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L’enigma del passato

Ricoeur inizia trattando il problema del referente, ossia la dichiarazione di Aristotele per la quale ma
memoria è del passato, ossia se essa è fedele e se la storia è veritiera. Sul piano ontologico e grammaticale
il passato è un participio sostantivo che solo erroneamente è stato sostantivizzato come luogo di deposito
delle esperienze vissute, anche a causa dell’utilizzo di alcune metafore come quella della mente come
tavola di argilla. Ricoeur invita a non trattare il passato come sostanza e ad isolarlo dalla relazione con il
presente e il futuro.
Referente della memoria e della storia: la frase aristotelica “la memoria è del passato” mette il futuro
tra parentesi in modo da sussistere autonomamente da esso. L’eclissi del futuro riguarda soprattutto il
metodo della storia, intesa come legata alla retrospezione. Lo storico infatti non integra il rapporto del
futuro della città nell’oggetto del proprio studio, ma il suo lavoro implica tre posizioni temporali: ciò che
può divenire fatto storico, ciò che si frappone tra l’oggetto di studio e la posizione temporale dello storico
e il momento in cui la storia si scrive. Ricoeur tratta poi di una serie di enigmi relativi al passato. Il primo,
di carattere lessicale, riguarda la definizione di questi come ciò che non è più (avverbiale-negativo), oppure
come l’essente stato (verbale-positivo). Ricoeur sostiene la pari dignità di entrambe le definizioni. La
prima rende l’idea che l’oggetto del passato sia un oggetto perduto e da ragione della perdita come
categoria fondamentale del passato. È solo tramite questa esperienza che possiamo porre il reale come
essente stato. Tale dicotomia la ritroviamo anche nel secondo enigma: la presenza dell’assente come
irreale e dell’anteriore come passato. Qui l’enigma è doppio e per essere compreso dobbiamo partire dalla
metafora dell’impronta. Questa implica un soggetto che compia l’atto dell’imprimere che è altro all’origine
dell’impronta, vi è ossia un rimando all’assente, sia esso irreale o un reale passato. Il secondo livello
dell’enigma riflette invece sull’idea che l’impronta per essere tale dev’essere segno della causa che l’ha
prodotta ponendo però il problema della comparazione tra l’impronta, l’immagine, e l’oggetto impresso.
Il problema della conoscenza storica ravviva tale aporia, lasciando l’impronta o traccia aperta alla
decifrazione ma aggiungendo a questo due elementi fondamentali: l’idea di un sapere teorico preliminare
riguardo le abitudini di chi ha lasciato la traccia e il concetto di testimonianza, che introduce la prima
assente dimensione del linguaggio e fa vedere la traccia sotto l’occhio della parola del testimone che
pretende di essere creduto. Si sostituisce così il problema della somiglianza con quello della credibilità e
si sposta l’attenzione primaria dalla traccia alla testimonianza (che si guarda prima ancora che la traccia).
La testimonianza è stata raggiunta e toccata dal fatto, è stata impressa. Così l’impronta del fatto è anteriore
alla testimonianza stessa, che rimane passiva rispetto a tale imprimere. Così il problema della traccia non
si dissolve totalmente in quello della testimonianza. Si deve pertanto ammettere in conclusione la
indecidibilità dello statuto di verità-fedeltà della memoria e della storia.
Il passato e la dialettica temporale: trattare il passato separatamente conduce dunque a posizioni
incedibili a causa della possibile mancanza di affidabilità della memoria. A condurre a questo impasse è il
considerare isolato il passato, va invece trattato, così come la memoria in rapporto al oggi e al domani. Si
deve dare ragione ad Agostino e torto ad Heidegger. L’intreccio delle due posizioni sarà presentato nei
temi della impossibilità di totalizzare le tre dimensioni temporali e di equiprimordialità di queste tre
posizioni. Per il primo problema in Agostino il presente esplode in tre direzioni, ammettendo l’esistenza
di tre tempi: il presente del passato (memoria), presente del presente (visione), presente del futuro (attesa),
mentre possiamo mirare al passato e al futuro solo sulla base di “vestigia”, ossia immagini-impronta.
