiana possibile perch la prima viene
rianalizzata come avente la struttura della seconda. Il segno dellavvenuta rianalisi
la comparsa della struttura in contesti in cui il verbo avere non pu pi avere il
suo significato di possedere, come per esempio in:

159

Introduzione alla linguistica storica

[iii] Ho visto un bambino ,


che non pu essere parafrasato con:
[iii] ?? Ho un bambino (che stato) visto ,
oppure con verbi intransitivi, come ho camminato , ho telefonato .
In italiano le due strutture possono essere distinte dalla posizione del participio.
Diverso dire:
[iv] Ho un posto prenotato ,
da:
[iv] Ho prenotato un posto .
Abbiamo introdotto qui il concetto di rianalisi perch la rianalisi avviene nella
maggior parte dei casi di grammaticalizzazione; come vedremo, esso particolarmente rilevante per il mutamento sintattico (cap. 5).

Cambio di classe
lessicale

Creazione di classi
lessicali

7.1. Possibili processi di grammaticalizzazione e loro risultati Abbiamo detto

che la grammaticalizzazione consiste nellacquisizione da parte di una forma lessicale di una funzione grammaticale. Anche le forme grammaticali
possono grammaticalizzarsi ulteriormente. Se torniamo allesempio dellausiliarizzazione di avere vediamo che il primo passo della grammaticalizzazione cambia classe lessicale allelemento interessato: il verbo avere,
entra in un gruppo particolare di verbi, gli ausiliari, che sono caratterizzati
proprio dal fatto di non veicolare un significato lessicale, ma piuttosto un
significato grammaticale.
Il cambio di classe lessicale o transcategorizzazione un fenomeno tipico
nella grammaticalizzazione. Normalmente, un elemento di una classe
aperta (come le classi dei nomi, dei verbi, degli aggettivi o degli avverbi)
passa a una classe chiusa. Le classi chiuse contengono elementi lessicali che
hanno significato grammaticale, piuttosto che lessicale, come le adposizioni (pre- o posposizioni), le congiunzioni o gli articoli. Si tratta quindi di
parole che hanno affinit con i morfemi legati, come dimostrato anche dal
fatto che queste parole non portano accento proprio (sono clitici, vedi cap.
3 par. 2.1) e non sono quindi parole fonologiche.
Un processo di grammaticalizzazione pu agire sul sistema di parti del discorso in maniera ancor pi radicale, creando una nuova classe lessicale.
Per esempio, sappiamo che in latino non esisteva larticolo, mentre questo
esiste nelle lingue romanze. In particolare gli articoli determinativi derivano da pronomi dimostrativi. Analogamente, larticolo delle lingue germaniche deriva da un precedente dimostrativo (vedi Ramat, 1984). La transcategorizzazione in questo caso ha avuto come risultato la creazione di
una nuova classe lessicale. Nella misura in cui anche il tipo di parole (cio
le classi lessicali) esistenti in una lingua sono oggetto di studio della morfologia, anche la creazione di nuove classi lessicali o il cambio di classe costituiscono un tipo di mutamento morfologico.
160

3.

Il mutamento morfologico

I processi di grammaticalizzazione possono essere studiati anche nel campo della morfologia derivazionale, che finora abbiamo lasciato fuori dalla discussione. Capita frequentemente che forme lessicali si grammaticalizzino e finiscano per dare
luogo a morfemi derivazionali.
Questo fenomeno pu essere esemplificato sulla base di numerose lingue
nella creazione degli avverbi di modo. In italiano il morfema che forma
questo tipo di avverbi -mente, che troviamo in parole come chiaramente,
magnificamente, allegramente, felicemente. Questo suffisso, che con le debite differenze presente in tutte le lingue romanze, deriva dallablativo della
parola latina mens, gen. mentis mente. Il caso ablativo in latino poteva essere usato in espressioni di modo e lablativo di questa parola, accompagnato da un aggettivo, era venuto a significare con una certa disposizione,
con un certo atteggiamento: cos felice mente avr significato con atteggiamento felice. Il nome poi diventato un suffisso, ma la forma in cui si presenta ancora in italiano la base per la derivazione, cio il femminile dellaggettivo, tradisce la sua origine: infatti, la parola mens era femminile e la
base italiana per la derivazione degli avverbi in -mente continua lablativo
dellaggettivo femminile.
Altri casi analoghi si possono trovare nelle lingue germaniche. Il suffisso
degli avverbi di modo, -ly in inglese e -lich in tedesco, deriva per grammaticalizzazione dal sostantivo germanico *lika corpo forma, che in ablativo
era ventuo a significare in una certa forma.
7.2. Grammaticalizzazione e morfologia derivazionale

Avverbi di modo

8. Le classi flessive dellindoeuropeo


8.1. Flessione atematica e tematica Nelle lingue indoeuropee antiche abbiamo, sia per il nome sia per il verbo, le tracce pi o meno ben conservate di
due macroclassi flessive, cio la flessione atematica e quella tematica, che
siamo soliti ricostruire per lindoeuropeo. In generale, la flessione tematica
ritenuta di origine pi recente e rappresenta la classe produttiva, sia per il
nome sia per il verbo. La flessione tematica ha il vantaggio che linserzione
di una vocale fra morfema lessicale e morfema grammaticale evita il possibile incontro di consonanti, incontro che spesso d luogo a semplificazioni
creando quindi allomorfia. Si confrontino per esempio le forme di nominativo greco:
yq
dente, base odont- pi desinenza del nominativo -s, da odos odo
vanti alla quale cadono le consonati -nt- e la vocale subisce un allungamento di compenso. Il genitivo odntos od
ontoq

(odnt-os): si sono dunque


creati due allomorfi della base, di cui
uno
compare
nel nominativo singola
re e nel dativo plurale (odosi odo
ysi), mentre il secondo compare in tutte
le altre forme;

mare, base pont- pi vocale tematica -o- pi desinenza


pntos pontoq

161

Macroclassi flessive
dellindoeuropeo
ricostruito

Introduzione alla linguistica storica

La parola
indoeuropea

Prefissi flessivi

del nominativo -s; lallomorfo della base rimane lo stesso in tutta la flessione, vedi p. e. gen. pntou pontoy

. Questa radice compare anche in latino,


dove segue per la flessione atematica: nom. pons; gen. pont-is, anche in latino vediamo che nella flessione atematica tendono a crearsi allomorfi diversi della base.
La struttura della parola indoeuropea comporta una base o radice, normalmente ricostruita come monosillabica, a cui seguono altre tre posizioni:
a) suffisso o suffissi derivazionali;
b) vocale tematica;
c) morfema flessivo.
Solo la posizione c) obbligatoriamente riempita (ovviamente per parti del
discorso variabili e tranne pochi casi di forme a desinenza , come qualche
imperativo o vocativo; vedi cap. 3 parr. 8.3 e 8.5); la posizione b) riempita
nella flessione tematica e la posizione a) riempita nei derivati.
8.2. Processi morfologici Oltre alla suffissazione, si ricostruiscono per lindoeuropeo altri tipi di processi morfologici:
prefissazione (solo per il verbo);
apofonia;
infissazione (solo per il verbo).
Si ricostruiscono due prefissi verbali di tipo flessivo, cio laumento e il
raddoppiamento. Laumento attestato solo in poche lingue indoeuropee:
lindoiranico, il greco e larmeno. Si tratta di un prefisso che possiamo ricostruire come *e- (troviamo per esempio e- in greco e a- in sanscrito), che si
premette a imperfetto e aoristo nellindicativo per dare il valore di passato.
Si considerino per esempio: *bhu - radice del verbo essere, sanscrito bhavami, presente, abhavam, imperfetto, abhuvam, aoristo (per il greco, vedi
cap. 3 par. 8.6). Al di fuori di queste lingue non ci sono che scarse tracce di
aumento, per cui non chiaro se questo tipo di prefisso si pu ricostruire
per lindoeuropeo, o se non debba essere considerato uninnovazione comune nelle lingue che lo presentano.
Il raddoppiamento usato per formare il tema del perfetto e per alcuni
presenti. un prefisso produttivo soprattutto in greco e indoiranico, lingue in cui il tema del perfetto sistematicamente formato con il raddoppiamento; le altre lingue ne conservano comunque traccia. Al contrario
dellaumento, lo si pu quindi ricostruire per la fase comune dellindoeuropeo: le lingue che lhanno perso, per esempio il latino (che ne conserva
solo tracce), devono in buona parte la sua scomparsa alla ristrutturazione
del sistema verbale, che non oppone tre temi aspettuali (presente/aoristo/
perfetto), ma solo due. Il raddoppiamento un prefisso che contiene la
prima consonante della base e una vocale. Abbiamo gi parlato del raddoppiamento (cap. 2 par. 6.3), a proposito della legge di Grassmann: quando
un tema verbale iniziava per consonante aspirata, il raddoppiamento in

162

3.

Il mutamento morfologico

greco e sanscrito conteneva la corrispondente consonante non aspirata.


Inoltre, osserviamo che nel caso dei verbi che iniziavano con due consonanti, solo una era contenuta nel raddoppiamento. Nel caso di verbi che
incominciano con una vocale il raddoppiamento aveva leffetto di allungare la vocale iniziale. Do qui di seguito alcuni esempi:
*st(h)eh2- radice indoeuropea del verbo stare gr. base sta- presente
raddoppiato ionico-attico: hstemi sthemi ( < *sistami con /s/ > /h/ / #_ e,
limitatamente allo ionico-attico, /a:/ > /E:/); scr. base stha- presente raddoppiato tis.t.hati: in sanscrito si fonologizza lallofono aspirato della occlusiva dentale sorda; il raddoppiamento contiene in ciascuna lingua una sola
delle due ostruenti: in greco la fricativa /s/ (che > /h/ / #_) e in sanscrito
locclusiva, che perde laspirazione per la legge di Grassmann (vedi cap. 2
par. 6.3);
*gwem/gwom- radice indoeuropea del verbo venire gr. base con temi
suppletivi ban-/ba- presente bano banv perfetto bbeka bebhka

(il perfetto formato con aggiunta del suffisso -k-, davanti al quale si ha allungamento della vocale radicale); scr. base gam- aoristo gamam perfetto jagama (con esito /dZ/ della labiovelare sonora davanti alla vocale */e/ indoeuropea del raddoppiamento e esito /g/ della stessa labiovelare davanti alla
vocale della radice a grado */o/);
del verbo condurre
gr. base ag- presente go
*h2eg- radice indoeuropea

agv

perfetto attivo kha hxa


medio
gmai
(la
forma dellattivo comhgmai

porta unaspirazione della velare davanti alla desinenza; la velare sonora


visibile davanti alla desinenza -mai del medio; lallungamento di /a/ in ionico-attico ha lesito /E:/). In sanscrito questa base non ha forme di perfetto, che sono invece formate su una base suppletiva.
Lapofonia o alternanza vocalica, di cui abbiamo trattato (cap. 2 par. 9),
un fenomeno morfofonologico causato in origine dallo spostamento dellaccento, per il quale la vocale radicale cambia timbro o quantit. Essa
conservata produttivamente soprattutto in sanscrito, lingua in cui ha la
funzione principale di differenziare i temi aspettuali del verbo. Inoltre, sia
per i nomi sia per i verbi, entrambi se appartenenti alla flessione atematica,
il grado apofonico distingue il cosiddetto tema forte da quello debole. Il
tema forte quello accentato, che comporta il grado pieno della vocale radicale, mentre il tema debole, che comporta il grado o ridotto, compare
quando laccento cade sul suffisso. Abbiamo un esempio di questa alternanza nella tabella 2 a p. 145 con la flessione del sostantivo dan dente.
Linfissazione consiste nellaggiunta di un affisso allinterno della radice.
La troviamo nella formazione del presente di qualche verbo latino, come
(re)linquo: qui alla radice */likw/, attestata nel perfetto (re)liqui, stato aggiunto un infisso -n- prima dellultima consonante. Gi in latino questo processo non era pi produttivo. In sanscrito pure troviamo una classe di verbi
che formano il tema del presente con linfisso nasale: yuj- radice del verbo
163

Lalternanza
vocalica:
un fenomeno
morfofonologico

Linfisso nasale

Introduzione alla linguistica storica

congiungere presente yunajmi, yunjmas, aoristo ayujat, cfr. lat. iungo, che
per ha esteso il tema con infisso nasale anche al perfetto: iunxi ( < *iung-s-i
dove -s- lo stesso suffisso che forma in greco laoristo sigmatico).
8.3. La flessione del nome Nella tabella 5 vediamo le desinenze che si pos-

Due classi flessive

sono ricostruire per le due classi flessive (non ho inserito qui le desinenze
specifiche del nominativo/accusativo neutro, sulle quali vedi pi avanti):
tabella 5

Le desinenze della flessione nominale nellindoeuropeo ricostruito

Caso

Singolare

Plurale

Flessione atematica

Flessione tematica

Flessione atematica

Flessione tematica

Nominativo

-s,

- os

- es

-o s

Genitivo

- os /- es

- os(j)o

-o m

-o m

Dativo

- ei

-o i

- b (j)os /- mos

- bh(j)os /- mos ?

Accusativo

-m.

-m

-ns
.

- ons

Vocativo

-e

- es

-o s

Strumentale

-e

-o

-b i-

-o is

Ablativo

= gen

-o t

- bh(j)os /- mos

- bh(j)os /- mos ?

Locativo

-i

- oi

- su /- si

- oisu /- oisi

Vocativo

-e

= nom

= nom

(La tabella basata su Szemernyi, 1985, e Watkins, 1997).

La nascita di una
terza classe flessiva

La flessione atematica comprende non solo i nomi in consonante, ma anche quelli in -i- e -u-, in origine semivocali, che poi nelle lingue indoeuropee hanno spesso dato origine a classi flessive separate, venendo interpretate come vocali tematiche.
evidente che alcune delle desinenze della flessione tematica risultano dalla fusione della vocale tematica con una desinenza della flessione atematica:
per esempio, la desinenza *-os del nominativo singolare deriva da *-o-s,
mentre la desinenza *-os del nominativo plurale deriva da *-o-es. Ci per
non vero per tutte le desinenze: per esempio, il genitivo singolare e lo
strumentale plurale presentano nella flessione tematica desinenze che non
sembrano derivare da quelle della flessione atematica.
Come vedremo meglio nel cap. 4, un gruppo di sostantivi originariamente
appartenenti alla flessione atematica era formato con un suffisso *-h2, che
nelle lingue indoeuropee compare come -a (per lo pi /a:/, derivante dallaggiunta di /h2/ alla vocale /e/; per il greco vedi il par. 8.4). Questo suffisso aveva diverse funzioni, fra cui una era quella di segnalare il genere femminile.
164

3.

Il mutamento morfologico

Vedremo che nelle lingue indoeuropee i sostantivi con questo suffisso hanno
avuto sorti diverse per quanto riguarda la classe flessiva di appartenenza.
Il vocativo non ha desinenza specifica: per la flessione atematica, la forma
di vocativo presenta desinenza ; la desinenza -e della flessione tematica
la stessa vocale tematica a grado /e/.
Alle desinenze elencate sopra bisogna aggiungere la desinenza -a, anchessa
derivata da *-h2, del nominativo/accusativo plurale neutro. Nel singolare,
il nominativo e laccusativo del neutro sono anche sistematicamente uguali
in tutti i paradigmi. Per la flessione atematica, il nominativo/accusativo
neutro singolare non presenta desinenza (ha cio ), mentre per la flessione tematica si estende la forma *-om dellaccusativo singolare del genere
non-neutro 3.
8.4. Evoluzione delle classi flessive del nome In questo paragrafo e in cap. 3

par. 8.6 vedremo alcune tendenze nellevoluzione delle classi flessive nelle
principali lingue indoeuropee. chiaro che non possiamo qui esaminare in
dettaglio tutti i paradigmi, neanche di un numero limitato di lingue: pertanto mi limiter a segnalare alcune linee di sviluppo attestate in misura
diversa nella maggior parte delle lingue storiche, che possono comunque
servire da esemplificazione per le modalit seguite dal mutamento allinterno dei paradigmi flessivi. Le mie osservazioni sono limitate a greco, sanscrito, latino, germanico e slavo.
Nelle principali lingue indoeuropee assistiamo a vari processi che comportano la riorganizzazione delle classi flessive indoeuropee. Le tendenze principali che possiamo osservare in misura diversa in varie lingue sono due:
a) eliminazione della flessione atematica;
b) crescente legame delle classi flessive con la propriet extramorfologica
del genere.
Per quanto riguarda la prima tendenza, possiamo osservare che in generale
la vocale /a:/ risultante dal suffisso *-h2 viene reinterpretata in varie lingue
come vocale tematica. Questo comporta, per esempio in latino e greco, un
avvicinamento dei temi in -a- alla flessione dei temi in -o-.
Vediamo in concreto come questo si pu osservare attraverso levoluzione
delle classi flessive in greco. Nella variet di greco pi antica che conosciamo, il miceneo, i nomi in -a- (lunga o breve) presentano chiare affinit con
la flessione atematica. Per esempio, sia i nomi in -a- sia quelli atematici
hanno una desinenza dello strumentale plurale notata nel sillabario miceneo come < pi > , che risale alla desinenza *-bhi- della flessione atematica
indoeuropea, mentre i nomi in -o- presentano per lo strumentale plurale
una desinenza scritta < o > , che risale alla desinenza indoeuropea *-ois del3. Uso qui il termine non-neutro per motivi che si chiariranno con la discussione dedicata al
genere nel cap. 4.

165

Convergenza
dei nomi in /a:/
con la flessione
tematica

Introduzione alla linguistica storica

I nomi in -a e il genere
femminile

lo strumentale plurale della flessione tematica (la grafia micenea, molto difettosa, rappresenta appunto la forma -ois). Il dativo plurale era -oisi per la
flessione tematica e -si per quella atematica, compresi i temi in -a-.
Nelle variet greche di epoca posteriore il caso strumentale scomparso e si
fuso con il dativo. In particolare, nellattico letterario del v secolo troviamo la seguente situazione: nel plurale della flessione atematica, il dativo
presenta la desinenza -si, cio la stessa che aveva in miceneo, mentre i nomi
in -o- hanno sostituito la desinenza del dativo plurale con quella dello strumentale e presentano quindi -ois. Si vedano per esempio gps gyc
avvol
toio, flessione atematica, dativo plurale gups gyc e nthropos anwrvpoq
uomo, flessione tematica, dativo plurale anthropois anwr

vpoiq

. I nomi in
-a- presentano un dativo plurale -ais, che non deriva n dallantico strumentale, n dallantico dativo, ma una formazione analogica sulla desinenza -ois dei nomi in -o-. Si vedano khora xvra

regione khorais xvraiq

dativo plurale. In sostanza, la vocale /a/ stata reinterpretata come vocale


tematica e il paradigma dei nomi in -a- si avvicinato a quello dei nomi in
-o-, allontanandosi dalla flessione atematica.
In latino i nomi della flessione atematica in -i e in consonante danno luogo
alla terza declinazione, i nomi in -u e in -e/i alla quarta e alla quinta rispettivamente. I nomi della quarta tendono a spostarsi verso la flessione tematica (seconda declinazione) e diventare nomi in -o-: infatti in italiano i
nomi della quarta declinazione latina sono diventati per lo pi uguali a
quelli della seconda.
Quanto invece al crescente legame fra classi tematiche e genere, osserviamo
che questo un fenomeno che risulta da una tendenza a legare le classi flessive a propriet extramorfologiche, dando loro una maggiore motivazione.
Anche questa seconda tendenza legata in parte ai nomi originariamente
formati con *-h2. I nomi di questo gruppo, che, come abbiamo visto, compaiono nelle lingue indoeuropee per lo pi come nomi in -a-, avevano gi
in origine una particolarit per quanto riguarda il genere: essi infatti erano
in grande misura femminili e in piccola parte maschili (solo con referenti
animati), ma mai neutri, mentre i nomi in -o- e quelli della flessione atematica potevano essere maschili, femminili o neutri con qualunque tipo di
referente. La prevalenza di femminili fra i termini in -a- fece s che in varie
lingue la classe stessa fosse riconosciuta come caratteristica del femminile.
In sanscrito per esempio i pochi maschili passarono alla classe in -a- (che
corrisponde a quella dei tempi in *-o- indoeuropei); inoltre, dato che lallungamento della vocale fu reinterpretato come segnale del femminile, si svilupp anche una classe in -- di femminili: si vedano per esempio coppie come
vr. kah. lupo, tema in -a- maschile, ~ vr. k lupa, tema in -- femminile.
Un fenomeno analogo si osserva nelle lingue germaniche, in cui i nomi in
-a- (nomi in *-o- indoeuropei) sono tutti maschili, mentre i nomi in -o(nomi in *-a- indoeuropei) sono tutti femminili. Naturalmente, in sanscri166

3.

Il mutamento morfologico

to come in germanico la flessione atematica contiene nomi dei tre generi,


maschili, femminili e neutri.
In latino, i temi in -o- (seconda declinazione) sono di tutti e tre i generi:
abbiamo per esempio lupus lupo, maschile, populus pioppo, femminile, e
verbum parola, neutro. I nomi in -a- (prima declinazione) sono in maggioranza femminili, ma in parte anche maschili (solo con referenti animati): rosa rosa, femminile, agricola contadino, maschile. I nomi della terza
declinazione sono dei tre generi: mons, montis monte, maschile, lux, lucis
luce, femminile, caput, capitis testa, neutro.
In italiano troviamo invece un maggior legame delle classi flessive con il
genere: in particolare, i nomi del tipo lupo ~ lupi o pioppo ~ pioppi, che
derivano dalla seconda declinazione latina, sono maschili (lunica eccezione mano ~ mani, che per deriva dalla quarta), i nomi del tipo rosa ~
rose, che derivano dalla prima declinazione latina, sono femminili e si formata una classe flessiva particolare per i maschili in -a, anchessi derivanti
dalla prima declinazione: poeta ~ poeti. I nomi che derivano dalla terza declinazione latina possono essere maschili o femminili: monte ~ monti, maschile, luce ~ luci, femminile (sulle classi flessive del nome italiano, vedi
DAchille, Thornton, 2003).
In greco il legame fra classe flessiva e genere si sviluppato allinterno dei
temi in -a-. In greco i temi in -a- erano di due tipi: temi in vocale lunga e
temi originariamente formati con il suffisso *-ja e che presentano una vocale breve. I primi corrispondono ai temi in -a- delle altre lingue indoeuropee e potevano essere in origine femminili o maschili; i secondi sono solo
femminili. Gi in miceneo, i maschili in -a- (tutti con referenti animati)
presentano un genitivo distinto dai femminili, derivante dal genitivo singolare dei temi in -o-. In greco classico troviamo fra i temi in -a- una divisione: i maschili hanno nominativo in -as e genitivo in -ou, mentre i femminili hanno nominativo in -a e genitivo in -as. Ricordando che in ionicoattico spesso troviamo /a:/ > /E:/ (cio < h > , trascritto < e > ), abbiamo:
poietes poihthq
poeta:nom maschile; poieto
u poihtoy poeta:gen ma

h virt:nom arets aret

hq virt:gen femminile.
schile; arete aret
Fondamentale per lassociazione dei temi in -a- con il femminile e dei temi in
-o- con il maschile stato lo sviluppo dellaccordo con laggettivo. Molte lingue indoeuropee lasciano ricostruire due classi di aggettivi, di cui la prima segue la flessione tematica e la seconda segue, in misure diverse, la flessione atematica. Nellambito della flessione degli aggettivi, il suffisso *-h2 stato usato
come suffisso di femminile e quindi gli aggettivi in -a- sono sempre solo femminili. Ci ha creato classi di accordo nelle quali era automatica lassociazione di genere con un tipo di classe flessiva, per lo meno nellaggettivo.
Nello slavo ecclesiastico i nomi si dividono in cinque classi flessive, di cui
le prime quattro tematiche. La classe atematica ridotta e tende a perdere
membri. Le prime due classi, in -a/ja- e in -o/jo- si dividono al loro interno
167

Introduzione alla linguistica storica

Creazione
di una quarta classe
di accordo in slavo

tabella 6

in sottoclassi, in base al fatto che la consonante che precede la vocale tematica sia palatalizzata o non lo sia. Le restanti due classi, temi in -u- e temi in
--, derivano dalla declinazione atematica indoeuropea: come avviene in altre lingue, per esempio il latino, lantica semivocale finale della radice si
vocalizzata ed stata reinterpretata come vocale tematica.
Il legame fra classi flessive e genere parziale: i temi in -a/ja- sono per lo
pi femminili, ma rimane un piccolo numero di nomi maschili con referenti animati di sesso maschile; i temi in -o/jo- sono tutti maschili o neutri,
mentre i nomi appartenenti alle altre classi flessive possono essere di uno
qualunque dei tre generi.
Si assiste nello slavo ecclesiastico a un fenomeno completamente compiuto
nelle lingue moderne, cio alla creazione di un quarto genere o per lo
meno una quarta classe di accordo. Allinterno della flessione in -o/jo- i
maschili tendono a differenziarsi in due gruppi: maschili con referente inanimato, che hanno il nominativo uguale allaccusativo, e maschili con referente animato, che estendono allaccusativo la desinenza del genitivo. Dato
che la flessione dellaggettivo segue il tipo tematico in -a/ja- per il femminile e in -o/jo- per il maschile e neutro, le classi di accordo risultanti sono le
seguenti (esempi dal russo):

Classi di accordo in russo


Maschile animato

Nominativo

Accusativo
Genitivo

Maschile inanimato

Femminile

Neutro

drug milyj

stol visokij

podruga milaja

mesto dalekoe

fi fi

flfiyg

fi fi

amico caro

tavolo alto

amica cara

luogo lontano

podrugu miluju
flfiyy y

mesto dalekoe

podrugi miloj
flfiy fi

mesta dalekogo

druga milogo

stol visokij

yg fifi

fi fi

druga milogo

stola visokogo

y fifi

fi fififi

Forma breve e forma


lunga dellaggettivo
slavo

fi fi

fifi

Lo slavo presenta poi una particolarit nella formazione degli aggettivi. Come
nelle lingue germaniche, laggettivo slavo pu presentarsi in forme diverse a
seconda della funzione attributiva o predicativa, dette nelle grammatiche forma lunga e forma breve. La particolarit dello slavo che in origine laggettivo
di forma lunga (attributivo) era costituito dallaggettivo di forma breve a cui
si aggiungeva un pronome clitico con radice j-: *dobru + j buono maschile
dobra + ja femminile dobro + je. In slavo ecclesiastico entrambe le forme si
flettevano; nelle lingue moderne, lincontro del clitico con la desinenza dellaggettivo ha dato luogo a vari fenomeni di semplificazione o assimilazione,
ma in parte le due forme flesse sono ancora riconoscibili, come nelle forme
del nominativo e dellaccusativo singolare dellaggettivo femminile (russo in168

3.

Il mutamento morfologico

teresna-ja, interesnu-ju interessante). Tuttavia, queste forme non sono pi


analizzabili come contenenti laggettivo pi il clitico: si sono create quindi
nuove desinenze flessive specifiche degli aggettivi di forma lunga.
Le tabelle 7 e 8 mostrano le desinenze ricostruite
per lattivo e il medio (vedremo nel cap. 4 il valore esatto di questi termini)
per il singolare e per il plurale. La tabella 7 contiene le cosiddette desinenze
secondarie, che sono in realt le pi antiche. Esse appartenevano alla flessione atematica; nelle lingue indoeuropee che le hanno conservate hanno
dato luogo alle desinenze dei tempi passati, sia atematici, sia tematici. Nel
primo caso, troviamo queste desinenze aggiunte direttamente alla radice,
nel secondo invece le troviamo precedute da una vocale /o/ davanti a nasale e /e/ altrove. Per comodit la tabella 7 elenca le desinenze secondarie anche con la vocale tematica.
8.5. La flessione del verbo

tabella 7

Le desinenze secondarie del verbo nellindoeuropeo ricostruito


Attivo

Medio

Flessione atematica

Flessione tematica

1 singolare

-m

-o-m

- h2a

2 singolare

-s

-e-s

- so

3 singolare

-t

-e-t

- (t)o

1 plurale

- me ?

- o - me ?

2 plurale

- te ?

- e - te ?

3 plurale

- nt

- o - nt

- nto

Le desinenze primarie (tab. 8) sono formate su quelle secondarie con aggiunta della particella -i, in origine un deittico che serviva per indicare tempo presente. Si tratta di desinenze in origine usate per la flessione atematica.
tabella 8 Le desinenze primarie della flessione atematica del verbo nellindoeuropeo
ricostruito
1 singolare

- mi

- ai , - mai

2 singolare

- si

- soi

3 singolare

- ti

- toi

1 plurale

- me ?

2 plurale

- te ?

3 plurale

- nti

- ntoi

(La tabella basata su Szemernyi, 1985, e Watkins, 1997).

169

Verbi tematici
e atematici

Introduzione alla linguistica storica

Le forme del medio sono altamente ipotetiche; inoltre la ricostruzione delle


desinenze primarie si rif a uno strato pi recente della ricostruzione rispetto alle desinenze secondarie ed basata essenzialmente su greco e sanscrito.
La flessione tematica nel presente in parte costituita, come nella flessione
del passato, dallaggiunta della vocale tematica alle desinenze atematiche,
ma la prima persona singolare ha una desinenza speciale:
tabella 9

Presente e aoristo

Il perfetto

Le desinenze della flessione tematica del verbo nellindoeuropeo ricostruito

1 singolare

- oh2

2 singolare

- e - si

3 singolare

- e - ti

1 plurale

- e - me ?

2 plurale

- e - te ?

3 plurale

- o - nti

Vedremo nel cap. 4 in maniera dettagliata come si ricostruisce il sistema


temporale-aspettuale del verbo indoeuropeo; anticipiamo qui che dei tempi
verbali che possiamo ricostruire il presente aveva le desinenze primarie,
mentre imperfetto e aoristo avevano quelle secondarie. Il presente e limperfetto erano formati sullo stesso tema verbale, quindi i verbi con presente tematico avevano imperfetto tematico e quelli con presente atematico avevano
imperfetto atematico. Laoristo invece era formato su un altro tema e il fatto
che fosse tematico o atematico era indipendente dal fatto che il presente fosse tematico o atematico, per quanto si pu ricostruire soprattutto in base al
greco e al sanscrito. Il tema dellaoristo presentava la radice senza suffissi (o
con il suffisso -s-), mentre il presente poteva essere formato con vari suffissi.
I verbi il cui presente non contiene suffissi specifici possono presentare alternanza apofonica: in questo caso, il tema del presente a grado pieno, mentre
il tema dellaoristo a grado ridotto (vedi cap. 2 par. 9).
Esisteva poi un altro tempo verbale, il perfetto, con una serie di desinenze
proprie che sono imparentate con quelle del medio (vedi tab. 10).
tabella 10

Le desinenze del perfetto nellindoeuropeo ricostruito

1 singolare

- h2a

2 singolare

- th2a

3 singolare

-e

1 plurale
2 plurale

-e

3 plurale

-er ?

170

3.

Il mutamento morfologico

Il perfetto era formato con il raddoppiamento, un prefisso che conteneva la


prima consonante della radice e la vocale /e/, di cui abbiamo gi parlato
(cap. 2 par. 6.3 e cap. 3 par. 8.2).
Fra i modi finiti, lunico oltre allindicativo a essere attestato in tutte le lingue indoeuropee incluso lanatolico limperativo. Per limperativo presente si possono anche ricostruire le desinenze riportate nella tabella 11.
tabella 11

Le desinenze dellimperativo nellindoeuropeo ricostruito


Flessione atematica
h

Flessione tematica

2 singolare

-, -d i

-e

3 singolare

- t(u)

- et(u)

2 plurale

- te

- ete

3 plurale

- ent(u)

- ont(u)

Limperativo di seconda singolare ha desinenza , come si vede meglio


dalla flessione atematica. La desinenza *-e che si ricostruisce per la flessione
tematica in realt la vocale tematica a grado /e/.
Sulla base delle altre lingue indoeuropee, invece, si ricostruisce un sistema
di modi finiti pi ricco, che comprende anche lottativo e il congiuntivo,
attestati per esempio in greco e sanscrito. Lottativo era formato con un
suffisso alternante *-je-/-i- (solo -i- per la flessione tematica); mentre il
congiuntivo era formato con aggiunta di una vocale tematica per i verbi
della classe atematica e con allungamento della vocale tematica per i verbi
della classe tematica.
8.6. Evoluzione delle classi flessive del verbo La morfologia verbale molto
pi complessa di quella nominale; perci, tratteggiarne in poco spazio levoluzione nelle lingue indoeuropee ancora pi difficile. In breve possiamo dire quanto segue:
a) la flessione tematica tende a estendersi ai danni di quella atematica;
b) solo alcune lingue continuano lopposizione indoeuropea fra i tre temi
presente, aoristo e perfetto; molte altre la riducono in varie maniere;
c) lapofonia scompare in alcune lingue;
d) prevale la suffissazione: la prefissazione (aumento, raddoppiamento)
conservata in poche lingue, linfissazione tende a scomparire.
Le due tendenze c) e d) in effetti rappresentano entrambe il prevalere della
suffissazione come unica strategia usata per la flessione.
Per quanto riguarda la flessione atematica, essa conservata soprattutto in
greco e sanscrito. I verbi sanscriti sono classificati dai grammatici indiani in
base alla formazione del tema del presente. Si dividono tradizionalmente in

171

Introduzione alla linguistica storica

dieci classi, che si possono raggruppare in due macroclassi: flessione tematica (che comprende i verbi della i, iv, vi e x classe) e flessione atematica
(che comprende i verbi della ii, iii, v, vii, viii e ix classe). La desinenza
-mi della prima persona singolare atematica estesa alla flessione tematica,
dove segue loriginaria desinenza -a ( < *-o) della flessione tematica: bharami io porto ( < *bher-o-mi). Delle quattro classi tematiche, la decima in
realt formata con un suffisso derivazionale, non con una semplice vocale tematica; pertanto il tema del presente serve come base anche per gli
altri temi aspettuali. Nella flessione tematica, il tema del presente invariabile. Nella flessione atematica, invece, si oppongono temi apofonici diversi, a seconda che laccento cada sulla radice o sul suffisso. Abbiamo
pertanto: i- radice del verbo andare, seconda classe della flessione atematica; tema forte (accentato): e-, tema debole (non accentato): i-: mi
vado ~ ims andiamo. Questa alternanza mantenuta in un piccolo
gruppo di verbi atematici anche in greco, lingua in cui per non conservato lo spostamento
dellaccento: dalla stessa radice indoeuropea *i-/ei
abbiamo emi emi
vado ~ men men andiamo (per il confronto fra la
forma sanscrita e quella greca si ricordi che in sanscrito il dittongo */ei/
indoeuropeo > /ai/ > /e/).
Greco e sanscrito conservano bene anche lopposizione dei tre temi presente/aoristo/perfetto, anche se con differenze dal punto di vista della funzione (in greco si conserva il valore aspettuale originario, in sanscrito lopposizione per lo pi temporale; vedi cap. 4).
Come abbiamo gi visto (cap. 2 par. 9), il sanscrito amplia il ruolo dellapofonia nella costituzione dei temi verbali, che, nella flessione atematica,
oppongono tre gradi apofonici diversi. In greco invece lapofonia conservata in maniera meno sistematica. Esaminiamo in particolare la formazione dellaoristo. Il greco presenta tre formazioni, atematica, tematica e sigmatica, che si possono far risalire allindoeuropeo. Aoristo atematico e aoristo tematico si oppongono ai temi dei rispettivi presenti per grado apofonico, oppure perch il tema del presente formato con qualche particolare
suffisso; in alcuni casi, i due temi si oppongono semplicemente perch il
presente tematico e laoristo atematico o viceversa. Gli esempi che seguono contengono una forma di imperfetto (tema del presente) e una di aoristo:
-leip-o-n e leipon

-lip-o-n e lipon

lasciare

presente tematico, aoristo tematico + alternanza vocalica;


-phu-o-n e Wyon

-phu-n e Wyn

nascere

presente tematico, aoristo atematico.


Invece laoristo sigmatico formato con laggiunta di un suffisso -s- al tema
allo stesso grado apofonico del presente:
172

3.

poi-o poiev

lg-o legv

~
~

e-poe-s-a epo
hsa
-lek-s-a e leja

Il mutamento morfologico

fare;
parlare.

La desinenza -a della prima persona era in origine lesito di */m


. /, che si
regolarmente vocalizzata. In greco, il gruppo /sa/ derivante in origine da
suffisso pi desinenza stato reinterpretato come suffisso dellaoristo, a cui
le altre desinenze vengono aggiunte, come vediamo dalla seconda persona
hsaq (dovrebbe essere *epoes-s). Lestensione del
singolare: epoesas epo
suffisso -sa- riguarda tutti i paradigmi dellaoristo, non solo lindicativo: si

gen. poiesantos poihsantoq

veda per esempio il participio poiesas poihsaq

(dovrebbe essere *poiesntos


>
*poi

e
satos).
Delle
tre
formazioni
di
aoristo,
.
quella sigmatica lunica produttiva. Ci dimostrato per esempio dal fatto che molti verbi che avevano un altro tipo di aoristo sviluppano anche
forme sigmatiche: cio tendono a passare da una classe non pi produttiva
alla classe produttiva. Cos per lepo lepv accanto al gi citato lipon e lipon abbiamo anche la forma sigmatica leipsa e leica.
In sanscrito continuano tutti e tre i tipi di aoristo indoeuropeo, radicale, tematico e sigmatico. Laoristo tematico presenta spesso un raddoppiamento (qualche aoristo raddoppiato esiste sporadicamente anche in greco).
Sia il greco sia il sanscrito presentano un tempo futuro, che non di origine indoeuropea. Il suffisso del futuro greco -s- e si trova forse anche in
una delle formazioni di futuro latino (vedi sotto); il suffisso del futuro sanscrito -sya- ed attestato, con altre funzioni, in baltoslavo. Si direbbe
quindi che la formazione di questo tempo verbale risalga a un periodo di
separazione parziale fra le lingue indoeuropee.
Greco e sanscrito conservano anche la prefissazione, sia per la formazione
dei tempi passati, con luso del cosiddetto aumento, sia per la formazione
del tema del perfetto, che comporta il raddoppiamento (vedi cap. 2 par. 6.3
e cap. 3 par. 8.2). Il raddoppiamento impiegato anche nella formazione di
alcuni presenti. Questo in greco non ha carattere sistematico, in quanto i
presenti raddoppiati possono essere di verbi della flessione tematica (ggnomai ggnomai divengo, radice gen-) o atematica (tthemi twhmi metto,
radice the-). In sanscrito invece i verbi con il presente raddoppiato sono per
lo pi atematici e costituiscono la terza classe. Il sanscrito conserva anche
linfissazione: i verbi con infisso nasale costituiscono la settima classe nella
flessione atematica.
In latino la flessione atematica praticamente scomparsa (ne sopravvive
qualche forma isolata); i verbi appartengono a quattro classi flessive, tutte
caratterizzate da diverse vocali tematiche. I temi verbali sono due, chiamati
infectum (il tema del presente) e perfectum (il tema del perfetto); a questi si
aggiunge un tema specifico per il participio passato. Il perfectum dal punto
di vista morfologico presenta in alcuni verbi tracce dellaoristo con variazione apofonica (facio ~ feci), o sigmatico (scrib-o ~ scrip-s-i) o dellantico
173

Introduzione alla linguistica storica

perfetto (cado ~ ce-cidi, do ~ de-di), ma per la maggioranza dei verbi della


prima, seconda e quarta classe flessiva troviamo una formazione nuova, il
perfetto in -u-, che si forma aggiungendo un suffisso -u- al tema del presente. Nella prima e nella quarta classe flessiva questo suffisso si aggiunge al
tema, per lo pi completo di vocale tematica: ama-u-i amai (normalmente scritto < amavi > ), audi-u-i udii ( < audivi > ), mentre nella seconda
esso segue la base verbale senza vocale tematica (habui ebbi).
Come abbiamo gi avuto modo di osservare nel cap. 2, il ruolo dellapofonia in latino molto ridimensionato; si conserva in alcune alternanze tra
forme di presente e di perfetto. La prefissazione poco usata: non ci sono
tracce di aumento e solo sporadicamente ricorre qualche perfetto raddoppiato. Esistono per dei presenti raddoppiati, che a volte si accompagnano
ai presenti non raddoppiati della stessa base: sto sto, resto, sisto resto (intensivo).
Uninnovazione del latino costituita dalle forme verbali con suffisso -b-.
Questo suffisso ricorre nella formazione dellimperfetto di tutte le classi
flessive (amabam, habebam, faciebam, audiebam) e del futuro della prima e
della seconda coniugazione (amabo, habebo). Secondo alcuni studiosi, questo suffisso originerebbe dallantica radice del verbo essere *bhu - e sarebbe
sorto attraverso un processo di grammaticalizzazione simile a quello che ha
portato alla nascita del futuro romanzo (vedi cap. 3 par. 7).
Rimanendo alle formazioni di futuro, il latino presenta poi, nella fase pi
arcaica, dei futuri in -s-, con valore desiderativo: faxo far, voglio fare.
Dato che un formante -s- esiste anche nel futuro greco, potrebbe darsi che
le due lingue avessero incominciato a creare questo tempo verbale in una
fase di contatto. Infine, il futuro latino della terza e quarta coniugazione
continua alcune forme di congiuntivo.
Oltre ad aver ristrutturato il sistema dei tempi verbali, il latino ha anche
perso il modo ottativo. Dal punto di vista formale, il suffisso -i- dellottativo si trova ancora in alcuni congiuntivi atematici, come sim io sia.
Anche in germanico i verbi della flessione atematica tendono a passare a
quella tematica. Le tracce di flessione atematica sono scarse: si veda per
esempio la forma gotica im io sono. Anche linglese (I) am risale ancora
allantica flessione atematica. In germanico si oppongono due temi verbali,
che sono quelli degli unici due tempi, cio presente e preterito.
Per la formazione del preterito, i verbi si dividono in due gruppi, cio
quelli che conservano la variazione del grado apofonico e quelli che fanno
uso del suffisso -d-. I primi sono chiamati tradizionalmente verbi forti;
vengono divisi in sette classi, a seconda del tipo di apofonia (qualitativa o
quantitativa) e della presenza o meno, in gotico, del raddoppiamento. I
verbi che presentano il preferito in dentale sono detti verbi deboli. Come il
suffisso -b- di alcune forme verbali latine, anche il suffisso -d- del preferito
174

3.

Il mutamento morfologico

germanico sarebbe, secondo alcuni studiosi, esito di grammaticalizzazione,


partendo dalla base *dhe- del verbo fare (vedi cap. 3 par. 7).
Nel verbo slavo ecclesiastico si oppongono due temi, quello del presente e
quello dellaoristo. Lopposizione aspettuale conservata solo in parte dallopposizione dei due temi. Questa opposizione, che di importanza centrale nel verbo slavo, progressivamente diventata lessicale, come vedremo
fra poco.
Il verbo slavo presenta per lo pi flessione tematica; pochi verbi rimangono atematici: alcune forme atematiche continuano ancora nelle lingue moderne, come le forme russe dam dar dast dar, em mangio est mangia.
Nello slavo ecclesiastico, laoristo continua due delle formazioni dellaoristo indoeuropeo, cio quella atematica e quella sigmatica. Vi inoltre un
terzo tipo di aoristo, formato aggiungendo una vocale tematica prima del
suffisso sigmatico: a somiglianza dellaoristo sigmatico greco, questo nuovo aoristo conosce una grande estensione. Limperfetto indoeuropeo non
continua in slavo, ma esiste un nuovo imperfetto, formato con un suffisso
-ax-, che pare risalga allausiliare essere grammaticalizzato (vedi cap. 3
par. 7).
Lopposizione fra perfettivo e imperfettivo in slavo si in maniera crescente lessicalizzata: gi nello slavo ecclesiastico, osserviamo che i verbi non derivati hanno per lo pi sempre valore perfettivo o sempre valore imperfettivo; dagli imperfettivi vengono poi formati verbi perfettivi soprattutto mediante la prefissazione, mentre dai perfettivi vengono formati imperfettivi
mediante laggiunta di suffissi derivazionali (con valore iterativo). La distribuzione dei tempi in buona parte complementare: gli imperfettivi per
esempio formano come tempo passato limperfetto, mentre i perfettivi formano laoristo.
In questo capitolo

Il mutamento morfologico in stretta relazione con quello fonologico e sintattico: ci rende difficile isolare un piano danalisi specifico.
I morfemi flessivi sono organizzati in paradigmi, dotati di maggiore o minore
produttivit morfologica. Nellindoeuropeo, che appartiene al tipo morfologico fusivo, tipica la presenza di diverse classi flessive per la stessa classe lessicale.
Il mutamento morfologico produce allomorfia e omofonia, che vengono mantenute in rapporto alla frequenza di una forma. Con le classi flessive, invece, la frequenza in rapporto opposto: in questi casi essa non favorisce la differenziazione,
ma il livellamento analogico.
Lanalogia pu agire livellando un paradigma flessivo, estendendo un allomorfo ad altri contesti, e in qualche caso anche estendendo lallomorfia di un paradigma a paradigmi che non dovrebbero presentarla.
175

Introduzione alla linguistica storica

Il tipo morfologico non invariabile. Le lingue possono passare da un tipo a un


altro e non esiste una direzione unica del mutamento.
La grammaticalizzazione crea nuovi morfemi grammaticali. Tra gli esiti di questo processo si possono individuare: cambiamenti di classe lessicale (verbi ausiliari), creazione di nuove categorie flessive (futuro sintetico romanzo), creazione di
nuove classi lessicali (articolo romanzo).
Le lingue indoeuropee antiche possiedono due macroclassi flessive: flessione
atematica e tematica. I processi morfologici che si ricostruiscono per lindoeuropeo
sono: suffissazione, prefissazione e infissazione verbali, apofonia. Il sistema del
nome indoeuropeo si modifica nelle lingue indoeuropee eliminando la flessione
atematica e ristrutturando le classi flessive in base al genere. Anche nel verbo le
lingue indoeuropee tendono a eliminare la flessione atematica; in molte lingue si
riduce o si perde lopposizione aspettuale; in alcune lingue scompare lapofonia;
infine, prevale la suffissazione.

