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– e scritture come programma-

Paolo Cherchi tica intersezione, o – se si vuo-


Polimatia di riuso. le – come “combinatoria”, di
bacini repertoriali, una condi-
Mezzo secolo di plagio
zione che viene ancor’oggi abi-
(1539-1589)
tualmente identificata (ma non
Roma, Bulzoni, 1998
qui da Cherchi) con la catego-
(“Europa delle Corti”,
ria di “manierismo”. Se il tema
Centro studi sulle società
è oggi così intensamente fre-
di antico regime – Biblioteca quentato, perché questo nuovo
del Cinquecento, 83), p. 304 volume ? Il libro nasce da una
sorta di fastidio, che Cherchi
Precursore degli studi sulla ri- spiega bene nell’Introduzione
scrittura, Paolo Cherchi inter- (p. 12) quando riflette sulla
viene di nuovo con questo Po- inutilità materiale (non certo
limatia di riuso entro un filone l’irrilevanza intrinseca) dell’ag-
di indagine che, grazie anche giungere ulteriori dati, e cioè
all’impulso impresso dai suoi rilevazioni di riscritture inso-
lavori (e penso, ad esempio, a spettate, a un quadro nel quale
Enciclopedismo e politica della il fenomeno della riscruttura è
riscrittura: Tomaso Garzoni, ormai – comunque ci si com-
Pisa, Pacini, 1980 e al volume, piaccia di chiamarlo – un fatto,
da lui curato, Sondaggi sulla non un problema, un quadro
riscrittura del Cinquecento, Ra- però nel quale la pluralizzazio-
venna, Longo, 1997), ha cono- ne delle scoperte vanifica la
sciuto negli anni più recenti nozione stessa di scoperta: e
una decisa espansione editoria- pare anzi che ogni stupita insi-
le e una vistosa articolazione stenza su una presunta episo-
tematica: da Réécriture 1 et 2. dicità della riscrittura faccia re-
Commentaire, parodies, varia- gredire il metodo verso una
tions dans la littérature italienne positivistica frontiera paga di
de la Renaissance, Paris, Uni- rintracciare le “fonti”, mentre
versité de la Sorbonne Nou- tutto il profitto per chi studia la
velle, 1984, a Scritture di Scrit- riscrittura come “macchina re-
ture, a cura di Giancarlo Maz- torica” per la produzione di te-
zacurati e Michel Plaisance, Ro- sti consiste nel comprendere la
ma, Bulzoni, 1987, da Luciana filigrana di uno “stile”, la meto-
Borsetto, Il furto di Prometeo. dica di un lavoro intellettuale
Imitazione, scrittura e riscrittu- in atto. Si percepisce tra gli
ra nel Rinascimento, Alessan- specialisti più avvertiti un ma-
dria, Edizioni dell’Orso, 1990, a lessere, cui proprio Cherchi
Furto e plagio nella letteratura (ibidem) dà voce: “Esiste quin-
del classicismo, a cura di Ro- di un senso di disagio in cui
berto Gigliucci, Roma, Bulzoni, ogni nuova scoperta corrobora
1998, per citare solo alcuni tra l’idea della vastità del fenome-
i titoli più importanti. Sono la- no; ma nello stesso tempo di-
vori che attestano l’appeal che sorienta alquanto, creando
la problematica esercita sui l’impressione di aver individua-
cinquecentisti, proprio per il to un sintomo la cui importan-
suo costituire un osservatorio za risulterà chiara solo alla lu-
privilegiato rispetto alla pecu- ce del fenomeno generale che,
liarità dei processi di accumu- a sua volta, attende di essere
lazione e crescita della cono- definito sulla base di simili
scenza nei secoli XV-XVI, e scoperte. Si lavora, insomma, a
per il fatto che essa offre so- raccogliere sintomi, azzardan-
stanza materiale all’alternativa do diagnosi provvisorie o po-
