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IL NUOVO CONCETTO DELLA RAPPRESENTANZA NELLO

SVILUPPO ECONOMICO SOCIALE

CHIARA ZECCHERINI
5411000192
Indice

1. Rappresentanza pag. 3
2. CNA, associazione che esercita la rappresentanza pag. 4
3. Patto per lo sviluppo della Provincia di Forlì-Cesena pag. 7
4. Reti d’impresa pag. 11
5. CNA Automazione pag. 14

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1. Rappresentanza
Il concetto di rappresentanza esprime un insieme di servizi:
rappresentanza è tutto ciò che serve all’associato, dall’interpretazione della
norma all’identificazione di opportunità di sviluppo economico. Alcuni
degli obiettivi tipici del processo di rappresentanza sono contenere la
pressione fiscale, avere un progetto di sviluppo locale, influire sui processi
decisionali locali, migliorare il rapporto tra banche e imprese.
In particolare, i soggetti che esercitano rappresentanza cercano di
collegare gli obiettivi individuati a due sottoprocessi principali del processo
di rappresentanza: costruzione del capitale politico e valorizzazione del
capitale politico.
I macroprocessi riconducibili alla valorizzazione del capitale politico
sono:
- attività di costruzione di progetti di varia natura (di cui l’attività di
monitoraggio è un processo a supporto);
- attività di partecipazione agli organi di rappresentanza interna ed
esterna;
- attività di influenza di organismi decisionali pubblici.
Lo strumento utilizzato per la costruzione del capitale politico è la
partecipazione agli organi di rappresentanza, ma è importante codificare i
bisogni rilevati e costruire su questi delle azioni di rappresentanza.
La capacità tipica richiesta dall’attività di rappresentanza è quella di
mediazione, ovvero la capacità di mettere in relazione domanda e offerta per
identificare come fornire una soluzione.
Per svolgere bene questa attività serve creatività, capacità di influenza ma
anche “tecnica”, ovvero competenze manageriali.
La capacità delle organizzazioni di generare consenso e di sviluppare
appartenenza è uno degli elementi centrali per il loro perdurare nel tempo,
così come per il raggiungimento delle finalità istituzionali. Tale capacità è
ancora più importante in ambito associativo, dove i legami e l’appartenenza
non dipendono da sistemi contrattuali rigidi o modalità gerarchiche, ma si
basano sulla libera scelta degli individui.
Un’associazione per poter gestire in maniera conscia il processo di
rappresentanza deve essere in grado non solo di raccogliere le informazioni
relative ai singoli iscritti e alle iniziative, ai servizi e alle comunicazioni in
atto, ma deve anche essere in grado di rielaborare tali dati, per creare nuovi
strumenti di valorizzazione dell’appartenenza e di sviluppo del patrimonio
degli associati.
Infatti, alla base della scelta associativa da parte degli iscritti vi sono un
sentire comune, una condivisione di valori e di atteggiamenti, ancor prima
che di scelte, e la percezione di un’immagine dell’identità
dell’organizzazione che sia coerente alla loro. L’appartenenza è un processo
delicato e complesso che richiede tempo per consolidarsi, ma è anche un
processo dinamico, evolutivo, che deve essere continuamente alimentato e
rinforzato da parte delle associazioni attraverso: una continua opera di
ascolto, un rinforzo della propria identità tramite azioni di comunicazione,

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un insieme coordinato di attività di relazione con gli associati e con i
principali stakeholder dell’organizzazione.
D’altra parte, chiunque non partecipi in prima persona, ha due possibilità:
si fa ignorare o si fa rappresentare. Ne è un esempio la sfera politica, dove
non tutte le persone hanno le capacità di rappresentare le proprie aspirazioni
nel mondo politico e quindi si affidano al sistema di delega del voto.
Negli anni ’70-’80 la scelta di adesione era legata ad un sentimento
comune degli artigiani spesso ideologico e indipendentemente dal settore
produttivo al quale appartenevano. In quel periodo sono state condotte delle
battaglie di rappresentanza di associazioni in particolare quella di riuscire a
costruire un sistema previdenziale che permettesse agli artigiani di oggi di
riscattare pensioni dignitose.
L’interlocutore era quasi sempre il governo centrale perché all’epoca
anche il potere esercitato dalle amministrazioni locali era inferiore a quello
che le amministrazioni locali esercitano oggi e la rappresenta tipica era la
manifestazione di piazza per richieste ad esempio modifiche fiscali e
previdenziali.
Negli anni ’90 sono aumentate le aspettative del rappresentato, la
componente ideologica ha perso significato ed sono entrati in gioco
elementi distintivi nei quali le persone potessero riconoscersi. Le imprese
avevano bisogno di risposte concrete e di qualità a problemi che erano
riconducibili a quella tipologia d’impresa in un mercato sempre più difficile
e competitivo. E’ in questo contesto di maggiore concorrenza e maggiore
peso delle istituzioni locali, che sono nati i primi servizi avanzati di CNA:
piani di finanziamento per progetti e promozione economica, al fine di
fornire e dare una risposta a quelli che erano i problemi vitali delle imprese.

