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Tipologie significative per le strutture in legno naturale e legno lamellare

INTRODUZIONE
IL LEGNO COME MATERIALE DA COSTRUZIONE
Caratteristiche e struttura del legno
Nel comparto edilizio le opere in legno possono impiegare non solo
componenti, prodotti o semilavorati in legno massiccio (o massello),
cioè come viene naturalmente prodotto nella sua massa dall’albero, ma
anche in legno ricostruito (detto pure legno ricomposto o migliorato).
Il legno è un materiale solido, naturale, organico e cellulare. Si tratta di
un composto costituito da un complesso chimico di cellulosa,
emicellulose, lignina ed estrattivi. Il legno è molto anisotropo: le fibre
sono orientate in una direzione preferenziale e perciò il materiale
reagisce alle sollecitazioni in maniera diversa in ogni direzione.
Categorie del legno
Il legno si ricava da due grandi categorie di piante note sotto il nome di
latifoglie (angiosperme) e conifere (gimnosperme, aghifoglie, resinose).

Figura 1: A sinistra Quercia / A destra Abete rosso

L’osservazione del legno ad occhio nudo mostra non soltanto differenze


tra conifere e latifoglie e tra le diverse specie, ma anche differenze in
uno stesso provino, per esempio alburno e durame, legno primaverile e
tardivo, la distribuzione dei pori, e l’aspetto del legno di reazione. Tutti
questi fenomeni sono il risultato dello sviluppo e della crescita del
tessuto legnoso. Conifere e latifoglie differiscono tra loro per il tipo di
cellule.
I fusti si formano per accumulo d’anelli, ad ognuno dei quali
corrisponde in genere, un anno di vita della pianta. Negli anelli annuali

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si può distinguere una zona chiara più tenera, corrispondente alla Accrescimento
primaverile e
stagione d’accrescimento primaverile, ed una zona più scura e autunnale
compatta, che si forma nella stagione autunnale, mentre nell’estate e
nell’inverno l’accrescimento è praticamente nullo.

Figura 2: Anelli d’accrescimento

Per le conifere la differenza tra queste due zone è molto marcata,


mentre lo è meno per le latifoglie; inoltre il fusto delle conifere è
percorso da canali che contengono la resina (essenze resinose).
Naturalmente sulla crescita della pianta influiscono il tipo di terreno,
l’altitudine, il clima della zona; di conseguenza lo spessore degli anelli
non è costante e la sezione trasversale del fusto mai perfettamente
regolare.
Il disegno seguente mostra una porzione di fusto legnoso sezionato ,da
cui si ricavano i seguenti elementi:

Figura 3: Porzione di fusto legnoso sezionato

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ZONA CORTICALE, che comprende la corteccia, il libro ed il


cambio:
1) la corteccia è la parte esterna del corpo: non ha
resistenza ed è sede di larve e parassiti pericolosi;
2) il libro è uno strato di piccolo spessore a contatto con la
corteccia ed è formato da condotti nei quali discende la
ninfa della pianta;
3) il cambio è un sottile strato formato da cellule che
elaborano i tessuti dell’alburno e del libro.

ZONA INTERNA, o LEGNO propriamente detto, che


comprende l’alburno, il durame ed il midollo:
a) l’alburno è il legno di formazione, ricco di linfa e d’amidi, di
spessore variabile a seconda dell’età e della specie della
pianta;
b) il durame è la parte più interna, più scura e perfettamente
significata;
c) il midollo è la parte centrale, di minore consistenza e
d’aspetto spugnoso.

Legno giovanile e legno di reazione


Il legno dei primi 5-20 anelli d’accrescimento (legno giovanile) di
qualsiasi sezione trasversale di un fusto mostra proprietà diverse da
quelle della parte più superficiale del fusto (legno maturo) . Pertanto il
primo mostra tipicamente resistenza e rigidezza minori e ritiro assiale
molto maggiore rispetto al normale legno maturo. Spesso il durame
contiene tutto il legno giovanile, che è caratterizzato da qualità
meccanica inferiore. Perciò, negli alberi giovani di specie a rapido
accrescimento, con alta percentuale di legno giovanile, il durame può
risultare peggiore dell’alburno. Legno di reazione
Un’albero reagisce alle forze esterne agenti sul fusto formando legno di
reazione. Le conifere sviluppano legno di compressione nelle zone
sottoposte a forte compressione, mentre le latifoglie formano legno di
tensione nelle zone sottoposte a forte trazione. Mentre la presenza di
legno di tensione è di secondaria importanza ai fini tecnici, il legno di
Legno di
compressione spesso crea problemi. Il legno di compressione appare compressione
formato da anelli più larghi e con maggiore percentuale di legno tardivo
rispetto al legno normale. Inoltre, il contrasto tra legno primaverile e
tardivo è meno netto che nel legno maturo. Il legname contente legno di
compressione è soggetto a deformazioni eccessive durante
l’essiccazione. Il legno di compressione è di norma più denso, cosicché
non si hanno riduzioni delle caratteristiche meccaniche, tuttavia allo
stato secco esso tende a rompersi in modo fragile. La maggior parte
delle regole di classificazione visuale secondo la resistenza pone
limitazioni alla qualità di legno di compressione nelle categorie di più
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alta qualità.

