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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Diritto Costituzionale – Temistocle Martines


Parte prima - SOCIETA', DIRITTO, STATO

Capitolo primo - COMUNITA' E DIRITTO

1. I gruppi e gli interessi sociali ed il loro principio ordinatore. Fenomeno giuridico e


fenomeno associativo.

L’uomo non potendo vivere isolato per soddisfare i suoi interessi ha la necessità di creare relazioni
con altri uomini. Insieme agli altri uomini costituisce dei gruppi sociali, complessi ed articolati,
dotati del carattere della stabilità. In tali gruppi si entra a fare parte senza determinazione di
alcuna volontà (stato, famiglia) o volontariamente (partito politico, circo ricreativo).

Gruppo sociale: fatto razionale (ragione: necessità materiale o spirituale) + organizzazione che
lo rende stabile nel tempo (insieme di regole spontanee o predisposte che ne stabiliscono il suo
funzionamento) = Gruppo sociale = Fenomeno associativo con carattere di giuridicità.

Il fenomeno giuridico è pertanto legato al fenomeno associativo.

Il gruppo sociale ha lo scopo di soddisfare delle necessità che possono essere di:
-interesse individuale del singolo componente del gruppo;
-interesse collettivo di tutti i componenti del gruppo;
-interesse generale / diffuso anche di coloro che non appartengono al gruppo (Esempio: la
conservazione del territorio, la salute, l’inquinamento, la pace, ....).

Principio ordinatore dei gruppi sociali: è l’insieme di regole (principi) secondo il quale l’unione
del gruppo viene ad essere mantenuta evitando il naturale conflitto esistente fra i singoli interessi
individuali dei suoi diversi componenti.
Nella pratica l’obiettivo delle regole del gruppo ( = principio ordinatore ) deve essere quello di
assicurare la tutela dei singoli interessi individuali proporzionalmente all’interesse collettivo di
tutti i suoi componenti.

Per garantire la continuità e la stabilità nel tempo del gruppo sociale, le regole / principi
ordinatori (predisposte all’interno del gruppo oppure “eteronome” cioè create all’esterno del
gruppo), devono essere rispettate principalmente perché condivise ed accettate (nel senso che
le stesse devono garantire il raggiungimento degli scopi dell’associazione), e, solo
subordinatamente perché il mancato rispetto ne determina una sanzione.

Le regole – considerate isolatamente – costituiscono soltanto un modello di composizione e


realizzazione degli interessi del gruppo: è pertanto fondamentale che – per essere condivise dal
maggiore numero dei suoi componenti - siano create e selezionate secondo un principio che ne
stabilisca il singolo valore e la singola importanza o rilevanza rispetto alle altre (regole).

Le regole del gruppo alle quali verrà data un’importanza ed un valore prevalente determinano la
formazione delle regole istituzionali / regole costitutive: nel caso del gruppo sociale Stato queste
regole avranno il nome di Costituzione.
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

2. La teoria istituzionale del giurista Santi Romano – La dottrina pura del diritto di Hans
Kelsen – La concezione istituzionale del diritto nel pensiero di Costantino Mortati.
3. Il diritto e gli altri fenomeni sociali.
4. La costituzione in senso formale e materiale. La costituzione come processo.
5. La dottrina del diritto naturale. La pluralità degli ordinamenti giuridici. Socialità e
storicità del diritto.
6. Diritto pubblico e diritto privato. I vari rami del diritto pubblico.

-La teoria istituzionale del giurista Santi Romano: per Santi Romano Ordinamento giuridico e
Istituzione sono la stessa cosa. Il fenomeno giuridico è legato al fenomeno associativo.
Istituzione = Ente o Gruppo Sociale = Ordinamento giuridico
Ordinamento giuridico = Gruppo sociale che ha come obiettivo uno scopo comune = insieme di
norme (di diritto positivo) che regolano la vita del gruppo sociale = Istituzione

-La dottrina pura del diritto di Hans Kelsen: per Hans Kelsen le valutazioni etiche non sono
compito della scienza giuridica in quanto il diritto niente ha a che fare con la religione, la morale,
l’utilità o la politica.
Il diritto non è il contenuto delle norme, ma la loro struttura formale: l’ordinamento giuridico è
costituito da una serie di norme poste ognuna in una relazione di dipendenza con l’altra e per
gradi; il tutto basato su una norma ultima e suprema (su un presupposto logico-trascendentale). La
norma fondamentale di Kelsen è la Costituzione che stabilisce le regole per la produzione
giuridica generale.

-La concezione istituzionale del diritto nel pensiero di Costantino Mortati.


Istituzione = Costituzione = Fondamentale legge di vita del gruppo sociale che ne garantisce la
continuità e la stabilità nel tempo = Regole del gruppo alle quali verrà data un’importanza ed un
valore prevalente (Regole istituzionali / Regole costitutive)

Il maggior merito della dottrina di Mortati è quello di aver unito l’ordine reale all’ordine giuridico.

Lo scopo essenziale del diritto è quello di diminuire il conflitto esistente fra gli interessi individuali
e di tenere uniti gli uomini nel gruppo sociale, quindi, lo scopo del diritto è la conservazione della
società.

-Diritto pubblico: norma che tutela un interesse che ha come obiettivo principale la conservazione
della società.

-Diritto privato: norma che tutela direttamente un interesse individuale.

-Diritto naturale: ha il suo fondamento nella natura dell’uomo, è considerato eterno ed assoluto.

-Diritto positivo: (Il diritto in vigore) è la traduzione in norme dei principi del diritto naturale.

I fatti produttivi di norme giuridiche si definiscono fonti (Ad esempio: leggi, decreti, sentenze,
regolamenti, ordinanze); l’insieme delle norme costituiscono il diritto positivo.

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Le regole morali, religiose ed economiche non sono sufficienti da sole a garantire l’unità di un
gruppo sociale e la sua pacifica convivenza.

Queste regole non sono sufficienti da sole a garantirne la sua stabilità e la sua continuità nel
tempo se non sono dotate del carattere della coattività.

Costituzione formale (originaria) è l’atto normativo con cui viene stabilito un nuovo ordine politico
e statale: è il documento scritto nel quale sono contenuti i principi, i valori, le regole e gli istituti
fondamentali dell'organizzazione statale;

esso può essere diverso dalla Costituzione materiale (effettiva) perché ne rappresenta l'evoluzione
nello spazio e nel tempo, giacchè le forze politiche organizzate, in ogni singolo e ben determinato
momento storico debbono interpretare l’interesse generale del gruppo sociale.

Il diritto costituzionale comprende le norme istituzionali, fondamentali, vale a dire quelle che
esprimono i valori intorno ai quali il gruppo sociale Stato si è costituito, e le connesse norme
organizzative, volte ad assicurare la tutela ed il conseguimento di tali valori.

Capitolo secondo – LE FONTI DEL DIRITTO

1. Delimitazione dell’indagine.

Nello studio del diritto costituzionale dobbiamo occuparci delle fonti del diritto con particolare
riferimento a quelle dell’Ordinamento giuridico italiano.

2. La norma giuridica.

La norma giuridica è la regola che concorre a disciplinare la vita organizzata della comunità: ha
come struttura la formulazione di un’ipotesi di fatto (fattispecie astratta o concreta, semplice o
complessa) al cui verificarsi vi è un effetto giuridico (Come ad esempio l’acquisto, l’estinzione o la
modificazione di un diritto; la nascita di un’obbligazione; l’eventuale sanzione).

“ E’ una prescrizione generale ed astratta che identifica ed enuncia gli interessi vigenti in un
gruppo sociale od appresta le procedure per la loro tutela ed il loro concreto soddisfacimento e
della quale, pertanto, deve essere garantita l’osservanza “.

La giuridicità di una norma deriva dal suo inserimento nell’ordinamento giuridico che le
conferisce autorità, cioè la forza vincolante nei confronti della comunità che è obbligata a
rispettarla.

La giuridicità di una norma si misura dalla sua attitudine a garantire la stabilità e la continuità nel
tempo di un gruppo sociale.

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I destinatari delle norme giuridiche sono o tutti i consociati od alcuni soltanto di essi, individuabili
sulla base di determinate caratteristiche; ma non è escluso che possono avere come destinatari
singoli individui.

I fatti produttivi di norme giuridiche si definiscono fonti (Ad esempio: leggi, decreti, sentenze,
regolamenti, ordinanze); l’insieme delle norme costituiscono il diritto positivo.

I caratteri della norma giuridica sono:

 La positività. Deve riguardare un interesse reale della comunità e stabilire gli


strumenti (organi e procedure) necessari per il suo soddisfacimento e la sua tutela.
La norma è considerata efficace e concreta quando è rispettata dal maggior numero
di soggetti.
 La coattività. L’ordinamento per garantire il rispetto della norma stabilisce la
sanzione in modo che possa avere efficacia anche in assenza o contro la volontà del
destinatario. Non tutte le norme contengono una sanzione, ma in quanto
contenute in un ordinamento giuridico, vanno ugualmente rispettate.
 L’esteriorità. Il carattere della esteriorità della norma giuridica consiste nel fatto che
essa disciplina la vita di relazione e ne organizza i modi di svolgimento.
 La generalità e l’astrattezza. La generalità consiste nella attitudine della norma a
regolare categorie di fatti o di comportamenti senza riferimento a situazioni o
soggetti determinati.
L’astrattezza consiste nella attitudine della norma a regolare categorie e non casi
concreti (in via preventiva ed ipotetica e secondo uno schema logico in base al
quale se si verifica l’evento A deve verificarsi l’evento B; ovvero, dato il
comportamento e lo stato di fatto A, si ha l’effetto B).

Le norme speciali stanno in rapporto di genere e specie.

Le norme eccezionali contengono una deroga alla norma generale.

Le leggi provvedimento costituiscono uno dei casi di deroga al principio della divisione dei poteri,
dato che non spetterebbe al legislatore ordinario emanare atti a contenuto concreto ma alle
autorità amministrative.
Sono quelle leggi che hanno per destinatari soggetti singoli e determinati, ed, in genere, quelle
leggi con le quali vengono assunti provvedimenti concreti.

3. Fonti di produzione e fonti sulla produzione; fonti-atti e fonti-fatti; fonti dirette e fonti
indirette; fonti di cognizione.

La fonte è lo strumento tecnico, riconosciuto dall’ordinamento giuridico idoneo a produrre il


diritto oggettivo.

-Fonti normative: atti e fatti mediante i quali vengono prodotte le norme giuridiche.

-Fonti-atti: manifestazioni di volontà espresse da un organo dello Stato


legittimato dalla costituzione formulate in forma scritta (Statali: leggi
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costituzionali, leggi ordinarie, atti aventi forza di legge, regolamenti - Non


statali: regionali, provinciali, statuti comunali);

-Fonti-fatti: consistono in un comportamento oggettivo o in atti di produzione


giuridica esterni al nostro ordinamento (consuetudine, necessità, accordi
internazionali).

-Fonti di produzione: disciplinano gli organi e le procedure di formazione del diritto.

4. Le fonti sulla produzione nell’ordinamento italiano.

-Fonti sulla produzione: sono contenute nella Costituzione, in leggi costituzionali e altri testi
legislativi
Le fonti sulla produzione contenute nella costituzione e in leggi costituzionali sono indicate negli
articoli
A – 138 (legge costituzionale)
B – 70 (legge ordinaria)
C – 76 (legge delegata)
D – 77 (decreto-legge)
E – 87 (regolamenti governativi)
F – 75 (referendum abrogativo di leggi statali o di atti aventi valore di legge)
G – 32 statuto Sardegna, 60 statuto Trentino – Alto Adige, 38 Statuto Friuli – Venezia Giulia
(referendum abrogativo di leggi regionali)
H – 128 (referendum abrogativo di leggi delle regioni di diritto comune
I – 39 (contratto collettivo di lavoro)
L – 64 (regolamenti parlamentari)
M – 137 (regolamenti della Corte costituzionale)
N – 116 (statuti regionali speciali)
O – 43 statuto Sicilia, 56 statuto Sardegna, 107 statuto Trentino Alto Adige, 65 statuto Friuli Venezia
Giulia (norme di attuazione degli statuti speciali)
P – 123 (statuti delle regioni ordinarie)
Q – 14 e 17 statuto Sicilia, 3,4 e 5 statuto Sardegna, 4,5 e 6 statuto Trentino Alto Adige, 2 e 3 statuto
Valle d’Aosta (regolamenti regioni a statuto speciale)
R – 117 (leggi regioni a statuto ordinario)
S – 12 statuto Sicilia, 27 statuto Sardegna, 44 statuto Trentino Alto Adige, 46 Statuto Friuli Venezia
Giulia, 26 Statuto Valle d’Aosta (regolamenti regioni a statuto speciale)
T – 121 (regolamenti regioni a statuto ordinario)
U – 8, 9 e 10 Statuto Trentino Alto Adige (leggi provinciali)
V – 10 (adattamento automatico)
Z – 80 (legge di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali, qualora contenga l’ordine di
esecuzione).

Fonti dirette: quando la fonte è prevista e regolata nello stesso ordinamento.


Fonti indirette: quando la fonte è disciplinata in un ordinamento esterno a quello dello Stato.
Fonti di cognizione: sono i documenti ufficiali nei quali vengono raccolte le norme (Gazzetta
Ufficiale; Raccolta degli usi e delle consuetudini; ecc.).

La necessità diventa fonte del diritto quando occorre far fronte a situazioni eccezionali, non
previste né prevedibili, al fine di salvaguardare i valori essenziali dell’ordinamento.

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Dalla necessità va distinto lo stato di necessità (è previsto negli ordinamenti giuridici quale
condizione o presupposto per l’emanazione di un atto o il compimento di un attività in deroga
all’ordine prestabilito delle competenze).

5. La delegificazione, la semplificazione normativa ed il meccanismo c.d. taglia-leggi.

Delegificazione: togliere al parlamento il potere di disciplinare una materia che non sia legislativa;
potere che viene trasferito al potere esecutivo (Riserva di regolamento).

Deregulation: è la riduzione dell’intervento dei poteri pubblici nelle attività economiche.

Denazionalizzazione: (privatizzazione) quando lo Stato già titolare di un attività o di un impresa,


decide di ritirarsi e affidare per intero ai privati la disciplina.

Deburocratizzazione: fare diventare più efficiente la pubblica amministrazione mediante


l’eliminazione di norme che appesantiscono le attività ed i procedimenti amministrativi.

6 I criteri per comporre le fonti del sistema.

A causa del grande numero di fonti è necessario stabilire il loro coordinamento.

Criterio gerarchico: secondo il quale la fonte superiore annulla la fonte anteriore (posta in una
posizione inferiore).

Criterio cronologico: secondo il quale la legge posteriore annulla quella precedente.

Criterio di separazione delle competenze: secondo il quale l’efficacia delle fonti viene distinta a
seconda della sfera territoriale o materiale in cui essa opera.

Efficacia formale: indica gli atti prodotti da determinati organi secondo procedure prefissate.

Efficacia sostanziale: indica l’attitudine della fonte a creare e ad immettere nell’ordinamento


norme giuridiche.

Nella scala gerarchica delle fonti la preminenza è assegnata alla legge approvata dal parlamento
(Legge formale) che costituisce la fonte primaria.

Efficacia sostanziale pari a quella della legge del parlamento si riconosce al referendum
abrogativo di una legge o di un atto avente valore di legge. Il referendum abrogativo può
solamente avere l’effetto di annullare leggi, o parti di leggi, già esistenti.

Fra la legge del parlamento e gli atti governativi aventi la stessa efficacia (decreti legge, decreti
legislativi) la costituzione riserva la preferenza alla prima (legge parlamentare).

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7 Le fonti aventi una efficacia subordinata a quella della legge formale


8 I regolamenti degli organi costituzionali e degli organi a rilevanza costituzionale.
9 La consuetudine.
10 La consuetudine costituzionale
11 Le convenzioni costituzionali; le norme di correttezza costituzionale; la prassi e il
precedente.
12 La giurisprudenza
13 I contratti collettivi di lavoro

Efficacia formale e sostanziale subordinata a quella della legge formale hanno i regolamenti
governativi e di altre autorità.

I regolamenti non possono contenere norme contrarie alle disposizioni di legge (legge formale,
decreti – legge – legislativi ) e i regolamenti emanati dalle autorità diverse dal governo non
possono nemmeno dettare norme contrarie a quelle dei regolamenti emanati dal governo.

I bandi militari sono atti emanati dal comandante supremo delle forze armate nella “zona di operazioni” o in parti del
territorio minacciate da un pericolo esterno, grave e imminente ovvero nel caso di occupazione militare di territori
oltre confini, ai quali l’ordinamento attribuisce “forza di legge”

I regolamenti delle camere: (art. 64, comma I cost.) sono dei regolamenti parlamentari (della
Camera e del Senato) che regolano il loro funzionamento, la definizione degli organi e
delle procedure, nonché l’organizzazione interna. Il Regolamento della Camera e quello del Senato
costituiscono due corpi normativi separati e autonomi, che ciascuna Camera applica e modifica
autonomamente. E’ la manifestazione più importante di un principio generale dell’ordinamento
costituzionale, quello cioè dell’autonomia delle camere.

I regolamenti della Corte Costituzionale: essi trovano il loro fondamento nella legge ordinaria ( in
quella legge, cioè, alla quale l’art. 137 cost. rinvia perché stabilisca “le altre norme necessarie per
la costituzione e il funzionamento della corte”) alla quale sono gerarchicamente subordinati.

I regolamenti della Presidenza della Repubblica: spetta al Presidente della Repubblica


l’approvazione del regolamento interno della Presidenza e stabilire con suo decreto lo stato
giuridico ed economico e gli organici del personale addetto alla Presidenza.

I regolamenti del Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) e del Consiglio Nazionale
dell’Economia e del Lavoro (CNEL): Il C.S.M. può disciplinare con regolamento interno il
funzionamento del consiglio e stabilisce le norme dirette a disciplinare la gestione della spesa.

Lo C.N.E.L. può adottare propri regolamenti che, limitatamente ad alcune materie, sono approvati,
su proposta del Presidente del Consiglio dei ministri e previa deliberazione del Consiglio dei
ministri, con decreto del Presidente della Repubblica.

Anche il Consiglio dei ministri può adesso darsi un “regolamento interno” per disciplinare i modi
di esercizio dei propri lavori e le modalità di informazione sui lavori del Consiglio.

La consuetudine: è subordinata sia alla legge sia ai regolamenti (quindi è di 3° grado). Nelle
materie regolate dalla legge e dai regolamenti gli usi hanno efficacia solo se espressamente

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richiamati. Non sono ammessi nel nostro ordinamento usi contrari a leggi o a regolamenti ma solo
consuetudini che integrano e specificano la legge o disciplinano materie non regolate dalla legge.
La consuetudine è una fonte non scritta e al tempo stesso un fatto produttivo di norme di
diritto. Elemento costitutivo della norma consuetudinaria è la motivazione psicologica del
comportamento, cioè la convinzione da parte del gruppo sociale che si sta rispettando una norma
giuridica.

La consuetudine costituzionale: la sua caratteristica è che essa regola i rapporti fra gli organi
costituzionali.

Le convenzioni costituzionali: regole di comportamento che disciplinano l’esercizio delle


competenze degli organi costituzionali, stabilite in seguito ad un accordo, espresso o tacito,
stipulato a livello costituzionale fra gli operatori politici.

Le correttezze costituzionali: riguardano i comportamenti che devono tenere gli organi


costituzionali nei loro reciproci rapporti, improntati alla lealtà, rispetto, cortesia.

Prassi: è una condotta uniforme di alcuni uffici, osservata, in quanto ritenuta la più adatta ed
opportuna, senza che si ritenga doverosa e obbligatoria.

Precedente: è costituito da un atto o fatto singolo cui si uniforma l’attività dell’organo che lo ha
posto in essere o di un diverso organo. Quindi è un modello di comportamento non vincolante.

La giurisprudenza: non è elencata tra le fonti autoritative dall'art. 1 delle disposizioni preliminari
della costituzione. E’ il valore che si attribuisce alla costante interpretazione delle leggi fatta dai
giudici nelle loro decisioni.

I contratti collettivi di lavoro: sono fonti del diritto non statali (anche se non ancora operanti), la
cui formazione è riservata dalla costituzione alla determinazione autonoma delle associazioni
contrapposte dei lavoratori e dei datori di lavoro; da un lato i contratti non possono contenere
clausole in contrasto con leggi e regolamenti generali, dall’altro si ineriscono nel sistema delle fonti
anche secondo il criterio della separazione delle competenze.

14 Fonti poste in ordinamenti esterni a quello italiano e loro efficacia nell’ordinamento


interno mediante: a)-per le norme di diritto internazionale, l’adattamento automatico e
l’ordine di esecuzione

Gli ordinamenti esterni a quello dello Stato sono di 3 tipi:

-generali ( è quello della comunità internazionale)


-particolari (sono quelli dei singoli Stati o di istituzioni come la chiesa cattolica)
-intermedi (sono quelli dati dall’unione fra più Stati / comunità internazionale)

-Per la comunità internazionale bisogna esaminare: le norme di diritto internazionale


generalmente riconosciute e le norme pattizie.

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Forma di collegamento fra il diritto internazionale e il diritto interno sono nell’ordinamento italiano
l’adattamento automatico e l’ordine di esecuzione.

L’adattamento automatico: l’art. 10 cost. dispone che l’ordinamento giuridico italiano si conforma
alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute.
Scopo della norma è quello di adeguare il diritto interno italiano a quello delle norme del diritto
internazionale (principi, consuetudini generali) che in quanto rispondenti agli interessi di tutti gli
Stati, sono generalmente riconosciute.

L’ordine di esecuzione: riguarda le norme pattizie, cioè le norme internazionali prodotte


dall’accordo ( trattato, convenzione, dichiarazione ecc.) fra due o più Stati diretto a regolare i loro
rapporti.
Con la stipulazione dell’accordo gli Stati contraenti sono tenuti ad adottare il loro ordinamento alle
norme del diritto internazionale pattizio.

Ciò può avvenire secondo due procedure:


1- con l’emanazione di una legge o di un atto avente valore di legge con cui vengono prodotte
nell’ordinamento interno le norme esecutive dell’accordo internazionale.
2- con l’ordine di esecuzione che è di solito contenuto in una legge e consiste nella formula
“piena ed intera esecuzione è dato al trattato”
La differenza tra le due procedure è che col il primo è il legislatore statale a porre direttamente le
norme esecutive del trattato invece, nel secondo, il legislatore si limita, con l’ordine di esecuzione
ad operare un rinvio al trattato.

15 Fonti poste in ordinamenti esterni a quello italiano e loro efficacia nell’ordinamento


interno mediante: b)-Per le norme di altri ordinamenti statali, la presupposizione e il
rinvio.

La presupposizione: si ha quando per interpretare e quindi applicare una norma dell’ordinamento


Statale si rende necessario il riferimento ad una norma contenuta in un ordinamento straniero.

(esempio: l’articolo 295 del Codice Penale punisce chiunque nel territorio dello stato, attenti alla
vita, all’incolumità o alla liberta del capo di uno stato estero, poiché nessuna norma nel nostro
ordinamento determina la figura del capo di un altro stato, ecco che occorre riferirsi volta per
volta, all’ordinamento dello stato, di cui è capo il passivo del reato).

Rinvio: Quando in virtù di una norma posta nell’ordinamento interno, una norma propria di un
altro ordinamento, viene ad essere applicata nello Stato. Tale tipo di rinvio è ammesso anche fra
norme appartenenti allo stesso ordinamento (Esempio: fra una legge ed un regolamento).

Vi sono due tipi di rinvio:

- Rinvio formale o non recettizio (quando lo Stato pone nel suo ordinamento una norma che rinvia
per la determinazione del suo contenuto, alle norme di un ordinamento straniero, stabilendo i
criteri per l’individuazione della stessa): la norma straniera non entra a far parte dell’ordinamento
Italiano e quindi andrà identificata volta per volta.
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- Rinvio materiale o recettizio (quando la norma posta nell’ordinamento statale rinvia alla norma
dell’ordinamento straniero, per fare proprio il contenuto o per nazionalizzarla): la norma straniera
viene identificata e diventa parte dell’ordinamento Italiano.
Le norme di diritto interno che rinviano ad un ordinamento straniero per la disciplina dei fatti o
rapporti che presentano, rispetto allo Stato, elementi di estraneità, costituiscono il diritto
internazionale privato.

16 Fonti poste in ordinamenti esterni a quello italiano e loro efficacia nell’ordinamento


interno mediante: c)-Per le norme comunitarie, i trattati istitutivi delle Comunità

Le norme comunitarie: sono norme emanate dagli organi della comunità europea del carbone e
dell’acciaio (CECA) della comunità europea (CEE) e della comunità europea per l’energia atomica
(CEEA).
L’Italia, assieme ad altri 27 stati fa parte dell’Unione Europea.

I principali tipi di fonte comunitaria: -regolamenti; -direttive; -decisioni.

Il regolamento ha portata generale (esso si dirige ad una o più categorie di destinatari determinate
astrattamente e nel loro complesso). Esso è obbligatorio in tutti i suoi elementi (l’obbligatorietà
caratterizza il regolamento rispetto ad altri atti comunitari non vincolanti ex le raccomandazioni, i
pareri, e rispetto ad atti anche essi vincolanti ma non in tutti i loro elementi ex le direttive ) È
direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri.
È una fonte-fatto perché esterna all’ordinamento giuridico italiano e quindi per essere applicate
necessitano di un fondamento costituzionale.
L’art. 11 della costituzione dispone che l’Italia consente, in condizioni di parità con gli altri Stati,
alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le
nazioni, promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.

I regolamenti comunitari hanno più importanza rispetto alla legge ordinaria.

Le direttive: non trovano applicabilità diretta, ma obbliga lo Stato a raggiungere un determinato


scopo, lascandolo libero di utilizzare i mezzi che ritiene migliori. Quindi la direttiva fissa i principi
ai quali lo Stato deve trovare attuazione. Lo Stato quindi è chiamato con legge statale a dare
attuazione a questi. Le direttive necessitano di un intervento statale (legge di esecuzione).

Le differenze tra regolamento e direttiva comunitaria:

1- Unico destinatario della direttiva è lo Stato membro, mentre il


regolamento può indirizzarsi ad uno qualsiasi dei soggetti di
diritto interno.
2- Il regolamento è interamente obbligatorio, mentre la direttiva
da norme di scopo e lo stato membro destinatario è lasciato
libero per scegliere i mezzi e la forma per raggiungere il fine.
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17 Le fonti atipiche e le leggi rinforzate.

Sono le fonti atipiche emanate con la forma del potere esecutivo (Esempio: decreti legge) aventi
efficacia di legge formale.

Alcune fonti si distinguono da altre di pari grado perché sono sottratte all’abrogazione mediante
referendum: sono leggi con forza potenziata (Esempio: leggi tributarie, leggi di bilancio, leggi di
amnistia, e di indulto, leggi di autorizzazione a ratificare trattati internazionali)

18 L’interpretazione dei testi normativi.

Interpretazione letterale: dare alla legge il significato proprio delle parole che la compongono.

Interpretazione sistematica: dare alla legge il proprio significato in connessione con altre norme.

Interpretazione adeguatrice: variare il significato della norma in base ai principi più moderni.
(Più precisamente vedi paragrafo Corte Costituzionale)

Interpretazione autentica: fatta dal legislatore per dare un significato alla norma con una legge.