Heidegger invece pone il problema delle tre istanze a partire da una loro presunta unità, pregiudicata
dall’essere per la morte della futurità. L’apertura di tale futurità era preservata meglio per Ricoeur dall’idea
agostiniana di attesa. Ricoeur applica invece al futuro la polisemia proposta per l’analisi della memoria,
ossia quella che distingueva tra proprio, prossimo e lontano, applicata d’ora in poi alla triade passato,
presente e futuro. Ricoeur su questa base critica Heidegger e il suo “essere per la morte” affermando
come questa non sia un evento suscettibile di attesa o anticipazione. Utilizzando le tre categorie: nel

la seconda tra immaginazione come dotata di assenza temporale e la memoria che invece riguarda il passato. Passato. assicurando la continuità temporale della persona. La passeità nel movimento della temporalità: bisogna mettere in discussione la limitazione che la conoscenza storica deve alla propria orientazione retrospettiva. trasferendo la memoria del passato verso il futuro. ponendo come problema quello di porre in maniera diretta tempo e racconto. non è fissato una volta per tutte: l’interpretazione e il carico morale può venir appesantito oppure alleggerito. La memoria così. le domande e le ipotesi formulate. Per Ricoeur per uscire da tale dilemma è possibile limitare ad attribuire alla memoria collettiva uno statuto di concetto operativo. rivisitata dal progetto del futuro. tale legame va recuperato scindendo la memoria dal suo rapporto con l’immaginazione. colui che mi è vicino. per il quale la rappresentazione del passato influenza quella del futuro. il fatto che in essa risieda il legame della coscienza con il passato. si rimane viventi fino alla morte e non in attesa della morte. Ricoeur si preoccupa poi di elencare una serie di aporie relative al tema della memoria. il fatto che da essa dipenda il passaggio dal passato verso il futuro. che hanno la comune funzione di rendere presente ciò che è assente ma che differiscono per il legame della memoria con il tempo. La colpa obbliga. memoria. Memoria individuale e memoria collettiva: Ricoeur si chiede qui se sia legittimo parlare di memoria collettiva partendo da coloro che ne criticano la legittimità ma constatando come essa sia un concetto necessario anche se all’apparenza mal fondato. Si analizzerà dunque le categorie di colpa e debito. privandolo così di originarietà e ammettendo che solo per analogia si considera la memoria collettiva come estensione dell’individualità personale dei ricordi ad un possesso comuni dei nostri ricordi collettivi. la morte è evento. La colpa aggancia il poter-essere dell’esserci nel passato. Solo per il prossimo. Il sociologo Halbwachs ha composto però una strenua difesa della memoria collettiva. Immaginazione e memoria: la seconda aporia riguarda il rapporto tra memoria ed immaginazione. I nostri ricordi per Halbwachs sono inquadrati all’interno di racconti collettivi.proprio né la nascita è ricordo. ci offre il modello della conoscenza storica. . giudicandolo positivamente fuori dal tema dell’essere per la morte. rafforzati da eventi pubblici e celebrazioni. Per il lontano invece è valido il “si muore” dove però il “si” è impersonale equivalente all’idea di popolazione. essa è dissociata dall’idea di peccato in senso teologico al fine di restituirne al concetto l’ampiezza dovuta. Il porre la tematica in questi termini fa sì che la problematica dell’immagine cominci a occultare quella della memoria. pur non potendo modificare i fatti. storia e oblio Lo scritto riguarda la memoria come essente del tempo e come essente dell’oblio. ossia costituisce un criterio di identità in sé stessa. Ricoeur riprende sul tema il percorso di Heidegger. rivolgendosi al futuro a chiedere l’inesauribile ripresa e scrittura della storia. né la morta è attesa. il debito invece obbliga. La questione della somiglianza è per Ricoeur posta in maniera diversa se riferita all’immagine o al ricordo. Il senso del passato infatti. la prima riguarda il rapporto tra memoria individuale e collettiva. affermando come sia utilizzata spesso dai nazionalismi per creare una identità etnica ad una data identità collettiva. Il tema dell’immagine in Platone viene fin da subito associato alla nozione di “phantasma” quanto al tema dell’impronta e dunque al tema dell’oblio come cancellazione delle tracce o difetto di adeguamento dell’immagine impressa. I difensori della memoria individuale affermano come la memoria abbia tre tratti fondamentali: essere radicalmente singolare. L’osservazione fenomenologica di contro suggerisce una costituzione simultanea di memoria individuale e memoria collettiva. che opera secondo le stesse modalità di quella individuale. Il rapporto dello storico con il presente e il futuro influenza la scelta dell’oggetto di studio. fino a fare della memoria individuale un punto di vista della memoria collettiva. Ricoeur riflette sull’idea di immagine-ricordo. Quello che Ricoeur vuole qui dimostrare è che il ripercuotersi dell’orientamento verso il futuro su quello del passato è la controparte del movimento inverso. La colpa è vista come fardello che il passato fa pesare sul futuro.

