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Aspetti del sacro nel mondo apulo:

rituali di abbandono tra area sacra e abitato nellantica Ausculum


di Marco Fabbri, Massimo Osanna

Premessa
Negli ultimi anni in Italia meridionale si sta assistendo ad un rinnovato interesse verso le dinamiche
cultuali, tanto di area greca quanto di ambito italico 1: lattenzione si decisamente spostata da unanalisi dei materiali fine a se stessa verso la comprensione dei fenomeni sociali che stanno dietro
luso di manufatti e utensili sacri. Se per il mondo
greco lesistenza di un ampio repertorio di immagini e di fonti letterarie permette, sotto molteplici
punti di vista, di accostarsi al fenomeno in maniera
puntuale, per gran parte del mondo italico lunica
documentazione resta quella della cultura materiale
e delle tracce dellevidenza archeologia. Se questo
significa, ovviamente, la perdita irrimediabile di
tutta una serie di dati fondamentali per la comprensione del fenomeno, dallaltro tale lacuna documentaria deve spingere a recuperare e a valutare con
acribia contesto per contesto tutto quanto sia
possibile recuperare dalla fenomenologia archeologica 2.
Nel mondo apulo tale carenza documentaria
ancora pi avvertibile, certo a causa dello stato della
ricerca sul sacro, ferma ad uno stadio ancora del
tutto embrionale. Tale vuoto forse, in parte, da
attribuire ad una minore leggibilit archeologica dei
fenomeni connessi al sacro. Basti confrontare la

In generale: R. Etienne, M.T. Le Dinahet (a cura di),


Lespace sacrificiel dans les civilisations mditerranes de lantiquit,Actes du Colloque tenu a la Maison de lOrient, Lyon 47 Juin 1988, Paris 1991. Sul mondo romano-italico, ved. tra i
contributi pi recenti: Wilkins 1996; E. Bispham, C. Smith (a
cura di), Religion in Archaic and Repubblican Rome and Italy.
Evidence and Experience, Edinburg 2000; sulla Magna Grecia:
Bottini 1988; Id., Forme di religiosit salvifica in Magna
Grecia: la documentazione archeologica, in Tra Orfeo e
Pitagora. Origini e incontri di culture nellantichit, Atti dei
seminari napoletani 1996-1998, Napoli 2000, pp. 127-137.
2
Sulla religiosit indigena in Magna Grecia ved. il saggio di
M. Torelli, Greci e indigeni in Magna Grecia: ideologia religiosa e rapporti di classe, Studi Storici XVIII 1977, p. 45 ss.;
inoltre Bottini 1988 e pi di recente lindagine preliminare di E.
Herring, Using your religion. Native Ritual and Belief in

notevole quantit di dati (seppur solo parzialmente


editi) di area lucana o sannitica con la scarsa attestazione di documenti e contesti in area apula (e ci si
riferisce soprattutto allarea daunia e peuceta risultando quella messapica ben diversa sotto molteplici
aspetti) per rendersi conto che, per quanto in parte
giustificabile con lassenza di ricerche, la scarsa leggibilit archeologica del fenomeno deve essere la
spia di un comportamento rituale e cerimoniale per
molti versi peculiare 3.
Mentre infatti in area lucana il sacro, nel IV sec.
a.C., sembra acquisire una sua autonomia rispetto
alle altre manifestazioni della vita associata (da quella domestica a quella funeraria) 4 nellarea apula centro-settentrionale ancora alla fine del IV sec.a.C. il
sacro non sembra essere rigidamente definito rispetto alla cerimonialit funeraria. Ovviamente almeno
per quanto riguarda la leggibilit archeologica del
fenomeno. Ci sembra, insomma che le manifestazioni religiose pi spettacolari e visibili (e che lasciano dunque traccia a livello della fenomenologia
archeologica) siano da riconnettersi alla sfera funeraria o meglio siano anche connesse con o prendono
loccasione da la cerimonialit funeraria 5.
Luso quanto mai ridotto di ex-voto fittili e linterscambiabilit come vedremo pi avanti tra gli
utensili destinabili alla sfera funeraria e a quella
sacra rende, del resto, spesso difficile decodificare

Southern Italy in the 5th and 4th Centuries BC, in Wilkins 1996,
pp. 143-182.
3
Bottini 1988.
4
Sui santuari in Basilicata ved. ora C. Masseria, I santuari
indigeni della Basilicata, Napoli 2000. Ovviamente diverso il
caso di Garaguso che rispetto a tutti gli altri luoghi sacri lucani
mostra una precocit notevole di impianto, essendone documentata una frequentazione gi in et arcaica, e dunque ben
prima della lucanizzazione del comprensorio: C. Masseria,
Garaguso: santuari e culti di un centro enotrio, in M. Bugno, C.
Masseria (a cura di), Il mondo Enotrio tra VI e V sec. a.C.,
(Quaderni di Ostraka I, 1), Napoli 2001, pp. 83-107.
5
Vedi al riguardo le osservazioni gi avanzate proprio sullarea sacra di Ausculum: Fabbri, Mazzei, Osanna, Virtuoso
2001, pp. 57-71.

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1. - Ascoli Satriano, carta archeologica, n.1: collina del Serpente


(da Tin Bertocchi 1985, fig. 2).

in maniera puntuale i segni che larcheologia rinviene sul terreno. Se difficile risulta gi intercettare
manifestazioni del sacro in maniera autonoma
rispetto alla onnipresente realt funeraria, tanto pi
arduo risulta allora, in tutti i contesti noti, mettere in
connessione le tracce evidenti di ritualit cerimoniale con specifiche entit sovrumane, siano queste
figure divine, eroiche o defunti erotizzati.
Per meglio definire quanto finora puntualizzato
si scelto di presentare qui il caso di Ausculum (fig.
1), perch, nonostante la ricerca archeologica abbia
finora interessato solo settori ridotti dellestesissimo

6
La bibliografia sul centro raccolta in M. Paoletti, Ascoli
Satriano, in BTCGI, Roma-Pisa 1984, pp. 324-330; E.
Antonacci Sanpaolo, Indagini topografiche nel territorio di
Ascoli Satriano. Storia del popolamento in et romana, in
Profili della Daunia Antica, VII ciclo di conferenze sulle pi
recenti campagne di scavo (Foggia 23 maggio-14 novembre
1991), Foggia 1991, pp. 117-139. Sulle indagini pi recenti
vedi ora Fabbri, Mazzei, Osanna, Virtuoso 2001; Fabbri,
Osanna 2002.

