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PREDICHE INUTILI

di
LUIGI EINAUDI

Dispensa prima

CONOSCERE PER DELIBERARE


SCUOLA E LIBERT

Tanti anni fa, nel tempo contrastato del primo dopoguerra, -pubblicai un volume di brevi scritti esortativi dal
titolo Prediche.
Poi vidi che il titolo era appropriato alle centinaia e
forse migliaia di articoli e stelloncini sino allora usciti dalla
mia penna. or sechi non furono essi predicati al deserto?
Forsech, delle regole di condotta ivi esposte, rimase qualche
minimo ricordo durante il ventennio? Polvere che il vento
disperse. Talch a me rimase l'impressione fosse inutile predicare.
Purtroppo, a chi ha nel sangue l'imperativo allo scrivere, non giova essere persuasi della inutilit

dell'opera

propria; ed ecco, non appena ricuperata la libert, non dell'esporre riservatamente la propria opinione, la quale non
credo sia mai venuta meno, ma del mettere in carta, e carta
stampata, nero su bianco, il frutto dei proprii pensamenti,
ecco l'antico abito rivivere ed eccomi nuovamente costretto
a scrivere. Sono, nel frattempo, cresciuti gli anni e con essi
cresciuta anche l'impazienza delle cose quotidiane ed il
desiderio di vedere se stessi in aspetto pi duraturo.
Di qui, la presente effemeride; composta di saggi distaccati, senza alcun affidamento di periodicit, destinati ad uscire
saltuariamente se dal di dentro venga il comandamento ed
atti, con la loro paginazione continua, ad essere chiusi in
volume fornito di sommario e di indici. Il volume od i volumi si inseriranno da s nella collezione delle Opere
iniziata innanzi all'ultima guerra, poi interrotta; che ora
vorrei ripubblicare nei volumi antichi, tutti esauriti, ed
ampliare con nuove aggiunte. Se le prediche odierne otterranno un qualche favore e mi parranno essere state non del
tutto fuori tempo, sar incoraggiato a compiere l'impresa
maggiore del risuscitare le cose del passato.
LUIGI

Roma, nel giorno d i Natale del 1955.

EINAUDI

C O N O S C E R E PER DELIBERARE

L a soluzione si t r a s c i n a ; i l problema, una volta posto, deve


esser risoluto ; urge, n o n si p u tardare oltre ad affrontare la
q u e s t i o n e . C h i legga queste e simiglianti sentenze pensa: p e r c h
i l governo, p e r c h i l parlamento, p e r c h i l ministro competente,
tardano tanto? Codesti frettolosi n o n riflettono: questo davvero
n o n uno dei tanti, ma il problema; e come accade che d i volta i n
volta, o g n i g i o r n o diversi, tanti siano i p r o b l e m i urgenti, dei quali
la soluzione n o n p u farsi attendere senza danno, anzi senza grave
danno? P e r c h cosi l u n g o l'elenco dei p r o b l e m i urgenti; e cosi
corto quello degli scritti nei quali sia chiaramente chiarito i l c o n tenuto d i essi? C o m e si p u deliberare senza conoscere?
N u l l a , tuttavia, repugna p i della conoscenza a m o l t i , forse a
t r o p p i d i coloro che sono chiamati a risolvere p r o b l e m i . Accadde a
me, alcuni mesi addietro, d i leggere u n rapporto d i maggioranza
ed u n altro d i minoranza sul problema detto dell'Istituto d i r i c o struzione industriale ( I . R . I . ) ; e, posto tra i due rapporti tanto diversi,
conclusi che i l problema n o n era, nel quadro dei due rapporti,
fatto conoscere a chi doveva decidere; che i l rapporto d i m a g g i o ranza, inspirato a quelle che si usano definire ampie visioni d o t t r i nali, era t r o p p o guasto dai soliti l u o g h i c o m u n i sociali, intesi ad
assicurare, passando oltre alle antiquate esigenze d i c o m p i u t o effett i v o pareggio dei bilanci, l'insuccesso

delle imprese pubbliche e

private e l'incremento della disoccupazione; ed i l rapporto d i m i n o ranza, bene costrutto sulla esperienza passata e sul b u o n senso economico, n o n illustrava abbastanza i precedenti storici e le ricche
vicissitudini del passato. Ba s t la espressione, nuda d i qualsiasi giudizio,
del desiderio che, insieme con i due rapporti d i maggioranza e d i