cinquecentesca tra scritture co- sponendole indefinitamente; e
me elaborazione dell’antico – purtroppo, non avendo chiara
condizione ancora prevalente un’eziologia, si rischia di
nei primi lustri del Cinquecento confondere sintomi rilevanti

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con fenomeni atipici o addirit- quente nel periodo che ci inte- pertinenti al mondo antico che portunità di integrazione delle
tura fuorvianti”. ressa – il prelievo di pagine o il plagiario non è in grado di esperienze di letterati del cali-
Questo Polimatia di riuso si pro- di spezzoni da opere altrui – organizzare per conto proprio bro di Franco o di Lando nel
pone non di “passare in rasse- come accade nello Specchio di e su cui non è capace di ap- contesto culturale contempora-
gna vecchie scoperte di riscrit- scientia universale di Fioravan- portare emendamenti”. neo. Una nozione di plagio co-
tura e plagio”, ma al contrario ti, dove intere novellette ven- Due sono le ragioni per le qua- me pratica che “aspira a supe-
di “dare significato a dati emer- gono riprese dalle Lettere di li il plagio (o la riscrittura) di rare la tradizione umanistica,
si in modo frammentario da ri- Antonio de Guevara, senza un cui Cherchi si occuperà in que- espropriandone i frutti più tipi-
cerche occasionali” (ibidem). minimo ritocco che consenta sto libro è diverso da tutte le ci e vistosi, cioè l’erudizione
Dunque, si tratta di una sintesi: di invocare il cancetto di riscri- altre forme: “La più ovvia è la intesa soprattutto come cono-
un lavoro al quale Cherchi as- tura. Nella categoria dei plagi differenza di preparazione fra il scenza del mondo antico, e su
segna quasi una funzione tera- rientrano anche le traduzioni plagiato e il plagiario […] La questa refurtiva aspira a creare
peutica rispetto alla sua perso- di opere altrui non dichiarate – seconda ragione è che il plagio una cultura nuova” permette di
nale compromissione con la e vengono alla mente il dialo- da pseudo-erudito diventò una inquadrare storiograficamente
materia, e il significato di un go La vita de’ cortigiani di Pao- vera moda e ciò lo trasformò il fatto che un Franco, un Lan-
congedo a tempo indetermina- lo Rosello, tradotto dal De pa- in un fenomeno culturale senza do, “pur rimanendo eccezionali
to da questo tipo di ricerca. tientia di Celio Calcagnini, e precedenti, in una moda che per il loro sperimentalismo e
Una sintesi non può sottrarsi al varie opere di Ludovico Dome- può essere apprezzata nel suo spregiudicatezza, e benché la
compito di offrire una defini- nichi e Ludovico Dolce – ben- valore culturale se si ricorda loro voce stentorea e beffarda
zione più comprensiva e gene- ché in tali casi si preferisca par- che in alcune fasi, specialmente si imponga su quella degli al-
rale dell’oggetto, e ciò induce lare di volgarizzamenti, che so- quelle iniziali, s’intrecciò, para- tri, […] anche loro rispondono
Cherchi a intervenire prelimi- no immuni dalla connotazione dossalmente, ad un piano di a sollecitazioni condivise di
narmente sulla annosa quaestio negativa del plagio” (p. 14-15). svecchiamento letterario” (p. una cultura che sta cercando
della distinzione (Cherchi non Già da quest’ultimo aspetto si 19-20). Il plagio più frequente, un’autonomia rispetto ai mo-
usa il termine “differenza”) tra intende che, perfino in un ca- come l’indagine di Cherchi do- delli e ai valori umanistici” (p.
