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Storia dei
Musulmani di
Sicilia

di Michele Amari

Storia d’Italia Einaudi

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Edizione di riferimento:
Storia dei musulmani di Sicilia, Editrice Giannotta,
Palermo 1983

Storia d’Italia Einaudi II

.

Sommario

I 1
II 36
III 53
IV 72
V 97
VI 105
VII 124
VIII 133
IX 142
X 150
XI 162
XII 166
XIII 176
XIV 191
XV 202
XVI 214

Storia d’Italia Einaudi III

I

Mentre San Gregorio gittava le prime fondamenta del-
la potenza temporale dei papi, un giovane pien di virtù
meditava in Arabia su i principii d’una novella religione.
La gente ond’ei nacque era in via d’uscire dalla barbarie.
Aveva avuto, per vero, l’Arabia, in tempi remotissimi, un
periodo di potenza e ancora d’incivilimento. Questi s’e-
rano sviluppati, a dispetto della natura, tra un clima ar-
dente e un suolo penuriosissimo d’acque, sì che v’era im-
possibile ogni agricoltura, fuorché in qualche lista di ter-
reno; impossibile il soggiorno di grosse e raccolte popo-
lazioni; negato alla più parte degli abitatori tutt’altra vi-
ta che la nomade. Donde non è maraviglia se la poten-
za politica si dileguasse dall’Arabia forse in tempo assai
breve, come poi avvenne a quella fondata da Maometto.
Dello incivilimento rimase qualche avanzo, nelle sue sedi
principali: a settentrione cioè e tra ponente e mezzogior-
no, ov’è più fecondo il terreno e l’oceano tempera l’ae-
re e agevola il commercio. Scomparvero fin anco quegli
antichi popoli; dei quali altri emigrò come i Fenicii, al-
tri decadde e menomò altri, sterminato per violenta cata-
strofe, lasciò vaghe rimembranze di umana superbia, di
abominazioni, di provocata vendetta del cielo.
Così durante il corso delle due civiltà greca e roma-
na, e infino al settimo secolo dell’era volgare, l’Arabia fu
poco tenuta in conto tra le nazioni. In questo periodo
veggiamo nella penisola due schiatte principali. La più
antica, detta di Kahtân dal vero o supposto progenitore,
forse il Iectan della Bibbia, occupava le parti meridio-
nali, ossia l’Arabia Felice degli antichi e principalmente
l’angolo tra ponente e mezzodì, il Iemen, come il chia-
mano gli Arabi. Era schiatta mista, parlante due lingue,
l’una delle quali analoga all’arabo, e l’altra no; divisa tra
la vita nomade e la vita stabile: e le popolazioni stabi-

Storia d’Italia Einaudi 1

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li, dove date all’agricoltura, dove raccolte in cittadi e in-
tese al commercio, alla navigazione, ad industrie cittadi-
nesche; la parte più opulenta della nazione per molti se-
coli soggetta dove a piccioli principi, dove ad unica mo-
narchia, in ultimo a due successive dominazioni stranie-
re. Varie tribù erranti di cotesta schiatta, dopo soggior-
no più o men durevole nell’Arabia di mezzo, come se lor
indole le sforzasse ad accostarsi alla civiltà, se ne andaro-
no verso il settentrione. Quivi fondarono due Stati: l’u-
no in Mesopotamia che si addimandò il reame di Hira,
prima tributario, poi provincia della Persia; l’altro pres-
so la Siria. E questo ebbe per sede Palmira; si illustrò coi
nomi di Odenato e Zenobia; e, distrutta Palmira, le tri-
bù, senza soggiornare altrimenti in grosse città, furono
note sotto la appellazione di Ghassanidi: comandate al-
sì da un principe; soggette sempre all’impero romano, il
quale occupò anche qualche città della Arabia settentrio-
nale, Petrea, come la dissero i dominatori. L’altra gente
prese il nome di Adnân, tenuto discendente di Ismaele.
Più compatta della prole di Kahtân, parlava unica lingua;
tenea l’ingrato e vastissimo terreno delle regioni centra-
li. Pastori nomadi o mercatanti di carovana, gli Ismaeli-
ti non ubbidirono a principii; vissero nella rozza franchi-
gia della tribù anche que’ ch’ebbero stanza ferma là do-
ve il luogo ne concedea. Gli stranieri non s’invogliaro-
no giammai di soggiogarli; né essi l’avrebbero sofferto,
se non che alcuna tribù riconobbe, di nome e per poco,
i monarchi del Iemen, o i Persiani.
Considerati così gli abitatori dell’Arabia secondo il le-
gnaggio, i due tronchi parranno dissimilissimi l’uno dal-
l’altro; si comprenderà perché si oltraggiassero a vicenda;
perché la nimistà della schiatta durasse fin sotto la po-
tente unità dell’islamismo, fino alle remote spiagge del-
l’Atlantico, ove le portò insieme la vittoria. Ma se si ri-
guardi ai costumi piuttosto che al sangue, si troveranno
da una banda i soli cittadini e agricoltori del Iemen, dal-

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l’altra il rimanente di Kahtân e tutta Adnân; il grosso del-
la nazione arabica, non ostante l’antagonismo di schiat-
ta, comparirà ridotto ad unica stampa dalla vita noma-
de. La qual condizione sociale, immutabile come i de-
serti ove errano le tribù, è notissima per tanti ricordi uni-
voci, da Giobbe infino ai viaggiatori d’oggidì: libri sa-
cri, poesie, istorie, romanzi, osservazioni di dotti euro-
pei. E vuolsi da noi studiare, perché, conoscendo gli or-
dini delle tribù, si spiegheranno agevolmente le vicende
della nazione arabica in tutti i tempi e in tutti i luoghi.
La tribù nomade, o, come dicon essi, beduina, che
suonerebbe appo noi campagnuola, è saldo corpo po-
litico senz’altri legami che del sangue, senz’altra sanzio-
ne penale che la vergogna e il timore dell’altrui vendet-
ta e rapacità. Quivi l’unità elementare delle società non è
l’individuo, ma sì la famiglia; né risiede vera autorità che
nel capo della famiglia. Ei comanda assoluto ai figliuo-
li e a lor prole; agli schiavi fatti in guerra o comperati:
ai liberti che rimangono in clientela; agli affidati, uomi-
ni stranieri e liberi venuti a porsi sotto la sua protezione:
ei li nutrisce, li difende dall’altrui violenza, e, quando ne
recassero ad altrui, ripara il torto o affronta la vendetta.
Nel numero e zelo de’ suoi sta la forza del capo; la ric-
chezza nei servigi loro, negli utensili e negli armenti, né è
mestieri autorità di legge a mantenere insieme tal corpo.
Fuori dalla famiglia cominciano le associazioni: volon-
tarie al tutto; ma seguon anco la parentela. Così varie fa-
miglie fanno un circolo, come lo chiamano gli Arabi dal-
l’uso di piantare in cerchio lor tende; al quale è preposto
uno sceikh, o diremmo noi anziano, più tosto che elet-
to, designato senza forme di squittinio dalla riputazione
della persona e importanza della famiglia; talché l’ufizio
spesso diviene ereditario per molte generazioni. È capo
fittizio della parentela: magistrato senza impero sopra i
privati; senz’arbitrio nelle cose comuni del circolo, nelle
quali dee seguire il voto dei padri di famiglia. Infine lo

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sceikh rappresenta, come oggi direbbesi, il proprio cir-
colo nella tribù. La quale unisce insieme varie parente-
le di un medesimo legnaggio; ordinata alla sua volta co-
me il circolo, guidata da un capo, che vien su tra accordo
e necessità come quello del circolo, e regge le faccende
comuni della tribù: mutare il campo, far guerra o leghe;
sempre con l’assentimento degli sceikhi, fors’anco di al-
tri potenti capi di famiglia. Suole altresì capitanare gli ar-
mati della tribù nelle scorrerie e zuffe; ma talvolta, e più
spesso oggi che nei tempi andati, il condottiero è scelto
a posta.
Tale è loro gerarchia, politica insieme e militare, ché
mal si distingue, appo i Beduini. Ordini civili, che meriti-
no il nome, non ve n’ha. La forza mantiene la roba quan-
do non vi basti il credito della famiglia; e se la forza non
può, il furto divien legittimo acquisto. Un po’ più effica-
ce la guarentigia delle persone; perché il circolo e la tribù
vi si sentono tenuti in onore, e più volentieri pigliano le
armi a vendicare il sangue, o contribuiscono con le facol-
tà a pagare il prezzo di quello ch’abbia sparso alcun de’
loro. Il quale compenso, assurdo e iniquo in una civil-
tà, umano nella barbarie, è in uso da antichissimi tempi
in Arabia, come nel medio evo in Europa, ove il portaro-
no i nomadi del Settentrione; ma gli Arabi, men pazienti
di freno che non sieno mai stati i popoli germanici, non
soleano accettare il prezzo del sangue se non che esausti
dopo lunga vicenda di omicidii. Le multe per omicidio,
troppo gravi ad una sola famiglia, troppo fastidiose a tut-
ta la tribù, si soglion fornire dal circolo; il quale indi si
direbbe società di assicurazione scambievole nei misfat-
ti: e può cacciar via gli uomini rotti; ond’essi rimangono
senza mallevadore né protettore, veri sbanditi.
Sembra ancora che tra la famiglia e la tribù talvolta
si trovino parecchi gradi d’associazione intermediaria,
per cagione della disuguaglianza grandissima che v’ha
nel numero degli uomini delle tribù; ché se ne conta di

Storia d’Italia Einaudi 4

delle plebi vili e mescola- Storia d’Italia Einaudi 5 . Perciò di rado si vede degenerare in oligarchia e quasi mai in principato. nate quasi tutte da quella. concorronvi uomini di altre schiatte arabiche. e di più mal difese contro gli uomini e peg- gio contro i fenomeni della natura. con- corronvi stranieri. quasi popolazione d’una provincia. secondo che si discosti più o meno dal tronco l’inforcatura ov’è tagliato il ramo: poiché ogni frazione di tribù consanguinea si accompagna alle altre o se ne spicca a suo piacimento nei liberi campi del deserto. o. il ramo staccato dall’albero. avere. valore e riputazione delle fami- glie in una nazione che sta sempre in su la guerra e osser- va con tanta religione i legami del sangue. la semplicità e rozzezza dell’or- dinamento sociale. la agevolezza di sottrarsi a un governo troppo duro. Non è mestiere aggiugnere qual divario corra tra le fa- miglie in punto di ricchezza. ovvero di migliaia. la familiarità patriarcale. consistendo questa in pro- prietà mobili. V’ha inoltre la riputazio- ne di nobiltà di una tribù. La disuguaglianza del numero di uomini. per prendere una similitudine molto ovvia. porta necessa- riamente la nobiltà ereditaria. costrette a comporre con essi per danaro o sop- portare le scorrerie. La forma di governo della tribù torna all’aristocrazia. Gli ordini della tribù nomade informano le popolazio- ni stanziali. il bisogno continuo che i gran- di hanno della gente minuta. Michele Amari . Il corpo politico indipendente che noi diciamo tribù. ma larga. poste in mezzo ai Beduini. e avvezze a chiamare in lor divisio- ni quegli agguerriti vicini. e il reggimento talvolta si riduce nelle mani di pochi e ancor vi prevale un solo: effetto neces- sario della proprietà più certa. si appella in arabico con nomi diversi. Le abitazioni fisse dell’Ara- bia centrale sono stanze di commercio o ville di agricol- tori.Storia dei Musulmani di Sicilia poche centinaia. temperandola il nome comune. poiché tra loro quella che noi diremmo cittadinanza si confonde con la parentela. o circolo sopra gli altri.

avviluppati la persona in ampie vestimenta. ospitalissimi. sempre le allontana da’ ritrovi. meno schietta di sangue. bellissimi denti. Tra la libertà della parola. padroneggiano i cavalli. traggono vanto dalla rapina. Ma v’ha gradazioni tra gli uni e gli altri. Tali i cittadini i cui co- stumi più discordino dai nomadi. quando il può senza pe- ricolo. usa poligamia. e con ciò non pare svelta né elegante al par de’ Beduini. Per le medesime cagioni le fattezze e costumi. tenaci nell’odio. ché da loro par ne venga tal voce. puri lineamenti della schiatta caucasica in volto. Michele Amari . I figli del deserto hanno alta statura. penetran- te. l’uso al- la guerra e la compagnia del sesso più delicato. anco per cagion dei figliuoli che han da schiave negre. ancor- ché diversi pur in molti punti si rassomigliano. la servitù non può allignare troppo tra i cittadini. son contenti per lo più d’una sola moglie. ma la libidine. le tenere non co- nosce. sprezza e tiranneggia le femine. ma- neggian destri le armi. partecipano del valore e sobrie- tà dei Beduini. men forte. concubine. coperti la testa e il collo con bizzarra foggia di cuffia. vanno alteri al portamento. corpi robusti. sguardo sicuro. La gente delle città. divorzii. né tengon chiuse le donne. ardenti nell’amore che merita il nome. barba non troppo folta. impetuosi nell’ira. Nondimeno sendo le armi in mano delle tribù libere. asciutti. unisce le passioni violente con la frode. né ap- po loro la gelosia vieta le oneste brigate con donzelle. la ri- pudiano. cerca in vece gli stravizzi: in ogni cosa mostra il predominio dei piaceri materiali sopra quei dell’animo. usa turbanti e fogge di vestire più spedite e di pregio.Storia dei Musulmani di Sicilia te. si com- prende perché i Beduini sentano sì altamente in poesia. ma li ritiene di maltrattarla troppo il rispetto della parentela di lei. leali al- le promesse. Similmente le famiglie nobili delle città Storia d’Italia Einaudi 6 . animale amico loro più che servo. Le popolazioni mercatantesche. né i teneri canti e i balli. stan- do sempre in cammino. della fatalità della natura che si stempera quando sta in riposo. la comprano.

inclinazione alla eloquenza ed alla versificazione. Andavano. Prima operò lentamente la industria dei mercatan- ti. l’ospitali- tà. la perseveran- za. Lo suol rivelare al mondo il canto dei sommi poeti. Son poi virtù comuni a tutta la schiatta arabica la liberalità. or la metafora della vita umana applicata bene o male allo sviluppo dei popoli. nel- le quali sono educati fino all’adolescenza. Michele Amari .Storia dei Musulmani di Sicilia amano a imitare i guerrieri della nazione. lungo le due catene di montagne. si ponga mente a ciò. nell’alacrità e brio universale d’una gene- razione innamorata d’ogni forma del bello. tutti han pronto ingegno. il coraggio. Varii fatti par ch’abbian portato tal periodo in Ara- bia. l’altra perpendicolare che si spicca dal- Storia d’Italia Einaudi 7 . in guisa che lor ca- rovane tagliassero in croce la penisola arabica da ponen- te a levante e dal mare di mezzogiorno a’ confini del de- serto a settentrione. arrivata a squar- ciare qua e là la ruvida scorza della barbarie che pur le resta addosso. che la popolazione nomade vi- vea a un di presso nelle medesime condizioni presenti. La storia poi facendosi a spiegar così fat- to commovimento non può trovar cagioni che appieno le soddisfacciano. arguto parlare. o quelle dell’India alla Siria. Riducendoci adesso al secolo che corse avanti la nasci- ta di Maometto. l’una paralel- la al Mare Rosso. aspirante alle vie del sublime vere o false che fossero. Lo rav- visa la storia. e se ne sbriga con parole: ora il moder- no gergo di avvenimenti provvidenziali e uomini provvi- denziali. che la popolazione stanziale era meno frequente nell’Arabia di mezzo e men corrotta forse che in oggi. com’eravi men penuria d’acqua. l’audacia delle intraprese. la vendet- ta. la crudeltà. vizii comuni la superstizione. e ch’entrambe riscoteansi insieme per quell’influsso che par’ sorga di epoca in epoca a rinnovare le nazioni. e alcune usano mandare a balia i figliuoli appo le tribù del deserto. la rapacità. i quali soleano trasportare le derrate dell’Affrica meri- dionale alle ricche contrade bagnate dallo Eufrate e dal Tigri.

Storia dei Musulmani di Sicilia la prima nell’Hegiaz. Ma da tempo più lontano varie colonie ebree avean cominciato a venire in Arabia or fuggendo la dominazione stranie- ra. Da un’altra mano gli Stati arabi d’Hi- ra e di Ghassan. Gli Ebrei recavano seco loro il genio dell’industria. l’al- tro a Costantinopoli. poi il maraviglioso progredimen- to materiale dello impero persiano. A mezzo il sesto secolo accelerossi tal movimento per le relazioni di Giustiniano con l’Abis- sinia. e però della navigazione nel Mar Ros- so ch’era stata aumentata dai Romani. e. il commercio dell’India trovò più agevole che la via dei due golfi il lungo e faticoso tragitto dell’Arabia. so- Storia d’Italia Einaudi 8 . apprendeano molte parti di civiltà. intimamente uniti l’uno alla Persia. resero popolare in tutta l’Arabia il nome dei Sas- sanidi e l’ammirazione di loro possanza e civiltà. l’occupazione del Ie- men. Notabili anco furono i progre- dimenti del cristianesimo. se non che qualche mano di ostinati spinti dalle chiese ortodos- se a cercare asilo in estranei paesi. or attirate da quel fino lor sentimento dell’utilità commerciale. i conquisti di Cosroe Nuscirewan. contro lor costume. le comunicazioni con popoli più inciviliti. e la virtù della parola di che son lodati parecchi Arabi cristiani. comunicanti con Hira e Ghassan. provincia ove sursero la Mecca e Medina. mescolandosi talvolta nelle conti- nue guerre di quelli. i ricordi d’un antico incivilimento e le teorie d’una religione spiritua- le. Michele Amari . e la venuta de- gli Abissinii nel Iemen. Non portava colonie. quei prin- cipii sì efficaci a dissodare ogni terreno inculto. e anco a di- rittura coi due imperii. Verso il sesto secolo. la popolazione e attività del paese. davan opera a far proseliti per mettere radice nel paese. destino implacabile di lor sangue. e se ne spargea qualche barlume nelle tribù dell’Arabia centrale. sia per la decadenza del- l’impero romano. sia per le vicende delle guerre che difficultassero i traffichi in su l’Eufrate. Si ac- crebbero indi i guadagni dei mercatanti dello Hegiaz. Ma scuoteano gli ani- mi fortemente quel focoso zelo dei missionarii.

Così la forza cominciò a parteggiare pel dritto. e chiamasi dai nomi loro la lega dei Fodhûl: egregio esem- pio imitato poscia alla Mecca. spesso in vece di met- tere a morte il nemico abbattuto. quivi alcuna volta i guerrieri depon- gono le armi presso un capo. si ri- nunziò tal volta all’uso della forza: famiglie rivaleggianti nel principato delle tribù. Altrove quat- tro valorosi fanno tra loro un giuramento di difendere gli oppressi dall’altrui violenza. nelle più crude nimistà. e quegli. Indi si vede che insieme coi costumi più generosi ap- parivano gli albori della cultura intellettuale. è consentita una tregua di Dio in certi tempi dell’an- no. maggiore progredimento. rimet- teano il giudizio ad arbitri stranieri. Fa ritorno nell’Arabia centrale la scrittura. i forti gli tosano i ca- pelli della fronte e lo mandan via. anziché correre alle armi.Storia dei Musulmani di Sicilia pra ogni altro il vescovo Kos. ve- nivano sostenendo lor nobiltà con dicerie e versi. nel- la rotta. più volentieri s’accetta- no. la prima cosa si affretta a ren- dere le armi ai nemici della propria tribù. Per tal modo nascea tra la rude aristocrazia degli Ara- bi una età eroica che non impropriamente si è detta di cavalleria. alcune tribù si danno giorno e luogo al com- battere. senza guardare a persona. cavalieri escon dalle file a singolar tenzone. perché lor indole impetuo- sa abbia meno incitamento alle risse. che nel centro e presso la schiatta di Adnân. vivuto alla fine del sesto se- colo e passato in proverbio come il più eloquente orato- re della nazione. E allora le tribù nemiche seggono insieme al ritrovo di Okâz e altri di minor fama. che ormai vi si tenea co- Storia d’Italia Einaudi 9 . come nelle corti d’a- more del medio evo. dopo provato il valore. vedendo non poter evitare la rissa. offron asilo inviolato ai vinti le tende degli stessi vincitori. fiere annuali insieme e ac- cademie di poesia. le compensazioni degli omicidii. Il cristianesimo si sparse molto più nel- la schiatta di Kahtân e nelle due estremità della penisola. Michele Amari . Cominciano ad apparire atti di magnanimità nella guerra. E.

la saviezza pratica si affinò in filosofia morale. Per tutte le ten- de suonavano in versi i vanti. s’intese disputare di predestinazione. non si agguagliò nessuno delle età precedenti. di valo- re. si vide il poeta guerriero Imr-el-Kais gitta- re in faccia all’idolo di Tebala le frecce con che gli avean fatto tirare la sorte. Michele Amari . si cercò die- tro le superstizioni qualche idea astratta. Ed epicureggiavano più che niun al- tro i poeti. le Storia d’Italia Einaudi 10 . la poesia. di libero arbitrio. come neces- sariamente dovea. i quali. liste di cuoio. vanti di nobil sangue. prodigiosamente rafforzata dall’esercizio. difficilmen- te si pratica su foglie di palma. non a conservare le produzioni dell’ingegno. né delle seguenti. gli amori. ed ossa sca- polari de’ montoni. Avanti questa età gli studii degli Arabi. e geste degli eroi.Storia dei Musulmani di Sicilia m’arte ignota. né la eccellenza dei pochi imponea silenzio ai moltissimi mediocri. fallace forse ma grande. dettavano ponderose omelie. si adopera a perpetuare qualche atto pubblico. sursero scettici che rideansi dei numi di lor tribù e del- la vita futura. o scipiti inni sacri. mentre gli Arabi ignari improvvisavano poesie spi- ranti la indifferenza filosofica di Lucrezio e il sentimento estetico di Omero e di Pindaro. non sapendo ormai cavare una scintilla di genio da’ loro te- sori letterarii. si meditò su le origini e arcane leggi del mondo. di liberalità. se stu- dio può dirsi il brancolare di barbari ciechi dell’intellet- to. si celebravano la bellezza. Ai poeti classici dell’Arabia. e che par- ve per lunghissimo tempo più comoda e sicura che le car- te scritte. le quali raccomandansi tuttavia alla memoria dei racconta- tori. ma pochissimi l’apprendono. Perché prima degli al- tri esercizii dell’ingegno fiorì appo di loro. nati in questo tempo. non erano altro che le osservazioni degli astri appli- cate empiricamente alla meteorologia e i ricordi delle ge- nealogie. A poco a poco rischiarando- si ad una medesima luce tutte le regioni intellettuali. donde seguì un bizzarro contrasto con la let- teratura contemporanea dei Greci e Latini. così chiamarono la poesia che noi diremmo eroica.

Seguì ancora il perfezionamento della lingua e si sparse nell’universale un gusto per le bellezze della paro- la. Lo studio dell’eleganza nel dire. i grandi lo temeano sì da comperarne a caro prezzo il silenzio o la lode. le quali or disputano ai sommi la pal- ma della poesia. la vivacità delle immagini. come noi lo diremmo. par che i pregi del- la eloquenza arabica in quel tempo fossero stati la puri- tà della lingua. e i sermoni degli Arabi cristiani. Dagli esempii che ci avan- zano. la tribù facea pubbliche feste quan- do saliva in fama il suo cantore. si trascrive a caratteri d’oro. pericolo Storia d’Italia Einaudi 11 . e talvolta ve- nendo al mondo. brutali oltraggi provocano al sangue ad ogni pie’ sospinto. tanto profonda era la loro ignoranza. ma forse non meno caldo e viva- ce.Storia dei Musulmani di Sicilia guerre. messo anche da parte il Corano. Al par che in tutte le età eroiche. o la satira aguzzava il pungolo contro un uomo o una gente. di avanzare ogni altro popolo nell’arte della parola! Tali principii ebbe il risorgimento della schiatta arabi- ca nel secolo avanti Maometto. e il sangue chiama alla vendetta. Così fatta disposizione estetica degli Arabi favorì as- sai l’apostolato di Maometto. le cacce. dalla poesia passò alla prosa. reggono una casa col consiglio. la barbarie non avea per anco ceduto il campo. e libe- re e adorate spirano sentimenti da romanzo. e lo promossero le tenzoni di nobiltà alle quali ab- biamo accennato. Il gioco e il vino non fan rossore agli eroi. non raffinato al certo come quello degli Ateniesi nel secolo di Demostene. poi- ché il parlare in pubblico è la vera e unica scuola dell’elo- quenza. le corse dei cavalli. Appare stranis- sima intanto la contraddizione dei costumi nella condi- zione delle donne. sì tengon peso della famiglia. l’argutezza dei concetti. E cento e cento lingue andavan ripetendo i versi del poeta ch’avea il gri- do. alla accademia di Okâz il poema coronato. il laconismo. e si sospende alle pareti del tempio. Stolide millanterie. or son avvi- lite da patti di concubinaggio temporaneo. Michele Amari . E gli Arabi si vantarono sempre.

né il pellegrinaggio. chi sor- teggiando frecce senza punta. ancorché mal fer- me. Donde a leggere i ricor- di dell’Arabia in questo tempo si veggono confuse l’u- na con l’altra le fattezze dei periodi istorici analoghi che meglio conosciamo: dei tempi omerici. Ma comeché amassero meglio praticare con co- testi iddii minori. credute angioli. non cessasse fino alla vendet- ta di mostrarsi ai parenti gridando: «ho sete. e chiamavan- li Ginn che risponde alla nostra voce genii. Primo avviamento a questo la idea d’un nume supremo. non insegnata da metafisica né da teologia. dava- no appicco a un riformatore che imprendesse di ridurle ad unità. Le credenze religiose degli Arabi. Credeano a una vasta popolazione d’esseri in- visibili come i demonii degli antichi Greci. e i padri le seppelliscon vive. Michele Amari . la luna. le costellazioni. Alla cavalleria dell’Arabia non mancarono infine né la moltiplicità dei protettori celesti.Storia dei Musulmani di Sicilia dell’onore di quella. Correa tra loro altresì una vaga speranza della immortalità dell’ani- ma. diverse d’origine. indovini e sibille. antichissima tradizione semitica. chi legge l’avvenire intrecciando ramoscelli d’alberi. né una città santa. an- co il sole. ma dal- la superstizione. sen- do stata violenta la morte. simboleggiate da ido- li o no. le figliuole di Dio. dei primi secoli di Roma e del medio evo. In altre pratiche superstiziose è agevole altresì di scoprire l’aspettativa della risurrezione. adopra sortilegii. diversi nelle diverse genti. anco quando ne va l’onore: l’universale crede al fa- scino. Allato a tanta abominazione. il quale. Molti erano gli obietti del culto: idoli di pietra o di le- gno in sembianze umane. consultati dalle tribù nelle più gravi fortune: presi per arbitri dalle fami- glie. più pronti ad entrar Storia d’Italia Einaudi 12 . o com’essi diceano. chi spia il volo degli uccelli. la quale appo gli Arabi mai non si dileguò. e niente connesse tra loro. visibili e palpabili. ho sete». quantunque turbata dal po- liteismo. scuola senza dispute: e affermava che dal cerebro del trapassato escisse un gufo.

e nulla toglie che la tra- dizione riferisca il vero. edificavano di marmi la splendida chiesa di Sa- na’. faceano venire artefici di Costanti- nopoli. e mostra- si tuttavia. I merca- tanti che fabbricavano questa città presso il tempio. sapendosi che ne siano avvenute in varii tempi alla Mecca. mandavano la grida per invitar le tribù a quel nuovo pellegrinaggio. la prima fonda- zione a niuna mano mortale. regolarono la tregua annuale. la casa di Dio. E vicendevolmen- te si ripercossero in quel centro commerciale e religioso. cioè Storia d’Italia Einaudi 13 . poiché il rozzo tempio sce- se intero dal cielo. a rispondere. istituirono sacerdoti. Michele Amari . e il cristianesimo dei quali ho detto: e due di assai minor momento. primo passo all’unione della schiatta. e che la sacra pietra sia un pezzo di areolite o prodotto di eruzioni vulcaniche. la quadrata. come suona tal voce. E invano i cristiani abissinii. In prova se ne mostrava. un frammento: la pietra negra incastrata nel- l’angolo orientale del santuario. sagrifizii d’animali e riti di girare attorno la Caaba. col- tivarono la proficua superstizione. sì che divenne il panteon della nazione. forse dal vajolo e dalla rosolia che allor comparirono per la prima volta in Arabia.Storia dei Musulmani di Sicilia nei particolari. ad ascoltare. e ne fe’ come ca- pitale la Mecca. Vaghe tradizioni ne riferivano la riedificazione ad Abramo e ad Ismaele. e fin moveano con un esercito per spian- tare il rivale santuario della Mecca. Un miracolo lo sal- vò: fu esterminato lo esercito cristiano. le opinioni che germogliavano per tutta la penisola. e det- tervi albergo a tutti gli idoli delle tribù. ad aiutar l’uo- mo in ogni aspro caso della vita. Il culto della Caaba divenne pertanto vero le- game nazionale della schiatta arabica. pure la unità del culto e del Dio era serbata nella usanza antichissima che portava le tribù al pellegrinaggio della Caaba. i cui sacerdoti ordinarono un calenda- rio con le stesse denominazioni di mesi che son rimaste in uso appo i Musulmani. con- quistatori del Iemen. come diceano gli Arabi an- co avanti lo islamismo. cioè. reca- te da culti stranieri: il giudaismo.

il Talmud. solerti e intrapren- denti nei traffichi. Verso la fine del sesto secolo. che di allora in poi veggiamo sempre confederate o clienti di case koreiscite.Storia dei Musulmani di Sicilia il magismo professato da qualche tribù del Golfo Per- sico. perisse dopo parecchi anni. l’altro tornato in pa- tria. perseguitato come novatore. conversassero coi dotti delle tradizioni giudaica e cristiana. della quale ei si fe’ capo. e il sabeismo. koreiscita. il Vangelo. Chiara mi sembra la distinzione del pote- Storia d’Italia Einaudi 14 . e certo lo meritavano per essere. ossiano i signo- ri. spinto in esilio. aristocrazia. tra i quali a po- co a poco prevalse la tribù dei Koreisciti. Questa città era stanza di parecchi rami della schiatta di Adnân. e come princi- pe della città. più che niuna altra gente. fu favorito dalla forma del reggimento politico della Mecca. Michele Amari . mercatanti. Dond’egli avvenne che mentre l’u- niversale degli uomini aspirava al perfezionamento mo- rale e intellettuale appartenente ad età eroica. mentre ansioso correa di nuovo alla Mecca ad ascoltar la parola di Maometto. apparecchiato da coteste condizioni di cose. diffidarono dei proprii ragionamenti. quattro spiri- ti eletti si trassero in disparte. e si ridusse la potestà politica in un con- siglio degli anziani koreisciti detti Sâdât. co- me si vuol che significhi il nome. e che al fi- ne tre di loro si facessero cristiani. Un Kossai. Le non sospette tradizioni musulmane ag- giungono che que’ savii in lor viaggi profondamente stu- diassero la Bibbia. e si promes- sero di andare per estranei paesi in traccia della vera fe- de d’Abramo. un dì festivo in cui i Meccani tripudiavano intorno a’ loro idoli. compiansero gli errori del volgo. impadronito- si del sacerdozio della Caaba. credenza antichissima che du- ra fin oggi. mistura d’una pretesa rivelazione e del culto de’ corpi celesti. alcuni cit- tadini della Mecca lo cercarono a dirittura nella religio- ne. cacciò o assoggettò le vecchie genti. Lo sviluppo di una nuova religione. ma par non abbia giammai saputo accende- re di zelo i settatori. chiamò alla Mecca altri ra- mi di sua tribù.

sottile forma di reggimento. e tra quelli si notava Maometto giovane di venticinque anni. s’adunarono a convito. Negli ultimi anni intanto del sesto secolo. promulgare il calendario. tener le chiavi del tempio. talché rimaneano ereditarii in poche fami- glie gli uficii pubblici: adunare il consiglio. e fu ricompensa data dai poveri al bisavolo del Profeta. Avendo un Koreiscita sfac- ciatamente preso la roba d’un mercatante straniero. invocando l’Iddio supremo. Ma il reggimento non può dirsi oligarchia. nella stessa guisa che avvenne mol- ti secoli appresso in Europa. Unico figliuolo Storia d’Italia Einaudi 15 . il potere supremo risedea non in quelli ma nel consiglio. cosa di grave momen- to. Durò tal ordine politico finché l’islamismo non lo ridusse a municipalità. per cagion della tregua. liberi o schiavi. soprannome che in lingua nostra suonerebbe Frangipane. pa- recchi generosi. sopran- tendere alla distribuzione delle acque. che ricevessero alcun torto alla Mecca da uomini di qual famiglia che si fosse. che parrà stranis- sima in uno Stato ove non era potere giudiziario. Michele Amari . ma le costumanze universali delle tribù spiegano cotesta anomalia. né ma- gistrati civili o penali. Alla morte di Kossai i discendenti di lui si contesero. e liban- do in giro una coppa di acqua del sacro pozzo Zemzem.Storia dei Musulmani di Sicilia re esecutivo e del legislativo nella rozza repubblica del- la Mecca. della nobile progenie di Kossai per Hascem. privati cittadini avean riparato al difet- to delle leggi penali. si ingaggia- rono a proteggere i deboli. Questa era l’Arabia innanzi la predicazione di Maomet- to. se gli uficii eran pochi e soven- te cumulati. cittadini o stranieri. riscuotere una contribuzione per sussidio ai pellegrini poveri. dal nome di quella più antica che ricordai di sopra: e giurarono il patto. ai tempi dell’ignoranza come opportunamente li no- minarono i Musulmani. dare i segni del comando ai capitani in caso di guerra. Nacque Maometto (570) della tribù koreiscita. e alfine si divisero l’auto- rità esecutiva. Chiamaronsi la lega dei Fo- dhûl. poiché.

ch’eran pure i più tristi poeti dell’Arabia. gravi costumi. Ne com- pose un sistema religioso e politico. Vantossi di non saper leggere né scrivere.Storia dei Musulmani di Sicilia di giovane coppia. ch’era de’ quattro ricercatori della vera religione d’Abramo. gli tornavano da cento bocche diverse. che. senza far parlare altrimenti di sé. tra gli altri da un parente della moglie. e moltissimi l’avanzarono di fierezza e valor nella mischia. nella quale poi non mostrossi gran capitano. non potea ripeterne senza guastarli. praticando le virtù che appartengono ad uom privato. Così nella tranquillità d’una mediocre fortuna e nella pace domestica. ch’ei non prese altre mogli mentr’ebbe Khadigia. che noi diremmo il fidato. Khadigia invaghissene e lo sposò. amando il raccoglimento e la solitudine. Maometto venne al mondo dopo la morte del padre. gli altri diergli il nome di Amîn. era stato allevato in una tribù beduina. vasto. ei non fe’ mai versi. i principii filosofici e i libri sacri d’altri popoli. Di quegli elementi disparati Maometto prese ciò che seppe e poté adattare ai bisogni degli Arabi. piacevole al tratto. Michele Amari . il che non tolse ch’apprendesse le tradizioni nazionali e straniere. Da meno di tutti gli altri Koreisciti. per insulti di epilessia. credendolo indemoniato. ma lo rimandarono a casa. poco appresso. donna vedova e giovane. otti- mo alla prova. l’avol paterno: rimase orfanello e povero in tutela dello zio Abu-Taleb. Avvenente e ben complesso della persona. perdé la madre a sei anni. tra quel fermento di intelletti. Secondo il costume. e contribuì non poco all’incivilimento d’una grande parte del gene- Storia d’Italia Einaudi 16 . semplice. uomo di alto affare nella città. Fe’ parecchi viaggi in Siria e altrove con le carovane: e una ne condusse per conto di Khadigia. ove si avvezzò alla dura vita del deserto. Non si rese chiaro nelle armi fino alla guerra civile ch’egli accese. visse infino ai quarant’anni. saviezza e bel parlare. amato da tutti per probità. poiché e’ rigenerò una nazione più pron- tamente che non l’abbia mai fatto altra legge.

Il disegno di tal religione potrebbe adombrarsi in questo modo. ché ciò significa islâm. e la voce dei profeti. genii. né par disposto a morire. e gli stessi teologi che nacquero ne’ tem- pi posteriori non furono sacerdoti. Tolti da’ Giudei e dai Cristiani e racconci un po’ all’arabica i dommi cardinali: Dio uno. recitata a brani dall’angiolo Gabriele all’apostolo illitte- rato il quale venìa ripetendo la rivelazione. rivelati il Pentateuco e il Vangelo. giudi- zio universale. con mo- deste donzelle dagli occhi negri. ossia abbandonati in Dio: idea cristiana sotto nuovo nome. digiuni. predestinata da Dio ogni cosa. l’ul- tima edizione de’ comandi del Creatore scritta ab eterno. immateria- le. fin chi crederebbe e chi no. i dervis e altre frate- rie non altro che accattoni e moderni. supplizio agli empii il fuoco sempiterno. Chiamati i fedeli a servir su la terra l’Onnipossente con la borsa e con la spada pagando la decima e combattendo i miscredenti: Storia d’Italia Einaudi 17 . ultimo e massimo apostolo Maometto. come per divin tra- stullo. creazione. anzi l’assoluto abbandono in lui. eterno. Primissimo dovere degli uomini verso Dio. senza né genitori né figliuoli. ciò non ostante.Storia dei Musulmani di Sicilia re umano e si regge tuttavia. uomini. ossia lettura. pellegrinaggio alla Mecca. e si chiamol- la Korân. le preghiere in comune principiavansi dal capo politico o da ogni altro Musulmano. Il culto tra giudeo ed arabo: frequenti preghiere. Perché non si istituì alcun ordine sacerdotale. angioli. demonii. la fede. onnipossente. Michele Amari . profeti o apostoli tutti que’ del- l’antico testamento e Gesù Cristo. con una lunga appen- dice di purificazioni da osservarsi e impurità da scansar- si. senza compagni. messi gli uomini tra la tentazione perpetua di Sa- tan. vita futura. premio ai credenti e virtuosi di soggiorna- re in eterno in giardini lieti d’acque e di frutta. le pubbliche alla scambievole vigilanza de’ cittadini. gradazione di esseri ragione- voli. raccomandandosi alla coscienza di ciascuno le prati- che private. vivente. e indi son detti musulmani i creden- ti. così anche le concioni o ser- moni pubblici.

come i costumi legas- sero le mani al legislatore. l’altro effetto d’uno intendimento politico e della universale intolleranza dell’età. applicabile dal- l’autorità pubblica. molte male osservate costumanze de- gli Arabi. ogni beneficio che vien dalla natura. fecondi dapprima. troppo superiore. il vi- no. A dimostrazione del suo Dio allegò e ripeté senza stancarsi quanti sapesse dei miraco- li giudei e cristiani. la pioggia. e in molti casi comandan- dosi. ogni mistero che l’uomo non può spiegare. ora per espresso divieto ora per consiglio. la bellezza del creato. proscritti l’usura. quando si risguardi all’ordinamento sociale. l’altro portò alla as- surdità d’un governo assoluto senza legislatore. che ridusse a legge certa. La prova dell’autorità non potendo venir che di lassù. Michele Amari . non che al- la sua nazione. In attestato della propria missione portò un sol prodigio: il divino stile. male- detto il parricidio delle bambine. la vegeta- zione. det- tati con forma e severità giudaica. Degli ordini politici ei non lesse altro in cielo che la uguaglianza dei cittadini tra loro e l’obbligo di ub- bidire ciecamente a lui solo: principii stranieri entrambi. Da ogni parte si vede. il gioco. la schiavitù non abolita ma mitiga- ta e menomata. la vita. Con ciò il Profeta correggeva. i terrori delle tradizioni e fenomeni dell’Arabia. di- Storia d’Italia Einaudi 18 .Storia dei Musulmani di Sicilia l’uno statuto giudaico. il rispetto delle persone e del- le proprietà: donde un abbozzo di codice civile e pena- le. espresso e positivo obbligo la limosina. Questa è la somma della nuova legge. Per lo contrario. e sopra ogni altra la pena degli omicidii. La fra- tellanza tra i Musulmani. consigliandosi. Maometto con molta arte ne compose una sembianza. dati diritti di non lieve momento alle donne. ma ispirati dalla carità cristiana. quel- l’altissimo ingegno non bastò ad improvvisare un dritto pubblico. i vizii più flagranti della società arabica. ma al suo secolo. universale. la emancipazione. Precetti divini anco erano i doveri degli uomini tra di loro. la poligamia limitata. e poi l’uno svanì. Infatti viene innanzi ogni altro e secondo solo alla fede.

umanità. parabole. assiomi. e può ammirar- si anco da noi ancorché non di rado vi si desiderino l’ac- cento. notate dai discepoli. Ma il prestigio che le rendeva più effica- ci era al certo l’universale movimento degli animi in Ara- Storia d’Italia Einaudi 19 . assai più studiato. Michele Amari . come ognun sa. capriccioso ed eterno. né entra- no nella credenza di lor teologi: sono invenzioni di tem- pi più bassi e di altre nazioni. Deri- va la legge da due fonti: il Corano e la tradizione. leggi genera- li. provvedimenti secondo i casi. Quell’ampia raccolta. per lo più sublime. né egli mai li vantò. del- le quali noi abbiamo ricordi autentici e diligenti più che non si possa aspettare in leggende religiose. Gli altri prodigii che sogliono attribuire a Maometto i Musulma- ni e. ossia le pratiche e parole di Maometto. spezzato. sopratutto dei Persiani che portavano nello islamismo lor fantasie indo-germaniche. abrogate ed emendate secondo le cir- costanze: e gli Arabi si beavano d’aver sì comodo legisla- tore. i Cristiani. emergendo non dalle tenebre di una setta e d’una antichità remota. per la proprietà e maneggio della lingua. Le istituzioni musulmane. bontà e saviezza pratica del legislatore: ed è stata guida dei Mu- sulmani a private e pubbliche virtù. Infatti quei che noi diciamo versi del Corano ei chiamò aiât ossia miracoli. tal- volta monotono: un tutto incantevole agli uditori suoi. incisivo. che intelletto d’uomo non sarebbe arrivato giammai a comporre: e sì sfidava i miscredenti a imitarne una sola pagina. in stile vario. il gesto. Il Corano. prudenza. declamazioni. gua- sti per lo più da fallace memoria o presi a sorgenti apo- crife. contraddizioni.Storia dei Musulmani di Sicilia ceva egli. onnisciente e fallibile. e gli antichi racconti religiosi ai quali accennai disopra. ma dalla storia di pochi anni di persecuzione che si vol- tò in trionfo vivendo i persecutori e i perseguitati e ridi- venuti fratelli. le attualità che doveano rendere sì effica- ci quelle parole. ci attesta forse me- glio che il Corano la sagacità. e ciò tra ripetizioni. del Corano. più di loro. racchiude confusamente dommi. furono det- tate a poco a poco.

affidando la pericolante vita al- l’onor della parentela. Michele Amari .Storia dei Musulmani di Sicilia bia. poiché i grandi lo spregiava- no. insospettita la nobiltà contro il novatore. idolatra. poi tutti e tre uniti insieme. a Zeid liberto e figliuolo adottivo. la gratitudine dei deboli confortati. Abu-bekr. dissene alla moglie che gliene credette. Desta la tarda gelosia del politeismo. la più parte. fanciullo di undici anni. poteron anco rimanere alla Mecca pochi altri proseliti di nome. Cercò d’attirarsi i plebei. l’usura abolita. e Maometto non se ne mos- se. l’impe- to della democrazia sorgente sotto il nome del principa- to teocratico. la nuova religione fu derisa. Seguendo il cammino di quella fiamma che si apprese a poco a poco e poi scoppiò in incendio. crescendo sempre i convertiti tra le persecuzioni. poi a vicenda lo minacciarono e vollero attirarselo con pro- messe. in quarto. Supposta dapprima (gennaio 611) una visione dell’angiolo Gabrie- le. Dopo undici anni. si vede come le dessero alimento a volta a volta il sen- timento religioso il sociale e il nazionale. Mao- metto si attirò cittadini di Iathrib che poi fu detta Medi- na: e mutò l’apostolato in congiura contro la patria. Allargandosi e prendendo forma. era l’ebbrezza che spirano le idee dell’eterno e del- l’infinito assaggiate per la prima volta. gli fecero mille oltraggi. fecero opera a screditarlo. a quegli che fu dopo lui il princi- pale sostegno dell’islamismo. la quale non lo abbandonò ancor che fosse. Il Profeta incominciò a provarsi in casa. era quel lampo di giustizia che splendeva agli occhi degli uomini. Per virtù di quell’unico legame della società arabica. il vasto campo che s’apriva anco alle ambi- zioni dei grandi. co- raggio e mansuetudine. poi ad Alî cu- gin suo. Maometto ciò nondimeno perseverava con mirabilissima costanza. Al- Storia d’Italia Einaudi 20 . personaggio di grandissima saviezza. l’assistenza reciproca sì efficacemente comandata. poser le mani addosso ai seguaci più deboli. il natu- rale amor della uguaglianza improvvisamente soddisfat- to. costrinserli a spatriare. e.

un im- pero ed un’era. convocata la die- ta dei Musulmani si disputò se fosse da prendere l’era di Alessandria. L’occasio- ne è variamente riferita dai cronisti. e non potendolo fare con le leggi. tra gli ordini che si istituivano appo i Musulmani ad esempio delle nazioni incivilite. si appostò fuori la notte: ed egli accorgendosene fuggì. lasciando- si il calendario come stava. domandò Omar. «Mi piace». e sanzionato da Omar. cioè l’ordine antico dei me- si. narra in vece che un Arabo appresentatosi ad Omar gli dicesse: «Convien porre le date». Michele Amari . «E che è cotesto?».Storia dei Musulmani di Sicilia lora gli ottimati della Mecca. che gli avesse scritto lettere senza data. il quale contemplò quello even- to come divisione di due epoche: l’una d’errore. replicò il califo: «ponghiamo dunque le date». ogni casa patrizia mandò il suo si- cario per render comune il misfatto e impossibile la ven- detta della casa di Hascem. Mohammed-ibn-Sirîn. la separazione solenne. Storia d’Italia Einaudi 21 . La qual notte ebbero principio un pontificato. Onde. Ma i costumi posero nuo- vo ostacolo non preveduto: la schiera dei sicarii non osò violare l’asilo domestico del proscritto. come per ignoranza lo volle Maometto. l’atto d’un uomo libero che ripudia la società in cui sia vissuto. ovvero far capo dalla missione di Mao- metto. e quegli: «È una usanza dei Barbari. o l’usanza dei Persiani che notavano gli an- ni di ciascun re. citato da Ibn-el-Athîr. la emigrazione cioè. ché non ve n’erano. parve fis- sare data comune agli atti pubblici. e lunare il periodo dell’anno. smettendo le epoche diverse osservate in alcune parti dell’Arabia. l’altra di verità. i quali scri- vono: tal mese e tal anno». Nondimeno si contò non dal giorno della fu- ga. o infine dalla hegira di lui. Secondo alcuni la diè Abu-Musa-el-Ascia’ri governator di Bassora. lagnan- dosi con Omar califo. Questa si messe in uso diciassette anni appresso. quando. Fu vinto il partito della egira. posposto ogni rispetto vol- lero spegnere il capo. ma dal principio dell’anno in cui avvenne.

il che intendendo Mao- Storia d’Italia Einaudi 22 . e il popolo arabo non potea restare in pace tra sé quando non portasse la guerra in casa altrui. maneggiò gli antichi e i nuovi da savio capo di parte. accettaro- no per interesse. lacerò le insolenti lettere. combatté con varia fortuna. i poeti che l’aveano nimicato sì gagliardamente. adunò i discepo- li. le città del Ie- men. git- tò via la maschera o forse il sincero proponimento della tolleranza che già gli era parsa sì bella. fu sempre giustissimo coi suoi partigiani. o per forza si sottomessero. a sgombe- rar la Caaba dei trecensessanta idoli. quando i politeisti il perseguitavano. accettati i luogotenenti suoi nelle province: la nazione divenne una e riconobbe un sol capo.Storia dei Musulmani di Sicilia Fuggissi il Profeta a Medina (622). a confessarlo profeta. tutti gli Arabi fuorché i Cristiani di Hira e di Ghas- san ch’erano soggetti agli stranieri. Alfine traendo mezz’Arabia sotto le insegne sue. Quando gli parve certa la sottomissione dell’Arabia e prima anco di entra- re alla Mecca. per renderla al cul- to del Dio uno (630). Le tribù beduine. e i Giudei si collegavano con essolui. Per- tanto il Profeta non avea mai fatto eccezioni di genti né di luoghi alla legge di combattere gli infedeli tanto che si convertissero o pagassero tributo. rade volte inflessibile. li infiammò promettendo bottino e paradiso. osò mandare messaggi ai potenti della ter- ra. vincitore usò verso i nemici il più so- vente con magnanimità. poco appres- so a salutarlo principe. rade volte assentì o comandò assassinii. o a celebrare il vincitore. richiedendoli di far professione dell’islamismo. Michele Amari . E allora la repubblica aristocratica della Mecca piegos- si a patteggiare col cittadino ribelle (628). Questi intanto aspirava a cose maggiori. credettero. sforza- ti a tacersi. né acquistò mai per se stesso. Dei quali il re di Persia. La religione rivelata dal creatore del mondo non potea limitarsi a un sol popolo. abbattuti per ogni luogo i simulacri delle antiche divinità. che si tenea signor feudale dell’A- rabia. ma per lo- ro.

mentre ap- prestava nuovo esercito a vendicare la sconfitta di Muta. Il re d’Abissi- nia non parve ostile. Eraclio. non sapeasi chi dovesse prender lo Stato. strin- gesi l’insegna al petto coi moncherini. gli Arabi addimostrarono in quello scontro la virtù che dovea soggiogar tanta par- te del mondo. perché o una frode domestica occultò il pensiero del Profeta. ovvero. il quale onorò l’ambasciatore. finché spirò trafit- to di cinquanta ferite: nessuna a tergo. e gare di parte: e tra tutto ciò. lasciò lo Stato in sommo pericolo. e lietamente udì la rivoluzio- ne che s’operava in Arabia e tornava a danno immediato dei Persiani. Ucciso il capitano. e ciò mi pare più probabi- le. mozzatagli anco questa. e lasciare il principato alla elezione. Venuto a morte Maometto (giugno 632). Ma lasciò anco il Profeta una generazione d’uomini che po- tea trionfare di questi e di maggiori ostacoli. Né anco il maggior principe di cri- stianità. come portavano i costumi degli Arabi.Storia dei Musulmani di Sicilia metto. e scioglieansi dal novello freno. che sedea sul trono di Costantinopoli. ed ei la passa all’altra mano. volle seppellir seco la profezia. e ricondusse a Medina i gloriosi avanzi della strage. e questi immantinente mandava a farne vendetta. Accesa la guerra ester- na. Pur egli si trovò esposto il primo agli assal- ti de’ Musulmani. poiché i suoi vassalli di Hira uccidea- no un altro legato di Maometto. Michele Amari . e a capo di dieci anni i Musulmani il fecero. sclamava: «E così Dio laceri il suo reame». Ancorché oppressi dal nume- ro alla battaglia di Muta (629). E fu rinnalzato il vessillo da un altro guerriero. falsi profeti sorgeano per ogni luogo. Maometto avea maturato in veraci virtù i capricci cavallereschi del- la nazione. dà di piglio alla ban- diera Gia’far fratello di Alî. i discepoli dell’islamismo non scevri d’ambizione sospetti. Mentre allettava la comune degli uomini coi Storia d’Italia Einaudi 23 . le tribù nomadi ricusavano le decime. gli è tronco un braccio. la nobiltà cittadina vogliosa di ridividere l’Arabia in cento e cento republichette. o egli differì troppo a manifestarlo.

Ma esporrò io ciò ch’essi tacciono. a tutti l’amor della patria: ché patria ed islamismo furono per gli Arabi di quel tempo una so- la idea. filati da noi stessi. sdegnosamente li domandò qual delirio spingesse gli Arabi a provocare le armi della Persia. De’ sentimenti che prevaleano in tutta la na- zione voglio addurre uno esempio solo. Michele Amari . o re. se poveri mai v’ebbe al mondo: giacevamo su la ignuda terra. un Beduino. vestivamo pel di cameli e lane. che fu il primo che dettas- se gli annali dell’islamismo. aveano gli Arabi mandato oratori a Iez- degerd ultimo re sassanida: il quale. diligentemente conservate dalla tradi- zione.Storia dei Musulmani di Sicilia vili beni di questo mondo e gli imaginarii godimenti del- l’altro. o re. gli disse. di- cea. Khâled. A che tacendo gli altri per antica riverenza. e i nomi di Abu-Bekr. perch’è nota a tutti. de’ Cincinnati e degli Scipioni. rispettare la nobiltà del sangue in altrui: e sappi. Avanti di venire alla decisiva batta- glia di Cadesia. Sa’d-ibn-abi-Wakkas ag- guaglian forse que’ degli Aristidi. Tre anni appresso la mor- te del Profeta. ai più malinconici la fede. Alî. Storia d’Italia Einaudi 24 . gli Arabi. avea spirato agli animi più puri lo zelo della verità morale. poveri e divisi e ignoranti e barbari più che niun al- tro popolo della terra. Dicevi il vero. e son le paro- le d’un Beduino. lor darebbe alcun governatore pien di bontà. Se disperata miseria li faceva uscir da’ deserti. poveri fummo. ei li soccorrerebbe di vitto e di vestimenta. sentendo parlar da conquistatori que’ ch’era avvezzo a risguardar come vas- salli. fronteggiava- no centomila Persiani condotti dal più sperimentato ca- pitano della Persia. che tal riguardo solo. Io non dirò altrimenti della magnanimità di tan- ti compagni del Profeta. Omar. non pau- ra fa sì dubbiosi al risponderti cotesti compagni miei che son nati delle case più illustri dell’Arabia. trentamila Arabi afforzandosi con sapien- ti mosse tra i canali dell’Eufrate inferiore. e trascritte da Tabari. agli uni e agli altri una stoica abnegazione. non rossore. così parlò: «È proprio di gentiluo- mo. aggiunse il re. Mogheira per nome.

e sì unite. ai sopravviventi la vit- toria’. tra per amore e per forza. che mantenne l’unità. Michele Amari . ed egli espiò col sangue la parte ch’ebbe a tale scompi- glio. pria che potessero pensare ad al- tre novità lanciolle sopra i due imperi bizantino e sassa- nida. mosso a pietà. indi riveriti a ragione come santi dell’islamismo. onde divampò quella guerra civile che esaltava al trono Storia d’Italia Einaudi 25 . ci scannavamo l’un l’altro: e questa era la religione no- stra. Ei ci guidò alla vera religione. Scegli dunque. o t’apparecchia a combattere». Sotto costui il corso delle armi musulmane non si frenò perché non si potea: la pace interna fu distrutta. e noi cre- demmo finché Iddio non gli diè ragione con illuminare le nostre menti. siam popol nuovo. siam diversi da quegli Arabi di pria: lo sappia il mondo! ‘Chiamate gli uomini al mio culto’. di tribù ch’è la pri- ma tra gli Arabi. Pria che la nazione potesse levarsi a tant’orgoglio. esaltano al sommo uficio Abu-Bekr: e questi con potente mano ridusse alla unità politica e religiosa le tri- bù e cittadi che tentavano di spiccarsene. estese i conquisti (634-644). combattete contr’esso: e a’ vostri morti in battaglia è serbato il paradiso. Iddio ci mandò un Profe- ta. Preven- gon essi la guerra civile con senno non minor che l’ar- dire. di famiglia notissima. pro- teggetelo. e nominò alla sua morte sei elettori. sopra cui ricusa ponete un tributo. se no.Storia dei Musulmani di Sicilia la fame ci portò sovente a mangiar le cavallette e i retti- li del deserto. ci ha detto Iddio: ‘chi assente. Quando. se il dà. perché le figliuole non scemassero il cibo ai maschi. Abu-Bekr desi- gnò a successore Omar. die’ prin- cipio agli ordini pubblici. alla quale ac- cennai. uom noto. avrà i vostri dritti e doveri. Succedeagli Alî per elezione fieramente contrastata. Idolatri e ignoran- ti. o re: paga il tributo con umiltà. i quali scelsero Oth- man. eb- be a sostenere la breve ma durissima prova. i padri vive le seppelliano. e le inebriò di vittorie (632-634). Ed ora che seguiamo i comandamenti di Dio. e che fu vinta dai valorosi compagni del Profeta.

a pro dei quali par- rebbe fatta un’eccezione. quanto il poté in un brevissimo regno e agitato. che avea go- vernato gli Arabi da tempi immemorabili e contrastato il Profeta finché poté. non volle o non poté rende- re gli uomini uguali in società. capitano dell’esercito di Siria e rendeva ereditario il principato in casa Omeiade. dalla par- te di settentrione e di levante alla Tartaria e alla valle del- l’Indo. intrinsechi e vecchi com- pagni che appieno conosceano i suoi intendimenti e con somma religione li applicarono e svilupparono. Lasciò le donne inferiori nei dritti ci- vili. alla Siria e all’Egitto. arrivarono. non ebbe nome nel- la legge. senza distinzione di re né di vassalli.Storia dei Musulmani di Sicilia Mo’âwia-ibn-abi-Sofiân. risguardati per- ciò piuttosto indigenti privilegiati che ottimati della na- zione. è mestie- ri particolareggiare le mutazioni politiche e sociali che lo islamismo portò nella nazione arabica. della Siria e dell’Egitto gli dierono abilità a far uno Storia d’Italia Einaudi 26 . Ma tra i Musulmani li- beri pose uguaglianza assoluta: la nobiltà. co’ poveri e coi viandanti. fatto principe. Omar tenne altro modo. alla quinta parte del bottino. Michele Amari . sospesa alquanto per cagion della guerra civile: i limiti dell’impero estesi entro dieci anni dopo la morte di Maometto infino alla Per- sia. non ebbe dritti. I congiunti di Maometto. volle scompartire ogni acquisto della repubblica musulmana a parti uguali tra credenti. I conquisti della Per- sia. con gli orfanelli. gli schiavi affidati alla carità religiosa più tosto che a leggi espresse: e quanto agli infedeli non è uopo dire che li volle sudditi dei credenti. e tenuto lo Stato per dodi- ci anni da Abu-Bekr e Omar. Il Profeta. al- lo stretto di Gibilterra dalla parte di ponente. Abu-Bekr. la nobil- tà li ebbe inflessibili avversarii. Ma pria di discorrere per qual modo quelle ter- ribili armi incominciassero a infestare la Sicilia. entro un secolo. furon chiamati soltanto a par- tecipare insieme a lui. Ripi- gliavasi allora la guerra straniera. Morto poi Maometto. com’eranlo per natura. di- ceva egli. al par dei denti d’un pettine.

Storia dei Musulmani di Sicilia ordinamento più regolare e vasto d’assai. i divani divennero necessariamente ruoli di milizie e di impiegati. Inoltre è da conside- rare che sotto i califfi Abbassidi. e trovandovisi il primo: «Non que- sto. disse: «non questo io vi comandava: mettete Omar là dove Iddio l’ha messo. retribuiti più o meno a piacer del padrone. Tutti parteci- parono delle entrate pubbliche. fosse posta innanzi la schiatta di Kahtân. il rimanente delle tribù e pa- rentele di Adnân. e nella prima i Koreisciti innanzi le altre tribù. nel quale eb- be a scorta gli uficii d’azienda sassanidi e romani. dall’altra tutti i Musulmani. ma disuguale. come li chiamarono con voce persiana. e lo stesso nelle tribù di Kahtân. a favor del principe.». potendo tuttavia contarsi i Musulmani a migliaia. secondo l’anteriorità nel professare l’i- slamismo. e la casa di Hascem innanzi tutt’altra dei Koreisciti. non toc- cando ai combattenti altro che quattro quinti della pre- da fatta con la spada alla mano. variando la som- Storia d’Italia Einaudi 27 . nei registri o diva- ni. che intere cadeano nell’erario pubblico. secondo i precetti di Maometto. da una parte le entrate pubbliche. il precetto con men difficoltà mandossi ad ese- cuzione. Così la sua e le altre famiglie koreiscite preser grado secondo la consanguineità che le- gavale a quella del Profeta. Ma sotto Omar. e sendo sparsa su la metà del mondo conosciu- to. L’or- dine della lista fu che la schiatta di Adnân. il quale fattisi mostrare i ruo- li che aveano steso. noverandosi la popolazione musulmana a milioni. ma rigorosamen- te osservaronsi in quei primi tempi in una società demo- cratica e piena di fervore religioso. donde nac- que il Profeta. e fors’anco prima sot- to gli Omeiadi. tutti Arabi e soldati dell’islâm o famiglie de’ soldati. senza ecce- zione. Michele Amari . Fe’ descrivere dunque Omar. Ognuno ebbe dunque in sorte una provvisio- ne sul tesoro pubblico. patrimonio comune dei Musulmani. l’anno quindici dell’egira (636).». che poi ri- masero lettera morta ne’ libri di dritto. e per sorte da dividere le immense entrate delle città datesi a patti.

