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LINGUISTICA 02/10/18

Riferirsi SEMPRE alla pagina del docente ARTEMIJ KEIDAN

Fa parte delle cosiddette "materie non linguistiche" nel senso che non si riferisce allo studio di
un linguaggio specifico. Un linguista, infatti, non sa necessariamente le lingue, ma studia il modo
in cui funzionano. Il linguista fa astrazioni su dati concreti a partire da strutture che prende da
lingue che non necessariamente conosce.

Glottologia e linguistica sono molto simili, quasi la stessa materia. "Glottologia" vuol dire proprio
"scienza della lingua". Il termine tedesco è Sprachwissenschaft.

Manuale unico in due volumi, uno per linguistica e uno per glottologia: Claudia A. Ciancaglini &
Artemij Keidan, Linguistica generale e storica. Per studenti di lingue orientali e classiche. Milano,
Firenze: Le Monnier, 2018. I Volume.

CAPITOLO 1 IL LINGUAGGIO
Le scienze che studiano l'uomo sono radicate bene o male tutte nella rivoluzione che opera Kant
quando dice che il vero mistero non è nel mondo intorno a noi, ma in noi stessi. Questo include
la linguistica. L'interesse per le lingue esplode nel rinascimento, in Europa. Il primo vero studio
del linguaggio in quanto scienza studiata come tale nasce all'inizio dell'800, nel 1816 con la
pubblicazione del libro di Franz Bopp "Il sistema di coniugazione comparato tra sanscrito, greco,
latino e tedesco" .

Gli inglesi stavano colonizzando l'India e scoprirono la complessità della cultura locale. Scoprono
quindi anche che il sanscrito veniva ancora studiato con grammatiche avanzate, che gli inglesi
neanche capivano. Tra le altre cose, gli indiani avevano raggiunto una conoscenza dell'apparato
fonetico umano all'avanguardia, che poi il mondo occidentale ha adottato. Si scopre anche come
il sanscrito sia parente delle lingue europee come greco, latino e tedesco. Questo colpisce gli
studiosi, e nasce la linguistica, come studio della genesi delle lingue (LINGUISTICA STORICO-
COMPARATIVA o GLOTTOLOGIA).

La linguistica studia il linguaggio, ma una definizione di linguaggio non è precisa, e la parola viene
spesso abusata. In italiano esiste una distinzione tra lingua e linguaggio, ma in inglese no, esiste
solo language, e questa distinzione spesso si perde nel mondo moderno, perché molte lingue
usano o si basano sull'inglese.

Il linguaggio è semplicemente la capacità umana che ci permette di gestire una lingua, una serie
di connessioni tra neuroni che al momento non è sondabile direttamente, che fa in modo che
possiamo avere delle lingue, che sono la rappresentazione, che possiamo studiare, di questa
capacità. C'è quindi una predisposizione ad avere una lingua, ma la sua innatezza è oggetto di
discussione.

Le lingue studiate dalla linguistica si chiamano di solito storico-naturali. Storiche perché sono o
sono state parlate in un determinato periodo temporale, e sono naturali perché si sono evolute
con il tempo, spontaneamente. Esistono lingue cosiddette "accessorie" che vengono create da
una certa autorità (persone o associazioni) per una serie di motivi, come la facilità di
apprendimento o l'uso per unire popoli diversi, come l'esperanto, che fu praticamente inventato
a tavolino da un individuo che non aveva neanche conoscenza in materia. Queste non sono
manifestazioni naturali del linguaggio, quindi la linguistica tende a non studiarle. La linguistica si
occupa quindi di lingue storiche e naturali.

Le origini del linguaggio non sono note. Esistono principalmente due ipotesi: una basata su
considerazioni di carattere anatomico. Molti studiosi non linguisti credono che il linguaggio si
basi prevalentemente sul parlare con la voce, ma i linguisti ritengono che il linguaggio abbia una
radice prettamente mentale, infatti persone che non hanno accesso all'uso della voce possono
comunque scrivere. La voce è lo strumento principale, ma non l'unico. Dal punto di vista
anatomico si pensa però che per avere un apparato fonetico simile al nostro si abbia bisogno di
una mutazione che si ritiene sia avvenuta nell'Homo Sapiens.