plagio e riscrittura, della quale so così patente, si può parlare cumenta doviziosamente, viene 80). Le fonti accolte all’origine
Cherchi segnala peraltro la fra- di plagio solo in forza della operato su testi umanistici, di di questa tradizione sono da
gilità concettuale e lo scarso avocazione della paternità let- carattere enciclopedico o reper- Cherchi indicate in alcuni for-
valore operativo: “Possiamo teraria. Similmente in casi che toriale, ma anche di testi uma- tunatissimi manuali, innanzitut-
parlare di riscrittura quando i non siano ben caratterizzati, nistici a sfondo morale con to nell’Officina di Ravisius
materiali d’altri vengono inseri- quali la parodia, anche per la grande ricchezza di aneddoti: Textor (p. 34-42). Le ragioni
ti in un contesto diverso dal- riscrittura è forte il rischio che dunque “pseudo-erudizione, in del successo dell’Officina –
l’originale, quando si usa una possa essere identificata con forma di nuclei di citazioni di che probabilmente plagiò i
fonte per riscriverla, anziché qualcos’altro (sovente con il aneddoti storici e di testimo- Commentarii urbani di Raffae-
copiarla tout court; parliamo plagio stesso). Come spesso in nianze letterarie copiate da testi le Maffei (Volaterrano) – consi-
invece di plagio quando la questi casi, l’indugio definitorio umanistici” (p. 16). stono “non tanto nella pur no-
fonte viene duplicata almeno maschera un limite conosciti- Quanto agli estremi cronologici tevolissima tripartizione tasso-
in parte, senza ulteriori elabo- vo. Una svolta alla ricerca si entro i quali tale forma si at- nomica degli argomenti (geo-
razioni. Detto in altro modo, il verifica “se trascuriamo il pro- tua, il terminus post quem è il grafia, antropologia, filosofia),
plagio si definisce a parte blema delle distinzioni e ci 1539, anno in cui appaiono i quanto nell’introduzione della
obiecti, cioè misurando il mate- chiediamo non cosa era il pla- Dialogi di Niccolò Franco, men- materia che egli chiama ‘antro-
riale o la “refurtiva”, mentre la gio in quei giorni, ma che cosa tre il terminus ad quem è il pologia’ (forse è la prima atte-
riscrittura si definisce e si giu- si plagiava o si riscriveva” (p. 1589, anno in cui uscì il Vago stazione del termine) che ab-
dica a parte subiecti, ossia va- 15). E allora ci si avvede che e dilettevole giardino di curio- braccia i libri 13-23 dell’opera,
lutando l’intenzione dell’autore, nel secondo Cinquecento esi- sità di Luigi Lanterio, ma è an- e consiste in cataloghi di per-
il livello e il modo di elabora- steva una forma di plagio così che la data della morte di Gar- sonaggi illustri del mondo anti-
zione del materiale altrui” (p. frequente e diffusa, così tipica zoni. Le vicende che Cherchi co, dei papi e degli imperatori
14). La definizione si prolunga, e omogenea da poter essere narra si proiettano su uno sfon- con brevissime indicazioni bio-
non senza qualche oscillazione seguita storicamente e consen- do che è quello dell’“Autunno grafiche (aneddoti ecc.)”. Ma
d’impiego, in una concisa ta- tire di individuarne fasi e va- del Rinascimento”, stemperan- su questo punto, la valutazione
bulazione dei modi del plagio rianti, esprimendo una varia dosi su una lunghissima durata dell’Officina e la sua colloca-
(ibidem), opposti ai modi della “funzione”, talora passiva, talal- che forza le paratie di consoli- zione nella tradizione rinasci-
riscrittura (p. 15): “Esiste, infat- tra polemica, ma che diventava dati schemi di periodizzazione. mentale, si veda Alfredo Serrai,
ti, un plagio radicale come quel- così una vera e propria riscrit- Su questo punto sarebbe inte- Storia della Bibliografia, vol. II:
lo del Tempio d’amore che Fran- tura. È la forma del plagio che ressante chiedersi i vantaggi Le Enciclopedie rinascimentali
co rubò di sana pianta da Ja- Cherchi chiama “eruditissima dell’impostazione di Cherchi ri- (II). Bibliografi universali, a
