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Metodi matematici della fisica

Geometria e gruppi

a cura di
Tommaso Parolini

Appunti del corso del


prof. Alberto Santambrogio
Anno accademico 2012-2013

Dipartimento di Fisica Universit degli Studi di Milano


Dedico queste 100 pagine a Masca-sensei, senza la cui perseveranza non sarei mai diventato adepto di LATEX, e
senza i cui preziosi consigli questo documento non esisterebbe nella sua forma presente. ;)

Il curatore
tommaso.parolini@studenti.unimi.it

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versione aggiornata al 9 ottobre 2013 (completa v1.5)


Indice

0.1 Notazione matematica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 5

1 Cenni di geometria differenziale 6


1.1 Variet differenziabili . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 6
1.1.1 Funzioni differenziabili sulle variet . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 8
1.2 Vettori tangenti . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 9
1.3 Differenziale di una funzione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 11
1.4 Campi vettoriali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
1.5 Mappe di inclusione . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 14

2 Gruppi di Lie 15
2.1 Definizione ed esempi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 15
2.2 Campi left-invarianti e algebre di Lie associate . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 17
2.2.1 Algebra associata al gruppo lineare generale delle matrici . . . . . . . . . . . . . . 19
2.3 Sottogruppi e sottoalgebre di Lie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
2.3.1 Morfismi di gruppi e algebre di Lie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 22
2.3.2 Sottogruppi e sottoalgebre di Lie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
2.3.3 Sottogruppi a un parametro . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 26
2.3.4 La mappa esponenziale . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 27
2.4 Rappresentazione aggiunta . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 38
2.5 Studio delle algebre di Lie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
2.5.1 Forma di Killing . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 42
2.5.2 Algebre semisemplici e criteri di Cartan . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 45
2.5.3 Studio delle algebre semisemplici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 47
2.5.4 Complessificazione delle algebre di Lie . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 50
2.5.5 Algebre complesse semisemplici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 52
2.5.6 Classificazione delle algebre complesse . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 61
2.5.7 Forme reali compatte . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 67
2.5.8 Rappresentazione delle algebre semisemplici . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 68
2.5.9 Prodotti di rappresentazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 77
2.5.10 Sottoalgebre e rappresentazioni . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 83
2.6 Dalle algebre ai gruppi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 97

Bibliografia 100
0.1. Notazione matematica 5

0.1 Notazione matematica


Nella scelta della notazione si cercato di seguire un criterio di coerenza e immediatezza, scegliendo
di volta in volta la scrittura pi naturale; ovviamente, le scelte rispecchiano il criterio di naturalezza
proprio dellautore, e potrebbero non essere condivise dal lettore. Ciononostante, lautore confida nella
capacit di questultimo di adattarsi a una simbologia o notazione forse non completamente familiare.
Di seguito, vengono riportate alcune delle scelte di notazione per i caratteri pi ricorrenti. La notazione
adoperata del resto spiegata nella maggior parte dei casi in cui possa risultare non immediata (e si
ascrivano i casi in cui ci non avviene a un fallo dellautore).

Insiemi
Gli insiemi generici, se ci non causa ambiguit, vengono indicati con lettere maiuscole in carattere italico:
A, B.
Per gli spazi numerici standard riservata la consueta simbologia black board: R per i reali, C per
i complessi, Q per i razionali, Z per gli interi e N per i naturali. Inoltre si indica con H linsieme dei
quaternioni.
Gli spazi topologici generici (e in particolare le variet) vengono indicati con lettere corsive: M, N , X , Y.
Per i gruppi di Lie, che sono variet, si usano perlopi i caratteri corsivi G, G 0 , H.
Per le algebre di Lie si adoperano lettere in carattere gotico (quasi sempre minuscolo): g, g0 , h, se si parla di
algebre reali (in particolare delle algebre dei gruppi classici su(n), u(n), so(n), . . .), o caratteri calligrafici
L , L 0 se si parla di algebre complesse (in particolare delle algebre complesse semplici Al , Bl , . . . , G2 ). Se
per si vuole porre in risalto che unalgebra stata ottenuta complessificando unalgebra reale, si user g
(e simboli analoghi); viceversa, la forma reale compatta di unalgebra complessa L sar indicata da LC
(e il sottospazio di Cartan reale da HR ).

Matrici e applicazioni
Le matrici sono indicate da lettere maiuscole o minuscole in italico: A, B, a, b. Sono indicate in minuscolo
quando importante far notare che sono elementi di unalgebra di matrici esponenziabile a un gruppo
di matrici, cosicch ea = A. Per la matrice identit si adopera la notazione I, talvolta indicando la
dimensione: Id , Ipq . In modo analogo, la matrice nulla indicata con O (con eventuali pedici per indicarne
la dimensione).
Per la funzione identit s usata la notazione 1, di solito con un pedice per indicare su quale spazio
agisca: 1G . Analogamente, la funzione nulla scritta O (con eventuale pedice).
In certi casi, la distinzione tra matrice identit (o nulla) e funzione identit (o nulla) sfumata. La scelta
se indicarla nelluno o nellaltro modo riflette la sensibilit dellautore.
Spesso, le applicazioni tra due spazi (variet, gruppi di Lie, ecc.) sono denotate da lettere greche minuscole
o maiuscole. Le lettere e vengono usate di solito per indicare un generico omomorfismo tra gruppi o
algebre di Lie. Fanno eccezione alcune mappe, come le mappe di moltiplicazione left e right, di aggiunzione,
esponenziale e di rappresentazione aggiunta: L, R, I, exp, Ad, ad.
I vettori generici sono indicati da lettere minuscole italiche (es. v) quando sono interpretati come entit
astratte o funzionali lineari, o con il grassetto (es. v) quando sono visti come elementi di Rn (o spazi
isomorfi). I campi vettoriali sono indicati da lettere maiuscole diritte X, Y, Z.

Indici
Per gli indici vengono quasi sempre riservate le lettere i, j, k, l, m, n, p, q (a seconda della convenienza).
Gli indici possono essere posizionati in basso o, quando ci non possa causare ambiguit, in alto, come in
xi .
Una coppia di indici uguali, uno in alto e uno in basso, sottindendono una somma se non diversamente
specificato (convenzione di sommatoria), come in ij k Tk := k ij k Tk .
P
Di norma gli indici vengono posizionati in alto nel caso di componenti di un vettore e per potersi servire
della convenzione di sommatoria, come in h = i hi .
Capitolo 1

Cenni di geometria differenziale

In questa sezione viene introdotto il concetto di variet differenziabile. La nozione di variet (manifold
in lingua inglese) estende quella di superficie in R3 e la amplia, permettendo di trattare con spazi molto
generali in modo efficace e versatile. Si richiede che sulla variet sia definita una struttura geometrica,
detta struttura differenziabile, che permetta alle propriet di regolarit definite per gli oggetti sulla variet
di mantenersi coerenti a seguito di un cambio di coordinate.
Vengono in seguito studiate brevemente le funzioni definite su una variet e introdotto un concetto di
differenziabilit per tali funzioni, unitamente ai concetti conseguenti di spazio tangente, differenziale e
spazio cotangente. Da ultimo, vengono definite le mappe di inclusione tra variet.

1.1 Variet differenziabili


Per enunciare la definizione di variet differenziabile, conveniente definire prima alcuni concetti pi
basilari.

Definizione 1.1.1. Un insieme M uno spazio localmente euclideo di dimensione n se:

a) uno spazio topologico di Hausdorff;

b) ogni punto dellinsieme possiede un intorno omeomorfo a un sottinsieme aperto di Rn .

La propriet a) richiede allo spazio M di possedere una topologia 1 che ne elenchi gli aperti, e inoltre di
godere della propriet di Hausdorff (per ogni coppia di punti distinti dellinsieme devono esistere due
aperti separati contenenti rispettivamente luno e laltro punto).
La propriet b) richiede che, in prossimit di un qualunque punto dello spazio, questo sia confondibile
con Rn (cio che si appiattisca opportunamente quando guardato abbastanza da vicino).
Pi precisamente, si dice omeomorfismo (da non confondere con omomorfismo) tra spazi topologici una
funzione invertibile che sia continua con la sua inversa, vale a dire una funzione invertibile f dallo spazio
X allo spazio Y tale che, se linsieme A X un aperto di X , allora la sua immagine f (A) Y un
aperto di Y.
Un omeomorfismo : U Rn tra laperto U M e laperto (U ) Rn detto mappa delle coordinate,
e le sue componenti
xi := i (1.1.1)
(dove i : Rn R la proiezione sulli -esimo asse coordinato) sono dette funzioni coordinate; la dupla
(U, ) chiamata sistema di coordinate o carta.

Definizione 1.1.2. Una famiglia F = {(U , )} di carte dellinsieme M (con : U M Rn per


ogni ) detta un atlante di M di classe Ck se:
1 Cio una collezione di sottoinsiemi di M, comprendente linsieme vuoto e M stesso, che sia chiusa rispetto a unioni

numerabili e intersezioni finite di suoi elementi (Rudin 1987, p. 8).


1.1. Variet differenziabili 7

[
a) M = U ;

b) , , la funzione di transizione := 1 k
di classe C sul proprio dominio (U U ).

Se la propriet b) verificata, si dice che le carte (U , ) e (U , ) sono compatibili.


Due atlanti si dicono compatibili se la loro unione un atlante. Si dice che F un atlante massimale se
un atlante e inoltre se

(U, ) una carta di M compatibile con ogni carta di F = (U, ) F.

F pertanto lunione di tutti gli atlanti compatibili di M.

Siamo ora pronti per dare la definizione di variet differenziabile (Warner 1971, p. 6).

Definizione 1.1.3. Se M uno spazio localmente euclideo n-dimensionale a base numerabile1 e F


un atlante massimale di M di classe Ck , la dupla (M, F) viene chiamata variet differenziabile n-
dimensionale di classe Ck . Latlante F chiamato anche struttura differenziabile.

Una variet quindi uno spazio localmente omeomorfo a Rn ; il numero n rappresenta la dimensione della
variet (si parla di variet n-dimensionale o, brevemente, di n-variet).
Osservazione 1.1.1. Per gli scopi di questo corso sar sufficiente considerare solo variet infinitamente
lisce (con funzioni di transizione infinitamente derivabili sul loro dominio).
Osservazione 1.1.2. La condizione di massimalit per latlante F puramente tecnica, e pu essere di
volta in volta data per scontata; infatti, un atlante non massimale pu sempre essere reso tale aggiungendo
a esso tutte le carte compatibili della variet.
Dora in poi il termine variet verr abitualmente usato in riferimento allo spazio M anzich alla dupla
(M, F). Si sottintender altres il termine differenziabile.

Esempi

a) Linsieme Rn una n-variet. Esso pu essere descritto da una sola carta (U, ), prendendo come
insieme U lo stesso Rn e come omeomorfismo : U Rn la funzione identit.

b) Linsieme Sn := {x = (x1 , . . . , xn+1 ) | x21 + + x2n+1 = 1} (sfera unitaria di dimensione n) una


n-variet. infatti possibile dotare linsieme dellatlante

F = {(U , ), (U+ , + )},

con

U := Sn \{(0, . . . , 0, 1)}

e
 
x1 xn
: U Rn , (x) := ,..., .
1 xn+1 1 xn+1

possibile dimotrare che queste funzioni, chiamate mappe di proiezione stereografica, sono compa-
tibili (la funzione di transizione tra luna e laltra carta liscia sullintera n-sfera privata dei poli
nord e sud).
1 Uno spazio topologico detto a base numerabile o secondo numerabile se esiste un sottoinsieme B (base) della sua

topologia T tale che ogni elemento di T pu essere scritto come unione di elementi di B, e questo numerabile (Naber 2011,
p. 567).
8 Capitolo 1. Cenni di geometria differenziale

c) Linsieme RPn delle rette in Rn+1 passanti per lorigine (spazio proiettivo di dimensione n) una
n-variet. Questo spazio pu essere visto come linsieme Rn+1 quozientato rispetto alla relazione
dequivalenza:
x y x = y per qualche R.

Denotiamo con [x1 , . . . , xn+1 ] la classe di equivalenza dei vettori multipli di (x1 , . . . , xn+1 ); allora
RPn pu essere descritto dalle n + 1 carte (Ui , i ), dove

Ui := {[x1 , . . . , xn+1 ] RPn | xi 6= 0}


 
n x1 xi1 xi+1 xn+1
i : Ui R , i ([x1 , . . . , xn+1 ]) := ,..., , ,..., ,
xi xi xi xi

che sono compatibili (la dimostrazione pu essere effettuata per esercizio).

Data la definizione di variet differenziabile, si possono fare alcune semplici osservazioni:


Osservazione 1.1.3. Se M una n-variet e U un suo sottoinsieme aperto, allora anche U una n-variet
( sufficiente adattare latlante {(U , )} di M a U considerando le carte (U U , U U );
Osservazione 1.1.4. Se M1 una n1 -variet e M2 una n2 -variet, allora il loro prodotto cartesiano
M1 M2 una (n1 +n2 )-variet ( possibile usare le carte (U , ) di M1 e (V , ) di M2 per costruire
latlante (U V , ) dove : U V Rn1 Rn2 ).
Esempio Lo spazio S1 S1 , prodotto di due 1-sfere, una 2-variet chiamata toro.

1.1.1 Funzioni differenziabili sulle variet


Per definire la differenziabilit di una funzione definita su una variet si ricorre alla sua espressione in
coordinate locali.
Diamo prima la definizione nel caso di funzioni a valori reali su una variet.

Definizione 1.1.4. Sia M una n-variet e f : U R una funzione a valori reali definita sullaperto
U M; si dice che f differenziabile (di classe Ck ) su U se lo la funzione f 1
su (U U ) per
ogni mappa delle coordinate dellatlante {(U , )} di M.
Si noti che f 1 n
unordinaria funzione da R in R, e quindi la nozione di differenziabilit per essa
definita nel modo standard.
Del tutto analoga la definizione per funzioni definite tra variet.
Definizione 1.1.5. Sia M una m-variet e N una n-variet, e sia f : M N ; si dice che f differen-
ziabile (di classe Ck ) su M se lo la funzione f 1
su (U f
1
(V )) per ogni coppia di mappe
, (dove si intende che {(U , )} un atlante di M e {(V , )} un atlante di N ).
Di nuovo, la funzione f 1 una funzione definita su R
m
a valori in Rn , per cui definito in modo
standard il significato di differenziabile.
Infine, diamo il concetto di diffeomorfismo tra due variet.
Definizione 1.1.6. Se una mappa differenziabile tra variet f : M N invertibile e linversa f 1
una mappa differenziabile, si dice che f un diffeomorfismo tra variet.

Di seguito, adotteremo anche la dicitura regolare per indicare una funzione differenziabile.
1.2. Vettori tangenti 9

1.2 Vettori tangenti


Definizione 1.2.1. Si indica con F(M) linsieme delle funzioni regolari sulla variet M a valori reali.

Definizione 1.2.2. Un vettore tangente alla variet M nel punto p M una funzione

v : F(M) R

tale che:

a) v(af + bg) = av(f ) + bv(g);

b) v(f g) = v(f )g(p) + f (p)v(g) (regola di Leibniz)

per ogni a, b R e f, g F(M).

Osservazioni

Un usuale vettore dello spazio euclideo pensato come insieme di componenti v = t (v 1 , . . . , v n )


Rn ; prendendo come variet M = Rn , e data una qualunque funzione differenziabile f F(Rn ), si
vede che la mappa:
v : f v f p R,

dove p un qualunque punto di Rn , soddisfa le propriet a) e b) della definizione 1.2.2, ed quindi


un vettore tangente a Rn nel punto p. Si pu dimostrare che questo funzionale fornisce la derivata
direzionale di f lungo la direzione v (moltiplicata per la norma di tale vettore).

Bisognerebbe specificare che il vettore v agisce non sulla funzione f , ma su un suo germe cio
sulla classe dequivalenza delle funzioni coincidenti in un intorno di p. Ci che conta ai fini della
derivazione, infatti, solo la variazione locale della funzione, sicch il numero v(f ) uguale per ogni
funzione f appartenente alla classe dequivalenza. Per non appesantire la trattazione, a ogni modo,
continueremo a parlare di funzioni in luogo dei loro germi.

Definizione 1.2.3. Sia M una variet e p M; si definisce spazio tangente a M nel punto p, e si denota
con Tp M, linsieme dei vettori tangenti a M in p.

Linsieme Tp M pu essere dotato della struttura di spazio vettoriale tramite la definizione della somma
tra vettori e della moltiplicazione per uno scalare, definite tramite lazione dei vettori su una funzione
arbitraria f F(M):
(v + w)(f ) := v(f ) + w(f )

(v)(f ) := v(f )
dove v, w Tp M e R.
Se M una n-variet, allora Tp M uno spazio vettoriale di dimensione n. Si pu introdurre una base
naturale su tale spazio. Sia infatti U M un aperto abbinato alla carta (U, ), e sia p U ; si definiscano
gli n vettori


: F(M) R
xi p
(f 1 )

f 7
ri
(p)

con le xi definite come in 1.1.1. Possiamo anche scrivere (con abuso di notazione):

f
(f ) := .
xi p xi p
10 Capitolo 1. Cenni di geometria differenziale

Questi sono evidentemente elementi di Tp M; notiamo che la loro azione sulla funzione xj F(M) :

(xj 1 ) rj

j
(x ) = = = ij ;
xi p ri
(p) r i
(p)

pertanto, dato un qualunque vettore v Tp M, vale la scomposizione:



i i

v = v(x ) i =: v i
x p x p


possibile mostrare che i vettori , oltre a generare Tp M, sono anche linearmente indipendenti, e
xi p
perci che costituiscono effettivamente una base. I numeri reali

v i := v(xi ) (1.2.1)

rappresentano le componenti del vettore v in tale base.


Definizione 1.2.4. Linsieme1
G [
T M := Tp M := {p} Tp M
pM pM

detto fibrato tangente di M.


Gli elementi di T M sono in corrispondenza biunivoca con le coppie ordinate (p, v) con p M e v Tp M.

Definizione 1.2.5. La mappa

: TM M
(p, v) 7 p

detta mappa di proiezione canonica.

possibile equipaggiare T M con una struttura differenziabile in modo da renderlo una variet di
dimensione doppia rispetto a M.

1 Il
F
simbolo indica lunione disgiunta tra insiemi.
1.3. Differenziale di una funzione 11

1.3 Differenziale di una funzione


Definizione 1.3.1. Sia f : M N una funzione regolare tra lm-variet M e ln variet N , sia p M.
Si definisce differenziale di f nel punto p la funzione

df : Tp M Tf (p) N

definita da
df (v) : g 7 v(g f )
per ogni v Tp M e g F(N ).
Osservazione 1.3.1. df una mappa lineare.
Definizione 1.3.2. Una curva su una variet M una mappa regolare

: I M,

dove I un sottoinsieme aperto di R.


Sia data una curva : (a, b) M; si dice vettore tangente alla curva nel punto (t) il vettore (t)
T(t) M definito da  
d
(t) := d , (1.3.1)
dr t
la cui azione su una funzione regolare f data esplicitamente da

d
(t)(f ) = (f ).
dr t

Qualora la variet M coincida con Rn , la nozione di vettore tangente si riconduce a quella usuale1 :

d(xi ) dxi

i i i
(t) = (t)(x ) = = dr = x (t),
dr t t

avendo indicato con xi (r) li-esima componente di (r) Rn .

1 Si tenga presente la definizione 1.2.1 per le componenti di un vettore.


12 Capitolo 1. Cenni di geometria differenziale

1.4 Campi vettoriali


Definizione 1.4.1. Un campo vettoriale X su una variet M una funzione

X : M TM
p 7 Xp Tp (M)

Dato un campo vettoriale X e una funzione regolare f , naturale considerare la funzione

Xf : M R
(1.4.1)
p 7 (Xf ) (p) := Xp (f )

Se lapplicazione Xf F(M) regolare per ogni f F(M), si dice che regolare il campo X. I campi
vettoriali regolari possono quindi essere visti come endomorfismi dello spazio F(M),

X : F(M) F(M),

associando a qualunque funzione regolare f unaltra funzione regolare Xf . La linearit immediatamente


verificata, e vale la propriet di Leibniz:

X(f g) = f Xg + gXf.

Definizione 1.4.2. Siano X e Y campi vettoriali regolari; detta parentesi di Lie di X e Y lapplicazione

[X, Y] : F(M) F(M)


f X(Yf ) Y(Xf ),

dove lazione di [X, Y](f ) da intendersi:

[X, Y](f )(p) := Xp (Yf ) Yp (Xf ). (1.4.2)

Osservazione 1.4.1. [X, Y] un campo vettoriale regolare.


Osservazione 1.4.2. La parentesi di Lie pu anche essere pensata secondo la definizione 1.4.1, cio nel
seguente modo:

[X, Y] : M T M
p 7 [X, Y]p ,

dove lazione di [X, Y]p definita da

[X, Y]p (f ) := [X, Y](f )(p)

(cfr. (1.4.2)) per ogni f funzione regolare in un intorno di p, e le funzioni Xf e Yf sono definite
dallequazione (1.4.1).
La parentesi di Lie gode delle seguenti propriet:

a) [X, Y] = [Y, X];

b) [aX + bY, Z] = a[X, Z] + b[Y, Z];

c) [X, [Y, Z]] + [Y, [Z, X]] + [Z, [X, Y]] = 0.

La propriet c) chiamata identit di Jacobi.

Definizione 1.4.3. Sia V uno spazio vettoriale e [, ] : V V V unapplicazione che goda delle propriet
a), b) e c). Allora (V, [, ]) unalgebra di Lie.
1.4. Campi vettoriali 13

Pertanto, lo spazio vettoriale dei campi vettoriali regolari, munito delloperazione parentesi di Lie,
unalgebra di Lie.
Un campo vettoriale genera in modo naturale un flusso sulla variet sulla quale definito.
Definizione 1.4.4. Sia X un campo vettoriale regolare sulla variet M, e sia : (a, b) M una curva
su tale variet. Si dice che una curva integrale di X se

(t) = X(t) . (1.4.3)

Risulta di notevole importanza stabilire sotto quali condizioni esistano curve integrali di un dato campo
vettoriale.
Una prima risposta fornita dal seguente
Teorema 1.4.1. Sia X un campo vettoriale regolare sulla variet M e sia p M. Allora esistono, e
sono unici, un intervallo aperto I = (a, b) R, non necessariamente limitato e contenente lo 0, e un
curva p : I M tali che:
a) p (0) = p;
b) p una curva integrale di X;

c) se : (c, d) R M soddisfa a) e b), allora (c, d) (a, b) e = (c,d) .

Osservazione 1.4.3. La c) dice che la curva p definita sullintervallo pi esteso possibile, garantendo
lunicit.
Possiamo ora definire una funzione che faccia scorrere i punti di M lungo le curve integrali.
Definizione 1.4.5. Viene chiamato flusso del campo vettoriale regolare X la funzione

t : Ut M
(1.4.4)
t (p) := p (t)

definita sullinsieme Ut = {p M | t (a(p), b(p))}.


Tralasciando le problematiche legate al dominio, questa funzione gode delle seguenti propriet:

a) 0 = 1;
b) s t = s+t ;
c) t un diffeomorfismo per ogni t, e 1
t = t .

Su ipotesi di regolarit del dominio, infatti, si ha


t s
p = p (0) 7 p (t) 7 p (t) (s);

il punto p (t) (s) giace sulla curva integrale passante per p (t), naturalmente. Ma anche la mappa s 7
p (t + s) una curva integrale passante per lo stesso punto (questo si verifica immediatamente ponendo
s = 0). Il teorema di unicit 1.4.1 garantisce che queste mappe sono la stessa, cio che p (t) (s) = p (s+t),
cio la propriet b). La propriet a) banale, mentre la c) conseguenza di b).

Definizione 1.4.6. Se il dominio della curva integrale p (t) coincide con R per ogni p M, il campo
vettoriale X detto completo.
Un campo vettoriale completo genera una famiglia di flussi {t } che gode della struttura di gruppo, ed
perci chiamata gruppo a un parametro di trasformazioni su M.
14 Capitolo 1. Cenni di geometria differenziale

1.5 Mappe di inclusione


Ci interessa dare alcune definizioni su come possibile includere una variet allinterno di unaltra.
Esistono diverse nozioni di inclusione, a seconda della regolarit che si richiede alla funzione che la
realizza.

Definizione 1.5.1. Sia f : M N una funzione differenziabile tra una m-variet M e una n-variet
N . f detta immersione se il suo differenziale dfp non singolare per ogni p M.
Definizione 1.5.2. Sia f : M N unimmersione. Se f una funzione iniettiva (anche detta uno a
uno), allora (M, f ) detta sottovariet (o submanifold ).
Definizione 1.5.3. Sia f : M N unimmersione iniettiva. Se f inoltre un omeomorfismo tra M e
f (M), allora detta embedding (o imbedding).
Per comprendere meglio la differenza tra le definizioni, pensiamo di voler applicare linsieme R allinter-
no del piano. La pi generale immersione sar una curva regolare qualsiasi, con una parametrizzazione
adeguata che permetta di percorrerla al variare del parametro su tutto R.

Affinch la curva sia anche una sottovariet per necessario richiedere liniettivit: non possono cio
verificarsi intersezioni o sovrapposizioni di tratti di curva.

Persino questa specificazione non previene per da situazioni patologiche: una curva in cui un estremo si
avvicina asintoticamente a un altro punto appartenente alla curva per il valore del parametro tendente
allinfinito s descritta da una funzione iniettiva, ma non omeomorfa a R (a causa della presenza del
cappio).

Se per richiediamo che la funzione dinclusione sia un embedding, allora la curva risultante avr effetti-
vamente la medesima topologia di R.
Capitolo 2

Gruppi di Lie

2.1 Definizione ed esempi


In fisica, molte propriet di simmetria possono essere descritte in modo efficiente adoperando la teoria
dei gruppi di Lie. Questi sono variet differenziabili che posseggono inoltre la struttura algebrica di
gruppo. Pur essendo i gruppi di Lie in generale oggetti complicati, molte loro propriet possono essere
indagate effettuando unapprossimazione lineare che sfrutta una notevole propriet di una particolare
classe di campi vettoriali, detti left-invarianti. In questo modo, a ogni gruppo di Lie risulta naturalmente
associata unalgebra di Lie (definizione 1.4.3), le cui propriet di linearit permettono di semplificare
enormememente lo studio del gruppo, pur preservando la maggior parte delle propriet del gruppo che si
sta studiando.
Definizione 2.1.1. Sia G una variet differenziabile. G un gruppo di Lie se:
a) G un gruppo1 ;
b) loperazione di gruppo una funzione regolare;
c) la mappa inversa g 7 g 1 regolare g G.

Esempi
(Rn , +), dove + lordinaria somma tra vettori, un (banale) gruppo di Lie; lo stesso vale per
(R\{0}, ) (con labituale prodotto tra reali);
(Cn , +) e (C\{0}, ), a patto di considerare Cn una 2n-variet reale (piuttosto che una n-variet
complessa, della quale non stata data la definizione e di cui non si tratta in questo corso), sono
allo stesso modo gruppi di Lie;
La 1-sfera unitaria S1 = {ei , R}, assieme alla moltiplicazione complessa mutuata da C\{0},
un gruppo di Lie;
S1 S1 (toro) un gruppo di Lie con loperazione di moltiplicazione componente per componente
mutuata da S1 . Si veda la seguente osservazione per maggiore chiarezza.
Osservazione 2.1.1. Se (G, G ) e (H, H ) sono due gruppi di Lie, allora anche il loro prodotto cartesiano
G H, unitamente alloperazione di gruppo definita da

(g 1 , h1 ) (g 2 , h2 ) := (g 1 G g 2 , h1 H h2 ) (g 1 , h1 ), (g 2 , h2 ) G H,

a sua volta un gruppo di Lie.


1 Cio esiste unoperazione : G G G rispetto a cui G chiuso, la quale associativa: g(hk) = (hg)k g, h, k G;

ed esiste un elemento e G, chiamato identit, tale che e g = g e = g g G; e inoltre, a ogni elemento g G associato
un elemento g 1 G, detto inverso di g, tale che g g 1 = g 1 g = e. Allora, si dice che la dupla (G, ) un gruppo.
16 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Spazio delle matrici invertibili come gruppo di Lie


Diamo inizio al paragrafo osservando che lo spazio delle matrici n n a elementi reali Mn (R) pu essere
metrizzato in modo naturale interpretando il suo generico elemento A come un punto dello spazio euclideo
2
Rn . Definendo infatti la funzione distanza

d(A, B) : Mn (R) Mn (R) 7 R


X 1/2
d(A, B) := |Aij Bij |2 ,
i,j

si osserva facilmente che (Mn (R), d) uno spazio metrico completo. immediato constatare che Mn (R),
2
con questa topologia indotta da Rn , una variet differenziabile.
inoltre facile osservare che il sottoinsieme di Mn (R) costituito dalle matrici non singolari, detto gruppo
lineare generale:
GLn (R) := {A Mn (R)| det A 6= 0},
assieme alla moltiplicazione tra matrici definita nel modo usuale (riga per colonna), un gruppo (non
abeliano1 ).
La mappa determinante
det : Mn (R) R
ovviamente regolare (essendo un polinomio di grado n). Dato che

GLn (R) = (det)1 (R\{0}),

ed essendo R\{0} un insieme aperto, allora anche GLn (R) un aperto2 ; per losservazione 1.1.3, dunque,
lo stesso GLn (R) una variet.
Notiamo che le operazioni di prodotto matriciale
X
(A, B) 7 AB = C, Cij = Aik Bkj
k

e di matrice inversa3
A 7 A1 , (A1 )ij = (det A)1 (cof A)ji ,
essendo operazioni polinomiali, sono regolari.
Il gruppo lineare generale pertanto un gruppo di Lie.