Interpretazione analogica: interpretazione della norma con riferimento a casi similari


(non è consentita in materia penale).

19 L’interpretazione dei testi costituzionali.

L’interpretazione dei testi costituzionali è affidata alla Corte Costituzionale la quale giudica gli atti
normativi primari con riferimento ai fini politici ritenuti fondamentali dalla comunità Stato.

20 L’efficacia delle norme nel tempo e nello spazio.

Le leggi non possono avere effetto che per il futuro.


Le leggi formali hanno efficacia dopo il 15° giorno dalla loro pubblicazione (in ogni caso si
applicheranno ai rapporti che non hanno, al momento della loro entrata in vigore, terminato i loro
effetti).
La legge ha efficacia nel tempo fino a quando una nuova legge successiva non la abroghi
(tacitamente o espressamente): ovviamente non si possono abrogare le leggi anteriori speciali o
rinforzate.
La Costituzione ha durata indeterminata.
Per il principio della territorialità della legge la sua efficacia è normalmente limitata al territorio
dello Stato (Non in via esclusiva, nel senso che alcune situazioni e alcuni rapporti giuridici, che
nascono in stati diversi, possono essere regolati dalla legge italiana).

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Capitolo terzo – IL SOGGETTO DI DIRITTO E LE SITUAZIONI GIURIDICHE SOGGETTIVE

1. La soggettività giuridica.

Si definisce soggettività giuridica l'insieme di situazioni giuridiche attive (tutela e realizzazione dei
propri interessi) e passive (tutela e realizzazione degli interessi altrui) di cui e in cui un individuo può
essere protagonista:
il titolare quale protagonista attivo o passivo della vita del diritto, diviene soggetto di diritto.

Capacità giuridica: la capacità delle persone fisiche-soggetti di diritto di essere destinatari delle
norme che attribuiscono situazioni attive e passive (Si acquista dal momento della nascita).

Capacità di agire: la capacità del soggetto di compiere atti produttivi di effetti giuridici (Si acquista
a 18 anni di età).

L’ordinamento attribuisce la soggettività giuridica anche ad associazioni, corporazioni, fondazioni o


istituzioni: tali entità vengono definite persone giuridiche (pubbliche o private).

Destinatari delle norme giuridiche possono essere anche entità alle quali l'ordinamento non
ricollega necessariamente la soggettività giuridica pur attribuendogli situazioni giuridiche attive e
passive (diritti senza soggetto).

2. Le situazioni giuridiche attive: il potere giuridico; il diritto soggettivo; l’interesse legittimo.

Le situazioni giuridiche attive possono essere ricondotte a tre casi:

-Il potere giuridico: situazione giuridica astratta riconosciuta dall'ordinamento a tutti i


soggetti (o solo a determinate categorie di soggetti) per il soddisfacimento di un interesse
giuridicamente rilevante;

-il diritto soggettivo: (situazione giuridica soggettiva attuale che presuppone un rapporto
giuridico) è il potere di agire (se lo si vuole) per il soddisfacimento del proprio interesse
protetto dall’ordinamento, e, il suo esercizio consiste nell’utilizzo dei poteri che il diritto
attribuisce e quindi nella realizzazione (spontanea o coattiva) di un interesse;

-l’interesse legittimo: è l’interesse del singolo soggetto tutelato dall’ordinamento in via


indiretta quando vi è una connessione (di quell’interesse personale) con interessi di natura
prevalente (normalmente interessi pubblici).

3. L’effettività dei diritti soggettivi.

In una società politica perfetta devono essere garantite a tutti le medesime opportunità ed i
medesimi diritti e senza alcuna distinzione.
La Costituzione italiana riconosce e garantisce (almeno sotto l’aspetto formale) i diritti
inviolabili dell’uomo, la libertà, la pace, il lavoro, la salute, l’istruzione, ecc.
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

4. Le situazioni giuridiche passive: il dovere e l’obbligo.

Le situazioni giuridiche passive sono due:

-il dovere: situazione giuridica imputabile a una generalità di soggetti;

-l’obbligo: situazione soggettiva per cui un determinato soggetto è obbligato a mantenere


un determinato comportamento (attivo o passivo – di afre o di non fare) nei confronti di un
altro soggetto al quale l'ordinamento riconosce il diritto soggettivo di ottenerne il rispetto.

Capitolo quarto – LO STATO

Sezione I: STATO-ISTITUZIONE; STATO-APPARATO; COMUNITA’ STATALE.

1. Lo Stato - Istituzione.

Lo Stato è un ordinamento giuridico originario a fini generali ed a base territoriale, dotato di un


apparato autoritario posto in posizione di supremazia.

Lo stato istituzione: entità astratta, costituita da tre elementi essenziali: territorio – popolo -
sovranità.

Lo stato istituzione è originario, indipendente, dotato di un apparato autoritario sovrano, e detiene


la potestà d’impero, cioè si impone su tutto il territorio e nei confronti di tutti gli ordini in esso
presenti.

La forma di stato indica il rapporto esistente fra chi ha il potere e il popolo.


La forma di stato più moderna è quella definita Stato di diritto.
Nello Stato di diritto sono rispettati i principi di uguaglianza e la tutela dei diritti fondamentali. I
pubblici poteri sono assoggettati alle norme giuridiche.

Territorio: centro di riferimento sul quale si localizzano è trovano attuazione gli interessi della
comunità. Esso è costituito dalla terraferma; dalle acque interne (fiumi, laghi, mari interni)
comprese entro i confini; dallo spazio aereo sovrastante; dal sottosuolo; e dal quel tratto di mare
vicino alle coste (comprende anche le profondità subacquee) che è appunto denominato mare
territoriale.
Il territorio è delimitato dai confini che possono essere naturali (le catene delle alpi, il Danubio)
oppure artificiali, cioè creati dall’uomo (un ostacolo, una strada).
L’estensione del mare territoriale è variabile da stato a stato, con un minimo di 3 miglia marine ed
un massimo di 12/15 miglia a partire dalla più bassa marea e seguendo l’andamento delle coste.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Al di la del mare territoriale (nel quale lo stato fa valere la propria sovranità) si estende il mare
libero (alto mare) non soggetto alla sovranità di alcun stato.
Strettamente collegati al territorio sono l’extraterritorialità e l’immunità territoriale.
L’extraterritorialità è una finzione giuridica in base alla quale le navi e gli aeromobili militari che
si trovano rispettivamente nelle acque territoriali o nello spazio aereo di un altro stato, sono
assoggettati alle leggi dello stato del quale hanno la bandiera. Le navi e gli aeromobili italiani sono
considerati come territorio dello stato, ovunque si trovino, salvo che siano soggetti, secondo il
diritto internazionale, a una legge territoriale straniera. Le navi italiane in alto mare e gli
aeromobili italiani in luogo o spazio non soggetto alla sovranità di alcun stato sono considerati
come territorio italiano.
L’immunità territoriale si ha quando una porzione del territorio statale risulta parzialmente
immune o assente dalla potestà d’impero dello stato (Esempio: sono costituiti dalle
rappresentanze diplomatiche straniere) e da ogni luogo cui risiede, anche temporaneamente
(albergo) l’agente diplomatico, a meno che non vi acconsente l’agente diplomatico stesso.

Popolo è la comunità di tutti coloro ai quali l’ordinamento giuridico statale assegna lo status di
cittadino. E’ una figura giuridica soggettiva, senza personalità giuridica, titolare di situazioni
giuridiche (anche se non di veri e propri diritti soggettivi).
Dal popolo, va distinta la popolazione, cioè il complesso di tutti coloro (cittadini, stranieri, apolidi)
che, in un dato momento, risiedono stabilmente sul territorio dello stato e sono sottoposti alle
sue leggi.
Dal popolo, va ancora distinta la nazione, che è una entità etnico-sociale caratterizzata dalla
comunione di razza, di lingua, di cultura, di costumi, di tradizioni, di religione.

La sovranità: l’articolo 1 della Costituzione dispone “La sovranità appartiene al popolo, che lo
esercita nelle forme e nei limiti della costituzione”.
Nell’ordinamento italiano il popolo è sovrano (il popolo è considerato come il soggetto che
produce l’ordinamento – lo Stato è considerato come una organizzazione giuridica del popolo).
La sovranità si identifica con la superiorità dell’ordinamento statale rispetto agli altri ordinamenti
minori: si realizza attraverso la legge, l’atto amministrativo e la sentenza.

Le unioni di più stati: più Stati si uniscono fra loro, pur conservando la loro sovranità, per dar vita
ad una unione di stati.

Tali unioni (come l’ONU) hanno il potere di intervenire a tutela della pace e della sicurezza
internazionale anche ricorrendo all’uso della forza, alla quale fanno parte tutti i poteri del mondo,
ad esclusione della svizzera (paese neutro), dello stato di Vaticano e di altri pochi stati aventi
problemi di unita nazionale.

Trattato di Amsterdam
 I trattati istitutivi delle comunità europee e il trattato di Maastricht (1992) istitutivo
dell’Unione Europea sono stati modificati dal trattato di Amsterdam (1997)
 Le novità più rilevanti di tale trattato sono: l’enunciazione di alcuni principi essenziali
(democraticità, tutela dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, regole basilari dello
stato di diritto) la cui violazione può portare a gravi sanzioni a carico degli stati responsabili

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

 Un ampliamento dei poteri del parlamento europeo nel processo di formazione delle
normative comunitarie
 L’indicazione della prospettiva di rendere uniforme l’elezione dei membri del parlamento
europeo nel processo di formazione delle normative comunitarie
 La possibilità di raccordo del parlamento europeo
 Il potere del parlamento di approvare la nomina del presidente della commissione
 L’attribuzione al segretario generale del consiglio europeo della funzione di alto
rappresentante per la politica estera e si sicurezza comune
 La sottolineatura dell’importanza centrale del tema dell’occupazione e la prospettazione di
forme più incisive di coordinamento delle politiche nazionali in questo campo.

Un protocollo aggiunto al trattato di Amsterdam prevede la progressiva estensione a tutta l’unione


delle norme contenute nell’Accordo di Schengen, stipulato da alcuni stati membri nel 1985 allo
scopo di eliminare gradualmente i controlli alle frontiere tra gli stati aderenti.

Stato - istituzione, viene anche definito come uno dei tanti corpi sociali organizzati con propri
elementi costitutivi ed il cui ordinamento giuridico è posto in posizione di supremazia rispetto
agli altri ordinamenti particolari.

2 Lo Stato - Apparato.

Stato – apparato è l’insieme di autorità / governanti a cui l’ordinamento da il potere di emanare e


di applicare le norme ed i comandi mediante i quali lo Stato esercita la sua supremazia.

L’attività complessiva diretta alla produzione degli atti dell’autorità viene definita funzione dello
Stato.

La funzione dello Stato è una attività organizzata che ha come scopo, oltre all’indirizzo politico:

-la funzione legislativa che viene esercitata collettivamente dalle due Camere;

-la funzione giurisdizionale che viene esercitata dai magistrati ordinari in base alle norme sullo
ordinamento giudiziario;

-la funzione amministrativa che viene esercitata dallo Stato, dalle Regioni, dalle Province, dai
Comuni e dalle Città Metropolitane.

2 Lo Stato - Comunità.

Stato – comunità è l’insieme dei soggetti governati (il popolo).

E’ l’elemento essenziale e materiale che giustifica la formazione dello stato.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

2 Le forme di governo.

Rappresentano il modo in cui le funzioni dello Stato sono distribuite ed organizzate fra i diversi
organi costituzionali, avuto particolare riguardo all’attività dell’indirizzo politico ed ai modi del suo
svolgimento.

I tre tipi di forme di governo sono:

La forma di governo parlamentare che è sorta in Inghilterra nel corso del XVIII secolo ed è
andata via affermandosi nell’Europa continentale dove, a secondo degli stati e dei tempi in cui ha
trovato attuazione, ha assunto configurazioni diverse. Tale forma di governo possiede
una caratteristica che va individuata nel rapporto fiduciario che lega le camere rappresentative al
governo, per cui quest’ultimo (il Governo) deve ottenere la fiducia delle camere per poter iniziare
a svolgere la sua attività di indirizzo politico e tale fiducia deve mantenere per poter restare in
carica.
Come svolgimento di questo principio si avrà: l’attribuzione al parlamento di un potere di
controllo in ordine all’attività politico – amministrativa e finanziaria del governo, necessario per
dare la possibilità al Parlamento di far eventualmente valere la responsabilità politica del
governo mediante un voto di sfiducia.

La forma di governo presidenziale realizza una separazione dei poteri relativamente rigida. Le
funzioni esecutiva e di indirizzo politico (affidate al capo dello stato ed alla amministrazione)
legislativa (affidata alle assemblee elettive) e giurisdizionale (affidata al corpo dei magistrati)
vengono svolte senza interferenze da parte di organi appartenenti a poteri diversi.
L’indirizzo politico è determinato prevalentemente dal capo dello stato, del quale i segretari dello
stato sono soltanto aiutanti. Non esiste un organo collegiale comparabile al governo.

La forma di governo direttoriale attuato in Svizzera prevede un organo collegiale (il consiglio
federale), eletto dalle camere riunite in assemblea federale, al quale è affidata la suprema autorità
di governo della confederazione. Il presidente della confederazione è anche presidente del
consiglio federale. Le funzioni di governo vengono svolte dai singoli componenti il consiglio
federale, per cui il potere esecutivo appare come una emanazione diretta del potere legislativo.

Sezione II: L’ORGANIZZAZIONE E GLI ATTI DEI PUBBLICI POTERI.

Il principio della separazione dei poteri

L’autorità, il potere dello stato, pur restando unico nella sua essenza, viene suddiviso per
garantire che esso non venga esercitato in maniera arbitraria (abusiva) o incontrollata: è
essenzialmente un modo per garantire la libertà dei cittadini.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Il potere è la figura organizzatrice, composta da organi fra loro collegati, ai quali l’ordinamento
attribuisce, in via istituzionale, l’esercizio di una parte (frazione) dell’autorità. Una rigida
separazione dei poteri non è concretamente attuabile, perché, se ogni potere esercitasse
esclusivamente la funzione ad esso attribuita non si potrebbe realizzare un giusto coordinamento
fra di essi per una migliore organizzazione dello Stato.

La classificazione dei organi

Lo Stato è una persona giuridica. In quanto tale ha necessità di agire attraverso delle persone
fisiche che possano avere il potere di rappresentarlo.

Organo dello Stato è l’insieme costituito dalla persona fisica che agisce per esso + struttura
organizzativa e mezzi materiali che l’organo utilizza per raggiungere il suo scopo.

Funzionari: persone fisiche titolari di un organo di un ente pubblico (Essi manifestano la volontà
dell’ente pubblico).

Con riferimento alla loro struttura avremo:


 Organi individuali costituiti da una sola persona (Presidente della Repubblica);
 Organi collegiali costituiti da più persone (Senato, la Camera dei Deputati, Giunta
Comunale, ecc.);
 Organi semplici costituiti da una unità indivisibile
 Organi complessi (o organi di organi) composti da più organi (il Governo, il Parlamento).

Con riferimento alle loro attribuzioni:


 Organi esterni che hanno il compito di formare o di manifestare la volontà dell’ente o di
porre questo in rapporti giuridici con gli altri soggetti ed organi interni, che esauriscono la
loro attività entro la sfera giuridica dell’ente, senza alcuna rilevanza fuori di esso. Fra gli
organi esterni si distinguono gli organi primari che hanno per legge una propria
competenza (il prefetto) e gli organi secondari, destinati a sostituire altri organi in caso di
assenza o di impedimento del titolare di questi (il vice – prefetto).
 Organi centrali, se la loro competenza si estende a tutto il territorio dello stato (un
ministero) o organi locali se sono limitati nel territorio.
 Organi attivi, che formano o manifestano la volontà dell’ente e lo portano ad esecuzione
(le camere, il governo);
 Organi consultivi, che non esercitano funzioni di volontà, ma soltanto di apprezzamento
tecnico mediante pareri (il consiglio di stato);
 Organi di controllo, che accertano la conformità degli atti degli organi attivi alle norme di
legge (controllo di legittimità) od anche all’opportunità ed alla convenienza amministrativa
(controllo di merito), oppure accertano successivamente il raggiungimento degli obiettivi
stabiliti dalla legge, valutando costi, modi e tempi nello svolgimento dell’azione
amministrativa (controllo di gestione).

Con riferimento al modo della loro formazione:


 Organi rappresentativi o non rappresentativi, secondo che siano o no in collegamento
diretto con il popolo attraverso l’istituto della rappresentanza politica (le camere).

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

 Organi direttivi, che esercitano funzioni di amministrazione attiva e non hanno all’interno
dell’ordinamento superiori gerarchici (il ministro, il sindaco) ed organi dipendenti che sono
gerarchicamente subordinati ai primi (il direttore generale di un ministero rispetto al
ministro, il segretario comunale rispetto al sindaco).
 Organi costituzionali, quali organi dello stato, posti al vertice dell’organizzazione statale
che si trovano in una posizione di indipendenza e di parità giuridica fra loro. Tale posizione
non esclude che possono esservi dei controlli esercitati da un organo costituzionale nei
confronti di un altro (il controllo ispettivo – politico che le camere esercitano sul governo).
Gli organi costituzionali non possono mancare in quanto la loro presenza nell’ordinamento
caratterizza la forma di stato o la forma di governo. Nel nostro ordinamento sono organi
costituzionali il presidente della repubblica, le camere, il governo e la corte costituzionale.
 Organi a rilevanza costituzionale perché non valgono a caratterizzare la forma di stato o di
governo (consiglio nazionale dell’economia e del lavoro, consiglio di stato, corte dei conti,
consiglio superiore della magistratura).

Gli atti giuridici e la loro classificazione

L’atto giuridico si dice perfetto quando è completo di tutti i suoi elementi intrinseci, strutturali e
funzionali.
La legge è un atto giuridico perfetto quando ha esaurito il suo procedimento di formazione e sono
presenti tutti i suoi elementi costitutivi (il soggetto, l’oggetto, la forma, il contenuto). Perfezione è
dunque concetto che attiene alla esistenza giuridica dell’atto. La mancanza di un requisito
essenziale dell’atto ne provoca l’inesistenza.
Un atto giuridico si dice valido quando i suoi elementi costitutivi, oltre ad essere tutti presenti,
sono anche regolari, cioè non sono viziati.

I vizi degli atti possono essere di due tipi: di legittimità e di merito.

I vizi di legittimità si hanno quando l’atto non è conforme al suo modello legale e si distinguono in:
incompetenza, eccesso di potere, violazione di legge.

Si ha vizio di incompetenza quando l’atto è fatto da un soggetto diverso da quello previsto dalla
legge, e, può essere incompetenza assoluta (quando il soggetto agente appartiene ad un ramo
diverso della amministrazione);
o incompetenza relativa (quando il soggetto appartiene allo stesso ramo della amministrazione).

L’eccesso di potere si ha quando l’atto è fatto per perseguire un fine diverso da quello previsto
dalla disposizione normativa od anche quando non è idoneo a perseguire il fine stesso.

La violazione di legge si ha quando l’atto è contrario alla legge sia nell’aspetto formale che in
quello sostanziale (Più in generale anche quando il vizio non è di incompetenza o di eccesso di
potere.
I vizi di merito attengono alla opportunità ed alla convenienza dell’atto e si hanno quando l’atto
appare essere non opportuno, non conveniente, non congruo cioè non idoneo a perseguire
l’interesse pubblico.
L’atto si dice efficace quando è in grado di spiegare i suoi effetti. (un atto può essere perfetto ed
efficace anche se invalido, può essere perfetto, valido ma non efficace).

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La Costituzione dello stato

E’ il complesso di regole che esprimono, in un sistema unitario ed armonico, i principi e gli


istituti fondamentali dell’assetto di uno Stato

Costituzione formale (originaria) è l’atto normativo con cui viene stabilito un nuovo ordine politico
e statale: è il documento scritto nel quale sono contenuti i principi, i valori, le regole e gli istituti
fondamentali dell'organizzazione statale;

esso può essere diverso dalla Costituzione materiale (effettiva) perché ne rappresenta l'evoluzione
nello spazio e nel tempo, giacchè le forze politiche organizzate, in ogni singolo e ben determinato
momento storico debbono interpretare l’interesse generale del gruppo sociale.

Il diritto costituzionale comprende le norme istituzionali, fondamentali, vale a dire quelle che
esprimono i valori intorno ai quali il gruppo sociale Stato si è costituito, e le connesse norme
organizzative, volte ad assicurare la tutela ed il conseguimento di tali valori.

La Costituzione di uno Stato può essere: scritta o non scritta (consuetudinaria).

Può essere rigida (se per modificarla è necessario utilizzare regole più difficili rispetto a quelle
necessarie per emanare le leggi ordinarie), oppure, flessibile, negli altri casi.

Può essere concessa (cioè nel caso venga realizzata dal sovrano per il popolo) oppure può essere
votata (scritta ed approvata dai rappresentanti del popolo).

La Costituzione Italiana: del 1947 è scritta, rigida, votata, convenzionale

E’ entrata in vigore dal primo gennaio 1948.

Scritta perché i principi e gli istituti fondamentali sono consacrati in un documento e perché è
espressamente prevista (art. 138 cost.) la forma scritta per le leggi che regolano la materia
costituzionale.

Rigida perché alle norme in essa contenute è stata assegnata una efficacia superiore a quella delle
leggi ordinarie, in modo che le leggi che modificano la costituzione e le leggi in materia
costituzionale devono essere adottate dal parlamento con una procedura aggravata (art. 138).

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Votata perché è stata redatta ed approvata dai rappresentanti del popolo eletti all’Assemblea
costituente.

Convenzionale perché le forze politiche che l’hanno redatta ed approvata erano fra loro in
contrasto, per cui è stato necessario, al fine di dare un nuovo assetto costituzionale allo stato, che
esse procedessero a delle reciproche concessioni.

Caratteristiche dello stato italiano secondo la Costituzione

Lo stato italiano può definirsi come repubblicano, democratico, fondato sul lavoro, interventista,
parlamentare, decentrato, non confessionale, aperto alla comunità internazionale.

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Parte seconda – L’ORDINAMENTO DELLO STATO ITALIANO

Capitolo primo – IL POTERE LEGISLATIVO

 Il potere legislativo

Il potere legislativo è esercitato dal parlamento che a norma dell’art. 55 si compone dalla camera
dei deputati e dal senato della repubblica, cosicché il parlamento è un organo complesso perché
formato da due organi collegiali.

Nel nostro sistema vige il bicameralismo perfetto dove le camere hanno gli stessi poteri.
In Gran Bretagna e in Irlanda vige il bicameralismo imperfetto dove le camere non svolgono le stese funzioni e una
delle due può prevalere sull’altra.

Il parlamento in seduta comune è un organo collegiale che in quel momento non esercita funzioni
legislative (i suoi componenti sono i deputati, i senatori - ed anche dai delegati delle regioni se si
deve eleggere il presidente della repubblica).

Il parlamento si riunisce in seduta comune quando:


 Elezione (art.83), giuramento (art.91), e, messa in stato d’accusa del presidente della
repubblica (art. 90);
 Elezione di 1/3 del consiglio superiore della magistratura (art. 104);
 Elezione di 5 giudici costituzionali;
 Compilazione (ogni 9 anni) di un elenco di persone fra le quali sono sorteggiate, in caso di
necessita, 16 giudici aggregati della corte costituzionale in materia penale (art. 135).

Ciascuna camera elegge fra i suoi componenti il presidente e l’ufficio di presidenza.


Se il parlamento si riunisce in seduta comune il presidente e l’ufficio di presidenza sono quelli della camera dei
deputati.

La formazione delle camere


In Italia, solo la camera dei deputati ed il senato (nella sua massima parte) sono composti da
soggetti scelti dal popolo con apposite elezioni.
Per alcuni componenti del senato, la costituzione prevede che il presidente della repubblica può
nominare i “senatori a vita” (la stessa costituzione prevede che gli ex presidenti della repubblica
sono di diritto “senatori a vita”.

La rappresentanza politica
L’art. 67 dispone che ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue
funzioni senza vincolo di mandato.
Gli eletti non rappresentano gli elettori, ma un’entità astratta, la nazione.
Non esiste alcun rapporto giuridico tra rappresentanti e rappresentati (e’ solo una forma di
rappresentanza “politica”). Non esiste la possibilità degli elettori di convocare gli eletti.
Rappresentanza: lo è nel momento dell’autorità (lo stato rappresentativo, organi rappresentativi).
Rappresentatività: lo è al momento della libertà e ha le radici nell’adesione al sentimento
popolare.

Elettorato attivo e passivo


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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Le camere sono elette dai cittadini che godono dei diritti di elettorato attivo. Sono elettori della
camera dei deputati i cittadini maggiorenni (art. 48, I comma) e del senato coloro che hanno
raggiunto il 25 anno di età (art. 58, comma I )
Sono invece eleggibili (godono del diritto di elettorato passivo) alla camera chi ha raggiunto 25
anni e al senato chi ha raggiunto 40 anni (art. 58 II comma)
L’art. 48, III comma, dispone che il diritto di voto non può essere limitato se non per incapacità
civile o per effetto di sentenza penale irrevocabile o nei casi di indegnità morale indicati dalla
legge.

I sistemi elettorali
Indica l’insieme di norme che regolano e determinano la ripartizione dei seggi per la
rappresentanza di un determinato corpo elettorale.
La distinzione fondamentale dei sistemi elettorali è basata sul carattere, maggioritario o non
maggioritario che essi possono presentare.

Con il sistema maggioritario si assegnano ai candidati che hanno ottenuto la maggioranza


(relativa, assoluta o qualificata) dei seggi attribuiti al collegio.
Il vantaggio:
 Assicura il massimo collegamento fra elettori e candidati
 Evita l’eccessivo frazionamento del sistema politico
 Facilita l’accesso al parlamento di spiccate personalità
 Impedisce gli accessi alla partitocrazia
Lo svantaggio: provoca un travisamento della volontà popolare sul piano nazionale, favorendo la polarizzazione fra
due partiti maggiori e sotto rappresentando i partiti minori.

Il sistema proporzionale assicura alle diverse parti politiche un numero di seggi in proporzione ai
voti ottenuti.
Lo svantaggio: nel caso il corpo elettorale sia politicamente poco omogeneo, i sistemi proporzionali favoriscono il
suo frazionamento fra diversi partiti, ma in questo modo si potrebbe rendere difficile la formazione di stabili
maggioranze di governo.

Quindi il sistema maggioritario ( sollecitando gli elettori a suddividersi in due schieramenti partitici
contrapposti che si alternano alla guida del governo) privilegia la stabilità politica rispetto alla
rappresentatività delle assemblee elettive, al contrario dei sistemi proporzionali.

I caratteri del voto


Art. 48, comma II, cost. il voto è personale ed uguale, libero e segreto (E’ un dovere civico).
 Personale, a meno che non si tratti di elettori fisicamente impediti, i quali esercitano il diritto del voto con
l’aiuto di un elettore della propria famiglia o di un altro elettore che sia stato scelto come accompagnatore.
Non è ammesso il voto per procura.
 Uguale, ciascun voto, quale che sia la posizione personale dell’elettore, ha lo stesso valore di tutti gli altri.
Non è ammessi il voto plurimo (quando al voto dell’elettore che si trova in determinate condizioni personali e
sociali viene attribuito un valore superiore all’unità ) ed il voto multiplo (quando un elettore è ammesso a
votare in più collegi.
 Libero, l’elettore non deve subire alcuna forma di pressione o di coazione a favore di un partito o di un
candidato.
 Segreto, per assicurarne la libertà.