pluricentrico abitato pre-romano, i dati finora noti


permettono di confrontare realt coeve di manifestazioni cerimoniali pertinenti a contesti del tutto differenti 6.
Le evidenze archeologiche cui si far qui riferimento si concentrano sulla collina del Serpente
dove, nel 1993, stato istituito il parco archeologico Pasquale Rosario 7(fig. 2). Larea, indagata a
partire dal 1965-66 e tuttora oggetto di indagini, ha
evidenziato una continuit di frequentazione almeno
a partire dal VI sec. a.C. fino al tardo II sec. a.C.,
con testimonianze riferibili tanto alla sfera abitativa
quanto a quella funeraria e sacra 8. In particolare,
alcuni saggi realizzati nel biennio 1992-93 e poi nel
1999-2000 9, hanno permesso di recuperare una serie
di dati fondamentali tanto per comprendere lo svolgimento di pratiche cerimoniali in ambito
privato/domestico, quanto in ambito pubblico/funerario. In particolare si prenderanno in considerazione in questo contesto la grande casa 1 individuata
nel settore settentrionale della collina (Saggio I), e
gli apprestamenti di tipo sacro e funerario rinvenuti
invece nel settore meridionale dellarea (Saggio II e
V) 10. Il confronto delle due realt permette infatti di
avanzare alcune interessanti considerazioni sulle
manifestazioni connesse al sacro in area apula e
soprattutto sulla interscambiabilit dei rituali connessi, evidentemente in momenti particolari della
vita dellinsediamento, sia allarea domestica che a
quella pi specificatamente pubblica-sacrale.
Il caso di Ausculum si rivela da pi punti di vista

Fabbri 1994.
Sulla frequentazione dellarea ved. la documentazione
raccolta in Fabbri, Osanna 2001. La trasformazione complessiva dellinsediamento e la nuova organizzazione dello spazio
percepibile a partire dalliniziale III sec.a.C. sono da inquadrare allinterno del fenomeno della romanizzazione del comprensorio: M. Torelli, Aspetti storico-archeologici della
romanizzazione della Daunia, in La civilt dei Dauni nel quadro del mondo italico, Atti del XIII Convegno di Studi
Etruschi e Italici, Manfredonia 1980, pp. 325-336; Id., Aspetti
materiali e ideologici della romanizzazione della Daunia,
DArch, III ser., X 1992, pp. 47-64, ripreso in Tota Italia.
Essays in the Cultural Formation of Roman Italy, Oxford
1999, pp. 89-118.
9
Fabbri, Mazzei, Osanna, Virtuoso 2001.
10
Sulle precedenti indagini che portarono alla scoperta delledificio e dellantistante mosaico: M. Mazzei, Ascoli
Satriano (Foggia). Serpente, Taras VII 1-2, 1987, pp. 112114; Ead., Ascoli Satriano (Foggia). Serpente, Taras VIII
1-2, 1988, pp. 163-165; M. Mazzei, J. Mertens, G. Volpe,
Aspetti della romanizzazione della Daunia, in Basilicata.
Lespansionismo romano nel sud-est dItalia, Venosa 1990,
pp. 177-195.
8

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privilegiato per indagare manifestazioni cerimoniali


che di solito in luoghi con prolungata continuit di
vita risultano pi difficili da percepire: la particolare vicenda insediativa della comunit che in un
momento determinato (inquadrabile tra fine IV e
inizio III sec.a.C.) ha abbandonato simultaneamente i vari nuclei dellabitato per concentrarsi in
ununica area dallaspetto ormai urbano, ha permesso il fossilizzarsi delle tracce riferibili proprio
allultima frequentazione della collina in via di
abbandono, dove successivamente non sar
costruito pi alcun edificio mentre saranno praticate solo alcune significative sepolture in luoghi scelti in maniera certamente non casuale 11.
(m.f., m.o.)
1. Rituali di abbandono allinterno degli spazi
domestici
Passando a considerare pi da vicino il primo
contesto, quello domestico, vanno presi in considerazione alcuni dati significativi recuperati nel grande complesso della Casa 1, edito di recente, ubicato nel settore settentrionale della collina del
Serpente, in unarea destinata, secondo la norma in
Daunia, anche alle sepolture (figg. 3-4).
Prescindendo da una descrizione puntuale delledificio, per il quale stata ipotizzata una ricostruzione che prevede la giustapposizione di due settori
distinti, uno destinato alla vita quotidiana, laltro
piuttosto allo svolgimento di pratiche della sociabilit maschile, si pu concentrare lattenzione
sugli spazi interpretati come funzionali allo svolgimento di pratiche cerimoniali (figg. 5-6, ambienti
D-H). L'articolazione degli spazi di questo settore
prevede una disposizione dei vari ambienti affacciati su una corte elegantemente bordata da una
stuoia mosaicata: la presenza di una vasta sala,
affiancata da piccoli ambienti quadrangolari aperti
sul mosaico sembra rimandare ad una funzione di
rappresentanza degli spazi stessi, in cui potevano
trovare luogo tutta una serie di attivit non direttamente connesse con la sfera domestica. Tale funzione legata alla cerimonialit pi che alle attivit
domestiche della vita quotidiana risulta del resto
documentata dai materiali rinvenuti in abbondanza

11

Fabbri, Osanna 2002, pp. 365-367.

2. - Ascoli Satriano, Parco archeologico dei Dauni Pasquale


Rosario (settore meridionale).

3. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio I, veduta


generale.

in connessione con il mosaico. Se si considera pi


da vicino il contesto stratigrafico colpisce immediatamente la maniera in cui tali materiali erano
deposti (fig. 7): evidente, infatti, che lo scarico di
materiali effettuato nello spazio delimitato dalla
stuoia mosaicata si riferisce allabbandono intenzionale del complesso, come del resto attestano
anche altre significative concentrazioni di materiale, come pesi da telaio rinvenute in aree limitrofe

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4. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, casa 1: planimetria generale.

5. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, casa 1: ricostruzione planimetrica.

(fig. 8). Il materiale dello scarico nellarea


del mosaico, che, come anticipato, si connota per la presenza di forme legate alla
mensa (come coppe, skyphoi, piatti, ecc.),
risulta obliterato e protetto da uno strato
costituito da frammenti di tegole, coppi e
dolia 12. Questintervento sembra denunciare
un abbandono repentino dellintero impianto, datato, proprio sulla base del materiale
rinvenuto negli scarichi e nei relativi strati di
obliterazione, tra la fine del IV e i primi anni
del III secolo a.C. 13. I manufatti rinvenuti
allinterno dello strato e la particolare
maniera in cui questi risultano depositati, in
uno spazio certamente percepito come prestigioso, permettono di avanzare una serie di
considerazioni sul significato dellarea e
sulle attivit umane cui fanno riferimento i
materiali. Innanzitutto, significative sono le
associazioni di forme e classi ceramiche:
spicca la ceramica fine da mensa, soprattutto
a vernice nera e in secondo luogo sovraddipinta e figurata (i non numerosi frammenti
della quale si concentrano esclusivamente in
questo strato) 14. Inoltre si segnalano manufatti metallici, tra cui una piccola phiale e una
grattugia in bronzo. Le forme senza dubbio
pi ricorrenti sono quelle aperte (skyphoi,
coppette, piatti, lekanai); accanto a queste
sono documentate una serie di forme chiuse
destinate tanto a contenere liquidi che a versare (olle, brocche, oinochoai).
Per quanto riguarda la ceramica comune
sono stati individuati frammenti che permettono di attestare i seguenti individui: 8 olle;
2 brocche, 1 askos, 4 coppe profonde dallampio labbro, 1 coppetta, 1 vaso-filtro, 2
coppette miniaturistiche con vasca tripartita,
1 mortarium e 2 pestelli, 1 bacino, 1 grande
contenitore; alla classe della ceramica subgeometrica daunia (figg. 9-11): 4 olle, 2

12
Si fa riferimento qui alle US 2 (scarico) e US 4, 13,
19, 32, 53 (strati di obliterazione dello scarico): Fabbri,
Osanna 2002, pp. 34-37.
13
Fabbri, Osanna 2002, p. 360.
14
Ved. al riguardo L. Colangelo, Nuove acquisizioni sulla ceramica apula in daunia. Ausculum, labitato daunio in localit Serpente, in La cramique apulienne. Bilan et perspectives, Atti del Convegno di
Napoli, Novembre 2000, Roma 2005.

