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Anna Pasqualini

Note sull'ubicazione del Latiar


In: Mlanges de l'Ecole franaise de Rome. Antiquit T. 111, N2. 1999. pp. 779-786.

Riassunto
Anna Pasqualini, Note sull'ubicazione del Latiar, p. 779-786.
Si ritiene, di solito, in base ad una formula conservata da Macrobio (Sat. I, 16, 16-17), che il Latiar fosse il sacrificio solenne del
toro bianco che concludeva la celebrazione delle feriae Latinae sul Monte Albano. In realt, dall'analisi di due passi di Cicerone
{ad Q. fr. II, 4, 2) e di Cassio Dione (XLVII, 40, 6) si deduce che il Latiar ve- niva celebrato a Roma sul collis Latiaris del Quirinale
dopo le ferie latine. Il rito, che prevedeva un sacrificio umano, conservava tratti arcaicissimi e fu introdotto a Roma, forse su
iniziativa della monarchia etrusca, prima dell'omologazione di Iuppiter Latiaris a Giove Ottimo Massimo.

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Pasqualini Anna. Note sull'ubicazione del Latiar. In: Mlanges de l'Ecole franaise de Rome. Antiquit T. 111, N2. 1999. pp.
779-786.
doi : 10.3406/mefr.1999.2098
http://www.persee.fr/web/revues/home/prescript/article/mefr_0223-5102_1999_num_111_2_2098

ANNA PASOUALINI

NOTE SULL'UBICAZIONE DEL LATIAR

opinione ormai diffusa e consolidata1 che il giorno solenne del sacri


ficio del toro bianco, che caratterizzava e concludeva il complesso rituale
delle ferae Latinae, fosse denominato Lattar. Ci soprattutto in base ad una
formula conservata da Macrobio2, il quale espressamente spiega ai suoi let
tori cosa debba intendersi per Lattar : hoc est Latinorum sotterrine. In
realt, se si confronta la definizione di Macrobio con la terminologia usata
da Livio nei numerosi luoghi che si riferiscono alle feriae Latinae3, ci si ac
corge
che lo storico non usa mai il vocabolo Lattar per indicare il sacrificio
sul monte Albano, ma ricorre a sostantivi come sacrum, sacrificium sollemne. perlomeno strano che un attento e colto antiquario come Livio,
che ha il gusto del documento e delle formule, non abbia sentito mai il b
isogno
di usare un termine specifico, come Lattar, se questo fosse stato
quello pi appropriato per definire l'atto cultuale pi significativo delle fe
riae.
Che il sacrificio sul monte non si chiamasse Lattar ma Latinae si dedu
ce
senza ombra di dubbio dai fasti feriarum Latinarum*, in cui, senza ecce1 C. Werner, De feriis Latinis, diss. Lipsia, 1888, p. 29-30 n. 1; C. Jullian, Feriae
Latinae, in C. Daremberg et E. Saglio (dir.), Dictionnaire des antiquits grecques et
romaines, II-2, Parigi, 1899, p. 1068, 1070; E. Samter, Feriae Latinae, in RE, VI-2,
Stoccarda, 1909, col. 2213; E. De Ruggiero, Feriae (Latinae), in Diz. Ep., Ili, Roma,
1922, p. 53; A. Alfldi, Early Rome and the Latins, Ann Arbor, [1965], p. 29 n. 4.
2 Macrob. Sat. I, 16, 16-17.
3 Liv. V, 17, 2 : Latinas sacrumque in Albano monte; XXI, 63, 8 : ... ne Latnas indiceret Iovique Latiari sollemne sacrum in monte faceret; XXII, 1, 6 : Latinis
feriis actis, sacrifcio in monte perfecto; XXV, 12, 1 : Eo die perpetrato sacro in
monte; XLII, 35, 3 : Latinae kalendis Iuniis fuere : eoque sollemni perfecto...;
XLIV, 19, 4 : ... pridie idus Apriles Latinis esse constitutam diem. Sacrificio rite per
fecto.. ;
XLIV, 21, 3 : sollemni Latinarum perfecto...; XLIV, 22, 16 : Latinis, quae
pridie kal. Apriles fuerunt, in monte sacrificio rite perpetrato. Cf. Flor. II, 6, 8 : Primum fuit belli in Albano monte consilium, ut festo die Latinarum Iulius Caesar et
Marcius Philippus consules inter sacra et aras inmolarentur; Svet., Caes., 79, 1 : in
sacrifcio Latinarum revertente.
*I.I. XIII, 1, p. 143-158.
MEFRA - 111 - 1999 - 2, p. 779-786.