copo Campanile; è un caso al- commenticia”, vale a dire “una spetto al ricorso alla categoria cura di Maria Cochetti, Roma,
quanto raro che non consente non dichiarata ripresa letterale, di manierismo: ed essi, come Bulzoni, 1991, p. 153-160, ope-
tipologie interessanti. Esiste an- o letteralmente tradotta, di un si chiarirà più sotto, paiono ra pur citata da Cherchi (p. 39,
che – anzi è il caso più fre- insieme erudito di materiali consistere in una migliore op- n. 7): Serrai mi sembra ➤

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BIBLIOTECA PROFESSIONALE

accentuare non tanto le idee di questo nuovo orientamento e i Cataloghi del Lando. In coscienza di un nuovo tipo di
consultabilità e citabilità sulle (presa di posizione di Erasmo quella che Dionisotti ha chia- letterato in volgare, poco rive-
quali insiste Cherchi (p. 39), contro il ciceronianesimo ro- mato l’“età dei volgarizzamen- rente verso i classici e ancor
quanto l’essere un’enciclopedia mano, il rilancio dei testi della ti”, Cherchi ha applicato la ca- meno verso chi li scimmiotta;
asistematica della civiltà classi- patristica sui quali si dibatteva- tegoria di “secondo umanesi- anzi, l’antipedantismo è un da-
ca, che andava perlustrata ap- no i grandi temi della fede) mo”. Categoria che tende ad to che meriterebbe il rilievo
punto nelle sue pieghe più in- “erano tutti fattori che in misu- attenuare la portata di etichette massimo almeno per il discor-
solite ed esotiche. Comunque ra più o meno grande crearo- quali scapigliati, poligrafi, criti- so che a noi interessa. C’è
sia, l’Officina fu concepita co- no un ambiente favorevole per ci della socità italiana, irregola- un’aria di ‘avanguardia’, di un
me una topica, non tradiziona- quei letterati opposti alla ditta- ri, anticlassici, di cui assottiglia vago programma di chi sente
le tuttavia, forse ispirata a lavo- tura ciceroniana, insofferenti di l’aspetto antagonista, ribelle: la un profondo fastidio per l’esta-
ri quali il Panepistemon di quell’atticismo mediocremente definizione, apparentemente blishment letterario, e aspira a
Poliziano. Essa si connota per aureo che sapeva di curia, pron- solo formale”, di polimati ac- creare la propria tradizione.
tratti stilistici marcati (p. 40): la ti a cercare una loro autono- centua l’aspetto della conti- Dovremmo aspettarci, dunque,
brevità degli esempi o il ripe- mia e un loro stile costante- nuità: “solo che tale continuità un testo scevro di pedanteria e
terli in serie. Se la proliferazio- mente mosso dall’intrusione di non coincide più con il vec- di erudizione; invece la prosa
ne delle “eruditissima com- testi altrui, che, oltre a portare chio criterio estetico dell’imita- dei Dialogi non è né l’una co-
menticia” nella seconda metà autorevolezza nella dimostra- tio ma è basata sul principio sa né l’altra. Se ne scorriamo le
del Cinquecento è storicamen- zione, conferivano reputazione del plagio per cui l’oggetto ri- pagine troviamo un’applicazio-
te certa, essa veniva considera- di dotto a chi li usava. Questo mane lo stesso, ma il proprie- ne dell’aptum che controlla i
ta un manuale di consultazione stile prende avvio intorno agli tario cambia. L’imitatio cura, periodi classicheggianti e i ca-
più che un’opera dall’identità anni Quaranta e acquista vigo- conserva ed esibisce il model- taloghi, le immagini nobili e
determinata e profilata, il cui re col passare del tempo” (p. lo, mentre il plagio sottrae il quelle plebescenti; e, soprat-
plagio comportava il riconosci- 47): anche se forse la domi- modello o tende a sopprimer- tutto, troviamo una spessa pa-
mento dell’identità d’autore. Né nanza ciceroniana fu meno lo, e sostituisce un possessore tina erudita. La novità, però, è
da meno fu la Polyanthea di schiacciante e duratura, nei con un altro. Detto in termini che il sussiego stilistico e so-