Letture consigliate
Come introduzioni generali alla morfologia flessiva si possono consultare Matthews (1979), di cui ho anche seguito la terminologia, e Thornton (2005). Per la tipologia morfologica, una prima introduzione Grandi (2003), che pu servire anche per ulteriori riferimenti. Sulla grammaticalizzazione sono disponibili numerose
opere in italiano, fra cui, per i temi trattati qui, Ramat (1984). Sulle leggi dellanalogia di Kuryl/ owicz si pu consultare Lehmann (1998). Per la ricostruzione dei paradigmi indoeuropei, si vedano Szemernyi (1985) e Watkins (1997).

176

4
Fra morfologia e sintassi: le categorie
grammaticali delle lingue indoeuropee

1. Introduzione
Abbiamo visto nel cap. 3 che le lingue indoeuropee sono per lo pi lingue
fusive, con grado di sintesi abbastanza alto, che hanno paradigmi flessivi
per nomi e verbi; abbiamo poi anche esaminato la struttura di questi paradigmi che si pu ricostruire per lindoeuropeo e le principali linee di evoluzione seguite dalle lingue indoeuropee. Non abbiamo per parlato della
funzione e del significato delle categorie grammaticali di cui i paradigmi
nominali e verbali sono espressione. In questo capitolo ci dedicheremo invece a esaminare le forme grammaticali dal punto di vista del significato.
Questo esame non ci permette pi di tenere separati livelli diversi, ma unisce necessariamente il piano morfologico con quello sintattico.
Le categorie grammaticali caraterizzano in modo diverso le varie classi lessicali, o parti del discorso. Vedremo pertanto quali classi lessicali sono tipiche
delle lingue indoeuropee e quali sono le loro categorie grammaticali, dedicandoci dapprima alla ricostruzione del sistema delle categorie dellindoeuropeo
e poi allesame delle categorie attestate nelle principali lingue indoeuropee.
2. Il sistema di parti del discorso e le categorie grammaticali
nellindoeuropeo ricostruito
Tradizionalmente, a partire dai grammatici classici, dividiamo il lessico in
classi lessicali, o parti del discorso. Lindividuazione delle classi lessicali e la
loro definizione non sempre semplice. In primo luogo, il sistema di classificazione in uso per le lingue indoeuropee non certo universale, come hanno
mostrato in epoca recente gli studi di tipologia. Ma anche allinterno delle
lingue indoeuropee, la delimitazione delle classi lessicali non priva di problemi, come possiamo verificare prendendo come primo esempio litaliano.
In italiano, la nostra attribuzione di un certo lessema a una data classe lessicale si basa su due tipi di criteri diversi. Innanzitutto esaminiamo il comportamento morfologico: se un lessema si flette per tempo e modo, per
esempio, lo classificheremo come verbo, mentre se si flette solo per numero
177

Criteri
per lindividuazione
delle classi lessicali

Introduzione alla linguistica storica

Lopposizione
nome vs. verbo

lo classificheremo come nome. Questo criterio per vale solo in presenza di


morfemi che abbiano categorie flessive: non vale in altri casi, come quello
degli avverbi o delle preposizioni. Per queste altre classi lessicali dobbiamo
ricorrere a criteri sintattici: diciamo che un avverbio un tipo di parola la
cui funzione principale quella di modificare un verbo, mentre la funzione
di una preposizione quella di prendere come complemento un nome.
chiaro che sarebbe preferibile usare sempre lo stesso tipo di criteri e soprattutto lasciar fuori i criteri sintattici da una classificazione che vorrebbe avere basi paradigmatiche.
Com noto, la prima classificazione delle parti del discorso fatta dai greci
distingueva su basi sintattiche noma e rhma. Queste due parole, che a
volte vengono tradotte come nome e verbo secondo la loro accezione
pi tarda, in realt significavano in origine piuttosto soggetto e predicato. Prova ne che laggettivo era classificato come rhma, dato che pu
avere funzione predicativa (criterio sintattico) e solo pi tardi fu accostato
a noma, dato che presenta categorie flessive analoghe a quelle del nome
(criterio morfologico). Daltronde, lo stesso termine parti del discorso
tradisce lorigine sintattica delle definizioni.
Inoltre, anche i criteri morfologici non sempre danno risultati del tutto
coerenti. ampiamente discusso il caso delle cosiddette forme nominali
del verbo, participi, gerundi e infiniti, che presentano categorie verbali, ma
spesso anche nominali e comportamento a volte verbale e a volte di altro
tipo: i participi hanno spesso la funzione di aggettivi attributivi, i gerundi
modificano il verbo da cui dipendono allo stesso modo degli avverbi e gli
infiniti possono funzionare come sostantivi e prendere gli stessi tipi di determinanti o modificatori.
Le lingue indoeuropee contribuiscono tutte alla ricostruzione di un sistema di parti del discorso in cui lopposizione fra nome e verbo basilare:
nomi e verbi presentano diversi comportamenti morfologici e diverse funzioni sintattiche. Altre categorie nominali sono gli aggettivi e i pronomi.
Fra le parti invariabili del discorso, possiamo ricostruire la classe dei preverbi, elementi avverbiali che avevano almeno in parte anche la funzione di
pre- o posposizioni.
3. Il nome
Il nome indoeuropeo si fletteva per numero e caso. In una fase tarda dellindoeuropeo tutti i nomi erano classificati in tre generi, maschile, femminile e neutro. Il genere una categoria inerente per il nome (cio un nome
appartiene a un certo genere) mentre una categoria flessiva per laggettivo
e parte dei pronomi (aggettivi e molti pronomi si possono declinare per generi diversi).
In maniera simile al nome si comporta laggettivo. In posizione attributi178

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

va, laggettivo indoeuropeo concorda con il nome in genere, numero e


caso; inoltre le lingue indoeuropee antiche lasciano ricostruire la possibilit di esprimere con mezzi flessivi un grado comparativo e un grado superlativo.
3.1. Numero Molte delle lingue indoeuropee moderne, come litaliano,

hanno un sistema che oppone due soli numeri, singolare e plurale. In alcune lingue indoeuropee antiche troviamo anche un terzo numero, il duale,
che compare ancora in qualche lingua indoeuropea moderna, come lo sloveno (e anche in numerose lingue non indoeuropee, come per esempio larabo classico). Il duale usato per riferirsi a due entit, sia che si tratti di
coppie naturali (gli occhi, le braccia ecc.) sia che si tratti di entit che non
si presentano necessariamente in coppia.
Il numero una categoria nominale e, nelle lingue indoeuropee come in
molte altre, anche una categoria di accordo di aggettivi e verbi; pu servire
a indicare il soggetto di una forma verbale finita: normalmente, soggetti
singolari concordano con forme verbali singolari, mentre soggetti plurali
concordano con soggetti plurali. Nelle lingue che conservano il duale, per
lo pi, anche i soggetti duali compaiono con forme verbali duali, ma in
qualche caso possono anche comparire con forme verbali plurali. In gotico,
in cui il duale solo una categoria del verbo, esso appare con soggetti plurali.
Sia nel nome sia nel verbo il numero in cui esistono pi distinzioni il singolare, mentre nel duale ne esistono molte meno che negli altri due numeri: per esempio, il verbo distingue tre persone nel singolare e nel plurale e
solo due nel duale; il nome distingue al pi otto casi nel singolare, sei nel
plurale e quattro (in sanscrito) nel duale. Questo fatto non sorprendente:
abbiamo gi visto che, in base ai calcoli di frequenza di Haspelmath (2002)
citati nella tabella 1 del cap. 3 par. 3.2, il singolare pi frequente del plurale, che a sua volta pi frequente del duale. Ricordiamo che le categorie
pi frequenti presentano un grado di differenziazione superiore a quello
delle categorie meno frequenti. Ripetiamo qui la scala di frequenza riguardante il numero:
singolare > plurale > duale.
La funzione del numero grammaticale sembra di primo acchito molto
semplice: per limitarsi al sistema dellitaliano, una prima approssimazione
ci porta a dire che il singolare serve a indicare unentit sola, mentre il plurale serve a indicarne pi di una. In realt la situazione pi complessa,
dato che, per esempio, sia il singolare sia il plurale possono riferirsi a tutta
la possibile estensione di un dato nome. Possiamo dire infatti:
[1]

Il cane un animale fedele / I cani sono animali fedeli.


179

Singolare, plurale
e duale

Il singolare
il numero
con pi distinzioni

Singolare e plurale
con riferimento
a una classe

Introduzione alla linguistica storica


Nomi di massa
e numero

Plurale numerabile
e collettivo

Affinit fra
nomi di massa
e nomi astratti

Inoltre, non tutti i plurali sono dello stesso tipo, in parte perch non tutti i
referenti sono concettualizzabili nella stessa maniera. In particolare, i nomi
di massa normalmente non hanno il plurale, o per lo meno il loro plurale
non ha la stessa funzione e lo stesso uso del plurale dei nomi numerabili: si
confrontino acqua ~ acque (nome di massa: il plurale si usa solo in determinate circostanze; il singolare si usa indipendentemente dalla quantit)
con libro ~ libri (nome numerabile: se la quantit superiore a uno si usa
il plurale). In effetti, il fatto che un nome sia trattato come numerabile o
no in una data lingua dipende solo in parte dalle propriet del referente:
per esempio, in inglese sono nomi di massa molti nomi astratti che in italiano sono numerabili, come information, news ecc. Incominciamo a vedere qui un importante punto di contatto fra nomi di massa e nomi astratti,
su cui ritorneremo fra poco.
Simili al plurale non numerabile sono le forme di collettivo, che in indoeuropeo ricostruito caratterizzavano il plurale del neutro, indicato dal
suffisso *-h2. Questo suffisso ha nelle lingue indoeuropee la funzione di
indicare il nominativo/accusativo neutro plurale.
Parleremo nel par. 3.2 di questo capitolo del valore del genere neutro e
della interazione fra genere e numero; per ora, osserviamo che il plurale
del neutro anticamente non era un plurale vero e proprio, numerabile,
come quello del maschile o del femminile, ma appunto un collettivo. Il
collettivo concettualizza una pluralit di elementi non come tale, ma
come massa: si confrontino le parole persone, come plurale numerabile di
persona, e folla, il collettivo corrispondente. Il concetto di folla pi
astratto, meno individuato di quello di persone. Il collettivo , possiamo
dire, un plurale meno individuato: presenta un insieme di entit non
come tale, ma come unentit unica, indifferenziata al suo interno. Su
una scala di individuazione troviamo pertanto:
singolare > plurale numerabile > collettivo.
Come vedremo nel par. 3.2 di questo capitolo, il suffisso -h2 interveniva anche nella derivazione di nomi astratti. Abbiamo osservato sopra che si pu
individuare unaffinit fra i nomi astratti e i nomi di massa. Infatti, lastratto di per s si riferisce a un concetto non numerabile. Prendiamo il sostantivo italiano paura. vero che possiamo farne un plurale paure, ma questo
plurale non ha la distribuzione del plurale dei sostantivi numerabili, cosa
che risulta evidente anche dal fatto che luso dellarticolo indefinito non
lo stesso. Possiamo infatti dire che:
[2] Mario ha un libro e Giovanni ha un libro,
significa:
[2] Mario e Giovanni hanno dei libri,
180

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

ma:
[3] Mario ha paura e Giovanni ha paura,
significa:
[3] Mario e Giovanni hanno paura,
non:
[3] *Mario e Giovanni hanno paure.
In sostanza, lastratto rimanda a qualcosa di meno individuato del singolare di un sostantivo con referente concreto: in questo, esso presenta dunque
affinit con il collettivo.
Loriginario valore collettivo del nominativo/accusativo plurale neutro rispecchiato nel fatto che in alcune lingue indoeuropee antiche un soggetto
neutro plurale si accorda con un verbo al singolare, come in greco o in ittita:
[4]

Wysei

men
`

oyn

phsei
natura:dat.f

mn
ptc

oun asthesin
ptc senso:acc.f

ggnetai

ta`

aswhsin

Accordo del soggetto


neutro plurale col
verbo al singolare

e xonta

khonta
avere:prs.part.n/a.pl

za

ggnetai
t
zia
essere:prs.m/p.3sg art.n/a.pl animale:n/a.pl
per natura gli animali sono dotati di sensi (Arist. Metaph. 980a);
[5]

mahhan = ma ke
huitar
... K.GAL-az katta ari
quando ptc dim.n/a.pl animale:n/a.pl palazzo:abl gi arrivare:
prs.3sg
quando questi animali escono dal palazzo (StBoT 28.1.b obv. i 11 = Singer, 1984).

Nei due esempi citati abbiamo nomi che, pur essendo neutri, denotano en sia littita huitar significano animali.
tit animate: sia il greco zia za
Tuttavia, il grado di individuazione basso: i due sostantivi presentano la
desinenza -a del nominativo/accusativo neutro e le forme verbali ggnetai
ggnetai e ari sono singolari
3.2. Genere Il genere grammaticale ha due funzioni principali. La prima

quella di classificare i sostantivi: in una lingua che abbia il genere, tutti i


sostantivi appartengono a un genere e sono pertanto organizzati in base a
esso in classi diverse. La seconda funzione quella di creare fenomeni di
accordo (o concordanza): in italiano, per esempio, un sostantivo femminile potr essere accompagnato da aggettivi o articoli o altri determinanti che
devono essere obbligatoriamente flessi nello stesso genere, devono cio
181

Funzioni del genere


grammaticale

Introduzione alla linguistica storica

Lattribuzione
di genere pu
essere motivata
semanticamente o no

Il sistema
dellindoeuropeo:
tre generi

Natura derivazionale
del femminile

Un sistema
pi antico: animato
vs. inanimato

concordare per genere con il sostantivo. Il genere non una categoria universale, dato che molte lingue, come il turco, lungherese e il giapponese ne
sono prive.
I sistemi di genere possono avere una base semantica o no. Osserviamo il
sistema dellitaliano: in italiano abbiamo due generi, che chiamiamo maschile e femminile. In parte la classificazione dei nomi italiani in base a
questi due generi legata a criteri semantici: una parte dei nomi di genere
maschile ha referenti animati di sesso maschile e una parte dei nomi di genere femminile ha referenti animati di sesso femminile, come possiamo vedere nelle coppie padre ~ madre; fratello ~ sorella; uomo ~ donna. Tuttavia,
in moltissimi casi lattribuzione al genere avviene in maniera del tutto immotivata: basti pensare al fatto che tutti i nomi con referente inanimato
devono obbligatoriamente essere maschili o femminili. Le cose non sono
molto diverse in una lingua come il tedesco, che ha tre generi, maschile,
femminile e neutro. Infatti, in tedesco parte dei sostantivi con referente
inanimato appartiene effettivamente al genere neutro, ma molti altri si ripartiscono fra maschile e femminile, proprio come in italiano. Inoltre, in
tedesco tutti i sostantivi con il suffisso di diminutivo sono obbligatoriamente di genere neutro, anche quando hanno referente animato: der Bruder il fratello (masch.) ~ das Brderchen il fratellino (neutro). Diciamo
quindi che lattribuzione di genere in italiano e tedesco avviene su basi miste, parzialmente semantiche e parzialmente no.
Le lingue indoeuropee antiche, tranne larmeno, che ha perso completamente ogni traccia di genere anche nei pronomi, hanno un sistema con tre
generi. Lunica eccezione costituita dallanatolico, che ha un sistema a
due generi di difficile conciliazione con il sistema delle altre lingue, sul
quale torneremo pi avanti.
Nei sistemi di genere delle lingue indoeuropee pi antiche lassegnazione al
genere avveniva in maniera simile a come avviene nelle lingue moderne: in
particolare i nomi con referente inanimato si ripartiscono in tutti e tre i generi. I tre generi per non sono sullo stesso piano: mentre il maschile e il
neutro sembrano ugualmente antichi, il femminile di creazione pi recente. Questo evidente proprio in base a criteri morfologici: il femminile
infatti morfologicamente pi marcato degli altri due generi, in quanto in
origine era formato con lausilio di un suffisso derivazionale. In sostanza,
possiamo ricostruire una fase pi antica dellindoeuropeo, in cui i generi
erano due, non-neutro e neutro.
Secondo molti studiosi, questo sistema precedente sarebbe stato a base semantica: il non-neutro sarebbe stato in realt un genere animato e il neutro un genere inanimato. Questa visione delle cose trova sostegno anche
nellesistenza di doppioni lessicali, per esempio per fuoco e per acqua,
uno dei quali neutro, mentre laltro maschile (o femminile). Per fuoco
abbiamo il lat. ignis, scr. agnih,
. russo ogon, che si ricostruisce come ma182

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

schile, mentre il gr. pr pyr


, ittita pahhur, ingl. fire si ricostruisce come
neutro. Per acqua abbiamo il lat. aqua, scr. a pas le acque (in vedico
usato anche nel singolare), got. a a fiume, femminile, mentre il gr. hdor
ydvr

, itt. watar, ingl. water risale a un neutro. Secondo Meillet, il neutro


concettualizzerebbe il referente come privo di movimento, mentre il maschile o femminile lo concettualizzerebbe come capace di movimento: in
questo caso, viene attribuita a unentit inanimata una delle caratteristiche
pi salienti delle entit animate, la capacit appunto di muoversi autonomamente. Questo spiegherebbe anche perch nei sistemi delle lingue indoeuropee molti inanimati sono di genere maschile o femminile.
La ricostruzione di un sistema a due generi, a base in buona parte semantica, solleva due problemi: il primo quello dellorigine del terzo genere, il
secondo riguarda invece la valutazione dei dati dellanatolico, che ha due
generi contrariamente alle altre antiche lingue indoeuropee.
Abbiamo gi osservato che la classe flessiva dei temi in -a- di origine tarda
e contiene per lo pi sostantivi femminili. Questo dovuto al fatto che la
vocale lunga si generata per laggiunta del suffisso derivazionale *-h2 di
cui abbiamo gi parlato (cap. 4 par. 3.1) e che, evidentemente, aveva fra le
sue funzioni quella di derivare nomi femminili. Si osservi che nella declinazione atematica che, come abbiamo detto, era la pi antica, non cera distinzione di genere: due sostantivi ricostruiti come *p@ter padre e *mater
madre erano identici dal punto di vista della flessione, come ancora vediamo nelle lingue indoeuropee (come per esempio litaliano). Ovviamente il
sostantivo madre si sar usato in riferimento a entit animate di sesso
femminile, ma non ha senso parlare di genere grammmaticale femminile
fin quando non si sono create le classi di accordo con gli aggettivi. In altre
parole, se osserviamo il latino, che ha tre generi, possiamo dire che mater
di genere grammaticale femminile perch si accorda con laggettivo al femminile: mater severa la madre severa, mentre pater maschile perch si accorda con laggettivo al maschile: pater severus il padre severo. Per il fenomeno dellaccordo al femminile non esisteva in indoeuropeo prima della
creazione di un genere grammaticale femminile nel sostantivo.
Se prendiamo come esempio proprio gli aggettivi del tipo di severus che, secondo la terminologia delle grammatiche di riferimento, appartengono
alla prima classe, vedremo che essi seguono la declinazione tematica (temi
in -o-) per maschile e neutro e quella dei temi in -a- per il femminile. Pertanto, la comparsa di questa classe flessiva nel sostantivo strettamente
connessa con la comparsa del genere femminile e con la creazione di una
nuova classe di accordo.
Veniamo ora al significato originario del suffisso -h2 che, abbiamo visto,
era anche il suffisso del nominativo/accusativo plurale neutro. Per determinarlo dobbiamo in primo luogo vedere dove compare e, in secondo luogo,
183

La creazione
dei temi in -a -

Femminile
e neutro plurale

Introduzione alla linguistica storica

La base
del terzo genere:
i nomi astratti

vedere che tipi di referenti hanno i sostantivi femminili, oltre a esseri animati di sesso femminile.
Come risulta dalla discussione del paragrafo precedente, il suffisso *-h2 era
il suffisso del collettivo. Abbiamo gi osservato unaffinit fra collettivo e
astratto: in effetti, se esaminiamo la composizione della classe nominale
determinata dal femminile in indoeuropeo, possiamo osservare che fra le
entit inanimate un grande spazio occupato proprio dai nomi astratti. I
principali suffissi derivazionali che formano astratti deverbali, per esempio,
assegnano il genere femminile e possiamo supporre che questa fosse in origine anche una funzione del suffisso *-h2, basata sullaffinit fra nomi
astratti, nomi di massa e plurali non numerabili.
molto probabile che siano stati i nomi astratti la base del terzo genere in
indoeuropeo. I referenti dei nomi astratti presentano interessanti propriet
che li distinguono dai referenti degli altri inanimati. Molti di essi, per
esempio, hanno il potere di far agire gli esseri umani:
[6]

Il genere in anatolico

La speranza di ritrovare superstiti ha spinto i soccorritori a continuare le


ricerche.

Le entit astratte presentano quindi un grado di autonomia intermedio fra


gli animati e gli altri inanimati, tale da poterne motivare la collocazione in
una classe nominale a parte, intermedia fra animato e inanimato. Allo stesso modo si caratterizza il genere femminile, che sembra denotare una classe
di genere intermedia fra neutro e maschile. Pertanto, possiamo pensare che
il femminile indoeuropeo sia nato dallesigenza di classificare separatamente da un lato le entit astratte e dallaltro le entit animate di sesso femminile; il motivo per cui il suffisso usato lo stesso del plurale neutro da ricercarsi nel legame concettuale fra collettivo e astratto.
Passiamo ora a discutere il sistema di genere dellanatolico. In anatolico
troviamo due soli generi, chiamati dalle grammatiche genere comune e genere neutro. Il nome di genere comune fu dato al non-neutro allepoca
della decifrazione dellittita, in base alla convinzione che in esso fossero
confluiti maschile e femminile indoeuropei. In altre parole, si pensava allora che lanatolico avesse perso il genere femminile. La perdita di categorie
rispetto allindoeuropeo della ricostruzione tradizionale, che era basato soprattutto sul greco e sul sanscrito, era considerata una caratteristica dellanatolico.
Come vedremo pi avanti, littita non presenta neanche numerose categorie flessive del verbo: anche per queste, la prima ipotesi degli studiosi fu che
fossero scomparse. In un secondo tempo si fatta strada anche unaltra
ipotesi, che, abbiamo gi visto nel cap. 2, era inizialmente legata al nome
dello studioso americano Sturtevant, e cio che littita conservasse una real184

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

t pi antica di quella testimoniata dalle altre lingue indoeuropee. Secondo


questo modo di vedere, le categorie flessive mancanti in ittita non erano
state perse, ma si erano formate in una fase pi tarda dellindoeuropeo,
quando lanatolico si era gi staccato dalle altre lingue. Rispetto al genere,
questo significa che il sistema a due generi dellanatolico continuerebbe
loriginario sistema dellindoeuropeo, che, abbiamo visto, era gi ricostruito in base ad altri indizi come consistente di due generi.
La controversia sullantichit del sistema di genere dellanatolico non a
tuttoggi risolta: da un lato, il fatto che neanche i pronomi conservino tracce di femminile sembrerebbe deporre a favore dellipotesi secondo la quale
il femminile non esisteva ancora in indoeuropeo allepoca del distacco dellanatolico. Daltro canto, recenti studi hanno dimostrato che il suffisso
*-h2 ha lasciato tracce in anatolico negli aggettivi. Abbiamo visto in questo
paragrafo e nel precedente che questo suffisso aveva varie funzioni oltre a
quella di indicare il femminile, quindi la sua presenza in anatolico non di
per s probante. Dal dibattito in corso fra gli studiosi, sembrerebbe che la
valutazione dei dati forniti dalle lingue anatoliche dipenda da unopzione
fatta a priori riguardo al loro carattere conservativo o innovativo, piuttosto
che da fattori oggettivi.
3.3. Caso La funzione del caso quella di indicare che funzione sintattica

svolge un dato sintagma nominale in una frase e in parte anche di indicarne il ruolo semantico.
In italiano il caso si manifesta solo nei pronomi personali e relativi, in opposizioni come io ~ me = soggetto ~ oggetto o complemento di preposizione. In un sistema di casi ridotto come quello dellitaliano, la funzione dei
casi puramente grammaticale: essi indicano cio un rapporto sintattico
fra un sintagma nominale e il verbo o un altro elemento della frase.
Nella frase:
[7]

Io vedo te,

la forma io del pronome di prima persona indica che questo pronome il


soggetto di vedo, mentre la forma te del pronome di seconda indica che
questo pronome loggetto diretto dello stesso verbo. Nella frase:
[8]

Mario viene al cinema con me,

la forma me indica che il pronome di prima persona complemento della


preposizione con, mentre il fatto che il sintagma preposizionale con me abbia un dato ruolo semantico nella frase (comitativo; vedi scheda 1) indicato dalla preposizione stessa.
185

Manifestazioni
del caso in italiano

Introduzione alla linguistica storica


I casi possono
indicare relazioni
grammaticali o ruoli
semantici

Nelle lingue indoeuropee antiche (e anche in alcune di quelle moderne)


troviamo sistemi di casi pi complessi. In particolare, troviamo in alcune
lingue sistemi in cui i casi non indicano solo le relazioni grammaticali, ma
almeno in parte anche i ruoli semantici dei costituenti. Per esempio, nella
frase latina:
[9] senex
qui
huc Athenis
exsul
venit
anziano:nom.m rel.nom.m qui Atene:abl.pl.f esule:nom.m venire:pf.3sg
un anziano signore che venuto qui in esilio da Atene (Pl. Rud. 35),

il fatto che il costituente Athenis abbia la funzione di esprimere provenienza indicato dal caso ablativo. In analogo contesto potremmo invece avere:
[9] senex
qui
Athenas
exsul
venit
anziano:nom.m rel.nom.m Atene:acc.pl.f esule:nom.m venire:pf.3sg
un anziano signore che venuto in esilio ad Atene,

Significato lessicale
e interpretazione
della funzione
dei casi

dove il costituente Athenas in accusativo avrebbe la funzione di direzione.


Tradizionalmente, si parla di uso grammaticale dei casi in esempi come
[7] e [8] e di uso concreto dei casi in esempi come [9] e [9]. Poich nelle
lingue indoeuropee alcuni casi hanno per lo pi usi grammaticali e altri
hanno per lo pi usi concreti, spesso si parla di casi grammaticali e casi
concreti.
Si osservi che comunque in sistemi di casi non estesissimi, come quelli delle lingue indoeuropee, il significato dei casi concreti sempre almeno in
parte determinato dal contesto e dai lessemi specifici impiegati. In particolare, linterpretazione dellablativo latino che abbiamo dato in [9] possibile solo perch il sostantivo declinato in questo caso un nome di citt. Se
avessimo avuto un nome con un altro referente inanimato concreto linterpretazione sarebbe stata probabilmente di strumento e con un nome astratto di causa:
[9] senex
qui
huc curru
exsul
venit
anziano:nom.m rel.nom.m qui carro:abl.m esule:nom.m venire:pf.3sg
un anziano signore che venuto qui in esilio su un carro;
[9] senex
qui
huc metu
exsul
venit
anziano:nom.m rel.nom.m qui paura:abl.m esule:nom.m venire:pf.3sg
un anziano signore che venuto qui in esilio per paura.

Il fatto che le diverse interpretazioni dei casi concreti siano in buona parte
dettate dal significato dei lessemi dovuto alle nostre conoscenze enciclo186

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

pediche relative ai referenti di questi lessemi e ai tipi di stati di cose in cui


essi possono essere implicati. Sappiamo per esempio che una citt o una regione spaziale di norma non vengono impiegate come strumenti e non sono
molto spesso cause dellagire umano, ma che nella maggior parte delle circostanze ci servono per dare riferimenti spaziali. Analogamente, un mezzo di
trasporto viene generalmente usato appunto per effettuare uno spostamento, mentre un sentimento come la paura spesso causa una reazione. Questo
non significa che un nome di citt non possa comparire in unespressione di
causa o che un sostantivo come carro non possa comparire in unespressione di provenienza o direzione: per di norma in questi casi la relazione viene
segnalata con maggiori mezzi morfosintattici. Troviamo in casi di questo
genere anche delle preposizioni che disambiguano un contesto potenzialmente difficile da interpretare, oppure delle espressioni pi esplicite.

scheda 1

Funzioni sintattiche e ruoli semantici dei costituenti nominali

In una frase ciascun costituente nominale svolge una funzione dal punto di vista
sintattico: per esempio, pu esserne il soggetto. Questa funzione si definisce in
rapporto al verbo, a un altro costituente nominale o a tutta la frase. Il rapporto con
il verbo basato sulla valenza del verbo stesso: vale a dire, quanti costituenti nominali richiede un dato verbo perch possa stare in una frase sintatticamente corretta. Abbiamo in italiano:
verbi zerovalenti: piovere (non sono necessari costituenti nominali);
verbi monovalenti: camminare ( necessario il soggetto);
verbi bivalenti: prendere (sono necessari soggetto e oggetto diretto);
verbi trivalenti: dare (sono necessari soggetto, oggetto diretto e oggetto indiretto).
Non tutte le lingue ammettono verbi zerovalenti: in inglese, per esempio, il verbo
rain piovere richiede che sia sempre espresso un soggetto, anche se questo
chiaramente non referenziale (cio non ha un referente). Non bisogna confondere
la possibilit di omettere il soggetto, che abbiamo in italiano, con la propriet di un
verbo zerovalente di non richiedere un soggetto. Diverse sono infatti le frasi:
[i] Piove ;
[ii] Cammina .
In [i] il soggetto non c perch il verbo non lo richiede, mentre in [ii] il soggetto
omesso, perch presumibilmente recuperabile da un ipotetico contesto in cui lenunciato pu venir usato.
Soggetto, oggetto diretto, oggetto indiretto sono tre possibili funzioni sintattiche
dei costituenti nominali; altre possibili funzioni sono:
complemento: un secondo argomento che non sia oggetto diretto, come nella frase:
[iii] A Giovanni serve un libro ;
modificatore di testa nominale:

187

Introduzione alla linguistica storica

[iv] Il libro di Mario ;


complemento di preposizione:
[v] Il libro di Mario ;
avverbiale: qualsiasi altro costituente che non sia richiesto dalla valenza del verbo:
[vi] Ogni mattina faccio colazione al bar .
Dal punto di vista semantico, la frase una predicazione che si riferisce a un dato
stato di cose e i costituenti nominali in generale codificano i partecipanti implicati
nello stato di cose. Il ruolo dei partecipanti corrisponde al ruolo semantico dei costituenti. Dare un elenco esauriente di tutti i possibili ruoli semantici dei costituenti impossibile; qui di seguito elenco i principali:
agente: causa un evento intenzionalmente; generalmente un essere umano:
[vii] Giovanni mangia un panino ;
paziente: subisce un cambiamento di stato in un evento causato da un agente:
[vii] Giovanni mangia un panino ;
ricevente: riceve un paziente da un agente in una transazione:
[viii] Maria ha dato un regalo alla sorella ;
strumento: usato da un agente per generare un evento:
[ix] Maria ha impacchettato il regalo con un foglio di carta colorata ;
causa: causa un evento, ma non agisce volontariamente:
[x] Il bambino tremava dal freddo ;
beneficiario: un essere umano a favore del quale si svolge un evento:
[xi] Ho comprato un regalo per mio padre ;
fine: il fine che un agente persegue nel causare un evento:
[xii] Mi sono fatta consigliare dal concessionario per lacquisto della nuova auto ;
tempo:
[xiii] Al mattino vado a scuola ;
direzione:
[xiv] Al mattino vado a scuola ;
luogo:
[xv] Sono stato tutto il giorno a scuola ;
provenienza:
[xvi] Mio figlio non ancora tornato da scuola ;
esperiente:
[xvii] Mi piacciono le mele ;
possessore:
[xviii] Il libro di mia sorella .
chiaro che i ruoli semantici vanno intesi come categorie prototipiche: in particolare, i pazienti non subiscono sempre cambiamento di stato, ma possono per esempio subire cambiamento di posizione, come un regalo in [viii]; gli agenti, per agire
intenzionalmente, devono essere umani, ma forze naturali e sentimenti sono spesso concettualizzabili come agenti.

188

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

Il sistema di casi che si ricostruisce generalmente per lindoeuropeo comprende otto casi: nominativo, genitivo, accusativo, dativo, strumentale,
locativo, ablativo e vocativo. In ittita esiste un altro caso, chiamato direttivo, che presenta una desinenza attestata in avverbi di luogo in alcune altre
lingue indoeuropee.
Esaminiamo brevemente la funzione dei casi che possiamo ricostruire per
lindoeuropeo. Questa ricostruzione si basa in parte sul sanscrito e in parte
sul confronto con le altre lingue indoeuropee pi antiche.

Il sistema
dellindoeuropeo:
otto casi

3.3.1. Nominativo Il nominativo un caso grammaticale, la cui funzione


quella di indicare il soggetto del verbo. Nellesempio [9], il sostantivo senex in nominativo ed il soggetto del verbo venit, con cui concorda.

Nominativo: il caso
del soggetto

3.3.2. Genitivo Anche il genitivo un caso essenzialmente grammaticale,


e ha la funzione di indicare la dipendenza nominale. Un sintagma nominale che funge da modificatore di un altro sintagma nominale flesso in caso
genitivo, come in:

Genitivo: il caso
della dipendenza
nominale

[10]

domus
patris
casa:nom.f padre:gen.m
la casa del padre;

[11]

horror
vacui
paura:nom.m vuoto:gen.n
paura del vuoto;

[12]

en
[...] t

paideysei

tvn

neotervn

en [...] ti
paidesei
tn
neotron
in art.dat.f istruzione:dat.f art.gen.pl.m giovane:comp.gen.
pl.m
nellistruzione dei giovani (Isoc. 4.159).
Dal punto di vista semantico, il rapporto fra testa e modificatore in un sintagma genitivale pu essere svariato, come indicano gli esempi citati. In
[10] troviamo un genitivo possessivo; in [11] e [12] invece la relazione di
altro tipo. In particolare, in [11] abbiamo il cosiddetto genitivo soggettivo
(il sintagma paura del vuoto significa il vuoto (soggetto) incute paura (oggetto diretto)), mentre in [12] abbiamo un genitivo oggettivo (leducazione
dei giovani equivale a qualcuno educa i giovani).
Spesso la costruzione genitivale viene usata per esprimere il possesso, come
in [10]. Luso della modificazione nominale per esprimere il possesso comune a molte lingue anche non indoeuropee. In una costruzione possessiva che comporti la presenza di un modificatore nominale, possessore e pos189

Il genitivo
e lespressione
del possesso

Introduzione alla linguistica storica

seduto sono sintatticamente legati in maniera da appartenere allo stesso


sintagma nominale. Questo vero delle lingue che abbiano un caso genitivo, ma anche delle lingue, come litaliano, che usano la preposizione tipica
della modificazione nominale (in italiano di).
Accusativo: il caso
delloggetto diretto

3.3.3. Accusativo Laccusativo nelle lingue indoeuropee ha due importanti funzioni. La prima grammaticale e consiste nellindicare loggetto diretto dei verbi transitivi, come nel caso del sintagma nominale simulacrum
suum la propria immagine:acc in [13]:
[13]

Accusativo
di direzione

Il caso direttivo

canis
in speculo
vidit
simulacrum
cane:nom in specchio:abl vedere:pf.3sg immagine:acc
suum
proprio:acc
un cane vide la propria immagine nello specchio (dellacqua) (Fedro 1.4).

La seconda funzione invece quella di indicare un particolare ruolo semantico, cio direzione con verbi di moto, come vediamo negli esempi [14] dal
latino e [15] dal sanscrito:
[14]

eo
Romam
andare:prs.1sg Roma:acc
vado a Roma;

[15]

nagaram. tvam
citt:acc tu:acc
ti porto in citt.

nayami
portare:prs.1sg

In [14] e [15] gli accusativi Romam Roma e nagaram. citt funzionano


come allativi entrando nel sottosistema dei casi spaziali, di cui fanno parte
anche ablativo (che indica la provenienza) e locativo (che indica luogo). Il
nome allativo viene usato per indicare il caso del moto a luogo nella grammatica delle lingue ugrofinniche, che hanno sistemi di casi spaziali molto
pi complessi di quelli delle lingue indoeuropee. Si osservi inoltre che lesempio [15] contiene un verbo di moto transitivo portare e ha due accusativi: tvam te, che indica loggetto diretto, e nagaram. citt che indica la
direzione.
Pare che lindoeuropeo non avesse un caso allativo distinto dallaccusativo;
tuttavia, nellittita arcaico la funzione dellaccusativo qui esemplificata
svolta da un caso speciale, chiamato direttivo, che ha appunto la funzione
190

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

di esprimere direzione con verbi di moto e che non esiste nelle altre lingue
indoeuropee:
[16]

su = wa uruhattusa
hengani
paun
conn ptc Hattusa:dir morte:d/l andare:pret.1sg
sono andato a Hattusa alla morte (StBoT 17, rev. 5-6 = Otten, 1973).

In [16] il nome di citt uruhattusa presenta il direttivo di un tema in -a(temi in -o- indoeuropei); laccusativo, che di norma in ittita non usato
in questa funzione, sarebbe uruhattusan.
La desinenza del direttivo potrebbe risalire a un suffisso avverbiale, attestato anche nelle altre lingue in avverbi spaziali. Il fatto che questo suffisso
possa essere stato integrato nella flessione fa pensare che il sistema dei casi
indoeuropeo, almeno limitatamente ai casi spaziali, fosse in realt pi fluido di quanto non si ricostruisca tradizionalmente (e soprattutto sulla base
del sanscrito).
3.3.4. Dativo Il dativo ha come funzione sintattica quella di indicare loggetto indiretto, cio il terzo argomento dei verbi trivalenti come dire
(esempio [17], gotico) o dare (esempio [18], latino):
[17]

qisan
ist
sam
airizam:
dire:part essere:prs.3sg art.dat.pl anziano:dat.pl
ufarswarais
spergiurare:prs.2sg
stato detto agli anziani: non spergiurate (Mt. 5.33);

Dativo: il caso
delloggetto indiretto

ni
non

[18] hos
agros
quos
Sulla
dim.acc.pl.m campo:acc.pl.m rel.acc.pl.m Silla:nom.m
nemini
dedit
nessuno:dat.m dare:pf.3sg
quei campi che Silla non diede a nessuno (Cic. Agr. 3.12.6).
In [17] troviamo un terzo argomento in dativo sam airizam agli anziani
con un verbo di dire, mentre in [18] il dativo nemini a nessuno il terzo
argomento del verbo dare.
La definizione della relazione grammaticale di terzo argomento in lingue
come quelle indoeuropee non sullo stesso piano della definizione di soggetto (primo argomento) e oggetto (secondo argomento). Infatti, per definire soggetto e oggetto impieghiamo in larga misura criteri morfosintattici:
il soggetto, in lingue come quelle indoeuropee, per lo pi causa accordo
con il verbo, mentre loggetto diretto entra in altri processi morfosintattici,
191

Oggetto indiretto:
una definizione
problematica

Introduzione alla linguistica storica

come il passivo. Inoltre, lomissione del soggetto e delloggetto regolata


in maniera precisa, come vedremo nel cap. 5.
Loggetto indiretto da un lato riempie una valenza del verbo, ma da un altro lato non ci sono chiare tracce morfosintattiche di questo: anzi, non
assolutamente chiaro che tutti i verbi trivalenti abbiano un oggetto indiretto o che solo i verbi con oggetto indiretto siano trivalenti. Esistono verbi
bivalenti che hanno un costituente che non un oggetto diretto, ma questi
si comportano in maniera diversa: per esempio, non ammettono il passivo,
oppure hanno un passivo speciale, come capita con il verbo latino pareo
obbedisco:
[19]

milites
imperatori
parent
soldato:nom.pl.m comandante:dat.m obbedire:prs.3pl
i soldati obbediscono il/al comandante;

[19] imperatori
paretur
a militibus
comandante:dat.m obbedire:prs.3sg.p da soldato:abl.pl.m
?il comandante viene obbedito dai soldati.

Dativo di possesso

In latino, questo tipo di verbi ha un passivo impersonale, che non ammesso in italiano (non si pu dire *al comandante viene obbedito da parte
dei soldati).
Invece, per i verbi trivalenti lunica differenza fra quelli che hanno un terzo
argomento in dativo e quelli di altro tipo (per esempio, verbi di moto transitivi, come nellesempio [15]) risiede nel significato del verbo e nel fatto
che il terzo argomento denota di norma un essere umano e ha il ruolo semantico di ricevente o destinatario.
Vediamo quindi che nella definizione di oggetto indiretto non possiamo
pi separare il valore grammaticale del caso dal suo possibile valore semantico, come abbiamo fatto per nominativo, accusativo e genitivo.
Il dativo ha poi nelle lingue indoeuropee alcune altre importanti funzioni.
Per esempio, questo caso pu indicare il possesso. Vediamo in primo luogo
la costruzione con il verbo essere con un esempio greco:
[20]

okdion

e sti

moi

oikdion
sti
moi
casetta:n/a essere:prs.3sg 1sg.dat
ho una casetta a due piani (Lis. 1.9).

diployn

diplon
due.piani:n/a

Il dativo compare molto spesso con pronomi personali e in espressioni di


possesso inalienabile, come per esempio con parti del corpo:
192

4.

[21]

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

oi

goynat

he
hoi
gonat
dim.nom.f 3sg.dat ginocchio:n/a.pl
ella gli baci le ginocchia (Il. 8.371).

e kysse

kusse
baciare:aor.3sg

In molte lingue il possesso inalienabile indicato in maniera diversa dal


possesso alienabile. Nel possesso inalienabile la relazione fra possessore e
posseduto come una relazione di parte e tutto: le entit che sono oggetto
di possesso inalienabile sono entit che, stando alle nostre conoscenze enciclopediche, un possessore di un certo tipo possiede sicuramente. Pertanto,
anche se questa relazione espressa come il possesso alienabile essa molto
diversa. Se dico per esempio:
[22]

Possesso alienabile
vs. possesso
inalienabile

Mio fratello ha una bicicletta,

avere significa davvero possedere. Se per dico:


[23]

Mio fratello ha due gambe,

la rilevanza dellinformazione non immediatamente chiara: in particolare


non chiaro in che contesto possa essere usata una frase di questo genere e
neanche chiaro in che senso una persona possa possedere le proprie gambe,
che ne sono una parte. Altre entit che possono essere concettualizzate come
possesso inalienabile sono le persone con cui si intrattiene parentela, o porzioni di spazio in cui determinate entit sono normalmente localizzate.
Questo uso del dativo tipico delle lingue indoeuropee ed comune anche
allitaliano, come evidenziato dalla traduzione dellesempio [21]. Sintatticamente, questo tipo di costruzione detta con possessore esterno. Rispetto alla dipendenza nominale instaurata dal genitivo, che ha leffetto di riunire possessore e posseduto in un unico sintagma nominale, con il dativo il
possessore rimane sintatticamente slegato dal posseduto: troviamo cio due
costituenti nominali diversi. Sintatticamente quindi il legame meno
stretto. In altre parole se il possesso meno prevedibile (alienabile) deve essere espresso con mezzi sintattici pi stretti; se invece prevedibile (inalienabile) sono sufficienti mezzi sintattici meno stretti.
Dalla trattazione di questo paragrafo, risulta che il caso dativo presentava
nelle lingue indoeuropee una notevole tendenza a comparire per lo pi
con nomi che avevano referente animato. Si pu comunque ricostruire
anche una funzione specifica del dativo con inanimati, in particolare con
nomi astratti, cio quella di indicare il fine o lo scopo di unazione, come
la forma hengani morte:d/l nellesempio ittita [16]. Questa funzione
propria anche del dativo in latino e sanscrito e, pi limitatamente, nel greco antico.
193

Dativo e animatezza

Introduzione alla linguistica storica


Strumentale
di strumento

3.3.5. Strumentale Il caso strumentale ha come funzione principale quella di denotare lo strumento usato da un agente per compiere unazione:
[24]

Strumentale di causa

quos
ferro
trucidari
oportebat,
rel.acc.pl.m ferro:abl.n trucidare:prs.inf bisognare:impf.3sg
eos
nondum
voce
volnero
dim.acc.pl.m non.ancora voce:abl.f ferire:prs.1sg
non colpisco neppure a parole quelli che bisognava trucidare con la
spada (Cic. Catil. 1.9.1).