L'altra ipotesi colloca la comparsa del linguaggio molto più anticamente, fino a due milioni di
anni fa, ai tempi dell'homo erectus. L'ipotesi è basata su ritrovamenti che annoverano sepolture
complesse, con fiori e altri oggetti, e quindi suggeriscono una cultura. A sua volta una cultura
suggerisce parzialmente l'uso di una lingua.

Molti animali hanno metodi di comunicazione anche abbastanza complessi, come ad esempio le
api, che hanno un codice di comunicazione estremamente raffinato; riescono a comunicare ad
esempio specifichi luoghi in cui si trovano fioriture, attraverso la cosiddetta "danza delle api". E'
l'unico esempio di comunicazione simbolica non umana (che quindi però non è riservata a esseri
viventi con grande intelletto). La danza delle api consiste in una grammatica basata sui
movimenti oscillatori dell'insetto in relazione al sole: ogni movimento è preciso e viene
interpetato precisamente da ogni ape. La distanza è inversamente proporzionale alla velocità
dell'ondeggiamento, e la direzione rispetto al solo è dato dall'angolo della danza.

In un certo senso, forse non esiste una vera e propria nascita singola di un lingaggio.
Proabilmente si è evoluto e sviluppato in un periodo temporale molto lungo.

Si può parlare però di lingue attestate, ovvero lingue di cui abbiamo fonti e testimonianze scritte,
che risalgono al massimo al 3000 a.C., quindi relativamente in periodi molto recenti, con le
scritture mesopotamiche (sumerico e accadico), inizialmente dittogrammi e poi cuneiformi, i
geroglifici egiziani, e testi scritti in una scrittura da cui poi è derivata la lingua cinese moderna
(che però risalgono al massimo al 1200 a.C.). Questi sono testi che rappresentano palesemente
sistemi già funzionanti, e quindi non danno un'idea dell'origine della lingua, che forse risale
addirittura a un ulteriore migliaio di anni prima dei nostri più antichi reperti disponibili.
Le lingue indoeuropee risalgono tutte probabilmente a una protolingua da cui poi è disceso il
miceneo (antenato e prima iterazione del greco), e il sanscrito, che si datano intorno a un
migliaio di anni prima della nascita di Cristo. Periodi temporali quindi quasi insignificanti rispetto
alla nascita del linguaggio.

Un'ipotesi è che tutte le lingue del mondo derivino da un'unica protolingua, ma non abbiamo
argomenti nè a favore ne è sfavore di questa congettura, che risulta probabilmente troppo
semplicistica.

La linguistica studia anche i dialetti, che sono semplicemente altre lingue. Lingue e dialetti non
hanno molte differenze, l'una non mantiente carattestiche che l'altra perde. In alcuni casi, tra
dialetti o lingue ci sono intercomprensibilità; tutti conoscono l'italiano, ma bene o male tutti lo
storpiano in qualche sfumatura locale.

Le distinzioni vere e proprie sono più che altro politiche e pratiche: sarebbe scomodo mantenere
lingue locali in ogni città italiana, sarebbe difficile comprendersi a lunghe distanze, c'è bisogno di
un codice di comunicazione comune.

Le lingue possono essere usate (Consciamente o meno) anche come armi per combattere altre
lingue o altre etnie, è ad esempio il caso degli Ainok, completamente surclassati dal giapponese
moderno. E' però anche possibile preservare lingue locali o antiche attraverso uno sforzo di chi
parla una certa lingua moderna o popolare.

Una certa difficoltà esiste nel definire quante lingue esistanoo. Un conteggio basso conta circa
700 lingue nel mondo, un alto 7000. Un parametro sensato è definire lingua solo quei sistemi
che annoverano componimenti scritti importanti. Una cultura scritta testimonia che la lingua c'è
ed ha una forte presenza sul territorio.

Un altro parametro interessante è contare il numero di parlanti nel mondo. Ad esempio, oggi si
considera il cinese come la lingua più parlata al mondo, ma anche qui tutto è abbastanza
ambiguo, tutto cambia in base a chi conti come "parlanti" una lingua, se tutti coloro che lo sanno
anche poco, o chi nasce in un Paese dove la lingua è nativa, se consideri varietà della lingua e
quali, eccetera.

