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Università degli Studi di Firenze

Scuola di Ingegneria – Corso di Laurea Magistrale in Ingegneria Civile

Corso di Discariche e Bonifica di Siti Contaminati

Barriere reattive permeabili

Studente:
Damiano Giannelli

Docenti:
Prof. Ing. Piero Sirini
Prof. Ing. Riccardo Gori

A.A. 2017/2018
Indice

Sommario
1 Generalità sulle barriere reattive permeabili ...................................................................... 4

1.1 Introduzione ................................................................................................................. 4

1.2 Meccanismo di funzionamento .................................................................................... 4

1.3 Tipologie di barriere .................................................................................................... 6

1.3.1 Trincea continua ................................................................................................... 6

1.3.2 Funnel and gate ..................................................................................................... 7

1.3.3 GeoSiphon ............................................................................................................ 8

1.4 Materiali reattivi di riempimento ................................................................................. 8

1.4.1 Requisiti del mezzo reattivo ................................................................................. 8

1.4.2 Tipologie di materiali............................................................................................ 9

1.5 Le barriere a ferro zero-valente ................................................................................... 9

1.6 I solventi clorurati ...................................................................................................... 10

1.7 Sostanze rimovibili con barriere reattive permeabili a ferro zero-valente................. 13

1.8 Meccanismi di degradazione dei contaminanti mediante ferro zero-valente ............ 14

2 Il progetto delle barriere reattive permeabili ................................................................... 16

2.1 Caratterizzazione del sito e della contaminazione ..................................................... 16

2.2 Prove di laboratorio ................................................................................................... 17

2.2.1 Determinazione delle cinetiche di degradazione dei contaminanti .................... 17

2.2.2 Determinazione della longevità della barriera e prove ausiliarie ....................... 18

2.3 Dimensionamento di una barriera reattiva permeabile .............................................. 19

2.4 Realizzazione delle barriere reattive permeabili ........................................................ 21

2.4.1 Tecniche tradizionali per la realizzazione dello scavo ....................................... 21

2.4.2 Tecniche innovative per la realizzazione dello scavo ......................................... 23

2.5 Monitoraggio ............................................................................................................. 24

2.6 Stima dei costi di installazione .................................................................................. 25

3 Caso di studio................................................................................................................... 27

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 2


Indice

3.1 Inquadramento e caratterizzazione del sito ................................................................ 27

3.2 Dimensionamento della barriera ................................................................................ 28

3.2.1 Localizzazione e caratteristiche della barriera .................................................... 28

3.2.2 Quadro della bonifica e dimensionamento dello spessore .................................. 29

3.3 Costruzione della barriera e monitoraggio................................................................. 31

3.4 Ripristino ambientale ................................................................................................. 31

3.5 Costi totali .................................................................................................................. 32

Conclusioni ......................................................................................................................... 33

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1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

1.1 Introduzione
Le barriere reattive permeabili (PRB-Permeable Reactive Barriers) rappresentano una delle
tecnologie di bonifica più utilizzate ed anche una delle più promettenti per il futuro. Esse
permettono di effettuare il trattamento in situ delle falde contaminate in modo passivo.
Le prime sperimentazioni relative alle barriere reattive permeabili risalgono ai primi anni
90 negli Stati Uniti sotto forma di impianti pilota (Borden, 1991) per la rimozione dalle
falde di solventi clorurati; sempre negli USA è stato installato il primo impianto su scala
reale (Sunnyvale, 1995). Da questo momento in poi il numero delle applicazioni è cresciuto
rapidamente, specialmente alla fine degli anni 90, con il numero totale di applicazioni che
nel 2002 era arrivato a 40.
Ad oggi nel mondo sono presenti moltissimi impianti, di cui la stragrande maggioranza
negli Stati Uniti, ed una ventina in Europa. Il primo impianto in Italia è stato quello di
Avigliana, in provincia di Torino, del 2005, che verrà approfondito in seguito.

1.2 Meccanismo di funzionamento


Le barriere reattive permeabili vengono realizzate inserendo all’interno del sistema
acquifero una “barriera” costituita da un certo materiale, in modo tale che questo venga
attraversato dall’acqua contaminata per effetto del gradiente idraulico naturale. A tal
proposito è importante sottolineare fin da subito l’importanza del termine “permeabile”:
infatti la barriera deve risultare più permeabile all’acqua rispetto al terreno circostante, in
modo tale che l’acqua inquinata passi effettivamente attraverso di essa senza tentare di
seguire percorsi alternativi. Infine il termine “reattive” si riferisce al fatto che il materiale
che compone la barriera deve essere reagente, nel senso che deve indurre una certa reazione
che porti alla bonifica dell’acqua contaminata. Le reazioni indotte dal substrato reattivo
possono essere di degradazione, di adsorbimento o di precipitazione sulla superficie del
solido, con conseguente sottrazione dei contaminanti dalla fase liquida mobile. In base alla
tipologia del materiale reattivo, le sostanze contaminanti presenti vengono degradate per via
chimica o microbiologica; la degradazione, inoltre, può essere completa o dare origine a
prodotti intermedi a tossicità diversa di quella dei composti iniziali.

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1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

Rispetto ad altre tecniche di bonifica di acquiferi contaminati, i vantaggi principali delle


barriere reattive permeabili sono:
• la non necessità di realizzare impianti fuoriterra, essendo il metodo in situ;
• la semplicità di realizzazione;
• la possibilità di trattare pennacchi inquinati anche quando le sorgenti sono distribuite
e difficilmente localizzabili con precisione;
• l’assenza di rischio dovuta al trasferimento della contaminazione verso la superficie;
• la restituzione immediata dell’area alla fruibilità;
• l’assenza di materiale di scarto/rifiuti da smaltire, se non in fase di realizzazione;
• l’ottimo rapporto costi/benefici (ridotti costi di gestione);
• possibilità di utilizzo combinato con altre tecnologie per il trattamento di un ampio
spettro di contaminanti.

Le limitazioni di questa tecnologia sono invece:


• la possibilità di trattare solo la frazione solubile dei DNAPL;
• la difficoltà di cattura dell’intero plume di inquinante in situazioni dove sono
ipotizzabili percorsi preferenziali di flusso dell’acqua di falda;
• l’incertezza relativa alla longevità dei materiali reagenti e all’eventuale rigenerazione
degli stessi.

In figura 1.1 è riportato uno schema di funzionamento delle barriere reattive permeabili.

Figura 1.1 – Schema di funzionamento delle barriere reattive permeabili

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1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

1.3 Tipologie di barriere


Le configurazioni più utilizzate di barriere reattive permeabili sono:
 trincea continua (Continuos Reactive Barrier-CRB);
 funnel and gate (F&G);
 GeoSiphon.
È estremamente importante che, in tutti i casi, l’estensione e la geometria della barriera
siano in grado di garantire, al variare delle condizioni di flusso e in presenza di oscillazioni
esterne (ad esempio oscillazioni del livello di falda, fenomeni di ricarica e pompaggio, ecc.)
il completo intercettamento del pennacchio inquinato. La massima profondità generalmente
raggiungibile con le tecniche di scavo tradizionali per l’installazione della barriera non
supera i 25 – 30 m. Questo parametro costituisce un fattore limitante soprattutto nel caso di
contaminazione da DNAPL (che si depositano sul fondo dell’acquifero), o quando si riveli
indispensabile l’immorsamento della barriera nel basamento impermeabile di un acquifero
particolarmente profondo.

