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ITALO TESTA

PHILA E AZIONE SOCIALE.


DA ARISTOTELE A HEGEL

1. In questo intervento cercher anzitutto di mostrare in che senso la


dottrina della phila rilevante per la teoria sociale e il discorso politico, e
come tale presupposta dalle analisi che Aristotele compie in particolare
nel primo libro della Politica.
La tesi principale che cercher di difendere a tal proposito la seguente:
la teoria della phila in particolare la teoria della phila sviluppata nei
libri VIII e IX dellEtica Nicomachea rilevante per la politica, e in un
certo senso svolge rispetto ad essa un ruolo fondativo, nella misura in cui
essa contiene leidetica aristotelica dellagire sociale, vale a dire una ana-
lisi delle forme fondamentali di azione che istituiscono il legame sociale.
Naturalmente nella concezione aristotelica vi molto altro e non intendo
con questo esaurirne il senso: ma isolare e ricostruire questo aspetto della
phila credo possa essere unimpresa sensata. In tal senso la mia indagine
sulla phila riguarda principalmente il significato che essa pu ricoprire per
la teoria sociale e per la teoria dellagency una lettura che tenter di con-
trapporre ad altri modelli di ricezione contemporanea, che sono invece cen-
trati sulla teoria della virt morale e quindi sul nesso tra phila e amore.
La ricostruzione della teoria aristotelica della phila sar operata allin-
terno di un tragitto che conduce da Aristotele a Hegel. Il percorso da Ari-
stotele a Hegel che intendo seguire bidirezionale. Da un lato intendo va-
lorizzare leredit in senso lato aristotelica presente in alcune concezioni
hegeliane. Ma per altro verso il mio intervento condotto in una prospetti-
va hegeliana, nella misura in cui mi chieder in che misura alcuni concetti
di Hegel in particolare la nozione di riconoscimento possono aiutarci
ad esplicitare e a ricostruire la teoria aristotelica della phila.
In tal senso tenter una ricostruzione razionale della phila, volta a sta-
bilire una sorta di equilibrio riflessivo tra la dottrina aristotelica della phila
e la concezione hegeliana del riconoscimento.

2. La phila compare solo occasionalmente allinterno dei libri della Po-


litica, mentre invece nellEtica a Nicomaco, nellEtica a Eudemo, nella
250 La socialit della ragione

Retorica e nei Magna moralia (opera, questultima, di controversa attribu-


zione) che Aristotele sviluppa nel modo pi articolato tale nozione.
In primo luogo va ricordato che la phila di cui parla Aristotele un
fenomeno pi ampio di ci che noi chiamiamo amicizia: questultima
piuttosto un caso particolare del campo fenomenico abbracciato dalla
phila. Il fatto che nelle lingue moderne non sembri esistere un termine
unico che abbracci lintero campo fenomenico della phila aristotelica ha
portato a differenti proposte di traduzione, che vanno dallequivoco ami-
cizia, a amore. Ma nessuno di questi termini credo effettivamente ade-
guato, perch coglie solo un aspetto di un fenomeno che invece si dice in
molti modi.
La gamma di fenomeni abbracciata dalla phila infatti molto ampia, e
riguarda un insieme di atteggiamenti e affezioni riscontrabili tra individui
della stessa specie, anche nel caso di altre specie animali1, e che investono
ad esempio genitori e prole, fratelli, maschi e femmine, giovani e adulti,
amici, amanti, partner economici, concittadini e via dicendo: tra gli esem-
pi che Aristotele cita vi sono cura genitoriale, sentimento filiale, amicizia
elettiva, fraternit, amore, solidariet, cameratismo.
In generale ci che tali fenomeni hanno in comune il fatto di essere
interazioni tra esseri viventi animali della stessa specie non necessa-
riamente umani, anche se Aristotele per i suoi scopi si concentra partico-
larmente su questultimo caso2. Non si tratta inoltre di interazioni neutre,
bens di interazioni mediate da affezioni, attraverso le quali, vale a dire, i
partner dellinterazione stringono un legame sensibile, emotivamente co-
lorato.
Rispetto a tali fenomeni, la teoria della phila si concentra sulla prospet-
tiva dellagente individuale che qui sempre un attore sociale analiz-
zando specificamente il tipo di capacit dazione di cui esso deve poter
disporre per poter interagire con altri agenti.
La phila appunto concepita in tal senso quale una disposizione affet-
tiva necessaria alla vita.
Essa anzitutto una disposizione (hexis), vale a dire unattitudine a pro-
durre ripetutamente comportamenti di un certo tipo. I comportamenti cos
prodotti sono appunto quelle forme di interazione accompagnate da affe-

