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Questo

libro, il pi completo trattato sulla storia coreana mai scritto da un autore


occidentale, nasce dalla necessit di avvicinare il lettore alla civilt di un paese da un lato
sempre pi in prima linea nello sviluppo industriale e tecnologico globale, dallaltro
ancora vittima instabile dei perversi giochi politici che portarono alla sua divisione alla
fine degli anni 40 del XX secolo. Partendo dalle stesse mitiche origini della nazione
coreana, dal territorio e dalla lingua, lautore dipinge la grande avventura di un popolo di
antica civilt che, occupando da sempre un posto fondamentale nello scacchiere
geopolitico dellEstremo Oriente, contribu considerevolmente alla formazione di quella
cultura giapponese oggi nel mondo ben pi conosciuta e apprezzata. Per secoli vaso di
coccio fra vasi di ferro, la Corea sta ancora pagando per unintrinseca debolezza e
soprattutto per la protervia altrui, che proprio nel XX secolo lha portata prima a perdere
unindipendenza fino ad allora sempre difesa con successo e poi allincommensurabile
tragedia della divisione e della guerra fratricida. Questo libro, esaminando dalle sue stesse
origini il complicato percorso storico della Corea, finisce anche per spiegarne i malesseri,
le contraddizioni e molti altri fenomeni contemporanei ritenuti risibili o semplicemente
anacronistici e incomprensibili dallosservatore occidentale.
Maurizio Riotto (Palermo, 1959) insegna Lingua e Letteratura della Corea
nellUniversit degli studi di Napoli LOrientale. Laureatosi in Lettere (indirizzo
classico) a Palermo, si poi specializzato in Archeologia orientale nellUniversit La
Sapienza di Roma. A lungo residente in Estremo Oriente, per quattro anni stato
research fellow presso lUniversit Nazionale di Seul. stato visiting scholar nel 1991
presso lUniversit Doshisha di Kyto e nel 1994 presso lUniversit Hanyang di
Seul. Nel 2002-2003 stato visiting professor presso lUniversit Snggyungwan di
Seul, dove ha tenuto corsi di Culture Comparate per gli studenti di Master e Ph.D. Ha al
suo attivo oltre cento pubblicazioni sulla Corea, fra le quali ricordiamo The Bronze Age in
Korea (Kyto, 1989), Introduzione allo studio della lingua coreana (Napoli, 1990), Fiabe
e storie coreane (Milano, 1994), Storia della letteratura coreana (Palermo, 1996), Mogli,
mariti e concubine: affari di famiglia nella Corea classica (Palermo, 1998), Poesia
religiosa coreana (Torino, 2004). Anche traduttore e curatore di opere coreane antiche e
moderne, nel 1995 ha ricevuto il Premio Korean Culture & Arts Foundation per la
traduzione in italiano del romanzo Il poeta di Yi Munyl.
Maurizio Riotto
Storia della Corea
dalle origini ai giorni nostri

ISBN 978-88-58-76598-2

2005 RCS Libri S.p.A.
Via Mecenate, 91 20138 Milano

Prima edizione digitale 2014

In copertina: particolare di scena di caccia. Tomba dei danzatori, V sec., cultura di Kongury. Tonggou, Cina
nord-orientale.
Progetto grafico Polystudio. Copertina di Aurelia Raffo.



Questopera protetta dalla Legge sul diritto dautore.
vietata ogni duplicazione, anche parziale, non autorizzata.
Alla riunificazione della Corea
LALFABETO COREANO

Consonanti semplici

Consonanti doppie

Vocali

Dittonghi
AVVERTENZE AL LETTORE

Le traduzioni dei versi e dei brani di prosa presenti nel volume sono state eseguite
dallautore direttamente dai testi originali.
I termini coreani sono stati romanizzati secondo il sistema McCune-Reischauer. Fanno
eccezione il toponimo Seoul e il cognome Yi, le cui traslitterazioni nelle forme riportate
sono ormai pressoch universalmente accettate per convenzione. Allo stesso modo
vengono mantenute, per il loro larghissimo uso, alcune forme che divergono leggermente
dalle regole del sistema di romanizzazione sopraccitato. Cos, giusto per fare un esempio,
si trover nel testo Malgai in luogo di Malkal. Si tenga poi presente che in coreano,
cos come in cinese e in giapponese, il cognome precede sempre il nome. In questo modo,
nel nome proprio Yi Snggye, Yi il cognome e Snggye il nome, in Chng Chl,
Chng il cognome e Chl il nome, e cos via. I nomi dei sovrani e delle regine, ove
non espressamente specificato, sono postumi, ossia assegnati dopo la morte. I nomi di
eminenti religiosi buddhisti, poi, sono solitamente quelli usati dopo la pronuncia dei voti.
Riguardo ai nomi di personaggi non coreani (e neppure cinesi o giapponesi) si d ove
possibile una traslitterazione vicina al suono originale (per esempio Sartaq, Cinggis Qan).
In tutti gli altri casi si d la pronuncia coreana dei caratteri cinesi con i quali vengono citati
nelle fonti (es.: Klsa Piu, Yayul Abogi, ecc.).
Si tenga anche presente che la traduzione di termini istituzionali puramente
indicativa e non sempre rende esattamente in italiano il significato corrispondente. Questo
vale per vocaboli quali ministero, prefettura, ufficio, distretto, ecc.
I termini giapponesi sono stati romanizzati secondo il sistema Hepburn. I termini
cinesi sono stati romanizzati col pinyin, eccetto i termini derivati da dao per i quali ho
preferito usare le forme pi note Taoismo e taoista invece di Daoismo e daoista.
Per ci che concerne la bibliografia, i nome di studiosi orientali autori di opere in
lingue occidentali sono stati lasciati nella traslitterazione da essi stessi (o dalleventuale
traduttore) adoperata.
Istruzioni per la pronuncia del coreano
La lingua coreana contemporanea viene graficamente rappresentata per mezzo di un
alfabeto, detto hangl, il cui uso venne ufficializzato nel 1446.1 caratteri cinesi, aboliti in
Corea del Nord, vengono ancora usati in Corea del Sud soprattutto per trascrivere termini
altamente specialistici oppure quando, in caso di omofonia fra vocaboli diversi, la scrittura
alfabetica potrebbe generare equivoci nella comprensione. In ogni caso, diversamente che
nel giapponese, dove gli ideogrammi cinesi vengono usati anche per trascrivere i vocaboli
indigeni, nel coreano contemporaneo essi possono essere usati, in alternativa alla scrittura
alfabetica, solo per trascrivere i termini di origine cinese.
Lalfabeto hangl si compone attualmente di quattordici consonanti semplici e otto
vocali fondamentali. Va detto che i linguisti coreani considerano vocali anche suoni misti
o turbati o addirittura dei dittonghi. Le vocali lunghe, che pure esistono, non vengono
graficamente rappresentate. Mancano inoltre le lettere maiuscole.
Per quanto riguarda le consonanti occorre anche dire che i coreani non distinguono
graficamente le sorde dalle sonore. Tali suoni tuttavia sono presenti e sono stati riportati
nella romanizzazione, ma la pronuncia sorda o sonora di una determinata consonante
dipende da vari fattori, come la posizione che la consonante stessa occupa nella parola, il
suono che la precede, ecc.
Va infine detto che in coreano esistono cinque consonanti doppie la cui pronunzia
non corrisponde al mero raddoppiamento della corrispondente consonante semplice e non
ha riscontri in nessuna lingua occidentale.
Allo scopo di agevolare il compito del lettore fornir adesso una breve guida alla
pronunzia dei termini coreani:
La b, la p, la d, la t, la l, la r, la m e la n si pronunziano come in italiano.
La s si pronunzia sorda, come in italiano, a meno che non sia seguita dalla vocale i, nel
qual caso si pronunzia sc come in cuscino.
K e g equivalgono alle nostre c e g dure, come in cane e gatto.
Ch e j equivalgono alle nostre c e g dolci, come in cera e gelato.
Ng si pronuncia come nella finale -ing dei participi inglesi.
La h corrisponde a una forte aspirazione, soprattutto a inizio di parola.
Per la pronunzia di ch, k, t, p, si facciano seguire le rispettive consonanti da una
leggera aspirazione. In tutti gli altri casi lapostrofo serve esclusivamente a evidenziare la
divisione in sillabe qualora essa non sia immediatamente intuibile.
I gruppi consonantici kk, tt, ss, pp, cch, rappresentano graficamente dei suoni, detti
glottalizzati, che non hanno nessun preciso corrispondente nelle lingue occidentali. Il
lettore potr pronunziare ss come una normale doppia s; per gli altri gruppi dovr
immaginare una pronunzia doppia di k, t, p e ch compressa in gola al momento
dellemissione del suono.
La y si pronunzia come la i italiana in ieri.
La w si pronunzia come la u italiana in uomo.
La a, la i e la u si pronunziano come in italiano.
La e si pronunzia chiusa, come nellitaliano psca (atto del pescare).
Il suono rappresentato come ae indica invece una e aperta, come nellitaliano psca
(frutto).
La o chiusa, come nellitaliano oltre.
La invece molto aperta, come nella negazione inglese not.
La muta, come nelle sillabe tsu e su del giapponese o nella e finale, per esempio,
dellinglese rose.
Il gruppo oe indica una vocale turbata, come nello svedese Malmoe o nel tedesco
Kln.
PREMESSA1

Scrivere la storia della civilt di un popolo un po come scrivere la storia del mondo,
sia pure su scala ridotta e da una prospettiva particolare. Nel caso della Corea, descrivere
la civilt di questo Paese rappresenta oggi quasi il saldo di un grave debito contratto con la
storia, non solo perch lo studio della lingua e della cultura coreane sta finalmente (e
giustamente) trovando posto fra le discipline accademiche orientalistiche, ma anche
perch il futuro di questa piccola penisola strettamente legato a serie problematiche
geopolitiche ed economiche che investono il mondo intero e non esclusivamente lAsia
Orientale. Ed evidente che non si sarebbe arrivati a tanto se la Corea non fosse stata la
Corea, con la sua cultura, la sua lingua, la sua storia.
Confesso di aver tentennato prima di accingermi alla stesura di questo libro,
originariamente pensato come Storia della civilt coreana. Superiore alle mie forze e a
ogni necessit editoriale sarebbe stato infatti il tentativo di mettere esaurientemente per
iscritto, in una sola opera, tutti gli argomenti riguardanti i molteplici e variegati aspetti
della cultura di questo Paese. Daltra parte la creazione di un semplice manuale della
civilt coreana faceva correre il rischio di far somigliare questo volume a un insipido
florilegio di dati, a unantologia daspetti culturali (peraltro curata con un criterio del tutto
soggettivo) e dunque, in definitiva, a una sorta di guida turistica sofisticata. Ho deciso
dunque di dar vita a questo volume dandogli un taglio decisamente storico, partendo dalle
origini stesse del popolo coreano e seguendone le sorti fino ai giorni pi recenti, con la
speranza che una certa conoscenza del passato e della tradizione possa aiutare il lettore
occidentale a confrontarsi oggi con questo Paese su una base pi critica e meno
pregiudiziale.
Peso decisivo nella mia scelta ha senzaltro avuto la constatazione, maturata attraverso
lunghi anni di studio, di quanto sconosciuta sia la Corea non soltanto in Occidente, ma
spesso anche in Oriente e talora fin nella stessa penisola coreana. Personalmente reputo
lignoranza la maggiore piaga dellUmanit, poich da essa prende vita lodioso fenomeno
dellintolleranza che come diabolica via si dirama nella discriminazione razziale e
religiosa e nellimperialismo, ossia la presunzione di ritenersi unici custodi della verit e
della giustizia eliminando militarmente o soffocando economicamente ogni entit politica
potenziale esponente del dissenso. Ebbene, la Corea stata un Paese pesantemente
perseguitato e discriminato, che sta ancora drammaticamente pagando le conseguenze di
soprusi antichi e moderni nella prospettiva di una globalizzazione che sempre maggior
nutrimento dar allemarginazione e alla spersonalizzazione. Lindifferenza dellOccidente
verso la Corea e la sua pur notevole civilt conseguenza diretta dei difficili eventi storici
sofferti dal Paese, eventi che lo hanno visto soccombere e dunque lo hanno reso minore
agli occhi di chi valuta limportanza di una civilt col metro della forza economica e
militare. Dove poi non arrivata lignoranza giunta la verit distorta: cronaca
recentissima (ma problema antico) la crisi diplomatica fra Corea e Giappone a proposito
dei travisamenti storici abilmente inseriti dai nipponici nei libri di testo della scuola
dellobbligo e perfino la Cina, lalleato tradizionale, sta oggi tentando di togliere ogni
coreanit (a vantaggio del proprio nazionalismo) a quel grandioso fenomeno storico e
culturale che fu il regno di Kogury. Purtroppo, i pregiudizi occidentali sulla Corea antica
e moderna non sono solo il frutto della mediocrit intellettuale, ma spesso sono stati
alimentati ad arte da una propaganda sottile e sistematica svolta da tutti coloro che hanno
trovato un vantaggio personale nel propagare una diffidenza generale verso questo Paese.
Il fatto che ancora oggi una parte della Corea sia definita addirittura un avamposto del
terrore e un potenziale pericolo per lUmanit ha radici antiche, ma quasi mai ci si chiede
come si sia arrivati a questo punto e quale sia stata la responsabilit delle potenze mondiali
nelloltraggiare questo Paese fino a provocarne la divisione, il pi odioso fra tutti i pur
numerosi torti subiti.
E tuttavia questo volume non unarringa per la Corea, pur se talora esso pu apparire
tale. Ci che ho voluto fornire al lettore solo una piccola serie di linee-guida della storia
di un Paese che tanto ha contribuito alla formazione e allo sviluppo della civilt
dellEstremo Oriente. Ho cercato di far questo nel modo pi obiettivo e spassionato
possibile, non rinunciando per a rimarcare con forza e anche con delle ripetizioni, ove
necessario, le distorsioni e le assurdit derivanti da certi luoghi comuni o da fonti
tendenziose. Questo libro dunque soprattutto un punto di partenza, non di arrivo, ma a
chi volesse fermarsi a esso nella sua conoscenza della Corea sar stato lieto daver offerto,
almeno nelle mie intenzioni, alcuni solidi punti dappoggio. Infine, a colui che dopo
essersi costruito il proprio castello di sogni sullOriente dovesse improvvisamente trovarsi
nudo di fronte alla realt dopo la lettura di questo volume, dico fin dora di credere, come
a suo tempo ebbe a scrivere il Manzoni, che non s fatto apposta.
Palermo, maggio 2005
Maurizio Riotto
I
IL TERRITORIO, LA GENTE, LA LINGUA

Il territorio
II territorio della Corea, oggi diviso in due distinte unit politiche in seguito ai noti e
tragici avvenimenti storici che seguirono alla liberazione dal dominio giapponese, nel
1945, poco pi di due terzi di quello dellItalia, con una superficie complessiva di
219.681 km2. Di questi, 120.538 spettano alla Repubblica Popolare Democratica di Corea
(DPRK), detta comunemente Corea del Nord, con capitale Pyngyang, e 99.143 alla
Repubblica di Corea (ROK), meglio conosciuta come Corea del Sud, che ha come capitale
Seoul.1
Il nome Corea deriva da quel Corai di cui ci parla Marco Polo nel Milione. Il
mercante veneziano non vi si rec mai, ma il nome che egli ci tramanda si rif senzaltro a
Kory, lo stato retto dalla dinastia Wang che allora governava il territorio coreano. A
sua volta, Kory un termine derivato da Kogury uno degli antichi Tre Regni della
Corea che fior, secondo le date tradizionali, dal 37 a.C. al 668. La Corea stata chiamata
comunque in vari modi: Chosn (Calmo mattino) senzaltro uno dei pi conosciuti,
ma in passato essa stata indicata (soprattutto dai cinesi, oltre che dagli stessi coreani)
anche come Haedong (cinese: Haidong), ossia (Paese) a est del mare e Tongguk
(cinese: Dongguo), ossia Paese dOriente.2 Pi rari sono altri appellativi come
Sohwa (Piccola Cina) e Chnggu (Verdi colline). Oggi, i coreani del Nord
preferiscono chiamare la Corea col vecchio nome Chosn, mentre i coreani del Sud
usano il termine Hanguk (Paese Han).3 Tutti i coreani per, nel nominare la patria,
ricorrono spessissimo allespressione uri nara, ossia il mio (o nostro) Paese.
La Corea una penisola, piuttosto tozza anzich slanciata, che protendendosi dal
continente asiatico in direzione sud-est, verso il mezzogiorno dellarcipelago giapponese,
si trova compresa fra 33 e 43 nord di latitudine e 124 e 131 est di longitudine. A nord
confina con la Repubblica Popolare Cinese e, per un brevissimo tratto nella sua estrema
parte nord-orientale, con il territorio della Russia. A ovest bagnata dal Mar Giallo
(Hwanghae in coreano), a est dal Mar del Giappone, che i coreani chiamano Tonghae
(Mare Orientale).4 A sud, gli stretti di Corea e di Tsushima (acque che i coreani
chiamano Namhae, ossia Mare Meridionale) la separano dallarcipelago giapponese.
Le coste coreane sono estremamente frastagliate nel loro tratto meridionale e
occidentale e hanno perci offerto la possibilit di ancoraggi sicuri a vascelli antichi e
moderni. Da l le comunicazioni con la Cina, in particolare con la provincia dello
Shandong, sono state sempre praticabili, dovendosi attraversare un tratto di mare breve e
piuttosto riparato. Le coste orientali sono invece quasi completamente lisce e quindi meno
adatte alla creazione di insediamenti portuali. Davanti c poi il mare aperto i cui fondali,
a differenza del Mar Giallo, strapiombano a grande profondit gi a breve distanza dalla
riva.
Al territorio coreano appartengono anche molte isole, alcune delle quali raggiungono
dimensioni ragguardevoll. La pi grande di tutte Cheju (1840 km2), un tempo chiamata
dagli occidentali Quelpart, che oggi forma una regione amministrativa a s. Situata quasi a
met strada fra la penisola coreana e lisola giapponese di Kyushu, per la mitezza del suo
clima Cheju diventata negli ultimi anni una localit turistica molto rinomata. Le isole
appartenenti alla Corea si trovano quasi tutte comprese nel tratto di mare a ovest e a sud
della penisola. Importanti eccezioni sono risola di Ullung (Ullungdo) e lisola di Tok
(Tokto), questultima al centro di un lungo contenzioso con il Giappone (in giapponese
chiamata Takeshima) che ne reclama il possesso. Molte delle isole coreane sono
vicinissime alla costa: il caso, per esempio, di Kanghwa, storico rifugio della corte
coreana in tempi difficili, che oggi collegata alla terraferma addirittura da un ponte
carrozzabile.
Il clima della Corea segnatamente continentale, con lanno rigorosamente diviso in
quattro distinte stagioni come proprio delle regioni poste nella fascia temperata. Destate
le correnti meteorologiche provengono da levante, portando umidit e grandi piogge (il
60% delle precipitazioni annue avviene nel solo mese di luglio): questa la changma
chl (stagione delle piogge), una stagione nella stagione, che dura pressappoco dalla fine
di giugno alla fine di luglio. Seguono tre o quattro settimane di gran caldo,
occasionalmente stemperato da precipitazioni a carattere di rovescio (sonagi in
coreano), durante le quali si raggiungono non di rado temperature di 35. La grande citt
di Taegu, a tale riguardo, senzaltro una delle pi calde. proprio in questo periodo, fra
luglio e agosto, che si raggiungono i cosiddetti tre picchi del caldo ossia il chobok
(primo caldo), il chungbok (caldo di mezzo) e il malpok(caldo finale).5 Lautunno
splendido, asciutto, luminoso e ventilato, con la natura che si ammanta di colori
straordinari (il rosso delle foglie dacacia e la brillantezza della luna fanno facilmente
intendere perch questa stagione sia cos celebrata nella letteratura) comunicanti spesso un
senso di struggente malinconia.
Linverno comincia ad affacciarsi gi dalla met di novembre e presto si rivela in tutta
la sua severit.6 In questa stagione le correnti fredde provenienti dallArtico e dalla Siberia
investono in pieno la penisola coreana dando luogo a un clima secco e rigidissimo: a
Seoul, citt che sorge alla stessa latitudine di Catania, la temperatura pu scendere anche a
-20, ma nelle zone montane al confine con la Cina si pu arrivare anche a -40. allora
che arrivano a gelare anche i grandi fiumi, dove si pesca praticando un foro nella
superficie ghiacciata, alla maniera eschimese, e molte attivit rallentano. Le scuole
chiudono, facendo risparmiare in tal modo il combustibile per il riscaldamento, mentre
particolare attenzione dedicata a tutto quanto liquido per evitare che gelando (e dunque
aumentando di volume) esso possa danneggiare i contenitori.
A marzo inizia il disgelo e presto la primavera irrompe recando una miriade di colori e
una temperatura gradevole, regolata sovente dalla pom pi (pioggia di primavera, appunto)
un fenomeno mai eccessivo e, anzi, spesso ben salutato.
I fenomeni naturali della Corea sono lontani dal raggiungere le valenze estreme
riscontrabili, per esempio, nel vicino Giappone. Le fonti maggiori di preoccupazione sono
certamente rappresentate dai tifoni (taepung in coreano) che sono abbastanza frequenti
soprattutto sul finire dellestate, fra agosto e settembre, e interessano maggiormente le
regioni pi meridionali della penisola e la grande isola di Cheju. Si tratta di perturbazioni
cicloniche che, originatesi nelle zone tropicali al largo di Taiwan o delle Filippine,
risalgono verso nord-nord-ovest, spesso colpendo con venti fortissimi e piogge torrenziali
le isole meridionali dellarcipelago giapponese ancor prima della Corea.7 Ai tifoni e alle
pesanti precipitazioni da essi recate sono inevitabilmente legati fenomeni di dissesto
geologico come frane, smottamenti e inondazioni che a volte provocano gravissimi danni
a persone e cose. Memorabile rimasto lo straripamento del fiume Han, nel 1925, mentre
dal dopoguerra a oggi fra i molti tifoni distruttivi se ne ricordano particolarmente tre,
rispettivamente del settembre 1959 e del settembre 2002 e 2003.
Agenti endogeni modificatori della plastica terrestre come il vulcanismo e i terremoti
non hanno particolarmente influenzato la storia deli-uomo in Corea. Curiosamente, tanto
la vetta pi alta della penisola (monte Paektu: 2744 metri) quanto la maggiore cima
dellattuale Corea del Sud (monte Halla: 1950 metri) sono dei vulcani spenti (o quiescenti)
e si trovano rispettivamente agli estremi del territorio nazionale: il primo infatti al
confine con la Cina, il secondo sinnalza nellisola di Cheju. Il monte Paektu, che in tempi
remoti deve avere avuto una notevole attivit esplosiva e la cui ultima eruzione pare
risalga al 1702, ha fornito per millenni lossidiana (il vetro lavico caratteristico di un
magma che accoppia a temperature elevatissime un alto contenuto di silice) alle genti del
Paleolitico e del Neolitico; il monte Halla, dal carattere prevalentemente effusivo, ha dato
qualche segno dattivit fino a pochi secoli fa. Oggi, i laghi formatisi nei crateri dei due
vulcani sono divenuti, oltre che unattrattiva turistica, un simbolo della sospirata
riunificazione. Per ci che concerne i terremoti la Corea, trovandosi pi indietro del
Giappone rispetto alla linea di frattura fra la zolla continentale eurasiatica e quella del
Pacifico, soggetta a fenomeni alquanto limitati. pur vero che in tutta lepoca storica
vengono ricordati circa 1800 sismi, ma altrettanto vero che solo quarantotto di essi
hanno causato qualche danno a persone o cose. La zona a maggiore rischio sismico si
trova a sud e abbraccia buona parte delle regioni del Chlla e del Kyngsang.
Lerosione, principale conseguenza di agenti esogeni come il vento e lacqua, ha
prodotto fenomeni notevoli in un territorio, come quello coreano, geologicamente
piuttosto antico. La maggior parte del territorio infatti costituita da rocce come graniti e
gneiss di origine pre-cambriana o risalenti allEra primaria. Tipici sono, a tale riguardo, i
riscontri offerti dagli strati di Ynchn, nella Corea centrale, ma sistemi geologici
dalta antichit sono anche quelli individuati nelle formazioni di Myobong, Hwajl e
Pungchn, nella regione del Kangwn, nonch in molte zone (come Sadanggwi) della
Corea settentrionale. Sistemi e formazioni pi recenti, riportabili allEra secondaria o
anche allEra terziaria, si riscontrano, fra laltro, in varie zone (Ulsan, Sindong, Yangbuk)
della regione del Kyngsang, nonch, a nord, in alcuni punti delle regioni del Hamgyng
(Yngdong ), del Pyngan e del Hwanghae (Pongsan). I monti hanno in tal modo altezze
limitate e se i nervosi e ripidi picchi rocciosi di alcune famose montagne sono giustamente
celebrati, pure le colline alberate dal profilo dolce e arrotondato costituiscono un elemento
tipico del paesaggio della penisola, al punto da essere state, in passato, un sinonimo (il
termine Chnggu, ossia proprio Verdi colline) per indicare tutta la Corea.
Il territorio della Corea irriguo e in gran parte (circa il 70%) montuoso. Molti dei
luoghi geografici sono stati immortalati nella letteratura e nellarte. I coreani sono
addirittura innamorati dei loro fiumi e delle loro montagne, la visita delle quali assume
talvolta il valore di un vero e proprio pellegrinaggio. Oltre al gi citato monte Paektu, altre
celebri montagne oggi in Corea del Nord sono il monte Kuwl (954 mt.), nella regione del
Hwanghae, e soprattutto il massiccio del Kmgang (1638 metri la massima altezza), al
confine fra le regioni del Kangwn e del Hamgyng, del quale si dice che non possa
essere dimenticato neppure in sogno. In Corea del Sud, celebri luoghi montani sono i
massicci del Srak (1708 mt.), del Chiak 1288 mt.), del Chiri (1915 mt.) e del Songni
(1057 mt.), nonch la catena dei monti Taebaek (massima cima: 1561 mt.). Del monte
Halla, nellisola di Cheju, si gi parlato.
I fiumi coreani hanno corso relativamente breve, ma buona portata dacqua. Il pi
lungo (790 km.) lo Yalu, chiamato dai coreani Amnok, che insieme al Tuman (520 km.)
segna allestremo nord il confine con la Cina. Altri corsi dacqua importanti sono il
Taedong (439 km.), il Fiume di Pyngyang, il Han (514 km.), che bagna Seoul, e il
Naktong (525 km.), che scorre nella parte sud-orientale della penisola. A parte il Tuman e
il Naktong, che sfociano a est della penisola, tutti i fiumi ricordati si gettano nel Mar
Giallo.
Le pianure sono piuttosto scarse e concentrate a nord intorno a Pyngyang, a sud
nella regione del Chlla. Questultimo ha costituito, fin dagli inizi dellagricoltura, il
principale serbatoio alimentare della penisola. Ed proprio la natura del territorio, unita
alle condizioni climatiche, che ha creato quelle differenze nelle abitudini alimentari che
sono in parte ancora riscontrabili fra il settentrione e il mezzogiorno della Corea. Mentre i
piatti del sud, molto pi speziati, sono principalmente fondati sul riso, quelli del nord si
fondano su altri cereali, come il frumento, meno bisognosi dacqua, e sui legumi. Pi
recentemente, dopo la scoperta dellAmerica, soprattutto al nord che si affermata,
come alternativa al riso, la coltivazione del mais, della patata e della batata (o patata
dolce).
Flora e fauna presentano ancora aspetti molto vari, nonostante le pesanti perdite avute
in seguito alla modernizzazione del Paese. Dalle conifere delle zone pi fredde alle
latifoglie dei climi pi temperati, la Corea presenta una vasta gamma di piante, molte delle
quali fanno parte della coscienza collettiva del popolo. il caso del salice, dellacacia,
della paulonia (molto usata per la costruzione di mobili e strumenti musicali), del gingko,
del pruno, dello stesso bamb. Tra i fiori lazalea, il loto, la forsythia, la rosa di Sharon (il
fiore nazionale), il crisantemo, il fiore di ciliegio, oltre a varie specie dorchidea
abbelliscono il paesaggio della Corea e spesso importanti momenti della sua arte e della
sua letteratura.
La fauna non meno diversificata. Ormai scomparsi i grandi mammiferi come lorso
dal collare e la tigre, ancora presenti almeno fino al XIX secolo, nella penisola vivono
ancora cinghiali, capre selvatiche, cervi, caprioli, nonch predatori come il tasso, la lince e
vari mustelidi. Gli uccelli comprendono specie stanziali e migratorie: passeriformi (dai
fringillidi ai corvidi), ciconiformi (come la comune sgarzetta) e gruiformi (la gru del
Giappone), accipitriformi come la poiana, il gheppio e il falco pellegrino e strigiformi
come il gufo reale e la civetta. Un uccello molto amato, perch ritenuto di buon augurio,
la gazza, mentre la cornacchia nera, altro corvide un tempo molto comune, adesso
sincontra solo nelle estreme regioni meridionali e nellisola di Cheju.
Il territorio peninsulare della Corea amministrativamente diviso in otto regioni
(palto). Da nord a sud esse sono: il Hamgyng (settentrionale e meridionale), detto anche
Kwanbuk, il Pyngan (settentrionale e meridionale), detto anche Kwans, il Hwanghae.
Queste tre regioni oggi si trovano interamente in Corea del Nord. Le regioni attraversate
dalla linea di demarcazione sono due, e precisamente il Kynggi e il Kangwn. Le regioni
che si trovano per intero in Corea del Sud sono il Kyngsang (settentrionale e
meridionale), detto anche Kyngnam, il Chungchng (settentrionale e meridionale) e il
Chlla (settentrionale e meridionale) detto anche Honam. Queste ultime tre regioni
anticamente venivano spesso raggruppate nel termine Samnam, ossia Le tre (regioni)
meridionali. Lamministrazione della Repubblica Popolare Democratica di Corea ha
aggiunto a quelle tradizionali altre due regioni: il Chagang e lo Yanggang, entrambe al
confine con la Cina e ricavate dal ridimensionamento delle vecchie regioni del Pyngan
e del Hamgyng. In pi, la regione del Hwanghae stata divisa in due parti (settentrionale
e meridionale).
Naturalmente si deve tenere presente che il territorio della Corea non sempre ha avuto
nei secoli la presente estensione. Lantico regno di Kogury (37 a.C.- 668), per esempio,
controllava, oltre allattuale Corea del Nord, anche la penisola (oggi cinese) del Liaodong,
nonch buona parte della Manciuria. Ancor oggi, nel nord-est della Cina, presente una
forte minoranza coreana (la cui origine in molti casi antica) di circa due milioni di
individui.8 Ma lestensione del territorio connessa con la storia stessa dei coreani, per cui
ce ne occuperemo in un altro capitolo.
La primitiva scarsit dello spazio abitabile, unita alla recente industrializzazione e a
una concezione ambientale e politica che, soprattutto sotto linfluenza dellideologia
confuciana, ha creato un forte conflitto fra capitale e provincia e, pi in genere, fra citt e
campagna,9 ha portato alla creazione, in Corea, di enormi agglomerati urbani, in un
quadro generale che comunque vede questo Paese avere unalta densit dabitanti per
chilometro quadrato.10 Oggi, dei circa 47 milioni dabitanti della Corea del Sud, dodici
vivono a Seoul, oltre sei a Pusan e quasi quattro a Taegu. Nella Corea del Nord, la natura
pi ostile del territorio ha fatto s che, a fronte di una superficie pi ampia, gli abitanti
siano solo circa 23 milioni, ossia, pi o meno, la met rispetto alla Corea del Sud. La
capitale Pyngyang la citt pi popolosa, con quasi due milioni di abitanti. Non si pu
fare a meno di notare, comunque, che la Corea unificata avrebbe circa 70 milioni di
abitanti, una cifra che la renderebbe il 14 Paese del mondo per popolazione.
Il territorio della Corea povero di materie prime e di conseguenza le importazioni di
esse incidono oggi pesantemente sul bilancio dei due Paesi. Tuttavia, la penisola coreana
ha una posizione strategica importantissima, vicina com a Russia, Cina e Giappone, e
per questo nei secoli stata spesso terra di conquista. Vero vaso di coccio fra vasi di ferro,
almeno dal X secolo in poi, la Corea spesso servita da base per attacchi contro il
Giappone (come le spedizioni mongole del 1274 e del 1281) o dal Giappone verso il
continente (linvasione del 1592-1598 da parte dei nipponici sarebbe dovuta proseguire,
nelle intenzioni, verso la Cina). Troppo spesso impossibilitata a decidere il proprio
destino, la Corea sta ancora pagando con unanacronistica divisione geografica e politica il
prezzo della propria debolezza e dellarroganza delle superpotenze. Il XX secolo stato
per la Corea un autentico calvario. Teatro di una dominazione spietata e di una guerra
spaventosa che ha lasciato intatti la ferita della divisione e il dramma umano di milioni di
famiglie separate, la Corea, Paese di antica e grande civilt che tanto ha contribuito alla
formazione della cultura giapponese, subisce ancora la beffa dellindifferenza generale,
quando non di facili ironie o addirittura ostilit.11 Privata dalla storia e dalla letteratura
(che invece stata capace di far conoscere, sia pur grossolanamente, Paesi come la Cina e
il Giappone grazie a infantili tpoi come la Grande Muraglia, la seta, le arti marziali, la
porcellana, la cerimonia del t, i samurai e le geisha) di quei luoghi comuni capaci di
suscitare la curiosit desotismo delloccidentale medio, la Corea vive in gran parte ancora
nelloblio, nonostante la parte meridionale di essa sia arrivata a diventare la pi grande
potenza economica dellAsia dopo il Giappone. A lungo considerata semplice appendice
ora della Cina ora del Giappone (e dunque Paese minore per chi valuta limportanza
delle nazioni col metro dellestensione geografica e della forza militare), la Corea a
tuttoggi ben lontana dallaver risolto i propri problemi: 37.000 militari americani stanziati
in Corea del Sud stanno a ricordarlo. Il futuro politico della penisola appare pertanto
ancora incerto e aperto a ogni soluzione.
La gente
A dispetto di ripetuti richiami della propaganda ufficiale locale a una pretesa unit
etnico-linguistica (e pi in generale, culturale) del popolo della penisola, la civilt coreana,
cos come la vediamo oggi, il risultato di un lungo processo storico al quale hanno
contribuito in varia misura, nel corso dei secoli, anche genti straniere come cinesi,
mongoli, mancesi e giapponesi nonch, in epoche pi antiche, popolazioni non meglio
identificate come Ye, Maek (o Yemaek), Okch, Puy, Malgai e Khitan. Sorge il dubbio,
anzi, che una tale propaganda sia stata intrapresa allo scopo di contrastare la tendenza tutta
coreana a privilegiare il piccolo gruppo (o, al massimo, la regione di appartenenza) a
danno della collettivit rappresentata dalla nazione. In effetti, a prima vista quello coreano
pu sembrare un popolo molto nazionalista, al pari di quello giapponese, ma basta una
conoscenza neppure profondissima del passato del Paese per accorgersi che, in tutta la sua
storia, la Corea ha conosciuto solamente due autentici momenti di sciovinismo e
nazionalismo, per cos dire, ufficiali, ed entrambi siffatti momenti sono stati la
conseguenza di eventi molto particolari. Londata di nazionalismo che interess la Corea
tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo, infatti, coincise con il riscatto dalla
dominazione mongola (che a lungo aveva spietatamente calpestato lidentit nazionale) e
linstaurazione della nuova dinastia Yi, ispirata ai princpi del Confucianesimo, che aveva
soppiantato la dinastia Wang di chiara impronta buddhista. Allo stesso modo, londata di
nazionalismo che interess la Corea agli inizi del XX secolo scatur come reazione alle
pretese origini divine conclamate dai colonizzatori giapponesi. Si pu dunque affermare
che, diversamente da quello giapponese, quello coreano sia stato (e continua a essere, se
pure oggi qualcuno fosse in grado di identificarlo), un nazionalismo episodico, perseguito
a puro fine difensivo. Anche il preteso razzismo dei coreani deve essere riconsiderato:
pur essendo stato lultimo Paese dellarea estremo orientale ad aprirsi allOccidente,
infatti, la vera e unica barriera fra il coreano e il diverso sempre stata in gran parte
rappresentata, pi che dalla diversit fisica, dalla lingua. Superato lostacolo linguistico,
lintegrazione del forestiero non ha solitamente presentato eccessive difficolt. Per il resto,
non credo di esagerare dicendo che, contrariamente alle apparenze, quello coreano stato
uno dei popoli pi pragmatici di tutto lEstremo Oriente. La delicata posizione geopolitica
ha infatti costretto per secoli i coreani al compromesso, mentre una situazione sociale
immutata per secoli ha generato, insieme allamore per la curiositas, anche una certa
propensione alla polemica, alla dialettica e al dibattito. Se oggi la Corea, ultimo fra i Paesi
dellEstremo Oriente a conoscere il Cristianesimo, dopo le Filippine il Paese dellAsia
col maggior numero percentuale di cristiani, il motivo va cercato tanto in unantica (e
positiva, perch creativa) inquietudine interiore quanto nel desiderio, altrettanto remoto, di
appartenenza a un clan, un gruppo o qualunque altra entit capace di evitare
lappiattimento dellindividuo, pur nei limiti di una cultura essenzialmente omogenea e dai
valori standardizzati.
Il mondo culturale coreano dunque un mosaico unico e prezioso di usi, costumi e
tradizioni. Ma la variet si estende anche allaspetto puramente fisico. I coreani
appartengono al ramo settentrionale della grande razza mongolica, della quale hanno tutti i
tratti caratteristici: brachicefalia, occhi a mandorla, denti incisivi a paletta, glabella
piatta, zigomi prominenti, capelli spessi e pesanti, arti relativamente corti per combattere
la dispersione del calore. Sono caratteristiche che si riscontrano gi nei resti antropici
preistorici, ma allinterno di tali elementi standardizzati sincontrano fisionomie
eterogenee, con coloriti chiari che vanno caricandosi fino ad assumere la tonalit rossastra
di certe popolazioni siberiane, e tratti mongolici pi o meno accentuati. Non a torto che i
coreani vengano considerati fra gli asiatici pi avvenenti, ma ad alcune loro caratteristiche
fisiche hanno certo contribuito processi storici e culturali. Labitudine di sedersi
allindiana12 sembra infatti averli preservati dalla innaturale curvatura delle gambe
(intese in stretto senso anatomico, ossia la parte dal ginocchio in gi) che invece
presentano molti giapponesi, fin da piccoli abituati a sedersi in posizione seiza, ossia
sulle ginocchia. Sempre rispetto ai giapponesi, poi, i coreani presentano dentature pi
regolari, per motivi forse riconducibili alla maggiore mescolanza genetica. La statura
piuttosto alta: da dati riferiti alla fine degli anni 80 risultava che la donna coreana era alta
in media mt. 1,58, ossia due centimetri in meno rispetto allItalia. Daltra parte, il fatto che
i giapponesi siano in antico stati indicati dalle fonti cinesi e coreane col termine Wo
(Wae in coreano), ossia, presumibilmente, nano, lascia presupporre che qualche
differenza di statura doveva esistere fra gli abitanti del continente e quelli dellarcipelago
nipponico.
Sullorigine dei coreani si sa davvero poco. Nelle antiche fonti cinesi essi sono
annoverati fra i Donghu o Dongi (barbari orientali),13 termine generico che designava
tutte le popolazioni non cinesi stanziate a nord-est dellImpero Celeste. In particolare,
barbari orientali che gravitavano nellarea della penisola e nelle sue immediate
vicinanze erano gli Ye, i Maek (ma c chi pensa che questi due popoli siano in realt uno
solo: gli Yemaek), i Puy e gli Okch. Queste notizie si riferiscono a unepoca compresa
fra la fine del I millennio a.C. e gli inizi del I millennio d.C. e ne tratteremo pi
diffusamente nel capitolo dedicato alla protostoria. Considerazioni su alcuni aspetti
linguistici e religiosi, nonch la documentazione archeologica riguardante soprattutto la
bronzistica e le strutture tombali, avvicinano i coreani ai popoli altaici e della Siberia
orientale, ma proprio quegli elementi che sembrerebbero fornire prova di una certa ipotesi
spesso si scontrano con altri elementi antonimici che impediscono di arrivare a qualunque
sicura conclusione. Del resto, simili difficolt nel campo dellantropologia sono quasi
fisiologiche, visto che ogni civilt fatalmente soggetta a stratificazioni culturali e
genetiche causate da popoli diversi in epoche diverse, e dunque i tentativi (tanto cari alla
scolastica estremo-orientale) di classificare, o meglio, categorizzare un problema di s
vasto respiro quale lorigine di un popolo e di una nazione non possono che naufragare
sugli scogli della storia stessa. Da parte mia, mi limiter a illustrare alcuni documenti
storici dai quali trasparir tutta la precariet di ogni impianto concettuale e di qualsivoglia
procedimento esegetico finalizzato a rintracciare le radici dei coreani.
Si partir dalla mitologia. In Corea non esistono miti cosmogonici propriamente detti:
abbiamo, piuttosto, miti di fondazione della nazione,14 che presuppongono una situazione
politica gi consolidata e dunque una loro origine relativamente recente (i primi secoli
dellEra Volgare possono essere approssimativamente indicati). Il pi noto fra i miti di
fondazione sicuramente quello di Tangun, riportato nel I libro del Samguk yusa
(Testimonianze storiche dei Tre Regni), testo coreano completato dal monaco buddhista
Iryn (1206-1289) intorno al 1280 ma rifacentesi a opere pi antiche, oggi perdute.
Eccone il testo:
Il Kogi15 dice che una volta Hwanung, figlio di Hwanim, fu preso dal desiderio di
scendere dal Cielo e vivere fra gli esseri umani. Venuto a conoscenza di ci il padre,
esaminate tre montagne, ritenne infine il monte Taebaek16 il luogo migliore dove il figlio
avrebbe potuto stabilirsi e aiutare in tal modo lumanit. Cos, consegnati al figlio tre
sigilli celesti, lo mand sulla Terra a regnare sugli uomini. Accompagnato da tremila
seguaci Hwanung scese sulla sommit del monte Taebaek, in un luogo dominato da un
albero cresciuto su un altare sacro, e questo luogo lo chiam Citt di Dio. Egli stesso
era cos Hwanung, re del Cielo. Accompagnato dal Signore del vento, dal Maestro della
pioggia e dal Maestro delle nuvole, fu a capo di tutte le trecentosessanta attivit proprie
delluomo, compresi il Bene e il Male, lagricoltura, la durata della vita, le malattie e le
punizioni. In questo modo introdusse nel mondo la civilt.
In quel tempo unorsa e una tigre che vivevano insieme in una caverna pregavano
sempre Hwanung affinch le trasformasse in esseri umani. Hwanung, allora, dette loro un
fascio dassenzio incantato e venti spicchi daglio, dicendo: Se mangerete questi e poi
starete cento giorni senza vedere la luce del sole, sarete senzaltro trasformate in esseri
umani Gli animali mangiarono subito ci che era stato loro dato e dopo ventuno giorni
passati nelloscurit lorsa, che aveva ben osservato il precetto, si trasform in un donna.
La tigre invece, non avendo rispettato lordine, rimase con le sue sembianze ferine. La
donna-orso, non avendo un marito col quale poter vivere, preg sotto lalbero dellaltare
perch avesse un figlio. Hwanung allora, cambiate le proprie sembianze, si un a lei, e
cos fu generato un figlio che venne chiamato Tangun Wanggm.
Nel cinquantesimo anno di regno dellimperatore cinese Gao17, Tangun Wanggm
costru la citt di Pyngyang e chiam il suo Paese Chosn
Il mito presenta certo aspetti singolari, come quello secondo cui il capostipite dei
coreani non discende da una stirpe di uomini bens da un dio e da un animale, diventati
umani alloccasione. La vittoria dellorsa (la sola a superare il rito di passaggio) sulla tigre
sottintende probabilmente dei conflitti nellambito di una societ tribale caratterizzata dal
totemismo, ma lorso appartiene alla mitologia di molte popolazioni del nord-est asiatico,
inclusi gli Ainu del Giappone che ancor oggi attribuiscono a questo animale una parte
importante nei loro rituali. E mentre faccio notare per inciso che il carattere ung del dio
Hwanung vuole dir s maschio, grande maestoso, ma anche omofono di quello che
significa orso, nelle antiche fonti giapponesi il regno coreano di Kogury (e per
estensione tutta la Corea) indicato col termine koma, forse connesso etimologicamente
con kuma (coreano: kom) che vuol dire proprio orso. Del resto, komagaku era
chiamata in giapponese la musica coreana.
La struttura della societ nella quale fior il mito di Tangun (racconto sacro
tipicamente celeste con una divinit maschile a far insieme da capostipite e
) sembra di conseguenza essere di tipo patriarcale e legata, almeno in origine, a
una cultura (nomadica?) basata sullallevamento e la pastorizia, come sembrerebbe
indicare la stessa importanza del Cielo.18 Lo stesso nome Tangun si fa ipoteticamente
risalire al turco tngri (cielo), vocabolo gi presente nella lingua degli Xiongnu19 e forse
anche allorigine del cinese tian. Se cos, verrebbe provato un altro elemento in grado di
collegare i coreani allarea altaica. Le frecce fischiami degli Xiongnu erano forse usate
pure a Kogury (cfr. il capitolo su questo regno), mentre il giuramento del cavallo
bianco citato nel romanzo Hong Kiltong-jn (Storia di Hong Kiltong) di H Kyun (1569-
1618) era certamente praticato sempre dagli Xiongnu.20
In un altro mito invece Kija (cinese: Jizi), venuto proprio dalla Cina agli inizi della
dinastia cinese dei Zhou (XI sec.-221 a.C.), a insegnare la civilt ai coreani. La notizia
riportata, fra laltro, nel libro XXII del Samguk sagi (Storia dei Tre Regni), importante
opera storica coreana completata nel 1145,21 ma nel gi citato Samguk yusa si tace sul
ruolo di ecista di Kija, al quale si accenna solo in modo scarno subito dopo il mito di
Tangun. Poich alla venuta di Kija lo stesso Tangun cambia residenza identificandosi
infine come un dio della montagna, il viaggio del saggio cinese in Corea potrebbe vedersi
come un riconoscimento alla politico-militare esercitata dalla Cina sulla Corea stessa.22
I miti degli antichi regni coreani di Kogury, Silla e Kaya mostrano la nascita del
capostipite da un uovo, secondo un clich comune tanto ad alcune culture siberiane
(Yakuti, territori marittimi dellestremo oriente russo) quanto ad alcune aree dellAsia sud-
orientale. Val la pena di leggere il mito della nascita di Pak Hykkse, il fondatore del
regno di Silla, come trovasi nel I libro del Samguk yusa:
Gli anziani dei sei villaggi (di Chinati, precursore di Silla) si riunirono insieme ai
loro figli sulle rive del fiume Al e dissero: Poich non v nessuno che regni su di noi, il
nostro popolo dissoluto e pensa solo al proprio interesse. Occorre dunque che si trovi un
uomo di sicura virt perch venga riconosciuto sovrano e regni su di noi dopo aver
fondato un Paese e costruito la sua capitale.
Salirono quindi su unaltura e da l, guardando verso Mezzogiorno, notarono una
strana luce, brillante come quella di un fulmine, sprigionarsi nei pressi della sorgente Na,
sotto il monte Yang. Videro anche in quello stesso luogo un cavallo bianco inginocchiato a
terra in atto di prostrarsi verso qualcosa. Andarono dunque a sincerarsi di cosa si
trattasse, e cos poterono scorgere un uovo di colore amaranto. Alla vista degli uomini il
cavallo lanci un lungo nitrito e ascese al cielo e quindi luovo si ruppe, facendo nascere
un bambino, daspetto meraviglioso, capace di trasmettere una forte sensazione di
giustizia morale. Tutti furono assai sorpresi, ma provvedettero senzaltro a bagnare
linfante alla sorgente orientale. Dal corpo del bambino si sprigionava unintensa luce,
mentre fiere e uccelli armonizzavano i loro movimenti in una danza di gioia. Trem la
terra e trem il cielo, e il sole e luna brillarono duna luminosit pi pura. Allora quel
bambino lo chiamarono Re Hykkse
Anche in questo caso gli spunti offerti dal mito sono vari, interessanti e, in un certo
senso, contraddittori. A parte lelemento delluovo, al quale abbiamo gi accennato, vi
lascesa al cielo dal cavallo, in un accostamento fra questo animale e la sfera divina non
rara in molte popolazioni nomadi dellAsia Centrale. Il pensiero, poi, corre subito alla
famosa tomba reale di Silla detta Chnmachong (Tumulo del cavallo celeste) che ha
restituito nella sua sommit proprio dei finimenti per cavalli, in unassociazione didee che
comprende appunto il cavallo, il cielo e il sovrano. Daltra parte, il mito dice anche che il
sovrano viene trovato a sud e questo sembra apparentemente ostacolare il riconoscersi del
popolo di Silla in unetnia dorigine siberiana.
Nel mito di fondazione dello stato di Paekche gli ecisti vengono sicuramente dal nord,
e precisamente dal Paese di Puy, in Manciuria. Qui, a parte la data tradizionale per la
fondazione (18 a.C.), certo esageratamente arretrata, il mito sembra pi vicino alla storia.
Il vecchio regno di Puy venne infatti effettivamente annientato nellanno 286 dagli
Xianbei (presumibilmente una popolazione mongola) e fu forse allora che una parte della
sua gente si spost a sud verso la penisola coreana. Non dunque per caso che una delle
capitali di Paekche si chiam proprio Puy.
Se le fonti storiche fanno scarsa luce sui coreani non ci aiutano maggiormente i primi
reperti archeologici significativi, a partire cio dal I millennio a.C. vero infatti che una
certa bronzistica avvicinabile alle produzioni simili dellOrdos e della Siberia ed anche
vero che alcune strutture tombali come le tombe a lastre e i tumuli (soprattutto quelli con
camera funeraria e sarcofago di legno) riportano a realt culturali centroasiatiche, ma
altrettanto vero che dolmen e sepolture in giara, molto comuni in Corea, hanno ben poco a
che vedere con la Siberia stessa e lAsia Centrale, ma certamente trovano interessanti
riscontri nellAsia sud-orientale e meridionale. Se dunque da un lato vi sono elementi che
riconducono alle civilt dellAsia Centrale, dallaltro esiste il sospetto che essi abbiano
convissuto o si siano sovrapposti a una facies culturale pi decisamente meridionale,
ossia caratterizzata gi da tempo dalla sedentariet, dallagricoltura e dallo sfruttamento
delle risorse fluviali e marine. Questa facies doveva comprendere anche parte della Cina
Orientale e il Giappone meridionale, ma mentre per il Giappone appare ben probabile la
presenza di elementi culturali dorigine austronesica,23 lo stesso non pu dirsi, almeno
fino a oggi, riguardo alla Corea. Il Nihon shki, noto testo storico giapponese, in un passo
riferito allanno 493 narra del matrimonio di una fanciulla di Naniwa,24 chiamata Funame,
con un pescatore-tuffatore coreano di nome Hatake. La coppia ebbe poi una figlia alla
quale venne imposto il nome Nakime. Questo passo sembra riportare a una certa affinit
culturale fra le due regioni, nel senso di una comune dipendenza dal mare, e del resto le
donne pescatrici chiamate ama in giapponese e haeny in coreano sono ancora oggi
una realt in entrambi i Paesi. Dire per che quello coreano un popolo che ha confidenza
col mare cosa molto azzardata: anche per ragioni climatiche, infatti, il fenomeno delle
donne pescatrici limitato allestremo sud della penisola e allisola di Cheju, e in ogni
caso anche i coreani di quelle regioni hanno nei confronti del mare un approccio meno
immediato e disinvolto di quanto non abbiano, per esempio, i polinesiani. Un esempio mi
stato fornito da varie conversazioni avute proprio con le donne pescatrici di Cheju dalle
quali ho potuto apprendere che, contrariamente a quanto mi aspettassi, laddestramento
delle ragazze alle immersioni comincia molto tardi: non prima dei 14-15 anni, e comunque
dopo la pubert. Il mestiere poi in rapido declino: nessuna delle haeny da me incontrate
mostrava meno di 45-50 anni e tutte mi hanno confermato che oggi le ragazze
preferiscono condurre una vita diversa.
Anche in un luogo particolare come Cheju, quindi, il rapporto diretto col mare appare
tuttaltro che generalizzato (sono infatti le donne a tuffarsi in cerca di molluschi vari,
oloturie, ecc.) e questo anche se alghe e molti pesci marini sono da tempo entrati nella
dieta abituale dei coreani, che oggi vantano anche una delle maggiori flotte pescherecce
del mondo.
Antichi testi storici cinesi come il Wei lue (Compendio della Storia dei Wei) e il
Sanguo-zbi (Descrizione dei Tre Regni)25 danno qualche notizia su usi e costumi dei
coreani e dei giapponesi del tempo. Sappiamo cos che i wojen (cio i giapponesi)
praticano il tatuaggio a scopo apotropaico e vivono nel mare, ma questultima notizia
non sembra riguardare i coreani. Tatuaggi erano invece praticati abitualmente
(occasionalmente a Mahan) nello stato coreano di Pynhan essendo vicino ai Wo, ossia
sempre i giapponesi. Gli abitanti dello stato coreano di Mahan non sanno andare a cavallo,
ma commerciano con uomini piccoli che vivono vicino a loro e usano andare seminudi.
Gli abitanti di Chinhan (altro stato coreano), invece, praticano la deformazione craniale,
un uso che forse condivideva con Pynhan.
Sono tutti elementi che alla fine dicono poco o aumentano semplice- mente le
incertezze. I tatuaggi sono infatti tipici dellarea austronesica (e si incontrano anche presso
gli indigeni di Taiwan),26 ma anche della Siberia (si pensi al capo seppellito nel tumulo
nr. 3 di Pazyrik). Quanto a Mahan, che sembra sconoscere luso del cavallo come mezzo
di locomozione, paradossale che porti nel nome proprio il carattere ma, ossia
cavallo. A questo bisogna aggiungere che neanche il Giappone sembra in questo periodo
un Paese etnicamente omogeneo, n chiaro quale origine avessero e quale legame unisse
le varie genti i cui nomi (Tsuchigumo, Hayato, Emishi, ecc.) ci sono stati tramandati
proprio dalle fonti giapponesi. certo che vi fossero gi dei rapporti fra Corea e Giappone
tra la fine del I millennio a.C. e gli inizi del I millennio d.C. e del resto la similarit dei
ritrovamenti archeologici in Corea meridionale e nel Kyushu lasciano pochi dubbi al
riguardo, ma si tratta solo di una certezza a livello geografico, essendo ancora incerta
lidentit delle genti che cos fra loro commerciavano e avevano comunque contatti.
Lipotesi che almeno una buona parte della popolazione di Kyushu fosse culturalmente
identica agli abitanti della Corea meridionale in seguito a una migrazione dalla penisola
(sarebbero quelli che passarono il mare, secondo la definizione di alcuni studiosi
giapponesi) pi che plausibile,27 ma non sappiamo quali altri popoli abbiano completato
il quadro culturale in entrambi i Paesi n la dinamica, lepoca sicura e lorigine della
migrazione stessa, n ancora le tappe precise del processo storico che port le due regioni
a differenziarsi nel tempo.
In conclusione, troppo pochi sono gli elementi a nostra disposizione per tracciare in
modo credibile il cammino del popolo coreano nelle sue fasi pi antiche. Le numerose,
inevitabili stratificazioni culturali hanno complicato la situazione, avendo pesantemente
investito, come vedremo, persino la sfera linguistica. A meno di clamorosi ritrovamenti,
perci, il passato remoto della Nazione Corea destinato a rimanere oscuro, purtroppo
facile terreno per ipotesi dettate, pi che dallinteresse scientifico, da quello nazionalistico.
La lingua
La lingua coreana di tipo agglutinante, ossia esprime i rapporti grammaticali
giustapponendo vari elementi allinterno della stessa parola. La frase presenta una
struttura soggetto-predicato-verbo mentre la morfologia alquanto semplice: mancano
infatti genere e numero, nonch le flessioni verbali. Come veicolo di comunicazione
consolidatosi in una societ fortemente stratificata, per, la lingua coreana presenta
numerosi livelli di conversazione, usati di volta in volta a seconda dellet e dello status
dellinterlocutore, nonch della familiarit con questultimo. I livelli di conversazione
vengono resi da suffissi verbali e, in misura minore, dalluso di posposizioni e sostantivi
onorifici. Come altre lingue agglutinanti, inoltre, il coreano presenta il fenomeno
dellarmonia vocalica.28
La lingua coreana viene solitamente assegnata al ramo orientale degli idiomi uralo-
altaici. Tale classificazione non trova daccordo tutti i linguisti, anche perch ogni seria
ricerca sulle origini del coreano si scontra con due ostacoli fondamentali: le conoscenze
scarsissime del lessico della lingua antica e la pesante sinizzazione subita dalla lingua
stessa nel corso dei secoli. Oggi, pi del 60% del lessico costituito da termini di origine
cinese che, almeno fino agli inizi del periodo Chosn, pare abbiano conservato nel
coreano le originarie quattro tonalit. Un pioniere della coreanistica come Gustaf John
Ramstedt impieg molti anni della propria vita per risalire alle etimologie dei termini
sicuramente coreani, stabilendo confronti con lingue affini quali il mongolo, il mancese,
il goldi (o nanaj), lo evenki, il lamut, ecc., ma i dubbi (molti dei quali prospettati dallo
stesso studioso finlandese) oggi sono, se possibile, aumentati. I pochi dati sui quali
impiantare delle ipotesi di lavoro vengono in realt fomiti da qualche antico vocabolo
citato in testi pi tardi. il caso, per esempio, di Srabl termine che anticamente
designava lo stato di Silla e la sua capitale, Fattuale Kyngju. Da questo termine si
ricavato, dato che Sra non poteva che essere Silla, lantico vocabolo *pl che doveva
significare citt, grande citt o capitale. Il termine potrebbe benissimo essere alla
base delletimologia del moderno Seoul.
Parecchi problemi rimangono dunque aperti, a partire dalla quella somiglianza col
giapponese che spinge molti studenti a studiare contemporaneamente le due lingue. Di
fatto, volendo cercare delle affinit fra le due lingue che investano tanto la sfera della
fonologia quanto quella della sintassi e del lessico ci si accorge che, almeno oggi, di fronte
a unindubbia corrispondenza sintattica non sono riscontrabili particolari somiglianze
fonetiche. Riguardo al lessico, poi, certamente vero che i termini dorigine cinese hanno
sovente avuto esiti simili nel coreano e nel giapponese, come nei pochi esempi qui forniti:

Coreano Giapponese Significato

sinmun shinbun giornale

yaksok yakusoku appuntamento

sajin shashin fotografia


hakkyo gakk scuola

snsaeng sensei maestro

kyosil kyoshitsu aula scolastica

kobun kofun tomba a tumulo

sidae jidai epoca

snbae senpai collega pi anziani

yachae yasai verdura

Dove fra laltro si pu osservare la caratteristica corrispondenza fra la e aperta del


coreano e il gruppo vocalico ai del giapponese. Per quanto concerne invece i termini
puri, ossia non derivati dal cinese, le cose stanno diversamente, come si pu evincere
dai seguenti esempi:

Coreano Giapponese Significato

param kaze vento

saram hito persona

kae inu cane

tol ishi pietra

pada umi mare

pi ame pioggia

nun yuki neve

tal tsuki luna

kaemi ari formica

Ma non si dimentichi che lapparenza pu sempre ingannare. Giusto per fare un


esempio, a prima vista nessuna relazione sembrerebbe esistere fra il coreano chl e il
giapponese tera (entrambi i termini indicano tempio buddhista). In realt il concetto di
tempio buddhista non primitivo bens acquisito da entrambe le culture, e infatti i due
vocaboli sono correlati, poich chl levoluzione di un antico tjr(a) con la caduta
della a finale, abbastanza frequente nel coreano, e la conseguente modifica della liquida
alveolare non pi seguita dalla vocale.
Ai giorni nostri il coreano appare una lingua alquanto unitaria, nel senso dellesistenza
di una dialettologia relativamente poco marcata, fra le varie regioni, e lassenza di isole
linguistiche allinterno del territorio della penisola. Una importante eccezione costituita
dallisola di Cheju, il cui idioma, pur a volte lontano dalla lingua ufficiale, comunque
considerato dai linguisti coreani dialetto anzich lingua vera e propria. Dar qui alcuni
esempi limitati alla sfera della frutta:

Lingua ufficiale (Seoul) Alcuni regionalismi o varianti dialettali

pokasunga (pesca) poksae, poksuwae, poksuae (Homgyng)


poksng, pokssang, poksung (Kyngsang sett.)
pokswa (Pyngyang), poksaei (Hwanghae)

ttalki (fragola) ttalku (Chungchng), ttalkwang (Chlla)


ttal (Kyngsang, Chlla, Chungchng

salku (albicocca) salkwi (Cheju, Hwanghae, Hamgyng)


ssalku (Ulchin, Yangyang)
salki (Kyngsang, Hamgyng)

In linea di massima, perci, si pu affermare che un coreano di Snchn non avrebbe


eccessive difficolt a dialogare con un conterraneo di Pusan, fatte salve, ovviamente,
alcune inevitabili (e a volte anche notevoli) varianti regionali. Effetti inaspettati potrebbe
per avere in futuro la lunga divisione del Paese, che dura gi da oltre cinquantanni e
rischia di portare alla creazione di una lingua coreana del Nord e una lingua coreana
del Sud. Questa attuale omogeneit linguistica, comunque, non sembra essere stata
sempre totale tanto che gi nelle antiche fonti storiche cinesi si dice chiaramente, a
proposito dei Tre Han, che la lingua di Mahan diversa da quella di Chinhan, ma pi
di tanto non dato di sapere. proprio una tale notizia, comunque, che ha fornito la base
per unipotesi sul coreano antico, facente soprattutto capo allinsigne linguista Yi Kimun,
secondo la quale la lingua di Mahan (Paekche), affine a quella di Kogury, avrebbe fornito
la base per il futuro giapponese, mentre la lingua di Chinhan (Silla) sarebbe finita per
diventare la lingua nazionale della Corea. Chi si oppone a questa ipotesi fa notare, fra le
altre cose, che nel trattare gli incontri fra esponenti di Silla e Kogury le fonti non
accennano alla presenza di interpreti. La questione rimane aperta.
Come che sia, la sinizzazione cominci abbastanza presto e il caso pi clamoroso
sicuramente quello di re Kyngdk (r. 742-765) di Silla, che a un certo punto decise di
sinizzare tutti i toponimi nazionali. Pare che questo processo sia avvenuto almeno
ricorrendo a tre metodi diversi (non si sa in quale relazione limo con laltro)
principalmente sfruttando, oltre che le assonanze fonetiche, anche la trasposizione dei
significati da una lingua allaltra. Il risultato che oggi, per la ricostruzione del coreano
antico, non si pu contare nemmeno sui toponimi, che pure sono solitamente fra i termini
che pi a lungo conservano la loro denominazione originaria.
Uno dei problemi che si present subito agli occhi dei coreani fu quello di dover
adattare i caratteri cinesi (per secoli lunico sistema di scrittura conosciuto) alla loro
lingua, che dal cinese differisce completamente. A rigor di logica, la scrittura cinese
dovrebbe essere arrivata in Corea almeno fin dal I secolo a.C. e cio quando i cinesi, a
seguito della vittoriosa guerra del 109-108 a.C., stabilirono nel territorio coreano quattro
province militari. In realt il primo documento epigrafico sicuramente databile la stele di
Nianchan, che risale solo allanno 85 d.C. Da questo momento in poi i coreani sembra
abbiano scritto in cinese tout court finch, almeno dal VI secolo,29 non compare il primo
vero adattamento della scrittura cinese alla loro lingua. Si tratta dellidu,30 che consiste
semplicemente nel disporre i caratteri cinesi secondo lordine della sintassi del coreano.
Accanto allidu (e non in successione cronologica come talora si portati a pensare)
vengono sicuramente usati altri due sistemi di scrittura che sfruttano i caratteri cinesi: si
tratta del hyangchal e del kugyl. Il hyangchal un sistema che adopera i caratteri cinesi
talora con valore esclusivamente fonetico, talora con valore ideografico, e venne usato nel
riportare graficamente le poesie hyang-ga. Si capisce a questo punto la sua differenza
rispetto allidu:questultimo era infatti un sistema destinato a rendere la semplice prosa,
ma quello doveva anche curare laspetto metrico e ritmico della composizione poetica, e
dunque necessitava di una maggiore libert nella trasposizione della fonetica.
Naturalmente, luso promiscuo del sistema hyangchal oggi complica moltissimo
linterpretazione delle poesie hyang-ga, al punto che difficilmente dato dincontrare due
traduzioni identiche dello stesso componimento. Il kugyl, infine, sembra essere stato
usato per trascrivere testi di religione o filosofia, i cui difficili concetti dovevano
ovviamente essere resi nel modo pi chiaro possibile. Per questo motivo il kugyl consiste
nel presentare, a margine del testo in cinese, spiegazioni e integrazioni in coreano rese
graficamente attraverso caratteri cinesi semplificati. Va detto che alcuni di tali caratteri
cos semplificati risultano identici ad alcuni kana giapponesi, ma non ancora chiaro se e
quale relazione vi sia fra i due sistemi di scrittura. La tradizione attribuisce linvenzione
del kugyl al letterato Sol Chong, figlio del famoso monaco buddhista Wnhyo (617-
686), ma il pi antico e praticamente unico esempio di questo sistema rimane per ora un
documento di cinque pagine, frammento di una traduzione del Prajpramit stra (in
coreano: Inwang-gyng) di data incerta ma sicuramente non anteriore al XIV secolo. Se
per il kugyl venne davvero inventato fra il VII e lVIII secolo, allora ragionevole
pensare che esso abbia pesantemente influenzato la grafia dei kana, in un contesto nel
quale, peraltro, artisti e letterati coreani godevano in Giappone della massima
considerazione.
La svolta decisiva nella resa grafica del coreano avvenne nel XV secolo, sotto il regno
di Sejong (r. 1418-1450), certo uno dei pi illuminati sovrani in tutta la storia coreana. Re
Sejong si rese conto dei problemi di adattabilit di un sistema di scrittura ideografico, nato
per rendere una lingua isolante come il cinese, alla lingua coreana, di tipo agglutinante.
Superando varie resistenze nate in seno alla sua stessa corte (il movimento contrario alla
creazione dellalfabeto temeva la perdita del monopolio culturale da parte dellaristocrazia
e lostilit della Cina), il sovrano stesso si pose a capo di una quipe di letterati31 che dopo
un duro lavoro nel 1443 consegn alla storia il nuovo alfabeto, che ancora oggi resta il pi
recente al mondo. Dopo tre anni di prova, durante i quali ne vennero saggiate la duttilit e
lefficacia, il 9 ottobre 144632 il nuovo sistema di scrittura venne infine ufficialmente
promulgato. Esso venne chiamato Hunmin Chngum, ossia Suoni corretti per
listruzione del popolo.33 Va detto che il cinese rimase sempre la lingua dotta e fu la
lingua nella quale vennero stilati tutti i documenti ufficiali,34 ma lalfabeto, di
apprendimento ben pi facile (fu detto che una persona di pronta intelligenza sarebbe stato
capace dimpararlo in una sola mattinata), costitu da quel momento uno strumento
formidabile per la circolazione e la propagazione della lingua scritta e sarebbe finito col
diventare il veicolo di una letteratura pi popolare come, per esempio, i romanzi.
Non ancora certo a quale sistema grafico preesistente si siano ispirati i letterati
coreani per forgiare il nuovo alfabeto: si parlato, fra gli altri, del sanscrito e del mancese,
ma nessuna ipotesi stata dimostrata. Non neppure escluso che le lettere dellHunmin
Chngm siano state inventate di sana pianta, una possibilit non trascurabile, visto che i
grafemi si sono ispirati, per forma e simbolismo, a precisi princpi tratti dalla metafisica
estremo-orientale.
Lalfabeto originario comprendeva diciassette consonanti e undici vocali. Oggi sono
rimaste quattordici consonanti e dieci vocali (due delle quali per sono state considerate
dittonghi in questo studio). A loro volta, le consonanti erano state divise in cinque suoni
base e dodici derivati. Le cinque consonanti base erano una molare (k)35]. una
linguale [ (n)], una labiale [ (m)], una dentale [ (s)] e una glottale [ (fi)]. Questi
suoni riproducono graficamente le forme assunte dai vari organi dellapparato fonatorio
umano nel pronunciare i suoni corrispettivi. Cos, la lettera , rappresentando il suono
k descrive la radice della lingua che occlude la gola, la lettera disegna la lingua che
tocca in alto la mascella, la lettera rappresenta la forma della bocca, la lettera
limmagine di un dente, la lettera rende la forma della gola. Le cinque consonanti
base hanno ciascuna un proprio corrispettivo in un elemento dellUniverso, in una
stagione, in una direzione, in una nota musicale (si tenga presente che la scala tradizionale
pentatonica). In questo modo, la lettera legata allelemento legno, alla stagione
della primavera, alla direzione est e alla nota mi. La lettera legata allelemento
fuoco, alla stagione estiva, alla direzione sud e alla nota sol. La lettera legata
allelemento terra, alla stagione detta estate indiana,36 alla direzione centro (si ricordi
che in Oriente anche il centro una direzione) e alla nota do. La lettera legata
allelemento metallo, alla stagione dautunno, alla direzione ovest e alla nota re. La
lettera , infine, legata allelemento acqua, alla stagione invernale, alla direzione
nord e alla nota la. Come ogni elemento al quale si riconducono unito
imprescindibilmente agli altri forma leterna armonia universale, cos le lettere
dellalfabeto, unite fra loro, rendevano la magia della parola scritta.
Da tali consonanti base sono poi derivate tutte le altre. Col tempo tre consonanti sono
scomparse e oggi si fa fatica a ricostruire quello che doveva essere il loro suono. La lettera
doveva rendere un suono semidentale: era probabilmente una zeta sonora. La lettera
era forse un suono molare () confluito nella moderna pronunzia di in finale di
sillaba. Quanto alla lettera , si pensa che fosse una glottale plosiva ( ). Va infine
detto che le consonanti doppie (oggi in numero di cinque) erano in origine otto: andata
persa la che probabilmente rendeva una glottale fricativa ( ), oltre alle doppie
e .
Anche i grafemi delle vocali vennero disegnate secondo un rigido simbolismo. Furono
infatti stabiliti tre segni base (, , ) rappresentati, rispettivamente, il Cielo, la Terra e
lUomo, ossia i Tre Poteri. I suoni corrispondenti erano, rispettivamente (usiamo sempre
lalfabeto internazionale IPA) (probabile), e i. Dalla combinazione dei tre segni
appena descritti si formarono poi tutte le altre vocali e i dittonghi. Proprio il segno
oggi scomparso, unico caso fra le vocali. Anche in questo caso, le tre vocali fondamentali
si appoggiano con rapporti complessi alla filosofie e alle teorie cosmologiche: cos, la
prima vocale per la forma rotondeggiante richiama il Cielo ed legata allanno del topo, il
primo del ciclo di dodici,37 perch il Cielo si formato per primo. Allo stesso modo, la
seconda vocale, di forma piatta, raffigura la Terra ed legato al secondo anno del ciclo,
quello della mucca, perch la Terra si formata dopo il Cielo. La verticalit della terza
vocale ricorda infine la figura delluomo ed legata allanno della tigre, terzo del ciclo,
perch luomo venuto dopo Cielo e Terra.
I coreani vanno oggi fieri del loro alfabeto e ne hanno ben ragione, visto che la sua
creazione stata, contrariamente alla stragrande maggioranza degli alfabeti mondiali, una
vera e propria operazione scientifica, condotta a tavolino e rigidamente pianificata. un
altro dono di questo Paese alla cultura di un mondo che in massima parte, per, continua a
ignorarlo e ad arroccarsi in una sterile posizione di pretesa superiorit.
II
PREISTORIA E PROTOSTORIA

Paleolitico
solo negli ultimi decenni che larcheologia in Corea ha assunto i contorni di una vera
e propria disciplina accademica e autentico campo di ricerca scientifica. Oggi finalmente
gli scavi hanno un carattere continuativo e il numero di specialisti locali continua a
crescere, insieme alle pubblicazioni, anche se, nella maggior parte dei casi, negli atenei le
discipline archeologiche continuano a esistere e trovare spazio nellambito dei
dipartimenti di storia.
La scarsa tradizione delle indagini sul campo (non possono far testo, infatti, le indagini
degli studiosi giapponesi nella prima met del XX secolo, sia per la faziosit
nellinterpretazione dei dati, sia per le tecniche di scavo ancora approssimative) unita a
fattori contingenti come la divisione del territorio (che continua fortemente a ostacolare lo
scambio di dati scientifici) e la massiccia urbanizzazione della Corea del Sud che in
qualche caso ha portato gli abitati moderni a insistere sui siti archeologici, fa s che,
soprattutto per i periodi preistorico e protostorico, i dati emersi siano ancora pochi e
controversi.
Alla luce dei risultati finora raggiunti, comunque, si pu ragionevolmente affermare
che luomo fece la sua comparsa in Corea in unepoca relativamente antica, forse circa
600.000 anni fa. Cacciatore e raccoglitore, come del resto i suoi contemporanei nel resto
del mondo, luomo paleolitico della Corea viveva, nomade, organizzato in bande1 o
piccoli gruppi che trovavano occasionale asilo in grotte e ripari preferibilmente vicini
allacqua indispensabile per la loro sopravvivenza e meta obbligata per le sue prede.
Numerosi esempi di industria litica sono stati restituiti dagli scavi di alcuni siti. Fra i pi
importanti di questi si possono certo annoverare Chngong-ni e Skchang-ni, entrambi
nella regione del Chungchng, ma in tutta la penisola, da nord a sud, riscontrabile la
presenza delluomo paleolitico. I reperti pi lontani nel tempo, attribuibili al Paleolitico
inferiore, sono stati restituiti, oltre che dagli strati di maggiore antichit dei siti appena
citati, anche dalle grotte di Huu-ri, nella regione del Pyngan e di Kmgol, nel sud della
penisola. Si tratta per lo pi di asce, punte e raschiatoi che vengono rinvenuti insieme a
ossa fossilizzate di animali. A tale riguardo, la fauna dellepoca comprendeva specie come
ursus arctos, hyaena ultima, dicerorhinus e altri grandi mammiferi. Quasi nulli i resti
antropici (il suolo acido della Corea ne ha molto spesso impedito la conservazione), ma la
sommit di una calotta cranica rinvenuta a Kmgol e attribuita con tutti i dubbi del caso a
homo erectus (sicuramente attestato in Cina) ha posto numerosi interrogativi sulleffettiva
popolazione della Corea in quel remoto periodo.
I siti che hanno restituito reperti del medio e tardo Paleolitico sono pi numerosi.
Aperta ancora la questione della presenza delluomo di Neanderthal, significativi
ritrovamenti sono stati effettuati, oltre che a Skchang-ni, nelle grotte di Turubong, nella
regione del Chungchng, e poi a Kulpo-ri, Myigo-ri, Suyanggae, ecc. Lindustria
litica ora pi raffinata, comprendendo anche lame, microlame e bulini, nonch punte da
lancio. Fra i reperti pi interessanti spiccano anche alcune pietre che, probabilmente,
dovevano essere strumenti di caccia una volta lanciate alla stregua delle moderne bolas
sudamericane. Accanto ai materiali tradizionali come la selce si affianca adesso anche
lossidiana, pi difficile da lavorare ma pi tagliente e dunque pi efficace. Datazioni al
cl4 hanno rivelato unet di 32.500 anni 2500 per alcuni reperti di Turubong e fra 30.000
e 20.000 anni fa per i resti di Skchang-ni attribuibili al Paleolitico superiore.
Lorizzonte culturale coreano nel Paleolitico mostra talora qualche similarit con altre
realt dellEstremo Oriente (per esempio Iwajuku in Giappone), ma certo, per essere
meglio definito, necessita ancora di studi pi approfonditi e soprattutto di nuove scoperte.
Neolitico
Mentre si discute ancora, sulla scorta di alcuni reperti litici di difficile classificazione,
sulleffettiva esistenza in Corea di un periodo mesolitico, il Neolitico appare adesso
abbastanza ben documentato, al punto da aver messo in grado gli specialisti di operare una
ragionevole suddivisione in tre diverse fasi (Neolitico antico, medio e tardo). Le prime
tracce vengono fatte risalire, sulla base di analisi al radiocarbonio effettuate su reperti
provenienti dal sito di Osan-ni, nella regione del Kangwn, al VI millennio a.C. Durante
lintero periodo le tecniche di lavorazione della pietra si affinano notevolmente, come
dimostra la grande quantit di oggetti dossidiana rinvenuti. Per inciso, a lungo si
ritenuto che lossidiana usata in Corea nellantichit fosse di origine giapponese, ma oggi
nuove indagini hanno dimostrato che per lo pi essa proveniva dal monte Paektu o dalla
catena dei monti Taebaek.
Il prodotto di cultura materiale pi caratteristico del Neolitico coreano senzaltro la
cosiddetta ceramica con decorazione a pettine (in coreano: pissalmunui togi). Si tratta
per lo pi di vasi dalla bocca ampia e dal fondo appuntito, cotti a bassa temperatura e
decorati con incisioni a linee oblique parallele, a volte disposte in modo da raffigurare
quasi una lisca di pesce. Lalta porosit che li distingue porta a escludere che siano serviti
a contenere dei liquidi: piuttosto sembra che siano stati destinati a stivare granaglie o altri
prodotti della terra, se non addirittura cibi preparati per una lunga conservazione.
Sullorigine di tali vasi si pensato tanto a uno sviluppo autoctono quanto a
unimportazione di modelli siberiani, ma la prima ipotesi sembra pi accreditarle. Tipiche
espressioni di una cultura ormai sedentaria (molti esemplari avevano bisogno di una base
o di un foro nel terreno per potersi reggere) questi vasi dovevano costituire un elemento
alquanto comune nei villaggi coreani del tempo.
Gli insediamenti umani si trovano per lo pi nelle immediate vicinanze di fiumi
ovvero delle coste marine e lacustri. Spesso sono stati identificati per via delle enormi
quantit di scarti alimentari (in massima parte conchiglie di molluschi) che si sono
accumulate nei secoli fino a formare vere e proprie colline artificiali. Gli esperti di
archeologia del Giappone (dove pure tali fenomeni sono frequenti) conoscono queste
caratteristiche formazioni come kaizuka (cumuli di conchiglie), un termine che con la
pronunzia coreana suona paechong.2 Appare evidente che tali risorse naturali
dovevano abbondantemente integrare una dieta basata ancora sulla caccia, sulla raccolta e,
nella fase pi tarda del periodo, anche su alcune forme agricoltura a carattere estensivo.
I villaggi neolitici coreani erano costituiti da capanne seminterrate di forma circolare.
Le tombe, a inumazione,3 erano solitamente del tipo a fossa. Fra i siti principali del
Neolitico coreano vanno annoverati, oltre al gi citato Osan-ni, anche Tongsam-dong,
nellarea della grande citt di Pusan, e Amsa-dong, alla periferia orientale di Seoul. Ami
da pesca, punteruoli, arpioni e punte di freccia sono stati restituiti in quantit significative
dai siti neolitici, insieme alla ceramica. Non manca qualche timido tentativo di
raffigurazione umana in osso o argilla. Poco chiara invece leffettiva entit dei rapporti
(che pure devono esserci stati) con le isole giapponesi. Dai ritrovamenti archeologici non
sembra trasparire molto, a parte una certa somiglianza fra la ceramica con decorazione a
pettine di Tongsam-dong e la ceramica Jmon di Sobata, nel Kyushu settentrionale.
Il Neolitico coreano sembra procedere in modo alquanto lineare e senza grossi
stravolgimenti (con aspetti stilistici tutto sommato unitari nelle varie regioni della
penisola) almeno fino alla fine del II millennio a.C. quando, a partire dalle estreme zone
nord-occidentali, cominciano a verificarsi dei mutamenti che investono tanto la
concezione spaziale quanto la cultura materiale. Le piante delle capanne cominciano cos a
presentarsi quadrangolari anzich circolari e una ceramica acroma, rozzissima (in coreano
chiamata proprio mumun togi, ossia ceramica non decorata) prima si affianca e poi
rileva a poco a poco la ceramica con decorazione a pettine. Lorigine di tale fenomeno
ancora incerta: lipotesi di unevoluzione naturale, interna alla stessa civilt coreana, si
scontra col fatto che le nuove tecniche di produzione della ceramica rappresentano
addirittura un passo indietro rispetto ai secoli precedenti. Viene quindi da pensare, sulleco
di quelle fonti scritte che ci sono pervenute, che la nuova cultura sia stata portata nella
penisola da nuove genti provenienti dalla Cina nord-orientale o dalla Manciuria. Certo
che proprio a partire da questo periodo si inizia a constatare la presenza di aspetti culturali
manifestamente diversi fra la parte settentrionale e la parte meridionale della Corea: una
diversit che in forme pi o meno camuffate in certi casi si mantenuta fino ai nostri
giorni. E per la Corea un periodo fondamentale, il I millennio a.C., che porter non solo
alluso del metallo e alla coltivazione del riso, ma anche alla trasformazione da una societ
tribale alle prime vere entit statali.
LEt dei metalli: verso lo Stato centralizzato
La sempre maggior diffusione dellagricoltura trasform di fatto in contadini a tempo
pieno molti degli abitanti della penisola. Forme primitive ed episodiche di coltivazioni di
cereali come il miglio esistevano gi a partire, forse, dalla met del I millennio a.C., ma la
vera svolta avvenne con lintroduzione (quasi certamente dalla Cina) in Corea del riso (in
particolare della specie Oryza sativa). In base allanalisi di alcuni pollini provenienti da
siti come Naju (regione del Chlla meridionale), Hu- nam-ni e Yju (regione del
Kynggi) linizio della coltivazione del riso pu essere arretrata almeno fino allXI secolo
a.C. e fu, questa, una tappa fondamentale verso la differenziazione dei compiti allinterno
di una civilt espressa da una societ sempre pi sedentaria. Allinizio si tratt di colture
a secco, condotte con quel metodo noto come del taglia e brucia volto ricavare gli
spazi coltivabili. Pi tardi si pass alluso delle risaie allagate: a tale proposito, il Samguk
sagi ci informa che tale tecnica era gi apparsa ai tempi di re Taru di Paekche che, secondo
la tradizione, avrebbe regnato dal 28 al 77. Notevoli lavori finalizzati allo sviluppo
dellagricoltura sarebbero stati intrapresi sotto re Kusu di Paekche (r. trad. 214-234) e
Hrhae di Silla (r. trad. 310-356). Levidenza archeologica ha confermato resistenza di
opere dirrigazione gi nel IV secolo d.C. ma appare sempre pi probabile, almeno per
coltivazioni su piccola scala, un inizio pi remoto.
La conoscenza dei metalli in Corea comincia direttamente dal bronzo senza passare,
per quanto se ne sappia, attraverso tappe intermedie rappresentate da fasi di lavorazione
del rame o dello stagno. Ci fa pensare a una conoscenza appresa in breve tempo
dallesterno e non conseguente a una maturazione indigena del lungo processo che porta
alla produzione di manufatti di metallo. In effetti, i pi antichi manufatti in metallo
restituiti dal suolo coreano sono quei particolari pugnali a lama larga e bilobata4 che
vengono detti di tipo Liaoning per la loro abbondanza in questa regione della Cina. I
manufatti di questo tipo rinvenuti in Cina vengono datati solitamente allVili secolo a.C.,
ma ci non vuol necessariamente dire che in Corea larte di lavorare il bronzo sia stata
appresa nello stesso periodo. Una cultura del bronzo pu infatti essere definita tale quando
esiste la capacit di produrre tale lega e pu essere dimostrata archeologicamente solo
quando insieme ai manufatti vengono rinvenuti tutti quegli elementi (fornaci, stampi, ecc.)
che indicano inequivocabilmente unevoluzione in tal senso di un certo contesto sociale.
Per quanto riguarda la Corea, i dati riguardanti la produzione del bronzo prima del VI-V
secolo a.C. sono assai scarsi e dubbi. dunque ragionevole supporre, almeno fino a
questo momento, che i pugnali di tipo Liaoning siano prodotti dimportazione.
Successivamente, i pugnali di bronzo assumono forma pi slanciata e cominciano
sicuramente a essere prodotti in loco: essi rappresentano uno degli elementi pi
caratteristici dei corredi tombali della II met del I millennio a.C.
In effetti il metallo appare in un contesto che appare pi vario e dinamico di quello
osservato durante il Neolitico fino a tutto il II millennio a.C. Oggetti in bronzo come i gi
citati pugnali di linea slanciata, specchi, sonagli, punte di freccia compaiono insieme a
reperti litici che comprendono ugualmente pugnali e punte di freccia pi asce e coltelli a
mezzaluna (questi ultimi tipici strumenti agricoli). Tutti tali oggetti costituiscono in molti
casi i corredi delle sepolture che nel corso del I millennio a.C. assumono aspetti molto
diversificati e in certi casi addirittura spettacolari, al punto che lecito chiedersi se tali
differenze siano il frutto di una incipiente stratificazione sociale causata o da una
evoluzione naturale interna (per esempio, lo sviluppo dellagricoltura che port, grazie alla
creazione di un surplus alimentare, alla creazione di classi differenziate come guerrieri,
artigiani, ecc.), ovvero da un rapporto di subordinazione che legava i membri di una data
cultura a quelli di unaltra, forse di origine straniera. Pure la ceramica tende a
diversificarsi, nel corso del I millennio a.C., e ai gi noti vasi acromi si affiancano, a far
data forse dal V-IV secolo a.C., piccole giare rosse lucidate e vasi neri, con collo pi
lungo, anchessi lucidati. Questi ultimi riecheggiano tipi ceramici Lungshanoidi tipici di
una regione che certo non deve essere stata del tutto estranea alla formazione della cultura
coreana a partire almeno dal Neolitico finale. Molto caratteristici sono anche quei vasi
acromi, che sembrano un po lanello di congiunzione fra la ceramica con decorazione a
pettine neolitica, ai quali somigliano per forma, e quella dellet del bronzo, e che
presentano lorlo bucherellato in tutta la sua estensione. A cosa servissero esattamente i
buchi non si sa, ma lipotesi pi ovvia che fossero destinati al fissaggio di un coperchio
di stoffa o altro materiale deperibile che proteggesse in qualche modo il contenuto dei vasi
assicurandone nel contempo laerazione. Non si pu neppure escludere che ai recipienti
venisse cucita della pelle in modo da formare uno strumento a percussione alla stregua di
quei tamburi col corpo di terracotta ancora in uso in varie zone del mondo, fra cui lIndia.
Le testimonianze archeologiche pi notevoli e impressionanti di questo periodo sono
per i dolmen. La Corea, anzi, il Paese dellAsia con la maggior concentrazione di questi
monumenti funerari megalitici, al punto che nella sola regione del Chlla ne sono stati
censiti pi di seimila.5 I dolmen coreani vengono solitamente divisi in due tipi: il tipo
settentrionale (pukpangsik) e il tipo meridionale (nambangsik). Il tipo settentrionale,
cos chiamato perch diffuso principalmente nel nord della penisola (ma si trova anche
nella Cina nord-orientale) presenta la tipica struttura a tavola6 ossia una lastra di
copertura sostenuta da due pietre infisse verticalmente nel terreno. Due altre pietre, poste
perpendicolarmente a quelle di sostegno, vengono a formare uno spazio quadrangolare che
costituiva lo spazio sepolcrale. Talora, per, tale spazio risulta troppo angusto per
consentire linumazione di un corpo umano, anche piccolo, e perci si pensa che gi in
quel tempo doveva esistere in Corea quel particolare tipo di sepoltura secondaria chiamato
in coreano cho- bun e in inglese washing bones.7
I dolmen di tipo meridionale si trovano per lo pi nel sud della penisola e, rispetto a
quelli di tipo settentrionale, presentano considerevoli differenze morfologiche. Sono
infatti caratterizzati da un masso di copertura talora davvero ciclopico (si sfiorano a volte
le 200 tonnellate) che poggia o su numerose pietre pi piccole8 o addirittura direttamente
sul terreno. Diversamente dal tipo settentrionale, dove lo spazio sepolcrale si trova al di
sopra del terreno e pu ospitare in genere una sola inumazione, qui le sepolture sono
multiple e sotterranee, spesso ospitate a loro volta in tombe a lastre. Questo tipo di dolmen
frequente anche in Giappone, dove presumibile che sia arrivato proprio dalla Corea. I
corredi funerari, oltre a qualche esemplare di ceramica, sono in massima parte costituiti da
oggetti di pietra (pugnali, punte di frecce, ecc.).
Contemporanei ai dolmen sono le tombe a lastre e anche queste vengono
sommariamente divise in due tipi: quello siberiano, diffuso principalmente nella parte
settentrionale della penisola, che consiste di pochi elementi litici (solitamente quattro
lunghe lastre che formano una scatola: talora si aggiunge anche un pavimento e un
coperchio), e quello indigeno, pi frequente nel meridione, che presenta una gran
numero di pietre di dimensioni ridotte, rozzamente o per nulla lavorate, messe insieme a
delimitare uno spazio sepolcrale di forma rettangolare. Sepolture ben pi semplici dei
dolmen, rispetto a questi le tombe a lastre hanno tuttavia restituito una quantit di oggetti
di bronzo di gran lunga superiore. Il motivo di questa discrepanza rimane a tuttoggi non
chiaro: infatti ben strano che gli oggetti di bronzo, pi rari e costosi, vengano ritrovati
nelle tombe di fattura pi elementare e rozza, mentre i semplici oggetti di pietra si
rinvengono in prevalenza in tombe grandiose come quelle megalitiche. La spiegazione per
la quale la differenza nei corredi scaturirebbe dallo status sociale del defunto appare
troppo semplicistica ed piuttosto lecito supporre un fenomeno culturale pi marcato che
trae origine dalla diversit etnica che contraddistinse i costruttori dei dolmen (forse
agricoltori indigeni o abitanti nella penisola da epoca pi antica) da quelli delle tombe a
lastre (guerrieri, cacciatori e, forse, anche invasori e dominatori).
Nellultima parte del I millennio a.C. si diffonde anche luso delle sepolture in giara e
dei tumuli funerari. Le sepolture in giara (coreano: onggioanmyo) si trovano praticamente
solo nella Corea meridionale9 e certo hanno qualche relazione con i kamekan depoca
Yayoi dellisola giapponese di Kyushu. Praticamente sconosciute nellarea siberiana (ma
non nellAsia meridionale) le sepolture in giara continuarono a essere usate per vari secoli
durante i quali a volte vennero sistemate sulla sommit dei tumuli funerari in un singolare
sincretismo.10 Le tombe a tumulo sono certamente di origine straniera e richiamano gli
esemplari cinesi quando la camera funeraria in mattoni, la Siberia quando costruita con
il legno. Conosceranno il loro apice a partire dal IV secolo d.C. quando si arricchiranno,
come nel caso dei tumuli di Kogury, anche di splendide pitture murali.
Una tale congerie di strutture tombali pone inevitabilmente degli interrogativi sulla
societ del tempo. Al momento si pu certamente dire che il I millennio a.C. in Corea il
periodo che vede il passaggio dalle culture tribali del Neolitico a una societ di tipo
chiefdom (per dirla con gli antropologi americani), autentico preludio verso lo Stato
centralizzato. Siamo sicuramente in presenza di sistemi efficienti di produzione e
stoccaggio delle riserve alimentari, fatto favorito anche dallo sviluppo dellagricoltura.
Lerezione di un grande dolmen doveva certamente coinvolgere lintera forza lavoro di un
villaggio per alcuni giorni,11 durante i quali il cibo accumulato come surplus alimentare
era probabilmente ridistribuito ai lavoratori sotto la diretta autorit del capo del villaggio
stesso, secondo un sistema, ben conosciuto in Corea fino a epoche recenti, chiamato ture o
puntasi.
La societ presenta gi, probabilmente, alcune divisioni in classi. Come abbiamo gi
detto, difficile affermare se tale fenomeno sia stato il frutto di unevoluzione interna o
piuttosto la conseguenza di invasioni straniere. Certo che, a fronte della magnificenza
dei dolmen, i sistemi di sepoltura indigeni o comunque legati a una facies culturale non
siberiana (parlo degli stessi dolmen e delle sepolture in giara) appaiono su un piano di
minore importanza rispetto, per esempio, alle tombe a lastre i cui costruttori dovevano
contare sul prestigio e lefficienza del bronzo. La presenza delle sepolture in giara solo
nella parte meridionale della Corea, poi, sembra riportare a sistemi di pensiero e
sussistenza diversi, allinterno della penisola, forse conseguenza di una composizione
etnica alquanto variegata. La parte meridionale della penisola stata sempre legata
maggiormente allagricoltura e si sa che le civilt agricole, essendo legate alla fecondit e
al ciclo della rinascita della terra, generano solitamente (come nel caso dellarea
mediterranea) mitologie legate alleterno ritorno, a divinit ctonie, nonch, nel caso dei
modelli culturali, allendogamia (il tab dellincesto manca o molto blando, visto che la
terra fecondata ogni anno da un paredro che altri non se non il figlio da lei stessa
generato) e a una certa buona predisposizione verso la donna. Personalmente, mi piace
vedere le giare funerarie come simbolo di uova preconizzanti una rinascita futura (i fori
presenti nel fondo di molte di esse potrebbero essere la via di uscita e di ritorno
dellanima), mentre non ci sono dubbi su come luovo abbia una grande importanza nella
mitologia coreana e sul fatto che la donna abbia goduto, fino in piena epoca storica, di
maggior considerazione nella parte meridionale della penisola.12
Se per gli invasori dalla Siberia sono davvero venuti, quasi certo che si sia trattato
di pastori, nomadi o seminomadi, legati per cultura a divinit celesti e a modelli
patriarcali. In tal caso nella penisola coreana qualche conflitto deve esserci stato, ed forte
la tentazione di vedere nel popolo delle giare e dei dolmen gli antichi abitanti neolitici, e
nei costruttori dei tumuli e delle tombe a lastre gli invasori siberiani armati di bronzo.
Come che sia, sulla societ coreana del tardo I millennio a.C. si proietta finalmente la
luce della parola scritta. Tra i popoli indicati dalle fonti cinesi come barbari orientali vi
sono anche i coreani del tempo. Per la verit, i popoli menzionati sono molti e non
ancora chiaro in che modo essi abbiano interagito e quale ruolo ognuno di essi abbia
effettivamente svolto nella formazione della cultura coreana dellet storica. Al momento
attuale si pu solamente dire che intorno al IV, III secolo a.C. alcuni popoli a nord-est del
Fiume Giallo si erano organizzati in Stati o forse, pi probabilmente, in federazioni.
Allepoca lo Stato cinese di Yan doveva avere qualche influenza nella zona dellattuale
Corea settentrionale, ma in Manciuria aveva acquistato un certo potere una confederazione
di trib che nelle fonti storiche ricordata come Stato di Puy. Bisogner tenere
presente questo nome, che ritroveremo molto pi tardi legato alle sorti degli Stati coreani
di Kogury e Paekche. Ecco come le fonti cinesi descrivono lo Stato di Puy:
Lo Stato di Puy sorge duemila li a nord di Xuantu. A sud divide il confine con gli
Xianbei, a nord col fiume Yak. Ha unampiezza di duemila li e i capifamiglia che vi si
trovano assommano a ottantamila. Vi sono citt fortificate e palazzi reali: riguardo poi
allagricoltura, il terreno favorevole alla coltivazione dei cinque cereali. La gente di
quel Paese fiera e di robusta costituzione. Nelle riunioni sono soliti assumere un
atteggiamento deferente e in questo somigliano alquanto ai cinesi. Vanno in giro vestiti di
seta e amano ornarsi di monili doro e dargento.
Con riferimento alle loro leggi, gli assassini sono senzaltro messi a loro volta a morte
e hanno i beni confiscati, mentre i ladri sono costretti a restituire dodici volte il valore
della merce rubata. Nei casi di condotta libidinosa da parte dei coniugi la pena la morte
e lo stesso trattamento riservato alle mogli eccessivamente gelose.
In prospettiva di un operazione di guerra sacrificano al Cielo un bovide e ne
esaminano lo zoccolo per trarne degli auspici. Se lo zoccolo si spacca ci considerato di
cattivo augurio, se rimane integro segno di fortuna. Seppelliscono i vivi con i morti e per
le loro tombe utilizzano solo sarcofagi esterni,13 senza bara alcuna. Gli abiti da lutto sono
bianchi. Le donne usano coprirsi il volto con del tessuto e disdegnano gli orpelli nelle loro
vesti.
In quella terra vi sono buoni cavalli e lontre. Vi si trovano anche perle la cui grossezza
eguaglia quella delle giuggiole.
Chin shu (Storia dei Chin), XCVII
Il Sanguo-zhi (Cronache dei Tre Regni), nel libro XXX, da di Puy una descrizione
ancora pi completa affermando, fra laltro, che i membri delle famiglie degli assassini
sono ridotti in schiavit e che la gelosia femminile tenuta in tale disprezzo che il corpo
di una donna giustiziata per tale colpa viene esposto su una montagna, a sud, dove
lasciato decomporre. Solo pagando una tassa in natura (un cavallo o un capo bovino) la
famiglia della donna pu rientrare in possesso del corpo. Ancora, si dice che i sacrifici
umani possono contare anche cento vittime, ma la notizia pi interessante fornita dal
Sanguo-zhi forse quella secondo cui quando un uomo muore, il fratello minore ne
sposa la vedova e questo costume uguale a quello degli Xiongnu.
Questultimo un riferimento importante alla comunit di alcuni elementi culturali fra
i misteriosi Xiongnu e uno Stato, quello di Puy, che da pi parti creduto essere il punto
di partenza di una parte notevole della cultura coreana antica, soprattutto quella dei futuri
regni di Kogury e Paekche. Il costume del levirato infatti esplicitamente attestato nel
regno di Kogury da un passo del Samguk sagi riferito a re Sansang (r. trad. 196-227),14
ma le stesse fonti cinesi, in generale, sono concordi nellattribuire a Kogury molti punti
in comune (eccetto forse la foggia del vestiario) con gli Xiongnu. Per il resto, la cultura di
Puy presenta elementi che possono certamente dirsi siberiani come lallevamento dei
cavalli e i sacrifici umani (non dato esattamente di sapere, per, se le vittime siano stati
schiavi dello stesso popolo o prigionieri di guerra),15 ma altre usanze (se dobbiamo
credere ai testi cinesi) come luso delle donne di coprirsi il volto e le leggi draconiane
contro ladulterio riportano a realt culturali diverse. Limpressione che Puy sia uno
Stato che da poco ha assunto un modus vivendi prevalentemente sedentario (la spietata
condanna delladulterio potrebbe allora essere un mezzo per evitare contaminazioni di
sangue nellambito di una struttura sociale gi ben gerarchizzata) anche se lecito
chiedersi fino a che punto possano crescervi bene i cinque cereali, posto com a nord
degli Xianbei e dunque, presumibilmente, in unarea geografica dal clima rigidissimo.
Intanto, a nord del Fiume Giallo stava prendendo piede quel fenomeno di grande
portata storica che sarebbe stato limpero Xiongnu, che nel II secolo a.C. si trov a
estendere i propri confini praticamente dal lago dAral fino alla penisola coreana. Intorno
al 190 a.C., un certo Wiman (forse un uomo darme cinese), gi rifugiato presso gli
Xiongnu, a capo di un piccolo esercito occup una parte della penisola coreana che forse
arrivava fino al fiume Han, allaltezza dellattuale Seoul. Sorse cos lo Stato detto di
Wiman Chosn, probabilmente il primo ad avere il proprio centro gravitazionale in
territorio coreano, ma mai documentato dai ritrovamenti archeologici.16 Cosa vi fosse a
margine di Wiman Chosn non assolutamente certo: nella parte meridionale della Corea
vi era forse gi quel Paese di Chin dalla cui dissoluzione sarebbero emerse le trib Han
che avrebbero poi dato vita ai regni di Mahan, Pynhan e Chinhan.17 Del resto, la
tradizione attribuisce proprio a Wiman la detronizzazione di Chun, ultimo sovrano del
fantomatico regno di Ko Chosn (Antico Chosn) che in realt non deve essere stato
niente di pi che una lega di varie trib. Sempre secondo la tradizione, una volta
detronizzato Chun sarebbe fuggito a sud dove avrebbe dato vita al Paese di Chin.
Daltro canto, popoli come gli Okch (che alcuni studiosi danno stanziati nella Corea
nord-orientale), Ye e Maek (secondo altri specialisti un unico popolo: gli Yemaek) sono
solo dei nomi o poco pi, poi che non dato di sapere la loro esatta collocazione, il
periodo durante il quale si trovano nella zona che ci interessa e la loro reale consistenza.
Su di essi, la fonte storica migliore (ma sempre e comunque di dubbia attendibilit) rimane
ancora il Sanguo-zhi e il suo libro XXX, che il resoconto sui barbari orientali. Degli
Okch si dice cos che vivono a est di Kogury e confinano con quel grande mare dal
quale traggono gran parte del loro sostentamento. I loro usi sarebbero simili a quelli di
Kogury. Viene anche riportato un interessante riferimento alluso delle sepolture
secondarie alle quali abbiamo gi accennato a proposito dei dolmen.
Riguardo agli Ye si precisa che essi vivono a sud di Kogury e degli Okch.
Praticherebbero una stretta esogamia, al pari di Kogury, ma tutto il racconto appare
enormemente confuso dato che vengono mischiati insieme avvenimenti che riguardano
tanto gli stessi Ye quanto un non meglio definito Paese di Chosn.
Il regno di Wiman Chosn viene abbattuto dai cinesi nellanno 108 a.C., secondo una
storiografia concorde che rende abbastanza credibile resistenza di questo Stato. La
conquista del territorio di Wiman Chosn sinquadra probabilmente nel quadro della
grande controffensiva sferrata dallimperatore Wu dei Han contro gli eterni nemici
Xiongnu. Avendo capito che questo popolo nomade traeva grande forza e sostentamento
da entit politiche sedentarie come le oasi dellAsia Centrale (e forse anche i coreani), il
grande imperatore cinese aveva auspicato e messo in pratica il taglio del braccio destro
del nemico, attaccando proprio le oasi delle regioni desertiche a nord-ovest della Cina.
Tali operazioni di guerra coincidono con la spedizione contro Wiman Chosn ed perci
lecito supporre che fossero legate da uno scopo comune. Se davvero le cose andarono
cos, si profila la suggestiva ipotesi di unamicizia (o almeno, collaborazione) fra i potenti
Xiongnu e i coreani del tempo, forse uniti fra loro da legami etnici o linguistici.18
Dopo la guerra vittoriosa, i cinesi divisero il territorio conquistato in quattro province
militari: Chenfan (poi Daifang), Xuantu, Lintun, e Lelang. Questultima avrebbe resistito
almeno fino allanno 313, anno in cui sarebbe caduta nelle mani di Kogury. Non ancora
chiaro dove fossero posizionate esattamente tali province, ma le fonti cinesi ci danno
alcune informazioni sulla loro popolazione. Sappiamo cos (secondo il Han shu, o Storia
degli Han anteriori), che il territorio di Xuantu contava 45.006 capifamiglia e quello di
Lelang 62.812. Visto che il Han shu fu completato alla fine del I secolo d.C. (forse
nellanno 76) sono dati, questi, che evidentemente si riferiscono a un periodo non pi
tardo del 60- 70 d.C. e che contrastano apertamente con quanto affermato dal Hou Han
shu (Storia dei Han posteriori) che pur assegnando a Lelang 61.492 capifamiglia (qui
concorda dunque con il Han shu) ne attribuisce solo 1594 a Xuantu. La grande
sproporzione fra gli ultimi dati unita alla recenziorit del Hou Han shu (fu scritto nella
prima met del V secolo), comunque, porta a ritenere pi verosimili le cifre indicate nel
Han shu e pertanto a immaginare, nellintero territorio delle province militari cinesi, una
popolazione vicina al milione di individui.
I secoli che seguirono a questi fatti sono conosciuti nella storia coreana come Wn
samguk sidae, ossia periodo proto Tre-Regni. Si tratta, in altre parole, di un vero e
proprio periodo protostorico, dove la cronologia tradizionale non coincide con quella
ricostruibile scientifica- mente e sulle popolazioni della Corea si incontrano ancora notizie
vaghe e confuse. La tradizione fa iniziare il regno di Kogury nel 37 a.C., il regno di
Paekche nel 18 a.C. e il regno di Silla addirittura nel 57 a.C. Oggi tuttavia si pu
ragionevolmente affermare che runico stato la cui data di fondazione non deve essere stata
granch dissimile da quella tradita quello di Kogury, laddove Paekche e Silla emersero
come entit politiche pienamente definite solo nel IV secolo d.C. Il problema che se le
fonti cinesi sono ambigue a proposito della storia coreana di questi secoli, quelle coreane
sono, se possibile, ancora peggiori. La maggior parte delle nostre notizie provengono dal
Samguk sagi e dal Samguk yusa (il primo completato nel 1145, il secondo intorno al 1280)
i cui autori non citano quasi mai le loro fonti. molto probabile, comunque, che nessun
lavoro storiografico sia stato prodotto in Corea prima del IV secolo (e del resto in
quellepoca anche luso della scrittura sembra limitatissimo) e che perci gli autori
medievali abbiano ricostruito le fasi pi antiche della storia dei Tre Regni sulla base di
opere comunque tarde, oltre che sulla tradizione orale. Tant che molte notizie dalta
antichit appaiono chiaramente arraffazzonate e inverosimili (giusto per fare un esempio,
il primo re di Kaya, Suro, avrebbe regnato per 157 anni!) e create a bella posta per motivi
campanilistici. Vi sono buoni motivi di credere invece, che qualche episodio tramandato
dalla tradizione orale sia s realmente accaduto, ma in epoca pi recente di quella
attribuitagli dalla storiografia di Kory e in ogni caso non precisamente definibile.
A ogni buon conto, Paekche e Silla sono presumibilmente il risultato di unevoluzione
verso una struttura pi propriamente statale di quelle genti Han che dovevano popolare il
sud della penisola nel periodo protostorico. Di loro, le fonti cinesi riferiscono notizie varie
e talvolta contraddittorie. Ho gi avuto occasione di dire gi detto che gli abitanti di
Mahan, presunto precursore di Paekche, non usano andare a cavallo e talora si adornano
con tatuaggi, che gli abitanti di Chinhan praticano la deformazione craniale, che gli
abitanti di Pynhan si tatuano abitualmente, ecc. ecc. Riferir adesso pi precisamente
alcune fonti cinesi al riguardo:
Mahan
Mahan stretto fra le montagne e il mare e non possiede citt fortificate. formato da
cinquantasei staterelli
Vivono in case di fango, la cui forma ricorda quella delle tombe, alle quali si accede
dallalto. L vivono tutti i membri della famiglia, senza distinzione di sesso o di et. Non
sanno andare a cavallo n guidare una mucca e gli animali domestici li usano solo a
scopo sacrificale in occasione dei riti funebri. Non tengono in nessun conto i metalli
preziosi; apprezzano invece le perle, con cui adornano i propri abiti e perfino i capelli e le
orecchie. Gli uomini, poi, usano acconciare i propri capelli in una crocchia sulla sommit
del capo
Credono negli spiriti e al termine della semina, il quinto mese, si riuniscono tutti per
cantare, ballare e sacrificare agli dei. Lo stesso fanno nel decimo mese, alla fine della
stagione agricola. In ogni villaggio principale scelgono una persona alla quale affidano il
compito di sacrificare agli dei. Costui perci chiamato il signore del Cielo. Nei
villaggi minori scelgono un albero al quale attaccano dei sonagli e lo chiamano sodo.
Tale sodo assume lo stesso significato delle pagode delle regioni occidentali, ma i riti si
svolgono in altro luogo.
Chin shu, XCVII
Chinhan
Chinhan si trova a est di Mahan. I suoi abitanti si definiscono eredi dellantico regno
di Chin che si sono rifugiati fra i Han per sfuggire alla guerra. Il Paese di Han avrebbe
cos concesso loro, dopo averla divisa, una porzione di territorio nella sua parte
orientale. Erigono fortezze e palizzate e poich anche la loro lingua simile a quella del
vecchio Chin proprio per questo che sono detti Chinhan, col primo carattere uguale a
quello del regno scomparso. Allinizio il territorio era diviso in sei staterelli, che poi sono
diventati dodici.
La terra fertile e bene vi crescono i cinque cereali. Sanno come allevare i bachi da
seta e sono esperti nella tessitura di tale stoffa. Vanno in giro montando buoi e cavalli:
per il resto, somigliano negli usi ai Mahan ai qua- li sono identici nellorganizzazione
militare.
Quando nasce un bambino gli premono con una pietra la testa in modo che questa
diventi piatta. Amano molto la danza e sono virtuosi di uno strumento, il sul, che una
cetra in tutto simile al chuk.
Chin shu, XCVII
Pynhan - Pynjin19
La loro terra fertile e bella. Vi crescono i cinque cereali e anche il riso e poich
sanno come allevare i bachi da seta indossano vestiti di tale tessuto, una volta che lo
hanno lavorato. Sanno andare a cavallo e guidare i buoi. Nei matrimoni hanno usanze
particolari, diverse per uomini e donne. Ai funerali si adornano con piume di grossi
uccelli e questo lo fanno per simboleggiare il volo del defunto verso laldil.
In questo Paese c abbondanza di ferro, che finisce interamente nelle mani dei Han,
degli Ye e dei Wae. Nelle transazioni di mercato usano parimenti il ferro, cos come in
Cina si adoperano le monete. In questo modo pagano anche le provvigioni per le due
province.20
Amano la danza e le bevande alcoliche. Hanno un tipo di cetra, detto sul che nella
forma ricorda molto il chuk. Con questo strumento intonano melodie e cantano.
Quando nasce un bambino gli premono con una pietra la testa, s che questa diventa
piatta. Ecco perch a Chinhan21 tutti hanno la testa piatta. Uomini e donne, poi,
somigliano nellaspetto ai Wae e praticano il tatuaggio dei corpi. Ottimi soldati di
fanteria, le loro armi sono identiche a quelle dei Mahan. Una loro particolare usanza
quella di cedere vicendevolmente il passo qualora due persone vengano a incontrarsi
lungo il cammino.
I Pynjin vivono coi Pynhan ai quali si sono mescolati. Anchessi hanno citt
fortificate. Le abitazioni e le vesti sono identiche a quelle dei Chinhan ai quali sono anche
simili per lingua e usanze. Fa eccezione il culto degli spiriti che i Pynjin effettuano nella
cucina, posta sempre nella parte occidentale della casa.
Il loro staterello di Tongno confina coi Wae. Gli staterelli sono in tutto dodici e
ognuno di essi ha un re. Gli abitanti sono di grande corporatura e portano abiti ben
puliti e i capelli lunghi. Gli abiti li fanno con grandi pezze di tessuto. Nei loro costumi,
poi, sono oltremodo severi.
Sanguo-zhi, XXX
Come si vede, la confusione grande e aumenta a dismisura ogni qualvolta vengono
chiamati in causa i Wae, ossia i giapponesi (o presunti tali). Se infatti una parte del
Pynjin confina addirittura con essi (ammesso che la notizia sia vera) in quale luogo i due
territori si toccano? E i rapporti dei Wae con Mahan? Si ha comunque limpressione che i
resoconti cinesi siano oltremodo imprecisi e, come consuetudine, privilegino laspetto
folkloristico ed esotico (pi di quello storico-politico) dei Paesi stranieri. Ai limitati reperti
archeologici, dunque, il difficile compito di fare un po di luce sulla cultura della Corea di
questo periodo.
Levidenza archeologica mostra che gi intorno al II secolo a.C. i coreani usavano quel
caratteristico sistema di riscaldamento interno, chiamato ondol22, che a tuttoggi in
uso. Si tratta comunque di societ molto diverse da quella cinese e sicuramente non ancora
toccate da sistemi di pensiero come Buddhismo o Confucianesimo. Linsistenza dei cinesi
sul fatto che tali popolazioni adorino gli spiriti lascia pochi dubbi sulla natura
sciamanista delle religioni della Corea di questo periodo, confermata dal ritrovamento di
sonagli di bronzo non molto dissimili dai pangul usati ancor oggi dalle mudang
(sciamane) nei loro riti. Alcune manifestazioni artistiche, poi, sembrano riconnettersi a
riti propiziatori riguardanti soprattutto la caccia. forse il caso dei petroglifi di Ulchu,
nella regione del Kyngsang meridionale, datati intorno al III-II secolo a.C., le cui
frequenti immagini di animali autorizzano serie ipotesi in tal senso.
In conclusione, occorre vedere la societ coreana di questo periodo come un insieme
di trib, rette da un capo, dove gi presente una certa differenziazione sociale. Su
unanalisi prettamente fenomenologica si pu ipotizzare la struttura sulla quale poggiava
un simile mondo: manodopera altamente specializzata (conseguenza della divisione
sociale), endogamia (non solo a livello tribale ma anche a livello di casta, al fine di
preservare il rango che cos diveniva ereditario. Le fonti parlano invece di esogamia per
gli Okch e Kogury, ma questa potrebbe essere stato un aspetto successivo alla
costituzione in entit statale e comunque vi furono probabilmente delle eccezioni23) e
pratiche religiose scandite da un preciso calendario di feste.
Simile per religione e societ, ma certo pi evoluto politicamente doveva essere, nello
stesso periodo, il regno di Kogury. Per molto tempo sarebbe stato formidabile
antagonista degli stessi cinesi, e fin dallinizio mostr la sua scarsa remissivit nei
confronti del potente vicino: il primo dei Tre Regni e a lungo sarebbe rimasto il pi
forte. Con Kogury, il passaggio allo Stato centralizzato si conclude e la Corea comincia a
svolgere un ruolo sempre pi attivo nel panorama storico dellAsia orientale.
III
I TRE REGNI (KOGURY, PAEKCHE, SILLA ANTICO) E
KAYA: LA COREA ENTRA NELLA STORIA