». Ma verso gli altri fu prodi- go sì che non lasciò mai un obolo nel tesoro. la prima vinta da’ Musulmani. ebbero. Gli schiavi non furo- no esclusi. e ottenuta la provvisione. con la sola eccezione che si ragionava sempre la quota del cavaliere più che quella del fante. come le chiamavano. duemila. ma- dri dei Credenti. die’ Omar dodici- mila o diecimila dirhem all’anno. facendo nudrire sessanta po- veri per certo spazio di tempo. Alle altre donne e a tutti i fanciulli. settemila ne toccò Ab- bâs zio di Maometto. e infi- ne anco ai lattanti. «sarebbe una tentazione pei miei successori. e scendeasi gradatamente secondo l’an- zianità nel servigio militare. e consiglia- to di serbar qualche somma per lo avvenire: «No» rispo- se. Alle vedove del Profeta. e la delicatezza d’un popolo che po- chi anni innanzi s’era cibato ed or è tornato a cibarsi di Storia d’Italia Einaudi 28 . infino a dugento. cinquecento. fieramente si adirò una volta che gli amici tramarono di accrescergliela. Il val- sente delle pensioni si die’ ai poveri in derrate. quanto Omar avea ragio- nato il bisogno d’un uomo. Alle donne furono assegnate pensioni proporzio- nali a quelle dei capi di lor famiglie. cento dirhem. ritraendo- si che nelle alte regioni dell’Arabia centrale fu dispensata da principio una porzione di vittovaglie a ciascuno. quattromila il rimanente dei soldati di Bedr. poi due misure di farina ogni mese. ma avea do- vuto smettere per amor dei negozii pubblici. e davasi un caposoldo ai più valorosi. come meno anziani in isla- mismo. Quan- to agli uomini di Kahtân che sì virtuosamente combat- teano allora in Siria. Crescendo alfine la libe- ralità del governo. cinquemila ciascun fuggitivo del- la Mecca che avesse combattuto alla giornata di Bedr. e dei biso- gni e valore di ciascuno. e fino a trecento di- rhem. Omar non volle per sé che il parco manteni- mento suo e della famiglia: domandollo ai cittadini con dir che un tempo avea fatto il mercatante. Michele Amari . mille.Storia dei Musulmani di Sicilia ma in ragion composta del merito religioso. da cinquecento di- rhem che n’ebbero quelle de’ guerrieri di Bedr.

Nondimeno l’elemento primitivo della società arabica trionfò del silenzio di Maometto e dei divani di Omar. impossibile di dar loro capi appartenenti ad altre famiglie. impossibile di condurre gli Arabi alla guerra altrimenti che per tribù. E si vide. come ognuno se ne accorge. Pur nascea. le quali condizioni cominciarono a costituire nuov’ordine di ottimati. Omar. e spesso com- poneasi d’uomini raggranellati di varie genti. poi del pane condito con olio. i quali erano ormai diversi dai pri- mi. tra per necessità e disegno. poi si fornirono due pasti al dì: mattina e sera. la quale forma ben rispondeva ai principii fonda- mentali dell’islamismo: uguaglianza. Così fatti particolari non mi sono sembrati indegni della sto- ria. come l’altro popolo re l’era stato entro le mura di Roma. con esempio avventuratamente raro nel mondo. mutando alquanto le associazio- ni per la guarentigia del sangue. quando parte di molte tribù era rimasta in patria. e fratellanza. ma gli ascritti nel medesimo divano.Storia dei Musulmani di Sicilia datteri e cavallette. perché valgon meglio che i giudi- zii degli scrittori a mostrare il sùbito e maraviglioso mu- tamento della società arabica in quel tempo. Michele Amari . die’ un altro crollo all’antica nobiltà. l’al- tra stanziava con l’esercito nei paesi vinti. Impossibil era di spezzare a un tratto gli antichissimi le- gami delle parentele. naturalmente opposto all’antica nobiltà. un popolo re nudrito per tutti i deserti dell’Arabia a spese dei vinti. poiché volle che si tenessero per mallevado- ri. si die’ pane in luogo di farina. akila come diceano gli Arabi. prima base della socie- tà arabica. fuorché il con- Storia d’Italia Einaudi 29 . non più gli uomini di una medesima parentela esclusivamente. insieme con la novella società una gerarchia di merito civile e religio- so e una disuguale partecipazione nei comodi della re- pubblica. né sì minuti che non meritassero luogo in un abboz- zo di quadro generale. Fu democrazia sociale come oggi si di- rebbe. poi vi si aggiunse un pezzo di ca- cio. e la prima forma che prese.

ruppe. e così fu reso ereditario il principato in casa Omeiade. il quale capitanava quell’esercito e per comunanza di sangue e d’interessi trovava partigiani tra l’antica nobiltà della schiatta di Adnân. capitanaronle gli antichi nobili: e tra sì rapidi conqui- sti il bottino accrebbe l’avere delle famiglie: i converti- ti stranieri ne accrebbero il numero. gli Omeiadi vennero alle armi. dal quale grado inferiore do- po due secoli tentarono di risorgere i discepoli loro. Michele Amari . trionfarono degli avversarii che erano divisi tra loro per le pretensio- ni della casa d’Alî. Cotesta rivoluzione scompose l’ordina- mento degli ottimati religiosi. rimasero ordinate per parentele con poche eccezio- ni. Io terrò discorso a luogo più opportuno di cotesti partigiani della Storia d’Italia Einaudi 30 . Da un’altra mano mentre combattean le due aristocrazie. Le brigate dunque. poiché i figli di Kahtân rifatti guerrie- ri e prevalenti di numero nell’esercito di Siria.Storia dei Musulmani di Sicilia dottiero supremo dell’esercito. più prestamente che non diminuisse per l’ordinamento del- le pensioni d’Omar. che fu ucciso dai nuovi ottimati. L’antagonismo delle schiatte aiu- tò il movimento. maula. poco appresso la costui mor- te. o come gli Arabi diceano. il freno della legge. a modo nostro di dire. mentre l’am- bizione lo piegava a favorire la rivale stirpe di Kahtân. i reg- gimenti. e in breve tempo li ridus- se a meri dottori in legge. ponendosi sotto la protezione degli uomini di maggior séguito. i battaglioni. che è a dire al novello ordine di ottimati religiosi. Così la no- biltà crescendo di potenza per cagion della guerra. Di cotesti elementi nacque una fazione che contese il poter dello Stato alla famiglia ed a’ compagni del Profeta. e divenen- do clienti. ma pe- nò tre secoli a vincere e non poté usar la vittoria. la democrazia surse impetuosa contro di entrambe. Cominciò la lotta in corte appo Othman. le compagnie. Esaltato da loro Alî. Fu offerta loro la occasione da M’oâwia capo della casa Omeiade. perch’ei favoriva la parte di Mo’âwia. non volle- ro restar da meno nel grado sociale e nella distribuzione dei premii.

il califo. mentre il principato correva in fretta verso la tirannide. depositarii dei detti di quello e però di tutte le scintille dell’eterna sapienza. sendo quella medesima del Profeta. restò molto indeterminata. cioè che componeano una repub- blica sotto un supremo magistrato che tenesse insieme del pontefice o del capo di tribù. senza fasto. per notarne i motivi e i limiti.Storia dei Musulmani di Sicilia ragione contro l’autorità religiosa e politica. consultavasi d’ogni provvedimento con gli altri com- pagni del Profeta. vivea frugale quanto i più poveri Musulma- ni. che i Musulmani non apparteneano ad alcun uomo. Elettivo. che non fosse pia- ciuto a Dio di manifestar nel Corano. Solamente si sentiva alla grossa. L’autorità dei primi successori di Maometto. Ma quando tal dichiarazione fu consigliata dalle divisioni che cominciavano ad agitare la repubblica. Similmente aspetterò che occorra negli avvenimenti la influenza po- litica dei giuristi. soppor- tava paziente le rimostranze degli infimi come dei gran- di. le quali tendeano al- l’aristocrazia religiosa. come s’è det- to. Così praticossi per dodici anni dalla morte di Maometto a quella di Omar. quando gli eletto- ri deputati da Omar moribondo proposero patti fonda- Storia d’Italia Einaudi 31 . l’uno Khalifa (ch’è a dir successo- re) dell’Apostol di Dio. quando. Michele Amari . all’aristocrazia militare. Per ora basti all’argomento nostro di notare le tre divisioni ch’e- rano nate nella società musulmana. e alla de- mocrazia. senza la profezia. e l’altro anco Emir-el-Mumenîn. tra que’ primi fervori del movimento religioso e naziona- le: e molti savii ordini si fecero fuorché designare i limiti legali di un potere esercitato con tanta civil modestia. si chiama- rono con nuovi nomi. senza guardie. Questa par sia stata la mente di Abu-Bekr e di Omar. lasciate da canto le appellazioni degli antichi re arabi e stranieri. del proprio o di uno stipendiuccio. arringava il popolo. an- corché dovessero ubbidire a un capo per lo comun bene spirituale e temporale. senza lista civile. ossia Comandator dei Credenti.

disciplina nei soldati: che. mutare il campo. Michele Amari . caricar bagaglie. e fece che tante ribellioni. e i capi a computare sottilmente le distanze de’ luoghi. perché attraversò le riforme fondamen- tali divenute necessarie per la mutazione dei tempi e per la vastità del territorio. affrontare peri- coli.Storia dei Musulmani di Sicilia mentali ad Alî. schiere. usi a condurre ca- meli. Reso dunque il califato ereditario in casa Omeiade. drappelli. Venendo in ultimo a considerare il momento milita- re dei conquistatori. il do- ge divenne czar. esaltarono al califfato Othman che li accettava. senza correggere il dispotismo che li rendea sì tristi. Ma ognuno intende quanto debole e preca- rio ritegno fosse la voce de’ dotti ad un principe ricono- sciuto da loro medesimi. oppressa dall’e- sercito della fazione vincitrice. in vastissimi tratti di paese. ubbidire ai capi nelle mosse e zuffe. Indi prati- ca di strategia nei condottieri. al par che quella di Roma e tant’altre. Le fazioni. cioè che il califo non potea mutare le leggi. vedendoli rigettare da lui. D’altronde la immobilità teocratica della legge nocque molto più che non giovas- se ai Musulmani. appena si crederebbe. non portassero altro frutto che di tor via le persone dei governanti. allora non era più tem- po a porre freno all’autorità. Una sola guarentigia restò. secondo le suddivisioni della tribù. Indi le prime battaglie degli Arabi contro Persiani e Bizanti- Storia d’Italia Einaudi 32 . si vedran le tribù ordinate alla guer- ra ed esercitate fin da tempo immemorabile: avvezzi da fanciulli a maneggiare armi e cavalli. agguati. e. come lo sarebbe stata da quel della fazione vinta. tanto sangue sparso. pigliate le armi. come conservator della fede e arbitro delle forze dello Stato. e non essendone permessa altra interpretazione che la dottrinale. ritirate. venendo quelle dal cie- lo. se a lui fosse toccata la vittoria. disegnare colpi di mano. andare a torme. spinsero necessariamente i proprii capi al potere assolu- to: la nascente libertà degli Arabi perì tra le guerre civi- li. tra tanta ignoranza e licenza. rico- noscere o indovinare il terreno.

Avean cavalli e fanti. più fia- te gli Arabi sconfitti tornarono alla battaglia e vinsero. sosteneanla con rara fermez- za secondo il precetto del Corano e il romano concetto di Khâled-ibn-Walîd che solea scorrer le file esortando- li: «Ricordatevi. Sia che dessero il primo assalto. nominava il capita- no d’una impresa e l’investia del comando. che per la rapidità e precisione delle mosse. l’affrettarsi debolezza. i fanti in cammi- no montavan talvolta su i cameli. diceva un famoso guerrier loro. che lo star saldi è fortezza. Il califo bandìa la guerra sacra. a sostenere in ogni evento la riputazione di sua famiglia. di afforzarsi ne’ luo- ghi opportuni ed a tempo ricusare o presentar la batta- glia. a conoscere il valore l’un dell’altro. per l’arte. per l’amor delle quali o per l’onore. Armati della sottile. spada. Michele Amari . sì superiori ad essi di numero. piombavano come turbine coi loro Storia d’Italia Einaudi 33 . non consiglia- trici a viltà. e altri d’archi e frecce. accorreanvi le tribù dei contorni. Dato il ritro- vo all’oste. talvolta v’andavan an- co i cavalieri menando a guinzaglio lor destrieri e in al- tri incontri togliean essi in groppa i fanti. e che con la costanza va la vitto- ria. com’era an- tichissima costumanza appo di loro. mazza.Storia dei Musulmani di Sicilia ni. pei complicati disegni di guerra mandati ad effetto con age- volezza. furono vinte meno per non curanza della morte e furia a menar le mani. o quelle difesero con le proprie mani gli alloggiamenti as- saliti dal nemico. con lor condottieri e capi inferiori fino a que’ di dieci uomini e anche di cinque: gente usa a vedersi in volto. sia che ripigliasse- ro quello del nemico. Copriansi di gia- chi di maglia e scudi. Musulmani. lunga e salda lancia arabica. annodando un pen- noncello in cima alla lancia del candidato. presto appresa. In giusta battaglia aspettavano per lo più la carica del nemico. per le schiere com- patte. sbagliano e imberciano. ma ancorché destri al saettare poco asse- gnamento faceanvi: son colpi di sorte. parentela e tri- bù: e spesso portavan seco loro le donne.». spedite a rannodarsi o combattere spicciolate. intere o in parte.

spin- ti da delirio religioso e da interessi mondani. Così ridivenuti nazione. rifiniti dalle tasse e dalla rapacità degli officiali pubblici. piena di alacrità e di speranze operosa. Michele Amari . allettati dal bottino. permetteano il culto cristiano sol che si pagasse un picciol tributo. li vedremo avviliti dal dispotismo. i Persiani anco dalle contese sociali de’ tempi di Mazdak. I Bizantini e i Per- siani. né quiete. o aprivan le braccia per accogliere i vinti nella loro famiglia. Dagli eserciti passando ai popoli di que’ due imperii. scissi da assottigliamenti religiosi. anzi nemiche. i quali raggua- gliavano gli imi ai sommi. trovandosi in condi- zioni geografiche favorevolissime e tirando altre schiatte Storia d’Italia Einaudi 34 . e sì lo rompeano e laceravano. i popoli arabi emi- gravano successivamente verso di quelle. del dispotismo con la nobiltà e con la democra- zia. dalla fertilità delle terre. disarmavano la religione dello Stato. dai mil- le lucri che offrian le nuove province. e d’un sùbi- to rannodati faceano nuovo impeto sul nemico disordi- nato nello inseguirli. dalla paura dei ricchi e cupidigia dei poveri: e qual maraviglia se tra l’universale scontentamento pares- se manco male la falce dei conquistatori.Storia dei Musulmani di Sicilia infaticabili cavalli levando il grido di Akbar Allah (è mas- simo Iddio). tratti per forza alle armi. nella loro Chiesa e nella loro repub- blica? Così le vecchie società cedeano il luogo alla gio- vane società dei vincitori. sparpagliavansi dopo la carica. E se non po- tean portare in lor colonie né libertà. avvi- luppavano e sterminavano i fuggenti. mal resistettero a tal nuova tattica: i pri- mi inoltre uomini senza patria raunaticci di tante genti. se ne- gli ordini loro si nascondea l’antagonismo della legge coi costumi. paziente. gravi per le armadure e per la formalità degli ordi- ni militari ai quali era mancata da lungo tempo l’anima e l’intendimento. industre. dalle pensioni. questa schiatta forte. audace. i secondi accolti anche di varie nazioni e classi sociali diffidenti l’una dell’altra. condotti da capitani cui scegliea caso o favore.

Michele Amari . Storia d’Italia Einaudi 35 . dava principio a un periodo novello nella storia dell’umanità.Storia dei Musulmani di Sicilia alla sua lingua e religione.

il clemente imperato- re Maurizio non ne prese altra vendetta che di rilegarlo con la moglie e i figliuoli in una delle isolette adiacenti al- la Sicilia. tradì i novelli signori. per cagion del commercio. sopra un punto di curiosità teologica sot- tilissimo e oziosissimo se altro ne fu mai: se le opere del Dio fatto uomo.Storia dei Musulmani di Sicilia II Se pur la fama di cotesti avvenimenti arrivò in Sicilia pri- ma che gli Arabi toccassero le spiagge del Mediterraneo. Disputavasi. Comandavalo. divina e umana. ver- so l’anno cinquecento ottantadue. il qual nome i Bizantini dieron poi a tutti gli Arabi e infine a tutti i Musulmani. ragio- nando su l’equivoco d’una parola. Capacitossi dell’unica volontà l’im- peratore Eraclio. Fors’era- no noti in Sicilia. che i Monoteliti. cioè. niuno al certo se ne dette pensiero. il quale ribellatosi da’ Sassanidi agli imperatori di Costantinopo- li. Non prima il cacciaron es- si dalla Siria. come i predecessori suoi Storia d’Italia Einaudi 36 . nel riposo ch’ebbe tra due guerre. sperando impe- trare l’aiuto del cielo con un atto d’intolleranza. de’ Sarace- ni. e un capriccio di fortuna avea mo- strato nell’isola le fattezze di questo popolo balestrando- vi un principe arabo. che il vecchio imperatore. Ma più che le rivoluzioni d’un popolo sì oscu- ro e lontano. il nome e i costumi degli Arabi. coman- dava che tutti i sudditi suoi credessero nell’unica volontà di Gesù Cristo. caduto nelle mani loro. come par che s’addimandassero in quelle parti alcu- ne tribù dei deserti. e l’altra perduta as- sai vilmente contro gli Arabi. chiamaron teandrica. Michele Amari . e più che le une e le altre la novella eresia dei Monoteliti. ossia sostenitori dell’unica volontà. e. movessero da due volontà. l’una vinta gloriosamente sopra i Persiani. Lo potean crede- re solito insulto de’ ladroni di là della Siria. ovvero da una sola. premeano ai Siciliani le guerre dei Longo- bardi in Italia. divino-umana. Mondsir quarto re di Hira.

il si- Storia d’Italia Einaudi 37 . volendo almen punirlo. e cominciata la resistenza del vescovo di Gerusalem- me. avea principiato con belle dimostrazioni di modestia civile. l’ectesi. ma i successori suoi non vollero o non poterono dissimula- re. ove sedè la più parte de’ vescovi d’Italia. che gli imperatori bizantini non abdicarono giam- mai. Roma non declinò il pericoloso onore di farsene ca- po. e. che appartenne già agli imperatori pa- gani. Promulgata da Eraclio (639). E la sede di Roma tentennò tra l’antica obbe- dienza e il dritto fondamentale della repubblica cristiana. Papa Onorio I tentò di sfuggi- re alla vana contesa. Michele Amari . esarco di Ravenna. il quale. Costante il quale era salito sul trono a undici anni (641). il quale portava che la universalità dei fedeli fosse giudi- ce delle proprie credenze.Storia dei Musulmani di Sicilia avean fatto delle altre dottrine onde si compose il dom- ma ortodosso. Com- messelo ad Olimpio. e fallì nel- l’uno e nell’altro misfatto. come tanti altri tiranni in adolescenza. Secondo un pio cronista. e rispose dubbio o forse assentì. usando nella nuova religione l’autorità di sommo pontefice. fu necessitato a tentare un colpo da masnadiere. Allora la dispu- ta si mutò in fazione politica. e ch’è passata con tanti altri ordini loro nell’impero di Russia. tramò lunga pezza di catturare e dicon anche ammazzare il papa. e papa Martino nel Concilio di Laterano (649). e. Ma sendo più che mai deboli in Italia le armi imperiali. e stringendosi sempre più il misero popol di Roma intor- no al suo vescovo ond’avea lucro e protezione. andato a posta a Roma. spiegò l’unghia del lione per far con- fessare da tutti i sudditi dell’impero una opinione che né egli né altri comprendea. o vogliam dire luogotenente dell’impero nei dominii che rimaneangli in Italia. Costan- te non poté sforzare il papa. solennemente condannò ecte- si e tipo. e ogni altro scritto monotelita. come chiamos- si l’editto imperiale che pretendea decidere la controver- sia. Indi Costante Secondo imperatore rincalzava con un altro editto superbamente chiamato il tipo (648).

Michele Amari . gli Arabi. sopracorresse in Sicilia a combattere i Saraceni. svelò tutta la pra- tica al papa. abbia tentato di sciorsi anch’e- gli dall’obbedienza: a che papa Martino né volea né po- teva far ostacolo. corsa e resa tributaria l’Af- frica propria (648). quando lo scoppio della folgore musulmana in Sicilia li fe’ stringere l’uno all’altro. Nei dieci anni che la corte bizantina avea passato tra l’ectesi e il tipo. mentre levava la mano per fe- rire. dopo avere soprastato un istante in riva al Mediterraneo. rattenuti dai comandi di Omar. sì che provvedesse- ro insieme al comun pericolo. Donde Olimpio lasciava star la teolo- gia e il papa. allettato dalla occasione che gli davano gli umori degli Italiani e le condizioni generali dell’impero. dovea combattere i Musulmani in Sicilia. pentito. e Marti- no posposto ogni altro rispetto. dovea aiutarlo. s’erano impadroniti di mezzo l’Im- pero: spintisi infino al Caucaso. Soprastettero già in riva al Me- diterraneo. non da ripu- gnanza a incontrare ignoti pericoli. e. e tutto l’empieano di spavento. nar- rato il caso all’esarco. perdé il lume degli occhi. senza lodare forse né biasimare la ribellione del- l’esarco. seguendo il fresco esem- pio del patrizio d’Affrica. usurpa- tore o no.Storia dei Musulmani di Sicilia cario mandato da Olimpio. vi si erano ormai lanciati. Aggiugne il cronista che si rappacificassero incontanente. Perocché non man- Storia d’Italia Einaudi 38 . maggior prodigio. e questi si pigliava quella insperata tran- quillità. co- me Gregorio usurpatore avealo fatto in Affrica. raccolte le genti che potea. per salva- re l’Italia dalla servitù degl’infedeli e sottrarre alle rapaci mani loro il patrimonio di San Pietro nell’isola. il vero mi sembra che l’esarco. preso l’Egitto (639). di conni- venza coi Saraceni. e che Olimpio. e fin d’averli aiutato di danari. costui. Tra le fole del miracolo romano e le impudenti accuse del go- verno bizantino. Perché Olimpio. oltre quei prodigiosi loro con- quisti di là dal Tigri. occupata tutta la costiera di Siria. La corte di Costantinopoli dal suo canto accagionò Olimpio d’al- to tradimento. e il papa di complicità con lui. e.

Storia dei Musulmani di Sicilia cavano arrisicati navigatori tra le popolazioni marittime d’Arabia. ch’è il concetto d’Ibn-Khaldûn. come vermi. i quali. non ostante la opposizione di quei consiglieri che voleano mantene- re i disegni politici di Omar. e uniti a capo di due anni i va- rii governi delle provincie di Siria nelle mani di Mo’âwia. s’erano risolutamente imbarcati sul Golfo Per- sico per assaltar le costiere d’India. Ucciso Omar (644). per iscusarsi del mettere ostacolo ai trionfi dello islâm. costui. e scrissegli che si guardasse un’altra fiata di affidare i guerrieri dell’islâm. com’av- vien sempre nelle ambagi e disordine degli scritti religio- si. Per simili rispetti vietò all’ambizioso Mo’âwia-ibn-abi-Sofiân d’assaltare l’isola di Cipro. se non ritenta- rono l’impresa. Ma non andò guari che in luogo di queste baie tendenti a sconfortare dalle impre- se navali. la cagione fu che Omar aspramente ram- pognò il capitano. si trovò nelle tradizioni di Maometto. fin dai primi conquisti. se non che. a un pezzo di legno galleggiante. e altre somiglianti tratte su i tesori della vita futura. donde eran tornati vincitori e carichi di preda (636). Fatto venire grande nume- Storia d’Italia Einaudi 39 . bagnato nel proprio sangue. che l’Angelo della Morte recasse su in cielo le anime degli altri martiri. che avea tanto séguito appo il nuovo califo. ma Dio medesimo raccogliesse quelle degli uccisi in combat- timento navale. un corredo compiuto di altri testi che portavano all’ef- fetto contrario: e diceano che a durar solo la nausea del mare nella guerra sacra fosse merito uguale al morire in campo. il califo gravemen- te scrivea sapere che il Mediterraneo sovrastasse di gran tratto alla terra. o a quel di com- battere sopra un elemento ove i Cristiani fossero più pra- tichi de’ Musulmani. e dì e notte domandasse a Dio di poterla inondare: ond’ei non amava a dar gli eserciti musulma- ni in balia a tal perfido mare. age- volmente vinse il partito della guerra navale. Michele Amari . e gli stessi guerrieri del deserto. In tal modo ei volle ovviare al pericolo d’allargar troppo la guerra.

e. né la tradizio- ne orale in prosa è stata altro che ausiliare. genealo- gie e fino i detti del Profeta. fatta in pezzi. vi tornava l’anno appresso con maggiori preparamenti: sforzava gli abitatori ad arrendersi e bru- ciava il paese. ha preso successivamente tre forme. come di tante altre imprese dei primi con- quistatori arabi nelle provincie romane. sen- do più incivilita nell’animo che nelle forme esteriori. La nazione. Appo gli Arabi. le crona- che scritte e la storia propriamente detta. che rispondono a tre diversi gradi dell’incivi- limento. troviamo notizie molto oscure negli annali loro. sen- done respinto. portaron via. quattro anni appunto dopo la pri- ma lor prova a metter pie’ sopra una barca nel Mediter- raneo. raccolti i fatti il Storia d’Italia Einaudi 40 . Michele Amari . solcavanlo a golfo lanciato. Costoro. Dopo due anni i Musulmani di Siria pre- sero l’isola di Rodi. la tradizione orale usurpò tutto il campo nei primi due secoli dell’egira. la sta- tua colossale d’Apollo che l’antichità aveva tenuto tra le maraviglie del mondo. e l’umile arte di legge- re e scrivere troppo scarseggiava tra quei guerrieri e im- provvisatori che stavan sempre a cavallo e in su le armi. emersa una volta dalle nebbie dei tempi mitici.Storia dei Musulmani di Sicilia ro di barche d’Alessandria e accozzatole con quelle del- la costiera di Siria. Pertanto non ebbero altri cronisti che i rawî (raccontato- ri o direbbesi più litteralmente ritenitori). Mo’âwia assaliva (648) Cipro. ma non era per anco avvezza a ricordi scritti. tentava la munita isoletta di Arado. come ognun sa. e sono: i canti eroici ripetuti a mente. E alla nuova stagione. che fu del secentocinquantadue. per una cagione che oc- corre spiegare. Presso gli altri popoli civili che si segnala- rono nel mondo. ne le- vava tributo. pronta. ai quali l’uso dava una prodigiosa virtù di memoria. e serbavano l’in- tero patrimonio letterario di lor gente: poesie. volgendo le prore alla Sicilia. Di questa. al contrario. non potea contentarsi oramai di racconti poetici. la tradizione dei fatti. a correggere o guastare gli altri ricordi.

è reso certo dai ricordi europei. il fatto compiutamente risponde alla tra- dizione musulmana che si raccoglie a brani dal Belado- ri. il pendio agli aneddoti maravigliosi. più tosto che cor- reggere i vizi della tradizione orale: il difetto cioè di pre- cisione cronologica. altri osò intrapren- dere una cronica universale. il silenzio su le imprese infelici. che fecero anda- re in disuso quelle ponderose cronache primitive. poco o punto copiate dal duodecimo secolo in qua. di cui testé dicevamo. un pa- ragrafo della Cronografia di Teofane. e nessuno ven- ne a capo di chiarir bene tutti gli avvenimenti dei primo secolo. e uno ch’è tratto manifestamente dalle memo- rie della Chiesa Romana e portato nelle vite dei pontefici che van sotto il nome d’Anastasio Bibliotecario. scrittore dell’otta- vo secolo. Corret- ta la cronologia. autore del nono secolo. e da due compilazioni più re- centi. sì che. la mescolanza delle fole di millanta- tori e detrattori. lo scambio dei fatti diversi relativi a una stessa persona. so- leano riferirli con tutte le varianti e coi nomi di quanti successivamente li avessero tramandato. cioè: i documenti contempora- nei che leggonsi nel processo di papa Martino.Storia dei Musulmani di Sicilia meglio che poteano dalla bocca di questo e di quello. ma nessuno seppe strigarsi dalla noiosa forma della tradizione orale. In ultimo com- parvero le compilazioni e i compendii. non ce ne avanza che qualche volume. Ma quell’assalto di Sicilia. e i nostri sforzi non arriveranno a trovarne altro che qualche cenno. ma non ostante tal sospetta origine. E per tal modo è dive- nuto ormai impossibile di ristorare la tradizione di alcuni avvenimenti. Questo cumulo di mate- riali par che opprimesse i primi che si provarono a scri- vere. delle quali una assai particolareggiata si trova in un esemplare del falso Wâkidi. Dei quali altri dettò storie particolari. ch’era più lontano da quella età. Michele Amari . quando se ne tolgano le manifeste finzioni del Storia d’Italia Einaudi 41 . Ma tal diligen- za accrebbe la mole e la confusione. nel terzo secolo dell’egira e nono dell’era cristiana.

che già si facea strada all’impero. chiamandovisi Sicilia. forse da Tripoli di Siria. ove perdé un occhio per ferita. usi a tal navigazione per loro commerci. e ne parrà tanto più malagevole e arrisicata l’impre- sa di Sicilia. forse sperò con la guerra di Si- cilia d’accrescere le province ed entrate del governo suo ed emulare il capitano d’Egitto Abd-Allah-ibn-Sa’d. contiene un ragguaglio genuino e compie i cenni di Teofane e di Anastasio. Ebbe nome co- stui Mo’âwia-ibn-Hodeig della tribù di Kinda e continuò per venti anni a combattere per la fede in Ponente. L’armamento musulmano mosse dall’estremo golfo orientale del Mediterraneo. sì che tante sue geste furono confuse dai raccontatori. Storia d’Italia Einaudi 42 . una villa in campagna di Damasco. Le Siciliane. come meno avventurosa. e certo egli è che non venisse dalle costiere d’Affrica don- de i Musulmani s’eran ritratti tre anni innanzi. Michele Amari . restò oscura. Affidolla a un prode che fu poi partigiano suo nelle guerre civili: rinomato non meno per pietà. se pur non sono due luoghi diversi. secondo altri. Il nome è derivato al certo da donne siciliane portatevi in cattività e probabilmente da quelle che vennervi al tempo di Mo’âwia. In ultimo è indizio dell’impresa un nome topografico rimasto in Siria infino al duodecimo o al de- cimoterzo secolo. che godea come lui la grazia del califo ed avea acquistato in Affrica tanta gloria alla religione e ricchezza ai soldati. poiché avea visto in vol- to il Profeta e ne serbava i detti. Però era mestieri allestire grosse navi e munirle a effetto di guer- ra. e però la critica non vuol che si rigetti. e quella di Sicilia. o. più assai che quella d’India del secentotren- tasei. nella quale gli Arabi aveano avuto in pronto legni e marinai della propria lor gente. Mo’âwia-ibn-abi-Sofiân. e testé segnalatosi sot- to gli auspicii del capitan d’Egitto nella espedizione di Nubia.Storia dei Musulmani di Sicilia compilatore. E forse dall’esercito del rivale pervennero a Mo’âwia i ragguagli che spinserlo alla impresa siciliana.

non si lasciaron chiudere nell’isola. si strinsero l’esarco e il papa. fatto vela nottetempo. Tutto lieto il significava a Othman il capitano della provincia. linguaggio e impeto di combattere. I Mu- sulmani. occuparono qualche luogo su la costiera. Passato Olimpio con l’esercito in Sicilia. Però. e aspettandosi addosso il navilio bizantino. le qua- li negoziazioni dopo la morte d’Olimpio furon costrutte in caso di maestà a fin di avvilupparvi il papa. e. senza però abbandonare né il bottino né i prigioni. Mandava altresì al califo la quinta della preda. non aspettato né creduto possibile. com’abbiam detto. Questi dal canto suo mandava aiuti di danaro in Sicilia: limosina a qualche servo di Dio. e travaglia- vali una morìa che s’appigliò all’esercito. alle quali accennano e la narrazio- ne del falso Wâkidi e il processo di papa Martino. non isperando rinforzi. Mo’âwia-ibn-Hodeig rimontò su le navi in fretta. Par che Storia d’Italia Einaudi 43 . giunti gli av- visi a Roma. sembian- ti. Ma tale debolezza del nemico non si potea scernere dai Cristiani tra i primi spaventi di quel- l’assalto. poiché non avevano al- tra armata in sul mare. dei Musulmani perch’eran pochi e scarsi di preparamen- ti. di quelle nuove fogge. che già assai te- mea della sorte dell’armata. dopo felice navigazione. ebbe a ventura. de’ Cristiani perché valean meno in arme. e a lor costume mandarono gualdane a battere il paese. nel qual tempo Olimpio morì della pestilenza. Mo’âwia-ibn-abi-Sofiân. Indi le prati- che mosse dall’esarco. di sporre i suoi sani e salvi su le costie- re di Siria. tra scaramucce e pratiche si consumarono parecchi me- si. la guerra andò in lungo: combattuta debolmente d’ambo le parti. e dividea il resto all’esercito. o avendo avvisi che venisse. In ogni modo.Storia dei Musulmani di Sicilia Sbarcarono nell’isola i Musulmani con forze non pari al conquisto. scriveva egli poi scusandosi. e pur non bastavano ad espu- gnar le terre murate. le quali fean preda e prigioni. di quel ter- ribil nome di Saraceni. e dis- simulando forse sotto tal nome il riscatto degli inquilini del patrimonio caduti in man del nemico. Michele Amari .

dinanzi al quale gli stracciarono in dosso gli abiti sacerdotali. fu preso a pie’ degli al- tari da una man di scherani (giugno 653).Storia dei Musulmani di Sicilia i prigioni. il dotto San Massimo. più barbaramente che niun altro. venerando per animo forte e soavi costumi. lo condussero per la città. ove il tramutarono in altro legno. fors’anco la religione. e fe’ compiere da un nuovo esarco l’attentato ch’ei meditava. su le rive settentrionali del Mar Nero. la più parte donne. rimanessero a Damasco. dopo lungo tempo. Appena allontanati dall’isola i Musulmani. la Pentapoli e l’Affrica. Molti furono anco ga- stigati come ricalcitranti al tipo: e. preceduto dal carnefice che brandiva la mannaia. torturato da’ disagi e dimenticato dal clero di Roma. ove Martino trasse po- chi mesi di vita che gli avanzarono. che volentieri stan- ziassero a Damasco: né più crudele biasimo che questo si potrebbe esprimere in parole. infermo. Alfine il tiranno commutò la sentenza in esilio perpetuo a Cherson. Costante incalzò la persecuzione contro il papa. sì sfacciato era il governo im- periale. strapazzato. la profanazione del nome e forme del- la giustizia. condotto giù pel Tevere e per la costiera infino a Messina. contro quei miseri schiavi non già. ma contro l’ordine civile e religioso che affliggea la Sicilia. e sopratutto la presenza del tiranno. gittato in una barca. con un collare di ferro alla gola. e presto dimenticassero gli antichi lor signori. la insolenza dei giudici. vegliardo. L’innocen- te e caritatevole Martino. lo menarono qua e là per la riviera orientale di Calabria e per le iso- le dell’Arcipelago: tenuto in segreta su la nave e in terra. il paese. la sentenza di morte pronunziata e sospesa. tratto innanzi i magi- strati a Costantinopoli. Storia d’Italia Einaudi 44 . Perocché la cronaca bi- zantina aggiugne qui sbadatamente. la brutali- tà dei servidori. e. le famiglie. Quivi incrudì lo strazio per le in- giuriose imputazioni. al quale apponeano ol- tre le opinioni teologiche. Michele Amari . di aver dato ai Saraceni l’Egitto.

ri- soluto a morire anziché abbandonare l’armata al nemico. E alle navi corse- ro. Iddio è con chi sta fermo. gridava: «Alle navi in nome di Dio». dugento e po- che più. Michele Amari . moglie del capitan musulmano. permettendolo Iddio. salgono all’arrembaggio con le sciabole e i cangiar alla mano. che vollero partecipare al pericolo. domandava tre fiate ai capitani minori che si farebbe.Storia dei Musulmani di Sicilia E come rinforzato per trionfo in casa. diessi a fuggire quando si venne alle ar- mi corte. armavano contro Costantinopoli stessa (655). Gittano gli uncini alle ga- lee nemiche. All’incontro la no- bile e bella Bosaisa. avea visto sì da presso il combattimento che il marito le do- Storia d’Italia Einaudi 45 . senza dubbio dagli avanzi di qualche monumento dell’arte greca. e tre fiate que’ si guardavano in volto l’un l’altro senza rispondere: quando si levò un guerriero. in luogo di disputare. seguiti da molte donne loro. e sen- z’aspettare una prima sconfitta che li ammaestrasse. Costante vol- le andar subito a gastigare gli Arabi. e pure a mala pena campò. Era questa la prima battaglia marittima che si presentas- se ai Musulmani. recitò le parole del Corano sopra la battaglia di Saul con Golia: «Oh quante volte picciol drappello ha sbaragliato grosse schiere. navigli: certo con strabocche- vole superiorità di numero. su le costiere della Licia. Costante. e. mole e munizione delle navi. Perciò stavano in forse anco i più valo- rosi: il supremo condottiero Abd-Allah-ibn-Sâd. ch’era a terra con le genti. presso il monte Feni- cio in un luogo che i cronisti arabi chiamano «Le Colon- ne». e con molto sangue loro e grandissima strage de’ nemici. altri dice mille. che s’e- ra tratto addietro quando cominciarono a fischiare per l’aria le saette. Appiccata la zuffa con trar dardi e saette. gli Arabi si accòrsero dell’errore di combatter da nave a nave. vinsero la giornata.». vol- lero provarsi da uomo a uomo. Sorgeano all’àncora le navi o barche loro. Abd-Allah allora. Quivi drizzò la prora Costante con sei o settecento. che fatti audaci in sul mare.

ella rispose: un guerriero che nel fitto della mi- schia. com’è pro- prio de tiranni vezzeggiò i successori di papa Martino. mentre i popoli settentrionali incalzavano da Storia d’Italia Einaudi 46 .Storia dei Musulmani di Sicilia mandò: «Chi ti è parso il più valoroso?». fino il bronzo ond’era coperto il tetto del Panteon. e poi non aspettò lo scontro loro a Benevento. vedendo la nave di Abd-Allah aggrappata e por- tata via da un galeone nemico. in- calzato da’ Longobardi. e per paura vi lasciava la moglie e i figliuoli. e pensò di fuggire i luoghi e il popolo che gli ricordavano il parricidio. l’avea liberata spezzando la catena. provocolli. che amò ardentemente Bosaisa. e alternando fierezza e viltà. ven- ne in Italia (663) a far guerra ai Longobardi. si ritrasse dall’inchiesta quando seppe che Abd-Allah aspirava alla mano di lei. Indi si favoleggiò che uno spettro lo inse- guisse porgendogli una tazza piena di sangue. e veden- do sconfitto un grosso di sue genti. e venuto costui a morte pochi anni appres- so la battaglia delle Colonne ottenne alfine il premio di sì perseverante e generoso amore. cercando sempre il pericolo da lunge e fuggendolo da presso. Egli. prima di liberarsi con eroico sforzo da’ Persiani e dagli Avari. E in vero ei disegnò di porvi la sede dell’imperio: come già Eraclio l’avol suo. fe’ uccidere il proprio fra- tello. ritenu- ti come pegno dal popolo tumultuante. si chiuse con la corte e i tesori a Siracusa. in- crudelì per sospetti di stato. la domandò in isposa. «Quel dalla ca- tena». e gli dices- se: «Bevi. in fretta visitò Roma. Al quale pensiero sem- bra mosso Costante dalla spaventevole forza degli Arabi che parea dovessero occupare da un dì all’altro tutta l’A- sia Minore. Questo prode era A’lkama-ibn-Iezìd. continuò le persecuzioni contro i sostenitori del- le due volontà. passò in Sicilia. e. Costante faceva atto di sputarla per odio. Tornato il fuggente imperatore a Costantinopoli. era stato per tramutarla in Affrica. raccolsevi quante cose di pregio rimaneano nelle chiese. Michele Amari . fratello!». Dilungandosi dalla metropoli ove mai più non tornò.

fe’ sentir la vicinanza dell’augusta persona. i padri dai figliuoli. Trovato morto Costante nel bagno. Perché la rapacità di Costante aiutava a maraviglia il clero siciliano. Quei delle isole e di Calabria si credeano condotti a inevitabil morte.Storia dei Musulmani di Sicilia un altro lato: ed egli è evidente che. E un dì. con le strabocchevoli gravezze poste su l’isola. chiamaron di nuovo i Musulmani. dice la cronaca. che la ferti- le isola cinta dai porti di Messina. i mariti dalle mogli. Costante. e lo finì dando- gli dell’urna in sul capo (15 luglio 668). e separati. in sei anni che soggiornò a Siracusa. e con lunghi comenti. e molto accesa contro i Monoteliti. disperando di tenere Costantinopoli. con che può intendersi l’imprigionamento dei debitori del fisco. e agevolmente si sarebbe ripigliata l’Italia. donde le armate avrebbero signoreggiato il Medi- terraneo. al certo ripeteanle a viva voce. per essere l’isola devota al Pontefice di Roma. entrato il tiranno nel bagno di Dafne. per minor male. o qualche partaggio dei coloni addetti ai poderi del patrimonio imperiale che fosse stato venduto e distratto. per nome Andrea figliuolo di Troilo. Lilibeo e Pa- lermo. Sardegna e Affrica: tasse su la proprietà. Siracusa. e coloro che scrissero tali parole. pieno di profondissimo odio contro di lui. che a memoria d’uomo non se n’era sofferto mai tanto cumulo. tasse su la industria. e gli avvenimenti nati in Sicilia fecero svanire al tutto il disegno. Le guerre civili che sopravvennero tra i Musulmani allonta- narono poi quel gran pericolo. come troviamo ne’ ricordi ecclesiastici. un gen- tiluomo della sua corte. Michele Amari . nessuno cercò il come: i soldati al- tra cura non ebbero che di gridare imperatore un nobil Storia d’Italia Einaudi 47 . non si potea scegliere più sicura né più comoda stanza alle forze vitali dell’impero. tasse per l’armamento del navilio. I popoli d’Affrica. e confiscati con ciò i vasi sacri. e su le vicine terre di Calabria. gli versò addosso un’urna d’acqua bollente. che il serviva e ungeagli il corpo con sapone. ai disperati sudditi di Costante.

dice la tradizione. Il clero partecipò o esultò tanto nel regi- cidio. i Romani. Michele Amari . data della prima impresa di Sicilia. la pongono l’anno trentuno dell’e- gira. per mostrar co- me diversamente si sciogliesse a Roma e in Oriente il no- to caso: se lice uccidere re tiranno. il quale in parte risponde al secentocinquantadue. Narrata la battaglia delle Colonne e l’abbandono d’Alessandria che ricadde nelle man de’ Musulmani. trasportandola i venti in Sicilia. Storia d’Italia Einaudi 48 . E notabil è a tal proposito lo stesso errore d’alcuni cronisti musulmani. Or se ci assaltino gli Arabi. replicarongli i Siciliani: ‘ed hai fatto perire i suoi campioni. e spacciaronlo: ma lasciarono an- dare quanti eran venuti con lui su la nave». l’armata era forte: che volete se ci scoppiò ad- dosso la tempesta?’. ‘Facciam conto che sia annegato con gli altri’. che mezzo secolo appresso Gregorio Secondo. che. Ma i Siciliani. mi- nacciandolo Leone Isaurico della medesima sorte di pa- pa Martino. accertandolo i vescovi di Sicilia della eresia dello imperatore. e voi ora ammaz- zate il re vostro’. dove trovere- mo chi ne difenda?’ E Costante rispondea: ‘Quando sal- pammo.Storia dei Musulmani di Sicilia giovane Armeno di nascita. fuorché quella di Costante. ancorché vestito alla foggia degli Arabi di quei tempi: ma anco un vago cenno d’assalto sopra la Si- cilia. Dove interro- gato dalla gente e narrati i casi suoi: ‘Hai svergognato la Cristianità’. rimbeccavagli si ricordasse egli di Costante e del cortigiano. sforzaron Costante a uscire con l’armata contro il nemi- co: «Ma Iddio mandò sovr’essi una tempesta che affon- dava tutte le navi. fatto scaldare un ba- gno vel ficcano per forza. Nel quale racconto ognun può scoprire non solamente uno squar- cio del vero. immantinente lo avea trucidato. replicarono. Allato a cotesta spiegazione storica d’un papa si vuol porre quella degli Arabi contemporanei. gridando egli invano: ‘Sciagu- rati! che il mare inghiottì i vostri prodi. per nome Mizize: e tutta l’i- sola applaudì. la quale scampò. che affrettando di quattordici anni la morte di Costante.

Michele Amari - Storia dei Musulmani di Sicilia

Né andò guari che i Musulmani riassaltarono l’isola.
Parmi priva di fondamento la supposizione moderna che
ve li abbia chiamato Mizize, perché gli Arabi in quel tem-
po non potean sembrare valido aiuto in un’isola sì lonta-
na dalle provincie loro; né quivi si vedea cagione di tòr-
si in casa il nemico, poiché il nerbo delle armi bizantine
stanziava nell’isola, e questa parea sicura al tutto dagli as-
salti di Costantinopoli. Ma quivi la corte, e gli officiali ci-
vili e militari, temendo non rimanesse la sede dell’impero
in Sicilia, arsero di zelo per lo giovinetto Costantino fi-
gliuolo di Costante. Dondeché con maravigliosa prestez-
za e precisione ragunarono tanti brani di forze terrestri e
navali di Ravenna, Campania, Sardegna e Affrica; ed eb-
bero tanto séguito nello esercito di Sicilia, che appresen-
tatosi Costantino a Siracusa in primavera del secentoses-
santanove, Mizize fu abbandonato da tutti, riconosciuto
legittimo imperatore Costantino, e chiamossi ribellione
il colpo di Stato fallito. Costantino a capo di pochi me-
si tornossene all’antica capitale. Probabil è ch’egli sguer-
nisse di soldati la Sicilia, per tor la voglia di crear qualche
altro imperatore; e che i Musulmani i quali tenean gli oc-
chi aperti su la nuova sede dell’impero nemico, coglies-
sero questa occasione di spogliarla.
Vennero d’Alessandria su dugento navi, condotte da
Abd-Allah-ibn-Kais della tribù di Fezâra, arrisicatissimo
condottiero che afflisse i Cristiani del Mediterraneo in
cinquanta scorrerie navali, e alfine fu ucciso in luogo det-
to Marca, probabilmente in Italia. Abd-Allah irruppe in
Siracusa con molta strage; se non che i cittadini rifuggi-
vansi nelle montagne e nelle più munite rocche dell’iso-
la. Dopo un mese, fatto gran cumulo di preda, prese va-
rie terre o piuttosto battuto il paese qua e là coi caval-
li, i Musulmani si rimbarcarono. Portaron via, dicono
gli scrittori cristiani, i tesori delle chiese e i bronzi ruba-
ti da Costante a Roma. Dicono i Musulmani, come s’è
visto sopra nel testo di Beladori, che si trovò nel botti-

Storia d’Italia Einaudi 49

Michele Amari - Storia dei Musulmani di Sicilia

no gran copia d’idoli fabbricati di preziosi metalli e di
gemme: e che il califo Mo’âwia li mandò ai mercati degli
idolatri d’India, sperando che ne conoscessero e pagas-
sero il pregio. Ma l’universale dei Musulmani fieramente
scandalizzossi di un pontefice che rivendeva i lavorii di
Satan.
A questa impresa del secentosessantanove, un mona-
co Benedettino, vivuto cinquecent’anni appresso, inne-
stò sue fole di sanguinosa strage nel monastero dell’Or-
dine a Messina, e sopratutto di guasto a moltissime cit-
tà e terre che i Benedettini possedessero in Sicilia. Tal
racconto si trova in una serie di leggende apocrife e falsi
documenti, con che si fece prova nel duodecimo secolo
a gabbare i principi, e carpir qualche pezzo dell’immen-
so patrimonio che si fingea tolto a que’ pii cenobiti. Non
senz’arte, si fe’ menzione dei poderi da una mano nelle
geste dei martiri, dall’altra mano nei supposti diplomi; e
tra le une e gli altri, si attribuì ai Benedettini la proprie-
tà di mezza Sicilia: terreni in tutti i luoghi di cui si cono-
scessero i nomi nella storia antica; e intere città poste sot-
to la signoria loro fin dal sesto secolo, come potean es-
serlo nel duodecimo. Ma traditi sempre più dall’ignoran-
za, gli autori della frode, che mi sembran parecchi, senza
escluder l’Abate di Monte Cassino a quel tempo, prese-
ro tropp’alto il volo nelle leggende: fecero cominciare gli
assalti dei Musulmani un secolo avanti Maometto, e tru-
cidare San Placido, con trenta tra frati e suore che vivea-
no nel suo monastero di Messina, proprio l’anno cinque-
centoquarantuno, da un barone agareno che lor piacque
di chiamare Mamuca, mandato con l’armata spagnuola
da Abdallah, capo di setta saracena in quelle parti, tiran-
no zelantissimo nel promuovere il culto di Moloch e del-
la stella Lucifero. Ciò tanto o quanto potea passare nel
duodecimo secolo; pur la novella non prese allora, né
fruttò. Ma verso la fine del secol decimosesto, per pro-
caccio de’ Gesuiti, si rifrustarono quelle memorie; si cer-

Storia d’Italia Einaudi 50

Michele Amari - Storia dei Musulmani di Sicilia

carono a Messina, e, com’è naturale, si trovarono le tom-
be e le ossa dei martiri, e fino il piombo, che i Barbari in-
fedeli avean loro versato in gola; e il dotto e scaltro Sisto
Quinto, in un tempo di tanta gloria letteraria della patria
nostra, soscrisse un breve dato il tredici novembre mille-
cinquecento ottantotto, nel quale comandò che si festeg-
giasse il giorno di quel martirio per tutto l’orbe cattolico;
e infelicemente replicò i nomi dei crudelissimi Abd-allah
e Mamuca, tiranni saraceni, invasori della Sicilia al tem-
po di San Benedetto e di Giustiniano. Accorati e confusi
a tanto sbalzo d’anacronismo, i dotti scrittori ecclesiasti-
ci del medesimo secolo decimosesto e dei seguenti, se ne
cavarono con accettare il fatto del martirio, e dichiararne
apocrifa la sorgente, che eran gli atti di Gordiano: il solo
frate scampato, come diceasi, alla barbarie di Mamuca.
Ma mentre la falsa leggenda rimanea così in commercio,
nessuno ebbe pietà dei documenti usciti dalla stessa fuci-
na. Il Baronio li disse falsi, né più né meno; il Pagi rincal-
zò con pari severità; il Mabillon, Benedettino, sospiran-
do ratifìcò il giudizio; e il siciliano Di Giovanni li rigettò
con meritato disprezzo. Tra quelli appunto si trova una
supposta lettera di papa Vitaliano per lo risarcimento dei
guasti recati da Musulmani ai poderi benedettini di Sici-
lia nella scorreria del secentosessantanove. E com’ei pa-
reva opportuno di fare rosseggiare il sangue dei marti-
ri, quantunque volte si trattasse dei beni del monastero,
una appendice posta alla leggenda di Mamuca, aggiunse
quell’episodio dei martini al supposto saccheggio del se-
centosessantanove. Infine la erudizione, la ignoranza e la
impudenza, sbrigliaronsi in una seconda appendice che
fe’ partecipare i Benedettini delle stragi e guasti della no-
tissima impresa di Ibrahîm-ibn-Ahmed nel novecentotré.
Dove lo scrittore, dopo aver detto delle immense posses-
sioni del monastero depredate e degli infiniti monaci uc-
cisi in Sicilia, si ride un po’ troppo dei lettori, conchiu-

Storia d’Italia Einaudi 51

Michele Amari - Storia dei Musulmani di Sicilia

dendo: «e chi vuol sapere le passioni di tutti quei martiri,
vada a cercarle nelle biblioteche di Costantinopoli.»

Storia d’Italia Einaudi 52

diversissime d’origine e di numero. risorta dalle sue rovine. Affrica propria che prendea lo Stato odierno di Tu- nis e la parte occidentale di quel di Tripoli fino al golfo della grande Sirte. La più mo- derna era un pugno di gente germanica che alcuni auto- ri arabi chiaman Franchi. come le più inospiti regioni dell’Arabia. tempera- to di clima e vivificato dalla man dell’uomo. che creava più che la guerra e la barbarie non guastassero. Cirenaica. dove lieto di vegetazione. Paese di vario aspetto. Goti: sen- za dubbio gli avanzi dei Vandali rimasti dopo l’impresa di Belisario. Teneano l’Affrica settentrionale quattro generazioni d’uomini. pur dopo l’invasione dei Vandali. dove orrido e arso. Marmari- ca e la provincia Libica che confina con l’Egitto. ma dell’Affrica. indi Numi- dia. cominciando dal- le due Mauritanie alla estremità di ponente. d’Italia cioè Storia d’Italia Einaudi 53 . come affettavan chiamarlo tuttavia. Distingueano gli antichi questa regione sotto varii nomi. ove la schiatta arabica si rinforzò d’una potente schiatta stra- niera e insieme con quella divenne sì formidabile in tutte le parti occidentali d’Europa. Il tratto di terreno che serpeggia dai confini dell’Egitto fino allo stretto di Gibilterra tra il mare e la catena del- l’Atlante o i deserti. Innanzi a loro per numero ed anzianità di soggiorno venian le popolazioni pelasgiche.Storia dei Musulmani di Sicilia III Dopo le raccontate scorrerie del secentocinquantadue e secentosessantanove la Sicilia ebbe a sentire il peso dei Musulmani. v’era- no rimase importanti città e maggior tra tutte Cartagine. e via seguitando. e Leone Affricano. Però è mestieri toccare al- quanto le condizioni di tal nuova provincia musulmana. non più di Levante. o roma- no. Perché pri- ma i Cartaginesi e poi i Romani vi avean recato il genio del lavoro. e. e vi fioriano ancora industrie e lucrosi commerci. ubbidiva al nome bizantino. Michele Amari .

portate dalla dominazione romana: le qua- li gli scrittori arabi a lor modo chiamano i Rum. vincea- no di gran lunga anche per lo numero e per la estensio- ne del territorio tutte le razze intruse. discendenti dei Fenicii. dimodoché le tribù berbere più o meno sottomesse penetravano per ogni luogo il territorio romano. o Moreschi. come ognun se ne accorge. In ter- zo poteansi noverare gli altri stranieri gittati. dal mare su la costiera. I libri punici in fatti. tra le quali potran decidere i dotti quando si sarà studia- ta meglio la lingua berbera. e chi ha appiccato la genealogia loro anche a Canaan: tradizioni mitiche. direi qua- si. miscuglio di tante schiatte simile a quel che oggi dicesi nell’Algeria Mori. chi li ha fatto Himiariti. e le tribù. degli Arabi. e forse per la medesima ragione gli Arabi li chiamarono Afârik.Storia dei Musulmani di Sicilia e di Grecia. e si conosceranno un poco certi altri antichi idiomi dell’Asia anteriore. Michele Amari . come debbon dirsi non vi es- sendo memoria di altri abitatori innanzi a loro. lo scrittore armeno Moisè di Corene e Procopio li credettero Cananei cac- ciati di lor terra da Giosuè. inaccessibile di tutti i tempi alla civiltà. o meglio diremmo nazioni indepen- denti. non sapendosi qual altro nome dar loro che uno indefinito e antico. come il mo- stra la stampa della schiatta caucasica che ha in volto. ossia Affricani. Stendeansi dall’A- tlantico ai deserti non esplorati che finiscono a Levante con la valle del Nilo. lo premeano dalla parte di mezzogiorno e di po- nente. o Afôrika. forse in parte. o vogliam dire della schiatta dell’Arabia Me- ridionale. La gagliarda e fiera gente berbera. Ma i Berberi aborigeni. li diceano popoli della Media e dell’Arme- nia venuti in Occidente con Ercole. o vogliam dire paese dei Negri. e come il portano le sue tradizioni serbateci dagli scritto- ri romani e dagli arabi. correano dal Mediterraneo agli al- tri deserti che arrivano al Tropico e al Sùdan. accorgendosi che non fossero né Germani né Pelasgi né Berberi. consultati da Sallustio. mosse d’Oriente. come sareb- Storia d’Italia Einaudi 54 .

Ma v’ha di più: il valore primitivo di questo vocabolo nell’idioma greco. talché il dialetto loro abbia rite- nuto molto più delle voci e forme semitiche. Come notollo il Gibbon. al par che dal linguaggio. Intanto. d’Affricani. Michele Amari . È parso ad alcuni eruditi di Euro- pa che gli Arabi abbian tolto di peso tal voce dalla latina Barbari: e al contrario gli scrittori arabi traggono la eti- mologia dal loro vocabolo berber. poiché gli Arabi conquistatori dell’Affrica settentrionale tanto più agevolmente doveano adottare il nome che trovarono in uso tra i popoli inciviliti del paese. ma io preferirò. Gli uni e gli altri credo si appongano al vero. Tra coteste false denominazioni etniche de’ popoli primitivi dell’Affrica. ricorre sempre negli scritti loro la indeterminata appellazione di Sarace- ni. né pria de’ tempi di Erodoto si vede usata cotesta voce co- m’appellazione dei popoli non parlanti il greco: donde Storia d’Italia Einaudi 55 . di Punici. che significa borbotta- re. se tutta la gente berbera il sia. quella di Mori. dalla tradizione. poiché fino ai tempi del conquisto loro la appellazione generale di cotesta schiatta fu Mauri Barba- ri. Barba- ro nell’Iliade non è detto che di favella rozza e aspra. ne’ poemi. alla quale si son attenu- ti giustamente i dotti. parecchie tribù berbere sembra- no senza dubbio d’origine semitica. quelle sembran passate in Occiden- te in tempi men rimoti. che lo comunicò a tutti gli altri dell’Europa. ad accrescere la confusione. alla quale gli scrittori eu- ropei dei tempi più bassi ne aggiunsero altre. con manifesto errore. e il significato si conface- va appunto al caso. Il nome ge- nerico di Berberi par sia stato messo in uso la prima vol- ta dagli Arabi. come troviamo in Procopio. quanto avea significa- to nel loro proprio linguaggio. la voce Berberi. e diconlo anche di parlare in gergo rozzo e straniero. e. ci è divenuta anco familiare ne’ romanzi. è identico a quel che ritenne in arabico il verbo berber. ch’è più antica. in archi- tettura e financo nelle storie. come assai più determinata. e fin anco Cartagine- si: oltreché. ovvero.Storia dei Musulmani di Sicilia bero gli ariani e gli himiariti.

Gli Arabi non prima avean messo pie’ in Egitto che ir- ruppero in Affrica. anzi sì zelanti nella fede. levata di quei paesi una grossa taglia. Il reggimento bizantino resisteva a co- sì fatti nemici mercé la ordinata amministrazione d’una provincia ricca. il navilio. come ognun sa. che mi è occorsa testé traducendo il det- to verbo arabico. temendo di far troppo grande l’impero. A’mr. pochi anni appresso. A’mr-ibn-A’si occupò Barca. non lasciavan tranquilla la bizantina. deputato da lui a regger la provincia. e co- me presago del gran sangue che dovea costare l’Affrica. poi la romana. nimicantisi tra loro sen- za perché. diversi anco di religione. fino a quel che ha preso nelle lingue moderne. industri. dissentivano dall’impresa proposta dal novello Storia d’Italia Einaudi 56 . altra cristiana di nome. ardea d’andar oltre: quando il califfo Omar gli comandò di ritrarsi. che aveano sì ostinatamente combattuto la dominazione di Cartagine. La stessa vo- ce borbottare. levossi in aper- ta ribellione (646). Al contrario i Berberi. le molte fortezze. Tripoli e Zuâgha (641-643) gli abitatori della quale si rifuggiro- no in Sicilia. che nei principii del set- timo secolo Eraclio governatore dell’Affrica avea occu- pato il trono di Costantinopoli. Similmente parecchi compagni del Profeta. adorando chi le stel- le. chi un idolo. e che il patrizio Grego- rio.Storia dei Musulmani di Sicilia poi si venne mutando il significato. chi un altro. Michele Amari . non è mestieri aggiungere che facean base al governo bizantino le schiatte nuove. vi consuona tanto e sì a capello ne ren- de il significato. snervate e cristiane. quando vide fortuneggiare l’impero assalito dagli Arabi. che la Chiesa Affrica- na ai tempi suoi levò quel grandissimo grido che ognun sa. e qualche tribù giudea. ma non bastavano ad abbatterla per essere sì divisi. la disciplina militare. Tale essendo la divisione etnologica dell’Affrica Set- tentrionale. E queste forze eran tali. frequenti nelle par- ti orientali più che nelle occidentali. che potrebbe riferirsi per avventura alla medesima origine.

i quali coi rinforzi presi in Egitto sommarono a ventimila tra cavalli e fanti. che gli Arabi serbavano tra i lor mo- delli di eloquenza. non lungi dalla costiera. Per certo non combatteano sotto Gregorio centoventi- mila uomini. li aiutò coi proprii danari: e avviò da Medina una eletta di guerrieri delle tribù modharite e del Iemen. infino al golfo di Hammamet. che. per cer- to né quegli avea promesso la man della figliuola e cento- mila monete di oro a chi uccidesse Abd-Allah-ibn-Sa’d. vintolo. non pubblicati per anco. narrava la vittoria in pubblica concione. ne toccò tremila dinar ad ogni cavaliere e mille a ogni pedone. sopraccorso con rapidissimo viag- gio a Medina. Abd-Allah-ibn-Zobeir. Ma piacemi di poter dare. e trovarono l’esercito di Gregorio. ignoti ai più antichi scrit- tori arabi messi innanti da quei di tempi più bassi e ac- cettati per necessità dagli storici europei. e rifiutato l’un e l’altro. mossero. in luogo di quelli. permettendolo il califo: dicea che intimato agli Affrica- ni l’islâm o il tributo. né Abd-Allah-ibn-Zobeir con trenta cavalieri soli andò ad uccider lui nel ben mezzo delle file bizantine. Michele Amari .Storia dei Musulmani di Sicilia capitano d’Egitto al califo Othman. temporeggiarono per due settimane in faccia all’eser- cito nemico: poi il capitano li esortò a combattere per la causa di Dio e guidolli alla battaglia. Condotti da Abd-Allah-ibn-Sa’d. tra Sufetula e Cartagine (647). ritraen- dosi da un discorso. e. Cotesti episodii. come scrissero alcuni cronisti arabi. dentro terra. sendosela fitta in mente. alcuni particolari. la quale aspramen- Storia d’Italia Einaudi 57 . affrettò i preparamenti in persona. pose di nuovo il partito nel consiglio. quel medesimo che pochi anni appresso guadagnò la battaglia navale delle Colonne. toltane la quinta. che gli era fratel di latte. i Musulma- ni. e autentici come io credo. ma questi. sono stati di- strutti non è guari da un insigne orientalista. né pare probabile che il pregio del bottino montasse a tal somma prodigiosa. che fu l’Ulis- se di quella impresa. e pren- dersi la figliuola che pugnava a cavallo con un ombrello di penne di pavone.