minoranza, fosse pubblicata una vecchia relazione Menichella, un'altra


di Giovanni De Maria inserita nei volumi preparatori alla Costituente
e quelle narrazioni e statistiche atte a spiegare acconciamente la
situazione odierna del grandioso complesso industriale, perch taluno
subito esclamasse che la mera richiesta, di far conoscere al legislatore ed al pubblico quel che fosse i l problema, significava volont
di ritardo e di inazione; come se le soluzioni non maturate e non
ragionate non partorissero necessariamente nuovi grovigli e rinnovate urgenze di porre rimedio a peggiori mah.
Oggi si discute di nuovo degli stipendi degli impiegati pubblici
ed in particolare di quello degli insegnanti; ma non vedo che, ad
informazione di coloro che saranno chiamati a pagare i l conto,
siano resi pubblici, in documenti ufficiali, i dati fondamentali attinenti a quella che dovrebbe essere la invocata soluzione; n che
alcun giornale abbia chiesto agli iniziati di fornirli. A l riconoscimento
della inadeguatezza delle paghe di ogni sorta di funzionari pubblici,
tutt'al pi si aggiunge: disputarsi solo sui limiti degli aumenti sopportabili dal tesoro, senza essere costretti a spingere i tributi oltre
quello che si suole oggi chiamare i l limite di rottura. Della quale
rottura non si conosce i l significato esatto, e, laddove parecchi scetticamente dubitano della esistenza stessa di cotal limite, per essere
tanti anni che se ne parla, senza che sia mai accaduto nulla, altri
prognostica spaventevoli accadimenti di rovina della lira e di conseguenti disordini sociali e politici.
In verit, la variazione delle remunerazioni dei pubblici funzionari sinonimo di variazione nel riparto del reddito totale nazionale fra i gruppi sociali viventi in Italia; ma per valutare le opportunit o le possibilit o la giustizia di una qualunque variazione,
farebbe d'uopo conoscere:
L'ammontare della somma delle buste paga, e di tutti i complementi e supplementi ricevuti dall'impiegato durante l'anno, diviso
per dodici. L'invenzione dell'anno composto di tredici mesi, divenuti, per taluni gruppi, statali solo a met, quattordici e, per altri,
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bancari o non, statali i n t u t t o o i n parte, o per niente, anche sedici,


stata, per chi voglia fare calcoli e paragoni precisi, una vera cal a m i t . G i o v a solo a mascherare i l vero saggio d i remunerazione
e, insieme con g l i a m m i n i c o h delle i n d e n n i t d i famiglia, delle presenze, delle ore straordinarie fisse e i n soprannumero, delle indennit speciali d'arma,

d i toga, d i studio, d i localit disagiata, d i

trasferta (pur ridotta secondo le regole seguite per i calcoli degli


i m p o n i b i l i tributari), insieme anche con le diarie, le medaglie d i
presenza, i p r e m i i n deroga, le propine, i casuali ecc. ecc. fa si che
la cifra dello stipendio non ha nessun valore, sicch i l solo dato
valido, per calcolare i l reddito mensile dei pubblici o semi-pubblici funzionari quello ora detto della busta paga totale annua,
divisa per dodici.
Credo che i l dato sia i g n o t o . A n n i fa, quand'ero al bilancio e la
ragioneria generale dello stato aveva comunicato e i giornali avevano,
eccezionalmente, pubblicato un calcolo che, pur non tenendo conto
ancora d i t u t t i g l i addendi, v i si approssimava tollerabilmente, u n
procuratore delle imposte telegraf insolentemente al ministro delle
finanze a l l ' i n a r c a : V e d o che la ragioneria generale dello stato
attribuisce al m i o grado u n compenso (non ricordando la cifra esatta
telegrafata, scrivo un dato ipotetico) d i 100. P o i c h i o ricevo 70,
prego i n v i a r m i la differenza . I l telegramma era insolente, p e r c h ,
verificato i l caso specifico, si r i s c o n t r che costui aveva negli u l t i m i
mesi riscosso non 100, che era la media calcolata dalla ragioneria
per quel grado della gerarchia, bens 110. A me, la moglie d i
un impiegato, lamentandosi dello stipendio, aggiungeva d i non
includere la tredicesima, p e r c h , a suo parere, essa copriva le spese
straordinarie d i fine anno e p e r c i n o n sovveniva ai bisogni della
famiglia. C o m e se anche le spese straordinarie non fossero spese
di famiglia.