Kogury
Sappiamo gi che Kogury fu il primo fra i Tre Regni coreani a sorgere e ad affermarsi
nella penisola, anche se signora il periodo preciso in cui esso assunse tutti i connotati di
un vero Stato. Nel periodo della sua massima espansione arriv a occupare un territorio
che andava pi o meno dal 38 parallelo fino a comprendere, a nord, parte dellattuale
Manciuria. La data fornita dalla tradizione (37 a.C.) appare in questo caso ragionevole
anche perch trova indirettamente conforto nelle notizie forniteci dagli storici cinesi.
Anche lorigine di Kogury incerta: secondo il mito, il progenitore Chumong, sarebbe
nato da un uovo deposto dalla madre Yunhwa e avrebbe fondato il proprio regno alla fine
di un viaggio compiuto per sfuggire a Kumwa, re del Puy orientale. Ancora una volta,
dunque, troviamo il tema delluovo e della fuga (probabile indizio di antiche migrazioni),
nonch il nome del regno di Puy stretta- mente legato ai destini della penisola coreana. E
in effetti ben possibile che le trib che finirono per costituire lo Stato di Kogury
dovessero far parte, non si sa a quale titolo, proprio di quel Paese di Puy al quale
abbiamo gi ripetutamente accennato. Puy (cinese: Fuyu) occupava una posizione
geografica molto delicata, trovandosi in Manciuria, esposto agli attacchi dei cinesi da sud
e dei nomadi provenienti dallarea mongola. Il suo nome compare gi nellambito di
eventi storici risalenti al IV secolo a.C., ma solo dal I secolo d.C. che sembra avere
rapporti regolari (e tutto sommato amichevoli) con i cinesi. poi significativo il fatto che
gi nel I secolo d.C. la sua massima autorit politica sia indicata col titolo cinese di
wang, ossia re. Ci presuppone probabilmente il passaggio di Puy a una forma
statale, pi tradizionale, che non doveva possedere in precedenza. In realt, per i periodi
pi antichi la storia di Puy estremamente oscura e non dato di sapere in che modo
esso venne coinvolto nellinarrestabile espansione che il popolo Xiongnu attu fra il III e
il II secolo a.C., in ispecie sotto la guida di Mao Dun. Ora, si pensa che le trib di
Kogury si siano staccate da Puy in unepoca che, per quanto imprecisata, non dovette
essere di molto anteriore agli inizi del II secolo a.C. Ancora una volta, dunque, possibile
pensare allesistenza di uno stretto rapporto di causa ed effetto fra il fenomeno Xiongnu e
molti eventi storici dellAsia centro-orientale.
Come che sia, Kogury inglob dentro i propri confini il popolo Yemaek, col quale
forse condivideva lorigine, e quello Okch. A proposito della genesi di Kogury, le fonti
ci informano che la popolazione di questo Stato era divisa in cinque diversi clan: Ynno,
Chllo, Sunno, Kwanno e Kyeru. Erano gli Ynno, in origine, a detenere il potere ma
questi furono successivamente soppiantati dai Kyeru la cui famiglia Ko istitu nel tempo
una monarchia di tipo ereditario. Da simili informazioni si pu tentare di ricostruire quel
che deve essere accaduto e il processo che port alla formazione definitiva di Kogury: i
cinque clan dovevano essere in origine delle trib indipendenti (quali rapporti con gli
Yemaek e gli Okch?) o riunite sotto una lega il cui capo veniva di volta in volta scelto in
funzione della propria autorit (e non per via ereditaria) o eletto a rotazione. ben
possibile che in questa fase la trib degli Ynno abbia goduto di maggior prestigio rispetto
alle altre, magari contando fra le proprie file un buon numero di personaggi-guida. In un
periodo successivo i Kyeru dovettero acquistare sempre pi forza e potere, fino ad
accorpare in un unico Stato le altre trib e regnare su di esse da una posizione di netta
predominanza. A quel punto non sarebbe pi stato possibile cedere la supremazia, per
conservare la quale, anzi, lo Stato avrebbe assunto il carattere di monarchia ereditaria.
I conflitti coi cinesi, che avrebbero caratterizzato tutta resistenza di Kogury,
cominciarono abbastanza presto: nel 12 d.C. un rifiuto di unirsi ai piani di Wang Mang
contro gli Xiongnu port a uno scontro fra i due Stati. In seguito, vi furono casi di guerre
ancora pi aspre: unintensa attivit militare (contro i cinesi e gli Okch) caratterizz i
regni di Taejo (secondo la tradizione regn, abbastanza inverosimilmente, dal 53 al 146)
e del suo successore Chadae (r. 146-165), in una situazione che vedeva il regno di
Kogury come unautentica spina nel fianco delle province militari cinesi istituite dopo il
108 a.C. Nel 244-245, per, i cinesi intrapresero un grande controffensiva, guidata dal
generale Guanqiu Jian,1 che port al saccheggio della stessa capitale di Kogury, la cui
potenza venne quasi azzerata per circa un cinquantennio. Nel corso del IV secolo,
comunque, Kogury risorse sia dal punto di vista politico che da quello militare e gi nel
313 simpossess di Lelang,2 lultima rimasta delle quattro province militari che i cinesi
avevano costituito dopo la vittoria contro Wiman Chosn. Il re Sosurim (r. 371-384) si
distinse per la fondazione di unAccademia di Stato e la promulgazione di un codice
legale in una realt sociale e religiosa che ufficialmente dal 372 (ma probabilmente gi da
prima) conosceva i princpi del Buddhismo. Ben pi belligerante fu per re Kwanggaeto
(r. 391-413) che allarg i domini del proprio territorio al punto da meritarsi il nome col
quale passato alla storia.3 La stele che narra delle sue imprese eretta nel 414 a
Kngnaesng (una delle antiche capitali di Kogury: oggi si trova in territorio cinese)
sicuramente il pi importante documento epigrafico coreano in tutto il periodo dei Tre
Regni.
Dal IV secolo in poi Kogury si trov come avversari i regni di Paekche e Silla, ormai
emersi come Stati dal loro oscuro passato. Cominci allora un periodo contrassegnato da
lotte di confine, alleanze fra i vari regni, tradimenti e vendette. Nel 475, dopo fierissima
lotta, Kogury riusc a espugnare la capitale di Paekche e ucciderne il re, ma nel secolo
successivo ecco i due Stati allearsi contro il potere di Silla che stava diventando sempre
pi forte e minaccioso. Silla cominci allora a guadagnarsi lalleanza della Cina,
finalmente riunificata nel 589 sotto la dinastia Sui. Gli eventi precipitarono: nel 598
Kogury attacc avamposti cinesi e la Cina non fu capace di operare una controffensiva
immediata. Nel 612, per, la Cina tent un attacco contro il cuore stesso di Kogury,
inviando un esercito immenso, al comando di Yu Zhongwen, verso la penisola coreana. La
campagna si risolse per in una terrificante disfatta: larmata cinese venne annientata dal
generale lchi Mundk presso il nume Chngchn, in uno dei pi lacrimevoli e tragici
fatti darme della storia antica, e solo 2700 soldati, dei trecentomila che puntavano sulla
capitale di Kogury, poterono tornare indietro. La caduta della dinastia Sui, avvenuta poco
dopo questi fatti, anche da mettersi in relazione con il dissesto economico e sociale
venutosi a creare in Cina a seguito delle disgraziate guerre contro Kogury. La nuova
dinastia dei Tang, per, continu la sua alleanza con Silla, sia perch vedeva ormai in
Kogury un nemico mortale, sia perch ambiva, una volta eliminato quel formidabile
avversario, al controllo della stessa penisola coreana. Loccasione per il riscatto cinese si
present in seguito allindirizzo meno flessibile in fatto di politica estera seguito da Yai
Kaesomun, che, in conseguenza di un colpo di Stato, nel 642 era diventato luomo forte di
Kogury. La guerra riprese. Attacchi cinesi contro Kogury avvennero a pi ondate a
partire dal 645 mentre, nella penisola coreana, Silla continuava a minacciare i confini
meridionali dello stato nemico. Alla fine, grazie anche a una debolezza interna di Kogury
causata sia dal regime tirannico di Yn Kaesomun sia, alla morte di questultimo, dalle
lotte per il potere e la successione, il grande regno coreano conobbe la disfatta. Lesercito
Silla-Tang con una manovra a tenaglia, si sbarazz prima di Paekche (660) e poi lanci
lattacco decisivo contro il secolare nemico che alla fine soccombette, nel 668, lasciando
Silla arbitro e signore di gran parte della penisola coreana.
La cultura di Kogury
Malgrado lintensa attivit militare svolta, Kogury ebbe una cultura fiorente e una
struttura statale alquanto complessa. Non si conosce molto, sulla burocrazia di Kogury,
ma il poco che sappiamo lascia intendere che doveva trattarsi di uno Stato i cui poteri
erano accentrati nelle mani del sovrano e in quelle di una strettissima aristocrazia
possibilmente legata a rami secondari della stessa famiglia regnante. Lestensione notevole
del territorio, poi, a maggior ragione porta a concludere che lo Stato doveva possedere
unamministrazione periferica abbastanza complessa, con ruoli e funzionari maggiormente
votati a curare laspetto militare rispetto a quanto doveva accadere nelle capitali.
Particolarmente delicato deve essere stato il passaggio da una struttura tribale
confederativa a uno Stato unitario retto da un solo sovrano. Il fatto che alcune cariche
pubbliche contenessero nel loro nome il vocabolo hyng (fratello maggiore o, pi in
generale, conoscente pi anziano) avvalora lipotesi della complessit della transizione:
i hyng infatti, secondo una teoria molto accettata non sarebbero altri se non i vecchi
capitrib. Il cursus honorum pare comprendesse dodici gradi o cariche, la pi importante
delle quali era quella detta taedaero corrispondente forse al ruolo di Primo Ministro o a
quello del sangdaedng di Silla (v. oltre). A questa pare si accedesse su risoluzione di un
ristrettissimo consiglio di aristocratici. Le cariche tuttavia non dovevano costituire una
vera e propria carriera visto che esse erano quasi certamente legate allo status dirigine del
funzionario. Alcune fonti lasciano intendere che a Kogury dovevano esserci tanto gli
schiavi quanto le propriet private; elemento, questultimo sicuramente estraneo alla
Corea confuciana del periodo Chosn dove tutta la terra era (almeno teoricamente)
propriet del sovrano. Sembra comunque certo che almeno alcune propriet, pur se date in
affidamento dal sovrano, fossero ereditabili. Anche i costumi erano diversi da quelli della
Corea pi conosciuta, ossia quella confuciana. Il Confucianesimo era a sua volta
conosciuto, ma solo come argomento di studio e non come filosofia di vita da praticare: le
fonti cinesi, scritte in un ambiente dove il Confucianesimo era certo pi vivo, sono infatti
ben pronte nel puntualizzare delle abitudini degli abitanti di Kogury giudicate
scandalose. Si sa cos della libert sessuale e di una promiscuit diffusa che portava
uomini e donne, indistintamente, a riunirsi la sera e abbandonarsi a canti e danze. Il
Buddhismo venne ufficialmente introdotto nel 372 da un monaco cinese, tale Shundao, ma
una lettera spedita da un altro monaco cinese (morto nel 366) a un confratello coreano fa
pensare che questa religione sia arrivata nella penisola in epoca pi antica.
Il Taoismo, dopo aver incontrato una certa diffidenza, godette a Kogury di una
notevole fortuna. Nel 643 Yon Kaesomun (?-665), uomo forte del regime, ebbe a
lamentarsi col sovrano del fatto che il Taoismo non fosse diffuso nel Paese al pari di
Buddhismo e Confucianesimo. Il re si prodig per sopperire a tale presunta mancanza al
punto che limperatore cinese Taizong (r. 626-649) gli mand otto saggi in veste di
autentici missionari. La repentina ascesa del Taoismo preoccup non poco i religiosi
buddhisti (il monaco Podk, per protesta, fugg a Paekche) e costitu, insieme ai problemi
politici, unulteriore fonte di instabilit cha avrebbe peggiorato la situazione del regno fino
a portarlo alla rovina.
Il Taoismo di Kogury veniva detto anche Odumi-gyo (Dottrina delle cinque misure di
riso) poich si ispirava allomonima corrente fondata in Cina da Zhang Daoling (?-156)4
che a propria volta prendeva il nome dallofferta (o meglio, il tributo) che ogni famiglia
doveva versare al luogo di culto. Si trattava prevalentemente di un Taoismo di tipo
comunitario, con formule e riti simili a quelli dello Sciamanesimo, che sarebbe poi stato
conosciuto come Kwaui togyo (Taoismo delle regole), molto diverso dal SurYn togyo
(Taoismo della disciplina) a carattere molto pi individualista che si sarebbe affermato in
Corea solo alla fine di Silla unificato diventando in ultimo la forma di Taoismo pi
conosciuta in Occidente.
Lettere e arti non vennero trascurate. Sappiamo gi della fondazione di unAccademia
di Stato, detta Taehak, nel 372 e letteratura e storia furono certo rappresentate, anche se
quasi nulla adesso ci rimane, a parte qualche nome e qualche titolo, anche in virt della
damnatio memoriae di Kogury, attuata attraverso la distruzione di tutta lopera scritta,
espressamente voluta dal generale cinese Li Zhi in occasione del disastro del 668. Si
tramanda comunque che un certo Yi Munjin scrisse tra la fine del VI e gli inizi del VII
secolo unopera storica, detta Sinjip (Nuova raccolta), che attingeva a sua volta a lavori
storiografici pi antichi. Poche altre testimonianze ci arrivano dai documenti epigrafici, il
pi importante dei quali certamente la stele di re Kwanggaeto, del 414, che oltre a
soffermarsi sulle gesta del sovrano offre qualche accenno anche alle origini del regno.
Abbiamo comunque la possibilit di leggere qualche verso tramandato, a volte con dubbia
attendibilit, da fonti coreane pi tarde. La canzone intitolata Hwangjo-ga (La canzone dei
rigogoli) attribuita addirittura a re Yuri (r. 19 a.C.-18 d.C.) e, se autentica, va
probabilmente considerata il pi antico componimento poetico della Corea:5
Rigogoli che a coppie svolazzate
Festosi, rincorrendovi a vicenda,
Considerate me che sono solo.
Insieme a chi rifar il mio cammino?
Le arti di Kogury trovarono una delle sue espressioni pi spettacolari nelle tombe a
tumulo e, soprattutto, negli affreschi (pyokhwa) presenti al loro interno. Simili monumenti
si trovano nelle vicinanze delle capitali di Kogury, che sorgevano una nella zona
dellodierna Pyngyang, laltra a Hwando, oltre il fiume Yalu (detto Amnok dai coreani)
e dunque oggi in territorio cinese. Si tratta di pitture di notevolissimo valore artistico e
anche storico, poich, spaziando dal IV al VII secolo, danno unidea di quello che
dovevano essere gli abiti e le cerimonie del tempo.
I tumuli di Kogury sono a semplice copertura in pietra oppure a camera con copertura
di terra. I primi sono i pi antichi e si trovano generalmente in prossimit dei corsi
dacqua, almeno quelli costruiti fino al III secolo. La loro costruzione era alquanto
semplice: le bare di legno venivano adagiate su una piattaforma di pietre appositamente
predisposta e a loro volta ricoperte con altri strati di pietre fino a formare un tumulo o, pi
propriamente, una sorta di piramide. La mancanza di una via daccesso ai sarcofagi anche
quando questi accoglievano le spoglie di una coppia fa pensare che vigesse luso di
seppellire accanto al defunto il coniuge, vivo o dopo averlo ucciso. Un costume, questo,
certamente allora in uso in varie culture siberiane. La struttura di simili tombe (colossale
quella di re Kwanggaeto, oggi in territorio cinese) viene successivamente modificata e
resa pi complessa, ma pur rimanendo in uso fino alla fine del regno viene affiancata e a
poco a poco superata da quella che contemplava luso di una camera funeraria e la
copertura di terra. Queste tombe si sviluppano, probabilmente su modello cinese, a partire
dal IV secolo e fra i suoi esemplari pi antichi e famosi c senzaltro quella detta del
comandante Tongsu, datata al 357. Sorge nei pressi di Anak, nella regione del Hwanghae,
e presenta gi molti elementi caratteristici dei tumuli a camera di questo regno. La camera
funeraria, di pietra, preceduta da un lungo corridoio affiancato a una certa altezza da due
piccoli ambienti. Fino alla fine del V secolo i tumuli a camera di Kogury si attengono
spesso a questo schema costruttivo (si riscontra anche nelle tombe di Singye-ri e Ansng-
dong, regione del Pyngan meridionale) per poi conoscere, nel corso del VI secolo, una
progressiva diminuzione della lunghezza del corridoio daccesso alla camera che
scomparir del tutto nellultima fase dellesistenza del regno. Sono proprio i tumuli a
camera a offrire lo splendido spettacolo delle decorazioni parietali che, oltre a costituire
una prova della raffinatezza raggiunta dal- larte pittorica in quel periodo, rimangono
come importanti testimonianze della vita quotidiana a Kogury. Adattandosi al gusto
locale, caratterizzato in primo luogo da una pennellata pi vigorosa, le pitture tombali di
Kogury rielaborano felicemente la tradizione pittorica funeraria della Cina arrivando a un
risultato dinsolita freschezza e originalit. Nella tomba di Tongsu, la pi antica a
possedere affreschi importanti, il defunto raffigurato in posizione frontale, in compagnia
della propria sposa. E proprio leffigie dei defunti, spesso accompagnati da un seguito di
cortigiani, una caratteristica della prima fase degli affreschi tombali di Kogury. In uno
stadio successivo, allimmagine dei defunti si accompagna anche una narrazione figurata
dei principali avvenimenti da essi vissuti nel corso della loro esistenza, mentre le volte
della camera funeraria possono essere abbellite con pitture di figure fantastiche, che
possono avere una valenza apotropaica o essere connesse col tema dellimmortalit,
rivelando in tal modo una penetrazione delle idee taoiste a Kogury gi in epoca molto
antica.
Episodi della vita a Kogury mostrati dalle pitture tombali offrono spunti interessanti
per riflessioni di carattere storico-sociologico. La tomba detta dei danzatori (Muyong-
chong), ora in territorio cinese e datata alla prima met del V secolo, mostra il defunto al
centro di una festa da lui organizzata in onore di alcuni monaci buddhisti. A parte
limplicito richiamo allimportanza della fede buddhista a Kogury, gli affreschi,
soprattutto la celeberrima scena di caccia, posseggono un valore documentale
straordinario. Dellimportanza delle battute di caccia a Kogury, tenute anche al cospetto
del sovrano in particolari ricorrenze, abbiamo conferma da testi storici come il Samguk
sagi.6 Uno dei cacciatori, oggi divenuto quasi unicona nazionale, oltre a presentarsi nel
tipico motivo artistico centroasiatico conosciuto come La freccia del Parto,7 effigiato
nellatto di scagliare uno strale dalla punta particolarissima, arrotondata e certo inadatta a
offendere il selvatico da cacciare. Esistono perci ragionevoli possibilit che lo strumento
in questione possa trattarsi di una delle famose frecce fischiami, comunemente in uso
presso gli Xiongnu,8 atte a richiamare lattenzione degli altri cacciatori e far convergere
simultaneamente il loro tiro sul bersaglio.
Nella loro fase pi tarda, gli affreschi di Kogury si arricchiscono di un altro motivo
decorativo, le cosiddette quattro divinit (sasin) connesse con i punti cardinali. A partire
dal VI secolo i tumuli presentano con insistenza questo motivo, quasi a voler creare un
microcosmo intorno alla figura del defunto. Fra le tombe pi grandiose presentanti questo
particolare figurativo ricorder qui le tombe cosiddette media e grande di Kangs, a
ovest di Pyngyang (della seconda met del VI secolo), e la tomba detta appunto delle
quattro divinit (Sasinchong) oggi in Cina e datata tra la fine del VI e linizio del VII
secolo.
Kogury esport probabilmente la propria cultura anche allestero: le affinit
presentate dalla grandiosa tomba affrescata di Takamatsu, in Giappone, con i tumuli di
Kogury sono troppo strette per essere casuali e grazie anche a una corrispondenza di date
(il monumento nipponico viene fatto risalire alla seconda met del VII secolo) lecito
supporre che il committente della tomba di Takamatsu sia stato proprio un nobile di
Kogury fuggito in Giappone dopo la distruzione del proprio regno.
Kogury rappresent per la prima volta limmagine di una Corea forte e indipendente,
capace di porsi come valido avversario nei confronti del potente vicino rappresentato
dallimpero cinese. Nei secoli futuri rimase un simbolo insostituibile, al punto che il regno
di Kory (da cui viene il nostro Corea) coni su di esso il proprio nome. I coreani si
vantano a buon diritto di essere stati un popolo pacifico che ha dovuto lottare solo quando
costretto a difendere il suolo della Patria. Le glorie militari nella resistenza al nemico di
Kogury, per questo, rappresentano ancor oggi motivo di orgoglio e rimpianto.
Paekche
Il regno di Paekche, che occupava la parte sud-occidentale della penisola coreana,
scatur dallevoluzione dellantico Stato di Mahan, al quale dettero forse un notevole
contributo i profughi di quellormai noto Stato di Puy, in Manciuria, che nellanno 286
venne distrutto da una popolazione chiamata Xianbei dalle fonti cinesi. Di fatto, lultima
capitale di Paekche si chiamava Sabi, ma anche Puy (questultimo nome esiste a
tuttoggi) e la leggenda della fondazione di questo regno parla chiaramente di una
migrazione dal nord: Piryu e Onjo, due fratelli figli (naturali o adottivi) di Chumong,
lecista di Kogury, timorosi del fratello maggiore Yuri, sarebbero fuggiti verso sud e l
Onjo, dopo la morte di Piryu, avrebbe gettato le fondamenta di Paekche. Dando come
inaccettabile la data tradizionale della sua fondazione (18 a.C.), possiamo comunque dire
che Paekche sembra avere unorigine comune con Kogury9 (le fonti e le ricerche
linguistiche sembrano confermarlo) e comincia ad avere un ruolo importante negli
avvenimenti della penisola coreana gi nel IV secolo. Nel 371 re Kn Chogo era certo a
capo di una forza tale da sfidare apertamente Kogury avanzando nel suo territorio fino a
Pyngyang. In questo periodo Paekche aveva visto quasi raddoppiare i suoi domini, ma
nel corso del V secolo dovette subire il ritorno di Kogury. La disfatta patita da Paekche
nel 475 costrinse re e dignitari a spostare la capitale da Hansng, vicino allodierna Seoul,
alla pi sicura (perch posta pi a sud) Ungjin, presso lattuale Kongju. Paekche riusc
comunque a sopravvivere al disastro, grazie anche a una serie di accordi e patti (anche di
tipo matrimoniale) stipulati con Silla. Fra la fine del V e gli inizi del VI secolo lintera
struttura statale venne notevolmente rinnovata e proprio nel quadro di tali cambiamenti,
con larrivo di un periodo meno difficile, re Song (r. 523-554) spost ancora la capitale da
Ungjin, dove era stata frettolosamente portata, a Sabi, cio Puy. Cominci allora una
nuova campagna di guerre contro Kogury, ma sul pi bello la secolare alleanza di Silla
venne a mancare, costringendo Paekche a modificare tutti i propri piani. Lalleato di un
tempo divenne il nuovo nemico e viceversa; facendo causa comune con Kogury, Paekche
(diede inizio a una vera e propria lotta per la vita contro Silla che si concluse in modo
infausto nel 660. Pietosa fu, a margine del disastro militare che port alla fine del regno, le
morte delle tremila donne del Palazzo Reale di Sabi, ultima capitale di Paekche, che
piuttosto che consegnarsi nelle mani del nemico preferirono uccidersi, lasciandosi
precipitare da una rupe che ancor oggi, in ricordo di quellevento luttuoso, chiamata
Nakhwaam (Roccia dei fiori caduti). Ecco come il Chewang ungi (Registro di versi di re
e imperatori), opera coreana del tardo XIII secolo, ricorda quel terribile avvenimento:
Il re di Silla chiam rannata Tang
Che marci pronta sotto So Chngbang
E di Paekche attacc la capitale.
Frecce e proiettili caddero come pioggia
Per acque e terre. Fu allor che molte dame,
Da tempo avvezze a frequentar la Corte,
Scelsero tosto di abbandonar la vita
Precipitando nel fiume tumultuoso.
E la rupe scoscesa che sovrasta
Quella riviera che gi del re fu detta
Oggi la roccia dei fiori caduti.
Dopo la caduta, sorse un movimento di resistenza che per gli strani destini della storia
fin per allearsi con Silla quando questo si trov nella necessit di liberarsi
dalloppressione cinese dopo lunificazione della penisola. Si tratt comunque di un
episodio dettato dalla necessit di entrambi gli alleati che si sarebbero ritrovati nemici
mortali meno di tre secoli dopo, in occasione della dissoluzione di Silla.
La cultura di Paekche
La cultura di Paekche (chiamato Kudara dai giapponesi) dovette raggiungere vette
notevoli, grazie anche alla sua propensione alla multiculturalit e alle relazioni con
rester. Sappiamo infatti che fu in ottimi rapporti col Giappone al quale mandava
consulenti culturali10 e dal quale ricevette anche aiuti in almeno una delle tante
campagne militari contro Kogury. Politicamente era il tipo di monarchia al quale siamo
abituati parlando della Corea di questo periodo: un sovrano circondato da una strettissima
cerchia di aristocratici, ricordo certo di una struttura di tipo tribale. Si sa che cerano otto
famiglie particolarmente distinte,11 due delle quali (quelle dei Chin e dei Hae) fornivano
dabitudine le regine consorti. Le maggiori cariche dello Stato, comunque, provenivano
probabilmente dalla stessa famiglia reale o tuttal pi dalla famiglia della regina. Una
figura simile al Primo Ministro veniva scelta, a sentire il II libro del Samguk yusa, con una
procedura quantomeno insolita: i nomi di alcuni candidati venivano posti in un contenitore
sigillato che veniva aperto in un luogo, detto Terrazza Chnjng, che si trovava nei pressi
del tempio Hoam. Il nome del candidato recante un timbro era quello del designato. Si pu
presumere, sulla base di tale informazioni, che il timbro veniva apposto direttamente dal
sovrano su una piccola lista di nomi fornita da un ristretto consiglio di aristocratici. Vi
erano poi sei chtvapyng, a capo di altrettanti dipartimenti di Stato, la cui carica doveva
corrispondere pi o meno a quella di ministro. I ranghi successivi dei funzionari erano
divisi in quindici gradi, riconoscibili in base a un codice ben preciso che contemplava, fra
laltro, anche il colore degli abiti. Dopo la sconfitta subita contro Kogury nel 475, lo
Stato venne riorganizzato con la creazione di ventidue distretti territoriali (tamno) a capo
di ognuno dei quali vera un membro della famiglia reale. Fu questa con ogni probabilit
una manovra per rafforzare, estendendolo capillarmente, il potere della famiglia regnante,
dopo la disfatta militare e il trasferimento della capitale a Ungjin. Ventidue (dodici interni
alla corte, dieci esterni) erano anche gli uffici preposti allamministrazione della capitale.
questa indubbiamente unulteriore prova che la burocrazia doveva aver raggiunto un
livello di sviluppo notevole e comunque certo che Paekche, secondo un clich ben
collaudato, ebbe due distinti sistemi di amministrazione, uno per la capitale e uno per la
provincia.
Ogni cittadino maschio al di sopra dei quattordici anni era tenuto a servire
nellesercito. Pare che un contingente armato di 500 uomini per ognuna delle cinque zone
(pu) della capitale ne assicurasse in ogni momento la difesa, mentre reparti di 700-1200
uomini operavano in pianta stabile in ognuna delle cinque regioni (pang) del Paese.
La societ era probabilmente divisa in nobili, cittadini comuni e schiavi. Questi ultimi
potevano esser pubblici o privati ed erano in buona parte criminali, prigionieri di guerra o
debitori insolventi. I cittadini liberi di classe comune ricevevano in subappalto le terre o
direttamente dallo Stato o dai nobili feudatari. A tale riguardo, pare che specialmente a
Paekche vigesse un rigido sistema di unit di misure agrarie, detto turak.12
Altri aspetti della cultura mostrano quanto Paekche sia stato attento a far proprie e
rielaborare, per poi esportarle, le idee provenienti dallestero: secondo la tradizione il
Buddhismo venne introdotto nel 384 a opera di Mlnanda, un religioso originario
dellAsia Centrale, e si afferm presto senza particolari difficolt. Paekche anzi, divenne
presto una roccaforte del Buddhismo al punto che il monaco di Kogury Podk vi si
rifugi per protesta quando nel proprio Paese, sotto Yn Kaesomun, il Taoismo conobbe
grande fortuna. Monaci buddhisti di Paekche (Hye-chok, Kwallk e la monaca
Pmmyng) si recarono in Giappone, ma il flusso di religiosi (e non) verso larcipelago
nipponico aument dopo la fine del regno, nel 660, a conferma degli stretti rapporti che
dovevano esistere fra i due Paesi.
Della letteratura di Paekche ci rimane solo una poesia, la Chngp-sa (Canzone di
Chngp) tramandataci dallo Akhak kwebm (Canone degli studi musicali, edito nel
1493). Viene attribuita a una non meglio identificata donna il cui marito, recatosi a
Chngp (una localit commerciale di Paekche) tardava a ritornare. Eccone qui il testo:
Alzati, o luna, e brilla in lungo e in largo!
giya gangjori a tarongdiri.
Sei forse andato al mercato? Guardati dal fango della strada!13
giya gangjori a tarongdiri.
Stai riposando adesso? E dove? Che possa sfuggire alla notte!
giya gangjori a tarongdiri.
Il carattere di questo componimento, peraltro quasi inintelligibile nella sua parte finale,
molto popolare e non per caso esso stato accostato alle ballate del periodo Kory (918-
1392), fra le quali a volte viene addirittura annoverato. Non si pu escludere che tale
poesia venisse recitata in gruppo, in particolari occasioni, scandita com da un ritornello
privo di ogni significato ma che forse riproduce con una onomatopea la voce del tamburo.
Ci rimangono anche dei titoli di altre poesie, come la Chirisan-ga (Canzone del Monte
Chiri), la Snunsan-ga (Canzone del Monte Sun) e la Mudngsan-gok (Canzone del
Monte Mudng). Una storia di Paekche (Sgi) fu scritta da un certo Ko Hung nel IV
secolo, ma resta ancora il dubbio se lautore fosse coreano o cinese. Il Nikon shki parla
anche di un Kudara-ki (Cronache di Kudara, ossia Paekche), ma di questopera nulla
sappiamo e non si pu escludere nemmeno che sia stata scritta da un giapponese per lettori
giapponesi.
Larte di Paekche raggiunse i crismi di unautentica raffinatezza. I tumuli funerari sono
di due tipi: con nucleo di pietra o in semplice copertura di terra. Si trovano sparsi in un
raggio molto ampio, visto che questo Stato cambi per ben tre volte la sua capitale. Le
tombe pi settentrionali, in buona parte del tipo con nucleo in pietra, sono ovviamente i
pi antichi, risalendo a unepoca nella quale la capitale era Hansng, praticamente
lodierna Seoul. Pur se ricorre molto meno di Kogury agli affreschi tombali,14 Paekche
ha restituito un esemplare di sepolcro reale che per architettura e corredo rappresenta uno
dei pi importanti ritrovamenti archeologici di tutta la Corea. Si tratta della tomba di re
Muryng (r. 501-523) rinvenuta intatta, per caso, nel 1971 a Songsan-ni nel corso di uno
sbancamento per lavori ordinari, che appartiene ai tipici tumuli della zona di Kongju, con
camera di forma quadrangolare costruita con pietre o mattoni. Costruita sfruttando il
declivio di una collina naturale, scavata su un fianco a guisa di galleria, presenta una
camera funeraria, in mattoni decorati con fiori di loto, preceduta da un breve corridoio. La
camera, le cui pareti presentano cinque nicchie, probabili alloggiamenti per lucerne a olio,
alta 3 metri e ha una superficie di 12 metri quadrati. Conteneva in origine due sarcofagi
di legno, poi dissolti dal tempo, che due epigrafi indicavano essere quelli del re e della
regina. Il corredo restituito da questa tomba rivela una variet e una fantasia davvero
notevoli nei suoi oltre duemila reperti. Gli artisti di Paekche eccelsero anche nella scultura
e nellarchitettura buddhiste: quanto rimane di esse (pensiamo alle pagode di pietra) basta
a dare unidea del livello di civilt raggiunto da un regno che per almeno tre secoli
rappresent un autentico ponte culturale gettato fra la penisola coreana e le isole
giapponesi.
Silla antico
Il cammino di quello che doveva diventare lo Stato unificatore della penisola coreana
sarebbe sembrato ben arduo a chiunque avesse dovuto prevederlo agli albori del suo
sviluppo. Confinato nellestrema parte sud-orientale della Corea, in posizione assai
decentrata e lontana dalla civilissima Cina, Silla rappresent probabilmente levoluzione
dellantico Chinhan e fu solo sotto re Naemul (r. 356-402) che assunse la fisionomia di
Stato retto da una monarchia rigidamente ereditaria capace di affacciarsi con autorit nel
panorama politico della penisola. Il mito di fondazione assai simile a quello di Kaya,
come vedremo pi avanti: il fondatore del regno, Pak Hykkse, sarebbe anchegli nato da
un uovo deposto da un cavallo volante e poi trovato dai capi di sei trib in cerca di un
sovrano. Poich luovo, per la sua particolare forma, ricordava una zucca (pak) proprio
su tale vocabolo che il cognome dellecista sarebbe stato coniato. Secondo unaltra
versione, invece, una grande zucca contenente il capostipite ancora infante dopo un
viaggio per mare sarebbe approdata sulle coste sud-orientali della Corea e qui sarebbe
stata raccolta da un capotrib locale, certo Sobl, che si trovava per caso li a pescare.
Come si vede, a elementi tipicamente siberiani come il cavallo si affiancano accenni a
unorigine straniera della dinastia regale. Come che sia, Silla bruci letteralmente le tappe
del proprio sviluppo politico e militare al punto che gi nel V secolo lo troviamo alleato di
Paekche contro Kogury in un atteggiamento, comunque, che deve essere stato
prevalentemente difensivo. Nel corso del VI secolo, per, Silla intraprese uninarrestabile
ascesa, sia sotto il profilo politico-amministrativo, sia sotto il profilo militare. Possiamo
presumere che i rapporti col Giappone dovettero essere spesso tesi, ma particolarmente
cruciali furono gli anni compresi fra il 532 e il 562 nel corso dei quali, oltre a impadronirsi
del piccolo stato di Kaya (v. oltre), Silla si liber della secolare amicizia di Paekche dopo
che, proprio grazie allalleanza con questo, aveva strappato a Kogury unimportante fetta
di territorio che gravitava sul bacino del fiume Han. E fu giusto il contenzioso nato in
merito al possesso di tale regione che, nel secolo successivo, port alla crisi definitiva con
Kogury. Questo infatti, che allepoca si trovava sotto linfluenza del regime autoritario di
Yen Kaesomun, aveva preteso la restituzione di quellarea strategica quando Silla gli
aveva chiesto aiuto militare contro Paekche che, nei primi anni di regno del re Oija (r.
641- 660), era arrivato a minacciarlo seriamente. Fallita lalleanza con Kogury, Silla si
rivolse allora alla Cina che accolse subito linvito, sia perch finalmente avrebbe avuto
loccasione di liberarsi di un secolare nemico, sia perch intravedeva, a lunga scadenza, la
possibilit di esercitare la propria diretta autorit su tutta la penisola coreana. Di ci che
avvenne dopo abbiamo gi parlato: larmata Silla-Tang si sbarazz prima di Paekche e poi
attacc Kogury, che croll nel 668 lasciando la penisola in mano a Silla.
La cultura e la societ di Silla antico
Grazie alla sua vittoria, che per altri due secoli e mezzo gli avrebbe assicurato il
dominio sulla Corea, la cultura di Silla senzaltro la pi conosciuta fra quelle dei Tre
Regni. Sappiamo cos che questo regno complet il suo processo di formazione politica
abbastanza tardi, dopo aver assunto il definitivo carattere di monarchia ereditaria.
Significativo , in merito alla storia amministrativa di Silla, il fatto che solo a partire dal
regno di Chijung (r. 500-514) il sovrano sia indicato col termine cinese wang, ossia re.
Prima di lui, il fondatore del regno Hykkse (r. tradizionale: 57 a.C.-4 d.C.) indicato col
titolo di ksgan e il suo successore, Namhae (r. tradizionale: 4-24), col titolo di
chachaung. In seguito, i sovrani da Yuri (r. tradizionale: 24-57) a Hrhae (r. 310-356)
sono indicati col titolo di isagum, e quelli da Naemul (r. 356-402) a Soji (r. 479- 500) col
titolo di maripkan. Quale preciso significato letterale abbiano tutti tali titoli rimane ancora
ignoto,15 cos come le funzioni politiche da essi indicate e il motivo per cui siano cambiati
nei secoli. Si pu ragionevolmente pensare che tutti i titoli precedenti quello di wang si
riferissero a una realt dove il sovrano era una sorta di capo confederazione, forse un
primus inter pares, destinato per ad assumere un ruolo sempre pi forte e accentratore.
Come che sia, dopo la grande ristrutturazione militare e politica del VI secolo Silla appare
uno Stato fortemente centralizzato con i principali ruoli dellamministrazione in mano a
una ristretta aristocrazia. Il codice delle leggi promulgato nel 520, oggi perduto, doveva
stabilire o ratificare la suddivisione dei gradi dei funzionari (ne erano previsti in tutto
diciassette) e il caratteristico dualismo, basato sul cosiddetto sistema delle ossa
(kolpum), fra gli appartenenti alla stessa famiglia reale. Si trattava di una divisione, durata
fin circa la met del VII secolo, in Ossa sacre (snggol) e Ossa autentiche (chingol).
Alle Ossa sacre appartenevano quei membri della famiglia regnante dei Kim che
potevano diventare sovrani a tutti gli effetti, mentre alle Ossa autentiche apparteneva il
ramo del vecchio clan reale dei Pak e forse i rami cadetti degli stessi Kim. Il rango sembra
fosse acquisito da quello materno, e che le donne avessero a Silla un ruolo tuttaltro che
secondario testimoniato dal fatto che questo regno lunico in Corea a presentare dei
casi di regine regnanti.16 Il rispetto dei ruoli doveva essere rigidissimo a partire dal
matrimonio che, specialmente nelle classi pi alte, doveva assolutamente avvenire fra
membri della stessa casta: il mancato matrimonio della regina Chindk fu probabilmente
dovuto proprio allimpossibilit di reperire uno sposo adatto fra i componenti della
famiglia reale. Per il resto, non si conoscono molti altri particolari sullargomento, se non
che alla fine le Ossa sacre scomparvero o, forse meglio, le Ossa autentiche,
certamente pi numerose, ne presero il posto e i diritti annullando ogni differenziazione.
Si pu capire, a questo punto, come la societ di Silla fosse rigidamente fondata sui diritti
di nascita che coinvolgevano la stessa aristocrazia. Di fatto, le Ossa autentiche, pur se
originariamente escluse dal trono rappresentavano comunque il fior fiore della nobilt ed
erano gli unici a poter accedere ai cinque gradi pi alti dellamministrazione e i soli a
formare il Hwaebaek, una sorta di Consiglio di Stato chiamato a deliberare su questioni
molto delicate come la successione al trono, lintervento militare, ecc. A sua volta, il
Hwabaek era presieduto da una figura eccezionale, fuori dai ranghi della burocrazia
ordinaria, che era detto sangdaedng ed era stata istituita da re Pphng. Logica vuole che
il sangdaedng, in pratica la seconda carica dello Stato, abbia avuto di fatto i poteri di un
Primo Ministro, anche se le poche fonti rimasteci sembrano piuttosto assegnare tale
funzione allo iblchan o allo ichkchan (e al pajinchan il ruolo di ammiraglio della
flotta) proprio dopo la creazione della carica di sangdaedng. Sembrerebbe dunque che la
figura di sangdaedng, peraltro prestigiosissima, sia stata quella di presidente di
quellassemblea nobiliare17 che soprattutto nella prima fase di Silla dovette avere notevole
potere decisionale. Dopo lunificazione, per, il progressivo accentramento dei poteri
dello Stato nelle mani del sovrano dette via via alle antiche cariche un ruolo sempre pi
simbolico e meno effettivo.
Una delle istituzioni pi famose di Silla certamente quella dei hwarang (fiore della
giovent). Si trattava di un corpo di giovani aristocratici, simile per certi versi al
battaglione sacro dei Tebani o alla legio linteata dei Sanniti, che praticavano un forte
cameratismo, cementato da pratiche ascetiche e lunghi ritiri in montagna, e sospiravano ai
princpi della lealt e della giustizia. Il corpo venne istituito presumibilmente alla fine del
VI secolo ed era riservato solo ai maschi, dopo che un esperimento comprendente anche
delle ragazze era fallito.18
Il Buddhismo, che gi aveva fatto capolino nel V secolo, grazie al monaco Mukhoja
che proveniva da Kogury, venne definitivamente accettato solo intorno al 530,19 ma
presto fin per diventare la religione nazionale. Da subito, e per tutto il periodo di Silla
unificato, avrebbe fornito ispirazione per la produzione di opere di grande significato
artistico e interesse architettonico. Ma anche nel campo non propriamente buddhista Silla
antico ci ha lasciato dei monumenti molto significativi: dalle tombe reali20 della capitale
Kyngju, fra le quali spicca la grandiosa Tomba del cavallo celeste (Chnmachong)
alla strana costruzione, sempre a Kyngju, conosciuta come Chmsngdae (Osservatorio
astronomico) perch spesso gli viene attribuita tale funzione. In realt questo singolare
monumento, fatto erigere dalle regina Sndk nel 647, pur se certamente legato a
fenomeni astronomici e cosmologici, non sembra soddisfare tutti i requisiti di un
osservatorio suggerendo, piuttosto (anche in virt della sua particolare forma a collo di
bottiglia), lidea di un pozzo rovesciato destinato a fungere da gigantesco gnomone per
un ancor pi grande orologio solare costituito forse dalla stessa piana di Kyngju.
La tomba reale nr. 155, la gi menzionata Tomba del cavallo celeste, merita una
citazione particolare. Scoperta nel 1973 del tipo con nucleo in pietra e sepoltura singola,
ed datata alla seconda met del V secolo. Il sarcofago esterno di legno, oggi scomparso,
poggiava diretta- mente sul terreno e conteneva la bara e la cassa per il grandioso corredo
funerario (entrambi di legno). Sulla struttura di legno era stato accumulato un primo strato
di pietre, alto circa 7,5 metri, e il tutto era stato poi ricoperto di terra fino a unaltezza di
quasi 13 metri. Finimenti di cavallo (forse retaggio di antichi sacrifici equestri tipici delle
culture siberiane) rinvenuti presso la sommit del tumulo simboleggiano forse il cavallo
inteso come mezzo per raggiungere il cielo.
Della letteratura di Silla rimangono tracce pi numerose rispetto a quelle di Kogury e
Paekche, ma poich esse riguardano soprattutto il periodo successivo allunificazione della
penisola, ne parleremo nel capitolo dedicato a Silla unificato.
Nel corso della sua storia Silla dimostr certamente un grande pragmatismo che,
affiancato da una notevole disinvoltura nella gestione dei rapporti con rester, lo port in
un tempo relativamente breve a rendersi padrone di gran parte della penisola coreana,
politicamente unita per la prima volta. Fu questa unimpresa gigantesca e di fondamentale
importanza per la Corea dei secoli futuri, che da questo momento cominci ad assumere,
pur allinizio di un cammino ancora lungo, i connotati di una vera e propria nazione alla
luce anche di unapertura alle influenze straniere (per esempio, Silla fu il terminale
continentale di molte esperienze artistiche, quali il teatro, arrivate dallAsia Centrale lungo
la Via della Seta) che, cementate dalla tradizione indigena, avrebbero costituito il nucleo
della cultura coreana come oggi ci appare.
Kaya
Pur se non incluso tradizionalmente fra i Tre Regni, il piccolo regno di Kaya merita di
essere menzionato. Conosciuto anche coi nomi di Kara, Karak o Yuk Kaya, questo Stato si
svilupp sul basso corso del fiume Naktong e probabilmente mantenne sempre la sua
struttura originaria di confederazione tribale. La tradizione ne fa risalire il primo nucleo
allanno 42, ma tale data , come spesso abbiamo constatato a proposito della storia antica
della Corea, tuttaltro che sicura e attendibile.
Il mito della fondazione di Kaya abbastanza simile a quello di Silla. Al tempo
dellimperatore cinese Guangmu, primo sovrano dei Han posteriori (25-220), un gruppo di
nove capitrib locali delia zona del basso Naktong si sarebbe riunito sul monte Kuji allo
scopo di chiedere al Cielo un sovrano. Di questa particolare adunanza rimane traccia in
una poesia nota come Kuji-ga21 (Canzone del monte Kuji, ma il termine in s vuol dire
anche tartaruga) tramandatoci dal Samguk yusa:
Tartaruga, tartaruga,
Metti fuori la tua testa!
Se cos tu non farai
Ti cuoceremo e ti mangeremo.
La canzone presentata come un maji, ossia un canto di benvenuto al futuro re (che
infatti sarebbe disceso dal Cielo di l a poco) anche se il tono piuttosto quello di un vero
e proprio ultimatum e suona come uninderogabile richiesta per un sovrano capace di
ergersi a simbolo e responsabile di tutta la federazione Kaya. La canzone ha comunque un
chiaro valore simbolico e propiziatorio, dato che la tartaruga, in Oriente, un tradizionale
emblema di longevit e saggezza, oltre che di fecondit. Lordine volto a farle mettere
fuori la testa (evidente simbolo fallico) potrebbe in tal modo nascondere un auspicio di
fecondit (la nascita di un erede al trono?), di lunga vita oppure, pi semplicemente, di
una guida per il Paese, secondo lipotesi pi corrente.
Come che sia, linvocazione ebbe successo. Sostenuta da un cordone purpureo una
scatola doro, contenente sei uova, discese dal cielo e, dopo essere stata raccolta dagli
oranti, venne portata nellabitazione del capotrib Ado. Il giorno dopo da ogni uovo era
gi nato un bambino e tutti gli infanti divennero adulti dopo dieci giorni. Fu allora che il
primo nato divenne re Suro (r. trad. 42-199!) mentre gli altri cinque uomini divennero
ciascuno il re di uno staterello della confederazione.
Fin qui il mito. In effetti, dagli scarsi racconti offertici dalle fonti pare che le numerose
trib di Kaya, dirette discendenti di quelle di Pynhan, si siano nel tempo raggruppate fino
a formare sei staterelli detti, rispettivamente, Kumgwan Kaya, Ara Kaya, Koyng Kaya,
Tae Kaya, Sngsan Kaya e So Kaya.22 Fra questi Kumgwan Kaya era il primo per
autorit, forza e probabilmente anche antichit ed forse proprio per tale ragione che
anche conosciuto come Pon Kaya, ossia Kaya originario, unentit politica riconosciuta
come guida dal resto della confederazione. I rimanenti cinque Kaya sono spesso riuniti
sotto il nome generico di Tae Kaya (Grande Kaya).
Stretto fra Paekche e Silla e vicinissimo al Giappone, allestremo sud della penisola
coreana, Kaya ebbe certo unesistenza intensissima e non sempre felice. Oscuro il suo
passato pi remoto (molti studiosi nipponici reclamano la colonizzazione almeno di una
sua parte, detta in giapponese Mimana e in coreano Imna) la confederazione Kaya,
perennemente sotto pressione da parte dei pi potenti vicini, vide alcune sue prefetture23
passare a Paekche gi nel 512 prima di soccombere definitivamente a Silla (Pon Kaya si
arrese nel 532, Tae Kaya nel 562) che cos, eliminato lincomodo cuscinetto si trov a
dividere il confine con lodiato nemico acquistando nel contempo grande influenza e
autorit su quella zona.
Malgrado la limitata estensione geografica e i suoi indubbi travagli legati alla politica
estera (che ne resero ben misero il peso politico) Kaya fu comunque un fiorente centro
culturale e commerciale ed eccelse particolarmente nella musica e nella costruzione di
strumenti musicali la cui tradizione, dopo la caduta del regno, venne trasmessa a Silla.
Ancora ai nostri giorni, una particolare cetra a dodici corde, fondamentale nella musica
coreana tradizionale, si chiama kayagm, termine che letteralmente vuol dire proprio
cetra di Kaya.24
Inghiottito dallespansione di Silla che avrebbe portato allunificazione della Corea,
Kaya rimase comunque nella memoria dei coreani dei secoli futuri che spesso non persero
loccasione di ricordarne con nostalgia le vestigia e lo splendore. Fra tutte le rimembranze
in tal senso, la pi bella forse la poesia del grande Maeng Sasng (1360-1438) intitolata
Ynjaru (La torre della rondine, un monumento di Kaya) che qui presento a conclusione di
questo paragrafo:
Queste rovine di Kaya, che et avranno?
I fasti di re Suro sono ridotti in polvere.
Che pena quella rondine che, quasi rimpiangesse il passato,
Volando accanto alla torre, ne chiama continuamente il padrone.
IV
SILLA UNIFICATO

Uno Stato che non seppe diventare nazione


Compiuta la grande impresa dellunificazione Silla dovette ben presto confrontarsi con
tutti i problemi sociali e amministrativi che lallargamento del territorio aveva
inevitabilmente comportato. La conseguenza pi evidente sarebbe stata un potere
maggiormente accentrato nelle mani del sovrano che avrebbe portato a un dispotismo mai
conosciuto dai regni coreani delle epoche precedenti. Il primo e pi grande problema,
per, fu di carattere essenzialmente militare: appariva chiaro, infatti, che la Cina dei Tang
aveva fornito aiuto a Silla durante le guerre per lunificazione con lo scopo ultimo di
estendere pesantemente la propria influenza sulla penisola coreana. Proprio a tal fine i
cinesi avevano occupato gli antichi territori di Paekche e Kogury stabilendovi,
rispettivamente, cinque e nove province amministrative. Lo stesso re di Silla veniva cos a
trovarsi, accerchiato comera, nella posizione di un vero e proprio rappresentante
dellimperatore cinese in una situazione nella quale lindipendenza stessa del regno
coreano veniva seriamente minacciata. Non si era ancora spenta leco delle lotte per
lunificazione che il fragore delle armi riprese a udirsi per tutta la penisola: gli anni fra il
671 e il 676 videro Silla e i Tang, ossia gli antichi alleati, affrontarsi duramente per
lindipendenza e la libert della Corea. Alla fine fu Silla a spuntarla grazie anche,
paradossalmente, allaiuto prestato dalla resistenza degli ex regni di Kogury1 e Paekche.
Dopo il ritiro delle truppe cinesi Silla si trov cos padrone della penisola coreana fino
allaltezza, allincirca, del 39 parallelo. Tutti i domi-ni settentrionali di Kogury
rimanevano dunque fuori dalla sua influenza (presto sarebbe l sorto il regno di Parhae),
mentre la regione del Liaodong, gi controllata a suo tempo da Kogury, era
irrimediabilmente stata annessa dai Tang.
Ma nella grande ristrutturazione della societ del regno Silla avrebbe spesso finito col
seguire proprio i modelli culturali cinesi.2 Muyl (r. 654-661, detto anche Taejong), il re
che aveva dato inizio allunificazione, era stato il primo monarca a non appartenere al
ramo delle Ossa sacre. La tendenza venne mantenuta, visto che i discendenti di Muyl
arrivarono comunque al trono e, anzi, fin per rappresentare la regola durante tutta la vita
del regno. Ci consent di consolidare il potere nelle mani di una stessa linea dinastica fino
a dare al Paese la caratteristica di una monarchia assoluta, caratteristica che si deline
apertamente gi con re Sinmun (r. 681-691). Fu lui infatti che, oltre a limitare fortemente i
poteri del sangdaedng, cambi pesantemente il volto dellamministrazione e
dellapparato militare, nel quadro di un programma di riforme volto a rinforzare lautorit
centrale. Fra le altre novit in fatto di ristrutturazione dellapparato burocratico vi fu la
risuddivisione in cinque gradi del sistema di cariche pubbliche in seno al governo centrale,
la creazione di cinque capitali minori (sogyng) nel raggio delle nove regioni (chu) del
Paese e laumento a nove dei corpi dellesercito (sdang), di stanza nella capitale e sotto il
diretto controllo del sovrano, che erano solo cinque nel 583 al tempo di re Chinpyng.
Parimenti, al di fuori della capitale (lattuale Kyngju3) vennero create dieci guarnigioni
(Chng), quattro in pi rispetto al periodo precedente lunificazione, per un pi capillare
controllo del territorio.4
Un simile, drastico accentramento di tutti i poteri nelle mani del sovrano, tuttavia, pur
assicurando un certo grado di stabilit e sviluppo non aveva risolto molte delle
contraddizioni sociali che il Paese si portava dietro fin dallepoca di Silla antico. Le spese
degli enormi sforzi militari dei passati decenni aveva fatalmente finito col ripercuotersi
sulle fasce meno protette della popolazione, s che molti esponenti dei ceti medio-bassi,
incapaci di ripagare i debiti contratti, si erano presto ritrovati in schiavit. Lenorme
numero di schiavi (fino a tremila) di stanza nelle lussuose dimore e nei feudi di ogni
aristocratico puntualmente riportato dalle fonti e non si tratta certo di prigionieri di
guerra quanto, piuttosto, di popolazione indigena, almeno in buona parte. N si pu
trascurare, come elemento capace di minare le basi dello Stato, il malcontento della
popolazione degli ex territori di Kogury e Paekche che adesso si trovavano sotto Silla. La
creazione delle cosiddette capitali minori o secondarie solo apparentemente aveva
avuto lo scopo di dar voce anche ai cittadini delle zone periferiche: in realt esse si erano
presto rivelate dei formidabili strumenti di controllo, da parte del potere centrale, delle
zone potenzialmente pi turbolente.
Ma un altro elemento ancora, essenzialmente politico-ideologico, era presto divenuto
unautentica minaccia per la stabilit del Paese; un elemento che si affaccia decisamente in
questo periodo per la prima volta, ma che ricorrer ancora nella storia coreana
determinandone sovente le sorti: stiamo parlando del conflitto fra Confucianesimo e
Buddhismo. Non vi dubbio infatti che dopo la cauta apertura al credo dellIlluminato
avvenuta intorno al 530, Silla era diventato unautentica roccaforte del Buddhismo. Il
Confucianesimo era per anchesso conosciuto, anche se prevalentemente pi come
elemento didattico-scolastico che come ideologia alla quale uniformare i precetti dello
Stato. Ma alla crescente centralizzazione del potere e al conseguente consolidarsi di
categorie sociali e relazioni umane ben definite (a partire proprio da quella sovrano-
sudditi) i confuciani di Silla non potevano che guardare con favore, vedendo in tale
processo la realizzazione delle proprie idee per un governo e una societ perfetti. Lo
scontro con la parte buddhista dellaristocrazia (seguace di un credo molto pi
individualista che privilegia soprattutto la salvezza del singolo fedele, pi che delle
istituzioni) era inevitabile e si aggiungeva al malcontento generale per lassolutismo della
monarchia. Listituzione nellanno 682 di una Accademia Nazionale (Kukhak) dove i
classici confuciani venivano insegnati5 aveva certamente spianato la strada allo scontro
ideologico e non affatto escluso, anzi, che dietro la creazione di tale organismo vi sia
stata proprio la volont della Casa Reale di creare una classe di letterati il cui pensiero
fosse in conformit con la politica del Paese.
Come che sia, i nodi vennero presto al pettine. Alle ripetute istanze per un
allentamento della morsa del potere monarchico portate avanti dai nobili, re Kyngdk (r.
742-765) rispose sinizzando tutti i toponimi del Paese (757) e, nel 759, anche i nomi delle
cariche pubbliche, con levidente intento di mettersi in linea con sistema governativo della
Cina dei Tang.6 Morto Kyngdk, lo scontro fra i sostenitori della Casa Reale e i loro
oppositori divenne fierissimo e degener in guerra aperta. Nel 768 un certo funzionario
Taegong (?-771), daccordo col fratello Taerym, si fece promotore di una pesantissima
rivolta che insanguin lintero Paese per tre anni, dopo aver coinvolto nel proprio progetto
ben novantasei altissimi ufficiali civili.7 Alla fine la sollevazione fu stroncata e Taegong
venne eliminato con tutta la sua famiglia, ma il momento della svolta era comunque
vicino. Nel 774 Kim Yangsang (?-784), discendente di re Naemul (r. 356-402) e membro
della fazione avversa alla Casa Reale, arriv al grado di sangdaedng prendendo
praticamente in mano le redini del governo del Paese. Daccordo con altri alti funzionari
quali Kim Kyngsin (?-798) e Kim Chijung, cominci allora a tessere la trama di un
complotto che port nel 780 alTeliminazione di re Hyegong (r. 765-780) e della sua
regina. Kim Yangsang sal cos al trono e sarebbe poi stato ricordato come re Sndk (r.
780-784), mentre la linea dinastica iniziata con re Muyl sinterrompeva per sempre.
Alcuni storici considerano questa una vera svolta nella storia di Silla: linizio di quella
decadenza che avrebbe portato il regno alla rovina centocinquanta anni dopo.
innegabile, comunque, che dopo il 780 inizia un processo di disgregazione
allinterno del mondo dellaristocrazia che spinger sempre pi i singoli alla ricerca del
potere personale o, in subordine, a manovrare oscuramente a corte per il trionfo della
propria fazione. La formazione di vere e proprie milizie private al soldo degli aristocratici
pi ricchi, mentre dava a questi unautorit indiscussa nelle decisioni sulle successioni al
trono, poneva gi le basi per lanarchia totale nella quale lo Stato sarebbe pi tardi caduto,
dissolvendosi. Dal 780 in poi pochi sono i sovrani di Silla che muoiono di morte naturale:
ogni nuovo monarca, infatti, si trovava fatalmente ad affrontare, insieme al proprio partito,
ritorsioni, congiure e vendette da parte dei propri avversari politici, in un clima
incandescente che vedeva ormai schierati a corte tutti contro tutti. E intanto la periferia del
regno languiva con un potere cristallizzato nella capitale che passava di mano in mano
assorbendo tutte le energie dei cittadini pi influenti. Certo, vi furono tentativi volti a
migliorare la situazione: nel 788, per esempio, re Wnsng (r. 785-798. Egli altri non era
se non quel Kim Kyngsin che era stato uno dei capi della rivolta del 780) introdusse nel
Paese una rudimentale forma di esami di Stato (limitati comunque ai rampolli
dellaristocrazia), presa a prestito dalla Cina ma rielaborata in chiave assolutamente
indigena, che in base ai risultati ottenuti (classificati in alti, medi e bassi) attribuiva certe
cariche nellambito dellamministrazione statale.8 Coloro che si aspettavano una maggiore
e pi giusta distribuzione dei posti chiave a corte in base alle capacit individuali,
comunque, rimasero presto delusi, poich tale sistema si limitava di fatto a legittimare le
aspirazioni dei membri della Casa Reale o dei loro collaboratori pi stretti. Anzich
placare linsoddisfazione dei comuni aristocratici, tale riforma fin invece per esasperarla.
Gli eventi precipitarono. Kim nsng [poi re Hndk (r. 809-826)], zio di re Aejang
(r. 800-809) e reggente in sua vece, uccise il suo protetto proclamandosi a sua volta
sovrano e imprimendo allo Stato, se possibile, una svolta ancora pi autoritaria le cui
ripercussioni sulla stabilit del Paese non tardarono a farsi sentire. Nellanno 822 un tal
Kim Hnchang si fece promotore di una rivolta che, pur se ben presto domata, viene
considerata un punto di svolta nella storia del tardo periodo Silla in quanto venne ad
accelerare, portandola a un punto di non ritorno, la tendenza gi alquanto consolidata delle
famiglie pi potenti a esercitare sul proprio territorio di influenza un potere sempre
maggiore, alternativo a quello della capitale. Un accenno di politica riformista prodotto da
re Hungdk (r. 826-836) cadde nel vuoto e anzi, alla morte del sovrano, si scaten una
vera e propria guerra per la successione che port allassassinio di due monarchi in soli tre
anni.9 Ma mentre laristocrazia della capitale cos si affannava e si logorava nella ricerca
dei posti chiave a corte, la periferia del Paese si apprestava a dimostrare quale tragico
errore, da parte di Kyngju, fosse stato il trascurarla o addirittura lignorarla.
Era stato, Chang Pogo (?-846), ufficiale militare nella Cina dei Tang, dove si era
recato in giovane et. Tornato in Corea era presto diventato comandante della guarnigione
di Chnghae,10 nellisola di Wan (regione del Chlla meridionale), e qui si era distinto
nella lotta contro i pirati. Nello stesso tempo, per, aveva aumentato il proprio potere fino
a diventare de facto il signore incontrastato di buona parte del Mar Giallo, esercitando fra
laltro un capillare controllo sulle rotte navali commerciali che univano la Corea alla Cina
da un lato e al Giappone dallaltro. Presto Chang Pogo si trov a capo di una forza di
diecimila uomini, abbastanza (cos almeno egli riteneva) da poter pesantemente interferire
con la politica della capitale. Nellanno 837 si sollev in armi contro il potere centrale
insieme a un tal Kim Ujing (?-839) che lanno dopo, in seguito allassassinio di re Minae
(838-839),11 sarebbe salito al trono di Silla passando alla storia come re Sinmu (r. 839-
839). Non regn che pochi mesi, secondo la tradizione colpito dalla maledizione di Yi
Hong (?- 839), seguace e complice di re Minae, ma in realt perch dovette subire il
pesantissimo ritorno dei propri avversari politici. Comunque, a dispetto delle disavventure
dei sovrani appariva chiaro che era Chang Po- go il vero uomo forte del Paese e re Sinmu
non era stato altro che un suo fantoccio usato allo scopo di procurarsi le chiavi del
governo e del potere. Linfluenza di Chang Pogo nella corte di Kyngju continu anche
sotto re Munsng (r. 839-857) del quale fu in pratica un generalissimo con poteri illimitati.
Chang Pogo progett perfino di dare in sposa al re la propria figlia ma il sovrano,
preoccupato dellascesa sempre pi irresistibile del generale, che aveva provocato le
furiose proteste dellaristocrazia sella capitale, fin col farlo assassinare da un certo sicario
chiamato Ymjang.
Il Paese era ormai allo sbando. I diseredati, i piccoli nobili decaduti e tutti coloro che
tassi e tributi avevano mandato in rovina si erano ora radunati in bande di briganti
bramose solo di saccheggio e di bottino. Molto significativa dellatmosfera sociale di
questo periodo fu lesperienza del grande letterato Choe Chiwn (857-?) che, nominato
dalla regina Chinsng (r. 887-897) diplomatico in Cina, non pot compiere il proprio
viaggio a causa dei briganti che ormai infestavano tutto il territorio del Paese. Gli appelli
di Choe Chiwn per un governo pi giusto (in verit quasi utopistici, dato che la
situazione appariva irreversibile) rimasero inascoltati e leccelso letterato opt per
lautoesilio, dimettendosi da ogni incarico pubblico e andando a vivere con la famiglia in
un eremo sul monte Kaya. Un gesto, questo, che ritroveremo spesso nella storia dei
letterati coreani. Ma intanto sappressava il nuovo secolo e, con esso, il disfacimento e la
caduta di Silla.
I Nuovi Tre Regni e la fine di Silla
Mentre a Kyngju si lottava per il potere a corte, lasciando lo Stato nellanarchia, nel
resto del Paese si aspettava solo il sorgere di personalit forti capaci di radunare un buon
numero di cittadini scontenti per muoversi in armi contro ci che rimaneva del regime e
abbatterlo definitivamente. Nel territorio che era stato un tempo di Paekche, un semplice
soldato di fanteria di nome Kynhwn (?-936),12 in possesso di eccellenti doti di politico e
condottiero era arrivato a ricoprire un alto ruolo nellesercito di Silla. Pur essendo un
residente di Silla, comunque, seppe scegliere il momento giusto per strumentalizzare
politicamente la grande rivolta contadina dellanno 889 che giungeva al culmine di una
resistenza passiva (attuata col mancato pagamento dei tributi) che molte amministrazioni
periferiche praticavano gi da tempo. A tale riguardo, gli emissari del governo centrale
inviati allo scopo di richiamare allordine i disobbedienti avevano spesso finito col fare
causa comune con questi ultimi e proprio Kynhwn, avendo saputo tirare dalla propria
parte un gran numero di rivoltosi, arriv a proclamare la propria indipendenza da Silla,
stabilendo nellanno 892 la propria residenza a Wansan (lodierna Chnju). Il nuovo Stato
si sarebbe chiamato Nuovo Paekche soddisfacendo in tal modo anche nel nome la brama
di rivalsa dei discendenti di quei cittadini sconfitti, oltraggiati e conquistati nel 660.
Ma se buona parte del sud si rendeva indipendente (Nuovo Paekche occupava una
porzione di territorio corrispondente pressappoco alle odierne regioni del Chlla
meridionale e settentrionale) la parte nord del Paese non rimaneva certo inattiva. Il
malcontento degli abitanti di quelle che un tempo erano state terre appartenute al glorioso
Kogury si era concentrato intorno alla singolare figura di Kngye (?-918). Figlio di un
sovrano di Silla (Hnan o Kyngmun) e di una donna sconosciuta (probabilmente
uninserviente del Palazzo Reale), alla sua nascita, avvenuta il giorno della festa del
Tano,13 si accompagnarono eventi prodigiosi14 che furono interpretati come presagio di
sventura per il Paese. Sfuggito miracolosamente alla morte che il padre, avendo prestato
fede ai presagi, aveva decretato per lui15 fin per essere allevato in un tempio buddhista e
di un certo alone di santit am circondarsi sempre, contando cos sulla fede dei propri
sostenitori e simpatizzanti. In seguito seppe conquistarsi sempre pi il consenso dei
cittadini del nord e a partire dalla famosa rivolta dell889 che aveva in pratica interessato
tutto il territorio nazionale, fece una rapidissima carriera che lo port infine a porsi come
runico autorevole portavoce del dissenso di quella parte del Paese. Il passo verso la
costituzione di uno Stato autonomo fu breve e cos, nel 901, Kngye si proclam sovrano
ed erede del distrutto regno di Kogury. Il regno avrebbe cambiato pi volte nome (oltre
che Nuovo Kogury anche Majin e Taebong) e capitale (Songak o Songdo, ossia
fattuale Kaesng, poi capitale di Kory, e Chrwn), ma si profilava gi come una
minaccia mortale per Silla, guidato comera da un uomo mosso anche, oltre che da sete di
potere, anche da desiderio di vendetta.
Meno di tre secoli dopo lunificazione, dunque, la Corea si trovava nuovamente divisa
in tre regni rivali fra loro, in una situazione di precario equilibrio pronto a spezzarsi da un
momento allaltro. Nel 918 Kngye venne assassinato, dopo essere rimasto coinvolto in
uno scandalo familiare che gli aveva alienato le simpatie di molti, e il suo posto venne
preso da Wang Kn (877-943), che era gi stato ai suoi ordini. Da ottimo stratega e
diplomatico qual era, dalla sua capitale Songdo (Kaesng) Wang Kn cerc di prendere
tempo e di approfittare dello scontro ormai improrogabile fra Nuovo Paekche e Silla. In
effetti, nel 927 lirruento Kynhwn condusse contro Silla un attacco devastante che lo
port a conquistare con grande strage la capitale nemica e ucciderne il re Kyngae (r.
924-927).16 Le donne del Palazzo vennero abbandonate allo scempio e alleccidio: la
roccia dei fiori caduti era stata tragicamente vendicata.
Sul trono di Silla sal allora Kyngsun (r. 927-935), un fantoccio di Nuovo Paekche,
che fu comunque spettatore impotente del fierissimo contrasto che divamp fra Kynhwn
e Wang Kn per il controllo dellintero Paese. Alla fine, il maggior potere militare di
Wang Kn e la sua sottile politica di alleanze stipulate mediante matrimonio (si sarebbe
ritrovato con pi di venti mogli) costrinsero alla resa Nuovo Paekche, pericolosamente
minato da una diatriba interna alla famiglia regnante che aveva visto il figlio maggiore di
Kynhwn, pesantemente discriminato, esautorare completamente il padre. Era il nono
mese del 936: meno di un anno prima, nellundicesimo mese del 935, re Kyngsun aveva
fatto atto di sottomissione a Wang Kn consegnandogli le chiavi del regno. La Corea era
di nuovo unita e stavolta la capitale era Songdo (Kaesng). Wang Kn era il primo
sovrano della nuova dinastia e sarebbe stato ricordato come Taejo (grande antenato), un
titolo che ritroviamo spesso attribuito ai fondatori di una nuova linea dinastica, di una
nuova epoca e di un nuovo ordine morale e civile.
Il mondo di Silla unificato
La cultura di Silla unificato trae ovviamente origine da quella di Silla antico della
quale, anzi, rappresenta la continuazione. Il sistema ereditario dei diritti di nascita
continu, anche se, come abbiamo visto, liniziale dicotomia fra Ossa sacre (snggol) e
Ossa autentiche (chingol) si risolse di fatto a favore di queste ultime a partire dallascesa
al trono di re Muyl. Questi aveva per regina la sorella minore del hwarang Kim Yusin
che a propria volta discendeva dalla Casa Reale Kim di Kaya.17 Il carattere decisamente
ereditario assunto dalla monarchia, insieme allusanza di scegliere la regina consorte
allinterno della stessa Casa Reale dei Kim sono fra gli elementi che maggiormente
sottolineano il trionfo delle Ossa autentiche (che conserveranno il trono fino alla fine di
Silla) nellambito di un potere regale sempre pi forte e consolidato, ed proprio
allinsegna di tali importanti mutamenti che inizia la storia di Silla unificato.
Riguardo alloriginaria divisione in classi della popolazione si verific sempre pi un
appiattimento che probabilmente gi alla fine del VII secolo ne aveva ridotto il numero da
otto (cio Ossa sacre, Ossa autentiche pi sei classi) a cinque, essendo scomparse le
Ossa sacre ed essendo state raggruppate le tre classi inferiori in ununica casta di
cittadini comuni. Ma se si guarda alle restrizioni in merito alluso di abitazioni, utensili e
carri da applicare alla popolazione imposte da re Hngdk nell834 si pu facilmente
intendere che in questepoca la quarta classe dei cittadini era stata di fatto equiparata alle
tre pi basse.18 Il motivo di tale semplificazione non probabilmente solo di natura
burocratica, ma anche dovuto alla perdita del significato originario delle sei classi
(tupum) che verosimilmente erano un retaggio delle antiche trib che costituivano la
societ di Silla antico. infatti ovvio che nellambito di uno Stato sempre pi
centralizzato lidentit delle trib, soprattutto quelle pi deboli, era destinata ad
assottigliarsi fino alla sua completa sparizione.
Allo stesso modo, le differenze fra il sistema delle cariche pubbliche delle regioni
periferiche e quello della capitale, fissate a suo tempo da re Pphng, vennero annullate,
prendendo il secondo come modello e unificando il tutto.
Gi al tempo di re Sinmun il sistema politico di Silla si era stabilizzato, grazie
allesperienza derivante dal passato e alle innovazioni cos apportate.19 Certo, col crescere
del potere centrale anche limportanza delle cariche diminu fatalmente fino a non avere
pi una valenza specifica e confondersi spesso luna con laltra. A partire dal IX secolo,
poi, limportanza degli studi accademici cominci a essere riconosciuta in modo sempre
pi ampio e diffuso e risale forse proprio a questo periodo lembrione di figure
istituzionali legati al valore intellettuale, come lo haksa e il chinhaksa, che ritroveremo nei
secoli successivi della storia coreana. Contemporaneamente, sotto la spinta di un
approccio sempre pi razionalistico alla conoscenza cominci a scemare la sacralit della
figura del hwarang. I canti, le danze e lambiguit sessuale tipici di questo corpo scelto
ammantato duna antica sacralit lo aveva reso, in una societ sempre pi vicina ai modelli
culturali cinesi, almeno anacronistico quando non addirittura sospetto. Alla fine di Silla i
hwarang non erano altro che un pallido ricordo del loro glorioso passato e andando ancora
oltre nel tempo sarebbero finiti con lessere associati a manifestazioni dello sciamanesimo,
venendo di fatto relegati al gradino pi basso della scala sociale.
Se guardiamo alleconomia di Silla, notiamo che fino allunificazione la terra era
rimasta in teoria tutta di propriet del sovrano. In realt, per, non erano poche le famiglie
aristocratiche che per meriti particolari verso la patria si trovavano di fatto proprietarie di
interi feudi dai quali ricavavano ingentissime rendite grazie anche al diritto di imporre
ogni sorta di lavori ai residenti delle zone da loro controllate. La situazione cambi subito
dopo lunificazione: il sistema di concessione ai funzionari statali delle terre a tempo
indeterminato (il cosiddetto nogp), nel 687 venne sostituito dal prestito annuale (sejo)
che, operativo dopo due anni di regime nogp, prevedeva, a parte il prelievo delle rendite
dalla sola parte assegnata, la restituzione allo Stato di ogni propriet in caso di abbandono
delle pubbliche funzioni. Addirittura, nel 722 re Sngdk promosse una legge, detta dei
campi per gli adulti (Chngjn) che pare prevedesse lassegnazione di un lotto di terra a
ogni contadino maschio al disopra dei quindici anni.20 Non sappiamo se si trattasse di un
vero tentativo di riforma o del riconoscimento, da parte dellautorit centrale, di una
situazione de facto che vedeva una limitata autodeterminazione dei contadini fin dai tempi
pi remoti. Certo, si tratt di un gesto coraggioso, che completava lapertura compiuta
trentacinque anni prima.
Tali riforme, per lepoca davvero avveniristiche e liberali, incontrarono tuttavia la
fierissima opposizione dellaristocrazia, al punto da venire cancellate nel 757 da una
disposizione con la quale si ripristinava in pratica il sistema del nogp. Questo episodio
conferma ancora una volta che lautoritarismo della monarchia di Silla fu principalmente
dovuto, oltre che a una degenerazione interna, anche al clima di perenne ricatto nel quale i
sovrani si trovarono ad agire e operare. Fu comunque grazie al ripristino del nogp che le
maggiori famiglie dellaristocrazia si trovarono a disporre di ricchezze tali da permettere
loro di poter arruolare quelle milizie private che avrebbero finito col dare la spallata
decisiva al regime.
Nella storia della cultura coreana non v dubbio che Silla abbia lasciato tracce
indelebili. Non azzardato dire, anzi, che Silla unificato pu considerarsi il nucleo di quel
gruppo di esperienze che, maturate e rivisitate nei secoli, hanno dato vita alla Corea
moderna. La lingua, innanzitutto: lidioma di Silla, diffondendosi dopo lunificazione, fin
per costituire la base del coreano moderno e contemporaneo a detrimento delle lingue di
Paekche e Kogury (non si sa quanto realmente diverse da quella di Silla) il cui
patrimonio lessicale avrebbe contribuito, secondo unipotesi alquanto diffusa, alla
formazione e allo sviluppo del giapponese.
Ma Silla fu soprattutto uno Stato multiculturale, in cui il trionfo del Buddhismo
rappresent solo uno degli aspetti principali di una fioritura di arte e di pensiero che per
molti versi non sarebbe mai pi stata raggiunta. Ideale controparte della favolosa Cina dei
Tang, la Corea di Silla fu uno Stato aperto che conobbe anche un notevole sviluppo
nellindustria manifatturiera e nel commercio e che verso lestero ebbe un atteggiamento
privo di quelle remore (peraltro storicamente giustificabili) che ne avrebbero caratterizzato
la politica nei periodi successivi. I monaci buddhisti di Silla viaggiavano per il mondo
accumulando esperienze, procurandosi testi sacri, dialogando e confrontandosi con i loro
confratelli della Cina e dellIndia. Fazang (643-712), religioso cinese deccelsa levatura,
ebbe come amico e maestro proprio un monaco coreano, il grande isang (625-702). Una
lettera che gli scrisse (e che arrivata fino a noi) costituisce senzaltro una delle pagine
pi belle e uno dei momenti pi alti della letteratura dispirazione buddhista dogni tempo
e fa capire, nel contempo, quale atmosfera di attiva e proficua collaborazione in campo
dottrinale esistesse fra la Cina e la Corea di quei periodi. Un altro religioso coreano,
Hyecho (704-787), si spinse fino alle estreme regioni dellIndia immortalando poi la
propria esperienza in un diario di viaggio, il Wangochnchukkuk-chn (Memorie di un
pellegrinaggio alle cinque regioni dellIndia). Questo testo, ritrovato dallinsigne sinologo
francese Paul Pelliot nel 1908 a Dunhuang, riesce ancora a trasmettere, seppur mutilo in
alcune parti, unidea grandiosa del fervore e dei fermenti culturali che animavano la vita
intellettuale e religiosa della Corea allepoca di Silla unificato.
Dopo le difficolt incontrate agli inizi il Buddhismo dilag a Silla e in tutto il Paese
venne quasi a realizzarsi la teoria dal religioso Chajang il quale, ritenendo la Casa Reale
del proprio regno e il casato del Buddha Sakyamuni accomunate nellidentica casta degli
ksatriya (guerrieri), asseriva che il Verbo dellIlluminato veniva a coincidere, a Silla, con
le leggi dello Stato. Si trattava naturalmente di unoperazione di propaganda, secondo un
copione che ama sfruttare e strumentalizzare la fede del popolo al fine di asservirlo alle
condizioni imposte dal regime, e infatti non tutti i religiosi furono dello stesso avviso.
Lidea elitaria della fede buddhista propugnata dai monaci Chajang e Wngwang, infatti,
politicizzava pericolosamente una dottrina libera e tollerante che rifiutava recisamente
quelluso delle armi e della violenza che si rendeva indispensabile ogni qualvolta il Paese
scendeva in guerra.21 Cos, al Buddhismo elitario proposto da Chajang si oppose presto
quello a uso del popolo, molto pi semplice dal punto di vista dottrinario, incoraggiato da
maestri quali Taean, Hyegong e soprattutto Wnhyo (617-688). La semplice recitazione
della formula Namu Amitabul (Salvaci o Buddha Amitbha!) diventava, secondo
linsegnamento dei maestri del Buddhismo popolare, unintensissima professione di
fede anche per i poveri e gli illetterati, nellambito di un culto che privilegiava le figure di
Miruk (Maitreya) e pi di tutte quella di Amita (Amitbha) nella dolce prospettiva
consolatrice della rinascita nel Paradiso della Terra Pura.
Dopo lunificazione del Paese da parte di Silla, poi, laumento dei viaggi e dei
soggiorni in Cina e India da parte di religiosi coreani vide molti di questi ultimi farsi
influenzare dalle scuole o dalle correnti di pensiero che intanto fiorivano e si affermavano
nei luoghi dei pellegrinaggi. Le nuove idee si propagavano poi in Corea, proprio al seguito
dei pellegrini tornati in patria. Fu cos che a Silla fiorirono, a partire dal VII secolo, un
gran numero di correnti dottrinarie che conobbero varia fortuna. Per non citare che pochi
esempi, Chajang introdusse in Corea la scuola Yul (detta anche Kyeyul) e Hyngwang la
scuola Chntae, che si sarebbe per veramente affermata solo molto pi tardi.
Arrivarono perfino le scuole esoteriche del Buddhismo tantrico, grazie allopera svolta dai
monaci Myngnang e Hyetong. il Buddhismo dei mantra, con Vairocana come
principale oggetto di culto, ma in Corea non avrebbe avuto molto successo.
Lo Zen (coreano: Sn conosciuto fin dal VII secolo, si afferm decisamente a partire
dal IX secolo, arrivando a contare nove diverse scuole che facevano capo ad altrettante
montagne delle quali assunsero il nome. Contemporaneamente presero piede altre correnti
continuatrici del tradizionale Buddhismo scolastico: alla gi citata Kyeyul (Vinaya), cos,
si affiancarono la corrente Hwam (Avatamsaka), che aveva annoverato fra le sue file il
grande isang, e poi ancora le correnti Yolpan (Nirvana), Ppsng (Dharmat) e Ppsang
(Dharmalaksana). Si venne in tal modo a creare un autentico dualismo fra un Buddhismo
della Dottrina (Kyo) e un Buddhismo della Meditazione (Sn) che avrebbe poi
costituito ampia materia di dibattito e polemica durante il successivo periodo Kory (918-
1392).
Ho citato finora molti monaci famosi, ma ve ne furono parecchi altri che
contribuirono, grazie anche a unimponente mole di scritti, a rendere solido e brillante il
Buddhismo a Silla: oltre a quelli gi citati ricorder Wnchuk, Tojing, Sungjang, Oijok,
Taehyn, Kynghung, Chungdam, Wolmyng, e altri ancora meriterebbero menzione.
Insomma, Silla fu unautentica fucina di spiriti maestri nel pensiero religioso.
N bisogna trascurare altri aspetti della religiosit. Del Confucianesimo e delle sue
possibili ripercussioni sullambiente politico di Silla si gi pacato. Il Taoismo che si era
affermato in Corea agli albori della sua storia (e che in forme pi o meno blande sarebbe
sopravvissuto fino agli inizi del periodo Chosn) era il cosiddetto Kwai togyo (Taoismo
delle regole), ossia un Taoismo di tipo comunitario che prevedeva la celebrazione di riti
collettivi con i quali si chiedeva soprattutto prosperit per il Paese. Erano cerimonie con
una forte valenza apotropaica che lasciano pensare a una notevole somiglianza di
contenuti con lo Sciamanesimo. Ma proprio a partire dalla fine del periodo di Silla
unificato che si afferma quella forma di Taoismo, in coreano detta Suryon togyo (Taoismo
della disciplina), che ha un aspetto ben pi individualista, incentrata com sulle pratiche
miranti a raggiungere letema giovinezza e limmortalit. Si tratta, in fondo, della forma di
Taoismo pi nota al pubblico occidentale, che a Silla prese piede grazie alle idee portate
dai numerosi eruditi recatisi a studiare nella Cina dei Tang e che fra i suoi praticanti
annover certamente il gi citato Choe Chiwn, autore che peraltro dimostra nei suoi
scritti una molteplicit di interessi e unapertura mentale davvero straordinarie.
Le diverse filosofie non erano necessariamente in contrasto fra loro: anzi, spesso
convivevano in un clima di relativa tolleranza formando (come n pi n meno accade
oggi) il contenuto di un melting pot dal quale attingere a seconda della necessit spirituale
dellindividuo. Non deve perci eccessivamente stupire leclettismo del pensiero di un
Choe Chiwn n linsigne monaco buddhista Chungdam che scrive una poesia hyang-
ga, la Anmin-ga (Per il buon vivere dei cittadini) dai contenuti indubitabilmente
confuciani.22
Larchitettura e larte di Silla, prevalentemente dispirazione buddhista, raggiunse
livelli di assoluto prestigio. Le tombe, che ovviamente hanno i loro esemplari pi
rappresentativi nei sepolcri reali di Kyngju, non differiscono granch, dal punto di vista
tipologico, dalle tombe di Silla antico del quale anzi continuano la tradizionale tecnica
costruttiva.
vero che luso di affrescare le pareti delle tombe scompare del tutto con Silla
unificato (ma come si sa, le pitture murali erano piuttosto una caratteristica dei sepolcri
monumentali di Kogury), ma luso della pietra quasi si generalizza e le tombe a camera
di pietra sono ora pi diffuse rispetto a prima e sono presenti anche nella zona della
capitale. I tradizionali recinti litici dei tumuli funerari presentano talora interessanti
variazioni sul tema, come nel caso della tomba di re Sinmun che oltre alla solita
recinzione presenta anche, a intervalli regolari, grandi pietre poste in senso verticale. Non
si dimentichi poi che proprio durante il periodo di Silla unificato che si diffonde
decisamente in Corea luso dellincinerazione, naturalmente a seguito della propagazione
sempre pi capillare del credo buddhista.
Oltre alle tombe reali vi fu ovunque una febbrile attivit di costruzione di edifici
religiosi. I templi buddhisti Hwangbok, Yngmyo, Mangdk, Sachnwang e Punhwang,
per non citarne che alcuni, si distinsero per ricchezza e magnificenza insieme a tutti gli
edifici che facevano loro da contorno: le pagode di pietra dei templi Punhwang e Hwam,
giusto per fare due soli esempi, sono degli autentici capolavori nel loro genere. La
metallurgia conobbe uno sviluppo decisivo (le campane di bronzo di Silla sono ancora
famose) insieme a tutto il mondo della scienza e della tecnica. Abbiamo parlato, nel
paragrafo dedicato a Silla antico, di Chmsngdae e della regina Sndk, ma lo studio
del cielo fu una costante anche a Silla unificato. Un orologio ad acqua fu certamente
costruito nel 718 mentre studi sulla matematica, la divinazione e la medicina (una scuola
di medicina venne istituita nel 692) venivano perfezionati da insigni scienziati locali,
come Kim Am, che avevano avuto esperienza di studio e ricerca in Cina.
Pochissimo, purtroppo, ci resta della letteratura, che pure dovette essere fiorente. A
illustri letterati come Kim Taemun (VII-Vili secolo) sono attribuite una gran quantit di
opere come lo Akpon (Il libro della musica) il Kyerim chapchn (Storie di Silla) e il
Hwarang segi (Cronache dei hwarang), ma nessuna di esse ci arrivata.23 Lespressione
pi alta della letteratura di Silla comunque rappresentata dalle liriche hyangga, termine
che letteralmente vuol dire canzone indigena evidentemente per distinguere tali
componimenti dalle contemporanee poesie in stile e lingua cinesi.24 Nellanno 888 la
regina Chinsng (r. 887-897) ordin che venisse compilato un catalogo di tali poesie e ci
ci fa intendere come, pur in un periodo tragico per Silla, la letteratura ricevesse ancora
notevoli attenzioni ai massimi livelli istituzionali. Lopera venne in effetti compilata
(secondo la tradizione, a cura del monaco Taegu e del funzionario Wihong) ed ebbe il
titolo di Samdaemok (Catalogo delle Tre Epoche), ma tale prezioso repertorio non ci
sfortunatamente pervenuto. Ci rimangono cos solo venticinque hyang-ga, quattordici di
epoca Silla e undici del primo periodo Kory. Le hyang-ga di Silla sono tutte state
tramandate dal Samguk yusa (Testimonianze storiche dei Tre Regni), opera del monaco
Iryn (1206-1289) completata intorno al 1280.25 Sono poesie che utilizzano il sistema di
scrittura detto hyangchal, del quale ho gi parlato, e che trattano per lo pi argomenti
buddhisti o legati ai hwarang. Alcune di esse sono di un lirismo davvero struggente, nel
mostrare la consolazione offerta dalla fede buddhista nellambito di un contesto culturale e
un atteggiamento mentale, inevitabilmente riflessi nella poesia, nei quali limpossibilit di
travalicare i limiti imposti dalla natura genera, in ultima analisi, il dolore e il rimpianto.
Ecco qui due esempi di hyang-ga, molto significativi. Il primo componimento di
attribuzione incerta,26 il secondo del famoso monaco Wolmyng:
Wnwangsaeng-ga (Per la rinascita nella Terra Pura)
Quando tramonti ad occidente, o luna,
Prega per me davanti ad Amitbha,
E d che c un mortale che lo implora
E a mani giunte la Terra Pura invoca.
Riuscir, abbandonando questo corpo,
A realizzare i quarantotto voti?
Che mangmae-ga (In morte della sorella)
Sulla via della vita e della morte
Che a questo mondo ognun di noi percorre,
Fermato il passo te ne andasti muta.
E come foglia caduta fra altre mille
Qua e l spazzate dal vento dautunno,
Io adesso ignoro il luogo in cui ti trovi.
Ma poich aspetto di rivederti ancora
Nel Paradiso della Terra Pura,
Con maggior zelo io seguir la Via.
Ricostruire lo schema metrico delle hyang-ga non impresa facilissima. Il problema
maggiore riguarda il numero dei versi, ordinariamente considerato sempre pari (quattro,
otto o dieci), diventerebbe invece dispari, dimezzandosi, qualora, come stato ipotizzato, i
versi in questione fossero in realt degli emistichi da raggruppare a due a due. Il ritmo
scandito dal numero delle sillabe per verso, che ovviamente varia a seconda della
classificazione seguita e che in ogni caso non ha ancora messo daccordo tutti i filologi,
anche a causa della natura stessa del hyangchal che, come si detto, utilizzava i caratteri
cinesi sia foneticamente sia ideograficamente. Seguendo la classificazione dei versi pari,
comunque, sembra che il numero delle sillabe per verso si mantenga, con rare eccezioni
fra tre e dieci. Tipica inoltre lesclamazione au che si riscontra sempre, nei
componimenti pi lunghi, nel penultimo dei dieci versi.
In sostanza si pu affermare che, sempre seguendo lo schema dei versi pari e
limitatamente ai componimenti pervenutici, lunit metrica di base sia la quartina che a
volte si raddoppia a formare unottava. Allottava viene poi spesso aggiunto un distico
conclusivo aperto dallesclamazione au. D numero complessivo di sillabe, nella seconda
quartina, supera sempre quello presente nella prima, mentre il distico finale delle poesie a
dieci versi ha un numero di sillabe compreso fra quindici e venti. Lunica eccezione
forse rappresentata dalla gi citata Anmin-ga che sembra avere nei due versi finali un
numero di sillabe leggermente superiore.
Anche la produzione poetica in stile e lingua cinesi fu notevolissima anche se in
massima parte essa andata perduta come il resto della letteratura di Silla. Wang Kin,
Pak Inbm e i cosiddetti tre Choe [il pi volte citato Choe Chiwn, Choe Sngu e
Choe nwi (868-944)], per non parlare dei molti monaci buddhisti, furono tutti letterati
di gran talento anche se Choe Chiwn, conosciuto anche con lo pseudonimo di Koun
(Nuvola solitaria), rimane la figura pi rappresentativa, sia perch possiamo leggere di lui
qualcosa di pi rispetto ad altri, sia perch, vissuto come ebbe la terribile crisi del
disfacimento dello Stato, con il gran rifiuto dellobbedienza alle istituzioni corrotte
seppe ritagliarsi un posto di rilievo nella fantasia dei posteri guadagnandosene anche la
simpatia. Non sarebbe stato n il primo n lultimo, fra i letterati coreani, a scegliere
lautoesilio, ma nessuno come lui avrebbe saputo cantare meglio il Requiem per un Paese
distrutto, esprimendo nel contempo un indicibile disagio, con i soli quattro versi di una
poesia rimasta giustamente celebre e che sintitola Chuya ujung (Sotto la pioggia, in una
notte dautunno):
Nel vento dautunno nientaltro che unamara poesia,
Chi ti capisce raro, sulle strade del mondo.
Tutta la notte la pioggia, dietro la finestra
Davanti alla lucerna, animo lontano diecimila li.
V
LALTRA COREA DELLANTICHIT: IL REGNO DI
PARHAE