Domenico Nani. Essa era una primi decenni del XVI secolo, più semplici, il plagio di cui prattutto l’erudizione abbiano
sorta di dizionario dall’ordina- di quanto non appaia a Cher- parliamo aspira a superare la un intento caricaturale; e la
mento alfabetico, dai lemmi chi. Siamo nell’ambito di quelli tradizione umanistica, espro- novità in assoluto è che l’eru-
costituiti da voci astratte, quale che l’autore chiama (ed è il ti- priandone i frutti più tipici e dizione sia posticcia: quasi
“ens”, “respublica” ecc.: “le vo- tolo del primo capitolo) “ma- vistosi, cioè l’erudizone intesa un’espropriazione beffarda nei
ci sono presentate nel modo e nuali segreti”, e che includono soprattutto come conoscenza riguardi del mondo che vuol
nell’ordine seguente: si comin- opere fra loro diversissime (al del mondo antico; e su questa demistificare. Questa patina di
cia con una definizione ricava- di là dell’Officina e della Po- refurtiva, aspira a creare una pseudo-erudizione consente di
ta da un filosofo (Aristotele o lyanthea, si ha il De inventori- cultura nuova” (p. 80). Sono dire che con i Dialogi franchia-
san Tommaso e/o altri); si bus rerum di Polidoro Virgilio, caratterizzati da maggiore am- ni si inaugura la tradizione del-
danno citazioni dalla Bibbia gli Adagia e gli Apophtegmata piezza tematica rispetto al mo- le “eruditissima commenticia’”
seguendone l’ordinamento dei di Erasmo, il De incertitudine dello aretiniano, ma pensati (p. 89). Non tutti gli autori di
libri; si passa ai Padri e ai Dot- et vanitate scientiarum di Cor- come prodotti concorrenziali “eruditissima commenticia” so-
tori della Chiesa; quindi agli nelio Agrippa, l’Orologio dei verso I Ragionamenti dell’Are- no stelle di prima grandezza,
autori latini e greci (prima principi e le Epistole familiari tino, i Dialogi piacevoli di Nic- ma certo su di loro si sono re-
quelli in prosa e poi i poeti), di Antonio de Guevara e la Sil- colò Franco: “Molti e vari, dun- centemente riaccesi i riflettori
e, quando sia pertinente, si ci- va de varia leccion di Pedro que sono i temi principali dei per la significanza culturale
tano nell’originale italiano versi Mexía. Ma con Virgilio, Erasmo dialoghi; ma, nonostante l’ap- della loro opera vista in com-
di Dante (dalla Commedia e e soprattutto Agrippa, siamo in parente dispersione, si coglie plesso. È il caso di Ortensio
dai Salmi penitenziali che in presenza di un preciso filone un tema di fondo che è il pro- Lando (p. 98-127), ma anche
quei giorni gli si attribuivano) eterodosso, e studiando l’appa- blema ‘letteratura’, considerata quello di Garimberti (p. 127-
e di Petrarca, traducendoli poi rentemente neutro filone dei dall’angolo dei rapporti con i 141), sul quale si infittiscono le
in latino” (p. 43). Novità e ori- repertori d’erudizione emerge modelli antichi e con la classe citazioni, che attestano una ri-
ginalità della Polyanthea rispet- uno dei principali veicoli mecenatizia (quindi dal punto messa in circolo. Garimberti af-
to ai dizionari medievali, ma dell’irradiazione di una visione di vista della creazione), e dal- fianca tuttavia ai Concetti divi-
anche a dizionari più recenti della vita aperta, non conformi- l’angolo della traduzione e di- nissimi (una particolare appli-
quali il Cornucopiae di Niccolò stica, quando non esplicitamen- vulgazione (cioè dal punto di cazione delle “eruditiossima
Perotti, determinarono il suo te libertina. Essi operarono lar- vista commerciale o della di- commenticia”) anche dei Pro-
successo, e questo a sua volta gamente nell’arco temporale stribuzione), con tutto il corre- blemata (che affonda le radici
fece sì che (p. 43-44) la Polyan- successivo, e soparattutto nella do delle deformazioni profes- in un filone di eterodossia ri-
thea diffondesse il gusto per la fase che Cherchi chiama “anta- sionali: i pedanti e le boriose nascimentale, in Galeotto Mar-