Certamente i l calcolo della busta paga non semplice come quello


dello stipendio e varia da caso a caso. M a non al d i l delle forze
umane assumere per i diversi gradi della gerarchia statale, per le
diverse anzianit, per le tipiche composizioni famigliari, g l i a m montari veri e fare i totali. Finch questi calcoli non siano fatti e i

giornali n o n ne diano notizia, cestinando le i n u t i l i tabelle d i aumenti


assoluti e percentuali p r i v e i n se medesime d i significato ed atte
soltanto a confondere le idee del pubblico, si discute e si delibera
alla cieca, senza conoscere ci d i cui si discute e su cui si chiamati
a deliberare.
I l calcolo delle buste paga n o n decisivo; che esso comprende
solo le entrate i n danaro. C h i ha mai calcolato i l valore dei benefici
ricevuti

sotto le specie d i f i t t i d i favore, d i case-cooperative

sussi-

diate dallo stato, d i generi d i consumo acquistati a sottoprezzo i n


spacci ai quali l o stato concede locali gratuiti, con o senza i l l u m i n a zione o riscaldamento e servizi p u r gratuiti d i impiegati e commessi
remunerati sul bilancio d i qualche ministero? Anche i l risparmio
sui biglietti d i viaggio a prezzo r i d o t t o sulle ferrovie assegnati ai
funzionari pubblici dovrebbe essere aggiunto all'ammontare della
busta paga, per ottenere la cifra vera della remunerazione

degli

statali. Naturalmente, al calcolo relativo agli impiegati pubblici


dovrebbe accompagnarsi quello degli assegni e i n d e n n i t , benefici
di viaggi gratuiti, d i case d i favore, d i a u t o m o b i l i personali pagate
a carico dello stato a ministri, sottosegretari, commissari, senatori,
deputati ecc., ecc.
P o i c h n o n t u t t i g l i impiegati godono dei favori dianzi ricordati
e d i altri meno conosciuti, la notizia dell'importanza relativa d i essi
sarebbe estremamente utile per mettere i n chiaro la differenza fra
gruppo e gruppo d i impiegati, fra residenti nella capitale ovvero
nelle provincie, fra i privilegiati e g l i assoggettati alle esigenze
ordinarie del mercato.
Quando le associazioni degli impiegati adducono i dati relativi
a c o l o r o i quali n o n godono d i particolari facilitazioni, le quali
tuttavia toccano centinaia d i migliaia d i persone, n o n fanno altro
che seguire l'antico accettato pacifico metodo d i t u t t i coloro che
chiedono qualcosa allo stato. Si m a i visto un'associazione industriale,
i n vena d i chiedere dazi contro la invasione dei tanto maleducati
p r o d o t t i esteri, mettere i n piazza i conti dei costi degli i m p r e n d i t o r i
p i capaci e meglio attrezzati i quali potrebbero benissimo reggere
colle p r o p r i e forze alla concorrenza estera? M a i n o ! I dati si
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rife-

riscono,

se n o n p r o p r i o ai p r o d u t t o r i p i scalcagnati, a quelli che

dal margine n o n sono t r o p p o l o n t a n i e n o n potendo tirare innanzi


p e r c h n o n sanno darsi da fare, accusano delle proprie disavventure
l'infame straniero. Cosi fanno le associazioni del pubblico i m p i e g o :
non tirano fuori g l i esempi, pur numerosi, d i coloro che sanno
arrotondare legalissimamente i l o r o redditi, ma quello d e l l ' i m p i e gato nudo, che riscuote i l solo stipendio o poco p i . Erroneo ed
inattendibile i l metodo degli industriali desiderosi d i protezione;
ma altrettanto erroneo ed inattendibile quello d i tabelle reticenti
in fatto d i stipendi ai pubblici impiegati.

