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Introduzione

Tutt'ora, i dizionari bilingui sono molto probabilmente il tipo di dizionario pi usato.


Gli argomenti affrontati nella prima parte riguardano la lessicografia bilingue di ogni paese.
Il discorso sull'aspetto strutturale del dizionario bilingue privilegiato rispetto rispetto a
quello concernente la bont delle traduzioni proposte. Quanti conoscono discretamente
una lingua straniera sono in grado di esprimere i giudizi sulla qualit delle traduzioni
lessicografiche, mentre pochi sanno badare sia al modo in cui un dizionario bilingue
organizza le informazioni, sia all'importanza delle scelte organizzative ai fini di una proficua
consultazione.
Ripiangere la mancanza di consigli su come sfruttare tutte le informazioni date dai dizionari
bilingui e soprattutto su come integrare tali informazioni con quanto gi si sa dallo studio
della lingua e dal testo che si traduce. Perci la seconda parte contiene un'analisi di pi che
cinquanta dizionari bilingui di varie dimensioni d'oggi presenti sul mercato italiano e alcune
proposte per un loro appropriato uso nell'insegnamento delle lingue straniere.
Il glossario, l'indice dei nomi e l'indice analitico per soggetti intendono favorire chi
preferisce affiancare alla lettura capitolo per capitolo una consultazione puntuale, come
quella dei dizionari, appunto.

Parte prima Il dizionario bilingue


1. Definizione, storia, bidirezionalit
1.1 Che cos' un dizionario bilingue
Una definizione che si fermi alla forma esteriore dell'opera, che si limiti cio ad osservare che il
lemma in una lingua e che la glossa, o almeno parte della glossa, propone la traduzione del lemma
in un'altra lingua, non individuava con sicurezza un dizionario bilingue.
Vi sono poi i dizionari elaborati da etnologi e antropologi: una lingua africana, della Siberia o del
Pacifico glossata in inglese, tedesco, francese, russo, in una lingua cio delle comunit che
monopolizzano l'attivit scientifica. In questi casi inglese, francese, ecc. non sono messe sullo
stesso piano della lingua africana o polinesiana: servono, pi che per comunicare, per descrivere,
per parlare dell'altra lingua sconosciuta.
Definiremo quindi dizionari bilingui soltanto quelli che mettono in contatto due lingue ai fini
della traduzione e che perci si differenziano da tutti gli altri, anche da quelli che usano una lingua
per parlare dei lemmi di un'altra lingua, non per tradurli.

1.2 Origini del dizionario bilingue


Le civilt antiche che conoscevano la scrittura ci hanno lasciato liste bilingui o plurilingui redatte
da scribi ed amministratori. In queste liste possiamo vedere i progenitori dei dizionari bilingui.
Gli esemplari pi antichi di dizionari bilingui portati alla luce finora sono le tavole di argilla
scoperte a Ebla nel 1975 da una missione archeologica italiana. Risalgono alla met del III
millennio a. C. e contengono tremila parole sumeriche, seguite dall'equivalente eblaita o dalla
pronuncia della parola sumerica, interposta, come nei bilingui moderni, fra la parola sumerica e la
traduzione eblaita. Fra i reperti pi notevoli vi il cosiddetto Vocabolario bilingue di Elba, una
grande tavola di argilla con trentun colonne conservate. Le parole sumeriche si susseguono in base
agli elementi formativi iniziali.
Gli scribi dimostravano una certa propensione a regolarizzare l'aspetto grafico delle voci
lessicali: la traduzione interlineare la pi comune (su una riga la voce sumerica e nella riga sotto
la traduzione eblaita); a volte dopo la parola eblaita e dopo l'indicazione della pronuncia compare
un cuneo leggermente obliquo, che svolge la funzione di indicatore di glossa, di evidenziatore della
traduzione o della pronuncia, proprio come noi oggi ricorriamo al corsivo o ad altri mezzi
tipografici per differenziare le parti della voce.
Sono noti anche elenchi di vocaboli sumeri spiegati in accadico rinvenuti in Mesopotamia e
databili intorno al II millennio a. C. e vocabolari bilingui e trilingui della tradizione ittita ed
ugaritica (XIV-XII sec. a. C.).
La civilt egiziana, la greca e la latina non sentirono il bisogno di dizionari bilingui: funzionari
egiziani venivano inviati all'estero per farsi bilingui tra la fine del III e la met del II millennio a.C.
Psammetico, sei secoli prima di Cristo, cre la categoria degli hermenes, traduttori che facevano
da ponte fra gli egiziani e i mercenari greci.
L'interesse degli studiosi di lingua nell'antichit classica e nei secoli successivi si rivolge
piuttosto a trattati di grammatica, ad opere di etimologia, a summae di carattere
enciclopedico. Merita particolare menzione per la sua influenza nei secoli successivi il De
verborum significatu , un lessico del II secolo, che il grammatico latino Sesto Pompeo Festo aveva

compilato facendo la revisione di un trattato omonimo del I secolo composto da Verrio Fiacco.
L'opera presenta a volte glosse etimologiche, a volte una parafrasi o un sinonimo del lemma, a volte
informazioni grammaticali, a volte informazioni storico-enciclopediche, a volte definizioni. Le
glosse non sono uniformi e non riuniscono mai tutti i tipi di informazione, perch Festo intendeva
rispondere agli interrogativi, diversi caso per caso, che le parole potevano suscitare nel lettore.
Paolo Diacono fra il 782 e il 786 compendi l'opera di Festo per l'uso personale di Carlo Magno,
facendola diventare una specie di primo esempio di dizionario di parole difficili.
Ottavo e nono secolo un periodo che segna un po' dappertutto in Europa il comparire di glossari
latini contenenti anche termini dei vari volgari.
Nelle Glossae latino-barbaricae de partibus humani corporis di Rabano Mauro (Vili sec.) le voci
latine o sono spiegate con glosse in latino o con un vocabolo tedesco. Sempre dell'ottavo, nono
secolo sono il Glossario di Reichenau e quello di Kassel, che affiancano a parole difficili della
Vulgata parole romanze.
Fuori dall'Europa, intanto, esistevano civilt, come quella cinese e quella indiana, molto pi
avanti nell'attivit lessicografica.
Proprio attraverso gli Arabi giunse in Europa, nell'ottavo secolo, l'arte cinese di fare la carta; fu
un avvenimento che favor grandemente lo sviluppo dei testi lessicografici ed enciclopedici, opere
che pi delle altre ponevano problemi di formato, rilegatura, costo. Il numero dei glossari aument
considerevolmente e verso la fine del nono secolo ci fu un salto di qualit. Sono le prime
affermazioni dell'ordine alfabetico (al quale ancora per parecchi secoli molti lessicografi
preferirono la disposizione per argomenti) e segnano il passaggio dal glossario al vocabolario,
inteso come fusione di glosse.
Grande diffusione in tutta Europa hanno il vocabolario latino di Papias (XI sec.), in cui si danno il
genere e la flessione dei nomi latini e si introducono a volte termini del linguaggio comune, il
Panormia di Osborn di Gloucester (XII sec.), l'opera di Uguccione da Pisa (XII sec.)
Mentre in Europa l'apparizione di parole dei volgari in opere lessicografiche ancora sporadica,
strumentale (serve a spiegare il termine latino, non postula un rapporto diretto fra latino e volgare),
nell'undicesimo secolo l'Oriente presenta gi forme sviluppate di dizionari enciclopedici
veramente bilingui: si vedano l'opera di Minamoto no Shitag, che affianca cinese e giapponese, e
il dizionario mongolo-turco del dodicesimo secolo.
Il Catholicon (terminato nel 1286) di Giovanni Balbi da Genova fu probabilmente il pi famoso fra
i vocabolari latini di carattere enciclopedico.
Ogni volgare merita un discorso a parte, l'ascesa di ciascuno fino ad avere il riconoscimento
esplicito in un'opera bilingue latino-volgare.
Per quanto riguarda la tradizione italiana dei glossari latino-volgare, ricorder soltanto che
ricca, finora parzialmente esplorata ed edita, costantemente venata di coloriture dialettali. Nel
Declarus di Senisio (1348) vi sono tanti elementi siciliani che per certi versi si potrebbe dire un
glossario latino-siciliano; alcuni glossari presentano coloriture trentine, altri milanesi; il glossario di
Perugia contiene sfumature centro-meridionali.
Il primo glossario latino-toscano quello di Goro d'Arezzo (1350 circa). Dell'opera di Gasparino
Barzizza (1370-1430), Vocabularium Breve, esistono diverse versioni manoscritte: una con
caratteri bergamaschi, un'altra con elementi lombardo-occidentali. Le successive edizioni a stampa,

fatte a Venezia, risentono del veneziano, finch, nelle edizioni posteriori al 1540, trionfa la
toscanizzazione.
Questi glossari rivestono grande importanza per la storia della lingua e della lessicografia
italiana, perch da una parte permettono di documentare la dinamica dei rapporti latino-volgaredialetti e il loro studio consente molte retrodatazioni, dall'altra mostrano la progressiva conquista di
una certa uniformit nella microstruttura e nella macrostruttura da parte dei lessicografi preumanisti
e umanisti. In essi per il volgare ha ancora un valore strumentale.
Un discorso diverso meritano invece le opere lessicografiche che affiancano due volgari e quelle
volgare-latino, perch in esse i volgari diventano finalmente oggetto di confronto e studio diretto. Il
fatto evidente soprattutto nelle opere che affiancano due volgari.

1.2.1 Dai glossari ai dizionari


La famiglia di opere veneto-bavarese conosciute come Introito e porta (1477) e Solenissimo
Vochabulista (1479) fa notizia perch costituisce il primo esempio di dizionario bilingue, di
lingue moderne, a stampa; merita particolare attenzione pure in relazione alla complessa genesi
del dizionario bilingue.
Chi chiama anche questi dizionari bilingui 'glossari' sottolinea la loro tradizione: sono infatti diretta
discendenza dei glossari e non contengono l'apparato grammaticale, etimologico e
enciclopedico che caratterizza i vocabolari latini. D'altra parte le opere veneto-bavarese
preparano il futuro dei dizionari bilingui, anche visivamente, con la disposizione su due colonne, e
soprattutto perch affiancano due lingue moderne e non cercano pi di chiosare l'una con l'altra.
Inoltre queste opere veneto-bavarese sono qualcosa in pi di un dizionario bilingue in nuce,
perch oltre a liste lessicali contengono anche note di grammatica e frasi fatte come quelle dei
moderni vademecum: sono diretti ad un pubblico di viaggiatori e mercanti, persone che devono
usare la lingua, non interpretare testi sacri o classici o fare esercitazioni scolastiche.
La somiglianza di struttura e di intenti fra opere come l'Introito e porta e i libri di
conversazione notevole, soprattutto nell'ordinamento dei lemmi per argomento e nell'interesse
rivolto alla lingua di tutti i giorni, usata per scopi pratici.

1.2.2 I dizionari volgare e latino


I dizionari volgare e latino ci riportano, dalla lingua usata per scopi di comunicazione, all'ambito
dello studio del latino.
Il primo bilingue italiano-latino, il De duplici copia verborum di Nicodemo Tranchedino , risale
al 1470- 75. Siamo in epoca umanistica, il periodo in cui si individuano le opere che pi
influenzeranno i dizionari bilingui di grandi dimensioni e i monolingui dei volgari.
La tradizione dei dizionari bilingui e monolingui in Italia si differenzia da quella di altre
,dnazioni europee: mentre in Francia e in Spagna i primi veri dizionari sono dizionari francese e
latino, spagnolo e latino, e i monolingui si sviluppano da quelli, i primi monolingui italiani si
affermano come opere autonome gi nella prima met del XVI secolo. Quasi una spia di questa
separazione il fatto che il termine dizionario compare all'epoca prevalentemente nei titoli dei
bilingui, in particolare dei bilingui italiano e latino, nella forma latineggiante dictionario, mentre
vocabolario sembra designare per lo pi opere monolingui.
Dopo una prima serie di opere latino-volgare o viceversa in cui l'impronta dialettale evidente,
viene un gruppo di dizionari fortemente influenzato dagli ideali bembiani. Tali sono le opere di

Minerbi, Sansovino, Toscanella e la famiglia di dizionari che inizia con il Dittionario volgare &
latino (1561), latino-volgare (1592) di FilippoVenuti. L'influsso del Venuti fa il pi importante
nella prima lessicografia bilingue dell'italiano.
Nella lessicografia bilingue francese e latino assistiamo a un rovesciamento di fronti: il volgare,
che nei glossari era strumentale, si prende la rivincita e fa scendere il latino ad un ruolo strumentale
nei dizionari francese-latino. Robert Estienne pubblica nel 1538 un Dictionarium latino-gallicum e
l'anno seguente un Dictionnaire franois-latin destinato, nelle sue intenzioni, ad un pubblico di
latinisti. Ma, come apprendiamo dall'introduzione all'edizione del 1564, il dizionario francese-latino
si era rivelato di grande utilit non solo a chi voleva tradurre in latino, ma anche " tous desirants
entendre la propriet de la langue francoyse, che a quel tempo non disponeva ancora di un
dizionario monolingue. Il pubblico si serviva del bilingue francese-latino come di un
monolingue, cio usando la glossa in latino come una definizione del lemma in francese.
Circa la filiazione dei monolingui delle lingue europee dai precedenti bilingui volgare-latino, va
detto che ancora oggi i lessicografi tengono conto dei dizionari gi esistenti quando debbono
compilarne uno nuovo: la lessicografia monolingue europea degli inizi si volgeva naturalmente
alle raccolte di vocaboli volgari pi complete disponibili allora e le trovava proprio nei bilingui
volgare e latino. In Italia, dove la lessicografia monolingue si era sviluppata rigogliosa per proprio
conto, chi doveva compilare un nuovo dizionario aveva pi elenchi a cui ispirarsi. Questa facilit
nel rifarsi a dizionari precedenti anche frutto del diffondersi della stampa.