1.3.1 Trincea continua


Nella configurazione a trincea continua, il pennacchio contaminato viene intercettato
completamente dal materiale reagente, al quale, di solito, viene garantita una permeabilità
doppia rispetto a quella del terreno naturale dell’acquifero, onde evitare la diversione delle
linee di flusso attorno alla barriera. La trincea continua sfrutta il naturale movimento
dell’acqua contaminata attraverso il mezzo reattivo, e per questo, consente di non alterare
in maniera significativa le originarie condizioni di deflusso sotterraneo, oltre ad essere più
semplice dal punto di vista progettuale. Per contro, essa non risulta sempre la soluzione più
economica e può portare a problemi di stabilità della trincea dovuti all’ingresso di acqua o
al collasso della trincea durante lo scavo.

Figura 1. 2 – Configurazione a trincea continua

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1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

1.3.2 Funnel and gate


La configurazione funnel and gate prevede l’utilizzo di una barriera a bassa permeabilità a
forma di imbuto (funnel) per convogliare il flusso d’acqua contaminato verso la zona di
trattamento permeabile (gate) costituita dalla trincea contenente il materiale reattivo (Fig.
1.3). Il funnel impermeabile viene realizzato con diaframmi plastici (es. cemento-bentonite)
o palancole in acciaio.

Figura 1.3 – Configurazione funnel and gate

Un’altra configurazione possibile prevede che il muro impermeabile circondi parzialmente


il pennacchio e la sorgente di contaminazione. In alcuni casi il funnel può essere esteso
anche a monte della sorgente, per evitare che l’acqua retrostante non contaminata si mescoli
con quella da trattare; in questo modo il volume d’acqua contaminata da trattare è
notevolmente ridotto, e si consente al plume inquinato un maggiore tempo di contatto col
materiale permeabile dato che si impedisce che l’acqua non contaminata lo respinga verso
valle.

Figura 1.4 – Estensione del funnel a monte della


sorgente di contaminazione

Il funnel and gate risulta più economico rispetto alla configurazione a trincea continua in
quanto utilizza una minore quantità di materiale e minimizza il volume di suolo asportato

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1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

per la realizzazione della trincea. Il sistema nel suo complesso è, infatti, più voluminoso ma
richiede allo stesso tempo l’inserimento di una minor quantità di materiale reattivo.

1.3.3 GeoSiphon
Una configurazione innovativa è quella denominata GeoSiphon, in cui il flusso di acqua
attraverso il materiale reattivo viene indotto mediante un sistema a sifone che collega il
materiale stesso con un punto a carico idraulico più basso. La differenza di carico viene
accentuata realizzando un pozzo di grande diametro collegato ad un sifone (GeoSiphon) o
ad un canale aperto (GeoFlow). In questo modo, le portate che attraversano la barriera
risultano essere superiori rispetto a quelle che si otterrebbero in condizioni di flusso
naturale.

Figura 1.5 – Configurazione GeoSiphon

1.4 Materiali reattivi di riempimento


1.4.1 Requisiti del mezzo reattivo
Nella realizzazione di una barriera reattiva permeabile, uno degli aspetti più importanti
riguarda la scelta del materiale reattivo, che deve essere fatta tenendo conto di un gran
numero di fattori, tra i quali:
• reattività del materiale e caratteristiche dei contaminanti: si preferisce utilizzare un
riempimento in grado di garantire elevate velocità di degradazione dei contaminanti.
le cinetiche di reazione aumentano in genere al crescere della superficie specifica del
materiale;
• stabilità del mezzo reattivo: si riferisce al periodo di tempo durante il quale il
riempimento riesce ad assolvere le proprie funzioni;

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1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

• disponibilità e costo: è necessario ottimizzare tra queste grandezze tenendo anche in


considerazione la reattività;
• conducibilità idraulica: il mezzo deve essere caratterizzato da una permeabilità
superiore all’acquifero ma tale comunque da assicurare il tempo necessario alla
degradazione dei contaminanti presenti;
• compatibilità ambientale: il mezzo non deve produrre fenomeni di inquinamento
secondario. In tal senso esso non deve contenere prodotti tossici o generare
sottoprodotti pericolosi durante la degradazione dei contaminanti.

1.4.2 Tipologie di materiali


Esistono varie tipologie di mezzi reattivi attualmente utilizzati o in fase di sperimentazione
su scala pilota o di laboratorio. Essendo infatti molteplici le tipologie di contaminanti e la
loro associazione nelle falde, se ne sperimentano costantemente di nuovi, più efficaci e ad
un costo limitato. I principali sono:
• il ferro zero-valente (Fe0), i metalli zero-valenti in generali e i sistemi bimetallici;
• le zeoliti e i carboni attivi;
• i carbonati e gli idrossidi di calcio;
• la ditionite di sodio;
• la torba.
A seconda della tipologia di materiale impiegato e delle caratteristiche dei contaminanti, la
rimozione totale o parziale di questi può avvenire con diversi processi, quali adsorbimento,
biodegradazione, reazioni di ossido-riduzione e precipitazione chimica.
In generale i materiali adsorbenti sono utilizzati per il trattamento di acque contaminate da
composti organici apolari o polari: nel primo caso il materiale da impiegare è rappresentato
dai carboni attivi, mentre nel secondo dalle zeoliti. I substrati metallici sono efficaci invece
per composti come solventi clorurati, metalli pesanti, pesticidi e composti nitro aromatici.

1.5 Le barriere a ferro zero-valente


Il ferro metallico naturale, noto anche come ferro zero-valente (Fe0), è il mezzo reattivo più
utilizzato nelle barriere reattive permeabili. I primi studi che hanno provato l’efficacia di
tale materiale per il trattamento di contaminanti a carico dei sistemi acquiferi sono stati
effettuati agli inizi degli anni 90 presso l’università di Waterloo in Canada.

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 9


1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

Il ferro zero-valente granulare utilizzato nelle barriere reattive permeabili viene


generalmente ottenuto a seguito di macinazione di carcasse di automobili o apparecchiature
meccaniche, dopo un’accurata selezione. Le caratteristiche principali del ferro che devono
essere rispettate per garantire la funzionalità di impiego sono:
• superficie dei granuli priva di strati ossidati;
• composizione in peso superiore al 95% di ferro zero-valente;
• granulometria indicativamente compresa nel range 0,1-4 mm;
• assenza di oli o sostanze utilizzate nel processo di macinazione o in precedenza.
Le caratteristiche granulometriche del ferro zero-valente vengono scelte ottimizzando tra
conducibilità idraulica e superficie specifica: se infatti da un lato la conducibilità idraulica
deve essere maggiore rispetto a quella del terreno naturale circostante, al fine di garantire il
passaggio dell’acqua contaminata attraverso la barriera, richiedendo granulometrie elevate,
dall’altro è necessario, per ottenere elevate cinetiche di degradazione dei contaminanti,
avere una superficie specifica del materiale elevata, e quindi, granulometria piccola. Nella
pratica, il ferro zero-valente viene utilizzato principalmente per la rimozione dalle falde dei
solventi clorurati (descritti al paragrafo successivo), e, in misura minore, di sostanze
inorganiche.

Figura 1.6 – Ferro zero-valente a diverse granulometrie

1.6 I solventi clorurati


I solventi clorurati (detti anche idrocarburi clorurati o organo clorurati) sono composti di
sintesi derivati dagli idrocarburi alifatici o aromatici, nei quali uno o più atomi di idrogeno
sono sostituiti da altrettanti atomi di cloro. Tali sostanze sono quindi costituite da atomi di
carbonio, idrogeno e cloro.