Il patto cui si allude era stato chiesto da’ vinti. e di lì a poco nella vicina isola di Pantellaria. a modo nostro di dire. quando la infestagione si venne a mutare in conquisto. E così io ho lasciato i Musulmani ricreati e sa- zii di preda. poneano un gros- so campo come i Romani. Un diligente scrit- tore porta che in questo tempo gli abitatori della peniso- la di Scerik. Iddio ci fe’ star saldi e ci accordò la vittoria. una piazza di frontiera.». ripigliata la zuffa. che s’udiva tra loro appena un susurro. verso il tramonto del sole. e occupavano qualche città: di che è esempio il disegno di A’mr-ibn-A’si. che il quinto solo torna a cinquecentomila monete: ma forse n’avremo altri due tanti. Raccolto quanto tesoro poté. «Venne la notte». la taglia pattuita sì grossa. Ma più probabile mi sembra che la fuga in Pantellaria se- guisse una ventina d’anni dopo. o. quan- do videro sparse le gualdane a battere il paese e strugge- re e rapire ogni cosa. ove lasciò in presidio la quarta parte delle genti da scam- biarsi ogni sei mesi con un’altra quarta parte che scorrea la costiera. non sendo per anco cresciuti di numero con assimilarsi i popoli vin- ti. presso al Cairo d’oggi. Perocché gli Arabi saviamente audaci. si che afforti- ficò a Fostat. Al contrario nelle regioni troppo lontane facean Storia d’Italia Einaudi 58 . si riparassero nella lor città di Kalibia (Clypea). mentre le altre due quarte rimaneano col ca- pitano. che guarda la Sicilia. Grandissimo è sta- to il bottino. La dima- ne. tennero nelle prime vittorie uno di questi due modi. Michele Amari . come il ronzio delle api. i politeisti a sbevazzare e trastullarsi. l’eser- cito musulmano si ritrasse a capo di quindici mesi dal dì che avea passato la frontiera d’Egitto. ove alzaron fortezze e stettero lunga sta- gione. e son venuto nunzio ai principe de’ Creden- ti. e fece d’Alessandria un ribat.Storia dei Musulmani di Sicilia te si travagliò il primo giorno con molto sangue d’ambe le parti e avvantaggio di nessuna. pro- seguiva Abd-Allah: «e i Musulmani a recitare il Corano. finché non andò a snidarli un’armata musulmana. Ne’ paesi ove parea loro di stanziare.

con ragioni non da Barbari. Elesse il sito dentro ter- ra. Volean gli altri tirarsi verso le spiagge per stare più pronti alle offese. ove fe’ opera ad attirarsi i Berberi dei contorni. comprese che la si potea tenere facendosi strumento delle popolazioni berbere. come le altre di cui si è detto. Michele Amari . Risoluto poi andò a pian- tare in mezzo all’Affrica propria un alloggiamento che fu chiamato il Kairewân. come abbiam detto di Cipro. e. a una giornata di cammino dal porto di Susa. una delle quali fu or- dinata dal califo Mo’âwia a chiesta di popolazioni cri- stiane dell’Affrica. più maturo. e il rigoglio delle tribù arabe presto ingrossate di clienti stranieri. che s’avvicendarono dal secentocin- quantaquattro al secentosettanta. allettassero ad occupar coteste provincie. diceva il ca- Storia d’Italia Einaudi 59 .Storia dei Musulmani di Sicilia grosse correrie. l’anno cinquanta dell’egira (670). ove l’esercito musulmano stesse si- curo con le famiglie e lo avere. in terre- no boschivo e sano. della Sicilia e dell’Affrica. poiché la palude difendea un terreno da tenere in pascolo i came- li che servono a trasportare l’esercito nostro. cui la tirannide di Costante avea mos- so a ribellione. ma egli mostrò ch’era forza incontrare que’ disagi. ove sorgea un picciol castello roma- no. Il pensier del conquisto si dee riferire ad O’kba-ibn-Nafi’. O’kba rispondea che era meglio assicurar la capitale da’ subiti assalti del- le armate bizantine. le occasioni che nasceano. E così appunto seguì in Affrica dopo quattro novelle guerre o scorrerie. Ma sovente accadea che l’agevolezza della vittoria. il quale in gioventù avea capitana- to i primi cavalli arabi passati d’Egitto a infestar la terra d’Affrica. ed ei poneasi con diecimila cavalli a Barca. che gli Arabi chiamano Kamunia. movendo dalle piazze di frontiera e quivi tornavansene col bottino e le taglie. Temeano quelli da una vicina palu- de tristi esalazioni nella state e umidità nell’inverno. Della scelta si di- sputò a lungo tra il capitano e i principali dell’oste. Mo’âwia il secondò con dargli comando independente dal gover- natore dell’Egitto.

né pensarono per lungo tempo a mutar in lor uso gli avan- zi d’architettura romana che offriva il luogo. messisi a fabbricar la Moschea. anda- van cercando la dirittura della Mecca. In cinque anni questi ordinamenti progrediano. e tornato O’kba in credito a corte e resogli il gover- no d’Affrica (681-2). o com’essi dicono menzil. O’kba solennemente n’espulse gli antichi ospiti. e i Berberi a convertirsi. «Belve e serpenti». gridò: «noi siamo i compagni dell’A- postol di Dio. Vinto così il par- tito e condotte le genti là dove ei pensava fondare Kai- rewân. partitevi di qui o sarete sterminati. ristorò la sua città. salito al trono Ie- zîd. alla quale il Musulmano dee guardare quand’ei fa le preci. con improvvisa scorreria.». e O’k- ba portava le armi sempre più verso ponente tra le tri- bù berbere: quando il califo il depose: unì di nuo- vo l’Affrica all’Egitto. seguì una voce sovrumana. per no- me Abu-Mohâgir. Mentre gli altri osservavan le stelle il meglio che poteano. le case dei grandi. di canne le case. Con un’altra scena troncò le dubbiezze degli Arabi. e un novello capitano. a giuste distanze lungo le strade della provincia. Michele Amari . sarebbe di venirceli ad ammazzare alle porte proprio della città. né v’ha osta- colo a crederlo. dove quella gli dis- se «resta». pei viandanti. che. dice un antico scrittore. egli ebbe un sogno. E le bestie a sgombrare quetamente portando seco i lor nati. die’ di piglio alla ban- diera. fisse in terra l’asta e fe’ innalzar la Moschea cattedrale. imprigionò O’kba e smantellò il Kai- rewân: pensando forse che invano si sarebbe prodiga- to il sangue dei Musulmani nell’indomabile provincia. gli abituri della minor gente: di argilla la moschea. e che sarebbe tornato a pigliare i Berberi con le buone.Storia dei Musulmani di Sicilia pitano. dicon le croniche. Oltre a ciò posero alberghi. In fatti egli avea tirato a professare l’islamismo un poten- te lor capo per nome Koseila. Costruirono anche il palagio del governo. e. quando. com’essi dicono. e i Berberi e i Greci la prima cosa che farebbe- ro. la kibla. ripigliò con tan- Storia d’Italia Einaudi 60 .

si astergea le in- sanguinate mani sulla barba. e altre ne convertì. di- cono i cronisti probabilmente in sagrifizio per mangiar- ne e dispensarne ai poveri. in- dettatosi coi Bizantini. che cominciavano a parteggiare per lui dopo essere stati sgarati in battaglia ma non vo- leano ingozzare gli oltraggi ch’ei facea loro per superbia. levando la mano verso il cielo. e cor- sogli addosso O’kba impetuosamente con le poche for- ze che avea intorno. ove. pria d’andare a guazzare il cavallo nell’O- ceano. rispondea melenso: «fa bene al pelo». ma. scansandole. profferì que’ no- ti detti che il mare solo rattenealo dal portare il culto del vero Iddio sino agli ultimi confini del mondo. Peggio fece a trattar co- me vinti quei Berberi.Storia dei Musulmani di Sicilia to più ardore i suoi disegni e alla sua volta mise in cate- ne Abu-Mohâgir. Koseila intanto. che O’kba. ch’ei richiedesse Koseila di scannare e scorticare un montone. donde passò a settentrione. Pur le gonfie parole accompagnan sì raro i savii fat- ti. non pensò a’ Bizantini che stanziavano a Cartagi- ne e nelle altre città del Mediterraneo troppo dure a in- taccare. com’ei credeva. e al principe convertito. ma il fiero vecchio se ne rise. il che ad O’kba dovea parere atto di carità e religione. Koseila ubbidì: quand’ebbe finito. Rispose non mancargli servi che il facessero. si levò improvviso in arme. e. forse nella provincia d’Algeri o d’Orano. Ma il capitan arabo per- sisté. finse di fuggire finché tirò gli Ara- Storia d’Italia Einaudi 61 . domandatogli il perché. spinto il cavallo nel- le acque. com’è uso appo i Musulmani. Con ciò fe’ nuovi miracoli e nuove im- prese: scaturir fontane quando l’esercito era per morir di sete. era ito per la regione a mez- zodì dell’Aurès. Vi fu chi com- prese la muta rabbia di quell’atto e ne ragguagliò O’k- ba. debellare eserciti bizantini e orde di Berberi. minacciò e volle essere ubbidito per forza. servigio da beccaio. Michele Amari . per la cucina. senza fiatare. o sol perché Abu-Mohâgir aveva usato umanamente con essi. e vittorioso trascorse infino a Tanger e Sus dell’Atlantico. tra gli altri fatti. Narrasi.

nel fior della sua potenza. Spezzarono i foderi delle spade. O’kba seppe meglio imaginarla che mandarla ad effetto: uomo di costante proponimento. che avea pianto d’a- vere i ferri mentre i suoi s’apparecchiavano alla batta- glia. il quale prorup- pe a recitar due versi d’antico poeta. ma poco atto a maneggiar le fila di un gran dise- gno. Né l’impero dei califi. O’kba. e prodigioso valore in guerra. acceso an- che in Spagna e in Sicilia. Era tra loro Abu-Mohâgir che O’kba traeasi dietro incatenato sospet- tandolo di tradimento o infingendosene. incontrò in alcun’altra provincia popoli che più disperatamente gli resistessero: costretto suo malgrado al conquisto dell’Af- Storia d’Italia Einaudi 62 . Ko- seila tra non guari s’insignorì di Kairewân. imitandoli gli altri guerrieri: e avventatisi tra i Berberi virtuosamen- te caddero. le reliquie de- gli Arabi si ritrassero di nuovo a Barca. sanguinosissimo. Già gli Arabi sentian suonar l’ora estrema. scorda le offese. durato sei secoli: né finì che quando gli Arabi di dominatori divennero soggetti. lo fa scior- re: gli dice che salvisi con la fuga poiché non è tenuto a combattere: e Abu-Mohâgir risponde non bramar altro che di morire coi Musulmani. Così mossi i Berberi a guerra nazionale contro gli in- vasori. continuato fin quando le due schiatte si unirono sotto una stessa fede e uno stesso vessillo di guerra. e s’arma. ove circon- dolli con infinita moltitudine di Berberi e aiuti bizantini. e ponsi al fianco del capitano. Michele Amari . campando pochissimi dalla strage (683). cui da principio avean creduto nemici dei soli Ro- mani. e meno a raffrenare le proprie passioni.Storia dei Musulmani di Sicilia bi a Tahuda a pie’ dei fatali monti Aurès. all’intenderlo. troppo uso a fidarsi in quel piglio tra di fanatico e di commediante che ha accresciuto la sua fama appo i posteri. Questo fine ebbe la prima prova di occupazione permanente dell’Affrica. il contrasto si fe’ ostinato. ebbe fasi diverse: sospeso talvolta per stanchezza: ripigliato per novelle cagioni che si sviluppavano dalla conquista.

chi in Sicilia e chi in Spagna. la Kâhina ruppe gli Arabi con memorabile strage: e di lì a poco un patrizio Giovanni. Tra i quali. era sur- ta una novella Zenobia. e il capitano arabo vit- torioso. più nota sotto l’appellazione di Kâhina che le dettero gli Arabi. ove mandò cinque eserciti a far vendetta l’uno del- l’altro e ad incontrar la medesima sorte. escita appena la casa Omeiade dalla guer- ra civile di Abd-Allah-ibn-Zobeir. occupò Barca. ruppero gli eserciti collegati de’ Berberi e Bizantini e ammazzaron Koseila. Michele Amari . che i principa- li cittadini se ne fuggirono su le navi. gli Ara- bi vendicarono la strage di Tahuda. cor- rendo eccitate le imaginazioni alla superstizione. il califo comandava al capitano d’Egitto Hassân-ibn-No’mân di pigliare tutte le entrate della provincia. Il quale. per nome Dihâ. e non tardò a tornare dentro terra contro i Berberi dell’Aurès. allestita in Sicilia.Storia dei Musulmani di Sicilia frica. messi insieme quarantamila uomini. ripigliò Cartagine: Hassân con le reliquie del- Storia d’Italia Einaudi 63 . s’erano unite le altre tribù. ch’og- gi va nella provincia di Costantina. ma intanto un’armata. Dirò di questa lotta assai brevemente. regina della tribù di Gerâwa. che è a dire indovina. affrettandosi alla riscossa con una picciola schiera. come avvien sovente nei moti nazionali. ruppe i terrazzani e il presidio usciti a com- battere. non guadagnò che l’onore di entra- re nella città e morirvi con la spada alla mano. tutta la gente e attrezzi di guer- ra. Zoheir-ibn-Kais. Entro pochi anni. e pose tale spavento nella città. ed egli. astenendomi dai particolari il più che potrò. e andare a far dell’Affrica ciò che gli paresse. saccheggiò. alla cui vo- ce profetica e bizzarro furore. Scontratasi con l’esercito di Hassân su le rive del fiume Nini presso Bagaia. tirò dritto a Cartagi- ne (693-4). fe’ prigioni. venuto con le forze navali di Costantinopoli e di Sicilia. rimasa vota di difensori (688-9). facilmente sforzati que’ che rimanea- no. congeniale alla schiatta lo- ro. Cinque anni appresso. die’ opera a tagliare li aqui- dotti e diroccare frettolosamente quanto si potea.

diceva ella. perché le popolazioni industri delle altre schiatte. il quale la tradì mandando avvisi ad Hassân. si sottomessero: pattuirono di dar dodicimila ausiliari con- tro i Berberi non domi e contro i Greci. ruppe i Berberi. parte mandarono a profferire aiuto agli Arabi. ormai spicciolate e sbigottite. che è a dire serbò ed ac- conciò a quest’uso qualche antico edifizio. come per vedetta. le tribù dell’Aurès. e in mezzo alle trattative imbarcata ogni cosa di notte su le navi ch’erano in porto. i quali s’apprestavano a nuovo sforzo di guerra. e uccisa la Kâhina nella sconfitta che avea vaticinato. e fabbricovvi. rimanea padro- ne del golfo. Da una mano rimandò liberi i pri- gioni arabi. La profetessa poi sciupò la vittoria. com’è uso dei profeti senza poterla evi- tare. parte emigraro- no in Spagna e nelle isole. e si stringea la città per mare e per terra. la- sciando picciol presidio. per annichilare. Ma fe’ contrario effetto. una moschea. che il presidio finse di domandare l’accordo profferendo il tributo. Tentato invano di resistere in altri punti della co- stiera. si volse ad ordinar la provincia. posevi gli uficii d’azienda. compiè l’opera della distruzione col ferro e col fuoco. fuorché uno solo che adottò per figliuolo. quetamente se ne fuggì. entrato in Cartagine. Hassân. e assoggettò al tributo fondiario gli abi- tatori di schiatte europee. Michele Amari . Donde tornato Hassân con una armata e un esercito. Dall’altra ma- no scatenò i suoi a guastar le città e i colti dell’Affrica propria. torna- to a Kairewân. que’ futili beni che attiravano il nemico. Indi movea Has- sân per la seconda volta all’assedio di Cartagine. Così gli Arabi Storia d’Italia Einaudi 64 . Infine. scrivon gli Arabi. prostra- va in parecchi scontri le forze bizantine. il patrizio Giovanni con l’armata si allontanò per sempre dall’Affrica (698). e dei Berberi tutti quelli che non avean fatto la professione dell’islamismo. ma i Ber- beri convertiti die’ la parte dei tributi e delle terre che lor toccava come a guerrieri musulmani.Storia dei Musulmani di Sicilia l’esercito fu ricacciato di nuovo a Barca.

da Orano in poi. fondò la città o campo di Tanger. e degno di maggiore gloria per l’arte di stato e di guerra con che avea prima compiuto quel d’Affrica e del Maghreb. se non che scriveremo a modo nostrale Affrica in luogo di Ifrikia. Con breve intervallo succedeva ad Hassân un gran- de che rappattumò le due schiatte per qualche spazio di tempo. infino a Bugia. e se- condo lor geografi si stende dalla grande Acaba che sor- ge tra Barca e Alessandria. Fu costui un vecchio settuagenario. liberto di casa Omeiade. ed estremo Maghreb. E pagò il debito con usura. Esordì nel governo del- la provincia. e. E coteste lo- ro denominazioni geografiche noi adopreremo per lo in- nanzi. senza estendersi per anco più a ponente. pigliandosi ostaggi per guarentigia del patto.Storia dei Musulmani di Sicilia fermarono per la prima volta il dominio su quella parte dell’Affrica settentrionale che oggi è compresa nelle reg- genze di Tripoli. con arringare l’esercito. dice l’autore del Baiân. si vide un mutar di chiese in Storia d’Italia Einaudi 65 . gli Arabi la dissero tutta Ifrikia. uom di ori- gine straniera. Michele Amari . Tunis. e provincia di Costantina. famosissimo per lo conquisto di Spagna. e provvide a far apprendere il Cora- no ai Berberi. in vece di spingere il cavallo in mare come O’kba. come un sommo capitano del nostro seco- lo. Di lì all’Atlan- tico chiamarono Maghreb che suona appo noi occiden- te. e diviserlo in Maghreb del mezzo tra Bugia ed Ora- no. accusando d’incapacità i pre- decessori. stringendosele in confederazione dopo la vit- toria. che lo ripetessero alle più rimote e salva- tiche popolazioni di lor linguaggio. Così in breve tem- po. non ostante che si ricominciasse la lotta. posevi diciassettemila Arabi e dodicimila Berberi. e dando certe le vittorie ch’ei vedea sì chiare nella sua mente. Dal nome d’Affrica propria che davano i Romani alla parte più importante di questa regione. Musa-ibn-Noseir. Arrivò da Kairewân all’Oceano. domando per ogni luogo le nazio- ni berbere. e legolle di tal vincolo che non si spezzò più mai.

Storia dei Musulmani di Sicilia moschee per tutta l’Affrica occidentale. dan- do voce di volerla capitanare di persona. e tal anco parve a corte del califo. Musa le seppe rendere più possenti. che trovò di canne e d’argilla. ch’ei comperava da’ suoi soldati. e poi affidol- la al proprio figliuolo Abd-allah (704). e in- tendendo. e in gran parte di nobil sangue. chiamovvi i più nobili guerrieri arabi. rifabbricava di pietre e di marmi il Kairewân. per farne terribile strumento di dispotismo. La mercé di quelle. e. se occorresse. replicò Musa. ove capitata una lettera di Musa che dicea montare il quinto a trentamila. Per tal modo co- minciò l’infestagione del Mediterraneo occidentale: fu- ron corse. Abbiamo da buone autorità che in coteste imprese del Mediterraneo e del continen- te d’Affrica fosser fatti trecentomila prigioni. Michele Amari . da’ vecchi del paese le grandi imprese marittime di Cartagine. la Sicilia e la Sardegna. d’usurpazione. vi unì gli avanzi d’un’armata d’Egitto che avea fatto naufragio su le costiere d’Affrica. con in- tendimento manifesto di tenervi sicuri i legni musulmani dagli assalti dell’armata bizantina. faceva costruire a Tunis cento navi e pria scavare il canale dell’arsenale. a cieca ubbidienza. incredibi- le cosa appo noi. Quando il navilio fu in pun- to. e li educava alle armi. le armi si tenean pronte a punire gli apostati. oltre le isole Baleari. La profession di fede era facile a fare. come li di- remmo dal nome che lor dettero i Turchi tanti secoli ap- presso: giovani robusti. bandì la guerra sacra in sul mare. alla religio- ne. ai quali eran toccati nel partaggio del bottino. Nel vasto suo disegno Musa non tralasciò di usare lo ingegno e le arti delle popolazioni cristiane dell’Affrica propria. ordinando un corpo di giannizzeri. «ma è che il segretario ha scrit- Storia d’Italia Einaudi 66 . dice un cronista. fu ridomandato se fossevi errore: «ed erro- re v’hà». la partecipazione nel bottino si comprendea bene da’ nuovi convertiti. che eran tornati certamente a Cartagi- ne e negli altri antichi porti. e da’ tradimenti degli abitatori cristiani. come si dirà a suo luogo.

Né ottenne maggior grazia mostrando al califo le primizie dei trionfi: gli ot- timati fatti prigioni in Majorca. sospettoso. né trinceato in campo. fece am- mazzare a tradimento il figliuolo. governato da in- vidi cortigiani. sopra tutti gli Arabi. ma traditori sopra ogni altro popolo. condannollo in quattro milio- ni di dinar che quegli non ebbe poter di pagare. Lo accusavano di peculato. Minorca. ch’ei trovò sul trono quando giunse alla capitale. non ostante il pe- so degli anni. non perdonò la gloria a Musa. quando lo raggiunse un mes- saggio del califo. se non che allora nol teneano in pastura. vi sopraccorse ei medesimo. o co’ riscatti. non fe’ gran caso dei discorsi del conquistatore. a rivaleggiare col proprio liberto Tarik: ed avea forse valicato i Pirenei. i Berberi somiglianti molto agli Arabi per forza dei corpo. afferrò il freno della mula ch’ei monta- va. i suoi aveano al certo infesta- to la Linguadoca. impeto e ordine nel combattere. aquile a cavallo e don- ne nelle navi. tra le quali aveano scoperto non so che tavola di Salomone. Del rimanente la maraviglia cesserà ove si pensi che gli uomini eran for- se il più lucroso bottino: gregge facile a prendere in tut- ti i tempi. Michele Amari . Sicilia e Sarde- gna. Il cali- fo. Dopo pri- gionia e brutali maltratti. picciolo d’animo. lasciato da lui a regger la Spagna. che si vantava non essersi giammai. Solimano. e intimògli di voltar cammino e andare a scolparsi a Damasco. sagaci a spiar le occasioni in guerra. ed egli parlando de’ suoi smisurati di- segni correva a compierli. e affrettò la morte del misero vecchio asmati- Storia d’Italia Einaudi 67 .». e gemme preziosissime.Storia dei Musulmani di Sicilia to trenta in luogo di sessanta migliaia. e donzelle spagnuole a migliaia. vilis- simi dopo la rotta. chiuso in castella. ma subito ne facean danaro rivendendolo. nel lungo corso di sua milizia. que’ del Iemen. e parlando del valor dei soldati esaltava. Musa poi sguinzagliò i suoi Arabi e Berberi su la Spa- gna (711). avaro. vestiti de’ lor più solenni addobbamenti. di- cea i Bizantini lioni ne’ lor castelli.

Trovò bella e fatta la riforma presso i dominatori stes- si. quando si rac- cese la lite loro con gli Arabi. pensò di mantenersi a un tem- po gli aiuti del Cielo e sciogliersi da chi tiranneggiava la terra in nome di quello: corse. Fin dalle guerre civili di Alî e Mo’âwia. Michele Amari . né po- tendosi sempre spegner questi senza ribellione. le sconfitte. Ucciser essi il prefetto ch’era venuto d’Oriente con tal vezzo (720). Al che dette occasione la rapacità fiscale. I pa- dri loro. giorno per giorno. i Berberi vi corsero audacemente. e la ragione. avea dato origine alle sètte che si dissero dei Kharegi. o alme- no il nome di Maometto.Storia dei Musulmani di Sicilia co (716) con mostrargli la testa del figliuolo imbalsamata di canfora. i frutti del suo- lo e degli armenti. e domandargli se la conoscesse. ritentata la prova da altri oficiali. un be- neficio ovvero una staffilata. non sapea vivere ormai senza i conforti reali ed immaginarii dell’islamismo. Av- vezza a riconoscere da Allah. seguaci di Koseila e della Kâhina. La generazio- ne presente cresciuta in quegli ordini che si poteano dir civili rispetto all’antica barbarie. ovvero la care- stia. avean gittato il Corano in faccia ai dominatori stranieri. Mancato un tant’uomo. avvezza a far tante genuflessio- ni ogni dì ripetendo qualche parola del Corano. la pioggia. invece. ma dopo al- quanto tempo. non potendosi far l’uno senza l’al- Storia d’Italia Einaudi 68 . le cose d’Affrica andavan per pochi anni com’ei da principio le avviò: e quasi tutte le nazioni berbere aveano accettato l’islâm. le morie. sofisticando e facendo opera di assog- gettare ai tributi come infedeli i Berberi fatti Musulma- ni. i quali negavano l’autorità assoluta dei ca- lifi in punto di civil governo e impugnavano anco alcu- ni dommi di religione. la vittoria e la preda. alla eresia. dell’apostasia. erano seguì- ti in Oriente i primi urti della ragione con l’autorità. e il califo lor die’ ragione. E forza fu di dare un altro passo a che portava la rivoluzione contro un re pontefice. camminando lenta e incerta. come suol fare. os- siano uscenti.

tutti i Musulmani che non militassero nella guerra sacra.Storia dei Musulmani di Sicilia tro. Così fatte opinioni passarono con gli eserciti arabi in Occidente. infino a Cabès. dal grande numero che ne rimasero morti sul campo di battaglia. combatterono insieme la causa nazionale contro gli Arabi. gli Ibaditi e i Sifriti. e rompersi anco i legami del sangue per ca- gione d’infedeltà. e le loro famiglie passibili di schiavitù. mentre il retroguardo stesse ancora in Storia d’Italia Einaudi 69 . Tutta la provincia si scompigliò. ché i secondi con loro di- visioni aveano accresciuto la calamità pubblica. Kairewân e Telemsen. A questi avvisi il califo Hesciâm. porrebbe sotto ogni castello berbero un cam- po di guerrieri delle tribù modharite di Kais o di Te- mîm. e però rei di morte. I Sifriti. e accolte senza scrupolo sotto lor bandiere alcune tribù che non professavano l’islami- smo. E il precipizio si sentì anco in Spagna. presero Tanger. Gli Arabi si ridussero in due sole città. avvampando contro Berberi ed Arabi d’Occidente. concordi tra loro nel tener necessarie qualità del Musulmano la fede e le ope- re. Tra quelle sètte se ne notavan due. e nei gradi di quella si distin- gueano gli Ibaditi dai Sifriti. e però non noverare più tra i Musulmani i colpevo- li di gravi peccati. condotti da un Maisar che avea fatto l’acquaiolo a Kairewân. còlta l’occasione che il fior della milizia araba fosse andato ad osteggiar la Sicilia (740). dai nomi de’ fondatori. Dettero a costoro due sanguinosissime sconfitte. manderebbe un esercito da toccare con la vanguar- dia il Maghreb. la seconda delle quali fu chiamata dagli Arabi la giorna- ta dei Nobili. gri- daron califo l’acquaiolo. e vi produsse altre rivoluzioni. levaronsi nel Maghreb. minac- ciava farebbe sentir loro la collera d’un Arabo di buona schiatta. I Berberi presero le armi per ogni luogo da ponente a le- vante. ove s’appreser tosto ai Berbe- ri selvatici e malcontenti. Michele Amari . dette. A così fatti principii aggiugneano entram- be una feroce intolleranza. fosser anco i compagni di Maometto e i califi stessi. risguardando i primi come infedeli.

Segelmessa a mezzodì dell’Atlan- Storia d’Italia Einaudi 70 . spezzato il fodero del- la spada con migliori auspicii che O’kba-ibn-Nafi’. piuttosto che nel Maghreb.771). e che. l’altro di sessanta o secondo alcu- ni scrittori di novantamila uomini. infino ai principii del decimo secolo. centottantamila Berberi. che era il settimo ve- nuto in Affrica nello spazio di novant’anni. uscì contro le miriadi dei Berberi. Fu in punto di riperderlo in due altre vaste sollevazioni (757. e lo mantenne col pondo di due novelli eserciti. Con tal supremo sforzo la schiatta arabica ripigliò il dominio della provincia. prevennero i moti generali de’ Berberi. n’accrebbe le discordie. al certo uno spavente- vole numero tra que’ che caddero sul campo e gli ucci- si di sangue freddo. le forti colonie poste in luoghi opportuni. onde venuti gli Arabi alla battaglia presso Tanger (741). tanta fortuna o arte da guerreggiare nell’Af- frica propria presso le colonie di sua schiatta. Michele Amari . Ma un novello capitano per no- me Hanzala-ibn-Sefwân. che si abbottìnò prima di venire alle ma- ni coi Berberi. qual fu taglia- to a pezzi dal nemico. Accozzò in tutto trentamila uomini: gente sì fazio- sa e discorde. senza contar le minori. passò una notte a pregare. contando per primo quello che perì con O’kba. se non che alcune tribù berbere fondarono tre stati indipenden- ti. Li vinse ad Asnam.Storia dei Musulmani di Sicilia Siria. sotto la dinastia ara- ba degli Edrisiti (788). al dir dei cronisti. Alfine la popolazione de’ Musulmani orientali passata in Affrica tra cotesti tra- vagli. e la dimane. accese in tutti il fervore religioso. ebbe tanta riputazione da uni- re gli Arabi. cioè: Fez nell’estremo occidente. tre mi- glia discosto dalla città: la quale battaglia ricordossi tra le più strepitose dell’islamismo. messa insieme con l’esercito d’Af- frica. e vi perirono. armò i cittadini. qual fuggì. com’eretici e barbari che vincendo non soleano dar quartiere (742). Dispersa parte delle forze nemiche in una prima battaglia e circondato dalle altre in Kairewân. l’un di quarantamila. e gli al- tri ordinamenti dei vincitori.

e Taiort (che scrivon anco Tahert e Tuggurt e oggi va nel Sahra del- l’Algeria). gli indigeni rialzaron la testa e muta- ron di nuovo lo stato politico dell’Affrica e del Maghreb. si come ci occorrerà di dire nei libri seguenti. di origine persiana (754). famiglia.Storia dei Musulmani di Sicilia te. Michele Amari . sotto i Rostemidi. gente berbera (783). Le altre tribù sfogarono parteg- giando nelle guerre civili degli Arabi. finché. Storia d’Italia Einaudi 71 . come sembra. affievolita la costoro schiatta. sotto i Midrariti.

divenne trasferimento di intere tribù. Ma gli Arabi. e oltre i guerrieri veniva a fruir della vitto- Storia d’Italia Einaudi 72 . I loro accampamenti alla roma- na. si fece- ro grosse città entro pochi anni. traendovi le famiglie dei guerrieri. ovvero adoperati alternativamente. da alcune nazioni che hanno in sé istituzioni miste. I popoli che s’impadroniscono di territorii stranieri tengono necessariamente uno di que- sti tre modi: trasferimento popolare dei conquistatori. ci si presenta una consi- derazione preliminare. che cominciò con la occupa- zione militare a nome dello Stato. e gli Inglesi ai quali veggiam tenere l’Indie con la violenza delle armi e altre provincie con le colonie. stanziarono nei paesi vinti in un modo composto. come i Romani che mandavano anche lor colonie in paesi occupati mili- tarmente. la libertà e l’autocrazia. li- berti affidati. come quelle dei Greci nell’antichità e degli Inglesi in America. famiglie naturali e fittizie ancora: di schiavi. ch’è propria dei governi forti in su le armi. La emigrazione si fe’ tanto più agevolmente. vivendo in una società ove coesisteano la barbarie. Di cotesti modi i due ultimi si veggono talvolta congiunti. o finalmente occupazione militare a nome dello Stato.Storia dei Musulmani di Sicilia IV Dalla lotta de’ conquistatori contro gli indigeni volgen- doci alle condizioni in cui vivessero i primi mentre occu- pavano a mano a mano il paese. dei Longobardi e altri barbari che non lasciavano patria dietro le spalle. come quel de’ Franchi. colonie. dei quali dicemmo nel capitolo precedente. intraprese private che suppongono un popolo incivilito e avvezzo alla libertà. Michele Amari . passavano da reame a reame con la stessa noma- de alacrità con che ne’ lor deserti avean mutato le tende da un pascolo all’altro. e portò a un largo governo coloniale e in- di alla emancipazione dalla madre patria. quanto que’ popoli non usi a soggiorno durevole né incatenati dalla proprietà terri- toriale.

e la schiatta arabica saldamente si afforzò verso la fine dell’ottavo secolo. la qual maniera di concessione gli Arabi chiamarono Iklâ’. divisione o brigata.Storia dei Musulmani di Sicilia ria officiali pubblici. si circondò di piazze di frontie- ra a Belezma. I primi chiamavansi collettivamen- te. Così con maravi- gliosa rapidità si accrebbe la schiatta loro in Affrica do- po le ultime vittorie di Hassân-ibn-No’mân e sotto il go- verno di Musa. ed oltre Kairewân. quando dis- se al califo Abd-el-Melik. e tal- volta questo nome si dava a ciascuna legione. il giund. oltre la parte che loro tornava dal bot- tino. Erano i guerrieri scritti nei ruoli. Vi comparve fin dai primi principii la ovvia distinzione di militari e cittadini. Tripoli e altre sul golfo di Cabès. talché si trova adoperato in plurale presso gli scrittori arabi. il centro principale della provincia. ossia scompar- timento. mercatanti. come noi diremmo. il progredimento ricomin- ciò. devota al proprio capo più che al principe. come le seconde. do- mi tanto o quanto i Berberi. e. artigiani: gen- te arabica o nativa di regioni occupate anteriormente ed arabizzata per conversioni e clientele. l’in- dole della quale avea bene spiegato un savio. aveano uno stipendio che si togliea dai tributi posti su i popoli vinti e su le terre passate in proprietà dei Mu- sulmani. Oltre le colonie di Barca. Ordinati tuttavia secondo le proprie parentele. parlando di alcun rinomato ca- po di tribu in Oriente: «S’egli s’adira. come già dicemmo. che fu maggiore di tutte. si vide sorger quella di Tunis ove si cominciò a scavare il porto. eran mezzo soldati stanziali e mezzo mi- lizie feudali: gente agguerrita quanto i primi. i quali. giuristi. Tobna e altre. che guardavano i nodi più formidabili di popolazione berbera. Telemsen e fors’anco Ceuta: e. poi la popolazione arabica si estese ver- so ponente a Tanger. centomila spade Storia d’Italia Einaudi 73 . Michele Amari . come in ogni altra parte dell’impero. e che pagavasi per lo più assegnando al tal giund le entrate di tal provincia o distretto. il quale era l’o- dierno reame di Tunis. e capitanati da un condottiero con titolo di Kâid.

Nelle città appariva al contrario un avanzo della primi- tiva democrazia musulmana. come sempre avvien che si sviluppi nelle colonie qualche principio che sia stato sof- focato nella madre patria. Michele Amari . senza domandargli il perché. Storia d’Italia Einaudi 74 . senza magistrati riconosciuti dalla legge. Non mancò infine l’ordinamento delle classi e la potenza di quelle superiori per le facoltà e l’educazio- ne. i quali col Corano e la tradizione del Profeta al- le mani.». sosteneano le larghe franchigie dei Musulmani. e veggiamo la effi- cace influenza degli scheikhi. lo osser- vava per necessità nelle provincie di frontiera. che forni- ronsi in un estremo pericolo diecimila scelti combatten- ti. in fatti. e prontissimi erano alle solle- vazioni. ossiano capi delle famiglie principali. le quali classi dan sempre la pinta ai moti delle città. e divennero ritrovo di birboni e oziosi. Da una mano troviamo. che è il nume- ro de’ cittadini. obbligata a combattere da un precetto religioso che andava in di- suso nelle parti centrali e tranquille dell’impero. legittimi successori dell’aristocrazia di Omar. V’erano inoltre in così fatte provincie i ribat. surse a Kairewân. da un’altra cittadini proprietarii di terre.Storia dei Musulmani di Sicilia s’adiran seco. e in altre città principali dell’Affrica. Senza istituzioni scritte. corporazioni d’arti. di cui già parlammo. una vera possanza mu- nicipale figlia di quel genio democratico e dell’industria. perocché. Non le mancò l’u- so alle armi. i quali mu- tarono natura quando la più parte della popolazione fu musulmana. ove spes- so s’avea a respingere il nemico. Nel giund rimanea dunque l’aristocrazia patriarcale dei tempi ante- riori all’islâm. i quali usciti insieme con le reliquie dello esercito ri- portarono (741) la vittoria di Asnam. poiché la popolazione delle città. che viveano di pie oblazioni sotto specie di star pronti alla guerra contro gli Infedeli. Non le mancò il primo elemento di forza. giugnea a tale in Kairewân al tempo della seconda sollevazione dei Berberi. Uscian anco da queste gli uomini che profes- savan sapere e pietà.

e di tanto più for- ti. i quali riconosceano un solo re e pontefice e una so- la legge a Kairewân come a Damasco o a Medina. e mostravasi nel giund più che nelle popolazioni cit- tadine. In apparenza non differiva dal reggimento d’un paese occupato militarmente: il califo di Damasco nomi- nava il governatore dell’esercito e del popolo musulma- no. Arrivò a tale l’antagonismo. Dopo la infelice battaglia dei Nobili (740). Stava la forza in mano di corpi independenti. e che l’islamismo accrescea con la frettolosa assi- milazione d’ogni gente straniera. se no.Storia dei Musulmani di Sicilia poste in oblio dai moderni prìncipi: e il popolo natural- mente li seguiva e agitavasi alla lor voce. se le mene di corte o il caso faceano succedere nel governo della provincia un di lor gente. che gli Arabi aveano nel sangue. non che trar danaro dalla provincia. appena si prendeano a scom- partire i premii della vittoria. Michele Amari . che nol poté curare né an- co la spada dei Berberi. mo- strò forse minore rabbia contro i nemici Berberi che con- tro la schiatta himiarita la quale prevaleva in Affrica a Storia d’Italia Einaudi 75 . Trovandosi nel medesimo esercito le schiatte ri- vali di Kahtân e di Adnân. do- vea piegarsi alle passioni di quelli e agli umori del popo- lo. e queste. Il male si sviluppava a misura che gli Arabi metteano radice nei paesi di ponen- te. Ma in sostanza la colonia era libera. e se voleva almeno farsi ubbi- dire dovea affidare il governo a potenti capi di tribù. il governatore favoreggiava la sua tribù e le affini a scapito delle altre. Tali essendo gli ordinamenti delle milizie e dei cittadi- ni. Dal che nasceva un bene e un male: il bene. come abbiam detto. fondati su i costumi. cominciavano i torti. il califo. il cailifo Hesciâm. e. prendeano a farsi giustizia dassé. la forza di vita ch’è propria delle colonie libere e che non si infon- de mai negli automi costruiti dai governi matematici. ve ne rimettea. rendeano la pariglia. non su le leggi. il male era la rabbia delle fazioni. scop- piavano le ire. il governo della provincia poco teneva a quel dell’im- pero.

così ambo gli elementi sociali della colonia si volser contro il novello esercito. ripassava il Storia d’Italia Einaudi 76 . ottomille cioè Arabi e duemil- le liberti. il quale senza nuove soldatesche d’Oriente valse a debellare i Berberi (742). tanto quelle anti- che d’Affrica. e com’ei. come sopra dicemmo. Michele Amari . mandò un corpo di diecimila uomini del- la propria casa omeiade. rimettendo del regio orgoglio. e gli altri furono orribilmente mietuti dal nemico. non ne affidava il comando ad Hanzala-ibn-Sefwân di chiaris- simo sangue himiarita. Il rimanente delle milizie parteggiò anche contro di essi. gittatosi a un partito disperato. Gli Himiariti risposero per le rime. stanziati in Siria. e. La citta- dinanza di Kairewân. passarono in Spagna ove accesero aspre guerre civili: e l’Affrica si per- dea. quanto ventimila uomini delle nuove. tra gli altri rinforzi. ch’e- rano stati presi qua e là. Perché Abd-er-Rahman-ibn-Habîb di tribù koreiscita. se Hesciâm. intralciate in confusione inestricabile: e un al- tro sùbito mutamento che seguì si dee riferire agli umo- ri avversi al governo in tutta la provincia. le divisioni durevo- li. vergognando o temendo di sì fatti ausiliari. Ma passeggera era la concordia.Storia dei Musulmani di Sicilia quel tempo. i soldati erano per venire alle ma- ni coi diecimila Omeiadi. Come il califo prepose al nuovo esercito un Kolthûm modharita o vogliam dire della schiatta di Adnân. come scribe Ibn-Kutîa. non poten- do rimanere tra l’abborrimento universale. Perloché movendo tutte le gen- ti ad incontrare i Berberi. più che al- trove. uomo illustre per la gloria del bisa- volo O’kba-ibn-Nafi’ e per una strepitosa fazione che avea combattuto pochi anni innanzi sopra la Sicilia. an- dato poi in Spagna ad accattar brighe e stato e veden- dosene tronca la via dalla prudenza di un luogotenente di Hanzala. chiuse loro le porte in faccia. diverse. nella capitale. e finì che costoro sul campo di battaglia voltaron le spalle. i condottieri non fecero che al- tercare con Kolthûm. da varie nobili schiatte arabiche. I pretoriani disertori poi.

gli rifuggì il generoso animo dalla guerra civile: chia- mò il cadì e i notabili della capitale. Lasciando quelle poste tra l’Eufrate e il Tigri. quan- tunque ei fosse della schiatta di Adnân. s’era compiuta largamente nelle re- gioni soggette una volta all’impero persiano. straziata dalle proprie fa- zioni e dai Berberi. godé per poco il premio del fratricidio. abbraccian- dolo. e quetamente partissi dalla colonia (744-5). all’audacia del misfatto. Abd-er-Rahman usò sagacemente il comodo che gli davano in questo tempo le rivoluzioni di Oriente: strac- ciò in pubblica adunanza il mantello d’investitura man- datogli dal califo. Michele Amari . con dir che così anco rigettava l’autorità del ca- lifo. ma lo perdonava- no forse al sangue koreiscita. nelle quali predomi- nava il sangue arabico. fondato- re della colonia. ritardata in Egitto e in Siria dalla desìdia de’ po- poli. Tutta l’Affrica allor si die’ all’usurpatore. gli passò un pugnale dalle spalle al petto. presone le sole spese del viaggio per tor- narsene in Oriente. e al merito di aver offeso la corte di Dama- sco. sempre ammi- rata dal volgo. troviamo di là dal Tigri i figliuo- li dei Persiani propriamente detti e dei Parti: valorose Storia d’Italia Einaudi 77 . La colonia. turbata in Affrica dalla impazienza dei Berberi. che era passato in questo mezzo dalla casa d’Omeia a quella di Abbâs. lor consegnò il te- soro pubblico. il proprio fratel suo. trovava partigiani e osava assa- lire in Kairewân stessa il capitano liberatore dell’Affri- ca. e governò con animo e fortuna da principe indipen- dente. coi quali stringeasi nella fratellanza dell’islamismo. e la nascente dinastia pre- sto fu spenta (757). Tal mutamento di dinastia mostrò come la schiatta arabica troppo presto cominciasse a cedere il luogo ai vinti. al casato di O’kba. L’assimilazione. Il quale accorgendosi delle disposizioni dei cittadi- ni. sbarcava a Tunis. riconobbe di nuovo il potere del cali- fato.Storia dei Musulmani di Sicilia mare. scosse lungi da sè le pianelle che avea ai piedi. dal Cristianesimo e dalla tolleranza de’ Musulma- ni inverso di quello. Dopo dieci anni.

fattesi tanto innanzi nella civiltà ch’eran sorti tra loro i due riformatori religiosi insieme e politici. cioè il pa- trocinio di una famiglia potente. se non che il diverso genio dei popoli. Co- testi uomini nuovi fecero aprir gli occhi ai governanti con la pratica ch’essi aveano in azienda pubblica. Michele Amari . i liberi l’otteneano per clientela volontaria. I popoli dell’impero sassanida furono inve- ro i maestri degli Arabi. come per ogni altra parte dell’impero. la parte maggiore della popolazione alacremente si acco- munò coi conquistatori. o tolleravan senza peri- colo gli uomini più tenaci nella credenza di Zoroastro. i liberti per clientela necessaria. nella quale stanziava. Ma- ni e Mazdak. come i Greci erano stati dei Ro- mani. e sopratutto delle istituzioni religiose e civili portò che i maestri per- siani predominassero nello Stato. aiutarono con la loro dottrina alla compilazione della giurispruden- za musulmana. Mentre gli emiri ara- bi perseguitavano agevolmente. un pugno d’ottimati arabi. Vedean essi la casa d’Omeia aggravare sempre più i torti della usur- Storia d’Italia Einaudi 78 .Storia dei Musulmani di Sicilia schiatte. e prima quello della liber- tà civile e religiosa. al modo che poteasi comprendere in quelle parti. che il Dio e Maometto il suo Profeta»: gli schiavi profes- sando l’islamismo agevolmente conseguivano la emanci- pazione. Un secolo bastò a produrre i primi effetti. Coteste schiatte volentieri abbracciarono l’islamismo che loro offriva una credenza meno assurda. accesero nei popoli arabici a poco a po- co il sacro fuoco delle scienze. al che i maestri greci mai non giunsero. e diveniano cittadini come ogni altro: e ciò che tuttavia mancava dopo la cittadinanza legale. Quivi la lontananza di Dama- sco rendea il governo provinciale più insolente a un tem- po e più debole: e spingea a desiderio di novità i Musul- mani della provincia. e una forma sociale meno ingiusta. la più parte indigeni. estrema provincia orientale. I liberi acquistavano issofatto la cittadinanza musulmana con profferire: «Non v’ha Dio. che appar- vero nel Khorassân.

senz’aspettarlo. capo della casa dopo la morte di lui. Narrasi ancora. molti destri missionari (dâi’ li dicon gli Arabi e appo noi suonerebbe chiamatori). I figli di Ab- bàs avevan séguito nella nazione. e particolarmente. di quegli ostinati idola- tri che aveano combattuto il Profeta finché il poterono. né è in- verosimile. si misero a far parte nel Khorassân. fu scoperta. allargandosi. Quando la congiura. con la rapacità. co- m’ei sembra. piombò la prima ira del califo sopra Ibrahim capo della casa di Abbâs. Per- ché oltre la prole d’Alî v’era quella di Abbâs zio paterno di Maometto. con una istancabile crudeltà con- tro i discendenti di Alî. potean dire i Musulmani. che due ambiziosi stipulano a danno d’un terzo. a raccorre contribuzio- ni dai partigiani: e reggea con man maestra tutta la mac- china Abu-Moslim che un buon uomo di casa abbassida avea preso ad allevare per carità. Michele Amari . L’associazione di famiglia. degna pro- genie. ma tantosto Abu-Moslim si levò in arme nel Kho- rassân. tra le case nobili stanziate nel Khorassân. mosse verso la Meso- potamia.Storia dei Musulmani di Sicilia pazione con un reggimento contrario ai principii repub- blicani dell’islamismo. come s’è detto. fu ottimo espediente a promuovere e nascondere la cospirazione degli Abbassidi. gridò califo Abd-Allah fratello del morto Ibrahim. che morì in prigione ad Har- ran. trovatolo in fasce espo- sto su la via pubblica. e pri- mo tra gli ottimati d’Omar. salvo ad accoltellarsi tra loro dopo la vittoria. ma alfine la gelo- sia della casa regnante e l’orgoglio degli Abbassidi pro- ruppero in scambievoli offese. e il popol di Cufa. e adesso molestavano e scannavano la sua parentela. e noto nella storia con l’atroce soprannome di El Saffâh o diremmo noi Il Storia d’Italia Einaudi 79 . ed erano stati rispettati dagli Omeiadi. ruppe gli eserciti omeiadi. che sia avvenuto tra i partigiani degli Alidi e degli Abbassidi un di quegli accordi effimeri e bugiar- di. ordinati con gerarchia e artifizio di setta. che nmaneva in pie’ secondo l’uso antichis- simo degli Arabi. insolenza e di- scordie delle sue centinaia di prìncipi reali.

per fidanza o sospetto di casa abbassida. messerle in voga appo i califi. fuorché il siste- ma del dispotismo. E in vero si versò il sangue a fiumi tra per comando suo e di Abu-Moslim. trassero con lo esempio i Musulmani delle alte schiatte. tolta agli Arabi. che il pose in trono. venendo in servigio loro a corte e per tutte le pro- vincie dell’impero. faceasi un reame di quella provincia. i costumi della corte da arabica semplicità si volsero a lusso persiano. In som- ma la schiatta persiana si impadroniva del dominio non saputo tenere dagli Arabi. pochis- simi per altro dell’arabica. data ai Korassaniti divenne più inquisitiva e mo- lesta. Non tardarono i guerrieri del Khorassân a passare fino all’altro capo dell’impero. trova- va partigiani. colore prediletto dalla di- nastia. tornò agli Arabi la fama di sovrastare al- l’umano incivilimento nei secoli più tenebrosi del medio evo. rifuggivasi in Spagna. Ma scrivendo tutti nella lin- gua del Corano. e poi i mercenarii turchi che consumarono la vergogna e rovina del califato: la sede del governo passò da Dama- sco a Bagdad. vi recarono le scienze. e che fu immolato dal successore di Abd-Allah per salda- re i conti della dinastia.Storia dei Musulmani di Sicilia Sanguinario. Perocché i Per- siani. e la amministrazione pubblica. e la- sciavalo ai suoi discendenti che presero il nome di califi. coltivaronle es- si esclusivamente. Campato sol dalla proscrizione un rampollo degli Omeiadi. la quale non potendo spegner tutti come Abu-Moslim. edificata a posta con imperiale splendo- re. Il rimanente dello impero ubbidì senza contrasto alla casa di Abbâs. Michele Amari . i pretoriani furono. non più una fazione della ari- stocrazia arabica. Le bandiere e vestimenta degli uficia- li pubblici si tinsero in negro. la quale mutò ogni cosa. par che si provasse a farne stromento Storia d’Italia Einaudi 80 . Da ciò nacque la gloria lette- raria che ha reso sì chiari gli Abbassidi. il che fa dire a un autore arabo che la casa d’Ab- bâs indurò il principato a modo dei re sassanidi. ma i partigiani della casa in Khorassân.

e fin v’ebbe una famiglia nella quale l’officio s’avvicendò per ventitré anni: officio usato dai Persiani non altrimenti che dai predecessori: al segno che certe milizie di Siria. Il potere dei califi su la provincia. i più malcontenti si rivoltarono: seguì uno scompiglio universale di Khorassaniti.Storia dei Musulmani di Sicilia di dominazione in Affrica. del direttor di posta e spionaggio. più largamente e fortemente occuparono il paese: donde le città ingrossarono. che sembrano rei della medesima colpa. a capo di altri dieci anni. Fu in queste condizioni di cose che il Storia d’Italia Einaudi 81 . di debole ch’era stato sempre. di qualche capitano fidato. s’ebbero nuove terre da dividere e più larghi tributi dai popoli che s’assuefaceano al giogo. Nel primo periodo furono scelti in quella i governatori della provincia. dopo trent’anni di soggiorno. Michele Amari . furono cassate dai ruoli del giund e ridotte alla condizione di ra’ia. e sopratutto dei centomila dinar sprecati ogni anno tra quelle riottose milizie. ossia popolaccio. Arabi del Iemen. e dell’Irak. Pertanto l’esercito mosso d’Oriente (761) per combattere i Berberi. Quando le altre schiatte si risentirono e il califo volle riparare. che divenian colonie. Al tempo stesso la schiatta persiana fu nuovo elemento di discordia in Affrica. crebbene anco il numero. undici anni appresso la esaltazione della dinastia. un novello sforzo di sessanta mila soldati si accozzò di gente del Khorassân. di Siria. poi disubbidiente come le altre. fu composto di trentamila uomini del Khorassân e dieci mila Arabi di Siria. divenne precario: si sostenne a forza di espedienti. e tolti dalle entrate d’Egitto. i capi persiani si divisero tra loro. Arabi Modhariti. e. Berberi ortodossi e Berberi eretici. come dicemmo. Arabi venuti di Siria sotto gli Omeiadi e venuti sotto gli Abbassidi. che si contendevano con le armi alla mano il governo e i suoi frutti. per mettersi in luogo loro la gente del Khorassân. divenutavi dapprima tracotante per numero e favor della corte. Cotesti eserciti.

la provin- cia troppo insubordinata. Occorse poi che le altre milizie si trovassero avvolte in una generale solle- vazione. rimase di presidio nello Zâb. gradito a corte e sottentrato. nata a Tunis. a Ibrahim figliuolo di Aghlab. richiedersi quivi altr’uomo e Storia d’Italia Einaudi 82 . per nome Temmâm. maltrattato al paro militari e popolani e bacchet- toni. poi a casa abbassida nell’uccisio- ne d’Abu-Moslim. perdonatagli la vita e cac- ciato ignominiosamente dalla provincia. e amato da’ suoi marchigiani per libera- lità. richia- mò Ibn-Mokâtil. mandava alcuni lor capi incatenati a Bagdad. il quale avea scemato gli sti- pendii. accontatosi in questo mezzo con gli altri. poco invidiato da- gli ambiziosi. come in appalto. compiuta a Kairewân per assen- timento della cittadinanza. fratel di latte del califo. e mortovi combattendo contro un capo iemenita ribelle (767). Pe- rò il figliuolo. scri- vea a corte contro il governatore ch’egli stesso avea risto- rato. ed era indi venuto (761) con alto gra- do nell’esercito d’Affrica. nella condotta delle genti che soleano ubbidire alla sua famiglia. fat- to in ultimo governatore di tutta la provincia. elet- to a tener la frontiera dello Zâb contro i Berberi. avea da- to mano ad Abu-Moslim e a casa abbassida nella rivol- ta contro gli Omeiadi. Ibrahim piom- bò sopra Kairewân coi suoi fidati marchigiani. favori- to prosuntuoso e dappoco. com’ei pa- re. e provocata dal governatore Mohammed-ibn-Mokâtil. con- giunto suo. Rappresentò esser costui troppo odiato. Ma come costui fu preso. lontano dal- le discordie che ferveano a Kairewân. e. col quale scambiò rim- brotti in prosa e in versi pria di venire alle armi. valore e saldo proponimento. Rot- ti i sollevati (799). nato dalla tribù modharita di Temîm. Michele Amari . Tanto duravano i costumi cavallereschi de’ Beduini nella nume- rosa nobiltà venuta a stanziare in Affrica! Ibrahim con fortuna e arte s’innalzò tra i turbolenti compagni.Storia dei Musulmani di Sicilia magnanimo Harûn-Rascîd piegossi a dar l’Affrica. Aghlab. combatté il capo della rivoluzione. segnalatosi nella guerra.

e adoperando talvolta anco i Berberi. Il quale. il seguito e il valore d’Ibrahim-ibn-Aghlab. non per avarizia. per nome Ha- mdîs. lasciato nottetem- po il palagio di Kairewân (801). coi fidati del giund. e poi fidandosi nelle loro divi- sioni. li instruisce in com- pagnie. promettendo al califo che non solamente non gli farebbe spender più nulla in Affrica ma gliene darebbe quaran- tamila dinar all’anno. che conoscea l’Affrica. Consigliollo anche a questo un suo fidato. ma perché altro modo non v’era. Quando ogni cosa fu in punto. ma poi la dissero El-Kasr-el-Kadim ossia il Castelvecchio. ne prende cu- ra particolare. chiudendosi in cittadella quando soverchia- van le forze dei sollevati. e da un’altra ma- no compera schiavi negri.Storia dei Musulmani di Sicilia più pratico del paese: e propose a dirittura sé medesimo. ne sopporta anche la insolenza. Michele Amari . E rinacquero le sedizioni. perch’ei dovea piutto- sto pensare all’Oriente. e sgravarne la nobil gente della milizia: e sì li avvezza alle armi. se n’andò coi famiglia- ri. circondalo di fossati. Al tempo stesso blandisce il giund. vi fa trasportar sottomano le ar- mi e attrezzi che si teneano nel palagio degli emiri a Kai- rewân. e gli schiavi armati nella cittadel- la. base dello impero: perché ogni novello esercito che avesse mandato in Affrica vi sareb- be divenuto novella colonia di ribelli. cui pose il nome d’Abbâsia a onore della dinastia. non meno che la lealtà. che par sia stato progenitore del gran poeta sici- liano del medesimo casato: ma Ibrahim ne venne sem- pre a capo. dando voce di volerli adope- rare ai servigii più grossolani. fomentandole con danaro. la prima delle quali mossa a Tu- nis da un dei notabili di schiatta arabica. Consolidò il potere. vi innalza invece un castel- lo. avuto il diploma del califo (800). die’ ope- ra a crear nuova forza su cui potesse fare assegnamen- to. ebbe ri- Storia d’Italia Einaudi 83 . trasceglie da quello un nodo di intimi partigiani. Harûn accettò. Comperato un terreno a tre miglia da Kairewân per fabbricare una villa di diletto. rintuzzò a forza di danaro e tradimenti la dinastia edrisita di Fez.

simbolo del co- mando. la fortezza del fossato. segni di famigliare libe- ralità: ai quali atti di regia e pontificia autorità sol man- cava di potersi esercitare in favor di un altro. aggrava- rono e abolirono le tasse. e svanì. gli man- dava ambasciatori ad Abbâsia. o come portavano le necessità in ca- sa. nominarono magistrati e capi- tani a loro arbitrio. se usurpavano all’insù i dritti convenzionali del principato. Il califo mandava a ogni novello principe di quella casa un diploma che conferi- vagli il governo. nel cinquantesimo sesto dell’età sua. lasciò ai figliuoli un regno sotto nome di provincia: equivoco che dura tuttavia in parecchi Stati musulmani come per esempio in Egitto. e si dava anche ad officii minori. che appo noi suonerebbe preposto. per interesse politico e simpatia scambie- vole di due grandi ingegni. non poteano soffocare all’ingiù le ragioni naturali degli uomini. dopo dodici anni di go- verno. le vestimenta e collane. Il tribu- to dei quarantamila dinar presto mutossi in futili doni. Ritennero gli Aghlabiti. come le inten- dono i pubblicisti musulmani. Venuto a morte l’Aghlabita. rimase al califo il solo ste- ril vanto che i popoli d’Affrica invocassero il Cielo in fa- vor di lui nella preghiera del venerdì. non come piaceva al califo: e scrissero i loro nomi su le monete insieme con le formole religiose della dinastia abbassida. coi quali si mantenne in pace: accordatosi col prefetto di Sicilia. il titolo militare di emir e quello più generale di wâli.Storia dei Musulmani di Sicilia putazione anco presso i Cristiani. promosso all’imperio lo stesso anno che Ibrahim al governo d’Affrica. in guisa che di tutte le regalie. sostenute dalle armi dei cittadini e del giund. I principi d’Affrica fecero guerre e paci. e con quello la bandiera. Ma gli Aghlabiti. Michele Amari . come i pre- cedenti governatori. e Storia d’Italia Einaudi 84 . co- me è chiamata negli annali di Einhardo. e dimostra- ta molta osservanza a Carlomagno ch’era collegato con Harôn-Rascîd. Carlo. per chiedere il corpo d’un Santo sepolto a Cartagine: tesoro inutile ad lbrahim e tanto più volentieri accordato.