Gli eredi di Kogury


Il crollo di Kogury nel 668 aveva causato una discreta diaspora di elementi fisici e
culturali coreani e, in ogni caso, quelli fra i cittadini del regno distrutto che erano rimasti a
nord del 39 parallelo erano pi che mai venuti a trovarsi stranieri in patria. Fuori dai
confini di Silla unificato e senza unidentit territoriale nella quale riconoscersi, erano stati
risucchiati in una zona dai complicati equilibri etno-politici dove convergevano, a un
tempo, gli interessi dei Tang (che l ora avevano il loro confine nord-orientale), delle trib
di ceppo turco che ai cinesi si opponevano spesso guerreggiando, dei mongoli Khitan e dei
Maigai, una popolazione mongolica probabilmente antenata di quei Jurchen della
Manciuria che pi tardi vedremo occupare un ruolo importante nella storia dellEstremo
Oriente. Dopo la guerra per Kogury, per, i Tang avevano notevolmente accentuato la
loro influenza sulle regione grazie allistituzione di un Ufficio per la sorveglianza della
capitale dellAndong (Andong tohobu) che ovviamente non si limitava a sorvegliare il
territorio dellex regno coreano, ma fungeva da protettore delle genti amiche e soprattutto
da sentinella contro lespansione delle irrequiete trib nomadi e seminomadi che
gravitavano in tutta quella che poi sarebbe stata chiamata Manciuria. Nellanno 696, il
quinto mese, una rivolta contro i Tang, partita dalla zona di Yingzhou e ispirata da Yi
Chinchung, di origine khitan, offr il destro per ledificazione di un nuovo regno. Morto
infatti Yi, il testimone della rivolta pass a Son Manyng sotto il quale essa assunse
proporzioni inquietanti prima di venire domata dopo circa un anno. La vulnerabilit dei
Tang, per, era stata ben percepita dalle minoranze etniche (inclusi gli esuli di Kogury)
della regione che ora prendevano coscienza delle proprie possibilit di dar seguito coi fatti
alle aspirazioni di indipendenza e libert. Proprio un rifugiato di Kogury, lex
funzionario Tae Choyaig (?-719), dopo essersi guadagnato lalleanza di Klsa Piu, guida
dei Malgai, trasse incentivo e ispirazione dalla sollevazione di Yi Chinchun per iniziare a
propria volta delle violente operazioni di guerriglia contro i Tang. La famosa imperatrice
Wu Zetian (r. 684-705) che allora regnava sulla Cina, cerc di fermare la nuova minaccia
con la diplomazia concedendo un titolo nobiliare a Klsa Piu (oltre ovviamente
allamnistia generale) in cambio della sua rinuncia a combattere. Fallita la politica della
riconciliazione, per il deciso rifiuto dei rivoltosi, la parola pass nuovamente alle armi. Un
esercito immenso, al comando di Li Kaigu, venne inviato al confine nord-orientale allo
scopo di regolare i conti con coloro che avevano osato sollevarsi contro lImpero Celeste.
Fu proprio Klsa Piu il primo nemico che larmata Tang si trov di fronte: i Maigai si
batterono bene ma alla fine furono travolti e fra le loro file annientate trov la morte anche
il loro capo. Li Kaigu si volse allora alla caccia di Tae Choyng. Lerede di Kogury,
tuttavia, si dimostr avversario ben pi ostico dei Maigai e dopo una serie di riconquiste
territoriali, compiute a dispetto della pressione nemica, inflisse una durissima sconfitta al
generale cinese che solo a stento riusc a uscire vivo dallo scontro. Anche se ormai
scomparso, da vero fantasma Kogury continuava a dimostrarsi per lImpero Celeste
nemico irriducibile ed esiziale. Chiss, forse proprio allo scopo di rimuovere questo
autentico incubo storico (esempio pericolosissimo per le molte minoranze etniche presenti
nel suo territorio) che la Cina di oggi asserisce su Kogury fatti assolutamente
inverosimili, che cozzano pesantemente contro leredit lasciata perfino dalla propria
storiografia.
Sbarazzatosi dei cinesi, almeno per il momento, Tae Choyng si trovava padrone di
una considerevole porzione di territorio. Posta la capitale a Tonhwa, nellodierno Jilin,
pens di organizzare le sue conquiste in uno Stato sovrano. Si era nellanno 698 e il nome
scelto per il Paese fu Chin. I primi anni si annunciavano difficili, sia perch si temeva
una nuova spedizione Tang, sia perch occorreva sistemare i rapporti interni soprattutto
con la popolazione Malgai che rappresentava letnia numericamente dominante e aveva
avuto non pochi meriti nel successo della rivoluzione. Ma i cinesi, alle prese con problemi
militari pi impellenti rappresentati dai Turchi e dai Khitan, trascurarono il regno appena
fondato e lamicizia fra gli esuli di Kogury e i Maigai si dimostr pi salda del previsto.
Presto, poi, i rapporti con i cinesi migliorarono (ma vi sarebbero state ancora delle crisi,
come avremo modo di dire pi avanti) con scambi di diplomatici e Munye, secondo figlio
di Tae Choyng che riusc addirittura a essere ricevuto in udienza dal Figlio del Cielo
nella capitale dei Tang1. Nel 713 il nome del nuovo Stato venne mutato in Parhae e Tae
ChoYng ne divenne ufficialmente il primo sovrano, poi ricordato come re Ko.
Il figlio maggiore di Tae ChoYng, Muye [poi ricordato come re Mu (r. 719-738)] sal
al trono nel 719, alla morte del padre, e si distinse per una politica insieme di
stabilizzazione interna ed espansione territoriale. Ottenuta la sottomissione delle trib
semibarbare del circondario dette finalmente allo Stato una fisionomia precisa allinsegna
di una magnificenza riconosciuta anche dalle fonti cinesi.2 Proprio allepoca di re Mu,
comunque, risale lultima grave crisi fra Parhae e i Tang; una crisi che vide coinvolto
anche il regno di Silla. Nel 726, in seguito ad accordi diplomatici segreti, la Cina aveva
avanzato delle pretese su alcuni territori occupati dai cosiddetti Maigai delle acque nere
proprio a ridosso dei confini settentrionali di Parhae, che ovviamente vedeva in tali
manovre una seria minaccia alla propria indipendenza. Re Mu ordin allora al fratello
Munye di risolvere la questione con ogni mezzo, fosse anche quello della forza militare.
Tuttavia Munye, che a suo tempo era stato ricevuto alla corte di Changan e aveva vissuto
in Cina come ostaggio (ma in realt si era trattato di un esilio dorato, tanto che aveva
ottenuto addirittura delle cariche pubbliche), paventando la mina per s e per la patria sua
invit il fratello a pi miti consigli, col solo risultato di vedersi letteralmente costretto a
intraprendere una spedizione punitiva contro i Maigai. Raggiunti con la propria armata i
confini, per, il riluttante Munye fece di nuovo pervenire al re suo fratello le proprie
perplessit sulloperazione e stavolta il sovrano, furioso, gli invi il cugino Tae Irha
perch lo sostituisse al comando della spedizione e, quel che peggio, gli comunicasse di
essere stato richiamato a corte per finire quasi certamente giustiziato. Vista la mala parata
Tae Munye si rifugi allora presso Tang, un gesto che aggrav vieppi, se possibile, la
crisi fra i due Paesi. Nel 732 una spedizione marittima di Parhae, guidata da Chang
Munhyu, devast lo Shandong uccidendo Wei Jun, governatore di Dengzhou. Fu a questo
punto che il conflitto si allarg: i Tang inviarono lo stesso Tae Munye a combattere gli ex
compatrioti e fecero rientrare in patria Kim Saran, membro della Casa Reale di Silla,
perch attaccasse Parhae dal lato meridionale.3 In effetti Kim Saran intraprese la propria
missione ma il freddo e la neve, decimando letteralmente le sue truppe, gli impedirono di
portarla a termine. Il conflitto si trascin cos stancamente finch re Mu non mor e il suo
posto venne rilevato dal figlio Hkamu, poi ricordato come re Mun.4 La politica
belligerante di Parhae termin a favore di rapporti damicizia con i Tang e col Giappone,
cementati da frequenti ambascerie. Rimase solo una certa freddezza nei confronti di Silla,
ma gli antichi rancori erano evidentemente difficili da placare. Con re Mun ebbe inizio
una frenetica attivit amministrativa (di cui i frequenti spostamenti della capitale sono
forse lesempio migliore) e commerciale che dette lustro e ricchezza al regno. Una certa
stagnazione verificatasi fra lVIII e il IX secolo venne drasticamente interrotta da re Sn
(r. 818- 830),5 sotto il quale il Paese torn allantico splendore grazie a nuove conquiste
territoriali e conseguenti riforme amministrative che videro aggiungere altre due capitali
alle tre gi esistenti. con ogni probabilit proprio a questo periodo che si riferiscono le
notizie sullestensione del Paese e sulle sue sulle divisioni amministrative che citeremo
pi avanti.
I successori di re Sn non sono ricordati per grandi imprese, ma tutto lascia
immaginare che Parhae si sia presto trovato a fare i conti con la mortale minaccia
rappresentata dai Khitan. Costoro avevano visto sempre pi accrescersi i propri domini in
Manciuria e giusto al tempo di re Sn erano arrivati a dividere il confine con Parhae sulle
rive del fiume Sungari. Agli inizi del X secolo, in un periodo terribile che vedeva lagonia
dei Tang e le guerre civili in Corea, il khitan Yayul Abogi (872-926) raccolse sotto il
proprio comando otto trib della sua gente diventando cos un formidabile antagonista
della Cina.6 Decidere il destino di Parhae fu quasi una formalit, anche se rimane ancora
in parte inspiegabile la debolissima resistenza offerta nelloccasione dai fieri eredi di
Kogury. Quando infatti i Khitan lo attaccarono, nel 926, il Paese croll di schianto,
capitolando in appena venti giorni. Allultimo monarca, Tae Insn,7 non rimase che
arrendersi e consegnare le chiavi del regno agli invasori. Per uno strano destino, quei
Khitan che a suo tempo avevano fornito ispirazione alla nascita di Parhae ore ne
decretavano la fine. Vi fu certo gran subbuglio, a Parhae, nei giorni della disfatta, ma molti
degli eredi di Kogury seguivano certo da tempo e con attenzione levolversi della
situazione a sud, dove Wang Kn stava portando a compimento il suo progetto per
ledificazione di un nuovo Stato. Nel 926 Kory esisteva gi e a esso molti abitanti di
Parhae guardarono naturalmente come alla propria patria. A quasi tre secoli di distanza
molti discendenti degli ex esuli di Kogury avrebbero compiuto a ritroso (e con discrete
speranza e fiducia) quel cammino che i loro antenati avevano percorso nello sgomento e
nellincertezza. In quelloccasione e negli anni che seguirono, arrivarono a Kory anche
alcuni Malgai e Khitan. Sarebbero rimasti ai margini della societ coreana, ma da
formidabili cavallerizzi nomadi e acrobati quali erano avrebbero arricchito la cultura della
nuova patria di ludi circensi e altre forme di spettacolo da strada: un patrimonio immenso
che in parte sopravvive a tuttoggi.
La cultura di Parhae
La storia e la cultura di Parhae, cos come la sua struttura amministrativa, non sono
molto chiare. Lestrema perifericit geografica e la scarsit dei documenti arrivatici, poi,
rappresentano dei seri ostacoli alia comprensione del suo mondo e della sua realt. N
grande aiuto si pu trarre dalle fonti classiche [prima fra tutte il Parhae ko (Studio su
Parhae) di Yu Tukkong (1749-1807?), pubblicato nel 1784] che non sempre si sono
rivelate pienamente attendibili.
Per ci che ne sappiamo, comunque, Parhae arriv a occupare un territorio alquanto
vasto8 che confinava a sud con Silla, a ovest coi Tang e a nord-nord-ovest occupava buona
parte della Manciuria, stando a stretto contatto con trib Khitan e Malgai. Tutto il tratto
orientale del regno (che arrivava probabilmente a comprendere anche parte dellattuale
Estremo Oriente russo) si affacciava sulloceano. Questo territorio dovette avere nel tempo
unorganizzazione assai complessa, visto che arriv a contare cinque capitali (kyng),9
quindici regioni (pu), sessantadue province (chu) e centosette distretti (hyn).
Almeno in principio, Parhae sembra seguire, nellassegnazione degli incarichi
pubblici, il tradizionale metodo tribale che privilegia gli stretti famigliari del sovrano.
Abbiamo visto, infatti, come re Mu abbia affidato il comando della spedizione militare
contro i Malgai al fratello minore e, dopo la defezione di questi, al cugino. Presto per la
burocrazia si uniform, grosso modo, a quella dellimpero Tang, comprendendo,
nellapparato amministrativo, tre Uffici di Consiglieri (song), sei Ministeri (pu) e sette
Dipartimenti (si),10oltre a quattro sezioni speciali chiamate rispettivamente tae, wn, kam
e kuk. Nellistituzione dei Tre Consiglieri lunica cosa di effettivamente diverso rispetto
alla Cina pare fosse solo il nome dellufficio: il Chngdangsng di Parhae sostituiva
infatti lo Shangshusheng dei Tang, il Chungdaesng il cinese Zhongshusheng e il
Snjosng il cinese Wenxiasheng. Il capoufficio del Chngdaesng, detto Taenaesangy
aveva di fatto il ruolo di Primo Ministro. La volont di prendere a modello la Cina
testimoniata anche dalla presenza di alcuni uffici minori, come quello per gli eunuchi di
corte (Hangbaekkuk) che non ha riscontri a Silla. In Corea infatti listituzione degli
eunuchi si sarebbe sviluppata solo a partire dal periodo Kory (918-1392).
Elevato il Buddhismo a religione di Stato, sulla scia del vecchio Kogury (sono
credibili le notizie sullalto numero di monaci che si trovavano nel Paese), Parhae fin col
considerare la Cina una sorta di modello culturale. Molti cittadini si recavano nellImpero
Celeste per studiare, incoraggiati in questo da unottima rete di comunicazione, facilitata
dalla natura pianeggiante del territorio, sulla quale concordano tutte le fonti. Sappiamo
cos che Parhae aveva cinque direttrici principali (in coreano to, cio strade, o meglio,
rotte) che univano il Paese alla Cina (due rotte), a Silla, ai Khitan e perfino al Giappone
(in questultimo caso, ovviamente, con un tratto da percorrere in mare).11 Erano rotte
percorse per fini diplomatici e commerciali, oltre che destinate a servire per i normali
spostamenti delle truppe e dei comuni cittadini, ma sulleconomia di Parhae si ben lungi
dallaver detto lultima parola. Alcune regioni erano rinomate per i campi di riso (pare che
i sistemi dirrigazione fossero alquanto avanzati), il lino, il cotone, lestrazione del ferro.
Alcuni prodotti tipici come il ginseng, poi, dovevano rappresentare una voce notevole
negli scambi commerciali con lestero. Tanto lagricoltura quanto lindustria
manifatturiera, comunque, impiegava in maggioranza lavoratori di etnia Maigai, che come
si detto costituivano la maggioranza della popolazione a Parhae e sulla cui abilit e
perizia non si pu giurare. Questa realt si dimostr nel tempo un punto debole, addirittura
cruciale per lintero Paese, i cui quadri dirigenti e i principali proprietari terrieri erano di
etnia coreana in quanto discendenti di Kogury. Ci non vuol dire che la carriera
amministrativa fosse del tutto preclusa ai rappresentanti delletnia di maggioranza e infatti
Yu Tukkong, nel gi citato Parhae ko, ci informa della presenza, nel regno, di personaggi
dal- to rango i cui nomi (Yalkimong, Ijinmong) sono inequivocabilmente malgai. Daltra
parte, rapporto decisivo dato dai Maigai alla fondazione dello Stato non era cosa facile da
dimenticare ed ben possibile che alcuni notabili locali siano stati riconosciuti degni di
poter gestire affari pubblici. In tal modo, fra laltro, si sarebbe potuta lenire leventuale
insofferenza del popolo in presenza di un governo di fatto straniero. Col passare del
tempo, per, i rapporti fra una lite dominante formata da coreani e pochi Malgai da un
lato e il resto della popolazione dallaltro dovettero in qualche modo incrinarsi, almeno
nello spirito di reciproca collaborazione. I problemi riguardarono certamente anche i
quadri militari e questo potrebbe spiegare, almeno in parte, la clamorosa disfatta patita nel
926 da Parhae contro i Khitan. Non vi sono elementi certi al riguardo, ma un memoriale al
trono del ministro khitan Yayul Uji davvero eloquente nel riferire che lesercito
attaccante vinse senza combattere dopo aver percepito negli avversari il punto debole di
un cuore distratto.
In conclusione, Parhae fu uno Stato nato dalle ceneri di Kogury, la cui lite trasfer i
propri poteri su una popolazione non coreana che tuttavia contribu validamente alla
fondazione del regno. Non c alcun dubbio, dunque, che la storia di Parhae appartenga
alla storia della Corea: lecito dire, anzi, che Parhae fu in qualche modo unaltra Corea
dellantichit. La sua caduta, quasi contemporanea a quella di Silla unificato, port a una
nuova riunificazione, ma su un territorio molto pi ristretto che non sarebbe cambiato di
molto fino ai giorni nostri. Con la fine silenziosa di Parhae termina lepopea della grande
Corea, o meglio, del popolo coreano, capace di estendere la propria influenza dallisola di
Cheju fin quasi alla Mongolia e tenere in scacco perfino lImpero Cinese. A partire dal X
secolo la Corea avrebbe attuato sempre pi una politica di contenimento, un po per libera
scelta, soprattutto perch soverchiata dalle forze militari straniere. Talora, si sarebbe
trovata addirittura a combattere per la propria indipendenza. In quanto ai coreani della
Manciuria, alcuni rimasero l, certamente, finendo per rappresentare la parte endemica dei
due milioni di coreani presenti oggi nel territorio della Repubblica Popolare Cinese. Per
loro, non va scordato, buona parte della Manciuria era stata patria fino agli inizi del X
secolo.
VI
IL PERIODO KORY

Il cosiddetto Medioevo coreano


Dopo lestenuante lotta con Nuovo Paekche, anche ottenuta la resa di Silla Wang Kn
Taejo si trovava sempre a capo di un Paese le cui famiglie pi potenti rimanevano fonte
di instabilit e preoccupazione. Guadagnarsi lappoggio e la fiducia incondizionata di tali
clan (molti dei quali reclamavano ora la ricompensa per lappoggio fornitogli) rappresent
dunque per il nuovo sovrano la necessit pi impellente e il primo serio problema politico
da risolvere. Super lostacolo grazie alle proprie capacit di mediazione e al prosieguo di
quella strategia dellaffiliazione tramite matrimoni iniziata al tempo della guerra per
lunificazione. La concessione del cognome della Casa Reale (Wang) a molte di tali
famiglie univa queste ultime in una solida catena di solidariet reciproca e di fedelt al
trono. Ma Wang Kn ricorse anche ad altre misure: ricalcando le orme del sistema
governativo del vecchio Taebong istitu nuove strutture politico-burocratiche ponendo
alla guida di esse esponenti delle famiglie pi autorevoli che cos venivano a essere
trasformati da potenziali avversari a funzionari dellamministrazione centrale. Allo stesso
modo, i rappresentanti di quelle famiglie alle quali la distanza dalla capitale impediva un
ruolo attivo nella vita di corte e nellamministrazione centrale, in una situazione nella
quale il decentramento degli uffici statali non era stato ancora completato, assegn delle
cariche proporzionate allimportanza dei personaggi che le ricevevano.1 Talora, poi, i
rampolli di simili famiglie periferiche venivano trattenuti nella capitale come ospiti
(in realt come veri e propri ostaggi) allo scopo di frustrare ogni velleit centrifuga dei
loro potenti consanguinei.
Non venne trascurata neppure la propaganda pura e semplice: allo scopo di ottenere il
consenso e lapprovazione incondizionati alla propria politica Wang Kn fece distribuire
fra quelli che dovevano essere i fedeli sudditi custodi delletica del nuovo ordine due
opere di ammonimento e di esortazione: il Chnggye (Ammonimenti politici), in un libro,
e il Kyebaek yos (Scritti per lammonimento di cento funzionari), in otto sezioni.2
Wang Kn visse abbastanza per gettare le basi di una unificazione nazionale che in
principio sembrava pi difficile da mantenere che da realizzare. Accogliendo i fuggitivi di
Parhae aveva in qualche modo salvato lorgoglio di Kogury, usando moderatamente della
vittoria contro Nuovo Paekche e Silla si era conquistato la fama di sovrano giusto e
generoso. Rinsaldati i confini settentrionali, dove ormai da un momento allaltro si
aspettava lattacco dei Khitan, Wang Kn poteva lasciare ai suoi successori, dopo la
gigantesca impresa, un sentiero ben tracciato da percorrere con fiducia e tuttavia con
fermezza.
E di fermezza vi fu effettiva necessit, subito dopo la morte (943) del fondatore della
dinastia. Venuta a mancare la prestigiosa figura del grande antenato, tutti i dissensi e le
rivendicazioni che fino ad allora erano stati sopiti od occultati emersero allo scoperto,
riesplodendo con inusitata virulenza. Nel 945 scoppi la cosiddetta rivolta di Wang Kyu,
nellambito di una vera e propria guerra per quel successore al trono che re Hyejong (r.
943-945), figlio di Taejo, non aveva saputo designare. Wang Kyu sosteneva le ragioni del
proprio nipote, ma un cugino di Wang Kn, tale Wang Singnym, fece prevalere il proprio
partito proclamando re Chngjong (r. 945-949).3 Tuttavia, fu solo dopo la morte di
questultimo, essendo re Kwangjong (r. 949-975), che il Paese pot finalmente conoscere
una certa stabilit. Fu infatti proprio Kwangjong che con la diplomazia (ma alloccorrenza
anche con la forza) riusc a limitare considerevolmente il potere delle grandi famiglie e a
dare al Paese un nuovo volto grazie a una serie di importanti riforme. Fra queste va
sicuramente ricordata la Legge sul controllo degli schiavi (Nobi angmbp) del 956, con
la quale veniva riconsiderata la posizione di tutti quegli schiavi che, pur non essendo tali
allorigine, avevano perduto la loro libert nel caos delle guerre fra i Nuovi Tre Regni,
andando in rovina e cadendo preda della rapacit dei nobili pi forti e potenti. Leffetto fu
una notevole riduzione del numero degli schiavi stessi, molti dei quali, riacquistato il loro
status di liberi cittadini ora partecipavano con pieno diritto alla vita del Paese. Si tratt di
uniniziativa di grande spessore politico-sociale in quanto, facendo giustizia dei vecchi
soprusi, da un lato assestava un colpo formidabile agli introiti dei clan pi potenti,
dallaltro assicurava allo Stato i proventi di una maggior quantit di imposte e tributi.
Il vento delle riforme continu a soffiare, ed ecco che subito dopo i fatti appena
descritti, nel 958, pare su suggerimento inviato in forma di memoriale al trono da
Shuangji, un cinese naturalizzato, venne rinnovata listituzione degli esami di Stato come
strumento per la selezione e la nomina dei funzionari pubblici. Era unistituzione che
doveva rivelarsi pi efficace di quella presente a suo tempo a Silla e che aveva come
scopo principale proprio quello di indebolire i diritti ereditari delle grandi famiglie a
vantaggio di un reclutamento, basato sul merito scientifico, che avrebbe offerto maggiori
garanzie allautorit regale. Nel 960, poi, si procedette a riformare tutto il vestiario dei
funzionari statali in base al grado di questi ultimi, e anche questa iniziativa apparve come
levidente segno di una volont tesa a creare un apparato burocratico maggiormente
centralizzato le cui chiavi fossero saldamente nelle mani del sovrano.
Le grandi famiglie non stettero ovviamente a guardare. Avendo visto pesantemente
decurtati i propri privilegi nel giro di pochi anni tentarono una violenta offensiva politica
sfruttando linfluenza a corte dei propri membri, ma la reazione del sovrano fu spietata
tanto che in quello stesso anno 960 saltarono molte teste illustri fra cui quelle del Primo
Ministro Chun Hong e del Consigliere di Sinistra Wang Tong.
La politica di Kwangjong aveva conosciuto dei momenti drammatici e a volte pare
proprio che certi eccessi del sovrano siano stati dettati da una situazione contingente nella
quale limposizione di un forte potere centrale appariva necessario per la sopravvivenza
stessa dello Stato e delle istituzioni.4 Il successore Kyngjong (r. 975-981) continu la
politica riformista del padre, concedendo la definitiva naturalizzazione a tutti gli esuli di
Parhae e istituendo un sistema di distribuzione di terre (detto chnsigwa)5 ai pubblici
ufficiali, sia civili che militari. Ma fu Sngjong (r. 981-997) a dare un nuovo, decisivo
impulso alla fisionomia del regno. Ispirato dal pensiero di Choe Sungno (927-989),
rampollo dellalta aristocrazia di Silla6 di chiaro orientamento confuciano, Sngjong cerc
di porsi allattenzione dei propri sudditi come sovrano moderato, che accetta i consigli dei
saggi, e che promuove le riforme sociali e la cultura (unAccademia Nazionale, detta
Kukchagam, venne fondata proprio nel 992) come investimento per i futuri governi del
Paese. In verit fu fondatore di molte scuole, ma gli effetti della sua politica si
constatarono soprattutto nel campo dellamministrazione. Nel 983 cre in tutto il territorio
nazionale dodici province (mok)7 ognuna con un locale centro amministrativo i cui
funzionari venivano inviati direttamente dalla capitale. Era la prima volta che questo
accadeva a Kory e voleva dire un intervento diretto del monarca anche nelle realt pi
periferiche del Paese. Onde evitare pericolose collusioni con i locali ufficiali subalterni,
poi, i dirigenti inviati dalla capitale Kaesng effettuavano il servizio a rotazione, mentre
per i membri maschi delle aristocrazie di provincia era previsto un soggiorno obbligatorio
nella capitale allo scopo di allontanarli dal loro ambiente e dai loro interessi nel luogo di
origine, avviandoli nel contempo al superamento di quegli esami di Stato che ne avrebbero
edificato una coscienza nazionale e un maggior rispetto per le istituzioni.8
Ma Sngjong fu costretto ad attivarsi anche in campo militare. Daltra parte, Koryo era
un regno edificato principalmente con le armi e ci che della lunga tradizione guerriera era
rimasto si sarebbe rivelato utile ora che i Khitan, regolati i loro conti con la Cina, si
volgevano verso il confine con la Corea. Era questa una zona dal fragile equilibrio,
suscettibile di rapidi cambiamenti qualora i Khitan che cominciavano sempre pi a
premere verso sud o i coreani che anelavano a raggiungere a nord il fiume Yalu, naturale
linea dacqua che li divideva dalla Manciuria, avessero preso una seria iniziativa. Che
Kory non avesse intenzione di intrattenere rapporti troppo amichevoli con i Khitan si era
gi visto nel 926, quando il regno coreano aveva accolto a braccia aperte i profughi di
Parhae. Quando poi nel 942 i Khitan avevano voluto sondare le intenzioni della corte
coreana mandandole in dono un buon numero di cammelli, Kory aveva sdegnosamente
rifiutato, lasciando gli animali a morire dinedia sotto il ponte Manbu a Kaesng. Era il
preludio di un rapporto tuttaltro che pacifico e in vista di uno scontro che appariva
inevitabile re Sngjong aveva provveduto a fortificare tutto il confine settentrionale del
Paese. Fu per solo la diplomazia, nel 993, a scongiurare le conseguenze dellattacco su
vasta scala che i Khitan avevano infine deciso di sferrare contro Kory. Artefice del
capolavoro diplomatico fu il ministro So Hui (942-998) che, introdottosi in qualche modo
nel campo nemico riusc a conferire col generale So Sonnyng ottenendo una pace
vantaggiosa e labbandono delloffensiva contro la Corea.9
Lattacco per era stato solo rimandato ed era chiaro che ci rappresentava una grave
incognita con la quale si sarebbero dovuti confrontare i successori di Sngjong, soprattutto
nel caso in cui questi ultimi non fossero stati allaltezza del loro predecessore. E questo
caso nefando si verific prestissimo: Mokchong (r. 998-1009) fu infatti sovrano imbelle e
debolissimo, capace addirittura di consegnare il governo del Paese a un tal Kim Chiyang
(?-1009)10 che fin per tramare proprio contro di lui. Lincresciosa situazione che si era
venuta a creare venne in ultimo risolta dal generale Kang Cho (?-1010), che nel 1009 si
sbarazz di entrambi ponendo sul trono Hynjong (r. 1009-1031). Puntualmente i Khitan
approfittarono delle circostanze, invadendo di nuovo la Corea, sconfiggendone lesercito e
prendendo prigioniero lo stesso Kang Cho. Occupata poi la capitale di Kory, se ne
ritirarono con la sola promessa che re Hynjong (che intanto si era rifugiato a Naju)
avrebbe fatto loro atto di sottomissione. Per la seconda volta in meno di ventanni, e ancora
per motivi tuttaltro che chiari, i Khitan avevano rinunciato ad assestare il colpo di grazia
ai coreani e per questo avrebbero avuto di che pentirsi nellimmediato futuro.11 Lanno
1018 fu per Kory molto importante: si complet il processo di formazione dellapparato
burocratico statale con la sistemazione definitiva delle amministrazioni provinciali, ma fu
anche in quellanno che i Khitan, dopo varie scaramucce, si rovesciarono ancora con tutte
le loro orde contro la Corea, certo per ottenere da re Hynjong quella capitolazione a suo
tempo promessa e mai veramente ottenuta. Stavolta le fortune della Corea si
materializzarono in un autentico salvatore della Patria, il generale Kang Kamchan (948-
1031) che in due importanti fatti darme inflisse al nemico altrettante rovinose sconfitte,
costringendolo infine ad abbandonare limpresa.12
Le minacce dalla Manciuria erano comunque costanti e fu per questo che dal 1033 al
1044 Kory si trov costretto a costruire una vera e propria grande muraglia che andava
da una costa allaltra del Paese in linea col confine settentrionale. Al di l del confine vi
era una situazione politica in continua evoluzione nella quale, accanto ai Khitan, stavano
ora cominciando a prendere forza e potere anche i Jurchen, probabili eredi degli antichi
Maigai.
LXI secolo si esaur senza altre particolari scosse. Sul fronte interno si registr un
perfezionamento del sistema economico grazie anche alle revisioni del sistema di
distribuzione delle terre chonsigwa di cui si gi parlato.13 Fu forse il periodo doro della
storia di Kory, con una buona tranquillit interna e sufficiente sicurezza oltre i confini.
La societ aristocratica di Kory, seppure non aveva del tutto eliminato i privilegi
ereditari, pure godeva di una struttura relativamente flessibile e articolata, allinterno della
quale i funzionari civili (e tutta la carriera civile in generale) prendevano sempre pi le
distanze da quelli militari, dando al Paese unimmagine sempre pi raffinata e
intellettuale. A lungo andare, per, la crescente dicotomia fra le due carriere sarebbe
degenerata in una vera e propria contrapposizione foriera di svolte, drammaticamente
radicali, che avrebbero impresso allo Stato un volto del tutto diverso.
Le turbolenze interne e il colpo di Stato militare del 1170
Il siglo de oro di Kory che era iniziato con lascesa al trono di Munjong (r. 1046-
1083) si avvicinava ormai al compimento dei centanni quando le contraddizioni in seno
alla societ cominciarono a manifestarsi in modo sempre pi violento. Di fatto, il sistema
degli esami di Stato non era mai riuscito a eliminare del tutto lattribuzione di cariche
pubbliche per semplice trasmissione ereditaria o parentela con le famiglie dellaristocrazia
che in un modo o nellaltro avevano finito per monopolizzare il potere politico. In pi,
nonostante la terra fosse nominalmente tutta di propriet del sovrano, che la distribuiva fra
i funzionari statali col sistema chnsigwa in base al rango, non era raro che molti burocrati
dalto livello riuscissero illecitamente a entrare in possesso di veri e propri latifondi da
gestire come un autentico bene privato. Lequilibrio fra gli stessi membri dellaristocrazia
si era spezzato e coloro che erano rimasti esclusi da certi privilegi cominciavano a tramare
per accaparrarsi a propria volta prestigio e potere.
II primo episodio di rilievo che forn una drammatica prova della fragilit della societ
di Kory si verific nel 1126 e fu la cosiddetta rivolta di Yi Chagym (?-1126). Membro
dellinfluente e potentissima famiglia degli Yi di Inju,14 costui aveva dato in sposa la sua
seconda figlia a re Yejong (r. 1105-1122)15 e da ferreo conservatore qual era aveva sempre
dimostrato avversione per quei nuovi burocrati, venuti dalla provincia, che stavano
acquistando sempre maggior potere a corte. Morto Yejong, dette come mogli al nuovo
sovrano Injong (r. 1122-1146) la terza e la quarta figlia, diventando di fatto luomo forte
del regime e lautentica eminenza grigia a corte. Non contento di ci, pens addirittura di
proclamarsi re, dopo aver deposto il sovrano legittimo, ma a questo punto i molti nemici
che si era procurato (in massima parte si trattava proprio di quei funzionari di provincia da
lui ferocemente osteggiati) si coalizzarono contro di lui nel tentativo di rovesciarne la
fortuna. Un complotto ordito a tale scopo dai funzionari Kim Chan (?-1126) e An Porin (?
-1126) fu per scoperto e stroncato con la forza dal generale Chk Chungyng (?-1144),
partigiano di Yi Chagym. Subito dopo, per, lo stesso Chk si schier decisamente dalla
parte del sovrano e fin col mandare Yi Chagym al confino, dove sarebbe presto
deceduto.16 Con lui tutto il casato degli Yi di Inju sub un colpo durissimo.
Il trono e la dinastia legittima si erano salvati, ma limmagine che il Paese aveva dato
di s era stata tuttakro che edificante. Quando Chk Chungyng aveva sterminato i
componenti del partito anti-Yi Chagym, loperazione si era conclusa con la devastazione
della capitale Kaesng (o Kaegyng che dir si voglia) e lincendio dello stesso Palazzo
Reale. Il popolo ne era rimasto molto colpito e intanto, aldil dei confini, i Jurchen della
Manciuria avevano rapidamente guadagnato terreno, organizzandosi in uno Stato ben
strutturato, detto di Qin, che tra il 1115 e il 1127 aveva in Cina non solo rovesciato la
dinastia Khitan dei Liao, ma si era espanso a sud fino a strappare altri territori (compresa
la grande citt di Kaifeng) ai Song. Il sovrano di Kory (ma in realt Yi Chagym) aveva
senzaltro accondisceso alla richiesta dello Stato di Qin di essere riconosciuto come la
nuova potenza egemone di quellarea geografica, ma in termini di salvaguardia della
propria dignit la Corea, in quelloccasione, non ci aveva certo guadagnato. Probabilmente
Yi Chagym aveva anche avuto ragione poich in quel momento un confronto militare con
i Jurchen, capaci di schierare la miglior cavalleria del tempo, avrebbe quasi certamente
avuto esiti disastrosi; tuttavia fu ben facile spiegare la remissivit di Yi Chagym con la
volont di questultimo di mantenere indisturbato il proprio potere a corte. Nonostante la
pace fosse stata salvata, pertanto, lepisodio di Yi Chagym aveva offerto il destro a quegli
scontenti dogni fascia e grado sociale che avevano percepito la debolezza del potere
centrale. Yi Chagym era appena scomparso dalla scena politica e gi si stavano creando i
presupposti per un altro, terribile episodio di instabilit interna: la rivolta di Myochng (?
- 1135). Era costui un monaco buddhista, a met fra il visionario e il millantatore, con
buona propensione alla politica, ma anche ossessionato da idee millenariste e utopiche in
genere. Trovando fertile terreno nella drammatica situazione attraversata dal Paese, fattosi
portavoce di un partito che asseriva lominosit della capitale Kaesng, cominci a usare
tutte le sue vere o presunte conoscenze geomantiche al fine di convincere il sovrano
Injong a trasferire il centro del potere presso la capitale occidentale, cio Pyngyang.17
Se cos fosse avvenuto, secondo il monaco si sarebbe realizzata nel Paese larmonia
universale e lo Stato di Qin, oltre a tutte le altre potenze straniere, si sarebbe sottomesso a
Kory, inviandovi i propri tributi. Il re, ancora memore delle fresche disavventure passate
a causa di Yi Chagym, qualche dubbio sulle fortune di Kaesng doveva pur nutrirlo ed
era vicino a farsi convincere, ma a quel punto un buon numero di dignitari di corte,
guidato da Kim Pusik (1075-1151) si oppose risolutamente al progetto in nome della
tradizione e, ancor pi probabilmente, allo scopo di conservare quelle prerogative che il
trasferimento della corte a Pyngyang (luogo natale e roccaforte proprio di Myochng)
avrebbe dotato di un avvenire incerto. Nessun dubbio, poi, sul fatto che lavventura del
trasferimento si presentasse politicamente aleatoria, oltre che assai dispendiosa per le
casse gi esauste dello Stato.
Fallita lopera di persuasione, nel 1135 Myochng organizz allora una rivolta armata
in piena regola, impossessandosi di Pyngyang e creando un fantomatico Stato detto di
Taewi. Ci volle circa un anno per domare la rivolta e come sempre accade in questi casi si
approfitt della situazione confusa per regolare molte pendenze private. Cos, fra i molti
mandati al patibolo da Kim Pusik, lesecutore degli ordini reali, vi fu anche il grande
letterato Chng Chisang (?-1135), ufficialmente accusato di connivenza con Myochng,
ma in realt eliminato, secondo i pi, dalla gelosia di Kim Pusik che ne riconosceva la
superiorit intellettuale nei propri confronti. In ogni caso, i due sanguinosi episodi
rivoluzionari di Yi Chagym e Myochng avevano rappresentato la fine di un equilibrio
politico assai faticosamente costruito e gettavano nel contempo ombre inquietanti sul
futuro del Paese. La cosiddetta societ aristocratica di Kory era ormai traballante e una
svolta autoritaria nel governo del Paese appariva sempre pi prossima e probabile.
Il colpo di Stato militare del 1170 scatur non solo dalle contraddizioni interne al
meccanismo della ripartizione del potere fra le famiglie dellaristocrazia, ma anche e
soprattutto dalla frustrazione e dallindigna- zione provate e sofferte dalle forze armate per
una politica di autentica emarginazione attuata a loro danno da parte del potere centrale.
La sostanziale uguaglianza fra il potere civile e quello militare era infatti rimasta tale solo
sulla carta, perch i rampolli della nobilt finivano sempre e comunque per intraprendere
la carriera civile e dunque ricoprire gli incarichi di maggior prestigio. Quando per caso si
trovavano ad assumere un incarico militare, poi, questo era sempre ai massimi livelli
cosicch ai militari, per cos dire, di carriera, non rimaneva altro se non adeguarsi a un
ruolo subordinato di semplice scorta dei personaggi pi illustri. Cerano state, certo, delle
conquiste sociali, peraltro fortemente reclamate dopo le guerre con i Khitan e i Jurchen, le
pi vistose delle quali riguardavano un emendamento del sistema di distribuzione delle
terre favorevole ai ranghi dellesercito, nel 1076, e listituzione di una Facolt di studi
strategici e militari (Muhakhae o Kangyejae) allAccademia di Stato nel 1109. Ma i
problemi tra funzionari civili e militari erano principalmente di casta, visto che la maggior
parte dei soldati di Kory era di origine contadina o comunque di estrazione non
aristocratica. N si pu dimenticare che, proprio in quanto contadini, molti dei militari
avevano validissimi motivi di risentimento verso quei nobili che, allargando a dismisura i
confini dei propri latifondi, avevano finito per impossessarsi delle piccole tenute dei
comuni cittadini.
Il sottile disprezzo nutrito dagli aristocratici contro i militari si manifest in modo
clamoroso quando un funzionario civile, in atto di palese oltraggio, bruci la barba di
Chng Chungbu (1106-1179), autorevole rappresentante dei quadri militari. difficile dire
se questa sia stata la classica goccia che fa traboccare il vaso: certo che nella rivoluzione
del 1170, rivelatasi subito di una violenza inaudita, Chng Chungbu ebbe un ruolo di
primordine. Deposto re ijong (r. 1146-1170), per la verit dedito pi alla coltivazione
dello spirito che al governo del Paese, e proclamato sovrano il di lui fratello minore
Myngjong (r. 1170-1197), i militari si abbandonarono al saccheggio e alleccidio di tutti
quei letterati che per caso si fossero trovati sulla loro strada. I principali capi della rivolta
erano il gi menzionato Chng Chungbu, Yi ibang (?-1174) e Yi Ko (?-1171), ma subito
fra loro sorsero aspri conflitti sul modo di gestire il periodo postrivoluzionario e per la
stessa spartizione dei poteri. Cos Yi ibang elimin subito Yi Ko, per venire a sua volta
assassinato nel 1174 su ordine di Chng Chungbu, che cos restava padrone del Paese
dopo aver soffocato anche un tentativo controrivoluzionario guidato da Kim Podang (?
-1173). Lamministrazione generalizzata della cosa pubblica era stata affidata a un
Consiglio supremo per gli affari militari, detto Chungbang, che in origine era un
organismo nato, dopo il regno di Mokchong (998-1009), con lo scopo di gestire e
pianificare le questioni militari. Dopo la rivoluzione, per, questa istituzione, divenuta un
vero e proprio strumento di governo, si era rivelata un vero e proprio luogo di scontro fra i
vari generali che approfittavano della loro posizione per arricchirsi e armare la propria
fazione s da potersi scagliare luno contro laltro in caso di discordia. In effetti, gli anni
che seguirono furono contraddistinti dal caos pi assoluto: Chng Chungbu, che era
arrivato a farsi odiare per il suo regime dispotico, fin assassinato nel 1179 per mano del
giovane generale Kyng Taesng (1154-1183), morto improvvisamente il quale, nel 1183,
il potere pass nelle mani di Yi imin (?-l 196). Finalmente, nel 1196 Choe Chunghn
(1149-1219) si sbarazz di Yi imin e, dopo aver cacciato dal trono Myngjong per
mettervi Sinjong (r. 1197-1204), diventava luomo forte del Paese, instaurando una sorta
di shogunato dove la propria famiglia era arbitra assoluta del potere, potendo manovrare
a propria discrezione perfino i sovrani, ridotti ormai a meri fantocci. Il Paese non poteva
certo dirsi guarito dai propri mali (anzi!), ma almeno la stabilit ai massimi vertici era
assicurata: la famiglia Choe avrebbe regnato per sessantadue anni, grazie anche alla
creazione di una serie di misure e strumenti istituzionali volti a difendere e preservare la
propria autorit ed egemonia.
Ma lanarchia nella quale il Paese si era trovato per oltre un quarto di secolo non era
rimasta senza conseguenze. Approfittando della confusione regnante, gli strati pi bassi
della popolazione, i diseredati e gli schiavi cominciarono a sollevarsi, in una
impressionante escalation di rivolte, insurrezioni e sommosse. Occorrerebbe un intero
trattato per esaminarle tutte: mi limiter qui a riportare le pi importanti, non mancando
per di sottolineare come esse covassero gi da tempo e si fossero episodicamente
manifestate anche prima della rivoluzione del 1170.1 motivi scatenanti erano sempre gli
stessi: su tutti predominavano le imposte gravose e la sottrazione delle terre dei contadini
per mano degli esponenti dei ceti pi alti. Dopo alcune scintille nel nord-ovest, nel 1172, i
cittadini di quella zona insorsero in massa sotto il comando di Cho Wichong (?-1176) nel
1174. I rivoltosi riuscirono addirittura a giungere nei pressi della capitale prima di venire
sconfitti e il loro comandante decapitato. Gruppi di sbandati di quellesercito, comunque,
continuarono a resistere fino al 1179. Unaltra rivolta ebbe luogo nel 1182 nellodierna
regione del Chungchng e unaltra ancora, ben pi tremenda, esplose nel 1193 nel
Kyngsang. In questultima agitazione il nugolo di disperati che da ogni parte del Paese
era venuto a riunirsi vide naufragare le proprie speranze di giustizia a Milsng (lodierna
Miryang), dove in grande battaglia campale contro lesercito regolare perse ben settemila
uomini.
La rivolta guidata da Manjk (?-1198), nel 1198, scoppi addirittura nella capitale.
Manjk era stato uno schiavo pubblico, alle dipendenze dello stesso Choe Chunghn, ma
era riuscito a radunare intorno a s una moltitudine di disperati offrendo loro una ricetta di
riscatto molto semplice: al tempo della rivoluzione militare del 1170 molti ex schiavi
erano divenuti uomini di potere; dunque, nulla impediva adesso che il fenomeno potesse
ripetersi. La sommossa fu domata e Manjk fin annegato, ma altre ribellioni seguirono a
Myngju (lodierna Kangnung) nel 1199 e a Kyngju nel 1202. Non mancarono nemmeno
tentativi di rivolta da parte di comunit di monaci buddhisti i cui secolari privilegi erano
stati intaccati dalla dittatura militare.
Il regime represse ogni dissenso, talora con la diplomazia, pi spesso con la forza
bruta. Alla fine di ogni episodio di ribellione, anzi, seguiva sempre un giro di vite che non
risparmiava nessuno: perfino re Hijong (r. 1204-1211), scoperto a tramare contro Choe
Chunghn allo scopo di sfuggire allodioso ruolo di marionetta, fu letteralmente cacciato
dal trono. E intanto nelle grandi pianure dellAsia Centrale si stava sviluppando un
fenomeno politico-militare di dimensioni inusitate. Le orde di Cinggis Qan gi dilagavano
per le steppe come meglio non avrebbe potuto fare un esercito il cui luogo di origine
runico sulla Terra in grado di nutrire sei milioni di cavalli, formidabile strumento di
guerra. Le sorti del mondo si stavano decidendo e da tali avvenimenti la Corea non
sarebbe rimasta a lungo al riparo.
Arrivano i mongoli
Fino agli inizi del XIII secolo la Corea aveva avuto come principali antagonisti militari
i Khitan e i Jurchen, che per non avevano potuto o saputo prendere liniziativa contro il
regno di Kory, sia per labilit diplomatica di questultimo, sia per le operazioni militari
che li avevano tenuti impegnati soprattutto contro la Cina dei Song. Alla fine Khitan e
Jurchen erano arrivati a scontrarsi fra loro allentando ancor di pi, inevitabilmente, la loro
pressione sulle regioni limitrofe, e i Qin (Jurchen) erano riusciti a prevalere sui Liao
(Khitan). I rapporti fra i coreani e i Song, invece, erano stati sempre cordiali anche quando
i cinesi avevano sofferto lautorit dei nomadi del nord (Khitan e Jurchen, appunto) e i
coreani si erano trovati nellimpossibilit di mantenere aperte le normali vie diplomatiche
e commerciali con il popolo amico. Perfino la politica neutrale di Kory nei conflitti fra i
cinesi da un lato e i Khitan-Jurchen dallaltro non aveva incrinato pi di tanto le relazioni
fra la Cina e la Corea, e questo nonostante i cinesi avessero sperato, nemmeno troppo
velatamente, in un intervento militare a proprio sostegno da parte dei coreani.18
Agli inizi del XIII secolo, per, la situazione cambi radicalmente. Al culmine della
loro espansione, le orde mongole dilagarono in Manciuria e si abbatterono come
unirresistibile valanga sul regno di Qin, spazzandolo via. Le conseguenze di tali fatti
darmi si risolsero in una reazione a catena che fin con rinvestire anche la Corea, sebbene,
probabilmente, questa non avrebbe comunque evitato a lungo di finire fra gli obiettivi di
conquista dei mongoli. Travolti i Qin (ossia i Jurchen), proprio a opera dei mongoli, i
Khitan ripresero coraggio e subito dichiararono la propria indipendenza dai vecchi
avversari. Presto per il ciclone mongolo si abbatt anche su di loro e allora, spinti
stavolta da un disperato istinto di sopravvivenza (ben pi terribile di quella sete di
conquista che li aveva a suo tempo portati a invadere la Corea) essi si rovesciarono su
Kory, occupandone parte del territorio e catturando limportante fortezza di Kangdong.19
nei pressi dellattuale Pyngyang. Fu cos che i mongoli e Kory si trovarono insieme a
combattere i Khitan in una strana alleanza che presto avrebbe rivelato i suoi effetti funesti
e calamitosi. I Khitan vennero annientati (si era nel 1219), ma presto i mongoli pretesero
da Kory un esorbitante tributo per laiuto cos prestato: nel 1221, in particolare, rinviato
mongolo Ch Koy si guadagn lodio e lostilit dei coreani per le richieste smodate e i
suoi modi arroganti. Ch Koy fu di nuovo a Kory nel 1225 ma stavolta, sulla via di
ritorno verso nord, fin assassinato sul fiume Yalu. Lomicidio del diplomatico (non si sa
quanto episodico ovvero attentamente pianificato dalla corte di Kory20) forn ai mongoli
il pretesto per passare decisamente alloffensiva militare. Nel 1231 un grande esercito,
guidato da Sallita (Sartaq), invase la Corea occupandone quasi tutta la parte settentrionale
e arrivando fin quasi a Kaesng. La controffensiva scatenata dal generale coreano Pak So
non riusc a evitare che la capitale finisse sotto assedio e cos la corte di Kory si risolse in
fretta e furia a chiedere la pace. Le durissime condizioni imposte dai mongoli, per, si
rivelarono subito intollerabili e una nuova invasione ebbe cos luogo nel 1232. Il potere in
Corea era allora detenuto da Choe U (?-1249), figlio di Choe Chunghn, che era
succeduto al padre dopo la morte di questi nel 1219. Choe U, ben immaginando che senza
una svolta radicale il proprio Paese si sarebbe trovato nellatroce dilemma di essere o
dominato militarmente o letteralmente spogliato dagli oltraggiosi tributi, lungi dal
rinunciare al proprio atteggiamento antimongolo, dopo la prima invasione del 1231 aveva
deciso di trasferire la corte nellisola di Kanghwa, unautentica roccaforte naturale non
lontana dalla stessa Kaesng e dallattuale Seoul. Nellinvasione del 1232 i mongoli si
spinsero a sud fin oltre il fiume Han, ma in uno scontro a Chin (lattuale Yongin) con le
truppe del monaco-generale Kim Yunhu21 ebbero la peggio e lo stesso Sartaq perse la vita.
I mongoli alla fine si ritirarono, ma sempre tenendo sotto scacco Kory, pronti ad
approfittare di ogni minimo segno di debolezza che facilmente si sarebbe potuto
manifestare in un Paese sotto assedio, con un governo dispotico e una popolazione lasciata
allo sbando da una corte che egoisticamente aveva perseguito solo la propria salvezza.
Non riuscendo ad assaltare Kanghwa, infatti, i mongoli avevano operato dei veri e propri
rastrellamenti nellentroterra ovunque incendiando, saccheggiando e uccidendo un gran
numero di persone e molti altri prendendoli come schiavi. E vi sarebbero state altre
drammatiche invasioni, nel 1254 e nel 1259, che avrebbero ridotto la Corea a una landa
desolata, pesantemente spogliata di uomini e di beni.
Sul fronte interno abbiamo visto come i Choe fossero divenuti una vera e propria
dinastia, con il ruolo di dittatore di Choe Chunghn passato in eredit al figlio Choe U
nel 1219. Alla morte di questi, nel 1249, il potere era passato al figlio Choe Hang (?
-1257), ma intanto, negli anni, la fisionomia del regime era leggermente cambiata.
Praticamente azzerata la classe dei letterati, nel 1170, i militari avevano comunque avuto
la necessit di un appoggio dei funzionari civili, per governare lo Stato, e cos a poco a
poco sulla scena politica coreana era apparsa unaltra schiera di letterati-funzionari
formata stavolta da individui dorigine pi o meno oscura e spesso non di eccelsi natali.
Sono conosciuti come sadaebu, un termine in verit dalla semantica molto ampia che
talora verr a coincidere con quello di yanghan, ossia (funzionario) dei due rami (del
potere: civile e militare)22 e pi in generale di aristocratico-letterato. Un organismo che
la famiglia Choe aveva creato e che si era affermato negli anni del regime (e che tanta
parte avr negli eventi connessi con la caduta della dittatura) era il Sambylcho (Tre unit
speciali), un corpo militare dai compiti ufficialmente non dissimili da quelli dei normali
reparti dellesercito, ma in realt una vera e propria guardia di pretoriani residuo di quegli
eserciti privati dei signori della guerra di Silla e del primo periodo Kory. Era
ovviamente un meccanismo di autodifesa del regime, ma nonostante tutte le precauzioni il
dominio dei Choe conobbe la sua fine. Nel 1258 Choe Ui, quarto e ultimo dittatore,
venne spodestato e ucciso da una robusta azione controrivoluzionaria (nella quale la nuova
classe dei letterati ebbe probabilmente un ruolo non marginale)23 guidata da Kim Chun (?
-1268) e Im Yon (?-1270). Sulle prime il potere fu assunto da Kim Chun ma Im Yon
elimin questi nel 1270, prendendo egli stesso la guida del Paese. Sembrava che stesse per
formarsi unaltra dinastia di militari (Im Yumu, figlio di Im Yen, era pronto a succedere al
padre) quando gli eventi precipitarono, decretando la fine del potere dei militari a Kory.
Fine della dittatura militare: la Corea nellorbita mongola
La storia non si fa certo con i se e con i ma; tuttavia non ci si pu non chiedere
quale sarebbe stata la sorte della Corea senza la pressione mongola del XIII secolo. In
altre parole, era in atto nel Paese un deciso processo di militarizzazione che probabilmente
non avrebbe mutato decisamente corso senza limmanente presenza dei mongoli. In
Giappone, dove linvasione mongola non ebbe successo, il militarismo post-Heian non
sub scosse e fin per dare al Paese del Sol Levante un aspetto totalmente diverso non solo
dalla Cina e dalla Corea, ma addirittura dai propri secoli pi e meno antichi (per esempio,
dalla societ descritta nel Genji monogatari). Di fatto, la nuova burocrazia civile di Kory
esercitava una pressione sempre pi forte, per una risoluzione pacifica dellannoso
contrasto con i mongoli, sui militari invece decisi per un guerra a oltranza. Ogni
concessione non fu possibile finch il potere rimase nelle mani della famiglia Choe, ma
dopo lassassinio del suo ultimo esponente, nel 1258, lerede al trono (il futuro re
Wnjong: r. 1259-1274) era riuscito a farsi portavoce di un movimento promongolo
nellambito della corte e a conferire col nemico, intavolando una trattativa. Come prova di
buona volont, la corte coreana inizi i lavori per smantellare le fortificazioni dellisola di
Kanghwa, ormai divenuta la capitale del Paese, ma a quel punto i militari insorsero,
destituendo dautorit Wnjong (che intanto era divenuto sovrano) nel 1269 e mettendo al
suo posto il fratello minore Chang. Lopposizione dei mongoli imped che il passaggio
dei poteri si concretizzasse e, anzi, forn al sovrano legittimo la forza necessaria per
eliminare ogni colpo di coda del militarismo e riportare la capitale a Kaesng. Gli ultimi
ad accettare il nuovo stato di cose, disponendosi anzi a una resistenza a oltranza, furono i
pretoriani del Sambylcho, certamente frustrati da un ritorno alla supremazia del potere
civile che li avrebbe resi inutili. Sotto la guida di Pae Chungson (?- 1271) i militari ribelli
elessero re Wang On, membro della famiglia reale, ma vista inutile la resistenza a
Kanghwa si diressero a sud, verso risola di Chin, inseguiti da una coalizione formata da
forze lealiste e truppe mongole guidata da Kim Panggyng (1212-1300) e Hong Tagu.
Rovinosamente sconfitti a Chin i ribelli si dispersero, ma un manipolo di disperati riusc
comunque ad aprirsi un varco e ad arrivare fino allisola di Cheju, dove fu definitivamente
soggiogato nel 1273. Pae Chungson e Wang On erano morti e la Corea entrava
definitivamente nel variegato caleidoscopio del dominio mongolo.
Il dominio che la Corea si trov ad affrontare fu spietato. Certo, il Paese non perse mai
ufficialmente la propria indipendenza, ma il prezzo della pace fu altissimo. La terra di
Corea divenne in pratica fonte dapprovvigionamento per i dominatori al pari di una vera e
propria colonia della Cina mongola della dinastia Yuan. N Kory poteva certo rifiutarsi
di fornire appoggio, almeno quello logistico, alle imprese militari dei mongoli: protesa
com sul mare in direzione dellarcipelago giapponese, la penisola coreana non poteva
non rappresentare lideale base di partenza per un attacco dei mongoli proprio contro il
Giappone. Meno esperti dei coreani nellarte della navigazione, i mongoli obbligarono gli
artigiani di Kory a fornire i vascelli da utilizzare nella spedizione, che per fall
clamorosamente in entrambi i tentativi effettuati, nel 1274 e nel 1281.1 giapponesi
attribuirono buona parte del proprio successo al vento degli dei (kamikaze) inesorabile
percotitore dei legni nemici e avrebbero considerato lappoggio fornito dai coreani ai
mongoli un atto di inimicizia gratuito da utilizzare in futuro come pretesto per rappresaglie
e ritorsioni.
Il dominio dei mongoli port notevoli varianti nellamministrazione di Kory e anche
nelletichetta e nel cerimoniale di corte, nellambito di unoperazione volta a far diventare
la Corea un Paese genero della Cina Yuan. A tal fine i re coreani vennero obbligati a
mandare i loro principi in ostaggio alla corte cinese, ad avere come regine consorti delle
principesse mongole (il cui potere a Palazzo era ovviamente fortissimo: esse fungevano
anzi da vere e proprie sorveglianti) e a rinunciare a certi titoli in favore di altri. Cos,
giusto per fare alcuni esempi, pyeha (titolo col quale ci si rivolgeva al sovrano) venne
sostituito da chnha, il termine taeja (principe ereditario) fu sostituito da seja, ecc.
Le risorse del Paese vennero sistematicamente sfruttate e la Corea fu costretta a inviare
agli Yuan gran parte delle ricchezze di cui disponeva, dal ginseng ai falconi da caccia.
Perfino le risorse umane vennero saccheggiate con il pi odioso dei tributi: quello di
giovani donne e ragazzi che finivano alla corte Yuan per diventare in gran parte concubine
imperiali ed eunuchi. Vennero imposti la moda di vestire alla maniera mongolo fra le
classi pi alte, nonch luso dei nomi mongoli.
Alla lunga, leffetto della politica mongola fu quello di privare la corte coreana di ogni
reale potere e affidare le sorti del Paese a una serie di clan ove fossero stati l presenti dei
fiduciari degli Yuan come interpreti, esattori delle tasse o militari in congedo che avevano
acquistato meriti particolari. Del resto, puntare sul tradizionale tribalismo coreano si
spesso rivelata una strategia vincente per molti oppressori ancorch cosa funesta per i
coreani medesimi. La politica della parte finale del periodo Kory si ritrov ancora una
volta nelle mani di potenti famiglie, in un quadro socio-economico al quale ci siamo ormai
abituati: i funzionari meno potenti ridotti in rovina, laumento del numero degli schiavi
privati in seguito alla crisi seguita allespansione dei latifondi con conseguente riduzione
di cittadini liberi ai quali poter imporre tributi statali e doveri pubblici, il deterioramento di
tutto un tessuto sociale con la creazione di unlite promongola e una maggioranza
silenziosa costretta a subire le conseguenze di una situazione che vedeva di fatto una
semicolonizzazione del Paese.
Nello scenario politico di Kory si affermarono cos poderosi clan come i Kim di
nyang e i Chae di Pynggang, i Cho di Pyngyang e gli Yun di Chirwn. Queste
famiglie avevano una natura completamente diversa da quella della nobilt del primo
periodo Kory: si trattava per lo pi di militari che avevano saputo cambiare bandiera al
momento giusto schierandosi dalla parte del pi forte. Kim Panggyng, giustiziere della
rivolta del Sambylcho, era uno di questi e la sua famiglia, i Kim di Andong, avrebbe
continuato ad avere per secoli, fino a epoca recente, un peso rilevante nella politica del
Paese.
La vecchia nobilt non perse del tutto il suo prestigio e continu a mantenere legami di
parentela con la Casa Regnante attraverso i matrimoni. Tuttavia il suo fu un potere
assolutamente relativo, quasi fittizio, dato che sotto i militari prima e i mongoli poi i
sovrani coreani erano stati di fatto esautorati. Che la prerogativa di potersi imparentare
con i membri della Casa Reale non fosse pi suo monopolio, poi, indicato dalla lista
delle famiglie, stilata sotto re Chungsn, alle quali poteva toccare questo privilegio. Qui,
vecchia aristocrazia e nuove famiglie emergenti si trovano insieme per complessivi
quindici casati.
Sembra dunque, quello della parte finale di Kory, un quadro non molto dissimile da
quello dei suoi inizi. Un elemento di diversit, comunque, possibilmente dato dalla
conquista dellinfluenza a corte e del potere politico non pi per semplice prestigio
familiare ma, oltre che per eventi traumatici quali guerre e rivoluzioni, anche per
lacquisita abitudine a muoversi nei meandri della burocrazia, caratteristica che preconizza
la vita pubblica dei periodi successivi. Un ruolo importante nellorientamento dello Stato
in tal senso fu giocato dai sadaebu, ossia quella nuova classe di funzionari civili formatasi
sotto la dittatura militare. Erano, costoro, in maggior parte dorigine provinciale e piccoli
proprietari terrieri spesso in contrapposizione ideologica con quei grandi latifondisti che
avevano acquisito illecitamente le loro propriet solo per giochi di potere. La forza
intellettuale posseduta dai sadaebu, per, li rendeva portatori di unideologia che
reclamava a gran voce riforme radicali a partire dalla ristrutturazione dellapparato statale,
nellambito di una maggior centralizzazione del potere focalizzata intorno alla figura del
sovrano. Fu proprio fra questi intellettuali-funzionari che attecch e cominci a diffondersi
sempre pi rapidamente la dottrina neoconfuciana che aveva avuto il suo maestro
fondatore nel cinese Zhu Xi (1130-1200). Gli scritti di Zhu Xi penetrarono in Corea
soprattutto al seguito di diplomatici di ritorno dallImpero Celeste e un grande ruolo in tal
senso fu svolto da An Hyang (1243-1306). Ideologia essenzialmente antropocentrica
fondata proprio sul rispetto delle cinque grandi relazioni umane (oryun)24 in modo da
ricreare sulla Terra larmonia celeste, proponeva, partendo dalla riconoscimento della
realt del mondo fenomenico, un approccio ai problemi sociali senzaltro pi razionale
rispetto al clero buddhista, che era accusato non solo di disprezzare la vita ritenendola
unillusione, ma anche (e qui i confuciani non avevano tutti i torti) di avere guadagnato, a
dispetto dei propri princpi, ricchezze e potere secolare perniciosi per le sorti della Patria.
Si configuravano cos i presupposti di quel violento scontro fra i due sistemi di pensiero
che avrebbe caratterizzato la vita della Corea nei secoli a venire.
In ogni caso, il cammino verso le riforme era tuttaltro che facile, visto che bisognava
vincere lopposizione delle grandi famiglie, quasi sempre pi prestigiose per origine e ceto
e ovviamente pi forti politicamente, e della stessa corte Yuan. Un esempio molto
significativo dato da quanto accadde nel 1298, allascesa al trono di Chungsn. I
sadaebu, convinti assertori del potere civile ottenuto col merito della mente (che un dono
del Cielo e dunque assolutamente da rispettare e non da scavalcare), della superiorit della
cultura fondata sulla conoscenza dei classici e del sistema degli esami di Stato come
mezzo di reclutamento dei pubblici funzionari, avevano convinto il sovrano ad abolire il
Chngbang (letteralmente: Ufficio di governo). Era, questo, un organismo creato su
pressione della famiglia Choe nel 1225 equiparabile a un vero e proprio Dipartimento per
gli Affari di Stato, dal sapore vagamente civile, da affiancare al Chungbang che, come
abbiamo visto, era unistituzione tipicamente militare. Secondo i sadaebu le funzioni del
Chngbang sarebbero dovute essere rilevate dal Sarimwn (Istituto dei Letterati
Confuciani)25 i cui componenti, scelti fra i vincitori degli esami di Stato, avrebbero dovuto
avviare un programma di riforme strutturali. Lepisodio caus tuttavia la fierissima
reazione delle famiglie pi potenti, ben allacciate con i mongoli, che port addirittura alla
rimozione del sovrano dalle sue funzioni.
Lascesa dei sadaebu e la fine della dinastia
Fu re Kongmin (r. 1352-1374) a tentare di dare una svolta definitiva alla politica del
Paese, approfittando anche del declino dei mongoli in Cina. Accogliendo il programma di
riforme proposto dai sadaebu, ai quali si era appoggiato, provvedette presto a rimuovere
dalla sua posizione il potente Ki Chl, fratello maggiore della consorte dellimperatore
Yuan e ovviamente deciso sostenitore dei mongoli. Accusato di tradimento, Ki Chl
venne eliminato nel 1357. Poi fece chiudere lUfficio per lattacco ad Oriente
(Chngdonghaengsng), unistituzione creata per motivi logistici dai mongoli al tempo
della prima spedizione contro il Giappone e che presto si era trasformata in un vero e
proprio strumento per il controllo della corte coreana. Contemporaneamente, re Kongmin
si dette a corteggiare i Ming, proprio allora impegnati a cacciare i mongoli, inviando loro
degli ambasciatori e riconoscendone il titolo di regno del sovrano. Sul piano della politica
interna, un atto radicale fu la soppressione del Chngbang, roccaforte dei clan familiari
pi potenti, e il ripristino dellautorit del vecchio sistema dei Tre Uffici di Consiglieri e
Sei Ministeri (Samsong yukpu), possibilmente al riparo dalle eventuali ingerenze dei
funzionari pro-Yuan.
Spesso, nei momenti epocali che segnano la transizione fra due dinastie o sistemi di
governo, salgono alla ribalta personaggi oscuri, talora dal dubbio passato, che si
affiancano ai protagonisti ufficiali del potere arrivando infine a superarli per influenza e
carisma. Un tale ruolo, al tempo di re Kongmin, fu assunto dal monaco buddhista Sin Ton
(?- 1371). Figlio di uno schiavo del tempio buddhista Okchn, Sin Ton prese i voti
giovanissimo, assumendo il nome religioso di Pynjo. Dopo aver passato una parte della
sua vita come monaco itinerante, fu presentato da Kim Wnmyng (?-1370)26 a re
Kongmin e ne conquist presto la completa fiducia fino a diventare la vera eminenza
grigia della corte di Kory. Potrebbe sembrare un paradosso e una contraddizione, visto
lorientamento decisamente confuciano che il Paese stava assumendo, ma a parte il fatto
che il Buddhismo era ancora molto forte, occorre considerare che il sincretismo religioso
stato sempre una costante, nella storia della Corea, talora perfino nei momenti di maggiore
intolleranza da parte del potere ufficiale.
Sin Ton divenne non solo lesecutore della volont riformatrice di re Kongmin, ma
spesso ne fu addirittura lispiratore. Fece piazza pulita dei vassalli meno fidati, perfino
quelli pi potenti come Yi Kongsu (1308- 1366), Kyaig Pokhng (?-1380) e Yi Susan (?
-1376),27 al posto dei quali promosse letterati di bassa estrazione sociale. Restitu inoltre
le terre ingiustamente sottratte ai ceti medi facendosi interprete, lui che era nato schiavo,
della volont di riscatto dei miseri, dei derelitti, degli oppressi, ai quali riusc a dare
conforto e speranza. La reazione dei maggiorenti fu violentissima, anche perch le notizie
che giungevano dal continente non lasciavano ormai dubbi sul definitivo successo dei
Ming, un esito fatale per tutti quei gruppi di potere in Corea che in passato avevano
collaborato con i mongoli. Sin Ton fin assassinato nel 1371 e tre anni dopo tocc al suo
protettore, re Kongmin, pagare con la vita il prezzo di quella primavera di riforme.28 Ma
la caduta dei mongoli in Cina aveva completamente destabilizzato la situazione politica
interna della Corea lasciandovi, oltre a uneconomia a pezzi, lorrore delle faide e dei
regolamenti di conti allombra di una dinastia regnante ormai priva di qualunque potere
decisionale.
Si prospettavano anni difficili. Approfittando della precaria situazione interna alla
Corea dallestero erano arrivate minacce serie, pur se episodiche. Tra il 1359 e il 1361 il
Paese aveva dovuto soffrire le incursioni dei cosiddetti Turbanti rossi, bande di briganti
cinesi che avevano saputo organizzarsi sotto il comando di Han Shan prima e di Liu
Futong poi, seducendo le masse fino a creare un vasto movimento insurrezionalista. Dopo
aver imperversato in Manciuria, alcune ondate di tali bande avevano attaccato la Corea nel
1359 e nel 1361. La prima volta i Turbanti rossi erano stati massacrati dalle truppe del
generale Yi Pangsil (?-1362), ma la seconda volta erano riusciti a occupare addirittura
Kaesng, costringendo re Kongmin a rifugiarsi ad Andong prima di subire il ritorno
dellesercito coreano e scomparire per sempre dalla storia.
Il problema maggiore rimaneva per quello dei pirati giapponesi. Era almeno dalla
prima met del XIII secolo che le loro incursioni angustiavano la Corea, ma al tempo di re
Kongmin esse avevano assunto scadenze quasi annuali, mettendo intere regioni a
soqquadro. La critica storica pi recente, fondata su una pi attenta considerazione delle
fonti, ha portato a ritenere che le incursioni piratesche del tardo periodo Kory non fossero
episodi scaturiti da un occasionale desiderio di bottino quanto, piuttosto, autentiche
avanguardie dinvasione pronte a spianare la strada a un eventuale attacco pi massiccio
proveniente dallarcipelago giapponese.29 Il governo di Kory, dopo il fallimento della
trattativa condotta con le autorit nipponiche allo scopo di eliminare il flagello della
pirateria che era arrivata addirittura a minacciare Kaesng dopo aver saccheggiato lisola
di Kanghwa, pass finalmente al contrattacco lanciando, a partire dalla met degli anni 70,
una poderosa campagna militare i cui principali protagonisti sarebbero stati Choe Yong
(1316- 1388) e Yi Snggye (1335-1408). Potendo contare sulle armi a lunga gittata che lo
scienziato Choe Musai (?-1395) aveva progettato dopo aver appreso dai cinesi luso della
polvere da sparo, i coreani riuscirono ad annichilire la potenza dei pirati giapponesi fino a
conquistarne le basi poste sullisola di Taema (Tsushima) in seguito a una spedizione
navale guidata da Pak Wi.
Mentre in politica estera si consumavano tali eventi, sul fronte interno la dinastia
Wang di Kory si avviava al collasso. Assassinato re Kongmin, sal al trono re U (r. 1374-
1388), sostenuto da un partito che nella lotta fra le fazioni pro-Yuan e pro-Ming predicava
essenzialmente il nonallineamento.30 Sulla corte coreana era tornato ad aleggiare il
fantasma di Sin Ton, visto che alcune voci davano il nuovo sovrano come figlio suo (e
della concubina Panya) piuttosto che come rampollo di re Kongmin. Quale che fosse la
verit, quando sal al trono U era un bambino di soli dieci anni, naturalmente ostaggio del
suo partito che, fedele al proprio programma di neutralit nello scontro Yuan-Ming,
mand ambasciatori a entrambi i contendenti. Agli emergenti Ming fu chiesto il
riconoscimento della successione regale in Corea, agli Yuan, ormai confinati nellestrema
parte settentrionale della Cina, si domand il ripristino delle relazioni diplomatiche. La
situazione si mantenne relativamente stabile finch i Ming non ruppero quel precario
compromesso reclamando imperiosamente la sottomissione di settanta guarnigioni militari
dislocate a nord-est, a guardia dei confini, col pretesto che quella regione era a suo tempo
appartenuta agli Yuan. La Cina aveva approfittato ancora della situazione contingente per
negare ai coreani terre e storia ( una costante nei rapporti fra i due Paesi) e
quelloccasione determin i presupposti per la caduta definitiva della dinastia regnante a
Kory. Il vecchio generale Choe Yong, infatti, arso dindignazione contro la richiesta dei
nuovi padroni dellImpero Celeste, fece prevalere a corte il suo disegno interventista e nel
1388, tre mesi dopo lo scoppio della crisi, fattosi nominare comandante generale
dellesercito si pose alla testa di quasi 40.000 uomini col preciso scopo di attaccare i Ming
invadendo la regione cinese del Liaodong. Al suo fianco, per, un riluttante Yi Snggye,
contrario alla politica del collega (insieme al quale, peraltro, anni prima aveva combattuto
i giapponesi) e pi decisamente pro-Ming, ritir le proprie truppe dallarmata dinvasione
quando questa gi si apprestava a oltrepassare il fiume Yalu. Senza il sostegno di Yi
Snggye limpresa dovette essere abbandonata, ma prima che potesse subire le
conseguenze del proprio gesto il generale ribelle, daccordo con Cho Minsu (?-1390), altro
alto ufficiale della spedizione, si liber di Choe Yong, facendolo prima esiliare e poi
assassinare, e detronizz re U. Era, questo, un autentico colpo di Stato foriero di
avvenimenti decisivi. Allinterno della corte coreana si confrontavano ora due uomini:
Cho Minsu, esponente di uno dei tradizionali gruppi di potere e Yi Snggye, pi
decisamente homo novus, appoggiato per dai sadaebu fra i quali spiccavano delle figure
intellettualmente poderose quali Yi Saek (1328-1396), Chng Tojn (?- 1398), Chng
Mongju (1337-1392), Cho Chun (1346-1405) e altri ancora. Tutti alfieri del
Neoconfucianesimo, questi letterati avevano approntato una solidissima piattaforma
ideologica per il leader del loro partito, incarnando la volont di cambiamento e
laspirazione di un riscatto nazionale da una situazione difficile e da un recente passato
tristissimo.
Allinizio fu Cho Minsu a far prevalere la propria influenza mettendo sul trono, invece
del deposto U, il figlio di questi Chang (r. 1388-1389). Dopo appena un anno, per, lago
della bilancia del potere si orient decisamente verso Yi Snggye e i suoi sostenitori
sadaebu, che subito vararono un programma di riforme agrarie promosso ed elaborato
soprattutto da Cho Chun e Chng Tojn. Mentre re Chang veniva deposto e in sua vece
saliva al trono Kongyang (r. 1389-1392), Cho Minsu veniva mandato in esilio, dove presto
sarebbe deceduto.
Si part dunque con le riforme: dati alle fiamme tutti i precedenti registri delle terre si
procedette alla revisione dellintero sistema di attribuzione, codificata nella legge Kwajon
(Terra per legge), che riportava leffettiva disponibilit di suolo pubblico ai tempi migliori
dellXI secolo. Tale legge, che sarebbe rimasta in vigore fino al 1466, prevedeva la
divisione del territorio nazionale in due parti (kynggi, o regione della capitale, e oebang o
regioni periferiche) il cui suolo doveva dividersi e attribuirsi secondo criteri che
spiegheremo pi avanti. I precedenti storici, per, mostravano come tutti i tentativi per una
autentica politica riformista fossero prima o poi naufragati e pertanto, nel partito dei
sadaebu, si fece presto strada lidea di tagliare tutti i ponti col passato, abbattendo la
dinastia regnante e creandone una nuova il cui capostipite non sarebbe potuto essere altri
se non il leader Yi Snggye. A tale riguardo, fra i sadaebu sostenitori di Yi Snggye venne
a crearsi una fazione che premeva per una politica riformista da effettuarsi comunque
nellambito della Casa Reale in carica (da esautorare eventualmente per gradi) e unaltra
che invece spingeva senza mezzi termini per un colpo di Stato secco, immediato e
definitivo, in grado di mettere un punto fermo al lungo regno della dinastia Wang.
Prevalse infine la seconda fazione, anche in considerazione del fatto che il programma di
riforme si trovava ormai in una fase troppo avanzata e Yi Snggye deteneva a tutti gli
effetti il potere sovrano. I sostenitori della linea morbida ai quali, nonostante le idee
riformiste, il cambio di dinastia sembrava unenormit contraria al volere del Cielo, si
trovarono presto in minoranza e i pi intransigenti fra essi dovettero subire la feroce
ostilit degli avversari. Fra gli altri, anche il grande Chng Mongju fin assassinato e a
quel punto, eliminato il pi autorevole esponente del dissenso, la via al colpo di Stato
venne spianata. Nel 1392 re Kongyang venne deposto e Yi Snggye, il futuro Grande
Antenato (Taejo) della dinastia Yi, sal al trono in sua vece. Il periodo Chosn31 era
cominciato.
Politica amministrativa di Kory
Kory fu certamente uno Stato molto burocratizzato nel cui sistema amministrativo si
trovarono a convergere, oltre a istituzioni autonome, anche apparati presi a modello dalla
Cina dei Tang e dei Song. Strutture burocratiche e ruoli istituzionali subirono poi nel
tempo numerosi cambiamenti, soprattutto durante il periodo dellegemonia mongola.
Dopo una prima fase durante la quale rimase in vigore molto dellordinamento del vecchio
Taebong, ai tempi di Kngye, lamministrazione assunse una fisionomia precisa a partire
da re Sngjong. La base dellordinamento centrale rimase il sistema Tang dei Tre Uffici
dei Consiglieri e Sei Ministeri (Samsong yukpu), pur se molto semplificato nelle sezioni
inferiori, al quale si aggiunsero strutture amministrative Song come il Samsa (Tre Enti) e
il Chungchuwn (Segreteria Reale), nonch istituzioni locali come il Tobyng masa
(Comando militare) e lo Singmok togam (Ispettorato alle regole). La natura originaria dei
Tre Uffici dei Consiglieri (Chungssng, Munhasng e Sangssng) sub a Kory una
modifica in base alla quale i primi due uffici vennero accorpati sotto il nome di
Chungsmunhasng, mentre il terzo rimase autonomo e delegato alla gestione, al
coordinamento e al controllo dei sei ministeri. Il dirigente del Chungsmunhasng, vero
nucleo del governo, preposto comera agli affari generali e alla supervisione di tutte le
istituzioni, era detto Munhasijung ed equivaleva di fatto alla figura di Primo Ministro. Un
gradino sotto stavano i dirigenti del Sangssng, detti Chwabogya e Ubogya.
Naturalmente i vari funzionari avevano un grado in una scala sociale che di gradi arriv a
contarne diciotto, ossia nove normali (chng) e nove ridotti (chong). A parit di
grado, la fascia normale era superiore a quella ridotta. In tal modo, per esempio, il
munhasijung era un funzionario di I grado ridotto, il chwabogya un funzionario di II
grado normale, ecc.
I funzionari del Chungsmunhasng dal II grado in su erano detti chaesin ed erano
coloro che avevano in mano il controllo di tutta lattivit istituzionale e decidevano di
fatto in merito alla politica nazionale. Gli altri venivano chiamati songnang e avevano
incarichi minori, dedicandosi maggiormente alle pratiche dufficio.
I Sei Ministeri (che nel periodo Chosn si chiameranno yukcho, mantenendo grosso
modo le stesse caratteristiche) si occupavano principalmente del personale e degli affari
civili (Ibu), di questioni militari (Pyngbu), di fisco, finanze e provvigioni (Hobu), della
giustizia (Hyngbu), dei riti, del cerimoniale, degli affari diplomatici e dei concorsi
nazionali (Yebu) e dei lavori pubblici (Kongbu).
Il Samsa (letteralmente: Tre Enti), che diventer importantissimo durante il periodo
Chosn, nel periodo Kory un ufficio delegato a questioni prevalentemente economiche
come pagamenti e distribuzione di derrate alimentari, tant che allinizio del periodo
Chosn, nel 1404, prima di cambiare completamente fisionomia venne accorpato da re
Taejong (r. 1400-1418) al Ministero delle Finanze.
Il Chungchuwn (Segreteria Reale) era un ufficio le cui funzioni lo avvicinavano un
po ai nostri servizi segreti, dato che si occupava essenzialmente di ordini reali,
intelligence militare e sorveglianza. Per questo era anche chiamato Chumirwn (Ufficio
segreto principale).32
Lo sadae (poi Saganwn) svolgeva le funzioni di un vero e proprio Censorato,
mentre il Hallimwn (Centro dei letterati confuciani) avrebbe conosciuto una storia molto
complessa. Conosciuto negli anni come Sarimwn, Yemungwan, Munhans, Yemun
Chunchugwan, aveva in origine il compito di trascrivere i documenti reali e registrare gli
eventi di corte, ma nella parte finale della dinastia venne auspicato come un vero e proprio
organo di governo. Nel periodo Chosn sarebbe divenuto il Chunchugwan, ossia il
Centro per la compilazione degli Annali Reali, mantenendo e perfezionando in tal modo il
ruolo avuto a Kory insieme al Sagwan (Archivio storico).
Il Kukchagam, infine, era come abbiamo visto lAccademia di Stato. Fondato nel 992,
era stato plasmato sul modello di una simile istituzione dei Tang e aveva il carattere di una
vera e propria universit degli studi, diviso comera in varie facolt accessibili o meno a
seconda del grado tenuto dal funzionario capofamiglia. In questo modo, alle facolt
letterarie, ritenute pi prestigiose, dove si studiavano estensivamente i classici cinesi,
potevano accedere, a seconda delle varie specializzazioni, i figli di funzionari dal III grado
in su, dal V grado in su e dal VII grado in su. Ai rampolli dei funzionari dallVIII grado in
gi e a semplici cittadini erano invece riservate le facolt incentrate sullo studio di
discipline come giurisprudenza, arte e matematica. Come poi si gi detto, per venire
incontro alle richieste della classe militare, pesantemente discriminata, nel 1109 venne
attivata anche una facolt di studi militari.
Un simile apparato burocratico, fermamente coordinato da un sovrano al quale
continuamente si rapportava, era imposto dalla necessit di centralizzare
unamministrazione altrimenti preda delle famiglie pi potenti, e infatti si afferm
pienamente solo alla fine del X secolo, dopo decenni di scontri istituzionali fra la famiglia
reale e la nobilt. Sappiamo, per, che nonostante le intenzioni il conflitto fra il sovrano e
laristocrazia continu di fatto, pi o meno vistosamente, fino alla fine della dinastia.
A partire dalla creazione delle dodici province (mok) nel 983, Kory si era dotato
anche di un sistema istituzionale, preposto alla gestione delle regioni periferiche, il cui
nucleo era composto da varie unit amministrative a scala (chu, pu, kn, hyn, chin)
indicate complessivamente col nome di Knhyn (o Knup). Ce nerano circa 500 in tutto
il territorio nazionale e in parte erano guidate da funzionari provenienti dalla capitale.33 I
centri pi piccoli avevano come referenti quelli maggiori, dai quali anzi dovevano
dipendere. Erano spesso i centri pi importanti ad avere a capo dei funzionari inviati a
rotazione direttamente dalla capitale, e questo al fine di preservarne limparzialit,
evitando collusioni con la popolazione locale. Tuttavia tali funzionari, in teoria super
partes, finirono spesso col trovarsi ostaggi dei titolari delle cariche minori (Joyaugni),
inevitabilmente migliori conoscitori del territorio e degli eventuali giri di affari e traffici
pi o meno leciti gravitanti nella zona.
Alla fine della grande opera di riordinamento dello Stato intrapresa da re Songjong il
territorio di Kory includeva una regione intorno alla capitale (Kynggi), cinque regioni
(to)34 e due distretti di frontiera (Pukkye e Tortggye, chiamati con un unico nome:
Yanggye). Le regioni di frontiera avevano ovviamente una presenza militare pi massiccia
e infatti il ruolo del funzionario delegato al loro controllo (pyongmasa) aveva
caratteristiche pi spiccatamente marziali rispetto a quello dei suoi colleghi (anchalsa)
delle regioni. E proprio riguardo allesercito, la sua consistenza e il suo ordinamento
emergono dalle fonti in modo alquanto delineato. Cera come al solito unarmata dislocata
nella regione della capitale e una stanziata nelle regioni periferiche. Lesercito della
capitale comprendeva in tutto otto reparti, due dei quali erano detti kutt, gli altri ivi.
Lunit di misura del numero delle truppe era lo yong che equivaleva a mille uomini. I due
kn (uno di mille, laltro di duemila uomini) costituivano la Guardia Reale. I sei wi,
formati da un numero molto vario di uomini (da un minimo di mille a un massimo di
tredicimila) aveva anche funzioni di polizia ordinaria e penitenziaria. In tutto, lesercito
della capitale contava circa 45.000 uomini e aveva il suo organo direttivo nel Chungbang,
istituzione della quale si gi parlato.35
Lesercito periferico (chuhyngun) si divideva grossolanamente in due corpi
darmata stanziati uno nei due distretti di frontiera, laltro nelle cinque regioni. A
differenza dei soldati della capitale, almeno allinizio militari professionisti,36 gli effettivi
erano costituiti per lo pi da contadini, gravitanti intorno a cittadelle fortificate, che si
addestravano in concomitanza con il loro lavoro abituale in modo da poter essere
mobilitati nel minor tempo possibile.
La societ di Kory
La societ di Kory, fortemente classista, si pu sommariamente dividere in
aristocrazia (kwijok) comuni cittadini (paekchng)37 e schiavi (nobi). Delle famiglie
aristocratiche si gi abbondantemente detto: padroni dei posti chiave a corte e a capo
della burocrazia, potevano contare, oltre che sullo stipendio [proveniente dalle terre
cosiddette pubbliche (kongjri) cio statali], anche sulle rendite dei terreni dati loro in
affidamento, ma praticamente in propriet. I cittadini comuni (paekchng: detti anche
yangin o yangmin) erano in massima parte contadini (leconomia della Corea classica si
sempre fondata sullagricoltura) e lavoravano o i terreni statali (kongjn) o quelli privati
ovvero affidati (sajn). Questultima eventualit era senzaltro la peggiore, perch il
tributo da pagare ai padroni era estremamente gravoso: il 50% del raccolto contro una
percentuale che, nel caso dei terreni pubblici, andava dal 10% al 25%. Anche
commercianti e artigiani rientravano ufficialmente nella classe degli yangin, ma in genere
essi erano ritenuti inferiori perch meno utili alleconomia del Paese. Alloccorrenza,
comunque, tutti venivano impiegati nei lavori pubblici come uomini di fatica.
I cittadini comuni avevano una sottoclasse, detta dei chnmin, il cui status stava a
met fra quello degli uomini liberi e degli schiavi. Dislocati in speciali unit
amministrative quali hyang, pugok e so, le loro incombenze non differivano molto da
quelle dei comuni contadini, almeno nel caso dei residenti nei hyang e nei pugok. I
chnmin dei so, invece, erano impiegati in attivit manuali quali la tessitura e il lavoro dei
metalli. Chnmin erano anche considerati i lavoratori degli alberghi (kwan), dei punti di
traghettamento (chin) e delle stazioni di posta (yk).
Gli schiavi, il cui status era ereditario, si dividevano in pubblici (kongnobi) e privati
(sanobi). I primi lavoravano per lo Stato, gli altri nelle case dei ricchi e a loro volta si
distinguevano in solk nobi (schiavi tuttofare) e oeg nobi (schiavi distaccati), questi
ultimi veri e propri mezzadri che, vivendo separati dai padroni, ne curavano le terre.
Talora questi schiavi arrivavano a occuparsi anche di terre che non appartenevano ai loro
padroni, assicurandosi cos una discreta condizione economica non molto diversa (o a
volta addirittura superiore) a quella dei comuni contadini.
Equiparati agli schiavi, ma di fatto lavoratori indipendenti erano quei personaggi detti
collettivamente hwachk o yangsuchk che esercitavano il mestiere di macellaio (e in
genere qualunque mestiere connesso col sangue), conciapelli, panieraio, cacciatore,
nonch gli artisti ambulanti. A tale categoria appartenevano anche quei mujari
(praticamente un sinonimo di hwachk), di cui ci parla il Korysa (Storia di Kory), che
hanno il loro corrispondente pi diretto nei kugutsu mawashi (ossia marionettisti. Kugutsu,
ossia marionetta corrisponde al coreano kkoktu) giapponesi e nel sadang del periodo
Chosn.38 Costoro erano in buona parte individui di etnia non coreana, soprattutto Khitan
e Jurchen, che svolgevano tali attivit legate al trattamento delle pelli e delle carni in virt
della loro secolare tradizione di allevatori nomadi. Ma anche gli spettacoli
dintrattenimento erano svolti per le strade da queste genti dorigine centroasiatica: da
sempre formidabili cavallerizzi, si esibivano volentieri in numeri di alta acrobazia
equestre, non trascurando i ruoli di saltimbanco, giocoliere e attore, e arricchendo cos non
poco il patrimonio culturale del Paese.39 In effetti, i nomadi dellAsia Centrale hanno
avuto un ruolo importantissimo nella genesi e nello sviluppo della danza e del teatro in
Estremo Oriente, al quale spesso trasmisero, veri veicoli di cultura, esperienze lontane,
talora provenienti addirittura dallIndia o dal mondo ellenistico e bizantino. Non per
caso che in Cina un grande sviluppo del teatro si sia verificato proprio durante gli Yuan,
ossia la dinastia mongola.
Va detto che, pur essendoci a Kory una severa distinzione fra le classi, la societ non
rimase del tutto impermeabile ai cambiamenti e ne abbiamo avuto prova con la nuova
classe di funzionari civili formatasi dopo la rivoluzione del 1170.1 chnmin di hyang,
pugok e so, inoltre, riuscivano talvolta a elevarsi al livello degli yangin al pari di certi
schiavi arricchiti. E poi, cerano pur sempre gli esami di Stato. In teoria qualunque uomo
libero poteva sostenerli, ma nel caso dei contadini, impegnati nel duro lavoro giornaliero
dei campi, il tempo per prepararsi era quasi sempre insufficiente. Il caso dei piccoli
funzionari di provincia per era diverso e molti di essi riuscirono, proprio attraverso i
concorsi nazionali, a raggiungere importanti cariche e a ricoprire ruoli dirigenziali nella
burocrazia.
Gli esami di Stato rappresentarono forse la parte pi importante del progetto dei
sovrani di Kory di dare al Paese sufficiente istruzione e una classe di funzionari che si
ispirasse, nella gestione della cosa pubblica, ai princpi di rettitudine e virt morale
contenuti nei classici. Il valore dato alla cultura in questo periodo fu, se possibile, ancora
superiore che nelle epoche precedenti e non sarebbe mai pi scemato fino ai nostri giorni.
Abbiamo gi parlato dellAccademia Nazionale, ma Kory and oltre, proponendosi una
diffusione della cultura anche nelle aree pi periferiche del Paese. Gi nel 987 letterati e
medici cominciarono a essere inviati in ciascuna delle dodici province per far scuola e nel
1127 in ogni regione venne creato un istituto (hyanghak) preposto allistruzione
provinciale. Erano comunque gli esami di Stato a rappresentare, pur nel quadro di una
realt in cui i diritti ereditari erano ancora fortissimi, il mezzo per accedere ai ruoli
dellamministrazione e furono pertanto particolarmente e dettagliatamente curati dal
potere centrale. Va detto che in teoria cerano due tipi di esami: uno per la carriera civile e
uno per la carriera militare, ma questultimo non si afferm mai (nonostante re Yejong
avesse deciso di istituirlo) per la decisa opposizione dei funzionari civili.40
Gli esami per la carriera civile prevedevano tre indirizzi fondamentali. Lesame detto
chesul (chesulkwa) contemplava un programma che verteva essenzialmente sulla
letteratura e la retorica: poesia, prosa poetica, componimenti encomiastici, discorsi.
Lesame detto mynggyng (mynggyngwa) era il pi importante, prevedendo un
programma fondamentalmente basato sulla conoscenza dei classici cinesi, la chiave per la
virt durante resistenza e il fondamento filosofico di ogni attivit umana. Chi lo superava
otteneva il titolo di chiusa e godeva di un trattamento preferenziale nellinserimento nei
ruoli dellamministrazione. Infine lesame detto chap (chapkwa), che potremmo definire
miscellaneo o di cultura generale, prevedeva un programma concernente discipline
minori quali lastronomia, la medicina, la divinazione, la geografia, il diritto, ecc. Era
ritenuto il meno qualificante di tutti e ci un chiaro esempio che spiega come in Corea
sia sempre a lungo scarsamente tenuto in conto qualunque lavoro che non sia stato
esclusivamente intellettuale.41
Nonostante la complessa macchina legata al sistema degli esami di Stato, comunque, i
vincitori dei concorsi non sempre avevano automaticamente laccesso al mondo del lavoro
e questo perch, fatalmente, i posti disponibili erano numericamente inferiori a quello del
personale qualificato. A ci si aggiunge il fatto che la tendenza allereditariet delle
cariche non venne mai del tutto superata e cos, a parit di titoli, gli aristocratici avevano
comunque la precedenza sia nellaccesso al lavoro, sia nelle promozioni. Esistevano poi
delle vere e proprie corsie preferenziali: per esempio, chi fosse gi funzionario dal V
grado in su godeva del privilegio di poter piazzare di diritto uno dei figli nei ranghi
dellamministrazione.42 Tutto ci finiva inevitabilmente per limitare gli effetti di un
sistema di accesso alle cariche pubbliche teoricamente fondato sul merito e le capacit
individuali. Malgrado i numerosi privilegi, tuttavia, alla fine del periodo Kory si era gi
verificato un certo rimescolamento nelllite del Paese, ma questo si era dimostrato
conseguenza, oltre che del sistema degli esami di Stato, anche di eventi traumatici come il
golpe militare e la dominazione mongola.
Leconomia
Malgrado linizio della circolazione monetaria, a partire dal 996,43 leconomia di
Kory rest sempre sostanzialmente fondata sul baratto e sui pagamenti in natura
nellambito di una societ in massima parte agricola. La divisione delle terre rimase
sempre, pertanto, il fondamento di ogni riforma o iniziativa economica nazionale e intorno
a essa vennero a convergere, in maniera spesso conflittuale, la volont di Stato e la
cupidigia dei privati.
Leconomia dei primi anni di Kory era incentrata sullo ykpunjn (Terra distribuita in
base al merito), sistema promulgato nel 919, poco dopo la fondazione della dinastia, erede
di quello in vigore nel periodo dei Nuovi Tre Regni che privilegiava esclusivamente quei
sudditi che si fossero particolarmente distinti per le loro azioni in favore del Paese. In
effetti, lassegnazione di terre per meriti speciali fu una costante, nella storia della Corea, e
sia pure in misura minore essa rimase in uso anche dopo il 976, anno in cui il vecchio
sistema venne sostituito dalla Legge per la distribuzione delle terre (Chnsigwa). In un
primo tempo il nuovo sistema si ispir a princpi decisamente conservatori, visto che, oltre
ai gradi delle cariche dufficio considerava, nella distribuzione delle terre, anche i diritti di
nascita, ma quando la legge venne rivista ed emendata, nel 998, la possibilit di
assegnazione per tutti i funzionari della burocrazia sembr assicurare, almeno in teoria, la
speranza di una vita decorosa per un gran numero di sudditi. Il principio-guida era quello
per cui la terra cos attribuita tornava allo Stato alla morte del beneficiario: i funzionari in
servizio attivo, comunque, erano privilegiati rispetto a quelli fuori ruolo e allo stesso modo
le cariche civili erano meglio retribuite rispetto alle militari: un segno deciso
dellincipiente burocratizzazione dello Stato.
Allinterno del sistema chnsigwa, comunque, si crearono col tempo (e gi prima della
sistemazione definitiva della legge nel 1076) alcune deroghe, nonch criteri speciali
dattribuzione. Nel 1024 venne istituito il kubunjn (Terra per bocche da sfamare),
modesta attribuzione di terra per i militari a riposo senza figli o per le vedove di guerra.
Nel 1049 fu la volta dello yanghan kongumjon (Terra al merito dei funzionari civili e
militari) a essere istituito. Erano, queste, terre assegnate a funzionari dal V grado in su che
si erano particolarmente distinti per meriti verso la Patria e che di fatto diventavano
propriet private, visto che erano ereditabili.44 Ai funzionari meritevoli dal VI grado in gi
vennero invece garantite terre per il tempo libero dette Haninjn. Vi furono anche terre
per i militari in servizio (Kninjn) e per i funzionari delle amministrazioni periferiche
(Oeykchn) nonch terre pubbliche destinate a soddisfare le necessit economiche della
Famiglia Reale (Naejangjn) e delle pubbliche istituzioni (Konghaejn), oltre a terre a uso
dei templi buddhisti (Sawnjn).
In realt, dunque, la legge prevedeva un buon numero di eccezioni che consentivano a
certi beneficiari di disporre della terra come di un bene privato. Rimanevano le terre dette
Kongjn (terre pubbliche) e Minjn (terre del popolo) che costituivano il vero fulcro
delleconomia di Kory poich era proprio i proventi di tali terre a costituire lerario
statale. Erano coltivate dai contadini a condizioni pi o meno favorevoli, dato che le tasse
sul raccolto andavano dal 10% delle minjn, che erano terre assegnate direttamente alla
classe contadina dei paekchdg, al 25% delle naejangjn e konghaejn che pure erano
kongjn, ossia demanio pubblico. Se si considera che dalla classe contadina proveniva
buona parte dei ranghi dellesercito (con una ferma che teoricamente includeva tutti i
maschi dai 16 ai 60 anni) e che non era raro lutilizzo degli stessi contadini come uomini
di fatica per i lavori pubblici, si pu facilmente intendere quanto miserevole fosse la
condizione di questa categoria,45 che pure costituiva, per cos dire, il ceto medio. Lo
Stato forniva, comunque, deboli forme di assistenzialismo attraverso istituzioni come il
Chewibo, sorta di cassa di soccorso per i cittadini pi indigenti, fondata nel 963, finanziata
con gli interessi dei prestiti che listituto stesso erogava ai cittadini della classe media,
soprattutto i commercianti. Altra istituzione caritatevole era il Hyeminguk, forma primitiva
di servizio sanitario pubblico46 creata sotto re Yejong. Esistevano pure magazzini per la
distribuzione di viveri (ichang), durante le cattive annate, che spesso erano dislocate
presso i monasteri buddhisti. Re Sngjong, poi, con una serie di leggi ed editti aveva
limitato lo sfruttamento dei contadini da parte delle amministrazioni locali. Previde anche
una serie crescente di esenzioni fiscali nei casi di disastri naturali che distruggessero i
raccolti in misura, rispettivamente, del 40-60%, del 60-70% e di oltre il 70%. In
questultimo caso, i contadini vittime dei disastri naturali venivano esentati anche dal
lavoro pubblico oltre che dal pagamento della decima. Si tent di limitare anche lusura,
ma i provvedimenti furono in gran parte estemporanei e spesso rimasero solo sulla carta e
al livello della buona intenzione.
Il vecchio sistema della distribuzione delle terre chnsigwa, ormai abbondantemente
degenerato, venne obliterato da Yi Snggye, promotore insieme agli ideologi del suo
partito (primo fra tutti Chng Tojn), della Legge kwajn nel 1391, ossia un anno prima
della caduta della dinastia Wang di Kory. In base alla nuova legge, che di fatto quasi
azzerava le propriet private dellaristocrazia riportando la disponibilit di terreno
pubblico ai tempi di re Munjong, nellXI secolo, tutto il territorio nazionale venne diviso
in due parti: la regione della capitale (Kynggy) e le regioni periferiche (Oebang). Le terre
della regione della capitale toccavano ai funzionari di corte, mentre i terreni pubblici, i
terreni per i militari e quelli per i funzionari provinciali si trovavano nelle regioni
periferiche. Lestensione dellappezzamento assegnato era rigidamente proporzionale al
grado della carica occupata: si andava cos da un minimo di 10 a un massimo di 150
kyl.47 Si tratt comunque di un provvedimento che doveva risultare provvisorio, visto che
sarebbe stato sostituito dal sistema chikchn (terra per i funzionari) nel 1466.
Il pensiero, le scienze, le lettere
Come in Occidente il Medioevo non fu affatto quellepoca di oscurantismo che una
certa storiografia ha instillato nellimmaginario collettivo, cos, allo stesso modo, il
periodo Kory (il Medioevo coreano), pur se costellato da eventi luttuosi, fu comunque
ben fecondo nei campi del pensiero, della tecnologia e della letteratura.
Il pensiero filosofico-religioso dominante fu, per gran parte del periodo, ancora quello
buddhista. Proprio durante il periodo Kory, anzi, il Buddhismo coreano arriv a maturare
appieno, riuscendo a superare i notevoli ostacoli di natura dottrinaria fra le varie correnti e
dandosi unidentit precisa allinsegna di una coreanit a lungo ricercata e dibattuta. Il
percorso, certo, non fu agevole: abbiamo visto come il periodo di Silla unificato si fosse
chiuso allinsegna di un forte dualismo fra un Buddhismo della Dottrina (Kyo) e un
Buddhismo della Meditazione (Sn), un dualismo ereditato da Kory nei primi decenni
della sua esistenza. N le circostanze politiche seguite allavvento della dinastia Wang
avevano contribuito a smussare le asperit: al contrario, il particolare momento
attraversato dal Paese aveva favorito la rivalit fra le varie correnti. I leader regionali
coinvolti negli eventi storici che avevano portato allaffermazione della nuova dinastia,
infatti, cercavano ostinata- mente legami e alleanze con le varie scuole, al fine di ottenere
da un lato sostegno e credibilit spirituale, dallaltro i notevoli vantaggi economici che
scaturivano dalle ingenti rendite dei monasteri. Il Buddhismo rimase naturalmente la
religione di Stato; anzi, conobbe una prosperit senza precedenti forte comera del crisma
dellufficialit e del patrocinio derivanti direttamente dalla Casa Reale, molti membri della
quale presero addirittura i voti, distinguendosi per il contributo fornito alla circolazione
dei testi e alla codificazione delle teorie dottrinarie. Fu il caso, per esempio, di ichn
(1055-1101), fratello di re Snjong (r. 1083-1094). Recatosi in Cina nel 1085-86, nel 1091
diede inizio a una gigantesca opera di pubblicazione di testi sacri provenienti da Cina,
Corea e Giappone, che fu interrotta solo dalla sua morte. Dal punto di vista del pensiero
religioso, ichn ripropose la corrente Chntae in un contesto che tenesse conto di una
conciliazione e anche di un certo sincretismo fra le varie scuole Kyo e Sn. In altri termini,
si trattava di trovare una terza via al dualismo Kyo-Sn allinsegna di una visione
coreanizzata dei problemi dottrinari, come in un certo senso aveva gi tentato di fare
Wnhyo parecchi secoli prima. Non a caso ichn fu sempre un ammiratore
incondizionato di quellantico, dottissimo religioso. La morte prematura di ichn,
tuttavia, imped che i suoi progetti di sincretizzazione si realizzassero; al contrario, nel
panorama dottrinario dellepoca si registr addirittura un certo irrigidimento, soprattutto
del Sn, le cui scuole cominciarono ad aggregarsi sotto il nome di Chogye nellintento di
darsi unidentit pi netta e decisa da contrapporre al Kyo, divenuto ormai mero sinonimo
di Chntae.
A imprimere una svolta decisa a quella che sembrava una irrimediabile situazione di
stallo fu il grande Chinul (1158-1210), da pi parti considerato il padre fondatore del
moderno Buddhismo coreano. Pur coltivando il Sn, infatti, Chinul si oppose fermamente
a ogni pratica personale e improvvisata (con un termine popolare, potremmo dire che
osteggi la meditazione fai da te), considerando fondamentale e insostituibile, per il
raggiungimento dellIlluminazione, la forza dellinsegna- mento e della parola.
Rappresentava, questo atteggiamento, pi di una concessione, pur notevole, fatta alle
scuole dottrinarie Kyo (e alla Hwaom in particolare), che ne diminuiva notevolmente le
distanze dal Sn (o Chogye). Nel sostenere un simile approccio intellettuale alla ricerca
dellIlluminazione, infatti, Chinul proponeva a tutti gli effetti la fondamentale unit fra
Kyo e Sn e tale teoria egli puntualmente illustr in due lavori fondamentali: il Wndon
sngbullon (Trattato sullistantaneo raggiungimento della Buddhit) e il Kanhwa
kyriron [Trattato per lo scioglimento dei dubbi sul Kanhwa (ossia proprio la tesi del
raggiungimento dellIlluminazione con lausilio dello studio)].
Lopera conciliatrice di Chinul48 port un certo sollievo, almeno in campo religioso,
alla delicatissima situazione che si era venuta a creare in Corea dopo il colpo di Stato
militare del 1170. Dal punto di vista pratico, per, malgrado le denunce dello stesso
Chinul il clero buddhista acceler il proprio processo di secolarizzazione accumulando
sempre pi privilegi e ricchezze in contrasto con le drammatiche condizioni in cui il Paese
si era venuto a trovare a seguito dellinvasione mongola. Unarroganza e una corruzione
che, spesso in complicit con la dominazione straniera, avrebbe offerto facile terreno
daccusa a un pensiero neoconfuciano sempre pi rampante e aggressivo nel nome della
laicit e del riscatto della Patria. D drammatico tracollo conosciuto dal Buddhismo agli
inizi del periodo Chosn era di fatto figlio di una situazione che si era fortemente
deteriorata gi ai tempi di Kory
E proprio il Confucianesimo si eresse a fustigatore dei costumi alla fine di Kory,
propagandando la vanit del Buddhismo e la sua scarsa propensione a costituire una solida
ideologia di Stato. Quella societ, talmente libera da avere impressionato il diplomatico
cinese Xu Jing (1091-1153) nel corso di unambasceria a Kory nel 1123,49 sarebbe
diventata, almeno nelle sua fasce sociali pi alte, pi moralista e confucianamente
oltranzista che nello stesso Impero Celeste.
Nato come pensiero individuale di resistenza e contestazione, il Neoconfucianesimo
divenne ben presto lideologia dei sadaebu e la base intellettuale del processo
rivoluzionario che avrebbe portato alla caduta della dinastia Wang. Ruotando intorno a
figure dassoluto valore come Chng Mongju, Yi Saek e, soprattutto, Chng Tojn, il
Neoconfucianesimo di Kory si qualific ben presto come unideologia radicale,
dimpostazione menciana, rivisitata alla luce della dottrina di Zhu Xi. Diversamente
dallatteggiamento conciliante tenuto dagli antichi pensatori confuciani nei confronti del
Buddhismo e del Taoismo, il Neoconfucianesimo coreano fu estremamente aggressivo e
polemico nei confronti di questi due sistemi di pensiero, ai quali rimproverava soprattutto
lo scarso antropocentrismo. Per i nuovi confuciani, la piena cognizione della natura umana
poteva essere raggiunta solo prestando attenzione alla forza interiore dellindividuo, e
dunque la maggior parte degli elementi fondamentali della filosofia buddhista, a partire
dalla sua cifra escatologica, dalla passivit e dalla compassione, non potevano che essere
oggetto di pesanti critiche. Opponendo la Forza Materiale (originata dal Principio e dalla
Virt di cui lintelletto dotato) alla tesi buddhista della reincarnazione,50 i neoconfuciani
rivendicavano per lessere umano un ruolo pi attivo nel processo di trasformazione
dellUniverso, dove emozioni e sentimenti, piuttosto che essere semplicemente annullati
come nel Buddhismo, si sarebbero dovuti incanalare verso binari pi retti e produttivi. N
poteva soddisfare i neoconfuciani la tesi buddhista secondo la quale il numero degli esseri
viventi sulla Terra sarebbe stato di fatto uniforme, essendo il mondo fenomenico costituito
da un uguale numero di anime reincarnantisi in aspetti sempre diversi. Per i neoconfuciani,
gli esseri del mondo aumentano o diminuiscono a seconda dellazione, di volta in volta
positiva o negativa, della Forza Materiale, n i cicli della Natura possono essere dovuti al
ritorno di ci che gi scomparso o andato perduto. A tale riguardo, col celebre esempio
dellalbero Chng Tojn faceva notare come a ogni primavera gli alberi si rivestissero di
foglie, ma anche come quelle foglie non fossero certo da considerarsi le stesse cadute
lanno precedente. I taoisti, poi, venivano criticati soprattutto per legoismo mostrato nella
coltivazione del s, sdoppiato dalla mente. Lontane da un impegno sociale ritenuto
fondamentale, poi, le pratiche taoiste della ricerca a oltranza dellimmortalit causavano
lindignazione dei confuciani, secondo i quali valori assoluti come lumanit e la giustizia
dovevano essere considerati concetti superiori e primari, da perseguire e difendere anche a
scapito della vita stessa dellindividuo.
A questo punto non pu stupire che, propugnatori comerano di un sistema di pensiero
che considera letica e la politica un tuttuno, i neoconfuciani si siano distinti per
unintensa attivit istituzionale allinsegna delle riforme. Sensibilissimi ai problemi
sociali, essi asserivano la realt del mondo fenomenico, insistendo sul principio
tipicamente confuciano secondo cui, dal momento che ogni cosa possiede una natura
concreta, individuo, societ e Universo sono imprescindibilmente uniti. Anche in questo
caso, perci, non poteva essere evitato lattacco al Buddhismo, che considera lintero
mondo una semplice illusione inventata dalla mente. Grandi difensori del vincolo della
famiglia, cellula primaria della societ e patrimonio di esperienze da difendere e
perpetuare con i riti per gli antenati, ritenuti importantissimi, proprio in campo sociale i
neo- confuciani teorizzarono, come abbiamo visto, un piano di ridistribuzione di quelle
terre pubbliche che erano state monopolizzate dagli aristocratici. Preconizzando un ritorno
allantichit e alla perfezione degli inizi (se si vuole, quella Et delloro comune a molte
culture) del leggendario sovrano coreano Kija e degli altrettanto mitici imperatori cinesi
Yao e Shun, i neoconfuciani si proponevano di far assumere al monarca un ruolo pi forte
e allo Stato una maggiore centralizzazione. Daltro canto, il re sarebbe dovuto essere
affiancato e consigliato, nella sua azione di governo, da unoligarchia di funzionari-
letterati reclutati attraverso un rigido sistema di esami di Stato, al fine di evitare i
vergognosi casi di nepotismo e clientelismo verificatisi alla fine del periodo Kory. La
mente infatti un dono del Cielo, secondo i confuciani, e come tale essa deve essere
rivalutata in un sistema che tenga conto del merito individuale. La fascia sociale
privilegiata dei funzionari-letterati avrebbe dovuto svolgere col sovrano unazione
coordinata allo scopo di far rispettare e coltivare la Via dei retti princpi in tutto il Paese
modificando, ove necessario, tutti quegli usi e costumi locali ritenuti incompatibili con la
morale confuciana e superando perci anche quelle spinte centrifughe o eccessivamente
nazionalistiche ritenute improduttive e fini a loro stesse.51
Il Taoismo, ancora nella sua duplice forma di collettivo e individuale godette a
Kory di un certo successo anche a livello ufficiale, visto che, a livello personale, esso
sempre stato parte integrante, oserei dire struttura profonda, dellanimo orientale.
Offerte alle divinit del Cielo e della Terra nellambito di riti taoisti per la collettivit sono
documentate dalle fonti a partire dai regni di Munjong e Snjong. Allo stesso modo,
certa la costruzione a Kory di templi taoisti, a partire dal regno di Yejong, sotto
lincoraggiamento della Cina dei Song il cui imperatore Huizong (r. 1100-1125) invi a
Kaesng due religiosi perch collaborassero alla realizzazione del Pogwngwan, il primo
luogo di culto. Infine anche lo Sciamanesimo, autentico sostrato animista del popolo
coreano, trov a Kory riconoscimenti istituzionali e successi al punto che un non meglio
identificato Tempio degli dei (Kumsng sindang) venne eretto, forse come sede fissa di
riti sciamanici, agli inizi del regno di Chungnyl.
Le arti e le scienze raggiunsero a Kory vertici stupefacenti, grazie a tecniche talora
ancora ineguagliate. Larte sacra, contando su unottima padronanza della fusione dei
metalli (lottone coreano era apprezzato perfino in Cina)52 e di un uso estensivo di pitture
su seta, illustr la figura del Buddha e del suo universo in una grande quantit di statue e
dipinti di buona qualit e stile. Una squisita fattura caratterizz poi gli incensieri di
bronzo, uno dei prodotti pi tipici e raffinati di Kory. Tuttavia, un fatto che la
metallurgia e la plastica in metallo progredirono dove gi si era consolidata la grande
tradizione di Silla: viceversa, in generale vi fa un declino nei lavori in metallo rispetto ai
fasti dellepoca precedente. Campane meno grandiose e una certa tendenza allastrazione
nella plastica buddhista esemplificano un certo ristagno nellespressione delle forme e
dello stile che a volte appare quasi manierato. Fu la ceramica, comunque, il cavallo di
battaglia dellarte di Kory. Dalluso del tornio, iniziato durante il periodo dei Tre Regni,
la ceramica coreana non aveva mai raggiunto vette particolarmente eccelse e anche nella
prima fase di Kory le tipiche giare grigie di Silla avevano goduto di grande diffusione. A
partire dallXI secolo, per, la tecnica importata della porcellana cinese cotta ad altissime
temperature permise lo sviluppo di una particolare ceramica invetriata (celadon) di colore
blu-verdastro, chiamata in coreano chngja, i cui primi e pi famosi centri di produzione
furono Kangjin e Puan. Oltremodo apprezzati dai cinesi, dopo una prima fase
sostanzialmente priva di decorazioni, a partire dalla met del XII secolo i vasi celadon
coreani si arricchiscono di motivi animali o vegetali prodotti con incisioni colmate da
argilla bianca o scura, con una tecnica derivata probabilmente dalle incisioni su metallo o
lacca. Lulti- ma fase del periodo Kory, a partire dalla met del XIII secolo, mostra
comunque un imbarbarimento delle tecniche che porta alla realizzazione di prodotti di
qualit di gran lunga inferiore alle precedenti.
In campo pi propriamente tecnico, progressi fecero gli studi militari (abbiamo visto
luso della polvere da sparo contro i pirati giapponesi) e di medicina, con la
ripubblicazione in Corea di importanti testi cinesi sullargomento. D fiore allocchiello
della tecnologia coreana durante il periodo Kory per rappresentato dallinvenzione
della stampa con caratteri mobili di metallo dopo i tentativi cinesi eseguiti con caratteri di
terracotta e urla consolidata tradizione di stampa con matrici lignee. Proprio con matrici
lignee venne stampato il grandioso Canone Buddhista coreano (Kory taejanggyng) alla
fine dellXI secolo come protezione dal pericolo per il Paese rappresentato dalle invasioni
Khitan. Le matrici lignee di questo primo Tripitaka andarono distrutte nel 1232, durante le
invasioni mongole, ma vennero tosto rifatte fra il 1236 e il 1251. Sono pi di ottantamila e
si trovano oggi conservate nel tempio Haein, nel meridione della Corea.
La stampa con caratteri mobili di metallo sembra risalire almeno al XIII secolo. Per
lungo tempo il primo testo stampato con la nuova, rivoluzionaria tecnica fu considerato il
Chikchi simche yojl (Punti essenziali delle indicazioni dirette alla mente e al corpo),
opera dargomento buddhista stampato il settimo mese del 1377. La qualit della stampa
risulta per tuttaltro che eccelsa, e questo perch lopera non venne creata in una
istituzione statale ma nel tempio buddhista Hungdk, utilizzando caratteri di scarto spesso
diversi fra loro per stile e dimensione.53 La stampa con caratteri mobili di metallo,
tuttavia, si rivelata molto pi antica, tanto che oggi uno dei primi testi stampati con
questa tecnica considerato il Sangjng kogn yemun (Scritti sulle antiche e moderne
cerimonie da osservare a corte) che datato addirittura al 1234.
La letteratura di Kory prende aspetti e fisionomie particolari dopo il colpo di Stato
militare del 1170. Prima di quella data, oltre alla solita produzione poetica in lingua e stile
cinesi, che una costante nella letteratura coreana dogni tempo, esaurisce la propria
vitalit la hyang-ga, modesta epigone di quella gloriosa di Silla. Undici delle complessive
venticinque hyang-ga che ci sono arrivate sono comunque depoca Kory e rappresentano
una perla della letteratura dispirazione buddhista: sono le splendide composizioni che
costituiscono le Pohydn sibwnga (Canzoni dei dieci voti di Samantabhadra) del monaco
Kyuny (923- 973), tramandate dal Kyuny-jdn (Vita di Kyuny), opera di Hyk
Ynjng edita nel 1075. Di Kyuny, originario di Hwangju, si sa che faceva Pyn di
cognome. Secondo la tradizione la sua nascita venne accompagnata da eventi prodigiosi
ed un fatto che durante la sua vita gli vennero attribuiti poteri magici e taumaturgici.
Mor come abate del tempio Kwibp, che il sovrano aveva fatto erigere per lui nel 963.
Nelle poesie in questione, che a dispetto del titolo sono undici (una serve infatti da
conclusione), Fautore, accoppiando il talento letterario alla sapienza dottrinaria, illustra
punto fondamentali della Regola buddhista favorendo in tal modo la diffusione del credo
dellIlluminato. Per il resto, i componimenti si rifanno ai dieci voti di Samantabhadra
contenuti nellAvatamsaka stra e probabilmente giunti a conoscenza di Kyuny
attraverso la traduzione in cinese fattane da Prajna (734-806). Ecco la prima delle poesie
di Kyuny, intitolata Yegyng chebul-ka (Per ladorazione del Buddha):
Io minginocchio davanti a quel Buddha
Che ha dipinto il pennello del mio cuore
Fino a che il tempo non sar finito.
Voglio adorare in eterno quel Buddha
Il cui tempio si trova in ogni dove
E che riempie ogni angolo del mondo.
Che la mia anima, il corpo e le intenzioni
Siano sempre votati al Suo servizio!
Dopo gli eventi del 1170 nella poesia coreana sono facilmente riconoscibili un filone
aristocratico e un filone popolare. Il primo esemplificato da quelle poesie dette
kynggiche-ga (Canzoni di tipo kynggt) che devono il loro nome alla domanda retorica
kyng ki tthaniikko o, alla cinese, kyonggihay? (Che ve ne pare?) presente nel quarto
e nel sesto verso di ogni stanza. Si tratta per lo pi di componimenti eulogistici e
autocelebrativi scritti dagli esponenti della nuova classe dirigente formatasi dopo la
rivoluzione. Genere che continuer anche nella prima parte del periodo Chosn, le poesie
kynggiche-ga presentano da tre a dodici stanze (la maggioranza si mantiene fra cinque e
sette). Ogni stanza formata da sei versi nei quali sono facilmente individuabili una
quartina iniziale e un distico finale. Il tipico schema metrico di una stanza della
kynggiche-ga pu cos essere descritto (i numeri indicano le sillabe):
I verso: 3-3-4
II verso: 3-3-4
III verso: 4-4-4
IV verso: wikyng ki tthaniikko?
V verso: 4-4-4-4
VI verso: wikyng ki tthaniikko?
Varianti nello schema riportato possono verificarsi, soprattutto nel numero delle sillabe
inserito fra le espressioni tipo del IV e VI verso. A volte per tutta la composizione della
stanza viene stravolta, col numero dei versi che aumenta fino a dieci e le sillabe che non
sembrano pi seguire una disposizione precisa. Pu mancare anche la simmetria fra il IV e
il VI verso e la domanda retorica posta una sola volta.
Il genere poetico popolare invece rappresentato dalla Kory sogyo (Canzone
popolare di Kory). Dalla metrica molto varia, con alcuni versi che semplicemente
ripetono per onomatopea il suono degli strumenti daccompagnamento, giusto per
sostenere il ritmo, dovevano essere delle canzoni simili ai nostri motivetti di musica
leggera tanto da essere spesso sulla bocca di tutti. Gli argomenti trattati sono molto meno
aulici di quelli presenti nella poesia aristocratica, talora addirittura prosaici, tanto che
alcune di esse furono esplicitamente accusate di licenziosit nel periodo Chosn, sotto la
sferza moralizzatrice del Neoconfucianesimo. Nella realt quotidiana cantata dalle Kory
sogyo le donne sono spesso le protagoniste di passioni eterne come laffetto per
linnamorato o per la madre: eccone qui un gustoso, celebre esempio conosciuto col titolo
di Samo-gok (Pensando alla madre):
Se la zappa da semina ha la lama
Pure tagliando non come la falce.
Anche se il padre comunque genitore,
Wi tngddungsyong,
Non sta come la mamma a coccolare.
Amore mio, come la mamma, tu, non mami!
La prosa di Kory fa registrare lo sviluppo di quella letteratura, detta paegwan54 che
il risultato della curiositas intellettuale dellerudito del tempo. Divagazioni di critica
letteraria, storielle pi o meno fantastiche, aneddoti biografici, nel risentire dellinfluenza
di opere cinesi dargo- mento simile [apprezzatissimo in Corea fu il Taiping guangji
(Notizie ampliate dellEra Taiping), completato nel 978] costituiscono un importante
passo verso il romanzo classico che nascer durante il periodo Chosn. Con la letteratura
paegwan si cimentarono i massimi letterati di Kory, da Yi Kyubo (1168-1241) a Yi
Chehyn (1287-1367), da Yi Ilio (1152-1220) a Choe Cha (1188-1260) e perfino le opere
di storiografia,55 specialmente il Samguk yusa, indulgendo in particolari tuttaltro che
verosimili lasciano intravedere unorigine comune col genere letterario citato.
La pi caratteristica produzione in prosa del periodo Kory forse costituita dai kajn
o iin sosl (pseudobiografie). Si tratta di brevi storielle, dove il protagonista di solito un
oggetto personificato, il cui intento principalmente moralistico ed edificante,
denunziando neppure troppo velatamente la corruzione dei costumi del tempo. Cos, il
Kong-bang-jn (Storia della moneta) di Im Churi (XII secolo) un attacco allavidit dei
funzionari pubblici, mentre il Chukpuin-jn (Storia della moglie di bamb)56 di Yi Kok
(1298-1351), esaltando la fedelt della protagonista sferza la rilassatezza dei costumi
sessuali del periodo. Non difficile scorgere in molti di questi racconti una sorgente
confuciana capace di trasformare lo strumento letterario in una vera e propria arma
politica dattacco alla societ e al pensiero allora dominante.
In conclusione, si pu affermare che Koryo fu un periodo assai produttivo anche per la
letteratura coreana, che si avvalse anche dellapporto di letterati stranieri grazie al clima di
grande apertura che permise un notevole arricchimento culturale.57 Un caso singolare ed
emblematico fu quello di Sl Son (?-1360). Di etnia uighur, ricopriva gi degli incarichi
pubblici in Cina quando vi conobbe il futuro re Kongmin, alla corte Yuan come ostaggio.
Quando Kongmin era ormai re di Koryo e in Cina scoppi lemergenza dei Turbanti rossi,
Sol Son si rifugi proprio in Corea, dallillustre amico, che gli concesse la cittadinanza
iscrivendolo nei registri dei cittadini di Kyngju.58 Buon letterato, Sl Son fu comunque
superato dal figlio Sl Changsu (1341-1399) che pass addirittura gli esami di Stato in
Corea, mentre il nipote Sl Sun (?-1435) sarebbe diventato un protagonista del
rinnovamento culturale confuciano della Corea nel periodo Chosn.59
Voglio chiudere il capitolo su Koryo con una poesia in stile e lingua cinesi di colui che
fu forse il pi grande letterato del periodo, Yi Kyubo, che mostra splendidamente la
dicotomia fra le passioni che investono il mondo della collettivit e la solitudine interiore
dellindividuo, eterna costante delluomo e non solo in Estremo Oriente. Si intitola
Kangsang wrya manggaekchu (Osservando alcuni viaggiatori in barca sul fiume, in una
notte di luna):
Un funzionario afferra il flauto e lo suona per diletto,
La barca avanza veloce, come sollevata dal vento.
Sopra il cielo la luna e sotto il cielo gli uomini, insieme
Poi ci ripenso: solo io, riempita la barca, torno indietro.
VII
IL PERIODO CHOSN