1.3 Sviluppi del dizionario bilingue


Nella seconda met del XVI secolo aumenta la domanda per dizionari di lingue fino ad allora
prive di opere lessicali. Assistiamo alla pubblicazione di dizionari latino e boemo, di grammatiche
dello sloveno, del russo, del croato, mentre gli spagnoli cominciano ad attrezzarsi di dizionari per le
lingue indigene del Messico.
Per quanto riguarda l'italiano nella seconda met del Seicento compaiono il primo dizionario
spagnolo e italiano, il primo francese e italiano e il primo italiano e inglese.
Il sedicesimo secolo va ricordato come il secolo di passaggio da opere lessicografiche, che non
erano molto di pi di liste di parole difficili mescolate a lessici di particolari autori, a veri e propri
dizionari bilingui con migliaia di lemmi, annotazioni etimologiche pi accurate, glosse con pi
traducenti e indicazioni dei contesti in cui usarli.
Un ruolo fondamentale in questo passaggio aveva avuto la traduzione della Bibbia nei vari
volgari, stimolando la ricerca del vero significato di una parola in relazione al suo contesto e la
successiva buona resa in altre lingue.
Se il Vocabolario degli Accademici della Crusca nel 1612 si impose come il modello da imitare per
i monolingui delle altre lingue moderne, i dizionari francese-latino degli Estienne prima e il
dizionario francese e inglese di Randle Cotgrave (l6l1) poi furono un modello per la redazione
di dizionari bilingui. Da allora essi sono migliorati, ma non sono pi sostanzialmente cambiati
nella loro struttura.
Nel XVII secolo il crescente commercio fra paesi europei accrebbe la produzione di dizionari
bilingui, mentre l'opera dei missionari determin la rapida crescita dei bilingui di lingue
extraeuropee.
Nel secolo successivo la lessicografia progred nella ricerca della corretta grafia e dei modi per
rendere la pronuncia. Le informazioni etimologiche delle voci lessicografiche, grazie anche alla

crescente consapevolezza dell'importanza del sanscrito, ricevettero attenzione e cura maggiore. Una
testimonianza della diffusione raggiunta dai dizionari in quest'epoca la pubblicazione di
bibliografie, ad esempio a Londra presso William Marsden viene pubblicato A catalogue of
dictionaries, vocabularies, grammars, and alphabets(1796).
Col diffondersi nel XIX secolo degli studi di filologia comparata, la qualit dei dizionari
bilingui, anche di lingue esotiche, miglior: il tempo dei lessicografi dilettanti era praticamente
finito. Gli stessi missionari, registrando il lessico di lingue sconosciute, si ponevano problemi
metodologici.
Verso il 1815 il tipografo Robert Thorne inventa il carattere grassetto, rivoluzionando le abitudini
con cui fino ad allora si erano evidenziati i lemmi in lessicografia. Il grassetto cambia la
presentazione della colonna di dizionario: rientrare o far sporgere i lemmi diventa superfluo,
perch il grassetto sufficiente a farli individuare, e perci la superficie della pagina pu venir
meglio sfruttata.
Nel secolo scorso s'afferma anche in sede scientifica l'importanza dei dizionari omoglossi, cio
dei dizionari che affiancano lingua nazionale e dialetto . In Italia gi nel 1660 era apparso il
Vocabolista bolognese di Gio.
Nel nostro secolo, nonostante le due guerre mondiali, sono stati prodotti pi dizionari che nei
precedenti duemila anni. La lessicografia sempre meno arte e sempre pi lavoro collettivo su
solide basi scientifiche. Dopo un periodo in cui linguisti e lessicografi avevano scarsi contatti
(negli Stati Uniti soprattutto, perch in Europa la collaborazione era pi stretta), si assiste ora ad un
rinnovato interesse dei linguisti, dei semiologi, dei filosofi nei confronti dell'attivit lessicografica
monolingue e bilingue, anche per influenza degli studi sull'intelligenza artificiale, sulla traduzione
automatica e sulla creazione di dizionari per i calcolatori.

1.4 Dizionari poliglotti


Se verso la met del Quattrocento vi sono gi manoscritti quadrilingui come quello latino, italiano,
ceco e tedesco di Giovanni di Mosbach, all'inizio del Cinquecento che vengono stampati i
primi dizionari plurilingui: il Mazzocchi pubblica nel 1510 l'Introducilo quaedam utilissima sive
Vocabularius quattuor linguarum, che comprende latino, italiano, francese e tedesco.
La domanda di dizionari plurilingui cresce e per tutto il XVI secolo il latino funge da chiave
d'ingresso ai vari volgari.
Legato ai dizionari poliglotti il nome di Ambrogio Calepino, bergamasco (1435-1511), autore di
un dizionario enciclopedico latino stampato per la prima volta a Reggio Emilia nel 1502, e destinato
ad avere grande popolarit tanto che i successivi dizionari latini e poliglotti furono spesso detti
"Calepini". Nelle varie edizioni che se ne fecero alla versione italiana della parola latina si erano
andate aggiungendo man mano quella francese, inglese, ecc.
Nel 1660 appare il Lexicon Tetraglotton di James Howell: in esso ogni parola inglese seguita
dalla traduzione in francese, spagnolo e italiano. Dal Calepino, diretto ad un pubblico
internazionale, si passa a poliglotti concepiti in primo luogo per i parlanti nativi di una lingua
moderna.
Nei secoli successivi, soprattutto nel XIX, appariranno dizionari poliglotti in cui il lemma in
francese o in inglese serve per accedere a pi lingue africane o orientali: le lingue dei
colonizzatori, degli esploratori, dei missionari assumono il ruolo di intermediario che il latino aveva
svolto un tempo tra i volgari europei.

Il dizionario multilingue riguardante le lingue classiche e pi lingue di cultura conobbe il suo


massimo prestigio nel XVII e XVIII secolo, quando era considerato un'opera di grande dottrina,
soprattutto se comprendeva fra le cinque e le dieci lingue, ma non esercit sulla cultura europea la
grande influenza che ebbero invece le bibbie poliglotte.
Il declino di questo tipo di dizionari stata una conseguenza della domanda, da parte degli utenti
di dizionari, di maggiori informazioni semantiche, sintattiche, morfologiche. Un dizionario
multilingue a stampa non pu offrire tutte queste informazioni, perci nel secolo scorso e nel
nostro si sono pubblica dizionari monolingui quasi esclusivamente relativi a terminologie
scientifiche e tecniche.
Il CD-ROM Multilingue non segna un'inversione di tendenza, poich non un dizionario
poliglotta nato come tale, ma un insieme di dizionari bilingui collegati fra loro; dimostra tuttavia
che ora abbiamo un supporto diverso da quello cartaceo e le necessarie conoscenze, in materia di
programmi, per creare, se lo riterremo opportuno, nuovi dizionari multilingui ricchi di informazioni.

1.5 Bilingui bidirezionali: questioni di tipologia


Agli inizi i dizionari bilingui non nascevano sempre bipartiti, cio con una sezione lingua X
lingua Y e un'altra sezione lingua Y lingua X. Spesso veniva prima pubblicata la parte che
pi interessava il pubblico: poi si ribaltava questa parte per ottenere l'altra.
Robert Estienne quando volt il suo dizionario latino-francese in una versione francese-latino
dovette affrontare il problema di far diventare lemma la spiegazione francese di una parola
latina che non aveva un traducente francese. A volte risolve elegantemente la questione facendo
diventare queste spiegazioni in francese, esempi di fraseologia dati nella glossa del lemma, relativo
alla parola pi saliente della spiegazione.
Anche oggi si parla del "ribaltamento" di una sezione di dizionario bilingue: l'operazione viene
spesso attuata attraverso programmi per l'elaborazione elettronica di dati. Lo scopo pi comune del
ribaltamento controllare che fra le due sezioni di un dizionario bilingue non ci siano discrepanze o
dimenticanze.
l fatto che un dizionario bilingue sia bipartito (abbia cio una sezione X -> Y e una Y -+ X) non
affatto una garanzia della bidirezionalit del dizionario stesso. Per essere bidirezionale dovrebbe
servire agli italiani per tradurre dal francese o in francese o per entrambi i compiti: la bidirezionalit
infatti si pu esplicare in gradi diversi.
Se esaminiamo analiticamente tutti i casi in cui si pu usare un dizionario bilingue bipartito ci
troveremo di fronte le diciotto situazioni elencate da Steiher. Di queste diciotto prender in
considerazione le quattro elencate di seguito, che mi appaiano le fondamentali:
Parte italiano-francese: gli italiano la usano per tradurre in francese
i francesi la usano per tradurre dall'italiano
Parte francese-italiano: gli italiani la usano per tradurre dal francese
i francesi la usano per tradurre in italiano
Si pu facilmente capire che le esigenze del pubblico italiano e di quello francese sono diverse e
che quindi non semplice approntare una sezione italiano-francese (o viceversa) in grado di
soddisfare le aspettative di tutti. Perci vi chi ha osservato che i dizionari bilingui dovrebbero
essere "doppi", cio bipartiti, ma "quadrupli", avere due sezioni italiano-francese, una per
italiani e l'altra per francesi e due sezioni francese-italiano, una per gli italiani e l'altra per francesi
Per ora i dizionari quadrupli non sono in commercio, anche se esistono i progetti per dizionari

quadrupli da consultare tramite il computer.


Tutti coloro che si sono occupati di tipologia dei dizionari bilingui hanno cercato di rilevare la
direzione del dizionario bilingue, basandosi su distinzioni come 'dizionari per la comprensione' vs.
'dizionari per la produzione', lingua di partenza e lingua d'arrivo.
I dizionari bipartiti e bidirezionali, cio da poter soddisfare sia le esigenze dei parlanti della
lingua di partenza, sia le esigenze dei parlanti della lingua d'arrivo per compiti di produzione e per
compiti di comprensione, sono veramente pochi. Le reboanti dichiarazioni in due lingue che si
leggono in molte prefazioni di opere lessicografiche bilingui si possono facilmente smentire
controllando alcuni dettagli di cui parler distesamente nei paragrafi dedicati alla struttura della
voce nei dizionari bilingui.
Vi sono dizionari parzialmente bidirezionali: ad esempio il dizionario italiano e spagnolo di
Carbonell ha una sezione italiano-spagnolo concepita soprattutto per gli spagnoli e una parte
spagnolo-italiano che serve prevalentemente agli italiani. un dizionario che serve due padroni,
quando traducono dalla L2.
A volte la bidirezionalit non pensabile per certi tipi di dizionari o non richiesta dalla
particolare coppia di lingue, per ragioni socio-culturali o per tradizione cristallizzata. Ad
esempio, i dizionari plurilingui sono unidirezionali: se fossero pluridirezionali (x-y,w,z; y-x,w,z; wx,y,z; z-x,y,w) e tenessero conto delle esigenze delle varie comunit linguistiche, la loro mole
diventerebbe eccessiva, in palese contrasto con l'intento da cui questo tipo di dizionario muove, cio
la condensazione di pi bilingui in uno.
Quando si cristallizzato un certo tipo di gerarchia fra due lingue, le due parti del dizionario
sono fortemente asimmetriche. Ad esempio, i dizionari che confrontano una lingua morta con una
lingua viva concedono pi spazio alla parte lingua morta-viva; allo stesso modo i dizionari dialettolingua o gergo-lingua, quando sono bipartiti, hanno molto pi estesa la sezione che va dal dialetto, o
gergo, alla lingua, poich questo tipo di opere mira soprattutto a documentare il dialetto o il gergo.
Fra i compilatori di dizionari bilingui sono molto invidiati tutti quelli che lavorano per una
sola comunit linguistica: un dizionario olandese e inglese pu essere concepito come
unidirezionale, rivolto alla sola comunit olandese. Questa unidirezionalit permette di utilizzare
lo spazio (consumato nei dizionari bidirezionali da informazioni superflue per una comunit e non
sufficienti per l'altra) in modo efficace, dando unicamente le informazioni utili all'utente olandese;
permette anche di sperimentare microstrutture specifiche per la traduzione dalla lingua straniera e
nella lingua straniera.
Anche senza entrare nell'analisi della lingua cui sono date le informazioni grammaticali, le
indicazioni che permettono di distinguere un traducente dall'altro, ecc. possibile capire
l'orientamento di un dizionario confrontando l'estensione delle due parti che lo compongono:
nei primi dizionari bilingui italiani, ad esempio, la parte italiano-lingua straniera sovente molto
pi ampia della parte lingua straniera-italiano, proprio perch tali opere erano prevalentemente
unidirezionali, cio si rivolgevano a stranieri che le usavano per leggere e capire i testi letterari
italiani.

1.6 Servitori di due padroni fra i dizionari d'oggi

La coppia 'lingua di partenza/lingua di arrivo', molto usata negli scritti sui dizionari, da sola
troppo vaga e va correlata alla coppia che permette di specificare se la lingua di partenza o no la
lingua madre dell'utente.
La grande maggioranza dei dizionari esaminati unidirezionale, cio compilata unicamente per le
esigenze del pubblico italiano. Si discostano da questa unidirezionalit i dizionari Sansoni: in pi
volumi dichiaratamente bidirezionali; il dizionario Langenscheidt-Signorelli e il Robert-Signorelli
predisposti per due mercati; i due dizionari italiano e spagnolo, che privilegiano la bidirezionalit
'passiva'.

Di per s la bidirezionalit non n positiva, n negativa, ma senza dizionari "quadrupli" la


bidirezionalit completa un'utopia. In commercio si trovano dizionari con gradi differenti di
bidirezionalit, a seconda della mole del dizionario e della volont redazionale di usare tutti gli
espedienti a disposizione per servire due comunit linguistiche.
Quando la bidirezionalit soltanto accennata (indicazione del cambiamento di genere
grammaticale, trascrizione della pronuncia delle parole italiane, etichette stilistiche o d'altro tipo
tradotte) spesso non fa altro che appesantir la microstruttura con indicazioni che non servono ad
una delle due comunit e non servono abbastanza all'altra.

1.7 Dizionari bilingui nel computer

Nella storia dei dizionari stiamo assistendo in questi decenni ad un cambiamento di supporto
materiale destinato nel futuro a modificare notevolmente la struttura delle opere lessicografiche
monolingui e bilingui e soprattutto a cambiare radicalmente, fin d'ora, le abitudini di consultazione.
Gli innegabili vantaggi della consultazione di opere di riferimento computerizzate sono, per
non citarne che alcuni:
il minimo ingombro dei CD-ROM rispetto ai volumi stampati, la loro minor usura e la
possibilit, con computer multi-utenza, di venir consultate da pi utenti
contemporaneamente,
la flessibilit del supporto rispetto alla bidimensionalit della pagina stampata, per cui,
liberati dal condizionamento dell'ordine alfabetico, possibile porre domande molto
complesse su pi microstrutture, senza sapere previamente quali sono le parole da
consultare,
la possibilit di prevedere esigenze e capacit diverse di consultazione da parte degli utenti,
fornendo quindi aiuti o microstrutture semplificate. In sostanza fra un dizionario stampato e
lo stesso dizionario su CD-ROM consultabile attraverso il computer c' molta differenza: il
primo un oggetto autonomo, non richiede apparecchiature per la consultazione, per
risponde a certe domande solo se chi le pone particolarmente abile e paziente; il secondo
aiuta chi alle prime armi e stimola a nuovi percorsi chi gi si orienta bene.

2. Il difficile trionfo della sinonimia


interlinguistica
2.1 Bilinguismo e metalinguaggio
Tutti i dizionari nascono da una situazione di plurilinguismo, perfino i monolingui che facilitano
la comprensione degli usi linguistici di gruppi culturali e sociali differenziati.
La redazione dei dizionari bilingui riposa sulla convinzione che le lingue differiscono unicamente
nel lessico, anzi nei significanti del lessico. I significati, il modo di concepire il mondo, sarebbero
gli stessi.
Le differenze di sintassi sarebbero esse pure minime e comunque minimizzabili, in quanto la frase
vista come regolata da una logica universale. Solo a queste condizioni possibile trovare una
corrispondenza fra parole di una lingua e parole di un'altra, una serie di sinonimie* tra codici
linguistici diversi.
Il problema di individuare il metalinguaggio si pone non solo per la presenza di espressioni
metalinguistiche riguardanti le parti del discorso e le loro peculiarit grammaticali, ovvero le
limitazioni d'uso (esempi di queste espressioni metalinguistiche sono: sostantivo, maschile, verbo
transitivo, popolare, figurato, napoletano, medicina, ecc.), ma proprio per il modo in cui l'utente
considera il lemma e la sua traduzione.
Rey-Debeve fa l'esempio di un italiano che non sa l'inglese e, consultando il dizionario dalla parte
inglese-italiano, nella coppia "cat : gatto" portato a vedere in gatto un significato, il contenuto del
segno cat, che non evoca per lui nessun referente; lo stesso utente nella coppia "gatto : cat" del
dizionario italiano -inglese sentirebbe cat come una denominazione, l'attribuzione di un segno alla
cosa nominata ("chose-nomme") da gatto. Infatti mentre "cat: gatto" si pu parafrasare con "cat
significa gatto" , "gatto : cat" si pu parafrasare soltanto ricorrendo a "gatto si dice/si traduce cat".
Tuttavia risulta molto arduo nei veri dizionari bilingui stabilire se il traducente o non , per
chi consulta, il significato del lemma, dal momento che nella maggior parte delle voci bilingui il
traducente nello stesso tempo il significato del lemma.
I casi in cui questa coincidenza non si verifica sono quelli in cui nella glossa viene dato non solo il
traducente, ma anche una descrizione del significato del lemma e quelli, non facilmente
individuabili in quanto legati alla conoscenza di chi consulta, in cui al lemma sconosciuto di L2
affiancato un lemma altrettanto sconosciuto all'utente parlante-nativo di L1. Si pensi ad un italiano,
piuttosto digiuno di liturgia cattolica, di fronte ad una voce di dizionario bilingue tedesco-italiano
come questa: Patene f. (-, -n ) <Lit> patena f.
Dei dizionari monolingui si dice che il loro metalinguaggio contiene il linguaggio-oggetto,
identificato con la lingua da cui sono tratti i lemmi: un dizionario monolingue italiano, ad esempio,
descrive i propri lemmi in italiano. Il metalinguaggio del dizionario monolingue per non contiene
solo il linguaggio-oggetto, ma anche esempi e citazioni, che sono espressioni citate del linguaggiooggetto e quindi non appartengono al linguaggio-oggetto.
Dei dizionari bilingui non si pu sempre dire che il loro metalinguaggio non contiene il
linguaggio-oggetto, cio che le glosse sono totalmente redatte con espressioni appartenenti ad un
codice linguistico diverso da quello dei lemmi. In particolare saranno date nella lingua del lemma
abbreviazioni e brevi definizioni.