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 10


1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

Gli idrocarburi alifatici (a catena aperta) capostipiti si suddividono in due categorie


principali: gli alcani (o paraffine) e gli alcheni (o olefine). I primi, aventi formula di struttura
generica CnH2n+2, sono costituiti da atomi di carbonio legati, mediante legami covalenti
semplici, a quattro atomi distinti ciascuno (e per questo sono detti “saturi”) mentre i secondi,
la cui formula di struttura generica è CnH2n, sono caratterizzati dalla presenza di uno o più
doppi legami C-C (e per questo sono detti “insaturi”).
Gli alcani e gli alcheni clorurati sono discendenti dai rispettivi alcani o alcheni per
sostituzione di uno o più atomi di idrogeno con cloro. Partendo dal clorometano (CH3Cl,
ottenuto dal metano per sostituzione di un atomo di idrogeno con uno di cloro), che
rappresenta la più semplice fra tali sostanze, i composti alifatici clorurati in generale si
differenziano in base alla lunghezza della catena (data dal numero di atomi di carbonio), dal
grado di sostituzione di H da parte di Cl e dalla posizione degli atomi di Cl nella struttura.
Nelle normali condizioni ambientali (pressione di 1 atm e temperatura di 20°C) i composti
alifatici clorurati sono allo stato liquido tranne il clorometano ed il triclorometano che sono
presenti allo stato gassoso.

Figura 1.7- Alcuni composti organo-clorurati

In genere gli organo-clorurati mostrano una particolare stabilità indotta dal legame
carbonio-cloro; la presenza del cloro, infatti, riduce notevolmente la reattività degli altri
legami presenti nelle molecole organiche, riducendo la biodegradabilità; per questo motivo

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 11


1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

essi tendono ad accumularsi nell’ambiente. Inoltre, come si nota nella figura1.8, gli
idrocarburi alogenati hanno struttura apolare, e per questo motivo risultano (chi più chi
meno) idrofobi, cioè non si sciolgono facilmente in acqua, ma diventano solubili solo se
immersi in mezzi idrocarburo-simili (apolari) come oli o tessuti adiposi (lipofilia), ed hanno
un ottimo potere solvente nei confronti di queste specie. Anche se comunque poco solubili,
la loro bassa solubilità è tale da essere assai maggiore del limite di tossicità, per cui sono
inquinanti assai pericolosi per i potenziali recettori. Oltre a questo, i solventi clorurati
mostrano una volatilità variabile ed una densità solitamente maggiore di quella dell’acqua;
per tale motivo, e per la bassa solubilità in acqua, tendono a depositarsi nelle porzioni più
basse dell’acquifero come fluidi in fase separata (DNAPL: Dense Non Aqueous Phase
Liquid) quando la loro concentrazione supera certi livelli. Un inquinante più denso
dell’acqua, oltre a spostarsi lateralmente, tende infatti ad “affondare” verso la base
dell’acquifero, andando a riempire le depressioni eventualmente presenti, rimanendo
intrappolato anche negli strati a bassa permeabilità.

Figura 1.8 – Movimento dei DNAPL nel terreno

I composti alifatici clorurati sono essenzialmente di origine antropica. In particolare la loro


immissione nell’ambiente è dovuta sia ad attività industriali (settori farmaceutico,
cosmetico, automobilistico, ecc.), sia a pratiche agricole.

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1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

1.7 Sostanze rimovibili con barriere reattive permeabili a ferro zero-valente


L’impiego di metalli zero-valenti, e in particolare del ferro, nelle barriere reattive
permeabili, è una tecnologia di trattamento ormai consolidata per la rimozione di alcuni
contaminanti organici e inorganici dalle acque di falda. Tale tecnologia si è rivelata
particolarmente efficacie nel caso di inquinamento dovuto alla presenza di solventi clorurati,
e secondariamente, di metalli pesanti in traccia.
Tuttavia vi sono dei composti per i quali il trattamento non risulta efficacie, fra i quali i
BTEX, gli idrocarburi petroliferi e alcuni composti alifatici clorurati.
Tabella 1.1 – Trattabilità dei contaminanti mediante PRB a ferro zero-valente (Fonte:

Composti organici Composti inorganici

Contaminanti trattabili mediante barriere reattive permeabili a ferro zero-valente


Metani: Metalli in traccia:
Tetraclorometano; triclorometano; Tribromometano
Cromo; Nickel; Uranio;
Etani: Tecnezio; Ferro;
Esacloroetano; 1,1,2,2-tetracloroetano; 1,1,1,2- Manganese; Selenio;
tetracloroetano; 1,1,1-tricloroetano; 1,1,2 tricloroetano; Rame; Cobalto; Cadmio;
1,1-dicloroetano; 1,2-dibromoetano Zinco
Eteni:
Tetracloroetene; Tricloroetene; Cis-1,2-dicloroetene;
Trans-1,2-dicloroetene; 1,1-dicloroetene; Cloruro di vinile
Contaminanti anionici:
Propani:
1,2,3-tricloropropano; 1,2-dicloropropano Solfati; Nitrati; Fosfati;
Arsenico
Altri:
Esaclorobutadiene; Freon 11; Freno 113; N-
nitrosodimetilammina; Lindano
Contaminanti NON trattabili mediante barriere reattive permeabili a ferro zero-valente
Diclorometano
1,2-dicloroetano
Cloroetano Cloro
Clorometano Perclorato
BTEX
Idrocarburi petroliferi
Contaminanti di cui non è nota la trattabilità mediante ferro zero-valente
Clorobenzeni
Clorofenoli
Mercurio
Alcuni pesticidi
PCB

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1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

1.8 Meccanismi di degradazione dei contaminanti mediante ferro zero-valente


Il ferro è caratterizzato da tre possibili stati di ossidazione: 0, +2 e +3; avendo un basso
potenziale redox (Eh = -0,44) tende ad essere rapidamente ossidato secondo la relazione:

Fe0 → Fe2+ + 2𝑒𝑒 −

I solventi clorurati vengono rimossi dall’acqua di falda attraverso una serie di reazioni di
ossido-riduzione, le quali riducono le sostanze alogenate a idrocarburi mediante
l’eliminazione di ioni cloruro. Sono state osservate tre principali reazioni di riduzione dei
contaminanti clorurati nel sistema Fe0 -H2 O :

1. la riduzione è provocata dal ferro metallico Fe0 , il quale si ossida cedendo due
elettroni alla sostanza clorurata adsorbita su di esso:
Fe0 + RCl + H + → Fe2+ + RH + Cl- ;
2. la riduzione è provocata dagli stessi ioni Fe2+ (ioni ferrosi) prodotti dall’ossidazione
del ferro metallico; essi si ossidano ulteriormente a ioni ferrici Fe3+ :
2Fe2+ + RCl+H + → 2Fe3+ + RH + Cl- ;
3. la riduzione avviene anche per trasferimento di elettroni dall’idrogeno, prodotto dalla
corrosione del ferro da parte dell’acqua, alla sostanza clorurata:
H2 + RCl → RH + H + + Cl- .

Il maggior contributo alla degradazione dei contaminanti descritti è dato dal primo
meccanismo di reazione. Secondo quanto visto, il processo dovrebbe dare luogo ad una serie
di reazioni a catena con la progressiva declorurazione dei contaminanti, fino alla formazione
di alcani e alcheni. Tuttavia è stata notata, in ogni caso, la permanenza in soluzione di
prodotti derivanti da una degradazione incompleta dei solventi clorurati, e la formazione di
composti che non seguono lo schema descritto. Ad esempio, nella degradazione del
tetracloroetilene (PCE) e del tricloroetilene (TCE), si rileva, oltre che etene ed etano anche
la formazione di acetilene, non previsto dalla teoria precedente.
Si è giunti alla conclusione che esistano due principali meccanismi di degradazione (Fig.):

a) idrogenolisi sequenziale (vista sopra): due elettroni e uno ione idrogeno attaccano la
molecola di solvente provocando l’eliminazione di uno ione cloruro e la formazione
di un prodotto a minor grado di sostituzione;
b) β-eliminazione riduttiva: due elettroni vengono trasferiti dal ferro all’etene clorurato
provocando la perdita di due atomi di cloro dalla molecola sotto forma di ioni e la

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1 Generalità sulle barriere reattive permeabili

formazione di un triplo legame. Il prodotto intermedio (cloroacetilene e acetilene)


che si forma viene velocemente trasformato per idrogeno lisi ed infine idrogenato.