1 Etica Nicomachea, VIII, 1, 1155a 16 sgg; trad. a cura di C. Mazzarelli, Rusconi,


Milano, 1993.
2 Aristotele esclude che possa essere qualificato come phila un atteggiamento ver-
so cose inanimate, poich queste ultime non possono ricambiare laffezione,
non possono reagire reciprocamente ai comportamenti altrui: cfr. Et. Nich. 1155b
27 sgg.
I. Testa - Phila e azione sociale. Da Aristotele a Hegel 251

zioni che sono necessarie affinch si costituisca il legame sociale. La phila


cos una capacit dazione richiesta per poter partecipare ad una forma di
vita organizzata socialmente.
proprio in tal senso che in Aristotele la questione della necessit per la
vita della phila si connette strategicamente alla dottrina della natura politi-
ca dellanimale umano. Lazione politica, infatti, qualcosa che, in quanto
agenti che deliberano, siamo portati a valutare come componente impre-
scindibile della fioritura della nostra forma di vita sociale: essa come
tale costitutiva della natura umana per come noi la comprendiamo. Ma per
poter far parte di una polis, per poter partecipare ad una forma sociale di
vita organizzata politicamente, occorre essere capaci dagire socialmente,
vale a dire di interagire in modo tale da stabilire relazioni di un certo tipo.
Lagire sociale qui richiesto deve essere tale da poter stabilire relazioni di
comunanza, di koinonia la capacit di agire come membro di una co-
munit. Infatti, la polis altro non che una comunit di comunit: sicch
la capacit dazione che ci dispone a stabilire relazioni di comunanza
presupposta dallantropologia dello zoon politikon. Il richiamo nellEtica
alla dottrina dello zoon politikon, in tal senso, non ha valore meramente
esemplificativo non si tratta cio semplicemente di fornire con la phila
un esempio a conferma della natura politica delluomo. Piuttosto, attraver-
so lanalisi della phila Aristotele porta in luce la struttura fondamentale
della tipologia di azione che richiesta per poter essere animali sociali. In-
fatti, il koinonein, la forma di azione sociale attraverso la quale stabiliamo
relazioni di comunanza, coestensivo con il philein: lamicizia consiste
in una comunanza3.
In tal senso lanalisi della phila fornita nel libro ottavo dellEtica Nico-
machea ricopre un ruolo centrale nellantropologia aristotelica, in quanto
appunto la dottrina della phila ad esplicitare la struttura della capacit
dazione che consente alluomo di stabilire relazioni di koinonia, vale a
dire legami sociali.
Ma come analizza Aristotele la struttura della phila in quanto agency,
agenzialit sociale?
Si tratta di una disposizione che ha una componente naturale4 si appog-
gia sulle funzioni della nostra prima natura animale di cui siamo dotati sin
dallinfanzia ma che nello stesso tempo deve essere sviluppata attraverso

3 Et. Nich. 1159b 32.


4 Et. Nich. 1149b 9.
252 La socialit della ragione

leducazione in un processo che implica la deliberazione e la scelta5 e


quindi consolidata nella forma di unabitudine dazione secondo naturale.
In secondo luogo la phila caratterizzata come disposizione accompa-
gnata da affezioni. La phila non in tal senso unaffezione che altrimenti
avrebbe carattere solo passivo ma piuttosto una capacit dazione ac-
compagnata da affezione, una capacit dagire stringendo legami sensibili.
Il terzo requisito fondamentale della phila quello di essere una dispo-
sizione affettiva reciproca6; linterazione deve essere cio accompagnata
non solo dallanticipazione della reazione dellaltro agente, ma anche dalla
disposizione a ricambiare le affezioni che gli altri manifestano verso di noi:
essa affezione scambievole, una disposizione al contraccambio7.
Se allora torniamo allidea che il philein sia coestensivo al koinonein, si
vedr come lanalisi della phila in quanto hexis, intesa quale disposizione
allazione, faccia emergere la struttura sentimentale e insieme di reciproci-
t del legame sociale.
A scanso di equivoci, non sto con ci affermando che la teoria della
phila contenga tutta la teoria aristotelica dellazione per certi versi lana-
lisi intra-soggettiva della struttura dellazione individuale che Aristotele
sviluppa nel resoconto dellazione poietica e pratica qui presupposta8,
come risulta dal fatto che lanalisi della disposizione di phila presuppone
la concezione della deliberazione e della scelta sviluppata nel libro VI. La
teoria della phila contiene invece lermeneutica aristotelica del carattere
sociale dellazione, della struttura inter-soggettiva entro la quale la struttura
intra-soggettiva della scelta e della deliberazione effettivamente reale.
La teoria della phila non si limita per ad esplicitare la struttura gene-
rale della disposizione che sta alla base della nostra agency sociale. Infatti,
Aristotele ci presenta nei capitoli 2 e 3 del libro VIII dellEtica Nicoma-
chea anche una tipologia delle diverse forme di phila. Tale tipologia rica-
vata da unanalisi della struttura motivazionale che coordina linterazione
di phila. E in tal senso lanalisi delle diverse forme della disposizione di
phila include unanalisi delle diverse forme di azione sociale.
Il criterio di ripartizione tra le diverse forme di phila dato dal tipo
di connotazione che presenta laffezione verso laltro con cui interagia-