Le cause di ineleggibilità ed incompatibilità parlamentari


Le persone colpite di ineleggibilità possono essere distinte in tre gruppi.
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1. persone che ricoprono determinati uffici, avvalendosi dei quali potrebbero esercitare a loro
favore pressioni su alcuni elettori (esempio: il capo e il vice capo della polizia, i prefetti, gli
ufficiali superiori delle forze armate dello stato);
2. persone che abbiano impiego da governi esteri, al fine di impedire possibili interferenze
straniere nello svolgimento delle elezioni;
3. persone che sono legate allo stato da particolari rapporti economici, in modo da evitare
che i loro interessi personali possano interferire con lo svolgimento del mandato
parlamentare (i dirigenti di società sostenute economicamente dallo stato, i giudici della
corte costituzionale ed i magistrati).
Le cause di incompatibilità: fra senatore e deputato art. 65, fra membro del parlamento e
presidente della repubblica art. 84, fra membro del parlamento nonché del consiglio regionale e
membro del consiglio superiore della magistratura art. 104 o della corte costituzionale art. 135.

Lo status di membro del parlamento


E’ la situazione in cui deputati e senatori si trovano per la loro appartenenza alle camere Tale
status si acquista dal momento dell’assunzione dell’ufficio di deputato o senatore, vale a dire con
la proclamazione e, per i senatori a vita, con la comunicazione della nomina.

L’irresponsabilità per le opinioni espresse ed i voti dati


A norma dell’art. 68, comma I, cost. i membri del parlamento non possono essere chiamati a
rispondere delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni, al fine di
consentire loro la più ampia libertà di valutazione e di decisione nell’esercizio del mandato.
Tale irresponsabilità permane anche alla scadenza del mandato.
Essa è limitata tuttavia:
- ai voti ed alle opinioni, per cui se viene commesso un fatto materiale e questo integra gli
estremi di un reato, il parlamentare è perseguibile penalmente
- alle opinioni espresse nell’esercizio delle funzioni parlamentari e non anche in altra sede.

Quando un deputato o un senatore nel corso di una discussione sia accusato di fatti che ledano la
sua onorabilità, può chiedere al presidente dell’Assemblea di nominare una commissione c.d. giuri d’onore, la quale è
chiamata a giudicare sul fondamento dell’accusa. Le conclusioni della commissione vengono comunicate al presidente
dell’Assemblea e questa deve limitarsi a prenderne atto, senza dibattito né votazione.
La garanzia dell’insindacabilità e stata concessa anche ai consiglieri regionali art. 122, comma IV, cost.

A norma dell’art. 68, II e III comma, cost. nessun membro del parlamento senza autorizzazione
della camera alla quale appartiene, può essere:
1. sottoposto a perquisizione personale o domiciliare
2. arrestato o altrimenti privato della libertà personale o mantenuto in detenzione, salvo che
in esecuzione di una sentenza irrevocabile di condanna ovvero se sia colto nell’atto di
commettere un delitto per il quale è previsto l’arresto obbligatorio in flagranza
3. sottoposto ad intercettazioni, in qualsiasi forma, di conversazioni o comunicazioni ed a
sequestro di corrispondenza

La riforma del 1993 ha lodevolmente abolito l’autorizzazione per sottoporre il parlamentare a processo penale.

Sanzioni disciplinari sono assunte dal presidente dell’Assemblea o, nei casi più gravi, dall’ufficio di
presidenza (alla camera) e dal consiglio di presidenza ( al senato) secondo le norme degli
regolamenti parlamentari.
Esse consistono:

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1. nel richiamo all’ordine qualora il parlamentare pronunci parole sconvenienti oppure turbi col suo
comportamento la libertà delle discussioni o l’ordine della seduta
2. nell’esclusione dall’aula per il resto della seduta dopo un secondo richiamo all’ordine o nei casi più gravi
3. nella censura con il divieto a partecipare ai lavori parlamentari per un determinato periodo di tempo

Divieto di mandato imperativo


L’art. 67 cost. dispone che ogni membro del parlamento rappresenta la nazione ed esercita le sue
funzioni senza vincolo di mandato. Ciò significa che il parlamentare non può ricevere dagli elettori
del suo collegio disposizioni vincolanti circa il modo in cui deve svolgere il suo mandato.
Dal divieto di mandato imperativo discende l’irresponsabilità politica dei parlamentari nel corso
della loro permanenza nell’ufficio, dal momento che mancano gli strumenti per far valere la loro
responsabilità.

L’indennità parlamentare
A norma del art. 69 cost. i membri del parlamento ricevono un indennità stabilità dalla legge.
L’ammontare di queste quote è determinato dagli uffici di presidenza delle due camere in misura tale da non superare
il dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzione di presidente di sezione
della corte di cassazione ed equiparate. A tale indennità fissa va aggiunta una diaria a titolo di rimborso delle spese di
soggiorno a Roma.
Ai parlamentari spetta inoltre la carta di libertà di circolazione sulle linee delle ferrovie dello stato e sulle linee aeree
ed un assistente pagato con fondi appositamente stanziati dalle camere.
Hanno diritto ad un assegno vitalizio. Detto assegno spetta ai parlamentari cessati dal mandato che abbiano compiuto
60 anni di età ed abbiano corrisposto i contributi per un periodo di almeno 5 anni di mandato ed ai parlamentari
cessati dal mandato i quali provino di essere divenuti inabili al lavoro in modo permanente, purché abbiano esercitato
il mandato parlamentare o abbiano comunque effettuato i versamenti per almeno 5 anni.
Speciali norme penali puniscono gli attentati diretti ad impedire alle camere l’esercizio delle loro
funzioni (art. 289 c.p. ) nonché il vilipendio di esse (art. 290 c.p. )
Poi c’è l’immunità della sede, cioè il divieto fatto alla forza pubblica, compresa la polizia giudiziaria,
di entrare nelle sedi in cui le camere svolgono i loro lavori (palazzo Montecitorio per la camera e
palazzo Madama per il senato), se non per ordine del presidente dell’assemblea.

I regolamenti parlamentari
Le norme relative alla organizzazione interna ed allo svolgimento delle funzioni delle camere sono
contenute nella costituzione e nei regolamenti parlamentari.
Secondo quanto dispone l’art 64, comma I, cost. ciascuna camera adotta il proprio regolamento a maggioranza
assoluta dei suoi componenti.
I regolamenti parlamentari possono definirsi come un complesso di disposizioni che ciascuna camera vota
nell’esercizio del suo potere di auto normazione onde disciplinare la procedura per lo svolgimento dei suoi lavori, la
sua organizzazione ed i suoi rapporti con gli altri organi costituzionali.
Tali regolamenti contengono norme costitutive dell’ordinamento giuridico, alcune delle quali
sono direttamente esecutive di norme costituzionali. Essi sono dunque fonti del diritto che
sfuggono, però, ad una collocazione nella scala gerarchica delle fonti. Si tratta di fonti separate, di
una competenza costituzionalmente riservata a ciascuna camera.
Quanto alla loro efficacia, è indubbio che essi posseggono l’efficacia sostanziale propria delle fonti
normative; mentre la loro efficacia formale, non è certo quella del regolamento, vale a dire di una
fonte subordinata alla legge, giacché nel campo loro riservato si pongono come fonte esclusiva, di
primo grado, subordinata soltanto alle norme costituzionali.
Tali regolamenti non sono soggetti al sindacato di legittimità costituzionale.
Oltre a questi regolamenti ciascuna camera emana altri regolamenti relativi ad un settore della sua attività o della sua
organizzazione interna.

Il presidente e l’ufficio di presidenza


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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

L’art 63, cost. dispone che ciascuna camera elegge fra i suoi componenti il presidente e l’ufficio di
presidenza. Composto secondo i regolamenti parlamentari da 4 vicepresidenti, 8 segretari e 3 questori. Al senato
l’ufficio prende il nome di consiglio di presidenza.
Il presidente rappresenta la camera. Egli è organo super partes ed a tale posizioni di imparzialità
deve ispirare l’esercizio delle sue funzioni.
Come espressione dell’intera Assemblea, alla quale è collegato da un implicito rapporto di fiducia, egli acquista,
inoltre, una posizione costituzionale che lo vede garante, allo stesso tempo, dei diritti delle minoranze e del corretto
svolgimento delle attività parlamentari nel quadro dei rapporti maggioranza – opposizione ed interprete e custode
delle prerogative e delle attribuzioni delle camere, anche nei confronti dell’indirizzo politico del governo.
Spetta al presidente di assicurare il buon andamento dei lavori dell’Assemblea, facendo
osservare il regolamento.
Il presidente dirige e modera la discussione, mantiene l’ordine, pone le questioni, stabilisce l’ordine delle votazioni,
chiarisce il significato del voto e ne annuncia il risultato.
All’ufficio (ed al consiglio) di presidenza spetta
- di deliberare il progetto di bilancio preventivo ed il rendiconto consuntivo delle camere
- di nominare, su proposta del presidente, il segretario generale
- di decidere in via definitiva i ricorsi dei dipendenti delle camere
La conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari ha il compito principale di deliberare il programma dei lavori
dell’assemblea. La conferenza e convocata dal presidente ogniqualvolta lo ritenga utile, anche su richiesta del governo
o di un presidente di gruppo, per esaminare lo svolgimento dei lavori dell’assemblea e delle commissioni.
I segretari sovrintendono al processo verbale delle sedute compilato dagli stenografi e ne danno lettura, procedendo
allo scrutinio delle votazioni e coadiuvano in genere il presidente nello svolgimento delle sue funzioni.
I questori sono preposti ai vari servizi delle camere e sovrintendono al cerimoniale ed al mantenimento dell’ordine
nella sede della camera secondo le disposizioni del presidente.

I gruppi parlamentari
Sono organi interni alle camere che assicurano il collegamento fra queste ed i partiti politici.
Sia i deputati che i senatori devono, entro 2 o 3 giorni dalla prima seduta, dichiarare a quale gruppo parlamentare
appartengono. Normalmente vi sono tanti gruppi parlamentari quanti sono i partiti politici
rappresentati alle camere. Possono essere costituiti anche da: -parlamentari non iscritti ad alcun
partito ma uniti da un comune impegno su determinati valori oppure da una comune ideologia;
-parlamentari che non dichiarano di volere appartenere ad un gruppo o non appartengono ad
alcun gruppo (gruppo misto). Ogni gruppo parlamentare è composto da almeno 20 deputati e da almeno 10
senatori. Ogni gruppo si da una sua organizzazione interna con la nomina di un presidente, di uno o più vice
presidente, di un comitato direttivo (alla camera) di uno o più segretari (al senato) e con l’approvazione di un proprio
regolamento.

Le commissioni permanenti
Sono organi interni delle camere composte, di regola, in modo da rispecchiare la proporzioni dei
vari gruppi parlamentari.
Ciascun gruppo parlamentare, subito dopo la costituzione, designa i propri componenti nelle commissioni permanenti,
ripartendoli in numero eguale in ciascuna commissione ed il presidente della camera.
Le commissioni sono 14 alla camera e 13 al senato.
I compiti delle commissioni permanenti sono:
- quello di riunirsi in sede referente per l’esame delle questioni sulle quali devono riferire
all’Assemblea
- in sede consultiva per esprimere pareri
- in sede legislativa per l’esame e l’approvazione dei progetti di legge
- in sede redigente per la formulazione degli articoli di un progetto di legge
- (le c.d. commissioni “in sede politica”) per ascoltare e discutere comunicazioni del
governo nonché per esercitare le funzioni di indirizzo, di propria iniziativa, relazioni e
proposte sulle materie di loro competenza

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Le giunte
Quali organi permanenti delle camere, sia per la specificità dei loro compiti sia per il modo di
composizione, i componenti vengono nominati dal presidente dell’Assemblea (rispettando il criterio
della proporzionalità fra i vari gruppi parlamentari e non vengono rinnovati).
Alla camera: la giunta per il regolamento, la giunta delle elezioni, la giunta per le autorizzazioni
richieste ai sensi dell’art. 68 costituzione.
Al senato: la giunta per il regolamento, la giunta delle elezioni e delle immunità parlamentari, la
giunta per gli affari delle comunità europee.

Le commissioni d’inchiesta art. 82, cost. e le deputazioni sono organi straordinari, creati,
ogniqualvolta se ne presenti la necessità.

La legislatura indica il periodo che va dalla prima riunione delle Assemblee al giorno del loro
scioglimento normale (5 anni) o al giorno del scioglimento anticipato.
Con la fine della legislatura decadono tutti i progetti di legge che non siano stati ancora approvati
da entrambi i rami del parlamento. I progetti decaduti sono ripresentati entro 6 mesi dall’inizio
della nuova legislatura.
A norma dell’art. 61 cost. finché non siano riunite le nuove camere sono prorogati i poteri delle precedenti la c.d.
prorogatio, mentre per il prolungamento della esistenza normale delle camere senza un limite di tempo è esclusa dalla
costituzione ed ammesso soltanto in stato di guerra; tale prolungamento deve essere deliberato con una legge (art. 60
cost. )
In regime di prorogatio le camere debbano attenersi alla normale amministrazione costituzionale
(nella quale possono farsi rientrare le attività di controllo politico sul governo e di garanzia costituzionale).

Esse inoltre:
- svolgono la funzione legislativa qualora questa abbia i caratteri dell’indifferibilità o
dell’urgenza come nei casi dell’esame dei decreti – legge per la loro conversione in legge
- dell’approvazione della legge di bilancio
- della deliberazione dello stato di guerra
- del riesame delle leggi rinviate del presidente della repubblica

Le camere sono convocate di diritto:


- non oltre il ventesimo giorno dalle elezioni in una data fissata nel decreto del presidente della repubblica che
indice le elezioni (art. 61)
- il primo giorno non festivo di febbraio e di ottobre (art. 62)
- quando una camera è convocata in via straordinaria è convocata di diritto anche l’altra (art. 62, comma III,
cost. )
- ciascuna camera può essere convocata in via straordinaria per iniziativa del suo presidente o del presidente
della repubblica o di 1/3 dei suoi componenti (art. 62, comma II. ) e su mozione di aggiornamento quando
l’Assemblea, sospendendo i lavori, indica la data della loro ripresa.

Le camere cessano dal loro ufficio e vengono rinnovate: alla fine dei 5 anni di loro durata in carica,
od anticipatamente, se vengono sciolte.
Allo scioglimento delle camere procede il presidente della repubblica (art. 88 cost. ) sentiti i loro
presidenti, che tuttavia non può esercitare tale facoltà negli ultimi 6 mesi del suo mandato.

Il funzionamento
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Le sedute delle camere sono pubbliche, ma ciascuna delle due camere o il parlamento in seduta
comune possono deliberare di riunirsi in seduta segreta (art. 64 cost).
La pubblicità delle sedute delle camere si attua sia ammettendo il pubblico ad assistere alle sedute delle medesime da
apposite tribune, sia con la pubblicazione degli atti parlamentari e sia nella forma della trasmissione televisiva diretta
alla camera, qualora venga disposta dal suo presidente, ed al senato quando, per la risposta ad interrogazioni,
intervenga il presidente del consiglio o quando l’importanza dell’argomento lo richieda.
Le deliberazioni delle camere sono valide se sono presenti la maggioranza dei loro componenti
(maggioranza semplice); viceversa nel caso la costituzione obblighi a rispettare una maggioranza
speciale (maggioranza qualificata) il numero dei presenti deve essere superiore ai 2/3 o ai 3/5.
Nelle sedute della camera dei deputati, ai fini della determinazione della maggioranza come presenti votanti sono
considerati presenti coloro che esprimono voto favorevole o contrario, invece gli astenuti, anche se presenti, sono
considerati come assenti.
Al senato invece, la prassi interpretativa del suo regolamento (art. 107) a norma del quale ogni deliberazione del
senato è presa a maggioranza dei senatori che partecipano alla votazione e nel senso che ché gli astenuti vengono
calcolati ai fini della determinazione della maggioranza e dunque sono considerati come presenti.

Le votazioni delle camere possono essere palesi o segrete.


La votazione palese può avvenire per alzata di mano ( da parte di chi approva la proposta); per divisione (in due distinti
settori dell’aula dei favorevoli e dei contrari alla proposta); con procedimento elettronico (con registrazione dei nomi);
per appello nominale (si, no, mi astengo) questa ultima forma di votazione è sempre richiesta per accordare o
revocare la fiducia al governo ed alla camera, espressamente per il voto sulla questione di fiducia.
La votazione segreta può avvenire per schede (quando si tratta di eleggere una o più persone); a scrutinio segreto
(mediante il sistema delle palline, bianca nell’urna (vaso) bianca, e nera nell’urna nera, se si vota a favore; nell’urna di
colore opposto se si vota contro).
La votazione a scrutinio segreto ha luogo normalmente, secondo i nuovi regolamenti, con procedimento elettronico
“mediante apparati che garantiscono la segretezza del voto sia nel momento di espressione del voto stesso, che in
quello della registrazione dei risultati della votazione”.
La sostituzione di un deputato ad un altro, nel momento del voto origina il fenomeno dei c.d. pianisti.
Le camere non possono discutere o deliberare sopra materie che non siano all’ordine del giorno
(reso noto almeno il giorno precedente alla seduta) e ciò in ossequio ad una regola democratica, secondo
la quale bisogna conoscere gli argomenti sui quali si è chiamati a deliberare e non possono essere
ammesse decisioni prese di sorpresa.
È da rilevare che le camere dovrebbero organizzare i propri lavori secondo il metodo della programmazione. Alla
camera il programma dei lavori dell’assemblea per non oltre 3 mesi, è predisposto, con una maggioranza pari ad
almeno i ¾ dei componenti della camera stessa, dalla conferenza dei presidenti dei gruppi parlamentari convocati dal
presidente, presi gli opportuni contatti con il presidente del senato e con il governo. Stabilito il programma la
conferenza dei presidenti dei gruppi definisce le modalità ed i tempi di applicazione, adottando il calendario per non
oltre 3 settimane.
Al senato il progetto di programma è predisposto dal presidente, presi gli opportuni contatti con il presidente della
camera e con il governo. Sulla base stessa la conferenza applica il calendario dei lavori.
Programma e calendario dei lavori devono essere deliberati all’unanimità.

Per interna corporis si intendono gli atti e le attività compiuti all’interno delle camere.

Per ostruzionismo si intende l’uso esasperato degli strumenti di procedura mesi a disposizione dei
parlamentari ed attinenti al procedimento di formazione della volontà camerale, al fine di
ritardare, ostacolare od impedire la formazione di detta volontà.

Il procedimento di formazione della legge ordinaria:


A) L’iniziativa legislativa:

alla produzione delle leggi formali partecipano le due camere, in posizione di parità, e il suo
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

procedimento di formazione consta di 3 fasi:


1) iniziativa legislativa (fase introduttiva);
2) approvazione delle camere (fase costitutiva);
3) promulgazione e pubblicazione (fase integrativa dell’efficacia).

Iniziativa legislativa: presentazione progetto di legge ad una delle due camere (possono
farlo il Governo oppure i singoli membri delle camere; il popolo; lo CNEL; i consigli
regionali).

-Il Governo: tramite la presentazione di disegni di legge che devono essere autorizzati
con decreto del presidente della repubblica.
-I singoli membri delle camere: tramite la presentazione di una proposta di legge.
-Il popolo: tramite la proposta di legge effettuata da parte di almeno 50.000 elettori ad
uno dei presidenti delle due camere;
-Lo CNEL: tramite proposta di legge prevalentemente in campo economico finanziario.
-I consigli regionali: tramite proposta di legge di interesse regionale.

Il procedimento di formazione della legge ordinaria:


B) l’approvazione delle camere:

1)-il procedimento ordinario: il progetto di legge viene preliminarmente esaminato e


discusso in commissione che può modificarne il testo. Discute le linee generali e se è
favorevole allo stesso approva gli articoli che lo compongono. La sua approvazione
spetta alle camere.

2)-il procedimento decentrato: il progetto di legge esaminato e discusso in commissione


viene direttamente approvato dalla commissione (che è prima stata autorizzata a farlo
dalla camera). Questo procedimento non può essere adottato per i progetti di legge in
materia costituzionale ed elettorale; di ratifica di trattati internazionali, di approvazione
di leggi di bilancio e consuntivi.

3)-il procedimento misto: il progetto di legge è esaminato e discusso in commissione,


mentre la camera si riserva di approvarlo (senza dichiarazione di voto dei singoli articoli)
in assemblea con votazione finale.

Alcune considerazioni: le camere devono approvare il testo di legge in unico documento.

Il procedimento di formazione della legge ordinaria:


C) la promulgazione:

La legge approvata dalle due camere viene trasmessa al presidente della repubblica per la
promulgazione.
Con la promulgazione, che deve essere fatta dal presidente della repubblica entro 30
giorni, la legge acquista efficacia.
Il presidente della repubblica non è obbligato a promulgare la legge se vi trova vizi
(elementi di incostituzionalità formali o sostanziali), ed, in tale caso, la rimanda alle
camere.
Le camere possono approvare nuovamente lo stesso testo senza cambiarlo, ed, in questo
caso, il presidente della repubblica è obbligato a fare la promulgazione della legge perché

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

prevale la volontà delle due camere.


Solo in caso vi siano estremi di attentato alla costituzione il presidente della repubblica può
non promulgare la legge.

La pubblicazione della legge.

La pubblicazione della legge viene fatta dal Ministero della Giustizia che la inserisce nella raccolta
ufficiale degli atti della repubblica e la fa pubblicare sulla gazzetta ufficiale entro 30 giorni. La
legge acquista efficacia dopo 15 giorni dalla sua pubblicazione. Dalla pubblicazione della legge,
sorge la presunzione di conoscenza per tutti i cittadini di osservarla.

Il procedimento di formazione delle leggi di revisione costituzionale e delle altre leggi


costituzionali.

La costituzione italiana è considerata rigida perché una legge ordinaria non può modificarla. Infatti
è necessaria una procedura di approvazione più complicata che prende il nome di legge
costituzionale.

Nel procedimento costituzionale le norme sono approvate con 2 successive deliberazioni ad


intervallo non minore di 3 mesi e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di
ciascuna camera nella seconda votazione.

Il progetto approvato non si trasforma in legge costituzionale; esso viene pubblicato sulla gazzetta
ufficiale per essere conosciuto dai cittadini.

E’ una pubblicazione particolare perché non è inserita nella raccolta ufficiale degli atti della
repubblica, ne è promulgata dal presidente della repubblica.

Entro 3 mesi dalla pubblicazione 500.000 elettori, 1/5 dei componenti di ciascuna camera, 5
consigli regionali possono richiedere il referendum popolare per farla annullare o modificare.

I limiti alla revisione costituzionale.

Limiti alla revisione costituzionale sono previsti ma non perché la costituzione non può essere
modificabile.

Esistono dei limiti alla sua revisione che sono assoluti e inviolabili: la forma repubblicana; il
principio di uguaglianza; i diritti inviolabili dell’uomo; la democrazia; il lavoro.

Le leggi di indirizzo politico


Si definiscono cosi quelle leggi mediante le quali il parlamento partecipa direttamente alla
direzione politica dello stato.

Leggi di indirizzo politico sono:


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- la legge di approvazione del bilancio


- la legge finanziaria
- le leggi di approvazione dei programmi economici
- le leggi di autorizzazione alla ratifica dei trattati internazionali.
- le leggi di concessione dell’amnistia e dell’indulto.
(L’amnistia e l’indulto sono concessi con legge deliberata a maggioranza dei 2/3 dei
componenti di ciascuna camera. L’amnistia estingue il reato e se vi è condanna
l’esecuzione della stessa o delle pene accessorie. L’indulto condona (libera) in tutto o in
parte la pena (senza estinguere il reato) o la commuta in altra minore;
- deliberare lo stato di guerra e il conferimento al governo dei poteri necessari.
Spetta poi al presidente della repubblica dichiarare lo stato di guerra deliberato dalle camere.

Accanto alle leggi di indirizzo politico esistono atti unicamerali mediante i quali le camere
esercitano la loro attività di direzione politica.

Questi atti sono:

- la mozione promuove una deliberazione dell’assemblea per un determinato argomento;

- la risoluzione (alla camera) manifesta orientamenti o definisce indirizzi su specifici


argomenti.

L’efficacia di questi atti (direttive parlamentari) va collocata nel rapporto fiduciario, per cui se il
governo non desse esecuzione alla direttiva verrebbe meno all’obbligo costituzionale di svolgere e
contenere la sua attività nell’ambito di detto rapporto.

Le procedure di controllo e di informazione


Nei sistemi parlamentari il Governo è sottoposto ad un continuo controllo da parte delle camere
per quanto concerne lo svolgimento della sua attività politico–amministrativa perché
concedendogli la fiducia, le camere lo impegnano ad attuare quel determinato indirizzo politico
con esse concordato.

Gli strumenti predisposti a tal fine sono:

- Le interrogazioni che consistono nella semplice domanda, rivolta da un parlamentare per


iscritto al governo, per conoscere se un fatto sia vero o no, se alcuna informazione sia
giunta al governo, o sia esatta, se il governo intenda comunicare alla camera documenti o
notizie o abbia preso o stia per prendere alcun provvedimento su un oggetto determinato.

- La risposta all’interrogazione può essere data alla camera, al senato. Essa può essere orale
o scritta. In ogni caso il governo può dichiarare di non poter rispondere o di dover differire la risposta ad
altro giorno determinato. Si hanno anche i c.d. question time, un tipo di interrogazione che consiste in una
semplice domanda al governo, formulata per iscritto, senza alcun commento, al quale il governo risponde per
non più di due minuti.

- L’interpellanza che consiste nella domanda, rivolta per iscritto, al governo circa i motivi o
gli intendimenti della condotta del governo in questioni che riguardino determinati aspetti
della sua politica. Esse hanno un carattere più penetrante delle interrogazioni.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

- Le inchieste possono essere disposte da ciascuna camera su materie di pubblico interesse.


L’inchiesta come strumento di controllo è quella c.d. politica diretta ad accertare la situazione dell’ordine
pubblico in una determinata parte del paese (esempio: mafia), le responsabilità di funzionari e di uomini
politici in relazione ad una certa situazione di pubblico interesse, il funzionamento di un apparato dello stato
o di enti pubblici e poi l’inchiesta c.d. legislativa che mira ad acquisire dati ed informazioni per un migliore
svolgimento dell’attività legislativa. Le inchieste sono condotte da apposite commissioni formate in modo da
rispecchiare la proporzione dei vari gruppi parlamentari.

- Le attività conoscitive sono dirette ad acquisire notizie, informazioni, documenti utili alle
attività delle camere. Un particolare tipo di indagine conoscitiva è dato dalle udienze legislative, cioè
indagine svolte in occasione dell’esame di un progetto di legge da parte di una commissione camerale.
L’attività delle commissioni è meramente conoscitiva, esse non hanno i poteri dell’autorità giudiziaria nello
svolgimento delle indagini.