Inclinazione della fibratura


Alcuni alberi crescono con un orientamento delle cellule tale da far
decorrere queste ultime a spirale lungo il fusto. Questa fibratura
elicoidale è comune per certe specie legnose e rara per altre, ed è
particolarmente pronunciata negli alberi giovani. Il legname segato da
questi alberi mostra spesso una deviazione della fibratura che
pregiudica gravemente il suo impiego. In quasi tutte le regole di
classificazione visuale secondo la resistenza sono compresi limiti
all’inclinazione della fibratura; tipicamente si accetta una deviazione
pari a 1 a 5 o maggiori sono accettate per il legname di bassa qualità.

Nodi
I nodi sono parti di ramo incluse nel fusto principale dell’albero. Il
ramo laterale è collegato al midollo del fusto principale. Quando la
circonferenza del tronco aumenta, i successivi anelli d’accrescimento
ricoprono in modo continuo il fusto ed i rami: una sorta di cono di legno Nodi concresciuti
di ramo (nodi sani o concresciuti) si sviluppa all’interno del tronco.
Questi nodi sono denominati nodi aderenti perché sono concresciuti al
legno circostante. In certi punti il ramo può morire o spezzarsi. Allora i
successivi anelli d’accrescimento che ricoprono il fusto semplicemente
inglobano il mozzicone di ramo e la parte morta di quest’ultimo diventa
un nodo morto. Nodo cadente
Quest’ultimo non è concresciuto e spesso presenta la corteccia inclusa
ed è chiamato per questo nodo cadente.
I nodi costituiscono il tipo di difetto di gran lunga più importante
nell’influenzare le proprietà meccaniche.

Figura 4: Rottura a trazione di una tavola causata dall'inclinazione della


fibratura attorno ad un nodo

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I nodi vengono definiti in base al loro aspetto rilevabile sulla superficie


del legno.

Figura 5: a) Nodo a baffo b) Nodo sul bordo c) Nodo passante d) Nodo di


spigolo e) Nodo sulla faccia f) Gruppo di nodi

Caratteristiche meccaniche del legno


Le caratteristiche meccaniche del legno variano entro limiti amplissimi,
che dipendono dall'essenza, dal peso specifico secco, dal grado
d'umidità, dalla direzione delle fibre rispetto alla sollecitazione e dai
difetti del legno stesso ( nodi, cipollature, ecc.). Le prove si effettuano
su campioni ricavati da legno sano e senza difetti.
Resistenza a
Compressione assiale parallelamente alle fibre. Il carico di compressione
(UNI 2853/57)
rottura viene determinato su provini di 2 x 2 x 3 cm, con umidità 12%
risulta:

P
σr = (kg/cm2)
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Per ogni grado d’umidità in meno ( o in più) il valore così ottenuto


aumenta o diminuisce del 4% circa.
L’influenza d’eventuali nodi sul carico di rottura è chiaramente
evidenziata dalla figura seguente

Figura 6: Influenza dei nodi sulla resistenza del legno

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Compressione perpendicolare alle fibre. In questo caso i valori


del carico di rottura sono molto inferiori a quello assiale; in genere si
riducono ad un quinto, con variazioni notevoli in relazione al tipo di
legno.
Compressione inclinata rispetto alle fibre. I valori del carico di
rottura variano moltissimo in funzione dell’angolo α.

Figura 7: Variazione della resistenza a seconda della direzione del carico

In generale la resistenza a trazione risulta più grande di quella a Resistenza a


trazione
compressione (almeno doppia), sempre riferita parallelamente alle fibre;
se si fa il rapporto tra il carico di rottura ed il peso specifico, si rileva
che il legno lavora quasi meglio dell’acciaio. Tuttavia la resistenza a
trazione è notevolmente ridotta dalla presenza dei nodi e dalle
irregolarità della fibratura.
Le prove si eseguono su provette che hanno le misure indicate nella
figura seguente.