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6. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, casa 1: disegno ricostruttivo.

8. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio I, concentrazione di pesi da telaio (US 94).

7. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio I, concentrazione di materiale (US 37).

stamnoi, 4 piatti, 2 kalathoi, 1 attingitoio monansato, 1 krateriskos, 7 brocchette; alla vernice nera
(figg. 12-13): 14 piatti, 3 coppette, 3 coppe, 6 coppette monoansate, 2 oinochoai, 1 olpe, 4 lekanai, 15
skyphoi, 3 cup-skyphoi, 1 guttus; alla classe della
ceramica sovraddipinta appartengono (figg. 1415): 2 epikyseis, 2 brocche, 2 piccole oinochoai, 3
kylikes, 1 skyphos, 3 cup-skyphoi, 1 lekanis, 3
lekythoi a reticolo, 1 lekythos; alla ceramica a
figure rosse: 2 crateri, 2 skyphoi (?); infine erano
presenti 4 pesi da telaio.
La distribuzione dei materiali quanto mai significativa: innanzitutto va sottolineata nel contesto la
presenza di un grande contenitore destinato a contenere derrate alimentari (evidentemente cereali)

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10. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, casa 1: cer. subgeometrica. Scala 1:2.
9. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, casa 1: cer. subgeometrica. Scala 1:6.

11. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, casa 1: cer. subgeometrica. Scala 1:4.

12. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, casa 1: cer. a vernice nera (skyphoi). Scala 1:4.

significativamente associato ad un mortarium con


due pestelli, che rimanda alla manipolazione di
cereali o comunque di derrate; accanto sono un
grande bacino, che potrebbe riferirsi alluso di liquidi (verosimilmente acqua), nonch otto olle, due
brocche e quattro coppe, che vanno considerate
insieme rimandando alla conservazione e al successiva fruizione di liquidi; chiudono il gruppo delle

ceramiche comuni un askos e un vaso filtro, pertinenti ancora una volta alla fruizione di liquidi che
devono essere trattati prima di essere consumati 15.
Le ceramiche fini restituiscono un panorama
coerente: due crateri figurati associati con almeno

15

Fabbri, Osanna 2002, pp. 84-197.

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13. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, casa 1: cer. a vernice nera (coppette). Scala 1:4.

14. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, casa 1: cer. sovraddipinta (skyphoi, lekane, kylix). Scala 1:4.

due skyphoi, non possono che richiamare luso del


vino, come del resto le due brocche-olpai sovraddipinte; tali materiali fanno chiaramente sistema con
le kylikes e gli skyphoi, destinati al consumo del
vino; diversa sembra la destinazione delle altre
forme, ma solo per il prodotto contenuto, non per
lambito di uso. Le due epikyseis, come le piccole
lekythoi sembrano rimandare ad ol, forse tanto
unguenti profumati (lekythoi) quanto a prodotti alimentari da versare in maniera parca (epikyseis) 16.
Quello che sembra emergere dal contesto limmagine evidente di una cerimonia che doveva prevedere almeno due momenti scanditi attraverso
luso di sostanze diverse. Se indubitabile sembra il
riferimento alla fruizione rituale del vino (come attestano inequivocabilmente crateri, skyphoi e kylikes),
chiaro che la bevanda non dovesse essere solo consumata dai protagonisti della cerimonia (che secondo una tradizione antichissima, dovevano legare alla
bevanda alcolica il formaggio grattugiato, come
attesta il rinvenimento della grattugia bronzea), ma

fosse destinata anche alla dispersione rituale in


favore di entit ultramondane, sotto forma di sacrificio libatorio 17. Tale pratica infatti adombrata dalla
presenza di una phiale bronzea, forma specificatamente destinata alla libagione 18, ma probabilmente
anche dal ricorrere frequentissimo dello skyphos di
tipo attico, di cui stata sottolineata a pi riprese la
connessione con pratiche libatorie 19.
Interessante notare la differenziata presenza
numerica delle diverse forme che sembra alludere ad
una articolazione complessa della cerimonia non
solo svolta da pi individui, ma anche articolata in
momenti e scansioni differenziate. Innanzitutto spicca lassociazione di coppie di vari manufatti: si
pensi per esempio ai due pestelli (connessi allunico
mortarium) e alle due coppette miniaturistiche con
vasca tripartita. Queste ultime richiamano gi per le
dimensioni la sfera rituale/simbolica e potrebbero
essere associate con lofferta simbolica di primizie: sarebbe suggestivo, per esempio, ricollegarle
allofferta di chicchi di cereali. Allo stesso modo la

16

Fabbri, Osanna 2002, pp. 232-287.


J. v. Fritze, De libatione veterum Graecorum, Berlin 1893;
K. Kircher, Die sakrale Bedeutung des Weins im Altertum,
Giessen 1910; C. Mayer, Das l im Kultus der Griechen,
Wrzburg 1917; Hanell, in RE VI A, cc. 2131-2137, s.v.
17

Trankopfer; F. Graf, Milch, Honig und Wein. Zum Verstndnis


der Libation im griechischen Ritual, in Perennitas. Studi
Angelo Brelich, Roma 1980, pp. 209-221.
18
H. Luschey, Die Phiale, Mnchen 1939.
19
Batino 2002.

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monia che doveva annoverare pi