In [24] troviamo due sintagmi nominali in ablativo, il caso che in latino


sostituisce lo strumentale indoeuropeo, ferro con la spada e voce con la
voce. Entrambi hanno funzione di strumento.
Unaltra funzione che si pu certamente ricostruire per lo strumentale indoeuropeo quello di denotare la causa di un evento, come possiamo vedere in sanscrito:
[25] avidyaya
iva tad
a huh.
ignoranza:strum.f ptc dim.n/a dire:pf.3pl
invero, dicono questo per ignoranza (Aitareya Brahmana
. 1.11.10).
In [25] lo strumentale avidyaya per ignoranza indica la causa dellevento
denotato dal verbo.
Altri esempi di strumento e causa sono i costituenti curru carro:abl e
metu paura:abl negli esempi latini [9] e [9]. In latino, il caso comunemente chiamato ablativo continua soprattutto lo strumentale indoeuropeo e ha funzione di ablativo solo in determinati contesti oppure
con toponimi.

Locativo:
localizzazione nello
spazio e nel tempo

3.3.6. Locativo Il locativo indica il luogo in cui un evento ha luogo; lo


troviamo conservato per esempio in sanscrito:
[26]

asti
Hastinapure
Karpuravilaso
essere:prs.3sg Hastinapura:loc.m Karpuravilasa:nom.m
nama
rajakah.
nome:n/a lavandaio:nom.m
c a Hastinapura un lavandaio di nome Karpuravilasa (dallHitopadesa).

Nellesempio [26] troviamo un nome di citt in locativo, Hastinapure, che


indica luogo.
194

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

Come le altre determinazioni spaziali, anche quelle in locativo possono essere usate sia in riferimento allo spazio, come in [26], sia in riferimento al
tempo, come in scr. tr. tiye divase lat. die tertio il terzo giorno. La concettualizzazione del tempo in termini di spazio sembra essere comune alla
grande maggioranza delle lingue umane (vedi Haspelmath, 1997).
3.3.7. Ablativo Lablativo indica provenienza, come abbiamo gi visto
nellesempio latino [9]. Dal concetto di provenienza deriva su un piano
pi astratto il concetto di causa, come lablativo tsmad naso per questo
peccato nel seguente esempio sanscrito:

Ablativo:
provenienza e causa

[27] ma nas
tsmad
naso
deva
rris.ah.
neg 1pl.acc dim.abl.n peccato:abl.n dio:voc danneggiare:aor.2sg
oh dio, non farci patire per questo peccato (RV. vii 895).
3.3.8. Vocativo Ho lasciato per ultimo il vocativo, perch la sua funzione
diversa da quella degli altri casi: il vocativo infatti non indica il rapporto
di un nome con qualche altra parte di una frase, ma segnala che un costituente in un certo senso al di fuori della frase, o costituisce una frase a s
con funzione appellativa.
Il vocativo viene usato per chiamare qualcuno o nelle esclamazioni. Conformemente alla sua natura, che lo pone al di fuori del sistema casuale dal
punto di vista della funzione, il vocativo si colloca allesterno di questo sistema anche dal punto di vista morfologico: esso ha infatti desinenza
nella flessione atematica e presenta il tema senza desinenza (cio la vocale
tematica, di solito a grado -e) in quella tematica, come nellesempio che
segue:

Il vocativo
ha funzione diversa
dagli altri casi

[28] Vgawe`
Kratyle
,
waymazv

ka`
ogath
Kratle
thaumzo
ka
oh + buono:voc.m Cratilo:voc.m meravigliarsi:prs.1sg anche
ayt
oq
`

palai

thn
`

emayto

soWan

auts
plai
ten
emauto
sophan
dim.nom.m da.tempo art.acc.f io.stesso:gen.m sapienza:acc.f
Oh buon Cratilo, io stesso mi meraviglio da tempo della mia sapienza (P. Crat. 428d).
Dal punto di vista della funzione e delluso nella comunicazione, il vocativo simile allimperativo, in quanto ha come ambito il ricevente. Questa
somiglianza riflessa nella forma, dato che anche limperativo di seconda

195

Affinit fra vocativo


e imperativo

Introduzione alla linguistica storica

singolare ha desinenza per i verbi atematici e puro tema per i verbi tematici.
4. Il verbo
Il verbo indoeuropeo aveva un carattere altamente flessivo; in particolare
era grammaticalizzato laspetto, che era espresso per lo pi attraverso lalternanza apofonica e in certi casi anche il suppletivismo (cap. 4 par. 4.1).
Altre categorie flessive che possiamo ricostruire per il verbo indoeuropeo
sono il modo (cap. 4 par. 4.2) e la diatesi (cap. 4 par. 4.3). Il verbo finito
presentava come categorie di accordo persona e numero.
Temi aspettuali
e valore temporale

Tratto insieme tempo e aspetto anche se si tratta di


due categorie diverse, perch i temi aspettuali del verbo nelle lingue indoeuropee hanno preso in misure diverse anche valore temporale. Come
ho gi detto nel paragrafo precedente lespressione dellaspetto primaria
rispetto a quella del tempo.
Il verbo indoeuropeo distingueva un aspetto perfettivo da un aspetto imperfettivo. Troviamo unopposizione di questo genere anche in italiano, se
esaminiamo i valori dei diversi tempi passati del verbo. Paragoniamo le due
frasi:

4.1. Tempo e aspetto

[29]

Maria faceva i compiti;

[30]

Maria ha fatto i compiti.

Nel primo caso, sappiamo che Maria svolgeva una certa attivit, ma la frase
non dice se labbia portata a termine. Laspetto del verbo imperfettivo,
perch lazione concettualizzata nel suo svolgimento. Nel secondo caso,
invece, sappiamo che Maria ha finito di fare i compiti: lazione stata completata e laspetto del verbo perfettivo. Normalmente, limperfetto si usa
quando si vuole presentare una certa azione come sfondo di unaltra:
[31]
Natura imperfettiva
del tempo presente

Maria faceva/stava facendo i compiti quando arrivato suo fratello.

Il presente per definizione descrive unazione nel suo svolgimento e quindi


di norma imperfettivo:
[32]

Maria mangia/sta mangiando la pasta.

Limperfettivo pu anche avere valore di abituale; questo vero in italiano


sia per il presente sia per limperfetto, come vediamo in:
196

4.

[33]

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

Maria mangia/mangiava la pasta tutte le sere.

In indoeuropeo ricostruiamo unopposizione di questo genere, fra perfettivo e imperfettivo. Questa opposizione si conserva soprattutto in greco, nellopposizione fra presente e imperfetto (imperfettivi) da un lato e aoristo
(perfettivo) dallaltro. In generale, lopposizione fra i due aspetti era indicata da gradi apofonici diversi, come possiamo vedere dal greco (vedi capp.

fuggire:inf.prs (imperfettivo) phugen Wygen


2 e 3): phegein Weygein
fuggire:inf.aor (perfettivo).
Anticamente, lopposizione fra presente e aoristo doveva essere solo aspettuale, ma nelle lingue indoeuropee almeno in parte laoristo ha acquisito
anche valore temporale di passato. Il valore di passato espresso dallaggiunta del prefisso e- (aumento, vedi cap. 3 par. 8.2), che si premette ai
tempi storici dellindicativo, cio limperfetto (passato imperfettivo) e laoristo (passato perfettivo). Vediamo lesempio che segue:
[34] oi

hoi
art.nom.pl

tamai [...]

en

stelei

tamai [...]
amministratore:nom.pl

en stlei
in stele:dat.f
anagraWs

anton

miaii

apanta

[...] ka` to`


anagraphsnton
hpanta
miii
ka t
incidere:imper.aor.3pl uno:dat.f tutto:n/a.pl e
art.n/a
loipon
`

anagraW

onton

oi

ae`

loipn
anagraphnton
hoi
aie
resto:n/a scrivere:imper.prs.3pl art.nom.pl successivamente
tamai

eq

stelen

tamai
es stlen
amministratore:nom.pl in stele:acc.f
che gli amministratori scrivano tutto questo su una stele e che i
successivi amministratori scrivano sempre su una stele (IG I 52 A
22).
In [34] troviamo due occorrenze dello stesso verbo, anagrphein anagr

a
Wein scrivere, incidere. La prima un aoristo e indica unazione puntuale,
da compiersi una sola volta: in questo caso, la prima di una serie di azioni,
quella con cui si stabilir unusanza. La seconda occorrenza del verbo, un
presente, indica azione abituale, conformemente al valore imperfettivo del
presente, e si riferisce al fatto che la stessa azione andr ripetuta a ogni necessit nel futuro.

197

Il prefisso
del passato
(aumento)

Introduzione alla linguistica storica


Valore
non aspettuale
del perfetto

Perfetto stativo
e risultativo

Non possibile
ricostruire il futuro
indoeuropeo

Solo le asserzioni
possono essere
negate

Le lingue indoeuropee lasciano poi ricostruire un ulteriore tempo verbale,


chiamato perfetto, che aveva un tema speciale, formato, come in greco e in
sanscrito, con il raddoppiamento (vedi cap. 2 par. 6.3). Il nome di perfetto non deve trarre in inganno: questo tempo verbale non ha niente a che
fare con laspetto perfettivo. Il perfetto infatti non ben definibile non solo
come tempo, ma neanche come aspetto, come vedremo qui di seguito.
In origine, il perfetto indoeuropeo denotava uno stato (infatti molti verbi
stativi non avevano un perfetto; vedi Di Giovine, 1990) e rientrava forse
meglio nel sistema di diatesi (vedi cap. 4 par. 4.3), che in quello temporale o
aspettuale. Presto, il perfetto svilupp anche un significato risultativo. Il valore originario del perfetto si trova in alcune forme greche. In greco esistono
verbi che hanno due forme di perfetto, una pi antica intransitiva, con valore stativo (denota uno stato del soggetto) e unaltra spesso transitiva con
valore risultativo (denota un avvenuto cambio di stato delloggetto). Troviamo da prsso prassv

faccio ppraga pepraga

(fare:pf.1sg intrans.) ho

(fare:pf.1sg trans.) ho
avuto successo, ce lho fatta vs. pprakha pepraxa

(persuadefatto (qualcosa) e da petho pewv persuado ppoitha pepoiwa

(persuare:pf.1sg intrans.) mi fido, sono persuaso vs. ppeika pepeika


dere:pf.1sg trans.) ho persuaso (qualcuno).
Come abbiamo gi visto, la principale distinzione temporale era quella fra
presente e passato. Molte della lingue indoeuropee presentano delle formazioni di futuro, ma nessuna pu essere ricostruita per lindoeuropeo comune. Lopposizione temporale doveva esistere in un primo tempo solo nellindicativo, come ancora nel greco antico, dove ai tempi passati dellindicativo si aggiunge un particolare prefisso, detto aumento, che aveva in ori nasco phuon e Wyon
gine la funzione di indicare tempo passato: pho Wyv
nascevo phun e Wyn sono per natura ( < sono per esser nato cos). Morfologicamente queste forme corrispondono al sanscrito: bhavami sono
abhavam ero stato abhuvam sono stato; in sanscrito per il valore aspettuale dellopposizione fra tema del presente e tema dellaoristo non continuata; imperfetto e aoristo si oppongono per differenze nella deissi temporale (vedi cap. 4 par. 8.3).
La modalit una propriet semantica dei singoli
enunciati. Possiamo definirla come latteggiamento che lemittente ha rispetto a un dato enunciato.
Una prima distinzione quella fra enunciati assertivi e altri tipi di enunciato. Le asserzioni, come per esempio:

4.2. Modo e modalit

[35]

Oggi piove,

hanno fra le loro principali propriet quella di poter essere negate:


198

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

[35] Oggi non piove.


Lenunciato [35] ha un dato valore di verit: possiamo dire che vero
se [35] falso.
Con enunciati che presentano altri tipi di modalit la negazione non funziona in questo modo. Si veda per esempio [36], che contiene un ordine:
[36]

Apri la finestra!

vero che anche a questo enunciato possiamo aggiungere una negazione,


come in:
[36] Non aprire la finestra!
ma il rapporto fra queste due frasi non lo stesso che quello fra [35] e [35].
In particolare, [36] non ha un valore di verit: gli ordini sono enunciati
non fattuali e come tali non sono n veri n falsi. Infatti [36] non rappresenta la negazione di [36], ma semplicemente un ordine diverso.
Simili agli ordini sono i desideri:
[37] Fosse vero che il treno arriver presto!
[37] Non fosse vero che il treno arriver presto!
Negli esempi visti sopra troviamo che la modalit degli enunciati espressa
in italiano da specifici modi del verbo: indicativo per le asserzioni, imperativo per gli ordini e congiuntivo per i desideri. Non sempre per a una data
modalit corrisponde un modo verbale. Per esempio, nelle domande troviamo in italiano lindicativo, ma esse sono ben diverse dalle asserzioni,
come di nuovo possiamo vedere dallaggiunta di una negazione:
[38]

arrivato il treno?

[38] Non arrivato il treno?


Anche in questo caso, lenunciato non ha un valore di verit che possa essere negato: infatti la domanda in [38] ha sostanzialmente lo stesso significato della domanda in [38], come evidenziato dal fatto che per entrambe le
risposte possono essere s o no. Che le domande non abbiano un modo verbale specifico un fatto che riscontriamo in molte lingue. Probabilmente,
ci dovuto alla caratteristica delle domande di differenziarsi dalle asser199

Non sempre diverse


modalit
sono espresse
da diversi modi

Introduzione alla linguistica storica

Aspettative
e adesione
dellemittente

zioni per la curva intonazionale con cui vengono pronunciate: in italiano,


le asserzioni presentano una curva intonazionale discendente, mentre le
domande presentano una curva intonazionale ascendente.
Lemittente pu poi esprimere aspettative rispetto al fatto che un evento si
verifichi. Si pu avere per esempio modalit potenziale, se un evento potrebbe verificarsi in certe condizioni:
[39]

Uscirei (se non piovesse);

oppure controfattuale o irreale, se un evento non ha possibilit di verificarsi:


[40]

Se non fossi caduto dalle scale, non mi sarei rotto una gamba.

Questi tipi di modalit sono espressi in italiano dal condizionale.


Il condizionale italiano ha anche unaltra funzione, cio quella di permettere allemittente di prendere le distanze dal contenuto di un enunciato,
dimostrando un basso grado di adesione. Confrontiamo le due frasi che
seguono:
[41]

Il presidente del Consiglio ha rassegnato le dimissioni;

[41]

Il presidente del Consiglio avrebbe rassegnato le dimissioni.

Entrambi gli enunciati possono essere negati:


[41] Il presidente del Consiglio non ha rassegnato le dimissioni;
[41] Il presidente del Consiglio non avrebbe rassegnato le dimissioni.
In [41] e [41] lemittente d la sua adesione al valore di verit di quanto riportato. In [41] e [41] invece lemittente prende le distanze: ha cio un
atteggiamento che implica che non ha avuto modo di controllare il valore
di verit dellasserzione. Questo espresso in italiano dal modo condizionale, che in questo caso ha funzione di evidenziale.
Nelle lingue che non hanno un evidenziale, il grado di adesione dellemittente al valore di verit dellenunciato si esprime con avverbi:
[42]

Three soldiers have been killed by friendly fire


tre soldati sono stati uccisi da fuoco amico;

[42] Reportedly three soldiers have been killed by friendly fire


tre soldati sarebbero stati uccisi da fuoco amico.
200

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

In [42] lavverbio reportedly ha la stessa funzione del condizionale in [41],


cio indica che lemittente non d unadesione completa al contenuto dellenunciato.
Oltre che dal modo verbale e da avverbi, la modalit pu essere espressa da
una serie di verbi, detti appunto verbi modali: in italiano dovere, potere e
volere.
Abbiamo gi visto nel caso delle domande che modalit e modo verbale
non si ricoprono: non tutte le modalit sono indicate da specifici modi verbali; inoltre i modi verbali possono avere funzioni diverse da quella di
esprimere modalit. In particolare, luso dei modi in frasi dipendenti diverso dal loro uso in frasi principali. In italiano, per esempio, il congiuntivo in frase dipendente spesso solo un segnale della subordinazione e
come tale obbligatorio (almeno nello standard):

Uso dei modi in frase


indipendente
e in frase
subordinata

[43] Ho paura che piova ~ *ho paura che piove.


Nel resto di questo paragrafo parleremo dei modi verbali nelle lingue indoeuropee antiche, lasciando da parte le altre possibili maniere di esprimere la modalit.
La ricostruzione dei modi finiti non semplice. Sicuramente esisteva accanto allindicativo un imperativo come modo degli ordini: si tratta dellunico modo finito oltre allindicativo attestato in tutte le lingue indoeuropee, compreso lanatolico. Possiamo quindi senzaltro ricostruire un sistema di modi minimale che comprende indicativo e imperativo. Questa ricostruzione riprende il sistema dellanatolico, in cui altre modalit possono
essere indicate con luso di una particella e i diversi tempi dellindicativo.
Mentre lindicativo il modo delle asserzioni, limperativo il modo degli
ordini. Limperativo ha una funzione simile a quella che , per il nome, la
funzione del vocativo, in quanto focalizzato sul ricevente. Anche limperativo, per lo meno per la seconda persona singolare, ha desinenza ; nella
flessione tematica, ci significa che la desinenza della seconda persona singolare dellimperativo corrisponde alla vocale tematica:
[44]

da
mi
basia
dare:imper.prs.2sg 1sg.dat bacio:n/a.pl
dammi mille baci (Catul. 5.7).

mille
mille

Per la maggior parte, le lingue indoeuropee hanno forme di imperativo di


seconda e terza persona; littita per ha anche una forma di prima singolare, che esprime la volont o il desiderio di fare qualcosa: una funzione simile a quella dellottativo (o in italiano del congiuntivo). Si veda per
esempio:
201

I modi
dellindoeuropeo:
indicativo
e imperativo

Introduzione alla linguistica storica

[45]

I modi
dellindoeuropeo:
ottativo
e congiuntivo

teshit
uwallu
sogno:strum vedere:imp.1sg
che io possa vedere per mezzo di un sogno (Friedrich, 1960, p. 130).

In base alle altre lingue indoeuropee, ricostruiamo un sistema di modi pi


complesso, che comprende per lo meno un ottativo e un congiuntivo. La
funzione dellottativo doveva essere quella di esprimere desideri e modalit
potenziale; in alcune lingue, come il greco antico, questo modo aveva anche la funzione di evidenziale. Il congiuntivo in frase indipendente compare soprattutto nelle esortazioni: per la prima persona plurale supplisce allimperativo (come per altro in italiano):
[46]

vivamus,
mea
Lesbia,
vivere:cong.prs.1pl poss.1sg.voc.f Lesbia:voc.f
amemus
amare:cong.prs.1pl
viviamo, mia Lesbia, e amiamoci (Catul. 5.1).

atque
e

Nelle grammatiche scolastiche, siamo abituati a parlare di modi non finiti


in riferimento a forme verbali quali i participi, gli infiniti e i gerundi. Dato
che queste forme hanno funzione del tutto diversa dai modi finiti, e in particolare non esprimono modalit, le tratteremo in un paragrafo apposito
(cap. 4 par. 5).
In italiano il passivo
assume
la prospettiva
del paziente

4.3. Diatesi In italiano, siamo abituati a opporre due diatesi, attivo e pas-

sivo. Normalmente, pensiamo che il passivo sia in qualche modo secondario rispetto allattivo e che si usi in circostanze particolari, per esempio se si
vuole assumere la prospettiva del paziente, piuttosto che quella dellagente,
come risulta dal confronto di:
[47]

Tutti gli amici hanno festeggiato Giovanni;

[47] Giovanni stato festeggiato da tutti gli amici.

Passivo e riduzione
di valenza

La nostra convinzione che il passivo sia in un certo senso derivato dallattivo anche confortata dal fatto che in italiano, come daltronde in tutte le
altre lingue romanze e nelle lingue germaniche, il passivo presenta forme
verbali perifrastiche, anzich forme sintetiche come lattivo.
Rispetto allattivo, il passivo comporta una riduzione nella valenza del verbo: un verbo transitivo, quindi bivalente, ha un corrispondente passivo che
monovalente. Lunico argomento del verbo passivo il paziente, che corrisponde alloggetto dellattivo. Lagente viene eliminato dalla valenza: una
importante funzione del passivo proprio quella di far diventare marginale
202

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

lagente, che pu non essere espresso se non noto o se non gli si vuol dare
rilevanza. Ben diverso infatti dire:
[48]

I soldati hanno ucciso due civili a un posto di blocco;

dal dire:
[49] Due civili sono stati uccisi a un posto di blocco.
Lopposizione di diatesi che si ricostruisce per lindoeuropeo molto diversa da questa. Le lingue antiche attestano infatti la presenza di una terza diatesi, detta medio, che inizialmente non aveva valore di passivo; soprattutto
in base al greco e allindoiranico, inoltre, si riconosce facilmente il carattere
recente del passivo.

scheda 2

Tipi di eventi

Una predicazione denota uno stato di cose, o evento. Questi due termini vengono
usati da alcuni studiosi in maniera intercambiabile (come far io in queste pagine),
altri considerano gli eventi un tipo particolare di stati di cose, altri ancora introducono, sempre con la stessa accezione, anche il termine situazione. Gli stati di cose
che si possono verificare nella realt sono potenzialmente infiniti, come infinite
sono le differenze che li possono distinguere. Una classificazione dei tipi di stati di
cose comporta quindi necessariamente una forte generalizzazione.
Studiosi diversi hanno fornito classificazioni diverse in base ai tratti che ritenevano rilevanti. Ogni classificazione ha i suoi vantaggi e i suoi svantaggi: dico
questo per chiarire da subito che i criteri che illustrer qui di seguito conducono
a classificazioni in parte discrepanti, perch discrepanti sono le teorie esistenti
in proposito.
Un criterio generalmente impiegato per classificare gli stati di cose se essi comportino una dinamicit sullasse temporale o se siano invece stabili nel tempo. Nel
primo caso parliamo di processi , nel secondo di stati . Un processo per esempio:
[i] Il ghiaccio si scioglie .
Questo evento dinamico , cio ha un suo svolgimento nel tempo, inoltre telico
(dal greco tlos fine, scopo), in quanto ha un inizio e una fine. Invece:
[ii] Giovanni ha gli occhi azzurri
denota un evento stabile nel tempo, che non ha n inizio n fine. pertanto atelico
e non dinamico.
Processi e stati del tipo visto in [i] e [ii] non comportano la presenza di un agente
che agisca intenzionalmente. Se introduciamo un agente abbiamo uno stato di cose
che chiamiamo azione :
[iii] Maria ha mangiato tutta la pasta .

203

Introduzione alla linguistica storica

In [iii] levento causato da un agente e il paziente subisce un cambiamento di stato. Si tratta di un evento dinamico che ha un inizio e una fine ed pertanto telico.
Non tutti gli eventi in cui implicato un agente per sono telici. Possiamo avere
per esempio:
[iv] Maria cammina per strada .
Questo evento ha s una dimensione temporale, ma presentato come durativo,
senza una fine precisa. Essendo caratterizzato ancora dalla presenza di un agente
che agisce intenzionalmente, possiamo definire anche [iv] unazione.
Secondo una classificazione spesso usata, si introduce invece una distinzione fra
[iii] e [iv]. In questa classificazione per lintenzionalit non ritenuta un parametro rilevante e il termine azione non viene usato. Si raggruppano invece gli stati di
cose in quattro gruppi:
atelico
stati
attivit

telico
achievements
accomplishments

(i due termini inglesi sono di difficile traduzione italiana; per mantenere la distinzione possiamo rendere achievement con raggiungimento e accomplishment con
compimento).
Lintenzionalit e il controllo su uno stato di cose non sono parametri pertinenti a
questa classificazione, infatti achievements e attivit possono essere ugualmente
intenzionali o non intenzionali:
[v]
Giovanni arrivato (intenzionale, achievement );
[vi] Il vetro si rotto (non intenzionale, achievement );
[vii] Maria telefona (intenzionale, attivit);
[viii] La porta scricchiola (non intenzionale, attivit).
Gli accomplishements corrispondono alle azioni che comportano un cambiamento
di stato nel paziente, come nellesempio [iii].
Altre possibili classificazioni degli stati di cose sono state proposte da altri studiosi,
a riprova del fatto che non semplice individuare delle classi soddisfacenti. Per
esempio, nella Functional Grammar (vedi Dik, 1978), si usa la seguente classificazione, in cui lintenzionalit ha carattere strutturale:
+ int.
+ din.

azione

int.
+ din.

processo

+ int.
din.

posizione

int.
din.

stato

Come posizione si intende in questo contesto per esempio lo stato di cose denotato
da avere in:
[ix] Giovanni ha un libro ,
che normalmente viene invece classificato come stato. In questa classificazione
eventi denotati da frasi come [i] e [viii], che avevamo classificato in maniera diver-

204

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

sa seguendo i criteri dati nella classificazione precedente, sono invece entrambi


processi. Infatti, al contrario della prima classificazione, in questa seconda s dato
rilievo allintenzionalit, ma viene trascurata la telicit dellevento.
Per unanalisi dettagliata dei tipi di stati di cose denotati dei verbi italiani rimando
a Bertinetto (1986).

Per ricostruire il significato originario delle due diatesi indoeuropee, attivo


e medio, iniziamo a considerare il valore del medio in greco. Essenzialmente questa diatesi indicava un particolare coinvolgimento del soggetto in un
certo stato di cose. Il medio non operava necessariamente sulla valenza: anche verbi transitivi potevano comparire nel medio, come si vede dal seguente esempio:
[50]

ote

bvmoyq
`

ote bomos
neg altare:acc.pl
anaka

oysi

poieyntai

oyte

poientai
fare:prs.m/p.3pl

ote pr
neg fuoco:n/a

mellonteq

Il valore del medio

pyr

wyein

anakaousi
mllontes
thein
accendere:prs.3pl stare.per:prs.part.nom.pl sacrificare:prs.inf
quando devono sacrificare, non costruiscono altari n accendono il
fuoco (Er. 1.132.1).
Qui il verbo poientai poieyntai

fanno ha diatesi media. Esso indica che


lazione viene compiuta da qualcuno nel proprio interesse; si sarebbe potuto usare in questo contesto anche lattivo e lo stato di cose denotato sarebbe stato lo stesso.
Lo stesso uso caratterizza il riflessivo italiano che, come vedremo, ha molte
affinit semantiche col medio greco:
[51]

Mi sono mangiato un bel piattone di pasta,

[51] Ho mangiato un bel piattone di pasta.


Anche in italiano, lo stato di cose denotato dalla frase con o senza riflessivo
lo stesso. Ci che il riflessivo aggiunge un senso di partecipazione maggiore da parte dellagente.
In molte lingue indoeuropee il medio ha poi assunto anche valore di passivo: questo avvenuto per esempio in latino e in parte anche in greco, dove
la forma poientai poieyntai

potrebbe anche esprimere un passivo e voler


dire vengono fatti. Facendo astrazione dal passivo, che una funzione secondaria del medio, le varie funzioni del medio in greco antico sono le seguenti: riflessivo, pseudoriflessivo (tipo: mi lavo le mani), reciproco, im205

Medio e riflessivo

Introduzione alla linguistica storica

Rimozione
dellagente

personale, alto grado di coinvolgimento (come in [50] e nellesempio italiano [51]).


Come abbiamo anticipato, in italiano queste stesse funzioni possono essere
svolte dal verbo nella forma riflessiva: infatti, il cosiddetto riflessivo italiano
ha in realt luso di una diatesi media. Possiamo osservare che luso del riflessivo pu non ridurre la valenza, come in [51] (e come il medio greco in [50]).
In altri contesti, il si pu essere simile al passivo nel ridurre la valenza del
verbo ma, a differenza del passivo, la rimozione dellagente totale: in italiano, lagente infatti pu essere espresso o non espresso con il passivo, ma
di norma non con il si; inoltre, il passivo con agente inespresso lascia comunque intendere che un agente ha causato un certo stato di cose, mentre
il si lo presenta come spontaneo:
[52]

Il vetro stato rotto (da qualcuno);

[52] Il vetro si rotto.


Verbi deponenti

Medio e perfetto

Processi spontanei

Nelle lingue indoeuropee troviamo numerosi verbi che, seguendo la terminologia della grammatica latina, chiamiamo deponenti: si tratta di verbi
che presentano solo la diatesi media. Nelle lingue anatoliche, il numero di
verbi che presenta solo il medio molto alto ed accompagnato da altri
numerosi verbi che presentano solo lattivo. Molti indizi ci fanno ricostruire per lindoeuropeo una situazione in cui la distribuzione delle due diatesi,
attivo e medio, in realt era lessicale: cio i verbi seguivano o la flessione attiva o la flessione media. Il nucleo pi antico di verbi a flessione media era
probabilmente costituito da verbi intransitivi che denotavano processi
spontanei (sciogliersi, divenire, rompersi) o stati (giacere, sedere).
Probabilmente per nel caso degli stati gi anticamente si era formato un altro tipo di flessione, quella del perfetto, che, come abbiamo detto (cap. 4.
par. 4.1), doveva in origine essere qualcosa di pi simile a una diatesi che a un
tempo o aspetto verbale. Sappiamo questo per due motivi: in primo luogo, le
desinenze del perfetto sono affini a quelle del medio (vedi cap. 3 par. 8.5). In
secondo luogo, in greco alcuni verbi che presentano solo il medio in tutti gli
altri tempi hanno forme attive nel perfetto: ggnomai ggnomai divenire:prs.1sg, egenomen egenom

hn
divenire:aor.1sg sono forme medie, ma
ggona gegona

divenire:prf.1sg morfologicamente attivo. Poich il perfetto aveva un significato analogo al medio, non era necessario indicare questo significato con la diatesi media (vedi Lazzeroni, 1990; Di Giovine, 1996).
Tornando ai verbi che denotano processi spontanei, possiamo osservare
che in questo tipo di eventi il grado di coinvolgimento dellunico partecipante (sintatticamente il soggetto del verbo) massimo. Se dico:
[52]
206

Il vetro si rotto,

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

il soggetto ha ruolo semantico di paziente e subisce involontariamente un


cambiamento di stato; anche se avessimo un soggetto animato in questa
posizione, il suo referente non agirebbe intenzionalmente:
[53]

Giovanni invecchiato.

Probabilmente lindicazione del grado di coinvolgimento ha costituito la


base di partenza per lestensione della forma media anche a verbi che non
erano medi in origine e per la costituzione di una vera opposizione di diatesi. Il significato del medio si poi esteso fino a includere, nella maggior
parte delle lingue, anche il passivo.
5. Infiniti e participi
Nelle lingue indoeuropee, il verbo presenta una serie di forme non finite,
forme cio che non presentano le categorie di accordo di persona e numero, ma possono presentare genere e numero di tipo nominale. In italiano,
le forme non finite del verbo sono linfinito, il participio e il gerundio.
Tutte queste forme hanno in comune il fatto che possono avere in misura
diversa uso verbale, ma che hanno anche un altro uso, che spesso quello
principale. In particolare, linfinito ha uso nominale, come la forma bere
in:
[54]

Larte del bere;

il participio ha uso aggettivale, come la forma cotta in:


[55]

Una bistecca poco cotta;

e il gerundio ha uso avverbiale, come la forma fischiettando in:


[56]

Usciva di casa fischiettando.

Queste forme si chiamano anche forme nominali del verbo, non solo perch in parte hanno comportamento nominale o presentano le categorie
flessive del nome, ma anche perch storicamente i suffissi con cui sono formate si possono far risalire a suffissi che derivavano forme nominali da basi
verbali. Dato il loro duplice comportamento (sia da verbi, sia da parole appartenenti a unaltra classe lessicale), queste forme verbali non sono prototipiche: si trovano sul bordo fra due classi lessicali diverse e hanno caratteristiche di entrambe. Ci era chiaro gi ai grammatici greci e latini, che
chiamarono il participio rispettivamente con i nomi di metokhe e partici207

Le forme non finite


del verbo sono forme
non prototipiche

Introduzione alla linguistica storica

I participi

pium, che indicavano appunto il fatto che essi partecipano delle caratteristiche dei nomi e dei verbi.
Le lingue indoeuropee antiche sono ricche di forme nominali del verbo.
Fra i suffissi che si possono sicuramente ricostruire per lindoeuropeo, troviamo uno dei suffissi del participio, -nt-. Questo suffisso, oltre a essere attestato in quasi tutte le lingue indoeuropee, ha sempre la funzione di formare participi, anche se il valore (presente o passato, attivo o passivo) non
lo stesso in tutte le lingue. In latino e greco, -nt- il suffisso del participio
presente attivo: lego io leggo legens, gen. legentis che legge; elpzo elp
zv
spero elpzon elp
zvn, gen. elpzontos elp
zontoq che spera:
[57]

video
puerum
librum
vedere:prs.1sg bambino:acc.m libro:acc.m
legentem
leggere:prs.part.acc.m
vedo un bambino che legge un libro;

[58] o
ho
dim.nom.m
anwtr

vpvn

men
`

elp
zvn

mn elpzon
ptc sperare:prs.part.nom.m

einai

enai
essere:prs.inf

olbi

vtatoq

anthropon
olbiotatos
uomo:gen.pl.m felice:sup.nom.m
costui, che sperava di essere il pi felice degli uomini (Er. 1.30.3).
Sia il latino sia il greco hanno anche altre forme di participio con valori
temporali o di diatesi diversi; in particolare il greco ha forme di participio
per tutti i tempi e tutte le diatesi.
In ittita, invece, esiste un solo participio, quello appunto in -nt-, che ha valore per lo pi di participio passato e, similmente al participio passato italiano, ha senso passivo con verbi transitivi e attivo con verbi intransitivi:
epmi prendo, appanza (in realt la forma fonologica /apants/) preso,
prigioniero; paimi vado, panza fonologicamente /pants/ andato. Con
alcuni verbi atelici, il participio ittita in -nt- pu avere valore di participio
presente. Per esempio, con huiszi egli vive che atelico abbiamo huiswanza fonologicamente /huiswants/ vivente (e non vissuto).
Anche altri due suffissi di participio, -to- e -no-, sono attestati in un grande
numero di lingue, ma in alcune di esse danno luogo a forme che non sono
participi. Per esempio, la forma in -to- d luogo al participio passato in latino: laudo io lodo ~ laudatus lodato, mentre in greco serve per la formazione di aggettivi deverbali, ma non sistematicamente inserita nei paradigmi flessivi della lingua.
208

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

6. Tabelle riassuntive delle categorie flessive dellindoeuropeo


tabella 1

Categorie del nome in indoeuropeo ricostruito

[Genere]

Numero

Caso

[Maschile]

Singolare

Nominativo

[Femminile]

Plurale

Accusativo

[Neutro]

Duale

Genitivo
Dativo
Strumentale
Locativo
Ablativo
Vocativo

Nella tabella 1 il genere dato fra parentesi perch, come abbiamo detto
(vedi cap. 4 par 3.2), questa categoria inerente al lessema e non flessiva
nel nome (mentre lo nellaggettivo).
tabella 2

Categorie dellaggettivo in indoeuropeo ricostruito

Genere

Numero

Caso

Grado

Maschile

Singolare

Nominativo

Positivo

Femminile

Plurale

Accusativo

Comparativo

Neutro

Duale

Genitivo

Superlativo

Dativo
Strumentale
Locativo
Ablativo
Vocativo
tabella 3

Categorie del verbo in indoeuropeo ricostruito

Tempo/Aspetto
Imperfettivo

Modo

Diatesi

Presente

Indicativo

Attivo

Imperfetto

Imperativo

Medio

Aoristo

Ottativo

Perfetto

Congiuntivo

209

Introduzione alla linguistica storica

Il perfetto inserito nel sistema aspettuale dal fatto che morfologicamente si


costruisce su un terzo tema rispetto a presente e aoristo; dal punto di vista
del significato era forse originariamente da inserire fra le diatesi.
7. I preverbi
Parole con funzioni
diverse

Caratteristica delle lingue indoeuropee una classe di parole che in molte


lingue possono fungere da adposizioni, cio a seconda della posizione rispetto al nome retto preposizioni o pi raramente posposizioni, oppure da
preverbi. Questa classe ancora ben rappresentata in varie lingue indoeuropee, fra cui le lingue germaniche:
[59]

Ich gehe
io
andare:prs.1sg
vado alla stazione;

zum
a + art

[60]

Er will
nicht
egli volere:prs.3sg neg
non vuole ascoltare.

Bahnhof
stazione
zuhren
ascoltare:inf

In [59] la forma zum rappresenta una preposizione articolata zu + dem,


corrispondente allitaliano al. In [60] troviamo di nuovo la forma zu, questa volta per prefissa al verbo hren sentire. Il significato di zu come preposizione non ha pi molti legami con il significato di zu come preverbio
(in questo esempio, anzi, non ha nessun legame). Ci vero in buona parte anche nelle lingue indoeuropee pi antiche, come vediamo dal latino:
[61]

agricola
ambulabat
contadino:nom.m camminare:impf.3sg
un contadino camminava in un campo;

in agro
in campo:abl.m

[62]

incipiebam
dicere
sententiam
iniziare:impf.1sg dire:inf.prs frase:acc.f
stavo incominciando a dire una frase.

In [61] la forma in una preposizione e regge lablativo agro; in [62] invece troviamo in come preverbio, in composizione con il verbo capio
prendere; il composto incipio significa incominciare. Anche in questo
caso, il significato del composto difficilmente ricavabile dal significato
dei due membri.
Anticamente, queste parole erano avverbi indipendenti, che si sono poi
uniti in parte ai sostantivi, diventando pre- o posposizoni, e in parte ai verbi, diventando preverbi. Nel greco omerico troviamo ancora i tre diversi
verso:
usi, come vediamo qui sotto con prs proq
210

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

[63] proq
`
d
amWv

r hje

tenonte

prs d
mpho
rhkse
tnonte
verso ptc indef.n/a.du rompere:aor.3sg tendine:n/a.du
e in pi ruppe entrambi i tendini (Il. 5.307);
[64] ton
`
tn
dim.acc.m
proseWh

apameib

omenoq

d
apameibmenos
ptc rispondere:part.prs.m/p.nom.m
podaq

vkyq
`

Axilleyq

prosphe
pdas
oks
Akhilles
dire:aor.3sg piede:acc.pl.m veloce:nom.m Achille:nom.m
Achille dal piede veloce disse rispondendogli (Il. 1.84);
[65] en al`

ketai
proq
`
zoWon

ein hal
ketai
prs
zphon
in mare:dat.m giacere:prs.m/p.3sg verso buio:acc.m
(Itaca) si trova nel mare, verso loscurit (Od. 9.25-26).
Nellesempio [63] prs proq
ha funzione di avverbio e significa inoltre. In
[64] troviamo un verbo composto, prosphe proseWh

disse. Si osservi che


la stessa frase contiene anche un altro verbo composto, la forma apameibmenos apameib

omenoq

rispondendo, che formata con il verbo amebo


ame
bv scambiare e il preverbio ap ap
o da: i due preverbi indicano la
direzione nella comunicazione. In [65] infine prs proq
ha funzione di
preposizione, significa verso e regge il sostantivo in accusativo zphon
zoWon

.
Secondo alcuni studiosi, nellindoeuropeo ricostruito i preverbi avrebbero
avuto solo la funzione di avverbi indipendenti; in particolare la funzione di
adposizioni (preposizioni o posposizioni) non sarebbe esistita in indoeuropeo, perch le funzioni dei sintagmi nominali sarebbero state indicate unicamente dai casi. Questa ricostruzione per inverosimile, per vari motivi.
In primo luogo, il sistema di casi dellindoeuropeo ricostruito non ricchissimo, mentre sono molto numerose le funzioni semantiche che un costituente nominale pu trovarsi a svolgere. Infatti, anche lingue con sistemi di casi molto pi ricchi, come per esempio lungherese, hanno adposizioni e daltro canto una lingua come il sanscrito, che conserva tutti i casi
dellindoeuropeo, fa anche uso di adposizioni in vari contesti.
In secondo luogo, esistono usi delle adposizioni attestati da numerose lingue che si possono ricostruire per mezzo della comparazione anche per
lindoeuropeo. Un esempio luso di unadposizione derivata dalla radice
*pr davanti per indicare la causa, che, come ha dimostrato Dunkel
211

Uso adposizionale
dei preverbi
in indoeuropeo

Un sintagma
adposizionale
ricostruito

Introduzione alla linguistica storica

(1990), si pu ricostruire in base a usi analoghi riscontrati in greco omerico, ittita, gotico e latino. Si possono confrontare espressioni come pr ph
per paura, got. fara fahdai per la gioia, ittita inani peboio pro` foboio
ran per la malattia kasti piran per la fame, latino prae lacrimis per le lacrime prae timore per paura. Dunkel mette in luce come il fatto che in
greco luso di pro in unespressione di causa eccezionale, riscontrandosi
in un solo passo di Omero, avvalori lipotesi che questa costruzione sia antica. Nelle altre lingue che abbiamo citato la distribuzione varia: in particolare, in ittita peran attestata in espressioni di causa di epoca medioittita
e pi tarda; in latino prae si trova durante tutta la storia della lingua, soprattutto con nomi che denotano sentimenti, mentre lesempio gotico rispecchia un uso generalizzato in numerose lingue germaniche.
Visto lunico esempio greco e in base alle evidenze delle altre lingue, possiamo pensare che probabilmente luso delladposizione *pr per esprimere
la causa sia nato dapprima con nomi di emozioni o stati fisici (paura,
fame, malattia) per denotare la causa di eventi non controllati.
8. Evoluzione nelle principali lingue indoeuropee
Nei paragrafi che seguono prenderemo in esame il sistema delle categorie
grammaticali delle lingue indoeuropee principali (nel senso che pi spesso
possono essere oggetto di studio nelle nostre universit), vale a dire latino,
greco, sanscrito, germanico e slavo. Lesame necessariamente sommario;
solo nella parte dedicata al latino mi sono dilungata in misura un po maggiore che nelle altre parti, in maniera da includere anche alcuni accenni alle
lingue romanze.
8.1. Latino

8.1.1. Nome Il nome latino presenta le categorie riportate nella tabella 4:


tabella 4

Categorie del nome in latino

[Genere]

Numero

Caso

[Maschile]

Singolare

Nominativo

[Femminile]

Plurale

Accusativo

[Neutro]

Genitivo
Dativo
Ablativo
Vocativo

212

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

Il nome latino continua il sistema di classificazione del tardo indoeuropeo


in tre generi, con assegnazione in buona parte arbitraria. Per quanto riguarda lassociazione fra genere e classe flessiva, possiamo rilevare, come
gi per lindoeuropeo ricostruito, lassenza di neutri dalla prima declinazione (temi in -a-), che contiene per lo pi sostantivi femminili, con un piccolo numero di maschili (tutti con referenti animati). Il numero in latino
ridotto a singolare e plurale.
Laggettivo presenta le categorie del nome; fra queste ricordiamo che per
laggettivo anche il genere ha carattere flessivo. Inoltre, laggettivo si flette
anche per grado, comparativo e superlativo. Di questi due gradi, nelle lingue romanze rimane flessivo per lo pi il superlativo.
Per quanto riguarda il sistema dei casi, in latino esso ha subito una riduzione (sincretismo). I casi conservati sono nominativo, vocativo, accusativo,
dativo, genitivo, ablativo. Questultimo caso in realt copre per lo pi le
funzioni dello strumentale indoeuropeo e indica generalmente strumento
o causa, come negli esempi [9] e [9].
Il sottosistema dei casi spaziali ben conservato per i toponimi delle prime
due classi flessive (prima e seconda declinazione). Infatti, il caso locativo
indoeuropeo conservato in un piccolo numero di nomi con referente spaziale (domi a casa, ruri nel campo); anche i nomi di citt e piccole isole
della prima e seconda declinazione conservano il locativo, che per diventato omofono del genitivo (Romae a Roma, di Roma). Con questi
nomi laccusativo ha funzione di allativo (indica cio direzione) e lablativo
indica provenienza (vedi gli esempi [9] e [9]). Con i nomi di citt e piccole isole delle altre classi flessive, che non conservano il locativo, lablativo
pu essere usato sia per indicare luogo, sia per indicare provenienza, mentre laccusativo funziona da allativo. Con tutti gli altri tipi di nomi le relazioni spaziali sono indicate da sintagmi preposizionali.
Nelle lingue romanze possiamo notare alcuni altri sviluppi che riguardano
il nome. In particolare, il sistema di genere tende a ridursi ovunque attraverso leliminazione del neutro. Tracce del neutro sono attestate sia nei
pronomi sia nei sostantivi. In italiano, per esempio, alcuni sostantivi continuano il plurale in -a, che viene per ad acquisire il genere femminile,
come nel caso di luovo vs. le uova, il dito vs. le dita. Questo tipo di flessione molto diffusa in rumeno, lingua in cui costituisce una classe di accordo particolare e viene considerato neutro.
Troviamo poi in italiano anche nomi che hanno un plurale maschile e uno
femminile in -a. In questo caso, rappresentato per esempio da muro vs.
muri vs. mura, il plurale maschile numerabile, mentre quello in -a continua il valore di collettivo del neutro. Infati, le mura sono le mura che cingono una citt nel loro insieme, mentre se vogliamo contare un numero di
pareti specifiche usiamo appunto la forma i muri.
213

Tre generi

Sei casi

Toponimi

Tracce del neutro


nelle lingue romanze

Introduzione alla linguistica storica


Sostituzione dei casi:
lordine
dei costituenti

Preposizioni in luogo
del genitivo
e del dativo

Per quanto riguarda il caso, questa categoria continua nelle lingue romanze
per i pronomi personali e, in maniera pi limitata, per i pronomi relativi.
La scomparsa del caso nel sostantivo ha avuto due effetti. In primo luogo,
le funzioni sintattiche di soggetto e oggetto diretto sono indicate in buona
misura dallordine dei costituenti rispetto al verbo: di norma, il soggetto
precede il verbo e loggetto diretto lo segue. Lordine dei costituenti in latino, italiano e nelle altre lingue romanze sar oggetto di discussione dettagliata nel cap. 5.
In secondo luogo, alcune funzioni che erano espresse sistematicamente dai
casi in latino sono indicate da preposizioni nelle lingue romanze. Fra le
funzioni sintattiche, la dipendenza nominale espressa in tutte le lingue
romanze da preposizioni che derivano dal latino de. Questa preposizione
indicava in latino lallontanamento e spesso il partitivo, in espressioni
come:
[66] se
gladio
percussum esse
ab uno
de illis
rifl.acc spada:abl colpire:prs.inf.p da uno:abl di essi:abl
(che) lui stesso fu colpito con una spada da uno di loro (Cic. Mil. 65).
Possiamo immaginare che sia stata questa la strada attraverso la quale luso
di de si ampliato, fino a includere tutti i contesti in cui prima era usato il
caso genitivo.
Loggetto indiretto, che in latino era indicato dal caso dativo, indicato
nelle lingue romanze da preposizioni che derivano dal latino ad verso. Gi
in latino questa preposizione poteva a volte comparire in contesti in cui di
norma era usato il dativo, con verbi di scambio o comunicazione, come in:
[67]

Oggetto diretto
preposizionale

quae
ad patrem
vis
nuntiari
rel.n/a a
padre:acc volere:prs.2sg dire:prs.inf.p
le cose che vuoi che siano dette a tuo padre (Pl. Capt. 360).