In questo libro l'uso dei termini metalinguaggio o metalingua e metalinguistico sar d'ora in poi
riservato alla lingua usata nel dizionario come lingua descrittiva del lessicografo (nelle indicazioni
stilistiche, restrizioni d'uso, brevi spiegazioni di significato, ecc.) e, pi raramente come lingua per
spiegare le lingue usate nella funzione precedente (nelle istruzioni per l'uso e la consultazione del
dizionario).

2.2 Come sono e come dovrebbero essere i dizionari bilingui


La voce lessicografica di un dizionario bilingue composta dalle seguenti parti:
il lemma
la pronuncia della parola-lemma
le abbreviazioni di carattere grammaticale; eventuali indicazioni morfologiche (plurali
irregolari, comparativi, ecc.)
le indicazioni abbreviate, in genere fra parentesi o comunque graficamente distinte dal
traducente, che ragguagliano sull'appartenenza della parola-lemma ad una variet linguistica
uno o pi traducenti, eventualmente accompagnati da indicazioni di vario tipo:
specificazioni semantiche, indicazioni grammaticali e di variet
le collocazioni, cio intorni tipici della parola-lemma, con le rispettive traduzioni; eventuali
indicazioni sintattiche
gli esempi con traduzione
la fraseologia (proverbi, modi di dire)
le parole composte con la parola-lemma e derivati della parola-lemma.
Se i redattori di un dizionario monolingue al momento di pianificare quali parole della lingua
diventeranno lemmi del loro dizionario incontrano una serie di problemi, i redattori di un
dizionario bilingue devono affrontare il doppio:
1. Le due parti del dizionario, L1-L2 e L2-L1, non devono necessariamente contenere lo
stesso numero di lemmi: anzi mentre la parte concepita per la comprensione di testi in L2
deve avere un lemmario il pi esteso possibile, la parte che aiuta la produzione in L2 deve
curare piuttosto la completezza delle voci.
2. Il lemmario composto da parole della L2 deve includere anche varianti regionali o altre
deviazioni dalla norma che nella parte destinata alla produzione non appaiono come
traducenti; la sezione L1-L2 inevitabilmente pi sincronica e normativa dell'altra.
3. I bilingui generali in un volume contengono di solito pi di 100 000 lemmi, sommando i
lemmari in L1 e in L2. "Gonfiare" il lemmario non difficile: basta promuovere a lemmi i
derivati ed attingere ai depositi terminologici dei vari sottocodici. Se da una parte far
diventare lemmi i derivati aiuta a snellire la voce lessicografica, dall'altra la rincorsa delle
case editrici ad un numero di lemmi pi alto di quello dei dizionari della concorrenza non
sempre nell'interesse dell'utente, in quanto ne asseconda la tendenza a privilegiare la
quantit pi che la qualit. Il vasto pubblico, ivi inclusa una gran parte del cosiddetto mondo
degli specialisti, abituato a giudicare esclusivamente sulla base del numero delle parole
registrate e perci la concorrenza sul mercato si fa nel campo del superfluo anzich
nell'ambito del lessico centrale".
Consideriamo, ad esempio, i termini scientifici, quelli che in genere hanno un solo traducente e
costituiscono una voce lessicografica composta da una sola riga: anche per loro una glossa accurata
potrebbe presentare pi traducenti, perch i termini scientifici possono avere significati diversi a
seconda delle scuole e degli approcci. La scelta dei termini scientifici o specialistici da inserire in
un dizionario bilingue d spesso l'impressione di essere fatta su basi soggettive. Invece non bisogna
trascurare il tipo di cultura che sta dietro ad ogni coppia di lingue: per esempio il lessico
relativo alla vinificazione pi rilevante in un bilingue francese e tedesco che in un bilingue

tedesco e danese.
4. Lemmi di pi parole: in un dizionario bilingue, soprattutto quando la struttura della lingua
di partenza molto diversa da quella della lingua d'arrivo, diventa necessario promuovere a
lemmi espressioni che in un monolingue si possono trattare come prevedibili collocazioni
della parola-lemma. Cos hanno fatto (senza nemmeno sottolinearlo nell'introduzione) i
redattori del dizionario Sansoni italiano e inglese in un volume, che presenta spesso lemmi
come confectioner's sugar o opposite number.
5. Al lessicografo bilingue non si pongono soltanto problemi di selezione del lemma (includere
o non includere neologismi, arcaismi, vocaboli dei sottocodici ecc.) rispetto alla totalit dei
vocaboli di ciascuna lingua, ma anche problemi di opportunit di scelta rispetto alla
competenza dell'utente.
6. Cos come pu essere opportuno adottare lemmi formati da pi parole, anche utile avere
come lemmi i morfemi legati pi produttivi di una lingua, soprattutto perch spesso nei
bilingui non appaiono come lemmi tutte le parole composte da questi morfemi. Pu quindi
essere utile, nei limiti del possibile, dato che non sempre i morfemi sono trasparenti quanto
al significato, conoscerne il valore semantico.
Se questo ormai diventato un atteggiamento comune nei monolingui, non invece ancora molto
diffuso nei bilingui. Esistono naturalmente anche in questo caso considerazioni contrastive da
mettere sulla bilancia: mentre i prefissi vengono sempre pi spesso registrati come lemmi, i suffissi
vengono lemmatizzati principalmente nei dizionari bilingui relativi a lingue per le quali si possono
istituire delle corrispondenze fra i suffissi. Ad esempio, il Robert-Signorelli italiano e francese porta
come lemma italiano il suffisso -accio, a cui affianca il francese -asse. Nei dizionari inglese e
italiano non troviamo -accio molto probabilmente perch non possibile trovare un corrispondente
morfema inglese.
7. Nella lessicografia bilingue recente si possono osservare tendenze diverse circa
l'inserimento nel lemmario di abbreviazioni e acronimi: c' chi fa liste alfabetiche a parte
e chi li immette tutti nel lemmario, eccezion fatta per le abbreviazioni che appartengono alla
metalingua lessicografica usata nel dizionario.
8. Anche per i nomi propri di persona, luogo o cosa le tendenze sono varie. positivo
comunque che i lessicografi si siano resi conto del grande numero di nomi propri traducibili
e spesso li immettano nel lemmario col loro traducente. Non indispensabile che cambi la
forma del nome (come per Venice / Venezia ), a volte cambia la pronuncia o l'attribuzione del
genere: ad esempio, la stessa parola Paris viene pronunciata in modo diverso da un inglese e
da un francese.
importante che i nomi propri figurino in un dizionario bilingue, sia pure in liste separate,
perch come il monolingue non descrive solo la lingua ma anche la cultura di una comunit, cos i
bilingui mettono in contatto due lingue e due civilt. Escludere i nomi propri come portatori di
indesiderabile contenuto enciclopedico, significherebbe danneggiare notevolmente questa
possibilit di intercomunicazione. Inoltre se i redattori di dizionari monolingui possono giustificare
l'esclusione di molti nomi propri dal lemmario asserendo che gli utenti vanno a cercare i nomi
propri nelle enciclopedie, non altrettanto possono dire i redattori di dizionari bilingui, perch i loro
utenti non hanno facilmente a portata di mano un'enciclopedia in L2 e per di pi questa
potrebbe non contenere quelle informazioni sulla pronuncia e sul genere e numero grammaticale
che interessano l'utente straniero.
Una volta scelte le parole che si vogliono inserire nel lemmario, il lessicografo deve decidere
quale forma della parola adottare come lemma. Il lessicografo bilingue si rif in genere ad
ognuna delle due tradizioni nazionali, cercando di armonizzarle e mettendo in guardia gli utenti
circa le differenze pi rimarchevoli.
Il lemma spesso non corrisponde alla forma grafica della parola, ma contiene fra un grafema e
l'altro, sopra o sotto la serie di grafemi, segni tipografici che servono a mostrare

1. la sede dell'accento
2. 0le caratteristiche di pronuncia di un grafema che pu corrispondere a fonemi diversi
3. la divisione in sillabe d) la divisione fra morfema radicale e morfema grammaticale o
suffissale
4. le caratteristiche proprie di ogni lingua (ad esempio se un verbo separabile in tedesco).
Wiegand propone di chiamare questo lemma infarcito di segni, spazi, ecc; lemma discontinuo.
Le difficolt di decifrazione che il lemma discontinuo comporta variano molto da dizionario a
dizionario; l'artificialit che lo contraddistingue sopportabile quando raggiunge lo scopo di
trasmettere con grande concisione una serie di informazioni, ma diventa gratuita e perfino dannosa,
quando certi segni sono introdotti soltanto per risparmiare spazio.
L'uso della tilde o di altri segni convenzionali (lettera iniziale, lineetta) come 'segnaposto' del
lemma porta ad affrontare la questione del rapporto fra lemma e sottolemmi. Non tutte le voci
lessicografiche infatti sono composte soltanto dal lemma e dalla glossa: spesso parole derivate o
composte vengono raggruppate sotto un'unica parola-lemma. Nei dizionari di oggi la parola-lemma
sotto la quale si raggruppano i sottolemmi scelta in base a criteri di ordine alfabetico. Il fatto che
nel Sansoni italiano e inglese (in un volume) si trovi il lemma chiassata e come sottolemmi
chiasso, chiassosamente, chiassosit, chiassoso non implica affatto che chiassata sia la parola da
cui deriva chiasso, semplicemente la prima parola in ordine alfabetico della famiglia lessicale.
Nonostante questo raggruppamento dia meno fastidio nei dizionari bilingui che nei monolingui (che
dovendo definire chiassata ricorrono a chiasso), non pi molto diffuso oggi, perch i dizionari
bilingui tendono a snellire le voci lessicografiche e a dare i derivati come lemmi autonomi.
Interessante anche il trattamento che nei dizionari bilingui viene riservato agli omonimi. Come
nei monolingui vengono in genere indicati da lemmi differenziati con un esponente numerico
progressivo. Gli omonimi nei bilingui sono meno numerosi che nei monolingui, perch spesso
uno degli omonimi un arcaismo o una parola rara che non trova accoglienza nel lemmario. Vi
sono per bilingui che trattano l'omonimia come se tale non fosse: Ignorare l'omonimia
considerato non grave, anzi carattere intrinseco della natura dei dizionari bilingui. Mentre nei
dizionari monolingui la separazione degli omonimi deve essere fatta soprattutto sulla scorta
dei dati etimologici, poich contribuisce alla descrizione della parola-lemma, nei bilingui il
tracciare confini tra un omonimo e l'altro non ha semanticamente nessun ruolo, se si suppone
conosciuto all'utente il contenuto della parola. Il problema si ridurrebbe in sostanza ad una
questione di stile di lemmatizzazione, stile da scegliere secondo l'interesse e le abitudini degli
utenti.
Un'ultima osservazione sui lemmari dei dizionari bilingui ci porta a constatare che il dizionario
bipartito regna incontrastato: ci potranno essere o non essere liste di nomi, ma i lemmari sono
sempre due, uno con lemmi in una lingua e l'altro con lemmi dell'altra lingua. Alcuni lessicografi
invece ritengono che sarebbe meglio fondere i due lemmari in un unico ordine alfabetico,
sempre che siano uguali gli alfabeti usati dalle due comunit linguistiche. L'idea, a prima vista
bizzarra , scaturisce dall'uso contemporaneo delle due sezioni di un dizionario bipartito che tutti gli
utenti avveduti praticano, soprattutto quando traducono in L2. Con un'unica lista alfabetica il tempo
di ricerca del lemma sarebbe pi breve.

2.2.2 La trascrizione della pronuncia


Per le lingue che hanno una grafia abbastanza vicina alla pronuncia, e soprattutto una
corrispondenza regolare fra grafemi e pronuncia, la trascrizione fonetica non data di seguito al
lemma, ma inserita nel lemma per mezzo di convenzioni tipografiche debitamente chiarite nelle
introduzioni. Cosi avviene in genere per i lemmi in italiano, in tedesco, in spagnolo. Quando il

dizionario unidirezionale la pronuncia riportata nella sezione passiva, L2-L1, dizionari


bidirezionali riportano la trascrizione fonetica dei lemmi di entrambe le lingue.
Nella glossa i traducenti non sono accompagnati da indicazioni sulla pronuncia perch sono in
genere pi d'uno e si suppone che l'utente cerchi questo tipo di informazione nella sezione L2-L1, l
dove i traducenti figurano come lemmi.
Il sistema di trascrizione preferito , nei dizionari bilingui italiani, l'Alfabeto Fonetico
Internazionale: si tratta di una trascrizione fonematica, per lo pi, e non fonetica.
I migliori dizionari bilingui pubblicati recentemente cercano di tener conto anche delle variazioni
dell'accent della parola-lemma nei composti, nelle frasi idiomatiche e in relazione all'accento
delle parole da cui seguita. Per la situazione italiana va osservato che l'utente medio di dizionari
bilingui non ha gran dimestichezza coi simboli dell'Alfabeto Fonetico Internazionale e fa in
generale un uso piuttosto limitato delle indicazioni sulla pronuncia.
Il carattere sincronico e normativo proprio dei bilingui soprattutto nelle sezioni L1-L2 si estende,
per quanto concerne la pronuncia, anche alla sezione L2-L1, nel senso che viene riportata in genere
soltanto una pronuncia, senza tener conto di possibili varianti regionali, a meno che non si tratti di
dizionari speciali.

2.2.3 Informazioni grammaticali e variet linguistiche


Di solito il lemma seguito, oltre che dalla trascrizione fonetica, da abbreviazioni che indicano la
parte del discorso a cui appartiene la parola- lemma, da informazioni morfologiche, da etichette
che rimandano a variet linguistiche. Questo tipo di informazioni nei migliori dizionari bilingui
viene anche data per i traducenti nella sezione attiva, quella che va da L1 a L2.
Si pu dire che in un dizionario attivo per il lemma in L1, bastano pochissime indicazioni (la
categoria grammaticale, il genere, la transitivit), mentre le informazioni debbono essere
concentrate sui traducenti in L2 per i quali l'utente non fornito di competenza linguistica di
parlante nativo. Nei dizionari passivi la situazione capovolta: moltissime informazioni, compresa
quella riguardante la variet, relative al lemma in L2, praticamente nessuna per i traducenti in L1
dal momento che l'utente conosce le propriet grammaticali e stilistiche delle parole della propria
lingua ed in grado di inserirle in frasi corrette ed accettabili.
Nel modo di dare le informazioni grammaticali e morfologiche i dizionari non differiscono
moltissimo: bisogna ovviamente tener conto delle specifiche differenze fra lingue messe a confronto
e delle tradizioni lessicografiche nazionali in materia di abbreviazioni ed etichette.
Per essere pratici ed efficienti i dizionari non debbono far troppo pensare e cercare: dare
all'utente informazioni puntuali con un uso molto trasparente di abbreviazioni ed etichette significa
servirlo al meglio. Aumentare le pagine dedicate a descrizioni grammaticali nell'introduzione o
nelle appendici non sbagliato, ma, se le abitudini di consultazione non cambiano, relativamente
utile, poich l'utente o trova certe informazioni nella voce che consulta o non le cerca altrove.
Le abbreviazioni per le parti del discorso non cambiano molto in italiano, inglese, francese,
tedesco e spagnolo: v sta per verbo, adv per avverbio, ecc. Pi evidente la differenziazione
linguistica nelle etichette di variet linguistica, perch tali etichette abbreviate non si riferiscono
ad un insieme comune di termini derivanti dalla tradizione latino- medioevale, ma a parole come
volgare, commercio, dialetto che hanno corrispondenti diversi in ciascuna lingua.
I dizionari che intendono servire una sola comunit, usano soltanto abbreviazioni appartenenti
alla lingua della comunit scelta, sia per la parte L2-L1 sia per quella L1-L2.