La mozione di fiducia
Attiene alla fase della determinazione dell’indirizzo politico.
Entro 10 giorni dalla sua formazione il governo si presenta alle camere per ottenere la fiducia.
I dieci giorni decorrono dalla prestazione del giuramento dei membri del governo nelle mani del presidente della
repubblica.
Il governo, per mezzo del presidente del consiglio, espone ad ambedue le camere il programma
che intende svolgere c.d. dichiarazioni programmatiche.
Successivamente si apre la discussione su tali dichiarazioni che si conclude con la presentazione,
da parte dei gruppi parlamentari di maggioranza, di una mozione di fiducia che deve essere
motivata e votata per appello nominale.
Motivata perché con essa le camere devono esprimere le ragioni del loro consenso ed impegnano,
allo stesso tempo, il governo allo svolgimento di quel programma; votata con appello nominale,
affinché con la pubblicità del voto, il paese possa conoscere l’orientamento di ciascuno dei suoi
rappresentanti.
È richiesta soltanto la maggioranza dei presenti, in applicazione della regola generale dettata nell’art. 64, comma III,
cost. che richiede anche per la validità delle deliberazioni, la presenza della maggioranza dei componenti la camera.

La mozione di sfiducia
Le camere possono decidere di fare terminare il rapporto che le lega al governo con
l’approvazione di una mozione in cui esse esprimono la loro sfiducia.
In seguito all’approvazione di tale mozione, da parte anche di una sola delle due camere, il
governo deve presentare le sue dimissioni al presidente della repubblica e si apre la “crisi di
governo”.

L’art. 94 contiene che la precisione di sfiducia deve essere motivata e votata per appello nominale.
Inoltre deve essere firmata da almeno 1/10 dei componenti la camera e non può essere messa in discussione prima di
tre giorni dalla sua presentazione, al fine di evitare votazioni di sorpresa c.d. assalti alla diligenza e di consentire che il
voto sia l’espressione meditata e sicura della volontà della maggioranza parlamentare.
E poiché la fiducia deve investire l’intera azione politica del governo e può essere votata soltanto
mediante una mozione motivata, lo stesso art. 94 ha disposto che il voto contrario di una o
entrambe le camere su una proposta del governo non importa obbligo di dimissioni.
Si ha mancata fiducia iniziale quando il governo presentandosi alle camere dopo la sua
formazione, non ne ottiene la fiducia e si ha voto di sfiducia quando la fiducia, già concessa, viene
revocata dalle camere con l’approvazione della mozione di sfiducia.

Il voto di sfiducia può colpire anche un singolo ministro, qualora le camere lo ritengano
politicamente responsabile per gli atti del suo dicastero.
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Il governo al quale le camere hanno votato la sfiducia ha l’obbligo giuridico di dimettersi.


In caso contrario è il presidente della repubblica a revocarlo dalla carica : l’unico caso in cui, il presidente
può revocare il governo per ripristinare la legalità costituzionale.

Le mozioni di fiducia e di sfiducia sono presentate dai parlamentari.

Le questioni di fiducia sono proposte dal governo tutte le volte in cui vuole verificare la propria
maggioranza.

Ponendo la questione di fiducia, il governo indirettamente avverte le camere che, in caso di esito
del voto contrario a quello sa esso voluto, si dimetterà ed aprirà la crisi.
La questione di fiducia costituisce, inoltre, un efficace strumento per superare l’ostruzionismo di
minoranze parlamentari e per ottenere decisioni più tempestive.
L’art. 161 comma IV prescrive che la questione di fiducia non può essere posta sulle proposte di modificazione del
regolamento ed, in generale, su quanti riguardi alle condizioni di funzionamento del senato.

Il potere legislativo del popolo (referendum)

Il popolo può esercitare la funzione legislativa, oltre che attraverso i suoi rappresentanti in
parlamento, anche direttamente mediante i referendum, abrogativo e costituzionale, e
l’iniziativa legislativa.

In tal modo si rende operante e concreto il principio della sovranità popolare.

Il referendum abrogativo
Il referendum è indetto (dal presidente della repubblica) per deliberare l’abrogazione, totale o
parziale, di una legge o di un atto avente valore di legge, quando lo richiedono 500.000 elettori o 5
consigli regionali.
Il referendum non è ammesso per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto e di
autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Al referendum hanno diritto di partecipare gli elettori della camera dei deputati (vale a dire l’intero
corpo elettorale).
La proposta soggetta a referendum è approvata se ha partecipato alla votazione la maggioranza
degli aventi diritto e se è raggiunta la maggioranza dei voti validi.
Sull’ammissibilità del referendum abrogativo è chiamata a giudicare la corte costituzionale, cui
spetta di accertare se la legge o l’atto avente forza di legge, rispetto alla quale è stato richiesto il
referendum rientri o no fra quelle per le quali tale strumento abrogativo è escluso dall’art. 75
costituzione.

Sottratte all’abrogazione mediante referendum sono:


 le leggi di revisione costituzionale e le altre leggi costituzionali perché il procedimento di
revisione o integrazione della costituzione è riservato al parlamento (art. 138, cost. )
 il decreto – legge
 la legge dell’approvazione degli statuti delle regioni di diritto comune
 (per alcuni autori) la legge di delegazione perché esse immettono nell’ordinamento norme
incapaci di operare all’esterno

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 le leggi attuative della costituzione e di alcuni fondamentali diritti di libertà, qualora


l’abrogazione determinasse incolmabili lacune, con conseguente rottura del sistema
costituzionale
 la legge – cornice
 quando la richiesta concerne un eterogenea pluralità di disposizioni legislative, carenti di
una matrice razionalmente unitaria
 quando la legge abbia una rilevanza o copertura costituzionale perché dotata di una
peculiare forza passiva che lo sottrae dall’abrogazione
 quando la richiesta concerne disposizioni legislative a contenuto costituzionalmente
vincolato

Le modalità di attuazione del referendum sono:


1. la deliberazione di richiedere il referendum deve essere approvata dai consigli
regionali con la maggioranza assoluta
2. non può essere depositata richiesta di referendum nell’anno anteriore alla scadenza
di una delle due camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei
comizi elettorali per l’elezione di una delle camere medesime
3. le richieste devono essere depositare in ciascun anno dal 1° gennaio al 30 di
settembre, mediante la presentazione alla cancelleria della corte di cassazione di
tutti i fogli contenenti le firme e dei certificati elettorali dei sottoscrittori entro tre
mesi dalla data del timbro apposto sui fogli medesimi a cura delle segretarie
comunali e delle cancellerie degli uffici giudiziari.
4. il referendum è indetto con decreto del presidente, su deliberazione del consiglio
dei ministri, che fissa la data di convocazione degli elettori in una domenica
compressa fra il 15 aprile ed il 15 giugno
5. nel caso di anticipato scioglimento delle camere, il referendum già indetto si
intende automaticamente sospeso
6. l’abrogazione totale o parziale di una legge o di un atto avente forza di legge
mediante referendum è dichiarata con decreto del presidente, pubblicato nella
gazzetta ufficiale ed inserito nella raccolta ufficiale
7. l’abrogazione ha effetto a decorrere dal giorno successivo a quello della
pubblicazione del decreto nella gazzetta ufficiale, il presidente può ritardarne
l’entrata in vigore per un termine non superiore a 60 giorni dalla data della
pubblicazione
8. nel caso di risultato contrario all’abrogazione ne è data notizia; in tal caso non può
essere riproposto il referendum prima che siano trascorsi 5 anni
9. se prima della data di svolgimento del referendum la legge o l’atto avente forza di
legge sono abrogati, le operazioni relative non hanno più corso.

Capitolo terzo – IL POTERE ESECUTIVO

Il Potere Esecutivo

È costituito da un complesso di organi (centrali e periferici) al vertice dei quali è posto il governo
come organo costituzionale.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Il governo italiano è diviso in settori chiamati ministeri perché facenti capo ad un organo
costituzionale che è il ministro.
Esistono altri settori dell’amministrazione centrale che vengono organizzati in ministero (Esempio:
politiche comunitarie e regioni; protezione civile; affari sociali; per i rapporti con il parlamento) e
che hanno come riferimento alcuni dipartimenti presso la presidenza del consiglio.
I relativi ministri sono definiti “ministri senza portafoglio” (se entrano a comporre il consiglio dei
ministri e partecipano all’attività di direzione politica del governo) oppure “commissari straordinari
di governo” (quando si limitano a svolgere attività amministrative e non entrano a fare parte del
consiglio dei ministri).

Il consiglio dei ministri (Presidente del consiglio – Ministri)

Il numero, attribuzioni e l’organizzazione dei ministeri è determinata con legge (art. 95 cost. III
comma).
I ministri senza portafoglio svolgono solo le funzioni loro delegate dal presidente del consiglio,
sentito il consiglio dei ministri.
Un ministro o il presidente del consiglio, possono assumere in via provvisoria, un ministero rimasto
senza titolare.
Il presidente del consiglio dirige la politica generale del governo, mantiene l’unità di indirizzo
politico e amministrativo e coordina l’attività dei ministri.
Il presidente del consiglio può essere coordinato da un comitato (consiglio di gabinetto) composto
dai ministri da lui designati, sentito il consiglio dei ministri.
Il regolamento della presidenza del consiglio disciplina il suo funzionamento.
Il numero dei ministri è fissato a 14.

La pubblica amministrazione

È l’insieme degli uffici, del personale, dei mezzi e delle strutture, necessarie a formare l’apparato
amministrativo dello stato.

Tali uffici svolgono attività amministrative: attiva (raggiungere i programmi e gli obbiettivi di
governo); consultativa (dare pareri agli organi dell’amministrazione attiva); controllo (diretta a
sindacare con regole giuridiche (controllo di legittimità ) che con regole di buona amministrazione
(controllo di merito) gli atti o l’operato degli organi di amministrazione attiva.

Fanno parte della pubblica amministrazione anche gli uffici degli altri enti territoriali (regioni,
province, comuni) e non territoriali ( enti pubblici parastatali, camere di commercio).

I principi costituzionali su cui si basa la pubblica amministrazione sono:


a – Principio di legalità
L’organizzazione dei pubblici uffici deve essere determinata da legge che deve assicurare il buon
andamento e l’imparzialità della pubblica amministrazione.
B – Principio di buon andamento
Deve adeguarsi alle regole di buona amministrazione e raggiungere la maggiore efficienza ed
efficacia.
C – Principio di imparzialità
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

I pubblici impiegati sono al servizio esclusivo della nazione. Nello svolgimento delle funzioni non si
devono compiere discriminazioni arbitrarie. Agli impieghi nella pubblica amministrazione si accede
tramite concorso pubblico tranne i casi previsti dalla legge.
Contro gli atti della pubblica amministrazione è sempre ammessa la tutela giurisdizionale dei diritti
e degli interessi legittimi dinanzi agli organi di giurisdizione ordinaria e amministrativa e che tale
tutela giurisdizionale non può essere esclusa o limitata a particolari mezzi di impugnazione o per
determinate categorie di atti. La tutela giurisdizionale contro gli atti della pubblica
amministrazione è affidata ai tribunali amministrativi regionali e ai consigli di stato.

La formazione del governo

La formazione del governo costituisce un procedimento, che inizia ogni volta che un governo
presenti le dimissioni e queste vengono accolte dal presidente della repubblica, per cui è
necessario nominare uno nuovo.
Il presidente della repubblica nomina il presidente del consiglio e su proposta di questi i ministri.
Le norme per il procedimento di formazione del governo non sono scritte ma costituiscono delle
convenzioni costituzionali.
Il presidente della repubblica procede alla nomina di un governo che abbia le maggiori probabilità
di ottenere e mantenere la fiducia delle camere in modo da evitare frequenti crisi di governo.

Il mandato esplorativo

Quando i partiti non riescono a raggiungere un accordo per la formazione della maggioranza, il
capo dello stato affida ad una personalità (presidente del senato o della camera) il compito di
svolgere delle consultazioni ristrette in modo da avere un più completo orientamento.

Pre incarico

Si ha quando il presidente della repubblica affida alla personalità (dato l’esito delle consultazioni)
che conferirà l’incarico, il compito di svolgere ulteriori consultazioni per la formazione del governo.
L’incaricato non accetta, ma si riserva di accettare (cioè accetta l’incarico, ma con riserva di
rifiutare la nomina, ed inizia una serie di consultazioni, dirette ad accettare quali possibilità vi siano
di formare una maggioranza, che faccia proprio il programma concordato fra i partiti che
entreranno a comporla).
Nel caso in cui l’incaricato non riesca nel suo intento tornerà dal presidente della repubblica e
sciogliendo la riserva, rinuncerà all’incarico, che il capo affiderà ad altri.
Quando avviene la rinuncia all’incarico dovuta all’impossibilità obbiettiva di formare una
maggioranza, il presidente della repubblica può sciogliere le camere autorizzano una nuova
consultazione elettorale.

Se invece l’incaricato avrà concluso positivamente i suoi colloqui e la sua opera, sottoporrà al
presidente della repubblica la lista dei ministri e si dichiarerà pronto a presiedere il nuovo governo.
Si passa cosi alla fase conclusiva del procedimento, che vede la nomina del presidente del consiglio
dei ministri e dei ministri con decreto del presidente della repubblica.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Nominati il presidente del consiglio ed i ministri, il governo è formato, ma prima di assumere le


funzioni, dovranno prestare giuramento nelle mani del presidente della repubblica.
Entro 10 giorni dal giuramento il governo dovrà presentarsi alle camere per ottenere la fiducia,
esponendo, per mezzo del presidente del consiglio, il suo programma che porta gli obbiettivi che il
governo si propone di realizzare.

I sottosegretari di stato

La nomina dei sottosegretari è uno dei primi atti del consiglio dei ministri, che vengono nominati
con decreto del presidente della repubblica. Questi non fanno parte del governo è non sono
organi costituzionali. Essi non hanno attribuzioni proprie ma gli vengono delegate dal ministero e
aiutano il ministero nello svolgimento delle sue funzioni. Come rappresentanti del governo posso
intervenire, alla seduta delle camere e delle commissioni parlamentari, rispondere alle
interrogazioni e interpellanze.

I comitati interministeriali

Sono costituiti da più ministri e alcuni anche da funzionari esperti, il loro compito è quello di
preparare e coordinare l’attività del dei ministri in determinati settori.
CIPE, CICR, CIIS, IL CONSIGLIO SUPREMO DI DIFESA
Consiglio supremo di difesa è presieduto dal presidente della repubblica ed è composto dal
presidente del consiglio, dai ministri degli affari esteri, interno, tesoro, difesa, industria e
commercio e dal capo dello stato maggiore della difesa. Esamina i problemi attinenti alla difesa
nazionale.
CIIS (com. internazionale informazione e sicurezza) ha funzioni di consulenza e proposta, per il
presidente del consiglio sugli obbiettivi da perseguire.

La funzione amministrativa

I ministri e il presidente del consiglio assumono una duplice veste:


organi burocratici, posti a capo del loro ministero o degli uffici.
Organi di governo, in quanti organi che collegialmente (nel consiglio dei ministri) concorrano a
determinare l’indirizzo politico ed amministrativo.

L’attività di direzione politica


Si distingue nelle fasi di determinazione, predisposizione dei mezzi e dell’attuazione.

Il presidente del consiglio

Dirige la politica generale del governo e ne è responsabile, mantiene l’unita di indirizzo politico ed
amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei ministri. Il presidente del consiglio è
l’organo al quale aspetta di assicurare che il programma enunciato dal governo innanzi alle
camere, venga effettivamente realizzato e venga realizzato unitariamente. Spetta al presidente il
potere di indirizzare ai ministri le direttive politiche ed amministrative, deliberate dal consiglio.
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Lui è responsabile politicamente quando le camere ritengono che la politica generale del governo
non rispetti impegni che questo ha assunto al momento della sua formazione.
I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del consiglio ( come organi di governo ) e
individualmente degli atti dei loro dicasteri ( come organi burocratici ).
Il presidente del consiglio e i ministri anche se cessati dalla carica sono sottoposti, per i reati
commessi nell’esercizio delle loro funzioni alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del
senato della repubblica o della camera dei deputati, secondo le norme stabilite con legge
costituzionale. Nel caso in cui il ministro sia un parlamentare, l’autorizzazione deve essere
concessa dalla camera di appartenenza, in caso contrario dal senato della repubblica.

La funzione normativa: Leggi in senso formale e materiale

In deroga al principio della separazione dei poteri (secondo la quale la funzione normativa
dovrebbe essere riservata alla camera) anche il potere esecutivo può produrre norme costitutive
dell’ordinamento giuridico dello stato.
La funzione legislativa del potere esecutivo è il decreto.

Decreti legge (art. 77)

Il governo nei casi straordinari di necessita e di urgenza, può adottare sotto la sua responsabilità,
provvedimenti provvisori con forza di legge, ma deve il giorno stesso presentarle per la
conversione in legge alle camere, che anche se sciolte, sono appositamente convocate e si
riuniscono entro 5 giorni.

I decreti legge perdono efficacia sin dall’inizio se non vengono convertiti in legge entro 60 giorni
dalla loro pubblicazione nella gazzetta ufficiale.

Hanno un efficacia limitata nel tempo (60 giorni dalla pubblicazione sulla gazzetta ufficiale), ed in
questo periodo, le due camere :

a -non esaminare il disegno di legge di conversione (del decreto) oppure non terminarne il
processo;
b -esaminare il disegno di legge di conversione (del decreto) ma non approvarlo;
c -esaminare il disegno di legge di conversione (del decreto) ed approvarlo convertendolo in legge.

Nei primi due casi, il decreto legge non convertito in legge perde efficacia sin dall’inizio (cioè
retroattivamente dal momento della sua entrata in vigore ed è da considerare come mai esistito).

Nel terzo caso, il decreto legge viene sostituito dalla legge approvata dalle camere. Queste ultime
possono regolare con legge i rapporti giuridici sorti sulla base dei decreti non convertiti.

Il governo non può mediante il decreto-legge, rimuovere le disposizioni dei decreti-legge, dei quali
sia stata negata la conversione in legge con il voto di una delle due camere.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

I decreti legislativi (art. 76 cost.)

Il governo può adottare decreti aventi forza di legge anche senza che ricorrono casi straordinari di
necessita e di urgenza. Però l’esercizio di tale funzione legislativa gli deve essere espressamente
delegato dalle camere con una legge che assume il nome di legge – delega.
Le camere delegano al governo l’esercizio di tale funzione (funzione legislativa).
Le camere danno delega al governo quando la materia da disciplinare legislativamente sia molto
complessa e necessita di un lungo procedimento di formazione.

La legge delega deve contenere: i principi ed i criteri da utilizzare, il tempo massimo in cui deve
predisporre i decreti legislativi, l’oggetto della legge da prodursi.

Le camere esercitano sempre il controllo sulla funzione legislativa del Governo: -nel caso dei
decreti legge con la conversione in legge; -nel caso dei decreti legislativi fornendo le istruzioni
operative (i principi ed i criteri da utilizzare).

I regolamenti

I regolamenti (al pari dei decreti aventi valore di legge) sono formalmente emanati dal presidente
della repubblica. Essi vengono deliberati dal consiglio dei ministri, sentito il parere del consiglio di
stato. Sono inseriti nella raccolta ufficiale degli atti normativi della repubblica italiana e pubblicati
sulla gazzetta ufficiale ed entrano in vigore dopo un periodo di almeno 15 giorni dalla
pubblicazione.

I regolamenti governativi si distinguono in:

Regolamenti di esecuzione delle leggi e dei decreti legislativi – per rendere più concreto il
contenuto di una legge o di un decreto-legislativo tutte le volte che questi abbisognano (per la loro
migliore applicazione) di norme di dettaglio integrative od esplicative.
Regolamenti di attuazione e di integrazione delle leggi e dei decreti-legislativi contenenti norme
di principio – si distinguono dai reg. di esecuzione per la forza innovativa che possono fare valere
nel dare attuazione ad una legge o ad un decreto legislativo o nell’integrare le loro disposizioni.
Regolamenti autonomi o indipendenti – che vengono emanati in materie non ancora disciplinate
da leggi o da atti aventi valore di legge (e non riservate alla legge) nel presupposto che laddove la
costituzione non richiede espressamente l’intervento del legislatore, la materia può essere
disciplinata anche da regolamento.
Regolamenti di organizzazione – riferiti, alla struttura, alla ripartizione delle competenze, dei
pubblici uffici, ormai omissibili entro i limiti posti dagli art. 95 III comma e 97 che riservano alla
legge, rispettivamente, l’ordinamento della presidenza del consiglio, la determinazione del
numero, delle attribuzioni e dell’organizzazione dei ministeri e l’organizzazione dei pubblici uffici.
Regolamenti autorizzati – con decreto del presidente della repubblica, previa deliberazione del
consiglio dei ministri e sentito il consiglio di stato, possono essere emanati regolamenti, per la
disciplina di materie non coperte da riserva assoluta di legge, prevista dalla costituzione.
In queste materie le leggi della repubblica autorizzando l’esercizio della potestà regolamentare del
governo, determinano le norme generali regolatrici della materia e dispongono l’abrogazione delle

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

norme vigenti, con l’effetto dell’entrata in vigore delle norme regolamentari. Questi regolamenti
possono essere utilizzati per mettere in atto un processo di delegificazione.
Regolamenti delegati – si hanno quando una legge autorizza il regolamento a derogare ad alcune
sue norme o a norma di altre leggi, o ad disciplinare ex nuovo materie già disciplinate da una legge
o riservate alla legge.

Limiti alla potestà regolamentare: la riserva di legge

La riserva di legge, inserita nella Costituzione, prevede che la disciplina di una determinata materia
sia regolata soltanto dalla legge primaria.

Essa ha una funzione di garanzia in quanto vuole assicurare che in materie particolarmente
delicate le decisioni vengano prese dal Parlamento.

Si ha una riserva di legge, quando una norma costituzionale riserva alla legge la
disciplina di una determinata materia, escludendo che essa possa essere fatta
oggetto del potere regolamentare del governo.

Riserva assoluta : quando la disciplina della materia è riservata alla legge del parlamento (con
esclusione di altri fonti). Tale tipo di riserva vale nel campo penale (art. 25 cost.) ed in quello dei
diritti e delle liberta fondamentali dei cittadini (art. 13, 14, 15, 16, 21, 25 I comma – libertà,
domicilio, libertà e segretezza comunicazione, libertà di circolazione e soggiorno, libertà di
manifestazione del pensiero, ecc.).
Nelle materie riservate in via assoluta alla legge resta escluso l’esercizio del potere regolamentare,
a meno che non si tratti di regolamenti di esecuzione.

Riserva relativa : quando la materia può essere disciplinata oltre che da leggi formali (e dagli atti
ad esse equiparate) anche da altre fonti. Qui può essere ammesso l’intervento del potere
normativo del governo, attraverso i regolamenti autorizzati, di organizzazione, e di attuazione.
Una riserva relativa è contenuta nell’art. 97 cost. (Pubblica Amministrazione: la loro organizzazione viene stabilita da
leggi formali) considerando che il parlamento non potrebbe disciplinare minutamente e nel dettaglio l’organizzazione
dei pubblici uffici, senza interferire nel campo della discrezionalità amministrativa a sua volta riservato alla pubblica
amministrazione.

Sia la riserva di legge assoluta che quella relativa possono essere rinforzate quando la costituzione
oltre a rinviare alla legge (riserva semplice) disciplina parte della materia così limitando la
discrezionalità del legislatore.

Riserve di legge rinforzate sono quelle delle leggi che possono stabilire limitazioni alla libertà di
circolazione e di e soggiorno; per motivi di sanità o di sicurezza.
Una riserva di legge implicita è contenuta nell’art. 72, comma IV cost. la quale riserva al solo
parlamento l’attività di indirizzi politici per disegni di legge in materia costituzionale, elettorale, di
delegazione legislativa, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali, e, di approvazione di
bilanci.
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Si ha riserva di legge costituzionale quando la cost. espressamente dispone che determinate


materie debbano essere regolate con legge costituzionale ( esempio: art. 71 per l’attribuzione del
potere di iniziativa legislativa, art. 116 per le regioni a statuto speciale, art 132 per modifica
territori regionali, art 137 condizioni e modalità esercizio attività Corte Costituzionale).

Le cause di cessazione del governo

Il governo non è un organo a durata prestabilita.

Esso può terminare solo per: revoca della fiducia dalle camere; dimissioni.

“Crisi di governo”: in caso la maggioranza del consenso politico diminuisca, e può essere determinata da:
-da un voto di sfiducia, ed in questo caso il governo ha l’obbligo giuridico di dimettersi;
-dal ritiro dell’appoggio da parte di uno o di più gruppi parlamentari;
-dalla decisione del governo di dimettersi quando, dall’andamento di una discussione o dai risultati di una votazione
(ad esempio: quando abbia posto la questione di fiducia), riporti il convincimento di non godere più la fiducia della
maggioranza ovvero di essere appoggiato da gruppi parlamentari che non rientravano inizialmente nella
maggioranza governativa ed il cui appoggio esso non intende accettare;
-dalle elezioni politiche generali;
-quando presentatosi alle camere dopo la sua formazione non ne ottiene la fiducia ed in tale caso le dimissioni
sono dovute alla mancata costituzione iniziale del rapporto di fiducia (e non alla rottura del rapporto di fiducia
preesistente fra il governo ed il parlamento);
-per la morte del presidente del consiglio o per la sua cessazione o sospensione dalla carica;
-per l’elezione di un nuovo presidente della repubblica (quale “espressione personale di doveroso rispetto,
secondo una norma di correttezza costituzionale; il nuovo presidente respingerà, però, le dimissioni);
-in seguito ad elezioni generali, al fine di accertare la permanenza del rapporto fiduciario (Una norma di correttezza
costituzionale vuole che il governo si dimetta, anche se le elezioni abbiano confermato la maggioranza al potere
ma, il presidente della repubblica non le accetterà).

“Crisi parlamentari”: in esito al voto di sfiducia;


“Crisi extraparlamentari”: diverse da quelle originate dal voto di sfiducia.
“Rimpasto”: si ha quando il presidente del consiglio sostituisce qualche ministro (al fine di mantenere l’unità di
indirizzo politico e amministrativo del governo).

Il governo dimissionario rimane in carica sino alla nomina dei nuovi ministri ma non può compiere atti che impegnino
l’indirizzo politico e la sua responsabilità nei confronti del parlamento ( con la sola eccezione della controfirma dei
decreti presidenziali di scioglimento delle camere e di indizione delle elezioni e dell’adozione di provvedimenti
inderogabili ).

La responsabilità dei ministri

Secondo l’art. 95 comma II, cost. “I ministri sono responsabili collegialmente degli atti del
consiglio dei ministri e individualmente degli atti compiuti nei loro dicasteri”. Art. 89, comma I,
cost. “Nessun atto del presidente della repubblica è valido se non è controfirmato anche dal
presidente del consiglio”.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

La responsabilità giuridica dei ministri e del presidente del consiglio può essere distinta in civile,
penale e amministrativa.
– Civilmente, essi, sono direttamente responsabili per i danni arrecati a terzi nell’esercizio della
loro funzione ( art. 28 cost )
– Penalmente sono responsabili per i c.d reati ministeriali, cioè quei reati comuni commessi in
occasione ed a causa dell’esercizio delle loro funzioni ed abusando del potere loro conferito. (art.
96 cost.)
– Amministrativamente i titolari degli organi del governo sono responsabili innanzi alla corte dei
conti per danni arrecati alla pubblica amministrazione.