1 Ungruppo detto abeliano se loperazione di gruppo commutativa.


2 Le
controimmagini di insiemi aperti tramite funzioni continue sono anchessi aperti.
3 Nella seguente equazione, cof A indica la matrice dei cofattori (o dei complementi algebrici) di A, i cui elementi sono:

(cof A)ij := (1)i+j (min A)ij , dove (min A)ij il determinante della matrice quadrata ottenuta rimuovendo da A li-esima
riga e la j-esima colonna.
2.2. Campi left-invarianti e algebre di Lie associate 17

2.2 Campi left-invarianti e algebre di Lie associate


Sia (G, ) un gruppo di Lie; definiamo le mappe G G

Lg : g 0 7 gg 0 (traslazione left)

Rg : g 0 7 g 0 g (traslazione right),
per ogni g G. Questi sono diffeomorfismi, essendo regolari ed essendo il loro inverso dato da L1
g = Lg 1
(e similmente per R). Scegliamo di concentrare lattenzione sulla mappa L (non farebbe alcuna differenza
scegliere invece R).
Definizione 2.2.1. Sia X : G T G un campo vettoriale. X detto left-invariante se

dLg (X) = X Lg g G.

Questo vuol dire che si ottiene lo stesso risultato valutando prima il campo in un punto g 0 G e poi
spostando il vettore tramite dLg , o prima spostandosi da g 0 a gg 0 (tramite Lg ) e poi valutando il campo.
In formule, possiamo scrivere questa constatazione nella forma

Xgg0 = dLg (Xg0 ) g, g 0 G. (2.2.1)

Notiamo che la formula 2.2.1 implica che il campo left-invariante X completamente determinato dal suo
valore nel punto identit e di G. Infatti, prendiamo g 0 = e; allora si vede che

Xg = dLg (Xe ),

il che definisce il valore del campo in qualunque punto g G semplicemente trasportando il vettore Xe
tramite la mappa di traslazione L.
In effetti, esiste una vera e propria corrispondenza biunivoca tra i campi left-invarianti definiti su G e i
vettori tangenti al punto e, come verr stabilito tra poche righe.
Prima di enunciare tale risultato, tuttavia, possibile compiere alcune osservazioni. Denotiamo con L
linsieme dei campi left-invarianti su G.
Osservazione 2.2.1. L uno spazio vettoriale; in virt delle propriet di linearit dei campi vettoriali,
infatti, segue immediatamente che la combinazione lineare di due campi left-invarianti anchessa un
campo left-invariante.
Osservazione 2.2.2. I campi appartenenti a L sono necessariamente regolari.
Enunciamo ora il fondamentale teorema cui si accennava in precedenza, cominciando con un lemma.
Lemma 2.2.1. Siano f : M N e g : N P funzioni regolari tra variet. Allora

d(g f ) = dg df.

Dimostrazione. Osserviamo innanzitutto che, come da definizione,

d(g f )p : Tp (M) T(gf )(p) (P).

Applichiamo questo differenziale a un generico vettore v Tp (M), ottenendo cos un funzionale in


T(gf )(p) (P), e consideriamo una funzione regolare F(P); per definizione, lazione del differenziale
sopra scritto su tale funzione
d(g f )p (v) : 7 v( (g f )).
Daltronde,
(dgf (p) dfp )(v) : 7 dfp (v)( g) = v(( g) f ),
e dato che ( g) f = (g f ) si ottiene la tesi.
Teorema 2.2.2. La mappa X 7 Xe un isomorfismo tra gli spazi vettoriali L e Te (G).
18 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Dimostrazione. La linearit della mappa si deduce dal fatto che i campi vettoriali valutati in un punto sono
funzioni lineari. Proviamo dapprima liniettivit. Supponiamo che X e Y siano due campi left-invarianti
e coincidenti nel punto e; allora, sfruttando la left-invarianza:

Xg = dLg (Xe ) = dLg (Ye ) = Yg g G,

cio X = Y. Dimostriamo ora che la mappa suriettiva. Consideriamo un vettore qualunque v Te (G);
definiamo il campo vettoriale Xv dato da

Xvg := dLg (v) g G; (2.2.2)

il valore di questo campo nellidentit 1

Xve = dLe (v) = d(1)(v) = v,

cosicch v in effetti limmagine della mappa Xv 7 Xve ; il campo inoltre left-invariante in quanto

Xvgg0 = dLgg0 (v) = d(Lg Lg0 )(v) = (dLg dLg0 )(v) = dLg (Xvg0 ) g, g 0 G

(dove s fatto uso del lemma 2.2.1), il che conclude la dimostrazione.

Il seguente teorema afferma che lo spazio L pu essere dotato della struttura di algebra di Lie (vedi
definizione 1.4.3).

Teorema 2.2.3. Se X e Y sono campi left-invarianti, allora anche la loro parentesi di Lie [X, Y], definita
come in 1.4.2, left-invariante.

Dimostrazione. Per ipotesi, X, Y L; dobbiamo mostrare che [X, Y] L, vale a dire che

dLg ([X, Y]g0 ) = [X, Y]gg0 g, g 0 G.

Applicando ripetutamente la definizione 1.3.1 di differenziale e la propriet 2.2.1 di left-invarianza dei


campi, otteniamo la seguente catena di uguaglianze (dove f una qualunque funzione regolare G R):

dLg ([X, Y]g0 )(f ) = [X, Y]g0 (f Lg ) = Xg0 (Y(f Lg )) Yg0 (X(f Lg )) =

= Xg0 (dLg (Y)(f )) Yg0 (dLg (X)(f )) = Xg0 (Y(f ) Lg ) Yg0 (X(f ) Lg ) =

= dLg (Xg0 )(Y(f )) dLg (Yg0 )(X(f )) = Xgg0 (Y(f )) Ygg0 (X(f )) = [X, Y]gg0 (f ).

L detta algebra di Lie associata al gruppo di Lie G. Il teorema 2.2.2, daltra parte, garantisce che tale
spazio isomorfo a Te (G); tramite detto isomorfismo, possibile dotare in maniera naturale della struttura
di algebra di Lie lo stesso Te (G). Questo viene ottenuto definendo la parentesi di Lie sullo spazio tangente:

(u, v) Te (G) Te (G) 7 [u, v] := [Xu , Xv ]e Te (G),

dove Xu e Xv sono definiti dalla 2.2.2. In pratica, passiamo dai vettori u, v definiti sullo spazio tangente
ai campi vettoriali Xu , Xv a essi associati via isomorfismo, e di cui sappiamo effettuare la parentesi di Lie;
quindi, passiamo nuovamente allo spazio tangente valutando il campo vettoriale cos ottenuto nel punto
e.
1 Il differenziale della funzione identit 1 a sua volta lidentit.
2.2. Campi left-invarianti e algebre di Lie associate 19

Esempi

Come abbiamo gi constatato, (R, +) un gruppo di Lie. Cerchiamo i suoi campi left-invarianti. Il
pi generale campo vettoriale definito su R della forma:

d
Xt = (t) ;
dr t

la richiesta di left-invarianza si scrive


Xt = dLt (X0 ),
cio

Xt (f ) = dLt (X0 )(f ) = X0 (f Lt ) f : R R regolare



df (r) d(f (t + r))
(t) = (0) ;
dr t dr 0

le derivate sono chiaramente uguali per ogni t, per cui, in definitiva:

(t) = (0),

e questo deve valere t. X pertanto left-invariante se e solo se



d
Xt = , R.
dr t

Le parentesi di Lie sono triviali:


   
d d d d
1 , 2 = 1 2 , = 0;
dr t dr t dr t dr t

questo caratterizza lalgebra di Lie su (R, +) come abeliana, la pi semplice possibile.

2.2.1 Algebra associata al gruppo lineare generale delle matrici


Come abbiamo visto nel paragrafo 2.1, (GLn (R), ) un gruppo di Lie; ci interessa studiare lalgebra di Lie
gln (R) a esso associata. Il teorema disomorfismo assicura che1 gln (R) Te (GLn (R)). Linsieme GLn (R)
un aperto in Mn (R), per cui e interno a GLn (R): questo implica che Te (GLn (R)) = Te (Mn (R)), dato
che la definizione di spazio tangente a un punto dipende esclusivamente dai valori assunti dalle funzioni
in un intorno del punto (e questo comune a GLn (R) e Mn (R)).

Apriamo una parentesi generale sugli spazi vettoriali per una constatazione che useremo a breve.
Consideriamo uno spazio vettoriale n-dimensionale V sul campo reale; fissata una sua base {e1 , . . . , en },
chiamiamo {e1 , . . . , en } la sua base duale, definita da ei (ej ) := ji . Notiamo che {(V, )}, dove

: V Rn
v i ei 7 (v 1 , . . . , v n ),

in effetti un atlante per lo spazio V , con le ei che svolgono il ruolo di funzioni coordinate (globali), in
quanto
ei (v) = v i = (ri )(v)
(con la definizione 1.1.1). Pertanto, ogni spazio vettoriale automaticamente una variet.
1 Indichiamo con un isomorfismo tra due spazi (a priori, spazi vettoriali; ma possibilmente anche algebre).
20 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Lo spazio tangente a uno spazio vettoriale pu essere identificato con lo spazio stesso. Il generico funzionale
su Tv (V ) (per qualche v V ) si scrive infatti:


a = ai ,
ei v

e a questo corrisponde tramite isomorfismo (teorema di Riesz) il vettore ai ei V di componenti ai = ai .


Si ha pertanto Tv (V ) V v V .

Applichiamo queste considerazioni al caso in questione. Lo spazio Mn (R) (a differenza di GLn (R)) uno
spazio vettoriale, perci Te (Mn (R)) Mn (R). Possiamo riassumere la catena di isomorfismi in

gln (R) Mn (R).

Questo a priori un isomorfismo di spazi vettoriali, cosicch nulla ci assicura che la struttura di algebra
di Lie sia preservata nel passaggio dallalgebra gln (R) allo spazio Mn (R); in realt, lo spazio Mn (R) pu
essere strutturato come algebra di Lie definendo su di esso loperazione:

[A, B] := AB BA A, B Mn (R)

(commutatore tra A e B), che si verifica essere una parentesi di Lie.


Bisogna mostrare che lisomorfismo sopra stabilito preserva le parentesi di Lie; fissiamo prima di tutto la
notazione, scrivendo:
gln (R) Te (GLn (R)) = Te (Mn (R)) Mn (R)
X 7 Xe v 7 (v),
con ((v))ij := v(xij ) (cio (v) la matrice che ha le stesse componenti del vettore v, visto come
2
funzionale su Rn le cui n2 funzioni coordinate sono xij ).
Va dimostrato che, dato lisomorfismo
: X 7 (Xe ),
vale la propriet
([X, Y]) = [(X), (Y)] X, Y gln (R).
Dimostrazione. Passiamo alle componenti. Si ha, per definizione (rispettivamente) di , e di parentesi
di Lie:
(([X, Y]))ij = (([X, Y]e ))ij = [X, Y]e (xij ) = Xe (Y(xij )) Ye (X(xij )).

Osserviamo che il valore della funzione Y(xij ) nel punto A GLn (R) (per la left-invarianza di Y)

YA (xij ) = dLA (Ye )(xij ) = Ye (xij LA );

la funzione xij LA caratterizzata dallazione

GLn (R) R
B 7 (AB)ij ,
P P
con (AB)ij = k Aik Bkj = k xik (A)xkj (B) (per definizione di funzione coordinata xij ). Possiamo ora
applicare il vettore Ye a questa funzione e scriverne lazione implicitamente nascondendo B nel seguente
modo (ricordando la linearit di Ye ):
X X X
YA (xij ) = Ye (xij LA ) = xik (A)Ye (xkj ) = xik (A) ((Ye ))kj = xik (A) ((Y))kj .
k k k

Si ha pertanto (nascondendo anche A) che


X X X
Xe (Y(xij )) = Xe (xik ) ((Y))kj = ((Xe ))ik ((Y))kj = ((X))ik ((Y))kj .
k k k
2.2. Campi left-invarianti e algebre di Lie associate 21

Poich un analogo conto vale ovviamente per Ye (X(xij )), e per la linearit dei campi, possiamo concludere
che:
(([X, Y]))ij =
Xn o
= Xe (Y(xij )) Ye (X(xij )) = ((X))ik ((Y))kj ((Y))ik ((X))kj =
k

= [(X), (Y)] ij .

Questo dimostra che gln (R) coincide (via isomorfismo) con Mn (R), con il commutatore tra matrici a
svolgere il ruolo di parentesi di Lie sullo spazio.
Osservazione 2.2.3. Quanto visto per le matrici pu essere pensato equivalentemente in termini di
operatori lineari agenti su uno spazio vettoriale V di dimensione n. In questottica1

Mn (R) End(V ) con [O1 , O2 ] := O1 O2 O2 O1 O1 , O2 End(V ).

Lo spazio degli automorfismi2 Aut(V ), assieme alla composizione di funzioni , un gruppo di Lie
(isomorfo a GLn (R)); la sua algebra di Lie End(V ) (isomorfo a Mn (R)).
Osservazione 2.2.4. Possiamo estendere le considerazioni fatte su GLn (R) a GLn (C); in questo modo,
lalgebra di Lie del gruppo (isomorfa a) Mn (C); occorre per tener presente che questi gruppi di Lie
(e le corrispettive algebre di Lie) sono pensati come spazi reali (di dimensione 2n2 ), piuttosto che come
spazi complessi di dimensione n2 .

1 Si denota con End(V ) lo spazio vettoriale n2 -dimensionale degli endomorfismi di V ; un endomorfismo di V

unapplicazione lineare da V in se stesso.


2 Un automorfismo un endomorfismo invertibile.
22 Capitolo 2. Gruppi di Lie

2.3 Sottogruppi e sottoalgebre di Lie


2.3.1 Morfismi di gruppi e algebre di Lie
Per prima cosa, necessario definire con precisione i morfismi tra gruppi di Lie e tra algebre di Lie, di
cui si gi fatto menzione in precedenza.
Cominciamo dalle definizione dei morfismi tra gruppi di Lie.

Definizione 2.3.1. Una mappa tra gruppi di Lie : G H detta omomorfismo di gruppi di Lie se
una mappa regolare e anche un omomorfismo tra gruppi (in senso algebrico1 ) .
Se inoltre un diffeomorfismo2 , essa detta isomorfismo di gruppi di Lie.
Se G = H, essa detta automorfismo di gruppi di Lie.

Diamo limportante definizione di rappresentazione di un gruppo di Lie.

Definizione 2.3.2. Se un omomorfismo tra i gruppi di Lie G e H, e se H = Aut(V ) (V spazio


vettoriale), o equivalentemente se H = GLn (R) oppure H = GLn (C), allora chiamata rappresentazione
del gruppo G.

Analoghe definizioni valgono per i morfismi tra algebre di Lie.

Definizione 2.3.3. Una mappa tra algebre di Lie : g h detta omomorfismo di algebre di Lie
se unapplicazione lineare e se preserva loperazione di parentesi di Lie, ossia se [(g1 ), (g2 )]h =
([g1 , g2 ]g ) g1 , g2 g.
Se inoltre una biiezione, essa detta isomorfismo di algebre di Lie.
Se g = h, essa detta automorfismo di algebre di Lie.

Analoga anche la definizione di rappresentazione dellalgebra.

Definizione 2.3.4. Se un omomorfismo tra le algebre di Lie g e h, e se h = End(V ) (V spazio


vettoriale), o equivalentemente se h = gln (R) ovvero h = gln (C), allora chiamata rappresentazione
dellalgebra g.

Una rappresentazione di un gruppo induce in modo naturale una rappresentazione dellalgebra a esso
associata. Vale infatti il seguente

Teorema 2.3.1. Se : G H un omomorfismo di gruppi di Lie, allora de un omomorfismo tra le


algebre di Lie g e h.

Dimostrazione. Sia X un campo vettoriale left-invariante su G; per il teorema 2.2.2, si ha che Xe Te (G)
in modo biunivoco. Sia d(X) lunico campo left-invariante su H tale che3 d(X)e0 = d(Xe ), e chiamiamo
per brevit X := d(X); in questo modo Xe0 = d(Xe ).
Vale la propriet
X(g) = d(Xg ) g G;
infatti, sfruttando la left-invarianza e il lemma 2.2.1, si ha

X(g) = dL(g) (Xe0 ) = (dL(g) d)(Xe ) = d(L(g) )(Xe ).

Osserviamo adesso che


L(g) : g 0 7 (g)(g 0 ) = (gg 0 ) g, g 0 G,
cosicch possiamo scrivere

d(L(g) )(Xe ) = d( Lg )(Xe ) = (d dLg )(Xe ) = d(Xg ).


1 Un omomorfismo tra due gruppi (algebrici) (G, +) e (H, ) unapplicazione lineare f : G H che preserva loperazione

di gruppo, ossia tale che f (g1 ) f (g2 ) = f (g1 + g2 ) g1 , g2 G.


2 Con ci si intende che ammette inversa regolare.
3 Indichiamo con e lelemento identit di G, e con e0 quello di H.
2.3. Sottogruppi e sottoalgebre di Lie 23

La propriet appena dimostrata pu essere scritta nella forma:

X = d X;

ricordiamo che dobbiamo dimostrare che1


^
[X, Y] := d([X, Y]) = [d(X), d(Y)] =: [X, Y].

Procediamo con la dimostrazione avvalendoci della propriet sopra dimostrata (qui f una qualunque
funzione regolare sul gruppo G):

d([X, Y]e )(f ) = [X, Y]e (f ) = Xe (Y(f )) Ye (X(f )) = Xe (d(Y)(f )) Ye (d(X)(f )) =

= Xe (Y(f ) ) Ye (X(f ) ) = d(Xe )(Y(f )) d(Ye )(X(f )) = Xe0 (Y(f )) Ye0 (X(f )) =
= [X, Y]e0 (f ).
Nella penultima eguaglianza si utilizzato il fatto che, essendo un omomorfismo, vale (e) = e0 .
Abbiamo dunque dimostrato che immagine della parentesi [X, Y]e mediante la mappa coincide con la
parentesi delle immagini [X, Y]e0 , ossia che preserva le parentesi di Lie tra le algebre.

Osserveremo in seguito che, bench il teorema garantisca che a partire da ogni isomorfismo di gruppi pu
essere trovato un corrispettivo isomorfismo di algebre, non vero il contrario.

2.3.2 Sottogruppi e sottoalgebre di Lie


Definizione 2.3.5. Sia G un gruppo di Lie. La dupla (H, ) detta sottogruppo di Lie di G se:

a) H un gruppo di Lie;

b) (H, ) una sottovariet di G;

c) un omomorfismo di gruppi di Lie.

Se vale inoltre la propriet

d) (H) un sottoinsieme chiuso di G,

si dice che (H, ) un sottogruppo chiuso di G.

I sottogruppi di Lie possono essere individuati cercando i sottogruppi in senso algebrico 2 del gruppo di
Lie. Questo viene mostrato dal seguente

Teorema 2.3.2. Sia H un sottoinsieme chiuso e un sottogruppo (algebrico) di G. Allora H anche una
sottovariet e (quindi) un sottogruppo di Lie di G.

Sottogruppi classici
In forza del teorema appena enunciato, individuiamo immediatamente una serie di sottogruppi di grande
rilevanza.

SLn (R) := {A GLn (R)| det A = 1}, il gruppo lineare speciale, un sottogruppo di Lie di GLn (R);
infatti, esso un suo sottogruppo algebrico, ed chiuso in quanto controimmagine, tramite la
funzione regolare determinante, del sottoinsieme chiuso3 {1}.
1 Si presti attenzione al fatto che usiamo lo stesso simbolo [, ] per denotare le parentesi di Lie definite su g e su h.
2 Se G un gruppo algebrico e H un suo sottoinsieme, H detto sottogruppo di G se non vuoto, se chiuso rispetto
alloperazione di gruppo di G ristretta su H e se contiene linverso di ogni suo elemento.
3 Le controimmagini tramite funzioni continue di insiemi chiusi sono a loro volta insiemi chiusi; si confronti il paragrafo

2.1.
24 Capitolo 2. Gruppi di Lie

O(n) := {A GLn (R)|AAT = I}, il gruppo ortogonale, un sottogruppo di Lie di GLn (R); infatti,
la mappa f : A 7 A1 AT da GLn (R) Mn (R) regolare, e

O(n) = f 1 ({0}).

In modo analogo sono sottogruppi di Lie (di GLn (R) o di GLn (C)):

U(n) := {A GLn (C)|AA = I}, gruppo unitario;

Sp(n) := {A U(2n)|AT J = JA1 , J := I


0n In

n 0n
}, gruppo simplettico;
SO(n) := {A O(n)| det A = 1}, gruppo speciale ortogonale;
SU(n) := {A U(n)| det A = 1}, gruppo speciale unitario.

Diamo ora la corrispondente definizione di sottoalgebra; questa pi semplice, dato che trattiamo con
spazi lineari (non dobbiamo preoccuparci della struttura differenziabile).

Definizione 2.3.6. Sia g unalgebra di Lie; un sottospazio h g detto sottoalgebra di Lie di g se

X, Y h = [X, Y] h.

Esempi

O(2) = {A GL2 (R)|AAT = I} e SO(2) = O(2) SL2 (R).


Osserviamo che per il teorema di Binet AAT = I = det A det AT = 1 = (det A)2 = 1 =
det A = 1. Quindi il gruppo O(2) consta di due parti separate, una della quali proprio SO(2).
Si trova che, detta A la generica matrice di O(n), la condizione AAT = I implica
 
a b
a) A = con a2 + b2 = 1;
b a
oppure
 
a b
b) A = con a2 + b2 = 1;
b a

(c un parametro libero rimanente, il che caratterizza i due insiemi come 1-variet).


Se ora decido di passare allalgebra associata o(2), ogni informazione circa linsieme definito dal
caso b) viene perduta; questo si circostanzia nel fatto che addirittura o(2) = so(2). In generale,
ogniqualvolta il gruppo di Lie consti di componenti topologicamente separate, il passaggio allal-
gebra associata elide tutte le informazioni riguardo a ogni componente connessa diversa da quella
contenente lelemento identit in questo caso, la matrice I. Avremo modo di osservare questo pi
esplicitamente tra poco.
Che gli insiemi definiti da a) e b) siano separati facile da osservare: affinch una matrice appartenga
a entrambi gli insiemi (entrambi chiusi), infatti necessario che  sia a = a = a = 0; ma
0 1 01
allora b = 1, e le matrici ottenute sono rispettivamente 1 0 e 1 0 , che sono diverse (quindi
lintersezione tra i due insiemi vuota). evidente che lidentit appartiene allinsieme definito da
a).
Osserviamo esplicitamente che la distanza1 tra una matrice A appartenente a SO(2) (caso a)) e
lidentit pari a
p
d(A, I) = (a 1)2 + b2 + (b)2 + (a 1)2 = 2 1 a,
1 Vedi paragrafo 2.1 per questa definizione di distanza.
2.3. Sottogruppi e sottoalgebre di Lie 25

e pu pertanto essere ridotta arbitrariamente variando il parametro libero a; quella tra una matrice
B O(2)\SO(2) (caso b)) e lidentit, invece, costante:
p
d(B, I) = (a 1)2 + b2 + b2 + (1 a)2 = 2.

Studiamo esplicitamente lalgebra o(2): parametrizziamo la generica matrice A SO(2) facendo


s che, per il valore nullo del parametro scelto, la matrice A coincida con lidentit. La scelta pi
naturale , in questo caso:  
cos x sin x
A= .
sin x cos x
Questa parametrizzazione copre lintero SO(2). Lo spazio tangente allidentit 1-dimensionale, e
il suo generatore  
dA 0 1
T = = ,
dx 0 1 0
cosicch lalgebra in questione :

so(2) = {T | R} = {matrici 2 2 antisimmetriche};

Come tutte le algebre 1-dimensionali, o(2) abeliana.


Abbiamo ora modo di constatare che questa algebra identica allalgebra associata a (R, +) che
abbiamo visto nellesempio della sezione 2.2; questo ci segnala che lalgebra di Lie associata a un
gruppo pu non riuscire a distinguere gruppi molto diversi tra loro quali (R, +) e (O(2), ).
SU(2) = {A GL2 (C)|AA = I, det A = 1}; si trova che le matrici appartenenti a SU(2) sono della
forma  

A= , con , C, ||2 + ||2 = 1;

notiamo che i parametri liberi sono ora tre, per cui lalgebra associata sar a sua volta 3-dimensionale.
Si pu dimostrare che, se = 1 + i2 e = 1 + i2 , vale

d(A, I) = 2 1 1 .

Parametrizzando lo spazio tangente con (x1 , x2 , x3 ), e assicurandosi di centrare la parametrizzazione


sulla matrice identit nel seguente modo:
r
1 1 1 1
2 = x3 , 1 = x2 , 2 = x1 , 1 = 1 (x21 + x22 + x23 ),
2 2 2 4
si ottiene la base dello spazio:  
A 0 i/2
T1 = = ;
x1 0 i/2 0
 
A 0 1/2
T2 = = ;
x2 0 1/2 0
 
A i/2 0
T3 = = ;
x1 0 0 i/2
queste sono matrici proporzionali alle matrici di Pauli j :

i
Tj = j ,
2
e formano una base per lalgebra

su(2) = {matrici antihermitiane a traccia nulla}.


26 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Sono soddisfatte le relazioni di commutazione:

[Ti , Tj ] = ij k Tk , (2.3.1)

dove ij k un tensore totalmente antisimmetrico, detto di Levi-Civita, tale che 123 = 1.


Osserviamo che le parentesi di Lie degli elementi di base determinano quelle di ogni altro elemento
dello spazio; dal fatto che non sono nulle deduciamo che su(2) unalgebra non abeliana.

2.3.3 Sottogruppi a un parametro


Definizione 2.3.7. Un omomorfismo : R G tra i gruppi di Lie (R, +) e (G, ) chiamato sottogruppo
a un parametro di G.

Le propriet di omomorfismo sono scritte come:

a) (t + s) = (t)(s);

b) (0) = e;

c) 1 (t) = (t).

Diamo esplicitamente alcuni esempi.

Esempi

(t) = et un sottogruppo a un parametro del gruppo di Lie (R\{0}, ) in quanto es+t = es et ;

(t) = eit un sottogruppo a un parametro del gruppo di Lie (S1 , );


 
cos t sin t
(t) = un sottogruppo a un parametro di SO(2) e di SU(2);
sin t cos t

cos t sin t 0
(t) = sin t cos t 0 un sottogruppo a un parametro di GL3 (R);
0 0 et
Siamo interessati ai sottogruppi a un parametro perch esiste una corrispondenza biunivoca tra i vettori
tangenti allidentit e i sottogruppi a un parametro di un dato gruppo di Lie. Lalgebra di Lie associata,
quindi, pu equivalentemente essere pensata come lo spazio dei sottogruppi a un parametro del gruppo.
Osserveremo come questo ci permetta, in una certa misura, di tornare al gruppo dopo essere passati da
esso allalgebra associata.

Teorema 2.3.3. La mappa  


d
7 (0) = d
dr t=0
una corrispondenza biunivoca tra linsieme dei sottogruppi a un parametro di G e gli elementi dello
spazio tangente Te (G) g.

Dimostrazione. La mappa ovviamente iniettiva in quanto a ogni omomorfismo corrisponde uno e un


solo vettore (0) (il vettore tangente alla curva t 7 (t) nel punto (0)).
Dimostriamo che la mappa suriettiva. A questo scopo, consideriamo un qualunque elemento v Te (G),
e associamo a esso il campo Xv definito dallequazione 2.2.2; definiamo v : R G come lunica curva
integrale di Xv tale che v (0) = e (questa curva esiste per il teorema 1.4.1).
Per definizione, si ha v (t) = Xvv (t) ; in quanto curva integrale, v soddisfa le richieste propriet di
omomorfismo. Bisogna dimostrare che essa definita sullintera retta reale.
Consideriamo le due curve:
t 7 v (s + t);
2.3. Sottogruppi e sottoalgebre di Lie 27

t 7 v (s)v (t) =: s (t);


queste sono entrambe curve integrali, in quanto, per la prima, vale

v (t) = Xv (t) = v (s + t) = Xv (s+t) ,

e, per la seconda, tenendo conto della left-invarianza del campo Xv :


 
d
Xvs (t) = Xvv (s)v (t) = dLv (s) (Xvv (t) ) = dLv (s) (v (t)) = (dLv (s) dv ) =
dr t
   
d d
= d(Lv (s) v ) = ds = s (t).
dr t dr t
Dato che entrambe le curve passano per il punto v (s) per t = 0, esse coincidono. Notiamo che, se la
curva v definita almeno fino al valore del parametro s, allora la curva s ben definita per ogni valore
di t (0, s), il che permette di estendere la stessa v fino al valore 2s del parametro (tramite lidentit
v (s + t) = s (t)), e, iterando il procedimento, su tutto R.
Corollario 2.3.4. Ogni campo left-invariante completo.
Dimostrazione. Ricordiamo che ogni campo left-invariante pu essere considerato un campo Xv (secondo
la definizione 2.2.2) per qualche v Te G; consideriamo un elemento g G, e la curva

t 7 Lg v (t)

(la curva integrale per e traslata di g). Allora, se (t) = Lg v (t), applicando il ragionamento della
dimostrazione precedente con (t) in luogo di s (t), si ha:
 
v v d
X(t) = XLg v (t) = d(Lg v (t)) = (t).
dr t

definita su tutto R, ed la curva integrale passante per il punto g.