Dopo il Medioevo, il Rinascimento


Far paragoni fra Paesi e civilt diverse, accomunandone aspetti storici e culturali
spesso operazione rischiosa e, in fondo, poco produttiva ai fini di una seria indagine
scientifica. Tuttavia, sia pure in senso lato e con tutte le distinzioni del caso, parlare di
Rinascimento, riferendosi alla Corea del XV e di buona parte del XVI secolo, non dei
tutto illogico o azzardato. Di fatto, tale termine di stampo occidentale (ma non sarebbe
neppure completamente fuor di luogo parlare di Umanesimo) viene meritato, dalla
Corea del primo periodo Chosn, perch viene applicato a una particolarissima fase
storica che si svolge sotto le direttive di un pensiero confuciano assai propositivo (e non
sclerotizzato come dal XVII secolo in poi) che rivaluta il ruolo delluomo in un Universo
migliorabile attraverso quello sviluppo delle scienze e delle lettere che infatti viene
alacremente perseguito. N si deve dimenticare la necessit, per la nuova dinastia, di
dotarsi di fondamenta intellettuali che ne giustificassero lascesa anche (e soprattutto)
attraverso una formidabile campagna di pubblicazioni governative tendenti a sottolineare,
innanzitutto, la coreanit, ossia quellidentit culturale calpestata dai mongoli e da una
Casa Reale gravemente compromessa coi dominatori. In una cultura dove lobbedienza
allautorit regale era quasi istintiva, bisognava prima di ogni altra cosa delegittimare il
passato per giustificare il presente. Dimenticare Kory era la necessit primaria e, tutto
sommato, riuscirvi non fu difficilissimo.
La dinastia Wang di Kory aveva perso il suo diritto a regnare: gli era stato
definitivamente negato dal Cielo, per la sua turpitudine, corruzione e malvagit, e
lesecutore del mandato celeste era stato Yi Snggye, fondatore di un nuovo ordine morale
e civile e dunque naturale Taejo (Grande antenato) della dinastia appena insediata.
Come in ogni rivoluzione, bisognava adesso far piazza pulita del passato oltre che una
massiccia propaganda volta a giustificare latto di forza con il quale la vecchia Casa Reale
era stata abbattuta, fra lo sgomento di molti cittadini che avevano giudicato levento di una
gravit incommensurabile. A sottolineare la volont di rottura con i tempi trascorsi e
linizio di un nuovo progetto politico e culturale si provvedette subito a spostare la
capitale del regno. I geomanti mobilitati al fine di trovare un luogo il pi possibile
propizio lo individuarono a una cinquantina di chilometri a sud di Kaesng, la vecchia
capitale di Kory. Si trattava di Hanyang, una localit nei cui pressi, parecchi secoli
prima, era sorta la prima capitale di Paekche.1 Nel 1396 la citt fa pronta per il suo ruolo
di guida politica e culturale del Paese;2 diciassette chilometri di cinta muraria, quattro
porte grandi e quattro piccole in direzione dei punti cardinali, una divisione in cinque
distretti (pu) e cinquantadue quartieri (pang) la rendevano ben splendida agli occhi dei
cittadini. Chng Tojn, poco tempo prima di essere assassinato, nella sua lirica intitolata
Sindo-ga (La canzone della nuova capitale) cos celebrava la citt, non dissociandola certo
dal nuovo pensiero politico che laveva fatta nascere:
Nel territorio chera un tempo di Yangju
Si sviluppata una nuova capitale.
Un sovrano illuminato ha fondato un nuovo Stato
E ha dato inizio a unepoca di saggezza.
La politica attuale degna di una nuova capitale:
Duri a lungo, lEt di questi re, e sia celebrata da ogni cittadino!
A tarongdari.
Questa citt, con davanti il fiume Han e dietro il monte Samgak,
Prosperi, e fra queste acque e questi monti sia praticata ognora la virt!
Conosciuta universalmente come Seoul (che in realt in coreano un nome comune
che vuol dire citt capitale) la creatura di Yi Snggye e della sua squadra politica ha
recentemente celebrato tra grandi festeggiamenti il suo 600 anniversario.3
Eppure, il vecchio apparato statale di Kory non sarebbe stato del tutto stravolto. Con
rassestarsi della dinastia, anzi, si sarebbe notato che molte delle vecchie istituzioni erano
sopravvissute, a volte con compiti e incombenze simili alle precedenti, talora con funzioni
nuove. I primi anni della dinastia Yi, comunque, furono demergenza istituzionale e non
privi di episodi ambigui e luttuosi. Come avviene dopo ogni importante svolta politica,
infatti, Yi Snggye si trov costretto, una volta preso il potere, da un lato a proteggere se
stesso da eventuali rigurgiti antirivoluzionari, dallaltro a dover ricompensare coloro che
lo avevano aiutato a compiere il colpo di Stato. Risolse la prima necessit riformando le
forze armate e creando, nel 1393, tre corpi militari, detti ihng samgunsa4 allo scopo di
controllare, da nerbo dellesercito nazionale quali erano, quanto era rimasto delle guardie
armate private, al soldo delle famiglie pi potenti. Alla seconda necessit Yi Snggye fece
fronte creando un vero e proprio Consiglio della rivoluzione, detto Topyngisasa il cui
nerbo era costituito da cinquantacinque influenti personaggi, particolarmente vicini al
sovrano, che erano stati insigniti del titolo di kaeguk kongsitt, ossia sudditi di merito
nelledificazione dello Stato. Il Topyngisasa era uno strumento politico formidabile e
costituiva di fatto lesecutivo dello Stato, mettendo spesso il sovrano di fronte allunica
possibilit di approvare le proprie delibere in materia di affari civili e militari. Tale organo
direttivo, daltra parte, era stato in gran parte frutto del pensiero di Chng Tojn, massimo
ideologo della rivoluzione, che aveva teorizzato il potere e la supremazia del letterato
confuciano in due celebri trattati giuridico-filosofici: il Chosn kyngguk-chn (Codice
amministrativo della Corea), scritto da solo, e il Kyngje yukchn (I sei codici del
governo) compilato insieme a Cho Chun (1346-1405).5 Presto, per, il malcontento di
coloro che erano rimasti fuori dal favore regale cominci a dilagare e il bersaglio delle
critiche e delle invidie non pot che essere individuato in Chng Tojn, loscuro
funzionario arrivato ai massimi vertici della scala istituzionale. Si cominciarono a tessere
trame e intrighi, in un clima reso gi incandescente dalla lotta per la successione a Yi
Snggye che si era gi aperta fra i numerosi figli del fondatore della dinastia.6
Questultimo, non senza sorpresa, aveva nominato principe ereditario il suo ottavo figlio,
Pangsk (1382-1398), il secondo dei due natigli dalla seconda moglie. La decisione urtava
tanto Pangbn (1381-1398), fratello uterino di Pangsk (al quale il sovrano aveva in un
primo tempo accordato i propri favori), quanto Pangwn (1367-1422), quinto figlio nato
dalla prima moglie di Yi Snggye, che reputava essere in forte credito col padre per laiuto
prestatogli nella presa del potere. Alla fine fu lenergico Pangwn a prendere decisamente
liniziativa: prendendo spunto da una voce, pi o meno attendibile, secondo la quale si
stava preparando un complotto, guidato da Chng Tojn, volto a eliminare tutti i figli della
prima moglie del re, provvedette a sua volta a far assassinare in un colpo solo, nel 1398,
lodiato letterato e i due fratellastri. Lepisodio sconvolse e disgust il sovrano che, dopo
aver abdicato in favore del secondo figlio Panggwa (1357-1419), si ritir a vita privata,
ma il nuovo re (poi passato alla storia come Chaigjong) non dovette certo essere entusiasta
per aver ricevuto lo scettro in una simile situazione. Pur cercando di ergersi a moderatore
nella lotta per la successione, nella quale era ora entrato Panggan (?-1421), quarto figlio di
Yi Snggye, ebbe tuttavia il tempo di occuparsi anche degli affari di Stato, intraprendendo
un programma di riforme istituzionali grazie ai consigli del saggio Ha Yun (1347-1416).7
Promosse listruzione, creando scuole in ognuno dei cinque distretti della capitale, e
leconomia, incentivando la stampa di quella cartamoneta che, per averla appresa dalla
Cina Yuan, i coreani conoscevano gi dal tardo periodo Kory. Ma la guerra per la
successione stava per consumare il suo secondo, cruento atto. Quando apparve chiaro che
la bilancia del potere si stava spostando a favore di Yi Pangwn, Yi Panggan non esit a
radunare un esercito da inviare contro il fratello, e in questo ricevette laiuto decisivo di
Pak Po (?-1400), gi generale durante il regno di Taejo Yi Snggye. Nello scontro
armato che segu presso Kaesng, per, Yi Pangwn riusc vincitore: di conseguenza, Pak
Po fin giustiziato e Yi Panggan venne mandato al confino a Tosan. Poco dopo, Yi
Panggwa-Chngjong cedette lo scettro, per lui forse troppo pesante, al fratello, che cos
sal al trono come terzo monarca della dinastia Yi. Avrebbe avuto il nome postumo di
Taejong.
Aveva impiegato alcuni anni, Taejong, a raggiungere il trono, ma adesso, allaprirsi
del XV secolo, aveva finalmente le mani libere e il potere necessario per liberarsi
dellemergenza postrivoluzionaria e consolidare lo Stato secondo il proprio desiderio.
Taejong vagheggiava uno Stato fortemente centralizzato, rigidamente ispirato ai princpi
confuciani e scevro il pi possibile da interferenze esterne alla Casa Reale, in un rapporto
sovrano-sudditi improntato al reciproco rispetto e alla vicendevole fiducia. Aveva
cominciato gi ad agire durante il regno del fratello concentrandosi fin da allora sui due
principali elementi che pi di ogni altro limitavano il potere del sovrano: le milizie private
e il Consiglio Reale (o Consiglio della rivoluzione, come lo abbiamo gi chiamato)
Topyngisasa. Nel primo caso port felicemente a termine lopera del padre, inglobando
le guardie private nellesercito nazionale sotto lautorit del sovrano, nel secondo caso non
esit a sopprimere lingombrante organo (direttivo e a creare in sua vece un Consiglio di
Stato, detto ijngbu, dai numeri e dai poteri molto pi ristretti e limitati. In questo modo,
fra laltro, si attuava la netta separazione fra gli affari civili e quelli militari che fino a quel
momento erano stati in eguale misura competenza del Topyngisasa.
Ma Taejong non si limit a tali pur radicali riforme. Nel 1401 incass dalla Cina dei
Ming il completo riconoscimento dello Stato di Chosn e, forte di tale importante
successo diplomatico,8 prosegu a tutto spiano la propria politica volta a dare unidentit
precisa al Paese, annettendo definitivamente, nel 1404, quello Stato di Tamna (Cheju)
peraltro gi da secoli nellorbita coreana. Rilanci luso della cartamoneta e, nel 1402, si
conquist il favore dei cittadini installando presso il Palazzo Reale lo sinmungo, un
tamburo che tutti i sudditi in cerca di giustizia potevano suonare al fine di ottenere il
riconoscimento dei propri diritti. Nel 1403 promosse la costruzione di una notevolissima
quantit di caratteri mobili di metallo, detti kyemija9 al fine di incrementare e migliorare la
produzione e la stampa di libri:10 proprio in questottica che Taejong d il via alla
stesura degli Annali della dinastia Chosn (Chosn wangjo sillok), a partire da quelli di
Taejo, che vedono la luce nel 141311. Sempre nel 1413, dette al Paese quella fisionomia
geografico - amministrativa che si mantenuta fino al XX secolo, dividendo il territorio
nazionale, che Taejo aveva portato pi o meno allestensione attuale, in otto regioni
(Palto) ognuna retta da un governatore chiamato kwanchalsa.12 Poi, ag in modo da non
lasciar dubbi su come e quale fosse lideologia di Stato: laica, razionale e confuciana;
opposta, insomma, alla tradizione buddhista che il Paese si portava appresso da secoli. Del
resto, la politica antibuddhista (paebul chngchaek)13 aveva costituito uno dei cavalli
di battaglia dei padri intellettuali (Chng Tojn, Cho Chun, ecc.) dello Stato di Chosn.
Non stupisce, allora, che proprio il Buddhismo abbia subito pesantemente gli effetti del
nuovo corso. Nel 1406, le propriet e i privilegi del clero buddhista, che nel tempo erano
divenuti enormi, dovettero accusare un drammatico tracollo, dopo i primi colpi assestati
loro da Taejo.14 Le terre e gli schiavi dei templi vennero confiscati e il numero dei templi
stessi venne ridotto a duecentotrentadue.15 Ci non vuol dire che il Buddhismo sia stato
soppresso del tutto: al contrario, molte regine furono buddhiste e perfino alcuni sovrani
furono intimamente buddhisti, ma la fede nellIlluminato da questo momento in poi rimase
ben separata dagli affari di Stato, rimanendo come puro e personalissimo atteggiamento
verso il sacro. Le azioni contro il Buddhismo, nel salvaguardare lautonomia dello Stato
nei confronti di questa religione, furono dettate principalmente da motivi di carattere
fiscale (lerario recuper ingentissime somme dalla confisca dei beni del clero) oltre che
dalla necessit di condurre una politica coerente nei confronti di quellaristocrazia
confuciana che occupava i posti chiave a corte.
Le riforme di Taejong, soprattutto quelle relative allamministrazione interna,
portarono a una revisione dei codici elaborati a suo tempo da Chng Tojn: ecco cos che
il Kyngje yukchn venne integrato dal Wn yukchn (I Sei Codici di base) e dal Sok
yukchn (Supplemento ai Sei Codici). Si era delineata ora una struttura amministrativa che
riecheggiava quella di Kory, spesso solo nel nome, talora nelle funzioni. Mantenuta la
divisione in diciotto gradi (nove gradi, ognuno dei quali diviso in due livelli) dei pubblici
funzionari, lo Stato di Chosn sarebbe stato lo Stato dei samijng yukpans (Tre
consiglieri e sei ministri): qualcosa di simile a Kory (dove per i consiglieri erano di fatto
due) ma con importanza certamente diversa: diminuita quella dei consiglieri, aumentata
invece quella dei sei ministeri (yukch) i cui capi (pans), ora con ampi poteri
decisionali, potevano conferire direttamente col sovrano. Il Samsa, da modesto ufficio
tributario qual era, fin per diventare un elemento moderatore delegato al controllo della
funzione pubblica e alloccorrenza anche del sovrano, comprendendo le importantissime
istituzioni del Sahnbu (Ispettorato generale) del Saganwn (Censorato) e del
Hongmungwan (Ufficio dei consiglieri speciali).
Ma di tutto ci si parler in un prossimo paragrafo. Ci che appare chiaro, in questo
momento, che se Taejo fu il fondatore della dinastia Yi, Taejong ne fu il vero
costruttore. Quando nel 1418 si fece da parte, lasciando il trono al terzo figlio To, appena
ventunenne (sarebbe stato ricordato come Sejong), si poteva gi intuire che limmediato
futuro del Paese sarebbe stato brillante, per ci che era stato gi fatto e per ci che il
carattere e le doti del giovane re lasciavano prevedere.
E Sejong fece in modo di diventare il sovrano pi amato e rispettato dai coreani.
Cominci col sistemare lannoso problema dei pirati giapponesi, che avevano ripreso
vigore e coraggio dopo le sconfitte subite dai coreani alla fine del periodo Kory. Nel
1419, subito dopo essere asceso al trono, Sejong affid al comandante Yi Chngmu (1360-
1425) lincarico di attaccare ancora le basi dei pirati a Tsushima. La spedizione, condotta
con 227 navi, ebbe successo e stavolta i giapponesi dovettero scendere a patti col governo
coreano che, al fine di evitare altri problemi in futuro, concesse loro luso di tre porti
(Naeipo, Pusanpo e Ympo)16 come scali commerciali. In questo modo il commercio
con Tsushima venne disciplinato e assoggettato a precise regole doganali, ratificate nel
1443, in base alle quali era consentito, nei porti coreani, lattracco di cinquanta vascelli
giapponesi allanno, a patto che questi si presentassero con le credenziali del signore
dellisola giapponese.17
Successivamente, Sejong pens a consolidare i confini settentrionali del Paese. Il
crollo dei mongoli aveva lasciato le zone della Manciuria a ridosso della Corea in uno
stato di anarchia, dove in condizioni di nomadismo o seminomadismo si muovevano delle
popolazioni chiamate indistintamente dai coreani yain, ossia barbari. Letnia
predominante era quella dei Jurchen, vecchia conoscenza dei coreani, che non di
radosconfinavano per compiere razzie e saccheggi. Taejo aveva gi intrapreso delle serie
iniziative contro di essi, ma Sejong complet lopera, fissando definitivamente i confini
settentrionali in corrispondenza dei fiumi Yalu e Tuman. A tale riguardo Sejong si affid a
esperti generali quali Choe Yundk (1376-1445), reduce vittorioso di Tsushima, e Yi
Chn (1376-1451). Il risultato fu la completa pacificazione della regione fino allo Yalu
che fin per essere controllata da quattro avamposti militari18 disposti nelle aree pi
strategiche. La zona del fiume Tuman, invece, fu pacificata soprattutto dal generale Kim
Chngso (1390-1453)19 nel corso di una grande campagna, condotta nel 1433, che port
alla realizzazione di sei presidi militari permanenti20 per il controllo di quel territorio.21 La
Corea aveva cos assunto definitivamente i confini attuali.
Ma pi che uomo di guerra, Sejong fu uomo di pace. Mecenate di rara munificenza e
lungimiranza, grandissimo estimatore delle lettere, delle scienze e delle arti, fu il
principale protagonista di quel Rinascimento di cui i coreani vanno giustamente fieri.
Nellambito del suo programma di governo volto a promuovere il sapere, nel 1420
riqualific, ponendolo allinterno del Palazzo Reale, il Chiphynjn (Istituto per la
raccolta della virt), unistituzione che a Kory, seguendo il modello cinese, si era limitata
alla raccolta e alla pubblicazione di testi scritti.22 Sotto Sejong divent un autentico
istituto di ricerca dove le menti pi insigni avrebbero dovuto raccogliersi per dare al Paese
un avvenire di prosperit allinsegna del progresso e dellevoluzione del pensiero. Il
codice legale detto Chngjn (Codice di Giustizia) fu tra i prodotti pi notevoli di tale
attivit di ricerca, mentre i membri dellIstituto acquistavano sempre pi prestigio e peso
nelle decisione politiche dallalto del loro carisma intellettuale. Una situazione che
confortava certamente Sejong, che anelava a realizzare lutopia confuciana del sovrano
illuminato consigliato da un gruppo di saggi, ma che nel dare un indirizzo troppo
tecnico alla guida del Paese avrebbe avuto, da l a pochi anni, conseguenze
drammatiche.
Sejong provvedette anche a regolamentare ulteriormente le questioni materiali e le
dispute dottrinarie fra i buddhisti allo sbando dopo i drastici provvedimenti presi a loro
danno da Taejong. I templi autorizzati a svolgere piena attivit religiosa furono ridotti a
trentasei, egualmente divisi fra le scuole Kyo e Son, e ai monaci fu vietato di recitare ad
alta voce le Scritture nei luoghi pubblici. Fortemente scoraggiato fu anche luso della
cremazione, sistema di sepoltura tipicamente indoeuropeo che in Estremo Oriente era
arrivato proprio insieme al Buddhismo, fede proveniente dallIndia. Anche in questo caso,
per, le decisioni del sovrano appaiono dettate da motivi di opportunit politica pi che da
uneffetti- va volont di ostacolare la fede dellIlluminato: cosa infatti potesse significare
un atteggiamento condiscendente verso il Buddhismo si cap quando, alla morte della
regina consorte nel 1448,23 Sejong fece edificare allinterno del Palazzo Reale un piccolo
tempio buddhista chiamato naebultang. I luminari del Chiphynjn insorsero, e cos gli
studenti dellAccademia di Stato Snggyungwan, in un coro di proteste e boicottaggi che
addolorarono non poco il sovrano.
La rinascita culturale della Corea sotto Sejong si espresse in tutti i campi, aiutata da
una stabilit nei rapporti con rester che si concretizzava nellamicizia della Cina dei
Ming e dal rispetto portato a essa dalla corte coreana in nome del concetto di sadae
(traducibile con onore ai pi antichi o anche servire i potenti). Malgrado lo scarso
impatto avuto dalla monetazione sulla vita quotidiana, il re di Corea provvedette a una
nuova emissione in rame, nel 1423, che dalla legenda conosciuta come Chosn tongbo
(Ricchezza circolante di Chosn). Nuovi e pi perfezionati caratteri di stampa vennero
creati nel 1420 e nel 1434 (sono i caratteri detti, rispettivamente, kyngja e kabin,
dallanno della loro creazione),24 mentre nel campo delle scienze pure videro la luce nuovi
modelli di pluviometri, orologi ad acqua e strumenti astronomici. Lagricoltura, base
delleconomia nazionale, venne migliorata e incentivata anche attraverso pubblicazioni
come il Nongsa chiksl (Discorsi diretti sullagricoltura) compilato da Chng Cho (?
-1434) nel 1429 proprio su ordine regale. Il grande sviluppo della stampa permise che le
conquiste tecnologiche, insieme allideologia di Stato, venissero eternate sulla carta a
perenne memoria dei posteri. Molti manuali di comportamento confuciani erano stati
importati dalla Cina dei Ming nei primissimi anni della dinastia, ma ora cera abbastanza
maturit civile e intellettuale per pubblicarli in loco. Al riguardo, merita menzione il
Samgang haengsilto (I tre principi fondamentali del retto comportamento), del 1431, non
fosse altro perch il suo principale autore fu Sl Sun (?-1435), nipote di quel Sl Son di
etnia uighur che si era rifugiato in Corea ai tempi di re Kongmin di Kory. Erano per lo
pi opere prodotte dallattivit del Chiphynjn, cos come fu limportantissimo
Chipyng yoram (Manuale per la pace nel governo), del 1445, dargomento politico. Ma
non vi fu branca dello scibile umano che venisse trascurata: nel 1432 apparve il Palto
chiriji (Geografia delle otto regioni), oggi classico della geografia coreana, nel 1445 venne
pubblicato lo ibang yuchwi (Raccolta di prescrizione mediche),25 vero manuale e
prontuario di farmacologia, e questi non sono che due soli esempi.
Ma la fama immortale di re Sejong indissolubilmente legata allinvenzione
dellalfabeto nazionale, inventato nel 1443 e promulgato nel 1446 dopo tre anni di prova
durante i quali ne fu saggiata ladattabilit alla lingua coreana. Dellalfabeto abbiamo
parlato nel primo capitolo: ribadiamo che ne fa promotore lo stesso sovrano che port a
termine limpresa guidando una squadra di specialisti della quale facevano parte, fra
laltro, Song Sammun (1418-1456), Pak Paegnyn (1417-1456) e Yi Kae (1417- 1456),
giovani e brillanti letterati del Chiphynjn attesi, insieme ad altri colleghi, da una tragica
fine. Lalfabeto venne chiamato Hunmin chng m (Suoni corretti per listruzione del
popolo: il termine hangl molto pi recente) e non manc di provocare il malcontento
della fascia pi retriva dellaristocrazia confuciana, che mascherava il timore di perdere il
monopolio intellettuale paventando improbabili ritorsioni della Cina per labbandono degli
ideogrammi. Anche del bigottismo ebbe ragione Sejong, che con giusto orgoglio poteva
scrivere le seguenti parole nella prefazione dello Hunmin chng m, che presentava la
grande impresa:
I suoni della nostra lingua differiscono da quelli del cinese, n possibile comunicare
facilmente per mezzo della scrittura ideografica. Per questo motivo molti illetterati,
malgrado avessero desiderato trasmettere per iscritto i propri sentimenti, non sono stati in
grado di farlo. Io ho ponderato a lungo su questa realt e ne ho provato dolore e
compassione: cos che ho inventato ventotto nuovi segni grafici. mio sincero desiderio
che il popolo li apprenda in fretta, al fine di usarli nel modo pi appropriato nella vita
quotidiana
Sejong si spense nel 1450, a soli cinquantatr anni, lasciando molti rimpianti e seri
interrogativi per il futuro. Cerano buone ragioni per credere, comunque, che lerede
designato fosse degno continuatore della politica illuminata del genitore, e in effetti, colui
che sarebbe passato alla storia come Munjong, non deluse le attese. Munjong aveva
carattere mite, pur se temprato da episodi spiacevoli,26 e nutriva verso la cultura lo stesso
rispetto del padre. Gi Sejong aveva concesso moltissimo ai letterati del Chiphynjn che
ormai si ritenevano in tale confidenza col re da svolgere il ruolo di veri e propri consiglieri
politici, generando in tal modo invidie e malcontento in molti ambienti della corte. Una
conseguenza dellazione dei letterati era stata un maggiore dialogo istituzionale fra il
sovrano e il consiglio di Stato (formato, si ricordi, dai Tre consiglieri) e i ministeri:
circostanza invisa a chi concepiva una visione pi autoritaria della figura regale. Conscio
della propria cagionevole salute, Munjong si era stretto ancor pi ai letterati del
Chiphynjn raccomandando loro di prendersi cura del principe ereditario, allora bambino
di appena nove anni, nel caso le proprie condizioni fossero precipitate e questo aveva
messo in allarme non pochi nobili e funzionari, primo fra tutti il principe Suyang, secondo
figlio di Sejong e fratello minore di Munjong.
Nel suo breve regno, Munjong riusc a suscitare le migliori speranze in molti dei suoi
sudditi, promovendo e gratificando in eguale misura civili e militari, ma alla fine il male
ebbe il sopravvento su di lui ed egli giacque morto dopo due soli anni di regno, nel 1452,
ad appena trentotto anni. Dal letto di morte affid il principe ereditario alla tutela di
Hwangbo In (?-1453), consigliere capo del regno (yngijn), di fatto il Primo Ministro, e
a Kim Chngs, il pacificatore del nord-est. Allo stesso modo raccomand il ragazzo a
quei letterati del Chiphynjn che aveva tanto gratificato. Ma gli eventi si sarebbero
evoluti in modo tragico e presto la dinastia avrebbe attraversato uno dei suoi momenti pi
oscuri e drammatici.
Fra intrighi di corte e propaganda nazionalista
Il re bambino sal cos al trono e gli annali lo avrebbero ricordato come Tanjong.
Subito si mise in moto la macchina dellopposizione, personificata nel principe Suyang,
zio del ragazzo, e alcuni funzionari suoi protetti quali Han Mynghoe (1415-1487), Kwn
Nam (1416-1465) e Chng Inji (1396-1478), tutti stanchi del sempre maggior potere
decisionale assunto dal Chiphynjn. Cominci allora una spietata lotta per il potere fra i
sostenitori (e protettori) del sovrano legittimo e quelli dellaspirante usurpatore, in quella
che conosciuta come la rivoluzione silenziosa dellanno kyeyu (kyeyu Chngnan),
ossia il 1453. Gli oppositori del re ebbero la meglio e Hwangbo In fin assassinato, come
del resto anche Kim Chongs, e la stessa sorte tocc al principe Anpyng (1418- 1453),27
terzo figlio di Sejong e fratello minore di Suyang. Questultimo era ormai il padrone, a
corte, ma ancora indugiava nel compiere latto culminante, ossia la detronizzazione del
sovrano, al fine di consolidare ancor pi la propria posizione. Lo spodestamento del
sovrano legittimo non sarebbe infatti stato indolore e quello stesso anno 1453 Suyang ne
aveva avuto un pericoloso avvertimento quando aveva destituito dai loro incarichi,
insieme a molti altri funzionari fedeli al sovrano, anche Yi Chingok (?-1453) amico e
commilitone di Kim Chongs nonch titolare di unimportante carica nella regione del
Hamgyng, allestremo nord- est del Paese. Yi Chingok era persona coraggiosa e decisa
(di lui si diceva che fosse capace di catturare una tigre a mani nude) e si era guadagnato il
rispetto di quei Jurchen contro i quali aveva combattuto. Avendo capito che la situazione
politica stava per cambiare non esit a sollevarsi, pianificando uno schema di resistenza
che alloccorrenza avrebbe dovuto includere anche lalleanza con i Jurchen, ma proprio
mentre stava accampato nei pressi di Chongsng, in attesa di attraversare il fiume Tuman,
venne raggiunto da Chng Chong (?-1476), comandante militare della zona, e ucciso
insieme ai suoi tre figli.
La strada per il trono era ormai libera. Nel 1455 lo zio spodest il nipote e assunse la
corona: ricordato come re Sejo. Il ragazzo venne esiliato a Yngwl, nella regione del
Kangwn, ma a quel punto alcuni letterati del Chiphynjn, e in specie quelli che avevano
ricevuto le ultime volont del re Munjong in merito alla sorte del giovane erede al trono,
ordirono un complotto contro lusurpatore. Uno dei congiurati, tale Kim Chil (1422-1478),
fin per per tradire e la trama venne scoperta, provocando un vero e proprio bagno di
sangue. Fra gli altri, affrontarono impavidi la morte (ch il letterato confuciano giammai
pu servire due sovrani) Song Sammun, Pak Paengnyn, Yi Kae, Yu Sngwn, Ha Wiji
(1387-1456) e Yu ngbu (?-1456): sono ricordati come i sei funzionari martiri
(sayuksin) immolatisi in nome del sacro principio della lealt al trono, laltro pilastro,
insieme alla devozione filiale, del pensiero confuciano.28 Ecco come proprio Yi Kae
esprimeva in versi il proprio sdegno e la propria fermezza, nella sua poesia intitolata,
molto significativamente, Testamento:
Pur se onerosa, anche la vita grande.29
Pur se leggera, la morte un privilegio.
Esco fuori nellalba, ma nel sogno
I pini di Hynnng30 son pi verdi che mai.
Ma la tragedia non si ferm qui. Poco dopo, il principe Kmsng (1426-1457), sesto
figlio di Sejong e fratello minore di Sejo, ord un altro complotto per ripristinare i diritti
del deposto Tanjong. Il tentativo fall e il principe fin prima esiliato31 a Sunhng e poi
eliminato, tristissima sorte che tocc anche al piccolo ex sovrano che intanto era stato
degradato al rango di cittadino comune.32
Questi fatti ebbero una risonanza enorme e la dinastia pat un duro colpo alla propria
credibilit proprio mentre attraverso le opere eseguite su commissione reale cercava di
contrapporsi alla pretesa barbarie del periodo Kory, presentandosi come faro illuminante
lintera nazione. Fu una macchia indelebile, capace di mettere a disagio fior dintellettuali
che avevano riposto la loro fiducia nel nuovo ordine di cose, illudendosi forse daver
trovato la societ perfetta e quei sovrani degni dei mitici imperatori cinesi Yao e Shun. A
parte coloro che scelsero il martirio, vi furono altre manifestazioni di protesta, e clamorosa
fu quella dei cosiddetti sei funzionari sopravvissuti (saengyuksin)33 che in seguito ai
luttuosi avvenimenti accaduti a corte rifiutarono per sempre ogni contatto con le
istituzioni. Essi furono Nam Hyoon (1454-1492), Yi Maengjn, Wn Ho, Cho Y (1420-
1489), Sng Tamsu (?-1456), oltre al grande Kim Sisp (1435-1493).34
La vita comunque continu. Ottenuto il trono, Sejo impresse al Paese quella svolta
autoritaria che da tempo perseguiva, e non si pu dire che sia stato un sovrano privo di
iniziative. Nel 1456 chiuse il Chiphynjny ormai identificato come luogo di sedizione, e
lanno dopo riform i quadri dellesercito, costituendo cinque corpi darmata (owi)
ciascuno dislocato in una zona del Paese. Fu forse la rinnovata fiducia nella forza militare
che lo port, nel 1459, a inviare il fedelissimo Sin Sukchu (1417- 1475)35 presso i sempre
irrequieti Jurchen, al fine di ammonirli a non compiere atti inconsulti contro la Corea.
Favorevole al Buddhismo, fece costruire il tempio Wngak a Seoul e ordin di tradurre
nel nuovo alfabeto nazionale molte sacre scritture al pari di trattati di agronomia e di
tattica militare; opere, queste, certamente destinate a un pubblico dai limitati orizzonti
intellettuali. Continu a promuovere le opere governative e fu proprio sotto il suo regno
che videro la luce lavori come il Kukcho pogam (Thesaurus della corte nazionale) e lo
Haedong sngssirok (Cronache delle famiglie di Corea), e venne iniziata la compilazione
del Tongguk tonggam (Specchio generale del Paese dOriente) e del Kyongguk taejn
(Grande Codice Nazionale). Tangun, il mitico fondatore della nazione, diviene sempre
pi il simbolo della coreanit, in unondata di nazionalismo, visto come riscatto storico,
paragonabile solo a quella del primo 900, quando il Paese ebbe a soffrire la dominazione
giapponese. Un nazionalismo che permetteva di mantenere le distanze dalla Cina da dove
pure si importavano modelli culturali di volta in volta accettati in toto, modificati o
rifiutati.
Nel campo giuridico e sociale Sejo fu parimenti molto attivo. Nel 1466 sostitu la
vecchia legge sulla distribuzione di terre dellultima fase di Kory con la legge Chikchdn,
che tentava di correggere le disfunzioni createsi nel precedente sistema. Il perenne
problema del diritto di successione che finiva per essere comunque acquisito da molti
aristocratici, insieme allaumento del numero dei funzionari allavvento della nuova
dinastia, aveva limitato di molto la disponibilit di terre, al punto che nel 1417 se ne erano
dovute trovare di nuove, per i funzionari della capitale, nelle regioni meridionali della
penisola. Tale decisione era stata per presto abbandonata, nel 1431, visto che la
lontananza dalla capitale permetteva agli usufruttuari di aggirare le leggi sul fisco
arricchendosi illecitamente a spese dei contadini. La riforma di Sejo fu il tentativo di
sanare una situazione che si era fatta insostenibile gi a pochi anni dalle belle speranze
degli inizi della dinastia. I diritti ereditari furono drasticamente ridotti e le terre furono
destinate ai soli funzionari in servizio, causando per il malcontento di tutti coloro che,
terminata la carriera amministrativa, si trovavano senza rendita alcuna. La legge voluta da
Sejo ripartiva da zero, come altre volte era accaduto, ma inevitabilmente si scontrava con
il problema fondamentale di uneconomia coreana poco diversificata e senza valide
alternative. La maggior parte del sostentamento dellapparato statale doveva essere
garantito da una terra la cui disponibilit rimaneva inevitabilmente costante, a fronte
(dellaumento della popolazione e dei quadri della burocrazia. La legge Chikchn non
sarebbe stata certo lultima nel suo genere; presto, anzi, avrebbe mostrato tutta la propria
debolezza, come qualunque tentativo di risolvere la questione insolvibile della coperta
troppo corta.
Ma fu un altro provvedimento di Sejo alla base di un episodio gravissimo,
tramandatoci dalle fonti come la rivolta di Yi Siae (?-1467). Era accaduto che nel 1458, al
fine di meglio gestire le risorse umane e controllare lemigrazione interna nonch
lesazione delle tasse, il sovrano aveva deciso di rilanciare, stavolta in modo definitivo,
luso della targhetta di riconoscimento, detta hopae, che gi alla fine di Kory e poi nel
1413 si era tentato di imporre senza successo.36 Si trattava di una targhetta (solitamente di
legno, ma ve nerano anche di avorio e corno)37 recante i principali dati del possessore, a
partire dal nome e cognome, dallanno di nascita secondo il ciclo sessagesimale,
autenticati dal sigillo dellufficio emittente.38 Insomma, una vera e propria carta didentit
che ogni cittadino maschio al di sopra dei sedici anni39 doveva farsi rilasciare e conservare
gelosamente, pena gravi provvedimenti,40 e che doveva essere restituita allufficio
competente dai familiari del titolare alla morte di questi. Le famiglie nobili del nord della
penisola, gi contrariate per rinvio nella loro area dinfluenza di funzionari della capitale
(che ne limitavano potere e azioni), temettero ora di perdere molta della loro mano
dopera, date le restrizioni sui movimenti interni dei cittadini imposte dal documento
didentificazione, che di fatto esigeva la residenza del titolare nel suo luogo dirigine. Nel
1467 esplose la rivolta, capeggiata da Yi Siae, nobile di Kilchu (regione del Hamgyng), e
da suo fratello Yi Sihap (?-1467). Trucidata buona parte dei funzionari provenienti dalla
capitale, i rivoltosi si guadagnarono lappoggio di alcune guarnigioni militari del nord e
addirittura di un contingente Jurchen prima di essere sopraffatti dallesercito regolare dopo
tre mesi di lotta. La punizione fu esemplare: morte per i capi della rivolta, esilio a
Wnbyn per i collusi in modo marginale. Perfino il nome del distretto di Kilsng, dove la
sommossa era covata prima di esplodere, venne cambiato in Kangdng.41
Sejo mor poco dopo, pare di lebbra, dopo essersi votato sempre pi al Buddhismo per
i rimorsi delle stragi compiute al momento dellascesa al trono. Per la Corea si aprivano
nuovi e inquietanti orizzonti politici: in fondo, le grandi rivolte del 1453 e del 1467 non
erano state causate dal malcontento dei contadini, ma dal malessere in seno
allaristocrazia, mentre lusurpazione del trono da parte di Sejo aveva visto lun contro
laltro armato il fior fiore dei funzionari e degli intellettuali del Paese. I regionalismi
accesi e la naturale tendenza a identificarsi in un gruppo lasciavano presagire delle lotte
intestine nella classe dirigente del Paese, malgrado lideologia di Stato fosse cambiata
rispetto a Kory.
Il successore di Sejo, Yejong, mor dopo appena tredici mesi di regno, e a lui successe
Sngjong. Era ormai, questi, il nono sovrano della dinastia e se ancora continuava la
stampa di opere governative nel nome della rinascita e dellidentit culturale del Paese,
pure molti degli entusiasmi che avevano accompagnato la rivoluzione di Taejo si erano
gi affievoliti.
Subito fa necessaria una correzione da apportare alla legge Chikchn promulgata da
Sejo: dal 1470, al fine di evitare, da parte dei funzionari fruitori delle terre, il ripetuto
abuso sui contadini consistente nellesazione non autorizzata di tasse, il governo centrale
decise di esigere i tributi direttamente, ossia senzaltri intermediari. Nel 1479 la corte fu
interessata da un episodio in s certamente molto grave, ma i cui effetti sarebbero stati
addirittura dirompenti parecchi anni dopo. La regina consorte, nata Yun, venne privata del
titolo, allontanata dal Palazzo Reale, pare per la sua eccessiva gelosia,42 e lanno dopo
addirittura giustiziata. La donna, unex concubina reale (sugi), era stata promossa al
grado di regina nel 1476, anno in cui aveva dato alla luce il principe Yaisan (Ynsangun),
poi designato come erede al trono: una scelta, questultima, che avrebbe avuto
conseguenze drammatiche.
Ma anche nel panorama politico del Paese si stavano verificando degli importanti
mutamenti. Fino al regno di Sejo, il potere a corte era rimasto circoscritto a quei
funzionari che continuavano a condividere la spinta e gli ideali rivoluzionari che avevano
portato alla nascita della dinastia. Erano i rappresentanti di quel potere degli antichi
meriti (hungu seryk) che come unica opposizione aveva fatto registrare solo qualche
defezione, pur importante (si pensi ai sei funzionari sopravvissuti), che tuttavia non ne
aveva sfidato apertamente lautorit, preferendo semplicemente rinunciare alla lotta
politica. Adesso, per, nuovi scenari si stavano delineando e una seria minaccia
cominciava a profilarsi per laristocrazia dei vecchi meriti. Nella parte sud-orientale del
Paese aveva acquistato notevole seguito e notoriet un altro ramo dellaristocrazia
confuciana che veniva detta sarim (bosco dei funzionari). In generale, il termine sarim
un mero sinonimo di yurim (letterato confuciano), ma nella terminologia politica del
tempo venne a indicare un preciso partito che si richiamava alle idee di Kil Chae (1353-
1419). Questultimo, pur se ardente confuciano, si era opposto con fermezza al
rovesciamento della dinastia Wang di Kory e aveva vissuto il dopo-rivoluzione con
estremo disagio, rifiutandosi di svolgere un ruolo attivo nella nuova amministrazione.43 I
continuatori del suo pensiero avevano proseguito nella politica di boicottaggio nei
confronti della nuova dinastia, preferendo ritirarsi in provincia (da qui il loro nome),
concentrandosi intorno ad autorevoli personaggi come Kim Chongjik (1431-1492), Kim
Koengpil (1454-1504), Chng Ychang (1450-1504), Kim Ilson (1464- 1498), ecc. A un
certo punto, per, i sarim intrapresero la scalata al potere di corte, soprattutto con il loro
rappresentante pi in vista, Kim Chongjik, che arriv a occupare prestigiose cariche,
compresa quella di ministro della Giustizia. Tale svolta nella politica dei sarim era
avvenuta con la complicit del sovrano che forse, cominciando a considerare troppo
invasiva la presenza dei vecchi cortigiani, aveva optato per un rinnovamento dei quadri
dirigenti.44 I sarim riuscirono cos a insediarsi nella capitale, ma anche in virt del fatto
che essi conducevano una campagna moralizzatrice dai toni accesissimi contro gli
aristocratici dei vecchi meriti, lo scontro con questi ultimi fu inevitabile. Loccasione
per una sanguinosa resa dei conti si present quando il principe Ynsan, giovane di
appena diciotto anni, sal al trono di Corea dopo la morte di Sngjong, nel 1494. Al
momento di compilare gli annali del re defunto, fra gli scritti di Kim Ilson venne rinvenuto
un componimento di Kim Chongjik (a sua volta morto nel 1492), intitolato Choijemun
(Pianto per un imperatore giusto), che gli avversari dei sarim non esitarono a interpretare
come una critica al re Sejo per la detronizzazione del nipote Tanjong.45 Di ci (e del
conseguente, rinato disprezzo per la dinastia regnante) i funzionari dellaristocrazia di
merito riuscirono a convincere il sovrano, che nel 1498 ordin una vera e propria strage
di sarim che non risparmi neppure il defunto Kim Chongjik, il cui cadavere venne
riesumato e simbolicamente giustiziato post-mortem. Fu la cosiddetta epurazione
dellanno muo (Muo sahwa), la prima delle tragiche quattro epurazioni che avrebbero
funestato la corte coreana da l a mezzo secolo circa. Fu questo il primo inquietante
segnale della volubilit del principe Ynsan che pure nei suoi primi anni di regno aveva
mostrato interesse per il dialogo istituzionale e le riforme. Sarebbe stato detronizzato per
corruzione, malvagit e malgoverno, alla fine, e per questo privo di un nome postumo e i
suoi annali non hanno meritato il titolo di sillok (Annali veritieri), ma solo di ilki (Diario).
Tuttavia, basta guardare al suo regno per rendersi conto di come Ynsangun (il titolo Kn
- gun vuol dire propriamente re, signore o principe) sia stato incitato dai suoi
cortigiani ad azioni non certo ispirate dal principio della moderazione e della mitezza. Una
prova di ci data dallepurazione dellanno kapcha (kapcha sahwa), ossia il 1504, che
fu, oltre che il tentativo di annientamento definitivo dei sarim, anche un autentico
regolamento di conti in seno allo stesso Hungupa, ossia il partito degli aristocratici di
merito. Al fine di gettare discredito sui nemici interni e provocare lira del sovrano nei
loro confronti, il funzionario Im Sahong (?-1506), imparentato con la Casa Reale in
seguito al matrimonio di due suoi figli con delle principesse, mise Ynsangun al corrente,
con dovizia di particolari, della sorte toccata alla madre, sorte di cui il giovane re era in
buona parte alloscuro. La reazione di Ynsangun fu terribile e port alleliminazione
fisica di moltissimi personaggi ritenuti a torto o a ragione connessi con il lacrimevole
episodio della regina Yun, deposta nel 1479 e poi assassinata.46 Il sovrano sconvolto perse
probabilmente anche la fiducia nella corte e nelle istituzioni da egli stesso rappresentate e,
forse ormai irrimediabilmente turbato nella salute psichica, si abbandon a ogni genere di
stravaganze e di eccessi sessuali,47 mentre Im Sahong e i suoi diventavano i veri padroni
del Paese. Alla fine, nel 1506, un colpo di Stato preparato allinterno della corte port alla
detronizzazione di Ynsangun (fin esiliato nellisola di Kanghwa, dove sarebbe presto
deceduto) e allesecuzione di Im Sahong. Fu questa la cosiddetta restaurazione di
Chungjong (Chungjong panjong) perch col nome postumo di Chungjong venne
ricordato il fratello minore di Ynsangun che sal al trono dopo di lui.
Il nuovo sovrano cerc subito di ristabilire a corte un certo equilibrio politico,
rimpinguando le fila dei sarim, che erano usciti letteralmente decimati dalle due recenti
epurazioni. Il sovrano stesso scelse come mentore uno dei loro esponenti pi
rappresentativi, vale a dire Cho Kwangjo (1482-1519). Questi fin inevitabilmente per
ritrovarsi in una posizione dassoluto prestigio e della sua autorit approfitt per portare
avanti una massiccia attivit moralizzatrice, tendente da un lato a far radicare i precetti del
Confucianesimo in ogni angolo del Paese, dallaltro a consolidare, insieme allideologia
teorizzata, la posizione propria e del proprio partito nei confronti del Hungupa, che pure
aveva deposto Ynsangun e portato Chungjong sul trono. Per oltre un decennio le idee di
Cho Kwangjo imperversarono letteralmente, attuandosi nei decreti del sovrano che gli
accordava completa fiducia. Si and dai piccoli episodi, come la distruzione di un
tempietto sciamanico allinterno del Palazzo Reale, ad autentici indottrinamenti delle
masse con la promozione, in tutte le otto regioni della Corea, di un modello di
autogestione, chiamato hyangyak (codice locale), ispirato ai pi rigidi dettami della morale
confuciana.48 Il codice in questione si articolava in quattro punti fondamentali che
mettevano in luce la solidariet finalizzata alla costruzione di una societ ideale: tgp
sanggwn (reciproche esortazioni alle opere virtuose), kwasil sanggyu (reciproco controllo
delle colpe e dei misfatti), yesok sanggyo (reciproco uso di cortesie e buone maniere),
hwannan sanghyul (reciproca solidariet nelle disgrazie). A livello politico, comunque,
sembra quasi superfluo sottolineare come liniziativa di Cho Kwangjo si proponesse la
costruzione di una piattaforma ideologica sempre pi ampia sulla quale poter edificare il
potere dei sanm, e altri passi dellaudace riformatore non lasciarono pi dubbi in tal senso:
venne infatti chiuso il sogyks, un ufficio preposto (sotto un evidente retaggio taoista)
alle cerimonie in onore del Cielo, della Terra e delle stelle49 e nel 1519 venne fatta
svolgere una speciale sessione di esami, detta hynnyanggwa (esami per i magnanimi e i
sapienti), allo scopo di reclutare tra le file dei sarim stessi un buon numero di funzionari
statali. Ma Cho Kwangjo non si ferm a questo: mai dimenticata lantica ostilit contro il
partito della meritocrazia Hungu, si scagli contro coloro che avevano appoggiato
lascesa al trono di Chungjong, revocando i privilegi istituzionali a un buon 75% di essi.
Era troppo, e gli avversari politici, toccati nella loro sfera pi personale, stavolta decisero
di mandare in rovina colui che appariva ormai come lo zelota factotum del regno. Alcuni
esponenti dello Hungupa, fra i quali spiccavano Nam Kon (1471-1527), Hong Kyngju
(?-1521) e Sim Chng (1471-1531), ordirono cos un piano diabolico che coinvolse anche
la concubina reale Pak e altre donne del Palazzo Reale. Vennero recapitate al re alcune
foglie dalbero, gi attaccate dagli insetti, che recavano la scritta chucho wiwang (cos
procedendo si diventa re), ovviamente preparata a bella posta, che sarebbero state un
segnale della volont di Cho Kwangjo di sostituirsi al sovrano e di assumere egli stesso il
trono. Alle calunnie si aggiunsero altre calunnie finch il sovrano non arriv a dubitare
seriamente del suo ex protetto, e allora fu la rovina, ancora una volta, per i sarim e per
Cho Kwangjo, che fu costretto a bere il veleno. Fu lepurazione del 1519, conosciuta come
kimyo sahwa (epurazione dellanno kimyo): un altro durissimo colpo inferto ai sarim.
Ma i problemi per i sarim erano destinati a continuare. Fallito per il momento lassalto
al potere della capitale, il partito ebbe un lungo attimo di riflessione, tornando alle sue
origini e fondando, nella provincia, un gran numero di quei centri di studi confuciani
(swn) secondo quanto era accaduto a suo tempo nella Cina dei Song. Erano, questi,
degli autentici centri di controcultura che, nellaiutare a diffondere il Confucianesimo in
modo sempre pi capillare, finivano per diventare vere e proprie scuole di pensiero
propaganti le idee filosofiche e politiche del loro maestro fondatore. Dopo la divisione in
fazioni dei sarim, nel 1575, i swn sarebbero diventati delle autentiche sezioni di partito i
cui iscritti finivano per seguire, in un contesto ormai lontano da quello del puro e semplice
apprendimento, la linea politica del maestro, per buona o cattiva che fosse.50 A Chu
Sebung (1495-1554) viene fatta risalire la fondazione, nel 1543, del primo (o comunque di
uno dei primi) swn, ma questi caratteristici centri di studio avrebbero conosciuto una
notevole proliferazione pi tardi, insieme al deteriorarsi dei rapporti e degli equilibri di
potere della capitale che portavano allallontanamento dalla vita politica di molti
personaggi che, per desiderio di rivalsa o puro spirito di sopravvivenza non avevano altra
scelta se non quella di aprire una scuola e insegnare.
Non ci sono comunque dubbi sul fatto che, dando la possibilit di studiare anche alla
piccola nobilt di campagna, il numero dei sarim sia presto aumentato vertiginosamente, e
nel lungo periodo di pace e relativa prosperit attraversato in quel tempo dal Paese lalto
numero di concorrenti qualificati rese ancora pi feroci le lotte per accaparrarsi gli
incarichi pubblici pi prestigiosi dopo il superamento degli esami di Stato. Ancora una
volta i sarim finirono per approdare a corte, approfittando della buona disposizione verso
di essi tenuta da Yun Im (1487-1545), che nel 1544 ne promosse diversi a posti di grande
responsabilit allorch venne a mancare re Chungjong e sal al trono Injong, nipote per
parte di madre dello stesso Yun. Molto significativamente, tra i primi provvedimenti del
nuovo sovrano vi fu la piena riabilitazione di Cho Kwangjo, scomparso nellepurazione
del 1519. La morte di re Injong dopo solo otto mesi di regno, per, caus un nuovo
cataclisma politico. Al trono sal infatti, bambino di appena undici anni, Myngjong,
fratello minore di Injong ma nato dalla seconda regina consorte di Chungjong, ossia
Munjng (1501-1565: nata Yun) dopo che la prima regina, Changgyng, era morta nel
1515.51 Dietro il re-bambino cominciarono subito ad agire la volitiva e ambiziosissima
madre e lo zio, Yun Wnhyng (?-1565), il cui gruppo politico era chiamato dei piccoli
Yun (soyun) per distinguerlo dai seguaci di Yun Im, detti grandi Yun (taeyun). Fu uno
dei pi classici esempi, nella storia coreana, di surym chngjng (amministrazione dello
Stato da dietro la tenda), con preciso riferimento alla regina madre che, in quanto donna,
non potendo esercitare direttamente lautorit reale consigliava il figlioletto sovrano da
dietro un tendaggio o un paravento. Per i sarim e il loro protettore Yun Im fu ancora la
rovina: nel 1545 caddero vittima di unaltra epurazione conosciuta come lsa sahwa
(epurazione dellanno lsa) in cui oltre a un gran numero di sarim perirono lo stesso Yun
Im insieme ai suoi tre figli.
La regina madre Munjng continu di fatto a regnare, risollevando il Buddhismo,
uscito malconcio dai regni di Sngjong in poi, e circondando di favori i suoi parenti [il
fratello Yun Wnhyng fu addirittura Primo Ministro (Ynguijng) nel 1563], odiati e
temuti. Quando per la regina venne a mancare, nel 1565, il suo mondo croll con lei: il
fratello venne esiliato a Kangm dove presto mor e due anni dopo, orfano della
potentissima genitrice, mor pure re Myngjong il cui trono pass a colui che sarebbe stato
ricordato come re Snjo. Il lungo regno di questultimo (1567-1608) avrebbe sancito la
fine del Rinascimento coreano: un periodo benedetto dalla pace e anche per questo
eccezionale, malgrado gli intrighi a corte, che ancora nella prima met del XVI secolo
aveva visto la pubblicazione di gradi opere governative (retaggio della verve culturale
dinizio dinastia) e fiorire un dibattito filosofico senza pari. Con Snjo, la Corea entra nel
caos delle fazioni, che spesso strumentalizzeranno a fine politico le posizioni filosofiche
dei vari maestri, e si avvicina drammaticamente alla fine di quella lunga pace che ne aveva
esaltato le lettere e le arti. Il periodo Chosn aveva gi raggiunto il suo culmine: stava
ormai per cominciare la parabola discendente.
Le lotte politiche e laggressione giapponese
Il potere a corte dei sarim era stato ancora una volta azzerato e gi i superstiti del
partito si preparavano caparbiamente alla riscossa. Forti dello zoccolo duro costituito in
provincia dai swn, allascesa al trono di Snjo tornarono in auge e stavolta
definitivamente. Il codice hyangyak, teorizzato da Cho Kwangjo, sotto Snjo trov piena
applicazione, mentre i swn si moltiplicavano sempre pi spesso con la benedizione
reale.
Intanto, lo slancio culturale che aveva caratterizzato gli inizi della dinastia era
proseguito, nel XVI secolo, producendo un notevole fenomeno dialettico a proposito di
quellideologia confuciana che, almeno a un livello istituzionale, permeava ormai lintero
Paese. Se il XV secolo era infatti principalmente trascorso nellimpegno di fissare i canoni
del pensiero confuciano enunciandone tutti quei princpi fondamentali eventualmente
adattati alla realt coreana (da qui il proliferare di opere sui riti, il cerimoniale, letichetta,
i rapporti interpersonali e ogni altro aspetto della vita, soprattutto quella pubblica), il XVI
secolo aveva generato la speculazione sul sistema di pensiero dominante. La vita culturale
del tempo fu dunque caratterizzata da appassionanti dibattici filosofici ruotanti intorno alle
figure di grandi pensatori come Yi Hwang (1501- 1570), detto Toegye, Yi I (1536-1584),
detto Yulkok, Ki Taesng (1527- 1572), detto Kobong, Sng Hon (1535-1598), detto
Ugye, ecc. Particolarmente accesa fu la diatriba filosofica conosciuta come Dibattito dei
quattro e dei sette (sachillor). Non certo facile presentare qui, in poche righe, una
disputa che sarebbe continuata per secoli, caratterizzando anche gli orientamenti politici
dei futuri partiti o fazioni, ma in termini molto semplici la questione si pu riassumere
come segue. Si parte dal postulato di Mencio secondo il quale in ogni uomo c una
natura celeste, rappresentata dai cosiddetti quattro princpi (commiserazione,
vergogna, modestia e discernimento) che a loro volta danno vita alle quattro virt
(umanit, saggezza, giustizia e correttezza), e una natura sensuale rappresentata dalle
sette emozioni (gioia, ira, tristezza, paura, amore, repulsione e desiderio). Zhu Xi, sulla
scia di Mencio, identific i quattro princpi con il li, lOrdine Primigenio, il Principio
Formativo Universale, e le sette emozioni con il ki, ovvero lEnergia, la Forza Motrice
per lattuazione e la realizzazione (dellOrdine Cosmico. A questo punto i sostenitori della
supremazia del li asserirono che i quattro princpi devono avere la precedenza sulle
sette emozioni, che rispetto ai primi sono conseguenti e potenzialmente pericolose se
non correttamente equilibrate. Viceversa, i fautori della supremazia del ki sostennero che
la precedenza spetta a questultimo in quanto i quattro princpi possono anche non
comprendere le sette emozioni, mentre le sette emozioni includono sempre i quattro
princpi. In Corea, dopo Yi njk (1491-1553) che ne era stato il primo, vero assertore,
sostenitore del li, inteso come Principio assoluto rispetto alla relativit del ki, fu il grande
Yi Hwang, che in tal modo rimarcava la dicotomia fra i quattro e i sette. Ki Taesng e
Yi I, viceversa, sulla scia delleccelso So Kyngdk (1489-1546) sostennero la supremazia
del ki, ritenendo impossibile il dualismo fra i due elementi considerati anzi inscindibili,52
In altre parole, la scuola di Ki Taesng e Yi I, nellevitare lastrazione della pura teoria
tipica del letterato che si ritirato dal mondo (scelta che Yi Hwang aveva in effetti
compiuto) si concentrava anche sui problemi ordinari della vita dello Stato come
listruzione e leconomia, prendendo semplicemente atto dellimpossibilit pratica di
dividere i due elementi li e ki.53 Questa distinzione, tuttaltro che marginale, si sarebbe
riflessa anche sullindirizzo di pensiero delle varie fazioni politiche che si sarebbero
formate in Corea di l a poco.
Lesplosiva formazione delle fazioni politiche in Corea e la loro conseguente rivalit
(tangjaeng), fattore determinante dellindebolimento interno del Paese, si fa
tradizionalmente risalire a un anno ben preciso (il 1575) e a un episodio ben
circostanziato, ossia il dissidio personale fra i funzionari Sim igym (1535-1587) e Kim
Hyown (1532-1590). Quest,ultimo, seguace delle idee di Yi Hwang, era stato
raccomandato per un posto presso il Ministero del Personale e degli Affari Civili, ma
presto si era trovato a fronteggiare la fiera opposizione del primo, che lo accusava di
essere stato, a suo tempo, un adulatore di un personaggio controverso come Yun
Wnhyng. Nonostante il suo indubbio potere a corte,54 per, Sim igym non pot
impedire che, nel 1574, il rivale venisse nominato Chngnang (o Chllang: carica di V
grado normale) proprio presso il Ministero del Personale. Lanno seguente Kim Hyown,
finito il suo mandato, trov a sua volta il modo di vendicarsi, impedendo laccesso alla
stessa carica al fratello minore del rivale, Sim Chunggym (1545-1594).55 Fu allora che
molti dei funzionari a corte presero le parti delluno o dellaltro, finendo col dividersi in
due partiti (o fazioni) ben distinti: quello degli uomini dellest (tongin), favorevoli a
Kim Hyown e alle idee di Yi Hwang, e quello degli uomini dellovest (som),
favorevoli al rivale e seguaci, in linea di massima, del pensiero di Yi I.56 Presto, poi,
allinterno di un panorama politico cos spaccato si crearono altre divisioni. Nonostante i
tongin si fossero impossessati del potere, infatti, trovarono modo di dividersi in due
subfazioni: gli intransigenti pugin (uomini del nord) guidati da Yi Pai (1544-1589), Yi
Sanhae (1538-1609), ecc. e i namin (uomini del sud) con a capo, fra gli altri, U Sngjn
(1542-1593) e Yu Songnyng (1542-1607), pi disposti al compromesso e al dialogo
politico.57 Dal punto di vista dottrinale, significava unulteriore scissione, ossia il distacco
delle tesi di Cho Sik (1501-1572) da quelle di Yi Hwang. Come se non bastasse, i pugin si
sarebbero subito divisi in Taebuk (Grande Nord) e Sobuk (Piccolo Nord), e ancora in altri
partiti minori. Riguardo ai sin, invece, dopo vari frazionamenti essi si sarebbero raccolti
intorno a due filoni principali: quello dei Noron (Vecchia Dottrina), che avrebbe avuto la
supremazia, e quello dei Soron (Nuova Dottrina)58. Dopo un buon mezzo secolo di lotte,
comunque, le fazioni dellaristocrazia coreana si sarebbero ridotte prima a tre e poi a
quattro (i cosiddetti sasaek, ossia quattro colori): namin, sobuk, noron e soron. Il potere,
comunque, sarebbe rimasto prevalentemente nelle mani dei som noron.
Nel 1562, dopo unannosa attivit banditesca svoltasi prevalentemente nella regione
del Hwanghae, cadeva ucciso il brigante Im Kkkchng (?-1562), fuori casta assurto al
grado di capobanda animato da nobili ideali di giustizia. Un segnale di malessere, che
venne trascurato dalle generazioni di aristocratici formatesi in un periodo storico di buona
stabilit, e inascoltato campanello dallarme sulle condizioni del popolo. Ma i politici
avrebbero trascurato segnali ben pi gravi che avrebbero avuto conseguenze addirittura
funeste per lintera nazione. Mentre i quadri dirigenti coreani si logoravano in
uninterminabile serie di lotte intestine, infatti, il panorama internazionale stava
drammaticamente cambiando. Due i principali focolai di tensione: la sempre turbolenta
Manciuria e le isole giapponesi. In Manciuria gli yain (e i Jurchen in particolare) si
stavano di nuovo pericolosamente aggregando facendo prevedere una loro irresistibile
ascesa in poco tempo. La prima seria avvisaglia si ebbe nel 1583, allorch unorda di yain,
guidata da Nitanggae, si rivers sulla Corea nord-orientale spazzando via numerosi
presidi militari. Il generale Sin Ip (1546-1592) li ricacci indietro allontanando per il
momento il pericolo, ma ad est del Mare dOriente una minaccia ben pi grave si stava
profilando. Il giapponese Toyotomi Hideyoshi (1536- 1598), a capo di un Paese da poco
riunificato, forse proprio allo scopo di alleggerire la pressione interna fornendo alla
propria soldataglia il miraggio di un ricco bottino oltre confine si preparava a invadere il
continente, con la segreta speranza di abbattere lImpero Ming ormai in decadenza. La
penisola coreana rappresentava la naturale piattaforma sulla quale porre le basi per la
conquista e trovare il pretesto per un conflitto non fu certo difficile: pesavano le secolari
lotte fra i due Paesi, mentre venne propagandato ad arte il supporto (in verit forzato)
fornito dai coreani ai mongoli nelle spedizioni contro il Giappone del 1274 e del 1281.
Nonostante i venti di guerra soffiassero da tempo, tuttavia, la Corea dette scarso credito
alleventualit di uninvasione dal Giappone e ci malgrado gi della met del XVI secolo
fosse stato creato un apposito organo istituzionale preposto alla difesa nazionale come il
Pibynsa (Ufficio per la difesa dei confini).59 Ancora una volta le divisioni politi-che
avevano causato dei danni gravissimi: fra i diplomatici che recentemente avevano visitato
il Giappone, infatti, vi erano delle opinioni contrastanti a proposito della possibilit di
uninvasione. Hwang Yungil (1536-?), del partito dei sin, riteneva laggressione sicura,
laddove Kim Songil (1538-1593), del partito dei tongin, aveva sulla situazione
unopinione decisamente pi ottimistica. Prevalse a lungo questultima linea, per la
sventura della Corea, grazie anche al fatto che il partito di Kim aveva in quei tempi la
leadership a corte,60 e quando si decise di approntare le prime difese il tempo era ormai
scaduto. In tal modo, il Paese mancava colpevolmente di una difesa degna di questo nome
e si trov completamente impreparato di fronte al conflitto.
Linvasione, passata alla storia come Imjin waeran (Guerra col Giappone dellanno
Imjin) cominci il quattordicesimo giorno del quarto mese del 1592. Almeno 150.000
uomini sbarcarono a Pusan, appoggiati da una potente flotta al comando di Td Takatora
e Kuki Yoshitaka. Le truppe di terra erano invece affidate a tre generali: Konishi Yukinaga
(?-1600), Kat Kiyomasa (1559-1611) e Kuroda Nakamasa (1568- 1623). I responsabili
della difesa della regione di Pusan, Chng Pai (1553-1592) e Song Sanghyn (1551-1592)
tentarono una disperata resistenza ma presto vennero sopraffatti e uccisi insieme a
tantissimi dei loro uomini. Occupata Pusan lesercito nipponico si divise in tre corpi
darmata ognuno dei quali avrebbe dovuto risalire la penisola seguendo una strada diversa:
la via orientale tocc a Kat Kiyomasa, quella centrale a Konishi Yukinaga e quella
occidentale a Kuroda Nakamasa. I giapponesi iniziarono cos unirresistibile marcia
verso il nord della penisola, ovunque uccidendo, incendiando, violentando, mutilando,
saccheggiando. Le truppe ammontavano ormai a oltre duecentomila effettivi perfettamente
armati, molti anche con quegli archibugi di fatto ancora ignoti in Corea. La corte coreana,
in preda al panico e alla costernazione, invi incontro al nemico che aveva gi raggiunto
Yang- san e Miryang due dei suoi migliori generali: Yi II (1538-1601) e Sin Ip, il vincitore
degli yain nel 1583. Il primo affront i giapponesi a Sangju, il secondo a Chungju, ma
entrambi gli scontri videro la disfatta dei coreani, peggio armati ed equipaggiati dei
nemici. Per lo stesso Sin Ip e a quel punto la strada per Seoul era libera, tant che i
giapponesi la occuparono il secondo giorno del quinto mese, ossia appena venti giorni
dopo il loro sbarco nella penisola. Re Snjo, intanto, si era rifugiato a Pyngyang,
pensato come luogo da dove prendere le mosse per la riscossa. Il sovrano invi due dei
suoi figli, i principi Imhae (1574-1609) e Sunhwa (?-1607), nelle regioni del Kangwn e
dello Hamgyng allo scopo di reclutare altre truppe, e contemporaneamente mand il
diplomatico Yi Tkhyng (1561-1613) alla corte dei Ming per chiedere aiuti. La marea dei
nipponici per non si arrestava, e la marcia verso nord prosegu anche dopo la conquista
della capitale. Il generale Kim Myngwn (1534-1602) li affront allora sul fiume Imjin
solo per conoscere unaltra cocente sconfitta e consegnare loro di fatto la vicina Kaesong,
che cadde il ventisettesimo giorno del quinto mese. La situazione volgeva ormai al peggio
anche perch i giapponesi puntavano ora su Pyngyang e i soldati di Kat Kiyomasa,
nella parte orientale della penisola, avevano catturato i due principi emissari del sovrano.
Molte delle residue speranze stavano nellaiuto dei cinesi, tuttaltro che disinteressati al
conflitto visto che, caduta la Corea, sarebbero stati con ogni probabilit il prossimo
obiettivo dei giapponesi. Con i giapponesi alle calcagna, re Snjo fugg precipitosamente a
Uiju, sul confine cinese, da dove rinnov in modo ancora pi pressante la sua richiesta
daiuto ai Ming. Gli eventi allora sembrarono pi che mai precipitare: mentre infatti i
giapponesi entravano trionfalmente a Pyngyang (tredicesimo giorno del sesto mese) il
popolo, indignato per la fuga indecorosa del sovrano, si sollevava in massa penetrando
negli uffici e dando alle fiamme liste degli schiavi, registri del censo e certificati catastali,
in modo da cancellare ogni traccia della propria esistenza ed evitare pertanto ulteriori
tributi e arruolamenti.
Se linferiorit dellequipaggiamento aveva causato alle truppe di terra coreane
unimpressionante serie di sconfitte, gli scontri navali avevano presto assunto per la
nazione attaccata una piega favorevole. Lartefice del successo era stato Yi Sunsin (1545-
1598) che, nominato nel 1591 ammiraglio della regione del Chlla su raccomandazione di
Yu Sngnyong, aveva da subito provveduto alla costruzione di particolari vascelli da
guerra, detti kbuksn (navi tartaruga), che si sarebbero rivelati decisivi nelle battaglie
contro i giapponesi. A propulsione mista (vele e remi), fornite di corazzatura fin sulla
tolda e armate di cannoni da ogni lato, le kbuksn fornirono la chiave ai coreani per la
supremazia navale, sconfiggendo ripetutamente le flotte giapponesi e ostacolando
fortemente i rifornimenti inviati dalla madre patria allesercito invasore. Gi subito dopo
lo scoppio delle ostilit Yi Sunsin, unite le proprie unit navali a quelle dei colleghi Yi
kki (1561-1597) e Wn Kyun (?-1597), aveva riportato notevoli successi a Okpo,
Tangpo e soprattutto, presso lisola di Hansan, dove la flotta giapponese era stata
letteralmente decimata, perdendo ben sessanta vascelli. Da allora, Yi Sunsin divenne un
vero incubo per i marinai nipponici e motivo di conforto per i compatrioti, finalmente
consci della vulnerabilit del nemico.
Il 1592 pass inevitabilmente con le truppe coreane di terra sulla difensiva, con azioni
di guerra lasciate soprattutto alle eroiche truppe di una resistenza61 che arriv a contare fra
le proprie file anche contingenti di monaci buddhisti che, dimenticata ogni
discriminazione nei propri confronti, ebbero anche loccasione di battersi valorosamente
per la Patria.62 Si aspettava laiuto della Cina, che in un primo momento si concretizz
solo con rinvio di un piccolo contingente agli ordini di Zu Chengxun, che fall
nellimpresa di riconquistare Pyngyang. Alla fine del 1592, per, i Ming inviarono
finalmente un aiuto ben pi concreto. Unarmata di 43.000 uomini, agli ordini di Li
Rusong (?-1598), si un ai resti dellesercito coreano marciando direttamente su
Pyngyang, che venne liberata lottavo giorno del primo mese del 1593. Poi fu la volta di
Kaesng, a essere liberata, ma a quel punto lopposizione dei giapponesi divenne
fierissima e dopo alcuni fatti darmi sfavorevoli, gli alleati furono costretti a ripiegare
nuovamente su Kaesng. A quel punto, con il ritorno di Kat Kiyomasa dalle regioni
orientali del Paese, lannata nipponica fu pi che mai unita, agguerrita e minacciosa, ma
nonostante ci sub a Haengju una grave sconfitta che compromise di fatto lesito della
spedizione. Non potendo contare su rifornimenti regolari, per lintensa attivit della
marina coreana, lesercito giapponese cominci allora lentamente a ripiegare verso sud,
abbandonando le posizioni conquistate, sempre incalzato dallesercito alleato e dalla
resistenza coreana che in certi casi, come a Chinju, inflisse gravi perdite al nemico nel
corso di battaglie sanguinose. Si venne dunque al negoziato, mentre i giapponesi
controllavano ormai solo la zona di Pusan col grosso delle truppe rimpatriato. Nella
febbrile attivit diplomatica che segu Toyotomi Hideyoshi mostr di considerarsi il
vincitore della guerra ponendo agli alleati condizioni inaccettabili riassunte in quattro
punti fondamentali: 1) Matrimonio fra una principessa cinese e limperatore del Giappone,
2) Ripristino degli accordi commerciali, 3) Cessione al Giappone di quattro delle otto
regioni della Corea, 4) Invio in Giappone, in qualit di ostaggi, di un principe e dodici alti
funzionari coreani. Le richieste vennero ovviamente respinte e il ritorno alle armi fu
quindi improrogabile, ma stavolta la Corea aveva avuto il tempo di organizzarsi,
soffocando anche la rivolta che un certo Yi Monghak (?- 1596), cavalcando il malcontento
popolare seguito al conflitto, aveva fomentato nella regione del Chungchng.63
La guerra riprese con un nuovo sbarco giapponese in Corea il primo mese del 1597.64
Lazione per non pot essere fulminea come nella prima occasione, anche se la marina
coreana, privata della guida dellammiraglio Yi Sunsin incarcerato per la gelosia dei
colleghi, sub a Chlchnyang una pesante sconfitta dove trovarono la morte Yi kki e
lo stesso Wn Kyun, che aveva ingiustamente calunniato proprio Yi Sunsin. Ma fu un
fuoco di paglia: ancora con laiuto dellesercito cinese e lammiraglio Yi Sunsin restituito
al suo antico ruolo la Corea pass tosto al contrattacco. In alcune battaglie (Myngnyang,
isola di Wan) considerate un vero e proprio capolavoro di tattica militare Yi Sunsin
sbaragli, malgrado le forze inferiori, le flotte nemiche e quando lottavo mese del 1598
Toyotomi Hideyoshi mor, allesercito giapponese non rimase che ritirarsi. Ma neanche
cos gli invasori poterono evitare la disfatta: Yi Sunsin attacc infatti il convoglio
nipponico che ritornava in patria e il diciottesimo giorno dellundicesimo mese del 1598,
in grande battaglia presso Noryang, fece colare a picco 200 delle 300 navi nemiche. Come
Horace Nelson a Trafalgar, per, lammiraglio coreano vinse la giornata e mor, colpito da
un dardo nemico, coprendosi di gloria immortale e conquistandosi di diritto un posto fra i
massimi eroi della storia nazionale.
Questultimo episodio bellico pose fine alla lunga guerra fra Corea e Giappone. Alla
fine, il valore dei coreani, laiuto militare cinese e la morte di Hideyoshi avevano impedito
la capitolazione della penisola che comunque usciva dal conflitto a pezzi, iniziando un
percorso storico, allinsegna della decadenza politica e di nuovi fermenti intellettuali, che
si sarebbe dimostrato irreversibile. La guerra con il Giappone considerata lo spartiacque
fra il primo e il tardo periodo Chosn e in effetti il dissesto sociale, i gravi danni
allapparato produttivo e alleconomia, il patrimonio artistico distrutto o trafugato, le
violenze e le atrocit commesse dai giapponesi, mai dimenticate, fecero s che il Paese non
fosse mai pi lo stesso. Il residuo prestgio della dinastia si era dissolto insieme alleco
degli insulti lanciati dai popolani verso il corteo di re Snjo in precipitosa fuga verso nord,
e il XVII secolo si apriva sotto una luce fosca, anche perch, oltre confine, i Mancesi
guadagnavano sempre pi forza e potere di anno in anno.
La guerra con il Giappone stabil anche dei precedenti importanti: il largo uso delle
armi da fuoco, lo sviluppo della marina con la creazione delle prime unit corazzate,
lingresso nella penisola, forse per la prima volta in assoluto, del Cristianesimo e degli
occidentali. Preti cattolici erano al seguito dellesercito invasore in qualit di consiglieri
spirituali di generali nipponici (Konishi Yukinaga era fra questi) e soldati portoghesi,
arruolatisi mercenari nellesercito Ming, avevano combattuto sul suolo della penisola. Ma
la guerra si lasci dietro anche conseguenze politiche e culturali che avrebbero portato
allirrigidimento delle posizioni del Confucianesimo e a sempre crescenti difficolt per i
piccoli affidatari di terre (lapertura in provincia di swn al solo scopo di sbarcare il
lunario si sarebbe rivelata sempre pi una necessit per quegli yanghan, rovinati dalla
guerra o dalle lotte politiche, rimasti esclusi dalla vita attiva nella capitale). Daltra parte,
una generale popolarizzazione nel gusto dei coreani e una visione pi critica della realt
avrebbero portato, fra le altre cose, alla nascita di fenomeni letterari quali il romanzo
classico e di movimenti filosofici di dissenso come il pensiero Sirhak (Scienza pratica). Da
segnalare, nel XVII secolo, anche il crollo della storiografia laddove, paradossalmente,
proprio in quel periodo gli occidentali cominciavano a scrivere sulla Corea: una
descrizione del Paese venne stilata gi dal padre gesuita portoghese Luis Fris (1532-
1597), alla fine del XVI secolo, ascoltando le notizie riportate in Giappone dalle truppe
dinvasione.
Fra gli innumerevoli casi umani che, come ogni conflitto, anche la guerra del 1592-
1598 present, vale la pena di ricordarne due caratterizzate dal lieto fine. Kang Usng fu
catturato dai giapponesi allinizio delle ostilit e portato prigioniero nella terra degli
invasori. Qui arriv a padroneggiare a tal punto la lingua giapponese che, una volta
tornato in patria, dieci anni dopo, pot scrivere il Chphae sin (Rapide spiegazioni di
una nuova lingua), unopera oggi fondamentale per lanalisi comparata fra il coreano e il
giapponese di quei tempi, che divenne libro di testo nel Centro per le traduzioni
(Saygwn) e per la preparazione agli esami dinterpretariato.65 Di Antonio Corea, invece,
probabilmente non conosceremo mai il vero nome. Preda di guerra insieme ad altri
ragazzi, venne acquistato a Nagasaki dal mercante fiorentino Francesco Cadetti (1573-
1636), che lo battezz imponendogli il nome del proprio padre. Il ragazzo segu il Carletti
per tutto il resto del suo avventuroso viaggio fino in Italia e fu presumibilmente il primo
figlio della Corea a mettere piede nel nostro Paese. Quando Carletti scrive le sue memorie
del viaggio effettuato lo crede a Roma e non azzardato pensare che Antonio abbia finito i
suoi giorni in Italia. Cosa curiosa, egli considerato il capostipite di una parte della
popolazione del paesino di Albi, in provincia di Catanzaro, che fa Corea di cognome.66
Finita la guerra, si torn a rapporti relativamente distesi con il Giappone di Tokugawa
Ieyasu (1542-1616)67 mentre, sul fronte interno, si torn pi che mai allo scontro politico.
Nel 1606 nacque il quattordicesimo figlio di Snjo; lultimo di una lunga serie, vero, ma
il primo e unico a essere nato da una regina consorte (Inmok: 1584-1632) e dunque il
legittimo erede al trono.68 Fu il principe Yngchang (1606-1614), particolarmente caro al
sovrano che prima di morire, appena due anni dopo la nascita del bambino, lo raccomand
ai suoi pi fidati funzionari, poi ricordati come i sette sudditi delle ultime volont
(yugyo cbilsin).69 Morto il sovrano, per, gli eventi presero subito una piega ben diversa:
spalleggiato dalla fazione del Grande Nord (Taebuk) a salire sul trono fu il secondo
figlio di Snjo, il principe Kwanghae (1575-1641) o Kwanghaegun. La corte dei Ming non
dissimul il proprio malumore per gli eventi accaduti a Seoul e fece capire che il nuovo
sovrano sarebbe stato sempre una sorta di sorvegliato speciale. Tuttavia, Kwanghaegun
si dimostr presto monarca accorto e prudente, sia in fatto di affari interni (si adoper
infatti molto per risollevare il Paese prostrato dalla guerra appena conclusa), sia sul fronte
della politica estera, dove i Mancesi rappresentavano ormai una seria minaccia anche per
la stessa Cina. La sua posizione non era comunque solida, visto che nel salire al trono
aveva scavalcato sia il principe Yngchang, unico ad avere effettivo diritto a regnare, sia
il primogenito di Snjo, ossia quel principe Imhae a suo tempo catturato dai giapponesi
durante la guerra. Proprio questultimo fu la prima vittima degli intrighi alla corte coreana
di quel periodo: accusato di sedizione, nel 1609, venne esiliato nellisola di Chin e poi
assassinato.
Un colpo di Stato contro Kwanghaegun e il suo partito venne invece tentato nel 1612-
13 da un gruppo politico facente capo ai cosiddetti sette amici del lungofiume
(kanghyn ehini). Il tentativo fa ricordato come chils sakn, ossia episodio dei sette
figli secondari (dove i figli secondari sono gli amici del lungofiume), perch
capeggiato proprio da figli secondari [So Yanggap (?-1613), Sim Uyng (?-1613), Pak
ngs (?-1613), ecc.] che, vista preclusa la carriera politico-amministrativa, avevano in
origine fondato, sulla scia dei sette saggi del bosco di bamb dellantica Cina, una sorta
di associazione i cui membri amavano dilettarsi di vino e poesia. La minaccia era grave,
anche perch (non si sa se per effettiva convinzione o puri motivi dimmagine) i congiurati
avevano fatto circolare la voce di voler mettere sul trono il principe Yngchang, runico
rampollo di Snjo a essere nato da una regina consorte. Alla fine il colpo di Stato fall e i
congiurati furono giustiziati, e perfino il principe Yngchang, bambino di otto anni e
certo il meno colpevole in tutta la vicenda, venne prima esiliato a Kanghwa e poi
eliminato. La regina vedova Inmok, madre del ragazzo, evit per il momento il peggio
rimanendo a Palazzo, motivo di grave imbarazzo per Kwanghaegun che ovviamente
desiderava allontanarla ma temeva ritorsioni soprattutto da parte della Cina. Il 1618 fu un
anno cruciale: i Ming chiesero alla Corea un aiuto militare contro i Mancesi e
Kwanghaegun non pot rifiutare. Ma il sovrano coreano era un maestro nellarte della
diplomazia e del compromesso e cos dette alle proprie truppe, comandate da Kang
Hongnip (1560-1627) il preciso ordine di evitare quanto pi possibile lingaggio con il
nemico, riuscendo in tal modo a stornare da s e dal Paese vendette e rappresaglie. Nello
stesso anno volantini anonimi e manifesti che presumibilmente attaccavano la politica
reale vennero rinvenuti a terra, nel Palazzo Kyngun e affissi alla Grande Porta
Meridionale (Namdaetnun) della capitale.70 Il risultato fu una vera e propria retata di
oppositori politici (o presunti tali) che port allesecuzione di vari letterati, incluso Ho
Kyun (1569-1618), considerato il capostipite dei romanzieri coreani. La regina vedova
Inmok, poi, venne finalmente allontanata dal Palazzo Reale, fra la costernazione dei suoi
partigiani.
I tempi erano per maturi per una brusca sterzata in campo politico: nel 1623 gli
uomini dellovest (sin) deposero Kwanghaegun e al suo posto insediarono il nipote
Injo.71 Fu lepisodio ricordato come Injo panjng (Restaurazione di Injo). Kwanghaegun
fu mandato in esilio prima a Kanghwa, poi a Cheju, mentre i suoi partigiani subirono una
pesantissima rappresaglia. Fra gli altri, venne giustiziato insieme ai suoi tre figli Yi Ichm
(1560-1623), guida del partito Taebuk e fedelissimo di Kwanghaegun che laveva
ricompensato con la carica di ministro del personale e degli affari civili. poi ben facile
immaginare come la regina vedova Inmok sia stata immediatamente riabilitata e
richiamata a Palazzo.
Kwanghaegun fu probabilmente giudicato dalla storia pi severamente di quanto in
realt non meritasse. Come Ynsangun fu detronizzato e privato del nome postumo
(furono gli unici sovrani della dinastia a subire tale onta) e i suoi Annali (sillok) vennero
declassati a Diario (ilki). I sin, confuciani ortodossi, salirono al potere e, fatte salve
alcune eccezioni di breve durata, non lo avrebbero lasciato mai pi.
Le invasioni mancesi e la leggenda del Paese Eremita
Le ripercussioni dellascesa al trono di Injo sul destino del Paese non sarebbero
tardate. La cautela che aveva caratterizzato la politica estera di Kwanghaegun venne
improvvisamente a cessare e la corte coreana, profondamente rinnovata dopo la
restaurazione, prese un atteggiamento decisamente anti-mancese, forse ancora convinta
di poter equiparare la potenza emergente agli yain di mezzo secolo prima. Non vi sono
comunque dubbi sul fatto che la politica coreana, in quei drammatici anni, risent
profondamente del disprezzo nutrito verso i Mancesi, ritenuti illetterati in unepoca nella
quale il valore stesso dellindividuo si misurava col metro della conoscenza. La trama
pazientemente tessuta da Kwanghaegun si disfece a un tratto e i Mancesi divennero
dichiarata- mente nemici dei coreani che, a riprova della loro parzialit, ospitavano nella
loro isola di Ka, alla foce del fiume Yalu, un distaccamento militare Ming agli ordini del
generale Mao Wenlong, pronto ad attaccare il Liaodong appena perduto. La situazione era
gi sullorlo della crisi e farla precipitare fu un episodio interno alla politica coreana. Nel
1624 un certo Yi Kwal (?-1624), che aveva appoggiato Injo nella sua ascesa al trono, forse
scontento della ricompensa ricevuta si sollev contro il governo centrale, non senza aver
prima avuto, probabilmente, qualche abboccamento con i Mancesi. Se davvero
abboccamento vi fu, ci venne certamente favorito dal fatto che il personaggio in
questione era stato nominato responsabile della difesa dei confini settentrionali sul fiume
Yalu, ossia proprio a ridosso dei Mancesi; come che fosse, dopo un primo successo che
vide re Injo costretto a rifugiarsi a Kongju, la rivolta fu domata per merito soprattutto di
Chang Man (1566-1629) e Yi Kwal fu ucciso da un suo subalterno. A questo punto furono
i seguaci di Yi Kwal scampati alla cattura dopo la soppressione della rivolta e luccisione
del loro capo a rivolgersi ai Mancesi affinch intervenissero militarmente nella penisola, e
al fine di trovare una giustificazione a tale intromissione straniera diffusero la notizia che
re Injo si era impadronito del trono in modo illegale. I Mancesi ebbero cos un buon
motivo per intervenire e nel 1627 invasero la Corea in quella che ricordata come
Chngmyo horan (invasione barbarica dellanno Chngmyo). I coreani si affrettarono a
chiedere la pace e cos i Mancesi si ritirarono, accontentandosi di vedere riconosciuta la
propria supremazia nella regione. Poco tempo dopo, per, i Mancesi cambiarono il nome
del loro Stato da Jin a Qing e limperatore Taizong invi dei diplomatici a Seoul affinch
la corte coreana prendesse atto della nuova situazione, riconoscendo legemonia della
nuova potenza e accettando il ruolo di Paese satellite. Imprudentemente re Injo rifiut
sdegnosamente, evitando perfino di ricevere gli emissari imperiali, e ci fin
inevitabilmente per costituire un nuovo casus belli. La seconda invasione mancese,
ricordata come Pyngja horan (invasione barbarica dellanno pyngja) si svolse nel 1636
e fu guidata dallimperatore Taizong in persona, che gi pregustava di umiliare Injo
riducendolo al ruolo di vassallo. Il re coreano mand la propria famiglia a Kanghwa, ma
non ebbe il tempo di seguirla e allora prefer asserragliarsi in una fortezza sul monte
Namhan, poco a sud di Seoul. Sfortunatamente, per, Kanghwa capitol quasi subito e a
Injo non rimase che accettare una resa umiliante e senza condizioni. Allinizio del 1637,
davanti a tutto lesercito mancese, il re coreano dovette fare pubblico atto di sottomissione
ai Qing nellambito di un trattato che prevedeva, fra laltro, la rottura delle relazioni fra
la Corea e la vecchia dinastia cinese dei Ming, laiuto militare della Corea ai Mancesi
nella loro opera di conquista della Cina, e rinvio di due principi reali coreani [lerede al
trono, principe Sohyn (1612-1645), e il secondogenito di Injo, principe Pongnim (1619-
1659)] come ostaggi alla corte del Paese vincitore. Per i due giovani principi cominci
cos un esilio che sarebbe durato ben otto anni.72
Nel 1644 la vecchia dinastia cinese dei Ming venne abbattuta definitivamente e la
dinastia mancese dei Qing prese a regnare sullImpero Celeste. La Corea era riuscita a
salvare la propria indipendenza, ma era entrata in una sorta di limbo dal quale non sarebbe
uscita fino a epoca recente. Divenne il Paese eremita (cos si compiacciono di
descriverlo molte fonti occidentali); una realt impenetrabile, votato a un isolamento
fortemente incoraggiato dai Qing ben lieti di considerarlo un loro satellite o, pi
eufemisticamente, un fratello minore. Il concetto tradizionale di sadae (servire il
maggiore) non venne certo a tramontare, mentre il termine sohwa (piccola Cina) acquist
sempre pi popolarit al punto da venire utilizzato anche da autori coreani nelle loro
opere.73 Daltra parte, la Corea, ormai nellorbita della pacificazione mancese, non avvert
il bisogno di esporsi pi di tanto mettendo a rischio una sicurezza nei confronti della Cina
e del Giappone raggiunta a fatica. Tuttavia, non si pu negare che la condizione
desolamento della Corea, che pure fu incontrovertibile, venne debitamente enfatizzata in
un momento molto particolare della storia dellEstremo Oriente (lultimo quarto del XIX
secolo), un momento nel quale le potenze occidentali e il Giappone cominciarono a
coltivare propositi imperialisti e colonizzatori nei confronti degli altri Paesi di quella zona
del mondo. Dopo tutto, anche prima delle invasioni mancesi la Corea non era stato un
Paese particolarmente aperto ai commerci e a relazioni internazionali che non fossero
quelle con la Cina e il Giappone. Il prevalere del Confucianesimo, ideologia
tradizionalmente scettica verso lattivit commerciale, aveva pi che mai fatto convergere
il sistema economico del Paese verso forme fondamentalmente autarchiche basate
sullagricoltura e dunque verso un naturale sganciamento dai rapporti con rester. La
leggenda del Paese eremita cominci a circolare solo dal XVII secolo in poi perch fu
allora che i primi occidentali simbatterono nella Corea e divenne un autentico luogo
comune quando, alla fine del XIX secolo, si tent di dimostrare, anche con fior di
pubblicazioni, lanacronistica arretratezza del Paese e dunque la necessit, da parte di
nazioni pi civili, di renderlo a tutti gli effetti un membro della comunit internazionale.
In altre parole, si tese a pubblicizzare negativamente lisolazionismo della Corea per
giustificarne la forzata apertura allestero e la futura colonizzazione.74
Paese eremita o no, la Corea non conobbe pi guerre per un lunghissimo periodo di
tempo e questa situazione fece s che luso delle armi venisse quasi dimenticato,
circostanza rivelatasi drammaticamente decisiva quando il Paese fu costretto ad aprirsi
allestero nel corso del XIX secolo. La pax confuciana port a un recupero della dialettica
e a un nuovo entusiasmo culturale, nonch a notevoli miglioramenti nellagricoltura, ma
avrebbe finito per far implodere il Paese sotto il peso dellimmobilismo politico e delle
contraddizioni sociali. Prima ancora che tecnologica o economica, la decadenza e la crisi
della Corea ebbero origine politica e ideologica, visto che neppure il pi progressista degli
intellettuali riusc a concepire uno Stato burocratico che non fosse quello confuciano e una
guida per il Paese che non fosse quella monarchica della dinastia regnante. Nulla di
veramente alternativo venne mai proposto e, nellambito di una curiositas intellettuale
molto limitata, si continu a cercare nei classici cinesi la soluzione a ogni problema. Si
poteva in tal modo criticare il funzionario, perfino il singolo sovrano, ma listituzione
della dinastia non venne mai messa in discussione cos come il concetto di chunghyo
(lealt al trono e devozione filiale), pilastro dellideologia confuciana.
Eppure, le occasioni per dare uno sguardo a ci che accadeva nel resto del mondo non
mancavano del tutto. A parte i libri che i diplomatici riportavano in patria dalla Cina e che
contenevano spesso idee nuove (prima fra tutte la dottrina cristiana) e notizie accattivanti,
vi furono alcuni episodi che per la prima volta misero di fronte La Corea e lOccidente e
che alla fine rappresentarono unoccasione perduta per il Paese asiatico. Nel 1627
lolandese Jan Janse Weltevree (1595-?) insieme a due suoi compagni approd
accidentalmente in Corea75 e l fu costretto a rimanere fino alla fine dei suoi giorni.
Deceduti ben presto i suoi compagni, egli assunse il nome coreano di Pak Yn e il ruolo di
consigliere militare, vista la sua abilit nella costruzione dei cannoni.
Nel 1645 tornarono a Seoul i principi ostaggi dei Mancesi. Lerede al trono, Sohyn,
aveva fatto esperienze nuove, a Pechino, e fra queste anche rincontro con quella religione
cristiana che in Corea cominciava ad essere, se non accettata, almeno discussa. Il principe
incontr sicuramente il gesuita tedesco Johann Adam Schall (1591-1666) che gli forni
testi e informazioni sulla fede cristiana. Sohyn, per, mor solo pochi mesi dopo il suo
ritorno in patria e cos fu il fratello minore Pongnim, nel 1649, a succedere al padre.
Sarebbe stato ricordato come re Hyojong. Fu un momento molto particolare, nel quale si
arrivarono a covare perfino propositi di rivalsa contro i Qing e, forse in funzione di tale
utopico obiettivo (ma pi verosimilmente per il desiderio del sovrano di avere un maggior
equilibrio politico a corte), la politica scese a compromessi, facendo registrare una certa
riconciliazione fra gli uomini dellovest e gli uomini del sud. Proprio nel bel mezzo di
tale situazione, nel 1653, arrivarono in Corea altri occidentali protagonisti di una delle pi
appassionanti avventure della marineria del tempo. Si trattava dei resti dellequipaggio del
vascello olandese Sperwer iscritto nei registri della Compagnia delle Indie Orientali nel
secolo doro di Amsterdam e della sua flotta in giro per il mondo. Lo Sperwer era partito
da Taiwan il 30 luglio 1653 con destinazione il porto giapponese di Deshima-Nagasaki,
runico scalo nipponico aperto al commercio intercontinentale. Aveva un carico composto
principalmente da pelli e un equipaggio di sessantaquattro persone, ma sorpreso lungo la
rotta da uno dei tanti tifoni che sconvolgono quella zona sul finire dellestate, col a picco
di fronte allisola coreana di Cheju allalba del 16 agosto. Perirono subito ventotto uomini
dellequipaggio, gli altri (alcuni dei quali seriamente feriti) riuscirono a raggiungere la
costa. I superstiti furono trattati umanamente, anche se fu fatto loro divieto di lasciare la
Corea. Trascorsero cos ben tredici anni, durante i quali i naufraghi passarono anche dei
momenti molto movimentati ed ebbero lopportunit di incontrare anche il loro
connazionale Weltevree, che per loccasione assunse le preziose funzioni dinterprete.
Rimasti alla fine solo in sedici, otto di essi riuscirono a fuggire su una piccola
imbarcazione da pesca, nel settembre del 1666, e raggiungere il territorio giapponese. Da
qui il rientro ad Amsterdam fu cosa facile. Fra i reduci dellincredibile avventura vi era
anche Hendrik Hamel (1630?-1692), che avrebbe eternato la sua esperienza in un
delizioso libretto, oggi fonte interessantissima per lo studio della Corea del tempo anche
perch stilato con rara obiettivit. Proprio grazie al diario di Hamel, pubblicato in Olanda
gi nel 1668, siamo informati di una inusitata attivit daddestramento militare che
conferma le velleit di rivalsa nutrite dalla Corea contro i Qing, mentre la carestia che
impervers per alcuni anni a partire dal 1659 fa capire che anche in tempo di pace la
situazione non era sempre felice per un Paese dipendente in prevalenza dallagricoltura.
Ma lepisodio di Hamel dette limpulso decisivo a considerare generalmente la Corea un
Paese assolutamente sui generis chiuso ermeticamente a ogni influsso esterno: nel 1669,
certo sulla scorta del racconto di Hamel, venne varato in Olanda un vascello chiamato
significativamente Corea quasi a preconizzare le future relazioni fra Amsterdam e Seoul.
Ma queste relazioni non decollarono mai, cos come non erano decollate vari decenni
prima, quando pi di un agente di commercio occidentale aveva compiuto dal Giappone
dei passi in questa direzione. Lisolamento della Corea, divenuto esso stesso un luogo
comune, imped cos che in Occidente si formassero quegli altri luoghi comuni, tanto
banali quanto utili a stimolare la fantasia collettiva (e dunque un certo interesse), che si
crearono invece a proposito della Cina e del Giappone. Ancora oggi, come si gi detto, il
comune uomo della strada pensa alla Cina e gli vengono in mente le porcellane, la Grande
Muraglia e il kung-fu, pensa al Giappone e gli vengono in mente le geisha, i samurai e la
cerimonia del t, pensa alla Corea e non gli viene in mente assolutamente nulla se non,
forse, il ricordo confuso di un lontano conflitto e di una divisione.
E la Corea continu dunque a vivere nel proprio mondo. Lidea di attaccare i Qing
sembr alla fine irrealizzabile e anzi, fra il 1654 e il 1660, la corte di Seoul fin per
mandare un contingente militare in aiuto alle forze mancesi impegnate in operazioni di
guerra contro le avanguardie dellespansione russa in Siberia. La Corea si tuff
nuovamente nelle passioni politiche. Il gemellaggio fra gli uomini dellovest e gli
uomini dellest venne presto a disgregarsi per motivi di pura e semplice etichetta.
Quando nel 1659 Hyojong mor e a lui succedette Hynjong, sorse la questione sul
periodo di lutto che doveva essere osservato dalla regina madre Changnyl (1624-1688),
nata Cho, vedova di Injo. Gli uomini dellovest, guidati da Song Siyl, proposero un
anno, gli uomini del sud, capitanati nelloccasione da Ho Mok (1595-1682) e Yun Hyu
(1617-1680), proposero due anni. La spuntarono i namin, che ribadirono la loro
supremazia a corte nel 1674, quando venne a mancare Insn (1618-1674), la regina
vedova di Hyojong. In quel caso, i sin proposero che la regina Changnyl indossasse un
abito pesante per nove mesi, mentre i namin asserirono fermamente la necessit di portare
un abito pi leggero per un anno. La spuntarono ancora i namin che per, al momento di
giudicare gli avversari perdenti si divisero in Chngnam (sud severo) e tangnam (sud
indulgente). I sin ebbero modo di rifarsi pochi anni dopo quando, grazie anche
alliniziativa di Kim Skchu (1634-1684), denunciarono al sovrano un complotto ai suoi
danni ordito dai namin Ho Chk (1610-1680) e suo figlio illegittimo Ho Kyn (?- 1680).
Intanto, nel 1674 Sukchong era succeduto a Hyonjong per quello che, malgrado sia
spesso celebrato nella letteratura come un regno di grande prosperit, pure non fu esente
da intrighi, complotti e difficolt in genere. La regina consorte Ingyng (1661-1680) mor
senza figli quasi subito, nel 1680, e il sovrano convol a nuove nozze con Inhyn (1667-
1701), nata Min. Lerede al trono per non arrivava e a dare alla luce il sospirato principe,
nel 1688, fu una delle donne del Palazzo Reale, certa Chang (?-1701). Era loccasione che
i namin aspettavano: partigiani della Chang, cominciarono a tessere con il suo aiuto una
trama di menzogne e calunnie ai danni della regina consorte fino a provocarne
lallontanamento dal Palazzo, nel 1689. In tal modo, da huibin (concubina reale) qual era,
la Chang divenne a sua volta chungjn, ossia regina consorte. I som insorsero in massa
contro la decisione del sovrano, ma dovettero subire una vera e propria epurazione che
port alla condanna a morte di alcuni di essi (fra i quali il leader storico Song Siyl) e