In alcune lingue romanze, come lo spagnolo e alcune variet italiane meridionali, anche loggetto diretto viene indicato in determinati casi da preposizioni. In spagnolo si dice per esempio:
[68]

He visto a Juan
ho visto Giovanni.

In generale, la preposizione compare quando loggetto diretto animato, a


meno che non sia indeterminato. Si confronti:
[69]

214

Estoy buscando a alguien que conocia


sto cercando qualcuno che conoscevo (determinato),

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

con:
[70]

Estoy buscando alguien que sepa el frances


sto cercando qualcuno (indeterminato) che sappia il francese.

Anche in rumeno loggetto diretto preposizionale, ma indicato da una


preposizione che deriva dal latino per.
Per quanto riguarda luso dei casi per esprimere ruoli semantici, piuttosto
che funzioni sintattiche, i notevoli cambiamenti intercorsi fra il latino e le
lingue romanze sono stati causati in primo luogo dalla scomparsa del caso
ablativo. Questo caso aveva varie funzioni in latino; la principale era quella
di indicare lo strumento. Le lingue romanze hanno esteso la preposizione
che indica il comitativo (in italiano con) anche allo strumento. Questa
estensione semantica si basa su una metafora, detta metafora del compagno, secondo la quale uno strumento concepito come un compagno che
accompagna lagente nello svolgimento di unazione. Si tratta di una metafora molto diffusa nelle lingue dEuropa, descritta in Lakoff, Johnson
(1998), su cui esiste una vasta bibliografia (vedi anche Stolz, 2003).

La metafora
del compagno

8.1.2. Verbo Le categorie del verbo latino sono quelle riportate nella tabella 5.
tabella 5

Categorie del verbo in latino

Tempo

Modo

Diatesi

Infectum

Perfectum

Presente

Perfetto

Indicativo

Attivo

Imperfetto

Piuccheperfetto

Imperativo

Medio/passivo

Futuro

Futuro Perfetto

Congiuntivo

Il verbo latino presenta, come gi abbiamo visto nel cap. 3, quattro classi
flessive, di cui la terza divisa in due sottoclassi. Il sistema temporale basato sullalternanza di due temi: tema del presente o infectum, tema del passato o perfectum. In realt, anche se i nomi dei due temi richiamano nozioni
aspettuali, il sistema verbale latino grammaticalizza piuttosto il tempo. Laspetto rimane rilevante soprattutto per lopposizione fra perfetto e imperfetto, come daltro canto continua a essere nelle lingue romanze.
I modi sono ridotti rispetto a quelli dellindoeuropeo ricostruito, perch
manca lottativo. Abbiamo visto (cap. 3 par. 8.6) che le varie formazioni di
congiuntivo del latino continuano sia il congiuntivo sia lottativo indoeuropeo: questo vero anche dal punto di vista delluso, perch il congiuntivo latino ha le funzioni che hanno in greco i due modi. Nelle lingue ro215

Scomparsa
dellottativo

Introduzione alla linguistica storica

Ampliamento del
sistema dei tempi
verbali mediante
forme perifrastiche
nelle lingue romanze

Al sistema dei modi


le lingue romanze
aggiungono
il condizionale

manze si poi creato un nuovo modo, il condizionale, la cui funzione


principale quella di esprimere la modalit potenziale.
Il sistema di diatesi si basa sullopposizione fra attivo e passivo. Il passivo
latino, che deriva dal medio indoeuropeo, ha anche valore di impersonale.
Ci evidenziato, per esempio, dalle forme medie di terza persona singolare dei verbi intransitivi: itur (andare:prs.m/p.3sg) si va; pugnabatur
(combattere:impf.m/p.3sg) si combatteva.
Nelle lingue romanze il verbo mantiene un carattere altamente sintetico per
lindicazione di tempo e modo, mentre lindicazione della diatesi passiva
diventata analitica: non esiste pi il passivo del latino, ma esiste una costruzione passiva fatta mediante lausiliare essere o altri ausiliari (in italiano per
esempio venire). Il sistema di tempi verbali si arricchisce nelle lingue romanze con laggiunta di alcuni tempi passati perifrastici che non esistevano in
latino. In italiano, questi tempi sono il passato prossimo (ho amato) e il trapassato remoto (ebbi amato); il trapassato prossimo (avevo amato) pure un
tempo di creazione nuova, che per non venuto ad aggiungersi, ma ha
piuttosto sostituito la forma sintetica del latino (amaveram). Lopposizione
fra aspetto imperfettivo e perfettivo continua nelle lingue romanze nei tempi
passati, in cui limperfetto mantiene il valore di passato imperfettivo.
Anche il sistema dei modi verbali si ampliato nelle lingue romanze, come
abbiamo gi osservato nel cap. 3, con laggiunta del condizionale, usato in
vari contesti in cui il latino faceva uso del congiuntivo. Luso del congiuntivo inoltre diventato pi limitato di quanto fosse in precedenza. Ci
avvenuto in maniera diversa nelle diverse lingue romanze. Nei dialetti italiani centromeridionali (ad esclusione del toscano), per esempio scomparso il congiuntivo presente, cosa che ha fatto s che il suo uso sia andato
via via limitandosi anche nelle variet di italiano regionale. In francese invece scomparso dalluso il congiuntivo passato, normalmente sostituito
dallimperfetto indicativo.
8.2. Greco

8.2.1. Nome
tabella 6

Categorie del nome in greco

[Genere]

Numero

Caso

[Maschile]

Singolare

Nominativo

[Femminile]

Plurale

Accusativo

[Neutro]

Duale

Genitivo
Dativo
Vocativo

216

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

Il nome greco mantiene tre generi e tre numeri; il numero dei casi invece
fortemente ridotto. Abbiamo gi ricordato nel cap. 3 che la variet di greco
pi antica che conosciamo, il cosiddetto miceneo, aveva anche un caso
strumentale. La riduzione dei casi avvenuta dallindoeuropeo al greco quindi in un primo tempo aveva riguardato solo lablativo, che si era fuso con il
genitivo, e il locativo, che si era fuso con il dativo. Pi tardi anche lo strumentale si fuse con il dativo/locativo. Il dativo nel greco classico aveva pertanto le tipiche funzioni del dativo indoeuropeo per lo pi con nomi animati, mentre con inanimati aveva generalmente le funzioni dello strumentale indoeuropeo, cio poteva indicare strumento e causa. Il ruolo semantico locativo era espresso generalmente attraverso sintagmi preposizionali.
Le categorie flessive dellaggettivo sono quelle del nome, con il genere che
ha carattere flessivo, pi il grado (comparativo e superlativo).
Nel passaggio dal greco classico a quello bizantino, su cui si fonda il greco
moderno, anche il caso dativo scomparso, venendo sostituito in alcuni
dialetti dal genitivo e in altri dallaccusativo. Nella lingua standard moderna il genitivo dei pronomi ad avere la funzione che aveva in greco antico
il dativo; per i sostantivi il dativo stato sostitutito da una preposizione che
significa a, a somiglianza di quanto avvenuto nelle lingue romanze. Il
greco moderno presenta pertanto un sistema di casi ridotto a nominativo,
accusativo e genitivo.

Riduzione
del sistema
dei casi

Scomparsa del dativo

8.2.2. Verbo
tabella 7

Categorie del verbo in greco

Tempo/Aspetto

Modo

Diatesi

Presente

Indicativo

Attivo

Imperfetto

Imperativo

Medio

Aoristo

Ottativo

Passivo

Futuro

Congiuntivo

Futuro Perfetto
Perfetto
Piuccheperfetto

Il sistema verbale del greco conserva molte delle caratteristiche del sistema
verbale che si ricostruisce per lindoeuropeo, in primo luogo la centralit
dellopposizione fra presente e aoristo come opposizione aspettuale. Tuttavia, si sono create nuove opposizioni temporali, prima fra tutte quella introdotta dal futuro (vedi tab. 7).
217

Centralit
dellaspetto

Introduzione alla linguistica storica


Creazione
della
diatesi passiva

Il greco innova inoltre nel campo della diatesi: futuro e aoristo hanno infatti oltre allattivo e al medio anche un passivo. Pertanto, mentre negli altri tempi (per esempio, il presente) il medio ha valore sia di medio sia di
passivo, il futuro e laoristo presentano una triplice opposizione. Si vedano
come esempi:

fa ~ prssetai prassetai

si fa (medio), viene fatto


prssei prassei
(passivo);
ajato
`
si fece (medio) ~ eprkhthe
prakse e praje fece ~ eprksato epr
epr
axwh

fu fatto (passivo).

interessante soffermarsi sullorigine del passivo: i suffissi -the- e -e- che


concorrono alla sua formazione sembrano aver avuto come funzione originaria quella di ridurre la valenza dei verbi transitivi, rendendoli intransitivi
(ma non passivi). Le desinenze che si aggiungono al tema dellaoristo e del
futuro passivo formati con questi suffissi non sono quelle del medio, bens
quelle dellattivo.
8.3. Sanscrito

8.3.1. Nome
tabella 8

Categorie del nome in sanscrito

[Genere]

Numero

Caso

[Maschile]

Singolare

Nominativo

[Femminile]

Plurale

Accusativo

[Neutro]

Duale

Genitivo
Dativo
Strumentale
Locativo
Ablativo
Vocativo

Carattere
conservativo
del nome
in sanscrito

Il nome sanscrito conserva tutti i casi che si ricostruiscono per lindoeuropeo (vedi tab. 8): anzi, costituisce la base per la ricostruzione. Le funzioni
dei casi in sanscrito sono quelle che abbiamo individuato per lindoeuropeo ricostruito.
218

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

Anche in sanscrito laggettivo presenta le stesse categorie del nome,


compreso il genere per laccordo, e inoltre il grado comparativo o superlativo.
8.3.2. Verbo
tabella 9

Categorie del verbo in sanscrito

Tempo/[Aspetto]

Modo

Diatesi

Presente

Indicativo

Attivo

Imperfetto

Imperativo

Medio

Aoristo

Ottativo

Passivo

Futuro

Congiuntivo

Perfetto

Ingiuntivo

Il sistema verbale sanscrito (vedi tab. 9) conserva il sistema indoeuropeo dal punto di vista formale, dato che basato sullopposizione dei
tre temi di presente, aoristo e perfetto. Tuttavia, le opposizioni espresse sono per lo pi temporali. In particolare, scomparsa lopposizione
aspettuale fra imperfetto = passato imperfettivo e aoristo = passato perfettivo e si trasformata in unopposizione temporale: laoristo ha il
valore di un passato prossimo, mentre limperfetto ha il valore di un
trapassato.
Per quanto riguarda i modi, notiamo nel sanscrito vedico la presenza dellingiuntivo. Questo modo pu forse risalire a una fase molto arcaica dellindoeuropeo; denota lassenza di temporalit e anche di modalit, confondendosi spesso con gli altri modi, in particolare limperativo e il congiuntivo.
Il sanscrito aggiunge una diatesi passiva allattivo e al medio, ma solo per il
presente (altrove il medio ha valore di passivo). La natura morfologica del
passivo diversa da quella delle altre diatesi, in quanto esso derivazionale:
si forma con il suffisso -ya- sul grado ridotto della radice; i derivati cos formati prendono le desinenze del medio e seguono la quarta classe flessiva
(vedi cap. 3 par. 8.6). Per laoristo e il perfetto non c un passivo specifico,
ma il medio a poter prendere anche il valore di passivo.
8.4. Germanico Ricordiamo in primo luogo che, al contrario di quanto

avviene con latino, greco e sanscrito, con germanico non indichiamo


una lingua attestata, ma una lingua ricostruita. Perci, in alcuni casi il
riferimento a una lingua specifica e non pu essere esteso a tutto il
gruppo.
219

Perdita
dellopposizione
aspettuale

Il modo ingiuntivo

Carattere
derivazionale
del passivo

Introduzione alla linguistica storica

8.4.1. Nome
tabella 10

Categorie del nome in germanico

[Genere]

Numero

Caso

[Maschile]

Singolare

Nominativo

[Femminile]

Plurale

Accusativo

[Neutro]

Genitivo
Dativo
Strumentale
Vocativo

Riduzione
del sistema
dei casi

Il caso strumentale era attestato ancora nelle fasi pi antiche delle lingue
germaniche occidentali, mentre un vocativo distinto dal nominativo esiste
solo in gotico.
Il sistema di casi attestati in tutte le lingue germaniche pertanto ridotto a
quattro, cio nominativo, accusativo, genitivo e dativo: il sistema del gotico (a parte le tracce di vocativo) e del nordico e quello a cui si conformano anche le lingue occidentali dopo la scomparsa dello strumentale; questo
sistema continua nellalto tedesco moderno. Si tratta di un sistema che potrebbe sembrare simile a quello del greco, nel senso che i casi conservati
sono gli stessi; in realt il loro uso profondamente diverso. Infatti, mentre
in greco antico i casi senza preposizione hanno un ampio uso anche per
esprimere i ruoli semantici (per esempio il dativo semplice pu esprimere il
ruolo di strumento), in germanico essi sono in misura maggiore limitati allespressione delle funzioni sintattiche, mentre i ruoli semantici sono
espressi in generale con preposizioni.
Nelle lingue germaniche laggettivo si flette per numero e caso come il
nome e presenta la flessione per genere per laccordo; inoltre, laggettivo
germanico si flette per grado (comparativo e superlativo). La gradazione
dellaggettivo ha ancora carattere flessivo, in diversa misura, nelle lingue
germaniche moderne. Il duale scomparso dal nome, ma in gotico sopravvive ancora come categoria di accordo del verbo.
8.4.2. Verbo
tabella 11

Categorie del verbo in germanico

Tempo

Modo

Diatesi

Presente

Indicativo

Attivo

Preterito

Imperativo

Passivo

Ottativo

220

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

Il sistema verbale del germanico profondamente ristrutturato rispetto a


quello che si ricostruisce per lindoeuropeo, essenzialmente per la completa
scomparsa dellopposizione aspettuale: rimane pertanto solo lopposizione
fra tempo presente e tempo passato (chiamato tradizionalmente per il germanico preterito; vedi tab. 11). Al contrario di quanto avviene nelle lingue
viste fin qui, non si formato nelle lingue germaniche un futuro flessivo.
Fra i modi, oltre allindicativo continuano anche limperativo e lottativo
indoeuropeo. Questo modo viene chiamato congiuntivo da alcune grammatiche, perch la sua funzione simile a quella del congiuntivo indoeuropeo, piuttosto che dellottativo. La diatesi passiva conserva carattere flessivo solo in gotico in alcune forme del presente indicativo e ottativo; per lo
pi per troviamo forme perifrastiche.

Scomparsa
dellopposizione
aspettuale

Riduzione
del sistema
dei modi

8.5. Slavo Come per il germanico, ci troviamo qui in presenza di una famiglia composta da lingue diverse, senza una fase unitaria rappresentata da
una lingua capostipite. Il sommario che fornisco pertanto riferito alla lingua di attestazione pi antica, cio lo slavo ecclesiastico, ma bisogna ricordare che le altre lingue slave non sono in rapporto di derivazione diretta da
questa lingua.

8.5.1. Nome
tabella 12

Categorie del nome in slavo

[Genere]

Numero

Caso

[Maschile]

Singolare

Nominativo

[Femminile]

Plurale

Accusativo

[Neutro]

Duale

Genitivo
Dativo
Strumentale
Locativo
Vocativo

Il nome slavo continua in maniera molto conservativa le categorie del


nome ricostruite per lindoeuropeo, mantenendo tre generi, tre numeri e
tutti i casi meno lablativo, che sostituito dal genitivo con preposizioni
(vedi tab. 12).
Fra le lingue slave moderne, hanno perso i casi il bulgaro e il macedone; le
altre mantengono sistemi abbastanza simili a quello dello slavo ecclesiastico. Il caso detto in russo prepositivo corrisponde allantico locativo; esso
221

Perdita dellablativo

Introduzione alla linguistica storica

deve il suo nome attuale al fatto che in russo moderno viene usato solo allinterno di sintagmi preposizionali.
Laggettivo continua tutte le categorie flessive dellaggettivo indoeuropeo,
quindi quelle del nome compreso il genere come categoria di accordo e in
pi il grado.
8.5.2. Verbo
tabella 13

Categorie del verbo in slavo

Tempo

Modo

Presente

Indicativo

Imperfetto

Ottativo

Aoristo
Lopposizione
aspettuale
viene espressa
prevalentemente
con mezzi
derivazionali

Il verbo slavo fin dalle sue fasi pi antiche dimostra di aver perso molte delle categorie flessive del verbo indoeuropeo (vedi tab. 13). Soffermandoci in
primo luogo sul sistema di aspetto e tempo, ricordiamo che, come gi osservato (cap. 3 par. 8.6), esso stato profondamente ristrutturato dalla tendenza dellopposizione fra aspetto perfettivo e aspetto imperfettivo a venir
espressa con mezzi derivazionali piuttosto che flessivi. In generale, i verbi
di azione hanno aspetto perfettivo; limperfettivo viene derivato con un
suffisso. Tuttavia, in slavo ecclesiastico e in parte delle altre lingue slave, alcuni verbi possono coniugarsi allaoristo e allimperfetto: quindi, lopposizione rimane in parte flessiva. Nel russo moderno, com noto, lopposizione flessiva fra aoristo e imperfetto non esiste: limperfetto il passato dei
verbi perfettivi, mentre allaoristo corrisponde il passato dei verbi perfettivi. La distinzione fra verbi perfettivi e verbi imperfettivi derivazionale.
Fra i modi, lo slavo continua solo lindicativo e lottativo indoeuropei.
Lottativo ha per assunto per lo pi la funzione dellimperativo (o del
congiuntivo esortativo per la prima persona).
Lopposizione di diatesi non pi espressa con mezzi flessivi: il passivo si
forma in maniera perifrastica.
In questo capitolo

Il lessico viene diviso in parti del discorso: di esse alcune esibiscono propriet
morfologiche (nomi e verbi), altre vengono individuate in base alla loro funzione
sintattica (preposizioni, avverbi). Alcune forme lessicali si collocano al confine tra
due o pi classi (forme nominali del verbo).
Il nome indoeuropeo presenta le categorie di numero, genere e caso.
In base al numero si distinguono singolare, plurale e duale; esisteva poi un suf222

4.

Fra morfologia e sintassi: le categorie grammaticali delle lingue indoeuropee

fisso di collettivo, ricostruito come *- h2. Il genere presentava in origine lopposizione neutro ~ non-neutro. Pi tardi laccordo con laggettivo e il suffisso *- h2
hanno prodotto un nuovo genere, il femminile, in cui sono confluiti i nomi astratti
e i sostantivi con referenti femminili. Ci ha ristrutturato lorganizzazione del
genere indoeuropeo. I casi ricostruiti sono otto: nominativo, genitivo, accusativo,
dativo, ablativo, locativo, strumentale e vocativo. Laggettivo indoeuropeo concorda col nome in genere, numero e caso e possiede un grado comparativo e uno
superlativo.
Il verbo indoeuropeo presenta le categorie di tempo, aspetto, diatesi e modo.
Allopposizione aspetto perfettivo ~ imperfettivo si aggiunta unopposizione temporale (presente ~ passato). Il perfetto denotava in origine stato e si avvicinava
alla diatesi, che si articola in attivo e medio.
I modi indicativo, congiuntivo, ottativo, imperativo esprimono modalit; non cos le
forme nominali del verbo (gerundio, infinito e participio).
I preverbi costituiscono una classe particolare: fungono da pre/posposizioni o
preverbi e hanno avuto origine da antichi avverbi. Questa triplice funzione ancora conservata in alcune lingue indoeuropee, come il greco omerico.
Levoluzione delle parti del discorso indoeuropee viene trattata in rapporto
alle principali lingue: greco, sanscrito, latino, lingue germaniche e lingue slave.

Letture consigliate
La ricostruzione delle categorie grammaticali indoeuropee e le loro funzioni possono essere approfondite anche in riferimento alle singole lingue attraverso i saggi
riuniti in Giacalone Ramat, Ramat (1997); si pu inoltre consultare Szemernyi
(1985), la cui ricostruzione per basata essenzialmente sul sanscrito. Per approfondimenti relativi al latino e al greco, si vedano Palmer (1977) e Meillet (1976) e
per gli sviluppi nelle lingue europee moderne Banfi, Grandi (2003) e soprattutto
Nocentini (2002), che contiene anche una breve discussione teorica sulle categorie
grammaticali. Per le lingue romanze, la prima opera di riferimento Tagliavini
(1972). Per approfondire le singole categorie grammaticali in prospettiva tipologica,
si possono consultare i manuali della Cambridge University Press a esse dedicati:
Corbett (1991) sul genere e Corbett (2000) sul numero, Blake (1994) sul caso, Comrie (1976) sullaspetto e Comrie (1985) sul tempo, Palmer (1986) sul modo verbale e
la modalit e Klaiman (1991) sulla diatesi.

223

5
Il mutamento sintattico

1. Introduzione
Nel presente capitolo ci occuperemo del mutamento sintattico. I problemi
trattati saranno la struttura della frase semplice, in particolar modo lordine
dei costituenti, lindicazione delle relazioni grammaticali, la struttura del periodo e lo sviluppo della subordinazione. Una buona parte degli argomenti
trattati nel cap. 4 riguardano anche il mutamento sintattico: per esempio, la
scomparsa dei casi comporta che funzioni sintattiche e ruoli semantici dei costituenti siano espressi in qualche altra maniera, cosa che pu avere conseguenze sullordine dei costituenti o sulla struttura del sintagma verbale.
A partire dalla pubblicazione di Greenberg (1963) si sviluppato nel secolo
scorso un importante filone di studi sulla tipologia dellordine dei costituenti, che esamineremo nel par. 2. Tali studi sono stati messi in relazione
con il mutamento linguistico: molti studiosi hanno creduto in un primo
tempo che il mutamento sintattico fosse totalmente riducibile e nello stesso tempo spiegabile con il passaggio da un tipo sintattico a un altro, in base
allassunto che le lingue tendono a conformarsi a un tipo in maniera rigida.
In realt, come avremo modo di vedere, questo non vero: poche lingue si
conformano a un tipo in maniera assolutamente coerente, mentre la maggior parte presenta al pi una tendenza verso un determinato tipo. Inoltre,
lingue dello stesso tipo hanno maggiore o minore libert nellimpiegare ordini alternativi (come litaliano e linglese; vedi gli esempi nel par. 2 di questo capitolo) ed esistono parametri che non sono inclusi in quelli di Greenberg, come la posizione fissa del verbo (per esempio, sempre dopo il primo
costituente nominale nella frase, come in tedesco; vedi ancora il par. 2).
Nellesaminare i mutamenti intercorsi fra il latino e le lingue romanze parleremo anche dello sviluppo del sistema romanzo di pronomi clitici. Pi in
generale, vedremo che i clitici hanno grande rilevanza per lo studio dellordine dei costituenti.
Lo studio dellordine dei costituenti ha comunque tradizione pi antica
nellambito della linguistica indoeuropea: gi fra la fine dellOttocento e
linizio del Novecento, Wackernagel e Behaghel formularono le leggi che
225

Tipologia dellordine
dei costituenti

Introduzione alla linguistica storica

Relazioni
grammaticali

La struttura
del periodo

vanno sotto i loro nomi e che riguardano tendenze riscontrate nelle lingue
indoeuropee, che studi tipologici pi recenti hanno dimostrato almeno in
parte di validit pi generale.
Il mutamento sintattico pu poi anche comportare il passaggio da un tipo
di segnalazione delle relazioni grammaticali a un altro. Come vedremo nel
par. 8 di questo capitolo, le lingue variano quanto al modo in cui si pu definire il soggetto, in base alle sue propriet morfosintattiche. Oltre a poter
essere classificate in tipi mediante questo parametro, le lingue possono
cambiare tipo di segnalazione e di fatto spesso lo mutano, come vedremo
pi avanti.
Unaltra area della sintassi approfondita dai neogrammatici costituita dal
rapporto fra paratassi e ipotassi e dallo sviluppo dellipotassi. Il fatto che
non si possano ricostruire per lindoeuropeo dei subordinatori e che anche
i pronomi relativi risalgano a temi pronominali che avevano pi anticamente altre funzioni ha fatto pensare a questi studiosi che lindoeuropeo ricostruito non avesse ipotassi e che questa si sia sviluppata solo nelle singole
lingue indoeuropee. Questa impressione poi stata corroborata dai dati
dellittita, una lingua in cui lipotassi ha uno sviluppo molto inferiore a
quello delle altre lingue indoeuropee.
2. Tipologia sintattica I: lordine dei costituenti

Gli universali
di Greenberg

La variazione fra lingue diverse riguardo allordine dei costituenti nella frase stata oggetto di osservazione per lo meno a partire dalla pubblicazione
del libro di Henri Weil, De lordre des mots dans les langues anciennes compares aux langues modernes (1844). Weil osservava che le lingue europee
moderne, essenzialmente francese, tedesco e inglese, presentavano maggiori restrizioni nellordine dei costituenti della frase semplice (cio di una frase indipendente senza subordinate) di quanto non avvenisse nel latino e
nel greco classico. Le osservazioni di Weil erano basate, pi che su propriet sintattiche, su modalit di organizzazione dellinformazione nellenunciato, cio su propriet pragmatiche delle lingue in esame. Solo in epoca
pi recente lo studio della prospettiva comunicativa nella frase stato messo in relazione con la tipologia dellordine dei costituenti, che stata elaborata su criteri sostanzialmente sintattici pi di un secolo dopo le osservazioni dello studioso tedesco.
La nascita della tipologia dellordine dei costituenti si fa risalire alla pubblicazione dellarticolo di Joseph Greenberg, Some universals of grammar with
particular reference to the order of meaningful elements, nel 1963. In base allordine di soggetto, verbo e oggetto diretto trovato nellenunciato transitivo non marcato, da lui chiamato ordine basico, Greenberg divideva le
lingue in tre tipi: VSO, SVO e SOV. Enunciato non marcato in questo
contesto significa un enunciato assertivo la cui curva intonazionale non
226

5.

Il mutamento sintattico

presenti elementi particolarmente accentati o enfatizzati, sia cio la pi


neutra possibile. Lenunciato non marcato dovrebbe essere quello che pu
comparire fuori di qualunque contesto, in modo che la sua struttura non
sia influenzata da fattori contestuali.
Vediamo di seguito esempi dei tre tipi, prima di passare a una discussione
dettagliata della validit di questa classificazione. Il primo tipo, VSO,
quello dellebraico biblico e dellarabo classico. Nellenunciato transitivo
lordine pi neutro quello in cui il verbo finito precede soggetto e oggetto diretto:

Lingue VSO

[1] b@resit
hassamaim w@ et
haares.
bara elohim et
in-principio cre Dio ogg.dir i-cieli
e ogg.dir la-terra
in principio Dio cre i cieli e la terra (Gen. 1.1).
Anche alcune lingue indoeuropee presentano questordine, in particolare
le lingue celtiche, come dimostra il seguente esempio dallirlandese moderno:
[2]

dith
ceapaire
Bill
mangiare:pret.3sg
Bill panino
Bill ha mangiato un panino.

Le lingue del secondo tipo, SVO, sono quelle in cui il verbo collocato fra
soggetto e oggetto diretto, come litaliano o linglese, in cui abbiamo frasi
come:
[3]

Giovanni bacia Maria;

[4]

I know John
io conosco Giovanni.

Infine, il terzo tipo, SOV, in cui il verbo finito si colloca al fondo della frase, quello di lingue come il giapponese e il turco:
[5]

Hiroshi ga
ringo o
tabete
Hiroshi sogg mela ogg mangiare-ger
Hiroshi sta mangiando la mela;

[6]

Ali Meryem-i
grd
Ali Maria-acc vedere-pass
Ali ha visto Maria.

iru
aus

227

Lingue SVO

Lingue SOV

Introduzione alla linguistica storica


Posizione
reciproca di testa
e modificatore

Greenberg osserva poi che a ciascuno di questi tre tipi si associano altre regolarit nellordine delle parole, soprattutto pertinenti alla struttura dei
sintagmi e riguardanti lordine rispettivo di teste nominali (abbreviato N)
e loro modificatori, cio aggettivi attributivi (A), frasi relative (Rel) e sostantivi dipendenti (G). Greenberg raggruppa questi ultimi sotto letichetta di genitivo, perch nelle lingue con casi, come per esempio il latino, il
genitivo indica la dipendenza nominale (vedi cap. 4). In italiano, questa
funzione svolta per lo pi dalla preposizione di, come possiamo vedere
dallesempio: lat. domus Marcelli (casa:nom.sg Marcello:gen.sg), it. la
casa di Marcello, dove le parole domus e casa sono le teste dei rispettivi sintagmi, mentre Marcelli e di Marcello ne sono i modificatori.
Dai dati esaminati da Greenberg, risulta che nelle lingue dei primi due tipi
(VSO e SVO) i modificatori seguono di norma la testa nominale, mentre
in quelle del terzo tipo (SOV) la precedono. Inoltre, nelle lingue dei primi
due tipi si riscontra per lo pi luso di preposizioni (Prep), mentre in quelle
del terzo tipo si trovano di norma posposizioni (Posp).
Riassumendo abbiamo:
i tipo VSO: NA, NG, NRel, Prep;
ii tipo SVO: NA, NG, NRel, Prep;
iii tipo SOV: AN, GN, RelN, Posp.
Rispetto ai tipi i e iii, che, nei dati di Greenberg, presentano grande regolarit, fra le lingue del tipo ii esistono maggiori variazioni, soprattutto
riguardanti la posizione reciproca di nome e aggettivo attributivo e
nome e genitivo. Cos, se per esempio litaliano ha effettivamente lordine NA e NG, come in un libro interessante e la casa di Marcello, linglese
presenta lordine inverso per laggettivo attributivo: an interesting book
(ordine AN). Per la dipendenza nominale, linglese ha com noto due
strategie: il cosiddetto genitivo sassone, che precede la testa (Marcellos
home) e il sintagma preposizionale introdotto da of , che la segue (the home of Marcello).
Larticolo di Greenberg ha segnato linizio di un fiorente filone di studi dedicati alla tipologia dellordine basico, cio lordine non marcato dei costituenti nella frase transitiva, studi che in buona parte hanno anche avuto
ricadute per la linguistica storica.
Dapprima, la tipologia dellordine basico stata trattata da molti studiosi
come un metodo euristico dotato di precisione assoluta per stabilire una
serie di caratteristiche sintattiche delle lingue esaminate, spesso ben al di l
delle correlazioni indicate da Greenberg. Lesistenza di lingue in cui lordine dei costituenti effettivamente molto rigido, quali linglese o il turco,
ha spesso fatto s che i dati di lingue dotate di ordine pi libero siano stati
forzati in modo da farle rientrare in uno dei tre tipi.
Con un importante articolo del 1978, Sandra Thompson metteva in luce
invece come alcune lingue abbiano piuttosto un ordine dei costituenti
228

5.

Il mutamento sintattico

pragmatico, cio regolato da condizioni dettate dalle esigenze della struttura comunicativa della frase, piuttosto che di quella sintattica.
In effetti, le lingue che rientrano perfettamente in uno dei tre tipi individuati sopra sono relativamente poche e anche limitandoci alle lingue a
noi pi vicine possiamo osservare molte discrepanze. Per esempio, in italiano lenunciato intransitivo non marcato molto spesso ha lordine VS,
come in:
[7]

Arriva il treno,

mentre in inglese SV obbligatorio con tutti i tipi di verbi. Il latino, lingua


spesso considerata abbastanza rappresentativa del tipo SOV, ha preposizioni, e non posposizioni; inoltre, lordine di aggettivo attributivo e testa nominale prevalentemente AN, ma lordine di genitivo e testa nominale
spesso NG.
Bisogna inoltre distinguere fra la posizione del verbo e quella dei costituenti nominali. In inglese lordine SVO presenta lo stesso grado di obbligatoriet per tutti e tre i costituenti, dato che la posizione reciproca di soggetto
e oggetto ha funzione grammaticale: se invertiamo i due costituenti nominali, automaticamente invertiamo anche le loro funzioni sintattiche, come
dimostra lesempio che segue (e come avviene anche in italiano):
[8]

John loves Mary / Mary loves John


Giovanni ama Maria / Maria ama Giovanni.

In turco, lingua in cui la posizione finale del verbo ha un alto grado di obbligatoriet, i due costituenti S e O possono essere invertiti, senza che cambi il significato della frase, dato che le loro funzioni sintattiche sono indicate dallassenza di marca sul soggetto e dal morfema -i di accusativo definito
sulloggetto diretto. Se invertiamo i costituenti nella frase [6] otteniamo
quindi:
[9]

Meryem-i
Ali grd
Maria-acc Ali vedere-pass
Ali ha visto Maria.

Si osservi che limpossibilit di spostare i costituenti in inglese si riscontra


anche in frasi in cui la morfologia permetterebbe di individuare il soggetto
senza ambiguit: se prendiamo come esempio la frase [4], vediamo che il
soggetto non pu essere che I, dato che in caso nominativo; inoltre il verbo non porta la desinenza della terza persona singolare e loggetto diretto
John appunto una terza persona singolare. Eppure la frase:
229

Le lingue possono
avere ordine
dei costituenti
pi o meno rigido

Introduzione alla linguistica storica

[10]

??John know I

non accettabile neanche con enfasi sulloggetto. Se vogliamo dare maggior evidenza alloggetto, avremo piuttosto:
[11]

La posizione
del verbo in frase
principale in tedesco

John I know.

Infatti, come abbiamo detto sopra, la posizione preverbale del soggetto


fortemente obbligatoria in inglese, tanto che neanche la frase intransitiva
tollera il soggetto postverbale (in realt in inglese il soggetto postverbale ha
una sua limitata esistenza anche in frasi assertive, come eredit del tipo V2
proprio delle lingue germaniche; vedi sotto la descrizione del tedesco).
Un altro esempio interessante che dimostra come la posizione dei costituenti nominali e quella del verbo finito non siano soggette allo stesso grado di obbligatoriet quello del tedesco. Lordine dellenunciato transitivo
SVO, come in
[12]

Der
Vater liebt die
il:nom padre ama la:nom/acc
il padre ama la figlia.

Tochter
figlia

Questo ordine sembra accomunare il tedesco a inglese e italiano, ma ci


vero solo in apparenza: infatti, da un lato il tedesco ammette linversione
dei due costituenti nominali senza cambiamento di significato, come in:
[13]

Die
Tochter liebt der
la:nom/acc figlia
ama il:nom
il padre ama la figlia,

Vater
padre

ma non ammette che il verbo finito della frase principale sia collocato in
una posizione diversa. In altre parole, il verbo in questo tipo di frase deve
trovarsi obbligatoriamente in seconda posizione, dopo il primo costituente; il soggetto, qualora non occupi la prima posizione della frase, deve occupare obbligatoriamente la posizione immediatamente postverbale (esistono eccezioni che non prenderemo in considerazione qui). Pertanto, una
frase come:
[14]

*Gestern Hans
war
ieri
Giovanni essere:pret.3sg
ieri Giovanni non era da me

nicht bei mir


non da 1sg.dat

non accettabile, mentre lo sono tutte le possibili combinazioni in cui il


verbo occupi la seconda posizione e il soggetto sia adiacente al verbo:
230

5.

Il mutamento sintattico

[15]

Hans
Giovanni

war
essere:pret.3sg

gestern nicht bei mir


ieri
non da 1sg.dat;

[16]

Gestern
ieri

war
essere:pret.3sg

Hans
Giovanni

[17]

Bei mir
da 1sg.dat

war
essere:pret.3sg

nicht bei mir


non da 1sg.dat;

Hans
Giovanni

gestern
ieri

nicht
non.

Lingue come il tedesco sono dette lingue V2 (in inglese verb second); si
tratta di lingue che sfruttano la prima posizione dellenunciato a scopi
pragmatici, mentre hanno un ordine per lo pi obbligatorio nel resto dellenunciato.
Da queste poche osservazioni possiamo vedere che lordine dei costituenti
in una lingua qualcosa di pi problematico e complesso di quanto spesso le generalizzazioni tratte da Greenberg non abbiano condotto a pensare. Torneremo su questo problema pi diffusamente nei paragrafi che seguono.
3. Due leggi sullordine dei costituenti
Nel presente paragrafo parleremo di due leggi sullordine dei costituenti, le
leggi di Wackernagel e Behaghel e del loro peso per la ricostruzione della
sintassi indoeuropea; vedremo che entrambe colgono, in maniera diversa,
fattori che influenzano o possono influenzare lordine dei costituenti anche
in lingue appartenenti ad altre famiglie. Preliminarmente, vedremo brevemente come le caratteristiche fonologiche e categoriali dei costituenti (classe lessicale o struttura sintattica interna) influenzino la loro posizione nella
frase.
Abbiamo individuato nel paragrafo precedente tre
tipi di lingue, in base allordine dei costituenti, e abbiamo visto che i tre
tipi individuati presentano anche preferenze quanto alla posizione rispettiva di teste nominali e loro modificatori e di adposizioni e complementi
delle adposizioni (vedi cap. 4 par. 7).
Per uno studio approfondito della struttura della frase, per, necessario
anche esaminare le possibili restrizioni sulla posizione di determinati costituenti. Se non facciamo distinzioni, per esempio, fra parole vere e proprie e
clitici (su cui vedi cap. 3 par. 2.1), rischiamo di fare affermazioni come
questa:
3.1. Tipi di costituenti

nelle lingue che hanno subito un mutamento simile [cio il passaggio dal tipo
SOV al tipo SVO] come lo swahili o lo spagnolo, i pronomi oggetto costituivano

231

I clitici presentano
regole
di posizionamento
speciali

Introduzione alla linguistica storica

una forza cos conservativa che fino a oggi conservano lordine OV. [...] In spagnolo c un [...] contrasto: yo compr los libros ~ yo los compr [io ho comprato i
libri ~ io li ho comprati] (Bickerton, Givn, 1976, p. 23, traduzione mia).

Costituenti o parole?

In realt il contrasto non fra oggetto nominale e oggetto pronominale,


ma fra oggetto rappresentato da un costituente tonico e oggetto clitico: infatti, anche un oggetto pronominale in spagnolo (come pure in italiano)
sarebbe postverbale se fosse accentato. Possiamo confrontare per esempio
lho visto con ho visto lui.
Inoltre, la posizione del clitico obbligatoria rispetto al verbo, mentre
quella delloggetto pronominale accentato non lo : con particolare intonazione possiamo infatti avere lui ho visto, ma non *ho vistolo. La posizione
proclitica (cio prima del verbo, vedi cap. 3 par. 2.1) andata fissandosi
durante la storia delle lingue romanze: fino alla fine dellOttocento, questi
clitici erano spesso enclitici, cio seguivano il verbo (anche finito). Quindi
largomento di Bickerton e Givn potrebbe essere addirittura rovesciato!
Dobbiamo poi operare un chiarimento terminologico: spesso invece che di
ordine dei costituenti si parla di ordine delle parole. Sono questi due concetti intercambiabili, e se non lo sono, qual la differenza? E si tratta di
due problemi entrambi da studiare? La differenza fra parola e costituente
risiede nel fatto che la prima ununit dellanalisi morfologica, mentre il
secondo ununit dellanalisi sintattica. Un costituente pu consistere in
una o pi parole, ma caratterizzato dal fatto di svolgere una certa funzione sintattica. Cos il costituente soggetto in:
[18]

Maria mangia un panino,

Maria, che anche (ma per caso) una parola, mentre il costituente soggetto in:
[19]

Il figlio di Maria beve la Coca Cola,

il figlio di Maria, che consta invece di pi parole.


Oltre ai clitici, ci sono altri tipi di parole che hanno rilevanza speciale per
lordine dei costituenti: per esempio, in molte lingue e sicuramente nelle
lingue indoeuropee il verbo finito (quindi non il sintagma verbale) ha una
rilevanza specifica. Prova ne che quando parliamo di ordine VSO, SVO e
SOV ci riferiamo con S e O generalmente al sintagma nominale soggetto e
al sintagma nominale oggetto, ma con V ci riferiamo al verbo finito e nel
caso che il verbo sia una forma composta ci riferiamo allausiliare finito.
Per esempio, come abbiamo osservato in precedenza, in tedesco esiste una
regola per cui il verbo finito ha sempre in frase principale la posizione dopo
il primo costituente, posizione che per comodit chiameremo P2. In caso
232

5.

Il mutamento sintattico

di forme verbali composte, questo si rispecchia nel fatto che lausiliare a


trovarsi obbligatoriamente nella posizione P2:
[20] Ich gehe
zum
io
andare:1sg a + art.dat
vado in spiaggia;
[21]

Ich bin
zum
io
essere:1sg a + art.dat
sono andato in spiaggia.

Strand
spiaggia

Strand
spiaggia

gegangen
andare:part

In generale, i costituenti pesanti hanno meno libert di posizione di quelli


leggeri e spesso tendono a occupare lultima posizione nella frase, come vedremo pi avanti (cap. 5 par. 3.3). Con costituenti pesanti intendiamo costituenti particolarmente complessi dal punto di vista categoriale e costituiti da molto materiale fonologico, per esempio sintagmi nominali che
contengano una frase relativa. Vediamo di nuovo alcuni esempi tedeschi:
[22]

Gestern habe
ich einen langweilingen Film gesehen
ieri
avere:1sg io un:acc noioso:acc
film vedere:part
ieri ho visto un film noioso;

[23]

Gestern habe
ich einen
Film mit
ieri
avere:1sg io un:acc film con
gesehen
vedere:part
ieri ho visto un film con Marlon Brando;

Marlon Brando
M.
B.