Figura 1.9 – Percorsi principali di degradazione del TCE in una barriera reattiva permeabile
a ferro zero-valente

Nonostante diversi studi abbiano confermato che la β-eliminazione risulta essere il


meccanismo predominante e che l’idrogenolisi sequenziale contribuisca in modo
significativo alla degradazione di tali solventi rimane ancora inspiegato il motivo per cui i
bilanci di massa del C e del Cl- non si chiudano in parità nelle fasi sperimentali.
È inoltre importante sottolineare che i fenomeni di degradazione provocano sempre una
parziale modificazione delle caratteristiche chimiche della falda; in questo caso si ha:
• aumento del pH dovuto alla corrosione del ferro da parte di acqua e ossigeno
disciolto, che porta alla formazione di ioni ossidrili:
• diminuzione del potenziale redox all’interno del materiale reagente a causa della
reazione di ossidazione del ferro.

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 15


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

Il processo che porta alla realizzazione e all’entrata in funzione di una barriera reattiva
permeabile è costituito da una serie di passaggi (figura 2.1), ognuno dei quali risulta
fondamentale per il raggiungimento del risultato desiderato,

Caratterizzazione del sito e della contaminazione

Prove di laboratorio

Dimensionamento

Realizzazione

Monitoraggio
Figura 2.1 – Le fasi della progettazione delle PRBs

2.1 Caratterizzazione del sito e della contaminazione


La prima fase consiste nella determinazione delle caratteristiche del sito contaminato. La
buona riuscita dell’intera progettazione è strettamente dipendente da questa fase; se infatti,
da un lato, un’approfondita caratterizzazione del sito può richiedere un elevato dispendio di
risorse, dall’altro è indubbio il vantaggio che se ne trae nelle successive fasi progettuali.
Per quanto riguarda il sito, devono essere ricavate le seguenti informazioni:
• Assetto stratigrafico: utile per mettere in evidenza eventuali disomogeneità
dell’acquifero, quali presenza di lenti argillose, livelli consolidati o zone fessurate
che potrebbero creare una diversione delle linee di flusso o percorsi preferenziali
alla migrazione del pennacchio inquinante;
• Geometria dell’acquifero: devono essere determinate profondità e spessore del
bottom impermeabile nel quale, per evitare fenomeni di underflow viene immorsata
la barriera permeabile;
• Piezometria: uno studio per un periodo sufficientemente lungo della piezometria
locale per valutare le escursioni dei livelli della falda e le variazioni della direzione
di deflusso, che potrebbero causare fenomeni di aggiramento della barriera;

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 16


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

• Parametri idrodinamici del sistema acquifero: i valori di conducibilità idraulica e


di porosità efficace ricavati da prove in situ, servono per calcolare la velocità di
filtrazione dell’acqua nell’acquifero;
• Parametri geotecnici: indispensabili per progettare lo scavo della barriera.
Per quanto riguarda la concentrazione invece, le indagini da effettuare devono portare
all’individuazione della tipologia di sostanze presenti e delle loro proprietà (proprietà
chimico-fisiche, tossicità, mobilità, persistenza nelle matrici, ecc..), oltre alla loro
distribuzione spaziale nell’acquifero.
Sulla base di questi dati, deve essere elaborato un modello concettuale del sito contaminato
che ben descriva la realtà e la possibile evoluzione della contaminazione, tale da costituire
un solido punto di partenza per il dimensionamento dell’intervento.

2.2 Prove di laboratorio


Individuate le caratteristiche del sito, risulta necessario determinare, tramite prove di
laboratorio, una serie di parametri, tra i quali il materiale reattivo da utilizzare, le cinetiche
di degradazione dei contaminanti e la durabilità della barriera.

2.2.1 Determinazione delle cinetiche di degradazione dei contaminanti


Le prove di laboratorio per determinare le cinetiche di degradazione possono essere
condotte:
• In discontinuo (batch);
• In continuo (in colonna).
La modalità in batch studia l’andamento delle concentrazioni in un reattore chiuso e in
continua agitazione. Le prove in batch presentano alcuni vantaggi quali la velocità di
esecuzione, la semplicità e l’economicità della realizzazione. D’altra parte gli svantaggi
derivano dal fatto che una reazione in un reattore chiuso modifica i meccanismi di trasporto
propri di una falda; inoltre i rapporti tra materiale reagente e soluzione sono in genere
inferiori rispetto a quelli raggiunti con prove in colonna o nelle applicazioni in campo. Per
questo motivo esse sono utilizzate per lo più nelle fasi preliminari dello studio.
Le prove in colonna offrono la possibilità di determinare le cinetiche di degradazione più
prossime a quelle reali. Tali prove sono più onerose di quelle in batch ma conducono a
risultati più realistici e forniscono maggiori informazioni relativamente alla durata e alle
prestazioni di una barriera. Infatti è possibile effettuare campionamenti lungo il profilo della

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 17


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

colonna per analizzare l’andamento delle concentrazioni dei contaminantii o le variazioni


di parametri quali il pH e il potenziale redox.
Per estendere la validità delle prove in campo reale, è necessario applicare alcuni fattori
correttivi quali la temperatura (l’acqua di falda presenta generalmente un temperatura
variabile tra i 10 e 15 °C) e la densità di bulk per determinare le cinetiche di reazione.

Figura 2.2 – Schema di una prova in colonna

2.2.2 Determinazione della longevità della barriera e prove ausiliarie


Le prove in colonna descritte permettono di valutare la longevità di una barriera reattiva
permeabile utilizzando velocità di flusso superiori a quelle misurate nella realtà. Ciò
comporta, però, una difficoltà di interpretazione dei risultati a causa del differente regime
fluidodinamico imposto.
Nel caso di una barriera a ferro zero-valente la diminuzione della funzionalità è legata, non
solo all’ossidazione del ferro, ma anche ad un aumento del pH. Infatti le reazioni di
dealogenazione generano ioni OH- che causano la formazione di precipitati riducendo la
reattività del materiale.
E’ possibile, inoltre, determinare parametri aggiuntivi utili alla completezza dei dati per la
realizzazione di una barriera. Tra questi si ricordano:
• conducibilità idraulica e porosità del materiale: sono parametri utilizzati nei
modelli di calcolo per determinare il tempo di permanenza in una barriera;

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 18


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

• superficie specifica: parametro fondamentale per determinare le cinetiche di


degradazione dei contaminanti.