2.3.4 La mappa esponenziale


Abbiamo visto che, dato un campo X g (commettiamo un leggero abuso di notazione identificando il
campo vettoriale X con il vettore Xe ), questo determina un sottogruppo a un parametro X di G, con

X (0) = Xe X.

Definizione 2.3.8. La mappa esponenziale

exp : g G

la mappa che associa a ogni X g lelemento di G dato da

exp(X) := X (1).

Per un motivo che apparir chiaro tra poco, cerchiamo la relazione tra X e sX , con s R. Consideriamo
la mappa
h : t 7 X (st);
h un sottogruppo a un parametro
di G perch lo X , e h(t) = sX (st) (ricordando che se (t) un
d
curva, (t) la mappa f 7 dr t
(f )). Quindi

h(0) = sX (0) = sX;

daltra parte,
sX (0) = sX,
28 Capitolo 2. Gruppi di Lie

per cui, per il teorema di unicit 1.4.1, si ha h = sX , ossia


X (st) = sX (t) s, t R.
Inserendo t = 1, e rinominando s in t, otteniamo in particolare X (t) = tX (1), ossia
exp(tX) = X (t).
La curva individuata dal campo X (cio, ricordiamo, da Xe ) proprio la curva exp(tX). Le propriet di
omomorfismo si possono scrivere ora nella forma familiare:
a) exp(0) = e;
b) exp(sX) exp(tX) = exp((s + t)X);
c) exp1 (tX) = exp(tX).
Osservazione 2.3.1. Quello che abbiamo ricavato in maniera formale si pu anche trovare in maniera
nave nel caso di gruppi di matrici: consideriamo un sottogruppo a un parametro di matrici T (t), che
perci soddisfi
T (s)T (t) = T (s + t), T (0) = I;
allora
T (s + t) T (t) T (s) I
T (t) = lim = T (t) lim = T (t)T (0),
s0 s s0 s
che unequazione differenziale ordinaria la cui soluzione

T (t) = etT (0) .


La mappa esponenziale il modo per recuperare il gruppo dopo essere passati da esso allalgebra
corrispondente. Come abbiamo gi avuto modo di osservare, tuttavia, il passaggio allalgebra associata
comporta la perdita di alcune informazioni riguardanti il gruppo (ad esempio, si perde linformazione
circa le componenti non connesse allidentit; in effetti, le curve generate dalla mappa esponenziale non
possono raggiungere tali componenti).
Calcoliamo ora il differenziale della mappa esponenziale, cominciando con unosservazione utile di carat-
tere generale.
Osservazione 2.3.2. Sia f : M N una funzione regolare tra variet, e sia p M. Un modo per
calcolare df consiste nel considerare limmagine, tramite f , di una curva su M passante per p. Allora,
se (t) = f ((t)), (0) = p, (0) = f (p), si ha
v = (0) = w = (0) = dfp (v).
Questo pu risultare un metodo comodo per calcolare il differenziale di una funzione.
Infatti
dfp (v)() = v( f ) F(N );

d d
(0)() = ( ) = ( f ) = (0)( f ) = v( f ) = dfp (v)(),

dt dt0 0

da cui si deduce che dfp (v) = (0).


Consideriamo ora la curva : t 7 tX in g (retta per lorigine). Allora evidentemente (0) = 0, (0) = X;
secondo la considerazione di cui sopra, si ha quindi

d d
(d exp)0 (X) = (exp ) = (exp(tX)) = X.

dt 0 dt 0

Perci
(d exp)0 = 1g ,
il che implica che la mappa esponenziale localmente invertibile, avendo differenziale non singolare nel
punto 0.
Esprimiamo questa conclusione nel seguente
2.3. Sottogruppi e sottoalgebre di Lie 29

Teorema 2.3.5. La mappa esponenziale un diffeomorfismo tra un intorno di 0 in g e un intorno di e


in G.
In altre parole, ogni elemento X g genera un sottogruppo a un parametro di G tramite la mappa
esponenziale t 7 exp(tX); e viceversa, ogni elemento A G in un intorno di e appartiene a un sottogruppo
a un parametro di G, cio A = exp X in un opportuno intorno di e per qualche X g.

Esempi
Se A una matrice, la mappa esponenziale coincide con lesponenziazione matriciale ordinaria:
1
exp A = eA := I + A + A2 + ;
2
infatti:
eA converge per ogni A: sia R tale che |xij (A)| i, j; allora si dimostra facilmente
per induzione che |xij (Aj )| (n)j j = 1, 2, . . . , da cui
X |xij (Aj )| X (n)j
< +;
j
j! j
j!

: t 7 etA un sottogruppo a un parametro di GLn (R), poich


+ X
+ +
sA tA
X 1 X 1
a) e e = tk sjk Aj = (t + s)j Aj = e(t+s)A ;
j=0 k=0
k!(j k)! j=0
j!
tA 1 tA
b) (e ) = e (quindi eA invertibile);
c) e0 = I;
(0) = A = etA = exp (tA).
Considero il gruppo di Lie SO(3) = {A GL3 (R)|AAT = I, det A = 1}; un suo sottogruppo a un
parametro dato dalle rotazioni attorno allasse x di R3 , parametrizzato da

1 0 0
A(t) = 0 cos t sin t ;
0 sin t cos t

si pu infatti mostrare che A(t) = exp (tT1 ) con



0 0 0
T1 = 0 0 1 .
0 1 0

T1 il generatore delle rotazioni attorno allasse x, e si ha appunto A(0) = T1 . Un discorso analogo


pu essere fatto per le rotazioni attorno allasse y e allasse z, generate rispettivamente dalle matrici

0 0 1
T2 = 0 0 0
1 0 0
e
0 1 0
T3 = 1 0 0 .
0 0 0
Le tre matrici T1 , T2 e T3 generano lalgebra so(3). Ogni rotazione in R3 , daltronde, pu essere
vista come rotazione attorno a un particolare asse, e appartiene pertanto al relativo sottogruppo
30 Capitolo 2. Gruppi di Lie

a un parametro: SO(3) quindi coperto interamente dai propri sottogruppi a un parametro, o,


equivalentemente, la mappa esponenziale suriettiva da so(3) a SO(3). Non difficile mostrare che
valgono le relazioni
[Ti , Tj ] = ij k Tk ,
dove il tensore di Levi-Civita; notiamo che queste relazioni sono identiche alle 2.3.1 trovate per
gli elementi di base di su(2). Pertanto, le algebre so(3) e su(2) sono isomorfe: le matrici Ti della
base di su(2) e quelle della base di so(3) sono due rappresentazioni diverse della stessa entit.
Viene ora naturale domandarsi se i corrispondenti gruppi di Lie SO(3) e SU(2) siano anchessi
isomorfi. Notiamo che SU(2) e SO(3) sono entrambi connessi, perci la domanda giustificata (nel
caso di O(3), sapevamo che esso non poteva coincidere con SU(2) in quanto O(3) non connesso).
Mostriamo che SO(3) e SU(2) non sono isomorfi.
Consideriamo a questo proposito i sottogruppi generati da T3 nelluno e nellaltro caso:

cos t sin t 0
a) SO(3) : exp (tT3 ) = sin t cos t 0;
0 0 1
    it/2 
i/2 0 e 0
b) SU(2) : exp (tT3 ) = exp t = ;
0 i/2 0 eit/2
si osserva immediatamente che nel caso a) la matrice 2-periodica, mentre nel caso b) 4-
periodica: (
2T3 I in SO(3)
e = .
I in SU(2)
Questo sufficiente per provare che gruppi connessi con la medesima algebra non sono neces-
sariamente equivalenti. Avremo modo di vedere che in effetti SU(2) un gruppo pi ricco di
SO(3).
Ci in cui differiscono i gruppi unaltra propriet topologica: non pi la connessione, ma la semplice
connessione 1 . Indagheremo questo pi a fondo in una sezione successiva.

Algebre di Lie dei gruppi classici Vogliamo ora servirci della mappa esponenziale per individuare
in modo semplice le algebre di Lie dei gruppi classici di matrici.

SU(n) con n 2. La generica matrice U SU(n) tale che U = U 1 e det U = 1; scrivendo U


come esponenziale di un elemento dellalgebra,

U = eA , A su(n),

le propriet di cui sopra si scrivono



(eA ) = (eA )1 = eA = eA = A = A antihermiticit;

det eA = eTrA = 1 = TrA = 0 traccia nulla.

Lalgebra su(n) pertanto formata dalle matrice antihermitiane a traccia nulla; la condizione di
antihermiticit prescrive che i numeri lungo la diagonale siano immaginari puri, dando n scelte
possibili, e che i numeri nel triangolo inferiore della matrice siano determinati da quelli nel triangolo
superiore, che possono essere scelti in n2 n modi diversi (essendo numeri complessi); la condizione
di traccia nulla toglie un grado di libert, cosicch la dimensione dellalgebra pari a

dim su(n) = n2 1.
1 Una variet M semplicemente connessa se per ogni curva chiusa in essa contenuta possibile trovare unomotopia

che mappi la curva in un punto appartenente alla variet. Unomotopia tra due funzioni f, g : I M (con I intervallo di R)
una funzione continua H : I [0, 1] tale che H(t, 0) = f (t) e H(t, 1) = g(t), cio una deformazione continua del sostegno
di f in quello di g.
2.3. Sottogruppi e sottoalgebre di Lie 31

Dato che la dimensione del gruppo (inteso come variet) e quella dellalgebra (intesa come spazio
vettoriale) sono la medesima, SU(n) una variet (n2 1)-dimensionale.

SO(n) con n 2. La generica matrice M SO(n) tale che M T = M 1 e det M = 1; scrivendo


M come esponenziale di un elemento dellalgebra,

M = eA , A so(n),

le suddette propriet si scrivono


T
(eA )T = (eA )1 = eA = eA = AT = A antisimmetria;

det eA = eTrA = 1 = TrA = 0 traccia nulla.

Lalgebra so(n) formata dalle matrice antisimmetriche; notiamo che la condizione di traccia nulla
implicata dalla richiesta di antisimmetria, e pertanto non costituisce alcun vincolo extra; questo
si riflette nel fatto che le algebre o(n) e so(n) coincidono, come abbiamo avuto modo di vedere per
n = 3. La condizione di antisimmetria garantisce una libert di (n2 n)/2 (i numeri sono reali),
sicch
n2 n
dim so(n) = .
2

Sp(n) con n pari. La generica matrice U Sp(n) tale che U = U 1 e U T = JU 1 J 1 dove


 
On/2 In/2
J := ; (2.3.2)
In/2 On/2

scrivendo U come esponenziale di un elemento dellalgebra,

U = eA , A sp(n),

le propriet si scrivono1

(eA ) = (eA )1 = A = A antihermiticit;


T 1
(eA )T = J(eA )1 J 1 = eA = eJAJ = AT = JAJ 1 .

possibile dimostrare che


n2 + n
dim sp(n) = .
2
 
SO(p, q) := {A Mn (R) | n = p + q, AT = gA1 g 1 , con g :=
Ip Opq
Oqp Iq , det A = 1} (il tipico
esempio di questa classe di gruppi, incontrato in relativit ristretta, il gruppo di Lorentz SO(3, 1);
la matrice g pu essere interpretata come la metrica dello spazio). Scriviamo la generica matrice
M SO(p, q) come esponenziale di un elemento dellalgebra,

M = eA , A so(p, q);

le propriet di M si scrivono

(eA )T = g(eA )1 g 1 = AT = gAg 1 ;

det eA = 1 = TrA = 0.
1
1 Riguardo la seconda propriet, immediato dimostrare che BeA B 1 = eBAB per ogni matrice A e per ogni matrice
invertibile B, semplicemente applicando la definizione di esponenziale.
32 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Anche in questo caso, si pu mostrare agilmente che la condizione di traccia nulla segue dalla prima;
la dimensione dellalgebra (e del gruppo) anche in questo caso

n2 n
dim so(p, q) = .
2

Consideriamo il gruppo SO(1, 1), il pi semplice possibile gruppo di questa classe. Questo un
gruppo di Lie di dimensione 1. La generica matrice M SO(1, 1) si pu scrivere nella forma
 
x y
M= con x2 y 2 = 1;
y x

scriviamo la matrice M come esponenziale di un elemento dellalgebra:

M = eA con A so(1, 1);


 
0 1
si pu dimostrare che A = t . Esistono due possibilit per parametrizzare M , e cio:
1 0
 
cosh t sinh t
a) M = ;
sinh t cosh t
 
cosh t sinh t
b) M = .
sinh t cosh t

Linsieme di matrici del tipo a) separato da quello delle matrici del tipo b); la matrice identit
appartiene evidentamente al primo tipo. Quindi linsieme SO(1, 1) consta di due componenti (e si
pu mostrare che O(1, 1), definito come SO(1, 1) ma senza la condizione di determinante unitario,
consta di quattro componenti). Osserviamo che in questo caso
q p t
d(M, I) = 2(cosh t 1)2 + 2 sinh2 t = 2 cosh2 t cosh t +,

cio la distanza tra lidentit e una matrice del tipo a) pu essere


resa grande a piacere; nel caso di
SO(2), ricordiamo, la distanza era sempre compresa tra 0 e 2 2.
Questo significa che il gruppo SO(1, 1) non limitato. Pi in generale, si pu affermare il seguente
risultato: il gruppo SO(n) un gruppo compatto per ogni n; il gruppo SO(p, q) (con p, q > 1)
sempre non compatto.

Unimportante propriet della mappa esponenziale che pu essere fatta commutare con gli omomorfismi.
Abbiamo gi visto come ogni omomorfismo di gruppi generi automaticamente un omomorfismo tra le
corrispettive algebre, dato da d.

Teorema 2.3.6. Se : G H un omomorfismo di gruppi di Lie, allora

(expg X) = exph (d(X)) X g

(avendo indicato con un pedice lalgebra su cui agisce lesponenziale; questo verr dora in poi sottinteso).
Ossia, vale il seguente diagramma commutativo:

GO

/H
O
exp exp .

g /h
d
2.3. Sottogruppi e sottoalgebre di Lie 33

Dimostrazione. Sia X g; considero la curva in H:

t 7 (exp(tX)).

Il vettore tangente alla curva in t = 0 , per la definizione 1.3.1,


 
d
d = d(X);
dt 0

daltra parte, questa curva un sottogruppo a un parametro di H, dato che vale la propriet di omomor-
fismo
(exp(tX))(exp(sX)) = (exp((t + s)X)).
Sappiamo anche che la curva
t 7 exp(td(X))
lunico sottogruppo a un parametro il cui vettore tangente nel punto 0 d(X); le due curve devono
quindi coincidere. Ponendo t = 1, si ottiene la tesi.

Questo teorema costituisce una sorta di viceversa del teorema 2.3.1: se ho una rappresentazione dellal-
gebra
: g gln (R),
posso costruire la mappa
exp
e domandarmi se questa sia una rappresentazione di G. Questo equivale a chiedersi se esista un omomor-
fismo
: G Mn (R)
tale che = d, nel qual caso (per il teorema appena visto)

exp((X)) = (exp(X)).

Avremo modo di constatare che non sempre questo omomorfismo esiste.


Enunciamo ora un teorema che mostra come si traduca la non abelianit di un gruppo sulla scrittura
degli elementi di tale gruppo in forma di esponenziali dellalgebra.

Teorema 2.3.7. (di Baker-Campbell-Hausdorff ) Sia G un gruppo di Lie con algebra associata g;
allora, per ogni X, Y g, esiste in g una curva t 7 Z(t) tale che

exp(tX) exp(tY) = exp(Z(t)),

e vale per Z la scrittura in serie:


1 1
Z(t) = t(X + Y) + t2 [X, Y] + t3 ([X, [X, Y]] [Y, [X, Y]]) + .
2 12
Osservazione 2.3.3. Se in particolare g unalgebra commutativa, allora

exp(X) exp(Y) = exp(X + Y),

e questo implica che G abeliano1 . Vedremo che vale anche il viceversa.


La mappa esponenziale, come evidente, non pu raggiungere componenti di G non connesse con lidentit
(essendo una mappa continua). Se per G connesso, il seguente teorema fornisce una condizione sufficiente
perch la mappa esponenziale raggiunga ogni punto del gruppo.
1 Consideriamo qui G connesso e compatto, in modo tale che la mappa esponenziale sia effettivamente suriettiva su di esso

(vedi il teorema seguente); altrimenti, possiamo comunque affermare che G abeliano sullintorno dellidentit raggiunto
dalla mappa esponenziale.
34 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Teorema 2.3.8. Se G un gruppo connesso e compatto, allora la mappa esponenziale suriettiva su di


esso.

Esistono altri risultati analoghi, ma possiamo dire che in generale i gruppi non compatti possono non
essere coperti interamente dallesponenziale.
Abbiamo gi visto che ogni elemento del gruppo (compatto) SO(3) esprimibile come esponenziale di un
qualche elemento dellalgebra generata dalle matrici T1 , T2 e T3 . Estendiamo ora questa considerazione
ad altri gruppi compatti.

Il gruppo unitario U(n). Consideriamo una matrice A U(n), e supponiamo che sia diagonale:

A = diag(1 , . . . , n ).

Poich i i sono numeri complessi non nulli (A invertibile), possiamo estrarne il logaritmo e scrivere

A = ea con a = diag(log 1 , . . . , log n ).

Nel caso di A generica, esiste sempre una matrice B U (n) tale che BAB 1 diagonale e
appartenente a U (n), cosicch a : BAB 1 = ea , da cui
1
A = B 1 ea B = eB aB
,

sicch A unesponenziale; quindi la mappa esponenziale suriettiva su U (n).

Il gruppo speciale ortogonale SO(n). In questo caso dobbiamo adottare una strategia leggermente
diversa. Se A SO(n) diagonale (con A = diag(1 , . . . , n )), dato che AAT = I si ha che i = 1;
posso ora osservare che1     
0 1 cos t sin t
exp t = ,
1 0 sin t cos t
da cui    
1 0 0
= exp ;
0 1 0
dato che det A = 1 n = 1, necessario che vi sia un numero pari di 1. Posso scrivere A
come esponenziale di una matrice diagonale a blocchi, in cui i blocchi sono sottomatrici quadrate di
zeri con in alto a destra e in basso a sinistra in corrispondenza delle occorrenze dei 1 sulla
diagonale. Ad esempio:

1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0
0 1 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0
A= = exp .
0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0


0 0 0 0 1 0 0 0 0 0 0
0 0 0 0 0 1 0 0 0 0 0

Ripetendo il ragionamento di cui sopra, posso dunque affermare che exp suriettiva su SO(n).

Il sottogruppo di GL2 (R) delle matrici 2 2 invertibili con determinante positivo contiene elementi
che non sono scrivibili come esponenziale di una matrice; un esempio dato dalla matrice
 
2 0
;
0 1

questo pu accadere perch il gruppo in questione non compatto.

Enunciamo ora due risultati noti come primo e secondo teorema di Lie.
1 Cfr. il primo esempio della sezione 2.3.3.
2.3. Sottogruppi e sottoalgebre di Lie 35

Teorema 2.3.9. Per ogni algebra di Lie g esiste un gruppo di Lie G tale che g lalgebra associata a G.

Teorema 2.3.10. Se G1 e G2 sono due gruppi di Lie le cui algebre associate sono isomorfe, allora essi
stessi sono isomorfi in un intorno dellidentit. Se inoltre sono due gruppi semplicemente connessi, essi
sono isomorfi globalmente.

Riconsideriamo gli esempi studiati in precedenza alla luce del secondo teorema di Lie.

(R, +) e SO(2), come abbiamo visto, hanno algebre isomorfe (1-dimensionali); tuttavia, non sono
isomorfi. Ricordiamo infatti che SO(2), essendo isomorfo a S1 (la 1-sfera), non semplicemente
connesso, mentre R lo . Posso concepire S1 come il risultato della quozientazione di R rispetto al
gruppo degli interi:
S1 = R Z


(dal momento che si ottiene dalla retta reale indentificando due punti che distino tra loro 2);
viceversa, R uno srotolamento della 1-sfera, o pi formalmente un suo ricoprimento. Diciamo
infatti che un insieme A un ricoprimento di B se B un quoziente (non banale) di A; in pi,
se A un insieme semplicemente connesso, si dice che A il ricoprimento universale di B: luso
dellarticolo determinativo giustificato dal fatto che il ricoprimento universale unico a meno di
isomorfismi. Abbiamo quindi che R il ricoprimento universale di S1 .

Abbiamo visto che SO(3) e SU(2) hanno algebre isomorfe, ma non sono isomorfi essi stessi. Mo-
striamo che in effetti SU(2) un doppio ricoprimento, nonch il ricoprimento universale, di SO(3).
Una matrice di SU(2) della forma
 

A= con ||2 + ||2 = 1;

siano = 1 + i2 e = 1 + i2 : posso pensare alla 4-pla v := (1 , 2 , 1 , 2 ) come a un elemento


di R4 . Il vincolo su questi numeri si esprime allora nella forma kvk2 = 1. SU(2) pertanto una
3-sfera in R4 , e in quanto tale semplicemente connesso (ln-sfera semplicemente connessa per
ogni n 2); mostriamo che anche un ricoprimento di SO(3).
A questo scopo, introduciamo linsieme H dei quaternioni ; un quaternione q pu essere scritto nella
forma
q = a + ib + jc + kd,
dove i, j, k sono tre unit immaginarie indipendenti che soddisfano le relazioni di Hamilton:

i2 = j 2 = k 2 = ijk = 1,

da cui deriva lanticommutazione ij + ji = jk + kj = ki + ik = 0. Cos come C isomorfo a R2 ,


allo stesso modo H isomorfo a R4 , prendendo la base {1, i, j, k}; anche isomorfo a C2 , dato che
possibile sfruttare le propriet di commutazione delle unit immaginarie per scrivere q = + j ,
avendo posto = a + ib, = c + id. Lisomorfismo pi rilevante per quello tra H e M2 (C):
possibile mostrare che, associando a q la matrice
 

q := ,

(con e come sopra), vengono preservate le propriet del prodotto quaternionale, nel senso
che la matrice corrispondente al prodotto tra quaternioni q1 q2 proprio la matrice q1 q2 ; inoltre,
definendo il prodotto scalare tra quaternioni q1 = 1 + j 1 = a1 + ib1 + jc1 + kd1 e q2 = 2 + j 2 =
a2 + ib2 + jc2 + kd2 nel seguente modo:

hq1 , q2 i := a1 a2 + b1 b2 + c1 c2 + d1 d2 ,
36 Capitolo 2. Gruppi di Lie

si pu mostrare che vale la propriet


1
hq1 , q2 i = (1 2 + 2 1 + 1 2 + 2 1 ) =
2   
1 1 1 2 2 1
= Tr = Tr(q1 q2 ),
2 1 1 2 2 2

e in particolare
|q|2 := hq, qi = det q.
Inoltre, la coniugazione quaternionale viene tradotta nella coniugazione hermitiana:

q := a ib jc kd = q .

Osserviamo che
S3 {q H | |q| = 1} SU(2),
analogamente a come S1 SU(1). Da qui in avanti confonderemo il quaternione q H con la
matrice corrispondente q M2 (C). Consideriamo ora il sottinsieme di H (isomorfo a R3 ):

H0 := {q H | q = q} = {ib + jc + kd | b, c, d R}

dei quaternioni immaginari, e la mappa

: SU(2) Aut(H0 )
A 7 (A)

dove (A) definita da


(A) : q 7 AqA1 .
Osserviamo innanzitutto che (A) in effetti lineare, e mappa H0 in H0 ; infatti
 
(A)(q) = AqA1 = AqA = Aq A = AqA = AqA1 = (A)(q),

cio (A)(q) H0 . Questa mappa invertibile: infatti

|(A)(q)|2 = det(AqA1 ) = det q = |q|2 ,

cio (A) conserva le norme. Da questultima propriet deduciamo che (A) (vista ora come matrice
quadrata) appartiene al gruppo O(3); ma una mappa regolare, quindi manda insieme connessi
in insiemi connessi; allora
Im() = SO(3)
(infatti Im() 3 I, chiaramente). Vediamo che un omomorfismo tra SU(2) e SO(3): vale la
propriet
(AB)(q) = (AB)q(AB)1 = A(BqB 1 )A1 = ((A) (B))(q);
inoltre
def
A Ker() (A) = IH0 AqA1 = q q H0 Aq = qA q H0 ;

si pu dimostrare che questo possibile se e solo se A = I. Ricordando infatti che


 
ib c + id
q H0 q = ,
c + id ib

si consideri in particolare  
i 0
q= ;
0 i
2.3. Sottogruppi e sottoalgebre di Lie 37

allora, la matrice  

A= SU(2)

appartiene al nucleo1 di se
         
i 0 i 0
= = i =i ,
0 i 0 i

che implica = 0; in modo analogo, considerando


 
0 1
q=
1 0

si ha la condizione
         
0 1 0 1
= = = ,
1 0 1 0

da cui = ; allora A = I, R, e dalla condizione det A = 1 si ricava = 1. Abbiamo


perci mostrato che Ker() = {I}, cio che una mappa due a uno (ogni coppia di matrici
A, A SU(2) viene mappata nello stesso elemento (A) SO(3)); in definitiva,

SO(3) = SU(2) {I}.

1 Si denota con Ker() il nucleo di ; il nucleo di un omomorfismo tra i gruppi G e H definito come linsieme degli

elementi di G che vengono mandati nellelemento identit di H.


38 Capitolo 2. Gruppi di Lie

2.4 Rappresentazione aggiunta


La mappa studiata nel precedente esempio implementa un omomorfismo tra il gruppo SU(2) e linsieme
degli automorfismi di su(2), stabilendo una rappresentazione del gruppo in termini di automorfismi del-
lalgebra associata al gruppo stesso. Questo tipo di rappresentazione detta rappresentazione aggiunta,
e pu essere definita per qualunque gruppo di Lie.
Vediamo perci il caso generale; iniziamo con la seguente
Definizione 2.4.1. Sia G un gruppo di Lie; definiamo, per ogni g G, loperazione di aggiunzione sul
gruppo data dallautomorfismo:
Ig : G G
g 0 7 gg 0 g 1 ,
vale a dire Ig := Lg Rg1 .
appena il caso di notare che Ig in effetti una mappa lineare:
Ig (g 0 g 00 ) = Ig (g 0 )Ig (g 00 ) g 0 , g 00 G,
regolare e invertibile (essendolo tanto Lg quanto Rg ).
Possiamo ora dare la definizione di rappresentazione aggiunta.
Definizione 2.4.2. Si dice rappresentazione aggiunta del gruppo di Lie G lomomorfismo
Ad : G Aut(g)
definito, per ogni g G, da
Ad(g) := dIg e .
Di seguito ometteremo la specificazione per cui dIg valutato sullidentit del gruppo, in quanto sottintesa.
La mappa Ad cos definita un omomorfismo perch
Ad(g1 g2 ) = dIg1 g2 = d(Ig1 Ig2 ) = dIg1 dIg2 = Ad(g1 ) Ad(g2 ),
dove si fatto uso del lemma 2.2.1.
Come ogni omomorfismo tra gruppi di Lie, anche Ad induce un omomorfismo tra le corrispettive algebre
tramite il differenziale; diamo perci la seguente
Definizione 2.4.3. Si dice rappresentazione aggiunta dellalgebra di Lie g associata al gruppo G lomo-
morfismo
ad : g End(g)
definito, per ogni X g, da
ad(X) := d(Ad) e (X).

Ancora, scriveremo semplicemente d(Ad) al posto di d(Ad) e . Inoltre, adotteremo la conveniente notazione
per cui limmagine di g G tramite Ad scritta Adg , e limmagine di X g tramite ad scritta adX .
La rappresentazione aggiunta del gruppo rappresentata nel diagramma commutativo:

Ig
GO /G
O
exp exp ;

g /g
dIg

mentre quella dellalgebra nel seguente:

GO
Ad / Aut(g)
O
exp exp .

g / End(g)
d Ad
2.4. Rappresentazione aggiunta 39

Esempio: gruppi di matrici Consideriamo la matrice A G, dove G un gruppo di matrici (come


GLn (R), O(n), SO(n), . . . ); allora laggiunzione data da

IA : B 7 ABA1 A, B G.