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ANNA PASQUALINI

zione, troviamo la formula Lat(inae) fuer(unt) con l'indicazione del giorno


festivo. Verrebbe forse la tentazione di pensare che il Lattar di Macrobio
sia una definizione entrata in uso in epoca tarda, ma ci impossibile per
ch troviamo menzionato il Lattar anche in una lettera di Cicerone5 del 56
a.C. e in un passo di Cassio Dione6, di solito riferiti alla festa sul monte, ma
che, a mio giudizio, possono (anzi debbono) essere interpretati in modo di
verso.
Nel primo caso Cicerone scrive da Roma al fratello Quinto in Sardegna
annunciandogli l'intenzione di fidanzare la figlia Tullia a Furio Crassipede.
Siamo alla met di marzo e la cerimonia deve slittare per due motivi : per
ch dopo le Latinae vi sono due giorni religiosi1 (cio interdetti) e perch il
fidanzato sta per lasciare Roma. Nella stessa lettera, il cui testo peraltro
lacunoso e guasto in alcuni punti8, v' l'inciso (in connessione semantica
con i dies religiosi) che riguarda il Lattar : ceterum confectum erat Lattar
(del resto [quanto al resto] il Lattar era stato eseguito). Cicerone ha gi
detto che i due giorni post Latinas - cio dopo la conclusione delle (ferie)
Latinae - sono religiosi. Che bisogno aveva di inserire l'inciso sul Lattar, se
questo fosse stato l'atto conclusivo della cerimonia sul Monte Albano? Tut
torisulta pi chiaro e plausibile se, nonostante il parere di autorevoli stu
diosi9,
prendiamo in considerazione la possibilit che il Lattar si svolgesse
a Roma e che Cicerone intendesse precisare che l'intero periodo delle Lati
nae, compreso il Lattar di Roma, era concluso.
Nello stesso senso mi sembra che vada interpretata un'annotazione di
Cassio Dione relativa ai prodigi che il 23 ottobre del 42 a.C, a Roma e in
Macedonia, scandirono con funesta pregnanza i giorni che precedettero la
5 Cic. ad Q. fr. II, 4, 2 : <sed> dies erant duo qui post Latinas habentur religiosi
(ceterum confectum erat Lattar) <et> erat exiturus.
6 XLVII, 40, 6.
7 Geli. n. A. IV, 9, 5; sui dies religiosi cf. A. Michels, The Calendar of the Roman
Republic, Princeton, 1967, p. 62 s.; M. York, The Roman Festival Calendar of Numa
Pompilius, New York, 1986, p. 12.
8 II testo di questa lettera ciceroniana al fratello Quinto ha costituito una vera e
propria crux per gli editori. Cf. ad es. gi l'apparato e le note in M. Tullii Ciceronis,
Epistularum ad Quintum fratrem libri trs et ad Brutum liber unus cum notis integris
Vetri Victorii, Paulli Manutii, Leon. Malespinae, D. Lambini, F. Ursini, Fr. Junii,
J. Gruteri et Jacobi Gronovii, ap. Is. Vaillant, L'Aia, 1725, p. 51 . 2; cf. In Epistula
rum
M. Tullii Ciceronis ad Quintum fratrem librum II Pauli Manutii commentarius ,
ibid., p. 44-47 in part. p. 46-47.
9 Cf. da ultimo Cicero, Marcus Tullius, Epistulae ad Quintum fratrem et M. Iunium Brutum, ed. et comment. D. R. Shackleton Bailey, Cambridge, 1980, p. 181
(= M. Tutti Ciceronis, Epistulae ad Quintum fratrem..., ed. Id., Stoccarda, 1988 \Bibliotheca... Teubneriana], p. 46).