2. CNA, associazione che esercita la rappresentanza


CNA, Confederazione Nazionale dell'Artigianato e della Piccola e Media
Impresa, costituisce il sistema nazionale ed unitario di rappresentanza
generale dell'impresa italiana, con particolare riferimento all'Artigianato,
alle Piccole e Medie imprese, alle Piccole e Medie Industrie, a CNA
Pensionati ed ai relativi Raggruppamenti d'interesse: imprenditrici, giovani
imprenditori e a tutte le forme del lavoro autonomo.
CNA opera per l'affermazione nella società, nelle istituzioni, nella
politica e nello stesso universo delle imprese, dei valori che attengono
all'impresa, al lavoro, all’economia di mercato. Tale affermazione si realizza
sia nella costante ricerca della piena sintonia tra interessi delle imprese ed
interessi strategici vitali dell'intero Paese, sia nella partecipazione attiva allo
sviluppo delle imprese, delle imprenditrici e degli imprenditori ed è
strumento della loro valorizzazione.
Valori distintivi dell'artigianato e delle piccole e medie imprese sono
l'autonomia e l'integrazione sociale, l'indipendenza e la competizione, la
solidarietà e la cooperazione, la sintesi di imprenditorialità, dedizione,
innovatività, creatività e qualità, la collaborazione con il lavoro dipendente,
la lealtà, l’onestà, l’integrità morale.
Il sistema CNA è autonomo ed agisce per l’unità delle organizzazioni di
rappresentanza dell’artigianato italiano e per la ricerca di convergenze con
tutto il mondo dell’impresa ed opera per la crescita armonica dell'Italia e per
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l'integrazione politica ed economica dell'Europa. Il sistema CNA concorre
inoltre a promuovere con Istituzioni, Enti, ed Organizzazioni economiche,
sociali e culturali del Paese e della Unione Europea, forme di
collaborazione, nel perseguimento di obiettivi di progresso civile e di
sviluppo.
CNA formula le strategie per il settore artigiano, riconoscendo la
centralità del mercato in un sistema economico moderno dove si affermano
qualità, identità, valori dell'imprenditorialità artigiana in una moderna
cultura del saper fare.
Rappresentatività, professionalità e dinamismo dimostrati in sessanta
anni di attività, distinguono CNA nella rappresentanza delle imprese,
permettendole di far crescere in Italia e in Europa il ruolo fondamentale
esplicato dall'artigianato, rendendo l'impresa artigiana sempre più
interlocutrice del sistema produttivo avanzato e della società, le cui
dinamiche sono in continua evoluzione.
All'enorme diffusione dell'artigianato, sia nelle grandi città come nei
piccoli comuni, corrisponde la presenza capillare CNA: 8.000 persone
operanti in 1.160 sedi della Confederazione, che non offrono soltanto
servizi, consulenze e informazioni, ma che hanno la credibilità, la
professionalità e la forza di sentirsi compartecipi e coprotagonisti del
successo della piccola impresa e dello sviluppo di un comparto che, da solo,
continua a creare occupazione e nuove imprese.
Fondato nel 1946, il sistema CNA è costituito dalle CNA Regionali che
sono 19, dalle CNA Provinciali che sono 108, da CNA Pensionati (che
associa 225.000 pensionati); dalle Unioni Nazionali.
Conta circa 650.000 associati, ha sedi nazionali a Roma e a Bruxelles.
Sono organi della CNA: l'Assemblea, la Direzione e la Presidenza.
Le aree di business sono:
Servizi di rappresentanza: servizi per la rappresentanza e tutela degli
interessi dell'impresa, esempio politiche fiscali, politiche del walfere,
politiche del credito, politiche formative e del lavoro, partecipazione
gestionale Enti Bilaterali (EBER, Cassa edile, ecc), concertazione
programmazione territoriale, ecc. Questi servizi vengono svolti per conto
del sistema delle imprese e non per la singola impresa.
Servizi progresso: servizi per lo sviluppo dell'imprenditoria locale e del
suo territorio, creazione opportunità economiche, es. CNA
INNOVAZIONE, CNA NAUTICA, CNA ECONATURALE, CNA
TURISMO.COM ecc. Servizi che servono a qualificare non la singola
impresa ma il contesto territoriale nel quale le imprese operano.
Servizi sviluppo: servizi di consulenza e formazione per lo sviluppo
dell'impresa, es. Credito e Finanziamenti, Consulenza aziendale e societaria,
Consulenza del Lavoro, ecc. Sono servizi per lo sviluppo economico della
singola impresa.
Servizi gestione: consulenza, formazione e servizi di adempimento per
l'impresa, es. contabilità, tenuta libri paga, ambiente e sicurezza ecc.
Servizi sociali: servizi all'imprenditore, ai dipendenti, ai pensionati, agli
stranieri, alle famiglie, es. dichiarazioni dei redditi, servizi previdenziali,
sportello imprenditori stranieri, ecc. Sono i servizi che si rivolgono al
tessuto sociale del territorio e non alle imprese.