allesilio di altri. Anche il grande romanziere Kim Manjung (1637-1692), rimasto
coinvolto nella drammatica crisi politica, fin i suoi giorni in esilio nellisola di Namhae.76
Quasi contemporaneamente a questi fatti, un altro episodio inquietante turb la pace
interna del Paese. Si tratt dellutopia millenarista del monaco Yhwan (?-1688) che,
presentandosi come eletto del Buddha, preconizzava una serie di disastri naturali che
avrebbero messo fine allordine esistente e instaurato in Corea un nuovo corso politico e
religioso. La vicenda non and al di l del mero messaggio propagandistico alle masse
illetterate e di un ingenua attesa dellevento cosmico che riun nei pressi della capitale
Yhwan e i suoi pronti a impossessarsi del potere allapparire del segno divino, ma, come
ogni pretesa millenarista, denunciava un disagio esistenziale provocato da un grave senso
di sfiducia nel contingente. Yhwan fin giustiziato insieme a dieci dei suoi seguaci pi
accesi, ma il malessere sociale perdur e anzi era destinato ad acuirsi.
Nel 1694 re Sukchong richiam a corte la regina Min che, pienamente riabilitata, torn
a ricoprire il suo antico ruolo. Per i namin fu la rovina e il tracollo definitivo:77 con la
Chang restituita al ruolo di concubina fin in esilio (dove sarebbe presto deceduto) il
potente Mok Chanmyng (1645-1695), gi ministro della Giustizia, e lo stesso fratello
della concubina, Chang Huijae (?-1701), da comandante del contingente militare della
capitale qual era, cadde in disgrazia. La Chang, furiosa, cominci a tramare contro la vita
stessa della regina: fall col veleno la prima volta e allora assold una sciamana perch
gettasse ogni sorta di maleficio contro la rivale, dopo aver eretto a questo scopo addirittura
un tempietto presso il proprio alloggio. I fatti sembrarono darla vinta alla Chang, poich
nel 1701, vittima di un male misterioso, la regina mor, a soli trentaquattro anni. Le
pratiche magiche effettuati ai danni della defunta furono per scoperte78 e allora per la
concubina, forzata a bere il veleno, fu la fine. Il fratello Chang Huijae, richiamato
dallisola di Cheju dove era stato esiliato, venne condannato a morte, squartato e i beni
confiscati.
Il fragile principe79 figlio della Chang divenne re, ma certo con un imbarazzante
fardello sulle spalle. Nel 1720 sal al trono (sarebbe stato ricordato come re Kyngjong),
ma dopo solo quattro anni mor senza eredi e al suo posto divenne re un secondo principe
che Sukchong aveva avuto da unaltra donna del palazzo, certa Choe, nel 1694. Fu re
Yngjo il cui regno, durato ben cinquantadue anni (1724-1776), fu il pi lungo della
dinastia Chosn.
La Corea del XVIII secolo fece registrare un certo recupero dellaccademismo e un
rinnovato interesse per la ricerca, anche storiografica, dopo limpasse del secolo
precedente. Le dispute filosofiche si rianimarono grazie allo scontro dialettico conosciuto
come dibattito horak, che venne ad aggiungersi al secolare e mai sopito sachillon del
quale si gi abbondantemente parlato.80 Articolato intorno alle figure di Han Wnjin
(1682-1750), detto Namdang, e Yi Kan (1677-1727), detto Oeam, entrambi della scuola di
Yi I, il dibattito verteva essenzialmente sulla natura umana, le sue eventuali differenze
dalla natura animale e la sua purezza originaria disgiunta dalla condizione psico-fisica
(kijit). In particolare, allassunto tradizionale confuciano secondo cui prima della
manifestazione della mente la natura non pu che essere in armonia col Mandato del
Cielo e sta alla successiva esperienza psichica conservarla ovvero deteriorarla, veniva
contrapposta una teoria meno dualistica per la quale la condizione psico-fisica
comunque preesistente alla manifestazione della mente. Anche in questo caso la
polemica si trascin per lunghissimo tempo. Il movimento di dissenso Sirhak (Scienza
pratica) conobbe forse i suoi anni migliori anche in virt dellaumento esponenziale fatto
segnare dai swn proprio durante il regno di Sukchong. La legge Taedong (se ne parler
pi diffusamente in seguito), che avrebbe dovuto garantire una maggiore equit sociale e
che dal 1708 era stata estesa a tutto il territorio nazionale si scontr inevitabilmente con gli
interessi dei grandi yanghan a discapito degli esponenti della piccola nobilt ai quali non
rimaneva altro se non aprire una scuola privata o rinunciare al proprio status dandosi al
commercio o ad altre attivit. Tali yanghan rovinati e decaduti erano comunemente detti
chanban. A tutto ci va aggiunto il fatto che la popolazione del Paese, grazie anche al
lungo periodo di pace attraversato, crebbe a dismisura intasando gli sbocchi verso la
carriera amministrativa e favorendo in tal modo da un lato le rivalit politiche e di fazione,
dallaltro attivit di lucro alternative come il commercio. Si calcola che agli inizi del XIX
secolo la popolazione della Corea ammontasse a un numero compreso fra otto e sedici
milioni di individui, con ragionevoli probabilit che si attestasse intorno ai dieci o dodici
milioni. Un numero certamente notevole che, pur sostentabile dallagricoltura (grazie
anche alle migliorie apportate nelle tecniche di coltivazione e allintroduzione nella
penisola di piante del Nuovo Mondo quali il mais, la patata, la patata dolce e il
peperoncino), esponeva il Paese, date anche le precarie condizioni igienico-sanitarie, al
rischio di epidemie, che sarebbero infatti fatalmente scoppiate a varie riprese nel corso del
XIX secolo.
Re Yngjo, secondo figlio di Sukchong, era dunque salito al trono nel 1724 nel pieno
rispetto della situazione politica ormai definitivamente favorevole ai sin. Tuttavia, la sua
ascesa era stata tuttaltro che indolore: al contrario, era stata preceduta da una feroce lotta
intestina agli stessi uomini dellovest, fra le sub-fazioni noron e soron, che avrebbe
avuto altre conseguenze nellimmediato futuro. Si tratt della cosiddetta epurazione
dellanno sinim (sinim sahwa) avvenuta fra il 1721 e il 1722. Era accaduto che re
Kyngjong, il figlio della concubina Chang, malato e senza figli, sentendosi vicino alla
fine aveva improvvisamente chiesto ai propri consiglieri di designare un successore al
trono. I noron proposero subito il principe Yning (il futuro re Yngjo), ma i soron si
opposero fermamente e sul momento sembrarono avere la meglio. Un centinaio di noron
finirono cos giustiziati, ma quando nel 1724 Yngjo sal al trono furono proprio i soron a
perdere ogni peso politico. Il malcontento dei soron venne cavalcato da un certo Yi Injwa
(?-1728), che il terzo mese del 1728, radunato un grosso contingente di truppe, tent un
colpo di mano contro il potere centrale, arrivando in una prima fase della rivolta a
sconfiggere lesercito regolare e ucciderne il comandante Yi Pongsang (1676-1728). Alla
fine, per, la rivolta fu domata e Yi Injwa fin sul patibolo, insieme alle speranze dei
soron, la cui influenza a corte vene drasticamente ridotta.
Il sovrano pens allora di rafforzare la propria autorit favorendo la riconciliazione
politica. Nel 1730 chiam a s Min Chinwn (1664- 1736), leader dei noron, e Yi
Kwangjwa (1674-1740), guida dei soron, e li convinse ad agire insieme per il bene
supremo del Paese. Cominci cos la politica della riappacificazione (t
angpyngchaek) che sarebbe stata ulteriormente sviluppata sotto re Chngjo (r. 1776-
1800), il successore di Yngjo. A suggello del nuovo corso degli eventi una stele che
commemorava la fine delle lotte politiche fu eretta nel 1742 allingresso dellAccademia
Nazionale Snggyungwan.
Le cose non andarono per del tutto lisce e una nuova scissione, stavolta in seno ai
noron, si verific in occasione dellevento forse pi tragico e controverso del lungo regno
di Yngjo. Nel 1762, il sovrano ordin lesecuzione del figlio ed erede al trono, principe
Sado (1735-1762), in modo a dir poco atroce: il giovane venne rinchiuso vivo in un
mobile per la stivatura del riso (twiju) e l lasciato morire dinedia. Molto stato scritto su
questo incredibile episodio che sembra contrastare con la moderazione e il buonsenso
mostrati in altre occasioni da Yngjo,81 ma la verit, forse, non sar mai veramente
conosciuta. Si parl di interferenze del principe nella politica nazionale, ma aleggi anche
il sospetto che il giovane soffrisse di disturbi mentali. Come che fosse, nelloccasione i
noron si divisero in due sottogruppi: quello degli intransigenti (pykpa), daccordo con la
decisione estrema del sovrano, e quello dei moderati, (sipa) propensi a un compromesso
favorevole al principe. Fra questi ultimi vi era Hong Ponghan (1713-1778), suocero di
Sado, che avrebbe avuto un ruolo importante nella vita politica del Paese negli anni
successivi.
Nel 1758 una sciamana di nome Yngmu, della regione del Hwanghae, pretese di farsi
passare per il Bodhisattva Maitreya e furono molti coloro fra i popolani che le credettero.
Liberarsi di lei, da parte del potere centrale, non fu difficile, ma la facilit con la quale il
popolo si affidava ormai allirrazionale, dimenticando ogni rispetto per lautorit e le
istituzioni, suonava ancora come un sinistro campanello dallarme.
Il figlio del defunto principe Sado divenne a sua volta principe ereditario e sal al trono
alla morte del nonno Yngjo nel 1776. ricordato come re Chngjo. Il gi menzionato
Hong Ponghan, nonno materno del giovane sovrano, tent di approfittare del suo legame
di parentela per intromettersi direttamente negli affari di Stato, ma, non essendovi riuscito,
cerc forse addirittura di eliminare il nipote. Scoperto, fin esautorato, e il ruolo di uomo
forte del regime pass a Hong Kugyng (1748- 1781), nelle cui mani finirono le redini del
governo nazionale.82 Poich la regina consorte non aveva figli, riusc a dare al sovrano la
sorella come concubina, ma questa mor quasi subito, facendo cos fallire i suoi propositi
dimparentarsi definitivamente con la famiglia reale. Avendo ritenuto responsabile della
morte della sorella la regina, tent di avvelenare questultima, ma, scoperto, fin prima
esiliato e poi eliminato.
Il regno di Chngjo fece registrare una decisa accelerazione del processo di
rimescolamento sociale gi in atto, a detrimento del tradizionale myngbun confuciano,
ossia la funzione assegnata a ogni individuo della societ. Forzata la riappacificazione
politica, si allentarono anche le discriminazioni contro i figli secondari, mentre il
numero degli schiavi (in specie quelli pubblici) diminu notevolmente: da circa il 30%
della popolazione quale era stato nei secoli precedenti, pass a circa il 10%. Le cause di
tale crollo non furono certo da imputare solamente alle pur costruttive critiche sulla
schiavit portate avanti da pensatori quali Yi Ik (1681-1763), Yu Suwn (1694-1755) e Yu
Hyngwn (1622- 1673), ma soprattutto furono di carattere economico. Molte liste
contenenti i nomi dei reietti fra la popolazione erano andate distrutte gi moltissimi anni
prima, ma non erano stati certo pochi gli schiavi emancipati in cambio dellarruolamento
fra i ranghi dellesercito o quelli che avevano comprato la propria libert approfittando di
varie circostanze, non ultima la rovina dei loro ex padroni. N va dimenticato che
lincremento demografico, aumentando di fatto la disponibilit di manodopera, ne rendeva
sempre meno indispensabile la presenza.
Un evento sociale di grande impatto, durante il regno di Chngjo, fu anche la
definitiva introduzione del Cristianesimo in Corea. I coreani amano sottolineare il fatto
che la diffusione di questa fede nella penisola sia stato frutto, caso certamente insolito, di
una evangelizzazione interna, ossia svolta da coreani a beneficio dei connazionali.
unaffermazione che in linea generale si pu condividere visto che, stante anche
lisolamento del Paese, i primi missionari furono proprio i diplomatici coreani venuti a
contatto con la nuova fede in Cina. Lo status sociale elevato di questi nuovi apostoli
contribu a far diffondere il Cristianesimo in Corea soprattutto fra i ceti medio-alti (una
tendenza riscontrabile ancora oggi) dove, nellambito dellatavica ricerca del rifugio nel
piccolo gruppo, la nuova fede venne vista quasi come unetichetta elitaria in grado di
distinguere ladepto dalla massa. Furono allinizio i namin e, pi in generale, i pensatori
sirhak i pi curiosi verso il Cristianesimo e questo anche perch, tagliati fuori comerano
dai principali centri di potere, essi risentivano di una maggiore frustrazione e desiderio di
aggregazione intorno a nuovi valori filosofici e intellettuali contro limmobilismo nel
quale ormai marciva lo Stato confuciano.83
Fu proprio un namin, Yi Snghun (1756-1801) che durante una missione diplomatica
in Cina si fece battezzare dal padre francese Louis de Grammond, nel 1784, e certo non fu
il solo a farlo. Tornato in Corea, con gli altri fratelli nella fede cominci a diffondere il
nuovo credo, autonomamente, senza avere ancora lapprovazione ecclesiastica, e certo
dovette avere subito un notevole successo se, fra il 1785 e il 1786, la corte boll subito
come eretica la nuova dottrina e proib limportazione di scritti a essa pertinente. In questa
prima fase, comunque, la repressione si mostr piuttosto blanda e re Chngjo sembr
mostrare una certa tolleranza. Malgrado ci non mancarono le esecuzioni di battezzati
quando le idee di queste erano in palese collisione con lideologia di Stato: nel 1787 Kim
Pmu (?-1787), piccolo funzionario alla corte di Seoul, mor per le torture subite durante
una durissima inquisizione84 e nel 1791 due cugini, Kwn Sangyn (1750-1791) e Yun
Chichung (1759-1791) furono giustiziati per essersi rifiutati di celebrare i riti in onore
degli antenati.
La comunit cristiana intanto si era allargata al punto da giustificare, nel 1795, larrivo
in Corea del primo missionario straniero, il cinese padre Zhou Wenmo (1752-1801), al
fine di dar ulteriormente sostegno e alimentare la diffusione di quel credo che sembrava
gi destinato al successo. La strada sarebbe stata tuttaltro che facile, ma a favorire il
Cristianesimo avrebbe contribuito in maniera decisiva proprio lo sfascio di quel sistema
politico-sociale, vecchio ormai di quattrocento anni, contro cui qualche decennio prima
erano sorte quelle ingenue utopie millenaristiche di cui abbiamo gi parlato. Stavolta per
il nuovo credo era attecchito soprattutto fra i letterati e aveva radici teologiche ben pi
salde: non fu certo il Cristianesimo a cancellare la Corea classica, ma fu la decadenza dei
valori di questultima ad accelerare la diffusione di quella che veniva chiamata Dottrina
occidentale (Shak). Questa sorta di dotta rivoluzione che ha portato oggi la Corea del
Sud a essere, dopo le Filippine, il Paese asiatico col maggior numero percentuale di
cristiani, fu la reazione al lunghissimo immobilismo e allisolamento di un intero sistema
capace di innescare una fuga dalla realt paragonabile, nei numeri, a un vero e proprio
fenomeno di massa. La stessa voglia di evasione e cambiamento (accresciuta
dalloppressione giapponese) avrebbe favorito nel XX secolo le numerose adesioni alla
causa socialista: fenomeni forse troppo forzati e repentini, se vero che a tuttoggi il
cittadino coreano, sia del nord che del sud, troppo spesso si riscopre semplicemente
confuciano, a qualunque fede politica o religiosa egli appartenga.
La crisi dello Stato confuciano
Nel 1800 mor re Chngjo e sal al trono il figlio di dieci anni ricordato poi come re
Sunjo. La politica di corte fece allora registrare un svolta radicale: Kim Chosun (1765-
1831), della potente famiglia Kim di Andong, si trov a un tratto libero di potere esercitare
la propria autorit investito come era stato da re Chngjo del compito di vigilare e
sostenere il giovane successore. Lalto funzionario della Segreteria Reale approfitt subito
della propria posizione per impadronirsi del potere, sia pure per via indiretta: nel 1802
dette infatti in sposa al giovane sovrano la propria figlia, controllando attraverso questa
tutti gli affari di corte. La politica svolta da dietro la tenda (sedo chngchi) dunque si
ripeteva.
Gli effetti del nuovo corso della politica non tardarono a manifestarsi. Con il sovrano
ridotto a semplice figura simbolica del Paese, impossibilitato a garantire limparzialit e la
giustizia, Kim Chosun e i suoi sostenitori cominciarono a usare ogni pretesto per liberarsi
degli avversari. In questo modo la relativa tolleranza mostrata a suo tempo da Chngjo
verso i cristiani si convert in una spietata repressione e nel 1801 vene lanciata la prima,
massiccia persecuzione contro coloro che praticavano la nuova fede. Perirono almeno
trecento fra battezzati e simpatizzanti del Cristianesimo e fra questi, oltre allo stesso padre
Zhou Wenmo,. anche i leader Yi Snghun, Yi Kahwan (1742-1801) e Chng Yakchong,
questultimo fratello maggiore del pi celebre Chng Yagyong, che fin invece in esilio.85
Naturalmente, questi tragici fatti costituirono anche un regolamento di conti allinterno
delle fazioni e a farne le spese furono ancora una volta soprattutto i namin.
Duramente colpiti, i cristiani affidarono allora a Hwang Sayng (1755-1801), che era
stato battezzato col nome di Alessandro, la difficile missione di portare a Pechino una
lettera con la quale si pregava il vescovo locale di attivarsi presso le potenze straniere a
favore di un intervento militare in Corea finalizzato a garantire ivi la libert di culto.
Lemissario venne per intercettato e trovato in possesso dello scottante documento, cosa
che port alla sua esecuzione.86 La missione affidata a Hwang, anzi, inaspr ancor pi
latteggiamento della corte nei confronti di coloro che non avevano esitato a chiedere un
intervento armato contro la patria.
Ma lo Stato confuciano cominciava a dissolversi. Nel 1801, il governo affranc di
fatto gli ultimi schiavi pubblici rimasti, almeno quelli della zona della capitale, e ne fece
dei comuni cittadini, piegandosi cos a un processo di rimpasto sociale che aveva stravolto
lintero impianto classista della prima fase della dinastia. Un gesto che in altre situazioni
sarebbe stato salutato come un successo e unapertura sociale scaturiva invece da uno
sconvolgimento incontrollato che avveniva al buio e senza nessuna garanzia per il
futuro. La necessit di fondi della corte e lavidit e la corruzione dei pubblici funzionari
capitalizz al massimo il desiderio dei nuovi benestanti di oscura origine che desideravano
crearsi unorigine dalto lignaggio. Liscrizione dietro pagamento negli altrui registri di
famiglia (chokpo), gi praticata da qualche tempo, divenne sempre pi diffusa e, una volta
che bisognava comunque corrompere e pagare, i beneficiari preferivano essere inseriti
nelle genealogie delle famiglie storicamente pi prestigiose. anche per questo che oggi
oltre il 40% dei coreani porta come cognome Kim o Yi.
Daltro canto, se alcuni si arricchivano molti altri andavano in rovina, grazie anche
allincremento demografico che negava sempre a pi persone lassegnazione di posti
pubblici e di terre, sempre pi monopolizzate dalle famiglie pi potenti a discapito dei
piccoli usufruttuari. Il Paese conobbe tassi altissimi di corruzione, malgrado le numerose
ispezioni ordinate dalla corte, anche nelle zone pi periferiche, e questo perch spesso gli
stessi ispettori erano corrotti, n i pochi funzionari onesti potevano umanamente sovvertire
un corso degli eventi che appariva irreversibile. Molti villaggi portarono agli estremi la
solidariet, creando un fondo comune, detto kye, per far fronte alle sempre crescenti
difficolt.87 ma nel complesso le condizioni della popolazione peggiorarono, con un
drammatico incremento di diseredati, briganti e senza-tetto, e le aspirazioni millenaristiche
del XVIII secolo erano ormai pronte a trasformarsi in lotta di classe e rivolta armata. I
segnali partirono da nord, storicamente larea pi depressa dellintera penisola in virt del
clima sfavorevole e della scarsa estensione e qualit dei terreni coltivabili. Un Paese come
la Corea classica, che fondava il proprio sostentamento quasi esclusivamente
sullagricoltura, andava particolarmente soggetto alle cattive annate e ci valeva
particolarmente per le regioni settentrionali del Pyngan e dello Hamgyng, freddissime
e sterili. Le epidemie poi cominciavano a fare capolino, completando un quadro di carestia
che si era fatto gi drammatico.
Nel 1804 uno scottante documento anonimo che denunciava le terribili condizioni di
vita nella regione nord-occidentale del Pyngan venne affisso alle quattro porte
principali della capitale del regno Seoul. conosciuto come Kwanspigi [Rapporto
segreto sul Kwans (altro nome della regione del Pyngan)] e fu il preludio inascoltato
di una fra le pi terribili e sanguinose rivolte della storia coreana. Il dodicesimo mese del
1811 Hong Kyngnae (1780-1812), yanghan decaduto e ripetutamente escluso dagli esami
di Stato, si fece portavoce del dissenso del nord-ovest denunciando la discriminazione di
Seoul contro se stesso e i suoi corregionali e alzando il vessillo dellinsurrezione.
Proclamatosi Gran comandante per la pacificazione dellOvest (pyngs taewnsu),
Hong riun intorno a s combattenti provenienti dai pi diversi strati sociali, a conferma
del malcontento generale che covava fra la popolazione, e con laiuto dei suoi
luogotenenti U Knchik, Kim Sayong, Kim Changsi e Pak Snggan dilag per la
regione, impadronendosi in pochi giorni di Kasan, Pakchn, Snchn, Kwaksan e altri
centri importanti. Dopo un primo sbandamento, per, le forze regolari riuscirono a
riorganizzarsi e dopo un contrattacco nel quale lesercito ribelle sub un grave rovescio
Hong Kyngnae fu costretto a rinchiudersi fra le mura di Chngju e a subire un pesante
assedio. Dopo cento giorni di disperata resistenza, il diciannovesimo giorno del quarto
mese la citt venne infine espugnata con grande strage e Hong perse la vita combattendo.
Molti dei suoi uomini, catturati, vennero inviati a Seoul e l giustiziati. Quasi
contemporaneamente a questi fatti, venne soffocato un tentativo di insurrezione nella
capitale guidato da un tale Pak Chongil, ma ormai lintera penisola era una polveriera
pronta a esplodere in qualunque momento.
La famiglia Kim di Andong, vera protagonista della vita politica del Paese, cercava di
arginare i pericoli con provvedimenti-tampone e intanto continuava a perseguitare i
cristiani: ondate di arresti ed esecuzioni si registrarono nel 1815 e nel 1827. Chng
Hasang (1795-1839), battezzato come Paolo e figlio di quel Chng Yakchong martirizzato
nel 1801, si appell al Papa di Roma per il tramite dellepiscopato di Pechino perch
venissero inviati dei preti in Corea e si desse finalmente ufficialit alla dimensione
cattolica coreana, sempre pi vasta ma ancora in clandestinit. La richiesta venne accolta e
nel 1826 venne istituita la Chosn kyohoe (Chiesa di Corea), vicariato apostolico
indipendente dalla sede di Pechino, la cui attivit di proselitismo venne delegata
allIstituto francese per le missioni allestero di Parigi. Il francese Barthlemy Bruguire
(1792-1835) fu cos il primo vescovo di Corea, ma mor in Manciuria dopo aver fallito nel
suo proposito di entrare clandestinamente nella penisola. Il testimone fu per raccolto da
altri religiosi francesi che stavolta, fra il 1836 e il 1837, riuscirono a raggiungere la sede
prefissata insieme al nuovo vescovo Laurent Joseph Marius Imbert (1803-1839).
Nel 1834, intanto, era morto re Sunjo che altra funzione non aveva avuto se non quella
di rappresentare i Kim di Andong, di fatto padroni del Paese. Il nuovo sovrano, Hnjong,
al momento di salire al trono aveva solo sette anni ed era nipote del suo predecessore in
quanto il padre, principe Tgin (1809-1830),88 era deceduto nel 1830. La genitrice del
nuovo sovrano, regina madre Sinjng (1808-1890), apparteneva alla famiglia Cho di
Pungyang, che ovviamente acquist a corte un notevole potere ponendosi come
irriducibile nemica dei Kim di Andong. I quindici anni di regno di Hnjong fecero di fatto
registrare una lotta senza quartiere fra i due clan, che in un primo tempo vide prevalere i
Cho ma che nel 1846, alla morte di Cho Manyng (1776-1846), nonno materno del
sovrano, riport in auge i Kim. Il predominio di una sola famiglia non giovava certo
allemancipazione del Paese; al contrario, faceva tenere in maggior sospetto ogni
influenza esterna che potesse interferire con quella che era ormai divenuta quasi una
gestione padronale degli affari di Stato. La scienza occidentale era in qualche modo
penetrata attraverso i libri, ma la proliferazione delle idee faceva certamente pi paura
delle tecniche di coltivazione, degli orologi e dei calendari. Il Cristianesimo si era
puntualmente ripreso dopo ogni atto di repressione e allora, nel 1839, venne lanciata
unaltra persecuzione nella quale, oltre ad autorevoli esponenti della comunit locale quali
Chng Hasang, trovarono la morte anche religiosi occidentali, ossia proprio il vescovo
Imbert e i due sacerdoti che lo avevano accompagnato in Corea, Jacques Honor Chastan
(1803-1839) e Pierre Filibert Maubant (1803-1839). La violenza si rivel ancora una volta
inutile: nel 1845 Kim Taegn (1822-1846), battezzato come Andrea e primo sacerdote
coreano, torn in patria dal seminario di Macao continuando lopera di conversione, prima
di andare egli stesso incontro alla morte lanno successivo. Il Cristianesimo non era pi
oggetto di erudite discussioni o dibattiti filosofici: era divenuto desiderio di vita eterna
come speranza di riscatto da una realt ormai senza pi valori n speranze, e per questo,
accanto agli yanghan decaduti, aumentavano ora notevolmente anche i convertiti delle
classi inferiori. Pi che mai allora i cristiani vennero considerati alla stregua di terroristi,
che attentavano alla sicurezza dello Stato celandosi dietro nomi falsi e favorendo
lingresso clandestino in Corea di religiosi stranieri.
Intanto, la notizia dellesecuzione dei tre religiosi francesi aveva destato in Occidente
scalpore e indignazione e la Francia cerc di approfittare dellincidente per avere
finalmente un contatto ufficiale diretto con quel Paese che i navigatori del tempo, da La
Perouse a Hall, avevano solo potuto sfiorare e sommariamente descriverne il profilo
costiero. Nel 1846 tre navi da guerra francesi, al comando di J.B. Thomas Ccil, gettarono
lancora nei pressi di Hongju (regione del Chungchng) e consegnarono alle autorit
coreane una lettera di protesta, per i fatti del 1839, nella quale si invitava fermamente la
corte di Seoul a fornire spiegazioni su quanto allora accaduto. Unaltra spedizione sarebbe
arrivata lanno dopo al fine di ricevere la risposta. I coreani cominciavano seriamente a
preoccuparsi per le continue apparizioni di navi occidentali nelle loro acque, anche perch
erano a conoscenza dei problemi con gli inglesi avuti dalla Cina durante la Guerra
delloppio del 1839-42. Non si sa esattamente che tipo di risposta intendesse fornire al
momento la corte coreana: quando infatti nel 1847 due fregate francesi al comando di un
tal Lepierre si presentarono per riceverla finirono su una secca nei pressi dellisola di
Kogm, rimanendovi arenate. Venutisi a trovare in condizioni dinferiorit, ai francesi non
rimase che sbarcare, rinunciando a ogni proposito di belligeranza e dovendo piuttosto
contare proprio sullaiuto dei coreani. Alla fine venne in loro soccorso una squadra navale
inglese, al comando di Lord Marquhan, grazie alla quale poterono tornare indietro, con
grave scorno, sui vascelli riparati alla belle meglio.
Forse influenzata da questo inatteso e casuale successo, la risposta allingiunzione
francese che fu fatta pervenire a Pechino fu durissima, sostenendo la legittimit di
unazione condotta contro elementi sovversivi e pericolosi. La Francia minacci allora una
spedizione navale punitiva per i primi mesi del 1848 ma, coinvolta ben presto nella
rivoluzione contro Luigi Filippo, fin per trascurare la questione coreana. Tale rinuncia
venne intesa dai coreani come un ulteriore successo contro gli occidentali e un invito a
proseguire vieppi nella politica di chiusura (swaeguk chngchaek) verso lo straniero.
Nel 1849 mor re Hnjong e sal al trono il diciottenne Chlchong, di un ramo cadetto
della famiglia reale. Il potere continu a essere esercitato dai Kim di Andong; anzi, venne
rafforzato in seguito al matrimonio di Chlchong con la figlia di Kim Mungn (1801-
1863), autorevolissimo rappresentante di quella famiglia.
Durante il regno di Chlchong si afferm in Corea una dottrina, detta Tonghak
(Dottrina dOriente), che ponendosi come alternativa al dilagante Cristianesimo (chiamato
Sohak, ossia Dottrina dOccidente), predicava gli stessi princpi di umanit e di
uguaglianza su una base culturale pi prossima allesperienza orientale. Il fondatore del
movimento era stato Choe Cheu (1824-1864), yanghan decaduto originario di Kyngju,
che nel rivolgersi agli strati pi bassi e sofferenti della popolazione, tradizionalmente pi
refrattari al Cristianesimo, aveva finito per dare alla propria dottrina i connotati di una
vera e propria ideologia politica alternativa a quella ufficiale. Singolare sincretismo di idee
taoiste, buddhiste e confuciane, con qualche elemento di Cristianesimo e Sciamanesimo,
la dottrina di Choe Cheu puntava il dito contro le condizioni disastrose nelle quali
versavano i cittadini e reclamava radicali riforme volte a sottrarre il Paese al degrado e alla
corruzione dilaganti.
Quasi a voler dare voce ai rinnovati appelli per una svolta nelle sorti del Paese gli
abitanti della citt di Chinju, nella regione del Kyngsang, si sollevarono in massa nel
1862. La causa profonda della rivolta era senzaltro da cercare nella latente esasperazione
dei cittadini per la cosiddetta degenerazione delle tre politiche (delleconomia), in
coreano samjong-i mullan, che era addirittura precipitata nel corso del XIX secolo. La
prima politica degenerata era stata quella della tassa fondiaria (chnjng),
tradizionalmente fissata al 10% del raccolto. Dopo la guerra col Giappone del 1592-98,
nel corso della quale i registri catastali erano andati in buona parte perduti, grazie alle
trame degli yanghan beneficiari delle terre molti appezzamenti non erano pi stati censiti.
Di conseguenza, le terre tassabili erano diminuite e con esse i proventi dello Stato, cosa
che aveva aumentato fino a livelli insostenibili per i contadini le tasse sul raccolto. Per di
pi, si erano letteralmente estorte riscossioni di tasse e tributi anche da quei terreni che per
mancanza di raccolti erano stati dichiarati esenti da tasse (fenomeno conosciuto come
paekchi chingse).
La seconda degenerazione era stata quella della tassa versata in cambio dellesonero
dal servizio militare (knjng). Tale tassa era stata dimezzata sotto Yngjo, ma i mancati
introiti per lo Stato erano di fatto ricaduti interamente sulle spalle dei contadini, nei
confronti dei quali la tassa era stata applicata non solo ai bambini (hwanggu chmjng),
ma addirittura ai membri defunti della famiglia (paekkol chingpo).
La terza degenerazione, infine, riguardava la restituzione dei prestiti di cereali
(hwangok) concessi ai cittadini dal governo, i cui interessi erano lievitati a tal punto da
mandare in rovina molti contadini costringendoli a trasformarsi in lavoratori itineranti a
giornata nelle miniere.
Fin qui il background sociale. La scintilla che fece precipitare la situazione,
comunque, furono lavidit, la corruzione e gli abusi di potere di Paek Naksin,
comandante della locale guarnigione militare, che aveva arraffato con ogni mezzo le
ricchezze del territorio fino ad accumulare egli stesso unenorme fortuna. La rivolta
scoppi violentissima e il popolo di Chinju trucid i funzionari corrotti, bruciandone le
case. Quando venne fermata, come scintilla che dipartitasi da un fal appicca il fuoco in
tutto il territorio circostante la rivolta dilag, propagandosi da Chinju a tutto il meridione
della penisola. Nel giro di pochi mesi si sollevarono Iksan, Kaeryng, Hampyng,
Kongju, Ynsan, Puan, Chngju e molti altri centri ancora. Il governo minacci, promise,
invi ispettori. Alla fine Pak Kyusu (1807-1876), il domatore della rivolta di Chinju, invi
un memoriale al trono che denunciava le terribili condizioni di vita del popolo e allora la
corte tent di placare il malcontento generale con donazioni e modifiche radicali
soprattutto al sistema dei prestiti governativi di cereali. Troppo tardi: la situazione ormai
precipitava a capofitto e qualunque rimedio appariva palesemente inutile.
Chlchong mor senza eredi nel 1863. Lo stesso anno venne arrestato Choe Cheu, il
fondatore del movimento Tonghak: sarebbe stato giustiziato lanno dopo.
Nella successione al trono grande fu linfluenza della regina madre Cho, che riusc nel
suo intento di far diventar sovrano Yi Myngbok (1852-1919), anchegli discendente da
un ramo cadetto della Casa Reale risalente a Yngjo. Sarebbe stato ricordato come re
Kojong. Al momento di salire al trono era un ragazzo di appena undici anni e perci,
sempre con la complicit della regina madre.89 fu sottoposto alla reggenza del padre, Yi
Hang (1820-1898), da quel momento universalmente conosciuto come Taewngun, ossia
il titolo spettante al genitore vivente del re.90 Era costui uomo quanto mai energico e
deciso, ma costretto a vivere fino a quel momento nellombra a causa dello strapotere dei
Kim di Andong. Assunte nelle proprie mani le redini dello Stato, il Taewngun
provvedette un primo luogo a crearsi lo spazio vitale, allontanando dai posti chiave a
corte tutti i suoi potenziali nemici, a partire proprio dai Kim di Andong, fino ad allora
quasi onnipotenti. La vittima pi illustre nel nuovo corso fu probabilmente Kim Chwagn
(1797-1869), che fu presto costretto a dimettersi dalla prestigiosissima carica di
yongijong, ossia, di fatto, Primo Ministro.91 Due anni dopo, nel 1866, credette di
consolidare ulteriormente il proprio potere dando in sposa al figlio una ragazza della
famiglia Min di Yhung, che poi era la famiglia alla quale apparteneva anche la propria
moglie. Il tal modo il Taewngun interrompeva la linea di regine della famiglia Kim, ma i
fatti avrebbero dimostrato che quella nuora si sarebbe rivelata di una forza non comune,
arrivando a diventare il suo pi formidabile avversario politico.
Il Taewngun era letteralmente ossessionato dallidea di restituire autorit e prestigio
al trono, unidea che avrebbe condizionato tutta la sua politica. Il primo obiettivo della sua
campagna a favore di una rinnovata centralit dello Stato furono i swn. Queste
caratteristiche istituzioni, grazie alle connivenze dei magistrati locali e allo status giuridico
di cui godevano, che equivaleva quasi a unautentica extraterritorialit, erano divenuti dei
veri centri abusivi di riscossione delle tasse, oltre che rifugio per tutti coloro che
intendevano evitare il servizio militare.92 Il fenomeno era ben conosciuto da tempo, come
lascia intendere un durissimo memoriale al trono del 1738, che un vero e proprio atto
daccusa, presentato a re Yngjo da Pak Munsu (1691-1756), ma la natura stessa dei
swn, centri autonomi intorno ai quali gravitavano gli interessi di una moltitudine di
persone, aveva seriamente ostacolato ogni iniziativa contro di essi e non fu per caso che lo
stesso Taewngun impieg ben sette anni (dal 1864 al 1871) per portare a compimento la
sua riforma. Durante questo periodo di tempo, almeno 3000 swn furono distrutti e
100.000 uomini vennero restituiti alle liste di leva. Ingenti appezzamenti di terra tassabile
furono anche riportati sotto il controllo dellerario pubblico.93
Contemporaneamente alla pesantissima decurtazione del numero dei swn, il
Taewngun port avanti un riforma volta a rivitalizzare lAccademia Nazionale
Snggyungwan, diventata ormai lombra della prestigiosa istituzione dei primi tempi della
dinastia. Nuove regole per la frequenza e la verifica del profitto degli studenti furono
introdotte, cos come la creazione di due nuovi dormitori e lallargamento della biblioteca,
che acquis il patrimonio librario del Kyujanggak, o Biblioteca Reale.
Unaltra iniziativa del Taewngun in favore del ripristino dellautorit regale fu la
ricostruzione del palazzo Kyrigbok, andato distrutto durante linvasione giapponese del
1592. Fra non poche proteste per lo sperpero di denaro pubblico, la grande impresa ebbe
inizio, nella primavera del 1865, e sarebbe durata sette anni e mezzo. Le ingenti somme di
denaro occorrenti per la ricostruzione, che nei progetti sarebbero dovute scaturire per lo
pi da pubbliche e volontarie donazioni (wnnapchr), finirono invece per essere estorte
sotto forma di imposizioni fiscali e lavoro coatto.
Il Taewngun riform anche lamministrazione e il sistema delle tasse, con
limposizione di tributi anche agli yanghan e un rifacimento delle mappe catastali al fine
di censire con la massima precisione la quantit di terra da assegnare e tassare. Venne
lanciata anche una massiccia campagna contro la corruzione, che port alla destituzione e
allesilio di decine di magistrati locali. La lotta al nepotismo fu forte, cos come la lotta
contro la discriminazione dei cittadini di aree depresse come il nordovest. Vennero
aggiunte nuove tasse, come il pedaggio sulle porte (munse), in base al quale ogni
commerciante che si fosse trovato a passare per una delle porte della citt avrebbe dovuto
pagare dazio secondo il valore della propria mercanzia. La tassa detta riso per cannoni,
poi, era unimposta da pagare in natura e destinata alle spese militari, una voce del
bilancio molto cara al Taewngun che si preparava ad affrontare le conseguenze della sua
politica xenofoba e isolazionista. Fu tentata anche una riforma monetaria, con la
coniazione di nuove monete dette tangbaekchn,94 ma questa si risolse in un fallimento,
perch la nuova valuta fu presto travolta dallinflazione fino a ridursi ad appena il 5% del
valore dichiarato e fin per essere ritirata dalla circolazione nel 1872.
Se la politica interna occupava non poco i pensieri del Taewngun, i rapporti con
lestero non erano da meno a procurare problemi al Paese. Il reggente, una volta assunta
saldamente la guida dello Stato, aveva presto optato per una politica refrattaria a ogni
apertura con lestero e alla dura repressione di ogni ideologia potenzialmente concorrente
del Confucianesimo ortodosso al quale egli si ispirava. Un nuovo scontro con i cristiani
era perci inevitabile, anche perch questi, sullonda di una evangelizzazione molto
aggressiva, si erano ben ripresi dalle persecuzioni al punto da annoverare fra le proprie
file, a met degli anni 60, almeno 20.000 unit. Il Taewngun, in verit, si trovava ad
avere intorno a s dei cattolici o almeno simpatizzanti della religione occidentale: la stessa
moglie pare si fosse fatta battezzare col nome di Maria, mentre Marta Pak, nutrice del
sovrano e Hong Pongju (?-1866) erano senzaltro cristiani, oltre che molto vicini al
reggente. Questi, allinizio, ebbe un atteggiamento dindifferenza verso la nuova religione,
pur essendo certamente a conoscenza della presenza in Corea di numerosi missionari
francesi che avevano rimpiazzato i confratelli martirizzati nel 1839. Addirittura, il
Taewngun cerc di utilizzare i cristiani a scopo politico: inquieto comera per
lespansione in Estremo Oriente della Russia, infatti, aveva finito per cedere ai consigli di
Hong Pongju e Nam Chongsam (1817-1866), due leader del movimento cattolico.
Costoro, sperando di far legalizzare il culto cristiano, premevano perch venisse conclusa,
in chiave anti-Russia, unalleanza con la Francia (ed eventualmente anche con
lInghilterra) per il tramite di due missionari francesi presenti in Corea, che proprio per
tale motivo si sarebbero dovuti recare in missione a Pechino. Il progetto per fall, forse
solo perch i missionari francesi rifiutarono di assumere qualunque ruolo politico, ed ebbe
il solo, funesto risultato di portare allattenzione dellintera corte di Seoul la presenza dei
cristiani stranieri. Le pressioni sul Taewngun provenienti dallinterno dello stesso
Palazzo Reale si fecero sempre pi pesanti e fu probabilmente proprio per questo motivo
che il reggente, cambiata del tutto la propria disposizione iniziale, lanci nel 1866 unaltra
persecuzione contro i cristiani nella quale perirono nove dei dodici missionari francesi
presenti in Corea.95 oltre agli stessi Hong Pongju e Nam Chongsam. Il padre Ridel (1830-
1884), uno dei tre missionari superstiti, dopo essere stato nascosto insieme ai confratelli da
alcuni battezzati locali riusc a raggiungere la Cina e a informare le autorit di quanto
accaduto. Dopo un infruttuoso scambio di missive fra la diplomazia francese e la corte
coreana effettuato per il tramite della Cina, con il quale si volevano creare i presupposti
per il salvataggio dei preti rimasti in Corea, lammiraglio Pierre Gustave Roze (1812-
1883), dopo un primo viaggio di perlustrazione delle coste della penisola, il 14 ottobre
1866 attacc lisola di Kanghwa con sette vascelli e circa seicento uomini. La spedizione
per si concluse con un fallimento, perch i francesi, bloccati nelle loro postazioni dalla
resistenza coreana, finirono col tornare alla loro base in Cina dopo un paio di settimane.
Ai padri Fron e Calais non rimase perci altro che mettersi in salvo di propria iniziativa,
imbarcandosi clandestinamente su un piccolo natante e raggiungendo fortunosamente la
Cina.
Ma in quegli anni la Corea dovette confrontarsi con una presenza occidentale sempre
pi numerosa e invasiva. Nellagosto del 1866 una nave mercantile americana, il Generale
Sherman, di propriet di un certo W.B. Preston, prese a risalire il fiume Taedong
nellintento di commerciare con i locali. I coreani tentarono invano di dissuadere
lequipaggio dal continuare la navigazione e cos, il giorno 27, la nave arriv in vista di
Pyngyang. Il governatore della regione, il gi citato Pak Kyusu, in accordo con le leggi
allora vigenti rifiut di concedere il permesso di commerciare e allora alcuni marinai dello
Sherman, a bordo di una scialuppa, presero ad addentrarsi ancor pi nel territorio. Yi
Hynik, vicecomandante della guarnigione militare locale, insieme a due suoi subalterni
cerc di intercettarli ma per tutta risposta i marinai lo catturarono, portandolo insieme ai
suoi compagni a bordo della nave madre. Apparve subito chiaro, a quel punto, che
lequipaggio dello Sherman intendeva usare i prigionieri come merce di scambio per un
permesso a entrare in citt, ma ci provoc solo lira dei coreani, gi indignati per
larroganza e la prepotenza dei marinai stranieri. Seguirono perci varie scaramucce, con
scambi di colpi darma da fuoco e fitte sassaiole da parte della folla di coreani che intanto
si era radunata in riva al fiume, finch con un audace colpo di mano a bordo della nave Yi
Hynik non fu liberato. Visto che le cose volgevano al peggio, il Generale Sherman cerc
allora di disimpegnarsi riprendendo la navigazione nella direzione dalla quale era venuto,
ma rimase incagliato e allora, circondato e attaccato da ogni parte, fin arso con tutto
lequipaggio.96 Per i coreani, in fondo, si era trattato di unaltra vittoria, che per aveva
ancor pi inasprito il loro odio verso lo straniero e premiato la politica isolazionista del
Taewngun, n a stemperare la pesante atmosfera contribu la spedizione in Corea, nel
1868, del tedesco Ernst J. Oppert (1832-?).97 Questo personaggio ambiguo, intendendo
costringere il Taewngun ad aprire il proprio Paese al commercio con lestero, pens di
ricattarlo con il pi ignobile dei mezzi: profanare la tomba del padre, principe Namyn,
sottraendone ogni reliquia. Con tre navi e almeno un centinaio di uomini di varia
nazionalit, inclusi alcuni cristiani coreani, sbarc a Kumanpo e da l raggiunse Tksan
distruggendone gli uffici amministrativi. Poi, insieme ai suoi scherani, cerc di violare la
tomba, ma la costruzione resistette e il contrattacco dei coreani convinse gli assalitori a
desistere. Dopo una scaramuccia a Yngjong Oppert e i suoi si ritirarono definitivamente,
dopo aver dato turpe spettacolo di s e una pessima immagine degli occidentali.
Ma ormai la Corea non aveva scampo. Le potenze occidentali facevano a gara a
forzarne lapertura delle frontiere, anche perch stabilire per primi un contatto poteva
significare ottenere migliori condizioni e, forse, gettare le basi per un dominio politico ed
economico. Come spesso accaduto, far entrare un determinato paese nel novero delle
nazioni civili equivaleva a decretarne, in tempi pi o meno lunghi, la perdita
dellindipendenza.
Gli americani non furono secondi a nessuno. Le notizie relative alla vicenda del
Generale Sherman erano filtrate e gli Stati Uniti intesero servirsi dellepisodio per
costringere la Corea a firmare un trattato damicizia e naturalmente anche di
commercio. Ci sarebbe prima di tutto valso a proteggere gli interessi degli USA in caso
di naufragio sulle coste coreane di vascelli con la bandiera a stelle e strisce. Le
dichiarazioni degli USA erano chiaramente pretestuose, perch oltre a dar credito alle voci
secondo le quali dei prigionieri dello Sherman erano ancora in mano ai coreani, si
dimenticava che nel marzo e nel giugno del 1866, ossia prima dellincidente dello
Sherman, gli equipaggi di due navi statunitensi in difficolt erano stati soccorsi e nutriti
gratuitamente dai coreani. Dopo uno sterile scambio di missive fra coreani e americani,
questi ultimi decisero di ricorrere alla forza, compiendo una spedizione punitiva contro la
penisola. Il 10 giugno del 1871 una flottiglia USA al comando dellammiraglio John
Rodgers attacc lisola di Kanghwa. La resistenza coreana si concentr intorno alla
fortezza di Kwangsng, dove si verific il pi importante fatto darmi della spedizione98
prima che questa si ritirasse dopo la dimostrazione di forza. Ma se lintento era stato
quello di ridurre a pi miti consigli il Taewngun, convincendolo ad aprire il Paese, allora
la spedizione fu un fallimento totale, perch il reggente coreano si inaspri ancora di pi
nella propria politica xenofoba e isolazionista. In molti luoghi del Paese vennero erette
stele, che incitavano il popolo alla lotta a oltranza contro lo straniero, dove si poteva
leggere, fra laltro: I barbari doccidente ci attaccano: non combattere equivale ad
accettarli, accettarli vuol dire tradire la Patria
In quanto alla tradizionale accoglienza per gli stranieri di passaggio, quella era gi
stata abbandonata dopo la spedizione di Oppert.
Lapertura delle frontiere e il tramonto della Corea classica
Il 17 gennaio del 1867 un nazionalista giapponese residente a Hong Kong, tale Yabe
Junshuku, pubblicava su un giornale locale un delirante articolo nel quale, stravolgendo
completamente la verit storica sui rapporti fra Corea e Giappone (a ovvio vantaggio di
questultimo), si lasciava intendere una conquista a breve della penisola da parte
dellImpero del Sol Levante. Il fatto dest molta preoccupazione sia in Cina che in Corea,
e a poco valse la smentita ufficiale, da parte giapponese, dellesistenza di un piano
dattacco contro la penisola. In ogni caso, non cerano dubbi sul fatto che i rapporti fra
Corea e Giappone stessero cambiando, dopo la lunga pace fra i sovrani Yi e i Tokugawa, e
unaltra avvisaglia si ebbe quando, pi o meno nello stesso periodo della pubblicazione
dellarticolo incriminato, il Giappone, evidentemente spettatore interessatissimo del
panorama politico ed economico estremo-orientale, si present in veste di mediatore fra la
Corea e le potenze occidentali che ne reclamavano lapertura delle frontiere. Nel 1868,
poi, la restaurazione Meiji cambi il volto del Giappone che, nel suo costoso processo di
modernizzazione, cominci a guardare alla Corea come possibile sbocco coloniale e fonte
di ricchezze da sfruttare. Furono le autorit di Tsushima, abituale intermediario nei
rapporti fra i due Paesi, a reclamare da subito un mutamento delle condizioni dei rapporti
con la Corea: quellisola aveva infatti uno status particolare e i suoi accordi con il governo
della penisola partivano da una tradizionale base di inferiorit. Le autorit di Tsushima
ottennero infine da Tky lautorizzazione a porsi nei confronti dei coreani su un piano
addirittura superiore: fra le altre cose, il signore dellisola venne promosso di grado e il
sigillo dei sovrani Yi in possesso dei diplomatici di Tsushima e indispensabile ai fini di
ogni missione politica o transazione economica venne sostituito dal sigillo imperiale
giapponese. Il fatto poi che i documenti ufficiali di Tsushima dovessero essere redatti in
nome dellimperatore era una chiara sfida ai coreani, guidati tradizionalmente da un
semplice re. Seoul rifiut naturalmente le modifiche del secolare accordo e inizi cos
un lungo braccio di ferro diplomatico che si concluse con un compromesso che addolciva
la posizione giapponese e rimandava le decisioni pi importanti a futuri colloqui fra i due
governi.
Un altro compromesso, intanto, aveva luogo fra le autorit di Tsushima e il governo di
Tky: questultimo, infatti, nellottobre 1869 aveva tolto allisola le tradizionali
credenziali diplomatiche verso la Corea, assegnandole al proprio Ministero degli Esteri.
Alle proteste di Tsushima, comunque, il governo imperiale ritorn temporaneamente sulla
sua decisione, ma sottoponendo in ogni caso loperato delle autorit dellisola alla propria
supervisione. Presto, per, il ruolo di Tsushima decadde e Tky prese direttamente in
mano la situazione.
Il Giappone guardava alla Corea con cupidigia. Nel 1870 un tal Sada Hakuchi, inviato
in missione in Corea dal proprio Ministero degli Esteri, sottolineava nella sua relazione
che la conquista della penisola era per il Giappone fattore di vitale importanza e che la non
pi postergabile occupazione sarebbe dovuta avvenire prima di ogni passo compiuto nella
stessa direzione dalle potenze occidentali. Il governo giapponese prefer lapproccio
diplomatico alla questione in una corsa contro il tempo nella quale il primo obiettivo era
quello dellapertura delle frontiere coreane. Seoul continuava a rifiutare, anche in
considerazione del fatto che il governo centrale giapponese si era sostituito a Tsushima
nella conduzione dei rapporti bilaterali: le ripetute delegazioni inviate da Tky per
sollecitare la stipula di accordi e trattati furono accolte freddamente e la situazione non
miglior certo quando, il 13 settembre 1871, il governo nipponico requis il cosiddetto
Ufficio per il Giappone (Waegwan)99 di Choryang, poco a nord di Pusan, sottraendolo
al controllo di Tsushima.
I dubbi sulle reali intenzioni del Giappone cominciavano a farsi strada, nella corte
coreana, suffragati da alcuni episodi pieni di grave ambiguit. Nel maggio 1870 una nave
germanica con a bordo un interprete giapponese entr nella baia di Pusan per motivi non
chiari e ci aliment i sospetti dei coreani su possibili connivenze a danno della penisola
fra il Giappone e le potenze occidentali. Nel marzo 1873, poi, la polizia coreana accert
un caso di contrabbando portato avanti allombra del Waegwan. Lepisodio fu considerato
come una provocazione da parte del Giappone, che cominci a prendere in considerazione
lipotesi di un invio di truppe in Corea allo scopo di proteggere i propri cittadini. Il
destino della Corea cominciava cos a delinearsi.
Intanto, a Seoul, le sorti del Taewngun erano in declino. La dura e continuata politica
isolazionista aveva avuto alti costi e prodotto molti lutti, e per questo una buona frangia
dellopinione pubblica aveva preso a schierarsi in favore dellapertura delle frontiere. Era,
dopo tutto, quanto auspicato dal grande pensatore sirhak Pak Chega (1750-?), che in tempi
non sospetti si era soffermato molto sulla necessit, da parte della Corea, di aprire i
commerci con lestero al fine di migliorare leconomia nazionale. Il Taewngun era
naturalmente di tuttaltro avviso, ma una serie di iniziative da parte della corte forz la
situazione, costringendolo ad abbandonare il campo. Re Kojong era infatti divenuto
maggiorenne e la regina consorte Min (1851-1895) non aveva esitato a ricordargli le sue
responsabilit di regnante, invitandolo ad assumere direttamente il controllo dello Stato.
Ecco dunque che la nuora scelta accuratamente dal Taewngun cominciava unattivit
politica in rotta di collisione con quella del suocero, anche se in realt si trattava di dare un
autorevole referente al dissenso contro il reggente che si era venuto a creare a corte nel
corso degli anni.
Se la regina Min fu la mente dellazione politica contro il Taewngun il letterato
confuciano Choe Ikhyn (1833-1906), detto Mynam, ne fu sicuramente il braccio. Tra il
1868 e il 1873, su istigazione della regina e, forse, dello stesso sovrano, Choe Ikhyn
inond letteralmente la sala del trono di memoriali anti-Taewngun. Questi si difese con
tutte le sue forze, ribattendo colpo su colpo ogni accusa, mentre Choe acquisiva sempre
pi influenza e potere. Lultimo memoriale di Choe, del dicembre 1873, era un attacco
diretto e violentissimo e un invito quasi perentorio al sovrano a liberarsi del Taewngun e
dei suoi seguaci e ad assumere personalmente la guida del Paese. Il tono era tale da
mettere in imbarazzo lo stesso sovrano, che non pot tergiversare quando da pi parti gli
fu chiesto di punire per la sua insolenza lestensore del documento. Ma ormai il partito
della regina era ben forte: Choe Ikhyn ebbe solo una lieve condanna (poco pi di un
anno di esilio a Cheju) e il Taewngun dovette farsi da parte, lasciando il governo del
Paese al figlio sovrano.
Adesso la Corea era pronta ad aprirsi allestero. Il Giappone si fece subito avanti, per
lavvio di relazioni economiche e diplomatiche, ma la corte di Seoul, sempre pi
sospettosa, prendeva tempo e allora i nipponici ricorsero alla frode e allinganno.
Nellestate del 1875 la nave da guerra Uny viol lo spazio territoriale coreano
avvicinandosi senza preavviso allisola di Kanghwa con il pretesto di dover fare provvista
dacqua potabile. Le batterie costiere coreane, cadendo nella provocazione, aprirono il
fuoco, ma il vascello nipponico, armato di cannoni pi potenti e precisi, ne approfitt per
spazzare via la fortezza di Choji. Come se non bastasse, dopo tale episodio la Uny
attacc con lausilio di truppe da sbarco anche Yhgjong, uccidendo trentacinque militari
coreani e facendo sedici prigionieri. Caddero in mano giapponese anche numerosi pezzi
dartiglieria e altro equipaggiamento militare. Questo fatto gravissimo, passato alla storia
come Unyangho sakn [episodio della nave Unyang (giapponese: Uny)] e accuratamente
pianificato dai nipponici, segn di fatto la fine dellisolamento coreano. Allinizio del
1876 Tky invi in Corea due diplomatici, Kuroda Kiyotaka (1840-1900) e Inoue Kaoru
(1835-1915), che inoltrarono alla corte di Seoul da un lato le formali proteste per quello
che era stato considerato un attacco ingiustificato alla nave Uny, dallaltro una vera e
propria ingiunzione di aprire le frontiere, siglando un accordo bilaterale. Prostrata dalle
continue incursioni e timorosa di nuovi proditori attacchi, la corte di Seoul fin per cedere
a quello che era un vero e proprio ricatto. Il 26 febbraio 1876 Corea e Giappone siglarono
un trattato damicizia (conosciuto come Trattato di Kanghwa, dallisola coreana dove
avvenne la firma), il primo vero atto di apertura delle frontiere da parte del Paese
eremita. Il trattato non poteva definirsi proprio equo, data anche linesperienza di Seoul
in tema di diritto internazionale,100 ma lo specifico riferimento alla Corea come Paese
sovrano sembrava almeno scongiurare le mire espansionistiche del Giappone nella
penisola. In realt, per, larticolo in questione serviva solo a eliminare ogni ingerenza
della Cina (togliendone i tradizionali privilegi di Stato guida nei confronti della
penisola) negli affari della Corea e dunque a facilitare una futura aggressione nipponica.
La Cina cominciava a preoccuparsi. Vedeva la penisola coreana sfuggire sempre pi al
proprio controllo e linteresse sempre crescente degli occidentali (soprattutto la vicina
Russia faceva paura) verso la Corea acuiva il disagio e linquietudine del Celeste Impero.
Cos, quando re Kojong cominci ad inviare missioni in Giappone101 perch la Corea
potesse rendersi conto del cambiamento dei tempi, la Cina lo incoraggi a dotarsi di
istituzioni e tecnologie occidentali, al fine di poter un giorno contrastare eventuali
interferenze esterne e preservare i tradizionali rapporti con Pechino.
Dopo la lettura delle prime relazioni di viaggio, re Kojong decise di intraprendere un
programma di modernizzazione del Paese. Fra le riforme pi importanti, nel 1881 vi fu la
creazione, sul modello della Cina dei Qing, di un organo amministrativo, chiamato
Tongni kimu amun (Ufficio straordinario per gli affari di Stato), diviso in dodici sezioni,
incaricato di sovrintendere ai vari aspetti della vita del Paese, dal commercio alla difesa.
Contemporaneamente, un corpo speciale militare venne creato a formare una vera e
propria Guardia Reale.102 Venne chiamato Pylkigun (Reparto dabilit speciale) e
affidato alladdestramento di un ufficiale giapponese, tale Horimoto Reizo (?-1882).
Parecchi giovani yangban vennero poi selezionati per la frequenza di un corso per allievi
ufficiali, nella prospettiva di poter contare a breve-medio termine su un esercito
modernamente equipaggiato e addestrato.
I nemici del nuovo corso, per, non avevano affatto alzato bandiera bianca. Da ogni
parte arrivarono al trono memoriali di protesta contro le aperture allestero e a favore di un
ritorno allautoreclusione. Il malcontento dei conservatori, in gran parte letterati
confuciani di vecchio stampo, si concentr intorno alla figura del Taewngun,
ufficialmente uscito dalla scena politica ma ancora in grado di esercitare un notevolissimo
ascendente sulle frange pi tradizionaliste al punto da diventarne il massimo portavoce ed
esponente. Sono probabilmente vere le notizie che riportano una sotterranea, martellante
propaganda antiriformista portata avanti in quegli anni dai simpatizzanti di un Taewngun
gi frustrato e ancor pi accanito dopo il fallimento di un colpo di mano contro il figlio
sovrano di cui era stato lispiratore:103 certo che nel luglio 1882 un episodio gravissimo,
conosciuto come imo kullan (rivolta militare dellanno imo) fece capire, se ancora ve ne
fosse bisogno, quanto precaria fosse la situazione interna della Corea. Si disse che i
giapponesi avevano voluto impadronirsi della persona del re durante una processione: pi
probabilmente, la scintilla fu causata da un tentativo di truffa perpetrato ai danni dei
reparti militari tradizionali dal cosiddetto Centro per la solidariet (Sonhyechng),104
ufficio preposto alla distribuzione di denaro e altri beni nel quadro delle remunerazioni
previste dalla vecchia legge Taedong. I militari beneficiari, gi indispettiti per i favori
accordati alle truppe speciali del Pylkigun e per il fatto di non ricevere lo stipendio ormai
da molti mesi, andarono su tutte le furie quando, al momento di ricevere gli arretrati,
consistenti in una fornitura di riso, si accorsero che il prezioso cereale era stato sofisticato
con laggiunta di sassi e crusca. Si venne alle mani e Min Kymho (1831-1882), parente
della regina nonch direttore del Snhyechng, fece arrestare i militari pi facinorosi
minacciando per essi pene severissime. Era troppo: i militari insorsero e mentre alcuni di
essi si rivolgevano al Taewngun per riceverne appoggio politico e ideologico, gli altri
incendiavano labitazione di Min Kymho e tutti i simboli dellapertura coreana allestero.
Horimoto Reiz, listruttore del Pylkigun, fin assassinato e la legazione giapponese a
Seoul rasa al suolo. Hanabusa Yoshitada, il rappresentante diplomatico giapponese, riusc
a salvarsi a stento, fuggendo avventurosamente a Inchn prima di rientrare in patria.
Ma la rivolta non si ferm. Min Kymho, che si era rifugiato nel Palazzo Reale, venne
scovato e trucidato e la stessa regina avrebbe certamente visto la propria incolumit in
pericolo se non si fosse precipitosamente messa in salvo con laiuto delle donne di corte.
Nei disordini fin assassinato anche Yi Choeng (1815-1882), fratello maggiore del
Taewngun, gi Primo Ministro e favorevole alla politica dellapertura.
Di fronte a simili moti di piazza a re Kojong non rimase che richiamare al governo il
padre. Al fratello maggiore, Yi Chaemyn (1845-1912), il sovrano affid poi il controllo
dellesercito. Tornato al potere, il Taewngun soppresse immediatamente tutte le riforme
fino ad allora effettuate, cancellando con un colpo di spugna ogni sforzo compiuto dal
sovrano per allinearsi tecnologicamente e istituzionalmente a quelle nazioni che sempre
pi si profilavano come nemiche.
La vittoria del Taewngun fu comunque ben effimera. Il diplomatico giapponese
Hanabusa, infatti, torn poco dopo a Seoul debitamente scortato per chiedere al governo
coreano soddisfazione per gli eventi correlati alla rivolta militare. Fra le richieste, il
pagamento di 500.000 wn come risarcimento danni al governo giapponese, unindennit
per le famiglie delle vittime e il permesso di mantenere a Seoul un contingente armato a
difesa della propria legazione. Mentre un esercito giapponese si concentrava nellisola di
Kyushu pronto allinvasione della Corea, il Taewngun cercava di guadagnare tempo,
presentando la rivolta militare come un episodio isolato e arbitrario, accaduto al di fuori
del suo controllo e delle sue responsabilit. A quel punto, per, il governo cinese,
debitamente sollecitato da Kim Yunsik (1835-1922), un emissario della regina, intervenne
pesantemente, inviando in Corea un contingente militare di 4500 uomini al comando del
generale Wu Changqing e prevenendo cos leventuale attacco giapponese. A dispetto di
quanto pi volte affermato in passato, dunque, la Cina mostrava di considerare ancora la
Corea un Paese satellite. Reputando il Taewngun il principale responsabile
dellinstabilit politica che si era venuta a creare, i cinesi lo arrestarono e lo trasferirono di
forza a Tianjin. Stavolta fu la regina Min a gioire e in seguito a questo episodio ella
divenne una decisa simpatizzante della Cina.
Lintervento cinese aveva certo spiazzato il Giappone, ma il Taewngun era
nuovamente uscito dalla scena politica e dunque si poteva tornare a trattare. Con laccordo
firmato a Chemulpo il 30 agosto 1882, la Corea risarciva al Giappone i danni sofferti
durante la rivolta militare, ma, intanto, rimaneva nellorbita cinese e i nipponici erano
costretti a rinviare a tempi migliori ogni pretesa sulla penisola. Rimasta padrona della
situazione, la Cina promosse in Corea una serie di riforme dellapparato statale: dopo aver
inviato a Seoul due consiglieri esperti di politica estera come Ma Jianchang (?-1899) e il
tedesco Paul G. von Mllendorf (1848-1901), fece creare nella capitale un Ufficio per gli
affari interni (Nae anturi) e un Ufficio per gli affari esteri (Oe amun). Lesercito venne
altres riorganizzato con una Guardia Reale (Chingunyong) affiancata da quattro reparti
(yng) detti di sinistra, di destra, di fronte e di dietro, che furono affidati al
comando di Yuan Shikai (1859-1916).105
Lassenza del Taewngun facilit il proseguimento della politica dapertura. Dopo il
trattato di Kanghwa con il Giappone, del 1876, anche le potenze occidentali premevano
per concludere a loro volta accordi e trattati. Dopo vari tentativi infruttuosi,106 la
mediazione della Cina port alla firma di un trattato fra la Corea e gli Stati Uniti, il 22
maggio 1882, che doveva costituire lavvio di vere e proprie relazioni diplomatiche fra i
due Paesi. Linteresse della Cina per lapertura della Corea scaturiva naturalmente dal
desiderio di limitare il quasi monopolio che il Giappone stava allora esercitando sul
commercio con la penisola, nonch dalla speranza che almeno gli occidentali
riconoscessero il tradizionale legame privilegiato fra lImpero Celeste e la stessa Corea.
Gli Stati Uniti rifiutarono di mettere per iscritto il riconoscimento di tale rapporto, ma il
mediatore cinese, labile diplomatico Li Hongzhang (1823-1901), rimedi alla situazione
facendo scrivere al re di Corea una lettera al presidente degli Stati Uniti (e in seguito agli
altri capi degli Stati firmatari di accordi) nella quale si faceva esplicito riferimento alla
condizione subordinata avuta dalla Corea nei confronti della Cina. Seguirono altri trattati:
con lInghilterra, la Germania, la Russia, la Francia, ecc. Laccordo con lItalia venne
siglato il 26 giugno del 1884. La Corea entrava cos nel presente: la libert di culto
cominciava ora a essere riconosciuta e sembrava ora quasi paradossale il fatto che solo
pochi anni prima fossero state lanciate quelle persecuzioni di cui in Occidente si era persa
perfino la memoria.
Intanto, il Giappone pensava alla rivincita politica. Sfruttando il malcontento di alcuni
giovani yanghan ostacolati nella loro carriera dalla famiglia della regina, riusc a plagiarli,
portandoli dalla propria parte. Personaggi come Kim Okkyun (1851-1894), Hong Yngsik
(1855-1884), Pak Ynghyo (1861-1939), So Kwangbm (1859-?) e So Chaepil (1866-
1951) si erano riuniti a costituire un partito riformista, chiamato Kaehwa tongniptang
(Partito dellindipendenza e dellapertura) e premevano per una decisa accelerazione nel
processo di modernizzazione del Paese. Spinti da un forte sentimento di eguaglianza e
solidariet (malgrado lestrazione aristocratica di molti di essi erano quasi tutti allievi del
progressista Yu Honggi, appartenente alla classe media), guardavano al Giappone come
modello e come possibile finanziatore del loro movimento. In questo differivano da altri
personaggi della politica del tempo che, pur essendo progressisti, erano orientati per una
apertura del Paese pi graduale e assistita principalmente dalla Cina.107 Il Giappone
forniva loro aiuti a intermittenza, evidentemente aspettando il momento propizio per
intervenire con decisione, e intanto la Corea, grazie allattivit del nuovo partito, riusciva
a dotarsi di un Centro per linformazione (Pangmunguk) e di un moderno servizio postale.
Ogni passo era per ostacolato dalla famiglia della regina Min, i cui membri occupavano
molti posti chiave a corte, che oltre alla gelosia per i successi altrui vedevano sempre
lombra del Giappone stagliarsi dietro a ogni atto di quel partito forse troppo
eufemisticamente chiamato dellindipendenza,108 e allora i progressisti decisero per il
colpo di Stato. Kim Okkyun, che insieme a Pak Ynghyo era il leader del partito, chiese
nel 1883 un grosso prestito al Giappone per portare avanti i propri progetti. Ricevette un
rifiuto, ma quando lanno dopo la Cina addivenne alle armi con la Francia per la questione
dellAnnam, Tky cambi improvvisamente atteggiamento e, attraverso il suo
rappresentante diplomatico a Seoul, Takezoe Shinichiro (1842-1917), promise ai
congiurati appoggio incondizionato. Il golpe sarebbe stato poi ricordato come kapsin
chngmyn (colpo di Stato dellanno kapsin).
Fu deciso che si agisse il 4 dicembre di quello stesso anno 1884. Durante un banchetto
per commemorare lapertura di un nuovo ufficio postale offerto da Hong Yngsik,
membro del Kaehwa tongniptang e direttore delle Poste, lattenzione dei commensali
venne attratta da un incendio appiccato di proposito in prossimit della sala del convito.
Approfittando della confusione, Kim Okkyun e i suoi si precipitarono al Palazzo Reale
diffondendo la falsa notizia di un improvviso ammutinamento delle truppe cinesi di stanza
nella capitale. Poi, con laiuto delle guardie giapponesi, scortarono il re e la regina in un
luogo sicuro e uccisero i comandanti dei reparti militari della capitale, nonch ogni
ufficiale o funzionario dichiaratamente conservatore. Kim Okkyun e i suoi formarono
quindi un governo provvisorio, enunciando un programma di riforme ispirato a princpi di
uguaglianza che lo stesso Kim ebbe a illustrare dettagliatamente nel suo Kapsin illok
(Diario dellanno kapsin), scritto pi tardi.
Il nuovo governo, per, rimase in carica solo tre giorni. La risposta cinese fu infatti
durissima: la sede del governo venne senzaltro attaccata e le guardie giapponesi uccise o
disperse. Contemporaneamente la folla insorse contro i nipponici, scagliandosi contro i
secolari nemici e trucidando anche un buon numero di civili. Di nuovo, il rappresentante
diplomatico giapponese, insieme ai suoi connazionali, dovette precipitosamente tornare in
patria, stavolta portando con s gli autori del fallito colpo di Stato (tranne Hong Yngsik
che era rimasto ucciso nei disordini). Dieci anni dopo, a Shanghai, Kim Okkyun veniva
assassinato in un albergo da un certo Kim Chongu, poi onorato in patria come eroe e
patriota.109
A cose finite, il Giappone ebbe anche il coraggio di protestare e riusc a ottenere da
Seoul un indennizzo per le perdite subite, ma il confronto con la Cina, sul suolo coreano,
si faceva sempre pi aspro e allora si dette spazio alla diplomazia. Il 18 aprile 1885, a
Tianjin, il Primo Ministro giapponese Ito Hirobumi (1841-1909) sigl con la controparte,
rappresentata da Li Hongzhang, un trattato che prevedeva entro quattro mesi il ritiro dalla
Corea delle truppe di entrambi i Paesi.
La presenza cinese in Corea, comunque, rimase massiccia; anzi, aument
numericamente grazie ai buoni uffici di Yuan Shikai che, rimasto a Seoul, stavolta come
funzionario diplomatico, vi aveva favorito lafflusso di un gran numero di connazionali,
soprattutto commercianti. Una simile invasione cinese, sia pur pacifica, e i modi spicci di
Yuan cominciarono a raffreddare, a partire dalla coppia reale, le simpatie coreane verso la
Cina. Al fine di diluire la pressione esercitata a vari livelli sulla penisola da Cina e
Giappone, allora, allinterno della corte coreana iniziarono a manifestarsi delle simpatie
verso la Russia, i cui interessi erano rappresentati a Seoul dallabile diplomatico Karl
Waeber. La Russia, del resto, era un Paese con il quale la Corea aveva stipulato un trattato
damicizia nel 1884. Lo stesso von Mllendorf manifest nelloccasione un atteggiamento
filo-russo e per questo i cinesi lo licenziarono, sostituendolo con lamericano Owen N.
Denny. Nello stesso tempo, preoccupati per le simpatie della corte coreana verso la
Russia, i cinesi fecero rimpatriare il Taewngun, nemico giurato della nuora regina e del
suo partito.
Ma il mosaico dei problemi, per la Corea, aument anzich diminuire. Adesso era
lInghilterra a temere lespansione russa nella regione: il 15 aprile 1885 i britannici
occuparono proditoriamente lisola di Kmun (Port Hamilton), a sud della Corea. Si erano
infatti sparse voci, peraltro mai confermate (e francamente assai poco verosimili), secondo
le quali Corea e Russia avevano stipulato un accordo segreto che avrebbe previsto
lannessione alla Corea di Tsushima in cambio della cessione ai russi proprio di
Kmun.110 Dopo due anni di febbrile attivit diplomatica i russi si impegnarono a non
rivendicare nessuna parte del territorio coreano e i britannici lasciarono in tal modo lisola
che avevano occupato. Di fatto, la Corea era stata ormai definitivamente riconosciuta
come terra di conquista.
Il tempo scorreva, ed erano sempre di pi gli stranieri che arrivavano nella penisola. In
un clima di maggiore tolleranza religiosa, vi affluivano ora anche i pastori protestanti,
subito pronti a organizzarsi sul campo soprattutto nel ramo dellistruzione pubblica.
Vennero cos create scuole (le prestigiose universit Ynse e Ihwa di Seoul ebbero la loro
origine proprio in questo periodo) e ospedali: ulteriore passo, questo, verso la definitiva
modernizzazione del Paese.111 Fedeli daltro credo, per, tornavano a organizzarsi,
passando decisamente allazione politica, e fu il caso degli aderenti al movimento
Tonghak. Lesecuzione nel 1864 del fondatore Choe Cheu li aveva temporaneamente
dispersi, ma essi erano comunque riusciti a sopravvivere sotto la guida del loro secondo
patriarca, Choe Sihyng (1827-1898). Il movimento Tonghak, per, rimaneva di fatto
fuorilegge e ci non doveva certo piacere ai suoi effettivi, che vedevano proliferare nello
stesso tempo protestanti e cattolici. Recuperata (se mai era stata perduta) lanima politica,
agli inizi degli anni 90 i tonghak, catturate le simpatie di molti fra i cittadini meno
abbienti della provincia, tartassati dai magistrati locali e penalizzati dal commercio con
lestero che vedeva in prima fila Cina e Giappone,112 si sentirono abbastanza forti da poter
esercitare pressioni sul potere centrale. Nei primi mesi del 1892 i tonghak chiesero ai
governatori del Chlla e del Chung-chng la riabilitazione postuma del fondatore del
movimento e la fine delle discriminazioni nei loro confronti. I governatori scaricarono
ogni decisione su Seoul e allora una quarantina di tonghak si recarono nella capitale,
radunandosi di fronte al Palazzo Reale e appellandosi direttamente al sovrano. Le risposte
furono solo delle vaghe promesse e alla richiesta di maggiori garanzie i dimostranti
vennero caricati e allontanati con la forza. Nelloccasione venne fermato anche Pak
Kwangho, autorevole esponente del movimento e portavoce del gruppo di manifestanti.
Per nulla rassegnati, i tonghak organizzarono lanno seguente un megaraduno a Pon,
nella regione del Chungchng. Accorsi in almeno ventimila, si barricarono allinterno di
rozze fortificazioni da essi stessi costruite e da l rinnovarono le loro richieste. Stavolta,
per, esposero anche striscioni e gridarono slogan contro i giapponesi e gli occidentali. Il
governo tent di placarli, minacciando da un lato, promettendo dallaltro finch, passato
circa un mese, le condizioni atmosferiche e la penuria di cibo non infiacchirono il loro
iniziale ardore e alla prima seria iniziativa delle guardie governative vennero ancora una
volta dispersi. Ma questazione, peraltro eclatante, era solo la prova della sollevazione di
massa, terribile, che sarebbe avvenuta di l a un anno. La scintilla che accese i moti
rivoluzionari scatur da Kobu, regione del Chlla, i cui tonghak, guidati dal loro chpchu
(capo religioso locale) Chn Pongjun (1854-1895),113 insorsero contro larroganza, la
corruzione e la crudelt del magistrato locale Cho Pynggap.114 Lufficio del tristo
magistrato venne incendiato, le armi requisite e le scorte alimentari distribuite alla
popolazione. Il governo centrale invi lispettore Yi Yongtae a dirimere la questione ma,
se Cho Pynggap venne rimosso dal suo incarico (sarebbe finito in esilio), ai tonghak,
daltro canto, venne addossata la responsabilit della rivolta con conseguenze terribili:
stilato un registro dei rivoluzionari, molti ebbero le case bruciate, altri furono arrestati,
altri ancora giustiziati sul posto. Fu a questo punto che la rabbia popolare esplose in tutta
la sua drammaticit: Chn Pongjun, ormai per tutti il generale Noktu,115 insieme a
compagni come Kim Kaenam (?-1894) e Son Hwajung, radun attorno a s migliaia di
cittadini per quella che ormai aveva assunto il carattere di una vera e propria rivoluzione
politica ispirata a un programma di riforme basato su princpi di maggior giustizia sociale.
Kobu e Paeksan furono immediatamente occupate e un contingente di soldati regolari,
inviato da Chnju, capoluogo del Chlla, venne annientato a HwangtohYn. Una dopo
laltra caddero nelle mani dei ribelli Mujang, Chngp, Ynggwang e altri centri ancora.
Seoul invi allora un reparto di truppe speciali al comando di Hong Kyehun, ma questi
fin per andare incontro a una grave disfatta a Changsng. La via per Chnju, il
capoluogo, era spianata e infatti i ribelli la occuparono quasi senza colpo ferire, dacch il
locale governatore, visto levolversi degli avvenimenti, era precipitosamente fuggito.
La situazione era drammatica. Re Kojong, continuamente sollecitato dal partito della
regina a ricorrere allaiuto dei cinesi alla fine cedette, chiedendo ai Qing linvio di truppe
a sostegno di quelle governative palesemente in difficolt. Era in pratica una deroga gli
accordi sino-giapponesi del 1885 e allora la Cina, nellinviare gli aiuti militari richiesti dal
sovrano di Corea, inform del fatto anche la corte giapponese. Per tutta risposta i
nipponici inviarono a loro volta un piccolo esercito (che sarebbe stato seguito da altri
sbarchi) che arriv a Chemulpo (cio Inchn) due giorni dopo le truppe cinesi.116 Cos,
mentre i tonghak da Chnju proponevano al governo centrale una serie di decreti da
emettere al fine di placare la rivolta, Cina e Giappone si confrontavano ancora coi loro
eserciti sul suolo coreano.
I tonghak sembrarono avere soddisfazione: le loro richieste furono accolte e lesercito
degli insorti venne momentaneamente sciolto, ma a quel punto furono le potenze
occidentali a chiedere, invano, il ritiro congiunto degli eserciti di Cina e Giappone.
Arrivate a questo cruciale passaggio le fonti discordano: secondo alcune i cinesi avrebbero
accolto linvito a ritirarsi, mentre i giapponesi avrebbero preso tempo, facendo nel
contempo pressione su re Kojong per accelerare lo sgombero degli stessi cinesi. Secondo
altre fonti, il Giappone avrebbe chiesto alla Cina e alla Corea, prima delleventuale ritiro
congiunto, lapplicazione di una serie di misure istituzionali volte a stemperare il
malcontento popolare, ma la Cina avrebbe rifiutato. Come che siano andate le cose la
Corea, forse solo pensando di scegliere il male minore, appoggi la posizione cinese.
I due giganti asiatici addivennero dunque alle armi, ma il Giappone risult completo
vincitore sia per mare che per terra,117 rendendosi di fatto padrone della penisola. I
tonghak ripresero allora la lotta, stavolta per cacciare linvasore, costringendo i nipponici
a combattere su due fronti: a nord contro i cinesi e a sud contro loro stessi. Ancora una
volta, per, la supremazia militare giapponese fu evidente e schiacciante, e mentre le
truppe cinesi venivano definitivamente sconfitte a Pyngyang i tonghak erano
letteralmente decimati a Kongju e a Taein. Chn Pongjun venne catturato e giustiziato
pochi mesi dopo, mentre la Cina fu costretta a chiedere la pace. In quanto a Choe
Sihyng, successore di Choe Cheu alla guida spirituale del movimento, dopo una lunga
latitanza fin arrestato e giustiziato nel 1898. Insieme al suo predecessore, sarebbe stato
riabilitato solo nel 1907. Intanto, per, col trattato di Shimonoseki (17 aprile 1895) la Cina
riconosceva lindipendenza della Corea e il Giappone si sbarazzava definitivamente della
concorrenza militare cinese nella penisola coreana.
Linfluenza giapponese sulla Corea si fece gi sentire nel corso della guerra con la
Cina. Messo a capo del governo il moderato Kim Koengjip (Kim Hongjip) ed esautorati i
funzionari pro-Qing del partito della regina, i giapponesi promossero una serie di riforme
per il tramite di una speciale commissione di diciassette membri, detta Knguk kimuch
(Commissione di base per gli affari militari del Paese). Contemporaneamente venivano
creati un Consiglio di Stato (chiamato col vecchio termine di ijongbu) e un Consiglio
di corte (kngnaebu), con lo specifico intento di attenuare linfluenza dei regnanti sul
governo del Paese, oltre a sette ministeri (amun): Esteri, Interni, Difesa, Giustizia,
Finanze, Istruzione, Industria (con Agricoltura e Commercio).
La commissione lavor alacremente e in tre mesi provvedette a stilare un elenco di
oltre duecento articoli che il sovrano ebbe in seguito a ratificare. Fu la Riforma kabo
(lanno 1894) che, abolendo tradizioni secolari (come gli esami di Stato e la schiavit) da
pi parti considerata la fine della Corea classica anche se, inevitabilmente, non
eliminava del tutto un sistema di pensiero ben stratificato. Se si riflette bene, tuttavia, si
pu facilmente vedere come in fondo la riforma non si discostasse granch dal piano
elaborato a suo tempo da Kim Okkyun e il suo Partito dellapertura e da quello proposto
dagli stessi tonghak, dieci anni dopo. Di fatto, i giapponesi si erano appropriati (al fine di
gestire meglio quel territorio che gi consideravano una colonia) della volont di
cambiamento espressa da un sempre maggior numero di cittadini e sempre pi diffusa nel
Paese, ma ora il pacchetto di riforme appariva imposto dallalto e perci difficile da
accettare a cuor leggero. Molti coreani si opposero per principio e il Taewngun, sempre
attivo in politica, si dichiar assolutamente contrario. Ancora una volta, per, i giapponesi
forzarono la situazione, esigendo un rimpasto di governo con linserimento nel nuovo
esecutivo di elementi filo-nipponici come Pak Ynghyo e So Kwangbm, esuli in
Giappone in seguito al tentato colpo di Stato del 1884. In quanto al Taewngun, sorpreso
dai giapponesi a tessere oscure trame daccordo con la Cina, venne cacciato dalla scena
politica. Il knguk kimuch venne soppresso118 e quasi contemporaneamente, il 7
gennaio 1895, re Kojong, certo suggerito dai giapponesi, pronunciava presso il
tempietto dei propri antenati una dichiarazione giurata in 14 articoli (hongbom sipsa
ch), primo embrione di una Costituzione, che ribadiva due dei concetti fondamentali del
pacchetto di riforme kabo: lindipendenza della Corea dalla Cina e la non intromissione
della famiglia reale negli affari di Stato.
Era ormai chiaro che il Giappone, sconfitta la Cina, aveva definitivamente attratto la
Corea nella propria orbita e stava cominciando pericolosamente a estendere la propria
influenza anche oltre i confini della penisola. Se i coreani ne erano turbati, la cosa
dispiaceva anche alle potenze occidentali e per questo Francia, Germania e Russia
pretesero dal Giappone la restituzione alla Cina della penisola del Liaodong conquistata in
seguito al recente conflitto. La regina Min e i fautori della sua politica ormai decisamente
filo-russa condivisero pienamente tale ingiunzione, sperando in un indebolimento del
Giappone e a un suo futuro disimpegno dal territorio coreano. Nel nuovo governo
presieduto da Kim Hongjip entrarono cos personaggi filo-russi come Yi Chinbm e Yi
Wanyong (1858-1926).
I giapponesi decisero che era lora di farla finita con la regina. Un complotto guidato
da Pak Ynghyo fu scoperto e il suo autore costretto a rifugiarsi nuovamente in Giappone.
Il nuovo plenipotenziario nipponico a Seoul, Miura Goro (1846-1926), opt allora per una
soluzione ben pi radicale e definitiva. Con il suo appoggio una banda di soshi
(ultranazionalisti giapponesi) irruppe, l8 ottobre 1895, allinterno del Palazzo Reale e
dopo aver raggiunto gli appartamenti della regina la trucid barbaramente, passandola a fil
di spada. In quelloccasione furono malmenati lo stesso sovrano e financo il principe
ereditario, mentre il ministro Yi Kyngjik (1841-1895), accorso al trambusto, trovava
anchegli la morte per mano degli esaltati. Per non lasciar tracce e poter diffondere la falsa
voce di un allontanamento volontario, il corpo della regina venne subito portato poco
lontano dal luogo del delitto, cosparso di petrolio e bruciato. Fin cos quella che spesso
viene chiamata lultima regina della Corea. A lei venne attribuito il nome postumo di
Myngsng119 e il suo brutale assassinio pass alla storia come la tragedia dellanno lmi
(lmi sabyn).120
Dopo lassassinio, loltraggio. Il re, ormai prigioniero dei giapponesi, fu costretto ad
accettare nel governo di Kim Hongjip elementi filonipponici come Cho Hiyn (1856-
1915) e, peggio, ad avallare un decreto con il quale la regina defunta (ma data falsamente
come irreperibile nel documento) veniva degradata al rango pi basso della scala sociale. I
rappresentanti diplomatici degli altri Paesi, per, si rifiutarono di riconoscere come
spontaneo quel documento e tanto dichiararono ufficialmente, pretendendo spiegazioni
esaustive dal governo giapponese sui fatti dell8 ottobre. Il Giappone dovette allora
scegliere una via pi morbida: il 26 novembre, a Palazzo Reale, vi fu una udienza dove al
cospetto di vari diplomatici stranieri fu pubblicamente annunciata la morte della regina e
ritirato il provvedimento della sua degradazione. Fu anche promessa listruzione di un
procedimento penale contro i responsabili dellomicidio, ma tutto si risolse in una
gigantesca burla perch la corte di Giustizia di Hiroshima, chiamata a giudicare Miura e i
suoi accoliti, con sentenza del 20 gennaio 1896 assolse tutti gli imputati per insufficienza
di prove.121
Intanto, la furia riformatrice dei giapponesi aveva portato il governo coreano ad
approvare anche le leggi pi ridicole, quali quella che riduceva la lunghezza delle
tradizionali pipe e quellaltra che obbligava i maschi adulti a tagliarsi i capelli.
Questultima legge venne vissuta dai coreani come unautentica tragedia riazionale, visto
che interrompeva una tradizione vecchia di secoli per la quale gli uomini sposati, dunque
ormai appartenenti a pieno diritto alla societ, solevano raccogliere la lunga chioma in una
crocchia (sangtu) posta alla sommit del capo.122 Era chiaro che si intendeva privare i
coreani anche dellanima e delle radici, oltre che della libert, al fine di spersonalizzarli e
renderli meri oggetti nelle mani dei dominatori. Choe Ikhyn, vecchio letterato
confuciano, ebbe a dichiarare che era meglio perdere la testa che la crocchia e i
contadini delle campagne, per protesta, smisero di portare i loro prodotti a Seoul,
lasciando la capitale a corto di viveri e vettovaglie. La modernit veniva imposta con la
forza, come oggi simpone talora la democrazia, ma non certo per il bene del Paese da
riformare quanto, piuttosto, per facilitarne lassoggettamento politico ed economico,
privandolo dellidentit. Se si vuole, una sorta di globalizzazione ante litteram. Venne
perci a crearsi un movimento di resistenza armata, collettivamente conosciuto come
ibyng (esercito della giustizia), ovviamente definito terrorista dai giapponesi, mentre
il re, sempre rinchiuso nel suo Palazzo, cominciava ora a temere anche per la propria
incolumit fisica. Egli voleva certo liberarsi dei ministri filo-giapponesi, ma come era gi
accaduto alla regina ci poteva portarlo a perdere non solo il trono ma anche la vita.
Insieme al principe ereditario, allora, l11 febbraio 1896 il re lasci segretamente il
Palazzo, rifugiandosi presso la legazione di Russia, Paese verso il quale larroganza
giapponese lo aveva ormai definitivamente spinto. Dal suo sicuro rifugio, Kojong
provvedette subito a formare un esecutivo composto da ministri filorussi come Yi Pyngsi
(1832-1898), Yi Wanyong e Pak Chngyang (1841-1904). I ministri filogiapponesi
vennero invece destituiti e bollati come traditori e perfino il moderato Kim Hongjip rimase
vittima dellepurazione, perdendo in seguito la vita.
Il Giappone fu costretto a ricorrere al compromesso con la Russia. Le due potenze si
accordarono per mantenere nella penisola lo stesso numero di militari, almeno fino al
normalizzarsi della situazione, e lasciare al sovrano larbitrio di tornare a palazzo. Ma un
altro accordo, davvero inquietante e foriero delle tragedie future che avrebbe dovuto
soffrire la penisola, venne stipulato a San Pietroburgo il 9 giugno del 1896.123 In base a
tale accordo, la penisola coreana veniva idealmente divisa in due parti, allaltezza del 38
parallelo, e alloccorrenza ognuno dei due contraenti avrebbe potuto occupare la propria
met, (la Russia il nord, il Giappone il sud): una sinistra premonizione di quanto sarebbe
accaduto circa cinquantanni dopo e di quanto, purtroppo, perdura a tuttoggi. Di fatto, la
Corea classica era morta e le potenze straniere, a guisa di lugubri avvoltoi, se ne stavano
disputando le spoglie.
LImpero del Grande Han e la fine della monarchia
Re Kojong si trattenne presso la legazione russa per circa un anno. A convincerlo ad
abbandonare il singolare esilio contribu certamente la vigorosa azione politica
intrapresa da So Chaepil (1866-1951), tornato in patria nel 1895 dopo dieci anni di esilio
volontario negli Stati Uniti,124 Paese dove aveva compiuto gli studi universitari e di cui
aveva ottenuto la cittadinanza. Una volta a Seoul, So (che aveva americanizzato il
proprio nome in Philip Jaisohn), era riuscito a farsi portavoce degli intellettuali dissidenti,
che chiedevano s un serio progetto di riforme, ma nel rispetto dellindipendenza e
dellidentit nazionali. Grazie allattivit di So Chaepil nel 1896 videro la luce la
cosiddetta Associazione per lindipendenza (Tongnip hyphoe) e un giornale, stampato
in alfabeto harigl e con un inserto in inglese per favorirne la diffusione, intitolato
Tongnip sinmun, ossia Giornale indipendente.125 Nelle intenzioni il giornale avrebbe
dovuto rappresentare un formidabile strumento di mediazione fra il governo e la
popolazione, rafforzando nel primo la sensibilit per i problemi del cittadino, nella
seconda lo spirito dindipendenza e limpegno a cooperare per costruire un Paese pi
libero e istituzionalmente avanzato. Con i fondi raccolti in seguito a una colletta, poi,
venne eretto, sul modello dellArco di Trionfo di Parigi, una Porta dellindipendenza
(Tongnimmun), nel parco omonimo in prossimit del Palazzo Reale Kyngbok. Essa esiste
a tuttoggi e rappresenta uno dei monumenti pi singolari di Seoul.
LAssociazione punt il dito sulla miserevole condizione del sovrano di Corea, la cui
fuga nella legazione russa rappresentava unonta per il popolo e una farsa agli occhi delle
potenze straniere. Il re si convinse cos a svolgere il proprio ruolo nelle adatte sedi
istituzionali, ma non nel Palazzo Kyngbok bens nel Palazzo Tksu, pi vicino al cuore
della citt e soprattutto alle legazioni straniere: il timore delle rappresaglie giapponesi era
infatti ancora ben alto. Fu a questo punto che lAssociazione, insieme ad altri comuni
cittadini, propose al sovrano di compiere unoperazione dimmagine in grado di renderlo
pari, almeno nel titolo, alle potenze asiatiche e occidentali che circondavano la Corea,
ribadendo nel contempo lindipendenza del Paese. Fu allora cos che, cambiato il titolo di
regno, nellottobre del 1897 re Kojong si autoproclam imperatore, mentre il Paese, da
Chosn che era, diventava Taehan cheguk, ossia Impero del Grande Han.
Nella sostanza, per, cambiava ben poco; anzi, non manc chi reput risibile la sparata
del sovrano coreano, capo di un Paese allo sbando che ben pochi motivi aveva di definirsi
impero. Pochi compresero, invece, che si era trattato di un gesto di disperazione.
LAssociazione di So Chaepil si trasform ben presto in un vero e proprio movimento
politico nel cui programma cerano, oltre alla preservazione dellindipendenza del Paese,
anche una capillare diffusione dellistruzione (anche nella provincia) e soprattutto una
drastica limitazione, a vantaggio degli imprenditori locali, delle concessioni economiche
alle compagnie straniere. La Corea era infatti diventata terra dinvestimenti pi o meno
azzardati, mentre la costruzione delle infrastrutture veniva accanitamente disputata da
imprese estere, soprattutto statunitensi, russe e giapponesi.126 Ma lattivit
dellAssociazione per lindipendenza cominciava a spingere, pi o meno dichiaratamente,
verso una svolta politica fino ad allora praticamente impensabile. Proponendo la
valorizzazione dei diritti del cittadino e la possibilit di questultimo di avere voce in
capitolo nella formazione del panorama politico, lAssociazione preconizzava di fatto la
creazione di una monarchia costituzionale con tanto di assemblea parlamentare. I nemici
di So Chaepil aumentarono, inevitabilmente, ed egli, dichiarato persona non gradita, fu
costretto a riprendere la via degli Stati Uniti. Correva lanno 1898 e la Corea si tuffava
sempre pi nel suo oscuro avvenire mentre, quasi simbolicamente, moriva il Taewngun,
massimo assertore della politica isolazionista.
Anche partito So Chaepil, lattivit dellAssociazione dellindipendenza non si ferm,
pur se fra i suoi membri esisteva certo la consapevolezza che gli ostacoli al suo
programma non sarebbero stati creati solo dai reazionari locali, ma anche (e soprattutto)
dagli sfruttatori stranieri, naturalmente interessati a mantenere il Paese in una situazione di
ignoranza, degrado e povert. Nellottobre del 1898 unimponente manifestazione,
promossa proprio dallAssociazione, ebbe luogo nel centralissimo viale Chongno, a Seoul,
e poco dopo al sovrano furono avanzate sei proposte (regolarmente pubblicate sul
Giornale indipendente) che si ispiravano incontrovertibilmente a ideali democratici. Si
chiedeva al popolo e ai funzionari statali di dipendere il meno possibile dagli aiuti
stranieri, di far ratificare a tutti i ministri e al capo di gabinetto ogni accordo fra la Corea e
i Paesi esteri, di svolgere regolari processi contro gli imputati di reato, di porre sotto il
diretto controllo dello Stato tutte le imposte e i tributi, di dare alla maggioranza
dellesecutivo la possibilit di rifiutare la nomina di un ministro da parte del sovrano, di
applicare e allargare, nel nome della legge, i princpi della Dichiarazione in 14 punti del
1895.
Era probabilmente molto di pi di quanto la Corea potesse permettersi in quel
delicatissimo momento storico. Il governo finse di accettare le istanze, in modo da placare
temporaneamente gli animi, ma poco dopo accus apertamente lAssociazione di voler
attentare alla sicurezza dello Stato e rovesciare la monarchia, facendo arrestare Yi
Sangjae, autorevole esponente del dissenso, e altri sedici suoi colleghi. Migliaia di
dimostranti si precipitarono allora presso gli uffici di polizia, protestando fierissimamente
contro la retata, e i prigionieri furono infine rilasciati, non senza prima essersi visti
propinare, per, una robusta dose di bastonate. Le manifestazioni continuarono e allora il
governo, fallita ogni mediazione, adoper come strumento di repressione una contro-
associazione reazionaria, chiamata Hwangguk hyphoe (Associazione per limpero), che si
appoggiava pesantemente alle corporazioni dei commercianti. Dopo settimane di
guerriglia urbana per le vie di Seoul la reazione prevalse e lAssociazione per
lindipendenza fin tristemente sciolta, nel dicembre del 1898.
Gli anni che seguirono videro il confronto a distanza fra la Russia e il Giappone per il
possesso della Corea e rappresentarono una delle pagine pi vergognose in tutta la storia
della diplomazia internazionale. La rivolta dei boxers in Cina offr ai russi il pretesto per
inviare una poderosa armata in Manciuria, che presto si rivel, pi che una misura
temporanea volta a tamponare una eventuale degenerazione della situazione cinese, uno
strumento per il controllo permanente della regione. Inghilterra e Giappone, temendo per i
propri interessi (rispettivamente in Cina e in Corea) firmarono allora unalleanza,
allinizio del 1902, che certo non valse a dissuadere (anzi!) i propositi di espansione dei
russi. Quando, nel 1903, fallirono i negoziati russo-giapponesi che miravano al
riconoscimento reciproco delle rispettive zone dinfluenza (ossia la Manciuria per i russi e