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battaglia di Filippi. Dopo i vari inviati dal cielo, tra i quali particola
re
rilievo viene dato alla fuoriuscita di sangue dalla spalla e dalla mano de
stra della statua di Giove sul Monte Albano10, Dione elenca anche una serie
di errori compiuti dagli uomini, che parimenti vengono considerati segno
tangibile della crisi profonda in cui versava la pax deorum. Nell'ambito di
queste colpe umane Dione afferma espressamente che
'
,

' , 1'.

La notizia curiosa e, a differenza di commentatori anche recenti12,
gi nel 1824 essa attir l'attenzione di Herrn. Sam. Reimarus, che ne dette il
seguente commento :
Lattar non durantibus Latinis in Albano Monte feriis, sed biduo post Mas :
neque a praefecto, qui egressis in montent consultons relictus Romae, ad moderandam urbem, erat, sed a Consulibus reversis in urbem conficiebaturl.
A sostegno dell'intuizione del Reimarus a proposito dell'ubicazione ur
bana
del Lattar, va detto che Cassio Dione quando parla delle ferie latine
che si svolgono sul monte Albano usa sempre il vocabolo , a volte
con l'aggettivo 14. Solo ed esclusivamente nel passo in esame lo sto
rico ha sentito il bisogno di distinguere nettamente le (cio le ferie
latine) dai . Se questi avessero costituito l'atto solenne e conclusi
vo
delle ferie, egli avrebbe parlato, come in tutti gli altri casi, semplicement
e
di . La notizia ha strettissime analogie con quella di Cicerone : il
Lattar viene celebrato dopo (Cicerone) durante (Cassio Dione) le Latinae,
ma una cerimonia distinta ed autonoma, separata nei luoghi e nelle fo
rme dalla grande del monte Albano. Se vero, quindi, che il La10 Per la valenza negativa della fuoriuscita involontaria di sangue cf. infra n. 29.
Sul problema dell'esistenza meno di un tempio sul Monte Albano cf. C. Cecamore,
Nuovi spunti sul santuario di Iuppiter Latiaris attraverso la documentazione d'archi
vio,
in A. Pasqualini (a cura di), Alba Longa. Mito storia archeologia. Atti dell'Incontro
di studio, Roma-Albano Laziale 27-29 gennaio 1994, Roma, 1996, p. 56-57.
11 XLVII, 40, 6.
12 II passo non viene preso in considerazione, ad esempio, da B. Manuwald, Cassius Dio und Augustus. Philologische Untersuchungen zu den Bchern 45-56 des dionischen Geschichtswerkes , Wiesbaden, 1979, p. 211, che pure si occupa dei prodigi r
iportati
da Cassio Dione in quell'anno.
13 Dionis Cassii Cocceiani Historiae Romanae quae supersunt. Annotationes , Lips
ia, 1824, V, p. 532 n. 199.
14 Cass. Dio XXXIX, 30, 4 (56 a.C); XLI, 14, 4 (49 a.C); XLIII, 48, 4 (45 a.C);
XLIV, 4, 3-4 (44 a.C); XLVI, 33, 4 (43 a.C); XLVII, 40, 4 (42 a.C); XLIX, 16, 2 (36
a.C); XLIX, 42, 1 (34 a.C); LUI, 33, 3 (23 a.C); LIV, 6, 6 (21 a.C); LIV, 17, 2 (18
a.C); LV, 2, 5 (9 a.C); LX, 5, 8 (41 d.C).