2.3 Dimensionamento di una barriera reattiva permeabile


Il dimensionamento della barriera, e in particolare del gate reattivo, è il passaggio principale
dell’interno processo. In fase di progettazione occorre considerare tutti i fenomeni di
avvezione, dispersione idrodinamica, adsorbimento sulle matrici solide e degradazione a
catena dei contaminanti, su un dominio tridimensionale e in regime transitorio. A tal fine
deve essere risolto un sistema di equazioni differenziali alle derivate parziali, costituito dalle
equazioni di avvezione/dispersione dei singoli contaminanti, aventi la forma:
𝑖𝑖−1 𝑛𝑛
𝜕𝜕𝐶𝐶𝑖𝑖 𝜕𝜕𝐶𝐶𝑖𝑖 𝜕𝜕 2 𝐶𝐶𝑖𝑖 𝜕𝜕 2 𝐶𝐶𝑖𝑖 𝜕𝜕 2 𝐶𝐶𝑖𝑖
𝑅𝑅𝑖𝑖 + 𝑣𝑣𝑒𝑒 − 𝐷𝐷𝑥𝑥 − 𝐷𝐷𝑦𝑦 − 𝐷𝐷𝑧𝑧 = � 𝑦𝑦𝑖𝑖/𝑗𝑗 𝜆𝜆𝑗𝑗 𝐶𝐶𝑗𝑗 − 𝜆𝜆𝑖𝑖 𝐶𝐶𝑖𝑖 + � 𝑦𝑦𝑖𝑖/𝑗𝑗 𝜆𝜆𝑗𝑗 𝐶𝐶𝑗𝑗 ,
𝜕𝜕𝜕𝜕 𝜕𝜕𝜕𝜕 𝜕𝜕𝑥𝑥 2 𝜕𝜕𝑦𝑦 2 𝜕𝜕𝑧𝑧 2
𝑗𝑗=1 𝑗𝑗=𝑖𝑖+1

dove:
o 𝑅𝑅𝑖𝑖 è il fattore di ritardo;
o 𝐶𝐶𝑖𝑖 è la concentrazione della specie i-esima;
o 𝑦𝑦𝑖𝑖/𝑗𝑗 è il fattore di resa, che descrive la massa della specie i prodotta dalla specie j
(reazioni a catena);
o 𝜆𝜆𝑖𝑖 è il tasso di degradazione della specie i-esima;
o 𝐷𝐷𝑥𝑥 , 𝐷𝐷𝑦𝑦 , 𝐷𝐷𝑧𝑧 sono i coefficienti di dispersione idrodinamica;
o 𝑛𝑛 è il numero totale delle sostanze coinvolte nel processo di degradazione a catena.
Per la risoluzione di tale sistema risulta necessaria l’implementazione di appositi codici di
calcolo alle differenze finite o agli elementi finiti, attraverso i quali si possono effettuare
delle simulazioni di flusso e di trasporto dei contaminanti.
I modelli di flusso permettono di simulare il comportamento ideodinamico dell’aera in
esame tenendo conto della presenza della barriera, mentre i modelli di trasporto dei
contaminanti permettono di studiare i processi di degradazione delle sostanze inquinanti che
avvengono all’interno della barriera. Attraverso tali modellazioni di flusso e di trasporto, si
possono determinare:
• la localizzazione e la configurazione ideale della barriera in relazione al deflusso
sotterraneo e alla disposizione del plume inquinato;
• le dimensioni della cella reattiva tali da ottenere i risultati desiderati in termini di
degradazione dei contaminanti (spessore) e tali da impedire fenomeni di underflow,
overflow e aggiramento della barriera (sezione trasversale);

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 19


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

• la velocità dell’acqua all’interno della barriera, e quindi il tempo di residenza


idraulico;
• il volume del materiale di riempimento della barriera;
• la localizzazione opportuna dei punti di monitoraggio.
Tuttavia spesso, in fase di progettazione preliminare, può essere fatto uno studio più
speditivo per determinare le dimensioni della cella reattiva, considerando il fenomeno
unidimensionale e trascurando i fenomeni di adsorbimento, dispersione e degradazione a
catena degli inquinanti. In regime transitorio, l’equazione di avvezione/dispersione per il
singolo contaminante diventa:
𝜕𝜕𝜕𝜕 𝜕𝜕𝜕𝜕
= −𝑣𝑣𝑒𝑒,𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔 − 𝜆𝜆𝜆𝜆 ,
𝜕𝜕𝜕𝜕 𝜕𝜕𝜕𝜕
dove 𝑣𝑣𝑒𝑒,𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔 è la velocità del flusso all’interno del gate. In regime stazionario l’equazione
diventa:
𝜕𝜕𝜕𝜕
𝑣𝑣𝑒𝑒,𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔 = −𝜆𝜆𝜆𝜆 ,
𝜕𝜕𝜕𝜕
che risolta esprime l’andamento della concentrazione all’interno della barriera in funzione
dello spazio:
𝑥𝑥
−𝜆𝜆
𝑣𝑣𝑒𝑒,𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔
𝐶𝐶 = 𝐶𝐶𝑖𝑖𝑖𝑖 𝑒𝑒𝑒𝑒𝑒𝑒 .
Fissata la concentrazione in uscita, è possibile calcolare lo spessore della barriera:
𝑣𝑣𝑒𝑒,𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔 𝐶𝐶𝑜𝑜𝑜𝑜𝑜𝑜
𝑆𝑆 = − ln � �,
𝜆𝜆 𝐶𝐶𝑖𝑖𝑖𝑖
e di conseguenza il tempo di residenza dell’acqua all’interno della barriera:
𝑆𝑆 1 𝐶𝐶𝑜𝑜𝑜𝑜𝑜𝑜
𝑡𝑡𝑝𝑝 = = − ln � �.
𝑣𝑣𝑒𝑒,𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔 𝜆𝜆 𝐶𝐶𝑖𝑖𝑖𝑖

La velocità effettiva all’interno del gate 𝑣𝑣𝑒𝑒,𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔 può essere espressa in funzione di quella
dell’acquifero, secondo la relazione:
𝑣𝑣𝑒𝑒,𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓 𝑛𝑛𝑒𝑒
𝑣𝑣𝑒𝑒,𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔𝑔 = ,
𝜀𝜀
con 𝑛𝑛𝑒𝑒 e 𝜀𝜀 rappresentano la porosità efficace del sistema acquifero e del gate reattivo. In
questo modo è possibile riscrivere la relazione per il calcolo dello spessore della barriera:
𝑣𝑣𝑒𝑒,𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓𝑓 𝑛𝑛𝑒𝑒 𝐶𝐶𝑜𝑜𝑜𝑜𝑜𝑜 𝑘𝑘𝑘𝑘 𝐶𝐶𝑜𝑜𝑜𝑜𝑜𝑜
𝑆𝑆 = − ln � � = − ln � �,
𝜆𝜆𝜆𝜆 𝐶𝐶𝑖𝑖𝑖𝑖 𝜆𝜆𝜆𝜆 𝐶𝐶𝑖𝑖𝑖𝑖
Dove k è la conducibilità idraulica dell’acquifero e i il gradiente idraulico.