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CNA Emilia Romagna ha, da tempo, avviato un riflessione sui
cambiamenti avvenuti all’interno del suo processo di rappresentanza. Tali
cambiamenti sono stati causati da due fenomeni: il primo legato
all’evoluzione dell’identità stessa dell’organizzazione, il secondo connesso
alle dinamiche esterne alla CNA, vale a dire alla progressiva
frammentazione della base associativa attuale e potenziale.
La Confederazione ha assistito al diminuire del valore politico-ideologico
dell’appartenenza, il quale aveva la funzione di collante organizzativo e
costituiva un valore primario dell’identità associativa. Tale valore era in
grado di generare un senso di appartenenza per somiglianza, per
condivisione dello stesso motivo ideologico e valoriale.
Nello stesso periodo si è manifestata una crescente frammentazione di
profili professionali, aspirazioni, modelli di impresa all’interno del mondo
dell’artigianato. L’evoluzione della categoria artigiana, che comprende
piccole botteghe così come aziende che operano su nicchie di mercato
globali, ha generato un caleidoscopio di nuove istanze, sempre più
complesse e articolate.
Una prima risposta a questa accresciuta complessità è stata l’offerta di un
numero molto elevato di servizi da parte di CNA, quale elemento di valore
per gli associati, di fronte a un’identità ancora in evoluzione. Tale deriva
utilitaristica, tuttavia, non è sembrata sufficiente per creare un adeguato
capitale politico per fare di CNA un portatore di istanze e di interessi degli
artigiani e delle piccole imprese sempre più forti. Per questa ragione è stata
avviata una riflessione profonda sui processi della rappresentanza e dello
sviluppo dell’identità di CNA come fattori determinati nelle scelte di
adesione e come basi per la progettazione e l’erogazione di tutte le attività e
i servizi a valore aggiunto e coinvolgendo tutto il proprio gruppo dirigente,
ha ridisegnato il proprio presente ed il proprio futuro, puntando sulla sempre
maggiore integrazione tra la funzione politica di rappresentanza degli
interessi e quella di assistenza alle imprese sui mercati.
Da qui l’ampia trasformazione del ruolo di CNA che oggi è quello di una
Confederazione autonoma che integra la propria funzione politica di
rappresentanza non più soltanto d’imprese artigiane, ma anche di piccole e
medie imprese dell’industria e del commercio e del lavoro autonomo,
compresi i new worker del lavoro atipico. Questo processo ha eliminato le
vecchie barriere “merceologiche” tra le diverse Associazioni, creando, di
fatto, una competizione ad ampio raggio della rappresentanza dell’impresa
minore e del lavoro autonomo, all’interno della quale, CNA si candida ad
essere un unico soggetto di rappresentanza dando voce e forza alla
concertazione con le altre parti sociali e col governo sia regionale che
nazionale.
Per quanto riguarda il prossimo futuro una questione di primaria
importanza è la scelta di quale tipo di democrazia debba connotare le
relazioni tra i diversi nodi di una rete perché la rappresentanza è tanto più
efficace quanto più chi la esercita è effettivamente rappresentativo della
base associativa.
Il cambiamento ha investito anche il rapporto Associazioni - Istituzioni.
Si è passati da una situazione in cui i partiti rappresentavano il canale di
accesso alle politiche pubbliche, ad un nuovo profilo che prevede il dialogo
diretto con le istituzioni. Lo stesso ruolo della Regione è cambiato,

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prevedendo oggi accanto ad un’attività incentrata su interventi
prevalentemente immateriali (insediamenti, finanziamenti), anche interventi
immateriali (ricerca, sviluppo, formazione). La globalizzazione,
l’allargamento dell’Unione Europea ad est, il processo di federalismo ed il
nuovo ruolo delle Regioni, ridisegnano modelli di sviluppo e fattori della
competitività e della concorrenza; stimolando ulteriormente le Associazioni
ad uno sforzo straordinario di cambiamento per continuare a svolgere con
efficacia il proprio ruolo di “corpo intermedio” tra governo regionale e le
centinaia di migliaia di piccole imprese che costituiscono il tessuto
economico di questa regione. Questo nuovo scenario istituzionale che
richiede necessariamente politiche di concentrazione, acquisisce nuovi
significati anche alla luce della recente sottoscrizione del Patto per lo
sviluppo dell’Emilia Romagna tra Regione e parti sociali, accordo che
assegna alle associazioni, nuovi compiti e nuove responsabilità.