5 Et. Nich. 1157b 30-31.


6 Et. Nich. 1155b 28.
7 Ibid.
8 Per uanalisi della teoria dellazione di Aristotele qui sviluppata cfr. L. Ruggiu,
Razionalit e agire. Razionalit della prassi e prassi della verit, in La scienza
ricercata. Economia politica e filosofia. Studi su Aristotele e Marx, SIT, Treviso
1979, p. 15 sgg.
I. Testa - Phila e azione sociale. Da Aristotele a Hegel 253

mo. Laltro con cui interagiamo pu presentarsi come utile (to chresimon),
come piacevole (to hedu), o come buono buono (to agathon). Laltro pu
soddisfare i nostri interessi, procurarci piacere, essere di per s dotato di
valore. Di qui si possono distinguere tre motivazioni allinterazione: mo-
tivazione utilitaristica, motivazione edonistica, motivazione morale disin-
teressata. Mentre nei primi due casi il partner dellinterazione vale in fun-
zione di qualcosa daltro, come bene strumentale lutile o il piacere che
ci procura nel terzo caso laltro vale in quanto tale, lo apprezziamo per il
suo valore intrinseco.
Non posso qui soffermarmi sul dettaglio della tipizzazione aristotelica
dellazione sociale. importante per sottolineare che lanalisi aristoteli-
ca ha sia una componente descrittiva sia una componente normativa. Dal
punto di vista descrittivo essa abbraccia, come abbiamo gi ricordato, una
seria molto vasta di interazioni, che vanno dalle forme di agire interessato
di tipo economico, alle interazioni sessuali e affettive basate sul piacere,
sino alle interazioni solidali tra compagni e cittadini o alle azioni motivate
moralmente in senso stretto. Dal punto di vista descrittivo tutte queste sono
forme di phila a pieno titolo.
Nello stesso tempo lanalisi aristotelica ha anche una dimensione nor-
mativa, nella misura in cui Aristotele individua nella terza forma, e in par-
ticolare in determinate occorrenze di essa lamicizia morale tra uomini
virtuosi tra loro simili e uguali la manifestazione eccellente della phila,
in quanto essa soddisfa il requisiti della perfezione/compiutezza, come di
ci che scelto di per s e non in vista di altro.

Lamicizia perfetta, invece, amicizia degli uomini buoni e simili per virt:
costoro, infatti, vogliono il bene luno dellaltro, in modo simile, in quanto
sono buoni, ed essi sono buoni per se stessi9.

Troppo spesso per questa definizione normativa della phila finisce per
oscurare la dimensione descrittiva, sino al punto che effettivamente la que-
stione della phila viene ridotta a quella dellamicizia morale, identificata
come la vera e propria forma di phila, rispetto alla quale le forme moti-
vate dal piacere e dallutile sarebbero solo impropriamente caratterizzabili
come occorrenze della phila. Uninterpretazione, questultima, che a mio
avviso non tiene nel dovuto conto che, in base alla concezione aristotelica
della normativit, il fatto che alcune forme di phila siano pi compiute di

9 Et. Nich. 1156b 7-10.


254 La socialit della ragione

altre non significa che quelle meno compiute non siano forme effettive di
phila.
Queste strategie interpretative sembrano dettate anche dallesigenza di
risolvere la contraddizione apparente tra il fatto che Aristotele nellEtica
Nicomachea descrive tre forme di phila, mentre nella Retorica presenta
invece una definizione della phila come benevolenza disinteressata che
sembra riguardare soltanto la terza forma, quella pi compiuta. Nella Reto-
rica, infatti, Aristotele scrive:

Definiamo il philein il desiderare (boulesthai) per qualcuno ci che si ritiene


un bene, per lui e non per se stessi (ekeinou eneka alla me autou), ed esser
pronti a realizzarlo, per quanto possibile10.