citazione (p. 44), in contrasto gonistica” nella quale il feno- miserie della vita dei letterati. zio, Pomponazzi ecc.), e così
con il ciceronianesimo, assai meno del plagio nasce e si af- Non si esagera dicendo che facendo viene aprendo la stra-
più parco nel citare. I motivi di ferma, tra i Dialogi del Franco dai Dialogi piacevoli emerge la da al modernismo di Tassoni

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(p. 141). Tra questa prima ge- classiche, ma lo fece masche- tra l’antico e il moderno, v’è la
nerazione di polimati (1539- rando il plagio col tono sornio- presa d’atto di una distanza
1552) e una seconda leva di ne di chi finge, a differenza ineludibile che interdice, come
polimati (1560-1570), si colloca dei pedanti, di sapere più di lo schiacciante confronto con il
una prima fase che Cherchi quanto non dica, di chi ruba mondo antico, così la tensione
definisce di “interludio”. Essa non per inopia ma per gioco, polemica verso quanti mirava- all’affermazione anche nuovi
coincide con quella, per più di chi svaluta la refurtiva per no a riattualizzarlo, si affaccia generi, quale quello della “sel-
versi straordinaria, figura d’au- sottolineare la venalità del fur- uno spiccato senso commercia- va”. E un nuovo decennio di
tore di razza che fu Anton to” (p. 143). Nell’ambiente do- le. Rifiutata come una vecchia interludio (1570-1580) orientò
Francesco Doni, che con la ge- niano la riscrittura tende a so- polka l’argomentazione che in- la riscrittura verso un esito for-
nerazione dei Lando e dei stituire la imitatio di tipo uma- terpreta il mutamento alla luce se non previsto, “una compo-
Domenichi “condivide l’anxiety nistico, e proponendo l’idea della Controriforma, Cherchi nente sperimentale spiccatissi-
of influence, il disagio verso i della “concordanza delle histo- offre un’ interpretazione più ma, che promuoveva le inno-
dotti padri umanisti, il fastidio rie” nega implicitamente ogni sfumata. Da un lato, nel cam- vazioni, le sfruttava al massimo
per gli uggiosi pedanti. Doni, possibilità di creazione origina- po classicistico, ai grandi uma- e ne esauriva rapidamente i
però, si distingue da loro per le, sì che la riscrittura, non so- nisti sono succeduti i “profes- successi” (p. 243), e aprì la
la sua origine fiorentina – com- lo è giustificata, ma è collocata sori”, per intenderci studiosi strada alla sfida di Tomaso
ponente fondamentale nel suo in una prospettiva di fatalità. del calibro di Pietro Vettori, Garzoni: una nuova erudizio-
sperimentalismo linguistico – e Nella nuova generazione di sotto la cui egida si consuma la ne, finalmente autoreferenziale,
per l’aver frequentato pochissi- polimati che danno il meglio transizione dal concetto di imi- che padroneggia con tale mae-
mo quei dotti padri. A dif- di sé tra il 1560 e il 1570, l’at- tatio a quello di mimesis. Dal- stria le fonti repertoriali da ren-
ferenza di Franco e di Lando teggiamento “ambiguo, tra bef- l’altro, la figura del polimate derle non più identificabili, ma
egli non scrisse mai un’opera fardo e ammirato, che i creato- (tra di essi Tomaso Porcacchi, anche la possibilità di riemer-
in latino, e le sue letture classi- ri dello stile pseudo-erudito Remigio Nannini, Pietro Mexia) sione, sotto la patina citazioni-
che si fermavano a qualche mantenevano verso il mondo è contraddistinta dall’assenza stica, di un umore popolaresco
gradino poco più alto di quello classico e l’erudizione umani- dei fremiti di ribellione. I poli- che – nel caso di Garzoni – lo
elementare […] Ciò non gli im- stica” viene a cadere: predomi- mati nuovi da apocalittici a in- salvò dalla pedanteria.
pedì di sfoggiare cognizioni na una volontà di concordanza tegrati: trascinando con sé Franco Minonzio

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