Possiamo scrivere ora


B = eb
dove b g; vogliamo applicare la considerazione 2.3.2: consideriamo il sottogruppo a un parametro etb , e
mappiamolo tramite IA , per poi prendere il generatore del sottogruppo a un parametro cos ottenuto:

d d tb 1
tb
= AbA1 .

IA (e ) = Ae A
dt t=0 dt
t=0

Quindi AdA : b 7 AbA1 .


Consideriamo ora la rappresentazione aggiunta dellalgebra; scriviamo quindi A = ea , con a g, e
consideriamo eta ; di nuovo, prendiamo il generatore dellimmagine di tale sottogruppo via Ad; si ottiene:

def d d  ta ta 
= (aeta beta eta baeta ) t=0 = ab ba = [a, b].

ada (b) = Adeta (b)
= e be
dt t=0 dt
t=0

Quindi ada : b 7 [a, b].


Osservazione 2.4.1. La relazione adX (Y) = [X, Y] per ogni X, Y g (dove [, ] rappresenta loperazione di
parentesi di Lie definita sullalgebra) di carattere generale, e pu essere dimostrata per ogni algebra g.
Osservazione 2.4.2. Avevamo visto in precedenza che se lalgebra commutativa, allora il gruppo corri-
spondente (almeno localmente) abeliano1 ; ora possiamo vedere che vale anche il viceversa, a patto di
prendere G connesso. Infatti:

G abeliano = Ig (g 0 ) = gg 0 g 1 = gg 1 g 0 = g 0 g, g 0 G,

ossia
Ig = 1 G g G;
ma

Ig = 1G = Adg = 1g g G (rappresentazione triviale)


= adX = Og X g;

allora [X, Y] = adX (Y) = 0 X, Y g, ossia g commutativa.


Osservazione 2.4.3. Supponiamo che G abbia un sottoinsieme di elementi che commutano con tutti gli
elementi del gruppo:
Z(G) := {g G | gh = hg h G};
linsieme Z detto centro del gruppo G, ed immediato verificare che ne un sottogruppo. Notiamo in
particolare che Z 3 e sempre. Ad esempio, abbiamo avuto modo di osservare che Z(SU(2)) = {I}.
Gli elementi del centro vegono tutti rappresentati, tramite Ad, dalla mappa identica:

g Z(G) = Ig = 1G = Adg = 1G .

Questo equivale a dire che il centro contenuto nel nucleo di Ad; in realt, si pu vedere che

Z(G) = Ker(Ad).

Corrispondentemente, per lalgebra g definiamo

Z(g) := {X g | [X, Y] = 0 Y g}
1 cfr. osservazione 2.3.3
40 Capitolo 2. Gruppi di Lie

il centro dellalgebra; di nuovo, si pu mostrare che Z(g) una sottoalgebra di g, e vale

Z(g) = Ker(ad).

Si pu dimostrare che Z(g) lalgebra di Lie associata al gruppo di Lie Z(G).


Una rappresentazione detta fedele se iniettiva. Come facile comprendere intuitivamente, una rap-
presentazione non pu essere fedele se Z(G) contiene elementi diversi da e.
Osservazione 2.4.4. Supponiamo che il gruppo G possieda un sottogruppo invariante S, ossia un sotto-
gruppo tale che
gsg 1 S s S g G.

Allora la mappa Ig S manda effettivamente il gruppo S in se stesso (per ogni g G), cio un automor-
fismo di S; se ora costruiamo la rappresentazione Adg , vediamo che g rappresentato anche in termini
di un automorfismo dellalgebra di Lie s associata a S (che si pu dimostrare essere una sottoalgebra
invariante di g, nel senso che [X, Y] s X s Y g).
Nota bene: in generale, se H un sottogruppo di G, allora h una sottoalgebra di g; viceversa, per ogni
h sottoalgebra di g esiste uno e un solo H sottogruppo connesso di G la cui algebra associata h.
Inoltre, a ogni S sottogruppo invariante di G corrisponde una s sottoalgebra invariante di g. Si dice anche
che s un ideale di g.
Allora la mappa Adg pu essere ristretta a:

Adg s : s s;

cio, s un sottospazio invariante della rappresentazione aggiunta Ad:

Adg (s) s g G.

Quando possibile restringere in questo modo la rappresentazione Ad, si parla di rappresentazione ridu-
cibile (ed possibile ridurre in modo analogo ad). Riassumendo le considerazioni esposte sopra, possiamo
affermare che la riducibilit di una rappresentazione legata alla presenza di ideali non banali dellalgebra
associata al gruppo (con non banali si intende diversi da {0} e da g). Notiamo in particolare che Z(G)
un sottogruppo invariante di G, e allo stesso modo Z(g) un ideale di g.

Esempio Il gruppo SU(2).


Consideriamo la matrice generica di SU(2) data da
 

A= con ||2 + ||2 = 1;

si ha allora

AdA : b 7 AbA1 b su(2);


poich una base di su(2) {Tj }j := {ij /2}j (con j matrici di Pauli), calcoliamo le matrici AdA (Tj ) per
j = 1, 2, 3 e scriviamo esplicitamente la matrice rappresentativa di AdA in questa base; ad esempio, per
T1 si ha:

   
0 i/2
AdA (T1 ) = = (12 22 12 +22 )T1 +2(1 2 +1 2 )T2 +2(1 1 +2 2 )T3 ;
i/2 0

con calcoli analoghi, si perviene al risultato:


2
1 22 12 + 22

2(1 2 + 1 2 ) 2(1 1 + 2 2 )
AdA , 2(1 2 + 1 2 ) 12 22 + 12 22 2(1 1 + 2 1 ) ;
2(1 1 + 2 2 ) 2(2 1 1 2 ) 12 + 22 12 22
2.4. Rappresentazione aggiunta 41

ricordando che 12 + 22 + 12 + 22 = 1, si pu verificare che questa in effetti la generica matrice di SO(3).


Si vede esplicitamente che AdISU(2) , ISO(3) .
Avendo nucleo non banale, la rappresentazione A 7 AdA non fedele. In effetti, come gi visto, si ha per
ogni A SU(2):
(A) = (I)(A) = I(A) = (A).
In generale, se ho un gruppo di Lie G con algebra associata g, la cui base {T1 , . . . , Tn }, scrivo (per
qualunque A G)1 :

AdA (Ti ) = ATi A1 =: [AdA ]ji Tj


(avendo indicato con [AdA ] la matrice n n rappresentativa di AdA nella base dei {Tj }j ); analogamente,
per qualunque a g, scrivo:

ada (Ti ) = [a, Ti ] =: [ada ]ji Tj ;


sono daltronde note le relazioni di commutazione dei vettori di base:

[Ti , Tj ] = fij k Tk
(gli n3 numeri fij k sono detti costanti di struttura dellalgebra g); ponendo al posto di a il vettore Tk , si
ha quindi

adTk (Ti ) = [Tk , Ti ] = fki j Tj = [adTk ]ji Tj ,


da cui

[adTk ]ji = fki j .


La rappresentazione aggiunta dellalgebra si costruisce quindi a partire dalle costanti di struttura della
stessa.
Nel caso di su(2), abbiamo fki j = kij , cio

f12 3 = f21 3 = f23 1 = f32 1 = f31 2 = f13 2 = 1;


tutte le altre costanti sono nulle. Quindi si ha

0 0 0
[adT1 ] = 0 0 1 ;
0 1 0

0 0 1
[adT2 ] = 0 0 0 ;
1 0 0

0 1 0
[adT3 ] = 1 0 0 .
0 0 0
Abbiamo ritrovato cos i generatori di so(3). Notiamo da ultimo che la rappresentazione a 7 ada fedele.

1 Come al solito, si sottindende la sommazione su indici ripetuti.


42 Capitolo 2. Gruppi di Lie

2.5 Studio delle algebre di Lie


A partire da adesso, concentreremo le nostre attenzioni sulle algebre di Lie e sulle loro propriet, pur
ricordando che loggetto del nostro interesse ultimo sono i gruppi di Lie cui queste algebre sono associate;
avremo modo di constatare, come gi detto, che molte propriet del gruppo possono essere studiate
proprio a partire dallalgebra.

2.5.1 Forma di Killing


Cominciamo con la seguente
Definizione 2.5.1. Sia g unalgebra di Lie; la mappa

B: ggR

definita da
B(X, Y) := Tr(adX adY )
detta forma di Killing sullalgebra g.

Mettiamo in evidenza alcune propriet della forma di Killing.

Osservazione 2.5.1. B una mappa bilineare e simmetrica, come segue dalle propriet della traccia.
Osservazione 2.5.2. B Ad-invariante, nel senso che

B(X, Y) = B(Adg (X), Adg (Y)) g G;

infatti, notiamo che in generale se un automorfismo di g, allora (per la definizione 2.3.3 di automorfismo
di algebre) vale [(X), (Y)] = ([X, Y]), da cui

ad(X) ((Y)) = (adX (Y)),

cio
ad(X) = adX ,
o ancora
ad(X) = adX 1 .
Nel nostro caso, = Adg , sicch

B(Adg (X), Adg (Y)) = Tr(adAdg (X) adAdg (Y) ) =

= Tr(Adg adX Ad1 1


g Adg adY Adg ) = Tr(adX adY ) = B(X, Y),

per la ciclicit della traccia.

Esempio
SU(2).
A partire dalla ormai ben nota base di su(2), {T1 , T2 , T3 }, e ricordando lespressione trovata alla
fine della sezione precedente per le [adTi ], possiamo calcolare la forma di Killing sui vettori di base:

B(Ti , Tj ) = Tr(adTi adTj ) = 2ij .

Questa una forma non degenere definita negativa.


Verifichiamo lAd-invarianza:

B(AdA (Ti ), AdA (Tj )) = B([AdA ]ki Tk , [AdA ]lj Tl ) = [AdA ]ki [AdA ]lj (2kl ) =
2.5. Studio delle algebre di Lie 43

= 2[AdA ]ki [AdA ]kj = 2([AdA ][AdA ]T )ji = 2([AdA ][AdA ]1 )ji = 2ij = B(Ti , Tj ).

Pi in generale, osserviamo che

[adTk ]ji = fki j = B(Ti , Tj ) = Tr(adTi adTj ) = [adTi ]kl [adTj ]lk = fil k fjk l ;

ossia, posso ricavare lespressione della forma di Killing direttamente dalla costanti di struttura.

u(2).
Come abbiamo gi visto, gli elementi dellalgebra u(2) sono le matrici antihermitiane, cio quelle
della forma  
ia c + id
A= ;
c + id ib
possibile decomporre tale matrice nel seguente modo:
 ab   ab 
i 2 c + id 2 0
A= + i ab .
c + id i ab 2 0
| {z } | {z 2 }
su(2) I

Prima di proseguire, diamo la seguente definizione.

Definizione 2.5.2. Unalgebra g chiamata somma diretta delle algebre g1 e g2 se ne somma


diretta come spazio vettoriale, e se inoltre

[X1 , X2 ] = 0 X1 g1 X2 g2 .

In questo caso, si scrive


g = g1 g2 .

Osservazione 2.5.3. Se g = g1 g2 , allora tanto g1 quanto g2 sono ideali di g.

Abbiamo dunque che


u(2) = su(2) u(1)
(dove si indicata con u(1) lalgebra unidimensionale banale, equivalente a so(2) o a S1 ); infatti,
gli elementi di u(1) commutano banalmente con ogni matrice. In particolare, u(1) coincide con il
centro di u(2) (vedi losservazione 2.4.3).

Compiamo alcune osservazioni in merito allesempio appena osservato.


Osservazione 2.5.4. Le considerazioni appena svolte possono essere generalizzate a u(n) per ogni n
maggiore o eguale a due; si ha cio

u(n) = su(n) u(1) n 2.

Osservazione 2.5.5. Se unalgebra qualunque g possiede un centro Z(g) non banale, allora

g = g0 Z(g)

per qualche algebra g0 .

Lalgebra u(2) ha dimensione 4; una base opportuna di generatori per tale algebra data da {T1 , T2 , T3 , T4 },
con T1 , T2 , T3 identici a quelli di su(2) e T4 = 2i I. Si ha (ovviamente) [Ti , T4 ] = 0 i = 1, 2, 3, cosicch
le costanti di struttura fij k non nulle sono esattamente quelle di su(2). Dal momento che, come abbiamo
visto,
[adTk ]ji = fki j ,
44 Capitolo 2. Gruppi di Lie

si trova che

0 0 0 0 0 0 1 0
0 0 1 0 0 0 0 0
0 1 0 0 ;
[adT1 ] = [adT2 ] =
1
;
0 0 0
0 0 0 0 0 0 0 0

0 1 0 0 0 0 0 0
1 0 0 0 0 0 0 0
0 0 0 0 ;
[adT3 ] = [adT4 ] =
0
= O4 .
0 0 0
0 0 0 0 0 0 0 0
Si pu a questo punto calcolare la forma di Killing, che risulta essere
B(Ti , Tj ) = 2ij per i, j = 1, 2, 3;
B(T , T4 ) = 0 per = 1, 2, 3, 4.
Questa una forma degenere. Il motivo di questa degenerazione da ricercarsi nella presenza del centro
u(1), come vedremo a breve.
Di seguito vengono date (senza dimostrazione) le forme di Killing per alcuni gruppi classici di matrici.
su(n) : B(X, Y) = 2n Tr(XY);
u(n) : B(X, Y) = 2n Tr(XY) 2 TrX TrY;
so(n) : B(X, Y) = (n 2)Tr(XY);
sp(n) : B(X, Y) = 2(n + 1)Tr(XY);
Studiamo un altro esempio, diveso da entrambi i precedenti per quanto riguarda le propriet della forma
B.

Esempio
SO(2, 1).
Come abbiamo visto,
A so(2, 1) AT = gAg 1 dove g = diag(1, 1, 1);
si trova che
0 x y
A = x 0 z .
y z 0
Lalgebra quindi 3-dimensionale; i suoi elementi sono molto simili a quelli di so(3), bench con
una parte simmetrica. Una base naturale dellalgebra data da

0 0 0 0 0 1 0 1 0
T1 = 0 0 1 , T2 = 0 0 0 , T3 = 1 0 0 .
0 1 0 1 0 0 0 0 0

Si trovano i commutatori
[T1 , T2 ] = T3 , [T2 , T3 ] = T1 , [T3 , T1 ] = T2 ;
le Ti sono proprio le matrici dellaggiunta [adTi ], cosicch la forma di Killing
B(Ti , Tj ) = Tr(Ti Tj ) = 2ai ij dove a1 = a2 = 1, a3 = 1.
Questa perci una forma non degenere indefinita. Questultima propriet legata alla non com-
pattezza del gruppo.
2.5. Studio delle algebre di Lie 45

2.5.2 Algebre semisemplici e criteri di Cartan


Avevamo visto che la presenza di un centro non banale nellalgebra (ad esempio, u(2)) causa la degene-
razione della forma di Killing definita sulla stessa; in realt, come vedremo meglio tra poco, sufficiente
che sia presente un ideale abeliano.
Supponiamo infatti che lalgebra g sia la somma delle sottoalgebre p e j generate rispettivamente dai
sistemi (disgiunti) {Pi } e {Jj }, e che p sia in particolare un ideale; si ha, per definizione1 :

[P, P ] = P [P, J] = P [J, J] = J.

Diciamo in questo caso che g una somma semidiretta delle algebre p e j, e scriviamo

g = p + j;
s

se in particolare anche j un ideale di g, allora g somma diretta delle due algebre. Supponiamo ora che
p sia un ideale abeliano. Le relazioni di cui sopra diventano

[P, P ] = 0 [P, J] = P [J, J] = J;

una situazione del genere vale per il gruppo di Poincar (nel qual caso p genererebbe il sottogruppo delle
traslazioni, evidentemente abeliano, e j il gruppo di Lorentz). In questo caso si ha che

adP (P ) = 0 adP (J) = P adJ (P ) = P adJ (J) = J,

cio
( (
P 0 P P
adP : adJ : ;
J P J J
   
6= 0 0
le matrici [adP ] e [adJ ] che agiscono sui vettori J = eP = hanno dunque la forma
0 6= 0
! !
6= 0 0 0 0
adJ = , adP = .
0 6= 0 6= 0 0

Da ci vediamo subito che la forma di Killing degenere:


!
6= 0 0
B(J, J) = Tr(adJ adJ ) = Tr 6= 0;
0 6= 0
" ! !# !
6= 0 0 0 0 0 0
B(J, P ) = Tr(adJ adP ) = Tr = Tr = 0;
0 6= 0 6= 0 0 6= 0 0
!2
0 0
B(P, P ) = Tr(adP adP ) = Tr = Tr O = 0.
6= 0 0

bene evidenziare la differenza rispetto al caso di u(2), in cui la presenza del centro causava la degene-
razione gi a livello della rappresentazione aggiunta; qui, invece, laggiunta non degenere, ma solo la
forma di Killing.
Allo scopo di generalizzare le considerazioni svolte sopra, introduciamo il concetto di semisemplicit.
1 Qui, come di seguito, indichiamo con P qualunque elemento appartenga a p, e con J qualunque elemento appartenga a

j. Si tenga conto che questo un abuso di notazione (ad esempio, [P, P ] indica la parentesi di Lie tra due elementi qualunque
di p, anche diversi tra loro).
46 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Definizione 2.5.3. Unalgebra di Lie detta semisemplice se non abeliana e se non possiede alcun
ideale abeliano proprio.
Un importante risultato che caratterizza le algebre semisemplici dato dal seguente
Teorema 2.5.1. (secondo criterio di Cartan) Unalgebra di Lie semisemplice se e solo se la sua
forma di Killing non degenere.
possibile dare una definizione alternativa di semisemplicit facendo uso della nozione di ideale solubile.
A questo scopo, consideriamo unalgebra di Lie g e poniamo
( (0)
g := g
g(k) := span X g | X = [Y, Z] per qualche Y, Z g(k1)

k 1,
o pi sinteticamente, con abuso di notazione,
g(k) = [g(k1) , g(k1) ] k 1.
Si ha1 g(0) g(1) g(k) ; in effetti, g(k) un ideale di g per ogni k = 1, 2, . . ., come possiamo
dimostrare agilmente per induzione. Sfruttiamo lidentit di Jacobi per scrivere
[Z, [X, Y]] = [X, [Y, Z]] [Y, [Z, X]] X, Y, Z g,
| {z } | {z }
g(1) g(1)

da cui vediamo che la parentesi di Lie di qualunque elemento di g con qualunque elemento di g(1) ap-
partiene a g(1) (che pertanto un ideale). Per il passo induttivo, riscriviamo lidentit di cui sopra con
X, Y g(k1) , k 2 e Z g per ottenere
[Z, [X, Y]] = [X, [Y, Z] ] [Y, [Z, X] ],
| {z } | {z } | {z }
g(k) g(k1) g(k1)
| {z }
g(k)

il che dimostra la tesi.


Come corollario a questa dimostrazione possiamo osservare che la parentesi di Lie di due ideali di g
ancora un ideale di g.
Definizione 2.5.4. Unalgebra di Lie g detta solubile se k : g(k) = {0}.
Definizione 2.5.5. Unalgebra di Lie g semisemplice se non possiede alcun ideale solubile.
Mostriamo lequivalenza delle definizioni 2.5.3 e 2.5.5. Chiaramente, se i un ideale abeliano di g, allora
i(1) banale, e pertanto i solubile; viceversa, se s un ideale solubile di g, con s(k1) non banale e s(k)
banale, allora s(k1) un ideale abeliano di g; pertanto, se c un ideale solubile deve esistere anche un
ideale abeliano, il che dimostra lequivalenza delle definizioni.

Esempio
Lalgebra delle matrici triangolari superiori solubile. Prendiamo ad esempio il caso delle matrici
3 3: si ha che
a b c
def
M g M = 0 d f a, b, c R;
0 0 g
immediato mostrare che queste matrici sono nilpotenti, cio si annullano se elevate a una potenza
sufficientemente elevata (in questo caso, 4). In effetti, osserviamo che

0 x y
A g(1) = A = 0 0 z
0 0 0
1 La notazione A B qui usata in senso di inclusione impropria, spesso indicata anche con A B.
2.5. Studio delle algebre di Lie 47

per qualche x, y, z R, e
0 0 s
B g(2) = B = 0 0 0
0 0 0
per qualche s R; questultima algebra un ideale abeliano di g (sicch g(3) = {0}).

Per completezza, enunciamo di seguito il


Teorema 2.5.2. (primo criterio di Cartan) Se g unalgebra di Lie, vale che

g solubile X, Y g(1) , B(X, Y) = 0.

Dora in poi rivolgeremo la nostra attenzione alle algebre semisemplici; questo perch, data una qualunque
algebra g, posso sempre scrivere
g = i + g0 ,
s

dove i un ideale solubile di g, e posso pensare che g0 sia semisemplice (altrimenti scrivo anchessa come
somma semidiretta fino a ridurmi a unalgebra semisemplice); daltronde, gli ideali solubili possono essere
studiati con metodi semplici (in sostanza, possono essere ricondotti allalgebra delle matrici triangolari
superiori), mentre la parte interessante proprio quella semisemplice.

2.5.3 Studio delle algebre semisemplici


Avevamo visto in precedenza che la forma di Killing di su(2) definita negativa, mentre quella di so(2, 1)
indefinita. Questi esempi rappresentano casi particolari del seguente risultato generale.
Teorema 2.5.3. Se g lalgebra di Lie di un gruppo compatto G, ed semisemplice, allora la sua forma
di Killing B definita negativa.
Viceversa, se il gruppo G connesso e la forma sulla sua algebra g definita negativa, allora G compatto
e g semisemplice.
Ci interessa studiare la struttura delle algebre semisemplici. Una prima caratterizzazione di queste algebre
data in termini di algebre semplici.
Definizione 2.5.6. Unalgebra di Lie g detta semplice se non abeliana e se non possiede alcun ideale
proprio.
Osservazione 2.5.6. Se unalgebra semplice in particolare semisemplice, ma non vale il viceversa. Ad
esempio, lalgebra
g = su(3) su(2)
semisemplice (la sua forma di Killing non degenere e definita negativa), ma non semplice (possiede
i due ideali propri su(2) e su(3)).
Vale il seguente
Teorema 2.5.4. Se unalgebra semisemplice e non semplice, allora pu essere decomposta in modo
unico come somma diretta di algebre semplici.
Quindi, la relazione tra semplicit e semisemplicit compendiata dalla relazione
k
M
g semisemplice g = gj con gj semplice j e k 1
j=1

(se k = 1, g anche semplice).


esclusa cio leventualit che unalgebra g semisemplice ma non semplice sia del tipo g = g0 + g00 , dove
s
g00 non un ideale di g; cio, se vale quella scrittura e g0 un ideale, allora lo anche g00 , e quindi
g = g0 g00 .
48 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Dimostrazione. Sia g unalgebra semisemplice ma non semplice. Allora esiste un suo ideale proprio g0 .
Sia ora g00 il sottospazio di g definito da
g00 := {X g | B(X, Y) = 0 Y g0 }
(una sorta di sottospazio ortogonale di g0 ). Si ha che
dim g0 + dim g00 = dim g;

vale inoltre la seguente propriet X, Y, Z g:


B([X, Y], Z) = Tr(ad[X,Y] adZ ) = Tr(adX adY adZ adY adX adZ ) =
= Tr(adX adY adZ adX adZ adY ) = Tr(adX ad[Y,Z] ) = B(X, [Y, Z]);
se ora scelgo X g00 , Y g e Z g0 , dato che g0 un ideale sia che [Y, Z] g0 , da cui, per definizione di
g00 ,
B(X, [Y, Z]) = 0 = B([X, Y], Z) = 0 = [X, Y] g00 ,
cio anche g00 un ideale.
Inoltre, un ideale anche g0 g00 , e si ha che
B(X, Y) = 0 X, Y g0 g00 ,
per definizione di g00 . Ma allora, per il teorema 2.5.2, g0 g00 un ideale solubile. Essendo g semisemplice
per ipotesi, deve essere g0 g00 = {0}, cosicch
g = g0 g00
come spazio vettoriale. Inoltre, se X g0 e Y g00 , allora [X, Y] g0 g00 (entrambi sono ideali), da cui
[X, Y] = 0. Quindi
g = g0 g00
come algebra di Lie. Se g0 e g00 non sono entrambi semplici (contengono ideali propri), si reitera la
procedura e si arriva alla decomposizione
g = g1 gn ,
come bisognava dimostrare.

Esempi
su(2) ha forma di Killing non degenere, quindi semisemplice; in effetti, anche semplice. Se cos
non fosse, infatti, sarebbe decomponibile come somma di due algebre,
su(2) = g1 g2 ,
di cui una delle due necessariamente 1-dimensionale; ma allora su(2) avrebbe un ideale abeliano, il
che non pu essere data la semisemplicit.
Allo stesso modo, si pu mostrare che su(n) semplice n.
Come abbiamo gi visto nel caso n = 2,
u(n) = u(1) su(n),
e pertanto u(n) non semisemplice (forma di Killing degenere).
so(n):
so(2) abeliana (non semplice);
so(3) semplice;
so(4) un caso particolare (vedi sotto);
so(n) semplice n 5.
Il gruppo di Poincar non semisemplice, dato che contiene lideale abeliano delle traslazioni.
2.5. Studio delle algebre di Lie 49

Lalgebra so(4) e so(3, 1) Analizziamo pi in dettaglio il caso di so(4). Questa lalgebra delle matrici
4 4 reali antisimmetriche:
aT = a,
e una sua base opportuna :

0 0 0 0 0 0 1 0 0 1 0 0
0 0 1 0 0 0 0 0 1 0 0 0
T1 =
0 1 0 0
T2 =
T3 =
1 0 0 0 0 0 0 0
0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0

0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0
0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0
T4 =
0 0 0 0
T5 =
0

0 0 0 1 ;
T6 =
0 0 0
1 0 0 0 0 1 0 0 0 0 1 0

i commutatori di questi elementi valgono

[Ti , Tj ] = ij k Tk , [Ti , Tj+3 ] = ij k Tk+3 , [Ti+3 , Tj+3 ] = ij k Tk

con i, j = 1, 2, 3; in particolare, T1 , T2 e T3 generano la sottoalgebra so(3) (e sono in effetti proprio gli


elementi di base di so(3) con laggiunta di una riga e una colonna nulle); passando alla base

1 1
Ti0 := (Ti + Ti+3 ), 0
Ti+3 := (Ti Ti+3 )
2 2
(sempre con i = 1, 2, 3), si trova che i commutatori sono diventati

[Ti0 , Tj0 ] = ij k Tk0 , [Ti0 , Tj+3


0
] = 0, 0
[Ti+3 0
, Tj+3 0
] = ij k Tk+3 ,

dimodoch possiamo scrivere


so(4) = so(3) so(3),
o equivalentemente so(4) = su(2) su(2).
Questo mostra che so(4) semisemplice (lo so(3)), ma non semplice.
Si pu verificare che B(Ti , Ti+3 ) = 0.

Approfittiamone per analizzare anche lanaloga algebra so(3, 1), cio lalgebra di Lorentz; questa formata
dalle matrici a tali che
aT = gag 1 con g = diag(1, 1, 1, 1).
Si pu dimostrare che una base di questalgebra data dallinsieme {Ti }6i=1 , dove T1 , T2 e T3 sono come
quelle di so(4), mentre

0 0 0 1 0 0 0 0 0 0 0 0
0 0 0 0 0 0 0 1 0 0 0 0
T4 = T5 = T6 = ,
0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 0 1
1 0 0 0 0 1 0 0 0 0 1 0

e che i commutatori sono

[Ti , Tj ] = ij k Tk , [Ti , Tj+3 ] = ij k Tk+3 , [Ti+3 , Tj+3 ] = ij k Tk .

Osserviamo da subito che i primi tre elementi generano ancora lalgebra so(3); a causa del segno positivo
degli ultimi commutatori, tuttavia, non possibile ripetere il procedimento usato per so(4) per separare
lalgebra in due copie di so(3): per farlo, infatti, dovremmo introdurre la base

Sj := Tj , Sj+3 := iTj+3
50 Capitolo 2. Gruppi di Lie

(con j = 1, 2, 3), per poi passare a

1 1
Sj0 := (Sj + Sj+3 ), 0
Sj+3 := (Sj Sj+3 ),
2 2
il che non lecito perch dobbiamo attenerci alle combinazioni lineari reali degli elementi dellalgebra.
Questo ci suggerisce che uno studio di una versione complessificata delle algebre pu rivelarsi utile allo
scopo di vedere due algebre altrimenti differenti come il medesimo oggetto. Questo dunque quello che
ci proponiamo di fare.