Le opere bidirezionali, o presunte tali, hanno le abbreviazioni nella lingua del lemma,
privilegiando in tal modo l'uso del dizionario da parte di chi ha come L1 quella del lemma e traduce
da L1 in L2 e complicando la vita dell'utente che ha l'esigenza opposta.
Se questa situazione accettabile per le etichette che indicano un sottocodice (l'utente 99 volte su
cento non ha bisogno di tradurre l'etichetta di sottocodice per essere sicuro d'aver scelto il
traducente giusto, perch il contesto di L2 gli d in genere abbastanza chiavi per comprendere),
invece pericolosa per le abbreviazioni relative alle indicazioni di registro, di variet regionale
o temporale. Dando queste indicazioni nella lingua del lemma, si corre il rischio che chi traduce
dalla L2, cio chi ha davvero bisogno di sapere se una parola arcaica, volgare, usata nella tal
regione ecc., trascuri l'indicazione piuttosto che andare a vedere che significa nelle liste apposite.
Cos una delle forme pi delicate e difficili del lavoro lessicografico, l'indicazione della variet,
resta inutilizzata o sottoutilizzata, sacrificata sull'altare della bidirezionalit.
Una scelta oculata di abbreviazioni comprensibili per entrambe le comunit linguistiche in
gioco la soluzione migliore, quando possibile adottarla; quando non lo , bisogna o adottare
doppie etichette (una per una lingua e una seconda per l'altra), o rinunciare alla bidirezionalit, o
dire chiaramente nell'introduzione che la traduzione a cui mira il dizionario va in una determinata
direzione e che perci per usarlo in senso inverso bisogna sfogliare spesso l'elenco delle
abbreviazioni oppure impararlo a memoria.
Sulla scorta di dizionari monolingui che hanno cominciato a fare un lessico dettagliato dei termini
metalinguistici di cui si servivano nelle voci lessicografiche, ora anche i bilingui iniziano ad
inserire compendi grammaticali molto sostanziosi al posto delle poche annotazioni grammaticali e
morfologiche di un tempo.
Quando per i prospetti e i compendi lasciano il posto a vere e proprie grammatiche
alfabetiche di estese dimensioni, bisogna fare, almeno tre considerazioni:
1. le grammatiche debbono essere ospitate solo da dizionari bilingui di mole ragguardevole,
dizionari, in sostanza, che non siano costretti a sacrificare il lemmario per far posto alla
grammatica;
2. la presenza di una grammatica tanto pi giustificata quanto pi il metalinguaggio e le
decisioni in fatto di fonetica, grammatica, ecc. adottati dalla redazione del dizionario si
discostano dalla tradizione e necessitano perci di spiegazione;
3. l'inglobare un testo di grammatica con note di stilistica non esime il dizionario
dall'ottemperare a quello che il suo compito specifico, cio fornire la grammatica di ogni
parola, i comportamenti idiosincratici di ciascuna parola-lemma.
Se infatti legittimo aspettarsi che l'utente di un dizionario bilingue i conosca le regole generali
della grammatica di L2, non si pu pretendere che conosca il comportamento di ciascuna parola nei
confronti di queste regole: in quest'ambito che il dizionario, e solo il dizionario, lo pu soccorrere.
Dare anche un testo di grammatica con le regole generali della L2 un lusso, un fiore
all'occhiello per distinguersi dalla concorrenza, soprattutto quando le scelte metalinguistiche e
grammaticali non sono innovative.
Il numero e la natura delle etichette abbreviate, dette anche qualificatori, relative a variet
regionali, diacroniche, di sottocodice, di registro, possono variare da dizionario a dizionario e da
lingua a lingua.
La tradizione spagnola, ad esempio, presenta una grande ricchezza di etichette per le variet iberoamericane di spagnolo: argentino, venezuelano, cileno, messicano, ecc. I dizionari di lingua inglese
pubblicati in Italia si limitano alla variet americana, molto raramente i bilingui di francese e di
tedesco presentano varianti regionali.

La maggiore o minore apertura verso la terminologia delle scienze e delle tecniche comporta
anche un numero pi o meno grande di etichette relative a tali terminologie. Il nucleo di etichette
che pi ha attirato l'attenzione dei metalessicografi tuttavia quello costituito dai qualificatori di
registro (colloquiale, popolare, triviale, familiare, ecc.), di variet diacronica (arcaico, neologismo,
ecc.) di connotazione (ironico, scherzoso, ecc.) oltre ad etichette come poetico, letterario,
dialettale, gergale.
Nella maggior parte dei casi la spiegazione del valore effettivo dei qualificatori e dei criteri con i
quali sono stati applicati viene lasciata all'intuizione del lettore.
Nella sua analisi delle etichette di registro nei dizionari francesi Hausmann fa notare appunto come
sarebbe necessaria una doppia etichettatura, una per lo scritto e l'altra per il parlato, per
esempio un'esclamazione popolare nel parlato come merde! diventa volgare nello scritto.
I dizionari bilingui in genere tengono conto del modo in cui i monolingui attribuiscono i
qualificatori, ma tendono a ridurne il numero: il problema nei monolingui e nei bilingui rimane
per lo stesso e si pu formulare brevemente con una domanda. Come possiamo essere sicuri che
le etichette attribuite ai lemmi e ai traducenti siano descrittive, cio rispecchino l'uso della
comunit linguistica, e non riflettano piuttosto le opinioni dei lessicografi?
Cresswell, mettendo a confronto il modo di etichettare di vari dizionari americani, giunto alla
conclusione che soltanto l'analisi di un largo corpus di dati linguistici potrebbe condurre
all'attribuzione non soggettiva di etichette di registro.
Non bisogna dimenticare tuttavia che i qualificatori sono una delle parti della voce lessicografica
pi soggette ad invecchiamento precoce, dal momento che l'uso cambia rapidamente.
Sulla base dell'esperienza, Collison sostiene che i moderni dizionari bilingui hanno una vita media
di circa venticinque anni.

2.2.4 I traducenti
I traducenti, cio le parole in lingua d'arrivo corrispondenti alla parola-lemma in lingua di
partenza, sono il cuore della glossa del dizionario bilingue. Sono degli eteronimi della parolalemma, ossia dei sinonimi in un sistema linguistico diverso.
Questa sinonimia fra lingue diverse gode di tutti gli svantaggi e i vantaggi della sinonimia fra
parole di una stessa lingua con una complicazione in pi, derivante dal fatto che viene sfruttata da
persone che non conoscono l'uso degli eteronimi in L2 e si devono basare sulle indicazioni del
dizionario.
La precisione dei traducenti sempre importante, ma meno decisiva quando si traduce dalla L2
in L1 in tal caso infatti, anche se le corrispondenze proposte dal dizionario non sono soddisfacenti,
l'utente, basandosi sul contesto e sulla competenza della propria lingua, pu trovare da solo il
traducente che gli serve. Quando invece si traduce dalla L1 alla L2 non si hanno altre possibilit che
quelle suggerite dal dizionario bilingue.
La corrispondenza strutturale. I casi in cui manca la corrispondenza di categoria grammaticale
fra parola-lemma e traducente sono molti. A volte il termine della lingua d'arrivo si inserisce in
modo diverso nella frase: i nomi di segno zodiacale vengono usati in italiano in frasi come Lei
del Leone che vanno tradotte in inglese She is Leo. In altri casi il traducente della lingua d'arrivo
contiene elementi variabili secondo il contesto: il francese n'est-ce pas e l'italiano vero?, no? in
coda alle domande sono resi in inglese in base al verbo che li precede.
Nei confronti della non corrispondenza strutturale i dizionari bilingui vanno gradualmente

migliorando, anche se nella maggioranza dei casi preferiscono dare un cattivo traducente che
dare un traducente costituito da una diversa parte del discorso. Finora la cura maggiore dei
dizionari stata concentrata sulla corrispondenza dei significati fra eteronimi appartenenti alla
stessa classe grammaticale.
Ci pu essere corrispondenza completa fra la parola-lemma e traducente, sia dal punto di vista
connotativo che denotativo, quando:
la corrispondenza totale
il lemma ha pi significati che richiedono traducenti diversi
il traducente ha, oltre al significato del lemma eteronimo, anche altri significati
La corrispondenza incompleta si ha quando i traducenti non rendono gli elementi denotativi e/o
connotativi della parola-lemma. Ci che si perde viene in genere recuperato attraverso spiegazioni
fra parentesi, che servono all'utente per capire in che cosa il traducente incompleto, ma che
l'utente non pu inserire nella traduzione di un testo. Il traducente in questi casi "una specie di
iperonimo o di iponimo interlinguistico". A differenza della sinonimia interlinguistica, detta
eteronimia, per questa situazione non stato coniato un termine specifico.
Per esempio: ingl. girlhood it. adolescenza; giovinezza (di ragazza).
La perdita di connotazione molto frequente: uno dei casi pi comuni quello rappresentato dal
traducente che non appartiene allo stesso registro. Ad esempio se traduco l'it. terrone col fr.
meridional, perdo il valore spregiativo.
Ci sono casi in cui una parola-lemma non ha corrispondenti nella lingua d'arrivo. Pu capitare
con qualsiasi parola, ma ci sono tre gruppi di parole che pi frequentemente degli altri non hanno
traducenti in lingua d'arrivo.
1. parole che non hanno una vera e propria funzione designativa ad esempio gli articoli,
certe preposizioni, certi avverbi e congiunzioni, le interiezioni, ma anche altre parti del
discorso che in certi contesti hanno funzione designativa e si possono tradurre con buoni
equivalenti e in altri contesti non richiedono o non hanno traducenti. Un caso di questo tipo
il non nella frase italiana pi furbo di quanto tu non creda. A queste parole che non
designano il dizionario bilingue non pu che affiancare un gran numero di esempi che
rendano conto della loro funzione e degli intorni in cui vanno o non vanno tradotte nella
lingua d'arrivo.
2. parole legate alla cultura della comunit, poich gli usi, le abitudini, i cibi di un popolo
non hanno necessariamente con quelli di altri popoli corrispondenze tali da poter sempre
istituire un rapporto fra parola-lemma e traducente. Il metodo pi comodo in questi casi
fare un prestito linguistico, cio adottare la parola straniera; altrimenti si pu creare un
neologismo o proporre un equivalente esplicativo, o un traducente generico (un
iperonimo) seguito da una definizione. Quest'ultima comunque sempre necessaria se il
dizionario bilingue vuole svolgere la funzione di mettere in contatto culture e non solo
lingue. Ovviamente pi le culture sono distanti, pi necessaria una spiegazione abbastanza
estesa.
3. Il terzo gruppo di parole costituito dalle cosiddette lacune onomasiologiche, cio dalla
possibilit che una lingua naturale non abbia una parola per designare situazioni, classi
d'oggetti o altro che pure fanno parte della vita della comunit culturale che parla tale
lingua come L1. Ad esempio, l'inglese d a nuts oltre il significato di "noci, nocciole "
anche il significato di "noci, nocciole, arachidi e altri frutti simili". L'italiano non ha un
traducente per questo secondo significato.
Per ovviare alle diverse forme di anisomorfsmo fra le lingue il dizionario bilingue si serve di
quattro tecniche, spesso usate contemporaneamente:

1. qualificatori del traducente come quelli usati per il lemma (soprattutto per mettere in guardia
contro le differenze di connotazione)
2. uso di segni d'interpunzione e di altri mezzi tipografici (per distinguere fra loro pi
traducenti);
3. brevi definizioni di ciascuna accezione della parola-lemma;
4. collocazioni ed esempi.
Oltre ai qualificatori di variet linguistiche e di sfumature connotative nei dizionari monolingui e
bilingui si fa uso si altre etichette per variegare ulteriormente le accezioni. Estensivo, figurato,
traslato, propriamente, particolarmente sono etichette che servono ad indicare come il traducente si
riferisce ad un senso 'stiracchiato' o 'ridotto' o 'trasiato' rispetto a quello generale dell'accezione.
Va da s che un lessicografo decide a volte di considerare uso figurato o estensivo ci che un altro
preferisce trattare come un'accezione diversa, per cui le glosse dei bilingui, proprio come quelle dei
monolingui , variano da un dizionario all'altro, per quanto concerne il numero delle accezioni di un
lemma.
Se due traducenti sono separati da una virgola, significa che sono tra di loro sinonimi o quasisinonimi. Se sono separati da un punto e virgola non hanno invece lo stesso significato. Il punto e
virgola a causa della sua pericolosa somiglianza con la virgola (somiglianza che ha spesso indotto
gli studenti a scegliere traducenti errati) sempre meno usato come separatore di senso.

2.2.5 Discriminazioni di significato dei traducenti


I mezzi di cui si servono i dizionari bilingui per distinguere fra loro i traducenti di uno stesso lemma
comprendono, oltre ai qualificatori di v0ariet linguistica, anche brevi note tra parentesi poste
prima o dopo il traducente. A differenza dei qualificatori, che sono in genere un insieme chiuso e
si presentano come abbreviazioni sciolte in apposite liste, le parole delle note non sono quasi mai
abbreviate e non appartengono ad un insieme chiuso.
Dal punto di vista linguistico una parte delle notazioni sono in relazione paradigmatica rispetto
al lemma, un'altra parte in relazione sintagmatica rispetto al lemma o al traducente.
Mentre le notazioni in relazione paradigmatica si riferiscono al lemma in quanto segno del
contenuto, ossia direttamente al significato della parola indicata dal lemma, alcune delle notazioni
in relazione sintagmatica, quelle che sottintendono detto, scritto, usato, si riferiscono al lemma in
quanto parola autonima. Le discriminazioni di significato che intrattengono una relazione
paradigmatica col lemma sono in genere brevi definizioni fatte per mezzo di sinonimi, oppure
definizioni attraverso iperonimi. Anche gli antonimi vengono usati, soprattutto per gli aggettivi.
In molti casi si ricorre ad un tratto specifico che si utilizzerebbe qualora si dovesse descrivere il
significato della parola-lemma: allora tra il lemma e l'espressione usata per indicare il tratto
semantico non intercorre pi una relazione paradigmatica, ma sintagmatica.
opportuno quindi che nei bilingui si trovino definizioni di una certa ampiezza soltanto
quando non esistono veri traducenti. Queste definizioni spesso si trovano in voci lessicografiche
che presentano un solo traducente, non servono perci a discriminare i significati di pi traducenti,
ma sono l'espediente per spiegare parole intraducibili; altre volte seguono un traducente che un
iperonimo; in altri casi sono soltanto un'elaborazione del traducente, come se il lessicografo volesse
avere la certezza che l'utente ha colto il significato del lemma.
Fra le discriminazioni di significato in rapporto sintagmatico con il lemma un sottogruppo

peculiare costituito da quelle parole che potrebbero essere il soggetto o l'oggetto (nel caso dei
verbi) della parola-lemma usata in una frase o costituire con essa un sintagma (nel caso di
aggettivi e nomi). un procedimento usato soprattutto con i lemmi che sono verbi, ed anche
quello, fra i mezzi per distinguere i traducenti, pi 'vantato' nelle introduzioni. Il motivo di tale
attenzione evidente: questi intorni altamente probabili hanno un molo uguale a quello degli
esempi, talvolta sono delle collocazioni fisse.
Vi poi il sottogruppo di discriminazioni di significato che sono in relazione sintagmatica con il
lemma, ma richiedono, per essere ben intese, l'integrazione di parole omesse. Ad esempi o in
pannare detto del latte.
Una delle ragioni per cui le voci lessicografiche sono testi di difficile lettura sta proprio in questo
disinvolto passare da un piano all'altro, nell'usare rinvii ellittici alla metalingua lessicografica, rinvii
pronominali a parti precedenti della voce e nel costante, ineliminabile rinvio ai testi da cui i lemmi e
gli esempi sono stati sradicati, ai testi nei quali i traducenti dovranno essere immessi.
In che lingua vengono di solito date le discriminazioni di significato? I dizionari unidirezionali
le danno sempre nella L1 dell'utente, in entrambe le sezioni del dizionario; i dizionari che aspirano
alla bidirezionalit le danno nella lingua del lemma.
Quando un dizionario d le discriminazioni di significato nella lingua del lemma, decide di
aiutare l'utente che usa quella sezione per tradurre in L2: una scelta lodevole per perch tradurre
L2 pi difficile che tradurre da L2, ma comunque una scelta che orienta la bidirezionalit.
Un dizionario bilingue con intenti bidirezionali nel senso pieno della parola dovrebbe contenere
voci con le discriminazioni bilingui ma loro comportano per un grande dispendio di spazio.
Il compito del dizionario bilingue non definire i significati ma definire i confini d'uso della
unit lessicali della lingua di partenza visti 'con gli occhiali', nella prospettiva, della lingua
d'arrivo, ovvio che questi confini possono variare a seconda delle lingue a confronto.
La pratica di usare discriminazioni di senso sembra dunque inevitabile, soprattutto nei dizionari
attivi. Nei passivi hanno un'importanza minore perch l'utente riceve il fondamentale apporto di
informazione e discriminazione semantica costituito dal senso generale del testo in L2 che sta
traducendo.