individui contemporaneamente:
difficile risulta calcolare numericamente i partecipanti alla cerimonia
considerate le possibili associazioni
di diverse forme appartenenti a
classi diverse (e soprattutto la possibile dispersione di parte dei set di
ceramiche). La partecipazione di un
numero elevato di individui pare
assicurata, comunque, dalliterazione di alcune forme, che sembrano
invece rimandare a multipli di tre: si
pensi ai tre cup-skyphoi a vernice
nera e ai tre sovraddipinti, al ricorrere di un numero analogo di esemplari per le kylikes sovraddipinte e
per le coppe a vernice nera e le
lekythoi a reticolo; sei esemplari
ricorrono, invece, significativamente per i piatti e le coppette monoansate a vernice nera, mentre diciotto
sono gli skyphoi di tipo attico se si
15. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, casa 1: cer. sovraddipinta (epikysis, cup- assommano i quindici a vernice nera
skyphos, kylix); lekythoi a reticolo. Scala 1:2.
con quelli sovraddipinti e a figure
rosse.
Al
di
l
dei
dettagli
e delle regole rituali previste
presenza dei due pestelli allude alla manipolazione
dalla cerimonia destinati a rimanere ignoti, i manudi sostanze solide, forse ancora una volta di granaglie
fatti rinvenuti sembrano adombrare pratiche sociali
(richiamate in causa del resto anche dalla presenza del
collegate alla sfera del sacro che dovevano vedere
grande contenitore). Tali accoppiamenti, che forse
affiancati individui pertinenti probabilmente a sesso
alludono alla compartecipazione di due personaggi
diverso e forse a differenti classi di et, accanto ai
nello svolgimento di alcune delle pratiche svolte in
quali un ruolo rilevante dovevano svolgere figure di
determinati momenti della cerimonia, ricorrono anche
in connessione con altre forme, si pensi ad esempio ai
rango particolare forse connotate socialmente da
due crateri, le due brocche acrome, le due epichyseis,
funzioni che li distinguevano dal gruppo. suggei due stamnoi e i due kalathoi subgeometrici: tali
stivo ad esempio pensare ad un servizio da mensa
forme potrebbero rimandare alluso di vino e olio nelle
adombrato dai piatti e dalle coppe per bere che
pratiche libatorie svolte forse da parte di coppie di perpotrebbero richiamare la presenza di sei individui
sone. Se infatti spicca la presenza di coppie di forme
associati per coppie di due, come mostrerebbe la
altrettanto significativa ritorna la presenza di associainsistente presenza di alcune forme in numero di tre.
zioni per multipli di due: si pensi al ritornare di quatPer gli skyphoi di tipo attico, invece, il ricorrere di
tro individui per le olle e i piatti subgeometrici, per le
diciotto esemplari potrebbe richiamare forme divercoppe profonde in ceramica comune, le lekanai a versificate di usare e consumare bevande come il vino,
nice nera e i pesi da telaio; infine, va considerato il
tanto nella libazione che nel banchetto 20.
ricorrere di otto esemplari di olle acrome e le sette
(m.f.)
brocchette subgeometriche da associare allomologo
unico krateriskos.
Accanto alle pratiche sacrificali legate alla libazione le forme rinvenute sembrano adombrare il
20
Interessanti osservazioni sulluso del vino in area apula in
consumo collettivo di bevande, nel corso di una ceriColivicchi 2005.

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2. Rituali di abbandono allinterno dello spazio sacro

16a. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio II, planimetria generale.

Se passiamo a considerare il secondo contesto prescelto, quello pubblico, vanno presi in considerazione alcuni dati significativi recuperati nellambito dellarea sacra e della connessa necropoli, indagata a pi
riprese tra il 1986 e il 2000: si tratta del grande complesso delledificio rettangolare, e di una serie di strutture associate, ubicato nel settore meridionale della collina del Serpente (figg. 16a-b). Prescindendo da una
descrizione puntuale di tutti i dati emersi, che saranno
editi complessivamente nel secondo volume relativo
alle indagini di Ausculum, e rimandando a quanto gi
anticipato in una recente presentazione preliminare 21,
opportuno in questa sede fornire alcune informazioni
fondamentali sullarea, mentre ci si soffermer in particolare sul saggio V, ancora inedito (fig. 17). Lo scavo
ha, infatti, interessato due settori distinti, uno (saggio
II) occupato da un grande edificio a destinazione cultuale preceduto da una vasta area mosaicata in ciottoli,
e da piccole strutture (chiamate convenzionalmente
oikoi) collegate da una stuoia anchessa in ciottoli e
destinate allo svolgimento di pratiche cerimoniali, il secondo (saggio
V) posto a circa 30 metri a nord-est
del grande edificio, contraddistinto dalla presenza di unarticolata
via mosaicata che raccorda piccoli edifici analoghi agli oikoi del saggio II.
La pavimentazione a ciottoli
del saggio V presenta una larghezza variabile compresa tra m.
1 e 1,5, e attraversa diagonalmente lintera area di scavo (20x16
metri) in direzione ovest-est (fig.
18); landamento non rettilineo,
ma prevede una serie di cambiamenti di direzione. Partendo dal
margine est del saggio, il mosaico
presenta un primo tratto di ca. 4
m., molto lacunoso, con andamento sud-ovest/nord-est, poi,
realizzando un ampio angolo ottuso, con direzione ovest-est prose-

17. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, planimetria generale.

21
Si rimanda al contributo pi recente apparso sul contesto e alla bibl. ivi
raccolta: Fabbri, Mazzei, Osanna, Virtuoso 2001.

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esterni della pavimentazione e quelli dei riquadri


interni, campiti da motivi geometrici vari.
Lungo il lato meridionale della via mosaicata, in
connessione con i cambiamenti di direzione registrati, sono state individuate due aree di crollo di
tegole, pertinenti a piccoli edifici, analoghi a quelli
rinvenuti nel saggio II. La prima era concentrata
presso il settore est della via, e precisamente dove
questa realizzava un angolo ottuso (fig. 19). Il crollo presentava una notevole concentrazione di frammenti di tegole e coppi, pertinenti alla copertura
decorata da antefisse pentagonali. Lingombro dei
materiali fittili di copertura occupa unarea pressappoco quadrangolare di ca. 16 m2, che rimanda allestensione di una struttura realizzata probabilmente
in materiale deperibile che non ha lasciato tracce
significative sul terreno (oikos 3).
Lo strato di tegole e coppi copriva numerosi
frammenti ceramici, prevalentemente ceramica a
vernice nera, soprattutto patere, coppe, oinochoai, e
inoltre alcuni pesi da telaio; mentre sparsi tra i materiali del crollo erano numerosi reperti osteologici 23.
La rimozione complessiva del crollo di tegole e dei
materiali ceramici ha evidenziato sul terreno labili
18. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, pavimentazione a ciottoli.

gue per circa m. 11 con andamento rettilineo. A ca.


5,5 m. dmallinizio di questo tratto, alla lunga fascia
della pavimentazione si aggiunge un tratto di forma
triangolare, che realizza una sorta di spiazzo (i cui
lati misurano rispettivamente, partendo dal lato
ovest, m. 3 x m. 3,70 x m. 2, 60). Un nuovo cambiamento di direzione realizzato, ad angolo retto,
in direzione nord-sud per poi, dopo m. 2, riprendere la direzione est, fino al limite del saggio. I ciottoli, posti di taglio nel terreno, delineano complessi partiti decorativi secondo gli schemi tipici di tali
mosaici 22: fasce a spina di pesce segnano i limiti

22
Il mosaico ascolano non certo isolato nel quadro del
mondo daunio, infatti le pavimentazioni musive sono molto diffuse in Daunia tra IV sec. e III sec. a.C.: M. Mazzei, Note sui
mosaici a ciottoli in Daunia tra IV e III sec. a.C., in Atti del XI
Convegno Nazionale sulla Preistoria, Protostoria e Storia della
Daunia (San Severo 1989), San Severo 1989, pp. 172-191.
23
I reperti osteologici sono in corso di studio. Sembra attestata qui come nel caso degli oikoi del saggio II la triade composta da ovino, suino, bovino: Fabbri, Mazzei, Osanna, Virtuoso
2001.

19. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, crollo delloikos 3.

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20. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, crollo delloikos 3, particolare.

21. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, crollo delloikos 4.

22. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, pianta delle sepolture.

tracce di un piano di calpestio, costituito da un terreno a matrice argillosa misto a pietrisco.


