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04/04/2016

Maurizio Giugni
SISTEMI INTEGRATI DI SMALTIMENTO DEI
REFLUI: ASPETTI ESECUTIVI E TECNOLOGICI

Lezione n. 23
Parole chiave:
Condotte
sottomarine.

Corso di Laurea:
Ingegneria per
lAmbiente e il Territorio

Insegnamento:
Infrastrutture
Idrauliche

Email Docente:
giugni@unina.it

A.A. 2009-2010

Scelta del tracciato

Scelta del tracciato

Il problema del tracciato da assegnare ad una condotta di scarico sul fondo marino assume particolare rilievo,
in quanto occorre assicurare, sia in fase di varo che di esercizio, lintegrit della tubazione ed il corretto
funzionamento dellimpianto.
La determinazione del profilo del fondo marino e della sua natura, mediante adeguati rilievi topografici e
geologico-geotecnici, rappresenta quindi unimportante fase preliminare alla progettazione di una condotta
sottomarina.
Per i rilievi ci si avvarr dei mezzi dindagine pi evoluti: sistemi superficiali di ecoscandaglio, osservazione
visiva e registrazione con telecamere dei fondali, carotaggi indisturbati eseguiti da mezzi in superficie o
subacquei.
Lo studio dettagliato dei fondali necessario per individuare eventuali accidentalit morfologiche lungo la sede
prevista della condotta, che potrebbero dar luogo a discontinuit del suo appoggio sul fondale e/o rendere
difficile la formazione di una trincea o di un letto di posa secondo la configurazione prefissata.
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Scelta del tracciato

La conoscenza della consistenza del fondo necessaria anche ai fini della stabilit dellopera
relativamente allattrito fondale-condotta: una consistenza diseguale pu causare affondamenti
differenziali ed incurvamenti del manufatto, con conseguenti sollecitazioni; inoltre potrebbe non
essere possibile utilizzare le tecniche di posa per trascinamento a causa del probabile
infangamento della condotta.
E opportuno, inoltre, evitare convessit verso lalto, al fine di impedire possibili accumuli daria
durante lesercizio, mentre spuntoni di roccia di notevoli dimensioni potrebbero obbligare a
traiettorie curve.
La disposizione planimetrica dellasse della tubazione dovr altres tenere conto dei fenomeni
meteomarini e, precisamente, degli effetti provocati dallinterazione del moto ondoso con la
condotta. Al fine di ridurre al minimo i suddetti effetti, landamento planimetrico di essa
dovrebbe essere tale da presentare al moto ondoso la sezione di minima resistenza, per cui
potrebbe essere opportuno disporre lasse della condotta parallelamente alle incidenze modali
massime dellonda.

Materiali

Materiali

Nellambito della progettazione di una condotta di scarico sottomarino la scelta del materiale da
adottare riveste particolare importanza, attesa la notevole influenza sul costo dellimpianto e sulle
tecnologie di varo da adottare. La scelta, inoltre, non pu prescindere da considerazioni relative alle
sollecitazioni cui la condotta sar sottoposta, in quanto esse se non adeguatamente valutate
potrebbero rendere necessari frequenti interventi di manutenzione se non addirittura la sostituzione
del manufatto degradato.
Attualmente i materiali pi frequentemente adottati per limmissione in mare di acque reflue sono:
lacciaio, la ghisa, il polietilene ad alta densit (PEAD), il poliestere rinforzato con fibra di vetro
(PRFV) ed anche, soprattutto per grandi scarichi, il conglomerato cementizio armato.
Appare, quindi, evidente lampiezza del campo di scelta a disposizione del progettista, il quale
dovr propendere per lutilizzo del materiale che, nel caso specifico, possa soddisfare al meglio una
serie di requisiti di carattere sia tecnico che economico.
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Tecniche di varo

Tecniche di varo

Il varo di una condotta sottomarina e la sua posa sul fondo rappresentano operazioni di particolare
difficolt a causa dei numerosi inconvenienti che possono presentarsi.
Le tecniche di varo attualmente in uso sono numerose, ma sostanzialmente derivano da tre
metodologie principali:
- tiro continuo
- galleggiamento controllato
- varo da pontone
La scelta della tecnica di varo funzione della natura del fondo marino, delleventuale presenza di
correnti, delle caratteristiche geometriche e della tipologia della condotta, dei mezzi a disposizione
nel cantiere di varo.