come adunati dal principe gli sceikh e i wagîh. come suonano in lingua nostra. di sue dottrine e coscienza. moralisti. dove sedettero i cadì. i dottori prìncipi. del Kairewân. come Pa- piniano. il trattato fu scritto e riletto in presenza loro. E ch’e’ non facessero da meri testimo- nii. o diremmo noi parla- mento municipale. Lo studio della giurisprudenza progreden- do. come i magistrati entrano nella camera dei pari in Inghilterra. A comprender appieno come si bilanciassero i pote- ri dello stato aghlabita. dopo la esal- tazione degli Abbassidi. e che i partiti liberamente si agitassero il prova l’al- tra adunanza tenuta pochi anni appresso per trattar della guerra di Sicilia. gli anziani e notabili della citta. Michele Amari . pubblicisti e giureconsul- ti. cioè il dritto di pace e di guerra esercitato dal principe insieme con la gemâ’. ne veggiam uno di gran rilievo. pri- mo tra gli imâm della scienza. Ma non guari do- po Mâlek-ibn-Anas (712-795) guadagnava tanta riveren- Storia d’Italia Einaudi 85 . i dottori vollero comandare al pontefice e re: e tanto o quanto ne ven- nero a capo: se non che il lione di tratto in tratto lor dava qualche zampata. N’è fatta menzione la prima volta a proposito d’un accordo col patrizio di Sici- lia nell’ottocento tredici. o. martire. Per ne- cessaria contraddizione della teocrazia. stava per creare nello Impero quasi un novello potere surrogato a quello dei compa- gni del Profeta: in luogo dell’aristocrazia dei santi.Storia dei Musulmani di Sicilia più o meno dagli statuti primitivi dell’islamismo. come ogni altro esercizio dell’intelletto. e sappiam dalle proprie parole di un che sedea nella gemâ’. convien discorrere l’autorità che presero in questo tempo i giuristi appo l’universale dei Musulmani. era morto in prigione. come portava l’unità e confusione delle leggi. Quan- tunque mal potremmo delineare tutti i limiti che la con- suetudine poneva agli emiri aghlabiti. l’ari- stocrazia dei dottori. a nostro modo di dire. Costoro erano a un tempo teolo- gi senza sacerdozio. e il principe fu necessitato a seguire l’opinione che preponderava. Così Abu-Hanîfa (699-767).

e che ven- timila tra Cristiani. scusandosi. Oltre a ciò. Mâlek gli ri- spose che la scienza. spedito nella procedura e arbitrario nelle sentenze. dal che Mâlek stesso lo ritenne. resero necessario un magistrato eccezionale. trasportato dal fervore del popolo che celebrava a una voce la dottrina e virtù di quel grande. dicesi che a Bagdad accompagnasse- ro il feretro meglio che secentomila persone. Giudei e Guebri si convertissero im- niediatamente all’islamismo. Noi lasciamo indietro i molti esempii di virtù dei giureconsulti promossi all’uficio di cadì. inviò il figliuolo con gli altri giova- ni della città alla moschea dove Mâlek tenea scuola. i qua- li sapeano affrontar l’ira dei principi quanto niun altro eroico magistrato di cui faccia ricordo la storia d’Euro- pa. Nell’ordine dello Stato mantenner essi l’autorità giu- diziale independente dal principato. donde il califo. anzi la invincibile anarchia della società arabica. animo grande e civile. che il ca- lifo pensò dare virtù di legge al Mowattâ. non sappiamo se per modestia. Michele Amari .Storia dei Musulmani di Sicilia za appo Harûn-Rascîd. e lesiva al grado della scienza. ma il domma del califo andò giù. richiesto da Harûn di da- re lezioni all’erede presuntivo della corona. più o meno che noi non l’ammetteremmo con le odierne teorie di dritto pub- blico. come noi lo diremmo. da una parte i giureconsulti usurparono il potere legislativo mediante le interpretazioni dottrinali. tribunale preseduto dal principe o da un delegato di lui. uficio dei soprusi lo chiamarono i Musulma- ni. nobile sopra tutt’altra umana pos- sanza. i vizii dell’aristocrazia militare. Un’altra fiata. Ibn-Hanbal fu vergheggiato (834) per- ché contro gli editti del califo sosteneva increato il Cora- no. non arrivarono a divider netto la giu- risdizione dei magistrati da quella del principe e dei go- vernatori e ministri. e dall’alto canto. o per- ché tal sanzione gli paresse illegittima. Storia d’Italia Einaudi 86 . Sot- to altro monarca. Perché. come si addi- mandò l’instituta di quel giureconsulto. non dovesse servire altrui ma essere servita. e venuto a morte Ibn-Hanbal (855).

a spreto degli statuti. indi accettate tutte come ortodosse.Storia dei Musulmani di Sicilia Così di mano in mano l’indole del dispotismo occupava anco l’amministrazione della giustizia. L’assen- timento universale dei contemporanei e dei posteri die’ l’onore di imâm a quattro professori. e Scia’fei che visse dopo. che ragionavasi a dieci per cento su le raccolte e prendeasi in derrate. Cominciò in Affrica l’opposizione pacifica dei dotto- ri quando Abu-’l-Abbâs-Abd-Allah. presso le varie nazio- ni che l’han preso per legge. pensò di mugnere i proprietarii a beneficio proprio e delle milizie: donde avvenne che queste rimanessero chete per tutto il suo regno. s’arrestò nel cammino. ma non fatta legge generale del paese che ne’ principii dello undecimo secolo. drit- to pubblico e dritto civile. Michele Amari . e questa in Orien- te si corruppe come ogni altra parte del governo. Abd-Allah. quando un Hafs-ibn-Hamîd. Differivano in alcuni punti di disciplina religiosa. cioè i tre già no- minati. ch’era in odo- re di santità. gli ricorda- vano. e fece sostare i com- pagni. e così oggi rimane in Turchia e in India la dottrina di Abu-Anîfa. Paren- dogli incerte e sottili le entrate della tassa fondiaria. «i precetti della religione e il ben della repubblica musulmana». La giurispru- denza musulmana fu compiuta nel nono secolo. Concordavano le loro scuole nei dommi. a tanto per arata di terreno coltivato. Lor disse ch’era da disperare ormai delle creatu- Storia d’Italia Einaudi 87 . e in Affrica quella di Mâlek. e pre- sto cadde nella condizione in che or giace. Predominarono quale in un paese quale in un altro. e. A questi ed altri sopru- si risentendosi i cittadini. andavano i più rinomati e ve- nerandi della provincia a trovarlo in fortezza. volgean essi sdegnosamente le spal- le alla reggia. non altrimenti che in oggi le compilazioni del codice francese. la volle in da- naro. ridendosi il despo- sta di coteste parole. così dice un cronista. introdottavi per lo primo da Ased-ibn-Forât e da altri suoi contemporanei. figliuolo e successo- re d’Ibrahim (812-817). senza guar- dare ad annata buona o scarsa.

dalle necessità della tirannide. poi fervorosamente intonò una preghiera a Dio che punisse lo scellerato principe. ospiti pericolosi sotto un go- verno teocratico. Il terrore superstizioso di questo avvenimento par ab- bia lavorato nella mente del novello principe Ziâdet- Allah (817). quando disse fidar nella divina cle- menza il dì del giudizio universale. gli parea tanto più venial peccato il sangue ch’ei facea spargere. quattro opere meritorie: l’edificazione della moschea cattedrale e del ponte della porta Rebî a Kairewân. seguite un pezzo le orme dei fratello. uomo nel re- sto di fortissima tempra di animo. e sovente anco dal vino che be- vea. il quale. scettici. la costruzione della fortezza Ribât a Susa. e lo spacciò. Michele Amari . Quella indole imperiosa. La complicità delle milizie col principe ritenne al certo i barbassori dal passar dalle scomuniche a più gravi fatti. e la elezione di Abu-Mohriz a cadì della capitale. quel ch’è peggio.Storia dei Musulmani di Sicilia re. Affidandosi in cote- sti meriti. Ma ben mostrò ciò che in- tendesse per virtù. poiché opportuna- mente attaccossi un’ulcera all’orecchio di Abd-Allah. pullulavano già per tutto l’im- pero. e. non dimenticando l’anti- Storia d’Italia Einaudi 88 . che consultava i cadì su la mi- sura di voluttà concedutagli dalla religione. cominciò a ritrarsene. e tanto s’adden- trò nelle ubbie religiose. parlava di condanna capitale contro i poveri zin- dik. i quali. e venivano a filosofare fino in Affrica. figliuolo anch’egli d’Ibrahim. avendo mandato di- nanzi a sé. ché questa figura usano sovente i Musulma- ni. liberale coi poeti beduini e coi dotti che veniano d’Oriente a corte sua. mosso da sua natura feroce. animoso. e ad ogni imprecazione gli altri in coro rispondeano: Amen. magnifico e giusto. insieme con le schiatte persia- ne e con lo incivilimento. Costui ci è dipinto come bel parlatore. o diremmo noi. ad ascoltare i giuristi. E tosto s’ebbero ad allegrare di lor propria sagacità e del credito grande che godeano in Cielo. non già del Creatore. co- stante. a spic- carsi dal giund.

si levarono per tut- ta l’Affrica. Michele Amari . posero il campo fuor la città (agosto 825). Rotti da Mansûr. Scoppiò a tal atto di crudeltà l’ira delle mili- zie. e costretto ad arren- dersi. Proruppero a sedizione in Tunis. detto Tonbodsi. Agevole gli fu di spegnere una prima sollevazione di Ziâd-ibn-Sahl-ibn-es-Sikillîa ovve- ro es-Sakalîba. come avean fatto il padre e il fratello. Più savio di lui il giullare di corte. e probabil mi sem- bra ch’anco offendesse il giund negli averi. arrogandosi ognuno la signoria del distret- to ove era alle stanze. come l’ebbe in mano. aprì le por- te a Mansûr. mossero sopra Kairewân. dal nome d’un suo castello (824). tanto più invoglia- to. mentre Ziâdet-Allah co’ mercenarii e la fa- miglia s’era chiuso in cittadella. mi- nacciando di mettere a morte chi voltasse le spalle nella battaglia. scannava di propria mano il ri- belle con due figliuoli. capo della dinastia. Il popolo della capitale. ovvero della Slava (822). Invano il despota av- viava contro costui i mercenarii e il giund suo fidato. non seppe mo- derar la vendetta. disdicendo la nuova tassa di Abd-Allah. do- mandato quel di che nuove corressero: «Si dice che tu non uccida Amr». e le milizie cittadine. gli rispose: «perché i Kaisiti farebber- ti pagar caro quel sangue.Storia dei Musulmani di Sicilia ca insolenza del giund. o compe- rarlo.». non badando ai dottori che sognavano potersi camminar sempre entro i limiti della resistenza legale. sollecitando i terrazza- ni a seguirli. e gli stuoli che accorreano in arme da ogni luogo. rifabbricò con l’aiuto di quello le mura ab- battute da Ibrahim. e fatte porre le teste sopra uno scudo. e fecero capo dell’esercito un Ara- bo di illustre schiatta per nome Mansûr. volle esse- re ubbidito sol perch’ei comandava. le imbandì sul desco ove si messe a bere coi corti- giani (823). Ma egli. e tutto diessi al- Storia d’Italia Einaudi 89 . Ziâdet-Allah. Ma surto in arme Amr-ibn- Mo’âwia della potente tribù di Kais. correa alla prigione. passarono sotto le bandiere di lui per fuggire la vendetta del crudel signore: tutto il giund. sdegnò di accarezzarlo. che significherebbe figliuol della Sicilia- na.

ancorché scon- fitto. tra ortodossi e scismatici. e la più parte era ita ad espiare la ribellione con la guerra sacra in Sicilia. dovea andare con riguardo verso i cittadini. tolto seco un pugno d’uomini.Storia dei Musulmani di Sicilia la rivoluzione. non avea peso nello Stato: menomata dalle emigra- zioni. sia romani. andò verso Castilia ai confini meridionali dell’odierno Stato di Tunis. tutti oramai musulmani. che la Chiesa Affrica- na. uscito co’ suoi. ove s’e- ra mossa contro i ribelli la tribù berbera di Nefzâva. Tali erano le condizioni dell’Affrica in questo tempo. fu morto a tradimento. Le di- scordie fecero il resto. In fatti. venuto alle armi contro A’mir. quando uno de’ suoi partigiani con audace fazione lo salvò. I Ber- beri. e Ziâdet-Allah. si di- visero. Mansûr tornò a Kai- rewân. ruppe il giund di A’mir-ibn-Nafi’. La popolazione industriale d’origine europea o mescola- ta. e. sia allessandrini. Storia d’Italia Einaudi 90 . ed abbatté le mura. Poi seguì l’usato effetto tra que’ piccioli corpi feudali e municipali. on- d’egli accozzando i Berberi e mille Negri armati di van- ghe e di scuri. come ce l’at- testano concordemente le cronache musulmane e i do- cumenti ecclesiastici. riprese Kairewân. era in arme. li ruppe (ottobre 825). Michele Amari . Co- stui. e la provincia tutt’altro che queta. ritenendolo da maggiore vendetta. e che Mansûr. sottomessa d’opere e d’animo. e già si parlava di accordo che lasciata la signoria d’Affrica ei se ne andasse con la famiglia e lo avere in Levante. potea dirsi annichilita mezzo secolo dopo il conquisto. Ziâdet-Allah tornò a chiudersi in Abbâsia. chi dice le preghiere dei due cadì. e la più parte fat- ta musulmana. con tal precipizio. ciascun de’ quali avea preso a reggersi dassé. la quale levò già tanto grido in Cristianità. nessuno ha pensato che volendo domare il giund. Mansûr. A’mir tenne il fermo altri tre o quattro anni in Tunis: e i capi minori prima di ciò a uno a uno s’eran sottomessi. voltata la fortuna della guerra. Impotenti ad espugnare Abbâsia. pose in fuga Mansûr. chi dice un voto ch’avea fatto a Dio mentre era stretto d’assedio in Abbâsia.

Per- tanto in Spagna. irrompessero in Linguadoca. che le tribù si allontanavano dal centro della provincia. che sotto Carlo Martello guadagnavano la giornata di Poi- tiers (ottobre 732). Da una mano era la reazione delle popolazioni cristiane. delle Asturie. di que’ giuristi fanatici. e dal pericolo tutta l’Europa. valicati i Pirenei. di que’ cittadini turbo- lenti. che liberarono dal danno presente la Francia. Modhariti contro Iemeniti. i vincitori so- spettosi tra loro. e altri Germani. la maravigliosa costanza delli Spagnuoli afforzatisi tra i monti di Gallizia. il valore de’ Franchi. pronti a straziarsi in guerra civile: Ara- bi contro Berberi. poiché le mosse di Liutprando affrettavano la espugnazion d’Avignone (737). ubbidivano e si solleva- vano. L’altra serie di even- ti che troncarono i passi ai conquistatori. alla Loira e all’Oceano dall’altro. Accennammo già come nei primi impeti del conquisto (711). non a sopportare i pesi del dominio. nascea dai vi- zii della società musulmana in generale. gli antichi coloni contro i nuovi. della Navarra. Dei coloni arabi e persiani abbiam detto abbastanza. la resistenza di parecchi signori del- la Francia meridionale. e di quella d’Af- frica in particolare. madre della colonia spagnuola. come in Affrica e peggio. che le passioni di quelle milizie riottose. ma quel sem- biante di obbedienza s’andava dileguando a misura. e possiamo aggiungere degli Ita- liani ancora. Ma infin d’allora svilupparonsi due serie distinte di fatti. Michele Amari . A capo di venti anni. capitanati da emiri. ed ogni Storia d’Italia Einaudi 91 . i borghesi contro i militari. Tra vicende analoghe s’agitavano in questo medesimo tempo i Musulmani di Spagna. or con eserciti or con gualdane si spinsero fino al Rodano e alla Sonna da un lato. eran fuoco sotterraneo che cercava d’aprirsi uno spiraglio. ovvero il governatore d’Af- frica. fat- to pianta di lor guerra quella provincia. meno ostili a casa aghlabi- ta che ai capi dei giund lor signori o vicini.Storia dei Musulmani di Sicilia stanchi e divisi ma non domi. pronti ad accompagnar gli Arabi in guerra. cui designava il califo.

Intesero altresì a ordinare lo Stato a dispetto de- gli elementi di discordia accennati dianzi: e dettero prin- cipio a quella splendida civiltà che poi sopravvisse a lor dinastia. per ubbidire a un principe proprio (755) della schiatta d’Omeîa. E perché nel faticoso cammino della umanità è sempre avvenuto che i principii d’ordine fossero usurpati e con- taminati dal dispotismo. ma beone. Seguendo l’istinto che porta i tiranni a spolpare i sudditi per ingrassare le soldatesche stanzia- li. gli Omeiadi di Spagna non si segnalaro- no per conquisti. testé cacciata dal trono dei cali- fi. Aggravati col nuovo balzello della decima su le vittuaglie. più che non l’avessero mai fatto i governatori dei califi. dai primi monarchi carolingi. uom prode e di forte animo. i primi monarchi omeiadi di Spagna si mantenne- ro a un di presso a’ limiti dei Pirenei. vo- lendo dar sesto alla società. Ostili ai Musulma- ni di Affrica. duramente contrastati dalla parte di Fran- cia. e appena oggi si comincia a ve- dere qua e là nel mondo qualche popolo che sappia in- nestarli con la libertà. ma si detter pensiero degli armamenti navali. non fia maraviglia se verso la fine dell’ottavo secolo i monarchi musulmani di Spagna. che perdettero per sempre (801). Michele Amari . provocò di soverchio il popolo della capitale. Hâkem-ibn-Hesciâm (796-822). ora indietreggiando a Barcello- na. che s’intendeano coi califi abbassidi. terzo principe omeia- de di Spagna.Storia dei Musulmani di Sicilia fortuna che corresse la dominazione dei califi in Affrica portava un contraccolpo di là dallo Stretto. La provincia nondimeno si rassettò. dissoluto e crudele. dispettosi del vedere armar legioni di schiavi Storia d’Italia Einaudi 92 . or avanzandosi fi- no a Carcassonne (792). cadessero nella tirannide. o piuttosto intraprendessero l’opera dell’ordine e incivili- mento al solo fine incivilissimo di prevalersi senza rite- gno del comando. alle guerre civili ed alla occupazione cristiana. Senza potere sradicar da loro montagne que’ valorosi Cristiani che teneano tra ponente e settentrione della pe- nisola. quando spiccossi dallo impero.

Hâ- kem perdonò la vita ai superstiti che s’andavano ascon- dendo per la città. poiché Giuliano l’Apostata. ma le soldatesche. indi i cittadini a congiurare per deporlo dal trono. distrut- tevi dalle fondamenta case e moschee: trecento cittadi- ni dei più notabili. credo unico. senza sapere scriver satire. al tempo antico scrisse il Misopogon contro i cittadini d’Antiochia. come se non fosse an- cor sazio. sfogò il resto della rabbia ch’avea in petto con dettare una satira contro i ribelli: esempio. Al quarto giorno. i cittadini di Cordova si risentirono. a sangue ed a fuoco. non perdonò al re poe- Storia d’Italia Einaudi 93 . messo per tre dì a ruba. sgozzati e sospesi ai pali in orrida fi- la lungo il Guadalquivir. finché la rat- tenuta ira scoppiava alle violenze di uno schiavo soldato contro un cittadino. il giorno appresso il borgo fu espugna- to. frequentissimo di popolo. osando alla fine un cortigiano di ricordare al tiranno che quei ribelli di cui facea carnificina fossero pur creature di Dio. molti su le costiere d’Affrica. con loro donne e figliuoli. L’opinione pubblica. ma volle che sgomberassero da Cor- dova e luoghi vicini.Storia dei Musulmani di Sicilia comperati a posta e rizzare fortezze e tener cavalli schie- rati innanzi la reggia. rincorati dai giuristi. portan- do seco la roba che potessero. Indi Hâkem a far morire i caporioni della resistenza le- gale. e più numero andò a cercar ventura in Oriente: rimase il borgo di Cordova desolato e disa- bitato per quattro secoli. che gastiga tai misfatti com’ella può. poste- si ai passi nella campagna. nella storia. Hâkem. Michele Amari . si le- vò incontamente a romore (25 marzo 818). il giund e sue schiere di ri- baldi raunaticci. e più d’un principe pagano e cristiano si è vendicato con arsioni. li svaligiarono. Il borgo meridionale. i quali in Spagna come in ogni altra provincia sosteneano la primitiva libertà dei Musulmani. e dalle congiure i soliti tradimenti e supplizii. sen- za far torcer loro un capello. macelli e saccheg- gi. dove spinti da Hâkem gli stanziali negri. Molti indi si rifuggivano a Toledo e altre città di Spagna.

alla sfilata. I cronisti a gara lo infama- rono e maledissero: all’infuori d’un semplice o svergo- gnato. passarono. cheti per forza. come lo chiamano i Bizantini. le Baleari e le terre italiane. Il volgo chiamollo «Quel dal Borgo» e «L’Efferato» (Er-Rabâdhi ed Abu-’l A’si). e dopo orribili guasti e depredazioni vi s’afforzarono e posero sopra di loro un condottiere. ovvero il figliuolo. Il grosso degli sbanditi di Cordova (i cronisti lo fan sommare a quindicimila) si vede apparire d’un subito. il quale gli succedette (822). Abd-er-Rahmân. detto El-Ballûti da una terra presso Cordova. e che Hâkem. alle- Storia d’Italia Einaudi 94 . ove cercava una pa- tria. dopo le turbolenze intestine che avean lacerato l’Egitto e favorito la sedizione delli Spagnuoli. luogotenen- te del califo e poi occupatore della provincia. e i cittadini che li guarda- vano in cagnesco. Senz’ar- mi né danaro. riordinato lo Stato da Abd-Allah-ibn-Tâber. Stipularono che il gover- natore d’Egitto desse un sussidio di danari. Non andò guari che una rissa privata accese aspro combattimento tra cotesti Spa- gnuoli che nulla possedeano. in Alessandria d’Egitto. fatti per necessità soldati di ventu- ra. otto anni dopo l’eccidio. e gli Alessandrini v’ebbero la peggio: i disperati forastieri. o s’apparec- chiasse a difendersi: e bastò il nome di Tâher a piegare Abu-Hafs all’accordo (823?). Ma. onde è da supporre che fosse stato respinto successivamente da più luoghi di Spagna e d’Affrica. abbia fornito navi per allon- tanar dal reame gente sì indocile e sì ingiuriata. Michele Amari . cui l’arma- ta spagnuola aveva osteggiato con successi non felici po- co avanti il caso di Cordova. che con gergo cortigianesco appose il tumulto del borgo a prosperità soverchia del popolo. questi fece intendere ad Abu-Hafs che si sottomettesse. e. trascrivendo a lor guisa il primo dei suoi nomi. Fu questi Abu-Hafs-Omar-ibn-Scio’aib.Storia dei Musulmani di Sicilia ta. e il Cre- tese dall’isola ch’ei poscia conquistò. e si adunarono a poco a po- co nei sobborghi d’Alessandria. occuparono parte della città. e che. Apocapso. com’e’ sembra.

Con un’ar- matetta capitanata da Orifa.Storia dei Musulmani di Sicilia stita così un’armatetta. quan- do assalì Cartagine: a fingere che Apocapso. ignoravano che dispera- ta gente fossero i vincitori di Creta. che al nome par anch’egli Storia d’Italia Einaudi 95 . mezzo disabitata. mandas- se due eserciti al racquisto dell’isola. testé liberatosi dalla guerra civile di Costantinopoli. e cercassero fortuna in alcun paese cristiano non soggetto ai Musulmani. e drammati- camente fanno adirare i Musulmani alla vista dell’incen- dio per amor delle mogli e figliuoli che avean lasciato in Ispagna. Narrano. I cronisti bizantini. ma ne sapeano be- ne alla prova il valore. e parea facile acquisto. si chiamò Candia. condotta una schiera di mercena- rii a quaranta monete d’oro a capo. e die’ all’isola il nome che or porta. che ambivano d’intrecciar nella storia tante fronde di ret- torica a modo greco e romano. che poi divenne città. e cercas- se di togliere ai suoi la speranza del ritorno. che i Greci chiamarono per invidia i Tessaracontarii. fece miglior prova. gli Spagnuoli sgombrassero d’A- lessandria. come Abu-Hafs afforzava l’alloggiamen- to. abbia dato al- le fiamme parte de’ legni rabberciati con poca spesa in Alessandria. Dondeché. da lor chia- mato Principe dei Credenti in Spagna. e fossero entrambi sconfitti. sbarcando in Creta. e ciò porse argomento ai Bizantini a replicare nel conquisto di Creta il classico racconto dell’armata arsa da Agatocle. Pro- babil è che Abu-Hafs. Dicono infine come Michele il Balbo. Michele Amari . o diremmo noi Quarantini. avendovi fatto una scorreria l’anno innanzi Abu-Hafs medesimo o al- cun altro condottiero musulmano con poche forze. e non atti a novella navigazione. questa forte milizia. Elessero Creta ch’era vicina. che suona fosso. dalle qua- li avrebbero quanta prole volessero. volendo sgrava- re il paese conducesse quella colonia in Creta. e dalla voce arabica Khandak. Narrano pertanto molti fatti d’ar- me trascurati dai Musulmani nello scheletro de’ loro an- nali. e fanli racchetare da Apocapso con brevi paro- le: che ai lor darebbe in Creta donne più belle.

Creta non già. I Musulmani poi di Creta. su’ quali regnò la dinastia di Abu-Hafs. Michele Amari . Storia d’Italia Einaudi 96 . e di certo furono principalissimi nella infestagione della Puglia e della Calabria per tutto il nono secolo: e per tal motivo ho voluto distendermi nei particolari della emigrazione loro dalla Spagna. ove la colonia si affor- zò e crebbe. sembra che parteci- passero con le popolazioni affricane nel conquisto di Si- cilia. Seguitavano questi eventi verso l’ottocento venticinque di nostr’era.Storia dei Musulmani di Sicilia straniero. i Tessaracontarii liberarono dai Musulmani le isolette adiacenti.

Ma stanco l’impero a sì po- chi sforzi. vissero sicu- ri finché gli Arabi di quelle parti non ebber agio di pen- sare alle cose del mare. e sconfitta da Hassân-ibn-No’mân la terribi- le reina dei Berberi. i Musulmani incontanente ripiglia- rono l’assalto. con infestar le isole italiane. isolet- ta ferace. Però Cossira fu.Storia dei Musulmani di Sicilia V Basta a gittare uno sguardo su la carta geografica per comprendere come. a sessanta miglia dalla prima e quaranta dalla secon- da. Michele Amari . come pi- la d’un ponte che dovesse congiungere la Sicilia e l’Affri- ca. il califo Abd-el-Melik-ibn-Merwân ed è evidente che questa fa- zione fosse il principio d’un gran disegno. Narra un de’ primi cronisti arabi che Musa. e. Principiaro- no da Cossira. attribuito da alcuni scrittori a Musa-ibn-Noseir. e situata. Abd-el-Melik-ibn-Katân. Mandavalo. al dire di Bekri. andò a gastigare que’ sudditi contumaci. e Cartagine del seicento novantaset- te. luogo rinomato nel- le guerre che si travagliarono tra i due paesi. venendo forse d’Egit- to. Dappri- ma servì di scala alle spedizioni con che il governo bi- zantino provossi a difendere l’Affrica: in fatto s’aduna- vano in Sicilia le armate che ripigliarono Barca del sei- cento ottantotto. ch’oggi s’addimanda Pantellaria. comoda di porti. e ne spianò le fortezze. come al cer- to li chiamavano i Musulmani. Molti Cri- stiani d’Affrica vi s’erano rifuggiti. Ma verso il settecento dell’era volgare. già il dicemmo. la quale non avea ceduto che alla virtù di Ro- ma. venuto a Cartagine. occupata l’Affrica propria dai Mu- sulmani la Sicilia fu involta in continua guerra. Ed era di rinnalzare la potenza che la schiatta semitica avea fondato in quelle medesime regioni quindici seco- li innanzi. dal- le armi musulmane. spaziosa. sentendo dir dai paesani berberi delle antiche Storia d’Italia Einaudi 97 . di tutti i tempi. afforzatisi nell’isola. s’insignorì dell’isola. come abbiamo narrato.

Capitanata da Attâ-ibn-Rafi’ della tribù di Hodseil navigando alla volta di Sardegna. Musa accozza in fretta gli avanzi del- Storia d’Italia Einaudi 98 . o alla costruzione delle navi. d’una popolazione cristiana che desse aiuto o almeno avvisi al nemico. usando la sventura del rivale. come a Cartagine. Qual che si fosse l’autore del disegno. indifferenti o forse lieti di lavorare ai danni de’ lor antichi signori bizantini. poiché quella laguna sì difende- vole assicurava l’armata musulmana dalle superiori for- ze navali dei Greci. per muovere un as- salto contro la Sicilia. argento e gemme. quasi sot- to gli occhi del capitano d’Affrica. donde messasi di nuovo in mare. s’era ripara- ta l’armata d’Egitto nel porto di Susa. Michele Amari . predecessore di Musa. Altri vuole che Hassân-ibn-No’mân. e la opportunità della scelta è evidente. il tempo in cui vi si die’ principio si può circoscrivere a quattro o cinque anni tra il seicento novantotto e ’l settecentotré. avea- vi fatto grosso bottino d’oro. che poteano pur troppo sul grande animo suo. per acconciar que- sta a porto da guerra e farvi un arsenale: e avean messo mano a tai lavori. istigandolo invidia e cupidigia. do- ve fece naufragio la più parte dei legni. se non cominciò. l’anno ottantaquattro dell’egira (23 gen- naio 703 a 12 gennaio 704). ma alfi- ne i vènti l’avean ricacciata su la costiera d’Affrica. e non aspettò che fossero fornite. imbattendosi in Sicilia. affrettò l’opera al certo: comandò di fabbricar cento na- vi. a far preda su le ter- re dei Cristiani. imitando e avanzando Annibale. sì che per comando o assentimento del califo s’era cominciato a sgomberare il canale tra il mare e la laguna di Tunis. artigiani copti chiamati a posta d’Egitto. non ostante la stagione avan- zata e i consigli di Musa. avesse pen- sato già prima alla guerra navale. oltreché a Tunis non v’era sospetto. Perché un’armata egiziana era testé venuta. si deliberasse a ritentare tal via: sì come poi occupata la Spagna gli lampeggiò al- la mente di tornare in Oriente a traverso la terraferma di Europa. Musa. Allora.Storia dei Musulmani di Sicilia imprese navali di quel popolo.

al dir dei cronisti. saettando una co- lomba che svolazzava nella chiesa. scompartito il bottino e toltone il quinto del califo. il quale irruppe in Siracusa (705). e nascondere il danaro e le minutaglie più prezio- se nella cattedrale tra le tegole e il soffitto. Michele Amari . e li fa montare su l’armata: che niuno ne rimase in terra. Ma. e che addimandossi la spedizione degli illustri. dà voce ch’ei vi andrà in persona. al dir dei cronisti musulmani. bandisce la guerra sacra sul mare. Indi par che la città saccheg- giata fosse Lilibeo. per la chiara fama de’ guer- rieri che v’andarono. che se ne novera- vano tra novecento e mille. Musa si fe’ recare l’inse- gna del comando.Storia dei Musulmani di Sicilia l’armata di quello e i legni costruiti a Tunis. la quale primeggiava ancora in quella regione. si scopersero i tesori occultati. e tornossene sano e salvo e con gran preda. trasceglie i più arrisicati e forti uomini dell’esercito e il fior della nobiltà araba. all’arrivo delle quali gli abitatori della città capitale non trovaron altro riparo che di gittare in fondo al porto tutto il vasellame d’oro e d’ar- gento. L’anno poi che principiò la guerra di Spagna (710). né sembra punto esagerato il valor della preda. colse un’asse del sof- fitto. e inaspettatamente l’annodò alla lan- cia che tenea in mano Abd-Allah suo figliuolo. Quando le navi erano in punto di salpare. bagnandosi in mare. Sbarcarono del settecentoquattro su la costiera occidentale dell’isola. Storia d’Italia Einaudi 99 . ove presero una città di cui non sappiamo il nome. Non andò guari che Musa fe’ uscir di nuovo l’armata d’Affri- ca sotto A’îâsci-ibn-Akhial. un Musulmano. Musa mandò le navi in Sardegna. toccassero cento di- nar d’oro a ciascuno dei combattenti. inciam- pava in un piatto d’argento. occupa- ta la città. che torna ad un milione e quattrocento mila lire. ma solo che. affidan- do alla fortuna del giovane questa che fu la prima impre- sa navale dei Musulmani d’Affrica. dicono i cronisti arabi. forse nella parte della città che rimaneva in terraferma. un altro. onde caddero alquante monete d’oro: così. ovvero in qualche sobborgo.

avea fatto preda e prigioni in Sicilia l’an- no settecentoventi. il quale tornò con gran copia di prigioni. Venuto a morte Biscir. e questi. allestiva centottanta barche. Per dieci anni l’ardente cupidigia dei soldati e dei ca- pitani si sfogò in Spagna. onde. oriun- do di Medina. Michele Amari . con maggior disegno. dice Ibn-el-Athir. Il movimento poi di questi popo- li ammorzò l’impeto degli Arabi contro la Sicilia. lo ruppe e messe in fuga. tornato in Affrica. poiché sappiamo che Mohammed-ibn-Aus. udissi una spaventosa voce: «Sommergili. rigettava su la spiaggia i cadaveri con le cinture zeppe di moneta. indi si volse di nuovo ai nostri paesi. l’anno appresso (4 aprile 729 a 24 mar- zo 730). come ad accusarli. o non si osservò. e. quando. L’anno medesimo ch’ei capitò in Affrica. rimettendo l’elsa al suo luogo: chi sparò la carogna d’un gatto e ripiena di danaro la gittò dalle fine- stre d’un palagio. Onde ’Obeida. ma par trattasse col gover- natore bizantino un accordo che poi non si fermò. tenta- va la Sicilia con parecchie spedizioni. condotta dal proprio fratello Habib. capitano d’Affrica. e inviavale a dirittu- Storia d’Italia Einaudi 100 . scontratosi col patrizio bizantino. A tal corruzio- ne generale mescolavansi i terrori religiosi. mandò in corso con l’armata un Othman-ibn-abi-Obeida: il quale sbarcato in Sicilia spiccava una schiera di settecento uomini. per timore d’esser frugati nei pan- ni. ucciso dai Berberi. come sopra accennammo. L’iso- la fu assalita il settecentoventisette da Biscir-ibn-Sefwân della tribù di Keld. e succedutogli ’Obeida-ibn-abd-er-Rahmân della tribù di Soleim. per ripigliarla all’uscita. fu prepo- sto al governo in luogo di Iezìd. o Dio!» e in- contanente il mare tranghiottiva que’ ribaldi.Storia dei Musulmani di Sicilia Stendonsi poi nel narrare le magagne dei soldati che sac- cheggiando frodavano la parte del califo. del capitano e dei compagni. e non la fre- navano. Rimontati in mare i predoni. che fu il centodieci dell’egira (15 aprile 728 a 3 aprile 729). chi spezzò la lama della scimitarra per nasconder l’o- ro nel fodero.

Michele Amari . Posto l’assedio ad alcuna città. in una delle quali egli stesso approdava a Tripoli. in luogo di ’Obeida che gli avea sì crudelmente svergogna- to il fratello. e allora. il quale non fu libera- to innanzi il centoventuno (739).Storia dei Musulmani di Sicilia ra in Sicilia con Mostanîr-ibn-Habhâb. e sì il tenne in prigione finch’ei resse la provincia. lo fece frustare sopra un’asina per la città. che infestò il quattor- dici stesso la Sardegna. ebbero du- ra battaglia e d’esito incerto. da diciassette barche all’infuo- ri. poi per lungo tempo vergheggiarlo ogni settimana. manda- to da ’Obeida in Sicilia. distrut- te dal fuoco che lanciaronvi i Bizantini. imbattutesi nell’armata greca. Del centodiciassette (735). di mandar- gli incatenato sotto buona scorta il condottiero che avea fatto perire per oscitanza i Musulmani. Le genti di ’Obeid-Allah che venivano so- pra la Sicilia. il quale per inca- pacità o sventura frustrò le speranze del capitano d’Affri- ca. Il che risapendo ’Obeida. Ma l’anno appresso (20 febbra- io 733 a 8 febbraio 734). vennero anco a far botti- no e prigioni in Sicilia. tanto aspettò che so- pravvenne l’inverno. e avutolo in Kai- rewân. perdeva alquante navi. e tra gli al- tri un Abd-er-Rahmân-ibn-Ziâd. ordinata il cento sedici (9 febbra- io 734 a 29 gennaio 735) da ’Obeid-Allah-ibn-Habhâb. e Abd-el-Melik-ibn-Katan nel quattordici (2 marzo 732 a 19 febbraio 733). un gastigo a Mostanîr e un esempio agli altri. Abu-Bekr-ibn-Soweid. Infelice al pa- ro un’altra impresa. governatore di Tripoli. partitosi con prosperi ven- ti. perdé per naufragio tutta l’armata. al par che Abd-Allah-ibn-Ziâd. ’Obeid-Allah facea depredar di nuovo la Sarde- gna da un nipote del famoso ’Okba-ibn-Nafi’ per nome Storia d’Italia Einaudi 101 . Thâbit-ibn-Hathîm di Ordûnn in Siria nel centododici (25 marzo 730 a 13 marzo 731). e salvi se ne tornarono in Affri- ca. volle dare. ma assalito da una tempesta nel tragitto. Commise a Iezìd-ibn-Moslim. il quale passò allora dal governo d’Egitto in Affrica. dice il suo biografo. poiché i Greci sconfitti re- caron seco loro molti prigioni musulmani.

strinse d’assedio la città. In mezzo alle fiere vicende che poscia intervennero in Affrica Abd-er-Rahmân. cogliendo appunto il destro di questa impresa di Sicilia. com’altri vuole. L’anno cento- trentacinque (17 luglio 752 a 5 luglio 753). e scagliavale un’altra fiata su la Sicilia. lasciovvi il segno. chiaro anch’egli per vittorie su le re- mote rive dell’Atlantico e in cuor del continente affrica- no. andò in persona. Appresentatosi sot- to le mura di Siracusa. ove Leone Isaurico tormentava troppo le coscienze e le borse dei popoli. manda- va intorno i cavalli col proprio figliuolo Abd-er-Rahmân. come soleano fare i Musulma- ni quando prendeano ad occupare alcun paese. dicono i cronisti musulmani. e corse vit- torioso in Sicilia. Abd-er-Rahmân sconfisse le genti uscite a combatterlo. occupata questa provincia. più lar- gamente che niun altro condottiero. Habîb volgeasi a soggiogare il rimanente dell’isola. Michele Amari . Doma la capitale. Calaronsi infine i cittadini a pagar una taglia. e percossala con la spada in atto di minaccia. o. ripensò alla Sicilia. pare che il governatore musul- mano si fosse deliberato alla impresa allettato da prati- che che avesse in Sicilia. Sbarcato Habib del centoventidue (740). ingrandito l’arsenale di Tunis e apparecchiate assai maggiori forze che per l’addietro. ove i Berberi s’erano sollevati di nuovo. mandò il proprio fratello Abd-Allah all’impresa di Sicilia e poi di Sardegna. con evi- dente disegno di conquisto. nelle quali fu fat- to molto guasto e stragi e preda e prigioni: durevoli ac- Storia d’Italia Einaudi 102 . che un dì poté cavalcare egli stesso fino ad una porta. allestita un’ar- mata e gastigati i Berberi di Telemsên. Sendo l’Affrica aspramen- te turbata a quel tempo. e spirovvi tanto terrore. quando fu premurosamente richia- mato in Affrica. e afforzatosi com’ei pare in un campo. e fattene venire anco di Spagna. co- me altrove s’è detto. nel Sudân.Storia dei Musulmani di Sicilia Habib-ibn-’Obeida. Intanto. il quale ruppe quanti gli veniano allo scontro. L’isola dunque fu salva mercé quella ribellione. ’Obeid-Allah le affidava ad Habîb.

crocette ne- gre a migliaia. non concedendolo le deboli fondamenta della dominazione d’Abd-er-Rahmân in Affrica. E perché gli Iconocla- sti. Il governo bi- zantino poté quindi. avvertito da tal nuova minaccia. e quando il potea. così scrivono i Musul- mani.Storia dei Musulmani di Sicilia quisti no. Si rannoda infine alle scorrerie de’ Musulmani nel ba- cino centrale del Mediterraneo un episodio di storia let- teraria. al- tri. notava- si tra loro un bel giovane italiano per nome Cosimo. Tra così fatti provve- dimenti e le turbolenze che non cessavano in Affrica. distruggendo ogni altro obietto di culto. mentre non men fiera ar- dea tra il Tigri e l’Eufrate. Michele Amari . la Sicilia ebbe respitto dai Musulmani più di mezzo secolo. serbavan la sola croce. e ordinare un’arma- ta che guardava que’ mari. sopra ogni roccia atta a difesa. chiedendo li raccomandasse a Dio. ma segno di pestilenza e marchio dell’ira divina. Nei paesi cristiani commossi allora dalla lite delle immagini. non più simbolo di riscatto. su le vestimenta. Già fin dal settecentodiciotto avea me- nato strage nell’armata del califo che assediava Costanti- nopoli. di assai momento nella penuria di quella età. e verso il medesimo tem- po in Sicilia e Calabria. I Barbari. le case e i templi. al quale i miseri compagni si gettavano ai pie’. donde si credé che si appiglias- se alla Grecia. af- forzare validamente le due isole. serbato al patibolo. non si potea far che cote- sta calamità non le fosse apposta. Le ultime incursioni erano state aggravate da una cru- dele pestilenza. e massime la Sicilia che più gli premea. corseggia- va sopra i mercatanti musulmani. e del settecentoquarantotto spopolò Co- stantinopoli e il Peloponneso. il volgo ortodosso la prese in uggia: vide ap- parire. mentre altri era venduto. Proruppe indi in Affrica dal settecentoquaranta- quattro al settecentocinquanta. non sappiamo perché. che non comprendeano perché tanto si onorasse un uomo di sì poca età e pove- Storia d’Italia Einaudi 103 . rizzare un castello. Narra una leggenda che tratta a Damasco una torma di prigioni cristiani delle isole.

se or debbo mo- rire oscuro. com- perato immantinente il prigione. astronomia. ch’era cristiano. che hai ripudiato ogni bene di quaggiù?» domandollo allora un cittadino fattosi innan- zi. con- tinuava. maravigliati lo interrogavano dell’esser suo. E il buon uomo. dialettica. Rinfor- zano tal supposto le frequenti comunicazioni. tra i sessantamila prigioni che gli mandava Musa conquistatore dell’Occidente. senza che abbia a chi lasciare tal retaggio?» – «Datti pace. fi- sica. o fratello. ai quali rispondea. «E perché piangi. Ho speso la gioventù». «che d’avere studiato indarno. notissimo poi sotto il no- me di San Giovanni Damasceno. so- pra certi ricordi arabici. ond’ei pare che il monaco Cosimo fosse cadu- to in man dei Musulmani in Sicilia. e padre del giovanetto Mansur. Tanto leggiamo nella vita del Damasceno stesa due secoli appresso. che ti troverò io gli eredi» repli- cò il cittadino. geometria. negli ultimi venticinque anni del settimo secolo. e affidògli il figliuolo e un altro fanciullo che avea adottato: i quali felicemente apparavano le dottrine del maestro. tu. morale. Se- condo la ragion dei tempi.Storia dei Musulmani di Sicilia ro aspetto. sé esser frate e dotto in filosofia cristia- na ed antica: e in ciò dire gli si empiean gli occhi di lagri- me. Storia d’Italia Einaudi 104 . e potrem- mo dire la promiscuità che correa tra i monasteri di Sici- lia e que’ della terraferma independente dai Longobardi. facoltoso. forse nella spedizio- ne degli illustri ricordata di sopra. non v’ha ostacolo ad accettare il fatto. grato al califo. «ad apprendere rettorica. aritmetica. teologia greca e teologia nostrale: ma a che pro. lo emancipò. e il pri- mo ne salì a quella fama che ognuno sa. stralciando gli ornamenti del compilatore. musica. Michele Amari . e. E Cosimo a lui: «Altro non m’accora». dopo la quale ei sareb- be stato condotto al califo. rispose. torna ai primi anni dell’otta- vo secolo.

e inoltre egli è probabile che a stilla a stilla s’accogliesse nell’isola qualche rimasuglio degli ospiti che vi mandava il governo bizantino: officia- li pubblici. se non si consumavano senza prole. Le torme poi di schiavi.Storia dei Musulmani di Sicilia VI Fermata in Sicilia la dominazione romana. sfor- zati dall’incivilimento greco. come dicemmo. ma poche e sottili le colonie. Michele Amari . al certo il sangue lo- ro. stavano perdendo financo l’uso del proprio dialetto. avanzo delle soldatesche ar- mene sollevatesi a Costantinopoli il settecento novanta- due. e relegati per cagion di Stato. se dovessimo stare alla lettera d’un passo di Diodoro. raguna- te da tante regioni e sparse nelle campagne della Sicilia. se non che ripararono in Si- cilia i rifuggiti d’Italia e d’Affrica dei quali abbiam det- to nei capitoli precedenti. ove par che abbiano fatto stanza. Da Giustiniano ai Musulmani il decrepito impero non potea mandar colonie. sopratutto in Sicilia. sterile per miseria e diverso. e forse un po’ di gente punica nelle parti di ponente. non rimanendo più de- gli altri che la memoria. I popo- li settentrionali. che per lo avere e per l’odio reciproco con le altre schiatte. che. che furono mandati nelle isole. soldati delle provincie d’Europa o dell’Asia Minore. Gli Ebrei stanziati nelle città prin- cipali segnalavansi meno per lo numero loro. e diremmo anzi che l’avesse- ro abbandonato al tutto. poiché troviamo nelle Storia d’Italia Einaudi 105 . tra colonie e gente spicciolata che venia per faccende e of- ficii. Tra gli altri v’eb- be un corpo di mille uomini. e parmi che il più potente effetto della signo- ria romana su la popolazione dell’isola sia stato di riti- rare ai costumi e linguaggio dell’Italia i Sìcoli. Il conquisto portò novelli abitatori italiani. non creò schiatta nuo- va da poter contare. furono turbine passag- giero. la quale par che non tardasse a di- leguarsi. gli altri spesso se ne tornavano. il grosso della popolazione eran Sìcoli e Greci.

S’accorda in ciò con le tradizioni storiche il ragguaglio statistico di Costantino Porfirogenito. poiché man- cano le testimonianze dirette. Fi- nalmente. Leone Secondo (682-683). Michele Amari . Gli annali ecclesiastici poi dell’isola. italica ed ellenica. un dei papi siciliani. San Gregorio ci parla degli abitatori greci e latini.Storia dei Musulmani di Sicilia guerre de’ Musulmani la espugnazione d’un castello de- gli Armeni (861). troviamo. Aiutandoci con le induzioni. Con denominazione più esatta si direbbero le due schiatte. il quale trattando dei proprii suoi tempi (911-959) o piuttosto di quelli an- teriori al conquisto musulmano. che potessero mutare le schiatte esisten- ti. e forse erano e si mantennero più uguali che non si è pensato. Dal detto fin qui si vede che per lo spa- zio di mille anni non capitarono in Sicilia tante popola- zioni avventizie. e alla fi- ne del sesto secolo la opinione pubblica in Sicilia pende- re incerta tra le Chiese di Roma e di Costantinopoli. Un papiro del quinto se- colo che dà i nomi degli affittuali di certi poderi. ci mostra- no la medesima promiscuità delle due genti: dove mona- steri basiliani e dove di regole latine: esaltati alcuni Sici- liani alla sede pontificale di Roma. epigrafia e nomi proprii si vede la lingua greca non aver ceduto il campo in alcun luogo. sopravvenute nei due periodi delle dominazioni romana e bizantina. egli è vero. ne con- tiene più greci che latini: e alla fine del sesto secolo. e latini negli ultimi tempi i titoli dei magistrati municipali. ciascuna delle quali abbracciava le genti affini a lei. e parte Greci. sendo stata alla metà dell’ottavo secolo assog- gettata l’isola al patriarca costantinopolitano. lo- dato per lo eloquente parlare in greco e in latino. dal sei all’ottocento. scompari- Storia d’Italia Einaudi 106 . ma tra ricordi letterarii. ossiano Sicelioti. altri a quella d’Antio- chia. dal principio dell’era volgare infino al sesto secolo moltissi- me iscrizioni latine pubbliche o private anco nelle prin- cipali città greche dell’isola. scrive essere gli isolani parte Liguri d’Italia. chiamati altrimenti Sìcoli. Qual delle due genti prevalesse di numero non si ri- trae.

secondo l’antica riputazione delle famiglie e le vicen- de della ricchezza e lo splendore delle pubbliche digni- tà. sì che tra gli uo- mini liberi non rimase che una sola distinzione di poco momento. Dico della curia. e che la influenza del governo e della Chiesa facessero prevalere negli scritti il latino prima e il greco dopo di Giustiniano. come ai tempi di Diodoro.Storia dei Musulmani di Sicilia sce il latino. perché reggendosi l’isola ormai a legge romana si tor- na a notissime generalità: né occorre ripetere come da Costantino in poi fosse sostituita all’aristocrazia di nasci- ta la gerarchia dei servidori di corte e officiali dello Sta- to. e torna su il greco negli scritti dei frati sici- liani e negli scarsi monumenti d’epigrafia che ci avanza- no di quel tempo. se pur il popolo non cominciava a parlarne già una diversa da entrambe e più vicina all’italiana. Della condizione di nobili e plebei non dirò altrimen- ti. ma veramente popolani grassi o borghesi. e il governo vi ascrivea involontarii i figliuoli di militari quando non fossero validi a portare ancor essi le armi. Storia d’Italia Einaudi 107 . nella quale non godeasi al- tro privilegio che la immunità da certe pene nei casi cri- minali. che ambo le lingue fossero state più o meno in uso. Né tra le due schiatte si vide mai differenza di con- dizione legale: ché nobili e plebei vi furono in entram- be. e gli affittuarii in grande dei poderi del patrimonio im- periale. innalzati a piacimento del despota. Donde è manifesto che la curia non va chiamata aristocrazia. do- po esser calate durante la dominazione romana e le bar- bariche. È da conchiu- dere più tosto che i due popoli si pareggiassero con po- co divario per tutto il corso degli otto primi secoli dell’e- ra cristiana. Così fatta vicenda non può condurre al supposto che la schiatta e la lingua greca in Sicilia. d’un subito risalissero e occupassero tutta l’iso- la per virtù della dominazione bizantina. e come fossero al tutto ragguagliati i dritti delle persone. i proprietarii di venticinque iugeri o più di terreno. Michele Amari .

o le po- polazioni industriali. incalzò la santa opera. l’otteneano a prezzo di rimanervi da co- loni. e messi in pratica negli editti d’Adriano e degli Antonini. che si allargava e metteva radi- ci. e posare alfine in una condizione di mezzo tra la libertà e la schiavitù. attestati dalle opere di Seneca. veggiamo altre- sì oscillare le classi della società antica. I principii umanitarii di filosofia pagana. cioè. Io non di- rò altrimenti della condizione degli schiavi. s’invogliassero ad emancipare e por- re nella medesima condizione gli antichi schiavi. libere e non libere. fossero i proprietarii minori spogliati dal fisco imperiale. Ma se la pace dell’impero togliea di rifornire gli schiavi con altre torme di vinti. Cercando ricetto e pane nei po- deri dei ricchi. sì come par che avvenga ad ogni novello pas- so della civiltà. vedendo la utili- tà che ne ritraeano. e spesseggia al contrario quel dei coloni. ch’è notissi- ma. i campi con doppia celerità deteriora- vano. la coscien- za. è mestieri studiarlo prima per genera- lità. ma nelle leggi dei tempi se- guenti a mano a mano il nome degli schiavi divien più ra- ro. che fuggivano per miseria dalle città. Michele Amari . Venne da due motivi d’indole diversa. e.Storia dei Musulmani di Sicilia Dalle città volgendoci alle campagne. e si provvede tuttavia con crudeltà a tenere obbedienti gli schiavi. comin- ciavano a temperare i mali della schiavitù. e l’interesse: i quali allor s’aiutarono scambie- volmente. e par che i proprietarii del suolo. Intanto la esperienza mostra- va che la infeconda genìa degli schiavi scemasse sempre più. e ognun sa come andasse in meglio da Costantino a Storia d’Italia Einaudi 108 . aggiunta a questo la inefficacia del lavoro coman- dato coi supplizii. quando sot- tentrato il Cristianesimo. A ben comprendere i ricordi che abbiamo di tal muta- mento in Sicilia. Plinio e Plutarco. perocché ai tempi di Costantino il Grande si parla dei coloni come di notissima e frequen- te qualità d’uomini. la decadenza universale apparecchiava in luogo di quelli torme di poveri. Cotesto mutamento di sorti par che siasi accelerato dal secondo o terzo secolo in poi.

che. Quella de’ coloni era che rimaneano attac- cati al suolo essi e i loro figliuoli e i nepoti perpetuamen- te. le taglie su i loro ma- trimoni. e che tal prescrizione. che avea genera- to la schiavitù personale nel mondo antico. non abborri- rono la servitù men cruenta della gleba. Ora la popolazione rurale della Sicilia durò a un di presso le medesime vicende che abbiamo notato nel ri- manente dell’impero. il clero la man- tenne più tenacemente che i laici stessi nelle sue proprie- tà. Tolta una picciola mano di affit- tuali. che. Smesse. se non che per la origine: la ro- mana sempre da contratto. e pagavano un tributo annuale per la terra assegnata. e nel mondo moderno si adopera a giustificare la servitù delle nazioni.Storia dei Musulmani di Sicilia Giustiniano. assai più lunga di quella fissata per gli schiavi. smesse i furti che l’azienda pontificia solea fare. Storia d’Italia Einaudi 109 . la legge dava al padro- ne di ridurli in schiavitù. la feudale talvolta da contratto. Tal condizione dunque non differì dalla servitù della gleba dei tempi feudali. e di venti per le donne. non si interrompea né anco per morte. obbligandoli a supplire le derrate. i quali né anco è da suppor- re liberi in tutti i casi. frodando que’ miseri nel prezzo e nella misura dei grani. egli è vero. mancato il colono. e un pontefice santo e grande. che sembrano talvolta confusi nell’uso volga- re del linguaggio. e talvolta dalla supposta ragion di guerra. correva a pregiudizio de’ figliuo- li. poi- ché. e concedea di ripigliarli in ter- mine di trent’anni per gli uomini. coltivano le campagne i coloni e gli schiavi. fuggendo dal podere. o almeno i Cristia- ni di quel tempo e di molti secoli appresso. se tal può chiamarsi un patto sì disuguale ed empio. come di fatto lo erano nella abiezio- ne e nella miseria. ribadì le catene dei coloni dei poderi pa- pali in Sicilia. loda- to tanto per la carità verso gli altrui schiavi nella terra- ferma d’Italia. che poteano acquistare beni mobili e stabili con la pro- pria industria. chiamati conduttori. Il Cristianesimo. mandate a Roma. Gregorio Primo. Michele Amari . ma non alienarli senza permesso del pa- drone.

o si nascondeano in al- tri poderi. poiché ottanta e più anni dopo la morte di San Gregorio gli schiavi erano gran parte della ricchezza del- la Santa Sede. gli rimette- va (686) «la famiglia» del patrimonio di Sicilia e di Ca- Storia d’Italia Einaudi 110 . e con lei l’altra tentatrice a profanazione. E veramente sappiamo che Giustiniano Secondo. Nell’atto di emancipa- zione dei due schiavi romani Montano e Tommaso. comandar che si manomettessero gli schiavi de’ Giudei. Ma quando la coscienza gli richiedeva un atto magnanimo. A tutto ciò rimedia- va San Gregorio: ed era insieme giustizia e prudenza di buon massaio. Michele Amari . seppe ei ben dire: «Che se il Redentore s’incarnò per spezzare i ceppi dell’uma- nità. per far cosa grata a papa Conone. e che diciannove successo- ri suoi nel pontificato li mantenessero sotto l’abominevo- le giogo. creati liberi dalla natura e sotto- messi dal dritto delle genti al giogo della servitù. pensò fal- samente che la libertà dei coloni di Sicilia potesse scema- re le entrate e indi attraversare i disegni suoi a Roma. e vinta dal comodo presente la logica morale. che fu l’ambizione politica. Ma non emancipò né punto né poco gli schia- vi del patrimonio in Sicilia. entrò di mezzo la cupidiga che già se- dea presso al trono pontificale. Seppe egli ancora. ma vie- tò ai suoi coloni di maritare i figliuoli con gente d’altri poderi. ed è manifesto ch’ei lasciasse non uno né po- chi schiavi. quel ch’è peggio. da- to del cinquecento novantasei. e. fece perseguitare e minacciare di gastighi severissimi que’ che fuggivano. San Grego- rio. Non debbo tacere infine che San Gregorio di- scordò talvolta da’ nobilissimi suoi principii in fatto del- la schiavitù propriamente detta. Il sommo ve- scovo si ricordò soltanto ch’era proprietario.». non solo non disdisse la servitù della gleba. talvolta ne donò altrui. con nobile dispregio della ragion fattizia del- le leggi. ottima cosa era di manomettere e rendere all’anti- ca franchigia gli uomini. ma torme intere. e richiedendo il cen- so pria che si vendessero le raccolte.Storia dei Musulmani di Sicilia si perdessero per fortuna di mare.

Il sol fatto che mi sembri certo è Storia d’Italia Einaudi 111 . e non pre- tendea nulla da’ lor coloni. e appresso si accor- dò ai domini utili di quei poderi la franchigia dalle tasse straordinarie. L’azienda imperiale avea tentato lo stesso espediente con circostanze alquanto diverse infin dal quarto secolo. dopo averli affrettati con le usure. Qual dei due movimenti prevalesse. Più oscure e scarse notizie possiamo spigolare intorno l’industria del paese. e l’utile pratica di dare in proprietà ai coloni le terre che coltivassero. Il tardo rivolgimento sociale che in dieci secoli avea fatto men disuguali le condizioni delle persone. dalla rovina dei proprieta- rii minori. che non potean durare le gravezze e molestie del fisco. Tendea l’u- no ad agglomerare: e nascea dal decadimento generale. ch’era tenuta in pegno per debiti verso il fisco. sarebbe diffici- le a provare. dalla iniqua industria dei ricchi che si piglia- vano i rottami di cotesti naufragi. veggiam lasciati a chiese o monasteri di Sicilia i beni di piccioli proprieta- rii e par assurdo a supporre che non ve ne fossero molti altri nell’isola. che si moltiplicaro- no in Sicilia ai tempi di San Gregorio. All’incontro portava- no a spicciolare le proprietà. come la godeano i beni tutti del patrimo- nio. poi- ché si staggiva come gli armenti. e mutare il tributo personale in ca- none su la proprietà. e poiché la legge fiscale permettea di prendere gli schiavi ai debitori. e infine dall’ava- ro dispotismo. che sono dei tempi di San Gregorio. il quale aumentava a dismisura il patrimo- nio imperiale con le confiscazioni. la legge romana su le suc- cessioni. Due movimenti contrarii operavano in ciò. quando una parte del patrimonio di Sicilia e di Sardegna fu conceduta in enfiteusi a piccio- le porzioni insieme con gli schiavi. dai lasciti alle chiese.Storia dei Musulmani di Sicilia labria. Nondimeno nei soli ricordi che abbiamo. Michele Amari . dalla menomata popolazione. la qual famiglia non può significare altro che schiavi. mutò an- che un poco la proporzione delle possessioni territoriali.