[24] Gestern habe


ich einen
Film gesehen,
ieri
avere:1sg io
un:acc film
vedere:part
Peter mir empfholen
hat
Pietro mi consigliare:part avere:3sg
ieri ho visto un film che mi ha consigliato Pietro.

den
che:acc

Il costituente oggetto in [22] einen langweilingen Film, in [23] einen


Film mit Marlon Brando mentre in [24] einen Film, den Peter mir empfholen hat. Mentre laggettivo attributivo in tedesco normalmente precede la
testa nominale, i sintagmi preposizionali con funzione di modificatore nominale e le frasi relative la seguono. Il participio gesehen dovrebbe essere in
ultima posizione nella frase, ma in [24] invece lo troviamo fra testa e modificatore del costituente oggetto, che viene pertanto a trovarsi diviso. La frase relativa un modificatore pesante: categorialmente pi complesso degli altri modificatori; non solo si trova a destra della testa, come per altro
233

Costituenti pesanti

Introduzione alla linguistica storica

anche il sintagma preposizionale, ma segue perfino la parte di sintagma


verbale che dovrebbe segnalare il margine destro della frase.
Clitici in P2
nelle lingue
indoeuropee

In un importante articolo uscito nel 1892 nel primo numero della rivista Indogermanische Forschungen, il linguista svizzero Jacob Wackernagel descriveva quella che poi divenne nota come legge di Wackernagel, che riguarda la posizione dei clitici nella frase nelle lingue indoeuropee antiche. Confrontando
soprattutto il vedico e il greco omerico e in maniera pi marginale il latino,
Wackernagel si era reso conto che clitici di diversa natura (pronomi, connettivi, particelle di discorso e forme di alcuni verbi, come essere e dire ) tendevano a comparire sempre nella seconda posizione della frase (P2). La posizione P2 nelle lingue indoeuropee antiche era definita come la posizione
dopo la prima parola accentata nella frase (non dopo il primo costituente,
come invece definita nel tedesco moderno). Vediamo un esempio:
3.2. La seconda posizione nella frase e la legge di Wackernagel

[25] mh
me
neg

nyn

me

nn me
ptc 1sg.acc

peponwamen

krychi

o ti

krpsei
nascondere:cong.prs.2sg

h ti
indef.n/a

kakon

pepnthamen kakn
patire:pf.1pl male:n/a
suvvia, non nascondermi ci che ci riguarda di male (Ar. Lys. 714).

La legge
di Wackernagel
e littita

In questa frase troviamo due enclitici, la particella nn nyn


ors, suvvia
e il pronome di prima persona singolare me me, entrambi collocati dopo
la prima parola accentata della frase, la negazione me mh . In greco, come
in sanscrito, i clitici che compaiono di norma in P2 sono pronomi e connettivi; la loro posizione per in parte libera: per motivi pragmatici, i
clitici possono comparire in posizione interna alla frase, cosa che avviene
spesso soprattutto nel greco postomerico; spesso inoltre essi compaiono
dopo il primo costituente, piuttosto che dopo la prima parola (vedi Luraghi, 1990) 1.
La rilevanza della legge di Wackernagel per la sintassi indoeuropea ha avuto una piena conferma quando sono stati disponibili i dati dellittita (cio a
partire dal 1916; vedi cap. 1). In questa lingua, quella che in greco e sanscrito era una tendenza invece seguita rigidamente e le lunghe catene di clitici iniziali sono tipiche delle lingue anatoliche, che spesso introducono con1. Abbiamo chiamato enclitico la particella nn, che porta per un accento grafico. La presenza
dellaccento dovuta a una regola ortografica del greco, per cui qualora pi enclitici si susseguano solo lultimo effettivamente scritto senza accento, tutti gli altri portano nella grafia un accento acuto.

234

5.

Il mutamento sintattico

nettivi accentati iniziali con il solo scopo di ospitare i clitici, come nellesempio [27]:
[26]

mD
piran = ma =
at =
mu
XXX.DU-as DUMU
prima
conn 3sg.n/a 1sg.obl A.:nom
figlio
m
zida maniyahhiskit
Z.
amministrare:pret.3sg
prima di me laveva amministrato Armadatta, figlio di Zida
(StBoT 24 i 28 = Otten, 1981);

[27]

n=
as =
mu =
kan huwais
conn 3sg.nom 1sg.obl ptc sfuggire:pret.3sg
mi sfuggito (Goetze, 1933, p. 50).

In epoca pi recente studi dedicati a lingue di altre famiglie hanno portato


alla luce un dato che ha messo nella giusta luce la rilevanza della legge di
Wackernagel per la tipologia linguistica. La stessa posizione dei clitici infatti si trova in numerose altre lingue, geneticamente non imparentate e
senza alcuna connessione areale, come il warlpiri, una lingua australiana, o
le lingue utoazteche, diffuse nella Mesoamerica.
Fino ad allora i sistemi di clitici meglio studiati erano quelli presenti in
lingue come le lingue romanze. Sia i clitici romanzi sia quelli delle antiche lingue indoeuropee sono caratterizzati dal fatto di avere posizioni fisse, ma mentre per i clitici romanzi la posizione specificata da un certo
costituente (il verbo), per quelli di lingue come littita la posizione invariablmente P2, cio non importa il costituente che li ospita, ma la posizione nella frase.
Nella storia di alcune lingue indoeuropee, fra cui il greco e il latino, la legge di Wackernagel scomparsa e i pronomi che un tempo erano posizionati in P2 si sono trovati a prendere varie posizioni nella frase, rimanendo
per esclusi dalla prima posizione assoluta: erano infatti rimasti enclitici.
Sia in neogreco sia nelle lingue romanze si sono poi formati nuovi clitici,
che, come abbiamo detto sopra, hanno una posizione specificata in relazione al verbo e possono essere proclitici. Torneremo su questo mutamento
pi avanti (cap. 5 par. 6).

Clitici in P2 in lingue
non indoeuropee

Otto Behaghel era uno studioso tedesco che si


occupava soprattutto di sintassi del germanico. Le sue osservazioni riguardo allordine dei costituenti diedero luogo alla legge che va sotto il suo
nome, e che lui stesso battezz legge dei costituenti crescenti. Secondo
Behaghel, i costituenti sono ordinati nella frase in base al loro peso fonologico: i costituenti pi leggeri vanno a sinistra mentre quelli pi pesanti
vanno a destra.

I costituenti vengono
ordinati in base
al crescente peso
fonologico

3.3. La legge di Behaghel

235

Introduzione alla linguistica storica


Il peso fonologico
dei costituenti
corrisponde a
maggior complessit
categoriale

I costituenti pi
pesanti veicolano
informazione
saliente

Possiamo interpretare la legge di Wackernagel come una conseguenza della


legge di Behaghel: i clitici sono in effetti i costituenti pi leggeri dal punto
di vista fonologico. Come abbiamo gi detto, il peso di un costituente si
misura non solo in termini di corpo fonologico ma anche di complessit
categoriale interna: un sintagma nominale con dei modificatori pi complesso di uno che non ne abbia e una frase un modificatore pi complesso
di quanto non sia un aggettivo attributivo.
Al contrario della legge di Wackernagel, la legge di Behaghel non coglie
una caratteristica sintattica di qualche lingua, ma piuttosto descrive in termini di dimensioni dei costituenti quella che una conseguenza della
struttura informativa dellenunciato. I costituenti pi leggeri sono per
esempio pronomi anaforici, che veicolano linformazione gi nota dal contesto precedente, mentre i costituenti pi pesanti e complessi sono quelli
che veicolano linformazione nuova e pi saliente.
Dagli studi sulla struttura informativa dellenunciato (su cui vedi scheda 1)
si ricava che la posizione iniziale e quella finale sono particolarmente importanti ai fini della comunicazione. In posizione iniziale possiamo mettere costituenti che vogliamo enfatizzare o contrastare con altri costituenti:
[28]

A Giovanni Maria ha dato un bacio, non a Mario.

Generalmente, la posizione finale assegnata a costituenti che veicolano


linformazione nuova e saliente nellenunciato.
Nello stile narrativo, lordine pragmaticamente non marcato quello in
cui linformazione condivisa precede quella nuova. Linformazione condivisa, nota dal contesto precedente o eventualmente dalla situazione extralinguistica, richiede per farvi riferimento meno materiale fonologico e costituenti pi semplici dal punto di vista della struttura interna. Informazione condivisa pu voler dire per esempio partecipanti gi menzionati nel
contesto precedente, ai quali si fa riferimento, come ho detto sopra, con
pronomi anaforici, spesso clitici, o addirittura con espressioni ellittiche
(come avremo modo di ricordare anche pi avanti, in molte lingue compreso litaliano il soggetto viene omesso se recuperabile dal contesto). Qualora si faccia riferimento con espressioni pesanti a partecipanti gi introdotti nel contesto immediatamente precedente, significa che si vuole enfatizzare questa parte di informazione o presentarla in maniera contrastiva
(vedi scheda 1).
4. Ordine marcato e ordine non marcato: dal latino alle lingue romanze
Come abbiamo appena ricordato (cap. 5 par. 2), difficile che una lingua
rappresenti un tipo in maniera coerente; prese le debite precauzioni, possiamo comunque esaminare alcuni cambiamenti nellordine dei costi236

5.

Il mutamento sintattico

tuenti che sono avvenuti durante levoluzione dal latino alle lingue romanze.
Osserviamo in primo luogo la posizione del verbo nel seguente esempio latino e nella sua traduzione italiana:
[29]

his rebus adducti et auctoritate Orgetorigis permoti constituerunt ea


quae ad proficiscendum pertinerent comparare, iumentorum et carrorum quam maximum numerum coemere, sementes quam maximas facere, ut in itinere copia frumenti suppeteret, cum proximis civitatibus
pacem et amicitiam confirmare.
spinti da questi avvenimenti e convinti dallautorit di Orgetorige,
decisero di preparare le cose che servivano per partire, di comprare
il maggior numero possibile di animali e carri, raccogliere la maggior quantit possibile di sementi, per avere durante il viaggio abbondanza di frumento, e di rinsaldare la pace e lalleanza con le trib vicine (Ces. BG 1.3.1).

In questa frase osserviamo in primo luogo i verbi transitivi: vedremo che


essi seguono sempre il loro oggetto diretto, tranne che nel caso di constituerunt decisero, che analizzeremo per ultimo. Gli altri verbi sono comparare
preparare, il cui oggetto diretto, anteposto, costituito da una testa pronominale con una frase relativa ea quae ad proficiendum pertineret le cose
che erano necessarie alla partenza, coemere comprare, preceduto dalloggetto diretto iumentorum et carrorum quam maximum numerum il maggior numero possibile di animali e carri, facere ottenere raccogliere, preceduto dalloggetto diretto sementes quam maximas la maggior quantit
possibile di sementi, suppeteret avere a disposizione (questo verbo si trova
in una subordinata di secondo grado), preceduto dalloggetto diretto copia
frumenti abbondanza di frumento, e confirmare rinsaldare, preceduto
dalloggetto diretto pacem et amicitiam la pace e lalleanza. Notiamo poi
che il verbo segue non solo loggetto diretto, ma anche gli altri sintagmi
nominali o preposizionali, come in itinere durante il viaggio e cum proximis civitatis con le trib vicine; ci vale anche per i participi congiunti adducti spinti e permoti convinti, che seguono i sintagmi nominali in ablativo his rebus da questi avvenimenti e auctoritate Orgetorigis dallautorit
di Orgetorige. Quanto al verbo constituerunt decisero, che il verbo
principale e regge tutto il resto del periodo, abbiamo detto che esso fa eccezione, precedendo il suo oggetto. Possiamo osservare che loggetto diretto
di questo verbo particolarmente pesante: si tratta infatti di quattro frasi
oggettive, due delle quali hanno anche dipendenti di secondo grado. Pertanto, se si trovasse dopo loggetto, il verbo principale sarebbe preceduto
da altre sei forme verbali, quattro delle quali allinfinito e due al congiunti237

Il latino: differenze
fra gli autori

Introduzione alla linguistica storica

vo. In linea di principio, questo non impedirebbe che il verbo principale,


che lunica forma allindicativo e quindi lunica chiaramente non subordinata, venisse in posizione finale di periodo: ma il latino non una lingua
SOV rigida, come vedremo subito sotto, quindi presumibilmente una posizione anticipata in questo caso favorisce la comprensione del periodo, che
piuttosto complesso.
In base ai dati di questo brano risulta che la posizione del verbo in frasi che
contengono un oggetto diretto in italiano e latino non la stessa: in latino
loggetto diretto precede il verbo, mentre in italiano lo segue. Questo un
testo narrativo (il De Bello Gallico) e il suo autore, Giulio Cesare, si attiene
strettamente a uno stile che prevede il verbo in posizione finale di frase. Lo
stile di Cesare non esaurisce per tutte le possibilit. La prosa del suo contemporaneo Marco Tullio Cicerone presenta un ordine pi vario:
[30]

In latino il verbo
finito pu essere
posizionato alla fine
della frase

Cum enim saepe mecum ageres, ut de amicitia scriberem aliquid, digna mihi res cum omnium cognitione, tum nostra familiaritate visa est.
Itaque feci non invitus, ut prodessem multis rogatu tuo.
poich spesso mi hai esortato a scrivere qualcosa sullamicizia, questo argomento mi sembrato degno sia della considerazione generale, sia della nostra consuetudine. Pertanto lho fatto non malvolentieri, per giovare a molti su richiesta tua (Cic. Amic. 4).

In questo esempio, loggetto aliquid qualcosa segue il verbo scribere scrivere, come in italiano, daltro canto il verbo visa est sembrato viene al
fondo della frase in cui si trova, seguendo il complemento predicativo,
mentre in italiano lo precede. La posizione di prodessem giovare, un verbo
che regge il complemento in dativo multis a molti, invece di nuovo simile alla posizione del verbo giovare nella traduzione italiana. Lesempio
[18] del cap. 4, ancora da Cicerone, in cui il verbo dedit diede segue loggetto indiretto nemini a nessuno, e lesempio [13] dello stesso capitolo da
Fedro, in cui vidit vide precede loggetto simulacrum suum la propria immagine, completano il quadro.
Alla luce di tutti questi esempi possiamo dire, in primo luogo, che in latino
la differenza rispetto allitaliano non tanto nella tendenza del verbo a ricorrere al fondo della frase, quanto nella possibilit che ci accada. In italiano standard una frase in cui un complemento oggetto nominale (non un
clitico) preceda il verbo finito con intonazione normale non possibile in
un normale testo in prosa:
[31]
238

??Giovanni la pastasciutta mangia.

5.

Il mutamento sintattico

In secondo luogo, come abbiamo gi anticipato, il latino lontano dallessere una lingua di tipo SOV rigido, con posizione del verbo obbligatoria. A
questo proposito osserviamo che negli esempi citati abbiamo trovato parecchi sintagmi preposizionali, contrariamente a quanto previsto per le lingue SOV dai parametri di Greenberg: secondo questi parametri le lingue
SOV dovrebbero presentare posposizioni. Lunica posposizione che troviamo negli esempi latini cum nella forma mecum con me, ma si tratta di
un ordine eccezionale, legato ai pronomi personali solo per questa parola.
Inoltre, vero che troviamo lordine AN (aggettivo-nome) per esempio in
proximis civitatibus (in [29]), ma lordine rispettivo di testa nominale e genitivo varia fra GN (omnium cognitione in [30]) e NG (auctoritate Orgetorigis nellesempio [29]). Ampliando le osservazioni su quanto ci dato verificare negli autori romani riguardo alla posizione reciproca di testa nominale
e modificatori, sappiamo che tutti gli ordini possibili sono attestati con
frequenza.
Indubbiamente, litaliano pi lontano da un tipo SOV di quanto non lo
sia il latino; tuttavia, cercare di ricondurre tutte le (importanti) differenze
sintattiche fra le due lingue al mutamento da SOV a SVO fuorviante e riduttivo. Partiamo comunque dalla posizione dei costituenti nella frase e
cerchiamo di capire che cosa capitato nel passaggio dal latino allitaliano
e alle altre lingue romanze.
Il tipo delle lingue romanze viene di solito individuato come SVO. Fra le
lingue romanze stesse esistono per grandi differenze. Abbiamo gi osservato (cap. 1 par. 2.2), che il francese ha il soggetto obbligatorio, al contrario della maggior parte delle altre lingue romanze. Questo significa che un
soggetto clitico compare obbligatoriamente qualora non ci sia nella frase
un soggetto accentato preverbale. Il fatto che il soggetto sia clitico implica
che la sua posizione obbligatoria. Pertanto, il francese presenta lordine
SV non solo in frasi con verbo transitivo, in cui questa posizione aiuta a distinguere il soggetto dalloggetto, ma anche nel corrispettivo della frase
italiana:
[32]

Arriva il treno,

che in francese pu essere resa con:


[32]

Le train vient,

[32] Il vient, le train.


In [32] il soggetto postverbale una ripresa del costituente che occupa la
posizione sintattica di soggetto, cio il clitico il.
239

Differenze
fra le lingue
romanze:
il soggetto
in francese

Introduzione alla linguistica storica


Ordine marcato
e ripresa
pronominale

In italiano (e anche in altre lingue romanze, compreso il francese) la stessa


cosa avviene se spostiamo dalla sua posizione normale loggetto diretto:
frasi con loggetto diretto preverbale e intonazione normale sono perfettamente accettabili purch loggetto diretto sia ripreso con un clitico sul verbo, come in:
[33]

Giovanni non lho visto,

che corrisponde al francese:


[34]

Jean, je ne lai pas vu.

In italiano se il soggetto espresso si pu trovare davanti o dopo loggetto


diretto:
[33]

Giovanni io non lho visto,

[33] Io Giovanni non lho visto.


In pratica, con lausilio dei clitici sul verbo nelle lingue romanze possiamo
usare qualunque ordine dei costituenti senza dover cambiare curva intonazionale: in questo il francese si conforma al tipo delle altre lingue, solo
estende lobbligatoriet della ripresa con il clitico anche al soggetto. Il motivo per cui possiamo dire che in italiano non marcato lordine SVO in
frase transitiva, mentre OSV (o SOV) marcato, che troviamo appunto
una marcatura morfologica pi pesante (cio dobbiamo aggiungere il clitico) nel secondo caso. Possiamo dire quindi che lordine dei costituenti
nella frase in italiano e francese libero, ma che esistono ordini (SVO in
frase transitiva e per il francese anche SV in frase intransitiva) che sono
meno marcati dal punto di vista morfologico.
In latino tutto questo non avveniva: anche il latino aveva un ordine dei
costituenti libero, ma, al contrario delle lingue romanze, non aveva un
sistema di clitici. Poich il nome latino presentava una flessione casuale,
le relazioni di soggetto e oggetto erano segnalate sufficientemente dal
nome stesso. La flessione obbligatoria, mentre la ripresa con il clitico
non lo : in questo senso non possiamo parlare per il latino di un ordine
meno marcato anche dal punto di vista morfologico, come possiamo
fare per litaliano, dato che in latino i casi compaiono con tutti gli ordini, mentre in italiano esiste un ordine con il quale i clitici non compaiono.
240

5.

scheda 1

Il mutamento sintattico

La struttura informativa della frase

Un determinato enunciato veicola un certo contenuto proposizionale: questo il


suo significato, oggetto di analisi semantica. Tuttavia, a parit di contenuto proposizionale, lenunciato pu presentare strutture sintattiche diverse: la stessa informazione pu cio essere organizzata in maniera differente, in modo che una data
frase sia adatta a essere usata in uno specifico contesto comunicativo. I costituenti
della frase hanno pertanto anche funzioni comunicative, oltre che sintattiche e semantiche. Definire le funzioni comunicative, per, pi difficile perch lambito in
cui esse andrebbero definite non tanto la frase, quanto il testo.
Iniziamo osservando le frasi seguenti:
[i] Paola asciuga i piatti con lo strofinaccio ;
[ii] I piatti Paola li asciuga con lo strofinaccio ;
[iii] I piatti Paola asciuga con lo strofinaccio (non i bicchieri) .
Di queste [i] e [ii] hanno la stessa intonazione, mentre in [iii] il costituente iniziale
fortemente accentato. Le tre frasi descrivono lo stesso stato di cose. Se poi pensiamo alla frase inserita nel contesto di un discorso, per esempio come risposta
alla domanda:
[iv] Che cosa sta facendo Paola con i piatti? ,
la risposta sar:
[v] Li sta asciugando con lo strofinaccio ,
dove invece del sintagma nominale Paola troviamo lomissione del soggetto e invece del sintagma nominale i piatti il pronome clitico li .
Determinati fenomeni, come per esempio la pronominalizzazione o lellissi, possono essere intesi e descritti solo nellambito di interi testi: la frase un ambito ridotto. Gli approcci che cercano di dare una formalizzazione alle funzioni comunicative, anche dette funzioni pragmatiche, dei costituenti tendono a limitarne la definizione basandosi proprio sullambito della frase.
Troviamo pertanto due possibili opzioni teoriche:
a ) la struttura informativa appartiene alla grammatica della frase (vedi Lambrecht, 1994);
b ) la struttura informativa della frase dipende dallorganizzazione del discorso, da
cui non pu essere separata (vedi Givn, 1983).
Topic In prima approssimazione possiamo dire che il topic ci su cui verte linformazione veicolata da un enunciato. Cos [ii] veicola informazione intorno alle
sorti dei piatti: il costituente i piatti ne dunque il topic . Abbiamo per osservato
che in normali condizioni di discorso il sintagma nominale i piatti non comparirebbe in questa frase, come dimostra [v]: il clitico li sufficiente per far riferimento al
referente gi introdotto nel discorso precedente. Anche li pu a buona ragione essere considerato il topic dellenunciato. Infatti, unaltra importante caratteristica
generalmente ascritta al topic che esso veicola informazione vecchia, o, per meglio dire, condivisa dai partecipanti a un atto comunicativo, cio gi attivata nella

241

Introduzione alla linguistica storica

coscienza di chi parla e di chi ascolta. Da questa caratteristica ne discende una seconda, vale a dire la tendenza del topic a essere codificato da espressioni leggere,
cio con corpo fonologico ridotto e categorialmente non complesse. Le ultime propriet che abbiamo visto per il topic dimostrano come la frase, se la consideriamo
dal punto di vista dellorganizzazione dellinformazione, sia strutturata in maniera
iconica: in questo caso specifico, il minor corpo fonologico e la minore complessit
categoriale caratterizzano ci che, rappresentando informazione condivisa, meno
saliente per la comunicazione (e pertanto codificato con minori mezzi formali).
Tema e setting Dette queste cose, per, non chiaro il rapporto fra ci che abbiamo chiamato topic nella frase [ii] (il costituente dislocato a sinistra i piatti ) e nella
frase [v] (il clitico li ): si tratta infatti di due costituenti affatto diversi dal punto di
vista prosodico e dotati di diverse propriet sintattiche e un diverso tipo di contenuto semantico. Una possibile soluzione quella di introdurre unaltra funzione,
quella di tema, come in Dik (1978, pp. 132-41). Segnali forti del tema possono essere
espressioni come litaliano quanto a . In alcuni casi, un costituente tema pu comparire in frasi che abbiano un diverso topic , come nellesempio [vi], citato da Dik
(1978, p. 141):
[vi] As for Paris, the Eiffel Tower is really spectacular
Quanto a Parigi, la torre Eiffel davvero spettacolare,
dove as for Paris analizzato come tema e the Eiffel Tower come topic . Nella frase
[ii] invece si osserverebbe un esempio in cui tema e topic sono coreferenti.
Luso del termine tema non comunque privo di difficolt. Il termine, introdotto
dalla Scuola di Praga, ricorre infatti normalmente in opposizione a rema: la coppia
tema/rema corrisponde in parte a topic / focus , denotando linformazione riguardo
alla quale viene detto qualcosa (tema) e la parte pi saliente dellinformazione
nuova (rema). Daltro canto, quando un costituente posto a sinistra per servire da
tema nel senso di Dik (1978), si dice normalmente che topicalizzato. Questo termine viene usato normalmente sia in approcci funzionali, sia in approcci formali:
evidente quindi che lintroduzione del termine tema in questo contesto doppiamente problematica. Si osservi inoltre la seguente frase:
[vii] I piatti li ha asciugati tutti .
Dovremmo analizzarla come avente i piatti come tema e il soggetto nullo di terza
singolare come topic . Ma non chiaro come dovremmo definire la nozione di topic
in questo caso, dato che chiaro che ci su cui la frase verte denotato dal costituente i piatti e il soggetto omesso solo perch evidentemente recuperabile da un
possibile contesto precedente. Sarebbe meglio in questi casi far riferimento a una
scala di disponibilit, cio la misura in cui uninformazione disponibile, perch
gi attivata, per spiegare il fatto che certi costituenti possano essere pronominalizzati o omessi (vedi Chafe, 1976), invece di cercare di individuare in maniera rigida
la funzione pragmatica di ciascun costituente in una singola frase, presa al di fuori
di un contesto.
Per definire una parte di informazione che serve per collocare la frase nellambito
della comunicazione sembra meglio usare un termine che non abbia gi altri usi

242

5.

Il mutamento sintattico

precedentemente stabiliti. Linformazione che vogliamo definire saliente in diversa misura, ma comunque caratterizzata da un dinamismo comunicativo relativamente basso, per lo meno rispetto alla parte di frase che veicola linformazione a
cui dato maggior risalto. Si pensi anche a costituenti come le espressioni di tempo e luogo, che spesso compaiono in prima posizione nella frase, come in:
[viii] Alle cinque Giovanni stava guardando un film alla televisione .
Un termine adeguato per definire i costituenti posti a sinistra negli esempi [vi],
[vii] e [viii] quello di setting sfondo, che ne coglie la caratteristica comune, di
delimitare luniverso del discorso (vedi Chafe, 1976).
Focus Generalmente, si usa il termine focus per linformazione nuova che una
frase contiene, informazione che anche pi rematica, essendo caratterizzata da
un alto grado di dinamismo comunicativo. Nella frase [ii], ci che viene detto intorno al topic i piatti che un certo agente denominato Paola li sta asciugando servendosi di uno strofinaccio: pertanto, la seconda parte della frase ne costituisce il
focus , come dimostra anche il fatto che essa la risposta alla domanda in [iv].
Caratteristica del focus , che lo oppone al topic , quella di essere normalmente codificato in costituenti pesanti, o categorialmente complessi e di ricorrere normalmente verso la fine dellenunciato. Come osserva Chafe (1976), mentre il topic di
norma pronominalizzato, il focus per definizione non pu esserlo, dato che la pronominalizzazione riguarda necessariamente informazione gi introdotta nel discorso, e quindi vecchia, mentre il focus informazione nuova. Questo non significa che forme pronominali non possano avere funzione di focus : certamente possono averla quando siano usate in maniera deittica, come tipicamente avviene per
i pronomi di prima e seconda persona, per esempio in frasi come:
[ix] Pago io!
e come pu avvenire anche per quelli di terza. Si osservi comunque che anche in
questi casi si deve trattare di pronomi accentati, mentre non possono aver funzione di focus i pronomi clitici.
Una importante variante di focus il focus contrastivo: in questo caso il focus non
si riferisce necessariamente a informazione nuova, ma chiarisce una possibile alternativa. questo il caso del costituente i piatti in [iii]. Il focus contrastivo in molte lingue, fra cui litaliano, si pu trovare alla fine della frase:
[x] Paola asciuga i piatti, non i bicchieri ,
oppure anche a sinistra, come nellesempio [iii].

5. La struttura della frase semplice indoeuropea


Nellindoeuropeo ricostruito, hanno importanza per la struttura della frase
i clitici, il verbo finito e i preverbi. Sulla base delle lingue indoeuropee antiche, si ricostruisce una situazione in cui i clitici erano posizionati in P2,
poich seguivano la legge di Wackernagel (vedi cap. 5 par. 3.2). La posizione del verbo era libera e era determinata da fattori pragmatici. Il verbo fini243

Elementi con
posizioni specificate
nella frase semplice
indoeuropea

Introduzione alla linguistica storica

Omissione
di soggetto
e oggetto diretto

to poteva essere finale, soprattutto nello stile narrativo, iniziale, quando era
enfatizzato per esempio negli ordini, o semplicemente per indicare una cesura nel testo. Meno spesso, il verbo poteva essere in P2, soprattutto se si
trattava della copula, che non portava accento. I preverbi potevano essere
posizionati davanti al verbo e immediatamente adiacenti a esso; nel caso
che il verbo fosse finale, essi potevano essere adiacenti al verbo stesso, oppure essere posti in prima posizione (cosiddetta tmesi).
Fra i costituenti nominali, il soggetto poteva essere omesso: le lingue indoeuropee antiche erano lingue a soggetto non obbligatorio (come litaliano e molte altre lingue indoeuropee moderne). Come vedremo pi avanti,
in latino anche loggetto diretto poteva essere omesso, se non era enfatico e
poteva essere facilmente recuperato dal contesto. In realt, questa non
una particolarit del latino, ma una caratteristica di numerose lingue indoeuropee antiche, che si pu ricostruire anche per lindoeuropeo. Dato
che il verbo indoeuropeo aveva desinenze personali che indicavano il soggetto, ma non loggetto diretto, lomissione delloggetto diretto era comunque pi limitata dellomissione del soggetto.
Secondo la ricostruzione di Delbrck (1901), Bonfante (1930) e Watkins
(1964, 1997), la frase indoeuropea ha le seguenti possibili strutture:
[i] conn (= clitici) ... V;
[ii] X (= clitici) ... V;
[iii] V (= clitici) ...;
[iv] conn (= clitici) V ...;
[v] conn (= clitici) ... prev V;
[vi] X (= clitici) ... prev V;
[vii] conn (= clitici) prev ... V;
[viii] prev (= clitici) ...V;
[ix] prev (= clitici) V ... .
(conn = connettivo; il segno = indica lattacco dei clitici; le parentesi tonde indicano che i clitici possono essere presenti o no; X indica un costituente accentato diverso dal verbo, preverbio o connettivo; ... indica che
pu occorrere un altro costituente accentato).
Esiste poi la possibilt che costituenti pesanti, spesso contenenti informazione non essenziale, seguano il verbo finito, seguendo la legge di Behaghel
(cap. 5 par. 3.3), in frasi che comporterebbero il verbo al fondo, come nelle
strutture i, ii, v, vi, vii e viii. In parte, come stato notato da Gonda
(1959), questi costituenti si collocano in realt al di fuori dellenunciato,
perch contengono ci che lo studioso chiamava amplificazioni: cio informazioni aggiuntive contenute in attributi (come aggettivi o frasi relative) o elementi avverbiali, comunque esterni alla predicazione. Costituenti
di questo tipo possono seguire il verbo anche in lingue SOV rigide; essi
vengono designati con un termine inglese, afterthought, perch sono ag244

5.

Il mutamento sintattico

giunti come un qualcosa in pi, che venuto in mente dopo il completamento della frase.
Come si vede, lindoeuropeo ricostruito doveva essere una lingua caratterizzata da ordine dei costituenti essenzialmente libero. Nelle lingue antiche
troviamo ordine per lo pi libero anche allinterno del sintagma nominale:
aggettivi attributivi e genitivi possono seguire o precedere le teste nominali
nella maggior parte delle lingue. Inoltre, troviamo generalmente preposizioni, ma alcune lingue hanno posposizioni: inizialmente, forse, anche la
posizione delladposizione rispetto al suo complemento era libera, come
abbimo gi visto (cap. 4 par. 7).
Fra le lingue indoeuropee antiche e moderne troviamo lingue prevalentemente SOV come il sanscrito, lingue SOV rigide come buona parte delle
lingue anatoliche, lingue con ordine dei costituenti libero, come il greco
antico o il russo moderno, lingue SVO pi (inglese) o meno (italiano) rigide e lingue VSO come le lingue celtiche.
Da tutta questa variet risulta che oltremodo difficile ricostruire un indoeuropeo appartenente a un tipo sintattico rigido: eppure questo stato
fatto e numerosi studiosi hanno versato se non fiumi per lo meno rivoli di
inchiostro per dimostrare che lindoeuropeo doveva essere ricostruito
come somigliante soprattutto al giapponese (SOV rigido) o allinglese
(SVO rigido) o allirlandese (VSO rigido). Per un paio di decenni dopo la
pubblicazione di Greenberg (1963) sembrava che lunico scopo della ricostruzione sintattica fosse la ricostruzione di un ordine basico rigido per
lindoeuropeo e che il tipo sintattico ricostruito avrebbe potuto spiegare
tutti i mutamenti intervenuti nelle lingue indoeuropee, inclusa una buona
serie di mutamenti non unicamente sintattici.
Gli studi sulluso pragmatico dellordine dei costituenti in lingue vive e
quindi pi facilmente analizzabili hanno portato a un ridimensionamento
del peso della tipologia sintattica anche per la ricostruzione, dato che,
come osserva Dixon (1997, p. 21, traduzione mia); forse la caratteristica
pi comune che pu diffondersi [da una lingua allaltra] lordine dei costituenti. [...] La somiglianza nellordine dei costituenti fra i peggiori tipi
possibili di evidenza per la parentela genetica e la caratteristica meno utile
per cercare di ricostruire una protolingua.

Lindoeuropeo
ricostruito:
una lingua
con ordine libero

Il tipo sintattico delle


lingue indoeuropee
vario

6. Frase principale e frase dipendente


La posizione del verbo in frase principale e in frase dipendente in italiano
la stessa. Non cos in altre lingue: noto per esempio che in tedesco le frasi
dipendenti hanno il verbo in posizione finale, anzich in P2 come le frasi
principali. Ma non solo la posizione del verbo a distinguere la frase principale dalla frase dipendente in tedesco: lintera struttura della frase che
diversa. Nella frase principale in tedesco il verbo in P2 definisce una prima
245

La frase subordinata
in tedesco: verbo
in posizione finale

Introduzione alla linguistica storica

Informazione
di primo piano
e informazione
di sfondo

posizione della frase che destinata al costituente a cui si voglia dare un


certo tipo di rilievo. Lassenza di questa posizione nella frase dipendente fa
s che lordine dei costituenti nominali non abbia possibilit di variare e sia
quindi obbligatoriamente SOX(...)V.
In generale, la frase subordinata caratterizzata da un dinamismo comunicativo pi basso di quello della frase principale: la subordinazione sintattica un corrispettivo iconico della subordinazione comunicativa. Normalmente, linformazione di primo piano (foreground) viene veicolata dalle
frasi principali, a cui le subordinate aggiungono informazione di sfondo
(background). Pertanto, lordine dei costituenti nelle subordinate in alcune lingue meno libero che nelle principali, perch non c la necessit di
mettere in risalto un costituente per scopi pragmatici: questo ci che accade appunto in tedesco.
7. Dal latino alle lingue romanze: i clitici

In latino loggetto
diretto referenziale
pu essere omesso

Un importante mutamento intervenuto nel passaggio dal latino alle lingue


romanze la creazione di un sistema di clitici pronominali. I clitici, come
abbiamo gi visto (cap. 3 par. 2.1), sono elementi il cui statuto ibrido: da
un lato essi presentano categorie flessive e sono pertanto parole morfologiche, da un altro lato non portando accento si comportano da un punto di
vista fonologico in maniera simile agli affissi. La loro posizione vicina agli
affissi fa s che anche il loro grado di obbligatoriet sia alto. Esemplifichiamo questo fatto esaminando un particolare mutamento: la creazione dei
clitici ha avuto leffetto di ridurre la possibilit di omettere loggetto diretto, possibilit che invece esisteva in latino. Torniamo a considerare lesempio [30]. Abbiamo tradotto la frase:
[30]

Itaque
pertanto

feci
fare:pf.1sg

non
neg

invitus
contrario:nom.sg.m

con:
[30] Pertanto lho fatto non malvolentieri,
aggiungendo un oggetto clitico lo che non ha corrispettivo in latino. Che
questo oggetto si debba aggiungere per avere una frase italiana sintatticamente corretta indubbio: un oggetto referenziale (cio che si riferisce a
qualcosa, come qui loggetto si riferisce al contenuto della frase precedente) in italiano di norma non si pu omettere, e una traduzione:
[30] *Pertanto ho fatto non malvolentieri
246

5.

Il mutamento sintattico

non permetterebbe di recuperare loggetto omesso. In latino questo tipo di


omissione invece frequente, come possiamo vedere considerando qualche
altro esempio:
[35]

Caesar
exercitum reduxit
et in Aulercis
Ceasare:nom esercito:acc ricondurre:pf.3sg e in Aulerci:abl.pl
Lexoviisque
reliquisque
item
civitatibus,
Lessovi:abl.pl altro:abl.pl + e anche popolazione:abl.pl
quae
proxime
bellum
fecerant,
rel.nom.pl.f ultimamente guerra:n/a fare:ppf.3pl
in hibernis
conlocavit
in accampamento.invernale:abl.pl collocare:pf.3sg
Cesare ricondusse indietro lesercito e lo alloggi per linverno nei
territori degli Aulerci, dei Lessovi e delle altre popolazioni che da ultime avevano combattuto (Ces. BG 3.29.3);

[36]

lacerat,
exest
animum
lacerare:prs.3sg consumare:prs.3sg anima:acc
planeque
conficit
completamente + e terminare:prs.3sg
dilania, corrode lanima e la porta alla completa perdizione (Cic.
Tusc. 3.13.27);

[37]

haec
igitur
lex
in amicitia
questo:nom.f dunque legge:nom.f in amicizia:abl.sg
sanciatur,
ut neque rogemus
res
sancire:cong.p.3sg che n
chiedere:cong.1pl cosa:nom.pl
turpes
nec faciamus
rogati
turpe:nom.pl n fare:cong.1pl chiedere:part.nom.pl
si sancisca dunque questa legge nellamicizia, che non chiediamo
cose indegne n, richiesti, le facciamo (Cic. Amic. 40).

Le frasi contenute negli esempi [35-37] contengono casi di coordinazione:


in questo contesto lomissione delloggetto diretto nel latino classico la
regola. I coordinatori che richiedono lomissione nei tre esempi citati sono
et in [35], -que in [36] e nec in [37]. La differenza fra il latino e litaliano a
questo riguardo che il latino potrebbe in questa posizione solo impiegare un oggetto pronominale vero e proprio, mentre litaliano pu usare il
clitico, cio, come abbiamo osservato pi volte, un elemento che ha uno
statuto a met strada fra una parola e un morfema legato. I clitici, ove esi-

247

Obbligatoriet
dei clitici

Introduzione alla linguistica storica

stano, hanno un grado di obbligatoriet superiore alle forme libere, proprio perch si avvicinano ai morfemi legati: questo il motivo per cui nelle traduzioni degli esempi dati sopra dobbiamo per forza aggiungere un
clitico, anche se di per s le frasi senza clitico sarebbero comprensibili
(cio se dicessimo *che non chiediamo cose indegne n richiesti facciamo non
sintatticamente corretta, ma ci sono pochi dubbi su una sua possibile interpretazione).
In latino non esiste un criterio chiaro come in italiano per distinguere forme pronominali accentate da forme enclitiche, dato che esse sono omofone, tranne che per la presenza o assenza di accento, che per non indicato
dalla grafia. Possiamo per osservare che le forme pronominali non enfatiche non si trovano mai in prima posizione nella frase. Se osserviamo in
particolare la forma dellaccusativo del pronome di terza persona, notiamo
che essa si trova in prima posizione solo qualora sia seguita dalla congiunzione -que, che essa stessa enclitica: ci significa che il pronome accentato ed enfatico, come nellesempio [38] che ora discuteremo, e che si trova
in inizio di verso (quindi in posizione accentata):
[38]

seni
huic
fuerunt
filii
anziano:dat questo:dat essere:pf.3pl figlio:nom.pl
nati
duo /
alterum
nato:nom.pl due:nom uno.dei.due:acc
quadrimum
puerum
servos
di.quattro.anni:acc bambino:acc schiavo:nom
surpuit /
eumque
hinc
rapire:pf.3sg 3sg.acc + e di.qui
profugiens
vendidit
in Aulide /
fuggire:prs.part.nom vendere:pf.3sg in Aulide:abl
patri
huiusce
padre:dat questo:gen + foc
Questo anziano signore aveva due figli. Uno schiavo rap uno dei
due bambini a quattro anni e, fuggendo di l, vendette proprio lui
in Aulide al padre di costui (Pl. Capt. 8-9).

Il motivo per cui il pronome eum qui enfatizzato risiede nella particolare situazione che crea lo sfondo per la commedia: il bambino rapito
venne rivenduto dallo schiavo al suo stesso padre, come risulta dal fatto
che la persona indicata con lespressione deitica huiusce di costui appunto il fratello del rapito. Pertanto anche in italiano non sarebbe corretto tradurre eum con lo (oggetto clitico), ma meglio renderlo con
laggiunta di un focalizzatore (con unespressione come proprio lui o
lui stesso).
248

5.

Il mutamento sintattico

Se loggetto non fosse accentato, si potrebbe avere una frase come:


[38] puerum servos surpuit / et hinc profugiens vendidit
uno schiavo rap il bambino e fuggendo di l lo rivendette,
ma non:
[38] ??puerum servos surpuit / et hinc profugiens eum vendidit.
La fase di raccordo fra il latino e le lingue romanze attestata dal Nuovo
Testamento, in cui troviamo frasi come:
[39] et obtuli
eum
discipulis
tuis
e presentare:pf.1sg 3sg.acc discepolo:dat.pl tuo:dat.pl
et non potuerunt
curare
eum
e non potere:pf.3pl curare:inf 3sg.acc
e lo portai dai tuoi discepoli, e non furono in grado di curarlo
(Mt. 17.16),
che non corrisponde al latino classico. Confrontando [39] con [38] si noter anche che la forma eum compare adiacente al verbo, come i clitici delle
lingue romanze, mentre in latino in precedenza la posizione del verbo non
determinava quella dei pronomi.
Nellitaliano antico, in cui ormai la posizione dei clitici regolata dal verbo, sporadicamente lomissione compare ancora, in contesti in cui litaliano moderno non la permette pi:
[40]

Questi figliuoli di Gastantino per la loro dissensione guastaro molto lo


mperio di Roma e quasi abbandonaro (Villani, 2.22.40);

[41]

e in luogo di comunicarsi, ciascuno prese uno poco di terra e si mise in


bocca (Villani, 9.56.109).

Nelle lingue romanze antiche i pronomi clitici erano inizialmente enclitici:


essi seguivano cio il verbo, a cui si appoggiavano fonologicamente. Nelle
lingue moderne, con forme finite del verbo, i clitici sono per lo pi proclitici. Nellitaliano antico, i clitici possono trovarsi davanti o dietro al verbo
finito, ma in iniziale di frase essi per lo pi seguono il verbo: questa regola
di posizione, detta legge Tobler-Mussafia, uneredit della loro antica
natura di enclitici.
249

Crescente
obbligatoriet
delloggetto diretto
nel Nuovo
Testamento

Sporadica omissione
delloggetto
in italiano antico

Cambiamento
di posizione
dei clitici romanzi

Introduzione alla linguistica storica


In portoghese i clitici
sono meno
grammaticalizzati
che in italiano
moderno

Non in tutte le lingue romanze il grado di grammaticalizzazione dei clitici


ugualmente alto. In portoghese in particolare si osserva che loggetto diretto pu essere omesso anche in contesti in cui le altre lingue non consentono (pi) lomissione. questo il caso delle domande bipolari:
[42]

voc viu
o filme
Lei vedere:pass.3sg il film
E tudo o vento levou?
Sim, vi.
e tutto il vento portar.via:pass.3sg s
vedere:pass.1sg
ha visto il film Via col vento? S, lho visto.

In [42] la risposta contiene solo il verbo, senza il clitico oggetto che invece necessario in italiano moderno. Questo tipo di domande e risposte costituiva un contesto di omissione anche in latino, come esemplificato in
[43]:
[43]

novistine
hominem? novi
conoscere:pf.2sg + neg uomo:acc conoscere:pf.1sg
conosci quel tale? Lo conosco (Pl. Bacch. 837).

In italiano antico anche in questo contesto lomissione era ancora possibile:


[44]

or non avest la torta? Messer s: ebbi (Nov. 79).

La minore obbligatoriet dei clitici in portoghese, e quindi il loro minor


grado di grammaticalizzazione rispetto alle altre lingue romanze, dimostrato anche dalla possibilit di avere frasi con ordine OV e intonazione
non contrastiva senza avere la ripresa col clitico:
[45]

ese
livro nunca ofreci
ao
questo libro mai
dare:pass.1sg a + il
questo libro non lho mai dato a Giovanni.

Joo
Giovanni

Come abbiamo notato in precedenza (cap. 5 par. 4), frasi come [45] sono
possibili in italiano (e nella gran parte delle altre lingue romanze) solo con
il clitico; se il clitico assente, allora il primo costituente deve obbligatoriamente portare accento contrastivo (come sarebbe in questo libro non ho
mai dato a Giovanni (ma gli ho dato quellaltro)). Litaliano antico, a somiglianza del portoghese, poteva invece in questo contesto presentare il clitico o non presentarlo.
250

5.