2.2.6 Le collocazioni, gli esempi, la fraseologia


Il termine collocazione sembra lentamente affermarsi in (meta)lessicografia ma l'incertezza sul suo
esatto valore grande. Non sempre chi lo usa intende indicare "un'unit composta che prevede la
sostituibilit di almeno uno dei suoi elementi costitutivi, rimanendo l'altro costante": i pi vedono
nelle collocazioni "i legami tipici che la parola intrattiene con altre parole" ma non s'interrogano
sulla natura di tali legami tipici.
Accade cos che con il termine collocazione vengano anche indicati quegli oggetti, soggetti o
attributi che fungono piuttosto da discriminazioni di senso e che esemplificano il comportamento
sintattico e semantico della parola- lemma senza dar luogo a un'unit composta. Per prendere le
distanze da quest'uso esteso, molti preferiscono parlare di collocazioni ristrette da una parte e di
combinazioni libere dall'altra.
Le collocazioni ristrette sono le combinazioni di una o pi parole usate in uno dei loro significati
regolari, non idiomatici, secondo certi schemi strutturali e limitate nella loro commutabilit non
solo dalla valenza grammaticale e semantica (come i componenti delle cosiddette combinazioni
libere di parole), ma anche dall'uso. Sono queste le collocazioni che un dizionario bilingue attivo

deve preoccuparsi di registrare dal momento che, in mancanza di parlanti nativi, la fonte
principale, se non unica, di collocazioni per lo studente chi impara una L2.
Finora le collocazioni sono state trattate mescolando i dati provenienti dallo spoglio di corpus
con le intuizioni e la competenza del lessicografo: questo spiega perch dizionari diversi trattino
le stesse collocazioni in modo differente, e perch la maggior parte dei dizionari non distingua fra
collocazioni e modi di dire.
La differenza fra collocazioni e modi di dire o espressioni idiomatiche sottile, basata sul
concetto di sostituibilit e di mantenimento del senso da parte degli elementi costituenti.
Prendiamo come esempio: face the facts, the truth, the problem, the circumstances: in queste
collocazioni face ha il significato di "riconoscere 1'esistenza di qualcosa" o di "essere preparato a
fronteggiare" e perci accetta quel limitato numero di oggetti, creando uno schema di collocazione
ristretta. Face compare anche in face the music, quest'ultima un'espressione idiomatica per
mostrare coraggio, dove n music n face hanno conservato il loro significato originale, ma si
sono fusi in una sola unit semantica in cui the music non pu essere sostituito con the melody, n
face con un altro verbo.
La differenza fra collocazioni (ristrette) e combinazioni libere sta nella limitazione proveniente
dall'uso che caratterizza le prime, mentre le combinazioni filiere debbono soltanto badare, oltre, alle
esigenze, morfologiche e sintattiche, alla significativit, cos da non produrre accostamenti come
idee verdi senza colore.
Le collocazioni ristrette, piuttosto trascurate da linguisti che si occupano di rapporti semantici,
costituiscono invece, con i modi di dire, uno degli argomenti preferiti dell'analisi contrastiva e in
quanto tali dovrebbero ricevere particolare cura nei dizionari bilingui.
Un buon dizionario bilingue dovrebbe comportarsi come segue:
non registrare le combinazioni libere, n nella parte attiva n in quella passiva, perch sono
prevedibili su basi semantiche a partire dal significato delle singole parole ( perci inutile
dare esempi come il cane abbaia o l'aereo vola)
registrare le collocazioni ristrette nei dizionari attivi, non necessariamente nei passivi,
perch la traduzione pu essere fatta parola per parola e l'utente sa trovare da solo la
collocazione corrispondente in L, anche se diversa
registrare le espressioni idiomatiche soprattutto nei dizionari passivi, ma anche, in numero
minore, in quelli attivi.
Le collocazioni ristrette sono proprie anche della lingua standard, n colloquiale n colorita, e
vanno quindi apprese fin dal primo anno di studio di una lingua straniera.
Alle locuzioni idiomatiche, alle similitudini, ai proverbi in genere affidato un pesante compito:
illustrare il folklore verbale di una comunit.
I proverbi tendono ad essere elencati nei dizionari moderni in liste a parte, vuoi per sottolinearne lo
statuto di espressioni particolari per le quali si pu al massimo offrire un corrispondente in L2,
quasi mai una vera traduzione. Come per i lemmi che presentano limitazioni di registro, cos per i
proverbi accade che il loro valore scherzoso o volgare vada perso quando sono affiancati a
traducenti neutri.
Gli esempi nelle voci lessicografiche bilingui sono frasi intere col compito di mostrare come
funzionano la parola-lemma e il traducente in contesto. Servono ad aiutare chi non ama le
costruzioni sintattiche date astrattamente, ad es. regalare qualcosa a qualcuno, e comunque
contribuiscono a dare un'idea del modo in cui il traducente pu venir inserito in un contesto.

Gli esempi servono prima al compilatore del dizionario e poi all'utente. Infatti il lessicografo,
mentre si procura gli esempi tramite lo spoglio di testi scritti o attraverso parlanti nativi diventa,
consapevole delle differenze di senso, delle collocazioni ristrette e delle restrizioni grammaticali che
prima non aveva preso in considerazione.
Nei dizionari bilingui gli esempi non sono quasi mai stati, nemmeno nel passato, citazioni
d'autore: non dovrebbero inoltre venir costruiti dal lessicografo per provare la bont delle proprie
definizioni o dei propri traducenti, semmai dovrebbero costituire il punto di partenza per la stesura
di definizioni in un monolingue, per la scelta di discriminazioni di significato e di traducenti nei
bilingui.
Gli esempi che alla fine della compilazione il lessicografo decide di introdurre nella voce del
dizionario bilingue devono adempiere a funzioni specifiche:
delimitano l'area di significato della parola-lemma, anzi dovrebbero farne capire il senso
anche se l'utente non ha familiarit con i traducenti;
inseriscono la parola-lemma in un contesto grammaticale corretto, mettendo in evidenza la
classe grammaticale a cui appartiene la parola-lemma;
dimostrano che il traducente quello giusto in un determinato contesto e aiutano l'utente a
chiarire le potenziali ambiguit di traducenti polisemici
trasmettono informazioni sulla cultura; possono essere scenette di vita espresse nello stile di
un luogo.
Il lessicografo far sempre bene a servirsi di parlanti nativi perch al di fuori della lingua madre
difficile produrre esempi di buona qualit. Per la stessa ragione sono da evitare esempi tratti da
testi tradotti: potrebbero essere poco naturali o illustrare sensi periferici della parola-lemma.
D'altra parte quando ci si serve di testi scritti da parlanti nativi per parlanti nativi, bisogna fare
attenzione ad estrarre esempi che non richiedano all'utente di L2 conoscenze culturali che non
pu avere.
In genere ogni parola-lemma e ogni senso della parola-lemma dovrebbero essere
accompagnati da un esempio. A volte un solo esempio pu non bastare, ne sono necessari tanti
quante le aree di significato o i traslati della parola-lemma.
Sono da evitare gli esempi in cui:
viene illustrato solo un senso periferico del lemma;
la parola-lemma non importante nella frase;
il contesto troppo generale, per cui molte altre parole potrebbero essere sostituite
nell'esempio alla parola-lemma, compreso il suo antonimo.
Secondo alcuni i migliori esempi sono costituiti da almeno due frasi fra loro in relazione logica;
bisogna tenere presente, tuttavia, che la mole del dizionario strettamente legata alla lunghezza
degli esempi, per cui i lessicografi tendono a farli brevi, anche se non criptici.
Gli esempi, composti di una o due frasi, sono dei testi a tutti gli effetti: debbono essere
significativi, avere una coerenza interna ed esterna (rispetto al traducente), non debbono contenere
ellissi che oscurino la comprensione, debbono essere pragmaticamente efficaci, evitando di
offendere l'utente e cercando invece, se possibile, di trasmettere informazioni sulla comunit
linguistica che parla la L2.

3. Microstrutture al microscopio
3.1 Profili di voce lessicografica bilingue
Il modo in cui ciascun dizionario dispone i traducenti, i composti ed i derivati, gli esempi, la
fraseologia all'interno di una voce dedicata ad una parola- lemma polisemica pu variare
notevolmente.
molto difficile per una redazione lessicografica restare 80000, 100000 o 120000 e pi volte fedele
al modello di voce lessicografica che si prefisso e che descrive nelle introduzioni.
Spesso parti del discorso come le congiunzioni, gli articoli, le preposizioni, i pronomi, le
interiezioni obbligano il lessicografo a discostarsi dal modello per fronteggiare la mancanza di
un significato vero e proprio (le parole appartenenti a questa parte del discorso vengono infatti
dette parole vuote oppure si dice che hanno un "significato funzionale"). Certi verbi come fare,
dare, avere, andare, prendere,ecc. obbligano lestensore della voce ad adottare una
microstruttura particolare per ripartire una fraseologia abbondante. Le difficolt di questo
tipo, tuttavia, affliggono tanto il compilatore di dizionari monolingui quanto quello di bilingui.
Vi sono deviazioni dal modello di microstruttura adottato che sono invece esclusivo appannaggio
delle voci di dizionario bilingue. La natura bipartita del dizionario bilingue (L1-L2 e L2-L1) e il
fatto che le lingue avvicinate hanno caratteristiche strutturali diverse porta spesso ad avere
profili di voce simili ma differenti nello stesso dizionario. Un tipo di profilo sar influenzato
dall'indirizzo descrittivo che sempre ha la sezione L2-L1, l'altro risentir dell'assetto forzatamente
normativo della sezione L1-L2.
Una vera competenza linguistica implica un certo grado di creativit linguistica e che per il
momento la lessicografia bilingue non in grado di illustrare quest'aspetto creativo. Anzi il
dizionario, soprattutto nella parte L1-L2, dovendo elencare i tipici modi di dire corre il rischio di
trasformarsi in una raccolta di clichs abusati.

Ritornando alla presente realt lessicografica bilingue, in Italia vediamo che, come nella quasi
totalit della lessicografia bilingue internazionale, i profili di microstruttura pi comuni sono
almeno quattro. Spesso pi profili convivono nello stesso dizionario.

Profilo A:
Nei dizionari che seguono questo profilo (ad esempio, per le voci pi complesse, i due Garzanti, il
Ferrante-Cassiani) si trovano modi di dire e collocazioni dentro e fuori della sezione fraseologica.
La determinazione delle accezioni non molto curata e non segue criteri coerenti per tutte le voci
del dizionario. Le lingue come il francese, l'italiano o lo spagnolo che in luogo delle parole
composte hanno spesso locuzioni nominali del tipo ferro da stiro, o chemin de fer o arma da fuego,
inducono il lessicografo a inserire tali locuzioni a volte sotto le accezioni, a volte nella fraseologia.
Profilo B:
Questo profilo si ritrova in dizionari come il Robert-Signorelli, lo Skey, il Cambridge-Signorelli, il
Boch che si basano sull'accurata ripartizione delle accezioni fatta dal monolingue a cui si ispirano,

oppure creano tante accezioni da distribuire sotto di esse tutto il materiale a proposito e a
sproposito. Le parole composte sono in genere trattate come lemmi oppure, come accade nello
Skey, elencate in fondo alla voce.
Profilo C:
Cos procedono ad esempio il Sansoni tedesco e, con meno rigore, il Ragazzini. Nella parte tedescoitaliano del Sansoni le parole composte con il lemma sono, secondo la tradizione lessicografica
tedesca, raggruppate in un lemma a parte successivo.
Le maggiori differenze tra il profilo C e il profilo A sono:
il profilo C tende a elencare un numero maggiore di accezioni;
il profilo C non mette locuzioni idiomatiche o espressioni colloquiali sotto le accezioni; le
accezioni, elencate in modo piuttosto serrato, sono accompagnate soltanto da esempi brevi,
da aggettivi se il lemma un sostantivo, da complementi se il lemma un verbo, ecc.;
nella sezione italiano-L2 del profilo C le locuzioni nominali e verbali, come ferro da stiro,
prender sonno, sono nella fraseologia.
Profilo D:
La differenza fra profilo D e profilo C consiste principalmente nel fatto che in D le accezioni non
sono mai accompagnate n da esempi n da collocazioni : inoltre, mentre la sezione fraseologica di
C elenca alfabeticamente materiale eterogeneo, il corrispondente settore di D, specie se i lemmi
sono i dei verbi, si organizza in blocchi. Cos si comportano le voci del Sani: le voci complesse del
Larousse-Sansoni distribuiscono la fraseologia secondo l'ordine delle accezioni (risultano cos
molto simili alle voci con profilo B, se non fosse per i traducenti anticipati in testa alla voce).
Dal confronto si possono ricavare due conclusioni:
1. molto spesso la scelta del profilo determinata oltre che da decisioni redazionali
influenzate dalle rispettive tradizioni lessicografiche nazionali o dai monolingui presi a
modello - anche dalle caratteristiche proprie di ciascuna lingua. (il profilo C, ad esempio, si
trova nei bilingui di inglese e di tedesco);
2. dizionari che seguono lo stesso tipo di profilo possono ordinare e suddividere le accezioni
dello stesso lemma in modo diverso.