La storia rompe con il discorso della memoria su tre livelli: documentario. così come coincida nella narrazione del fatto. inserendo l’altro nel romanzo famigliare. Per Todorov il problema della manipolazione può essere risolto spostando l’accento dal passato al futuro. Il lutto opera realizzando un poco alla volta gli ordini della realtà placando la libido connessa all’oggetto perduto fino a far divenire l’Io libero e disinibito. La storia è in questa concezione una scienza retrospettiva rivolta a stati di cose di cui rimangono solo tracce. È necessario dunque un lavoro di rimemorazione contrario alla coazione a ripetere. Freud formula due proposte terapeutiche. Ricoeur analizza poi la legittimità di riportare le categorie freudiane sul piano della memoria collettiva. rielaborare” parte identificando l’ostacolo principale del lavoro di interpretazione nella coazione a ripetere. alle minacce che questa riceve quand’entra in competizione con l’alterità. Il secondo riguarda di determinare il tipo di scientificità propria della storia. come arrivare al ricordo remoto tramite una catena di ricordi. La prima questione che Freud si pone è perché in alcuni pazienti si ponga la melanconia invece del lutto. esplicativo e interpretativo. Il lutto è visto come reazione alla perdita. esso è estratto da una serie di . La concezione critica della storia mette poi in guardia contro l’illusione di credere che il fatto storico coincida con ciò che è accaduto. la seconda l’analizzando. ossia alla tendenza di mettere in atto elementi dimenticati non sotto forma di ricordi ma come azioni. Da questo rapporto con il tempo e con l’assenza della cosa. Essendo la storia basata sulle fonti e queste essere fondamentalmente il racconto dei testimoni tanto l’osservazione storica quanto la critica saranno una criteriologia delle testimonianze. Nella melanconia assistiamo invece alla svalutazione del sé. Sul piano morale un buon uso di questo potere di selezione dei ricordi è il divieto dell’oblio. uno dinamico. ripetere. Gli stessi Stati sono fondati su atti di guerra legittimati a posteriori. Il fatto è il contenuto di un enunciato che mira a rappresentare l’avvenimento storico. Così il problema patologico incrocia il problema morale e politico.In Aristotele invece due sono gli approcci del richiamo alla memoria. Da questo approccio possiamo ricavare vari insegnamenti: 1) la conquista della distanza temporale e la differenziazione tra passato ancora confuso con il presente e passato nettamente a distanza mediato dall’esperienza della perdita 2) la ricerca del passato solleva una pretesa di verità che disgiunge memoria ed immaginazione. Il secondo problema riguarda invece l’abuso del lavoro della memoria e del lutto per razionalità verso uno scopo o verso un valore. La critica si occuperà di una caccia alla falsificazione e agli inganni. Ricoeur intende trattare questi temi a partire da due saggi di Freud. La manipolazione gioca qui sul carattere selettivo della memoria e sull’uso deliberato dell’oblio. Il terzo riguarda la storia come storiografia. Una giustificazione può essere data dall’oltrepassare la sfera psicanalitica di queste tematiche già in Freud. considerando una parentela tra traccia e testimonianza tale da assegnare al fenomeno storico un carattere psichico in quanto vissuto e tale da ampliare la nozione di documento oltre quello della testimonianza scritta a tutto ciò che può essere interrogato dallo storico per trovare informazioni sul passato. nell’ambito psicosociale e nella situazione storica. In relazione al tema dell’identità egli tratta delle categorie patologiche della memoria come il trauma e l’abuso. Riguardo al primo approccio Ricoeur nota che ci si ricorda senza le cose ma con il tempo. come ricordo presente nello spirito. tra abusi e traumi. Il tema della violenza è sempre presente relativamente ai temi della storia e memoria. uno statico. ossia che vi sia coincidenza tra fatto storico e fatto empirico delle scienze sperimentali. Tale problematica è strettamente connessa con quella di identità e il proprio mantenimento nel tempo. Il primo “Ricordare. come se questi due ambiti corrispondessero a diversi modi di lavoro. necessario per la costituzione di una identità individuale e collettiva. Memoria ferita e storia: la terza aporia è quella che Ricoeur chiama della memoria ferita e si ha nei momenti in cui vi sono usi della memoria in contrasto tra loro. la prima riguarda l’analista. e al ruolo che la violenza ha nella costituzione della identità collettiva. Il secondo saggio si intitola “Lutto e memoria” e tratta del binomio inscindibile di lutto e melanconia. che deve rivolgere la sua attenzione verso le manifestazioni della malattia considerandola come un avversario. Il primo considera la storia in quanto conoscenza che dipenda da fonti mirando ad una evidenza documentaria della quale dobbiamo misurare il grado di affidabilità servendoci delle fonti. all’accusa verso sé stessi che porta alla propria condanna.