La responsabilità politica si fonda sul rapporto fiduciario che lega il governo alle camere ; di modo
che, qualora queste ultime ritengano che il governo od un ministro abbiano posto in essere atti o
comportamenti politicamente non opportuni o, in ogni caso, contrari all’indirizzo politico ed
amministrativo concordato ovvero ancora ritardino oltre misura il compimento di determinati atti,
possono colpirli con un voto di sfiducia, facendo cosi sorgere l’obbligo giuridico delle dimissioni.

Gli organi ausiliari

Gli organi ausiliari stabiliti dalla costituzione: sono organi ausiliari del governo, del parlamento, e
delle regioni (CNEL - consiglio nazionale dell’economia e del lavoro).

Essi sono:
-CNEL - consiglio nazionale dell’economia e del lavoro;
-consiglio distato;
-corte dei conti;
-avvocatura dello stato;

e non svolgono attività amministrative ma solo di iniziativa e di supporto, di controllo e di


consulenza.

CNEL - consiglio nazionale dell’economia e del lavoro

Ha potere di iniziativa legislativa, ed ha il compito di fornire pareri (alle camere, al governo, alle
regioni, alle province, ai comuni, .....) in materia di politica economica e sociale.

Consiglio di Stato

E’ un organo di consulenza giuridica ed amministrativa del governo.

Il suo parere è obbligatorio per legge:


A – per l’emanazione degli atti normativi del governo e dei singoli ministri;
B – per la decisione dei ricorsi straordinari al presidente della repubblica;
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

C – sugli schemi generali di contratti-tipo, accordi e convenzioni predisposti da uno o più ministri.

Il parere deve essere dato entro 45 giorni dalla richiesta (se per esigenze istruttorie non sia
necessaria una interruzione – trascorso questo termine l’amministrazione può procedere
indipendentemente da esso).

Corte dei conti

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità esclusivamente sugli atti indicati
nell’art. 3 della legge 14 gennaio 1994 ed il suo visto e requisito di efficacia per l’esecutività
dell’atto sottoposto al suo esame.
Tale controllo è stato eliminato sui decreti-legge e decreti-legislativi.

Esercita il controllo sulla gestione del bilancio dello stato e sul patrimonio delle amministrazioni
pubbliche, e riferisce annualmente al parlamento (ed ai consigli regionali) l’esito del controllo
eseguito.

Esercita anche funzioni giurisdizionali in materia contabile e finanziaria e di pensioni (civili e


militari).

E’ organo imparziale dell’equilibrio economico-finanziario del settore pubblico e, in particolare,


della corretta gestione delle risorse collettive in relazione a: efficacia, efficienza, economicità.

Avvocatura dello Stato

L’Avvocatura dello stato svolge il compito primario di assistere e difendere lo stato, e più in
generale, le pubbliche amministrazioni nei giudizi in cui sono parte.

Svolge anche una funzione consultativa e ad essa possono chiedere pareri le pubbliche
amministrazioni.

Uno dei compiti più rilevanti è quello di assistere e difendere lo stato (e per esso anche la
presidenza del consiglio) nei giudizi innanzi alla corte costituzionale.

Capitolo quarto – IL POTERE GIUDIZIARIO

Il Potere Giudiziario

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Con la funzione giurisdizionale, lo stato, garantisce l’osservanza e la conservazione delle norme


ritenute essenziali ai fini dell’ordinato svolgimento della vita sociale.

Si hanno diversi tipi di giurisdizione:

1 – La giurisdizione civile: regola le controversie sorte fra i privati o fra i privati e la pubblica
amministrazione e aventi per oggetto un diritto soggettivo.

2 – La giurisdizione penale: realizza l’interesse della collettività organizzata facendo il modo che
determinati valori o istituti (la vita e l’incolumità dell’individuo, la liberta personale e morale, la
proprietà, la moralità pubblica ed la buon costume, la fede pubblica, la famiglia ecc.) vengano
tutelati ed applicando una sanzione / pena a coloro i quali abbiano commesso un reato in
violazione di tali valori e istituti.

3 – La giurisdizione amministrativa: tutela gli interessi legittimi (ed eccezionalmente i diritti


soggettivi) dei cittadini che siano stati lesi da un atto della pubblica amministrazione ed assicura, in
tal modo, la giustizia nell’ amministrazione.

4 – La giurisdizione costituzionale: verifica la legittimità costituzionale delle leggi e degli atti


aventi forza di legge, sui conflitti di attribuzione e sulla ammissibilità dei referendum abrogativi.

La giustizia civile è amministrata:


dal Giudice di pace, dal Tribunale ordinario, dalla Corte di Appello, dalla Corte di Cassazione, dal
Tribunale per i Minorenni, dal Magistrato e dal Tribunale di Sorveglianza (Sono questi i
magistrati ordinari, civili e penali, che esercitano la funzione giurisdizionale art. 102 costituzione.

Tutti gli altri organi che esercitano tale funzione rientrano nelle giurisdizioni speciali:
-Tribunali militari, in materia penale;
-T.A.R. - Tribunali Amministrativi Regionali;
-Consiglio di Stato;
-Corte dei conti, in materia amministrativa e contabile;
-Corte costituzionale in materia costituzionale;
-le Camere e anche le funzioni giurisdizionali esercitate dalle camere.

La giustizia penale è amministrata:


dal Giudice di pace, dal Tribunale ordinario, dalla Corte di Assise di primo grado e di appello,
dalla Corte di Cassazione, dai Tribunali Militari, dalle Camere (in seduta comune per la
promozione delle accuse verso il Presidente della Repubblica), dalla Corte Costituzionale (per i
giudizi sulle accuse verso il Presidente della Repubblica).

La giustizia amministrativa è amministrata:


dal Consiglio di Stato, dai T.A.R. (Tribunali Amministrativi Regionali), dalla Corte dei Conti, dal
Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche, dal Consiglio di giustizia amministrativa per la
Regione Siciliana e dal Tribunale Regionale di Giustizia Amministrativa per la Regione Trentino
Alto Adige;
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

La giustizia costituzionale è amministrata:


dalla Corte Costituzionale nei giudizi di legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza
di legge, sui conflitti di attribuzione e sulla ammissibilità dei referendum abrogativi.

Il principio dell’unicità della giurisdizione

La funzione giurisdizionale è esercitata da magistrati ordinari istituiti e regolati dalle norme


sull’ordinamento giudiziario e “organizza la magistratura ordinaria in un ordine autonomo e
indipendente da ogni altro potere” art 104 della costituzione.
E’ questo il principio dell’unicità della giurisdizione, la cui applicazione integrale dovrebbe portare
ad attribuire l’esercizio della funzione giurisdizionale esclusivamente ai magistrati ordinari.
In realtà la stessa costituzione dispone delle deroghe a questo principio prevedendo che la
funzione giurisdizionale possa anche essere esercitata :

a – dal consiglio di stato e dagli altri organi di giustizia amministrativa compresi i T.A.R. (Tribunali
Amministrativi Regionali), per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi
legittimi ed eccezionalmente dei diritti soggettivi;

b – dalla corte dei conti

c – dai tribunali militari

d – dalla corte costituzionale

e – da ciascuna camera (sulle elezioni contestate, e dalle camere in seduta comune, quando
debbono valutare le accuse mosse nei confronti del presidente della repubblica)

L’art. 102 cost. prevede, inoltre, l’istituzione presso gli organi giudiziari ordinari di sezioni specializzate per determinate
materie, anche con la partecipazione di cittadini idonei estranei alla magistratura, mentre fa divieto assoluto di
istituire giudici straordinari e nuovi giudici speciali. Lo stesso articolo rinvia alla legge perché regoli i casi e le forme
della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia.

Giudici straordinari; Giudici speciali; sezioni specializzate

Il divieto di istituire giudici straordinari è uno dei più notevoli portati dalla civiltà giuridica e
discende direttamente dal principio secondo il quale ciascun individuo deve preventivamente
conoscere quale sarà il suo giudice naturale, vale a dire il giudice precostituito per legge dal quale
sarà giudicato se commetterà un determinato reato e dal quale, a norma del art. 25 cost. non può
essere distolto. Ciò implica che non si possono creare giudici ad hoc, per giudicare, cioè, di fatti già
previsti come reati o determinate persone, ma implica anche che l’istruzione ed il giudizio non
possono essere sottratti al giudice competente per territorio.
Il divieto di istituire giudici speciali trova la sua prima giustificazione nel principio secondo il quale
tutta la funzione giurisdizionale deve essere esercitata dai magistrati ordinari.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Il consiglio di stato

E’ un organo di consulenza giuridica ed amministrativa del governo.

Il suo parere è obbligatorio per legge:


A – per l’emanazione degli atti normativi del governo e dei singoli ministri;
B – per la decisione dei ricorsi straordinari al presidente della repubblica;
C – sugli schemi generali di contratti-tipo, accordi e convenzioni predisposti da uno o più ministri.

Il parere deve essere dato entro 45 giorni dalla richiesta (se per esigenze istruttorie non sia
necessaria una interruzione – trascorso questo termine l’amministrazione può procedere
indipendentemente da esso).

Ha giurisdizione per la tutela nei confronti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi
e, in materie particolari indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi (detta giurisdizione
esclusiva). Il consiglio di stato nel 1971 è divenuto organo di appello avverso le sentenze dei T.A.R.

La corte dei conti

La Corte dei conti esercita il controllo preventivo di legittimità esclusivamente sugli atti indicati
nell’art. 3 della legge 14 gennaio 1994 ed il suo visto e requisito di efficacia per l’esecutività
dell’atto sottoposto al suo esame.
Tale controllo è stato eliminato sui decreti-legge e decreti-legislativi.
Esercita il controllo sulla gestione del bilancio dello stato e sul patrimonio delle amministrazioni
pubbliche, e produce il rendiconto generale consuntivo dell’amministrazione dello stato ed i
rendiconti delle aziende autonome soggette al suo riscontro (prima che siano presentati al
parlamento).
E’ organo imparziale dell’equilibrio economico-finanziario del settore pubblico e, in particolare,
della corretta gestione delle risorse collettive in relazione a: efficacia, efficienza, economicità.

Ha giurisdizione nelle materie di contabilità pubblica e nelle altre stabilite dalla legge.
Essa giudica il corretto utilizzo delle risorse finanziarie e di tutti i funzionari che gestiscono denaro
o altri valori dello stato e delle pubbliche amministrazioni (determinando se hanno fatto danno
economico all’amministrazione).
Esercita anche funzioni giurisdizionali in materia contabile e finanziaria e di pensioni (civili e
militari – decidendone i ricorsi)

I tribunali militari di pace

Distinti in tribunali militari e corte militare d’appello, hanno giurisdizione soltanto per i reati
commessi dai militari.

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Tribunali amministrativi regionali (T.A.R.)

Ai T.A.R. (Organi giurisdizionali statali e non regionali) è attribuita la competenza a giudicare gli
atti delle amministrazioni centrali e periferiche dello stato, degli enti pubblici territoriali e non,
lesivi di interessi legittimi e viziati di incompetenza, di eccesso di potere di violazione di legge.
Inoltre, esercitano la giurisdizione di merito e quella esclusiva nei casi previsti nell’art. 7 della legge
istitutiva.
Infine, sono competenti a decidere sui ricorsi che riguardino controversie in materia di operazioni
elettorali per le elezioni dei consigli comunali, provinciali e regionali.

Il tribunale superiore delle acque pubbliche - Il tribunale regionale delle acque pubbliche

Giudica, in unico grado, su controversie per lesioni di interessi legittimi e, in grado di appello, sui
ricorsi avverso le sentenze dei tribunali regionali delle acque pubbliche, che sono sezioni
specializzate delle corti d’appello di alcuni capoluoghi regionali.
Si occupa delle questioni relative alle acque pubbliche (esempio: demanio delle acque).

Le commissioni tributarie

È attribuita la competenza di risolvere le controversie fra i contribuenti e l’amministrazione


finanziaria.

Il ricorso amministrativo

La tutela del cittadino è assicurata, oltre che dal ricorso agli organi giurisdizionali anche dai ricorsi
amministrativi, i quali non hanno natura giurisdizionale.
I ricorsi amministrativi sono:
a – l’opposizione (ammessa soltanto nei casi espressamente previsti dalla legge ) consiste in una
istanza rivolta dall’interessato alla stessa autorità che ha emanato l’atto al fine di richiederne il
riesame e l’eventuale rimozione. L’amministrazione ha l’obbligo di pronunciarsi sul ricorso;
b – il ricorso gerarchico consiste nell’istanza rivolta dallo stesso interessato all’autorità
gerarchicamente superiore a quella che ha emanato l’atto, al fine di richiedere il riesame dell’atto
che si assume invalido e lesivo di un diritto soggettivo o di un interesse legittimo.

Abbiamo a che fare con ricorso gerarchico improprio quando la legge consente i ricorsi contro gli
atti amministrativi dei ministri, di enti pubblici o di organi collegiali.

Le giurisdizioni non statali

Gli arbitri sono dei privati (di cittadinanza italiana ) nominati, di regola, dalle parti, e decidono le
questioni loro rivolte con l’arbitrato (lodo arbirale).

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Nelle cause di nullità del matrimonio la giurisdizione da applicare (secondo il principio di


prevenzione) è quella ecclesiastica o civile in funzione di quello che è stato utilizzato per primo fra
le parti (esempio: matrimonio celebrato in chiesa e poi pubblicato negli atti civili).
Giustizia sportiva. La clausola compromissoria, prevista nei regolamenti delle federazioni sportive,
vincola gli iscritti a tali federazioni a trasferire agli appositi organi federali tutte le controversie di
carattere tecnico, disciplinare ed economico, comunque attinenti alla loro attività sportiva o
comunque relative alla loro appartenenza alle singole federazioni e punisce il mancato rispetto di
tale vincolo con la sanzione della espulsione dalla federazione.
Esistono poi le giurisdizioni internazionali: la Corte Internazionale di Giustizia, la Corte di
Giustizia dell’Unione Europea, la Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo, ....

L’autonomia e l’indipendenza della magistratura ordinaria

La costituzione garantisce ai magistrati ordinari una posizione di autonomia e di indipendenza nei


confronti degli altri poteri dello stato, sottraendo i giudici ad ogni forma di dipendenza dal ministro
di grazia e giustizia.
Al C.S.M. - Consiglio Superiore della Magistratura spetta in via esclusiva la deliberazione di tutti i
provvedimenti relativi allo stato giuridico dei magistrati:
-assunzioni; -assegnazione e trasferimenti; -promozioni; -provvedimenti disciplinari.

Altre attribuzioni del consiglio superiore della magistratura sono:


- la nomina e la revoca dei giudici di pace, e inoltre dei componenti estranei alla
magistrature delle sezioni specializzate

- la designazione per la nomina a magistrato di corte di cassazione, per meriti noti, di


professori ordinari di università in materie giuridiche e di avvocati che abbiano 15 anni
d’esercizio e siano iscritti in albi speciali per le giurisdizioni superiori;

- la nomina delle commissioni per le assunzioni in magistratura;


- fare proposte al Ministro della Giustizia sulle modificazioni delle circoscrizioni giudiziarie e
su tutte le materie riguardanti l’organizzazione e il funzionamento dei servizi relativi alla
giustizia e può dare pareri al ministro sui disegni di legge che riguardano l’ordinamento
giuridico e l’amministrazione della giustizia.

Il Presidente del C.S.M. è il Presidente della Repubblica e ne fanno parte di diritto il primo
presidente il procuratore generale della corte di cassazione.
Gli altri componenti sono eletti per 2/3 da tutti i magistrati ordinari fra gli appartenenti alle varie
categorie e per 1/3 dal parlamento in seduta comune fra professori ordinari di università in
materie giuridiche ed avvocati dopo 15 anni di esercizio.

La legge istitutiva aveva fissato il numero dei membri elettivi in 21 (14 + 7) e quelli fisi 3 = 24 membri in tutto. Ma sia la
composizione sia il sistema elettorale sono stati modificati. I comp. Elettivi sono 30 cioè 33 membri in tutto. 20 eletti
dai magistrati ordinari e 10 dal parlamento in seduta comune. I componenti eletti dai magistrati sono scelti: 2 fra i
magistrati di cassazione e 18 fra i magistrati che esercitano funzioni di merito.
All’elezione dei magistrati partecipano tutti i magistrati senza distinzione di categoria, con voto personale, segreto e
diretto e inoltri gli uditori giudiziari. L’elezione si svolge con il sistema proporzionale, in un collegio nazionale per i 2
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

magistrati della corte di cassazione con effettivo esercizio delle funzioni di legittimità ed in 4 collegi territoriali per i
magistrati che esercitano funzioni di merito.
L’elezione dei componenti da parte del parlamento in seduta comune avviene a scrutinio segreto e con la maggioranza
dei 3/5 dell’assemblea; per gli scrutini successivi al secondo è sufficienza la maggioranza dei 3/5 dei votanti.
Art. 104 ha disposto che il vicepresidente del consiglio venga eletto dai consiglieri fra i membri designati dal
parlamento.
I membri elettivi del consiglio sup. della magistratura durano in carica 4 anni e non sono immediatamente rieleggibili.
Essi non possono far parte del parlamento, dei consigli regionali, provinciali, comunali e della corte costituzionale, né
assumere la carica di ministro o di sottosegretario di stato; se eletti dal parlamento non possono, finché sono in
carica, essere iscritti negli albi professionali. Non possono svolgere attività proprie degli iscritti ad un partito politico. I
magistrati ed i professori universitari eletti al consiglio superiore sono messi fuori ruolo.
Infine, i componenti del consiglio non sono punibili per le opinioni espresse nell’esercizio delle loro funzioni, però deve
trattarsi di opinioni concernenti l’oggetto della discussione.

Contro i provvedimenti del C.S.M. è ammesso ricorso, controfirmato dal Ministro della Giustizia, al
T.A.R. della Regione Lazio, e per motivi di legittimità e contro i provvedimenti disciplinari è
ammesso ricorso alle sezioni unite della Corte Suprema di Cassazione.

L’indipendenza della magistratura è sancita dalle norme costituzionali, quali ad esempio:


-art.101 cost. “i giudici sono soggetti soltanto alla legge”;
-art.107 cost. comma III, “i magistrati si distinguono fra loro soltanto per diversità di funzioni”;
-il pubblico ministero, art. 107, comma IV, cost. “Gode delle garanzie stabilite nei suoi riguardi
dalle norme dell’ord. giudiziario” (il p.m. esercita le sue funzioni non più sotto la direzione del
ministro di grazia e giustizia, bensì sotto la sua vigilanza);
-Art. 107 cost. “I magistrati sono inamovibili (fissi). Non possono essere dispensati o sospesi dal
servizio né destinati ad altre sedi o funzioni se in seguito a decisioni del consiglio superiore della
magistratura, adottata o per i motivi e con le garanzie di difesa stabilite dall’ordinamento o con il
loro consenso”;
Un’eccezione alla regola dell’inamovibilità c’è: dopo la pubblicazione dell’elenco delle sedi
non richieste, il consiglio superiore della magistratura, dopo aver deliberato sulle domande di
cambiamento per tali sedi, sospende l’esame di tutte le altre e, nel termine di 30 giorni dalla
predetta pubblicazione, provvede alla copertura con trasferimento d’ufficio di magistrati
assegnati a funzioni di organico identiche a quelle concernenti i posti da ricoprire. Il
trasferimento si realizza con magistrati che prestano servizio nel medesimo distretto nel quale
sono compresi i posti da ricoprire, e se ciò non è possibile, nei distretti limitrofi.

-Art.106 cost. “le nomine dei magistrati hanno luogo per concorso”;
-Art.109 cost. “l’autorità giudiziaria dispone direttamente della polizia giudiziaria”;

L’estradizione consiste nella consegna da parte di uno stato ad un altro stato di chi è accusato o
condannato affinché possa essere giudicato o sotto posto alla pena nello stato richiedente. Essa è
regolata da apposite convenzioni internazionali.

In base alla responsabilità penale, nessuno può essere ritenuto responsabile penalmente se non
per un fatto commissivo od omissivo a lui direttamente imputabile.

La responsabilità oggettiva: il direttore o il redattore responsabile di un periodico rispondono, solo


dei reati commessi a mezzo stampa, salva la responsabilità dell’autore della pubblicazione.

Secondo la presunzione di non consapevolezza l’imputato non è considerato colpevole sin alla
condanna definitiva.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso dell’umanità e devono tendere
alla rieducazione dell’imputato.

Il principio di giusto processo consiste nella garanzia del contraddittorio tra le parti, in condizioni di
parità, davanti a un giudice terzo e imparziale.

La responsabilità dei giudici

La responsabilità Penale trova fondamento negli art. 328 e 357 c.p. il primo punisce il giudice o il
funzionario del p.m. per omissione (eliminazione), rifiuto o ritardo di un atto del suo ufficio
quando concorrano le condizioni richieste per esercitare contro di essi l’azione civile; il secondo
ricomprende i giudici fra i pubblici ufficiali.

La responsabilità Civile verso chi ha subito un danno ingiusto, per effetto di un comportamento, di
un atto o provvedimento giudiziario posto in essere dal magistrato con dolo o colpa grave
nell’esercizio delle sue funzioni ovvero per negazione di giustizia, può agire contro lo stato per
ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e anche quelli non patrimoniali che derivano da
privazione della liberta personale.
Lo stato entro un anno dal risarcimento esercita l’azione di rivalsa nei confronti del magistrato. La
misura della rivalsa non può superare una somma pari al terzo di 1 annualità dello stipendio, al
netto delle trattenute fiscali, percepito dal magistrato al tempo in cui l’azione di risarcimento è
proposta.
Tale limite non si applica al fatto commesso con dolo.
Le disposizioni sulla resp. Civile si applicano agli appartenenti sia alla magistratura ordinaria,
amministrativa, contabile e militare sia alle magistrature speciali.

Responsabilità disciplinare quando manchino ai loro doveri, tengano in ufficio o fuori una
condotta tale che li rende immeritevoli della fiducia e della considerazione di cui devono godere,
compromettendo il prestigio dell’ordine giudiziario.

Il problema della politicità del giudice


La responsabilità politica ha come oggetto il modo in cui il giudice ha amministrato la giustizia ed il
parametro di giustizia sarà dato dalle norme costituzionali nelle quali sono determinati i fini ed i
valori politici fondamentali, e non certamente da un orientamento politico contingente o di
maggioranza. Non esiste un indirizzo politico dei giudici (o della magistratura), ma esistono i
giudici quali “operatori politici”, in quanto istituzionalmente chiamati ad incidere sulla realtà
sociale. Il giudice non è portatore di un particolare interesse ma valuta interessi altrui e tutela
quello fra essi che riconosce conforme alla costituzione ed al diritto obiettivo.

Capitolo quinto – IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Il Presidente della Repubblica è eletto dal parlamento in seduta comune, integrato da tre delegati
per ogni regione eletti dal consiglio regionale in moda da assicurare la rappresentanza delle
minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato.
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Per essere eletto è sufficiente essere cittadino italiano, aver compiuto 50 anni di età e godere dei
diritti civili e politici.
Soltanto i membri ed i discendenti di Casa Savoia non possono essere eletti presidente della
repubblica, perché vige il divieto posto nell’art. XIII delle disposizioni transitorie e finali.
La sua carica dura 7 anni, che iniziano dal giorno in cui fa giuramento di fedeltà alla repubblica e di
osservanza della costituzione dinnanzi al parlamento in seduta comune; può essere rieletto.
Il capo dello stato non è un organo di indirizzo politico.

Le incompatibilità: la cessazione dall’ufficio; la supplenza


“L’ufficio di presidente della repubblica è incompatibile con qualsiasi altra carica.”
La cessazione dall’ufficio può avvenire (oltre che alla scadenza dei 7 anni) per:
- impedimento permanente (nel caso in cui sia impossibilitato ad esercitare le sue funzioni)
- per morte o dimissioni
- per decadenza dalla carica (esempio: perdita della cittadinanza o dei diritti civili o politici )

Qualora il presidente sia permanentemente o temporaneamente impedito ad adempiere le sue


funzioni, queste vengono esercitate dal presidente del senato.

Irresponsabilità del presidente e i suoi limiti

Il presidente è politicamente irresponsabile in via istituzionale, perché la responsabilità politica


degli atti presidenziali è assunta dai ministri proponenti.
I ministri assumono la responsabilità degli atti presidenziali innanzi alle camere, secondo una
regola propria della forma di governo parlamentare.
L’art. 89, cost. richiede la controfirma ministeriale di tutti gli atti presidenziali non soltanto come
strumento idoneo a fare assumere la responsabilità di tali atti al ministro ma anche come requisito
di validità degli atti stessi. “Nessun atto del presidente è valido se non è controfirmato dai ministri
proponenti”.

Il presidente non è responsabile, sia penalmente che civilmente, per gli atti compiuti
nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla costituzione.
Come primo cittadino egli è pienamente responsabile ma, in materia penale, soltanto alla scadenza dall’ufficio e
sempre che non siano decorsi i termini della prescrizione.
Di difficile configurazione appaiono i reati di alto tradimento e di attentato alla costituzione. Per alto tradimento debba
intendersi ogni comportamento doloso concretatesi in una violazione del giuramento di fedeltà alla repubblica (ex
l’attentato all’integrità e all’indipendenza dello stato) e per attentato alla costituzione ogni comportamento
ugualmente doloso, diretto a sovvertire le istituzioni costituzionali ( esempio: un colpo di stato o a violare
deliberatamente la costituzione.)

La mancata previsione nei codici di questi reati fa si che al presidente non si applichi l’art. 25, comma II, cost. a norma
del quale “Nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”
dando luogo ad una rottura della costituzione.
Spetta al parlamento in seduta comune di mettere in stato di accusa, a maggioranza assoluta dei suoi membri, il
presidente della repubblica, qualora ritenga che l’atto da lui compiuto integri il reato di alto tradimento o di attentato
alla costituzione; in tal caso, il presidente è sottoposto al giudizio della corte costituzionale (art. 134, cost.)

Le attribuzioni

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Il presidente è posto al di fuori dei tre poteri fondamentali dello stato.


Egli esercita le sue attribuzioni come capo dello stato, per cui si è identificato un autonomo potere
presidenziale neutro.

In relazione al potere legislativo ed alla relativa funzione, il presidente:


- indice le elezioni delle camere e ne fissa la prima riunione (art. 87) e può convocare
ciascuna camera in via straordinaria (art. 62 )
- può inviare messaggi alle camere (art. 87)
- autorizza con suo decreto la presentazione alle camere dei disegni di legge di iniziativa
governativa (art. 87)
- può, prima di promulgare una legge, chiedere con messaggio motivato alle camere una
nuova deliberazione (art. 74)
- può nominare 5 senatori a vita (art. 59)
- può scogliere le camere, sentiti i loro presidenti, o una sola di esse (art. 88)
- promulga le leggi ed emana i decreti aventi valore di legge e i regolamenti (art 87)
- indice il referendum abrogativo ed il referendum costituzionale (art. 87)

In relazione al potere esecutivo:


- nomina il presidente del consiglio dei ministri e, su proposta di questi, i ministri (art. 92);
nomina, altresì, i commissari straordinari del governo e i sottosegretari del governo ed i
sottosegretari di stato.
- Nomina, nei casi indicati dalla legge, i funzionari dello stato (art 87)
- Accredita e riceve i rappresentanti diplomatici (art 87)
- ratifica i trattati internazionali, previa autorizzazione delle camere (art. 87)
- ha il comando delle forze armate e presiede il consiglio supremo di difesa (art. 87)
- dichiara lo stato di guerra deliberato dalle camere (art. 87)
- conferisce le onorificenze della repubblica (art. 87)
- ha una serie di competenze in ordine alle funzioni amministrative svolte dal potere
esecutivo ex decide (udito il parere dell’adunanza generale del consiglio di stato) i ricorsi
straordinari a lui rivolti contro gli atti amministrativi illegittimi, conferisce la cittadinanza
italiana, rimuove i sindaci dalla carica, scoglie i consigli regionali, provinciali e comunali.