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 20


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

2.4 Realizzazione delle barriere reattive permeabili


Le tecnologie da utilizzare per la realizzazione dello scavo (e quindi della barriera) sono
molteplici, e la scelta di quella più adatta per il caso in esame deve essere fatta, di volta in
volta, considerando una serie di fattori, primo dei quali la profondità dello scavo. Infatti le
dimensioni della barriera devono essere tali da garantire, al variare delle condizioni di flusso
e in presenza di oscillazioni del livello della falda, il completo intercettamento del plume
inquinato. Nel caso particolare in cui non tutto lo spessore saturo risulti contaminato, è
possibile intervenire con una barriera sospesa, limitando la profondità dello scavo alla parte
superficiale dell’acquifero. Se invece la contaminazione coinvolge anche gli strati più
profondi della falda, la barriera deve essere immorsata sul fondo dell’acquifero, nello strato
a bassa permeabilità. Quanto detto risulta fondamentale per scongiurare i già citati fenomeni
di aggiramento della barriera da parte del pennacchio inquinato. Risulta evidente che,
all’aumentare della profondità alla quale deve essere posizionata la barriera, aumentano le
difficoltà per la realizzazione e il sostegno dello scavo, e , di conseguenza, i relativi costi.
La scelta della modalità di scavo dipende poi anche dalle caratteristiche geotecniche del
terreno presente in sito, che devono essere determinate attraverso una serie di prove in sito
(prove penetrometriche, prove di carico su piastra, ecc..) e di laboratorio; sulla base di
queste, si devono studiare opportune miscele di fanghi che permettano il sostegno delle
pareti dello scavo. Il materiale di risulta dagli scavi deve essere opportunamente smaltito o
trattato in impianti off-site o on-site dedicati.
Inoltre non devono essere trascurati importanti fattori quali l’accessibilità del sito e lo spazio
per l’allestimento del cantiere, dal momento che i mezzi utilizzati negli scavi hanno un
ingombro non trascurabile.
Infin, anche i costi hanno un ruolo importante nella scelta della tecnica di scavo, e dovranno
essere valutati attentamente.

2.4.1 Tecniche tradizionali per la realizzazione dello scavo


Le tecniche tradizionali utilizzate per la realizzazione del gate reattivo sono:
• tecniche di scavo convenzionali;
• trincee continue mediante fresatura;
• tecniche di scavo mediante manufatto scatolare (cassone);
• installazione mediante mandrino.

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 21


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

Figura 2.37- Scavo per mezzo di escavatore a braccio rovescio

Le tecniche di scavo convenzionali consistono nell’utilizzo di escavatori a braccio rovescio


o benne per la realizzazione delle trincee. Per garantire la stabilità dello scavo in fase di
costruzione possono essere utilizzate delle palancole lungo il perimetro della trincea o, in
alternativa, è possibile riempire lo scavo con fanghi composti da biopolimeri che vengono
in seguito biodegradati senza modificare le caratteristiche della cella. La profondità massima
raggiungibile con questa tecnica è dell’ordine di 40-50 m.
Lo scavo di trincee continue mediante fresatura prevede l’utilizzo, appunto, di frese
meccaniche, capaci di realizzare trincee di spessore compreso tra i 30 e i 60 cm, con una
profondità intorno ai 10-15 m. La cella viene immediatamente riempita con il materiale
reattivo o da uno strato di HDPE per garantirne l’impermeabilità.

Figura 2.4 – Realizzazione della trincea per fresatura

In certi casi, al fine di stabilizzare le pareti del foro, può essere inserito nel terreno un
cassone, generalmente di forma cilindrica e con diametro intorno ai 2 m. Inserito il cassone,
è possibile rimuovere il materiale all’interno di esso, e sostituirlo con il materiale reattivo.
Questa tecnica è generalmente economica, ma la profondità di scavo non supera i 15 m.

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 22


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

Figura 2.5 – Inserimento del cassone cilindrico nel terreno

L’installazione mediante mandrino è simile a quella mediante cassone o palancole, in quanto


consiste nell’utilizzare una struttura esterna per il sostegno del foro. La differenza consiste
nel fatto che stavolta non vengono usati escavatori per l’asportazione del terreno, ma questo
è estratto inserendo un tubo cavo dotato di scarpa tagliente a perdere. Una volta realizzato il
foro, si inserisce il materiale di riempimento e si procede all’estrazione della tubazione.

Figura 2.6 – Installazione mediante mandrino

2.4.2 Tecniche innovative per la realizzazione dello scavo


Queste tecniche non richiedono lo scavo di trincee e consentono di raggiungere, a fronte di
costi più elevati, profondità maggiori rispetto alle tecniche tradizionali. Le principali sono:
• jetting: tale tecnica utilizza l’effetto di getti fluidi in pressione ad altissima velocità
per disgregare il terreno e miscelarlo o anche sostituirlo parzialmente con un fluido

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 23


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

stabilizzante formato da una miscela cementizia (acqua-cemento, cemento-


bentonite, etc.);
• hidraulic fracturing: prevede anzitutto la perforazione di pozzi di iniezione lungo il
profilo della barriera da realizzare, all’interno dei quali viene pompata una miscela
gelatinosa fratturante (acqua-gomma guar) impiegata come un fluido di
frantumazione per separare il terreno. Le fratture, una volta aperte e propagatesi
verticalmente rispetto al foro, vengono riempite con una seconda miscela di
materiale reattivo, costituita solitamente da ferro in polvere, acqua e un gel
biodegradabile. La viscosità del gel consente al ferro granulare di restare in
sospensione durante le fasi esecutive; una volta degradato, il gel lascia le fratture
completamente riempite di materiale reattivo;
• deep soil mixing: prevede la perforazione del terreno tramite un sistema multiplo di
alberi rotanti cavi (generalmente tre) e successivamente, mediante pale ad elica
solidali al sistema, il mescolamento del terreno con una miscela introdotta,
simultaneamente al mescolamento, attraverso l‘albero cavo. Iterando le volte
necessarie la sequenza esecutiva è possibile ottenere una barriera continua formata
da una serie di colonne circolari contigue. L’applicazione del deep soil mixing non
comporta dunque la sostituzione del suolo con il materiale reattivo, ma la creazione
di colonne circolari costituite in parte da materiale reattivo e in parte da suolo.

2.5 Monitoraggio
Realizzata l’opera, è importante effettuare controlli mirati a verificare il corretto
funzionamento della barriera reattiva; in particolare occorre verificare:
• la cattura del plume da parte della barriera come da progetto (per evitare i fenomeni
di bypass del flusso come underflow, overflow e aggiramento laterale della
barriera);
• l’efficienza di trattamento dei contaminanti presenti;
• il rispetto dei parametri progettuali fondamentali per la rimozione degli inquinanti,
come il tempo di residenza dei contaminanti all’interno della barriera;
• il funzionamento della barriera a lungo termine mediante monitoraggio (longevità).
A tale scopo si effettua una campagna di monitoraggio mediante dei pozzi, disposti nella
trincea prima dell’inserimento del materiale reattivo in posizioni diverse a seconda di ciò
che si vuole monitorare: ai lati della barriera o dei funnel per monitorare fenomeni di bypass

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 24


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

laterale, all’interno e in uscita della cella reattiva per verificare la presenza di fenomeni di
underflow e overflow, a monte e a valle delle barriere di funnel per controllare la perfetta
tenuta impermeabile di tali barriere, in entrata e in uscita della barriera per monitorare l’
abbattimento delle concentrazioni dei contaminati.
I campionamenti devono avvenire con cadenza mensile nei mesi immediatamente
successivi all’installazione, per poi dilatarsi progressivamente nel tempo (generalmente con
frequenza trimestrale).

Figura 2.78 – Differenti configurazioni dei pozzi di


monitoraggio

2.6 Stima dei costi di installazione


I costi di installazione delle barriere reattive permeabili dipendono strettamente dalla
geologia del sito, dalle dimensioni della barriera da realizzare, dalla tipologia di mezzi
impiegati e dai tempi di lavoro richiesti. I costi relativi all’installazione delle barriere
permeabili possono essere suddivisi in due categorie: costi di investimento o di capitale,
costi di esercizio e di manutenzione.
I costi di investimento consistono in:
• costi del materiale reattivo;
• costi di installazione;
• costi per il trattamento e/o lo smaltimento dei terreni di risulta e per il ripristino
ambientale del sito.