2.5.4 Complessificazione delle algebre di Lie


Consideriamo unalgebra di Lie g generata dalla base {T1 , . . . , Tn }; vogliamo definirne una complessifica-
zione. A questo scopo, possono verificarsi due casi:

a) I vettori T1 , . . . , Tn rimangono linearmente indipendenti anche se considerati sul campo complesso,


cio
i Ti = 0 = i = 0 i;
in questo caso, semplice e naturale definire lalgebra complessificata g come lalgebra generata sui
complessi dai Ti :
g := {i Ti | (i ) Cn }.
Le parentesi di Lie vengono definite per bilinearit conoscendo le costanti di struttura di g:

[Ti , Tj ] = fij k Tk = [i Ti , j Tj ] := i j fij k Tk (i ), ( j ) Cn .

Un esempio di questo caso fornito da su(2), poich le matrici di Pauli sono linearmente indipendenti
anche sui numeri complessi:

i3 2 + i1
   
1 0 0
i Ti = = = 1 = 2 = 3 = 0.
2 2 + i1 i3 0 0

b) I vettori T1 , . . . , T3 , linearmente indipendenti sui reali, sono invece linearmente dipendenti sui
complessi. Ad esempio,
sl2 (C) = {a M2 (C) | Tra = 0}
ammette la base naturale
     
1 0 0 1 0 0
T1 = , T2 = , T3 = ,
0 1 0 0 1 0
     
i 0 0 i 0 0
T4 = , T5 = , T6 = ,
0 i 0 0 i 0

e questi vettori non sono evidentemente indipendenti sui complessi (Tj+3 = iTj per j = 1, 2, 3). In
questi casi, definiamo
g := {(X, Y) | X, Y g}
con la struttura

(X, Y) + (X0 , Y0 ) := (X + X0 , Y + Y0 );
(X, Y) := (1 X 2 Y, 1 Y + 2 X) = 1 + i2 C;
[(X, Y), (X0 , Y0 )] := ([X, X0 ] [Y, Y0 ], [X, Y0 ] + [Y, X0 ]).

Si pu facilmente verificare che g, definita in questo modo, unalgebra di Lie sul campo complesso.
2.5. Studio delle algebre di Lie 51

Osservazione 2.5.7. A partire dalla base {T1 , . . . , Tn } di g costruiamo immediatamente la base

{(T1 , 0), . . . , (Tn , 0)}

di g, e le costanti di struttura sono le medesime:

[(Ti , 0), (Tj , 0)] = ([Ti , Tj ], 0) = fij k (Tk , 0).

Osservazione 2.5.8. Nel caso di sl2 (C) avevamo la relazione di dipendenza

iTj = Tj+3 per j = 1, 2, 3;

con la definizione di g appena data, invece, si ha

i(Tj , 0) = (0, Tj ) 6= (Tj+3 , 0),

e in effetti i (Tj , 0) sono linearmente indipendenti.


Osservazione 2.5.9. Quando i {Tj } sono linearmente indipendenti anche su C (caso a)), la costruzione a
coppie descritta nel punto b) equivale a quella descritta in a):

(X, Y) X + iY un isomorfismo.

Abbiamo cos costruito la complessificazione g di g nel caso generale.

Viceversa, diamo la seguente

Definizione 2.5.7. Si dice forma reale di unalgebra di Lie complessa L unalgebra reale g tale che
g L .

Abbiamo gi avuto modo di constatare che unalgebra complessa pu possedere molte forme reali; ad
esempio, si ha che
so(4)
e so(3,
e 1),
e pi in generale
so(n)
e so(p,
e n p).
Anche per SU posso definire il gruppo

SU(p, q) := {U Mp+q (C) | U = gU 1 g 1 , det U = 1}

(con g matrice diagonale di segnatura (p, q)), e la corrispettiva algebra

su(p, q) = {a Mp+q (C) | A = gAg 1 , TrA = 0},

e si pu dimostrare che
su(n)
e su(p,
e n p).

La complessificazione permette dunque di raggruppare un insieme di differenti algebre reali in ununica


algebra complessa.
Anche per le algebre complesse possiamo definire:

la rappresentazione aggiunta ad : g End(g), data da

adX (Y) := [X, Y] X, Y g;

la forma di Killing B : g g R, data da

B(X, Y) := Tr(adX adY ) X, Y g;


52 Capitolo 2. Gruppi di Lie

le nozioni di semisemplicit e la semplicit, in termini di ideali dellalgebra complessa; valgono


ancora i due criteri di Cartan (teoremi 2.5.1 e 2.5.2).

Inoltre vale il seguente

Teorema 2.5.5. Valgono le seguenti implicazioni:

a) g semisemplice g semisemplice;

b) g semplice = g semplice.

Dimostrazione. a) Si consideri una base {T1 , . . . , Tn } di g, e la corrispettiva base {(T1 , 0), . . . , (Tn , 0)}
di g; dato che le costanti di struttura delle due algebre sono le medesime, si ha

Bg (Ti , Tj ) = fik l fjl k = Bg ((Ti , 0), (Tj , 0));

pertanto, Bg degenere se e solo se lo Bg , da cui segue la tesi per il secondo criterio di Cartan
(teorema 2.5.1).

b) Sia g semplice, e ipotizziamo per assurdo che g non lo sia; allora g possiede un ideale proprio i. Sia
{T1 , . . . , Tm } una sua base, e sia {T1 , . . . , Tm , Tm+1 , . . . , Tn } una base di g completata da quella di
i; osserviamo che

[Ti , Tj ] = fij k Tk , 1 i m = fij k = 0 k m + 1,

in quanto [Ti , Tj ] deve essere un elemento di i per ogni Tj (per definizione di ideale). Nellalgebra
g, il sistema {(T1 , 0), . . . , (Tm , 0)} genera un ideale proprio i, dato che le costanti di struttura sono
le stesse:
[(Ti , 0), (Tj , 0)] = fij k (Tk , 0), 1 i m = fij k (Tk , 0) i,
(dal momento che fij k = 0 k m + 1), ma un simile ideale non pu esistere perch contraddice
lipotesi che g sia semplice.

Osservazione 2.5.10. A proposito di b), rileviamo esplicitamente che non vale limplicazione inversa. Un
controesempio costituito dalle algebre so(4) e so(3, 1), dal momento che

so(4)
e = so(3,
e 1) = su(2)
e su(2),
e

(cos come so(4) = su(2) su(2)), il che implica che so(3,


e 1) non semplice, mentre so(3, 1) lo .
Osservazione 2.5.11. Nel punto b) della dimostrazione, abbiamo sfruttato luguaglianza delle costanti di
struttura per trasportare gli ideali di g a g; il viceversa non invece possibile, in quanto non detto
che un ideale di g sia generato da elementi della forma (Tj , 0). Ad esempio, abbiamo visto che lalgebra
so(3,
e 1) contiene i due ideali generati da
1
(Tj , Tj+3 ),
2
che non hanno corrispettivo in so(3, 1).
Ci proponiamo ora di studiare la struttura e la classificazione delle algebre di Lie complesse semisemplici.

2.5.5 Algebre complesse semisemplici


Definizione 2.5.8. Sia L unalgebra di Lie complessa semisemplice. Si dice sottoalgebra di Cartan di
L una sua sottoalgebra H con le seguenti propriet:

a) H una sottoalgebra abeliana massimale, nel senso che

H 0 sottoalgebra abeliana di L = H 0 H ;
2.5. Studio delle algebre di Lie 53

b) la rappresentazione aggiunta adh completamente riducibile h H , cio pu essere resa diagonale


a blocchi scegliendo una base opportuna.
Si pu dimostrare che ogni algebra complessa semisemplice ammette almeno una sottoalgebra di Cartan,
e che inoltre tutte le sue sottoalgebre sono equivalenti a meno di un automorfismo. In particolare, tutte
le sottoalgebre di Cartan di una data algebra hanno la medesima dimensione.
Siamo quindi legittimati a dare la seguente
Definizione 2.5.9. Si dice rango di L la dimensione delle sue sottoalgebre di Cartan.
Scegliamo una sottoalgebra di Cartan H di L , e prendiamone una base {h1 , . . . , hl }, con l rango di
L . In virt della propriet b), possibile effettuare un cambio di base che renda la rappresentazione
aggiunta adhj diagonale per j = 1, . . . , l. Pertanto, esiste una base {h1 , . . . , hl ; a1 , . . . , anl } di L (dove
n la dimensione di L ) tale che:

adhi (aj ) = [hi , aj ] =: j (hi )aj i = 1, . . . , l j = 1, . . . , n l,

con j (hi ) C. Se h H , h = i hi , si ha che

[h, aj ] = i [hi , aj ] = i j (hi )aj =: j (h)aj ;

si sono definiti per linearit gli n l funzionali j su H . Questi sono chiamati radici dellalgebra L .
Osservazione 2.5.12. La rappresentazione adh diagonale in questa base, ed :

[adh ] = diag 0, . . . , 0, 1 (h), . . . , nl (h) .
| {z }
l

Osservazione 2.5.13. Nessuno degli j pu essere il funzionale nullo, poich in questo caso sarebbe

[h, aj ] = 0 h H ,

e questo permetterebbe di estendere la sottoalgebra di Cartan, in contraddizione con la richiesta che sia
massimale.
Denotiamo linsieme delle radici con .
Definizione 2.5.10. Data una radice , linsieme degli elementi a L tali che

[h, a ] = (h)a h H

un sottinsieme di L detto sottospazio di radice relativo ad , e viene denotato con il simbolo L .


Si ha cos la scomposizione: X
L =H + L .

Osservazione 2.5.14. possibile vedere H come lo spazio L0 , cio il sottospazio relativo al funzionale
nullo, inteso come radice. Infatti, si ha per definizione

[h, h0 ] = 0 h H h0 H ;

si definisce in questo modo lo spazio allargato delle radici:

0 := {0}.

Evidenziamo alcune propriet fondamentali che derivano da questa scomposizione.

possibile dimostrare che


dim L = 1 ;
i sottospazi di radice sono tutti di dimensione uno (a differenza di H , che pu avere dimensione
maggiore).
54 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Sia h H e siano a L , a L ; allora, per lidentit di Jacobi, si ha:

[h, [a , a ]] + [a , [a , h]] + [a , [h, a ]] = 0


| {z } | {z }
(h)a (h)a

= [h, [a , a ]] = ((h) + (h))[a , a ],


cosicch, se lelemento [a , a ] diverso da zero, allora + una radice, e [a , a ] L+ .

Se + 6= 0, allora
B(a , a ) = 0;
infatti,
(
L++ se + +
(ada ada )(a ) = [a , [a , a ]] ;
=0 se + +
/

In generale, se + 6= 0 vale che L++ L = , dato che sottospazi di radici diverse sono tra
loro disgiunti; nel primo caso, (ada ada )(a ) non ha parti proporzionali a a (ovvero diagonali),
e perci la matrice [ada ada ] a traccia nulla se + 6= 0, mentre nel secondo caso (ada ada )
loperatore nullo. In entrambi i casi, la forma di Killing non nulla solo se + = 0.
Si pu osservare che il ragionamento sopra riportato vale in generale per , , 0 . In particolare,

B(h, a ) = 0 h H ,

e
B(a , a ) = 0 .
Pertanto, un elemento a L pu avere forma di Killing non nulla solo con un elemento del
tipo a L ; dato che L semisemplice, la forma B deve essere non degenere, e quindi deve
necessariamente esistere un tale elemento; in altre, parole, se una radice, lo necessariamente
anche .

La forma di Killing B non degenere su H ; infatti, se fosse degenere, dovrebbe esistere un elemento
h0 H tale che
B(h0 , h) = 0 h H ;
ma sappiamo che
B(h0 , a ) = 0 ,
e pertanto avremmo B(h0 , ) 0 su tutto L , e questo non pu essere perch B deve essere non
degenere sullalgebra.

Lultima osservazione ci dice che esiste una forma bilineare simmetrica non degenere sulla sottoalgebra
H ; questo permette di stabilire una corrispondenza biunivoca tra tale spazio e il suo spazio duale H ,
e anche di dotare H , a sua volta, di una forma bilineare simmetrica non degenere.
Infatti, sia ; questa per definizione un elemento di H . Possiamo associare ad lelemento
h H tale che
(h) = B(h , h) h H ,
che esiste ed unico.
Definiamo inoltre la seguente forma su H :

h, i := B(h , h ) , H ;

questa ovviamente simmetrica, bilineare e non degenere su H .


2.5. Studio delle algebre di Lie 55

Esempi
su(2)
e =: A1 . Come abbiamo gi visto, una sua base data da {T1 , T2 , T3 }, dato che questi sono
linearmente indipendenti anche sul campo complesso; abbiamo inoltre visto che

[adTi ] = ti ,

dove si indicato come ti li-esimo elemento della base di so(3).


Una sottoalgebra di Cartan, come si pu verificare, data da

H := {T3 | C};

infatti:
H una sottoalgebra abeliana:
[1 T3 , 2 T3 ] = 0;
H massimale:
[i Ti , T3 ] = (1 T2 2 T1 ),
e questo nullo se e solo se 1 = 2 = 0;
La matrice di rappresentazione aggiunta

0 0
[adT3 ] = 0 0
0 0 0
diagonalizzabile.
Da questo vediamo che il rango di su(2)
e 1.
Osserviamo che
[h, T1 iT2 ] = T2 iT1 = i(T1 iT2 ),
cio si hanno le due radici e , con:

: (h) = i;

i sottospazi di radice sono quindi

L = {t(T1 + iT2 )}, L = {t(T1 iT2 )}.

opportuno osservare che questa suddivisione di su(2)


e ricalca quella che in fisica specificata (in
su(2)) dagli operatori di momento angolare Jz (parte di Cartan) e J (parte delle radici).
Il rappresentante h della radice deve essere della forma

h = h,

essendo lalgebra di Cartan unidimensionale. Per definizione, si deve avere

(h) = B(h , h) h H ,

da cui
(h ) = B(h , h ) = 2 B(h, h) = 2 B(T3 , T3 ) = 22 ;
ma daltra parte
(h ) = (h) = i,
da cui  
i i i/4 0
= = h = T3 = . (2.5.1)
2 2 0 i/4
Prima di calcolare h , svolgiamo una considerazione generale.
56 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Osservazione 2.5.15. Vale la propriet

hi i = i hi ;

infatti,
def def
B(hi i , h) = (i i )(h) = i i (h) = i B(hi , h) = B(i hi , h) h,
da cui lasserto perch B non degenere.

Da questo osserviamo subito che


h = h .

Calcoliamo infine la norma delle due radici (che la stessa):

1
h, i = B(h , h ) = (h ) = i = .
2

su(3)
e =: A2 . Questa algebra ammette una base naturale {Tj }8j=1 , dove

i
Tj := j ,
2
e le j sono le cosiddette matrici di Gell-Mann:

0 1 0 0 i 0 1 0 0 0 0 1
1 = 1 0 0 2 = i 0 0 3 = 0 1 0 4 = 0 0 0
0 0 0 0 0 0 0 0 0 1 0 0

0 0 i 0 0 0 0 0 0 1 0 0
1
5 = 0 0 0 6 = 0 0 1 7 = 0 0 i 8 = 0 1 0 .
i 0 0 0 1 0 0 i 0 3 0 0 2

Valgono le relazioni di commutazione

[i , j ] = 2ifij k k ,

con

f12 3 = 1,
1
f14 7 = f51 6 = f24 6 = f25 7 = f34 5 = f63 7 =
2
3
f45 8 = f67 8 = ,
2
ed f completamente antisimmetrico rispetto a tutti i suoi indici; tutti gli altri commutatori sono
nulli. Si dimostra che i Tj da noi definiti sono linearmente indipendenti sul campo complesso (e
formano quindi effettivamente una base); si ha chiaramente

[Ti , Tj ] = fij k Tk .

Si pu mostrare che la forma di Killing su questa algebra

B(Ti , Tj ) = 3ij .

Si verifica che le matrici T3 e T8 generano una sottoalgebra di Cartan; poniamo dunque

T3 =: h1 , T8 =: h2 .
2.5. Studio delle algebre di Lie 57

Osserviamo che

[h1 , T1 iT2 ] = i(T1 iT2 ), [h2 , T1 iT2 ] = 0;



i i 3
[h1 , T4 iT5 ] = (T4 iT5 ), [h2 , T4 iT5 ] = (T4 iT5 );
2 2

i 3
[h1 , T6 iT7 ] = i(T6 iT7 ), [h2 , T6 iT7 ] = (T6 iT7 ).
2
Abbiamo cos le sei radici {1 , 2 , 3 }, ossia i funzionali definiti da

1 : 1 (h1 ) = i , 1 (h2 ) = 0;

i i 3
2 : 2 (h1 ) = , 2 (h2 ) = ;
2 2
i i 3
3 : 3 (h1 ) = , 3 (h2 ) = ;
2 2

osserviamo in particolare che 3 = 1 + 2 . Queste sono tutte le radici, dato che la dimensione di
su(3)
e 8, e la sottoalgebra di Cartan ha dimensione 2.
Esplicitamente,

L1 = {(T1 iT2 )}, L2 = {(T6 iT7 )}, L3 = {(T4 iT5 )}.

Cerchiamo ora h1 ; scriviamo


h1 = 1 h1 + 2 h2 ;
ricordando che 1 (h) = h1 , abbiamo le due equazioni indipendenti
=0

1 ) = 31 = i
(h ) = B(h , h ) + (
(2 B(h , h(
(
1 1 1 1 1 (2( i
= h1 = h1 .
1 (h2 ) = (1( (1 , h2 ) + 2 B(h2 , h2 ) = 32 = 0
B(h ( (( 3
=0

Analogamente, si trova che



i 3 i 3
h2 = h1 i h2 h3 = h1 i h3 .
6 6 6 6

Esplicitamente

1 0 0 0 0 0 1 0 0
1 1 1
h1 = 0 1 0 h2 = 0 1 0 h3 = 0 0 0 (2.5.2)
6 6 6
0 0 0 0 0 1 0 0 1

immediato notare che h3 = h1 +2 = h1 + h2 .


I prodotti delle radici sono:
1 1 1
h1 , 1 i = , h2 , 2 i = , h3 , 3 i = ,
3 3 3
1 1 1
h1 , 2 i = , h1 , 3 i = , h2 , 3 i = ,
6 6 6

Possiamo osservare che le radici sono disposte in modo geometricamente regolare (interpretando i
prodotti come prodotti scalari, dato che sono tutti reali): rappresentando i vettori h su un piano,
avendone fissato uno in modo arbitrario, i valori dei prodotti scalari impongono che essi si dispongano
sui vertici di un esagono. Aggiungendo anche la radice nulla (di molteplicit due), otteniamo un
ottetto.
58 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Osservazione 2.5.16. Possiamo compiere le seguenti osservazioni:


Le radici sembrano stare in relazioni semplici tra loro (3 = 1 + 2 );
i prodotti hi , j i sono reali, e anzi, razionali reali;
hi , i i > 0 i, il che ci permette di interpretare questo come norma dei vettori e disegnarli su Rl ;
la rappresentazione grafica delle radici ha una configurazione molto regolare.
Queste propriet possono essere generalizzate. Enunciamo (senza dimostrazione) il seguente
Teorema 2.5.6. Valgono le seguenti propriet:
a) = , e lunica radice proporzionale ad ;
b) , = h, i Q;
c) h, i > 0 ;
d) H generata interamente dagli h , ;
e) scelta una base {h1 , . . . , hl }, con 1 , . . . , l , vale
= = j j con j Q j.

Questo ci porta a introdurre una sottoalgebra di Cartan reale definita da


HR := {j hj | j R}
(che il piano di cui abbiamo parlato sopra nel caso di su(3)).
e
La forma di Killing allora un prodotto interno su HR :
hh, hi 0 h HR , hh, hi = 0 h = 0.
Posso quindi trovare in HR una base ortonormale {H1 , . . . , Hl } (con B(Hi , Hj ) = ij ), di modo che valga
(h HR ) la decomposizione ortonormale
h = j Hj per qualche (j ) Rl ,
da cui
(Hk ) = B(h , Hk ) = j B(Hj , Hk ) = j jk = k ,
= h = (H j )Hj
e
h, i = B(h , h ) = B((H j )Hj , (H k )Hk ) = (H j )(H k )jk = (Hk )(H k ).
Posso pensare che sia il vettore delle coordinate di h , ossia un vettore di Rl :

= (H1 ), . . . , (Hl ) ,
con
h, i = .
Ad esempio, in su(3)
e si ha:
1
B(h1 , h1 ) = = H1 = 3h1 ;
3
H2 = 1 h1 + 2 h2 ;
B(H1 , H2 ) = 0 = 2 = 21 ; B(H2 , H2 ) = 1 = 1 = 1 = H2 = h1 + 2h2
da cui  
3

3
= , 0

h1 = H1

1

3
3
  =  .
1 3 3 1
h2 =
H2 H1 2 =

,
2 3 6 2
2.5. Studio delle algebre di Lie 59

Radici positive e radici semplici


Scegliamo una base {1 , . . . , l } di HR ; allora = = j j con (j ) Ql . Diamo la seguente
definizione.

Definizione 2.5.11. Una radice , scrivibile in una certa base di radici come = j j detta positiva
se il primo coefficiente j diverso da zero un numero positivo. In questo caso, scriviamo che > 0.

Linsieme di tutte le radici positive denotato con + . Ovviamente, se una radice positiva, (che
una radice) non lo (diciamo che negativa, e che ). Si ha quindi che esattamente la met
delle radici sono positive, laltra met negative1 :

= + , #+ = # .

Definizione 2.5.12. Una radice detta semplice se positiva e se non pu essere scritta come = +
con , + .

Pu sembrare che le definizioni 2.5.11 e 2.5.12 siano prive di interesse, dal momento che dipendono dalla
scelta di una base. In realt, si pu vedere che il numero e la configurazione spaziale delle radici positive
e semplici indipendente dalla scelta della base (che si limita a ruotare lo spazio).
Osserviamolo esplicitamente in su(3):
e

base B1 := {1 , 2 }; le radici positive sono + = {1 , 2 , 3 }, di cui sono semplici 1 e 2 (la terza


la somma delle prime due);

base B2 := {1 , 3 }; le radici positive sono + = {1 , 2 , 3 } (infatti 2 = 1 3 ), di cui


sono semplici 2 e 3 (mentre 1 = 2 + 3 ).

Riportando su un piano le radici trovate (e le loro opposte) si pu notare che le configurazioni delle radici
sono le medesime, eventualmente a meno di una rotazione.
Linteresse delle radici semplici risiede nel seguente risultato.

Teorema 2.5.7. Se lalgebra complessa L ha rango l, L possiede l radici semplici indipendenti (salvo
cambiamenti di base); queste formano una base {1 , . . . , l } di H . Inoltre, se + , allora = j j
per qualche vettore (j ) di interi non negativi.

Da questo vediamo che viene naturale scegliere, come base privilegiata di unalgebra complessa semisem-
plice, quella formata dalle sue radici semplici.
Ad esempio, una base privilegiata di su(3)e quella formata da {1 , 2 } (le radici semplici definite
precedentemente).

Matrice di Cartan
Definizione 2.5.13. Le radici della forma + k, con , e k intero, costituiscono l-stringa di
radici contenente .

Vediamio che le radici tendono a organizzarsi in stringhe: pi precisamente, vale il seguente

Teorema 2.5.8. Data unalgebra complessa e due radici , , esistono due interi non negativi p, q
tali che
+ k k : p k q,
e
h, i
pq =2
h, i
(e questo numero sempre un intero).
1 Denotiamo con #A la cardinalit dellinsieme A.
60 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Osservazione 2.5.17. Se = , p q = 2; in caso contrario, vale la diseguaglianza di Schwartz:



h, i h, i
|h, i|2 < h, ih, i = 4 < 4,
h, i h, i

per cui p q pu assumere solo i valori 0, 1, 2, 3.

Definizione 2.5.14. Sia {1 , . . . , l } una base di radici semplici dellalgebra complessa L ; si definisce
matrice di Cartan di L la matrice l l A di componenti

hj , k i
Ajk = 2 .
hj , j i

Questa matrice ha dei 2 lungo la diagonale; per quanto riguarda le altre componenti, notiamo che il
prodotto tra radici semplici distinte sempre negativo. Per dimostrarlo, osserviamo dapprima che

j k 6 ;

infatti, se fosse j k + , si avrebbe j = k + (j k ), il che impossibile perch j semplice; se


invece fosse j k , si avrebbe k = j +(k j ), impossibile perch k semplice. Consideriamo
adesso la j -stringa contenente k :
k pj , . . . , k + qj ;
ma p = 0, perch questa stringa non deve contenere k j , sicch

hj , k i
pq =2 = q < 0,
hj , j i

da cui hj , k i < 0. Quindi Ajk {0, 1, 2, 3} j 6= k.


Linteresse verso la matrice di Cartan giustificato dal fatto che essa contiene tutte le informazioni
riguardo allalgebra: nota la matrice di Cartan, possibile ricostruire la dimensione dellalgebra, le radici
semplici, le costanti di struttura, ecc.
Valgono cio le seguenti propriet:

a) la sottoalgebra di Cartan e linsieme di radici specificano completamente (a meno di isomorfismi)


lalgebra semisemplice L . Pi specificamente, vale il seguente risultato.

Teorema 2.5.9. Se L , L 0 sono due algebre complesse semisemplici di dimensione n e rango l, con
H , H 0 rispettive sottoalgebre di Cartan e , 0 rispettivi sistemi di radici, allora, se : H H 0
lineare e se vale inoltre 0 ((h)) 0 0 , allora pu essere esteso a un isomorfismo di
algebre di Lie tra L e L 0 .

b) Data la matrice di Cartan, possibile costruire lintero sistema di radici.

c) possibile dare una classificazione completa di tutte le possibili matrici di Cartan.

Dal momento che ogni algebra semisemplice pu essere scritta come somma diretta di algebre semplici,
ci concentreremo su queste ultime.
Per prima cosa, introduciamo i diagrammi di Dynkin di unalgebra, cos definiti:

Definizione 2.5.15. Data unalgebra complessa semisemplice e la corrispettiva matrice di Cartan A, si


definisce diagramma di Dynkin di questalgebra il grafo costruito secondo le seguenti prescrizioni:

A ogni radice semplice associato un vertice;

Il vertice corrispondente a j e quello corrispondente a k sono collegati da un numero di linee pari


a Ajk Akj ;
2.5. Studio delle algebre di Lie 61

Al vertice corrispondente a j associato il numero intero j definito da hj , j i, dove scelto


in modo tale che
min{1 , . . . , l } = 1.

A partire dal diagramma di Dynkin possibile ricostruire lintera algebra, perch esso contiene le indi-
cazioni per costruire la matrice di Cartan (e viceversa). Infatti, se il vertice j e il vertice k non sono
collegati da linee, allora Akj = Ajk = 0; in caso contrario, se sono collegati da N linee, si ha che
s
j hj , j i Akj p Ajk r j
= = = Ajk = Ajk Akj = N .
k hk , k i Ajk Akj k

2.5.6 Classificazione delle algebre complesse


Esistono in totale quattro serie di algebre semplici complesse: Al , Bl , Cl , Dl (dove l come al solito il
rango dellalgebra); pi cinque algebre eccezionali chiamate E6 , E7 , E8 , F4 , G2 . Di seguito, i diagrammi di
Dynkin di queste algebre.

1 1 1 1 2 2 2 1

1 1 1 2 1 1 1

Figura 2.1: da sinistra a destra, dallalto verso il basso: le famiglie di algebre Al , Bl , Cl , Dl .

1 1

1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1

1 1 1 1 1 1 1
62 Capitolo 2. Gruppi di Lie

2 2 1 1 3 1

Figura 2.2: da sinistra a destra, dallalto verso il basso: le algebre eccezionali E6 , E7 , E8 , F4 , G2 .

I diagrammi delle algebre semisemplici si ottengono accostando i diagrammi delle loro componenti semplici
(dal momento che queste componenti sono del tutto indipendenti).
Osservazione 2.5.18. Valgono le seguenti osservazioni:
A1 B1 C1 ;
B2 C2 ;
A3 D3 ;
D2 A1 A1 ;
A , D e E hanno radici della stessa lunghezza.

Esempi
L = A1 .
In questo caso, il rango 1 (si tratta dellalgebra su(2));
e il diagramma semplicemente:
1


La matrice di Cartan banalmente A = 2 .
L = A2 .
Il rango 2, e il diagramma:
1 1


 
2 1
Siccome A12 = 1 1 = A21 , la matrice di Cartan A = . In effetti, abbiamo gi visto
1 2
che le radici di A2 (cio su(3))
e soddisfano

h1 , 2 i 1/6
A12 = 2 =2 = 1 = A21 .
h1 , 1 i 1/3

L = A3 .
Si pu mostrare che A3 = su(4).
e Il rango 3, e il diagramma:

1 1 1
2.5. Studio delle algebre di Lie 63

Dato che le radici sono tutte della stessa lunghezza, la matrice di Cartan simmetrica, e si ha:

A12 = 1 1 = 1

2 1 0
A13 = 0 = A = 1 2 1 .
0 1 2
A23 = 1 1 = 1

L = A4 .
Si pu mostrare che A4 = su(5).
e Il diagramma :

1 1 1 1

La matrice di Cartan :
2 1 0 0
1 2 1 0
A= .
0 1 2 1
0 0 1 2
In generale, si pu intuire che la matrice di Cartan di Al sar la matrice l l con 2 sulla diagonale,
1 nelle caselle immediatamente adiacenti a un 2 e 0 altrove.
L = G2 .
Il diagramma, come abbiamo gi visto,

3 1

La matrice di Cartan  
2 1
A= .
3 2

L = B3 .