In relazione al potere giudiziario:


- presiede il consiglio superiore della magistratura (art. 87) ed emana i decreti relativi allo
stato giuridico dei magistrati
- concede la grazia e commuta le pene (art. 87)
-
Infine, spetta al presidente (al di fuori di ogni riferimento ai poteri) la nomina di 5 giudici della corte costituzionale
(art. 135 cost. ) e di 5 senatori a vita ( art. 59 cost)

Il potere di messaggio del presidente è disciplinato dai art. 74 e 87, comma II. Dei messaggi con i quali il presidente
accompagna il rinvio di una legge alle camere chiedendo una nuova deliberazione (art. 74) E poi art. 87 si limita a
disporre che il presidente può inviare messaggi alle camere. Però questi messaggi per essere validi devono essere
controfirmati dal presid. Del consiglio e dai ministri.

Nel caso in cui il governo venga battuto da un voto di sfiducia, il presidente, può, valutate le circostanze che hanno
determinato il voto e la situazione politica generale, usare del suo potere di scioglimento e rimettere la decisione del
contrasto governo-parlamento alla volontà popolare espressa attraverso il corpo elettorale (scioglimento successivo)
Ovvero procedere alla nomina di un nuovo governo tentando di evitare la consultazione elettorale.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Lo scioglimento anticipato (ricorrere alla consultazione elettorale) deve essere giustificato da ragioni obiettive e deve
tendere a ristabilire il corretto funzionamento del meccanismo costituzionale.

Il presidente, prima di sciogliere le camere, deve sentire il parere dei loro presidenti. Tale parere è obbligatorio (art.
88) ma non vincolante ed è diretto a fare acquistare al capo dello stato le valutazioni politiche dei presidenti delle
camere, che per la loro posizione sono in grado di conoscere e di riferire obiettivamente quali siano le tendenze
manifestasi al riguardo all’interno delle assemblee.

Inoltre, egli non può sciogliere le camere negli ultimi 6 mesi del suo mandato, salvo che essi coincidono, in tutto o in
parte, con gli ultimi sei mesi della legislatura (art 88, comma II ) c.d. semestre bianco. Si è ritenuto che il divieto è stato
posto per impedire che il presidente sciolga le camere i cui membri egli stimi non gli siano in maggioranza favorevoli,
facendo assegnamento sulle nuove camere per la sua rielezione. Lo scioglimento potrebbe essere consentito qualora
lo si subordinasse al parere conforme dei presidenti delle camere e si prevedesse, al tempo stesso, la non rieleggibilità
del capo dello stato.

Classificazione degli atti presidenziali

Gli atti presidenziali possono classificarsi in tre grandi categorie.

I. Atti formalmente presidenziali e sostanzialmente governativi, il cui contenuto è


predisposto e voluto dai membri del governo.
II. Atti formalmente e sostanzialmente presidenziali
III. Atti sostanzialmente complessi, il cui contenuto è predisposto e voluto sia dal p. della
repubblica sia dai membri del governo.

Appartengono alla prima categoria i decreti presidenziali contenenti n. giuridiche sia avente
efficacia di legge formale (decreti-legge, decreti-legislativi) sia aventi efficacia subordinata a quella
della legge formale (regolamenti) e gli atti che siano espressione della funzione amministrativa (la
nomina degli alti funzionari) e dell’attività di indirizzo politico (la nomina dei ministri,
l’autorizzazione alla presentazione dei disegni di legge di iniziativa governativa ).
Rispetto a tali atti, egli può esercitare soltanto un controllo di legittimità e richiederne il riesame,
senza poter incidere sulla determinazione di volontà del governo espressa dal presidente del
consiglio o dal ministro proponente.

Appartengono alla seconda categoria la nomina di 5 senatori a vita, la nomina di 5 giudici


costituzionali, la nomina di 8 esperti quali componenti il consiglio nazionale dell’economia e del
lavoro, il rinvio al parlamento di una legge, la promulgazione della legge, i messaggi. La
controfirma in questi casi assume una funzione di controllo diretto ad accertare la legittimità
formale dell’atto.

Alla terza categoria appartengono la nomina del presidente del consiglio e lo scioglimento delle
camere, la concessione della grazia, la quale chiede l’accordo tra il capo dello stato ed il ministro
della giustizia.

La posizione giuridica

Il potere del presidente della repubblica è un potere neutro, cioè come potere che non entra a far
parte nel gioco politico e posto al di sopra delle parti senza svolgere alcuna funzione attiva nella
determinazione e nell’ attuazione dell’indirizzo politico.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Il presidente è il rappresentante dell’unità nazionale (art. 87) e ne è il simbolo. Nella sua persona
si armonizza l’unità dello stato.
Egli vige sul funzionamento del meccanismo costituzionale ed interviene nel momento in cui le
regole che lo disciplinano non vengono osservate, al fine di assicurare il rispetto, formale e
sostanziale, della Costituzione ed il mantenimento di un corretto equilibrio fra gli organi cui spetta
la direzione politica dello Stato.
Il presidente della repubblica deve essere sempre dalla parte della Costituzione e rappresentare
l’unita nazionale.

LA CORTE COSTITUZIONALE

Alla Corte Costituzionale è stato affidato il giudizio sulle controversie relative alla legittimità
costituzionale delle leggi e degli atti aventi forza di legge, dello stato e delle regioni, ed il giudizio
sui conflitti di attribuzione fra i poteri dello stato, fra lo stato e le regioni e fra le regioni, il giudizio
sulle accuse promosse contro il presidente della Repubblica, ed infine, il giudizio sull’ammissibilità
del referendum abrogativo.

La Corte costituzionale è composta in modo diverso a seconda che giudichi:


1) sulle controversie di legittimità costituzionali delle leggi e degli atti aventi forza di legge
2) sui conflitti di attribuzione
3) sull’ammissibilità del referendum abrogativo
4) sulle accuse mosse contro il presidente della Repubblica

nei primi tre casi, la Corte è composta da 15 giudici (1/3 nominati dal presidente della Repubblica
– 1/3 dalle due camere in seduta comune; 1/3 dalle supreme magistrature ordinarie
amministrative)

I giudici della corte costituzionale sono scelti fra i magistrati delle giurisdizioni superiori (ordinaria
ed amministrativa), fra i professori ordinari di università in materie giuridiche; fra gli avvocati dopo
20 anni di esercizio professionale.

Nei giudizi sulle accuse contro il presidente della Repubblica la composizione ordinaria della corte
viene integrata con l’aggiunta di altri 16 membri (giudici aggregati – scelti da un elenco di persone
compilato mediante elezione, ogni 9 anni, dal Parlamento in seduta comune, fra i cittadini aventi i
requisiti per l’eleggibilità a senatore).

I giudici ordinari della corte sono nominati per 9 anni e non possono essere nuovamente nominati.

Alla scadenza del termine il giudice cessa dalla carica e dall’esercizio delle funzioni.

I giudici ordinari e aggregati che costituiscono il collegio giudicante, continuano a farne parte sino ad esaurimento del
giudizio, anche se sia sopravvenuta la scadenza del nuovo incarico.

Ne consegue che nei giudizi penali, la Corte sarà composta anche dai giudici ordinari scaduti che,in quanto
prorogati,continuano a far parte del collegio giudicante.
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

I giudici della Corte, prima di assumere le funzioni, prestano giuramento di osservare la costituzione e le leggi nelle
mani del presidente della Repubblica, alla presenza dei presidenti delle due camere.

Per quel che riguarda il funzionamento, va detto che le udienze della corte sono pubbliche, ma il presidente può
disporre che si svolgano a porte chiuse quando la pubblicità può nuocere alla sicurezza dello stato o all’ordine pubblico
o alla morale.

La corte funziona con l’intervento di almeno 11 giudici. Le decisioni sono deliberate in camera di consiglio dai giudici
presenti a tutte le udienze in cui si è svolto il giudizio e vengono prese con la maggioranza assoluta dei votanti, nel
caso di parità di voto prevale quello del presidente.

Nei giudizi sulle accuse, il Collegio giudicante deve essere costituito da almeno 21 giudici, dei quali i giudici aggregati
devono essere in maggioranza. In caso di parità di voti prevale l’opinione più favorevole all’accusato.

Lo status di giudice costituzionale

L’ufficio di giudice della Corte Costituzionale è incompatibile con qualsiasi funzione pubblica o
privata. I giudici non possono essere candidati in elezioni politiche o amministrative, inoltre non
possono svolgere attività inerenti ad una associazione o partito politico.

I giudici costituzionali godono di ampie garanzie di indipendenza (non possono essere rimossi o
sospesi dal loro ufficio se non con decisione della Corte - finché durano in carica godono delle
garanzie previste dall’art.68 costituzione, compresa quella per la sottoposizione a giudizio penale -
non sono sindacabili e non possono essere perseguiti per le opinioni espresse ed i voti dati
nell’esercizio delle loro funzioni - decidono personalmente l’esistenza dei requisiti soggettivi di
ammissione dei propri componenti - i giudici ordinari hanno una retribuzione mensile che non
può essere inferiore a quella del più alto magistrato della giurisdizione ordinaria ed è determinata
con legge).

Il Presidente della Corte costituzionale

E’ eletto dalla Corte a maggioranza assoluta ed, in caso di parità, è proclamato eletto il più anziano
di carica, e in mancanza, il più anziano di età. Il presidente rimane in carica per 3 anni ed è
rieleggibile.
Il presidente rappresenta la corte, la convoca, dirige le sedute e le attività delle commissioni ed
esercita gli altri poteri che gli sono attribuiti per legge e dai regolamenti.

Sezione I: I giudizi sulla legittimità costituzionale delle leggi e degli atti aventi valore di legge:

I vizi di legittimità costituzionale delle leggi: vizi formali - vizi materiali.

Si ha vizio formale quando una legge è approvata dal parlamento, violando una delle norme sul
procedimento di formazione delle leggi contenute nella costituzione o secondo un procedimento
diverso da quello prescritto .

Si ha vizio materiale quando la norma contenuta in una legge ordinaria o in un atto ad essa
equiparato è in contrasto con una norma o con un principio costituzionale anche se implicito,

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

oppure, quando l’organo che ha emanato la legge non era competente secondo la ripartizione
delle competenze legislative emanate dalla costituzione.

Il controllo di legittimità della corte costituzionale su una legge o su un atto ad esso equiparato,
esclude ogni valutazione di natura politica, e ogni valutazione sull’uso del potere discrezionale del
parlamento; alla corte è impedito ogni giudizio sul merito delle leggi (il giudizio se la legge sia
giusta, equa, opportuna, completa e tecnicamente ben fatta è riservato al legislatore che ne ha la
totale responsabilità.

I vizi materiali delle leggi si estendono anche agli atti aventi valore di legge (che sono pertanto
sindacabili dalla corte costituzionale ogni volta in cui siano in contrasto con la costituzione).

Anche le leggi costituzionali possono essere sottoposte al controllo della corte costituzionale.

L’illegittimità costituzionale delle leggi o degli atti equiparati può farsi valere secondo due
procedimenti distinti: un primo procedimento in via d’eccezione (o incidentale ) ed un secondo in
via d’azione (o per impugnativa diretta ).

Questo secondo procedimento può essere adottato soltanto dallo stato per impugnare una legge
regionale o provinciale o dalla regione per impugnare una legge o un atto ad esso equiparato dello
stato od una legge di altra regione.

Gli atti soggetti al sindacato di legittimità costituzionale

Gli atti soggetti al sindacato di costituzionalità:

a – Le leggi ordinarie dello stato e delle regioni (art. 134, comma II, cost.) alle quali occorre
aggiungere le leggi delle province di Trento e di Bolzano (art. 97, St. Trentino-Alto Adige)

b – Le leggi costituzionali, sotto il profilo della legittimità formale e materiale, se si accoglie la tesi
dei limiti assolti alla revisione costituzionale.

c – Gli atti aventi forza di legge dello stato, vale a dire i decreti legge e le leggi delegate. (Il
decreto – legge potrà essere impugnato in via di azione da una regione che lamenti la lesione, da
esso operata, della sua sfera di competenza, purché tale lesione si determini immediatamente in
seguita alla sua entrata in vigore)
In seguito è da ammettere la insindacabilità dei decreti di attuazione degli statuti speciali, dei
bandi militari.

Invece è da escludere la insindacabilità per il referendum abrogativo, non tanto perché è atto del
popolo ma perché la relativa richiesta è sottoposta al giudizio di ammissibilità della corte
costituzionale per cui un successivo giudizio (a referendum avvenuto) sarebbe ripetitivo.

Il procedimento in via incidentale (o d’eccezione)

a – la proposizione della questione

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

La costituzione (art. 137) ha rinviato ad una legge costituzionale perché stabilisse le condizione, le
forme ed i termini di proponibilità dei giudizi di legittimità costituzionale.
Essa stessa ha previsto condizioni, forme e termini di proponibilità quando si tratti di leggi
regionali (art. 127).
La legge costituzionale ha escluso un ricorso diretto alla corte da parte di chi lamenti la lesione di
una situazione giuridica soggettiva dovuta ad una legge ritenuta costituzionalmente illegittima o
da parte di un organo pubblico a ciò deputato.
Lo ha ammesso se le controversie di legittimità costituzionale insorgano fra stato e regione o fra
regioni.

La questione di legittimità costituzionale ha per oggetto una legge o un atto avente forza di legge
(ovvero una norma in essi contenuta) che una delle parti od il giudice (l’introduttore del giudizio -
nel giudizio incidentale) o lo stato od una regione (nel giudizio in via d’azione) ritengono viziata di
illegittimità costituzionale.

Alla Corte viene chiesto di pronunciarsi:


1. - se nel procedimento di formazione dell’atto legislativo sia stata violata una disposizione
costituzionale (vizio formale) ovvero se la norma contenuta nell’atto legislativo sia in
contrasto con una norma contenuta nella costituzione o con un principio da essa ricavabile
in via di interpretazione (vizio materiale);
2. - se nel procedimento giudiziario il giudice rilevi che vi è un rapporto di strumentalità
necessaria fra la risoluzione della questione controversa (la correlazione non deve essere
certa ma solo “manifestamente non infondata”), e che la decisione del giudizio principale
dipenda dall’applicazione della norma astrattamente incostituzionale (In tale caso, ritenuta
la questione rilevante e non manifestamente infondata, emette ordinanza con la quale,
riferiti i termini ed i motivi della istanza con cui fu sollevata la questione stessa, dispone
l’immediata trasmissione degli atti della corte costituzionale, e, sospende il giudizio in
corso).

Il modo di instaurazione del giudizio in via incidentale presenta l’inconveniente d’essere


strettamente subordinato al sorgere di un giudizio innanzi ad una autorità giurisdizionale. Per cui,
sino a quando tale giudizio non si instauri, non è possibile far valere l’incostituzionalità della legge.

Il giudizio innanzi alla Corte Costituzionale

Entro 20 giorni dall’avvenuta notificazione dell’ordinanza emessa dal giudice, le parti nel giudizio nel corso del quale è
stata sollevata la questione possono esaminare gli atti depositati nella cancelleria e presentare le loro deduzioni.
La costituzione delle parti ha luogo mediante deposito nella cancelleria della procura speciale e delle deduzioni. Nel
termine sopra indicato non sono computati i giorni compresi fra quello dell’ultima notificazione e quello in qui
l’ordinanza è pubblicata nella gazzetta ufficiale. Entro lo stesso termine di 20 giorni, il presidente del consiglio ed il
presidente della giunta regionale interessata, possono intervenire in giudizio e presentare le loro deduzioni. Il
presidente del consiglio è rappresentato in giudizio dall’Avvocatura dello stato; il presidente della giunta, di regola, da
un avvocato libero professionista. L’intervento del presidente del consiglio è facoltativo e non obbligatorio.
Trascorso il termine di 20 giorni entro il quale le parti possono costituirsi, ed il presidente del consiglio e della giunta
intervenire, il presidente della corte nomina un giudice per l’istruzione e la relazione e convoca entro i successivi 20
giorni la corte per la discussione. Qualora non si costituisca alcuna parte o in caso di manifesta infondatezza, la corte
può decidere in camera di consiglio.
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Sia nei giudizi di legittimità costituzionale (proposti in via incidentale o in via d’azione) sia sui conflitti di attribuzione la
corte costituzionale funziona con l’intervento di almeno 11 giudici e che le decisioni sono deliberate in camera di
consiglio dai giudici presenti a tutte le udienze in cui si è svolto il giudizio e vengono prese con la maggioranza assoluta
dei votanti; l’eventuale opinione dissenziente (in disaccordo) dei giudici che vi partecipano non può essere resa
pubblica. Nel caso di parità di voto prevale quello del presidente. La corte giudica in via definitiva con sentenza. Tutti
gli altri provvedimenti di sua competenza sono adottati con ordinanza. Le sedute della corte non sono valide se non
intervengono almeno 9 giudici e le deliberazioni sono adottate a maggioranza dei presenti. Per le deliberazioni
riguardanti norme regolamentari la maggioranza richiesta è di 8 giudici.

Il procedimento in via d’azione (o principale)

Il ricorso dello Stato

A norma del art. 127, coma IV, cost. il governo della repubblica quando ritenga che una legge
approvata dal consiglio regionale ecceda la competenza della regione, la rinvia al consiglio
regionale nel termine di 30 giorni dalla comunicazione della legge stessa al commissario del
governo per il visto. Ove il consiglio regionale lo approvi di nuovo a maggioranza assoluta dei suoi
componenti, il governo può, entro 15 giorni dalla comunicazione, promuovere la questione di
legittimità innanzi alla Corte. La questione è sollevata, previa deliberazione del consiglio dei
ministri, dal presidente del consiglio.

Secondo la giurisprudenza della Corte la maggioranza assoluta è richiesta indipendentemente dal


fatto che, nel riesaminare la legge rinviata, il consiglio regionale abbia o meno tenuto in conto i
rilievi governativi. Con la conseguenza che la legge, sulla quale il consiglio a deliberato la
maggioranza semplice, non va considerata riapprovata; per cui, rispetto ad essa, il governo può
ripetere il rinvio.

Il ricorso della Regione

Quando una regione ritenga che una legge od atto avente forza di legge invada la sfera di
competenza ad essa assegnata dalla costituzione può, con deliberazione della giunta regionale,
promuovere l’azione di legittimità costituzionale innanzi alla corte, nel termine di 30 giorni dalla
pubblicazione della legge o dell’atto avente forza di legge.
La legge di una regione può essere impugnata anche da una altra regione, che ritenga lesa da tale
legge la propria competenza.
L’azione è proposta su deliberazione della giunta regionale, entro 60 giorni dalla pubblicazione
della legge. Sia nell’uno che nell’altro caso legittimato a ricorrere innanzi alla corte è il presidente
della giunta.

Differenza fra il sindacato sulle leggi dello stato e quello sulle leggi delle regioni

I - Il primo si esercita in via successiva, cioè dopo che le leggi e gli atti aventi forza di legge sono
entrati in vigore, dal momento che i termini per il ricorso decorrono dalla pubblicazione della legge
o dell’atto avente forza di legge.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Il secondo, invece, in via preventiva, cioè prima che la legge venga promulgata e pubblicata, quindi
prima che entri in vigore.
Si ha un solo caso quando in cui anche il ricorso avverso una legge regionale è proposta in via
successiva, quando a promuovere l’azione sia un'altra regione.

II – Il governo qualora ritenga che una legge regionale ecceda la competenza della regione la rinvia
al consiglio e, se il consiglio la riapprova, può promuovere l’azione di legittimità costituzionale, e
che una regione può promuovere la stessa azione qualora ritenga che una legge od atto avente
forza di legge invada la sfera della competenza ad essa assegnata dalla costituzione; di modo che il
vizio denunciabile sia dallo stato sia dalla regione sembrerebbe essere unicamente quello
dell’invasione della sfera di competenza. Invece, lo stato, a differenza della regione, possa ricorrere
avverso le leggi regionali che ritenga costituzionalmente illegittime non solo perché emanate in
violazione delle disposizioni che delimitano la sfera della competenza delle regioni ma anche
perché in contrasto con qualunque altra disposizione costituzionale.

Le decisioni della Corte Costituzionale

La corte giudica definitivamente con sentenza. Tutti gli altri provvedimenti di sua competenza
sono addottati con ordinanza. Le sentenze sono pronunciate in nome del popolo italiano e
devono contenere, oltre alle indicazioni dei motivi di fatto e di diritto, il dispositivo, la data della
decisione e la sottoscrizione del presidente e del giudice che le ha redatte.
Come può concludersi il giudizio di legittimità costituzionale?
La corte non può ampliare l’ambito del suo giudizio ma deve attenersi, nel pronunciare la
sentenza, a ciò che le è stato chiesto e non allargare il thema decidendum (la questione) oltre i
limiti in cui è stato formulato dalle parti e dal giudice, secondo un principio di diritto processuale
definito come principio di corrispondenza fra chiesto e pronunciato.
Quel che deve prevalere è sempre il favor constitutionis, per cui, se la legge o l’atto avente forza di
legge vengono conosciuti costituzionalmente illegittimi, la corte né dichiarerà, una volta per tutte,
l’illegittimità, con la conseguenza di togliere loro efficacia ed applicabilità; se, invece, la corte
riterrà infondata la questione, non per questo dubbio sulla legittimità costituzionale delle
disposizioni sottoposte al suo sindacato verrà cancellato in via definitiva, potendo la loro
illegittimità essere fatta valere per altri motivi, o addirittura per gli stessi motivi.
Altro tipo di pronuncia della corte è quella che si ha quando la corte, con ordinanza, dichiara la
manifesta infondatezza della questione; ciò può avvenire nel caso in cui la corte prenda in esame
questioni formulate negli stessi termini motivi o profili di altre già dichiarate infondate o questioni
che, pur formulate in termini e con motivi nuovi, non di meno siano identiche od analoghe ad altre
già dichiarate infondate ovvero, ancora, quando la questione sia palesemente inconsistente.
Infine, a norma dell’art. 137, comma III, costituzione, contro le decisioni della corte costituzionale
non è ammessa alcuna impugnazione. Esse sono definitive. I’insindacabilità e l’inoppugnabilità
delle sentenze è stata sempre ribadita dalla corte. È solo possibile che, in caso di omissioni o di
errori materiali delle sentenze o delle ordinanze, la corte provveda a correggerli anche d’ufficio in
camera di consiglio, con ordinanza, previo avviso alle parti costituite.

L’art. 136 costituzione dispone che quando la corte dichiara la illegittimità costituzionale di una
norma o di un atto avente forza di legge, la norma cessa di avere efficacia dal giorno successivo
alla pubblicazione della decisione.
Sembrerebbe che l’efficacia delle sentenze di accoglimento abbia valore per l’avvenire (ex nunc). Il
vero è che l’art. 136 va letto integrandolo con l’art 1 della legge cost. n.1 del 1948 a norma del
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

quale la questione di legittimità cost. può essere posta alla corte solo indirettamente, nel corso di
un giudizio, da una delle parti o dal giudice. Cioè le sentenze di accoglimento della corte hanno
efficacia erga omnes ed acquistano il valore di sentenza di accertamento costitutivo, con l’effetto
di annullare le norme dichiarate illegittime. Ma le sentenze di accoglimento hanno per
destinatario anche il legislatore, al quale impone di accettare l’immediata cessazione dell’efficacia
giuridica della norma illegittima, anziché prolungarne la vita sino all’entrata in vigore di una nuova
disciplina del settore. Nella stessa sentenza di accoglimento la corte può dichiarare quali sono le
altre disposizioni legislativi la cui illegittimità deriva come conseguenza della decisione adottata
la così detta illegittimità costituzionale conseguenziale.

Descrizione delle tipologie di sentenze

Le sentenze: di accoglimento – di rigetto – interpretative

Sentenza di inammissibilità per vizi di carattere processuale :


dispositivo con il quale la Corte dichiara la questione di legittimità
costituzionale inammissibile per motivi di ordine processuale, che
impediscono alla stessa di verificare il merito della eccezione (carenza di
forza di legge dell'atto impugnato, valore non costituzionale del parametro
leso, natura non giurisdizionale dell'autorità remittente, mancanza del
giudizio, identica questione di legittimità costituzionale sollevata nello
stesso giudizio dallo stesso giudice).

Sentenza di restituzione degli atti al giudice a quo : dispositivo con il


quale la Corte dichiara la questione di legittimità costituzionale
inammissibile e restituisce gli atti processuali al giudice a quo
invitandolo a svolgere operazioni da questi omesse (difetto dei
presupposti di cui all'art. 23, l. n. 87 del 1953) o a prendere in
considerazione fattori presenti al momento dell'emanazione
dell'ordinanza di rinvio o sopravvenuti alla stessa, fattori che
escludono che la Corte possa allo "stato degli atti" esaminare la questione
nel merito.

Sentenza di inammissibilità per discrezionalità del legislatore :


dispositivo con il quale la Corte dichiara l'inammissibilità della questione di
legittimità costituzionale perché un suo diverso intervento (solitamente la
richiesta è di un intervento di natura additiva) implicherebbe un'invasione
nella sfera riservata alla discrezionalità del legislatore.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Sentenza di manifesta inammissibilità: dispositivo con il quale la Corte


dichiara inammissibile la questione ribadendo una precedente dichiarazione
di inammissibilità o di fondatezza sulla stessa questione.

Sentenza di non fondatezza: dispositivo con il quale la Corte dichiara la


non fondatezza della questione di legittimità costituzionale e la rigetta.

Sentenza di non fondatezza con monito al legislatore : dispositivo


con il quale la Corte dichiara la non fondatezza della questione e la rigetta,
ma allo stesso tempo pone principi e dà indicazioni (moniti) in ordine alla
futura elaborazione legislativa.

Sentenza di manifesta infondatezza: dispositivo con il quale la Corte


ribadisce una precedente dichiarazione di non fondatezza della questione o
l'evidente assenza di ogni ragionevole elemento a sostegno
dell'incostituzionalità.

Sentenza di accoglimento: dispositivo con il quale la Corte accerta la


fondatezza della questione di legittimità costituzionale e dichiara
l'illegittimità costituzionale della legge, nel suo complesso o, più
frequentemente, di alcune sue disposizioni.

Sentenza di accoglimento per illegittimità sopravvenuta : dispositivo


con il quale la Corte accerta la fondatezza della questione di legittimità
costituzionale e dichiara l'incostituzionalità della disposizione di legge
oggetto della medesima a partire dal momento in cui esiste il nuovo
"parametro" alla luce del quale la disposizione oggetto, fino a quel
momento valida, diviene invalida.

Sentenza di accoglimento per illegittimità consequenziale :


dispositivo con il quale la Corte, accertata la fondatezza della questione di
legittimità costituzionale e dichiarata l'incostituzionalità della disposizione di
legge oggetto della medesima, dichiara altresì l'illegittimità di altre
disposizioni legislative, diverse da quella oggetto della questione, la cui
incostituzionalità deriva come conseguenza della decisione adottata (in
virtù dell'art. 27, l. n. 87/53).