3.2 L'ordine e il numero delle accezioni


L'ordine delle accezioni pu essere ispirato a vari criteri:
il Rotert-Signorelli proclama di procedere dal senso "pi frequente al meno frequente , d a l
senso primitivo ai valori derivati"
il Sansoni tedesco e quello inglese dichiarano di procedere "dai significati pi comuni ai
meno comuni, dal significato proprio a quello figurato, dal significato moderno a quello
antiquato".
gli autori del Borrelli-Chinol-Frank, il dizionario inglese e italiano della De Agostini,
affermano genericamente che i vari significati "sono sempre stati rigorosamente distinti e
disposti secondo un ragionato e plausibile ordine di successione";
esplicito invece il Boch quando sostiene d'aver ordinato le varie accezioni di lingua
corrente da quelle di uso pi frequente a quelle di uso pi raro.
gli altri dizionari non si soffermano a commentare l'ordine delle accezioni.
Queste differenze di ordine delle accezioni si ritrovano, come dicevamo, anche confrontando i
dizionari monolingui delle varie lingue. I dizionari bilingui hanno un problema in pi e cio lo
stabilire su che cosa orientare il numero e la descrizione delle accezioni.
Non infatti possibile basarsi unicamente sul numero e sulla descrizione delle accezioni

adottate da un buon dizionario monolingue della lingua a cui appartiene il lemma, perch
necessario tener conto delle distinzioni di significato implicate dalla presenza o assenza di
traducenti isomorfi.
I lemmi con un solo significato e pure i lemmi polisemici del monolingue possono, per necessit
di traduzione, vedersi attribuire un numero di accezioni maggiore nel bilingue. norma
diffusa nei bilingui promuovere ad accezione i sensi figurati che di solito i monolingui trattano
sotto accezioni pi vaste.
Ad esempio, se nello Zingarelli vocabolario monolingue della lingua italiana, fiume ha un'accezione
principale "corso d'acqua e poi due accezioni secondarie "greto, letto di fiume" e "grande
quantit", nel Boch, a causa della presenza in francese dei traducenti fleuve e rivire, il lessicografo
ha dovuto sdoppiare l'accezione principale dello Zingarelli per specificare che quando il fiume un
affluente si traduce rivire.
D'altra parte pu accadere, quando il traducente ha la stessa ampiezza semantica del lemma,
che la microstruttura polisemica del dizionario monolingue diventi ridondante nel bilingue. Il
dizionario bilingue infatti non deve descrivere il significato ma delimitarlo: di contro ai 3 significati
principali di nuovo che il monolingue Devoto-Oli propone (1 contrapposto a 'vecchio'; 2
contrapposto a 'usato'; 3 'inesperto'), il Langenscheidt italiano e tedesco ne ne presenta un solo
proprio perch neu ha gli stessi significati del lemma italiano.
II dizionario Sansoni tedesco e italiano arriva a dieci accezioni (tutte tradotte con neu, seguito da
traducenti pi specifici); il Ciardi Dupr-Escher d "neu (giovane) / jung (fresco) / frish (estraneo)
etc. Una voce di questo tipo induce nell'utente italiano la falsa impressione che ad esempio, nuovo
nel senso di "inesperto" non si possa dire in tedesco neu. La voce del Sansoni invece non rinuncia a
descrivere analiticamente i significati di nuovo (come fa un monolingue), ma rassicura l'utente che
neu una buona traduzione in tutti i casi, anche se propone traduzioni pi precise per ogni contesto.
Questo atteggiamento, comune ai dizionari bilingui pi curati, certamente utile nella libera
composizione di testi in L2, ma pu portare a casi di ipertraduzione, di traduzione pi precisa
dell'originale.
Tutti i casi di corrispondenza incompleta fra lemma e traduzione portano a voci lessicografiche
bilingui con accezioni non perfettamente coincidenti con quelle delle voci dei rispettivi dizionari
monolingui, proprio perch la lingua d'arrivo ci obbliga a dar rilievo a sfumature di significato
non importanti per il parlante nativo della lingua di partenza, ma fondamentali per la lingua
d'arrivo, che codifica e segmenta in modo diverso quella particolare porzione di realt.
Si pu concludere dicendo che le possibilit d'uso del lemma individuate dai dizionari
monolingui della lingua di partenza costituiscono l'ossatura della voce bilingue; su
quest'ossatura vanno operati raggruppamenti o ulteriori specificazioni di significati in funzione del
paesaggio lessicale della lingua d'arrivo, ma non bisogna cadere nell'estremo opposto e cio
giungere a strutturare la voce bilingue in base alla lingua d'arrivo.

3.3 II profilo olandese


In quanto ad efficacia e praticit di consultazione per l'uso attivo della sezione L1-L2 (l'uso che
ne fanno i parlanti di L1 per comporre e tradurre in L2), i profili esaminati sono pressoch
equivalenti. Per l'uso passivo della sezione L2-L1, cio per la traduzione da L2, il profilo D
sicuramente pi pratico perch d subito tutti i traducenti. Chi conosce abbastanza la L2 trova
l'informazione che gli serve nell'elenco dei traducenti e non ha bisogno di andare oltre, non
costretto a scorrere gli esempi fino ad individuare il traducente che gli serve.
Il profilo D tuttavia perfettibile, perch la ricerca di informazioni all'interno della sezione
fraseologica resta comunque laboriosa.

La redazione lessicografica della casa editrice olandese van Dale ha adottato una microstruttura
che cerca di snellire la consultazione di esempi, collocazioni, fraseologia. Il dizionario (molto
ampio) rivolto ad olandesi che debbano leggere testi in francese o tradurre dal dizionario
passivo, pensato per aiutare utenti non proprio alle prime armi destinato agli allievi delle
secondarie superiori e al pubblico adulto ma comunque utenti per i quali pi comodo risalire
dall'intorno linguistico al senso che non viceversa, come li obbligano a fare le altre microstrutture.
Presentano voci lessicografiche cos strutturate:

Dal confronto dovrebbero apparire i vantaggi del profilo olandese:


1. la stessa microstruttura pu venir usata per tutte le parti del discorso;
2. (poich i nomi, gli aggettivi e i verbi sono le parti del discorso percentualmente pi
numerose nel lessico di francese, inglese e olandese) gli intorni pi frequentemente
riscontrabili di un lemma saranno appunto quelli in cui il lemma compare affiancato a
sostantivi, aggettivi e verbi che, in base alla numerazione adottata, vengono presentati per
primi;
3. l'utente viene abituato a vedere la parola nei suoi intorni linguistici, a considerarla come
parte del sistema combinatorio della lingua, ovviando in parte allo sradicamento che la
lemmatizzazione e il trattamento lessicografico delle parole sempre comportano;
4. l'uso del segno in prima posizione permette di segnalare l'uso testuale e pragmatico di
certe parole, inclassificabile sulla base delle nove parti del discorso; questa una possibilit
nuova per i dizionari che in genere sono muniti di un metalinguaggio per segnalare i
significati 'strani', ma non si sono ancora provveduti di strumenti per descrivere i
comportamenti linguistici che trascendono la sintassi della frase;
5. il profilo olandese ha possibilit pi concrete, rispetto agli altri tipi di voce lessicografica, di
offrire un panorama completo delle combinazioni sintagmatiche del lemma, sempre che il
lessicografo nel redigere ogni voce abbia cura di passare attraverso l'intera griglia delle parti
del discorso;
6. il profilo, infine, si presta particolarmente bene a diventare una voce di dizionario bilingue
inserito nel calcolatore e ad essere successivamente elaborata per scopi diversi
Fra gli svantaggi del profilo olandese potremmo contare:

1. l'incertezza circa la parte di discorso da considerare per decidere sotto quale numero
rubricare un'espressione linguistica (bisogna basarsi sulla parola che precede il lemma o su
quella che lo segue? Che bisogna fare in caso di parole facoltative?)
2. il dare per scontato che l'utente conosca e sappia individuare le parti del discorso
3. la dispersione in rubriche diverse della fraseologia con senso simile
Non considero uno svantaggio l'iniziale smarrimento che questa microstruttura provoca in chi
abituato a consultare i dizionari bilingui con voci dai profili pi tradizionali, perch ci si orienta in
fretta. La casa editrice van Dale ha fatto delle ricerche ed ha rilevato che gli allievi delle scuole
superiori hanno imparato rapidamente a servirsi della nuova voce lessicografica; pi difficolt
hanno avuto gli adulti abituati a raggruppamenti fraseologici basati sul senso.
Si pu affermare che una voce lessicografica con una microstruttura distribuzionale stimola
la competenza grammaticale, non tanto quella che si esplica nell'enunciazione di regole, ma quella
che porta a riconoscere la composizione degli intorni linguistici di una parola straniera.
Circa la difficolt che abbiamo messo in primo piano, ossia il problema di stabilire quale parola
dell'intorno linguistico considerare per sapere sotto quale numero cercare l'eventuale
traduzione, bisogna dire che una questione di grande rilevanza e di soluzione, almeno dal punto
di vista metalinguistico abbastanza complessa.
I lessicografi che hanno redatto i dizionari van Dale non si sono infatti basati su un criterio
puramente distribuzionale, non hanno cio rubricato le varie espressioni sempre e solo in base alla
parte del discorso immediatamente precedente il lemma o immediatamente seguente. I curatori dei
dizionari van Dale sostengono che le loro strategie di rubricazione seguono le strategie di
ricerca, che l'utente portato spontaneamente ad adottare quando deve cercare una
espressione.
Queste priorit sono state anche adottate per decidere in quale voce registrare locuzioni
idiomatiche pi o meno complesse. Se la locuzione contiene un sostantivo, un aggettivo, un verbo
viene registrata in genere in tre voci, quella con il sostantivo come lemma, quella con l'aggettivo
come lemma e quella con il verbo come lemma. La ricerca della voce che ha come lemma il
sostantivo presente nella locuzione in ogni caso sempre la pi sicura.

3.3.1 Profilo olandese e uso attivo del dizionario


Se riesaminiamo i sei vantaggi del profilo olandese vedremo che valgono tanto per l'uso attivo
quanto per l'uso passivo del dizionario: il punto cruciale sta a monte, nello stabilire se il criterio
di raggruppamento per parti del discorso complica la ricerca dell'utente che deve tradurre in L2.
Superato lo smarrimento provocato, soprattutto negli adulti, dalla microstruttura del primo
dizionario, quello francese-olandese, gli utenti ed anche i recensori di dizionari accettano ormai
senza patemi ogni nuovo dizionario vai Dale; non si pongono il problema dell'uso attivo o
passivo, ma sembrano essersi abituati alla nuova 'ricetta' lessicografica.
Decisioni editoriali e abitudini di consultazione a parte, la ragione per cui il profilo olandese resta
valido anche per i dizionari L1-L2 risiede nella sua maggior coerenza e sistematicit. La
microstruttura van Dale, inoltre, ha il pregio di non impedire all'utente una lettura 'mentale' della
voce alla ricerca delle espressioni in cui la parola-lemma ha lo stesso senso, mentre gli altri profili
non consentono un agevole collegamento fra intorni simili.

4. L'uso del dizionario bilingue


4.1 Dizionari bilingui e insegnamento
Dopo un certo periodo in cui l'uso del dizionario bilingue stato bandito, o quanto meno
scoraggiato, nei corsi di lingue straniere si assiste ormai da qualche anno ad una graduale
riammissione di questo strumento nella pratica didattica. Vi sicuramente un rapporto di causa ed
effetto fra l'assunzione di testi originali nei corsi di lingua e il rafforzamento del prestigio dei
dizionari. Inoltre, entrata in crisi l'idea che il significato vada spiegato e appreso solo attraverso
la L2, gli insegnanti lasciano cadere molti dei veti riguardanti l'uso dei dizionari bilingui.
Le difficolt che gli allievi, anche di livello avanzato, trovano nell'usare il monolingue di L2 fa s
che, soprattutto per la traduzione dalla lingua madre alla lingua straniera, il bilingue venga
adoperato pi spesso.
Gli studenti inizialmente abituati ad usare solo dizionari bilingui devono essere incoraggiati dagli
insegnanti a passare ad un uso del bilingue integrato dal monolingue di L2, almeno per quelle
lingue che dispongono di dizionari monolingui per stranieri.
Tuttavia, stanno facendo la loro apparizione forme miste di dizionario, che riuniscono
caratteristiche del bilingue e del monolingue. Per esempio:
Longman First Leaming Dictionary English Arabic (l987), contenente 2500 voci in
inglese, ciascuna accompagnata da una guide translation in arabo.
un dizionario inglese- giapponese per giapponesi che non tanto un bilingue quanto un
monolingue, il Random House Dictionary, con un'analisi delle polisemie in ottica
contrastiva.
Dictionnaire fondamental de la langue franaise di G. Gougenheim (1958, seconda
edizione), non offre aiuti sotto forma di traduzioni, ma tenta di venire incontro ai bisogni
comunicativi di chi studia e usa il francese in Africa. Sono cos state aggiunte 529 unit
"africane" (che rappresentano circa un decimo del dizionario) per lo pi legate ai campi
semantici della natura, della famiglia, ad attivit economiche e ai trasporti. Inoltre unit gi
presenti nel dizionario di Gougenheim sono state ridefinite tenendo conto di un pubblico
africano.
Un vero ibrido, diretto sia al pubblico italiano sia a quello francese, con i inferito di fungere
da bilingue bidirezionale e da monolingue per stranieri il Robert-Signorelli.
Sulle riviste specializzate dedicate all'insegnamento delle lingue straniere o alla linguistica
applicata, sono apparsi negli ultimi dieci anni numerosi saggi relativi ad esperienze di uso del
dizionario monolingue di L2 e bilingue in classe, pi in generale, sono stati pubblicati resoconti
di verifiche e questionari sull'uso che gli studenti fanno dei dizionari.
Hartmann (1987) giunge alla conclusione che ormai il momento di trasformare le ricerche da
raccolte di opinioni (gli intervistati dicono davvero quello che fanno o quello che credono di fare,
o ancora quello che pensano ;sarebbe doveroso fare?) o da osservazioni di studenti che traducono o
compongono in L2 usando il dizionario, a inchieste che forniscano davvero dati generalizzabili.
Soprattutto per quanto concerne l'analisi delle strategie di consultazione, cos importanti per creare
la microstruttura ideale, si soliti dire che non si avranno dati sperimentali attendibili finch non
sar possibile filmare i soggetti mentre usano il dizionario o, ancora meglio, si potr seguire la
consultazione dei dizionari nei computer, passo per passo, tramite il video e il numero e il tipo di
interrogazioni fatte.

La parte iniziale della glossa quella maggiormente sfruttata, lo studente passa al traducente
successivo soltanto se il primo palesemente inadatto. Le informazioni sintattiche non sono molto
usate: vi si ricorre solo se il traducente non si adatta al contesto.
Dall'esperimento di Tono si ricavano suggerimenti sulla forma da dare alla microstruttura di
dizionario passivo(L2-L1) che danno ragione al profilo D e al profilo olandese, i quali ammassano
tutti i traducenti all'inizio della glossa senza inframmezzare esempi.
Al di l dei manuali nati per uno specifico dizionario o dei corsi di lessicografia con esercizi, un
fatto veramente indicativo dell'avvenuta rivalutazione del dizionario bilingue
nell'insegnamento della L2: sempre pi spesso corsi di lingue e testi di avviamento della L2
contengono sezioni dedicate all'uso del dizionario bilingue o suggeriscono esercizi in cui tale uso
implicato.
Pi frequente resta tuttavia il rimando all'imitazione del dizionario monolingue; ad esempio: nei
moderni corsi di francese per stranieri c' una tendenza crescente a "vocabolarizzare" i manuali,
cio a dare maggior spazio all'apprendimento delle parole (rispetto alla precedente insistenza sulle
strutture sintattiche) e a presentare il materiale lessicale cos come fanno i dizionari.