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tiar si svolgeva a Roma, s'intende meglio il ruolo (peraltro improprio) del


, cio del praefectus Urbi (fer. Lai.)15; da escludersi, infatti, che
l'infrazione fosse cos grave da riguardare la celebrazione dei riti sul Monte
Albano, poich la presenza del praefectus Urbi fuori di Roma assolut
amenteincompatibile con la natura del suo incarico, con la sua specifica
funzione di sentinella dell'urbe e con le ragioni stesse della sua creazione.
Una condotta tanto disinvolta quanto inusitata in una materia regolata da
leggi minuziose e assolutamente rigide, avrebbe imposto la ripetizione del
leferie come nei tanti casi documentati dalle fonti, nei quali l'instaurano
avvenne per motivi assai meno gravi16. In realt la notizia di Cassio Dione
molto pi plausibile se ammettiamo che egli alluda ad una celebrazione
anomala della cerimonia urbana connessa con le ferie latine e che il prefet
to
urbano abbia officiato il Lattar durante e non dopo le Latinae e abbia
usurpato competenze di altri.
Vi infine da osservare che la stessa notizia di Macrobio da cui abbia
mo
preso le mosse inserita in un contesto urbano, poich il retore men
ziona il Lattar assimilandolo concettualmente ai Saturnali e ai giorni in cui
aperto il mundus, durante i quali nefas est proelium sumere ed imposta
una sospensione della vita civica. Tutto ci si accorda con la natura dei dies
religiosi dopo le Latinae e con quanto ci dicono le fonti a proposito delle indutiae, trasformate poi in semplici vacanze, che scandivano i giorni delle
feriae Latinae a Roma17.
Comunque l'indizio, a mio giudizio, pi significativo a favore dell'interpretazione qui proposta costituito dalla stessa denominazione della
cerimonia religiosa. Il sostantivo aggettivo neutro Lattar da Latiaris/
Lattare con caduta della e finale (come per es. calcar < calcare) ha uno stre
ttissimo
confronto con Palatuar, di cui conosciamo la natura di sacrificio
diretto al monte Palatino18 compiuto sul monte Palatino19, nell'arcaico

15 Sul praefectus Urbi feriarum Latinarum cf. E. Sachers, Praefectus Urbi, in RE,
XXII-2, Stoccarda, 1954, col. 2511-2513; sui rapporti tra il Praef. Urbi fer. Lat. e il
Praef. Urbi cf. G. Vitucci, Ricerche sulla praefectura Urbi in et imperiale, Roma,
1956; per l'uso di in Cassio Dione cf. G. Vrind, De Cassii Dionis vocabulis
quae ad ius publicum pertinent, L'Aia, 1923, p. 102 e gli indici di W. Nawijn all'ed
izione di U. P. Boissevain, Berlino, 1931, V, p. 642.
16 Werner, op. cit. a . 1 p. 38 s.
17 Cic. de rep. I, 14; Hr. ep. I, 7, 73-76; Tac. ann. IV, 36; sulle indutiae cf. P. Ca
talano,
Linee del sistema sovranazionale romano, I, Torino, 1965, p. 140 s. n. 15.
18 Fest. p. 474-476 L. : Saeptimontio, ut ait Antistius Labeo, hisce montibus fe
riae : Palano, cui sacrificium quod fit, Palatuar dicitura.
19 Paul. Fest. p. 477 L. : Sacrificium, quod fiebat Romae in monte Palatio, Pala
tuar dicebatur.

NOTE SULL'UBICAZIONE DEL LATIAR

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contesto delle feste del Septimontium20. Il collegamento, istituito gi dal


Preller21 e generalmente accolto dagli studiosi, andrebbe, a mio giudizio,
ulteriormente esteso ad altri sostantivi aggettivi neutri singolari che pre
sentano
desinenze affini come ad esempio Lucar, Lupercal e Volcanal. In
questi casi - ma molti altri se ne potrebbero citare - si nota che il termine
ha un'accezione duplice : sta ad indicare, cio, sia il toponimo sia il rito, il
quale ultimo, evolvendosi in forme pi complesse, assume in seguito la de
nominazione
al plurale derivandola dall'aggettivo in alis/aris22 {Lucana, Lupercalia, Volcanalia). Allo stesso modo, probabile che il Lattar indicasse
non solo la cerimonia menzionata da Cicerone, da Cassio Dione e infine da
Macrobio, ma anche il luogo ove essa si svolgeva.
Se queste considerazioni colgono nel vero, recuperata la nozione topo
grafica di Latiar, possiamo agevolmente collocare il sacello ara (ed amb
ientare
cos la cerimonia) sul Quirinale, la cui articolata orografia traeva
nome, prima di assumere la denominazione collettiva di collis Quirinalis,
dalle are degli dei che sorgevano sulle sue quattro cime (collis Quirinalis,
Salutaris, Mucialis, Latiaris) secondo quanto afferma espressamente
Vairone23.