Il mutamento sintattico

Pertanto, sia litaliano antico sia il portoghese rappresentano fasi nella


grammaticalizzazione dei pronomi che sono pi arretrate di quella dellitaliano moderno e delle altre lingue romanze. Nella maggior parte delle lingue romanze moderne i clitici hanno assunto varie caratteristiche dei morfemi legati, fra le quali un altissimo grado di obbligatoriet.
Se torniamo alla presenza dei casi in latino, possiamo vedere che il tipo del
latino si oppone a quello delle lingue romanze per una maggiore indipendenza del sintagma nominale nel segnalare le funzioni sintattiche, mentre
le lingue romanze sono caratterizzate dalla possibilit di segnalare le funzioni sintattiche sul sintagma verbale. Come sostiene Bossong (1998), luso
dei clitici come ripresa di costituenti posizionati in maniera diversa dallordine basico avvicina il tipo delle lingue romanze a quello delle lingue incorporanti (che abbiamo descritto in cap. 3 par. 3). Bossong si serve della
seguente frase francese per sostanziare la sua affermazione:
[46] Il
la lui a donn, Jean,
son pre,
egli la gli ha data
a Giovanni suo padre
glielha regalata, a Giovanni, suo padre, la moto

la moto
la moto

(ricordiamo che anche il soggetto indicato da un clitico in francese, qualora non sia espresso con un sintagma nominale in posizione preverbale).
Dato che i clitici romanzi sono obbligatori solo con ordini diversi da SVO,
questo tipo di segnalazione d luogo a ordini marcati: nel momento in cui
gli stessi clitici diventassero obbligatori anche con lordine SVO le lingue
romanze avrebbero lo stesso grado di libert del latino quanto allordine
dei costituenti e si sarebbe compiuto il passaggio da un tipo con segnalazione delle relazioni grammaticali sul sintagma nominale a un tipo con segnalazione sul sintagma verbale.

scheda 2

Segnalazione sulla testa e segnalazione sul dipendente

Nelle lingue indoeuropee, normalmente quando due costituenti siano in rapporto


di dipendenza luno dallaltro il costituente dipendente che porta una segnalazione morfologica di questa relazione. Ci avviene nel rapporto fra testa e modificatore:
[i] liber
magistri
libro:nom maestro:gen
il libro del maestro.
Sia lesempio latino, sia la traduzione italiana contengono modificatori nominali che
comprendono un segnale della loro funzione sintattica: in latino il caso genitivo a

251

Nelle lingue
romanze i clitici
segnalano alcune
funzioni
dei costituenti
sul verbo

Introduzione alla linguistica storica

segnalare che il sostantivo magistri usato come modificatore di una testa nominale ( liber ), mentre in italiano questa indicazione fornita dalla preposizione di .
Non tutte le lingue per funzionano a questo riguardo come le lingue indoeuropee.
In ungherese, per esempio, la frase [i] corrisponde a:
knyv-e
[ii] a tant
il maestro libro-poss.3sg
il libro del maestro.
Nellesempio [ii] il rapporto di modificazione non indicato sul modificatore a tant il maestro da un affisso o da unadposizione, come in latino e italiano, ma dal
suffisso possessivo -e , sulla testa del sintagma, cio knyv libro.
Anche lo stato costrutto delle lingue semitiche una maniera di segnalare la dipendenza sulla testa, piuttosto che sul modificatore:
[iii] p @ ne
ha ares
'
faccia-st.costr la terra
la faccia della terra (ebraico).
In questa frase, il sostantivo panim faccia, superficie presenta una forma particolare, chiamata stato costrutto, caratterizzata da alterazioni fonologiche (spostamento dellaccento) e dallassenza dellarticolo determinativo, che indica che esso
funge da testa di un sintagma e che il sintagma contiene un modificatore, in questo
caso il sintagma ha ares la terra, che non marcato.
' indicazioni dei rapporti di dipendenza che compaiono siAlcune lingue presentano
multaneamente sul modificatore e sulla testa. il caso del turco:
[iv] Ahmed-in
han K m- K
Ahmed-gen moglie-poss.3sg
la moglie di Ahmed.
In [iv] troviamo la testa han K m- K moglie-sua che marcata come tale dal possessivo -K , in maniera analoga a quanto abbiamo visto in [ii] per lungherese. In [iv]
per troviamo anche il caso genitivo sul modificatore, mentre in ungherese come
abbiamo visto il modificatore non porta alcun segnale del rapporto di dipendenza.
In turco, la comparsa del suffisso di genitivo in questo tipo di sintagma ha una funzione specifica, cio quella di indicare la determinatezza e la referenzialit del
modificatore.
Troviamo pertanto un contrasto fra:
[v] ev
kap K-s K
casa porta-poss.3sg
la porta di casa,
e:
kap K-s K
[vi] ev-in
casa-gen porta-poss.3sg
la porta della casa (cio di una casa specifica);
(questo contrasto non pu essere esemplificato con [iv], perch ovviamente i nomi
propri possono essere solo determinati).

252

5.

Il mutamento sintattico

8. Tipologia sintattica II: le relazioni grammaticali


In questa sezione intendiamo con il termine relazioni grammaticali le funzioni sintattiche dei costituenti nominali, quali soggetto e oggetto diretto.
La definizione di queste funzioni in lingue come litaliano o linglese non
sembra particolarmente problematica; tuttavia, gi dai dati dellitaliano
stesso vedremo che non tutti i soggetti sono tali allo stesso titolo. In altre
lingue, per noi pi esotiche, la definizione di soggetto non univoca: vedremo che ci sono lingue in cui pi costituenti nella stessa frase soddisfano
una parte delle condizioni che normalmente un costituente soddisfa per essere considerato il soggetto.
Vedremo poi anche che esistono lingue in cui nomi e verbi si presentano
divisi in classi diverse, a seconda del tipo di coinvolgimento dei partecipanti in uno stato di cose.
In italiano siamo abituati a pensare che il fatto di concordare con il verbo sia sufficiente per definire il soggetto di un enunciato. Ci sono comunque anche altre propriet che caratterizzano il soggetto. Per esempio, in frasi coordinate, quando il soggetto
della seconda frase sia omesso, esso di norma coreferente con il soggetto
della prima:

8.1. La definizione del soggetto in italiano

[47] Giovanna incontra Raffaella e la saluta.


Questa frase pu voler dire solamente che Giovanna a salutare Raffaella;
se avessimo voluto indicare un cambio di soggetto avremmo dovuto usare
un pronome nella seconda frase:
[47]

Giovanna incontra Raffaella e lei la saluta.

Anche nel caso che soggetto e oggetto non siano terze persone il cambio di
soggetto senza pronome espresso non possibile:
[48]

Ho salutato Raffaella e sono partita;

[49]

??Ho salutato Raffaella ed partita / Ho salutato Raffaella e lei partita.

Consideriamo ora la frase:


[50]

A Giovanna piaceva Raffaella e lha invitata a cena.

Mentre il costituente che concorda col verbo della prima frase in [50]
Raffaella, quello che ha lo stesso referente del soggetto omesso nella secon253

Il soggetto italiano:
concordanza
col verbo
e coordinazione

Introduzione alla linguistica storica

da Giovanna. Anche cambiando tipo di soggetto otteniamo lo stesso risultato:


[51]
Con il verbo piacere
le caratteristiche
del soggetto
sono distribuite
su due costituenti

In altre parole, nelle frasi [50] e [51] le condizioni per essere soggetto sono
distribuite fra due costituenti diversi: da un punto di vista morfosintattico
(accordo col verbo) il soggetto di [50] Raffaella, ma in un contesto sintattico pi ampio (coreferenza col soggetto nullo in frase coordinata) il soggetto della stessa frase Giovanna. Questa non una conseguenza dellordine dei costituenti, come si pu vedere da:
[52]

Il soggetto italiano
uguale in frase
transitiva e in frase
intransitiva

??Mi piaceva Raffaella e mi ha invitata a cena.

A Giovanna Raffaella ha dato un biglietto e lha invitata al cinema,

in cui Raffaella soggetto sia della prima sia della seconda frase, e soddisfa
quindi sia la condizione morfosintattica sia quella pi propriamente sintattica.
Una caratteristica di soggetto e oggetto diretto delle frasi transitive in italiano quella di corrispondere solitamente, sul livello semantico, allagente
e al paziente, come in:
[53]

Giovanni ha mangiato gli spaghetti.

In [53] abbiamo un verbo transitivo, mangiare, che bivalente: richiede


cio due costituenti nominali, un soggetto e un oggetto diretto (sul concetto di valenza, vedi scheda 1 del cap. 4). Il costituente Giovanni il soggetto
sul piano morfosintattico e concorda con la forma verbale ha mangiato,
mentre dal punto di vista semantico esso denota il partecipante animato
che compie lazione espressa dal verbo: ha quindi il ruolo semantico di
agente. Il costituente gli spaghetti sintatticamente loggetto diretto del
verbo, mentre dal punto di vista semantico denota il partecipante che subisce un cambio di stato in conseguenza dellazione espressa dal verbo: riveste il ruolo semantico di paziente.
Volendo possiamo rovesciare la prospettiva della frase, usando la diatesi
passiva:
[54]

Gli spaghetti sono stati mangiati da Giovanni.

In questo caso, dal punto di vista semantico e denotativo ci troviamo sempre davanti a unazione compiuta dallo stesso agente in cui lo stesso paziente subisce un cambiamento di stato, ma dal punto di vista morfosintattico la struttura dellenunciato cambiata: il soggetto il costituente gli
spaghetti, che infatti concorda con la forma verbale sono stati mangiati, e il
254

5.

Il mutamento sintattico

verbo diventato monovalente. Pertanto, non richiede altri costituenti oltre al soggetto. Il sintagma preposizionale da Giovanni, che denota lagente, dal punto di vista sintattico un avverbiale, o aggiunto: non rientra
cio nella valenza del verbo.
Il fatto che nella forma passiva un verbo transitivo diventi intransitivo
importante perch ci consente di osservare che, in italiano, il soggetto del
verbo transitivo e il soggetto del verbo intransitivo sono trattati nello stesso
modo dal punto di vista morfosintattico, anche quando abbiano ruoli semantici diversi: sia il soggetto di [53] sia quello di [54] concordano con il
verbo. Inoltre possiamo vedere che le stesse condizioni si verificano in frasi
intransitive con verbi attivi, come in:
[55]

Giovanni andato a casa;

[56] Gli spaghetti sono caduti fuori dal piatto.


8.2. Le lingue ergative Non tutte le lingue funzionano come litaliano a

questo riguardo. In un importante gruppo di lingue, dette lingue ergative, la frase transitiva presenta sistematicamente la prospettiva del paziente,
che di norma segnalato morfologicamente dallassenza di morfemi specifici, in maniera analoga al soggetto del verbo transitivo. Il caso di questi
due tipi di costituenti viene detto abitualmente caso assolutivo (abbreviato
ass). Vediamo un esempio dal georgiano, una lingua caucasica ergativa:
[57]

Gela
gavida
Gela:ass aor-uscire
Gela usc di casa;

[58]

Gelam
dainaxa
Gela-erg aor-vedere
Gela vide Maria.

saxlidan
casa-abl

Maria
Maria:ass

Nelle frasi [57] e [58] troviamo rispettivamente un verbo intransitivo, che


significa uscire, e uno transitivo, che significa vedere. Nella prima frase,
il soggetto Gela non porta alcun morfema specifico: questo il segnale del
caso assolutivo (che nelle grammatiche georgiane chiamato nominativo,
per motivi che chiariremo pi avanti). Nella seconda frase, la stessa assenza
di morfema specifico compare con il sostantivo Maria, che dal punto di vista semantico denota il paziente, mentre il sostantivo Gelam compare in un
caso speciale, realizzato dal morfema -m, detto ergativo (nelle grammatiche descrittive del georgiano questo caso detto narrativo). Potremmo allora paragonare la frase [58] al passivo italiano, e pensare che in georgiano
255

Nelle lingue ergative


il soggetto del verbo
intransitivo
marcato come
il paziente dei verbi
transitivi

Introduzione alla linguistica storica

Sintatticamente
il soggetto del
georgiano lagente

con verbi transitivi si privilegi sempre la prospettiva del paziente, che verrebbe sistematicamente scelto come soggetto.
In realt per non cos: se consideriamo le frasi coordinate in [58], nella
seconda delle quali il soggetto omesso, vedremo che il soggetto sintattico
coreferente con il costituente in ergativo, non con quello in nominativo:
[59]

Gelam
dainaxa
Maria
Gela-erg aor-vedere Maria:ass
Gela vide Maria e usc di casa.

da gavida
e
aor-uscire

saxlidan
casa-abl

Il costituente in assolutivo in [59] la parola Maria, ma nella frase coordinata il soggetto omesso del verbo gavida coreferente col costituente Gelam, cio il costituente in ergativo. In italiano, invece, il soggetto del verbo
passivo sarebbe soggetto di una possibile coordinata successiva, come vediamo da:
[60]

Ergativit
morfologica ed
ergativit sintattica

Ergativit scissa

Nelle lingue attive


esistono classi
di verbi e nomi attivi
e inattivi

Maria fu vista da Gela e usc di casa,

dove il soggetto omesso della seconda frase coreferente con il costituente


Maria.
Lergativit un fenomeno complesso, che si presenta in maniere diverse:
alcune lingue, come il georgiano stesso, sono ergative solo con determinati
tempi del verbo; altre, come il dyrbal, una lingua australiana, presentano
anche ergativit sintattica, altre ancora, come il basco, hanno il caso ergativo esteso anche al soggetto dei verbi intransitivi, qualora questi esprimano
azioni (per esempio, andare).
In particolare, alcune lingue presentano un fenomeno detto ergativit scissa. In queste lingue il sistema ergativo si riscontra solo con certi tempi o
aspetti verbali o solo con certi tipi di nomi, mentre con gli altri si trova un
sistema nominativo-accusativo. questo il caso del georgiano, in cui il sistema ergativo si trova solo con laoristo. Per questo motivo, il caso assolutivo in georgiano si chiama nominativo (con gli altri tempi verbali funziona infatti in maniera simile al nominativo delle lingue indoeuropee), mentre lergativo si chiama caso narrativo, dato che laoristo il tempo usato
nelle narrazoni.
8.3. Le lingue attive Accanto alle lingue ergative e a quelle di tipo nomina-

tivo-accusativo, esistono poi le cosiddette lingue attive. Si tratta di lingue


in cui i membri di alcune classi lessicali, in particolare verbi e sostantivi,
sono divisi in attivi e inattivi. Solo i sostantivi attivi possono essere soggetto di verbi attivi e solo i sostantivi inattivi possono essere soggetto di verbi
inattivi (anche detti stativi). Ne consegue che spesso gli stati di cose possono essere denotati da due verbi diversi, a seconda di come sono concettua256

5.

Il mutamento sintattico

lizzati. In italiano, per esempio, troviamo la coppia ardere/bruciare, in cui il


primo verbo indica uno stato ed intransitivo, mentre il secondo transitivo e denota uno stato di cose in cui un paziente cambia stato:
[61]

Il fuoco arde;

[62]

Il fuoco ha bruciato migliaia di libri 2.

Nelle lingue attive non solo le coppie lessicali compaiono sistematicamente


nel caso dei verbi, ma anche i sostantivi sono spesso organizzati nello stesso
modo: in una lingua attiva, in corrispondenza della parola fuoco in [61] e
[62] potremmo trovare morfemi specifici che indicano soggetto di verbo
inattivo e soggetto di verbo attivo, oppure due lessemi diversi, il primo
inattivo e il secondo attivo.
8.4. Il tipo delle lingue indoeuropee Le lingue come litaliano sono dette

lingue nominativo-accusativo. Le lingue indoeuropee antiche e buona


parte di quelle moderne sono di questo tipo: nelle lingue che hanno sistemi
di casi morfologici, come per esempio il latino o il tedesco, il nominativo
il caso del soggetto sia dei verbi transitivi, sia di quelli intransitivi, mentre
laccusativo il caso delloggetto diretto dei verbi transitivi, come in:
[63]

Le lingue
indoeuropee
sono di tipo
nominativo-accusativo

Der
Vater grt
den
Sohn und geht
weg
il:nom padre salutare:3sg il:acc figlio e
andare:3sg via
il padre saluta il figlio e se ne va;

[64] Der
Vater geht
il:nom padre andare:3sg
il padre se ne va.

weg
via

Alcuni studiosi hanno per proposto possibili ricostruzioni dellindoeuropeo in una sua fase molto antica come appartenente al tipo ergativo o al tipo
attivo. La ricostruzione ergativa stata proposta fin dallinizio del secolo
scorso e si basa su varie evidenze, soprattutto relative al sistema dei casi
grammaticali. In particolare, sarebbe una traccia di ergativit il fatto che il
nominativo del maschile ha una sua desinenza specifica: cio marcato,
mentre nelle lingue nominativo-accusativo questo caso pi spesso quello
privo di segnalazione. Lingue nominativo-accusative non indoeuropee con
sistemi di casi che hanno un nominativo non marcato sono per esempio le
lingue ugrofinniche e le lingue altaiche. Se il nominativo indoeuropeo fosse
stato in origine un caso ergativo, il fatto di essere marcato si spiegherebbe fa2. In realt lesempio italiano solo approssimativo, dato che in italiano entrambi i verbi possono avere uso transitivo o intransitivo.

257

Lindoeuropeo
ricostruito come
lingua ergativa

Introduzione alla linguistica storica

Lindoeuropeo
ricostruito come
lingua attiva

Cambiamento di tipo:
lingue indoarie

Lingue anatoliche

cilmente, dato che nelle lingue ergative marcato appunto il caso ergativo,
mentre non lo il caso assolutivo. Inoltre, la desinenza del nominativo maschile singolare indoeuropeo, che si ricostruisce come *-s (vedi cap. 3), simile alla desinenza del genitivo, ricostruita come *-os. Molte delle lingue ergative note presentano lestensione della desinenza del genitivo al caso ergativo: anche in questo caso, la somiglianza si spiegherebbe se il caso nominativo dellindoeuropeo continuasse un pi antico caso ergativo.
La proposta che lindoeuropeo si debba ricostruire come una lingua del
tipo attivo, invece, stata avanzata in epoca pi recente e si basa su evidenze in parte lessicali. Abbiamo visto nel cap. 4 che le lingue indoeuropee lasciano in alcuni casi ricostruire coppie di nomi, di cui uno di genere neutro e laltro di genere maschile o femminile. Come abbiamo detto, ricostruendo una situazione in cui il neutro corrispondeva al genere inanimato
e il maschile e femminile a un unico genere animato, il fatto che per parole
come fuoco o acqua si ricostruiscano coppie lessicali dimostrerebbe che
il referente poteva essere concettualizzato come attivo o come inattivo. La
presenza di coppie lessicali di questo tipo appunto tipica delle lingue attive. Anche il sistema di diatesi ricostruito per lindoeuropeo, in cui non esisteva una vera opposizione, ma la distribuzione di attivo e medio era lessicale (vedi cap. 4) potrebbe fornire evidenze in questo senso.
Alcune lingue indoeuropee presentano sistemi ergativi, che si sono sviluppati nel corso della loro storia. Fra queste, le meglio studiate sono le lingue
indoarie moderne, come lo hindi. Si tratta di lingue che hanno per lo pi
sistemi di ergativit scissi, legati allaspetto verbale. Su come si sia sviluppato il sistema ergativo in queste lingue non c accordo; si pu comunque
notare che gi il sanscrito classico tendeva a presentare un uso molto ampio
del passivo con complemento dagente in strumentale e che la desinenza
del caso ergativo che contiene una nasale potrebbe essere imparentata con
quella dello strumentale -ina/-ena.
Le lingue anatoliche, in special modo littita, presentano un interessante
fenomeno, per cui i nomi di genere neutro non possono essere soggetto di
verbi transitivi. In caso che debbano assumere questo ruolo, essi vengono
trasposti con un suffisso -ant- nel genere comune (sul sistema di genere
dellanatolico vedi cap. 4 par. 3.2). Pertanto troviamo per esempio la parola
pahhur fuoco, genere neutro, che, nel caso debba essere soggetto di un
verbo transitivo, si presenta come pahhuwanza, fonologicamente /pahhuants/, in cui troviamo pahhu- base -ant- suffisso derivazionale, con la
funzione di cambiare genere, -s desinenza del nominativo di genere comune. Questa lanalisi tradizionale; secondo unanalisi alternativa, la forma
-anza non sarebbe ulteriormente scomponibile e rappresenterebbe un caso
ergativo. Ci troveremmo pertanto davanti a un sistema a ergativit scissa: i
nomi di genere neutro seguirebbero un sistema ergativo, quelli di genere
comune un sistema nominativo-accusativo.
258

5.

Il mutamento sintattico

9. Paratassi e ipotassi
Bench le lingue indoeuropee presentino complicati sistemi di subordinazione, nessuna delle congiunzioni subordinative sembra risalire alla fase
comune dellindoeuropeo e anche i pronomi relativi risalgono a radici pronominali che in origine avevano una funzione non subordinativa. In questo paragrafo esamineremo due problemi: in primo luogo, se sia corretto
ricostruire lindoeuropeo come lingua in cui la subordinazione aveva uno
sviluppo di gran lunga inferiore allo sviluppo che troviamo invece nelle lingue indoeuropee; in secondo luogo, vedremo come si possano essere sviluppati determinati tipi di frasi subordinate, prendendo come esempio le
frasi relative.
Nel par. 7 del cap. 3, parlando della teoria dellagglutinazione, abbiamo
detto che limpressione dei linguisti di inizio Ottocento di poter risalire
con lindoeuropeo a una fase primitiva di linguaggio illusoria. Come abbiamo gi osservato, infatti, il linguaggio nacque decine di migliaia di anni
prima della scrittura, mentre con la ricostruzione possiamo risalire al pi a
un migliaio di anni prima delle pi antiche fonti scritte.
Per quanto riguarda lo sviluppo della subordinazione, per, ci sono motivi
per pensare che lindoeuropeo ricostruito presentasse davvero se non una
realt primitiva, per lo meno uno sviluppo molto inferiore alle lingue che
conosciamo, comprese le pi antiche. Ci dipende dal fatto che la complessit nella struttura del periodo una caratteristica della lingua scritta,
piuttosto che della lingua parlata: lo stile periodico caro ai prosatori greci e
romani difficilmente avrebbe potuto svilupparsi senza la possibilit di pianificazione offerta dallo scritto rispetto al parlato. Si pu osservare inoltre
che le congiunzioni subordinative delle varie lingue indoeuropee sono diverse fra loro: come abbiamo detto non possibile cio ricostruire dei subordinatori per lindoeuropeo.
Questa osservazione non di per s probante. I subordinatori sono elementi instabili che tendono a rinnovarsi nel mutamento linguistico: basti
notare che le congiunzioni subordinative pi produttive del latino, cum e
ut, non continuano nelle lingue romanze, mentre se ne sono sviluppate
numerose altre che non esistevano in latino. Tuttavia, le lingue indoeuropee pi povere di tradizione letteraria confermano lipotesi di un indoeuropeo in cui lo sviluppo della subordinazione doveva essere inferiore a
quello conosciuto dalle lingue dotate di una tradizione letteraria ricca ed
elaborata.
A questo proposito, sono interessanti i dati delle lingue anatoliche. In ittita
esistono alcuni tipi di subordinate avverbiali, come le frasi temporali, causali e condizionali, ma non esistono finali e consecutive; non esistono inoltre nella lingua arcaica neanche frasi oggettive con verbi quali dire o pensare (con questi verbi si trovano sempre strutture paratattiche, come il di259

Non si possono
ricostruire
subordinatori
per lindoeuropeo

Lipotassi una
caratteristica
della lingua scritta

La subordinazione
in ittita

Introduzione alla linguistica storica

Genesi delle frasi


relative

scorso diretto). Per quanto riguarda le subordinate avverbiali esistenti, esse


contengono congiunzioni subordinative derivate dalla base del pronome
relativo; lo stesso pronome serve da base nel corso della storia della lingua
per la creazione di frasi oggettive. Littita ha una tradizione letteraria, ma
limitata rispetto a altre lingue antiche, come il greco e il sanscrito, e non
sembra che, allepoca in cui si inizi a scriverlo, la letteratura orale conoscesse gi uno sviluppo simile a quello dellepica omerica o degli inni vedici. Lo scarso sviluppo dellipotassi pu quindi essere una conseguenza delluso anche scritto di una lingua che aveva un grado di elaborazione pi vicino al parlato.
Fra le frasi subordinate testimoniate da tutte le lingue indoeuropee troviamo le frasi relative, che sono introdotte da un pronome. Le lingue indoeuropee lasciano ricostruire due basi pronominali che possono fungere da
pronomi relativi, cio *yo- e *kwi-/kwo-. Per lo pi le lingue indoeuropee
generalizzano uno dei due pronomi; in alcune di esse compaiono entrambi, ma con funzioni diverse. Per esempio, in greco troviamo come pronome relativo hs oq
, che deriva dallindoeuropeo *yos, e ts/tis tq/tiq, derivanti dallindoeuropeo *kwis, che hanno funzione di pronome interrogativo e indefinito. Questa era probabilmente la funzione originaria della base
*kwis, come evidenziato anche dalle altre lingue. Pi tardi alcune di esse
come littita, il latino e in parte il germanico hanno esteso forme derivanti
da questa base alla funzione di relativo.
Nelle fasi pi antiche delle lingue indoeuropee si pu studiare lorigine delle frasi relative: esse nacquero come frasi correlative, cio strutture paratattiche (quindi non contenenti una subordinata) in cui ricorreva un pronome indefinito. Si osservi il seguente esempio latino:
[65]

quei
ager
ex privato
in publicum
rel.nom terreno:nom da privato:abl in pubblico:acc
commutatus est, de
eo
agro
siremps
mutare:pf.p.3sg circa 3sg.abl terreno:abl uguale:nom
lex
esto
legge:nom essere:imper.fut.3sg
riguardo a un terreno che sia cambiato da privato in pubblico la
legge sia uguale (cil i2, 585).

Abbiamo tradotto il testo latino con una frase principale e una relativa in
italiano, ma in realt il latino contiene due frasi indipendenti: nella prima
il relativo quei (latino classico qui) mantiene ancora il suo originario valore
di indefinito. La frase si pu parafrasare come quale terreno sia cambiato
da privato in pubblico, riguardo a questo terreno la legge sia uguale.
260

5.

Il mutamento sintattico

In questo capitolo

Il mutamento sintattico pu riguardare vari fenomeni. Qui vengono esaminati


esempi relativi allordine dei costituenti nella frase, allespressione delle relazioni
grammaticali, allo sviluppo dei pronomi clitici, allorganizzazione del periodo e allo
sviluppo della subordinazione.
Greenberg distingue tre tipi di lingue in base allordine reciproco di soggetto, oggetto diretto e verbo: VSO, SVO e SOV. A ogni ordine corrispondono regolarit nella
posizione di modificatori e adposizioni. Le lingue per non rientrano in modo assoluto in un tipo sintattico: lordine dei costituenti regolato anche da altri fattori.
I clitici possono essere rilevanti per la sintassi della frase. Nella frase indoeuropea i clitici occupavano la seconda posizione (legge di Wackernagel). Quanto pi
il peso fonologico di un costituente alto, tanto maggiore la sua complessit categoriale e la salienza dellinformazione che veicola: pertanto si allontaner dallinizio della frase (legge di Behaghel).
Il latino ha un ordine SOV non rigido. Le lingue romanze sono di tipo SVO non
rigido. La posizione dei costituenti nominali rispetto al verbo tende a essere regolata da fattori pragmatici.
Nella frase semplice indoeuropea solo i clitici comparivano obbligatoriamente
in P2; gli altri elementi erano tendenzialmente liberi. La variet dellordine dei costituenti che si rileva nelle lingue indoeuropee rende difficile la ricostruzione di un
tipo rigido per la lingua comune.
Le frasi subordinate, che veicolano informazione di sfondo, rispetto alla principale possono avere un ordine degli elementi meno libero: il caso del tedesco.
In italiano, come nelle altre lingue nominativo-accusativo, pu essere soggetto
un costituente con qualunque ruolo semantico. Le lingue ergative, invece, marcano il
ruolo semantico di agente. Esse possono anche presentare sistemi misti (ergativit
scissa). Le lingue attive possiedono coppie lessicali di nomi e verbi in cui un elemento attivo e laltro inattivo. Le lingue indoeuropee sono di tipo nominativo-accusativo, ma lindoeuropeo potrebbe essere stato una lingua ergativa (marca del nominativo) o una lingua attiva (opposizione di genere animato e inanimato).
In parte, la ricca subordinazione delle lingue indoeuropee frutto dello sviluppo delle lingue letterarie. Le subordinate relative, attestate in tutte le lingue indoeuropee, sono nate da strutture paratattiche correlative.
Letture consigliate
Sulla tipologia sintattica si pu consultare in primo luogo la raccolta di studi contenuti in Ramat (1976), che comprende fra gli altri anche larticolo di Greenberg
(1963). Unottima introduzione generale Comrie (1983); altri saggi pi recenti
sono contenuti in Cristofaro, Ramat (1999). Per la ricostruzione sintattica dellindoeuropeo una trattazione abbastanza esauriente di diverse proposte si trova in
Lehmann (1999).

261

6
Spiegazioni del mutamento

1. Introduzione
Nei capitoli precedenti abbiamo esaminato il mutamento linguistico concentrandoci di volta in volta su livelli diversi. Abbiamo visto per esempio
che determinate modificazioni di foni da cui risultano fenomeni di allofonia possono portare alla nascita di nuovi fonemi, che lallomorfia pu essere eliminata o estesa, che categorie flessive possono scomparire o essere
create e che il sistema secondo cui sono indicate le relazioni grammaticali
in una lingua pu cambiare. Tuttavia, non abbiamo ancora affrontato la
questione, a cui abbiamo solo accennato (cap. 2 par. 13), di come mai questi mutamenti avvengano. Infatti, lallofonia un fenomeno comune e
spesso non porta a nessun mutamento, e lo stesso si pu dire delle cause dei
cambiamenti che abbiamo visto su altri livelli.
Nel presente capitolo, affronteremo quindi il problema del mutamento
linguistico dal punto di vista delle sue cause e della sua diffusione. In primo luogo, esamineremo se sia plausibile lipotesi secondo cui il mutamento linguistico avviene soprattutto per causa di un passaggio imperfetto nello scambio fra una generazione e la successiva. Come ho gi accennato
(cap. 2 par. 13), questa ipotesi quella formulata dagli studiosi che si sono
occupati di mutamento nellambito della linguistica generativa.
Una constatazione abbastanza immediata, se si esamina la storia di lingue
con una lunga attestazione, come il latino e le lingue romanze, che il mutamento sembra caratterizzare certi periodi storici, mentre in altri la lingua
sembra mantenersi maggiormente stabile. Continuando sullesempio del
latino, sappiamo che il momento di grande mutamento, che ha portato
alla nascita delle lingue romanze, coinciso con il momento di disgregazione politica dellimpero, causata soprattutto dalle invasioni barbariche.
Esaminando il lessico delle lingue romanze e delle lingue germaniche, osserviamo numerosissimi prestiti in entrambe le direzioni, molti dei quali
avvenuti proprio in questo periodo. Dobbiamo quindi concludere, come
vedremo nel par. 4.1 di questo capitolo, che lunit e la coesione politica e
sociale di un gruppo di parlanti fa s che la loro lingua sia pi resistente al
263

Introduzione alla linguistica storica

mutamento della lingua di comunit scarsamente coese a cui manchi un


centro forte di identificazione e aggregazione.
Il contatto fra lingue sicuramente una delle principali cause scatenanti
del mutamento linguistico, ma ancora non spiega perch determinate varianti vengano o meno adottate e si diffondano effettivamente in una comunit di parlanti. La sociolinguistica ha studiato a fondo le dinamiche
delladozione e diffusione di varianti in base al contatto non solo fra lingue
o variet diatopiche diverse, ma anche a livello diastratico. Vedremo che
solo in questo modo possiamo arrivare a individuare la nozione di prestigio, che fondamentale nello spiegare perch una variante venga assunta
da unintera comunit di parlanti e dia luogo al passaggio dalla semplice
variazione al vero mutamento. Vedremo anche che la conclusione a cui
tanto faticosamente hanno portato gli studi approfonditi dei sociolinguisti
americani svolti a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, e cio che la
causa del mutamento sia da ricercarsi nel prestigio dei singoli individui, sia
la stessa tesi che si era andata formando a partire dalla fine dellOttocento
in Europa, fra linguisti di formazione dialettologica.
La distribuzione diatopica delle varianti e la diffusione del mutamento su
un dato territorio sono fenomeni che conosciamo in maniera approfondita
dalla fine dellOttocento, quando i dialettologi hanno iniziato a redigere
gli atlanti linguistici. Anche la variabilit interna a una comunit, basata
su differenze sociali o di altro genere, ha grande rilevanza per il mutamento
linguistico, come ha dimostrato la sociolinguistica moderna e come vedremo pi diffusamente nel par. 7 di questo capitolo. Data la grande importanza della variabilit della lingua per il mutamento linguistico, la esamineremo in via preliminare nel prossimo paragrafo, prima di addentrarci nella
discussione delle cause del mutamento.
2. La variabilit delle lingue

Diversi usi
dei termini lingua
e dialetto

In diverse occasioni, ho usato in riferimento a lingue o dialetti diversi il


termine variet. Questo termine venuto in uso per ovviare allambiguit
dei primi due, cio appunto lingua e dialetto.
Lingua infatti usato generalmente per denotare due variet non mutuamente intelligibili, ma spesso per motivi politici si chiama lingua una lingua nazionale, anche se mutuamente intelligibile dai parlanti di una lingua
nazionale diversa: il danese e il norvegese sono due variet che presentano
poche differenze luna dallaltra, ma sono considerati lingue diverse, essenzialmente per motivi politici. In maniera speculare, vengono detti dialetti
variet a cui manca lo statuto di lingua ufficiale di una comunit: per
esempio, ci riferiamo spesso alle variet parlate in Cina con il nome di cinese, ma si tratta in realt di lingue diverse, non mutuamente intelligibili,
che riconosciamo come una realt unitaria solo per motivi politici.
264

6.

Spiegazioni del mutamento

Unaltra complicazione risiede nel fatto che in Italia il termine dialetto ha


referenti ben specifici (i dialetti italiani), mentre altrove usato diversamente: per esempio, in inglese la parola dialect corrisponde piuttosto a variet, mentre quelli che noi chiamiamo dialetti vengono designati con il
termine vernacular. Per questo motivo si dovrebbe cercare di evitare luso
del termine dialetto, ancora pi ambiguo che lingua, e adoperare anche in
italiano il termine vernacolo.
Questo volume dedicato alla linguistica storica, pertanto abbiamo trattato
per lo pi della variazione diacronica. La dimensione temporale per non
lunica lungo la quale le lingue variano. Come abbiamo gi avuto modo di accennare nei capitoli precedenti, le lingue variano per esempio nello spazio:
parliamo in questo caso di variazione diatopica. La variazione diatopica in
parte offuscata nel caso di lingue standard, parlate da comunit caratterizzate
da un alto grado di scolarizzazione, come attualmente la nostra lingua.
Eppure fra i diversi italiani regionali, cio le variet di italiano parlate nelle
diverse regioni dItalia, riscontriamo differenze. Questo lo si pu verificare
facilmente su diversi piani. Sul piano lessicale, spesso verifichiamo che lo
stesso referente ha nomi diversi in regioni diverse: ometto, attaccapanni o appendino per larnese che usiamo per appendere gli abiti negli armadi, bugie,
chiacchere, frappe per i tipici dolci fritti che mangiamo a carnevale e cos via.
Troviamo poi differenze sul piano grammaticale: per esempio, per quanto
riguarda luso dei tempi verbali notiamo che nellitaliano regionale di buona parte dellItalia settentrionale si fa uso del passato remoto solo nello stile
narrativo e per indicare grande distanza referenziale (come nella narrazione
di fiabe), al centro e in buona parte delle regioni meridionali luso si conforma allo standard (passato prossimo per un passato recente, passato remoto per un passato meno recente), mentre in parte del meridione, per
esempio in Sicilia, il passato remoto esteso a scapito del passato prossimo.
Anche luso dei modi verbali non lo stesso in tutte le regioni dItalia:
mentre nellItalia settentrionale e in Toscana viene fatto regolare uso del
congiuntivo presente, nel resto dellItalia centrale e nellItalia meridionale
questo modo usato per lo pi nello scritto o nel parlato formale; nel parlato informale, il congiuntivo presente sostituito dallindicativo e nel suo
uso esortativo anche dal congiuntivo passato.
Altre differenze si riscontrano nella fonologia: com noto, le variet settentrionali distinguono cinque timbri vocalici in tutte le posizioni, avendo
neutralizzato lopposizione fra medioalte e mediobasse, cio fra /e/ ~ /E/ e
/o/ ~ /O/, quelle centromeridionali per la maggior parte distinguono cinque fonemi vocalici in sillaba atona e sette in sillaba tonica.
Molto pi evidente ci risulta la variabilit diatopica se passiamo invece a
esaminare i dialetti italiani. I dialetti, (o, come abbiamo detto sopra, i vernacoli) sono variet poco standardizzate: per lo pi non hanno attualmente lo statuto di lingue letterarie e non sono oggetto di insegnamento scola265

Dimensioni
della variabilit:
la variazione
nello spazio

Introduzione alla linguistica storica

La variabilit sociale
delle lingue

Integrazione fra
variabilit diacronica
e altre dimensioni
di variabilit

stico; di conseguenza non sono stati sottoposti a quella scelta delle varianti
che caratterizza le lingue scritte. Gli studi di dialettologia, molto sviluppati
nel nostro paese fin dalla fine del xix secolo, hanno dimostrato che ogni
comunit presenta varianti leggermente diverse e che anche allinterno di
una data comunit si riscontrano fenomeni di variazione. Nel secolo scorso
sono stati redatti numerosi atlanti linguistici, sia in area romanza sia in area
germanica, che forniscono una dettagliata descrizione della geografia linguistica delle varie aree dialettali.
Oltre alla variazione diatopica, ciascuna lingua varia poi in base ai contesti
duso e agli strati sociali dei parlanti che la adoperano. Parliamo conseguentemente di variabilit diastratica (attraverso gli strati sociali), diafasica (legata alla situazione) e diamesica (legata al mezzo di produzione usato). Nella nostra competenza di parlanti italiani, per esempio, sappiamo
che si tende a usare un registro artificiale e altamente formale, detto burocratese, quando ci si trova a rivolgersi a istituzioni pubbliche. In questa variet, che quella in cui redigiamo le denunce o le domande di documenti,
si tende fra le altre cose a usare espressioni pi desuete in luogo di altre di
uso frequente: non diciamo allora fare, ma piuttosto effettuare, non essere
ma piuttosto risultare e cos via di seguito. Per quanto possano essere desuete alcune delle espressioni usate nellitaliano della burocrazia, i parlanti
compiono quasi automaticamente il passaggio da italiano normale a burocratese, quando valutino di trovarsi in condizioni che lo richiedono.
Questo un esempio di variabilit diafasica, ma anche in parte diamesica,
dato che il burocratese solo scritto (ma fortunatamente non lunica variet scritta che i parlanti italiani abbiano a disposizione!).
In alcune regioni italiane, la variabilit diastratica si interseca con luso del
dialetto piuttosto che dellitaliano regionale; in altre non pi cos, dato che
il dialetto scomparso dalluso delle giovani generazioni. In generale, la variabilit diastratica ha spesso a che fare con il livello di scolarizzazione: strati
sociali di estrazione bassa hanno un accesso pi limitato allistruzione di
quanto non lo abbiano gli strati pi alti. Questo per non significa che ciascuno strato sociale abbia a disposizione una sola variet: anche se non usate
con la stessa frequenza, diverse variet sono a disposizione di ciascun parlante. Questa competenza diversificata sta alla base della nozione di diasistema,
cio, nelle parole di Lazzeroni (1987b, p. 58) un insieme di sistemi presenti
nella competenza dei parlanti che in parte si sovrappongono e in parte divergono (vedi anche Weinreich, 1974). Torneremo sulla caratteristica di non
omogeneit della competenza dei singoli parlanti pi avanti (cap. 6 par. 7).
A prima vista, le dimensioni di variazione introdotte qui sembrano opporsi
unitariamente alla variazione diacronica, dato che solo questultima sembra introdurre la dimensione temporale. In realt, come vedremo proseguendo in questo capitolo, la variazione diacronica, cio il mutamento linguistico, pu avvenire perch alla base esiste gi una situazione diversifica266

6.

Spiegazioni del mutamento

ta, dove varianti diverse coesistono nella stessa dimensione temporale: il


fatto che una di queste varianti venga accolta e si diffonda decisivo per
passare dalla variabilit, che lo stato naturale di qualunque lingua, al
mutamento.
Fra i primi a rendersi conto e a descrivere la variabilit della lingua fu Dante, il quale scrive nel De Vulgari Eloquentia (i.9):
infatti i padovani parlano in un modo e i pisani in un altro; [...] anche gli abitanti
di localit abbastanza vicine, come milanesi e veronesi, romani e fiorentini, gli appartenenti per genere allo stesso popolo, come napoletani e abitanti di Gaeta o ravennati e faentini, e, cosa anche pi strana, gli abitanti della stessa citt, come i
bolognesi di Borgo San Felice e quelli di Strada Maggiore [parlano] in modo diverso (traduzione mia).

Dante era anche convinto che la lingua variasse nel tempo, e scriveva che
se gli antichi abitanti di Pavia risorgessero ora, parlerebbero una lingua diversa o dissimile da quella dei pavesi moderni. Proprio per ovviare a questa grande variabilit, secondo Dante, gli uomini avevano inventato per
mutuo accordo una variet codificata e immutabile, che costituiva la norma scritta: il latino medioevale, che Dante chiama gramatica, era nella
sua percezione una lingua cos artificiale che il poeta, pur ricco delle sue intuizioni e delle sue osservazioni, non arrivava a pensare che fosse mai stato
parlato (e in un certo senso aveva ragione: il latino parlato non era certo
uguale a quello usato come lingua letteraria nellantichit classica, e tanto
meno nel medioevo).
3. La trasmissione delle lingue: acquisizione e rianalisi
Nel 1969 Robert King scriveva nel suo libro Historical Linguistics and Generative Grammar (trad. it. 1973) che una delle fonti pi importanti del
cambiamento linguistico la trasmissione del linguaggio alla nuova generazione o, per usare unespressione pi precisa, lacquisizione del linguaggio da parte di ciascun bambino della nuova generazione. Non molto
diversamente, quasi un secolo prima, aveva scritto Hermann Paul (1886, p.
34, traduzione mia):
chiaro che i processi dellapprendimento linguistico sono di importanza capitale
per la comprensione dei mutamenti delluso linguistico e che costituiscono la causa pi importante per questi mutamenti. Quando confrontiamo due epoche separate da un lungo spazio di tempo e diciamo che la lingua si mutata in determinati punti, la nostra affermazione non corrisponde alla realt dei fatti, che invece
piuttosto questa: la lingua si ricreata completamente e questa nuova creazione
non corrisponde totalmente a quella precedente, ora tramontata.

267

Introduzione alla linguistica storica

Il bambino
apprendendo
una lingua
ne rianalizza
alcune strutture

(Altri brani di Hermann Paul sono commentati anche in Weinreich, Labov, Herzog, 1977, in cui gli autori individuano proprio in Paul il primo a
sostenere che la lingua del singolo individuo loggetto dellanalisi linguistica.)
Secondo King, e in generale secondo la teoria del mutamento sostenuta
dalla linguistica generativa, che ovviamente dal 1969 ha avuto tempo di
svilupparsi e raffinarsi, il bambino, che durante lacquisizione della lingua
materna costruisce una grammatica, formulando ipotesi sulla base dellinput che riceve dagli adulti, opera semplificazioni, o interpreta i dati costruendo regole compatibili con i dati stessi, ma in realt diverse da quelle
che stanno alla base della grammatica degli adulti (rianalisi; vedi scheda 1
del cap. 3). Il problema della linguistica storica, secondo la linguistica generativa, rimane dunque, nella formulazione di Longobardi (2003, p. 183),
Come fa un bambino, partendo dallesperienza di un corpus primario prodotto dalla competenza degli adulti della sua comunit, a divergere in parte
da tale modello, formandosi una competenza linguistica relativamente difforme da quelle di quegli stessi adulti?.
Che il mutamento linguistico possa avere come motore la trasmissione della lingua da una generazione allaltra appare per poco verosimile a unosservazione pi attenta. Infatti, dovrebbe verificarsi che tutti i bambini di
una stessa generazione compiano contemporaneamente e in maniera indipendente gli uni dagli altri la stessa rianalisi dellinput ricevuto, in maniera
tale da dar luogo al mutamento. Non ci sono per evidenze per pensare
che possa avvenire una cosa di questo genere: supporre che tutti i bambini
contemporaneamente e indipendentemente compiano la stessa rianalisi
pare piuttosto azzardato e in sostanza, in assenza di dati concreti verificabili, abbracciare una teoria di questo genere sembra pi che altro una scelta a
priori.
Inoltre, a parte lassenza di prove, questa teoria si scontra con ci che si sa
in concreto sulla diffusione del mutamento. chiaro infatti che le innovazioni vengono adottate da gruppi di parlanti adulti, piuttosto che essere varianti praticate da gruppi di parlanti fin da quando essi hanno acquisito la
lingua materna. Il fatto che la variet dei parlanti giovani sia spesso pi innovativa della variet parlata dai loro genitori sembra legato a un diverso
atteggiamento e a una valutazione diversa del prestigio sociale di determinate varianti (vedi Lazzeroni, 1987b, p. 39 e cap. 6 par. 7).
Vedremo pi avanti (cap. 6 par. 7) in che modo le innovazioni si diffondano: i dati e le analisi che presenteremo rendono evidente limplausibilit
della teoria esposta in questo paragrafo. Lanalisi alternativa che esamineremo nel par. 7 di questo capitolo cos tanto pi plausibile e sostenuta dai
dati, che lecito domandarsi come mai lidea che il mutamento linguistico
possa aver come suo luogo il cambio generazionale sia stata in passato e sia
ancor oggi cos popolare.
268

6.