Un secondo crollo (fig. 21), individuato presso
lestremit occidentale del mosaico, si concentrava
laddove il mosaico presentava un cambiamento di
direzione ad angolo retto. Il crollo si estendeva su
unarea di forma rettangolare di ca. m2. 6 e risultava
composto da frammenti di tegole e coppi: come nel
caso del crollo meridionale era evidente trattarsi dei
resti della copertura pesante di un piccolo edificio,
con alzato in materiale deperibile (ca. m. 3 x 2). Tra
il crollo di tegole e coppi e al di sotto delle stesse
stato portato alla luce un gran numero di reperti, tra
cui numerose patere e coppette a vernice nera, nonch ceramica subgeometrica dauna. La rimozione
del crollo ha portato alla luce il piano delloikos 4,
che in questo caso si presenta elegantemente pavimentato con lastre calcaree e ciottoli dalla superficie
quasi piana, ben sistemati ed allettati.

Lasportazione temporanea del mosaico, resa


necessaria dagli interventi di restauro, ha consentito
lesplorazione in profondit (fig. 22). Lindagine
nellarea dellavvallamento (US 39) della pavimentazione, ha portato alla identificazione di una sepoltura a pozzo, realizzata a notevole profondit (tomba
1), di forma rettangolare (m. 1,20 x 2,30 x 1,20 x
2,10; profonda m. 1,70 dal piano di individuazione
del taglio) orientata nord-ovest/sud-est, con copertura costituita da due grandi lastre litiche (fig. 23). Al
di sotto delle lastre, sul riempimento della fossa
erano deposti significativamente una olla dauna subgeometrica integra, capovolta associata ad un guttus
a vernice nera. Il corredo era composto invece da
diciannove vasi e disposto prevalentemente ai piedi
dellinumato in posizione rannicchiata, sul fianco sinistro. Una piccola fossa ubicata nellangolo nord-occidentale conteneva i resti di una deposizione pi antica.
Una seconda analoga sepoltura, realizzata a note-

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226

Marco Fabbri - Massimo Osanna

23. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, Tomba 1.

24. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, Tomba 2.

vole profondit dal piano di calpestio, stata rinvenuta allesterno della pavimentazione, lungo il suo
margine nord-occidentale (tomba 2) (m. 2,50 x 1,00
x 2,60 x 1,20; profonda m. 1,70 ca. dal piano di individuazione del taglio) orientata ovest/est e coperta
da lastre litiche (fig. 24). Linumato, con busto supino ed arti inferiori in posizione rannicchiata, era
accompagnato da un ricco corredo, di 21 reperti,
sistemato quasi esclusivamente ai suoi piedi, ad
eccezione di un singolare thymiaterion dauno, rinvenuto lungo il limite settentrionale della fossa, in
corrispondenza del bacino, e di un peso da telaio rinvenuto invece al di sotto della mascella.
Lindagine relativa ad una seconda depressione
della pavimentazione mosaicata (US 39), ha messo
in luce unaltra profonda fossa dalla forma quasi rettangolare (m. 2.20 x 1,00 x 2,30 x 1,00; profonda m.
2 ca. dal piano di individuazione del taglio) e con
andamento nord-est/sud-ovest (tomba 3), coperta da
due grandi lastre litiche (fig. 25). La deposizione era
costituita dal ricco corredo composto da 24 reperti
ceramici disposto ai piedi dellinumato in posizione
rannicchiata. Nella parte pi settentrionale della
tomba una fossa ovale (m. 1,20 x 0,80; profonda ca.

25. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, Tomba 3.

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Aspetti del sacro nel mondo apulo

cm. 20) conteneva i resti di una deposizione pi


antica, che ha restituito i frammenti di un cinturone
bronzeo.
Unultima sepoltura stata, infine, indagata a
sud della pavimentazione, lungo il margine occidentale del saggio. Si tratta anche in questo caso di una
profondissima fossa rettangolare (tomba 4) (m. 2,40
x 1,50 x 2,40 x 1,30) orientata nord-ovest/sud-est e
coperta da lastre litiche (fig. 26). Linumato, in posizione rannicchiata era accompagnato da un corredo
ricchissimo costituito da 29 reperti ceramici, sistemati su pi livelli ai piedi del defunto. La cronologia delle sepolture, almeno per quanto riguarda la
seconda deposizione, compresa entro il corso del
IV sec. a.C. e non sembra scendere oltre il terzo
quarto del secolo. Tale dato risulta di grande interesse per la datazione del grande percorso mosaicato
che non pu essere stato realizzato prima del 330
a.C. circa. Tale dato confrontato con quello dei
materiali rinvenuti al di sotto delle tegole delle piccole strutture, che non sembra pi recente della fine
del IV sec. a.C., permette di inquadrare nellarco tra
terzo e ultimo quarto del secolo la realizzazione del
singolare apprestamento. Se passiamo a considerare
pi da vicino i manufatti restituiti dalle piccole strutture quadrangolari, va ricordato, come gi anticipato, che tutti i materiali sono stati rinvenuti al di sotto
delle tegole e dei coppi a contatto con il piano di calpestio: si tratta di una ricca serie di ceramiche pertinenti a diverse classi (acroma, da cucina, subgeometrica, vernice nera, sovraddipinta, a figure rosse),
che dovevano essere originariamente ospitate allinterno degli oikoi e obliterati poi definitivamente al
momento del crollo o della distruzione degli stessi.
Tale dato confermato dalla situazione analoga rinvenuta nel saggio II, dove il crollo della copertura
delloikos 1 sigillava in maniera coerente il contesto.
La lacunosit dei materiali, come gi avanzato, non
sembra semplicemente da attribuire a uno sconvolgimento dei contesti in una fase successiva alla
distruzione delle strutture, ma potrebbe riferirsi ad
una intenzionale frammentazione avvenuta prima
del crollo delle coperture 24 e sarebbe, dunque, da
ricollegare alla pratica frequentemente attestata in
ambito cultuale di rendere inutilizzabili i manufatti
sacri utilizzati nel corso di rituali 25. In tutti gli
oikoi finora individuati sembra, dunque, che al
momento conclusivo della cerimonia destinata a
concludere la frequentazione cultuale dellarea, le
ceramiche siano state infrante, prima di essere depo-

227

26. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, Tomba 4.

sitate ritualmente allinterno delledificio che normalmente doveva essere atto alla conservazione
delle stesse.
Se si passa ad analizzare nel dettaglio i manufatti, colpisce immediatamente la presenza di quello
che si potrebbe definire un servizio da banchetto
articolato intorno al consumo del vino, e di una batteria di recipienti funzionali atti a cuocere cibi e a contenere acqua. Il problema ora quello di chiarire destinazione e funzione dei reperti, in modo da intercetta-

24
Cfr. quanto gi avanzato in Fabbri, Mazzei, Osanna, Virtuoso 2001, pp. 59-60.
25
Sulla rottura rituale dei manufatti in contesti sacri cfr. J.
Bouma, Religio votiva. Votive Deposit in a Diacronic and Synchronic Perspective, I, Groningen 1996. Per i contesti centro italici, ved. U. Antonielli, Tivoli. Fossa votiva di et romana,
repubblicana e con materiali arcaici scoperta in contrada
Acquoria, NSc 1927, pp. 215-249; P. Pensabene, Luoghi di
culto, depositi votivi e loro significato, in Roma repubblicana
fra il 509 e il 270 a.C., Roma 1982, pp. 77-92. Per aree culturali pi lontane dalla nostra ved. ad es. J.-P. Petit, Bliesbruck et les
grandes ensembles de puits et de fosses cultuels de la Gaule
Romaine. Aspect dun rituel o lanimal occupe une place prdominante, in Animal et pratiques religieuses: les manifestations materielles, Actes du Colloque intern. de Compiegne (1113 nov. 1988), Paris 1989, pp. 99-108.