20 Sul Septimontium cf. A. Fraschetti, Roma e il principe, Roma-Bari, 1990,


p. 134 s. e da ult. A. Carandini, La nascita di Roma. Di, Lari, eroi e uomini all'alba di
una civilt, Torino, 1997, p. 267-279; 360-394.
21 L. Preller e H. Jordan, Rmische Mythologie, I, Berlino, 1881, p. 212 . 1.
22 Su ci cf. C. von Paucker, Materialen zur lateinischen Wrterbildungsgesc
hichte.
V. Die nomina derivativa auf -alis (-aris) und -arius, in Zeitschr. fr vergi.
Sprachforschung, XXVII, 1885, p. 113 s. in part. p. 127 e p. 137. Il senso primario di
luogo sacro evidente in Bacanal come ha dimostrato J.-M. Pailler, Lieu sacr et
lien associatif dans le dionysisme romain de la Rpublique, in L'association diony
siaque dans les socits anciennes. Actes de la table ronde (Rome 24-25 mai 1984), Ro
ma, 1986 (Collection de l'cole franaise de Rome, 89), p. 261-273; Id., Bacchanalia.
La rpression de 186 av. J.-C. Rome et en Italie : vestiges, images, tradition, Roma,
1988, p. 24 s.
23 Varr, de l. L., V 52 : Horum deorum arae, a quibus cognomina habent, in
eius regionis (se. Collis Quirinalis) partibus sunt. Sulla complessa topografia del
Quirinale cf. P. Carafa, // tempio di Quirno. Considerazioni sulla topografia arcaica
del Quirinale, in AC, XLV, 1993, p. 119-143 e Carandini, op. cit., p. 225 s., p. 326 s.
Sempre Vairone (de l. L. V 52), a proposito del collis Latiaris, ne specifica la posi
zione : collis Latiaris sexticeps in vico Insteiano summo apud au<gu>raculum aedificium solum est. SulYauguraculum del Quirinale e sulla sua connessione con il La
tiar cf. F. Coarelli, La doppia tradizione sulla morte di Romolo e gli auguracula del
l'Ara e del Quirinale, in Gli Etruschi e Roma. Atti dell'incontro di studio in onore di
M. Pallottino, Roma, 1981, p. 173-188; Id., in E. M. Steinby (dir.), LTUR, 1, Roma,
1993, p. 143; cf. anche A. Grandazzi, Le roi et l'augure, propos des auguracula de

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ANNA PASQUALINI

II Lattar, dunque, il sacello l'ara del collis Latiaris ove si celebra il


Lattar in onore di Iuppiter Latiaris. Il sacrificio strettamente connesso con
le ferie latine, di cui viene considerato, almeno all'epoca di Cicerone, l'atto
conclusivo24. Colpisce, a questo proposito, il divario che esiste fra le due ce
rimonie,
malgrado il loro stretto rapporto liturgico e cronologico. Delle feriae Latinae sappiamo quasi tutto, del Lattar non sapremmo quasi nulla se
non avessimo gli scarni accenni di Livio25 e di Plinio26 e, soprattutto, le nu
merose
voci degli apologeti cristiani, che a pi riprese, a partire da Giustino (161 d.C), si scagliarono contro l'atto pi efferato del rito, che consiste
va
nell'uccisione rituale di un bestiarius di un condannato a morte, il cui
sangue serviva ad aspergere il simulacro di Iuppiter Latiaris27. Un sacrificio
di tal fatta costituiva certamente un unicum imbarazzante, tanto che si
dubitato persino, ma a torto, della sua effettiva esistenza28; in realt l'a
ccenno
di Cicerone ai dies religiosi che caratterizzavano il Lattar di Roma
giustificato proprio dalla celebrazione di questo rito inumano, per meglio
dire, arcaicissimo, volto forse a rafforzare la vitalit del rex29. Va inoltre
precisato, in tale contesto, che il dio irrorato dal sangue della vittima
' , viene assimilato a
Crono, il Saturno dei Romani, da Giustino, che parla espressamente di