3. Patto per lo sviluppo della Provincia di Forlì-Cesena


La Provincia di Forlì-Cesena ha definito delle priorità di intervento per lo
sviluppo locale, nella consapevolezza che coesione sociale e qualità della
vita nascono dalla costruzione di nuovi percorsi di crescita economica.
L'estensione territoriale del progetto fa riferimento ai confini della
Provincia di Forlì-Cesena considerando il territorio come un sistema
profondamente integrato con le province confinanti.
Il Patto per lo Sviluppo ha fatto leva su una logica concertativa moderna
che coinvolge enti locali e istituzioni, Università e mondo del credito,
associazioni di categoria, sindacati e centrali cooperative.
Dalle analisi sull'economia del territorio della Provincia di Forlì-Cesena
predisposte negli ultimi anni emerge un quadro caratterizzato da buone
potenzialità, che hanno determinato nel tempo una sostenuta crescita sociale
ed economica, ma anche da alcuni limiti allo sviluppo, tuttora irrisolti che,
nell'attuale contesto generale di riferimento, destano preoccupazione. A ciò
si aggiunge una fase di incertezza che ha caratterizzato, negli ultimi due/tre
anni, il quadro congiunturale anche nel territorio di questa Provincia. Si è
reso necessario, dunque, per l’Amministrazione provinciale, porre al primo
posto nelle priorità di intervento i temi dello sviluppo locale, nella
consapevolezza che anche coesione sociale e qualità della vita non sono
scindibili dalla costruzione di nuovi percorsi di crescita economica.
La competizione si è spostata sul piano globale: delle reti lunghe, delle
infrastrutture, delle strade di ferro, di asfalto e di cavi, dei servizi e del
sistema del credito, dell'università e della ricerca; e gli enti locali non
possono più provvedere da soli, sia per competenze che per risorse. Pur
tuttavia, anche nella consapevolezza che le questioni dello sviluppo, per il
nostro territorio, si giocano sul piano almeno regionale e nazionale per non
dire, ormai in gran parte, sul piano internazionale, è apparso necessario
ripensare alle priorità del proprio sviluppo e definire di conseguenza
progetti e strumenti sui quali investire. L'estensione territoriale del progetto
è dunque quella che fa riferimento ai confini della Provincia di Forlì-
Cesena, nella convinzione peraltro che essa appartiene ad un sistema
economico-sociale-culturale profondamente integrato con le province
confinanti. La Provincia di Forlì-Cesena, che primeggia per benessere e