la Corea per il Giappone), si cap che il conflitto sarebbe stato inevitabile. Le ostilit si
aprirono infatti nel febbraio 1904, con lattacco giapponese alle postazioni militari russe di
Port Arthur. La Corea si dichiar ovviamente neutrale, pur rappresentando essa stessa la
posta in gioco, ma ci non imped al Giappone di costringerne il governo a firmare, in
quello stesso anno 1904, due trattati che di fatto aumentavano ancor pi linfluenza
nipponica sulla penisola.127
Il conflitto russo-giapponese, limitatamente alle operazioni militari, si concluse in
modo spettacolare nel maggio del 1905 quando, in grande battaglia navale a Tsushima, la
flotta zarista venne letteralmente annientata dai proietti da 305 mm nipponici capaci di
produrre negli scafi delle corazzate nemiche, come ebbe poi a raccontare un superstite del
disastro, brecce talmente grandi che vi sarebbe potuta comodamente passare una trojka
con tutti i cavalli.128 Fu un esito che sorprese il mondo e che consacrava il Giappone
come vera potenza globale emergente e dunque rispettabile interlocutore degli occidentali.
Fu allora che tutti abbandonarono la Corea, immolandola allaltare della politica
internazionale. Il Giappone, dopo la Cina, si era anche sbarazzato della Russia e ora
pretendeva il riconoscimento internazionale del proprio dominio sulla disgraziata penisola.
Non fu difficile ottenerlo; anzi, quando nel settembre del 1905 il trattato di Portsmouth
sanc la fine della guerra fra la Russia e il Giappone, esso era gi stato abbondantemente
certificato: gli americani avevano infatti ormai barattato la penisola coreana con le
Filippine (Accordo Taft-Katsura del luglio 1905)129 e gli inglesi, il mese successivo,
avevano rinnovato coi nipponici lalleanza stipulata nel 1902.
A questo punto mancava solo lannessione ufficiale della Corea al Giappone. La prima
tappa del processo che doveva ridurre la penisola al rango di colonia fu quella di stabilirvi
un protettorato, e i giapponesi agirono con la solita prepotenza. Dopo una pesante
campagna pubblicitaria svolta per il tramite di un manipolo di traditori riunitisi a formare
la cosiddetta Societ per un passo in avanti (Ilchinhoe),130 che prospettava la necessit
per la Corea di farsi proteggere (in tal modo il protettorato veniva presentato come
una richiesta degli stessi coreani), in una vera e propria incursione condotta nei competenti
uffici di Seoul i nipponici, con alla testa il gi noto Ito Hirobumi [investito del titolo di
sokan (coreano: tonggam), ossia Residente Generale], estorsero con la forza e le
minacce un trattato-capestro. In base allodioso documento, Seoul delegava a Tky tutta
la propria politica estera (ma di fatto ogni importante attivit istituzionale) e il sokan
veniva collocato immediatamente al di sotto del sovrano coreano (anche se nei fatti gli
sarebbe stato superiore). Vennero poi sottratte porzioni di territorio come lisola di Tok,
ancor oggi oggetto di un serio contenzioso fra i due Paesi. Molti funzionari e patrioti
coreani, a partire dal diplomatico Min Ynghwan (1861-1905), si tolsero la vita.131
Re Kojong, e con lui una parte della corte e degli intellettuali, si illuse forse di poter
ricevere considerazione e giustizia presso i governi stranieri. Altri patrioti, pi realisti, si
dettero direttamente alla lotta armata, aderendo al gi menzionato Esercito della
giustizia. Chi scelse la via pacifica per denunciare lenormit delloltraggio inflitto al
Paese si affid soprattutto alle associazioni politiche e alla stampa, peraltro strettamente
controllate dai giapponesi. Fu cos che a organizzazioni presenti gi dal 1904, come la
Poanhoe (Societ per il mantenimento della pace) se ne aggiunsero altre, come la Taehan
chaganghoe (Societ per lauto-rafforzamento della Corea), spesso nate dalle ceneri di
precedenti associazioni sciolte dautorit dai giapponesi. Particolarmente importante fu la
Sinmnhoe (Societ dei nuovi cittadini), che allattivit ufficiale affianc anche quella
sotterranea di appoggio alla guerriglia, contando sullapporto di patrioti di sicura fede
come Yi Snghun (1864-1930), Yi Tonghwi (1873-1928), Kim Ku (1876-1949) e An
Changho (1878-1938). Le testate giornalistiche fecero la loro parte, prima del giro di vite
del 1910 che ne avrebbe quasi soffocato la voce, preferendo soffermarsi per lo pi sul
problema del rilancio economico e culturale del Paese piuttosto che sulle questioni
politiche, al fine di poter meglio aggirare la censura. Di positivo vi fu certamente il
definitivo consolidamento, in Corea, della stampa e del giornalismo.
Le speranze di ottenere voce in capitolo allestero si rivelarono presto fallaci, frustrate
come furono da un episodio incredibile che ribad la miseria ideologica delle potenze
occidentali. Re Kojong, che aveva gi cercato (invano) di ottenere il sostegno
internazionale pubblicando sul Taehan maeil sinbo (Quotidiano della Corea) una lettera
aperta che denunciava lillegalit del protettorato,132 al fine di ribadire le proprie ragioni
invi in segreto una delegazione composta da Yi Sangsl (1871-1917), Yi Wijong (1887-
?) e Yi Chun (1858-1907) alla II Conferenza Internazionale di Pace in programma a Le
Hague (Den Haag) nel giugno 1907. Tuttavia, con il pretesto che la Corea, essendo un
protettorato, non poteva esprimere una posizione indipendente, ai delegati coreani fu
impedito perfino di parlare e fu solo grazie alla simpatia di alcuni giornalisti che essi
poterono, in modo del tutto informale, mettere il mondo a conoscenza di quanto stava
accadendo nella penisola. La spedizione era stata un fallimento e Yi Chun, uno dei
delegati, sopraffatto dal dolore per lingiustizia patita mor di crepacuore il 14 luglio di
quello stesso anno, senza poter nemmeno tornare in patria.
La disgraziata missione ebbe solo leffetto di inasprire ancor pi latteggiamento dei
giapponesi che, ritenendo ora re Kojong il principale ostacolo al proprio dominio, il 20
luglio lo costrinsero ad abdicare in favore del figlio, passato alla storia come Sunjong,
ventisettesimo e ultimo sovrano della dinastia Yi e della storia coreana. Come se non
bastasse, il 1 agosto i giapponesi sciolsero quanto restava delle forze armate coreane.
Molti rifiutarono di consegnare le armi e il maggiore Pak Snghwan (1869-1907),
comandante del I battaglione, si suicid dopo aver lasciato il seguente scritto: Se come
soldato non posso difendere la mia patria e come suddito non posso servire il mio
sovrano, anche a morire diecimila volte non avr rimpianto alcuno.
Chi si rifiut di consegnare le armi (e furono in tanti) and a ingrossare le file
dellEsercito della giustizia, non senza prima avere ingaggiato scontri con il nemico per
le strade della citt. Sarebbero seguiti anni di resistenza armata, costellati di scontri e
attentati, e, di contro, repressioni feroci ed esecuzioni sommarie, con migliaia di
vittime.133 Molti coreani preferirono abbandonare le proprie case e cercare scampo in
Manciuria, dove per altro esistevano varie basi della guerriglia: una fuga che sarebbe
divenuta quasi un esodo negli anni successivi. Il 26 ottobre 1909, alla stazione ferroviaria
di Harbin, in Manciuria, il patriota An Chunggn fulmin a pistolettate Ito Hirobumi,
lodiato Residente generale. Arrestato, fu giustiziato il 26 marzo dellanno successivo
non senza prima aver detto: Anche dal Cielo continuer a lottare per il recupero della
sovranit nazionale. Il 22 dicembre 1909 Yi Chaemyng (1890-1910), giovane di
neppure ventanni, attent senza successo alla vita di Yi Wanyong, lex filo-russo la cui
complicit aveva favorito la firma del protettorato, considerato uno dei massimi traditori
della storia del Paese. Il ragazzo fu impiccato nel settembre dellanno successivo.
Il Giappone decise allora di rompere gli indugi e di togliere alla Corea ogni pur
minima parvenza di autonomia. Dopo il protettorato era arrivata lora dellannessione. Il
22 agosto del 1910, presso la residenza della massima autorit giapponese in Corea, sul
monte Namsan, linfame Primo Ministro coreano Yi Wanyong e il Residente Generale
(presto divenuto Governatore) Terauchi Masatake (1852-1919) firmarono il trattato
dannessione della Corea al Giappone. Il 29 agosto, re Sunjong dovette lasciare
mestamente il trono. Era finita la dinastia Yi ed era finita la monarchia ma, quel che era
peggio, la Corea non esisteva pi. Quella data funesta sar per sempre ricordata dai
coreani come Naraga psjidn nal (Il giorno in cui scomparve la patria).
La societ del periodo Chosn
La societ del periodo Chosn era caratterizzata da una rigida divisione in classi il cui
numero, almeno agli inizi della dinastia, ammontava a tre (aristocratici o yanghan,
cittadini comuni o sangin, cittadini di bassa estrazione o chnin). In seguito, fra gli
aristocratici e i cittadini comuni si aggiunse una quarta classe, detta dei chungin (cittadini
di ceto medio). La maggiore differenziazione in classi nella parte matura del periodo, con
laggiunta dei chungin, fu probabilmente dovuta anche allaumento della popolazione che
port inevitabilmente allesclusione di molti yanghan dai ruoli dellamministrazione,
insufficienti per i sempre pi numerosi vincitori dei concorsi. I dati in nostro possesso
sono a tale riguardo molto significativi: la popolazione della penisola, stimata in circa
sette milioni di individui al tempo di re Sejong, pare sfiorasse gli undici milioni durante il
regno di Injo e addirittura i diciassette milioni al tempo di Sukchong. Non bisogna poi
dimenticare che al rimescolamento sociale della parte matura e tarda del periodo
contribuirono anche altri fattori, come il ritorno alla vita secolare di molti monaci
buddhisti.
Gli yanghan del periodo Chosn rappresentarono la naturale evoluzione dei sadaebu
del periodo Kory. Malgrado il termine yanghan significhi letteralmente i due rami
(del potere: civile e militare), gli appartenenti a tale classe verranno comunemente
identificati con i letterati confuciani in servizio nellamministrazione pubblica, soprattutto
nella carriera civile, che ebbe sempre la supremazia su quella militare. In accordo al grado
della loro carica, venivano detti taebu dal I al IV grado e sa dal V grado in poi, ma alcuni
autori classici come Pak Chiwn (1737-1805) specificano che taebu colui che ricopre un
ruolo nellamministrazione (ed dunque di fatto gi un funzionario), mentre sa colui che
studia per assumere a propria volta in futuro un incarico pubblico. Rispetto a Kory,
comunque, le facilitazioni in carriera quali le cariche ombra e altri vantaggi legati alla
potenza dei clan diminuirono sensibilmente (almeno nella prima parte del periodo), cos
che la speranza di poter accedere ai ruoli della pubblica amministrazione risiedevano
esclusivamente nel superamento degli esami di Stato. Fu in tal modo che la figura dello
yanghan si identific con quella del snbi (letterato), mentre la conoscenza dei classici e la
cultura in genere costituirono quasi unossessione, al punto che si arriv a valutare luomo
col metro della conoscenza. Alla stessa maniera, tale immersione negli studi contribu a
creare lo stereotipo dello yanghan che disdegna la sia pur minima attivit manuale,
preferendo la morte per fame allonta di svolgere un qualunque lavoro non puramente
intellettuale. Nella seconda parte del periodo, comunque, non pochi yanghan rovinati
furono costretti a improvvisarsi commercianti o addirittura contadini, pur di sopravvivere.
Naturalmente, laspirazione generale era quella di poter accedere alle sale del potere e
della burocrazia di corte, anche perch in tal modo si aveva diritto a ricevere la rendita
fondiaria concessa dallo Stato. Era per anche una questione di prestigio, oltre che di
agiatezza economica, perch una famiglia di yanghan rischiava di perdere il proprio ruolo
nella societ se un suo membro nelle tre o quattro generazioni precedenti non aveva
occupato delle cariche a corte. Aver servito il re per molte generazioni era il massimo
titolo di merito che un casato di yanghan potesse arrogarsi.
Non tutti gli yanghan godevano comunque della stessa considerazione. Una forte
discriminazione esisteva infatti per i loro figli illegittimi (so/a) e i discendenti di questi.
Essi infatti, malgrado la concezione patri-lineare dominante la societ confuciana,
ereditavano la status della madre,134 quasi sempre di infime origini, e avevano enormi
difficolt nellintraprendere la carriera a corte o comunque dellamministrazione, e quando
per caso vi riuscivano, le loro aspettative di promozione erano assai scarse.135 Fu, questa,
una discriminazione contro la quale si scagliarono parecchi intellettuali, da Sukkwn a
HKyun (1569-1618), da Yi Ik (1681-1763) a Yu Suwn (1694-1755) e Yi Sudk (1697-
1775). Fattori storici e culturali (ai quali ho gi accennato) erano poi allorigine di una
certa diffidenza, nel reclutamento dei funzionari, dei cittadini pur nobili del nord della
penisola. Esclusi dalla vita pubblica erano anche i figli delle donne sposatesi pi volte.
Nella capitale, gli yanghan al potere erano soliti vivere nella parte nord della citt,
quelli in disgrazia, o comunque esclusi dalle cariche pubbliche, nella zona meridionale. In
provincia, sfruttando le terre in affidamento gli yanghan si aggregavano a vivere in
villaggi occupati da famiglie legate da vincoli di sangue: tali agglomerati erano detti
panchon, laddove i villaggi della gente comune erano chiamati minchon. Col tempo il
ruolo di guida culturale degli yanghan and sempre pi affievolendosi, talora a vantaggio
degli esponenti della classe media, mentre gli aristocratici rovinati, cambiando mestiere,
finirono per non distinguersi pi, intellettualmente, dai cittadini delle classi inferiori.
I chungin si affermarono, a partire dal XVI secolo, come classe cuscinetto fra gli
aristocratici yanghan e i cittadini comuni. I loro ranghi comprendevano figli illegittimi
della nobilt, ex monaci istruiti, e tutti coloro che si tramandavano di generazione in
generazione professioni come quelle di astrologo, medico, contabile, scrivano, interprete,
ecc. Erano, in pratica, i tecnici del Paese e come tali studiavano in appositi istituti,
preparandosi a passare gli esami etti miscellanei (chapkwa). Chungin erano considerati
anche i piccoli funzionari addetti al disbrigo delle pratiche, detti sari nei ruoli della
carriera civile e Kngyo in quelli della carriera militare; questi ultimi sempre considerati
meno importanti dei primi. In provincia, tali funzionari erano detti hyangni o anche ajon, e
per questo a Seoul il ruolo veniva chiamato kyng ajon o ajon della capitale.136 Si
trattava di cariche di basso livello, ma in genere tutti i chungin difficilmente riuscivano a
superare i ruoli di funzionario di III grado. Quella del chungin era comunque una
condizione prospera, anche perch molti di essi, facendo da tramite fra il popolo comune e
le alte sfere istituzionali, proprio perch poco esposti alla luce della vita pubblica
esercitavano talora un vero e proprio potere occulto, guadagnandosi perci generosi
extra quali regali, tangenti, ecc.
Alla classe dei sangin appartenevano soprattutto i contadini, ma anche gli artigiani e i
commercianti. Chiamati anche yangin, paeksng, pyngmin e sin, su di loro gravava
buona parte delleconomia dello Stato, oltre allobbligo militare per tutti i maschi dai 16 ai
60 anni. In pi, i contadini erano tenuti a prestare lavoro manuale nella costruzione di
opere pubbliche, in ragione di 6 giorni allanno per otto kyl di terra utilizzata.137
Malgrado ci, la loro condizione era notevolmente migliore, specialmente nei primi tempi
della dinastia, rispetto a quella dei loro antenati di Kory, perch pur non ricevendo terre
dallo Stato avevano comunque la possibilit di coltivare in proprio un appezzamento o
usufruirne come mezzadri. La percentuale di raccolto da versare allo Stato, inizialmente
fissata al 10%, nel 1444 venne ridotta al 5%, ma a questo tributo fisso si aggiungevano poi
delle altre tasse in natura spesso estorte dai magistrati locali. Allo stesso modo, la rapacit
dei magistrati locali alterava spesso, in peggio, i termini delle prestazioni di lavori manuali
e, daltra parte, lobbligo del documento didentit impediva ai contadini stessi di
emigrare altrove.
Teoricamente, come gli altri sangin, i contadini avevano la possibilit di presentarsi
agli esami di Stato, ma il loro duro lavoro giornaliero, impedendo loro di poter studiare e
prepararsi, costituiva una barriera pressoch insormontabile. Le condizioni dei contadini,
anzi, andarono sempre pi peggiorando al punto che nella parte finale della dinastia coloro
fra essi che non avevano pi terra ammontavano addirittura al 70% del totale.
Gli artigiani, quasi egualmente divisi fra capitale e provincia,138 lavoravano in
strutture governative ed erano perci rigidamente schedati, controllati e tassati dallo Stato.
Fabbricavano per lo pi armi, carta e soprattutto abiti, visto anche il grande impulso dato
alla manifattura tessile dalla coltivazione del cotone, e accettavano anche commissioni da
parte dei privati, oltre che dalla corte. Esistevano poi anche degli artigiani per cos dire
liberi, che producevano i beni pi vari (dagli articoli in metallo alle scarpe, al vino di
riso) che spesso finivano nei grandi mercati del Paese.
Bench a Kory il commercio fosse stato molto attivo (Kaesng conserv per secoli la
fama di citt commerciale) al punto da esservi stato creato un Centro per i mercati della
capitale (kyongsiso) che vigilava sui prezzi e le autorizzazioni al mestiere, lideologia
confuciana del periodo Chosn fu alquanto restia a promuoverlo e incoraggiarlo,
soprattutto in termini di transazioni con lestero, creando cos uno dei presupposti per
limmobilismo sociale del Paese e il conseguente sfascio delleconomia e delle istituzioni.
Nondimeno i commercianti esistettero, durante il periodo Chosn, anche se il governo
tent sempre di averli sotto il proprio diretto controllo. I commercianti cosiddetti
privilegiati avevano una vera e propria licenza statale ed erano spesso al servizio della
corte, concentrando la loro attivit (sicuramente fin dal 1412) intorno ai sei mercati
abilitati (yugijon) di Seoul e in alcune zone di Kaesng e Pyngyang. Questi mercanti
autorizzati costituivano una vera e propria corporazione che aveva ottenuto dallo Stato il
monopolio di vendita di alcune merci in cambio del pagamento di un tributo. Le merci
trattate erano soprattutto cotone, seta, canapa, carta, pesce, filo per cucire, ecc.
Al di fuori della capitale, nei grossi centri commerciali, esistevano poi i kaekchu e gli
ygak. Erano queste strutture con degli autentici mediatori daffari che offrivano ai
mercanti al minuto servizi finanziari, forniture allingrosso, trasporto, stoccaggio e
deposito di merci, ecc., con un ruolo molto simile, dunque, a quello che si sarebbe potuto
riscontrare in un hostellagium (o reva) dellEuropa medievale (e nelle sue evoluzioni), o
nei wakil arabi.
Cerano poi i venditori ambulanti, vero anello di congiunzione fra il produttore e il
consumatore, facendo avanti e indietro fra villaggi, mercati e centri di produzione. In base
al tipo di merci vendute si dividevano in due gruppi: i posang, che andavano in giro a
piedi con un sacco di mercanzie di ridotte dimensioni ma di discreto valore quali cappelli,
coltelli, pettini, cinture, ecc. e i pusang, che vendendo articoli di maggiori dimensioni
(vasi, piccoli mobili, pentole, stuoie) compivano i loro viaggi in barca o su un carretto.
Anchessi si riunivano in una solida corporazione.
Dal XVII secolo in poi cominciarono ad affermarsi anche i produttori-commercianti,
specializzati in prodotti tipici della regione di appartenenza. Furono quelli che ebbero
maggior fortuna, fondando, tramite il reinvestimento degli utili, i presupposti di quella
economia che caratterizza ogni moderno Stato capitalista.
In tutti i casi, il cuore dei commerci era rappresentato dai mercati locali, che di solito
si tenevano 6 volte al mese, in media uno ogni 5 giorni. Malgrado lintensa attivit
commerciale, comunque, per buona parte del periodo gli scambi in natura prevalsero
sulluso della moneta, secondo il tradizionale metodo di barattare il surplus alimentare con
utensili e manufatti.
Al fondo della scala sociale della Corea depoca Chosn stavano i chnin, (o
chnmin) comprendenti schiavi e fuori-casta. La situazione degli schiavi non era granch
differente da quella esistente a Kory: anche in questo caso esistevano infatti schiavi
pubblici e schiavi privati. In entrambi i casi vi erano schiavi che offrivano i propri servigi
in natura, ossia con il lavoro, oppure in denaro, ottenuto lavorando altrove come, per
esempio, succedeva agli oeg nobi che abbiamo gi incontrato a Kory. Come abbiamo
gi visto, poi, il mutare della situazione economica e politica del XIX secolo port
allabolizione della schiavit, peraltro gi in crisi da molto tempo.
Leggermente diversa fu invece la situazione dei fuori casta, ossia tutti coloro che
esercitavano mestieri ritenuti degradanti quali macellai e conciapelli e in pi personaggi
come artisti da strada, sciamane, ecc. Erano, in altre parole, i hwachk o yangsuchk del
periodo Kory, che re Sejong cerc per di riscattare agli inizi del periodo Chosn. Il
grande sovrano, mettendoli in condizione di lavorare la terra, li port giuridicamente al
livello dei contadini ed per questo che i fuori-casta del periodo Chosn ereditarono il
titolo di paekchong a suo tempo detenuto dai comuni cittadini di Kory. Lesperimento
per fall, e di fronte al rifiuto e allemarginazione imposta loro dallopinione pubblica, a
dispetto del codice civile, essi continuarono in massima parte a esercitare e tramandarsi le
loro antiche attivit. Notevole fu, fra tali emarginati, lattivit dei gruppi artistici detti
sadang, eredi degli antichi mujari di Kory. Allinizio del periodo si trattava di corpi di
ballo, composti da giovani donne, che avevano lo scopo decisamente religioso di pregare
il Buddha. Col passare del tempo, per, il sadang assunse una fisionomia decisamente
laica e le donne che ne facevano parte si ridussero al ruolo di accompagnatrici di
marionettisti e altri teatranti che si facevano pagare dagli spettatori dopo aver cantato e
danzato. Alla fine del periodo Chosn si formarono anche sadang formati da soli uomini
(namsadang) e gruppi misti, dove luomo era chiamato ksa e le donne proprio sadang.
Ksa e sadang erano spesso marito e moglie.
Durante il periodo Chosn furono inoltre aboliti i ghetti chiamati hyang, so e pugok
caratteristici del periodo Kory. Si tratt certamente, insieme al riscatto legale dei
paekchong, di un passo verso una maggiore tolleranza sociale, che rimase tuttavia a lungo
una chimera e che, in certi casi, continua a tuttoggi. Si tratt di una delle pi grosse
contraddizioni del Confucianesimo: da un lato la valorizzazione delluomo e del suo ruolo
nella societ allinsegna della ragione, dallaltro un pensare per categorie che in certi casi
acu o comunque fin per cristallizzare la funzione delluomo stesso (e dunque il suo ruolo
civile e istituzionale) allinterno della comunit civile.
La societ del periodo Chosn ebbe un deciso carattere maschilista. La libert dei
costumi osservata durante il periodo Kory presto divenne solo un ricordo e, soprattutto
nelle classi pi elevate (i cui membri si sposavano solo fra loro), il ruolo della donna
decadde a quello di mera fattrice relegata nella parte pi interna della casa. Il matrimonio
era combinato dalle famiglie e i futuri coniugi si vedevano per la prima volta nel giorno
delle nozze: in una simile situazione, allinsegna del Confucianesimo pi ortodosso che
ordinava di reprimere in pubblico ogni sentimento, molti uomini trovavano sfogo nel
concubinaggio (chp erano chiamate le concubine), causando la nascita di un vero e
proprio esercito di figli illegittimi (o per meglio dire, secondari), poi pesantemente
discriminato dalle istituzioni. Per le donne la situazione era ben peggiore, perch a loro
toccava soffrire in silenzio e rimanere eternamente legate alla cosiddetta Regola delle tre
obbedienze (samjongji ut): al padre da nubili, al marito da sposate, al figlio maggiore da
vedove. Il risposarsi era decisamente condannato e, in ogni caso, i figli delle donne
rimaritate sarebbero andati incontro a gravi discriminazioni sociali.139 Il rischio di ripudio
(con la conseguente rovina totale) era poi altissimo, e diveniva perfettamente legale
quando veniva causato da una delle cosiddette sette colpe (chilkchiak): adulterio,
disobbedienza ai suoceri, malattie pregresse o ereditarie, gelosia, eccessiva loquacit,
mancanza di un figlio maschio, furto.
La caratteristica patrilinearit insita nellideologia confuciana dette unimportanza
enorme ai figli maschi, gli unici autorizzati a celebrare i riti in onore degli antenati.
Rompendo unusanza di Koryin base alla quale erano le figlie a occuparsi dei genitori,
nel periodo Chosn questo ruolo tocc al figlio maggiore, che in cambio riceveva la
massima parte delleredit. Poco toccava agli altri figli maschi e praticamente nulla alle
figlie che una volta sposate diventavano di fatto patrimonio umano della famiglia dei
suoceri. La mancanza di figli maschi era considerata un vero dramma, al quale si ovviava
adottando un nipote o altro parente, oppure affittando lutero di una ragazza di bassa
condizione, pagata solo per far da fattrice e congedata dopo la nascita del bambino (se
nasceva una femmina, la donna era obbligata a tenersela). Tali infelici venivano chiamate
significativamente ssibaji, ossia ricevitrici di seme.
A differenza degli uomini, le donne coreane non avevano un nome ufficiale; un nome,
cio, col quale essere registrate allo Stato Civile.140 Rimaneva loro il nome familiare e,
una volta cresciute, per tutta la vita rimanevano semplicemente la figlia di o la
mamma di.
Paradossalmente, le donne di bassa condizione vivevano in una condizione di
maggiore libert e, del resto, il Confucianesimo ortodosso non riusc mai a penetrare a
fondo negli infimi strati della popolazione. Regine e concubine reali, invece, vivevano a
corte in unautentica prigione dorata. Ognuna con i propri appartamenti, avevano a
disposizione unattendente personale (sanggung) che a sua volta comandava un gruppetto
di ragazze, dette musuri. Nei feroci intrighi di corte che spesso videro lotte mortali fra
regine e concubine, tali inservienti fungevano da vere e proprie spie, oltre che da tramite
fra il palazzo e il mondo esterno.141
Una caratteristica realt femminile erano le kisaeng, intrattenitrici e artiste il cui ruolo
pu essere paragonato a quelle delle geisha giapponesi. Scelte fra le fasce basse della
popolazione (spesso per il mestiere si tramandava di madre in figlia), venivano istruite in
apposite scuole dove si insegnava loro danza, musica, canto, poesia, pittura, ecc. e iscritte
in particolari registri pubblici detti kijok. Erano divise in tre classi (pae), la prima delle
quali era autorizzata a esibirsi a corte davanti al sovrano. La seconda poteva intrattenere
funzionari e alti ufficiali anche nelle loro case, mentre le appartenenti alla terza classe
avevano un ruolo pi equivoco, praticando talora anche la prostituzione.142 Le kisaeng,
che videro fiorire fra i propri ranghi delle splendide poetesse, non di rado finivano per
diventare le concubine di nobili letterati e, in ogni caso, videro sempre pi degenerare il
loro ruolo fino a confondersi, nella parte finale del periodo, con le prostitute dalto bordo.
Partendo dal presupposto confuciano, fondato sulle cinque grandi relazioni umane143
(oryun), che lordine terreno doveva uniformarsi allordine celeste, la vita nella Corea del
periodo Chosn era scandita, soprattutto nelle classi pi alte, da una rigida etichetta e dal
rispetto assoluto della funzione assegnata allindividuo dalla societ. I riti avevano
dunque unimportanza primaria e, fra i riti, quelli in onore degli antenati (chesa) erano
addirittura irrinunciabili e motivo di pene gravissime in caso di inadempienza. Perfino il
lutto venne regolamentato con estrema meticolosit e a seconda del grado di vicinanza del
parente defunto vi erano precisi tempi da rispettare e particolari vesti da indossare, in
osservanza al cosiddetto sistema dei cinque abiti (obok chedo).144 Altre tappe importanti
della vita umana, come il matrimonio, dovevano obbedire a cerimoniali di estrema
complessit, a partire dai cosiddetti sei doveri di etichetta (yungnye),145 in specie fra i
componenti dellaristocrazia.
Un simile dispendio di risorse per i riti non poteva non ripercuotersi sulleconomia
domestica (e indirettamente su quella dellintero Paese), anche perch intorno a essi
gravitava tutto un ambiente formato da geomanti (indispensabili nella scelta dei luoghi per
le tombe), indovini e veggenti (consultati sempre, per esempio, prima di un matrimonio),
sciamane (assoldate per lo svolgimento di riti di guarigione e propiziatori), ecc.
La giustizia veniva esercitata con un gran numero di pene e altri strumenti di
correzione. La pena di morte veniva comminata per reati quali lomicidio e il furto e il tipo
di esecuzione variava in ragione della gravit del delitto e del rango dellinquisito. I nobili
venivano costretti solitamente a bere il veleno, ma nei casi pi gravi, quali lattentato allo
Stato o alla figura del sovrano, la pena prevedeva la decapitazione e lo squartamento, con i
brani del corpo mandati in giro per tutto il Paese a perenne monito e a dimostrazione
dellesecuzione della giustizia. La legge della colpa fino alla terza generazione, poi,
prevedeva la morte per tutti i discendenti maschi (fino appunto alla terza generazione) del
colpevole di alto tradimento, dato per scontato che la discendenza dei felloni doveva
estinguersi e il loro seme seccare. Si arrivava perfino a demolire le case dei traditori e
cambiare il nome del luogo in cui essi avevano vissuto. Per altri reati (quali, per esempio,
la cattiva amministrazione) cerano pene pi lievi come la bastonatura (in certi casi
evitabile dietro pagamento di una multa) e lesilio, che consisteva in un confino tanto pi
lontano dalla capitale (e dunque dal palazzo Reale, idealmente il centro del mondo) quanto
pi grave era stata la colpa commessa. Nei casi peggiori si finiva nellisola di Cheju. La
tortura era pratica comune e andava dalle ustioni alla dislocazione degli arti. Un tormento
molto in voga era il churi, che prevedeva che si legassero strettamente i piedi e le
ginocchia dellinquisito e si infilassero due bastoni fra le sue gambe, A quel punto, due
aguzzini facevano leva sui bastoni in direzione opposta, arrivando a far curvare le ossa
delle gambe. Altro tipo di tortura era lo apsul, che consisteva nel poggiare sulle ginocchia
dellinterrogato lastre di pietra sempre pi pesanti. Questa tortura fu abolita al tempo di
Yngjo.
In conclusione, la societ del periodo Chosn fu sostanzialmente aristocratica, perch i
criteri di merito non riuscirono mai veramente a prevalere su una struttura rigidamente
piramidale, votata solo a perpetuare se stessa. Quando a partire dal XVII secolo le
condizioni economiche del Paese cominciarono a peggiorare, grazie anche allaumento
demografico, la fragilit insita nel sistema venne drammaticamente a galla gettando le basi
per le grandi crisi religiose e politiche esplose nel corso dell800, preludio
dellassoggettamento allo straniero.
Le istituzioni
Abbiamo gi visto come le istituzioni del periodo Chosn si fondassero sui Tre
consiglieri e sui sei ministri (samuijng yukpanso), questi ultimi con ruolo ben pi
importante di quello avuto a Kory, nellambito di una pi forte centralizzazione dello
Stato. I tre consiglieri (consigliere capo o ynguijng, consigliere di sinistra o chwaijng
e consigliere di destra o uijong) erano tutti funzionari di I grado normale e il loro ufficio
competente era lo ijonghu. Il consigliere capo era di fatto il Primo Ministro. I ministeri
[Personale (Ijo), Riti e cerimoniale (Yejo), Guerra (Pyngjo), Giustizia (Hyngjo), Lavori
pubblici (Kongjo), Finanze (Hojo)] erano invece retti dai pans, funzionari di III grado
normale. Questo apparato, che era un vero e proprio esecutivo, veniva equilibrato dai Tre
Enti (Samsa) che aveva un ruolo di moderazione e stabilizzazione, con la facolt di
ammonire lo stesso sovrano. I Tre Enti erano lUfficio dei consiglieri speciali
(Hongmungwan), il Censorato (Saganwn) e lIspettorato generale (Sahnbu). Il primo,
una sorta di continuazione del Chiphynjn, aveva il compito di raccogliere le
pubblicazioni, stivarle in una biblioteca e consigliarle eventualmente al re. In materia
giuridica svolgeva anche il ruolo di archivio, confrontando eventuali precedenti con la
situazione contingente. Il Censorato aveva come diretto referente il sovrano, avendo il
compito di controllarne loperato e rimarcarne ogni azione arbitraria. LIspettorato
Generale sorvegliava loperato dei funzionari (esprimendo anche un parere per la loro
scelta) e pi in generale la politica dellesecutivo.
Altre istituzioni importanti del periodo Chosn furono la pi volte citata Accademia
Snggyungwan (praticamente il centro di formazione dei quadri dirigenti), il
Chunchugwan (Ufficio per la compilazione degli Annali reali), lo Yemungwan (Ufficio
per la redazione di leggi e decreti) il Sngmunwn (Archivio diplomatico), lo igmbu
(Alta Corte di giustizia, incaricata di giudicare i crimini pi gravi come le rivolte), il
Pibynsa (Ufficio per la difesa dei confini), fondato nella prima met del XVI secolo e
divenuto prima un surrogato del Ministero della Guerra, poi un formidabile centro di
potere politico, il Podochng (Ufficio per la cattura dei ladri, sorto forse durante il regno
di Chungjong), il Kyujanggak (Archivio e Biblioteca di Stato: creato nel 1776).
Nella provincia, i dirigenti pi alti erano senzaltro i governatori di regione, chiamati
kwanchalsa, kamsa o pangbaek, la cui autorit si stendeva sui magistrati a guida delle
unit amministrative pi piccole (Kn, hyn, pu, mok, dirette rispettivamente da Knsu,
hyngam, pusa, moksa), variamente tradotte nelle lingue occidentali con termini quali
prefetture, sottoprefetture, contee, ecc. Dato interessante, alcuni termini indicanti
simili unit locali si sono mantenute in vocaboli odierni, assumendo per un significato
diverso: il caso di moksa (dirigente di un mok, che propriamente vuol dire pascolo),
che sostituito il carattere di funzionario con quello di maestro oggi designa il pastore
protestante. I funzionari minori degli uffici di provincia, che possedevano sei dipartimenti
(pang) sul modello dei sei ministeri della capitale, erano quei hyangni che abbiamo gi
menzionato, tipici rappresentanti della classe dei chungin, i cui ruoli erano ereditari. Va
anche detto che ogni unit amministrativa provinciale aveva a Seoul un ufficio di
rappresentanza, detto kyngjaeso, che aveva il compito di vigilare affinch, evitando ogni
tentazione di campanilismo, la burocrazia periferica agisse concretamente negli interessi
del Paese.146 Va anche detto che le amministrazioni provinciali si appoggiavano spesso a
un ufficio di zona (hyangchng) al fine di ottenere la collaborazione degli aristocratici
yanghan per una migliore conduzione della politica locale. Tali uffici, retti da una figura
detta chwasu, richiamavano un po lo yuhyangso di Kory, ma testimoniano comunque la
notevole difficolt delle istituzioni di svolgere unefficace politica periferica senza
lappoggio dei potenti personaggi del luogo.
Lesercito della Corea del periodo Chosn assunse una fisionomia definitiva a partire
dal 1457, quando larmata della capitale venne portata a cinque divisioni (i cosiddetti owi).
Ogni divisione (tot) comprendeva cinque brigate (pu) a loro volta divise in battaglioni
(tong), compagnie (y), plotoni (tae) e squadre (o). Le divisioni erano disposte secondo le
direzioni: ve nera cos una centrale (circa 7500 uomini), una anteriore (2500 uomini),
una posteriore (600 uomini), una di destra (circa 5000 uomini) e una di sinistra
(1800 uomini). Fra tutte le divisioni la pi importante era sicuramente quella centrale, vero
nerbo dellesercito incaricato di difendere la capitale. Tutte insieme, le truppe di stanza a
Seoul vigilavano sui distaccamenti periferici, non di rado autori di sommosse e rivolte
dopo essere stati plagiati dai funzionari locali.
Il sistema delle truppe periferiche era detto chingtoan cheje, e questo perch ogni
regione poteva contare su due comandi (chingtoan) retti da un generale per le operazioni
di terra (pyongma chltosa) e un ammiraglio per le operazioni navali (sugun chltosa). Di
pyongma chltosa ve nera uno nelle regioni del Kynggi e del Kangwn e le sue funzioni
erano svolte dallo stesso governatore civile. Nelle regioni del Chungchng, del Chlla,
del Hwanghae e del Pyngan ve ne erano invece due e uno di essi era impersonato dallo
stesso governatore. I pyongma chltosa (o, pi semplicemente, pyngsa) erano invece
addirittura tre nelle regioni del HamgYng e del Kyngsang, sempre col governatore a
coprirne uno dei ruoli. Qualcosa di simile accadeva con i sugun chltosa, spesso detti
semplicemente susa. Il governatore (e talora il pyngsa) se ne assumeva le funzioni
quando gli ammiragli erano singoli o comunque ricopriva uno dei ruoli quando essi erano
pi di uno. facile intuire come le regioni con tre ammiragli siano state quelle a maggior
rischio dinvasione dal mare, come il Chlla e il Kyngsang.
I comandi militari provinciali avevano ai propri ordini una serie di unit spesso facenti
capo a una fortezza, nei pressi della quale vivevano i militari reclutati. Questi provenivano
in massima parte dai ranghi dei contadini (non facevano il servizio militare yanghan,
hyangni e schiavi); tuttavia, poich non si potevano certo spogliare del tutto i campi della
loro forza-lavoro, per ogni contadino arruolato ce nerano sempre due o tre che dovevano
assicurarne la sussistenza. In cambio di tale esonero i contadini per cos dire
vettovagliatori dovevano versare allo Stato una tassa consistente solitamente in rotoli di
stoffa, secondo quanto previsto dalla legge detta Pobp, o legge delle provvigioni.
Naturalmente, non pochi approfittarono di tale possibilit per evitare del tutto
larruolamento, consentendo nel contempo ai comandi di assoldare, con il tributo cos
versato, dei militari professionisti.
Abbiamo comunque visto come negli ultimi anni della dinastia, sotto linfluenza delle
potenze straniere, le forze armate del Paese abbiano conosciuto notevoli stravolgimenti
fino a essere sciolte del tutto dai giapponesi nel 1907.
Alla carriera amministrativa civile si accedeva attraverso gli esami di Stato (kwago), il
cui sistema era piuttosto complesso. Si cominciava a studiare da bambini, privatamente, in
uno dei tanti sdang (Centri di studi confuciani) per poi accedere a studi superiori presso
le haktang, se si abitava nella capitale, o nelle hyanggyo se si stava in provincia. Alla fine
di questo ciclo di studi si poteva tentare, senza limiti di et, di superare i cosiddetti
piccoli esami (sogwa) o esami di primo grado. Si poteva scegliere fra due indirizzi:
quello letterario propriamente detto (era lesame chiamato chinsa) e quello specializzato
sui classici, detto saengwn. Fra coloro che passavano tali esami venivano scelti duecento
vincitori (cento per ogni indirizzo). Il passo successivo era quello di frequentare
lAccademia Snggyungwan147 dove si maturava la preparazione in vista dei grandi
esami (taegwa o mungwa), o esami di secondo grado, il cui programma verteva, oltre che
sui classici cinesi, anche su prove di composizione su vari argomenti, dal commento di un
testo alla politica e ai memoriali. Dopo tre diverse sessioni (chosi, poksi, chonsi)148
venivano infine scelti trentatr vincitori, in base al giudizio classificati in eccellenti
(kap: 3 candidati), buoni (iti: 7 candidati) e idonei (pyong: 23 candidati). Il candidato
con il miglior risultato veniva definito changwon ed era elevato di diritto allo status di
funzionario di VI grado ridotto. Gli esami di secondo grado si svolgevano di norma ogni
tre anni, ma non mancavano sessioni speciali o straordinarie, come lo alsong mungwa
(esame mungwa tenuto alla presenza del re) o lesame chungsi, sorta di prova suppletiva ai
grandi esami che qualificava direttamente i vincitori come funzionari di III grado
normale.
Gli esami per la carriera militare, negletti durante il periodo Kory, tornarono in auge
durante il periodo Chosn ed erano rappresentati, di fatto, dalle sole tre sessioni dei
grandi esami. Le prove consistevano nella conoscenza di tecniche di combattimento
(equitazione, arco, lancia, ecc.) e di libri darti militari, oltre a uninfarinatura di testi
confuciani. Alla fine, si sceglievano ventotto vincitori: tre eccellenti, cinque buoni e
venti idonei. I vincitori degli esami militari accedevano ai loro posti con le stesse regole
dei vincitori degli esami civili.149 Rispetto a questi ultimi, per, gli esami militari rimasero
sempre di gran lunga meno importanti, anche perch, a parte i chonin che non avevano il
diritto di presentarsi, fra i ranghi militari vi era una promiscuit di classi sociali poco
gradita allaristocrazia.
Gli esami detti miscellanei (chapkwa) servivano soprattutto a formare i ranghi dei
chungin. Dopo aver studiato negli istituti di competenza, i candidati si presentavano in
materie varie, quali la divinazione, la medicina, le lingue straniere, la giurisprudenza, per
trovare poi eventualmente posto in istituzioni come, per esempio, il Ministero della
Giustizia.
Vi erano infine anche gli esami per i monaci buddhisti, limitatamente alla carriera
ecclesiastica, ma questi incorsero spesso nelle alterne vicende della religione buddhista
durante il periodo Chosn, legate alla benevolenza e alle simpatie verso il credo
dellIlluminato da parte del sovrano di turno. Soppressi nel 1507, vennero reintrodotti nel
1550 per essere definitivamente abrogati nel 1565, insieme al sistema del tochop, ossia la
tassa da pagare al governo in cambio dellautorizzazione a prendere i voti.
Il lato debole di un tale sistema fu certamente quello che i soggetti studiati
appartenevano pur sempre a una cultura straniera, quella cinese, e ci fece s che molti
precetti venissero ripetuti quasi meccanicamente, mancando nella cultura coreana il
background in grado di poter mettere in discussione se stessa e quegli elementi venuti da
fuori che erano divenuti dei veri e propri dogmi. I creatori di una certa cultura hanno
indubbiamente molti pi strumenti per modificarla, ma ai coreani la via neoconfuciana
sembr per secoli lunica praticabile e proprio per questo la dottrina di Zhu Xi fin per
essere praticata nella piccola penisola in modo ben pi integralista e radicale di quanto
non fosse accaduto nella stessa Cina. Il desiderio di emulazione, lammirazione
incondizionata per la cultura del grande vicino produssero linevitabile conseguenza di
una ripetizione pedissequa dei suoi concetti, priva di ogni vero, autentico spirito critico, al
punto che quando alcuni pensatori come Pak Chega e Pak Chiwn ebbero il coraggio di
sottolineare il grande sviluppo ideologico e tecnologico della Cina nei confronti della
Corea, le loro prediche rimasero inascoltate e il Paese rimase chiuso in s, quasi ad
aspettare la fine in una tragica attesa.
Leconomia
La Corea classica non si allontan mai, veramente, dalla linea volta a privilegiare
lagricoltura fra tutte le attivit produttive. Abbiamo gi discusso delle questioni legate
alla distribuzione della terra a Kory, ma occorre dire fin da ora che anche durante il
periodo Chosn la terra e la sua assegnazione costituirono sempre il problema maggiore
per leconomia del Paese.
Il principio della distribuzione della terra partiva dallassunzione (e questa non era
certo una novit) che tutto il territorio nazionale era di propriet del sovrano, che
lassegnava in uso di volta in volta ai funzionari dello Stato conservandone una parte
come suolo pubblico (kongjon). La differenza fra suolo pubblico e terra assegnata ai vari
funzionari (sajon) consisteva nel fatto che le rendite del primo andavano direttamente allo
Stato (in ragione del 10% del raccolto prima, del 5% poi), mentre quelle della terra
assegnata costituivano gli emolumenti dei vari pubblici ufficiali. Tutto ci, per, rimaneva
spesso allo stato teorico poich gli aristocratici yanghan usufruttuari delle varie terre
spesso trovavano il modo di diventarne proprietari a tutti gli effetti, trasmettendole anche
ai propri discendenti e dunque impedendo che esse venissero rassegnate alla loro morte.
La riforma effettuata alla fine del XIV secolo (Kwajnbop) resse cos solo fino al
1466, proprio perch il principio dellattribuzione temporanea ai funzionari era spesso
invalidato dallereditariet delle terre assegnate ai cosiddetti sudditi di merito (e ai loro
discendenti), ossia coloro che avevano avuto un ruolo attivo nella fondazione della
dinastia, dallaumento delle cariche pubbliche, dalle rendite assegnate alle vedove e agli
orfani. Soprattutto, per, la legge Kwajn promulgata da Taejo aveva fallito perch non
era mai stata applicata secondo gli auspici: lopposizione delle famiglie pi potenti non
permise infatti la confisca delle vecchie propriet che dunque non poterono essere rimesse
a disposizione dello Stato nel piano di ridistribuzione.
Fu cos, dunque, che re Sejo, nel 1466, promulg la legge Chikchn, che assegnava la
terra solo ai funzionari in servizio effettivo e non pi anche a quelli fuori ruolo. Nel 1566,
falliti anche gli obiettivi di tale legge, prevalse la tendenza a pagare i funzionari in denaro
o con altri beni di consumo.
Dopo la guerra del 1592-98 vi furono altri tentativi per dare al sistema della
distribuzione delle terre un carattere il pi possibile equo, solidale e produttivo. Si riesum
il sistema, gi descritto da Mencio, dei cosiddetti campi a pozzo (chngjn), una vera e
propria lottizzazione dove otto propriet minori (sajon) circondavano un appezzamento
centrale maggiore (kongjon). Gli appezzamenti minori erano assegnati ciascuno a una
famiglia che li coltivava per uso privato, mentre il campo principale era quello assegnato
al funzionario e veniva coltivato proprio dagli usufruttuari delle unit minori, che in tal
modo potevano dividersi equamente il lavoro. Questo sistema, tuttavia, se poteva aver
avuto qualche successo nella Cina antica, dove gi esisteva una consolidata tradizione che
negava la propriet privata anche ai funzionari, era inapplicabile in Corea, un Paese dove
in antico la propriet privata era invece esistita e il cui concetto, a dispetto delle mutazioni
politiche e sociali intervenute, continuava a dominare. La riforma dei campi a pozzo
presupponeva la confisca totale e la nuova ridistribuzione della terra su basi pi paritarie;
impresa certo troppo ardua per un governo sempre pi impotente e corrotto, incapace
perfino di operare un serio censimento delle propriet effettive ai fini della tassazione.
Nonostante il plauso ricevuto da pi parti, dunque, la possibilit di varare una simile
riforma venne esclusa; al contrario, continu la tendenza allaccentramento delle propriet
terriere nelle mani di pochi aristocratici (veri e propri latifondi a trasmissione ereditaria,
detti nokchang, si erano creati gi a partire dalla fine del XV secolo), cosa che avrebbe
aumentato sempre pi la forbice fra benestanti e indigenti portando ai terribili scontri
sociali del XIX secolo.150
La tassazione, perno delleconomia, fu sempre uno dei punti dolenti. Abbiamo visto
come le tasse richieste ai contadini fossero, in principio, tuttaltro che esose, ma come in
realt il loro peso risultasse spesso intollerabile a causa degli abusi dei magistrati locali. Al
fine di alleviare il pesante fardello che gravava sui contadini, base sociale dello Stato, nel
1608 venne varata la legge Taedong (Taedongbp) Legge della grande uguaglianza). In
base a questa legge, le tasse non venivano pi esatte per nucleo familiare bens
proporzionalmente allestensione dellappezzamento di terra coltivato. Questo riduceva
limposta al 2% del raccolto o anche meno, ma anche in questo caso lopposizione dei vari
centri di potere fu fortissima, tant che la legge Taedong, promulgata nel 1608 nella sola
regione della capitale, pot essere estesa a tutto il Paese solo un secolo pi tardi, nel 1708.
Lorgano preposto alla raccolta dei tributi della legge Taedong era il gi menzionato
Sonhyechong: a tale ufficio le magistrature locali inviavano le somme riscosse dopo
averne trattenuto una parte per le proprie spese amministrative.
Altra fonte di tassazione furono le attivit dei commercianti, gi menzionate, e
limposta da versare in luogo della prestazione del servizio militare. Anche in questo caso,
la legge Kyunyok (Uniformit delle prestazioni), promulgata da Yngjo nel 1750, tent di
porre un freno alle aberrazioni degli anni precedenti, quando le esazioni avevano
raggiunto livelli drammatici.151
Ogni tentativo di correggere uneconomia che pure la morale confuciana poneva
allombra dellausterit (luso del denaro nelle transazioni economiche si afferm solo a
partire dal XVIII secolo e anche i metalli preziosi non costituirono mai un fondo di
ricchezza), and sempre a cozzare contro gli interessi dei grossi e potenti clan, un
problema antico che la Corea non riusc mai, e in un certo senso non riesce a tuttoggi a
risolvere. Le leggi sulla divisione della terra, un eterno e sterile balletto, alla fine non si
discostarono molto, nei fatti, da quelle di Kory. Variazioni poco significative nei nomi
continuarono infatti a essere mantenute anche durante il periodo Chosn: terre per i
militari (knjn), terre a uso della famiglia Reale (naesusajon), terre per le magistrature
locali (numjon),152 per gli istituti distruzione (hakchn), ecc. Ma la natura stessa del
sistema politico ed economico, unita alla debolezza umana e alla scarsa moralizzazione
dei funzionari, fu forse lelemento pi destabilizzante dellintero apparato statale. Una
situazione che emerge straordinariamente vivida nella pittoresca descrizione di Carlo
Rossetti,153 non priva di esagerazioni ma sostanzialmente fedele nel raccontare la realt
del tempo suo e di quello passato:
Ho gi detto altrove come ancora non sia scomparso in Corea Usi-sterna secondo
il quale chi vuole ottenere una carica governativa deve cominciare col pagare una forte
somma al dipartimento della Casa imperiale,154 somma variabile naturalmente a seconda
dellimportanza del posto che si vuole conseguire. Ottenuta la nomina, il funzionario sa
perfettamente che non passeranno due anni che la sua carica sar assunta da un altro,
epper egli deve affrettarsi ad accumulare in questo frattempo quel tanto che gli basti a
compensarlo della somma gi versata e lasciargli ancora quanto basti ad assicurargli
unonesta agiatezza per il rimanente dei suoi giorni.
Notiamo ancora che il governatore di una provincia, il prefetto di un distretto o il
magistrato di un villaggio sono sempre tenuti responsabili dal Governo centrale
dellammontare delle tasse, fissato in precedenza per ogni suddivisione territoriale dello
Stato. Se allepoca determinata egli non sar in grado di far pervenire in Seul quella
determinata somma, corre rischio di esser ritenuto personalmente debitore del rimanente
ed in caso di non effettuato pagamento, entro un dato periodo, rischia di esser destituito,
imprigionato, esiliato e che so io.
Il buon funzionario previdente allora che fa? Ordina delle sopratasse per proprio
conto. Cos, ad esempio, il governatore che dovesse annualmente consegnare una somma
di 100 mila dollari, in base alla tassa del decimo sulle entrate di ognuno degli abitanti
della sua provincia, per far fronte ai possibili mancati pagamenti e provvedere ai suoi
particolari compensi, stabilir senzaltro il pagamento, diciamo, di due decimi anzich di
uno. I vari prefetti distrettuali, responsabili a loro volta verso il governatore, porteranno a
quattro questi due decimi. I magistrati dei singoli villaggi non potranno non portarli ad
otto, finch giungiamo allincaricato materiale dellesazione delle imposte, funzionario al
solito non pagato, che aggiunger un nono decimo per il suo disturbo.
Cos al povero contadino che ha sudato travagliosamente tutto lanno, lasciata
almeno la soddisfazione di godersi un decimo del suo raccolto.
Questa rapacit dei funzionari coreani addirittura sbalorditiva e non sono rari i casi
in cui i contadini esasperati finiscono per ammazzarne qualcuno.
La legge, pertanto, e la consuetudine non consentono che sia lasciato al contadino
meno di quanto gli necessario per vivere. Ed i contadini, i quali sanno ci e sanno pure
che tutto il superfluo che essi riuscissero a ricavare dalla terra, non andrebbe a loro
beneficio ma a pro dei magistrati, si regolano appunto in modo da non ritrarne che il
mero necessario
E tanto basti sul sistema fiscale della Corea classica.
Dopo lapertura allestero e larrivo dei capitali doltremare, leconomia del Paese
venne monopolizzata dagli investitori stranieri. Tuttavia, pur nella difficilissima situazione
del tempo gli imprenditori locali cercarono di impostare una strategia concorrenziale nei
confronti delle compagnie straniere, in massima parte giapponesi. Fu creata anche una
Camera di Commercio, nel 1905, e venne tentata la riconversione di antichi stabilimenti
manifatturieri, ma limpari lotta venne definitivamente stroncata con la riduzione a colonia
della Corea da parte del Giappone, nel 1910.
Il pensiero filosofico e scientifico
Il pensiero dominante in Corea durante il periodo Chosn fu quello neoconfuciano di
Zhu Xi, ai cui caratteri salienti ho gi accennato fin dal capitolo dedicato a Kory. Fu in
seno a tale sistema di pensiero che si svilupparono la maggior parte dei fenomeni dialettici
come i dibattito dei quattro e dei sette e la controversia horak di cui si gi parlato. Si
tratt di fenomeni di forma, pi che di sostanza, spesso meri pretesti per formare la
piattaforma ideologica sulla quale fondare una fazione politica; comunque un fatto che il
pensiero neoconfuciano della Corea ruot soprattutto intorno alle figure dei due capiscuola
Yi Hwang e Yi I. Ci non toglie che vi siano stati tentativi pi decisi di liberarsi
dellombrello filosofico di Zhu Xi, e tali tentativi furono soprattutto due, uno di natura
puramente dottrinaria, laltro, di pi ampio respiro, di applicazione pratica (con
conseguente ottimizzazione) del pensiero confuciano.
Il primo autorevole dissenso con Zhu Xi venne dalla ricezione in Corea delle idee di
un altro filosofo cinese, Wang Shouren (1472-1529), meglio conosciuto come Wang
Yangming. Wang sosteneva unidea di universo come un tutto spirituale, dove la
consapevolezza dellintelletto non pu essere disgiunta dal Cielo, dalla Terra e da ogni
altra cosa. dunque lintelletto, o meglio, lo spirito, che tramite la conoscenza va a
formare quei princpi-guida del mondo che per Zhu Xi sono invece eterni a prescindere
dallesistenza dello spirito stesso. In questo modo, mentre per Zhu Xi luomo superiore
doveva semplicemente trarre la propria linea di condotta da quei princpi imperituri che
governano il mondo (con un procedimento dunque fondamentalmente deduttivo), per
Wang doveva essere luomo stesso a porsi come legislatore del cosmo, poich senza il
proprio spirito non possono esistere nemmeno i princpi. Luomo, dunque, governa il li,
grazie al proprio spirito col quale il principio si identifica.
Il pensiero di Wang Yangming penetr in Corea durante il regno di Snjo, ma fu
costretto sempre a manifestarsi con discrezione, e alla fine rimase isolato alla curiosit di
alcuni pensatori a causa dellideologia ufficiale della corte, che fu sempre quella di Zhu
Xi. Tra i maggiori cultori del pensiero di Wang vi furono certamente Yun Hyu (1617-
1680), detto Paekho, Pale Sedang (1629-1703), detto Sogye e Chng Chedu (1649-1736),
detto Hagok. Particolarmente violento fu il contrasto dialettico fra Yun Hyu e i
neoconfuciani ortodossi del suo tempo, guidati da Song Siyl, che alla fine lo avrebbero
addirittura eliminato. In sostanza, i seguaci di Wang avevano un approccio al dibattito
molto influenzato dal Taoismo, criticato dal Neoconfucianesimo ortodosso, ma tollerato
dal Confucianesimo primitivo. Non si esagera, anzi, se si afferma che, scemato il ruolo
pubblico e ufficiale del Taoismo, soffocato dallintransigenza neoconfuciana del periodo
Chosn, la filosofia di Laozi e Zhuang-zi sia stata recuperata, attraverso il pensiero di
Wang Yangming, da alcuni pensatori coreani che la rivestirono di un abito pi
propriamente intellettuale. A ricordo di questo movimento di pensiero, marginale eppure
intenso, rimangono importanti opere filosofiche come il Nono chuhae (Annotazioni sugli
Analecta di Confucio) di Yun Hyu, il Todkkyng-ju (Note sul Daode-jing) di Pak Sedang
e il Manmul ilche-sl (Diecimila cose, una sola cosa) di Chng Chedu.
Il movimento Sirhak (Scienza pratica), nato allinterno della stessa ideologia
confuciana, prese piede a partire dalla guerra con il Giappone del 1592-98. La necessit di
ricostruire il Paese e proteggere i cittadini, che doveva necessariamente passare per il varo
di una serie di misure economiche concrete, tralasciando il vuoto accademismo del
tradizionale dibattito filosofico, port molti intellettuali ad allinearsi su un fronte che,
senza derogare pi di tanto dallimpostazione confuciana tradizionale, pure auspicava una
serie di riforme volte a valorizzare lindividuo, con meno restrizioni di principio, al fine di
contribuire al benessere comune. Non va dimenticato a tale riguardo, lincontro avuto dai
coreani in Cina con la civilt occidentale, i cui libri cominciavano a circolare nella
penisola suscitando una certa curiosit. Giusto per fare un esempio, fu proprio Yi
Sugwang, precursore del movimento Sirhak, a dare la prima menzione del Cristianesimo,
con particolare riferimento allopera Tianzhu shiyi (Il vero insegnamento del Signore del
Cielo) di Matteo Ricci (1552-1610). Il XVII secolo vide anche larrivo in Corea di vari
occidentali, come Hamel, che portarono notizie di uomini, istituzioni e conoscenze
scientifiche lontani ma certamente di successo.
Il movimento Sirhak privilegi innanzitutto il valore intrinseco del singolo individuo.
Partendo dal presupposto confuciano per cui la mente e lintelligenza sono un dono del
Cielo, che non pu quindi essere negletto o rifiutato, gli intellettuali sirhak proponevano
una sostanziale uguaglianza dei diritti umani, senza preclusioni di casta, censo e perfino
sesso, cosa, questultima, certamente rivoluzionaria per lepoca. Non verano dunque
innate superiorit o inferiorit; anzi, una base popolare (minbon) allargata al
massimo e fondata su princpi di giustizia ed equit, senza favoritismi o discriminazioni,
doveva essere il modello al quale ispirarsi per la conduzione di un governo saggio e
corretto. Tuttavia, pur fondandosi su argomentazioni legittime e meritorie, la via duscita
alle disastrate condizioni economiche del Paese venne cercata dagli sirhak soprattutto
nella risoluzione del secolare problema della distribuzione delle terre allinterno della
tradizionale monarchia. Vi furono certamente delle eccezioni, come lardito pensiero di
Hong Taeyong (1731-1783), detto Tamhn, che arriv chiaramente a preconizzare
unistruzione di massa, al fine di dare le stesse possibilit di successo a ogni cittadino, e
una societ governata da uomini del basso popolo, purch di talento. Sviluppi nel
commercio furono auspicati da grandi personaggi come Pak Chiwn e Pak Chega,
soprattutto in base a paragoni fatti fra la Corea e la Cina, Paese, questultimo, ben pi
aperto e meno diffidente nei confronti della propria provincia.
Citare i massimi pensatori sirhak vuol dire citare in buona parte i migliori intellettuali
del tardo periodo Chosn. Oltre a quelli gi menzionati, non si pu tacere di Yu
Hyngwn, detto Pangye, di Yi Ik, detto Sngho, di Chng Yagyong, detto Tasan e si
potrebbe continuare ancora per molto. Le loro numerose opere rappresentano uno
strumento importantissimo per lo studio del pensiero politico e sociale della Corea del
tempo. Purtroppo, le loro furono troppo spesso prediche inutili e non riuscirono a evitare
la sclerotizzazione di un sistema riportato al passo coi tempi solo da una improvvisa
quanto traumatica e devastante apertura allestero, nella seconda met del XIX secolo.
Il Buddhismo, divenuto quasi fuorilegge dopo i fasti di Silla e Kory, fu costretto ad
assumere un basso profilo e a rinunciare ai ruoli ufficiali. Dalla sua condizione
minoritaria, si espresse in due direttive principali: una riguardante la convivenza con
lideologia di Stato, laltra, pi propriamente interna, di risistemazione delle varie correnti
e scuole. Riguardo al primo punto, molti intellettuali di fede buddhista dovettero venire a
patti con il Confucianesimo: fu il caso, per esempio, di Kim Sisp (1435-1493), di Pou
(1515-1565) e di Hyujng, meglio conosciuto come Ssan. Kim Sisp, figura
travagliatissima di suddito e intellettuale (fu uno dei sei funzionari sopravvissuti), non
esit a proporre un modello di vita allinsegna del sincretismo, conciliando la fede
buddhista con i doveri del funzionario confuciano. Il monaco Pou, che pure aveva tentato
di risollevare le sorti della religione dellIlluminato contando sullappoggio della regina
madre Munjng (1501-1565),155 invit a superare le differenze di pensiero con la forza
della ragione e del buonsenso, secondo un modello chiamato Ilchong (Unicit e
correttezza). Ssan, infine, nella sua opera Samga kwigam (Il nobile specchio delle Tre
Religioni) tent di dimostrare, con grande abilit dialettica (Ssan era stato in giovent
studente dellAccademia confuciana Snggyungwan), la compatibilit del credo buddhista
con gli insegnamenti del Taoismo e del Confucianesimo. Sul fronte interno, il Buddhismo
non poteva certo perdersi nelle dispute teologiche e filosofiche dopo aver mostrato una
simile propensione al dialogo con gli altri sistemi di pensiero. Lattivit delle varie scuole
ristagn e le differenze fra il Buddhismo della Dottrina e il Buddhismo della Meditazione
andarono sempre pi affievolendosi. Prevalse alla fine il pensiero di Ssan che, sulla scia
tracciata da Chinul, arriv a considerare di fatto il Kyo come la parola del Buddha e il Sn
come la mente del Buddha stesso. Un compromesso che, forse con una leggera prevalenza
del Son, si riscontra anche nel Buddhismo della Corea doggi.
Del Cristianesimo si gi detto: tuttavia, interessante notare come anche prima della
sua propagazione nella penisola questa religione sia stata oggetto di dibattiti e discussioni
fra i pensatori del tempo. Prima che i cristiani di sicura fede tentassero di convincere i
connazionali del fatto che i secolari princpi confuciani di lealt al trono e devozione
filiale non venivano certo minati dallinsegnamento del Cristo, la religione occidentale
aveva incontrato, sul piano teoretico, una opposizione pi o meno forte. Proponendo al
pari del Buddhismo una via personale alla salvezza, il Cristianesimo venne guardato con
sospetto e accusato di scarso interesse a costruire le sorti dello Stato e della collettivit.
Certamente sconcertava i coreani lesaltazione del celibato, vera maledizione per i
confuciani, che facevano del culto degli antenati a cura dei discendenti una delle basi del
loro pensiero.156 La tesi della resurrezione, poi, accostava, sia pure su piani
completamente diversi, il credo cristiano alla reincarnazione proposta dai buddhisti; un
argomento, questultimo, aspramente criticato dai confuciani fin dalla fine del periodo
Kory. Yi Ik trovava improponibili le critiche cristiane alla reincarnazione dei buddhisti e,
contemporaneamente, la fede assoluta in una resurrezione indimostrabile. Entrambe le
teorie erano prive di fondamento, per i confuciani, secondo i quali i cristiani, pur
criticando i buddhisti, commettevano un simile errore dottrinario. Era poi considerata
ambigua la posizione dei missionari cattolici in Cina, che pur producendo opere di sicuro
valore scientifico continuavano a credere in fenomeni irrazionali come i miracoli,
presentando cos la propria religione quasi come un culto misterico. Altri letterati
confuciani come Sin Hudam (1702-1761) e An Chngbok (1712-1791) criticarono
severamente il Cristianesimo (e per estensione tutto il sistema di pensiero occidentale),
attaccandolo sia sul piano dottrinale che su quello della formazione didattica; due piani
inscindibili per i confuciani portati da una tradizione secolare a mettere in pratica ogni
disciplina sulla base dei princpi morali che la governano (cosa che portava alla
supremazia assoluta degli studi letterari e dei classici cinesi, dove tali princpi universali
erano enunciati). In tal modo, a un confuciano sembrava bizzarro il fatto che uno studente
occidentale di diritto studiasse come applicare la legge trascurando i princpi morali che
stabilivano il modo di applicare le leggi stesse. Tuttavia, proprio dalla violenza dei
tentativi di confutare gli argomenti proposti dal Cristianesimo sintende come la religione
occidentale fosse ritenuta socialmente pericolosa per lo Stato confuciano. In uno Stato
fortemente classista, praticante ancora la schiavit, i princpi di uguaglianza enunciati dal
Cristianesimo erano visti con inquietudine proprio da quegli aristocratici letterati che
rappresentavano lelite della societ. Politicamente, cera poi il rischio (poi
concretizzatosi) che le idee cristiane attecchissero fra i partiti di minoranza, formando una
piattaforma ideologica comune e allargata in grado di scalzare dal potere i rappresentanti
della tradizione confuciana. Sappiamo come and a finire: nella Repubblica di Corea
doggi i cristiani sono molti e spesso potenti e influenti, formando dei veri circoli esclusivi
che privilegiano quella struttura del piccolo gruppo e della trib tanto cara ai coreani
dogni tempo. I timori dei confuciani sul Cristianesimo come fattore di divisione non
erano dunque del tutto infondati.
Il movimento Tonghak (chiamato Chondogyo dal 1905)157 fu la risposta indigena
alle idee cristiane e alle origini si diffuse principalmente fra i ceti medio-bassi della
popolazione. Era ai loro rappresentanti che il fondatore Choe Cheu insegnava che il Cielo
dentro luomo e dunque ogni uomo potenzialmente un dio. Era un messaggio di
consolazione e dincitamento alla lotta per una maggiore giustizia sociale, negata dalle
iniquit sclerotizzate del sistema confuciano. Il sincretismo fra Confucianesimo,
Buddhismo, Taoismo e Cristianesimo proposto da Choe Cheu si risolveva in una visione
che privilegiava luomo, elevato al livello di divinit e dunque senza discriminazioni al
proprio interno. Fu proprio questo laspetto pi vicino al Cristianesimo, dato che una
identificazione della mente umana con quella divina manca del tutto nella tradizione
orientale, ma per i seguaci tonghak accogliere nuove idee fu pi facile che sbarazzarsi di
quelle vecchie: la concezione del ruolo della donna non cambi di molto, mentre certi
rituali apotropaici, tesi a cacciare le forza del male, attingono al sostrato sciamanista del
Paese e furono probabilmente adottati per ingraziarsi gli strati pi bassi della popolazione,
ancora legati alle tradizioni ancestrali. Del resto, il consenso delle classi meno privilegiate
fu una priorit, per il movimento Tonghak, visto il ruolo politico in difesa
dellindipendenza del Paese che si era proposto. La grande rivolta del 1894 e il fatto che il
fondatore del movimento e il suo successore siano finiti decapitati lascia facilmente
intendere che quella Tonghak fu unazione politica posta allombra di un credo religioso il
pi possibile aperto alla conversione di ogni insoddisfatto sociale. Oggi il movimento
Tonghak (o meglio, Chondogyo), conta circa 80.000 fedeli ed comunque una delle
religioni nuove ad aver avuto maggior successo.
Lo Sciamanesimo originario, le cui sacerdotesse, dette mudang, sono oggi come nel
periodo Chosn, disprezzate e insieme temute e ricercate,158 conobbe vari tentativi di
codificazione nel coacervo di religioni nuove ed effimere fiorite nel tormentato
panorama sociale della Corea del XIX e XX secolo. Uno di tali tentativi rappresentato
dal Taejong-gyo (Religione dellantenato divino), fondato da Na Chl (1863-1916) nel
1909 dopo che questi aveva ricevuto delle scritture antiche rinvenute da un tal Paek
Pong in seguito a un pellegrinaggio sul monte Paektu nel corso del quale aveva avuto una
rivelazione.159 Questa dottrina, che inglobava anche elementi taoisti, confuciani e
buddhisti, si basava essenzialmente su tredici comandamenti che richiamavano in parte
quelli dei hwarang di Silla e in parte i giuramenti pronunciati dai partecipanti ai giuochi
delle feste Palkwan.160 Simili movimenti religiosi, comunque, vanno inquadrati nel pi
vasto movimento nazionalista che in Corea si afferm tra la fine del XIX e gli inizi del XX
secolo come reazione alla pressione giapponese e alle pretese origini divine conclamate
dallinvasore. Il fatto che molti aderenti a simili movimenti abbiano conosciuto il carcere
sotto laccusa di attivit sovversiva una prova evidente del forte orientamento politico
assunto dalla loro professione di fede.161 Oggi, terminata lemergenza politica legata alla
dominazione giapponese, del Taejong-gyo non rimangono che poche tracce.
La scienza coreana del periodo Chosn, cos come del resto quella dei periodi
precedenti, attinse profondamente al pensiero e alla tradizione della Cina. A tale riguardo,
vale sempre la pena di ricordare che in Estremo Oriente i classici cinesi, in quanto
illustratori dei princpi regolatori dellordine cosmico (da qui la loro importanza
irrinunciabile), sono stati, e in parte continuano ad essere, la base non solo delle discipline
letterarie e filosofiche, ma anche di quelle che molti occidentali seguitano a chiamare
scientifiche. il caso, per esempio, della medicina, la cui concezione si richiama ai
princpi di armonia universale, rintracciabili anche nel corpo umano, la cui alterazione
provoca la malattia. Riguardo poi allantico problema della diversa risposta degli
organismi di fronte alle stesse condizioni potenzialmente capaci di scatenare patologie
(una delle maggiori variabili della medicina, che in Occidente si comincia a comprendere
solo oggi, grazie alle scoperte nel campo della genetica), esso era gi stato empiricamente
affrontato dai medici orientali. In Corea, uno dei massimi teorici della divisione degli
esseri umani in quattro gruppi fondamentali (grande yang, piccolo yang, grande yin,
piccolo yin) e dunque della somministrazione di una terapia il pi possibile
personalizzata fu il celebre medico Yi Chema (1838-1900); tuttavia, gi in tempi molto
pi antichi il dottore coreano e orientale in genere offriva rimedi ad personam, un sistema
certamente pi corretto rispetto al moderno medicamento occidentale standardizzato in
vendita nelle farmacie.
Larte medica veniva appresa nella teoria su varie opere, fra le pi importanti delle
quali verano certamente lo bang yuchwi (Classificazione di prescrizioni mediche), del
1445, e il Tongipogam (Specchio prezioso della medicina dOriente) del 1613.
Degli studi di linguistica che portarono nel 1443 alla creazione dellalfabeto hangl e
della stampa si gi parlato. Aggiunger solo che dal 1403 al 1858 vennero fusi
venticinque diversi tipi di caratteri da stampa, che prendevano il nome dallanno, secondo
il tradizionale ciclo sessagesimale, della loro realizzazione. Il materiale impiegato fu in
massima parte il bronzo, ma non mancarono fusioni di caratteri in piombo (1436) e ferro
(1573-80 e 1721-24).
Lastronomia conobbe un grande sviluppo, cos come la misurazione del tempo,
perfezionando tecniche gi apprese in epoche pi antiche attraverso la Cina. Nella prima
parte del periodo fiorirono illustri astronomi come Yi Sunji (?-1465), e strumenti come
meridiane, pluviometri, orologi di vario tipo, bussole, cannocchiali e sfere armillari erano
gi abbondantemente in uso quando i coreani, dopo la guerra contro il Giappone del 1592-
98, vennero a conoscenza della scienza occidentale. Le nuove teorie sul calendario e sul
moto degli astri non sempre incontrarono il favore degli scienziati coreani, il cui
principale impegno fu sempre quello di salvare le presunte verit contenute nei classici
cinesi conciliandole, ove possibile, con le idee occidentali. Ovunque si nota il timore pi o
meno esplicito della rivoluzione del pensiero, che poi il timore di vedere distrutto un
intero sistema ideologico le cui macerie avrebbero inevitabilmente travolto lo Stato, le
istituzioni e gli stessi cittadini.
Le conoscenze sullastronomia, la meteorologia e la misurazione del tempo vennero
raccolte in numerose opere. Ricorder qui il Chnmun yu-cho (Scritti scelti
dastronomia) di Yi Sunji, edito nel XV secolo, il Taedong sangwigo (Storia delle
osservazioni astronomiche e meteorologiche della Corea), pubblicato nel 1708 su
commissione governativa, il Snggyng (Specchio delle stelle) di Nam Pynggil (1820-
1869), edito nel 1861.
Anche lagricoltura conobbe notevoli miglioramenti, sia nelle tecniche di irrigazione,
sia nelle conoscenze botaniche vere e proprie. Fra laltro, a partire dal XVII secolo si
diffuse la coltivazione di piante edibili del Nuovo Mondo, come il peperoncino, la patata e
il mais, che avrebbero notevolmente modificato le abitudini alimentari dei coreani. A
riceverne beneficio fu soprattutto il nord della penisola, pi freddo e sterile e dunque poco
adatto allimpianto di risaie. Opere come il Nongsa chiksol (Istruzioni dirette
sullagricoltura) di Chng Cho (?-1434) del 1429 e il Nongga chipsng (Raccolta di
scritti sullagricoltura) di Sin Suk (1600-1661) testimoniano il grande interesse accordato
a una disciplina che non poteva che risultare primaria vista linsistenza delleconomia
nazionale sulla coltivazione della terra.
Storia e geografia, discipline che lEstremo Oriente classico ha spesso accomunato con
laggiunta di elementi di geomanzia, dopo il periodo doro seguito allinsediamento della
nuova dinastia, nel quale un gran numero di opere venne eseguito su commissione
governativa (si pensi solo al Koryosa e al Tongguk tonggam), conobbero una certa ripresa
a partire dal XVIII secolo, dopo la stasi seguita alla guerra col Giappone del 1592-98.
Stavolta, per, le iniziative furono spesso personali, mentre limpulso nato a questa nuova
fioritura attribuibile al nuovo interesse per la societ coreana mostrato soprattutto dagli
intellettuali sirhak. In altre parole, pur rimanendo i classici cinesi il fondamento di ogni
approccio alla conoscenza, vi fu il desiderio di considerare con maggiore attenzione il
caso della Corea, la patria per la quale si reclamava, se non proprio un ritorno alle et
doro descritte nei classici cinesi, almeno un processo di riforme che tenesse conto della
particolare realt del Paese in quel preciso momento storico. Le opere del XV e XVI
secolo furono essenzialmente di regime, con uninsistenza sui temi della storia nazionale
di stampo propagandistico tesa a giustificare lascesa della nuova dinastia tracciandone la
base politica e intellettuale. Le opere del XVIII e XIX secolo si soffermarono sulla Corea
per descriverne uneredit culturale da non dissolvere, ma anzi da rinsaldare alla luce di
unazione politica e sociale volta a superare le incongruenze e le contraddizioni che il
Paese si stava trovando a vivere. in questottica che vedono la luce rilevanti opere come
il Tongsa kangmok (Profilo generale della storia dOriente = Corea) di An Chngbok
(1712-1791) e il Haedong yksa (Trattato storico sulla Corea) di Han Chiyun (1765-
1814), lo Yllysil kisul (Annotazioni di Yllysil) di Yi Kngik (1736-1806) e il Parhae
ko (Studio su Parhae) di Yu Tkkong (1748-1807?). Nel campo propriamente geografico,
oltre al famoso Taengniji (Trattato geografico sui luoghi da scegliere) di Yi Chunghwan
(1690-?), godibilissimo testo intriso anche di conoscenze politiche e antropologiche,
vanno ricordati senzaltro il Sansu ko (Studio su monti e fiumi) di Chng Sanggi (1678-
1752) e il Haedong yksa chiri ko (Studi di geografia e storia della Corea: seguito del
Haedong yksa) di Han Chins (1777-?), oltre al Kangyok ko (Studio sulle frontiere) del
grande Chng Yagyong (1762-1836).
Le opere governative della seconda parte del periodo Chosn furono soprattutto di
carattere militare e giuridico: il Sok taejn (Continuazione del Grande Codice Nazionale),
compilato sotto Yngjo, probabilmente lopera pi rappresentativa. Non difficile
notare, comunque, uno spostamento degli interessi culturali dalla sfera pubblica a quella
privata, nella seconda parte del periodo Chosn, e la testimonianza di tale spostamento
sar avvertibile soprattutto nella letteratura, che subir trasformazioni radicali con la
scomparsa di alcuni generi e la comparsa di altri.
Le lettere e le arti
Anche e soprattutto nel campo della letteratura la guerra del 1592-98 rappresent un
autentico spartiacque. Nella prima parte del periodo, accanto alla kynggiche-ga si
afferm unaltra forma di poesia laudativa: la akchang. Il termine akchang [letteralmente
versi (o strofe) musicati] invero molto pi antico e forse indicava allorigine un canto
funebre nel quale si tessevano le lodi e si celebravano le imprese del defunto. Non si pu
escludere che ai suoi primordi la akchang fosse cantata o recitata in contesti cerimoniali
allargati a ricorrenze non necessariamente legate ai riti funerari, quali feste, simposi, ecc.
Per come giunta fino a noi, comunque, la akchang dimostra di essere una canzone a
carattere peculiarmente laudativo (celebrante anche la collettivit oltre al singolo
individuo) che si avvicina nello stile talora alla kynggiche-ga (rispetto alla quale ha per
una struttura metrica meno rigida, con la domanda retorica Che ve ne pare? molte volte
omessa), talora alla kasa (v. oltre), dalla quale differisce per avere una suddivisione in
stanze, sia pure di varia struttura e lunghezza.
La akchang fu un genere poetico spesso al servizio del potere e della propaganda e non
per caso che essa ebbe buona fortuna agli inizi stessi della dinastia Yi, quando questa era
impegnata ad autolegittimarsi dandosi unimmagine provvidenziale nella svolta politica
imposta al Paese. La Yongbi chn-ga (Canzone dei draghi volanti attraverso il cielo), del
1445, il capolavoro di questo peculiare genere poetico e rappresenta lautentico
manifesto della dinastia Yi.162
I generi poetici propagandistici o comunque datati come le kyonggi-che-ga e le
akchang non avevano pi ragione di esistere, passato un certo periodo dalla fondazione
della dinastia, e cos non sopravvissero al XVI secolo. Viceversa, acquistarono importanza
le kasa e le sijo che, nate alla fine del periodo Kory, proliferarono durante il periodo
Chosn fino a diventarne la massima espressione poetica. Si tratta di componimenti pi
legati allintimit del poeta, alla sua personale percezione del mondo, alla sua sensibilit.
La kasa (letteralmente parole per canzoni) una sorta di prosa versificata che forse
affonda le proprie radici addirittura nelle composizioni dei monaci itineranti di Silla. Nella
sua prima fase ha un carattere essenzialmente descrittivo, come canzone dotta, ma a
partire dal XVII secolo, adeguandosi al processo di volgarizzazione che investe tutta la
letteratura coreana, assume contenuti pi popolari (racconti di viaggio, episodi di vita
quotidiana, temi dattualit, vicende familiari) con una struttura metrica che, gi alquanto
libera, degenera fino spesso a confondersi con la prosa vera e propria.163
La sijo rappresenta la pi alta espressione poetica indigena del periodo Chosn. Il
termine vuol dire letteralmente ritmo del periodo e dunque pu tradursi, pi
liberamente, con canzone alla moda. Nella sua struttura canonica (pyong sijo) questo
genere presenta una sola stanza di tre versi, per una media complessiva di circa
quarantacinque sillabe spesso distribuite nel modo seguente (i numeri indicano proprio le
sillabe):
I verso: 3-4/3-4
II verso: 3-4/4-4
III verso: 3-6/4-3
A volte, per, la sijo canonica composta da pi stanze e in questo caso prende il
nome di yn sijo, ossia sijo incatenata. A partire dal XVII secolo alla sijo canonica si
affiancarono altri tipi di sijo, pi popolari, con una metrica completamente stravolta
rispetto a quella originaria. , per esempio, il caso della ot sijo (sijo media) che presenta
un maggior numero di sillabe nel primo emistichio del primo verso, o della sasol sijo (sijo
lunga), vero poemetto che presenta un numero illimitato di sillabe.
Ancor oggi scritta e recitata, la sijo, come mezzo di espressione in poche battute di
stati danimo ed emozioni, pu definirsi la controparte coreana della haiku giapponese o
della jueju cinese, raggiungendo a volte unintensit straordinaria. Uno splendido esempio
la seguente sijo di un autore ignoto forse del XVII o XVIII secolo:164
Appare unombra sullacqua del torrente:
in alto, un monaco passa per il ponte.
Non vi dispiaccia, fratello, di fermarvi
Per un istante, e dirmi dove andate!
Ma lui mi mostra una nuvola col dito
E passa oltre, senza voltarsi indietro.
Con la sijo si cimentarono tutti i pi grandi letterati del periodo Cho-son, da Chng
Chl (1536-1593) a Yun Sondo (1587-1671), e anche le kisaeng, a partire dalla splendida
Hwang Chini (prima met del XVI secolo: forse la pi grande poetessa coreana dogni
tempo) ci hanno lasciato dei componimenti straordinari. La prossima sijo attribuita
proprio a una kisaeng di Pyngyang, non meglio identificata, che mostra nellargomento
trattato unintimit tutta femminile nel calarsi nella nostalgia del focolare e della famiglia:
Il viaggiatore che sta dietro la finestra
Non prende sonno, lultimo d dellanno,
Poi che la mente sua molto sattrista
Pensando alla famiglia che lontana.
E amaramente sospirando al lume
Fioco e indistinto della lucerna accesa,
La cetra imbraccia e intona, lacrimoso,
Laddio sommesso allanno che va via.
Verso la fine del periodo si diffondono generi come la chap-ka (canzone varia) che al
pari delle min-yo (canti popolari) poco hanno a che fare con la letteratura propriamente
detta, trattandosi in origine soprattutto di motivi da cantastorie o di artisti del teatro
cantato, oppure di canti dialettali liberi da ogni vincolo formale. In verit, lOttocento fa
registrare una progressiva disgregazione delle forme poetiche classiche, che porter alla
creazione della chayu-si (poesia a verso libero), ai primi del XX secolo, di cui il poeta
Kim Sakkat (1807-1863) forse il principale protagonista. Appartenente al grande casato
dei Kim di Andong, il ramo della sua famiglia and in rovina quando il nonno del poeta,
Kim Iksun, fu accusato di complicit con i ribelli di Hong Kyngnae e fu giustiziato.
Rifiutato dalla societ ufficiale e impossibilitato a svolgere la normale carriera di
funzionario, il poeta si abbandon allora a un esistenza nomade e sregolata sempre
indossando quel cappello da lutto (sakkat)165 che gli diede il soprannome (egli si
chiamava in realt Kim Pyngyn). Votatosi alla simpatia per il popolo reag nei confronti
del potere ufficiale con una poesia a volte triviale, irrispettosa dei canoni tradizionali e a
volte anche carica di una compassione per lumanit che anticipa la poesia moderna, come
nellintensa Osservando il cadavere di un mendicante (Kyngrinsiy):
Non so il tuo nome, ignoro il tuo casato,
Non so in che luogo avesti i tuoi natali.
Allalba le mosche oltraggiano il tuo corpo disfatto,
Al tramonto, solo un gracchiare di corvi per consolare la tua anima solitaria.
Morendo hai lasciato solo un bastone di legno ed un pugno di riso, frutto del tuo
mendicare:
Io vi prego, uomini del villaggio di fronte,
Portate un po di terra e copritelo, perch non soffra il gelo.
Naturalmente, la poesia in stile e lingua cinesi non conobbe mai decadenza: anzi, essa
fu sempre considerata la poesia dotta per eccellenza, lo strumento principe per trovare ci
che esiste gi ma non pu essere individuato per tutta una serie di remore di natura
culturale. Le poesie lushi e jueju furono senzaltro fra le pi usate: la seguente proprio
una splendida jueju di Kwn U (1363-1419), intitolata Quartina di un giorno dautunno
(Chuilchlku):
Il bamb proietta la sua ombra sullo scrittoio,
Profumo di crisantemi impregna la veste del viandante.
Perfino le foglie cadute mostrano il loro vigore
E danzano nel giardino sferzato da pioggia e vento.
La poesia a verso libero inizia praticamente con la caduta della dinastia. Il primo
componimento Ubero unanimemente considerato Dal mare ai ragazzi (Hae-eges
sonyn-ege) del gi menzionato Choe Namsn, pubblicata sulla rivista I ragazzi (Sonyon)
nel 1908. Come altre del suo genere agli inizi un po ingenua, con un frequente uso
dellonomatopea peraltro caratteristico della lingua coreana, ma rappresenta una tappa
fondamentale nella storia della letteratura coreana contemporanea, letteralmente inventata
da autori giovani o giovanissimi (Choe aveva diciotto anni quando compose la poesia in
questione) che per quanto riguarda la conoscenza delle letterature occidentali si erano
principalmente nutriti solo delle poche traduzioni disponibili, per lo pi in giapponese. Un
salto inaudito, facilitato solo dalla grande tradizione letteraria del Paese.
La prosa del periodo Chosn non si discost moltissimo, nei primi due secoli, da
quella del periodo Kory, insistendo sui temi della letteratura paegwan e continuando la
tradizione delle pseudobiografia. unepoca nella quale la poesia ha la precedenza
assoluta nei gusti di un lettore la cui figura tipo quella del colto intellettuale o, se si
vuole, del funzionario-erudito. Il cinese ancora la lingua preferita, simbolo comera di
distinzione dalle masse e del proprio grado culturale.
La situazione cambia notevolmente dopo la guerra con il Giappone del 1592-98,
quando si afferma il genere narrativo conosciuto come sosol o romanzo classico. Ricordo
letimologia del termine sosol (cinese xiaoshuo) che in origine vuol dire piccola storia,
racconto udito per la strada dai piccoli funzionari (paegwan, cinese: paiguan) che poi
provvedevano per diletto proprio e degli altri a metterla per iscritto, magari arricchendola
di particolari. Dei paegwan sosol di Kory si gi parlato: sono appunti dargomento
vario con un certo gusto per lesotico, il soprannaturale, il riferimento biografico,
lopinione pi o meno critica di unopera letteraria. Eppure essi costituiscono, insieme alle
biografie contenute nelle grandi opere storiche cinesi, un nucleo di vite di personaggi
illustri, fatti di cronaca, aneddoti e curiosit che, evolutosi nello stile e nella complessit
degli intrecci, port, sulla scia della Cina, alla nascita del romanzo in Corea.166 Abbiamo
parlato della popolarizzazione della letteratura coreana a partire dal XVII secolo: in
effetti, i fruitori dei romanzi appartengono non solo allelite ed anche per questo che,
come nella narrativa cinese contemporanea predomin luso della lingua parlata in luogo
di quella letteraria, cos in Corea si us spesso nella prosa un linguaggio corrente e
soprattutto si utilizz largamente lalfabeto nazionale invece dei caratteri cinesi.167
Il diretto precursore del sosol coreano considerato un lavoro del gi citato Kim
Sisp, scritto probabilmente intorno al 1470. Si tratta del Kmo sinhwa (Nuove storie di
Kmo),168 una raccolta di novelle di cui sopravvive solo il primo libro. Tuttavia, non
pochi elementi giocano contro questa ipotesi, perch se vero che lambientazione delle
storie in Corea anche vero che lopera scritta in cinese e i racconti hanno un finale
negativo, cosa che contrasta con la maggior parte dei romanzi. I racconti stessi sono poi
farciti di poesie, spesso avulse dal contesto, il che dimostra che siamo ancora in unepoca
dove la versificazione era considerata lattivit regina del letterato. Aggiungiamo che dal
Kmo sinhwa a quello che considerato il primo vero romanzo classico della Corea passa
quasi un secolo e mezzo e si potr capire perch i dubbi sulla collocazione di tale opera
nel panorama letterario del tempo sia oltremodo problematica.
I romanzi coreani presentano contenuti vari, anche se conservano il comune
denominatore di opere poco austere e molto avvincenti. Esistono cos romanzi di gesta
guerresche e di impegno sociale, di vicende di corte, davvenimenti in sogno e damori
contrastati. Fra i titoli pi importanti, la Storia di Hong Kiltong (Hong Kiltong-jon) di Ho
Kyun, dei primi anni del XVII secolo, considerato il primo vero romanzo classico della
Corea, che una rampogna contro la discriminazione dei figli secondari. Kim Manjung fu
autore di due capolavori assoluti: Il sogno delle nove nuvole (Kuunmong), forse del 1687,
splendido esempio di letteratura dispirazione buddhista e metafora della vanit della vita,
e Storia del viaggio a sud della signora Sa (Sassi namjng-gi), di poco pi tardo, opera
allegorica che denuncia la situazione che si stava vivendo a corte, dove re Sukchong aveva
appena ripudiato la regina Min. Molte opere sono anonime, sia per i loro contenuti
compromettenti che per la loro origine orale direttamente proveniente dal mondo della
fiaba. Lanonimo Chunhyang-jon (Storia di Chunhyang) la storia damore pi amata
dai coreani; un amore tra la figlia di una kisaeng e il figlio del governatore locale che
supera le barriere sociali e riceve il giusto premio dopo numerose difficolt e peripezie.
Come altri, questo un romanzo cosiddetto da pansori, dal nome della forma di teatro
cantato (una sorta di esibizione di cantastorie) che si svilupp nella Corea meridionale a
partire dal XVIII secolo.169 Ancora, notevoli sono gli esemplari della cosiddetta letteratura
di corte (Kngjung munhak): la Storia della regina Inhyon (Inhyon wanghu-jn), di autore
ignoto, un romanzo-verit che narra della triste vicenda della regina Min, ripudiata e poi
riabilitata da re Sukchong e della punizione inflitta alla concubina Chang, accusata di
averne causato la morte con la stregoneria. Il Hanjung-nok (Cronache del rimpianto),
infine, la tragica autobiografia della principessa Hong (1735-1815), moglie del principe
Sado fatto giustiziare dal padre, re Yngjo.
Alla fine del periodo Chosn gli schemi tradizionali della narrativa vennero stravolti
dai giovani autori che avevano avuto conoscenza di opere occidentali e giapponesi. Il Syu
kyonmun (Cose viste e udite di un viaggio a Occidente) di Yu Kilchun (1856-1914) del
1895, pur riallacciandosi al tradizionale tema del diario di viaggio gli conferisce un tocco
nuovo, liberandosi delluso eccessivo dei caratteri cinesi e portando il mondo occidentale
a conoscenza dei compatrioti. Allo stesso modo, Lacrime di sangue (Hyr-ui nu) di Yi
Injik (1862-1919), del 1906, fu il primo di una serie di lavori che, pur influenzati da
contemporanee opere giapponesi (lautore era un giornalista a lungo residente in
Giappone) si fecero apprezzare, pi che per la loro qualit intrinseca, per lo stile conciso e
facilmente accessibile (retaggio della professione dellautore) e per ladozione di nuove
tecniche narrative come il frequente uso del dialogo. Con Senza cuore (Mujong: v. oltre)
di Yi Kwangsu (1892-1950?), del 1917, la narrativa coreana contemporanea sar gi un
fenomeno consolidato.
Larte del periodo Chosn si concentr soprattutto intorno alla pittura e la calligrafia,
le discipline guida di tutta larte dellEstremo Oriente. La plastica dispirazione buddhista
del periodo Kory quasi scomparve e comunque la scultura fu sempre considerata in
Oriente unarte minore: non ci sono quasi nomi di scultori giunti fino a noi e le stesse
statue del Buddha non hanno un fine artistico quanto piuttosto quello di comunicare un
messaggio, a prescindere dalla qualit dellopera, che soprattutto didattico ed edificante.
Diverso il caso della pittura, che comunque assume valore in quanto complementare,
ancora una volta, dei classici del pensiero e della letteratura. In Estremo Oriente, e dunque
anche in Corea, infatti, larte della calligrafia non sta nel suo significato letterale ma
nellemozione trasmessa, che va carpita non tramite il carattere in s bens attraverso la
pittura di esso. Per questo nei Paesi dove si usano gli ideogrammi la calligrafia ha finito
col diventare una vera arte, al punto che la pittura, essa stessa creata da letterati,
acquistava valore solo se accompagnata dalla spiegazione in versi (spesso tratti dai
classici) che rivelava anche la sensibilit e il talento intellettuale dellautore.
Kim Chnghi (1786-1856), detto Chusa, considerato forse il pi grande calligrafo
coreano per la potenza del suo stile e le sue pitture che travalicano i confini del reale verso
unidea assoluta di essenza dellarte. Kim Hongdo (1745-?) invece il pittore del fascino
del quotidiano: i suoi quadretti di vita del privato cittadino accomunano alla semplicit del
tratto una rara immediatezza espressiva non disgiunta da un sottile umorismo. Il raffinato
Sin Yunbok (1758-?) non trascura gli elementi maliziosi fornendo allo spettatore del
quadro tutti gli elementi per fantasticare sul seguito della scena dipinta, lasciata di
proposito come in sospeso. E si potrebbe continuare citando fior di artisti quali An Kyn
(XV secolo), Kim Myngguk (XVII secolo), Sin Wi (1769-1847), Cho Kwangjin (1772-
1840), senza contare lapporto allarte di personaggi famosi della politica come il
Taewngun, detto Skpa, egli stesso valente calligrafo e pittore.
Non vanno infine trascurata la ceramica e altre forme di altissimo artigianato come i
mobili cesellati e intarsiati. I vasi di tipo punchong e paekcha reggono il confronto con le
migliori ceramiche dellEstremo Oriente, mentre la Corea ha senzaltro la migliore
tradizione mobiliera di tutta lAsia orientale. Ogni mobile aveva un uso specifico: cerano
cos i mobili per abiti (pandaji), le cassapanche per le sfilze di monete (tonkwe), i mobili a
tre ripiani per uso vario (samchngjang), i mobili portamedicine (yakchang), i mobili
portacappelli (kattong), i mobili per stivare il riso (twiju), ecc. Alcuni di tali mobili a
volte erano sfarzosamente decorati con lavori di lacca, madreperla, intagli, fino a creare
delle opere darte. Parimenti talora si trasformavano in autentici gioielli altri accessori
dellarredamento come ripiani a muro portadocumenti (ko-bi), scatole per pennelli
(puttong), specchi ribaltabili (kyongdae), cofanetti portagioie (ham), ecc.
Sete e ricami, spesso con laggiunta di pietre preziose, adornavano i vestiti delle donne
aristocratiche: gli oggetti pi caratteristici di tale categoria sono probabilmente i norigae
(ornamenti pendenti per abito) e le spille fermacapelli. Un mondo di colori, ingegno e
tradizione ancora poco apprezzato e conosciuto in Occidente.
VIII
LA COREA CONTEMPORANEA