Tecniche di varo

Tiro continuo

Tale metodo di posa in opera prevede


linstallazione di un cantiere a terra, in
unarea adiacente alla costa, ove si
provvede allassemblaggio delle tratte
di tubazione, della maggiore lunghezza
possibile consentita dalle dimensioni
del cantiere. Al limite della spiaggia
sono ubicate le stazioni per la
giunzione e per il controllo dei
rivestimenti e la prova dei giunti.

Metodo del tiro continuo


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Tecniche di varo

In corrispondenza della testata della prima colonna di


varo viene saldato un cavo di acciaio, collegato ad un
argano sito su un pontone posto sulla sezione di
approdo, avente la funzione di effettuare il tiro della
colonna. Questultima, mediante il cavo dacciaio
precedentemente saldato, viene tirata fino a quando
laltra sua estremit raggiunge la stazione di giunzione,
dove il tiro si arresta e si esegue la giunzione della
successiva colonna. Quindi, dopo avere eseguito il
controllo della giunzione e del rivestimento, riprendono
le operazioni di tiro.
Ovviamente, nel corso del varo il pontone, quando
necessario, viene trainato da un rimorchiatore pi al
largo ed ivi nuovamente ancorato, per riprendere le
operazioni. Lallineamento delle colonne viene
controllato a mezzo di apparecchiatura laser posta sul
pontone o a terra.
Con questa tipologia di varo il problema principale di
evitare eccessivi sovraccarichi sul fondo, che
Metodo del tiro continuo
implicherebbero sforzi di tiro molto rilevanti: alluopo si
pu prevedere leventuale alleggerimento della
condotta mediante galleggianti).

Tecniche di varo

Galleggiamento controllato

Questa tipologia di varo consente di


effettuare in mare, su un pontone
appositamente attrezzato, le
operazioni di giunzione nonch la
posa delle colonne di varo. Queste,
infatti, vengono approntate a terra
in cantiere, con dimensioni
compatibili con quelle del natante.
La prima colonna varata quella
dellestremit di terra, dalla quale
Metodo del galleggiamento controllato
via via il pontone si allontana,
procedendo con le giunzioni ed il
varo di nuove colonne.
Il tratto di condotta gi varato
poggia quasi totalmente sul fondo
marino, eccetto unultima parte
mantenuta in semigalleggiamento.
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Tecniche di varo

Il limite principale di questo


metodo che in fondali
profondi il tratto finale della
condotta gi varata viene Metodo del galleggiamento controllato: trascinamento in superficie
sottoposto ad una curvatura
e, quindi, ad una
sollecitazione, notevole.
Il pregio , invece, quello di
poter sopperire alla
mancanza di spazio a terra
per linstallazione di un
cantiere.

Metodo del galleggiamento controllato: assemblaggio e posa

Tecniche di varo

Varo da pontone

Questo metodo, attualmente largamente


impiegato, utilizza un pontone semovente di
dimensioni adeguate a consentire lo stivaggio di
una sufficiente quantit di tubazioni ed a
trasportare linsieme delle attrezzature
occorrenti per le giunzioni e gli altri interventi.
La condotta abbandona il pontone man mano
che esso avanza lungo il tracciato; anche in
questo caso assume notevole importanza la
configurazione della tubazione tra il fondo e la
sezione in cui vincolata al pontone.
In genere si fa ricorso ad un sistema di
correzione della deformata della condotta,
costituito da una rampa deformabile (stinger)
che sporge dallestremit del pontone,
accompagnando la condotta per un certo tratto
ed imponendole una determinata curvatura,
determinata di solito mediante lassistenza di Varo mediante pontone e rampa
software dedicato.
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Stabilit a fondale

Stabilit a fondale

Individuato il tracciato ottimale e la tecnica di varo


per la condotta sottomarina, occorre assicurarne,
una volta posta in opera, la stabilit.
La migliore soluzione costituita dallinterramento,
magari integrato da uno zavorramento
supplementare. Lindividuazione della profondit
minima di interramento influenzata ovviamente
da una serie di variabili: natura e granulometria
del fondale, potenziale di liquefazione,
caratteristiche del moto ondoso e delle correnti
litoranee.
Altri sistemi di stabilizzazione e di protezione della
condotta sottomarina cui si pu fare ricorso sono:
- lo zavorramento, continuo o discontinuo; Zavorramento mediante anelli in calcestruzzo

Stabilit a fondale

- particolari collari ancorati al fondo;


- elementi flessibili prefabbricati (materassi)
da poggiare sulla tubazione varata seguendo
la conformazione del fondale che, oltre ad
appesantire e stabilizzare la condotta, la
proteggono da eventuali urti accidentali;
Collari ancorati al fondo

Materassi
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Stabilit a fondale

- rete in ferro zincato larga 3-4


m, poggiata sulla condotta e tesa
sui due lati mediante ganci
annegati in blocchi di
calcestruzzo, dimensionati
tenendo conto della spinta di
galleggiamento;
- barriera costituita da cavi
dacciaio tesati ai lati della sede
Protezione della condotta sottomarina
della condotta ad una certa
mediante rete zincata
distanza da questa, e mantenuti
ad opportuna altezza dal fondo
mediante ancoraggi e boe.

Protezione della condotta sottomarina


con massi di ancoraggio e boe

Verifiche statiche

Verifiche di stabilit della condotta


sottomarina

Sollecitazioni indotte nel corso della posa


in opera
La fase di varo di una condotta sottomarina
di estrema delicatezza ai fini strutturali, a
causa delle sollecitazioni che possono
ingenerarsi durante le operazioni. Con Sollecitazioni in fase di varo: schema a)
particolare riguardo al caso del varo da
pontone, assume notevole importanza la
configurazione assunta dalla tubazione tra il
fondale (ove poggia) e la sezione di vincolo (al
pontone o alla sua rampa).
Possono configurarsi due condizioni tipiche:
a) condotta con lestremit sostenuta dal
natante in corrispondenza della superficie
marina;
b) condotta con lestremit ammorsata alle
carrucole del natante.
Sollecitazioni in fase di varo: schema b)
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Verifiche statiche

I suddetti schemi sono stati risolti nellipotesi di piccoli spostamenti (Pistilli), introducendo le seguenti
semplificazioni:
- non vi sia reazione orizzontale sulla condotta nei punti di appoggio (cio il natante non tiri o spinga la
condotta;
- il fondo marino sia orizzontale nel punto di contatto con la condotta;
- si trascuri il peso del tratto di tubazione fuor dacqua;
- il peso medio della condotta per unit di lunghezza sia costante;
ed ottenendo le relazioni seguenti.

Schema a) Trave appoggiata alle estremit, di lunghezza l e gravata uniformemente dal carico q

E
= 0.613 r q h
J
- : sforzi nella tubazione;
- r: raggio esterno della condotta;
- q: peso medio del tubo immerso per unit di lunghezza;
- h: profondit di varo;
- E: modulo elastico del materiale della tubazione;
- J: momento dinerzia della condotta.

Verifiche statiche

Schema b) Trave incastrata (sul pontone) ed appoggiata (a fondale), di lunghezza l e caricata uniformemente

E
= r 2q h
J
E evidente dalle relazioni precedenti che al decrescere del peso unitario q si riducono gli sforzi nella
tubazione; essi, inoltre, diminuiscono anche al crescere del momento dinerzia della condotta, mentre
aumentano allincrementarsi della profondit di posa.
Si pu, quindi, concludere che le tensioni massime in fase di varo della tubazione si possono contenere
entro limiti accettabili riducendo il peso della condotta in acqua, mediante luso di galleggianti.
Il campo di validit dellipotesi di piccoli spostamenti pu ritenersi limitato ai casi in cui il rapporto h/l (tra la
profondit di varo e la distanza orizzontale tra il punto di appoggio della tubazione sul natante e quello a
fondale) sia contenuto entro valori modesti. Nel caso di vario per profondit elevate, invece, sar
necessario analizzare il comportamento della tubazione in regime di spostamenti finiti, mediante metodi di
discretizzazione (ad esempio quello agli elementi finiti) o utilizzando lequazione della linea elastica della
condotta.
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Verifiche statiche
Fenomeni dinstabilit elastica per effetto della pressione esterna

Fenomeni dinstabilit elastica possono verificarsi a condotta vuota, in particolare quando la tubazione
posata sul fondo. La pressione esterna, infatti, non essendo equilibrata da quella interna del fluido
convogliato, pu ingenerare uno stato di compressione di entit tale da provocare linstabilit
dellequilibrio elastico, con conseguente ovalizzazione del tubo (buckling) e possibile propagazione della
deformazione ad interi tratti della condotta.
Linstabilit dellequilibrio elastico delle pareti della tubazione pu essere analizzata mediante la classica
relazione:

q cr = w h cr =
E s ( R) 3

(
4 1 2 )
in cui:
- qcr: pressione critica di ovalizzazione;
- w: peso specifico dellacqua marina;
- hcr: massima profondit di posa ammissibile;
- s: spessore della tubazione;
- R: raggio medio della tubazione;
- E: modulo di Young (in direzione circonferenziale) del materiale della tubazione;
- : coefficiente di Poisson del materiale della tubazione.

Verifiche statiche
La relazione precedente, dedotta nelle ipotesi di validit della legge di
Hooke sino allinstabilit, di deformazione del tipo a due lobi e di
contrazione trasversale impedita, consente di valutare la pressione critica di
ovalizzazione, cio il valore della pressione oltre il quale la condotta pu
subire un collasso per schiacciamento.
Un pericolo di non trascurabile importanza costituito, altres, dalla
possibilit che una deformazione accidentalmente impressa alla condotta si
propaghi, anche per lunghi tratti, lungo lasse della tubazione. Il suddetto
fenomeno di arresta nel momento in cui la pressione esterna risulta
inferiore ad un valore limite, funzione delle caratteristiche geometriche e
meccaniche del tubo, detto pressione di soglia di propagazione Pp.
Ipotizzando che il fenomeno di propagazione si sviluppi interamente in
campo plastico e che la deformazione sia concentrata in quattro cerniere
plastiche, collegate da altrettanti tratti rigidi, stata desunta (Palmer) la
Modalit del collasso
seguente relazione:

s
Pp = w h p =
D2
in cui la tensione di snervamento della tubazione ed hp la profondit di propagazione, ossia la
profondit in corrispondenza della quale si registra la pressione di soglia della propagazione.
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Verifiche statiche
La valutazione della pressione di soglia della propagazione evidentemente essenziale ai fini della scelta
del materiale e dellassegnazione dello spessore. In pratica possono verificarsi tre casi:
- h < hp < hcr : in tal caso un eventuale imbozzamento non potr propagarsi, rimanendo localizzato;
- hp < hcr< h : essendo la profondit di varo maggiore della massima profondit di posa ammissibile
occorrer modificare le scelte progettuali effettuate;
- h p< h < hcr : in teoria lovalizzazione si propaga lungo la condotta, sia a monte che a valle della
sezione in cui si prodotta, sino a quando la pressione esterna non risulti inferiore a
quella di propagazione.

Nel caso in cui non si ritenga opportuno incrementare lo


spessore della condotta sottomarina, si potr ricorrere ad
anelli di irrigidimento (buckling arrestors).

Anelli di irrigidimento

Verifiche statiche

Interazione tra moto ondoso e condotta sottomarina

Le azioni idrodinamiche indotte dal moto ondoso su una condotta sottomarina costituiscono la
risultante degli sforzi normali e tangenziali agenti in un dato istante sulla superficie esterna della
tubazione.
Con riferimento ad un moto ondoso monocromatico, i suddetti fenomeni idrodinamici sono
caratterizzati mediante:
- il numero di Reynolds, Re=UmaxD/, che fornisce una misura degli effetti della turbolenza (Umax
il valore massimo della componente orizzontale della velocit in corrispondenza del baricentro della
sezione trasversale della condotta, D il diametro della tubazione e la viscosit cinematica);
- il numero di Keulegan-Carpenter, Kc= UmaxT/D (T il periodo del moto ondoso), che costituisce
una misura della periodicit del campo di moto intorno ad un ostacolo immerso in un liquido
oscillante.
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Verifiche statiche

Di norma la risultante degli sforzi di


pressione e tangenziali sulla
condotta viene scomposta in due
componenti:
- una orizzontale, che rappresenta
leffetto delle resistenze al moto
(drag) e dellinerzia;
- una verticale (lift), da ascriversi
alla dissimetria della distribuzione
delle componenti verticali delle
pressioni.

Forze idrodinamiche agenti sulla condotta

Verifiche statiche

Nellipotesi che il campo di moto non venga perturbato dalla presenza dellostacolo ossia che il diametro
D della condotta sottomarina sia molto piccolo rispetto allaltezza H ed alla lunghezza L dellonda la forza
orizzontale complessiva per unit di lunghezza della tubazione, F0, verr valutata mediante la relazione
seguente, in cui Fd e Flo rappresentano rispettivamente la forza di drag e la forza dinerzia:

dU
F0 = Fd + Fl 0 = 0.50 Cd De U max
2
+ 0.25 Cm De2
dt max
La forza verticale di lift, Fl, viene invece fornita dallespressione:

Fl = 0.50 Cl De U max
2

Nelle relazioni precedenti si indicato con:


-: densit dellacqua marina;
- De: diametro esterno della condotta sottomarina;
- U: componente orizzontale della velocit in corrispondenza del baricentro della sezione trasversale della
condotta;
- Cd: coefficiente di drag;
- Cm: coefficiente dinerzia;
- Cl: coefficiente di lift.
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Verifiche statiche

Lattendibilit delle relazioni precedenti fortemente influenzata da una scelta appropriata dei
coefficienti idrodinamici, di natura tipicamente sperimentale, che di pendono da molteplici
parametri, tra cui il numero di Reynolds, il numero di Keulegan-Carpenter, la scabrezza relativa
della superficie esterna della condotta, la distanza relativa dal fondo, H/D (essendo H la distanza
dal fondale della generatrice inferiore della tubazione), langolo di incidenza tra il fronte donda e
lasse della condotta.

La stabilit della condotta sottomarina verificata quando le forze orizzontali non superano le forza
di attrito, che possono valutarsi moltiplicando la risultante delle forze verticali per un coefficiente di
attrito, f, funzione delle caratteristiche geotecniche del fondale:

Fo < Fvf
Ovviamente la verifica di stabilit potr mettere in evidenza la necessit di uno zavorramento della
tubazione, al fine di contrastare efficacemente le azioni dinamiche del moto ondoso.

Materiali di studio
IPPOLITO, G., Appunti di Costruzioni Idrauliche, Liguori Editore

AA. VV., Sistemi di fognatura. Manuale di Progettazione, Centro Studi Deflussi Urbani, Hoepli Editore

DE MARTINO G., DELIA E., GIUGNI M., PERILLO G., Criteri dimpostazione al calcolo degli scarichi a fondale di
acque reflue. 2a parte, Associazione Idrotecnica Italiana, Quaderno n. 3

PISTILLI G., Acquedotti sottomarini per le isole di Capri, Procida ed Ischia, Ingegneria Sanitaria, n. 1/2, 1954

PISTILLI G., Acquedotto sottomarino per Trieste, Istituti Idraulici, Universit degli Studi di Napoli, 1970