Rome, in La divination dans le monde trusco-italique. 3. Actes de la table ronde (22


mars 1986), Tours, 1986 {Caesarodunum. Supplment, 56), p. 136.
24 Sulle ferie latine a Roma cf. ora M. Malavolta, / ludi delle feriae Latinae a Ro
ma, in Alba Longa cit. a n. 10, p. 257-273.
25 V, 19, 1.
26 Nat. Hist. XXVII, 28, 45.
27 Alla documentazione analizzata da Malavolta, loc. cit., p. 262-268, va aggiun
to
il luogo di Eus., de laud. Const, 13, 7 = MPG XX, col. 1403-1404 con nota 12 di
Henricus Valesius su cui cf. H. A. Drake, In praise of Constantine. A historical study
and new translation of Eusebius' tricennal Orations, Berkeley- Los Angeles-Londra,
1976 {University of California publications. Classical studies, 15), p. 113 e p. 176-177
con n. 6-7.
28 Cf. Malavolta, loc. cit. p. 270 con tutta la discussione relativa; ora anche
J. Rives, Human Sacrifice among Pagans and Christians, in JRS, LXXXV, 1995, p. 6585.
29 Per questi aspetti cf. F. Mencacci, Sanguis/cruor. Designazioni linguistiche e
classificazione antropologica del sangue nella cultura romana, in Mat. e discuss, per
l'analisi dei testi class., 17, 1986, p. 24-91; spec. p. 70-80 con ampia bibl. Per ci che
concerne l'aspersione con il sangue della vittima sacrificale di un luogo di un og
getto pu essere utile il confronto con il rito del'equus October (su cui cf. soprattutto
G. Dumzil, La religione romana arcaica, Milano, 1977 [trad. it. con aggiunte rispetto
all'ed. francese, Parigi, 1974], p. 208), durante il quale il sangue stillante dalla coda

NOTE SULL'UBICAZIONE DEL LATIAR

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30, e viene definito degno figlio di Saturno da Minucio