Spiegazioni del mutamento

La risposta risiede nel tipo di approccio teorico degli studiosi che hanno
formulato e sostenuto questa ipotesi. Com noto, nella linguistica generativa laspetto comunicativo e sociale del linguaggio del tutto marginale: il
linguaggio, o meglio loggetto di studio della linguistica, viene ritenuto essenzialmente la competenza innata del singolo parlante nativo, competenza che il linguista studia di norma con metodo introspettivo, cio basandosi sulla propria conoscenza della lingua e al limite senza esaminare altri dati. Come spiega bene Longobardi (2003, pp. 169-70):

Qual loggetto
dellanalisi
linguistica?

il termine lingua ambiguo [...]. Con unaccezione del termine [...] possiamo riferirci a ci che possiamo chiamare un idioletto, un oggetto interno, psicologico
[...] abbastanza ben definibile, cio linsieme delle conoscenze e capacit di codificazione verbale presente nella mente/cervello [...]. Con laltra possiamo designare
un oggetto sociale ed esteriore piuttosto difficile da delimitare con precisione, cio
il sistema di codificazione verbale largamente, ma non totalmente, condiviso da
una certa comunit culturale. [...] Per ovviare allambiguit del linguaggio ordinario, Chomsky [...] ha proposto di distinguere terminologicamente tra linguaE(sterna, Estensionale) e lingua-I(nterna), riconoscendo appunto a questultima
[cio la prima accezione individuata sopra] un grado pi alto di realt concreta e
definibilit scientifica. [...] La necessit di fondare lo studio del linguaggio sulla
lingua-I, un preciso sistema cognitivo individuale, emerge chiaramente sia per la
linguistica sincronica, sia per quella diacronica.

chiaro che un approccio di questo genere, per quanto esso possa avere
meriti in altri settori, inadatto a studiare la variabilit diastratica, diatopica o di altro genere del linguaggio.
Questo approccio sembra (e di fatto ) molto diverso da quello dei neogrammatici, ma in realt anche questi studiosi non davano il giusto risalto
alla dimensione sociale e alla variabilit del linguaggio. vero che a loro
parere la linguistica doveva rientrare fra le scienze storico-sociali, ma la variabilit sociale del linguaggio e i fenomeni a essa collegati sfuggivano ai
neogrammatici; per altro, come osserva correttamente Bonfante (1970),
anche la dimensione propriamente storica solo invocata, ma non realmente perseguita.
I neogrammatici infatti si trovavano a lavorare con lingue morte, di cui
non rimangono come fonti che testi letterari, per lo pi di variet standard
poco differenziate al loro interno. La loro teoria del mutamento, basata sul
carattere ineluttabile delle leggi fonetiche, s diacronica, ma poco storica
nel senso che non studia i mutamenti nel contesto concreto degli avvenimenti che li circondano. Come rileva Lazzeroni (1987b, pp. 40-1) commentando la posizione di Meillet, sostanzialmente uguale a quella dei
neogrammatici:
269

Le lingue
che conosciamo
solo attraverso
testi letterari
presentano
poca variabilit

Introduzione alla linguistica storica

Quando si studiano le lingue letterarie e, pi in generale, le lingue scritte, oppure


fasi molto distanti nel tempo come sono le fasi attestate rispetto a quelle ricostruite, limpressione di regolarit fortissima.
Il mutamento, finch in atto e si configura come una deviazione nella norma
standard, solo eccezionalmente viene registrato dalla scrittura. La regolarit appartiene, dunque, non al modo in cui il mutamento si effettuato, ma alla forma in
cui esso documentato.

Non un caso che, come la critica ai generativisti arrivata dalla sociolinguistica, la critica ai neogrammatici sia arrivata dalla dialettologia, che della
sociolinguistica stata la progenitrice.
4. Il contatto fra lingue
Il contatto fra lingue una delle fonti da cui vengono introdotte modificazioni che possono portare a veri e propri mutamenti linguistici. La disciplina che studia i fenomeni di contatto si chiama interlinguistica (vedi Gusmani, 1987; Weinreich, 1974). Nei seguenti paragrafi vedremo alcuni fenomeni legati al contatto: partiremo dalla definizione dei diversi tipi di bilinguismo per passare al fenomeno del prestito. Esamineremo poi i rapporti in cui due lingue in contatto possono trovarsi luna rispetto allaltra e infine discuteremo il concetto di area linguistica, in base al quale le lingue
possono essere classificate (vedi cap. 1 par. 2.3).
Il bilinguismo
pu essere
di vario genere

Secondo Weinreich (1974, p. 103), il luogo


del contatto linguistico [...] il parlante bilingue: il parlante bilingue infatti tende a trasferire tratti di una lingua allaltra. Il bilinguismo perfetto
comporterebbe non solo identica competenza del parlante in entrambe le
lingue, ma anche identici ambiti duso. Questo tipo di bilinguismo
raro: pi spesso, le comunit bilingui sono caratterizzate dal cosiddetto
bilinguismo funzionale, o diglossia. Questo termine designa il fenomeno
per cui due lingue sono parlate in una stessa comunit in ambiti funzionali diversi.
Un ottimo esempio di diglossia costituito dal rapporto fra lingua e dialetto in Italia. Nelle regioni in cui il dialetto ancora parlato anche dalle giovani generazioni, esso rimane comunque limitato a tutti gli ambiti non ufficiali: non usato nellinsegnamento o negli uffici pubblici, ma piuttosto
in famiglia o con gli amici, in situazioni poco formali. Questa situazione si
andata instaurando in Italia fin dallinizio delluso dellitaliano letterario
come lingua parlata. Litaliano ha allargato in maniera crescente i suoi ambiti duso, relegando i dialetti in posizioni sempre pi marginali, tanto che
oggi essi si possono considerare in buona parte variet la cui esistenza
minacciata.
4.1. Bilinguismo e diglossia

270

6.

Spiegazioni del mutamento

In determinati periodi storici, movimenti di popolazioni, guerre o speciali circostanze politiche hanno portato allinstaurazione di varie situazioni di bilinguismo in comunit di parlanti che precedentemente non
erano in stretto contatto. Questo ha condotto a fenomeni di interferenza
di vario tipo, che esamineremo nel par. 4.5 di questo capitolo. In casi
estremi, la lingua di una comunit militarmente o politicamente soccombente viene sostituita senza lasciare traccia dalla lingua degli invasori,
come avvenuto nel Nord America o in Australia, dove le lingue indigene sono in via di estinzione senza aver lasciato nellinglese che qualche
prestito lessicale.
Abbiamo gi osservato che nella storia delle lingue si susseguono periodi di
mutamento a periodi di stabilit. La maggior stabilit di una lingua legata al suo statuto, per esempio di lingua ufficiale di una nazione, alla sua vitalit come lingua letteraria, al fatto che essa sia oggetto di insegnamento
scolastico e alla percezione che ne hanno i parlanti stessi. Limpressione
che ci d il latino di non essere sostanzialmente cambiato per molte centinaia di anni per poi aver conosciuto una fase di rapido mutamento che ha
portato alla sua disgregazione e alla nascita delle lingue romanze in parte
conseguenza della limitazione delle fonti in nostro possesso, ma in parte
corrisponde alla realt. Il latino classico era la lingua di una societ fortemente coesa, con un centro politico unico, che fungeva da centro irradiatore della norma linguistica. Alla caduta dellimpero, il centro politico venne meno e le varianti diastratiche e diatopiche che pure esistevano gi prima rimasero legate a gruppi di parlanti, senza che vi fosse pi un singolo
centro alla cui variet era riconosciuto maggior prestigio. La disgregazione
politica fu dunque una delle cause che fecero s che si diffondessero delle
innovazioni in misura tale e con una tale diversificazione diatopica da condurre alla nascita di variet non pi mutuamente intelligibili.
Un fenomeno di contatto fra lingue che difficilmente potrebbe sfuggire alla nostra osservazione quello del prestito lessicale. Tutte
le lingue abbondano di prestiti, di parole cio che sono entrate da altre lingue e sono diventate di uso comune. Se esaminiamo litaliano, oltre a individuare numerosi prestiti, possiamo anche stabilirne lantichit; per molti
di essi, conosciamo o siamo in grado di ricostruire le circostanze storiche
che li hanno accompagnati.
In epoca recente, possiamo esemplificare i fenomeni legati al prestito concentrandoci sul linguaggio dellinformatica. I termini in uso nella nostra
lingua sono quasi tutti prestiti dallinglese, molto spesso usati anche in presenza di possibili termini italiani. La stessa parola computer a volte tradotta con il corrispondente calcolatore, ma nella maggior parte dei casi prevale
luso del termine inglese.
4.2. Il prestito

271

Stabilit
di una lingua
e statuto politico
e culturale

Introduzione alla linguistica storica


Motivazioni
del prestito lessicale

Sulla base di questo semplice esempio possiamo fare due osservazioni: in


primo luogo, non un termine solo che entrato nella nostra lingua, ma
una serie di termini legati a una certa realt. Questo fenomeno lungi dallessere isolato la norma nel caso del prestito: per esempio, molti vocaboli
legati alla cucina sono entrati in inglese e tedesco prima dal francese e pi
tardi dallitaliano; numerosi termini legali sono entrati in tutte le lingue
dEuropa dal latino; la terminologia filosofica nelle lingue occidentali di
origine greca e via di seguito.
In secondo luogo, possiamo formulare unipotesi riguardo al motivo per
cui proprio una determinata lingua e non unaltra serve da fonte per i prestiti: nel caso del lessico legato allinformatica, la fonte linglese perch i
paesi di lingua inglese e in particolar modo gli Stati Uniti sono lorigine dei
referenti stessi a cui questo lessico si riferisce. Tornando allesempio della
cucina, il motivo per cui la fonte dei prestiti entrati in inglese e in tedesco
sia stato prima il francese e sia attualmente litaliano risiede nel prestigio di
cui ha goduto la cucina francese e di cui gode attualmente quella italiana,
tanto che non solo i piatti cucinati, ma spesso anche gli alimenti che avevano gi un nome preesistente hanno acquisito nuove denominazioni frutto
di prestito. Per esempio, per designare lo zucchino esiste in inglese il termine summer squash, che stato sostituito in un primo tempo dal sostantivo
francese, courgette; pi tardi stato acquisito come prestito anche litaliano
zucchini (entrato nel lessico inglese al plurale). Oltre a essere entrati in inglese in momenti successivi, i due prestiti si differenziano anche per distribuzione diatopica, dato che quello francese rimasto limitato per lo pi
alle variet britanniche, mentre quello italiano entrato in un primo tempo in quelle americane per poi estendersi a quelle britanniche in epoca pi
recente, senza per sostituire courgette. interessante osservare che anche
squash zucca un prestito, che origina da una lingua indigena dAmerica,
il narraganset (una lingua appartenente al gruppo algonchino).
Abbiamo introdotto senza definirlo un concetto importantissimo per la
comprensione del mutamento linguistico, il concetto di prestigio. Limitando per ora le osservazioni al prestito lessicale, osserviamo che i prestiti
provengono da lingue ai cui parlanti riconosciuto un certo tipo di superiorit nella conoscenza di determinati referenti. Cos linglese gode attualmente di grande prestigio nella sfera dellinformatica, che lo rende fonte di
prestiti in numerose lingue europee e non; la cucina italiana particolarmente apprezzata, tanto che gli stessi alimenti sembrano cambiare una volta che sono chiamati con il nome italiano.
Il prestigio non un elemento legato solo al prestito lessicale e tanto meno
limitato al contatto fra lingue. Al contrario, al prestigio di gruppi sociali o
di singoli individui si pu far risalire il principio della diffusione del mutamento linguistico (come vedremo nel cap. 6 par. 7).
272

6.

Spiegazioni del mutamento

I prestiti lessicali si possono classificare in tipi diversi,


in base al loro grado di integrazione nel sistema della lingua di arrivo. Per
esempio, la parola computer in italiano bench di vasto impiego non integrata, dato che mantiene una forma fonologica che non quella normale
di una parola italiana (la sillaba finale chiusa, vedi cap. 2 par. 2.2) e non
presenta le categorie flessive del nome italiano. Infatti, se vogliamo farne il
plurale possiamo al limite importare il plurale inglese, cio della lingua di
partenza, ma generalmente questa parola invariabile: diciamo infatti i
computer.
Altri prestiti presentano una maggiore integrazione: per esempio, i prestiti
da diverse variet germaniche entrati nel protoromanzo dopo la caduta
dellimpero romano appaiono oggi perfettamente integrati nelle lingue romanze, avendo acquisito una forma fonologica che li rende atti a seguire il
comportamento morfologico del lessico nativo di ciascuna lingua. Cos
una parola come litaliano palco, di cui sappiamo che di origine gotica,
dal punto di vista flessivo non presenta oggi alcuna differenza da qualunque altro sostantivo in -o dellitaliano.
Oltre ai prestiti, linfluenza di una lingua sul lessico di unaltra pu avere
come esito dei calchi. Un calco la riproduzione nella lingua di arrivo di
una parola o espressione della lingua di partenza, fatta per con mezzi gi
esistenti. Distinguiamo due tipi di calchi, strutturali e semantici. Un calco
strutturale riproduce con materiale della lingua di arrivo una parola della
lingua di partenza: un esempio litaliano grattacielo, calco sullinglese skyscraper. Il calco semantico invece consiste nellampliamento del significato
di una parola del lessico della lingua di arrivo per accogliere anche un significato di unaltra lingua. Per esempio, quando usiamo la parola digitale
in espressioni come orologio digitale, cio in cui lora espressa con numeri
piuttosto che indicata dal movimento delle lancette sul quadrante, in realt
usiamo una parola italiana ampliandone il significato sotto linfluenza dellinglese. In italiano infatti la parola digitale significa delle dita, relativo
alle dita, come in espressioni del tipo impronte digitali. In inglese, invece,
digital significa anche relativo a dati espressi in forma numerica. Entrambe le parole risalgono al latino digitus, che aveva i due significati di dito e
numero.

I prestiti presentano
vari gradi
di integrazione

4.4. Prestiti non lessicali Oltre al prestito lessicale possibile anche il prestito di morfemi, anche se i singoli morfemi vengono meno facilmente accolti in una lingua di arrivo di quanto non lo siano parole intere. Le lingue
germaniche hanno acquisito un grande numero di morfemi derivazionali
dal latino o dalle lingue romanze (per lo pi dal francese). Di questi, qualcuno rimane in parte estraneo alle lingue di arrivo, perch si trova solo in
parole che sono esse stesse di origine latina o romanza, ma per la maggior
parte questi suffissi possono comparire anche con basi germaniche. il

Anche i morfemi
grammaticali
possono essere
oggetto di prestito

4.3. Prestiti e calchi

273

Due tipi di calchi

Introduzione alla linguistica storica

caso del suffisso -able in inglese, che deriva dallomonimo suffisso francese,
e si applica a basi di qualsiasi origine: doable fattibile, eatable mangiabile
sono entrambi formati da basi verbali appartenenti al lessico germanico
della lingua. Il possibile prestito di morfemi studiato in Weinreich (1974,
pp. 43 ss.); si veda anche Gusmani (1987, pp. 105-6).

Diversi rapporti fra


lingue determinano
tipi di contatto
con effetti diversi

4.5. Contatto e mutamento linguistico Il prestito lessicale non comporta di


per s un mutamento nella lingua che riceve i prestiti. La maggior parte dei
prestiti di questo genere ha semplicemente leffetto di ampliare il lessico.
Conviene qui, prima di continuare la discussione di come dal contatto si
possa generare un vero mutamento, definire alcuni tipi di rapporto fra lingue, che descrivono i vari tipi di contatto. Chiariamo anche che il contatto
pu essere geografico, ma, soprattutto con la capillarit raggiunta oggi dai
mezzi di comunicazione, non deve necessariamente esserlo, per lo meno
per determinare fenomeni come il prestito (questo anche evidente nellesempio del lessico legato allinformatica).
Nel corso della sua storia, una comunit di parlanti di una certa lingua pu
venire a insediarsi in unarea occupata da una comunit di parlanti di una
lingua diversa e imporre la nuova lingua su quella preesistente. In questa
situazione, la lingua che viene pian piano sostituita lascia tracce in quella
che si trova a sostituirla. La lingua che in questa situazione scompare, lasciando tracce nellaltra, si chiama lingua di sostrato.
Un fenomeno di questo genere si osserva nellarea romanza. I romani, che
allinizio della loro storia erano stanziati in parte del Lazio, sono andati via
via estendendo la propria sfera di influenza politica, fino a coprire gran
parte dellEuropa occidentale allepoca dellimpero. Nelle zone di conquista i romani seguirono la politica di stabilire colonie, in cui i coloni, di lingua latina, venivano trasferiti massicciamente, tanto da imporre la loro lingua alle popolazioni locali, per lo pi parlanti di variet celtiche.
Se ci limitiamo a osservare larea anticamente occupata dalle popolazioni
celtiche e in particolare dai galli, cio lItalia settentrionale (Gallia cisalpina) e la Francia (Gallia transalpina) troviamo numerosissime tracce di celtico, non solo nella toponomastica (in Italia, i nomi di citt con i suffissi
-ago e -ate, come Assago o Biandrate), ma anche in altre aree del lessico. Si
ascrive poi allinfluenza del sostrato celtico il fatto che nelle variet dellItalia settentrionale come in quelle francesi si trovino vocali anteriori arrotondate (come /y/ e //) che non si trovano nelle lingue romanze parlate in
aree geografiche diverse.
Pu avvenire che una comunit di parlanti occupi per qualche tempo il
territorio occupato da unaltra comunit di parlanti di una lingua diversa,
detenendo il potere politico o economico, ma senza arrivare a sostituire la
lingua preesistente. Dalla lingua del gruppo dominante entrano prestiti in

274

6.

Spiegazioni del mutamento

quella del gruppo dominato: la prima lingua compie unazione di superstrato sulla seconda.
Abbiamo gi ricordato (cap. 1 par. 3.3) le conseguenze che ha avuto per linglese la conquista normanna. I normanni, pur essendo una popolazione
scandinava (quindi germanica), si erano da tempo insediati sulle coste settentrionali della Francia e parlavano una variet di francese antico; si imposero
come dominatori nel 1066 (battaglia di Hastings). I normanni non erano
per numerosissimi e la loro lingua fu assorbita dallinglese; tuttavia, le tracce
lasciate sulla lingua inglese furono pesantissime. Per secoli linglese non fu
pi usato come lingua ufficiale (solo dal 1362 il parlamento ne ripristin luso). Oltre al noto fatto che il vocabolario dellinglese ha accolto in quel periodo un numero molto grande di prestiti, se confrontiamo i testi letterari del
xiv secolo (le poesie di Chaucer) con i testi in inglese antico le differenze
grammaticali sono notevolissime (sono per esempio scomparsi i casi).
Due lingue possono essere in contatto e influenzarsi reciprocamente senza
necessariamente sovrapporsi luna allaltra. In questo caso, esse compiono
unazione di adstrato ciascuna nei confronti dellaltra. Leffetto di adstrato
si ha generalmente quando due o pi lingue godono dello stesso prestigio:
per esempio, sono lingue nazionali o hanno una tradizione letteraria di
egual peso. Attualmente, le maggiori lingue dEuropa compiono unazione
di adstrato le une sulle altre: abbiamo gi ricordato che litaliano e il francese sono fonte di prestiti per il lessico legato alla cucina e a questo ambito
possiamo aggiungere per entrambe le lingue la moda; sia litaliano sia il
francese (e le altre lingue europee) hanno accolto prestiti dallinglese per il
lessico di determinati sport, come il calcio. Come abbiamo osservato in
precedenza, linglese anche fonte di prestiti legati al lessico dellinformatica; in questo caso per la vera fonte linglese americano: lazione di adstrato non necessita di contiguit geografica delle comunit di parlanti interessate al prestito, ma si compie anche fra lingue che sono in contatto per
motivi economici, politici o culturali.
Nel cap. 1 abbiamo menzionato, fra i vari tipi di
classificazione delle lingue, la classificazione areale. Abbiamo detto che fra
lingue parlate in aree contigue da comunit di parlanti che hanno stretti
rapporti si sviluppano spesso innovazioni comuni. Possiamo definire unarea linguistica come unarea che comprende lingue appartenenti a pi di
una famiglia che presentano caratteristiche in comune, le quali non appartengono agli altri membri di (almeno) una delle famiglie (Emmenau,
1956, p. 16, traduzione mia).
Unarea linguistica molto studiata quella balcanica, a cui appartengono il
neogreco, il rumeno, lalbanese e alcune lingue slave, come il serbo-croato, il
bulgaro e il macedone. Queste lingue hanno una serie di caratteristiche simili, fra le quali per esempio il sincretismo di genitivo e dativo (cio le funzioni
4.6. Aree linguistiche

275

Fenomeni areali
nelle lingue
balcaniche

Introduzione alla linguistica storica

Anche le lingue
dEuropa
costituiscono
unarea linguistica

un tempo espresse da due casi distinti, genitivo e dativo, sono ora espresse da
un unico caso), lassenza di infinito verbale e larticolo posposto al sostantivo
(come in rumeno pom, albero; pom-ul, lalbero). Risalendo allindietro nel
tempo, per quanto ciascuna di queste lingue ce lo consenta, troviamo che
queste caratteristiche non esistevano: per esempio, il rumeno, che una lingua romanza, deriva dal latino, in cui dativo e genitivo erano distinti, esisteva un infinito verbale, conservato nelle altre lingue romanze, e non esisteva
larticolo, n preposto n posposto.
Se ora osserviamo il neogreco, vediamo che anchesso differisce dal greco antico per le prime due caratteristiche (anche in greco antico, come in latino,
dativo e genitivo erano distinti ed esisteva linfinito verbale), ma, unico fra
tutte le lingue balcaniche, ha larticolo preposto. Questa importante differenza deriva dal fatto che, mentre le altre lingue presenti in questarea non
avevano anticamente larticolo (come appunto non laveva il latino), il greco
antico aveva un articolo determinativo, che gi era preposto. La discrepanza
fra neogreco e altre lingue dellarea dunque, lungi dallessere un problema
per la classificazione areale delle lingue, ne una conferma. Larticolo si
formato in tutte queste lingue, tranne il greco, contemporaneamente e si
formato posposto; il greco, che aveva gi un articolo determinativo preposto, lha mantenuto: si osservi che la dinamica del fenomeno dimostra la
convergenza di lingue diverse piuttosto che linfluenza di una lingua sola sulle altre (come sarebbe stato se tutte le lingue sprovviste di articolo ne avessero creato uno simile a quello del greco).
Nel 1936 il linguista americano Benjamin Lee Whorf sugger che anche
lEuropa pu essere considerata unarea linguistica, in cui lingue diverse
sono andate nel corso dei secoli via via convergendo. Whorf coni la definizione di Standard Average European (sae) per il tipo delle lingue dEuropa. Solo recentemente, lEuropa stata oggetto di uno studio sistematico
di tipologia areale, il progetto Eurotyp, attraverso il quale sono state stabilite le caratteristiche comuni del sae. Il sae rappresentato al meglio da lingue germaniche e romanze e, fra queste, da alto tedesco e olandese da un
lato, e francese e variet dellItalia settentrionale dallaltro (dialetti galloitalici). Per le lingue di questo ristretto gruppo stato coniato il nome di area
di Carlo Magno, ad indicare che le caratteristiche comuni si sono sviluppate probabilmente nel corso dellalto medioevo, quando buona parte di
questarea costituiva ununit politica. Tratti comuni di queste lingue, che
non appartenevano n al latino n alle lingue germaniche antiche, sono
luso di essere e avere come ausiliari dellattivo, la presenza di articoli determinativi e indeterminativi, lordine dei costituenti SVO e lobbligatoriet del soggetto 1.
1. I dialetti galloromanzi hanno soggetti clitici obbligatori in misura diversa; vedi Beninc
(1994).

276

6.

Spiegazioni del mutamento

5. Le protolingue
Veniamo ora a affrontare un nodo molto importante della linguistica storica, vale a dire quello della ricostruzione di una protolingua, di una lingua
cio che non attestata. Nei capitoli precedenti abbiamo parlato dellindoeuropeo ricostruito dandolo per scontato; abbiamo fornito ricostruzioni
di fonemi, di forme lessicali e di paradigmi grammaticali senza corredarle
di alcuna discussione relativa al loro valore.
A questo punto per venuto il momento di chiederci che significato abbiano veramente le forme asteriscate. possibile con la ricostruzione arrivare a stabilire una forma che sia realmente esistita? Come dobbiamo comportarci davanti ai casi in cui non si riesce a giungere a una ricostruzione
unica? O piuttosto, visto quanto abbiamo detto sulla variabilit delle lingue, il fatto di arrivare nella maggior parte dei casi a una ricostruzione unica non dovrebbe farci dubitare della verosimiglianza delle nostre ricostruzioni?
In effetti, le protolingue ricostruite attraverso il metodo comparativo tendono ad avere una caratteristica che non propria delle lingue parlate e osservabili, cio tendono a presentare un altissimo grado di uniformit. Questo dipende da vari fattori. In primo luogo, come abbiamo gi osservato
(cap. 6 par. 3) citando Lazzeroni, molte delle lingue ricostruite, e sicuramente lindoeuropeo, sono basate non su variet viventi, che si potrebbero
osservare nella loro variabilit, ma su lingue letterarie altamente standardizzate e quindi poco differenziate. In secondo luogo, dato che anche queste lingue letterarie sono conservative in misura maggiore o minore, la lingua ricostruita appiattir quelle che in realt sono spesso varianti diacroniche su un unico piano.
Altri problemi ancor maggiori si presentano poi quando passiamo dalla ricostruzione dellindoeuropeo a quello di altre protolingue, problemi talmente notevoli da far sorgere il dubbio se la ricostruzione abbia un senso.
Per questo motivo, studiosi che provengono da ambiti non legati alle lingue indoeuropee hanno proposto modelli di evoluzione radicalmente diversi dallalbero genealogico e modelli di parentela basati sullaffiliazione
areale, come vedremo nel paragrafo che segue.
5.1. Plausibilit della ricostruzione Soprattutto basandosi sui suoi studi dedicati alle lingue australiane, Dixon (1997) ha recentemente avanzato lipotesi che il modello ad albero genealogico, in cui varie lingue vengono fatte
convergere risalendo nel tempo, fino ad arrivare a un capostipite unico,
non sia esportabile al di fuori della famiglia linguistica indoeuropea. Ci
lesatto contrario di quanto tradizionalmente fatto nella linguistica storica:
generalmente, si cercato di impiegare i metodi usati per la linguistica indoeuropea anche ad altre realt linguistiche, cercando di stabilire affiliazio-

277

Valore e limiti
delle forme
ricostruite

Lalbero genealogico:
un modello
applicabile solo
allindoeuropeo?

Introduzione alla linguistica storica

Anche lindoeuropeo
ricostruito stato
originato da
convergenze areali?

Il metodo
comparativo
appiattisce
la dimensione
temporale

ni genetiche e di ricostruire le relative protolingue: si veda come esempio


di questa tendenza Lehmann (1998).
Secondo Dixon, questo metodo non solo non adeguato per tutte le famiglie linguistiche, ma nel caso dello stesso indoeuropeo lidea che si possa risalire a una protolingua unitaria e scarsamente differenziata fallace: meglio e soprattutto pi verosimile sarebbe ricostruire una fase di convergenza di variet che sono venute a costituire unarea linguistica altamente coesa per poi differenziarsi nuovamente.
Va detto che lidea di Dixon non nuova nella linguistica indoeuropea: gi
Vittore Pisani aveva avanzato lipotesi che lindoeuropeo ricostruito non
fosse che un fascio di isoglosse, cio un addensamento di caratteri comuni
fra lingue vicine, frutto di unestensione di innovazioni comuni.
Pisani mette in luce come la dialettologia possa farci intravedere questo
modello alternativo di ricostruzione e scrive che se attualmente alto e basso tedesco possono considerarsi formanti una relativa unit rispetto allinglese, non era ci verso la fine del i millennio d.C., quando il sassone della
Germania settentrionale formava con langlosassone una simile unit rispetto ai dialetti tedeschi (1971, p. xxix): in altre parole, le caratteristiche
comuni riuniscono via via gruppi diversi di variet, a seconda delle loro
modalit di diffusione (vedi cap. 6 par. 6).
In questa prospettiva, lesistenza di una protolingua sarebbe una specie di
illusione ottica, creata dal convergere delle lingue indoeuropee nelle loro
fasi pi antiche, e il tentativo di ricostruire una lingua unica equivarrebbe a
costringere i dati a concordare in maniera artificiale. Dixon correda la sua
ipotesi di correlati sociologici e culturali: osservando, come abbiamo gi
notato (cap. 6 par. 1), che nella storia delle lingue si alternano periodi di
stabilit a periodi di mutamento, collegati con momenti di discontinuit
culturale, politica o di altro genere, lo studioso australiano costruisce un
modello in cui aree linguistiche si formano e si disfano, capace di comprendere situazioni molto diversificate come quella australiana e, come
caso limite, situazioni di notevole uniformit come quella presentata dalle
lingue indoeuropee. In sostanza, secondo questa prospettiva, lindoeuropeo sarebbe, per citare ancora Pisani, semplicemente uno stadio linguistico a cui la comparazione ci permette di arrivare, succeduto a infiniti altri,
in cui le divergenze fra i vari dialetti possono anche essere state maggiori o
addirittura fondamentali (1971, p. xxix).
La plausibilit della ricostruzione di una protolingua si scontra poi anche
con problemi meno generici. Abbiamo gi detto che la ricostruzione appiattisce dati che probabilmente appartengono a stadi diacronici diversi. Il
metodo comparativo si basa sulla comparazione di lingue distanti fra loro
nel tempo (si pensi alle diverse date delle prime attestazioni delle lingue indoeuropee); inoltre, spesso non c modo di capire se una data forma rico278

6.

Spiegazioni del mutamento

struita appartenga a uno strato appena precedente alla diversificazione delle variet o a uno strato pi antico.
Una prova dei problemi di qualunque ricostruzione fornita dalle lingue
romanze. Per queste lingue ci troviamo com noto in una situazione particolarmente favorevole, dato che conosciamo la lingua da cui esse derivano,
cio il latino. Ora, se proviamo a ignorare le nostre conoscenze di latino e
ricostruire il protoromanzo, otteniamo una ricostruzione che ha s delle caratteristiche vicine a quelle del latino, ma non il latino. Per citare solo un
problema di cui abbiamo parlato (vedi cap. 3 par. 7), sulla base delle lingue
romanze possiamo ricostruire un futuro perifrastico del tipo cantare habeo,
ma in nessun modo possiamo risalire al futuro sintetico del latino.
Lo studio dellindoeuropeo ha sempre
avuto come scopo quello di arrivare a una ricostruzione univoca di fonemi
e forme. Abbiamo citato sopra la posizione fortemente critica di Pisani sullopportunit di ricostruire una lingua unitaria e sulla verosimiglianza di
una tale ricostruzione. Tale posizione viene corroborata dallo studioso italiano con evidenze basate sullo sviluppo delle aree dialettali nella storia delle lingue europee. Lanaloga posizione di Dixon comporta lacquisizione di
altre evidenze, provenienti da aree linguistiche che non possono essere studiate con i metodi tradizionali della linguistica indoeuropea.
Dobbiamo a questo punto domandarci che senso abbiano le forme ricostruite: quando diciamo per esempio che nellindoeuropeo ricostruito esi e */kw/ a che cosa facciamo riferimento? Prostevano dei fonemi */k/, */k/
prio la ricostruzione delle velari pu servirci da spunto per cercare una risposta. Lesistenza di tre serie di velari dibattuta: in un primo tempo non
venivano ricostruite le palatali, mentre negli ultimi decenni alcuni studiosi
hanno messo in dubbio lesistenza delle velari pure, trattandole come allofoni delle altre due serie realizzati in particolari contesti. In effetti, questultima ricostruzione sembrerebbe pi verosimile, perch fra le altre cose ricostruendo fenomeni di allofonia permetterebbe di rendere lindoeuropeo ricostruito pi simile a una lingua reale. Eppure abbiamo visto che, seppure
limitatamente, ci sono tracce di tre serie diverse in albanese e armeno.
Lunica maniera di risolvere la questione quella di cambiare prospettiva:
lindoeuropeo ricostruito non una lingua reale, per le varie motivazioni
che abbiamo addotto sopra; ci che noi ricostruiamo una serie di corrispondenze. Fra queste corrispondenze si generano a volte delle discrepanze
perch esse fotografano una realt che non unitaria e omogenea sul piano
diatopico e tanto meno diacronico. La ricostruzione dunque pu e deve
perseguire una verosimiglianza, ma deve nel contempo abbandonare lidea
di raggiungere una spiegazione univoca di fenomeni che si collocano su
unarea estesa e spesso risalgono a fasi temporali distanti fra loro.
5.2. Valore delle forme ricostruite

279

Problematicit
della ricostruzione

Introduzione alla linguistica storica

6. La diffusione del mutamento


Abbiamo gi visto (cap. 2 par. 8) che nel corso dellOttocento il modello
dellalbero genealogico aveva suscitato le prime critiche. Si era per esempio
proposta come alternativa la teoria delle onde, secondo la quale i mutamenti si irradierebbero da un centro in onde concentriche, divenendo man
mano pi deboli.
I principali sostenitori di questo modello alternativo di evoluzione nel corso del xix secolo sono stati Graziadio Isaia Ascoli e Hugo Schuchardt, che
hanno contestato in primo luogo il carattere ineluttabile delle leggi fonetiche in campo romanzo; come vedremo nel paragrafo successivo, anche nella dialettologia tedesca si giunse presto a verificare che le modalit di diffusione dei mutamenti linguistici sono complesse e che il fatto che uninnovazione venga o meno accolta legato a fattori geografici, politici e sociali.
Diffusione della
seconda rotazione
dellalto tedesco

Isoglosse e confini
politici

Abbiamo gi menzionato pi
volte la redazione di atlanti dialettali, che fu intrapresa in area germanica e
romanza a partire dagli ultimi decenni dellOttocento. Uno studio pionieristico in questo senso fu quello di Georg Wenker, che si dedic ad investigare la diffusione della seconda rotazione nei dialetti tedeschi. Come abbiamo visto nel cap. 1, infatti, la Germania presenta una grande divisione
dialettale fra alto tedesco (la variet letteraria attualmente in uso), che ha
subito la seconda rotazione, e basso tedesco, in cui invece la seconda rotazione non ha avuto luogo.
Allinizio della sua ricerca, Wenker immaginava di trovare unisoglossa ben
definita che delimitasse larea in cui aveva avuto luogo il mutamento: contrariamente alle sue aspettative, invece, trov che le variet con la seconda
rotazione e le variet che ne erano prive erano separate da una linea frastagliata, ampia duecento chilometri, il cosiddetto ventaglio renano (lungo la
valle del Reno). La separazione fra variet in cui si era avuto il passaggio
/p/ > /f/ non coincideva con quella fra le variet in cui si era avuto il passaggio /k/ > /x/ n con quelle in cui si era avuto il passaggio /t/ > /s/: in altre
parole, il mutamento era avvenuto in certe comunit linguistiche solo parzialmente e in maniera non omogenea.
Studiando la storia delle comunit coinvolte, ci si accorse per che il mutamento, pur non essendo omogeneo, non era casuale: le varie isoglosse si intersecavano infatti in base alle divisioni politiche esistenti. Ciascuna delle
innovazioni che insieme vanno sotto il nome di seconda rotazione si irradiata con forza diversa da centri diversi, in modo che il risultato differente e questa differenza rispecchia lorganizzazione sociale e politica delle diverse comunit di parlanti.
importante notare inoltre che la diffusione dellinnovazione appare legata a singole parole: senza arrivare allaffermazione estremistica di Jules Gil6.1 Geografia linguistica e atlanti dialettali

280

6.

Spiegazioni del mutamento

liron, uno dei padri della geografia linguistica, secondo cui ogni parola ha
la sua storia, affermazione che, se presa alla lettera, negherebbe lesistenza
di qualunque regolarit nel mutamento fonologico, bisogna per riconoscere che linnovazione nasce allinterno di determinati lessemi e da questi
veicolata. Torneremo su questo importantissimo fenomeno pi avanti
(cap. 6 par. 7).
Risultati di questo genere si sono riscontrati in seguito e hanno dimostrato
che la divisione dialettale non discreta, ma piuttosto che le varianti diatopiche si organizzano lungo un continuo, che rende quasi impercettibile il
passaggio da una variet a unaltra. La percezione di confini linguistici netti
piuttosto una conseguenza di fattori politici, oltre che della diffusione
delle variet standard, che attualmente in Europa hanno soppiantato le variet vernacolari, in quanto unico oggetto di insegnamento scolastico e
uniche variet usate dai mezzi di comunicazione come la televisione.
Abbiamo visto che la diffusione dei mutamenti si compie in maniera diversa a seconda delle aree geografiche. Differenziazioni molto sottili, come quelle studiate per il tedesco o le lingue romanze e rappresentate negli atlanti dialettali, per, possono essere colte solo
mediante la ricerca dialettologica su variet viventi. Tuttavia, anche mutamenti molto antichi hanno lasciato tracce della loro diffusione disomogenea, in modo che si possono cogliere attraverso alcune generalizzazioni.
Nei primi decenni del secolo scorso, fu elaborata in base a questa constatazione la cosiddetta linguistica areale. La linguistica areale non n una teoria
linguistica n una teoria del mutamento linguistico; piuttosto, si tratta di
una sistematizzazione di osservazioni empiriche, che trovano la loro spiegazione nella distribuzione geografica delle variet linguistiche analizzate.
Matteo Bartoli, il padre della linguistica areale (da lui chiamata linguistica
spaziale), aveva osservato per esempio che alcune lingue indoeuropee distanti fra loro e diffuse ai margini del dominio linguistico indoeuropeo
conservavano caratteristiche pi antiche di altre lingue, che erano invece
situate in posizione pi centrale. Questa osservazione si traduce nella norma delle aree laterali: le innovazioni che si creano nellarea centrale si irradiano con forza decrescente verso le aree laterali, che spesso ne rimangono
immuni. Ne un esempio la diffusione della radice indoeuropea del nome
re. Essa si ricostruisce come *reg- ed attestata in latino come rex (gen.
reg-is) e in sanscrito come rajah,
. ma non in greco o germanico: rimane nelle aree laterali, ma scomparsa dallarea centrale.
Unaltra constatazione che le variet parlate nelle aree che rimangono isolate hanno carattere pi conservativo rispetto alle variet parlate in aree in
cui le comunit di parlanti hanno contatti e scambi con altre comunit.
Questa, che si chiama norma dellarea isolata, si pu verificare per esempio considerando la Sardegna rispetto al resto non solo dellItalia, ma di
6.2. Norme di linguistica areale

281

Diffusione
delle innovazioni

Le aree laterali
sono conservative

Le aree isolate
sono conservative

Introduzione alla linguistica storica

Larea maggiore
conserva di norma
le forme pi antiche

Larea seriore
conserva
caratteristiche
pi antiche

tutto il dominio linguistico romanzo. Fra i numerosi caratteri conservativi


delle variet sarde, osserviamo il mantenimento della distinzione fra gli esiti di /e:/ e /i/ e di /o:/ e /u/ del latino: cos mentre in italiano troviamo per
esempio la parola pelo, in sardo troviamo pilu, entrambe derivanti dal latino volgare *pilu (lat. classico pilum). Alcune variet sarde non hanno avuto
la palatalizzazione di /g/ davanti a vocale anteriore, che ha caratterizzato
tutte le altre variet romanze: troviamo cos forme come generu, in cui
< g > rappresenta locclusiva velare [g], di contro allitaliano genero dove
< g > rappresenta invece laffricata palatale [D] (Tagliavini, 1972, p. 390).
Unaltra norma individuata da Bartoli la norma dellarea maggiore: generalmente, la forma conservata dallarea maggiore quella pi antica. Questa
norma si pu applicare solo se larea pi piccola, in cui attestata la forma
alternativa, non unarea particolare per altri motivi (cio se non isolata,
laterale ecc.). Un esempio di questa norma costituito dal termine per fratello nelle lingue indoeuropee: mentre tutte le lingue lasciano ricostruire la
forma *bhra ter, solo il greco presenta la forma adelphs adelW

oq
. Si osservi
che la forma greca non un prestito, ma una parola di origine indoeuropea
(significa (che ha lo) stesso utero vedi cap. 2 nota 15); potrebbe quindi anche essere la pi antica. Il fatto che si tratti di uninnovazione pu essere dedotto dalla sua limitata distribuzione in una sola lingua, il greco, che si trova
in posizione centrale fra le lingue indoeuropee e non rimasta isolata.
Si riscontra poi che unarea dove i parlanti di una certa lingua si siano insediati in epoca pi tarda rispetto allarea originaria mantiene caratteri pi
conservativi. Questa norma detta norma dellarea seriore. Possiamo
esemplificare questa norma osservando che linglese americano conserva
nella pronuncia caratteristiche pi antiche rispetto alle variet britanniche.
Fra queste caratteristiche troviamo la conservazione di /r/ in finale di sillaba, in parole come car o part, che in inglese britannico sono fonologicamente /ka:/ e /pa:t/, mentre nella maggior parte delle variet americane
sono /kar/ e /part/. Si osserva inoltre nelle variet americane il mantenimento di //, che nelle variet britanniche si abbassato in /a/, in forme
come half o cant, che sono nella norma britannica /half/ e /kant/, mentre
nelle variet americane corrispondono a /hlf/ e /knt/.
Come abbiamo detto sopra, la geografia linguistica si era sviluppata nellambito della dialettologia e aveva avuto come
suo oggetto di studio variet parlate, romanze e germaniche. Pertanto
stato nel campo della dialettologia che si raggiunto dapprima un modello
di diffusione del mutamento che poteva prescindere dalla ramificazione
dellalbero genealogico. Osserviamo ancora che il modello ad albero comporta, oltre alla rigidit della separazione fra lingue, anche delle notevoli
conseguenze sul modello di espansione di uninnovazione. Tornando allesame fatto nel par. 7 del cap. 2 degli alberi genealogici proposti in passa-

6.3. Oltre lalbero genealogico

282

6.

Spiegazioni del mutamento

to dagli studiosi di lingue indoeuropee, ricorderemo che essi comportavano per esempio una prima diversificazione fra lingue kentum e lingue
sat@m. La diversificazione in questo modello pu voler dire solamente che
il mutamento (palatalizzazione delle velari davanti a vocali anteriori) si era
generato in una parte del dominio indoeuropeo in maniera omogenea, tale
da creare un dominio unitario che si contrapponeva al dominio in cui linnovazione non era stata accolta.
Nel 1921, Benvenuto Terracini propose, proprio a proposito della distinzione kentum ~ sat@m, un modello alternativo, che teneva conto delle conoscenze acquisite in ambito dialettologico. Egli sugger infatti che la palatalizzazione doveva essere vista come uninnovazione che si era estesa da un
centro irradiatore in maniera disomogenea su una certa area. La differenza
cruciale che larea su cui si era estesa linnovazione in questo modello
unarea preesistente e non creata da una divisione dovuta dallinnovazione
stessa, come invece nel modello ramificatorio.