Un modo per risolvere la tensione consiste nellassumere che quello


definito nella Retorica sia il focal meaning come si esprimeva Gregory
Vlastos11 della phila aristotelica, finendo o per non prendere seriamen-
te in considerazione che anche che le due forme motivate dallutile e dal
piacere rientrano nel novero della phila, oppure per reinterpretare le tre
altre forme alla luce della definizione della Retorica. Cos fa ad esempio
Marta Nussbaum, la quale introduce a tal scopo una distinzione ad hoc tra
base, oggetto e fine dellamicizia12, e finisce per sostenere, credo in modo
estremamente problematico, che loggetto dellamicizia , come sostenuto
gi da John Cooper13, sempre laltro in quanto apprezzato di per s anche
nel caso delle forme di amicizia che hanno come base il piacere o lutile
(se cos fosse, tutte e tre le forme della phila potrebbero infine soddisfare
la definizione della Retorica).
Non a caso gli interpreti che assumono quale core meaning della phila la
benevolenza disinteressata, optano per una traduzione di phila con love,

10 Reth, 1380b 35-1381 a1; cfr. Eth. Nich. 1166a 2-5.


11 G. Vlastos, The Individual as an Object of Love in Plato, in Id., Platonic Studies,
Princeton University Press, New York 1981, pp. 4-34, part. p. 5. Per una ras-
segna e unanalisi ragionata della questione del focal meaning nella definizione
dellamicizia, dei problemi che essa pone, e delle varie soluzioni in merito, cfr. C.
Natali, Lamicizia secondo Aristotele, Bollettino della Societ Filosofica Italia-
na, 195, 2008, pp. 13-28, part. pp. 22-24.
12 Cfr. Martha Nussbaum, The Fragility of Goodness, Cambridge University Press,
Cambridge 1986, p. 355 e n.
13 Cfr. John M. Cooper, Aristotles Concept of Friendship, in A.O. Rorty (ed.), Es-
says on Aristotles Ethics, University of California Press, Berkeley 1980, pp. 301-
340.
I. Testa - Phila e azione sociale. Da Aristotele a Hegel 255

amore14. Unaccezione troppo ristretta, a mio avviso, anzitutto perch


ricopre solo un ambito dei fenomeni di phila che Aristotele individua. In
secondo luogo perch, intendendo infine lamore quale benevolenza disin-
teressata volere il bene dellaltro in quanto tale, dellaltro in quanto fine
in s, persona si finisce per considerare la phila soltanto sotto il profilo
dellamicizia morale. Ma soprattutto, dalla nostra lettura dovrebbe risultare
che riducendo la phila alla questione della benevolenza disinteressata, si
perde di vista una parte importante dellanalisi aristotelica, non cogliendo
che essa offre anche un resoconto dellazione sociale, che come tale deve
poter abbracciare forme di interazione che costituiscono legame sociale
pur senza essere motivate dalla benevolenza disinteressata o dallapprez-
zamento intrinseco.
Naturalmente lagire sociale, nella concezione aristotelica proprio in
quanto esso consiste in disposizioni dazione che devono essere sviluppate
tramite leducazione e divenire abituali non si d nel vuoto: esso sem-
pre embedded in un contesto di costumi, in un ethos: e questa una delle
ragioni per cui la concezione aristotelica dellagency sociale sviluppata
nei libri dellEtica. Ed proprio per questo che la teoria della phila fa da
cerniera tra i libri sulla politica e i libri sulletica, nella misura in cui mette
a tema la struttura sociale della disposizione ad agire che comune sia
allazione politica sia allazione etica.
Se quanto ho cercato di argomentare ha una qualche plausibilit, allora
la teoria aristotelica della phila non si lascia ridurre ad una parte della
teoria aristotelica della virt etiche, sia che la phila sia intesa come una
applicazione della virt una virt specifica, lamicizia, accanto ad altre
virt sia nel senso, che vediamo per esempio prevalere in autori quali
Cooper15 di intendere la phila/amore quale corona e tramite delle virt:
la pi alta esemplificazione della virt etiche, in cui queste trovano il loro
compimento, nella misura in cui, come sostiene anche Nussbaum, uno non
pu esercitare e scegliere una virt come fine in se stesso se non sceglie
assieme il bene dellaltro come parte costitutiva di tale fine16. Se nel primo
caso si arriva a mio avviso ad una definizione troppo ristretta della phila,
che sacrifica lestensione descrittiva della concezione aristotelica, nel se-