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 25


2 Il progetto delle barriere reattive permeabili

Tra tutti i materiali utilizzati nelle barriere, il ferro granulare è quello più economico; la
quantità di ferro necessaria dipende dalla concentrazione iniziale di inquinante, dai tempi di
residenza necessari per conseguire gli obiettivi di bonifica prefissati, dalla velocità delle
acque sotterranee, dall’estensione del plume e dalla profondità del substrato impermeabile.
I costi di investimento e di manutenzione, invece, possono essere scomposti in:
• costi di monitoraggio a breve e a lungo termine;
• costi di manutenzione periodica.
I costi di una barriera reattiva permeabile, se paragonati con quelli del pump and treat, sono
molto bassi in quanto non sono richieste spese energetiche né frequenti interventi di
manutenzione, data la longevità (5-10 anni per il Fe0) del materiale reattivo. A supporto di
quanto detto, si riportano in figura i costi di realizzazione di una barriera reattiva realizzata
per la bonifica di un sito contaminato da TCE (Allen Bradley in New Jersey, 1998),
confrontati con una stima dei costi nel caso in cui fosse stata adottata la tecnologia del pump
and treat.
Come emerge dai dati in tabella 2.8, le barriere permeabili reattive offrono, a fronte di un
maggior investimento iniziale, un notevole risparmio in termini di spese annuali di esercizio,
risultando una valida alternativa rispetto alle tecnologie di bonifica tradizionali.

Figura 2.8 – Confronto dei costi fra barriere reattive e pump and treat

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 26


3 Caso di studio

3 Caso di studio
Il caso di studio riportato si riferisce alla prima barriera reattiva permeabile costruita in
Italia. Questa consiste in una barriera a trincea continua e a ferro zero-valente, ed è stata
realizzata nel 2005 ad Avigliana, in provincia di Torino, per la bonifica di un sito
contaminato da solventi clorurati.

3.1 Inquadramento e caratterizzazione del sito


Il sito si trova, come detto, in provincia di Torino, nelle immediate vicinanze del fiume Dora
Riparia; questi, prima dell’intervento, era utilizzato come area di smaltimento e di
stoccaggio di notevoli quantità di materiali provenienti da attività di lavorazione meccanica
e di fonderia.

Figura 3.1 – Inquadramento del sito.1: vecchia discarica non impermeabilizzata per
terre esauste e rifiuti di fonderia. 2: Vasca in cls utilizzata come discarica per morchie
di lavorazione. 3: discarica impermeabilizzata. 4: discarica per inerti divisa in due
settori. 5: area utilizzata per lo stoccaggio di terre esauste di fonderia.

L’assetto litostratigrafico, ricostruito mediante numerosi sondaggi, è costituito a partire dal


piano campagna, da:

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 27


3 Caso di studio

• un primo livello costituito da una copertura vegetale e da materiali di riporto, con


spessore variabile fra 1 e 8 m;
• un intervallo ghiaioso-sabbioso che si incontra fino alla profondità di 7-10 m,
all’interno del quale si riscontra in maniera discontinua, un livello limoso con
spessore compreso fra 0,3 e 1,8 m;
• una sequenza sabbiosa-limosa, nella quale la frazione limosa aumenta con la
profondità, che arriva fino a 20 m di profondità:
• un livello argilloso-limoso, che costituisce il substrato impermeabile della falda.
Lo spessore saturo della falda oscilla fra i 9 e gli 11m, riducendosi progressivamente verso
il fiume Dora Riparia, che costituisce l’asse drenante dell’acquifero superficiale; la
direzione di deflusso della falda è quindi SW-NE.
Tabella 3.1 – Valori medi dei parametri idrogeologici caratterizzanti l’acquifero superficiale
Spessore saturo Conducibilità idraulica Porosità efficace Gradiente idraulico
10 m 1,8 ∙ 10−4 ms −1 0,2 0,011

Per quanto riguarda la caratterizzazione della contaminazione, sono stati effettuati prelievi
di suolo, gas interstiziale e acqua di falda in corrispondenza di numerosi punti. I risultati
hanno evidenziato, in falda, la presenza di due plume contaminati caratterizzati dalla
presenza di solventi clorurati in concentrazioni superiori a quelle limite stabilite dal D.M.
471/99. I contaminanti presenti in concentrazioni più elevate sono risultati essere il
percloroetilene, il tricloroetilene ed i relativi sottoprodotti di biodegradazione. Anche nelle
matrici ambientali suolo e sottosuolo è stata riscontrata la presenza di solventi clorurati, ma
a concentrazioni inferiori a quelle limite di legge.

3.2 Dimensionamento della barriera


3.2.1 Localizzazione e caratteristiche della barriera
La configurazione adottata per l’intervento in questione è quella di una barriera a ferro zero-
valente a trincea continua; tale configurazione garantisce un’interferenza trascurabile sul
deflusso naturale della falda e permette di limitare i costi di installazione.
Sulla base della caratterizzazione del sito, delle simulazioni di flusso effettuate e degli
obbiettivi prestabiliti della bonifica, è stata adottata una barriera della lunghezza di 120 m
suddivisa in 12 pannelli di 10 m di lunghezza ciascuno. Questa risulta innestata nella
formazione limosa-argillosa che costituisce il bottom della falda per un’altezza di almeno

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 28


3 Caso di studio

60 cm; a partire da qui, la barriera si estende fino alla massima quota di escursione della
falda, con un’ altezza del tratto riempito dal ferro zero-valente compresa fra 9 e 11 m.
Infine lo spessore della barriera è pari a 60 cm.
L’ubicazione della barriera è stata individuata in modo tale che essa sia disposta:
• in direzione ortogonale alle linee di flusso, in modo da minimizzarne la lunghezza;
• in una posizione la più a valle possibile nel senso del deflusso minimo sotterraneo,
in modo da garantire l’intercettazione di tutte le sorgenti contaminanti;
• in una posizione tale da non dover intaccare, con lo scavo, l’impermeabilizzazione
delle discariche limitrofe.

Figura 3.29 – Configurazione e posizionamento della barriera

3.2.2 Quadro della bonifica e dimensionamento dello spessore


Gli obiettivi della bonifica sono stati individuati, attraverso un’analisi di rischio sito
specifica di terzo livello, nel raggiungimento di una concentrazione a valle della barriera
pari a 30 µg/l come totale dei solventi clorurati cancerogeni.
Per determinare le cinetiche di degradazione dei contaminanti clorurati presenti in falda,
mediante ferro zero-valente, è stato effettuato un test in colonna, utilizzando acqua di falda
prelevata da un piezometro posto in prossimità della traccia della barriera, ulteriormente

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 29


3 Caso di studio

contaminata in laboratorio, in modo da presentare concentrazioni sufficientemente elevate


da poter essere monitorate durante l’attraversamento della colonna.
L’andamento dei profili di concentrazione ottenuti all’interno della colonna dopo 60 giorni,
ovvero a seguito del raggiungimento di condizioni quasi stazionarie, ha permesso di
determinare le cinetiche di degradazione per i composti alifatici clorurati analizzati, secondo
un modello del primo ordine del tipo:
𝑑𝑑𝑑𝑑
= −𝜆𝜆𝜆𝜆 .
𝑑𝑑𝑑𝑑
Note le cinetiche, si sono potute calcolare le concentrazioni in uscita dal sistema,
schematizzato come un reattore PFR con cinetiche del primo ordine:
𝐶𝐶𝑜𝑜𝑜𝑜𝑜𝑜 = 𝐶𝐶𝑖𝑖𝑖𝑖 𝑒𝑒𝑒𝑒𝑒𝑒−𝜆𝜆𝜆𝜆 .
Le concentrazioni in ingresso alla barriera, usate per il dimensionamento, sono state
calcolate come massimo storico della media tra le concentrazioni riscontrate nei due
piezometri più contaminati, mentre il tempo di permanenza è stato assunto pari a 28 h.