4.2 I dizionari bilingui giudicati dagli utenti


I dati fondamentali contenuti in alcune relazioni di inchieste si possono elencare come segue:
l'uso del dizionario dipende dalla natura dell'attivit e dalle conoscenze dell'allievo;
gli studenti usano pi il bilingue del monolingue;
gli studenti non usano tutte le informazioni loro offerte dai dizionari;
gli insegnanti usano pi dizionari bilingui; specializzati che quelli generali;
il significato e le indicazioni grammaticali sono le informazioni pi importanti per la
traduzione.
gli utenti ricevono poca istruzione su come usare il dizionario;
l'utilizzazione frequente del dizionario non porta a risultati sensibilmente migliori;
l'uso dei bilingui pu portare ad errori; il non-uso non evita tali errori;
i pi giovani hanno pi difficolt nell'individuare lemmi e sensi;
gli studenti avanzati usano maggiormente il dizionario;
l'uso del bilingue rafforza la traduzione letterale non idiomatica;
l'uso del monolingue di L2 spesso non risolve tutti i problemi grammaticali dell'utente.

4.3 Opinioni di studenti italiani


Anche in Italia sono stati fatti di recente studi sull'uso dei dizionari e sul loro ruolo
nell'apprendimento della L2. Riguardano studenti universitari di lingue; le tecniche d'investigazione
adottate e i risultati conseguiti si allineano con quelli delle precedenti o coeve ricerche condotte
all'estero. Poich, tuttavia, le inchieste italiane contengono anche dettagli apprezzabilmente
originali e, a differenza di quelle citate da Hartmann (1987), non sono molto conosciute negli
ambienti metalessicografici.
Esperimenti Sora / Coviello / Marello.
Che tipo di informazione cerca nella voce di un dizionario bilingue?
Gli intervistati hanno coralmente affermato di ricercare molto spesso il significato o la traduzione
(oltre il 90% delle risposte) quindi l'ortografa (70%). Le informazioni grammaticali, la pronuncia,
le variet e i registri sono scarsamente utilizzati. La stessa domanda fatta a proposito dei
monolingui di L2, ha dato, com'era da aspettarsi, risultati molto diversi. II significato viene

ricercato molto spesso solo dal 51%; in compenso il monolingue viene consultato molto spesso dal
49% per trovare sinonimi e dal 36% per le informazioni grammaticali.
Fra le parti del discorso, gli intervistati consultano nei dizionari bilingui soprattutto i verbi (95%),
i nomi (93%) e gli aggettivi (78%). Quanto all'alta frequentazione delle voci relative ai verbi questa
dipende molto probabilmente dal fatto che lo studente sa 1) che la costruzione del verbo condiziona
la struttura della frase 2) che nei dizionari bilingui le voci riguardanti i verbi sono quelle pi ricche
d'esempi e di suggerimenti grammaticali.
Gli studenti rispondono non in base a quello che fanno realmente, ma in base a quello che pensano
dovrebbero fare.
Per quale attivit usa maggiormente il bilingue? Gli studenti in sostanza usano il dizionario
bilingue per attivit decodifica (ma arrivati ad una maggior padronanza in genere preferiscono usare
per tale scopo il monolingue di L2) e per attivit di codifica in L2, soprattutto quando questa non
libera (composizione), ma legata ad un testo assegnato (traduzione in L2).
Le stata fatta una lezione sull'uso del dizionario bilingue? Il 62% sostiene di non averla mai
avuta. Autonomamente gli studenti non sono molto curiosi.
Fra gli studenti italiani, il 50% di quelli intervistati da Sora sono insoddisfatti del proprio
bilingue perch "non trovano quello che cercano. Scavando fra i motivi di insoddisfazione si
scopre che i maggiori torti del bilingue sono il non dare sufficienti indicazioni per scegliere il buon
traducente tra molti, o, ed in pratica lo stesso, il non dare la traduzione contestuale, il negare le
necessarie informazioni grammaticali e sintattiche. Solo una minoranza rimproveri al dizionario
bilingue di non avere tutte le parole che vi ha cercato: le altre lamentele sono infatti sulla qualit,
sempre migliorabile, mentre sulla quantit di lemmi inseribili in un dizionario bilingue generale in
un volume influiscono limiti fisici non superabili.
Il monolingue di L2 in genere raccoglie maggiori consensi; fra quanti hanno risposto al
questionano di Marello il 67% ne soddisfatto.
Che cosa renderebbe pi facilmente consultabile un dizionario bilingue? In ordine d'importanza
sono stati indicati come elementi facilitanti:
una pi chiara impostazione tipografica
un maggior numero di rimandi da lemmi difficili (ad esempio, forme irregolari) a lemmi
facili (forme regolari: singolari, presente, ecc.)
un uso limitato delle abbreviazioni
l'introduzione di verb patterns come quelli dei monolingui inglesi.
Come si pu constatare con il progredire degli studi diminuisce l'importanza attribuita al
dizionario bilingue e cresce quella assegnata al monolingue di L2.

4.4 Opinioni di insegnanti italiani


Gli studenti si fanno un'immagine del dizionario, sia esso bilingue, monolingue di lingua madre o di
lingua straniera, prevalentemente attraverso quanto viene loro detto o fatto fare dagli insegnanti di
lingua.
stato interpellato un numero maggiore di professori delle superiori, perch l'uso del dizionario
bilingue nella media inferiore ridotto.
Nelle superiori il numero dei docenti che permette l'uso del bilingue nei compiti in classe

grande. Soltanto 6 su 31 dichiarano di non consentirne l'uso (Io sono il loro vocabolario per le
parole che non conoscono).
Praticamente tutti i professori fanno pi di un dizionario. Alla domanda circa i criteri seguiti nello
scegliere dizionario bilingue che usano pi spesso, ben 12 (28%) professori su 42 rispondono che
usano un certo dizionario perch stato loro regalato; 3 ne hanno letto una recensione favorevole, 2
dicono che stato loro consigliato da chi ha preso parte a la redazione del dizionario o da un
professore universitario, 3 dicono d'averlo esaminato e d'averlo trovato buono.
Alla domanda riguardante lo scopo per cui usano pi di frequente il dizionario bilingue, 20
(48%) hanno risposto che lo usano per tradurre in L2, 15 (36%) per tradurre dalla L2.
Il 70% degli insegnanti della media inferiore consiglia l'acquisto di un bilingue ai proprio allievi,
almeno a partire dal terzo anno; anche l'81% dei docenti delle superiori lo consiglia. La totalit
d'accordo nel raccomandarne l'uso ad allievi di corsi medi ed avanzati: il 71% lo sconsiglia ai
principianti.
I criteri in base ai quali gli insegnanti consigliano un dizionario bilingue piuttosto che un altro
sono nell'ordine:
contiene informazioni sulla costruzione sintattica e ha molti esempi tradotti
facile da consultare
il pi aggiornato
ha un maggior numero di lemmi.
"gli studenti intervistati si dimostrano fioco competenti in lessicografia (...) gli insegnanti non
appaiono pi adatti degli altri a giudicare in modo circostanziato i dizionari, n quindi a consigliare
l'uso di questa o quell'opera con piena conoscenza di causa"
Il 45% degli insegnanti favorevole alla creazione di dizionari bilingui per fasce di utenti; il
52% invece non favorevole e risponde che "gi esistono i tascabili e le edizioni ridotte",
"sarebbero soltanto un'operazione commeriale", "il quadro della lingua offerto dal bilingue deve
essere il pi completo possibile", si finirebbe insomma per "impigrire troppo gli allievi".
Soltanto il 17% dei docenti afferma di non fare una lezione in cui spiega come usare il dizionario
bilingue; gli altri la tengono per lo pi in seconda o terza media e nelle superiori al secondo o terzo
anno di studio della lingua.
Il 38% fa usare il dizionario bilingue in classe, generalmente nelle superiori, per attivit di lettura
collettiva di giornali; ci tuttavia non accade molto sovente. Il 67% assegna compiti a casa che
richiedono esplicitamente l'uso del bilingue.
Il 38% dei professori non insegna a leggere l'Alfabeto Fonetico Internazionale, ma curiosamente
soltanto l'11% ritiene non importante l'indicazione della pronuncia in IPA
La quasi totalit degli insegnanti delle superiori usa un monolingue di L2, mentre il 30% degli
insegnanti della scuola media asserisce di non usarlo.
Mentre soltanto 2 insegnanti della media consigliano ai propri allievi migliori un monolingue di
L2, il 58% degli insegnanti delle superiori ne raccomanda l'acquisto.
Il quadro complessivo che si ricava dalle risposte degli insegnanti non scoraggiante, ma
nemmeno del tutto confortante: molti docenti dimostrano di avere un'idea piuttosto chiara della

natura e della funzione del dizionario bilingue, ma non guasterebbe una formazione pi specifica in
merito. Se l'83% degli insegnanti dichiara di fare una o pi lezioni per spiegare l'uso del bilingue,
ma solo il 37% degli studenti afferma d'aver ricevuto insegnamenti di tal tipo, vuol probabilmente
dire che, anche quando una lezione c' stata, non ha lasciato il segno e si pu ancora lavorare molto
per migliorare l'efficacia della didattica preparatoria all'uso del dizionario.

4.5 Dizionari bilingui e professionisti della traduzione


Se il contesto d al traduttore una vaga idea del significato di una parola o di un'espressione in L2,
probabile che il traduttore salti decisamente la ricerca nel monolingue di consulti subito il
bilingue. Il traducente che vi trova pu essere soddisfacente per lui, ma insoddisfacente per l'esperto
dell'argomento trattato dal testo, esperto che potr suggerire traducenti migliori di quelli proposti
dal dizionario bilingue. Pi l'argomento remoto e specialistico, pi le probabilit che il
dizionario bilingue offra un servizio imperfetto sono alte; in tal caso consigliabile procurarsi
dei dizionari specialistici, ma non esistono per tutte le lingue e per tutte le branche e perci la
garanzia di una buona traduzione in questi casi va ricercata al di fuori degli strumenti lessicografici.
Il traduttore con una certa esperienza tuttavia preparato a perdonare questo tipo di cattivo a
imperfetto servizio offertogli dal dizionario non specializzato, cos come disposto a 'collaborare'
col dizionario bilingue quando questo gli offre traducenti che non sono cattivi, ma nemmeno
adatti al contesto che sta traducendo. Sono i momenti che ho definito di calma operosa. Chi
traduce non trova nel dizionario bilingue la soluzione, ma vi trova sufficienti spunti per arrivare
da solo alla buona traduzione o almeno ad una buona parafrasi esplicativa, basandosi sulla propria
conoscenza lessicale ed enciclopedica di parlante nativo.
I momenti tempestosi sono invece quelli in cui il lemma non compare o il traducente offerto
dal dizionario bilingue palesemente inadatto e non suggerisce spunti, per cui il traduttore
costretto, in mancanza di informatori in carne ed ossa, ad inseguire affannosamente dizionari
monolingui di L2, e pi frequentemente dizionari gergali o specializzati, dal momento che le
parole non incluse nel lemmario di un dizionario generale sono appunto tecnicismi, parole rare o
gergali. Questi momenti tempestosi sono molto pi frequenti nel corso di una traduzione da L1
in L2, quando chi traduce ha una conoscenza della L2 sufficiente per giudicare inadatti i traducenti
proposti dal bilingue, ma non bastante per proporre un'alternativa valida. Le scuole per interpreti e
traduttori consigliano sempre ai proprio allievi di andare oltre il bilingue generale, arrivando al
bilingue specializzato e talvolta al confronto di enciclopedie e manuali nelle due lingue.
Da queste osservazioni appare evidente che le scuole di interpretariato e traduzione e i corsi
universitari di traduzione sarebbero luoghi ideali per una collaborazione attiva con i
lessicografi. La costruzione di dizionari bilingui attivi (il tipo di bilingue pi complesso e carente
finora) potrebbe diventare un momento del curriculum formativo dell'interprete e soprattutto del
traduttore. Gi oggi si incoraggia nei corsi di traduzione la redazione di glossari, per l'attivit
che prospettiamo molto pi impegnativa. Qualora un dizionario bilingue attivo diventasse lo
strumento auspicato e prefigurato da Mary Snell-Hornby, cio un sistema di campi semantici
contrastivi, in cui il principio dell'equivalenza sostituito da quello della differenziazione e
qualora tale dizionario facesse riferimento ad una buona grammatica contrastiva, chi meglio di una
classe di aspiranti traduttori, guidati da insegnanti non digiuni di linguistica potrebbe apprezzarlo e
migliorarlo?

Parte seconda: Dizionari bilingui italiani

5. Come e perch esaminare i dizionari


5.1 Giudicare i dizionari: saggiare o assaggiare?
I dizionari non sono testi da leggere, ma opere di riferimento da consultare; sono per lo pi
lavori collettivi e quindi, nonostante l'occhio vigile e uniformatore di chi dirige la redazione,
probabile che non tutti i lemmi, e si parla di decine di migliaia, siano allo stesso livello di
precisione e accuratezza.
Un dizionario bilingue presenta difficolt intrinseche di compilazione e ha margini di rischio ed
errore pi alti di un dizionario monolingue.
Le recensioni di dizionari che appaiono sui giornali o sui settimanali lasciano spesso l'impressione
di basarsi su una serie di sbocconcellature miranti ad esaminare solo le definizioni dei monolingui e
le traduzioni dei bilingui e a praticare il giochetto del "c', non c' la tal parola".
Nelle pubblicazioni specializzate i recensori prendono in considerazione pi aspetti. Un fattore
molto importante, anzi decisivo, anche nella stampa specializzata, lo spazio a disposizione del
recensore: se questi ha due cartelle da riempire, solo un forte senso del dovere lo spinger a fare
campionature consistenti, perch due cartelle a volte bastano appena per dare una descrizione
dell'opera. Se invece gli si d spazio, otto o dieci cartelle, sar motivato a cercare fra le pieghe di
molte voci, con cura. Pu accadere perci che anche nelle riviste specializzate le recensioni brevi di
dizionari facciano l'effetto di assaggi, pi eleganti, pi circostanziati e scientifici di quelli della
stampa quotidiana o settimanale, ma sempre assaggi.
Un recensore di dizionari bilingui dovrebbe avere, oltre ad una buona conoscenza dei dizionari,
anche una profonda conoscenza delle lingue affiancate; se recensisce dizionari bilingui
specializzati, deve anche essere ferrato nella particolare branca trattata nel dizionario.