14 Cfr. Ad esempio G. Vlastos, The Individual as an Object of Love in Plato, cit; M.


Nussbaum, The Fragility of Goodness, cit.
15 Cfr. John M. Cooper, Aristotles Concept of Friendship, cit. In una prospettiva
differente, sulla phila quale sintesi e tramite delle virt, cfr. A. Illuminati, De
amicitia, in M.P. Fimiani (a cura di), Phila, La Citt del Sole, Napoli 2001, pp.
51-62.
16 Cfr. Martha Nussbaum, The Fragility of Goodness, cit., pp. 343, 352.
256 La socialit della ragione

condo caso si addiviene ad una concezione troppo alta, che finisce per per-
dere di vista la gradazione dellanalisi aristotelica.
Solo se si in grado di rendere compatibili la dimensione descrittiva e
la dimensione normativa, si pu quindi dar conto del ruolo che la nozione
di phila gioca anche nel quadro della analisi aristotelica delle costituzione
delle diverse forme di comunit che stanno alla base della polis. Infatti,
se si assume che phila sia solo quella perfetta tra gli uomini virtuosi la
quale soddisfa in massimo grado i requisiti costitutivi della somiglianza
e della uguaglianza , allora la dottrina della phila dovr parere assente
allinizio della Politica, dove famiglia, villaggio e polis sono analizzate
quali insieme di relazioni di koinonia motivate dallutile, dal piacere o
dal bene che includono anche relazioni tra diseguali maschio/femmina,
genitore/figlio, padrone/schiavo. Invece, secondo Aristotele, per ciascuna
delle tre forme di phila individuate, i partner possono stare o in una rela-
zione di uguaglianza rispetto alle capacit fondamentali e al valore mora-
le o in una relazione di superiorit, dove cio luno comanda sullaltro17.
Questultima pu ancora essere qualificata come relazione di phila, purch
soddisfi il requisito della somiglianza e delluguaglianza almeno in senso
proporzionale: da questo punto di vista problematico solo il rapporto con
lo schiavo. In tal senso le relazioni di phila includono anche interazioni
reciproche asimmetriche che implicano rapporti di autorit.
Per questo la dottrina della phila in quanto analisi della disposizione
che istituisce i nessi comunitari e con ci il legame sociale pu essere
letta come una analisi della struttura intersoggettiva di quelle relazioni co-
stitutive della comunit sociale e politica relazioni reciproche che posso-
no essere sia tra uguali sia tra disuguali, sia simmetriche sia asimmetriche
che Aristotele espone allinizio del primo libro della Politica. Per altro
verso la dimensione normativa della teoria della phila gioca un ruolo per
la giustificazione della legittimit dellautorit sociale dei superiori sugli
inferiori, e quindi dellautorit politica, la quale appunto quel tipo di au-
torit reciproca esercitata tra coloro che possono realizzare in massimo
grado i requisiti di similitudine e uguaglianza incarnati nella forma com-
piuta di phila.
Anche in questo senso va letta laffermazione di Aristotele per cui

sembra, poi, che sia lamicizia a tenere insieme la citt, ed i legislatori si


preoccupano pi di lei che della giustizia: infatti, la concordia sembra essere
qualcosa di simile alla giustizia, ed questo che essi hanno soprattutto di mira,

17 Et. Nich., 1162a 34-36.


I. Testa - Phila e azione sociale. Da Aristotele a Hegel 257

ed la discordia, in quanto una specie di inimicizia, che essi soprattutto cer-


cano di scacciare. Quando si amici, non c bisogno di giustizia, mentre quan-
do si giusti c ancora bisogno di amicizia e il pi alto livello della giustizia
si ritiene consista in un atteggiamento di amicizia18.

Naturalmente qui emergono altri aspetti pi complessi della dimensione


politica della phila, che dovr tralasciare, in particolare il nesso tra phila e
teoria della giustizia, e quindi tra phila e concordia politica: aspetti che tut-
tavia credo non possano essere compresi fino in fondo nella loro rilevanza
se si prescinde dallanalisi della disposizione di phila come costitutiva del
legame sociale. La phila, dunque, tiene insieme la citt non solo in direzio-
ne top-down, come concordia politica in cui si realizzi la forma compiuta
e pi perfetta di phila la quale include in s la giustizia ma anche in
direzione bottom-up, nella misura in cui la disposizione fondamentale
che costituisce il legame sociale.

3. Verr ora al passaggio che conduce da Aristotele a Hegel. In che sen-


so la prospettiva hegeliana ci pu aiutare ad articolare il contenuto della
dottrina della phila?
Innanzitutto, credo, perch Hegel porta in luce esplicitamente la strut-
tura riconoscitiva dellinterazione di phila gi implicita nella analisi ari-
stotelica.
Ci emerge innanzitutto nei diversi passi in cui Hegel tratta dellamicizia
e dellamore. Robert R. Williams ha posto particolare attenzione a questo
aspetto, nel contesto di uninterpretazione che, muovendo dalla traduzione
di phila con love, tende tuttavia ad identificare amore e amicizia19. Cos
ad esempio nella Fenomenologia dellEnciclopedia, nella parte della se-
zione sullautocoscienza in cui analizza la dinamica dellAnerkennung (ri-
conoscimento), Hegel si sofferma sulla autocoscienza universale, intesa
quale sapere affermativo di se stesso entro laltro S. [ ], vale a dire una
forma di rapporto a s che si costituisce tramite il processo del riconosci-
mento reciproco. A tale proposito, nella Anmerkung al 436, Hegel scrive

Questo riflesso universale dellautocoscienza il Concetto che, nella sua


oggettivit, si sa come soggettivit identica a s e, perci, universale la for-
ma di consapevolezza intorno alla sostanza di ciascuna spiritualit essenziale:

18 Et. Nich., 1155a 23 sgg.


19 R.R. Williams, Aristotle and Hegel on Recognition and Friendship, in M. Sey-
mour (ed.), The Plural States of Recognition. Citizenship and Identity, Palgrave
Mcmilian, London 2010, pp. 20-36.
258 La socialit della ragione

la famiglia, la patria, lo Stato, come pure di ogni virt, dellamore, dellamici-


zia, del valore militare, dellonore, della fama20.

In senso analogo, nellaggiunta al paragrafo 7 dellintroduzione ai Li-


neamenti di Filosofia del diritto, lopera in cui espone la sua teoria della
costituzione della comunit sociale e politica, Hegel indica lamicizia e
lamore quali esempi di disposizioni affettive costitutive della sfera sociale
del Geist. Cos Hegel scrive:

Ma questa libert labbiamo gi nella forma del sentimento, ad esempio


nellamicizia e nellamore. Qui non si unilaterali dentro di s, bens ci si limi-
ta di buon grado in relazione a un che daltro, ma si sa s in questa limitazione
siccome se stessi. Nella determinatezza luomo non deve sentire s determina-
to, bens mentre si ha la considerazione di ci che altro in quanto altro, si ha
in ci per la prima volta il proprio sentimento di s.

Hegel vede cos nelle diverse istanze della phila delle esemplificazioni
di una medesima struttura riconoscitiva. Egli in ultima analisi ci fa vedere
che le interazioni di phila possono essere analizzate come interazioni rico-
noscitive, quali esempi di relazioni di riconoscimento reciproco.
Questo focus riconoscitivo sulla phila credo ci permetta in primo luo-
go di mettere in giusta evidenza due aspetti dellanalisi aristotelica della
phila.
In primo luogo, come ha sottolineato Paul Ricoeur, va posta in luce la
scoperta aristotelica della mutualit o reciprocit come aspetto costitutivo
della phila21 ove vorrei far notare che tale mutualit o reciprocit non
necessariamente simmetrica. Un aspetto che riemerge con forza nella
concezione hegeliana del riconoscimento reciproco una reciprocit che
per Hegel si d anche laddove la relazione riconoscitiva non sia relazione
simmetrica tra uguali.
In secondo luogo va messa in evidenza la presenza nellanalisi aristote-
lica della phila della struttura del raddoppiamento, ci che Hegel chiamer
Verdopplung e che un elemento chiave delanalisi della costituzione
riconoscitiva dellautocoscienza nella Fenomenologia, ove il momento
della duplicazione, e del rispecchiamento nellaltro, visto come momento
necessario perch si possa istituire un rapporto cosciente a s.

20 Su ci cfr. anche laggiunta al 369 dellEnciclopedia.


21 Cfr. Paul Ricoeur, Soi-meme comme un autre, Seuil, Paris 1990, pp. 214-215. Su
questo aspetto cfr. R.R. Williams, Aristotle and Hegel on Recognition and Friend-
ship, cit.
I. Testa - Phila e azione sociale. Da Aristotele a Hegel 259

questo un aspetto che emerge a ben vedere con forza anche in Ari-
stotele, il quale nellEtica Nicomachea, ma anche nellEtica a Eudemo e
nei Magna moralia, torna pi volte sulla questione dellamico quale altro
s: lamico, infatti, un altro se stesso (allos autos)22. Non solo Ari-
stotele mostra come nellamore e nellamicizia si manifesti la struttura di
un rispecchiamento reciproco: egli sostiene pure che entrambi i partner si
riconoscono nellaltro come in unimmagine di s23. Nei Magna moralia
Aristotele esprime inoltre esplicitamente lidea per cui il sapere di s e
lautocoscienza non si costituiscono indipendentemente dal rapporto di ri-
specchiamento reciproco24. Unidea che il capitolo sullautocoscienza della
Fenomenologia riarticoler fondamentalmente nel contesto di una analisi
del processo del riconoscimento.
Se questa ricostruzione, che naturalmente andrebbe motivata nel detta-
glio, avesse una sua plausibilit, allora essa ci consentirebbe di leggere la
concezione hegeliana del riconoscimento in una nuova luce, come una ar-
ticolazione moderna della concezione aristotelica della phila. Non forse
un caso che nellinterpretazione della teoria hegeliana dellAnerkennung si
sia presentato un problema analogo a quello che interessa linterpretazio-
ne della phila aristotelica. Da un lato, infatti, Hegel nella Fenomenologia
analizza eminentemente relazioni riconoscitive reciproche asimmetriche
tra disuguali la dialettica servo padrone ad esempio; dallaltro egli parla
del concetto puro del riconoscimento quale forma di relazione reciproca
tra uguali. Di qui la tentazione per molti di ridurre il riconoscimento ad
uno solo dei due lati, enfatizzando la dimensione asimmetrica il caso di
Alexandre Kojve e della sua lettura della storia come lotta per il ricono-
scimento25 , oppure enfatizzando la nozione normativa di riconoscimento
reciproco il concetto puro del riconoscimento e finendo cos per ri-
durre la teoria dellAnerkennung a una dottrina normativa delluguaglianza
morale. Nel suo senso pi generale, invece, la concezione hegeliana del
riconoscimento una analisi della microstruttura delle relazioni costitutive
del vivere sociale, e quindi, dal punto di vista dellindividuo, delle disposi-
zioni di cui esso deve essere dotato per poter interagire con altri individui
e quindi organizzare e costituire un mondo sociale. Ed per questo che
le disposizioni riconoscitive possono generare sia interazioni reciproche

22 Et. Nich., 1166a32.


23 Cfr. Et. Nich., 1161b 28-35. Cfr. Et. Eud. 1245a 29-30; Et. Eud. 1245a 34-36.
24 Cfr. Magna Moralia 1213a 13-26.
25 Cfr. A. Kojve, Introduction la lecture de Hegel. Leons sur la Phnomnologie
de lesprit, professes de 1933 1939 lcole des Hautes tudes, runies et
publies par Raymond Queneau, Gallimard, Paris 1947.
260 La socialit della ragione

asimmetriche, in prevalenza, sia relazioni reciproche asimmetriche, in de-


terminati ambiti che Hegel, nel corso del suo itinerario, ha sempre pi ri-
stretto.
Lamore e lamicizia elettiva, come si diceva, sono solo due casi partico-
lari, e distinti, della struttura pi generale del riconoscimento. In tal senso
non si pu dire, come sostiene invece Williams, che Hegel generalizzi la
concezione aristotelica della phila, dato che, come si era visto, anche in
Aristotele lamore e lamicizia elettiva non coincidono con la disposizione
di phila. Occorre inoltre anche dire che rilevanti per la ricezione hege-
liana della phila non sono soltanto i passi in egli cui tratta dellamicizia
e dellamore: passi in cui amore e amicizia sono trattate in quanto virt
particolari. Tanto pi che, come si argomentato, la phila aristotelica non
coincide con i fenomeni dellamore e dellamicizia. Da un lato, come si
visto, nella teoria del riconoscimento, per come esposta non solo nella
Fenomenologia ma per come presente anche nelle altre opere maggiori,
che Hegel sviluppa un livello dellanalisi astratta della microstruttura delle
disposizioni di phila. Daltro lato dovremmo attenderci, se prendiamo in
particolare considerazione i Lineamenti di Filosofia del diritto quale opera
che delinea la concezione hegeliana della comunit sociale, di trovare an-
che altri corrispondenti funzionali della phila.
In particolare, questa la mia tesi finale, nella concezione della Gesin-
nung della predisposizione che Hegel riprende a livello specificamente
politico la questione della phila. Gli individui, per poter partecipare alla
vita etica alleticit in quanto insieme di sfere istituzionalizzate di intera-
zione, o in altri termini come insieme di abiti o costumi stabilizzati dinte-
razione devono infatti per Hegel essere dotati di disposizioni interiori, le
quali peraltro si sviluppano a loro volta attraverso il processo di formazio-
ne che ci inizia a divenire attori di una Sittlichkeit.
In tal senso, nel 515 dellEnciclopedia, Hegel scrive:

La predisposizione degli individui il sapere della sostanza e dellidentit


di tutto i loro interessi con il tutto; e la fiducia la vera, etica predisposizione
consiste in ci, che gli altri singoli si sappiamo reciprocamente e siano reali
solo in questa identit.

Ma le Gesinnungen sono in ultima analisi per Hegel disposizioni affetti-


ve accompagnate da fiducia, e in questo senso disposizioni sociali: un qual-
che livello di fiducia , come nel caso di ogni tipo di relazione di phila da
quella economica a quella morale richiesta perch si possa partecipare ad
una forma di vita sociale.
I. Testa - Phila e azione sociale. Da Aristotele a Hegel 261

In conclusione prendiamo in considerazione alcune possibili obiezioni


che potrebbero essere avanzate nei confronti di questa strategia interpreta-
tiva. senzaltro vero che per Hegel il principio moderno della soggettivit
pone un discrimine netto tra lo stato antico e quello moderno nella misura
in cui ad avviso di Hegel la concezione antica, e dunque anche quella di
Aristotele che a mio avviso qui bistrattato non erano in grado i rico-
noscere appieno il ruolo della soggettivit nelle sue diverse espressioni.
vero pure che per Hegel un ulteriore discrimine costituito dalla centralit
nella vita moderna statale dellinteresse individuale e dellinterazione eco-
nomica motivata egoisticamente altro elemento che non trovava un rico-
noscimento a livello politico sociale nel modello aristotelico, che non at-
tribuiva alcun ruolo proprio alla societ civile in senso hegeliano. Tuttavia
mi sembra che entrambe queste osservazioni non possano essere utilizzate
a favore della tesi sostenuta ad esempio da Alfredo Ferrarin per cui in
Hegel la phila non potrebbe stare alla radice della vita statale, come invece
accadeva in Aristotele26. Da un lato si visto come la phila includa tra i
suoi ambiti linterazione motivata dallutile e dunque anche linterazione
economica. Sicch non di per s la teoria della phila a segnare la distanza
di Hegel rispetto ad Aristotele, ma piuttosto una determinata valutazione
dellattivit economica che dipende da fattori esterni. Daltro lato si pu
mostrare che le Gesinnungen, come radici soggettive delleticit, svolgono
un ruolo funzionale analogo alla phila: esse sono forme concrete di phila,
stabilizzate entro un determinato contesto sociale e storico.
Infine, unaltra possibile obiezione alla lettura della phila in termini di
riconoscimento e quindi delle Gesinnungen quali disposizioni ricono-
scitive concrete pu essere ricavata da quanto afferma Williams quando
sostiene che il riconoscimento in Hegel concepito dialetticamente, come
qualcosa che si produce, e si generalizza e universalizza, passando attra-
verso la negativit del conflitto e del dominio, mentre invece la phila in
Aristotele riguarderebbe relazioni isonomiche tra uguali in potenza gli
amici virtuosi27. Si per visto che la phila aristotelica, almeno se si as-
sume la lettura che ne ho data, non va identificata con lamore o lamicizia
elettiva tra eguali, e non esclude i fenomeni di negativit, di asimmetria. In
tal senso ad essere particolaristica non tanto la concezione generale della
phila come sostiene Williams ma piuttosto la concezione normativa
della phila compiuta limitata ad una ristretta cerchia di maschi ateniesi,

26 Cfr. A. Ferrarin, Hegel and Aristotle, Cambridge University Press, Cambridge


2001, pp. 347-355.
27 Cfr. R.R. Williams, Aristotle and Hegel on Recognition and Friendship, cit.
262 La socialit della ragione

e immediatamente armonica. invece vero, infine, che Aristotele manca


lidea delluniversalizzazione progressiva del riconoscimento attraverso il
conflitto dialettico egli non sembra attribuire alcun ruolo progressivo alla
negativit come motore di universalizzazione. Ma questa unaltra storia.