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228

Marco Fabbri - Massimo Osanna

27. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, cer. comune


(olle). Scala 1:4.

re, per quanto possibile, la prassi cerimoniale sottesa


alla deposizione delle suppellettili stesse 26. Il repertorio di materiali comprende quasi lintero spettro di
classi ceramiche attestate in daunia nel IV sec. a.C.,
dalla ceramica comune e subgeometrica a quelle verniciate sovraddipinte e a figure rosse.
Nelloikos 3 possibile ricostruire la seguente
associazione di manufatti. Per la ceramica comune
sono state individuati frammenti che permettono di
attestare i seguenti individui: 5 olle e 4 ollette; 3
brocche, 1 coppa profonda, 1 bacino, 2 lopades; alla
classe della ceramica subgeometrica daunia: 3 olle,
2 brocche, 1 attingitoio monansato, 2 krateriskoi di
grandi dimensioni + 2 piccoli; alla vernice nera o

rosso-bruna: 8 piatti, 1 coppetta biansata, 3 coppette, 1 grande coppa profonda, 3 coppe, 3 kylikes?, 1
brocca, 3 oinochoai, 2 pissidi, 3 skyphoi; alla classe
della ceramica sovraddipinta appartengono: 1 epikysis, 1 kylix, 1 lekythos a reticolo; alla ceramica a
figure rosse: 3 lekanides, 1 skyphos, 1 lekythos; infine erano presenti 4 pesi da telaio.
Nelloikos 4 possibile ricostruire una analoga
associazione di manufatti. Per la ceramica comune
sono state individuati frammenti che permettono di
attestare i seguenti individui: 8 olle e 6 ollette; 3
brocche, 4 coppe profonde + 1 coppetta, 1 bacino;
alla classe della ceramica subgeometrica daunia: 1
stamnos, 3 brocche, 1 coppa su alto piede, 3 krateriskoi; alla vernice nera o rosso-bruna: 4 piatti, 8 coppette, 4 coppe, 1 grande coppa profonda, 1 brocca, 1
oinochoe, 3 skyphoi, 1 kylix, 1 guttus; alla classe
della ceramica sovraddipinta appartengono: 1 epikysis, 1 oinochoe, 1 skyphos, 3 cup-skyphoi; alla ceramica a figure rosse: 1 lekanis; infine erano presenti
4 pesi da telaio.
Le ceramiche in argilla acroma e da cucina (figg.
27-28) presentano dunque innanzitutto forme chiuse
per la conservazione di derrate e di alimenti (olle e
ollette) e per contenere liquidi (acqua, olio?); inoltre
grandi forme aperte (coppe, lopades), atte probabilmente a preparare e a servire cibi, insieme a ampi
bacini destinati forse a contenere acqua. Accanto a

26

Si sa che gli oggetti, in se stessi, hanno poco significato,


ma si attribuisce loro un significato in base alluso che se ne fa,
il quale il pi delle volte pu essere dedotto solo dal contesto di
rinvenimento: I. Hodder, Leggere il passato, tr.it. Torino 1991.
Nel caso ascolano proprio il contesto in cui si rinvenuto loggetto e lassociazione con gli altri materiali che permettono di
riconoscere un sistema passibile di decodificazione: ved. C.
Renfrew, Towards a Framework for the Archaeology of Cult
Practice, in The Archaeology of Cult. The Sanctuary at
Phylakopi, a cura di C. Renfrew, BSA suppl. XVIII, 1985, pp.
11-26, cui si rimanda per una stimolante riflessione sulla riconoscibilit archeologica delle azioni rituali svolte in un contesto
sacro.

28. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, cer. comune (brocca, piatto, lopades). Scala 1:4.

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Aspetti del sacro nel mondo apulo

29. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, cer. subgeometrica (olla, stamnos, krateriskos, piatto). Scala 1:4.

queste si segnalano manufatti del tradizionale


repertorio daunio (fig. 29), da riconnettere verosimilmente anche alluso del vino: olle, stamnoi,
brocche, krateriskoi. Si aggiungono a queste le
classi normalmente attestate tra i servizi da mensa,
la vernice nera (skyphoi, kylikes, piatti, coppe e
coppette), la sovraddipinta (skyphoi, kylikes, oinochoai), le figure rosse (skyphoi, lekanai) (figg. 3031). Come nelloikos 2 del saggio II le eleganti olle
ascolane con decorazione vegetale, sembrano destinate a contenere vino e fungere sostanzialmente da
cratere 27. La presenza del vino del resto sottolineata e ribadita, qui come negli oikoi gi noti, dalle
forme ceramiche che affiancano i vasi contenitori,
un vero e proprio servizio da mensa, in cui i numerosi vasi potori sono affiancati a forme per versare
e a piatti, coppe e coppette evidentemente destinati
a cibi solidi.
Qui, come nel caso della casa 1, quello che la
fenomenologia archeologica sembra restituire lo
svolgimento di una cerimonia scandita in vari
momenti che doveva prevedere la partecipazione di
varie persone. Da un lato, infatti, il consumo rituale
del vino fuori discussione, grazie alla iterata presenza di vasi per bere, dallaltro non possono escludersi anche qui le pratiche libatorie destinate alla
dispersione rituale di liquidi 28. A tale pratica
potrebbe rimandare la presenza dei krateriskoi sub-

229

geometrici, una forma di cui stata sottolineata la


valenza sacrale, e il cui uso in pratiche libatorie
documentato dalliconografia della ceramica a figure rosse apula 29, e forse, come si visto, dagli stessi
skyphoi di tipo attico 30.
Nel caso degli oikoi meno evidente la distribuzione numerica delle varie forme allinterno delle
varie classi, e questo probabilmente anche a causa
della diversa situazione in cui il contesto archeologico giunto a noi, rispetto a quello della casa: mentre in questa infatti le tegole sigillavano in maniera
abbastanza coerente un deposito rinvenuto sostanzialmente intatto, nel caso degli oikoi del saggio V i
crolli del tetto erano stati in parte sconvolti in epoca
post-antica, essendo il giacimento a pochi centimetri dal piano di calpestio. Interessante notare,
comunque, la differenziata presenza numerica delle
diverse forme che, anche qui, sembra alludere a
dinamiche cerimoniali di una certa complessit, le
quali dovevano vedere allopera pi individui, impegnati in azioni diverse.
Larticolazione che si percepisce abbastanza coerentemente rimanda ad una organizzazione rituale
che prevede lo svolgimento di pratiche svolte, da un
lato, con i manufatti di tradizione epicoria (ceramica comune e subgeometrica), dallaltro, con suppellettili di tradizione allogena (vernice nera, sovraddipinta, figure rosse). Se si raggruppano le ceramiche
locali si noter, infatti, la presenza di otto olle
accompagnate in un caso da quattro ollette nellaltro
da sei; accanto a queste sono rispettivamente nel-

