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entre i movimenti nazionalisti


e xenofobi si rafforzano sempre pi in cos tanti paesi, mentre monta la rabbia per le mancanze dellestablishment nel proteggere i
cittadini dalle conseguenze negative del capitalismo globalizzato, dilaga unansia comprensibile riguardo al futuro. I fantasmi europei ricompaiono e ci tormentano: lEuropa
sta tornando al suo oscuro passato?
La Seconda guerra mondiale la pi
grande catastrofe nella storia europea, perfino pi grave della Prima fu il prodotto di
unimmensa crisi incrociata di conflitti etnici, territoriali e di classe alla quale si sovrappose un lungo e rovinoso peggioramento del
capitalismo. Alla fine della guerra, tuttavia,
allEuropa fu offerta la possibilit di un nuovo inizio. Tassi senza precedenti di crescita
economica furono convogliati in politiche di
welfare che apportarono enormi benefici alle popolazioni. La cooperazione economica
aument gli scambi commerciali, produsse
benessere e port a una maggiore integrazione, e in tale percorso elimin lantagonismo nazionalista che aveva diabolicamente
tormentato il periodo tra le due guerre.
Quel periodo radioso di sviluppo (quanto
meno nellEuropa occidentale) termin durante le crisi petrolifere degli anni Settanta,
spianando la strada a un lungo periodo di decurtazione della spesa. Gli stati dovettero affrontare nuovi e crescenti problemi mentre
faticavano a soddisfare le domande del welfare sotto le pressioni sociali, economiche e
politiche dovute alla deindustrializzazione
e a una maggiore competitivit dei mercati
globali.
Queste pressioni si sono ancor pi intensi-

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ficate negli anni Novanta, quando la globalizzazione decollata andando oltre ogni
previsione. La deregulation globale delle
banche ha infine portato al drammatico tracollo del 2008, e da l alla crisi attuale esacerbata dal flusso dei rifugiati provenienti
dal Medio Oriente si pu tirare ununica linea retta.
Osservato da una prospettiva a lungo termine, il caos attuale presenta alcune somiglianze, ma nel contempo molto diverso
da quello del periodo interbellico. Oggi non
presente quella combinazione di crisi che
afflisse lEuropa tra le due guerre, sebbene
non si possa escludere del tutto una nuova
vasta crisi bancaria che avrebbe ripercussioni sociali, economiche e politiche enormi e
negative. Lattacco ai valori liberali peral-

tro molto pi forte di quanto sia mai stato in


qualsiasi momento, dal periodo interbellico
a oggi. In verit, per, quei valori ormai sono
radicati molto pi in profondit in Europa di
quanto fossero tra le due guerre. Di conseguenza, bench vi siano echi delloscuro passato, dobbiamo tenere ben presenti le differenze. Oggi lEuropa un continente formato da democrazie (anche se Ungheria e Polonia stanno dando segno di derive autoritarie). Negli anni Trenta, invece, la democrazia era fallita in buona parte dellEuropa. Alla fine di quel decennio vivevano sotto qualche tipo di dittatura pi dei due terzi degli
europei (senza contare i cittadini sovietici).
Una seconda differenza importante rispetto ad allora che oggi gli eserciti contano relativamente poco nella politica interna
europea, a differenza del ruolo preponderante che ebbero in cos tanti paesi nel periodo
tra le due guerre. In terzo luogo, nel corso degli ultimi sessantanni lEuropa ha imparato
a collaborare, a negoziare, a interagire a
quasi tutti i livelli. Pur nelle attuali difficolt
nellUe, questi sono progressi molto positivi. E infine, oggi al centro dellEuropa c
una Germania pacifica e internazionalista,
in aperto contrasto con quella degli anni
Trenta. Anche cos, il pessimismo comprensibile. molto inverosimile che lEuropa possa precipitare in una guerra di grandi
proporzioni che scoppi al suo stesso interno.
Sussiste invece il pericolo che possa restare
coinvolta in un conflitto scoppiato altrove,
specialmente quello potenziale tra grandi
potenze nucleari come Stati Uniti, Cina e
Russia. Indubbiamente, viviamo tempi di
grande incertezza. Bastano la Brexit e il presidente Trump a farci inoltrare in territori
inesplorati. Anche il protezionismo economico pare destinato ad aumentare. Alla fine, i confini aperti in Europa potrebbero essere messi a repentaglio da un mix fatto di
crisi dei rifugiati e dalla minaccia del terrorismo internazionale.
Le fragilit nella zona euro potrebbero venire completamente a galla qualora una delle sue grandi economie per esempio quella italiana cadesse in qualche grosso guaio. Resta da capire se leurozona sarebbe in
grado di sopravvivere a una crisi di questa
entit. LUnione europea assai impopolare
in ampie fasce della sua popolazione in quasi tutti gli stati membri, e ancora si ignora se
sar capace di varare quelle riforme sistemiche e fondamentali necessarie a rivitalizzarla.
Tuttavia, proprio questo che occorre. La
xenofobia nazionalista che sta dilagando in
Europa sta rendendo meno tolleranti le nostre societ, ed una minaccia per chiunque
sia ritenuto diverso. In ogni caso, essa non
potr risolvere i problemi fondamentali che
sorgono dalla globalizzazione. Reagire a
questi problemi vuol dire perseguire una
maggiore unit, non minore; una maggiore
forma di integrazione, non minore; una
maggiore e non minore prontezza a farsi carico degli oneri comuni e a prendere di petto
le problematiche che provocano scontento
sociale e frammentazione politica. In un
mondo in pericolo non ha senso alcuno ritrarsi nellimmaginaria sicurezza dei singoli Stati-nazione, pensare soltanto a s e tirare su il ponte levatoio.
Un buon inizio da parte dellUnione europea consisterebbe nel dire addio per sempre
alle politiche di austerit e nellintrodurre
misure radicali per stimolare la crescita, in
particolare alle aree pi in difficolt, specialmente nel sud dellEuropa. Tutto ci porterebbe speranza in ampie fasce della popolazione, soprattutto tra i giovani, i grandi perdenti della globalizzazione, e consentirebbe
di ripristinare la fiducia nella possibilit che
lUnione europea abbia risposte migliori per
i nostri gravi problemi che fare ritorno al pericoloso e fallito nazionalismo del passato.
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