Felice31.
Ci significa, in ultima analisi, che il Giove Laziare di Roma, in origi
ne,aveva assai poco a che fare con il Giove Ottimo Massimo della rocca
Capitolina, il dio uranio della luce, il nume sovrano, garante dei patti e del
l'ordinamento
statale, il cui flamen veniva costantemente tenuto al riparo
dal bench minimo contatto con la morte32. Quel dio, ingrassato dal sangue
di un uomo sacrificato, pi simile a Saturno al suo funereo figlio che alla
divinit poliade del Campidoglio, aveva mantenuto pi di quello del Monte
Albano - il cui processo di omologazione con Giove Capitolino avverr
molto pi tardi - le caratteristiche ctonie ereditate dalla matrice originaria
del culto33.
La natura cupa e feroce di questo Giove complica il problema, che ap
pare comunque di difficilissima soluzione, relativo all'introduzione del cul
todi Iuppiter Latiaris a Roma. Senza entrare nei dettagli di una questione
troppo complessa ed eccedente i limiti della presente ricerca, si pu c
omunque
tornare a prendere in considerazione l'ipotesi che fu gi di C. Jullian34, secondo la quale alla dominazione etrusca di Roma che verosimil
mente
va attribuita l'origine del culto urbano di Giove Laziare, per motivi
storici generali, legati all'espansione etrusca nel Lazio, e per la natura
del cavallo sacrificato veniva fatto sgocciolare sul focolare della regia. Iuppiter Latiar
is
potrebbe rappresentare appunto il rex, che va rivitalizzato periodicamente (dopo
un conflitto armato? all'inizio della stagione bellica?). Un rito di tal fatta sarebbe so
prav is uto,
come quello de'equus October, per una sorta di superstitio (cf. Malavolta, loc. cit., p. 269; Rives, loc. cit., p. 77-80), che non consentiva alla liturgia romana
di abolire atti ritenuti fondanti. La funzione regale di Iuppiter Latiaris pu costi
tuire il fondamento ideologico della speciale predilezione di Caligola, di cui sono
note le tendenze monarchiche, ispirate da Cesare, per quella divinit (cfr. A. Pasqualini, / miti albani e l'origine delle feriae Latinae, in Alba Longa cit. a n. 10, p. 253 con
n. 154).
30Iustin., Apol., 2, 12, 4-5 su cui cf. E. R. Goodenough, The theology of Justin
Martyr. An investigation into the conceptions of early Christian literature and its Helle
nistic and Judaistic influences, Amsterdam, 1968, p. 84-87; sull'assimilazione di Cro
noa Giove Laziale cf. G. Pucci, Saturno : il lato oscuro, in Lares, LVIII, 1992, p. 5-17.
31 Oct. 30, 3. Pi genericamente Tert., Apologet., 9, 5 menziona un Iuppiter qui
dam.
32 Sulle caratteristiche del Giove romano ancora fondamentale lo studio mag
istrale
di C. Koch, Der rmische Juppiter, Francoforte, 1937 (= Giove romano, trad,
it., Roma, 1986). Pi in generale J. R. Fears, The Cult of Iupiter and Roman Imperial
Ideology, in ANRW, II, 17-1, Berlino-New York, 1981, p. 3-141.
33 Per il culto originario praticato sul Monte Albano cf. le proposte da me avan
zateloc. cit. a n. 29, p. 227.
34 C. Jullian, loc. cit. a n. 1, p. 1070.

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ANNA PASQUALINI

cruenta del sacrificio, poich, com' noto, la cultura etnisca non fu aliena
dal praticare l'uccisione rituale di prigionieri di guerra35.
Rimane da precisare il livello cronologico dell'operazione, e, in parti
colare, a quale fase dei rapporti tra Roma e Lazio va assegnata l'istituzione
del Latiar. La soluzione di tali quesiti appare lontana, se non impossibile,
data la scarsit della documentazione36. Basti per ora aver cercato di dimos
trare la bipolarit spaziale delle ferie latine, che si propone come segno
tangibile e spettacolare di una reciprocit, spesso conflittuale nei fatti, ma
composta ed effettuale nel rito, tra due entit politiche : Roma e il nomen
Latinum37.
Anna Pasqualini

35 H. S. Versnel, Triumphus. An Inquiry into the Origin, Developement and Mea


ning of the Roman Triumph, Leida, 1970, p. 116; per l'episodio di Teodoto, capo dei
Liparoti, sacrificato dagli Etruschi vincitori in memoria dei morti in combatti
mento,
cf. G. Colonna, Apollon, les trusques et Lipara, in MEFRA, 96, 1984, p. 557 s.
36 Va detto a tale proposito che il collis Latiaris, localizzato nell'area dell'od. Lar
goMagnanapoli, sub gi in antico profondi sconvolgimenti a causa dei massicci
sbancamenti effettuati in occasione della costruzione del foro e dei mercati traianei;
cf. Carafa, loc. cit. a n. 23, p. 125 con n. 40. Sul collis Quirinalis cf. da ult. F. Arietti,
L'insediamento protostorico sotto via Parigi ed il problema del collis Quirinalis, in
NSc, in corso di stampa.
37 Tale reciprocit si coglie chiaramente per la cerimonia del monte Albano po
nendo
a confronto Liv. XLI, 16, 1 : ... magistratus Lanuvinus precatus non erat populo Romano Quiritium, e Dion. Hal. Vili, 87, 6 : .