27
Luso della forma di tradizione greca rende sicuri circa la
funzione del vaso allinterno del contesto analizzato. Per quanto riguarda lolla ascolana la associazione con il vino meno
diretta ed immediata, ma potrebbe dedursi dal fatto che risulta
associata nelloikos 2 con un servizio da banchetto caratterizzato dalla significativa presenza di vasi potori, mentre manca
il cratere. Del resto una funzione dellolla quale sostituto del
cratere sembra deducibile anche dal rinvenimento di un esemplare nel contesto domestico individato sempre sulla collina del
Serpente nel saggio IV: in quel contesto lolla era ospitata in uno
degli ambienti residenziali che doveva svolgere la funzione di
andron: Fabbri, Osanna 2001.
28
J. v. Fritze, De libatione veterum Graecorum, Berlin 1893;
K. Kircher, Die sakrale Bedeutung des Weins im Altertum,
Giessen 1910; C. Mayer, Das l im Kultus der Griechen,
Wrzburg 1917; Hanell, in RE VI A, cc. 2131-2137, s.v.
Trankopfer; F. Graf, Milch, Honig und Wein. Zum Verstndnis
der Libation im griechischen Ritual, in Perennitas. Studi
Angelo Brelich, Roma 1980, pp. 209-221.
29
M.L. Nava, M. Osanna (a cura di), Rituali per una dea
lucana, Afragola 2001, pp. 112-114; Colivicchi 2005.
30
Batino 2002.

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230

Marco Fabbri - Massimo Osanna

piatti, quattro per gli skyphoi, le kylikes, le


coppe e le coppette.
Ricapitolando, dunque, anche se i
servizi non sono sicuramente integri, il
ricorrere insistente di alcune significative associazioni rende certi riguardo lo
svolgimento di cerimonie, scandite
secondo pratiche e tempi diversi, da
parte di pi individui. Accanto a forme
sacrificali legate probabilmente alla
libazione cui sembra rimandare il repertorio locale 31, le altre forme rinvenute
possono essere state destinate a forme
di consumo collettivo di vino, nel corso
di una cerimonia che doveva annoverare pi individui contemporaneamente:
difficile risulta calcolare numericamente i partecipanti alla cerimonia considerate le possibili associazioni di diverse
forme appartenenti a classi diverse. La
partecipazione di un numero elevato di
individui sembra assicurata comunque
dalliterazione di alcune forme, che
sembrano invece rimandare a multipli
di due. Suggestivo sarebbe ricollegare
ad esempio le otto olle nei due contesti
con le coppie di quattro forme potorie
presenti in entrambi gli oikoi: almeno
una delle cerimonie potrebbe aver previsto la presenza di quattro individui,
30. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, cer. a vernice nera (piatti, connessi con pratiche legate alla fruicoppe, coppette, kylix, skyphos). Scala 1:4.
zione del vino.
Nellarea sacra evidente, come mostra la grande
abbondanza
di ossa rinvenute allinterno degli oikoi,
loikos 3 due brocche e due lopades, due coppie di
che
il
banchetto
doveva scandire il momento cerimokrateriskoi, nelloikos 4 sei brocche, quattro coppe.
niale
successivo
al sacrificio.
Se infatti spicca la presenza di coppie di forme,
La commensalit nellambito santuariale significa
ritornano significativamente qui come nel contesto
qui
consumo delle carni delle vittime sacrificali. La
domestico associazioni per multipli di due: nelpresenza
negli oikoi dei resti delle vittime sacrificate e
loikos 4, otto olle, quattro coppe profonde, quattro
consumate nel contesto sacro, sembra rimandare ancopesi da telaio; gruppo a parte sembrano invece costira una volta alla celebrazione di una cerimonia finatuire le sei ollette, sei brocche, da associare forse ai
le in cui le ossa degli animali consumati nel banchettre krateriskoi. Si avrebbe cos un raggruppamento
to vengono ad essere deposte ritualmente, insieme ai
che ha come base il tre ed un altro il quattro.
manufatti da mensa usati nel corso della cerimonia 32.
Questultimo del resto ribadito in maniera enfatica
Si tratta evidentemente di resti degli animali sacrifidalle associazioni delle ceramiche di importazione:
nelloikos 4, si rinvengono infatti quattro individui per
i piatti e le coppe, e ancora quattro per i vasi potori (3
31
Significativo risulta al riguardo il rinvenimento su alcune
skyphoi+1 kylix; 3 cup-skyphoi+1 skyphos), le coppetdelle tombe scoperte nellarea di una olla daunia a decorazione
te invece sono significativamente otto. Tali articolasubgeometrica
32
zioni ritornano anche nelloikos 3: otto individui per i
Lo studio dei reperti osteologici, tuttora in corso, sar pre-

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Aspetti del sacro nel mondo apulo

231

cati e poi mangiati nel corso del banchetto,


che doveva prevedere dunque accanto al
consumo di vino un vero e proprio pasto, a
differenza del contesto domestico, ove lindagine archeologica non ha restituito
abbondanti reperti osteologici. Del resto la
presenza negli oikoi di louteria e ampi
bacini a vasca poco fonda stata ricollegata proprio alluso di acqua lustrale, funzionale a pratiche purificatorie preliminari al
sacrificio, e allo stesso tempo alla eliminazione del sangue che deve seguire il sacrificio.
Intorno al grande edificio cultuale dovevano, dunque, snodarsi, raccordati da una
stuoia di ciottoli, una serie di piccole strutture quadrangolari o rettangolari, destinate
a contenere i manufatti per le cerimonie
sacre. Sembra trattarsi, dunque, pi che di
una sorta di thesauroi destinati a contenere
ex voto, di piccoli naiskoi connessi alla
conservazione di manufatti a destinazione
rituale, utilizzabili solo allinterno dellarea
sacra, nel corso di cerimonie caratterizzate
dallo svolgimento di banchetti 33. Tale funzione, gi presentata nel lavoro riguardante
i due oikoi del saggio II, potrebbe anche
non essere lunica: la stretta connessione
topografica tra oikoi e tombe potrebbe
rimandare allallestimento di tali strutture
in funzione, non solo del periodico rituale 31. - Ascoli Satriano, Collina del Serpente, saggio V, cer. subgeometrica. (olla,
stamnos, krateriskos, piatto). Scala 1:4.
perpetuato nel contesto funerario, ma
anche in funzione del rito funebre che
doveva precedere il seppellimento del defunto nelle
defunto, documentato tra laltro dalla scena di
grandi tombe vicine. Non azzardato (anche se difprothesis dellaskos Catarinella 34.
ficilmente accertabile) che le piccole strutture fosseTale situazione non risulta isolata nel panorama
ro destinate alla esposizione del cadavere, alla
daunio: a Forentum-Lavello sulla collina del cimiteprothesis che doveva precedere la tumulazione. Al
ro, ubicata, come il Serpente ad Asculum, in posiriguardo sembra suggestivo richiamare il riproporsi
zione predominante rispetto agli altri nuclei dellinnei vari contesti di 4 pesi da telaio, che potrebbero
sediamento, dove ricorre la medesima associazione
essere considerati pi che come semplici ex-voto,
tra tombe caratterizzate da ricchissimi corredi, aree
degli oggetti funzionali a tenere tesi appunto dei tenpavimentate da mosaici a ciottoli e edifici a destinadaggi: magari quelli del baldacchino sospeso sul
zione rituale. Nel caso di Forentum uno delle picco-

sentato nellambito delledizione finale di tutte le indagini che


hanno interessato larea sacra nel suo complesso. Come nel caso
degli oikoi gi presentati del saggio II sembra trattarsi del sacrificio di suini, ovini e bovini: Fabbri, Mazzei, Osanna, Virtuoso
2001.
33
Sugli oggetti rituali ved. la recente messa a punto di R.D.