Gli uomini del passato hanno dunque posto proiezioni sul futuro. Se la storia documentata si basava sulla verità come falsificazione. che però possono essere state disilluse. che impedisce il richiamo e cancella la traccia di ciò che è stato imparato. Ricoeur unisce qui la spiegazione teleologica riguardante le intenzioni con la spiegazione causale riguardante gli stati di sistema. rappresentato dall’oblio selettivo del ricordo. la ripresa di tali proiezioni. né il livello fenomenologico. Se il passato appare determinato e il futuro invece indeterminato. Ricoeur distingue poi altre due forme di oblio: passivo e attivo. L’oblio e il perdono: è necessario distinguere due livelli dell’oblio. che non può non essere senza lacune. rappresentata dall’oblio di fuga. così la storia critica deve lottare contro i pregiudizi della memoria collettiva e della memoria ufficiale. il senso del passato non è fissato una volta per tutte. Nel livello di memoria come rimemorazione. Sul terzo livello di rottura. e l’oblio immemorabile. sottolineandone quindi non l’assenza ma il suo passato di essente-stato. Heidegger stesso utilizza in questo ambito la parola “gewesenheit” per definire il passato. poiché implica una pluralità di racconti riguardanti gli stessi avvenimenti e si esercita a “raccontare altrimenti”. la memoria evoca e il ricordo ritorna. quello della storia interpretativa. ossia una strategia di evitamento volta al non indagare il passato. così come il peso morale della colpa rispetto al passato può essere alleggerito o appesantito. La memoria ha però un privilegio rispetto alla storia critica. non è compito storico ma appartiene agli uomini politici e riveste sul piano delle patologie della coscienza storica un significato terapeutico centrale nell’uso vivo e non morto delle tradizioni. un oblio dei fondamenti. un profondo concernente la memoria come conservazione del ricordo ed uno manifesto. Vi è poi la forma semi-passiva e semi-attiva. Sul secondo piano esplicativo la storia rompe con la memoria in quanto la prima vuole spiegare le cause e i motivi/ragioni del perché qualcuno ha agito in un determinato modo. agendo retroattivamente sull’apprensione del passato verso un progetto del futuro. Al livello profondo le forme dell’oblio sono ascrivibili a due opposti poli: l’oblio inesorabile. che non sono mai stati avvenimenti di cui sia possibile il ricordo ma che ci fa essere ciò che siamo. sulla memoria come funzione di richiamo e rimemorazione. Si passa poi all’oblio attivo. traducibile con “è stato”. Queste grandi narrazioni uniscono solitamente molti avvenimenti in un solo nome proprio (es. la presenza e l’assenza arrivano quindi qui ad avere un carattere fenomenologico. ossia della storia come grandi narrazioni che sfuggono alla logica della confutazione. Essa è positiva per la coscienza. ossia quello di ricollocare la storia all’interno della coscienza storica. Tale lezione della memoria rimodellata dal progetto non è inaccessibile nel lavoro dello storico che la applica nel suo trattamento al passato considerando un momento passato come un essente stato presente vissuto da persone come il presente del loro passato e del loro futuro. Tale atteggiamento risulta utile in funzione terapeutica. sul piano della spiegazione la verità dipende invece da una logica del probabile. inoltre su di essa si stagliano le modalità di selezione. L’approccio psicoanalitico trattando di un passato rimosso non riguarda però né il livello ontologico.documenti che lo stabiliscono. che ha un valore terapeutico. che in una certa forma è tipica anche dei soggetti collettivi. A livello della storia documentaria dunque i fatti storici sono verificabili o falsificabili (popperianamente) come enunciati veri o falsi a seconda dei documenti. Si tratta di un oblio che preserva e di un oblio che distrugge e tale distinzione spiega la frase heideggeriana che l’oblio renda possibile la memoria. Quello passivo corrisponde al passaggio all’atto freudiano che sostituisce il ricordo. rivoluzione francese) alimentando una identificazione forte che richiama a commemorazioni e ritualizzazioni. .