Loccupazione giapponese
La Corea aveva cosi perduto quellindipendenza che faticosamente e a prezzo di molti
compromessi era riuscita a mantenere nei secoli. Ho tentato di illustrare come alla base del
disastro vi sia stata senzaltro laggressivit delle potenze estere, soprattutto del Giappone,
ma non vi sono dubbi sul fatto che lintervento esterno si sia aggiunto, facendo precipitare
la situazione, a un tessuto sociale estremamente degradato, alla cui rovina avevano
contribuito fattori quali i regionalismi e le altre lotte politiche, lesasperato conflitto fra
capitale e provincia, leconomia asfittica e poco diversificata. Il Giappone era ora un
impero a tutti gli effetti, con un possedimento doltremare spesso chiamato semplicemente
gaichi (territorio esterno) in opposizione a naichi (territorio interno), che era il Giappone
stesso.
I quarantacinque anni di colonizzazione giapponese della Corea sono solitamente
divisi in tre periodi fondamentali: gli anni 10, gli anni 20 e il quindicennio finale dal
1930 al 1945. Furono anni in cui di volta in volta loppressione fu pi o meno brutale, ma
il fatto che i governatori nipponici (che avevano sostituito i Residenti generali) della
penisola siano usciti dai ranghi dellesercito o della marina lascia facilmente immaginare
quale tipo di trattamento si intendeva impartire ai coreani.
Il decennio 1910-20 fu quello della repressione generale con la quale i nipponici
tentarono innanzitutto di inibire lorgoglio dei coreani, prima di puntare alla loro
assimilazione e allo sfruttamento delle risorse della penisola. Agli studiosi di storia venne
chiesto di dimostrare a tutti i costi le affinit fra i due popoli, mentre un vero Stato di
polizia venne instaurato nella penisola, allo scopo di frustrare ogni minimo tentativo di
ribellione. Nel dicembre del 1910 il patriota An Mynggun (1879-1927) tent di
assassinare il governatore Terauchi scatenando unondata di arresti indiscriminati, in
specie contro tutti gli intellettuali. I fermati furono centinaia e alla fine gli inquisiti furono
centocinque e fra questi i maggiori esponenti della Sinminhoe. Vi furono processi
sommari, con la costruzione di interi castelli daccuse false, torture e infine condanne
durissime: Yang Kitak (1871-1938), Yi Snghun (1864-1930) e Yu Tongnyl presero
ciascuno 10 anni, la maggior parte degli altri accusati fu condannata a pene detentive fra i
cinque e i sette anni. La stampa coreana venne ridotta al silenzio, la Sinminhoe dissolta. Di
fatto, il semplice dissenso dalla politica di annessione era passibile darresto e allora la
resistenza coreana cerc di organizzarsi soprattutto allestero. Cos, mentre i giapponesi
creavano il Chungchuwn (Ufficio Centrale), un organo consultivo formato da coreani
collaborazionisti che in teoria avrebbe dovuto bilanciare il potere del governatore ma che
in realt era solo uno strumento di spionaggio delegato a fornire informazioni allinvasore,
nascevano allestero varie associazioni patriottiche che si proponevano metodi diversi di
lotta, ma tutte unite dal comune denominatore di agire per il fine ultimo di liberare il Paese
oppresso. Si stava verificando, del resto, una vera diaspora di coreani, anche di coloro che
semplicemente desideravano sfuggire alloppressione e rifarsi una vita allestero. Nel
1911, in Manciuria, Yi Tongnyng (1869-1940), Yi SiYng (1868-1953) e altri crearono la
Scuola militare per la nuova sollevazione (Sinhng mugwan hakkyo), vero centro di
addestramento per la guerriglia contro i giapponesi. Nel 1914 Yi Sangsl, uno degli
sfortunati protagonisti della missione diplomatica a Le Hague del 1907, insieme a Yi
Tonghwi (1837-1905) cre nellEstremo Oriente russo il Governo dellesercito per la
liberazione della Corea (Taehan kwangbokkn chngbu), che inglob fra le proprie file
molti componenti dellormai sbandato esercito della giustizia. In Cina, a Shanghai, Sin
Kyusik (1879-1922) cre con lappoggio dei rivoluzionari locali la Societ per laiuto
reciproco (Tongiesa) nel 1912 e nel 1914 Pak Yongman (1881-1928) fond nelle Hawaii il
Tae Chosn Kngmin Kndan (Esercito dei cittadini di Corea). Anche in questo caso,
comunque, si ebbero preoccupanti segni di mancanza di coesione fra le varie forze:
liniziativa di Pak Yongman fall infatti per lostruzione di Yi Sng-man (Syngman Rhee:
1875-1965), gi capo della Societ dei cittadini di Corea (kngminhoe) sempre con base
negli USA. Ancora, un esercito di giustizia per lindipendenza (tongnip igun) venne
creato nel 1912 da Im Pyngchan (1851-1916) e un Partito per il recupero della
sovranit nazionale (Chosn kukkwn hoeboktan) fu fondato nel 1915 da So Sangil
(1887-1962), per non citare che alcuni dei numerosi movimenti patriottici formatisi a
seguito dellannessione. Limpatto sullopinione pubblica internazionale fu per ben
debole e, del resto, anche per lOccidente quelli furono anni drammatici. La Prima Guerra
mondiale e il susseguente incerto periodo politico fino alla Seconda, capace di generare
fenomeni di vastissima portata quali linsorgere degli autoritarismi e terribili recessioni
economiche, coincisero con la dominazione giapponese in Corea stornando da essa molte
attenzioni. I coreani, nella loro lotta, si trovarono praticamente soli e alla fine avrebbero
ottenuto la libert solo grazie alle forze altrui; una circostanza, questa, che avrebbe avuto
per il Paese esiti non meno luttuosi della colonizzazione stessa.
Proprio la fine della Grande Guerra e il conseguente nuovo assetto politico mondiale,
con la caduta degli Imperi Centrali e laffermazione del comunismo in Russia, dettero
comunque nuova linfa alle rivendicazioni dei patrioti coreani. Il Giappone era una delle
potenze vincitrici, vero, ma imperi vecchi di secoli erano stati abbattuti, interi popoli
avevano ritrovato la loro libert e il nuovo fenomeno comunista, capace di sovvertire
lordine costituito nellimmensa Russia, cominciava a destare sempre maggiore curiosit.
Nel 1918 Yi Tonghwi fond il Partito Socialista di Corea (Hanin sahoedang), mentre Nam
Manchun (1892-1933) inaugurava, a Irkutsk, una sezione coreana del Partito Comunista.
Lattrazione fra i coreani e i bolscevichi era stata reciproca: i primi infatti speravano in un
aiuto delle armate rosse contro i giapponesi, i secondi intendevano utilizzare gli esuli
coreani come rinforzo nella lotta intestina con i bianchi. Contemporaneamente, le parole
di Woodrow Wilson sullautodeterminazione delle nazioni come parte essenziale della
ricostruzione post-bellica avevano infiammato molti attivisti politici coreani, che
pensarono subito a unazione decisa e clamorosa in favore dellindipendenza del Paese. Fu
proprio in questo clima di entusiasmo e al contempo, di incertezza sulle future scelte
politiche, che matur il cosiddetto Movimento del 1 marzo (samilundong).
Il 22 gennaio 1919 trapass lex re Kojong e non manc di circolare la voce secondo
la quale egli sarebbe stato avvelenato dai giapponesi. E quasi superfluo sottolineare come
tale avvenimento abbia esacerbato ulteriormente gli animi dei cittadini coreani e i capi
della resistenza politica del Paese intesero sfruttare al massimo il picco del malcontento
popolare. I funerali dellex sovrano erano stati fissati per il 3 marzo e avrebbero
inevitabilmente attirato nella capitale un gran numero di cittadini provenienti dalla
provincia. Si ag in fretta. Da Shanghai e da Tky gli esuli coreani abbozzarono
risoluzioni di indipendenza riesaminate poi a Seoul dagli attivisti politici locali che
vivevano nellombra della clandestinit. Furono in tutto trentatr le firme degli esponenti
della resistenza politica apposte al testo definitivo in rappresentanza dellintero popolo
coreano. Tra i firmatari figuravano alcuni eminenti leader religiosi quali Yi Snghun per i
cristiani, Han Yongun (1879-1944) per i buddhisti e Son Pynghi (1861-1922) per il
movimento Tonghak, che nel 1905 aveva cambiato il proprio nome in Chndogyo, o
Religione della Via Celeste. Era, questo, un importante sostegno morale alle
rivendicazioni del popolo oppresso e una chiara dimostrazione che non vi sarebbe potuta
essere libera fede in uno Stato non libero.
Il 1 marzo 1919, gli estensori del testo della dichiarazione unilaterale dindipendenza
ne dettero pubblica lettura nel Parco della Pagoda, nel centralissimo viale Chongno,
davanti a una folla strabocchevole che, avvisata per tempo, si era l riunita. Finita la
lettura, i firmatari del documento si consegnarono alle autorit giapponesi, mentre la folla
sciamante dal parco si riversava per le strade della capitale, ingrossandosi sempre pi, al
grido di Viva lindipendenza! (Tongnip manse). Le dimostrazioni si estesero presto al
resto del Paese e finanche allestero, e da un capo allaltro della penisola il grido di libert
risuon pi forte e appassionato che mai.
La repressione fu brutale. Centinaia e centinaia di cittadini inermi vennero uccisi a
colpi darma da fuoco e darma bianca. Alcuni vennero rinchiusi in locali senza uscita e l
lasciati perire di morte orribile tra le fiamme.1 Si bruciarono case, chiese, scuole: davvero,
mai come in quelloccasione il Giappone mostr il suo volto razzista e violento ben prima
di essere coinvolto nella cosiddetta follia del secondo conflitto mondiale. Fu difficile alla
fine contare le vittime; certo, i morti furono almeno 7500, circa 15.000 i feriti, circa
50.000 gli imprigionati. Con i modi pacifici si era ottenuto ben poco; anzi, il popolo era
andato incontro al massacro, e oltre a quelli deceduti negli scontri, molti furono i patrioti
morti nelle carceri dellinvasore senza riguardo alcuno per il sesso e let. Perirono cos in
cella Yang Hanmuk (1862-1919), fra i pi autorevoli ispiratori della dichiarazione
dindipendenza, la studentessa Yu Kwansun (1904-1920), appena sedicenne, arrestata per
la sua attivit di volantinaggio, lo studente Yun Taekchin, anchegli di sedici anni appena.
La resistenza continu, rassegnandosi a ragionare su tempi mediolunghi. Il 10 aprile
1919, a Shanghai, venne costituito il Governo provvisorio di Corea (Taehan minguk imsi
chngbu), datato di un organo deliberativo e uno legislativo (significativo il fatto che si
fosse rinunciato di fatto alla continuazione della monarchia). Il locale venne acquisito
grazie alle collette effettuate fra i coreani dAmerica da An Changho (1878-1939), gi
leader della Sinminhoe. Capo virtuale del governo cos costituito fu Yi Sngman, ma di
fatto fu lo stesso An Changho a reggerlo nella sua prima fase. Lincarico sarebbe poi
passato a Yi TongnYng e infine a Kim Ku. Una rete di comunicazioni clandestina, detta
yntongje, fu organizzata in patria e dur fino al 1921 quando venne scoperta dai
giapponesi. Il governo provvisorio cerc di catturare le simpatie internazionali inviando
propri rappresentanti alla Conferenza internazionale per la Pace di Parigi (maggio 1919) e
al Congresso dellInternazionale Socialista tenutosi in Svizzera nellagosto dello stesso
anno. Delegati vennero anche mandati in altri Paesi esteri a sostenere le ragioni del
governo in esilio anche presso i coreani doltremare.
Contemporaneamente a queste attivit diplomatiche, riprese pi forte che mai la lotta
armata. Mentre il governo provvisorio affidava al proprio organo dinformazione
(chiamato ancora Tongnip sinmun, ossia Giornale indipendente) la propagazione delle
idee e del programma in favore della libert del Paese, i partigiani coreani in Manciuria si
organizzavano e attaccavano le unit regolari giapponesi. Nel 1920 il capo partigiano
Hong Pmdo (1862-1943) tenne a lungo in scacco le truppe nipponiche e nellottobre di
quello stesso anno il comandante Kim Chwajin (1889-1930) inflisse una durissima
sconfitta alla 19 divisione giapponese, che proprio in quei giorni ebbe a macchiarsi di
orribili atrocit nei confronti della popolazione civile.2
Unaltra forma di lotta usata dai patrioti coreani fu quella del cosiddetto terrorismo.
Una bomba lanciata da Kang Ugyu (1855-1920) accolse larrivo in Corea del nuovo
governatore Sait Minoru (1858-1936), che evit la morte per pura fortuna. Il decennio
1920-30 non si apriva certo sotto i migliori auspici e il Giappone decise di ridurre, se non
la sostanza, almeno laspetto della propria dominazione. Fu linizio della cosiddetta
politica illuminata (bunka seiji) in seguito alla quale vennero promossi modi pi umani
nei rapporti con i colonizzati3 e a qualche coreano in pi venne concesso di entrare nei
ruoli dellamministrazione. Nel 1920, poi, venne consentita la stampa, sia pure sotto
stretta censura, di due giornali locali, il Tonga Ubo (Quotidiano dellAsia Orientale) e il
Chosn Ubo (Quotidiano di Corea). Essi vengono stampati ancora oggi e, anzi, sono i
maggiori quotidiani della Repubblica di Corea. Inizi le pubblicazioni anche lo Sisa
sinmun (Giornale dattualit) che tuttavia cess di esistere appena un anno dopo quando il
suo fondatore, il filonipponico Min Wnsik, fin assassinato in un albergo di Tky. Nel
1924 cominci ad essere pubblicato anche lo Sidae Ubo (Quotidiano dei tempi).
Malgrado tutto, i diritti dei coreani non aumentarono pi di tanto. Al contrario, il
decennio 1920-30 vide pi che mai lo sfruttamento massiccio e indiscriminato delle
risorse economiche coreane da parte di un Giappone inevitabilmente in crisi dopo la Prima
guerra mondiale. La Corea divenne cos il granaio del Sol Levante, oltre che sede
distaccata di molte industrie manifatturiere, grazie alla manodopera a basso costo fornita
dai lavoratori locali. un fatto che proprio i questi anni lemigrazione coreana verso la
Manciuria e lo stesso Giappone sia aumentata, anzich diminuire, e questo bench le
prospettive fossero, in entrambe le destinazioni, tuttaltro che rosee e promettenti. Lodio
fra le due etnie aument, sempre pi sordo, manifestandosi anche nei particolari pi
insignificanti. Il grande palazzo del governo edificato a Seoul dai giapponesi fu
accuratamente progettato e pianificato per rappresentare un perenne oltraggio alla nazione
dominata. Installato nellarea del Palazzo Reale Kyngbok (alcune strutture del quale
vennero abbattute per fargli posto), ledificio rappresentava nella pianta il carattere ni ,
ossia il primo dei due che compongono il termine (Nihon = Giappone). Alcuni
coreani fecero poi notare come allinterno delledificio gli orinatoi a muro fossero stati
orientati verso la residenza del loro ex sovrano, in segno evidente di insulto. Questo
Palazzo, poi divenuto sede del Museo Nazionale di Corea, sopravvisse alla Seconda
guerra mondiale e al conflitto civile solo per essere demolito, non senza polemiche, in
epoca recentissima.4
La vita continu tumultuosa, nella Corea occupata, e le passioni politiche del tempo
furono inquietante preludio delle tragedie successive. Un partito comunista, fondato nel
1920 a Shanghai da Yi Tonghwi, peraltro membro del governo provvisorio, ricevette
600.000 rubli daiuto dai bolscevichi, ma la convergenza dintenti fra Lenin e la Corea fu
di breve durata. Peggio, si cominci a creare un solco ideologico sempre pi profondo fra i
comunisti coreani e i non comunisti, questi ultimi tutti generalmente accomunati sotto il
termine di nazionalisti. Cos, quando nel giugno 1921 lArmata Rossa, insofferente per
la presenza dei partigiani coreani nella regione, dopo averne chiesto invano il disarmo li
attacc ad Alekshevsk, nella Siberia Orientale, facendone strage,5 si disse che a fianco dei
bolscevichi vi fossero anche dei coreani di fede comunista. Come che fosse, alla guerriglia
coreana, dopo quel luttuoso episodio, non rimase che proseguire le proprie operazioni
solamente in Manciuria. I comunisti e i socialisti coreani, sparpagliati in associazioni
segrete dai nomi pi disparati,6 in buona parte si aggregarono a formare, nel 1925, il
primo, vero Partito Comunista di Corea, la cui voce intellettuale fu rappresentata dal
KAPF (acronimo per Korean Artists Proletarian Federation), fondato nello stesso anno. Il
partito sub una serie di repressioni da parte dei giapponesi e fu soppresso e ricostituito pi
volte. Una parte dei simpatizzanti di sinistra, forse a causa delle difficolt affrontate
nellaffermarsi come cifra politica indipendente, si un ai nazionalisti tradizionali a
formare, nel 1927, la Singanhoe (Societ del nuovo corso),7 nellottica della comune
battaglia contro il capitalismo giapponese, sotto il cui peso i lavoratori coreani languivano
per le pi gravi discriminazioni e subivano i peggiori soprusi. Lattivit della Singanhoe
port anche alla creazione di un movimento per i diritti delle donne, detto Knhwahoe
(Associazione delle rose di Sharon)8 e promosse o strumentalizz varie agitazioni, come
quella degli studenti a Kwangju nel 1929,9 prima di essere soppressa nel 1931.10
La lotta armata continu per tutto il decennio, insieme a quella politica. Il governo
provvisorio di Shanghai, nel tentare il maggior numero possibile di approcci con lEuropa
e gli Stati Uniti, soprattutto per lazione di Yi Sngman e So Chaepil, riceveva dai
coreani doltremare fondi per la sussistenza e il finanziamento di atti terroristici. Gli anni
20 furono costellati da una serie di attentati contro i simboli dellautorit giapponese e
alcuni di essi furono davvero clamorosi. Il 12 gennaio 1923 Kim Sangok (1890-1923)
lanci una bomba contro una stazione di polizia a Chongno facendo decine di morti e
feriti. Scoperto e circondato dagli agenti, prefer togliersi la vita. Il 1 settembre dello
stesso anno Tky fu praticamente distrutta da un violentissimo terremoto e i nipponici
sfogarono il loro livore sui coreani residenti in Giappone, facendone strage. La voce
secondo cui i coreani avrebbero approfittato del caos seguito al disastro naturale per
appoggiare un colpo di Stato comunista era stata diffusa ad arte e non aveva tardato a
trovare seguito. Fu un bestiale olocausto che si tent di mantenere segreto il pi a lungo
possibile. Ma non cera tregua: un complotto per assassinare limperatore giapponese,
ordito da Pak Yl (1902-1974), fu scoperto e lautore condannato prima alla pena di
morte, poi allergastolo.11
Nellaprile del 1926 mor lex re Sunjong. La data fissata per i funerali fu il 10 giugno
e tutto lasciava prevedere, per loccasione, moti di piazza in tutto simili a quelli scoppiati
il 1 marzo 1919.1 giapponesi intensificarono la sorveglianza, ma non poterono impedire
che la rabbia dei coreani esplodesse, e soprattutto quella degli studenti, molti dei quali
finirono arrestati.
Il decennio si chiuse in un crescendo di violenza. Nel maggio del 1928, a Taiwan, il
ventitreenne Cho Myngha fer in un attentato il suocero dellimperatore giapponese, che
sarebbe morto di l a qualche mese. Agli inizi del 1929, un imponente sciopero di tre mesi
dei lavoratori coreani paralizz lattivit della citt di Wnsan, nel nord-est della penisola:
la politica illuminata era definitivamente fallita.
Gli anni dal 1930 al 1945 segnarono lultima (e pi tragica) fase del dominio
giapponese in Corea. Furono gli anni del Giappone alleato del nazi-fascismo, pi
nazionalista e imperialista che mai, che intraprese decisamente una politica di espansione
territoriale alla ricerca di quello spazio vitale in grado di assicurargli la supremazia sulle
altre nazioni dAsia e la qualifica di valido interlocutore delle potenze occidentali.
La conquista della Manciuria inizi nel settembre del 1931. Linizio dellespansione
giapponese nel continente, nellambito dei progetti imperialisti di uno Stato ormai
totalmente militarizzato, caus unemorragia di forza lavoro alla quale i nipponici
supplirono con vere e proprie deportazioni di cittadini coreani al fine di rimpiazzare gli
uomini impiegati al fronte. Nella penisola la repressione divenne sempre pi sistematica e
capillare; i grandi moti di piazza che avevano caratterizzato gli anni precedenti cessarono
e i coreani preferirono concentrarsi sul dissenso culturale. Anche la guerriglia in
Manciuria sub un drastico ridimensionamento della propria attivit e la lotta armata venne
principalmente portata avanti attraverso gli attentati.12 L8 gennaio 1932 Yi Pongchang
(1900-1932) tent di assassinare a Tky limperatore Hiro Hito. Il 29 aprile dello stesso
anno Yun Ponggil (1908-1932) lanci una granata contro il palco delle autorit giapponesi
che a Shanghai stavano celebrando il genediaco dellimperatore, uccidendo due generali e
ferendo gravemente altri rappresentanti ufficiali del Paese invasore. In un biglietto egli
lasci il suo testamento spirituale, prima di essere giustiziato: Luomo donore, una volta
uscito di casa, non vi ritorna mai da vivo. Nel 1933 Nam Chahyn (1872-1933), madre di
famiglia sessantenne, tent di assassinare in Manciuria lambasciatore giapponese.
Catturata, si lasci morire di fame in carcere.
Continuando in tal modo la disperata resistenza dei coreani, i giapponesi decisero di
distruggerne lidentit stessa, iniziando un vero e proprio processo di assimilazione
forzata, unautentica operazione di pulizia etnica. Il governatore Ugaki Kazushige
(1868-1956) aument nelle scuole coreane il numero delle lezioni tenute in giapponese,
mentre i programmi didattici si trasformarono in una vera e propria propaganda tendente a
inculcare nei giovani coreani la fede nel Mikado e la conoscenza della storia secondo i
canoni nipponici. Questa politica avrebbe raggiunto il parossismo qualche anno pi tardi,
quando il giapponese divenne la lingua ufficiale della Corea e ai coreani fu praticamente
fatto divieto di usare il proprio idioma in pubblico. Dal 1935, poi, studenti e pubblici
ufficiali coreani furono costretti a seguire le cerimonie shinto, cosa che provoc la
durissima reazione dei fedeli daltro credo. Tutto inutile: molti sacerdoti furono arrestati,
molti missionari espulsi e lombra dellintolleranza religiosa torn ad aleggiare
minacciosa sulla penisola. Il KAPF venne sciolto dautorit, nel 1935. Lanno dopo, il 9
agosto, il maratoneta coreano Son Kijng (1912-2002) vinse alle Olimpiadi di Berlino la
medaglia doro stabilendo il nuovo record mondiale di 2h, 29, 19. Il sol levante sulla
maglietta del vincitore sul podio venne cancellato nella foto pubblicata in prima pagina dal
Tonga Ubo, che per questo fu costretto a cessare le pubblicazioni a tempo indeterminato.
Lassimilazione forzata del popolo coreano, portata avanti allinsegna di insipidi
slogan quali nissen yuwa (armonia fra Giappone e Corea) e naisen ittai (Giappone e
Corea: una sola nazione) stava diventando un vero e proprio genocidio. Gli ultimi anni del
dominio giapponese furono, se possibile, addirittura pi drammatici. Nel 1937 scoppi la
guerra fra il Giappone e la Cina, cosa che port a una pi massiccia mobilitazione forzata
dei coreani in ogni settore della produzione. Nello stesso anno venne abolita in Corea ogni
libert dassociazione e intanto, molto pi lontano da quei luoghi, Stalin ordinava la
deportazione in Asia Centrale di migliaia di coreani dal confine con la Manciuria, dove
operava ancora la guerriglia antigiapponese con frequenti sconfinamenti in territorio
sovietico. I loro discendenti si trovano oggi in gran parte in Kazakistan: molti non parlano
pi il coreano, anche se continuano a rivendicare con orgoglio le loro origini.
Nel 1938 i giapponesi cominciarono ad accettare volontari coreani nel loro esercito.
Nel 1939 i coreani vennero costretti ad assumere nomi
giapponesi e nello stesso periodo vennero soppressi tutti i giornali in lingua coreana,
con leccezione del Maeil sinbo (Nuovo quotidiano), lorgano di stampa ufficiale del
governatorato.
Lattacco a Pearl Harbor del dicembre 1941 proiett i nipponici nella Seconda guerra
mondiale. Vi fu ancora il tempo, per il Giappone, per perpetrare uno dei crimini pi odiosi
nei confronti dei coreani e degli altri popoli asiatici sottomessi: migliaia di giovani donne
vennero sequestrate e costrette a fungere da unit di svago per i soldati dellesercito
nipponico. Oggi sono universalmente conosciute come comfort women e insieme agli
esperimenti su cavie umane effettuate nei campi di concentramento della Manciuria,
strutture per nulla dissimili da Auschwitz, Dachau o Buchenwald, rappresentano uno dei
maggiori conti in sospeso che il Giappone ha ancora con la storia e che il resto del mondo
ha il dovere di conoscere.
Le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki uccisero anche un gran numero di
coreani, ma il Giappone si arrese poco dopo e presto cominci lo sgombero delle truppe
nipponiche dalla penisola. Il 15 agosto 1945 la Corea poteva dirsi libera: una libert
ratificata qualche settimana pi tardi, il 9 settembre, quando avvenne il passaggio dei
poteri fra lultimo governatore nipponico, Abe Nobuyuki, e il generale J. Hodge,
comandante delle forze americane doccupazione. La colonizzazione era finita, il progetto
di pulizia etnica fallito. E se questo era dovuto principalmente allazione militare degli
alleati, pure il tributo di sangue pagato dalla resistenza coreana era stato altissimo e
avrebbe certo meritato maggiore considerazione negli accordi stipulati dalle nazioni
vincitrici della Seconda guerra mondiale prima e dopo il 15 agosto 1945. Cos non
avvenne e presto cominciarono ad addensarsi nuove nubi sulla ritrovata libert: la gioia di
quei giorni era destinata a trasformarsi nel peggiore degli incubi.
Implicazioni sociali della colonizzazione giapponese
Lannessione giapponese della Corea si mosse su due direttive principali: una
culturale, laltra economica. Sul piano culturale, il Giappone tent di rovesciare il debito
storico con la Corea, esportando nella penisola linvenzione della propria tradizione. Il
piano era di inculcare la propria visione della storia nei colonizzati ma, lungi dellottenere
i risultati desiderati, tale atteggiamento provoc un fenomeno uguale e contrario poich
gener fra i coreani unondata di nazionalismo senza precedenti. Rispondendo alle pretese
origini divine dei colonizzatori, gli eruditi coreani cominciarono a enfatizzare pi che mai
i propri cinquemila anni di storia, cadendo certo nellesagerazione ma recuperando
positivamente un orgoglio nazionale che per troppo tempo era rimasto soggiogato dal quel
rispetto acritico e immutabile verso la Cina che aveva caratterizzato il tardo periodo
Chosn. Paradossalmente, loppressione giapponese serv dunque a far rivalutare dai
coreani la cultura nazionale a partire proprio dalla lingua e dallalfabeto e non per caso
che insigni linguisti come Yi Hisng e Choe Hynbae (per non citare che due soli nomi)
finirono imprigionati con laccusa di aver svolto attivit sovversiva. La maggiore
istituzione intorno alla quale si svilupp la resistenza culturale attraverso la
consapevolezza del proprio patrimonio linguistico fu senzaltro la Chosnynguhoe
(Societ per lo studio della lingua coreana), oggi conosciuta come Hangl hakhoe
(Societ per lo studio dellalfabeto hangl). Fondata nel 1921 su iniziativa di alcuni
allievi del linguista Chu Sigyng e ribattezzata Chosn hakhoe nel 1931, la societ
promosse lo studio della lingua e dellalfabeto nazionali, in alternativa al cinese,
ponendosi come una barriera formidabile ai tentativi dassimilazione portati avanti dai
giapponesi. Oltre alla pubblicazione di una rivista, intitolata proprio Hangl, i membri
della societ provvedettero a regolarizzare lortografia del coreano e la trascrizione dei
nomi stranieri, oltre a intraprendere studi per la creazione di un vocabolario e di testi di
grammatica. Altra importante istituzione culturale fu la Societ Chindan (Chindan
hakhoe), fondata nel 1934 allo scopo di approfondire lo studio scientifico della storia
nazionale attraverso una serie di studi pubblicati sulla propria rivista Chindan hakpo
(Rivista della societ Chindan). Naturalmente, molti altri lavori isolati privilegiarono la
storia della patria esaltandone le glorie passate e compiangendone il momento contingente
infelice. In particolare, si punt molto sulla storia antica e sui miti di fondazione della
nazione, come contrapposizione alle conclamate origini divine dellimpero invasore.
Lavori come Asi Chosn (La Corea delle origini) di Choe Namsn (1890-1957), Hanguk
tongsa (Storia dolorosa della Corea) di Pak Unsik (1859-1926) e Chosn sang-gosa
(Storia della Corea antica) di Sin Chaeho (1880-1936), pur se non eccelsi
scientificamente ebbero certo il merito di formare nei giovani una coscienza nazionale da
contrapporre al tentativo di annichilimento culturale pianificato dai giapponesi.
Anche la letteratura del periodo delloccupazione giapponese (chiamato in coreano
Ilche sidae) si nutr del dolore per la patria perduta e del desiderio di riscatto politico e
sociale. Molti scrittori e poeti soffrirono e perirono nelle carceri degli oppressori (per non
fare che due soli nomi, ricorder i poeti Yi Yuksa: 1904-1944 e Yun Tongju: 1917-1945);
altri, come il gi citato Choe Namsn e il grande Yi Kwangsu (1892-1950?) sembrarono
rinunciare alla lotta e piegarsi ai dominatori dopo esserne stati fieri avversari. La questione
dellaccettazione, da parte di alcuni politici e intellettuali coreani del tempo, di modelli
culturali giapponesi pur senza arrivare allaperta collaborazione vecchia, ma
recentemente ha avuto nella Repubblica di Corea una forte recrudescenza allinsegna di un
revisionismo storico creato forse solamente allo scopo di distogliere lattenzione dei
cittadini e dei mass-media dai reali problemi che il Paese sta attraversando in questi anni,
a partire da una grave crisi economica e occupazionale. Da ultimo, i ranghi di presunti
affiliati a un fantomatico chinilpa (Partito filogiapponese) si sono ingrossati fino a
comprendere personaggi insospettabili, come il poeta So Chngju (1915-2000), detto
Midang, gi candidato al Premio Nobel per la letteratura.
In realt, il tempo trascorso e le particolarissime condizioni storiche nelle quali si
trovarono a vivere gli intellettuali del tempo dovrebbero invitare al pronunciamento di
giudizi meno sommari e inappellabili. Limpressione, leggendo le opere di quegli anni,
che molti intellettuali predicassero ladozione di alcuni modelli culturali dellinvasore (ma
spesso dei Paesi stranieri in genere) al solo scopo di modernizzare la propria patria,
mettendola cos nelle migliori condizioni per potersi un giorno liberare da sola,
distruggendo il nemico dallinterno e con i suoi stessi mezzi. , questo, un argomento che
si inserisce nel discorso pi ampio riguardante la stessi genesi della letteratura coreana
contemporanea, il cui rapporto con le masse stato spesso al centro di accesi dibattiti
accademici. Laccusa stata quella della natura essenzialmente borghese della letteratura
stessa (retaggio di un tempo non molto lontano nel quale la cultura era un fenomeno
elitario), riscontrabile in quasi tutti gli autori del periodo. La giovanissima et di narratori
e poeti, poi, in assenza di un vero periodo di transizione fra il feudalesimo e la modernit,
port a una ricezione acritica di molti modelli culturali stranieri, non solo giapponesi ma
anche occidentali. dunque intuibile come gli intellettuali del tempo ritenessero
prioritaria la necessit di un rinnovamento civile e morale, ancor prima di prestare
attenzione alla fonte dalla quale le nuove idee potevano provenire.
Come che fosse, la letteratura coreana del periodo delloccupazione giapponese ruot
intorno a opere dai titoli e dai contenuti molto significativi. Intorno agli anni 20
proliferarono, spesso solo per breve tempo, date le difficolt economiche incontrate dagli
editori, riviste letterarie come Pyeh (Rovine), Changmichon (Il villaggio delle rose),
Changjo (Creazione), Paekcho (Londa bianca). Il romanzo Mujng (Senza cuore) di Yi
Kwangsu, del 1917, considerato il primo vero romanzo contemporaneo. Vi viene
descritta limportanza dellistruzione come veicolo di emancipazione e la necessit di
liberarsi delle antiche remore culturali al fine di costruire una societ moderna.
Un tragico desiderio di fuga dalla realt invece il racconto Nalkae (Ali), di Yi Sang
(1910-1927), opera autobiografica che narra di un giovane marito invalido costretto a farsi
mantenere dalla moglie prostituta. Il racconto si chiude con il disperato grido del
protagonista che chiede delle ali per evadere dalla sua penosa situazione; un grido che
anche quello della patria oltraggiata che chiede di liberarsi dalla schiavit.
Il racconto intitolato Kamja (Patate) di Kim Tongin (1900-1951), del 1925, mostra con
crudo realismo il deteriorarsi di una situazione familiare in un clima di miseria e
depravazione che finisce per cancellare nei personaggi ogni parvenza di dignit umana.
Unopera, come altre del tempo, dove i protagonisti sono dei vinti senza alcuna speranza
di riscatto.
Il rifugio in un mondo soffuso, lieve, quasi crepuscolare, quello proposto da Kim
Sowl (1902-1934), uno dei poeti pi amati, che peraltro non ader a nessuna corrente
intellettuale. Il suo componimento Chindallae kkot (Fiori dazalea), che d anche il titolo
alla sua unica raccolta poetica, un capolavoro di rara sensibilit e delicatezza:
Quando stanca di me te ne andrai via,
Tranquillo e muto ti lascer partire.
Coi fiori dazalea da me raccolti
L a Yngbyn, sul monte Yaksan,
Abbellir la via del tuo cammino.
E passo dopo passo mentre vai,
Calpestando quei fiori cos posti,
Camminerai leggera, e dolcemente.
Quando stanca di me te ne andrai via,
Non pianger, pur se ferito a morte.
Sul piano economico, il Giappone trasform presto la Corea in un serbatoio di uomini
e risorse, completando quel processo di penetrazione avviato fin dalla fine del XIX secolo.
Nellagricoltura, il rapporto fra padroni (sempre pi giapponesi) e coltivatori divenne via
via sempre pi insostenibile perch i secondi, oltre a dover versare oltre met del proprio
raccolto erano tenuti a provvedere da s alle sementi, ai fertilizzanti, oltre che a prestare i
soliti lavori manuali. Era una situazione simile, se non addirittura peggiore, a quella del
periodo Chosn, che vide sempre pi penalizzata la figura del mezzadro e del piccolo
proprietario, incapace di reggere la concorrenza. Il tasso di povert, conseguentemente,
crebbe fino a comprendere oltre met dei coltivatori del Paese, provocando ondate di
migrazioni, soprattutto verso la Manciuria e lo stesso Giappone.13
Alla fine degli anni 10 la penuria di riso in Giappone (che port ad autentici moti di
piazza nel 1918) caus la nascita di un programma volto ad aumentare la produzione del
prezioso cereale nella penisola coreana. Il progetto, una volta attuato, si rivel un vero
disastro per i coreani, perch la produzione non raggiunse mai i risultati stimati, mentre
aument comunque la quota di riso da trasferire in Giappone. Fra il 1915 e il 1935 il
consumo pro-capite di riso in Corea scese infatti di circa il 30% contro una crescita della
produzione di circa il 40% e unesportazione verso il Giappone aumentata di ben otto
volte. Ai coreani non rimase che ripiegare su alimenti alternativi, come miglio, patate,
orzo e soia. A met degli anni 30, comunque, i coltivatori giapponesi protestarono
energicamente contro larrivo del riso coreano, a costi pi contenuti, e cosi la produzione
della penisola venne convertita principalmente nellallevamento al nord e nella
coltivazione del cotone a sud, cosa che ridusse vieppi la disponibilit locale di cibo.
Lo sfruttamento industriale non fu da meno. Le fabbriche giapponesi investirono i loro
capitali in Corea, attratte dalla manodopera a basso costo: nel 1930, gli operai coreani
impiegati per pi di dodici ore al giorno costituivano il 46,3% della forza lavoro, contro lo
0,3% dei giapponesi. Di contro, nel 1935 un operaio di fabbrica di nazionalit giapponese
guadagnava al giorno 1,83 yen se uomo e 1,06 yen se donna: per gli operai coreani le cifre
erano, rispettivamente, 0,90 yen e 0,49 yen. Naturalmente, gran parte dei salari guadagnati
dai lavoratori coreani ritornava nelle casse del Giappone grazie al monopolio che questi
aveva nel commercio con la penisola, diventata il pi grande mercato dei prodotti
nipponici. Nel 1934, l80% delle importazioni coreane veniva dal Giappone, verso cui era
destinato il 95% delle esportazioni.
Vi furono dei tentativi, da parte degli imprenditori coreani, di contrastare il predominio
economico degli invasori, ma si pu ben comprendere che, per la quantit di investimenti
e il naturale protezionismo coloniale era ben difficile per loro competere con i grossi
gruppi industriali (zaibatsu) nipponici. Questi ultimi, fra laltro, concorrevano
spietatamente fra loro e questo non faceva che aumentarne la presenza nella penisola,
terreno ideale per le speculazioni.
Il patrimonio minerario e naturale venne addirittura saccheggiato. Fra il 1930 e il 1942
il gettito complessivo delle miniere coreane aument di circa diciotto volte, soprattutto per
sostenere i pagamenti con lestero in oro e lindustria bellica del Giappone ormai lanciato
alla conquista dellAsia Orientale. Le regioni del nord della penisola, poi, subirono una
gravissima deforestazione, s da cambiare notevolmente i connotati fisici di quei luoghi.
Insomma, come capita di sentire ancora da vecchi coreani testimoni di quegli anni bui: I
giapponesi portavano via qualunque cosa che ritenessero buona e utile per loro. Prima la
assaggiavano, poi, se era buona, la portavano senzaltro via.
In conclusione, lungi dallessere stata una sincera unione di popoli come falsamente
propagandato, la dominazione giapponese in Corea fu una delle pi brutali e tiranniche
della storia moderna. Coreani e giapponesi non fraternizzarono mai: i primi furono
etnicamente disprezzati e discriminati, i secondi costretti a vivere in autentici ghetti
superprotetti contro lodio dei loro nemici. La separazione fra le due etnie fu sempre netta:
perfino i governi locali secondari, creati teoricamente per sviluppare le capacit
istituzionali dei coreani, si rivelarono alla fine solo degli strumenti di potere per
proteggere gli interessi dei residenti giapponesi. Pi proclivi a ricevere indicazioni
culturali dallOccidente, i coreani rifiutarono le imposizioni dei dominatori e fu anche per
questo che qualcosa in effetti cambi, nella societ coreana, paradossalmente proprio al di
fuori della volont dei giapponesi. Le idee ricevute dallOccidente e la naturale reazione al
tentativo di sterminio culturale resero la Corea un Paese certamente pi moderno e
consapevole della propria civilt. Riguardo al Giappone, esso ha certamente parecchio da
farsi perdonare, anche perch ancor oggi rifiuta pertinacemente di fare i conti col proprio
passato. A differenza della Germania, che ha pubblicamente e ufficialmente riconosciuto
le proprie responsabilit indennizzando in qualche modo le vittime dei propri errori, il
Giappone continua a negare levidenza, rifiutando ogni ammissione dei crimini perpetrati
prima e durante la Seconda guerra mondiale. Una proposta di indennizzo (per esempio,
per le comfort women) stata avanzata solo attraverso canali non governativi come, per
esempio, fondazioni private. E la situazione non sembra migliorare: storia recentissima
lomaggio del Primo Ministro giapponese Koizumi tributato ai criminali di guerra
giapponesi ricordati nel tempio Yasukuni a Tky, mentre vecchi problemi sono tornati da
poco alla ribalta. La questione di Tokto (la minaccia delluso della forza per il possesso
dellisola stata chiaramente avanzata da organi ufficiali del governo giapponese), la
travisazione della verit storica nei libri di testo, la pesante situazione dei coreani residenti
in Giappone (i cosiddetti zainichi chosenjin) ancor oggi fortemente discriminati e spesso
oggetto di violenze,14 sono tutti elementi che stanno contribuendo ad alzare la tensione in
quella parte del mondo e a far ulteriormente deteriorare i rapporti con la Corea e la Cina
che mai, peraltro, sono stati veramente idilliaci. un fatto che in Giappone sia in atto un
pericoloso revival del nazionalismo e che Hiroshima e Nagasaki non siano state mai
veramente dimenticate: ci che molti si chiedono se continuando a discutere della bomba
nordcoreana non si finisca per dimenticare lingente quantit di plutonio (trenta tonnellate,
secondo osservatori sudcoreani) stivata in Giappone. Come dire, il rischio che
applicandosi alla pagliuzza si finisca per trascurare la trave.
La liberazione: dalle speranze alla catastrofe
Scomparso il comune nemico rappresentato dal Giappone, alle forze politiche coreane
toccava il compito di riorganizzarsi e trovare unintesa comune per costituire un governo
di unit nazionale che potesse gestire al meglio la ritrovata libert. La situazione non si
presentava facile, perch si trattava di ricostruire un intero Paese, ma lintervento
straniero, che avrebbe dovuto agevolare la difficile transizione verso la normalit, per i
propri interessi acu ed esasper le divisioni ideologiche, gi pericolosamente profonde,
fino a provocare la pi grande tragedia nazionale che la storia della Corea ricordi.
In realt, il destino della Corea era segnato fin da prima del 1945. La linea di
Roosevelt riguardante le colonie stabiliva la libert e lautodeterminazione di esse dopo un
periodo pi o meno lungo di tutela (la cosiddetta amministrazione fiduciaria o
controllata) da parte delle grandi potenze. del resto, questo, il tipico meccanismo
imperialista teso a creare, proprio durante gli anni dellamministrazione fiduciaria, una
vera e propria dipendenza politica ed economica del Paese tutelato. La Corea rientrava
in pieno nella linea americana, trattandosi della colonia di un Paese sconfitto, ma per la
particolare posizione geografica della penisola gli Stati Uniti furono subito consci del fatto
che tanto lUnione Sovietica quanto la Cina non sarebbero certo stati spettatori passivi del
processo di decolonizzazione in quellarea del mondo. La Cina nazionalista di Zhuang
Jieshi (Chiang Kaishek: 1887-1975) sosteneva da tempo Kim Ku, che intanto era
diventato leader del governo provvisorio a Shanghai, ma alla conferenza del Cairo del
novembre 1943 gli americani rifiutarono il sostegno allesecutivo coreano in esilio, di
fatto esautorandolo, e prevalse il principio del conseguimento dellindipendenza della
penisola dopo un tempo imprecisato di amministrazione controllata (ipotesi con la quale
anche Stalin si trov daccordo). Appariva sempre pi evidente come le grandi potenze
prendessero tempo in attesa degli sviluppi della situazione, senza interesse alcuno per le
sorti dei coreani che si preparavano a festeggiare ci che credevano fosse davvero
indipendenza.
A Yalta USA e URSS incrementarono la cappa di polverone sul destino della Corea,
ammettendo da un lato anche la Gran Bretagna e la Cina alla sua amministrazione
controllata, dallaltro evitando di pronunciarsi sulle modalit dellamministrazione stessa e
sui rispettivi ruoli delle grandi potenze nellesercitarla. Si stabil solo, in modo assai vago,
che non ci sarebbero state truppe straniere sul suolo della penisola, ma da l a pochi mesi
la situazione sarebbe cambiata completamente, in seguito alla morte di Roosevelt e alla
dichiarazione di guerra dellURSS contro il Giappone, l8 agosto.
Le truppe sovietiche, data anche la vicinanza geografica, mossero subito da terra in
direzione sud verso la penisola coreana e gli americani, preoccupati di dover lasciare
campo libero a Stalin, si affrettarono in poche ore a creare, almeno sulla carta, una zona di
propria, futura influenza. La linea di demarcazione venne fissata lungo il 38 parallelo. Il
15 agosto Stalin prese atto della volont americana senza opposizioni di sorta, sperando
forse di poter avere in futuro un ruolo importante nelloccupazione dellarcipelago
giapponese. Lo stesso giorno i coreani festeggiavano la liberazione, ignari delle
macchinazioni che venivano ordite ai loro danni che avevano gi prodotto un risultato
funesto.
Quando ai primi di settembre le truppe americane arrivarono a Seoul, trovarono una
situazione politica che si stava decisamente orientando a sinistra. Preoccupavano
principalmente i comitati popolari che si erano formati nella penisola dopo il 15 agosto
soprattutto grazie alliniziativa di Y Unhyng (1885-1947), un politico moderato che
dopo aver organizzato il Comitato per i preparativi delledificazione dello Stato di Corea
(Chosn knguk chunbi wiwnhoe) aveva proclamato, pochi giorni dopo larrivo degli
statunitensi, la Repubblica Popolare di Corea (Chosn inmin konghwaguk), in attesa
della consultazione elettorale che avrebbe dovuto configurare lassetto politico del Paese.
vero che leader dellesecutivo provvisorio era stato nominato Yi Sngman (peraltro
ancora allestero), ma anche vero che lo stesso Yne era il vicepresidente e i comitati
popolari, pur comprendendo gente di diverso orientamento politico, facevano registrare al
loro interno una forte componente socialista e comunista. Sembra quasi superfluo dire, a
questo punto, che gli americani, pur su una semplice base di principio e senza nulla di
valido da proporre come alternativa, si guardarono bene dal riconoscere la Repubblica
Popolare.
Intanto i politici coreani cominciavano a tornare in patria dai rispettivi esili. Fra il
settembre e il novembre del 1945 arrivarono cos Yi Sngman e Kim Ku, ma anche un
giovane ex guerrigliero distintosi in Manciuria negli anni 30, quando la resistenza
coreana aveva attraversato momenti difficili: si chiamava Kim Sngju, ma presto tutti lo
avrebbero conosciuto come Kim Ilsng (Kim II Sung: 1912-1994). Quasi
contemporaneamente, a conferma di quanto poco avessero in comune le aspirazioni dei
coreani con i giochi delle grandi potenze, USA e URSS stabilivano per la Corea una fase
di transizione di cinque anni, prima delleffettiva indipendenza, guidata da una
commissione mista formata, oltre che da Cina e Gran Bretagna, dai rappresentanti delle
forze doccupazione sovietiche e americane, rispettivamente nel nord e nel sud della
penisola. Il problema, per, stava nellinterlocutore coreano da scegliere, ossia
quellautorit provvisoria il cui orientamento ideologico avrebbe causato pi o meno
ostacoli e problemi alluna o allaltra parte e che perci bisognava controllare il pi
possibile, al fine di dare al Paese, in futuro, un assetto favorevole e compatibile con la
linea politica di uno o laltro degli ex amministratori.
Lipotesi dellamministrazione fiduciaria, inizialmente rifiutata da tutte le forze
politiche coreane, fu poi avallata dai comunisti e il motivo di tale scelta rimane a tuttoggi
oscuro. Probabilmente i comunisti pensavano che il tempo avrebbe lavorato a loro favore,
potendo contare su una maggiore organizzazione politica e il malcontento popolare diffuso
a sud. Forse, perci, credevano che alla fine dei cinque anni si sarebbero trovati in forte
vantaggio sugli avversari e dunque non valeva la pena di affrontare subito una
consultazione popolare dal risultato incerto. Come che fosse, listeria anticomunista degli
USA, esemplificata dal generale Hodge, capo della forza doccupazione statunitense,
cominci presto a diffondere il proprio veleno. Ignorante e razzista quanto altri mai (fu
udito affermare che giapponesi e coreani erano tutti eguali e che i coreani dovevano essere
trattati come nemici sconfitti), Hodge fin con lappoggiare decisamente Yi Sngman
contro Kim Ku, spirito certo pi libero e indipendente, che si opponeva caparbiamente
allamministrazione fiduciaria. Accettare questultima, infatti, significava per Kim Ku
oltraggiare la memoria del governo provvisorio a Shanghai, che fin dal 1919 aveva
organizzato fra mille difficolt (e praticamente senza aiuti dalle potenze straniere) una
forte resistenza contro i giapponesi e numerose azioni, anche sanguinose, per la libert
della patria. Anche nei confronti del dialogo con i comunisti, poi, le differenze fra Yi
Sngman e Kim Ku erano notevoli: il primo infatti non accettava nessun tipo di
compromesso laddove Kim, pur se uomo di destra, era pi possibilista in nome della
fortuna e dellunit del Paese. Anche per questo gli americani seppero presto chi dover
sostenere, formando una piattaforma politica che non sarebbe mutata fino al 1960 in nome
di un liberalismo al quale i coreani erano tuttaltro che preparati.
Il mese di febbraio del 1946 registr un punto importante a favore della partizione del
Paese. I sovietici crearono nella loro zone dinfluenza un Consiglio Popolare ad interim,
presieduto da Kim Ilsng, gli americani stabilirono a sud un Consiglio Democratico
provvisorio guidato da Yi Sngman. La commissione mista non si era ancora riunita una
sola volta e gi il Paese era praticamente diviso.
I mesi che seguirono fecero segnare un sostanziale aggravamento della situazione.
Ormai il nord si identificava con il comunismo e Kim Ilsng, il sud con il capitalismo e Yi
Sngman. Paradossalmente, Yi e gli Stati Uniti si trovarono anche nella necessit di dover
arginare a sud un estremismo di destra, violentemente nazionalista, attecchito negli strati
sociali non di sinistra che contestavano lelitarismo di Yi Sngman. La loro
strumentalizzazione e lutilizzo dei loro squadroni della morte nella repressione delle
insurrezioni che sarebbero venute di li a poco fu uno dei non certo invidiabili successi
attribuibili a Yi, che gi allepoca aveva in mente progetti ben precisi da perseguire a ogni
costo. Il pi importante dei progetti era la riunificazione della penisola attraverso le armi
(e nel mentre i lavori della commissione mista si arenavano, nel maggio 1946),15 passando
per leliminazione dei numerosi comunisti presenti nel sud del Paese. Gli USA non
ascoltarono sul momento le proposte di azioni armate ma agirono con decisione per
eliminare il dissenso politico. Uno sciopero a Taegu forn il pretesto per una dura
repressione e Pak Hnyng (1900-1955), leader dei comunisti del sud, fu costretto a
rifugiarsi al nord per evitare larresto. Debellare il comunismo e rafforzare il potere
filoamericano: era questa la strategia scelta dagli USA per estendere definitivamente la
propria influenza nel sud della penisola.
Nel nord, intanto, Kim Ilsng tracciava le linee di quello che pi tardi sarebbe
diventato un vero e proprio Stato. Grazie a una buona organizzazione sul campo e a un
indottrinamento capillare, i cittadini del nord cominciarono ad allinearsi su ununica idea
socialista, mentre lesercito si poneva gi come fulcro del Paese, costituito comera da
molti ex guerriglieri e comandanti con una lunga esperienza di combattimento contro i
giapponesi. La pluralit della stampa venne a cessare, mentre non mancarono incidenti fra
i locali cristiani e la polizia comunista. Sostanzialmente, per, la repressione fu piuttosto
blanda, al punto che i dissidenti non ebbero eccessivi problemi a trasferirsi nel sud della
penisola. Una decisa azione politico-militare da parte nordcoreana fu piuttosto quella di
contribuire alla causa comunista nella guerra civile che intanto era divampata in Cina tra
le forze di Chiang Kaishek e quelle di Mao Zedong (1893-1976). Un tale atteggiamento
dimostrava, fra laltro, che la dipendenza del nord dallUnione Sovietica era nei fatti
minore di quanto non venisse proclamato dagli anticomunisti: in effetti, Kim Ilsng e i
suoi si stavano muovendo con molta cautela nellingarbugliata situazione politica della
regione, cercando di ottenere la benedizione dellURSS senza subirne il dominio e
ponendosi come entit autonoma capace di assicurare aiuti e solidariet ai comunisti cinesi
guadagnandosi in tal modo, in caso di vittoria di questi ultimi, un prezioso alleato per
lavvenire.
Correva lanno 1947 e nel sud della penisola gli eventi cominciavano a precipitare.
Estremisti di destra assassinarono a luglio Y Unhyng, forse lunico politico non
comunista, insieme a Kim Ku, in grado di insidiare lascesa al potere di Yi Sngman.
Lepisodio arriv al culmine di una stagione politicamente infuocata che aveva visto
lazione decisa di esponenti della destra radicale come Yi Pmsk (1900-1972)16 e An
Hosang (1902-1999). La caccia indiscriminata al comunista continu e, mentre la
Commissione mista sovietico-americana faceva registrare un altro fallimento, dato che
lURSS rifiutava di recedere dalla sua posizione iniziale, focolai di rivolta sociale si
accendevano un po dappertutto, prendendo come bersagli le forze di polizia, i funzionari
locali, i collaboratori degli americani. Il nord fu accusato di fomentare la sedizione, ma la
sollevazione autonoma di molti cittadini del sud sembra ormai pienamente dimostrata. Il
fatto , semplicemente, che nel confuso panorama politico del tempo e con le truppe
americane in casa, lidea socialista, al di l di ogni reale conoscenza o comprensione,
veniva recepita dalle classi meno abbienti come pi rispondente ai mai vecchi ideali di
giustizia oltre che pi rispettosa del desiderio di indipendenza del Paese.
Gli americani avvertirono il pericolo della sterzata a sinistra e temettero di perdere
anche quella met della penisola che si erano affrettati a dividere e occupare. Occorreva
dare una copertura internazionale alla divisione de facto del Paese e a tal fine gli USA
fecero approvare dalle Nazioni Unite (che essi dominavano) una Commissione
provvisoria (UNTCOK: United Nations Temporary Commission for Korea) incaricata di
presiedere allo svolgimento, lanno successivo, di elezioni, nel nord e nel sud della
penisola, che avrebbero dovuto assicurare la formazione di unAssemblea Nazionale. Si
tratt di una decisione unilaterale, che non teneva conto dellopposizione della
controparte; cos, quando la Commissione si present in Corea nel gennaio del 1948,
Pyngyang si rifiut di riceverla, considerandone lazione non solo arbitraria, ma
addirittura una vera e propria intromissione nei propri affari interni. La Commissione
decise allora di far tenere le elezioni solamente nel sud, con grande soddisfazione per gli
USA che in tal modo avevano avuto esattamente ci che desideravano.
La decisione sulle elezioni separate infiamm ancor pi gli animi. Il 1948 si rivel
presto come un anno drammatico, allorch il malcontento del sud degener in autentica
guerriglia. A sollevarsi fu inizialmente lisola di Cheju, gi roccaforte dei Comitati
Popolari del 1945. Il 1 marzo (una data importante: vero simbolo di libert per i coreani)
unimponente manifestazione contro le elezioni separate fu condotta sul suolo
continentale, provocando la brutale repressione, pi che della polizia di Yi Sngman, delle
formazioni paramilitari di estrema destra. Vi furono migliaia di arrestati e molti torturati a
morte. La rivolta allora dilag, e non solo sullisola, ma non equipaggiata e finanziata dal
nord, come la propaganda USA ripeteva incessantemente, ma spontanea, con studenti,
intellettuali e contadini armati per la maggior parte di bastoni e lance di bamb. Il 19
ottobre i militari sudcoreani si rifiutarono di imbarcarsi per Cheju allo scopo di stroncarne
la rivolta: fu la scintilla che port allinsurrezione della citt di Yosu. Le rivolte del
periodo Kory, di Hong Kyngnae, di Chinju riemergevano dal loro oscuro passato. I
proprietari terrieri fecero causa comune con Yi Sngman e gli USA che coordinarono la
repressione, spaventosa: cifre ufficiali parlano di 821 morti e 2860 prigionieri fra i ribelli,
141 morti e 263 dispersi fra le forze regolari. Pi di mille le vittime fra i civili. Cifre
impressionanti, certo, ma esigue se confrontate col bilancio dellattivit repressiva
condotta nel sud della penisola fra il maggio 1948 e laprile 1950: 36.000 morti, 45.000
case distrutte, 432.000 individui spostati forzatamente in altra sede. La guerriglia nel sud
ricevette nuova linfa dallavanzata dellesercito nordcoreano, dopo lo scoppio della
guerra, ed era attiva addirittura ancora nel 1954. Contro di essa vennero lanciate dagli
USA e dai sudcoreani numerose campagne militari dai nomi molto significativi (Ratkiller,
Mangusta, ecc.).
Le contestatissime elezioni infine si tennero, il 10 maggio 1948, con il trionfo di Yi
Sngman macchiato da denunce gravissime di brogli, intimidazioni, violenze e addirittura
omicidi di coloro che si erano rifiutati di votare. Anche sulla percentuale dei votanti vi fu
una vera guerra di cifre: si and dal 95% proclamato dai vincitori al 30% riportato da fonti
nordcoreane. Il resto venne quasi da solo: il 15 agosto a Seoul venne proclamata la
Repubblica di Corea (ROK), con presidente Yi Sngman, riconosciuta subito dagli USA e
a dicembre dalle Nazioni Unite.
Come risposta alle elezioni separate Pyngyang aveva proposto una rosa di possibili
opzioni fra le quali alla fine prevalse quella di convocare una conferenza di tutti i partiti
del nord e del sud (eccetto i due che si erano pronunciati a favore delle elezioni stesse) per
cercare di gettare le basi per la creazione di uno Stato unico, indipendente e libero da ogni
presenza militare straniera.17 Le parti intervenute decisero di tenere ad agosto, nel nord e
nel sud della penisola, delle elezioni alternative sul cui effettivo svolgimento e modalit
esistono varie versioni a seconda delle fonti consultate. Quel che certo che il 9
settembre a Pyngyang fu ufficialmente proclamata la Repubblica Popolare Democratica
di Corea (DPRK), nella quale Kim Ilsng aveva il ruolo di Primo Ministro e 360 deputati
del sud accompagnavano quelli del nord allAssemblea Generale Suprema, ossia il
Parlamento. Ormai esistevano a tutti gli effetti due Coree.
I sovietici, riconosciuto il governo del nord, ritirarono unilateralmente le proprie
truppe nel dicembre di quello stesso anno.
Ci si avvicina alla guerra e le notizie offerte dalle fonti si fanno sempre pi oscure e
contraddittorie in merito alle vicende politiche e militari di quel torbidissimo anno che fu
il 1949. Nel mese di febbraio Kim Ilsng incontr Stalin a Mosca e l avrebbe discusso,
secondo la versione dominante in Occidente, del proprio piano dattacco contro il sud.
Fermo restando che la divisione della penisola e la continua presenza militare americana
non poterono che essere il tema principale dei colloqui, sembra per che il leader sovietico
non avesse particolare entusiasmo nellappoggiare leventuale guerra prospettata da Kim.
Una conferma di ci traspare dal materiale bellico sovietico usato dai nordcoreani durante
la guerra civile che sarebbe scoppiata di l a poco; un materiale che la propaganda
occidentale si compiace di descrivere come poderoso e ultramoderno ma che in realt
sembra essere stato alquanto obsoleto, trattandosi in buona parte dellarmamentario
lasciato in loco fin dal 1945. Peraltro, per quello stesso materiale i sovietici avevano
preteso dai nord-coreani un robusto pagamento. Latteggiamento di Stalin rifletteva
probabilmente lattenzione che lURSS mostrava verso la situazione in Europa ormai in
un clima da guerra fredda. Diverso invece fu il comportamento della Cina: Mao Zedong
aveva promesso aiuti a Kim, compatibilmente con landamento della propria guerra contro
i nazionalisti, e nella primavera del 1949 un accordo di cooperazione militare venne
firmato fra i due Paesi asiatici.18
Yi Sngman pass il 1949 a cercare di liberarsi dalla guerriglia comunista e di altre per
lui scomode personalit della politica. Lassassinio del vecchio Kim Ku, ultimo vero
leader del governo provvisorio di Shanghai, non ebbe mai un mandante ufficiale ma non
furono pochi coloro che lo individuarono nel suo ex collega e amico Yi. Daltra parte gli
Stati Uniti, visto levolversi della situazione politica in Cina, provvedettero a rendere
sempre pi salda la posizione di Yi aumentando la loro presenza nel sud, se non in termini
di truppe, almeno in forniture di materiale militare, consiglieri e istruttori per addestrare le
truppe locali, strumenti di propaganda, ecc. Per la verit Yi Sngman insisteva da tempo
con gli Stati Uniti per lavvio di un conflitto armato volto a recuperare lunit del Paese
ma gli USA, desiderosi al momento del contenimento piuttosto che di una guerra dai
risvolti imprevedibili, avevano sempre opposto un rifiuto a tale estrema eventualit.
I fatti darme fra le due Coree, in forma di scaramucce di confine, per vi furono e
affatto trascurabili. A maggio e giugno del 1949 violenti scontri fra le truppe del nord e del
sud furono segnalati lungo la linea di demarcazione del 38 parallelo. Nella prima
occasione due compagnie di fanteria del sud disertarono passando dalla parte degli
avversari. Un altro importante ingaggio ebbe luogo ad agosto, nellambito di una
situazione ormai del tutto deteriorata e pronta a collassare da un momento allaltro.
Agli inizi del 1950 molti politici americani, a partire dal segretario di Stato Dean
Acheson, premevano per un ruolo chiave degli Stati Uniti nel quadro di un riarmo globale:
un significativo gesto di ostilit da parte di unentit comunista avrebbe appoggiato i loro
piani permettendo agli USA il superamento della semplice strategia del contenimento.
La necessit di sostenere militarmente la Corea del Sud contro i comunisti venne
prospettata sempre pi esplicitamente.
Il 30 maggio una nuova consultazione popolare, suggerita dagli USA a Yi Sngman al
fine di dare un volto pi democratico alla gestione del suo potere, vide la netta sconfitta
del presidente in carica. Forse, allora pi che mai Yi si convinse del fatto che solo un
evento grave e straordinario avrebbe potuto permettergli di rimanere sulla cresta dellonda.
Nella primavera di quello stesso anno pare vi sia stata (manca la conferma) unaltra
visita di Kim Ilsng a Mosca; in ogni caso, non si pu dubitare del fatto che in quei mesi il
carteggio fra Mosca, Pechino e Pyngyang debba essere stato ben fitto.
Questa era la situazione in Corea la sera del 24 giugno. Fra il popolo, cera chi era
andato trovare amici o parenti dallaltra parte, chi vi si era recato per motivi di studio o di
lavoro, o di semplice svago. Molti di quelli che avevano cos salutato i propri familiari,
per unassenza di pochi giorni, non li avrebbero rivisti mai pi.
La guerra fratricida
Pur se relativamente vicina a noi nel tempo, la guerra di Corea presenta ancora molti
punti oscuri, anche perch su molti documenti che la riguardano grava ancora il segreto di
Stato. Per tutta una serie di notizie distorte, depistaggi e falsificazioni, poi, non difficile
prevedere che alcune questioni non verranno mai chiarite, a partire proprio dalle
primissime ore del conflitto.
Sar cos ben arduo stabilire cosa accadde veramente allalba di quella domenica 25
giugno 1950. Certo, nelle prime ore del mattino violentissimi scambi di tiri dartiglieria
infiammarono la penisola di Ongjin sul Mar Giallo, a ovest di Haeju, oggi in territorio
nordcoreano. In poche ore il fronte sudcoreano venne travolto e le armate di Kim Ilsng
puntarono con decisione verso sud e Seoul, distante dal confine solo poche decine di
chilometri.
Cinquantacinque anni dopo, ognuna delle due Coree attribuisce ancora allavversario
la responsabilit della prima mossa. La teoria maggiormente pubblicizzata in Occidente
stata quella dellattacco nordcoreano dallalto di una superiorit militare che avrebbe
consentito in poche settimane la riunificazione della penisola. La scarsa incidenza dei
Paesi orientali sui mass-media dOccidente, per, ha impedito che si creasse un valido
contraddittorio e ci si adagiasse supinamente, in buona parte del mondo, sulla tesi fornita
da americani e sudcoreani. La questione per molto pi complessa e merita maggiore
attenzione.
Abbiamo visto come Yi Sngman premesse da tempo sugli americani per una
risoluzione armata del problema coreano. Abbiamo visto altres come lo stesso Yi
Sngman, senza un evento eccezionale, ben difficilmente avrebbe potuto conservare il
potere, malgrado lappoggio degli USA. Abbiamo visto infine come il clima alla Casa
Bianca fosse cambiato, con una sempre maggior richiesta di un ruolo attivo degli USA
sulla scena internazionale: una guerra in Corea avrebbe sbandierato ulteriormente al
mondo il pericolo comunista, fornendo cos il pretesto per una corsa al riarmo che avrebbe
soddisfatto in pieno i falchi della politica estera statunitense.
I motivi per scatenare un conflitto cerano dunque tutti. In quanto a Kim Ilsng, non si
pu escludere che anchegli avesse in mente il ricorso alla forza per la riunificazione della
penisola ma, ammesso che sia cos, nessuno pu dire se in quel mese di giugno si sentisse
gi preparato alla lotta. La logica sembrerebbe dire di no, perch in quel momento
Pyngyang aveva a disposizione, in assetto di guerra, solo cinque delle tredici divisioni
sulle quali teoricamente poteva contare. Viceversa, la conoscenza di tale debolezza da
parte degli osservatori del sud avrebbe potuto benissimo costituire un incentivo per un
attacco preventivo volto a far esplodere un conflitto (con la partecipazione degli
americani) prima che lesercito popolare del nord potesse allargare e compattare i propri
ranghi.
Rimangono cos in piedi tre ipotesi, tutte degne di attenzione:
1) La Repubblica Popolare Democratica di Corea avrebbe attaccato per prima, con la
benedizione di Stalin e Mao, per forzare la riunificazione con una guerra-lampo. Questa
la tesi pi conosciuta e diffusa in Occidente.
2) Yi Sngman, daccordo con gli americani, avrebbe attaccato il nord al fine di
provocarne la reazione e dare cos luogo alla guerra.
3) Yi Sngman avrebbe agito da solo, in modo da provocare la reazione nordcoreana e
mettere gli Stati Uniti davanti al fatto compiuto. Resta inteso che in ogni caso Yi sapeva di
poter contare sullappoggio statunitense, uneventualit peraltro gi reiterata da John F.
Dulles, inviato speciale di Truman, appena una settimana prima dello scoppio della guerra.
Altri argomenti a margine di tali ipotesi, come quella secondo cui possibile che il sud
abbia aperto il fuoco per primo senza per lintenzione di invadere la controparte hanno
francamente poco spessore e utilit. chiaro infatti che senza laiuto americano lesercito
sudcoreano non sarebbe mai stato in grado di vincere una campagna militare contro il
nord, n gli americani avrebbero dato il loro sostegno a una operazione dattacco sferrata
palesemente e incontrovertibilmente dal sud. Se davvero il sud fu responsabile, si tratt
semplicemente di far credere al nord un attacco su vasta scala al fine di provocarne la
controffensiva.
Negli anni 90 i mass-media sudcoreani diffusero la notizia secondo la quale gli
archivi segreti dellex Unione Sovietica avrebbero restituito documenti attestanti la
responsabilit del nord nei fatti del 25 giugno. La cautela deve comunque rimanere, anche
perch la fabbricazione della verit storica ha origini antiche e nella fattispecie sarebbe
certo facilitata dalla scomparsa del vecchio gigante comunista.
Di fronte allorrore che stava per cominciare, comunque, la verit sui fatti del 25
giugno appare quasi futile, anche perch la tensione fra le due Coree andava avanti con
sanguinosi scontri di confine e migliaia di morti da oltre un anno, al punto da portare
alcuni storici ad affermare che la guerra scoppi di fatto nel 1949.
Il 26 giugno, mentre la Commissione delle Nazioni Unite stilava il primo, confuso
rapporto su quanto accaduto, Yi Sngman fuggiva allestero insieme, pare, a buona parte
delle riserve doro del Paese. Sarebbe tornato solo alla fine del pericolo.
Il crollo dellesercito sudcoreano venne subito imputato alla sua inferiorit negli
armamenti e tale tesi continua a tuttoggi a comparire in molti libri di storia. Va per anche
detto che il morale dei soldati di Yi doveva essere ben basso, visto che molti si sbandarono
o addirittura disertarono. Truman, senza aspettare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza
della Nazioni Unite (che vi sarebbe stata solo lindomani), ordin alle truppe USA,
comprese quelle di stanza in Giappone, di intervenire nel conflitto. Il 27 giugno Pechino
stigmatizzava nel proprio organo ufficiale di stampo laggressione americana: lURSS
lo avrebbe fatto, in modo molto pi asettico, solo ventiquattro ore dopo. E qui irrompe un
altro dei molti punti oscuri del conflitto coreano, ossia latteggiamento dellUnione
Sovietica e di Stalin. Americani e anticomunisti in genere continuavano infatti a
considerare Kim Ilsng una marionetta di Stalin e la stessa Repubblica Popolare
Democratica di Corea unemanazione del governo di Mosca. Gli USA pensavano che
dietro le operazioni militari nordcoreane vi fosse la mano sovietica, o forse facevano solo
finta di pensarlo: in entrambi i casi, tanto, avrebbero avuto un ottimo pretesto per
intervenire militarmente nella penisola. Abbiamo invece gi visto come il leader sovietico
fosse molto riluttante a dare il proprio pieno sostegno ai nordcoreani e una clamorosa
conferma di ci si ebbe quando, poche ore dopo linizio delle ostilit e poi il 27 giugno il
Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si riun prima per chiedere la fine delle
operazioni militari e il ritiro delle truppe nordcoreane, poi per approvare il sostegno
armato internazionale contro lattacco delle armate di Kim Ilsng. In entrambe le sedute
fu assente Jacob Malik, il rappresentante sovietico che avrebbe potuto bloccare ogni
decisione grazie al diritto di veto. vero che gi da mesi i sovietici boicottavano le sedute
del Consiglio delle Nazioni Unite per protesta contro il mancato riconoscimento della
Cina Popolare, ma anche vero che limportanza dellargomento intorno al quale si
deliberava avrebbe senzaltro dovuto portare al tavolo della discussione lemissario di
Stalin. La sua assenza, che di fatto dette via libera allintervento militare internazionale,
non mai stata spiegata. E possibile che Stalin alla lunga si aspettasse, sullo scenario
coreano, uno scontro fra gli Stati Uniti e la Cina che avrebbe portato a un inevitabile
logoramento di entrambi, cosa di cui egli avrebbe potuto trarre vantaggio. Del resto non
un mistero che Stalin, profeta del socialismo in un Paese solo, avesse sempre diffidato di
Mao. Quel che certo che lURSS, quasi a voler testimoniare il proprio disimpegno
dalla guerra in corso, dopo il 25 giugno addirittura ridusse la presenza nella Corea del
Nord dei propri consiglieri militari e i rifornimenti, peraltro esigui gi prima del
precipitare degli eventi.
Fu cos che le truppe di diciassette Paesi si trovarono a combattere in Corea a fianco
dei sudcoreani, ognuno pagando il proprio tributo di sangue. Si tratt, oltre agli USA, di
Australia, Belgio, Canada, Colombia, Etiopia, Filippine, Francia, Gran Bretagna, Grecia,
Lussemburgo, Nuova Zelanda, Olanda, Sud Africa, Thailandia, Turchia, pi il Giappone
che, pur non essendo ancora un membro delle Nazioni Unite, partecip in segreto al
conflitto con unit navali. LItalia avrebbe contribuito con personale medico,
distinguendosi per il suo ospedale da campo (lunit 68) installato a Yngdngpo, alla
periferia ovest di Seoul, oggi animato e popoloso quartiere dellimmensa capitale
sudcoreana. Fu operativo dal novembre 1951 al dicembre 1954.
Il 28 giugno le armate nordcoreane entrarono a Seoul. Solo il 7% degli abitanti della
capitale era fuggito e ci fa comprendere come il nemico comunista non fosse poi tanto
temuto. Le truppe del nord dilagarono verso sud e in appena un mese e mezzo costrinsero
il nemico ad asserragliarsi in una esigua porzione di territorio intorno alla citt di Pusan,
nellestrema parte sud-orientale della penisola. Non si era trattato di un semplice successo
militare: con le vittorie delle truppe del nord anche la guerriglia aveva ripreso vigore e
migliaia erano stati i giovani che si erano uniti allEsercito Popolare non tanto per
simpatia verso il comunismo quanto per lindignazione e il disprezzo nutrito nei confronti
di Yi Sngman e il suo ruolo di agente degli Stati Uniti, ormai considerati il principale
ostacolo alleffettiva indipendenza del Paese e alla riunificazione. Sudcoreani e americani,
pur se superiori nel numero, avevano subito una serie impressionante di rovesci causando
una frustrazione che spesso sarebbe stata sfogata su obiettivi civili. Interi villaggi furono
rasi al suolo spesso solo per evitare che essi divenissero rifugio o basi doperazione per
una guerriglia che nei piani dazione americani era stata completamente trascurata o
sottovalutata. Accomunati nel termine dispregiativo di gooks (gialli), civili sudcoreani e
militari nordcoreani vennero spesso trattati nello stesso, brutale modo: unaltra delle
pagine oscure di questa terribile guerra.19
La situazione era sul punto di risolversi favorevolmente per il nord quando il 15
settembre un improvviso sbarco a Inchn delle truppe alleate, guidate dal generale
Douglas MacArthur.20 segn linizio di una nuova fase del conflitto. Con laiuto fornito
dal X Corpo dArmata e forti della supremazia aerea, gli alleati passarono alla
controffensiva, cominciando a pressare le truppe nordcoreane che presto cominciarono a
ritirarsi verso le loro basi di partenza. La situazione sembr presto ribaltarsi: il 7 ottobre le
truppe della coalizione oltrepassarono a loro volta il 38 parallelo in direzione nord e il 20
di quello stesso mese entrarono a Pyngyang. Presto, le truppe dellEsercito Popolare si
trovarono schiacciate a ridosso del fiume Yalu, al confine con la Cina. Stavolta erano gli
alleati a un passo dalla vittoria, e vittoria sarebbe certo stata se Mao Zedong, tenendo fede
a una vecchia promessa, non avesse deciso di intervenire direttamente nel conflitto,
rovesciando sulla penisola unorda di duecentomila militari cinesi, al comando di Peng
Dehuai, ufficialmente in servizio di volontariato. Limpatto delle truppe cinesi fu
violento, non solo sulle sorti della guerra, ma anche sul tavolo della politica
internazionale. Cos, mentre lesercito della coalizione recedeva verso sud (Pyngyang
venne riconquistata il 5 dicembre) incalzato dai cinesi e dai nordcoreani, a Washington la
preoccupazione cominci a montare e lallargamento del conflitto alla Cina divenne
unipotesi da prendere in seria considerazione. I propositi belligeranti degli americani,
per, non incontrarono il favore degli alleati e soprattutto della Francia, che da un
allargamento del conflitto temeva lintervento cinese in Indocina, allora in piena rivolta
contro Parigi.
Incapace di reggere lurto di un nemico pur quasi disarmato e senza copertura aerea,
tormentato dalla guerriglia e dallostilit del popolo (gli applausi di molti europei ai
militari USA durante la Seconda guerra mondiale erano solo uno sbiadito ricordo),
MacArthur, fallita miseramente una controffensiva il 24 novembre,21 si abbandon alle
pi bieche farneticazioni chiedendo al proprio governo, con lappoggio di Yi Sngman,
luso dellarma atomica anche contro la Cina. Vi fu chi appoggi tale soluzione estrema,
ma alla fine, grazie anche alla disapprovazione degli alleati, si prefer di evitare ogni
pericolo di estensione del conflitto sul continente. Al contrario, l11 aprile 1951 la Casa
Bianca provvedette al siluramento di MacArthur, ormai sullorlo della paranoia, e alla sua
sostituzione con il generale Ridgway. Furono comunque autorizzati bombardamenti
convenzionali del territorio cinese in prossimit del confine nordcoreano e missioni di
spionaggio.
La guerra entr in una fase di stallo (Seoul venne ripresa e subito ripersa dai