Perocché si ri- trae che. Certo egli è poi che la Sicilia nei principii del nono secolo avea frequen- ti commerci con lo stato degli Aghlabiti. le gabelle su le merci e su le industrie.Storia dei Musulmani di Sicilia che i latifondi non addetti a pascolo si coltivassero a pic- ciole porzioni. e che perciò la cultura in grande fosse fi- nita con la dominazione romana che l’avea recato nell’i- sola. il capitano Abd-Allah-ibn-Sa’d. Principal prodotto del suolo fu sempre il grano. che si chiamò il razionale delle Tre Provincie. che ai tempi greci aveva arricchito gli Agrigenti- ni. sa- pendosi che vi si importava olio d’Affrica nel nono seco- lo. e quegli. Quella del- l’ulivo. e tornato di fatto agli abitato- ri dell’Affrica propria il privilegio di fornir l’olio d’uli- vo all’Italia e ad altre nazioni occidentali. domanda- va a un cittadino come le guadagnassero. le leve de’ marinaj. e fino al duodecimo. La de- nominazione di Romani. che qui significa abitatori d’Ita- lia. le aggiunte straordinarie alla prima gravezza. infine le estorsioni degli officiali onde si rad- doppiava il peso: delle quali maladizioni tutte abbiamo Storia d’Italia Einaudi 112 . non mancò al certo per lo governo bizantino. le superindizioni. è da estendersi nel presente caso anco alla Sicilia. disse ad Abd-Allah: «i Romani non hanno ulivi. po- sosi a cercare intorno. e comperano l’olio nostro con quest’oro. Michele Amari . quando gli Affricani pagaron le prime taglie ai vincitori musulmani. nell’undecimo. le leve di soldati che si compensavano in danaro. sembra abbandonata. Se questi particolari provano che non fosse spenta al tutto la industria in Sicilia. o.». ve- dendosi recare un mucchio di monete d’oro. In secondo par che venisse la cultura della vite. e che parecchi mercatanti musulmani stanziavano nell’isola. Noi le veggiamo sottomesse al sistema generale d’azienda: il tri- buto diretto su le proprietà e su le persone. come chiamavanle. Quell’ingordigia fiscale che spogliò l’Impero prima che il facessero i Barbari. non risparmiò le tre isole italiane poste sotto un solo amministratore. e trovata un’uliva: «Ecco donde le caviamo».

dirò solo dei corpi muni- cipali. Non pochi imperato- ri a volta a volta esacerbaron cotesti mali. conserva- to come inoffensivo e comodo strumento d’amministra- zione. e sopravvissuto alla dominazione che sì lo spregia- va. Decemprimi. Indi ne veggiamo tre maniere: confederate. secondo le proprie leggi. Anfipoli. in Sardegna il giudice avea posto una taglia sul battesimo. E dis- Storia d’Italia Einaudi 113 . scrivea San Gregorio. a divisar tutte le iniquità che ho risaputo di costui. Gerapoli. e della gioia che provavano a veder fallire gli sforzi suoi contro l’Italia di mezzo. I Goti nel breve dominio loro fecero un novello censimen- to delle proprietà. Risalendo dal popolo al governo. e in Sicilia un officia- le subalterno staggiva ad arbitrio le possessioni: e ci vor- rebbe un volume. alle quali poi se ne ag- giunse una quarta. immuni e vettigali. dove greche. avanzo delle repubbli- che greche. che eran le colonie romane: e la dif- ferenza principale stava nella gravezza e nome dei tribu- ti che fornivano a Roma. rimessero debiti e tasse straordinarie. e anche di Senati per antica o novella influenza di quel linguaggio. Le municipalità della Sicilia. dove latine.Storia dei Musulmani di Sicilia più o meno qualche vestigio nelle memorie della Sicilia. che aumentò d’un terzo la tassa diretta in Sicilia e in Calabria (733) per pu- nire que’ popoli della propensione al culto delle imagini. sì che al- la fine del sesto secolo il fisco in Corsica obbligava i de- bitori a vendere i proprii figliuoli. che ritennero le antiche appella- zioni. Viveano del resto un po’ più o un po’ meno largamente. come abbiam detto di Costanzo e di Leone Isaurico. elemento di governo proprio del paese. Michele Amari . e lasciati da canto gli altri ordini subalterni. che poco mòntano e non differiva- no da quei delle altre provincie. di Proagori. ebbero condizioni disuguali secondo la impor- tanza delle città e i rapporti che avean tenuto con Roma nelle precedenti guerre. e sot- to i proprii magistrati. di Quinqueprimi. Tornaron tutti i mali con la signoria bizantina. nei primi tempi che seguirono il conquisto romano.

preti. delle famiglie privilegiate per ricchezza e anti- co soggiorno. si facean soldati. romiti. Dico della istituzione dei difenso- Storia d’Italia Einaudi 114 . La gravità del quale officio portò ad affidarlo non ai magistrati muni- cipali propriamente detti. sendo la contribuzione di- retta non solo fondiaria ma anco testatica. s’intenda. forse non dissi- mile da quella de’ conciliatori o giudici di pace dei tem- pi nostri. ma condan- nati a pagar caro l’abuso. par che ragguagliassero al tutto la condizione dei municipii siciliani. e il governo. o per servirci della voce tecnica d’al- lora. delle quali l’erario richiedeva. que’. perché li eleggeano i cittadini. disposti forse ad abusa- re il dritto loro a danno delle classi povere. Michele Amari . e all’ingrato officio di scom- partire tra i cittadini il peso delle tasse dirette. e certamen- te mutilarono l’autorità loro. come chiamos- si. Rinforzolle un altro provve- dimento. mettendo tra parentesi quell’ardente e intolle- rante suo zelo religioso. Dopo Costantino. questa era già ristretta a una giurisdizione civile. Indi. tra la insaziabile avari- zia del governo e la universale decadenza che facea ab- bandonare le terre. li facea strappare dall’altare e dal chiostro. alle cure edilizie. e questi la suddivi- deano in quote personali secondo i catasti e con l’arbitrio che necessariamente v’entrò. come ognun sa i decurioni fug- givano il tristo onore. nato sotto l’infausto regno di Valentino dai so- prusi della burocrazia.Storia dei Musulmani di Sicilia si proprii magistrati. dovendo sopperire del proprio le quote che non si potessero riscuotere. ma alla curia. fu- rono oppressi da così fatto peso. e ricondurre per forza a lor sedie curuli. il qual dritto di suffragio spesso die’ luo- go a contese e indi a provvedimenti del governo romano che modificava a poco a poco gli antichi statuti e li tira- va a uniformità. indicea la somma ai municipii. Così la necessità del fisco portò a mantenere l’ordine fonda- mentale delle municipalità. La decadenza poi delle cittadi e l’accen- tramento della potestà politica. Perocché. ch’era senza dubbio il corpo degli elettori alle cariche municipali: infelici privilegiati.

dai governatori e dal principe. o a dire propria- mente. e sendo ormai l’Impe- ro scorciato e aperto d’ogni dove agli assalti.Storia dei Musulmani di Sicilia ri eletti dalla plebe: ombra di tribunato. di padri e primi e decemprimi. e ci mostrano in varie città i titoli di pos- sessori e curiali. attesta che le città di Sicilia. siccome quel- le d’altre provincie. Dai corpi intermedii rivolgendoci al principato. e compierono i successori. spogliato d’ogni avan- zo di libertà e contigiato all’asiatica. ch’è servito poi di modello a tutti i despoti dell’Europa da Teodorico infino ai giorni no- stri. E co- me in appresso non v’ha legge che abbia innovato que- gli ordini. Questo. riteneva i vizii non la forza dell’antico reggimento dei Cesari. e li veggiamo andare innanzi bene o male per ogni luogo. dato alla fine del quarto secolo. né poi degli Arabi. assicurato dalla com- piuta separazione dell’ordine militare dal civile. dalla va- stità di quest’ultimo. cioè gli elettori. Molti documenti provano che così fatto sistema municipale fosse pienamente osserva- to in Sicilia. Michele Amari . oc- cupato infine dai vescovi. e infine dall’accordo che Costan- tino iniziò. accordo col cle- ro cristiano che prestò all’impero il pastorale. Il qual con- gegno di corruzioni. Inoltre un rescritto imperiale. e n’ebbe in cambio l’aiuto della borsa e della spada. accrebbe non poco la loro po- tenza civile in Occidente. e. non bastando a resistere all’impeto dei liberi popoli settentrionali. avvocati del popolo. che avean dritto a essere in- tesi dai giudici. e di di- fensori. convenne riformare alla meglio le divisioni territoriali. gli antichi magistrati municipa- li e il nuovo officio: ai quali collettivamente son indiriz- zati rescritti dei prìncipi per negozii di giurisdizione mu- nicipale. il quale of- ficio poi si accordò anche all’ordine ecclesiastico. non è dubbio che le instituzioni municipali durassero nell’isola fino al conquisto dei Musulmani. ritenessero i beni lor proprii. e rinforzare l’autorità dei governatori. Smesse perciò le suddivisio- Storia d’Italia Einaudi 115 . come ognun sa. non possiam fare che un cenno del sistema generale dell’im- pero.

cuor dell’impero. lasciavale prendere ai Barbari o agli abitatori delle frontiere. il principato bi- zantino. menomate insieme col territorio e con la prosperi- tà dei popoli. e che spie- ga dassé solo tutta la povera storia della Sicilia bizantina. Il fatto statistico che sovrasta a ogni altro. Nella decadenza di quel tempo gli eserciti ogni dì più che l’al- tro diveniano bande di mercenarii. Michele Amari . che furon già convenienti al mondo romano. rifuggiva dalle armi. in cui andaron compre- se anco la Calabria. è la qualità delle forze militari raccolte nell’isola. verso l’ottavo secolo. affidando- si entrambi i poteri a unica mano.Storia dei Musulmani di Sicilia ni amministrative in prefetture. Il disor- dine dell’azienda allentava ancora i legami che debbono stringere il soldato al paese. A ciò s’aggiunga che la popolazione della Grecia. L’impero. sepolta tanti secoli in- nanzi. ed el- la si riscattava con danari dal servigio militare. dilapidate dai ministri. non potea spirare or- mai ai soldati l’amore d’una patria. infeminita nelle indu- strie e nella superstizione. consumate per sod- disfare all’orgoglio e spesare i misfatti del principe. poi sotto i Goti di Conte di Siracusa. diocesi e provincie. ripigliò ai tempi di Giustiniano l’an- tica denominazione di Pretore. vi si trovò Storia d’Italia Einaudi 116 . perocché le entrate pubbli- che. La Sicilia. che dopo Costantino avea avuto titolo di Correttore e talvolta di Consolare. Il gover- natore dell’isola. la quale ai tempi di Costantino si noverava tra le diciassette provin- cie d’una delle tre diocesi soggette al Prefetto del Preto- rio. die’ nome adesso a un tema. e infine fu detto Strate- go. la città di Napoli e costiera. modestamente si scompar- tì in ventinove temi. non più bastando al mantenimento degli eserciti. come li dissero con voce nuova: di- visione militare che si confuse con la civile. dalla religione e dalla forza. e chiamossi patrizio. come ag- gregato fattizio di vane genti tenute insieme dall’abitu- dine. ora. la progenie di que’ forti che avean vin- to il mondo sotto Alessandro. novello nome militare. quando ei d’altronde avea tal dignità.

Michele Amari . in vece d’uomini usi alle armi: donde qual maraviglia. e ne fu alterata l’indole. In vece di proprietà ai veterani. che poi il cru- dele Giustiniano Secondo rilasciò gratuitamente al papa (686-7). Le terre al certo si to- glieano dal patrimonio imperiale. s’eb- be ricorso più sovente a cotesti beneficii militari. che nei principii del decimo secolo la più parte dell’eser- cito era mantenuta in tal guisa. e talvolta. a frodare lo Stato facendo com- parir nelle file paltonieri condotti a poco prezzo. e s’affidò l’amministrazione ai capitani loro. e scemando il pregio della proprietà fondiaria. qual maraviglia se la repubbli- ca così tosto è ita a precipizio? Ma la viltà dei soldati non sembra il solo inconveniente del beneficio bizantino: for- ma di amministrazione militare scompagnata da un ordi- namento sociale che le desse alcuna virtù. Così avvenne che pa- gandosi malvolentieri dal papa le tasse su i patrimonii di Calabria e di Sicilia. Il beneficio bi- zantino mutava i guerrieri dell’impero in famigliari tem- poranei dei capitani. senza aspettare la incorporazio- ne. gli fu presa anco la famiglia di que’ poderi. non milizie capaci di Storia d’Italia Einaudi 117 . dice il cronista. sclamava l’imperatore Costantino Porfirogenito vietando ansiosa- mente cosi fatte magagne. au- mentandosi le strettezze dello erario e la mollezza dei po- poli. Poscia. Già fin dal quarto se- colo veggiamo che i terreni soliti a distribuirsi ai veterani si dessero col carico di far militare i figliuoli. e data in pegno ai soldati. impinguato a furia di confiscazioni. cioè conceduto loro l’usufrutto degli schiavi. I capitani intanto s’erano dati ad alienar le terre. Il numero dei beneficii militari tanto andò crescendo. non contrappeso al dispotismo.Storia dei Musulmani di Sicilia un comodo e pericoloso rimedio. ma pessimo strumento da fare e disfare despoti. accor- dossi l’usufrutto ai soldati in attuale servigio. come avvenne nei feudi germanici e nei giund arabici. si dava ai soldati il godimento dei beni mobili o sta- bili staggiti ai debitori del fisco. cioè peggio che vassalli feudali o so- cii di tribù.

In fine. ch’era ormai la sola patria. cui l’aspra vita del mare non avea lasciato agio a gua- starsi. altrimenti che come spettato- re o vittima: fece plauso. ch’era il navilio pro- vinciale. Michele Amari . maledisse. la debolezza di tal genìa di mercenarii costrinse gli imperatori a condurre con grossi stipendi schiere di veri soldati di ventura. rinnovò spesso gli esempii dell’antica virtù. e provinciale. Sola eccezione tra la corrotta milizia fu il navilio. e necessariamente det- tero larga autorità militare. Or divenuta la Sicilia. che almeno sapessero menar le mani. civile e anco politica al capi- tano supremo del presidio. Indi ebbero tanto valore fin dall’ottavo seco- lo il navilio di Venezia e quel di Napoli. imperiale.Storia dei Musulmani di Sicilia abituarsi ad alcuna carità verso le provincie ove stanzia- vano. av- vantaggiossi sopra le altre genti per la pratica del naviga- re e il maneggio degli ordegni di guerra. come baluardo occidentale dell’impero e fortezza avanzata ol- tre la frontiera in mezzo a due potenti nemici. cioè. Indi veggiamo dopo la raccontata sollevazione mili- Storia d’Italia Einaudi 118 . E perché coteste armi straniere soverchia- vano la sola forza propria del paese. Mercé cotesta buona schiatta il navilio bizantino mantenne infino al duodecimo secolo la disciplina. infin dal settimo secolo. e ne lasciò eredi le repubbli- che italiane del Tirreno e dell’Adriatico. e la monarchia di Sicilia. il popol siciliano non partecipò alle vicende che succedeano nella sua terra. i prìncipi bizantini necessariamente vi posero grosso presidio del- la milizia che abbiamo descritto. pianse. o vogliam chiamarlo strate- go dell’isola. ancorché spesso confuso dai cronisti con quello dell’impero. ma stranieri sempre rinnovati e disposti ad oppri- merle con fresca ingordigia. la virtù di quest’ultima fu rinforzata dalla carità del municipio. co- me affidato a quella classe della popolazione greca e itali- ca. e non si mos- se. Componendosi l’armata bizantina di due par- ti. città quasi in- dependenti: e par che anco si segnalasse nelle fazioni di cui abbiamo ricordo il navilio siciliano.

che movea dai monasteri co- Storia d’Italia Einaudi 119 . si fuggì col tesoro pubblico in Affrica (782). uom d’alto affare. che scoppiò mentre la corte era agitata dall’am- bizione della ortodossa e snaturata Irene. La prepotente massa della soldatesca fu cagione altresì che il movimento scoppiato contro gli imperatori icono- clasti nell’Italia di mezzo non si comunicasse alla Sicilia. La terza ri- volta militare portò in Sicilia la dominazione musulmana per opera di un altro condottiero che seguì lo esempio d’Elpidio. e al culto delle immagini. cercò salvezza nella aperta ribellione. cioè di resistere alla usurpazione d’Irene. prima che s’intendesse parlare degli Iconoclasti. e colpito indi a poco d’una accu- sa di maestà. La prima quando. prese titolo e inse- gne d’imperatore. e combatté le forze che veniano di Co- stantinopoli ad opprimerlo: se non che. Meno agevole a reprimere il secondo. Michele Amari . ancorché i popoli quivi non meno tenacemente aderisse- ro alle dottrine di Roma. l’esercito di Sicilia provarsi tre fiate nel corso di un secolo a dare un despota all’im- pero. ad altri il naso. Sergio stratego di Sicilia fe’ gridare impe- ratore un Tiberio. e le croniche musulmane cel mostrano dodici anni appresso guerreggiante in Asia Mi- nore contro i Greci.Storia dei Musulmani di Sicilia tare del seicentosessantotto. costringea Sergio a rifuggir- si appo i Longobardi. altri vagheg- giava o bandìa. che presto fu spento per la virtù e for- tuna di Leone Isaurico. vinto in parec- chi scontri. An- zi nei principii dell’ottavo secolo. perdonava ai rimagnenti. mandato al governo di Sicilia (781). ov’ebbe onori da principe. o mozzava i capelli. s’era suscitato in Sicilia un nuo- vo bollore di zelo religioso. sotto i vessilli del califo. e cosi ponea fi- ne (718) al pericoloso moto. Elpidio. Aiutandolo il mal- contento dei Siciliani e del presidio. troncava il capo a Tiberio. il quale mandava a Siracusa Pao- lo suo fidato ministro: e questi svolgea gli officiali dell’e- sercito e l’armata di Sicilia. per ignominia. stretta Costantinopoli dalle ar- mi del califo. per al- lontanarlo dalla reggia.

ne lodava a suo mo- do il Taumaturgo. poiché San Giuseppe Innografo. i frati di Catania lavoraron tanto su quelle fole. L’e- lefante d’Eliodoro fin dai principii del decimottavo seco- lo regge su la schiena un monumento più prezioso. e la persecuzione di qualche valentuomo che si allontanasse dalle superstizioni comuni: Eliodoro. ch’og- gi adorna la piazza della cattedrale: e il popolo puntual- mente lo chiama col nome un po’ guasto di Diotro. San Leone da Ravenna. il quale. inciso a caratteri geroglifici. co- me si chiamò quella vittima. negro- mante e fabbro di idoli. Michele Amari . ma pur vi si scoprono le radici del mi- to.Storia dei Musulmani di Sicilia municanti col clero dell’Italia centrale. forse invidia contro gli Ebrei. senza pur ab- bronzarsi le vestimenta. e fattosi per ambizione discepolo degli Ebrei. Oltre la tradizione dell’Innografo. non so come campasse dalle ma- ni di San Leone. recato al certo d’Egitto sotto la dominazione romana. lo editto di Leone Isauri- co contro le immagini (726). nobile uomo. tenen- dol fitto sul rogo con le proprie braccia. che visse nel corso di quel secolo. in quella sta- gione di roghi e di miracoli. ottagono. Dell’auto-da-fè. che con l’andare dei tempi s’accrebbe di novelle puerili. se ne serbò un’altra. poi molesto nemico di San Leo- ne. I Siciliani non dissimula- rono. un elefante di lava. detto il Taumaturgo pei molti miracoli che gli si appose- ro. che si tro- vò infine una fattura del mago. non può dubitarsi. candidato una volta alla sede vescovile. dis- sepolto dalle rovine de’ tremuoti. e che scoppiò in Catania per provocazioni locali. e tra gli altri d’avere arso vivo un miscredente. sventuratamen- te. un picciol obelisco di granito. Affrontaron dapprima la collera di Leone. la qua- Storia d’Italia Einaudi 120 . Or noi mal possiamo raffigurare nella mente quale tempesta abbia dovuto suscitare in Sicilia. Dopo il conquisto normanno. Levò grido in quest’incon- tro (725) il vescovo della città. cioè un’ultima distruzione di monumenti dell’antichi- tà pagana. quivi ricchi e potenti. con emblemi tanto sospetti.

presi per vendetta. Michele Amari . poiché il numero dei soldati e delle fortezze vi s’aumentò in questo tempo. Ma ben lo era ogni zelo per la Chiesa di Roma. ché ci rimangono i nomi delle vittime più cospicue: un Antioco governatore di Sicilia. con aggravare i tri- buti sopra di loro e sopra i Calabresi. com’abbiam detto (733). a spiccarsi dal prima- te ribelle. il quale si vede tra gli ortodossi indegnamen- te insultati e straziati (766) nell’ippodromo di Costanti- nopoli. un de’ quali venuto a morte lasciarono putrefare accanto ai vivi il cadavere (821-836). quando si compose una prima (780) e una seconda volta (842) la lite delle imma- gini. E veramente il papa occupava in Italia tanti territo- Storia d’Italia Einaudi 121 . nell’isola. Affrontarono indi i supplizii di Costantino Copronimo. Ai tem- pi di Michele il Balbo e di Teofilo. forse metropolitano. senza far loro troppa forza. Del rimanen- te non nacque alcun tumulto nell’isola. e ubbidire al patriarca di Co- stantinopoli. accettare la istituzione d’un arcivescovo. in fondo delle Paludi Meotidi. e San Giacomo vescovo di Catania. e condussero i vescovi del- l’isola. fatto morir di fame e di sete (772) in quella persecuzione. il sapiente Metodio da Siracusa fu lacerato a battiture. sepolto per sette anni in un carcere sotterraneo con due masnadieri. I quali provvedimenti. furono mantenuti per necessità.Storia dei Musulmani di Sicilia le si sfogò. mostra che non fosse rattiepidi- ta in Sicilia l’opinione cattolica. che vivevano a un di presso nelle medesime condizioni. quanto de- gli ortodossi. come prima gli imperatori confiscarono il patri- monio papale in Sicilia (733). non tanto forse per la paura dei Musulmani. e venti anni appresso. infrantegli le mascel- le. Il popolo fremendo e sopportando. tirò in- nanzi più d’un secolo. finché non piacque agli imperato- ri di ristorare le immagini: e l’impeto col quale e’ festeg- giò questo avvenimento. e poiché i beni confiscati sopra costoro era- no argomento da render più che mai leale e iconoclasta il presidio. Si dissipò in silenzio senza lasciar vestigio. Giusep- pe l’Innografo (820) andò relegato in Creta.

sappiamo che Costantino Quinto imperatore. il figliuolo no. È notevole che narrando questi casi il cro- nista Teofane ricordi la Sicilia come l’estrema provincia. da mille pretoriani. scritto pria loro in fronte a caratteri indelebili: «Arme- no ribelle». che le parve più sicuro par- tito di accecarlo e tenerlo prigione nel palagio. Perciò anche la Sicilia servì di confino per ca- si di maestà: ché. di che anche s’è fatta menzione. non si potean ritogliere sol che si volesse. oltre gli esempii d’un principe arabo relegatovi nel sesto secolo. alla sua volta. come dicemmo. la fertilità del terreno e la postura in mezzo il Mediterraneo. ove la popolazione fosse un nulla rispetto al presidio. e d’una principessa longobar- da tenutavi in ostaggio nel secol seguente. cotesti poderi. era- no sbalzati in Sicilia. Non guari dopo (793). Dal detto fin qui si vede che per due secoli non oc- corsero in Sicilia altre vicende che quelle d’una piazza di guerra. Però i papi invano dissero ch’era me- stieri di quelle entrate per accendere i moccolini a San Pietro. la Siberia dell’impero. Sopravvivea con ciò tra quella gente greca e latina dell’isola alcuno effetto di civiltà: avanzi di industrie e commerci. studii ecclesia- stici. Michele Amari . finché il conquisto degli Arabi tolse luogo a ogni querela. non si poteano con- fiscare dai despoti. Oltre a ciò. ma i corti- giani più intinti nella pratica. E a tale in vero era condotta. cioè una salda catena da tirare il paese alla domina- zione dei Franchi. che vedre- mo esercitata da soli chierici verso la fine del nono seco- Storia d’Italia Einaudi 122 . dati senza dubbio ai soldati. Molto meno potea la corte di Costantino- poli rendere ai papi la giurisdizione disciplinare su la Si- cilia. rassodatasi nella usurpazione. E costei. se non che il sole. che a cento doppii compensavano i poderi confisca- tigli in Sicilia e in Calabria. avesse disegnato di farvi deportare Irene.Storia dei Musulmani di Sicilia rii tolti direttamente o indirettamente all’impero bizanti- no. pittura. e invano ridomandarono la giurisdizione. tramando di ripigliare lo Stato (790). com’abbiam detto. o diremmo noi. man- dava nell’isola.

Ma gli stu- dii. e il corpo sotto la sferza dell’impe- ratore e dei soldati. che non mancano nei tempi di decadenza. il sentimento della dignità umana. turba- va le coscienze senza correggere i costumi né pubblici né privati. la morale insegnata dal cle- ro. contemplando le misere condi- zioni sue. Storia d’Italia Einaudi 123 . la Sicilia era divenuta dentro e fuori bizantina. traviante lungi assai dai semplici dettami del Vangelo e intento ai proprii interessi e ghiribizzi teologici.Storia dei Musulmani di Sicilia lo. In una parola. era soffocato necessariamen- te in un popolo il cui intelletto gemea tra i ceppi dei fra- ti e dello imperatore. sì che. e infine le materiali delicatezze della vi- ta. Michele Amari . non servìa che di ausiliarii alla superstizione. che solo può mantenere i buoni costumi. architettura. ristretti al clero regolare e secolare. ammorbata dalla tisi d’un impe- ro in decadenza. non può rincrescerci il conquisto musulmano che la scosse e rinnovò.

assicu- rando le persone dei mercatanti che d’Affrica andasse- ro a soggiornare in Sicilia o al contrario. tanto che pensarono di soggiogare la Sicilia. succeduti vani movimenti contro Ibrahim e in particolare a Tunis e a Tripoli. valsero più che i tratta- ti a mantenere la pace: finché. I forti armamenti poi dell’isola e le di- visioni dei Musulmani d’Affrica. tornò al partito degli accordi scritti. e con quello l’azienda dello Stato. e contro le forze na- Storia d’Italia Einaudi 124 . Ibrahim fermava tregua per dieci an- ni con Costantino patrizio di Sicilia. Pertanto. come s’è detto. Edrisiti e Aghlabiti. Stipulato un patto. e però non legata dai patti internazionali loro. non potendo congiugnere le armi loro per nimistà ch’era tra Omeiadi. com’e’ pare. Michele Amari . Ne mandava ancora la Spagna. pei quali meglio si favoriva il commercio. e dovendo com- battere contro povera e fiera gente. che obbediva ad altra dinastia. avvenne che dalla costiera uscissero navi musulmane addosso ai Cristiani delle isole. surto Ibrahim-ibn-Aghlab con quei suoi intendimenti di ordine pubblico. del- l’ottocentocinque. e operare da quella su la terraferma. in- dependente dai califi e dai governatori di casa d’Aghlab. furono notevoli le pratiche diplomatiche dei governato- ri dell’isola coi principi aghlabiti. il sette- centoventotto. S’era parlato di tregua tra la Sicilia e l’Affrica fin dal cominciamento della ere- sia iconoclastica: quando Leone Isaurico volea le mani libere a reprimere i popoli dell’isola. i Musulmani non tardarono a infrangerlo per usare le difficoltà nelle quali si travagliava il governo bizantino. Così la Sardegna e la Cor- sica furono assalite or dagli Affricani or dalli Spagnuoli (806-821): ancorché i Musulmani sovente facessero mala prova. Ma né anco questa si mantenne: perocché. e sendo sog- getta l’Affrica occidentale alla dinastia degli Edrisiti.Storia dei Musulmani di Sicilia VII Nell’ultimo secolo della dominazione bizantina in Sicilia.

quando sfolgorò in cielo una meteora. Intanto l’arma- ta aghlabita.Storia dei Musulmani di Sicilia vali italiane. che si credea mi- nacciato dall’armamento affricano e alsì dalli Spagnuo- li. e un cugin suo per nome Walla. narravano i campati al naufragio. inaugurò la esaltazione con uno strepitoso armamento navale. ma n’ebbe da Amalfi e da Gaeta. a Nizza. gli appresti del quale non poteano rimanere oc- culti ai mercatanti cristiani d’Affrica. rifaceano l’armata. mal costruiti. nel giugno ottocento tredi- ci era stata pressoché distrutta da una fortuna di mare. Dondeché. Così anco furono infestati. Nel me- desimo tempo. Michele Amari . figliuolo del figliuol suo Pipino. dicono gli anna- li cristiani. alla quale non furono abili a reggere que’ piccioli scafi. mal governati e sopraccarichi di cavalli. navi- gando alla volta di Sardegna. che a quando a quando vi mandava Carlo- magno. com’e’ pare. e pochi mesi appresso il ripeteano in Sici- lia i legati musulmani. sconfitti al ritorno presso Majorca dal conte d’Am- purias. talché. E perché gli uomini si studiano a scusare la incapacità lo- ro con gli effetti di forze superiori. E veramente costoro riassaltavano (812-813) la Cor- sica. indi a Civitavecchia. raccozzò un’ar- mata da poter tenere in rispetto i Musulmani. i territorii che ubbidivano al patrizio di Sicilia. che sommava a cento legni o barche. il quale chiese invano rinforzi di navi ad Antimo duca di Napoli. che dalle lor pa- Storia d’Italia Einaudi 125 . dai sud- diti degli Edrisiti. Ma succeduto a Ibrahim il figliuolo Abu-’l-Abbâs. che una voragine apertasi in mare avesse tranghiottito l’armata. con le navi di Sicilia. Carlomagno inviava Bernardo. Confermavan cotesto an- nunzio lettere d’un cristiano d’Affrica al patrizio di Sici- lia: aggiungnendo essere accaduto appunto il naufragio. che solean dare av- visi in Sicilia. temendo per l’isola. sbarcavano. Michele Primo imperatore spacciava da Costantinopoli parecchi spatarii ed un patrizio. a capitanare l’esercito nel reame d’Italia.

frati e altri prigioni. scusandosi degli atti ostili commessi sopra la Sicilia nello spazio di dieci anni. i quali non ubbidiano a lo- ro. Di mezz’agosto poi. e vantavan- si di avervi messo le mani e’ medesimi. mentre veniano in Sici- lia sopra navi veneziane. Gli ambasciatori stessi. e sicurtà ai mercatanti musulmani che potessero Storia d’Italia Einaudi 126 . ond’essi lasciavan libero a chiunque di combatterli. indi Ischia per tre dì. Pare all’incontro che fosservi in- clusi gli Edrisiti. alle- gavano vicende interiori le quali convengono solamente alla dinastia edrisita. i Musulmani infe- staron tutta la state le nostre isole minori. aveano stigato i Veneziani ad arderli. scambio dei pri- gioni. sudditi degli Edrisiti: peroc- ché Abu-’l-Abbâs-Aghlab. uccidendo i proprii cavalli per dar luogo su le barche al bottino. mandava tantosto ambascia- tori a Gregorio patrizio di Sicilia a confermare la tregua. Sap- piamo all’incontro che i legati. e uccisero le ciurme.Storia dei Musulmani di Sicilia role sembra essere stata osservata in varii punti del Me- diterraneo. e passati a fil di spada. venuto il grosso dell’ar- mata bizantina. Forse fu questa l’armatetta che si spinse infino a Civitavecchia. imbattutisi in alquanti legni spa- gnuoli. furono a lor volta sopraffatti i Musulma- ni. e volentieri anco avrebbero aiutato a scacciarli dalle terre cristiane. e forse erano Spagnuoli ovvero gente di Telemsen. Approdaro- no a Lampedusa con tredici legni: oppressero sette le- gni sottili mandativi dal patrizio di Sicilia ad esplorare. e si ritraevano con grossa preda di prodotti agrarii. Non ostante il raccontato disastro. Aggiugneano non volersi rendere mallevadori delli Spagnuoli. e che ambasciatori loro fossero venuti insieme con quei di casa d’Aghlab. se non che. Il patto portava tregua per dieci anni. con qua- ranta legni saccheggiavano Ponza. Michele Amari . Certo gli è dun- que che gli Omeiadi di Spagna non entrarono nel patto col patrizio di Sicilia. né dal ragguaglio di tal missione sembra che gli Aghla- biti avessero a discolparsi delle recenti scorrerie.

di cui si dicono testimonii i Mu- sulmani che camparono dal naufragio. dall’arabo. Il patrizio rese imman- tinente i prigioni musulmani. degli ambasciatori musulmani nel greco che si parlava in Sicilia. aggiugne che sendo stato poscia mandato a Costantinopoli dal prefetto di Si- Storia d’Italia Einaudi 127 . credo pirati o gente di Spagna. va riferito ai tem- pi di Leone l’Armeno (813-820). Gli altri particolari delle pratiche e sì delle scor- rerie. cioè. all’entrar di novembre seppe che sette navi di Mori. Co- testo ragguaglio tuttavia mostra che il nunzio romano in Sicilia ebbe a superare. poiché ci si narra che San Fantino da Si- racusa. come afferma uno scrittore arabo testimone oculare di quell’adunanza. non solo la diffidenza che spirava al patrizio ogni uom del papa. non fosse lecito di ritenerli. avessero testé disertato una picciola ter- ra presso Reggio. E tal miracolo. data l’undici novembre dell’ottocento- tredici. dal quale sappiamo il capitolo commerciale testé ricor- dato. e volendo tornarsi a casa. Michele Amari . ma alsì la difficoltà della interpretazione per due lingue diverse. autore della leggenda. si ritraggono da una epistola di papa Leone Ter- zo a Carlomagno. taumaturgo del quarto secolo. e procacciare la ratificazio- ne del trattato: il quale in fatti fu promulgato solenne- mente nella Dieta dei notabili a Kairewân. e dal greco nel tristo latino che il papa scriveva a Carlomagno. tra i turbini e le folgori su la spiaggia di Seminara per affon- dare una nave musulmana venuta a corseggiare in quel- le parti. Il nunzio viaggiando da Siracusa a Roma. mandò un segretario Teo- pisto a ripigliare i Cristiani. Par che la infestagione delle Calabrie fosse cominciata fin dalla state di quell’anno o rinnova- ta nei seguenti.Storia dei Musulmani di Sicilia andare d’Affrica in Sicilia e soggiornarvi per loro nego- zii. importantissimo documento per più rispetti. vivuto da solita- rio in Calabria. ventiquattro luglio. apparve un dì. poiché un buon vesco- vo calabrese. La quale sicurtà fu senza dubbio reciproca a pro dei Sici- liani che mercatavano in Affrica.

e tra le due nazioni. Vien la prima tradizione da Erchemperto. né appunto il sapean essi. se ne tor- narono in Affrica. al fanatismo musulma- no. non ostante la casuale coin- cidenza della data con la impresa di Mohammed-ibn- Abd-Allah. nei principii del regno die’ favore alla fazione dei giuristi. com’altri ha scritto sopra vaghe tradizioni. Dico di quelle due ripetute fin qui negli annali di Sici- lia. e le rende impossibili d’altronde la spaventevole guerra civile che arse in Affrica dall’ottocentoventidue all’ottocentoventi- sei. In co- teste parole. le quali vanno cancellate. Del rimanente. l’anno terzo di Leone. il quale assai breve- mente disse: usciti «gli Agareni di Babilonia e d’Affrica» e abitata da loro l’insigne città di Palermo. che capitanò la impresa Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Aghlab. San Fantino liberollo prima da una tempesta nell’Adriatico. venuto a morte Lodovico imperatore. chi primo violasse la tregua noi l’i- gnoriamo. Pare indi rappresaglia. del- la quale sappiam solo che seguì nel dugentoquattro del- l’egira (27 giugno 819. o sfogo di rab- bia religiosa sotto specie di rappresaglia. dispotici entrambi. perché mancano di tutta autorità. In fine la Sicilia ebbe a soffrire una incursione. a’ 15 giugno 820). poiché s’è visto che Ziadet-Allah. e che i Musulmani. cu- gin germano del principe aghlabita Ziadet-Allah. Michele Amari . e poi dalla collera dell’eretico imperatore. gli succedé Lotario. chiunque le legga ai nostri dì. Questo pure è cer- to. che tali atti d’ostilità non arrivarono al segno di ten- tarsi il conquisto della Sicilia innanzi l’ottocentoventiset- te. aggiugne. non essendosi mai osservati strettamente i patti tra i due governi d’Affrica e di Sicilia. ma il commercio le tirava ad usare insieme.Storia dei Musulmani di Sicilia cilia per negozii appartenenti alla provincia. avari e disordinati. nel qual tempo. vedrà mani- festamente le vicende del conquisto di Sicilia principiato Storia d’Italia Einaudi 128 . lombar- do vivuto alla fine del nono secolo. che è a dire. fatti moltissimi prigioni nell’isola. e soggioga- ta quasi tutta l’isola. che s’abborrivano per amor di Dio.

Leone d’Ostia tolse di peso quel capitoletto da Er- chemperto. e presi i cittadi- ni. e v’aggiunse ad arbitrio la data dell’ottocen- toventi. chi tradotto. facendo regnare Ibrahim-ibn-Aghlab nell’ottocentoventisette). ma non spiega altrimenti chi abbia scritto. con novello sforzo di gente. l’errore è passato di compilazione in compilazione infino a quelle della no- stra età. poiché le tradizioni bizantina e musulmana li portavano sbarcati in Sicilia l’ottocentoventisette. Ma nel duodecimo secolo. scrisse che Abramo Halbi (co- sì guastavansi i nomi e la cronologia. e tornassero dopo sette anni. le altre città imman- tinenti gli si arresero. ca- pitanati da un Halcamo. il quale accozzando quei brani che potea trovare. die’ alle fiamme le proprie navi. quando trapassò Lodovico. e al fine venne a liberarlo e compiere il conquisto della Si- cilia. Leone. Quivi in fatti i Siciliani. mandava in Sicilia quarantamila Saraceni. edificò un castello che da lui addimandos- si Alcamo. ripreso animo.Storia dei Musulmani di Sicilia l’ottocentoventisette. continua il Fazzello. per domare a un tratto la Sicilia con esempio atroce. li fe’ cuocere in caldaie di rame. buoni o tristi. fiorì nei principii del decimo- Storia d’Italia Einaudi 129 . e chi pubblicato quegli annali. ai preghi d’Eufemio. cui i Saraceni in lor favella chiamarono Biled-el-Bargoth. o l’aggiunsero per lui i copisti. Il Faz- zello cita per cotesti fatti gli annali maomettani e Leone Affricano. stagione di cro- ciate e di leggende. sbarcato a Mazara. ossia Terra delle pulci. trattandosi assai grossolanamente la storia. Dà l’altro raccolto il Fazzello. Michele Amari . Ased-Benforat. delle tradizioni del tempo musulmano. Però. cor- sero ad assediarlo: ma Halcamo valorosamente resisté. Da Leone in vero egli tolse la supposta impresa di ’Al- kama. Costui. e s’accorgerà che il cenno del cro- nista corra fino all’ottocentoquaranta. oc- cupò Selinunte. com’è noto. Poi. ed ei volendo apparecchiarsi ad ogni evento. dimentica- to Erchemperto e sostituitogli Leone. e successivamente vi si è aggiunto che i Musul- mani se ne andassero via.

e non s’era inteso più parlare di lui in Europa. ei se n’era tornato tra i Musulma- ni. Michele Amari . il solo no- me che gli ricorresse certo nella memoria. Nacque musulmano a Granata. Indi è che troviamo Leone sì verace e preciso nelle descrizioni geografiche. i dettati suoi furono rac- colti e pubblicati quando.Storia dei Musulmani di Sicilia sesto secolo. dov’ei porta come contemporanei il con- Storia d’Italia Einaudi 130 . il manco male ch’ei poteva. e scrisse in latino notizie biografiche di parecchi medici e filosofi musulmani. e gli fece apparare la nostra lingua e il lati- no. non aven- do seco i manoscritti che gli occorreano. lo accoppiò bene o male con Ased. e supponendo che il fondatore fosse uomo di nota vivuto nei primi tempi del conquisto. dicendo il Kairewân e degli Aghlabiti. antica città saracena di Sicilia. l’onorò. a papa Leone Decimo. rifuggitosi a Fez dopo il conquisto di Ferdinando il Cattolico. riconobbene di leggieri la origine da un nome proprio usato dagli Arabi antichi. fu recato in dono. ponendogli i proprii suoi nomi di Gio- vanni e Leone. A sincerarci ch’ei conoscesse po- co assai dei fatti di Sicilia. e sì difettivo nelle notizie storiche e peggio in fatto di cronologia: oltreché. mescolando ricordanze nette ed idee dubbie e conghietture. era più tenace assai che quella delle cose lette nei libri. L’erudito di Granata voltò allora ed ampliò dall’ara- bico in italiano. basterà percorrere di paragra- fo in cui ne tratta per incidenza. sopratutto in que’ tempi: se non che l’autore. lo stipen- diò. il quale. venutagli a noia la città eter- na e il cristianesimo. dovea affidarsi alla memoria o a note di taccuino. Pro- babile è che Leone. come avrebbero fatto d’una giraffa. studiò e viaggiò molto nei paesi musulmani. opere pregevoli. colto e magnifico com’egli era. com’egli a Roma o anco in Bar- baria avea inteso il nome di Alcamo. lo battezzò. finché preso (1517) da corsari all’isola delle Gerbe. in lui come in ogni altro uomo. quand’ei pen- sava ai pochi righi che per avventura avea letto intorno il conquisto di Sicilia. i suoi viaggi in Affrica ed Egitto. e la memoria delle co- se viste con gli occhi.

Con simile anacroni- smo ei confuse il conte Ruggiero col re del medesimo no- me. come or chiamano i dotti. o di Belich. una torre presso le rovine di Selinunte. poiché que- ste favole grossiere non si leggono appo Leone. Dove poi il Fazzello leggesse lo sbarco a Selinunte. nome di un picciol fiume tributario dell’Eufrate: dall’una o dal- l’altro dei quali gli Arabi chiamarono Belga un castello or distrutto. in arabico. il borgo cioè degli Idoli. né saprei appormivi. voce arabica. poco appresso il diluvio universale. e le Storia d’Italia Einaudi 131 . Dond’ei mi pare evidente che l’impostore del decimoquinto o decimosesto secolo ab- bia tradotto in arabico il nome volgare che sapea di quel sito. e aggiuntevi le fiamme del navilio musulmano. al quale è rimasto il nome di Belici. sì. ma questo sconcio nome era moderno. e il conquisto dell’isola sopra i Musulmani col tempo di prosperità in cui fu compilata a Palermo la geografia di Edrisi. l’arsione delle navi e lo strano supplizio dei Selinuntini invano l’ho ricercato. i versetti del Corano e nomi propri che si leggeano su certi torri nel- la capitale della Sicilia.Storia dei Musulmani di Sicilia quisto di Sicilia e la fondazione di Bakkâda in Affrica che seguì mezzo secolo appresso (877). Michele Amari . spacciando per iscrizioni caldaiche scolpite in pietra. E ben quel- la appellazione di Biled-el-Bargoth mi puzza d’impostu- ra di qualche giudeo arabizzante. avea nome. di que’ che nel deci- moquinto secolo fecer girare il cervello agli archeologi di Palermo. e gli an- nali musulmani che il Fazzello cita come seconda autori- tà mi sembrano zibaldone inedito. che non ve n’ha penuria tra le rovine di quei tempii colossali ben chia- mate i Pilieri dei Giganti. o forse non li vide mai egli stesso. né li allegò che su i detti altrui. Perché Beled-el-Borghût signi- fica. o piuttosto di Belga. Terra delle pulci. In ogni modo. e un fiumicello che scorre lí presso. Rahl-el-Asnâm. come leggiamo in Edrisi. il villaggio che rimase almeno fino agli ultimi del duodecimo secolo nel sito di Selinunte. era corruzione di Polluce.

sotto il giogo spagnuolo. abbia propinato la leggenda al Fazzello. né l’anatomia comparata. Né era colpa di sì diligente e nobile scrittore se. sacre e profane. se pochi o niuno in Europa distingueano i caratteri cufici. tra i roghi del Santo Officio! Storia d’Italia Einaudi 132 . si che le ossa fossili d’elefanti e ippopotami pareano reliquie di Polifemo e di Nembrotte. quand’ei visse. delle iscrizioni caldaiche di Palermo. Michele Amari . e non poche altre. e se la critica della storia non po- tea germogliare in Sicilia. come quel- le dei giganti primi abitatori della Sicilia.Storia dei Musulmani di Sicilia caldaie di rame da bollire i Selinuntini. non si conoscea né la paleontologia. s’erano sepolti que’ materiali storici in greco e in arabico. or sì accessibili a chiunque. il quale se la bevve.

Indi lo imperatore mandava possente esercito che ruppe i Si- racusani. ognun vede che il cronista napoletano abbia collocato que’ casi di Sicilia. Da quanto ho detto. gliene dobbiamo anche in questo. Euthimio. e che questo. il dia- cono di Napoli scrive come. né riparla dei Musulmani di Sicilia che quando cominciarono a intromettersi nel- le brighe della Penisola. Racconta- ta la congiura di palagio che tolse al supplizio Michele il Balbo e lo promosse al trono (26 dicembre 820). il più antico è Giovanni diacono di Napoli. quando pas- sava tanta dimestichezza tra la colonia musulmana di Si- cilia e la repubblica di Napoli. ripigliando il filo degli eventi che succedean a Costantinopoli e nella terraferma d’Ita- lia. e alfine (834) s’insi- gnorì della provincia di Palermo. Giovanni fa menzione della guerra civile di Tomma- so di Cappadocia (821-824). se i critici volentieri gli accordan fede nei fatti de’ tempi suoi. immediatamente dopo la li- berazione di Michele. e principiando dagli italiani. la quale corse l’isola. nell’anno in cui principiarono. Storia d’Italia Einaudi 133 . tornò in Sicilia con un’armata di Saraceni con- dotta da Arcario lor duce (827). Mettendo a rassegna i cronisti. as- sediò Siracusa. secondo lui. suscitati a ribellione da un Euthimio. uccidessero Gregora lor patrizio. che visse nella seconda metà del nono secolo. sforzolla a tributo. Costui compilò la croni- ca dei vescovi napoletani. a mo’ d’episodio. cinquant’anni appresso il gran- de avvenimento che avea spiccato la Sicilia dall’impero: donde.Storia dei Musulmani di Sicilia VIII Fu aperta la Sicilia ai Musulmani da un rivolta militare. rifuggitosi in Affrica con la moglie e i figliuoli. torni all’ottocentoventuno. e dalle da- te certe che ho aggiunto tra parentesi. i Siracusani. Dopo alcuni particola- ri di quest’ultima fazione. della quale si narra variamente l’origine. Michele Amari .

visse dopo centocinquanta anni. Pertanto lo lasceremmo indietro. andava a proffe- rire la signoria della Sicilia a quel barbaro re. anonimo. ma lavora di rettorica a fingere le ambasce e minac- ce d’Eufemio. cercando vendetta. che ha data certa del- Storia d’Italia Einaudi 134 . colmatolo di doni. Rimanda in fatti a Teognosto. la Cronografia detta di Costantino Porfirogenito im- peratore. per darla in braccio a un rivale. così entrato per forza d’armi in Catania e fattavi molta strage. che reggea la Sicilia. Quest’episodio erotico. ricchissimo siciliano. L’ingiuriato amante. e at- tribuisce ai personaggi della storia discorsi e sentenze di sua fattura. intreccia ne- gli annali le novellette che correano di quel tempo. Michele Amari . Senza dissimulare nel linguaggio suo l’odio contro i Bizantini. l’anonimo di Salerno ci narra come certo gre- chetto.Storia dei Musulmani di Sicilia Il secondo scrittore nostrale che faccia cenno dell’e- vento. la principale tra le cronache bizantine che possa fare autorità per quel tem- po. si imbarcava coi servi suoi per l’Affrica. preso al rovescio con farvi Eufemio offensore invece di offeso. verso la fine del decimo secolo. Corrotto per da- nari. dice egli. il prefetto violentemente toglieva ad Eufemio la fi- danzata Omoniza. lo rimandò nell’isola con un esercito. Come sorgente primitiva loro si allega la sto- ria particolare e contemporanea di un Teognosto: opera perduta in oggi. come notava il Muratori. per più ampio ragguaglio del caso di Sicilia. il quale. senza recar la data. da lui non letti per certo. Ed Eufemio. fanciulla di rara bellezza. ammazzò tra gli altri il pre- fetto. ma si sa che fosse di Salerno. Tanto narra l’anonimo salernitano. se non tro- vassimo nel racconto le vestigia di alcuni particolari che abbiamo da altri autori degni di fede. Da questa cronica. e forse monaco e di schiatta longobarda. scritta per suo comando e da lui messa in ordi- ne e postillata. è quasi la sola tradizione che ci tramandino i Bizantini su la guerra di Sicilia. ingiuriasse mortal- mente Eufemio. la quale va in principio della Continuazio- ne a Teofane. Ei suol fare fa- scio d’ogni erba.

avea cerco ancor da lungo tempo di soddisfare all’amor suo. si travagliava nella guerra civile di Tommaso di Cappadocia. Pertanto non diremo altrimen- ti della testimonianza di così fatti copisti. né potea parer cosa illecita né brutta. Ma vuolsi fare menzione d’un compendiatore del decimo secolo. dicendo forse da senno a Ireneo mae- stro del palagio: «Mi rallegro teco: la Sicilia s’è ribella- ta!». senza segnar data precisa. Dopo ciò. e che portava da lungo tempo l’abito monastico. che vi mutò appena qualche frase. quando poc’anzi l’avea praticato lo stesso impe- ratore Michele. La compilazione imperiale. pei peccati dei popoli e la iniquità dei principi. come ognun sa. invaghito di una donzel- la che vivea nel chiostro. per non dir nulla del Curopalata Giovanni Scylitzes. trascrisse di parola in parola Ce- dreno senza nominarlo. Michele Amari . riluttante. portossela. il quale. e Zonara che lo compendiò anche nel duodecimo secolo. Simo- ne maestro (che era titolo d’officio a corte). balbuzien- te e amantissimo dell’oro». Men- tre Michele il Balbo. e volto a un altro cortigiano gli sufolò all’orec- chio tre versi: «Ecco il primo disastro che dovea succe- dere. I fratelli di lei Storia d’Italia Einaudi 135 . o si- gnore». a casa». tolsero il fatto Cedreno. il quale par abbia avuto alle mani la storia di Teognosto o altri ricor- di. dice la compilazione: «Eufemio turmarca di milizie in Sicilia. portando- lo insieme con l’impresa di Orifa nell’Arcipelago (825?). preso lo stato dal dragone di Babilonia.Storia dei Musulmani di Sicilia la metà del secol decimo. E allora ac- cadde che Michele. gli Affricani e gli Arabi occuparono Creta. auto- re del duodecimo. Simone racconta il primo sbarco dei Musulmani in Creta (822?). dà un sincronismo diverso al fatto di Sicilia. que’ gli replicò: «Strana contentezza è questa. prendendola in moglie: ché l’e- sempio non era lontano. dice il cronista. Sicilia e le Cicladi. rapita la vergine dal monistero. regioni uscite «poco innanzi» dalla dominazione bizantina. poiché si discosta dalla compilazione imperiale. «Tra coteste vicende». Pertanto Eufemio.

nel racconto della guerra di Creta. della fine del decimo- quarto stesso: dei quali ho detto abbastanza nella Intro- duzione. ei non ne dà il nome. risaputo il pericolo. i suoi avean toccato una rotta ed ei se n’era fuggito. Questo Fotino era bisavolo di Zoe imperatrice. co- me pare. Parlando del- lo stratego di Sicilia in quel tempo. che visse tra il duode- cimo e il decimoterzo secolo. ma sì degli altri che avean messo mano con lui alla ribellione. senza combattere. si mozzasse il naso al rapitore. per raccon- solarlo della sventura incontrata in quell’altr’isola (825). E ciò spie- ga perché la compilazione imperiale aggravi tanto Eufe- mio. e non faccia parola dei casi della ribellione. col favore d’Eu- femio non solo.Storia dei Musulmani di Sicilia se ne richiamavano allo imperatore. avea detto che Michele il Balbo affidò il governo della Sicilia a Fotino protospatario e capitano d’Oriente. mandato contro i Musulmani con grosso esercito. e Ibn-Khaldûn. Nowain. che ha sembian- ze assai più genuine. il cro- nista palatino esce di briga con additare ai lettori Teo- gnosto. s’ei gli concedesse di prender nome e insegne d’impera- tore. e lo aiutasse di genti. secondo il rigor delle leg- gi. ordiva una cospi- razione coi proprii soldati e con altri turmarchi compa- gni suoi. e s’insignoriva dell’isola. né si sofferma che per raccontare un altro episo- dio drammatico: la uccisione di Eufemio. e questi ingiunge- va allo stratego di Sicilia che. nei quali Fotino par sia stato infelice e codardo quanto in Creta. è da avvertire come noi la tenghia- mo da tre scrittori: Ibn-el-Athîr. del decimoterzo e decimoquarto. come ognun se n’accorge. Michele Amari . sottrattosi allo stratego che andava per punir- lo. madre del Porfirogenito. e. Pervenuto a salti. Il barbaro principe accetta- va il partito. sendo vero il misfatto. promettendo che gli darebbe la Sicilia e pagherebbegli largo tributo. Attinsero i fatti del conquisto di Sicilia ad unica Storia d’Italia Einaudi 136 . rifuggissi appo il miramolino d’Affrica. alla irruzione dei Musulmani in Sicilia. Venendo alla tradizione musulmana. ove. Ma Eufemio. ma più sopra.

una schiera. Quanto ad Ibn-Khaldûn. nella guerra de’ Musulma- ni. ed Eufemio fu gridato impe- ratore. sopra ricordi scritti ai tem- pi medesimi degli eventi. ma dei particolari chi ne pre- sceglie uno e chi un altro. secondo il genio suo: trovan- dosi in maggior copia appo Ibn-elAthîr le cose militari e politiche. forse Armeno. vi fece bottino. Il Trincea avendo fatto capitano dei soldati d’arma- ta Eufemio della nazione dei Rûm. ignota a noi. voce d’origine latina. inseguitolo infino a Ca- tania. Egli è evidente che Ibn-el-Athîr e Nowairi scorciassero entrambi quella cronica. Poscia riseppe avere il principe commesso al patri- zio dell’isola di torgli il comando e punirlo d’una colpa che gli era stata apposta: e datane contezza ai compagni suoi d’arme. li accese a ribellarsi con essolui. L’anno dugento uno dell’egira (816-17) secondo il No- wairi. noto. in questo capitolo abbrevia Ibn-el-Athîr. e dugento undici (826-27) secondo Ibn-el-Athîr. ed in Creta è nome geografico. ma i due congiunti. si azzuffò con le genti di Co- stantino. caporione tra gli ottimati siciliani. Michele Amari . Il quale chiamò al governo d’alcuna provincia un de’ partigiani suoi barbaro. lo prese e ammazzò. che suona trincea. cugino d’un Michele che reggea la città di Palermo. senz’aggiugnervi una sillaba. e lunga pezza s’intrattenne a infestar que’ mari. se non che possiamo conghiettu- rare che fosse compilazione fatta in Sicilia o nell’Affrica propria nell’undecimo secolo. costui an- dò ad osteggiare la costiera d’Affrica. per nome Palata.Storia dei Musulmani di Sicilia sorgente. messe in- Storia d’Italia Einaudi 137 . com’e’ pare. dicesi. di nazione alemanna. uom prode e intra- prendente. ap- prodata l’armata a Siracusa. ed appo Nowairi gli aneddoti. La tradizione musulmana corre nel tenor seguente. lo ruppe. come ormai portava la civiltà dei popoli musulmani. grecizzata nei bassi tempi. il re dei Rûm prepose alla Sicilia il patrizio Costantino so- prannominato il Suda. Donde. e soven- te con le medesime parole. poiché danno il grosso dei fatti nel medesimo ordine. presevi mercatanti.

uccisigli mille uomini ed entrati in Siracusa. anzi pretesto della persecuzione d’Eufemio. movean contr’esso. il nome del protago- nista della rivoluzione siciliana concorda in tutti gli au- tori: ché se Giovanni diacono il chiama Euthimio. la invidia o la nimistà politica. narrando la uccisione dello stra- tego in Catania. que- sta voce facilmente si potea confondere con Eufemio nel- la scrittura. disdiceano il nome d’Eufemio. raccol- ta di biografie d’Affricani. E prima. compilata verso la fine del de- cimo secolo o nell’undecimo al più tardi. Delle nozze con la suora o novizia. non pare né anco da dubitarsi. ei fu costretto a fuggirsi in Affrica con la gente che gli avanzava. Convengono alsì tut- te le memorie su la ribellione. s’attagliano l’uno all’altro. e vintolo in battaglia. Or i racconti che minutamente abbiamo esposto. al par di ogni altro governo dispotico e bacchettone. Così scrivono di secondo o di terza mano i citati cronisti. poiché la corte bizantina. o almeno porta a credere che fossero esercitate contro i Musulmani di Spagna. adoperata quando ci entrava di mezzo il furore teologico. sopra memorie scritte del nono. offre l’addentellato alla riferita tradizio- ne. se non che questa va tenuta circostanza secondaria. Politico del tutto fu dunque il movimento d’Eufemio. Il Riadh-en-nofùs. prova pure essergli pervenuto qual- che ragguaglio preciso. e più nella pronunzia. che sappiamo solo da Ibn-el-Athîr e da Ibn-Khaldûn. mes- si al cimento dalla critica. la fuga di Eu- femio in Affrica: e l’Anonimo salernitano che parrebbe men degno di fede. italiano e bizantino. la sconfitta. come il di- cono i due più antichi scrittori. Michele Amari . e dà i nomi di Eufemio e del Palata.Storia dei Musulmani di Sicilia sieme loro forze. se non che esclu- de il supposto delle incursioni di Eufemio su la costiera d’Affrica. e l’altra rigoro- sa e intollerante. avea due misure di mo- rale: l’una larga pei principi e lor fautori. lungi dal contraddirsi a vicen- da. meglio che non potrebbe aspettarsi in ricordi di origine sì diversa e di una età sì povera di scritti istorici. Gio- Storia d’Italia Einaudi 138 .

poiché gli Arabi nel lo- ro ragguaglio sì particolareggiato e verosimile chiamano lo stratego ucciso da Eufemio con un nome e un sopran- nome che ben s’adattano a Fotino. l’altro dalla persecuzione d’Eufemio alla sua fuga in Affrica. cioè al- l’ottocentoventisei. il quale fu promosso a quell’officio verso l’ottocentoventisei. rimasto infame. e come assai più ovvio. dovea parer mi- gliore lezione ai copisti. l’uno dalla esalta- zione di Michele il Balbo alla elezione di Fotino. sì vicini tra loro. cioè all’ottocentoventuno. e s’ accorda con essi l’anno dell’egira segnato dal Nowairi. Non- dimeno. Più difficile a fissarne appunto la data. Que’ due accennano all’ottocentoven- tuno. come si deduce dalla Cronica del Porfirogenito. Michele Amari . come già lo stratego Sergio turbò l’isola quand’ei seppe Leone Isaurico assediato dagli Arabi nel- la capitale. I quali due periodi. quanto Mi- chele il Balbo non ebbe mai forze da reprimerla.Storia dei Musulmani di Sicilia vanni diacono e Simone maestro. sarebbe tanto più verosimile. Infine la se- rie di fatti. e in quel solo primeggiò il nome. e la probabilità grandissima che i capitani del- l’esercito siciliano si fossero sollevati. che salta a pie’ pari il cronista palatino. E che la ribellione di Sicilia fosse durata cin- que o sei anni. quando Tommaso di Cappadocia chiarito ribelle in Oriente movea contro Costantinopoli. par debba riferirsi. io penso che in quel movimento si debba sup- porre un intervallo nel quale la Sicilia avesse riconosciu- to il governo di Costantinopoli. come già notai. d’Eufemio: e il tempo si riferì dagli uni al princi- pio. confusi in un solo dalla tradizione verbale e dai compendiatori. dagli altri al fine. Si potrebbe argomentare da tutto ciò che il movimen- to siciliano avesse avuto due periodi. Dall’ottocentoventuno all’ottocento- Storia d’Italia Einaudi 139 . all’avolo di Zoe impera- trice. com’avvien sempre. E veramente nella scrit- tura arabica il nome di Costantino non è molto dissimi- le da quell’altro. Al tempo stesso il soprannome di Suda sembra coniato apposta per Fotino. furono.

aves- se dalla parte sua le milizie siciliane che montavano l’ar- mata dell’isola. ma non ne fu motore principale. for- se uccisero un primo patrizio Gregora o Gregorio. Fotino si provò a spezzar la prima verga del fascio. In luo- go di ricercare il crimenlese. Così mi raffi- guro l’andamento dei fatti.Storia dei Musulmani di Sicilia venticinque i condottieri ch’eran arbitri della Sicilia. la effimera esaltazione di Eufe- mio. sendo favorito dell’imperatore e spre- giato dai soldati. forse Eufemio si prevalse. al par che gli altri capitani. Io pongo la sollevazione mili- tare contro Fotino nell’anno ottocentoventisei. e volendo fare ammenda della fuga di Creta con qualche grande impre- sa di polizia in Sicilia. non potendo con un esercito. o pacifici cittadini ingiuriati da un soldato che si fea lecito ogni cosa: e per tal modo. det- to da Ibn-el-Athîr capitano di soldati d’armata. e collocare nel medesimo anno ottocentoventisei. stranieri e mer- Storia d’Italia Einaudi 140 . si debbono credere per filo e per segno co- me li narrano gli Arabi. non è da supporre che venisse in Sicilia il navi- lio imperiale. e da tut- ti gli Arabi guerreggiante su le costiere d’Affrica. tra i quali primeggiava Eufemio. la re- presse con un finto perdono. La scon- fitta. Michele Amari . e videro il proprio pericolo in quel d’Eufemio: don- de raccesero immantinenti la rivoluzione. prosontuoso e codardo. Soltanto aggiugnerei ch’Eufemio. gli altri condottieri s’accorsero dell’arte grossolana dello strate- go. la morte di costui. col manto della morale e della religione. ond’ei fu costret- to a fuggire. trovò un sacrilegio chiarito o incerto. Ma Fotino mandato a dar sesto alla Sicilia. perché. tiranni domestici de- lusi. forse i tur- bamenti non trascorsero fino all’aperta ribellione. Se non che l’accusato era in sull’armi. trovò i fratelli della sposa. la sollevazione di due altri condottieri contro di lui e il novello combattimento di Siracusa. die’ opera a spegnere i condottieri più baldanzosi. tra gli eventi di Costantinopoli e di Creta. ché non si potea fare one- stamente né senza pericolo. di quei turbamenti. ovve- ro Michele il Balbo. Altri soldati del presidio.

e come si vedrà ancora dalla narrazione degli Ara- bi.Storia dei Musulmani di Sicilia cenarii. ch’era il di- spotismo di Costantinopoli. ch’era andata decadendo e consumandosi ormai da mille anni. massime i due cugini ale- manni o armeni. dopo l’entrata di Marcello a Siracusa. e af- frettaron così la morte della nazione greco-sicola. ricaddero verso il loro centro di gravità. Michele Amari . sì come avean fatto un secolo innanti quelle dell’Italia centrale. e corrotti forse dall’oro imperiale. si gittarono per disperazione al peggior partito: chiamarono un potentato straniero. ma non an- dò guari che i loro capitani. Storia d’Italia Einaudi 141 . Le armi mercenarie. come pietra che si gitti in al- to. come lo dice espressamente la cronaca del Porfiroge- nito. ma oppresse da forze più ordinate. tosto si separaro- no. È indi manifesto che i due elementi dai quali nacque il moto militare dell’ottocentoventisei. Riportarono la vittoria i traditori. e gridarono il nome di Mi- chele il Balbo. né potendo trovar sostegno nello sfa- celo della società civile. si sollevarono al certo con Eufemio. Le milizie siciliane tentaro- no di spiccarsi dall’impero greco. non parendo loro aver guadagnato ab- bastanza. si rivoltaro- no contro il novello signore. e non- dimeno rimase ad Eufemio non poco séguito tra i Sicilia- ni.

la quale opera dal nome dell’autore. forse proprietario. e ’l padre venendo con l’esercito dei Khorassaniti al rac- quisto dell’Affrica. Fatto soggiorno in quella città e indi a Tunis. Michele Amari . Tra gli uomini grandi che producea l’islamismo in sua virtù. che in Affrica il tennero come dottore principe. Donde nei moti dell’aristocrazia con- tro Ibrahim-Ibn-Aghlab (810-811). era nato il centoquarantadue (759-60) ad Harrân in Mesopotamia. e compié poi gli studii sotto Ibn-Kâsim onor della scuola di Malek in Egitto. principal porto di quello. Forât avea potu- to dare al figliuolo la dispendiosa educazione che s’ap- parteneva a giureconsulto. era clien- te costui della tribù arabica dei Beni Soleim. Oriundo di Nisa- pûr nel Khorassân. avea rad- doppiato l’attività della giovane colonia. in luogo di porta- re spossamento e abbandono come in Sicilia. né era spenta per anco a Tunis. segnalava- si allora Abu-Abd-Allah-Ased-ibn-Forât-ibn-Sinân. un capo per nome Amrân-Ibn-Mogiâled cercò di trarlo a sé con lusinghe. e divenuto colono. cadì della capitale. ripartì a diciott’anni per l’Arabia. Pieno la mente di quegli alti pensieri dei dottori orien- tali. fece ritorno Ased in Kairewân del settecento no- vantasette e aprì scuola di dritto leggendovi il Mowat- tâ del primo suo maestro e un comento ch’ei par n’ab- bia fatto con la scorta d’Ibn-Kâsim. e però di sangue straniero. e venuto quegli a morte pas- sò in Irak appo i discepoli di Abu-Hanifa. ma tal commozione. l’avea recato bambino di due anni a Kairewân. vecchio settuagenario. fu addimandata l’Asediìa. famoso tra i dot- tori principi dell’islamismo. Storia d’Italia Einaudi 142 . Donde Ased. studiato il Co- rano in Affrica.Storia dei Musulmani di Sicilia IX In questo tempo la guerra civile posava appena nello sta- to aghlabita. Crebbe la sua riputazione a tale. ascoltò a Medina le lezioni di Malek-ibn-Anas.

e da consiglieri di stato. con esempio unico o ra- rissimo. Ased e Abu-Mohriz oppugnassero insieme l’avviso d’un terzo giureconsulto. di- remmo noi. talché si videro. or da padri spirituali di Ziadet-Allah. da as- sessori del santo ufizio che venìa già in voga appo i Mu- sulmani. tra’ due bocconi ama- ri che gli eran porti amò meglio ingozzare l’opposizio- ne legale dei dotti che la violenza delle milizie. miscredente che dovea sentenziarsi dal prin- cipe. pentendosi. sul caso di un zindîk. Ma quando Ziadet-Allah. o. sforzato qua- si a dar la suprema magistratura ad Ased. al par degli altri giureconsulti d’Affrica. Michele Amari . quando lo innalzarono a splendore le riforme di Harun-Rascid e la crescente civiltà. uom dot- to e pio e particolarmente riverito da lui. ma Ased troncò le pratiche risponden- do ai messaggieri di Amrân che s’egli fosse ito al cam- po dei sollevati avrebbe gridato: «l’uccisore e l’ucciso cadranno entrambi nel fuoco eterno». e quando i principi musulmani non avean per anco ministri di Stato ordina- ni e permanenti. nella quale primeggia- va di certo Ased. dicono le biografie. persuaso. Tal magistrato fu di grande momento nel nono se- colo. glielo aggiun- se nell’uficio.Storia dei Musulmani di Sicilia poi con minacce. il che quel virtuo- Storia d’Italia Einaudi 143 . dalle assidue esor- tazioni d’un Alî-Ibn-Homeila. abborriva sì la guerra civile ma non parteggiava punto per Ibra- him. e non veggono che il mo- tivo del consigliere e del principe era di dare un’arra di conciliazione alla parte moderata. due cadì d’una medesima scuola nella stessa cit- tà. non volendo punto de- porre l’antico cadì. il quale volea a dirittura la mor- te dell’accusato: e i due cadì vinsero appo Ziadet-Allah il partito di perdonargli. Abu-Mohriz-Mohammed. Ziadet-Allah. Così veg- giamo i due cadì del Kairewân fare or da giudici civili e criminali. e gli interpreti della legge divina s’ar- rogavano di regolare tutte le umane faccende. Da ciò si vede che. Ben avvenne che in- terrogati da Ziadet-Allah. chiamò Ased-Ibn-Forât l’anno dugentotré (818-19) a cadì di Kai- rewân.

e capitanate da Mansûr Ton- bodsi. avean messo il campo sotto Kairewân: chiamava- no i cittadini a seguirle nella ribellione. Rifulse in ben altro caso la virtù di Ased. seppe trovar pronto il peccato e accrescere a sé medesimo la riputazione di santo. E forse fu in questo tempo. tanto meglio il faremo or ch’è solo».Storia dei Musulmani di Sicilia so scettico ricusò. diss’egli ai cadì: «siate con noi. I più feroci corsero addosso ad Ased e al compagno. per lo ve- der chiaro e lontano del primo e gli scrupoli del secondo. discordavano sempre. certo per indole. s’egli è vero che questo tiranno vi sembri il flagello dei Musulmani!» – «E’ vero: ed anco dei Giu- dei e dei Cristiani». che Ased si vantò della eccel- lenza dei suoi nomi proprii. Il dissoluto e crudele Ziadet-Allah richieseli una volta su la misura di voluttà che gli fosse lecita nel bagno. proruppe: «non era- vate poc’anzi i suoi partigiani e fratelli? Com’è che ades- so ci richiedete di amistà contro di lui. Usciti allora a parlamentare i due cadì e condotti dinanzi a Mansûr che sedea tra i caporioni dell’esercito: «Su». con una distinzione degna del Padre Sanchez. e Ased pensando che il Corano concedeva il più. non volle con- tendergli il meno. rispondeva tremando Abu-Mohriz. e favellando per beffa a qualche sciocco il quale si credea da più di lui perché più forte gridava. ma Abu-Mohriz. E i cittadini non ascoltaron quel grande: tra le ire della ri- voluzione e i rancori del principe che la spense. quando né egli né voi avete mutato costumi? Ah no: se noi bastammo a te- nerlo a segno quand’egli aveavi intorno. Ma Ased: «Non eravate voi stessi». tutte le milizie d’Affrica. Ma del rimanente i due giuristi. A queste parole scoppiò una tem- pesta nel campo. poco diversi per età e dottrina e discepoli entrambi di Malek. disse (che si- Storia d’Italia Einaudi 144 . come già narrammo (825). «Io son Ased». sí che a mala pena rifuggironsi in città. par che Ased per brev’ora sia venuto in uggia agli arrabbiati delle fazioni estreme. per l’animo forte dell’uno e pauroso dell’altro. forse per gelosia. S’eran levate in arme contro Ziadet-Allah. Michele Amari .