Nella discussione sugli stipendi logico si discorra dell'adeguatezza d i essi al cresciuto costo della vita. diffusa l'impressione che,
r i d o t t i a moneta avente uguale capacit d i acquisto, g l i stipendi
attuali siano inferiori a quelli d i una v o l t a : del 1938 o del 1913.
Siccome, dal 1914 ad o g g i n o n p i esistito i n nessun paese del
m o n d o quel riferimento preciso ad u n dato peso d i oro fino, i n
virt

del quale

si facevano

paragoni,

almeno

grossolanamente,

apprezzabili, cosi par m i sia preferibile parlare, meglio che del 1938,
degli stipendi del 1913. L'annuario statistico italiano calcolerebbe
i n 252,4 circa i l m o l t i p l i c o opportuno a paragonare la variazione
del costo della vita fra i l 1913 e i l 1954. C h i riceveva allora uno
stipendio d i 1 lira, dovrebbe riceverne oggi 252,4. I l m o l t i p l i c o ,
osservo subito, n o n tiene conto dell'aumento dei bisogni, derivato
dall'aumento nella p r o d u t t i v i t umana

verificatosi l u n g o i l qua-

rantennio. G l i italiani sono riusciti a meritare, col maggior lavoro


e con la p i grande perizia tecnica ed organizzativa, una m i g l i o r
condizione d i vita. Se n o n si producesse d i p i non si potrebbe
consumare d i p i , se n o n portando via la differenza a qualche nazione straniera; i l che n o n solo n o i n o n voghamo, ma n o n accade.
D i quanto aumentata la p r o d u t t i v i t italiana reale non monetaria n e l l ' u l t i m o quarantennio? Se avessimo goduto nel frattempo
di pace ininterrotta, l'aumento avrebbe d o v u t o essere superiore al
100 per cento; e cio, tenuto conto dell'aumento dei prezzi, i l coefficiente d i aumento nominale del reddito nazionale dovrebbe essere
i l doppio d i 252,4, ossia d i circa 500 volte. A causa delle distru-

zioni provocate dalle due grandi guerre e dai turbamenti monetari e


sociali che ne furono la conseguenza, l'aumento f u certamente m i nore. I l compendio statistico italiano calcola (a p. 330 dell'edizione
del 1955) da 1 a 351,1 l'aumento del prodotto netto per abitante ai
prezzi d i mercato fra le medesime date del 1913 e del 1954. I n
talun particolare ramo d i attivit, l'aumento fu notevolmente superiore, ma nella media generale d i t u t t i i r a m i d i occupazione,
inclusi quelli agricoli, artigiani, professionali ed impiegatizi, i l coefficiente 351,1 p u sembrare abbastanza approssimato al vero. C i
v u o l dire che i l coefficiente d'aumento da applicarsi agli stipendi
del 1913 dovrebbe essere calcolato n o n nelle sole 252 volte c o r r i spondenti all'aumento nel costo della vita, ma nelle m a g g i o r i 351,1
volte corrispondenti alla cresciuta p r o d u t t i v i t media italiana. U n
coefficiente maggiore d i 351,1 dovrebbe essere considerato scorretto,
p e r c h da qual fonte m a i si traggono, i n t u t t i i paesi del m o n d o ,
i redditi delle diverse classi sociali se n o n dalla t r t a comune? Facciasi tuttavia l'ipotesi, forse n o n consentita agevolmente dagli altri
italiani, che la p r o d u t t i v i t media degli impiegati sia cresciuta d i
p i d i quella dell'italiano medio ed arrotondiamo i l m o l t i p l i c o ,
invece che a 351, a 400 volte. U n amico propose: e se si offrisse
agli impiegati d i assegnare l o r o l o stipendio pieno (ovverosia la
busta paga) del 1913 m o l t i p l i c a t o per 400; ossia se si offrisse una
remunerazione

cresciuta

notevolmente

p i d i quel che

sia cre-

sciuto i l p r o d o t t o netto che g l i italiani sono chiamati a dividere


tra t u t t i , che cosa accadrebbe? U n interlocutore rispose sicuro: la
grande maggioranza n o n accetterebbe la proposta p e r c h le buste
paga attuali sono per l o p i superiori all'ammontare risultante da
quel moltiplico. I o n o n oso dare alcuna risposta, per la solita ragione: che nessuno sa niente i n proposito. Prima conoscere, p o i
discutere, p o i deliberare.