nordcoreani agli inizi del 1951) e la linea del fronte fin per attestarsi pi o meno sulle
posizioni di partenza prima dello scoppio delle ostilit. Fu lora dei negoziati, portati
avanti nel pieno dei combattimenti, finch alla fine di giugno tutti i contendenti non si
erano convinti della possibilit di un armistizio. Anche in questo caso lURSS si tir fuori,
delegando la responsabilit dei colloqui a Mao e a Kim Ilsng, salva la facolt di indicare
loro direttive di massima. La disponibilit al negoziato della parte comunista si scontr da
un lato con lintransigenza di Yi Sngman, deciso a proseguire a oltranza la lotta,
dallaltro con la volont degli Stati Uniti che miravano a un prolungamento dello stato di
belligeranza per tenere impegnate sulla penisola le truppe cinesi, distogliendole in tal
modo da altri obiettivi in Asia come Taiwan e lIndocina.
I negoziati comunque partirono. Il problema intorno al quale sorsero le maggiori
discussioni fu quello della restituzione dei prigionieri di guerra, che fu deciso che
avvenisse, alla fine di estenuanti trattative, sulla base della volont dei prigionieri stessi.
Quando almeno i 2/3 degli oltre ventimila prigionieri cinesi si rifiutarono di rimpatriare
(forse per i loro trascorsi nazionalisti) le trattative giunsero a un punto morto.
Si era intanto giunti alla primavera del 1952 e gli alleati tentarono ancora una volta di
risolvere militarmente il conflitto dando inizio a una spaventosa serie di incursioni aeree
nel nord con bombardamenti a tappeto. Il nord comunque resistette e questo provoc
ancor pi il risentimento degli statunitensi i cui futuri piani di guerra nellAsia Orientale,
anche dopo lelezione a presidente di Eisenhower, il 4 novembre 1952, comprendevano
ora sempre pi specificatamente il ricorso allimpiego di armi atomiche. Non sappiamo
come intendessero reagire i sovietici a tale paventata escalation di cui peraltro erano a
conoscenza, anche perch la morte di Stalin, il 5 marzo 1953, ne cambi certo lattitudine
in merito alle trattative per un armistizio nella penisola coreana. Fu cos certo su
suggerimento sovietico che il 30 marzo Zhou Enlai, ministro degli Esteri cinese, accett la
proposta alleata, formulata circa un mese prima, di procedere prima di tutto allo scambio
dei prigionieri infermi o feriti. Ci si accord anche sul fatto di consegnare a delle nazioni
neutrali i prigionieri che rifiutavano il rimpatrio.
Nei mesi che seguirono gli USA tentarono di approfittare del cambio della guardia al
Cremlino per ottenere condizioni il pi possibile vantaggiose nellarmistizio ormai
prossimo, non trascurando di ricorrere alla minaccia nucleare. La Corea del Nord venne a
patti su alcune questioni, come la liberazione dei prigionieri di guerra,22 e cos,
finalmente, il 27 luglio del 1953 a Panmunjm, poco a sud di Kaesng, sulla linea di
demarcazione, venne firmato larmistizio alla cui stipula peraltro non parteciparono i
sudcoreani.
I costi del conflitto erano stati terrificanti. Almeno tre milioni di morti, in buona parte
civili, un intero Paese totalmente devastato e, quel che peggio, diviso a met come prima
della guerra. Il futuro incerto rappresentato dalla labile garanzia dellarmistizio port poi a
due gravi conseguenze: un massiccio riarmo delle due Coree e il pretesto, per entrambi i
Paesi, per compiere numerosi abusi costituzionali in nome del potenziale pericolo
rappresentato dalla controparte. Nellassurdit di ogni guerra, il conflitto coreano sembr,
se possibile, ancora pi assurdo e inutile. Nella sporcizia insita in ogni guerra, il
conflitto coreano fu certo una guerra ben sporca. Campo di prova per nuove armi e
tecniche di combattimento (i duelli aerei fra i Sabre F86 statunitensi e i MIG 15 di
fabbricazione sovietica furono il primo, esteso esempio di combattimenti fra velivoli a
reazione), il conflitto coreano fu la prima vera guerra postcoloniale e il primo teatro
armato della guerra fredda. I bombardamenti alleati furono feroci: grandi citt del nord
come Pyngyang, Wnsan e Siniju vennero letteralmente rase al suolo, n vennero
risparmiate infrastrutture civili come ferrovie e dighe, al fine di affamare la popolazione e
fiaccarne il morale, cosa che peraltro non si verific. Terribili strumenti di morte come il
napalm furono largamente impiegati dagli USA, triste presagio di quanto sarebbe accaduto
in Vietnam di l a poco. Gli americani furono altres accusati di aver usato tecniche di
guerra batteriologica, sulla base di insetti e altro materiale organico estraneo al patrimonio
naturale della Corea rinvenuti in pieno inverno sui campi di battaglia, ma questaccusa
non mai stata sufficientemente dimostrata.
Vi furono violenze e atrocit, come purtroppo accade in ogni guerra. Qui difficile per
lo storico districarsi fra le testimonianze di gente indottrinata, propaganda, false prove,
accuse reciproche e documenti tendenziosi. Tuttavia, non si pu non prendere atto del
fatto che, a mente fredda e sullattenta analisi delle fonti a disposizione, anche studiosi
occidentali come Bruce Cumings hanno finito per dipingere un quadro che chiama
pesantemente in causa i sudcoreani e gli USA ancor pi dei comunisti. Il terribile eccidio
di Taejn compiuto nei primi giorni di luglio del 1950, dove migliaia (forse 7000) di civili
inermi furono trucidati e sepolti in fosse comuni, fu a lungo attribuito allEsercito
Popolare prima che la stampa inglese rimettesse tutto in discussione, attribuendone la
responsabilit alla polizia sudcoreana con il beneplacito USA. Altri massacri furono
invece certamente compiuti dalle truppe alleate incapaci di distinguere i civili dai
combattenti nemici: leccidio di circa cinquecento civili a Kchang-ni, nel Kyngsang,
compiuto dagli americani rientra quasi certamente nel novero di simili errori.
Riguardo al trattamento dei prigionieri di guerra, sporadici casi di violenza compiuti
dai militari del nord su occidentali e sudcoreani furono segnalati nei primi mesi del
conflitto. Dal 1951 in poi la situazione miglior notevolmente e, anzi, spesso furono
proprio i soldati cinesi e nordcoreani a salvare i prigionieri dai tentativi di linciaggio della
gente inferocita. Di contro, i comunisti usarono molto lindottrinamento ideologico,
costringendo i prigionieri ad ascoltare lunghi sermoni sui mali del capitalismo, sulla bont
delle rivoluzioni proletarie, ecc. Parole inutili, visto che i convertiti furono talmente
pochi da convincere i maestri a sospendere le loro lezioni, a partire dal 1952.
Al sud la situazione sembra essere stata alquanto diversa. I prigionieri comunisti
furono nel complesso trattati con estrema durezza e le terribili condizioni di vita dei campi
di concentramento, come quello dellisola di Kje, scatenarono risse, sommosse e tentativi
di fuga domati con la forza a prezzo di centinaia di morti. Per il resto, il micidiale inverno
coreano ci mise molto del suo, mietendo migliaia vittime fra i prigionieri dei due
schieramenti, i civili e gli stessi militari al fronte.
Gli arruolamenti forzati da ambo le parti furono poi numerosi. Vi furono fughe in
entrambe le direzioni da parte di individui che politicamente non si riconoscevano nella
zona di appartenenza: oggi, tali fughe sono spesso indicate come rapimenti, anche se
non bisogna dimenticare che episodi di rapimento accaddero davvero.
Sul piano della politica internazionale la guerra di Corea ebbe notevoli ripercussioni,
favorendo il riarmo degli USA e dei suoi alleati nellambito di una decisa presa di
posizione dellOccidente contro il comunismo. Triste viatico per una lunga guerra fredda.
La guerra di Corea contribu pure a favorire la politica di non allineamento di Paesi come
lIndia e fece da banco di prova per futuri conflitti ideologici quale fu quello del Vietnam.
Ma anche in seno al mondo comunista il conflitto lasci delle conseguenze: la grande
disparit negli aiuti forniti a Kim Ilsng dallURSS e dalla Cina fu causa di un attrito, fra i
due giganti del socialismo, che amplificato da altre ragioni sarebbe degenerato in aperta
rivalit negli anni 60.
Ma a pagare il prezzo pi alto era stato come sempre il popolo coreano. Un loro
proverbio dice: Quando le balene si azzuffano, ai gamberi si rompe il guscio: mai, come
in questo caso, un detto popolare fu cos terribilmente vero.
Il 26 aprile 1954, a Ginevra, si apr la Conferenza sulla Corea del dopoguerra. I
nordcoreani proposero lo sgombero di tutte le forze straniere dalla penisola entro sei mesi
e nuove elezioni per la creazione di un governo nazionale; ipotesi, questultima, tanto
suggestiva quanto utopica, data la situazione contingente. Gli americani, comunque,
tagliarono presto corto, portandosi dietro i loro alleati europei: la Cina continentale era
stata persa e proprio in quei giorni i comunisti vietnamiti trionfavano sui francesi. Per
nessun motivo gli USA avrebbero rinunciato alla loro presenza militare in Corea del Sud e
il 15 giugno la Conferenza si chiuse con un nulla di fatto, ribadendo la divisione della
penisola in due parti ognuna delle quali impossibilitata ad avere ogni rapporto con laltra,
il che voleva dire, fra laltro, decine di migliaia di famiglie separate per sempre.
Da allora poco cambiato. Il mondo si dimentic presto della Corea (il Vietnam
incombeva) che si trov a dover ripartire praticamente da zero, costruendo sulle proprie
ceneri. Solo che adesso le Coree erano due e, allora come oggi, fra loro ufficialmente in
guerra.
Il Paese diviso: la Repubblica Popolare Democratica di Corea
Finito il conflitto, gli uomini forti di entrambe le Coree si trovarono presto nella
necessit di difendere e consolidare il loro potere. Nella Repubblica Popolare Democratica
di Corea (o pi semplicemente, Corea del Nord) le divergenze fra Kim Ilsng e i suoi
avversari, soprattutto comunisti provenienti dal sud della penisola, esplosero in tutta la
loro gravit dando luogo a una lotta senza quartiere e a uno spietato regolamento di conti.
Pak Hnyng, leader dei comunisti del sud e gi promosso da Kim Ilsng ai pi alti gradi
della burocrazia, si ammutin tentando forse addirittura un colpo di mano nel 1952. Alla
fine ebbe la peggio, insieme alla sua fazione, e come vari intellettuali di sinistra
provenienti dal sud, come Im Hwa (1908-1953), che a suo tempo si erano rifugiati a
Pyngyang, venne accusato di revisionismo e spionaggio, e giustiziato nel 1955.
Cosa sia veramente accaduto in seno al Partito Comunista nordcoreano in quegli anni
non ancora chiaro. Se la storia del tentato colpo di Stato vera, allora Kim Ilsng
avrebbe avuto un buon motivo per sbarazzarsi del rivale. Fu detto anche che Pak e i suoi
erano divenuti il capro espiatorio della mancata riunificazione del Paese: Kim Ilsng li
avrebbe perci eliminati col pretesto di essere andati contro gli interessi della patria. Si
disse anche che lo scontro al vertice delle istituzioni nord-coreane altro non fosse se non
lamplificazione di vecchie ruggini fra Pak e Kim, allepoca in cui il primo intendeva dare
un importante ruolo strategico ai guerriglieri comunisti del sud (che se riconosciuto
avrebbe aumentato la popolarit e il prestigio dello stesso Pak) e il secondo cercava
soprattutto nei cinesi e nei sovietici il sostegno alla propria politica ed eventualmente alla
guerra. Se cos, per, non si spiegherebbe la grande fiducia accordata nei primi tempi a
Pak da Kim Ilsng.
Personalmente credo che ogni fenomeno storico di un determinato Paese debba essere
prima di tutto inserito nella tradizione culturale del Paese stesso, dalla quale, anzi, in
nessun caso dovrebbe essere estrapolato. Leventuale dissenso con la tirannia di Kim
Ilsng che secondo la maggior parte degli storici sarebbe stata alla base delle rivolte e
delle epurazioni dellimmediato dopoguerra a mio giudizio un motivo troppo labile
soprattutto se si pensa allepoca in cui si svolsero i fatti. Solo fino a pochi mesi prima,
infatti, cera stata una guerra spaventosa, unemergenza prioritaria durante la quale il
modo di gestire la politica e il potere non poteva certamente essere in cima ai pensieri
delle pi alte personalit della Repubblica Popolare Democratica di Corea. Il popolo era
sempre stato dalla parte del leader e laveva dimostrato affrontando difficolt durissime in
un conflitto che, pur se non vinto, non poteva neppure dirsi perduto. Moralmente, anzi, i
nordcoreani avevano buoni motivi per ritenersi vincitori avendo fermato, sia pure con
laiuto dei cinesi, una coalizione certamente meglio equipaggiata, soprattutto in fatto di
aviazione, guidata da quegli Stati Uniti che avevano appena trionfato nella Seconda guerra
mondiale.
In merito alle epurazioni del primo dopoguerra io penso, piuttosto, a un motivo
molto pi semplice, traendo spunto dal fatto (e il sistema politico nordcoreano lo avrebbe
dimostrato in pieno) che, a prescindere dalla fede politica, luomo coreano trova
naturalmente difficile liberarsi di secoli di una tradizione che stata soprattutto
confuciana. Al momento della proclamazione della Repubblica Popolare Democratica di
Corea, il 9 settembre 1948, Kim Ilsng aveva appena trentasei anni: unet giovanissima
per un capo di Stato e intollerabile in una cultura dove ancora oggi let dellindividuo
pi importante del suo valore. ben possibile, dunque, che i rivali comunisti di Kim ne
contestassero pi o meno apertamente la leadership, per via di una presunta immaturit
che gli avrebbe impedito di gestire al meglio le responsabilit derivanti dallesercizio del
potere. In mancanza di argomenti pi seri (ma spesso anche in presenza di essi), la
differenza det da secoli rappresenta in Corea un ottimo appiglio per attaccare i rivali.
Passata lemergenza della guerra, intorno a tale punto debole del leader potrebbe perci
essersi coagulata, guidata naturalmente da interessi personali, lostilit di molti membri
della burocrazia comunista.
Per il resto, la storia della Repubblica Popolare Democratica di Corea non facile da
ricostruire, data la proverbiale chiusura di questo Paese.
Nel 1956, durante una lunga visita di Kim Ilsng nei Paesi dellEst europeo, pare sia
avvenuto un nuovo tentativo di colpo di Stato, forse ideato da Choe Changik (1896-
1956) e messo in pratica da Kim Tubong (1890-1961?) e Chang Pyngsan.
Linsurrezione, domata, avrebbe portato alleliminazione di unottantina di alti ufficiali.
Quasi contemporaneamente si concludeva il Piano Triennale 1954-56 lanciato dal leader
Kim nel 1954 e finanziato in buona parte dai Paesi socialisti alleati. Venne allora lanciato
un Piano Quinquennale (1957-61) basato come il precedente soprattutto sullo sviluppo
dellindustria pesante. Il piano fu completato con due anni di anticipo, grazie al successo
avuto dal movimento stakhanovista detto del cavallo che corre mille li al giorno
(chollima undong) lanciato da Kim Ilsng allo scopo di accelerare i lavori per la
ricostruzione economica del Paese.
Intanto, nel 1958, le truppe cinesi rimaste nella Corea del Nord erano state fine del
conflitto erano state ritirate, lasciando cos il Paese libero dalla presenza di militari
stranieri.23 Fu un buon periodo, quello, per la Corea del Nord, grazie anche al notevole
aumento della produzione industriale, una tendenza che sarebbe durata anche per una parte
degli anni 60 dando al Paese condizioni di vita ed economia sicuramente superiori a
quelli della Corea del Sud. Lidea socialista sembrava funzionare senza smagliature e cos,
mentre a sud la Repubblica di Corea si dibatteva nel caos politico, nel 1960 Kim Ilsng
poteva permettersi di adottare in patria il metodo di Chngsan-ni (villaggio da lui
visitato), oggi rappresentante larticolo 13 della Costituzione nordcoreana, in base al quale
i dirigenti dovevano aiutare i subalterni nel loro lavoro con frequenti visite e consigli sul
campo, e di lanciare unidea di riunificazione della penisola sulla base della formula Un
Paese, due sistemi.
Nel 1961 venne lanciato un nuovo piano economico settennale, poi esteso a dieci anni.
Nel corso del decennio il Paese assunse sempre pi una fisionomia militarista, con un
notevole sviluppo delle forze armate. Era questo, del resto, il nocciolo della strategia in
quattro punti, approvata dalla V assemblea plenaria del Comitato Centrale del Partito
dei Lavoratori che nei fatti mirava alla modernizzazione dellesercito e alla mobilitazione
dellintero Paese. Quasi contemporaneamente, i rapporti sempre pi tesi fra Mosca e
Pechino obbligavano la Repubblica Popolare Democratica di Corea a un allineamento
allinterno del mondo comunista e Pyngyang sembr appoggiare maggiormente la linea
cinese, pur mantenendo buoni rapporti con lURSS. Il regime si burocratizz con la
creazione, nel 1966, di una Segreteria del Partito dei Lavoratori alla cui guida fu eletto
Kim Ilsng.
Tra la fine degli anni 60 e gli inizi degli anni 70 i rapporti sempre pi stretti fra la
Corea del Sud e gli Stati Uniti e il regime sempre pi assolutistico del presidente
sudcoreano Pak Chnghi (1917-1979) generarono episodi contraddittori, con proclami in
favore della riappacificazione e azioni decisamente ostili come linfiltrazione di unit
armate, la pi clamorosa delle quali fu probabilmente quella che port allattacco del
palazzo presidenziale di Seoul da parte di un commando di trentuno uomini. Nel caso
delle incursioni armate, terminate sempre con luccisione degli attaccanti, si tratta
comunque di argomenti delicatissimi e da prendere con le molle, perch in fondo le uniche
immagini proposte della televisione ufficiale sudcoreana sono quelle di alcuni uomini a
terra che vengono detti essere stati guerriglieri comunisti abbattuti durante lazione.
Non mancarono neanche problemi con gli Stati Uniti: fu del 1968 la cattura da parte
nordcoreana della nave-spia statunitense Pueblo, nel mare di Wnsan, e dellanno
successivo labbattimento, sempre da parte dellesercito nordcoreano, di un ricognitore-
spia degli USA.
Il piano economico conclusosi nel 1970 pare non sia stato completato. Fu lanciato
comunque un nuovo piano di sei anni, ma gi si cominciava a prospettare lo spettro della
stagnazione. Gli anni 70 videro luscita dalla scena politica, per motivi mai chiariti, di
Kim Yngju, fratello minore di Kim Ilsng e numero due del regime, e lascesa sempre
pi irresistibile di Kim Chngil (1942-), figlio del leader indiscusso. Fu senzaltro il
periodo nel quale si rafforz definitivamente il culto della personalit di Kim, dal 1972
Presidente di un Stato a Costituzione Socialista ora pienamente ufficializzato. Fu il
periodo della accuse alla Corea del Nord di voler destabilizzare il Sud, il periodo dei
tunnel scavati sotto la linea di demarcazione, del contrabbando di generi di lusso da parte
di diplomatici nordcoreani allestero: accuse gravi, che unite a un pesante indottrinamento
anticomunista, portarono i cittadini della Corea del Sud a diffidare sempre pi dei fratelli
divisi. Gli anni 70 furono per anche quelli delladesione della Repubblica Popolare
Democratica di Corea alla AIEA (Agenzia Internazionale per lEnergia Atomica), nel
1974, e al Movimento dei Paesi non allineati lanno successivo, nonch della proposta del
presidente Kim Ilsng di un trattato di pace con gli Stati Uniti fatta nellambito del
discorso daugurio alla nazione per il nuovo anno il 1 gennaio 1977.
Gli anni 80 videro allargarsi sempre pi, in fatto di economia, la forbice tra Corea del
Nord e Corea del Sud, ormai lanciata, questultima, alla conquista dei mercati
internazionali e con un posto sempre pi importante fra i Paesi emergenti. allora che la
Corea del Nord viene accusata di voler sabotare il successo dei fratelli del sud: nel 1983 a
Rangoon (oggi Yangon), in Birmania (oggi Myanmar), una bomba scoppi al passaggio
del corteo del presidente sudcoreano Chn Tuhwan (1931-) in visita in quel Paese del sud-
est asiatico. Il presidente si salv, ma molti uomini del suo seguito, inclusi alcuni alti
funzionari del governo di Seoul, trovarono la morte nellattentato. I servizi segreti
nordcoreani furono accusati dellepisodio terroristico, ma a tuttoggi molti particolari
dellepisodio restano oscuri. La Corea del Nord venne per pi direttamente chiamata in
causa quattro anni pi tardi, quando un Boeing 707 della compagnia sudcoreana Korean
Air esplose in volo sui cieli del Golfo del Bengala per un ordigno sistemato a bordo. Il
fatto dest enorme impressione e commozione, anche perch le 115 vittime erano in
massima parte lavoratori impiegati nelle imprese sudcoreane in Medio Oriente in procinto
di rientrare a casa. Due personaggi, un uomo (Kim Songil: 1918-1987) e una donna (Kim
Hynhui: 1963-) vennero fermati nel Bahrein in relazione allattentato: luomo sfugg
allarresto suicidandosi con il cianuro, ma la ragazza fu catturata e portata a Seoul. Qui,
malgrado la condanna a morte inizialmente inflittale, fin col diventare quasi una star con
apparizioni televisive e un libro di memorie che suscitarono qualche polemica e anche dei
dubbi sulleffettivo ruolo avuto nella vicenda. La ragazza raccont di essere un agente dei
servizi segreti nordcoreani incaricata di destabilizzare la Corea del Sud, soprattutto
spargendo terrore e inquietudine in vista delle Olimpiadi estive che di l a poco si
sarebbero tenute a Seoul e che Pyngyang aveva invano chiesto di poter coospitare.
Gli anni 80 furono anche quelli della sistemazione del problema della successione al
potere. Nel VI congresso del Partito dei Lavoratori, tenutosi nellottobre del 1980, Kim
Chngil venne designato come successore di suo padre alla guida del Paese
ufficializzando una situazione riconosciuta almeno fin dal 1974. Del piano economico di
otto anni, lanciato nel 1977 e delleventuale programma successivo non si hanno notizie
precise; tuttavia, alla fine del decennio la Repubblica Popolare Democratica di Corea non
sembra ancora un Paese in crisi, tant che in grado di ospitare, nel luglio 1989, il
Festival della Giovent a Pyngyang.24
Gli anni 90 furono invece drammatici e misero il Paese a dura prova. La caduta del
muro di Berlino e il crollo dei regimi socialisti lasciarono Pyngyang molto pi isolata e
soprattutto senza quei rapporti economici privilegiati di cui aveva goduto fino a quel
momento. Il Paese dovette rapidamente portarsi da uneconomia di scambio, di vecchio
stampo socialista, a una basata sulla transazione monetaria, mentre lantica scommessa
sullindustria pesante non era evidentemente pi in linea con i tempi. A ci si aggiunsero il
vecchio problema delle sanzioni e unimpressionante serie di cattive annate
nellagricoltura, che con tutti gli elementi prima indicati gettarono presto il Paese in una
profonda crisi dalla quale solo recentemente ha cominciato pian piano a risollevarsi.
In Corea del Sud, intanto, la situazione politica era notevolmente migliorata, con la
fine delle dittature militari e una pi diffusa propensione al dialogo con Pyngyang. Si
addolc anche la posizione nordcoreana: nel 1991 le due Coree furono congiuntamente
ammesse alle Nazioni Unite e lavvento di Clinton alla Casa Bianca, poco dopo, facilit
anche i rapporti con gli Stati Uniti. Nel giugno 1994 il vecchio leader Kim Ilsng incontr
a Pyngyang lex presidente americano Jimmy Carter e venne deciso un incontro ai
massimi livelli con la controparte sudcoreana. Anche il presidente sudcoreano Kim
Yngsam (1927-) si dichiar daccordo e i due leader decisero di vedersi a Pyngyang,
per uno storico incontro, il 25 luglio di quello stesso anno.
Ma il destino aveva deciso altrimenti. L8 luglio il presidente nordcoreano mor
improvvisamente, gettando nel lutto il proprio Paese e nella preoccupazione gli osservatori
internazionali. Non si sapeva infatti se Kim Chngil fosse al sicuro da opposizioni interne
e, soprattutto, quale sarebbe stato latteggiamento in politica estera della Repubblica
Popolare Democratica di Corea dopo la scomparsa del suo leader storico. I pessimisti
vennero per presto smentiti: Kim Chngil assunse infatti le redini dello Stato senza
particolari patemi e da allora ha intrapreso una politica di moderata e prudente apertura
che solo lintegralismo americano della gestione Bush ha frenato negli ultimissimi anni.
La storia nordcoreana del dopo-Kim Ilsng, infatti, ha fatto segnare una serie di piccoli ma
significativi successi nel delicato processo di riappacificazione (prima ancora che della
riunificazione) fra le due Coree, grazie anche alla collaborazione e alla disponibilit al
dialogo dei presidenti sudcoreani Kim Taejung (1926-) prima e No Muhyn (1946-) poi. Il
frutto pi evidente delle nuove relazioni stata la storica visita a Pyngyang del
presidente sudcoreano Kim Taejung, fautore di una politica di trasparenza nei confronti
della controparte, nel giugno del 2000. Quasi contemporaneamente nelle capitali delle due
Coree si riunivano, sia pure per breve tempo, membri di famiglie divise dalla guerra ormai
da cinquantanni. Ma il dialogo ha portato ad altri risultati. Per non citarne che alcuni, la
Corea del Nord ha aperto al turismo sudcoreano larea naturale del massiccio montuoso
del Kmgang, le due Coree hanno deciso di riattivare la linea ferroviaria nord-sud
malinconicamente interrotta a suo tempo lungo la linea di demarcazione, Pyngyang e
Seoul stanno lavorando a un progetto teso a recuperare lantica importanza commerciale
di Kaesng (oggi in territorio nordcoreano, pochi chilometri oltre il confine di
Panmunjm) facendo della citt una zona franca per scambi, traffici mercantili e
industrie.
La Corea del Nord cerca anche di uscire dal proprio isolamento e negli ultimi anni ha
allacciato relazioni diplomatiche anche con Paesi storicamente appartenenti al blocco
occidentale. Proprio lItalia stata il primo di tali Paesi a riconoscere Pyngyang,
stabilendo regolari rapporti il 4 gennaio del 2000.
Recentemente, il presidente sudcoreano No Muhyn ha rinnovato a Kim Chngil
linvito a Seoul. speranza di tutti che il leader nordcoreano accetti, rinforzando la
positiva tendenza al dialogo degli ultimi tempi ed evitando in tal modo ogni
strumentalizzazione da parte di coloro per i quali la distensione rappresenta una minaccia
ai propri interessi e alle proprie mire.
La posizione degli Stati Uniti, nel bene e nel male, stata determinante. Il 21 ottobre
1994, ossia poco pi di tre mesi dopo la scomparsa di Kim Ilsng, la politica moderata del
presidente Bill Clinton port a un importante accordo con Pyngyang, firmato a Ginevra,
in base al quale la Corea del Nord simpegnava a congelare il proprio programma di
sviluppo nucleare in cambio della costruzione, da parte statunitense, di reattori ad acqua
leggera per uso civile e una robusta fornitura annua di greggio. Lanno dopo, una
delegazione del Comitato per lo Sviluppo del Commercio Internazionale della Corea del
Nord visit per la prima volta gli Stati Uniti e ancora, nel 1996, a riprova del nuovo clima
di distensione fra i due vecchi nemici, la Corea del Nord partecip alle Olimpiadi estive di
Atlanta. Nellottobre del 2000, lanno dellincontro a Pyngyang fra i leader delle due
Coree, linviato speciale di Kim Chngil, Cho Myngnok visitava gli USA per discutere
della distensione e pochi giorni dopo il segretario di Stato USA Madeleine Albright
compiva uno storico viaggio diplomatico nella Corea del Nord.
Il 4 gennaio 2001 il Giornale del Lavoro (Rodong sinmun) di Pyngyang riportava le
parole del leader Kim Chngil in merito alla necessit di risolvere i problemi interni e
rilanciare leconomia del Paese con una nuova mentalit. Una presa di posizione
estremamente interessante che un Occidente votato alla pace avrebbe sicuramente dovuto
recepire, sostenere e alimentare, ma solo un anno dopo, il 30 gennaio 2002, nel suo
discorso sullo Stato dellUnione George W. Bush definiva la Corea del Nord Paese
canaglia e componente autorevolissimo del cosiddetto Asse del Male. Dopodich
denunciava il trattato del 21 ottobre 1994 lasciando la Repubblica Popolare Democratica
di Corea senza programma nucleare, senza reattori ad acqua leggera (mai costruiti) e senza
petrolio. Un gesto sprezzante dalla gravit estrema, oltre che per il fatto in s, anche nei
confronti della credibilit degli USA e di una fiducia nella controparte ormai difficilmente
ricostruibile sulla base della considerazione del fatto che la Corea del Nord non pu
dipendere per il proprio futuro esclusivamente dallumore degli inquilini della Casa
Bianca. Puntualmente, infatti, come risposta al mutato atteggiamento degli USA la Corea
del Nord cacciava gli ispettori dellAIEA e usciva a sua volta dal Trattato di non
proliferazione nucleare, il 10 gennaio 2003, riprendendo il vecchio programma di sviluppo
dellenergia atomica. Poco dopo Pyngyang rilanciava anche la politica del Sngun
(lesercito prima di tutto), che se da un lato annulla la storica predominanza della classe
lavoratrice allinterno dei Paesi socialisti, dallaltro prospetta scenari non proprio
rassicuranti. Un passo indietro di almeno dieci anni, che rialza la tensione in quellarea del
mondo. Daltra parte, senza una situazione esplosiva gli USA avrebbero ben pochi motivi
per continuare a giustificare la presenza delle proprie basi e dei propri 37.000 militari in
Corea del Sud, e questo spiega sufficientemente la scelta della strategia della tensione,
sviluppata attraverso atti darroganza, provocazioni varie e un terrorismo giornalistico in
grado di prospettare gli scenari pi lugubri e spaventosi in conseguenza di un eventuale
attacco nordcoreano. Una strategia portata avanti contro ogni evidenza, ignorando i
progressi diplomatici degli ultimi anni e sulla base di accuse, come quelle di terrorismo
internazionale, che storicamente sono del tutto infondate, a parte gli episodi nei confronti
della sola Corea del Sud ad alcuni dei quali abbiamo anche accennato. La speranza che
la situazione possa presto modificarsi in meglio, con un riesame della questione da parte
USA che tenga conto anche della sicurezza generale dellarea, oltre che dei propri
interessi.
Il regime nordcoreano sicuramente singolare e tale da risultare quasi incomprensibile
(quando non addirittura grottesco) alla stragrande maggioranza degli osservatori stranieri.
Per il suo isolamento, il Paese tornato a essere eremita, mentre le parole con le quali
Carlo Rossetti un secolo fa definiva la Corea ( uno dei Paesi pi strani della Terra) a
molti cittadini del III millennio appaiono pi che mai attuali. In realt, dietro le parate
militari, il culto della personalit dei leader e lideologia del Chuche
(autodeterminazione o autarchia) vi sono delle ragioni storiche ben precise, che
affondano le loro radici nella pi antica tradizione del Paese. Non credo di esagerare, anzi,
se dico che la Corea del Nord di oggi molto pi vicina alla Corea tradizionale non solo
della Corea del Sud, ma di quanto normalmente ognuno potrebbe essere portato a credere.
Il sistema nordcoreano, troppo semplicisticamente definito comunista, in realt un
particolare sincretismo fra Marxismo e Confucianesimo, abbondantemente condito con
altri elementi della cultura tradizionale. Potrei chiamare il modello nordcoreano
coreanismo, sulla scia dellumanismo di quel Fidel Castro che solo unirresponsabile
politica estera americana riusc a far gettare nelle braccia dei sovietici. In effetti, quello
nordcoreano si finora dimostrato un sistema ereditario, fortemente laico e statalista,
fondato sul recupero e la difesa di unidentit nazionale e una certa diffidenza verso lo
straniero. Sulla diffidenza, dati i recenti trascorsi storici di cui abbiamo abbondantemente
parlato e che hanno portato prima alla colonizzazione e poi alla partizione del Paese, non
si pu dare del tutto torto a Pyngyang: ancora oggi i coreani, compresi quelli del nord,
amano paragonare il loro Paese a una bella donna inevitabilmente insidiata da chi gli sta
intorno e anche pi lontano. Del resto, il reclamo dellisola di Tok da parte giapponese e la
negazione della coreanit dellantico regno di Kogury da parte cinese (lintromissione
della Cina nella realt storico-geografica della Corea ogni qualvolta questa attraversi un
periodo di crisi ben documentata e abbiamo avuto modo di parlarne) sono episodi
recentissimi che non hanno bisogno di eccessivi commenti, data la loro pretestuosit.
Per il resto, a una prima occhiata la descrizione che abbiamo fatto del regime
nordcoreano lascia la sensazione che ci troviamo di fronte a qualcosa di non molto diverso
dal Paese durante gli inizi della dinastia Yi, o comunque agli inizi di una nuova dinastia.
Anche quello confuciano, in fondo, era un sistema laico e statalista, dove la terra (almeno
teoricamente, come abbiamo visto) era interamente di propriet del sovrano. I poteri di
questultimo non erano granch diversi da quelli degli attuali leader (e si trasmettevano
per linea di sangue), mentre la difesa della coreanit, allinsegna di un forte nazionalismo,
esattamente quanto abbiamo potuto constatare in Corea alla fine della dominazione
mongola. Lidea di chuche, che per sommi capi possiamo tradurre con autarchia e
autodeterminazione, anche nel senso che essa pu essere attuata dalle piccole comunit
senza il ricorso allaiuto dello Stato, non estranea alla tradizione coreana, cos come la
stessa idea socialista o collettivista: in fondo il ture, ossia quel particolare sistema per
cui il surplus alimentare di un dato villaggio veniva stivato e poi ridistribuito nei momenti
di necessit sotto la diretta responsabilit del capo, durato in Corea fino a epoca
relativamente recente, e cos quei fondi comuni detti kye con la quale un gruppo di
cittadini o unintera comunit raggiungevano una certa autonomia finanziaria, in Corea del
Sud sono usati addirittura ancora oggi.
In quanto al culto della personalit, che tanto stupisce losservatore straniero, bisogna
considerare che in Estremo Oriente esso sempre esistito rappresentando, anzi,
unemanazione stessa di unideologia laica come il Confucianesimo. Laica, appunto, e
dunque, come il socialismo, priva di un punto di riferimento religioso, cosa che ha portato
a divinizzare certi personaggi terreni. E quali personaggi sono maggiormente
divinizzabili se non i Grandi Antenati (Taejo) fondatori di una dinastia? Credo che
non si possa discutere sul fatto che in Estremo Oriente personaggi come Mao Zedong e
Kim Ilsng siano stati i fondatori di un nuovo ordine civile [ricordiamo la Canzone della
nuova capitale (Sindo-ga) di Chng Tojn dove si celebra Yi Snggye-Taejo] e che
dunque siano, in un certo senso, dei grandi antenati in vita e in morte. In Corea del
Nord, lanno di nascita del fondatore dello Stato cos divenuto lanno 1, come se fosse
stato linizio di una qualunque dinastia: come si vede, nessuna follia o esaltazione, ma
semplicemente un comportamento in linea con la tradizione. Allo stesso modo, la
leggenda fiorita sulla morte di Kim Ilsng secondo la quale le gru ne avrebbero reclamato
il corpo per portarlo in cielo ma lopposizione del popolo lo avrebbe impedito, in nome
del suo amore per il leader, non una storiella risibile frutto di menti infantili, o peggio,
malate, quanto piuttosto (ancora una volta) un singolare compromesso fra tradizione e
modernit. Ascendere al cielo cavalcando delle gru infatti un topos dellimmaginario
orientale, riguardo alle grandi personalit, riflesso del pensiero taoista. Essendo stato
trattenuto dal popolo Kim Ilsng evita di diventare un immortale taoista, ma rimane in
patria come eterno eroe del socialismo e custode di quel Paese il cui sistema tanto ha
contribuito ad edificare.
chiaro dunque che nellapproccio alla realt nordcoreana non si pu prescindere
dalla conoscenza della tradizione e che usare sempre e comunque i parametri occidentali
non potr che nuocere a ogni serio tentativo di dialogo. In questo caso come non mai
servirebbe in Occidente una collaborazione fra istituzioni e specialisti, una collaborazione
spesso inesistente; spesso, purtroppo, perch volontariamente e accuratamente evitata. I
motivi di certi conflitti dinteresse sono tanti e tuttaltro che edificanti, ma se ci dovesse
portare allennesimo disastro in fatto di politica estera la colpa non potr essere data solo
ai nordcoreani. Di questo, almeno, bisogna far s che il mondo sia al corrente.
La Repubblica di Corea
Ai Campionati mondiali di calcio del 1954 in Svizzera partecip anche la Repubblica
di Corea. Gli atleti arrivarono alla spicciolata, spesso dopo viaggi di giorni, usufruendo di
passaggi concessi dai mezzi pi vari. Il loro campo dallenamento fu lo spiazzo davanti
allalbergo dove alloggiavano. La Corea del Sud si trov in un girone che comprendeva
anche la Turchia e la formidabile Ungheria dei fuoriclasse Kocsis, Puskas e Czibor. Il
primo tempo contro i magiari fu lemblema di tutta la storia coreana: la squadra si difese
strenuamente da avversari immensamente pi forti, arrivando allintervallo in svantaggio
per 4-0. Nel secondo tempo, mancate pure le forze agli asiatici, lo squadrone ungherese
dilag chiudendo la partita sul 9-0. Qualche giorno dopo, contro la Turchia, la Corea perse
per 7-0 e venne eliminata, ma aveva dimostrato al mondo di essere ancora viva e
desiderosa di vivere dopo lolocausto della guerra. Rimane uno degli episodi pi
commoventi di tutta la storia dello sport.
S, la vita in Corea del Sud dopo la guerra era tuttaltro che facile, anche perch Yi
Sngman era pi preoccupato di mantenere il potere che di risolvere i problemi del Paese.
Yi governava dittatorialmente fin dalla stessa costituzione della Repubblica di Corea e
aveva esercitato una censura spietata ai danni di qualunque voce si fosse levata per
opporsi ai suoi metodi. Grazie alla Legge sulla sicurezza nazionale (Kukka poanbop)
fatta passare alla fine del 1948, le carceri sudcoreane si erano trovate gi piene prima della
guerra con il Nord, mentre gli squadroni della morte di Yi si occupavano di sopprimere i
suoi rivali pi pericolosi. In qualche modo Yi era riuscito a farsi rieleggere nel 1952, ossia
nel caos della guerra, ma a questo punto la Costituzione gli impediva di esercitare un terzo
mandato. Occorreva dunque emendare la Costituzione, ma nel far questo Yi sapeva di
incontrare una strenua resistenza da parte dei suoi oppositori. Ancora una volta il dittatore
ricorse alla violenza, assicurandosi i favori della mafia locale (specialmente la cosca del
quartiere di Tongdaemun a Seoul) al fine di intimidire ed eventualmente punire tutti
coloro che si mostrassero recalcitranti davanti alle sue ambizioni. Il Partito Liberale,
fondato di Yi Sngman nel 1951, fu laltro strumento di controllo del Parlamento, formato
comera da ex collaborazionisti del periodo coloniale, traditori della peggior specie,
mafiosi, burocrati illetterati, tutti coalizzati in una mutua assistenza e accomunati dal
servilismo verso il loro padrone. Il partito di Yi era nei fatti unaccozzaglia di zeloti pronti
a tutto pur di difendere la loro poltrona.
Cos, nel 1954, la legge che eliminava la limitazione dei mandati presidenziali non
ebbe particolari difficolt a ottenere i 2/3 dei voti parlamentari necessari. Di conseguenza,
la rielezione di Yi alle elezioni presidenziali del 1956 fu poco pi che una formalit, anche
perch il suo principale avversario, Sin Ikhi (1894-1956), era morto dinfarto in treno, in
piena campagna elettorale, appena una settimana prima della consultazione. Stup
comunque lottimo risultato (30% dei voti) ottenuto da Cho Pongam (1898-1959), un
altro candidato, che lanno prima delle nuove elezioni del 1960 Yi Sngman avrebbe fatto
giustiziare per violazione della famigerata Legge sulla sicurezza nazionale.
Il popolo era in fermento. Non solo infatti Yi controllava la politica del Paese, ma
anche la sua economia, gestendo e spesso incamerando ogni introito della nazione, a
partire dai fondi americani per la ricostruzione. Quella del presidente e dei suoi sostenitori
era unautentica lobby priva di consenso popolare che insisteva su una situazione sociale
divenuta una polveriera. Erano le realt cittadine, soprattutto, a pagare per lo sfascio
istituzionale e la corruzione dilagante e proprio le citt erano divenute i centri del
dissenso, focalizzato soprattutto intorno agli studenti e agli intellettuali.
Gli Stati Uniti stavano a guardare. A loro la situazione della Corea del Sud andava
benissimo, purch ufficialmente si salvasse la faccia della democrazia. Era per ovvio
che si doveva cominciare a preparare la successione a Yi, che si presentava alle elezioni
del 1960 gi ottantacinquenne, e la successione non poteva che avvenire nel segno della
continuit. Il candidato a vicepresidente Yi Kibung (1896-1960), autentico zelota
fedelissimo di Yi Sngman, sembrava luomo giusto qualora il dittatore si fosse dovuto
piegare allinesorabile legge del tempo.
Il 15 marzo 1960 le elezioni videro ancora la vittoria di Yi col solito strascico di
sospetti di brogli, al punto che il vicepresidente in carica, Chang Myn (1899-1966), si
dimise per protesta. Il malcontento popolare raggiunse il culmine e si trasform in furore
quando il cadavere di un ragazzo, ucciso da un candelotto lacrimogeno nel corso di una
delle tante manifestazioni anti-Yi, venne ripescato l11 aprile nel mare di Masan. Si cap
subito che loccultamento del cadavere era avvenuto a opera della polizia di Stato al fine
di coprire il misfatto e lepisodio, nel particolare contesto politico del momento,
rappresent la classica goccia. Yi Sngman cerc come sempre di dare la colpa ai
comunisti, ma era un argomento troppo trito e subito oceaniche folle riempirono le strade
dei principali centri del Paese chiedendo le dimissioni del dittatore.
Yi Sngman reag da par suo: il 18 aprile, giusto una settimana dopo lepisodio di
Masan, i suoi squadroni della morte si lanciarono contro una manifestazione di studenti e
il giorno dopo lesercito spar sulla folla di dimostranti in marcia verso il palazzo
presidenziale. Si consumava cos la rivoluzione del 19 aprile, mentre veniva dichiarata la
legge marziale e centinaia fra morti e feriti rimanevano nelle strade di Seoul. Si parl
addirittura di cinquecento vittime. La rivolta continu, e stavolta a protestare non furono
solo gli studenti, ma un po tutti i cittadini, compresi molti professori universitari.
A quel punto intervennero gli Stati Uniti. Temendo che il mondo si rendesse
finalmente conto del vero volto della democrazia sudcoreana e non volendo pi
scommettere su un uomo di ottantacinque anni, ritirarono il loro appoggio a Yi che cos
non pot far altro che dimettersi, il 26 aprile. Presto sarebbe fuggito nelle Hawaii, dove
sarebbe morto cinque anni dopo. Il suo delfino Yi Kibung prefer morire con tutta la
famiglia, in un tragico eppur grottesco suicidio collettivo.
La Prima Repubblica si era cos conclusa. Ho Chng (1896-1989), ex ministro degli
Esteri di Yi Sngman che si era trovato a capo di un governo provvisorio, viste anche le
dimissioni del vicepresidente Chang Myn dopo le elezioni del 15 marzo, provvedette a
creare una nuova Costituzione che prevedeva una democrazia parlamentare, con un forte
premierato e un presidente della Repubblica a garanzia delle attivit istituzionali. Alle
elezioni del 29 giugno il Partito Democratico trionf e il suo leader Chang Myn divenne
Presidente del Consiglio su nomina di Yun Posn (1897-1990), che il Parlamento aveva
eletto capo dello Stato.
Ma la Corea era un Paese che non aveva mai conosciuto la democrazia. Passati i primi
entusiasmi per la caduta di Yi Sngman, la Seconda Repubblica vide riaffiorare le storiche
tare impossibili da cancellare con un colpo di spugna o con limposizione di un modello
occidentale. Il nuovo governo fall nel ripulire il Paese dagli uomini maggiormente
compromessi con il vecchio regime, mentre le rivalit interne, ora favorite da una
maggiore libert despressione, impedivano di fatto allesecutivo di governare. La
intoccabilit di alcuni personaggi, i cronici mali del clientelismo e del nepotismo uniti
agli storici campanilismi e faziosit, rendevano la democrazia coreana un sistema perverso
risultante nellimmobilismo pi assoluto per via dei veti incrociati. Fra i pochi atti della
nuove gestione i due pi significativi risultarono alla fine tra i meno avveduti: la
svalutazione della moneta, che aggrav linflazione, e il licenziamento di migliaia di
poliziotti in servizio durante il vecchio regime, che dettero uninfelice immagine di
giustizia parziale (erano infatti solo i pesci piccoli a pagare) provocando una forte
destabilizzazione dellordine interno.
Gli studenti fecero la loro parte. Rivendicando, allora come oggi, lo storico ruolo di
custodi dei costumi, gi toccato ai letterati confuciani e ai loro antichi colleghi
dellAccademia Snggyungwan, si abbandonarono a una serie di dimostrazioni, per lo pi
dai contenuti qualunquisti, pressando per la riunificazione a tutti i costi del Paese e
risvegliando cos fantasmi da poco sopiti.
Occorre a questo punto aprire una breve parentesi sul dissenso degli studenti
coreani, dallepoca classica fino ai giorni nostri, perch a mio giudizio esso stato troppe
volte sopravvalutato. La verve contestataria dello studente coreano, infatti, non nasce
solitamente da una posizione ideologica ben precisa, chiara e definita, ma semplicemente
dalla sua stessa condizione di studente. Nel mondo delle categorie confuciane, infatti,
a loro che tocca protestare: questa la loro funzione assegnata. Ma come secoli prima
i loro colleghi dellAccademia Snggyungwan diventavano perfetti uomini di regime dopo
aver ricevuto il titolo e passato gli esami di Stato, cos gli studenti di oggi, una volta
consegnato il tesserino universitario, divengono degli anonimi burocrati o, peggio, degli
uomini di potere altezzosi, arroganti e classisti la cui nuova funzione diviene non di rado
quella di stroncare ogni attivit pericolosa dellultima generazione studentesca. Gli
studenti dellAccademia Snggyungwan non erano nientaltro che dei conservatori,
custodi della tradizione nel segno della continuit. Gli studenti di oggi difficilmente sanno
proporre qualcosa di veramente nuovo e alternativo, qualcosa che non sia solamente e
astrattamente la rivendicazione di una improbabile coreanit e il recupero qualunquista
della tradizione e dei valori nazionali (peraltro difficilmente individuabili, viste le vicende
complesse e i mutamenti successi nella storia di questo Paese). senzaltro, questa, una
reazione ai disgraziati eventi sofferti dalla patria, ma troppo blanda e poco propositiva. Al
contrario, tale atteggiamento da parte degli studenti ha portato a un fenomeno increscioso,
che ha visto le Facolt di Lettere e Filosofia, tradizionalmente luce del progresso delle
idee, trasformarsi nelle pi reazionarie e conservatrici realt accademiche, e questo perch
gli studi umanistici sono ancora pesantemente fondati sulla cultura nazionale.
Finita questa doverosa digressione, dir che fra il 1960 e il 1961 latteggiamento degli
studenti ebbe conseguenze nefaste perch si port dietro le simpatie di un intero popolo,
prevalentemente povero, che guardava con malcelato interesse ai successi economici della
Corea del Nord, il Paradiso dei lavoratori. Il rischio di una svolta a sinistra era concreto
e ci di per s non avrebbe rappresentato una tragedia, ma era un rischio che gli Stati Uniti
non potevano permettersi: la CIA doveva trovare a tutti i costi un sostituto di Yi Sngman.
Larmistizio di Panmunjm, che aveva lasciato la situazione bellica in sospeso, aveva
consegnato in eredit, oltre alla psicosi di guerra abilmente fomentata da ognuno dei due
regimi, il pesante riarmo delle due Coree. Lesercito sudcoreano era ora ben potente e
dunque ago della bilancia delle sorti del Paese. Il 16 maggio 1961 il generale Pak
Chnghi oper un colpo di Stato, destituendo dautorit il legittimo esecutivo e
instaurando un governo militare chiamato Consiglio supremo per la ricostruzione
nazionale (Kukka chaegon chaego hoei).25 Quasi otto secoli dopo il colpo di Stato del
1170 la Corea, uno dei Paesi pi letterati del mondo, si trovava ancora sotto un regime
militare.
Compiuto latto di forza, con laiuto della CIA, Pak non perse tempo a crearsi una
legittimit. Stroncato il tentativo controrivoluzionario di unaltra frangia dellesercito,
nellaprile 1962 fece promulgare, col pretesto di combattere la corruzione, una legge che
vietava praticamente ogni attivit politica e il presidente della Repubblica Yun Posn si
dimise per protesta. Attraverso un referendum, il 17 dicembre 1962, Pak riusc a fare
approvare una nuova Costituzione che prevedeva una Repubblica presidenziale e un
Parlamento monocamerale e subito dopo annunciava, smentendo quanto lui stesso aveva
pubblicamente affermato pochi mesi prima, di candidarsi a presidente della Repubblica.
Lannuncio sembr subito una provocazione, perch solo ad aprile di quello stesso anno
Pak aveva vietato ogni attivit politica e dunque il candidato alle elezioni presidenziali
sarebbe stato lui solo. Accortosi dellenormit della propria gaffe, Pak cerc di rimediare
fondando un Partito detto Repubblicano Democratico (Minju konghwadang) e
riammettendo alla vita politica i suoi avversari che subito si organizzarono in due
formazioni principali: il Partito della Politica del Popolo (Minjngdang) e il Partito
Democratico (Minjudang).
Tutto ci accadeva tra la primavera e lestate del 1963. A dicembre di quello stesso
anno ebbero luogo le elezioni presidenziali che videro Pak prevalere di un soffio su Yun
Posn: nasceva cos la Terza Repubblica.
Sistemata, almeno per il momento, la questione della legittimit, Pak si mise a
governare. A differenza di Yi Sngman, votato solo alla difesa del potere personale, egli
aveva progetti ambiziosi per migliorare leconomia del Paese; un Paese poverissimo e con
scarse prospettive. Non escluso che la spinta a migliorare leconomia nazionale venisse
dagli Stati Uniti, che temevano che la povert potesse risultare un fattore destabilizzante in
unarea strategicamente importantissima, ma certo che Pak si rese conto che da sola e
minata da una forte conflittualit interna difficilmente la Corea del Sud sarebbe riuscita a
tirarsi fuori dalla sua condizione di Paese del Terzo Mondo. Il problema della conflittualit
laveva risolto con il colpo di Stato e il governo autoritario, il problema economico lo
avrebbe risolto ricreando un regime coloniale in un Paese libero, ossia aprendo
indiscriminatamente le porte agli investitori stranieri, che inevitabilmente sarebbero stati
attratti dalla manodopera a basso costo fornita dai lavoratori locali. Convincere gli
imprenditori USA non fu difficile: in fondo, egli si trovava nel posto che occupava
soprattutto per merito della CIA. Si trattava ora di convincere la potenza industriale pi
vicina, ma anche la pi odiata, ossia il Giappone. Fin dalla sua fondazione la Repubblica
di Corea non aveva relazioni con il Giappone: nel 1965, fra le proteste generali che lo
indicavano come traditore della patria, Pak Chnghi ristabil relazioni amichevoli con
lingombrante vicino, spianando la strada ai grossi industriali nipponici.
In effetti, il Paese era stato di nuovo venduto. Tuttavia, se solo Pak avesse agito
nellemergenza del momento, se solo avesse potuto dimostrare che il gran passo era stato
compiuto esclusivamente nellinteresse della patria, forse non avrebbe subito contestazioni
cos pesanti. Il fatto era, invece, che il presidente aveva dei trascorsi inquietanti: da sempre
descritto come filo-giapponese, si era diplomato in Manciuria nella locale Accademia
Militare frequentando addirittura la Scuola di Guerra giapponese, un privilegio concesso
dai nipponici solo a quei coreani rinnegati che avessero dimostrato totale dedizione agli
oppressori. Con il nome giapponese di Okamoto Minora prese probabilmente parte
addirittura alle repressioni contro i connazionali, ma intanto tesseva una rete di amicizie
(alcune tuttaltro che trasparenti) con gli invasori che gli sarebbero tornate utilissime
ventanni dopo. Il poco gratificante nomignolo di ultimo governatore giapponese della
Corea che veniva affibbiato a Pak non era perci completamente fuori luogo,26 ma
furono proprio i suoi precedenti a facilitare il processo di distensione fra i due Paesi
asiatici. Il boom economico della Corea del Sud negli anni 70-80 parte probabilmente
proprio dalla riappacificazione del 1965 e dai capitali giapponesi investiti a seguito di tale
episodio.
Un altro atto che storn da Pak molte simpatie fu linvio di truppe sudcoreane in
Vietnam in appoggio agli Stati Uniti, una macchia per un popolo che ancora proclama con
orgoglio di non aver mai compiuto una guerra daggressione in tutta la propria storia. Tra
il 1965 e il 1972 sarebbero stati inviati nel sud-est asiatico circa trecentomila soldati che
avrebbero pagato un tributo di sangue non indifferente. Inquietante poi la sorte di vari
dispersi che non si sa a tuttoggi se deceduti in azione o catturati dai vietcong per essere
poi ceduti, secondo voci mai pienamente confermate, alla Corea del Nord: una spina in pi
per i loro congiunti. Con limpegno militare allestero la Corea del Sud ripagava il debito
contratto con gli Stati Uniti durante la guerra civile del 1950-53 e nel contempo rafforzava
i legami (anche economici) con lo storico alleato. Leconomia cominci a decollare, con
un netto aumento delloccupazione, e sulla base di tali risultati Pak riusc a vincere con un
buon margine le elezioni presidenziali del 1967. Ma come era gi accaduto nel caso di Yi
Sngman la Costituzione non prevedeva un terzo mandato. Cavalcando londa del
momento favorevole, Pak riusc allora a far modificare dal Parlamento, nel settembre
1969, larticolo della Costituzione che limitava il numero dei mandati presidenziali
malgrado le proteste non solo dellopposizione ma anche di una frangia del suo stesso
schieramento.27 Va anche detto che lemendamento alla Costituzione venne poi ratificato
da un referendum popolare, sul quale comunque aleggiarono pesantemente sospetti di
brogli.
La svolta avvenne nel 1971, dopo che lopposizione si era coalizzata intorno al Partito
della Nuova Democrazia (Sinmindang). Alle elezioni presidenziali di quellanno Pak
risult ancora vincitore, ma solo con uno strettissimo margine sul candidato
dellopposizione Kim Taejung. Il risicato successo trov conferma, poco dopo, nelle
elezioni per il rinnovo del Parlamento. Convinto, come molti dittatori, di essere il
salvatore della patria, Pak non riusc ad accettare il forte dissenso espresso dallelettorato
in una consultazione pur fortemente sospettata di irregolarit: paradossalmente, fu lui ad
accusare Kim Taejung di brogli elettorali e cos lo fece imprigionare. Ossessionato
dallopposizione che ormai cominciava a serpeggiare anche allinterno del suo stesso
Partito, Pak dette un giro di vite alla situazione politica del Paese, passando da un forte
autoritarismo a una sanguinaria dittatura nemmeno pi tanto mascherata. Grazie alla
Legge per la difesa nazionale (Kukka powibop) del dicembre 1971, Pak assunse poteri
assoluti e dopo aver illuso la sua gente fingendo delle aperture verso la Corea del Nord,
stravolse la Costituzione proclamando lera dello Yusin (rinnovamento) che praticamente
equivaleva a uno stato di perenne legge marziale.28 In base alla Costituzione targata Yusin,
il mandato presidenziale diventava di otto anni e poteva essere esteso allinfinito. In pi, il
presidente si riservava la facolt di nominare direttamente 1/3 dei parlamentari, mentre il
presidente stesso sarebbe stato eletto dai membri di un Consiglio Nazionale per la
Riunificazione (Tongil chuche Kngmin hoei) creato per loccasione e formato
interamente da uomini di fiducia del dittatore. Era il 27 ottobre 1972.
Il 21 novembre, meno di un mese dopo, un referendum popolare condotto allinsegna
dellintimidazione consacrava la nuova costituzione Yusin. Era il secondo colpo di Stato di
Pak, stavolta operato da presidente della Repubblica in carica. Per ritorsione la Corea del
Nord, dopo la disponibilit al dialogo mostrata nei mesi precedenti, irrigidiva a sua volta
la propria posizione, costituendosi ufficialmente come Paese socialista il 27 dicembre
dello stesso anno. Ecco come il poeta nordcoreano Cho Snggwan ebbe a stigmatizzare la
svolta in Corea del Sud con un componimento intitolato Chju (Maledizione) che
combina, secondo una formula ben collaudata, la retorica socialista con la tradizione della
poesia politica confuciana:
Fiori, non sbocciate!
Uccelli, non cantate!
Prima che sulla Terra svanisca per sempre lombra dello Yusin,
Che come prezzo riceve il sangue del popolo, a fiumi.
Prima di dare la morte a te, farabutto, cento e mille volte!
Oh, inestinguibile rabbia! Oh, eterna maledizione!
In Corea del Sud ebbe inizio un vero e proprio periodo del terrore. Non che fino a quel
momento Pak avesse governato con mano leggera, ma la reazione del dittatore dopo il
1971 fu selvaggia, quasi egli si fosse sentito tradito da un intero popolo al cui progresso
pensava di aver fortemente contribuito.
Se progresso per cera stato, questo era stato ottenuto a un prezzo terribile, con una
politica del lavoro al limite dello schiavismo. La vita dei lavoratori era pi che grama, con
turni massacranti e modestissime retribuzioni. Il 13 novembre 1970 loperaio tessile Chn
Taeil, ventitr anni allanagrafe e 23.000 wn mensili in busta paga, si era ucciso a Seoul
dandosi fuoco durante una dimostrazione di protesta contro le disumane condizioni dei
lavoratori sudcoreani, diventando un martire e un simbolo.29 Rimarr, questo, un episodio
fondamentale e indimenticabile nella storia del diritto del lavoro della Repubblica di
Corea.
Ma era la polizia segreta, comunemente indicata come KCIA (Korean Central
Intelligence Agency) lo strumento pi temibile nelle mani di Pak. Simile solo nel nome al
corrispondente organismo statunitense, rispetto a questo aveva poteri molto pi ampi.
Dipendeva infatti direttamente dal presidente e aveva unautonomia illimitata che la
poneva al di sopra di ogni altro potere costituzionale. Per la sua rete complessa, per la
capillarit della sua penetrazione nella societ e per i suoi metodi brutali, la KCIA fu
spesso accostata alla polizia militare giapponese Kempei-tai, organismo che Pak, del resto,
conosceva molto bene.
Il controllo del territorio e di tutte le attivit politiche era compito della KCIA ed era
svolto soprattutto nelle citt, il cui maggior peso intellettuale rispetto alla campagna,
dovuto soprattutto alla presenza delle universit, rappresentava una perenne minaccia per
il regime. Pak Chnghi fu per accusato di estendere la propria rete di spionaggio anche
alle campagne, tradizionale serbatoio di voti per il Partito del presidente:30 secondo alcuni
oppositori, infatti, era questo il vero scopo del movimento Saemal (Nuovo villaggio)
lanciato nei primissimi anni 70 e destinato ufficialmente allo sviluppo delle aree rurali
grazie allutilizzo in campo economico-commerciale della manovalanza inoperosa durante
le stagioni agricole di inattivit. Sospetti di infiltrazioni della KCIA a parte, per, il
movimento valorizzava la tradizionale solidariet fra i villaggi, migliorandone nello stesso
tempo le condizioni di vita, e attenuava lo storico e disgraziato solco esistente fra capitale
e provincia e, in senso pi lato, fra citt e campagna. Il movimento Saemal va comunque
annoverato fra le iniziative pi positive dellera di Pak Chnghi.
Dopo lo Yusin crebbe naturalmente lopposizione e, di conseguenza, la repressione.
Censure, torture, processi illegali ed esecuzioni sommarie furono allordine del giorno e
non risparmiarono nessun cittadino a prescindere dalla sua et, sesso, fascia sociale e
credo religioso, al punto che anche i cristiani, che pure sono tradizionalmente legati spesso
alle alte sfere del potere, intrapresero una forte resistenza levando accorate e ferme voci di
protesta. La sola simpatia per idee ritenute sovversive poteva portare al patibolo: la Corea
ritrovava il tempo mai perduto dellepoca classica, quando un solo memoriale al trono di
dissenso poteva costare la vita. La tortura, specialmente, era considerata un mezzo
normalissimo per estorcere verit e confessioni, n pi n meno di un secolo prima a parte
luso di qualche nuova tecnica come, per esempio, la corrente elettrica. Neppure le pi alte
personalit politiche erano al sicuro: il leader dellopposizione Kim Taejung, fatto liberare
su pressione americana, una volta venne spinto fuori strada da un mezzo misterioso
mentre viaggiava in auto, unaltra volta venne aggredito in un albergo di Tky,
narcotizzato, rinchiuso in un baule e trasportato in patria dove fu messo agli arresti
domiciliari. A parte la quasi certa complicit nellepisodio delle autorit giapponesi, si
disse che lintenzione primigenia di Pak era stata quella di far sparire definitivamente
lavversario, ma che allultimo momento, a evitare il peggio (e forse anche una rivolta
popolare), fosse arrivata una telefonata dalla Casa Bianca. Anche la dissidenza interna
venne duramente repressa: i membri del Partito Democratico Popolare di Pak che avevano
votato a favore delle dimissioni del ministro degli Interni, protetto del presidente,
scomparvero dalla vita politica e pare che qualcuno di essi sia anche stato fatto oggetto di
violenze e percosse. Come paravento di ogni critica Pak continuava a sbandierare ai
cittadini la minaccia della Corea del Nord (lanticomunismo era insegnato come disciplina
nelle scuole dellobbligo), diffondendo la psicosi della guerra, e i tunnel trovati in quegli
anni sotto Panmunjm gli fornirono certamente un ottimo pretesto per governare a colpi
di misure demergenza.31
Non mancarono gli scandali finanziari, malgrado una certa storiografia benevola abbia
tentato di preservare almeno lintegrit morale personale di Pak. I sospetti di generose
elargizioni ricevute da grossi gruppi industriali stranieri sono ancora una pesante ombra,
mentre il cosiddetto caso Koreagate suscit allestero una vastissima eco. Si tratt di
unintricata vicenda di intimidazioni nei confronti dei coreani dAmerica e di tangenti
pagate (o da pagare) a giornalisti, scienziati e perfino membri del Congresso USA in
cambio di un atteggiamento pi morbido nelle relazioni con la Repubblica di Corea.
E proprio gli Stati Uniti, imbarazzati dalla piega che gli eventi stavano assumendo a
Seoul, cominciarono a prendere sempre pi le distanze da Pak: gli incontri ai massimi
livelli che erano stati ben cinque dal 1961 al 1969 furono solo due tra il 1969 e il 1979. La
crisi petrolifera e il protezionismo applicato dagli americani contro i prodotti coreani
rallentarono la crescita del Paese diminuendo vieppi la popolarit del presidente. Il 15
agosto 1974 Pak sfugg a un attentato nel quale perse la vita la moglie e questo inaspr
ancor di pi il pugno di ferro del presidente. Nel 1976 Kim Taejung e lex presidente Yun
Posn furono condannati a cinque anni di prigione e il testimone dellopposizione pass a
Kim Yngsam (1927-). Pak venne rieletto (n poteva essere altrimenti) dal Consiglio
Nazionale per la Riunificazione nel giugno 1978, ma nel dicembre dello stesso anno il suo
Partito incass una clamorosa sconfitta alle elezioni per il rinnovo del Parlamento. Sempre
pi solo [nel 1975 erano sorti dissidi profondi anche con il nipote Kim Chongpil (1926-)
che era stato perci rimosso dal suo ruolo di braccio destro ed eventuale successore] e alle
prese con una nuova crisi finanziaria, Pak tent di liberarsi delloppositore Kim Yngsam
facendolo espellere dal Parlamento, il 4 ottobre 1979. Un gesto inconsulto, che provoc la
sollevazione dei cittadini di Pusan, base delluomo politico cos perseguitato. La rivolta
assunse presto una vastit inusitata e minacci di estendersi anche ad altre citt. Pak
decret lo stato dassedio, ingaggiando un braccio di ferro con i suoi pi stretti
collaboratori sulle risoluzioni da prendere in merito alla gravissima situazione che si era
venuta a creare. Pare che lidea del presidente fosse ancora una volta quella di usare la
violenza, laddove Kim Chaegyu (1926-1980), direttore della KCIA, sembrava pi
favorevole al compromesso. Il 26 ottobre 1979, nel corso di un banchetto, unanimata
discussione fra i due assunse presto toni accesissimi finch a un certo punto Kim Chaegyu,
estratta una rivoltella, non fredd il dittatore. Cos finiva, dopo diciotto anni, lera di Pak
Chnghi: violentemente, per come era cominciata, e il capo dello Stato moriva male per
come male aveva vissuto. Ancora oggi, in Corea del Sud, una leggenda metropolitana
vuole che una certa marca di whisky sia cos popolare e apprezzata perch era proprio
quella che il dittatore stava bevendo al momento di essere assassinato.
Choe Kyuha (1919-), ossia colui che era divenuto il delfino di Pak dopo il
siluramento di Kim Chongpil nel 1975, si ritrov improvvisamente al centro
dellattenzione e obbligato a prendere delle decisioni importanti e immediate. Pi
burocrate che uomo dazione, cerc di assicurarsi il consenso di tutte le parti, ordinando
da un lato una severa inchiesta sullassassinio di Pak e mantenendo in vigore lo Yusin
(cosa che gli avrebbe consentito di essere eletto presidente della Repubblica), dallaltro
cancellando alcune misure demergenza (come la famigerata nr. 9), promettendo una
nuova Costituzione entro un anno, e liberando alcuni prigionieri politici, a partire da quel
Kim Taejung ormai abituato suo malgrado a fare landirivieni fra i tribunali e le patrie
galere.32 Si accese presto un duro confronto fra i resti del regime di Pak e lopposizione,
ma quel che peggio che sorsero aspri contrasti in seno allopposizione stessa, dove
Kim Yngsam e Kim Taejung compromisero ben presto la stabilit e lunit stessa del
Partito della Nuova Democrazia. Dallaltra parte della realt politica, un redivivo Kim
Chongpil contendeva ferocemente a Yi Hurak (entrambi erano stati direttori della KCIA)
la leadership del Partito Repubblicano Democratico.
Intanto i quadri dellesercito erano sempre pi irrequieti e le pulsioni per una nuova
svolta autoritaria sempre pi forti, data anche la situazione di stallo che si era venuta a
creare nella politica del Paese. D controllo dellesercito avrebbe significato con ogni
probabilit anche il controllo del Paese, ma anche le forze armate erano lacerate da
conflitti interni. Chi avrebbe voluto governare la Corea del Sud avrebbe dovuto in primo
luogo condurre sotto la propria esclusiva autorit tutti quadri dellesercito: il resto sarebbe
stato solo una formalit.
Il 12 dicembre 1979, sei giorni dopo lelezione di Choe Kyuha a presidente della
Repubblica, tre giovani generali uniti dalla frequenza dello stesso corso allAccademia
Militare e dalla regione di origine (il Kyng-sang: riecco il tribalismo coreano) misero
in atto un autentico putsch contro lo Stato Maggiore della Difesa della Repubblica di
Corea. I tre generali erano Chn Tuhwan (1931-), No Taeu (1932-) e Chng Hoyong
(1932-). I primi due sarebbero diventati presidenti della Repubblica.
La notte del 12 dicembre a Seoul sembrarono tornati i tempi della guerra civile. Si
videro circolare carri armati e altri mezzi blindati, batterie di missili, artiglierie semoventi,
ma, soprattutto, si pot assistere a un furioso combattimento nei pressi del Ministero della
Difesa tra i golpisti e i difensori dellordine esistente, che ebbero la peggio. Chn Tuhwan,
leader del complotto, si sbarazz degli alti gradi dellesercito suoi avversari e in loro vece
piazz i suoi amici. Ora, le forze armate erano sotto il suo totale controllo. Bisognava solo
aspettare; unattesa che si preannunciava breve, vista la naturale propensione al dissenso
degli studenti che avrebbe facilmente offerto il destro allazione risolutiva.
Passato solo qualche mese, Chn lanci la sua provocazione, facendosi nominare,
nellaprile del 1980, direttore della KCIA, mentre Choe Kyuha si mostrava sempre pi
come semplice elemento decorativo del sistema. La risposta degli studenti non si fece
attendere, anche perch, a sei mesi dalla morte di Pak Chnghi, lo Yusin rimaneva in
vigore a tutti gli effetti. Sponsorizzate dalle opposizioni, imponenti manifestazioni di
protesta infiammarono il mese di maggio: proprio ci che Chn attendeva. Il 17 maggio
fece proclamare (Choe Kyuha ormai non contava pi nulla) lo stato dassedio in tutto il
territorio nazionale, sciolse il Parlamento, fece arrestare gli oppositori politici, chiuse le
universit.
E fu allora che Kwangju insorse. Kwangju, storica grande citt del Chlla, regione
dinnumerevoli letterati e di Kim Taejung, nemica storica del Kyngsang, terra di Chn
Tuhwan e dei suoi scherani. Quanti secoli erano passati dalle guerre fra Paekche e Silla?
Come le donne di Puy avevano sacrificato loro stesse nel 660, cos, a partire da quel 18
maggio e per molti altri giorni ancora, gli abitanti di Kwangju resero la loro citt
indimenticabile martire della giustizia e della libert. Per dieci giorni si combatt casa per
casa con i civili che affrontavano lesercito con bottiglie molotov, bastoni e perfino armi
sottratte agli assalitori. Alla fine, tutta la citt era piena di sangue e di cadaveri. Le cifre
governative riportarono circa 150 morti, ma quelle della resistenza, sicuramente pi
veritiere, parlarono di oltre 2000, non contando le vittime fra i militari (varie decine), i
feriti, gli arrestati. Kim Taejung, considerato lispiratore della rivolta, sarebbe stato
condannato a morte (pena poi commutata nellergastolo).
Choe Kyuha si dimise il 16 agosto, rinunciando in tal modo a rendersi vieppi
ridicolo agli occhi degli osservatori interni e internazionali. Undici giorni dopo, il 27
agosto, Chn Tuhwan assumeva la presidenza ad interim dopo essersi dimesso
dallesercito. Fu varata una nuova Costituzione e, nel febbraio 1981, Chn fu eletto
presidente per la V Repubblica.
Il settennato di Chn Tuhwan alla presidenza della Corea del Sud fu lultimo di natura
militare e conseguenza di un colpo di Stato. Idealmente, il regime di Chn continuava
quello di Pak Chnghi (non per caso lassassino di questi fu giustiziato), personaggio al
quale viene spesso accostato in una sorta di vita parallela plutarchiana che lo fa stare a
Pak come un modesto epigone. Credo tuttavia che sia un errore distinguere i due dittatori
in base alla loro personalit limitandosi a dire, secondo una voxpopuli imprudentemente
raccolta da una certa bibliografia, che Pak era pi intelligente e onesto di Chn, il
quale veniva cos maggiormente esecrato e stigmatizzato. Il fatto , semplicemente, che
erano mutate le condizioni storiche: il popolo sudcoreano degli anni 80 molto pi ricco
e smaliziato di quello dei primi anni 60 e dunque meno disposto a sorvolare su certi
aspetti intrinseci e collaterali del regime. vero che Chn si impadron del potere in modo
meno incruento di Pak, vero che durante il suo regime continuarono le torture e le
censure,33 ma anche vero che Chn (a differenza di Pak) adott una Costituzione che
non prevedeva la propria rielezione e che traghett il Paese, nel complesso, verso una
realt pi libera e pluralista. Come Pak, Chn sub i suoi attentati34 e fu strettamente
legato agli Stati Uniti: chi gli rimprovera questultimo atteggiamento dovrebbe per
ricordarsi di come Pak sal al potere. Paradossalmente, anzi, il colpo di Stato di Chn,
proprio perch pi violento e maldestro, sembra frutto di una decisione personale anzich
pianificata dalla CIA. Infine, la corruzione pur indubbia di Chn, tanto reclamizzata, pu
scandalizzare solo il pi ottuso moralista in un Paese abituato da sempre a fenomeni di
abusi di potere. Probabilmente, nel giudizio contro Chn, pes anche il gossip di un suo
atteggiamento eccessivamente accondiscendente verso la moglie Yi Sunja, da molti
considerata la vera eminenza grigia di Chngwadae (il Padiglione dalle tegole azzurre,
il Palazzo presidenziale). Un atteggiamento, si capisce, pi che mai censurato da una
societ abituata a secoli di maschilismo.
Questo non vuol dire che Chn fosse migliore di Pak, o viceversa. Ma, ripeto, erano
mutate le condizioni storiche ed egli dovette fare di necessit virt. Ora anche il mondo
vigilava pi attentamente sulla situazione politica in Corea del Sud e questultima, da
parte sua, aveva sempre pi bisogno del sostegno internazionale adesso che intendeva
proporsi e affermarsi come potenza industriale emergente. Le Olimpiadi, poi, potevano
essere messe in pericolo da una situazione esplosiva e questo era un rischio che il Paese
non poteva assolutamente permettersi. Erano tutti problemi che Pak aveva dovuto
affrontare in modo assai pi blando o non aveva dovuto affrontare affatto.
Cos, anche per le pressioni dellopinione pubblica internazionale, Chn dovette
piegarsi ad alcune riforme, richieste a furor di popolo nel corso di numerose e pesanti
dimostrazioni di piazza, che comprendevano fra laltro lelezione diretta a suffragio
universale del capo dello Stato. Nel 1987 il mandato di Chn volgeva al termine e a
dicembre di quellanno vi sarebbero state le elezioni. Il presidente in carica, che pur
avendo incassato lo straordinario successo dei Giochi Olimpici a Seoul era sempre pi
criticato e malvisto, fu ritenuto aver varcato i limiti di ogni decenza quando, il 10 giugno,
il suo amico No Taeu venne nominato leader del Partito Repubblicano Democratico con
lobiettivo di concorrere alle elezioni presidenziali nel segno della continuit. Quel giugno
fu un mese caldissimo, ma a raffreddare gli animi pens lo stesso No Taeu, che in un
memorabile annuncio, il giorno 29, espose il proprio programma politico che
comprendeva il rilascio dei prigionieri dopinione, il pluripartitismo, il rispetto dei diritti
umani, labolizione della censura, lautonomia del mondo accademico, ecc. Soprattutto (e
No lo fece capire senza troppe ambiguit) il candidato presidenziale faceva appello alla
maturit del popolo coreano per permettere il regolare svolgimento delle Olimpiadi,
previste per lanno successivo, universalmente considerate un traguardo epocale al quale il
Paese si stava preparando da anni.
La tensione si stemper e alla sfida politica di dicembre (per un mandato che in base
alla Costituzione era ora quinquennale) i principali candidati, a parte No Taeu, furono
Kim Yngsam, Kim Taejung (graziato e liberato dagli ennesimi arresti domiciliari) e, pi
defilato, Kim Chongpil, che insidiava da destra il delfino di Chn Tuhwan. Stup
latteggiamento dellopposizione, che anzich presentarsi congiunta contro il comune
avversario si divise presentando due candidati alla consultazione. Del resto, Kim Yngsam
era della regione del Kyngsang e Kim Taejung del Chlla: le rispettive regioni avrebbero
clamorosamente votato in blocco i loro rappresentanti.
Le elezioni presidenziali del 1987 mostrarono quanto lontana fosse ancora la Corea da
unidea veramente democratica o, perlomeno, dallidea occidentale di democrazia. I
candidati ottennero dei veri plebisciti nelle proprie regioni e alla fine, con appena il 36,6%
dei voti, la spunt proprio No Taeu, lodiato generale camerata di Chn Tuhwan, esecrato
e contestato a ogni livello. Kim Yngsam ottenne il 28%, Barn Taejung il 27%: