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GUIDO

MAZZOTTA

''
Guido Mazzotta

TEOLOGIA ARISTOTELICA
E METAFISICA
DELL'ESSERE
Ermeneutica tomista di Metafisica Lambda

Urbaniana University Press


Recentibus
veteribusque
discipulis
ac electissimis
amicis

Con approvazione ecclesiastica

ISBN 88-401-8068-0
© 2000 Urbaniana University Press
00120 Citta del Vaticano
via Urbano VIII, 16 - 00165 Roma
tel.: 06.6988.1745/2182 fax: 06.6988.2182
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La traduzione, l'adattamento totale o parziale, la riproduzione con qual-


siasi mezzo (compresi i microfilm, i film, le fotocopie), nonche la memo-
rizzazione dettronica, sono riservati per tutti i paesi.

In copertina: in primo piano, testa di Aristotde (I sec. d.C.)

Finito di stampare nel mese di novembre 2000 dalla lipografia Citta Nuova della PA.M.O.M.
00148 Roma- via San Romano in Garfagnana 23- tel. 06.65.30.467
INDICE

INTRODUZIONE . . . . pag. 11
1. La teologz"a arzstotelz"ca .. » 11
2. Teologz"a arz"stotelz"ca e meta/zsz"ca del tez"smo » 15
3. Tommaso e illibro Lambda . . .. .. . . . » 20
4. Tommaso interprete di Arz"stotele . .. . . . » 25
5. Eszstenza di Dio e possibzlz"td di una creazio-
ne eterna ...... ... . .... . » 29
6. Essere tomzstico e atto arzstotelico » 36
7. Dio e il mondo . . . . . . . . . . . » 41
8. Dio ela sua stessa vita » 46
9. Pluralitd delle sostanze immaterialz" . » 51
10. Il Pensiero di Pensiero . . » 55
11. Arzstotele nella storiogra/z·a speculativa di
Tommaso . . . . . . . . . . ... » 60

AVVERTENZA . . . . . . . . . . . . . .. . . . . . .. . » 67

lL COMMENTO D1 TOMMASO

Lezione prima
METAF1SICA E INDAGINE SULLA SOSTANZA » 69

Lezione seconda
LA DIVISION£ DELLA SOSTANZA . » 75
--
8 lndice lndice 9

Lezione terza 0RIENTAMENTI BIBLIOGRAFICI . . pag. 215


LA FOR!V1A E ll.. SUO MODO DI ESSERE pag. 87
1. ll commento di San Tommaso alia Meta/i-
sica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 215
Lezione quarta
1.1. Testo, cronologia, traduzioni, strumenti » 215
CAUSE E PRINCIPI DELLE COSE » 97
1.2. Tommaso, Aristoteles Latinus, aristotelici
medioevali . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 218
Lezione quinta
1.3 . Tommaso interprete della Metafisica ari-
DIMOSTRAZIONE DELLA ESISTENZA DI Dro » 115
stotelica . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 223

Lezione sesta
2. Metafisica Lambda di Aristotele . . . . . . » 228
lL PRIMATO DELL' ATTO E L'ESISTENZA DI DIO . » 123
2.1. Testo, traduzioni, commenti, strumenti . » 228
2.2. Teologia aristotelica . » 230
Lezione settima
2.3. La metafisica aristotelica » 233
LA PERFEZIONE DI Dro . » 137

Lezione ottava
lL PENSIERO E LA VITA OTTIMA ED ETERNA DIDIO » 147

Lezione nona
UNIT A E PLURALITA DELLE SOSTANZE IMMATERIAL! » 157

Lezione decima
LE DOTTRINE ASTRONOMICHE . » 169

Lezione undecima
lL PENSIERO DI PENSIERO » 185

Lezione dodicesima
LA BONTA DIDIO E LA CAUSA FINALE . » 197
INTRODUZIONE

Questa traduzione italiana di una parte del cornmento


di Tornmaso d' Aquino alla Metafisica di Aristotele 1 , e preci-
samente al dodicesirno libro o libro Lambda, pur nella sua
parzialita e certamente una prirnizia. Ma il suo interesse cre-
do abbia ragioni meno estrinseche. Si presenta all' attenzio-
ne e allo studio un testo irnportante del Medioevo cristiano,
che a sua volta vive come esercizio di lettura creativa d'un
n
testo decisivo della filosofia. titolo in:tende mettere in ten-
sione i due poli tematici che giustificano senso e finalita di
questo lavoro di teologia filosofica.

1. La teologia aristotelica
Lambda, illibro "teologico" per eccellenza 2 , forse an-
che tra i piu anti chi tra quelli confluiti nella Meta/isica 3,

1
I libri o trattati della Meta/isica di Aristotele sono quattordici e
abitualmente si distinguono con il numero ordinale o con le lettere del-
l'alfabeto greco. ll commento di Tommaso si ferma al dodicesimo.
2
G. REALE, It concetto difiloso/ia primae l'unita della Meta/isica di
Aristotele, 6 ed., Vitae pensiero, Milano 1994, 259; R. BontOs, Anstote
et la Theologie des Vivants Immortels, Les Belles Lettres, Paris 1992 (su
cui si veda L.-A. D ORION, Aristote et !a Theologie, in "Revue Philosophi-
ques de Louvain" 91, 1993, 620-640); L. ELDERS, Aristotle's Theology,
Van Gorcum, Assen 1972; J. PEPIN, Idees Grecques sur !'Homme et sur
Dieu, Les Belles Lettres, Paris 1971 (su cui cf. R. BontOs, En marge de la
Thiologie aristotelicienne, in "Revue Philosophique de Louvain" 91,
(1975), 5-33).
3 W. JAEGER, Aristoteles. Grundlegung einer Geschichte seiner

Entwicklung, Berlin 1923; trad. it. a c. diG. C ALOGERO, Anstotele. Prime


I
I

12 Guido Mazzotta lntroduzione 13

presenta la teologia elaborata da Aristotele negli stessi anni studiosi 5. E questo giustifi.ca ampiamente l'utilizzo del lem-
del dialogo perduto De philosophia e mai piu abbando- ma teologia aristotelica cbe compare nel nostro titolo.
nata 4 • n famoso libro aristotelico si compone infatti di dieci Per indicare questa impresa estrema e decisiva della ra-
capitoli, in due blocchi di cinque capitoli ciascuno. Ma l'e- gione umana, appunto la· ricerca di Dio, Aristotele usa l'e-
stensione dei due blocchi e ineguale, risultando il Secondo spressione prote philosophia, filosofia prima, o anche theo-
blocco tre volte piu esteso rispetto al primo, e quasi indica logi'a, non il termine "metafisica" che non appartiene al suo
gia materialmente dove occorra ricercare il centro di gra- vocabolario. ll libro sesto o Epsilon della Metafisica provve-
vita e !'interesse maggiore dellibro. Infatti il primo blocco, de la tripartizione delle discipline teoretiche: la fisica o fila-
ossia i capitoli 1-5 che trattano della sostanza sensibile e sofia naturale, la matematica e la filosofia prima o teologia 6.
riassumono i libri settimo e ottavo della Meta/isica oltre che La tripartizione, ripresa da Boezio, esercita influenza deter-
i primi due libri della Fisica, funge da preludio ai rimanenti minante sulla concezione medioevale della filosofia e, per
cinque capitoli. Lo dice esplicitamente il capitola primo quello che qui ci interessa, su Tommaso il quale da giovane
quando annuncia il tema della ricerca delle cause prime commenta analiticamente il boeziano De Trinitate rna poi lo
della sostanza, sviluppo e compimento della scienza del- oltrepassa quando stabilisce che per lo statuto della metafi-
l' ente in quanto ente. sica non il grado di astrazione decide rna la separazione 7. In
I capitoli dal sesto al decimo di Lambda rivolvono ap- questo quadro, 1'Aquinate distingue due tipi di teologia o
punto intorno alia sostanza soprasensibile, immobile ed eter- scienza divina. La prima considera come suo oggetto pro-
na, e rispondono cos! alia domanda se oltre alia sostanza mo- prio non le realta divine rna l' ente in quanto ente, e Dio vi
bile ne esista anche una immobile. La domanda e posta nei rientra come principia e causa dell' ente in quanto ente: e
gia citati libri settimo e ottavo, ai quali si rialiaccia esplicita- questa e appunto la teologia elaborata dai filosofi e che con
mente il capitola sesto di Lambda che inizia la trattazione altro nome si chiama metafisica. lnvece l'altra teologia, quel-
del tema teologico. Sulla caratterizzazione teologica di Meta- la che considera le cose divine in se stesse, abitualmente si
fisica Lambda si registra del resto unanime consenso tra gli chiama sacra doctrina poiche si basa sulle Scritture rivelate 8 .

linee di una storia della sua evoluzione spirituale, La Nuova ltalia, Firenze ~ G. REALE ritiene di registrare una sola eccezione e la individua nel
1935. Per una rassegna delle reazioni alia teoria di Jaeger si veda E . saggio diD. COMPOSTA, Studi aristotelici. II tema dellibro XII della Meta-
BERTI, La filoso/ia del primo Aristotele, Padova 1962 e, piu recentemente, /isica, in "Sapienza" 10 (1957 ), 71-90, peril quale l'intento dellibro "non
Aristotele nel novecento, Laterza, Bari 1992, 15-43. Cf. anche dello stesso e direttamente teologico" rna piu precisamente archeologico poiche svol-
autore, L'unitti del sapere in Aristotele, Padova 1965. ge una "indagine dei principi della sostanza" (corsivo rnio).
6 Epsilon 1, 1026all-16. La tripartizione e ripresa nellibro Kappa
4
Cosi M. VEGEITI, L'Anstotele redento di Werner Jaeger, in "ll Pen-
siero" 17 (1972), 7-50: l'articolo, discutibile perle sue movenze ideologi- 7, 1064a30-b6.
che, coglie tuttavia correttamente il significaro complesso dellibro di}AE- 7 Ci permertiamo di rinviare al nostro Forza e debolezza del pensiero.
GER che intende mostrare la presenza della teologia nel pensiero di Ari- II commento di Tommaso d'Aquino al De Trinitate di Boezio, Rubbettino,
stotele sino alia fine del suo sviluppo. BERTI ritiene che esistano chiari in- Messina 1996. Cf. anche In VI Metaph ., lect. 1, n. 1163.
dizi della volonta di Aristotele di inserire illibro nella stesura definitiva 8 Cf. Super Boetium de Trin. q. 5, a. 4 (ed. Leonina 154a-b): quamuis

della Metafisica facendone, insieme coni libri Me N, il culmine (Pro/ilo sint in se maxime nota, tamen inrellectus noster se habet ad ea ut oculus
di Aristotele, Studium, Roma 1993, 225). noctue ad lucem solis, ut dicitur in II Metaphisice, per lumen naturalis
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lntroduzione 15
14 Guido Mazzotta

2. Teologia aristotelica e meta/isica del teismo


La preziosa distinzione ha come bersaglio polemico Aver-
roe e, contra ogni arroganza razionalista, tiene fermo che non La complessa storia della recezione della teologia ari-
puo darsi scienza umana che abbia Dio come oggetto suo stotelica in terra cristiana conosce tempi lunghi e muove da
proprio. Ma la distinzione contiene pure una valenza positiva, antiche diffidenze. Basti dire che gia intorno al220 dell'era
poiche afferma che la ragione metafisica deve osare di piu e cristiana un discepolo di Ireneo di Lione, Ippolito Romano,
assecondare l'audacia che lee propria, e dunque non puo rin- menziona slla formula teologica della cogitatio cogitationis o
chiudersi e svolgersi esclusivamente come ontologia, astenen- "Pensiero di Pensiero" rna solo per confutare la gnosi di Ba-
dosi dal cercare la causa dell'ente in quanta ente. Anzi, per silide, ritenuto seguace di Aristotele 11 ; e che piu tardi un
svolgersi compiutamente come scienza dell'ente in quanto en- Gregorio di Nazianzo, peraltro ben presente alla meditazio-
te, il quale non si fonda da se, 1'ontologia deve sfociare in ne dell' Angelico, vede nella teologia filosofica aristotelica
eziologia e prendere figura di teologia naturale, secondo la (aristotelikos) l'antitesi stessa del "linguaggio da pescatori"
critica-inveramento di Tommaso al progetto aristotelico di (halieutikos, piscatorie) parlato dagli apostoli 12 •
metafisica, di cui si did. "Theologia quam philosophi prose- La formula del "Pensiero di Pensiero", come esplicita-
quuntur" : l'argomento storico qui fatto valere allude certa- zione filosofica di Dio, si impone nel cristianesimo soltanto
mente aile teologie filosofiche svelte da Platone e da Aristote- quando si stacca dal contesto aristotelico e si combina con
le: del prima Tommaso promise agli studenti parigini di com- l'idea neoplatonica dell'Uno 13 . Appare percio di qualche
mentare il Timeo e la morte glielo impedl 9; del secondo lesse utilita volgersi anzitutto alla consistente tradizione ermeneu-
infinite volte e commento infine illibro Lambda 10. tica ch'e fiorita attorno alla teologia aristotelica anche in
ambito neoplatonico e di cui a Tommaso giungono piu che
rationis peruenire non possumus in ea nisi secundum quod per effectus semplici echi, risultandogli noti alcuni autori e i loro testi.
in ea ducirnur. Et hoc modo philosophi in ea peruenerunt, quod patet
Rom. 1 "Inuisibilia Dei per ea que facta sunt intellectu conspiciuntur";
uncle et huismodi res diuine non tractantur a philosophis nisi prout sunt sofica e internamente e radicalmente ordinata alla conoscenza di Dio. Cf.
rerum omnium principia, et ideo pertractantur in ilia doctrina in qua po- CG 1 4 (Ad cognitionem eorum quae de Deo ratio investigare potest,
nuntur ea que sunt communia omnibus entibus, que habet subiectum ens multa' praecognoscere oportet: cum fere totius phil~sophia~ consi~eratio
in quantum est ens. Et hec scientia apud eos scientia diuina dicitur ... ad Dei cognitionem ordinetur) e CG 3,25 (Ipsa pnma philosoJ?hia. tot.a
Sic ergo theologia siue scientia diuina est duplex: una in qua consi- ordinatur ad Dei cognitionem sicut ad ultimum finem uncle et sc1ent1a di-
deratur res diuine non tamquam subiectum scientie, sed tamquam princi- vina nominatur). Ma il tema gia si rinviene nel giovane baccelliere quan-
pia subiecti, et talis est theologia quam philosophi prosequuntur, que alio do commenta le Sentenze di Pietro Lombardo (In III Sent. d. 24, q. 1, a.
nomine metaphisica dicitur; alia uero que ipsas res diuinas considerat 3, sol. 1: omnis fere philosophia ad divinorum cognitionem ordinatur). .
propter seipsas ut subiectum scientie, et hec est theologia que in sacra 11 IPPOLITO ROMANO, Re/utatio omnium haeresium (nota come Phz-
Scriptura traditur. losophumena) VII, 21, PG 16, 3304.
9 Cosi risulta dalla commossa lettera inviata, alla notizia della morte 12 Cosi GREGORIO DI NAZIANZO, Or. 23, 12, edd. J. M OSSAY e G.
dell' Angelico, dalla facolta parigina delle arti al capitolo generale dei do- LAFONTAINE, SCh 270, 304-5. n gioco delle antitesi continua con ekkle-
menicani, raccolto in Lione: M.H . LAURENT, Fontes vitae S. Thomae, in siastikos all'ouk agoraios e con o/elimos all'ouk epideiktikos.
"Revue Thomiste" 31 (1937), 585 (cit. da C. FABRO, Partecipazione e cau- 1J W BEIERWALTES, Pensare !'Uno . Studi sulfa filoso/ia neoplatonica e
sa/ita, Sei, Torino 1960, 306, n. 3). sulla storia dei suoi in/lussi, a c. di M.L. G ATTI, Vita e pensiero, Milano
10
L'interesse dell'Angelico per le teologie filosofiche di Platone non 199 1.
meno che di Aristotele nasce dal convincimento che l'intera ricerca filo-
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16 Guido Mazzotta lntroduzione 17

Di certo egli non conosce Temistio che nel quarto secolo ha losofo Dio fosse causa non solo finale rna pure efficiente del
parafrasato Metafisica Lambda andata perduta nell'origina- mondo. Nella stesso proernio, oltre che di quello di Simpli-
le greco come nella traduzione araba. Qui se ne fa cenno cia, Tommaso parla dei commenti del maestro di Proclo,
perche, tra i commentatori di Aristotele, proprio in lui si quel Siriano anch'egli autore d'un commento alla Metafi-
rinviene per la prima volta e con grande nettezza l'idea del sica 17 , e di Alessandro d' Mrodisia, il piu insigne dei com-
Dio aristotelico che pensa tutte le cose pensando se stesso. mentatori di Aristotele nell' antichita al quale si attribuisce
La formula proviene da Plotino 14 , rna avra irnmensa fortuna pure un commento alla Meta/zsica, andato perduto 18 : Tom-
e si ritrovera, oltre che in Proclo, anche in Avicenna, Aver- maso ne ha notizia tramite Averroe che ne riporta ampi
roe, Maimonide e, appunto, in Tommaso 15. Si puo invece frammenti e soprattutto vi si ispira, in particolare, per il
congetturare che all'Angelico sia noto il grammatico e dia- commento a Lambda 19 .
lettico Giovanni Filipono, un cristiano della prima meta del Si tratta di autori che, a eccezione di Temistio e di Ales-
sesto secolo che commenta il De anima tradotto parzialmen- sandro, appartengono tutti a scuole neoplatoniche 20 , nel cui
te da Guglielmo di Moerbeke nel1268. ambito avviene la formazione culturale di Boezio, fonte tra
ll corpus tomistico consente di andare oltre le congettu- le piu importanti di Tommaso e di tutto il Medioevo, che si
re, del resto piu che probabili. Basti qui menzionare il com- direbbe "impari a pens are" da lui 21 . L' ambizioso progetto
menta al De caelo et mundo, di poco posteriore a Metafisica boeziano di tradurre in Iatino Platone e Aristotele si riferi-
Lambda. Nel proernio, mentre sta per avventurarsi nell'im- sce storicamente ai programmi del cursus neoplatonico che
presa del suo nuovo commento rimasto anch'esso incom- prevedono lo studio di Aristotele in preparazione all'incon-
piuto, Tommaso recensisce venerandi precedenti esegetici tro con le opere di Platone, al cui vertice erano posti il Ti-
della cosmologia aristotelica. E segnatamente in prima luo- meo e il Parmenide: l'ordine delle opere di Aristotele da stu-
go fruisce della traduzione che ancora Guglielmo in quel gi-
ro di anni compie del commento di Simplicia, il quale cita e
17CAG
fa conoscere allettore tanto il titolo quanta 1'argomento, en- VI, 1.
IS Su ALESSANDRO D' AFROD!SIA, che visse tra secondo e terzo secolo
trambi sintomatici, della Spiegazione della dottrina di Arzsto-
d. C. e influenzo la scuola di PLOTINO, cf. P. D ONINJ , Le scuole, !'anima,
tele su Dio di Ammonia 16 : discepolo di Proclo e a sua volta l'impero: La filosofia antica da Antioco a Platina, Rosenberg-Sellier, Torino
maestro di Asclepio e di Giovanni Filipono, Ammonia e au- 1982, 220-248. Del commento che porta il suo nome (in CAG I , ed. M.
tore d'un commento a Metafisica Lambda andato perduto HAYDUCK) ALESSANDRO D'AFRODISlA e certamente autore dei libri 1-4; il
nel quale, benche pagano, tenta di mostrare come per il Fi- commento ai restanti libri si deve all' anonimo bizantino comunemente
designata P SEUDO-ALESSANDRO.
19 Un frammento riguarda Lambda 7, 1072b16-30. Cf. la traduzio-
1
~ P LOT!NO, EnneadiiV, 4 (28), 2, 11 e V, 3 (49), 6, 5 s. ne, citata infra alia nota 24, di C. GENEQUAJ,'D, p. 161.
1
' J. PINES, Some distinctive metaphysical conceptions in Themistius' zo Esiste infatti un aristotelismo dei non aristotelici che si affianca a
Commentary on Book Lambda and their place in the history of phtlosophy, quello dei commentatori di Aristotele e lo integra. L'indagine su queste
in J. WIESNER (ed.), A ristoteles. Werk und Wirkung. Paul Moraux Gewid- contaminazioni occupa un ruolo sempre piu rilevante nella storiografia fi-
met, 2. Bd., De Gruyter, Berlin-New York 1987, 177-204. losofica. Cf. M. G IGANTE, Kepos e Peripatos. Contributo alia storia dell'a-
16
In de caelo et mundo, Procrmium, ed. SP!AZZJ 5. Cf. SIMPLICIO, In ristotelismo antico, Bibliopolis, Napoli 2000.
De Caelo, I, 8, 277b9-12, Commentaria in Aristotelem Graeca (d'ora in 21 M. GRABMANN, Storia del metoda scolastico, trad. it. a c. di M.
poi CAG) VII, 271. DAL PRA, La Nuova Iealia, Firenze 1980, I, 81.
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18 Guido Mazzotta
lntroduzione 19

diare culmina con l'indicazione degli scritti teologici della


Metafisica 22 • La prospettiva che mira a conciliare le due Averroe 25, universalmente noto, a dirla con Dante 26, come
grandi trad.izioni intellettuali penetra tramite Boezio nel "colui che il gran comento feo" appunto allo Stagirita.
Medioevo latino. Ma infine di Aristotele riesce a trasmetter- Con questi lettori e interpreti Tommaso interloquisce a
gli solo i primi testi dell'Organon tradotti e commentati ap- distanza e li segue, da entrambi mutuando temi e analisi, e
punto da Boezio. L' altro Aristotele, quello dei testi specula- allo stesso tempo li discute e spesso li confuta, e lo fa in no-
tivi e scientifici, entra in Occidente dapprima attraverso le me della ragione, sempre motivando le sue vedute con rin-
parafrasi di Avicenna 23 ; poi con altri testi arabi come il De novate e piu profonde ermeneutiche del Filosofo 27 . L'opera
causis che assimila dementi neoplatonici e li combina con di Tommaso si direbbe rappresenti l'intervento d'un pensa-
l'es_egesi dello Stagirita; infine per mezzo di due grandi let- tore cristiano nel forum delle tre religioni monoteiste che
ton e commentatori medioevali di Aristotele, un ebreo e un soltanto allora riesce a costituirsi con le risorse della filoso-
musulmano. Del prime, il Rabbi Mose Maimonide 24 abbia- fia in un dibattito razionale 28• Tre grandi tradizioni religiose
mo il Dux neutrorum o Guida degli indecisi che tratt~ i temi hanno dibattuto, discusso e dialogato grazie alia filosofia. La
maggiori dell' esegesi religiosa, della metafisica aristotelica e discussione e il dialogo, ripetiamo, prendono spesso figura
della teologia, e che nel tredicesimo secolo influenza forte- di confutazione serrata, resa possibile per il fatto che gli in-
mente i teologi cristiani latini. n secondo e l' arabo andaluso
25_ Di AVERROE (IBN RUSHD, 1126-1198) abbiamo l'esemplare edizio-

ne cnoca del testo arabo, curata dal gesuita M. BOUYGES, apparsa a Bey-
22
A. GHISALBERTI, Percorsi della Metafisica nel Medioevo in "Rivi- rut nel1948 (ristampa nel1973 ). Due traduzioni recenti, l'una francese e
sta di filosofia neoscolastica" 85 (1993), 585-604; ora anche in A. BAUSO- inglese l'altra: Grand commentaire de Ia Metaphysique d'Aristote, traduit
de l'arabe et annote par A. MAlmN, Les Belles Lettres, Paris 1984; Ibn
LA e G. REALE (edd.), Aristotele. Perche la meta/isica, Vita e pensiero, Mi-
lano 1994, 451-470. Rushd's Metaphysics, A Translation with Introduction of C. G ENEQUAND,
23 Su AVICENNA (IBN SINA, 980?-1037) cf. A. DE LmERA, La Philo- Brill, Leiden 1984. Su Averroe si veda 0. LEAMAN, A verroes and his Phi-
sophie medievale, Presses Universitaires de France, Paris 1993, 112-115; losophy, Clarendon, Oxford 1988; R. ARNALDEZ, Ala croisee des trois mo-
trad. it. a c. di F. FERRI, Jaca Book, Milano 1995, 108-114. S. VAN RrEr ha notheismes, cit., 211-245; A. DE LmERA e M. -R. HAYOUN, Averroes et l'a-
curato 1'edizione critica in 3 volumi della versione latina medioevale con verroisme, Presses Universitaires de France, Paris 1992; AA.Vv., Ibn Ro-
una Introduction doctn·nale di G. VERBEKE, del Liber de philosophia prima chd, Maimonides, S. Thomas ou La Filiation entre Foi et Raison , Actes du
sive scientia divina, Louvain-Leiden 1977-1983 . Su Tommaso e Avicenna Colloque de Cordoue, Castelnau-Le-Nez 1994.
26
cf._G.-C. (\NAWATI, Introduzione ad AVICENNA, La Metaphysique du Sht/0, DANTE ALIGHIERI, Inferno 4, 144.
27
Vnn, _Pans 1978, ~3-78. Piu in generale A.-M. GOICHON, La philosophie Un testo, tra i tanti, del De substantiis separatis ne illumina l'atti-
d'Avtcenne et son mfluence en Europe medievale, Paris 1984. tudine allo scavo ermeneutico della intentio Aristotelis: Sed occasionem
24 Per il Dux neutrorum cf. la traduzione di S. MUNK risalente al se- errandi sumpserunt ex demonstratione Aristotelis in decirnosecundo Me-
colo ~Corso ~a di recente ripubblicata: MAIMONIDE, Le Guide des egares, taphysicae. Oportet autem ostendere quod Philosophi intentionem non
Verdier, Pans 1979. Su Maimooide, nato a Cordova nd 1138 e morto al assequunrur (ed. SPIAZZI 44, n . 124; trad. it. a c. di A. LOBATO, Tommaso
Cairo nel1204, cf. M.-R. HAYOUN, Maimonide, Presses Universitaires de d'Aquino. Opuscoli/iloso/ici, Citta nuova, Roma 1989, 220).
28
France, Paris 1987; R.-ARNALDEZ, A la croisee des trois monotheismes. A. DE LmERA, Penser au Moyen Age, Seuil, Paris 1991, soprattutto
Une communaute de pensee au Moyen Age, Albin Michel, Paris 1993, il capitolo 4 sulla "heritage oublie" del pensiero arabo. Piu in generale
247-~75. Su Tomm~so e Maimonide cf. A. WOHLMANN, Thomas d'Aquin sull'incontro dei tre monoteismi e sui pensatori di ciascuna tradizione, ci
e Matmomde. Un dtalogue exemplaire, Cerf, Paris 1988. R. ARNALDEZ, A Ia croisee des trois monotheismes., cit.; R. BRAGUE, Euro-
pe. La voie romaine, Criterion, Paris 1992.
20 Guido Mazzotta lntroduzione 21

terlocutori condividono la medesima ragione 29 . Questa ca araba, in particolare Avicenna. E dunque naturale trovare
evento e storico, poiche si produce in pieno tredicesimo se- tracce della Metafisica aristotelica e del libra Lambda sin
colo quando l'Occidente Iatino scopre Aristotele, chiamato nelle prime opere dell' Aquinate. Non possiamo che lirnitar-
il Filosofo per antonomasia. Ed e storico altresi in altro du- ci a qualche sondaggio significative e subito segnalare nove
plice sensa: anzitutto, perche addita prospettive e condizio- luoghi del libra Lambda espressamente citati nel Contra
ni del dialogo interreligioso che, a partire da quello tra le Gentiles.
grandi religioni monoteiste, ha sempre bisogno d'una sorta n luogo piu citato e il capitola decimo, precisamente le
di complicita affettiva o quasi continuita con la ragione na- prime righe (1075all -15) che mettono a tema l'ordine del-
turale; in secondo luogo, perche segnala a ogni generazione l'universo. Tommaso ne utilizza riferimento e tematica in
credente illivello di profondita in cui finalmente si adempie cinque passi: in 1, 70 §4, dove dice che Dio conosce le natu-
il compito missionario, ossia quello di mostrare nella fede re piu nobili e dunque anche l'ordine dell'universo, e in fan-
I' aliargamento dei limiti della ragione. Solo nella circolarita do al capitola esclude che questa sia incompatibile con la
nuziale di ragione e fede il dialogo missionario trova il suo dottrina del capitola nono di Lambda, come fra poco si
habitat e la sua fecondita. dira; in 1, 78 §4, dove insegna che Dio vuole il bene, sia
quello che consiste nell'ordine di tutto l'universo in relazio-
3. Tommaso e illibro Lambda ne a lui sia quello che consiste nell'ordine reciproco delle
sue parti; in 1, 85 §4, come testa di appoggio alia tesi che
ll confronto di Tommaso con la lezione aristotelica co- per l'ordine dell'universo e la sua perfezione si esige che ci
mincia ben presto. Quand'egli giunge all'universita di Pari- siano cose contingenti; in 2, 23 §6, dove argomenta che l'u-
gi, nel1252 o forse ancora prima 30 , nei programmi della fa- niverso non e un prodotto del caso rna e ordinate a un bene,
colta delle arti si trova gia inserito il corpus aristotelico aliora per cui Dio agisce per un fine e non per necessita di natura;
conosciuto 31 . Ma gia a Napoli e poi a Colonia, alia scuola di infine in 3, 64 §9, dove tratta del governo del mondo, ch'e
Alberto, studia la filosofia aristotelica e la tradizione esegeti- appunto executio ordinis.
Ricorrono invece per due volte, sempre nel Contra Gen-
19
Come dice Tommaso, per poter discutere con gli eretici si deve tiles, quattro luoghi aristotelici di Lambda. A parte un bra-
avere o assumere come presupposto comune la Bibbia intera, con gli no del capitola terzo (1070a21-26), citato in 2, 79 §13 e in 2,
Ebrei solo l'Antico Testamento, con Musulmani e con pagani solo cio che 84 §5 a proposito dell'incorruttibilita dell' anima, gli altri
e comune a tutti gli uomini ossia la ragione: "percio e necessaria ricorrere luoghi appartengono ai capitoli squisitamente teologici del
alla ragione, a cui tutti devono assentire" (CG 1, 2).
lO J.-P. T ORRELL, Initiation a Saint Thomas d'Aquin. Sa personne et
libra Lambda. Anzitutto, il brano 1072a23-30 del capitola
son oeuvre, Editions Universitaires-Cerf, Fribourg-Paris 1993 ; Tommaso settimo, nel quale Aristotele argomenta da cio che muove ed
d'Aquino. L'uomo e il teologo, trad. it. a c. di P. GIUSTINIANI e G. e mosso per provare l'esistenza d'un motore non mosso, vie-
MATERA, Piemme, Casale Monferrato 1994,35-41.53-72. ne riportato in 1, 13 §29 dove Tommaso riprende le dimo-
H Sull'insegnamento filosofico a Parigi e sull'introduzione dei testi
aristotelici, cf. F. VAN STEENBERGEN, Aristotle in the West. The Origins
strazioni aristoteliche dell'esistenza di Dio; e poi anche in 2,
of Latin Aristotelianism, Louvain 1955; La philosophie au XIII siecle, 70 §3 rna in un contesta diverse, ossia per dire che 1'anima e
Pubblications Universitaires-Nauwelaerts, Louvain-Paris 1966, 118- unita al corpo come forma. ll terzo luogo che ricorre due
151.357.362. volte e illungo brano 1073a22-1074a14, tratto dal capitola
lntroduzione 23
22 Guido Mazzotta

portanza due citazioni di 1072a26-31 e tre della pericope


ottavo di Lambda e relativo alle teorie astronomiche che 1074a14-1074a14. La serrata ermeneutica della intenzione
Aristotele fa intervenire sul problema dell'unicita o molte- del Filosofo riempie il capitola quattordicesimo della stesso
plicita dei motori immobili: le lunghe disc.ussioni aris~oteli­ trattato, che svolge il tema della conoscenza divina. ~ ~iferi­
che formano l'intelaiatura del trattato d1 angelolog1a del mento a Lambda e per COSl dire Canonico e di fatto Vl mter-
Contra Gentiles e si ritrovano in 2, 91 §9, dove si prova l'esi- viene otto volte: le citazioni riguardano prevalentemente po-
stenza di sostanze intellettive separate dai carpi, e in 2, 92 co piu d'una pagina, da 1074b15 a 1075a10, ossia il famoso
§1, che tratta del numero delle sostanze separate. AI mede- capitola nono del testa aristotelico con la formula del "Pen-
simo contesto di angelologia afferisce il prima utilizzo, in 2, siero di Pensiero".
92 §3, del brano 1074a15-17, tratto ancora da Lambda 8; Alia stesso giro di anni e al medesimo orizzonte specu-
I' altro utilizzo si rinviene in 3' 44 §4 e il diverso contesto e lative risale la expositio dell'anonimo Liber De causz~}2, ch.e
relativo alia felicita ultima dell'uomo. le edizioni medioevali usavano inserire nel corpus anstoteli-
Ricorrono infine una volta soltanto quattro testi, rna su co. Tommaso ne intuisce ben presto la diversa ispirazione
temi di grande rilievo. Anzitutto il movet sicut desideratum di speculativa e lo considera un compendia talora oscuro degli
1 37 §3 che tratta della banta di Dio, evoca irnrnediatamen- Elementi di teologia di Proclo. E percio quando commenta
t~ la cel~bre formula "Muove come !'Amato" di 1072b3 nel questa famoso anonimo, tiene anche sotto gli occhi il testa
capitola settimo di Lambda. AI medesimo capitola appartie- procleano insieme con il corpus dionisiano,. proced~ndo cosl
ne il brano 1072b26-27, citato in 3, 61 §2, sulla "vita peren- a una scrupolosa comparazione letterale d1 tre testl ne~p.la­
nemente continua ed eterna" che appartiene a Dio. ll terzo tonici. Ora, per quanta concerne il ricorso a MetaflSlc.a
luogo Tommaso lo fa intervenire in 1, 70 §9 dove sottolinea Lambda, troviamo cinque testi. Nel commento alia proposl-
che la conoscenza dell'ordine del mondo non e incompatibi- zione 13 si cita il brano 1072b30ss sul "pensiero che pensa
le con la dottrina insegnata da 1074b29-34 nellibro nono di se stesso"; per la proposizione 10 si all ega 1' autorita ~i
Lambda, la quale dimostra che l'intelletto divino non cono- 1075a13 -15 sul bene estrinseco dell'universo; infine tre testl,
sce le altre cose come se queste lo perfezionassero. relativi alie proposizioni 3, 12 e 18, ricorrono al brano fa-
Le tesi piu significative della teologia aristotelica inter- moso sulla natura della sostanza sovrasensibile, ossia a
vengono dunque a svolgere una funzione preziosa, quasi da 1072b24-30 che fa cadere l'enfasi sul rapporto e sulla gerar-
criteria dirimente, in questioni e luoghi tematici cruciali del chia di esse,' vivere, intelligere. Ovunque sia fatta intervenire
Contra Gentiles. In tal sensa interessa forse di piu volgersi e per ognuno di questi luoghi la "sententia Aristo~elis" vie?-
ora a due testi pressoche coevi del commento alia detta "magis cons on a fidei christianae". L' annotaz10ne espli-
Meta/isica, che documentano la ermeneutica che !'ultimo cita la strategia ermeneutica dell'Angelico il quale, in conte-
Tommaso matura sulle opinioni o congetture degli antichi e sti di chiara derivazione neoplatonica, intende rielaborare la
in particolare del Filosofo. E vediamo dapprima il mirabile tripartizione dei principi costitutivi in essere, vita e intellet-
trattato De substantiis separatis, posteriore alia prima meta
del1271, nel quale si possono rintracciare, sulla scorta degli
J2 H.D. SAFFREY ne h a curato l'edizione critica: Sancti Thomae de
indici della edizione leonina, ventuno citazioni tratte dalli- Aquino super Librum De Causis Expositio, "Textus philosophici Fribur-
bro Lambda. ll capitola secondo, che ricostruisce le opinio- genses" 4/5, Friburgo 1954.
ni di Aristotele, ne ha sette, e tra di esse emergono per im-
-
24 Guido Mazzotta lntroduzione 25

to, per ritrovare il primato dell' esse, principia e fondamento 4. Tommaso interprete di Aristotele
degli altri semantemi. Limitiamoci a riportare e tradurre
due brani sintomatici del commento alia proposizione 18, n commento letterale dell'Angelico allibro dodicesimo
non potendo ora rifletterci pili a lungo: o Lambda come del resto a tutta la Meta/isica 34 , pur presen-
tandosi appunto come letterale, mostra insieme ~ ins~para­
Peri Platonici il Primo Ente, che e l'idea dell'ente, e qual- bilmente i saldi convincirnenti del Dottore d' Aqumo il qua-
cosa che sta al di sopra della Prima Vita, ossia al di sopra le non esita a prendersene interamente la responsa?i!ita .. ~
della idea della vita; e la Prima Vita, a sua volta, e qualcosa dibattito intorno alia fedelta aristotelica o alia ongmahta
che sta al di sopra del Primo Intelletto ideale. Secondo Dio- creativa dell' Angelico nei commenti si formula correttamen-
nigi invece, l'Ente primo, la Vita prima e l'Intelletto primo te nella domanda posta da F. van Steenberghen 35 : "F~t-~ de
sono una sola e identica realta, Dio. Questa e il motivo per l'exegese ou de la philosophie?". Non .intere~sa q~1 ~tco­
cui anche Aristotele nel dodicesimo della Meta/isica afferma struire il dibattito e le risposte differenZiate de1 tomtsu che
che e proprio del primo principia l'essere intelletto, e che il ne sono emerse 36_Interessa piuttosto valorizzare i dati della
suo conoscere sia vita; e proprio a causa di cio tutte le cose ricerca storica e letteraria che portano a superare come falsa
ne traggono l' essere, il vivere e il conoscere .. . 1'alternativa tra fedelta e originalita e coglierne invece la fe-
Poiche dunque il conoscere presuppone il vivere, e il vivere conda dialettica. Insomma Tommaso fa esegesi del testo ari-
a sua volta presuppone l'essere, mentre l'essere non presup-
stotelico e alio stesso tempo, a partire dal testo aristotelico,
pone alcuna realta precedente, ne deriva che 1' ente primo
da l'essere a tutte le realta per creazione. La Prima Vita in- riflette in proprio. .
vece, qualsiasi cosa si intenda con questa espressione, non Le p remesse da tenere presenti sono due_. Una _P~Ima
da il vivere per creazione, bensl a modo di forma, cioe per premessa e storica e ricorda che ~ommaso non m~ento 1ese~
informazione. E la stessa cosa si dica dell'Intelligenza 33 . gesi letterale, comunemente, pra~cat_a. nella fac?lta delle arn
dal 1230 in poi, rna la porto a livelli msuperau. La sec~nd_a
premessa e squisitamente letteraria e .~uove dal. convt?cl-
HInDe causis, prop. 18, lect. 18, ed. PERA 103b, n . 344.346: Secun- mento radicato in Tommaso, che nell mterpretaz10ne di un
dum Platonicos, primum Ens quod est idea Entis est aliquid supra pri-
rnarn Vitam idest supra idearn Vitae et prima Vita est aliquid supra pri-
testo, foss' anche quello scritturale, bisogna sempre fondar~i
rnum Intellectum idealern. Sed secundum Dionysiurn prirnurn Ens et pri- in aliqua litterali expositione perche il primato spetta alia lz:-
ma Vita et prirnus Intellectus sunt unum et idem quod est Deus. Uncle et tera ossia al senso letterale 37 . Questa dato assume enorme n-
Aristoteles in XII Metaphys. prirno Principio attribuit quod sit Intellectus
et quod suum intelligere sit Vita; et secundum hoc ab eo omnia habent H La data del cornrnento non puo risalire a prima della meta del
esse, vivere et intelligere ... Quia ergo intelligere praesupponit vivere et 1271, quando Tornrnaso adotta .la versio moerb~cana e ~a sua n~er.az~one
vivere praesupponit esse, esse autern non praesupponit aliquid aliud, inde dei libri della Metafisica. A parure dallibro settrmo e fino alla fine, illibro
est quod Prirnum Ens dat esse omnibus per rnodurn creationis. Prima au- Lamba e chiarnato "dodicesimo" e non piu undicesimo. Cf. J.-P.
tern Vita, quaecurnque sit ilia, non dat vivere per rnodurn creationis, sed ToRRELL Tommaso d'Aquino, cit. 255.261-263 .
per modurn forrnae, idest inforrnationis. Et similiter dicendurn est de In- 3s F., VAN STEENBERGEN, La philosophie au XIII siecle, cit., 327. .
telligential. Utilizziarno, ritoccandola quae Ia, Ia trad. it. a c. di C. o'AN- 36 Sobria ricostruzione in J.-P. TORRELL, Tommaso d'Aquino, c1t.
CONA COSTA, Tommaso d'Aquino. Commento al "Libro delle cause", Ru- 268ss, cui si rinvia anche per le notizie storiche di seguito riportate e per
sconi, Milano 1986, 345 s. Cf. anche Prop. 3, lect. 3, e Prop. 12, lect. 12, gli essenziali riferirnenti bibliografici.
ed. P ERA 22b, n. 84 e 77a, n. 278; trad. cit. 200 e rispettivarnente 296. 37 Quod/. 7, q. 6, a.14 ad3;STh 1, 1,10 ad 1.
- -~~ -

lntroduzione 27
26 Guido Mazzotta

verita del testa ossia la verita secondo 1' intentio auctoris: Egli
lievo sia che l'Autore abbia voluto fornire una guida esegeti- infatti vuole "~enetrer, a travers la lettre du texte d'Aristote,
ca ad Aristotele per aiutare i giovani a intendere la filosofia ce qu'il appelle lui-meme a maintes reprises l'~·nte~~ion d:U
aristotelica in armonia col testa autentico e, dove necessaria, Philosophe", come scrive J. Isaac ~ 9 • Pe~ ~copnre_l mtentzo
con i dettami della fede cristiana; sia anche e soprattutto se si auctoris Tommaso usa ricorrere a mdagm1 testual1 e a con-
ritiene che questa e altri commenti aristotelici non erano cor- fronti di testi paralleli. Cosl, ad esempio, per stabilire l'inse-
si destinati agli studenti quanta piuttosto l'equivalente d'una gnamento aristotelico sull' anima, egli mette a confronta le
lettura personale condotta con penna alia mano per costrin- affermazioni del terzo libro con quelle del secondo: ut et col-
gersi a ben penetrare il testa autorevole del Filosofo. latione verborum eius ad invicem appareat quae /uerit eius
La cosa si fa evidente nella divisio textus ossia quando, sententia de anima. L'identificazione della intentio auctoris e
all'inizio o nel corso di una lectio, Tommaso individua ogni regola costante della expositio revere:r-t~·atis ossia_ ~ell' er~e­
unita letteraria con le sue strutture formali-discorsive e ana- neutica medioevale che halo scopo di ntrovare c10 che 1 au-
lizza le articolazioni logiche della scritto commentato. Inuti- tore "vuole dire".
le sottolineare la difficolta rna anche la fecondita di questa Dal di dentro di questa fedelta al testa, e di questa at-
pratica esegetica che aderisce cordialmente al testa e richie- tenzione spregiudicata aile strutture letterarie, em~a tale
de estrema precisione per analizzarne le infrastrutture logi- luce e s'irradia potente su passi concisi e spes~o oscun dello
co-grammaticali o evidenziarne i passaggi argomentativi, a Stagirita che si ha il sentirnento d'una ~o~ta di efflor_escenz_a
volte soltanto allusi. Ora, perche l'implicito depositato nel interna del testo originale: come se, ch1anto_ dal f~sc1o 1~1-
testa non sia manomesso rna lasciato emergere, occorre an- noso che vi proietta 1'esegeta, il pensiero anstotehco svil~p­
zitutto stare appunto alia littera. Questa preminenza del passe interne e nascoste virtu_alit~. ~_tal ~~nso la _fedel~a al
sensa letterale cui Tommaso tenacemente si ancora, benche testo non preclude rna solleclta 1 on~malita c:eanv~. L~­
le traduzioni non fossero sempre attendibili e gli richiedes- gelico comprende Aristotele e, p~opno. perche ne r~trova il
sero pazienti verifiche, nasce dal rispetto profondo ch'egli movimento complessivo del pens1ero, Sl sente autonzzato a
nutre per Aristotele e per i suoi testi. ll rispetto e tale da far- prolungarlo e a fargli dire cose ~he il F~osofo _non roteva
gli rivendicare, in una risposta ufficiale a Giovanni di Ver- nemmeno presentire e che tuttaVla appa10no svilupp1 natu-
celli maestro dell' or dine domenicano, la liberta da pregiudi- rali e logici di premesse aristote~che. D~ resto, la cons~I?e­
zi confessionali nellavoro paziente della interpretazione: volezza di adempiere il progetto mcompmto della metaflSlca
aristotelica affiora qua e la nel corpus tomista e_ talora e_aper-
Non vedo in che cosa il modo di interpretare Aristotele tamente tematizzato, come si vedra alia fine d1 que~ta mtro-
possa avere ache fare con la dottrina della fede 38 . duzione. Corrobora questa prospettiva quanta scnve Wer-
ner Jaeger su Tommaso lettore e interprete di Aristotele:
Attraverso queste analisi delle strutture letterarie Tom-
maso consegue lo scopo che si prefigge, quello di svelare la
39 J. I SAAC, Saint Thomas interprete des ceuvres d'Aristote, in S~ko!a­
stica ratione historico-critica instauranda, Acta Congressus ~~h?lasuCl m-
JS Responsio ad ]oannem Vercellensem, ed. VERARDO 217, n. 806: ternationalis Romae anno sancto MXCL celebrati, Pontificmm Athe-
Nee video quid pertineat ad doctrinam fidei qualiter Philosophi verba ex- naeum Antonianum, Romae 1951 ,353-363, qui 361.
ponantur.
- - - -- · - -- - - - - -

28 Guido Mazzotta lntroduzione 29

I commenti di San Tommaso ad Aristotele rivelano un lasciato scritto che studium philosophiae non est ad hoc
nuov?. sforzo di concentrazione per arrivare a capire sia quod sciatur quid homines senserint sed qualiter se habeat
lo spmto che la lettera di un autore nuovo, che presenta veritas rerum 42 •
serie difficolta alio specialista e ostacoli insormontabili al Qualche anno fa, due medievalisti hanno raccolto in vo-
le_ttore medi? impreparato ... ; non vi e nulla di paragona- lume i prologhi di Tommaso ai suoi commenti aristotelici:
bile alia seneta e alia tenacia del felice tentativo di San come osserva il padre Torrell, la lettura continua di questi
To~aso di penetrare il significate delle opere del gran-
testi illumina l'intentio di Tommaso e giustifica la tesi dei
de filosofo, alia cui analisi e interpretazione egli dedico due studiosi secondo cui 1'Angelico inten de non solo spie-
una cosl gran parte della sua vita. Non troviamo esempi
gare Aristotele rna soprattutto cercare la verita 43 .
di q~esto tipo di comprensione, che e al tempo stesso
parucolare e generale, inventiva eppure assolutamente
oggettiva, neppure se consideriamo i secoli del piu dotto 5. Esistenza di Dio e possibilita di una creazione eterna
umanesimo 40.
Di questa anelito, che sussume la reverentia verso 1' au-
Un ultimo tratto si deve segnalare. Come vedremo a torita del Filosofo, occorre sempre ricordarsi mentre ci vol-
~a~tire dal prossimo paragrafo, su punti delicati e pur deci- giamo a esaminare punti importanti della ermeneutica crea-
SIVI Tommaso non esita a prendere le distanze da Aristote- tiva di Tommaso a Metafisica Lambda. La domanda pro-
le. Egli nutre autentica venerazione intellettuale per il Filo- priamente teologica caratterizza e determina il capitolo se-
sofo, "il maestro di color che sanno", come Dante Io chia- sto dellibro Lambda dove si dimostra I' esistenza di Dio e, a
m~· esprimendo il sentimento comune d'una intera epoca4'. partire dalia dimostrazione, si dice poi quale deve essere la
~I lm Tommaso si fa volontieri discepolo e, nella convin- natura di Dio: una sostanza eterna, immutabile e assoluta-
zwne che la sua frequentazione mai lascia delusi ritiene mente separata dalia materia ossia spirituale 44 . Convinto che
che si ~eve. s~mpre tentare di saggiarne e salvarne 'ogni as- per la filosofia e di capitale importanza dimostrare l'esisten-
serto sc1entif1co. Ma una volta inteso il senso primario della za eli Dio, Tommaso trova congeniale l'impostazione del Fi-
littera e ritrovata la intentio auctoris e sviluppata la coeren-
za speculativa dei principi aristotelici, se rimane qualcosa
42 In De celo et mundo I, lect. 22, ed. SP!AZZI, p. 109a, n. 228: lo stu-
da correggere o da precisare o finanche da rifiutare, Tom-
dio della filosofia ha il fine di sapere non che cosa gli uomini pensino, rna
maso procede con la fierezza del pensatore cui non difetta
quale sia la verita oggettiva.
liberta intellettuale. In una pagina famosa, dov' e in questio- 43 F. CHENEVAL und R. IMBACH, Thomas von Aquin. Prologe zu den
ne 1' ermeneutica aristotelica di Platone, non a caso ha egli Aristoteles kommentaren, Frankfurt/Main 1993, pp. LX-LXIV; cf. J.-P.
TORRELL, Tommaso d'Aquino, cit. 271, n. 49.
44 Oltre a Lambda 6, cf. anche i libri 7 e 8 della Fisica. Sulla prova

aristotelica si vedano i seguenti studi: G. VERBEKE, La structure logique de


~ 0 Umanesimo e teologia, Milano 1958, 35-36. la preuve du Premier Moteur chez Aristote, in "Revue Philosophique de
DA~T~ ~IGHIERI, !n/erno 4, 130-135: Poi ch'innalzai un poco piu
41
• . Louvain" 46 (1948), 137-160; E. BERTI, La struttura logica della dimostra-
le ct~a, I ~dt il ma~stro di color che sanno I seder tra filosofica famiglia. zione dell'atto puro in Aristotele, in Scritti in onore di Carlo Giacon, Ante-
I Tutttlo mrran, tutu onor gli fanno: lquivi vid'io Socrate e Platone I che nore, Padova 1972, 41-62; C. NATALI, Cosmo e Divinita. La struttura logi-
innanzi agli altri piu presso gli stanno. ' ca della teologia aristotelica,Japadre, L'Aquila 1974.
30 Guido Mazzotta
lntroduzione 31

losofo: nel capitola nono del Contra Gentiles, ad esempio,


scrive che ogni ricerca intorno a Dio ha come premessa e profonda attenzione Tommaso ne ricost~uisca le movenze
fondamento necessaria la dimostrazione della sua esisten- speculative si vede dal co~ment~ a tutto il brano 1071bl2-
45
za • La prova e propriamente un praeambulum fidei, come 22 dove si dimostra che il movunento eterno y_ostula ~a
Tommaso dice altrove 46, e dunque appartiene non alia teo- so~tanza motrice. ll passaggio e ovviamente declSlvo. Ne1 §§
logia sacra rna a quella filosofica. Di qui !'interesse con cui 2492-2495, dopo aver illustrato la vera porta~a della prova
egli espone la ratio Aristotelis per dimostrare 1'esistenza di di Aristotele48, !'Angelico ne chiarisce esaunentemente le
Dio, immedesimandosi col testo e rispettandone l'andamen- implicazioni speculative: il mo~ento e,~erno pos~ula un~
to di pensiero. sostanza motrice la quale dev essere ~,~mpre 1~ a;,to
Di siffatta estrema adesione e indizio il commento a (§§2492-2493 ), "soltanto atto" (§ 2494), 1mmatenale (§
1071b20 47 , dove il Filosofo passa dal singolare al plurale, da 2495). .
un principia motore ai molteplici motori delle molteplici Si sail giudizio di "efficacia" di Tommaso su que~ta prz-
sfere celesti: Tommaso l'asseconda senza pieghe e certo puo ma et mani/estior via, che sumitur ex parte motf!S, vanaJ?er:-
aver pensato ai motori delle varie sfere che egli identifica te rielaborata e da lui sempre ripresa 49 • n motlvo del, gtudl-
con le Intelligenze angeliche. Ma c'e moho piu che un sem- zio vien detto nel Contra Gentiles o nel ~omm~nto all otta~?
plice indizio di adesione alia littera del Filosofo. Con quale libro della Fisica, dove anzi si dice che l'1pote~1 ~ella ete~mta
del mondo rende piu difficile e percio efficac1ss~a la_dlffio-
strazione5o. Su questa ipotesi dobbiamo ~ermarc1 un 1s~ante
5
• CG 1, 9: Inter ea quae de Deo secundum seipsum consideranda perche l'Aquinate vi dedica molta attenz10ne, a lungo riflet-
sunt, praemittendum est quasi totius operis necessarium fundamentum, tendo sulla natura delle argomentazioni del Filos~fo. Da
consideratio qua demonstratur Deum esse. Quo non habito, omnis consi-
deratio de rebus divinis necessario tollitur (Aile cose da considerare circa
baccelliere sentenziario, agli inizi dunque della camera ac-
Dio in se stesso, si deve premettere, come fondamento necessario di tutta cademica, Tommaso ritiene che l'eternita del m_ondo e ce~­
!'opera, la dimostrazione dell'esistenza di Dio. Se questa manca, ogni ri- tamente una opinio Aristotelis, alia quale tuttaVIa non attn-
cerca intorno aile cose di Dio sarebbe necessariamente distrutta).
Anche in STh 1, 2, 3, la prima domanda suona appunto "an sit
Deus". Cf. W.]. HANKEY, The Place of the Proof /or God's Existence, in •s § 2492: Oportet quod sit mouens et ~gens in actu semper ... ne-
"The Thomist" 46 (1982), 370-393. cesse est ponere aliqualem substantiam semplternam mouentem et agen-
46
Super Boetium De Trinitate q. 2, a. 3: si veda testo e commento nel tem in actu (Deve pure esserci un principio motore _e agente eternamente
nostro Forza e debolezza del pensiero. Il commento di Tommaso d'Aquino in atto ... :E indispensabile affermare_ l'esistenza _di una sostanza eterna
al De Trinitate di Boezio, cit., 34*.55-61. In CG 1, 13 si parla di argomenti che muove e agisce in atto). Cf. anche il _De potentza_3, 17. .
usati dai "filosofi". • 9 CG 1, 13; STh 1, 2, 3; Compendzum theologzae 3. Cf. anche 1 com-
47
§ 2495: Concludit ulterius quod oportet quod huiusmodi substan- mentari aristotelici.
tiam esse immaterialem. Dicit ergo quod amplius ex predictis sequitur 50 CG 1, 13: Via efficacissima ad probandum Deum es~e, est ex sup-
quod huiusmodi substantias, que sunt principia motus sempiterni, oportet positione aeternitatis mundi, qua posita minus esse manifestum quod
esse sine materia; nam materia est in potentia (ll Filosofo conclude infine Deus sit (ed. Leon. 33b, lOs). Cf. In 8 Phys. ~ec~. _1, ed. MAGGIOL? 5~ 1~,
che una si/fatta sostanza dev'essere immateriale. Dice dunque che dalle n. 970: Haec enim via probandi primum pnnc1pmm ~sse, est effi~acJsSI­
dalle affermazioni precedenti segue ampiamente che si/latte sostanze, le ma cui resisti non potest. Si enim mundo et mot_u eXlst~nte ~empiterno,
quali sono principi del movimento eterno, occorre che siano senza mate- ne~esse est ponere unum principium; multo ma~s s~mp1tern1tate _eo~~
n e
ria; la materia infatti implica potenza). corsivo rnio. sublata; quia manifestum est quod ornne novum mdiget aliquo pnnc1p1o
innovante.
-- -- -----------------------------~--------~==-=~======~~~~======-==---~

32 Guido Mazzotta lntroduzione 33

buisce una vera intenzione dirnostrativa 51 . Qualche anno convincimento rimane saldissimo anche nel bel mezzo della
piu tardi, nel De potentia 3, 17, 1'Angelico riconosce invece gravis sima crisi dottrinale che, tra il1266 e il1267 , investe la
che il Filosofo ne sostenne (posuit) la tesi rna, allo stesso facolta parigina delle arti quando i teologi si contrappongo-
tempo, limita la portata delle dimostrazioni ridotte a sempli- no alia filosofia pagana di Aristotele affermando che una
ci argomenti ad hominem 52 . Infine, nel tardo commento alia creazione ab aeterno e contraddittoria e che resta possibile
Fisica, Tommaso afferma che Aristotele ha voluto provare giustificarne razionalmente la novita temporale 56 . Non potest
1'eternita. del mondo e dun que peccano di leggerezza quanti demonstrari, ripetera con insistenza Tommaso nel De aeter-
pretendono che abbia voluto addurre ragioni nei due nitate mund£57, e con cio intende invitare con forza i teologi
sensi 53 . a non usare argomentazioni inefficaci che presumono di di-
La progressione di giudizi accompagna e sottende la mostrare il dato di fede e provocano soltanto derisione tra i
cautela ermeneutica nei confronti dell' autorita del Filosofo, non credenti. Impegnato a combattere energicamente la
dettata certamente e corroborata dal prevalente criterio del- dottrina averroista dell'unita dell'intelletto, egli non rifiuta
la certezza di fede 54 . Sul punto, del resto, Tommaso matura l'immenso sforzo della filosofia greco-araba di pensare il
ben presto una sua personale posizione critica e originale. mondo e Dio a partire dai soli dati razionali. L'Angelico co-
Lo stesso testo giovanile, appena citato, afferma che non ci
sono prove cogenti ne a favore ne contro l'eternita del mon- nobis possit s~ ratio demonstrativa ad hoc (In II Sent. d. 1, q. 1, a. 5).
do; e la tesi viene presentata con grande modestia, come una In questo articolo la questione e fatta "oggetto di cure particolari": cosl
delle tre posizioni sostenute in proposito prima di lui5 5. n E. BERTOLA, Tommaso d'Aquino e il problema dell'eternita del mondo, in
"Rivista di filosofia neoscolastica" 66 (1974), 315. Cf. 5Th 1, 46, 1: Mun-
dum non semper fuisse, et demonstrative probari non potest: sicut et su-
51 In II Sent. d. 1, q. 1, a. 5: Alii dixerunt quod res fuerunt ab aeter- pra de mysterio Trinitatis dictum est.
56
no secundum ilium ordinem quo modo sunt; et ista est opinio Aristotelis Testi significativi: Mundum esse ab aeterno sive sine principio est
... Hoc ipse demonstrare nunquam intendit. impossibile (Summa /r. Alexandri 1, n. 64, ed. Quaracchi 1924, 95); Cre-
52 De pot. 3, 17: apparent quasi rationes disputantis contra positio- do impossibile simpliciter, quia irnplicat contradictionem (BONAVENTURA,
nem. In I Sent. d. 44, a. 1, q. 4); Absque dubio mundum non esse nee posse es-
53 In 8 Physic lect. 2, ed. MAGGIOLO 509, n. 986: Quidam vero fru- se aeternum, certissimis et efficacissimis rationibus potest ostendi: et talis
stra conantes Aristotelem ostendere non contra fidem locutum esse, dixe- probatio conuenienter dici demonstratio (GUGLIELMO DI BAGLIONA, cit.
runt quod Aristoteles non intendit hie probare quasi verum, quod motus da I. BRADY, in "Antonianum" 47 (1972), 368).
sit perpetuus, sed inducere ad utramque partem quasi ad rem dubiam, 57 L'opuscolo De aeternitate mundi si ispira largamente a CG 2, 32-

quod ex ipso modo procedendi frivol urn apparet. 38. Sulla controversia medioevale si veda R.C. D ALES, Medieval Discus-
54 Tale criterio agisce sempre e talora e tematizzato. Cf. In De causis sion o/ the Eternity of the World, Brill, Leiden 1990; veda R. C. DALES
lect. 11: Questa prova ora addotta, benche ammessa da alcuni filosofi, and 0. ARGERAMI (edd.), Medieval Latin Texts on the Eternity of the
non e conclusiva in modo necessario. Infatti se si accettasse tale prova World, Brill, Leiden 1991; S.F. BROWN, The Eternity of the World Discus-
verrebbero meno molti dei fondamenti stessi della fede cattolica (trad. it. sion in Early Oxford, in "Miscellanea mediaevalia" 21/1 (1991), 259-280;
a c. di D'ANCONA COSTA, cit., 287). J.B.M. WISSINK (ed.), The Eternity o/ the World in the Thought of Thomas
55 Ad neutram pattern quaestionis sunt demonstrationes, sed proba- Aquinas and his Contemporaries, Brill, Leiden 1990; L. BIANCHI, ];errore
biles vel sophisticae rationes ad utrumque ... Tertia positio est dicentium di Aristotele. La polemica contra l'eternitd del mondo nel XIII secolo, La
quod omne quod est praeter Deum incepit esse; sed tamen mundum in- Nuova Italia, Firenze 1984; J.F. WIPPEL, Did Thomas Aquinas de/end the
cepisse non potest demonstrari, sed per revelationem divinam est habi- Possibility of an Eternally Created World? (The "De aeternitate mundi"
tum et creditum ... Et huic positioni consentio, quia non credo quod a Revisited) , in "Journal of the History of Philosophy" 19 (1981), 21-37.
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34 Guido Mazzotta lntroduzione 35

nosce esigenze e condizioni d'una vera dimostrazione e sa nell'ottavo libro della Fisica, ch'egli suppone e in base aile
pure la debolezza degli argomenti avanzati sia a fa":ore sia quali qui procede, non sono dimostrazioni rigorose, rna
contro 1'eternita del mondo. Mostrando che la creaz10ne ab ragioni probabili, a meno che non siano dimostrazioni
aeterno non e contraddittoria, Tommaso segna illimite del- contro le teorie degli antichi naturalisti sull'inizio del mo-
l'argomentazione teologica e allo stesso tempo onora la tra- to, che egli intende confutare6 1•
scendenza e la liberta dell'Atto creatore 58 .
In questa prospettiva si intendono meglio, crediamo, le Verrebbe voglia di confrontare 1' argomentazione di
riserve perfettamente speculari che 1'Angelico avanza sulla Tommaso con il trattamento kantiano della prima antino-
prova di Lambda 6. Delle conclusioni ivi tratte su eternita e mia 62, tenendo tuttavia ben presente che per Kant sono inco-
immaterialita della sostanza prima, Tommaso dice che ex noscibili tanto il carattere creato del mondo quanto il suo
necessitate sequntur, seguono di necessita, anche dopo aver inizio nel tempo, mentre per 1'Angelico la questione della
denunciate come paralogismi gli argomenti addotti 59 • Sono temporalita dell'universo e irrilevante rispetto alia sua origi-
illuminanti al riguardo due brevi paragrafi del commento a ne creata ed e indimostrabile in qualsiasi modo la si ponga 63.
Lambda: Se il mondo non esiste da sempre la sua origine creata risulta
piu ovvia, come sopra s'e ricordato, rna di per se la creazione
Dal procedimento argomentativo risulta pertanto evidente non e l'inizio temporale dell'universo quanto piuttosto la re-
che Aristotele era fermamente convinto e riteneva necessa- lazione ontologica di dipendenza del mondo da Dio.
rio che il movimento e pure il tempo fossero eterni; altri- Di solito si solleva denuncia di paralogismo quando
menti non vi avrebbe basato il suo progetto di indagine cambia la Denk/orm o prospettiva intellettuale. Paralogismo
sulle sostanze irnmateriali 60 . e 1'errore di forma nel ragionamento che, per evocare un
Si deve nondimeno sapere che le ragioni da lui addotte
hie firrniter opinatus est et credidit necessarium fore, quod motus sit sem-
piternus, et similiter tempus; aliter enim non fundasset super hoc inten-
's De potentia 3, 17: Ex simplici Dei voluntate dependet quod prae- tionem suam de inquisitione substantiarum immaterialium.
figuratur universe determinata quantitas durationis (la fissazione della 61
§ 2497: Set tamen sciendum est quod rationes ab eo inducte in
misura del tempo dipende dalla semplice volonta di Dio). VIII Phisicorum, ex quarum suppositione hie procedit, non sunt demon-
' 9 Cf. il § 2499: Set quamuis rationes probantes sempiternitatem mo- strationes simpliciter, set probabiles rationes, nisi forte sint demonstratio-
tus et temporis non sint demonstratiue et ex necessitate concludentes, ta- nes contra positiones antiquorum naturalium de inceptione motus, quas
men ea que hie probantur de sempiternitate et immaterialitate prime sub- destruere intendit.
stantie ex necessitate sequntur (Benche gli argomenti che provano l' eter- 62
Svolta nellibro secondo della Dialettica trascendentale (capitolo
nitd del movimento e del tempo non siano dimostrativi e necessariamente 2, seconda sezione): I. KANT, Critica della ragion pura, trad. it. G. GENTI-
conclusivi, tuttavia quello che qui si prova sulla eternita e immaterialita LE-G. LOMBARDO RADICE, riv. da V MA1HIEU, Laterza, Roma-Bari 1983,
della sostanza prima segue di necessita). n corsivo emio. 354-361.
Lo stesso rilievo si avanza anche poco prima, nel § 2498: la ratio po- 6
J STh 1, 46, 2: novitas mundi non potest demonstrationem recipere
sta da Aristotele per provare l'etemita del tempo non est demonstratiua ex parte ipsius mundi. Cf. M. AlmGUAS-}.}. SANGUINETI, Filoso/ia della
perche confonde il "prima" reale con un "prima" immaginario; l'afferma- natura, Le Monnier, Firenze 1989, 310: La posizione di chi spera di pro-
zione "il tempo ha avuto inizio" significa infatti che prima del tempo non vare scientificamente la creazione del mondo da parte di Dio e tanto pro-
c'era tempo e dunque richiede soltanto un prima immaginato. . .. blematica quanto quella di chi pensa chela scienza sperirnentale possa di-
60 § 2496: ... Ex hoc igitur processu manifestum est quod Artstotilis mostrare che il mondo non e create da Dio.
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36 Guido Mazzotta lntroduzione 37

esempio classico e noto, Kant rimprov~ra ~a ~sicol?gia ra- in potenza pass a all' atto. La potenza sembra dunque prece-
zionale precisamente perche la sua attttudine filosoftc~ ~on dere l'atto: il seme e prima della pianta, il bambino viene pri-
e pili quella di Cartesio 64 • Vale la stessa cosa per il rilievo ma dell'uomo, l'ignorante e tale prima di diventare datto.
mosso da Tommaso al padre della logica? Certo Aristotele, Aristotele risponde che la priorita della potenza e vera in un
benche ponga la questione 65 , non pensa un cominciamento solo sensa, se cioe ci si ferma alia considerazione della cosa
assoluto e ammette soltanto trasformazioni nella sostanza individuale e nella limitata prospettiva del tempo. Ogni indi-
permanente in atto. Come tutti i filosofi ~reci, Aristotele e viduo, considerate come individuo e in prospettiva tempora-
persuaso dell' eternita del mondo e non nesce ne~eno a le, e prima in potenza e poi in atto e tuttavia, in tanto passa
ipotizzare che possa essere altrimenti, una generaztone asso- in atto, in quanta preesiste un altro individuo gia in atto. An-
luta essendo per lui inesprimibile. Si puo dire di pili. D Filo- che in prospettiva temporale dunque, appena si esce dalla li-
sofo non vede paralogismi dove li scorge Tommaso e 1~ sua mitata considerazione dell'individuo e anzi proprio per spie-
ratio e perfettamente valida nell'ipotesi di un mondo chmso, garla, l'atto e anteriore. In tutti gli altri sensi poi l'atto e sem-
interamente determinate da fattori che sempre precedono e pre anteriore. Dal riaffermato primato dell' atto consegue la
si ripetono. Per smascherare il paralogismo ba~ta avere l'i- indicazione della necessita d'un Principia prima che muova
dea di inizio assoluto, ch'e idea certamente razwnale e non restando assolutamente immobile
suppone l'idea di creazione. Questa salta dialettico, messo Il ragionamento aristotelico si svolge da 1071b22 a
in luce nel commento alia Fisica 66, mostra anche la fecon- 1072a25, con le prime righe del capitola settimo che con-
dita speculativa della distinzione e separazione tra idea. di cludono la seconda parte del capitola sesto. Con indubbio
inizio assoluto del mondo e idea di dipendenza ontologtca intuito la divisio textus di Tommaso individua questa unita
radicale, ossia I' idea di creazione. tematica che commenta nei §§ 2500-2518, nel corso della le-
zione sesta della edizione Cathala-Spiazzi. Dfilo del ragiona-
mento, pienamente rispettato come al solito e anzi ap-
6. Essere tomistico e atto aristotelico
profondito, riserva una sorpresa proprio nei due paragrafi
Alia base del ragionamento dimostrativo di Aristotele a finali che commentano la conclusione da Tommaso attribui-
proposito dell' esistenza di Dio sta la dottrina del primat? ta al Filosofo. Vediamo.
dell'atto e della sua anteriorita rispetto alia potenza. Per n-
badire questa dottrina Aristotele solleva e discute 1' obiezione Se poi il Primo Motore e eterno e non mosso, occorre non
che in realta viene prima la potenza e non 1' atto. L' obiezione sia ente in potenza, poiche cio che e in potenza non puo
fa leva sull' osservazione: tutto cio che e attivo pare infatti che non venire mosso per sua natura, rna che sia sostanza esi-
presupponga potenzialita mentre invece non tutto cio che e stente per se {sussistente) e che la sua sostanza sia atto.
Questa e cio che il Filosofo aveva prima concluso 67 •

6-1 I. KANT, Cn'tica della ragion pura, cit., 325. " , . ,


65Cf. Degener. et carr. 1, 3, 318a12. J- TRICOT commenta: E? re~t_e 67 § 2518: Si autem primum mouens est sempiternum et non mo-

. .. Aristote n'admet ni genesis ni/tora absolues, mais transformation reo- twn, oportet quod non sit ens in potentia (quia quod est in potentia tan-
proque au sein d'une sub stance permanente in acte" (ad loc., p. 28, n. 1). twn natum est moueri) , set quod sit substantia per se existens et quod
66Jn 8 Physic. lect. 2 , ed. MAGGIOLO 509-5 11, nn. 985-990. eius substantia sit actus. Et hoc est quod supra concluserat.
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La domanda che ci poniamo e se si tratti davvero della !VIa To.mm~so in.tende. elimi[otare la potenza su ogni piano e
conclusione di Aristotele indicata in 1072a25. A prima vista 10 ogm ordme d1 constderaziOne. La variazione va nel senso
sembra di s'i. ll testo aristotelico infatti reca: "dev' esserci di d'una radicalizzazione metafisica, come subito e ulterior-
conseguenza qualcosa che muova senza essere mosso e che mente c~iarito dall~ formula successiva: oportet .. . quod sit
sia sostanza eterna ed atto". La versione di Guglielmo di substantza per se exzstens.
Moerbeke da parte sua reca: est aliquid quod non motum L' espressione per se existens non sembra ricorrere che
mouet, sempiternum et substantia et actus. una sola volta in Tommaso, se si eccettua la formula moho
Prima di esaminare per parti questo importante testo vicina ,ch: si trova nel De veritate 10, 8, ob. 14. Quivi si par-
dell' Angelico tenendo presenti sia la foote aristotelica chela I~ dell a~una la quale, appunto nella quattordicesima obie-
versione moerbecana, vale la pena ricordare il § 2492 della ZIOne, vten detta per se subsistens in opposizione aile forme
lezione precedente dove si illustra la vera portata della pro- pu~e .int~lligib~; tuttavia nella risposta dell' Angelico alle
va di Aristotele. La riserva ermeneutica ivi praticata ha un obte.ziOm no? nsulta traccia dell' espressione. La quale inve-
riscontro prezioso in un brano di molto anteriore rna paral- ce r~appare ~ un lu?go altamente significative, nel De po-
lelo per la tematica, il De potentia 3, 17, dove 1'Angelico gia te_ntza 3, 5,, 1~ dove si.es~on~ la tertia ratio per la dimostra-
discute della prova aristotelica e distingue due piani consi- ZlOne d~ll eststenza dt D10, 10 un contesto che reinterpreta
derativi. Vi si legge infatti che Aristotele spec~attvamente la storia della filosofia. Vale la pena ripor-
tare il brano che, formulato nel vocabolario di Avicenna cui
non partl da quell'ordine di considerazione che porta a appartiene la tertia ratio ossia l'argomentazione o ra()'iona-
comprendere che l'universo ha origine da Dio, rna dalla mento, orchestr~ il tema della partecipazione anticip~do la
posizione che afferma che una causa comincia ad agire famosa quarta vta della Summa Theologiae:
grazie a un movimento 68 .
La causa di cia che e grazie ad un altro va ricercata in cia
Torniamo al nostro testo dove anzitutto si trova la for- che edi per se. Per cui se ci fosse un unico calore esistente
mula: oportet quod non sit ens in potentia. Salta subito agli di per se (si esset unus calor per se existens) esso sarebbe
occhi che non c'e perfetta corrispondenza con la formula di necessariarnente la causa di tutti i "caldi", che hanno calo-
Aristotele: "dev' esserci di conseguenza qualcos a che muova re per partecipazione. Va d'altra parte ammesso che ci sia
senza essere mosso". Certamente l'immutabilita elirnina la un Ente che .e ~ suo stesso .essere (ens qui est suum ipsum
potenza, precisamente sul piano del movimento ch'e passag- esse), come st dimostra peril fatto che deve esserci un Pri-
mo Ente, che sia Atto puro, in cui non ci sia nessuna com-
gio dalla potenza all' atto. Se la riflessione si limitasse all' or-
posizione. Per cui occorre che da quell'unico Ente derivi-
dine del movimento, le due formule potrebbero equivalersi.
?O tutti.gli altri enti che in un modo o nell'altro non sono
il propno essere, rna hanno l'essere per partecipazione69.
68 (Aristoteles) non enim processit ex consideratione ilia qua intelli-
. Alia luce ~i questo brano, ben s'intende come l'espres-
gitur exitus universi esse a Deo, sed ex ilia consideratione qua ponitur ali- SlOne per se exzstens del commento a Lambda lascia decisa-
quod incipere operari per motum (De potentia 3, 17; trad. it. a c. di A.
C AMPODONlCO, Tommaso d'Aquino. La potenza di Dio. Questioni I-III,
69
Nardini, Firenze 1991, 427). Tommaso d'Aquino. La potenza di Dio, trad. it. cit., 234.
F

40 Guido Mazzotta lntroduzione 41

mente il piano del divenire e passa al piano della esistenza sposta: nell'ordine del movimento. Invece, dopa quanta
per se, ossia al piano dell' essere. Aristotele conobbe, aven- Tommaso dice della substantia per se existens, bisogna ri-
dolo trovato in Piatone, il concetto dell' essere stesso, sussi- spondere anche nell'ordine dell'essere, e l'atto si deve ormai
stente in se, cioe concepito come sostanza, rna lo critico: ri- intendere atto puro di essere. Tommaso non lo dice formal-
tenne infatti che il concetto di essere, facendo dell' essere mente rna, come osserva]. Owens 72 , Ia metafisica dell'essere
un'essenza, ne facesse l'essenza di tutti gli enti, e quindi ri- reinterpreta Ia metafisica aristotelica dell' atto e ci fa qui
ducesse tutti gli enti a un'unica sostanza avente per essenza giungere all'actus purus essendi. La finale dell' Angelico (hoc
l'essere stesso 70 • Per questa egli caratterizza il Primo Moto- est quod supra concluserat) prende dunque una tonalita inat-
re non come avente I' esistenza di per se, rna come principia tesa: in realta Ia conclusione aristotelica, lasciata a se stessa,
efficace e sempre in atto del movimento eterno. Invece approda all' atto puro di muovere, e qui si ferma; rip res a e
Tommaso caratterizza Dio come l'esistente per se. La for- riletta da Tommaso riceve un incremento ermeneutico che
mula pili ricorrente e nota, Ipsum Esse subsistens, corrispon- non fa violenza al testa rna, se mai, gli conferisce nuova vita
de perfettamente, sul piano speculative, a Ipsum Esse per se sollevandolo ad altro e pili alto livello.
subsistens o anche, come qui nel commento a Lambda, a
substantia existens per se. 7. Dio e il mondo
L' esistenza che sussiste in se e per se e Ia sostanza che
esiste di per se. L'equivalenza semantica si prova in base al L'indagine sulla natura divina, che il capitola settimo di
fatto che Tomrnaso non riferisce mai l'espressione aile so- L~bda c~:)I:nincia svolgendo il tema della sua assoluta per-
stanze separate che sono si forme sussistenti rna non esisten- fezwne spmtuale, procede ordinatamente come prevede la
ze sussistenti o sostanze per se esistenti. L' espressione che divisio textus, che qui diventa minuziosa e addirittura pi-
definisce queste ultime pili propriamente e quella di forme gnola, come se Tommaso non volesse perdere nessuna delle
sussistenti nelloro essere ricevuto da Dio: sunt /ormae tan- movenze argomentative di Aristotele.
tum subsistentes in suo esse quod acceperunt a Deo 71 . Tom- La pericope presa in esame nella lezione settima si con-
maso abbandona deliberatamente il piano della riflessione clude con le notissime parole di 1072b13-14: "Da un tale
di Aristotele e pass a al piano dell' essere. principia dipendono il cielo e Ia natura" o, nella versione di
Infine, scrive Tommaso: oportet ... quod eius substantia Moerbeke, Ex tali igitur principia dependet celum et
sit actus. Anche !'ultimo tratto, quello conclusivo che Ari- natura 73 . ll testo conclude la deduzione di Aristotele sulla
stotele fortemente sottolinea, e segnato dal medesimo incre- causalita propria del Primo Motore, attorno alia quale si di-
mento ermeneutico. In quale ordine questa sostanza dev'es- scute da sempre se si tratti di causalita soltanto finale o an-
sere atto puro? La littera di Aristotele consente una sola ri-
72
]. O WENS, Aquinas as Anstotelian Commentator, in A. MAURER
70 E. BERTI, II problema della sostanzialitii dell'essere e dell' uno nella (ed.), St. Thomas Aquinas Commemorative Studies, Toronto 1974 vol. I
Mera.fisica, in Studi aristotelici, Japadre, L'Aquila 1975. 213-228. ' '
_ ~ DANJJ: ALIGHIERI, Paradtso 28, 41 s: " ... Da quel punto I Depen-
7
71 Compendium theologiae 74, ed. VERA.RDO 36b, n. 128: (Queste so-

stanze separate, ossia gli Angeli) sono solo forme sussistenti nelloro esse- de il aelo e tutta la natura". L'idea che il mondo dipende dal Primo Prin-
re che hanno ricevuto da Dio. cipio si trova riespressa nel De caelo 279a28-30.
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che efficiente o addirittura creatrice 74 . Non possiamo qui fluenza ontologica prodotta con una azione. Quale azione
precisare e nemmeno riassumere la posizione del Filosofo. puo produrre un essere immobile? Aristotele non risponde
Limitiamoci a segnalare che la sua nozione di causalita effi- alia difficolta o, meglio, passa a un altro ordine di causalita,
ciente non risulta perfettamente elaborata, come si constata quella finale: egli muove allo stesso modo dell' amato, ossia
quand'egli si sforza di precisare la vera causa della genera- attraendo a se 1' am ante 76 .
zi_one75. ~ certo resta difficile, se non francamente impossi- Queste precisazioni consentono di intendere la frase
bile, raggmngere una nozione esatta di causalita efficiente "Da un tale principia dipendono il cielo e la natura" e di
senza attingere la prima causa efficiente, e in un certo senso cogliere le novita ermeneutiche del nostro commento. Nel
la sola causa totalmente efficiente, ossia la causa creatrice. contesto aristotelico il cielo e la natura dipendono perche
In realta la sostanza prima del Filosofo e chiamata Pri- una sorta di forza gravitazionale li fa tendere verso il Primo
mo Motore, e dunque e causa motrice. Se ne deve allora Motore, oggetto del loro desiderio e delloro amore. Sui te-
concludere ch'e causa efficiente? La difficolta nasce quando sto citato, Tommaso fa invece la seguente lettura nel § 2534:
si consideri che nella dimostrazione di Aristotele il Primo
Motore e il Motore immobile. Ma puo un motore immobile Dunque da questo principia, ch'e il Primo Motore come
essere causa efficiente? La causalita efficiente esprime in- fine, dipende il cielo sia per la eternita della sua sostanza
(et quantum ad perpetuitatem sue substantie), sia per la
eternita del suo moto etemo (et quantum ad perpetuitatem
74 Quest' ultima tesi appartiene al BRENTAl'IO rna e oggi generalmente sui motus). E di conseguenza da tale Principio dipende
esclusa. lnterpreti come ROLFES e MARITAIN ritengono che Aristotele at- tutta la natura, perche tutte le cose naturali dipendono dal
tribuisca causalita efficiente al Motore immobile. BREMOND, LE MoND e cielo e dal suo moto 77 .
altri segnalano incertezza o instabilita del Filosofo al riguardo. Invece RA-
VAISSON, ZELLER, Ross e GILSON pensano solo alla causalita finale. Un Rispetto al testo di Lambda Tommaso aggiunge una
saggio recente di Ch. H. KAHN (The place of the Prime Mover in Aristotle'
T~eology, in A. _GOTTHELF, ed., Aristotle on Nature and Living Things,
doppia precisazione: il cielo dipende dal Primo Motore
Pmsburg PA-Bnstol 1985, 1803-205) suggerisce di attribuire al Dio ari- "per il suo moto eterno", e questo si deduce dalla tipica ar-
stotelico una causalica pili ampia di quella comunemente ammessa. Per la gomentazione aristotelica, rna dipende anche "per la sua so-
nozione di causalita efficiente, definita "principio primo del movimento e stanza eterna" (et quantum ad perpetuitatem sue substantie).
del riposo", cf. Delta 2, 1013a29-30; Eta 4, 1044a35; Lambda 4, Perche questa seconda precisazione che supera Aristotele e
1070b23.25.27; Fisica 2, 3, 194b29; De gen. et corr. I, 5, 321b8.
n Spontanearnente si dice: Peleo genera Achille, quest'uomo con-
cret~ ge?er~ quest:alt_ro uorno concreto. Cf. Zeta 7, 1032a17: "cio ad ope-
76 Dice in proposito G. REALE (II, 287 n. 21), citando il Ross: Ci so-
ra di cw (gli essen) s1 generano e qualcuno degli esseri naturali". Si deve
aggiungere la precisazione di 1032a24s: "cio ad opera di cui le cose si ge- no state molte controversie circa la questione se Dio sia per Aristotele so-
nerano e natura; natura intesa nel senso di forma, della rnedesima specie lo la causa finale, o anche quella efficiente del cambiamento. La risposta e
rispetto al generato". Dunque non un ente concreto rna la natura come che Dio ela causa efficiente in grazia del suo essere la causa finale, rna in
forma che sea in questo ente. La vera causa della generazione sarebbe al- nessun altro modo.
77 § 2534: Ex hoc igitur principio, quod est primum rnouens sicut fi-
lora la form_a? Certo e Peleo che genera Achille, rna lo genera in quanto
uorno, non m quanto Peleo. A. MANSION spiega: la naturae come l'arte, nis, dependet celurn et quantum ad perpetuitatem sue substantie et quan-
ossia una forma in virtu della quale il soggetto che la possiede e dotato di tum ad perpetuitatem sui motus. Et per consequens dependet a tali prin-
causalita efficiente. cipio tota natura, eo quod omnia naturalia dependent a celo et motu eius.
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44 Guido Mazzotta lntroduzione 45

segnala dipendenza anche sul piano della sostanza? E quale !uta rna proveniente dal fine, e il fine eil Primo Principio
nee il senso? La medesima espressione ricorre nel commen- che piu tardi il Filosofo chiama Dio, que! che si intende
t? alia Fisica che ci mette in grado di intenderla con preci- con il moto e l'assimilazione a Lui 80. Ora l'assimilazione a
swne: un essere che vuole e pensa, e di questa natura si dimostra
che e Dio, si raggiunge con la volonta e con l'intelligenza,
Omne enim quod non est suum esse, participat esse a cau- analogamente ai manufatti che hanno in se inscritta una
sa prima quae est suum esse. Uncle et ipsemet (Averroes) sorniglianza con 1'artigiano in quanto in essi si compie la
confitetur in libro De substantia orbis quod Deus est causa volonta dell'artigiano. Ne segue chela necessita del primo
caeli non solum quantum ad motum eius, sed etiam quan- moto einteramente soggetta alia volonta di Dio 81 .
tum ad substantiam ipsius: quod non est nisi quia ab eo
habet esse 78 • Ritenendo che il testo aristotelico riferisse la necessita
del movimento al primo cielo, Tommaso ne trae la dottrina
Dio e causa del cielo non solo per il suo movimento che le creature tendono all' assimilazione con il Primo Moto-
(non solum quantum ad motum eius) rna anche per la sua so- re. Ma in che modo si attua questa assimilazione? L' assimila-
stanza (sed etiam quantum ad substantiam). La dipendenza zione a un essere dotato di intelligenza e di volonta non puo
per la sostanza viene subito chiarita: il cielo non esiste se attuarsi che secondo intelligenza e volonta. Vedremo che il
non in quanto riceve 1'essere da Dio (non est nisi quia ab eo Dio aristotelico e dotato di intelligenza e di volonta. L'esem-
habet esse). Se anche fosse eterno il cielo riceverebbe pur pio addotto da Tommaso toglie comunque ogni incertezza e
sempre l'esistenza da Dio, perche dipende ontologicamente orienta decisamente la riflessione: i manufatti (artt/iciata)
dal Primo Motore. Tornando al nostro commento, si deve hanno in se inscritta una somiglianza con 1'artigiano; questa
dire chela precisazione aggiunta, apparentemente inoffensi- somiglianza si deve al fatto che nei manufatti si compie la
va, in realta identifica come causalita creatrice la causalita volonta dell'artigiano; Dio, come un artigiano, compie la
del Primo Motore. sua volonta in tutti gli esseri. Ne segue che la necessita del
La considerazione proposta nel paragrafo successive, primo moto einteramente soggetta alia volonta di Dio.
benche forse basata su di un fraintendimento esegetico 79 ,
interessa qui per sviluppi inattesi di teologia e di spiritualita.
Leggiamo:

Si consideri poi attentamente che, quando Aristotele qui 80 L'imitazione di Dio e qud che si intende, cio verso cui ci si orienta

dice che la necessita del primo moto non e necessita asso- o che si ha come fine, con il moto.
81 § 2535: Attendendum est autem quod, cum Aristotiles hie dicat

quod necessitas primi motus non est necessitas absoluta set necessitas que
78
In 8 Phys. c. 10, lect. 21, n. 14, ed. MAGGIOLO 616a, n. 1154 (cor- est ex fine, finis autem primum principium est, quod postea nominat
sivo mio). 11 contesto della lectio e fortemente segnato dalla polemica con Deum, quod autem intenditur per motum est assimilatio ad ipsum; assi-
l'ermeneutica aristotelica di Averroe. milatio autem ad id quod est uolens et intelligens, cuiusmodi ostendit es-
79
Cosl annota G. REALE: Tommaso "sembra decisamente fuori stra- se Deum, attenditur secundum uoluntatem et intelligentiam, sicut artifi-
da perche riferisce la deduzione al prime moto e non al motore" (II, 288, ciata assimilantur artifici in quantum in eis uoluntas artificis adimpletur;
n. 21). sequitur quod tota necessitas primi motus subiaceat uoluntati Dei.
46 Guido Mazzotta lntroduzione 47

8. Dio ela sua stessa vita stra consente di concludere che la vita di Dio e "ottima".
Tommaso conosce bene il testo aristotelico e sa in che senso
Nel capitola 7 di Lambda Aristotele introduce il gran si deve intenderlo. Basti rileggere Summa Theologiae 1, 18, 3
tema della vita di Dio proprio a conclusione di quello che e dove si dimostra che la vita conviene a Dio in grado supre-
stato definito un "inno". Leggiamo il testa del Filosofo: mo precisamente perche 1' attivita della sua intelligenza non
Ed egli e anche vita, perche l'attivita dell'intelligenza e vi-
e determinata da nient'altro. Poi si aggiunge: "Dopo aver
dimostrato che Dio pensa, il Filosofo conclude che Dio ha
ta, ed Egli e appunto quell' attivita.. E la sua attivita, che
sussiste di per se, e vita ottima ed eterna. Diciarno infatti la vita piu eternamente perfetta perche la sua intelligenza e
che Dio e vivente, eterno e ottimo; cosicche a Dio appar- la piu perfetta ed e sempre in atto". Alle prese con il com-
tiene una vita perennemente continua ed eterna: questa e mento a Lambda, Tommaso non soltanto spiega il testo del
dun que Dio 82 • Filosofo, rna dice molto di piu:

"Egli e anche vita" . ll Filosofo esprime la vita di Dio in Poi, quando dice Quindi Egli eanche vita, avendo gia det-
funzione della intelligenza. ll Primo Motore e intelligente, to che a Dio compete la contemplazione, il Filosofo ora
dunque e il Vivente 83 . ll confronto tra la sua attivita e la no- mostra in che modo la esercita. E afferma che Dio e la
stessa vita. E lo prova come segue. L'atto della intelligenza,
ossia il pensare, e vita; anzi e la cosa pili perfetta che c' e
82 1072b26-30. MOERBEKE (cf. CATHALA-SPIAZZI 1074) traduce: Et nella vita. L' atto infatti, come gia si e mostrato, e pili per-
uitam autem utique existit; etenim intellectus actus uita, illud autem ipse fetto della potenza; onde chi e intelligente in atto vive pili
actus; actus autem que secundum se illius uita optima et sempitema. Di- perfettarnente di chi e intelligente in potenza, allo stesso
cimus autem Deum esse animal sempitemum optimum. Quae uita et du- modo di chi veglia rispetto a chi dorme. Ma il Primo, ossia
ratio continua etema existit Deo; hoc enim Deus.
SJ W. WIELAND (Die aristotelische Physik, Vandehoeck & Ruprecht,
Dio, elo stesso atto di pensiero; e infatti il suo stesso pen-
Gottingen 1962, 34) dice chela migliore esposizione del pensiero di Ari- sare; altrirnenti si rapporterebbe al pensare come la poten-
srotele si trova nelle berlinesi Lezioni sulla storia della filoso/ia di Hegel za all' atto. Sopra si e inoltre dimostrato che la sua sostanza
che interrompe le ampie citazioni testuali di Lambda 7 con elogi o escla- e atto. Si conclude dunque che la sostanza stessa di Dio e
mazioni come: man traut kaum seinen Augen (G.W.F. HEGEL, Vorlensun-
gen uber die Geschichte der Philosophie, Suhrkamp Verlag, vol. 19, Frank-
furt 1971, 132-249, qui 161; trad. it. a c. diE. CODIGNOLA e G. SANNA, NICOLINe 0. POGGELER, Hamburg 1969, 463; trad. it. a c. di B. CROCE,
Lezioni di storia della filoso/ia, vol. II, La Nuova Italia, Firenze 1985, 275- Enciclopedia delle scienze filoso/iche, 1907, Laterza, Bari 1980, 566s). Nel
395, qui 306: "si puo a stento credere ai propri occhi"). Cf. P. AUBENQUE, "fatto straordinariamente significativo" di questa chiusa della Enciclope-
Hegel et Aristote, in]. o'HONDT (ed.), H egel et la pensee grecque, Puf, Pa- dia, N. HART!'AANN scorge quasi l'indicazione che nel sistema hegeliano si
ris 1974, 97-120; G. LEBRUN, H egellecteurd'Aristote, in "Les Etudes phi- deb ba cercare il com pimento interpretativo di Meta/isica Lambda (Aristo-
losophiques", juillet-septembre 1983, 328-347). teles und Hegel, in Kleine Schri/ten, Band II, Walter de Gruyter, Berlin
E comunque degno di nota che, a suggello della Enciclopedia delle 1957, 215.252). In realta la citazione di Lambda 7 che conclude l'Enciclo-
scienze /iloso/iche in compendia, Hegel trascriva dodici righe di greco, pedia manifesta si l'affinita tra Hegel e Aristotele rna insieme anche, e in
senza tradu rle o commentarle, appunto queste righe 1072b18-30 di maniera clamorosa, la loro "differenza fondamentale": la noesis noeseOJ
Lambda 7, il brano che "in tono di inno" parla del Pensiero che pensa se che aristotelicamente definisce Dio, e soltanto Dio, in Hegel diventa la ci-
stesso, della perfetta sua felicira e della sua vita ottima ed eterna, e alia fi- fra del pensiero umano. Cosi WIELAND (op. cit., 35, n. 18); chi scrive ne
ne dice "questo e dunque Dio" (Enz. d. phil. Wiss. (1830), § 577, ed. F. con divide la veduta.
48 Guido Mazzotta lntroduzione 49

vita (ipsa substantia Dei sit uita), e che il suo atto e la sua l'atto stesso, non una intelligenza in potenza che deve passa-
stessa vita ottima ed eterna la quale sussiste per se (actus re all'atto rna l'atto stesso dell'intelligere. Se dunque c'e cor-
eius est uita ipsius optima et sempiterna, que est secundum rispondenza tra grado di intelligenza e grado di vita, la so-
se subsistens). Per questa motivo gli uomini dicono che stanza stessa di Dio e vita, e la vita migliore, la vita sussisten-
Dio e il vivente eterno, l'Ottimo. La vita poi, tra noi uorni- te in se (uita ipsius optima et sempiterna, que est secundum se
ni, appare chiaramente soltanto negli esseri animati; in subsistens) . La conclusione che discende dalle premesse e
questo sen so quindi nel testo si dice "animal", in quanta la che in Dio si trovano vita e durata continua ed eterna (uita
vita gli compete naturalmente. Daile premesse poste si et duratio continua et sempiterna inest Deo) precisamente
conclude percio che la vita e la durata continua ed eterna
si trovano in Dio perche Dio e precisamente questa, cioe perche Dio e questa, la sua stessa vita eterna (Deus hoc
la sua vita eterna: non c'e distinzione tra Lui e la sua vita 84 . ipsum est quod est sua uita sempiterna): non c'e infatti distin-
zione tra Lui e la sua vita (non quod aliud sit ipse et uita
L'argomento, che Tommaso sviluppa in questa para- eius). Tutte queste formule "si equivalgono" per il padre
grafo, oltrepassa la conclusione di Aristotele e giunge a por- Ducoin, il quale a conferma allega un singolare riscontro. Si
re coincidenza o identita tra Dio e vita: Deus est ipsa vita. La tratta di un testa parallelo del Contra Gentiles, che in sede
spiegazione utilizza e ribadisce la premessa aristotelica che di revisione Tommaso corregge di suo pugno s' .
l' atto di comprendere o di conoscere e vita, anzi e quanta di Aristotele e Tommaso non dicono esattamente la stes-
pili perfetto ci sia nella vita, precisamente perche l'intelli- sa cos a. Tra di lora c' e la stessa distanza speculativa che si
genza in atto vive pili perfettamente dell'intelligenza in po- rinviene tra le due formule seguenti: Deo competit vita e,
tenza. Stabilita la corrispondenza tra attivita intellettuale e d'altra parte, Deus est ipsa vita. Occorre cogliere le muta-
vita, la spiegazione prosegue col dire che Dio e ipse actus, zioni di significate e le ragioni che le determinano per ri-
trovare l'Au/hebung di Aristotele operata dall'Angelico.
Riflettiamo anzitutto su !'incremento semantico e specula-
84 § 2544. Terrio, ibi Et vitam autem existit, quia dixerat quod Deo
tive di actus. Nell'espressione actus intellectus vita quae-
competit consideratio, ostendit quomodo se habeat ad earn. Et diciti
quod Deus est ipsa uita. Quod sic probat. Actus intellectus, id est intelli- dam est (l'atto dell'intelligenza e vita), pasta all'inizio del
gere, uita quaedam est; et est perfectissimum quod est in uita. Nam actus, brano, actus significa azione, attivita che consiste nel cono-
secundum quod ostensum est, est perfecter potentia; uncle intelligens in scere. Nell'espressione invece "Dio e atto puro " il termine
actu perfectius uiuit quam intelligens in potentia, sicut uigilans quam
dormiens. Set illud primum, scilicet Deus, est ipse actus intellectus; est
enim ipsum suum intelligere; alioquin compararetur ad ipsum ut potentia 85
G. DucorN, Saint Thomas commentateur d'Aristote, in "Archives
ad actum. Ostensum est autem supra quod eius substantia est actus. Un- de Philosophie" (1957), 393s, rinvia erroneamente al primo libro. ll bra-
cle relinquirur quod ipsa substantia Dei sit uita, et actus eius est uita ipsius no si trova invece nel capitola 52 del secondo libro dove si tratta della di-
optima et sempiterna, que est secundum se subsistens. Et inde est quod in stinzione reale tra essenza e atto di essere nelle sostanze intellettuali crea-
fama hominum dicitur quod Deus est animal sempiternum, optimum. Vi- te, le quali dunque si differenziano metafisicamente da Dio che e il suo
ta enim apud nos in solis animalibus manifeste apparet; inde est ergo stesso essere. Cf. CG 2, 52, ed. Leon., t. 13 , p. 56'', a36: la dove il mano-
quod dicitur animal, quia uita competit ei. Quare manifestum est ex pre- scritto recava Deus est suum esse l' Aquinate cancella le ultime due p arole
missis quod uita et duratio continua et sempitema inest Deo, quia Deus e le sosrituisce con hoc ipsum quod est esse, cosicche la frase diventa Deus
hoc ipsum est quod est sua uita sempitema, non quod aliud sit ipse et ui- est hoc ipsum quod est esse. Per la stessa equivalenza a proposito della vita
ta eius. cf. CG 1, 97.98.99.
50 Guido Mazzotta lntroduzione 51

passa a significate perfezione, atto puro e non semplice- nata dal principia pili caratterizzante della metafisica di
mente attivita 86 . C' e tale ricchezza di senso nell' energheia Tornmaso, si trova nel capitolo 98 del primo libro del Con-
di Aristotele che Tommaso non gli e infedele quando tra- tra Gentiles, dove gia nel titolo si dice che "Dio ela sua stes-
scorre da un senso all' altro. Ma e chiaro che I'ermeneutica sa vita " e poi si argomenta in base al fatto che "Dio si iden-
tomista non ripete qui semplicemente l'asserto aristotelico tifica con il suo essere".
che Dio e atto ossia attivita 87 , rna procede oltre e precis a
che Dio e l'atto stesso, l'atto puro, e chela sua sostanza si 9. Pluralita delle sostanze immateriali
identifica con la sua attivita e con la sua vita, anzi hoc
ipsum quod est sua vita, e la stessa cosa che la sua vita. ll capitola ottavo di Lambda stabilisce il numero delle
Infine vale la pena soffermarsi sulla conclusione del ra- sostanze immateriali e soprasensibili, che sono tante quante
gionamento deWAngelico: sono le sfere celesti computate secondo i calcoli degli astro-
nomi, e dunque quarantasette secondo il calcolo di Eudosso
Si conclude dunque che Ia sostanza stessa di Dio e vita o cinquantacinque se si segue quello di Callippo. La dottri-
(ipsa substantia Dei sit uita), e che il suo atto e Ia sua stessa na dei molti motori immobili
vita ottima ed eterna Ia quale sussiste per se (actus eius est
uita ipsius optima et sempiterna, que est secundum se subsi- edovuta da un lato alia preoccupazione di Aristotele di te-
stens). ner como della scienza del suo tempo, cioe dell'astrono-
mia di Eudosso e Callippo, l'unica del resto capace di
ll testo aristotelico 1072b27 -28, tradotto da Reale con spiegare, all'epoca, i moti apparentemente irregolari dei
"la sua attivita essenziale e vita ottima ed eterna", nella ver- pianeti, e dall' altro al politeismo tipico della religione po-
sione di Moerbeke suona: actus autem que secundum se illius sitiva dei Greci: essa mostra dunque come I' as pet to pili
uita optima et sempiterna. II pronome relativo femminile caduco della filosofia aristotelica non sia quello elaborate
que, al posto del quod delle altre versioni medioevali, rende originalmente dal filosofo, rna quello in cui egli e stato for-
obbligata l'interpretazione: si puc rapportare soltanto a "vi- temente condizionato dalla cultura, cioe dalla scienza e
ta", cui coerentemente afferisce anche I'espressione secun- dalla religione, del suo ambiente.
dum se, qualificando quindi la vita di Dio come sussistente Cionostante, Aristotele e riuscito ugualmente a raggiunge-
per se. La conferma di questa ermeneutica creatrice, gover- re !'idea di un primo motore immobile, osservando che se
le sfere celesti sono molte, cia non esclude che ve ne sia
una, la quale e prima rispetto a tutte le altre, in quanto le
86
E. BERTI, Il concetto di alto nella Meta/isica di Aristotele, in M. coinvolge tutte nel proprio movimento, cioe la sfera piu
SANCHEZ SORONDO (ed.), I.;atto aristotelico e le sue ermeneutiche, Herder- esterna, quella delle cosiddette stelle fisse, per cui il moto-
Universita Lateranense, Roma 1990, 43-61. re di essa, a buon diritto, puo essere considerate il primo
87 G. DUCOIN, art. cit. 393 s, segnala "!'utilisation que fait saint Tho-
fra tutti i motori immobili, ed essendo immateriale, non
mas du texte latin provenant de Guillaume de Moerbeke. Illud autem puo che essere unico nella sue specie (solo la materia, in-
ipse actus est, dit la versio mcerbekana. Ce simple mot ipse, qui semble
bien authentique, ne correspond a rien dans le grec". L' autenticita sareb- fatti, puo rendere molteplici gli individui della stessa spe-
be provata dalla convergenza delle edizioni. La versio media della Metafi- cie), ed anzi proprio la sua unicita e la ragione dell'unicita
sica aristotelica reca "sed illud actus". dell'intero universe.
52 Guido Mazzotta lntroduzione 53

Cosi spiega con grande equilibria un aristotelista di fa- recenti giungono fin qui e portano ad attenuare la tesi di
rna 88. A conferma d'un qualche orientamento monoteista si Gilson sul politeismo che impregna il pensiero di Aristo-
puo far intervenire il principia dell' ordinamento gerarchico tele 90 . Ma qui a noi interessa l'interpretazione che ne da
delle sostanze irnmateriali e soprasensibili che si trova sul fi- Tommaso, il quale corregge abilmente l'eventuale inflessio-
nire della trattazione: ne politeista del brano la dove, commentando il brano
1073a28-31, porta un piccolissimo rna significative ritocco
Che poi il cielo sia uno solo e evidente. Se infatti ci fossero alia versione di Guglielmo 91 . ll preter del testa diventa post
molti cieli, come ci sono molti uomini, allora il Principia nel commento. Vediamo:
di ciascun cielo dovrebbe essere uno solo quanta alia for-
ma, rna dovrebbe essere molteplice di numero. Ma tutte le Quando poi dice D'altra parte vediamo, il Filosofo mostra
cose che sono molteplici per numero hanno materia: infat- che dopo (post) il predetto Primo Principia bisogna sup-
' ti la forma di una molteplicita e una e identica, come per porre piu sostanze immateriali eterne, dicendo che accan-
esempio la forma dell'uomo, invece Socrate (e Callia) sono to (preter) al semplice movimento locale dell'universo, ... ,
uno di numero. Ora, l'essenza prima non ha materia, per- constatiamo altri movimenti locali dei pianeti 92 •
che e atto puro. Dunque, il Motore primo e immobile e
uno e per forma e per numero, e uno pertanto e anche cio La piccola modifica prende la credenza aristotelica in
che da Lui e mosso sempre ed ininterrottamente. In con- una molteplicita di dei minori e la fa rientrare nella visione
clusione uno eil cielo e uno solo 89 . propriamente creazionista di un numero incalcolabile di so-
stanze irnmateriali. Queste sono gerarchicarnente ordinate e
Le sostanze immateriali si distinguono tra di loro sia si differenziano tutte ontologicamente da Dio, dal quale so-
numericamente che specificamente, non avendo alcuna ma- no create e "dopo" il quale dunque bisogna collocarle. Di
teria che le possa differenziare; sono poi subordinate l'una
all' altra secondo 1' ordine della successione delle sfere; infine
sono tutte inferiori all'unica sostanza immateriale che muo- 90
E. GILSON, Lo spin"to della filoso/ia medioevale, trad. it. a c. di P.
ve il cielo nella sua totalita. La pluralita dei moti e dei moto- SARTORI TREVES, Morcelliana, Brescia 1988, 55-59 e 74 n. 6. Cf. anche il
ri, e dunque delle sostanze immateriali, non pregiudica libro postumo, curato da J.-F. COURTINE, Constantes philosophiques de
quindi l'unicita del cielo e dell'universo, la quale e assicura- l'etre, Vrin, Paris 1983, 182 ss. A proposito della interpretazione tomista
dei molti motori immobili annota Ph. MERLAN, A n"stotle's unmoved Mo-
ta dal fatto che Dio e uno e unico. Gli studi aristotelici piu vers, cit. 10: St. Thomas interpreted the Unmoved Movers as angels and
held every one of them to be an individual and a species at the same time.
The interpretation suggested above merely replaces the angels of
88 E. BERTI, La teologia di Aristotele, in M. SANCHEZ SORONDO (ed.), Mohammedan, Jewish, and Christian exegetes by Plato's Ideal Numbers.
91
Teologia razionale. Filoso/ia della Religione. Linguaggio su Dio, Herder- 1073a28-3 1. Nella versione moerbecana: Videmus autem preter
Pontificia Universita Lateranense, Roma 1992, 37-53, qui 44. Da parte uniuersi simplicem lationem, quam mouere dicimus primam substantiam
sua, G. REALE parla di "monoteismo esigenziale" a proposito della teolo- et immobilem, alias lationes existentes planetarum sempitemas.
92
gia aristotelica (Ston·a della filoso/ia antica, IT, Vita e pensiero, Milano §§ 2556: Secundo, ibi Videmus autem preter uniuersi, ostendit
1995, 447). quod post predictum primum principium necesse est ponere plures sub-
89 Lambda 8, 1074a31-38. Cf. Ph. MERLAN, Aristotle's unmoved Mo- stantias immateriales sempitemas, dicens quod preter simplicem motum
vers, in "Traditio" 4 (1946), 1-30. localem uniuersi ... (corsivo mio).
54 Guido Mazzotta lntroduzione 55

queste sostanze spirituali Tommaso h.a scri~to con tale ~s~­ carattere squisitamente ipotetico delle scienze e potrebbe ri-
stenza e intensita da far pensare che s1 tratu del tema decrsr- velarsi di grande utilita nell'odierno dibattito epistemologi-
vo per la comprensione della sua metafisica de~'essere. La co. Su di un punto specifico poi, ossia sul carattere ipotetico
differenza ontologica che abissalmente separa Dro, assolu.t~­ delle teorie cosmologiche, si dice qualcosa d'importante gia
mente scevro da qualsiasi composizione, e le creature spm- nella Summa 96.
tuali o angeliche, anch'esse segnate da finitezza per~he .com-
poste di essenza e atto di essere, viene detta con 1abrtuale
chiarezza nella Contra Gentiles: 10. II Pensiero di Pensiero
La lezione undecima commenta il capitolo nono di
Nelle sostanze intellettive create c'e composizione di atto Lambda e il § 2600 svolge la consueta divisione del testo indi-
e potenza. lnfatti: dovunque si riscontrino due cose di cui cando che, a partire da qui, l'indagine verte sulle operazioni
I' una e compimento dell' altra, il rapporto tra l'~a e 1' al~ra immanenti di Dio e anzitutto sull' operazione intellettuale. Gli
e quello di potenza e atto ... Ora nella sostanza mt~etuva esegeti condividono questa analisi strutturale del capitolo:
creata si riscontrano queste due cose: la sostanza e 1essere,
il quale non si identifica con _la sostanz.a. ~a 1' ~ssere ~ _il
Aristote, apres avoir defini le premieur Moteur comme
compimento della sostanza esrstente, p01che ogm cosa e m
atto quando ha l'essere. In ciascuna delle sostanze suddet- substance et acte pur, etudie la nature de cette activite: el-
le ne peut etre que la plus haute de toutes celles que nous
te c' e composizione di atto e potenza 93 .
connaissons, a savoir la Pensee intuitive 97 •
Un ultimo rilievo per sottolineare che, esponendo le di-
La dottrina aristotelica su Dio afferma ch'Egli e la so-
gressioni astrono~c:he aristote~che, Tornma~o usa. : ovent.e
stanza piu eccellente di tutte 98 , perche e spirito, se per spiri-
suppositio, suppOSlZIOne, accez1one 0 anche lpOt~Sl . 4 . fl Sl-
to s'intende una sostanza immateriale vivente, la cui vita
gnificato del semantema s'illumina o~e appena s~ ~rcorra a
consiste nel pens are e nell' amare. Ma cos a pens a e am a
un testo di poco posteriore e temaucamente vrcmo. ~el
Dio? Egli pensa e ama, e non puo non pensare e non amare,
commento al primo libro del De caelo et mundo, a propostt?
che l'oggetto piu eccellente di tutti. Dovra dunque pensare
del contrasto tra Aristotele e Tolomeo sul modo degli astn,
e amare se stesso: Dio e "pensiero di pensiero", ossia assolu-
si legge: Unde hoc non est demonstratio sed suppositio 1ua~­
ta e perfetta autocoscienza. Del resto, tutto cia che implic.a
dam 95. L'intuizione e straordinariamente moderna: drce il
mutamento e percio irnperfezione dev'essere negato del Pn-
mo Motore il quale non trasmutatur (1074b26), ossia non
9J CG 2, 53. ll principio di composizione, e percio di moltiplicazio- pass a dalla potenza all' atto:
ne, era gia chiaramente indicato in De ente et essentia 4; cf. anche De spt-
ritualibuscreaturis, a. 1.
94 Cf. J. Donat, Logica, Herder, Barcelona 1944, 87-92. . 96 STh 1, 32, 1 ad 2.
95 In De caelo et mundo 1, ed. SPIAZZI 15b, n. 28. Per il vocabolano
97 CosiJ. TRICOT, II, 680, n. 1, ad loc.
astronomico medioevale cf. A. LE BCEUFFLE, Astronomie Astrologie. Lexi- 98 Tommaso legge la versio moerbecana dove di Dio si dice ch'e ue-
que latin, Picard, Paris 1987; Les noms latins d'astres et de constellattons, nerabile (1074b17), optima substantia (1074b20), divinissimum e honora-
Les Belles Lettres, Paris 1977. tissimum (1074b26), optimum epotentissimum (1074b33s).
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56 Guido Mazzotta lntroduzione 57

se pensa, rna questa suo pensare dipende da qualcosa di o reciprocita. Essa e come 1' amicizia del padre verso il figlio,
superiore a lei, cio che costituisce la sua sostanza non sara del benefattore verso il beneficato, del superiore verso 1'in-
l'atto di pensare rna la potenza 99 . feriore 102. In un altro luogo Aristotele presenta l'uomo dedi-
to alia vita teoretica come il pili amato da Dio il quale peral-
Le deduzioni dei capitoli sesto e settimo di Lambda tro ha cura delle cose umane 103 .
mettevano a fuoco 1' atto puro di movimento; ora Aristotele In tal senso non stupisce che Tommaso non ritenga di
afferma che anche nell'ordine e sui piano del pensiero il dover correggere vistosamente il Filosofo. Un primo incre-
Primo Motore e l'atto puro di intelligenza perche asso1uta- mento ermeneutico riguarda 1074b17 e letteralmente porta
mente immobile e perfetto. Difficilmente si puo sottova1u- a tre i due modi secondo cui per Aristotele 1'intelletto puo
tare 1'importanza di questa dottrina senza cadere in gravi
contraddizioni. Cosi come non si puo fretto1osamente liqui-
n
rapportarsi al suo atto di intelligenza 104 • terzo modo una e
specificazione dell'interprete, il quale appunto scrive:
dare come narcisismo teo1ogico la formula del "Pensiero di
Pensiero" o del "Pensiero che pensa se stesso". Si deve pro- Si deve dunque sapere che l'intelletto si puo rapportare al
babilmente rivedere il 1uogo comune che nega recisamente suo pensare in tre modi: in un prima modo quando non
al Dio aristotelico 1a conoscenza di altro da se. Per intanto, gli si addice conoscere in atto rna solo in potenza o come
come si legge nel primo 1ibro della Metafisica, Dio possiede \
facolta; in un secondo modo quando gli si addice conosce-
1a scienza delle cause prime, anzi la possiede soltanto Lui e, re in atto; in un terzo modo quand' egli eil suo stesso cono-
poiche 1e cause prime sono 1e cause di tutto, chi conosce le scere, ossia la sua intelligenza, che e la stessa cosa 105•
cause prime conosce tutto 100. E del resto, se Dio conosce se
stesso, sa necessariamente d' essere il fine cui ten dono tutte Di qui 1a conclusione, nella quale si ritrova il medesimo
le cose: di qui, nel terzo libro della Metafisica, il rimprovero principia che governa la deduzione a proposito della vita, os-
mosso a Empedocle che giunge a concepire un Dio igno- sia che la sostanza di Dio si identifica con 1a sua operazione:
rante101 .
D rapporto tra il Dio aristotelico e il mondo e da ripen- 1
o2 Eth. Eud. VII, 10, 1242a32-35; 3, 1238b27s. Qualche pagina pri-
sarsi anche sotto il profilo dell'altra operazione divina, quel-
ma si dice che Dio e causa di cio che accade nell' anima dell'uomo, perche
1a dell'amore. D Dio aristotelico non solo conosce 1'uomo, il principio della ragione e superiore alia ragione e quindi e causa del suo
rna anche ama ed e amico dell'uomo. Questa amicizia, non successo, cioe della fortuna: iviVII 2, 1248a24-b7.
avendo Dio bisogno di alcunche, non comporta uguaglianza 103 Eth. Nic. X, 9, 1179a22-28.

()-l 1074b17. 0 infatti non pensa nulla; rna allora come potrebbe es-
1

sere cosa divina? Egli si troverebbe nella condizione di chi dorme sem-
pre. Oppure Egli pensa rna il suo pensare dipende da qualcosa di supe-
99 1074b19-20: siue intelligat, huius uero aliud principale, non enim riore. In tal caso non l'atto di pensare rna la potenza costituirebbe la sua
est hoc quod est sua substantia. sostanza.
Joo Alfa 2, 983a6-10. 10
' § 2601: Sciendum est ergo quod intellectus ad suum intelligere
1 1
0 Beta 4, 1000b3-6; cf. De an. I 5 , 410b4-7. Si veda pure Top. V 4, potest se habere tripliciter: uno modo quod non conueniat ei intelligere
132b10-11 (Dio e vivente e partecipa della scienza); Hist. an. IX 32, in actu set in potentia tantum, uel in habitu; alio modo quod conueniat ei
619b5-7 (!'aquila e divina perche vola piu in alto di tutti e puo vedere tut- in actu, alio modo quod sit ipsum suum intelligere, siue sua intelligentia,
to). quod idem est.
58 Guido Mazzotta lntroduzione 59

Cosl dunque sernbra debba concludersi che la sostanza quindi principia di perfezione per Lui 108, Tornrn~so Iegge il
della Prima lntelligenza non sia la piu eccellente, sia che quia come se fosse "nel senso che". L'~terpretaztone ~ora
pensi soltanto in potenza sia che pensi in atto, a rneno che suona cosl: Dio non conosce altro da se nel sensa che 1 altro
insierne con questo non si afferrni che la sua sostanza e il da se sia piu degno di Lui o principia di perfez.ione per Lui:
suo stesso pensare, come poi il Filosofo determined 106 . Finalmente, nel paragrafo che segue irnmed1atamente, s1
completa la deduzione su Dio che conoscendo se stesso co-
Sul pensiero divino che deve pensare se stesso, la lettu-
nosce altro da se:
ra di Tornrnaso spiega fedelrnente la dottrina aristotelica nei
§§ 2611-2613 e poi osserva: Cio si spiega cosl. Essendo Egli il suo stesso pensare e ino~­
tre cio che c'e di piu eccellente e potente, occorre che il
Si deve pero considerare che il Filosofo intende mostrare suo pensare sia perfettissimo; dunque pensa se st~sso in
che Dio non pensa altro rna se stesso in q~anto il pensato maniera per/ettissima. Quanta piu perfe~tam~~te s~ cono~
perfeziona il pens ante e 1'atto di pens are. E pero evidente see un principia, tanto piu si conoscono zn luz z suo~ e!fettz;
che nulla puo essere pensato da Dio nel sensa che sia per/e- le cose principiate sono infatti ~onten~te. n.ella vu~u ~el
zione della sua intelligenza. Non se ne puo tuttavia trarre principia. Poiche dunque dal Pnmo Prl?~lp~~ · che e Dw,
la conclusione che tutte le altre cose siano a Lui ignore; dipende il cielo e tutta la natura come s1 e gta detto, resta
Egli infatti pens a tutte le cose pensando se stesso 107 . evidente che Dio conoscendo se stesso conosce tutte le altre
cose 109 .
Qui !'incremento ermeneutico e ancora piu sottile. La
dove Aristotele diceva che Dio non conosce altro da se per- Cognoscendo se ipsum omnia alia cognoscit. Cosl si con-
chi, se lo conoscesse, questo sarebbe piu degno di Lui e clude questo paragrafo. Quello precedente, il.§ .2614, recav.a
la formula equivalente intelligendo se intellzgzt omma alta

106
§ 2602: Sic igitur uidetur sequi quod substantia primi intelligen-
tis non sit optima, siue intelligat in potentia tantum siue in actu, nisi po- 1os 1074b30: Deinde palam quia aliud aliquid erit dignius quam in-
natur cum hoc quod sua substantia sit suum intelligere. tellectus, scilicet intellectum (corsivo mio). Un testo coevo al commento
Sul significate di quest'ultima formula, che ho messo in corsivo, si dice chiaramente che la intentio di Aristotele non esclude la conoscenza
veda quella analoga del commento al De causis che ha il pregio di esplici- divina di tutte le cose: Patet igitur praedicta verba Philosophi diligenter
tarne il principio di intelligibilita: Oportet dicere quod sicut ipsa {causa consideranti quod non est intentio eius excludere a Deo simpliciter alia-
primal est ipse Esse, ita est ipsa Vita et ipse Inrellectus primus (Prop. 13 , rum rerum cognitionem (De substantiis separatis 14, ed. SPLAZZI 45b, n.
leer. 13, ed. PERA 80a, n. 289; trad. it. a c. di o'ANCONA COSTA, cit., 304: 127· trad. it. a c. di A. LOBATO, cit., 223).
si deve dire che proprio come la causa prima e l'Essere in se, e anche la ' 109 § 2615: Quod sic pater. Cum enim ipse sit ipsum suum intellige:e,
vita in see l'intelletto primo in se). ipse autem sit dignissimum et pote?tissimum, neces~e. est ~uod suum m-
telligere sit perfectissimum; per/e~tzsszme e.r~o mtellzgzt se zps~m. quanto
107
§ 2614: Considerandum autem quod Philosophus intendit osten-
dere quod Deus non intelligit aliud, set se ipsum, in quantum intellectum au tern aliquod principium perfecuus mtelligttur,. tan~o magts.zn:ellz~u~t~r
est perfectio intelligentis et eius quod est intelligere. Manifestum est au- in eo effectus eius; nam principiata continenrur m wrtute pruru pnnctpll.
tern quod nichil aliud sic potest intelligi a deo quod sit perfectio intellec- Cum igitur a primo principio, quod est Deus, dependeat celum et tota
tus eius. Nee tamen sequitur quod omnia alia a se sint ei ignota; nam in- natura, ut supra dictum est, manifestum est quod Deus cognoscendo se
telligendo se intelligit omnia alia. ipsum omnia alia cognoscit.
60 Guido Mazzotta lntroduzione 61

per precisare che dalla dottrina aristotelica "non si puc tut- scaturisce dalla esegesi critica del testo e dal dominic dei
tavia trarre la conclusione che tutte le altre cose siano a Lui principi che, anche senza l'uso diretto del greco e dispo-
ignote". La strategia filosofica dell' Angelico, esplicitamente nendo di versioni tutt' altro che luminose, gli fa intravede-
dichiarata in uno scritto coevo 110, anche per questa via si re quasi sempre l'esatto pensiero del Filosofo con una si-
delinea come sviluppo e inveramento, a un superiore livello, curezza che ancor oggi stupisce.... In particolare il com-
mente alia Meta/isica e giudicato superiore a qualsiasi al-
della teologia del Filosofo.
tro per il dominio che san Tommaso mostra eli quest' opera
che eforse la pili ardua che mai esista 113.
11. Aristotele nella storiogra/ia speculativa di Tommaso
La ricerca della genuina intentio aristotelica, che gli val-
Ogni vera filosofia rende conto delle filosofie preceden- se il titolo di expositor, non gli irnpedisce di interagire con il
ti. Che Tommaso ne sia consapevole e che abbia una strate- testo che comrnenta, come si desume dalla indicazione di
gia ermeneutica lo si vede appunto dal De substantiis separa- metodo che si legge nel De unitate intellectus:
tis. Tre magistrali capitoli di questo tardo e incompiuto trat-
tato chiariscono la opinio Aristotelis anche nel rapporto di Et ne alicui uideatur quod hoc ex nostro sensu dicamus
continuita e di differenza con la posizione di Platone 111 . Di preter Aristotilis intentionem, inducenda sunt uerba Ari-
pili. Ricorre insistito il richiamo alia intentio del Filosofo la stotilis expresse hoc dicentis 114.
quale ad esempio, secondo Tommaso, non esclude la cono-
scenza divina di tutte le cose 112 . Certo, awerte 1' Angelico, n testo intreccia e gerarchizza i criteri che governano
bisogna diligenter considerate il testo per essere in grado di 1'ermeneutica dell'Angelico: anzitutto, 1' oggettivita del testo
cogliere 1'intentio auctoris la quale
110 Un brano del cap. 14 del De substantiis separatis 2-4 illumina il m C. FABRO, Introduzione a san Tommaso. La metafisica tomista e il
tema della conoscenza divina di tutte le cose: Oportet au tern ex necessita- pensiero moderno, Ares, Milano 1983, 84s; che, peril giudizio sul com-
te hoc firrniter tenere quod Deus omnium cognoscibilium quocumque mento tomista, rinvia a E. ROFLES, Aristoteles Metaphysik, Lipsia 1904,
tempore vel a quocumque cognoscente, certissimam cognitionem habet. 15.17 (Einleitung). Cf. ivi 22, n. 17, per i riconoscimenti di TRENDELEN-
Ut enim supra habitum est, Dei substantia est ipsum eius esse. Non est BURGe BRENTANO su "gli acuti commenti di Tommaso d'Aquino, nei qua-
autem in eo aliud esse atque aliud intelligere: sic enim non esset perfecte li Aristotele si trova esposto con maggiore esattezza di molti commentato-
simplex, uncle nee simpliciter primum. Oportet igitur quod sicut eius ri posteriori".
114 De unitate intelledus 29, ed. SPIAZZI 69, n. 192; la lezione del te-
sub stantia est suum esse, ita etiam eius substantia sit suum intelligere, seu
intelligentia, ut etiam Philosophus concludit in decimosecundo Metaphy- sto latino viene presa dalla edizione bilingue apparsa di recente in Fran-
sicae (ed. SPIAZZI 43a-b, n. 120; trad. it. a c. di A. LOBATO, cit., 218 s). cia: Thomas d'Aquin. I.:unite de /'intellect contre les Averroistes, Traduc-
111 De substantiis separatis 2-4, ed. SPIAZZJ 23-26, nn. 50-57 (sulla tion et introduction par A. DE LIBERA, Flammarion, Paris 1994, 104; trad.
"opinio Aristotelis"), nn. 58-60 ("In quo conveniant positiones Platonis it. a c. di A. LOBATO, cit., 113: "e perche non sembri ad alcuno che dicia-
et Aristotelis"), n. 61 ("In quo differunt Plato et Aristoteles"). Sulla data mo questo secondo il nostro modo di vedere, indipendentememe dal pen-
di composizione cf. J-P. TORRELL, Tommaso d'Aquino, cit., 249 ss. · siero di Aristotele, dobbiamo citare le parole di Aristotele che dicono que-
112 Ivi 14, ed. SPIAZZI 45b, n. 127: Patet igitur praedicta verba Philo- sto espressamente" (corsivo mio).
sophi diligenter consideranti quod non est intentio eius excludere a Deo Per l'importanza del senso letterale cf. anche In Libras Perzherme-
simpliciter aliarum rerum cognitionem (corsivo mio; trad. it. a c. di A. neias I, lect. 5, n. 20, ed. Leon. I, 28a: et ideo ut magis sequamur verba
LOBATO, cit., 223). Cf. supra, nota 108. Aristotelis (corsivo mio).
62 Guido Mazzotta lntroduzione 63

e il primato del senso letterale; poi, la ricerca della intenzio- pretazioni medioevali di Aristotele. Per intanto, il giudizio
ne del Filosofo che, trattandosi appunto di una in-tentio o di Courtine parrebbe estremo quando parla "di un rovescia-
di un in aliud tendere, consente e promuove la ricerca di svi- mento completo dell'orizzonte" e, poco prima, d'una "mo-
luppi omogenei; infine, la veduta personale (noster sensus) dificazione che ... investe l'impresa aristotelica, fin nel suo
ossia la proposta teoretica che in qualche modo prolunga ad procedere e nel suo scopo". A chi scrive sembra di poter in-
altri livelli significativi la intenzione aristotelica. Sul rappor- terpretare le modifiche che Tommaso apporta al progetto
to di continuita-superamento tra gli ultimi due criteri viene aristotelico di metafisica nel senso d'uno sviluppo coerente
qualche luce dalla riflessione sul progetto tomista di metafi- e d'un inveramento, anche contro lo stesso Aristotele. L'ipo-
sica in relazione a quello aristotelico. Prendiamo un brano tesi interpretativa si bas a sull' analisi della singolare e brevis-
sintomatico d'una importante ricerca recente: sima storia speculativa della filosofia delineata in uno straor-
dinario articolo del trattato della Summa Theologiae dedica-
La flessione che san Tommaso fa subire, sotto !'influenza to alia creazione 116 Leggiamo:
di Aristotele, alia sapientia christiana di ispirazione agosti-
niana e stata pili volte sottolineata, per rallegrarsene 0 per Gli antichi filosofi s'inoltrarono nel conoscimenro della
deplorarla; invece la questione in qualche modo opposta, verita gradualmente, quasi passo dopa passo. Da principia
e cioe quella riguardante la modificazione che di rimando infatti, essendo per cosl dire piuttosto grossolani, credeva-
investe l'impresa aristorelica, fin nel suo procedere e nel no che non esistessero alrro che carpi sensibili. E quelli tra
suo scopo, e stata studiata molto meno. Ora, non si tratta loro che accettavano il mota non lo consideravano se non
soltanto della reinterpretazione di questa o quel concerto sotto certi aspetti accidemali, come sarebbe la rarefazione
tecnico proprio di Aristotele, rna di un rovesciamenro e la condensazione, la fusione e la dissociazione. E suppo-
completo dell'orizzonte all'interno del quale puo dispie- nendo chela sostanza stessa dei carpi fosse increata, si li-
garsi il progetto aristotelico della metafisica o dei tratti rnitarono a stabilire delle cause per codeste trasformazioni
riuniti sotto questo titolo 115 . accidentali, quali 1' arnicizia, la lite, l'intelligenza o altre ca-
se del genere.
Certamente la questione attende ancora d'essere studia- Procedendo olrre, i filosofi distinsero razionalmente la for-
ta a fondo, e forse non potra esserlo per davvero finche non ma sostanziale dalla materia, che ritenevano increata; e ca-
si disponga della edizione critica tanto del commento tomi- pirono che nei carpi avvengono delle trasmutazioni di for-
sta e delle versioni ivi utilizzate quanto di tutte le altre inter- me sostanziali. Di queste trasformazioni si stabilivano poi
delle cause universali, cioe il circolo oblique secondo Ari-

115
].-F. COURTINE, Suarez et le systeme de la metaphysique, Presses
116
Universitaires de France, P aris 1990; trad. it. a c. eli C. E SPOSITO, Il siste- 5Th l, 44, 2. Sui testo e sulla sua struttura ha richiamato l'atten-
ma della meta/isica. Tradizione aristotelica e svolta di Suarez, Vita e pensie- zione C. FABRO, l ntroduzione a san Tommaso, cit., 23-25; cui si ispira M.
ro, Milano 1999, 76; sotto il profilo che qui interessa cf. tutta Ia prima SANCHEZ SORONDO, Aristotele e San Tommaso, Pontificia Universita Late-
parte. Anche per E. B ERTI (lntroduzione alta meta/isica, Utet, Torino ranense-Citta nuova, Roma 1981, 57-65. Un precedente, analogo somma-
1993, 13), nel Procemium al commento della Meta/isica, Tommaso "si eli- rio eli storia speculativa della filosofia si trova nel De potentia 3, 5 e mette
scosta molto dalla posizione eli Aristotele" sulla concezione dell' ens in- Aristotele nella terza e ultima tappa. Appunto, e Ia retrocessione che
quantum ens. u donne a penser".
- ~ -- --- --
I

Guido Mazzotta lntroduzione 65


64

stotele e le idee secondo Platone. Ma si osservi che la ma- La storia, scandita in tre tappe, si ispira largamente, so-
teria viene coartata dalla forma a una determinata specie; prattutto per la prima tappa, al sommario storico che Ari-
come pure la sostanza di una data specie viene ristretta a stotele disegna nel primo libro della Meta/£s£ca llS. Questa
un determinato modo di essere dagli accidenti che ad essa dipendenza dal modello aristotelico enfatizza la presa di di-
si aggiungono, come il sostantivo uomo viene ris~retto dal- st~nza da Aristotele che si effettua nella seconda tappa. TI
1' aacrettivo bianco. Gli uni e gli altri percio cons1derarono Filosofo, quando discute il suo progetto di filosofia
1' e~~e sotto un aspetto particolare, o in quanta (specifica- prrma
. 119, 1e assegna come oggetto 1'ente 1n
. quanto ente, per
mente) e questa ente, 0 in quanta e tale ente (determinato cercarne le cause prime; e avendo constatato che le cause
dai suoi accidenti). Quindi essi assegnarono alle case sol- prime vanno oltre l'ambito della natura, la sua filosofia pri-
tanto delle cause efficienti particolari. ma e metafisica come scienza dell'ente in quanta ente e, in-
Altri finalmente si spinsero a considerare 1'ente in quanta sieme e inseparabilmente, metafisica come scienza del so-
ente: e ricercarono la causa delle case non solo in quanta vrasensibile 120 . Tommaso con divide il progetto aristotelico
esse sono queste o sono tali, rna in quanta sono enti. Ora,
rna insieme lo ritiene inevaso nell'esecuzione, bloccatasi nel-
la causa delle case in quanta enti deve causarle non solo
rendendole tali con i lora accidenti, o queste con le lora la determinazione dei modi particolari del divenire. Per
forme sostanziali, rna causarle in tutto cio che in qualsiasi questa Tommaso riprende il progetto e finalmente lo adem-
rnaniera appartiene alloro essere. Quindi e necessaria am- pie sollevandosi (alt"qu£ erexerunt se) a considerare 1'ens £n
rnettere che anche la materia prima e stata creata dalla quantum ens, in quanta cioe ha l'essere, e a puntare lo
causa universale dell' essere 117 • sguardo sulla causa dell'essere dell' ente.
La retrocessione tomista del Filosofo alia seconda tappa
111 STh 1, 44, 2: Antiqui philosophi paulatim, et quasi pedetentim,
vale moho. di pili della denuncia heideggeriana dell'oblio
intraverunt in cognitionem veritatis. A principio enim, quasi grossiores dell'essere e non solo perche storicamente l'anticipa di sette
existentes, non existimabant esse entia nisi corpora sensibilia. Quorum
qui ponebant in eis motum non considerabant mot~ nisi secundum ali-
qua accidentia, ut puta secundum rarit~tem et denslta_tem, congrega~o­ rum, non solum_ secundum quod sunt haec vel talia, sed secundum quod
nem et segregationem. Et supponentes 1psam _subs_tanua~ corporum m- sunt entza. Hoc lgltur quod est causa rerum in quantum sunt entia, opor-
creatam, assignabant aliquas causas huiusmodi aco~en~ali~ trans~uta­ t<:t esse causa rerum non solurn secundum quod sunt talia per formas ac-
tionum, ut puta amicitiam, litem, intellectum, aut aliqwd hwusmodi. Ul- cJdentales, nee secundum quod sunt haec per formas substantiales, sed
terius vero procedentes, distinxerunt per intellectum inter formam sub- euam secundum orrme illud quod pertinet ad esse illorurn quocumque
stantialem et materiam, quam ponebant increatam; et perceperunt tran- modo. E t s1c oportet ponere etiam materiam primam creatam ab univer-
smutationem fieri in corporibus secundum formas essentiales. Quarum sali causa entium.
118
transmutationurn quasdam causas universaliores ponebant, ut obliquum Alfa 3-4, con il relativo commento tornista. Ma, per una critica
circulum, secundum Aristotelem, vel ideas, secundum Platonem. Sed del modello storiografico aristotelico, cf. anche In De caelo et mundo 3,
considerandum est quod materia per formam contrahitur ad deterrnina- lect. 2, ed. SPIAZZI 282b, n. 553.
119
tam speciem; sicut substantia alicuius speciei per accidens ei ad_veniens . Gamma 3, 1005a33-b2; Epsilon 1, 1026a27-30: "Se dunque non
contrahitur ad deterrninaturn modum essendi, ut homo contrahitur per Vl fosse qualche realta diversa oltre quelle costituite dalla natura, Ia fisica
album. Utrique igitur consideraverunt ens particulari quadam co~sidera­ sarebbe Ia scienza prima; se invece c'e qualche realta immobile, questa
tione, vel in quantum est hoc ens, vel in quantum e~t tale_ en~. Et s1c rebus sara anteriore e Ia filosofia che Ia studia sara Ia prima".
120
causas agentes particulares assignaverunt. Et ultenus aliqw erexerunt se Alfa 1, 983a8-9. Cf. E. BERTI, Introduzione alia meta'zsica cit.
lOs. 'f' ' '
ad considerandum ens in quantum est ens: et cons1deraverunt causam re-
I

66 Guido Mazzotta

secoli. Nella rilettura tomista della stor~~ della_ m~ta~isica vi


e una sorta di valenza speculativa e sal~ftca p01che nprende
e riscatta il progetto metafisico aristotelico, ~aduto ?ella rete AVVERTENZA
delle forme come atti ultimi, e lo c?r:s~rva mt~tt~ mnalzan-
dolo fin sulla soglia del senso defmmvo dell umv~r~o che
solo spiega la totalita del reale. La domanda ~etaflSlca na-
sce dalio stupore per 1' essere dell' ente e non ~1 p~a~a se n?n
quando approda alia donazione dell'essere e m filigrana m-
travede un qualche tratto della fisionomia del Donatore. Del Commento di Tommaso d'Aquino alia Metafisica
di Aristotele non ci sono traduzioni in lingua moderna,
tranne quella in inglese di J.P. Rowan, ormai vecchia di qua-
rant' anni fa, e quella in lingua spagnola dovuta a J. de C.
Sola, che tuttavia si limita al quarto libra. A scoraggiare gli
studiosi e forse l'oggettiva difficolta d'un testo complesso e
del duplice o addirittura triplo livello ermeneutico: 1' Angeli-
co infatti commenta un testa del Filosofo tradotto in latina
da Guglielmo di Moerbeke. Ma qualche responsabilita cre-
do si debba attribuire al ritardo della edizione critica della
Leonina.
La presente traduzione, la prima in lingua italiana, si li-
mita al commento di Tommaso allibro dodicesimo o Lamb-
da della Metafisica e si basa fondamentalmente sulla edizio-
ne curata da M.-R. CATHALA nel 1915 rna poi rivista daR.
M. SPIAZZI, In duodecim libros Metaphysicorum Aristotelis
expositio, Marietti, Torino 1950, nn. 2416-2663 (da noi indi-
cata sempre come CATHALA-SPIAZZI). Abbiamo tuttavia po-
tuto accedere con profitto ai lavori preparatori della Leoni-
na e verificare puntualmente su di essi i testi tanto della ver-
sione latina della Metafisica quanto del commento tomisti-
co. D a questi lavori preparatori si traggono tutte le varianti
adottate, puntualmente segnalate in calce alia pagina con la
sigla di "1'" (asterisco) e seguite tra parentesi dalia lezione di
CATHALA-SPIAZZI.
S'e conservata intatta, per favorire consultazione e ri-
scontri, la suddivisione del Commento in lezioni e paragrafi
della edizione CATHALA-SPIAZZI. Ho aggiunto la traduzione