Figura 8: Forma e dimensioni della provetta per la prova

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Una trave sottoposta a sollecitazione di flessione si deforma Resistenza a


flessione
elasticamente, producendo sulle fibre interne uno sforzo di
compressione ed uno di trazione, secondo il noto diagramma di Navier.
Per il legno l’andamento delle tensioni è rappresentato dalla figura
seguente ed è diverso da quello teorico di Navier.

Figura 9: Comportamento del legno a flessione:


a)Deformazione della trave b)Diagramma teorico delle deformazioni
c)Diagramma per il legno

Nelle prove, eseguite su dei provini di 2 x 2 x 30 cm di lunghezza, la


rottura avviene prima sul bordi compresso, poi su quello teso.
Il carico di rottura si determina con la formula:

3 Pr∗ 24
σr =
2 A ∗ hn

dove n è un coefficiente di qualità proprio del legno, che in genere è


inferiore a 2.
La resistenza a flessione è influenzata dall’umidità e dai difetti del
legname; è bene scartare le travi con spaccature longitudinali e nodi
posti nella zona tesa.

Figura 10: Spaccature e nodi diminuiscono la resistenza del legno a flessione

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Figura 11: La resistenza a flessione è pure influenzata dalla disposizione degli


anelli rispetto alla direzione del carico

Il legno sottoposto a flessione è soggetto al fenomeno del fluage (


termine francese per indicare un lentissimo scorrimento delle fibre del
materiale nel tempo, nelle strutture sotto carico, e caratteristico anche di
altri materiali, quali il ferro ed il calcestruzzo). Gli effetti del fluage nel
legno si verificano con un aumento notevole della freccia di inflessione,
che dopo vari mesi risulta più che raddoppiata.

Nel caso di sollecitazione di scorrimento lungo le fibre, i valori di Resistenza a taglio

resistenza sono molto bassi da un minimo di 4 N/mm2 ad un massimo di


12 N/mm2.
Per sollecitazione normale alle fibre la resistenza assume valori
notevoli, da un minimo di 12 N/mm2 ad un massimo di 40 N/mm2. Le
prove si eseguono su provini indicati in figura come da norme UNI
4144/58.

Figura 12:Prova di resistenza al taglio

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Una trave in legno che nel tempo è soggetta ad un alternarsi di Resistenza a fatica

condizioni di carico, passando ciclicamente da un carico zero ad un


carico massimo, è sottoposta al fenomeno di rottura “a fatica” (è tipico
di molti materiali, che raggiungono la rottura anche per valori molto
inferiori a quelli di rottura per carichi fissi).
Per il legno la rottura a fatica si verifica dopo almeno un milione di
cicli; il materiale si rompe per un carico unitario pari a circa il 35% del
carico di rottura a flessione statica.

E’ una caratteristica importante per stabilire le difficoltà e le modalità di Durezza


lavorazione del legno, che può essere spaccato, segato, forato, piallato,
raspato, lisciato, ecc. La durezza è funzione diretta del peso specifico e
dell’età del legno, mentre diminuisce notevolmente con l’aumento
dell’umidità.

Usura
Caratteristica importante per tutti i materiali legnosi impiegati nelle
pavimentazioni. La resistenza all’usura è notevole per le essenze forti
ad elevato peso specifico, come la quercia, il bosso, la robinia, il noce,
l’eucalipto, l’ulivo, il teak. L’usura si determina con una macchina
rotante a superficie fregante; dopo un numero fissato di giri si misura la
diminuzione di spessore del provino.

Elasticità
Il coefficiente di proporzionalità E (modulo di elasticità) è ricavabile,
per il legno dalle prove di trazione o compressione ( si ottengono due
valori quasi simili) oppure dalle prove di flessione, misurando con
precisione le deformazioni dovute ai carichi. Il valore di E è influenzato
dall’umidità; in genere varia da legno a legno da un minimo di 7500 ad
un massimo di 15000 N/mm2.

Figura 13: Andamento della resistenza a compressione di un provino in legno

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Il tecnico deve fissare, per i relativi calcoli statici, il carico che un dato Carichi di sicurezza

elemento in legno può sopportare con sicurezza. I valori medi delle


caratteristiche meccaniche del legno delle principali essenze sono
tabulati ed i carichi di sicurezza riportati si possono assumere se il
legname è ben stagionato, non sottoposto a gravose condizioni di lavoro
in ambienti sfavorevoli.
Si consiglia di tener conto:
se i legnami sono posti in opera in ambienti molto umidi, si
riduca il carico di sicurezza di 1/3
se il legname non è stagionato, riduzione di 1/3
per elementi inflessi, con carico costante nel tempo, riduzione di
1/3
per le strutture sottoposte a carichi ripetuti riduzione del 40%.

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