L’avol mio appellos- si Sinân». Giunto Eufemio su la costiera d’Affrica. in questi termini: ch’ei medesimo tenesse l’isola con titolo e insegne d’impera- tore. com’uom di lettere ed eru- dito ch’ei fu. necessariamente succede un contrattempo che fa ro- vinare il tutto. Più che la coltura e la dottrina. mandati a sturbare il disegno del nemico: e Ziadet-Allah pendeva irresoluto. Ingiusta pareva ai più. ma rispondeasi es- Storia d’Italia Einaudi 145 . e i più avventurati. reggendo tut- tavia la tregua dell’ottocentotredici. la sto- ria dee notare in lui il gran pensiero di racchetare l’Af- frica portando la guerra in Sicilia. e offrirgli la sovranità della Sicilia. e ne pagasse tributo al principe aghlabita. e lo mandò ad effetto ei medesimo. «né altro fiume ha miglior acqua. e su i molti partigiani lasciati nell’iso- la. Da un altro canto.Storia dei Musulmani di Sicilia gnifica lione): «e quale belva non cede al lione? Figliuol son io di Forât». presto o tar- di. ma. L’usci- to faceva assegnamento sugli avanzi dell’armata siciliana che lo seguitavano. tra i quali fu disputato a lungo su la giustizia e utilità di quella guerra. ancorché d’origi- ne straniera. com’e’pare. e dà l’acquisto a chi ha in mano la pos- sanza. e la forza d’ingegno e d’animo con che vinse tal partito. come fu Eufemio infino alla sua morte. mandava in- contanente a Ziadet-Allah in Kairewân a chiedere aiuti. (così pronunziavano la voce Eufrate). riescon sì ad ag- giustare qualche parte di lor macchina. n’era imbevuto. e fidavasi spezzare le armi del Palata con le armi affri- cane. e ve le manteneano le tra- dizioni poetiche di lor gente. (ch’è de’ nomi della lancia). Michele Amari . a prezzo della propria vita. coteste millanterie erano in voga appo gli Arabi. D’altronde. Nondimeno adunò a parlamento i notabili del paese. anche meglio che giureconsulto. E così pensan sempre i de- boli mettendosi a scherzare coi forti. sbarcavano in Af- frica oratori del Palata. e di coteste poi disfarsi con quante magagne gli of- frisse il caso o l’ingegno suo. E Ased. «e questa è in ve- ro fortissima tra le armi». come pre- tende un biografo.

«E come crede- remo». ritenendo prigioni parecchi Musulmani. forse da interpre- te. «E tra la Sicilia e l’Affrica?». che il solo Ased intendesse bene la legge. dimandava costui: «tra la Sicilia e l’Italia?» – «Si va e viene due o tre volte dal levare al tramonto del sole». i guerrieri. il popolo trovarono. e messo innanzi un argomento al quale niun Musulmano potea dir contro. ha detto il sommo Iddio. non vorrei volar su quest’isola». Ziadet-Allah in- terrogò gli oratori. ma a ragione. all’incontro. levossi a contraddirlo un Sehnûn-Ibn- Kâdim. scherzando Storia d’Italia Einaudi 146 . e rimarremo al di sopra!» Mutato per tal modo da Ased il centro della quistione. senza farvi stanza né porvi colonie.Storia dei Musulmani di Sicilia sere stata violata da’ governanti della Sicilia. Fu discorso insieme la utilità della impresa. in vece d’appigliarne sì tenacemente alla tregua con gli Infedeli. ripigliò Abu-Mohriz: «a ciò che diran costoro a carico o a difesa di sé stessi?» E Ased a lui: «Su le paro- le degli ambasciatori fermossi già la tregua. e avrete il primato sopra di quelle! Ubbidiamo dunque al divin precetto. conchiudea Sehnûn. senza meno. un Musulmano. Abu-Mohriz avvisava si pigliasse tempo a chiarir me- glio il fatto. com’aveva affermato Eu- femio a Ziadet-Allah. e il principe. chiamate le genti all’islam. gli risposero. Michele Amari . sono sta- ti imprigionati i vostri in Sicilia. ripigliò. se pur avessi l’ale. e quelli: «V’ha un giorno e una notte di viaggio». poich’es- si non se ne andarono a tempo debito». Messo da altri il partito di infestare la Sicilia. Ased. né cessarono di ripugnare alla guerra di Sici- lia: ma il pretesto v’era. o Musulmani. i quali risposero: «E’ vero. e su lor pa- role si spezzerà». il fanatismo religioso e le cupi- digie mondane gli dettero forza di ragione. Consultati su tal dubbio i due ca- dì. volea che lì lì se ne do- mandasse ai medesimi oratori di Sicilia. tra i quali si trovava. E focoso continuava: «Non vi sbigotti- te. non vi sbigot- tite. «Quanto v’ha». Così non sin- ceraronsi punto i dotti musulmani della infrazione del- la tregua. «Oh.

pensò di portarla dassé al fine che si propo- nea. ché Ziadet-Allah non volle che rimanesse addietro alcun de’ suoi famigliari. e all’uscita della città l’accompagnavano per far- gli onore i primarii tra i dotti con la gemâ’. a una voce. ma d’incursione. Quando ogni cosa trovossi in punto. né mai s’è visto prima né poi nello Stato d’Affrica cumulare in una persona quelle due dignità. Ben v’aggiungo l’officio di capita- no che è di più alto grado. non ostanti tutti i dottori. conti- nua il cronista contemporaneo Ahmed-Ibn-Soleiman. senza rispet- ti. che Ziadet-Allah piegossi. deliberarono la guerra. e fece ammenda della passata ri- pugnanza. ov’Eufemio fu mandato ad aspettare con le sue gen- ti. E non curando Ziadet-Allah tal novella ambizione del giurista. Appresentatoglisi Ased. I più. a chiedere il comando dell’oste che ambivano parec- chi altri uomini di maggior seguito per nobiltà di schiatta ed esperienza di guerra. Ased movea con quello alla volta di Susa.Storia dei Musulmani di Sicilia sul proprio nome che si dà in Affrica a un uccello assai scaltrito. Si allestiva in questo mentre l’armata nel porto di Su- sa. con tutta quel- l’indole sua imperiosa. Michele Amari . e andava brontolando: «Ve’ che non mi vogliono. che non s’era tanto affaticato per una scorreria. Quest’arguzia per altro non giovò. che bisogno or hanno di chi le faccia andare secondo il Co- rano e la Sunna?». ma vo’ che tu ritenga anco il primo. E cosi fu fatto. e indi si fece. data la posta al- l’esercito a Kairewân. Allora Ased. Ma tanta riputazione ebbe Ased nel- l’universale dei cittadini da lui esortati e infiammati alla guerra sacra. e che sii detto cadì emiro». rispose il principe: «ch’io te ne rimuova. ossia munici- palità. perché mi tengono uom da nulla! Han saputo ben trovar nocchieri che governino le navi. quegli si volse al popolo. forse facendosene beffe. A Storia d’Italia Einaudi 147 . or che l’avea fatto capitano lo depo- nesse dal magistrato: «Non fia mai». non di conquisto. se- condo i sacri statuti. e chiestogli che. e tutta la corte del principe.

fatto silenzio. dico il fervore religioso e militare. né siatene sazii giammai. e dover sopperire con gli sforzi delle generalità. e pur uo- mo al mondo non fu mai onorato di eletto séguito al par di questo. le insegne dell’islam s’eran anco soprattenu- te da cento anni. ma son soppressi al certo. sforzate alacremente gli animi. come cosa di minor momento. come i frati cronisti del medio evo no- tavan solo dei principi il bene o il male fatto al monaste- ro. e sappiate che ne consegui- rete il guiderdone in questa vita. gli squadroni schierati in faccia. valorosi guerrieri. e l’ultimo dello islamismo in Ponente. né lo spettacolo che ci sta dinanzi agli occhi io l’ho visto mai. il volteggiare delle bandiere al vento. mal ci aiutano a delineare le fat- tezze degli uomini. e forse Ased sopra ogni altro. orò in queste parole: «Non v’ha altro Dio che il Dio uno. dunque. al quale tornavan sem- pre col pensiero i giureconsulti di quel tempo. eruditi che ne presero quel tanto che lor pareva ono- rasse il mestiere. né ripigliarono la via dei conquisti che Storia d’Italia Einaudi 148 . Su. la virtù del primo secolo dell’islamismo. Né ci danno altro della orazione di Ased i biogra- fi. a tergo e ai fianchi. affaticate i corpi nel cercare scien- za. e par vedere Cicerone pavoneggiarsi con la corazza indosso. il Dio che non ha compagni. Affé di Dio. In Levante. Narra un testimo- nio di presenza che Ased. Michele Amari . e in quella ch’è da ve- nire». in cui la natura è sì svariata e capric- ciosa. E veramente da quelle parole di Ased trapela la va- nità dell’uomo nuovo e l’orgoglio del dotto. promosso da questo grande. e fatene tesoro. gli alti sensi che resero sì potente Ased nel tumulto degli animi della colonia. l’annitrio dei caval- li. le quali se basta- no a tratteggiare i tempi. fuorché negli scritti. fu l’ultimo al tutto del- la schiatta arabica. commosso dal nobile spetta- colo. il frastuono dei tamburi. Duolmi pertanto non avere ricordi più larghi. né avo- lo né padre ebbi io che mi lasciassero signoria. Notevol è che il conquisto di Sici- lia. né mai vinti da’ travagli ch’ella v’arreca.Storia dei Musulmani di Sicilia Susa poi si fece la mostra dell’oste.

Storia dei Musulmani di Sicilia lunga pezza appresso. cioè. Michele Amari . in mano della schiatta turca: so- pra l’India. nel decimoquinto. coi Gaznevidi. nello undecimo secolo. Storia d’Italia Einaudi 149 . sopra l’Europa. con gli Ottomani.

Decisiva la battaglia che sovrastava. Sommò lo esercito a settecento cavalli e diecimila fanti. Storia d’Italia Einaudi 150 . il sedici giugno a Mazara. senza noverar- vi l’armatetta d’Eufemio. sopratutto della tribù di Howâra. i quali il cadì fece pigliare e ri- lasciolli poiché li ebbe conosciuto. Michele Amari . quando fu ora di venire alle mani. ma pigliassero una di- visa per distinguersi da’ nemici. fatti sbarcare immantinente i cavalli. notò cotesti sven- turati che non avean più amici né patria. e ragunato tutte le forze dell’isola. sopra- stette tre dì. perché i Musulmani per errore non li offendessero. se non che capitò una torma di cavalli de- gli aderenti di Eufemio. né fu sturbato. il navilio a settanta o secondo altri cento barche. o ch’ei li rituffasse in mare. ov’Eufemio avea partigiani. messo per fregio all’elmetto. attendendo forse il rimanente delle navi. né altra bandie- ra che della privata vendetta: messi per primo supplizio a guardare con le braccia incrocicchiate il successo della battaglia. E così furono costretti a fare. Un ramoscello di pianta salvatica. gli dicea breve: non aver mestieri di ausiliarii. Pur non fidandosi di Eufemio. Ased. chiamatolo a sé. Berberi. si met- tesse in disparte con le sue genti. e driz- zandosi alla più vicina punta della Sicilia. che torna al tredici giugno ottocentoventisette. delle due cose dovea segua l’una. e tra tutti nota- vansi molti uomini di dottrina e di consiglio. posero a terra le prime navi. poiché trovando- si i Musulmani su la costiera.Storia dei Musulmani di Sicilia X S’era adunato al bando della guerra sacra il fior de’ guer- rieri musulmani dell’Affrica: Arabi. o volle schivare il Lilibeo come città assai mu- nita. fre- quentissimo di Persiani del Khorassân. e avendoli aspettato lunga- mente il Palata. rifuggiti Spagnuoli e il giund. Sciolsero dal porto di Susa il quindici di rebi’ primo dell’anno dugentododici dell’egi- ra.

Saputo che il Palata si fosse venuto a porre in una pianura che prese il nome da lui il cadì usciva in ordinanza da Mazara il quindici luglio e schierò l’oste musulmana a fronte alla greca. Il Palata rifuggissi a Castrogiovanni. ricchezze. e fu morto. e descri- vono questa giornata. o Musulmani!». bagaglie. tutti con una diceria: che aspra fu la mischia.Storia dei Musulmani di Sicilia o che sconfitto da loro lasciasse l’isola senza difese. che grandissima preda fecero i Musulmani. men- tre ci tremava il cuore per Ased. lungo il braccio e infino all’a- scella. dovea parer mi- racolo ai guerrieri affricani. non ne fa motto alcun dei cronisti. che Dio dissipò i ne- mici. Michele Amari . Ca- pitanava cencinquanta mila uomini. la carica de’ nemici: tut- to solo innanzi le file tenendo in alto il pennon del co- mando. passò in Calabria. ripetea sottovoce il capitolo Ja-Sin. Aspettò. ch’era virtù comune tra gli Arabi. dicono certi cronisti musulmani. Mentre ci tremava il cuore in petto. lugubre preghiera che suolsi recitare ai moribondi. ei fornì tutta la sua pre- ce. Così tre secoli appresso stava il gran Saladino nei campi di Siria all’appiccar della zuffa. scrive un di loro per nome Ibn-abi-’l-Fadhl. E sparve il campo di mezzo: e Ased trovossi avvolto il primo tra gli squadro- ni nemici. per non restar di sotto agli scrittori cristiani che lor n’han fatto uccidere trecentomila da Carlo Mar- tello a Tours: pur senza dubbio l’oste siciliana avanzava molto di numero quella di Ased. che menarono strage degli In- fedeli. Donde si vede che la sconfitta. e a un tratto volgendosi a noi: «Son questi». di ca- valli. non te- nendosi sicuro. i vostri schia- vi! Non li temete. N’usci tutto intriso del sangue che gli scor- rea per l’asta della lancia. il cuor del Corano. ove. secondo il costume degli Arabi. come cento e cento altre. afferma il narratore maravigliato dalla fierezza del vecchio cadì. Ma a vedere un uomo incanutito su i libri e nel fò- ro incontrar sì securo le lance bizantine. Di quella degli altri. come lo chiamò Maometto. com’avviene sempre quando il po- Storia d’Italia Einaudi 151 . «i medesimi Barbari della costiera d’Affrica. disse.

e ridur- vi i tesori delle chiese. purch’egli non andas- se oltre. impedito dal bottino e dai prigioni. intrattenere l’e- sercito musulmano. Però. a settecento mila lire nostrali. il quale sottomano confortava i cit- tadini a tener fermo e combattere valorosamente per la patria. in valor del metallo. vennero a trovarlo oratori. e occupate varie altre castella che assicurassero la linea d’operazione dell’esercito. e ogni roba di mag- gior pregio delle terre aperte. raggirato. quando seppe che facean di- ligenza ad afforzare Siracusa e le altre castella. con lor fole di accordo: che sottomette- rebbersi e pagherebbero la gezîa. al dir dei cronisti arabi. com’ei pare. che tornano a un di presso. riordinare lo esercito. La- sciato presidio a Mazara sotto un Abu-Zeki della tribù di Kinâna. Forse il cadì volle anch’egli apparecchiarsi allo assedio di Siracu- sa. Michele Amari . e quando i Siracusani si cominciarono a scopri- Storia d’Italia Einaudi 152 . tanto che si munisse Siracusa. più arduo assai che non gli era paruto da lungi: vol- le aspettare l’annata. Quanti Siciliani non perdette- ro l’animo al primo disastro. appressandosi Ased. produsse incontanente nuove turbolenze tra le soldatesche e nelle città: ma nulla v’ap- prodò la parte d’Eufemio. Ased ratto percorse la strada romana della costiera meridionale. le poche armi che rimaneano nell’isola. Il vincitore intanto tirava a dirittura ver la capitale. Chiaramonte e Palazzolo. l’antica Acri. e riscuoté una prima taglia di cin- quantamila soldi d’oro. assottigliato dai presidii che avea lasciato qua e là nella lunga via.Storia dei Musulmani di Sicilia polo diffidi dei governanti. avean raccolto ad Acri. so- prastette alquanti dì. Ma quand’ei vide che la dimora giova- va al nemico più che a lui. E Ased. fi- no alla foce del Salso o poc’oltre. le vettovaglie. che si era infamata chiamando i Musulmani. tra la fortezza del luogo e l’astuzia. e dai predoni vaganti senza comando. e sperava- no. dei pri- marii del paese. donde poi pigliò la via dei monti che mena a Siracusa per Biscari. quando ebbe sentor delle pratiche d’Eufemio. cre- do io.

dice Ibn-el-Athîr. e s’affrettò a chiedere rinforzi d’Af- frica. e col novello terrore delle stragi. al confine meridionale dei quartieri di Neapoli e Acradina. in una linea spezzata di più di un miglio. certe enor- mi spelonche intorno la città. Scelsero ad orato- re un Ibn-Kâdim. il quale fattosi innanzi ad Ased richie- dealo di levare l’assedio. raccolto e minaccioso. che si cibaron di caval- li. Pertanto Ased. Vennero a tale penuria. il condot- tier musulmano non differì a disdire la tregua. e Ibn-Kâdim andava dicen- Storia d’Italia Einaudi 153 . Al quale il capitano brusco rispondea: «Non son io quegli che farà tornare addietro i Musulmani usciti alla guerra sacra. Navanteri. senza macchine. Perché la fame cominciava a travagliare il campo.Storia dei Musulmani di Sicilia re ricusando il rimanente del denaro pattuito. e tornarsene in Affrica. al certo le latomie di Para- diso. Sparse le gualdane per ogni luogo. senza grossi navigli. né potendo i Musulmani troppo allargarsi a de- predare. Vedendo crescere. più che la città. piombò sopra Siracusa. die’ qualche sanguinoso as- salto. si accampò nelle latomie. Santa Venera. mentre hanno ancor tante speranze di vittoria». distrutti tanti secoli innanzi. sendo ridotte in questa le vittuaglie del contado. senz’al- tro che otto o novemila uomini. la insolenza dei soldati. ed i soldati un dì s’abbottinarono. E alla prima occupava. Cappuccini. fece prova a stringer la città per terra e per mare. dicendo avere l’esercito più cara la vita di un sol Musulmano che tutti i beni della Cristianità. ciò non ostante. sforzò o schivò la fortezza d’A- cri. ei rincalzò minacciando che arderebbe le proprie navi. sì che doveva opporre ai Musulmani una vasta linea di for- tificazioni. che giaccio- no a distanze disuguali. Indi parea che dalle paro- le fossero per venire ai fatti. non potendo altrimenti inve- stir la città. fece accostare l’armata che chiu- desse alla meglio i due porti. murato sen- za meno dalla parte di terra dall’uno all’altro porto. delle depredazioni e dei guasti del contado. Tra le latomie e l’istmo giacea nel nono secolo un quartiere. Michele Amari . bruciò navi ai nemici.

ma non sappiamo se i Musulmani fossero sbarcati a Mazara o a Siracusa. E co- sì ebbe fine il tumulto. ingrossando per tal modo la guerra. e meritata vergogna di chi braveggiava per voglia di voltar le spalle al nemico. quando Ased domò i malcontenti come fanciulli: sì va- loroso uomo egli era. e incespando i cavalli e scompigliandosi gli uomini. Non poche altre terre s’eran sottomesse. i Musulmani ne fer macello. ado- perata sovente dai Bizantini e scritta ne’ loro libri di stra- tegia. ottima difesa contro i cavalli. ovvero combattuto insie- me contro essi ed Ased congiunti sotto Siracusa. Perché venian da una mano fresche genti d’Affrica in- sieme coi venturieri spagnuoli di Creta. giunti gli aiu- ti d’Affrica. dall’altra Miche- le il Balbo accozzò soldatesche. Senten- do venirsi addosso forze maggiori. caricarono con vano impeto i Cristiani. e dargli qualche staffilata. e indusse il doge Giusti- niano Partecipazio a mandare in Sicilia l’armata venezia- na. si avvilupparono nel mal terre- no. pe- rò.Storia dei Musulmani di Sicilia do: «Per manco di questo fu ucciso il califo Othman». dicendo che le staffilate non fu- ron più di tre o quattro. il governatore di Palermo uscì alla campagna con poderoso esercito. al dire d’Ibn-el-Athîr. Pur dimenticando le proprie arti. li ruppe e schiantolli dalla Sicilia. Il biografo chiude questo raccon- to con bella semplicità. e se l’oste di Pa- lermo avesse lor tagliato la via. onde parea da temere che presto le imitasse tutta l’isola. Michele Amari . quando. e ne fe’ strage. non supplizio. i Musulmani si cinse- ro d’un largo fossato. e i Musulmani lo ricusava- no. Strinsero indi più fortemen- te Siracusa per mare e per terra: che ormai durava l’asse- dio da dieci mesi o un anno. com’era usanza: esempio. senza spogliarlo. e si venne a tale che i citta- dini proponeano un accordo. Storia d’Italia Einaudi 154 . Ased di mezzo a loro fe’ pigliare Ibn-Kâdim. ma che Ased tirò innanzi costan- te e vittorioso. tanto che die’ ai Greci una fiera battaglia. né vendetta. si venne a un’al- tra giornata. e fuori da quello bucherarono tutto il terreno di pozzette. e sì disciplinato lo esercito.

le lettere. pochi anni addietro. dove in quel medesimo tempo gli Italiani aveano osato portar la guerra. fat- to vela per la Corsica e non trovandovi il nemico. Così Einhardo. E tra costoro non posava la discordia. presso Kasr-Tùr. Michele Amari . o provocato da qual- che insulto che avesser testé fatto pirati musulmani in Corsica. gli strepitosi fatti che operò. della qua- le. e al certo vi si ricordavano a gara le lodi che hanno scritto di lui i biografi: la sapienza. nel Riadh-en-nofûs. D’altronde gli assedianti non poteano sperare nuovi aiuti d’Affrica. trapassava il grande Ased-ibn- Forât. e rotti in cinque scontri i Musulmani con molta strage. per tradizione di Lebîdi. Il Le- bîdi riferisce con altri particolari il medesimo successo. altri dice di ferite. accozzava le genti con Berengario fratel suo. ed era sepol- to nel campo. Man- cato lui. anda- vano a cercarlo in Affrica. la prudenza. avean fatto tremare Ziadet-Allah in Affrica. succeduto ad Ased. Narra che Mohammed. non dal principe aghlabita. e altri conti della Toscana.Storia dei Musulmani di Sicilia Quando una morìa s’appiccò nello esercito. leggiamo. se ne tornarono in Italia. conte di Lucca. e affrontato il tiranno di Cordo- va. la fortuna voltò le spalle ai Musulmani. volendo andare a gridare per tutta la Sicilia ch’era tempo di togliersi d’addosso i Barbari. nella state dell’ottocento ventotto. A ciò ben si riconosco- no coloro che. Lasciò desiderio di sé nell’universale del- l’esercito. era eletto al supremo comando. sapendo i casi di Sicilia. in alcuno scompiglio d’assalto o sedizio- ne: ovvero per bella audacia. le famose concioni che tenne nella guerra di Sicilia. e. dicono gli annali d’Einhardo. ma perduto poi per troppa temerità un po’ delle proprie genti. ma dall’esercito stesso. Gli sta- tichi delle varie città sottomesse fuggirono incontanen- te dal campo. allestivano un’armatetta. Bonifazio Secondo. quando leggiamo che Mohammed-ibn-el-Gewâri. figlio di quel Sehnûn-ibn-Sa’d. l’antica virtù. Posero a terra tra Utica e Car- tagine. Storia d’Italia Einaudi 155 .

quand’ei cominciò sua dura lot- Storia d’Italia Einaudi 156 . trabal- zato dal campo su barche. e. le guardie della co- stiera e una mano di Beduini. con dire che i sopravvissuti non bramavano ormai che la morte. ristorata da Ducezio re dei Sicoli. Allora. cinque seco- li innanti l’era volgare. quand’anco avesse avu- to voglia d’aiutare l’esercito contumace. e. vestì la corazza. e montanvi e salpano: quando le poderose forze navali de’ nemici chiusero la bocca del porto. cercando luoghi più forti e salubri. adunò gli uomini del castello. i Musulmani. senza perder tempo a mandare a Susa per un cavallo. torna- no addietro a terra. infetto d’epidemia. e quiete in casa. e dalle barche a terra. Sopratutto affranse gli assedianti la morìa fieramente incrudelita. andando da Kai- rewân a Kasr-Tûr a far la ispezione dei posti di guardia. com’era. s’addentrano nei monti. e il veder arrivare in questo l’armata bizanti- na e veneziana. La quale fa- zione nel cuor dello Stato aghlabita bastava a distogliere Ziadet-Allah dalle cose di Sicilia. sicuri per disperazione. e forze da farlo. so- pra una mula da viaggio. caricato il nemico che s’era messo a far preda e prigioni. occorsevi. sorge in cima ad eccelso monte la città di Mineo. A una giornata di cammino da Siracusa. brucian le proprie. senza bagaglie. sen- za giumenti da portare gl’infermi. dopo sanguinosa zuf- fa. e sentendo gridare accorruomo dalla gente della marina e dei villaggi assaliti dagli Italiani.Storia dei Musulmani di Sicilia che fu giurista di alta fama in Affrica. lo ruppe e sforzò a rifuggirsi su le navi. tra un gruppo di vulcani estinti. s’armò di spada e lancia. Ibn-Khaldûn solo ac- cenna a tante afflizioni. spin- to in fretta tra vie rotte ed alpestri. Michele Amari . i Musulmani risarciscono alla me- glio lor legni nel porto grande di Siracusa. anziché lasciar- le al nemico. Nessun cro- nista ci lasciò scritte quelle perdite spaventevoli che pa- tì necessariamente l’esercito. piena di soldatesche. senza far vana prova a rompere la fila delle navi cristiane. Risoluti a ciò d’ab- bandonare l’impresa.

Pertanto una leggenda gre- ca. Allargata poi dagli Arabi la prima sillaba. le cui ossa trafugate da pie donne. Nella nuova religione la roc- ca di Ducezio s’affidava alla protezione di Sant’Agrippi- na. del decimo o undecimo secolo.Storia dei Musulmani di Sicilia ta contro le colonie greche. quando sopraggiunse nuov’onda di popola- Storia d’Italia Einaudi 157 . com’avvien sovente per mu- tar di luogo. In tal mito si ristrinsero le vicende della guer- ra succedute in un anno. divorato dalla pestilenza. cronista arabo del medesi- mo secolo nono. sotto le formidabi- li rupi di Castrogiovanni. in abito e nome d’imperatore. Due miglia sotto la rocca. il cui nome par che già corresse mutato e guasto nella lingua del volgo. che un solo non ne campò. Indi intrapresero più importante fazione. guidato da Eufemio che. mandavano uno stuolo su la co- stiera meridionale. sopratutto a Messina. ove par si fosse di- leguata da loro l’epidemia. e con l’andar del tempo. città molto decaduta sotto la dominazione romana e bizantina. pronunziata Ienna. si spinsero nel cuor dell’isola. martire romana. recate in Mineo. appari- va da quelle Santa Agrippina levando in alto una croce e mandava giù a precipizio gli assalitori. Questa è l’antica Enna. lo scrivea Kasr-Iânna che è trascrizione di Castrum Ennæ. secondo le cronache arabiche. ove la schiatta greca di Sicilia lasciò più profonde radici. Tra questi luoghi sostò lo stuol mu- sulmano. si tenea- no come palladio della città. onorate di tempio e di culto. appunto com’or si direbbe in Sicilia. recava seco le male- dizioni di tutta la Sicilia: e parea gli antichi numi lo at- tirassero in loro voragini. Michele Amari . detta nell’antichità il lago dei Palici: sede d’oracoli e iddii vendicatori. In fatti il Beladori. si insignorissero di Mineo. il quale espugnò Girgenti. da un cratere vulcanico. spiccia un’acqua torbida e puzzo- lente. Sappiam da queste come i disperati Maomettani. prevalse nell’isola la forma di Iânna. Lasciato presidio a Mineo. a capo di tre dì. massime nel duode- cimo secolo. favoleggiò che mon- tati di notte i Barbari su per le mura di Mineo. Rinfrancati.

corrono bramosi ad abbracciarlo: il mise- ro. e cosi farò per lo innanzi quante volte me ne occorra. Ho notato coteste minuzie. Al nuo- vo dì. si commosse. Ma due fratelli. andovvi e tornò ad Eufemio un’altra fiata nello stesso dì: e la conchiusione fu che i cittadini si di- sponevano a fare ogni voler suo e dei Musulmani. potendo servire agli studii di linguistica. sì come poi la cronaca di Co- stantino Porfìrogenito li disse vendicatori dell’onore im- periale contro un usurpatore. Eufemio trovò a Castrogiovanni la morte ch’ ei forse bramava. strascinato dai vizii del governo e Storia d’Italia Einaudi 158 . servilmente lieti. e venne dall’altra parte Eufemio con picciola scorta e lasciolla anco addietro un trar d’arco. I cittadi- ni si prostravano dinanzi al posticcio imperatore. Allor la brigata die’ di piglio alle armi occultate: impu- ni e tripudianti i due traditori riportarono in città il capo d’Eufemio: e forse furono paragonati alla Giuditta.Storia dei Musulmani di Sicilia zione italiana. come si usava allora. lo tiene con disperato sforzo. il quale amorosamente gli prende il capo con ambo le mani. né è smessa per anco tal vergogna. Questa fine ebbe il prode condottiero siciliano. che par fossero stati amici d’Eufemio innanzi la guerra. a tal luogo. si piegò a Ioanni o Giovanni ch’era voce più famigliare agli orecchi. Michele Amari . in atto di adorazione. l’af- ferra pei capelli. in vestimenta di gala. comparvero al ritrovo. disusato da lungo tempo alle espansioni dell’affetto. si chinò a baciare l’un dei fratelli. La notte v’ascosero lor armi. che or vanno spargendo tanto lume nella storia. vi fu chi venne seco ad abboccamento. sareb- be disdetto il nome di Michele il Balbo. e il nome intero si mutò co- m’adesso lo scriviamo. e l’altro fratello gli vibra un colpo su la nuca e il fa cascar morto. Appiccata una pratica con terrazzani o soldati. si spiccano dal branco de- gli adoratori. giurata fede a lui la dimane. chia- mati liberatori della patria. finse volerne con- sultare in città. a distanza onesta tra le mura e il campo. a tal ora.

e dar l’altro in preda agli stranieri. scese giù dal mon- te a presentar la battaglia.Storia dei Musulmani di Sicilia del paese a ribellarsi dall’uno. ciò che Ibn-el-Athîr fa supporre. sì che s’ebbe a rifuggire a Castrogiovanni. provveduta di scaturigini d’ac- que. la più parte Alemanni. Ostinandosi con tutto ciò i Musulmani all’assedio. ma probabilmente si dee leggere Armeni. coronata di grosse mura e torrioni. testé giunto di Costantinopoli con soldatesche di varie genti. for- se giovani di famiglie patrizie. Michele Amari . E toccò una sanguinosa scon- fitta. lascian- do al nemico moltissimi prigioni. e anco di nobiltà minore: ma pur ciò basta a mostrare la importanza dell’esercito bizantino. perch’è stata presa rarissime volte. Su la rupe sorgea nell’antichità il tempio di Cerere. come porta il manoscritto del Nowairi. dicono le croniche musulmane. Perocché Teodoto. quasi la Dea da quella cima vegliasse sopra l’isola sua: e quivi i Bizantini avean posto ogni speranza di difesa. credo da mez- zodì ov’è una pianura. Storia d’Italia Einaudi 159 . capace di grosso presidio: cittadella che può dir- si inespugnabile. e il borgo che stendeasi nel rispianato. ov’è in og- gi la città. afforzan- do il formidabil sito con gli ingegni di lor architettura mi- litare. come i due eserciti si ordinassero in fila. fi- dandosi in sé e nel numero de’ suoi. potea sfidare anch’esso gli insulti nemici. di costa scoscesa da ogni lato. come ondeg- gia il suolo del rispianato. stagliata intorno intorno. l’uno a fronte dell’altro. solo capitano de- gno del nome che ebbero i Bizantini in questa guerra. ripida e su- perba da settentrione molto più che da mezzogiorno: le case sono sparse a gruppi or alto or basso. Era il nemico attendato alle falde del monte. tra i quali si noverava- no novanta patrizii. scrivendo. an- dava a rinforzare la città Teodoto patrizio. verso gre- co. una immane rupe. ove spiccasi in alto. Sta Castrogio- vanni in un piano scabro e inclinato che tronca la vetta d’alto monte.

rifatto capitano. una gualdana degli Arabi. trovandosene uno pubblicato dal Tychsen. nel qual tempo tanto ordina- tamente reggeansi i Musulmani. e infine la stessa parola com- posta Ziadet-Allah nel senso proprio di «Accrescimento (dato da) Dio». la faccia dritta ha nel campo una voce di tre lette- re. ossia della primavera dell’ottocento ventinove: nel qual tempo gli Arabi assediavano Castrogiovanni. Teodoto le man- dò incontro genti che la combatterono e rupperla. interpo- lato alla formola. simbolo particolare degli Aghlabiti. ed uno posseduto dal Museo Nurnismatico di Parigi. e mancò di vita Mohammed-ibn-el-Gewâri. e li cacciò infino agli alloggiamenti. che lo riseppe. poi il nome di Ziadet-Allah-ibn-Ibrahim. lasciò voto il luogo. si ap- postò nei dintorni. per elezione dell’esercito. e furono a lor volta assediati e chiusa loro ogni uscita. E’ mo- neta sottile. e quando i Musulmani aveano occu- pato il campo. E si deve intendere dei principii di quell’anno. dove si mu- nirono con fossati. Apprestatisi pertanto all’estremo rime- dio di tentare una sortita di notte sopra il campo bizan- tino. uscita a far preda. Storia d’Italia Einaudi 160 . Oltre le usate formo- le. Nel campo del rovescio si legge. venuti a giusta giornata ambo gli eserciti. Teodoto riportò anco la vittoria. coniata a lettere cufiche del- lo stesso stile dei dirhem abbassidi contemporanei. il nome di Mohammed-ibn-el-Gewâri. vale perciò da ses- santa centesimi di lira italiana. ammazzò da mille uomini ai Mu- sulmani. non logora. Michele Amari . o un solo. come ve n’ha tanti esempii. Teodoto. maravigliati del non trovarvi anima viva. Dopo la cui morte. Perché. pe- sa due grammi e novanta centesimi.Storia dei Musulmani di Sicilia Indi l’assedio continuò. l’avvantaggio della guerra tornò ai Bizantini. e in giro: «In nome di Dio questo dirhem fu battuto in Sicilia l’anno dugento quat- tordici». Se ne conosce non saprei dir se due esemplari. che ben potrebbe essere il medesimo. co- m’era usanza. un Zoheir-ibn-Ghauth. che dell’argento preso batteron moneta. e la di- mane.

forse le sole fortificazioni. non fìdanti nel nuovo condottiero. e costoro menomati tra vittorie e sconfitte. Non rimaneva agli occupatori altro che Mazara e Mineo. di tutta la lunghezza dell’iso- la. leggiam nelle crona- che. saccheggi e guasti degli Infede- li. inna- spriti dalle profanazioni. A questi avvisi il picciol pre- sidio di Girgenti distruggea la città. Storia d’Italia Einaudi 161 . ne fe- ce strage: li sbaragliati a mala pena si ritrassero a Mineo. due anni dopo lo sbarco di Ased a Mazara. da sentieri difficili e popolazione ostile. l’altra. Parea dunque as- sai vicino il termine della guerra nella state dell’ottocen- to ventinove. tali erano le condizioni degli uomini che si laceravan tra loro sul desolato terre- no della Sicilia. li assediò nella fortezza. mancato lor anco Eufemio. era per soggiacere alla fame. e alfine li condusse a tale diffalta di vittuaglie. avvezzi un po’ gli abitatori dell’isola al romore delle armi. che doveano cibar- si de’ giumenti e de’ cani. Michele Amari . disgiunte. Inseguendoli Teodoto. rocca for- tissima. Aumentato l’eserci- to bizantino e rincorato da un capitano di vaglia. dile- guati già prima i suoi partigiani. si ridusse a Mazara. e non potendo soccorrere que’ di Mineo.Storia dei Musulmani di Sicilia il nemico piombò improvvisamente da tutti i lati. e l’una tenea per non essere stata assalita giammai.

come cento altre masnade che afflissero per un seco- lo e mezzo le costiere meridionali della Francia e dell’Ita- lia di sopra. Era gente di quella schiuma che la società musulmana di Spa- gna spandea ribollendo. tanto più che morto Michele il Balbo. forse men tra- vagliato dai nemici che dal proprio governo. per piccioli che fos- Storia d’Italia Einaudi 162 . come ogni altro. par ne desse tanto da vettovagliare Mineo. Dalla parte de’ Cristiani la guerra allenò. Forse giunse qualche altro aiuto d’Affrica. dall’azien- da confusa e dilapidata. martiri. ad atti di perfidia. crudele in casa.Storia dei Musulmani di Sicilia XI In questo tempo capitò nei mari di Sicilia un’armatet- ta spagnuola condotta da Asbagh-ibn-Wekîl. ove Ziadet-Allah avea spento alfine la ribellione di Tunis. se ne tornò. e più ne promettea. conquistatori: come gli usciti di Cordova in Cre- ta. male avventurato nella guerra. L’armata vene- ziana. e il caso ne faceva ladroni. gio- vane d’animo dritto e valoroso. e spesso si gittò. d’ottobre dell’ottocento ventinove. Sopraggiunse nella state dell’ottocento trenta il pode- roso rinforzo aspettato dai Musulmani di Sicilia: trecen- to legni. senza far ciance. i quali. o quel d’appresso. e fino i più rimoti recessi delle Alpi. gli era succeduto Teofilo. dalla marea che saliva o calava a corte. eroi. e richiesto di soccorso da’ Musul- mani. vedendo largo il campo ai guadagni. Michele Amari . niente premurosa di mettersi a sbaraglio per solo amor dello imperatore di Costanti- nopoli. ma poco cervello. Né riportonne altrimenti il patrizio Teodo- to da più d’un anno che bloccava Mineo. sen- za trionfo. Appro- dato Asbagh in Sicilia. cosi dice un cronista nazionale. della tri- bù berbera di Howâra. poiché il dispotismo è pendio da non potervisi trattenere il pie’ quando si vuole. venuta di nuovo in Sicilia. soprannominato Ferghalûsc. però capriccioso nel render giustizia. dice un cronista. l’anno ottocento ven- tinove.

e gli avanzi dello esercito bizantino corsero a chiudersi in Ca- strogiovanni: la quale battaglia seguì tra luglio e agosto dell’ottocento trenta. dovean portare da venti a trenta migliaia d’uomi- ni. si appresero malattie nell’esercito. lo ruppe e uccise. capitanati da Asbagh e da altri condottieri. marciò con tutto lo esercito sopra una città che il Baiân scrive Ghalûlia o Ghallûlia. Uo- mini diversi di schiatta. e il fiume li avrebbe diviso dalla provincia che oc- cupa l’angolo tra levante e mezzodì. Quinci i Musulmani avrebbero do- minato quel che poi si chiamò val di Mazara. avrebbero fronteggiato Castrogiovanni che s’in- nalza a greco di Caltanissetta a mezza giornata di cam- mino.Storia dei Musulmani di Sicilia sero. Gli Spagnuo- li. Allora. se prima il presidio non stipulò che Asbagh avesse il su- premo comando. d’indole. Ma impadronitisi i Musulmani di Ghal- lûlia. montuosa e assicu- rata dalle armi bizantine di Siracusa. che si sten- de a ponente del fiume. posta nel sito attuale di Cal- tanissetta. e se non furono forniti di cavalli. di proponimento: Ara- bi e Berberi d’Affrica mandati da Ziadet-Allah a prose- guire il conquisto: e maggior numero d’Arabi e Berberi e fors’anco antichi abitatori di Spagna. ed è la regione più aperta del- l’isola. diersi a sac- cheggiare. Il sito però ottima- mente era eletto. diroccata e arsa l’infausta Mineo. se prendiamo per misura la espedizione di Ased. Asba- gh assalì Teodoto sotto Mineo. intenti solo a far correrie. in riva al Salso che taglia in due la Sicilia meridionale. scoppiarono in Storia d’Italia Einaudi 163 . for- se dagli Affricani che teneano Mazara. Asbagh. prender castella qua e là per taglieggiarle e lasciarle: né mossero all’aiuto di lor fratelli di Mineo. o non lungi. che si dovean trovar assai male in arnese. e dalla somiglianza del nome e opportunità del luogo parrebbe la Calloniana dell’Itinerario d’Antonino. co- me il nota espressamente una cronica. occupate per via le fortezze che gli assicurassero la ritirata. Michele Amari . menar via prigioni che si vendean come ogni altro bottino. tra i quali un’al- tra nomina Soleiman-ibn-’Afia da Tortosa.

ovvero da Siracusa. popolata e ricca nel settimo. Ma mentre Asbagh s’era avviato a Mineo. prosperan- te o meno consumata che le altre sotto la dominazione romana. come ne fan fede le epi- stole di San Gregorio. Dopo lunghi e sanguinosi combattimenti. e durava la importanza sua nel- la rivoluzione d’Eufemio. gli avan- zi dell’esercito giunsero alfine alla marina. Dove. se ne tornarono sconsolati in Ispagna. ché fu rotto Teodoto. alla volta di Palermo: e principiò l’asse- dio lo stesso mese di giumadi secondo del dugento quin- dici (25 luglio a 22 agosto 830). Però i citta- dini si consumarono in una memorabilissima difesa: che da settantamila che ve n’era al principio dell’assedio. e ne morirono Asbagh stesso e parecchi condottieri. correndo il mese di regeb del dugento sedici (13 agosto a 11 settem- Storia d’Italia Einaudi 164 . tal tradizione prova la gran- de mortalità. in vece di ritrarsi alla marina verso po- nente e mezzodì. se è da stare alla testimonianza d’Ibn-el-Athîr. Alfine. forte nel sesto secolo quando espugnolla Belisa- rio.Storia dei Musulmani di Sicilia fiera pestilenza. aumentata al certo dalla pestilenza che da quattro anni serpeggiava in Sicilia. Ricinta da un braccio di mare e dalle lagune. risarciti i legni. la più parte Affricani. e gli altri tutti perirono. Cit- tà fondata dai Fenicii innanzi la venuta delle colonie gre- che in Sicilia. tenne il fermo per un anno contro i Musulmani. e il disastro dell’eserci- to di Asbagh tornò loro men grave. Michele Amari . com’e’ pare. i Bizantini che n’ebbero sentore. La occupazione di Ghallûlia assicurò gli assedianti dal- le forze bizantine che potessero venire ad assalirli da Ca- strogiovanni. da Mazara. poich’e’ pare che non pochi condottieri. li assalirono nella riti- rata. la città che occupava il centro dell’attua- le. rinomata nelle guerre puniche. po- co a punto aiutandola l’imperatore Teofilo. Che che ne sia delle cifre. forse di Ma- zara. un altro stuolo musulmano. mosse. Deliberati gli altri ad abbandonare la città. andassero al campo sotto Palermo. ver- so la fine ne avanzarono manco di tremila.

e virtuosamente elessero la morte. furon presi. forse alla condizione di dsimmi. Però la storia può accettare dal- le leggende religiose il martirio del monaco San Filareto da Palermo e di parecchi altri. salve le persone e la ro- ba: egli. scrivea Giovanni diacono di Napoli.Storia dei Musulmani di Sicilia bre 831). illustrato dalla pietà di antichi monaci e suore. Storia d’Italia Einaudi 165 . e quel ch’è peggio fabbri- caron lettere dei monaci Benedettini di Palermo disper- si dagli Infedeli. Michele Amari . o vogliam dire vassalli. e que’ pochi che poteano ab- bandonare il paese senza morir di fame. Fondato poi nel decimoquarto secolo. la popolazione del territorio fu assogget- tata alla schiavitù. i quali. il novello priore spacciò e scrisse essere stato quel suo chiostro edificato da San Gregorio. quelle mescolate masnade di Musulmani commettessero guasti. violenze. Né è a dire se nel corso dell’assedio e dopo. senza lasciarsi ad alcuno il possesso di beni stabili. volendo rifuggir- si in Calabria quando il nemico occupò il territorio o la città. quand’ei li credeva entrati in Palermo. eccidii in tutto il paese. il vescovo Luca. Su questo fatto alcuni imaginaron lor novelle. il monastero benedettino di San Martino. messi all’alternativa di rinnegare o mo- rire. se n’andarono via per mare. in un sito delizioso tra i monti che sovrastano alla città. e abbattuto da’ perfidi Saraceni l’anno ottocento ventisette. il governatore s’arrese.

con un porto comodo e difendevole. il fertile territorio e i contadini che il col- tivavano. ragunate di là dal ma- re in qualche boglimento di zelo religioso o di cupidi- gia. che ne avanzarono cinque mesi dopo la dedizione di Palermo. Michele Amari . avean guerreggiato sotto varii capi. Pertanto l’an- no medesimo dugentosedici. posta sì presso al cuor dell’isola. senza dubbio. Quantunque gli Spagnuoli potessero pretestare la sovranità del principe omeiade. tutti eran vivuti di rapina che si sperpera. per la sede più vicina e le forze sue più considerevoli nell’esercito. rimasi preda al primo occupante. segnalatosi una Storia d’Italia Einaudi 166 . ché tal era anco Maza- ra. senz’ac- cordo né disciplina. Dall’al- tro canto Ziadet-Allah pose mano ad ordinare la colo- nia. allettarono la comune dei vincitori a soggiornare in Palermo.Storia dei Musulmani di Sicilia XII L’occupazione di Palermo fu vero principio a quella del- l’isola. I più veggenti doveano comprendere con ciò gli avvantaggi d’una colonia mode- rata da governo regolare. dice Ibn-el-Athîr e azzuffaronsi. e con più fatica tra- ghettati gli aiuti nell’isola. grossa di popolazione. erano state poi rifornite a stento. quando si venne al parteggio delle possessioni. o si poteano age- volmente ristorare. ove le arti di costruzione navale non mancavano. Però da una parte si gittarono sul cadavere di Paler- mo le genti affricane e spagnuole dell’esercito. ammoni- ti altresì dalle sventure passate. prevaleva pur manifesta- mente in Sicilia il dritto della casa aghlabita per lo me- rito della intrapresa guerra. da for- nire uomini e materiali alla guerra. per quattro anni le forze loro. Ziadet-Allah elesse a luogotenente in Sicilia il suo cugin germano Abu-Fihr- Mohammed-ibn-Abd-Allah-ibn-Aghlab. Ma la vasta e forte città. piatiron tra loro. Fin qui i Musulmani non avean fatto stanza che in campo o entro piccole castella. quasi vo- ta d’abitatori.

tocca al capo d’uno Stato. e leggiamo altrove che le discordie tra Affricani e Spagnuoli si composero in questo tempo. posto assolutamente senz’altra voce che lo determini. Nondimeno per due anni non seguì fazione di impor- tanza. dice la cronica. certamente un de’ capi di parte venuti su in que’ trambusti. differente perciò da emir. servirà a confermare che nel dugentoventi dell’egira (4 genna- io a 24 dicembre 835) Mohammed-ibn-Abd-Allah reg- gea la Sicilia. Michele Amari . Ciò si vedrà dal progresso degli av- venimenti. e ch’io non ho visto. Se non è falso. N’è segno altresì il titolo di Sâheb dato da scrittori assai diligenti al primo governatore dell’isola. non di- sposti a sottomettersi al principato aghlabita senza lar- ghissime franchigie. Othman-ibn-Kohreb. Costui ne cacciò. Sappiamo inoltre che del dugento ven- tuno (836) moriva a Kairewân un cadì di Sicilia: donde si argomenta che questo supremo magistrato fosse stato posto fin dal principio delle nuove instituzioni nella co- lonia. e anco forse con gente fidata. al che portava- no quegli elementi suoi eterogenei e turbolenti. e che battea moneta di argento col nome suo e del principe d’Affrica. sì come avea fatto sei anni innanzi Mohammed-ibn-el-Gewâri. e poi con infelice lealtà egli e i suoi fratelli nella guerra civile di Mansur Tonbodsi. il qual titolo. A questo tempo appartiene un dirhem. Par che la colonia si ordinasse come centro di uno sta- to novello. poco dipendente dall’Affrica. non sappiam di che nazione.Storia dei Musulmani di Sicilia volta combattendo in Sicilia. per cagion delle preoccupazioni che dava ai Mu- sulmani l’assetto delle proprietà e d’ogni altra civil fac- cenda. ed anco per la riputazione di Alessio Muscegh. Questo bello e valoroso gio- vane armeno era salito in subito favore appo Teofilo. si Storia d’Italia Einaudi 167 . giunse Abu-Fihr in Sicilia. e da wâli. pubblicato dal Tychsen. Con la riputazione di principe del sangue. correndo già il dugento diciassette (6 febbraio 832 a 25 gennaio 833). nuovo patrizio di Sicilia.

Quivi il Cesare era impri- gionato. gli ottimati di Sicilia sì saputi a ca- lunniare. al quale fe’ sacramento del gran bene che voleva ad Ales- sio. E i cronisti bizan- tini che dipingono sì studiosamente ogni inezia e perfi- dia di corte e confondono nell’ombra il resto de’ fatti. fu strappato dagli alta- ri. ancorché bambina. non erano al certo gli uomini che poteano salvare l’isola dai Musulmani. comin- ciasse già a ristorar la guerra nell’isola. e que’ che l’invidia gli suscitò d’un soffio in Sicilia. maestro degli offici a corte. in- sospettito per mene di palagio. Così fatto imperatore. ed esitando quegli a ubbidire. il principe trovò più comodo un tradimento. gli die’ titolo di Cesare. che Teofilo si bevve senza esame. e gli die’ un salvocondotto soscritto di sua mano. volendo allontanarlo. Il solo espediente strategico in cui si affidarono dopo la oc- Storia d’Italia Einaudi 168 . Don- de chiamato Alessio appo di sé (833). di tramare ribellione: solite contraddizioni della calunnia. lo prepose all’esercito di Sicilia (832). vergheggiato. pentito per le rimostranze del patriarca di Costantinopoli. e i soldati fiacchi. e. si contentano qui d’aggiungere ch’Alessio egregiamente compié i voleri dello imperatore. sì mal disposti a combattere. ingannato. fatte genti in Calabria.Storia dei Musulmani di Sicilia che. Ma tra i nemici che avea lasciato a Costantinopoli. confiscatigli i beni. Michele Amari . lo fidanzò alla propria figliuo- la Maria. Poi Teofilo. proconsolo. Mandò a persuaderlo l’arcivescovo Teodoro Crethino. il popolo rimbambito. liberò l’uno e l’altro: ma Alessio era ristucco sì tosto del mondo. mandato in esilio. L’arcivesco- vo che in una solenne cerimonia della chiesa osò rinfac- ciar lo spergiuro allo imperatore. lo fe’ patrizio. battuto. potendosi al più inferi- re da qualche parola che. ingannò Alessio e seco il ricondusse a Costantinopoli. così fatto capitano. sì che l’onesto sacerdote. che dei beni resigli edificò un monastero e vi si serrò. fu accusato di pratiche coi Musulmani. e lo destinava forse a succedergli nello impero. tra’ suoi ghiribizzi. una croce ch’ei solea portare al petto. quando. più sacro pegno.

su la costiera orientale. Principiando dal campo di osservazione. vi fece prigio- ni la moglie e un figliuolo del patrizio che capitanava lo esercito. si par- tirono. e tornatosi egli in Palermo. saltavan fuori da loro rupi. e. lor dava una seconda sconfitta. l’altra forse nel- le parti di Castrogiovanni. e gli omicidi si rifuggirono presso l’eser- cito cristiano. Qui- vi sedea il capitan generale dell’isola. un Fadhl-ibn-Ia’kûb. Abu-Fihr andò dritto ad assalirlo ne’ principii dell’an- no dugento diciannove dell’egira (15 gennaio 834 a 3 gennaio 835): uscitigli incontro i Cristiani.Storia dei Musulmani di Sicilia cupazione di Palermo. Mandato da Ziadet-Allah in Sicilia. torna- tovi in primavera. lo combatté una terza fiata (835). Altre gualdane saccheggiarono altri luoghi. caricavano il ne- mico d’una carica vera. espugnò gli alloggiamenti. ferito di parecchi colpi di lancia. fu di adunare il grosso dell’eserci- to a Castrogiovanni. poiché leggesi che il patrizio andò con grosso stuolo a tagliar il cammino ai Musulma- ni. in luogo del con- giunto. Michele Amari . Se non ch’essi furono pronti ad afforzarsi in un aspro terreno e boscaglie intricate. ove il nemico non osò assa- lirli. Tra coteste vitto- rie scoppiava contro Abu-Fihr una sollevazione militare in cui fu ucciso. com’era l’indole del- le milizie bizantine. l’una sopra Siracusa. più neghittose che vigliacche. li saccheggiò. mandò un grosso di genti con Mohammed-ibn-Salem infino a Taormina. dicono gli annali. i quali fecero ricco bottino. sì che gli scrittori musulmani dico- no trasferita da Siracusa in quella città la sede del gover- no. sciolsero gli ordini nella ritirata. le genti del patrizio. L’anno appresso intraprese più grossa guerra. Aspettato invano insino a sera che scendessero quel- li a combattere. spettatore ozioso d’ogni guasto che facevano i Musulmani. e lo sbaraglia- vano: il patrizio. Addandosene i Musulmani. li ricacciava negli alloggiamenti. li rompea do- po aspra zuffa. Oggidì si chiamerebbe campo di osservazione. segnalossi immantinente con due correrie. cad- Storia d’Italia Einaudi 169 .

abban- donando armi. come il mostrò promovendo le fazioni nava- li. e die’ la caccia al nemico. si fa menzione altresì d’una harrâka presa dai Musulmani sopra i Greci. poiché di harrâ- Storia d’Italia Einaudi 170 . e che una squadra di legni della medesima denominazione. ma fu valorosamente difeso da’ suoi. Michele Amari . e nei combattimenti che seguirono indi a non molto. e si terminò con quelle la missione provvisionale di Fadhl. e forse meglio in Sicilia. come già la chiama un cronista. e in Italia al commer- cio. di mezzo ra- madhan del dugentoventi (11 settembre 835). in Ispagna. capitanata da Mohammed-ibn-Sindi. tra il fine dell’ottavo e il principio del nono secolo. uscì immediatamente alla riscos- sa. di costruire cioè le navi in- cendiarie. ed a ciò adoperava le arti conosciute in Affri- ca. Fu questi Abu-’l-Aghlab-Ibrahim-ibn-Abd-Allah-ibn- el-Aghlab. Così la scorreria finì in se- gnalata battaglia.Storia dei Musulmani di Sicilia de da cavallo. tan- to che sel portarono fuggendo così mal concio. Tra que- ste leggiamo che fosse una harrâka. arnesi. capitale del- la Sicilia. sendo venuto all’entrar di settembre a reggere la Sicilia un altro principe del san- gue aghlabita. cugin germano di Ziadet-Allah e fratello del- l’ucciso Mohammed. riconoscendosi quello infausto nome nella appella- zione di carraca e caracca che occorre sì sovente nei ri- cordi di Genova e di Venezia. ancorché tal foggia di navi in Oriente si fosse anco adoperata ad altri usi. Or cotesta voce arabica signi- fica appunto incendiaria: e però denota le galee da lan- ciar fuoco. È manifesto dunque che la colonia di Palermo tentava già il gran problema del- la tattica navale del tempo. Seguiano coteste due fazioni nella sta- te dell’ottocento trentacinque. che i Musulmani per avventura avean preso ad imitar dai Greci. finché la notte non glielo tolse di vista. Uomo di grande saviezza e vede- re politico. campa- to da grave fortuna in cui avea perduto parecchie navi per naufragio ed altre presegli dai Cristiani. cavalli. Venne con una armatetta in Palermo.

ma sopraggiunta dal nemico. espugnava poi una fortezza. ma combattendo. oltre i soldati greci. e vi fe’ anco bottino e prigioni. una torma di ca- valli. della Spagna né dell’Affrica. Un’altra squadra approdata a Pantellaria. spinta verso le falde dell’Etna e tra le fortezze della regione orientale. L’anno seguente (221. che volentieri leggerei Tindaro. Nel medesimo anno o piut- tosto in quel d’appresso (222. arse le campagne. Mandate alcune navi in una città di cui man- ca il nome nei manoscritti. assaliva e spogliava le isolette adiacenti. che il prezzo degli schiavi molto rinvilì. capitanata da Fadhl-ibn-Ia’kûb. onde vi si scorge lo accanimento e in- vidia dei vincitori contro il naviglio bizantino che sì raro lor avvenia di sgarare. dopo aspro combattimento. non scannando prigioni. credo io. lungo la costiera settentrio- nale non mai prima infestata. e parecchie altre rocche. nel qua- le. e sopratutto di uomini. Al tempo stesso. e non solita nelle guerre degli Arabi. e tutti al paro furon messi a morte per coman- do del governatore di Palermo: crudeltà non comandata dalla legge. 25 dicembre 835 a 12 dicem- bre 836) fatta irruzione di nuovo nel paese dell’Etna. Michele Amari . se ne tornarono i Musulmani in Palermo con tanta preda di roba. sia che fosse nelle isole Eo- lie. depre- darono il paese e tornarono addietro coi prigioni. senza dubbio le Eolie. Un’altra schiera che mosse. rocca in su i monti a mezza via tra Palermo e Messina. i Musulmani combatterono un’armatetta cristiana. la vinsero. Abu-’l-Aghlab non lasciò in ozio tal no- vella forza. Dond’è manifesto che dopo le isole Eolie avesse scorso anch’es- sa la costiera di settentrione. fu sconfitta. 13 dicembre 836 a 1 di- Storia d’Italia Einaudi 171 .Storia dei Musulmani di Sicilia ke non fanno menzione gli annali arabici. saccheggiò e sparse gran sangue. fuorché contro i rinnegati. vi colse un dromone. arrivò infino a Castelluccio. L’armata intan- to. trovossi un uom d’Affrica fatto cristiano. e vittoriosa se ne tornò a Palermo. o nella costiera tra Palermo e Messina. ai qua- li Abu-’l-Aghlab fe’ mozzare il capo. scrive laconicamente Ibn-el-Athîr.