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qualità della vita, si è dunque messa in cammino allo scopo di aggiornare il
proprio modello di sviluppo alle nuove sfide che sono imposte da un
contesto sociale ed economico in rapidissima evoluzione.
L’amministrazione provinciale ha per questo ritenuto necessario
promuovere un'attiva partecipazione ed un reale protagonismo alle scelte di
sviluppo territoriale di tutti gli attori pubblici e privati (enti locali,
associazionismo economico, sindacale e sociale, istituti di credito,
università, mondo del lavoro e del volontariato ed eccellenze
imprenditoriali). Uno degli elementi determinanti che ha caratterizzato negli
anni l'evoluzione e la tenuta del nostro sistema territoriale è stata infatti la
forte coesione sociale che ha permesso di realizzare grandi percorsi di
cambiamento economici e sociali; questa si alimenta attraverso la
partecipazione e la consapevolezza dei cittadini e delle organizzazioni che li
rappresentano. In questo modo, applicando un metodo concertativo che fa
leva sui punti di forza della realtà locale, è stato possibile far nascere un
Patto che ha l'ambizione di divenire motore di un efficace rafforzamento
della competitività del territorio. In altri termini, l'obiettivo del Patto è stato
ed è quello di trovare le condizioni per dar voce ad un coro, quello del
territorio, con l'obiettivo di fare leva sulla identità dell’amministrazione e
individuare la direzione dello sviluppo futuro.
Dal punto di vista socio-economico, la realtà della provincia di Forlì-
Cesena si configura da anni come una delle più dinamiche della Regione
Emilia-Romagna e del Paese. Gli indicatori la mettono stabilmente ai primi
posti per reddito pro-capite e per qualità della vita. Il suo tessuto
imprenditoriale, fatto di alcune medie imprese leader nei loro settori e di un
indotto di piccole e piccolissime imprese molto dinamiche ha tenuto più di
altre aree del Paese negli ultimi delicati anni. Il territorio, in cui convivono
aree montane e costiere, pianeggianti e collinari, rappresenta uno dei punti
di forza di una economia che mette in campo una grande qualità del lavoro e
un grande dinamismo imprenditoriale.
Il lavoro dell’amministrazione si è concentrato nel ricercare, insieme a
tutti gli stakeholders, quelli che si ritengono essere i punti di criticità e di
possibile debolezza del modello di sviluppo di questa provincia, per definire
su essi dei progetti mirati di intervento. Alcune di queste aree sono:
- struttura economico finanziaria e accesso al credito delle PMI. Il tessuto
imprenditoriale locale è composto sostanzialmente, da imprese di piccole
dimensioni, sia in termini di addetti che di fatturato. Esse, se da un lato
rispondono con flessibilità alle sollecitazioni congiunturali, dall'altro,
proprio a causa della loro ridotta massa critica, incontrano maggiori
difficoltà nell'affrontare le sfide poste dall'attuale contesto competitivo;
- scarsa propensione all'innovazione, difficoltà nell'affrontare percorsi di
ricerca, difficoltà nell'affrontare i mercati internazionali, sono le conseguenti
caratteristiche che si riscontrano nelle nostre imprese. A ciò si aggiunge una
spesso insufficiente capitalizzazione delle imprese stesse. Diviene quindi
tema fondamentale quello dell'accesso al credito, pur in un territorio che ha
sempre goduto dell'attenzione del sistema del Credito locale (Casse rurali e
Casse dei Risparmi);
- passaggio generazionale, neoimprenditorialità, formazione, cultura
d'impresa e accrescimento del capitale umano. Secondo uno studio condotto
nel 2002 dalla Commissione Europea, entro il 2012 circa un terzo delle
imprese familiari affronterà processi di trasferimento generazionale, con una
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media di circa seicentomila trasferimenti annuali. E' quindi prevedibile, data
la tipica struttura familiare delle imprese italiane, che nei prossimi anni un
numero elevato di imprese dovrà affrontare questo delicato momento di
cambiamento, sia in termini di capitale investito, sia in termini di gestione.
Il passaggio generazionale incontra notevoli difficoltà culturali e di
mentalità in ragione delle quali l'imprenditore uscente spesso non è in grado
di organizzare il trasferimento delle conoscenze tecniche, gestionali e
manageriali al successore. Tale processo è già in atto con qualche difficoltà
anche in alcune aziende della nostra provincia, che è caratterizzata da
piccole imprese a vocazione familiare. La trasmissione dell'impresa è spesso
preparata male. In genere, il problema viene affrontato troppo tardi, quando
impone opzioni più costose e più rischiose. Sulle dinamiche di nascita,
crescita e consolidamento delle imprese incidono, poi, fortemente le
politiche formative, il rapporto università-impresa, in ultima analisi la
creazione di un ambiente favorevole allo sviluppo di una moderna cultura
d'impresa;
- internazionalizzazione. Nell'era della globalizzazione e con la
contemporanea presenza di un Euro forte, l'internazionalizzazione delle
nostre imprese diventa un fattore indispensabile allo sviluppo. Oggi, poi,
non solo si deve esportare in nuovi mercati; è altresì necessario investire
direttamente in questi mercati e, come flusso inverso, attrarre investimenti
sul nostro territorio. E' quindi necessario creare nuovi strumenti, anche di
tipo finanziario e utilizzare al meglio quelli esistenti per facilitare
l'internazionalizzazione delle imprese locali.
- innovazione. L'innovazione è uno dei principali fattori della crescita
economica in quanto permette alle imprese di soddisfare una domanda
sempre più sofisticata e di competere con i concorrenti nazionali e
internazionali contribuendo ad accrescere l'efficienza dei fattori di sviluppo
di un territorio. Il contributo dell'innovazione alla crescita della produttività
si identifica in una più elevata efficienza nell'utilizzo di capitale e lavoro ed
è determinata da innovazioni tecnologiche e non, come migliori pratiche
manageriali, cambiamenti organizzativi, miglioramento nella produzione e
distribuzione di beni e servizi. L'analisi dei dati a disposizione per
monitorare il fenomeno conferma che il sistema produttivo locale è
caratterizzato da imprese non sufficientemente votate all'innovazione e che
hanno difficoltà, anche a causa della ridotta dimensione, ad affrontare
percorsi di ricerca. Promuovere l'innovazione nelle imprese esistenti e
stimolare la nascita di nuove iniziative imprenditoriali, caratterizzate da un
elevato valore aggiunto e intensità di conoscenza, da un maggior utilizzo di
manodopera specializzata e con un migliore impatto infrastrutturale-
ambientale, diventa quindi determinante per lo sviluppo del territorio;
- burocrazia. Il contributo che gli Enti locali possono dare alla competitività
territoriale dipende anche dalla capacità di trasformare il rapporto con le
imprese da puro adempimento, con i vincoli ed i costi ad esso connessi, ad
opportunità in una logica di partnership e supporto. I processi di
innovazione e qualificazione della Pubblica Amministrazione possono
favorire questo percorso, permettendo alle imprese di sfruttare sempre
meglio la qualità del territorio come fattore di competitività. E' quindi
obiettivo e compito irrinunciabile delle istituzioni locali, per favorire lo
sviluppo del territorio, la revisione continua dei propri processi operativi al
fine di ottimizzarne l'efficienza e l'efficacia. L'utilizzo dei nuovi strumenti