5.2 Per un esame completo


Fra i doverosi passi preliminari alla conoscenza di un'opera lessicografica c' l'accertamento della
effettiva data di prima pubblicazione e la ricerca del redattore o dei redattori responsabili.
Entrambi i dati sono in genere pi difficili da stabilire che per altri tipi di pubblicazioni. Se vi sono
state revisioni o integrazioni, bisogna appurarne la qualit e quantit tramite campionamenti e
confronti con la precedente edizione.
Per controllare l'estensione del lemmario, e pi in generale del lessico incluso nel dizionario, e
decidere se sufficiente, bisogna stabilire il pubblico a cui l'opera mira. Aiutano in questo caso le
affermazioni contenute sulle copertine o nelle introduzioni.
Da controllare la presenza e quantit di:
parole scientifiche (da quanti e da quali campi sono tratte)
sintagmi lessicalizzati (Jet set, giacca a vento, busta paga: sono dati come lemmi o come
sottolemmi o nel corpo della glossa?)
abbreviazioni, acronimi
affissi
sinonimi, antonimi, omonimi
espressioni idiomatiche

marchi registrati (aspirina, vespa-veicolo a due ruote, pinguino-gelato ricoperto)


neologismi (navetta spaziale, borgataro),
arcaismi; regionalismi, prestiti; termini gergali o bambineschi; parole oscene.

poi necessario considerare se il dizionario include fra gli elementi non lessicali:
etimologia, data di prima attestazione (entrambe rare nei bilingui)
pronuncia
diagrammi, illustrazioni
esempi d'autore
descrizioni grammaticali nell'introduzione e nelle glosse con eventuali rimandi.
Fra le indicazioni grammaticali incluse nelle glosse vanno notati: i plurali o le coniugazioni
irregolari, il genere dei nomi, i comparativi, l'indicazione circa il fatto se un nome numerabile (ad
es. ingl. Furniture, a piece of furniture); le costruzioni sintattiche richieste da verbi, aggettivi, nomi;
il cambio di significato di un aggettivo in posizione attributiva o predicativa (ad es. fr. una donna
buona - una buona donna).
A proposito dei traducenti importante constatare
se il dizionario bilingue si sforza di dare traducenti che sono unit lessicali sostituibili ed
evita il pi possibile parafrasi esplicative
se le discriminazioni di significato sono sufficienti e sono date nella lingua giusta (devono
essere nella lingua del lemma se precedono il traducente, nella lingua del traducente se lo
seguono)
se il dizionario mono- o bidirezionale
se i traducenti rispettano il registro
se le due parti del dizionario sono coerenti ed equilibrate (cio se possibile, ribaltando le
voci, arrivare ai lemmi da cui si era partiti)
Va posta attenzione al modo in cui sono dati i lemmi (la pronuncia e l'eventuale divisione in sillabe
sono inserite nel lemma o sono a parte?); al rispetto dell'ordine alfabetico anche per i sottolemmi o
per i lemmi di pi parole; al numero di liste alfabetiche (i nomi propri e le sigle sono inseriti nel
lemmario generale o sono elencati a parte?).
utile osservare in quale voce (in quali voci) stata inserita un'espressione idiomatica complessa
come prendere due piccioni con una fava.
Infine si deve esaminare com' strutturata la voce quando un lemma pu appartenere a parti del
discorso diverse e stabilire qual l'ordine dei traducenti in parole polisemiche. Si deve anche
appurare se l'omonimia trattata come nei monolingui o diversamente e se l'impostazione
tipografica buona, cio facilita la comprensione della struttura della glossa e del lemmario.
Un dizionario sempre perfettibile, e quindi nessuno dovrebbe stupirsi troppo se manca una
parola o un certo traducente non buono: quello che alla fine il lettore della recensione deve
riuscire a capire se le imperfezioni sono tali da rendere l'intero dizionario incompleto e
inaffidabile o se nel dizionario c' qualcosa di buono che non si trova in nessun altro dizionario.
Si dovrebbe anche dare pi peso di quanto egli non sembri attribuire all'esame degli esempi inclusi
e tradotti nel bilingue e ai profili di microstruttura che ho esaminato nei 3.1 e 3.3.

5.3 La 'misura' dei dizionari


A questo aspetto dei dizionari, alla loro dimensione fisica come oggetti tridimensionali e alla loro
capacit, cio alla quantit di informazione contenuta sotto forma di caratteri a stampa va
dedicata particolare attenzione. Infatti un dizionario buono o meno buono rispetto agli altri sul
mercato, ma va confrontato, per avere una base oggettiva, con altri dizionari della stessa fascia.
Determinare questa fascia sulla base delle dimensioni fisiche dei dizionari non sempre facile,
per varie ragioni, fra cui giocano un ruolo non trascurabile le esigenze estetiche (una casa editrice
desidera proseguire con un formato tradizionale; un'altra adegua il dizionario alle misure dei volumi
di determinate sue collane o delle sue enciclopedie) e le mistificazioni pubblicitarie, che
suggeriscono di variare il formato di un dizionario comprato 'gi fatto' per farlo sembrare diverso
dall'edizione originale, specie se questa continua a restare contemporaneamente sul mercato.
Il formato del dizionario dovrebbe dipendere dal pubblico a cui destinato. Tuttavia, come
ricorda Bray, il formato dipende sia dal bisogno di informazione, sia dal prezzo a cui si intende
venderlo.
Attualmente la maggioranza dei dizionari ha dimensioni comprese fra i 15-18 cm. di larghezza
per 23-26 cm. di altezza; corrisponde cio al formato in-8. Tale tipo di dizionario viene detto nel
mondo anglosassone 'desk dictionary', perch si presta alla consultazione solo se appoggiato ad un
piano di lavoro.
I dizionari tascabili misurano invece 8-10 cm. di larghezza per 11-15 di altezza. Fra queste due
fasce vi sono le edizioni minori (circa 13 x 20 cm), riduzioni dei dizionari in-8.
Circa il numero di pagine dei volumi, molta importanza hanno le tradizioni nazionali, tuttavia il
dizionario 'da tavolo' va di solito dalle l600 alle 2200 pagine per volume; le edizioni minori
contengono 1000 pagine e i dizionari tascabili 400-600.
Le misure di cui si trattato finora non implicano che un dizionario di dimensioni maggiori o con
un numero pi alto di pagine contenga sempre pi informazione (intendendo per informazione la
quantit dei caratteri di stampa) di un dizionario di formato pi piccolo. Il numero dei volumi o
delle pagine per volume non decisivo per valutare la quantit di informazione di un
dizionario.

5.4 Dizionari 'ridotti'


Nelle intenzioni delle case editrici, o almeno secondo le intenzioni dichiarate nelle prefazioni, le
edizioni ridotte o minori dei dizionari bilingui da tavolo dovrebbero rivolgersi al pubblico
della scuola media inferiore o a quanti hanno esigenze di consultazione rapida e semplificata.
La loro consultazione dovrebbe risultare pi facile grazie all'adozione di vari procedimenti: in
realt non si tratta affatto di learners' dictionaries bilingui, poich non c' nessun vero tentativo di
aiutare l'utente inesperto con un metalinguaggio pi trasparente o indicazioni grammaticali pi
esplicite. L'unico modo in cui l'utente viene aiutato attraverso la sottrazione di informazioni:
le voci hanno meno traducenti e sono pi facili da leggere, dal momento che certe sfumature
di significato, certi usi tecnici, vengono tralasciati, non solo scorciando la voce, ma anche
semplificandone l'organizzazione interna;
certi esempi con costruzioni meno usuali e molte delle locuzioni idiomatiche vengono
eliminati: cosi le voci sono pi agili, ma meno informative;
ci sono meno voci, questo facilita la ricerca di una parola, ma preclude la traduzione di certi
testi;
il dizionario pi maneggevole e pratico, non pesa troppo nella cartella e piccole mani lo

reggono e sfogliano senza sforzo; purtroppo a questa riduzione di dimensione corrisponde


anche talvolta una riduzione, controproducente ai fini della leggibilit, del corpo tipografico
e un eccessivo affollamento della pagina di dizionario.
Paradossalmente si pu affermare che le edizioni minori sono veramente utili non ai giovani o
ai principianti, ma a chi gi padroneggia la lingua straniera e ha bisogno soltanto di qualche
piccolo suggerimento per cavarsela, a chi sa spremere il massimo da un minimo di informazioni.
Queste caratteristiche generali sono pi o meno evidenti in ciascun dizionario. Gli insegnanti di
lingua straniera non favorevoli alla produzione di nuovi dizionari bilingui per fasce d'apprendenti,
perch convinti che sarebbero mere operazioni commerciali, repliche di questi dizionari minori
sembrano sottovalutare questi aspetti.

5.5 Se e come coinvolgere gli studenti nell'esame dei dizionari


Per un insegnante, per un traduttore, insomma per chi gi conosce molto bene la L2, utile
conoscere a fondo come fatto un dizionario bilingue: per lo studente prioritario imparare ad
usarlo.
Gli esercizi attraverso i quali giungere a questo scopo devono essere orientati verso la lingua, non
verso i dizionari, devono cio impegnare gli studenti a usare il dizionario per svolgere delle attivit
(tradurre un testo di L2 in L, o viceversa, scrivere commenti e composizioni in lingua straniera,
rispondere a domande di comprensione, ecc.), organicamente integrate nel corso, non praticate col
dizionario soltanto per brevi periodi e poi accantonate.
L'insegnante che voglia quindi guidare i propri allievi ad un buon uso del dizionario bilingue
non deve coinvolgerli nella recensione l'insegnante pu stabilire con quale o quali lavorare in classe
e selezionare in base alle proprie esperienze o alle segnalazioni di colleghi pi anziani le abilit di
consultazione (reference skills) pi cruciali per i propri allievi.
Ci saranno gruppi di studenti in cui non necessario insistere su "come trovare una parola nel
dizionario bilingue", coi quali cio si pu passare a problemi pi complessi: la ricerca di un
sottolemma, di una parola composta, di un modo di dire, di un proverbio, di una sigla, ecc.
Con gruppi di corsi avanzati si pu procedere all'analisi della microstruttura, delle informazioni
grammaticali e di registro.
Con studenti giovani, particolarmente sforniti di abilit di consultazione, cio incapaci non solo di
trovare ci che loro serve nel dizionario, ma anche, qualora l'informazione necessaria fosse loro
mostrata, di sfruttarla nell'attivit linguistica in corso, potrebbe rivelarsi indispensabile ricorrere alla
collaborazione con l'insegnante di lingua madre, per partire da giochi di parole ed altre attivit
linguistiche in L1 da farsi con il dizionario monolingue di L1.
Un generico percorso di insegnamento dell'uso del dizionario bilingue dovrebbe passare
attraverso le seguenti tappe:
1. accertare quali abilit di consultazione possiedono gli allievi
2. dedicare un periodo di tempo ad esercizi sul dizionario, intesi a rafforzare le abilit di
consultazione pi carenti;
3. assegnare attivit linguistiche su testi di L2 o far produrre testi in L2, permettendo e
guidando l'uso dl dizionario bilingue e/o del monolingue d i L 2.
Le panoramiche dei dizionari bilingui si propongono come punto d'avvio per l'autoinformazione
degli insegnanti, dei traduttori, di chiunque abbia interesse al confronto fra lingue come viene fatto
nei dizionari bilingui; aprono la strada alla didattica del dizionario, ma vorrebbero soprattutto essere
un incentivo alla didattica bielle lingue straniere col dizionario.

7. Dizionari italiano e inglese


7.1 Mondi di parole a confronto
Sono stati pubblicati pi dizionari italiano e inglese nel secondo dopoguerra che nei precedenti
quattro secoli e la maggioranza di tali dizionari stata pubblicata in Italia ad uso degli italiani. Sono
dati che si spiegano facilmente col rapporto di forze fra le due lingue.
In principio, nel XVI secolo, quando apparve il dizionario di Thomas2 (1550) e, successivamente,
quando furono pubblicate le prime due edizioni del famoso A Worlde of Wordes (1598 e 1611) di
John Fiorio, era l'italiano ad interessare: gli inglesi, tanto vero che le opere menzionate sono
solo italiano-inglese e non viceversa. Bisogner attendere il 1659, data della pubblicazione del
dizionario di Tornano, perch compaia la sezione inglese- italiano. A quest'epoca l'italiano
interessava non solo ai letterati inglesi, ma anche ai mercanti, poich era la lingua franca del
levante.
Nel secondo dopoguerra compaiono sia in Italia che in Gran Bretagna vari dizionari di media
grandezza e due grandi imprese lessicografiche in pi volumi. Si assiste al capovolgimento
totale delle posizioni cinquecentesche: ora l'inglese ( l'angloamricano) a fungere da lingua
franca e si pubblicano dizionari come lo Skey (1977) in cui la sezione inglese-italiano
chiaramente definita come la principale.
L'universalit dell'inglese tale da spingere l'editoria inglese a trascurare alquanto i bilingui
di media grandezza per puntare tutto sul monolingue per stranieri. Le ragioni di mercato di un
tale atteggiamento sono ovvie, poich il monolingue per stranieri non conosce frontiere; tuttavia
stanno diventando sempre pi evidenti i vantaggi dell'uso integrato di dizionari bilingui e
monolingui per stranieri nella didattica delle L2 ed anche l'editoria inglese sembra nuovamente
propensa ad interessarsi alla produzione di strumenti lessicografici diretti a pubblici specifici.
L'editoria americana, dal canto suo, pare interessata soprattutto al mercato dei dizionari bilingui
'turistici' o comunque di piccole dimensioni.. Invece il problema delle differenze fra American
English e British English ha raggiunto ormai proporzioni tali che ci sarebbe spazio per bilingui di
inglese americano-italiano e viceversa.
Riversandosi in dizionari bilingui fatti in Gran Bretagna e venduti negli USA, questa differenza
diventa grave se viene fornita come traducente o discriminazione di significato una parola di British
English ignota al pubblico americano.
Il consiglio ultimo di Steiner e degli studiosi di lessicografia bilingue di usare una sola lingua
d'arrivo ad es. nella sezione it.-ingl. di un dizionario usato da italiani che traducono in inglese, si
dia solo inglese britannico o solo inglese americano. Nella sezione ingl.-it. per italiani che
traducono da testi inglesi si possono invece introdurre, senza causare troppe complicazioni e
scompensi, anche americanismi, aspirando magari aduna certa completezza, soprattutto nei
dizionari di grandi dimensioni.

7.2 Dizionari in pi volumi


Per queste opere di impegno e di maggiore estensione pi vivo l'interesse dell'editoria inglese:
infatti il Sansoni-Harrap una coproduzione italiana e inglese, mentre il Cambridge in due volumi
totalmente inglese. Il fenomeno si spiega con le motivazioni che indicono oggi un inglese a
studiare l'italiano: in genere si tratta di interessi culturali per la grande tradizione letteraria e
artistica del nostro paese, oltre, naturalmente, alle solite motivazioni di carattere pratico. Perci
considerato utile un dizionario di notevoli dimensioni che permetta anche di leggere testi italiani

scritti nei secoli scorsi.


Per esempio: Cambridge Italian Dictionary, Sansoni-Harrap, Helder.

7.3 Dizionari in un volume


Appartengono a questa fascia le edizioni scolastiche di due fra i dizionari precedenti pi altri cinque
dizionari in un volume, tutti con circa duemila pagine, misuranti 16-17 x 23-25 cm. e con un
numero di voci compreso fra le 100 000 e le 130 000.
Per esempio: Hazon, Borrelli-Chinol-Frank, Sani, Skey, Sansoni in un volume, Ragazzini,
Cambridge-Signorelli.

7.4 Dizionari di minori dimensioni


Alcuni sono riduzioni di opere trattate nel paragrafo precedente, altri sono pubblicazioni autonome.
Per esempio: Purves, Melzi, Sani minore, Garzanti minore, Collins-Giunti, Ragazzini-Biagi.

Conclusione
Il dizionario bilingue non in via d'estinzione, ma sta subendo, dopo quasi quattro secoli di
sostanziale staticit, un'evoluzione. Non estranei a questa spinta evolutiva sono da una parte il
cambiamento degli utenti (pi numerosi, relativamente meno colti, con una maggior possibilit di
viaggiare) e dall'altra l'avvento dell'elaborazione elettronica dei dati linguistici.
Studiando come gli utenti interrogano i dizionari nei computer si avr un quadro, molto utile
per i lessicografi e gli editori, dell'uso effettivo e delle capacit di consultazione di fasce
determinate di pubblico. Contemporaneamente tale quadro servir a migliorare il software per la
consultazione tramite computer.
Per intanto il panorama italiano della lessicografia bilingue stampata fra i pi affollati
d'Europa, anche se non uno dei pi innovativi. I dizionari che affiancano inglese e italiano e
quelli che accostano francese e italiano sono mediamente migliori di quelli per italiano e tedesco e
nettamente superiori alla produzione per italiano e spagnolo.
Si possono individuare caratteristiche comuni fra i dizionari relativi alla stessa lingua
straniera: cosi ad esempio vi una tradizione "torinese" nel dare per le espressioni francesi ritenute
difficili la pronuncia anche di seguito al traducente francese e non solo dopo il lemma francese.
Altrettanto peculiare il fatto che i dizionari per spagnolo e italiano diano etichette abbreviate e
discriminazioni di significato nella lingua del traducente, come per favorire soprattutto l'uso passivo
del dizionario.
Non sempre per allievi ed insegnanti sono preparati ad affrontare un'opera di riferimento
tanto complessa, perch ne hanno un'immagine distorta e parziale.