Whitehouse, Ritual Objects. Archaeological Joke or Neglected


Evidence?, in Wilkins 1996, pp. 9-30.
34
Sullaskos Catarinella ved. M. Tagliente, Due casi di
acculturazione nel mondo indigeno della Basilicata, PP
CCLII 1990, pp. 220-231. Lipotesi qui presentata emersa in
un dibattito con lamico Emmanuele Curti, che ringrazio.

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232

Marco Fabbri - Massimo Osanna

le strutture individuate stata significativamente


interpretata come auguraculum. Accanto a questo,
altre tracce di murature rinvenute in associazione
con la stuoia mosaicata potrebbero essere accostate
ai nostri oikoi 35.
Se tale ricostruzione coglie effettivamente nel
segno, tali rituali recuperati attraverso le tracce lasciate dalla fenomenologia archeologica potrebbero riferirsi al momento finale dellarea sacra, avvenuto in connessione con labbandono di tutta la collina quale spazio qualificato destinato alla vita quotidiana e ai connessi momenti cerimoniali. Le cause
di tale abbandono trascendono dunque laspetto puramente religioso, ma viene realizzato con cerimonie scandite da rituali svolti in maniera conforme
evidentemente a regole e norme ataviche. Labbandono stato preceduto da cerimonie, come nel contesto domestico, svolte secondo la normativa prassi
rituale che doveva gi da tempo caratterizzare il
santuario, e che essendo consapevolmente svolte
quali cerimonia ultima e conclusiva, sarebbero state
seguite da una rituale frammentazione dei materiali utilizzati.
Ci troveremmo, dunque, di fronte agli oggetti
usati nel corso della seconda met del IV sec. e questo grazie allepilogo definitivo della vicenda cultuale di questarea sacra, che ha permesso di rinvenire allinterno degli oikoi i manufatti pertinenti
allultima cerimonia praticata nel contesto.
(m.o.)

Conclusioni
I dati recuperati nel corso delle indagini sulla collina del Serpente di Ascoli Satriano permettono, se
integrati in una lettura univoca, di proporre alcune
ipotesi riguardo la cerimonia cui dovevano far riferimento i manufatti di entrambi i contesti, quello
domestico e quello sacro. Infatti gli elementi acquisiti nella casa e nellarea sacra mostrano in maniera
evidente tratti comuni (e non solo per la costante
presenza dei mosaici a ciottoli), che richiedono dunque una decodificazione comparata.
In base alla associazione di manufatti nei vari
contesti si potrebbe, dunque, cos ricostruire nelle

35
A. Bottini, M. Tagliente, M.P. Fresa, Forentum II. Lacropoli di Lavello in et classica, Venosa 1991.

grandi linee, la sequenza di azioni che hanno presieduto la configurazione archeologica del contesto
stratigrafico:
1) Alcuni manufatti sembrano riferirsi, in
entrambi i contesti, alla preliminare preparazione
delle sostanza da utilizzare nel corso della cerimonia, anche se ovviamente non c una corrispondenza biunivoca tra le forme scelte nella casa e quelle
dei vari oikoi: grande contenitore, olle, vaso filtro,
askos (manipolazione del vino?), kalathoi, coppette
miniaturistiche con vasca tripartita (fruizione e triturazione di alimenti), bacini (uso dellacqua?), coppe
acrome a vasca profonda; mortarium e pestelli.
2) Altre suppellettili e associazioni di forme attestano pratiche libatorie consistenti nellaspersione di
sostanze liquide, tra cui sicuramente il vino; non
esclusa la compresenza dellacqua (sia sotto forma
di sostanza mescolata al vino, sia forse autonomamente: olle?) e di altre sostanze, come olio (epikyseis, guttus) e forse farina o comunque composti a
base di cereali: olle, ollette, krateriskoi, brocche,
oinochoai, skyphoi, patere, phiale, epikyseis, guttus.
3) A pratiche simposiali che prevedono il consumo collettivo di vino trattato (vaso-filtro) e
mescolato allacqua (e accompagnato, almeno nel
caso della casa, da formaggio: grattugia), cui doveva aggiungersi il consumo di alimenti solidi, rimandano invece la maggiorparte dei manufatti rinvenuti: olle, crateri, brocche, oinochoai, cup-skyphoi,
kylikes, piatti.
Se tali momenti sembrano ricostruibili in entrambi i contesti, nel caso dello spazio sacro documentato anche il sacrificio cruento (cui rimandano gli
abbondanti reperti osteologici), che invece non sembra aver luogo nellambito domestico, e risulta evidentemente riferibile a pratiche di venerazione divina, rivolta probabilmente ad una entit ultramondana femminile (?).
In entrambi i casi, come dimostra lanalisi stratigrafica, si tratta di cerimonie conclusive di una
vicenda insediativa, le quali, comprendono offerte
e rituali scanditi in pi momenti. Tanto nellesperienza cultuale ormai allepilogo, quanto nel caso
dellimpianto domestico in via di abbandono le
pratiche prevedono lo svolgimento, da parte di pi
persone, di pratiche libatorie accompagnate dal
consumo di vino e di sostanze solide. Solo nel
caso del santuario il pasto collettivo comprende
anche lelemento carneo.

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Aspetti del sacro nel mondo apulo

Riguardo agli oggetti rituali utilizzati in entrambi i


contesti significativa risulta la presenza di manufatti
sostanzialmente analoghi che vedono affiancati (evidentemente per svolgere rituali o momenti del rituale
diversi) ceramiche di tradizione greca e ceramiche di
tradizione epicoria. Si tratta, almeno in parte, di materiali dal forte valore sacrale, come attesta la analoga
utilizzazione degli stessi nei corredi funerari.
Per quanto riguarda il significato dei due contesti
sembra evidente che i luoghi prescelti per scaricare
il materiale rituale siano particolarmente significativi e sostanzialmente destinati nella normale prassi
cerimoniale allo svolgimento di pratiche collettive,

233

gi prima della cerimonia di abbandono. Nel caso


del contesto domestico, gi stato avanzato che lo
spazio delimitato dalla stuoia mosaicata fosse destinato a cerimonie collettive, maschili, articolate
intorno al consumo del vino. Nel caso degli oikoi,
invece, potremmo essere di fronte, come abbiamo
visto, da un lato al luogo di conservazione delle suppellettili rituali, dallaltro ad una sorta di naiskoi,
analoghi a quelli frequentemente rappresentati nella
ceramica italiota a figure rosse, destinati a celebrare
in qualche modo il defunto e forse da riconnettere
addirittura alla prothesis.
(m.f., m.o.)

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Colivicchi 2005 = F. Colivicchi, Kantharoi attici per il
vino degli Apuli, in Il greco, il barbaro e la ceramica
attica. Immaginario del diverso, processi di scambio
e autorappresentazione degli indigeni, Atti del
Convegno Internazionale di Studi, Catania Caltanissetta - Gela - Camarina - Vittoria - Siracusa,

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Mediterranean), (Accordia Specialist Studies on the
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