A l t r o argomento che dopo i l 1945, ossia dopo l'inizio delle conferenze, r i u n i o n i , congressi internazionali, ha molta fortuna, quello
dei confronti con l'estero. D i p l o m a t i c i , generali, direttori generali
e funzionari del tesoro, del commercio estero e d i o g n i sorta d i
ministeri vanno e vengono, riscuotono i n d e n n i t e diarie, calcolati
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un p o ' all'italiana e un p o ' secondo le regole della nazione mista


che nel medioevo si diceva franca, e dopo ginevrina ed ora americana; fanno confronti mortificanti e concludono: n o i siamo i serv i t o r i pubblici peggio pagati del m o n d o . P r i m a vengono g l i americani
con cinque o sei volte tanto, s'intende tutto r i d o t t o i n dollari; p o i
eli inglesi e i belgi con paghe da due a tre volte, p o i i francesi, p o i n o i .
Il problema divenuto attuale, col patto atlantico, per le necessit
di non trattare diversamente generali, colonnelli e funzionari dello
stesso grado, che lavorano g l i u n i accanto agli altri e fanno lavoro
ugualmente apprezzato. Si p u continuare a pagare g l i u n i cinque
e g l i altri uno? Se i generali, i colonnelli, i funzionari assegnati alle
unit e agli uffici atlantici sono italiani, l i pagheremo, sul bilancio
comune, diversamente dagli stranieri? Se coloro che sono cosi assegnati fossero pagati cinque ovvero tre, laddove i pari grado rimasti
a casa ricevono uno, come a n d r a finire la gerarchia, l'ordine, la
disciplina all'interno? I l problema gravissimo; e non so come ci
caveremo d a l l ' i m b r o g l i o .
Frattanto, i confronti invidiosi tra paghe italiane e paghe estere
richieggono

una decisione. N questa si p u dare, senza conoscere

i fatti. Anche q u i , n o n sappiamo quasi nulla. N o n basta dire che le


circostanze sono diverse; che i salari stranieri sono p i alti dei nostri;
ma p i alto i l costo della vita, sicch l'equilibrio spontaneamente
si ristabilisce. N o n basta, p e r c h n o n vero o almeno n o n si sa se
e i n quale misura sia vero che le paghe reali siano equilibrate.
N e g l i Stati U n i t i , dove i salari sono i p i alti, non vero che i l
costo della vita si possa affermare proporzionatamente p i alto d i
quello italiano: essendo p i a b u o n mercato i generi correnti d i
consumo e p i cari i servizi personali. Pane, carne, frutta, latte,
vestiti fatti ecc. ecc. costano meno; ma se si ha bisogno d i

rimettere

un vetro r o t t o , bisogna aver pazienza nel tempo e pagare l'ira d i


d i o : sicch i l vetro r o t t o meglio rimetterselo da s. T u t t o ci che
p u essere fabbricato i n serie o all'ingrosso p i a b u o n mercato;
quel che frutto d i lavoro artigiano o d i servizi personali assai
' costoso. G l i italo-americani d i p r i m a generazione, e sono sempre
o numerosi, provvedono da s ai piccoli lavori, riparano la
rasa e i m o b i l i e probabilmente spendono meno, a parit d i tenor

di vita, che i n Italia; g l i altri forse d i p i . I n o g n i caso, i confronti


sono difficili ed incerti.
I

confronti monetari sono incerti anche per u n altro verso.

Suppongasi che g l i stipendi pubblici americani siano i n dollari dal


quadruplo al q u i n t u p l o degli analoghi stipendi italiani.

