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STEFANO RICCIONI

IL MOSAICO ABSIDALE
DI S. CLEMENTE A ROMA
EXEMPLUM DELLA CHIESA RIFORMATA

FONDAZIONE
CENTRO ITALIANO DI STUDI SULL’ALTO MEDIOEVO
SPOLETO
STEFANO RICCIONI

IL MOSAICO ABSIDALE
DI S. CLEMENTE A ROMA
EXEMPLUM DELLA CHIESA RIFORMATA

FONDAZIONE
CENTRO ITALIANO DI STUDI SULL’ALTO MEDIOEVO
SPOLETO
A mia madre e a mio padre
STUDI E RICERCHE
DI ARCHEOLOGIA E STORIA DELL’ARTE

Collana diretta da
Letizia Ermini Pani e Adriano Peroni

7
ISBN 88-7988-486-7

prima edizione: settembre 2006

© Copyright 2006 by « Fondazione Centro italiano di studi sull’alto medioevo », Spoleto.

Volume è stato stampato anche con il contributo della comunità dei Domenicani
della Provincia Irlandese di S. Clemente, Roma.
INDICE

DEDICA .............................................................................................. pag. VII


RINGRAZIAMENTI .................................................................................. » IX
HERBERT L. KESSLER, Preface ............................................................... » XI
INTRODUZIONE ..................................................................................... » XV

I LE PREMESSE ....................................................................................... » 1
1. Le vicende storiche ......................................................................... » 1
2. I canonici riformati ........................................................................ » 7
3. La situazione conservativa ............................................................. » 10
4. Le interpretazioni correnti .............................................................. » 11

II L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA ............................. » 17


1. Iconografia .................................................................................... » 17
2. L’ornatus ...................................................................................... » 22
3. L’iconografia delle iscrizioni ........................................................... » 23
4. Analisi del discorso ........................................................................ » 30

III LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI ............................ » 37


1. Iconografia .................................................................................... » 37
2. L’ornatus ...................................................................................... » 40
3. I temi del discorso: il messaggio cristologico. La croce, l’acanto, l’oro
e il paesaggio nilotico ..................................................................... » 41
4. I temi del discorso: l’universo terreno e la guida monastica, i primi
tre registri della decorazione .......................................................... » 47
5. I temi del discorso: il volario e l’ascesi ............................................ » 58
6. I temi del discorso: la volta celeste ................................................. » 63

IV L’EPIGRAFE E IL DISCORSO ...................................................................... » 65


1. L’epigrafe “documentaria”, memoria delle reliquie ........................... » 66
2. Il testo “nascosto”: la lex e i canonici regolari ................................ » 68
3. Lo spazio liturgico e il testo ........................................................... » 72
4. La struttura (machina) del discorso ............................................... » 74
VI INDICE

V CONCLUSIONI ...................................................................................... pag. 77


1. La retorica, l’ornatus e lo schema ................................................. » 77
2. Gli aggiornamenti “iconografici”, l’epigrafia e l’influenza del libro . » 77
3. La letteratura canonicale, il “volario” e la “scienza” ....................... » 79
4. Roma e Montecassino .................................................................... » 80
BIBLIOGRAFIA ....................................................................................... » 83
INDICI ................................................................................................ » 99
Indice dei manoscritti ................................................................... » 101
Indice dei nomi, dei luoghi e dei soggetti ...................................... » 103
RINGRAZIAMENTI

Questa ricerca mi ha accompagnato per un lungo periodo, fin dai tempi della tesi
di laurea a Firenze, agli studi proseguiti a Parigi e conclusi con il dottorato a Roma.
Tante sono le storie, i luoghi, gli incontri, le amicizie e gli affetti che riaffiorano ora
prepotenti alla memoria, quali vicende esistenziali che, in vario modo, hanno segnato
questo studio. Sarà impossibile menzionare tutti.
Vorrei ringraziare il prof. Herbert Kessler per l’entusiasmo con cui ha accettato di
presentare questo lavoro e, soprattutto, per le numerose e fertili discussioni, il costan-
te incitamento e l’amicizia che mi ha dimostrato. Sono parimenti grato al prof. Ar-
mando Petrucci che mi ha accompagnato fin dagli inizi dei miei studi, insegnandomi,
con l’affetto di un attento maestro, il rigore del pensiero e le “forme” delle parole; al
prof. Antonio Cadei devo il lucido sostegno, la generosità e i preziosi consigli che so-
no stati per me una guida fondamentale negli ultimi anni di lavoro. Inoltre, al prof.
Adriano Peroni sono riconoscente per l’intenso periodo di formazione durante il qua-
le è nato questo scritto e per l’indipendenza intellettuale che mi ha trasmesso.
Devo molto anche al prof. Jean-Pierre Caillet che, con le sue accurate osservazioni,
mi ha permesso di migliorare questa ricerca, e alla prof. Hélène Toubert che questo
scritto lesse, in una forma ancora embrionale, discutendo con me e incoraggiandomi.
Vorrei inoltre rivolgere all’indimenticato prof. Carol Heitz un pensiero particolare.
Ancora, sono grato al prof. Antonio Ciaralli, per l’amicizia, le riletture e le tante
puntuali e spigolose osservazioni; ai professori Antonio Iacobini, Giulia Orofino, Va-
lentino Pace e Serena Romano per le precisazioni, la fiducia e il sostegno che mi han-
no accordato. Alla prof. Monica Donato devo molti suggerimenti e, soprattutto, un
confronto umano e scientifico sempre importante.
Al prof. Enrico Menestò sono assai riconoscente per aver acconsentito di pubblica-
re questo lavoro presso il prestigioso Centro di studi di Spoleto.
Un grazie “di cuore” va a tutti i padri Domenicani della Provincia Irlandese di S.
Clemente, in particolare al priore John Cunningham e al suo predecessore Maurice
Fearon, a Carlyle Fortune, Thuoy Seamus, William Sheehan e, soprattutto, a Paul La-
wlor che mi ha sostenuto con splendida generosità e dotta curiosità; indimenticabile
il loro contributo umano e il contagioso buonumore.
Quando questo libro era già in stampa, infine, il Pontifical Institute of Mediaeval
Studies di Toronto mi ha accolto, consentendomi di correggere il lavoro circondato
da un ambiente professionale straordinario e di rara umanità.
Last but not least... molto mi hanno giovato il sostegno affettuoso, le conversazio-
ni, le riletture, i consigli, la pazienza di amici e studiosi che hanno condiviso con me
questo lungo percorso. Vorrei qui ricordare Fabio Barry, Francesca Bigi, Giulia Bordi,
Francesca Bongiovanni, Corinna Bottiglieri, Pascale Chevalier, David Defries, Pier-
X RINGRAZIAMENTI

francesco Della Porta, Luigi Esposito, Massimo Fabio, Cristiana Filippini, Beate Fric-
ke, Roberto Gamberini, Louis I. Hamilton, Christian Lauranson-Rosaz, Monia Mane-
scalchi, Eleonora Mazzocchi, Riccardo Palmisciano, Marzia Piccininno, Pio Pistilli, Lo-
renzo Puri, Giuliano Romalli, Francesca Sabatinelli, Massimiliano de Sanctis, Ilda
Mendez dos Santos, Ignazio Tantillo, Erik Thunø, Fred Unwalla, Nino Zchomelidse e
Pierluigi Zolli.
In particolare, grazie a Luca Mazzocchio, per essermi stato vicino con lealtà e rara
generosità, come solo un vero amico può fare. A Bernardo e Leonardo per le parole
più sagge. A Sara, per la serenità e la cura che ha saputo donarmi durante l’ultimo e
più intenso periodo di lavoro, per le pazienti correzioni e, soprattutto, per il sorriso.
Il pensiero più amorevole è per i miei genitori, ai quali questo libro è dedicato.
Ovviamente, tutti gli errori, i limiti e le manchevolezze di questo lavoro restano
soltanto miei.
PREFACE

One of the most complex works of art surviving from the Middle Ages, the apse
mosaic introduced into the Church of San Clemente in Rome during the early twelfth
century, encompasses myriad figures, ornamental motifs, inscriptions, and even actual
relics. Long admired as a dazzling example of ornamenta ecclesiae, it has recently been
studied extensively by Hélène Toubert, Jean-Claude Bonne, Werner Telesko, Serena
Romano, and Hans Georg Thümmel, who have variously identified many of its artistic
sources, have deciphered much of its strange imagery, have proposed a precise
historical context for its making, have discovered meaning in the vine scroll and other
“ornamental” elements, and have analyzed the apse’s function as a gigantic reliquary.
Relying on these and other studies and on the recent technical investigation of the
mosaic, but drawing, as well, on such modern theorists as Michel Foucault and Mary
Carruthers, Stefano Riccioni provides a radical re-reading of the apse which raises the
interpretation to a new level of sophistication and which captures the full intellectual
texture of the mosaic decoration that, until now, has eluded even the most subtle
readers.
A talented art historian with exceptional training as an epigrapher, Riccioni
demonstrates how the images, texts, and epigraphs work together in the San Clemente
apse to provide a multi-vocal “discourse”. His meticulous analysis of the form as well as
the content of the pictured words helps him resolve many of the problems that have
persisted in the scholarly literature; but more important, by treating the inscriptions as
an integral element in the visual spectacle, he is able to reveal the dynamic principles
underlying the images and, hence, to make clear the mosaic’s fundamental purpose of
transporting observers from the sensible world to the spiritual realm.
Riccioni begins by accepting the essentially kaleidoscopic character of the mosaic,
which other interpreters, in an attempt to provide a clear and linear thesis, have tended
to oversimplify. Elucidating the ornamental structure, the appropriation of diverse
pictorial sources, and the stylistic heterogeneity by means of principles elaborated in
classical rhetorical texts, he offers a key to understanding the intricate visual elements;
and, tracing the ideas that emerge from his analysis to the works by Reform theologians,
particularly the writings of Peter Damian and Bruno of Segni, he uncovers a deep
Gregorian message in the panoply of figures, textual references, and epigraphs. For
instance, Riccioni argues that the different styles evident in the apsidal arch and apse
(and within the apse itself) are to be understood not as the result of different craftsmen,
but as an intentional contrast of modes intended to distinguish the tone of various
messages and, hence, to speak to diverse audiences. Likewise, he interprets the various
visual forms of the inscriptions not only as evidence of links to the scriptorium of
Montecassino, but also as part of a broader agenda that includes a conscious use of
XII PREFACE

revived and imported sources to form these multiple channels of communication.


Following the established scholarly understanding, Riccioni accepts the dependence on
Early Christian pictorial sources as evidence that the mosaic’s concepteur sought to root
the Church in the apostolic age; but as sensitive to the mosaic’s discontinuities as to the
traditional elements, he also teases out unique contemporary meanings. Thus, while
recognizing that the cross and vine were used in earlier Roman churches, in particular at
the Lateran, he also emphasizes the unique presence in San Clemente of the dead Christ
and carefully analyzes the new diagrammatic quality mapped onto the revived vine
motif at the center of the work. In a similar way, he argues that the inscriptions – though
also common in earlier apses – here appropriate twelfth-century scribal practice and, in
so doing, provide another visual link to the Sacred Scripture; and he is able to show
how, by favoring liturgical paraphrasing over the original biblical texts, they connect to
rituals staged in the present beneath the apse.
Riccioni’s conviction that sources and minute details – interpreted through a careful
reading of the mosaic’s own rhetoric and history – can have meaning enables him to
unravel the intertwined plaits of the braided message. In contrast to some other scholars,
for example, Riccioni refuses to dismiss Ambrose’s unique red halo in the apse conch as
mere artistic whim; instead, he links it to the rubrication used in manuscripts to signal
the most important texts. That observation leads him, in turn, to uncover Ambrosian
exegesis in some of the mosaic’s more important visual claims, such as the equation of
the arbor vitae with Ecclesia, and, further to link the concepteur to the Gregorian reformers,
who especially had admired the fourth-century bishop of Milan. Likewise, Riccioni does
not simply observe that St. Ignatius’ relics were imbedded in the apse, he goes on to
examine the saint’s place in the Reform and cites precedents for distributing relics in the
fabric of church buildings (at Monte Cassino for instance). He attends carefully to the
fauna and genre elements that fill the mosaic, pointing to their symbolic meaning, their
sources, the lessons Gregorian theologians such as Peter Damian drew from animal
parables, and their anagogical purpose. He also shows that the mosaic’s actual spatial
setting is an important part of the programmatic structuring. Itself divided into clerical
and lay areas, the church actually required different audiences to read the apse in
different ways; and that arrangement, Riccioni argues, also responds to Reform
principles which asserted the priesthood’s unique capacity to read Scripture correctly.
Indeed, he maintains that virtually every idea he discovers in the mosaic operates in
more than one way; and this enables him to demonstrate that the apse engages the
Reform ideas, not only in its iconography and sources, but also and fundamentally in its
very “volontà programmatica”.
Riccioni accepts the enigmatic character of the San Clemente mosaic as the essence of
its message, or rather messages. (It is typical of his method that he also takes time to
analyze the very notion of aenigma in the writings of the Reform theologians and traces it
to the Carolingian revival and ultimately to ancient rhetorical writings). Because Il
mosaico di S. Clemente a Roma. “Exemplum” della Chiesa riformata succeeds in showing that
the apse decoration in San Clemente functioned as an invitation to the observer to
explore, elaborate, and create individual meaning through contemplation, it takes its
place at the front of a new trend to understand medieval art not as a static conveyer of a
single, prescribed message – in Toubert’s famous formulation un art dirigé – but rather
as a stimulus for mental processes. This trend is exemplified in essays published in such
recent compendia as Ästhetik des Unsichtbaren. Bildtheorie und Bildgebrauch in der
Vormoderne, ed. David Ganz and Thomas Lentes (Berlin: Dietrich Reimer Verlag, 2004)
and The Mind’s Eye: Art and Theological Argument in the Middle Ages, ed. A-M Bouché
and Jeffrey Hamburger (Princeton: Princeton University Press, 2005); in Riccioni’s
monograph, it now has received the fullest sustained presentation to date.
This book is an outstanding example of how precise research, clear thinking, and
scholarly imagination can still inspire modern readers to perceive medieval art in new
ways. Weaving together arguments about theology, animal symbolism, color and materials,
PREFACE XIII

and iconography, it inserts the ravishing mosaic into the context of monastic culture,
audience, and liturgy; and moving seamlessly from little to big points and from the
obvious to the recondite, it unfolds the complex work with vigor and refinement. Most
important, with a brilliance worthy of his subject, Stefano Riccioni never loses the object
at the heart of his work in the tesserae of minute details and scholarly digression;
instead, he consistently honors the visual work and its impact on viewers. For all the
richness and intricacy of the exposition, the fundamental image of Gregorian Reform art
as the exaltation of the Roman Church emerges fully and vividly. Reading this energetic,
erudite, and subtle analysis is therefore a profound and moving experience, equal to that
of standing beneath the mosaic in Rome and puzzling out the theology clothed in its
dazzling beauty. One can only hope that this book is not, as its young author says of the
San Clemente apse itself, “un evento irripetibile”.

HERBERT L. KESSLER
(Baltimore, Maryland USA)
INTRODUZIONE

Ignoriamo il senso del drago, come ignoriamo il senso dell’universo, ma c’è qualcosa, nella sua imma-
gine, che s’accorda con l’immaginazione degli uomini; e così esso sorge in epoche e latitudini diverse, è
per così dire un mostro necessario, non effimero e casuale come la chimera o il catopleba.
J. L. BORGES, M. GUERRERO, Manuale di zoologia fantastica, Torino, 1962 (1957)

In una raccolta di studi, diventati ormai un classi- “esemplare” volto ad evidenziare le modalità com-
co, Hélène Toubert definì l’arte della Riforma: art di- positive e le finalità comunicative che furono ela-
rigé 1, intendendo che la Chiesa assunse il controllo borate dalla Chiesa.
della produzione artistica per “orientarla” su temi e L’intento di questo libro è di esaminare il pro-
forme finalizzati a esprimere, in termini simbolici, il gramma artistico del mosaico, “leggendolo” come
ritorno alle origini secondo una delle linee program- un “discorso”, prendendo in prestito il termine da
matiche fondamentali del papato riformatore. In quel
percorso interpretativo, l’analisi del mosaico di S.
Clemente costituì una sorta di modello per l’esame
Roma, centro ideale della cultura e dell’antico nei secoli XV e XVI,
della programmazione artistica della Riforma. Alcuni Convegno internazionale di studi su Umanesimo e Rinascimen-
anni or sono, ebbi la fortuna di discutere con la stu- to (Roma, 25-30 novembre 1985), a cura di S. DANESI SQUARZINA,
diosa questo lavoro che iniziava proprio dalle sue Roma, 1989, pp. 21-32; N. M. E. ZCHOMELIDSE, Santa Maria Imma-
conclusioni. Oggi, dopo un lungo percorso, la ricerca colata in Ceri. Pittura sacra al tempo della Riforma Gregoriana. Sa-
krale Malerei im Zeitalter der Gregorianischen Reform, Roma, 1996;
pubblicata ha assunto una veste più ampia e in parte
Desiderio di Montecassino e l’arte della riforma gregoriana, a cura
diversa, ma a quel colloquio e a quegli studi rimane di F. AVAGLIANO, Montecassino, 1997; S. ROMANO, I pittori romani e
debitrice. la tradizione, in Arte e iconografia a Roma. Dal tardoantico alla fine
La contestualizzazione storica del mosaico di S. del medioevo, a cura di M. ANDALORO, S. ROMANO, Milano, 2002,
Clemente e la sua assoluta qualità formale lo ren- pp. 103-138; V. PACE, Caratteri di continuità e valenze ideologiche
nell’arte romana del medioevo, in ID., Arte a Roma nel Medioevo.
dono uno splendido manifesto dell’arte “riformata”
Committenza, ideologia e cultura figurativa in monumenti e libri,
del secolo XII 2, tale da giustificare un esame Napoli, 2000, pp. 5-20. Sulla produzione manoscritta, si vedano
L. SPECIALE, Montecassino e la Riforma Gregoriana. L’exultet Vat.
lat. 592, Roma, 1991 (Studi di Arte medievale, 3); il catalogo del-
la mostra Le Bibbie Atlantiche. Il libro delle Scritture tra monumen-
1
H. TOUBERT, Un art dirigé. Réforme grégorienne et Iconographie, talità e rappresentazione, a cura di G. CAVALLO, M. MANIACI, G.
Paris, 1990. Il libro raccoglie i principali articoli della studiosa sul OROFINO, s.l., 2000; G. OROFINO, Bibbie atlantiche: struttura del testo
tema di un’arte “riformata”; in questo lavoro tali studi vengono ci- e del racconto nel libro “riformato”, in Medioevo: immagine e raccon-
tati secondo l’edizione italiana, EAD., Un’arte orientata. Riforma gre- to, Atti del III convegno internazionale di studi, Parma, 27 - 30
goriana e iconografia, a cura di L. SPECIALE, Milano, 2001. settembre 2000, a cura di A. C. QUINTAVALLE, Milano, 2003, pp.
2
Sul tema di un’arte “riformata” e gli argomenti ad essa 253-264. Sull’esame delle architetture, degli arredi liturgici e dei
correlati, la bibliografia è assai vasta. Si segnalano qui solo alcu- cicli scultorei, cfr. F. GANDOLFO, Simbolismo antiquario e potere pa-
ni contributi, privilegiando quelli di recente pubblicazione, e si pale, in Studi romani, XXIX (1981), pp. 9-28; P. C. CLAUSSEN, « Re-
rimanda ai capitoli seguenti per ulteriori riferimenti. Per quanto novatio Romae », in Rom im hohen Mittelalter, hrsg. B. SCHIMMEL-
riguarda Roma e l’Italia centro-meridionale, in aggiunta agli PFENNING, L. SCHMUGGE, Sigmaringen, 1992, pp. 87-125; ID., Marmo
studi di Hélène Toubert, si vedano almeno E. KITZINGER, The Gre- e splendore. Architettura, arredi liturgici, spoliae, in Arte e iconogra-
gorian Reform and the Visual Arts: a Problem of Method, in Trans- fia a Roma, Milano, 2002, pp. 151-174; su questo tema, ma in Ita-
actions of The Royal Historical Society, V, 22 (1972), pp. 87-102; lia settentrionale, cfr. A. C. QUINTAVALLE, L’officina della Riforma:
ID., The Arts as Aspects of a Renaissance. Rome and Italy, in Renais- Wiligelmo, Lanfranco, in Lanfranco e Wiligelmo. Il Duomo di Mode-
sance and Renewal in the Twelfth Century, ed. by R. BENSON, G. na, catalogo della mostra (Mantova, giugno - settembre 1984),
CONSTABLE, Cambridge, 1982, pp. 637-670. Si segnalano, inoltre, Modena, 1984, pp. 756-834; Wiligelmo e Matilde. L’officina romani-
F. GANDOLFO, La pittura romana tra XI e XII secolo e l’Antico, in ca, catalogo della mostra (Mantova, 15 giugno - 30 novembre
XVI INTRODUZIONE

un importante saggio di Michel Foucault 3. Il mes- pio, la storia della scrittura, incontrano la storia del-
saggio espresso dal sistema decorativo si articola, l’arte anche nel terreno dell’iconografia e dell’iconolo-
infatti, attraverso l’immagine, la scrittura e il testo. gia. In una famosa introduzione all’interpretazione
Questi tre “sistemi comunicativi”, riuniti in un uni- iconografica, Erwin Panofsky proponeva tre livelli di
co meccanismo ornamentale, costituiscono un solo significato nella rappresentazione per immagini e al-
“discorso artistico”, che può anche essere interpre- trettanti “strati” nella loro decodificazione: primario o
tato secondo il preliminare assunto per il quale: naturale, secondario o convenzionale e intrinseco o
« In ogni società la produzione del discorso è insie- del contenuto 7.
me controllata, selezionata, organizzata e distribui- Sulla base di tali considerazioni, la presenza delle
ta tramite un certo numero di procedure che hanno iscrizioni in un contesto di arte figurativa si rivela un
la funzione di scongiurare i poteri e i pericoli, di elemento pienamente significante. Esse, per le loro
padroneggiare l’evento aleatorio, di schivarne la qualità iconiche (attinenti alla forma), testuali (che ri-
pesante, temibile materialità » 4. guardano il contenuto) e per le modalità della loro
In aggiunta ai tradizionali “metodi” dello storico “esposizione” si configurano quali parti integranti e
dell’arte (indagini storiche, stilistiche, iconografiche e irrinunciabili di un’interpretazione in chiave icono-
iconologiche), altre discipline affini e diversi orienta- grafica e iconologica dell’opera di cui fanno parte.
menti critici hanno variamente nutrito questa ricerca. Le epigrafi presenti nei contesti monumentali
Gli studi di epigrafia e paleografia mi hanno consen- rivelano, infatti, la complessità del messaggio figu-
tito di comprendere meglio il valore delle « scritture rato al quale sovrappongono importanti informa-
d’apparato », “esposte” nei contesti figurativi e di re- zioni 8 e aprono la porta a numerose possibilità di
stituire al monumento un significato più completo e ricerca 9. Si tratta, dunque, di considerare l’opera
articolato, connesso cioè al valore e all’impiego della secondo diversi angoli interpretativi che consento-
scrittura in età medievale 5; esame che non può pre- no di interrogarsi sul livello di “visibilità” dei con-
scindere dalla considerazione della tradizione tardo tenuti e il loro eventuale occultamento 10. Conside-
antica 6. In tale prospettiva l’epigrafia e, in senso am-

gno, in La comunità cristiana a Roma. La sua vita e la sua cultura


1991), a cura di A. C. QUINTAVALLE, Milano, 1991; ID., Le origini di dalle origini all’alto Medio Evo, Città del Vaticano, 2000, pp. 438-
Nicholaus e l’immagine della riforma fra secolo XI e secolo XII nella 459; J.-P. CAILLET, Evergetisme monumental chrétien en Italie et à ses
“Lombardia”, in Medioevo: immagine e racconto cit., pp. 213-236; marges, Roma, 1993.
7
ID., Riforma gregoriana, scultura e arredi liturgici fra XI e XII seco- E. PANOFSKY, Studi di iconologia. I temi umanistici nell’arte del
lo, in Arti e storia nel Medioevo, II, Del costruire: tecniche, artisti, Rinascimento, introd. di G. PREVITALI, Torino, 1984 (Oxford, 1939),
artigiani, committenti, a cura di E. CASTELNUOVO, G. SERGI, Torino, pp. 5-9.
8
2003, pp. 235-266. Si veda infine Rome et la réforme grégorienne, Riguardo all’apporto degli studi epigrafici all’interpretazio-
Atti del congresso (Lausanne, 10-11. déc. 2004), in c.d.s. ne iconografica, si veda Épigraphie et Iconographie, Actes du Col-
3 loque tenu à Poitiers le 5-8 octobre 1995, sous la dir. de R. FA-
M. FOUCAULT, L’ordine del discorso, Torino, 1972 (Paris, 1970).
4 VREAU, Poitiers, 1996.
FOUCAULT, L’ordine cit., p. 9.
5 9
Sulla definizione di « scrittura esposta » e sulle premesse Al riguardo si segnala il progetto della Scuola Normale Su-
metodologiche allo studio delle « scritture d’apparato » si veda periore di Pisa, Opere firmate del Medioevo italiano, a cura di M. M.
A. PETRUCCI, La scrittura. Ideologia e rappresentazione, Torino, 1986 DONATO. Per le coordinate metodologiche del progetto, si può ve-
(Torino, 1980), pp. XVII-XXV. Un approccio nuovo allo studio dere: Le opere e i nomi. Prospettive sulla “firma” medievale. In margine
delle scritture epigrafiche in Italia si deve a A. CAMPANA, Paleo- ai lavori per il “Corpus delle opere firmate del Medioevo italiano”, a cu-
grafia oggi. Rapporti, problemi e prospettive di una « coraggiosa di- ra di M. M. DONATO, con la collaborazione di M. MANESCALCHI, Pisa,
sciplina », in Studi Urbinati, LXI (1967), pp. 1013-1030; ID., Le 2002; M. M. DONATO, “Kunstliteratur” monumentale. Qualche riflessio-
iscrizioni medievali di S. Gemini, in S. Gemini e Carsulae, Milano, ne e un progetto per la firma d’artista, dal Medioevo al Rinascimento, in
1976, pp. 81-132. I numerosi lavori di Robert Favreau (ora raccolti Letteratura e Arte, I (2003), pp. 23-47; E. NAPIONE, S. RICCIONI, Appunti
in R. FAVREAU, Études d’épigraphie médiévale, 2 voll., Limoges, 1995; di ricerca dal progetto “Opere firmate nell’arte italiana. Medioevo”: l’alto
ID., Epigraphie Médiévale, Turnhout, 1997) hanno mostrato l’impor- medioevo e il caso di Siena (secoli XIII-XV), in Atti del XXII Congresso
tanza della ricerca epigrafica ampliando la definizione di epigrafia, internazionale di scienze onomastiche (Pisa, 28 agosto - 4 settembre
non più circoscritta solo alla natura del supporto ma estesa anche 2005), Pisa, in c.d.s.
10
ad altri materiali in ragione della funzione pubblica e duratura del- Su questi temi, con particolare attenzione alla funzione
l’iscrizione. Al riguardo anche A. PETRUCCI, s.v. Epigrafia, in Enciclo- delle iscrizioni, cfr. H. L. KESSLER, Real Absence. Early Medieval
pedia dell’Arte Medievale, Milano, 1994, V, pp. 819-825. Art and the Metamorphosis of Vision, in Morfologie sociali e cultura-
6
C. CARLETTI, Epigrafia monumentale di apparato nelle chiese di li in Europa fra tarda antichità e alto medioevo, Settimane di studio
Roma dal IV al VII secolo: dalla lettura alla contemplazione, in Atti del Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, XLV, Spoleto,
del VI Congresso Nazionale di Archeologia Cristiana, Pesaro - An- 3-9, aprile 1997, Spoleto, 1998, pp. 1157-1212; ID., Spiritual
cona, 19-23 settembre 1983, Ancona, 1986, pp. 275-286; ID., L’epi- Seeing. Picturing God’s Invisibility in Medieval Art, Philadelphia,
grafia di apparato negli edifici di culto da Costantino a Gregorio Ma- 2000; ID., Corporeal Texts, Spiritual Paintings and the Mind’s Eye,
INTRODUZIONE XVII

rando l’opera d’arte un insieme di diversi veicoli l’esame delle strutture architettoniche alla loro fun-
semantici prodotti da un coerente sistema cultura- zione liturgica, rivelando importanti prospettive di
le, le iscrizioni sono dunque documenti utili, se ricerca 16. Hans Belting ha poi reintrodotto le im-
non essenziali, per definire le modalità di trasmis- magini nella loro dimensione culturale legata alla
sione del messaggio 11. funzione cultuale, controllata attraverso la liturgia
In questo lavoro ho tentato di considerare il che ne suggerisce gli spazi e, in tal modo, ne guida
mosaico di S. Clemente quale appare all’evidenza l’uso 17. David Freedberg ha concentrato la sua at-
di un’attenta osservazione della struttura iconogra- tenzione sul potere delle immagini, sui sentimenti
fica. Esso, parafrasando un’affermazione di Gio- che esse producono nell’osservatore e, quindi, sui
vanni Pozzi, si rivela immediatamente quale com- modi in cui vengono usate e sul loro impatto, an-
plesso apparato poetico composto di immagini e che fisico, sul pubblico 18. Anche le scritture posso-
scritture che funzionano in modo strutturale al di- no, dunque, essere considerate secondo tali prospetti-
scorso figurativo, per una chiara interferenza dei ve, soprattutto quando sono connesse a contesti figu-
registri visivo e verbale, in modo da configurare rativi, o quando esse stesse sono segni “visibili” della
una comunicazione mista di immagini e parole 12. parola. Durante il Medioevo, il rapporto tra il testo e
Come la critica ha riconosciuto in modo unanime, l’i- l’immagine fu sintomatico nelle trasformazioni cultu-
conografia del mosaico clementino rispecchia la vo- rali di grande impatto sociale, e non sono mancati
lontà di diffondere un messaggio cristologico unita- importanti contributi alla sua definizione 19.
rio; tuttavia, soprattutto per quanto riguarda la calot-
ta absidale, il tema figurativo non è immediatamente
comprensibile, ma si presenta come un discorso arti-
the Eleventh and Twelfth Centuries, Princeton, 1983; A. I. GUREVICH,
colato, prodotto da una cultura che nell’enciclopedi- Historical Anthropology of the Middle Ages, ed. by J. HOWLETT,
smo tentava di trovare un’organizzazione sintetica Chicago, 1992; LEONARDI, L’eredità cit.; L’image: fonction et usages
del sapere 13. Nella struttura decorativa del mosaico, des images dans l’Occident médiéval, ed. par J. BASCHET, J.-C.
tale sintesi fu raggiunta impiegando le molte risorse SCHMITT, Paris, 1996; Les images dans les sociétés médiévales: pour
une historie comparée, ed. par J. M. SANSTERRE, J.- C. SCHMITT, Turn-
culturali che circolavano, al principio del secolo XII,
hout, 1999.
nell’ambiente dei riformatori. Per capire il meccani- 16
C. HEITZ, Recherches sur les rapports entre architecture et litur-
smo figurativo si deve dunque “vedere” il mosaico gie à l’époque carolingienne, Paris, 1963.
con diversi strumenti critici. La tradizionale indagine 17
H. BELTING, Das Bild und sein Publikum im Mittelalter. Form
iconografica, infatti, non consente, da sola, di com- und Funktion früher Bildtafeln der Passion, Berlin, 1981.
18
D. FREEDBERG, The Power of Images. Studies in the History and
prendere il funzionamento e le qualità significanti
Theory of Response, Chicago, 1989.
dell’apparato ornamentale 14. 19
Sul complesso rapporto tra testo e immagine nel Medioevo la
Su questa via le ricerche nel campo dell’antro- bibliografia è assai vasta, si segnalano: Texte et image, Actes du col-
pologia culturale e della linguistica suggeriscono, loque international de Chantilly (13-15/10/1982), Paris, 1984; H. L.
dal canto loro, importanti indicazioni di metodo KESSLER, Picture as Scripture in Fifth-Century Churches, in Studia Ar-
tium Orientalis et Occidentalis, II (1985), pp. 17-31; M. CAMILLE, Seeing
sulla produzione, la funzione, l’uso e la ricezione
and Reading. Some Visual Implications of Medieval Literacy and Illitera-
dei testi, intesi, questi, non solo in senso stretta- cy, in Art History, VIII (1985), pp. 26-49; L. G. Duggan, Was Art really
mente letterario 15. Carol Heitz aveva ricondotto the “Book of the Illiterate”?, in Word and Image, V (1989), pp. 227-251;
J.-C. SCHMITT, Écriture et image: les avatars médiévaux du modèle grego-
rien, in Théories et pratiques de l’écriture au Moyen Age, Actes du Col-
loque (Palais du Luxembourg-Sénat, 5 et 6 mars 1987), ed. par E.
in Old St. Peter’s and Church Decoration in Medieval Italy, Spoleto, BAUMGARTNER, CH. MARCHELLO-NIZIA, Paris, 1988 (Littérales, IV), pp.
2002, pp. 159-178. 119-128; Testo e immagine nell’Alto Medioevo, Settimane di studio del
11
M. WALLIS, Inscriptions in Paintings, in Semiotica, IX (1973), Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, XLI, Spoleto, 15-21
pp. 1-28. Aprile 1993, 2 voll., Spoleto, 1994; C. M. CHAZELLE, Memory, Instruc-
12
Per tale impostazione si vedano i lavori di G. POZZI, La parola tion, Worship. Gregory’s Influence on Early Medieval Doctrines of the
dipinta, Milano, 1981; ID., Sull’orlo del visibile parlare, Milano, 1993. Artistic Image, in Gregory the Great: A Symposium, ed. by C. CAVA-
13
C. LEONARDI, L’eredità medievale, in Storia della letteratura ita- DINI, Notre Dame, 1995, pp. 181-215; “Visibile parlare”: le scritture

liana, I, Dalle origini a Dante, Roma, 1995, pp. 45-136: 75-87. esposte nei volgari italiani dal Medioevo al Rinascimento, Atti del
14
Su questo tema, in relazione proprio con il mosaico di S. convegno internazionale di studi (Cassino - Montecassino, 26-28
Clemente, cfr. J. C. BONNE, De l’ornement à l’ornementalité. La mo- ottobre 1992), a cura di C. CIOCIOLA, Napoli, 1997, si segnalano in
saïque absidale de S. Clemente à Rome, in Le rôle de l’ornement dans particolare l’introduzione di Claudio Ciociola, pp. 7-10, i contribu-
la peinture murale du Moyen Age, Actes du colloque (Saint-Lizier, ti di M. M. DONATO, Immagini e iscrizioni nell’arte politca fra Tre e
1er - 4 juin 1995), Poitiers, 1997, pp. 103-118. Quattrocento, pp. 341-396 e A. PETRUCCI, Il volgare esposto: problemi
15
F. H. BÄUML, Varieties and Consequences of Medieval Literacy e prospettive, pp. 45-58; J. WIRTH, L’image à l’époque romane, Paris,
and Illiteracy, in Speculum, LV/2 (1980), pp. 237-265; B. STOCK, 1999, pp. 72-95; W. DIEBOLD, Word and Image. An Introduction to
The Implication of Literacy. Written Language of Interpretation in Early Medieval Art, Boulder, CO, 2000.
XVIII INTRODUZIONE

Considerando quindi il mosaico di S. Clemente predicazione e la scrittura di lettere 24 e che nel se-
come il risultato di un linguaggio complesso, questo colo XI, nella scuola del monastero di Montecassi-
lavoro intende risalire al pensiero che concepì e rea- no, veniva impartito uno dei primi insegnamenti di
lizzò la narrazione figurata 20. A tal fine mi sono in- Retorica: l’ars dictandi 25. Inoltre, nei monasteri, la
trodotto, guidato da alcune “spie” nascoste nelle ma- Rhetorica ad C. Herennium era anche il principale ri-
glie della decorazione e trascurate dagli studi prece- ferimento per lo studio dell’Arte della memoria 26.
denti 21, nel meccanismo compositivo che ispirò la di- Mary Carruthers ha mostrato che le tecniche retori-
sposizione e l’organizzazione delle immagini. Il mo- che dell’età classica interagiscono con le pratiche
saico si è, così, rivelato il risultato di un’elaborazione monastiche e che esse sono volte a costituire una
retorica che organizzò, in un modello unico, le cono- mappatura di loci, quasi una sorta di archivio, fun-
scenze teologiche, scientifiche e dottrinarie del tempo, zionali all’interpretazione del reale e all’invenzione.
per esaltare gli ideali della Chiesa riformata. La retorica, nella pratica, costituiva un’arte della
In età medievale, la retorica venne considerata composizione, prima che un’arte della persuasione,
una disciplina generale della prosa d’arte, come sti- e lo stesso vale anche per l’arte della memoria. In
listica dell’ornatus, ma anche, nella tradizione che si quanto parte della retorica, le tecniche mnemoni-
rifaceva a Vittorino e a Boezio (per il quale retorica che furono alla base della predicazione, sia per la
e dialettica erano discipline affini), come “scienza” formazione del predicatore che per la capacità di
il cui oggetto era la persuasione mediante l’argo- questo di creare immagini indelebili per i fedeli 27.
mentazione 22. Nell’affrontare l’esame della “teoria In linea con queste ricerche, Lina Bolzoni ha stu-
medievale del discorso” si deve tenere presente, in- diato i rapporti tra parola e immagine negli schemi
fatti, che si continuò a studiare, e usare, la maggior visivi prodotti dalla predicazione in volgare 28, risa-
parte dei precetti contenuti nella trattatistica classica. lendo alla struttura (schema) delle raffigurazioni e
L’antichità di questi lavori conferiva loro autenticità: evidenziandone la funzione di ordinatrice e, nello
auctoritas antiquitatis 23. La trattatistica mediolatina, al- stesso tempo, di creatrice del contenuto.
l’interno di una dottrina che risaliva ai genera dicendi Ragionando, dunque, in termini puramente ico-
e alla teoria dell’ornatus, aveva codificato i quattro nografici, le immagini sono segni portatori di un si-
modelli fondamentali della prosa latina, gli stili: tul- gnificato intrinseco universale. Diversamente, se
lianus, romanus (o gregorianus), hilarianus e ysidoria- consideriamo la struttura della decorazione in ter-
nus. Il primo stile si rifaceva a Cicerone, alle sue due mini di “grammatica visiva” 29, potremo considera-
retoriche e alla Rhetorica ad C. Herennium, trattato a re gli elementi “iconografici” e ornamentali come
lui attribuito in epoca medievale, che esercitò una schemi e segni che organizzano il sapere in un si-
grandissima influenza, soprattutto per quanto riguar- stema diretto alla visione pubblica. In questi termi-
da la “decorazione” del linguaggio. ni anche l’esame dello stile delle raffigurazioni
Sappiamo che, in quanto teoria della composi-
zione, il pensiero retorico influenzò la poesia, la
24
C. S. BALDWIN, Medieval Rhetoric and Poetic to 1400, New
York, 1928; R. MCKEON, Rhetoric in Middle Ages, in Speculum,
XVII (1942), pp. 1-32; Murphy, La retorica cit.
20
Sul tema della narrazione figurata, le sue diverse realizza- 25
I maestri medievali insegnavano una stilistica generale in
zioni durante il Medioevo e le sue implicazioni nella ricerca sto- versi e in prosa, facendo della retorica una prosecuzione più
rico-artistica, si vedano gli atti del congresso Medioevo: immagine esigente della grammatica, cfr. M. CAMARGO, Ars dictaminis, Ars
e racconto cit. dictandi, Turnhout, 1991 (Typologie des sources du moyen age
21
Per una metodologia storica (e storico artistica) diretta al- occidental, 60), pp. 17 ss.; R. R. BOLGAR, The Teaching of Rhetoric
l’esame degli elementi considerati marginali si veda C. GINZBURG, in the Middle Age, in Rhetoric Revalued, ed. by B. VICKERS, New
Spie. Radici di un paradigma indiziario, in Crisi della ragione, a cu- York, 1982, pp. 79-86, sul significato di imitatio. Sull’insegna-
ra di A. GARGANIM, Torino, 1979, pp. 59-106. mento della retorica a Montecassino, cfr. H. BLOCH, Monte Cassi-
22
P. VAN MOOS, La retorica nel Medioevo, in Lo spazio letterario no’s Teachers and Library in the High Middle Ages, in La scuola
del Medioevo, 1, Il Medioevo latino, I, La produzione del testo, t. II, a nell’occidente latino dell’Alto Medioevo, Settimane di studio del
cura di G. CAVALLO, C. LEONARDI, E. MENESTÒ, Roma, 1993, pp. Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, XIX, Spoleto, 15-21
231-271; ID., Geschichte als Topik. Das rhetorische Exemplum von aprile 1972, Spoleto, 1972, pp. 563-605.
der Antike zur Neuzeit und die historiae im Policraticus Johannes 26
F. A. YATES, L’arte della memoria, Torino, 1993 (London, 1966).
27
von Salisbury, Hildesheim , 1988. M. CARRUTHERS, The Book of Memory cit.; EAD., Machina me-
23
J. J. MURPHY, La retorica nel Medioevo. Una storia delle teorie morialis. Méditation, rhétorique et fabrication des images au Moyen
retoriche da S. Agostino al Rinascimento, introd. e trad. a cura di Age, Paris 2002 (Cambridge, 1998).
28
V. LICITRA, Napoli 1983 (Berkeley-Los Angeles, 1974), p. 89; M. L. BOLZONI, La rete delle immagini. Predicazione in volgare dal-
CARRUTHERS, The Book of Memory. A Study of Memory in Medieval le origini a Bernardino da Siena, Torino, 2002.
29
Culture, Cambridge, 1990, pp. 189-220. J. DERRIDA, De la grammatologie, Paris, 1967.
INTRODUZIONE XIX

coincide con lo studio dell’ornatus, secondo la con- trata nel groviglio dell’esame allegorico dei temi
cezione della retorica medievale. L’analisi dei tratti iconografici. Si tenterà, invece, di percorrere questo
formali e linguistici è infatti necessaria e prelimina- impervio cammino che pare, a chi scrive, l’unico
re ad un‘indagine che voglia cogliere le connessio- modo per mettere in luce il valore simbolico delle
ni tra questi elementi 30. Nel corso del lavoro, si ten- immagini, il loro rapporto con i testi letterari e
terà di esaminare lo “stile” e la composizione icono- l’ambiente storico in cui il mosaico fu concepito 32.
grafica del mosaico, non nel senso di analisi esclusi- Per troppo tempo le vivaci raffigurazioni del
vamente “formale” delle immagini, ma come il risul- mosaico di S. Clemente sono rimaste nascoste e
tato di un composito fenomeno culturale e, più speci- mute tra i viluppi della decorazione. Nella speran-
ficamente, linguistico. za di trovare una “via d’uscita”, addentriamoci
Il percorso che la presente indagine intende di- dunque negli intrecci dei contenuti iconologici e or-
segnare si propone pertanto di risalire allo schema namentali per comprendere il funzionamento del
della composizione, di descrivere le molteplici nar- programma decorativo, cogliere il pensiero che lo
razioni (exempla) che lo animano, nonché di evi- anima e ascoltare la sua “voce”.
denziare le loro qualità “ornamentali”.
Quasi in ossequio al severo monito di Gugliel-
mo Matthiae, che suggeriva di non “perdersi” alla
1967, p. 287: « Voler spingere oltre la ricerca dei significati allegori-
ricerca dei significati delle molteplici figure del ci e l’identificazione delle figurette ai piedi del cespo o fra le volu-
mosaico 31, la critica si è solo parzialmente adden- te sarebbe un aggirarsi fra tortuose ipotesi senza via d’uscita ».
32
Sulle difficoltà e i rischi legati alle indagini iconografiche,
nonché per alcune importanti osservazioni di metodo, si veda ora
A. PERONI, Ideologie nella produzione artistica medievale e ideologie degli
30
C. SEGRE, I segni e la critica, Torino, 1969; ID., Avviamento al- interpreti (con palinodia), in Medioevo: immagini e ideologie, Atti del V
l’analisi del testo letterario, Torino, 1985. convegno internazionale di studi, Parma, 23-27 settembre 2002, a
31
G. MATTHIAE, Mosaici medievali delle chiese di Roma, Roma, cura di A. C. QUINTAVALLE, Parma, 2005, pp. 178-180.
I

LE PREMESSE

1. LE VICENDE STORICHE pontificato di Desiderio, abate di Montecassino


(1058-1086), papa con il nome di Vittore III (1086-
In un tempo in cui Roma era ridotta ad una 1087), il suo successore, Urbano II (1088-1099), rin-
pallida eco del suo glorioso passato, ancora visibile vigorì il progetto di Gregorio VII, inaugurando l’e-
per le vie della città dove si ergevano, come fanta- tà delle Crociate in Terrasanta mentre, in Europa,
smi dell’antica gloria, gli edifici della romanità la Chiesa era impegnata a contrastare le “eresie”
classica, il papato tentava di risorgere sulle vestigia che si diffondevano minacciando la sua stabilità 3.
di un passato non dimenticato. Roma era sotto il controllo di influenti famiglie
È il tempo della cosiddetta Riforma gregoriana, locali che si contendevano il potere rendendo la
dal nome del pontefice che apertamente mosse l’of- città teatro di continui scontri e scorribande. Pa-
fensiva contro l’impero. Gregorio VII (1073-1085), squale II (1099-1118) ereditò dai suoi successori i
nel Dictatus papae 1, aveva ribadito per il solo pon- conflitti con l’impero e la volontà di affermare la
tefice il diritto di nominare i vescovi, negando ad Chiesa riformata, iniziò così a ristrutturare la città,
Enrico IV una grande fonte di potere e di controllo abbellendo i monumenti della cristianità e restau-
sul territorio 2. Dopo il breve e poco significativo rando interi quartieri e singoli edifici 4.

1
GREGORIUS VII Registrum, II, 55a, ed. E. CASPAR, Das Register 1122), Modena, 1970 (Deputazione di Storia Patria per le antiche
Gregors VII, Berlin, 1920, pp. 201-208 (M.G.H. Epistolae selectae, provincie modenesi, Biblioteca, n.s. 14). Si vedano inoltre O. CA-
II, 1). PITANI, L’età pregregoriana, in La storia, i grandi problemi. Il Medioe-
2
Sulla Riforma ecclesiastica dei secoli XI e XII, la ricerca ha vo, I, Torino, 1986-1988, pp. 361-390; ID., Traduzione ed interpreta-
prodotto una vasta bibliografia. Molto utile rimane il lavoro di zione. Dialettiche ecclesiologiche del secolo XI, Roma, 1990; G. FOR-
A. FLICHE, V. MARTIN, Storia della Chiesa, VIII, La riforma gregoria- NASARI, Medioevo riformato del secolo XI. Pier Damiani e Gregorio

na e la riconquista cristiana (1057-1123), a cura di A. VASINE, Tori- VII, Napoli, 1996; O. CAPITANI, s.v. Gregorio VII, santo, in Enciclo-
no, 1977 (Paris, 1946). A questo si possono aggiungere: G. TEL- pedia dei papi, II, Roma, 2000, pp. 188-211; U. R. BLUMENTHAL, Gre-
LENBACH, Libertas, Kirche und Weltordunung im Zeitalter des Inve- gor VII. Papst zwischen Canossa und Kirchenreform, Darmstadt,
stiturstreites, Stuttgart, 1936; Studi gregoriani per la storia di Gre- 2001; G. M. CANTARELLA, Il sole e la luna. La rivoluzione di Gregorio
gorio VII e della riforma gregoriana 1947-85; C. VIOLANTE, L’età del- VII papa 1073-1085, Bari, 2005; S. CARUSO, Politica “gregoriana”,
la riforma della Chiesa in Italia (1002-1122), in Storia d’Italia, I, a latinizzazione della religiosità bizantina in Italia meridionale, isole di
cura di N. VALERI, Torino, 1965; G. MICCOLI, Chiesa gregoriana. Ri- resistenza greca nel Mezzogiorno d’Italia tra XI e XII secolo, in Comu-
cerche sulla riforma del secolo XI, Firenze, 1966; G. B. LADNER, The nicare e significare nell’alto medioevo, Settimane di studio della Fon-
Idea of Reform: Its Impact on Christian Thought and Action in the dazione Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, LII, Spoleto,
Age of the Fathers, New York, 1967; H. E. J. COWDREY, The Clu- 15-20 aprile 2004, Spoleto, 2005, I, pp. 463-541; Reforming the Chur-
niacs and the Gregorian Reform, Oxford, 1970; ID., Pope Gregory ch before Modernity: Patterns, Problems and Approaches, ed. by C. M.
VII: 1073-1085, Oxford, 1998; ID., Popes and Church Reform in the BELLITTO, L. I. HAMILTON, Aldershot, Hants, 2005.
3
11th Century, Aldershot, Hants, 2000; G. MORGHEN, Gregorio VII e Sul concetto di eresia durante il Medioevo e la Riforma
la riforma della Chiesa nel secolo XI, Palermo, 1974 (2a ed. corretta, gregoriana, cfr. M. LAMBERT, Medieval Heresy: Popular Movements
integrata e aggiornata). Per gli studi anteriori al 1970 si può far from the Gregorian Reform to the Reformation, Oxford, 2002 (Cam-
riferimento all’ordinato compendio bibliografico di L. L. GHIRAR- bridge, MA, 1992).
4
DINI, Saggio di una bibliografia dell’età matildico-gregoriana (1046- Per quanto riguarda la storia di Roma, costituiscono un ri-
2 LE PREMESSE

Le vicende legate alla realizzazione della chiesa babilità si trattava della stessa persona, che quindi,
superiore di S. Clemente e del mosaico che l’adorna ancora a quella data godeva della titolarità della
sono uno splendido esempio di questa volontà di ri- chiesa 10. Per risolvere la situazione conflittuale,
nascita in un tempo tormentato e contraddittorio. Gregorio VII elesse cardinale un uomo favorevole
Nell’avvallamento tra il Celio e l’Esquilino, alle alla Riforma, il monaco cluniacense Raniero di Ble-
propaggini di quello che Richard Krautheimer defi- da o di Galeata 11, che era già stato abate di S. Lo-
nì il “disabitato urbano” della città medievale, tra renzo fuori le mura 12.
l’attuale Via Labicana e l’antica Via Maior (detta La scelta rientrava nella politica di rinnovamen-
anche Sacra o Papale), il complesso di S. Clemente to della Chiesa che impegnò l’intero pontificato di
occupava un’insula dell’antica Roma. (tav. Ia) La Gregorio VII. La sua opposizione ad Enrico IV ave-
chiesa sorgeva, infatti, nella regio III ecclesiastica, va infatti innescato una profonda frattura negli
quasi al confine dell’antica regio III augustea 5, sul- equilibri politici dell’intera Europa che l’imperatore
le vestigia di un edificio romano del III secolo 6, tentò di impedire con ogni mezzo. Sceso a Roma in
trasformato nella basilica paleocristiana, riadattata armi, Enrico IV costrinse Gregorio VII a rifugiarsi
fino al secolo XI (l’attuale edificio inferiore) e poi in Castel S. Angelo da dove il papa, ormai ridotto
interrata, nel secolo XII, per costruire la chiesa at- in una sorta di prigionia ma determinato a non ce-
tuale. (tav. Ib) 7 dere al suo antagonista, si appellò ai signori nor-
La più importante fonte di informazioni sulla manni. La scelta non fu facile e gran parte della
storia del titolo clementino, tra i secoli XI e XII, si città pagò a caro prezzo l’intervento dei liberatori.
trova nel Liber pontificalis che riporta gli eventi le- Nel 1084, Roberto il Guiscardo e le sue truppe
gati alla chiesa e ai suoi cardinali titolari. Molto si- giunsero a Roma e furono responsabili di scorri-
gnificativa, per comprendere il clima di questo pe- bande e violenti saccheggi. Eventi che culminarono
riodo, appare la notizia di una sinodo che si tenne con un incendio che danneggiò seriamente la colli-
a Roma nel 1078 durante la quale Ugo, cardinale na del Celio 13. L’incursione dei Normanni procurò
di S. Clemente, venne condannato per aver soste-
nuto Cadalo contro Gregorio VII 8. I documenti,
tuttavia, ci riferiscono che nel 1080 Ugo Candido
archivi pontificii, bibliothecae Vaticanae aliarumque codicibus adiectis
sottoscrisse il decreto della sinodo di Brescia nelle suis cuique et annalibus et documentis gravioribus, I, ed. I. M. WAT-
vesti di cardinale di S. Clemente 9. Con ogni pro- TERICH, Lipsiae, 1862, pp. 441-443 (Decretum synodi Brixinenis),

442: « Ego Hugo Candidus sanctae romanae Ecclesiae presbyter


cardinalis, de titulo sancti Clementis regionis tertiae Urbis, huic
decreto a nobis promulgato assensum praebui, et subscripsi vice
ferimento essenziale i lavori di F. GREGOROVIUS, Storia della città di omnium cardinalem Romanorum ».
10
Roma nel medioevo, 3 voll., Torino, 1973 (Stuttgart, 1886); L. HO- Per un esame dei documenti relativi alla chiesa, si vedano
MO, Rome médiévale (476-1420), Parigi, 1934; P. BREZZI, Roma e J. BARCLAY LLOYD, The Medieval Church and Canory of S. Clemente
l’impero medievale, Bologna, 1947; R. KRAUTHEIMER, Roma. Profilo di in Rome, Roma, 1989, pp. 53-79. Per alcuni aggiornamenti docu-
una città. 312-1308, Roma, 1981 (Princeton, 1980). Per l’orienta- mentali e bibliografici, cfr. C. FILIPPINI, The Eleventh-century Fre-
mento della storiografia più recente si veda Roma medievale. Ag- scoes of Clement and other Saints in the Basilica of San Clemente in
giornamenti, a cura di P. DELOGU, Roma, 1998 e Storia di Roma Rome, Ph.D. Diss., Baltimore, Johns Hopkins University, MD.,
dall’antichità ad oggi. Roma Medievale, a cura di A. VAUCHEZ, Ro- 1999; P. C CLAUSSEN, Die Kirchen der Stadt Rom im Mittelalter
ma, 2001. I temi trattati sono stati recentemente oggetto del con- 1050-1300, A-F (Corpus Cosmatorum II, 1), Stuttgart, 2002, pp.
vegno internazionale organizzato dall’Università di Roma “Tor 299-347; P. CARMASSI, Die Hochmittelalterlichen Fresken der Unter-
Vergata” e dall’École Française de Rome: La nobiltà romana nel kirche von San Clemente in Rom als programmatische Selbstdarstel-
medioevo, Roma, 20-22 novembre 2003. lung des Reformpapsttums. Neue Einsichten zur Bestimmung des
5
C. CECCHELLI, San Clemente, Roma, s.d., (Le chiese di Roma Entstehungskontexts, in Quellen und Forschungen aus italienischen
illustrate, 24-25), p. 32. Archiven und Bibliotheken, LXXXI (2001), pp. 1-66: 1-6, 38-61.
6 11
R. KRAUTHEIMER, S. CORBETT, W. FRANKL, Corpus basilicarum Liber Pontificalis, ed. cit., II, p. 296.
12
Christianarum Romae, 5 voll., Roma, 1937, I, pp. 123, 125. A. MUÑOZ, La basilica di S. Lorenzo fuori le mura, Roma, s.d.,
7
F. GUIDOBALDI, San Clemente. Gli edifici romani, la basilica pa- p. 62; H. TOUBERT, Roma e Montecassino. Nuove osservazioni sugli
leocristiana e le fasi altomedievali, con appendici di I. BRIGANTINI e affreschi della basilica inferiore di S. Clemente a Roma, in EAD.,
P. LAWLOR O.P., Roma, 1992 (San Clemente Miscellany IV, 1). Un’arte orientata cit., pp. 143-175: 172-174; G. M. CANTARELLA, Pa-
8
Le Liber Pontificalis, ed. L. DUCHESNE, Paris, 1955 (Paris, squale II e il suo tempo, Napoli, 1997; ID., s.v. Pasquale II, in Enci-
1886-1892), II, p. 284: « Ugonem cardinalem tituli sancti Clemen- clopedia dei papi, II, Roma, 2000, pp. 228-236: 228.
13
tis [...] ab apostolica sede dampnatum eo quod aspirator et so- Liber Pontificalis, ed. cit., II, p. 290: « [...] [Robertus Wiscar-
tius factus haeresis Cadoli Parmensis episcopi similiter usque dus] aditum namque per portam Flammineam habuit [...] Immo
ad satisfactionem anathemate percussit [scil. Gregorio VII] ». ipse cum suis totam regionem illam in qua aecclesiae sancti Sil-
9
Pontificum Romanum qui fuerunt inde ab exeunte saeculo IX vestri et sancti Laurentii in Lucina site sunt penitus destruxit et
usque ad finem saeculi XIII vitae ab aequalibus conscriptae, quas ex fere a nichilum redegit; dehinc ivit ad castrum sancti Angeli,
LE VICENDE STORICHE 3

gravi danni a diverse chiese di Roma, soprattutto a venimento contenuta nel Liber Pontificalis non men-
quelle che avevano un ruolo militarmente strategi- ziona alcun disagio procurato alle numerose perso-
co per la difesa della città e che erano collocate nalità che intervennero, per l’occasione, nell’attuale
presso le porte di accesso a Roma: SS. Quattro Co- chiesa inferiore 20. Tuttavia, subito dopo l’elezione
ronati, S. Giovanni a Porta latina, SS. Giovanni e del papa, l’antica basilica di S. Clemente venne ab-
Paolo, S. Maria delle Grazie, S. Lorenzo in Lucina e bandonata e interrata per servire da fondamenta
S. Silvestro 14. ad un nuovo edificio che fu consacrato, presumibil-
Per lungo tempo si è ritenuto che gli eventi tra- mente, entro l’anno 1118 21. Non è facile individua-
gici di quegli anni fossero stati la causa anche della re i motivi di tale abbandono ma, certamente, la
distruzione di S. Clemente 15. Oggi, tuttavia, questa costruzione della nuova chiesa si deve al volere di
ipotesi non appare più sostenibile; il complesso cle- Pasquale II.
mentino non rientra, infatti, tra quegli edifici che L’esigenza di propagandare gli ideali di rinno-
avevano una posizione militarmente strategica 16 e, vamento della Chiesa, secondo i principi di un’arte
del resto, nell’attuale basilica inferiore non sono “riformata”, unitamente alle precarie condizioni di
state trovate tracce di combustione 17. Tuttavia la Roma, soprattutto dopo l’incursione del Guiscardo,
chiesa subì, con ogni probabilità, dei danneggia- indussero il papa ad un’intensa attività di ristruttu-
menti, poiché le strutture murarie erette nella na- razione di numerosi edifici ecclesiastici 22 che coin-
vata centrale della basilica inferiore parrebbero te- volse tutto il clero, fin dalle alte gerarchie. Attorno
stimoniare dei lavori di consolidamento. Nel 1091, all’anno 1112, Pasquale II e Leone Ostiense restau-
poi, Roma fu colpita da un terremoto che interessò, rarono S. Lorenzo in Lucina, consacrandovi anche
tra le altre, le chiese di S. Maria in Trastevere e di delle nuove reliquie, come attestato da due epigrafi
S. Crisogono 18; non si può escludere che tale even- che riteniamo essere coeve ai lavori nella chiesa 23.
to avesse interessato anche S. Clemente. In ogni ca-
so, sebbene danneggiata, la basilica doveva essere
in buone condizioni già nel 1099. In quell’anno, in- 20
Liber Pontificalis, ed. cit., II, p. 296: « Sollempnis memoriae
fatti, Raniero di Bleda vi fu eletto papa con il nome domno Urbano papa magnanimo defuncto, ecclesia quae erat in
di Pasquale II 19. La dettagliata descrizione dell’av- Urbe pastorem sibi dari expedit. Ob hoc patres cardinales et
episcopi, diaconi primoresque Urbi, primoscrinii et scribae re-
gionarii in ecclesia sancti Clementis conveniunt [...] ».
21
L’ipotesi di una consacrazione avvenuta nel 1128 si è di-
domnum papam de eo abstraxit secumque Lateranum deduxit mostrata infondata, cfr. L. BOYLE, The Date of Consecration of the
omnes Romanos depredari coepit et expoliare, atque, quod iniu- Basilica of San Clemente, in Archivium Fratrum Praedicatorum,
riosum est nuntiare, mulieres deshonestare, regiones illas circa XXX (1960), pp. 417-427 (rist. in San Clemente Miscellany II, ed.
Lateranum et Coloseum positas igne comburere ». by L. DEMPSEY, Roma, 1978, pp. 1-12). Per l’ipotesi della consa-
14
L. I. HAMILTON, Memory, Symbol and Arson: Was Rome “Sacked” crazione nell’anno 1118, cfr. J. BARCLAY LLOYD, The Building Histo-
in 1084?, in Speculum, LXXVIII/2 (2003), pp. 378-399: 393-399. ry of the Medieval Church of San Clemente, in Journal of the Society
15
J. MULLOOLY, Brevi notizie delle antiche pitture discoperte nella of Architectural Historians, XLV (1986), pp. 197-223; EAD., The Me-
basilica sotterranea di S. Clemente in Roma le cui date vanno dalla dieval Church cit., pp. 43-51, in particolare sul mosaico di S. Cle-
fine del terzo al decimo secolo, Roma, 1866, p. 184; J. WILPERT, Le mente. Tale ipotesi è accolta anche da CLAUSSEN, Die Kirchen der
pitture della basilica primitiva di S. Clemente, Roma, 1906; KRAUT- Stadt Rom cit., p. 303.
22
HEIMER, Corpus basilicarum cit., I, pp. 120, 131. Liber pontificalis, ed. cit., II, pp. 305, 310, nn. 65-67.
16 23
HAMILTON, Memory, Symbol and Arson cit., pp. 393-394. Si tratta di due iscrizioni, una posta nell’atrio della chiesa
17
Anche gli scavi più recenti nell’edificio inferiore non han- che menziona la consacrazione di un altare da parte di Leone
no riscontrato tracce di combustione, cfr. F. GUIDOBALDI, San Cle- Ostiense, l’altra scritta sul trono papale che riferisce della consa-
mente. Gli edifici romani cit., p. 227; ID., Gli scavi del 1993-5 nella crazione avvenuta per mano di Pasquale II, cfr. A. SILVAGNI, Mo-
basilica di S. Clemente a Roma e la scoperta del Battistero Paleocri- numenta epigraphica Christiana saeculo XIII antiquiora quae in Ita-
stiano. Nota preliminare, in Rivista di Archeologia Cristiana, LXIII liae finibus adhuc extant, I, Roma, Città del Vaticano, 1938-1943,
(1997), pp. 459-449; F. GUIDOBALDI, C. LALLI, M. PAGANELLI, C. AN- tav. XXII, n. 2 e tav. XXIII, n. 2; F. GROSSI GONDI, La confessio del-
GELELLI, S. Clemente. Gli scavi più recenti (1992-2000), in Roma dal- l’altare maggiore e della cattedra papale a S. Lorenzo in Lucina, in
l’Antichità al Medioevo, II, Contesti tardo antichi e altomedievali, a Studi Romani, I (1913), pp. 53-62. Secondo Francesco Gandolfo,
cura di L. PARODI, L. VENDITTELLI, Milano, 2004, pp. 390-415. l’iscrizione posta sul trono sarebbe un falso da attribuire al pon-
18
D. KINNEY, S. Maria in Trastevere from its Founding to 1215, tificato di Innocenzo II volto a cancellare l’operato dell’antipapa
Ph.D. Diss., New York University, 1975, p. 195. Joan Barclay Anacleto II, ritenuto dallo studioso il reale restauratore della
Lloyd ritiene che anche i danni di S. Clemente possano essere chiesa, cfr. F. GANDOLFO, Reimpiego di sculture antiche nei troni pa-
stati causati dal terremoto, cfr. BARCLAY LLOYD, The Medieval pali del XII secolo, in Atti della Pontificia Accademia Romana di Ar-
Church cit., p. 57. cheologia. Rendiconti, ser. 3a, XLVII (1974-1975), pp. 203-218. Di-
19
C. SERVATIUS, Pascalis II (1099-1118). Studien zu seiner Per- versamente, per l’attribuzione del trono a Pasquale II, ma senza
son und seiner Politik, Stoccarda, 1979 (Päpste und Papstum, 14); affrontare i ragionamenti proposti da Gandolfo, cfr. M. E. BER-
CANTARELLA, Pasquale II e il suo tempo cit.; ID., s.v. Pasquale II cit. TOLDI, S. Lorenzo in lucina, Roma, 1994 (Le chiese di Roma illu-
4 LE PREMESSE

Il papa iniziò anche la ricostruzione dei SS. Quattro stasio si occupò anche di creare per la basilica e per il
Coronati, dapprima in forme imponenti, poi ridi- suo santo una degna celebrazione, commissionando a
mensionate nell’edificio consacrato dallo stesso Pa- Leone Marsicano, recentemente eletto vescovo di
squale II nel 1116 24. Ostia, già bibliotecario dell’abbazia di Montecassino e
S. Clemente rientrava in tale politica di rinnova- in questa veste autore del Chronicon casinense 28, la re-
mento e il papa vi rivolse un’attenzione particolare, dazione della vita di san Clemente 29. Lo stesso cardi-
per una serie di motivazioni, legate, fra l’altro, alla nale si preoccupò, inoltre, di adeguare la liturgia del-
sua vicinanza al Laterano, al fatto che la chiesa era la chiesa alle nuove disposizioni dettate dalla Rifor-
dedicata a colui che era ritenuto il primo successore ma, affidando al monaco Bibiano la redazione del
di san Pietro e perché lo stesso Pasquale II vi aveva Passionario A 80 dell’Archivio Capitolare Lateranen-
trascorso il periodo del suo cardinalato. Poco dopo il se. Si tratta di un libro di preghiere, ad uso dei cano-
suo insediamento al soglio pontificio, il papa aveva nici, realizzato probabilmente in vista della cerimonia
chiamato a S. Clemente un nuovo cardinale: Anasta- di consacrazione 30. Vi sono poi altri due personaggi
sio. Questi, sulla base della documentazione che ci è legati ad Anastasio: Benzone, che esemplò i libri li-
giunta 25, rimase in carica dal 1102 al 1125 e assunse turgici della chiesa e un certo Petrus. Questo nome
l’incarico della costruzione del nuovo complesso ec- apparteneva al continuatore dei lavori di S. Clemente
clesiastico, riorganizzando anche la vita dei canonici secondo l’epigrafe ritrovata tra Via Arenula e Piazza
secondo i nuovi principi dettati dalla Riforma. L’iscri- Cenci 31. Tuttavia la proposta di identificare il Petrus
zione che ancora oggi si vede sulla spalliera del trono
pontificio conferma il ruolo del prelato quale princi-
pale responsabile dei lavori: Anastasius presbiter cardi- Pontificum Romanorum a s. Pietro usque ad Paulum IV, Venetiis,
nalis huius tituli hoc opus fecit et perfecit 26. (tav. IIa) Il 1557, p. 82: « [...] huius sepulcrum adhuc extat in basilica S. Cle-
suo sepolcro, eretto in S. Clemente, ribadiva in modo mentis, quam a fundamentis refecit ». Si riporta qui la trascrizio-
definitivo la sua funzione di “rinnovatore del tem- ne che diede G. B. DE ROSSI, I monumenti scoperti sotto la basilica
di S. Clemente studiati nella loro successione stratigrafica e cronolo-
pio” come riporta l’iscrizione fattavi apporre 27. Ana-
gica, Parte seconda: Dati cronologici e storici circa i monumenti stra-
tificati nel sito della basilica di S. Clemente, in Bullettino di archeolo-
gia cristiana, ser. 2a, I (1870), pp. 129-168: 141: « [dudum] is sanc-
te pater Clemens tua templa novavit / cuius in hoc tumulo pulvis et
strate, n.s., 28), pp. 93-94; PARLATO, ROMANO, Roma e il Lazio cit., umbra iacent / moribus egregius et vita presbyter Urbis / fulsit Anas-
p. 135. Osserviamo che le caratteristiche grafiche dell’iscrizione tasius nomine dictus erat / vita decens studiumq. pium vis relligio-
del trono si ritrovano in altre epigrafi del tempo di Pasquale II, nis / conspicuum meritis efficiebat eum / hunc quicumq. legis tumu-
si veda, ad esempio, l’iscrizione, un tempo nella chiesa di S. Sal- lum esto legendo / dicere nate dei subsidieris ei ».
vatore in Primicerio (1112), oggi nel Museo Lateranense (SILVA- 28
Chronica monasterii Casinensis (Die Chronik von Montecassi-
GNI, Monumenta epigraphica cit., tav. XXIII, n. 4; W. KOCH, Zur
no), ed. H. HOFFMANN, in M.G.H., Scriptores, XXXIV, Hannover,
stadtrömischen Epigraphik des 13. Jahrhunderts - mit Rückblick auf 1980. Su Leone e la redazione del Chronicon cfr. COWDREY, L’abate
das Hochmittelalter, in Epigraphik 1988, Wien, 1990, pp. 271-280: Desiderio cit., pp. 15-16; H. TOUBERT, Il ciclo dell’Antico Testamento
278, nota 34, fig. 30). Inoltre l’epigrafe del trono presenta nume- a Sant’Angelo in Formis. I. L’ideale gregoriano della Renovatio e
rosi elementi di assoluta vicinanza tecnica e stilistica con l’iscri- l’arte cassinese al tempo di Desiderio, in EAD., Un’arte orientata cit.,
zione che menziona la donazione di reliquie da parte del vesco- pp. 75-102: 79, n. 4; V. LUCHERINI, Introduzione, in LEONE MARSICA-
vo di Ostia, di sicura datazione al 1112. Al riguardo si veda S. NO, Cronaca di Montecassino (III, 26-33), a cura di F. ACETO, V. LU-
RICCIONI, Scrittura e immagine nella Roma gregoriana, Tesi di dot- CHERINI, Milano, 2001, pp. 19-42.
torato, Università di Roma “La Sapienza”, 2004, pp. 121-124. 29
Translatio corporis santi Clementis martyris ac pontificis, in P.
24
Liber Pontificalis, ed. cit., II, 305: « [...] ecclesiam Sanctorum MEYVAERT, P. DEVOS, Trois énigmes cyrilliméthodiennes de la “Légen-
Quatuor Coronatorum [...] a fundamentis refecit atque consecravit de Italique” résolues grace à un document inédit, in Analecta Bollan-
anno pontificatus sui (Pasquale II) XVII, mense ian., die XX ». diana, LXXIII (1955), pp. 374-461; ID., Autour de Léon d’Ostie et la
25
Sulla documentazione relativa ad Anastasio e la sua discus- “Translatio sancti Clementis”, in Analecta Bollandiana, LXXIV
sione critica, cfr. BARCLAY LLOYD, The Medieval Church cit., pp. 60-65. (1956), pp. 189-240.
26 30
Il termine perfecit, attestato in numerosi documenti databili Roma, Basilica di S. Giovanni in Laterano, A 80; BARCLAY
tra il secolo IX e il secolo XII, esprime la volontà di affermare la LLOYD, The Medieval Church cit., p. 62; P. JOUNEL, Le culte des sain-
paternità dell’opera, cfr. Novum Glossarium Mediae Latinitatis ab an- ts dans les basiliques du Latran et du Vatican au douzième siècle,
no DCCC usque ad annum MCC, ed. F. DOLBEAU, A. GRONDEUX, A. Roma, 1977, p. 47; G. MATTHIAE, F. GANDOLFO, Pittura romana del
GUERREAU-JALABERT, M. LEMOINE, Hafniae-Genavae, 1995, Pea - Pezzo- Medioevo, II, Secoli XI-XIV, Aggiornamento scientifico e bibliografi-
la, s.v. perficio, coll. 466-473: 468-469. co, Roma, 1988, p. 267, nota 34; C. S. BUCHANAN, Evidence of a
27
Purtroppo sia la tomba di Anastasio che il suo epitaffio so- Scriptorium of the Reformed Canony of S. Frediano in Lucca, in
no oggi perduti. L’iscrizione fu vista dagli eruditi del secolo Scriptorium, LVII (2003), pp. 3-26.
31
XVI, nel portico della basilica. L’epigrafe fu trascritta dal Ciac- Si tratta di un’epigrafe, attualmente conservata nei depositi
conio, cfr. A. CIACONIUS, Vitae et res gestae Pontificum Romanorum dei Musei Capitolini, ritrovata da Giuseppe Gatti in due frammenti
et S.R.E. Cardinalium., Roma, 1677 (1601), I, col. 915. Essa fu vi- non contigui, il cui testo rimane mutilo nella parte centrale, cfr. G.
sta anche da Panvinio nel secolo XVI, cfr. O. PANVINIO, Epitome GATTI, Di un nuovo monumento epigrafico relativo alla basilica di S.
LE VICENDE STORICHE 5

dell’epigrafe con Pietro Pisano, uomo estremamente (ancora da identificare in modo certo) si deve circo-
erudito, esperto di diritto canonico 32 e continuatore scrivere alla realizzazione dell’atrio, del portale d’in-
del Liber Pontificalis, per la parte da Leone IX a Pa- gresso e del prothyron, che presentano una diversa
squale II 33, rimane un’ipotesi. Parimenti, l’attribuzio- struttura muraria rispetto alle parti più antiche dell’e-
ne a costui dell’elaborazione del progetto dei mosaici, dificio 37.
datandoli al quarto decennio del secolo XII 34, non ha Altre personalità del tempo risultano gravitare
trovato riscontri documentari e critici 35, sebbene non attorno alla vicenda ricostruttiva della chiesa. Ro-
si possa escludere un coinvolgimento della famiglia ma iniziava la sua rinascita per opera di uomini
dei Pierleoni 36. Limitandoci alla considerazione di strettamente legati alla Riforma e all’ambiente che
elementi di fatto, possiamo attenerci alla tesi della ne era stato uno dei principali sostenitori: l’abbazia
Barclay Lloyd, secondo la quale l’attività di Petrus di Montecassino 38. La presenza di Leone Ostiense
a S. Lorenzo in Lucina e a S. Clemente è indizio di
una collaborazione che coinvolse il monastero be-
Clemente, in Bullettino della commissione archeologica comunale di Ro-
nedettino, per il tramite di uno dei suoi più dotti
ma, ser. 3a, XVII (1889), pp. 467-474; M. ARMELLINI, C. CECCHELLI, Le esponenti; non è un caso che lo stesso vescovo di
chiese di Roma dal secolo IV al secolo XIX. Nuova edizione con aggiun- Ostia sia stato indicato dagli studiosi quale possibi-
te dell’autore, appendici critiche e documentarie e numerose illustrazioni, le autore del programma del mosaico 39. Anche la
2 voll., Roma, 1942, I, pp. 168-172: 170; CLAUSSEN, Die Kirchen der
presenza a Roma di Giovanni Caetani (futuro papa
Stadt Rom cit., p. 304, n. 23. Si dà qui la trascrizione di Gatti: « [- - -
] Hoc Petrus tum[ulo cla]uditur in domino / cepit Anastasi[us que con il nome di Gelasio II) appare di assoluta rile-
ce]rnis templa Clementis / et moriens cura[m detulit] huic operis. / Quae vanza. Secondo Pietro Diacono, egli entrò fin dalla
quia finivit p[ost vite f]unera vivit / cui dum viveba[t subdit]us orbis giovane età nel monastero di Montecassino, duran-
erat. / Post mortem ca[rnis dabit]ur tibi gloria carnis / san(c)tus iudicio te l’abbaziato di Desiderio, e si formò nella scuola
v[ivifica]nte Deo ».
32
F. CHABOD, s.v. Pietro pisano, in Enciclopedia italiana, Milano,
dell’abbazia benedettina dove fu allievo di Alberi-
1935, XXVII, p. 249. co 40. Chiamato da Urbano II a dirigere la cancelle-
33
L’ipotesi che la chiesa risalisse all’operato di Pietro fu sol- ria pontificia, carica che ricoprì per trenta anni
levata da Gatti, cfr. GATTI, Di un nuovo monumento cit., pp. (1098-1118), egli proseguì e applicò gli insegna-
473-474.
34
menti del maestro influenzando in modo decisivo
Francesco Gandolfo e Mary Stroll hanno ipotizzato che
Pietro Pisano, identificato con il Petrus dell’epigrafe, fosse colui
lo stile curiale. Eletto papa nel 1118, rimase in cari-
che terminò la chiesa di S. Clemente e i suoi mosaici, datati a ca per un solo anno, ma i suoi legami con la chiesa
dopo il 1130 e ritenuti espressione della politica dell’antipapa di S. Clemente possono essere suggeriti dalla pre-
Anacleto II, cfr. F. GANDOLFO, Reimpiego di sculture antiche cit., senza di Anastasio, che figura tra i cardinali che lo
pp. 207-211; ID., Simbolismo antiquario cit., pp. 19-20; MATTHIAE,
portarono sul soglio pontificio, e dalle indulgenze
GANDOLFO, Pittura romana cit., p. 267; M. STROLL, The Jewish Pope:
Ideology and Politics in the Papal Schism of 1130, Leyden, 1987;
EAD., The Twelfth-Century Apse Mosaic in San Clemente in Rome
and its Enigmatic Inscription, in Storia e Civiltà, I (1988), pp. 20- 37
34; EAD., Symbols as Power. The Papacy Following the Investiture BARCLAY LLOYD, The Medieval Church cit., p. 122; PARLATO,
Contest, Leiden-New York-Kobenhaven-Köln, 1991, pp. 130-131. ROMANO, Roma e il Lazio cit., p. 31.
38
35
Si vedano al riguardo W. TELESKO, Ein Kreuzreliquiar in der Sull’abbazia cassinese, la storia, l’arte e i suoi principali
Apsis? Überlegungen zum Konzept der mittelalterlichen Apsisdekora- esponenti durante i secoli della Riforma, si vedano almeno R.
tion von San Clemente in Rom, in Römischen Historische Mitteilun- GRÉGOIRE, Le Mont-Cassin dans la reforme de l’église de 1049 à
gen, XXXVI (1994), p. 52; U. NILGEN, Texte et image dans les absi- 1122, in Il monachesimo e la riforma ecclesiastica (1049-1122), Mila-
des des XIe - XIIe siècles en Italie, in Épigraphie et Iconographie cit., no, 1971 (Miscellanea del Centro di studi medieovali, 6), pp. 21-
pp. 153-164:159-160, nota 23; A. DIETL, Die Reliquienrekondierung 53; H. E. J. COWDREY, L’abate Desiderio e lo splendore di Montecassi-
im Apsismosaik von S. Clemente in Rom, in Pratum Romanum. Ri- no. Riforma della Chiesa e politica nell’XI secolo, Milano, 1986
chard Krautheimer zum 100. Geburstag, hrsg. R. L. COLELLA, M. J. (Oxford, 1983); H. BLOCH, Monte Cassino in the Middle Ages, 3
GILL, L. A. JENKINS, P. LAMERS, Wiesbaden, 1997, pp. 97-111: 97; voll., Roma-Cambridge, 1986; Desiderio di Montecassino cit.
39
BONNE, De l’ornement cit., p. 104; E. PARLATO, S. ROMANO, Roma e il TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., p. 225; TELESKO, Ein
Lazio. Il Romanico, Milano, 2001, p. 40; H. G. THÜMMEL, Das Apsis- Kreuzreliquiar cit., p. 71. Su Leone Ostiense si veda anche COW-
mosaik von San Clemente in Rom, in Ecclesiae Urbis, Atti del Con- DREY, L’abate Desiderio cit., pp. 15-16.
40
gresso internazionale di studi sulle chiese di Roma (IV-X secolo), Ro- PETRUS DIACONUS, Liber de viris illustribus Casinensibus, XLV,
ma, 4-10 settembre 2000, 3 voll., a cura di F. GUIDOBALDI e A. in P.L., CLXXIII, col. 1046A: « Gelasius [...] parvulus in Casino
GUIGLIA GUIDOBALDI, Città del Vaticano, 2002, III, pp. 1725-1738: sub Desiderio abbate beato Benedicto oblatus, et ab Alberico
1726-1727; ANDALORO, ROMANO, L’immagine nell’abside cit., pp. 73- philosopho edoctus ». Su Giovanni da Gaeta e la sua formazio-
93: 89. ne a Montecassino, cfr. O. ENGELS, Alberich von Monte Cassino
36
Per tali osservazioni anche H. TOUBERT, La rinascita paleocri- und sein Schüler Johannes von Gaeta, in Studien und Mitteilungen
stiana a Roma all’inizio del XII secolo, in EAD., Un’arte orientata cit., zur Geschichte des Benediktinen-Ordens, LXVI (1955), pp. 35-50;
pp. 177-227: 226. BLOCH, Monte Cassino’s Teachers cit., pp. 600-602.
6 LE PREMESSE

che egli concesse ai visitatori della chiesa 41. È pos- cursus o prosa ritmica. Definito da Pietro Diacono:
sibile, quindi, che Giovanni Caetani avesse parteci- vir dissertissimus ac eruditissimus 47 e vir illis tempori-
pato ai lavori di S. Clemente, come appare verosi- bus singularis 48, Alberico fu chiamato a Roma in
mile anche l’ipotesi che egli, divenuto papa, abbia occasione del concilio del 1079 per difendere la
consacrato la chiesa, prima della sua partenza da dottrina eucaristica ortodossa contro Berengario di
Roma, nel luglio del 1118 o, comunque, che la chie- Tours e, in questa occasione, scrisse il De corpore
sa fosse consacrata prima del gennaio 1119, anno Christi, purtroppo perduto 49. Successivamente, par-
della sua morte 42. Difficile credere, infatti, che il tecipò alla lotta tra papato e impero, difendendo
papa avesse potuto concedere le indulgenze per con i suoi scritti Gregorio VII contro Enrico IV.
una chiesa sconsacrata. Non sappiamo se rimase a Roma, ma qui morì, in
Se la figura di Gelasio II si mostra rilevante per una data non posteriore al 1105, e fu sepolto
le vicende della ricostruzione di S. Clemente, oc- « presso la chiesa dei SS. Quattro Coronati » 50. Da
corre soffermarsi anche sul suo maestro, Alberico tale notizia, a partire dal secolo XVI, si pensò, sen-
di Montecassino, la cui particolare importanza nel za alcuna prova documentaria, che Alberico fosse
monastero cassinese appare dall’esclusivo rapporto stato il cardinale titolare della chiesa 51. Il fatto che
con Pier Damiani 43 e dai suoi legami con l’abate fosse cardinale o meno non è per noi di particolare
Desiderio 44. Autore del Dictaminum radii, compo- interesse, tuttavia la sua morte, avvenuta a Roma e
sto attorno al 1087 45, egli fu tra i primi filosofi a nella chiesa dei SS. Quattro Coronati, indica una
collegare lo studio della retorica classica alla scrit- vicinanza non solo ideale con le vicende di S. Cle-
tura delle lettere, contribuendo alla nascita dell’ars mente, che si trova poco distante.
dictaminis 46 e al suo stile corrispettivo, chiamato Oltre alla presenza fisica di personalità di asso-
luto rilievo che incrociarono le loro vicende esisten-
ziali con la chiesa clementina, si deve considerare
41
anche la vasta letteratura che, in questi anni, veni-
L’informazione si trova nel manoscritto di Bruxelles, Bi-
va prodotta dai principali sostenitori della Riforma.
bliothèque Royale, ms. 14024-14028, ff. 9r-12v, pubblicato da P.
LAUER, Le palais de Latran, étude historique et archéologique, Paris,
Gli studi hanno già evidenziato l’importanza del-
1911, pp. 408-409. Al riguardo cfr. BARCLAY LLOYD, The Medieval l’opera di Pier Damiani, vigoroso scrittore e pole-
Church cit., p. 68 e nota 64. mista, ispiratore dei principi ideali della Riforma
42
BARCLAY LLOYD, The Building History cit., pp. 221ss.; EAD., della Chiesa, che sostenne e affiancò Gregorio VII
The Medieval Church cit., pp. 67-70, 121.
43
nella controversia contro l’impero 52. Anche l’opera
Evidente nell’importante corrispondenza tra Alberico e
Damiani. Oltre alle diverse lettere di Pier Damiani ai monaci
di Bonizone di Sutri, del quale è stata sottolineata
cassinesi, si vedano le risposte alle dubitationes di Alberico, cfr. l’importanza per l’interpretazione degli affreschi
PETRUS DAMIANUS, Opusculum XXXVII, De variis sacris quaestioni- della chiesa inferiore 53, è un riferimento essenziale
bus, in P.L., CXLV, coll. 621D-622C. Su Alberico si veda BLOCH,
Monte Cassino’s Teachers cit., pp. 587-601; A. LENTINI, Alberico di
Montecassino, in Dizionario biografico degli italiani, I, Roma, 1960,
pp. 643-645. dieval Rhetoric. A Select Bibliography, Toronto, 1971 (Toronto Me-
44
La testimonianza più significativa dei suoi stretti legami dieval Bibliography, 3), pp. 56-64, in particolare, su Alberico di
con Desiderio si trova nei Dialogi. Alberico collaborò con l’abate Montecassino, pp. 67-69. Secondo un’altra ipotesi la nascita del-
alla stesura di quest’opera, nella quale figura nascosto dietro lo l’ars dictaminis avvenne invece a Bologna, cfr. V. LICITRA, Il mito
pseudonimo dell’interlocutore Teofilo, cfr. DESIDERIUS, Dialogi de di Alberico di Montecassino iniziatore dell’“ars dictaminis”, in Studi
miraculis sancti Benedicti, hrsg. G. SCHWARTZ, A. HOFMEISTER, in Medievali, ser. 3a, XVIII (1977), pp. 609-627.
M.G.H., Scriptores, XXX, II, 2, Lipsiae, 1929, pp. 1111-1151, in 47
PETRUS DIACONUS, Chronicon Casinensis, l. III, XXXV, in P.L.,
part. l’introduzione, pp. 1111-1116. CLXXIII, col. 766B.
45 48
Alberici Casinensis Flores rhetorici, ed. D. M. IGUANEZ e H. ID., Liber de viris illustribus, ed. cit., XXI, coll. 1033A-B.
M. WILLARD, Montecassino, 1938 (Miscellanea Cassinese, 14); AL- 49
C. M. RADDING, F. NEWTON, Theology, Rethoric anc Politics in
BERIC OF MONTE CASSINO, Flowers of Rhetoric, transl. by J. M. MIL- the Eucaristic Controversy, 1078-1079. Alberic of Monte Cassino
LER, in Reading in Medieval Rhetoric, ed. by J. M. MILLER, M. H. againist Berengar of Tours, New York, 2003.
PROSSER, T. W. BENSON, Bloomington, Indiana, 1973, pp. 131-161. 50
Ibid., coll. 1033B-C: « [Albericus] sepultus vero est in urbe
46
Sull’origine dell’ars dictaminis tradizionalmente legata ad Roma juxta ecclesiam Sanctorum Quatuor Coronatorum ».
51
Alberico di Montecassino, cfr. MURPHY, La retorica nel Medioevo O. PANVINIO, Romani Pontifces et Cardinales S. R. E., Venetiis,
cit., pp. 233-238; J. J. MURPHY, Alberic of Monte Cassino: Father of 1557, p. 71; A. CIACONIUS, Vitae cit., p. 822.
52
the Medieval “Ars Dictaminis”, in Amerrican Benedectine Review, Su Pier Damiani si vedano da ultimo J. LECLERCQ, Saint
XXII (1971), pp. 129-146; le tesi dell’autore sono state avvalorate Pierre Damien ermite et homme d’Église, Roma, 1960; G. FORNASARI,
dai lavori di H. BLOCH, Monte Cassino’s Teachers cit., pp. 593-594, Medioevo riformato del secolo XI. Pier Damiani e Gregorio VII, Na-
e di L. BENSON, Protohumanism and Narrative Technique in Early poli, 1996, con rimando alla bibliografia precedente.
53
Thirteenth-Century “Ars Dictaminis”, pp. 31-32. Per quanto ri- TOUBERT, Roma e Montecassino cit., p. 154; CARMASSI, Die Hoch-
guarda la bibliografia sull’ars dictaminis si veda J. J. MURPHY, Me- mittelalterlichen Fresken cit., pp. 34-36.
I CANONICI RIFORMATI 7

per la comprensione del contesto storico nel quale per una corretta interpretazione degli spazi e degli
operarono i responsabili del programma artistico arredi liturgici ai quali egli attribuisce un preciso
del mosaico. significato simbolico. Perfettamente in linea con i
Infine, gli scritti e le vicende esistenziali di Bru- principi della Riforma gregoriana, di cui fu uno dei
no di Segni sono un passaggio decisivo per inqua- massimi teorizzatori, egli ci fornisce, nel De sacra-
drare l’opera nel clima culturale del rinnovamento mentis ecclesiae 59 e nelle Sententiae, 60 un’attenta e
ecclesiastico, durante la lotta per le investiture. dettagliata corrispondenza tra architettura, arredi
Bruno di Asti, eletto vescovo di Segni da Gregorio liturgici, elementi decorativi e i mysteria liturgici e
VII, fu tra i primi riformatori 54 e partecipò, come biblici.
Alberico, al violento dibattito contro Berengario di La convergenza di eminenti esponenti del pen-
Tours 55. Con Vittore III, egli divenne cancelliere e siero riformato, direttamente o indirettamente, per
bibliotecario della Chiesa e fu tra gli elettori di Ur- il tramite di Montecassino, collegati con la ricostru-
bano II. Insieme a quest’ultimo partecipò al conci- zione di S. Clemente, costituisce un evento straor-
lio di Clermont, dove venne decisa la prima crocia- dinario. L’esame del mosaico clementino, pertanto,
ta in Terrasanta. Nel 1105 si ritirò nel monastero di non può esimersi dal considerare il contesto storico
Montecassino dove fu eletto abate nel 1107. La sua e sociale dell’epoca nella quale fu realizzato, non-
rigorosa fedeltà ai principi della Riforma lo portò ché il pensiero di quegli uomini che ne furono tra i
alla rottura con Pasquale II quando questi concesse principali responsabili, per influenza diretta o indi-
a Enrico V l’investitura dei vescovi, definita da retta, tra la fine del secolo XI e il principio del se-
Bruno: « Pravilegio » 56. Sebbene nel 1112 il “pravi- colo XII.
legio” venne ritrattato e l’imperatore scomunicato,
Bruno di Segni fu costretto ad abbandonare la cari-
ca di abate per ritirarsi a Segni, dove morì nel 2. I CANONICI RIFORMATI

1123 57.
L’importanza di questo personaggio è di asso- Uno dei principali motivi della nuova costruzio-
luto rilievo anche per comprendere l’estetica dei ne di S. Clemente era connesso alla necessità di ac-
secoli XI e XII 58. Fu Bruno, infatti, a gettare le basi cogliere i canonici riformati che dovevano vivere in
vita comunitaria 61, secondo la riforma del capitolo
canonicale fortemente voluta da Ildebrando e Pier
54
Damiani, durante la sinodo lateranense del 1059.
Sulla vita e le opere di Bruno di Segni si vedano R. GRÉ-
Un nuovo assetto delle comunità canonicali si im-
GOIRE, Bruno de Segni. Exégète médiéval et théologien monastique,
Spoleto, 1965 (Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, 3); poneva come passaggio obbligato per la Riforma
H. HOFFMANN, s.v. Bruno di Segni, in Dizionario biografico degli della Chiesa 62. A Roma, i primi passi in tal senso
italiani, XIV, Roma, 1972, pp. 644-647; B. NAVARRA, S. Bruno
Astense, vescovo di Segni e abate di Montecassino, Roma, 1980;
Bruno di Segni (1048-1123) e la chiesa del suo tempo, Giornate di
studio (Segni, 4-5 novembre 1999), a cura di F. CIPOLLINI, Vena- versité de Lausanne, 10-11 décembre 2004), in c.d.s.; H. L. KES-
fro, 2001, con rimando alla bibliografia precedente. SLER, A Gregorian Reform Theory of Art?
55 59
O. CAPITANI, Per la storia dei rapporti tra Gregorio VII e Be- BRUNO SIGNENSIS, Tractatus. III. De sacramentis ecclesiae,
rengario di Tours, in Studi gregoriani, VI (1959-61), pp. 110-145: mysteriis atque ecclesiasticis ritibus, in P.L., CLXV, coll. 1089B-
127-30. 1110A.
56 60
Ricordiamo la lettera scritta da Bruno di Segni a Pasquale ID., Sententiae. I. De figuris ecclesiae, in P.L., CLXV, coll.
II per giustificare le sue posizioni in disaccordo con il pontefice, 875A-902B; ID., Sententiae. II. De ornamentis ecclesiae, in P.L., CL-
cfr. BRUNO SIGNENSIS, Epistola XIX. Ad Paschalem, in P.L., CLXIII, XV, coll. 901B-942D.
61
coll. 463A-464A. Sul rinnovamento della diaconia di S. Clemente e la co-
57
HOFFMANN, s.v. Bruno di Segni cit. struzione di nuovi edifici per consentire uno stile di vita eccle-
58
Al riguardo N. ZCHOMELIDSE, Das Bild im Busch. Zu Theorie siastica rinnovata, cfr. BARCLAY LLOYD, The Medieval Church cit.,
und Ikonographie der alttestamentlichen Gottesvision im Mittelalter, pp. 20-35.
62
in Die Sichtbarkeit des Unsichtbaren. Zur Korrelation von Text und Per una sintesi generale sull’argomento, cfr. La vita comune
Bild im Wirkungskreis der Bibel, hrsg. B. JANOWSKI, N. ZCHOMELIDSE, del clero nei secoli XI e XII. Atti della Settimana di Studio, Men-
Stuttgart, 2002, pp. 165-189; L. I. HAMILTON, To Consecrate the dola, settembre 1959, 2 voll., Milano, 1962, in particolare si leg-
Church: Ecclesiastical Reform and the Dedication of Churches, in Re- ga il contributo di G. MICCOLI, Pier Damiani e la vita comune del
forming cit., pp. 105-137; S. RICCIONI, Gli altari di S. Galla e di S. clero, v. II, pp. 186-211; C. D. FONSECA, Medioevo canonicale, Mila-
Pantaleo. Una “lettura” in chiave riformata dell’antico, in Hortus no, 1970; T. SCHMIDT, Die Kanonikerreform in Rom und Papst Ale-
Artium Medievalim, XI (2005), pp. 189-200; ID., “Litterae” et “Fi- xander II (1061-1073), in Studi gregoriani, IX (1972), pp. 199-221;
gurae”. Pour un art “rhétorique” dans la Rome de la Réforme grégo- R. GRÉGOIRE, La vocazione sacerdotale: i canonici regolari nel medioe-
rienne, in Rome et la Réforme grégorienne. Traditions et innova- vo, Roma, 1982; M. PARISSE, Dans le cloitre et hors du cloitre: les re-
tions artistiques (XIe-XIIes.), Actes de les journées d’études (Uni- nouvellements de la vie régulière (v. 1050 - v. 1120), in Histoire du
8 LE PREMESSE

erano stati avviati nella prima metà del secolo XI, In linea con i suoi predecessori, Pasquale II ri-
come dimostrerebbe la carica di archicanonicus di S. vestì un ruolo importante nel riconoscimento dei
Giovanni a Porta Latina con cui viene menzionato canonici regolari e della loro diffusione a Roma.
Giovanni Graziano (futuro papa Gregorio VI - Giovanni Diacono lo ricorda come colui che rinno-
1044-1046) nell’anno 1043 63. La volontà di riforma- vò l’ordine dei canonici di S. Giovanni in Latera-
re la vita in comune del clero si sarebbe, dunque, no 66. Egli concesse a Rocio, priore di S. Frediano,
già manifestata sotto il pontificato del tuscolano la parrocchia annessa alla Basilica Lateranense 67,
Benedetto IX (1038-1048), anche se il primo rifor- ribadendo la volontà che già era stata di Alessan-
matore delle canoniche di S. Giovanni e di S. Pietro dro II (1061-73) quando aveva chiamato al Latera-
fu Leone IX (1049-1054). no i canonici regolari di S. Frediano in Lucca 68.
Le teorie di Pier Damiani, l’abilità organizzativa Successivamente, venne loro affidata anche S. Ma-
di Gregorio VII e i decreti del Concilio lateranense ria Nova 69. Pasquale II, inoltre, approvò nel 1116
del 1059 costituirono le fondamenta per la riforma la “Regola Portuense” proveniente dal priorato dei
del clero e della vita religiosa dei canonici. Il conci- canonici regolari di S. Maria in Porto presso Ra-
lio doveva affrontare la controversia sulla validità venna, adottata anche dai canonici del Laterano 70.
della regola promulgata dalla sinodo di Aquisgra- Sebbene non sostenuto da un preciso riscontro do-
na, indetta nell’816 da Ludovico il Pio, e condannò cumentario, il rapporto tra il complesso lateranense
come contrari alla “vita canonica” il capitolo CXV, e S. Clemente dovette essere assai stretto e nume-
che permetteva la proprietà privata, e il capitolo rose sono le indicazioni al riguardo. A parte la vi-
CXXII, che concedeva un’eccessiva quantità di cibo cinanza topografica, la Via Maior, che collegava di-
e bevande, ma lasciò invariati gli altri capitoli della rettamente il Laterano a S. Clemente, veniva per-
regola 64. Nel 1063, una nuova sinodo confermò corsa durante la liturgia stazionale che qui aveva
queste posizioni e, a partire dal 1069, venne defini- una sua stazione durante la Quaresima 71. La litur-
tivamente sancita la separazione tra canonici rego- gia, soprattutto, univa le due chiese; una conferma
lari e canonici secolari 65. si trova nel citato Passionario A 80. In esso, il culto

Christianisme des origines à nos jours, V, Apogée de la papauté et tu[r],⏐gaudeat [in coelis] [- ? -] [Christo]q(ue)[- - -] [fi]delis⏐qui sua
expansion de la chrétienté (1054-1274), ed. par G. DRAGON, P. RI- dimisit operi vel m[undi] [- - -]. Sul chiostro e la sua questione
CHÉ, A. VAUCHEZ, Paris, 1993, pp. 141-178; T. DI CARPEGNA FALCO- critica si veda PARLATO, ROMANO, Roma e il Lazio cit., pp. 108-111,
NIERI, Il clero di Roma nel medioevo. Istituzioni e politica cittadina con bibliografia a p. 332.
66
(secoli VIII-XIII), Roma, 2002, pp. 176-193. JOANNES DIACONUS, Liber de Ecclesia Lateranensi (Appendix ad li-
63
DI CARPEGNA FALCONIERI, Il clero di Roma cit., pp. 178-180. bellos ordinis romani, II), in P.L., LXXVIII, col. 1386C: « Salubri pro-
64
C. DEREINE, Le problème de la vie commune chez les canonistes, videntia et studio renovavit ordinem canonicum in ista Ecclesia ».
67
d’Anselme de Lucques à Gratien, in Studi Gregoriani, III (1948), pp. P. F. KEHR, Regesta pontificum romanorum. Italia pontificia, I,
287-298; C. EGGER Le regole seguite dai canonici regolari nei secoli XI e Roma, Berlin, 1907, p. 26. Tra i presenti testimoni e sottoscrittori
XII, in La vita comune del clero cit., II, pp. 9-12; ID., s.v. Canonici re- dell’atto, redatto nell’anno 1116, figura anche Anastasio cardina-
golari, in Dizionario degli Istituti di Perfezione, II, Roma, 1975, coll. le di S. Clemente.
68
46-63: 49. JOANNES DIACONUS, Liber de Ecclesia, ed. cit., coll. 1387A-B: « Alec-
65
L’iscrizione del chiostro di S. Giovanni in Laterano, sebbe- sander papa II, qui fuit episcopus Lucensis, qui et condidit opti-
ne risalga alla prima metà del secolo XIII, sintetizza bene quali mum privilegium praedictae basilicae, et renovavit communem re-
fossero i principali obblighi dei canonici regolari. Sull’argomen- gularium canonicorum vitam in ipsa; in quo privilegio donavit ip-
to è in corso una ricerca specifica, si è ritenuto, tuttavia, di for- sis canonicis medietatem omnium oblationum principalis altaris;
nire qui la trascrizione effettuata tramite un esame autoptico, in- domus quae sunt in circuitu istius basilicae, multaque alia posses-
tegrata con le trascrizioni di Panvinio (O. PANVINIO, De praecipuis sionum praedia diversis in civitatibus et locis consistentia, sicut ip-
urbis Romae sanctioribusque basilicis, quas septem ecclesias vulgo vo- sius privilegii digna memoria nobis referunt testimonia ».
69
cant liber, Romae, 1570, p. 173) e Terribilini (TERRIBILINI, Bib. Ca- W. GEHRT, Die Verbände der Regularkanonierstifte di S. Fre-
sanat., Cod. TX. XXI. XI, 10), citato in G. ROHAULT DE FLEURY, Le diano in Lucca, S. Maria in Reno bei Bologna, S. Maria in Porto bei
Latran au Moyen Age, Paris, 1887, p. 330, cfr. P. C. CLAUSSEN, Ma- Ravenna und die « cura animarum » im 12. Jahrhundert, Frankfurt
gistri doctissimi romani. Die römischen Marmorkünstler des Mitte- a.M., 1984, pp. 39-42; E. COTURRI, La canonica di S. Frediano a Luc-
lalters, Wiesbaden, 1987, pp. 126-132: 132, n. 732. Si avverte che ca dalla prima istituzione (metà del secolo XI) alla unione alla con-
si tratta di un esame ancora parziale, mancando alcune possibili gregazione riformata di Fregionaia, in Actum Luce, III/1-2 (1974),
integrazioni da altre trascrizioni storiche: Canon[icam] formam su- pp. 47-80: 65-67; L. NANNI, La parrocchia studiata nei documenti
mentes discite nor[m]am⏐quam pr[o]misis[tis h]oc c[lau]strum [quando] lucchesi dei secoli VIII-XIII, Roma, 1948, pp. 138-139.
70
petistis.⏐Discite sic e[sse t]ria vo[bis nece]sse:⏐nil p(ro)prium, morem Questi ultimi dipesero dalla casa madre lucchese fino al
castum, portare pudorem.⏐Claustri structura sit vobis docta figu- 1153, quando papa Anastasio IV confermò l’ordine canonicale
ra⏐ut sic clarescant anime moresq(ue) nitescan[t]⏐et s[tabilian]tur di S. Agostino, cfr. KEHR, Regesta pontificum cit., p. 28.
71
animo qui canonicantur⏐ut coniunguntur lapidesq(ue) sic poliun- BARCLAY LLOYD, The Medieval Church cit., p. 216.
I CANONICI RIFORMATI 9

dei santi segue puntualmente il calendario della Aquisgrana, ad esclusione dei capitoli incriminati,
Basilica del Laterano, il cui giorno di consacrazione erano in gran parte condivise dai riformatori dei
viene incluso tra i giorni di festa 72. Tale situazione secoli XI e XII, e rimasero in uso fino al secolo
è assai significativa poiché nei diversi libri liturgici XIII 78.
che ci sono giunti, databili tra la fine del secolo XI e Tuttavia, la Regola d’Aquisgrana, poiché promul-
il secolo XII, i formulari e gli ordini mostrano notevo- gata da Ludovico il Pio, era considerata lex imperiale.
li differenze; in particolare, per quanto riguarda il ca- Anche per tale motivo, a partire dalla fine del secolo
lendario dei santi, molte chiese avevano una propria XI, non mancò il ricorso alla redazione di nuove re-
tradizione 73. Inoltre, nel 1145, l’autore dell’Ordo Offi- gole, come nel caso della Regula Gregorii papae VII
ciorum Ecclesiae Lateranensis, Bernardo, già priore del pro Canonicis regularibus, la cui attribuzione a Grego-
Laterano, fu eletto cardinale di S. Clemente 74. rio VII, anche se non accertata, è un chiaro sintomo
A differenza dei monaci, che almeno in origine dell’influenza del pontefice sul tema della riforma de-
erano quasi esclusivamente dei laici o dei conversi e gli ordini canonicali 79. Lo stesso può dirsi per la re-
che saranno, per lungo tempo, poco numerosi a ri- gola contenuta nel manoscritto Ottoboniano latino
cevere gli ordini, i canonici sono rivestiti degli or- 175 della Biblioteca Apostolica Vaticana 80. In questa
dini sacri, maggiori o minori, o almeno uniti al cor- nuova regola i temi della conversione e della rinuncia
po clericale dalla tonsura. Le strutture stabilite dal- alla vita secolare sono ripresi in gran parte dalle pre-
le regole carolinge rimangono fondamentalmente scrizioni della Regola di san Benedetto 81. Nella pri-
clericali e non è un caso che la Regola di Aquisgra- ma parte del testo, infatti, è contenuto il tema della
na, riproducendo lunghi passi del De Officiis di Isi- abrenuntiatione speculi o conversione, ottenuta dopo
doro di Siviglia e delle Lettere di san Girolamo, una strenua lotta interiore 82. Essa appartiene al ne-
consacri i suoi primi capitoli alla tonsura, poi agli cessario percorso del chierico/monaco, nella scelta
ordini minori e maggiori, dall’ostiariato all’episco- tra le tentazioni della vita mondana e il desiderio del-
pato, per descrivere le obbligazioni, le funzioni e le la patria celeste, ed è costellata da continui conflitti.
prerogative proprie a ciascuno di loro 75. Queste Temi espressi frequentemente nella vasta produzione
obbligazioni derivano dalla stessa natura del sacer- letteraria di Pier Damiani 83, il cui ruolo nella forma-
dozio. La Regola di Aquisgrana, come molti testi zione dei principi della Riforma della Chiesa è pari a
contemporanei o più tardi, stabilisce un parallelo quello di Gregorio VII 84. Egli, tra le tante opere pole-
tra il sacerdozio della Nuova Legge e quello del-
l’Antica Legge. Il termine “apostolo” significa in ef-
fetti “inviato”; il Cristo ha mandato gli apostoli ad phie ecclésiastique, 12, Paris, 1953, coll. 350-405; J. CHATILLON, Le
evangelizzare tutti i popoli 76. La prima missione mouvement canonial au Moyen Age. Réforme de l’Église, spiritualité
del sacerdote cristiano è, dunque, anche una mis- et culture, Turnhout, 1992, p. 77.
78
sione di evangelizzazione e, soprattutto, la missio- Il fatto è attestato, tra gli altri, dai mss. Città del Vaticano,
Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 1351 e 4885, che non
ne dell’ordine canonico consiste nell’annuncio del
contengono i capitoli incriminati, al posto dei quali sono state
Vangelo 77. Tali posizioni presenti nella Regola di introdotte le severe prescrizioni della regola di Benedetto, e, per
quanto concerne la rinunzia alla proprietà, anche una collezione
di passi appropriati della Sacra Scrittura, cfr. C. EGGER, De anti-
quis regulis Canonicorum Regularium, in Ordo Canonicus, I (1946),
72
Le uniche eccezioni sono tre festività, non celebrate al La- pp. 48-60; ID., s.v. Canonici regolari cit., coll. 50-52.
terano: i Sette Dormienti di Efeso, san Demetrio di Tessalonica e 79
La regola è contenuta nel manoscritto Città del Vaticano, Bi-
il martire persiano san Giacomo Intercesso, cfr. JOUNEL, Le culte blioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat. 629; cfr. G. MORIN, Règlements
cit., pp. 47-48. inédits du pape saint Grégoire VII pour le chanoines régulieres, in Re-
73
Ibid., pp. 21-51 (inventario dei libri del secolo XII), pp. 53- vue Bénédictine, XVIII (1901), pp. 177-183; C. DEREINE, Note sur l’in-
94 (dodici calendari di santi). fluence de la Règle de Gregoire VII pour le chanoines régulières, in Re-
74
JOANNES DIACONUS, Liber de Ecclesia, ed. cit., col. 1387A: « [...] vue d’histoire ecclésiastique, XLIII (1948), pp. 512-514. L’attribuzione
dominus Bernardus, prior istius basilicae, qui postea factus est a Gregorio VII è messa in discussione per l’assenza di prove certe.
cardinalis sancti Clementis, ac deinde episcopus Portuensis »; 80
Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, ottobon.
cfr. C. EGGER, s.v. Canonici regolari della Congregazione del SS. Sal- lat. 185, parzialmente pubblicato da Joan Leclercq, il manoscritto
vatore lateranense, in Dizionario degli Istituti cit., II, Roma, 1975, è databile tra la fine del secolo XI e l’inizio del secolo XIII, cfr. J.
coll. 102-103. LECLERQ, Un temoignage sur l’influence de Gregoire VII dans la ré-
75
SYMPHOSIUS AMALARIUS, Forma institutionis canonicorum sancti- forme canoniale, in Studi Gregoriani, VI (1959-61), pp. 173-227.
81
monialium, I-XI, in P.L., CV, coll. 821A-836C. ID., Un temoignage cit., p. 226.
76 82
Ibid., col. 828D: « Quid est autem nomen apostolorum? Ibid., pp. 185-190.
83
Apostoli in Latina lingua missi interpretantur, quia ipsos misit LECLERCQ, Saint Pierre Damien cit.
84
Dominus evangelizare ad illuminationem omnium populorum ». G. FORNASARI, Medioevo riformato del secolo XI. Pier Damiani e
77
C. DEREINE, Chanoines, in Dictionnaire d’histoire et de Géogra- Gregorio VII, Napoli, 1996.
10 LE PREMESSE

miche contro la dissolutezza dei costumi dei chierici, che le mura in prossimità del congiungimento con le
scrisse un opuscolo sul tema della vita in comune, da pareti della navata centrale, le zone rifatte non hanno
realizzarsi secondo l’esempio degli apostoli 85 e, in alterato le parti importanti della composizione. Il mo-
sintonia con Gregorio VII, rivolse le stesse critiche al- saico è riuscito anche a sfuggire alle reintegrazioni
la Regola di Aquisgrana 86. del primo Ottocento e, solo negli anni 1935-36, si rese
Soprattutto a partire dal secolo XII, nelle regole necessario un intervento di consolidamento che ha ri-
dei canonici regolari, si ricorre ad una dettagliata velato l’apertura di una cavità nel torace di Cristo,
descrizione degli uffici liturgici che scandiscono probabilmente eseguita durante i lavori del secolo
tutta la giornata del religioso. Non bisogna dimen- XVIII 89, sebbene la notizia non trovi riscontro nelle
ticare, infatti, che la liturgia era anche un insegna- fonti documentarie. Nel 1974, una campagna foto-
mento e aveva un ruolo di primaria importanza grafica a fini conservativi è stata poi eseguita dal-
nell’educazione della fede e nella vita religiosa dei l’Istituto di Norvegia a Roma 90 e, tra il 1994 e il
cristiani. In quanto preghiera, essa insegnava a cia- 1995, il mosaico è stato restaurato dall’Istituto Cen-
scuno l’atteggiamento esteriore ed interiore davanti trale del Restauro. Durante questi ultimi lavori i
a Dio. La liturgia era annuncio della parola di Cri- mosaici sono stati liberati da colle e altri materiali
sto, pertanto essa era composta principalmente da che in passato vi erano stati applicati. Più recente-
testi presi in prestito dalla Scrittura, resa più com- mente, un intervento di consolidamento, eseguito
prensibile da una predicazione elementare, o da ancora dall’I.C.R., ha consegnato alla critica interes-
questa ispirati. Essa faceva largo uso della ripeti- santi informazioni sulla tecnica di esecuzione e sui
zione, attraverso i formulari, e del canto, dal quale restauri precedenti 91. I lavori di restauro hanno
era accompagnata, in modo tale che gli insegna- evidenziato che la ripartizione delle giornate fu as-
menti rimanevano nella memoria dei fedeli. L’am- sai rigorosa e più manifesta rispetto ad altri mosai-
ministrazione dei sacramenti e soprattutto la cele- ci. Alla realizzazione dell’opera presero parte, pro-
brazione dell’Eucaristia, insieme allo svolgersi del- babilmente, due gruppi di mosaicisti che lavoraro-
l’anno liturgico e delle feste, che segnavano i tempi no contemporaneamente a partire dal Cristo nel
forti, iniziavano i cristiani ai grandi misteri della clipeo verso i lati con i tetramorfi e, scendendo
fede. verso il basso, fino alle due città sante. La sovrap-
La celebrazione pubblica dell’officio divino era posizione della malta di allettamento dimostra la
uno degli elementi essenziali di questa predicazio- priorità di esecuzione dell’arco sul catino absidale.
ne e dell’annuncio del Vangelo, di cui l’ordine ca- I mosaicisti passarono quindi ad eseguire il sottar-
nonicale assunse l’incarico 87. Vedremo in seguito co e la calotta absidale, il cui spazio interno risulta
come la presenza dei canonici regolari nella chiesa diviso rigorosamente, seguendo l’asse principale
ispirò la composizione iconografica e il funziona- della decorazione: la simbolizzazione del cielo, la
mento del mosaico clementino. croce con il Cristo, la Vergine e san Giovanni, il ce-
spo d’acanto, fino al bordo superiore della proces-
sione degli agnelli. Partendo da questo asse centra-
3. LA SITUAZIONE CONSERVATIVA le le due squadre di artigiani hanno realizzato se-
paratamente la decorazione dei due lati della calot-
La decorazione musiva dell’abside di S. Clemente ta. Particolarmente ricca risulta la composizione e
è tra quelle meglio conservate a Roma. (tav. XV) Essa
è ancora originale, salvo piccoli interventi realizzati
nel 1715 che interessarono la zona alta dell’arco absi-
firma con cui Lorenzo dal Pozzo, mosaicista romano, rivendica-
dale, in seguito alla costruzione del soffitto a cassetto- va il restauro.
ni 88. Sebbene tali interventi avessero danneggiato an- 89
La notizia è fornita da MATTHIAE, Mosaici medievali cit., pp.
279-304: 279; H. SCHULTE NORDHOLT, Der Baum des Lebens. Eine
Analyse des Mosaiks in der Apsiskalotte von San Clemente, in Römi-
sche Historische Mitteilungen, XXVIII (1986), pp. 17-30: 19 e 23.
85 90
PETRUS DAMIANUS, Opusculum XXVII. De communi vita canoni- L’intervento fu diretto da Hjort e Nordhagen, cfr. O.
corum ad clericos fanensis ecclesae, in P.L., CXLV, coll. 503D-512C. HJORT, Ecclesia Christi, Ecclesia Virens. Mosaikkerne i San Clemente
86
PETRUS DAMIANUS, Opusculum XXIV, Contra clericos regulares i Rom, København, 1990.
91
proprietarios, in P.L., CXLV, coll. 479A-490D; LECLERCQ, Saint Pier- E. ANSELMI, C. D’ANGELO, Relazione tecnica di restauro, Istitu-
re Damien cit., pp. 93-97. to Centrale del Restauro, Archivio dei Restauri, n. 499/3; G. BA-
87
CHATILLON, Le mouvement canonial cit., pp. 78-80. SILE, Il mosaico absidale di S. Clemente a Roma, in Medieval Mosaics.
88
Sulla parte destra del mosaico, sotto l’immagine della città Light, Color, Materials, ed. by E. BORSOOK, F. GIOFFREDI SUPERBI, G.
di Gerusalemme si legge: Lo. de Puteus Restauravit A. 1715. La PAGLIARULO, Milano, 2002, pp. 149-155.
LE INTERPRETAZIONI CORRENTI 11

la gamma cromatica delle tessere in pasta vitrea Gli studi di Ernst Kitzinger 99 avvalorarono que-
dorata e colorata in circa trentatré colori diversi. sta impostazione. Lo studioso, riscontrando nella
Sono state riscontrate, infatti, anche tessere in ma- decorazione del mosaico clementino l’espressione
teriale lapideo (marmo bianco e calcari colorati), dei principi della Riforma, inserì la rinascita della
elementi di madreperla e pietre semipreziose (cri- tecnica musiva a Roma nel contesto della cultura
stallo di rocca) 92. cassinese e indicò il duomo di Salerno quale possi-
bile archetipo delle innovazioni introdotte poi in
ambiente romano 100. La ricostruzione della basilica
4. LE INTERPRETAZIONI CORRENTI salernitana fu, infatti, il risultato di un’eccezionale
convergenza di eventi storici. Concepita da Alfano
L’interpretazione e la contestualizzazione storica I (legato a Desiderio), finanziata da Roberto il Gui-
del mosaico di S. Clemente hanno sofferto l’assenza scardo e consacrata da Gregorio VII, nell’anno
di un sicuro aggancio cronologico e di solidi elementi 1085, la chiesa è diventata l’esempio delle soluzioni
di confronto sul piano artistico. Mancando, infatti, estetico formali ispirate all’Antico, elaborate nel-
opere che mostrino la chiara sopravvivenza della tec- l’ambiente dell’abbazia di Montecassino 101. Tutta-
nica musiva a Roma, dopo i fasti della Tarda Antichi- via, recentemente, Antonio Braca e Antonio Iacobi-
tà e della più recente “rinascenza” del secolo IX, il ni hanno riproposto, con diverse prospettive, lo
mosaico clementino appare in una sorta di isolamen-
to, sebbene foriero di importanti epigoni quali S. Ma-
ria in Trastevere e S. Maria Nova. si vedano L. SPECIALE, Montecassino, il classicismo e l’arte della Ri-
Dopo gli studi di Giovanbattista de Rossi 93, Jo- forma, in Desiderio di Montecassino cit., pp. 107-146; G. OROFINO,
seph Wilpert 94 e Guglielmo Matthiae 95, la più All’ombra di Montecassino: programmi iconografici nella terra di San
completa indagine iconografica del mosaico rimane Benedetto, in De lapidibus sententiae. Scritti di storia dell’arte in
onore di Giovanni Lorenzoni, Padova, 2002, pp. 285-293.
quella proposta da Hélène Toubert, che individuò 99
KITZINGER, The Gregorian Reform cit., pp. 87-102; ID., The Arts
il recupero di temi antiquari connessi all’ambiente as Aspects of a Renaissance cit., pp. 637-670.
di Montecassino e alla riforma della Chiesa, per i 100
Il mosaico salernitano, tradizionalmente datato tra il 1080
quali la studiosa coniò la felice espressione di re- e il 1085, fu posto in relazione con la decorazione del mosaico
nouveau paléochrétien 96. Il mosaico clementino sa- clementino da TOUBERT, Roma e Montecassino cit., p. 144; EAD., La
rinascita paleocristiana cit., p. 224; le citazioni si riferiscono ad ar-
rebbe dunque l’espressione di un programmatico
ticoli pubblicati nel 1970 e 1976. Sulla stessa via Ernst Kitzinger
ritorno all’Antico, inteso nelle forme dell’arte pa- avvalorò l’ipotesi del legame tra il mosaico salernitano e quello
leocristiana, in modo da rispecchiare la renovatio ec- di S. Clemente, nonché i risultati di tale influenza sull’arte ro-
clesiae che volgeva al recupero degli ideali e degli mana del secolo XII, cfr. E. KITZINGER, The First Mosaic Decoration
stili di vita dei primi cristiani. Tale operazione ve- of Salerno Cathedral, in Jahrbuch der Österreichischen Byzantinistk,
XXI (1972), pp. 149-162. Al riguardo si vedano anche C. BERTELLI,
niva quindi collegata all’operato dell’abate Deside-
San Benedetto e le arti in Roma: pittura, in Atti del VII Congresso
rio che intraprese l’ambizioso progetto di ricostrui- internazionale di studi sull’Alto Medioevo (Norcia, Subiaco, Cassi-
re l’abbazia cassinese, ispirandosi ai modelli della no, Montecassino, 29 sett.-5 ott. 1980), I, Spoleto, 1982, pp. 271-
classicità e che, nel 1066, chiamò artisti da Costan- 302; V. PACE, Campania XI secolo. Tradizione e innovazioni in una
tinopoli per decorare con sontuosi mosaici la nuo- terra normanna, in Romanico europeo, Atti del Convegno interna-
zionale di studio (Modena - Parma 1977), Parma, 1982, pp. 225-
va abside della basilica 97 (consacrata nel 1071) ma
256; M. D’ONOFRIO, V. PACE, La Campania, Milano, 1981, pp. 243-
della quale, purtroppo, nulla ci è giunto 98. 244; A. CARUCCI, I mosaici salernitani nella storia dell’arte, Cava dei
Tirreni, 1983, pp. 51-53, 93-106. Il progetto interessò anche l’e-
sposizione delle scritture epigrafiche poste sul frontone della
facciata aperta sul portico, all’ingresso. Si tratta di una scrittura
92
ANSELMI, D’ANGELO, Relazione tecnica cit., pp. 1-3. capitale monumentale elaborata su modelli antichi, cfr. PETRUCCI,
93
G. B. DE ROSSI, Musaici Cristiani e saggi dei pavimenti delle La scrittura cit., pp. 6-7. Per la discussione di questi temi si veda
chiese di Roma anteriori al secolo XV. Tavole cromo-litografiche con anche PARLATO, ROMANO, Roma e il Lazio cit., pp. 17-20, 40-43.
cenni storici e critici del commendatore Gio. Battista de Rossi, con 101
Per la bibliografia sull’argomento, cfr. E. BERTAUX, A. PRAN-
traduzione francese, Roma, 1899. DI, L’Art dans l’Italie méridionale. Aggiornamento dell’opera di Emile
94
J. WILPERT, Die römischen Mosaiken und Malereien der christli- Bertaux sotto la direzione di Adriano Prandi, 7 voll., Roma, IV,
chen Bauten vom IV. bis XIII. Jahrhundert, Freiburg i.Br., 4 voll., 1978, pp. 406-407. Per una datazione al secolo XI si vedano le
1916, III, pp. 516-523. argomentazioni di V. PACE, La pittura medievale in Campania, in
95
MATTHIAE, Mosaici medievali cit., pp. 279-304. La pittura in Italia. L’Altomedioevo, a cura di C. BERTELLI, Milano,
96
TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., pp. 177-227. 1994, pp. 243-260: 248-249; ID., La cattedrale di Salerno, committen-
97
Chronica monasterii Casinensis, ed. cit., p. 396; COWDREY, L’a- za, programma e valenze ideologiche in un monumento di fine XI se-
bate Desiderio cit., pp. 52-57. colo in Italia meridionale, in Desiderio di Montecassino cit., pp.
98
Per una valutazione di quanto rimane dell’antica abbazia, 189-230.
12 LE PREMESSE

spostamento della datazione del mosaico di Saler- che se il mosaico salernitano fosse stato realizzato al-
no, evidenziando la distanza stilistica e cronologica la fine del secolo XI, esso rispecchierebbe una conce-
che lo separa da quello di S. Clemente 102. Secondo zione improntata agli schemi antichizzanti dei rifor-
le tesi di Braca, i mosaici sarebbero da inquadrare in matori, perché ne ricalcava il programma dipinto 105.
un bizantinismo degli anni quaranta-cinquanta del Quindi il collegamento tra Montecassino e Roma reg-
secolo XII. Lo studioso avvalora la sua ipotesi consi- gerebbe ancora, almeno per quanto riguarda l’elabo-
derando che il testo dell’epigrafe avrebbe un tenore razione di temi iconografici 106. Non è possibile entra-
retrospettivo, rivolgendosi ad Alfano I implicitamente re nel merito della complessa questione in questa
indicato quale santo (beatus) e, quindi, defunto al sede, tuttavia, rimane difficile pensare che la rico-
tempo della messa in opera del mosaico 103. struzione del Duomo di Salerno che, ricordiamo,
Diversamente da Braca, Iacobini ritiene che il coinvolse Gregorio VII, Roberto il Guiscardo e Al-
mosaico fosse stato programmato fin dall’inizio da fano I, non prevedesse anche un adeguato appara-
Alfano, ma che la sua morte e quella di Roberto il to decorativo per l’abside. Dunque, pur accoglien-
Guiscardo, avvenute nello stesso anno (1085), ab- do la sostanziale estraneità stilistica tra i due mo-
biano imposto un cambiamento che portò a « tra- saici, è plausibile che già al tempo di Alfano I do-
durre il progetto originario in termini di maggiore vesse essere prevista la decorazione absidale, se-
economia », cioè in pittura. La sostituzione degli condo un progetto dettato dal vescovo salernitano.
affreschi con un mosaico avvenne durante la nuo- Osserviamo, in ogni modo, che anche se la rina-
va impresa decorativa condotta dall’arcivescovo scita musiva che si verifica in S. Clemente apparis-
Rumualdo II Guarna (1154-1180) e da Matteo se sganciata dal mosaico di Salerno, le relazioni po-
d’Aiello (1180), vicecancelliere di Gugliemo II. I la- litiche e culturali tra i riformatori romani e i mona-
vori sarebbero stati affidati al cantiere siciliano di ci cassinesi restano un solido elemento di riflessio-
Monreale, che realizzò le decorazioni utilizzando ne già acquisito dalla storiografia 107. Per compren-
gli affreschi come dei disegni preparatori, negli an- dere la formazione culturale delle maestranze che
ni precedenti al 1190 104. L’esito più immediato, realizzarono il mosaico romano e stabilire gli ele-
qualora queste ipotesi fossero accolte, sarebbe menti comuni o dissonanti dal movimento cassine-
quello di non poter più considerare il mosaico sa- se, dovremmo quindi ragionare non restando vin-
lernitano come un’effettiva conseguenza del movi- colati solo all’esempio salernitano che, tra l’altro,
mento desideriano di Montecassino. Inoltre, non non appare un termine esclusivo di comparazione.
sarebbe più possibile ipotizzare, almeno nei termini Nella prima fase della Riforma, le relazioni tra
esposti da Kitzinger, un diretto rapporto ispiratore Roma e Montecassino erano, infatti, improntate al
con la rinascita musiva che si verifica a Roma in S.
Clemente e poi trapassa in S. Maria in Trastevere e
in S. Maria Nova. 105
Residui d’intonaco sulla parete absidale sembrerebbero testi-
Tuttavia, stando alle conclusioni di Iacobini, an- moniare una precedente decorazione pittorica, anche se, come han-
no osservato Valentino Pace e Lucinia Speciale, potrebbe trattarsi
dello strato preparatorio del mosaico, cfr. V. PACE, La cattedrale di
Salerno, committenza, programma e valenze ideologiche in un monu-
102
A. BRACA, Il Duomo di Salerno. Architettura e culture artisti- mento di fine XI secolo in Italia neridionale, in Desiderio di Montecassi-
che del Medioevo e dell’età moderna, Salerno, 2003, pp. 115-121; A. no cit., pp. 189-230: 202 nota 19; L. SPECIALE, Montecassino, il classici-
IACOBINI, Immagini, ideologie, storiografia: il mosaico absidale del smo e l’arte della Riforma, in Desiderio cit., pp. 107-146: 112 nota 10.
duomo di Salerno e l’arte della Riforma gregoriana, in Medioevo: im- L’ipotesi di una precedente decorazione dipinta, realizzata al tem-
magini e ideologie, Atti del V Congresso Internazionale di Studi, po di Alfano I, dovrebbe dunque essere verificata da ulteriori esa-
Parma, 23-27 settembre 2002, a cura di A. C. QUINTAVALLE, Mila- mi tecnico-scientifici, cfr. IACOBINI, Immagini cit.
106
no, 2005, pp. 288-301. Già Ferdinando Bologna e Francesco Ace- Qualche indicazione sul rapporto Montecassino - Roma -
to avevano proposto un collegamento al cantiere di Monreale, Salerno è stata anche cercata nei mosaici della cattedrale di Ca-
spostando la decorazione del mosaico salernitano al secolo XIII, pua, eseguiti verso il 1130, ma noti solo attraverso disegni e
cfr. F. BOLOGNA, Opere d’arte nel Salernitano dal XII al XVIII secolo, stampe che ci rivelano, in ogni caso, un orientamento in senso
Napoli, 1955, p. 29; ID., I pittori alla corte angioina di Napoli romano - cassinese, cfr. BERTAUX, PRANDI, L’Art dans l’Italie méri-
(1266-1414), Roma, 1969, pp. 10, 22, 71; F. ACETO, Sui mosaici del- dionale cit., I, pp. 186-187; a p. 187 è riportato un disegno di
la cattedrale di Salerno, in Rassegna storica salernitana, n.s., I⁄2 Ciampini dell’abside della cattedrale di Capua; U. NILGEN, Maria
(1984), pp. 89-99: 95-97. Regina - ein politischer Kultbildtypus?, in Römisches Jahrbuch für
103
BRACA, Il Duomo di Salerno cit., pp. 115-117. L’autore ri- Kunstgeschichte, XIX (1981), pp. 1-33: 14-15.
107
prende alcune osservazioni di CARUCCI, I mosaici salernitani cit. Al riguardo anche il recente contributo di J. BARCLAY LLOYD,
104
Cioè prima dell’esilio di Niccolò d’Aiello deportato in Ger- A New Look at the Mosaics of San Clemente, in “Omnia diisce”.
mania nel 1194 e tornato a Salerno tra il 1202 e il 1205. Cfr. IA- Medieval Studies in Memory of Leonard Boyle, O.P., ed. by A. DUG-
COBINI, Immagini cit. GAN, J. GREATEX, B. BOLTON,, Aldershot, Hants, 2005, pp. 9-27.
LE INTERPRETAZIONI CORRENTI 13

reciproco scambio e difficilmente si possono ricon- È stato ormai dimostrato come, durante la Riforma
durre ad una prevalente influenza in un senso o della Chiesa, un filo comune leghi la grande rinascita
nell’altro. Studiando gli affreschi con le storie bene- degli studi biblici alla genesi di un modello librario ri-
dettine della parete settentrionale della basilica in- gidamente canonizzato per caratteristiche grafiche,
feriore di S. Crisogono e quelli della controfacciata formato, schemi di decorazione e modelli iconografi-
della stessa chiesa, Beat Brenk vi colse la presenza ci 115. Con quel progetto, dunque, che vide impegnata
di stilemi cassinesi, paragonabili alle miniature del la Chiesa nell’emendazione del testo biblico 116, proba-
codice Vaticano latino 1202 108, e suggerì di datare bilmente con il contributo di Pier Damiani, e nella sua
gli affreschi agli anni 1057-1058, al tempo in cui Fe- diffusione in libri di particolare grandezza, cioè, in for-
derico di Lorena (futuro Stefano IX) era abate di mato “da atlante” 117. La produzione di questi codici
Montecassino e cardinale di S. Crisogono 109. Sebbe- avvenne tra gli anni sessanta del secolo XI e i primi
ne tale cronologia sia stata spostata in un periodo decenni del secolo XII, e si deve collocare a Roma in
di poco posteriore (1060-1070) 110, le pitture riman- uno scriptorium da attestarsi nel Laterano 118, attivo an-
gono indicative di uno scambio culturale tra il ce- che come centro esportatore 119. La funzione di questo
nobio monastico e Roma 111. In termini artistici, non progetto era quella di propagandare i messaggi della
si trattò, tuttavia, di una passiva importazione di Riforma che si basavano sull’uso corretto, la lettura as-
forme “cassinesi” ma dell’evoluzione di una tradi- sidua e guidata delle Sacre Scritture 120. Temi che inve-
zione che a Roma si era formata fin dal secolo X 112.
La questione rientra nella complessa definizione
del composito panorma della pittura romana tra i se- 115
La più aggiornata trattazione sull’argomento è contenuta
coli X e XII 113 non avulso dalla produzione mano- in Le Bibbie Atlantiche cit.
116
scritta, in particolare, delle Bibbie Atlantiche, come S. BERGER, Histoire de la Vulgate pendant les premières siècles
suggerì Edward Garrison con una felice intuizione du Moyen Age, Paris, 1893, pp. 141-143. Lo studioso riferendosi
al testo delle Bibbie Atlantiche fu il primo a riconoscere in esse
che conserva ancora oggi una certa validità 114.
una veritable edition, egli si riferiva in particolare al gruppo ita-
liano. Sul testo della Vulgata si leggano anche G. VERCELLONE,
Variae lectiones Vulgatae, 2 voll., Roma, 1860-64 e H. QUENTIN,
108
Memoire sur l’établissement du texte de la Vulgate, I: Octateuque,
B. BRENK, Die Benediktszenen in S. Crisogono und Montecassi- Rome - Paris, 1922, pp. 361-384.
no, in Arte Medievale, II (1984), pp. 57-65; ID., Roma e Montecassi- 117
Il nome assegnato a queste Bibbie deriva dal formato di
no: gli affreschi della chiesa inferiore di S. Crisogono, in Racar. Re- particolare grandezza, nel quale sono state eseguite; esse misu-
vue d’art canadienne, XII (1985), pp. 227-234. rano da 55 a 60 cm di altezza, e da 36 a 40 cm di larghezza. La
109
Ipotesi accolta anche da ROMANO, I pittori romani cit., pp. scrittura si dispone su due colonne di 55 linee circa e, a parte le
108-112. sezioni illustrate, si distende in modo continuo e compatto. Al-
110
E. MAZZOCCHI, Una parete dai molti misteri: alcune precisazioni cuni manoscritti contengono l’intero testo mentre, in altri, que-
sugli affreschi della basilica inferiore di San Crisogono a Roma, in sto è suddiviso in due o tre volumi. Per le specifiche caratteri-
Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa. Classe di Lettere e Fi- stiche rifornistiche, queste Bibbie furono definite anche « grego-
losofia, ser. 4a, VI⁄1 (2001), pp. 39-60: 51-52. riane », cfr. A. BARTOLI LANGELI, Scritture e libri da Alcuino a Gu-
111
Sull’argomento le due studiose sono tornate recentemente, tenberg, in Storia d’Europa, III, Il Medioevo, a cura di G. ORTALLI,
cfr. E. MAZZOCCHI, Il cuore antico della Riforma: le pitture della basi- Torino, 1994, pp. 935-983: 954.
lica di S. Crisogono a Roma, in Rome et la réforme cit., in c.d.s.; S. 118
Dopo gli studi di Paola Supino Martini, questa ipotesi è
ROMANO, Introduction, ibidem. stata largamente accolta dalla critica, cfr. P. SUPINO MARTINI, La
112
MATTHIAE, GANDOLFO, Pittura romana cit., pp. 254-255; ROMA- scrittura delle Scritture (sec. XI-XII), in Scrittura e Civiltà, XII
NO, I pittori romani cit., p. 111. (1988), pp. 101-118; EAD., Origine e diffusione della Bibbia Atlanti-
113
Sull’argomento esiste una vastissima bibliografia, si veda- ca, in Le Bibbie Atlantiche cit., pp. 39-43.
no almeno G. B. LADNER, Die italienische Malerei im 11. Jahrhun- 119
Le ipotesi di A. BOECKLER, Abendländische Miniaturen bis zum
dert, in Jahrbuch der Wiener Sammlungen, n.s., V (1931), pp. 33- Ausgang der romanischen Zeit, Berlin-Leipzig 1930, p. 71, che per
160; E. B. GARRISON, Studies in the History of Medieval Italian Pain- primo propose questa possibilità incontrano oggi un’importante
ting, Firenze, 1953-1962, oltre ai più recenti MATTHIAE, GANDOLFO, conferma; cfr. L. M. AYRES, Gregorian Reform and Artistic Renewal in
Pittura romana cit., p. 273; V. PACE, Caratteri di continuità e valen- Manuscript Illumination: The “Biblia Atlantica” as an International Ar-
ze ideologiche nell’arte romana del medioevo, in ID., Arte a Roma nel tistic Denomination, in Studi Gregoriani, XIV (1991), pp. 145-152; ID.,
Medioevo. Committenza, ideologia e cultura figurativa in monumenti Le Bibbie Atlantiche. Dalla Riforma alla diffusione in Europa, in Le Bib-
e libri, Napoli, 2000, pp. 5-20; ROMANO, I pittori romani cit., ai bie Atlantiche cit., pp. 27-37. Per la precoce presenza in aree transal-
quali si rimanda per la bibliografia. pine di queste Bibbie, Ayres sostiene la tesi dell’esistenza di uno
114
Garrison ravvisava in un gruppo di ottanta manoscritti ca., scriptorium che lavorava per l’“esportazione”.
120
definito Umbro – roman, strette somiglianze stilistiche e icono- In base all’ordine delle letture stabilito da san Benedetto e
grafiche con alcuni cicli pittorici eseguiti tra Roma, il Lazio e poi continuato dall’Ordo romanus, la lettura delle Scritture dove-
l’Umbria, cfr. GARRISON, Studies in the History cit., I, pp.18-32, 37- va proseguire per tutta la giornata secondo un ciclo che durava
68, 83-114, 159-76; II, pp. 47-69, 97-112, 151-58, 217-27; III, pp. per tutto l’anno. A tal fine l’organizzazione del testo biblico su-
33-81, 119-69, 281-300; IV, pp. 277-375. bisce una nuova sistemazione che privilegia la versione di san
14 LE PREMESSE

stono l’intera produzione artistica connessa con la Ri- ta l’arte medievale di Roma 123. Tra la fine del seco-
forma della Chiesa e che, come vedremo, coinvolgono lo XI e la metà del secolo XII, in epoca contestuale
anche il mosaico di S. Clemente. al mosaico clementino, vennero eseguite, tra le al-
Sebbene tentare anche solo una parziale defini- tre, le pitture di S. Pudenziana, S. Lorenzo fuori le
zione di tali complesse problematiche esime dalle mura (perdute), S. Clemente (chiesa inferiore), S.
nostre finalità, è opportuno farne menzione per de- Cecilia in Trastevere, S. Maria in Cosmedin, S. Ni-
finire il contesto storico e artistico in cui operarono cola in Carcere e quelle (perdute) delle camere di
gli autori del mosaico clementino. Possiamo osser- consiglio del Palazzo Lateranense 124. A queste ope-
vare, comunque, che Roma mostra di avere anche re si aggiunsero, in territorio laziale, i cicli pittorici
una “scuola” pittorica, non particolarmente sogget- di S. Pietro a Tuscania, dell’Immacolata di Ceri e
ta alle influenze cassinesi e, in molti casi, impronta- di S. Anastasio a Castel S. Elia 125. Molti di questi ci-
ta ad un bizantinismo solo generico. cli sono purtroppo giunti in stato frammentario, al-
La proposta di Carlo Bertelli che individuava cuni sono molto ridipinti e altri irrimediabilmente
una “scuola romana”, soggetta ad influssi antichiz- perduti, tuttavia, si possono individuare, in alcuni
zanti e indipendente dalle correnti cassinesi 121, an- di essi, i tratti comuni che li rendono indicativi di
drebbe infatti riconsiderata e precisata meglio 122. una rinascenza artistica in chiave riformata 126.
Come ha mostrato Serena Romano, le scelte di Spostandoci su altri temi, Werner Telesko ha
“gusto” in chiave antichizzante delle botteghe ro- evidenziato la confluenza nel mosaico clementino
mane non appartengono solo ad una scelta pro-
grammatica e non rimandano in modo univoco a
modelli paleocristiani, bensì paiono appartenere ad 123
ROMANO, I pittori romani cit., pp. 119-125.
una tradizione che segna in modo riconoscibile tut- 124
Per i singoli contributi sulle chiese, le decorazioni e la bi-
bliografia aggiornata rimando a PARLATO, ROMANO, Roma e il Lazio
cit., pp. 124-126, 334 (S. Pudenziana); pp. 113-121, 332; pp. 29-
43, 331 (chiesa inferiore di S. Clemente); pp. 143, 331 (S. Cecilia
Girolamo e che tende ad esaltare i profeti e l’interpretazione in Trastevere); pp. 45-52, 333 (S. Maria in Cosmedin); pp. 61-75,
dell’Antico Testamento, secondo le lettere di san Paolo, ritenuto 333-334 (S. Maria in Trastevere). Per S. Nicola in Carcere cfr. A.
il legislatore di una Chiesa trionfante sulla mondanità. Secondo IACOBINI, Gli affreschi nella cripta di S. Nicola in Carcere, in “Frag-
Quentin i libri dell’Antico Testamento si susseguono in tal mo- menta Picta”. Affreschi e mosaici staccati del Medioevo Romano, ca-
do: Ottateuco, i libri dei Re, i Profeti, i Salmi, i libri sapienziali, i talogo della mostra (Roma, 15 dicembre 1989-18 febbraio 1990),
Paralipomeni, Giobbe, Tobia, Giuditta, Ester, i Maccabei, cfr. Roma, 1989, pp. 197-204. Le pitture del Palazzo Lateranense,
QUENTIN, Memoire sur l’établissement cit., p. 383. I riformatori su- perdute nel tardo Cinquecento, sono state riportate all’attenzio-
peravano, quindi, la tradizione patristica di Agostino e Ilario di ne degli studi storici grazie ai disegni contenuti nel codice mi-
Poitiers e il modello delle Bibbie carolinge. L’ordine prevalente scellaneo, Biblioteca Vaticana, Barb. Lat. 2783, pubblicati e stu-
del testo delle Bibbie Atlantiche si basa, infatti, su tre criteri: diati da G. B. LADNER, Die Papstbildnisse des Altertums und des
l’inserzione dei Profeti subito dopo l’Ottateuco e due sequenze Mittelalters, Città del Vaticano, 1984, I, pp. 195-201; III, p. 40.
riconoscibili, da un lato Giobbe, Tobia, Giuditta, Ester, Maccabei Per un’interpretazione delle pitture e la bibliografia aggiornata
(posta alla fine dell’Antico Testamento), dall’altro la serie neote- si veda, I. HERKLOTZ, Gli eredi di Costantino. Il papato, il Laterano e
stamentaria costituita da Vangeli, Atti, Epistole cattoliche, Apo- la propaganda visiva nel XII secolo, Roma, 2000, pp. 95-158.
calisse, Epistole paoline, cfr. G. LOBRICHON, Riforma ecclesiastica e 125
Per queste opere presenti nel Lazio è stato ravvisato un
testo della Bibbia, in Le Bibbie Atlantiche cit., pp. 15-23: 16-17. Sul- « ambiente comune » di realizzazione per vicinanza stilistica e
la struttura del testo e le sue implicazioni “narrative” si veda cronologica, cfr. MATTHIAE, GANDOLFO, Pittura romana cit., p. 256,
anche OROFINO, Bibbie atlantiche cit., pp. 253-264. si considerino le valutazioni di Francesco Gandolfo volte ad or-
121
Lo studioso individuava la sua attività tra la fine del secolo X dinare il variegato panorama pittorico romano, pp. 249-276; PAR-
e la prima metà del secolo XI, portando ad esempio le pitture di S. LATO, ROMANO, Roma e il Lazio cit., pp. 18-19. Per le singole chiese
Maria in Pallara, di S. Urbano alla Caffarella e ciò che rimane della si veda Ibid., pp. 159-165, 336 (Immacolata di Ceri); pp. 167-178,
decorazione di S. Maria in Via Lata, probabilmente risalenti ai re- 336 (S. Anastasio a Castel S. Elia); pp. 179-194, 339 (S. Pietro a
stauri di Leone IX (1049 e 1054), cfr. C. BERTELLI, C. GALASSI PALUZZI, Tuscania), con bibliografia aggiornata.
126
Santa Maria in Via Lata. La chiesa inferiore e il problema paolino, Ro- H. TOUBERT, La riforma gregoriana e l’iconografia, in EAD., Un’ar-
ma, 1971 (Le chiese di Roma illustrate, 114), p. 60; ID., San Benedet- te orientata cit., pp. 11-20; EAD., Il ciclo dell’Antico Testamento, I, cit.,
to e le arti in Roma cit., p. 288; ID., Traccia allo studio delle fondazioni pp. 75-102; EAD., Il ciclo dell’Antico Testamento a Sant’Angelo in For-
medievali dell’arte italiana, in Storia dell’arte italiana, 5, parte II, Dal mis. II. L’immagine « latina » di Gedeone, in EAD., Un’arte orientata
Medioevo al Novecento, I, Dal Medioevo al Quattrocento, Torino 1983, cit., pp. 103-111; EAD., Il ciclo dell’Antico Testamento a Sant’Angelo
pp. 3-163: 117-129. Su S. Maria in Via Lata, Gandolfo espresse al- in Formis. III. Allegoria tipologica e allegoria politica, in EAD.,
cune caute perplessità sulla datazione al 1049, suggerendo una co- Un’arte orientata cit., pp. 113-141; EAD., Roma e Montecassino cit.,
munanza stilistica con gli affreschi provenienti da S. Nicola in Car- pp. 143-175; EAD., La rinascita paleocristiana, cit. 177-227; KITZIN-
cere, datati dallo studioso al 1128 ca., cfr. MATTHIAE, GANDOLFO, Pit- GER, The Gregorian Reform cit., pp. 87-102; ID., The Arts as Aspects

tura romana cit., p. 253. of a Renaissance cit., pp. 637-670; GANDOLFO, La pittura romana tra
122
Alcuni suggerimenti al riguardo in GANDOLFO, La pittura ro- XI e XII cit.; G. CONSTABLE, The Reformation of the Twelfth Century,
mana cit., pp. 21-32. Cambridge, 1996.
LE INTERPRETAZIONI CORRENTI 15

di molte tradizioni diverse, non ultima l’influenza molti e differenziati suggerimenti che l’iconografia
di Pier Damiani, sulla base di un’idea centrale: la del mosaico offre all’osservatore comune e allo sto-
trasposizione in forme monumentali delle croci-re- rico. Si è preferito interpretare la composizione pri-
liquiario ottoniane 127. L’analisi proposta da Jean- vilegiando una lettura che segue l’asse verticale,
Claude Bonne ha messo a fuoco il tema dell’orna- idealmente tracciato dalla processione degli agnelli,
mentazione, inteso come “modo” di trattamento con al centro l’agnus Dei, salendo poi lungo la cro-
estetico delle immagini, che varia in senso funzio- ce di Cristo, la mano del Signore che lo incorona e
nale le sue “modalità estetiche” 128. Il lavoro di l’immagine del Pantocrator posta all’apice 130. Fermo
Hans Georg Thümmel ha, poi, riaperto la questio- restando la predominanza di tale percorso inter-
ne sulla diversità stilistica della decorazione, sebbe- pretativo, è stato però trascurato l’altro orientamen-
ne la giustificazione addotta dallo studioso, che to, che si sviluppa in senso orizzontale e che porta
suggerisce l’inserimento di parti di un mosaico più ad una frammentazione caleidoscopica dei temi
antico riutilizzate come spolia nell’attuale decora- raffigurati e alla necessità di indagarli distintamen-
zione 129, non pare accettabile alla luce degli esami te per risalire ad una più completa comprensione
tecnici eseguiti durante i restauri dell’I.C.R. dell’iconografia e delle sue radici culturali.
Fino ad oggi, infine, la critica si è mostrata una- I percorsi interpretativi che ci preoccuperemo di
nime nel ricercare gli elementi di continuità con la tracciare, distanti da un’indagine puramente stilisti-
tradizione, riconducendo ad una lettura unitaria i ca delle forme, sono volti alla comprensione delle
ragioni di questa frammentazione dei temi narrati-
vi e delle modalità con cui fu posta in essere.
127
TELESKO, Ein Kreuzreliquiar cit., pp. 53-79. Questo tema sem- Nei prossimi capitoli procederemo all’esame
bra raro per la città di Roma dove appare qui per la prima vol- della struttura compositiva della decorazione, par-
ta, mentre già dal secolo X era diffuso nell’ambito dell’arte Ot- tendo dalla descrizione dell’iconografia delle due
toniana, cfr. la crocifissione monumentale di Gero a Colonia e la parti del mosaico, arco e calotta absidale, per giun-
crocifissione nei vangeli di Ottone III ad Aix-la-Chapelle. Sul-
gere a descrivere il funzionamento dei temi orna-
l’argomento delle reliquie nell’abside di S. Clemente si veda an-
che A. DIETL, Die Reliquienrekondierung im Apsismosaik von S. Cle- mentali e narrativi.
mente in Rom, in Pratum Romanum. Richard Krautheimer zum 100.
Geburstag, a cura di R. L. COLELLA, M. J. GILL, L. A. JENKINS, P.
LAMERS, Wiesbaden, 1997, pp. 97-111.
128 130
BONNE, De l’ornement cit. ANDALORO, ROMANO, L’immagine nell’abside, in Arte e icono-
129
THÜMMEL, Das Apsismosaik cit., pp. 1725-1738. grafia cit., pp. 73-102: 88-89.
II

L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

1. ICONOGRAFIA Nel registro inferiore compaiono due gruppi di


santi con i simboli del loro martirio, secondo una
La decorazione dell’arco absidale è una nuova consuetudine paleocristiana che riporta, anche in
elaborazione del tema apocalittico solitamente po- questo caso, alla decorazione sistina di S. Maria
sto sugli archi trionfali, ottenuta tramite una com- Maggiore 5. Tuttavia, sia san Paolo e san Lorenzo,
mistione di elementi paleocristiani e carolingi, con a sinistra (tav. XVIIa), che san Pietro e san Clemen-
una spiccata prevalenza di questi ultimi 1. L’im- te, a destra (tav. XVIIb), sono raffigurati seduti, in
pianto generale, infatti, propone una semplificazio- una posizione poco frequente in età paleocristiana,
ne del tradizionale tema apocalittico, eliminando i ma simile alla soluzione adottata nei mosaici di S.
candelabri e sostituendo l’agnello con il Cristo. Sul- Susanna 6 e del Triclinio Lateranense, in cui san
la sommità, il Salvatore è ritratto dentro un clipeo Pietro stava sul lato destro dell’arco abisdale 7. A
con bordo stellato, mentre benedice secondo l’uso
latino (tav. XVIa); ai suoi lati si dispongono i sim-
boli dei quattro evangelisti. In questo caso però i 198, tav. XLVIII; H. KARPP, Die Frühchristlichen und Mittelalterli-
mosaicisti recuperarono l’antico motivo paleocri- chen Mosaiken in Santa Maria Maggiore zu Rom, Baden-Baden,
stiano. San Matteo e san Giovanni, i più prossimi 1966, tav. 2; TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., p. 221. Anche
gli altri evangelisti (bue e aquila), che oggi si vedono restaurati,
al Cristo, non recano il libro come san Luca e san
recano le corone, cfr. H. LECLERCQ, s.v Évangelistes (Symboles de),
Marco, secondo un’iconografia comunque già pre- in Dictionnaire d’Archèologie Chrétiènne et de Liturgie, V, 1, Paris,
sente nell’arco trionfale di S. Paolo fuori le mura 2 1922, coll. 845-852; U. NILGEN, s.v. Evangelisten, in Lexikon der
(secolo V) e divenuta tradizionale a partire dal se- Chrstlichen Ikonographie, I, A – Ezechiel, Rom-Freiburg-Basel-
colo IX (chiesa di S. Marco) 3, ma una corona, Wien, 1968, coll. 696-713. Le figure sono attorno al trono prepa-
rato per l’Avvento di Cristo, la scena dell’Etimasia. Accanto al
chiara allusione alla gloria di Cristo (tav. XVIb). Le
trono, verosimilmente, san Pietro a sinistra e san Paolo a destra
origini iconografiche di questo tema si possono ri- con i libri aperti.
scontrare, a Roma, nell’arco trionfale di S. Maria 5
TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., p. 221.
6
Maggiore che, nella parte non restaurata, ai lati del S. WAETZOLDT, Die Kopien des 17. Jahrhunderts nach Mosaiken
und Wandmalerein in Rom, Wien-München, 1964, p. 77; C. DAVIS
trono con i simboli della Passione, reca i due tetra-
WEYER, Das Apsismosaik Leos III. In S. Susanna. Rekonstruktion und
morfi che sorreggono una corona 4. Datierung, in Zeitschrift für Kunstgeschichte, XXVIII (1965), pp.
177-195; G. MATTIHAE, M. ANDALORO, Pittura romana del Medioevo,
(Roma, 1965), I, Secoli IV-X. Aggiornamento scientifico e bibliogra-
fico, Roma, 1988, pp. 160, 276-270; F. GANDOLFO, Il ritratto di com-
1
Al riguardo si veda l’intepretazione di MATTHIAE, Mosaici mittenza, in Arte e iconografia cit., pp. 139-149: 144-146.
medievali cit., pp. 280-282. 7
Il mosaico è oggi perduto ma ricostruito in copia conforme
2
C. IHM, Die Programme der christlichen Apsismalerei vom vier- all’originale da Pier Leone Ghezzi nel 1743, sotto il pontificato
ten Jahrhundert bis zur Mitte des achten Jahrhunderts, Wiesbaden, di Benedetto XII. Dell’originale rimangono alcuni disegni, cfr.
1960, p. 135. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat.
3
In questo caso anche gli evangelisti disposti ai lati di Cri- 2738, f. 104r, e testimonianze scritte, cfr. LAUER, Le palais de La-
sto sono racchiusi entro un clipeo. tran cit., pp. 103-119; S. WAETZOLDT, Die Kopien cit., p. 40, figg.
4
C. CECCHELLI, I mosaici di S. Maria Maggiore, Torino, 1956, p. 120-122. Per i restauri e la bibliografia cfr. A. IACOBINI, Il mosaico
18 L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

destra dell’iscrizione, l’apostolo, seduto su un tro- Nella correzione sistematica e nel riadattamento
no, offriva il pallium a Leone III 8 e il vexillum a di temi e modelli antichi, il mosaico di S. Clemente
Carlo Magno 9. In questo caso lo schema decorati- dimostra la sua originalità e la volontà di creare un
vo dell’aula carolingia era volto a esaltare la legitti- nuovo meccanismo iconografico in grado di soste-
mazione dell’autorità papale tramite la translatio nere i nuovi contenuti che la Chiesa riformata vole-
imperii che passava da Costantino a Carlo Magno, va esprimere. L’originalità doveva passare, tutta-
nuovo difensore della Chiesa 10. Inoltre, con la pre- via, per una serie di citazioni che ne autenticavano
senza degli apostoli nella conca absidale, esplicitata il messaggio.
dall’iscrizione che ricordava l’evangelizzazione affi- Un discorso particolare va fatto per i profeti,
data ad essi da Gesù 11, Leone III voleva esaltare il collocati in corrispondenza dei pennacchi, Geremia
tema della missione apostolica dalla quale derivava a destra (tav. XVIIIb) e Isaia a sinistra (tav. XVIIIa),
il mandato del papa stesso 12. mentre sorreggono con entrambe le mani un rotolo
Basti, per ora, la segnalazione che anche a S. svolto. Un caso simile, in epoca paleocristiana, si
Clemente è presente il tema della Missio apostolo- trova nella chiesa di S. Paolo fuori le mura che sul-
rum, sebbene in una posizione marginale, fuori dal- l’arco trionfale presenta la coppia di apostoli 14. A
la decorazione a mosaico. Nella chiesa clementina, ben vedere, però, non si tratta della stessa situazio-
infatti, alla base del tamburo absidale, campeggia- ne poiché a S. Clemente i profeti sono posti sui
no gli apostoli raffigurati in pittura, che sono il piedrittri dell’arco absidale suggerendo che i mo-
frutto di un restauro settecentesco ma corrispondo- delli della composizione seguirono l’adattamento
no all’antica decorazione medievale 13. avvenuto in un’epoca successiva. Nei mosaici ro-
mani del secolo IX, infatti, questa identica posizio-
ne era riservata ai due Giovanni (il Battista e l’E-
vangelista) nelle chiese di S. Maria in Domnica 15,
del Triclinio Lateranense, in “Fragmenta Picta” cit., pp. 189-196; M.
S. Martino ai Monti e S. Susanna 16 o agli apostoli
DI BERARDO, Le aule di rappresentanza, in Il Palazzo Apostolico Late-
ranense, a cura di C. PIETRANGELI, Firenze, 1991, pp. 37-49; GAN- Pietro e Paolo (S. Marco).
DOLFO, Il ritratto di committenza cit., pp. 144-146. Anche rispetto a tali esempi, la soluzione adot-
8
Identificato dall’iscrizione, cfr. LAUER, Le palais de Latran tata a S. Clemente offre interessanti caratteri di in-
cit., pp. 105-117, fig. 44. novazione, in primo luogo perché si tratta di due
9
I due personaggi sono identificati dalle iscrizioni: Sanctissi-
profeti e non degli apostoli o dei due Giovanni, e
mus Dominus Leo papa, per Leone III, e Dominus Carolus rex, per
Carlo Magno. In basso, entro una cornice, un altro testo specifi-
poi, elemento di non secondaria importanza, per-
ca la scena: Beate Petre dona vitam Leoni pape et bictoriam Carulo ché Isaia e Geremia sorreggono con entrambe le
regi dona, cfr. LAUER, Le palais de Latran cit., pp. 105-117, fig. 44; mani un rotolo iscritto.
GANDOLFO, Il ritratto di committenza cit., pp. 144-146. In particola-
re, sulle iscrizioni si veda R. FAVREAU, La mémoire du passé dans
les inscriptions du haut moyen age, in Ideologie e pratiche del reim-
piego nell’alto medioevo, Settimane di studio del Centro Italiano disegno è pubblicato in BARCLAY LLOYD, The Medieval Church cit.,
di Studi sull’Alto Medioevo, XLVI, Spoleto, 16-21 aprile 1998, I, fig. 66. Da notare, inoltre, che a S. Clemente gli apostoli sono
Spoleto, 1999, pp. 939-940. solo undici, poiché a destra di Cristo è raffigurata la Vergine.
10 14
C. DAVIS WEYER, Eine patristische Apologie des Imperium Ro- DE ROSSI, Musaici cristiani cit., tav. XIII. Attualmente le fi-
manums und die Mosaiken der Aula Leonina, in Munuscula Disci- gure degli apostoli sono opera di restauro. Un altro caso di pro-
plinorum Kunshistorische Studien Hans Kauffmann zum 70. Geburts- feti raffigurati nell’arco absidale si trovava negli affreschi, ora
tag 1966, Berlin, 1968, pp. 71-83. perduti, di S. Maria in Pallara, ma essi portavano gli apostoli
11
L’iscrizione posta alla base della decorazione della calotta sulle spalle, cfr. WILPERT, Die römischen Mosaiken cit., II, p. 1079;
absidale, raffigurante Cristo in piedi in atto di benedire gli un- L. GIGLI, S. Sebastiano al Palatino, Roma, 1975 (Le chiese di Roma
dici apostoli, era una citazione del vangelo di Matteo (Mt. illustrate, 128); U. NILGEN, s.v. Rom, Santa Maria in Pallara (= San
XXVIII, 16): Euntes doc[ete omnes ge]ntes vaptizantes in nomine Sebastiano al Palatino = San Sebastianello), Malerei in der Apsis, in
Pat(ris) et F(ilii) et Spirit(us) Sa(nctui) [et e]cce ego voviscum sum Bernward von Hildesheim und das Zeitalter der Ottonen, Katalog
omnib(us) dieb(us) usq[ue ad consumationem seculi], trascrizione in der Ausstellung (Hildesheim 1993), II, hrsg. M. BRANDT, A. EGGE-
LAUER, La palais du Latran cit., p. 110. BRECHT, Hildesheim-Mainz a.R., 1993, pp. 133-136; J. ENCKELL, Il
12
H. BELTING, I mosaici dell’aula leonina come testimonianza della palatino e i Benedettini: un “unicum” iconografico a S. Maria in Pal-
prima “renovatio” nell’arte medievale di Roma, in Roma e l’età caro- lara, in Rivista dell’Istituto Nazionale d’Archeologia e Storia dell’Ar-
lingia, Atti delle giornate di studio (Roma 3-8 maggio 1976), a te, ser. 3a, LVII, (2002), pp. 209-230
15
cura dell’Istituto di Storia dell’Arte dell’Università di Roma, Ro- MATTHIAE, Mosaici medievali cit., p. 281, riteneva che i due
ma, 1976, pp. 167-182; HERKLOTZ, Gli eredi di Costantino cit., pp. personaggi, uno barbato l’altro imberbe, fossero Mosè ed Elia;
82-84. TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., p. 222, nota 194, propende
13
Le attuali pitture risalgono a un rifacimento successivo al per identificarli con san Giovanni Battista e san Giovanni Evan-
1715 quando furono disegnate da Carlo Stefano Fontana (cfr. gelista; ipotesi che pare oggi la più accreditata.
16
Windsor, Windsor Castle Royal Library, drawing n. 10345). Il DAVIS WEYER, Das Apsismosaik cit., p. 192.
ICONOGRAFIA 19

La figura del profeta con il filatterio o il rotolo ro di confronti; nel ciclo pittorico di S. Angelo in
iscritto era presente già nei manoscritti di età caro- Formis, realizzato non prima del 1072, i profeti del-
lingia e durante la Riforma si ritrova, ad esempio, la navata centrale sono raffigurati mentre sorreggo-
negli incipit delle Bibbie Atlantiche, nei profeti del- no un cartiglio iscritto, svolto, di dimensioni estese
la porta di S. Paolo fuori le mura a Roma o nelle e spesso in forme ondulate 22 (tav. IIb). Solo quan-
pitture di S. Anastasio a Castel S. Elia. In tali casi, do si trovano in posizione frontale, i personaggi
però, i personaggi sono raffigurati frontalmente fanno uso di entrambe le mani. La medesima solu-
mentre sorreggono il rotolo che pende in basso per zione si trova, più tardi, negli amboni campani che
effetto del suo peso. Diversamente, quando il filat- presentano le figure di santi o profeti posti di fian-
terio si distende in orizzontale, spesso con movi- co, mentre sostengono, con una sola mano, il carti-
mento sinuoso e leggero, simboleggia la voce, co- glio che ondeggia sinuosamente quasi fosse mosso
me ad esempio nelle pitture di S. Nicola in Carcere da un colpo di vento 23. Per quanto riguarda le de-
a Roma. Il rotolo o filatterio svolto è un motivo corazioni musive, gli esempi più vicini alla soluzio-
presente fin dall’antichità 17, sebbene con un diver- ne di S. Clemente dovevano trovarsi nella decora-
so valore significante. Il rotolo tenuto con la mano, zione dell’abside del Duomo di Capua, purtroppo
frequente nei sarcofagi o nelle absidi della Tarda perduta. Il disegno di Giovanni Ciampini mostra
Antichità, vale solo in quanto figura, diversamente, che Isaia sostiene con entrambe le mani un rotolo
durante il Medioevo, diventa la rappresentazione di grandi dimensioni che fuoriesce largamente dal-
della parola pronunciata 18. Tuttavia, in questa ac- la figura 24, mentre, a sinistra, Geremia regge il car-
cezione, esso non è impiegato nell’arte carolingia e tiglio con una mano sola. (tav. IIIa) Probabilmente
ottoniana, ed è stato ipotizzato che il momento di la medesima iconografia era utilizzata anche per i
passaggio di questo slittamento semantico fosse av- profeti sui pennacchi del mosaico del Duomo di
venuto nell’ambiente librario anglosassone, verso la Salerno 25. Stando all’iscrizione che si disponeva,
prima metà del secolo XI 19. Certamente, a partire secondo gli studi più recenti, sul semicerchio fron-
dal secolo XII, nelle illustrazioni dei codici, trovia- tale del catino absidale 26, il programma figurativo
mo rotoli iscritti e svolti in direzioni diverse che prevedeva la raffigurazione dei due vates che ave-
rappresentano la voce degli autori del testo; si trat- vano “profetizzato” la nascita di Cristo dalla Vergi-
ta di personaggi raffigurati in un contesto dialogi-
co, spesso l’uno di fronte all’altro 20. Anche a S.
Clemente i due profeti si configurano come perso- 22
Sulle pitture di S. Angelo in Formis si vedano TOUBERT, Il
naggi “parlanti”, posti di tre quarti e rivolti verso il ciclo dell’Antico Testamento, I-III, pp. 75-141; EAD., Didier du
Cristo al centro dell’abside. Mont-Cassin et l’art de la Réforme Grégorienne. L’iconographie de
l’Ancien Testament à Sant’Angelo in Formis, in Desiderio di Monte-
Come accennato per le porte di bronzo, anche
cassino cit., pp. 17-105; D’ONOFRIO, PACE, La Campania cit., pp.
in questo caso, la scelta di esporre immagini di 143-169; G. GUNHOUSE, The Fresco Decoration of Sant’Angelo in
profeti pare dettata da una scelta ideologica in li- Formis, Ph.D. Diss., John Hopkins University, Baltimore, MD,
nea con la Riforma e si riscontra con particolare 1992; ID., Gideon, the Angel, and St. Pantaleon: Two Problematic
frequenza nell’area tra Roma e la Campania 21. Scenes at Sant’Angelo in Formis, in Arte Medievale, ser. 2a, IX⁄2
(1995), pp. 105-117.
Per quanto riguarda l’iconografia delle figure 23
Tale iconografia è presente nell’ambone di Guarna del
parlanti, l’area campana fornisce il maggior nume- Duomo di Salerno, nel pulpito della cattedrale di Sessa Aurun-
ca, nel pulpito di S. Giovanni del Toro a Ravello. Diversamente,
nei pilastrini del pulpito della cattedrale di Caserta Vecchia, il
personaggio è posto in posizione frontale e sorregge il rotolo
17
H. ROSENFELD, s.v. Schriftband, in Lexikon der christlichen cit., con due mani, cfr. F. GANDOLFO, La scultura normanno-sveva in
IV, Saba, Köningen von - Zyprene Nachtrage, coll. 125-126. Campania. Botteghe e modelli, Bari, 1999.
18 24
J. WIRTH, L’image cit., pp. 77-80. G. G. CIAMPINI, Vetera Monimenta in quibus praecipue musica
19
Ibid., p. 79. Jean Wirth cita il Pentateuco di Aelfrico (Lon- opera Sacrarum Profanarumque Aedium Structura... illustrantur, 2
dra, British Library, Cotton Claudius B. IV, f. 29r). Si tratta di voll., Romae, 1960-1969, II, pp. 165-169, tav. LIV.
un’opera databile nella prima metà del secolo XI, in cui è raffi- 25
Si veda al riguardo la ricostruzione di Antonio Iacobini,
gurato Gesù davanti ad Abramo che, in ginocchio, riceve un ro- IACOBINI, Immagini cit.
tolo in cui è scritto: Ego sum Dominus Deus tuus. 26
Si rimanda alla descrizione settecentesca di P. DEL PEZZO,
20
C. MEIER, Das Autorbild als Kommunikationsmittel zwischen Contezza dell’origine, aggrandimento e stato dei seggi della città di
Text und Leser, in Comunicare e significare cit., I, pp. 499-534: Salerno, manoscritto conservato a Cava dei Tirreni, Archivio e
506-515. Biblioteca della Badia, Arca XIII, n. 142; cfr. BRACA, Il Duomo di
21
Al riguardo si leggano le osservazioni di V. PACE, La catte- Salerno cit., p. 115. Secondo Braca la descrizione di Del Pezzo ri-
drale di Salerno cit., pp. 195-200; ID., L’arte di Bisanzio cit., pp. 88, ferisce che l’iscrizione non correva alla base del catino absidale,
100-102. come si riteneva tradizionalmente.
20 L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

ne 27. Si tratta allora di comprendere in quale am- Ci sembra, dunque, ancora possibile attribuire
biente fu concepita tale soluzione iconografica. A S. all’ambiente dei riformatori di Montecassino le in-
Clemente, il cartiglio attraversa longitudinalmente novazioni iconografiche che interessano i due pro-
il corpo dei profeti che, posti di tre quarti, sono ri- feti dell’abside di S. Clemente, ritratti con la loro
volti verso il centro dell’abside come nei mosaici “voce” scritta sui cartigli. Tuttavia, non si può
campani. Come accennato nel capitolo introduttivo, escludere neanche che tali novità fossero state ela-
l’esame stilistico dei pochi frammenti del mosaico borate, per la prima volta, proprio per il mosaico
salernitano rivela non solo una profonda differenza clementino, e poi adottate anche a Salerno e Ca-
da S. Clemente, ma anche una datazione che si at- pua.
testerebbe tra la metà e la fine del secolo XII. An- Tra i mosaici di S. Clemente e di Salerno vi so-
che se tali ipotesi si rivelassero fondate, rimane, no, infatti, anche elementi di discontinuità sul pia-
però, assai probabile che il progetto decorativo si no iconografico. Probabilmente, tutti i tetramorfi
debba attribuire ad Alfano I. L’iscrizione posta sul- salernitani sostenevano un codice con la citazione
l’arco absidale ricorda, infatti, il vescovo salernita- del loro Vangelo, come nel caso superstite dell’a-
no che sebbene indicato quale beatus e quindi, mol-
quila di Giovanni che ghermisce un libro aperto,
to probabilmente, defunto, rimane a testimoniare la
sul quale è scritto: In principio erat Verbu(m) et
predominanza del suo ruolo nella costruzione e
Ver<bum>. Tale soluzione non viene adottata a S.
nella decorazione della chiesa. Non si può esclude-
Clemente, dove due simboli degli evangelisti se-
re, infatti, che la formula maneat sine fine beatus sia
guono uno schema diffuso a Roma, nei secoli VIII
stata composta da Alfano stesso a conclusione del
e IX, cioè presentano un codice chiuso, mentre gli
progetto da lui concepito, in un tempo prossimo al-
altri due offrono una corona al Cristo nel clipeo.
la sua morte 28.
Ciò si deve al programma figurativo che differen-
zia sostanzialmente i mosaici campani da quello
della chiesa clementina. Sia a Capua che a Salerno
27
La trascrizione più antica di questi versi si deve a M. A. il tema rappresentato è incentrato sulla figura di
MARSILIO COLONNA, De vita et gestis Matthaei apostoli et evangelis-
Maria, madre di Cristo, mentre a S. Clemente la
tae, Neapoli, 1580, p. 77; A. MAZZA, Historiarum Epitome de Re-
bus Salernitanis, Neapoli, 1681, p. 42. Si riprende qui l’edizione scelta dei temi iconografici è funzionale alla cele-
di N. ACOCELLA, La decorazione pittorica di Montecassino dalle dida- brazione della Chiesa, materia particolarmente cara
scalie di Alfano I (sec. XI), Salerno, 1966, p. 27: Da Mattahaee Pater ai riformatori.
Patris hoc det et innuba mater ⁄ ut pater Alphanus maneat sine fine
Tali elementi evidenziano la presenza di uno
beatus ⁄ Ecce Dei natum sine matre Deum generatum ⁄ praedicunt
vates nasci de virgine matre ⁄ sic Christus natus nostros removendo scambio culturale che coinvolse Roma e Montecas-
reatus ⁄ vivit cum patre in coelo et cum virgine matre. Al riguardo sino nella progressiva elaborazione di una strategia
anche KITZINGER, The First Mosaic Decoration cit., p. 152, n. 11. comunicativa che doveva seguire le esigenze della
Lievemente diversa è la trascrizione di PACE, La cattedrale di Sa-
Sede romana. Ai lati dell’arco absidale, infatti, san
lerno cit., p. 192: removead per removendo. I versi sono stati rein-
seriti nell’attuale decorazione che risale agli anni ’50. Sulla pre-
Pietro e san Paolo sono disposti secondo le indica-
senza dei profeti nel mosaico, cfr. PACE, La cattedrale di Salerno zioni che Pier Damiani scrisse in una lettera a De-
cit., pp. 195-196; IACOBINI, Immagini cit. siderio di Montecassino, nella quale egli indicava i
28
La formula maneat sine fine beatus si ritrova in composizio- patroni della chiesa romana quali: « Giudici dell’U-
ni poetiche e prosastiche sin dal secolo IX ed è indirizzata, prin-
cipalmente, a Cristo o a Dio. La stessa formula è impiegata, an-
niverso » e la Chiesa di Roma: « In cima al mon-
che con leggere varianti, in panegirici composti per personaggi do » 29. Alla sorpresa dell’abate nel vedere raffigura-
particolarmente importanti, per indicare la vita nel regno di Dio to Paolo a destra di Cristo (cioè alla sinistra di chi
dopo la morte. ALCUINUS, Officias per ferias, in P.L., CI, col. guarda), al posto di Pietro, Pier Damiani rispondeva
552BC: « Ut in aeterna beatitudine una cum illis sine fine per-
che questa rappresentazione seguiva una tradizione
maneat »; ID., Vita s. Willibrodi, XXIV, De moribus et de obitu san-
cti Patris, in P.L., CI, col. 720B: « Collaudans Christum semper
sine fine beatus ». Alcuino ripete la stessa formula in ibid.,
CCLXX, De magni quondam meriti episcopo, ed. cit., col. 802A. Si
veda inoltre WALAFRIDUS STRABO, Vita S. Mammae, in P.L., CXIV, ne beatus, quisquis eum vita digne dilexit in ista ». È plausibile,
col. 1062A: « Ad regnum coeli, sanctis per saecla paratum, Om- quindi, che il testo sia stato dettato per la morte di Alfano, an-
nibus, aeterna tandem pietate vocatus, Pace Dei fruitur summa, che se pare altrettanto verosimile che il dotto monaco abbia per-
sine fine beatus »; SIGEBERTUS GEMBLACENSIS, Gesta abbatum Gembla- sonalmente composto i versi, in prossimità della sua morte, per
censium, Panegirucus libellus, De Liethardo abbate, in P.L., CLX, celebrare se stesso alla stregua di illustri predecessori.
29
col. 657B: « Tempore quam parvo maneat mundana propago, PETRUS DAMIANUS, Opusculum XXXV. De picturis principum
spe finis mentem firmabat dura ferentem, ad Christum finem apostolorum, in P.L., CXLV, coll. 589B-596B. Cfr. LECLERCQ, Saint
tendens, sine fine manentem, quo consummatus gaudet sine fi- Pierre Damien cit., p. 233.
ICONOGRAFIA 21

attestata in età costantiniana e ne suggeriva l’adozio- condo gli ideali della Riforma, espressi chiaramen-
ne nelle decorazioni degli edifici sacri 30. te negli scritti di Bonizone di Sutri 35, il santo era
La presenza dei due gruppi di santi ai lati del considerato il primo papa, in diretta successione da
Cristo nel clipeo, assemblati con particolare cura san Pietro 36. Nel mosaico egli indossa una tunica
per i dettagli iconografici, costituisce un elemento clavata, il pallio e i sandali, cioè vesti apostoliche,
di esclusivo valore simbolico e narrativo 31. A sini- che ribadiscono l’associazione con l’apostolo Pietro.
stra, accanto a san Paolo, san Lorenzo poggia i pie- Una ragione per tale particolarità iconografica po-
di sulla grata su cui fu torturato. Egli è vestito con trebbe essere individuata nelle vicende che segui-
abiti diaconiali, indossa una dalmatica, tiene in ma- rono il riconoscimento dell’investitura imperiale dei
no una croce e ha il capo tonsurato, quale segno vescovi (1111), il cosiddetto “pravilegio”. Il Conci-
dell’ordinazione sacra, secondo gli antichi modelli lio Lateranense che si tenne tra il 3 e l’8 marzo
paleocristiani. La sua presenza è dovuta alla gran- 1112 vide il papa in gravi difficoltà, ma la Chiesa sta-
de diffusione del culto del santo a Roma e alla sua bilì l’impossibilità di metterlo sotto accusa. Il pontefi-
dignità diaconiale 32. Sull’altro lato, accanto a san ce veniva indicato espressamente quale successore
Pietro, san Clemente reca sulle ginocchia l’ancora, degli apostoli sulla Sede romana e interprete della
mentre ai suoi piedi campeggia il battello da cui fu continuità e della legittimità di quella successione.
gettato nel mare. Inoltre egli, come aveva proclamato Gregorio VII nel
La figura di Clemente non segue la tradizione Dictatus papae, deteneva il monopolio dell’ortodos-
che lo vede abbigliato in vesti pontificali 33, come sia 37 e non poteva essere tacciato di deviare dalla fe-
appare nella parte ancora visibile delle pitture della de o di “eresia”, né essere sottoposto a giudizio 38.
chiesa inferiore, sopra la scena della Messa 34. Se- Un secondo concilio, tenuto al Laterano l’8 marzo
1116, stabiliva definitivamente l’autorità del papa. Se-
condo il racconto di Ekkehard d’Aura (1101/2-1125)
30
il papa si levò e ammise le sue colpe come uomo,
Ibidem; sulla rappresentazione degli apostoli Pietro e Pao-
lo in chiave “riformata”, si veda C. FILIPPINI, Riforma gregoriana e
giustificando la sua scelta avventata per le condi-
arte: la presenza dei santi Pietro e Paolo nei cicli pittorici medievali a zioni terribili in cui vedeva la popolazione di Ro-
Roma, in I quaderni del MAES, VI (2003), pp. 107-127.
31
L’interesse per la figura di Pietro è caratteristico dell’am-
biente gregoriano che individuava nell’apostolo il fondamento
del potere pontificio, cfr. WIRTH, L’image cit., pp. 227-229. Inoltre, 208; GUIDOBALDI, San Clemente cit., pp. 21-43. Per le pitture si veda-
san Pietro e san Paolo figurano insieme anche nei sigilli del pa- no, MATTHIAE, GANDOLFO, Pittura romana cit., pp. 253-259, 263-267;
pa, cfr. I. HERKLOTZ, Zur Ikonographie der Papstsiegel im 11. und TOUBERT, Roma e Montecassino cit., pp. 143-175; J. OSBORNE, Proclama-
12. Jahrhundert, in Für irdischen Ruhm und himmlischen Lohn. Stif- tions of Power and Presence: the Setting and Function of Two Eleventh-
ter und Auftraggeber in der mittelalterlichen Kunst, hrsg. H.-R. Century Murals in the Lower Church of San Clemente, Rome, in Me-
MEIER, C. JAGGI, PH. BÜTTNER, Berlin, 1995, pp. 116-130. dieval Studies, LIX (1997), pp. 155-172; C. FILIPPINI, La chiesa e il suo
32
S. CARLETTI, s.v. Lorenzo, in Bibliotheca Sanctorum, VIII, Ro- santo: gli affreschi dell’undicesimo secolo nella chiesa di S. Clemente a
ma, 1967, coll. 108-121; M. C. CELLETTI, s.v. Iconografia, in ibid., Roma, in Art, Cérémonial et Liturgie au Moyen Âge, Actes du collo-
coll. 108-130; L. PETZOLDT, s.v. Laurentius (von Rom), in Lexikon que de 3e Cycle Romand de Lettres (Lausanne, Fribourg, 24-25
der Christlichen Ikonographie, VII, Ikonographie der Heiligen, Rom- mars, 14-15 avril, 12-13 mai 2000), Roma, 2002, pp. 107-123; PARLA-
Freiburg-Basel-Wien, 1974, coll. 374-380. TO, ROMANO, Roma e il Lazio cit., pp. 31-32; S. ROMANO, I pittori roma-
33
G. KAFTAL, Saints in Italian Art. Iconography of the Saints in ni e la tradizione, in Arte e iconografia cit., pp. 103-138: 112-118; CAR-
Central and South Italian Schools of Paintings, Firenze, 1965, coll. MASSI, Die Hochmittelalterlichen Fresken cit.; E. TAGLIAFERRI, Gli affreschi

302-308, n. 84; MATTHIAE, Mosaici medievali cit., p. 281, nota 9; J. della basilica inferiore di San Clemente. Rivisitazione iconografica e revi-
RAMSEGER, s.v. Klemens (Romanus), in Lexikon Der Christlichen Iko- sione cronologica, in Arte Musica Spettacolo. Annali del Dipartimento
nographie cit., coll. 319-323. San Clemente è sempre ritratto con di Storia delle arti e dello spettacolo, IV (2003), pp. 153-180. Alle pub-
le insegne papali, spesso con l’ancora, come a S. Maria Antiqua, blicazioni più recenti rimando per una più completa bibliografia.
35
cfr. P. J. NORDHAGEN, P. ROMANELLI, S. Maria Antiqua, Roma, 1964, Sull’importanza di Bonizone di Sutri si veda W. BERSCHIN,
tav. 42. Solo nel caso di S. Apollinare Nuovo (VI sec.) il santo è Bonizone di Sutri, Spoleto, 1992 (Berlin 1972).
36
abbigliato con le vesti di un apostolo, lo stesso avviene per il BONIZO SUTRINUS, De sacramentis, in P.L., CL, col. 860B: « Post
periodo successivo al secolo XII. beati Petri apostolorum principis inclytum martyrium quod uno
34
Sulla scoperta degli affreschi si veda J. MULLOOLY, Brevi notizie eodemque die cum beato Paulo doctore gentium sub Nerone
delle antiche pitture discoperte nella basilica sotterranea di S. Clemente Caesare suscipiens, gloriosam Romanam fecit Ecclesiam, Cle-
in Roma le cui date vanno dalla fine del terzo al decimo secolo, Roma, mens natione Romanus Romanum suscepit pontificatum. Quali-
1866; ID., Saint Clement Pope and Martir and his Basilica in Rome, Ro- ter vero primus sit per electionem Petri, et tertius in gradu
ma, 1869 (ed. riv. 1873); G. B. DE ROSSI, Le pitture scoperte in S. Cle- [...] ». Infatti è accertato che san Clemente fu il terzo papa dopo
mente, in Bullettino di Archeologia Cristiana, I (1864), pp. 1-6; ID., I san Pietro, cfr. F. SCORZA BARCELLONA, s.v. Clemente I, in Enciclope-
monumenti scoperti sotto la basilica cit., pp. 146-149; L. E. BOYLE, The dia dei Papi, I, Roma, 2000, pp. 199-212.
37
Excavations, 1857-1870, in San Clemente Miscellany, I, The Communi- GREGORIUS VII, Registrum, II, 55a, XXVI, ed. cit., p. 207.
38
ty of SS. Sisto e Clemente in Rome, 1677-1977, Roma, 1977, pp. 171- Ibid., XIX, p. 206; CANTARELLA, s.v. Pasquale II cit., p. 232.
22 L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

ma. « Comunque quello scritto malefico che è stato il mosaico mostra « una complessità di fatti cultu-
fatto nelle tende e che per la sua pravità è detto rali ed un distacco dalla tradizione diretta della
pravilegio, condanno sotto perpetuo anatema per- scuola locale » 42. Le monumentali figure dell’arco
ché mai sia di buona memoria: e prego voi tutti absidale risultano improntate ad un bizantinismo
che facciate altrettanto »; egli, dunque, condannò il generico e irrigidito, come si vede nel volto di Cri-
pravilegio dovuto ad una debolezza umana, ma si sto nel clipeo, chiara derivazione dal Pantocratore
sottrasse al giudizio, in quanto papa: « Questa bizantino. Gli apostoli e i profeti sono delineati da
chiesa mai ebbe eresie: anzi qui tutte le eresie sono una spessa linea nera, costantemente tracciata per
state abbattute », avrebbe detto il papa, in risposta il contorno delle figure. I simboli degli evangelisti
a Bruno di Segni 39. Gerhoh di Reichersberg (metà offrono un impianto cromatico ombrato e la forma
del secolo XII) fornisce un’altra versione dello stes- delle ali, sebbene di impostazione bizantina, rima-
so avvenimento 40. Egli racconta che il papa fu di- ne rigida. Nell’insieme il trattamento coloristico
feso da Giovanni da Gaeta con sottili argomenta- delle tessere risulta omogeneo e equilibrato, e con-
zioni di natura retorica. Egli pose la questione sulla sente alle raffigurazioni di risaltare sul fondo oro.
superiorità della Chiesa romana, isolando chiunque Tuttavia, l’influsso bizantineggiante si esaurisce in
volesse contestarla. Solo la volontà rende responsa- un generico collegamento “culturale” e non è avva-
bili, quindi in questo caso “eretici”, ma Pasquale II lorato da puntuali confronti che consentano di in-
accolse quell’accordo scellerato solo per questioni dividuare in area bizantina un chiaro precedente
di necessità. Dunque il problema, per come veniva stilistico. Affiora, invece, l’aspetto che Matthiae de-
posto, non esisteva. Pasquale II si confessò e si finiva “popolaresco”, ad esempio, nell’esecuzione
pentì, ma non si trattava di un “misero peccatore” appesantita dei profeti, nelle teste dei santi e, in
che si sottoponeva al giudizio della collegialità epi- particolare, nel tipo di Paolo, il cui volto ricorda il
scopale, quanto di un percorso penitenziale intra- san Paolo di S. Pudenziana (tav. IVa). Sembra ac-
preso dal papa che soggiaceva solo alla punizione cettabile, inoltre, anche la distinzione tra i modi
divina. In tal modo, il pontefice si mostrava al di- esecutivi delle due parti della fronte dell’arco, do-
retto cospetto di Dio dando una visione di superio- vuta, probabilmente, alle differenti capacità dei
rità assoluta del suo potere; era il trionfo dell’auto- maestri che lavorarono alla decorazione.
Ciò che, soprattutto, emerge con decisione è
rità papale 41. Le vesti apostoliche di san Clemente,
una sostanziale differenza di “stile” tra l’arco absi-
potrebbero allora essere il segno anche del primato
dale e la calotta. Già Matthiae tentò di giustificare
del pontefice, direttamente riconducibile a san Pie-
tale diversità suggerendo la presenza di due mae-
tro e potrebbero evocare proprio la vicenda di Pa-
stri distinti, operanti « in un intervallo di tempo di
squale II.
qualche decennio » 43. Come abbiamo accennato, le
Vedremo più avanti che anche la forma e il conte-
differenze stilistiche tra arco absidale e calotta sono
nuto delle iscrizioni, disposte ai piedi dei due gruppi
state nuovamente considerate da Thümmel 44. I ri-
di santi, assumono un valore simbolico in tal senso.
sultati del nuovo restauro hanno, però, evidenziato
l’attività di una sola maestranza, in un tempo unita-
rio di esecuzione, confutando entrambe le ipotesi. A
2. L’ORNATUS
ben vedere, infatti, più che una differenza di stile, è
la diversità del modulo e delle modalità esecutive
Dal punto di vista formale, il puntuale esame
che separano non solo l’arco dalla calotta absidale,
che Guglielmo Matthiae eseguì sulla decorazione
ma anche, all’interno della conca, le figure monu-
dell’arco pare, per certi aspetti, ancora valido, in
mentali (la croce, i dolenti e il tralcio di acanto) da
particolare per quanto riguarda l’osservazione che
quelle più minute frammesse ai girali vegetali.
La questione da porsi riguarda dunque l’esistenza
di una ratio, e quindi di una volontà progettuale, che
39
EKKEHARDUS URAUGIENSIS, Chronica, ed. G. PERTZ, Hannover, possa giustificare la diversa resa formale delle imma-
1844, p. 250 (M.G.H., Scriptores, VI); trad. di CANTARELLA, s.v. Pa-
squale II cit., p. 234.
40
GERHOHUS PRAEPOSITUS REICHERSPERGENSIS, Libelli selecti, I, Opu-
42
sculum de edificio Dei, ed. E. SACKUR, Hannover, 1956 (rist. an. MATTHIAE, Mosaici medievali cit., pp. 298-301: 300.
43
1897), pp. 190-191 (M.G.H., Scriptores, Libelli de lite imperatorum Ibid., p. 298, nota 2: « Basta uno sguardo ai particolari fo-
et pontificum saeculis XI et XII conscripti, III). tografici per restar convinti che l’arco appartiene ad un maestro
41
Sull’intera vicenda e la bibliografia relativa si veda CANTA- diverso », p. 301.
44
RELLA, s.v. Pasquale II cit., pp. 234-235. THÜMMEL, Das Apsismosaik cit., pp. 1725-1738.
L’ICONOGRAFIA DELLE ISCRIZIONI 23

gini e la loro disposizione nell’abside. Le forme son- vo, a partire dal secolo XI, colores): « La bellezza è
tuose ma rigide delle figure dell’arco, a confronto con quella che rende, screziandolo con la varietà, il di-
quelle della calotta, più piccole ed eseguite con tratti scorso ornato. Essa si divide in figure di parole e di
corsivi dall’effetto “espressionistico”, rendono le pri- pensiero. La figura di parole è quella che è contenuta
me molto più visibili e solenni. È possibile, quindi, nella rifinitezza risaltante del linguaggio stesso; la fi-
che le diversità di modulo stilistico siano state conce- gura di pensiero è quella che, non già nelle parole,
pite per distinguere, formalmente e visivamente, i ma negli stessi concetti presenta una tal quale bellez-
messaggi contenuti nella decorazione. In tal caso si za » 47. L’autore passa poi ad illustrare le 45 figure di
tratterebbe non di una diversa abilità tecnica, insita in parole (Verborum exornationes) e le 19 figure di pen-
un cantiere di maestranze composite, ma di una scel- siero (Sententiarum exornationes) 48.
ta programmatica, volta a differenziare i due spazi Nel caso del mosaico di S. Clemente potremmo
della decorazione 45. dire che le immagini nell’arco absidale siano state
In questa prospettiva il mosaico ci appare quale il eseguite facendo ricorso allo stile del genere subli-
risultato di un accurato progetto che organizzò gli me o gravis, « quello formato da un’armoniosa ed
elementi della decorazione, distinguendo i toni e i elegante struttura di parole nobili », al quale è as-
contenuti del linguaggio figurativo, attraverso una re- sociato l’ornatus “vigoroso” che da forza all’espres-
sa ornamentale differenziata, come un discorso orga- sione del discorso (elocutio) 49.
nizzato su precisi schemi di composizione. Vedremo se, nel corso del ragionamento, questa
Traslato in termini retorici, l’impiego dello stile ipotesi troverà altri elementi di riscontro. Per fare
monumentale dell’arco potrebbe corrispondere al ciò dovremo in primo luogo dimostrare che l’arco
primo dei tre generi di ornatus che sono descritti e la calotta siano latori di due messaggi diversi, tali
nel quarto capitolo della Rhetorica ad C. Herennium. da giustificare due moduli stilistici differenti.
« Sono dunque tre le forme che noi chiamiamo sti-
li, nei quali ogni discorso non difettoso si adempie:
uno è l’elevato, l’altro il medio, il terzo l’umile. Ele- 3. L’ICONOGRAFIA DELLE ISCRIZIONI
vato (gravis) è quello che è formato da una armo-
niosa ed elegante struttura di parole nobili. Il me- Elemento unificante delle due parti del mosaico
dio (mediocris) è quello che è formato da una eleva- e “cornice” dell’intera composizione è l’iscrizione
tezza più dimessa, ma non tuttavia infima e pede- che corre lungo il bordo inferiore della fronte del-
strissima, di parole. Umile (adtenuatus) è quello che l’arco abisdale: Gloria in excelsis Deo sedenti sup(er)
è abbassato fin all’uso più corrente del parlare thronum et in terra pax hominibus bone voluntatis.
corretto » 46. L’iscrizione si legge da sinistra a destra ed è di-
Per l’autore del trattato, i tre generi di stile de- sposta, secondo un andamento semicircolare, all’in-
vono avere le qualità del gusto (elegantia), della terno di una cornice d’oro campita in azzurro. La
composizione artistica (compositio) e della nobiltà precisione dell’esecuzione, perfettamente inserita
(dignitas). Quest’ultima deve realizzarsi attraverso un nello spazio architettonico a disposizione dell’auto-
accurato uso delle exornationes o figure (nel Medioe- re, rivela uno studio attento dell’impaginazione,

45 47
A Tali conclusioni giunge anche BONNE, De l’ornement cit., CICERONE, La retorica cit., p. 211. CICERO M. TULLIUS PS., Ad C.
p. 116; per lo studioso una delle funzioni principali dell’orna- Herennium, IV, XIII, 55, ed. cit., pp. 271-409: « Dignitas est quae
mentazione è: « Qualifier selon des modalités formelles et chro- reddit ornatam orationem varietate distinguens. Haec in verbo-
matiques differenciées [...] des espaces, des temps, des types d’é- rum et in sententiarum exornationes dividitur. Verborum exor-
tres distincts mais articulés entre eux et hiérarchisés ». natio est quae ipsius sermonis insignita continetur perpolitione.
46
CICERO M. TULLIUS PS., Ad C. Herennium. De ratione dicendi Sententiarum exornatio est quae non in verbis, sed in ipsis re-
(Rhetorica ad Herennium), IV, VIII, 11, ed. G. P. GOOLD, Cambrid- bus quandam habet dignitatem ». Cfr. MURPHY, La retorica cit.,
ge-London, 1981, p. 252: « Sunt igitur tria genera, quae genera pp. 22-23.
48
nos figuras appellamus, in quibus omnis oratio non vitiosa con- Si veda l’elenco delle figurae, pubblicato in Appendice da
sumitur: unam gravem, alteram mediocrem, tertiam extenuatam MURPHY, La retorica cit., pp. 413-423.
49
vocamus. Gravis est quae constat ex verborum gravium levi et CICERO M. TULLIUS PS., Ad C. Herennium, ed. cit., IV, VIII, 11,
ornata constructione. Mediocris est quae constat ex humiliore p. 254: « In gravi consumetur oratio figura si quae cuiusque rei
neque tamen ex infima et pervulgatissima verborum dignitate. poterunt ornatissima verba reperiri, sive propria sive extranea,
Adtenuata est quae demissa est usque ad usitatissimam puri ad unam quamque rem adcommodabuntur, et si graves senten-
consuetudinem sermonis ». La traduzione è tratta da CICERONE, tiae quae in amplificatione et commiseratione tractantur eligen-
La retorica a Gaio Erennio, trad. e cura di F. CANCELLI, Milano, tur, et si exornationes sententiarum aut verborum quae gravita-
1992, p. 197. tem habebunt ».
24 L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

frutto di una precedente progettazione, che è equi- Tali elementi mostrano una scrittura improntata
librata e ordinata, senza incertezze, lungo tutto il agli eleganti e armoniosi modelli grafici di ispirazione
percorso del testo. Si tratta di un’iscrizione esegeti- greca che ritroviamo nello scriptorium di Montecassi-
ca con contenuto liturgico, impaginata in modo da no 52 e, in particolare, nella produzione degli Exultet
rimanere separata dal resto delle immagini. beneventano-cassinesi dei secoli XI e XII 53.
La scrittura, di modulo quadrato, grande, è in La grande diffusione in campo epigrafico di
capitali dorate, eseguite con il tratteggio leggero e questa scrittura si verificò, in Italia, tra la fine del
regolare, ma presenta stilemi grafici che non si ri- secolo XI e l’inizio del secolo XII, in particolare in
scontrano a Roma, né nella produzione manoscritta quelle zone dove l’influenza bizantina fu più forte
né in quella epigrafica, lapidea o dipinta 50. Alcune e presente: nella Puglia e nella Salerno normanne,
caratteristiche non appartengono alla tradizione nelle comunità benedettine della Campania, come
della cultura grafica latina come ad esempio il mo- Montecassino, a Bari e nella Sicilia riconquistata
do di eseguire le O di gloria e di hominibus, che dai bizantini 54. A Salerno, compaiono maiuscole
presentano le caratteristiche “gemmature” o botto- greche nelle lapidi di Alfano, nella scrittura a mo-
ni ornamentali, o la M eseguita con il tratto a croce saico dell’abside di destra del Duomo 55 e nel di-
alla congiunzione delle due aste oblique (tavv. ploma di Guglielmo, duca di Puglia e Calabria,
XVIIIb, XIXa). Altri elementi distintivi sono: la dell’ottobre del 1121 56. In particolare, sono molto
composizione della A con barra centrale spezzata e interessanti le iscrizioni presenti nella chiesa di S.
tratto orizzontale all’apice delle due aste conver- Angelo in Formis, dove le maiuscole greche com-
genti, la X composta da due C rotondeggianti af- paiono nell’epigrafe del portale d’ingresso e nell’af-
fiancate al rovescio, il tratto orizzontale alla base fresco absidale con il Cristo in maestà (tav. IVb),
del corpo della lettera V, l’ingrossamento di tutti così come anche nelle iscrizioni sugli affreschi della
gli apici delle lettere che non terminano con veri e navata, dove figurano le caratteristiche M e O, pre-
proprie forcellature ma con un tratto conclusivo di senti anche nel mosaico di S. Clemente.
forma triangolare. Si tratta di stilemi “alla greca” Altri confronti si possono trovare, sempre in terri-
derivati dalla scrittura libraria diffusa nel sud Ita- torio campano, in alcune epigrafi come, ad esempio,
lia, poi passata nell’epigrafia monumentale 51.

iscrizioni del mosaico, cfr. S. RICCIONI, Segni epigrafici e sistemi il-


50 lustrativi “alla greca” nel mosaico di San Clemente a Roma, in Me-
Si veda al riguardo P. SUPINO MARITNI, Roma e l’area grafica ro-
manesca (sec. X-XII), Alessandria, 1987, pp. 156-159, tav. XXX, 170- dioevo mediterraneo: l’Occidente, Bisanzio e l’Islam dal tardoantico al
173, tav. XXXV; EAD., Aspetti della cultura grafica a Roma fra Grego- secolo XII, Atti del VII Convegno Internazionale di Studi, Parma,
rio Magno e Gregorio VII, in Roma nell’alto medioevo, Settimane di 21-25 sett. 2004, Milano, in c.d.s.
52
studio del Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, XLVIII, F. NEWTON, The Scritporium and Library at Monte Cassino
Spoleto, 27 aprile - 1 maggio 2000, II, Spoleto, 2001, pp. 921-968; (1085-1105), Cambridge, 1999, pp. 195-198; G. OROFINO, I codici
EAD., Società e cultura scritta, in Storia di Roma dall’antichità a oggi. decorati dell’archivio di Montecassino, II, 2, I codici preteobaldiani e
Roma medievale, a cura di A. VAUCHEZ, Roma 2001, pp. 241-265. I ra- teobaldiani, Roma, 2000, in particolare pp. 103-106, 385, tav.
ri esempi (nei capilettera) di stilemi “grecizzanti nei codici vergati LXXV (Montecassino, Archivio e Biblioteca dell’Abbazia, casin.
in romanesca a Roma, o nelle zone sotto la sua influenza grafica, 125, p. 1) e pp. 109-110, 411, tav. LXXXVIII (Montecassino, Ar-
tradiscono la consuetudine con la scrittura beneventana. chivio e Biblioteca dell’Abbazia, casin. 442 (II), p. 160). Tali an-
51 golature sono tipiche dello scriptorium cassinese per decorare gli
Sulla maiuscola greca di tipo “epigrafico” sono fondamen-
tali gli studi di H. HUNGER, Minuskel und Auszeichnungsschriften archi del corpo delle lettere. Si veda anche SPECIALE, Montecassino
im 10.-12. Jahrhundert, in La paléographie grecque et byzantine, Pa- e la Riforma Gregoriana cit., pp. 21-35.
53
ris 21-25 octobre 1974, Paris, 1977 (Colloques Internationaux du Si veda il catalogo Exultet. Rotoli liturgici del medioevo meri-
Centre National de la Recherche Scientifique, 559), pp. 201-220; dionale, a cura G. CAVALLO, G. OROFINO, O. PECERE, Roma, 1994.
54
ID., Epigraphische Auszeichnungsmajuskel. Beitrag zu einem bisher Se osserviamo alcune scritture d’apparato dei secoli suc-
kaum beachetenen Kapitel der griechischen Paläographie, in Jahrbuch cessivi, potremo trovare numerosi esempi di questa maiuscola
der Österreichischen Byzantinistik, XXVI (1977), pp. 193-209. Si ve- ornamentale caratterizzata da forme alte e strette, dall’uso di
dano inoltre G. CAVALLO, Funzione e strutture della maiuscola greca bottoni ornamentali, dalle aste alte e da alcune lettere particolari
tra i secoli VIII-XI, in La paléographie grecque cit., pp. 95-137; A. quali la B con gli occhielli piccoli e separati, la M con tratto ver-
PETRUCCI, Scrivere “alla greca” nell’Italia del Quattrocento, in Bisan- ticale all’unione delle due aste convergenti, la N con asta obli-
zio fuori Bisanzio, a cura di G. CAVALLO, Palermo, 1991, pp. 121- qua a « scalino », la E con un solo tratto arrotondato, la A con
136; F. MAGISTRALE, Le scritture esposte pugliesi di età normanna, in asta orizzontale, e altre caratteristiche come il nesso NE. Cfr.
Scrittura e Civiltà, XVI (1992), pp. 5-76; G. CAVALLO, F. MAGISTRA- HUNGER, Minuskel und Auszeichnungsschriften cit., pp. 201-220;
LE, Mezzogiorno normanno e scritture esposte, in Epigrafia medievale ID., Epigraphische Auszeichnungsmajuskel cit., pp. 193-209.
55
greca e latina. Ideologia e funzione, Atti del seminario di Erice (12- CARUCCI, I mosaici salernitani cit., tavv. XII, XXXII.
56
18 settembre 1991), a cura di G. CAVALLO, C. MANGO, Spoleto, Edizione in L. E. PENNACCINI, Pergamene salernitane (1008-
1995, pp. 293-329, tavv. I-XX. Per le influenze “greche” sulle 1784), Salerno, 1941, n. 12.
L’ICONOGRAFIA DELLE ISCRIZIONI 25

l’epitaffio di Audoalto (secolo X) usato come architra- paiono le osservazioni legate alla possibilità di una
ve nella porta di S. Marcello o in quello di Sichenolfo committenza “occidentale” 61 e al programma figu-
e in due frammenti di epitaffi conservati nel Museo rativo che accoglie, accanto alle scene della vita di
Campano di Capua 57, in cui la O “alla greca” viene Cristo, anche un ciclo martiriale, probabilmente
eseguita come nel mosaico clementino. dettato da Ildebrando quando era monaco in S.
A Roma, questa stilizzazione grafica si trova in Paolo fuori le mura 62. Nelle formelle della porta è
due casi esemplari: sulle porte di bronzo giunte da stato individuato un programma “teologico”, conte-
Costantinopoli a S. Paolo fuori le mura e nelle pit- nente un accento fortemente “romano”, ispirato da fi-
ture della navata destra di S. Croce in Gerusalem- nalità dottrinarie ed ecclesiali in sintonia con l’ideolo-
me. Sebbene non sia possibile, in questa sede, trat- gia della Riforma, anche nella sua elaborazione cassi-
tare l’argomento in modo approfondito, le porte di nese, e con Ildebrando, ideale destinatario dell’ope-
S. Paolo fuori le mura presentano il caso più inte- ra 63.
ressante e, pertanto, meritano un accenno. Esse Se osserviamo le iscrizioni disposte sulla porta
rientrano nel fenomeno delle porte bronzee italo- di S. Paolo troveremo esempi di scrittura greca e
meridionali importate da Costantinopoli 58, per la latina eseguita, però, “alla greca”. Confrontando
prima volta nel Duomo di Amalfi (ante 1065), e questa porta con quella del santuario di S. Michele
successivamente anche a Montecassino per volere sul Monte S. Angelo 64, anch’essa commissionata
dell’abate Desiderio che, nel 1066, fece realizzare da Pantaleone ma eseguita nel 1076, la scritta che
da maestranze greche le porte per il monastero 59. reca le invocationes sulla formella di bronzo 65 mo-
La porta di S. Paolo fuori le mura segue crono- stra stringenti identità con l’iscrizione dedicatoria
logicamente le prime due, fu realizzata nel 1070 su della porta ostiense 66, sia per l’impaginazione che
commissione di Pantaleone di Mauro e donata alla per le caratteristiche paleografiche 67. Le lettere so-
basilica romana 60. Particolarmente significative ap- no tutte maiuscole e mostrano elementi grafici
puntualmente riscontrabili in entrambi i manufatti;
si vedano infatti la compressione laterale e la pre-
57 senza di pronunciati e particolari empattements, ol-
N. GRAY, The Paleography of Latin Inscriptions in the Eighth,
Ninth and Tenth Centuries in Italy, in Papers of the British School tre ad una puntuale affinità tra alcune forme grafi-
at Rome, XVI (1948), pp. 134-138, nn. 134, 135, 136 e 138.
58
La bibliografia sull’argomento è assai vasta, si rimanda
agli studi di G. MATTHIAE, Le porte bronzee bizantine in Italia, Ro-
ma, 1971; BLOCH, Monte Cassino cit., I, pp. 139-628; Le porte di bronzo in Italia, le cui conclusioni furono per la prima volta
bronzo dall’antichità al sec. XIII, Atti del convegno (Trieste 1989), pubblicate in: EAD., Church Doors and the Gates of Paradise Reope-
2 voll., a cura di S. SELONI. Roma 1990; P. BELLI D’ELIA, Le porte di ned: Byzantine Bronze Doors in Italy, in Dumbarton Oaks papers,
bronzo nelle cattedrali di Puglia, Bari, 1999; V. PACE, Da Amalfi a XXVII (1973), pp. 145-162; V. PACE, L’arte di Bisanzio al servizio
Benevento: porte di bronzo figurate dell’Italia meridionale medievale, della Chiesa di Roma: la porte di bronzo di San Paolo fuori le mura,
in Rassegna del Centro di cultura e storia amalfitana, XXIII 2003 in Arte a Roma cit., pp. 87-103.
61
[2004], 25, pp. 41-69; A. IACOBINI, s.v. Porte, in Enciclopedia del- Osservazioni in tal senso H. R. HAHNLOSER, Magistra Latini-
l’Arte Medievale, IX, Roma, 1998, pp. 655-668: 662-668; ID., Arte e tatis und Peritia greca, in Festschrift für Herbert von Einem zum 16.
tecnologia bizantina nel Mediterraneo. Le porte bronzee bizantine del- Februar 1965, hrsg. G. VON DER OSTEN, G. KAUFFMANN, Berlin, 1965,
l’XI-XII secolo, in Medioevo mediterraneo cit. pp. 77-93: 81; BLOCH, Monte Cassino cit., I, p. 145; A. CADEI, Porta
59 patet, in Janua Major: la porta di bronzo del Duomo di Benevento e
La porta di Montecassino allo stato attuale è in massima
parte costituita da quella che Oderisio fece costruire in un pe- il problema del suo restauro, catalogo della mostra, a cura di S.
riodo che va dal 1123 al 1126, quando fu deposto da papa Ono- ANGELUCCI, Benevento, 1988, pp. 12-23: 17-18.
62
rio II, cfr. BLOCH, Monte Cassino cit., I, pp. 139-163, 465-494; ID, Le Su Ildebrando e il suo ruolo nella basilica di S. Paolo fuori
porte bronzee di Montecassino e l’influsso della porta di Oderisio II le mura si veda G. SPINELLI, Ildebrandus “archidiaconus ac Sancti
sulle porte di San Clemente a Casauria e del duomo di Benevento, in Petri rector”, in Benedictina, XXXIII (1986), pp. 61-78.
63
Le porte di bronzo cit., I, pp. 307-320: 312, figg. 10, 11, 12. A pro- A. CADEI, La prima committenza normanna, in Le porte di bronzo
posito delle iscrizioni delle porte Bloch sostiene senza alcun cit., pp. 357-372; PACE, L’arte di Bisanzio cit., pp. 88: 92-103.
64
dubbio che esse sono state eseguite a Bisanzio da un autore Si vedano almeno C. BERTELLI, La porta del santuario di S.
greco, poiché: « Una mano italiana non avrebbe mai modellato Michele a Monte S. Angelo: aspetti e problemi, in Le porte di bronzo
una F o la prima I come in Filippus (dove il tratto superiore del- cit., I, pp. 293-301; BLOCH, Monte Cassino cit., I, pp. 151-153; MAT-
la F è curvo e la I presenta un circoletto al centro) ed il tratto THIAE, Le porte bronzee cit., pp. 83-89; P. BELLI D’ELIA, La Puglia,

orizzontale della A normalmente non avrebbe intersecato il trat- Milano, 1987 (Italia romanica, 8), pp. 33-34; S. CALÒ MARIANI,
to verticale sinistro come avviene nelle formelle che raffigurano L’arte medievale e il Gargano, in La montagna sacra. San Michele,
Abramo Isacco Giacobbe ». Monte Sant’Angelo, il Gargano, Manduria, 1991, pp. 14-21: 23-24;
60
Si vedano almeno MATTHIAE, Le porte bronzee cit., pp. 73-82; MAGISTRALE, Le scritture esposte cit., pp. 55-62.
65
BLOCH, Monte Cassino cit., I, pp. 141-151; M. FRAZER, Church Doors MAGISTRALE, Le scritture esposte cit., fig. 29.
66
and the Gates of Paradise Reopened, in Le porte di bronzo cit., I, pp. BLOCH, Monte Cassino cit., III, p. 1186, fig. 71.
67
271-277, l’articolo segue uno studio sulle porte bizantine di MAGISTRALE, Le scritture esposte cit., pp. 59-60.
26 L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

che: A e alpha, E ed epsilon, M e MY, N e NY 68. In- in cui la magistra latinitatis fece ricorso alla peritia
fine, anche l’iscrizione che fu aggiunta successiva- greca 74.
mente sulla cornice trasversale della porta di S. Le pitture della navata destra di S. Croce in Ge-
Paolo 69 (tav. IVa), come la sua analoga in Monte S. rusalemme, raffiguranti una teoria di patriarchi e
Angelo, realizzata dopo la sistemazione dei perni 70 datate al tempo in cui Lucio II era ancora cardinale
o, più semplicemente, dopo che furono praticati i della chiesa (1125-1144), sono posteriori al mosaico
fori 71, mostra l’influenza di modelli alfabetici gre- clementino e mostrano chiare derivazioni bizantine,
cizzanti, assai differenti da quanto visto nelle epi- sia nello stile delle immagini che delle scritture.
grafi romane dello stesso periodo 72. Anche in questo caso, la stilizzazione grafica mo-
La scrittura greca ha, infatti, caratteristiche esteti- stra infatti ornamenti “alla greca”; in diverse dida-
che decorative molto più spiccate di quanto non si scalie troviamo la O eseguita con i due bottoni or-
namentali (personaggio di Noè), come nell’arco
verifichi nella scrittura latina e tali elementi sono en-
trionfale di S. Clemente, e anche la A con il caratte-
fatizzati nelle scritture esposte; gli scrittori greci inse-
ristico tratto trasversale 75. Elementi che conferme-
rirono nelle lettere dell’alfabeto latino i “bottoni” or-
rebbero l’ipotesi che il ciclo pittorico sia stato ese-
namentali, i tratteggi fantasiosi e movimentati delle N
guito da un cantiere di pittori di provenienza e for-
e delle M, la Q in forma di 2, la Z con tratti ondulati.
mazione veneziana 76.
Come nel caso delle porte di Monte S. Ange-
L’assenza di questa tipologia grafica nel pano-
lo 73, anche l’apparato grafico delle porte di S. Pao- rama della tradizione romana indica che, laddove
lo fuori le mura proviene dall’ambiente costantino- essa è, al contrario, attestata, come a S. Clemente,
politano, in cui il manufatto fu realizzato, probabil- la sua presenza è dovuta ad un fenomeno di im-
mente, da maestranze miste greche e latine. Gli sti- portazione.
lemi grafici descritti, infatti, non appartengono alla Un ulteriore indizio dell’influenza della cultura
tradizione romana e, al contrario, sono propri del- “bizantina” sul mosaico clementino sono le dida-
l’ambiente bizantino. Quanto era accaduto a Mon- scalie, in lingua greca, di san Pietro e san Paolo:
tecassino si ripeteva anche in questo caso; la colla- agios ⁄ Paulus e agios ⁄ Petrus, liberamente disposte,
borazione tra greci e latini si concluse con un’opera in assenza di cornici, accanto ai santi. (tav. IIIb,
Vb)
L’importazione di siffatti elementi ci riconduce,
68
quindi, alla problematica dei rapporti tra Roma e
Più in particolare, la A può apparire coronata da un breve
tratto orizzontale che ne marca l’inserimento nel sistema bilinea-
l’ambiente benedettino di Montecassino. Qui infatti
re; la C e la E non appaiono mai nella forma squadrata (la se- venne elaborato un particolare rotolo di Exultet
conda è incisa “alla greca”); la F ha l’elemento superiore ricurvo “rinnovato”, in seguito all’introduzione della litur-
verso il basso; la M è costantemente “alla greca”; la N, bizanti-
neggiante, ha il tratto intermedio che interseca quasi a metà le
due aste verticali; la Q è sempre a forma di numero 2; la Z pre-
74
senta un andamento zigzagante; elementi descritti da Francesco LEO OSTIENSIS, Chronicon cit., III, 27, ed. cit., p. 396 . Si veda
Magistrale per la porta di Monte S. Angelo, cfr. MAGISTRALE, Le il commento di HAHNLOSER, Magistra Latinitatis cit.; PACE, L’arte di
scritture esposte cit., p. 58. Bisanzio cit., p. 103.
75
69
BLOCH, Monte Cassino cit., III, pp. 1188-1189, figg. 74-75. Si In molte lettere si riscontra anche un uso diffuso dei botto-
dà qui la trascrizione di BLOCH, Monte Cassino cit., I, p. 143: An- ni ornamentali, inoltre la N è seguita con il tratto obliquo inter-
no millesimo septuagesimo ab incar[natione D(omi)n]i temporibus ⁄ rotto da un cerchietto, la E è “alla greca” con tratto centrale
zigzagante.
D(omi)ni Alexandri sanctissimi p(a)p(e) quar[ti et D(omi)ni I]lde- 76
Gli studi su queste pitture hanno evidenziato diverse “ma-
prandi venerabili monachi et [archidiaconi] ⁄ constructe sunt porte
ni” appartenenti ad un pittore di cultura bizantina e ad un altro
iste in regia(m) urb[e(m) Con(stantino)p(oli) adiuvante Domino ⁄
di cultura romana. Cfr. C. BERTELLI, Un problema medievale « roma-
Pantaleone [consuli qui] ⁄ ille fieri [iussit].
70
no », in Paragone, XX⁄231 (1969), pp. 3-14, attribuisce l’attività
Tale accorgimento ha suggerito l’ipotesi che le iscrizioni
dei due pittori della parete destra all’ambiente pisano che fa ri-
delle porte di Monte S. Angelo fossero eseguite successivamente
ferimento ai miniatori della Bibbia di Calci (1168-1169). F. GAN-
al montaggio delle porte, F. VOLBACH, Montesantangelo. Santuario DOLFO, Gli affreschi di Santa Croce in Gerusalemme, in Fragmenta
di S. Michele. Porta, in Alle sorgenti del Romanico. Puglia XI secolo, Picta cit., pp. 205-210, al contrario, esclude i rapporti con l’am-
catalogo della mostra (Bari, giugno – dicembre 1975), a cura di biente toscano e sostiene l’aggancio alla cultura veneta; ipotesi
P. BELLI D’ELIA, Bari, 1975, pp. 44-46. accolta e precisata anche da L. L. MORGANTI, Il ciclo dei Patriarchi
71
MAGISTRALE, Le scritture esposte cit., p. 59. in S. Croce in Gerusalemme a Roma, in Arte Medievale, Ser. 2a,
72
Pertanto se è vero che l’iscrizione della porta di S. Paolo VII⁄1 (1993), pp. 61-78: 71, al riguardo anche PARLATO, ROMANO,
fuori le mura fu aggiunta a Roma (MATTHIAE, Le porte bronzee Roma e Lazio cit., pp. 140-141. Ci sembra di poter accogliere tale
cit., p. 76), dobbiamo ipotizzare che lo scrittore fosse un greco. ipotesi anche perché in questa area culturale si riscontra un lar-
73
MAGISTRALE, Le scritture esposte cit., p. 59. go uso della scrittura “alla greca”.
L’ICONOGRAFIA DELLE ISCRIZIONI 27

gia romana, voluto da Stefano IX e nel quale il te- zata alla fine del secolo XI, a giudicare anche dalle
sto e l’immagine si fondevano in un elaborato in- caratteristiche paleografiche delle iscrizioni che so-
treccio di iscrizioni e figure 77. Qui, inoltre, furono no state accostate ai manoscritti di produzione be-
chiamati gli artisti greci per decorare la chiesa di neventana per l’uso di un comune sistema di ab-
Desiderio e qui si scriveva in beneventana nonché breviazioni 79.
in quelle forme “alla greca” che non si riscontrano Si può inoltre constatare che l’impiego di strisce
a Roma, se non nel nostro mosaico e nei casi tratta- colorate su cui risaltano lettere capitali, si trova nei
ti in precedenza. manoscritti liturgici di lusso e, in particolare, nei
La soluzione compositiva che prevede la scrit- rotoli di Exultet prodotti dal monastero di Monte-
tura inserita con andamento continuo secondo la cassino 80. Tale soluzione grafica era realizzata per
curvatura dell’arco era presente nella tradizione ro- evidenziare le parti iniziali del testo o quelle che si
mana, a S. Lorenzo fuori le mura (secolo VI) e a S. volevano segnalare al lettore perché di particolare
Paolo fuori le mura, ma in questi casi l’iscrizione è rilevanza. Proprio nello scriptorium cassinese si ini-
disposta sull’arco trionfale che raccorda la navata ziò a sperimentare questa impaginazione in un Le-
al transetto e non sull’arco dell’abside. zionario dell’età desideriana, che reca una scrittura
Il riferimento più diretto per questa iscrizione si in lettere dorate su fondo rosso, contrariamente ad
trova, di nuovo, nel perduto mosaico di Salerno,
stando alle precisazioni di Braca 78, e nel mosaico
del Triclinio Lateranense, nell’aula triabsidata fatta
79
costruire da Leone III. Sull’impaginazione e l’icono- D. REDIG DE CAMPOS, Sopra una tavola sconosciuta del secolo
XI rappresentante il Giudizio Universale, in Atti della Pontificia Ac-
grafia dell’iscrizione salernitana possiamo fare solo
cademia romana di archeologia. Rendiconti, ser. 3a, XI (1935), pp.
delle supposizioni poiché è giunta solo da una de- 149-151. Lo studioso giungeva a datare la Tavola agli anni ’80
scrizione, ancorché essa si pone, ancora, quale ele- del secolo XI. Si veda, per il sistema di abbreviazioni, E. A.
mento di contatto tra Montecassino e Roma. L’epi- LOEW, V. BROWN, The Beneventan Script. A History of the South Ita-
grafe sull’arco absidale dell’Aula Leonina, non lian Minuscule, second edition prepared and enlarged, 2 voll.
ostante sia oggi il risultato di una ricostruzione, è Roma, 1980, I, pp. 153-226 (D’ora in poi LOEW, BROWN, The Bene-
ventan cit.). Alla Tavola Vaticana sono state attribuite diverse
disposta come a S. Clemente e il testo è, per la
datazioni, per la fine del secolo XI: V. PERI, La Tavola Vaticana
maggior parte, identico: Gloria in excelsis Deo et in del Giudizio Universale. Note sulla data e sul tema apocalittico, Atti
terra pax hominibus bone voluntatis. Anche la decora- della Pontificia Accademia romana di archeologia. Rendiconti, ser. 3a,
zione del complesso lateranense, quindi, doveva XXXIX (1966-1967), pp. 161-186; Y. BATARD, Les fresques de Castel
essere ben presente nella mente di chi progettò il S. Elia et le “Jugement dernier” de la Pinacotèque Vaticane, in
programma iconografico del mosaico clementino. Cahiers de civilisation médiévale, I (1958), pp. 171-178. Per una da-
tazione al pieno secolo XII si vedano: MATTHIAE, GANDOLFO, Pittu-
L’iscrizione ai piedi di san Pietro e di san Cle-
ra romana cit., p. 307; F. AVRIL, Le arti del colore, in Il tempo delle
mente: Respice p(ro)missum ⁄ Clemens a me tibi Ch(ri- crociate, a cura di F. AVRIL, X. BARRAL I ALTET, D. GABORIT-CHOPIN,
st)um, è realizzata seguendo un andamento oriz- Milano, 1983, p. 154. Per una datazione al secolo XIII: W. PAESE-
zontale. (tav. XIXb) Le lettere sono di modulo am- LER, Die römische Weltgerichtstafel im Vatikan. Ihre Stellung in der

pio e regolare e mostrano, anche qui, alcune carat- Geschichte des Weltgerichtsbildes und in der römischen Malerei des
teristiche “alla greca”. Si notino la T con l’asta oriz- 13. Jahrhunderts, in Kunstgeschichtliches Jahrbuch der Bibliotheca
Hertziana, II (1938), pp. 313-393; A. IACOBINI, La pittura e le arti
zontale composta da due tratti arcuati e la X ese-
suntuarie da Innocenzo III a Innocenzo IV (1198-1254), in Roma nel
guita come nell’arco trionfale. La riga superiore è duecento, l’arte nella città dei papi da Innocenzo III a Bonifacio VIII,
scritta con lettere bianche su una fascia nera, men- a cura di A. M. ROMANINI, Torino, 1991, pp. 291-293. Il recente
tre nella riga sottostante, le lettere dorate risaltano lavoro di Sukale, al quale rimando per una più completa rasse-
sul fondo colorato di rosso. Unico esempio romano gna bibliografica, attribuisce la Tavola al tempo della Riforma
di confronto, per l’alternanza dei nastri colorati, si gregoriana, cfr. R. SUCKALE, Das mittelalterliche Bild als Zeitzeuge.
Sechs Studien, Berlin Lukas-Verlag, 2002, pp. 12-122. L’esame
trova nel Giudizio Universale conservato nella Pi-
delle iscrizioni, che pubblicheremo in altra sede, ci porta a con-
nacoteca Vaticana, dove le iscrizioni dei due regi- fermare una datazione alla seconda metà del secolo XI.
stri inferiori sono disposte su nastri di colore rosso 80
B. BRENK, s.v. Avezzano, Archivio Diocesano, Exultet, in Exul-
e nero. Si tratta probabilmente di un’opera realiz- tet cit., pp. 221-234, con riproduzione del rotolo; ID., s.v. Città del
Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3784, Exultet, in
Exultet cit., pp. 211-220, con riproduzione del rotolo; L. SPECIALE,
s.v. Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb. Lat.
77 592, Exultet, in Exultet cit., pp. 235-264, con riproduzione del ro-
SPECIALE, Montecassino cit.; G. CAVALLO, I rotoli di Exultet:
rappresentazione e messaggio, in La pittura in Italia. L’Altomedioevo, tolo; EAD., Montecassino cit.; EAD., s.v. London, British Library,
a cura di C. BERTELLI, Milano, 1994, pp. 396-399. Add. 30337, Exultet, in Exultet cit., pp. 249-264, con riproduzione
78
BRACA, Il Duomo di Salerno cit., p. 115. del rotolo.
28 L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

una pratica più diffusa che prevedeva le lettere ne- particolare importanza, come si vede nell’iscrizione
re 81. (tav. XXa) che identifica il papa tra le autorità spirituali, nell’E-
Nei codici purpurei tardo antichi si scriveva xultet, Barberiniano Latino 592 della Biblioteca Vatica-
con lettere in argento o in oro, pratica ripresa nelle na. (tav. XXb)
pagine frontespizio e in alcune didascalie dei ma- L’impiego nel mosaico dei colori nero e rosso,
noscritti carolingi e ottoniani 82. Scrivere con l’oro in alternanza, unitamente all’uso della scrittura in
su fondo rosso era, infatti, una prerogativa dei so- oro su fondo rosso, ci appare come il portato di
vrani e questa iscrizione, come si vedrà più avanti, una tradizionale pratica libraria, in voga anche ne-
aveva uno spiccato valore simbolico e politico. gli scriptoria della Riforma, e riadattata per le deco-
Pare evidente che il colore rosso fu scelto per far razioni monumentali. Ricordiamo, infatti, la parti-
risaltare l’iscrizione. Secondo Andrea di S. Vittore, colare produzione delle Bibbie Atlantiche, il cui va-
questo colore facilita la memoria 83, inoltre, scrivere le lore strategico era affidato anche alla tipologia
lettere in rosso era una pratica diffusa fin dall’antichi- scrittoria che, come è noto, recuperò il modello
tà per evidenziare e distinguere alcune parti del testo grafico della carolina 85 e che, in osservanza alle lo-
e fu largamente usata anche per la produzione libra- ro finalità divulgative, furono predisposte all’uso
ria di età gregoriana. Secondo tradizione, infatti, an- corrente tramite l’inserimento sistematico di ausili
che nelle Bibbie Atlantiche tutti gli incipit e gli expli- per la lettura e l’interpretazione 86. La stessa atten-
cit, cioè le parti iniziali e finali dei singoli libri, o i ca- zione si può riscontrare anche nel mosaico clemen-
pitoli di essi, sono rubricati. Infine, per quanto riguar- tino, laddove il colore dei caratteri è trasferito a
da l’impaginazione dell’intera iscrizione, essa corri- quello dello sfondo per conferire all’iscrizione una
sponde alle pagine incipitarie di queste Bibbie in cui particolare eleganza formale, connessa alla peculia-
le prime righe del testo sono scritte con il rosso e il rità del contenuto testuale.
nero, talvolta alternando con questi colori anche le L’iscrizione ai piedi di san Paolo e di san Lo-
lettere. Il fine di tale soluzione grafica era di eviden- renzo: De cruce Laurenti Paulo ⁄ famulare docenti, si
ziare, attraverso una maggiore eleganza formale e dispone orizzontalmente, in caratteri bianchi, su
cromatica, il principio del testo 84. Tale accorgimento un’unica banda di colore nero (tav. XXIa). La diffe-
fu impiegato anche nelle didascalie di personaggi di renza d’impaginazione, rispetto a quella di san Pie-
tro e san Clemente, si riscontra immediatamente.
La composizione è più incerta; nella prima riga le
81
lettere sono tracciate con un modulo irregolare e
Montecassino, Archivio e Biblioteca dell’Abbazia, 453, Lec-
sono più tozze, meno slanciate, con i tratti più pie-
tionarium, cfr. NEWTON, The Scriptorium and Library cit., pp. 224-
232 e 228, fig. 28. Il manoscritto fu probabilmente realizzato per ni e pesanti. La O è eseguita in modo fusiforme e
Desiderio, dopo la prima visita di Pier Damiani all’abbazia la V presenta il tratto orizzontale alla congiunzione
(1064) e prima della dedica della nuova basilica (1071). Ovvero, dei tratti convergenti, come nelle due V della dida-
quando l’ambiente dei monaci era in piena attività per la costru- scalia di Paolo.
zione della chiesa e la progettazione delle sue decorazioni.
82 L’impressione è che abbiano lavorato due scri-
E. H. ZIMMERMANN, Vorkarolingische Miniaturen, Berlin, 1916;
C. NORDENFALK, Die Spätantike Zierbuchstaben, Stockholm, 1970; J. venti distinti per capacità ma anche seguendo di-
HUBERT, J. PORCHER, W. F. VOLBACH, L’empire carolingien, Paris, verse indicazioni riguardo alla composizione dei
1988, pp. 71-200: 75-162. Nel Vangelo di S. Medardo di Soissons testi. Mentre l’epigrafe ai piedi di san Paolo e san
(secolo IX) la pagina incipitaria del Vangelo di san Luca è ver- Lorenzo funziona più da commento “fuori campo”
gata con lettere dorate su fondo porpora (Paris, Bib. Nat., Lat.
rispetto all’immagine, e può rientrare nella tipolo-
8850, fol. 124r), cfr. Ibid., p. 85, fig. 73; nella Bibbia di S. Paolo
fuori le mura (869-870), la pagina raffigurante Carlo il Calvo sul gia delle scritture “esegetiche”, l’iscrizione sotto gli
trono reca, entro una cornice dorata, lettere istoriate in oro su altri due santi rende visibile la “voce” di Pietro che
fondo rosso (Roma, Basilica di S. Paolo fuori le mura, s.n., fol. parla direttamente a Clemente. Il suo funziona-
1r), cfr. Ibid., p. 140, fig. 130; nel Vangelo di S. Emmeram di Ra- mento la individua quale un vero e proprio “fu-
tisbona (870) la pagina con Carlo il Calvo circondato da provin-
metto” ante litteram.
cie personificate e da guardie (München, Bayerische Staatsbi-
bliothek, Clm 14000, fol. 6r) presenta lettere dorate su fondo
Analoghe differenze di tratteggio e impagina-
porpora, cfr. Ibid., p. 149, fig. 137; nel Sacramentario di Parigi zione del testo si trovano anche nelle iscrizioni dei
(870), la pagina con Cristo in maestà signore del cielo e della
terra (Paris, Bib. Nat., Lat. 1141, fol. 6r) contiene, entro una cor-
nice dorata, il testo in lettere dorate su fondo porpora, cfr. Ibid.,
85
p. 154, fig. 142. SUPINO MARTINI, La scrittura delle Scritture cit., p. 118.
83 86
CARRUTHERS, The Book of Memory cit., pp. 8-9, 92-94. Vennero aggiunti inoltre anche i titoli di ciascun Salmo, le
84
Si veda al riguardo la nutrita serie di riproduzioni e con- rubriche del Cantico dei Cantici, dell’Ecclesiastico e di Baruc,
tributi scientifici in Le Bibbie Atlantiche cit. cfr. LOBRICHON, Riforma ecclesiastica cit., p. 17.
L’ICONOGRAFIA DELLE ISCRIZIONI 29

profeti. Iniziamo dalla didascalia di Geremia: Iere- con il tratto centrale spezzato; la S con il tratto cen-
mias. Nulla di nuovo nell’impaginazione della di- trale più largo e marcato, in modo da rendere un
dascalia che si dispone, priva di cornice, ai lati del- effetto chiaroscurato. Da segnalare, inoltre, la I so-
la figura, interrompendosi alla I per continuare do- prascritta di alius, la forma fusiforme della Q di ab-
po il capo del profeta. Questa scrittura mostra un sq(ue) e le T di estimabit e di est che presentano una
tratto leggero, contrariamente a quanto accade per gibbosità lenticolare sull’asta verticale, tipica, come
la didascalia di Isaia: Isaias, che appare invece già visto, della scrittura greca dei manoscritti bi-
composta con tratto più largo e con le forcellature zantini 90. In questa iscrizione sembra che lo scri-
delle lettere più marcate. Anche i caratteri comuni vente fosse più preoccupato di accentuare l’aspetto
alle due iscrizioni sono eseguiti in modo diverso, si ornamentale della scrittura che di restituire il testo
notino: la A con barra orizzontale al vertice in cui ad una lettura agevole 91. Si potrebbe anche ipotiz-
convergono le due aste montanti, che non figura zare che qui fosse intervenuto un artista greco che
nell’iscrizione del profeta Geremia; la S che, nella tradusse, nelle forme grafiche a lui più familiari,
didascalia di Isaia, rimane coerente all’alfabeto uti- l’alfabeto latino.
lizzato, di schietta derivazione epigrafica, traccian- In questo caso, infatti, le caratteristiche grafiche
do in modo sicuro i becchi e le apicature, assenti delle iscrizioni e la loro impaginazione si distin-
nell’epigrafe dell’altro profeta; infine, la I che è guono decisamente nel panorama delle scritture
molto più grossa e pesante di quella eseguita nell’i- epigrafiche romane, riconducendoci nell’Italia cen-
scrizione di Geremia. tro meridionale, in quel contesto culturale che pro-
Passando alle iscrizioni contenute nei rotoli dei dusse i preziosi libri liturgici cassinesi e gli Exultet
due profeti le considerazioni si fanno più elaborate, realizzati a Montecassino dopo la riforma della
soprattutto per l’esame del testo 87. liturgia.
Sul cartiglio di Isaia, si legge: Vidi Dominum ⁄ se- In questo ambito occorre dunque individuare la
dentem sup(er) solium. Notiamo una discreta perizia formazione culturale di coloro che concepirono il
nell’esecuzione dell’iscrizione, probabilmente facilita- programma della decorazione dell’arco trionfale e,
ta dalla lunghezza del testo da inserire nel rotolo. La probabilmente, di parte delle maestranze che lo
disposizione delle lettere, di modulo ampio e sicuro, realizzarono materialmente.
l’esecuzione della scrittura, per linee rette e con il Tali osservazioni si possono ricollegare alle va-
tratto più largo, lasciano pensare ad un esecutore lutazioni relative allo stile bizantineggiante delle
competente nell’impaginazione, probabilmente lo raffigurazioni dell’arco e mostrano che gli stilemi
stesso che realizzò la didascalia del profeta 88. “greci” furono impiegati su un impianto, grafico e
Spostandoci sull’altro lato dell’arco trionfale, sul figurativo, sostanzialmente “latino”, con finalità or-
rotolo sorretto dal profeta Geremia si legge: Hic est namentali, cioè per rendere più sontuosa questa
D(eu)s n(oste)r et n(on) esti⁄mabit[ur] alius absq(ue) illo.
Nell’epigrafe sono presenti i nessi NR e NE, an-
che se queste ultime due lettere fanno parte di due
90
Cfr. V. N. LAZAREV, Storia della pittura bizantina, ed. it. riela-
differenti parole (la N abbreviata è per non mentre
borata e ampliata dall’autore, Torino, 1967, pp. 189 e 248, n. 17,
la E è il principio di estimabit). 89 Sono da rilevare: figg. 213-214 (Mosca, Biblioteca Universitaria, Ms. 2280, ff. 100r,
le caratteristiche grafiche della A col tratto trasver- 110r), pp. 189, 248-249, n. 18, fig. 226 (Athos, Dionysiou, Ms.
sale all’apice delle due aste del corpo e, in un caso, 587, f. 66r), pp. 189-190, n. 24, 29, 257, n. 82, fig. 233 (Paris, Bib.
Nat. Coislin 79, f. 2v), pp. 249, n. 26, 332, n. 13, fig. 237 (Wa-
shington, Dumbarton Oaks Collection, 368, olim Pantokrator 49,
f. 75r). Per le maiuscole bizantine nel medioevo si veda CAVAL-
87 LO, Funzione e strutture cit.; HUNGER, Minuskel cit. Per alcuni ele-
Le lettere sono di modulo ampio e regolare, la X è compo-
sta con due C rotondeggianti affiancate al rovescio, così come menti di stretta somiglianza tra l’iscrizione nel rotolo di Gere-
nella stessa lettera dell’arco trionfale. Di maggiore evidenza ap- mia e la maiuscola d’apparato dell’Exultet Vat. Barb. Lat. 592,
pare la T che presenta l’asta orizzontale composta da due tratti cfr. SPECIALE, Montecassino cit., pp. 22-23.
91
arcuati. Le diversità con l’altra iscrizione nel cartiglio di Isaia po-
88
L’unico nesso presente in questa iscrizione riguarda le let- trebbero essere indizio dell’attività di due diversi esecutori;
tere TE. Ritroviamo la caratteristica P con tratto orizzontale sul- quello di destra sembra più capace nel restituire l’aspetto deco-
l’asta verticale che indica l’abbreviazione di per, presente anche rativo, “pittorico”, mentre quello di sinistra, forse anche perché
nell’iscrizione dell’arco. disponeva di un testo più breve, riesce a renderlo in modo più
89
È probabile che l’esecutore dell’epigrafe non abbia com- sicuro e omogeneo. Tali osservazioni sono confortate dai risulta-
preso il valore di quei segni grafici e, nell’intenzione di rispar- ti dei recenti restauri del mosaico che hanno evidenziato la pre-
miare spazio, abbia realizzato arbitrariamente questi nessi che senza di due gruppi di mosaicisti che lavorarono separatamente
ostacolano la corretta lettura dell’epigrafe. ai lati dell’arco trionfale.
30 L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

parte della decorazione. La presenza di elementi nella Messa romana del Natale per essere esteso a
“formali” estranei alla tradizione romana si pone, tutte le messe della Domenica e dei giorni festivi.
quindi, quale concreto segnale delle relazioni e de- Nella forma riportata a S. Clemente, presenta l’ag-
gli scambi tra l’ambiente dei riformatori romani e il giunta sedenti super thronum, come nell’Antico Te-
monastero cassinese. stamento e soprattutto nell’Apocalisse (sette volte),
chiara derivazione dalla pratica liturgica 97.
Dalla fine del secolo X la dossologia maggiore
4. ANALISI DEL DISCORSO veniva cantata sull’altare excelsa voce 98 da tutto il
clero e dalla schola cantorum, e diviene comune nel-
Tale situazione appare, soprattutto, il frutto di le messe festive, quando l’Ordo Officiorum Ecclesiae
un sofisticato “programma di esposizione grafi- Lateranensis prescrive il suono delle campane: « Pro
ca” 92. Dall’esame paleografico e dalla disposizione gaudio tantae sollemnitatis in classicum pulsen-
iconografica delle numerose iscrizioni dell’arco ab- tur » 99. La Prefazione era cantata sull’altare mentre
sidale emerge, infatti, il condizionamento di una il sanctus, che è riportato in S. Clemente dalle cita-
cultura che si esercitava prevalentemente sui libri e zioni di Isaia e attraverso le figure dei viventi, ve-
che in questo contesto trasferì gli insegnamenti del- niva intonato all’unisono dal prete e dalla congre-
la retorica 93. gazione 100. Le iscrizioni di Isaia e Geremia, presenti
Consideriamo, ora, il contenuto testuale delle anch’esse nelle letture che precedono il canone del-
iscrizioni e il loro funzionamento in rapporto alle la Messa, ribadiscono il significato liturgico collega-
immagini; viatico necessario per la comprensione to alla celebrazione del Natale 101.
del meccanismo narrativo. L’iconografia dell’arco absidale di S. Clemente,
con il suo messaggio rivolto a tutti i fedeli, evoca il
rituale liturgico coinvolgendo in modo spettacolare
4.1. Il Gloria l’intera confraternita dei fedeli 102. Il Cristo in gloria
corrisponde in parte alle immagini prefazioni dei
Il canto del Gloria esalta in modo trionfale il Sacramentari, ma le iscrizioni e le altre aggiunte
messaggio di pace che dal Cristo, tramite la Chie- rendono la formula più esplicita 103. Nelle parole di
sa, si diffonde agli uomini. Anche la realizzazione Bruno di Segni si comprende l’importanza simboli-
grafica e iconografica corrisponde all’importanza ca di questo canto che serviva a celebrare la gloria
del testo; scritto in caratteri d’oro, “ornati” secondo della Chiesa attraverso la gloria di Cristo. Tale let-
la maniera greca, esso fu concepito per risaltare tura era suggerita nei sermoni (Sententiae) scritti
sullo sfondo azzurro. Il Gloria in excelsis non è trat- per i monaci di Montecassino. Il canto del Gloria è
to dalla Vulgata, ma dall’antifona dell’officio del intonato dagli angeli alla nascita di Cristo: « Quan-
Natale 94 e introduce alla recitazione dell’Annuncio do il popolo che sedeva nelle tenebre viene illumi-
della Natività ai pastori 95; esso veniva intonato nato dalla vera luce » 104, quindi, secondo le parole
nella prima parte della Messa che precede il cano- di Isaia 105, unisce nella pace tutti gli uomini di buo-
ne 96. Si tratta di un salmo di celebrazione che risa-
le alla Chiesa delle origini, impiegato nella preghie-
ra del mattino e, all’inizio del secolo VI, introdotto 97
FAVREAU, Épigraphie cit., p. 233-235.
98
A. EBNER, Quellen und Forschungen zur Geschichte und Kuns-
tgeschichte des Missale Romanum im Mittelalter. Iter italicum,
Freiburg i. Br., 1896, p. 136.
92 99
Per la definizione di questa categoria interpretativa si veda J. A. JUNGMANN, Missarum Sollemnia. Eine genetische Erklä-
PETRUCCI, La scrittura cit., p. XXI. rung der römischen Messe, 2 voll., Freiburg i.Br., 1962 (5a ed.), II,
93
Sul libro e la sua composizione retorica, cfr. J. M. GELLRICH, p. 165; SINDING-LARSEN, Some Observations cit., p. 203.
The Idea of the Book in the Middle Ages. Language, Theory, Mytho- 100
JUNGMANN, Missarum Sollemnia cit., II, pp. 135 ss, 162 ss.
logy, and Fiction, Ithaca-New York-London, 1985. 101
Si veda più avanti l’esame delle iscrizioni dei due profeti.
94 102
R.-J. HESBERT, R. PREVOST, Corpus antiphonalium officii, 6 voll., NILGEN, Texte et image cit., p. 161, nota 28. La studiosa non
Roma, 1963-79 (Rerum ecclesiasticorum documenta, series accoglie l’intepretazione del mosaico in chiave liturgica di Sin-
maior, Fontes, 7-12), IV, p. 236, n. 2964. ding-Larsen.
95 103
Lc. II, 14 e 38. SINDING-LARSEN, Some Observations cit., p. 200.
96 104
S. SINDING-LARSEN, Some Observations on Liturgical Imagery of BRUNO SIGNENSIS, Sententiae, ed. cit., I, De figuris ecclesiae,
the Twelfth Century, in Acta ad Archaeologiam et artium historiam VII, col. 922D: « Quando populus, qui sedebat in tenebris, vero
pertinentia, VIII (1978), pp. 201-204. ID., Iconography and Ritual. A lumine illuminatus est ».
105
Study of Analitical Perspectives, Oslo-Bergen-Stavanger-Tromso, Ibid., coll. 922D-923A: « Talis pax in Ecclesia Dei est: talis
1984, pp. 47-50. pax est hominibus bonae voluntatis. Bestiae pacem habere non
ANALISI DEL DISCORSO 31

na volontà, come la vite e i suoi tralci 106 che, come della necessità e del significato simbolico delle in-
vedremo più avanti, sono simbolo dell’Ecclesia. Il segne imperiali, che il pontefice deve indossare du-
canto è citato da Bruno di Segni anche per annun- rante la sua investitura e sfoggiare nelle messe sta-
ciare in modo “apocalittico” il Nuovo Mondo, cioè zionali previste per le feste solenni. Egli porta la
la Chiesa 107, secondo quanto era stato profetizzato porpora, come l’imperatore Costantino, che a sua
da Geremia 108. volta ricevette le insegne da san Silvestro, e cinge
Ma c’è di più, con Gregorio VII, secondo il qua- la corona benedetta dal crisma 111. È ben evidente
le ogni iniziativa di carattere liturgico doveva esse- come il papa, per l’influente riformatore, debba es-
re una prerogativa romana, la liturgia papale aveva sere associato ad un “imperatore” anche e soprat-
recuperato la sua centralità e la cappella pontificia tutto nella presentazione della sua immagine pub-
assumeva un ruolo predominante di divulgazio- blica. Negli ordines romani del canonico Benedetto
ne 109. Durante la Messa, il papa intonava il canto (1140-1143), del cardinale Albino (1189) e del cardi-
del Gloria, secondo le prescrizioni delle celebrazio- nale Cencio (1192) 112, la descrizione delle celebra-
ni stazionali dei cicli del temporale e del santorale, zioni stazionali tradisce, dietro al rispetto della tra-
inoltre, per antica tradizione, questo era un suo dizione, questa significativa trasformazione. Più
privilegio esclusivo 110. Bruno di Segni ci riferisce che una visita delle chiese stazionali, volta a signi-
ficare l’unità pastorale e liturgica della comunità
cittadina, il papa “occupava” gli edifici per dare
dimostrazione del potere universale della Santa Se-
possunt, quae sanguine gaudent et credulitate nutriuntur. Non
datur haec pax hominibus malae voluntatis, quia “non est pax
de. Dai tempi di Gregorio VII, il pontefice, per le
impiis” dicit Dominus ». Cfr. Is. LXVIII, 22. feste solenni dopo la Messa stazionale, indossava
106
Ibid., coll. 923B-C: « De quo videlicet pacifico rege in Can- una corona; le laudes, in origine acclamazioni del-
ticis canticorum scriptum est: “Vinea fuit pacifico, in ea, quae l’imperatore 113, ebbero un posto importante nella
habet populos, tradidit eam custodibus; vir affert pro fructu ejus Messa pontificale, così che il papa, circondato du-
mille argenteos. Vinea mea coram me est. Mille tui pacifici, et
ducenti his, qui custodiunt fructus ejus”. Breviter autem sensus
rante la celebrazione dal clero e dai suoi assistenti,
et ordo verborum talis est. “Vinea fuit pacifico”, in ea gente, assumeva l’immagine di un sovrano attorniato dal-
quae habet multos populos ». Cfr. Cant. VIII, 11-12. la propria corte 114. Questa consuetudine divenne
107
BRUNO SIGNENSIS, Sententiae, III, I, in P.L., CLXV, col. 943C: “norma”, come ci riferisce Pietro Mallio in un elen-
« Quibus verbis tertium quoque ostendit mundum, per quem co di festività che prevedevano l’incoronazione del
Ecclesiam intelligimus, quae de mundo quidem electa est, sed
pontefice. Si tratta delle principali celebrazioni del-
jam nunc de mundo non est. Quia et ipse mundus est, de quo
videlicet mundo scriptum est: “Sic Deus dilexit mundum, ut Fi- la cristianità, tra le quali è menzionata anche la fe-
lium suum unigenitum daret, ut omnis qui credit in illum non sta di san Clemente (23 novembre) 115.
pereat, sed habeat vitam aeternam. Non enim venit, ut judicet
mundum, sed ut salvetur mundus per ipsum (Ioh. II, 17)”. Iste
enim mundus, qui salvatur per ipsum, nullus alius, nisi Ecclesia
intelligi potest ». excelsis ymnus diceretur ». Sul privilegio del pontefice, cfr. DE
108
Ibid., col. 943A: « Novus homo venit in mundum, qui no- BLAAUW, Cultus et decor cit., p. 59, nota 146.
vum et veterem condidit mundum. Exivit enim a Patre et venit 111
BRUNO SIGNENSIS, Tractatus, ed. cit., III, De sacramentis eccle-
in mundum, ut de immundo faceret mundum, ”qui illuminat siae, coll. 1108B-C: « Summus autem pontifex propter haec et re-
omnem hominem venientem in hunc mundum (Ioh. I, 9)”. Sed gnum portat (sic enim vocatur) et purpura utitur, non pro signi-
quomodo venit, qui ubique est, et qui in mundo erat, et mun- ficatione, ut puto, sed quia Constantinus imperator olim beato
dus per ipsum factus est? Quomodo etiam a Patre exivit, qui a Silvestro omnia Romani imperii insignia tradidit. Unde et in
Patre nunquam recessit? Venire Dei apparere est, et quando se magnis processionibus omnis ille apparatus pontifici exhibetur,
ostendit: tunc exire et venire videtur. De quo etiam scriptum qui quondam imperatoribus fieri solebat. Haec autem de vesti-
est: “Hic Deus noster, et non existimabitur alius ad eum, qui bus sacerdotalibus dicta sint. [...] Et quia non solum episcopus,
adinvenit omnem viam scientiae. Post haec in terris visus est, et sed et rex in Ecclesia constituitur, secundum antiquorum con-
cum hominibus conversatus est (Bar. III, 37)“ ». suetudinem, ejus caput ungitur ejusque corona chrismate conse-
109
GREGORIUS VII, Regula canendi Gregorii papae, ed. in MORIN, cratur ».
112
Reglements inedits cit., p. 179: « Romani autem diverso modo Codice Topografico della città di Roma, 4 voll., a cura di R.
agere ceperunt, maxime a tempore quo Teutonicis concessum VALENTINI, G. ZUCCHETTI, Roma, 1946 (Fonti per la storia d’Italia,
est regimen nostrae Ecclesiae. Nos autem et ordinem romanum 90), III, pp. 197-318.
113
et antiquum morem investigantes, statuimus fieri nostrae Eccle- E. H. KANTOROWICZ, Laudes Regiae. A Study in Liturgical Accla-
siae sicut superius praenotavimus, antiquos imitantes patres ». mations and Mediaeval Ruler Wohrship, Berkley-Los Angeles, 1946.
114
Cfr. S. DE BLAAUW, Cultus et Decor. Liturgia e architettura nella Ro- DE BLAAUW, Cultus et Decor cit., p. 39.
115
ma tardoantica e medievale, Città del Vaticano, 1994 (Studi e Testi, PETRUS MALLIUS, Excerpta, XXVII, De festivitatibus, in quibus
335), pp. 36-42. dominus papa coronabatur, in P.L., LXXVIII, col. 1057B: « Hae
110
Liber Pontificalis, 53, ed. cit., col. 11: « [Symmachus] consti- sunt festivitates in quibus dominus papa solebat coronari. In fes-
tuit ut omne die dominicum vel natalizia martyrum Gloria in to videlicet sanctorum quatuor Coronatorum; in festivitate sanc-
32 L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

A S. Clemente, la celebrazione connessa al canto Nelle acclamazioni del nuovo pontefice, infatti,
del Gloria testimonia una liturgia rinnovata e riunifi- l’associazione con san Pietro diventa programmati-
cata ad uso dei canonici regolari sotto il controllo di- ca, e quando Pasquale II venne eletto, per tre volte
retto del papa e l’iscrizione monumentale dell’arco si alzò il grido: « Paschalem papam sanctus Petrus
absidale diventa il manifesto di questo rinnovamento. eligit! » 117. Numerose lettere, fin dall’inizio del suo
Anche la festa di san Clemente era solennizzata con pontificato, lo indicano quale successore dei primi
una liturgia stazionale che contemplava la presenza apostoli Pietro e Paolo 118, inoltre, nel giorno della
del pontefice. Le rubriche del secolo XII ad uso della sua elezione, un’epistola celebra esplicitamente il le-
liturgia pontificale prescrivono diciotto giorni festivi game tra Pietro e Clemente, che è il tramite attra-
all’anno, nei quali il papa, dopo la Messa stazionale, verso cui Pasquale II eredita la Chiesa, e il ruolo di
deve portare la corona durante la processione, e tra vicarius Christi 119. Come Bonizone di Sutri aveva ri-
questi figura, appunto, il santo patrono del titolo cle-
cordato, Clemente era il primo vescovo ordinato
mentino 116. La corona, portata dal pontefice durante
dall’apostolo, e in questo modo è raffigurato nel
la processione in arrivo e in partenza da S. Clemente,
mosaico dove Pietro stesso lo indica quale tramite
potrebbe suggerire le ragioni della scelta dei simboli
della legittimità apostolica e colui che l’aveva tra-
degli evangelisti ai lati del Cristo nel clipeo nell’arco
smessa alla storia. Si tratta di un tema fondamenta-
trionfale. L’angelo e l’aquila offrono al Cristo, che nel
gesto di benedizione alla latina è assimilato al papa, le per i riformatori, come ci testimonia Bruno di
due corone, eco delle insegne imperiali portate in Segni che, in un trattato inviato al monaco Leone,
processione e simbolo del potere della Chiesa. impiega la medesima metafora espressa nel mosai-
co: Pietro esorta Clemente a “vedere” il Signore se-
condo i suoi insegnamenti, così come l’apostolo li
aveva appresi da Cristo stesso. Questa eredità che
4.2 I santi

Le iscrizioni sotto ai piedi dei santi ribadiscono la


117
fondazione apostolica della Chiesa romana attorno al Liber Pontificalis, ed. cit., II, p. 296.
118
F. UGHELLI, Italia sacra, nuova edizione a cura di N. COLETI,
tema centrale dell’esaltazione della croce, che san
Venezia, 1984, (Venezia 1717-1722), I, p. 1345; Regesta pontificum
Clemente deve osservare con attenzione, mentre san romanorum, ed. P. JAFFÉ, W. WATTENBACH, Lipsia, I, 1885, n. 5843
Lorenzo viene indottrinato sullo stesso tema. (1100 nov. 10), p. 707; PASCHALIS II, Epistola 29, in P.L., CLXIII,
Il testo dell’iscrizione posta sotto Lorenzo e col. 48D: « Iustis votis consensum praebere, justitiae petitionibus
Paolo, esorta il primo a servire la croce secondo aures accomodare convenit, qui, licet indigni, justitiae custodes
l’insegnamento di Paolo. Come vedremo più avan- atque praecones in excelsa apostolorum principum Petri et Pauli
specula positi, Dominio disponente conspicitur ». Sulla frequen-
ti, le Lettere di san Paolo ai Galati e ai Romani so-
za di questo incipit si veda G. M. CANTARELLA, Ecclesiologia e poli-
no dei riferimenti essenziali per comprendere il si-
tica nel papato di Pasquale II. Linee di una interpretazione, Roma,
gnificato della croce nell’iconografia del mosaico e 1982, pp. 39, 99-115: 109.
per interpretare l’iscrizione absidale. 119
Regesta pontificum cit., 5808 (1099 ott. 10), p. 703; PASCHALIS
L’epigrafe ai piedi di san Clemente è volta ad II, Epistola 3, in P.L., CLXIII, col. 32A: « “Tu es Petrus, et super
affermare il primato della Chiesa di Roma, tramite hanc petram aedificabo Ecclesiam meam”, et quod doctor gen-
l’esaltazione del potere del papa che si pone sulla tium Paulus ecclesiarum omnium sollicitudinem in se habere
legittima linea di successione a Pietro. Un tema ac- professus est, hoc nobis, licet indignis, eorum vicem in Ecclesia
Dei retinentibus, ab ipso B. Petro per Clementem concessum et
cennato in precedenza.
credimus et confitemur ». Il tema viene ribadito anche in due
lettere del 1100, PASCHALIS II, Epistola 18, in P.L., CLXIII, col. 39C:
« Quam potestatis suae successionem ipse B. Clementi, et per
eum omnibus concessit, qui ejus sedi juste praesidere, et Eccle-
ti Martini papae, qui dicitur titulus Aequitii; in festo sancti Cle-
siam Dei canonica studuerint ordinatione disponere »; Ibid., Epis-
mentis; in Dominica de Adventu ad sanctam Mariam in Praese-
tola 19, col 41A: « Quam potestatis suae successionem ipse bea-
pe; in Dominica de Jerusalem ad sanctam Crucem; in Dominica
de Gaudete ad sanctum Petrum; in Nativitate Domini; in festo to Clementi, et per eum omnibus transfudit, qui ejus sedi juste
sancti Stephani; in Epiphania Domini ad sanctum Petrum; in praesidere, et Ecclesiam Dei canonica studuerint ordinatione dis-
Dominica Ego sum Pastor bonus; in Ascensione Domini, in Pen- ponere ». Sul tema del papa quale vicarius Christi si veda M.
tecoste, in festivitate sancti Petri, in festivitate sancti Silvestri, in MACCARONE, Vicarius Christi. Storia del titolo papale, Roma, 1952;
anniversario suo ». ID., La teologia del primato romano del secolo XI, in Le istituzioni ec-
116 clesiastiche della « Societas Christiana » dei secoli XI-XII. Papato,
Oltre a quello di san Clemente figurano altri due giorni festi-
vi di santi patroni di titoli, si tratta delle chiese dei SS. Quattro Co- cardinalato ed episcopato, Milano, 1974, pp. 21-122; HERKLOTZ, Gli
ronati e di S. Martino, cfr. DE BLAAUW, Cultus et Decor cit., p. 62. eredi di Costantino cit.
ANALISI DEL DISCORSO 33

Pietro affida a Clemente, egli avrebbe dovuto la- ecclesiae di Bruno di Segni 127, gli Ordines di Albi-
sciarla in perpetuum ai suoi successori 120. no 128 e di Cencio Camerario 129 ricordano che subito
Si spiega, così, ancora più compiutamente, la dopo l’elezione il papa viene “ammantato” con il
presenza della particolare iconografia dell’iscrizio- piviale rosso.
ne che ricorre ai colori imperiali: il rosso e il È possibile dunque che l’uso di questo colore,
giallo⁄oro 121. sotto all’investitura simbolica di Clemente da parte
Il colore rosso è assai significativo nella storia di Pietro, volesse esprimere la relazione con il po-
della Chiesa, a partire dalle sue origini 122. Fin dalla tere pontificio.
Donazione di Costantino, dove si afferma che l’im-
peratore aveva donato a Silvestro I, oltre al mantel-
lo, anche alcuni indumenti imperiali 123, il papa ave- 4.3 I profeti
va diritto di portare la clamide purpurea. Durante
la Riforma gregoriana, questa tradizione assurge I profeti con le iscrizioni poste sui rotoli, in po-
ad una notevole importanza simbolica. Pier Damia- sizione intermedia tra l’arco e la calotta funzionano
ni rifiuta l’elezione dell’antipapa Cadalo e gli chie- da raccordo tra le due parti del mosaico, come una
de polemicamente se fosse stato vestito del mantel- sorta di messaggeri di due contenuti tematici di-
stinti, ma complementari. Il messaggio più esplicito
lo rosso dei pontefici romani 124, ma la prima testi-
riguarda la celebrazione di Cristo che avveniva, co-
monianza di questo uso è attestata con Gregorio
me abbiamo visto per l’iscrizione del Gloria, duran-
VII 125 e prosegue con continuità durante i pontifica-
te le celebrazioni natalizie. L’iscrizione sul rotolo di
ti di Urbano II e Alessandro III 126. Il De sacramentis
Geremia è chiara nella sua professione di fede che
non prevede altro Dio al di fuori di quello cristiano
e veniva letta come sesta lezione dell’officio del
120
BRUNO SIGNENSIS, Tractatus, II, De sacrificio azymo, ad Leone Natale 130. La citazione era impiegata per ribadire il
Monachum, in P.L., CLXV, coll. 1088D-1089A: « Post ipsum bea- Credo nell’unico Dio, quello dei cristiani, il cui Fi-
tus Clemens, cui beatus Petrus tradidit pontificatum, in Epistola glio è morto sulla croce. Tale immediato collega-
sua ad Jacobum, qui Hierosolymam regebat Ecclesiam de ejus-
mento è realizzato anche dall’attitudine del profeta,
dem sacrificii observatione taliter admonet agendum, dicens:
“Cum mihi dominus, et magister meus Petrus summi pontifica- posto di tre quarti e rivolto verso i simboli centrali
tus traderet dignitatem, et inter multa hortamenta, quibus ab ip- dell’intera composizione: il Signore trionfante nel
so adhortabar, cum ad Domini sacrificium pervenisset”, ita de clipeo, a cui fa eco, nella calotta, la croce.
illo mihi dixit: “Vide, Clemens, ne aliter agas de corpore Domi- Esiste però un altro significato. L’iscrizione non
ni, quam quod ego tibi praecipio”, quia ego non hoc a me ipso, è una citazione letterale da Baruch 131; il testo, infat-
sed qualiter ex ore Domini, et magistri mei Jesu Christi audivi,
ti, è tratto dal Sermo contra Iudaeus, Paganos et Ar-
taliter illud loquor: “similiter et tuis successoribus, qui post te in
hanc apostolicam successuri sunt sedem, in perpetuum hoc
exemplum relinque” ».
121
L’iscrizione è colorata di giallo, che per valenze simboliche
München, 1951 (Münchener Theologische Studien III, Kan. Abt,
è assimilabile all’oro, cfr. L. JAMES, Light and Colour in Byzantine
1), p. 34; PARAVICINI BAGLIANI, Il corpo cit., p. 119.
Art, Oxford, 1996 (Clarendon Studies in the History of Art, XV), 127
BRUNO SIGNENSIS, Tractatus, III, De sacramentis ecclesiae, ed.
pp. 31, 107.
122 cit., col. 1108B.
Sul colore porpora e il suo significato simbolico cfr. G. 128
Le Liber censuum de l’Église Romaine, publié avec un intro-
STEIGERWALD, Purpurgewänder biblischer und kirchlicher Personen als
duction et un commentaire par P. FABRE et L. DUCHESNE, Tables avec
Bedeutungsträger in der frühchristlichen Kunst, Borengässer-Bonn,
la collaboration de G. MOLLAT, 3 voll., Paris, 1889-1952 (Bibliothè-
1999 (Studien zur Alten Kirchengeschichte, 16).
123
que des l’Écoles Françaises d’Athène et de Rome, 2e Série [Regi-
Das Constitutum Constantini. Konstantinische Schenkung: Text, stres et lettres des papes du XIIIe siècle] 3.7), II, p. 123: « Ipsum
XIV, ed. H. FUHRMANN, in M.G.H., Leges. Fontes iuris germanici archiaconus vel prior diaconorum de pluviali ammantat rubro
antiqui in usum scholarum separtim editi, 10, Hannover, 1968, p. et electo nomen imponit ».
87: « Clamidem purpuream atque tunicam coccineam ». A. PA- 129
Le Liber censuum, ed. cit., I, p. 311: « Prior diaconorum ip-
RAVICINI BAGLIANI, Il corpo del papa, Torino, 1994, p. 119; ID., Le sum de pluviali rubeo ammantat ».
chiavi e la tiara, Roma, 1998, pp. 61-62. 130
M. SEPET, Les prophetes du Christ. Étude sur les origines du théà-
124
Die Briefe des Petrus Damiani, 4 voll., ed. K. REINDEL, in tre au moyen âge, in Bibliothèque de l’École de Chartres, XXVIII (1867),
M.G.H., Epistolae. Die Briefe der deutschen Kaiserzeit, 4 (1983- pp. 1-27, 211-264; K. YOUNG, Ordo Prophetarum, in Wisconsin Acade-
1993), III, p. 189: « Habes forsitan mitram, habes iuxta morem my of Sciences. Transactions, XX (1921), pp. 1-82: 4; ID., The Drama of
Romani pontificis rubeam cappam? ». the Medieval Church, II, Oxford, 1933, pp. 125, 131, 153.
125 131
Liber Pontificalis, ed. cit., II, p. 361: « Indutus rubea chlami- Bar. III, 36: « Hic Deus noster non aestimabitur alius ad-
de sicut moris est, et papali mitra insignitus, invitus et merens versus eum hic adinvenit omnem viam disciplinae et tradidit il-
in beati Petri cathedra fuit intronizatus ». lam Iacob puero suo et Isrhael dilecto suo post haec in terris vi-
126
E. EICHMANN, Weihe und Krönung des Papstes im Mittelalter, sus est et cum hominibus conversatus est »
34 L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

rianos del secolo V, attribuito per lungo tempo a no essere letti durante il periodo di Natale, sia In
sant’Agostino ma oggi riconosciuto come l’opera vig(ilia) natalis Domini sia In nat(ivitate) Domini 138,
del suo contemporaneo Quodvultdeus, vescovo di cioè alla vigilia del Natale o il giorno della nascita
Cartagine 132. L’iconografia associa spesso il brano del Signore.
al profeta e gli autori contemporanei spiegano que- L’interpretazione che privilegia il tema della ce-
sta associazione in funzione della polemica antigiu- lebrazione di Cristo, ma che sottende un altro si-
daica che si basava sul Credo della Chiesa cristiana gnificato, è ribadita anche dall’iscrizione di Isaia 139.
cattolica nell’incarnazione divina. Si tratta di un te- Insieme al canto del Gloria il testo del profeta veni-
ma fondamentale che i commentari medievali tro- va letto nella prima parte della Messa che precede
vavano profetizzato proprio in questa iscrizione 133. il canone 140. Tuttavia, come già visto per Geremia,
Dalla lettura del passo profetico durante la funzio- anche la figura di Isaia richiama la polemica anti-
ne del Natale, il tema era stato sviluppato e dram- giudaica. Il testo iscritto sul rotolo è infatti una ci-
matizzato per diventare il “Dramma dei profeti” 134. tazione del principio del capitolo VI che segue il
Il sermone contro gli ebrei di Quodvultdeus si ri- Canto della vigna 141. Dopo aver profetizzato l’inari-
trova in un numero importante di grandi insiemi dirsi della vigna d’Israele e l’abbandono del popo-
epigrafici e ha anche lasciato tracce in altre iscrizio- lo ebraico di cui la moltitudine sarà « seccata dalla
ni isolate 135 ma, soprattutto, poiché ritenuto di Ago- sete », il profeta proclama la gloria di Dio con
stino, incontrò una particolare fortuna a Montecas- un’allusione alla fine dei tempi. La “visione” del
sino 136. Nella biblioteca dell’abbazia si trovano, in- profeta esalta, in termini “apocalittici”, la funzione
fatti, sette manoscritti, intitolati Sermones et homiliae regale del Signore e stabilisce, tramite l’associazio-
diversorum Patrum, datati al secolo XI, tranne uno ne solium – thronum, un diretto collegamento con
che risale al secolo XIII, che recano i capitoli del l’iscrizione dell’arco trionfale. Un elemento non tra-
Contra Iudaeos, Paganos et Arrianos 137. Le indicazioni scurabile per la comprensione del messaggio deco-
scritte sui codici indicano che questi passi doveva- rativo è, infatti, la presenza, alla base della parete
absidale, del trono pontificio che rendeva ancor più
visibile l’ideale associazione tra il papa e Cristo.
132
Tramite l’iscrizione dell’arco absidale si voleva ri-
QUODVULTDEUS CARTHAGINIENSIS EP., Opera tributa. Contra Iuda-
eus, Paganos et Arrianos, ed. R. BRAUN, Thurnout, 1976 (C.C.S.L.,
badire il trionfo di Cristo, quindi del papa e della
60), pp. 225-258: 241-242: « Hic est [...] Deus noster, et non aesti- Chiesa sua emissaria in terra.
mabitur alius absque illo, qui invenit omnem viam scientiae, et Vedremo più avanti come questi argomenti si
dedit eam Iacob puero suo et Isrhael dilecto sibi. Post haec in riagganciano al tema della vigna, figurato e scritto
terris visus est, et cum hominibus conversatus est ».
133
nella calotta absidale, come un’eco della polemica
D. GLASS, Romanesque Sculpture in Campania. Patrons, Pro-
grams, and Style, University Park, PA, 1991, pp. 203-221: 213-
della Chiesa contro gli ebrei e le “eresie”.
219.
134
SEPET, Les prophetes du Christ cit., pp. 1-27, 211-264; ID.,
ibid., XXIX (1868), pp. 105-139, 261-293; ID., ibid., XXXVIII 4.4. L’enfasi retorica
(1877), pp. 397-443; studi raccolti anche in ID., Les prophetes du
Christ, Paris, 1878; YOUNG, Ordo Prophetarum cit., pp. 1-82; ID.,
Soffermiamoci ora sulla forma del testo delle
The Drama cit., II, pp. 125-171; L.-P. THOMAS, Quatre systèmes de
rubrication dramatique. Dans le ms Paris latin 1139, in Speculum, due iscrizioni poste sotto i due gruppi di santi. Si
IV (1950), pp. 107-110. Sul Dramma liturigico e la sua influenza tratta, in entrambi i testi, di un verso leonino. An-
sull’arte figurativa si veda I. H. FORSYTH, The Throne of Wisdom. che in questo caso, l’impiego del cursus leoninus te-
Wood Sculptures of the Madonna in Romanesque France, Princeton, stimonia il condizionamento della retorica con l’ap-
1972, pp. 49-60.
135 plicazione dell’ornatus nella versificazione. Ciò si
FAVREAU, Épigraphie cit., pp. 225-227.
136
F. NEWTON, The Desiderian Scriptorum at Monte Cassino. The spiega anche per la formazione classica dei monaci
“Chronicle” and Some Surviving Manuscripts, in Dumbarton Oaks di Montecassino 142. Qui, la nascita dell’insegnamen-
Paper, XXX (1976), pp. 35-54: 42-43; ID., The Scriptorium and Li-
brary cit., pp. 315-317.
137
Si tratta dei manoscritti Montecassino, Archivio e Bibliote-
138
ca dell’Abbazia, casin. 99; 100; 103; 106; 107; 115 e 462. Cfr. M. GLASS, Romanesque Sculpture, cit., p. 215.
139
IGUANEZ, Codicum Casinensium Manuscriptorum Catalogus, I, Mon- Is. VI, 1: « In anno, quo mortuus est rex Ozias, vidi Domi-
tecassino, 1915, pp. 101-103, 103-109, 119-123, 130-137, 137-141, num sedentem super solium excelsum et elevatum ».
140
180-183; Ibid., III, pp. 96-100; F. AVAGLIANO, I codici liturgici del- SINDING-LARSEN, Some Observations cit., pp. 201-204. ID., Ico-
l’Archivio di Montecassino, in Benedectina, XVII (1970), pp. 304, n. nography and Ritual cit., 1984, pp. 47-50.
141
6, 305, n. 7, 10, 13, 14, 306, n. 22, 315, n. 91; LOEW, BROWN, The Is. V, 1-3.
142
Beneventan cit., II, pp. 65-67, 69, 74, 87-88. F. NEWTON, “Expolitio” per l’Umanesimo: la formazione classi-
ANALISI DEL DISCORSO 35

to dell’ars dictaminis portò al recupero della clauso- no la storia di Salerno e Montecassino, infatti, sono
la metrica già trasformata in ritmica (cioè basata spesso menzionate le didascalie metriche poste per
sull’accento) nella Tarda Antichità e denominata illustrare i monumenti. Inoltre, il titolo che Pietro
cursus. L’ars dictaminis comprendeva in teoria sia la Diacono diede a queste iscrizioni: versus, ci confor-
prosa che la poesia e gli insegnamenti di Alberico ta sul frequente uso che si faceva del termine, al
indicavano ai monaci cassinesi l’applicazione della pari dell’altro altrettanto noto, titulus 147.
prosa ritmica (cursus) per la redazione delle lettere. L’uso di questo verso, insieme alle considera-
I versus leonini derivano dunque dal cursus leoninus zioni fatte in precedenza, ci fornisce un ulteriore
rinnovato nelle scuole monastiche, in particolare a elemento per suggerire che il responsabile del pro-
Montecassino, ad imitazione dello stile epistolare gramma artistico del mosaico lavorò come un dicta-
di Leone Magno 143, e diffuso alla cancelleria ponti- tor, cioè seguendo quelle tecniche di composizione
ficia, secondo il volere del cancelliere capo, quel apprese nell’esercizio dell’ars dictaminis.
Giovanni Caetani, allievo di Alberico e futuro papa L’ipotesi di una diretta influenza della retorica
Gelasio II. Le caratteristiche melodiche del verso nella concezione del mosaico trova un altro ele-
leonino lo riconducono, inoltre, alla liturgia che ve- mento a suo favore, se considerata secondo l’ars
niva cantata nelle chiese, della quale esso era quasi dictaminis insegnata a Montecassino. Essa si occu-
un controcanto scritto, talvolta forse letto a bassa pava di produrre norme e di fornire modelli per la
voce, come una meditazione 144. Il fatto poi che scrittura delle lettere nelle cancellerie vescovili e
avesse la rima poteva consentire agli eventuali let- papali; norme e modelli che adattavano lo stile e
tori, o ascoltatori, l’immediata memorizzazione, se- l’ornato a seconda dei destinatari e delle circostan-
condo quei dettami dell’arte medievale che si pone ze 148. In questo senso, cioè di scienza della compo-
come primo obiettivo quello di educare il fedele. sizione di lettere, l’opera di Alberico fu severamen-
Per l’efficacia mnemonica e la musicalità, che te criticata dai contemporanei poiché risentiva an-
echeggiava la liturgia cantata, il verso leonino era cora fortemente dell’insegnamento tradizionale del-
quindi particolarmente adatto ad accompagnare le la retorica, inserita nel curriculum delle arti libera-
raffigurazioni sulle pareti delle chiese 145. li 149. La lettura dei Flores rhetorici ha poi un’impor-
Proprio l’abbazia di Montecassino aveva indica-
to la via per l’impiego di questi versi a commento
delle immagini, quando Desiderio chiamò Alfano
667-669; [ALPHANUS SALERNITANUS], Il carme per Montecassino. Te-
da Salerno a comporre i versi leonini per accompa-
sto, traduzione e commento a cura di N. ACOCELLA, Salerno,
gnare la nuova decorazione dell’abside del mona- 1964; ID., La decorazione pittorica di Montecassino dalle didascalie di
stero 146. Nelle fonti scritte dai monaci che riferisco- Alfano I (sec. XI), Salerno, 1966; un breve accenno si trova anche
nel più recente intervento di Giulia Orofino, G. OROFINO, Monte-
cassino, in La pittura in Italia. L’altomediovo, a cura di C. BERTELLI,
Milano, 1994, p. 442. Per l’edizione delle opere di Alfano, cfr. A.
ca dei monaci cassinesi nell’XI secolo, in Il monaco, il libro, la biblio- LENTINI, Rassegna delle poesie di Alfano da Salerno, in Bullettino del-
teca, Atti del Convegno, Cassino-Montecassino, 5-8 settembre l’Istituto Storico per il Medio Evo, LXIX (1957), pp. 213-242; ID., Il
2000, a cura di O. PECERE, Cassino, 2003, pp. 169-179. poema di Amato su S. Pietro apostolo, II, Montecassino, 1959; in
143 gran parte raccolte in ID., Medioevo letterario cassinese. Scritti vari,
E. R. CURTIUS, Letteratura europea e medioevo latino, Firenze,
1992 (Bern, 1948), p. 171. Inoltre l’autore segnala che il passag- Montecassino, 1988.
147
gio dal cursus leoninus al versus leoninus dimostra lo stretto lega- Chronicon Salernitanum. A Critical Edition with Studies on
me tra la prosa e la poesia. Literary and Historical Sources and on Language, ed. U. WESTER-
144 BERG, Stockholm (Acta Universitatis Stockholmiensis. Studia lati-
Sulle pratiche di lettura nel medioevo si vedano P. SAEN-
GER, Silent Reading: its Impact on Late Medieval Script and Society, na stockholmiensia, 3), 1956, p. 38: « [...] ipsum palacium quod
in Viator, XIII (1982), pp. 367-414; A. PETRUCCI, Lire au Moyen princeps ut dudum diximus Arichis struxit in memorata Salerni-
Age, in Mélanges de l’Ecole française de Rome, XCVI (1984), 2, pp. tana urbe, undique ipsum versibus illustravit. Sed quia fuerunt
603-616; P. SAENGER, The Separation of Words and the Order of sequestrati et propter longo tempore sunt vetustati, numerare,
Words: the Genesis of Medieval Reading, in Scrittura e Civiltà, XIV legereque illos nequivimus ».
148
(1990), pp. 49-74; ID., Space between Words. The Origins of Silent LEONARDI, L’eredità medievale cit., p. 85; F. MORENZONI, Episto-
Reading, Stanford, 1997. lografia e artes dictandi, in Lo spazio letterario del Medioevo, 1, Il
145
Sulle pratiche di mnemotecnica, applicate alla lettura e alle Medioevo latino, II, a cura di G. CAVALLO, C. LEONARDI, E. MENESTÒ,
immagini, cfr. CARRUTHERS, The Book of Memory cit., pp. 156-188. Roma, 1993, pp. 443-464.
146 149
Sull’argomento, cfr. G. FALCO, Sull’autenticità delle opere di Adalberto il Samaritano, autore della prima ars dictandi in-
Alfano arcivescovo di Salerno, in Bullettino dell’Istituto di Storia Ita- teramente dedicata alla normativa epistolografica, nonché tra i
liana, XXXII (1912), pp. 1-6; ID., Un vescovo poeta del secolo XI. Al- primi maestri del genere a Bologna, critica severamente Alberi-
fano di Salerno, in Archivio della Società Romana di Storia Patria, co accusandolo, tra l’altro, di inserire nei suoi dictamina indovi-
XXXV (1912), pp. 439-481; B. ALBERS, Verse des Erzbischofs Alfanus nelli incomprensibili, cfr. ADALBERTUS SAMARITANUS, Praecepta dicta-
von S. für Monte Cassino, in Neues Archiv, XXXVIII (1913), pp. minum, ed. a cura di F.-J.. SCHMALE, Weimar 1961, p. 51; MOREN-
36 L’ARCO ABSIDALE: IL TRIONFO DELLA CHIESA RIFORMATA

tanza particolare perché si tratta di un manuale parola o una parte di enunciato 152 ». Nella Rhetorica ad
scritto con l’intento di fornire agli allievi non solo C. Herennium, essa corrisponde a quella particolare fi-
elementi delle teorie retoriche, ma anche esempi gura (o color), definita significatio, che appartiene alle
utili per l’esercizio del bello scrivere. Ai suoi scola- sententiarum exortationes o figure di pensiero 153. Il colo-
ri, Alberico voleva presentare le regole tradizionali re giallo-dorato dei caratteri disposti sullo sfondo ros-
della retorica, come dai tempi classici pervennero so fa risaltare quest’epigrafe più della sua corrispetti-
al Medioevo: le figurae verborum et sententiarum, va sul lato opposto dell’arco, conferendole una mag-
ovvero le proprietates e i colores retorici, come egli li giore visibilità e indicando che il valore del testo in es-
chiamava. Si tratta, secondo il significato che il ter- sa contenuto, in quanto “accentato”, ma potremmo
mine assunse nel secolo XI, di regole per l’orna- ben dire “evidenziato”, è prevalente e orienta il discorso.
Tramite la particolare iconografia di san Cle-
mento dello scrivere. Questo significato assorbì
mente e dell’iscrizione “accentata” ai suoi piedi si
praticamente quello dell’arte retorica e i colores fini-
voleva ribadire la legittimità del pontificato di Pa-
rono per diventare un sinonimo della retorica stes-
squale II, che aveva bisogno, per le vicende politi-
sa 150. Se osserviamo in termini essenzialmente or-
che e le discussioni interne alla Chiesa, di afferma-
namentali, cioè cromatici, l’insieme della decorazio-
re con forza il suo potere 154.
ne dell’arco absidale, l’iscrizione con il “dialogo”
Anche l’impiego nel mosaico di citazioni prove-
tra Pietro e Clemente si distingue dalle altre per le nienti dal “dramma liturgico” dell’Ordo propheta-
qualità coloristiche che le conferiscono un effetto rum, basato sul sermone Contra Iudaeos, Paganos et
visivo immediato e privilegiato. Arrianos, non è distante da una prassi retorica. Tale
Nell’organizzazione generale della decorazione, prassi ci riporta ancora a Montecassino, nella cui
infatti, tutte le sue componenti sono disposte in modo biblioteca il sermone venne riprodotto in più codici
simmetrico, anche per quanto riguarda la corrispon- ad uso liturgico. Non pare privo di significato che
denza dei colori. L’iscrizione di Pietro e Clemente se- uno di questi manoscritti, il Casinense 99, donato
gna invece una sorta di accentuazione del discorso da Giovanni Marsicano il giorno che prese le vesti
che, in termini retorici, corrisponde all’enfasi 151 e, più monacali, fu curato da suo nipote Leone, il futuro
specificatamente, all’accento enfatico che nella proso- vescovo di Ostia 155, che è stato più volte indicato
dia è: « La sottolineatura che il parlante realizza a li- quale possibile responsabile del programma artisti-
vello sintattico e⁄o intonativo per mettere in risalto una co del mosaico di S. Clemente.
L’influenza del sermone Contra Iudaeos, Paganos et
Arrianos era assai diffusa in Campania, al punto da
condizionare i programmi iconografici dei principali
ZONI, Epistolografia e artes dictanti cit. p. 448-450. Probabilmente
eventi decorativi 156; le stesse iscrizioni, che si trovava-
Adalberto si riferiva ad un capitolo del Breviarum de dictamine
no sull’arco trionfale sia del Duomo di Salerno che di
dove, in particolari occasioni, viene consigliato anche l’uso di
inusitate orationes, cioè di affermazioni formulate in modo volu- quello di Capua, sono una citazione del sermone di
tamente oscuro. Quodvultdeus. La decorazione dell’arco trionfale pare
150
Alberici Casinensis Flores rhetorici, ed. cit., p. 12. Anche il quindi improntata ad una particolare teatralizzazione
Breviarum de dictamine è condizionato dalla sua attività di inse- dei contenuti liturgici e simbolici, organizzati secondo
gnante nella scuola monastica di Montecassino. La parte princi- un rigido schema compositivo che, per le caratteristi-
pale, infatti, è dedicata ai suoi discepoli Gunfrido e Guido, que-
che ideologiche e per la realizzazione stilistica e grafi-
st’ultimo continuatore del Chronicon casinense prima di Pietro
Diacono, mentre un’altra sezione è dedicata a Pietro e Gregorio.
ca, evidenzia una serrata comunicazione tra Roma e
Nel testo c’è anche una menzione per Giovanni da Gaeta, cfr. R. Montecassino.
L. POOLE, Lectures on the History of the Papal Chancery, Cambrid-
ge, 1915, p. 85.
151
G. L. BECCARIA, s.v. Enfasi, in Dizionario di linguistica e di fi-
152
lologia metrica e retorica, Torino, 1994, p. 265: « La definizione re- Ibidem: « Per convenzione, la porzione enfatizzata viene
torica di enfasi è semantica e pragmatica, considera sia il conte- indicata in trascrizione mediante il carattere maiuscolo ».
153
nuto proposizionale che l’ascoltatore, sia l’enunciato che l’enun- CICERO M. TULLIUS PS., Ad C. Herennium, ed. cit., IV, LII, 67,
ciazione. Enfasi è infatti definita come pregnanza di significato pp. 400-402; Si veda al proposito l’elenco delle figurae di MUR-
dell’enunciato o di parte di esso. Ed enfasi è ad un tempo se- PHY, La retorica cit., pp. 413-423.
154
gnalazione di questa significatività del parlante all’ascoltatore, CANTARELLA, Pasquale II cit., p. 61.
155
per prevenire fraintendimenti ed evitare il rischio che l’enuncia- NEWTON, The Scriptorium and Library cit., p. 354.
156
to passi inosservato ». Al riguardo cfr. GLASS, Romanesque Sculpture cit., pp. 203-221.
III

LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

1. ICONOGRAFIA In ombra, e spesso trascurata dalla critica, segna-


liamo, da ultimo, la decorazione dell’intradosso del-
La decorazione della calotta absidale è organiz-
l’arco che si pone quale raccordo tra la calotta e il la-
zata simmetricamente in tre settori principali (tav.
to frontale dell’arco absidale. Sotto la curvatura del-
XV). In basso, i dodici agnelli convergono da Be-
l’arco è raffigurata una ghirlanda di fiori e frutti, abi-
tlemme e da Gerusalemme, entrambe raffigurate
tata da puttini e animali, che parte da due vasi di-
come città fortificate e indicate da due iscrizioni in-
sposti simmetricamente alle due estremità inferiori
serite nell’arco a tutto sesto di una trabeazione che
della calotta. La decorazione è suddivisa in sei zone
simboleggia la città, a destra: Hierusalem (tav. XXI-
per parte, separate dal monogramma di Cristo in let-
Xb) e a sinistra: Bethleem. La processione converge
tere bianche dentro un clipeo azzurro dal contorno
verso l’agnello centrale, simbolo di Cristo incarnato
bianco, che si trova al centro del sottarco. Dal piede
e sacrificato per gli uomini, secondo una tradizione
sinistro dell’arcata, il primo settore contiene un vaso
iconografica assai diffusa nella decorazione delle
ansato da cui partono fiori di giglio, foglie di vite e
absidi sin dall’età paleocristiana 1. Sotto alle porte
grappoli d’uva, uno dei quali sta per essere reciso da
delle città sono raffigurati, rispettivamente: un gal-
un puttino alato con un falcetto; in basso, un coniglio
lo a Gerusalemme e una figura umana a Betlemme.
con espressione attonita sembra temere la caduta del
Il secondo settore interessa la zona centrale del-
grosso grappolo (tav. XXIb). Salendo, separati sempre
la calotta. Esso comprende la stretta fascia entro
da una sorta di nastro, si succedono: delle foglie di
cui si dispone l’iscrizione che corre lungo tutta l’e-
vite, dei fiori con della frutta, delle pigne, ancora dei
stensione orizzontale dell’abside:
fiori e, infine, dei frutti gialli che paiono cedri. Supe-
Ecclesiam Christi viti similabimus isti⏐de ligno
rato il monogramma cristologico, sull’altro lato del
crucis Iacobi dens Ignatiq(ue)⏐requiescunt in supra-
sottarco, a scendere, troviamo: delle pere, delle foglie
scripti corpore Christi⏐quam Lex arentem set Crus fa-
di vite con dell’uva tra le quali si nasconde una lepre,
cit e(ss)e virentem.
delle spighe, dei melograni, alcuni dei quali sono
Subito sopra l’iscrizione si articolano i cinque
aperti e mostrano i semi, dei fichi con un uccello di
tralci di acanto-vite che muovono dalla base della
profilo e, alla base, un altro vaso ansato, decorato con
croce e investono la gran parte della decorazione.
pareti baccellate, contenente fiori e frutta. (tav. XXIIa)
Il terzo settore si trova all’apice della calotta, sotto
La suddivisione dei diversi spartiti decorativi
all’immagine di Cristo benedicente, ed è costituito da
scandisce, con il nastro posto a separare il fregio
una decorazione organizzata per fasce concentriche,
vegetale, i sei registri principali in cui è suddivisa
nettamente separate dal resto della composizione.
la decorazione della calotta, in modo simile a
quanto accade nel mosaico della cupola del batti-
stero di S. Giovanni in Fonte a Napoli 2. Il tema
1
J. L. OPIE, Agnus Dei, in Ecclesiae Urbis cit., III, pp. 1813-
1840. Per una visione d’insieme, attenta agli elementi di conti-
nuità della produzione figurativa nelle absidi romane, fino agli
2
esempi di S. Clemente e S. Maria in Trastevere, cfr. ANDALORO, J. L. MAIER, Le baptistère de Naples et ses mosïques. Études hi-
ROMANO, L’immagine nell’abside cit., pp. 73-93. storique et iconographique, Pribourg, 1964, pp. 29-30, tav. 7; P. PA-
38 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

della ghirlanda si origina dal repertorio figurativo an- torità religiose e questo avvenne, con maggiore atten-
tico e tardo antico 3 e diventa un tratto distintivo zione, durante l’età della Riforma gregoriana. Negli
della decorazione dell’arcus minor di edifici ecclesia- scritti dei riformatori, l’edificio sacro diventa la rap-
stici romani, come si vede nelle chiese di SS. Cosma e presentazione simbolica della Chiesa celeste. Le pres-
Damiano, S. Agnese e S. Lorenzo fuori le mura 4. Da sioni delle “eresie” della Simonia e del Nicolaismo,
questi esempi i mosaicisti di S. Clemente trassero così come la necessità di ancorare a forti suggestioni
ispirazione nell’esecuzione del sottarco, collazionando simboliche il messaggio della Chiesa, portarono all’e-
il repertorio decorativo desunto dal passato 5 e viva- laborazione del principio teorico che l’architettura sa-
cizzandolo in termini cromatici e figurativi. cra e l’apparato ornamentale devono riflettere il mi-
La processione degli agnelli, alla base della ca- stero che si celebra nell’edificio ecclesiastico. Bruno di
lotta, segue lo schema tradizionale, essa ribadisce il Segni propone nei Tractatus e nelle Sententiae, in par-
tema esposto sull’arco absidale a cui idealmente si ticolare, nel De sacramentis ecclesiae 7, nel De figuris
collega anche per la disposizione delle due città ecclesiae 8 e nel De ornamentis ecclesiae 9, un’attenta e
che “sconfinano” sulla base dei peducci. L’unità dettagliata corrispondenza tra architettura, arredi li-
del popolo della Chiesa, attorno all’Agnus Dei sim- turgici, elementi decorativi e simbologia della Bibbia,
bolo dell’Eucaristia, diventa l’eco del trionfo di Cri- ricorrendo alle figure della retorica. L’edificio eccle-
sto Pantocratore all’apice dell’arco. Su quest’asse siastico diventa una metonimia, cioè la figura che i
verticale si allineano i temi principali del mosaico. grammatici usano per indicare il contenuto attraverso
Nel catino absidale, dall’alto, è raffigurato l’Empi- il contenente 10. La chiesa corrisponde simbolicamen-
reo, con la mano divina che incorona l’agnello e, te a tutti gli oggetti che contiene e, al contempo, ogni
più in basso, il Cristo crocifisso affiancato da Maria sua parte o struttura la rappresenta. Le fondamenta
e da san Giovanni evangelista (tav. XXIIb). Sotto della chiesa sono Gesù stesso e i profeti 11, le colonne
alla croce, il Cristo è nuovamente raffigurato, in sono i simboli degli apostoli 12, le finestre simboleg-
termini simbolici, nelle forme del cervo che lotta giano i Padri della Chiesa che illuminano con la loro
con il serpente 6. Attorno all’asse principale sono dottrina e il loro esempio 13. Le pareti sono l’intera
congregazione di questo popolo di santi 14 che è te-
disposte le altre parti del discorso, ovvero le nume-
nuto insieme dalla concordia e dalla pace, in modo
rose figurette che abitano la calotta, la cui com-
da essere di monito ai fedeli 15.
prensione passa necessariamente attraverso una
lettura in senso orizzontale. Sarà utile, ora, fare un
piccolo passo in dietro per richiamare quanto ac-
cennato sulle concezioni “estetiche” dei riformatori. 7
BRUNO SIGNENSIS, Tractatus, ed. cit., III, De sacramentis eccle-
Sappiamo che gli elementi decorativi dell’edificio siae, coll. 1089C-1110A.
8
ID., Sententiae, ed. cit., I, De figuris ecclesiae, coll. 875A-902B.
ecclesiastico erano rigorosamente sorvegliati dalle au- 9
ID., Sententiae, ed. cit., II, De ornamentis ecclesiae, 902B-942D.
10
ID., Tractatus, ed. cit., III, De sacramentis ecclesiae, col. 1092A:
« Haec [ecclesia] enim figura a grammaticis metonymia dicitur,
quando id quod continet, ponitur pro eo quod continetur ».
RISET, I mosaici del battistero di S. Giovanni in Fonte nello sviluppo 11
ID., Sententiae, ed. cit., I, De figuris ecclesiae, VII, col. 895C:
della pittura paleocristiana a Napoli, in Cahiers Archéologiques, XX « Habet igitur Ecclesia fundamentum, apostolos videlicet et pro-
(1970), pp. 1-13, figg. 13-16; P. L. DE CASTRIS, I mosaici del battiste- phetas, et Jesum Dominum et Salvatorem nostrum, fundamento-
ro di S. Giovanni in Fonte nel Duomo di Napoli. La letteratura, i re- rum omnium fundamentum ».
stauri antichi e quello attuale, in Mosaici a S. Vitale e altri restauri, 12
Ibid., col. 896A: « Habet autem et columnas, quales Petrus,
Atti del Convegno nazionale di restauro in situ di mosaici parie- Jacobus et Joannes fuerunt, qui Ecclesiae columnas ab ipso Apos-
tali (Ravenna, 1-3 ottobre 1990), a cura di A. M. IANNUCCI, C. FIO- tolo vocantur. Has autem columnas illae duae columnae signi-
RI, C. MUSCOLINO, Ravenna, 1992, pp. 203-212. ficabant, quae ante fores templi stabant, quarum altera Jachim,
3
Si vedano, oltre ai citati mosaici di S. Giovanni in Fonte, altera Booz vocabatur. Has et istae columnae significant, quas
anche: Roma, mosaico di S. Maria Maggiore; Ravenna, mauso- hos parietes sustinere videtis ».
leo di Galla Placidia; Capua, sacello di S. Matrona. 13
Ibid., col. 896B: « Per fenestras vero episcopos et doctores
4
A. TADDEI, La decorazione dell’intradosso dell’arco trionfale della ba- omnesque alios intelligere possumus, quorum doctrina et exem-
silica di S. Lorenzo fuori le mura, in Ecclesiae Urbis cit., III, pp. 1763- plis haec domus Domini illuminatur. Ad hoc enim fenestrae
1788: 1770. A questo lavoro si rimanda per la bibliografia sul tema. fiunt, et hoc illarum officium, et haec utilitas est, ut luminis cla-
5
Si veda il mazzetto di spighe che si trova nella stessa posi- ritatem praebeant et tenebrarum caliginem pellant ».
zione, alla destra del monogramma di Cristo, nel quarto settore, 14
Ibid., col. 896A: « Per lapides autem quibus parietes con-
sia a S. Clemente che a S. Lorenzo f. m., cfr. TADDEI, La decorazio- struuntur, omnis haec populi multitudo significatur ».
15
ne dell’intradosso cit., p. 1780. Ibid., col. 896B: « Sicut enim sola pax et concordia hos la-
6
Per tale interpretazione si vedano TOUBERT, La rinascita pa- pides ligat, ita sola discordia eos dissociat. Isti igitur parietes
leocristiana cit., pp. 197-227; PARLATO, ROMANO, Roma e Lazio cit., nos doceant; isti lapides nos instruant, qualiter nos diligere et
pp. 40-43, con bibliografia aggiornata, p. 331 pacem et concordiam tenere debeamus ».
ICONOGRAFIA 39

Un’impostazione così fortemente simbolizzata dall’accostamento di quattro girali, rivela una strin-
delle parti architettoniche dell’edificio ecclesiastico gente vicinanza con la struttura di un diagramma.
e dei suoi arredi è un elemento determinante per L’iconografia del mosaico, pertanto, considerata in
comprendere il significato dei messaggi figurativi una diversa prospettiva interpretativa, cioè quale ma-
realizzati durante la Riforma gregoriana 16. Secon- china cognitiva, si può “leggere” come una sorta di
do le Sententiae di Bruno di Segni, infatti, l’orna- schema diagrammatico desunto dalla trattatistica scien-
mento della chiesa deve essere tale che: « Nella ca- tifica medievale e basato sulle regole della simmetria,
sa di Dio, nulla deve apparire fatuo e stolto, turpe nonché sul principio di disporre gli oggetti secondo
e immondo » 17. Nel De figuris ecclesiae questo con- un rapporto di ordine e di corrispondenza 20. Il dia-
cetto è ribadito e precisato ulteriormente: « Nel gramma, infatti, organizza sequenze di significati in
tempio del Signore nulla deve essere ozioso e tutto modo “visivo”, basandosi su un ordine sistematico e
ciò che vi si trova scritto o scolpito è scritto per la spesso gerarchico. Si tratta di una struttura “astratta”
nostra dottrina. Le stesse pareti ci insegnano e, in improntata su modelli geometrici 21.
un certo qual modo, ci parlano » 18. Tali afferma- Nel mosaico di S. Clemente, il disegno del tralcio
zioni hanno un valore programmatico che attribui- di acanto-vite che si ripete, simmetricamente identico,
sce all’ornatus, così come al testo “scritto”, un valo- sui due lati della croce, lasciando uno spazio geome-
re estetico ed etico. Ciò non significa che gli ele- trico all’incrocio dei girali circolari, ordina in modo
menti architettonici o gli arredi presenti nell’edifi- “sistematico” e “gerarchico” le figure disposte al suo
cio ecclesiastico siano stati concepiti in origine con interno. Inoltre, tale schema è ribadito dalla suddivi-
precise corrispondenze simboliche 19, ma lo spazio sione della ghirlanda del sottarco, in cui il nastro che
della chiesa e la sua decorazione era progettato e separa i diversi settori cade in corrispondenza dei di-
sorvegliato perché dovesse corrispondere a precise versi registri della calotta.
finalità liturgiche e, in senso ampio, educative. Fin dall’alto medioevo i diagrammi erano impie-
Torniamo ora ad osservare gli animali che abitano gati per rendere comprensibili le più complicate
il tralcio e ci accorgeremo che essi non possono esse- strutture intellettuali diventando così un corredo illu-
re sottovalutati perché fatui o stulti. Al contrario, con- strativo caratteristico nei manoscritti di età carolingia,
siderare il loro valore significante ci consentirà di ottoniana e anche durante il secolo XII 22. Nello speci-
portare l’analisi del discorso su un altro aspetto lega- fico, l’“iconografia” del mosaico clementino ricorda lo
to all’impiego dell’ornatus, cioè sul suo funzionamen- schema diagrammatico noto come arbor vitae o li-
to strutturale alla dispositio delle immagini e alla loro gnum crucis, frequentemente impiegato nella lettera-
simbologia. In tal modo anche le numerose figure tura scientifica e nei trattati di mnemotecnica 23. L’uso
che abitano il mosaico del catino absidale potrebbero
appartenere ad un organico percorso narrativo.
20
J. E. MURDOCH, Album of Science. Antiquity and Middle Ages,
New York, 1984, pp. 15-25, 29-84; WIRTH, L’image cit., pp. 84-87.
1.1. Lo schema e l’ordinatio 21
U. ERNST, Diagram und Figurengedicht Betrachtungen zu zwei
affinen Formen visueller Kommunikation, in Comunicare e significare
La croce da cui dipartono i tralci di acanto, cit., I, pp. 539-569: 541, tavv. VIII. Sul diagramma si veda anche C.
MEIER, Die Quadratur des Kreises. Die Diagrammatik des 12. Jahrhun-
suddivisi in cinque serie di cinque volute simmetri-
derts als symbolische Denk- und Darstellungsform, in Die Bildweit der
che per ogni lato, e le rispettive figure che si pon- Diagramme Joachins von Fiore. Zur Medialität religios-politischer Pro-
gono esattamente negli spazi romboidali, risultanti gramme im Mittelater, hrsg. A. PATSCHOWSKY, Ostfildern, 2003, pp.
23-53; ID., Malerei des Unsichtbaren. Über den Zusammenhang von Er-
kenntnistheorie und Bildstruktur im Mittelalter, in Text und Bild, Bild
und Text, hrsg. W. HARMS, Stuttgart, 1990, pp. 35-65.
16 22
QUINTAVALLE, Riforma gregoriana cit., pp. 242-266. Sul tema A. KATZENELLENBOGEN, Allegories of the Virtues and Vices in Me-
di una teoria artistica durante la Riforma gregoriana, si vedano dieval Art, London, 1939 (n. ed. 1968); K.-A. WIRTH, Von mittelalterli-
H. L. KESSLER, A Gregorian Reform Theory cit. RICCIONI, Gli altari di chen Bildern und Lehrfiguren im Dienste der Schule und der Unterri-
S. Galla e di S. Pontaleo cit. chts, in Studien zum städtischen Bildungswesen des späten Mittelalters
17
BRUNO SIGNENSIS, Sententiae, ed. cit., II, De ornamentis eccle- und den frühen Neuzeit. Bericht über Kolloquien der Kommission zur
siae, XII, col. 940C. Erforschung der Kultur des Spätmittelalters 1978 bis 1981, hrsg. B.
18
ID., Sententiae, ed. cit., I, De figuris ecclesiae, IV, col. 886C-D. MOELLER, Göttingen, 1983, pp. 256-370: 256-370; H. L. KESSLER, Ima-
19
Sui pericoli di una forzata interpretazione in chiave simbolica ges of Christ and Communication with God, in Comunicare e significare
delle strutture architettoniche si veda A. PERONI, “Ordo e mensura” cit., II, pp. 1099-1136: 1112.
23
nell’architettura altomedievale, in Uomo e spazio nell’alto medioevo, Setti- KATZENELLENBOGEN, Allegories cit., pp. 57-74, fornisce una nu-
mane di studio del Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, L, merazione di manoscritti o diagrammi, in prevalenza ad albero,
Spoleto, 4-8 aprile 2002, II, Spoleto, 2003, pp. 1055-1117: 1090-1094. che rappresentano vizi e virtù; WIRTH, Von mittelalterlichen Bil-
40 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

dei diagrammi era una pratica didattica comune nel- te attraverso la lettura delle immagini e dei testi che
la scuola medievale e lo schema ad albero, desunto esse organizzano al loro interno.
dalle regole della compositio retorica, era tra i più uti- In questi termini, secondo la definizione di An-
lizzati, come si vede nel Liber floridus di Lamberto di ne C. Esmeijer, i diagrammi sono destinati all’“ese-
S. Omer, opera a carattere enciclopedico, composta gesi visiva” 28. Le forme e l’uso di tali schemi furo-
nel 1120 e probabilmente illustrata dall’autore stes- no vari. Si possono trovare in forme di rotae, clypei,
so 24. Nel trattato De bona arbore et mala: Arbor bona - stemmata e arbores. Lo schema ad albero, usato in
Ecclesia fidelium; Arbor mala - Synagoga, viene propo- modo privilegiato per la genealogia delle virtù o
sto il confronto tra l’albero buono e quello cattivo con delle scienze 29, è una variante dell’archetipo di
uno schema che ricorda il mosaico clementino. L’illu- memoria come thesaurus o arca sapientiae 30.
strazione, opera della nuova edizione di Lamberto, Se consideriamo la struttura decorativa del mo-
riporta su una miniatura, che occupa in modo specu- saico in termini di “grammatica visiva”, gli ele-
lare le due pagine affrontate, i due alberi disposti in menti “iconografici” possono essere considerati al-
senso orizzontale 25 (tav. VIa). Tale artificio serve a l’intero di schemi che organizzano il sapere per la
mostrare che i due alberi hanno le stesse radici ma, sua divulgazione.
da questa origine comune, la loro orientazione è op- Durante il Medioevo, l’arte della memoria era ba-
posta. I frutti buoni del Vangelo diventano pieni nel- sata sulla Rethorica ad C. Herennium e, pertanto, si
la pagina di sinistra, mentre quelli della pagina di de- fondava sui loci ma, a differenza della tradizione
stra sono vuoti. classica, era diretta alla creazione di immagini menta-
Una delle caratteristiche della pedagogia del seco- li che muovono lo spirito. La “retorica monastica”,
lo XII è la descrizione delle immagini mentali, rap- nello specifico, pur accordando una grande impor-
presentate in forme di schemi, che servono per con- tanza all’inventio, era sostanzialmente un esercizio
solidare, sintetizzare e “fissare” i principali contenuti per la creazione del pensiero; era cioè l’arte della
dei testi da commentare 26. Il diagramma aveva un compositio più che quella della persuasione 31. La let-
ruolo pedagogico importante nell’insegnamento mo- tura adottata nei monasteri costituiva, infatti, un eser-
nastico, poiché funzionava da guida o da programma cizio spirituale volto ad interiorizzare il testo, scandi-
di studi, spesso consacrati a indicare la divisione e to da pause e quasi “ruminato” per diventare la base
l’organizzazione delle scienze o dei vizi e delle vir- della meditazione 32. Le singole figurae del mosaico
tù 27. Tali disegni rispondono essenzialmente a finali- potevano, quindi, assumere un significato solo nella
tà didattiche e mistiche che possono essere consegui- mente del singolo lettore 33.

2. L’ORNATUS
dern cit., p. 281, n. 97; ERNST, Diagram und Figurengedicht cit., pp.
560-565; CARRUTHERS, The Book of Memory cit., pp. 250-251; BOLZO-
NI, La rete delle immagini cit., pp. 104-144. In questo schema anche gli elementi ornamentali
24
LAMBERTUS AUDOMORENSIS, Liber Floridus. Codex autographus rivestono un carattere funzionale alla “lettura” ordi-
Bibliothecae Universitatis Gandavensis, ed. A. DEROLEZ, pref. A. I. nata della raffigurazione. Come già accennato, nella
STRUBBE e A. DEROLEZ, Gent, 1968. Sul Liber floridus cfr. Liber Flori-
calotta absidale lo stile delle immagini è sostanzial-
dus Colloquium. Papers read at the international meeting held in the
University Library Ghent, Ghent, 3 - 5 september 1967, ed. by A.
mente diverso rispetto alle monumentali raffigurazio-
DEROLEZ, Gent, 1973; A. DEROLEZ, The Autograph Manuscript of the ni dell’arco. Le componenti decorative più visibili
Liber Floridus: a Key to the Encyclopedia of Lambert of Saint-Omer,
Turnhout, 1998; M. GIOMBINI, La tradizione manoscritta del Liber
Floridus e la questione dei frammenti Cotton vol. 1, in Notizie da Pa-
28
lazzo Albani: rivista di storia e teoria delle arti, XXII/XXIX Al riguardo cfr. A. C. ESMEIJER, Divina quaternitatis. A Preli-
(1993/2000) [2001], pp. 9-17. minary Study in the Method and Applications of Visual Exegesis,
25
LAMBERTUS AUDOMORENSIS, Liber Floridus, Gent, Centrale Bi- Amsterdam, 1978, pp. 1-58; SICARD, Diagramme médiévaux cit.,
bliothek der Rijksuniversiteit, cod. 1125, f. 231v e f. 232r. Cfr. H. pp. 141-154.
29
TOUBERT, Un affresco di S. Pedro a Sorpe (Catalogna) e il tema icono- MURDOCH, Album of Science cit., pp. 38-51.
30
grafico dell’arbor bona-ecclesia, arbor mala-synagoga, in EAD., Ibid., pp. 33-45; U. ERNST, “Ars memorativa” und “Ars poeti-
Un’arte orientata cit., pp. 57-72. ca” in Mittelalter und Früher Neuzeit. Prolegomena zu einer mne-
26
R. R. EDWARDS, Ratio and Invention. A Study of Medieval monistischen Dichtungstheorie, in Ars memorativa. Zur kulturge-
Lyric and Narrative, Nashville, TN, 1989; CARRUTHERS, The Book of schichtlichen Bedeutung der Gedächtniskunst 1400-1750, hrsg. J. J.
Memory cit., p. 231. BERNS, W. NEUBER, Frankfurt a.M., 1994, pp. 325-356.
27 31
P. SICARD, Diagramme médiévaux et exégèse visuelle. Le “Libel- CARRUTHERS, Machina memorialis cit., pp. 11-14, 108-110.
32
lus de formatione arche” de Hugues de Saint-Victor, Paris-Tur- CARRUTHERS, The Book of Memory cit., pp. 156-188.
33
nhout, 1993, (Bibliotheca Victorina, IV), pp. 141-142. EAD., Machina memorialis cit., p. 257.
TEMI DEL DISCORSO: IL ME CRISTOLOGICO 41

della calotta sono: la grande croce, con Maria e Gio- sono eseguite in forme ridotte e corrispondono,
vanni evangelista, il cespo di acanto che si in nell'impaginazione e nello stile, alla disposizione e
ampie volute, un grande serpente stilizzato e due alle forme delle rappresentazioni figurate.
cervi che si abbeverano. (tav. Come per l'arco Secondo le definizioni della ad C.
absidale, le dimensioni di queste imma- si può dire che queste immagini sono
gini ci suggeriscono l'impiego dello stile sublime che allo stile umile o adtenuatus, abbassato
consentiva una maggiore visibilità. Al contrario, le fin all'uso corrente del parlare corretto che
raffigurazioni che abitano il tralcio e che si dispongo- in età medievale era associato "accura-
no alla base della calotta sono realizzate in forme ri- to" impiegato per chiarezza e semplicità. Esse ri-
dotte, minute. L'impiego della linea per delimitare i sultano, infatti, realizzate in modo diverso dallo sti-
contorni delle figure non è mai rigido e l'uso dei co- le gravis impiegato nell'arco absidale e nelle
lori rende le scene molto vivaci. In queste immagini,
mentali raffigurazione della calotta.
come sottolineava Matthiae, è ben presente uno spic-
Le motivazioni che portarono all'impiego di tale
cato gusto naturalistico che caratterizza la scuola ro-
strategia sono nel messaggio della decorazio-
mana I1 linguaggio è diventato più "popolaresco"
ne della conca absidale. In questo spazio, sono as-
sebbene traduca in gran parte esempi tratti
l'arte paleocristiana e tardo antica, come si può vede- sai evidenti le strette connessioni che intercorrono,
re dal confronto con i mosaici di S. Costanza, ad nel campo dell'elocutio, tra le idee e la loro espres-
esempio, nella raffigurazione degli Tale lin- sione formale.
guaggio corrisponde, dal punto di vista tipologico, ad Se osserviamo la piccola figura di
esigenze narrative comuni alle storie raffigurate nella gio nel secondo registro, possiamo scorgere una
chiesa inferiore, come si vede da alcune somiglianze "spia" fin'ora sfuggita all'osservazione degli stu-
tra le vesti della donna che nutre il pollame, a sini- diosi ma che si rivelerà determinante per la com-
stra nel primo registro del mosaico, (tav. e la prensione del mosaico e dello schema retorico sul
figlia dei donatori Beno e Maria o la moglie di quale è improntato. I1 santo è l'unico ad avere
nio, nella scena della Messa di san Clemente. (tav. un'aureola rossa mentre gli altri Padri recano un
VIb) Analoghe osservazioni suggeriscono le vesti mili- celeste. (tav.
tari di Eufemiano e di rispettivamente nelle Ragionando in termini puramente
Storie di e nella Messa di san Clemente, stici o di esigenze decorative non potremmo
riprodotte in modo identico nel mosaico; si veda il attribuire a questo "segno" alcun significato. Tutta-
primo personaggio del gruppo a destra del cespo di via, sgombrato il campo dall'ipotesi di un erroneo
acanto, prima di san Xb). restauro successivo appare ben strano che in
Anche le iscrizioni sembrano seguire la stessa una decorazione così organizzata e "sorvegliata"
ratio; così come accadeva nell'arco absidale, esse potesse trovar posto una nota stonata, piuttosto,
sembra che la presenza di questa diversa colora-
zione dell'aureola non sia casuale, ma voglia indi-
MATTHIAE, Mosaici medievali cit., pp. 289-297. care il ruolo di nella "lettura" della
tema del recupero antiquario a S. Clemente non pare decorazione. Dobbiamo, quindi, verificare quale
necessario soffermarsi dopo gli studi di Hélène Toubert, alla funzione privilegiata si può stabilire tra la figura
quale si rimanda, in particolare sul mosaico, cfr. La del santo e la decorazione dell'abside.
paleocrisfiana cit., pp. 197-227.
Già De Rossi aveva notato le somiglianze
mento che avvicinano i personaggi della chiesa inferiore (Beno
de Rapiza e Maria Macellaria) con quelli del mosaico, cfr. DE
ROSSI, Musaici Crisfiani e saggi cit., f. Tali osservazioni si
pongono poi in continuità anche con il ciclo di pitture della
chiesa a Ceri, in cui, sia nella scena della Cottu-
Al centro del catino absidale si trova la croce di
ra del maiale che in quella di Giuseppe e la moglie di Putifarre,
le donne raffigurate indossano un abito con la caratteristica ma- Cristo che è raffigurato morto, tra Maria e san Gio-
nica allungata. Sulle pitture di Ceri, cfr. A. CADEI, S. Maria vanni evangelista. Sugli assi della croce si
di Ceri e i suoi affreschi medievali, in Sforia dell'arfe, XLIV
pp. 13-29; MATTHIAE, Piffuraromana cit., p. 256;
N. M. E. Tradifion and Innovafion in Church
fion in Ceri 1100, in Rornisches Jahrbuch der M. Ad C. ed. cit., IV, X, 14, p.
bliofheca pp. 7-26; EAD., Maria 260: adtenuato figurae, id quod ad et cotidianum
in Ceri cit.; EAD., Das Bild Busch cit., pp. 165-189; PARLA- sermonem est cfr. sopra cap. p. 23, nota 46.
TO, ROMANO, Roma e il cit., pp. 159-165; H. L. Corpo- Le recenti indagini di restauro non hanno ravvisato nes-
Texfs cit., pp. 166-169. sun rifacimento in questa parte del mosaico.
42 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

gono dodici colombe, ai lati due passeracci di pic- ci: il crocifisso (con Maria e Giovanni), il Paradiso
cola taglia, simmetrici e speculari. Questi uccelli, e il lignum vitae che porta la salvezza. Quest’ultimo
frequentemente ritratti nel mosaico, non sempre as- tema, trasposto in termini ecclesiastici, allude alla
sumono un valore specifico in base alla loro specie metafora della Chiesa quale Vigna del Signore. Tali
ma sono spesso citati proprio per la loro modestia significati simbolici si sovrappongono allo schema
e prudenza, quali simbolo di Cristo, dei santi e del- che ordina la decorazione, poiché, come abbiamo
l’anima dei giusti 39. già ipotizzato, la croce da cui dipartono i tralci
Il motivo della croce è un tema tradizionale nel- configura il diagramma dell’arbor vitae o lignum
l’iconografia cristiana e ha numerosi significati. A crucis.
Roma, esso è presente nelle decorazioni absidali di Il messaggio principale, quello espresso nelle
S. Pudenziana, S. Crisogono, S. Stefano Rotondo, forme dell’ornato gravis, riguarda dunque il rap-
SS. Nereo e Achilleo e di S. Giovanni in Laterano, porto tra Cristo e la Chiesa che accoglie e nutre i
anche se qui si tratta di un rifacimento duecente- fedeli. Cerchiamo ora di comprendere le altre im-
sco. Quest’ultimo caso è particolarmente significati- plicazioni connesse a questo discorso figurato e di
vo poiché, probabilmente, il Torriti seguì la prece- affrontarne la modalità di rappresentazione.
dente decorazione 40. Hélène Toubert ha ben evi- Il tema della vigna è un topos largamente rap-
denziato i collegamenti con l’arte paleocristiana e il presentato dalla tradizione paleocristiana, presente
significato escatologico della croce 41. L’iconografia nel Nuovo Testamento, in particolare nelle parole
di S. Clemente risale alla croce gemmata ai cui pie- di Gesù che indica se stesso come Vite 45. A sua
di fiorisce un cespo di vegetazione, secondo lo volta questa associazione si trova esplicitamente
schema della “croce fiorita” 42; un motivo che pre- espressa nell’Esamerone di sant’Ambrogio, in cui
vede due fusti vegetali che si espandono dal piede la vite è simbolo della Chiesa e dei suoi fedeli 46
della croce per avvolgerla, frequente in scultura, in che gioiscono fiorendo come la pianta. Nella vigna-
oreficeria e, soprattutto, nelle stauroteche. In questi Chiesa i fedeli sono eguali: « Nella Chiesa ci sia
casi, tuttavia, non è presente il tema figurativo di per tutti un’unica e uguale libertà, con tutti si usi
Cristo morto che, come è stato giustamente rileva- pari giustizia e identica cortesia » 47. Per non essere
to, è un elemento di novità desunto probabilmente travolti dalle tempeste essi si stringono ai loro vici-
dai reliquiari ottoniani 43. A S. Clemente, lo schema ni come la vite fa con i viticci e le sue volute. La
si completa con i Quattro Fiumi e i cervi che vi si vite è, dunque, un esempio per gli uomini che solo
abbeverano. (tav. XXIIIa) La croce fiorita evoca uniti nel Signore possono produrre i loro frutti 48.
dunque anche l’albero della vita, che si erge nell’E- Il mosaico di S. Clemente diventa così la tradu-
den della Genesi 44 in cui è descritto il Giardino ir- zione illustrata della pianta rigogliosa e “scintillan-
rigato dai Quattro Fiumi. Leggendo l’iscrizione alla te” che Ambrogio descrive con passione, per i suoi
base della calotta absidale di S. Clemente, questo grappoli dorati o simili alla porpora, ricchi di pie-
tema si precisa ulteriormente poiché la croce raffi-
gurata è indicata quale la custode del lignum vitae.
Si verifica dunque una fusione di più temi simboli-
45
Ioh. XV, 1-8; Mt. XXI, 33-41; C. LEONARDI, Ampelos: il Simbo-
lo della vite nell’arte Pagana e Paleocristiana, Roma, 1947 (Biblio-
theca “Ephemerides Liturgicae”, Sectio Historica 21).
46
39
R. VOISENET, Bêtes et hommes dans le monde médiéval. Le be- AMBROSIUS MEDIOLANENSIS, Exameron, III, s. V, 12, 50, ed. C.
stiaire des clercs du V au XII siècle, Turnhout, 2000, p. 135. SCHENKL, Pragae-Vindobonae-Lipsiae, 1897 (C.S.E.L., 32.1), p. 92:
40
Sul mosaico del Laterano si vedano MATTHIAE, GANDOLFO, « Hujus [vitis] est similis plebs Ecclesiae, quae velut quadam fi-
Pittura romana cit., pp. 197-199, 336; F. GANDOLFO, Assisi e il Late- dei radice plantatur et reprimitur humilitatis propagine [...] ».
47
rano, in Archivio della Società Romana di Storia Patria, CVI (1983), Ibid., III, s. V, 12, 51, p. 93: « Omnibus sit in Ecclesia par
pp. 63-113; A. TOMEI, Jacobus Torriti pictor. Una vicenda figurativa atque una libertas, omnibus impertiatur iustitia communis et
del tardo Duecento romano, Roma, 1990, pp. 77-98; ANDALORO, RO- gratia ». Traduzione da S. AMBROGIO, Esamerone, introduzione,
MANO, L’immagine cit., pp. 97-100. traduzione e note a cura di G. BANTERLE, Roma, 2002, p. 122.
41 48
TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., pp. 202-209. AMBROSIUS MEDIOLANENSIS, Exameron, ed. cit., III, s. V, 12, 51, p.
42 94: « Unde ne quibus procellis saeculi possit reflecti, et tempestate
Ibid., p. 203; BARCLAY LLOYD, The Mosaics cit., pp. 17-20.
43 deduci, claviculis illis et circulis quasi amplexibus caritatis proxi-
TELESKO, Ein Kreuzreliquiar cit., p. 64.
44 mos quosque conplectitur et in eorum coniunctione requiescit.
Gen. II, 9-10. Per questa interpretazione soprattutto TOU-
BERT, La rinascita paleocristiana cit., pp. 203-204; su questo tema, Charitas est igitur, quae nos superioribus nectit caeloque inserit.
A. IACOBINI, L’albero della vita nell’immaginario medievale: Bisanzio e Qui enim manet in caritate, Deus in eo manet. Unde et Dominus
l’Occidente, in L’architettura medievale in Sicilia: la Cattedrale di ait: “Manete in me et ego in vobis. Sicut palmes non potest fruc-
Palermo, a cura di A. M. ROMANINI, A. CADEI, Roma, 1994, pp. tum adferre ab se, nisi manserit in vite, sic et vos, si in me non
241-290. manseritis. Ego sum vitis, vos palmites estis” (Ioh. XV, 4) ».
I TEMI DEL DISCORSO: IL MESSAGGIO CRISTOLOGICO 43

tre preziose e colorate che sono un monito per vite quale corpo di Cristo dal quale i fedeli non de-
l’uomo perché: « Il giorno supremo non trovi im- vono separarsi 53, ma nei suoi scritti e in quelli di
maturi i tuoi frutti, il tempo nell’età della sua pie- altri esegeti non vi è la stessa attenzione alla de-
nezza non produca opere di scarso valore » 49. Il scrizione delle foglie e dei frutti che abbiamo ri-
santo poi si sofferma sulle variegate forme degli al- scontrato negli scritti del vescovo di Milano.
beri, dei fiori e dei frutti che sono l’occasione per Sulla base delle parole di sant’Ambrogio si
celebrare la grandezza e la provvidenza della crea- muove anche Pier Damiani che completa e adatta
zione divina. I frutti sono protetti dalle foglie e per alle esigenze del pensiero riformato i temi trattati
questo si giustifica la loro varietà ma, ancora una nell’Esamerone e le altre fonti alle quali egli attin-
volta, la descrizione più attenta è dedicata al pam- ge. Damiani riprende interamente dal Fisiologo
pino della vite: « Vediamo, infatti, che esso è così l’immagine dell’Arbor Peridexion; nel mosaico è raf-
frastagliato e diviso da assumere l’aspetto di tre fo- figurata la Croce come albero della vita, interpreta-
glie distinte. Il suo lobo mediano si differenzia tal- ta secondo le parole di san Paolo: « Perciò l’Apo-
mente che, se non fosse unito a quelli inferiori, a stolo, sapendo che l’albero della croce distrugge la
prima vista sembrerebbe una foglia a sé stante » 50. potenza del demonio gridava: “Che mai io mi glo-
Assai simili sono le foglie che si dispongono den- rifichi se non nella croce del Signore, mediante la
tro i girali dell’acanto-vite del mosaico, spesso tri- quale il mondo è crocifisso per me, e io per il mon-
lobate con la parte centrale alta e assottigliata. (tav. do” » 54. L’albero dai frutti dolcissimi e dall’ombra
XXIVb) Questa attenta descrizione della vite che protettiva offre alla colomba un rifugio, sempre in-
Ambrogio ci propone sembra ripetere la libertà di sidiata dal dragone, che però non può sopportare
fantasia espressa nella decorazione musiva, per la tale ombra; perciò solo allontanandosi dall’albero,
grande varietà delle foglie che si presentano, ora l’uccello diverrà preda del mostro. L’albero rappre-
lunghe ora corte, più flessibili o rigide 51. A tali si- senta la Sacra Scrittura, presso cui il fedele deve
gnificati si può ricondurre anche la ghirlanda del accorrere se vuole evitare la rabbia cruenta del
sottarco, nella quale gli elementi simbolici, connessi drago 55. Negli scritti di Pier Damiani, l’albero della
al ciclo delle stagioni 52, paiono aggiornati al tema
della vite-Chiesa.
Evidenziare la figura di sant’Ambrogio, tramite 53
BRUNO SIGNENSIS, Responsio de statu ecclesiae, in P.L., CLXV, col.
l’uso funzionale dell’ornatus, potrebbe significare la
1125B-C: « Audi etiam quid Dominus dicat: “Ego sum vitis, et vos
volontà di esaltarne l’auctoritas, fornendo all’osser- palmites: qui manet in me, et ego in eo, hic fert fructum multum:
vatore una chiave per la comprensione della deco- si quis in me non manserit, mittetur foras sicut palmes, et arescet,
razione. et colligent eum, et in ignem mittent, et ardet (Ioh. XV, 5)”. Si ergo
Negli scritti dei principali riformatori della Christus vitis est, palmites vero Christiani: sicut palmites vivere
non possunt, si separentur a vite, ita neque Christiani si separentur
Chiesa, infatti, l’associazione tra la vite-Chiesa e i
a corpore Christi. Corpus Christi Ecclesia est: qui ergo non vult se-
tralci-cristiani è esplicita e improntata sugli scritti parari a Christo, maneat in corpore Christi, ut possit esse mem-
di sant’Ambrogio. Bruno di Segni propone, in un brum Christi. Si enim non manserit in corpore Christi, si non man-
passo relativo al Battesimo, l’interpretazione della serit in Ecclesiae unitate, “mittetur foras, sicut palmes, et arescet”.
Et quid amplius? “Et colligent eum maligni spiritus”. Illis enim tra-
ditur, qui ab Ecclesia separatur. Sed quid illi facient? “Et in ignem
mittent”. Ad quid? “Ut ardeat”. Verba Christi sunt, alios canones
49
Ibid., III, V, 12, 52, pp. 94-95: « Quid autem eo vel specta- non quaeramus ». Si veda anche ID., Commentaria in Joannem, II,
culo gratius vel fructu est dulcius, videre serta pendentia velut XXXV (cap. XII), in P.L., CLXV, coll. 549B-D; Ibid., III, XLII (cap.
quaedam speciosi ruris monilia, carpere uvas vel aureo colore XV), coll. 570C-571D.
54
vel purpureo renitentes? Hyacinthos ceterasque gemmas fulgere Gal. VI, 14. Passo ripreso nel Fisiologo, ed. a cura di F.
existimes, coruscare Indicos, albarum emicare gratiam, nec ad- ZAMBON, Milano, 1975, pp. 70-71: « In India esiste un albero chia-
vertis ex his admoneri te, homo, ne inmaturos fructus tuos dies mato Peridexion: il suo frutto è dolcissimo e soavissimo. Le co-
supremus inveniat aut plenae tempus aetatis opera parva dedu- lombe vi si dilettano e si nutrono del frutto di quest’albero (in
cat ». Trad. di BANTERLE, Esamerone cit., p. 123. esso infatti nidificano) ma c’è il drago che insidia la colomba. Il
50 drago teme tuttavia quest’albero e la sua ombra, in cui dimora-
Ibid., III, V, 14, 60, p. 101: « Videmus enim ita scissum at-
que divisum, ut trium foliorum speciem videatur ostendere; ita no le colombe, e non può avvicinarsi alla colomba né all’ombra
pars media distincta est, ut nisi inferioribus haereret, separata dell’albero [...]. L’albero è immagine del Padre di tutte le cose
spectantibus videretur ». [...]. “La Sapienza è un albero di vita per tutti coloro che riman-
51
Ibid., III, V, 14, 61, p. 102: « Quid ego foliorum describam gono accanto ad essa” (Prov. III, 18), “che darà frutto nella sua
diversitates quemadmodum alia rotunda, alia longiora, alia flec- stagione” (Ps. I, 3), e “noi ci rifugeremo all’ombra delle tue ali”
sibilia, alia rigidiora sint, alia nullis facile ventis labentia, alia (Ps. LVI, 2). [...] ».
55
quae levi motu decutiantur aurarum? ». PETRUS DAMIANUS, Opusculum LII, De bono religiosi status et
52
TADDEI, La decorazione dell’intradosso cit., p. 1779, nota 22. variarum animantium tropologia, XIX, in P.L., CXLV, col. 779C:
44 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

croce viene esaltato quale simbolo della gloria del terpretazione cristologica, il numero 50 prefigura
Signore, nello stesso modo l’iconografia del mosai- l’incarnazione di Cristo dopo cinque età del mon-
co di S. Clemente riprende l’immagine dell’albero do 59. Anche il numero dei girali rispecchia, dun-
che si innalza al cielo, diffonde i suoi rami fino agli que, agli occhi di un osservatore più attento e colti-
astri e fruttifica in paradiso 56. vato, il valore simbolico della crocifissione nel sen-
Il tralcio di acanto, inoltre, s’innalza verso l’alto so della promessa di una pace eterna.
formando 50 volute che ordinano la composizione Una simile decorazione, con il cespo d’acanto
figurativa, articolata su cinque registri di cinque gi- da cui partono i tralci, si trova anche nella decora-
rali. Nell’esegesi medievale, il numero 50 ha una zione del mosaico absidale dell’atrio del Battistero
simbologia polivalente, basata in primo luogo sul Lateranense (ora cappella di S. Rufina), per il quale
passo biblico del Levitico in cui rappresenta la ri- è stata precisata la datazione al secolo V 60. Esso è
correnza dell’annus iubilaeus 57. Ogni cinquantesimo un elemento di comparazione importante, non solo
anno (sette volte sette anni sabbatici più uno) c’era quale esempio di recupero antiquario ma anche
un anno giubilare (anno del giubileo) nel quale gli per le numerose implicazioni che collegano S. Cle-
schiavi erano rimessi in libertà, i debiti condonati, i mente al complesso del Laterano.
campi non erano coltivati e i beni pignorati veniva- I dodici colombi bianchi 61 che si stagliano sulle
no restituiti 58. Esso è il numero della gioia poiché traverse blu fanno le veci degli apostoli 62. Tale in-
il cinquantesimo giorno dopo Pasqua determinava terpretazione va giustificata poiché, secondo il Fi-
la scadenza della festa di Pentecoste. Da ciò di- siologo, la colomba che si pone sotto la protezione
scende il significato di pace eterna (dell’universo e
dell’anima umana) e della riconciliazione con Dio
(perdono e remissione dei peccati). Secondo un’in-
59
HONORIUS AUGUSTODUNENSIS, Expositio in Psalmos. Prologus in
psalmum quinquagesimum, in P.L., CLXXII, col. 282B-C: « In quin-
quagesimo numero denarius quinquies multiplicatur; quia post
« Si cruentam draconis intimi rabiem volumus evitare »; C. FRU- quinque saeculi aetates Christus salus hominum et vitae dena-
GONI, Letteratura didattica ed esegesi scritturale nel « De bono reli-
rius generatur: per quem Spiritus sanctus, qui est remissio pec-
giosi status » di S. Pier Damiani, in Rivista di storia della Chiesa in catorum, datur ». Cfr. MEYER, SUNTROP, Lexikon cit., coll. 736-739;
Italia, XXXIV (1980), pp. 7-59: 38. H. MEYER, Die Zahlenallegorese im Mittelalter, München, 1975, pp.
56
PETRUS DAMIANUS, Sermo XLVIII, II, Homilia de exaltatione 164-166.
60
sanctae crucis, in P.L., CXLIV, coll. 776A-776B: « Tu pondus illud A. IACOBINI, “Lancea Domini”: nuove ipotesi sul mosaico absi-
sustinere meruisti, cujus virtute coelum volvitur, terra suspendi- dale nell’atrio del Battistero Lateranense, in Atti del V colloquio del-
tur, et universa mundi machina nunquam casura libratur. Te l’AISCOM (Roma, 3-6 novembre 1997), Ravenna, 1998 pp. 249-
tartara metuunt, angeli venerantur, et omnis rerum creatura mi- 266; ID., Lancea domini: nuove ipotesi sul mosaico absidale nell’atrio
ratur. [...] O vere nobilis arbor, quae de terreno quidem cespite del Battistero Lateranense, in Arte d’Occidente. Temi e metodi. Studi
orta procedis, sed super astra coeli felices ramos expandis! Olim in onore di Angela Maria Romanini, 3 voll., a cura di A. CADEI,
quidem fructus tuus gehennae erat obnoxius, tunc cedros ger- Roma, 1999, II, pp. 727-742. Per questo mosaico è stata anche
minas paradiso; et vivi ex te lapides prodeunt, quibus supernae proposta, in via ipotetica, una datazione contemporanea all’ese-
Hierusalem aedificia construuntur ». Sulla croce e il suo signifi- cuzione del mosaico di S. Clemente, in seguito alla scoperta che
cato di vittoria sul Male e gloria di Cristo si veda anche ID., Ser- la calotta su cui poggia il mosaico risale all’epoca medievale.
mo XLVII, I, De exaltatione sanctae crucis, in P.L., CXLIV, coll. Cfr. G. PELLICCIONI, Le nuove scoperte sulle origini del Battistero La-
761C-766B. teranense, in Atti della Pontificia Accademia Romana di Archeologia,
57
Lev. XXV, 10. Memorie, ser. 3a, XIII (1973), pp. 98-99: 99, nota 14.
61
58
HONORIUS AUGUSTODUNENSIS, Gemma animae sive De divinis of- G. ORTALI, Gli uccelli nei mosaici bizantini, Ravenna, 1997,
ficiis et antiquo ritu missarum, deque horis canonicis et totius annis pp. 13-17. Si tratta del colombo selvatico (Columbia livia) nella
solemnitatibus, III, CXLVIII, in P.L., CLXXII, col. 684C-D: « Pas- varietà bianca, con collare e iridescenze al collo; P. BRICHETTI, Uc-
chale tempus per quinquaginta dies extenditur, quia, sicut in celli. Conoscere, riconoscere e osservare tutte le specie di uccelli in
quinquagesimo anno vel in jubilaeo populo Dei reddita est li- Europa, Novara, 2002, p. 159.
62
bertas, et amissa haereditas, ita nobis in futuro per Jesum in Sulla simbologia della colomba cfr. G. HEINZ-MOHR, Lessico
Spiritu sancto redditur amissa libertas, et paradisi haereditas. di iconografia cristiana, Milano, 1984 (Düsseldorf - Colonia, 1971),
Quinquies enim decem sunt quinquaginta, hoc est pro labore pp. 107-109; P. TESTINI, Il simbolismo degli animali nell’arte figurati-
quinque sensuum denarius, his in futuro dabitur, qui hic in vi- va paleocristiana, in L’uomo di fronte al mondo animale nell’Alto
nea Domini in Quadragesima, hoc est in hac vita decem prae- Medioevo, Settimane di studio del Centro Italiano di Studi sul-
ceptis laboraverunt. Sunt enim septem hebdomadae, et una l’Alto Medioevo, XXXI, Spoleto, 7-13 aprile, II, Spoleto, 1985, pp.
dies. Septies autem septem cum una die sunt quinquaginta, hoc 1107-1168, tavv. I-XXXIX: 1164-1168; sull’associazione tra colom-
est qui in septem diebus hujus vitae per septem dona Spiritus bo e apostolo, p. 1166; Animali simbolici: alle origini del bestiario
sancti quinque sensibus suis decem praecepta impleverit, in fu- cristiano, I, a cura di M. P. CICCARESE, Bologna, 2002, pp. 335-356;
turo illum in praemio recipiet, in quo solo, et qui solus est gau- VOISENET, Bêtes et hommes cit., pp. 133-134; A. CATTABIANI, Volario.
dium omnium ». Cfr. H. MEYER, R. SUNTROP, Lexikon der mittelal- Simboli, miti e misteri degli esseri alati: uccelli, insetti e creature fan-
terlichen Zahlenbedeutung, München, 1987, coll. 734-747: 735-736. tastiche, Milano, 2000, pp. 325-329.
I TEMI DEL DISCORSO: IL MESSAGGIO CRISTOLOGICO 45

dell’albero della croce raffigura i profeti o i fede- no alla fonte dei Quattro Fiumi. In questo caso è stata
li 63. Pier Damiani, tuttavia, non fa menzione di tale reimpiegata l’iconografia delle raffigurazioni battesi-
associazione e in questo caso ci sembra più coeren- mali di origine paleocristiana, in cui il cervo è simbo-
te interpretare i volatili seguendo una tradizione lo del catecumeno al momento del battesimo, secon-
attestata nella letteratura cristiana (e per il numero do l’interpretazione del Salmo XLI, nel quale si dice:
12), secondo la quale essi sono spesso associati agli « Come il cervo anela alle fonti d’acqua, così la mia
apostoli 64 e, per estensione, alla Chiesa 65. Le stesse anima anela a te, o Dio 68 ». Interpretazione ripresa
parole di san Paolo, che pone se stesso sotto la dal Fisiologo e dalla liturgia del Sabato Santo 69.
protezione della croce, devono aver suggerito all’i- Attorno ai due cervi si dispongono due uccelli ac-
deatore del programma musivo questa precisa in- quatici, due anatre e due pavoni le cui code sono in
terpretazione per esaltare il valore del Nuovo Te- asse con la decorazione all’apice della calotta e con la
stamento e del sacrificio di Cristo quale fondamen- parte centrale dell’iscrizione, posta immediatamente
to della Chiesa. sotto. L’interpretazione dell’intera scena evoca i pae-
A S. Clemente questo tema si arricchisce per la saggi nilotici alessandrini, frequentemente raffigurati
presenza, tra le foglie di acanto ai piedi della croce, in epoca paleocristiana per simboleggiare il Paradi-
di un piccolo cervo e di un grande serpente che sem- so 70. Anche gli animali che abitano questo paesaggio
brano lottare. Dal punto di vista iconografico, una let- sono presi dalla tradizione paleocristiana. Con le
tura univoca non ci sembra pertinente poiché, osser- zampe immerse nell’acqua, in posizione simmetrica,
vando bene il mosaico, in realtà, vengono raffigurate vi sono poi due uccelli acquatici che la Toubert indi-
due scene: la croce che atterrisce il serpente, realizza- ca quali due folaghe 71 (fulica). L’uccello viene spesso
ta in forme monumentali, e il cervo che lotta con il descritto fermo nel mezzo delle acque, nelle cui inse-
serpente. Quest’ultima scena però raffigura il cervo nature crea il nido, o sopra una roccia circondata da
in forme ridotte, meno accessibili da lontano. flutti profondi. In queste forme diventa un topos figu-
Il primo gruppo, quello più visibile, rappresenta rativo frequentemente rappresentato fin dall’antichità.
la croce con il serpente atterrato ai suoi piedi. Co- A causa del suo amore per le acque profonde, la fo-
me accennato, questa scena è realizzata nelle forme laga è paragonata ai battezzati che perseverano nella
dello stile gravis, notevolmente più grandi delle al- grazia della fontana santa. Il Fisiologo della versione
tre figure, inoltre, il rettile è colorato in prevalenza
di rosso con inserimenti di tessere gialle e blu. Tale
impiego dell’ornatus distingue nettamente questo 68
Ps. XLI, 2.
“combattimento moralizzato” il cui valore simboli- 69
Physiologus latinus. Editions préliminaires, versio B, ed. par
co deriva dalle croci reliquiario. Si tratta di un rife- F. J. CARMODY, Paris, 1939, p. 50; Il Fisiologo, ed. cit., pp. 66; M.
ANDRIEU, Les ordines romani du Haut Moyen age, II, Louvian,
rimento alla storia della Salvezza, con la morte di
1931-61, ed. Réimpression Anastatique, Paris, 1965, pp. 366-447;
Cristo, la sua resurrezione e la sconfitta del Male 66. TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., pp. 206-209. Secondo l’Or-
Tema che Bruno di Segni tratta in modo esplicito do romanus, XI, il canto del Sicut cervus ad fontes (Ps. XLI) era in-
quando descrive la vittoria di Cristo sul serpente tonato durante la processione che, nel Sabato Santo, portava i
per mezzo della croce 67. fedeli al battistero. Nella letteratura monastica il cervo viene pa-
ragonato anche al contemplativo che apre la via alla compren-
In asse con la crocifissione di Cristo, sono raffigu-
sione dei misteri celesti ed è usato per indicare l’ardore del de-
rati i due cervi di grandi dimensioni che si abbevera- siderio spirituale, cfr. G. PENCO, Il simbolismo animalesco nella let-
teratura monastica, in Studia Monastica, VI (1964), p. 15; WOLBERO
S. PANTALEONIS, Commentaria vetustissima et profundissima super
canticum canticorum Salomonis, quod hebraice dicitur sir hasirim, in
63
Il Fisiologo, versio BIs, XXXIII, interpreta le colombe come i IV libros distributa, II, in P.L., CXCV, col. 1106A-B; GILLEBERTUS DE
fedeli, cfr. CATTABIANI, Volario cit., p. 326. Telesko ritiene che le HOILANDIA, Sermones in canticum salomonis, XIV, in P.L., CL-
colombe siano il simbolo dei profeti, seguendo alla lettera il te- XXXIV, coll. 68B-70D; BERNARDUS CLARAEVALLENSIS PS., Liber senten-
sto del Fisiologo. tiarum, in P.L., CLXXXIV, col. 1143A.
64 70
GREGORIUS MAGNUS, Homiliae in Evangelia, hom., XVII, 13, ed. Si vedano al riguardo C. BELTING-IHM, Die Programme der
R. ÉTAIX, Turnhout, 1999 (C.C.S.L., 141), pp. 126-127; Ibid., hom., christlichen Apsismalerei vom 4. bis zur Mitte des 8. Jahrhunderts,
XXX, 5, pp. 260-262. Wiesbaden, 1960, pp. 76-94 e TOUBERT, La rinascita paleocristiana
65
ID. (ROBERTUS DE TUMBALENA), Expositio in Canticis Cantico- cit., p. 201, nota 98, 207, che riferiscono il frequente impiego di
rum, VI, 9, in P.L., LXXIX, col. 529D; AMBROSIUS MEDIOLANENSIS, tale iconografia, riportando la lettera di san Nilo a Olimpiodoro
Expositio Evangelii secundum Lucam, II, 92, ed. C. SCHENKL, Pra- (inizio sec. V) in cui il santo chiede di ornare con una croce
gae-Vindobonae-Lipsiae, 1902 (C.S.E.L., 32.4), pp. 94-95. l’abside delle chiese e prescrive anche che la croce venisse cir-
66
TELESKO, Ein Kreuzreliquiar cit., pp. 70-71. condata con scene di caccia e pesca.
67 71
BRUNO SIGNENSIS, Expositio in Cantica Canticorum, VIII, in Ibidem. La studiosa individua in questi uccelli due fola-
P.L., CLXIV, col. 1283A. ghe, secondo le parole del Fisiologo.
46 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

latina Y la confonde con l’airone 72 e loda la sua intel- Lo sfondo all’intera composizione è costituito
ligenza e la sua prudenza perché non si nutre di ca- da un manto dorato che si stende per tutta la calot-
daveri e vive sempre nello stesso luogo 73. Il significa- ta, fatta eccezione per la parte più alta, che trattere-
to sacramentale di questi due uccelli è confermato mo più avanti. La soluzione è significativa dal mo-
dal gruppo del cervo e serpente, posto sotto la croce, mento che il tralcio di vite o d’acanto era accompa-
tra le foglie d’acanto. gnato, in passato, da uno sfondo azzurro o blu co-
A destra e a sinistra del corso d’acqua si trova- me nei casi dell’absidiola del battistero di S. Gio-
no due anatre, più precisamente due germani reali, vanni in Laterano, del mosaico del vescovo cartagi-
uno immobile e l’altro intento a bere 74. Essi sono nese Quodvultdeus nelle catacombe di S. Gennaro
portatori di una simbologia battesimale poiché a Napoli, della decorazione della volta della cap-
stando a galla sull’acqua rappresentano la doppia pella di S. Prisco in Santa Maria Capua Vetere o
natura di Cristo: celeste e terrestre 75. della lunetta con i cervi che si abbeverano alla fon-
Ai lati del paesaggio lacustre, quasi a circoscri- te nel mausoleo di Galla Placidia a Ravenna.
verlo nella sua portata decorativa e simbolica, si L’oro è, tradizionalmente, una metafora della
dispongono due pavoni, il cui significato di immor- luce, quale simbolo dell’incarnazione di Cristo, se-
talità è ben noto all’esegesi cristiana 76, basti pensa- condo la formula del Vangelo di san Giovanni:
re a sant’Agostino che riteneva che le carni dell’uc- « Ego sum lux mundi » 79, ribadita dal Vangelo di
cello fossero incorruttibili 77. La soluzione adottata san Matteo, in cui Cristo si è fatto uomo per libera-
a S. Clemente appare, quindi, il risultato di una mi- re l’umanità dalle tenebre 80. Fin dall’antichità, sia
rata selezione dei temi presenti nel tradizionale in letteratura che nelle rappresentazioni figurate,
paesaggio nilotico 78, per lasciare spazio alle altre Cristo era collegato con il sole pagano 81 e il mosai-
scene che in questo livello del mosaico dovevano co con tessere dorate serviva quale veicolo per
rappresentare la vita mondana. simboleggiare l’idea metafisica delle luce divina 82.
Già sant’Agostino aveva interpretato la Bibbia indi-
cando la natura metaforica della luce che egli inter-
pretava quale luce di Dio presente prima della
72
Tale confusione si trova anche nella Vulgata; al riguardo Creazione 83. Tale interpretazione fu poi accolta e
VOISENET, Bêtes et hommes cit., p. 131, nota 242 (Physiologus Y,
XXVII, De Herodion id est fulice).
73
Nella versione latina B del Fisiologo la folaga significa an-
che l’uomo fedele che segue la volontà divina e resta sempre al- 79
Ioh. VIII, 12.
l’interno della Chiesa, cfr. VOISENET, Bêtes et hommes cit., pp. 130- 80
Mt. IV, 16.
131. Il Fisiologo, ed. cit., p. 83: « Airone: ha detto il Salmista: “La 81
F. J. DÖLGER, “Sol salutis”. Gebet und Gesang im chrsitlichen
dimora dell’airone li guida (Ps. CIII, 18)”. Il Fisiologo ha detto: Altertum, Münster, 1925; D. JANES, God and Gold in Late Antiqui-
questo uccello è assai prudente, più di molti altri uccelli. Ha un ty, Cambridge-New York, 1998, pp. 50-51, 143-147.
solo nido e una sola dimora: non cerca molti nidi, ma là dove 82
S. BOTTARI, Parabola dell’arte bizantina, in XI Corso di cultura
costruisce il proprio nido, ivi anche si nutre e dorme; non man- sull’arte ravennate e bizantina, Ravenna, 1964, pp. 17-23: 18; P.
gia corpi morti, né vola in molti luoghi; il suo nido è il suo nu- HILL, The Light of Early Italian Paintings, New Haven-London,
trimento sono in un solo luogo. Anche tu, o fedele, non cercare 1987, p. 29; H. SALOMON, Das Licht in seinen künstlerlichen Manife-
i molti luoghi degli eretici: tuo solo nido sia la santa Chiesa di stationen, Mittenwald, 1979, trad. it. La luce nelle sue manifestazio-
Dio e tuo solo nutrimento il pane disceso dal cielo, il Signore ni artistiche, a cura di R. MASIERO, Palermo, 1979 (Aesthetica, 23);
nostro Gesù Cristo, e non toccare i morti insegnamenti, se vuoi P. REUTERSWAERD, The Visible and Invisible in Art. Essays in the Hi-
ricevere il ben cotto pane celeste, e non cercare i luoghi degli story of Art, Vienna, 1991, p. 70; J. CAGE, Colour and Culture.
eretici. [...] ». Sant’Ambrogio, seguito pedissequamente da Pier Practice and Meaning from Antiquity to Abstraction, London, 1999,
Damiani, fornisce su questo uccello solo un rapido accenno in p. 40; E. BORSOOK, Rhetoric or Reality. Mosaics as Expressions of a
riferimento all’aquila che abbandona i suoi piccoli che vengono Metaphysical Idea, in Mitteilungen des Kunsthistorischen Institutes
adottati dalla folaga, cfr. AMBROSIUS MEDIOLANENSIS, Exameron, ed. in Florenz, XLIV⁄1 (2000), pp. 2-18; E. THUNø, “Decus suus splen-
cit., V, s. VIII, 18, 61, pp. 186-187; PETRUS DAMIANUS, Opusculum det ceu Phoebus in orbe“. Zum Verhältnins von Text und Bild in der
LII, De bono religiosi status, ed. cit., XVII, col. 777A. Apsis von Santa Maria in Domnica in Rom, in Die Sprache der Bil-
74
Si tratta di due germani reali riconoscibili dal caratteristico der cit., pp. 147-164; ID., Materializing the Invisible in Early Medie-
collarino bianco, cfr. ORTALI, Gli uccelli cit., pp. 31-32; BRICHETTI, val Rome: The Mosaic of Santa Maria in Domnica in Rome, in
Uccelli cit., p. 55. Seeing the Invisible in Late Antiquity and the Early Middle Ages,
75
L. CHARBONNEAU-LASSAY, Le Bestiaire du Christ, Milano, 1940, ed. by G. DE NIE et alii, Turnhout, 2005, pp. 265-289.
pp. 552-555; W. VON DEN STEINEN, Altchristlich-mittelalterliche Tier- 83
H. LECLERCQ, s.v. Lumière, in Dictionnaire d’archéologie chré-
symbolik, in Symbolum, IV (1964), pp. 218-243: 230; VOISENET, Bêtes tienne et de liturgie, IX, 2, Paris, 1930, coll. 2698-2702; C. MANGO,
et hommes cit., p. 130. Materials for the Study of the Mosaics at St. Sophia at Istanbul, Wa-
76
TESTINI, Il simbolismo degli animali cit., p. 1125. shington, 1962, p. 89; E. H. KANTOROWICZ, Oriens Augusti. Lever
77
ORTALI, Gli uccelli cit., pp. 19-21. du Roi, in Dumbarton Oaks Paper, XVII (1963), pp. 128-140; W.
78
Mancano infatti le scene di caccia e pesca. SCHÖNE, Über das Licht in der Malerei, Berlin, 1954, p. 59. A STOA-
I TEMI DEL DISCORSO: L’UNIVERSO TERRENO E LA GUIDA MONASTICA 47

sviluppata da san Basilio e, in particolare, dallo mentum Ecclesiae 89, è il simbolo delle virtù ecclesia-
pseudo Dionigi in senso anagogico 84. L’oro non ar- stiche poiché rappresenta la Sapienza, l’Integrità e
rugginisce né si decompone, pertanto diventa em- la Purezza, senza le quali ogni qualità è priva di
blema della purezza e della natura trascendentale valore e, in quanto Sapienza evangelica e apostoli-
dell’Incarnazione di Cristo e della sua Trasfigura- ca, diventa elemento autenticante portatore di veri-
zione. Si tratta di una simbologia ben rappresenta- tà 90. L’ornamento acquisisce nelle parole di Bruno
ta nell’arte bizantina 85 che si ritrova anche in alcu- di Segni un valore etico, così che attraverso di esso
ni esempi romani, quali S. Agnese e S. Stefano Ro- si realizza una totale fusione tra contenuto e forma;
tondo o nella perduta decorazione di S. Giovanni le virtù della Chiesa sono rappresentate dalle sue
in Laterano 86. Inoltre, il tema della lucentezza, an- vesti, di tale bellezza da attrarre i fedeli, difenderli
che quando non fu rappresentato con il fondo do- dal male, guarirli e innalzarli nelle sfere celesti 91.
rato, venne “retoricamente” descritto nelle iscrizio- Nell’abside di S. Clemente, si volle realizzare,
ni dei mosaici, come nei casi romani di SS. Cosma dunque, una sovrapposizione di significati simboli-
e Damiano, S. Maria in Domnica, S. Prassede e S. ci che dal tradizionale significato dell’oro, associato
Cecilia in Trastevere 87. alla luce divina, passano alla sua manifestazione
A S. Clemente, i temi della luce divina e della “terrena”, espressa dall’incarnazione di Cristo, per
Trasfigurazione si associano con la crocifissione di giungere, quindi, all’allegoria della Chiesa.
Cristo e della sua futura vittoria sulle tenebre. Il
fondo oro non è dominante ma affiora tra le ma-
glie della decorazione e completa simbolicamente i 4. I TEMI DEL DISCORSO: L’UNIVERSO TERRENO E LA GUIDA

temi della crocifissione, del tralcio di acanto-vite e MONASTICA, I PRIMI TRE REGISTRI DELLA DECORAZIONE

delle numerose figure che lo abitano, potenziando


l’impatto visivo sull’osservatore. Tale soluzione fi- Torniamo ora all’altra scena rappresentata ai
gurativa trova fondamento nel messaggio principa- piedi della croce. Il tema del combattimento tra il
le espresso dal mosaico: l’esaltazione della Chiesa. piccolo cervo e il serpente contiene un significato
Per i riformatori, infatti, il colore dell’oro aveva un
significato ecclesiologico e Bruno di Segni descrive
la personificazione della Chiesa abbigliata con son- nullum ornamentum habet, quod vel aureum, vel deauratum
tuose vesti dorate 88. L’oro, che egli chiama orna- non sit. Nullum sine auro est ei ornamentum. Saepe iam dixi-
mus quod per aurum, aut sapientia, aut vitae integritas, et puri-
tas designatur, sine quibus nullum ornamentum pulchrum est,
et quodcunque his non decoratur vile et abominabile est [...].
JAKOVIC, Jesus-Christ, source de la lumière dans la peinture byzantine, Nullum igitur ornamentum illius est, etsi pretiosum, et pul-
in Cahiers de Civilisation Medieval, XVIII (1975), pp. 269-273: 271 chrum videtur, nisi aurum fuerit ».
n. 9; G. FEDERICI VESCOVINI, s.v. Luce, in Enciclopedia dell’arte medie- 89
Ibid., I, coll. 901A-942C. Si legga l’intero capitolo in cui
vale, VIII, Roma, 1977, pp. 25-35; J. MIZIOKEK, “Transfiguratio Do- vengono elencate e descritte tutte le virtù della Chiesa, tre teolo-
mini” in the Apse at Mount Sinai and the Symbolism of Light, in gali: Fede, Speranza, Carità; quattro cardinali: Prudenza, Giusti-
Warburg Journal, LIII (1990), pp. 42-60; L. JAMES, Light and Colour zia, Fortezza, Temperanza; inoltre sono trattate anche Umiltà,
in Byzantine Art, Oxford, 1996 (Clarendon Studies in the History Misericordia, Pace, Pazienza, Castità, Obbedienza, Astinenza.
of Art, XV), p. 107. 90
Ibid., XII, col. 940D: « Nulla enim alia sapientia aurea est,
84
DIONYSIUS PS., De coelesti Hierarchia, II, 2-3, in P.G., III, coll. nisi ea quae evangelica et apostolica doctrina confirmatur.
138-142: 141B. Quaecunque igitur fides, quaecunque charitas, quaecunque hu-
85
G. MATHEW, Byzantine Aesthetics, London, 1963; JAMES, Light militas, misericordia, pax, patientia, justitia, vel obedientia fue-
and Colour cit., pp. 7, 11-123. rit, si apostolica doctrina auro non splenduerit, falsa est, corrup-
86
P. REUTERSWAERD, Windows of Divine Light, in The Forgottern ta est, immunda est, et tanquam mors, et venenum fugienda est.
Symbols of God. Five Essays Reprinted from Konsthistorisk Tidskrift, Merito ergo in vestitu deaurato Ecclesia pingitur, cujus omnia
Uppsala, 1986, pp. 95-102; ID., The Visible and Invisible cit., pp. ornamenta tam purissimo auro intexta sunt ».
91
143-156. Ibid., XII, col. 941B: « Quando autem fidei incrementum
87
C. BELTING-IHM, Zum Verhältnis von Bildprogrammen und ti- apparet, tunc mirabile videas, daemonia fugere, mortuos surge-
tuli in der Apsisdekoration früher westlicher Kirchenbauten, in Testo re, caecos illuminari, paralyticos curari, leprosos mundari, alia-
e immagine nell’Alto Medioevo, Settimane di studio del Centro que miracula fieri, quae ab his, qui eodem fidei ornamento ves-
Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, XLI, Spoleto, 15-21 aprile titi non sunt, impossibilia esse creduntur. Hoc autem fidei or-
1993, II, Spoleto, 1994, pp. 839-884, tavv. I-VII; BORSOOK, Rhetoric namento post Christi passionem longo tempore Ecclesiae filii usi
or Reality cit.; THUNø, “Decus suus splendet ceu Phoebus in orbe“ sunt, quoniam gentiles et infideles maxime hoc videre delecta-
cit.; ANDALORO, ROMANO, L’immagine cit., pp. 73-102. bantur, hoc ad Christi amorem trahebantur; ita ut manifeste in-
88
BRUNO SIGNENSIS, Sententiae, II, De ornamentis ecclesiae, XII, telligerent omnia possibilia esse credenti. Quando vero spei or-
ed. cit., col. 940B-C: « Multa sunt ejus vestimenta, multa sunt namentum manifestatur, tunc tota in contemplationem erigitur,
ejus ornamenta; et ideo varietate circumamicta perhibetur; sed et a terrenis ad coelestia sublimatur [...] ».
48 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

battesimale ma in una particolare prospettiva, quel- attentamente la natura di tutti gli animali che ab-
la di Cristo impegnato nella lotta contro il Male 92. biamo prima definite, potrà utilmente trasformarle
A S. Clemente la lotta con il serpente si deve inter- in esempi della inclinazione 95 umana, in modo tale
pretare alla luce degli scritti di san Paolo, in parti- da comprendere chiaramente l’essenza della vita
colare della Lettera ai Colossesi, che suggerisce umana a partire anche dalla natura delle pecore
l’abbandono delle attività mondane per rivolgersi prive di ragione. Infatti, come dice l’apostolo (Pao-
alla sfera celeste 93, e della Lettera ai Romani che lo) : “Dio non si cura dei buoi” 96, ma nel momento
allude alla morte di Cristo e al sacramento del Bat- in cui si osserva qualcosa di notevole nei rozzi ani-
tesimo 94. Temi che saranno ripresi dalla letteratura mali, l’uomo viene subito esortato a volgere quella
monastica e che, come vedremo, sono alla base cosa, qualunque sia, in comprensione di sé stesso » 97.
dell’iconografia delle altre immagini del mosaico. Nelle parole di Pier Damiani, gli animali fun-
Con questa scena, infatti, si crea un collegamento zionano sia come avvertimento che come richiamo
con le altre figure della calotta absidale, anch’esse alla memoria, sono cioè delle imagines agentes. In
realizzate nelle forme dello stile dimesso. queste accezioni, le storie degli animali raffigurati
Nel primo registro della decorazione e nei suc- nel mosaico assolvono alla funzione di exemplum,
cessivi quattro livelli è raffigurato, secondo un per- quale strumento didattico privilegiato 98. Si tratta di
corso ascensionale, l’elevazione della comunità del- una figura retorica appartenente alle figure di pen-
la Chiesa verso il Paradiso. Per questo motivo le siero, classificata nella retorica classica e recuperata
numerose immagini presenti nella decorazione as- in età medievale in qualità di: « Un racconto breve
sumono un significato specifico, a volte apparente- dato come veridico e destinato a essere inserito in
mente in contraddizione con le loro vicine. un discorso (in generale un sermone) per convince-
La gran parte di esse racconta delle storie, le re un uditorio con una lezione salutare » 99. Sebbe-
cui radici debbono essere cercate nei racconti della ne la genesi dell’exemplum medievale sia ancora
Bibbia, interpretati dai Padri della Chiesa e dalla poco nota, esso fiorisce in ambiente monastico, tra i
letteratura monastica. La loro disposizione non è nuovi ordini dei secoli XI e XII, ed esplode come
casuale ma ben organizzata; la lettura delle scene fenomeno urbano alla fine del secolo XII, quale ge-
procede, infatti, in senso orizzontale, da sinistra a nere narrativo legato alla parola e, in particolare,
destra, salendo progressivamente nei vari registri alla predicazione.
gerarchicamente ordinati tra gli spazi dei girali.
Il senso di tale ordinatio risponde, in termini ge-
nerali, ad un’esigenza interna alla Chiesa: l’educa- 95
Conversio = inclinatio, directio, intentio, cfr. Mittellateinisches
zione dei suoi fedeli, chierici e laici. Nella lettera
Wörterbuch bis zum Ausgehenden 13. Jahrrhundert, II, begr. von P.
che Pier Damiani scrisse a Desiderio, abate di LEHMANN, J. STROUX, München, 1999, s.v. conversio, A2, pp. 1826-
Montecassino, si trova un nutrito bestiario ad uso 1829: 1827, r. 12.
dei monaci affinché, attraverso la meditazione sugli 96
I Cor. IX, 9.
97
animali, essi potessero trarre insegnamenti per rag- PETRUS DAMIANUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, ed.
cit., XXV, coll. 785B-C: « Omnes plane naturas animalium, quas
giungere l’ascesi e la realizzazione della vita mona-
supra perstrinximus, si quis elaboret solerter inspicere, utiliter
stica. Numerose sono le storie tratte da racconti di poterit in humanae conversionis exempla transferre, ut qualiter
animali e estratte dalla storia naturale, secondo le homo vivat, ab ipsa quoque rationis ignara pecorum natura
sue parole: « Se qualcuno si sforzasse di esaminare condiscat. Nam, ut Apostolus ait: “Non est Deo cura de bobus”
sed dum in brutis animalibus aliquid insigne conspicitur, homo
protinus, ut quidquid illud est ad sui considerationem retor-
queat, admonetur ».
92 98
H. CH. PUECH, Le cerf et le serpent. Note sur le symbolisme de P. VAN MOOS, Sulla retorica dell’exemplum nel Medioevo, in
la mosaïque découverte au baptistère de l’henchir Messaouda, in Retorica e poetica tra i secoli XII e XIV, Atti del secondo Conve-
Cahiers Archéologiques, IV (1949), pp. 17-60; M. GIRARDI, Il cervo gno internazionale di studi dell’Associazione per il Medioevo e
in lotta con il serpente. Esegesi e simbolica antiariana nell’“Omelia l’Umanesimo latini (AMUL) in onore e in memoria di E. France-
sul Salmo 28” di Basilio di Cesarea, in Annali di Storia dell’esegesi, schini (Trento e Rovereto, 3-5 ottobre 1985), Firenze, 1988, pp.
IV (1987), pp. 67-85; TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., pp. 53-77. Per quanto riguarda l’interpretazione del significato sim-
208-209. La studiosa propone anche un confronto con la Fonta- bolico degli animali si veda anche M. P. CICCARESE, Bibbie, bestie e
na della Vita carolingia, dove alla visione del Paradiso e della Bestiari: l’interpretazione cristiana degli animali dalle origini al Me-
Chiesa si sovrappongono l’evocazione della morte di Cristo e i dioevo, in Il Battistero di Parma. Iconografia, iconologia, fonti lettera-
commentari sul sacramento del Battesimo. Cfr. Animali simbolici rie, Milano, 1999, pp. 375-410.
99
cit., pp. 313-334. C. BREMOND, J. LE GOFF, J.-C. SCHMITT, L’« exemplum », Turn-
93
Col. III. hout, 1982 (Typologie de sources du moyen age occidental,
94
Rm. VI. 40), p. 37.
I TEMI DEL DISCORSO: L’UNIVERSO TERRENO E LA GUIDA MONASTICA 49

Durante gli anni della Riforma, l’exemplum si Accanto al gallo si trova una donna che nutre
precisa, avvicinandosi al realismo della quotidiani- una gallina e i suoi pulcini minacciati da uno spar-
tà, e già nel secolo XI appare in forma di aneddoto viero che sbuca da una voliera. Come abbiamo già
proprio negli scritti di Pier Damiani, specie dove si accennato gallo e gallina hanno un denominatore
discutono questioni di natura teologica 100. Vediamo comune 107. La simbologia gallina-Cristo si fonda
ora quali sono le storie che queste scene ci raccon- sulle parole che il Vangelo attribuisce a Cristo stes-
tano e se vi possiamo trovare un comune percorso so: « Ho voluto raccogliere i tuoi figli come una
interpretativo. gallina raccoglie i pulcini sotto le ali » 108, esaltando
così l’aspetto materno e protettivo di Gesù. Questo
significato si precisa nella letteratura religiosa, in
4.1. I registro modo per noi interessante, con le parole di san Gi-
rolamo quando afferma che: « Dio ci protegge co-
Ai piedi della calotta absidale, da sinistra verso me un padre, come una gallina protegge i suoi
destra, sono raffigurati una serie di animali e due pulcini, perché non vengano presi dal falco » 109. La
gruppi di pastori con il gregge. presenza dello sparviero che minaccia i pulcini è,
Il gallo raffigurato all’estrema sinistra assume infatti, fedelmente riprodotta nel mosaico di S. Cle-
un valore simbolico spesso associato alla gallina. mente e trova ulteriori spiegazioni nei testi di santo
Nel mosaico, considerata la vicinanza di un altro Agostino in cui il diavolo è paragonato al falco che
gruppo raffigurante proprio una chioccia con i suoi minaccia i pulcini, protetti dalla gallina che simbo-
pulcini, il gallo riveste un ruolo specifico. Esso è leggia il Signore 110. Alla gallina viene poi associata
simbolo solare per eccellenza ed è assai frequente la Chiesa che alleva non solo i suoi pulcini, ma an-
nella tradizione iconografica cristiana come simbo- che i piccoli di specie diversa, come Cristo ha ac-
lo di Cristo che risveglia l’anima a nuova vita, co- colto fedeli di diversi popoli 111.
me il gallo desta gli uomini al nuovo giorno 101. I Da queste interpretazioni la letteratura monasti-
monaci del Medioevo, infatti, ispirati dagli scritti di ca ha tratto ispirazione per estendere il significato
sant’Ambrogio, ne amavano il canto trionfale che non simbolico della gallina che viene paragonata all’a-
solo è gradevole ma è anche utile, poiché rigenera lo bate del monastero nell’esercizio delle sue funzio-
spirito nel cuore degli uomini 102. Essi, inoltre, lo ap- ni 112. Non dobbiamo, altresì, dimenticare che il va-
prezzavano anche per il temperamento combattivo 103.
Per tali qualità il gallo simboleggiava l’uomo di Chie-
sa e il Cristo che richiama alla vita soprannaturale 104.
boni praedicatoris specie in locutione sua Dominus assumit,
In virtù delle doti canore il gallo passa a significare,
cum iam edere cantus parat, prius alas excutit, et semetipsum
secondo Gregorio Magno, i Dottori della Chiesa che feriens vigilantiorem reddit ».
predicano il Vangelo 105 e, in generale, il predicatore 106. 107
Sulla gallina si veda Animali simbolici cit., pp. 423-442.
108
Mt. XXIII, 37; Lc., XIII, 34. Sul tema della gallina e i pulcini
cfr. CHARBONNEAU-LASSAY, Le Bestiaire cit., pp. 647-651.
109
HIERONYMUS PRESBYTER, Tractatus in librum Psalmorum, De
100
J.-TH. WELTER, L’exemplum dans la littérature religieuse et di- Psalmo XC, 4, ed. G. MORIN, Turnhout, 1958 (C.C.S.L., 78), p. 128,
dactique du moyen age, Paris-Toulouse, 1927, pp. 32-33; BREMOND, linn. 33-40: « In scapulis suis obumbrabit tibi”. Sed haec secun-
LE GOFF, SCHMITT, L’« exemplum » cit., p. 50. dum illud Deuteronomii: Dominus quasi pullos suos alis suis
101
Animali simbolici cit., pp. 423-442; CHARBONNEAU-LASSAY, Le protegit nos quasi aquila. Dicitur enim quasi aquila protegere
Bestiaire du Christ cit., pp. 628-640; HEINZ-MOHR, Lessico di icono- pullos suos. Licet ergo possumus hoc dicere, quod Deus quasi
grafia cit., pp. 168-169. pater nos protegit, et quasi gallina protegit pullos suos, ne ra-
102
AMBROSIUS MEDIOLANENSIS, Exameron, ed. cit., V, s. VIII, 24, piantur ab accipitre: tamen et aliud posumus dicere. “In scapu-
88, pp. 201-202; cfr. VOISENET, Bêtes et hommes cit., pp. 129-130. lis suis obumbrabit tibi”: exaltabitur in cruce, extendet manus,
103
EUCHERIUS LUGDUNENSIS, Formulae, ed. cit., IV, De Animanti- et protege nos ».
110
bus, p. 28, lin. 449: « Gallus dominus aut sanctus ». AUGUSTINUS AURELIUS, Enarrationes in Psalmos, LXII, 9 § 17,
104
AURELIUS PRUDENTIUS CLEMENS, Carmina. Liber Cathemerinon, I, ed. D. E. DEKKERS, J. FRAIPORT, Turnhout, 1990 (CC.S.L. 39), p. 805;
Hymnus ad galli cantum, I, ed. M. P. CUNNINGHAM, Turnhout, 1966 Ibid., XC, s. I, 3-4 §§ 4-5, pp. 1257-1258.
111
(C.C.S.L., 126), pp. 3-6. Animali simbolici cit., p. 425.
105 112
GREGORIUS MAGNUS, Moralia in Iob. III. (Libri XXIII-XXXV), ELINANDUS FRIGIDI MONTIS, Sermones, XIV, In ascensione Domi-
XXX, 3, § 9-11, ed. M. ADRIAEN, Turnhout, 1985 (C.C.S.L., 143B), ni, in P.L., CCXII, col. 592B: « Quasi abbas scrutans lecta mona-
pp. 1496-1499. chorum, non qui iam erant, sed qui esse debebant, propter opus
106
ID., Règle pastorale, III, 39, ed. F. ROMMEL, trad. C. MOREL, peculiare, ut inveniretur: sic gallina super pullos suos contracta,
comm. E. DEKKERS, praef. B. JUDIC, Paris, 1992 (Sources Chrétien- docuit nos sobrie et iuste et pie vivere in terra sub alis suis ».
nes, 382), pp. 528-530, rr. 1-34; ID., Règle pastorale, ed. cit., III, 40, PETRUS CELLENSIS, Epistolae, Ep. 156, ed. cit., p. 572; Ibid., Ep. 88, p.
pp. 530-533, rr. 6-9: « Quia et gallus iste, quem pro exprimenda 376. Cfr. PENCO, Il simbolismo animalesco cit., p. 14.
50 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

lore significante di questo gruppo è legato anche dare dal Pastore e anche i martiri che, senza resistere,
alla presenza della donna che sparge il nutrimento hanno offerto la loro vita in sacrificio 119. Nella lettera-
per la gallina e i pulcini. Tale tema iconografico è tura monastica, il gregge del Signore è il monastero
poco frequente 113 ma, in questo contesto, si può in- mentre il monaco è una pecora di tale gregge 120, per-
terpretare come simbolo del Signore che nutre i tanto, secondo Pier Damiani, come la pecora, anche il
suoi fedeli e, per transizione, anche del suo emissa- monaco deve essere protetto dalle fauci del lupo, ov-
rio in terra: il chierico. vero dalle tentazioni del mondo 121. Nella letteratura
Alle spalle della donna, una gabbia che racchiude medievale questo significato si precisa ulteriormente
un uccello. (tav. VIIa) L’immagine è solitamente un e, come il Cristo morto sulla croce ha dato la vita per
simbolo neoplatonico dell’anima imprigionata nel salvare il suo gregge, così i pastori-chierici proteggo-
corpo 114, ma in questo caso è più probabile che si no i fedeli 122.
tratti di un’allegoria del monaco protetto dalla “gab- Il confronto con i gruppi dei pastori ritratti in
bia” del monastero. Secondo Pier Damiani, infatti, il decorazioni paleocristiane, quali S. Giovanni in
chiostro è come una voliera e il monastero è un cap- Fonte a Napoli e la perduta decorazione absidale
tabulum, un luogo chiuso ai pericoli mondani 115. dell’atrio del Battistero Lateranense, conferma l’i-
Accanto alla voliera si dispone un gruppo di pa- potesi di un’attenzione ai temi tratti dall’antichità.
stori con un gregge di pecore e bovini. (tav. VIIb) In questi casi, i pastori sono ritratti in modo assai
Questo tema è presente anche nell’abside sinistra del- simile, nelle vesti (corta tunica serrata in vita da
l’atrio del Battistero del Laterano, perduto dal 1757, una corda e una mantellina sulle spalle) e nella po-
ma noto dalla descrizione di Panvinio 116 e dai disegni sizione con le gambe incrociate e il braccio disteso
del Codex Escurialensis 117 e di Ciacconio 118. Tradizio- come per indicare il gregge 123. Questi mosaici do-
nalmente il gruppo di pecore, buoi e bestiame da pa- vettero costituire, dunque, il modello per il gruppo
scolo rappresenta il popolo cristiano che si lascia gui- dei pastori nella decorazione di S. Clemente.
Nella parte inferiore del paesaggio nilotico si
trova una raffigurazione che altera l’equilibrio della
113
TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., pp. 212-213; A. GRA-
decorazione con una scena naturalistica assai viva-
BAR, Recherches sur les sources juive de l’art paléochretien (2). Les ce. Sul lato destro, davanti all’anatra, un pesce ros-
mosaïques de pavement, in Cahiers Archéologiques, XII (1962), pp. so di medie dimensioni salta fuori dall’acqua ed è
124 e 131, in questi esempi di mosaici palestinesi il pericolo è ritratto nel momento in cui sta per rientrarvi. Nor-
costituito da una volpe.
114
malmente, le raffigurazioni dei paesaggi lacustri o
Questa immagine fu molto diffusa in epoca paleocristiana
e si può interpretare anche in senso positivo come gabbia-pro-
fluviali raffiguravano i pesci tra i flutti, e una simi-
tettrice dell’uccello-anima, contro i pericoli delle tentazioni, cfr. le iconografia non sembra in linea con la tradizio-
TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., pp. 217-218.; Ø. HJORT, ne. I motivi di tale eccezione potrebbero risalire ad
L’oiseau dans la Cage: exemples médiévaux à Rome, in Cahiers Ar- un passo della lettera di Pier Damiani. Tradizionale
chéologiques, XVIII (1968), pp. 21-31. L’autore spiega la gabbia
simbolo liturgico ed eucaristico, il pesce, nella lette-
del livello inferiore come un simbolo della sicurezza garantita
dalla vicinanza della donna. Si veda anche M. MIHÁLYI, Appunti ratura monastica, diventa immagine del monaco e
sul tema iconografico della cavea cum ave inclusa, in Arte d’occiden- trae origine prevalentemente dall’osservazione del-
te cit., II, pp. 891-900, sul mosaico di S. Clemente, p. 894. la natura 124. Secondo Pier Damiani, che paragona il
115
LECLERCQ, Saint Pierre Damien cit., pp. 186-187. A seconda monastero ad un vivaio, il desiderio di Dio dei mo-
delle similitudini che Pier Damiani rileva tra i monaci e i pesci,
naci è simboleggiato dall’immagine dei pesci che
gli uccelli o il gregge, il chiostro è paragonato a un vivaio, a
una voliera oppure a una stalla. Il carattere comune di tutti que- cercano di saltare fuori dall’acqua: « Ut superna
sti abitacoli è quello di essere dei coenobia. Ognuno di essi è
quello che Pier Damiani definisce, con una parola ignota al lati-
no classico, un captabulum, in cui si trovano gli animali riuniti in
119
uno stesso luogo, dopo essere stati presi dalla stessa rete: la rete Animali simbolici cit., p. 394.
120
dell’amore divino che cattura le anime. PENCO, Il simbolismo animalesco cit., pp. 28-31.
116 121
O. PANVINIO, Le sette chiese principali di Roma, Roma, 1570, PETRUS DAMIANUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, ed.
p. 201; ID., De praecipuis urbis Romae cit., p. 158: « In dextera cit., I, coll. 765C-766A; Ibid., XXVI, coll. 785C-786C.
122
sunt picti pastores, armenta pascentes cum ovibus aviariisque, TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., p. 212.
123
emblematibus scite expressis ». Per il Battistero Lateranense si vedano i disegni pubblicati
117 da WILPERT, Die römischen Mosaiken cit., I, p. 257, fig. 73 e p. 258,
H. HEGGER, Codex Escurialensis. Ein Skizzenbuch aus der Wer-
kstatt Domenico Ghirlandaio, Wien, 1906, p. 59. fig. 74. In questa riproduzione il pastore è ritratto con il braccio
118
Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. lat., sinistro appoggiato ad un bastone e il destro allungato, nella
5408, pp. 195, 200; cfr. S. WAETZOLDT, Die Kopien cit. 1964, nn. stessa posizione del secondo e quarto pastore da destra nel mo-
259-260, p. 42, figg. 143-144; TOUBERT, La rinascita paleocristiana saico di S. Clemente.
124
cit., p. 210. PENCO, Il simbolismo animalesco cit., p. 34.
I TEMI DEL DISCORSO: L’UNIVERSO TERRENO E LA GUIDA MONASTICA 51

per contemplatione appetant » 125. Il condizionante lontano il viandante dal cacciatore e per tali qualità
ricordo dell’Esamerone, in cui i pesci sono uniti agli diventa modello d’ascesi e simbolo del monaco che
uccelli, e il tema dell’ascesi che deve spingere l’uomo deve sforzarsi di tenere lo sguardo fisso al cielo 129.
ad innalzarsi a Dio, agiscono nella descrizione di Il pastore intento a mungere il latte, oltre che
questi animali, così la sete celeste che spinge i pesci “scena di genere”, è anch’esso simbolo battesimale,
verso Dio è la stessa per cui gli uccelli rimangono so- per via del significato simbolico del latte che risale
spesi nell’aria, in contemplatione 126. Nella letteratura alle parole di san Paolo: « Vi ho dato da bere lat-
monastica, infatti, i perfetti sono quelli che possono te » 130. Fin dalle prime generazioni della cristianità,
saltare come i pesci fuori dalle onde rituffandosi poi l’ammissione del fedele nella Chiesa, per mezzo
nell’acqua, come scrive Gilberto di Stanford 127. del battesimo, venne paragonata alla nascita, men-
Proseguendo verso destra, oltre il paesaggio ni- tre il suo procedere nella fede e l’uso dei sacra-
lotico, troviamo un altro gruppo di quattro pastori menti, al nutrimento spirituale, simile alla crescita
con un gregge di pecore e capre. In questa scena, fisica durante i primi anni dell’infanzia 131.
due dei pastori, di dimensioni ridotte, sono intenti La scena successiva mostra un uccello apparte-
a mungere, il primo una capra e l’altro una pecora. nente all’ordine dei galliformi che becca una chioc-
Secondo Bruno di Segni, le capre, insieme ai cervi, ciola. (tav. VIIIa) Tradizionalmente quest’ultima ve-
sono i simboli degli apostoli e dei Dottori della niva impiegata come simbolo sepolcrale cristiano;
Chiesa ai quali i fedeli si devono rivolgere per da immagine della tomba da cui l’uomo sarebbe
sconfiggere il veleno del serpente 128. Si potrebbe un giorno uscito, diventa figura funeraria estesa
ipotizzare un collegamento con la scena del cervo nei sarcofagi e suppellettili associate al defunto 132.
che “lotta” con il serpente ai piedi della croce. Ci Tuttavia, la simbologia cristiana fece della chioccio-
sembra, però, preferibile ricondurre il significato di la l’emblema delle anime che rimangono troppo at-
questi animali alla simbologia monastica. Secondo taccate ai beni mondani, o peggio, del demonio e
Pier Damiani, la capra abita su alti monti, è dotata dell’Accidia, a causa della sua lentezza 133. Gli enci-
di una vista acutissima, capace di discernere da clopedisti la inseriscono nella categoria dei “vermi”
e tale classificazione comporta già un giudizio ne-
gativo, poiché si tratta di animali concepiti senza
copulazione. Tra questi sono menzionati animali
125
PETRUS DAMIANUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, ed. diversi, quali i parassiti dell’uomo, le larve d’insetti
cit., II, col. 766B-C: « Claustrum quippe monasterii vivarium est
e le lumache, senza distinzione tra queste e le
animarum. Ibi quippe vivunt pisces, qui juxta legis edicta pen-
nulas habent; atque ut in corpus Christi transferantur, Israelita- chiocciole. Isidoro di Siviglia descrive questa cate-
rum mensis delicias praebent. Pisces quippe qui squamarum goria come nata spontaneamente dalla carne in pu-
pennulas habent, dare saltus etiam super aquas solent. Quid er- trefazione, dal legno e dall’acqua 134. Tale interpre-
go pennatis piscibus nisi electae animae figurantur, quae profec-
to solae in coelestis Ecclesiae corpus transeunt; quia modo virtu-
tum pennulis fultae, saltus dare per coeleste desiderium sitiunt,
ut superna per contemplationem appetant, quamvis in semetip- 129
PETRUS DAMIANUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, ed.
sas iterum ex mortali carne relabantur? ». FRUGONI, Letteratura di- cit., XXI, col. 781C: « Dorcas etiam, quae Latinae caprea dicitur,
dattica cit., p. 26. non inutile conversationi nostrae propriae praebet exemplum.
126
PETRUS DAMIANUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, ed. Haec habitans in cacuminibus montium vim habet non modo
cit., III, col. 768C: « Contemplativa quoque te vita ab hoc mundo subtiliter videndi, sed et mirabiliter discernendi, ita ut in longin-
mortuum pariat, cui Pater omnipotens spiritum suae vivificatio- quis ac procul remotis regionibus homines videat, et venatores
nis immittat ». an viatores sint sagaciter deprehendat. Nos quoque, si terrena
127
GILBERTO DI STANFORD, Tractatus super Cantica Canticorum. deserentes excelsa mentis arce subnitimur ad discernendos spi-
L’amore di Dio nella voce di un monaco del XII secolo, cur. R. GU- ritus, si ex Deo sint, per divinitus impensam discretionis gra-
GLIELMETTI, Firenze, 2002, V § 74 p. 290: « Sic quidem pennulati tiam sublevamur [...] »; FRUGONI, Letteratura didattica cit., p. 44.
pisces quos mundos lex proclamat quibusdam salutibus in 130
I Cor. III, 2.
aquis ludunt, ut nunc aquis excedentes libero fruantur aere, 131
HEINZ-MOHR, Lessico di iconografia cit., s.v. Latte, pp. 194-195.
nunc proprio pondere in aquas relabantur ». 132
H. LECLERCQ, s.v. Coquillage, in Dictionnaire d’archéologie cit.,
128
BRUNO SIGNENSIS, Expositio in Cantica Canticorum, VIII, in III, 2, Paris, 1914, coll. 2905-2907: 2906; HEINZ-MOHR, Lessico di
P.L., CLXIV, col. 1283D: « Per capreas, [vox Christi] inquit, et iconografia cit., s.v. Lumaca, p. 210.
cervos, per apostolos et doctores, per virtutes, et fidem, et bo- 133
CHARBONNEAU-LASSAY, Le Bestiaire du Christ cit., pp. 926-932:
nam operationem, quibus ad promissum bravium curritis, et 931-932, per il significato negativo della chiocciola.
134
serpentum venena superatis ». In tal senso anche Abbone di ISIDORUS HISPALENSIS EP., Etymologiarum sive originum ll. XX,
Fleury, cfr. ABBO FLORIACENSIS ABBAS, Epistolae, XIV, in P.L., t. II, l. XII, V, 1, ed. W. M. LINDSAY, Oxford, 1911: « Vermis est
CXXXIX, col. 442D: « Velut haeduli qui pascunturin liliis, pecca- animal, quod plerumque de carne, vel de ligno, vel de quacun-
torum nostrorum conscii sub magisterio et regula legislatoris que re terrena sine ullo concubitu gignitur, licet, nonnunquam
Benedicti ». et de ovis nascantur, ut scorpio. Sunt autem vermes, aut terrae,
52 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

tazione si mantenne anche in epoca successiva 135. A evoca i trofei e gli alberi cultuali antichi ma costi-
causa della loro partecipazione alla decomposizio- tuisce soprattutto un motivo composto dal mosaici-
ne delle materie organiche, gli autori cristiani asso- sta medievale, a significare il distacco dai beni ter-
ciarono i “vermi” all’idea della caduta e della di- reni per accedere all’universo di Cristo. Si tratta di
sgrazia 136 come accade, ad esempio, a Gregorio un monito espressamente rivolto ai chierici e alla
Magno che li impiega frequentemente per simbo- loro vita passata, fossero essi guerrieri, contadini o
leggiare il peccato 137. Nel mosaico, tale interpreta- nobili possidenti; l’ingresso alla vita monastica e
zione viene confermata da due particolari assai si- clericale comportava, infatti, la rinuncia alla pro-
gnificativi, la chiocciola, infatti, mostra le sue corna prietà. Questa immagine evoca, dunque, il tema
ed è dunque “armata”, secondo un’iconografia par- della conversione e della rinuncia alla vita secolare,
ticolarmente diffusa in epoca medievale 138. Inoltre, espresso con forza da Ildebrando e Pier Damiani
un uccello la sta beccando. Sebbene i due animali durante il concilio del 1059.
non si affrontino, non è escluso che in questa scena Accanto all’albero, un grande fagiano comune,
si possa ravvisare un combattimento morale tra vi- posto di profilo. Le fonti letterarie medievali non
zi e virtù, monito all’esistenza del monaco-chierico dimostrano grande attenzione per questo uccello,
che deve sempre essere vigile per sconfiggere le poco menzionato e privo di particolari connotazio-
tentazioni del peccato. ni simboliche 140.
Continuando la lettura, sempre verso destra, All’estrema destra della calotta absidale, chiude
troviamo una serie di utensili ed armi appesi ad un il primo livello delle scene un gruppo che raffigura
albero, tra cui si distinguono una sella, un’ascia, un trampoliere intento a beccare una lucertola.
una lancia, una spada con l’elsa e un corno. (tav. (tav. IXa) La precisione con cui è ritratto l’animale
VIIIb) Secondo l’ipotesi della Toubert si tratta del- e la presenza nei registri superiori del mosaico di
l’albero al quale sono appesi gli utensili dei conta- due ciconiiformi ben individuabili (l’airone e la ci-
dini, dei pellegrini e le armi dei guerrieri 139. Esso cogna) ci consente di identificarlo con una gru 141. Si
tratta di animali che hanno il medesimo valore
simbolico. I bestiari medievali non facevano parti-
colare distinzione tra gli uccelli appartenenti alla
aut aquae, aut aeris, aut carnium, aut frondium, aut lignorum,
famiglia dei ciconiiformi e dei gruiformi. Essi infat-
aut vestimentorum »; VOISENET, Betes et hommes cit., pp. 102-107.
135
THOMAS DE CANTIMPRATO, Liber de natura rerum, 9, 45, ed. by
ti si distinguono poco nella tradizione tardo antica
H. BOESE, Berlin-New-York, 1973, 1, p. 310: la chiocciola viene e medievale, sia nei racconti che nelle immagini,
classificata tra i vermi, nata dalla decomposizione delle piante. ma sia l’airone che la cicogna e la gru sono il sim-
Cfr. F. FRANGA, Y. FRANGA, L’escargot. Zoologie, symbolique, imagi- bolo della lotta tra il Bene e il Male e vengono uni-
naire, médicine, gastronomie, Dijon, 1991, p. 20.
136
versalmente considerati nemici dei serpenti 142. Que-
VOISENET, Betes et hommes cit., p. 103, nota 155.
137
GREGORIUS MAGNUS, Moralia. II. (Libri XI-XXII), XI, 48, § 64,
sto principio venne trasposto dai primi maestri del-
ed. M. ADRIAEN, Turnhout, 1979 (C.C.S.L., 143A), p. 622, rr. 2-4, la spiritualità cristiana nell’incessante combattimen-
rr. 1-22: « Sicut enim vestimentum a tinea de se exorta comedi- to di Cristo contro Satana 143. Tuttavia, alla gru spet-
tur, ita homo in semetipso habet putredinem, de qua consuma-
tur ». Esiste tuttavia anche un giudizio positivo per questa “lu-
maca” che vive dentro una conchiglia, le cui forme destano am-
mirazione, cfr. THOMAS DE CANTIMPRATO, Liber de natura, 9, 45, ed. l’église de Quartamin, in Cahiers Archéologiques, VIII (1956), pp.
cit., p. 310; ALBERTUS MAGNUS, De Animalibus, 4, 3, ed. H. KÜLE, H. 83-91: 87.
FECKS, B. GEYER, W. KÜBEL, Coloniae, 1951, p. 234; FRANGA, L’escar- 140
ISIDORUS HISPALENSIS EP., Etymologiae, ed. cit., t. II., l. XII, VII,
got cit., p. 21. p. 49; VOISENET, Betes et hommes cit., pp. 129; CATTABIANI, Volario
138
Il tema della chiocciola “guerriera” è una costante nella cit., pp. 248-249. Per il riconoscimento dell’uccello cfr. BRICHETTI,
letteratura parodistica, già presente nell’antichità classica con il Uccelli cit., p. 103. L’uccello dell’abside si può identificare per la
gryllus della lotta tra uomo e chiocciola (o lumaca), si ritrova coda lunga e sottile, la testa e il collo verdi e, in alcune varietà
anche nella Batracomiomachia, poema burlesco del secolo V, e si come quella qui raffigurata, per il piumaggio verde scuro.
141
sviluppa pienamente a partire dal secolo XIII, cfr. A. GUIDA, Il BRICHETTI, Uccelli cit., p. 111.
lombardo la chiocciola e... un “gryllus”, in Tradizione classica e lette- 142
La gru era, fin dall’antichità, un uccello sacro, augurale
ratura umanistica. Per Alessandro Perosa, a cura di R. CARDINI, E. per numerose popolazioni orientali e occidentali. In quasi tutti i
GARIN, L. CESARINI MARTINELLI, G. PASCUCCI, I, Roma, 1985, pp. 17- casi, soprattutto nell’Europa e nell’Africa dei tempi antichi, la
23. FRANGA, L’escargot cit., pp. 60 ss., 91-95. gru fu un emblema del principio del bene che lotta contro il
139
TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., p. 211, nota 145. La male. Nell’arte cristiana vi sono alcune raffigurazioni simboliche
studiosa riferisce che tra i cristiani di Siria si conservava l’usan- della gru che lotta con il serpente, cfr. H. LECLERCQ, s.v. Maléfice,
za di appendere oggetti su alberi fissati all’entrata del coro delle in Dictionnaire d’archéologie cit., X, 1, Paris, 1931, coll. 1288-1292,
chiese e tale immagine era assimilata ai simboli del Giardino fig. 7547; CATTABIANI, Volario cit., pp. 169-177.
143
del Paradiso, cfr. A. GRABAR, Quelques observations sur le décor de CHARBONNEAU-LASSAY, Le Bestiaire cit., pp. 586-598.
I TEMI DEL DISCORSO: L’UNIVERSO TERRENO E LA GUIDA MONASTICA 53

ta anche un altro significato specifico. Prima di lizzato in cui si affrontano i due poli della vita mora-
partire per le migrazioni, le gru scelgono un capo le. Questa fauna letteraria ricorda al cristiano e, in
che dia la direzione ponendosi alla testa del grup- particolare, al chierico che sapeva leggere questi sim-
po e, quando riposano, alcune di loro vegliano sul- boli, che la sua salvezza dipende da una lotta accani-
le altre 144. In tal modo la gru diventa emblema di ta e costante per sfuggire i peccati mondani 151. Lo
Cristo che dirige la Chiesa e vigila su di essa 145. schema usato è quello della battaglia e delle metafore
Sant’Ambrogio descrive la gru come primo uccello guerriere che vivacizzano le prediche medievali, cat-
che si offre a modello per le abitudini degli uomini turando l’attenzione dell’ascoltatore e, nel nostro ca-
e lo loda in modo particolare per il suo senso del- so, dell’osservatore, “visualizzando” con immediatez-
l’organizzazione, per l’obbedienza e la vigilanza 146, za il conflitto tra Bene e Male 152.
virtù apprezzate per coloro che vivono in comuni- La composizione della decorazione absidale,
tà, come i monaci o i canonici regolari 147. improntata sulla simmetria, ricorre alla ripetizione
La conferma di questa lettura ci giunge dall’a- per ribadire il valore didattico di questi temi; si ri-
zione della gru che si protende verso il basso per cordi la donna con la gallina, lo sparviero e i pulci-
beccare una lucertola. Questo rettile, definito da ni dall’altra parte della calotta. Il significato espres-
Isidoro di Siviglia lacertus a causa dei piedi, viene so dalle immagini che si corrispondono sui due lati
indicato anche come salamandra, saura e stellio 148. La del catino absidale è il medesimo; esse illustrano la
più conosciuta è la salamandra che è considerata in funzione dei chierici quali protettori dei fedeli, ma
senso positivo fin dal Fisiologo 149. Tuttavia, l’appar- costituiscono anche un monito a non cadere nelle
tenenza della lucertola alla famiglia dei rettili le tentazioni mondane.
conferisce un significato negativo come tramanda il
Levitico a proposito dello stellio che viene descritto
tra gli animali impuri 150. 4.2. II registro
In questo gruppo, come anche in quello dell’uccel-
lo che becca la chiocciola, è ben evidente il valore sim- Passiamo ora al secondo registro che ospita al-
bolico degli animali in sintonia con i più tardi bestiari l’interno dei girali, in modo simmetrico e, talvolta,
medievali. In virtù della sua ambivalenza, l’animale speculare, una serie di animali e figure umane.
può essere associato al Bene come al Male e diventa All’estremità sinistra della calotta è raffigurata
un versatile strumento pedagogico, al quale i chierici una civetta. (tav. XXVa) L’interpretazione di questo
possono rivolgere sentimenti che vanno dalla paura uccello è assai complessa poiché la tradizione bibli-
alla repulsione fino alla meraviglia e all’ammirazione. ca ed esegetica gli conferisce vari significati, spesso
L’opposizione tra l’uccello aereo e la lucertola o la anche contrapposti 153.
chiocciola terrestri, ci fornisce una chiara chiave inter- L’esegesi cristiana trovò difficoltà a distinguere tra
pretativa, configurandosi quale combattimento mora- gufo e civetta, compresi nella comune denominazione
di uccello notturno - nycticorax (corvo notturno) in
greco e noctua (nottola) in latino 154. Tuttavia, a questi
144
Sulle qualità simboliche della gru come uccello migratore
si veda B. VAN DEN ABEELE, Migrations médiévales de la grue, in Mi-
crologus, Natura, scienze e società medievali, VIII, 1, Il mondo ani- 151
VOISENET, Betes et hommes cit., p. 361.
male, Firenze, 2000, pp. 65-78. 152
Sul tema della battaglia si veda C. RUDOLPH, Violence and
145
VOISENET, Betes et hommes cit., p. 121. Daily Life. Reading, Art and Polemics in the Cîteaux Moralia in Job,
146
AMBROSIUS MEDIOLANENSIS, Exameron, ed. cit., V, s. VIII, 15, Princeton, New Jersey, 1997; utili osservazioni sul tema della
50-52, pp. 178-180. pugna spirtualis anche in S. WITTEKIND, Die Makkabäer als Vorbild
147
RABANUS MAURUS, De Universo, VIII § 6, De avibus, in P.L., des geistlichen Kampfes. Eine kunsthistoriche Deutung des Leidener
CXI, col. 244D. Makkabäer-Codex Perizoni 17, in Frümittelalterliche Studien. Jahrbu-
148
VOISENET, Betes et hommes cit., pp. 92, 94, 101. ch des Instituts für Frühmittelalterforschung der Universität Mün-
149
Le versioni Y e B del Fisiologo riconoscono nella lucertola ster, XXXVII (2003), pp. 47-71: 52-63. Per quanto riguarda l’uso
(indicata come salamandra o saura) l’immagine dei giusti (Y, c. delle metafore guerriere come schema della predica medievale,
XLV, 1-2 B, XXX, 6-7) e quella dei santi che spengono il fuoco cfr. BOLZONI, La rete cit., pp. 125-126, 171-175, 186-187.
153
con la fede (Y, c. XLV, 5 B, XXX, 8); CHARBONNEAU-LASSAY, Le Be- CHARBONNEAU-LASSAY, Le Bestiaire cit., pp. 461-470; VOISENET,
stiaire cit., pp. 815-818. In particolare sulla salamandra cfr. VOISE- Betes et hommes cit., p. 127; Animali simbolici cit., pp. 443-458.
154
NET, Betes et hommes cit., p. 101, nota 135. In senso positivo la ac- EUCHERIUS LUGDUNENSIS, Opera, I, Formulae spiritalis intelligen-
coglie nel suo bestiario anche Pier Damiani, cfr. PETRUS DAMIA- tiae. Instructionum liber II, De avibus vel volatilibus, ed. C. MAN-
NUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, ed. cit., XXI, col. DOLFO, Turnhout, 2004 (C.C.S.L., 66), pp. 209-210, linn. 378-389:

781B. « Nycticorax noctua, multi bubonem esse condentunt; sunt


150
Lev. XI, 30. etiam qui adserunt esse orientalem avem quae nocturnus corvus
54 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

uccelli viene associato un valore spesso negativo, co- di Segni 164. In questo caso il nycticorax appartiene
me esempio da rifuggire e simbolo del Male, a causa ad un trittico di uccelli (pellicano, gufo, passero) ai
della loro preferenza per le tenebre e della cecità diur- quali l’autore del Salmo si paragona per descrivere
na; due caratteristiche che hanno grande importanza la miserevole situazione di solitudine in cui si tro-
sul piano simbolico 155. L’uccello notturno diventa allo- va. Il nycticorax della Vulgata insieme al pellicano e
ra l’immagine dei peccatori 156, dei pagani 157, degli ido- al passero, secondo lo stesso testo salmodico, si
latri 158, degli ebrei 159 o dei fornicatori e degli impudichi prestava, quindi, a richiamare anche l’idea della
che agiscono di notte 160. Infatti, se le tenebre sono il solitudine monastica. Per cui il passero, il pellicano
simbolo del peccato, gli uccelli dotati di vista solo not- e il gufo sono spesso citati sulla falsariga dei testi
turna, e che fuggono il giorno (avis lucifugae), rappre- biblici, come modelli di vita solitaria 165.
sentano i lucifugae veritatis. Secondo sant’Ambrogio, Secondo Agostino, che è ritratto proprio accanto
essi sono il simbolo di coloro che fuggono la verità, vi- alla civetta, identificato dall’iscrizione: Agu(stinus),
vono nell’ignoranza e nell’errore pur sembrando sa- (tav. IXb) i tre uccelli impersonano un solo tipo di
pienti 161. uomo, il cristiano che predica la Parola, che ha cu-
La Bibbia, però, suggerisce anche un’interpreta- ra dei deboli e cerca di redimere i peccatori 166. Nel-
zione positiva, affidata al libro dei Salmi: « Sono l’interpretazione di Agostino il passaggio dal cri-
diventato simile ad un pellicano nel deserto e ad stiano a Cristo è breve. Nella Passione, Cristo si è
un gufo tra le macerie. Nel continuo vegliare sono fatto gufo, uccello impuro con il quale condivide le
diventato come un passero solitario sul tetto » 162. tenebre del peccato 167 per la salvezza degli uomini.
Questo passo fu ripreso dal Fisiologo e quindi dai A questo significato allude la presenza di un gros-
bestiari medievali 163, fino a giungere anche a Bruno so gufo con gli occhi gialli accanto al Cristo moren-
te, in alcune scene di crocifissione 168.
Oltre la figura di sant’Agostino, sono raffigura-
appelletur »; ID., Formulae, ed. cit., IV, De Animantibus, p. 28,
ti: un laico che tende verso un uccello una sorta di
linn. 444-445; ISIDORUS HISPALENSIS EP., Etymologiae, ed. cit., t. II, l. recipiente a forma di cono colmo di “frutti”, (tav.
XII, VII, pp. 41-42. Per Isidoro nycticorax è lo stesso di noctua, Xa) probabilmente in atto di nutrire il volatile, poi
perché ama la notte, e lo descrive come un gufo dalle grandi san Girolamo, con l’iscrizione: s(anctus) Ieronim(us),
orecchie, ma distingue il bubo che dice essere più grande.
155
e un gruppo di tre uomini vestiti diversamente
F. CARDINI, Mostri, belve, animali nell’immaginario medievale.
La civetta, in Abstracta, XXII (1988), pp. 58-63; M. CENTINI, Le be-
(tav. Xb). Nelle volute immediatamente accanto al-
stie del diavolo, Milano, 1988, p. 114; Animali simbolici cit., p. 444. la croce, si trovano gli unici due casi in cui i tralci
156
Ps. CI, 7, Davide paragona l’uomo peccatore al gufo. Su vitinei terminano con una testa animale, come nelle
questa linea anche HESYCHIUS, Commentarius in Leviticum, III, 11, iniziali decorate dei manoscritti. (tav. XXIIb)
in P.G., XCIII, col. 911C; GREGORIUS MAGNUS PS., Expositio in sep-
Dall’altro lato della croce, un altro gruppo di tre
tem psalmos paenitentiales, V, 7 § 9 (Ps. CI, 7), in P.L., LXXIX, col.
608C: « Per quod notantur hi, qui in tenebroso tripudiant opere, persone, composto da un uomo una donna e un fan-
et in mentium suarum exsultant destructione ».
157
HESYCHIUS, Commentarius in Leviticum, ed. cit., col. 910C.
158
HIERONYMUS PRESBYTER, Commentariorum in Esaiam libri I-XI, l. X,
XXXIV, 8⁄17, ed. M. ADRIAEN, Turnhout, 1963 (C.C.S.L., 73), p. 422. (C.S.E.L., 55), p. 279; PAULINUS NOLANUS, Epistola XL, 6, ed. G. DE
159
Un approfondito esame di questa interpretazione in M. HARTEL, Wien, 1999 (C.S.E.L., 29), pp. 346-347.
164
MIKYAZAKI, Misericord Owls and Medieval Anti-Semitism, in The BRUNO SIGNENSIS, Expositio in Psalmos, Ps. CI, in P.L., CLXV,
Mark of the Beast. The Medieval Bestiary in Art, Life and Literature, coll. 1083C-1084D.
165
a cura di D. HASSIG, New York - Garland, 1999, pp. 23-49. BERNARDUS CLARAEVALLENSIS PS., Meditatio in passionem et re-
160 surrectionem Domini, II, 4, in P.L., CLXXXIV, col. 743C-D: « Tris-
RABANUS MAURUS, De Universo, VIII § 6, De avibus, ed. cit.,
coll. 254C, 255B. tis anima similis fiat pelicano solitudinis, quae audit civitatem,
161 et conventicula eorum de sanguinibus, et macie solitudinis pal-
AMBROSIUS MEDIOLANENSIS, Exameron, ed. cit., V, s. VIII, 24,
86, p. 200. let: aut sicut nycticorax in parietinis Scripturae quaerat sibi
162 escam tota nocte, et evolent in passerem super tectum vigilan-
Ps. CI, 7: « Similis factus sum pelicano solitudinis, factus
sum sicut nycticorax in domicilio, vigilavi et factus sum sicut tem ». Si veda anche AELREDUS RIEVALLENSIS ABBAS, Sermones de one-
passer solitarius in tecto ». È l’unico passo biblico che faccia ri- ribus in capp. XIII et seq. Isaiae prophetae, XXIX, in P.L., CXCV,
ferimento all’uccello notturno. col. 482B-C: « Ista quondam filia Moab et instar avis volans [...]
163 similis fit pellicano solitudinis [...]. Deinde cibos sibi coelestes
In Eucherio, infatti, sotto il lemma nycticorax non v’è trac-
cia di senso negativo, anzi l’uccello notturno viene associato a mutuans Scripturarum, nycticorax efficitur spiritualis ».
166
Cristo o all’uomo santo, cfr. EUCHERIUS LUGDUNENSIS, Instructionum AUGUSTINUS AURELIUS, Enarrationes in Psalmos, Ps. CI, s. I, 7-8 §
liber II, De avibus vel volatilibus, ed. cit. pp. 209-210, linn. 378- 7, ed. E. DEKKERS, I. FRAIPONT, Tournhout, 1990 (C.C.S.L., 40), p. 1431.
167
389. Eucherio come altri esegeti latini mantiene il termine greco, Ibid., § 8, p. 1432.
168
senza specificare se si tratti di civetta o gufo; cfr. HIERONYMUS A. DUNNIGAN, s.v. Gufi e civette, in L’uomo e i simboli, a cura
PRESBYTER, Epistulae, pars II, Ep. CVI, 63, ed. I. HILBERG, Wien, 1996 di J. VIDAL e J. W. HEISIG, Milano, 2001, pp. 238-239.
I TEMI DEL DISCORSO: L’UNIVERSO TERRENO E LA GUIDA MONASTICA 55

ciullo, (tav. XIa) san Gregorio accompagnato dall’i- In questa sede possiamo ipotizzare anche una
scrizione: s(anctus) G(re)g(orius) (tav. XXVb), un mo- diretta influenza della pratica in uso nei rotoli di
naco che offre un vaso di frutti ad un uccello, con un Exultet che, come abbiamo accennato, contrasse-
gesto simile a quello del laico sull’altro lato della ca- gnavano con una ricca ornamentazione (spesso in
lotta. Sant’Ambrogio, identificato con la didascalia: rosso) le lettere iniziali delle parti che costituivano
s(anctus) Ambrosius, si trova accanto al monaco. il canto 174. Il sistema di notazione degli Exultet si
La scelta dei quattro Dottori, tutti raffigurati serve dei neumi, una serie di segni allineati nello
con lo stilo in mano, in atto di scrivere sul libro spazio sovrastante le sillabe, sulle quali devono es-
poggiato sulle ginocchia, non fu casuale. Gli scritti sere poste le intonazioni. Negli Exultet prodotti a
di Gregorio Magno, Ambrogio, Agostino e Girola- Montecassino, a partire dall’abbaziato di Desiderio
mo sono infatti i più citati nella regola dei canonici (1058), la notazione viene resa in modo sempre più
regolari contenuta nel manoscritto Ottoboniano la- evidente fino ad essere interamente vergata in ros-
tino 175 della Biblioteca Apostolica Vaticana 169. Si so, come nel rotolo della British Library, Additional
potrebbe, dunque, ipotizzare la volontà di “visua- 30337 175. (tav. XXVIa) In questo caso il rosso è uti-
lizzare” un diretto legame tra i canonici, ai quali lizzato anche per indicare uno speciale accento me-
era affidata la chiesa, e i loro principali “maestri”. lodico, usato all’inizio di ciascun periodo, secondo
Inoltre, mentre tre Padri della Chiesa, sulle pagine le regole della retorica 176. La figura di sant’Ambro-
del libro, “scrivono” segni grafici significanti solo gio fu dunque messa in evidenza ricorrendo ad
per il loro valore simbolico di testo scritto 170, san- una pratica tipicamente libraria, in modo da evi-
t’Ambrogio, sulla pagina destra del codice, reca denziare questa figura nel contesto delle immagini,
scritto: ep(iscopu)s ⁄ t=i 171, allusione alla sua carica
come se fosse una “nota” dalla quale iniziare un
di vescovo. Inoltre, come già detto, egli è l’unico
canto o un nuovo capitolo del testo figurato.
ad essere “ornato” con il nimbo di colore rosso
All’estrema destra della calotta absidale, in ri-
mentre gli altri Padri hanno l’aureola azzurra.
gorosa simmetria con l’immagine della civetta, è
S. Ambrogio fu realizzato in modo che risaltasse
raffigurata una gabbia con dentro un uccello 177. Ta-
tra i Dottori della Chiesa, facendo ricorso ad una pra-
le immagine, in questo contesto, assume un valore
tica desunta dalla composizione libraria per segnalare
diverso dalla gabbia protettrice contro i pericoli
l’autorità del testo 172. L’uso del colore rosso ricorda,
delle tentazioni dell’uccello-anima, vista preceden-
infatti, i capitoli iniziali, rubricati, dei codici. Nel seco-
temente ai piedi della calotta absidale. Anche qui,
lo XII, era di uso comune “ordinare” (ordinatio) i testi
il tema trova un’importante fonte negli scritti di
scritti secondo il principio dell’auctoritas, in modo da
Pier Damiani che esaltava la vita ascetica e la con-
rendere immediatamente visibili gli autori e le parti
templazione di Cristo. Emblematico, al proposito, il
importanti del libro. Il sistema delle glosse era il più
ritmo De gloria Paradisi, in cui l’anima desidera
diffuso ma si fece largo uso anche delle rubricature
in rosso, colore usato anche per sottolineare o eviden- uscire dal carcere del corpo e aspira a tornare dal-
ziare le parti significative del discorso 173. l’esilio del mondo terreno alla patria celeste 178. La

169 “Compilatio” on the Development of the Book, in Medieval Learning


Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Otto-
and Literature. Essays Presented to Richard William Hunt, ed. by J.
bon. lat., 175, cfr. J. LECLERCQ, Un temoignage cit., p. 178; BARCLAY
LLOYD, The Medieval Church cit., p. 211. J. ALEXANDER, M. T. GIBSON, Oxford, 1976, pp. 115-141: 116.
174
170
La presenza di segni evocanti la scrittura si può spiegare per G. CAVALLO, Cantare le immagini, in Exultet cit., pp. 53-71; T.
il valore autenticante ad essa attribuito e per la volontà di voler F. KELLY, Gli Exultet. Cerimonia liturgia e melodia, in Exultet cit.,
identificare i Padri della Chiesa in quanto scriventi, autori cioè di pp. 19-38.
175
opere importanti per la cristianità. Sul valore simbolico della scrit- L. SPECIALE, s.v. London, British Library, Add. 30337, Exultet,
tura si veda A. PETRUCCI, Aspetti simbolici delle testimonianze scritte, in Exultet cit., pp. 249-264.
176
in Simboli e simbologie nell’alto medioevo, Settimane di studio del KELLY, Gli Exultet cit., p. 21.
177
Centro Italiano di Studi sull’Alto Medioevo, XXIII, Spoleto, 3-9 Lo stesso tema iconografico è presente nei mosaici pavi-
aprile 1975, II, Spoleto, 1976, pp. 813-844. mentali di età paleocristiana, scoperti in Giordania, cfr. M. PICCI-
171
Solo le prime tre lettere incolonnate nella pagina di destra ri- RILLO, The Mosaics of Jordan, ed. by P. M. BIKAI, T. A. DAILEY, Am-

portano un testo abbreviato per contrazione mentre sulla pagina di mam, 1993, p. 23, fig. 369 (chiesa del vescovo Sergio aggiunta a
sinistra le lettere, pur riconoscibili, si configurano apparentemente quella di S. Stefano, qui la gabbia è aperta), p. 248, fig. 422
solo come segni grafici. (Esbus, chiesa nord), p. 280, fig. 514 (Gerasa, SS. Cosma e
172
Sul concetto di auctoritas, cfr. CARRUTHERS, The Book of Me- Damiano).
178
mory cit., pp. 189-220. PETRUS DAMIANUS, Hymnus de gloria Paradisi, in P.L., CXLV,
173
M. B. PARKES, The Influence of the Concept of “Ordinatio” and coll. 861D-864A; cfr. F. BERTINI, Il secolo XI, in Letteratura latina
56 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

posizione di questa immagine, ancora in un regi- 1118 183. Mentre il gruppo di sinistra (tav. Xb)sareb-
stro basso, conforta tale ipotesi 179. be la rappresentazione dei laici suddivisi in base
In questo caso la gabbia è simbolo della prigio- alle loro funzioni sociali: i potentes-milites, i pauperi-
ne dell’anima che cerca di evadere per volare nel rustici e i mediocres 184.
cielo in compagnia degli altri uccelli che si trovano Secondo le parole di sant’Ambrogio 185 che tro-
nei registri superiori del mosaico. La sua corrispon- vano un’eco significativa anche in Bruno di Segni,
denza con la civetta, entrambe nelle zone in ombra, nel commento al Salmo CVII e nelle Sententiae,
e più nascoste della decorazione, conferiscono alle queste figure rappresentano l’intera comunità dei
due immagini il medesimo valore interpretativo. fedeli nella comune appartenenza a Dio e, quindi,
Esse rappresentano, infatti, anche il monaco che alla Chiesa 186. La corrispondenza tra il contenuto
aspira all’ascesi, alla luce, al cielo, ma che teme per testuale dei commenti biblici e il significato delle
la sua caduta. Si ricordino le parole di Pier Damia- immagini raffigurate in questa zona della decora-
ni a proposito del monastero come gabbia protet- zione è molto precisa. L’unione di tutte le genti è
trice 180. compiuta nella pace con un esplicito richiamo al
Sopra la gabbia, all’interno del girale si vede un canto del Gloria 187 e alla funzione preminente degli
pavone in posizione frontale, probabile allusione apostoli e dei Dottori della Chiesa che assumono il
alla promessa d’immortalità contenuta nell’eserci- ruolo di guide spirituali e di custodi della pace 188.
zio della vita monastica 181. Allo stesso modo, Bruno descrive il desiderio
Alternati ai Dottori della Chiesa, si trovano due dei cieli e l’“oblio” delle cose terrene avvalendosi
gruppi di persone, in rigorosa simmetria. La dispo- dell’esempio di quelli che, come i monaci e i cano-
sizione non è evidentemente casuale, ma rispetta nici riformati, vivevano in comunità: gli apostoli 189.
un preciso ordine simbolico. La Toubert ha infatti Pertanto, tutti coloro che rendono buoni frutti a
individuato in queste immagini un’allegorica rap- Dio, senza alcuna differenza di sesso o ceto sociale,
presentazione delle due principali “classi” di fedeli
riunite attorno all’Ecclesia: il clerus e il populus, raf-
figurati, in modo simbolico, nei personaggi del mo- 183
M. AVERY, The Exultet Rolls of South Italy, II, Princeton,
naco e del laico che nutrono un uccello 182. Inoltre, i 1936, tav. LXIV, 5 (Exultet di Montecassino, 2).
due gruppi contrapposti ai lati della croce precisa- 184
TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., pp. 215-216.
185
no ancor più questa suddivisione. Il gruppo di de- Si veda la descrizione precedentemente proposta della vi-
stra, costituito da un uomo, una donna e un bam- te-Chiesa e il disporsi dei fedeli tra i suoi tralci.
186
BRUNO SIGNENSIS, Expositio in Psalmos, ed. cit., Ps. CVII, col.
bino (tav. XIa), potrebbe riferirsi alla distinzione tra
1117C: « Ecce omnia sua sunt; omnia haec ad Ecclesiam perti-
le età dell’uomo e i sessi, presente anche in un nent, et ita sancta mater Ecclesia ubique gentium magnificata et
Exultet di Montecassino datato tra il 1105 e il dilatata est ».
187
BRUNO SIGNENSIS, Sententiae, ed. cit., II, De ornamentis eccle-
siae, VII, col. 924A: « “Vinea fuit pacifico, in ea, quae habet po-
pulos, tradidit eam custodibus”. Iste pacificus Salvator noster
medievale (secoli VI-XV). Un manuale, a cura di C. LEONARDI, Fi- est, qui mundum Deo Patri reconciliavit: “Ipse enim est pax nos-
renze, 2002, pp. 175-230: 189-190. tra, qui fecit utraque unum (Ephes. II, 14)”. Cuius vinea Eccle-
179
Lo stesso tema appariva anche nella decorazione di S. Gio- sia est, intra cuius terminos Hebraei, Graeci, et Latini, et Barba-
vanni in Laterano, a sinistra del registro inferiore del mosaico ri, omnes gentes, populi et nationes continentur ».
188
absidale. Ibid., col. 924A: « Hanc autem custodibus tradidit, aposto-
180
PETRUS DAMIANUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, ed. lis videlicet et doctoribus, qui eam custodirent, colerent, nutri-
cit., II, col. 766B: « Claustrum itaque monasterii utrum gurgustium, rent, superflua resecarent, et alias vites pro aliis pastinarent ». Si
sive vivarium piscium solummodo, sicut dictum est: an etiam cap- veda anche BRUNO SIGNENSIS, Expositio in Psalmos, ed. cit., Ps.
tabulum coelestium pecorum vel certe aviarum volucrum per spi- CVII, col. 1117C-D: « Sed quid per “Galaad”, quae acervus testi-
ritalem intelligentiam rectius possumus appellare? ». monii interpretatur, nisi Ecclesiae doctores et magistros intelli-
181
Lo stesso gruppo del pavone accanto alla gabbia è presen- gamus? Ipsi enim sunt, in quibus utriusque Testamenti testimo-
te nel mosaico della navata della Basilica Giustinianea di Sabra- nia coacervata sunt, quibus et seipsos omnesque alios defendere
tha in Tripolitania, cfr. S. AURIGEMMA, I mosaici della Tripolitania, debent. Et merito primi ponuntur, qui inter omnes alios obtinent
Roma, 1960, p. 28, figg. 19-20; TOUBERT, La rinascita paleocristiana principatum ».
189
cit., p. 218. Ibid., coll. 1117D-1118A: « “Manasses” vero interpretatur
182
TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., p. 214; A. FRUGONI, oblivio, per quem nimirum illi significantur qui, S. Spiritus cali-
Momenti e problemi dell’ordo laicorum nei secoli X-XII, in Nova His- ce inebriati, terrenorum omnium obliviscuntur et sola coelestia
toria, XIII (1961), pp. 3-22; Y. CONGAR, Les laïcs et l’ecclésiologie concupiscunt. Tales erant illi de quibus in Actibus apostolorum
des « ordines » chez les théologiens des XIe et XIIe siècles, in I Laici dicitur: “Quia omnibus erat cor unum et anima una, et nemo
nella « societas christiana » dei secoli XI e XII, Atti della Settimana dicebat aliquid esse suum, sed erant illis omnia communia” . In-
di Studio, Mendola, 21-27 agosto 1965, Milano, 1968, pp. 83-117. ter hos autem monachi quoque et eremitae connumerantur ».
I TEMI DEL DISCORSO: L’UNIVERSO TERRENO E LA GUIDA MONASTICA 57

sono accolti nella vigna del Signore 190. L’azione del diretta associazione tra gli ordini riformati e i mo-
monaco e del laico, entrambi intenti a imbeccare un naci, loro principali ispiratori.
uccello è, quindi, significativa. Essa allude al valore
simbolico dei volatili che sono gli unici animali che si Il secondo registro del mosaico raffigura, insie-
distaccano dalle cose terrene per avvicinarsi a Dio. me al primo, l’intera società medievale raccolta nel-
Nutrire gli uccelli diventa un’azione che simboleggia l’universo dell’Ecclesia e rappresentata alla luce di
il desiderio di questo distacco terreno. una lettura ispirata ai principi monastici che detta-
Da ultimo, soffermiamoci sulle vesti che indos- rono la riforma del clero e la nascita dei canonici
sano i Padri della Chiesa. Tema che ancora non ha regolari, per i quali i Dottori della Chiesa funziona-
trovato un’interpretazione univoca, trattandosi per no da intermediari e guide nella corretta interpre-
alcuni di canonici e per altri di monaci 191. La regola tazione del messaggio divino.
dei canonici regolari ci fornisce alcune utili indica-
zioni sui costumi e i modi di vestire 192. L’abbiglia-
mento dei canonici comportava una tunica bianca e 4.3. III registro
un mantello, o cotta, in accordo con la regola attri-
buita allo stesso Gregorio VII, che prevedeva un Anche nel terzo registro le immagini, spesso
abbigliamento mai inhonestum vel deforme 193. Nel speculari, sono disposte secondo le regole della
primo periodo della Riforma, infatti, le vesti dei ca- compositio e seguono, in gran parte, una rigorosa
nonici regolari non differivano da quelle dei mona- simmetria. Alle estremità della calotta si trovano
ci con i quali, inoltre, i canonici condividevano an- due pernici 195, una bianca, a sinistra, e una marro-
che la tonsura. Considerate la preminenza delle ci- ne, a destra (tav. XIb). Sant’Ambrogio e tutta la let-
tazioni dei quattro Padri della Chiesa nelle regole teratura medievale 196 attribuiscono un valore nega-
dei canonici regolari e la destinazione della nuova tivo alla pernice, ritenuta avis dolosa atque immonda,
chiesa di S. Clemente, è possibile interpretare le ve- che ruba le uova di altri uccelli per covarle e far
sti che questi indossano con le vesti canonicali 194; nascere i piccoli, che però una volta cresciuti le
ciò permetteva di rendere anche in termini visivi la sfuggono attratti dal suono della voce dei veri ge-
nitori. Per questo motivo il volatile è a volte asso-
ciato al diavolo che tenta di accaparrarsi le anime,
190
esse però riescono a sfuggirgli e a seguire il suono
Ibid., col. 1118A: « At vero per “Ephraim”, qui frugifer di-
della voce di Dio che le affida alla Chiesa 197. Così
citur, omnes illos intelligere debemus, qui boni operis fructum
Domino reddunt. In his autem et clerici et laici, et masculi et fe- come era accaduto per la civetta, l’interpretazione
minae, et divites et pauperes, et liberi et servi, et omnes alii qui ambigua della pernice la relega nelle parti margi-
otiosi non sunt, sed in vinea Domini fideliter laborant, intelli- nali e in ombra dell’abside 198.
guntur ». Seguono: un erote alato che suona la tromba
191
MATTHIAE, Mosaici medievali cit., p. 287; MATTHIAE, GANDOLFO,
(tav. XIIa), un erote su un delfino, un uomo seduto
Pittura romana cit., p. 54 (monaci); BARCLAY LLOYD, The Medieval
Church cit., p. 44 (canonici); TOUBERT, La rinascita paleocristiana sopra un fiore con un corno dell’abbondanza sulla
cit., p. 216 (monaci); C. BERTELLI, La pittura medievale cit., p. 233 spalla 199 mentre nutre un uccello, e un colombo che
(canonici); DIETL, Die Reliquienrekondierung cit., p. 98 (canonici
regolari); PARLATO, ROMANO, Roma e Lazio cit., p. 42 (monaci
benedettini).
192 195
Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Ottob. BRICHETTI, Uccelli cit., p. 98; ORTALI, Gli uccelli cit., pp. 27-30;
lat. 175, pubblicato in LECLERCQ, Un temoignage cit., pp. 221-222: VOISENET, Betes et hommes cit., p. 134.
196
« Vestimenta canonicorum videntur nobis hec sufficere. In esta- Sant’Ambrogio riprende il tema dal Fisiologo, ma conclu-
te super camisium alia simplex vestis lineum, cocta et cappa. de in modo significativo con l’associazione tra Dio e la Chiesa.
Que cum a claustro usquam progreditur numquam de Cfr. Il Fisiologo cit., ed. cit., p. 57.
197
<tra>hantur. In hyeme vero super camisium vestitum sive agni- AMBROSIUS MEDIOLANENSIS, Exameron, ed. cit., VI, s. IX, 3, 13,
num pellicium. Pelliciam quoque et laneam vel lineam coctam pp. 211-212: « Congregavit enim diabolus gentiles, quos non
cum cappa. In certis vero temporibus omnia omnibus dentur: creaverat: sed ubi in Evangelio suo vocem Christus emisit, ad
estiva in pasca, in omnium sanctorum festivitate hyemaia, femo- eum se potissimum contulerunt, quos sub umbra alarum sua-
ralia quoque et pedules et caligas et subtelares ». rum ipse suscepit, et matri dedit Ecclesiae nutriendos ».
193 198
Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. Da notare inoltre che la vicinanza della pernice a Geremia
629, Regula canonicorum Gregorii VII papae, f. 269v, col. 1, r. 117, non sembra casuale, poiché anche il profeta riferisce dell’ingan-
pubblicato in MORIN, Reglements inédits cit., p. 179. no dell’uccello che cova i piccoli di altri, i quali, però, una volta
194
Le prime regole dei canonici regolari, come vedremo più cresciuti, fuggono, cfr. Jer. XVII, 11.
199
avanti, erano infatti una sorta di compromesso tra la vita mona- Jean-Claude Bonne ipotizza con prudenza che potrebbe es-
stica e quella dei chierici, cfr. Istitutio Canonicorum, 1-11, in P.L., sere raffigurata una torcia con il fuoco. Gli eroti con i loro attri-
CV, coll. 821A–822B; CHATILLON, Le mouvement canonial cit., p. 77. buti differenziati, la tromba, il delfino e la torcia, simbolegge-
58 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

imbecca i suoi piccoli. Sull’altro lato della croce, la 5. I TEMI DEL DISCORSO: IL VOLARIO E L’ASCESI

stessa scena è raffigurata con due passeriformi,


probabilmente due beccafichi 200. (tav. XXVIb) Que- Secondo quanto ci è stato tramandato dalle fonti,
ste due immagini dal medesimo valore simbolico esisteva una precisa gerarchia nel significato degli
ricordano i monaci come i piccoli nel nido che si animali e gli uccelli erano spesso associati all’immagi-
preparano a spiccare il volo e, nell’attesa, irrobusti- ne del Paradiso in quanto più vicini al cielo 204. L’in-
scono le loro forze 201. terpretazione si basava su san Paolo che aveva indi-
Gli altri temi sono prevalentemente tratti da cato nel cielo il luogo della conversione e il luogo in
esempi figurativi il cui valore è associato ad imma- cui costruire una dimora imperitura 205. Nei Moralia in
gini paradisiache. L’origine iconografica degli eroti Job di Gregorio Magno i passi dell’apostolo sono fre-
alati si può individuare nelle raffigurazioni di età quentemente ripresi e gli uccelli diventano il simbolo
paleocristiana, si pensi al Mausoleo di S. Costanza. degli unici esseri ai quali è concesso di abbandonare
la terra e di volare verso l’alto (come san Paolo), per
Essi sono ricordi degli eroti, di età classica che, dal-
questo rappresentano gli uomini spirituali: « Quelli
l’età ellenistica, perdono significato per ricomparire
che hanno la scienza delle cose supreme e subli-
nell’arte cristiana, occupati con animali e giocattoli,
mi » 206. Il volo diventerà, così, il simbolo del religioso
o durante la vendemmia e la raccolta di cereali, o
che si dirige verso le altezze celesti 207.
infine in funzione ornamentale mentre sorreggono
Chi più di tutti diede enfasi a questo tema fu
le iscrizioni sui sarcofagi 202.
sant’Ambrogio. Nell’Esamerone, egli commenta il
Il delfino su cui è seduto un erote ricorda il
quinto e il sesto giorno della Creazione accomu-
passaggio ai Campi Elisi. Frequente su sarcofaghi, nando i pesci e gli uccelli, poiché: « L’atto di chi
epigrafi e stele sepolcrali, l’arte cristiana lo trasfor- vola assomiglia a quello di chi nuota » 208. La de-
ma nel simbolo del pesce che presentava una forte scrizione precisa e dettagliata, fatta da Ambrogio,
analogia con Cristo, salvatore dal pericolo 203. In delle varie specie di volatili, ai quali viene affidato
questa posizione gli eroti alati diventano messag- un preciso e specifico significato simbolico, viene
geri dell’avvento del regno dei cieli, come sembra- puntualmente ripresa per raffigurare gli uccelli del-
no annunciare i due amorini che suonano la trom- la calotta absidale. Qui il pensiero del santo, legato
ba alle due estremità del tralcio. Le raffigurazioni al volo e al suo significato, è espresso in forme as-
delle piccole figure umane non sono caratterizzate sai minuziose che configurano un vero e proprio
nell’abbigliamento ma, come nel registro inferiore volario.
per il laico e il monaco, stanno nutrendo un uccel- La trasposizione in termini visivi dell’enfasi,
lo. Tale azione, associata al valore simbolico dei che indusse a evidenziare in rosso l’aureola di Am-
volatili, configura nuovamente l’aspirazione del vo- brogio, si conferma quindi una guida per la com-
lo e, quindi, dell’avvicinamento a Dio.
In questo registro, le immagini segnano una
netta separazione dalla zona inferiore e annunciano 204
ISIDORUS HISPALENSIS EP., Etymologiae, ed. cit., t. II, l. XII, VII,
i due registri superiori, abitati dagli uccelli, alcuni De avibus; RABANUS MAURUS, De Universo, VIII § 6, De avibus, ed.
con le ali aperte a simboleggiare il volo, allegoria cit., coll. 240-255. Cfr. VOISENET, Betes et hommes cit., p. 5. La clas-
dell’ascesi. sificazione degli animali è ordinata in funzione della maggiore o
minore vicinanza all’uomo e in ragione della loro taglia. Due ca-
tegorie si trovano ai confini di questo spazio, in collegamento
con il mondo infernale o celeste: i pesci e gli uccelli.
205
Philip. XXXI, 2; II Cor. V, 1.
rebbero dunque i tre elementi cosmici: l’aria, l’acqua e il fuoco, 206
GREGORIUS MAGNUS, Moralia in Iob. I. (Libri I-X), VI, 11 § 13,
completati dalla terra raffigurata al primo registro del mosaico,
ed. M. ADRIAEN, (C.C.S.L., 143), p. 293; Ibid., VI, 13 § 14-16, pp.
cfr. BONNE, De l’ornement cit., p. 112, nota 36. Nonostante l’ipote-
293-295.
si sia suggestiva non ci sembra che l’erote qui raffigurato sor- 207
GERHARDUS LEODIENSIS, Tractatus super septem verba dicta a
regga una torcia. Domino Iesu Christo pendente in cruce, ed. E. MIKKERS, Le traité de
200
Dal colore e dalla forma sembrano appartenere alla specie Gérard de Liège sur les sept paroles de Notre Seigneur en croix, in
dei silfidi, si potrebbe quindi trattare di due beccafichi, cfr. BRI- Collectanea Ordinis Cisterciensium Reformatorum, XIII (1951), pp.
CHETTI, Uccelli cit., pp. 231-254. 18-19: 23: « Volatilia coeli, id est ecclesiae, claustrales sunt, qui
201
PETRUS CELLENSIS, Epistolae. The Letters of Peter of Celle, Ep. 56 ad coelestia debent avolare. His volatilibus dant praelati morti-
(Ad Carthusianos de Monte Dei), ed. and transl. by J. HASELDINE, cina pro escis, quando exempla pravae vitae de se, qui debent
Oxford, 2001 (Oxford Medieval Texts), pp. 260-261: 260; PENCO, esse servi Dei, eis relinquunt »; PENCO, Il simbolismo animalesco
Il simbolismo animalesco cit., p. 16. cit., p. 22.
202 208
HEINZ-MOHR, Lessico di iconografia cit., p. 149. AMBROSIUS MEDIOLANENSIS, Exameron, ed. cit., V, s. VIII, 14,
203
Ibid., pp. 136-137. 45, p. 175. Traduzione di BANTERLE, ESAMERONE cit., p. 215.
I TEMI DEL DISCORSO: IL VOLARIO E L’ASCESI 59

prensione degli ultimi due registri del mosaico. In I primi da destra e da sinistra sono due corvidi.
questo caso, infatti, l’ornatus assume un ruolo co- (tav. XIIb) Probabilmente si tratta di corvi imperia-
gnitivo e cattura l’attenzione dell’osservatore orien- li, il cui piumaggio scuro presenta dei riflessi vio-
tandone la lettura e la meditazione. letti 214, non sempre accolti favorevolmente sia nel-
Se Ambrogio è la fonte principale per la com- l’antichità che nel Medioevo, a causa del colore,
prensione del significato simbolico degli uccelli, della natura necrofaga e delle sgradevoli vocalizza-
l’interpretazione dell’Esamerone che Pier Damiani zioni 215. Si credeva, infatti, che il corvo non curasse
propone nel prologo della lettera all’abate di Mon- i suoi piccoli fintanto che non avesse visto spuntare
tecassino, ne orienta il significato verso il tema del- loro le piume nere simili alle sue. Solo allora li nu-
l’ascesi e della contemplazione. Gli uccelli simbo- triva con particolare cura. Nella Bibbia è l’uccello
leggiano così la descrizione più appassionata della infedele e traditore che abbandonò l’arca di Noè. È
sete di Dio, non lontana dai pericoli della condizio- dunque spesso associato ai pagani, ai demoni o al
ne umana 209. Damiani medita lungamente su que- diavolo stesso 216. Tuttavia la Bibbia ne dà anche un
sto tema e inizia diversificando, in chiave ascetica, significato positivo, in qualità di ministro di Dio
l’interpretazione degli animali; tra i pesci 210 e gli
nella vita del profeta Elia al quale porta il nutri-
uccelli 211, solo questi ultimi hanno raggiunto il cul-
mento 217. Il Vangelo di Luca lo indica come monito
mine della vita monastica. Egli esalta l’idea del di-
agli apostoli contro la cupidigia, nella parabola del
stacco dalla vita mondana, insita nelle pratiche del-
ricco che accumulava ricchezze solo per sé: « Non
la contemplazione per raggiungere l’ascesi. Privile-
preoccupatevi troppo del cibo di cui avete bisogno
giando la descrizione degli uccelli che si distaccano
per vivere, né del vestito di cui avete bisogno per
dalla terra per librarsi nel cielo 212, l’immagine del
coprirvi. La vita vale più del cibo e il corpo più del
volo simboleggia il desiderio del cielo e diventa,
per il monaco (ma anche per i fedeli), un’esortazio- vestito. Guardate i corvi: non seminano e non mie-
ne ad innalzarsi sui legami della carne per rag- tono, non hanno ripostiglio né granaio, eppure Dio
giungere Cristo. li nutre » 218. Come gli altri uccelli “scomodi” (la ci-
Da ultimo, osserviamo che le modalità di rap- vetta e le pernici) anche il corvo si trova ai margini
presentazione di questi animali avviene con un’at- della calotta absidale, in una zona in ombra. Ma
tenzione che può definirsi prossima alla moderna quello che preme sottolineare è che, nella sua acce-
osservazione scientifica 213. Alcuni confronti in tal zione positiva, il corvo simboleggia due argomenti
senso sono già stati proposti in precedenza, altri ne assai significativi nella riforma degli ordini religio-
proporremo nel prosieguo del lavoro. si: la rinuncia alla proprietà e la necessità di un’ali-
mentazione contenuta da parte dei chierici. Attorno
a questi temi, come già detto, si accesero vivaci po-
5.1. IV registro lemiche che portarono alla modificazione di due
capitoli della Regola di Aquisgrana, nella quale
Nel quarto registro sono raffigurati due serie di non erano previste restrizioni in tal senso 219.
cinque uccelli identici, ordinati in modo speculare Il secondo uccello da destra e da sinistra è un
e simmetrico, a destra e a sinistra della croce. ciconiiforme. (tav. XXVIIa) In questo caso il corpo
bianco, il becco e le zampe rosso-cinabro insieme al
piumaggio scuro delle ali, ci consentono di identifi-
209
PETRUS DAMIANUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, ed.
cit., II, col. 767A-B: « Ibi quoque coeli sunt volucres; ii nimirum
qui virtutum plumis sese in ardua sublevant, ac terrena quaeli- 214
BRICHETTI, Uccelli cit., p. 283.
bet, et sub se transire de suae mentis arce prospectant. Dumque 215
VOISENET, Betes et hommes cit., pp. 127-128; CATTABIANI, Vola-
per terrena repere sub carnali concupiscentiae iugo despiciunt,
libertatem aeris petunt, seseque ad coelestia librata mentis con- rio cit., pp. 301-5.
216
templatione, suspendunt ». EUCHERIUS LUGDUNENSIS, Formulae, ed. cit., cap. IV, De Ani-
210
PETRUS DAMIANUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, ed. mantibus, p. 26, linn. 425-428. Il corvo per il colore del suo piu-
cit., II, col. 766D. maggio simboleggia la nerezza dei peccati o i demoni.
217
211
Ibid., col. 777B. Reg. XVII, 2-6; Ps. CXLVII, 9.
218
212
FRUGONI, Letteratura didattica cit., p. 26. Lc. XII, 22-24.
219
213
Per un simile approccio che tende a confrontare le raffigu- Ricordiamo che durante il Concilio lateranense del 1059, a
razioni degli uccelli con le loro immagini reali, cfr. J. GARDNER, seguito dell’intervento di Ildebrando e Pier Damiani, furono
Torriti’s Birds, in Medioevo: i modelli, Atti del II convegno inter- espressamente condannati i capitoli CXV e CXXII della Regola
nazionale di studi, Parma, 27 settembre - 1 ottobre 1999, a cura di Aquisgrana che consentivano ai chierici di mantenere il pos-
di A. C. QUINTAVALLE, Milano, 2002, pp. 605-614. sesso delle loro proprietà e di bere e mangiare in abbondanza.
60 L A CALOTTA LA CROCE, E L'ASCESI

care con certezza una cicogna bianca La cicogna con le sue insegne, guidato in questo viaggio dalle
è l'uccello tra i amati dagli antichi che ne fece- cornacchie le quali figurano poco più avanti nel
ro un simbolo della pietns verso i genitori Essi, mosaico. L'interpretazione di Bruno di Segni, che
inoltre, riferiscono della sua ostilità nei confronti associa la cicogna al pellicano, ne giustifica la posi-
dei serpenti al punto da entrare nella mitolo- zione in questo registro, quale simbolo del fedele
gia Con questa caratteristiche la cicogna è pre- che si innalza a Dio ma anche di Cristo secondo
sente nell'arte cristiana sebbene la sua rappre- le parole del Salmo CI.
sentazione sia rara nella Tarda Antichità e appaia I1 terzo volatile, ritratto in modo identico
tardi nella Vulgata che recupera tro lato della calotta, ripropone questo significato.
la tradizione antica, considera la cicogna un esem- Si tratta infatti di un passeriforme dal corpo azzur-
pio di pietas filiale ma ne esalta anche le sue quali- ro e le ali scure, cioè un passero solitario che, se-
tà guerriere Durante la migrazione verso Orien- condo il Salmo X simboleggia il desiderio
te, lo stormo che le cicogne formano viene parago- nirna umana di avvicinarsi a Dio
nato ad esercito che si leva in volo e avanza Sullo stesso registro, subito dopo il passero, si
trova una cornacchia nera con le ali aperte
XIIb) Gli antichi lodavano la castità dell'uccello che,
come la colomba, rimane sempre fedele al suo con-
'" p. 436, si tratta di una
giunto anche dopo la morte di uno dei due Se-
,-... -.
la tradizione biblica, la cornacchia personifi-
(A ELIAN) the I, London- ri-
Cambridge, 1971, pp. 168-170. In generale sulla cicogna cfr. CAT- conosce l'amata del dei cantava
TABIANI , pp. 163-169. alle vereini d'Israele: Sono nera ma sono bella
X, 31, ed. H. RACHAM,
è il sole che mi ha bruciata e in questo sole
111, Libri Cambridge-London, 1967
Classical Librarv. n. 358). D D . 330-332. i mistici vedevano l'amore che abbraccia le anime
J '

VI, 90, ed. F. Questa


111, Metainorphoses, Edition rev. G. P. GOULD, simbologia venne poi consacrata dalla liturgia lati-
Cambridge-London, 1977 (Loeb Classical Library, n. p. 292. na che, per della intonava
H. LECLERCQ, in Dictionnaire cit.,
na Lo stesso tema biblico
VII, Paris, 1926, 89-180: 149, fig. 5803: mosaico nella Basi-
lica di in Llliria. del secolo V o VI. si rinviene anche in che associava
De 6, De ed. cit., la Chiesa alla cornacchia per l'amore materno che
col. Anche successivamente, nei bestiari, è spesso confusa essa nutre verso i figli
con la gru o con l'airone cfr. CHARBONNEAU-LASSAY, Le
cit., pp. 599-604. Non sempre è stata fatta confusione tra i due
uccelli, Gregorio Magno parla di herodius, riferendosi
Moralia in lob. ed. cit., XXXI, 8 11); cfr. ed. cit., V, 16,
et cit., pp. 121-122. Nel De bestiis, 53, pp. 180-181. Sul tema della cicogna guidata dalla cornacchia
de che scrive tra il 1132 e il 1152, fornisce anche EP., ed. cit., t. 1. XII,
tazione in chiave clericale, [Ciconiae] societatis 16; et hoinines cit., p.
tes libenter habitant inter fratres in questa veste es- BRUNO in ed. cit., Ps. col.
sa è nemica del serpente, simbolo di pensieri perversi, che l'uc- Elias et Baptista, Hilarion et beatus
cello: Rostro pravas cogitationes restringit Benedictus sint in qui, ad
perversos fratres pungenti invectione reprehendit cfr. nem, conversationem fugientes solitariam vitam
GO FOLIETO (DE S. XLVII, De ed. W. Pelicanus avis est ad ciconiae quantitatem,
B. CLARK, The Hugh Fouilloy's solitudine delectata, tantam cibi penuriam patitur,
Binghamton, New York, 1992, p. 212. vix haereat
In non si trova menzione della lotta del cit., p. 224; CATTABIANI, pp.
serpente con la cicogna, come anche nel mosaico di S. Clemen- 374: 372-373.
te, sebbene tema fosse diffuso a Roma, due volte nel comples- Ps. X, 1-2.
so lateranense, nel mosaico pavimentale del battistero CICCAKECE, Bibbia, bestie e cit., p. 387.
e nel sarcofago 199 del Laterano, cfr. TOUBERT, cit., p. 282.
cit., p. 213, nota 150. combattimento tra i due animali C ATTABIANI, pp. 309-310.
si trova anche in un frammento di mosaico pavimentale risalen- Ct. I, 4-5.
te classica, oggi murato su una parete della sacrestia di S. CHARBONNEAU-LASSAY, Le Bestiaire cit., pp. 498-500.
Maria in Trastevere; esso fu poi ripreso nel mosaico absidale di HECBERT, cit., I, Manuscripti
S. Paolo fuori le mura e, volte, nei registri di 111, "cursus romanus", Roma, 1963, p. 286, n. p. 287, n. p.
cfr. V. PACE, Cultura nella Roma di 290, n. p. 371, n.
111. Le illustrazioni marginali del "Registro Vaticano in ID., Arte ed. cit., V, 18,
a Roma cit., pp. 239-265. 58, pp. 184-185; et cit., p. 128.
I TEMI DEL DISCORSO: IL VOLARIO E L’ASCESI 61

Ai lati della croce vi sono due uccelli che hanno della croce, tranne i primi due: un “tordo” 243, posto
petto e dorso bianchi, mentre il resto del corpo è ne- all’estrema destra della calotta, il cui significato è
ro. (tav. XXVIIIa) Sono due gazze riprodotte con as- da assimilarsi a quello del passero, e una pernice,
soluta precisione naturalistica 238. Questo volatile, non all’estrema sinistra. Immediatamente accanto a
frequentemente menzionato dagli scrittori medievali, quest’ultima un colombo bianco spiega le ali, iden-
viene connotato per la capacità di cantare o parlare tico sull’altro lato, ma qui raffigurato mentre af-
in modo simile all’uomo 239. In tal senso è spesso assi- fronta un animale dalle fattezze simili a quelle di
milato al pappagallo (psittacus) e assume un valore un topo o di un ratto (mus, rattus). (tav. XIIIa) Del-
negativo per la sua eccessiva loquacità 240; inoltre, la le qualità positive della colomba si è già detto,
gazza (pica) è associata foneticamente al picchio (pi- mentre il topo o il ratto (ammesso che di tale ani-
cus), ritenuto un uccello augurale poiché nidifica tra male si tratti) sono malvisti dagli autori medievali
gli alberi 241. Interpretata in senso negativo, la sua pre- per la loro impurità, indicata fin dall’Antico Testa-
senza in questa zona dell’abside rimane difficile da mento 244, ma soprattutto perché essi erano delle au-
comprendere. Tuttavia, si potrebbe ipotizzare un’as- tentiche calamità per le riserve di grano e i mag-
sociazione simbolica tra la gazza e la colomba 242 o la giori veicoli di epidemie 245. Inoltre, fin dalle Etimo-
cornacchia, che sono latrici di un significato mariano, logie di Isidoro di Siviglia si riteneva che il topo
come pare suggerire anche la rappresentazione della nascesse dalla terra 246 e che fosse in grado, quindi,
gazza nell’intradosso del mosaico di S. Maria in Tra- di nascondere tesori e ricchezze, diventando così il
stevere, dove essa figura insieme alla colomba. simbolo dell’avarizia e della cupidigia 247. Questa
esegesi sarà particolarmente diffusa nella letteratu-
ra successiva al secolo XI che spesso associa il topo
5.2. V registro al serpente. Il terzo uccello da destra è un airone
bianco maggiore che sbatte le ali 248, mentre nella
Nel quinto registro si trova un’altra serie di cin- parte sinistra dell’abside lo stesso uccello è raffigura-
que uccelli simmetrici e quasi tutti identici ai lati to in lotta proprio con una serpe. (tav. XXVIIIb)
L’airone, come i grandi trampolieri, condivide il
ruolo di cacciatore di piccoli rettili, lucertole, sala-
238
mandre, vermi o serpenti 249. Il suo nome classico,
BRICHETTI, Uccelli cit., p. 276, si tratta della pica pica, appar-
ripreso da Isidoro, è ardea 250 ma durante il Medioe-
tenente all’ordine dei passeriformi, famiglia dei corvidi.
239
ISIDORUS HISPALENSIS EP., Etymologiae, ed. cit., t. II, l. XII, VII, vo, a seguito della Vulgata, fu meglio conosciuto
46: « Picae quasi poetricae quod verba in discrimine vocis expri- come herodius (o Herodio) 251, spesso tradotto con ci-
mant ut homo [...] »; RABANUS MAURUS, De Universo, VIII § 6, De cogna nella Bibbia di Gerusalemme. La sua presen-
avibus, ed. cit., col. 247C: « Picae [...]. Per ramos enim arborum za nell’ultimo registro è significativa poiché, secon-
pendulae importuna garrulitate sonantes ». Cfr. VOISENET, Bêtes et
do la letteratura del tempo, si riteneva che l’uccel-
hommes cit., p. 128; CATTABIANI, Volario cit., pp. 309-310.
240
EKKEHARDUS URAGIENSIS, Chronica cit., ed. cit., p. 74: « Tunc lo, in vista del temporale, s’innalzasse oltre le nubi
cum magna cura coeperunt respicere, ne forte inter ramos arbo- per evitare la tormenta. In questo comportamento
rum pica aut psithacus esset, quia solent humanam exprimere
vocem [...] ».
241
HUGO DE FOLIETO (DE S. VICTORE), De bestiis et aliis rebus, Con-
tinuatio anonyma, III, 32, De pica et pico, in P.L., CLXXVII, coll. 243
Si tratta di un passeriforme appartenente alla famiglia dei
95D-96A: « Picae quasi poeticae, eo quod verba cum discrimine turdidi la cui identificazione precisa è assai difficoltosa, per il
vocis exprimant ut homo, per ramos enim arborum pendulae, colore del piumaggio potrebbe trattarsi di Turdus pilaris, ipotesi
importuna garrulitate sonantes, etsi nequeunt linguas in sermo- più plausibile, ma anche di Turdus phimelos, Turdus iliacus o
ne exprimere, sonum tamen humanae vocis imitantur [...]. Picus Turdus viscivorus, cfr. BRICHETTI, Uccelli cit., pp. 227-230.
244
a Pico Saturni filio nomen sumpsit, eo quod ipse in auspiciis ea Lev. XI, 29; Is. LXVI, 17.
245
ave uteretur. Nam ferunt hanc autem quiddam habere divinum, VOISENET, Bêtes et hommes cit., pp. 88-89.
246
indicio illo quod in quacunque arbore nidificaverit, clavum vel ISIDORUS HISPALENSIS EP., Etymologiae, ed. cit., t. XII, III, 1:
quidquid aliud ei infixum diu haerere non posset quin statim « Alii dicunt mures quod ex humore terrae nascantur, nam mus
excidat, ubi illa insederit ». terra, unde et humus »; HUGO DE FOLIETO (DE S. VICTORE), De bestiis
242
Per un’associazione in tal senso si veda il De Liber miracu- et aliis rebus cit., De mure et sorice, ed. cit., coll., 93D-94A.
247
lorum sancte Fidis, I, 1, ed. a cura di L. ROBERTINI, Spoleto, 1994 J. CHEVALIER, A. GHEERBRANT, Dictionnaire des simboles, Paris,
(Biblioteca di Medioevo Latino, 10), p. 79: « Nam qui tum ibi- 1982, p. 801.
248
dem adfuere, cernere continuo niveam meruere columbam; aut BRICHETTI, Uccelli cit., p. 40.
249
certe, ut ipse adhuc patrator sceleris solet asserere, pica exstitit. CHARBONNEAU-LASSAY, Le Bestiaire cit., pp. 579-582; CATTABIA-
Quae pica, vel columba, ocellos miseri recenti cruore illitos in NI, Volario cit., pp. 177-182.
250
ipsa hora suscepit ab humo, supraque montuosae telluris altitu- ISIDORUS HISPALENSIS EP., Etymologiae, ed. cit., t. II, l. XII, VII, 21.
251
dinem elevata, ad Conchas deferre visa est ». Lev. XI, 19; Deut. XIV, 16; Job XXXIX, 13; Ps. CIII, 17.
62 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

prudente i chierici riconoscevano le anime degli le. (tav. XIIIb) Esso figura, identico, ai due lati del
eletti che si allontanavano dai turbamenti mondani catino absidale 258. Secondo il Fisiologo, il pellicano
per raggiungere la pace celeste 252. Inoltre, a partire ama moltissimo i suoi figli ma questi, appena cre-
dal Salmo CIII che indica l’airone quale capo e gui- sciuti, colpiscono al volto i genitori che allora li pic-
da dei passeri 253, alcuni commentatori medievali fe- chiano a morte. Per tre giorni i genitori piangono i
cero dell’uccello l’immagine di Cristo che guida gli figli uccisi e il terzo giorno la madre si percuote il
umili e di coloro che hanno rinunciato a questo fianco e con il suo sangue li resuscita 259. Così il pel-
mondo 254. Potrebbero stupire le scene di combatti- licano diventa simbolo del Signore, secondo le pa-
mento della colomba contro il topo e dell’airone role di Isaia 260. Tale simbologia, adattata al sacrifi-
contro la serpe, ma esse sono in contraddizione so- cio e alla redenzione di Cristo, passò nei bestiari
lo apparente con la raffigurazione simbolica del medievali, dove spesso ad uccidere i figli non sono
cielo quale Eden, mentre, al contrario, si rivelano i genitori ma il serpente, immagine del demonio
coerenti con la letteratura dei riformatori. Negli che ha ucciso il genere umano, poi risuscitato dal
scritti di Bruno di Segni e Pier Damiani, infatti, è sangue di Cristo. Il pellicano evoca il pelicanus soli-
sempre presente il timore per la perenne lotta tra tudinis, già menzionato in precedenza, simbolo del-
Bene e Male che il monaco deve sostenere per rag- la solitudine e dell’astinenza (come la civetta e il
giungere l’ascesi. In contrapposizione all’immagine passero) e in questa accezione viene enfatizzato
del volo ritorna frequentemente nelle parole di Da- nella letteratura monastica e negli scritti di Bruno
miani, con motivi puntualmente antitetici, il pensie- di Segni 261. Simile a san Benedetto che visse in soli-
ro della limitatezza dell’uomo in relazione alla sua tudine, il pellicano diventa anche simbolo dell’ani-
condizione, come nell’espressione: « iterum ex mor- ma afflitta dall’astinenza e dal digiuno nella vita
tali carne relabantur » 255. eremitica 262. Nella lettera ai monaci di Montecassi-
Un’altra circostanza indirizza la lettura di que-
sta parte del mosaico in senso monastico; la cico-
gna e l’airone sono uccelli migratori come la gru, 258
V. E. GRAHAM, The Pelican as Image and Symbol, in Revue de
alla quale sono spesso associati nella tradizione Littérature comparée, 36 (1962), pp. 233-243; M. L. COLETTI, Il pelli-
medievale. Il tema della migrazione accompagna cano nella tradizione letteraria e nell’esegesi patristica, in Sangue e
antropologia biblica nella letteratura cristiana, Atti della settimana
l’intera vita del monaco che è una sorta di pellegri-
(Roma, 29 nov. - 4 dic. 1982), 3 voll., a. cura di F. VATTIONI, Ro-
no di passaggio sulla terra, diretto verso il Signore. ma, 1983, I, pp. 449-480; L. PORTIER, Le pélican, histoire d’un sym-
Migrare ad Dominum; migrare ex hoc mundo; migrare bole, Paris, 1984.
259
ad vitam eternam sono le espressioni più frequenti Phisiologus Y, 6; B, 6; Il Fisiologo, ed. cit., p. 43. Questa ver-
nelle Vite dei santi per descrivere la morte 256. Que- sione è accolta anche da Isidoro di Siviglia, Etymologiae, ed. cit.,
t. II, l. XII, VII, 26; cfr. VOISENET, Bêtes et hommes cit., pp. 124-125.
sti temi assumono un significato particolare per i 260
Is. I, 2.
canonici che, per espressa vocazione dell’ordine, 261
BRUNO SIGNENSIS, Expositio in Psalmos, ed. cit., Ps. CI, coll.
dovevano vivere “insieme” ai fedeli ed erano per- 1083C-1084D.
262
tanto più soggetti alle tentazioni mondane. BRUNO SIGNENSIS, Sententiae, ed. cit., II, De ornamentis eccle-
siae, XI, col. 937B-C: « Similis factus sum pelicano in solitudine.
Il quarto uccello è un pellicano 257 ritratto mentre
Pelicanus avis quaedam dicitur esse, cuiius magnitudo est ad
si becca il petto, secondo un’iconografia tradiziona- vulturis quantitatem, semper solitaria et in solitudine moratur,
quae tantae abstinentiae est, ut sicut aliae aves saturitate, ita ip-
sa ieiuniis delectatur. Talis avis fuit Antonius talis Paulus et Hi-
larion, talis beatus Benedictus, quorum deliciae ieiunium, quo-
252
RABANUS MAURUS, De Universo, IX § 3, De caelo, ed. cit., col. 264A. rum vita abstinentia fuit ». Ibid., III, ed. cit., XI col. 968A-B:
253
Ps. CIII, 17: « Illic passeres nidificabunt, herodii domus « Dignum est ut de avibus amodo loquamur. Nisi per istas
dux est eorum ». aves, quae ante nos volare videmus, aliae aves significarentur,
254
BEDA VENERABILIS (?), De Psalmorum libro exegesis, Ps. CIII, in longe melioris digniorisque naturae, nunquam Ecclesia columba
P.L. XCIII, col. 1008D; RABANUS MAURUS, Allegoriae in universam vocaretur, dicente Domino: “Una est columba mea” (Cant. VI,
sacram scripturam, in P.L, CXII, col. 953B. Cfr. VOISENET, Bêtes et 8): nunquam Joannes evangelista aquila diceretur; nunquam Da-
hommes cit., p. 122. vid rex, et pelicanus, et nicticorax, et passer vocaretur, sicut vo-
255
PETRUS DAMIANUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, ed. catur, teste Scriptura: “Similis factus sum pelicano in solitudine,
cit., II, col. 766C. et sicut nycticorax in domicilio. Vigilavi, et factus sum sicut pas-
256
Migrare, nel senso di morire, è attestato dall’antichità (The- ser solitarius in tecto” (Ps. CI, 7). Et non solum homines, verum
saurus Linguae Latinae, VIII, Leipzig, 1936, coll. 934-938) e si ge- etiam ipsi angeli avium speciem, atque naturam suscipere vi-
neralizza nel Medioevo (F. NIERMEYER, Mediae Latinitatis Lexicon dentur. Ubique alatos et pennatos eos esse videmus. Volare
Minus, Leiden, 1976, p. 676). Per questa interpretazione si veda quoque magis, quam incedere describuntur, quod avium qui-
VAN DEN ABEELE, Migrations médiévales cit. dem proprium est. Vela quoque tabernaculi opere plumario fac-
257
BRICHETTI, Uccelli cit., p. 33. ta leguntur (Exod. XXVI, 36) ».
I TEMI DEL DISCORSO: LA VOLTA CELESTE 63

no, Pier Damiani segue il Fisiologo per cui il pelli- turale e il tramite con il mondo terreno. Le tre fa-
cano, pur amando “incomparabilmente” i suoi figli, sce di tende che si susseguono sono suddivise se-
è costretto a percuoterli più volte fino ad ucciderli condo nove pieghe che terminano in altrettanti ar-
per la loro indisciplinatezza e ingratitudine 263. Non chi che le collegano tra loro. Avremmo potuto
si può escludere che Damiani pensasse al monaste- aspettarci che questo modulo ornamentale seguisse
ro dove i monaci che sbagliano devono essere ri- il numero dei girali, cinque, più uno rappresentato
presi con punizioni corporali 264. dallo spazio occupato dalla croce. Invece, questa
zona si volle coscientemente separata, anche a co-
sto di alterare la simmetria tanto rigorosamente ri-
6. I TEMI DEL DISCORSO: LA VOLTA CELESTE spettata per la parte inferiore della calotta.
Il valore simbolico di questo tema figurativo è
Siamo giunti al terzo livello della decorazione da ricercarsi nel significato della calotta absidale e
(sesto registro), separata in modo deciso dal resto nella sua suddivisione in tre livelli, secondo un
delle raffigurazioni per mezzo di una fascia che percorso gerarchico che parte dal basso, zona “ter-
corre da una parte all’altra dell’abside. (tav. XXIXa) rena”, e procede verso l’alto, zona “celeste”. La sua
All’apice della calotta absidale si trova una croce comprensione si rivela interrogando la simbologia
dorata che pende dalla volta sopra un festone, con legata ai numeri: nove (numero delle pieghe) e tre
decorazioni vegetali sul fondo blu. Da qui diparto- (numero delle fasce decorative). Nella Bibbia il no-
no tre fasce con motivi decorativi che imitano il ve- ve è citato nella parabola della Dracma ed è simbo-
lum antico con decorazioni geometriche alla greca e lo degli “ordini” angelici in cui il cielo è suddivi-
a festoni vegetali, colorate alternativamente in oro so 267, così anche secondo la più articolata interpre-
e celeste su fondo nero. Si tratta di un motivo or- tazione di Gregorio 268. Inoltre, il significato del nu-
namentale ripreso dalle volte decorate con sezioni mero nove, relativo all’ordine degli angeli, si deve
radiali, “a tenda”, dell’età ellenistica, accolto anche ricondurre, secondo Onorio d’Autun, al segreto
nell’arte romana e passato, in forme abbreviate, della Trinità 269 che a S. Clemente è simboleggiata
nelle decorazioni musive paleocristiane, per simbo-
leggiare il cielo 265. L’ultima fascia decorativa termi-
na con un motivo ad archi quasi appoggiati a sotti- 267
Lc. XV, 1-10: « Decem vero drachmas habuit mulier, quia
li steli fitomorfi. Sullo sfondo di un cielo azzurro, novem sunt ordines angelorum. Sed ut compleretur electorum
all’interno di queste “arcate”, si alternano quattro numerus, homo decimus est creatus [...] ».
268
motivi decorativi vegetali e due agnelli. Questi, in GREGORIUS MAGNUS, Homiliae in Evangelia, ed. cit., Hom. XXXIV
posizione simmetrica, sono eretti su un basamento (Lc. XV, 1-10), § 7, p. 305, rr. 148-116: « Novem vero angelorum or-
dines diximus, quia videlicet esse, testante sacro eloquio, scimus
ai lati della mano destra del Signore, che porge
angelos, archangelos, virtutes, potestates, principatus, dominatio-
una corona in asse con la croce. Ai lati della mano nes, thronos, cherubim, atque seraphim. Esse namque angelos et
divina si dispongono due spartiti di nubi che fun- archangelos pene omnes sacri eloquii paginae testantur. Cherubim
zionano da elementi intermedi tra il cielo “atmosfe- vero atque seraphim saepe, ut notum est, libri prophetarum lo-
quuntur. Quatuor quoque ordinum nomina Paulus apostolus ad
rico” e il cielo “simbolico” 266. Le decorazioni vege-
Ephesios enumerat, dicens: Supra omnem principatum, et potesta-
tali sono assai elaborate e si articolano in forma di tem, et virtutem, et dominationem (Eph. I, 21). Qui rursus ad Co-
candelabre o di steli terminanti a croce, echeggian- lossenses scribens, ait: Sive throni, sive potestates, sive principatus,
do gli stessi motivi decorativi impiegati nella calot- sive dominationes (Col. I, 16). Dominationes vero et principatus ac
ta absidale. potestates jam ad Ephesios loquens descripserat; sed ea quoque
Colossensibus dicturus, praemisit thronos, de quibus necdum
Siamo evidentemente in un nuovo spazio sim-
quidquam fuerat Ephesiis locutus. Dum ergo illis quatuor quae ad
bolico di questa articolata composizione: il regno Ephesios dixit, id est principatibus, potestatibus, virtutibus atque
celeste di Dio, la cui mano è il segno del sopranna- dominationibus, conjunguntur throni, quinque sunt ordines qui
specialiter exprimuntur. Quibus dum angeli et archangeli, cheru-
bim atque seraphim, adjuncta sunt, procul dubio novem esse an-
gelorum ordines inveniuntur ». Cfr. MEYER, Die Zahlenallegorese cit.,
263
PETRUS DAMIANIUS, Opusculum LII, De bono religiosi status, pp. 141-142.
269
ed. cit., XV, col. 776A. HONORIUS AUGUSTODUNENSIS, Speculum ecclesiae, in P.L., CL-
264
FRUGONI, Letteratura didattica cit., p. 28. XXII, col. 1015A-B: « Post haec sunt a nobis glorificanda beato-
265
Il motivo decorativo è ripreso dall’antichità e si vede anco- rum spirituum novena agmina miranda, in quibus expressum
ra nella fontana della casa di Nettuno e Anfitrite ad Ercolano, est signaculum Dei similitudinis, quique feliciter perfruuntur
datata al secolo I a.C., cfr. K. LEHMANN, The Dome of Heaven, in claritate summae beatitudinis. Hii digni sunt semper faciem Pa-
The Art Bulletin, XXVII, 1 (1945), pp. 1-27: 9-14, figg. 35-38. tris cernere, et quia sol et luna mirantur ejus pulchritudinem, ju-
266
BONNE, De l’ornement cit., p. 113. giter in eum prospicere. Ex quibus tres, scilicet Michahel, Ga-
64 LA CALOTTA ABSIDALE: LA CROCE, IL VOLARIO E L’ASCESI

dalle tre tende 270. Poiché la morte di Cristo avven- canto del Gloria intonato dagli angeli, e la calotta,
ne nell’hora nona, il nove diventa anche il simbolo con la vite-Chiesa fiorita dalla crocifissione di Cri-
della Passione e della Salvezza 271. Onorio sottolinea sto. Nell’interpretazione di Bruno di Segni, infatti,
la relazione dell’ora della morte con la storia del il canto del Gloria viene intonato dagli angeli alla
peccato originale; come l’uomo viene cacciato nel- nascita di Cristo, princeps pacis Salvator noster, che
l’hora nona così alla stessa ora ottiene la salvezza, porta la pace al popolo degli uomini (vigna di Cri-
poiché Cristo muore tre ore dopo la Crocifissione sto) illuminandoli con la “vera luce” 273.
che avvenne all’hora sesta 272. Il messaggio iconografico della calotta absidale,
Il significato simbolico di questa parte del mo- congiunto al valore eucaristico del sacrificio di Cri-
saico risiede nella sua funzione di raccordo tra l’ar- sto, è qui rafforzato e completato attraverso l’evo-
co absidale, con l’immagine di Cristo nel clipeo e il cazione di significati teologici affidati ad elementi
ornamentali che funzionano anche come strutture
significanti del linguaggio espresso per immagini.
briel, Raphahel, Patrem et Filium et Spiritum sanctum suis no-
Lungi dall’essere una semplice accumulazione
minibus praeferunt; alii ter trino numero sanctam Trinitatem di elementi esclusivamente decorativi, le immagini
exprimunt ». della calotta absidale si rivelano frutto di un preci-
270
Per l’interpretazine del numero 3 in senso trinitario, cfr. so progetto nel quale si voleva consapevolmente
MEYER, Die Zahlenallegorese cit., pp. 117-123.
271 esaltare la Chiesa rinnovata e, nel contempo, am-
BEDA VENERABILIS, Super Acta Apostolorum expositio, II, 13, ed.
M. L. W. LAISTNER, Turnhout, 1983 (C.C.S.L., 121), p. 18, linn. monire e far meditare i suoi fedeli.
110-115: « Tria enim tempora quibus Daniel in die flectere ge- Per comprendere meglio il funzionamento se-
nua sua, et adorare legitur, tertia, sexta, et nona hora, ab Eccle- mantico del mosaico è necessario, ora, esaminare
sia intelligitur. Quia et Dominus tertia hora Spiritum sanctum l’epigrafe posta alla base della calotta, poiché la
mittens, sexta ipse crucem ascendens, nona animam ponens, eas-
sua forma e il suo significato sono strutturali all’in-
dem horas nobis caeteris excellentius intimare et sanctificare
dignatus est »; Ibid., col. 966D: « Bene oraculum baptismi petendi tera composizione e allo schema decorativo.
hora nona accipit, quia in morte ipsius, qui hora nona spiritum tra-
didit, erat baptizandus ». HONORIUS AUGUSTODUNENSIS, Gemma animae,
ed. cit., III, CXIII, col. 581D: « Hora sexta ideo missa celebratur,
273
quia hora sexta Christus pro nobis in cruce immolabatur ». BRUNO SIGNENSIS, Sententiae, ed. cit., I, De figuris ecclesiae,
272 VII, col. 922D: « “Gloria in excelsis Deo, et in terra pax homini-
HONORIUS AUGUSTODUNENSIS, Sacramentarium, IV, in P.L., CL-
XXII, col. 741C: « Hora nona missam celebramus, quia hora no- bus bonae voluntatis”. Haec vox non est hominis, haec vox an-
na de paradiso homo ejectus exsulavit: quem Christus hora no- gelorum est; hoc angelorum cecinit multitudo, quando Christus
na in cruce exspirans ad vitam revocavit ». ID., Speculum eccle- natus est, ut Evangelii verba testantur. Et revera tunc coelis glo-
siae, ed. cit., col. 926D: « Sexta hora homo mandatum Dei come- ria, et terrae pax reddita est, quando princeps pacis Salvator nos-
dendo transgreditur, hora VI Christus pro praevaricatione ejus ter de Virgine natus est, quando populus, qui sedebat in tene-
crucifigitur ». bris, vero lumine illuminatus est ».
IV

L’EPIGRAFE E IL DISCORSO

L’iscrizione posta alla base della calotta absida- le e, al contrario, sembra assai vicina all’esecuzione
le è inserita in uno specchio di scrittura che la se- dei tituli dipinti posti nella chiesa inferiore, nelle iscri-
para distintamente dal contesto delle immagini, al- zioni a forma di croce della Messa di san Clemente o
l’interno di un nastro dal fondo azzurro, scritta con nelle Storie di sant’Alessio.
tessere bianche e di madreperla 1. (tavv. XV, Abbiamo accennato brevemente alle iscrizioni
XXIIa, XXIIIa-b, XXIXb). Noteremo subito che essa che si dispongono nel catino absidale, accanto ai
presenta una particolarità rispetto alle analoghe quattro Dottori della Chiesa, con funzione di dida-
epigrafi realizzate in età paleocristiana e carolin- scalie. Sebbene siano disposte in modo incerto, esse
gia 2, in quanto è collocata in una zona più alta della mostrano le stesse caratteristiche grafiche dell’iscri-
calotta absidale, sopra la teoria degli agnelli. Questa zione che corre lungo la base della calotta. Queste
posizione dovrebbe renderla più visibile ed esporla epigrafi, infatti, sono realizzate sempre con una
in modo privilegiato, invece l’epigrafe è realizzata singola tessera di mosaico e mostrano un modulo
con lettere di modulo lievemente allungato ma molto lievemente rettangolare, il disegno sottile e gli em-
piccolo, che rendono difficile la sua lettura. Tale “sin- pattements delle lettere leggermente accentuati. L’e-
golarità” non può essere priva di un valore signifi- secuzione delle iscrizioni della calotta fu quindi
cante la cui comprensione dovrà essere collegata al realizzata sugli stessi modelli e con le stesse tecni-
contenuto del testo ed al suo uso. che, forse anche dallo stesso disegnatore.
Le caratteristiche paleografiche di questa epigrafe L’impaginazione dell’iscrizione rivela l’intento
rivelano una scrittura in capitali, curate ed eleganti, di separare il testo scritto al suo interno in due di-
nell’esecuzione sottile delle aste che terminano con la stinte epigrafi, coerenti nel contenuto ma diversifi-
leggera accentuazione degli apici e dei pedici delle cate per il modo in cui sono esposte al pubblico e
lettere. Tali caratteristiche pongono questa scrittura al per il messaggio che esprimono. Il distico centrale
di fuori delle iscrizioni eseguite a mosaico in età pa- si deve leggere in modo continuato, mentre il con-
leocristiana e carolingia presenti a Roma perché, in tenuto del verso iniziale si interrompe per prose-
quei casi, il tratto era più largo e il disegno più elabo- guire dopo il testo racchiuso dalle due croci. Per-
rato. Nel mosaico di S. Clemente la scrittura non as- tanto la lettura corretta dell’epigrafe sarà possibile
sume le caratteristiche monumentali che, di consueto, solo riunificando i due esametri separati:
1) Ecclesiam Christi viti similabimus isti quam Lex
caratterizzano le iscrizioni disposte nel catino absida-
arentem set Crus facit e(ss)e virentem.
2) De ligno crucis Iacobi dens Ignatiq(ue) in supra-
scripti requiescunt corpore Christi.
1
BASILE, Il mosaico absidale cit., p. 155. ANSELMI, D’ANGELO, Re- Le due croci disposte ai lati estremi del testo
lazione tecnica di restauro cit. centrale diventano segni di punteggiatura, funzio-
2
Per le iscrizioni nelle absidi si veda BELTING-IHM, Zum Ver-
nano da separatori e, in un certo modo, da eviden-
hältnis von Bildprogrammen cit.; NILGEN, Texte et image cit., pp.
153-164; R. FAVREAU, La mémoire du passé cit.; P. BOSIO, Edifici di
ziatori del contenuto che al loro interno si dipana,
culto e produzione epigrafica (VI-IX secolo), in Ecclesiae Urbis cit., I, in una scrittura continua. La stessa impaginazione
pp. 281-293. dell’iscrizione corrisponde alle regole di composi-
66 L’EPIGRAFE E IL DISCORSO

zione simmetrica seguite per la disposizione delle ne fatta risalire al technopaignion 7. Si tratta di com-
immagini nel mosaico della calotta. ponimenti poetici che contengono, al loro interno,
Il testo messo in evidenza, racchiuso al centro tra figure geometriche o altre immagini costituite da
le due croci, ha valore “documentario” ed è “espo- versi nati dalla combinazione, in gran parte non li-
sto” in modo privilegiato per la lettura; esso è collo- neare, di lettere appartenenti al carme principale. Il
cato in una posizione equidistante dai due margini più raffinato prodotto di questa poetica è stato rea-
della calotta ed è in asse con la croce monumentale. lizzato da Rabano Mauro nel De laudibus sanctae
L’ordinatio del testo rivela una precisa progettazione crucis che conobbe un’ampia diffusione già a parti-
ed esalta il contenuto dell’iscrizione che indica la cro- re dalla prima metà del secolo IX 8 e che fu ogget-
ce come una gigantesca stauroteca 3, contenitrice del- to di attenzione anche da parte dei riformatori, co-
le reliquie dei santi, elemento non altrimenti conosci- me dimostra l’esemplare del Liber sanctae crucis,
bile 4. L’altra parte dell’iscrizione, che si dispone in datato al secolo XI, e ritenuto il prodotto di uno
modo nascosto all’interno della curva della calotta scriptorium italiano connesso con la realizzazione
absidale, è invece di tipo “esegetico”, fornisce cioè un delle Bibbie Atlantiche 9.
commento all’intera raffigurazione.
I due testi sono composti in esametri leonini ri-
mati e seguono una tradizione letterario – figurati- 1. L’EPIGRAFE “DOCUMENTARIA”, MEMORIA DELLE RELIQUIE

va, caratteristica dei secoli XI e XII 5. In questo ca-


La relazione che intercorre tra l’iscrizione e la
so, la disposizione dei due versi richiama l’acrosti-
funzione del mosaico-reliquario è il frutto della
co, tecnica usata per gli aenigmata, “genere lettera-
nuova accettazione delle immagini da parte della
rio” recuperato dall’antichità durante l’epoca caro-
Chiesa che ne riconosce il valore, stimolando la de-
lingia e trasformata in seguito, con la confluenza di
vozione popolare, il cui veicolo ora è anche l’im-
altri generi dall’enciclopedia alla favola. Per la sin-
magine sacralizzata dalle reliquie che contiene 10.
golare disposizione dei suoi versi, incastrati uno
Proprio nei secoli XI e XII si verificò la grande dif-
nell’altro a formare una particolare combinazione
fusione delle statue reliquario la cui importanza è
tra scrittura e immagine, il testo pare impaginato
ben evidenziata nelle parole del Liber miraculorum
seguendo la tecnica dei “versi intessuti” (versus in-
sancte Fidis, nel quale sono descritti gli usi del rito
texti) 6, noti alla poesia medievale nelle composi- e il potere della celebre Maestà di Sainte Foy a
zioni dei carmina figurata. Sebbene, in senso stretta- Conques 11. In questo testo è evidente la consape-
mente filologico non si possa parlare di carmen fi-
guratum, è innegabile che l’iscrizione tragga da
queste regole di versificazione una chiara ispirazio-
7
ne. È decisivo il confronto con una tecnica che vie- J. ADLER, U. ERNST, Text als Figur: visuelle Poesie der Antike
bis zur Moderne, Weinheim, 1987; U. ERNST, Carmen Figuratum.
Geschichte des Figurengedichts von den antiken Ursprüngen bis zum
Ausgang des Mittelalters, Köln, 1991.
8
3 FERRARI, Il “liber sanctae crucis” cit.; M. PERRIN, Le “De laudi-
A. FROLOW, La relique de la vraie croix. Recherches sur le deve-
bus sanctae crucis” de Raban Maur et sa tradition manuscrite au IX
loppement, Paris, 1961, n. 304; ID., Les reliquaires de la Vraie Croix,
siècle, Paris, 1989.
Paris, 1965, p. 178. 9
4
Wien, Österreichische Nationalbibliothek, cod. 908. La de-
Sull’interpretazione del mosaico come reliquiario si veda
corazione delle iniziali in stile “geometrico” e ottoniano ha sug-
TELESKO, Ein Kreuzreliquiar cit., pp. 53-79. I recenti restauri hanno
gerito ad Ayres un preciso confronto con lo scriptorium che pro-
confermato che in prossimità del ventre di Cristo il mosaico fu dusse la Bibbia di S. Pietro (Città del Vaticano, Biblioteca Apo-
aperto e poi richiuso, plausibilmente durante il restauro del stolica Vaticana, Capitolare di S. Pietro A.1.) la Bibbia di S. Ce-
1715. In ogni caso non vi è traccia delle reliquie e neanche una cilia (Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Barb.
testimonianza del loro ritrovamento. Si trattò probabilmente di lat. 587), la Bibbia Vallicelliana (Roma, Biblioteca Vallicelliana,
un semplice intervento dettato da motivi conservativi, poiché A.2.) e la Bibbia di Perugia (Perugia, Biblioteca Comunale Au-
l’indagine effettuata con la termovisione ha confermato la pre- gusta, L.59), che sembra essere il più diretto riferimento del ma-
senza di una cavità attorno ad una lesione della muratura, cfr. noscritto in questione, cfr. L. M. AYRES, An Italian Romanesque
BASILE, Il mosaico absidale cit., p. 153. Manuscript of Hrabanus Maurus “De laudibus sanctae crucis” and
5
F. BERTINI, Il secolo XI, in Letteratura latina medievale cit., pp. the Gregorian Reform, in Dumbarton Oaks Papers, XLI (1987), pp.
174-230; P. DRONKE, Il secolo XII, in Letteratura latina medievale 13-27: 15, 26.
cit., pp. 230-302. 10
J.-C. SCHMITT, La culture de l’imago, in Annales. Histoire,
6
M. C. FERRARI, Il “liber sanctae crucis”di Rabano Mauro: testo Sciences, Sociales, LI (1996), 1, pp. 3-36.
11
immagine contesto, Bern, 1999, p. 51; G. POZZI, Poesia per gioco. Liber miraculorum cit., ed. cit. Esiste anche un’edizione in
Prontuario di figure artificiose, Bologna, 1984, pp. 66-9; ID., La pa- fac-simile e una traduzione in francese del testo, Livre des Mira-
rola dipinta cit. cles de sainte Foy, 1094-1994, voll- I-II, Selestat, Les Amis de la
L’EPIGRAFE “DOCUMENTARIA”, MEMORIA DELLE RELIQUIE 67

volezza dell’impatto emozionale delle statue reli- gnante 13. Ignazio era stato anche uno strenuo difen-
quario che nella loro apparenza materiale e nei lo- sore della Chiesa contro le “eresie” e un fermo asser-
ro usi, ricordano i simulacra, gli idoli pagani. Per tore della preponderanza dell’autorità del vescovo,
accoglierle è necessario ricorrere al soprannaturale nonché della funzione della gerarchia e del rispetto
e, soprattutto, è importante la relazione attiva che che le è dovuto, posizioni che lo accomunavano con i
si stabilisce tra i fedeli e le forme di presenza della riformatori del secolo XII, impegnati a contrastare la
santa reliquia. Questo legame legittimante si ottie- preoccupante diffusione di movimenti “eretici” e ad
ne tramite la lettura della legenda, il testo recitato e affermare la supremazia del pontefice. Le opere di
cantato, che stabilisce una sorta di dialogo muto Ignazio costituivano inoltre un saldo riferimento per
con i pellegrini 12. Sulla stessa linea di principio l’i- la corretta interpretazione dei dogmi. Esse, infatti, ce-
scrizione della calotta assolve il compito di elemen- lebravano tre argomenti: Gesù Cristo in quanto incar-
to legittimante del culto riservato ad un’immagine. nato e morto sulla croce, esaltando il valore dell’Eu-
Il mosaico diventa una stauroteca monumentale caristia; l’unità monarchica della Chiesa, gerarchica-
in virtù del lignum vitae, la cui presenza è segnala- mente organizzata; la vita cristiana che si realizza so-
ta dall’iscrizione posta alla base della decorazione. lo vivendo in Cristo 14. Temi che erano particolar-
L’epigrafe, con la sua funzione di testo autentican- mente vivi durante la Riforma gregoriana.
te e simbolico, rende sacra l’intera decorazione Per quanto riguarda Jacobus, si tratta di Giaco-
moltiplicandone i significati. Infatti, ciò che importa mo minore il cui culto aveva un’antica tradizione a
non è che il lignum crucis trovi realmente posto nel Roma nella basilica dei SS Apostoli 15. Egli era la
reliquiario della croce, quanto che il testo reciti che guida della Chiesa di Gerusalemme 16.
Come si vede, questi santi, insieme a quelli raf-
le reliquie requiescunt proprio in suprascripti corpore
figurati nell’arco, appartengono tutti alla Chiesa
Christi, al quale si associano i valori simbolici di al-
delle origini. In tal modo veniva esaltata la Chiesa
bero del Paradiso e della vigna del Signore. Il testo
primitiva, con i patriarchi di Antiochia e Gerusa-
scritto ha valore di auctoritas e rende “presenti” e
lemme, in sintonia con gli ideali della Riforma nel-
“visibili” le reliquie. Inoltre, l’identificazione dell’a-
lo stesso tempo in cui la Terra Santa era stata ri-
canto con la vigna è apertamente indicata nell’iscri-
presa dalla Chiesa romana 17.
zione con il termine isti in cui si fa esplicito riferi-
La presenza di reliquie murate all’interno degli
mento all’immagine della vite-acanto, creando una
edifici sacri è attestata in Italia sin dagli esempi di
diretta relazione con l’iconografia del mosaico e
Grado e Milano, e si rinviene anche nella chiesa in-
con i dotti significati che esprime.
feriore di S. Clemente, nella controfacciata, sotto le
Portatore delle reliquie è il corpus Domini che pen- pitture dell’Assunzione 18. Molto rilevanti, per
de da una croce blu scura che, con i suoi colori “inor-
ganici”, stridenti con la resa naturalistica della deco-
razione, evocano una croce reliquario smaltata e am-
13
plificata in senso monumentale. L’iscrizione riporta, S. Gregorii Magni Registrum Epistularum I-VII, Ep. V, 42,
ed. D. NORBERG, Turnhout, 1982 (C.C.S.L., 140), p. 327: « [...] non
inoltre, che “il corpo di Cristo” doveva contenere an-
solum vester est (sc. Ignatius), sed etiam noster. Sicut enim ma-
che i sacri resti di sant’Ignazio e di san Giacomo. gistrum eius apostolorum principem habemus communem, ita
Come la chiesa di Roma, anche quella di Antio- quoque eiusdem principis discipulum nullus nostrum habet pri-
chia era fondata da Pietro. Insieme a Roma e Ales- vatum », cfr. A. DIETL, Die Reliquienrekondierung cit., p. 110.
14
sandria, essa era una delle tre sedes petrine. Pietro G. BOSIO, s.v. Ignazio, in Bibliotheca Sanctorum, VII, Roma,
1966, coll. 653-664: 659-661. M. SIMONETTI, s.v. Ignazio di Antio-
aveva ordinato Ignazio, vescovo di Antiochia, e Cle- chia, in Il grande libro dei Santi. Dizionario enciclopedico, II, dir. C.
mente guide della Chiesa di Roma. Questo legame LEONARDI, A. RICCARDI, G. ZARRI, a cura di E. GUERRIERO, D. TUNIZ,
venne ribadito anche da Gregorio Magno quando Torino, 1998, pp. 1084-1088.
15
scrisse al suo collega di Antiochia che Roma e Antio- P. JOUNEL, Le culte des apotres à Rome et dans la liturgie romane,
in Saints et sainteté dans la liturgie. Conference Saint-Serge, 33e semai-
chia avevano lo stesso diritto di celebrare Ignazio,
ne d’études liturgiques, (Paris 22 – 26 juin 1986), ed. par A. M. TRIAC-
perché avevano in comune anche Pietro, il suo inse- CA, A. PISTOIA, Roma, 1987, pp. 167-188. R. PLOTINO, s.v. Giacomo il

Minore, in Bibliotheca cit., VI, Roma, 1965, pp. 402-410; S. CIPRIANI,


s.v. Giacomo (il Minore), in Il grande libro cit., II, pp. 802-804.
16
Giacomo maggiore non sembra avere risonanza a Roma pri-
Bibliothèque humaniste de Selestat, 1994. Sulla Maestà di Con- ma del secolo XII. Cfr. R. PLOTINO, D. FERNANDÉZ ALONSO, s.v. Giacomo
ques si veda B. FRICKE, Götzendienst, Bildkultur und Gabentausch il Maggiore, in Bibliotheca cit., VI, Roma, 1965, pp. 363-388; S. CIPRIA-
in Anbetracht der Statue der Fides von conques. Überlegungen zur NI, s.v. Giacomo (il Maggiore), in Il grande libro cit., II, pp. 801-802.
17
Genealogie der Skulptur, Doctorarbeit, Universität Trier, 2005. DIETL, Die Reliquienrekondierung cit., p. 111.
12 18
SCHMITT, La culture cit., p. 17. Ibid., pp. 101-106.
68 L’EPIGRAFE E IL DISCORSO

quanto riguarda la relazione tra immagini, reliquie 2. IL TESTO “NASCOSTO”: LA LEX E I CANONICI REGOLARI
e iscrizioni, sono gli esempi delle chiese fatte co-
struire da Pasquale I (817-24). I tituli di S. Prasse- Il testo ricomposto dalle due parti separate dell’i-
de 19 e di S. Cecilia 20 sono in forma didascalica, ce- scrizione non è di perspicua comprensione, soprat-
lebrano il martire e menzionano la presenza delle tutto per quel che concerne il termine lex, come di-
sue reliquie all’interno delle mura della chiesa. Una mostrano le diverse letture che di esso sono state
situazione analoga era stata adottata anche nell’ab- proposte, in particolare, da De Rossi 23, Scaccia Sca-
bazia di Montecassino, restaurata da Desiderio. rafoni 24, Matthiae 25, Stroll 26, Toubert 27, Nilgen 28 e
Nella cronaca cassinese si parla di reliquie nei ca-
pitelli, nella turris argentea, e di frammenti della
croce custoditi nella corona Salvatoris, probabilmen- 23
DE ROSSI, Musaici Cristiani cit., fol. 136v. Lo studioso ritene-
te una corona votiva che pendeva nell’abside cen- va che la lex fosse la legge mosaica che veniva in questi tempi
trale 21. Si tratta di una tradizione vigente anche a (secolo XII) combattuta a favore di esigenze riformistiche più in-
Bisanzio 22 e che fu, probabilmente, la fonte di ispi- clini ai precetti del Nuovo Testamento.
24
E. SCACCIA SCARAFONI, Il mosaico absidale di S. Clemente in Ro-
razione per la sistemazione cassinese.
ma, in Bollettino d’arte, ser. 3a, XXIX (1935), p. 65. L’iscrizione è
A Montecassino, attraverso l’uso delle iscrizioni interpretata nell’ottica dell’accoglimento di esigenze riformatrici,
e di una sapiente “regia” in grado di collocarle in come quella dei frati minori di S. Francesco, e del rifiuto delle
modo significativo, i monaci realizzarono un effica- Decretali di Gregorio IX (che l’autore identifica con la lex dell’i-
ce sistema di segnalazioni che esaltava il valore scrizione) che accettano la ricchezza delle Chiesa. Per motivi te-
matici, tutto il mosaico viene assegnato al secolo XIII, epoca in
simbolico della chiesa abbaziale, associata al corpo
cui tali affermazioni potevano essere fatte senza subire la mi-
di Cristo. Ancora una volta, l’ambiente monastico naccia di un’accusa di eresia.
si segnala quale importante riferimento culturale 25
G. MATTHIAE, Pittura politica del medioevo romano, Roma,
per le strategie che uniscono la scrittura e le imma- 1964, p. 57. Matthiae si oppose in modo convincente alla lettura
gini nella decorazione dell’abside romana. della Scaccia Scarafoni ma non accolse l’interpretazione di lex
come legge mosaica poiché egli non ravvisava motivazioni stori-
che che giustificassero il bisogno di stigmatizzare la legge ebrai-
ca su cui il Cristianesimo aveva già trionfato, in un passato or-
19
mai remoto. Per Matthiae il mosaico si deve collegare al conte-
Emicat aula piae variis decorata metallis⏐Praxedis d(omi)no su-
sto politico dell’epoca del concordato di Worms e il termine lex
per aethra placentis honore ⁄ pontificis summi studio Paschalis alum-
indica il potere civile e l’imperatore.
ni⏐sedis apostolicae passim qui corpora condens ⁄ plurima 26
STROLL, The Twelfth-Century Apse Mosaic cit., p. 129. Mary
s(an)c(t)orum subter haec moenia ponit⏐fretus ut his limen mereatur
Stroll ha ritenuto di individuare in questa iscrizione il frutto di un
adire polorum. Cfr. Liber pontificalis cit., II, p. 63; MATTHIAE, Mosai-
rifacimento successivo ad opera di Innocenzo II, per cancellare l’o-
ci medievali cit., I, p. 271, nota 26; BORSOOK, RHETORIC OR REALITY perato di Anacleto II. I recenti restauri dell’I.C.R. hanno tuttavia
cit., p. 15, n. 27; R. WISSKIRCHEN, Das Mosaikprogramm von S. Pras- dimostrato che anche questa parte del mosaico è originale e conte-
sede in Rom. Ikonographie und Ikonologie, in Jahrbuch für Antike stuale ad un’unica campagna di lavori. Inoltre, i presunti rifaci-
und Christentum, Ergänzungsband, VII (1990), p. 29. menti non trovano riscontri di natura epigrafica. La forma crus per
20
Haec domus ampla micat variis fabricata metallis⏐olim quae crux, contrariamente a quanto suggerito da Stroll, non indica in-
fuerat confracta sub tempore prisco⏐condidit in meluis Paschalis flessioni linguistiche francesi, importate da Innocenzo II, ma, come
praesul opimus ⁄ hanc aulam d(omi)ni formans fundamine claro⏐au- già osservava De Rossi: « È piuttosto idiotismo di antica pronun-
rea gemmatis resonant haec dindima templi⏐laetus amore dei hic co- cia » (DE ROSSI, Musaici Cristiani cit., fol. 140). Parimenti, l’abbrevia-
niunxit corpora s(an)c(t)a ⁄ Caeciliae et sociis rutilat hic flore iuven- zione EE per esse e la I inscritta nella parola virentem, non segnala-
tus⏐quae pridem in cruptis pausabant membra beata⏐Roma resultat no l’inserimento di un “nuovo verso”, quanto una pratica diffusa
ovans semper ornata per aevu(m). Cfr. Liber pontificalis cit., II, p. nelle scritture librarie ed epigrafiche su pietra (e non), adottata an-
66; MATTHIAE, Mosaici medievali cit., I, p. 272, n. 28; BORSOOK, Rhe- che nei mosaici (S. Maria in Domnica, S. Cecilia in Trastevere) e
toric or Reality cit., p. 15, n. 28: r. 1 aureis per variis, r. 2 firmans nelle pitture (S. Clemente chiesa inferiore; Castel S. Elia). Le carat-
per formans, r. 3 cryptis per cruptis. teristiche grafiche della scrittura sono, infatti, omogenee e rivelano
21
C’erano anche delle reliquie collocate nei quattro angoli uno stesso disegnatore o scrittore, inoltre anche la composizione
del campanile e alcuni pezzi della croce nella facciata occidenta- dei due versi leonini è perfettamente funzionante, per contenuto
le, cfr. Chronica monasterii Casinensis, ed. cit., p. 401; H. M. WIL- testuale e realizzazione metrica.
LARD, Le reliquie e la loro disposizione nelle chiese di Montecassino 27
TOUBERT, La rinascita paleocristiana cit., p. 205, nota 120. Per la
nell’etá di Desiderio e Oderisio I, in L’età dell’abate Desiderio, 3.1, Toubert l’iscrizione alla base dell’abside è da porsi in relazione con
Storia, arte e cultura, atti del IV Convegno di studi sul Medioevo i cinque piani del tralcio che riempiono la conca absidale e con
meridionale (Montecassino - Cassino, 4-8 ottobre 1987), a cura l’assimilazione della vigna alla Chiesa, che è un tema tradizionale
di F. AVAGLIANO, O. PECERE, Montecassino, 1992 (Miscellanea cas- nella letteratura cristiana. La studiosa torna sulle posizioni già
sinese, 67), pp. 441-466; TELESKO, Ein Kreuzreliquiar cit., pp. 67-68; espresse da De Rossi, critica Matthiae, pur accettando in maniera
DIETL, Die Reliquienrekondierung cit., p. 103. marginale alcune sue conclusioni, e suggerisce un più chiaro riferi-
22
Sul tema delle reliquie in ambito bizantino si veda FROLOW, mento alla polemica antigiudaica che nel secolo XII ispira, in am-
La relique de la vraie croix cit.; Bisance et les reliques du Christ, ed. biente ecclesiastico, una nutrita trattatistica sul tema.
28
par J. DURAND, B. FLUSIN, Paris, 2004. NILGEN, Texte et image cit., p. 161.
IL TESTO “NASCOSTO”: LA LEX E I CANONICI REGOLARI 69

Favreau 29. Il significato “ufficiale” si può ricondur- alla critica degli ebrei che rimproveravano ai cri-
re alla Legge mosaica opposta alla Grazia, ottenuta stiani di essersi allontanati dalla Legge. Egli affer-
con il sacrificio di Cristo. L’epigrafe deve, infatti, ma, seguendo le parole dell’apostolo Paolo, che
essere letta seguendo le parole di san Paolo che, questi dettami sono umbra futurorum ma i cristiani
dall’arco trionfale, indottrina san Lorenzo. Nella gioiscono solo della vera luce. Poiché quanto era
Lettera ai Romani, apertamente citata nell’iscrizio- stato profetizzato si è realizzato con la venuta di
ne dell’arco, l’apostolo indica la porta della salvez- Cristo; i suoi fedeli non hanno più bisogno di os-
za nella fede e non nella Legge, dalla quale il po- servare queste leggi, queste « ombre » che, anzi,
polo di Dio è stato sottratto dopo la venuta di Cri- devono essere superate per leggere correttamente il
sto 30. Dopo una lunga riflessione sugli ebrei e il loro senso dell’Antico Testamento 37. La presenza della
rapporto con la Chiesa, l’apostolo accoglie anche que- civetta nel secondo registro della decorazione absi-
sti ultimi a partecipare della gloria del Signore 31. dale, proprio accanto ad Agostino, sembrerebbe
Nella Lettera ai Galati, san Paolo ribadisce queste af- evocare le sue parole. Tale uccello, posto in una
fermazioni, poiché la Legge ha esercitato solo la fun- zona “in ombra” del mosaico, fu spesso impiegato
zione di “pedagogo” che ha portato a Cristo, nel nella letteratura per significare gli ebrei avvolti nel-
quale si ottiene la liberazione da ogni servitù 32. L’i- le tenebre dell’ignoranza 38.
scrizione della calotta si può quindi ricondurre all’e- Anche il simbolismo della vigna-Chiesa confer-
saltazione del simbolo della croce: « A me non avven- ma una lettura in senso antigiudaico. Esso trova le
ga mai di menar vanto se non nella croce di nostro Si- sue origini nella Bibbia: in Matteo 39 e Giovanni 40,
gnore Gesù Cristo, per mezzo del quale il mondo è ma fin dal Vecchio Testamento è anche presente
stato crocifisso per me e io per il mondo » 33. l’associazione tra la vigna e la Sinagoga che nel
Ma il problema dell’atteggiamento cristiano ver- corso dei secoli inaridisce e trova nuova fioritura
so la Legge vetero-testamentaria era complicato solo nella Chiesa 41. La presenza dei due profeti
dall’attitudine apparentemente contraddittoria che i sull’arco absidale e i testi che essi recano nei carti-
Vangeli sembrano accordare a Gesù e ai suoi di- gli confermano una lettura in senso antiebraico, an-
scepoli su questo argomento. Spesso gli ebrei ricor- che se non apertamente espresso. Isaia descrive la
dano il monito di Gesù di osservare la Legge e, al- vinea abbandonata dal popolo di Israele 42 mentre
l’interno della Chiesa stessa, questo problema è Geremia, che descrive il suo degenerare in “vigna
vissuto in modo intricato. bastarda” 43, viene ripreso anche dalla liturgia del
La produzione dei testi di polemica antiebraica Venerdì Santo: « Veni electa mea, ego te plantavi:
è molto diffusa dalla Tarda Antichità per tutto il quomodo conversa es in amaritudinem ut me cru-
Medioevo. Ricordiamo il Tractatus adversus Iudaeos cifigere » 44.
di sant’Agostino 34 e i numerosi testi che costitui- L’immagine della vigna trova una sua “tradu-
scono la collezione di testimonianze di Isidoro di zione” letteraria nei due alberi che simboleggiano
Siviglia 35. Sant’Agostino, in uno scambio epistolare le due Chiese e in tal modo viene evocata anche da
con san Girolamo, spiega che i precetti dell’Antico Bruno di Segni per il quale l’albero dai buoni frutti
Testamento non possono essere paragonati all’ido- è simbolo della Chiesa e di coloro che, vivendo in
latria, poiché essi erano validi fino all’avvento di essa, diventano al contempo buoni alberi e buoni
Gesù che li osservò come ultimo atto, e ne impose frutti 45. Come abbiamo visto, Lamberto di S. Omer
di nuovi 36. Allo stesso modo, Agostino risponde

37
AUGUSTINUS AURELIUS, Tractatus adversus Iudaeos, ed. cit., II, col.
29
FAVREAU, Épigraphie cit., pp. 233-236; ID., La mémoire du pas- 52: « Quia ea significabant suo tempore revelanda, quae nos reve-
sé cit., pp. 944-945. lata suscepimus, ut remota umbra nuda eorum luce frueremur ».
30 38
Rom. V, 8. Per un esame sulla civetta quale simbolo della polemica
31 antiebraica, cfr. MIKYAZAKI, Misericord Owls cit., pp. 23-49.
Ibid., 9-11.
32 39
Gal. III, 19-23. Mt. XXI, 33-41.
33 40
Ibid., 6, 14. Ioh. XV, 1-8.
34 41
AUGUSTINUS AURELIUS, Tractatus adversus Iudaeos, in P.L., LEONARDI, Ampelos cit., passim.
42
XLII, coll. 51-64. Is. V, 5-6.
35 43
ISIDORUS HISPALENSIS EP., De fide catholica contra Iudaeos ll. II, Ier. II, 21.
44
in P.L., LXXXIII, t. II, coll. 449A-538C. J.-R. HESBERT, Corpus antiphonalium officii, IV, Roma, 1970, p.
36
AUGUSTINUS AURELIUS, Epistolae, II (Epp. XXXI-CXXIII), ed. 463, n. 7887; FAVREAU, La mémoire cit., p. 944, nota 21.
45
A. GOLDBACHER, Pragae-Vindobonae-Lipsiae, 1898 (C.S.E.L., 34.2), BRUNO SIGNENSIS, Sententiae, I, De figuris ecclesiae, VIII, De
Ep. 82, cap. II § 16, pp. 366-367. Evangeliis, in P.L. CLXV, coll. 898D-902B: « Non est arbor bona
70 L’EPIGRAFE E IL DISCORSO

inserirà queste immagini nel suo Liber floridus, al fi- Westminister, verso la fine del secolo XI, tra Gilberto
ne di rappresentare in modo schematico il confron- Crispino (abate di quella abbazia tra il 1085 e il 1117)
to tra l’albero buono e quello cattivo, basandosi su e un ignoto ebreo, troviamo la prima opposizione alla
una parabola del sermone sulla montagna, secondo rappresentazione di Cristo in croce o in trono da par-
i Vangeli di Matteo 46 e di Luca 47. te degli ebrei. Le risposte di Crispino all’accusa di
Mentre si avvicinavano e si svolgevano le Cro- idolatria sono incentrate sui passi biblici che descri-
ciate, vi fu un intensificarsi di trattati contro gli vono le visioni di Dio circondato da animali meravi-
ebrei (sette tra il 1070 e il 1150), come anche di dia- gliosi, come possiamo leggere nei passi di Isaia 52 ed
loghi e di opere polemiche, nei quali gli atteggia- Ezechiele 53. Queste immagini è permesso mostrare
menti degli autori, nei confronti della gens iudaica, anche con rappresentazioni figurate: « Come le lettere
hanno valori molto diversi 48. Lo stesso Pier Da- sono figure e segni delle parole, così le pitture ap-
miani scrisse due opere su questo argomento 49. paiono come rappresentazioni (similitudini) e annota-
L’incidenza della polemica antigiudaica perva- zioni delle cose scritte » 54.
de lungamente gli scritti degli autori cristiani, al In questa risposta sembra quasi di ascoltare un’e-
punto da produrre un « genere letterario 50 » che co suggestiva dei trattati di retorica che iniziavano a
era terreno esclusivo degli uomini di Chiesa. Solo circolare nel secolo XI. Soprattutto è indicativa dello
gli ecclesiastici potevano discutere di religione con stretto legame tra figurae, litterae e verba che caratte-
gli ebrei 51. A loro erano rivolti i manoscritti che rizzano l’arte medievale 55 e, in particolare, l’arte del-
trattano questo tema, anche quelli di nuova produ- la Riforma che diede a tale rapporto un assetto
zione, come l’opera di Lamberto di S. Omer. stabile.
La polemica antigiudaica comportava anche il La posizione della Chiesa sulla controversia an-
problema delle immagini e del loro impiego. Nella tigiudaica è assai complessa e molti dei suoi espo-
discussione religiosa che ebbe luogo nell’abbazia di nenti assumono una posizione assai prudente nei
riguardi degli ebrei, anche perché le Crociate, che
si svolgevano in quegli anni, riservavano spesso al-
quae malos fructus facit, neque arbor mala faciens fructum bo- la popolazione giudaica un trattamento atroce, non
num (Mt. VII, 17). Docet nos Dominus et Salvator noster quo- sempre condiviso dai religiosi. Inoltre, a Roma, la
modo bonas arbores et malas cognoscere debeamus. Bonae ar- convivenza della Chiesa con gli ebrei era sempre
bores, boni homines sunt. Ex fructu suo cognoscuntur arbores; stata pacifica e priva di elementi di particolare con-
ex operibus suis cognoscuntur homines. Bonae arbores paradisi,
trasto 56. Il significato antisemita non fu dunque il
quae et visu pulchrae erant, et ad vescendum suaves. Tales ar-
bores gignit Ecclesia, quarum pulchritudinem et religionem nos
legere et audire delectat; quarum verbis et doctrina mentes nos-
trae nutriuntur et reficiuntur ».
52
46
Mt. III, 10; VII, 17-19. Is. VI, 1 ss.
53
47
Lc. III, 9; VI, 44. Hiez. I, 10.
54
48
B. BLUMENKRANZ, Juifs et chrétiens dans le monde occidental GISLEBERTUS CRISPINUS, Disputatio iudei et christiani et anonymi
(430-1096), Paris, 1960; ID., Les Auteurs chrétiens latins du Moyen auctoris. Disputationis iudei et christiani continuatio, ed. B. BLUMEN-
Age sur les juifs et le judaïsme, Paris-La Haye, 1963; ID., La polé- KRANZ, Utrecht-Antwerp, 1956 (Stromata Patristica et Medievalia,

mique antijuive dans l’art chrétien du Moyen Age, in Bullettino sto- 3), p. 67: « Sicut enim littere quodam modo fiunt verborum fi-
rico italiano per il medio evo e Archivio Muratoriano, 77 (1965), pp. gure et note, ita et picture scriptarum rerum existunt similitudi-
21-43; G. GARDENAL, L’antigiudaismo nella letteratura cristiana anti- nes et note ». Si noti il valore ambivalente del termine notae e
ca e medievale, Brescia, 2001, in particolare pp. 177-219. sopratturro l’impiego di un linguaggio debitore della retorica.
49
PETRUS DAMIANUS, Opusculum II, Antilogus contra Juadeos, ad Le figure di parola sono una delle due classificazioni dei colores
Honestum virum clarissimum, in P.L., CXLV, coll. 41A-58A; ID., retorici secondo l’Ad C. Herennium, mentre la similitudine rien-
Dialogus inter Judaeum et Christianum, ad Honestum, in P.L., tra nelle figure di pensiero, cfr. MURPHY, La retorica nel Medioevo
CXLV, coll. 57B-68A. cit., pp. 413-423. Su questo testo si veda P. RENDLER, La ”disputa-
50
BLUMENKRANZ, La polémique antijuive cit., p. 22. tio iudei et christiani” de Gilbert Crispin, Roma, 2000.
51 55
Nel 1233, il papa Gregorio IX, in una lettera indirizzata ai KESSLER, Picture as Scripture cit.; CAMILLE, Seeing and Reading
vescovi della Germania, vietava ai semplici fedeli di concedersi cit.; Duggan, Was Art really cit.; G. CAVALLO, Testo e immagine
alle controversie religiose con gli ebrei e gli eretici in genere, una frontiera ambigua, in Testo e immagine cit., I, pp. 31-62; C. M.
cfr. GREGORIUS IX PAPA, Registrum, ed. G. H. PERTZ, C. RODENBERG, CHAZELLE, Memory Instruction, Worship. Gregory’s Influence on
Berlin, 1883 (M.G.H., Epistolae saeculi XIII et Regestis Pontificum Early Medieval Doctrines of the Artistic Image, in Gregory the
romanorum, XIII, 1), pp. 415-416, n. 516. Anche nelle illustrazioni Great: A Symposium, ed. by C. CAVADINI, Notre Dame, 1995, pp.
dei codici che riportavano testi contro l’ebraismo, l’avversario 181-215; CARRUTHERS, The Book of Memory, pp. 221-257.
56
dialettico dell’ebreo è sempre un uomo di Chiesa, cfr. London A. BERLINER, Storia degli ebrei di Roma, Milano, 1992 (Fran-
British Museum, Hareley 1527, f. 114v; El Escorial, Real Bibl. de kfurt a.M., 1893); S. WAAGENAAR, Il ghetto sul Tevere, Milano,
San Lorenzo de El Escorial, B.I.2, in BLUMENKRANZ, La polémique 1972; A. SOMECK, Gli ebrei a Roma durante l’alto medieovo, in Roma
antijuive cit., pp. 25-26 e figg. 1-2. fra Oriente e Occidente, Settimane di studio del Centro Italiano di
IL TESTO “NASCOSTO”: LA LEX E I CANONICI REGOLARI 71

principale messaggio del mosaico, ma rimane sullo una credenza medievale, l’arca dell’alleanza, conte-
sfondo quale conseguenza delle accese polemiche nente le tavole della Legge, si trovava infatti sotto
di questi anni. l’altare della chiesa 59. Anche in questo caso, il
Il primo significato dell’iscrizione si può, per- compito di evocare la presenza delle reliquie era
tanto, individuare nel particolare atteggiamento stato affidato ad un’iscrizione a mosaico, posta nel
della Chiesa che proprio in questi anni aveva siste- catino absidale. Con il richiamo alle tavole della
mato in forme “rinnovate” il testo della Bibbia. Se- Legge, riconoscimento ufficiale della religione cri-
condo gli studi di Guy Lobrichon, l’ordine delle stiana e della legge di Dio in terra, il complesso la-
scritture nella produzione delle Bibbie Atlantiche teranense, sede del pontefice, rafforzava il suo pre-
segue tre principi innovatori di forte rilievo: la fe- stigio 60. Lo stesso Alfano da Salerno, nello scrivere
deltà a san Girolamo, il ruolo dei profeti come me- i tituli da accostare alle pitture absidali della chiesa
diatori della Legge e la predilezione per san Pao- di Montecassino 61, si era ispirato a questa iscrizio-
lo 57. Nell’ordinatio iconografica del mosaico rinve- ne, nonostante in ambiente monastico il termine lex
niamo tale gerarchia, in particolare, per quanto ri- indicasse la Regola di san Benedetto. Analogo si-
guarda i profeti sui lati dell’arco absidale e san gnificato si deve attribuire alle iscrizioni poste sul-
Paolo. I riformatori collocavano gli scritti profetici l’architrave e nell’abside della chiesa di S. Angelo
dell’Antico Testamento subito dopo la storia delle in Formis 62.
origini (la Legge) e dei re d’Israele, ma prima dei Lex era anche il termine per indicare le regole
Libri sapienziali. I Libri dei Profeti, letti dall’Av- dei canonici regolari. Si ricordi la profonda avver-
vento al Natale, furono posti subito dopo I Re, se- sione contro la Regola di Aquisgrana, ritenuta lex
guendo la continuità delle narrazioni storiche della imperiale, e pertanto “condannata” e modificata
Bibbia. In tal modo si voleva esaltare il loro ruolo nel 1059. Le nuove regole dei canonici regolari do-
di interpreti veritieri della Legge, in contrasto con vevano soppiantare l’antica per consentire il rifiori-
il potere temporale. Le iscrizioni sui rotoli di Gere- re della vita clericale secondo i principi della Rifor-
mia e Isaia sono, infatti, introduttive all’interpreta- ma. Ciò accade chiaramente nella regola contenuta
zione del testo della calotta absidale, ne precisano nel manoscritto Ottoboniano latino 175, già messo
il significato nel senso di una esaltazione del sacri- in relazione con S. Clemente 63. In questa nuova re-
ficio di Cristo. gola i temi della conversione e dalla rinuncia alla
Infine, con l’intento di rafforzare l’autorità apo- vita secolare sono ripresi in gran parte dalle pre-
stolica, le Bibbie Atlantiche pongono le Lettere dei
primi apostoli in diretta continuità con i Vangeli e
con gli Atti, in tal modo san Paolo viene consacrato
quale legislatore della Chiesa trionfante e le profe- pittorica di Montecassino cit., pp. 45-50; NILGEN, Texte et image cit.,
zie dell’Apocalisse assumono un ruolo marginale. p. 157; FAVREAU, La mémoire du passé cit., p. 952.
59
Le reliquie furono poste sotto l’altare probabilmente da
L’organizzazione delle Sacre Scritture, secondo la Sergio II (844-847) quando vi fece costruire una confessione, cfr.
formula emendata delle Bibbie Atlantiche, sembra es- R. KRAUTHEIMER, S. CORBETT, W. FRANKL, Corpus basilicarum cit., V,
sere ripetuta nei suoi tratti essenziali nell’ordinare le p. 11; NILGEN, Texte et image cit., p. 158.
60
immagini e le scritture a commento del mosaico, nel FAVREAU, La mémoire du passé cit., p. 952.
61
senso di un’esaltazione della Chiesa riformata. Chronica monasterii Casinensis, ed. cit., p. 397: « In absida
vero hinc inde sub pedibus sanctorum baptiste et evangeliste
Non bisogna dimenticare, inoltre, che poco di-
Iohannis versus istos: Hec domus est similis Synai sacra iura feren-
stante dalla chiesa sorgeva la Basilica Lateranense tis,⁄ Ut lex demostrat hic que fuit edita quondam. ⁄ Lex hinc exivit
di Sergio III (904-11), che sull’abside recava un’i- mentes quae ducit ab imis, ⁄ Et vulgata dedit lumen per clymata se-
scrizione inneggiante alle sacre leggi 58. Secondo cli ». Sull’argomento cfr. ACOCELLA, La decorazione pittorica di
Montecassino cit., pp. 45-50; NILGEN Texte et image cit., pp. 158-
159; FAVREAU, La mémoire du passé cit., pp. 952-953; G. OROFINO,
Montecassino, in La pittura in Italia. L’Altomedioevo cit., p. 442.
62
Studi sull’Alto Medioevo, XLIX, Spoleto, 19-24 aprile 2001, I, LENTINI, AVAGLIANO, I carmi di Alfano cit., p. 233; FAVREAU,
Spoleto, 2002, pp. 209-235. La mémoire du passé cit., p. 953; J. WETTSTEIN, Sant’Angelo in For-
57 mis et la peinture médiévale en Campanie, Genève, 1960, p. 31:
Sull’interpretazione del testo delle Bibbie Atlantiche, cfr.
G. LOBRICHON, Riforma ecclesiastica cit., pp. 15-23. Conscendens celum si te cognoveris ipsum / ut Desiderius qui sancto
58 flamine plenus / complendo legem deitati condidit aedem / ut capiat
Aula Dei haec similis Synai sacra iura ferenti ⁄ ut lex demon-
strat hic quae fuit edita quondam ⁄ lex hinc exivit mentes quae ducit fructum qui finem nesciat ullum. Nella calotta l’iscrizione recita:
ab imis ⁄ et vulgata dedit nomen per climata saec(u)li. Cfr. Liber [Leo, bos, mort]alis volucrisque patentibus alis / quattuor hi legum
Pontificalis, ed. cit., II, p. 236, nota 1; Inscriptiones christianae urbis pia mundo jussa dederunt / subjuga quem christi fidei traxere
Romae septimo saeculo antiquiores, ed. G. B. DE ROSSI, II, 1, Roma magistri.
63
1888, pp. 149-150, n. 17, 305-306, n. 4; ACOCELLA, La decorazione LECLERCQ, Un temoignage cit., pp. 173-227.
72 L’EPIGRAFE E IL DISCORSO

scrizioni della Regola di san Benedetto 64. Nella nonostante le trasformazioni che la chiesa ha subi-
prima parte del testo, infatti, è contenuto il tema to nei secoli, essa conserva in gran parte l’originale
della abrenuntiatione speculi o conversione, ottenuta organizzazione dello spazio, disegnato sulla base
dopo una strenua lotta interiore 65. Essa appartiene della decorazione pavimentale 69 e delle strutture
al necessario percorso del chierico-monaco nella architettoniche. Una serie di dischi fasciati raggiun-
scelta tra le tentazioni della vita mondana e il desi- ge la schola cantorum, posta al centro dello spazio
derio della patria celeste, ed è costellata da conti- dell’aula, e penetra fino al ciborio. In coincidenza
nui conflitti. Temi espressi frequentemente nella con la schola cantorum, un pilastro longitudinale se-
vasta letteratura di Pier Damiani 66 e raffigurati gna il confine che indica la zona riservata ai fedeli,
nelle immagini della calotta absidale. come si vede in un disegno del Ciampini eseguito
Inoltre, non bisogna dimenticare anche un altro nel 1690 70. (tav. XIVa) La chiesa risulta divisa in
evento che avrebbe potuto condizionare la lettura due parti, una orientale con colonne lisce e grigia-
dell’iscrizione: la concessione del “pravilegio” da stre e una occidentale vicino all’altare, con colonne
parte di Pasquale II a Enrico V. Atto che trovò alternate, scanalate e lisce. Tale separazione è con-
un’animata opposizione tra i riformatori più severi fermata dal disegno cruciforme dei marmi del pa-
e valse al papa stesso severe accuse, tra cui anche vimento e, in origine, anche da una serie di loculi
quella di “eresia”; evento che portò ai concili del inseriti nel piano superiore. Esisteva, dunque, una
1112 e del 1116 67. La lex dell’iscrizione poteva, separazione liturgica che contemplava uno spazio
quindi, essere interpretata anche sullo sfondo di per i laici e uno per il clero, come nell’antica S. Pie-
questo atto scellerato, concesso dal papa ma ritrat- tro, dove la presenza del basso coro (una sorta di
tato per effetto del pentimento e della Grazia divi- recinto monastico) era dettata dalle nuove esigenze
na, giunta a “rinvigorire” il primo e indiscutibile celebrative che, secondo la riforma ecclesiastica,
emissario di Cristo sulla terra. prevedevano l’officio quotidiano della Messa 71.
Tale esigenza di distinguere il popolo dei fedeli,
separando i chierici dai laici, a loro volta divisi tra
3. LO SPAZIO LITURGICO E IL TESTO
uomini e donne, è ben evidente nei testi contempora-
nei, come si legge nelle parole di Rodolfo l’Arden-
Se ci poniamo nella navata centrale, in corri- te 72. Una serie di miniature prodotte in ambiente cas-
spondenza della schola cantorum, ancora oggi nella
sua posizione originaria, avremo difficoltà a distin-
guere le figurette disposte tra le volute del tralcio e at Rome, in Gesta XIV (1975), pp. 37-45; P.C. CLAUSSEN, Magistri
a leggere l’iscrizione posta alla base della calotta doctissimi romani cit.; Id., Marmo e splendore. Architettura, arredi
absidale, salvo per quella parte centrale che identi- liturgici, spoliae, in Arte e iconografia a Roma cit., pp. 151-174; ID.,
Die Kirchen der Stadt Rom cit., pp. 325-343; QUINTAVALLE, Riforma
fica la croce come stauroteca. Improntata ad una
gregoriana cit., p. 247.
strategia che distingueva i contenuti su base forma- 69
D. F. GLASS, Studies on Cosmatesque Pavements, Oxford,
le, anche l’iscrizione posta sopra la processione de- 1980, pp. 83-86; I. Voss, P. C. CLAUSSEN, Das Paviment von S. Cle-
gli agnelli venne, dunque, “ordinata” in modo che mente. Mit einer neuen zeichnerischen Aufnahme, in Römisches Jahr-
buch für Kunstgeschichte. Römisches Jahrbuch der Bibliotheca Hert-
il testo corrispondesse ai due diversi discorsi e ai
ziana, XXVII/XXVIII (1991-92), pp. 1-22; ID., Die Kirchen der
due diversi ornati. Stadt Rom cit., pp. 316-325.
Il rinnovamento delle chiese di Roma, incre- 70
CIAMPINI, Vetera Monimenta cit., I, tav. VIII.
71
mentato in modo significativo sotto il pontificato di DE BLAAUW, Cultus et Decor cit.; CLAUSSEN, Marmo e splendore
Pasquale II, prevedeva anche una nuova disposi- cit., pp. 159-160; PARLATO, ROMANO, Roma e Lazio cit., pp. 39-40.
72
RADULPHUS ARDENS, In epistolas et evangelia dominicalia homi-
zione degli arredi liturgici che a S. Clemente, caso
liae, Hom. XIX, in P.L., CLV, coll. 1667A-2118D: 1738B: « Fiant
unico, si sono conservati quasi completi 68. Infatti, itaque, fratres, in ecclesia tres distinctae mansiones. In prima
parte, idest in choro, oret episcopus sive sacerdos, cum clericis,
in seconda rex vel dominus villae cum subditis suis; in tertia,
domina cum mulieribus suis ». Sull’argomento si vedano: E.
64
Ibid., p. 226. CATTANEO, La partecipazione dei laici alla liturgia, in I laici nella
65
Ibid., pp. 185-190. “Societas Christiana” dei secoli XI e XII, Atti della terza Settimana
66
PETRUS DAMIANUS, Opusculum XXVII, De communi vita cano- internazionale di studio, Mendola, 21-27 agosto 1965, Milano,
nicorum, ed. cit., coll. 503D-512C; ID., Opusculum XXIV, Contra 1968, p. 399; J. HUBERT, La place faite aux laïcs dans les églises dans
clericos regulares proprietarios, ed. cit., coll. 479B-490D; LECLERCQ les églises monastiques et dans le sacramentaire aux XIe et XIIe siè-
Saint Pierre Damien cit., pp. 177-192. cles, in I laici cit., pp. 470-487; H. TOUBERT, Le rappresentazioni del-
67
Si veda sopra cap. 2, pp. 25-26. l’Ecclesia nell’arte del X-XII secolo, in EAD., Un’arte orientata cit.,
68
R. E. MALMSTROM, The Colonnades of High Medieval Churches pp. 37-55.
LO SPAZIO LITURGICO E IL TESTO 73

sinese ci consente di visualizzare questa disposizione essere il risultato di una progettazione sorvegliata
che vedeva i religiosi concentrati nello spazio del co- da un uomo di Chiesa, volta a celare ai fedeli gli
ro, divisi dai laici disposti nella navata, spesso secon- argomenti di natura teologica e, in generale, eccle-
do un’organizzazione che raggruppava le donne a siastica, poiché è compito dei canonici istruirsi per
sud e gli uomini a nord della chiesa 73. (tav. XIVb) meglio mostrare al popolo l’insegnamento delle
Queste considerazioni ci riconducono alla fun- Scritture. Pertanto, l’iscrizione e le immagini che
zionalità liturgica della zona absidale, luogo fre- contengono un forte significato teologico, in rela-
quentato esclusivamente degli ecclesiastici e inter- zione con la riforma degli ordini ecclesiastici, non
detto (anche da strutture architettoniche) al popolo potevano essere apertamente divulgate, perché non
dei fedeli. riguardavano direttamente i fedeli e avrebbero po-
L’iscrizione e le immagini della calotta absidale tuto anche essere fraintese.
rispecchiano l’esclusività dell’alto coro rispetto al-
l’intera chiesa e furono eseguite entrambe con un Vi sono dunque più interpretazioni testuali pos-
“modulo” ridotto. Tutti i contenuti di questo “di- sibili dell’iscrizione absidale e tutte giustificano la
scorso” si dovevano esporre in una forma preferi- sua esposizione in forme ridotte, nascoste al popo-
bilmente “riservata”. La stessa natura della chiesa, lo. Anche in questo caso la particolare impagina-
affidata ad una diaconia rinnovata secondo gli stili zione pare dettata dalle regole retoriche e dalle
di vita di un monastero cittadino, suggeriti dalla pratiche di lettura. Come le figurae, anche le parole
Riforma, può giustificare la poca pubblicità dei te- e il testo scritto che ne accoglie la forma, conduco-
mi illustrati nella calotta absidale, rivolti soltanto a no alla creazione di immagini mentali. Pictura e lit-
chi poteva accedere alla zona del coro. Alla con- terae costituiscono un “testo” unico 74 ma non im-
gregazione dei fedeli restava l’impressione della mutabile, esso funzionava, infatti, in modo dinami-
gloria di Cristo inserita in uno schema che appa- co, evocando i loci e consentendo al lettore di di-
rentemente richiamava la tradizione, avvalorata sporli liberamente nel suo percorso di lettura, inte-
dalla presenza della scrittura che conferiva autorità riorizzato e volto alla costruzione di immagini per-
al valore ornamentale della decorazione e, nello sonali 75. I significati di questa iscrizione non deb-
stesso tempo, orientava i complessi argomenti del bono dunque essere interpretati necessariamente in
mosaico, selezionando il suo pubblico. modo univoco, ma le diverse interpretazioni pote-
Il modulo ridotto della scrittura e la disposizio- vano convivere perché appartenevano al patrimo-
ne del testo che parla della vite-Chiesa, ai lati della nio culturale dei lettori ai quali era destinato il te-
calotta absidale, rendono l’iscrizione difficilmente sto. Certamente, però, il pubblico di questo titulus
leggibile a chi non poteva frequentare la zona ri-
doveva essere circoscritto.
servata al clero riformato. Lo stesso si può dire
Il primo e più importante significato riguarda la
delle numerose scene presenti nella decorazione e,
nuova esegesi delle Scritture, basata sull’ordine
nello specifico, per il volario dei registri superiori e
proposto per le Bibbie Atlantiche, che aveva sullo
per gli uccelli posti ai margini della calotta.
sfondo la polemica contro le “eresie” (e gli ebrei).
La molteplicità dei temi confluiti nel mosaico e
La corretta lettura della Bibbia era quindi riservata
la sua organizzazione armoniosa ma selettiva pare
esclusivamente agli ecclesiastici, gli unici autorizza-
ti a diffondere i testi sacri al popolo.
Il secondo significato riguarda la nuova regola dei
73
Si vedano al riguardo le immagini dell’Ecclesia nell’Exultet canonici e gli scontri che portarono alla sua redazione,
del secolo XI (1060-70), proveniente da Montecassino e conservato argomenti interni alla riforma degli ordini ecclesiastici
alla Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3784, cfr. B. BRENK, s.v.
e di interesse esclusivo degli uomini di Chiesa.
Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Lat. 3784, Exul-
tet, in Exultet cit., pp. 211-220, riproduzione p. 217; AVERY, The Il terzo evocava il difficile momento vissuto dalla
Exultet Rolls cit., II, tav. CXXXII, 5; l’Exultet 3, del secolo XII, pro- Chiesa e la colpa riconosciuta del papa, un tema, an-
veniente dalla città di Troia dove fu probabilmente eseguito, cfr. F. ch’esso, di esclusivo interesse degli ecclesiastici.
MAGISTRALE, s.v. Troia, Archivio capitolare, Exultet 3, in Exultet cit., Nel modo di impaginare e redigere l’iscrizione,
pp. 423-443, riproduzione p. 434; AVERY, The Exultet Rolls cit., pp.
38-40; l’Exultet 2, conservato ancora nell’archivio dell’abbazia di
questa esclusività viene espressa esplicitamente, co-
Montecassino e datato all’inizio del secolo XII (1105-1110), in cui i me ci indica il termine similabimus diretto ai cano-
chierici sbucano dalle colonne della navata centrale, accanto all’al-
tare e alla gigantesca personificazione dell’Ecclesia che officia l’eu-
caristia, cfr. G. OROFINO, s.v. Montecassino, Archivio dell’abbazia, Exul-
74
tet 2, Exultet cit., pp. 377-392, riproduzione p. 385; AVERY, The Exul- CARRUTHERS, The Book of Memory cit., p. 227.
75
tet Rolls cit., p. 22, tav. LXIV, 5. EAD., Machina memorialis cit., pp. 20-21.
74 L’EPIGRAFE E IL DISCORSO

nici, i soli che potevano accedere alla zona del co- non costituisce una prospettiva oggettiva e schema-
ro 76. Il tema espresso nella calotta absidale di S. tica quanto una sorta di invito alla meditazione.
Clemente poteva essere oggetto di maldestre inter- Non si trattava di riprodurre un modello reale, sta-
pretazioni o costituire motivo di confusione, da tico, ma, secondo le regole della lettura, si voleva
parte di chi non fosse in grado di distinguerne i creare un’occasione per la ruminatio e la meditatio,
corretti significati. Pertanto si decise di realizzare finalizzato all’esercizio della memoria e all’appren-
l’iscrizione in forme ridotte, tali da consentirne la dimento 79.
lettura solo a pochi. Tale meccanismo non può essere interpretabile in
Il significato dell’epigrafe posta alla base della un senso univoco ma ci restituisce un discorso assai
calotta absidale si deve ricercare nell’ambito del articolato che parte da un primo messaggio visibile e
movimento riformistico che portò alla riorganizza- riconoscibile da tutti: la Crocifissione simbolo della
zione degli ordini religiosi e, nello specifico, al rico- salvezza nel suo valore eucaristico e battesimale, rea-
noscimento dei canonici regolari. L’iscrizione ricor- lizzato nelle forme monumentali dello stile sublime
da che attraverso il sacrificio di Cristo, sacerdote che impiega l’ornatus gravis o “vigoroso”.
della Nuova Legge, la Chiesa venne rinnovata. Do- Questo messaggio si associa, per stile e conte-
po di Cristo il sacerdozio è stato affidato agli Apo- nuti, a quello dell’abside che glorificava la Chiesa e
stoli, raffigurati in forma di colombe sulla croce, e il papa, per mezzo del sacrificio di Cristo e della
in particolare a Pietro e al suo ideale successore, testimonianza degli apostoli.
Clemente, poi trasmesso agli altri papi. 77 Alla Attorno a questo tema, e ad esso visivamente
Chiesa, e solo ad essa, è affidato il compito di in- sovrapposto, si dipana lo schema ad albero che è,
terpretare le Sacre Scritture, divulgarle al popolo e per le tecniche mnemoniche di collazione, l’Albero
disputare con gli “eretici”, tra i quali erano anno- della vita o il lignum vitae. Il secondo discorso,
verati anche gli ebrei. espresso nello stile umile con l’ornatus “accurato” e
frammentato nell’infinita serie di immagini in for-
mato ridotto, fu “ordinato” nel diagramma dell’al-
4. LA STRUTTURA (MACHINA) DEL DISCORSO
bero.
Questa parte contiene argomenti più complessi,
La decorazione della calotta absidale si configura, connessi strettamente alla Chiesa e ai suoi membri.
quindi, come una monumentale machina memorialis, Le metafore usate sono più sottili e spesso dirette
nella quale il concetto di ordinatio fornisce un fonda-
agli ecclesiastici e a coloro che avevano accesso alla
mento teologico alle esigenze del lettore 78. Al suo in-
cultura scritta.
terno furono organizzate le diverse imagines agentes o
S. Ambrogio si rivela la fonte più autorevole
imagines rerum secondo un percorso di lettura regola-
dalla quale i riformatori trassero l’ispirazione per le
to dalla simmetria e guidato dall’uso dell’ornatus. In
immagini della calotta. I temi raffigurati sono, in-
tal senso le figure che abitano il tralcio, lungi dall’es-
fatti, ripresi dal De Arca Noe e dall’Exameron, so-
sere “fatue” o “stolte”, appartengono ad un organico
prattutto da quest’ultimo, che è un bestiario a com-
percorso narrativo che restituisce loro un pieno valo-
mento del quinto e del sesto giorno della creazio-
re simbolico e cognitivo all’interno di uno schema re-
ne. Le immagini della calotta si ispirano ai suoi
torico. Tale meccanismo non era univoco ma veniva
scritti per quanto riguarda l’organizzazione dei te-
ricreato dal singolo osservatore; ogni figura, usata in
mi della vite-Chiesa e per la disposizione dei sin-
modo creativo, stimolava l’occhio della mente, pro-
goli esempi scanditi nei diversi registri in cui si ar-
ducendo non solo il ricordo, ma il passaggio, attra-
ticola il discorso. In particolare, Ambrogio fu alla
verso la meditazione, ad uno stato superiore di cono-
base della realizzazione del volario, quale simbolo
scenza. La scrittura sorvegliava e orientava tale per-
dell’aspirazione al regno di Dio da parte dei chieri-
corso cognitivo.
ci che, nella pratica della solitudine e dell’ascesi, si
Ogni diagramma medievale è, infatti, come gli
ritrovavano nelle numerose figure di uccelli che in
exempla, un invito a elaborare e ricomporre, ma
modo specifico richiamano questa condizione. Gli
uccelli, inoltre, sono parte del motivo dell’Albero

76
Su questa linea interpretativa si veda il veloce ma acuto
accenno in WIRTH, L’image cit., p. 221.
77 79
SYMPHOSIUS AMALARIUS, Forma institutionis canonicorum sancti- PETRUCCI, Lire au Moyen Age cit.; SAENGER, The Separation of
monialium, ed. cit., IX, coll. 827C-831D. Words cit.; ID., Space between Words cit.; CARRUTHERS, The Book of
78
Sull’argomento cfr. CARRUTHERS, Machina memorialis cit. Memory cit., p. 256.
LA STRUTTURA (MACHINA) DEL DISCORSO 75

della vita e del “Libro della vita”, collegati esegeti- diventano manifestazioni sensibili di una dimensio-
camente, come nel De arca Noe mystica di Ugo di S. ne ultraterrena il cui linguaggio è affidato ad un
Vittore. Il Bestiario era infatti un veicolo privilegia- complesso sistema di segni. La rappresentazione di
to per l’apprendimento dei precetti morali 80. questi temi nel mosaico deriva non solo dalla pun-
Gli scritti di sant’Ambrogio, ripresi da Pier Da- tuale citazione delle sue opere, ma anche da un si-
miani nel De bono religiosi status inviato a Desiderio mile comportamento programmatico, che intendeva
di Montecassino, traducono e aggiornano il bestia- controllare questi segni e mostrare i principi sui
rio per l’abbazia cassinese che diventa arca del quali si fondava la “nuova” Chiesa.
mondo e spicca nella depravazione mondana per- L’iconografia della calotta absidale si configura,
ché accoglie e protegge il monaco-animale nel cam- dunque, quale espressione del pensiero riformato sul-
mino verso l’ascesi. Nella sua visione gerarchica la base dell’esempio monastico che fu adottato anche
della natura, gli animali sono disposti secondo una dai canonici regolari, ai quali erano espressamente ri-
scala di valori che parte dal mare per giungere al volti i racconti evocati dalle immagini. Tra monaci e
cielo, privilegiando gli uccelli, simbolo della più al- canonici sussisteva, infatti, una comunità di usi e di
ta virtù e di Cristo 81. Ma, poiché sant’Ambrogio istituzioni che si rispecchia nella produzione letteraria
aveva sottolineato l’affinità dei pesci con gli uccelli, per quanto riguarda il contenuto, il clima spirituale e
creati insieme nel quinto giorno 82, anche Damiani, teologico. Esisteva, tuttavia, nella pratica di vita co-
a costo di rendere a tratti oscuro il senso delle sue munitaria dei canonici, una spiritualità specifica e di-
parole, ripropose la medesima associazione 83. Le stinta da quella dei monaci: il silenzio. Per un canoni-
altre fonti che il monaco impiegò, sempre in modo co regolare, il silenzio era una sorta di preparazione,
selettivo, sono il Fisiologo, Galeno e la Storia Natu- non solo all’incontro con Dio ma anche alla condotta
rale di Plinio, adattate di volta in volta alle esigen- nella vita mondana. Diversamente dagli scritti mona-
ze della vita claustrale. stici, che danno risalto ai testi che descrivono la vita
I temi raffigurati nel mosaico sono poi sorpren- clericale e la predicazione, nella letteratura canonicale
dentemente vicini al pensiero di Bruno di Segni. relativa alla vita claustrale è prevalente il ricorso alle
Nel De sacramentis ecclesiae 84 e nelle Sententiae 85, le fonti originarie del Cristianesimo, interpretate per so-
sue rigorose convinzioni ideologiche si orientano stenere il tema della responsabilità personale nell’in-
nella ricerca di una corrispondenza simbolica conti- segnamento ai fedeli (docere verbo et exemplo), che la
nua tra gli esempi biblici e la Chiesa. Pertanto sia condotta del canonico (forma et exemplo) deve avvici-
la congregazione ecclesiastica (chierici e laici) che i nare a Dio 86.
suoi edifici e l’organizzazione dello spazio interno, Tale machina assai sofisticata trova, infine, il suo
referente nelle strategie dell’Occidente latino in rela-
zione al rapporto testo e immagine, il primo destina-
80
to ai litterati, coloro che avevano gli strumenti per
CARRUTHERS, The Book of Memory cit., p. 126.
81 comprendere la scrittura, e il secondo rivolto agli
FRUGONI, Letteratura didattica cit., passim.
82
Si vedano al riguardo le parole con lettere figurate compo- idiotae, gli analfabeti 87. Strategie che si basavano sulla
ste da animali e uccelli intrecciati nel manoscritto dell’Exameron teatralizzazione degli eventi liturgici e che, fin dai
realizzato a Corbie (sec. VIII), Paris, Bib. Nat., lat. 12135. La tempi dell’abate Desiderio, furono utilizzate nel mo-
composizione di intere parole ignora e non solo di iniziali, in nastero di Montecassino. In quegli anni infatti venne
queste forme, appare per la prima volta in questi manoscritti ed
adottato il rotolo di Exultet, in una versione aggiorna-
è probabile che ciò avvenne non per una funzione solamente
decorativa, ma soprattutto per l’influenza del testo stesso. L’E- ta secondo le esigenze riformiste che esaltavano una
samerone infatti, nel racconto delle sei giornate della Creazione, sempre maggiore spettacolarità di apparato 88.
associava simbolicamente i pesci agli uccelli. Per un esame degli
alfabeti figurati e la bibliografia sull’argomento, cfr. A. CADEI,
s.v. Alfabeto figurato, in Enciclopedia dell’Arte Medievale, I, Roma,
86
1991, pp. 374-381. C. W. BYNUM, The Spirituality of Regular Canons in the Twel-
83
FRUGONI, Letteratura didattica cit., p. 23. fth Century, in Jesus as Mother. Studies in the Spirituality of the
84
BRUNO SIGNENSIS, Tractatus, ed. cit., III, De sacramentis eccle- Middle Ages, Berkley-Los Angeles, 1982, pp. 22-58: 46; CHATIL-
siae, coll. 1089B-1110A. LON, Le mouvement canonial cit., pp. 293-323; SICARD, Diagramme
85
ID., Sententiae, ed. cit., I, De figuris ecclesiae, coll. 875A- médiévaux cit., p. 1.
87
902B; ID., Sententiae, ed. cit., II, De ornamentis ecclesiae, coll. CAVALLO, Testo e immagine cit., pp. 31-62.
88
901B-942D. CAVALLO, I rotoli di Exultet cit., pp. 390-402.
V

CONCLUSIONI

1. LA RETORICA, L’ORNATUS E LO SCHEMA gnificatio cioè dell’accento enfatico. Nel caso dell’i-
scrizione sotto i santi Pietro e Clemente, l’enfasi sul
La principale caratteristica, nonché elemento uni- testo scritto fu data attraverso una diversa colora-
ficante, del mosaico di S. Clemente è l’impiego di un zione delle lettere giallo-dorate e dello sfondo rosso;
“linguaggio” fortemente improntato ai principi della nella calotta absidale, quest’ultimo “colore retorico”
retorica. Nel Medioevo, infatti, essa era concepita non fu impiegato nell’aureola di sant’Ambrogio, per indi-
solo come scienza che deve dare ordine all’espressio- care la chiave di lettura dei principali temi figurativi.
ne oratoria, al fine di persuadere l’uditore, ma anche La diretta derivazione da un modello di pensie-
in quanto “arte” dalla compositio, cioè dell’organizza- ro improntato agli schemi retorici emerge soprat-
zione del pensiero e, quindi, di un discorso. tutto nell’uso delle immagini raffigurate nella calot-
Nella decorazione absidale, tale discorso (inven- ta. La loro disposizione simmetrica conferma il le-
tio), trasposto in termini figurativi, segue le regole game di corrispondenza simbolica e semantica tra i
della dispositio e si presenta suddiviso in due parti temi raffigurati e funziona come ripetizione. So-
principali: arco absidale e calotta. In tale contesto, an- prattutto, esse sono “ordinate” secondo una strut-
che l’esposizione congiunta di immagini e scrittura tura derivata e adattata dal diagramma più comu-
viene organizzata con schemi retorici, in quanto le ne all’insegnamento scolastico e alla mnemotecnica:
iscrizioni sono disposte in modo da corrispondere vi- lo schema ad albero. Il tralcio di acanto-vite è, in-
sivamente e narrativamente alle immagini, seguendo fatti, espressamente indicato nell’iscrizione alla ba-
il medesimo principio allegorico che si esalta nella se del catino absidale quale lignum vitae e le figurae
simmetrica corrispondenza fra testo e figura. o imagines rerum sono disposte, al suo interno, ne-
Tale organizzazione si ottenne facendo ricorso gli spazi di risulta ricavati dall’accostamento delle
all’ornatus, vale a dire, impiegando due diversi volute vegetali. Le figurae si dovevano leggere se-
“stili” nella realizzazione delle immagini e delle guendo un percorso scandito dal basso verso l’alto
iscrizioni appartenenti alle due zone menzionate. e da sinistra a destra, come una narrazione unita-
La diversità di stile riscontrata tra i due complessi ria, e costituivano gli exempla che, in generale, era-
di iscrizioni e immagini, disposti sull’arco trionfale no di monito a tutti i fedeli. Le scene raffigurate
e nella calotta absidale, rivela una precisa distinzio- erano, inoltre, la particolare sintesi visiva delle nar-
ne di contenuti e temi. Allo stile del genere subli- razioni che servivano al chierico per ricordare, me-
me o “grave”, al quale fu associato l’ornatus “vigo- ditare e “illustrare” i sermoni rivolti al popolo.
roso”, corrisponde il tema cristologico e l’esaltazio-
ne della Chiesa; al genere umile o adtenuatus,
espresso nelle forme dell’ornatus “accurato”, corri- 2. GLI AGGIORNAMENTI “ICONOGRAFICI”, L’EPIGRAFIA E L’IN-
spondono i vari temi desunti dagli scritti di san- FLUENZA DEL LIBRO
t’Ambrogio e dalla letteratura monastica. L’ornatus
fu impiegato, inoltre, anche per distinguere e met- Nei termini appena esposti il mosaico può esse-
tere in risalto i principali contenuti narrativi. In re interpretato quale espressione dell’arte di “par-
qualità di figura di pensiero o di sententiarum exor- lare” con le immagini, ma anche quale portato del-
tatio, l’ornamento assume il color rethoricus della si- le pratiche di composizione libraria e di “lettura”.
78 CONCLUSIONI

Il mosaico di S. Clemente mostra, per gli aspetti for- forme teatrali per le celebrazioni più importanti, lo
mali delle iscrizioni e, soprattutto, per la loro compo- scriptorium di Montecassino produsse gli Exultet. In
sizione, un’influenza del libro illustrato, in cui le im- questi rotoli il rapporto tra le immagini e le scrittu-
magini sono subordinate al testo. Le gerarchie costi- re fu organizzato in modo selettivo, rivolgendo le
tuenti le parti del libro ne appaiono rovesciate, l’im- figure ai fedeli e riservando il testo, evidenziato in
magine assume un ruolo dominante, ma la particola- rosso nei cambi di intonazione enfatica, al chierico.
re progettazione della scrittura nella composizione fi- I contenuti narrativi e liturgici del mosaico risulta-
gurativa indica che i metodi con cui fu organizzato il no organizzati secondo un simile meccanismo visi-
mosaico subirono influssi librari. vo. L’attenta disposizione delle iscrizioni, ai piedi
Il dictator del programma artistico rivela, infatti, degli apostoli e dei santi protettori di Roma, è un
una solida formazione ottenuta nell’ambito di uno portato del sistema d’impaginazione usato nei co-
scriptorium medievale, dove per la copia e la realiz- dici manoscritti. Le iscrizioni disposte su una dop-
zazione dei manoscritti e dei documenti si insegna- pia fascia, decorata in modo bicolore (rosso e nero)
vano rigide regole di composizione, le quali impli- ricordano anche le pagine frontespizio delle Bibbie
cavano la distribuzione del testo secondo un ordi- Atlantiche che usavano la stessa doppia colorazio-
ne, anche reso in termini di maggiore e minore vi- ne per scrivere, su più righe, l’incipit o l’explicit del
sibilità. In tal senso la presenza, nel monastero di libro. La stessa impaginazione dell’iscrizione dei
Montecassino, dell’insegnamento della retorica im- santi, inserita in una corta fascia che funziona da
partita secondo le modalità dell’ars dictaminis, è un specchio di scrittura, deriva dai codici liturgici che
importante indizio dei contatti tra la cultura mona- la impiegavano per indicare l’inizio dei capitoli o
stica cassinese e i riformatori romani, volto al co- dei paragrafi. Anche il modo di mettere in risalto
mune obiettivo di celebrare la Chiesa riformata. la figura di sant’Ambrogio ricorre ad una tecnica
Una conferma di tale scambio culturale è data libraria che prevedeva l’uso del rosso per eviden-
dall’osservazione delle caratteristiche grafiche delle ziare l’inizio e la fine dei capitoli o le parti più rile-
iscrizioni. Sono state evidenziate, infatti, per le epi- vanti del testo. Tale pratica venne adottata anche
grafi che hanno un maggiore impatto visivo, le strette nei rotoli di Exultet, in cui le lettere iniziali delle
affinità con le scritture esposte dell’area beneventano- parti che costituivano il canto erano contrassegnate
cassinese e, più specificamente, con quelle realizzate con una ricca ornamentazione (spesso in rosso).
nell’ambiente culturale di Montecassino. L’iscrizione Inoltre, pare ispirarsi alle pratiche di uno scrip-
dell’arco trionfale e quella di Geremia impiegano ca- torium anche la realizzazione dei profeti con il ro-
ratteri “alla greca” diffusi nell’epigrafia su pietra, nel- tolo iscritto. Porre delle figure ai lati dell’arco era
le scritture ornate dei codici miniati nonché nelle por- un tema iconografico appartenente alla tradizione,
te giunte in Italia da Costantinopoli. Si tratta di scrit- ma in questo caso i profeti furono realizzati secon-
ture particolarmente eleganti usate per i titoli, le lette- do le nuove esigenze didattiche e celebrative, pro-
re iniziali e le pagine incipitarie. Inoltre, l’impiego di babilmente concepite nell’ambiente cassinese. Non
scritture diverse nel modulo, in funzione del loro si trattò, tuttavia, di una diretta derivazione dai
contenuto testuale, è derivato dalle pratiche librarie modelli iconografici presenti nei codici manoscritti,
che distinguevano tra le capitali ornate degli incipit e ma di un adattamento, in termini monumentali,
le librarie, di modulo più piccolo, impiegate per il te- delle immagini “parlanti” che nei libri erano rap-
sto 1. Le diverse dimensioni delle lettere (iscrizione presentate con il cartiglio.
dell’arco, iscrizioni dei profeti, iscrizione della calotta) L’inserimento dei profeti con il rotolo iscritto è,
sembrano dunque confermare l’ipotesi di una diretta infine, un segnale del valore simbolico e funzionale
ispirazione dalle pratiche di redazione dei libri. affidato alla scrittura. Essa doveva accompagnare
Tale sistema di “impaginazione” figurativa rive- le immagini, dando loro una “voce”, per guidarne
la anche l’attenzione della Chiesa per il suo pubbli- la corretta lettura. Accompagnare le figure dei pro-
co. A tal fine, nel campo della liturgia, riformata in feti con una citazione dei loro scritti significava
realizzare una nuova iconografia, in linea con le
esigenze della Riforma che intendeva “sorvegliare”
il messaggio esposto al pubblico. Significava, però,
1
G. CAVALLO, Iniziali, scritture distintive, fregi. Morfologie e anche animare le immagini, teatralizzandole, in
funzioni, in Libri e documenti d’Italia: dai Longobardi alla rinascita
modo da suscitare nel lettore⁄osservatore un per-
delle città, Atti del Convegno nazionale dell’Associazione Italia-
na Paleografi e Diplomatisti (Cividale del Friuli, 5-7 ottobre corso cognitivo che lo coinvolgeva interamente.
1994), a cura di C. SCALON, Udine, 1996 (Libri e Biblioteche, 4), Alle iscrizioni venne dunque affidato il compito
pp. 15-33. di orientare l’interpretazione della narrazione figu-
LA LETTERATURA CANONICALE, IL “VOLARIO” E LA “SCIENZA” 79

rata, tramite una severa selezione del pubblico. La sacrificio di Cristo. La calotta absidale diventa il
sontuosa epigrafe dell’arco absidale è un solenne luogo simbolico che raccoglie i racconti più fre-
testo liturgico, solitamente cantato; le iscrizioni dei quentemente proposti alla meditazione dei monaci:
profeti appartengono anch’esse alla liturgia e alla gli exempla sui quali i chierici dovevano meditare.
rappresentazione teatrale. Esse contengono il mes- A S. Clemente, queste immagini erano rivolte al-
saggio da esporre al popolo in modo “spettacola- l’attenzione dei canonici, la cui funzione era quella
re” e corrispondono alle immagini della crocifissio- di insegnare al popolo, quindi di vivere a contatto
ne, dell’acanto e dei cervi: la celebrazione del sacri- con i fedeli. Molte di queste storie riguardano l’e-
ficio di Cristo e del Battesimo. Al contrario, l’iscri- terno conflitto tra il Bene e il Male, tema centrale
zione alla base dell’abside e le figurette della calot- nella meditazione canonicale, e servivano, come ac-
ta, sono rivolte prevalentemente agli ecclesiastici. Il cadeva nella letteratura monastica, per incoraggiare
loro messaggio è complesso, a volte contradditto- la riflessione sul superamento della natura umana
rio. L’iscrizione rinnega la Legge degli ebrei, ma al fine di raggiungere la perfezione dell’ascesi. Per
nel ricordo di san Paolo li accoglie nella Chiesa; le i canonici, inoltre, queste scene erano soprattutto
immagini esortano all’ascesi, ma questa può essere strumenti mnemonici per “visualizzare” i temi da
raggiunta solo combattendo il Male, che è una mi- esporre nelle prediche ai fedeli. Ciò si deve alla
naccia presente ovunque. funzione del complesso di S. Clemente, rinnovato
La descrizione del difficile percorso che porta nelle forme di un “monastero cittadino”, tale da es-
alla Salvezza risuona come l’eco delle preoccupa- sere frequentato anche dal populus e non solo dai
zioni della Chiesa nella lotta contro l’impero e le canonici riformati, in osservanza delle nuove pre-
“eresie”, da riservare agli ecclesiastici, mentre al scrizioni che imponevano la cura animarum. Per
popolo dei fedeli era rivolto solo il canto trionfale questo il mosaico offre due livelli di lettura, distinti
del Gloria. e ben separati tra loro.
La calotta absidale era rivolta prevalentemente
ai canonici, che potevano osservare da vicino gli
3. LA LETTERATURA CANONICALE, IL “VOLARIO” E LA “SCIENZA” animali e riconoscerli per la loro sorprendente resa
naturalistica. Al riguardo, le immagini del mondo
L’influenza della letteratura monastica, adattata animale, in particolare degli uccelli che costituisco-
dai canonici regolari alle specifiche funzioni del- no il volario, offrono un altro importante elemento
l’ordine, costituisce la base della narrazione figura- di riflessione che denota il superamento dei model-
ta, in linea con i temi espressi durante la Riforma li figurativi proposti dalla tradizione e suggerisce
della Chiesa. In particolare, negli scritti di sant’Am- la presenza di un diverso modo di “vedere” e
brogio ripresi da Pier Damiani e Bruno di Segni, si “rappresentare” la realtà.
trova la fonte di comune ispirazione per l’associa- Il recupero di temi iconografici desunti dall’an-
zione delle immagini degli animali a valori religio- tichità, pur restando uno degli elementi storica-
si, intesi in chiave riformata e fortemente signifi- mente appurati per la composizione del mosaico,
canti per i canonici regolari. Le immagini raffigura- lascia spazio ad un elemento che si rivela profon-
te nel mosaico configurano un vero e proprio be- damente innovativo: l’osservazione naturalistica,
stiario; esse non sono soltanto degli elementi orna- quasi “scientifica”, della natura. Durante la tratta-
mentali recuperati dall’antichità ma rivelano un in- zione del volario, siamo spesso riusciti a distingue-
trinseco valore simbolico che determinò la loro pre- re e classificare i singoli uccelli, non solo per gran-
senza in questo contesto. Nella letteratura monasti- di famiglie ma anche per singole specie. Ciò si de-
ca e canonicale, il bestiario diventa uno degli stru- ve alla resa figurativa degli uccelli, basata sul dise-
menti principali per l’educazione del chierico, gno delle caratteristiche morfologico-anatomiche e,
giungendo a costituirsi quale vero e proprio genere in particolare, all’attenta restituzione della colora-
letterario, durante il secolo XIII. Nel mosaico cle- zione del piumaggio. Il corvo imperiale, la cicogna
mentino, i temi “figurati” provengono dalla trattati- bianca, il passero solitario, la cornacchia nera, la
stica enciclopedica che dal Fisiologo fu elaborata gazza, le due pernici con il piumaggio scuro e
da Isidoro di Siviglia e Rabano Mauro per conflui- chiaro, per menzionare solo alcune specie, furono
re, con una spiccata connotazione moralistica, nel realizzati in forme più vicine ai criteri della moder-
“bestiario” di Pier Damiani. Il filo comune che lega na tassonomia che ad una visione allegorica del
le immagini di animali frammiste agli uomini è, in- reale. Sintomo, probabilmente, della volontà di ren-
fatti, la raffigurazione del monastero quale captabu- dere più facilmente riconoscibili gli animali raffigu-
lum e anticamera per la vita eterna promessa con il rati o, più semplicemente, di una maggiore libertà
80 CONCLUSIONI

affidata ai mosaicisti, non vincolati ai modelli ico- 5. LA GLORIA E IL TRONO


nografici, forse non tutti disponibili per una tale
varietà di figure. In ogni caso, il mosaico di S. Cle- Il mosaico di S. Clemente è il risultato delle esi-
mente ci offre il segnale di un nuovo modo di ve- genze di rinnovamento interne alla Chiesa, che si
dere e rappresentare la natura, restituita non più manifestarono anche nell’abbellimento di Roma in
soltanto attraverso un filtro simbolico ma anche in forme adatte alla divulgazione dei nuovi principi
forme vicine ad una “moderna” concezione dell’os- della Riforma. La concezione della decorazione ab-
servazione “scientifica”. Tema che rimane in gran sidale, in particolare nelle sue parti solenni, esalta
parte ancora da indagare. infatti il potere della Chiesa romana e del pontefi-
ce, tramite la citazione delle più solenni celebrazio-
ni religiose, concepite per raccogliere e istruire le
4. ROMA E MONTECASSINO genti. Le iscrizioni dell’arco trionfale sono legate
alla liturgia che si rivolge espressamente al populus,
L’esame delle caratteristiche formali della scrittura con le formule cantate durante la Messa. La confes-
“alla greca”, utilizzata nel mosaico, e le valutazioni sione di lode, esposta in lettere monumentali sul-
stilistiche che mostrano l’appartenenza della decora- l’arco, era soprattutto un mezzo per il cristiano di
zione ad un impianto sostanzialmente “latino” porta- affermare pubblicamente la sua confessione di fede
no a riflettere sulla provenienza delle maestranze che in Cristo e nella Chiesa. Nel canto del Gloria la co-
eseguirono il lavoro. Da quanto è emerso nel corso munità dei fedeli, canonici e laici, celebrava la sua
della ricerca, sembra ormai impossibile escludere la unione.
diretta partecipazione di artigiani campani dalla rea- Il trono, posto a ridosso del tamburo absidale in
lizzazione del mosaico, come altrettanto difficile è ac- una posizione sopraelevata, completa il progetto
della decorazione dell’alto coro. Esso è il fulcro
cogliere la loro esclusiva responsabilità nell’esecuzio-
della celebrazione liturgica svolta alla presenza del
ne della decorazione. Tali elementi confermano, piut-
pontefice che assumeva, sedendo sulla cattedra,
tosto, la convergenza di artisti e intellettuali prove-
una posizione preminente nei confronti dell’intera
nienti dall’ambiente campano, probabilmente per il
assemblea ecclesiastica. I temi dell’ispirazione al-
tramite di Montecassino, e da Roma, per l’ideazione
l’Antico e i principi che assimilavano la Chiesa al-
e la realizzazione della decorazione. L’ipotesi più
l’impero, espressi nella decorazione del mosaico,
probabile, considerata anche la dotta concezione del
trovano anche nel trono un’espressione visiva di
programma iconografico, è che il mosaico sia stato il
grande effetto. Lo schienale è un elemento di reim-
frutto di una complessa elaborazione avvenuta nella
piego costituto da una lastra proveniente dalla
cerchia dei monaci cassinesi e dei riformatori romani,
chiesa primitiva, sulla quale è scritto in eleganti ca-
si pensi a Leone Ostiense e allo stesso cardinale Ana-
pitali classiche: martyr. Si tratta di una mirata ope-
stasio. A maestranze miste, “romane” e “cassinesi”, razione culturale che selezionava gli spolia sulla ba-
fu, quindi, affidata l’esecuzione del programma, adat- se dell’adattabilità del loro apparato ornamentale,
tando esempi e schemi, in parte provenienti dalla tra- aggiornato ai nuovi principi ideologici e attualizza-
dizione bizantina. In tal modo si può giustificare la to tramite un sapiente uso della scrittura. Fenome-
presenza di stilemi grafici e figurativi bizantineggian- no che assunse un valore chiaramente programma-
ti accanto ad altri che indicano un’esecuzione “roma- tico per la Chiesa riformata proprio durante il pon-
na”. Inoltre, taluni accorgimenti spiccatamente “libra- tificato di Gregorio VII, del quale rimane esempla-
ri” forniscono un ulteriore spunto per individuare in re l’altare di S. Galla 2. Pasquale II, nel solco del
uno scriptorium la personalità che “organizzò” i temi suo predecessore, promosse il medesimo orienta-
ornamentali e, in tal senso, sia Montecassino che Ro- mento ideologico, come dimostra il trono posto nel
ma disponevano di una tradizione che poteva conce- coro della chiesa di S. Lorenzo in Lucina 3. Sui lati
pire la progettazione della decorazione, ma anche in- della cattedra, infatti, vi sono due lastre di reimpie-
tervenire materialmente nella sua redazione, ad go che riproducono i puttini tra tralci di vite. L’as-
esempio, fornendo i modelli grafici delle iscrizioni. soluta identità con il tema svolto nell’abside
In modo simile alla vicenda della decorazione di
Montecassino o alla realizzazione delle porte di bron-
zo, anche a S. Clemente potrebbe essersi verificata 2
RICCIONI, Gli altari di S. Galla e di S. Pantaleo cit., pp.
quella collaborazione tra la magistra latinitatis e la pe- 191-195.
ritia greca che riportò in auge l’arte del mosaico e ne 3
Per quanto riguarda la controversa datazione del trono di
fece un solido strumento dell’arte “riformata”. Pasquale II, cfr. sopra cap. I, p. 3, nota 23.
LA GLORIA E IL TRONO 81

clementina ci rivela una comune volontà program- clementino e le affinità grafiche tra queste epigrafi
matica che individua, nella citazione anticheggiante sono stringenti.
del tralcio di acanto abitato, un’allegoria della Infine la formula fecit et perfecit non appare un
Chiesa. Inoltre, la partecipazione del cardinale Leo- elemento ridondante, quanto piuttosto l’espressione
ne Ostiense alla nuova sistemazione di S. Lorenzo della volontà di indicare il cardinale quale respon-
in Lucina si deve porre quale un precedente signi- sabile dei lavori, non solo della cattedra ma di tut-
ficativo per le modalità di allestimento e controllo ta l’abside 8. Di conseguenza, appare molto verosi-
dei lavori che interessarono le chiese di Roma. Co- mile collocare i lavori dell’abside di S. Clemente
me Leone, Anastasio fece scrivere sul trono cle- durante il pontificato di Pasquale II, sotto la re-
mentino la memoria del suo operato. In forme più sponsabilità di Anastasio.
altisonanti e sofisticate del suo predecessore, il car-
dinale associava “visivamente” il suo nome al pon- Il programma decorativo del mosaico e la sua
tefice oltre che alla decorazione absidale. realizzazione furono il risultato più alto raggiunto
I caratteri epigrafici del testo suggeriscono, inol- dall’arte della Riforma che riuscì a concentrare, e a
tre, elementi di continuità con alcune iscrizioni del rendere “visibili”, i temi e gli orientamenti dottri-
tempo di Pasquale II, si veda al riguardo l’epigrafe nari e ideologici propri del rinnovamento della
posta sul lato sinistro del transetto dei SS. Quattro Chiesa. I legami accertati tra Pasquale II, il cardina-
Coronati (un tempo presso la fenestella confessio- le Anastasio e Leone Ostiense indicano, ancora una
nis) 4, nonché con le iscrizioni romane del primo volta, la possibilità di una diretta partecipazione di
quarto del secolo XII 5 e, in particolare, con quelle quest’ultimo alla concezione del mosaico. In ogni
di S. Maria in Cosmedin 6. Queste ultime rivelano caso, la sua figura risulta emblematica, quale inter-
un simile intento celebrativo, il camerario Alfano, prete più accreditato del pensiero e delle opere di
come Anastasio, scrisse il suo nome su gran parte Alberico di Montecassino, del suo allievo Giovanni
degli arredi, associandolo espressamente al papa da Gaeta, di Bruno di Segni e di Pier Damiani. La
Callisto II e, come Anastasio, si fece seppellire nel- “presenza” di questi personaggi, che scandirono il
la “sua” chiesa 7. Anche l’impaginazione dell’iscri- percorso di renovatio Ecclesiae, nella stessa epoca in
zione sul trono di S. Maria in Cosmedin, lungo il cui il mosaico fu realizzato, emerge con evidenza
nimbo dello schienale, è identica a quella del trono tra le maglie della decorazione.
Il risultato di questa fortunata convergenza sto-
rica produsse un’opera eccezionale che costituì un
4
SILVAGNI, Monumenta epigraphica cit., I, tav. XXII, n. 1. In richiamo ineludibile per le successive imprese arti-
ambedue i casi la scrittura prende ispirazione dall’uso librario, stiche. Sebbene, per la sofisticata concezione icono-
rimpicciolendo il modulo delle lettere che sono eseguite, con grafica, per la complessità dei suoi contenuti e per
solco a cordone largo e sicuro, nelle forme di una maiuscola
la raffinatezza delle sue forme, essa sia rimasta, so-
tondeggiante.
5
RICCIONI, Scrittura e immagine cit. stanzialmente, un evento irripetibile.
6
Sulle iscrizioni di S. Maria in Cosmedin e la loro organiz-
zazione nello spazio architettonico, cfr. S. RICCIONI, Arte, epigrafia
e spazio liturgico durante la Riforma gregoriana, un paradigma: il
8
programma di esposizione grafica di S. Maria in Cosmedin a Roma, Già De Rossi ravvisava che il senso dell’epigrafe non deve
in Hortus Artium Medievalium, VI (2000), pp. 143-156. essere circoscritto alla cattedra, ma: « L’opus ceptum perfectum di
7
J. OSBORNE, The Tomb of Alfanus in Santa Maria in Cosmedin, che parla l’iscrizione è tutta l’abside nel cui centro essa sta », DE
Rome, and its Place in the Tradition of Roman Funerary Monumen- ROSSI, Musaici Cristiani e saggi cit., f. 142. Su questa interpretazione
ts, in Papers of British School at Rome, LI (1983), pp. 240-247; I. concordava anche W. OAKESHOTT, The Mosaics of Rome from the Third
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l’arte sepolcrale in Italia, Roma, 1985, pp. 143-210. to del termine perfecit si veda sopra cap. I, p. 4, nota 26.
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INDICI
INDICE DEI MANOSCRITTI

BRUXELLES LONDON

Bibliothèque Royale « Albert Ier » British Library


14024-14028: 6 n. 41 Add. 30337: 27 n. 80, 55, 56 n.155
Cotton Claudius B.IV: 19 n.19

CAVA DEI TIRRENI (SALERNO) British Museum

Archivio e Biblioteca della Badia Harley 1527: 70 n. 51

Arca XIII, n. 142: 19 n. 26


ATHOS

CITTÀ DEL VATICANO Dionysiou

Biblioteca Apostolica Vaticana 587: 29 n. 90

Barb. lat. 587: 66 n. 9


Barb. lat. 592: 27 n. 80, 29 n. 90, tav. XXb MONTECASSINO (FROSINONE)
Barb. lat. 2783: 14 n. 24
Ottob. lat. 175: 9, 55, 57 n. 192, 71 Archivio e Biblioteca dell’Abbazia
Vat. lat. 592: 28, 29 n. 90 99: 34 n. 137, 36
Vat. lat. 629: 9 n. 79, 57 n. 193 100: 34 n. 137
Vat. lat. 1202: 13 103: 34 n. 137
Vat. lat. 1351: 9 n. 78 106: 34 n. 137
Vat. lat. 2738: 17 n. 7 107: 34 n. 137
Vat. lat. 3784: 27 n. 80, 73 n. 73, tav. XIVb 115: 34 n. 137
Vat. lat. 4885: 9 n. 78 125: 34 n. 137
Vat. lat., 5408: 50 n. 118 442: 24 n. 52
453: 28 n. 81, tav. XXa
Biblioteca Apostolica Vaticana: Archivio Capitolare di S. Pietro 462: 34 n. 137
A.1: 66 n. 9 Exultet 2: 56, 73 n. 73

EL ESCORIAL MOSCA

Real Biblioteca de San Lorenzo de El Escorial Biblioteca Universitaria


B.I.2: 70 n. 51 2280: 29 n. 90

GENT MÜNCHEN

Centrale Bibliotheek der Rijksuniversiteit Bayerische Staatsbibliothek


1125: 40 n. 25, tav. VIa Clm 14000: 28 n. 82
102 INDICE DEI MANOSCRITTI

PARIS TROIA (FOGGIA)


Bibliothèque Nationale Archivio Capitolare
Coislin 79: 29 n. 90 Exultet 3: 73 n. 73
lat. 1141: 28 n. 82
lat. 8850: 28 n. 82
lat. 12135: 75 n. 82
WASHINGTON
ROMA Dumbarton Oaks Collection
Basilica di S. Giovanni in Laterano 368 (olim Pantocrator 49): 29 n. 90
A 80: 4, 8
Abbazia di S. Paolo fuori le mura
s.n.: 28 n. 82 WIEN
Biblioteca Casanatense
Österreichische Nationalbibliothek
Cod. TX. XXI. XI, 10: 8 n. 65
908: 66 n. 9
Biblioteca Vallicelliana
A.2: 66 n. 9

WINDSOR
PERUGIA
Biblioteca Comunale Augusta Windsor Castle Royal Library

L.59: 66 n. 9 drawing n. 10345: 18 n. 13


INDICE DEI NOMI, DEI LUOGHI E DEI SOGGETTI

Le indicazioni topografiche quali vie, palazzi e chiese si riferiscono sempre alla città di Roma, salvo quando diversa-
mente specificato.
I soggetti riguardanti decorazione, architettura, arredamenti ecc... sono stati inseriti sotto la voce della chiesa o dell’e-
dificio corrispondente.
I singoli animali sono stati inseriti sotto la voce Animali. La voce Iscrizioni contiene i riferimenti alle epigrafi
menzionate.

Aceto, Francesco, 12 n. 102 53, 54, 55, 56, 57 e n. 196, 60 e n. 226, 75, 77, 78, 79,
Acrostico, 66 iconografia, 41, 43, 55, 78, tav. XXIVa
Adalberto il Samaritano, 35 -36 n. 149 De arca Noe, 74
Aenigmata, 66 Exameron (Esamerone), 42 n. 47, 43 n. 49, 51, 54 n.
Alberico di Montecassino, 5-6, 6 nn. 43-44 e 46, 7, 35-36, 161, 58-59, 74, 75 n. 82
n. 35, 81 Amos, profeta, tav. IIb
Dictaminum radii, 6 Anastasio IV, papa, 8 n. 70
De corpore Christi, 6 Anastasio, cardinale di S. Clemente, 4 e nn. 25 e 27, 5, 8
Flores rhetorici, 6 n. 45, 35-36 e n. 150 n. 67, 80, 81
Agostino, vescovo di Ippona, santo, 14 n. 120, 34, 46, ico- Andrea di S. Vittore, 28
nografia di, 54, 55, 69, tav. IXa Animali: airone (ardea, herodius, Herodio), 46 e n. 73, 52,
Enarratio in Ps. LXIII, 49 n. 110 60 n. 225, 61-62, tav. XXVIIIb
Enarratio in Ps. XC, 49 n. 110 beccafico, 58 e n. 200, tav. XXVIb
Enarratio in Ps. CI, 54 nn. 166-167 capra, 51
Tractatus adversus Iudaeos, 69 nn. 34 e 37 cervo, 38, 45 e n. 69, 46, 47, 51 e n.128, tav. XXIIIa
Albero, chiocciola, 51-53 e nn. 133, 135, 138, tav.VIIIa
con utensili, iconografia, 52, tav. VIIIb cicogna, 52, 59-60 e nn. 221, 226, 227, 61, 62, 79,
della vita, 43-44, 74-75 tav. XXVIIa
dai frutti buoni e cattivi (arbor bona et mala), 70, civetta (gufo, nycticorax, noctua), 53-54 e n. 163, 55,
tav. VIa 56, 57, 62, 59, 69 e n. 38, tav. XXVa
iconografia del, 44-45 colombo, 44-45, 43 n. 54, 44 nn. 61-62, 60, 58, 61,
peridexion, 43 n. 54, 67 tavv. XIIIa, XXIIb
quale vigna, 69 coniglio, 37, tav. XXIb
schema ad, 39-40 e n. 23, 74, 77, tav. VIa, vedi an- cornacchia, 60 e 227, 61, 79, tav. XIIb
che Mnemotecnica corvo, 53, 59 e 216, 79
Albino, cardinale, 31 delfino, 57, 58 e n. 199
Ordines, 33 fagiano, 52
Alessandro II, papa, 8 falco (sparviero, accipeter), 49 e 109, 53, tav. XXIIIb
Alessandro III, papa, 33 folaga (fulica), 45, 46 e n. 73
Alessio, santo, iconografia di, 41, 65 gallo (gallina), 37, 51, gallina con pulcini, 49 e nn.
Alfano I, 11,12, 13 n. 105, 20 e n. 28, 24, 35 e n. 146, 71, 107-109, 49 n. 112, 53, tavv.VIIIa, XXIIIb
vedi anche Iscrizioni gazza (pica), 61, 79, tav. XXVIIIa
Alfano, camerario di S. Maria in Cosmedin, 81 germano reale, 46 e n. 74
Amalfi, Duomo di, 25 gru, 52-53 e n. 144, 60 n. 225, 62
Ambrogio, vescovo di Milano, santo, 42-43, 46 n. 73, 49, larva d’insetto, 51
104 INDICE DEI NOMI, DEI LUOGHI E DEI SOGGETTI

lepre (vedi coniglio) De ornamentis ecclesiae, 38 e n. 9, 39 e n. 17, 47 n.


lucertola (lacertus, salamandra, saura, stellio), 52, 53, 88, 56 n. 187, 62 n. 262
tav. IXa De sacramentis ecclesiae, 7 e n. 59, 31 n. 111, 33 n.
lumaca, 51-52 nn. 137-138 127, 38 e n. 10, 75 e n. 84
pappagallo (psittacus), 61 De sacrificio azymo ad Leone Monachum, 33 n. 120
passeraccio, 42 Epistola XIX, Ad Paschalem, 7 n. 56
passero, 61, 62 Expositio in Cantica Canticorum, 51 n. 129, 45 n. 67
passero solitario, 54, 60, 79, tav. XXVIIa Expositio in Ps. CI, 54 n. 164, 60 n. 228, 62 n. 261
pavone, 45, 46, 56 e n. 181 Expositio in Ps. CVII, 56 nn. 186 e 188
pecora, 48, 50, 51 Responsio de statu ecclesiae, 43 n. 59
pellicano, 54 e n. 165, 60, 62-63, tav. XIIIb Sententiae, II, 31 n. 107
pernice, 57 e n. 198, 59, 61, 79, tav. XIb Sententiae, 7, 38-39, 56, 75
pesce, 50-51 e n. 115, 58 e n. 204, 75 Tractatus, 38
picchio (picus), 61
pulcini, 49-50, 53, tav. XXIIIb Cadalo, antipapa, 2, 33
topo (mus) o ratto (rattus), 61, tav. XIIIa Caetani, Giovanni, vedi Gelasio II, papa
serpente, 38, 41, 45, 46, 47, 48, 51, 52 n. 142, 60 nn. Callisto II, papa, 81
225 e 226, 61, 62, tavv. XXIIIa, XXVIIIb Canonici regolari (canonici riformati), 7 n. 61, 32, 53, 55,
sparviero, vedi falco 56, 62, 68-74, 75, 79, 80
tordo, 61 abbigliamento dei, 57 e n. 191
trampoliere, tav. IXa, vedi anche airone, cicogna, gru riforma dei, 7-11
uccelli, simbologia degli, 42, 45, 50 n. 115, 51, 52, Capua:
52 n. 140, 57, 58, 59 Duomo, mosaici (perduti), 12 n. 106, 19, 20, tav. IIIa
verme, 51 e n. 134 Museo Campano, vedi Iscrizioni, Audoalto e Si-
volpe, 50 n. 113 chenolfo
Antigiudaismo, 34, 54, 69, 70-71 e n. 51, 73, 74, 79 Sacello di S. Matrona, 38 n. 3
Antiochia, 67 Carlo il Calvo, re / imperatore, 28 n. 82
Arbor peridexion, vedi Albero
Carlo Magno, re / imperatore, 18 e n. 9
Arbor vitae, vedi Albero
Carmen figuratum, 66
Arte della memoria, vedi Mnemotecnica
Carruthers, Mary, XVIII
Ascesi, 48, 51, 56, 58-59, 62, 74-75, 79
Caserta Vecchia, cattedrale, pulpito, 19 n. 23
Castel S. Angelo, 2
Barclay Lloyd, Joan, 2 n. 10, 3 n. 18 e 21, 4 n. 25, 5, 6 n.
Castel S. Elia, S. Anastasio, ciclo pittorico, 14 e n. 125, 19,
41, 7 n. 61, 12 n. 107, 18 n. 13, 42 n. 42, 57 n. 191
68 n. 26
Baruch, 33
Celio, 2
Basilio, santo, 47
Cencio, camerario e cardinale, 31, 33
Belting, Hans, XVII
Benedetto IX, papa, 8 Ceri, S. Maria Immacolata, 14 e n. 125, 41 n. 36
Benedetto XII, papa, 17 n. 7 Chiese:
Benedetto, canonico di S. Pietro, 31 Battistero Lateranense, vedi S. Rufina
Benedetto da Norcia, santo, 13 n. 120, 62, regola di, 9 e S. Agnese, 38, 47
n. 78, 71, 72 S. Cecilia in Trastevere, 14 e 124, 47, 68 e n. 26,
Beneventana, tipologia grafica, 24 n. 50, 27 vedi anche Iscrizioni:
Beno de Rapiza, 41 e n. 36 S. Clemente, chiesa inferiore, 3, 14 e n. 124, 41, 67,
Benzone, 4 68 n. 26, tav. VIb, chiesa superiore, architettura
Berengario di Tours, 6, 7 e liturgia, 72-74, tavv. Ib, XIVa, schola cantorum,
Bernardo, cardinale di S. Clemente, 9 72, cattedra, 4, 80-81, tav. IIa, sottarco, 11, 37-
Bertelli, Carlo, 14 39, 43, tavv. XXIIa; XXIb, vedi anche Iscrizioni
Bibbie Atlantiche, 13 e n. 116, 14 e n. 120, 19, 28, 56 n. 9, S. Costanza, mosaici, 41, mausoleo 58
66, 71, 73, 78 S. Crisogono, 3, 13, 42
Bibiano, monaco, 4 S. Croce in Gerusalemme, 26 e n. 76, vedi anche
Bisanzio, vedi Costantinopoli Iscrizioni
Boezio, XVIII S. Galla, altare, 80
Bologna, 6 n. 46, 35 n. 149 S. Giovanni a porta Latina, 3, 8
Bologna, Ferdinando, 12 n. 102 S. Giovanni in Laterano, 8, 9, 18, 47, mosaico absi-
Bolzoni, Lina, XVIII dale, 42, 71, Scriptorium, 13, Museo, 4 n. 23, 60
Bonizone di Sutri, 6, 21, 32 n. 226, vedi anche Iscrizioni
Bonne, Jean-Claude, 15, 23 n. 45, 57 n. 199 S. Lorenzo fuori le mura, 2, 14, 27, 38, vedi anche
Braca, Antonio, 11-12, 19 n. 26, 27 Iscrizioni
Breank, Beat, 13 S. Lorenzo in Lucina, 2 n. 13, 5, trono, 3-4 e 3 n.
Bruno di Segni (Bruno di Asti), 7 e n. 54, 22, 30-31, 32, 23, 80-81, vedi anche Iscrizioni
33, 43, 45, 47, 51, 56, 60, 62, 64, 69, 79, 81 S. Marco, mosaico dell’arco trionfale, 17, 18
Commentaria in Joannem, 43 n. 53 S. Maria delle Grazie, 3
De figuris ecclesiae, 30 n. 104, 38-39, 64 n. 273, 69 n. 45 S. Maria in Cosmedin, 14, vedi anche Iscrizioni
INDICE DEI NOMI, DEI LUOGHI E DEI SOGGETTI 105

S. Maria in Domnica, mosaico dell’arco absida- De Rossi, Giovan Battista, 4 n. 27, 11, 41 n. 36, 68 e nn.
le,18, 47, 68 n. 26 23 e 26-27, 81 n. 8
S. Maria Maggiore, mosaico dell’arco trionfale, 17, Desiderio, abate di Montecassino e papa Vittore III, 1, 2,
mosaici del sottarco, 38 n. 3 5 e n. 40, 6 e n. 44, 7, 11, 12, 20, 25, 27, 28 n. 81, 35,
S. Maria in Pallara (S. Sebastianello al Palatino), 14 48, 49, 55, 68, 71, 75
n. 121,18 n. 14 Diagramma medievale, 39-40, 42, 74, 77
S. Maria in Trastevere, 3, 11, 12, 14 n. 124, 37 n. 1, Dictatus papae, vedi Gregorio VII
60 n. 226, 61 Dionigi, pseudo, 47
S. Maria in via Lata, 14 n. 121 Dottori della Chiesa, iconografia dei, 49, 41, 48, 51, 55 e
S. Maria Nova, 8, 11, 12 n. 170, 56, 57, 65
S. Martino ai Monti, mosaico dell’arco trionfale, 18 Dramma dei profeti, vedi Quodvulteus
S. Nicola in carcere, ciclo pittorico, 14 e nn. 121 e
124, 19 Ebrei, vedi Antigiudaismo
S. Paolo fuori le mura, mosaico dell’arco trionfale, Ekkehard d’Aura, 21
17, 18, 27, mosaico dell’arco absidale, 60 n. 226, Enrico IV, imperatore, 1, 2, 6
porta di bronzo, 19, 25-26, tav. Va, vedi anche Enrico V, imperatore, 7, 72.
Iscrizioni Epigrafia, XVI, “alla greca”, 24-27, 29-30, 78, tavv. IVb,
S. Pietro, 8, 56 n. 9, 72 Va, XVIIIb, XIXa, vedi anche Iscrizioni
S. Prassede, 47, 68 Eroti, simbologia degli, 41, 57 n. 199, 58, tavv. XIIa; XXIb
S. Pudenziana, mosaico absidale, 42, pitture, 14 e Esametro leonino, vedi Cursus leoninus
124, 22, tav. IVa Esmeijer, Anna C., 40
S. Rufina, 44, 46, 50 e n. 123, 60 n. 226 Eucherio di Lione, 54 n. 163
S. Salvatore in Primicerio, vedi Iscrizioni Eufemiano, iconografia di, 41
S. Silvestro, 3 Exultet, rotoli di, 24, 26-27, 28, 29, 55, 56, 73 n. 73, 75, 78,
S. Stefano Rotondo, 42, 47 tavv. XIVb, XXb, XXVIa
S. Susanna, mosaici (perduti), 17, 18 Ezechiele, profeta, 70
S. Urbano alla Caffarella, 14 n. 121
SS. Cosma e Damiano, 38, 47 Favreau, Robert, XVI n. 5, 69
SS. Giovanni e Paolo, 3 Federico di Lorena, vedi Stefano IX, papa
SS. Nereo e Achilleo, mosaico absidale, 42 Fisiologo, vedi Physiologus
SS. Quattro Coronati, 3, 4, 6, 32 n. 116, vedi anche Fontana, Carlo Stefano, 18 n. 13
Iscrizioni Foucault, Michel, XVI
Triclinio Lateranense, mosaico, 17, vedi anche Freedberg, David, XVII
Iscrizioni
Chronicon Casinense, 4, 36 n. 150 Gabbia (uccello in gabbia), simbologia di, 50 e n. 114, 55,
Ciampini, Giovanni G., 12 n. 106, 19, 72, tav. XIVa tav. VIIa
Cicerone, Marco Tullio, XVIII Galeno, 75
Cinquanta, simbologia del numero, 55 Gandolfo, Francesco, 3 n. 23, 5 n. 34, 14 n. 121 e n. 125,
Città del Vaticano 26 n. 76
Musei Vaticani, Pinacoteca, Tavola del Giudizio Garrison, Edward. B., 13
Universale, 27 Gatti, Giuseppe, 4 n. 31
Clemente, santo, 21 e n. 36, 31-32 e n. 119, 74, iconogra- Gelasio II, papa, 5-6 e n. 40, 22, 35, 36 n. 150, 81
fia di, 17, 21-22 e n. 33, 28, 36, tavv. XVIIb, XIXb, VIb Geremia, profeta, 31, 33, 69, iconografia di, 18, 19, 29, 34,
Combattimento moralizzato, 45, 38, 46, 47-49, 51-53, 60 n. 57 n. 198, tav. XVIIIb
226, 62, 79, tavv.VIIIa, IXa, XIIIa, XXIIIa, XXVIIIb Gerhoh di Reichesberg, 22
Concilio: Gerusalemme, 67, tav. XXIXa
di Aquisgrana, 8 Ghezzi, Pier Leone, 17 n. 7
di Brescia (1080), 2 Giacomo minore, 67
di Clermont, 7 Gilberto Crispino, 70
di Roma (1078), 2 Gilberto di Stanford, 51
Lateranense (1059), 7, 52, 59 e n. 219 Giovanni, il Battista, iconografia di, 18 e n. 15
Lateranense (3-8 marzo 1112), 21, 72 Giovanni, evangelista, 42, 46, 69, iconografia di, 10, 17,
Lateranense (8 marzo 1116), 21, 72 18 e n. 15, 20, 38, 41
Conques, Sainte-Foy, statua reliquiario, 66-67 Giovanni da Gaeta, vedi Gelasio II, papa
Corona, simbologia della, 15, 17, 20, 31-32, 38, 63 Giovanni Diacono, 8
Costantino, imperatore, 18, 31 Giovanni Marsicano, 36
Costantinopoli, 11, 25 e n. 59, 27, 68, 78 Girolamo, santo, 9, 14 n. 120, 49, 69, 71, iconografia di,
Croce, iconografia della, 15, 22, 32, 33, 37, 39, 41, 42-45, 41, 54-55
74, tav. XXIIb Graziano Giovanni, vedi Gregorio VI, papa
Crociate, 1, 70 Gregorio VI, papa, 8
Cursus leoninus, 34-35 e n. 143, 66 Gregorio VII, papa, 1-2, 6, 7, 8, 9, 10, 11, 12, 25, 31, 33,
52, 59 n. 219, 80
Dal Pozzo, Lorenzo, 10 n. 89 Dictatus papae, 1, 21
106 INDICE DEI NOMI, DEI LUOGHI E DEI SOGGETTI

Gregorio Magno, santo, 36 n. 150, 49, 52, 55, 58, 60 n. Liber Pontificalis, 2 e nn. 8 e 11 e 13, 3 e nn. 20 e 22, 4 n.
225, 61 n. 225, 63, 67, tav. XXVb 24, 5, 31 n. 110, 32 n. 117, 33 n. 125, 68 nn. 19-20, 71
Guglielmo, duca di Puglia e Calabria, 24 n. 58
Lignum crucis, vedi Croce
Heitz, Carol, XVII Lignum vitae, vedi Croce
Liturgia, XVII, 10, 79, papale e stazionale, 4, 8, 26, 29, 31-
Iacobini, Antonio, 11-12 32, 35, 45, 60, 69, 78, 80
Ildebrando di Soana, vedi Gregorio VII Lobrichon, Guy, 71
Ignazio, vescovo di Antiochia, 67 Lorenzo, santo, iconografia di, 17, 21, 28, 32, 69, tavv.
Ilario di Poitiers, 14 n. 120 IIIb, XVIIa, XXIa
Isaia, profeta, 30, 34, 62, 69, 70, iconografia di, 18, 19, 29, Luca, evangelista, 59, 70, iconografia di, 17
71, tav. XVIIIa Lucca, S. Frediano, 8
Iscrizioni, Lucio II, papa, 26
Alfano I, epitaffio di, 4 e n. 27 Ludovico il Pio, re / imperatore, 8, 9
Audoalto, conte di Capua, epitaffio di, 25
Capua, Duomo, iscrizioni dell’abside (perdute), 36 Machina memorialis, vedi Mnemotecnica
Montecassino, chiesa, decorazione absidale (per- Maestà di Conques, vedi Conques
duta), 71 e n. 62, porte, 25 n. 59 Maria Macellaria, 41 e n. 36
Monte S. Angelo, porte di, 26 e n. 68 Matteo, evangelista, 18 n. 11, 46, 69, 70, iconografia di,
Salerno, Duomo di, 11 e n. 100, mosaico, 19-20 e 17, tav. XVIb
n. 26, 27 Matteo d’Aiello, 12
S. Angelo in Formis, 24, 71, 36, tav. IVb Matthiae, Guglielmo, XIX, 10 n. 89, 11, 22, 41, 68 n. 25
S. Cecilia, abside, 68 n. 20 Missio apostolorum, 18
S. Clemente, epigrafe di Petrus, 4-5 e nn. 31 e 34, Mnemotecnica, XVIII, 28, 35, 39-40, 74
arco absidale, 23-34, 36, 77, 78, tavv. Va, XV, Monreale, cattedrale, mosaici, 12 e n. 102
XVIa-b. XVIIa-b, XVIIIa-b, XIXa-b, XXIa, calotta Montecassino, abbazia, XVIII e n. 25, 1, 4, 5, 7, 11, 12 e n.
absidale, 37, 42, 45, 54-55, 65-75, 77, 79, tavv. 106, 13, 20, 24, 25, 26, 27, 29, 30, 34, 35, 36, 48, 59, 68
IXb, XV, XXIIIa-b, XXIVa, XXVb, XXIXb, chiesa e n. 21, 71, 75, 78, 80-81, porte di bronzo, 25 e n. 59,
inferiore, 65, cattedra, 4 e nn. 26-27, 81 e n. 8, 26, scriptorium, 24, 27, 28 n. 81, 29, 55, 56, 73 n. 73, 78,
tav. IIa vedi anche Iscrizioni
S. Croce in Gerusalemme, pitture navata, 26 Monte S. Angelo, S. Michele, porte di bronzo, 25-26
S. Giovanni in Laterano, chiostro 8 n. 65, mosaico
absidale, 71 e n. 58 Napoli:
S. Lorenzo fuori le mura, arco trionfale, 27 S. Giovanni in Fonte, 38
S. Lorenzo in Lucina, epigrafe di consacrazione di S. Gennaro, catacombe, 46
Leone Ostiense, 3 e n. 23, trono, 3-4 e n. 23 S. Maria in Capua Vetere, cappella di S. Prisco, 46
S. Maria in Cosmedin, trono, 81 Natura, osservazione della, 44, n. 61, 52 n. 140, 79-80
S. Paolo fuori le mura, porta di, 25-26 e n. 73, tav. Nicolaismo, 38
Va, arco trionfale, 27 Nilgen, Ursula, 68
S. Prassede, abside, 68 n. 19 Nilo, santo, 45 n. 70
S. Salvatore in Primicerio, 4 n. 23 Normanni, 2-3
Ss. Quattro Coronati, 81 e n. 4 Nove, simbologia del numero, 63-64
Sichenolfo, epitaffio di, 25 Oderisio, abate di Montecassino, 25 n. 59
Triclinio Lateranense, arco absidale, 18 e n. 11, 27 Onorio II, papa, 25 n. 59
Isidoro di Siviglia, 9, 51, 53, 54 n. 154, 61, 62 n. 259, 69, 79 Onorio d’Autun, 63-64
Etymologiae, 52 n. 140, 58 n. 204, 60 n. 227 Ordo officiorum Ecclesiae Lateranensis, 9, 30
Oro, simbologia del, 22, 28 e n. 82, 30, 33 e n. 121, 41,
Jacobus, vedi Giacomo minore 46-47

Kitzinger, Ernst, 11 e n. 120, 12, 20 n. 27 Pace, Valentino, 12 n. 105, 19 n. 21, 20 n. 27, 60 n. 226
Krautheimer, Richard, 2, Padri della Chiesa, vedi Dottori della Chiesa
Paesaggio nilotico, iconografia del, 46
Lamberto di S. Omer, 40, 69-70 Panofsky, Erwin, XVI
Liber floridus, 40, 70, tav. VIa Palazzo Lateranense, camere di consiglio, 14 e n. 124
Latte, simbologia del, 51 Paolo, apostolo, 14 n. 121, 43, 45, 48, 51, 58, 71, 79; icono-
Leone, monaco, 32 grafia di, 17 e n.5, 18, 20-21 e nn. 30-31, 22, 26, 28, 32,
Leone III, papa, 18 e n. 9, 27 69, tavv. IIIb, IVa, XVIIa, XXIa
Leone IX, papa, 5, 8, 14 n. 121 Lettera ai Colossesi, 48
Leone Magno, 35 Lettera ai Galati, 32, 69
Leone Ostiense (Leone Marsicano), 3 e n. 22, 5 e n. 39, Lettera ai Romani, 32, 48, 69
36, 80, 81 Pantocrator, iconografia del, 10, 18, 20, 21, 22, 32, 38, 64,
Chronicon casinense, 4 e n. 28 tav. XVIa
Translatio sancti Clementis, 4 e n. 29 Pantaleone di Mauro, 25
Liber miraculorum sanctae Fidis, 61 n. 242, 66 e n. 11 Panvinio, Onufrio, 4 n. 27, 8 n. 65, 50
INDICE DEI NOMI, DEI LUOGHI E DEI SOGGETTI 107

Pasquale I, papa, 68 metonimia, 38


Pasquale II, papa, 1-3 e n. 23, 4 e n. 24, 5, 7 e n. 56, 8, 22, ornatus, 38-39, 45, 74
32, 36, 72, 73, 80 e n. 3, 81 stile, 22-23, 41, 74, 78
Pastori, iconografia dei, 50 e n. 123, 51, tav. VIIb Rhetorica ad C. Herennium, XVIII, 23, 36, 40, 41
Petrus, continuatore dei lavori a S. Clemente, 4-5, vedi Roberto il Guiscardo, 2, 3, 11,12
anche Iscrizioni Rocio, priore di S. Frediano a Lucca, 8
Physiologus, 43 e n. 54, 44, 45 e nn. 63 e 69, 45 e n. 71, 46 Rodolfo l’Ardente, 72
n. 73, 53 e n. 149, 54, 57 n. 196, 62 e n. 259, 63, 75, 79 Romano, Serena, 14
Pier Damiani, 6 e n. 43, 7, 8, 9, 13, 15, 20, 28 n. 81, 33, Romualdo II Guarna, 12
43-44, 45, 46 n. 73, 48-50 e n. 115, 51, 52, 53 n. 149, 55, Rosso, simbologia del colore, 27-28 e n. 82, 33, 36, 45, 55,
56, 59 e n. 219, 62, 63, 70, 72, 79, 80, 81 58, 77, 78
De bono religiosi status et variarum animantium tro-
pologia, 75 S. Angelo in Formis, pitture, 19 n. 22, 24, tavv. IIb, IVb,
De gloria Paradisi, 55-56 vedi anche Iscrizioni
Pierleoni, famiglia, 5 Salerno, Duomo, 11-12 e n. 100, ambone di Guarna, 19,
Pietro, apostolo e primo papa, 4 e nn. 33-34, 21, 32-33, n. 23, mosaici, 19-20, 24, 27, vedi anche Iscrizioni
67, 74; iconografia, 17 e n. 4, 18, 20-21 e nn. 30-31, 22, Scaccia Scarafoni, E., 68
26-27, 28, 36, 77, tavv. Vb, XVIIb Schema, vedi Diagramma medievale
Pietro Diacono, 5, 6, 35, 36 n. 150 Schema ad albero, vedi Albero e Diagramma medievale
Pietro Mallio, 31 Scrittura “alla greca”, vedi Epigrafia
Pietro Pisano, 5 Sergio II, papa, 71 n. 59
Plinio il Vecchio, 75 Sergio III, papa, 71
Pozzi, Giovanni, XVII, Sessa Aurunca, pulpito della cattedrale, 19 n. 23
Pravilegio, 7, 21-22, 72 Silvestro I, papa, 31 e n. 111, 33
Profeti con rotolo, iconografia dei, 18-20, 78 Simonia, 38
Sinodo, vedi Concilio
Quodvultdeus, vescovo di Cartagine, iconografia di, 46 Sisinnio, iconografia di, 41
Sermo contra Iudaeus, Paganos et Arrianos, 33-34, 36 Speciale, Lucinia, 12 n. 105
Stefano IX, papa, 13, 26
Rabano Mauro, 66, 79 Stroll, Mary, 5 n. 34, 68
Allegoriae in universam sacram scripturam, 62 n. 253
De universo, 53 n. 147, 54 n. 160, 58 n. 204, 60 n. Technopaignion, 66
225, 61 n. 239, 62 n. 252 Telesko, Werner, 14
Raniero di Bleda (o di Galeata), vedi Pasquale II, papa Terra Santa, 67
Ravenna, S. Maria in Porto, 8, Mausoleo di Galla Placi- Thümmel, Hans Georg, 15, 22
dia, 38 n. 3, 46 Torriti, Jacopo, 42
Ravello, pulpito di S. Giovanni del Toro, 19 n. 23 Toubert, Hélène, XV, 11 e n. 100, 41 n. 35, 42, 45, 48 n.
Regola di Aquisgrana, 9-10 92, 52 e n. 139, 56, 68 e n. 27
Regola di san Benedetto, 9, 71-72 Tuscania, S. Pietro, 14
Regula Gregorii papae VII pro Canonicis regularibus, 9 Ugo Candido, 2
Reliquie, 3, 4 n. 23, 67-68 e n. 21, 71 n. 59, nel mosaico, Ugo di S. Vittore, 75
15 e n. 127, 66-68, 71 Urbano II, papa, 1, 5, 7, 33
Restauri, del mosaico, 10-11, 15, 29 n. 91, 66 n. 4, 68 n. 26
Retorica, XVIII- XIX, 34-36, 23, 70 Versus intexti, 66
ars dictaminis (ars dictandi), XVIII, 6, 34-36, 78, vedi Verso leonino (Versus leonini), vedi Cursus leoninus
anche Adalberto il Samaritano e Alberico di Via Labicana, 2
Montecassino Via Maior, 2, 8
colores rhetorici, 23, 36 Vigna (vite), simbologia della, 31, 34, 37, 39, 43, 42, 46,
compositio, 40, 78 47, 57, 64, 67-69 n. 27, 73, 78
enfasi, 36, 58-59 Vittore III, papa, vedi Desiderio
exemplum, XIX, 48-49, 74, 78 Vittorino, XVIII
genera dicendi, XVIII, Volta celeste, 10, 56, 58, 62, 63-64, 75, tav. XXIXa
imagines agentes (o rerum), 48, 74, 77
inventio, 40, 78 Wilpert, Joseph, 11
Studi e Ricerche di Archeologia e Storia dell’Arte

1. C. GIOSTRA, L’arte del metallo in età longobarda. Dati e riflessioni sulle cinture ageminate
2. S. PANTI, Firenzuola e Perchia: due castra rurali nell’antica signoria degli Arnolfi
3. San Vincenzo al Volturno 3: the Finds from the 1980-86 Excavations, edited by J. MITCHELL and I. L.
HANSEN
4. F. DELL’ACQUA, « Illuminando colorat ». La vetrata tra l’età tardo imperiale e l’alto medioevo: le fonti,
l’archeologia
6. B. BRENK, Architettura e immagini del sacro nella tarda antichità

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