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informatici, che l'evoluzione dei progetti di e-government mette a
disposizione, potrà certamente aiutare a rendere più semplici e snelli i
rapporti che intercorrono tra gli Enti locali, tra essi ed i cittadini, tra essi e le
imprese;
- infrastrutture fisiche e del sapere. Le infrastrutture sono ovviamente
fondamentali per lo sviluppo: quelle tradizionali di ordine materiale, a cui si
affiancano oggi quelle tecnologiche legate alla trasmissione del sapere. Esse
rappresentano la risposta della P.A. alle crescenti esigenze delle persone e
delle imprese in termini di mobilità (trasporti, viabilità), logistica (porti,
aeroporti, autoporti), servizi (acqua, energia, rifiuti, telematica). Le
infrastrutture danno corpo ad un'idea di società e di sviluppo e
rappresentano una delle chiavi con le quali rispondere alle sfide che la
modernità pone alla qualità della vita dei cittadini e alla capacità
competitiva dei sistemi locali. La molteplicità delle esigenze, la sempre
maggiore scarsità di risorse pubbliche a disposizione e l'eterogeneità delle
competenze rende oggi obbligatorio pensare e predisporre nuove forme
d'intervento e nuove modalità di partecipazione alla realizzazione degli
interventi infrastrutturali, anche con l'apertura al contributo del privato.
L'Amministrazione provinciale insieme alla CCIAA e ai Comuni di Forlì
e Cesena, ha lanciato nel 2005 la prospettiva di un Progetto su ''Strategie e
governo del territorio'', che nei mesi successivi ha visto tutto il territorio, le
amministrazioni locali, i sindacati, le associazioni portatrici di interessi
collettivi, insieme all'Università ed al sistema del credito, ritrovarsi per
focalizzare l'analisi su criticità e punti di forza del nostro quadro economico
locale. Il lavoro ha prodotto:
- un ''Protocollo per lo sviluppo'' siglato nel luglio del 2005 dalle parti
sociali, sul modello del ''Patto per la qualità dello sviluppo, la competitività,
la sostenibilità ambientale e la coesione sociale in Emilia-Romagna''
promosso nel 2004 dall'Amministrazione regionale;
- un confronto partecipato e proficuo in quattro tavoli di lavoro tematici
dedicati a: ''Qualità del lavoro'';
- la redazione di un documento programmatico, caratterizzato dalle diverse
proposte operative emerse dal dibattito, che è stato sottoposto alle parti
sociali, alle pubbliche amministrazioni del territorio, alle autonomie
funzionali (prima fra tutte l'Università) e al mondo del credito;
- la sottoscrizione del documento stesso, denominato "Patto per lo
sviluppo", attraverso il quale contribuire ad un aggiornamento e ad un
rilancio del modello di sviluppo territoriale, attraverso concreti progetti
settoriali di intervento e attraverso la definizione di uno strumento
innovativo: la Fondazione di sviluppo.
Il Patto è stato promosso in collaborazione con la CCIAA di FC. Esso si
è avvalso della consulenza di alcune professionalità (provenienti dal mondo
dell'Università e delle professioni) per lo studio, la ricerca e la gestione di
alcune sue parti ad alto contenuto tecnico-specialistico
Tutti gli stakeholders del territorio si sono lasciati coinvolgere e hanno
contribuito ad un Patto che poi hanno sottoscritto.
CNA ha condiviso, nel metodo e nei contenuti, il Patto per lo Sviluppo
della Provincia, in quanto doveva consentire di individuare le priorità di
azione, tramite la condivisione di tutti i partecipanti.
Lo sviluppo di una economia locale dipende da due elementi che