Quid del

reddito medio dei cittadini che pagano quegli stipendi? Se vero


che i l reddito medio annuo americano batte sui 1700 dollari, l a d dove i l nostro starebbe sui 400 dollari, sarebbe anche vero che essi
fanno all'incirca pari e patta, ossia che i l funzionario americano i l
quale riceve uno stipendio uguale a quattro-cinque volte l o stipendio
del funzionario italiano, non

riceverebbe

nulla d i p i d i quel che

g l i ragionevolmente garantito dalla maggiore p r o d u t t i v i t o maggior


reddito medio americano. I n tal caso, come si spiegherebbe una
richiesta d i ricevere d i p i d i quel che g l i italiani possono pagare?
Adopero v e r b i dubitativi, p e r c h i n v e r i t , come dissi sopra, se
poco o nulla sappiamo d i quel che la busta paga italiana, ancor
meno sappiamo se n o n per sentito dire o per letture d i tabelle n o n si sa da chi e con quali criteri compilate sulle buste
paga forestiere. Quanto al sapere quale sia l'ammontare, paese per
paese, dei vari t i p i d i stipendio, n o n i n cifre assolute i n dollari, ma
in relazione al reddito medio nazionale, che vorrebbe dire alla capacit della collettivit dei contribuenti d i pagare imposte, c o n fessiamo umilmente d i n o n saperne niente e d i n o n essere i n grado
d i dir nulla i n m e r i t o alla controversia sul quanto sarebbe i l giusto
livello delle buste paga italiane i n confronto a quelle straniere.

Qualche confessione auricolare avuta da colleghi miei universitari confermerebbe la utilit dei confronti esatti. Sia detto ad onore
degli insegnanti universitari nostri: essi n o n chiedono nulla per s
e questa, cosi m i si dice, f u anche l ' o p i n i o n e prevalente e forse
unanime i n recenti adunanze; chiedono per i l o r o assistenti. I
m i g l i o r i scolari, che i l professore

titolare volentieri assumerebbe

come assistenti ed essi sarebbero felici d i persegmre la carriera accademica, debbono

rinunciarvi,

posti fra le 40 m i l a lire mensili offerte

dall'universit e le da 70 a 100 o 120 subito assegnate dalle grandi


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imprese industriali italiane ai giovani ingegneri, fisici, c h i m i c i usciti


con bei v o t i dalla scuola. La querela n o n peculiare all'Italia; che
la concorrenza fra universit ed industria v i v a anche i n Inghilterra
e negli Stati U n i t i ; sicch le universit anglosassoni, n o n astrette
ad uguaglianza

d i paghe, si stanno decidendo

ad offrire stipendi

pi alti ai giovani tecnici e medici i n confronto a quelli che entrano


nelle facolt umanistiche o teoriche. Fa onore ai professori universitari italiani g i u n t i al quarto o al terzo grado della gerarchia d i
preoccuparsi n o n d i s ma d i coloro che dovrebbero
assicurare la continuazione

nell'avvenire

dei b u o n i studi ed adesso sono, pur

lacrimando, costretti dalle esigenze d i famiglia, a rivolgersi ad occupazioni industriali, se meno attraenti spiritualmente, meglio r e m u nerate.
Forse i miei colleglli hanno anche la vaga sensazione della difficolt dei confronti fra la propria situazione finanziaria e quella dei
colleghi stranieri. Sono davvero cosi alte le paghe degli universitari
stranieri? L o stipendio normale dell'insegnante detto professor delle
grandi universit inglesi (i professors sono nel corpo universitario
una minoranza i n confronto a coloro che i n Italia sono qualificati
come professori ordinari ; che i p i sono lecturers e readers, p r a t i camente onorati ricordisi che Keynes n o n f u mai professore
al par degli altri, ma m i n o r i nella gerarchia e remunerati p i m o destamente) n o n sta forse sulle 2000 lire sterline all'anno, ossia sui
tre m i l i o n i e mezzo d i lire italiane, ridotte i n media dalla imposta
sul reddito, che si paga da t u t t i , sui tre milioni? La media della busta
paga, tenuto conto d i tutte le aggiunte, della tredicesima, d i u n
incarico, che t u t t i hanno, delle i n d e n n i t diverse, propine, tasse,
non si aggira, come da distinte esatte che m i furono recentemente
rammostrate, su ugual cifra?
N o n traggo alcuna deduzione dall'esempio addotto che potrebbe
essere u n unicum. N o n m i soffermo sulle curiose leggende le quali
corrono sulla vistosit inaudita degli stipendi dei giudici inglesi;
dove si dimentica quasi sempre che quelle cifre sono soggette ad
imposta e questa l i riduce per l o pi ai due terzi sino alla m e t dell'ammontare nominale. D i c o solo: n o n sappiamo nulla e alle nostre
deliberazioni manca i l fondamento p r i m o : conoscere.