Sentenza interpretativa di rigetto di regola : dispositivo con il quale la


Corte, chiamata a pronunciarsi sul significato attribuito dal giudice a quo
alla disposizione di legge oggetto della questione, dichiara la non
fondatezza della questione di legittimità costituzionale e la rigetta,
attribuendo alla disposizione medesima un significato diverso e conforme a
Costituzione.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Sentenza interpretativa di rigetto di principio: dispositivo con il


quale la Corte, chiamata a pronunciarsi sul significato attribuito dal giudice
a quo alla disposizione di legge oggetto della questione, dichiara la non
fondatezza della questione di legittimità costituzionale e la rigetta, ma
anziché attribuire alla disposizione censurata il significato conforme a
Costituzione, enuncia un principio al quale il giudice a quo dovrebbe
richiamarsi nell'interpretazione corretta della disposizione di legge
censurata.

Sentenza interpretativa di accoglimento : dispositivo con il quale


la Corte, chiamata a pronunciarsi sul significato attribuito dal giudice
a quo alla disposizione di legge oggetto della questione, accerta la
fondatezza della questione e dichiara la illegittimità costituzionale
della disposizione di legge nel solo significato difforme da
Costituzione. La disposizione di legge oggetto della questione permane
nell'ordinamento giuridico, ma non può esserle attribuito il significato
dichiarato incostituzionale.

Sentenza di accoglimento parziale (o riduttiva): dispositivo con il


quale la Corte accerta la fondatezza della questione di legittimità
costituzionale e dichiara l'illegittimità costituzionale di (norme desumibili
da) parti della disposizione di legge.

Sentenza additiva di regola: dispositivo con il quale la Corte


accerta la fondatezza della questione di legittimità costituzionale e dichiara
l'illegittimità costituzionale della disposizione di legge nella parte in cui il
suo testo non prevede qualcosa che invece dovrebbe prevedere.

Sentenza additiva di principio: dispositivo con il quale la


Corte accerta la fondatezza della questione di legittimità
costituzionale e dichiara l'illegittimità costituzionale della
disposizione di legge nella parte in cui non prevede qualcosa che
invece dovrebbe prevedere e, anziché integrare la legge con la regola
mancante, aggiunge il principio al quale il legislatore dovrà ispirare la sua
futura azione legislativa e il giudice la sua decisione concreta.

Sentenza sostitutiva: dispositivo con il quale la Corte accerta la


fondatezza della questione di legittimità costituzionale e dichiara
l'illegittimità costituzionale della disposizione di legge nella parte in cui il
suo testo prevede qualcosa anziché un'altra cosa.

L’interpretazione adeguatrice

Costituiscono esempi di interpretazione adeguatrice tutte le sentenze cosiddette


"interpretative" della Corte costituzionale:

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

-le sentenze interpretative di accoglimento (la Corte evita di dichiarare costituzionalmente


illegittima una disposizione nella sua interezza, e si limita a dichiarare illegittima una delle
sue possibili interpretazioni);

-le sentenze interpretative di rigetto (la Corte evita di dichiarare costituzionalmente


illegittima una disposizione, interpretandola in modo tale che sia conforme a costituzione).

Vi è interpretazione adeguatrice anche in tutte quelle ordinanze in cui l'uno o l'altro


giudice comune respinge una eccezione di illegittimità costituzionale, adducendo che la
questione è manifestamente infondata giacché la disposizione sospetta di
incostituzionalità è suscettibile di una interpretazione conforme a costituzione.

Si fa interpretazione adeguatrice quando (nel dubbio) si interpreta un decreto legislativo


delegato in modo conforme alla legge di delegazione (anziché in modo contrastante con
essa);

quando si interpreta una legge regionale in conformità alle leggi statali che esprimono i
principi fondamentali della materia di cui trattasi;

quando si interpreta un regolamento di esecuzione in modo conforme alle disposizioni di


rango legislativo alla cui esecuzione esso è preordinato.

In generale, l’interpretazione adeguatrice ha l'effetto di conservare validità ai testi


normativi:

nel senso che, interpretando in questo modo, si evita di dichiarare l'invalidità


(l'illegittimità) di un testo normativo che risulterebbe invalido se interpretato
altrimenti.

SEZIONE II: I CONFLITTI DI ATTRIBUZIONE

A – fra i poteri della stato

Perché sorga conflitto di attribuzione fra i poteri dello stato sono necessarie le seguenti condizioni:
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

- che esso sorga fra organi appartenenti a poteri diversi


- che sorga fra organi competenti a dichiarare definitivamente la volontà per i vari
poteri da norme costituzionali
- che sorga per la delimitazione della sfera di attribuzioni determinata per i vari
poteri da norme costituzionali

Perché sorga conflitto di attribuzione, la sfera di attribuzioni degli organi configgenti deve essere
delimitata da norme costituzionali. Ciò premesso, sorge subito un quesito: se la sfera di
attribuzioni di ciascun potere è determinata da norme costituzionali, come può sorgere un
conflitto per la sua delimitazione. La corte risolve il conflitto sottoposto in esame dichiarando il
potere al quale spettano le attribuzioni in contestazione e, ove sia emanato un atto viziato da
incompetenza, lo annulla.
Ma, il conflitto può anche sorgere anche quando un organo non rivendichi a sé la competenza a
compiere un determinato atto ma denunci che il comportamento omissivo di un altro organo od
un suo atto abbiano menomato (limitato, ridotto) la sua competenza o ne abbiano impedito
l’esercizio, il così detto conflitto di menomazione (esempio: le camere lamentano che il
presidente della repubblica, non promulgando una legge entro un mese dall’approvazione, e
senza avere usato il potere di rinvio, ha impedito la tempestiva entrata in vigore della legge,
rendendo in tal modo vano l’esercizio della loro competenza.

In sintesi un conflitto fra poteri può sorgere quando un atto od un comportamento, che si
assume illegittimo, provochi un pregiudizio al ricorrente, vuoi perché interviene nella sfera di
competenza in tutto o in parte a lui riservata, vuoi perché gli impedisce di esercitare proprie
attribuzioni od ostacola l’efficacia dei suoi atti, vuoi infine perché ne turba in qualche modo
l’indipendenza sul piano strutturale, come potere dello stato.

B – Fra stato e regioni e fra regioni


Tale conflitto può sorgere quando una regione invade con un suo atto la sfera di competenza
assegnata dalla cost. allo stato o viceversa. Cioè perché sorga il conflitto, si deve avere una
“invasione” della sfera di competenza e inoltre il conflitto può sorgere in seguito all’emanazione di
un atto, che deve essere specificato nel ricorso.

Perché nasca un conflitto di attribuzione fra stato e regioni, la lesione della sfera di competenza
non deve essere operata da una legge o un atto avente forza di legge; perché in tal caso
rientreremo nella ipotesi di controversie di legittimità costituzionale, risolto dalla corte nel giudizio
in via principale.
Ne consegue che l’atto che da luogo al conflitto può essere un qualunque atto che non sia una
legge formale (dello stato o di una regione) o un atto avente forza di legge.
Il ricorso è proposto per lo stato dal presidente del consiglio o da un ministro da lui delegato e per
la regione dal presidente della giunta in seguito a deliberazione della giunta stessa.
Le osservazioni sopra svolte valgono anche per i conflitti di attribuzione fra regioni; in più nella
regione Trentino Alto Adige, legittimate a ricorrere alla corte avverso un atto della stato lesivo
della loro competenza sono anche le province.

SEZIONE III: IL GIUDIZIO SULLE ACCUSE

I reati presidenziali (rinvio)


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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

La corte può riconoscere soltanto i reati compresi nell’atto di accusa.


Può altresì conoscere per connessione di reati che siano aggravati ai sensi dell’art. 61, n. 21, del
c.p. con riferimento ad uno dei reati previsti dall’art. 90 cost. In tal caso, se per i suddetti reati sia
già in corso procedimento penale innanzi all’autorità giudiziaria ordinaria e militare, la corte
richiede la trasmissione degli atti relativi, che deve essere disposta senza ritardo dall’autorità
giudiziaria.
Può inoltre dichiarare la connessione per un reato previsto dall’art. 90 cost. non compreso nell’atto
di accusa, dandone comunicazione al presidente della camera. In tal caso, il giudizio innanzi alla
corte è sospeso sino alla definizione davanti al parlamento del reato connesso. La corte può
comunque ordinare in ogni momento la separazione dei procedimenti, qualora lo ritenga
conveniente.

Il procedimento

La deliberazione della messa in stato di accusa del presidente della repubblica è adottata dal
parlamento in seduta comune su relazione di un comitato formato dai componenti della giunta
del senato della repubblica e da quelli della giunta della camera dei deputati. La deliberazione è
adottata a scrutinio segreto.

Nel pronunciare sentenza di condanna, la corte determina le sanzioni penali nei limiti della
massima pena prevista dalle leggi vigenti al momento del fatto, nonché le sanzioni costituzionali,
amministrative e civili adeguate al fatto.

La sentenza è irrevocabile, ma può essere sottoposta a revisione se, dopo la condanna,


sopravengono o so scoprono nuovi fatti o nuovi elementi di prova i quali, soli o uniti a quelli già
esaminati nel procedimento, rendono evidente che il fatto non sussiste ovvero che il condannato
non lo ha commesso.

Parte terza – LE LIBERTA’ E LE AUTONOMIE

Capitolo primo – LE LIBERTA’

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Alle libertà negative (dallo stato) si aggiungono, le libertà positive (nello stato) e le libertà degli
individui all’interno delle formazioni sociali delle quali entra a far parte.

Strettamente connesso al concetto di libertà è il concetto di autonomia,si è liberi o autonomi,in


quanto si possa, al riparo da interferenze esterne, esprimere e selezionare i propri interessi e
predisporre le procedure per soddisfarli.

UGUAGLIANZA FORMALE:
a norma dell’art. 3 primo comma cost. tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono uguali
davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza,di lingua,di religione,di opinioni politiche,di
condizioni personali e sociali (quindi soggetto giuridico sono anche gli stranieri e gli apolidi).
Allo straniero vengono riconosciuti tutti i diritti fondamentali attinenti alla persona umana,il diritto
di partecipazione alla vita pubblica, la piena tutela giurisdizionale, l’accesso ai pubblici servizi, ecc.

DEROGHE AL PRINCIPIO D’EGUAGLIANZA FORMALE:


Esempio: gli art. 68 e 122, che sottraggono i parlamentari e i consiglieri regionali alla responsabilità
civile, penale ed amministrativa per i voti dati e le opinioni espresse nell’esercizio delle loro
funzioni.

UGUAGLIANZA SOSTANZIALE:
il principio di eguaglianza formale rischierebbe di rimanere teoria se non fosse integrato dal
principio di eguaglianza sostanziale.
Secondo l’art. 3 della cost. secondo comma, è compito della repubblica rimuovere gli ostacoli di
ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini,
impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori,
all’organizzazione politica, economica e sociale del paese.
Il costituente ha riconosciuto che non è sufficiente stabilire il principio dell’uguaglianza giuridica
dei cittadini (art. 3 comma primo) ed ha pertanto, assegnato alla Repubblica (legislatore e pubblici
poteri) il compito di rimuovere questi ostacoli, affinché tutti i cittadini siano posti sullo stesso
piano.
Il principio di eguaglianza sostanziale ha carattere programmatico; si indirizza cioè al legislatore e
agli altri pubblici poteri, non soltanto dello stato soggetto, ma anche degli enti, soprattutto
territoriali (le regioni).

Il concetto di libertà presuppone una relazione, nel senso che si è liberi nei confronti di (o rispetto
a) una entità distinta, cosi inteso però non ha valore giuridico, ma rimane confinato sul piano della
morale.

Il riconoscimento giuridico delle libertà segna il passaggio dallo stato assoluto allo stato di diritto
e la conquista della qualità di cittadino di chi prima era considerato suddito.

Le libertà devono essere accompagnate da una serie di garanzie al fine di delimitare la sfera della
libertà rispetto a quella dell’autorità.
Le libertà dello stato (o libertà negative) divengono l’oggetto di un vero e proprio diritto soggettivo
assistito da precise garanzie e azionabile nei confronti dei pubblici poteri.

Le libertà costituzionalmente garantite vengono elevate al rango di “DIRITTI INVIOLABILI o di


DIRITTI ASSOLUTI”.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Le libertà riconosciute e garantite nella cost. consistono nella pretesa ad un comportamento


omissivo da parte dello stato, e quindi costituiscono l’oggetto di una situazione giuridica attiva, e
più precisamente di un diritto soggettivo, cioè vanno configurate in via diretta e immediata come
un interesse protetto dall’ordinamento giuridico.

Visto che il soggetto passivo del rapporto in cui tali diritti soggettivi si inseriscono è lo stato (o
comunque un pubblico potere) si tratta di un rapporto giuridico di diritto pubblico, e quindi i diritti
in esame sono configurati come diritti soggettivi pubblici.

Alcune dei diritti soggettivi pubblici costituzionalmente garantiti non hanno ad oggetto una libertà
e sono:

a)-il diritto alla difesa, che la cost. (art. 24 comma sec.) inviolabile in ogni stato e grado del
procedimento e che è strettamente connesso al diritto di tutti di agire in giudizio per la tutela dei
propri diritti e interessi legittimi (art 24 comma primo). La difesa consiste nella possibilità di
resistere in un giudizio (penale, civile, amministrativo) sia personalmente (nei rari casi in cui è
ammesso) sia per mezzo di un difensore (avvocato o procuratore). L’imputato ha diritto
all’assistenza di un difensore nella fase dell’interrogatorio, quello di essere ascoltati prima
dell’emanazione di un provvedimento definitivo. Inoltre l’art. 24 (terzo comma) assicura ai non
abbienti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione. La legge cost. num. 2 del 1999
ha introdotto nell’art. 111 cost. una serie di principi per garantire un giusto processo. cioè: la
persona accusata di un reato, sia nel più breve tempo possibile, informata riservatamente dei
motivi e della natura dell’accusa elevata a suo carico. Disponga del tempo e delle condizioni
necessarie per preparare la sua difesa. Abbia la facoltà, davanti al giudice,di interrogare o fare
interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico ecc.

b)-il diritto di voto: (art. 48)vale a dire il diritto ad essere iscritto nelle liste elettorali ed a
partecipare alle elezioni e a votare nei vari referendum previsti nella costituzione.

c)-il diritto di petizione,(art. 50 cost.)tutti i cittadini possono rivolgere petizioni alle camere per
chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità.

d)-il diritto all’accesso agli uffici pubblici e alle cariche elettive (art. 51)

I DOVERI COSTITUZIONALI:

(art. 2) la Repubblica richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica,


economica e sociale.

a)-dovere di fedeltà alla Repubblica (art. 54 ) tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla
Repubblica. Questo dovere implica fedeltà ai principi dello stato repubblicano, cosi come sono stati
costituzionalizzati. I cittadini hanno il dovere di osservare la Costituzione e le leggi. L’osservanza
delle legge è imposta anche ai non cittadini (stranieri e apolidi).

b)-dovere di difendere la patria,(art. 52) la difesa della patria è sacro dovere del cittadino.

c)-dovere di prestare servizio militare. i cittadini che per obbedire alla propria coscienza non
accettano l’arruolamento nelle forze armate e nei corpi armati dello stato,hanno diritto di
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

adempiere gli obblighi di leva prestando un servizio civile rispondente al dovere cost. di difesa
della patria.

d-dovere del lavoro,

e)dovere di prestazioni patrimoniali (art. 53 ) tutti hanno il dovere di concorrere alla spesa
pubblica (mediante il pagamento di tributi) in ragione della propria capacità contributiva

f)-dovere di voto, è un dovere civico (art. 48)

Le libertà negative: l'assenza di interferenza dall’esterno

Esse rientrano fra quei diritti inviolabili che l’art. 2 cost. riconosce e garantisce all’uomo sia come
singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità.

Le garanzie che la cost. ha stabilito per le libertà negative consistono nelle limitazioni del potere
delle pubbliche autorità che può essere adottato (non a discrezione o ad arbitrio di chi detiene il
potere politico) nei soli casi e modi previsti dalla legge.

Le limitazioni alle libertà costituzionalmente garantite (libertà negative) sono ammesse nel nostro
ordinamento in quanto siano dirette ad assicurare il rispetto reciproco delle varie sfere di
autonomia privata e la pacifica coesistenza dei consociati.

Le libertà negative riconosciute dalla nostra cost. sono:

-la libertà personale (art. 13 cost.);


-la libertà di domicilio (art. 14);
-la libertà e la segretezza della corrispondenza (art. 15);
-la libertà di circolazione e soggiorno (art. 16);
-la libertà di riunione (art. 17);
-la libertà di associazione (art. 18);
-la libertà di religione (art. 19);
-la libertà di manifestazione del pensiero (art. 21);
-la libertà dell’arte e della scienza e la libertà di insegnamento(art. 33).

Libertà personale

Consiste nella libertà della persona fisica da ogni limitazione che ne possa ostacolare i movimenti e
le azioni. Nella libertà personale può farsi rientrare la libertà morale, cioè la pretesa dei singoli
all’auto determinazione ed all’integrità della propria coscienza che non deve essere costretta con
minacce o intimidazioni al fine di annientarne la volontà e la libertà di disposizione del proprio

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

corpo. La libertà personale non può essere limitata se non nei soli casi e modi previsti dalla legge e
per atto motivato dell’autorità giudiziaria.
Modi di limitazione della libertà personale sono: la detenzione, l’ispezione (esempio: un prelievo
di sangue) la perquisizione, la custodia cautelare, l’arresto di polizia (di chi è colto in flagranza di un
delitto) il fermo di indiziati di un delitto (che viene disposto dal pubblico ministero) ecc.
In casi eccezionali di necessità e di urgenza (esempio: la flagranza di un delitto) tassativamente
indicati dalla legge,gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria possono adottare provvedimenti
provvisori restrittivi della libertà personale; tali provvedimenti restrittivi devono essere comunicati
entro 48 ore all’autorità giudiziaria a si intendono revocati e restano privi di ogni effetto qualora il
giudice non decide sulla convalida nelle 48 ore successive al momento in cui l’arrestato o il fermato
è posto a sua disposizione.
È punita ogni violenza fisica sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà. La legge
stabilisce i limiti massimi della carcerazione preventiva, tali limiti sono fissati in relazione alla
gravità del reato.

La libertà di domicilio e il diritto alla riservatezza

Per domicilio nel senso dell’art. 14 cost. deve intendersi non solo il luogo in cui una persona ha
stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi art. 43 cod. civ.) ma anche qualsiasi luogo dove
una persona riesce ad isolarsi dal mondo esterno ad a mettersi al riparo da ogni invasione
(volontaria ed involontaria) della sua sfera privata (esempio: oltre l’abitazione abituale, anche una
dimora precaria, come una camera d’albergo, una tenda). Inoltre per domicilio ai sensi dell’art. 14
deve intendersi anche la sede delle persone giuridiche e degli enti di fatto (quali una impresa
commerciale, un partito politico, una associazione culturale).
La cost. ha inteso tutelare nel modo più ampio il diritto dell’uomo ad avere una propria sfera
privata, entro la quale egli possa svolgere, in piena riservatezza, e senza interferenze esterne,
ogni attività individuale o collettiva. Per questo aspetto la libertà di domicilio tutela anche la
privacy (e il diritto alla riservatezza)
L’art. 615 bis del codice penale punisce chiunque mediante strumenti di ripresa visiva o sonora, si
procuri indebitamente notizie o immagini attinenti alla vita privata svoltasi nelle abitazioni altrui o
in altro luogo di privata dimora.
Le garanzie che la cost. predispone a tutela della libertà di domicilio sono le stesse della libertà
personale. L’autorità di pubblica sicurezza non può infatti, entrare nel domicilio per eseguirvi
ispezioni, perquisizioni o sequestri se non nei casi e modi stabiliti dalla legge ed inseguito ad un
atto motivato dall’autorità giudiziaria, salvo che ricorrano casi eccezionali di necessità e di
urgenza,indicati tassativamente dalla legge. In tali casi l’autorità di pubblica sicurezza può limitare
la libertà di domicilio, ma deve entro 48 ore dare comunicazione dei provvedimenti adottati
all’autorità giudiziaria, cui spetta convalidarli entro le successive 48 ore, in mancanza di convalida i
provvedimenti si intendono revocati e restano privi di ogni effetto.
L’art. 14 terzo comma, dispone infine che le ispezioni e gli accertamenti per motivi di sanità e di
incolumità pubblica o a fini economici e fiscali sono regolati da leggi speciali. questo perché si
vuole tutelare un interesse generale.
La libertà e la segretezza della corrispondenza

Per corrispondenza deve intendersi (comprese le stampe inviate per via epistolare) telegrafica e
telefonica. L’art. 15 dispone che deve essere assicurata sia la libertà della corrispondenza sia la
segretezza della stessa (nel senso che i pubblici poteri non possono se non con le garanzie previste
nello stesso art. 15, impedire che persone distanti comunicano fra loro e prendere conoscenza
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

dell’oggetto della comunicazione. Oltre che la libertà e la segretezza della corrispondenza, l’art. 15
tutela anche la libertà e la segretezza di ogni altra forma di comunicazione (esempio: le stazioni
radio private rice-trasmittenti). Le limitazioni alla libertà e alla segretezza della corrispondenza e di
ogni altra forma di comunicazione possono avvenire mediante il sequestro e le intercettazioni
telefoniche e sono disposti con atto motivato dall’autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti
dalla legge. Non è ammesso un intervento della polizia giudiziaria senza il preventivo decreto
dell’autorità giudiziaria, cosi come, è invece,nei casi di necessità e di urgenza,consentito per le
limitazioni della libertà personale e di domicilio.

La libertà di circolazione e soggiorno

Art. 16 cost. dispone che ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte
del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge dispone in via generale per motivi di sanità
(il verificarsi di una epidemia in una parte del territorio nazionale) o di sicurezza (persone
allontanate dalla propria residenza perché ritenuti pericolosi per la sicurezza pubblica). Nessuna
restrizione può essere determinata da ragioni politiche. Ogni cittadino è libero di uscire dal
territorio della Repubblica e di rientrarvi, salvo gli obblighi di legge.

La libertà di riunione

L’art. 17 cost. dispone che i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senza armi. Per
riunione deve intendersi qualunque raggruppamento di più persone non stabile (altrimenti
avremmo una associazione) e non occasionale ( altrimenti avremmo un assembramento). Quindi si
ha una riunione quando più persone convengono in un determinato luogo previo accordo fra di
loro o su invito dei promotori,al fine di soddisfare un loro interesse individuale (politico,culturale,
religioso, sportivo.)
La libertà di riunione è la condizione per l’esercizio di altre libertà (di manifestazione del
pensiero,di insegnamento, di culto).
Le riunioni possono avvenire o in luogo privato (una abitazione,un circolo) in luogo aperto al
pubblico (un cinema, un teatro, uno stadio, e comunque un luogo in cui l’accesso è consentito a
determinate condizioni) o in luogo pubblico (una piazza, una strada, o qualunque altro luogo che
consenta l’accesso di tutti)
A norma dell’art. 17 II e III Comma, solo quando le riunioni si svolgono in luogo pubblico, i
promotori devono darne preavviso,almeno tre giorni prima,al questore. Nessun preavviso è
richiesto per le riunioni che si svolgano in luogo privato o in luogo aperto al pubblico. La ragione
del preavviso va rinvenuta in ciò che, svolgendosi la riunione in luogo pubblico,è necessario
tutelare la sicurezza e l’incolumità pubbliche.

La libertà di associazione

A norma dell’art. 18 i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione per fini
che non sono vietati ai singoli dalle leggi penali. Le associazioni sono formazioni sociali stabilmente
organizzate, costituite al fine di soddisfare determinati interessi, non contingenti, comuni a tutti
coloro che ne fanno parte. La differenza tra associazione e riunione sta in ciò: nell’associazione
l’interesse che accomuna gli associati può essere perseguito solo in forma collettiva, e mediante
un’organizzazione stabile. Nella riunione invece si ha la contemporanea presenza di più persone
nello stesso luogo e ciascun partecipante soddisfa il proprio interesse singolarmente.
Le associazioni vietate dalla cost. sono quelle segrete e quelle che perseguono anche
indirettamente scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

A norma dell’art. 1 della legge gennaio 1982, n 17, sono da considerare segrete, quelle associazioni
che anche all’interno di associazioni palesi, occultano la loro esistenza tenendo segrete le finalità e
le attività, o rendendo sconosciuti i soci, e sono dirette ad interferire sull’esercizio delle funzioni di
organi cost. tali associazioni qualora con sentenza irrevocabile ne sia accertata la costituzione,
sono sciolte con decreto del presidente del consiglio dei ministri,previa deliberazione del consiglio
stesso.
Il divieto di costituire associazioni che perseguono anche indirettamente scopi politici mediante
organizzazioni di carattere militare,va rinvenuto in ciò che in un regime democratico, i fini politici
vanno perseguiti senza ricorrere alle armi alla violenza e alle gerarchie di tipo militare.
A norma dell’art. 1 comma quarto del d.lgs. 14 feb. 1948, n 43, si considerano associazioni aventi
carattere militare, quelle costituite mediante l’inquadramento degli associati in corpi, reparti o
nuclei, con disciplina ed ordinamento gerarchico interno analoghi a quelli militari, con l’eventuale
adozioni di gradi o uniformi, e con una organizzazione adatta all’impiego collettivo in azioni di
violenza o minaccia.

La libertà di religione

L’art. 19 della cost. dispone che tutti hanno il diritto di professare liberamente la proprie fede
religiosa,in qualsiasi forma individuale o associata,di farne propaganda e di esercitarne in privato o
in pubblico, il culto, purchè non si tratti di riti contrari al buon costume.

Buon costume: è il complesso dei principi non limitati dalla sfera sessuale, della morale sociale in
un dato momento storico.

La libertà di manifestazione del pensiero

la libertà di stampa: il primo comma dell’art. 21 cost. dispone che: tutti hanno diritto di
manifestare il proprio pensiero con la parola lo scritto e qualsiasi altro mezzo di diffusione.
La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Chiunque voglia pubblicare un
libro, un opuscolo, un manifesto, ecc. non deve chiedere alcuna autorizzazione ed una volta
stampato il libro non deve essere sottoposto ad alcuna censura (ad una approvazione preventiva
dello scritto).
L’unica forma di limitazione della libertà di stampa è il sequestro. Si tratta di una misura avente
carattere repressivo che può essere posta in essere soltanto dopo la pubblicazione dello stampato
e soltanto al fine di impedirne la diffusione. Si può procedere al sequestro soltanto per atto
motivato dall’autorità giudiziaria nel caso dei delitti per i quali la legge sulla stampa espressamente
lo autorizzi o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei
responsabili. Il sequestro può essere disposto anche dal giudice civile, come misura cautelare,
qualora si tratti di far cessare l’abuso di immagine altrui.
Qualora, però, vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità
giudiziaria, l’art. 21 comma IV, dispone che il sequestro della stampa periodica (e non un libro)
può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre
24 ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle 24 ore successive, il
sequestro si intende revocato e privo di ogni effetto. Sono vietate le pubblicazioni a stampa gli
spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume ( cioè viene punito chiunque
metta in circolazione, scritti disegni o immagini osceni, pubblichi notizie false, esagerate o
tendenziose per le quali può essere turbato l’ordine pubblico ecc.
La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento
della stampa periodica, e ciò per consentire una lettura critica e consapevole dei quotidiani e dei
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

periodici in genere che è resa possibile solo dalla conoscenza dei nomi dei proprietari e dei
finanziatori degli stessi.