Esiste una scala di grandezza per catalogare lingue e dialetti che va d 0 a 9, in base al numero di
parlanti. A zero, una lingua scompare poiché non rimane più nessuno che la conosca di cui si ha
notizia.

Ferdinand de Saussurre è una grande figura tra i linguisti, perché fece molte scoperte tra cui
alcune che non furono neanche capite ai suoi tempi. Di fatto è il fondatore della linguistica
generale moderna, perché tiene dei corsi in cui cerca di improvvisare un metodo scientifico di
studio del linguaggio senza preoccuparsi della loro storia, ma in generale. Improvvisa queste
lezioni e non pubblica mai libri, cosa che faranno invece dei suoi allievi che fanno uscire il famoso
"Corso di linguistica generale", nel 1916.
Saussurre definisce alcuni concetti e principi base della linguistica, anche se il suo scopo era
cercare di concretizzare questa neonata scienza molto astratta, e soffriva la mancanza di una
visione d'insieme riguardo il linguaggio, tanto che arrivò ad inventarla.

Saussurre nota che praticamente tutti gli atti linguistici, cioè ad esempio i suoni delle parole,
sono diversi, e quindi si pone la domanda: "Come facciamo a capirci?". Esistono tutti i tipi di
varietà tra atti linguistici, non solo fonetici ma anche semantici, cioè di definizione delle parole.
L'attinenza delle parole al mondo circostante è completamente soggestivo, cioè una lingua non
definisce cosa è sempre vero e cosa no, e anche se si vuole comunicare un significato simile, le
frasi non saranno uguali e non vorranno intendere la stessa cosa.

In Latino esistono i casi grammaticali, cioè la parola si declina cambiando le desinenze. A un


certo punto, la m finale e la s finale cominciano a essere pronunciate in modo debole, e
cominciano a scomparire. A lungo andare, sono effettivamente scomparse e le desinenze sono
diventate tutti uguali. Questa pigrizia nel pronunciare la consonante finale ha praticamente
eliminato i casi, e quindi le declinazioni, e ha obbligato tutti a usare le preposizioni. (Del lupo
invece di Lupi).

Language (il linguaggio), Langue e Paròle sono tre livelli introdotti da Saussurre. La Langue è il
sistema linguistico, la Parole sono sue rappresentazioni, è possono variare da persona a persona.
La linguistica studia soprattuto la langue, la parole invece non è altrettanto interessante perché,
consistendo in manifestazioni concrete, possono esserci differenze di pronuncia anche banali o
casuali. Studiando il sistema, invece, si studiano i sistemi che una comunità utilizza, al contrario
degli "ideoletti", che sono i modi in cui parla una singola persona. La lingua è un elemento
sociale, ed è interessante soprattutto ciò che è condiviso dalla comunità, e non conservato dal
singolo.

La rappresentazione primaria del linguaggio è il dialogo, e tutte le grammatiche dispongono di


strumenti per facilitare il dialogo, cioè la comunicazione di concetti. Ogni atto comunicativo
attiva quello che è chiamato circuito della comunicazione: il messaggio viene elaborato dalla
mente del parlante, trasmesso attraverso la voce e ricevuto dalla mente dell'ascoltatore. Per
Saussurre quindi, perché dalla langue, astratta, si passi alla parole, pratica, basta avere due
individui, un parlante e un ascoltatore.

Per comprendere un messaggio non basta l'atto linguistico in sè, ma deve esistere e si deve
conoscere un certo contesto: culturale, situazionale e linguistico. Culturale ad esempio per
comunicare atti legati alla cultura, per esempio alle festività. Situazionale cioè che varia a
seconda della situazione appunto, cioè a dettagli particolari comuni, in cui si parla. Linguistico
(anche detto co-testo), cioè basato su un atto comunicativo precedente.

Esistono lingue in cui il contesto viene definito da particolari desinenze chiamate "topic". Nelle
due frasi "C'era una volta una principessa. Lei portava una corona d'oro" se non conosco la
prima, non posso capire chi sia il "lei" della seconda. Alcune lingue hanno un morfema apposito
per colmare questa mancanza e segnalare il contesto. Nelle lingue europee questa funzione è di
solito affidata al tono dell'atto comunicativo, ma in altre, come il giapponese, esistono morfemi
pratici appositi.