r
Giova deliberare senza conoscere? A l deliberare deve, invero,
seguire l'azione. Si delibera se si sa d i potere attuare; non ci si decide
per ostentazione velleitaria infeconda. M a alla deliberazione i m m a tura nulla segue. Si fatto i l conto delle leggi rimaste lettera vana,
p e r c h al p r i m o tentare d i attuarle sorgono difficolt che si dovevano prevedere, che erano state previste, ma le critiche erano state
tenute i n n o n cale, quasi i c o n t r a d d i t t o r i parlassero per partito preso?
Le leggi frettolose partoriscono nuove leggi intese ad emendare, a
perfezionare; ma le nuove, essendo dettate dall'urgenza d i rimediare
a difetti p r o p r i d i quelle male studiate, sono inapplicabili, se non
a costo d i sotterfugi, e fa d'uopo perfezionarle ancora, sicch ben
presto i l t u t t o diventa un g r o v i g l i o inestricabile, da cui nessuno
cava p i i p i e d i ; e si costretti a scegliere la v i a d i m i n o r resistenza,
che d i n o n far niente e frattanto tenere adunanze e scrivere rapp o r t i e tirare stipendi i n uffici occupatissimi a pestar l'acqua nel
mortaio delle riforme urgenti.

L'azione va incontro all'insuccesso anche p e r c h n o n d i rado


le conoscenze radunate c o n fervore d i zelo n o n erano guidate da
un filo conduttore. N o n conosce chi cerca, bens colui che sa cercare.
Perci le commissioni alle quali affidato i l c o m p i t o del conoscere
non

debbono essere composte solo d i pratici, d i competenti, d i

funzionari;

giova includere un piccolo, anzi piccolissimo, pizzico

di teorici. Dicendo teorico, n o n si vuole accennare agli esperti


i n lingua italiana detti periti i quali conoscono t u t t o del
problema nei m i n i m i particolari: precedenti, esperienze comparate
estere, discussioni passate presenti e future; t u t t o , salvo i l filo conduttore atto a scoprire i l vero problema da risolvere. I periti hanno
pronta la ricetta specifica adatta alla soluzione; e non occorre essere
periti p e r c h le ricette specifiche sono d i d o m i n i o pubblico, subito
esposte nelle lettere ai d i r e t t o r i dei quotidiani da lettori meravigliati
non siano ancora state usate. Occorre occupare i disoccupati? Basta
diminuire da 48 a 40, da 40 a 36, da 36 a 30 le ore settimanali d i
lavoro ; basta mandare a casa i f i g l i , le fighe, le m o g l i degli impiegati
i n carica, p e r c h altrettanti posti si facciano vacanti e la disoccupazione scompaia. Fatta qualche eccezione, la quale n o n connessa

io

col rimedio, ma con circostanze diverse contemporaneamente

veri-

ficatesi o indipendentemente provocate, quasi sempre le ricette sono


empiastri su una gamba d i legno. U n teorico, ossia u n u o m o d i b u o n
senso che sappia ragionare ed abbia conoscenza critica del passato e
degli i n f i n i t i spropositi commessi i n passato, giova a far schivare le
proposte p i ovviamente sbagliate, le analisi m a l condotte ; sovratutto
giova ad inspirare u n salutare scetticismo sulla possibilit d i giungere
a soluzioni logiche i n quelle che sono le complicate situazioni sociali
ed economiche d i questo m o n d o m a l fatto, rese p i complicate
dalla difficolt grandissima d i scartare analisi e soluzioni politicamente
popolari e d i accogliere invece quelle buone, necessariamente i m popolari. Spetta ai pratici e p o l i t i c i i l c o m p i t o specifico d i far t r a n gugiare all'opinione pubblica le soluzioni buone e spiacevoli trave:;::dole da cattive e gradite.
M a la conoscenza n o n si ottiene se invece del teorico o u o m o
di buon senso la ricerca del vero affidata al d o t t r i n a r i o . Costui
un personaggio che possiede una dottrina, ed ha fede i n quella.
Egli non ragiona sul fondamento dei dati da l u i conosciuti e della
tanta o poca capacit d i raziocinio ricevuta alla nascita da madre
natura e perfezionata collo studio e colla esperienza. N o ; i l d o t trinario ragiona al punto d i vista . Prima d i studiare, egli sa gi
quel che deve dire. Anche se n o n iscritto ad alcun p a r t i t o ; anche
se n o n teme d i essere espulso dal suo gruppo parlamentare;