La libertà dell’arte e della scienza e del relativo insegnamento

L’art. 33 cost. I comma dispone che: l’arte e la scienza sono libere è libero ne è l’insegnamento. Ciò
significa che non solo non può esistere un arte o una scienza di stato (cioè orientate dallo stato
verso il conseguimento di un determinato fine) ma anche che all’artista od allo scienziato è
concessa la massima libertà di espressione non considerando, ad esempio, oscena l’opera d’arte o
l’opera di scienza, e ponendo in essere tutte quelle misure idonee a consentire l’effettivo esercizio
delle attività artistiche e scientifiche.
A norma dell’art. 9 cost. la Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e della ricerca scientifica
e tecnica.
Libertà della scienza significa fornire a chi opera nel campo della ricerca scientifica i mezzi e gli
strumenti organizzativi e finanziari, sufficiente perché la ricerca possa effettivamente (e
liberamente) svolgersi.
Strettamente collegata alla libertà dell’arte e della scienza, appare essere la libertà
d’insegnamento, della quale la prima costituisce il presupposto necessario. La libertà di
insegnamento artistico e scientifico, consiste nel garantire il docente contro ogni costrizione o
condizionamento, da parte dei pubblici poteri.

Le libertà positive: il potere di fare qualcosa

Alla pretesa ad un comportamento omissivo dello stato, si accompagna quella ad un


comportamento attivo; accanto alle libertà negative, si pongono le libertà positive.

Cioè i pubblici poteri oltre a non intervenire nella sfera dell’autonomia privata (libertà negative-
libertà dallo stato) essi si devono rendere attivi per assicurare il pieno sviluppo della persona
umana e l’effettiva partecipazione dei singoli e delle formazioni sociali alle sedi dove si operano le
scelte politiche economiche e sociali.

Esempio: la libertà (negativa ) di associazione (art. 18) viene specificata come libertà positiva,
attribuendo a tutti i cittadini il diritto di associarsi in partiti per concorrere a determinare la politica
nazionale

I diritti sociali

Il diritto al lavoro; il diritto alla salute che si specifica, nel garantire cure gratuite agli indigenti (art
32); il diritto allo studio, e per i più capaci e meritevoli il diritto di raggiungere i gradi più alti degli
studi(art. 34); il diritto del lavoratore ad una retribuzione proporzionata alla qualità e quantità del
suo lavoro, ed in ogni caso ad assicurare a se e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa (art.
36 I comma); il diritto del lavoratore al riposo settimanale e ad ferie annuali retribuite (art. 36 III
comma) ecc.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Le libertà economiche

La proprietà privata: la nostra cost. si occupa della proprietà privata negli art. 42, 43, 44, e 47
Nel primo di detti art. la proprietà viene distinta in pubblica e privata,e si dispone che i beni
economici appartengono allo Stato ad enti o a privati.
I beni pubblici possono essere di proprietà dello stato, delle regioni, delle province, dei comuni o
di altri enti pubblici. Il cod. civ.(822 ss.) li distingue in beni demaniali e beni patrimoniali.
I beni demaniali sono quelli destinati ad soddisfare in via diretta ed immediata un interesse od un
bisogno pubblico. Essi possono appartenere per loro natura, o esclusivamente allo stato (demanio
necessario, esempio: il lido, il mare, la spiaggia, le rade, i porti, i fiumi, le opere destinate alla
difesa nazionale) o anche agli altri enti territoriali (demanio accidentale, ex le strade, le
autostrade, gli immobili riconosciuti di interesse storico, archeologico ed artistico, le raccolte dei
musei e delle pinacoteche).
I beni che fanno parte del demanio pubblico sono inalienabili e non possono formare oggetto di
diritti a favore di terzi se non nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge. I beni patrimoniali si
distinguono in disponibili ed indisponibili.
Fanno parte del patrimonio indisponibile dello stato, le miniere, le cose di interesse storico,
archeologico, paletnologico, paleontologico ed artistico, i beni costituenti il patrimonio del
presidente della Repubblica, le caserme gli armamenti, gli aeromobili militari e le navi da guerra,
gli edifici destinati a sede di uffici pubblici con i loro arredi.
I beni patrimoniali disponibili (tutti i beni pubblici che non rientrano in quelli indisponibili,
possono essere mobili (denaro, titoli di credito) o immobili (fondi rustici, boschi di proprietà delle
province o dei comuni, edifici non destinati ad uso pubblico) il loro regime giuridico è pari a quello
della proprietà privata.
La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, il
godimento ed i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti. la
proprietà privata può essere espropriata per motivi di interesse generale nei casi preveduti dalla
legge e salvo indennizzo.
Art. 43 dispone che a fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire,
mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o
di utenti, determinate imprese o categorie di imprese che si riferiscano a servizi pubblici essenziali
o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse
generale.
Art . 44 dispone che al fine di conseguire il razionale sfruttamento del suolo e di stabilire equi
rapporti sociali, la legge impone obblighi e vincoli alla proprietà terriera privata, fissa limiti alla sua
estensione secondo le regioni e le zone agrarie, promuove ed impone la bonifica delle terre, la
trasformazione del latifondo e la ricostruzione delle unità produttive; aiuta la piccola e la media
proprietà.

Capitolo Secondo – LE AUTONOMIE DELLE FORMAZIONI SOCIALI

Le Regioni

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Le regioni sono state istituite in Italia con la costituzione repubblicana (le regioni, le province, i
comuni) che attribuisce alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino Alto Adige, al Friuli Venezia Giulia e
alla Valle d’Aosta forme e condizioni particolari di autonomia secondo statuti speciali (20 regioni,
delle quali 15 a statuto ordinario e 5 a statuto speciale).

L’autonomia regionale

L’autonomia è la libertà di determinazione consentita ad un soggetto e consiste nel potere di darsi


una legge che regola la propria azione e cioè la potestà di provvedere ai propri interessi e di
utilizzare i mezzi necessari per soddisfarli.

Il concetto di autonomia comprende tre diverse eccezioni:

 autonomia normativa, il potere dato dall’ordinamento giuridico statale ad enti diversi dallo
stato di produrre norme costitutive dello stesso ordinamento giuridico statale;

 autonomia di gestione, la capacità di decidere una propria struttura organizzativa ed il


proprio programma di azione (in modo indipendente dallo stato) e senza essere sottoposte
a forme paralizzanti di controlli (Esempio: autonomia delle università);

 Autonomia politica, il potere di alcuni enti di darsi un indirizzo politico diverso da quello
dello stato, purché non contrastante con la costituzione.

Gli elementi costitutivi della regione sono: territorio, comunità regionale, apparato autoritario.

 La regione è un ente territoriale perché il territorio ne costituisce un elemento


essenziale, inteso non tanto come ambito geografico o fisico, ma come centro di
riferimento degli interessi comunitari, che in esso trovano la loro localizzazione.

 La comunità stanziata sul territorio della regione è presa in considerazione


dall’ordinamento come destinataria sia di norme regionali che statali.
In base al numero degli abitanti della regione si determina il numero dei componenti del
consiglio regionale.

 La regione è persona giuridica dotata di propri poteri e funzioni. La regione non è un ente
sovrano perché il suo ordinamento non è originario (la sua validità dipende da quello dello
Stato) e perché il suo apparato di governo (apparato autoritario) è subordinato a quello
dello Stato. I poteri propri delle regioni sono quelli legislativo (il consiglio), esecutivo
(presidente e giunta). Le funzioni proprie delle regioni sono quelle legislative,
regolamentari (funzione di predisposizione normativa) e le funzioni amministrative.

I due tipi di regione

L’ordinamento costituzionale italiano prevede due tipi di regione: a statuto ordinario e a statuto
speciale.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

Questo perché, i fattori che stanno alla base dell’autonomia, assumevano in alcuni regioni italiane,
a causa delle loro caratteristiche geografiche, politiche (tradizioni autonomiste) ed etniche,
maggior rilievo che in altre.
Cosi alcuni regioni (Sicilia, Sardegna, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta )
vennero attributi forme e condizioni particolari di autonomia.

Gli statuti delle regioni

Lo statuto delle regioni di diritto comune e approvato e modificato dal consiglio regionale con
legge approvata a maggioranza assoluta dei suoi componenti.

Lo stato esercita il controllo sugli statuti regionali mediante la possibilità di promuovere, entro 30 giorni dalla
pubblicazione degli statuti stessi, questione di legittimità costituzionale davanti alla corte costituzionale.
Al controllo giuridico si affianca il controllo democratico costituito dalla sottoposizione dello statuto a referendum
popolare, qualora, entro 3 mesi dalla sua pubblicazione, ne faccia richiesta 1/50 degli elettori della regione o 1/5 dei
componenti il consiglio regionale. Lo statuto sottoposto a referendum non è promulgato se non è approvato dalla
maggioranza dei voti validi.

Lo statuto delle regioni di diritto comune determina la forma di governo e i principi fondamentali
di organizzazione e funzione della regione.
Lo statuto delle regioni a statuto speciale non possono essere modificate se non con la procedura
di revisione costituzionale.
In ogni regione lo statuto disciplina il consiglio delle autonomie locali, quale organo di
consultazione tra la regione e gli enti locali.

L’organizzazione delle regioni

Sono organi della regione: il consiglio regionale, la giunta regionale e il suo presidente, e il
consiglio delle autonomie locali.

 Il potere regolamentare è attribuito alla giunta regionale


 La giunta regionale è organo esecutivo della regione
 Il presidente della giunta regionale rappresenta la regione (ed è quindi anche presidente
della regione) ed ha il compito di dirigere la politica della giunta regionale, promulgare le
leggi, dirigere le funzioni amministrative delegate dallo stato alla regione.

Il corpo elettorale regionale

Al governo dell’ente partecipa anche il corpo elettorale regionale, che può prendere parte attiva
al governo della regione, mediante l’esercizio del diritto di voto per l’elezione del presidente della
regione e per la formazione del consiglio regionale, per la presentazione di proposte di legge e di
regolamenti al consiglio regionale, per la presentazione di proposte referendarie abrogative di
leggi e di provvedimenti amministrativi della regione.
Esistono altri tipi di referendum regionale: per la fusione o la creazione di regioni, per il
distacco o la riunione di province e comuni da una regione all’altra.

Il consiglio regionale

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È il massimo organo deliberativo – rappresentativo della regione ed è eletto dal corpo elettorale
regionale.

E’ incompatibile il possesso di una carica al consiglio od alla giunta regionale e ad una delle camere
del parlamento italiano o di quello europeo.

Non sono candidabili alle elezioni regionali, province, comuni e di circoscrizioni coloro che siano condannati, con
sentenza passata in giudicato: -per delitti di mafia, traffico di droga, armi; -per alcuni delitti contro la P.A.
(malversazione ai danni dello stato); -per reati commessi con abuso di potere; -in violazione di doveri inerenti ad una
pubblica funzione o ad un pubblico servizio; -coloro che sono condannati, in via definitiva, per un reato non colposo ad
una pena non inferiore a due anni.

Il consiglio regionale è composto da un minimo di 30 ad un massimo di 80 membri in dipendenza


del numero di abitanti della regione; dura in carica 5 anni con decorrenza dalla data delle elezioni.

Il consiglio esercita le potestà legislative spettanti alla regione:

1. può fare proposte di legge alle camere

2. approva il bilancio preventivo della regione e del conto consuntivo

3. approva il programma economico regionale e i piani di attuazione

4. delibera i tributi regionali

5. la maggior parte degli statuti delle regioni di diritto comune attribuisce al consiglio, il
potere di determinare l’indirizzo politico ed amministrativo della regione.

Lo status di consigliere regionale è disciplinato dalla costituzione e dallo statuto regionale.


I consiglieri regionali (analogamente ai parlamentari ) non possono essere chiamati a rispondere
delle opinioni espresse e dei voti dati nell’esercizio delle loro funzioni, ma non godono delle altre
garanzie previste dalla costituzione (art. 68, II e III comma).

I consiglieri regionali rappresentano l’intera regione senza vincolo di mandato, hanno diritto ad
una indennità stabilita dalla legge regionale, il cui ammontare è determinato in relazione alle
funzioni ed alle attività svolte in consiglio.

L’auto organizzazione dei consigli trova ancora la sua espressione nel potere attribuito ai consigli di
verificare i titoli di ammissione dei propri membri.

A norma del art. 17 della legge per la elezione dei consigli regionali di diritto comune, il consiglio deve esaminare
d’ufficio la condizione degli eletti e, quando sussista qualcuna delle cause di ineleggibilità previste dalla legge, deve
annullare l’elezione. Competenti a giudicare sui ricorsi concernenti la verifica della regolarità delle operazioni
elettorali, sono i tribunali amministrativi regionali.

Lo scioglimento del consiglio regionale e la rimozione del presidente della giunta

L’art. 126 della costituzione disciplina lo scioglimento del consiglio.

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Le regioni nell’esercizio della propria potestà statutaria, potranno provvedere ulteriori ipotesi di
anticipata cessazione della carica degli organi direttivi, come pure potranno farne venir meno
alcune di quelle previste.

Le misure sanzionatorie sono:


lo scioglimento del consiglio regionale e la rimozione del presidente della giunta.

Entrambe tali misure sono stabilite per l’ipotesi in cui i due organi abbiano compiuto atti contrari
alla costituzione o gravi violazioni di legge o per ragioni di sicurezza nazionale:

 atti contrari alla costituzione sono quelli che hanno come obiettivo, spezzare l’unità
nazionale, oppure il volere modificare i principi fondamentali ai quali si ispira il nostro
ordinamento (esempio: principio di democraticità o di eguaglianza);
 gravi violazioni di legge per inadempimento di un dovere (esempio: mancata
approvazione del bilancio di previsione);
 atti che minacciano la sicurezza nazionale (esempio: agitazioni o rivolte nel territorio
regionale contro gli organi della regione o dello stato)

Il procedimento di scioglimento del consiglio regionale consta di due fasi:

1 - nella fase preparatoria rientra il parere di una commissione di parlamentari (20 deputati + 20
senatori) seguita da una deliberazione del consiglio dei ministri che il presidente del consiglio dei
ministri comunica (con valore di proposta) al presidente della repubblica; rientrano anche gli
accertamenti diretti a verificare e rilevare l’esistenza dei motivi necessari e richiesti dalla
costituzione per poter procedere allo scioglimento del consiglio regionale e alla rimozione del
presidente.

2 - nella fase costitutiva rientra oggi solo il decreto motivato dal presidente della repubblica con il
quale viene disposto lo scioglimento del consiglio e la rimozione del presidente.

Per quanto riguarda le regioni a statuto speciale: per lo scioglimento dell’assemblea regionale è
previsto un procedimento diverso che vede la decisione sostanzialmente assunta dalle camere;
invece, per la rimozione del presidente della regione (a statuto speciale) - se eletto a suffragio
universale e diretto – è sufficiente un decreto motivato del presidente della repubblica.

Altri casi di cessazione degli organi direttivi della regione

L’art. 126 della costituzione disciplina anche lo scioglimento del consiglio mediante la mozione di
sfiducia del consiglio nei confronti del presidente della giunta, mediante mozione motivata,
sottoscritta da almeno 1/5 dei suoi componenti e approvata per appello nominale a maggioranza
assoluta dei componenti. La mozione non può essere messa in discussione prima di 3 giorni dalla
presentazione.

L’approvazione della mozione di sfiducia nei confronti del presidente della giunta eletto a
suffragio universale e diretto, nonché la rimozione, l’impedimento permanente, la morte o le
dimissioni volontarie dello stesso, comportano le dimissioni della giunta e lo scioglimento del
consiglio, in ogni caso i medesimi effetti conseguano alle dimissioni contestuali della maggioranza
dei componenti del consiglio.

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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

La giunta regionale

È l’organo esecutivo della regione ed è composto da un numero di assessori fisso o variabile.

Il presidente della giunta nomina e revoca i componenti della giunta regionale.


La giunta regionale deve preparare il bilancio preventivo della regione e presentare annualmente il
conto consuntivo.
In caso d’urgenza (quando non si possibile convocare tempestivamente il consiglio regionale) la
giunta sotto la propria responsabilità può, nei limiti e nei modi stabiliti dalla statuto regionale,
deliberare provvedimenti amministrativi di competenza del consiglio regionale.
La giunta regionale: provvede alla esecuzione delle deliberazioni del consiglio regionale; a
preparare il bilancio preventivo; esercita le altre funzioni strettamente connesse
all’amministrazione regionale; svolge le funzioni trasferite dallo stato alla regione.

Il presidente della giunta

È al tempo stesso il capo dell’ente regionale (presidente della regione).


Sono candidati alla presidenza della giunta i capilista delle liste elettorali. È proclamato eletto presidente della giunta il
candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validi. Se tale maggioranza non è raggiunta si passa ad un turno
di ballottaggio tra i due candidati che al primo turno hanno ottenuto il maggior numero di voti validi per essere
proclamato presidente.
Il presidente della giunta regionale rappresenta la regione, dirige la politica della giunta e né è
responsabile, nomina i componenti della giunta e può anche revocarli.

Il presidente
 rappresenta la regione all’estero
 promulga le leggi ed emana i regolamenti regionali
 indice i referendum, previsti dagli statuti o dalle leggi regionali
 rappresenta l’ente in giudizio
 esercita diritti patrimoniali e non patrimoniali attribuiti alla regione
 promuove innanzi alla corte costituzionale, previa deliberazione della giunta, la questione
di legittimità costituzionale di una legge o di un atto avente forza di legge dello stato o di
altra regione che si ritenga abbiano violato la sfera di competenza assegnata alla regione
dalla costituzione o dallo statuto speciale.
 convoca la giunta e di fissa l’ordine del giorno
 in alcuni statuti gli è dato anche il potere di dirigere e coordinare l’attività della giunta e di
assicurarne l’unita di indirizzo.
 nelle regioni a statuto speciale, partecipa alle sedute del consiglio dei ministri, con voto
consultivo, quando il consiglio tratti questioni che riguardino particolarmente la loro
regione (La stessa norma vale per i presidenti delle province di Trento e Bolzano).

La partecipazione delle regioni ad attività dello stato

- Le regioni possono partecipare ad attività dello stato sia singolarmente che


collettivamente. Possono presentare proposte di legge alle camere in materia di interesse

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regionale. La proposta può riguardare una legge ordinaria od anche una legge
costituzionale.
- Inoltre i consigli possono presentare alle camere voti e petizioni.
- I consigli esprimono il loro parere sulla fusione di regioni già esistenti o la creazione di
nuove regioni e sulle modifiche territoriali delle regioni. Il parere del consiglio è
obbligatorio ma non vincolante, giacché esso non incide sulla determinazione di volontà
del legislatore statale.
- Le regioni partecipano alla elezione del presidente della repubblica, ciascuna con 3 delegati
(meno la Valle d’Aosta con 1 delegato) che vengono ad integrare l’organo elettivo, il
parlamento in seduta comune. I tre delegati vengono eletti per ogni regione, dal consiglio
regionale, in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze.
- I regolamenti della camera dei deputati e dal senato possono prevedere la partecipazione
di rappresentanti delle regioni, delle province autonome e degli enti locali alla
commissione parlamentare per le questioni regionali.

La conferenza permanente per i rapporti fra lo stato e le regioni e le province autonome

I rapporti fra lo stato e sistema delle autonomie sono coordinati dal presidente del consiglio che
promuove anche lo sviluppo della collaborazione tra stato, regioni ed autonomie locali, e prende le
iniziative necessari.
Sede naturale per il coordinamento dei rapporti nfra Stato e Regioni è la conferenza permanente
per i rapporti fra lo stato, le regioni e le province autonome di Trento e Bolzano: ha compiti di
informazione, consultazione e raccordo, in relazione agli indirizzi di politica generale, ed è
composta dai presidenti delle regioni a statuto speciale e ordinario e dai presidenti delle province
autonome.
Il presidente del consiglio, che la presiede, può invitare alle sue riunioni i ministri interessati agli
argomenti iscritti all’ordine del giorno, nonché rappresentanti di amministrazioni dello stato o di
enti pubblici.
L’art. 7 della legge n°59 del 1997, ha adesso previsto che la conferenza sia allargata alla
partecipazione dei minori enti locali, prendendo il nome di conferenza stato – città.

Le leggi regionali ordinarie: il procedimento di formazione; i limiti

Il procedimento di formazione delle leggi regionali si suddivide, al pari del procedimento delle
leggi statali in tre fasi:
 iniziativa
 costitutiva
 integrativa dell’efficacia

Ogni progetto di legge - col preventivo esame da parte della commissione legislativa competente
per materia - è discusso e votato dal consiglio.

Dopo essere state votate favorevolmente dal consiglio regionale, le leggi regionali sono
promulgate dal presidente della giunta e pubblicate nel bollettino ufficiale della regione e
riprodotte nella gazzetta ufficiale della repubblica.

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La legge regionale entra in vigore non prima di 15 giorni dalla sua pubblicazione nel bollettino
ufficiale: con eccezione dei casi di urgenza nei quali può avere efficacia immediata.

I limiti al potere legislativo regionale possono essere soltanto di legittimità costituzionale e


territoriali:
le regioni non possono produrre leggi in contrasto con le leggi dello stato o con i regolamenti e le
direttive comunitarie, inoltre, devono esaurire la loro efficacia all’interno del territorio regionale.

Si possono identificare due tipi di competenza legislativa regionale: primaria e ripartita.

- La potestà primaria o piena, esclusiva. Nell’art. 117 della costituzione sono elencate le
materie di competenza esclusiva dello stato e di seguito le materie di competenza
legislativa concorrente (dello stato e delle regioni).
Tutte le altre materie non elencate sono di concorrenza esclusiva delle regioni. Il termine
esclusiva intende che la competenza legislativa, su materie elencate, di uno dei due enti
esclude quello dell’altro. Le materie di competenza esclusiva dello stato sono attinenti alla
sovranità e assicurano il principio di unità nazionale.

- La potestà ripartita o concorrente. Nelle materie attribuite alla competenza regionale,


sono legittimati a legiferare (ma con diversa intensità) sia lo stato che le regioni.
Lo stato, al quale spetta di stabilire per ogni materia con le sue leggi (leggi cornice) i
principi fondamentali.
La regione, alla quale spetta, nei limiti di detti principi, di svolgere i principi stessi,
adottando la sua legislazione alle condizioni particolari ed agli interessi propri della
regione medesima.
Quindi lo stato non può regolare norme di sviluppo e di dettaglio; la regione non può
regolare norme di principio.

La posizione della legge regionale nel sistema delle fonti


La legge regionale è una legge avente efficacia formale e sostanziale: è subordinata alla
costituzione in quanto può essere contraria rispetto alle norme costituzionali previste.

Le funzioni amministrative regionali

A norma dell’art.118 della costituzione, le funzioni amministrative sono attribuite ai comuni, salvo
che per assicurare l’esercizio unitario siano conferite a province e città metropolitane.

Il criterio per il conferimento delle funzioni deriva dal principio di sussidiarietà (è una regola di
distribuzione dei funzioni presso l’istituzione più prossima alla società) in base al quale sono
attribuiti i compiti e le funzioni amministrative ai comuni, alle province, alle città metropolitane,
alle regioni secondo le rispettive dimensioni.

Le province, le aree vaste, le aree e le città metropolitane

Il nuovo ordinamento delle autonomie locali ha rivalutato il ruolo politico – istituzionale della
provincia come ente di governo e di programmazione di un’area vasta, con particolare riguardo al
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Diritto Costituzionale – Temistocle Martines & Norme, principi e integrazione – Paolo Falzea

territorio ed all’ambiente. Questa legge ha attribuito alle provincia funzioni che oltrepassano
l’ambito territoriale dei comuni in essa compresi e riguardano vaste zone intercomunali o l’intero
territorio provinciale.
La provincia, in relazione all’ampiezza e alla peculiarità del suo territorio, all’esigenza della
popolazione ed alla funzionalità dei servizi, può disciplinare nello statuto la suddivisione del
proprio territori in circondari e sulla base di essi, organizzare gli uffici, i servizi e la partecipazione
dei cittadini.
Per consentire un più efficiente e razionale esercizio delle funzioni amministrative, la legge n°142
del 1990 ha poi creato l’art. 17 l’area metropolitana. La città metropolitana può non coincidere
con il territorio di una provincia.

Il comune

È l’ente locale che rappresenta la propria comunità, ne cura gli interessi e ne promuove il sviluppo.
Non possono essere istituti comuni con popolazione inferiore a 10.000 abitanti, mentre è
permessa la fusione di comuni con popolazione inferiore a 5.000 abitanti, mediante l’erogazione a
favore di tali comuni e da parte dello stato di appositi contributi straordinari.
Al comune spettano tutte le funzioni amministrative che riguardino il territorio e la popolazione
comunale. Gestisce anche servizi di competenza statale, quale quelli elettorali di stato civile, di
anagrafe, di leva militare e di statica

Organi della provincia e del comune

Il consiglio è l’organo di indirizzo e di controllo politico – amministrativo.

Spetta al consiglio deliberare:


- lo statuto dell’ente
- i regolamenti
- l’ordinamento degli uffici e dei servizi
- i programmi e i bilanci annuali e pluriennali.

La giunta comunale è composta dal sindaco che la presiede, e da un numero pari di assessori,
stabilito dallo statuto dell’ente (da 4 a 16 in dipendenza della popolazione del comune).

La giunta provinciale è composta dal presidente che la presiede e da un numero pari di assessori,
stabilito dallo statuto dell’ente (Non deve essere superiore ad 1/5 dei consiglieri – non deve
essere superiore ad 8 componenti).

Il sindaco ed il presidente della provincia sono eletti a suffragio universale e diretto.

È proclamato eletto, il candidato alla carica di sindaco, che ha ottenuto nei comuni con
popolazione sino a 15.000 abitanti, il maggior numero di voti;
nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti la maggioranza assoluta di voti validi.

Ballottaggio: nel caso al primo turno non si raggiungano le quantità di voti validi previsti per la
nomina del sindaco, in un secondo turno di procederà ad una ulteriore votazione di ballottaggio
(che sarà fatta fra i candidati che hanno ottenuto il maggior numero di voti).

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Il sindaco e il presidente della provincia rappresentano l’ente, convocano e presiedono la giunta ed


il consiglio.
Il voto del consiglio contrario ad una proposta della giunta non ne comporta le dimissioni.

Il sindaco, il presidente della provincia, le rispettive giunte cessano d’ufficio in caso di


approvazione di una mozione di sfiducia (motivata è sottoscritta da almeno 2/5 dei consiglieri
assegnati) votata per appello nominale dalla maggioranza assoluta dei componenti il consiglio.

Le leggi provinciali

Lo statuto del Trentino Alto Adige ha attribuito, un potere legislativo ed esecutivo autonomo alla
provincia di Bolzano e Trento. È questo l’unico caso in cui gli organi consiliari di una provincia
esercitano il potere legislativo. Il procedimento di formazione delle leggi provinciali è disciplinato
nello statuto regionale e nei regolamenti dei consigli provinciali.

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