Geografia linguistica
e indoeuropeo

7. Variabilit sociale e mutamento


Abbiamo detto sopra che una possibile causa del mutamento linguistico
il contatto fra lingue diverse. Limportanza del contatto interlinguistico
non va per sopravalutata: tutte le dimensioni di variabilit delle lingue
contribuiscono a causare il mutamento e linterferenza intralinguistica, fra
variet diastratiche interne alla stessa comunit, ugualmente rilevante nel
mutamento.
Come abbiamo notato sopra (cap. 6 par. 2), ciascun individuo partecipa
della variazione diastratica perch, indipendentemente dalla classe sociale a
cui appartiene, ha a disposizione diverse variet, che impiega a seconda della situazione comunicativa.
Soprattutto la dinamica della variazione diastratica e i rapporti fra gruppi
sociali sono in grado di spiegare il passaggio da semplice variante sincronica a vero e proprio mutamento diacronico. Il linguaggio unattivit sociale e come tale varia e si muta in base allorganizzazione dei gruppi sociali e
alla volont dei singoli parlanti di identificarsi con un certo gruppo o di
distinguersene.
Parlando dellestensione della seconda rotazione nel cosiddetto ventaglio renano (cap. 6 par. 6.1) ho detto che linnovazione sembrava veicolata da particolari parole, dalle quali si era poi estesa ad altre che comportavano la stessa
forma fonologica, piuttosto che essere legata unicamente ai singoli fonemi.
Studi dialettologici condotti anche su aree diverse nei decenni successivi
hanno messo in luce limportanza della variazione diastratica per il mutamento. apparso chiaro ai dialettologi che alcune variabili si configuravano
ora come variabili diatopiche, ora come variabili diastratiche, a seconda delle
comunit e dei gruppi di parlanti osservati. Si inoltre osservato che anche il
283

Variazione
diastratica
e mutamento

Introduzione alla linguistica storica

Gruppi sociali
come veicolo
delle innovazioni
linguistiche

Il ruolo
dellindividuo

modello di estensione del mutamento a onde concentriche troppo rigido


per cogliere leffettiva distribuzione delle innovazioni: spesso infatti centri
geograficamente non collegati fra loro, ma dotati di buoni mezzi di comunicazione, si possono trasmettere le innovazioni, saltando per cos dire centri
intermedi ma marginali dal punto di vista delle comunicazioni.
Dai dati raccolti dai dialettologi a partire dalla seconda met del xix secolo, risulta che sono determinati gruppi sociali ad accogliere una data innovazione: si tratta generalmente di parlanti giovani, pi dinamici sul piano
sociale e su quello linguistico. Se a questo maggior dinamismo legato un
maggior prestigio sociale, culturale o economico, linnovazione tender a
essere accolta anche da altri gruppi sociali: non solo nelle scelte linguistiche, ma in tutti i comportamenti (si pensi alla moda) individui e gruppi
sociali che godono di minor prestigio tendono a imitare individui e gruppi
sociali che godono di prestigio pi alto. questo il motivo per cui anche il
mutamento fonologico appare a volte veicolato da singole parole. Si tratta
in questo caso di vocaboli di uso pi comune negli strati alti della societ,
che godono di maggior prestigio: quando la loro variet viene imitata dagli
altri gruppi sociali, le innovazioni che vengono accolte entrano dapprima
in quelle aree del vocabolario che sono riconosciute come pertinenti al
gruppo sociale imitato.
Le stesse conclusioni sono state raggiunte un secolo dopo dal sociolinguista
americano William Labov, i cui pionieristici (per gli Stati Uniti) studi sulla
variabilit sociale della lingua nella Nuova Inghilterra hanno dato lavvio a
un fiorente filone di ricerca, che ben presto ha dimostrato lutilit dei propri risultati anche proiettati sulla dimensione diacronica del mutamento
linguistico. Anche Labov ha dimostrato con le proprie ricerche che le innovazioni nascono allinterno dei gruppi sociali pi dinamici e vengono poi
accolte per imitazione da altri gruppi sociali. Lo studioso ha poi anche esaminato per alcune varianti la variazione diafasica, verificando due cose: in
primo luogo, che i parlanti tendevano ad aggiustare la propria lingua alla
situazione, facendo uso pi o meno frequente delle innovazioni (variazione
diafasica); in secondo luogo, Labov not che i gruppi di parlanti che aspirano allascesa sociale sono ancora pi pronti ad accogliere uninnovazione
del gruppo sociale in cui linnovazione stessa nata.
Dobbiamo infine domandarci come nasca linnovazione allinterno di un
gruppo sociale. Parlando della teoria relativa alle cause del mutamento sostenuta dai generativisti, infatti, abbiamo detto che pare improbabile che
tutti gli apprendenti di una stessa generazione compiano contemporaneamente e in maniera indipendente la stessa rianalisi di un certo input linguistico: ma si potrebbe obbiettare che sembra parimenti improbabile che tutti i membri di un dato gruppo sociale introducano improvvisamente e simultaneamente la stessa innovazione.
284

6.

Spiegazioni del mutamento

Lunica spiegazione possibile consiste nel sottolineare il ruolo del singolo individuo nella creazione di innovazioni: come hanno dimostrato Milroy,
Milroy (1985) nei loro studi di sociolinguistica a Belfast, sono singoli individui caratterizzati da particolare mobilit sociale a introdurre innovazioni;
che uninnovazione inneschi poi un mutamento dipende, come sottolinea
Labov (1972, p. 277), dal fatto che essa sia adottata da consistenti gruppi di
altri parlanti.
In alcuni casi limite, scelte individuali hanno portato alla vera e propria
creazione di una variet che si poi imposta come standard: quanto avvenuto in Italia, dove litaliano standard nato dal fiorentino letterario, a
sua volta variet in buona misura creata da Dante, o in Germania, dove
alla base dellalto tedesco standard sta la variet scelta da Lutero per tradurre la Bibbia. Si osserver che Italia e Germania hanno avuto una storia simile quanto al grado di frammentazione politica (entrambi i paesi non
hanno avuto un unico centro di potere politico fino a buona parte del xix
secolo) e che la creazione di una norma linguistica passata attraverso il
prestigio letterario e culturale di una data variet. Diverso per esempio il
caso della Francia, paese caratterizzato gi in epoca molto antica da un forte centralismo politico, in cui la variet di Parigi si imposta sulle altre variet regionali per il prestigio politico del centro di irradiazione.
8. Nascita e morte delle lingue
Abbiamo parlato fin qui dei mutamenti che possono intervenire nella storia delle lingue. Affrontiamo ora un ultimo problema, cio quello della
possibile nascita o scomparsa di una lingua.
In parte, una risposta alla domanda come alcune lingue cessino di esistere e
altre nuove vengano in essere gi stata data nel corso di questo capitolo.
In realt, nella continua variazione che determina il mutamento linguistico
non ci sono spaccature che i parlanti percepiscano come tali. Oggi possiamo constatare che, nellarea in cui un tempo era diffuso il latino, non si
parla pi questa lingua, ma si parlano invece le lingue romanze, ma nessun
parlante ha avuto in un momento preciso la percezione di aver cambiato
lingua. In parte dunque la scomparsa di una lingua e la nascita di unaltra
lingua nuova un fatto che si constata a posteriori, quando confrontando la
variet parlata con i testi scritti in epoca precedente ci si rende conto che le
differenze sono tali da impedire la comprensione.
Ma questo non che leffetto del mutamento e non ci a cui ci si riferisce
oggi parlando di nascita e morte delle lingue. Vedremo nei due paragrafi
che seguono come nuove lingue possano sorgere non in conseguenza del
normale mutamento diacronico e come al contrario delle lingue possano
cessare di esistere senza continuare in nuove variet da esse derivate.
285

Il mutamento
un continuo
che non lascia
individuare
spaccature nette

Introduzione alla linguistica storica


Nuove lingue
possono nascere
dal contatto

Nuove lingue
possono essere
create
intenzionalmente

Il caso dellebraico

Come abbiamo visto in precedenza (cap. 1 par.


3.11), il contatto linguistico pu portare alla nascita di vere e proprie lingue
nuove, i creoli e i pidgins. Lingue nate in questo modo si osservano in varie
parti del mondo. Esse sono state studiate soprattutto in epoca recente, portando a osservazioni per certi versi sorprendenti: per esempio, creoli parlati
in aree molto lontane e originati da lingue del tutto diverse presentano caratteristiche costanti. In generale, i creoli sono sorti in comunit di parlanti
che avevano lingue di partenza non mutuamente intelligibili e non ne rispecchiano le strutture. Per questo motivo, oggi si pensa che lo studio dei
creoli possa avvicinarci, almeno in parte, allorigine del linguaggio: i creoli
rappresenterebbero davvero lingue con strutture grammaticali pi primitive rispetto alle altre lingue che conosciamo, che sono frutto della normale evoluzione diacronica.
Lingue nuove possono anche essere create volontariamente da una persona o
un gruppo di persone, per servire a determinati scopi. questo il caso delle
numerose lingue artificiali, inventate soprattutto nellOtto e Novecento. Di
queste la pi nota lesperanto, creato nel 1887 dal polacco Ludwik Lejzer
Zmenhof. Nelle intenzioni del suo inventore, lesperanto sarebbe dovuto divenire la lingua comune di tutti gli ebrei, che a quellepoca non erano riuniti
in un unico stato con una lingua ufficiale. Sappiamo invece che quando
questo stato fu fondato, dopo la seconda guerra mondiale, come lingua ufficiale venne adottato il neoebraico (su cui torner pi avanti). Lesperanto
continua per a essere studiato e attualmente si contano circa 1.600.000 persone che sono in grado di comunicare con questa lingua.
Nulla vieterebbe che una lingua artificiale di questo genere assuma le caratteristiche di una lingua naturale, in termini di variabilit diatopica e diastratica e anche di possibile mutamento diacronico. Ci potrebbe avvenire se la
lingua venisse adottata da una comunit di parlanti sufficientemente ampia
e soprattutto se venisse acquisita come lingua materna da intere generazioni.
Questo per non pare essere avvenuto per nessuna lingua artificiale: anche
nel caso dellesperanto, la trasmissione che pure avvenuta in alcune famiglie non andata al di l delle due o tre generazioni e le comunit in cui la
lingua stata adottata come lingua materna si riducono a poche unit di
parlanti.
Le lingue possono anche rinascere. questo il caso dellebraico, di cui
abbiamo parlato nel par. 3.2 del cap. 1. Come abbiamo detto, questa lingua fu adottata nel 1948 come lingua ufficiale dello Stato di Israele, dopo
una storia di alcuni millenni in cui il suo uso come lingua parlata era stato limitato allistruzione religiosa. La lingua che fu scelta per la nascente
compagine statale era per gi usata da piccoli gruppi di sionisti (gli ebrei
che propugnavano la fondazione di uno stato ebraico in Palestina e che
in parte, dalla fine dellOttocento, vi si erano stabiliti), per i quali era stato in parte adattato, soprattutto con laggiunta di nuove parole, da Ben8.1. Nascita di nuove lingue

286

6.

Spiegazioni del mutamento

jamin Ben Eliezer a partire dal 1881. I neologismi furono poi in parte sostituiti da prestiti e, soprattutto negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, vi furono ampi dibattiti sul peso che avrebbero dovuto avere lebraico
biblico e quello rabbinico (vedi cap. 1 par. 3.2) nella grammatica normativa del neoebraico.
8.2. La morte delle lingue In un recente studio dellunesco sono state
censite circa 6.000 lingue diverse oggi parlate nel mondo, delle quali pi
della met sarebbero destinate a scomparire entro questo secolo: di queste,
128 sono lingue parlate in Europa. Secondo lunesco, una lingua a rischio di estinzione quando non viene pi appresa come prima lingua da almeno il 30% di una comunit di parlanti.
Lasciando da parte il valore assoluto di queste cifre (contare le lingue
sempre un esercizio di difficile attuazione, dato che la delimitazione fra lingue simili spesso arbitraria), comunque significativo il dato relativo al
possibile impoverimento, in tempi relativamente brevi, della variet linguistica attualmente esistente. Domandiamoci allora che cosa sta capitando a
queste lingue e perch stiano scomparendo.
Possiamo verificarlo facilmente, facendo riferimento alla nostra realt di parlanti italiani e alla storia linguistica recente del nostro paese. In Italia, prima
della seconda guerra mondiale, era dialettofona la maggior parte della popolazione. Ancora nel 1951, secondo i dati contenuti in De Mauro (1976), gli
italiani in grado di usare la lingua nazionale e il dialetto erano l87% della
popolazione, di cui il 63% usava principalmente il dialetto e aveva una competenza dellitaliano limitata agli ambiti pi formali. Possiamo presumere
che la gran parte di questo 63%, sommato al 13% di italiani che conoscevano
solo il dialetto, avesse appreso il dialetto come prima lingua e litaliano come
seconda. Oggi, invece, in alcune regioni e soprattutto nelle citt i giovani
non solo non apprendono pi il dialetto durante linfanzia, ma non ne hanno alcuna conoscenza. Infatti, gi la generazione dei loro genitori, nati subito dopo la seconda guerra mondiale, era stata scoraggiata dallapprendere il
dialetto: quelli che lo conoscono, quindi, ne hanno una conoscenza acquisita in maniera spesso indiretta, lontana dalluso vivo.
Nel pur apprezzabile sforzo che ha sostenuto la diffusione della lingua nazionale nel nostro paese, mancata totalmente una politica linguistica che avesse come fine anche la conservazione della variet. Questo stesso fenomeno
avvenuto, spesso in maniera ben pi drastica e violenta, in molte altre regioni del mondo. Come abbiamo gi avuto modo di vedere nel cap. 1, movimenti di popolazioni e invasioni spesso hanno portato alla soppressione di
intere comunit di parlanti e allabbandono, da parte dei superstiti, delle
loro lingue di origine. Casi di questo genere si sono verificati per esempio nel
Nord America e nellAustralia (vedi cap. 1 parr. 3.8, 3.9). In altri paesi, per
esempio in molti stati dellAfrica o del Sud America, la scolarizzazione e la

287

Lingue a rischio
di scomparsa

Lingua e dialetto
in Italia

Introduzione alla linguistica storica

possibile
conservare le lingue
che rischiano
di scomparire?

conseguente necessit di standardizzazione hanno condotto o stanno conducendo allabbandono di molte variet; al contrario, la mancata standardizzazione rende impossibile linsegnamento scolastico di altre lingue che rischiano la scomparsa completa (vedi cap. 1 parr. 3.2 e 3.9).
Attualmente, alcuni organismi internazionali si occupano del mantenimento della variet linguistica, ma il loro compito tuttaltro che facile. Una lingua infatti si mantiene solo se la comunit dei parlanti a cui legata la ritiene
degna di essere mantenuta: solo, cio, se gode, almeno nellambito di questa
comunit, di un certo grado di prestigio. Spesso per il fatto di parlare una
lingua diversa da quella standard o da quella nazionale percepito dai parlanti stessi come un difetto: avviene allora che questi parlanti, che potrebbero mantenere la propria variet e insieme apprendere ugualmente bene lo
standard, rinuncino del tutto a quella che sarebbe la loro lingua di partenza.
stato questo tipo di percezione che ha portato nel giro di un paio di generazioni allabbandono del dialetto da parte di un gran numero di parlanti in
Italia. Si erroneamente ritenuto che lapprendimento della lingua nazionale sarebbe stato in qualche modo pregiudicato dal contemporaneo apprendimento del dialetto, rinunciando a una possibile situazione di bilinguismo,
che daltro canto non trovava neanche sostegno positivo nella scuola o nei
mezzi di comunicazione.
Nei paesi in cui si imposta una lingua portata da popoli invasori, come le
Americhe o lAustralia, il livello tecnologico inferiore delle popolazioni indigene ha fatto s che i loro diritti non siano stati tenuti nella minima considerazione. Oggi, gli studiosi che si occupano di lingue americane o australiane spesso si scontrano con la situazione descritta per lAustralia in
Nettle, Romaine (2001, pp. 73-7) e per il Sud America in Terracini (1957,
pp. 35-6), in cui i giovani parlanti di lingue indigene usano s vocaboli appartenenti alle loro lingue di origine, ma con strutture grammaticali ormai
modellate su quelle dellinglese o dello spagnolo. Poco pu essere fatto ormai per il mantenimento di queste lingue.
9. Conclusioni

Il mutamento
diacronico
una conseguenza
della variazione
sincronica

Possiamo ora rispondere alla domanda che ci eravamo posti allinizio di


questo capitolo: perch le lingue mutano nel tempo? La risposta che le
lingue mutano perch gi nella loro dimensione sincronica variano: limpressione di omogeneit che una lingua ci d sul piano sincronico illusoria e perfino nella nostra stessa competenza di singoli parlanti la nostra
lingua un sistema diversificato e caratterizzato da un alto grado di variabilit, che non siamo abituati a percepire perch la scelta delle varianti a
nostra disposizione una cosa talmente connaturata al nostro uso della
lingua da riuscirci il pi delle volte automatica. La differenza fra la varia288

6.

Spiegazioni del mutamento

zione sincronica e il mutamento diacronico non tanto interna al tipo di


fenomeno, quanto piuttosto inerente al nostro punto di vista: losservazione dello stato sincronico di una lingua mostra come pi o meno accettate e standardizzate varianti legate a fattori sociali o di altro tipo, alcune
delle quali si configurano allosservazione diacronica come veri e propri
mutamenti, perch sono state in un dato momento scelte in quanto varianti di prestigio.
La nostra conoscenza delle fasi antiche delle lingue, pur se storicamente
attestate, si riferisce quasi solo alle variet standard, per cui ci sfuggono le
altre dimensioni di variabilit: in pratica delle lingue antiche e delle fasi
della nostra lingua precedenti allattuale conosciamo una variet sola. In
altre parole, nella nostra prospettiva impoverita come se nelle epoche
storiche precedenti tutti i parlanti di ciascuna comunit non avessero
avuto a disposizione che una variet unica, senza alcun tipo di diversificazione diatopica o diastratica. Data la natura delle fonti di cui disponiamo, lunico modo di renderci conto che questo non possibile losservazione delle lingue viventi e della loro variabilit: la prospettiva sincronica e quella diacronica, lungi dallessere inconciliabili, devono combinarsi perch noi possiamo avere una percezione realistica della natura del
linguaggio in quanto attivit umana.
Appendici
A. Cronologia di storia della linguistica storica Questa cronologia non ha alcuna pretesa di esaustivit, anzi, alcuni fatti e opere anche importanti sono tralasciati, mentre fra quelli elencati ve ne sono che possono essere ritenuti non particolarmente rilevanti. Lelenco contiene infatti solo opere e avvenimenti a cui si
sia fatto esplicito riferimento nel corso del volume (lunica aggiunta consiste
nella segnalazione della data di pubblicazione del Cours di Saussure). Il suo scopo quindi puramente riassuntivo: durante la lettura, quando viene introdotto
un particolare avvenimento, il lettore pu ricorrere alla cronologia proposta qui
per contestualizzarlo, inserendolo fra gli altri avvenimenti di cui si parla nel resto del volume.

1786 Sir William Jones scrive alla regina dInghilterra il memoriale dal titolo
The Sanscrit Language, in cui mette in luce una serie di somiglianze fra il latino, il
greco e il sanscrito.
1811 Rasmus Rask pubblica in danese la sua introduzione alle lingue nordiche, in cui si trova la prima esposizione della prima rotazione consonantica del
germanico (oggi nota come legge di Grimm).
1816 Franz Bopp pubblica ber das Konjugationssystem der Sanskritsprache in
Vergleichung mit jenen der griechischen, lateinischen, persischen und germanischen
289

Introduzione alla linguistica storica

Sprache, in cui propone, fra le altre cose, che i suffissi di tempo e persona del verbo
germanico derivino da antiche radici verbali e pronominali.
1819-22 Jacob Grimm pubblica una prima e una seconda edizione completamente riveduta della sua fondamentale Deutsche Grammatik. Nella seconda edizione si trova una formulazione della legge che va sotto il suo nome (prima rotazione consonantica).
1836 Wilhelm von Humboldt pubblica il volume ber die Verschiedenheit
des menschlichen Sprachbaus und seinen Einfluss auf die geistige Entwicklung des
Menschengeschlechts, che contiene i fondamenti della tipologia morfologica.
1844 Henri Weil pubblica il trattato De lordre des mots dans les langues anciennes compares aux langues modernes, dove vengono introdotti alcuni concetti
relativi allorganizzazione dellinformazione nellenunciato.
1853 August Schleicher introduce in alcuni articoli le prime rappresentazioni della parentela genetica strutturate ad albero genealogico.
1863 Hermann Grassmann trova una spiegazione per alcune eccezioni alla
legge di Grimm, scoprendo che in greco e in sanscrito di due occlusive aspirate in
due sillabe successive la prima perde laspirazione, subendo una dissimilazione
(legge di Grassmann).
1863-77 Georg Wenker intraprende la sua ricerca sulla seconda rotazione
nellalto tedesco, che porta allindividuazione del cosiddetto ventaglio renano.
1872 Johannes Schmidt, nellopera Die Verwandtschaftsverhltnisse der indogermanischen Sprachen, propone la teoria delle onde come modello di diffusione
del mutamento linguistico. Questo modello vuole contestare il modello dellalbero genealogico e la visione rigida delle leggi fonetiche sostenuta dai neogrammatici.
1873 Graziadio Isaia Ascoli fonda la rivista Archivo Glottologico Italiano,
intervenendo sulla questione della lingua in Italia.
1876 Karl Verner pubblica larticolo Eine Ausnahme der ersten Lautverschiebung, in cui spiega le eccezioni alla legge di Grimm (legge di Verner). Questa spiegazione spiana la strada allassunto del carattere ineluttabile delle leggi fonetiche,
formulato nello stesso anno da un altro neogrammatico, August Leskien.
1878 Ferdinand de Saussure scrive il Mmoire sur le systme primitif des voyelles dans les langues indo-europennes, dove si gettano le basi della teoria delle laringali.
1880 Hermann Paul pubblica i Prinzipien der Sprachgeschichte, opera in cui
viene individuata la lingua individuale del singolo parlante come vero oggetto di
studio della linguistica.
1885 Hugo Schuchardt pubblica, in polemica con i neogrammatici, lopuscolo ber die Lautgesetze. Gegen die Junggrammatiker. Critiche analoghe sono
formulate negli anni 1882-86 da Graziadio Isaia Ascoli.
1892 Nel primo numero della rivista Indogermanische Forschungen esce
larticolo di Jacob Wackernagel ber ein Gesetz der indogermanischen Wortstel-

290

6.

Spiegazioni del mutamento

lung, in cui si individua la seconda posizione nella frase come posizione tipica dei
clitici nelle lingue indoeuropee antiche e nellindoeuropeo ricostruito (legge di
Wackernagel).
1902-10 Jules-Louis Gilliron pubblica con Edmond Edmont lAtlas linguistique de la France.
1909 Otto Behaghel pubblica larticolo Beziehungen zwischen Umfang und
Reihenfolge von Satzgliedern, descrivendo la tendenza per i costituenti pi pesanti a
essere posizionati verso la fine della frase (legge di Behaghel).
1912 Antoine Meillet parla della grammaticalizzazione nel contributo Lvolution des formes grammaticales.
1916 Inizia la decifrazione dellittita, per opera dello studioso ceco Bedric
Hrozny.
1916 Gli allievi di Ferdinand de Saussure, servendosi degli appunti delle lezioni, pubblicano postumo il Cours de Linguistique Gnrale, che considerano latto di fondazione della linguistica sincronica, in contrapposizione alla linguistica
diacronica dellOttocento. La data viene scelta intenzionalmente per far seguire di
un secolo esatto la pubblicazione di questo volume alla pubblicazione di ber das
Konjugationssystem der Sanskritsprache di Franz Bopp, allora considerato lopera
che aveva sancito la nascita della linguistica ottocentesca.
1921 Nellarticolo Questioni di metodo nella lingustica storica Benvenuto
Terracini descrive lisoglossa kentum ~ sat@m come dovuta alla diffusione di
uninnovazione su unarea preesistente, piuttosto che come una divisione fra due
gruppi di parlanti che si sarebbero poi separati.
1927 Matteo Bartoli pubblica La dottrina neolinguistica, dove si trovano formulate le norme areali. Verranno poi presentate in maniera pi completa nel suo
libro Saggi di linguistica spaziale, del 1946.
1936 Benjamin Lee Whorf parla di Standard Average European (SAE): lEuropa costituirebbe unarea linguistica.
1939 Edgar Sturtevant formula lipotesi dellindoittita.
1949 Nella seconda edizione di Glottologia indoeuropea Vittore Pisani descrive lindoeuropeo ricostruito come frutto di convergenza areale.
1963 Esce Some Universals of Grammar with Particular Reference to the Order
of Meaningful Elements di Joseph Greenberg, che fornisce la base per la tipologia
dellordine delle parole.
1969 Robert King pubblica Historical Linguistics and Generative Grammar.
1972 William Labov pubblica Sociolinguistic Patterns, dove descrive le dinamiche della variazione diastratica e le sue conseguenze sul mutamento linguistico.
1972 Tamas Gamkrelidze e Vjaceslav Ivanov pubblicano in russo la loro ricostruzione alternativa del sistema delle ostruenti indoeuropeo, nota come modello glottale. Larticolo viene ripubblicato in tedesco nel 1973, contemporaneamente
allanaloga proposta di Paul Hopper, formulata dallo studioso americano in maniera indipendente.

291

Introduzione alla linguistica storica

B. Diffusione di mutamenti in area romanza


figura 1 Lestensione di fornus e nura
nora


nura


Furnus

Fornus
nra

forno

nra
Roma

Roma
Bari
Furru
Forru

nra

Napoli

Bari

Napoli
nura

Fuernu

nura

nra

Furnu

Fonte: Rohlfs (1954).


Nota: le due cartine evidenziano lesistenza di due aree, la Sardegna e la zona della Calabria
settentrionale, che si distinguono dal resto dellItalia. Le due isoglosse sono simili ma non identiche:
lestensione di nura pi limitata di quella di fornus, che mostra invece una coincidenza della Sardegna
settentrionale con la penisola.

figura 2 Lestensione di fervere e bullire


fervere
bullire
bouillir

Fierbe

bol
lire

hervir

ferv
er

boul

Ferve

bullir
buddire

Fonte: Rohlfs (1954).


Nota: Gli esiti di fervere sono concentrati soprattutto nelle aree laterali, che sono pi conservative.
Fervere infatti continua il verbo latino classico, mentre bullire uninnovazione del latino volgare.

292

6.

Spiegazioni del mutamento

In questo capitolo

Come cause possibili del mutamento linguistico sono stati proposti il passaggio
da una generazione di parlanti alla successiva, la diversa coesione politica e sociale
di un gruppo nella sua storia, il contatto tra lingue, la variabilit interna a una comunit.
La definizione di lingua e di dialetto (o vernacolo) dipende essenzialmente da
fattori politici e sociali. La variabilit delle lingue di tipo diacronico, diatopico,
diastratico, diamesico e diafasico. Ammettendo che il mutamento avvenga per opera della rielaborazione delle regole grammaticali da parte del bambino (ipotesi dei
neogrammatici e pi tardi dei generativisti), viene trascurata limportanza della dimensione sociale del linguaggio.
Risultato del contatto fra lingue sono il bilinguismo e la diglossia; per i fenomeni di prestito e di calco non necessaria la vicinanza geografica. Il contatto fra
lingue crea diversi tipi di sovrapposizione (lingue di sostrato, di superstrato e di
adstrato). La tipologia areale mette in luce gli effetti del contatto fra lingue anche
non affiliate tra loro (per esempio area sae). Luniformit delle protolingue ricostruite, contrariamente allevidenza delle lingue vive, risulta dallappiattimento
delle variabili normalmente considerate.
Gli atlanti dialettali tracciano isoglosse che spesso coincidono con organizzazioni politiche precedenti o attuali. La linguistica areale ha elaborato norme di diffusione del mutamento. Anche la dialettologia ha messo in discussione il modello
dellalbero genealogico.
I rapporti tra i gruppi sociali sono determinanti per spiegare il mutamento diacronico. I gruppi pi giovani e socialmente attivi sono spesso portatori di innovazioni anche nella lingua. Le innovazioni diventano norma quando per il prestigio
dei gruppi sociali o degli individui che le veicolano vengono adottate da unintera
comunit di parlanti.
Situazioni estreme di contatto possono portare alla nascita di nuove lingue
(creoli). Oppure, lingue nuove possono nascere anche da operazioni pianificate
(lingue artificiali).
Lo scarso prestigio di una lingua, insieme con la mancanza di una politica linguistica adeguata, pu portare alla sua scomparsa completa.
Lomogeneit delle lingue a livello diacronico solo unimpressione. Losservazione sincronica risulta indispensabile per cogliere la natura articolata del mutamento e per giungere alla piena comprensione del quadro sincronico di una lingua
anche scomparsa.
Letture consigliate
Sulla variazione sociale del linguaggio si veda lintroduzione di Berruto (1995); pi
specificamente sulla situazione sociolinguistica in Italia si possono consultare i
saggi contenuti in Sobrero (1993). Sulla variabilit delle lingue e il suo ruolo nel

293

Introduzione alla linguistica storica

mutamento linguistico una buona base di partenza costituita da Lazzeroni


(1987b). Sullinterferenza linguistica si possono consultare Gusmani (1986) e soprattutto il classico Weinreich (1974). Per un approfondimento sulle norme areali si
pu consultare Devoto (1962). Sulle lingue creole la bibliografia in italiano scarsa; rimando a Turchetta (1996) per la vasta bibliografia in inglese. Sulla morte delle
lingue si pu consultare il recente e aggiornato Nettle, Romaine (2001); vale comunque anche la pena di leggere Terracini (1957). Non ho trattato in questo volume il problema del mutamento semantico e delletimologia. Per questi rimando a
Lazzeroni (1987b), De Felice (1987) e Benedetti (2003). La ricostruzione di una lingua comune, o protolingua, indoeuropea implica per forza di cose anche la ricostruzione di una comunit di protoindoeuropei, con una loro cultura, stanziati su
un dato territorio. Questi problemi, che non ho affrontato qui, si possono approfondire servendosi di numerosi studi, fra cui ricordo Devoto (1962), Campanile (1987),
Lazzeroni (1998) e Villar (1997), che contiene anche elementi di storia e cultura
delle popolazioni indoeuropee.

294

Riferimenti bibliografici

banfi e., grandi n. (2003), Lingue dEuropa. Elementi di storia e di tipologia linguistica, Carocci, Roma.
behaghel o. (1909), Beziehungen zwischen Umfang und Reihenfolge von Satzgliedern, in Indogermanische Forschungen, 25, pp. 110-42.
benedetti m. (2003), Letimologia fra tipologia e storia, in Mancini (2003), pp.
209-62.
beninc p. (1994), La variazione sintattica, il Mulino, Bologna.
berruto g. (1995), Fondamenti di sociolinguistica, Laterza, Roma-Bari.
bertinetto p. (1986), Tempo, aspetto e azione nel verbo italiano: il sistema dellindicativo, Accademia della Crusca, Firenze.
bickerton d., givon
t. (1976), Pidginization and Syntactic Change: from SXV
and VSX to SVX, in S. Steever, C. Walker, S. Mufwene (eds.), Diachronic
Syntax, Chicago Linguistic Society, Chicago, pp. 50-68.
blake b. (1994), Case, cup, Cambridge.
bonfante g. (1930), Proposizione principale e proposizione dipendente in indoeuropeo, in Archivio Glottologico Italiano, 24, pp. 1-60.
id. (1970), La dottrina neolinguistica, Giappichelli, Torino.
bossong g. (1998), Vers une typologie des indices actanciels. Les clitiques romanes
dans une perspective comparative, in P. Ramat, E. Roma (a cura di), Sintassi
Storica, Bulzoni, Roma, pp. 9-43.
campanile e. (1987), La ricostruzione linguistica e culturale, in Lazzeroni (1987a),
pp. 115-56.
chafe w. (1976), Givenness, Contrastiveness, Definitenes, Subjects, Topics, and
Point of View, in Ch. Li, S. Thompson (eds.), Subject and Topic, Academic
Press, New York, pp. 25-55.
comrie b. (1976), Aspect, cup, Cambridge.
id. (1983), Universali del linguaggio e tipologia linguistica, il Mulino, Bologna
(ed. or. Language Universals and Linguistic Typology. Syntax and Morphology,
Blackwell, Oxford 1981).

295

Introduzione alla linguistica storica

id. (1985), Tense, cup, Cambridge.


id. (ed.) (1990), The Worlds Major Languages, cup, Oxford.
corbett g. (1991), Gender, cup, Cambridge.
id. (2000), Number, cup, Cambridge.
cristofaro s., ramat p. (1999), Introduzione alla tipologia linguistica, Carocci,
Roma.
dachille p., thornton a. m. (2003), La flessione del nome dallitaliano antico
allitaliano contemporaneo, in N. Maraschio, T. Poggi Salani (a cura di), Italia
linguistica anno Mille Italia linguistica anno Duemila, Bulzoni, Roma, pp.
211-30.
de felice e. (1987), Onomastica, in Lazzeroni (1987a), pp. 147-79.
de mauro t. (1976), Storia linguistica dellItalia unita, Laterza, Roma-Bari.
delbruck

b. (1901), Vergleichende Syntax der indogermanischen Sprache, vol. 3,


Trbner, Strassburg.
devoto g. (1962), Origini indoeuropee, Sansoni, Firenze.
di giovine p. (1990), Studio sul perfetto indoeuropeo, vol. i, Dipartimento di Studi Glottoantropologici dellUniversit di Roma La Sapienza, Roma.
id. (1996), Studio sul perfetto indoeuropeo, vol. ii, il Calamo, Roma.
dik s. (1978), Functional Grammar, North Holland, Amsterdam.
dixon r. m. w. (1997), The Rise and Fall of Languages, cup, Cambridge.
dressler w. u., kilani-schoch m., spina r., thornton a. m. (2003), Le classi di coniugazione in italiano e francese, in M. Giacomo-Marcellesi, A. Rocchetti (a cura di), Il verbo italiano: studi diacronici, sincronici, contrastivi, didattici, Bulzoni, Roma, pp. 397-416.
dunkel g. (1990), prae pavore, pro` Woboio

, in Indogermanische Forschungen, 95, pp. 161-70.


durand o. (2001), La lingua ebraica. Profilo storico-strutturale, Paideia, Brescia.
emmenau m. (1956), India as a Linguistic Area, in Language, 32, pp. 3-16.
friedrich j. (1960), Hethitisches Elementarbuch, Winter, Heidelberg.
id. (1973), Decifrazione delle scritture scomparse, Sansoni, Firenze (ed. or. Entzifferung verschollener Schriften und Sprachen, Springer, Berlin 1966).
gamkrelidze t. v., ivanov v. v. (1972), Lingvisticeskaja tipologija i rekonstrukcija sistemy indoevropejskix smycnyx, in Konferencija po sravnitelno-istoriceskoj
grammatike indoevropejskix jazykov: Predvaritelnye materialy, Nauka, Moskva,
pp. 15-8.
idd. (1973), Sprachtypologie und die Rekonstruktion der gemeinindogermanischen
Verschlsse, in Phonetica, 27, pp. 150-6.
idd. (1995), Indo-European and the Indo-Europeans, Mouton-de Guyter, Berlin-

296

Riferimenti bibliografici

New York (ed. or. Indoevropejskij jazyk i indoevropejcy, Nauka, Moskva


1984).
garbini g., durand o. (1994), Introduzione alle lingue semitiche, Paideia,
Brescia.
giacalone ramat a., ramat p. (a cura di) (1997), Le lingue indoeuropee, il Mulino, Bologna.
givon
t. (1983), Topic Continuity in Discourse: Introduction, in Id. (ed.), Topic
Continuity in Discourse, Benjamins, Amsterdam.
goetze a. (1933), Die Annalen des Mursilis, Hinrichs, Leipzig.
gonda j. (1959), Four Studies in the Language of the Veda, Mouton, The Hague.
grandi n. (2003), Fondamenti di tipologia linguistica, Carocci, Roma.
greenberg j. (1976), Alcuni universali della grammatica con particolare riferimento allordine degli elementi significativi, in Ramat (1976), pp. 115-54 (ed. or.
Some Universals of Grammar with Particular Reference to the Order of Meaningful Elements, in Id. (ed.), Universals of Language, mit Press, Cambridge,
ma 1963).
gusmani r. (1986), Saggi sullinterferenza linguistica, Le Lettere, Firenze.
id. (1987), Interlinguistica, in Lazzeroni (1987), pp. 87-114.
haspelmath m. (1997), From Space to Time, Lincom Europa, MnchenNewcastle.
id. (2002), Understanding Morphology, Arnold, London.
hopper p. j. (1973), Glottalized and Murmured Occlusives in Indo-European, in
Glossa, 7, pp. 141-66.
humboldt w. von (1991), La diversit delle lingue, Laterza, Roma-Bari (ed. or.
ber die verschiedenheit des menschlichen Sprachbaues, Claassen & Roether,
Darmstadt 1963 [1836]).
jakobson r. (1976), Implicazioni degli universali linguistici per la linguistica, in
Ramat (1976), pp. 155-70 (ed. or. Implications of Language Universals for
Linguistics, in Id., Selected Writings, vol. 2, Mouton, The Hague 1966, pp.
580-92).
king r. (1973), Linguistica storica e grammatica generativa, il Mulino, Bologna
(ed. or. Historical Linguistics and Generative Grammar, Prentice-Hall, Englewood Cliffs 1969).
klaiman m. h. (1991), Grammatical Voice, cup, Cambridge.
kuryl/ owicz j. (1949), La nature des procs dits analogiques, in Acta Linguistica, 5, pp. 15-37.
labov m. (1972), Sociolinguistic Patterns, University of Pennsylvania Press, Philadelphia.

297

Introduzione alla linguistica storica

lakoff g., johnson m. (1998), Metafora e vita quotidiana, Bompiani, Milano (ed. or. Metaphors We Live by, University of Chicago Press, Chicago
1980).
lambrecht k. (1994), Information Structure and Sentence Form, cup, Cambridge.
lazzeroni r. (a cura di) (1987a), Linguistica storica, Carocci, Roma.
id. (1987b), Il mutamento linguistico, in Id. (1987a), pp. 13-54.
id. (1990), La diatesi come categoria linguistica: studio sul medio indoeuropeo, in
Studi e Saggi Linguistici, 30, pp. 1-22.
id. (1998), La cultura indoeuropea, Laterza, Roma-Bari.
lehmann w. p. (1998), Manuale di linguistica storica, il Mulino, Bologna (ed. or.
Historical Linguistics: An Introduction, Routledge, London-New York 1992).
id. (1999), La linguistica indoeuropea, il Mulino, Bologna (ed. or. Theoretical
Bases of Indo-European Linguistics, Routledge, London-New York 1993).
lepschy g. (a cura di) (1994), Storia della linguistica, vol. 3, il Mulino, Bologna.
longobardi g. (2003), La sintassi storica, in Mancini (2003), pp. 165-208.
loporcaro m. (2003), Il mutamento fonologico, in Mancini (2003), pp. 11-88.
luraghi s. (1990), Osservazione sulla Legge di Wackernagel e la posizione del verbo
nelle lingue indoeuropee, in P. Ramat, M. E. Conte, A. Giacalone (a cura di),
Dimensioni della Linguistica, Franco Angeli, Milano, pp. 31-60.
ead. (1998), Omissione delloggetto diretto in frasi coordinate: dal latino allitaliano,
in P. Ramat (a cura di), Sintassi storica. Atti del xxx Congresso sli, Bulzoni,
Roma, pp. 183-96.
maiden m. (1992), Irregularity as a Determinant of Morphological Change, in
Journal of Linguistics, 28, pp. 285-312.
id. (1998), Storia linguistica dellitaliano, il Mulino, Bologna.
mancini m. (2003), Il cambiamento linguistico, Carocci, Roma.
matthews p. h. (1979), Morfologia. Introduzione alla teoria della struttura della
parola, il Mulino, Bologna (ed. or. Morphology, cup, Cambridge 1974).
meillet a. (1912), Lvolution des formes grammaticales, in Scientia, 12/26, 6
(rist. in Id., Linguistique historique et linguistique gnrale, vol. 1, Champion,
Paris 1921, pp. 130-48).
id. (1976), Lineamenti di storia della lingua greca, Einaudi, Torino (ed. or. Aperu
dune histoire de la langue grecque, Hachette, Paris 1930).
milizia p. (2002), Le lingue indoeuropee, Carocci, Roma.
milroy j., milroy l. (1985), Linguistic Change, Social Network and Speaker Innovation, in Journal of Linguistics, 21, pp. 339-84.
morpurgo davies a. (1996), La linguistica dellOttocento, il Mulino, Bologna.

298

Riferimenti bibliografici

nettle d., romaine s. (2001), Voci del silenzio, Carocci, Roma (ed. or. Vanishing Voices: The Extintion of the Worlds Languages, oup, Oxford 2000).
nocentini a. (2002), LEuropa linguistica: profilo storico e tipologico, Le Monnier,
Firenze.
otten h. (1973), Eine althethitische Erzlung um die Stadt Zalpa, Harrassowitz,
Wiesbaden.
id. (1981), Die Apologie Hattusilis iii, Harrassowitz, Wiesbaden.
palmer f. r. (1986), Mood and Modality, cup, Cambridge.
palmer l. r. (1977), La lingua latina, Einaudi, Torino (ed. or. The Latin Language, Faber and Faber, London 1954).
paul h. (1886), Prinzipien der Sprachgeschichte, 2. Auflage, Niemeyer, Leipzig.
pirrelli v. (2000), Paradigmi in morfologia. Un approccio interdisciplinare alla
flessione verbale dellitaliano, Istituti Editoriali e Poligrafici Internazionali,
Pisa-Roma.
pisani v. (1971), Glottologia indoeuropea, Rosenberg & Sellier, Torino.
ramat p. (a cura di) (1976), La tipologia linguistica, il Mulino, Bologna.
id. (1984), Linguistica tipologica, il Mulino, Bologna.
rohlfs g. (1954), Die lexikalische Differenzierung der romanischen Sprachen, in
Sitzungsberichte der Bayerischen Akademie der Wissenschaften, 4.
sapir e. (1969), Il linguaggio, Einaudi, Torino (ed. or. Language, Harcourt, Brace
& World, New York 1921).
saussure f. de (1978), Saggio sul vocalismo indoeuropeo, clueb, Bologna (ed. or.
Mmoire sur le systme primitif des voyelles dans les langues indo-europennes,
Teubner, Leipzig 1879).
singer i. (1984), The Hittite ki.lam Festival, part 2, Harrassowitz, Wiesbaden.
sobrero a. (a cura di) (1993), Introduzione allitaliano contemporaneo: la variazione e gli usi, Laterza, Roma-Bari.
stolz th. (2003), Comitativo e Strumentale nelle lingue germaniche e romanze, in
L. Gaeta, S. Luraghi (a cura di), Introduzione alla Linguistica Cognitiva, Carocci, Roma, pp. 217-31.
szemernyi o. (1985), Introduzione alla linguistica indoeuropea, Unicopli, Milano (ed. or. Einfhrung in die Vergleichende Sprachwissenschaft, 2. Auflage,
Wissenschaftliche Buchgesellschaft, Darmstadt 1980).
tagliavini c. (1972), Le origini delle lingue neolatine, 6a ed., Ptron, Bologna.
tekavcic p. (1972), Grammatica storica dellitaliano, vol. 2, Morfologia, il Mulino, Bologna.
terracini b. (1921), Questioni di metodo nella lingustica storica, in Atene e
Roma, 2, pp. 31-47 e 99-116.

299

Introduzione alla linguistica storica

id. (1957), Conflitti di lingue e di cultura, Neri Pozza, Venezia.


thompson s. (1978), Modern English from a Typological Point of View. Some
Implications of the Function of Word Order, in Linguistische Berichte, 54,
pp. 19-35.
thornton a. m. (2005), Morfologia, Carocci, Roma.
traina a. (2002), Lalfabeto e la pronunzia del latino, 5a ed., Ptron, Bologna.
turchetta b. (1996), Lingua e diversit, Franco Angeli, Milano.
valeri v. (2001), La scrittura, Carocci, Roma.
villar f. (1997), Gli indoeuropei e le origini dellEuropa, il Mulino, Bologna (ed.
or. Los indoeuropeos y los orgenes de Europa, Gredos, Madrid 1996).
wackernagel j. (1892), ber ein Gesetz der indogermanischen Wortstellung, in
Indogermanische Forschungen, 1, pp. 333-435.
watkins c. (1964), Preliminaries to the Reconstruction of the Indo-European
Sentence Structure, in Proceedings of the 11th International Congress of Linguists,
Mouton, The Hague, pp. 1035-45.
id. (1997), Il proto-indoeuropeo, in Giacalone Ramat, Ramat (1997), pp. 45-93.
weil h. (1844), De lordre des mots dans les langues anciennes compares aux langues
modernes, Imprimerie de Crapelet, Paris (rist. The Order of Words in the
Ancient Languages Compared with that of the Modern Languages, edited by C.
W. Super, Benjamins, Amsterdam 1978).
weinreich u. (1974), Lingue in contatto, Boringhieri, Torino (ed. or. Languages
in Contact, Mouton, The Hague 1953).
weinreich u., labov w., herzog m. i. (1977), Fondamenti empirici per una teoria del cambiamento linguistico, in W. P. Lehmann, Y. Malkiel (a cura di),
Nuove tendenze di linguistica storica, il Mulino, Bologna, pp. 101-202 (ed. or.
Empirical Foundations for a Theory of Language Change, in Idd., Directions for
Historical Linguistics: A Symposium, University of Texas Press, Austin 1968).
whaley l. j. (1997), Introduction to Typology, sage Publications, Thousand
Oaks-London-New Delhi.
whorf b. l. (1956), Language, Thought and Reality: Selected Writings of Benjamin
Lee Whorf, edited by J. B. Carroll, mit Press, Cambridge (ma).

300