anche

se non parla e n o n v o t a i n c o n f o r m i t alle tavole statutarie deliberate nelle assise della sua parte, egli genericamente

liberale o

socialista o comunista o democristiano o socialdemocratico o laburista o corporativista. Q u i n d i sa che, al p u n t o d i vista della sua
fede sociale e politica, la soluzione quella. N o n i m p o r t a conoscere l'indole propria del problema, la sua nascita, le sue cause, i
suoi precedenti. L a soluzione bell'e trovata. Talvolta, pressato
dalle osservazioni persuasive del contraddittore, arriva sino a c o n fessare: si, quel che t u dici esatto e si dovrebbe tenerne conto;
ma i o , con rincrescimento, debbo tener fermo ai principi che i n f o r mano la mia condotta. I n verit, quei p r i n c i p i n o n sono niente,
sono t u t t o f u o r ch p r i n c i p i . N o n esistono principi , i quali
non siano fondati sulla esperienza e sul ragionamento, e n o n pos-

ii

sano essere contraddetti da altri ragionamenti e da altre esperienze.


G l i u o m i n i del punto d i vista n o n dichiarano p r i n c i p i ,

bens

vecchie fruste frasi fatte che, forse, un secolo o mezzo secolo fa


avevano, i n altre circostanze d i fatto, un contenuto ed ora sono
l ' o m b r a d i se stesse. Tuttavia, siccome la mente umana, fuor della
fisica, della chimica, del calcolo matematico e d i simigliatiti territori
vietati ai dilettanti e ai chiacchieroni, pigra e nel tempo stesso
amantissima delle n o v i t , specie se p o p o l a r i e seducenti ed odia
le n o v i t che p r o m e t t o n o poco i n seguito a lunga fatica, cosi quel
che u n tempo era parso n u o v o ed era entrato nel bagaglio d i una
certa corrente ideologica seguita per inerzia ad essere magnificato
come l ' o t t i m o modernissimo portato del p i ardimentoso progresso.
I liberali avevano un tempo accolto, per o t t i m e ragioni ed entro
precisi Hmiti, ambi validissimi tuttora, i l principio del lasciar fare
e lasciar passare ? Ancora oggi, taluno si sente liberale solo p e r c h ,
ad ogni proposta d i intervento dello stato, salta su come u n istrice
e dice che cosi si cammina sulla strada che porta alla tirannia c o m u nistica, anche quando quello specifico intervento intende e n o n d i
rado riesce a promuovere la iniziativa privata e la concorrenza tra
p r o d u t t o r i . I socialisti un tempo, un secolo fa e p i , avevano assunto
come segnacolo i n vessillo la nazionalizzazione d i qualche industria?
Ecco che ancor oggi, chi si professa socialista crede d i dovere scegliere
una qualunque soluzione solo p e r c h nazionalizzatrice. Frattanto la
esperienza ha dimostrato che la nazionalizzazione, i n se stessa ed
accolta per principio i n o g n i caso, una grossa fandonia, venuta a
noia a quegli stessi fabiani che tra i l 1880 e i l 1890 l'avevano chiarita
ed ai laburisti che parzialmente l'avevano tradotta p o i i n atto. Fabiani
e laburisti non hanno abbandonato la formula ; ancora la sbandierano
nei p r o g r a m m i annui, dove si elencano i n proposito centinaia d i
postulati; ma la difendono i n sordina e vanno affannosamente

in

cerca d i qualche altro p r i n c i p i o , meglio fecondo d i bene al paese.


Sinch i l vento delle parole n o n sia mutato, quello tuttavia i l
principio al cui punto d i vista l ' u o m o socialista deve sottomettersi. Forsech, sussistendo un punto d i vista , fa d'uopo cercare e, cercando, conoscere?

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