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dovrebbero marciare alla medesima velocità: la qualità e l’identità del
territorio e la qualità del tessuto imprenditoriale.
Da anni CNA si impegna per accrescere sia il numero delle imprese della
provincia che affronta i mercati internazionali, sia i volumi delle produzioni
ed in questo senso la concreta collaborazione che si è instaurata tra le
rappresentazioni e la Camera con l’ufficio estero allargato, deve essere
ulteriormente rafforzata.
La competitività delle imprese, anche nella nostra realtà, è messa sempre
più a dura prova dalla crescita esponenziale delle economie dei paesi
emergenti, in primo luogo Cina e paesi dell’Est asiatico.
Tolti i fattori prezzo e standardizzazione produttiva, sui quali le imprese
locali sono perdenti in partenza nei confronti dei paesi ad accelerato
sviluppo industriale ed a basso costo della manodopera, occorrerà
focalizzarsi sulla specializzazione, sulla flessibilità e su altri elementi di
distinzione che, nei prossimi anni, faranno la differenza e che, per esempio,
potrebbero riguardare un approccio etico del mondo della produzione.
In particolare CNA si riferisce:
- alla diffusione dell’approccio della responsabilità Sociale;
- all’ampliamento dell’esperienza del marchio “Artigiano Etico”, sia
nel senso di incrementare notevolmente il numero delle aziende
iscritte all’apposito Albo, sia nella direzione di sperimentazione un
analogo percorso per imprese maggiormente strutturate;
- alla diffusione di percorsi di vera e propria certificazione etica, ai
sensi delle norme strutturate;
- alla necessità di riaprire la discussione sul “Marchio di
Identificazione Territoriale” a forti contenuti anche sociali, in grado
di rappresentare un vantaggio per tutte quelle aziende che
decideranno di aderire.

4. Reti d’impresa
L’innovazione è uno dei principali fattori di crescita economica; essa
consente alle imprese una domanda sempre più sofisticata, di competere a
livello internazionale e la sua promozione e diffusione diventa quindi
determinante per lo sviluppo del territorio e, di riflesso, diventa una azione
di sistema.
Bisogna ricercare ulteriori finanziamenti per le imprese in questa
direzione e occorre anche sostenere con maggiore convinzione i percorsi
formativo/consulenziali che dovranno portare le imprese a costituire reti, in
risposta alle sollecitazioni che arrivano dal mercato relative alla dimensione
aziendale ed a funzioni strategiche non perseguibili singolarmente.
Nell’era della globalizzazione e dell’economia della conoscenza, si pone
per le piccole imprese la necessità di investire sul capitale intellettuale,
manageriale e tecnologico e di estendere le reti di relazioni e cooperazione.
Lavorare in rete, rafforzare i legami e i rapporti di collaborazione,
riposizionamento all’interno di reti lunghe che escono dal territorio, è una
necessità e un’opportunità per le piccole imprese che non vogliono fondersi,
per crescere, per muoversi meglio sui mercati, per acquisire maggiore forza
contrattuale nei confronti di terzi.

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Al fine di favorire la crescita economica del paese, il precedente Governo
ha strategicamente individuato nelle reti d’impresa, nella finanza innovativa
e soprattutto in progetti di innovazione industriale, gli strumenti per
garantire il riposizionamento strategico del “sistema paese”. Con “Industria
2015”, disegno di legge sulla nuova politica industriale varato dal governo
italiano il 22 settembre 2006, le cui previsioni sono state recepite dalla
Legge Finanziaria 2007, il governo ha voluto lanciare un messaggio chiaro e
forte: la proiezione al 2015 vuole riconoscere che, per avere risultati in
termini di produttività e innovazione, bisogna cominciare subito e in fretta,
sapendo che i frutti potranno arrivare solo tra qualche anno. Nello specifico
le reti d’impresa, il Disegno di Legge Bersani introduce un concetto di
industria esteso alle nuove filiere produttive che integrano manifattura,
servizi avanzati e nuove tecnologie, riferendosi in particolare alle
indicazioni per le PMI che vorranno creare una “rete” per muoversi meglio
sul mercato
Industria 2015 prevede che il governo, su proposta del Ministro dello
Sviluppo Economico, insieme ai Ministri dell'Economia e della Giustizia,
possa adottare decreti legislativi per:
• definire le forme di coordinamento stabile di natura contrattuale tra
imprese (che abbiano centri di imputazione soggettiva distinti) idonee
a costituire una rete di imprese in forma di gruppo paritetico o
gerarchico;
• definire i requisiti di stabilità, coordinamento e direzione necessari a
riconoscere la rete di imprese;
• definire gli effetti giuridici della rete di imprese anche con riguardo
alle conseguenze di natura contabile e impositiva, eventualmente
coordinando e modificando le normative vigenti in materia di gruppi
e consorzi di imprese;
• con riferimento alle reti che comprendono imprese con sede legale in
diversi paesi, prevedere una disciplina delle reti transnazionali,
eventualmente distinguendo tra reti europee e reti internazionali;
• prevedere che ai contratti possano aderire anche imprese sociali ed
enti senza scopo di lucro che non esercitino attività d'impresa.
Con il concetto di “rete” si vuole identificare una aggregazione di
imprese in grado di costituire strutture e processi finalizzati all’assunzione
congiunta di decisioni e all’integrazione dei propri sforzi al fine di
progettare, realizzare e produrre beni o servizi, sviluppare nuovi processi e
prodotti, accorciare i tempi di innovazione o di ingresso nei mercati,
scambiare informazioni e altre risorse per adattarsi alle contingenze
ambientali.
E’ invece opportuno chiarire la distinzione concettuale esistente fra le
“reti d’imprese” e “l’impresa a rete”.
Per E. Esposito , M. Raffa, G. Zollo “le reti” sono da intendersi come un
reticolo di rapporti contrattuali tra imprese, mentre “l’impresa rete” è vista
come un insieme di rapporti tra grande impresa e subfornitori di varia
dimensione. Secondo tale impostazione, comunque condivisa dai più, il
termine reti d’impresa si presta ad un modello di riferimento tipico per le
imprese di piccola e media dimensione, viceversa quello di impresa rete è