Storia dei Musulmani di Sicilia cembre 837) Abu-’l-Aghlab spingeva una grossa schiera capitanata da Abd-es-Selâm-ibn-Abd-el-Wehâb sul ter- ritorio di Castrogiovanni. contro la quale sceso il nemico a combattere. tornò più forte sotto Castrogiovanni. tutti s’armarono. sicuri nella for- tezza del sito. Ma né s’impadronirono della rocca. s’inerpica- rono per quel sentiero. che fu indi liberato. furon lietissimi di uscir dal pericolo con onore e guadagno. non avrebbero di leggieri lasciato sì im- portante fortezza. chiesero ed otten- nero l’amân: e così i Musulmani carichi di preda se ne tornarono a Palermo. e vi si messe a campo. Alfine. chetamente salì fino al sobborgo ove erano gli allog- giamenti dell’esercito. e furono addosso ai ne- mici. Si deve intendere che i Cristiani profferirono una taglia. e fieramente indi resisteano. Tra i quali travagli innoltratosi il verno. stando all’as- sedio tra i dirupi da una parte e un grosso presidio dal- l’altra. e ognun vede che se i Musulmani vi fossero en- trati una volta. e tenutogli die- tro. né rima- sero nel sobborgo. e presele nove grossi navigli e una salandra con tutte le ciurme. perocché egli è certo che Castrogio- vanni fu combattuta per più di venti anni dopo questo accordo. avvenne una notte che un Musulmano scoprì un di Castrogiovanni che si riduceva in città per viottoli ignoti. per far vendetta o riavere i prigio- ni. In questo medesimo tempo stringeano Cefalù su la co- stiera settentrionale. andarono in volta i Musulmani. e l’esercito. a quarantotto miglia a levante di Pa- Storia d’Italia Einaudi 172 . abbandona- to il borgo. Michele Amari . diedero il grido di Akbar-allah (è massimo Iddio). scontratasi in quella dei Bizantini. la ruppe. e. e che i Musulmani. Perocché l’armata. e tra quelli Abd-es-Selâm. forse in uno scambio. Si rifuggivan quegli entro la cittadina. superatolo. ch’era uscita anco que- sta stagione. lasciando assai gente sul campo di battaglia e non pochi prigioni. dice il cronista. Donde tornato in fretta il Musul- mano a darne avviso ai suoi.

Storia dei Musulmani di Sicilia lermo. E l’era. probabilmente in primavera. porsi in luogo forte presso le mura. Così addimandarono quella terra i Greci dalla sembianza d’una rupe ritonda. la pronunzia di Kefalion. forse da mol- ti secoli. Dove risa- puta tra questi travagli la morte di Ziadet-Allah. per paura di sé. per amor dei poderi. Ma suppliva al numero dei Musulmani l’audacia loro e il terrore dei nemici. la quale sovrasta alla cit- tà odierna. della famigliuola. spiare l’occasione di qualche colpo di mano: e questo chiamavasi assedio. Donde è chiaro che si te- messero nuovi rivolgimenti in Affrica. Una schiera solea dare il guasto al contado. poiché sovente ridu- ceva i terrazzani ad arrendersi. combattere ed opprimere chi l’osava. ma dileguato il primo sbigottimento. e sostenne l’antica oltre venti secoli. ritraendosi sempre verso Palermo. e ne potrebbe credere la colonia di Palermo assai più potente che non fu nei primi princi- pii. con disav- vantaggio. Eran costretti da quelli i Musulmani a levare l’asse- dio. leggiamo negli an- nali. la colonia se ne costernò fortemente. quando. dell’anno dugento-ventitrè (2 dicembre 837 a 21 novembre 838). e indi a prima vista alcun potrebbe maravigliare che i Mu- sulmani conducessero insieme ambo le imprese di Cefa- lù e di Castrogiovanni. Michele Amari . sporgente in mare. per noia dei disagi. poiché vi si tro- vano avanzi di mura ciclopiche. giunservi grossi rinforzi per mare. minac- ciare chiunque ne uscisse. e si disperasse in- Storia d’Italia Einaudi 173 . si apprestò a mostrare il viso alla fortuna. co- me il chiamano per dileggio coloro che il menano a ver- ga. com’e’ pare. Il forte sito la rese cit- tà di qualche momento nell’antichità e nel medio evo. per tutti quei sintomi del pacifico cittadino. incomin- ciando da tempi che non hanno storia. del- la roba. il cui nome gli Arabi scrissero Gefalûdi e Scefalû- di: e ciò mostra ch’abbiano trovato guasta. ch’era seguita in Affrica il quattordici di regeb (10 giugno 838). a combattere molte fazioni. Nondimeno la fortezza del sito o del presidio face- va andare in lungo l’assedio di Cefalù. inaccessa.

Calta- bellotta. bastano a mostrare che fosse ormai signoreggiato da loro tutto il val di Mazara. per trovarvisi qua- ranta grotte. Pertan- to scorrendo oltre fino alla fortezza delle Grotte. fece prigio- ni. e Storia d’Italia Einaudi 174 . raffrenare le violenze private. come le precedenti. se ben leggiamo. e. ristorare nella capitale d’Affrica que’ ch’eran buoni costumi secondo le idee religiose de’ Mu- sulmani. dalle quali. Così anco del dugento ventisei (30 ottobre 840 a 19 ottobre 841) una torma di cavalli die’ il guasto al territorio di Castrogiovanni. senza alcun frutto. Michele Amari . scrive Ibn-el-Athîr. Svanirono poi que’ timori per lo savio e forte reggi- mento di Abu-I’kâl-Aghlab-ibn-Ibrahim. e molte altre rocche di cui gli annali non portano il nome. in Egitto e altrove. I nomi delle città arrese ai Musulmani tra l’otto- centotrentanove e il quarantuno. per albergo de’ vivi o tomba de’ morti. il quale succe- duto tranquillamente al fratello Ziadet-Allah. e però si vede che la espedizione dei Bizantini a Cefalù era finita. i Musulmani la presero e saccheggiarono. Corleone. ché co- sì addimandavasi. senza che il presidio osasse uscirle incontro. tenere a freno i Berberi. in Puglia. si veggano assai frequenti coteste stanze tagliate nella roc- cia in tempi antichissimi. Il sito e il nome danno a credere che sia la città che or si chiama Grotte. onde la colonia continuava sue correrie nel dugentoventiquattro (22 novembre 838 a 10 novembre 839). presso Girgenti. e in Sicilia al par che in Sardegna. in Affrica. seppe con- tentare le milizie. arse. anco Marineo e Geraci. ancorché parecchi altri luoghi di Sicilia abbiamo la stessa denominazione negli annali musulmani. leg- giamo che i Musulmani tornassero in Palermo carichi di bottino. depredò. come ognun sa. E tosto mandò nuove genti in Sicilia.Storia dei Musulmani di Sicilia di degli aiuti che per avventura si credevano necessarii contro il nemico sbarcato a Cefalù. Con più formidabili appresti i Musulmani uscirono alla campagna l’anno appresso (11 novembre 839 a 29 otto- bre 840) nel quale si arreser loro a patti Platani.

Contutto- ciò aveano non solo portato le armi nella terraferma d’I- talia. fattovi lega con la repubblica di Napoli.Storia dei Musulmani di Sicilia lasciato in pace fin qui il rimanente dell’isola. Michele Amari . quel che più è. Storia d’Italia Einaudi 175 . ma.

né la storia ci rammenta altro Storia d’Italia Einaudi 176 . fino al novecento. ove. impediti da discordie di famiglia e dal- la troppa vastità dell’impero non pensavano ad allarga- re i confini nella penisola. L’Italia dopo la morte di Carlomagno era rimasta a un tempo serva. Amalfi. con tutte le scomuniche dei papi. così i Musulmani di Sici- lia presto trovarono amici in terraferma. la quale costrinse Sicardo a levare l’assedio. signori della par- te settentrionale. Questo principio ebbe la lega della repubblica di Napo- li con gli emiri di Sicilia. Sorrento. ed a render loro i prigioni. Andrea console di Napoli si volse ai Musulmani di Sicilia. Napoli ch’era come capo di quelle città. I principi Franchi. con ma- ravigliosa costanza e poche forze. e. Gaeta. Dispe- rando d’avere aiuti dagli imperatori d’Oriente o d’Occi- dente. i Mu- sulmani colsero il destro: andarono a Napoli con un’ar- matetta. avea promesso tributo ai principi di Benevento. All’incontro i principi longobardi di Be- nevento. Michele Amari . insudiciandosi in ogni scandalo della cor- te di Francia. le minacce degli imperatori e la rapacità e insolenza dei Musulmani. si raccese la guerra. di- visa e mal sicura. volendo- sene svincolare l’audace repubblica o crescendo la traco- tanza del principe Sicardo. che durò mezzo secolo. Ma l’ottocentotrentasei. teneano senza spada l’I- talia centrale. Nelle vicen- de di cotesta lotta disuguale. Mandatovi a quest’effetto un segretario. mezzi principi e mezzi cappellani del novello impero. resistean loro le repub- bliche di Napoli. da Gaeta in fuori. corra dassé ad avvilupparsi nella rete. a fa- re un trattato coi Napoletani.Storia dei Musulmani di Sicilia XIII Com’ai forti non manca giammai chi abbia bisogno di loro. per fuggire altro pericolo più imminente. I papi. agogna- vano ad occupare quella striscia di costiera. liberi dal timore dei papi e dei Carlovingi e pa- droni pressoché di tutta la regione meridionale. Son corsi già dieci secoli.

né altrove. il qua- le. mandata una parte de’ suoi a girar dietro i mon- ti e salir da quello che sovrasta alla città. d’amarsi. cristiani. e si scoprirà la man dei Napole- tani che guidava que’ pericolosi amici su per l’Adriatico. a fine di gittarli addosso ai Longobardi e di sviarli sem- pre dalla costiera occidentale. o Miskân. sbarcato in sul porto. sì com’ei solea fare. feriva alle spalle i difendi- tori. Al quale effetto occorren- do procacciar loro un porto nel lato orientale della Sicilia occupato dai Bizantini. poich’ei ne fe’ menzione. importante al certo. Pur non leg- giamo che Fadhl vi abbia speso molto sangue. Andò a questa impresa con l’armata. Fadhl-ibn-Gia’far della tribù di Hamadân. cominciò a stringere la città in- sieme coi Napoletani che già gli avean chiesto l’accor- do. eroica gente in tutti i tempi. a cavaliere su la Storia d’Italia Einaudi 177 . risponderebbe ad Alime- na. presentò la bat- taglia. né i frequenti e gagliar- di assalti dei Musulmani. Se si leggesse Mi- hkân. la quale è terra in sito assai forte. Michele Amari . il capitan musul- mano. scrive Ibn-el-Athîr. sì che ben avrebbero avuto ed avrebbero cagione di accostarsi l’uno all’altro. se pur non fu dessa che lo consigliò.Storia dei Musulmani di Sicilia intimo accordo che questo tra i due paesi. dove si vedranno appieno le conse- guenze della detta lega. ita- liani e oppressi entrambi. ma né quei guasti. ma non ritrovo tal no- me appo i geografi antichi. d’aiutarsi a vicenda! In altro luogo si tratterà la guerra condotta dai Musul- mani in terra ferma. Alfine. dalla marina. valsero a sbigottire i Messine- si. correndo l’anno dugentoventotto dell’egira (9 ottobre 842 a 28 settembre 843). Sparse Fadhl sue gualdane per la campagna. attirò a quella parte tutte le forze del presidio: e in questo l’altra schie- ra irrompeva in città dall’alto. che veggiamo in Edrisi. si comprenderà di leggieri come la repubblica di Napoli aiutasse i Musulmani all’assedio di Messina. li scompigliava: e Messina era presa. Il mede- simo anno cadde in poter dei Musulmani un’altra città che Ibn-el-Athîr chiama Meskân.

ov’oggi siede la città. Forse l’an- no medesimo. tinti di molto sangue in quelle guerre. vogliosi di esagerare l’agevolezza di lor vittoria. ebbero a com- battere un esercito in quella provincia. Par che alla mor- te di Teofilo (20 gennaio 842) la ristorazione del culto delle immagini. Andati l’anno dugentotrentadue dell’egira (27 ago- sto 846 a 15 agosto 847) all’assedio di Lentini. antica e notissima città.Storia dei Musulmani di Sicilia riva del Salso e in su la strada che mena da Palermo nel Val di Noto valicando le Madonie a Caltavuturo: sentieri alpestri. Espugnovvi dell’ottocento quaran- tacinque le rocche di Modica. apprestò al- lora un esercito per la Sicilia. da uno scritto contemporaneo il bollor delle passio- ni che destò in Sicilia la festa della Ortodossia. istituita in quell’incontro. le quali così al plurale sono ricordate nella Cronica di Cambridge. ebber fronte di dire che tre soli credenti vi avessero incontrato il martirio. il vincitor di Messina. ma fuggendo. alla quale mancò la virtù ma non il ticchio del- la guerra. D’allora in poi non lasciaron tranquilla quella regio- ne. E veramente non tardava lo esercito di Palermo ad as- saltare il Val di Noto. cred’io. Mandovvi le milizie del te- ma di Kharsiano. città antica. Ve- nute alle mani con Abbâs nelle campagne. pe- rocché i Musulmani. da far quasi dimenticare che i Musulma- ni occupavano mezza l’isola e guastavano l’altra metà. combattendo no. La reggenza. abbia dato riputazione alla reggenza dell’imperatrice Teodora appo i Siciliani. savio provvedimento poiché tanto lo so- spiravano i popoli. Storia d’Italia Einaudi 178 . i Musulmani capitanati da Abu-’l-Aghlah- Abbâs-ibn-Fadhl-ibn-Iakûb-ibn-Fezâra. le quali si davan vanto d’essere le più valenti dell’im- pero. furono rotte con grandissima strage: nove o dieci- mila uomini uccisi. così detto da una città dell’Asia Mino- re. Fadhl-ibn-Gia’far. ma fecero prova contraria in questo incontro. Michele Amari . volendo usar quello zelo popolare. e ciò mostra che parecchi castelli difendessero i poggi frasta- gliati da due burroni. di Bu- tera. in fatti. Scorgiamo.

Tra i golfi di Mondel- lo e di Palermo s’innalza tutto solo in una vasta pianura e sporge in mare il Pellegrino: monte di bizzarra forma. Dal qual cenno chiunque conosca i luoghi scorgerà un disegno di mag- gior momento che mera scorreria. ché tal segnale era ordinato per annunziare la ve- nuta del patrizio al quarto dì. il capitano musulmano la- sciò poche genti sotto Lentini. salve le persone e gli averi. Tornò infelice al paro una fazione tentata l’anno ap- presso (16 agosto 847 a 3 agosto 848). né rimase in città uom che potesse combatter bene o male. per dare il guasto al contado. le altre schiere avviluppano i Cristiani. aggiungendo che. poi due o tre sentieri arrisicatissimi. quando vi- dero i Musulmani volger le spalle: onde tutti si posero a inseguirli. i fuggenti rifan testa. Trapassato il luogo delle insidie. e commise alle prime che alla sortita dei cittadini facesse- ro sembianze di fuggire verso l’agguato. Michele Amari . pose le altre in agguato. smarri- ta la via. delusi se ne tornarono alle navi. e che quegli avesse ordinato con esso- loro uno assalto da prendere in mezzo i Musulmani. E al quarto dì i Lentinesi. Fa- dhi ritorse lo stratagemma contro il nemico. ricchi pascoli per ogni luogo. su l’alto si stendon pianure. la credettero guadagnata ad un soffio.Storia dei Musulmani di Sicilia che li capitanava. non guari dopo. Pertanto questa s’arrese. né man- Storia d’Italia Einaudi 179 . un’altra più malagevole assai verso libeccio. tagliato come a piombo. che ponean le genti a terra nella cala di Mondello ad otto miglia da Palermo. da dieci salan- dre bizantine. li met- tono al taglio della spada: e pochissimi ne camparono in città. trovò modo di terminar presto la im- presa. e il resto scosceso. di quindici o venti miglia di giro: ed ha una salita aspra ma praticabile in faccia a Palermo. armatisi popolarmente per andare a sicura vit- toria. scrive Ibn-el-Athîr. Risapendo che i cittadini avessero chiesto soccor- so al patrizio il quale si chiudea con le genti a Siracusa o a Castrogiovanni. Mandato ad accender fuoco per tre notti sopra un monte a vista del- la città.

forte castello in Val di No- to. si patì dell’ottocentoquarantotto una fame sì cru- da. a voglia loro. nella prima guerra pu- nica. minac- ciando Palermo. e in una tempesta che si levò perderon sette salandre delle dieci. da farsene ricordo tra tante calamità. E forse fu quel- la carestia che domò Ragusa. tener sicuro un picciol nodo di soldati o nudrire un esercito. fronteggiando le legioni di Roma. dal no- no al duodecimo fu laguna profonda abbastanza da po- terlesi dare il nome di Marsa-t-tîn. sa- rebbe stato presentare battaglia a tutto l’esercito musul- mano di Palermo. Quivi i Bizantini avrebbero potuto similmente. la qua- le fu mezza tra pantano e lago nel secolo ottavo. e l’ottocentoquarantadue anco dalle caval- lette. ma del quarantotto si arresero sen- za battaglia al tristo patto di abbandonare tutta la roba ai vincitori. ossia porto fangoso. Guasti adunque i campi della Sicilia in ogni estate dai Musulmani. del dugentotrentacinque dell’egira (25 luglio 849 a 13 luglio Storia d’Italia Einaudi 180 . surto o appellato.Storia dei Musulmani di Sicilia can acque di pozzi e cisterne. A ponente avrebbero signoreggiato la fon- dura di Mondello. e prima d’andar via abbatteron le mura. in oggi paludosa ma coltivata. Michele Amari . e tre secoli innanzi l’era volgare era stato capace porto da contenere l’armata di Amilca- re: tanto si è ritirato il mare. ch’è a manco di due miglia dalla parte di scirocco. Salparono anche a furia. non trovata la via. non te- meraria. col medesimo nome della notissima città di Dalmazia. Però la fazione era audace. I va- lorosi abitatori di Ragusa in Sicilia scossero poi sovente il giogo musulmano. i Bizantini lasciaro- no ogni speranza e precipitosamente si ritrassero alle na- vi. che troviamo in Edrisi. per alluvione o per solle- vamento del suolo. a tentare l’altra. Quivi par si fosse accam- pato per tre anni Amilcare Barca. i quali ne presero quant’ei si fidarono di por- tarne. Il Pellegrino poteva occuparsi solamente per un colpo di mano dalla scala di libeccio: poiché. e però. Poi. sotto la dominazione bizantina. in quello e altri punti della costiera.

dato riputazione alle forze navali. dice l’autore del Baiân. Meritò lode non minore nelle cose della pace. poiché posavano al tempo di Ibrahim que’ pertinaci movimenti ne’ quali avea incontrato la morte Mohammed suo fratel- lo: la tranquillità in casa. o vogliam dire il popolo mu- sulmano di Palermo. Quivi il dieci regeb dell’anno appresso (17 gennaio 851) mancò di vita Abu-’l-Aghlab-Ibrahim. empierono di stragi le campagne. sì che i Cristiani. un passo fuori da quelle. ch’ei fortemente reggesse e con saviezza ordinasse la colonia: e attestanlo i fatti. A costui succedette un uom ferocissimo. Nelle memorie dunque della Sicilia musulmana. i grossi acqui- sti scompartiti con equità attiravano novelle genti. e. onde presto crebbe lo esercito. li avvilirono. il nome di Ibrahim è degno di andar congiunto con quello di Ased-ibn-Forât: due valorosi vecchi. E incontanente mandò gualdane che corsero il paese de’ Cristiani. Senza uscire giammai dalla capitale. piombarono ne’ dintorni di Castrogiovanni. appena vi si difendeano nelle fortezze prin- cipali. Abu-l’Aghlab-Abbâs-ibn-Fadhl-ibn-Iacûb-ibn- Fezâra. li ruppero in più scontri sanguinosi.Storia dei Musulmani di Sicilia 850). arsero. Michele Amari . e ripor- tarono il bottino ad Abbâs. chiaro per la vittoria sopra i Kharsianiti dell’otto- cento quarantasei. e dove posero taglie. eletto dalla colonia. né persona né ro- ba stava sicura che non pagasse la taglia ai Musulmani. e impuni si ridussero in Palermo. infestato l’Ita- lia meridionale. senza aspettar beneplacito del principe Storia d’Italia Einaudi 181 . e il guer- riero col senno lo assodò. disegnato con senno le im- prese. Ibrahim tutto quel tempo avea condotto gagliardamen- te la guerra per luogotenenti. leggen- dosi negli autori arabi. dopo sedi- ci anni di governo. dove saccheggiarono. corso l’isola da un capo all’altro. la vittoria fuori. che è lo stesso ragionando di quel- la età. come scrivono altri annalisti: il che mostra che lo eletto esercitasse ogni ragione di su- premo capitano. dei quali il giuri- sta con impeto e furore principiò il conquisto.

Siracusa. affidando lo antiguardo al suo congiun- to Ribbâh-ibn-Iakûb. facendo prigioni. Abbâs dapprima assalì Calta- vuturo. dove per certo aveano osato i Cristiani far te- sta. e gli presentò qualche fior delle spoglie opime. Michele Amari . avute co- me in cortesia dall’emiro di Sicilia. ed entrato l’anno dugento tren- totto dell’egira (22 giugno 852 a 10 giugno 853). né la Sicilia obbediva all’Affrica. batté i contadi di Castrogiovanni. poiché Abbàs dava il guasto al contado. spargendo scorridori d’ogni intorno. ma venduti. si arrestò sotto Butera. Alla nuova stagione. se non che. Catania. senza uscire di Sicilia. di cui si par- lerà a suo luogo. Ragusa: tagliando gli alberi. montò su l’armata per andare a fare una vendetta. più che questa alla pontifìcal sede di Bagdad! Abbâs continuò impetuosamente la guerra. e resse poi la Sicilia. Questi riconoscendo il diritto della colonia. alla espugnazione di Ca- strogiovanni. in giu- gno o luglio: poiché di due diligenti cronisti l’uno pone coteste fazioni nell’anno dugento trentotto in cui comin- Storia d’Italia Einaudi 182 . forte rocca nella giogaia delle Madonie. e presa Camerina. com’ab- biam detto. che sempre segnalossi per gran va- lore. onde sen- za intoppi cavalcò gran tratto di paese. Condusse ei medesimo l’esercito il dugento trentasette (4 luglio 851 a 21 giugno 852). lo depredò e arse. o gli abituri che rite- nean quel classico nome. A primavera (852). e riportonne mol- tissimi prigioni. Queste vane cerimo- nie avanzavano ormai della teocrazia musulmana sì po- tente e accentrata. Noto. ammazzava i prigioni presi in questa correria e tornavasene alla capi- tale. Poi non si mescolò altrimenti nelle faccende di Sicilia.Storia dei Musulmani di Sicilia d’Affrica. o non potendo disdire il fatto. si fece a scriverne lettere solenni al califo. mandò tosto ad Abbâs il di- ploma di elezione. non uccisi questa fiata. Tornò in autunno. Poi sendo già venuta la state. ar- dendo le mèssi. sopraccorso in quel di Castro- giovanni. senza poter tirare a battaglia il patrizio bizantino che capitanava il presidio.

E parmi evidente che fossero mol- Storia d’Italia Einaudi 183 . in tem- pi di servaggio. a poche miglia dal mare e dal fiume Salso. l’altro. non che que’ seimila villani. e li abbian da- to schiavi al nemico risguardandoli come animali d’altra razza: ché il cristianesimo prima del decimottavo seco- lo non era sì scrupoloso in fatto di uguaglianza. Ignoriamo or noi se orrenda necessità abbia sforzato a questo accordo tutti gli assediati. abbiano avviluppato con qualche nero tra- dimento gli inquilini delle campagne. Par che al- le prime scorrerie dei cavalli musulmani in Val di Noto i villici più fiate si fossero rifuggiti in quella rocca. splendida e famosa nei feudali. Per- ciò gongolando di gioia se li divisero i coloni di Palermo. lor fratelli in Cri- sto. con l’altro bottino. albergo dei suoi oppressori. in guerra. alfine pattuì coi terrazzani che gli consegnassero cinque o sei mila capi. e mutatone soltanto il nome sot- to i Bizantini. Cotesto nome geografico non apparisce innanzi il nono secolo. come se fossero capi d’ar- mento. pensò coglierveli a un tratto di re- te: assediò strettamente Butera oltre cinque mesi. Abbàs. è naturale rifugio di quella popolazione agricola. sì che die’ titolo al primo pari del reame fino alla riforma del mille ottocento quarantotto. per sal- var la roba. scrivon le croniche. Quan- to ai vincitori. o se i borghesi. ospiti. il Dio di Maometto assai più esplicitamen- te loro abbandonava in anima e in corpo tutti gli uomi- ni di religione diversa. domina il fertil paese che gli antichi addimandavano Campi Geloi. Fu Butera forte città nei tempi musulmani.Storia dei Musulmani di Sicilia ciarono. vedendoli af- follare al solito covile. nel trentanove in cui finirono (11 giugno 853 a 31 maggio 854). e l’esercito traendosi dietro tanta torma di schiavi tornossene in Palermo. o noti per lunga consuetudine. Ma quest’anno ottocento cinquantatrè. nella quale il parlamento siciliano abolì la parìa eredita- ria. Siede la città in cima ad un colle. né fabriche o altri avanzi mostran abitato il luogo in età più antica. Michele Amari .

e di là poteva il fier capitano abbracciare con lo sguardo la configurazione del paese: notar le princi- pali catene di montagne. pose indistintamente taglie di danari e di uomini alle terre che si calavano agli accordi. il quale corseggiando raccolse anch’egli e menò in Palermo gran torma di schiavi. discosto poco più d’otto miglia: l’Artesino dalla cui sommità vien visto grandissimo tratto della Sicilia come in carta geografica a rilievo. cattività. per lo più senza nomi- nare i luoghi. immaginò la divisione della Sici- lia in tre valli. Forse da quel sito. il qua- le giace a tramontana di Castrogiovanni. E non cessò di affliggere la Sicilia ogni anno. Michele Amari . e volle più tosto gli uomini. che i cronisti ripetono noiosamente. lo ruppe. Così l’anno dugento quaranta dell’egira (1 giugno 854 a 20 maggio 855). donde mandava scorridori ogni dì a battere il contado di Castrogiovanni. Il medesimo anno Abbâs mandava con l’armata un Alî suo fratello. e giù le uber- tose pianure ove fosse da far preda. i cui limiti si in- tersecavano non lungi dallo Artesino. venutogli fatto di tirare a bat- taglia il presidio di Castrogiovanni. egli o altro condottiero. e al- Storia d’Italia Einaudi 184 . come chia- mavano la guerra di state. nella sâifa. Del quaranta- trè (29 aprile 857 a 17 aprile 858).Storia dei Musulmani di Sicilia to ricercati gli schiavi nella colonia per coltivare le terre del Val di Mazara. e passò ol- tre a desolare le campagne di Siracusa. Poi la state del dugento quarantadue (9 maggio 856 a 28 aprile 857) Abbâs condusse in persona un esercito più forte dell’usato: espugnò cinque castel- la di cui non sappiamo altrimenti i nomi. affisare su questa e quell’altra vetta le fortezze non espugnate per anco. Da ciò è manifesto che si tratti dell’Artesino. arsioni di mèssi. e torme di cavalli per ogni lato dell’iso- la. con sac- cheggi. e talvolta ricusò la moneta. così quel d’appresso (21 maggio 855 a 8 maggio 856). Perocché Abbâs-ibn-Fadhl. Taormina. in tutto il tempo che resse l’isola. come poi si chiamarono. rovine di edifizii. nel quale dippiù leggiamo che Abbâs stette per tre mesi in uno altissimo monte.

perché Cefalù. gli altri rimanessero schiavi: e infatti menosseli in Palermo. La state. e potrebbe es- sere quel medesimo Giovanni che resse il Peloponneso nell’ottocento ottantaquattro. Lo stesso anno si arrese Cefalù la quale fu an- co smantellata. com’e- gli è manifesto. Più fortunosi eventi segnalavano l’anno dugentoqua- rantaquattro dell’egira (18 aprile 858 a 6 aprile 859). uscivano a un tempo di Palermo l’esercito condot- to da Abbâs e l’armata da Alî suo fratello: de’ quali il pri- mo depredò. o vogliam dire da dugento diciassettemila lire. senza trovare ostacolo.Storia dei Musulmani di Sicilia tre città. com- Storia d’Italia Einaudi 185 . Assediolla Abbàs per due mesi. egli avesse preso a inseguire per lo Adriatico legni bizantini. o i venti lo avessero tra- portato sì lungi. e fece ritorno in Palermo. e io credo. Kasr-el-Hedid. ed ebbelo alfine a patti che le fabbriche fosse- ro distrutte. S’avvenne in quaranta salandre bizan- tine il cui capitano era detto il Cretese. sia Gagliano. i contadi di Castro- giovanni e Siracusa. profferta da’ ter- razzani una taglia di quindicimila dinâr. che uscissero liberi sol dugento cittadini. per vezzo di romaneggia- re e mancanza di più segnalate vittorie. a capo dei quali. Il Cretese. non per assaltare la colonia musul- mana com’altri ha pensato: ma forse accadde che scor- rendo le costiere di Puglia. e li vendé. altri. ossia il Castel Nuovo. ove aspramente combattea- no Musulmani e Cristiani. forse dopo questa battaglia. Gagliano fu rocca di momento nelle guerre siciliane del medio evo. la ricusò. Alî trovos- si nei mari di Creta. strinse tuttavia il castello. ma andarono liberi tutti i cittadini: patto men tristo secondo i tempi. accordato da Ahbàs. con lie- vissima variante ortografica. per la importanza sua. e serba oggi il nome con vestigia di formidabili fortificazioni di natura e d’arte. nominata dal Beladori che vivea di questo tem- po a Bagdad. Indi pose il campo ad una fortezza. ch’altri scri- ve El-Kasr-el-Gedîd. non si potea di leggieri ridurre per fame. che suona il Castello del Ferro. soprannominato il Crete- se. Michele Amari . stando in sul mare.

gli disse: «e darotti un avviso che fa per te». riportò tra gli altri in Palermo un uomo di molta nota in sua nazione. e andata. apprestò segre- tamente ogni altra cosa. Scansò. ovvero infìngendosene per cavar più grosso riscatto: o fu che quel gentiluomo nulla valea nel mercato delli schiavi. Ab- Storia d’Italia Einaudi 186 . una seconda gualdana nel contado di Castrogio- vanni a spigolar bottino e prigioni. se vuoi mandar meco una parte del- l’esercito. sta a mala guardia: talché. uscì nottetempo dalla capitale. com’era usanza. aspra e difficilissima il verno. rap- piccata la zuffa e voltata la fortuna. terra vici- na. e capitanando egli stesso le gen- ti. la quale corre quasi in filo da Palermo a Castrogiovanni su la dirittura di scirocco levante: e seguì l’altra più lun- ga e agevole che mena a Caltanissetta. lor prese dieci navi: e Alî con gli avanzi dell’armata si ridusse nel porto di Palermo. ardendo tuttavia di rab- bia per lo caso dell’armata. saprò io farla entrare in Castrogiovanni». perdea dapprima dieci navi con tutte le ciurme: poi. Michele Amari . Ab- bâs assentiva. «Qual è?» domandogli l’emiro.Storia dei Musulmani di Sicilia battendo con Alî nella state dell’ottocento cinquantotto. Trascelti mille cavalli e settecento uomini da pie’ dei più valenti. città a sedici mi- glia a libeccio dalla insidiata rocca. lontano cinque miglia a mezzodì da Castrogiovanni. In questo verno». se povero e tristo egli era della persona come dell’animo. e il traditore a lui: «Ti da- rò in mano Castrogiovanni. egli die’ una sangui- nosa rotta ai Musulmani. del lago Pergusa per certo. li spartì in drappelli di dieci uo- mini. Rimasovi come in agguato col grosso delle genti. trattol da solo a solo. Leggendosi che lo stuolo musulmano sostasse a una stazione dalla monta- gna del lago. si dee supporre la fermata a Caltanissetta ovvero a Pietraperzia. proseguì: «tra coteste nevi il presidio non aspettandosi assalti. pose un capo su ciascun drappello. com’ei pare. Abbâs comandava di metterlo a morte. Sopravvenuto in questo il verno. Fattosi costui ad Abbâs con patrizia disinvoltura: «Lasciami la vita». la solita via di Caltavuturo.

alla volta del lago Pergu- sa per montare a Castrogiovanni dalla parte meridionale ov’era il sobborgo. come il chiamano i Musulmani sapendo da’ lor teo- logi che un tal giorno si fossero uniti insieme gli elemen- Storia d’Italia Einaudi 187 . aggiugne la cronica. trovò una roccia stagliata. È manifesto che volendo tentar la salita dond’era più dif- ficile e però men guardata. recando seco loro legato il traditore cristiano. il quindici scewâl dugentoquaranta- quattro e ventiquattro gennaio ottocento cinquantanove dell’era cristiana. A niuno de’ soldati cristiani si perdo- nò la vita. e così le scolte della rocca si eran date al sonno. uccidono chiunque lor si para dinanzi. parendo passato il pericolo con la notte. fu- ron fatti prigioni. con una mano di fortissimi eletti tra que’ forti: i quali mossero senza strepito al far della notte. il dì della unio- ne. Figliuoli di principi. e rividero il cielo ch’eran già dentro la for- tezza. e scoprirsi quando Ribbâh fosse pa- drone della rocca. e schiudon la porta. Michele Amari . e donzelle patrizie coi loro gioielli. che Ribbâh sel fa- cea camminare dinanzi. la schiera di Ribbâh doveasi indirizzare alla costa settentrionale del monte di Castro- giovanni. dove ad uno ad uno si imbucarono. vi appoggiò le scale apparecchiate a quest’effetto. e si trovò alfine sotto la cittadella. dal qual canto torreggia la rocca. e salitovi il prossimo venerdì. Ora fatale a tan- te fortezze assediate. Si avventano impetuosi su i Bizantini. all’ora della prece mattu- tina dei Musulmani. cominciato a inerpicarsi per l’erta come accen- nava il prigione. cominciando a far l’alba. Ab- bâs allora spronò a traverso il sobborgo.Storia dei Musulmani di Sicilia bâs mandava a compiere la più ardua parte della fazione Ribbâh. entrò nella roc- ca che appena spuntava il sole. né gli levava gli occhi d’addosso. e il rimagnente del bottino chi il potea contare? Immanti- nente Abhâs inaugurava una moschea: facea drizzarvi la ringhiera. Il traditore menò allora i Musulmani alla bocca d’un aqui- dotto che s’apriva sotto le mura. e che Abbâs dovea cavalcar poche ore dopo. Ribbâh. Così par ch’abbian fatto gli assalitori.

o nella state del sessanta: e par che tosto movessero accompagnate dall’armata. lo ruppe. e se ne troviam ricor- do. gliene prese cento. soggette o no ai Musulmani. La quale si noverò tra le più notabili di quel tempo: e tanta fu l’allegrezza dei Musulmani. ricantando la stessa fola della vittoria sopra i Kharsianiti. certo argomento dell’altrui viltà. com’io leggerei. che. involto com’egli era tra crapule. I prepara- menti sembran degni di Michele l’Ubbriaco. Perché Abbâs. pre- occupati al tutto di quelle brutture. Michele Amari . è dato dagli Arabi: però. breve ed incerto. obbliando lor gelosie di Stato. verso la costiera settentriona- le. fe’ orribile macello degli uomini. raggiri di corte e gare di prela- ti. si dica in quelle Storia d’Italia Einaudi 188 . nell’autunno del medesimo anno ottocentocinquanta- nove. venne fatto ai Siciliani di tirare a uno sforzo di guerra lo impera- tore Michele Terzo. Fatte venire le soldatesche di Cappadocia. e de’ suoi perdè tre soli. scempie buffonerie. date a capitanare a un patrizio: che al- tro mancava a ripigliar la Sicilia? Posero a terra a Siracu- sa. Pur è notevole che tal vanto dei vin- citori. le quali per tren- t’anni avean guardato alla rocca di Castrogiovanni come a pegno di liberazione. al dire d’Ibn-el-Athîr. alla prima n’ebber tale uno spa- vento che gli Arabi si affrettavano a scrivere avvilito e conculcato in quella stagione il politeismo di Sicilia. ag- giugne l’annalista. uccisi di saette. uscì di Palermo ad incontrare il nemico: lo combattè. gittate su trecento salandre. lo inse- guì fino alle navi.Storia dei Musulmani di Sicilia ti del mondo. lo emiro di Sicilia manda- va spoglie opime al principe aghlabita d’Affrica: e questi trascegliea donne e fanciulli prigioni per farne presente al pontefice di sua setta a Bagdad. il feroce condottiero. Ma succedendo allo sbigottimento sensi più generosi. tra le fresche stragi e ’l pianto delle vittime e gli eccessi dei vincitori. libi- dini. arringa- va i suoi: umile ed empio. riferiva ad Allâh la vittoria di Castrogiovanni. Della quale impresa tacciono i cronisti bizantini. Sparso intanto il nunzio tra le popolazioni cristiane dell’isola.

e inoltre Sutera. molte castella dell’isola: Platani. quando seppe esser giunto. e passando oltre. Ciò mo- stra che universale e di momento era stato lo sforzo de’ Siciliani. ricordate di sopra. trovò il nemico presso Cefalù. E indarno vi si affa- ticava. lasciando lo assedio. malconcio lo ri- mandò a Siracusa. Con- tro costoro si volse Abbâs. Caltabel- lotta. e altre di cui non si dicono i nomi. Caltavuturo. tornato in Palermo. Ai quali non mancò il cuore in questo incontro. pose l’assedio a Kalat-Abd-el-Mumîn. Ma pare che la seconda sconfitta dello eserci- to imperiale li abbia consigliato a posare le armi: poiché non si intende più nulla di loro. dopo undici anni di Storia d’Italia Einaudi 189 .Storia dei Musulmani di Sicilia due sole sconfitte di eserciti venuti d’oltremare. i quali pare che marcias- sero lungo la costiera settentrionale sopra Palermo. e trapassò al terzo giorno. e dopo una zuffa ostinata. fece subito ristorare le fortificazioni di Castrogiovanni. accozzato forse da quei municipii. dice Ibn-el-Athîr. Egli. superatolo con l’usato valore. Abhâs sopraccorreva immantinente a gastigarle dell’anno dugentoquarantasei (27 marzo 860 a 15 marzo 861). Per- ché veggiamo sollevarsi al primo comparire dei rinfor- zi bizantini. Avola o Entel- la. racconciare le case. Kalat-Abd-el-Mumîn. e non piegare facilmente il collo dopo la sconfitta loro. un altro esercito bizantino: gli avanzi forse dei Cappadoci. che tutte avean già promesso obbedienza e tribu- to ai Musulmani. e l’anno seguente dell’e- gira (16 marzo 861 a 5 marzo 862). lo sbaragliò Ab- bâs con molta strage. era giunto alle Grotte di Karkana quando si ammalò. come solea prima della presa di Castrogiovanni. non mai nei combattimenti contro i Cristiani di Sicilia. si vede Abbâs anda- re spensierato a saccheggiar il contado di Siracusa. ingrossati dalle milizie dell’isola. una terra che non so se vada letta Ibla. il tre giumadi secondo (13 agosto 861). ed a Platani. Fattoglisi incontro lo esercito cristia- no. valicò i monti. Michele Amari . Al ritorno da questa scorreria. e posevi un grosso presidio musulmano.

con vana vendetta. Seppellivanlo i Musulmani là dove ei morì. o in ambe le stagioni. non corresse i paesi cristiani della Sicilia. al cui nome tremavano ancora.Storia dei Musulmani di Sicilia continua guerra: ché non passò anno. e talvolta anco di Calabria e di Puglia. ove pose colonie de’ suoi. che i Cristiani. esumarono e arsero il cadavere del del capitano. ma non prima furono partiti. che la state o il verno. Michele Amari . Storia d’Italia Einaudi 190 . ripetono i cronisti.

e la mala educazione di Michele ter- Storia d’Italia Einaudi 191 . Senza dubbio vi soggiornavano già in cittadi e castella: poco men che una trentina. Il Basso Impero al contrario facea troppo e troppo poco in Sicilia: e intanto mostrava al mondo infino a che assurdi- tà. e non parlandosi di guasti nella maggior parte delle provincie odierne di Palermo e Trapani. è da credere che i vincitori tenessero quei terreni. scompar- titi con equità patriarcale. nel cui nome si comhattea. Rivolgendoci alle condizioni delle due società che si contendeano la Sicilia. Dei principati. oltre la virtù delle armi e la operosità. assicurato che lor fu lo esercizio del culto. eccetto le grosse città murate e qualche regione montuosa.Storia dei Musulmani di Sicilia XIV Fin qui gli annali arabi ci hanno mostrato della storia uno scheletro sì. Abbiam veduto la colonia di Palermo occupare alcuni luoghi importanti nel centro e su la costiera settentrionale infino a Messina. sforzare a tributo i paesi di mezzodì e levante. e lieti vedeano passare in Sicilia e in Italia gli uomini più turbolenti. come credeano. che si tirò dietro guerre atrocissime. poi. quel d’Affrica aiutò la colonia con lasciar fare: ché mite animo ebbero i primi successori di Ziadet-Allah. né si vollero mettere a sbaraglio per diletto di pagare il tributo all’imperatore di Costantinopoli. la ambizio- ne di Barda fratello. anco l’accordo degli animi. il possedimento dei beni. La devota imperatrice Teodora (842-854) lasciò all’im- pero tre nuovi flagelli: la proscrizione degli eretici Pau- liciani. scorgiamo nell’una. Michele Amari . non ripugnaron troppo al nuovo giogo. che ben si mantenea quando il bottino e i tributi. come si ritrae dal Beladori che vivea di quel tempo a corte di Bagdad. Dall’altro canto i Siciliani. più tosto che ai Musulmani di Paler- mo. ma non mutilo. e. potean soddisfare alle cupidi- gie. avviliti dalle ubbie mona- stiche e dal dispotismo. confusione e vergogna possa giugnere il despotismo.

e più spes- so tacendo. si diedero a rubare non ostante gli accordi. or confessando. che fu conteso tra Ignazio e Fozio. nei tren- t’anni che corsero dalla presa di Palermo alla morte di Abbâs-ibn-Fadhl. e i Bizantini nul- la. e sontuosamente edificate chiese. come ce l’attestano gli annali arabi. sì confusi. scialacquato il danaro pubblico. gli avvenimenti ci capitano sotto gli occhi sì interrotti. e da ciò le nuove sconfitte loro. e poi venirne con quella scorta ai fatti esteriori. che ritraggono i cronisti. Del rima- nente appaiono semplici e chiare le cagioni di quel con- tinuo progredimento della colonia musulmana. infine accesa con leggerezza la gran briga del patriarcato di Costantinopo- li. trasandata o stoltamen- te e vilmente condotta la guerra contro i nemici che ac- cerchiavano l’impero. provocati per tal modo. Verso quel tempo la fortuna cominciò a variare. e occupati infine moltissimi poderi dai Mu- sulmani. a vicenda insultato il culto cristia- no. buffoni e ribaldi in favore. per cupidigia e necessità. Perocché la prospera fortuna attirò nuovi coloni: la sottomissione dei Cristiani al tributo menomò il bottino. figliuolo di lei. dièssi a vita brutale. Dei modi della oc- Storia d’Italia Einaudi 192 . vennero ad atti di di- sperazione. Donde se d’alcuna cosa è da maravigliare negli avvenimenti di Sicilia. Michele Amari . Il qua- le. se non si conoscessero le nuove condizioni dei vincitori e dei vinti. ossia tra le fazioni del papa e della corte (857). alla scorza della storia. le schiavitù. ruppe ogni freno di pudore. Ma poich’essi dicon poco. le masnade. cacciata di corte la madre (854). i Cristiani. non fia la impo- tenza. divisar prima i fatti generali che noi possiamo dedurre. Però è mestieri invertir l’ordine naturale del racconto. le uccisioni. che sarebbe da metterli in forse a ogni passo.Storia dei Musulmani di Sicilia zo. ei si vede che la concordia v’era durata troppo più che non potes- se. soprannominato l’Ubbriaco. Incominciando dalla colonia musulmana. ma sì la pertinacia delle armi bizantine. ingrossate e prive degli acquisti che conce- dea la legge.

Il principato aghlabita volle riparare a tal discordia. civili insieme e mili- tari. per legge musulmana e natura stessa della cosa. spiccandosi dalla capi. in Ispa- gna. opprimea- no la popolazione rurale. o trarne partito per dominare su i coloni altrimenti che di nome. lo assegnamento degli stipendii o be- neficii e la divisione delle terre.Storia dei Musulmani di Sicilia cupazione discorreremo in altro libro. molestavano i vicini musulma- ni o cristiani. diveniano al tutto stati nello stato. si perpetuavano le ni- mistà.tale per andare ad abitar cit- tà o castella vicine ai poderi. delle tribù. o ripetimento di dritti che dir si voglia. e prender da loro una parte di ciò che fruttava il terreno. La quale usurpazione. i Berberi si sentiano lesi dagli Arabi. O i cor- pi del giund. Tanto era avvenuto in Affrica. Ma le entrate che ne tornavano ai Musulmani si scompartivano in varie guise. e scorreva il sangue. cioè: spogliare a dirit- tura gli antichi possessori. e ne veggiamo spuntare i segni qua e là negli annali siciliani dei tempi susseguenti. Michele Amari . Io lo scrivo sì fran- camente anco della Sicilia. ovvero ridurli a vassallaggio. Da un’altra mano. davan luogo ad arbitrio e ingiu- stizia: onde si raccendeano le antiche ire delle schiatte. per ogni provincia musulmana. or si tenessero in dema- nio. consorterie autonome. portavan seco tutti i vizii della feudalità. e che il ritratto dei poderi demaniali e le contribu- zioni su le terre lasciate ai Cristiani si assegnassero ai cor- pi del giund. in una maniera che variava dal mero paga- mento di stipendio infino al beneficio militare. perché quegli elementi sociali portavano a quegli effetti. delle famiglie. erano per ogni verso fomiti di turbolenze. gli Arabi Iemeniti dai Modhariti. cacciandoli o facendoli schia- vi. avvenendo che le terre prese or si dividessero. questa parente- la da quella. che regnò senza mai Storia d’Italia Einaudi 193 . Mohammed-ibn-Aghlab. incominciò da uno di que’ monarchi di fa- cil natura. e sempre con inevitabile disuguaglianza. e basti qui nota- re che principalmente furon due. il governo della colonia diveniva difficil opra ogni dì più che l’altro.

salito men che onestamente da povertà ed oscurità al favor della corte. fino alla virtù della disciplina e alla scienza strategica. il riformatore del Basso Impero. Riforniva lo erario senza aggra- vare i sudditi. per la grazia di Dio e per- ché fe’ scannare sotto gli occhi suoi Michele che dormi- va ubbriaco. quan- do morto Mohammed. cospirò con Ahmed e Khafâgia. la dinastia macedone regnò più lungamente e quetamente che molte altre. a dispetto della colonia. riformandovi ogni ordine. dico. o almeno di una grossa fazione. dagli esercizii di mosse e d’armeggia- re. figliuoli di Sofian-ibn-Sewâda. cessava gli scandali ecclesiastici. e rimasto solo sul trono. succedeagli Ahmed suo figliuo- lo (856 a 863). Costui volendo liberarsi dalla inso- lenza d’un fratello che lo tenea come prigione. rimasero potentissimi appo di lui. dopo tante brutture e misfat- ti. a cominciar dalle paghe. come uomini di gran va- glia. e aspramente contese la Sicilia ai Musulmani. Khafâgia-ibn-Sofiân. guadagnato l’animo di Michele Ter- zo con la vergogna di sposare una concubina ch’era ve- nuta a noia all’imperatore e dargli in cambio la propria sorella. detto di sopra: prode uom di guer- ra. Pertanto la vittoria sotto gli auspicii suoi tornò ai vessilli bizantini. raffrenava gli abusi dell’azienda. e padre d’un altro valoroso che governò dopo lui la Sicilia. Basilio. sopra tutto ristorava la milizia. parve rinfuso un po’ di vita nell’impero. dal- la leva dei soldati.Storia dei Musulmani di Sicilia governare (841-856). ucciso a tradimento dai suoi stessi. associato indi allo impero in merito d’un assassi- nio. Basilio ripigliò anco un tratto dell’Italia me- ridionale. regnò con vera gloria. fattogli conseguire l’intento. Par che costoro non perdesser grado. Basi- lio. Storia d’Italia Einaudi 194 . Da lui fu eletto al governo di Sicilia. i quali. facea compilare un codice di leg- gi che porta il suo nome. Michele Amari . Seguì anco in questo tempo la esaltazione di Basilio Macedone (867). suoi lontani parenti. e incontrovvi lo stesso fato.

Il caso di Castrogiovanni lo acce- lerò. Nondime- no Abd-Allah avea dato opera alla guerra: e. in luogo di condurla in persona vi avea mandato Ribbâh. si sciolse- ro a maggiori eccessi. La rocca degli Armeni. par che tentennas- sero: ma alla morte di Abbâs ripigliarono le armi con novello ardire. insultando al cada- vere di Abbâs. con la scorta dei quali ormai torneremo al racconto. dopo la presa di Castrogiovanni. poiché dopo qualche lieve avvantaggio fu rotto: presegli le bandiere e le taballe che soleano stare al centro degli eserciti: e fattogli grande numero di prigio- ni. Seguiano queste fazioni nella primavera dell’ottocento sessantadue. la rocca di Mosciâri’a cadeano ancora in potere dei Musulmani. quel che primo entrò nella rocca di Castrogio- vanni. Ciò mi par si tocchi con mano nei brani degli annali ara- bi. imbaldanziti. rincorandole la divisione de’ Musulmani. Il quale or trovossi. surrogatogli Abd-Allah figliuolo del morto Abbâs. Ma il principe d’Affrica. forse perché i Musulmani. veggiamo deposto popolarmente Ahmed. come s’è detto. per certo. non volle tornare a casa senza ven- detta: espugnò la città del monte d’Abu-Malek. Sgarate nella prova. come trasparisce dalle fazioni che sappiamo di quella guerra. menò in cattività tutti i borghesi. verso il febbraio dell’ottocento sessantadue. e di- sapprovato lo scambio a corte di Kairewân. Campato a stento.Storia dei Musulmani di Sicilia A questo effetto egli aiutò il moto delle popolazioni cristiane. Mentre i Cristiani provocavano. arse la terra. raro esem- pio ai tempi del padre. Pur a capo di pochi mesi. e però parecchi anni innanzi la esaltazio- ne di Basilio. di ignoto sito. l’antico condottiero della van- guardia. la colonia rifece capitano Ahmed-ibn- Ia’kûb. zio di lui: e il principe aghlabita lo confermò. incominciato. spar- se intorno le gualdane a fare i soliti guasti. Le popolazioni siciliane s’intese- ro tra loro. non Storia d’Italia Einaudi 195 . Michele Amari . Il moto era nato nell’isola stessa dal con- tinuo disagio e pericolo in che viveano tante città tribu- tarie dei Musulmani. a fronte di sover- chianti forze.

usciti i Cristiani a combattere. di sangue aghla- bita. mandò a reggere la Sicilia Khafâgia-ibn-Sofiân-ibn-Sewâda. succeduto al fratello Ahmed-ibn-Mohammed. chiaro al- sì per vittorie in Affrica: il quale arrivò in Palermo del mese di giugno. quasi a mantenere il rigor di dritto che facea amovibili i governatori a piacimento del principe. Né il padre il pote vendicare. e la fu- ria di capitano nuovo. una bella somma di danaro. ed era ormai riabitata dai Cristiani. Intanto.Storia dei Musulmani di Sicilia spuntandosi di suo proponimento. Saccheggiatala. i Musulmani aveano abbandonato Castrogiovanni. come dicemmo. su la costiera di mezzogiorno. se dee starsi alla identità d’un altro nome scritto nel solo Baiân. che fu il dugen- to quarantanove dell’egira (23 febbraio 863 a 11 febbra- io 864). Michele Amari . In vece del- le quali troviamo cerimonie di officio: che Ziadet-Allah. passarono a Scicli. dicono gli anna- li. composte come par le liti intestine. e mandavagli i soliti abbigliamenti di investitura. perché l’anno che seguì. come dice il proverbio siciliano. quando i Musulmani oc- cupavano l’antica e importante città di Noto. all’entrar dell’anno dugentocinquanta (12 febbraio 864 a 31 gennaio 865). Khafâgia mandava in sua vece alla guerra sacra il figliuo- lo Mahmûd: tanto ei trovò conturbata la colonia di Pa- lermo! Mahmûd. si sa che abbia mandato gualdane. ma. e presavi. e fu espugnata per lungo as- sedio. di gran seguito a corte. per- ché si legge che il dugento cinquantuno (1 febbraio 865 Storia d’Italia Einaudi 196 . Ricominciava da senno la guerra. guastò. scrive Ibn-el-Athîr. che quelle ab- biano riportato un po’ di bottino. arse. rapì. fu scon- fitto e costretto a tornarsene in Palermo. cavalcando il contado di Siracusa. conferma- va Khafâgia nel governo di Sicilia. E con tutto l’ardore che il portava alle armi. per tradi- mento di un cittadino che lor mostrò la via di penetrar nella fortezza. terra della quale occorre adesso il nome per la prima volta. ma senza fazioni degne che se ne faccia ricordo.

a quel tempo città grossa. in cui i Musul- mani presero quattro salandre bizantine nel mar di Sira- cusa. non trovandosene vestigio nelle croniche arabiche scritte da senno. Michele Amari . entra- va nella terra. veniano a chiedergli l’accordo oratori. com’e’ parrebbe. col figliuolo. va messa a fascio con l’erculea prova dei mille uccisi di sua mano. Donde fe’ uscire una gualdana capitanata dall’altro suo figliuolo Mohammed.Storia dei Musulmani di Sicilia a 20 gennaio 866). trascorrea fino a Siracusa. la quale prese il fiero soprannome di gualdana dei mil- le cavalieri. credo io. che l’ottocento settantasette Kha- fâgia. e menava schiavi gli abitatori: la qual fa- cile vittoria non va con le note condizioni di Taormina. sia nella impresa di Khafâgia. e attiratovi il ne- mico. avvezza agli Storia d’Italia Einaudi 197 . Khafâgia andava a guastar le mèssi del contado. e si fermò il patto: ma poi infranto dai cittadini. volendo ritoglier Enna ai Cristiani. e combatteavi contro i Cristiani una fazione. sia del figliuolo. ma forse va letto Troina. Mohammed figliuolo di Khafâgia sopraccorrea con lo esercito. Torna anco alla state dell’otto- cento sessantacinque una fazione navale. ché tanti ne uccise. posto un agguato. in qualche compi- lazione persiana. l’anno dugen- tocinquantadue (21 gennaio 866 a 9 gennaio 867). fortissima di sito. di Taormina troviamo nelle croniche. donde tornato per le falde deIl’Etna guastando per ogni luogo le campagne. Ostinandosi a fiaccar la capitale nemica. Il caso stranamente sfigurato. era fatto prigio- ne dopo avere ucciso di propria mano più di mille uomi- ni. portò il nostro Rampoldi a scrivere ne- gli Annali Musulmani. ove par che l’armata fosse andata a cooperare con l’esercito. ma con poco frut- to. Kha- fâgia riassaltava il contado di Siracusa. Ciò mostri con che grosse forze si combattea. forse infelice. perché senz’altro si aggiunge ch’ei tornasse in Palermo. nelle campagne di Siracusa. La quale prigionia di Kha- fâgia. ma il dì appresso lo riscattavano i suoi a prezzo di trentaseimila bizantini d’oro. forse schiava cristiana. Perché ei vi mandava ad ultimar la cosa una moglie sua.