Il diagramma

2 2 1

La matrice di Cartan
2 1 0
A = 1 2 1 .
0 2 2

L = C3 . Il diagramma

1 1 2
64 Capitolo 2. Gruppi di Lie

La matrice di Cartan
2 1 0
A = 1 2 2 .
0 1 2

Ora che sappiamo costruire la matrice di Cartan a partire dal diagramma di Dynkin, vediamo come sia
possibile ricostruire lalgebra a partire dalla matrice di Cartan.
Diamo prima la seguente

Definizione 2.5.16. Sia + , e sia = j j con j radici semplici. Il livello di il numero intero
X
j .
j

Esempio L = A3 .

Come abbiamo gi visto, la matrice di Cartan



2 1 0
A = 1 2 1 ;
0 1 2

vi sono tre radici semplici (di livello 1) 1 , 2 , 3 ; cerchiamo le radici di livello 2 usando le stringhe di
radici.
Consideriamo l2 -stringa passante per 1 :

h1 , 2 i
1 + k2 , p k q, pq =2 = A21 = 1;
h2 , 2 i

dal momento che p = 0, si ha che q = 1; ossia

1 + 2 una radice.

L3 -stringa passante per 1


1 + k3
non ci fornisce niente di nuovo, in quanto p q = q = 0 = h1 , 3 i.
L3 -stringa passante per 2
2 + k3
ci fornisce la radice 2 + 3 . Per trovare lultima radice, dobbiamo salire al terzo livello.
A questo scopo, notiamo che la stringa
1 + 2 + k1
non pu fornirci nulla di nuovo, in quanto gi compresa in 2 + k1 (e lo stesso vale per 1 + 2 + k2 ).
Invece, la stringa
1 + 2 + k3
ci fornisce la radice 1 + 2 + 3 . Esaminando tutte le stringhe rimanenenti, troviamo che non vi sono
nuove radici n al livello 3 n al livello 4.
Linsieme delle radici positive pertanto

+ = {1 , 2 , 3 , 1 + 2 , 2 + 3 , 1 + 2 + 3 };

la dimensione dellalgebra quindi

dim A3 = l + 2 #+ = 3 + 2 6 = 15.
2.5. Studio delle algebre di Lie 65

Cerchiamo ora i prodotti di radici; in generale, se h, h0 H , si ha


X
Tr(adh adh0 ) = (h)(h0 );

se h = h , h0 = h con , , si ha allora
X X
B(h , h ) = (h )(h ) = B(h , h )B(h , h ),

cio X
h, i = h, ih, i,

che una forma di risoluzione allidentit; allora


X 2
X 2
h1 , 1 i = h1 , i = 2 h1 , i =
+

h i
2 2 2 2 2 2
= 2 h1 , 1 i + h1 , 2 i + h1 , 3 i + h1 , 1 + 2 i + h1 , 2 + 3 i + h1 , 1 + 2 + 3 i =
 2 2
 2
2 2A 2A A12
= 2 h1 , 1 i + h1 , 1 i 12 + h1 , 1 i 13 + h1 , 1 i + h1 , 1 i +
4 4 2
 2  2 
A12 A13 A12 A13
+ h1 , 1 i + h1 , 1 i + h1 , 1 i + h1 , 1 i + h1 , 1 i =
2 2 2 2
 
2 1 1 1 1 2
= 2h1 , 1 i 1 + + + + = 4h1 , 1 i
4 4 4 4
1
= h1 , 1 i = .
4
Questo metodo pu sempre essere applicato; i prodotti delle radici semplici si trovano immediatamente:

1
h2 , 2 i = h3 , 3 i = h1 , 1 i = (vd. diagramma di Dynkin);
4
1 1
h1 , 2 i = h1 , 1 iA12 = ;
2 8
1
h1 , 3 i = h1 , 1 iA13 = 0;
2
1 1
h2 , 3 i = h1 , 1 iA23 = .
2 8
Tutti gli altri prodotti si ricavano per linearit.
Conoscere i prodotti tra le radici fornisce le informazioni necessarie per disegnarle nello spazio HR (ossia
Rl ).
Vi sono l norme indipendenti hi , i i, pi 12 l(l 1) prodotti misti indipendenti hi , j i, i < j, per un
totale di 12 l(l + 1) prodotti di radici indipendenti. Questo numero equivale in effetti alle l2 scelte di
coordinate per le i , meno le 21 l(l 1) rotazioni di Rl .

Ricapitoliamo quanto visto finora.

L ha una sottoalgebra H di dimensione l che abeliana.

Vi sono 1
2 (n l) sottospazi di radici L con + e altrettanti (e corrispettivi) sottospazi L .
66 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Conosciamo i commutatori tra gli elementi h HR e ogni elemento a L :


[h, a ] = (h)a ;
se usiamo {h1 , . . . , hl } come base di HR (con 1 , . . . , l radici semplici), allora
[hj , a ] = (hj )a = B(h , hj )a = h, j ia .
Questi commutatori sono noti, dato che sappiamo ricavare i prodotti tra radici.
Restano i commutatori [a , a ]; avevamo visto che
(
L+ se + 0
[a , a ] ;
=0 se + 6 0
supponiamo quindi che + 0 ; allora:
a) + = 0 = [a , a ] H (e = ); allora vale
[a , a ] = B(a , a )h ;
infatti,
B([a , a ], h) = B(a , [a , h]) = B(a , [h, a ]) = B(a , (h)a ) =
= B(a , B(h , h)a ) = B(a , a )B(h , h),
cio
h H , B(([a , a ] B(a , a )h ), h) = 0,
da cui, essendo B non degenere,
[a , a ] B(a , a )h = 0.

Spesso si sceglie la base di Weyl, cio e L tali che


B(e , e ) = 1 = [e , e ] = h .

b) + 6= 0 (cio + ); si pu dimostrare che nella base di Weyl


[e , e ] = N, e+ ,
dove r
1
h, i q (p + 1),
N, =
2
p e q essendo i due numeri naturali non negativi tali che + k, p k q l-stringa di
radici contenente .
Riassumendo (di seguito, le j e le k sono radici semplici):
[hj , hk ] = 0, [hj , e ] = h, j ie ,
j j
[e , e ] = h = hj (se = j ),
[e , e ] = 0 se + 6 , [e , e ] = N, e+ se + .
+
Usando come base {hj , e }j=1,...,l , caratterizzata dalle relazioni di commutazione di cui sopra, si adotta
la cosiddetta forma canonica di Weyl dellalgebra L .
Naturalmente, possibile lavorare con una base qualunque (anche se questa possieder in generale pa-
rentesi di Lie pi complicate); unaltra scelta piuttosto frequente costituita dalla forma di Chevalley
{Hj , E }, dove
2 2
Hj := h B(E , E ) := ;
hj , j i j h, i
in questa base, le costanti di struttura sono tutte intere.
2.5. Studio delle algebre di Lie 67

2.5.7 Forme reali compatte


Ricordando la definizione 2.5.7 di forma reale di unalgebra complessa, enunciamo il seguente
Teorema 2.5.10. Ogni algebra di Lie complessa semisemplice L possiede una e una sola forma reale
compatta LC (a meno di isomorfismi). Se {hj , e } la base canonica di Weyl, allora gli elementi

ihj
j = 1, . . . , l
e + e
+
i(e e )

formano una base di LC .


Dimostrazione. Diamo solo un cenno della dimostrazione.
Le costanti di struttura, con questa base, sono reali. Ad esempio,
R
z }| {
[ihj , e + e ] = ih, j ie ih, j ie = h, j i i(e e );

[e + e , i(e e )] = 2i[e , e ] = 2ih = 2j ihj ;


|{z}
R

eccetera.
La forma di Killing definita negativa:
X 
a LC a = j (ihj ) + x (e + e ) + y i(e e ) con j , x , y R.

=
+

Usiamo la base ortonormale {H1 , . . . , Hl } di H al posto di {h1 , . . . , hl }, cosicch B(Hi , Hj ) = ij ,


e poniamo z := x + iy . Allora
X 
a = i j Hj + z e + z e con j R;


ricordando che B(e , e ) = 0 ogni volta che 6= , abbiamo che


X
B(a, a) = j k B(Hj , Hk ) + 2 z z B(e , e ) =
| {z }
+ =1
X
= j j 2 |z |2 0 e = 0 a = 0,
+

cio B non degenere e definita negativa.

Di seguito elenchiamo le forme reali compatte delle algebre dei gruppi classici di matrici:

Al su(l + 1)
Bl so(2l + 1)
Cl sp(l)
Dl so(2l)

Osservazione 2.5.19. so(3) su(2) deriva dal fatto che, come gi osservato in precedenza, A1 B1 .
Osservazione 2.5.20. Allo stesso modo, da D2 A1 A1 deriva so(4) su(2) su(2).
68 Capitolo 2. Gruppi di Lie

2.5.8 Rappresentazione delle algebre semisemplici


Sia L unalgebra complessa semisemplice e sia una sua rappresentazione di dimensione d (cio, in
termini di matrici d d).
Gli elementi della base di LC , che sono in particolare elementi di L , sono rappresentati dalle matrici

(ihj )
j = 1, . . . , l
(e + e ) ;
+
(i(e e ))

prendendo combinazioni lineari a coefficienti reali di queste matrici, si ottiene una rappresentazione di
LC .
Vale la seguente propriet fondamentale (di cui non daremo la dimostrazione, peraltro complicata):
Teorema 2.5.11. Ogni rappresentazione di un gruppo di Lie compatto equivalente a una rappresenta-
zione unitaria (cio una rappresentazione in termini di matrici unitarie).
Qui con equivalente si intende che esiste una base in cui gli elementi della rappresentazione sono matrici
unitarie. Corrispondentemente, la rappresentazione dellalgebra pu essere effettuata mediante matrici
antihermitiane; pertanto, esiste una base in cui
  
(ihj ) = (ihj ), (e + e ) = (e + e ), (i(e e )) = (i(e e )).

Questo implica che


 
(ihj ) = (ihj ), (e ) = (e ).

Osservazione 2.5.21. Da un lato, si ha (usiamo h , e , ecc. per denotare le corrispettive matrici rappre-
sentative (h ), (e ), ecc.):
R
z }| {
[h , e ] = ((h )) e = (h )e ;

daltra parte,
[h , e ] = [e , h ] = [e , h ],
cio
[h , e ] = (h )e ,
da cui
e L .

Vediamo che h HR , (h) = (h); inoltre,

[(h), (h0 )] = 0 h, h0 HR ,

perci tutte le matrici (h), h HR sono simultaneamente diagonalizzabili; in particolare, possiamo


diagonalizzare contemporaneamente le (hj ). Notiamo che tutti gli autovalori sono reali, il che giustifica
lesistenza dello spazio di Cartan (se come usiamo la rappresentazione aggiunta ad, gli autovalori dei
funzionali radice sono tutti reali).
Passando a combinazioni lineari complesse delle (hj ) possiamo concludere che

h H , (h) diagonalizzabile.

Dora in avanti, pertanto, prenderemo sempre (h) diagonale h.


Generalizziamo il concetto di radice introducendo quello di peso.
Al variare di h H , lelemento diagonale (h) jj =: jj (h) definisce un funzionale su H (per ogni
j = 1, . . . , l), ossia
jj : H C;
2.5. Studio delle algebre di Lie 69

questi funzionali lineari sono detti pesi della rappresentazione . Nel caso = ad, i pesi sono proprio le
radici (ivi compresa la radice nulla di molteplicit l).
Dato che jj H , nello spazio H esistono i corrispettivi vettori:

peso = (h) =: B(h , h) h H

per qualche h H ; questo ci permette di definire i prodotti tra un peso e una radice:

h, i := B(h , h ).

Dal momento che le (hj ) hanno autovalori reali, i pesi (h) sono reali h HR , proprio come le radici:
anche i pesi, perci, possono essere disegnati nello spazio HR (ossia Rl ).
Con una base ortonormale {H1 , . . . , Hl }, posso pensare a come a un vettore di Rl :
 
:= 1 , . . . , l := (H1 ), . . . , (Hl ) .

Valgono le seguenti propriet (che generalizzano alcune propriet delle radici):


a) ogni peso pu essere scritto come

= j j con j radici semplici e j Q j;

b) per ogni peso , per ogni radice , la quantit


h, i
2
h, i
un numero intero;
c) possibile definire l-stringa di pesi contenente come nel caso delle radici, ossia, se un peso
e una radice, allora un peso anche
h, i
+ k con p k q, pq =2 , p, q N0 .
h, i

A differenza delle radici non nulle, i pesi possono anche coincidere tra loro, e pertanto gli spazi di pesi
possono avere dimensione maggiore di 1.

Esempio
L = A1 = su(2).
e
Consideriamo la rappresentazione di dimensione 2; questa chiamata la rappresentazione
fondamentale di A1 .
Avevamo gi visto (2.5.1) che h = 41 10 1
0

; i pesi sono dunque:
1 1
1 (h ) = ; 1 (h ) =
4 4
Dal momento che
1
(h ) = h, i = ,
2
si ottiene
1 1
1 = , 1 = 1 = .
2 2
La rappresentazione di dimensione 3 di A1 la rappresentazione aggiunta, e pertanto i pesi
sono le radici:

1 = , 2 = 0, 3 = .
70 Capitolo 2. Gruppi di Lie

L = A2 = su(3).
e

Consideriamo la rappresentazione fondamentale (di dimensione 3); come avevamo calcolato in


(2.5.2), si ha

1 1
h1 = diag(1, 1, 0); h2 = diag(0, 1, 1);
6 6
I pesi sono dunque
1


1 (h1 ) = , 1 (h2 ) = 0;


6
1 1

2 (h1 ) = , 2 (h2 ) = ;

6 6
1


3 (h ) = 0, 3 (h2 ) =

1
6
e sono tutti diversi (non c degenerazione). Richiamando a mente le radici di A2 , si pu vedere
facilmente che
2 1 1 1 1 2
1 = 1 + 2 , 2 = 1 + 2 , 3 = 1 2 ;
3 3 3 3 3 3
notiamo che 2 = 1 1 , 3 = 1 1 2 .

Consideriamo ora lautovettore |i corrispondente a un certo peso :

h|i = (h)|i

(dove h indica pi propriamente (h)), e consideriamo lelemento di base e L , con . Allora

he |i = [h, e ]|i + e h|i = (h)e |i + e (h)|i = [(h) + (h)]e |i;

ci significa che, a meno che e |i = 0, + un peso con autovettore e |i.


Si pu dimostrare che esiste un unico autovettore |i tale che e |i = 0 + . Il peso corrispondente
a questo particolare autovettore |i detto highest weight (peso pi alto) della rappresentazione.
N.B. Il lettore avr notato che questa la stessa costruzione che si opera in meccanica quantistica
per trovare lo spettro del momento angolare. In quel caso particolare, lalgebra di Cartan corrisponde
allautospazio di Jz , gli spazi di radici a quelli di J e lhighest weight lo stato |l li, tale che J+ |l li = 0.
Da questo si costruiscono poi gli altri autostati di Jz applicando iterativamente J a |l li.

Torniamo alla rappresentazione fondamentale di A1 ; in questo caso lhighest weight 1 , perch 1 +


non un peso (laltro peso, 2 , il lowest weight).
Mostriamo esplicitamente che |i viene annullato da e :
 
0 1
e L = {(T1 + iT2 )t} = e ;
0 0
    
0 1 1 0
= e |i = = ,
0 0 0 0
appunto.
Similmente, nel caso della rappresentazione fondamentale di A2 , lhighest weight deve essere 1 , dato che
2 = 1 1 e 3 = 2 2 ; esplicitamente,

e1 = {t(T1 + iT2 )}, e2 = {t(T6 + iT7 )}


2.5. Studio delle algebre di Lie 71


0 1 0 1


e |i = 0 0 0 0 = 0




1

0 0 0 0


= .


0 0 0 1
e2 |i = 0 0 1


0 = 0
0 0 0 0

Per dare la definizione precisa di highest weight, dobbiamo prima definire una relazione dordine tra i
pesi.
Definizione 2.5.17. Dati due pesi e di una rappresentazione di unalgebra L , si dice che

>

se positivo, cio se si scrive come una combinazione lineare di radici di L j j e il primo


coefficiente non nullo della combinazione positivo.
Questa nozione di ordinamento istituisce una gerarchia tra i pesi.
Definizione 2.5.18. Se un peso della rappresentazione tale che

>

per ogni altro peso della rappresentazione, si dice che lhighest weight di .
Valgono le seguenti propriet per lhighest weight .
a) non degenere;
b) ogni altro peso della rappresentazione ha la forma

= j j

dove j sono radici semplici e j numeri interi non negativi;


c) determina univocamente la rappresentazione.

Vediamo come si possano classificare tutte le rappresentazioni di una data algebra L a partire dalla sua
matrice di Cartan.
Definizione 2.5.19. Detta A la matrice di Cartan dellalgebra L di rango l e j le sue radici semplici
(j = 1, . . . , l), gli elementi
j := k (A1 )kj , j = 1, . . . , l
sono detti pesi fondamentali di L .
Osservazione 2.5.22. Osserviamo che
p
hj , k i hp , k i(A1 ) j
2 =2 = Akp (A1 )pj = kj .
hk , k i hk , k i

Limportanza dei pesi fondamentali mostrata dal seguente


Teorema 2.5.12. Per ogni rapprestazione irriducibile di L , l highest weight risulta pari a

= nj j per qualche (nj ) (N0 )l ,

i j essendo i pesi fondamentali di L . Inoltre, a ogni vettore (nj ) (N0 )l corrisponde una rappresenta-
zione di L il cui highest weight pari a nj j .
72 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Il teorema permette di individuare ciascuna rappresentazione tramite un vettore di l interi non negativi:
una rappresentazione di unalgebra di rango l verr quindi scritta come

(n1 , . . . , nl );

i numeri n1 , . . . , nl vengono chiamati Dynkin labels (etichette di Dynkin).

Osservazione 2.5.23. Se = nj j indica lhighest weight, usando losservazione 2.5.22, si ha che

1 j 1 h, k i
h, k i = nj hj , k i = n jk hk , k i = nk hk , k i = nk = 2 .
2 2 hk , k i

Esempi

A1 
La matrice di Cartan banalmente A = 2 , da cui il peso fondamentale 1 = 1/2; le rappresenta-
zioni sono caratterizzate dagli highest weight = n1 , con n = 0, 1, 2, . . .

(0): la rappresentazione banale ( = 0) di dimensione 1.


(1): in questo caso
1
= 1 = ;
2
Questa rappresentazione contiene i due pesi 1 = e 2 = = 12 , che riconosciamo
come i pesi della rappresentazione fondamentale (di dimensione 2).
(2): si ha
1 = = 21 = ;
vi sono altri due pesi, cio 2 = = 0 e 3 = 2 = , che sono i pesi della
rappresentazione aggiunta (le due radici simmetriche pi la radice nulla). La dimensione della
rappresentazione dunque 3.
(n): in questo caso
n
1 = = n1 = ;
2
oltre allhighest weight, si trovano i pesi
n

2 = = 1 ,
2n 
3 = 2 = 2 ,
2
..
.
n
n = n = ;
2

infatti, questi sono i pesi costituenti l-stringa + k per p k q e p q = 2 h,i


h,i = n,
dal momento che q = 0 ( lhighest weight), cio p = n.
Pertanto, la dimensione di (n) n + 1 (non c degenerazione sugli spazi dei pesi). Inoltre,
possiamo osservare che il diagramma (unidimensionale) dei pesi simmetrico rispetto allo 0.
In fisica, si parla a volte di carica della rappresentazione di su(2) riferendosi alla quantit
J = n/2.
2.5. Studio delle algebre di Lie 73

A2
La matrice di Cartan
   
2 1 2/3 1/3
A= = A1 = ;
1 2 1/3 2/3
i pesi fondamentali sono perci
2 1

1 = 1 + 2

3 3 ,
2 = 1 1 + 2 2

3 3
e le rappresentazioni sono del tipo (n1 , n2 ); vediamone alcune.
(0, 0): ovviamente la rappresentazione banale.
(1, 0): lhighest weight
2 1
= 1 = 1 + 2 ;
3 3
riconosciamo in lhighest weight della rappresentazione fondamentale (3-dimensionale) di A2 ,
i cui pesi sono 1 = , 2 = 1 , 3 = 1 2 .
(1, 1): qui abbiamo
= 1 + 2 = 1 + 2 ,
che lhighest weight della rappresentazione aggiunta (di dimensione 8). In questo caso
presente una degenerazione sugli spazi dei pesi: infatti, sappiamo che la sottoalgebra di Cartan,
che non altro che lo spazio relativo al peso 0 (radice nulla), ha dimensione 2.
(0, 1): vedremo a breve che questa una rappresentazione 3-dimensionale, la cosiddetta
complessa coniugata della (1, 0).
...

Nei casi precedenti, ci siamo imbattuti in rappresentazioni che avevamo gi studiato oppure molto semplici
da studiare (come le (n) di A1 ); vogliamo trovare dei metodi generali che ci permettano di ricostruire
il diagramma dei pesi di una rappresentazione qualsiasi, e in particolare trovare la dimensione di tale
rappresentazione.
A tale proposito, enunciamo un risultato generale che permette di trovare la dimensione di una rappre-
sentazione qualunque.
Teorema 2.5.13. (formula di Weyl) Sia la rappresentazione di unalgebra di Lie L ; allora
Y h + , i
dim = ,
h, i
+

dove l highest weight di e


1 X
:= .
2
+

Usando questa formula, si trova



n
h + , i ,
A1 : dim (n) = =
21 +1=n+1
h, i 2 ,

(come avevamo gi trovato prima), nonch


1 2
A2 : = n1 1 + n2 2 = (2n1 + n2 ) + (2n2 + n1 ) ,
3 3
1
= (1 + 2 + (1 + 2 )) = 1 + 2
2      
h, 1 i h, 2 i h, 1 + 2 i n1 + n2
= dim (n1 , n2 ) = +1 +1 + 1 = (n1 + 1)(n2 + 1) +1 .
h, 1 i h, 2 i h, 1 + 2 i 2
74 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Applicando questultima formula, troviamo:


dim (1, 0) = 2 1 3/2 = 3 = dim (0, 1);
dim (1, 1) = 2 2 2 = 8;
dim (2, 0) = 3 1 2 = 6 = dim (0, 2);
...

Passiamo ora alla costruzione del diagramma dei pesi; bench non esista un metodo algoritmico generale
che consenta di ricavare tutti i pesi di una qualunque rappresentazione, vi sono alcuni strumenti di cui ci
si pu servire:
le stringhe di pesi (a partire dallhighest weight e scendendo);
le riflessioni di Weyl;
lindividuazione delle rappresentazioni complesse coniugate.
Abbiamo gi visto come ricavare nuovi pesi tramite le stringhe; illustriamo brevemente gli altri due
metodi.

Riflessione di Weyl
Si pu dimostrare che se un peso di una certa rappresentazione di L , allora un peso anche
h, i
S := 2
h, i
per ogni radice di L ; inoltre, e S hanno la stessa molteplicit.
Loperazione S detta riflessione di Weyl, e pu essere interpretata geometricamente come la riflessione
rispetto al piano perpendicolare alla radice .

Rappresentazione complessa coniugata


Come abbiamo visto, una base di LC (forma reale compatta dellalgebra L ) data da {ihj , e +
+
e , i(e e )}j=1,...,l ; indichiamo gli elementi di questa base con a1 , . . . , an ; questi verificano relazioni
di commutazione del tipo
[ai , aj ] = fij k ak
con fij k costanti di struttura reali.
Data una rappresentazione di L , si ha evidentemente [(ai ), (aj )] = fij k (ak ); definiamo, a partire
da , la rappresentazione di LC cos definita:

(ai ) := (ai ) ;
questa in effetti una rappresentazione in quanto
[ (ai ), (aj )] = fij k (ak )

(dal momento che le costanti di struttura sono reali: fij k = fij k ).


La rappresentazione pu essere estesa allintera L definendo la regola di linearit
(j aj ) := j (aj )
per ogni elemento j aj L ; si badi bene che i coefficienti (complessi) j vengono portati fuori senza
coniugazione complessa, come deve essere perch continuino a valere le giuste relazioni di commutazione
tra gli elementi della rappresentazione.
La rappresentazione viene chiamata rappresentazione complessa coniugata di (anche se, per come
stata definita la regola di linearit, non vero che (h) sia la coniugata hermitiana di (h)).
Pu accadere che la coniugazione non porti a niente di nuovo, e cio che sia ; in questo caso,
viene chiamata:
2.5. Studio delle algebre di Lie 75

reale, se equivalente a una rappresentazione in termini di matrici reali;


pseudoreale, in caso contrario.
Notiamo che  
i (hj ) = (ihj ) = (ihj ) = i(hj ) =

= i (hj ) = i(hj ),
| {z }
matr. hermitiana (diagonale)

da cui
(hj ) = (hj ),
e per linearit
(h) = (h) h HR ;
questo significa che i pesi di sono gli opposti di quelli di , con la medesima molteplicit: il diagramma
dei pesi viene riflesso rispetto allorigine.
Pertanto, una rappresentazione coincide con la propria coniugata se e solo se il suo diagramma dei pesi
invariante rispetto alla simmetria centrale j 7 j , j = 1, . . . , l. Ad esempio, la rappresentazione
aggiunta di A2 (1, 1) coincide con la propria complessa coniugata, mentre (1, 0) no ( possibile mostrare

che (1, 0) = (0, 1).

Appare inoltre immediato che = .
Leffetto della coniugazione complessa su una rappresentazione irriducibile di unalgebra stato stu-
diato per tutte le algebre esistenti: possibile dimostrare che valgono le seguenti (di seguito, una
rappresentazione irriducibile di L ):
Teorema 2.5.14. se L Bl , o Cl , o Dl con l pari, o E7 , o E8 , o F4 , o G2 , allora ;

se L Al , allora (n1 , n2 , . . . , nl1 , nl ) (nl , nl1 , . . . , n2 , n1 );

se L Dl con l dispari, allora (n1 , n2 , . . . , nl1 , nl ) (n1 , n2 , . . . , nl , nl1 );

se L E6 , allora (n1 , . . . , n6 ) (n5 , n4 , n3 , n2 , n1 , n6 ).
Facciamo un esempio sulla costruzione del diagramma dei pesi.

Esempio Prendiamo ancora lalgebra A2 , e consideriamo la sua rappresentazione (2, 0). Come abbiamo
visto, la dimensione di questa rappresentazione 6, e lhighest weight = 21 = 34 1 + 23 2 .
Per trovare i pesi, consideriamo l-stringa + k1 ; k deve variare tra p e 0, con
h, 1 i
p=2 = n1 = 2;
h1 , 1 i
in questo modo, troviamo i due nuovi pesi

2 = 1 , 3 = 21 .

Un semplice calcolo mostra che S2 = (niente di nuovo), mentre otteniamo due nuovi pesi calcolando

h 1 , 2 i
4 = S2 2 = 1 2 2 = 1 2 ,
h2 , 2 i

h 21 , 2 i
5 = S2 3 = 22 2 2 = 21 22 .
h2 , 2 i
chiaro da considerazioni di simmetria che lultimo peso deve essere 6 = 1 22 : questo pu essere
ottenuto a partire dall2 -stringa passante per 21 , o anche come riflessione di Weyl di 4 rispetto
alla radice 2 .
76 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Osservazione 2.5.24. Notiamo che la simmetria del diagramma dei pesi si traduce nella propriet

6
X
i = 0.
i=1

Questa una propriet generale: la somma di tutti i pesi di una rappresentazione d sempre 0. Questo
implica che, dati tutti i pesi tranne uno, questo pu essere ricavato automaticamente.
Possiamo dimostrare agilmente questa propriet. Scegliamo la base canonica (di Weyl) dellalgebra,
cosicch

[hj , e ] = h, j ie , , [e , e ] = h = j hj ;

quindi, tutti gli elementi di base possono essere pensati come commutatori di due elementi dellalgebra;
quindi, se a L , si ha
a = [a0 , a00 ]

con a0 , a00 L ; se una rappresentazione di L ,

(a) = [(a0 ), (a00 )] = Tr (a) = Tr [(a0 )(a00 ) (a00 )(a0 )] = 0,

quindi gli elementi di L sono rappresentati da matrici a traccia nulla, e in particolare

Tr (h) = 0 h H ,

e poich sulla diagonale di ci sono proprio i pesi, questo dimostra lasserzione.


Diamo la seguente

Definizione 2.5.20. Dato un peso = j j , dove j sono radici semplici, si dice livello del peso il
valore intero
X l
j .
j=1

Questo istituisce una gerarchia tra i pesi: in particolare, lhighest weight lunico peso di livello 0.

Diamo la seguente formula per ricavare in modo ricorsivo la molteplicit di un peso qualunque.