CLA Cin T0,5 λ Tp Cout % rimozione


Contaminante
(µg/l) (µg/l) (h) (h-1) (h) (µg/l) (Cin-Cout)/Cin
Triclorometano 0,15 0,0 0,00 28 0,000 00,00
Vinile cloruro 0,50 1,5 24,6 0,03 28 0,680 54,64
1,2 dicloroetano 3,00 10,8 0,00 28 10,800 00,00
1,1 dicloro-etilene 0,05 35,0 4,5 0,15 28 0,464 98,67
1,2 dicloropropano 0,15 0,2 61,5 0,01 28 0,109 27,11
1,1,2 tricloro-etano 0,20 0,3 0,00 28 0,300 00,00
Tricloroetilene 1,50 129.9 2,2 0,32 28 0,018 99,99
Tetracloroetilene 1,10 0,5 0,00 28 0,461 00,00
1,1 dicloroetano 810,00 0,2 0,00 28 7,150 00,00
Cis1,2 dicloro-etilene 60,00 235,0 25,2 0,03 28 108,6 53,78
Cancerogeni 10,00 178,1 0,0 28 12,8 92,8
Non cancerogeni 242,2 0,0 28 115,8 52,2
totale 420,3 0,0 28 128,6 69,4
Tabella 2.2 – Sintesi del trattamento dei contaminanti. CLA: concentrazioni limite secondo il D.M. 471/99.
T0,5 tempo di dimezzamento. Tp: tempo di permanenza dell’acqua all’interno della barriera.

Come si nota, il tempo di permanenza di 28 h permette di raggiungere una concentrazione


di sostanze cancerogene totali in uscita di 12µg/l, ben al di sotto dell’obiettivo prefissato di
30 µg/l. Lo spessore della barriera che garantisce tale tempo di residenza, nel caso di reattore
a flusso a pistone in regime stazionario, vale:

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 30


3 Caso di studio

𝑡𝑡𝑝𝑝 𝑘𝑘𝑘𝑘
𝑆𝑆 = ,
𝜀𝜀
dove S è lo spessore del ferro zero-valente ed ε la porosità dello stesso. Il risultato ottenuto
dal calcolo è uno spessore di 0,5 m, ma la barriera è stata realizzata con uno spessore di 0,60
m, per tenere conto della larghezza standard dei mezzi da scavo. L’incremento di spessore è
stato compensato realizzando una miscela ferro zero-valente (83%) sabbia (17%).

3.3 Costruzione della barriera e monitoraggio


Per la realizzazione dello scavo è stato utilizzato un escavatore a braccio rovescio,
utilizzando un fango a biopolimeri per assicurare la stabilità delle pareti fino al riempimento
con il ferro zero-valente. I biopolimeri sono composti biodegradabili che, a contatto con
l’acqua, formano una soluzione viscosa in grado di sostenere lo scavo.
Come detto in precedenza, la barriera è stata costruita per pannelli, con contemporaneità
delle fasi di scavo e riempimento.
Per quanto riguarda il monitoraggio, il sito è stato dotato di 13 pozzi di controllo, di cui 3 a
monte della barriera, 4 all’interno del gate permeabile, 4 a valle e 2 ai lati.

Figura 3.3 – barriera reattiva permeabile di Avigliana

3.4 Ripristino ambientale


In seguito alla bonifica, il sito è stato riqualificato attraverso la realizzazione di un
parcheggio auto da circa 300 posti, una pista da cross e una pista ciclabile lungo il fiume
Dora Riparia. Dal parcheggio si dirama una strada non asfaltata, non accessibile al pubblico,

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 31


3 Caso di studio

ma solamente ai mezzi specializzati, per il raggiungimento della barriera, al fine di


garantirne la manutenzione e il monitoraggio. Infine l’area di intervento è stata perimetrata
attraverso l’inserimento di filari di alberi.

Figura 10 – Ripristino ambientale del sito

3.5 Costi totali


I costi dell’opera si dividono in:
• costi per la caratterizzazione del sito e per le prove di laboratorio;
• costi per la realizzazione della barriera;
• costi per il monitoraggio.
Si riportano in tabella i costi relativi alle varie fasi.
Costi Totale
Fasi
(euro) parziali (euro)
Caratterizzazione e acquisizione dati: 90000
Rilievo plano-altimetrico e catastale 9000
Caratterizzazione litostratigrafica e idrogeologica di
40000
dettaglio
Determinazione cinetiche di degradazione mediante prove
21000
in colonna, compreso campionamento ed analisi chimiche
Studio modellistico 2000
Realizzazione della barriera: 1033333
Fornitura ferro zero-valente 678666
Fornitura biopolimeri 66300 771686
Fornitura enzimi 26520
Preparazione cantiere 29867
261647
Costruzione barriera 192000

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 32


3 Caso di studio

Produzione e gestione fanghi 39780


Eoyalties sul brevetto EnviroMetal Process 155000 155000
Monitoraggi e controlli post-operam: 100000
Costruzione ed attrezzatura piezometri 66800
Analisi di laboratorio 33200
Totale 1378333
Tabella 3.3 – Costi totali dell’opera

Conclusioni
Le barriere reattive permeabili rappresentano quindi una valida tecnologia per il trattamento
delle falde contaminate. Come visto infatti, il loro raggio d’azione è molto ampio, in quanto
al variare del materiale reagente di cui sono costituite, possono essere utilizzate per
l’abbattimento delle concentrazioni di diverse tipologie di contaminanti, organici e non.
Inoltre, il fatto di essere un trattamento in situ ne costituisce un altro vantaggio, in quanto
le normative vigenti privilegiano tali interventi rispetto a quelli ex situ. Inoltre i costi
complessivi, a fronte di un investimento iniziale, risultano inferiori rispetto ad altri
trattamenti di bonifica delle falde come il pump and treat.
Per tutti questi motivi il loro impiego sta trovando sempre più spazio anche in Italia, dove,
in seguito al caso di studio descritto in questa relazione, sono stati effettuati altri interventi.
Fra questi si citano le barriere a funnel and gate realizzate a Pianoro (BO), per un sito
contaminato da tetracloroetilene e tricloroetilene, e a Cento (FE), in un progetto di messa in
sicurezza operativa per un sito contaminato da solventi clorurati.

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 33


3 Caso di studio

Riferimenti

[1] L. Bonomo, Bonifica di siti contaminati - Caratterizzazione e tecnologie di


risanamento, McGraw-Hill.

[2] L. D'aprile, Barriere reattive permeabili, ISPRA.

[3] M. Maria, APPLICAZIONE DELLE BARRIERE PERMEABILI REATTIVE E


DELL’OSSIDAZIONE CHIMICA IN SITU ALLA BONIFICA DELLE ACQUE
SOTTERRANEE, ISPRA.

[4] T. Bincoletto, LE BARRIERE REATTIVE PERMEABILI: SPERIMENTAZIONI


SUL MATERIALE Cu/Al PER LA DECONTAMINAZIONE DI ACQUE DA
SOLVENTI CLORURATI, UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI TRIESTE, tesi di
dottorato, 2008.

[5] «Dispense del corso».

[6] N. Calace, M. Fratini, M. Guerra e F. Z. F. Pascarella, Manuale per le indagini


ambientali nei siti contaminati, APAT, 2006.

[7] M. Papini e M. Maione, «Prospettive di sviluppo e tecnologia innovative per la


bonifica di acque sotterranee: approccio italiano e casi di studio,» SAPIENZA
Università di Roma.

Corso di discariche e bonifica di siti contaminati 34