Michele Amari . a patto che andasse libera parte de’ cittadini con loro ro- ba e giumenti: e ogni altra cosa ch’era nella fortezza. tornarono in Palermo il pri- mo regeb (26 giugno). provvide immantinente a gagliardo sforzo di guer- ra in Sicilia. A duro tirocinio li avea mandato Basilio. e verso l’autunno strinse Ragusa: la sforzò ad arrendersi. Trionfarono tuttavia i MusuIrnani. che fu me- stieri portarlo a Palermo in lettiga. cavalli. mentre le gualdane ch’ei spiccava dal grosso dell’esercito depredavano ogni parte dell’isola. Ma non andò gua- ri che il rividero i Cristiani nel dugento cinquantatrè (10 gennaio a 30 dicembre 867). che s’era sciolta dall’obbedienza. an- co gli animali e gli schiavi. l’impeto. La quale Storia d’Italia Einaudi 198 . Mos- se Khafâgia nella state del medesimo anno sopra Noto. distruggere le messi. cavalcare i contadi di Sira- cusa e di Catania. la militar fratellanza. cui le vittorie dell’anno innanzi avean reso l’alacrità. lunga. presero robe. messosi a depredare il contado di Siracusa. sep- pe giunto di Costantinopoli un Patrizio con armata ed esercito. contro tal capitano e tal milizia. Basilio. guastar le ville. e. ch’era salito al trono in settembre di questo anno. Lo stesso dì Khafâgia fea salpa- re il figliuolo con l’armata che s’era ritratta in Palermo. sanguinosa. fin- ché il capitano infermò di malattia sí grave. e più furiosamente sbrigliatisi a gua- stare i dintorni di Siracusa.Storia dei Musulmani di Sicilia assalti e celebre poco appresso per ostinate difese. uccisero al nemico parecchie migliaia d’uomini. armi. l’espugnò di nuovo. avendo costretto a ca- larsi agli accordi il popolo di Ghirân. schivando le superiori forze navali dei Greci. Scontraronsi i due eserciti in aspra battaglia. che io credo la ter- ra di Grotte: e moltissime altre castella occuparono. Onde Khafâgia uscito di Palermo a dì venti di rebi’ primo del dugento cinquantaquattro (19 marzo 868). andò a monte come bottino. Par che seguendo la costiera di mezzogiorno giugnesse- ro i Musulmani presso Girgenti. men durevole. e mandato il figliuolo Mohammed per mare con le harrâke.

Khafâgia mandovvi il figliuo- lo. diersi alla fuga. gli altri dier volta: inseguiti da’ Greci e perduta molta gente. Khafâgia movea sopra Tiracia. il quale del mese di sefer dugento cinquantacinque (19 gennaio a 17 febbraio 869). Non si sa ch’ei la espu- gnasse. gli entrati in Taormina si tennero spac- ciati. poi. Poco appresso il fatto di Taormi- na. che salsero a Taormina. Si impadronirono d’una porta coi bastioni attigui. secondati dalla fortuna finché ebbero animo e prudenza. com’io leg- gerei in Ibn-el-Athîr. quando. ed avea lor comandato stessero raccolti senza dar mano al saccheg- gio. Già la vittoria seguiva la disciplina. Poco mancò che a mezzo il verno Mohammed figliuo- lo di Khafâgia non rinnovasse a Taormina l’audace fat- to d’Abbâs-ibn-Fadhl a Castrogiovanni. a Siracusa. si com- batté fìeramente d’ambo le parti. si sparsero a far prigioni e preda. col figliuolo. cautamente appressava- si. Michele Amari . onde i cittadini. né comparivano le bandiere di Mo- hammed. passava dal musul- mano campo al greco. Però temendo non il nemico gli avesse inter- cetto il cammino. Mandata intanto fortissima schiera. Offertosi uno spione a porre i Musulmani entro la fortezza per alpe- stre sentiero noto a lui solo. di rebi’ primo del medesimo anno (18 febbraio a 19 marzo 869). ri- Storia d’Italia Einaudi 199 . risenten- dosi dal primo stupore. man- dava fanti spediti con la guida. restando addietro egli e il grosso delle genti. aspet- tando Mohammed che dovea venire a tal ora. e s’imbatterono nei compagni quan- do la città era richiusa e fallito il colpo: né altro partito a Mohammed restò che di tornarsi in Palermo. Ma que’ non volendo lasciar altrui le primizie di sì ricca città.Storia dei Musulmani di Sicilia andò a combattere su le costiere di terraferma. e zeppa di bottino se ne tornò in autunno. e risponderebbe a quella che poco appresso fu chiamata Randazzo. li cominciarono a incalzare: e l’o- ra intanto era scorsa. scoprirono ch’erano un pugno d’uomini. l’esercito cristiano uscì a incontrarla. caduto nella mischia un de’ più valenti guerrieri musulmani.

sì che rifecero in luogo dell’ucciso il figliuolo di lui. si rimanesse in Palermo. com’e- ra usanza. Recarono il cadavere di Khafâgia-ibn-Sofiân a Palermo. mentre ognuno rimontava a cavallo per riprendere la marcia. riprese la via di Palermo. un Berbero del giund. e il principe d’Affrica lo confermò. in Storia d’Italia Einaudi 200 . rimanea quell’isola in poter della colonia siciliana. avevano occupato Mal- ta l’ottocento sessantanove. e altro non fece. a’ tre di regeb del dugen- to cinquantasette secondo l’egira (27 maggio 871). ma accorgendosi che ga- gliardamente la si difendesse. Fece alto in riva al Dittàino. mandando con le gualdane Abd-Allah-ibn-Sofiân. Perocché alquante navi affricane. il cui arrivo i nemici non aspettarono: e così a’ ventinove agosto otto- cento settanta. Così anco l’anno dugento cinquantasei che se- guì (8 dicembre 869 a 27 novembre 870). capitanate da Ahmed-ibn-Omar- ibn-Obeid-Allah-ibn-el-Aghlab. stringeano d’assedio il presidio musulmano. e a spron battuto si fuggì a Siracusa. il quale a rifarsi dell’on- ta marciò con tutto lo esercito a Siracusa. sì infaticabile nelle guerre del padre. e innanzi l’aurora (15 giugno 869). levato il campo. per nome Khalfûn-ibn-Ziâd della tri- bù di Howâra. col diploma e col dono delle vestimenta d’u- ficio. lo trafisse d’una lancia a tradimento. Nel compianto della colonia tacque per poco la gelo- sia. promosso che fu al sommo grado nella colonia. Mo- hammed mandovvi allora l’esercito di Sicilia. ma. Pure non è indizio di tranquillità che Mohammed. il qua- le andò a distruggere le ricolte in quel di Siracusa. Michele Amari . la cui fama chiarissima rimase tra i Musulma- ni d’Affrica per le vittorie guadagnate sopra i Bizantini.Storia dei Musulmani di Sicilia fuggironsi al campo di Khafâgia. Pochi mesi appresso. ove fu onorevolmente seppellito. pose l’assedio alla città. guastò il con- tado. Mohammed. Mohammed-ibn-Khafâgia era assassinato nel palagio. andati i Bizantini alla ri- scossa. non fu segna- lato altrimenti che per una impresa marittima. la notte del primo regeb.

Michele Amari . nel mese di sefer (17 dicem- bre 871 a 15 gennaio 872). che i Musulmani aspramente infestavano ormai da trent’anni. di mohar- rem dugento cinquantotto (17 novembre a 16 dicembre 871). il quale commes- se il governo a Ribbah-ibn-Ia’kûb-ibn-Fezâra. preso- ne alcuni e messi a morte. come anco della ele- zione e deposizione del suo fratello Ahmed l’ottocento sessantadue. ne scrivea in Affrica. Storia d’Italia Einaudi 201 . elet- to wâli della Gran Terra. Ribbàh moriva tra non guari. Seguillo alla tomba. La fuga li scoprì: onde furono inseguiti.Storia dei Musulmani di Sicilia pien giorno. per aver agio a sal- varsi. Indi la colonia eleggea capi- tano Mohammed-ibn-Abi-Hosein. da’ suoi servi eunuchi: i quali occultaro- no il misfatto infino al dì seguente. il continente cioè d’Italia. Ma. come se il caso prendesse a mantene- re gli agitamenti della colonia quando posavano i raggi- ri e le tradigioni. il suo fratello Abd-Allah. delle cui gesta in guerra è occorso parlare. ed era disdetta dal principe aghlabita.

Mohammed-ibn-Hosein. che regnando costui (dicembre 864 a febbraio 875). donde par abbia lasciato la Sicilia. L’autore del Baiân. fiaccarono gli Infedeli in aspri scontri. scel- to dalla colonia alla morte di Mohammed-ibn-Khafâgia avea tenuto l’oficio per brevissimo tempo. uom litterato. e poscia promosso a ragguardevole uficio in Kai- rewân. fratel suo. nominato dal principe d’Affrica e trapassato verso la fine dell’otto- cento settantuno. l’anno dugento cinquantasette (870-71). per nome Hosein. Michele Amari . di casa aghlabita. capitani l’un di Si- cilia. A Ribâh-ibn-Ia’kûb-ibn-Fezâra. A costui par tenesse dietro un Ahmed-ibn-Ia’kûb. e altro non ne dice. «i Greci occuparono parecchi luoghi della Sicilia. Intanto veggiamo i governatori di Sici- lia avvicendarsi in fretta. come di- cemmo. un Hosein- ibn-Ribâh. l’altro della Gran Terra. che mori- va a capo di un mese. ovvero. secondo il Nowairi. Allora. poc’anzi prefetto di Tripoli. come anche no- tammo. Abu-Abbâs-ibn-Ia’kùb-ibn-Abd-Allah.Storia dei Musulmani di Sicilia XV Nel detto cenno biogratico sopra il principe aghlabita Mohammed-ibn-Ahmed scrive Ibn-elAthîr. non per disgra- Storia d’Italia Einaudi 202 . e tantosto il rimosse. venne a reggere la Sicilia Abu-Abbâs-Abd-Allah-ibn-Mohammed-ibn-Abd-Allah. per elezione della co- lonia. Mancato di vita Ahmed nel mede- simo anno dugento cinquantotto dell’egira (17 novem- bre 871 a 5 novembre 872). figliuolo del primo governatore ch’eb- be la colonia di Palermo. e che Mohammed fe’ costruire fortezze e corpi di guardia su la costiera d’Affrica». tradizionista. cui il principe d’Affrica confermò. e tornatovi non guari dopo. poeta. accenna che i due fratelli. alla sfuggi- ta. era rifatto il figliuolo. era sostituito. che correva il mese di scewâl dugen- to cinquantanove (agosto 873). e passa oltre l’annalista ai casi de’ Musulmani a Bari. o d’altra famiglia: ché va- riano in ciò i cronisti.

Gli fu sostituito. si sa in particolare una sola fazione. fallita già Storia d’Italia Einaudi 203 . fe’ la tregua. con la quale s’accorda la Continuazione di Teofane. Questi prigioni. il medesimo anno dugento cinquantanove. se è da credere al Nowairi. e incontanente si tornò in Palermo. il quale a capo di quattro an- ni si vede anch’egli ito via. i grandi del Kairewân innalzava- no al trono il fratello. che par si volgessero all’isola. ma a chiesta sua. danno a vedere gravissime calamità della colonia sici- liana. Mohammed-ibn-Ahmed (febbraio 875). In- di. Abu-Malek-Ahmed-ibn-Ia’kûb- ibn-Omar-ibn-Abd-Allah-ibn-Ibrahîm-ibn-Aghlab. tardandogli forse di uscire di quel vespaio e tornare in Affrica dond’era partito a ma- lincuore. De’ quali sei o sette capita- ni ch’ebbe l’isola dall’ottocento settantuno al settanta- trè. e ad un tem- po far sentire a Basilio che più non regnava in Affrica il Signor delle Grù. forse interi distretti in Sicilia. una gualdana. e mal direbbesi di guerra: che del dugento cinquantanove (6 novembre 872 a 25 ottobre 873). Morto. e lasciato un figliuolo di poca età. secondo la testimonianza già detta d’Ibn-el-Athîr. mentre Lodovico e’ Longobardi si travagliavano contro i Musulmani di Terraferma.Storia dei Musulmani di Sicilia zia a corte. lacera tuttavia dalla discordia civile. un altro con- giunto della dinastia. Costui dato- si ad apparecchiare in casa. Ibrahîm-ibn-Ahmed. gli stromenti dell’atrocissirna dominazione sua. ridomandò trecento sessanta prigioni musulma- ni. so- prannominato l’Abbissino. volle tra- sviare in Sicilia gli uomini che temea vicini. Dissanguata anch’essa dalle battaglie di Capua e di Benevento. non potea fronteggiare le armi vincitrici di Basilio. Michele Amari . come diremo in altro libro. queste reticenze degli annalisti mu- sulmani. andata infino a Si- racusa. avuti i quali. tra tanto scapito dell’onor musulma- no. questi governatori sì spesso morti o scambia- ti. Tentò dunque un’impresa. non che perdere varie città. i Musulmani temeano anco per l’Affrica: affor- zavano le costiere.

novello governatore dell’isola. D’altronde. davano il guasto a quel di Siracusa. e però la città. Cinquant’anni addietro l’esercito di Ased-ibn-Forât s’era accampato alle latomie. perché quella. perché vi era stata la chiesa metropolitana. capitanati da Gia’far-ibn-Mohammed. Adesso il capitano degli assedianti fa- cea stanza nell’edifizio della cattedrale vecchia fuor la cit- tà. o piuttosto l’antico quar- tier principale della città. Or guardando una pianta topografica ognu- no intenderà tal punta estrema essere l’istmo che separa i due porti. e tra gli altri ordini quello di tramutare la chiesa metropolita- na in Ortigia. Taormina. al tempo dell’assedio. fosse posta in riva al mare. i Mu- sulmani. sul porto gran- de «nel luogo ove si stende il corno destro della città».Storia dei Musulmani di Sicilia ai più illustri capitani della colonia: lanciò l’esercito so- pra Siracusa. talmenteché le Storia d’Italia Einaudi 204 . Dal che parmi assai probabile che dopo l’assedio di Ased-ibn-Forât. offriva comodo alloggio al condottiero musulma- no. essere stata limitata. Catania e altre città di cui non ricordan- si i nomi. i capitani bizantini facessero sgombrare il quartiere o ponessero gli ordini opportuni a poterlo sgombrare d’un subito. pestilenze. alla penisola d’Ortigia. occupati i sobborghi. emigrazione. dopo distrutte le mèssi di Ramet- ta. in mezzo secolo. dice qui il narratore. non diroccata per anco. lontano circa un miglio dal- l’istmo d’Ortigia. abbandonato da poco. Sappiamo anco da lui come una torre. e poi che da quel luogo fosse pre- sa Siracusa. scrive il monaco e grammatico Teodosio che stettevi incarcerato trenta dì. povertà. Michele Amari . e abbandonato da poco. La state dell’ottocento settantasette. quartier principale. che il vasto cerchio di fortificazioni del quartiere esteriore. comprendendo potersi meglio difende- re un istmo largo poche centinaia di passi. abbattuta da’ sassi che scagliavano i nemici dalla parte di terra. poneansi allo assedio della città. com’oggi. la popolazio- ne di Siracusa dovea essere crudelmente menomata per guerre. Fuor da quella rimaneano i sobborghi.

battean le mu- ra di Ravello presso Amalfi. in cui si sa che una petriera. e alfine nel decimo- terzo secolo Carlo d’Angiò li mandava contro la Sicilia. Cotesto parmi. d’insolita grandezza. Indi quei mangani di mostruosa grandezza che pochi anni innanzi avean fat- to stupire i Longobardi di Salerno. In ultimo adoprarono mac- chine di tal possanza che i sassi. E finché non se ne trovino altri esempii nelle guer- Storia d’Italia Einaudi 205 . e con essa il volume delle macchine. com’esposte a maggio- ri pericoli. e che. ammazzare ricadendo qualche uomo. squassasse la torre Solara- ta. a chi sapes- se trovarne dei nuovi. gareggiando tra loro. in luogo di far la para- bola in alto. Percoteano le mura con le ele- poli. dovean anco. e raddoppiando con quegli insoliti ingegni il terrore degli assediati. senza disegni strategici. nel duodeci- mo secolo. maneggiati da’ Musulmani di Lucera. o meglio in quel di Salerno dell’ottocento settantu- no. portati dagli eserciti siciliani. s’approcciavano all’aperto con le testuggini. rimaner vote d’abitatori. secondo gli eruditi. nuovo. Diersi dunque i Musulmani a battere le fortificazio- ni dell’istmo con ogni maniera di stromenti da guerra. fu gioco- forza d’accrescere a dismisura la lunghezza delle vette. poiché. Tutto il dì s’avea a ribut- tare assalti. i tiri delle baliste adoprati a batter mura. fol- goravan diritto ad aprire la breccia. e sot- terra con mine. da lor mangani lanciavano immani mas- si o fitta gragnuola di pietre. così scrive Teodosio. metteano spavento ai Greci in Tessalonica. sfon- dar qualche tetto. A che richiedendosi assai maggior mo- mento di proiezione che nelle baliste ordinarie. dei trovati a che allude il monaco Teodosio. come le nostre ar- tiglierie grosse. tutta notte a guardarsi da frodi e colpi di mano. come la chiamarono gli Italiani. occorrono per la prima volta nell’assedio di Sira- cusa. e i soldati di Saladino li guardavano con maraviglia all’assedio di Alessandria. aggiugne il narratore. Michele Amari .Storia dei Musulmani di Sicilia abitazioni fra l’istmo e le latomie. e portare più spavento che danno.

masticavano le pelli fresche. Maggior prova fu a durare la fame. I Musul- mani provaronsi anco a dare assalti con lor grosse navi. il vincito- re restò padrone del mare. Michele Amari . Ma la città sempre valorosamente si difendea.Storia dei Musulmani di Sicilia re dei Musulmani innanzi il nono secolo. la pescagione cessata dal dì che il nemico insi- gnorissi dei porti. la quale si fe’ sen- tire. l’olio. altri restava paralitico». un intero giumento. distrusse le fortificazioni det- te allora i braccialetti che difendeano i due porti. Sopravvenute forze navali di Costantinopoli. una testa di cavallo o d’asino. senza dubbio quelle dei lati opposti ad Ortigia. poiché mancaron loro i salumi e le erbe solite a mangiarsi. dice in tanta trage- dia Teodosio: «era consumato. «L’uccellame domestico». gli ortag- gi. da quindici a venti. incrudì. mangiavano i cadaveri dei mor- ti in battaglia: sol nutnmento di cui non fosse penuria. la punta setten- trionale cioè del porto picciolo e la meridionale del gran- de. chi mostrava tutto il corpo forac- chiato di piaghe. andavano scer- pando le amare e triste su per le muraglie. e pestate e stemprate con un po’ d’acqua le trangugiavano. l’onore di tal trovato darassi a quei d’Affrica e di Sicilia. uno di farina. ogni sentimento di religione e di natura. dugento. rosica- vano il cuoio: poi. finiti i ceci. arrivò allo strazio che riferisce il Frate Si- racusano. furono oppresse a un tratto dall’armata musulmana. Così fu tolto ai cittadini ogni aiuto di fuori. Ingeneravasi da ciò una epidemia crudelmente diversa: della quale chi subitamente moriva in orribili convulsio- ni. dette- ro di piglio ai bambini. con parole da farci prima sorridere e poi ab- brividire. Ormai un moggio di grano. Così per tutto l’inverno e parte della primavera la misera cittade si tra- Storia d’Italia Einaudi 206 . un bizan- tino. se avve- nia di trovarlo. si comperava cencinquanta bizantini d’o- ro. trecento. due once di pane. conveniva mangiar co- me si potea di grasso o di magro. I poveri. raccoglieano le ossa spolpate. chi enfiò com’otre. soverchiato dalla rabbiosa fame ogni ribrezzo.

alla quale gli assediati aveano ristorato il passaggio con una scala di legno. nel nono secolo. e impediti alsì dall’adito mala- gevole e più dal disperato valore del presidio cristiano. e che in primavera andasse a incalzar con nuo- vo furore l’assedio un Abu-I’sa. contro quei di Siracusa. di Cartagine e di Roma. gli dettero avviso che già vi sventolassero le insegne mu- sulmane. Ma la superstizione. le vergogne domestiche par che avesse- ro stemprato quell’animo di valoroso malfattore. certo ormai di sua preda. mentre i mangani musulmani demolivano Siracusa. sclama Teodosio. andava a riposarsi nel porto di Monembasia in Pelopon- neso: e tanto aspettovvi un vento fresco col quale far ve- la per Siracusa. ancorché offesi di fianco dalla torre mezzo diroc- cata. sperando che venisse l’armata di Costantinopoli a liberarla. il capi- tan musulmano. che certi demonii che bazzicavano nella selva d’Elos. Par che bloccata Siracusa per mare e per terra. uomo neghittoso o vigliacco. Marcello contro Archi- mede! Rattratta era la città. Allora corse a Costantinopoli a serrarsi in una chiesa e domandare pietà a Basilio. si tornasse in Palermo. a capo di cinque dì. «Battaglia da giganti!». Da Basilio Macedone dovea in vero sperarsi aiuto. dice gravemente la Cronica del Porfirogeni- to. il quale gli perdonò la vita. cadde anco un pez- zo della cortina attigua: i Musulmani montavano agli as- salti. Tenne i soldati d’armata a edificare una chiesa di Costantino- poli. dal tempio Storia d’Italia Einaudi 207 . Michele Amari .Storia dei Musulmani di Sicilia vagliò. Poi mandò lo ammiraglio Adriano. gran ciambellano d’Ibrahim. Allora fu bat- tuta in breccia la torre del porto grande di che si è det- to di sopra. figliuolo di Mohammed- ibn-Kohreb. non pensando che quivi avessero combattuto in altri tempi i giganti del- la storia antica: i repubblicani di Atene. il quale ad agio suo salpava di Costantinopoli. Verso la fin d’aprile un lato di quella scon- quassato crollò. e poi certi soldati scampati da Siracusa sur una barca.

uomini di Tarso. mantenitore della disciplina tra quindi- ci o venti migliaia di umane creature affamate. e Teodosio ben chiama santo il patrizio che governò Si- racusa in questo assedio. Ma Storia d’Italia Einaudi 208 . componeasi di varie genti: v’erano Mardaiti. Pur se quell’enfatico det- to possa appropriarsi al sol coraggio personale. infaticabile. gli assalitori allenavano un istante. con iperbole che dipinge il vero. bene sta. Michele Amari . Il patrizio balza da men- sa. alle sei. Quel fatale baluardo. da corpo a corpo. Greci del Peloponneso. Il presi- dio. tutte le macchine dei nemici giocano a un tratto: scoppiane co- me una procella. un Cristiano contro cento Musul- mani. i preti confortavano e pregavano. esperto nel- le cose di guerra. Stan- chi. imberciata dai massi che piombava- no. si co- perse di cadaveri. sì come avveniva negli eserciti bizantini. le cui ferite descritte ad una ad una da Teodosio. vigilante. le donne aiutarono a combattere. dispettosi d’essere trattenuti da una legione di spet- tri. onde dalla città si co- municava alla torre.Storia dei Musulmani di Sicilia di Giove Olimpico e dalle Epipoli alla penisola. La mattina del ventuno maggio ottocento settantotto parea cheta ogni cosa: il patrizio e il grosso delle genti s’erano ritirati a prendere un po’ di cibo e di riposo: ri- maneva a guardare la breccia. sapendo la fine che lo aspetta- va. Giovan- ni Patriano con pochi soldati. Per venti dì e venti notti fu difesa la breccia dai Cristiani esausti già in nove mesi di assedio e di fa- me. e pur durando inesorabile a proposte del nemico o ti- midi consigli de’ suoi. dice egli. da un mucchio di rovine. rattratto l’umano ingegno da Gelone al monaco Teodosio. la scala di legno. mostrano che si combattesse pur con le spa- de. si sfasciò con gran fracasso. i Siracusani non mancarono a sé stessi. gli ani- mi rimpiccioliti nell’obbedienza ai despoti bizantini. corre alla breccia. detto del Malo Augurio. nel- l’egoismo della bacchettoneria. Quando. la religione lor insegnava meglio a morire che a vincere. seguonlo animosi guerrieri. d’in su la torre.

uccidendo. Poi si spandono per le contrade. s’era avventato in- contanente alla torre. come in pun- to di morte: e Teodosio afferma che ringraziavano Iddio di tale tribolazione. Saputo- lo.Storia dei Musulmani di Sicilia il nemico. pria che potesse metter- si in schiera. schiavi: e ne fanno carnificina. e lo chiama Semnoen: forse Sema’ûn ch’é nome ara- bico. Il pa- trizio con settanta nobili siracusani si chiude in una tor- re: ed è preso la dimane. scrive Teodosio. si strappavano d’indosso gli abiti sacerdotali. avea trucidato i difenditori. richiese dei vasi sacri: si fe’ menare al luogo ove ser- bavansi. accan- Storia d’Italia Einaudi 209 . vecchi. frati. né minaccio- so piglio: e contemplato il venerabile aspetto dell arcive- scovo. gli altri si domanda- no perdono scambievolmente delle offese. li commuove a pietà: e salva la vita ai prigioni. al certo i capi di famiglia ch’erano in quella schiera. Sofro- nio tuttavia promette un miracolo. fanciulli. predando. che erano cinquemila libbre di metalli preziosi di finissimo lavoro. spe- rando non essere conosciuti. Ecco i Musulmani nel tempio: uno brandendo la spada che stillava sangue va dietro all’alta- re. trovano una gran calca di cittadini. si ac- quattano tra l’altar maggiore e il seggio vescovile. verso ministri di religione avversa: né gli eserciti dei nostri di possono vantare molti Sema’ûn. Uomo di nobil sangue. Teodosio era tra questi. Poi chiama gli anziani di sua nazione. e già ir- rompeva in città. fe’ entrare nella stanza l’arcivescovo coi tre compagni. apponendosi al colpo fatto. infer- mi. trae fuori i nascosi. chierici. gli domandava in greco: «Chi sei tu?». fu soverchiata e tagliata a pezzi. e ve li chiuse. ma senza maltratti. Questo esempio di gen- til animo del condottiero e disciplina dei soldati. ove l’arcivescovo Sofronio e tre preti. in farsetto di cuoio. nel primo impeto. Una frotta di soldati che volle far testa dinanzi la chiesa del Salvatore. donne. Dan d’ur- to i vincitori alla porta della chiesa: abbattonla. Michele Amari . Niun soldato di nazione incivilita usò mai più uma- namente in città presa d’assalto. dice il narrato- re. Uno stuolo corre alla cattedra- le.

che il capitano che il condannò lo guardava preso di stupore. dice egli. la cui schifa descrizione legga. Ma non può tace- re la storia su le abbominevoli crudeltà. scorticato dal petto in giù. i Mu- sulmani avventavansi: e fino all’ultimo li ammazzarono con sassi. quel patrizio di cui Teodosio tace il nome. e serbare gli altri alla schiavitù. pochissimi camparono». di sangue freddo. di barbarie e civiltà. tra i quali son da noverare que che gittatisi in una barca arrivarono in Gre- Storia d’Italia Einaudi 210 . E perché mal si poteano distinguere. Primo l’eroe dello assedio. Cessata la strage indistinta. lance e checché lor veniva alle mani. Niceta da Tarso. dice il Baiân. steso a terra supino. contro la quale come can villerecci. fu preso tempo a scevrare le vittime: e a capo di una settimana. squar- ciategli con cento lance le viscere palpitanti.Storia dei Musulmani di Sicilia to agli atti d’esecranda intolleranza che dovremo narrare. som- mò a parecchie migliaia. i settanta presi nella torre col patrizio e gli altri prigionieri furono legati. chi il voglia. serrati in una stanza. fu tratto in dispar- te. prova che miscuglio di schiatte. aggiugnendo che: «pochi. bastoni. Il numero dei morti in tutte queste carnificine passò i quattromila. fattane una massa. di costumi. notissimo ai nemici pei fieri colpi che solea menare ogni dì. e arsero i cadaveri. al vescovado vec- chio. per esser noto. poiché parlava il greco. Michele Amari . le immolaro- no fuor la città. lo am- maccarono a colpi di pietra. Indi. fosse nell’esercito musulma- no ch’espugnò Siracusa. dice Ibn-el-Athir. a chiunque: e andò alla morte a testa alta. sere- no. strappato- gli il cuore: e gli empii lo dilaniarono coi denti. nella epistola di Teodosio. continuarono a scannare gli uomini d’arme. continua Teodosio. svillaneggiando lor nazione e imprecando al Profeta. di cavalieri e ladroni. Teodosio e i compagni di prigionia furono recati al- lo alloggiamento del generale in capo. impavido. o intervenne qualche pia frode dei condot- tieri più inciviliti. I men tristi sembrano i coloni di Sicilia: tra i quali va noverato Sema’ûn.

contro la quale usciti i Musulmani la messero in fuga. che tenendo a vile d’essere governata da un contarco. Né un Teocrito v’era. che si sono perdute. Leone poi imperatore. né arriva a quello che crederebbesi. o meglio. si impadronisce già d’ogni cosa. come si dice. viaggiando sei dì e sei notti. ha messo Storia d’Italia Einaudi 211 . né par troppo per tanta città.Storia dei Musulmani di Sicilia cia. forti e superbe città. Per due mesi circa abbatterono fortificazioni. Comparve. e anda- ron via. né un Ibn-Hamdîs che piangessero l’eccidio della patria. Il monaco e grammatico Teodosio dettò poi la epistola da noi sovente citata. in ve- ce di venire a far la vendetta. allo scorcio del mese di dsulka’d. ch’erano addetti ai servigii più bassi nello esercito. senz’anima vivente. pregevole pei fatti che ricorda. al caldo e al freddo. Prima di sgombrar la città. All’alba del setti- mo dì. a un milione di bizantini che ne darebbe tredici delle no- stre lire. erede presun- tivo della corona. Questo fu il fine di Siracusa antica: rimase un laberinto di rovine. cioè all’entrare d’agosto. scortati da brutali negri. e passarono gli uomini per le armi. coronata di sobborghi. che ben risponde ai due titoli dello autore: piena di unzio- ne. detto il Sapien- te. e può passare tra i buoni scritti greci del nono secolo. «l’ini- qua Palermo. un’armatet- ta greca. le presero quattro navi. senza riposo. secondo Teodosio. Montò il valsente del bottino. studiata. pur non disadorna di stile. Michele Amari . ma vi si provò un poeta bizantino. spogliarono tempii e case: alfine vi messer fuoco. usci- ta dall’antico giro delle sue mura. di cui la fama tanto parlava. dopo la espugnazione. i Musulmani avviavano a Palermo il bottino e i prigioni: gittati su le medesime be- stie da soma. il quale. leggendo negli annali musulmani non essersi fatta mai sì ricca preda in altra metropoli di Cri- stianità. i prigioni siracusani gustavano amarezza novella a vedere la fiorente città. né parmi gran danno. e autore d’un trattato d’arte militare. così chiamolle. strimpellò sul doloroso ar- gomento due anacreontiche. diffusa. sclama Teodosio.

Michele Amari - Storia dei Musulmani di Sicilia

noi sotto il giogo, e minaccia d’assoggettare le genti più
lontane, fin gli abitatori della imperiale Costantinopoli».
Così il prigione, struggendosi d’invidia municipale, in-
veiva contro un nome; confondea Palermo capoluogo di
provincia sotto i Bizantini, con Palermo capitale musul-
mana: «ridondante di cittadini e di stranieri, che parea-
vi adunata tutta la genìa saracenica da levante a ponen-
te e da settentrione al mare». Un folto popolo andò a in-
contrare il convoglio, tripudiando alla vista di quel botti-
no, intonando versetti del Corano, che Teodosio chiama
canti trionfali e peani.
Dopo cinque dì, l’arcivescovo e i preti suoi erano ad-
dotti allo emiro supremo, dice Teodosio, senza dubbio il
wâli di Sicilia. «sedente in trono, sotto un portico, asco-
sto dietro una cortina per tirannesca superbia». L’emi-
ro e l’arcivescovo fecero per interpreti una breve dispu-
ta religiosa, nel cui tenore, dato da Teodosio, ben si rav-
visa il gergo musulmano; e vedesi che il tiranno parla-
va senza orgoglio né intolleranza; il pastore con dignità
e circospezione. Accomiatati per tornare alla prigione,
attraversavano la piazza di mezzo della città, probabilis-
simamente quella ch’or si chiama del Palagio Reale, se-
guendoli «moltissimi cristiani che senza dissimulazione li
compiangeano, e molti Musulmani tratti da curiosità di
vedere il rinomato arcivescovo»; dei quali Teodosio non
dice che desser su la voce a que’ primi,né profferissero
ingiurie. Furon chiusi poi nelle pubbliche carceri, che vi
si scendea per quattordici gradini e non aveano altra fi-
nestra che la porta; dove, tra il caldo, la oscurità, il puz-
zo, gli schifi insetti, erano accalcati Negri, Arabi, Ebrei,
Cristiani di Tarso, di Longobardia e Siciliani. Il vesco-
vo di Malta, ch’avea i ferri ai pie’, levossi per abbraccia-
re Sofronio: si contarono a vicenda lor casi: piansero in-
sieme; e ringraziarono Iddio. Ma venuta la festa dei Sa-
grifizii, com’esattamente la chiama Teodosio, un fanati-
co dottore si messe a stigare il popolazzo che per mag-

Storia d’Italia Einaudi 212

Michele Amari - Storia dei Musulmani di Sicilia

giore allegria facesse un falò di quel sacerdote politeista:
se non che gli uomini più autorevoli e i magistrati cal-
marono il furore mostrando vietato da legge musulmana
l’abbominevole sagrifizio e doversi in altra guisa render
lode a Dio della vittoria. «Così campammo», conchiude
Teodosio, scri vendo dal carcere: «e pur ci minacciano la
morte ogni dì». Si addoppiarono forse i timori suoi ne’
tumulti della capitale, nella guerra che si raccese con av-
vantaggio delle armi greche, finché, l’ottocento ottanta-
cinque, erano riscattati i prigioni siracusani, onde l’arci-
vescovo e Teodosio par che tornassero in libertà

Storia d’Italia Einaudi 213

Michele Amari - Storia dei Musulmani di Sicilia

XVI

Lo stesso anno, se prima o appresso la espugnazione di
Siracusa non si ritrae, Gia’far-ibn-Mohammed fu ucci-
so in Palermo dai suoi proprii famigliari, per trama di
due principi del sangue aghlabita, ch’eran ritenuti pri-
gioni nel palagio dell’emiro, mandativi al certo da Ibra-
him; l’uno, fratel di costui per nome Abu-l’kal-Aghlab-
ibn-Ahmed; l’altro, fratello del padre di Ibrahim, e ad-
dimandavasi anco Aghlab-ibn-Mohammed-ibn-Aghlab,
soprannominato Khereg-er-ro’ûna, come noi diremmo: la
pazzia se n’andò». Aghlab, matto o no, volle raccogliere
il frutto dell’omicidio; prese lo Stato, affidandosi in una
mano di partigiani, ma non andò guari che il popolo, sol-
levatosi, lo scacciò con tutti i complici suoi, e mandolli in
Affrica. Succedea nel governo, per elezione, com’e’ pa-
re, d’Ibrahîm, un Hosein-ibn-Ribâh, che pochi anni ad-
dietro avea retto per breve tempo la colonia.
Il quale inimantinenti ebbe a combattere aspra guer-
ra coi Cristiani. Uscito la state dell’ottocento settanta-
nove contro Taormina, fu sconfitto più fiate. All’ulti-
mo trionfò in sanguinosa battaglia, e uccisevi il capita-
no nemico che il Baiân chiama patrizio: forse quel Cri-
safi, la cui morte ricorda in quest’anno medesimo la Cro-
nica di Cambridge; il qual nome gentilizio ricompare in
un diploma del duodecimo secolo, non che nei ricordi
de’ tempi successivi, e rimane tuttavia in Sicilia. Da ciò
si vede che i Politeisti dell’isola, come il Baiân chiama i
cittadini delle terre non sottomesse ai Musulmani, aven-
do dinanzi agli occhi quello spaventevole esempio di Si-
racusa, vollero piuttosto affrontar la morte uniti in cam-
po, che perire divisi, ciascuno entro il suo muro. Note-
vol è che la medesima disperata reazione avvenne già do-
po la presa di Castrogiovanni. Or davano animo al resi-

Storia d’Italia Einaudi 214

Michele Amari - Storia dei Musulmani di Sicilia

stere anco le discordie dei Musulmani e gli appresti che
facea Basilio per cancellar l’onta delle armi sue.
Incalzavan la briga i frati, solito stromento di gover-
no nell’impero bizantino; i quali si fecero agitatori, por-
tatori d’avvisi, anco esploratori; affidandosi nella umiltà
di loro stato, nei pretesti che forniva e nella riverenza del
popolo musulmano, ch’era sì caritatevole verso i poveri
di qualunque religione, proclive a tutte superstizioni an-
co straniere, e uso a tenere in gran conto l’abnegazione
monastica. Pertanto veggiamo sopraccorrere in questo
tempo in Sicilia un valente frate, Elia da Castrogiovan-
ni. Lasciata Gerusalemme, ov’ei facea stanza, Elia navi-
gò alla volta d’Affrica; di li venne sur un legno carico di
mercatanzie in Palermo; vi rivide la madre; e a capo di
pochi dì, appunto quando s’allestiva un’ armata nel por-
to della capitale, ei passò a Taormina; di là a Reggio, ove
il popolo era tutto sbigottito; lo rassicurò vaticinando la
sconfitta degli Infedeli; e, dopo i successi che siamo per
narrare, Elia ricomparisce a Taormina per pochi dì; pas-
sa in Grecia; ov’è preso per spia dei Musulmani; indi vie-
ne in Calabria di nuovo; va a Roma e di nuovo a Taormi-
na. L’intendimento di cotesti viaggi è evidentissimo. Il
fatto si deve accettare da una biografia scritta non gua-
ri dopo la morte di Elia, e molto accurata nei nomi pro-
prii e topografìci e negli avvenimenti che noi d’altronde
conosciamo, verosimile e semplice negli altri nella quale
i miracoli stanno appesi come parati da festa su le mura
d’un edifizio.
Il detto vaticinio d’Elia era di quelli che ognuno può
fare. Dopo gli avvantaggi riportati dalle armatette bizan-
tine, a Napoli sopra i Musulmani d’Affrica e di Sicilia,
e in Levante contro quei dell’Asia Minore e di Creta, il
navilio capitanato da Niceta Orifa, per audace fazione,
avea distrutto l’armata cretese nel golfo di Corinto; avea-
la arso, affondato„ fatti moltissimi prigioni, e messili a
morte con orrendi supplizii, chi scorticato vivo, chi im-

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uomo di Siria come lo mostra il nome. Ben ei lasciò una squa- dra di salandre a Termini. Ellade. senza attentarsi ad assalirla al- trimenti. Così quegli veniva a Reggio. uscì improvvi- samente contro il nemico. Al tempo stesso Nasar mandò torme di cavalli a dare il guasto ai territorii delle città fatte tribu- tarie dei Musulmani: parecchi mesi durò frastornando il commercio della colonia. Oltre il terrore di questi fatti. Per aspro combattimento gli bruciò o prese la più parte delle navi. finché andossene in Terraferma ov’era più age- vole a fare acquisto di territorio. nei pri- mi di agosto ottocento ottanta. o Cefalù. Rifuggitisi in Sicilia quei pochi legni che il poterono. e gran- de copia vi presero di ricche merci.Storia dei Musulmani di Sicilia merso nella pece bollente. raccolte sue forze nel porto di Modone. Basilio coman- dava a Nasar di passar oltre verso Ponente. forse del- la fiera gente dei Mardaiti che valorosamente combat- teano contro gli oppressori Musulmani in patria e fuo- ri. rinforzati- li di Mardaiti e milizie del Peloponneso. sopratutto d’olio. Padroni oramai del mare i Bizantini cominciarono a dar la caccia alle navi mercantili dei Musulmani. Zante e tutte quelle costiere. in cui era una spavente- vole carestia in Affrica. qualche avan- zo dell armata siciliana che osava far testa. com’e’ pare. capitanata da un Nasar. Nasar. ristorata la disciplina nei soldati. e distrutto. approdò non lungi di Palermo. ed a centoquaranta la bizantina chec le fu mandata incontro. con soldati che conti- Storia d’Italia Einaudi 216 . con animo forse di passare in Calabria. come allor si chiamava la provincia a settentrione dell’istmo di Corinto. credo io. leggendo- si che l’armata affricana e siciliana che s’accozzò in Pa- lermo sommasse a sessanta navi. Michele Amari . il quale fu tanto che il venderono a un obolo la libbra. e però molto bisogno delle der- rate di Sicilia. su la costiera occidenta- le della Grecia propria. stava pei Bizantini la superiorità del numero. de- predazioni esiziali in quell’anno. Come il navilio affricano s’era messo a depredare Ce- falonia.

l’altro al mar d’Affrica. a brevissima distanza dalle scaturigini dei due Imera. chiudere i Musul- mani nel Val di Mazara. Il vincitor mu- Storia d’Italia Einaudi 217 . tagliano la Sicilia d’una linea non interrotta. uom di Siria come parrebbe al no- me. ca- pitano del presidio.Storia dei Musulmani di Sicilia nuassero l’infestagione per terra. com’io credo. o forse uc- cisovi. andava a bruciare le mèssi nel contado di Catania. l’anno dugento sessantasette dell’egira (11 agosto 880 a 30 lu- glio 881). correndo in dirittura opposta. attraversata risolutamente l’i- sola. l’uno al Tirreno. con intento di ordinare la guerra in Sicilia. che il biografo di Elia da Castrogiovanni dice predetta dal Santo. Da quella fortezza i Bizantini tenendo il passo delle Madonie. Cote- sti fiumi. i cavalleggieri musulmani pro- rompeano di Palermo a infestar tutta la Sicilia. e Ha- san col grosso delle genti. l’o- dierna Polizzi. questi toccò una sconfitta. e assicurare le popolazioni cri- stiane di Val Demone e Val di Noto. distruggeva le ricolte e tagliava gli alberi: onde uscitogli contro Barsamio. sì che a lui ne fu attribuita la fondazione. ossia Occi- dentale ed Orientale. Di lì passato in quel di Taormina. e poi Musulice. e le due provincie si chiamarono la prima volta Lilibetana e Siracusana. Michele Amari . e forse allor fu che Ba- silio. settentrionale e meridio- nale. Hosein-ibn-Ribâh. Allora per certo si cominciò a fabbricare o afforzare una città. fecevi capitano Euprassio. Con pari intento il conte Ruggiero due secoli appresso affortificava Polizzi. alla quale i Bizantini poser nome di Città del Re. o vogliam dire fiume Grande e fiume Salso. l’altra a quei di Demona e Noto uniti insieme. Scambiato per cagion di quelle sconfitte. la quale segnò la divisione amministrativa sot- to i Romani. e l’una rispondea al Val di Mazara. nella state cioè dell’ottocento ottantuno. po- teano dominare l’uno e l’altro pendio. e rifatto governatore della co- lonia Hasan-ibn-Abbâs. e poi di nuovo nel decimoterzo secolo. poi Sicilia di là e di qua del Salso. la quale sorge sopra un colle in mezzo al- la valle principale delle Madonie.

Il nome di Caltavuturo. che non son guari lonta- ni né l’uno né l’altro dal luogo ov’eransi afforzati i Bizan- tini. invocava l’anima beata d’Igna- zio. addita il luogo dello scontro. Questi dal canto loro non intermessero le incursioni ne’ territorii dei Musulmani ai quali recarono gravissimi danni. che è pur segno di vita. «Quel dal Toro». imbat- tutasi nell’esercito bizantino. Così con varia fortuna si combattea. tutto quel movimento vitale che piace e giova intendere nella storia. come l’ebbero alle mani i grandi maestri dell’arte. ovvero un castel di- strutto nelle vicinanze di Gangi. L’anno appresso. suppliscono un po’ le leggende: almeno ci svelano in che modo allor gli uomini delirassero.Storia dei Musulmani di Sicilia sulmano. cominciò con atroce sconfitta e terminossi con splendide vittorie dei Musul- mani. tornandosi a Palermo. Narra Ibn-el-Athîr che una gualdana condotta da Abu-Thûr. né sapendo che farsi. Ma alle memorie storiche come noi le vorremmo. e che quegli. dava il guasto al territo- rio di Bekâra. né ci dipingono le sembianze. narrando le visioni di due avversarii in alcuna sconfitta toccata dai Musulmani. nel me- desimo fatto di Caltavuturo. ma come iscrizioni sepol- crali. Ni- ceta Davidde di Paflagonia. in un’aspra battaglia contro i Saraceni. né ci rivelano le pas- sioni. che fu il dugento sessantotto dell’e- gira (31 luglio 881 a 19 luglio 882). com’e’ pare. i pensieri. discosta cinque miglia da Polizzi. che significa la rocca di Abu-Thûr. apparso in aria sopra un possente caval bianco. come noi diremmo. stratego di Sicilia. Un’agiografia greca ed un’agiogra- fia arabica s’abbattono entrambe. La quale notizia ac- cozzata con quel rigo di annali è esempio dei materiali su cui ci tocca ordinariamente a compilare questo nostro la- voro: ragguagli talvolta precisi. novera questo tra i cento prodigii del patriarca: che Musulice. Michele Amari . fu tagliata a mezzi. non so bene se Vicari. gli accennava di muover le schiere contro la si- Storia d’Italia Einaudi 218 . nella Vita d’Ignazio Patriar- ca di Costantinopoli scritta in greco. sbigotti- to. sì che ne camparon sette uomini soli.

addandosi ch’io re- spirassi. uom virtuoso. finiva singhiozzando Mofer- reg: ‘ch’io la vidi con questi occhi miei aperti e risenti- ti. a dura penitenza. fe’ carnificina di noi. Michele Amari . e. mi volse le spalle tutta sconsolata. io mossi con gli al- tri ad una impresa contro Infedeli. si cibò d’erbe. la leggenda musulmana fa scen- dere dall’empireo le Huri dai begli occhi negri. e così fece il pio capitano. Mi lasciò la dolce sorella: or come mai potrò cessa- re il pianto finch’io non la ritrovi?’».Storia dei Musulmani di Sicilia nistra del nemico. trapassato il novecento trentuno. non trascor- si per anco a lacerarsi in guerra civile. ei dis- se: ‘per Dio. se ne risaliva con esso lui in cie- lo. «Al tempo». raddoppiò ogni più strano rigor di vita ascetica. e quando alcuno gli diceva: «Smetti. vinse. diceva egli in una vecchiezza: «al tempo che questa nostra patria nudriva prodi cavalieri. da- to ad esercizii di pietà. per chia- mare a novella vita i martiri della fede unitaria. contro il solito. Il nar- ratore è Abu-Hasan-Harîri. e ricomin- Storia d’Italia Einaudi 219 . poi. per le quali scendeano giovanette che mai più vaghe non ne conobbi al mondo. che hai fatto abbastanza per guadagnare il Paradiso». levando nel- le sua braccia il trafitto. esclamando: – Oh sventura. e presogli il capo e posato- selo in grembo. Da quel dì in poi Moferreg si profondò tanto più a meditare su la divini- tà e su l’altro mondo. Ma la donzella che venne a me. il quale così mi parlò: ‘Ti giuro’. In luogo di un vescovo che venisse a dimo- strare arte di strategia. ei gli dava su la voce: «Sciagu- rato ch’io non ho scusa appo il mio Signore». Tenendo alle mani uno sciugatoio di drappo verde. o Abu-Abd-Selem. egli vive! Oh vergona mia appo le com- pagne! – Ed ella mi lasciò’. e a combatte- re per la fede. che ho visto tante scale drizzate da questo campo infino al cielo. siciliano di santissimi costu- mi secondo una setta. ciascuna s’ac- costò a un dei martiri nostri. gli astergeva il sangue. Tra i cadaveri trovai semivivo Abu-Abd-Selem-Moferreg. nella quale scontrati- ci col nemico.

Polizzi. o forse vi lasciavano pochissimi presidii. Dato il guasto alle mèssi in quel di Catania. Andò seco lui grande sfor- zo di gente levatasi in massa alla guerra sacra. i quali non si ritrae se abbiano fatto sbarco nella costiera orientale. accozzato forse dai municipii di Sicilia. e surrogatogli Mohammed-ibn-Fadhl. Mohammed li combattè e ruppe con molta strage. valicando i monti. e ogni altra persona fe’ schiava. spargendo le gualdane per ogni luogo ove i Cri- stiani non fossero sottomessi e movendo egli medesimo con lo esercito sopra Catania. all’Etna.Storia dei Musulmani di Sicilia ciava a piangere: nel qual modo si travagliò per sei anni che gli rimaser di vita. s’apre spira- gli. o. com’e’ pare dal testo d’Ibn-el-Athîr. della quale impadronissi per forza d’armi. se non li avesse arrestato il peggior nemico loro. nella primavera dell’ottocento ottanta due. e cova sotter- ra. Michele Amari . Quella striscia di terreno sarebbe stata poi. e mandò le teste in Palermo. Il territorio cristiano pertanto si ri- strinse ai monti della Peloriade. Così erano sgombrati gli avanzi della espedizione di Na- sar. I segni del tristo fuoco si veggono appa- rire poco appresso la vittoria di Mohammed-ibn-Fadhl: Storia d’Italia Einaudi 220 . Le forze bizantine. bastando appena alla guerra di Calabria. soverchiata dai Musulmani. tenuto dietro all’esercito musulmano. o se questo sia ito a trovarli su la costiera settentrionale. e al ritorno scon- trossi con più forte esercito cristiano. il disegno di Hasan. Mohammed improvvisamente si voltò contro i soldati delle salandre bizantine. Lo sbaragliò. Deposto dopo la sconfitta di Caltavuturo Hasan-ibn- Abbâs. la discordia. se regge il mio suppo- sto. as- saltò poi la Città del Re. abbandonavano la Sicilia. ne uccise tremila uo- mini. per terra. Usando la vittoria. Poi andò a guastare le ricolte di Taormina. rinnovava. e quando poi senta rivoltare la fortuna. e divampa. e alla valle ch’è di mezzo. e messe a morte tutt’i combattenti. con lie- ve fatica. La qua- le nelle avversità suol trovare nuov’esca.

riassaltò la Sicilia orien- tale all’entrare del dugento settandue (17 giugno 885 a 6 giugno 886) senz’altro frutto che un po’ di bottino. perché gli animi s’apparecchiavano alla guerra civile. era surrogato un Hosein-ibn-Ahmed: il qua- le morì l’anno dugento settantuno (28 giugno 884 a 16 giugno 885). aggiugnendosi alle altre cagioni di mal contentamento le vittorie che riportava in Calabria Niceforo Foca e il disordine che dovean recare dalla Terraferma nell’isola i Musulmani rifuggiti. uccisioni. si venne in questa al sangue. volendo imita- re il padre e l’avolo con gagliarde imprese. i contadi di Rametta e Catania. ma torna- va in Palermo tra il giugno e il luglio dell’ottocento ot- tantatrè. il dì appunto non si sa. furono mandati in Affrica. desolò non so- lo il contado. fermò la tre- gua per tre mesi e lo scambio di trecento prigioni musul- mani con que’ di Siracusa.Storia dei Musulmani di Sicilia sono la debolezza e incertezza con che si sciupò la vit- toria. guastò le mèssi. con guasti di poderi e preda di ro- ba e d’uomini. Il dugento sessantanove (20 luglio 882 a 9 lu- glio 883). tra l’autunno dell’ottocento ottantasei e la primavera dell’ottantasette: e Sewâda con un suo fratello e tutti i partigiani. Michele Amari . ma forse anco i sobborghi di Catania. venuto d’Affrica a governare l’iso- la Sewâda-ibn-Mohammed-ibn-Khafâgia. combattè quel presidio. ma par che poco durasse in ufizio. Mohammed affliggea con saccheggi. e spirata la tregua. com’ei pare. e si facea più da presso. I Berberi e gli Arabi combatteron tra loro. senza offendere altrimenti il nemico tutto quel- l’anno. Il popolo rifece governatore un Abu-Abbâs-ibn-Alî. quando venuti a chiedergli ac- cordo. ridusse lo esercito alle stanze in Palermo. presi dal popolo di Palermo e messi in ceppi. i decurioni della città. cattivi- tà. Al vittorioso condottiero. e che il principe aghlabita riescisse a Storia d’Italia Einaudi 221 . se deposto o morto non si sa. dopo una scorreria che fe’ fare nel terri- torio di Rametta. pas- sò a Taormina. Alfine. Poi. Così per due anni allenava la guerra sacra.

Storia dei Musulmani di Sicilia chetare i sollevati. poiché al certo il vincitore musulmano non risparmiò i prigioni. e passato lo stretto. Dopo la espugnazione dell’ottocento quarantatrè. queste sono le proprie parole del biografo. ma ben la sentirono i nemici. dal- l’ottocento settantasette in poi. I Musulmani di Sicilia allestivano allora l’armata per riassaltare la Calabria. trovò il nemico nelle acque di Milazzo. Rametta o Rimec- Storia d’Italia Einaudi 222 . tra di ferro e annegati: ed è da credervi. forse settemila. La battaglia fi- nì con una strage spaventevole: prese tutte le navi ai Cri- stiani. fuggivano dalle case loro sentendo- si sul collo la spada musulmana. Allo incontro venne da Costantinopoli a Reggio il navilio imperiale. non si fa punto menzione di quella città. Infatti l’armata vincitri- ce approdò. Allo annunzio della quale scon- fitta gli abitatori di Reggio e delle altre città e castella del- la estrema Calabria. che già avea preso il nome di Mar del Faro. a ponente di Messina ond’è lontana nove miglia in li- nea retta e molto più pei sentieri tanto o quanto prati- cabili a tramontana e mezzogiorno. era chia- mato Niceforo Foca a governar la guerra in Asia Mino- re. Breve pausa di discordie. i guasti di eserciti musul- mani nel contado di Rametta. sparse gli scorridori all’intorno. picciola rocca tra i mon- ti. il nome di Messina ricomparisce nelle memorie musulma- ne in questo tempo. Morto in questo mezzo Basilio Macedone (1 marzo 886). morti dei loro cinque. ma si ricordano. dopo quelle orribili crudeltà di Niceta Orifa. sì che non guari dopo rimandava in Palermo lo stesso Sewâda. e fatto gran bottino si ridusse in Palermo. probabil- mente in settembre ottocento ottantotto. l’anno dell’egira dugento sessan- tacinque (15 maggio 888 a 4 maggio 889). e venuto l’impero nelle deboli mani di Leone. Nel mezzo secolo che corse tra l’uno e l’altro avvenimento. Michele Amari . sapendosi che Mogber-ibn-Ibrahîm- ibn-Sofiân fosse mandato a capitanare «l’esercito di Mes- sina e terra di Calabria dopo la battaglia di Milazzo».

ebbe il pericoloso comando dell’esercito a Messina. sensi di carità patria. versi così così. finché la cit- tà del Faro. forte asilo in tempo di guerra. Rametta divenisse l’Acropoli dell’antica patria. allontanato d’Affrica al par di quanti al- tri davan ombra al tiranno. del quale abbiamo due squar- ci: poesia imitativa. e però antica. quel di Rametta fu famoso per battaglie e assedii. ancorché non se ne faccia ricordo da storici e geografi innanzi il nono se- colo. Michele Amari . l’armata bizanti- na. tornato in Palermo. non molto innanzi il conquisto normanno. lo fe’ prigione e sì mandollo a Costantinopoli. e mandatolo al Kairewân. Ma Sewâda-ibn-Mohammed. Così ancora per tutto il corso del decimo secolo il nome di Messina s’udì poco. capitanata. terra limitata dal sito a mediocre prosperità. Per lungo tempo rimase popolare in Affrica il nome di Mogber. Mogber. ripigliava l’antico lustro. Dove gli avvenne che andato con poche galee a una correria in Calabria. era stato preposto al governo di La- ribus. ma poi. rimanesse come porto ed emporio.Storia dei Musulmani di Sicilia ta. e che Messina. e speranza che confortasse l’ani- mo del prigione colui che avea guardato Giuseppe dalle seduzioni. da un ammiraglio Michele. terra di nome latino. disprezzo della fortuna. e Rametta tornava alla condi- zione assegnatale dalla natura. era stato accetto un tempo a Ibrahîm-ibn-Ahmed. mo- vea l’anno dugento settantasei (5 maggio 889 a 23 apri- Storia d’Italia Einaudi 223 . Da cotesta vicenda parmi si debba argomentare che dopo l’ottocento quarantatrè i principali cittadini di Messina e gran parte del popolo si tramutassero in quelli aspri gioghi per viver liberi. della nobile schiatta di Sofiân collaterale di casa d’Aghlab. liberato Abramo dal furo- re de’ Miscredenti e dato possanza al bastone di Mosè in faccia ai Maghi d’Egitto. che solea per diletto armeggiar di lancia con esso lui. ove dopo alquanti anni morì. uom valoroso. mezzo abbandonata. recitandovisi da tutti un poe- metto ch’egli avea dettato nei tristi giorni della cattività. com’ei pare. rincorato Giobbe.

alludendo. tra i quali l’emirato di Sicilia. non s’intende in Sicilia d’imprese con- tro i Cristiani. co- me chiamavan la lingua di terra che si termina nel Ca- po Bon e dritto guarda al promontorio occidentale del- la Sicilia. forse una battaglia. data quì dal medesimo scrittore che nell’ottocento ottantaset- te avea parlato di giund e Berberi. Da un’altra mano. anzi si vede fermato un patto tra loro e i Musulmani dell’isola. mostra che si combat- tesse tra le novelle forze venute d’Affrica e gli antichi co- loni. fermato coi Saraceni di Pa- lermo che si ribellarono dal principe d’Affrica. ma quella appellazione di Affricani e Siciliani. dice Gio- vanni Diacono napoletano. contro Taormina. e invano l’assediava. Mohammed-ibn-Fadhl di già ricordato. la qual data. di- ce la Cronica di Cambridge. il Baiân ripete il nome di costui e lo dice entrato in Palermo ca- pitale dell’isola il due sefer (4 maggio 892). che l’anno dugentottanta (893-894). Storia d’Italia Einaudi 224 . rifatto hâgib. Leggiamo nel- la storia d’Affrica del Nowairi. Michele Amari . si precisa. gli conferì inoltre parecchi oficii. com’e’ par certo. Ibrahim-ibn-Ahmed. Resse la Si- cilia l’anno dugento settantotto (14 aprile 891 a 1 aprile 892). non più tra le due schiatte di costoro. fermato ai tempi di Abu-Alî. e che Hasan andò con un esercito a combatte- re i popoli di Tunis e di tutta la penisola di Scerîk. Infatti. è indizio di avvenimento non ordinario: forse un moto di fazioni. un Hasan-ibn-Nâkid. leggiamo nella Cronica di Cambridge che di mar- zo ottocento novanta i Musulmani di Sicilia si levarono in arme contro gli Affricani e uccisero un Tâwàli. del qua- le altro non si conosce che il nome o soprannome che sia.Storia dei Musulmani di Sicilia le 890). col qua- le par che Ibrahîm-ibn-Ahmed abbia mandato in Sicilia milizie straniere sotto pretesto della guerra sacra in Cala- bria. Il dugen- to settantanove (2 aprile 892 a 21 marzo 893). o vogliam dir ciambellano e primo ministro. e in verità per mettere un freno in bocca ai coloni. tra l’ottocentonovantadue e il novantasei. Ne fan certi di ciò i cenni che troviamo in altri scrittori.

doma la penisola di Scerik. ché tal vocabolo adopran qui i cronisti con- tro l’uso ordinario degli accordi coi Cristiani. Accordo glorioso per quei tre o quattro municipii della schiatta vinta che a mala pena si difendeano. una volta Arabi e una volta Berberi. e Ibrahim abbia commesso al primo ministro. che di liberar mil- le prigioni di lor gente. V’ha luogo dunque a due suppo- sti: o che il principe affricano abbia voluto usar la vit- toria di Mohammed-ibn-Fadhl. ovvero che i coloni siano rimasi di sopra in alcun altro scontro. talché Abu-Alî sarebbe soprannome del capo della rivoluzione in Palermo. Né minore scandalo era per loro a confessare in faccia ai Politeisti la profonda scis- sura della colonia. Le fu posto il termine di quaranta mesi.Storia dei Musulmani di Sicilia al medesimo accordo. che sarebbero parute l’una Storia d’Italia Einaudi 225 . stretti e incalzati in un cantuccio dell’isola. e la colonia die’ sta- tichi da scambiarsi ogni tre mesi. traghettasse il mare. non più fratelli in Islam! Pongo termine qui alla narrazione del conquisto. alla espugnazione di Siracusa né proseguire infino a quella di Taormina nel novecentodue. Tornò dunque a un compenso del riscat- to di mille Musulmani col valsente del bottino. perché in tal baratto questi pagavan contan- te. e gli ostaggi si davano dai Musulmani ai Cristiani. e andasse a domar la Sicilia. che. Michele Amari . né si fidava- no di liberarla con la spada. e farla reggere dal primo ministro ch’ei si teneva allato. per togliere le franchigie della colonia. non por- tava ai Musulmani altro avvantaggio. Io non ho voluto arrestarmi all’ottocento settantotto. sia in Sicilia sia in Calabria. troppo umile pei conquistatori che s’eran lasciati pren- der tanta gente. Fu stipulata tra gli ultimi del- l’ottocento novantacinque e i primi del novantasei. e quelli in credito. schiavi e guasti di ricolte. Al secondo supposto dan valore le parole di Gio- vanni Diacono. con quello avvicendare degli statichi: Arabi e Berberi. il che poi non si ef- fettuò. che i Cristiani avrebbero potuto patire in quattro estati. La pace.

al quale vuolsi risguardare piuttosto che agli accidenti delle guerre. gittossi nel- la lotta di independenza che darà materia al seguente li- bro. Ma il gioco delle forze politiche.Storia dei Musulmani di Sicilia o l’altra epoche più esatte secondo i fatti esteriori. Allora la colonia musulmana. cambiò appun- to al tempo della detta pace. Allor fu che il principato bizantino lasciò la Sicilia come spacciata. Allora i pochi municipii cristiani independenti cominciarono ad opera- re dassé. Storia d’Italia Einaudi 226 . Michele Amari . stendendo la ma- no a quei generosi avanzi della schiatta vinta.

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