Lemma 2.5.15. (formula di ricorrenza di Freudenthal) Se un peso di una rappresentazione,


allora la molteplicit m() di pu essere ricavata a partire da
 X X
h + , + i h + , + i m() = 2 m( + k)h + k, i,
+ k

dove
1 X
=
2
+

e la seconda somma corre su tutti i valori di k tali che + k un peso il cui livello minore di quello
di .

Data la sua natura prettamente ricorsiva, la formula di Freudenthal si presta facilmente a essere imple-
mentata in un algoritmo e computata da un calcolatore.
2.5. Studio delle algebre di Lie 77

2.5.9 Prodotti di rappresentazioni


Consideriamo unalgebra di Lie reale g con gruppo di Lie G, e supponiamo di avere due rappresentazioni
irriducibili 1 , 2 di dimensione, rispettivamente, d1 e d2 dellalgebra g; supponiamo inoltre che 1 e
2 si esponenzino correttamente ad altrettante rappresentazioni del gruppo G.
Sia a g; per ipotesi, possiamo costruire i rappresentanti e1 (a) , e2 (a) , i quali sono operatori sullo spazio
di rappresentazione:

|i 7 e1 (a) |i, |i 7 e2 (a) |i.

possibile costruire i corrispettivi sottogruppi a un parametro:

|i 7 et1 (a) |i, |i 7 et2 (a) |i;

diventa naturale a questo punto costruire la rappresentazione prodotto di 1 e 2 che agisce sullo spazio
prodotto tensoriale dei due spazi di rappresentazione {|i} {|i}, di dimensione d1 d2 . A questo scopo,
definiamo il sottogruppo a un parametro

|i |i 7 et1 (a) |i et2 (a) |i ,


 

e prendiamone il generatore:

d h t1 (a)  i
|i |i 7 e |i et2 (a) |i = 1 (a)|i |i + |i 2 (a)|i.
dt t=0

Indichiamo questa rappresentazione di a con 1 2 :

1 2 := 1 1d2 + 1d1 2 ; (2.5.3)

la stessa definizione di rappresentazione prodotto pu essere data per rappresentazioni di algebre com-
plesse.
Osservazione 2.5.25. In generale, 1 2 sar una rappresentazione riducibile; siamo interessati a studiare
come si riduca nei vari casi.
Osservazione 2.5.26. Se 1 = 2 =: , e se {|i i}i=1,...,d il corrispettivo spazio di rappresentazione,
allora agisce sullo spazio {|i i |j i}i,j=1,...,d (con d dimensione di ). Passiamo alla nuova base
(S) (A)
{ij , ij }i,j , con
( (S)
ij := |i i |j i + |j i |i i
(A)
;
ij := |i i |j i |j i |i i
(A)
il numero di Sij indipendenti pari a 12 d(d + 1), mentre quello di ij indipendenti 12 d(d 1) (cosicch
il numero di elementi di base proprio d2 ).
(S) (A)
I sottospazi {ij }i,j e {ij }i,j sono ( )-invarianti. Infatti:

(|i i |j i |j i |i i) = |i i |j i + |i i |j i |j i |i i |j i |i i,

che di nuovo un elemento dello spazio di partenza. Abbiamo quindi trovato che si riduce sempre
nel seguente modo:
= ( )S + ( )A

(dopodich le parti simmetrica e antisimmetrica della rappresentazione potranno a loro volta ridursi
ulteriormente).
78 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Esempio L = A2 .
Prendiamo = (1, 0) =: 31 ; sappiamo che

3 3 = (3 3)S + (3 3)A ;

gli elementi dellalgebra di Cartan, in questa rappresentazione, hanno chiaramente la forma di matrici
diagonali
1 0 0
A = 3(a) = 0 2 0 ;
0 0 3
per definizione, lelemento della rappresentazione prodotto sar

A = 3(a) 13 (a) + 13 (a) 3(a) =

= diag(1 , 1 , 1 , 2 , 2 , 2 , 3 , 3 , 3 ) + diag(1 , 2 , 3 , 1 , 2 , 3 , 1 , 2 , 3 ) =

= diag(21 , 1 + 2 , 1 + 3 , 2 + 1 , 22 , 2 + 3 , 3 + 1 , 3 + 2 , 23 ).
chiaro dalla procedura che il peso relativo allautospazio {|i i |j i} la somma dei pesi relativi
allautospazio {|i i} e allautospazio {|j i}. Ad esempio, il peso relativo allautospazio generato da {|1 i
|1 i} 21 .
(S)
Lhighest weight della rappresentazione (3 3)S quello relativo a 11 , cio 21 , mentre quello di
(A) (A)
(3 3)A quello relativo a 12 (dal momento che 11 nullo), cio 1 + 2 .
Il peso 21 = 21 contraddistingue la rappresentazione (2, 0) = 6, mentre 1 + 2 = 21 1 =
1 2
3 1 + 3 2 = 2 lhighest weight di (0, 1) = 3 (cos indicata in quanto complessa coniugata di 3).
In definitiva, si ha la decomposizione:
3 3 = 6 + 3,
vale a dire
(1, 0) (1, 0) = (2, 0) + (0, 1);
si noti che le dimensioni sommano correttamente a 9.
Il diagramma dei pesi del prodotto pu essere ottenuto a partire dal diagramma dei pesi di 3 sommando
i pesi tra loro in tutti i modi possibili. Il risultato un diagramma con 9 pesi, che pu essere visto
come la sovrapposizione dei diagrammi di 6 e 3. Pertanto, il prodotto di due (o pi) rappresentazioni ha
unintuitiva rappresentazione grafica.

Prodotto triplo
Vogliamo ora costruire il triplo prodotto .
Lo spazio di rappresentazione costituito dagli elementi |i i |j i |k i, che denotiamo per semplicit
con |i j ki. Partizioniamo tale spazio nel seguente modo:

a) combinazioni completamente simmetriche:


(1)
ijk := |i j ki + |j k ii + |k i ji + |i k ji + |j i ki + |k j ii;

b) combinazioni completamente antisimmetriche:


(2)
ijk := |i j ki + |j k ii + |k i ji |i k ji |j i ki |k j ii;
1 Le rappresentazioni di A e di A , in fisica, vengono spesso indicate con il numero corrispondente alla loro dimensione
1 2
(bench questo non sia, nel caso di A2 , sufficiente per distinguerle).
2.5. Studio delle algebre di Lie 79

c) combinazioni miste:
(3)
ijk := |i j ki |k i ji + |j i ki |k j ii;
(4)
ijk := |i j ki |j k ii |j i ki + |k j ii;

(3) (4)
gli elementi ijk e ijk sono simmetrici rispetto allo scambio, rispettivamente, i j e i k.
Questa divisione fornisce una base dello spazio di rappresentazione, dal momento che

1  (1) (2)
 1
(3) (4)

|i j ki = ijk + ijk + ijk + ijk ;
6 3
()
possibile dimostrare che ciascuno dei sottospazi generati dai ijk invariante rispetto alla rappresenta-
zione prodotto. Pertanto, essa si scompone (almeno) in
(1) (2) (3) (4)
= + + + .

Esempio L = A2 .
Consideriamo nuovamente la rappresentazione 3, e studiamo 3 3 3.
Lhighest weight senzaltro 31 , che anche lhighest weight dello spazio totalmente simmetrico ( il
(1)
peso relativo a 111 ). Quindi si ha
(1)
= (3, 0) = 10;

la dimensione, ottenuta facilmente usando la formula 2.5.13 di Weyl, pu essere verificata direttamente
enumerando gli elementi di base dellalgebra:
(1) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1) (1)
111 , 112 , 113 , 122 , 123 , 133 , 222 , 223 , 233 , 333 .

(2)
Lo spazio completamente antisimmetrico generato dal solo elemento non nullo 123 , per cui il suo highest
weight deve essere 1 + 2 + 3 = 1 + (1 1 ) + (1 1 2 ) = 0; pertanto
(2)
= (0, 0) = 1.

Per quanto riguarda i casi misti, diamo unelencazione esplicita delle rispettive basi:
(3) (3) (3) (3) (3) (3) (3) (3)
112 , 113 , 221 , 223 , 331 , 332 , 123 , 132

(4) (4) (4) (4) (4) (4) (4) (4)


121 , 131 , 212 , 232 , 313 , 323 , 132 , 123 ;
Gli highest weight sono uguali, e sono 21 + 2 = 21 + (1 1 ) = 1 + 2 (rappresentazione aggiunta),
da cui
(3) (4)
= = (1, 1) = 8.

La scomposizione completa quindi

3 3 3 = 10 + 8 + 8 + 1,

ossia
(1, 0) (1, 0) (1, 0) = (3, 0) + (1, 1) + (1, 1) + (0, 0)
(e le dimensioni sommano correttamente a 27).
80 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Prodotti di algebre del tipo Al


Generalizziamo gli esempi che abbiamo visto per A2 . Prendiamo perci in considerazione la rappresenta-
zione fondamentale1 l + 1 e studiamo la decomposizione di

l+1l+1

nella sua parte simmetrica e antisimmetrica. I pesi di l + 1 sono noti (esistono apposite tavole dei pesi
che possono essere consultate al riguardo), e sono

1 , 1 1 , . . . , 1 1 l .
(S)
Lhighest weight della parte simmetrica quello relativo a 11 , cio 21 , mentre quello della parte
(A)
antisimmetrica 21 1 (relativo a 12 ), che risulta essere proprio 2 . Pertanto
(S) 1
l+1l+1 = (2, 0, . . . , 0) = (l + 1)(l + 2)
2
e
(A) 1
l+1l+1 = (0, 1, . . . , 0) = l(l + 1)
2
(le dimensioni coincidono con le possibili scelte di coppie i, j tenendo conto di simmetria e antisimmetria).
Questo mostra che le parti simmetrica e antisimmetrica sono irriducibili.
Generalizzando ulteriormente al caso di pi fattori, cio

l + 1 l + 1,

valgono le seguenti propriet:


a) la decomposizione ottenuta simmetrizzando e antisimmetrizzando opportunamente lo spazio di
rappresentazione produce sempre rappresentazioni irriducibili;
b) ogni rappresentazione irriducibile di Al pu essere ottenuta in questo modo.

Tableaux di Young
Il prodotto di rappresentazioni di Al pu essere visualizzato ed effettuato manipolando oggetti schematici
chiamati tableaux di Young. Un tableau di Young un modo di schematizzare una rappresentazione
irriducibile che sfrutta la propriet b) enunciata alla fine dello scorso paragrafo.
Si comincia definendo il tableau della rappresentazione fondamentale l + 1: questo :

Il passo successivo costruire il prodotto antisimmetrico di due rappresentazioni fondamentali:

o il prodotto simmetrico:

Iterando il procedimento, si ottengono tutte e sole le rappresentazioni irriducibili di A2 .


Naturalmente, ci occorrer un metodo per associare a ogni data rappresentazione il suo tableau, e viceversa.
A questo scopo, mostriamo in maggior dettaglio le regole di costruzione di un tableau.
1 Di seguito, a scopo di chiarezza, adoperiamo la sottolineatura in luogo del grassetto per identificare una rappresentazione

tramite la sua dimensione.


2.5. Studio delle algebre di Lie 81

Se abbiamo una rappresentazione ottenuta come prodotto di M rappresentazioni fondamentali, il suo


tableau di Young sar formato da M cubetti disposti nel seguente modo:

1 2 3


.. .. ..
. . .

Le colonne sono disposte in ordine di lunghezza decrescente da sinistra a destra (o, equivalentemente,
le righe sono in ordine di lunghezza decrescente dallalto al basso). Dal momento che i cubetti vengono
incolonnati a seguito di unantisimmetrizzazione, le colonne non possono essere pi lunghe di l + 1 (non
esistono oggetti antisimmetrici rispetto a un numero di indici maggiore della cardinalit dellinsieme su
cui tali indici prendono valori).
Calcoliamo lhighest weight di un tableau qualsiasi, ad esempio

Gli elementi di base di questa rappresentazione sono simmetrici rispetto allo scambio di indici dal primo
al quinto, o di indici dal sesto al nono, o del decimo indice con lundicesimo; e sono antisimmetrici rispetto
allo scambio di un indice dal primo al quinto con un indice dal sesto in poi, eccetera.
Lelemento di base cui corrisponde lhighest weight quello per cui la somma degli indici minima (dal
momento che, come abbiamo visto, si ha 1 > 2 > > d ), ed quindi 111112222334 . Allora lhighest
weight 51 + 42 + 23 + 4 .
Pi in generale, supponiamo di avere un tableau con n1 colonne di lunghezza 1, n2 colonne di lunghezza
due, . . . , nl+1 colonne di lunghezza l + 1. Il contributo di una colonna di lunghezza j allhighest weight
j
(
X j j = 1, . . . , l
i = 1 + . . . + (1 1 j ) = .
i=1
0 j =l+1
Notiamo che le colonne lunghe l + 1 non contribuiscono allhighest weight (e possono quindi essere
cancellate dal tableau).
Lhighest weight si ottiene sommando tutti i contributi:
= n1 1 + + nl l ,
che per definizione lhighest weight della rappresentazione (n1 , . . . , nl ). Questo istituisce una corrispon-
denza molto intuitiva tra rappresentazioni di Al e tableaux di Young.

Esempi
Abbiamo visto che 3 3 = 6 + 3; questo si scrive

= +

Analogamente, la decomposizione 3 3 3 = 10 + 8 + 8 + 1 diventa

= + + +

(dove abbiamo indicato con la rappresentazione banale, che si potrebbe equivalentemente scrivere

nella forma ).
82 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Da questi due esempi si intuisce che potrebbe esistere un metodo grafico per calcolare il prodotto di due
tableaux (cio di due rappresentazioni). In effetti, esiste un algoritmo che permette di decomporre un pro-
dotto di questo tipo semplicemente operando sui tableaux, anche se questo metodo non particolarmente
intuitivo, e manca uninterpretazione accessibile di quello che si sta facendo.
Il modo pi semplice per illustrarne il funzionamento farlo su un esempio. Calcoliamo perci 8 8
(prodotto dellaggiunta di A2 con s stessa).

Per prima cosa, disegniamo i due tableaux, etichettando i cubetti del secondo nel seguente modo:

a a
b

Ora consideriamo il primo cubetto contrassegnato (partendo dallalto a sinistra) e attacchiamolo al


primo tableau in tutti i modi possibili (e consentiti):

a
a
a

Ripetiamo il procedimento con il secondo; scartiamo le copie di tableux gi prodotti (due ta-
bleaux sono uguali se hanno la stessa forma e gli stessi contrassegni); attaccando il secondo cubetto
otteniamo:

a
a a a
a
a
a a

Attaccando lultimo cubetto si ottiene:

a a
a a b a a a b a
b a a b
b

a a b a b
a b a a
b a a a a b

Infine, per ogni tableau, partendo dallalto a destra e percorrendo le righe verso sinistra e andando
a capo alla fine di ciascuna, contiamo il numero di a e di b presenti nel tableau tenendo traccia dei
totali. Se, a un qualsiasi punto del conteggio, il numero di b supera quello di a, allora il tableau non
valido e deve essere cancellato.
Nel nostro caso, verranno cancellati i tableaux numero 1,4,7 e 9.

I tableaux cos ottenuti forniscono la decomposizione dellalgebra. Abbiamo pertanto (avendo cancellato
le colonne di lunghezza 3) che

= + + + + +

vale a dire
8 8 = 27 + 10 + 10 + 8 + 8 + 1
(le dimensioni sommano correttamente a 64).
Tableaux e algoritmi del genere esistono anche per le rappresentazioni di so(l), ma sono pi complessi e
perci meno interessanti.
2.5. Studio delle algebre di Lie 83

Cenno ai prodotti di rappresentazioni in fisica


In fisica, come abbiamo gi ricordato, i gruppi di Lie codificano le simmetrie che si osservano o che si
ritiene siano presenti in dati sistemi.
In cromodinamica quantistica, ad esempio, esiste una nozione di carica di colore che viene portata dai
quark (e dai gluoni), la quale pu essere di tre tipi (senza contare le tre anticariche), spesso denominati
convenzionalmente rosso, verde e blu. Il gruppo di colore previsto dalla teoria SU(3), un gruppo 8-
dimensionale; la rappresentazione fondamentale della sua algebra su(3) = A2 , come abbiamo gi visto
diverse volte, di dimensione 3: i quark i (i = 1, 2, 3) appartengono allo spazio di rappresentazione di
3, mentre gli antiquark i a quello di 3.
Sperimentalmente, le particelle osservate in natura (e in particolare gli adroni, cio gli stati legati di
quark) non sono mai colorate, il che significa che devono appartenere alla rappresentazione banale di
su(3) (nessun indice di colore libero); si pu vedere facilmente che un adrone pu quindi essere realizzato
solo in due modi:

come stato legato q q:


= +

Queste particelle sono chiamate mesoni, e coincidono con le combinazioni i i ;

come stato legato qqq:


= +
Queste particelle sono dette barioni, e coincidono con le combinazioni ijk i j k .

La simmetria di colore ritenuta esatta. I quark possiedono anche un gruppo di simmetria non esatta
detto gruppo di sapore, che sempre SU(3).
Sono in corso tentativi di unificare le simmetrie esatte note in natura (simmetria di colore, simmetria
elettrodebole) in ununica teoria del tutto che le comprenda tutte come casi particolari. Si pensa che
queste simmetrie, infatti, possano essere cristallizzazioni di ununica, grande simmetria che si sarebbe
rotta durante le fasi primordiali delluniverso: SU(5) il candidato a essere il gruppo della simmetria in
questione, dal momento che contiene al proprio interno losservata simmetria SU(3) SU(2) U(1).

2.5.10 Sottoalgebre e rappresentazioni


Nello scorso paragrafo si accennato al fatto sperimentale che, in natura, risultano osservabili simmetrie
che si ritiene facciano parte di una struttura di simmetria pi grande, la quale si per rotta dopo
il big bang. Per questo motivo, riveste grande interesse fisico lo studio delle sottoalgebre, delle loro
rappresentazioni e del loro rapporto con le rappresentazioni delle algebre in cui sono contenute; proprio
questo largomento che ci apprestiamo a trattare.
Consideriamo unalgebra complessa semisemplice L e una sua sottoalgebra L 0 (ma il discorso varr
anche per algebre reali g g0 e per algebre decomponibili come somma di unalgebra semisemplice pi
un centro banale, come ad esempio u(n) = su(n) u(1)).
Studiamo dapprima un esempio pratico.

Esempio: immersione di su(2) in su(3) Limmersione pu essere effettuata in pi modi.



a) Se A = ac db una matrice appartenente a su(2), cio una matrice 2 2 antihermitiana a traccia
nulla, allora
a b 0
A := c d 0
0 0 0
una matrice antihermitiana 3 3 a traccia nulla, cio un membro di su(3).
84 Capitolo 2. Gruppi di Lie

b) Se A una matrice di su(2), allora adA una matrice di so(3) (come abbiamo gi visto), e in
particolare di su(3) (tutte le matrici reali antisimmetriche sono in particolare antihermitiane e a
traccia nulla).

Diciamo che due immersioni sono coniugate tra loro se esiste un automorfismo di L che mappa luna
nellaltra; due immersioni coniugate sono sostanzialmente la stessa, in quanto membri della stessa classe
di equivalenza; per questo motivo, siamo interessati a studiare immersioni che non siano coniugate.
Le immersioni a) e b) non possono essere coniugate, perch la prima riducibile (in modo banale), mentre
laltra non lo (essendo la rappresentazione aggiunta).
Usando la base di Weyl, troviamo gli elementi di base delle due immersioni. Di seguito denotiamo gli
elementi appartenenti alla sottoalgebra tramite apici, mentre gli oggetti privi di apice sono elementi della
sovra-algebra L .

a) Si ha
     
1 1 0 1 0 1 1 0 0
h00 = , e00 = , e00 =
4 0 1 2 0 0 2 1 0

(gli elementi e0 si trovano da h00 sapendo che [e00 , e00 ] = h00 e inoltre e00 = (e00 ) ). Limmer-
sione si limita ad aggiungere una riga e una colonna di zeri, cosicch


1 0 0 0 1 0
0 1 3 0 1 6
h0 = 0 1 0 = h1 , e0 = 0 0 0 = e1 ,
4 2 2 2
0 0 0 0 0 0



0 0 0
1 6
e00 = 1 0 0 = e1 .
2 2
0 0 0

Osserviamo che la sottoalgebra di Cartan di su(2) contenuta in quella di su(3) a seguito dellim-
mersione; si dice in questo caso che limmersione in forma canonica. Bench questo non accada in
generale, vale il
Teorema 2.5.16. (di Dynkin) Se L 0 L , allora esiste un automorfismo di L tale che

(H 0 ) H ,

cio ogni immersione coniugata a unimmersione in forma canonica.

b) In questo caso abbiamo


     
0 1 0 i 1 0 1 1 i 0
T1 = , T20 = , T30 = ,
2 i 0 2 1 0 2 0 i

e, ricordando la divisione di su(2) in sottoalgebra di Cartan e spazi di radice:


i i i 0
h00 = T30 , e00 = (T10 + iT20 ) , e00 = (T iT20 ) ;
2 2 2 1
ricordando lazione dellaggiunta sui Ti , abbiamo che

0 i 0
1
h00 = i 0 0 6 H ,
2
0 0 0

dal momento che il sottospazio di Cartan di su(3) generato dalle matrici 21 3 , 12 8 .


2.5. Studio delle algebre di Lie 85

Questa immersione non in forma canonica; per renderla tale, diagonalizziamo h00 :

1 0 0 1 i 0
1 1
U h00 U 1 = 0 1 0 , con U = 1 i 0 SU(3).
2 2 0 0
0 0 0 2

Il cambio di base agisce sugli e0 nel seguente modo:



e00 7 U e00 U 1 = 3 (e1 +2 + e2 ) ,

e00 7 U e00 U 1 = 3 e(1 +2 ) + e2 .


Introduciamo una nuova nozione che render evidente la differenza tra questa immersione e la precedente.

Definizione 2.5.21. Unimmersione detta regolare se 0 radice di L 0 , radice di L tale che


0
h0 = Ah

e00 = Be con A, B, C costanti.
0

e0 = Ce

Notiamo che limmersione a) regolare, mentre la b), anche una volta messa in forma canonica, non lo .
Unimmersione sar in generale non regolare; siamo interessati a studiare le immersioni regolari.

Esempio Come abbiamo gi accennato

A4 A2 A1 ;

adoperiamo limmersione (banale)



0
A O
A0 A2 , A00 A1 A4 .

7
O A00

Dalle tavole delle radici, risulta


5 A4 5 A4 5 A4
hA
1 =
2
h , hA
2 =
2
h , hA
=
1
h ,
3 1 3 2 2 4
il che mostra che limmersione in forma canonica; inoltre risulta
r r
A2 5 A4 A2 5 A4
e1 = e , e2 = e ,
3 1 3 2
r r
5 A4 5 A4
eA
(1 +2 ) =
2
e , eA =
1
e ;
3 (1 +2 ) 2 4
limmersione quindi regolare.

Consideriamo una rappresentazione di unalgebra L ; i pesi di sono funzionali sul sottospazio di


Cartan H di L .

Prendiamo ora unimmersione L 0 L in forma canonica, cosicch H 0 H ; allora i pesi di possono


essere ristretti a funzionali su H 0 , e quindi a pesi di una qualche rappresentazione (in generale riducibile)
di L 0 .

Il modo in cui questa rappresentazione si riduce chiamato branching rule dellimmersione.


86 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Esempi

su(2) su(3) con limmersione regolare.


Il generico funzionale sul sottospazio di Cartan di su(3) della forma

1 1 + 2 2

(dove 1 , 2 sono le radici semplici e 1 , 2 numeri complessi), mentre il generico funzionale sul
sottospazio di Cartan di su(2)
0 0
(con 0 radice semplice di su(2) e 0 C).
Imponiamo che i funzionali siano coincidenti su H 0 :

1 1 (h0 ) + 2 2 (h0 ) = 0 0 (h0 ) h0 H 0 .

ovviamente sufficiente imporre questa condizione sugli elementi di base (in questo caso, sul solo
h00 ). In generale, avr quindi tante relazioni quant la dimensione di H 0 . Come abbiamo gi visto,
si ha
3
h00 = h1 ,
2
da cui
3 3 1 1
1 1 (h00 ) + 2 2 (h00 ) = (1 1 (h1 ) + 2 2 (h1 )) = (1 h1 , 1 i + 2 h1 , 2 i) = 1 2 ,
2 2 2 4
1 0
0 0 (h00 ) = 0 h0 , 0 i =
2
1
= 1 2 = 0 . (2.5.4)
2
a) Consideriamo la rappresentazione 3 di su(3); i pesi sono

2 1 1 1 1 2
1 = 1 + 2 , 2 = 1 + 2 , 3 = 1 2 ;
3 3 3 3 3 3
Stando alla 2.5.4, limmersione porta i pesi in

1 0 1
1 , 2 0 , 3 0,
2 2
che sono rispettivamente i due pesi della 2 e lunico peso della 1 di su(2), fornendo la branching
rule
3 2 + 1.
Specifichiamo che con la scrittura di cui sopra intendiamo che i pesi della rappresentazione 3
di su(3), una volta ristretti al sottospazio di Cartan di su(2), coincidono con i due pesi della
rappresentazione 2 di su(2), pi il peso della rappresentazione banale (o, in breve, la restrizione
della rappresentazione 3 di su(3) coincide con la somma delle rappresentazioni 2 e 1 di su(2)).
b) Consideriamo ora la rappresentazione aggiunta 8 di su(3); i pesi sono le radici (comprese le
radici nulle):
1 + 2 , 1 , 2 , 0, 0, 2 , 1 , (1 + 2 ),
che vengono mandate rispettivamente in

1 0 0 1 1 1
, , 0 , 0, 0, 0 , 0 , 0 .
2 2 2 2
2.5. Studio delle algebre di Lie 87

Organizzando i pesi a partire dal pi alto (0 ), otteniamo:


0 , 0, 0 : 3 di su(2);
1 0 1
, 0 : 2 di su(2) (2);
2 2
0 : 1 di su(2);
da cui la branching rule
8 3 + 2 + 2 + 1.
Esiste uninterpretazione grafica della branching rule: i pesi, visti come vettori nel sottospazio di Cartan
dellalgebra L , vengono proiettati sul sottospazio di Cartan di L 0 (che pu essere scelto come asse
coordinato, dal momento che limmersione canonica), fornendo i nuovi pesi ristretti a H 0 .
Questa interpretazione, tuttavia, non vale in generale, come vediamo dal seguente esempio.

Esempi
su(2) su(3) con limmersione speciale.
Con lo stesso procedimento di prima, ricordando che in questo caso
h00 = 3h1 ,
e imponendo che
1 1 (h00 ) + 2 2 (h00 ) = 0 0 (h00 )
si ottiene
0 = 21 2 . (2.5.5)
a) Considerando la 3 di su(3), otteniamo, dalla 2.5.5:
1 0 , 2 0 , 3 0,
ossia
3 3.
b) Considerando la 8, otteniamo
1 + 2 0 , 1 20 , 2 0 , 0 0,
0 0
0 0, 2 , 1 2 , (1 + 2 ) 0 ,
dando
8 5 + 3.
Da questo esempio appare evidente che la branching rule dipende dallimmersione. Questa immer-
sione non ammette pi uninterpretazione grafica trasparente.
su(3) su(2) su(5) con limmersione regolare.
necessario imporre che
1 1A4 + 2 2A4 + 3 3A4 + 4 4A4 = 0 1A2 + 00 2A2 + 000 A1
su ciascuno dei tre elementi di base di H 0 :
5 A4 5 A4 5 A4
hA1 =
2
h , hA2 =
2
h , hA
=
1
h .
3 1 3 2 2 4
Si ottiene
1


0 = 1 3


3
2

00
= 2 3

3
1


000
= 3 + 4

2
88 Capitolo 2. Gruppi di Lie

a) Consideriamo la rappresentazione (1, 0, 0, 0) = 5 di su(5); i suoi pesi sono


4 A4 3 A4 2 A4 1 A4
1 = + 2 + 3 + 4 , 2 = 1 1A4 ,
5 1 5 5 5

3 = 2 2A4 , 4 = 3 3A4 , 5 = 4 4A4 .

Si ha
2 A2 1 A2 1 1
1 + 2 , 2 1A2 + 2A2 ,
3 1 3 3 3

1 2 1 A1 1
3 1A2 2A2 , 4 , 5 A1 ;
3 3 2 2
i pesi 1 , 2 e 3 sono quelli della rappresentazione 3 di su(3), mentre 4 e 5 sono quelli della
2 di su(2) (le rispettive rappresentazioni fondamentali).
In effetti, considerando come stata definita limmersione, una simile decomposizione proprio
quello che ci dovevamo attendere.

Prima di poter scrivere la branching rule, necessaria una digressione. Infatti, non avrebbe
senso scrivere 5 3 + 2, dal momento che le rappresentazioni a membro destro si dovrebbero
riferire allalgebra L 0 , che su(3) su(2), e non singolarmente a su(3) o a su(2).

Finora abbiamo visto esplicitamente soltanto rappresentazioni di algebre semisemplici. Stu-


diamo quindi le rappresentazioni di algebre che sono somma diretta di due (o pi) altre
algebre.

Rappresentazioni di algebre del tipo L1 L2 .


Facciamo riferimento al gruppo associato a unalgebra di questo tipo; questo avr la forma G1 G2 ; ci
interessa costruire una rappresentazione di L1 L2 a partire da una rappresentazione 1 di L1 e 2 di
L2 .
Supponiamo che 1 e 2 si esponenzino a dare rappresentazioni dei gruppi corrispondenti G1 e G2 ; queste
rappresentazioni sono
|i 7 e1 |i,
|i 7 e2 |i.
Definiamo in maniera naturale la seguente rappresentazione del gruppo prodotto:

|i |i 7 e1 |i e2 |i .
 

Troviamo la rappresentazione dellalgebra corrisponendente, come di consueto, passando al sottogruppo


a un parametro e valutandone il generatore:
d h t1  i
e |i et2 |i = 1 |i |i + |i 2 |i.
dt t=0

Questa rappresentazione si indica con (1 , 2 ), e la sua azione esplicita su un elemento (a1 +a2 ) L1 L2
(con a1 L1 e a2 L2 ) data da

(a1 + a2 ) 7 (1 , 2 )(a1 + a2 ) = 1 (a1 ) 1d2 + 1d1 2 (a2 )

(dove si suppone che dim i = di ).


Si sar notata lanalogia tra questo procedimento e quello che ci ha portato a definire le rappresentazioni
prodotto (cfr. il paragrafo 2.5.3). A ogni modo, le due definizioni corrispondono a entit concettualmente
2.5. Studio delle algebre di Lie 89

diverse: mentre il prodotto di rappresentazioni 1 2 si effettua tra due rappresentazioni della stessa
algebra L (per dare una nuova rappresentazione della medesima algebra), la rappresentazione (1 , 2 )
costruita a partire da rappresentazioni di L1 ed L2 , algebre in generale diverse, e costituisce una rappre-
sentazione dellalgebra, ancora diversa, L1 L2 .

Valgono le propriet:

1 , 2 irriducibili = (1 , 2 ) irriducibile;

ogni rappresentazione irriducibile di L1 L2 del tipo (1 , 2 ).

Per concludere lesempio di cui sopra, quindi, scriviamo la branching rule di su(3) su(2) su(5) che
abbiamo trovato:
5 (3, 1) + (1, 2).

Immersioni del tipo L 0 u(1) L

Estendiamo la trattazione al caso di immersioni della forma

L 0 L 00 L ,

con L 00 algebra abeliana; il caso tipico L 00 = u(1) (lalgebra del gruppo circolare, o equivalentemente
il campo dei reali con loperazione di addizione).

Consideriamo una base di L data da {T1 , . . . , Tn }, scelta in modo tale che {T1 , . . . , Tm } (con m < n) sia
una base di L 0 .
Consideriamo la branching rule della rappresentazione aggiunta adL : dato che il suo spazio di rap-
presentazione
coincide con L , L 0 sar un suo sottospazio, e questo deve essere invariante, in quanto
adL L 0 = adL 0 ; possiamo cio scrivere

adL adL 0 + altro.

Se vogliamo che limmersione sia estendibile a L 0 u(1) L , necessario che uno tra i generatori
rimanenti Tm+1 , . . . , Tn sia lelemento base di u(1). Supponiamo che tale elemento sia Tu ; allora

[Tj , Tu ] = 0 j = 1, . . . , m

(dato che le algebre sono in somma diretta), cio nello spazio di rappresentazione L deve esistere uno
spazio 1-dimensionale (quello generato da Tu ) su cui ogni elemento di L 0 viene mandato nella matrice
nulla. In altre parole, deve essere

(adL )a0 (Tu ) = 0 a0 L 0 .

Questo avviene se e solo se nella parte di decomposizione che abbiamo chiamato altro figura la rappre-
sentazione banale.
In definitiva, limmersione L 0 L estendibile a L 0 u(1) L se e solo se

adL adL 0 + 1 + . . . ,

dove 1 la rappresentazione banale di L 0 .


90 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Esempi
su(2) su(3) con limmersione regolare.
Laggiunta di su(3) 8. Abbiamo gi visto che
8 3 + 2 + 2 + 1,
sicch limmersione pu essere estesa a su(2) u(1) su(3).

su(2) su(3) con limmersione speciale.


In questo caso risulta
8 5 + 3,
perci non possibile estendere questa rappresentazione per includere u(1).

su(3) su(2) su(5) con limmersione regolare.


Si pu dimostrare che laggiunta di su(5) ha dimensione 24, e che con questa immersione:
24 (3, 2) + (3, 2) + (8, 1) + (1, 3) + (1, 1) ;
dal momento che (1, 1) evidentemente la rappresentazione banale di su(3) su(2), questa immer-
sione pu essere estesa a
su(3) su(2) u(1) su(5)
(che limmersione standard adoperata nelle teorie di grande unificazione, come abbiamo accennato
nel paragrafo 2.5.9).

Per inciso, osserviamo che tutte e tre le immersioni sopra menzionate sono massimali. Unimmersione
L 0 L detta massimale se L : L ( L ( L.
00 0 00

Osservazione 2.5.27. Se L1 Ln L unimmersione regolare massimale, Hi la sottoalgebra di


Cartan di Li (i = 1, . . . , n) e H quella di L , si ha
n
X
dim H = dim Hi .
i=1

Vediamo ora come studiare le immersioni regolari di questo tipo.

Esempi
su(2) u(1) su(3).
Limmersione regolare su(2) su(3)

  a b 0
a b
su(2) 7 c d 0 su(3);
c d
0 0 0

gli elementi di u(1), via immersione, devono essere matrici su(3) che commutano con tutte le matrici
di questo tipo. Grazie al lemma di Schur 1 si pu facilmente mostare che tali matrici sono della forma

0 0
0 0 con 2 + = 0.
0 0
1 Questo pu essere enunciato come segue: se una rappresentazione riducibile di dimensione d di L e A una matrice

d d tale che [(a), A] = 0 per ogni a L , allora A un multiplo della matrice identit.
2.5. Studio delle algebre di Lie 91

Lantihermiticit impone inoltre che e siano immaginari puri, cosicch le matrici di u(1) sono
del tipo

i 0 0
0 i 0 con R.
0 0 2i

Dal momento che



1 0 0 0 0 0
1 1
h1 = 0 1 0 , h2 = 0 1 0
6 6
0 0 0 0 0 1

(base di Weyl della sottoalgebra di Cartan di su(3)), risulta


 
1
b u(1) b = 12i h2 + h1 = 12i h2 +1/2 1 .
2

Graficamente, si pu osservare che u(1) si sistema sullasse della ordinate (avendo posto come asse
delle ascisse H 0 . Il fatto che u(1) H 0 non un caso: si ha

[hu(1) , e1 ] = 1 (hu(1) ) e1 ,

e dato che e1 e0 , e poich gli elementi di u(1) devono commutare con quelli di su(2), ne segue
che
1 (hu(1) ) = B(hu(1) , h1 ) = 0.

Questo discorso pu essere generalizzato a ogni immersione regolare.

su(3) su(2) u(1) su(5).


Limmersione regolare su(3) su(2) su(5)

0
A O
A0 su(3), A00 su(2)

7 su(5);
00
O A

analogamente a prima, vediamo che gli elementi di u(1) sono del tipo

0 0 0 0
0 0 0 0

0 0 0 0
b= con 3 + 2 = 0,

0 0 0 0
0 0 0 0

(ancora con la condizione di antihermiticit).


Consultando le tavole delle radici, si trova che

b 2h1 + 4h2 + 6h3 + 3h4 ;

siccome [hu(1) , ei ] = 0 per i = 1, 2, 4, si vede che hu(1) si inserisce ortogonalmente alliperpiano


generato da h1 , h2 , h4 .
92 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Rappresentazioni di u(1)

Consideriamo (R+ , ) come gruppo di ricoprimento di u(1) con la mappa di ricoprimento:

: R+ u(1)
ey 7 eiy y R;

questo il ricoprimento universale di u(1), e si ha

Ker = {e2k | k Z},

con
u(1) R+ Ker .


Questo significa che stiamo percorrendo il gruppo u(1), pensato come circonferenza unitaria, avendo cura
di quozientare sul numero di giri compiuti, o, in altre parole, stiamo avvolgendo la retta reale sulla
circonferenza unitaria.
Le varie rappresentazioni di u(1) corrispondono ai possibili numeri di avvolgimento di tale ricoprimento:

p : eiy 7 eipy , p Z,

dove lintero p viene usualmente chiamato la carica della rappresentazione. La carica deve necessaria-
mente essere intera, perch lidentit ei(y+2) = eiy impone la condizione di quantizzazione eip(y+2) =
eipy = 2p = 2k per qualche k intero.
A livello di algebra, troviamo che lunico elemento di base

d iy
e = i,
dy y=0

che rappresentato da

d ipy
e = ip,
dy y=0

cosicch le funzioni
p : iy 7 ipy

forniscono le rappresentazioni di u(1). Notiamo che a questo livello non ci sono pi esplicite condizioni di
quantizzazione della carica: nulla ci vieta di considerare p un parametro continuo.
Osservazione 2.5.28. In realt, la carica del gruppo u(1) non deve necessariamente essere un numero
intero, ma linsieme dei valori che pu assumere in biiezione con Z. Infatti, oltre al ricoprimento di
cui sopra, si potrebbe scegliere un doppio ricoprimento 2 : ey 7 eiy/2 , con

Ker 2 = {e4k | k Z}

e rappresentazioni del gruppo eiy/2 7 eipy , per cui la condizione di quantizzazione si scrive

eipy y=4 = 1 = 2p Z.

In modo analogo, si potrebbe scegliere un ricoprimento x per ogni x reale e diverso da 0; la condizione
di quantizzazione sussisterebbe nella forma xp Z. Ci che conta che la carica u(1), a differenza di
quella della corrispettiva algebra, risulta necessariamente discretizzata: xp = {0, 1, 2, . . .}
2.5. Studio delle algebre di Lie 93

Esempio
Siamo ora pronti per studiare la branching rule di su(2) u(1) su(3) con limmersione regolare.
Vogliamo aggiungere la carica della rappresentazione di u(1) alla branching rule 3 2 + 1.
Il sottospazio di Cartan dellalgebra L 0 = su(2) u(1) ha dimensione 2, e abbiamo visto che u(1) si
inserisce perpendicolarmente a H 0 (sottospazio di Cartan di su(2)). Disegniamo il sottospazio di Cartan
reale dellalgebra L 0 , che sar isomorfo a R2 , e poniamo il sottospazio u(1) sullasse delle ordinate; in
questo modo, la carica u(1) di un vettore dello spazio un multiplo della sua ordinata.
Tracciati i tre pesi:
1   1   1
1 = 3, 1 2 = 3, 1 3 = (0, 2)
6 6 6
possiamo assegnare arbitrariamente una carica a uno di essi (ci equivale a fissare una scala delle ordinate);
ad esempio, scegliamo di assegnare una carica pari a 1 al peso 3 ; allora i pesi 1 e 2 avranno entrambi
carica 1/2; poich 3 evidentemente il generatore di u(1), mentre gli altri due pesi generano H 0 ,
possiamo scrivere la completa branching rule:
3 2( 1 ) + 1(1) .
2

Allo stesso modo, si verifica che per la rappresentazione aggiunta di su(3) vale
8 3(0) + 2( 3 ) + 2( 3 ) + 1(0) .
2 2

Si ponga attenzione al fatto che le cariche di u(1) sono state assegnate mantenendo la stessa scala di
ordinate scelta prima.

Nellesempio visto sopra, lassegnazione della carica u(1) poteva essere svolta agilmente per via grafica,
dato che il sottospazio di Cartan della sottoalgebra era isomorfo a R2 . Vogliamo ora trovare un modo pi
generale per compiere lassegnazione.
Per un generico peso = j j , la carica u(1) coincide con la sua coordinata lungo lasse u(1), cio
j j (hu(1) );
il generatore hu(1) scelto arbitrariamente.
Nel nostro esempio, abbiamo considerato il peso 3 portatore di carica 1:
1 2
3 (hu(1) ) = 1 (hu(1) ) 2 (hu(1) ) = 1;
3 3
chiamando hu(1) = h1 + 21 2 si ottiene
    
1 1 2 1
1 , 1 + 2 2 , 1 + 2 =1
3 2 3 2
 
2 1 1
= 1 = = 1 = hu(1) = 6 h1 + 12 2 .
3 4 6
La carica di 1 sar quindi
     
2 1 2 1 1 1 1
1 (hu(1) ) = 1 (hu(1) ) + 2 (hu(1) ) = 1 , 6 1 + 2 + 2 , 6 1 + 2 = .
3 3 3 2 3 2 2
Osservazione 2.5.29. La somma delle cariche u(1) di una rappresentazione deve essere 0, dal momento
che lo la somma dei pesi (e, in particolare, delle loro ordinate).
 
1
3 2( 1 ) + 1(1) : 2 + 1 1 = 0.
2 2
 
3 3
8 3(0) + 2( 3 ) + 2( 3 ) + 1(0) : 2 + 2 = 0.
2 2 2 2
94 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Tabella 2.1: La classificazione delle particelle del MS in rappresentazioni del gruppo di simmetria SU(3) SU(2)
u(1).

Particelle Rappresentazioni
SU(2) u(1) SU(3)

g 1 0 8
Bosoni

W , Z0 , A (1, 3)(0) + (1, 1)(0)
 
l
2 1
Leptoni1 l L 1

lR 1 2
 i
u
2 1/3
di L
Quark2 3
uiR 4/3
1
diR 2/3

Esempio Consideriamo limmersione regolare su(5) su(3) su(2) u(1).


Abbiamo visto che la branching rule della rappresentazione fondamentale 5 (3, 1) + (1, 2).
Assegnando arbitrariamente la carica 1 alla (1, 2), si ottiene immediatamente dallosservazione 2.5.29 che
la regola completa
5 (3, 1)( 2 ) + (1, 2)(1)
3

Si pu dimostrare che, con la stessa convenzione dellesempio di cui sopra, valgono le seguenti regole
(riferite sempre a questa immersione):

10 (3, 2)( 1 ) + (3, 1)( 4 ) + (1, 1)(2) (2.5.6)


3 3

24 (3, 2)( 5 ) + (3, 2)( 5 ) + (8, 1)(0) + (1, 3)(0) + (1, 1)(0) (2.5.7)
3 3

Accenno al ruolo delle immersioni nel MS e nelle GUT


Gli oggetti fondamentali descritti dal Modello Standard si dividono in materia (leptoni, quark) e radiazione
(fotoni, bosoni intermedi W , Z0 , gluoni). Le teorie standard che descrivono la natura in termini di
particelle materiali che si scambiano particelle di radiazione sono teorie di gauge basate sul gruppo di
simmetria locale
SU(3)col SU(2)L u(1)Y ,
dove SU(3)col il gruppo di colore visto dallinterazione forte e SU(2)L u(1)Y il gruppo di simmetria
rilevante per linterazione elettrodebole. Linterazione gravitazionale sfugge tuttora a una descrizione di
questo tipo.
Gli stati fisici, materia e radiazione, sono elementi di spazi di rappresentazione di questo gruppo.
In particolare, gli otto gluoni formano una base dello spazio di rappresentazione dellaggiunta di SU(3),
mentre W , Z0 e il fotone A generano quello dellaggiunta di SU(2) u(1).
I leptoni, che non subiscono linterazione forte, appartengono allo spazio della rappresentazione banale di
SU(3). La classificazione completa riportata nella tabella 2.1.
In questo caso, la carica u(1) chiamata ipercarica (Y ), ed legata alla carica elettromagnetica dalla
relazione di Gell-MannNishijima
Y
Qem = T3 + , (2.5.8)
2
dove T3 un altro numero quantico conservato dallinterazione forte (terza componente dellisospin).
1l sta per e, , , le tre famiglie leptoniche.
2 Si riporta solo la famiglia (u, d); i numeri quantici si ripetono uguali per le famiglie (c, s) e (t, b).
2.5. Studio delle algebre di Lie 95

Concentriamoci sulla prima generazione della materia:


   i
e u C C
eC
L ui di
e L di L L L

(dove abbiamo elencato le antiparticelle levogire, che appartengono allo spazio delle corrispettive rappre-
sentazioni complesse coniugate, in luogo delle particelle destrogire); queste appartengono, rispettivamente,
agli spazi di rappresentazione di
(1, 2)(1) , (3, 2)( 1 ) , (1, 1)(2) , (3, 1)( 4 ) , (3, 1)( 2 ) ;
3 3 3

paragonando questa scomposizione con la 2.5.6, e tenendo conto che 5 (3, 1)( 2 ) + (1, 2)(1) (lul-
3
timo addendo si spiega ricordando che 2 = 2), si pu notare che le particelle materiali possono essere
interamente fatte rientrare nella rappresentazione 10 + 5 del gruppo SU(5).
In modo analogo, la radiazione pu essere inserita nella rappresentazione aggiunta 24 di SU(5) (cfr. 2.5.7).
In questo caso, la branching rule della rappresentazione prevede lesistenza di due bosoni addizionali,
appartenenti a (3, 2)( 5 ) e a (3, 2)( 5 ) , la cui esistenza non mai stata rilevata. La mancata osservazione
3 3
pu essere spiegata ipotizzando per questi bosoni una massa molto elevata, al di l dellintervallo di energie
sperimentalmente accessibili dai nostri acceleratori. Purtroppo lesistenza di tali particelle implicherebbe
fenomeni mai osservati quali il decadimento del protone: i nuovi bosoni renderebbero infatti possibile, ad
esempio, il canale di decadimento (con violazione del numero barionico)
p e+ + 0 ,
mentre le osservazioni sperimentali suggeriscono fortemente la stabilit del protone, con una vita media
> 2.1 1029 yr.

La maggior parte delle teorie di grande unificazione ipotizza che questa coincidenza si possa spiegare
nellambito di una simmetria pi ampia rispetto a quella del MS e codificata dal gruppo SU(5). Il gruppo di
simmetria SU(3) SU(2) u(1) usato nel MS, che abbiamo visto essere naturalmente immerso in SU(5),
sarebbe stato privilegiato in natura a seguito di un meccanismo di rottura spontanea della simmetria
avvenuta nelle prime fasi del big bang analogamente a quanto previsto dalla teoria elettrodebole, oggi
largamente accettata, che prevede che il gruppo di simmetria u(1)em delle equazioni di Maxwell sia il
risultato di una rottura della pi generale simmetria elettrodebole SU(2)L u(1)Y .
Per avere un meccanismo di questo tipo (meccanismo di Higgs) necessario postulare lesistenza di un
nuovo campo scalare (lunico campo che possa avere un valore di aspettazione del vuoto diverso da 0
senza compromettere linvarianza di Lorentz). Il bosone associato a questo campo, chiamato bosone di
Higgs  +

,
0
appartiene alla rappresentazione 2 di SU(2) e ha ipercarica 1. Il suo valore di aspettazione sullo stato di
vuoto  
0
hi =
v
con v 6= 0.
Nella teoria elettrodebole si ha v 100 GeV; la simmetria del vuoto si riduce a u(1)em , in quanto
i hi =
6 0 Y hi =
6 0,
mentre     
3 + Y 1 0 0
Qem hi = hi = = 0.
2 0 0 v

Per estendere questa idea allintero SU(3) SU(2) u(1), consideriamo la sua algebra associata come
immersa in unalgebra di dimensionalit maggiore:
su(3) su(2) u(1) g;
96 Capitolo 2. Gruppi di Lie

un semplice conteggio mostra che il rango di g deve essere 4. Inoltre, richiediamo che le rappresentazioni
di g non coincidando con le proprie complesse coniugate, in modo da includere nel modello la violazione
di C. Questa seconda richiesta esclude a priori (vedi teorema 2.5.14) le algebre Bl , Cl , D2l (per ogni l),
E7 , E8 , F4 e G2 .
Delle algebre complesse semisemplici rimanenti, solo A4 ha rango 4, perci su(5) la scelta pi naturale
di sovraalgebra per una GUT. Vengono anche studiate le algebre pi complesse di rango 5 (su(6), so(10)),
6 (su(7), E6 ), ecc.
 
C e
Consideriamo la branching rule 5 (3, 1)( 2 ) + (1, 2)(1) , legata alle particelle di e .
3 e L
Abbiamo visto come, per motivi puramente algebrici, la somma delle cariche (pesate sulla dimensione
delle rappresentazioni) debba essere nulla; questo si traduce in

3 Yd + 2 Te = 0,

cio, per la (2.5.8),


1 em
Qem
d = Q ,
3 e
formula molto ardua da giustificare al di fuori di contesti GUT, e inserita semplicemente come postulato
nel MS.

In conclusione, le teorie basate su SU(5) sono in grado di spiegare in modo elegante e semplice molti
riscontri osservativi di altrimenti difficile giustificazione teorica, ma non sono esenti da problemi. Oltre
al gi citato decadimento del protone, uno dei maggiori grattacapi dato dal problema della gerarchia: il
tempo di vita del protone implica che la scala di rottura della simmetria GUT debba essere superiore a
1014 1015 GeV; risulta difficile spiegare in modo soddisfacente perch questa scala sia di tanto superiore
a quella, ad esempio, della rottura elettrodebole, per non parlare delle energie comunemente implicate in
fisica delle particelle (dellordine di qualche GeV).
2.6. Dalle algebre ai gruppi 97

2.6 Dalle algebre ai gruppi


Tipicamente, i fisici parlano indifferentemente di rappresentazioni di algebre e di rappresentazioni di
gruppi, ammettendo implicitamente che sia sempre possibile e indolore il passaggio dalluna allaltra
struttura. Questo spesso vero in contesti fisici, ma comporta la perdita come dovrebbe essere chiaro
a questo punto di ogni problema di natura globale. Vediamo brevemente come si possa passare dalla
descrizione di unalgebra di Lie a quella dei gruppi di Lie corrispondenti.

Teorema 2.6.1. Sia g unalgebra di Lie reale semisemplice; esiste allora un unico gruppo di Lie connesso
G con le seguenti propriet:

a) lalgebra di Lie reale di G (isomorfa a) g;

b) tutti e soli i gruppi di Lie semisemplici G la cui algebra di Lie isomorfa a g si possono scrivere
nella forma
G G/K,
dove K un sottogruppo finito del centro Z(G);

c) ogni rappresentazione di g si esponenzia a dare una rappresentazione di G.

G essenzialmente1 il gruppo di ricoprimento universale gi visto in precedenza, e in quanto tale


semplicemente connesso.

Esempi

SO(3), come abbiamo gi visto, isomorfo a SU(2) {I}.Questo vuol dire che la forma reale
compatta di A1 lalgebra associata sia a SU(2) sia a SU(2) {I}.

u(1) R+ Ker , dove Ker = {e2k | k Z}; questo in realt un caso speciale (u(1) non
semplicemente connesso). In effetti, qualunque sottogruppo di Ker si scelga per quozientare R+ si
otterr sempre u(1), ricoperto pi o meno volte (vedi il paragrafo sulle rappresentazioni di u(1)).


Consideriamo un gruppo G = G K, e cerchiamo di capire quali rappresentazioni dellalgebra si possano
esponenziare a rappresentazioni del gruppo.
Partiamo da una rappresentazione dellalgebra, esponenziamola e otteniamo in questo modo una rap-
presentazione di G. Chiamiamo questa rappresentazione G . Condizione necessaria e sufficiente affinch
questa sia anche una rappresentazione di G che

G (T ) = I T K. (2.6.1)

Ad esempio, la rappresentazione fondamentale di SU(2) non una rappresentazione di SO(3), mentre


laggiunta lo . Osserviamo per inciso che proprio la condizione 2.6.1 a portare alla quantizzazione della
carica di u(1).

Concretamente, possibile indicare delle condizioni sui Dynkin


 labels di una rappresentazione affinch
questa si possa esponenziare a una rappresentazione di G K. Il procedimento illustrato di sguito.
1 Pi precisamente, G il cosiddetto gruppo universale lineare di g; si pu dimostrare (Cornwell 1984, pp. 5834) che

ogni gruppo di Lie connesso G isomorfo al gruppo di ricoprimento universale G quozientato per un sottogruppo invariante
discreto K del centro di G, e questo vale in particolare per il gruppo universale lineare. In questo caso, K prende il nome di
linearizzatore, e si pu dimostrare che sempre finito.
Se il linearizzatore banale (contiene solo lidentit), il gruppo universale lineare e il gruppo di ricoprimento universale
coincidono; questo accade ad esempio quando g unalgebra reale compatta, oppure quando g non compatta ma semplice,
e la sua complessificazione g semisemplice ma non semplice (Cornwell 1984, ibid.).
98 Capitolo 2. Gruppi di Lie

Individuiamo gli elementi del centro Z(G), che sono tutti e soli quelli del tipo exp h per h HR ; essi
sono rappresentati (per definizione) da matrici che commutano con tutti gli elementi di G, e questo
implica, per il lemma di Schur, che
G (T ) = (T )I T Z(G).

Se lhighest weight di G e = q j j un peso qualunque, dato che gli elementi di Z(G)


devono avere elementi uguali sulla diagonale, deve risultare
exp (h) = exp (h) = exp (h) q j j (h) h HR ,


= exp j (h) = 1 j = 1, . . . , l = j (h) = 2ipj pj Z, j = 1 . . . , l.

Si trova che h deve essere del tipo


4ihj
h = pj hj con hj = .
hj , j i
j
Bisogna evitare di contare pi volte lo stesso elemento: se considero h0 = p0 hj , questo indistinto
da h se j = 1, . . . , l vale
l
X hj , j i
pj p0j = Mk Ajk con A matrice di Cartan e Mk Z k.
hk , k i
k=1

Ora che abbiamo Z(G), vogliamo capire chi sia Ker G = {T G | G (T ) = I}. G anche
rappresentazione di G se
K Ker G .

Si trova che exp h Ker G se e solo se


l
l X
X hk , k i
nk pj A1

kj
Z, (2.6.2)
j=1 k=1
hj , j i

dove nk sono i Dynkin labels di G .

Esempi
su(2).
Z (su(2)) 3 I; vediamo se esista un exp h 6= I nel centro, con h = ph; sappiamo che eh coincide con
I se
p
p = 2M, M Z = Z;
2
se p pari, viceversa, avremo eph = I. Il centro quindi
h
    z }| {
4i 1
Z (su(2)) = I, eph = I, exp h = {I, e4ih1 };

p=1 1/2 2 1
|{z}
h,i

consideriamo (n1 ); la condizione di appartenenza 2.6.2 si scrive


1
n1 Z = n1 pari.
2

Quindi su(2) unalgebra che d luogo a due gruppi: SU(2)
 e SU(2) Z2 , e le rappresentazioni di su(2)
che si esponenziano a dare rappresentazioni di SU(2) Z2 sono quelle con n1 pari (corrispondenti,
in meccanica quantistica, alle realizzazioni di spin intero del momento angolare), cio 1, 3, 5, . . .
2.6. Dalle algebre ai gruppi 99

su(3).  
Z (su(3)) 3 I; cerchiamo altri elementi del centro. I candidati sono elementi del tipo exp p1 h1 + p2 h2 .
Perch un elemento del genere non coincida con I, deve essere

p1 A1 11 + p2 A1 12 6 Z
 

e/o
p1 A1 + p2 A1
 
21 22
6 Z.
Ricordando che  
2/3 1/3
A1 =
1/3 2/3
si verifica facilmente che le scelte (
p1 = 1
p2 = 0
e (
p1 = 0
p2 = 1
costituiscono due soluzioni indipendenti. Non esistono altre soluzioni indipendenti, perci il nucleo
di su(3) sar
Z (su(3)) = {I, eh1 , eh2 } Z3 .
Considero (n1 , n2 ); per la 2.6.2, si ha che
2 1
eh1 Ker (n1 , n2 ) se n1 + n2 Z,
3 3
1 2
eh2 Ker (n1 , n2 ) se n1 + n2 Z.
3 3

In definitiva, su(3) lalgebra associata ai due gruppi di Lie SU(3) e SU(3) Z3 , e le rappresentazioni
di su(3) che si esponenziano a dare rappresentazioni di SU(3) Z3 sono quelle che soddisfano le
condizioni di cui sopra, che si possono anche riscrivere nella forma
n1 n2
Z;
3
ossia le rappresentazioni (1, 1), (0, 3), (3, 0), . . .
Si pu mostrare in generale che il centro di SU(n) isomorfo al gruppo ciclico Zn . Ad esempio,
Z (su(4)) Z4 ; questo possiede il sottogruppo invariante
 non banale Z2 , quindi su(4) lalgebra
associata ai tre distinti gruppi di Lie SU(4), SU(4) Z2 e SU(4) Z4 .
Bibliografia

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G.L. Naber. Topology, Geometry, and Gauge Fields - Foundations, 2nd edition. Springer, New York,
2011.
W. Rudin. Real and Complex Analysis. McGraw and Hill, Singapore, 1987.
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Glenview, IL, 1971.

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