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rappresentativo di una grande impresa che attua un processo di
verticalizzazione.
Il termine di impresa rete viene anche utilizzato per identificare
particolari fenomeni fra cui:
- accordi intesi non solo in riferimento ai contenuti economici, ma in
particolare alle relazioni contrattuali, ai legami gerarchici;
- al decentramento produttivo da imprese medio grande a struttura rigida
centralizzata verso imprese subfornitrici;
- filiere o costellazioni di imprese con cui si identificano sistemi di
cooperazioni operativi attuati mediante accordi formali in assenza di
rapporti societari ed organizzativi;
- distretti industriali in riferimento a sistemi d’impresa di solito di piccole
medie dimensioni omogenee o disomogenee localizzate su una determinata
area territoriale.
Le principali componenti strutturali di una rete sono: i nodi, denominati
anche sistemi della rete, possono essere costituiti da entità diverse. Trattasi
di unità giuridicamente autonome (aziende o altri enti civilisticamente
autonome per esempio un consorzio, una associazione di categoria, ecc.) o
di organismi interni dell’azienda (una business unit, una direzione
funzionale, un ufficio, un reparto, ecc.) o anche le singole persone.
L’importante è che essi siano soggetti capaci di una condotta autonoma, al
tempo stesso autoreferenziata per la propria sopravvivenza e interattiva con
gli altri sistemi per lo scambio di energia e valori.
Conseguentemente i rapporti che si vengono a creare tra i vari nodi
vengono definiti legami o connessioni fra i nodi. Tali possono essere
suscettibili di forme varie in riferimento all’oggetto e alla finalità della
relazione stessa. Per quanto attiene all’oggetto della relazione ci si riferisce
sostanzialmente alla natura dello scambio sintetizzabile nella realtà in
quattro tipologie:
1) transazioni: generatrici di network per lo scambio di prodotti/servizi;
2) scambi informativi: generatori di network della comunicazione;
3) scambi affettivi e normativi: generatori di network delle aspettative
sociali;
4) associazioni di risorse: network di affiliazione o di “azione comune”.
In base alla finalità delle relazioni si distinguono in:
a) relazioni strategiche aventi per finalità ad esempio lo sviluppo di
prodotti o all’ingresso in nuovi mercati;
b) relazioni operative che riguardano accordi di scala o attività
esternalizzate per ragioni legate alle strutture di costo.
Infine l’ultima componente si identifica con le caratteristiche operative
rappresentate da regole condivise in grado di permettere il successo alla
rete: linguaggio comune, norme di condotta, sistemi di pianificazione e
controllo, sistemi di progettazione e innovazione, sistemi di incentivazione
comunemente riconosciuti e accettati.
Il passaggio da un tipo di impresa a struttura tradizionale, rappresentata
da strutture gerarchiche, ad un’impresa rete, si caratterizza per l’aumento di
importanza dei sistemi di coordinamento e controllo dovuti alla crescente
complessità.
La trasformazione, poiché richiede la ridefinizione di tutti i componenti

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della struttura organizzativa, non può semplicemente attuarsi mediante un
adattamento automatico ma richiede, dopo aver attentamente analizzato
l’aspetto strategico di tale iniziativa, una progettazione del nuovo assetto.
Pertanto diventa indispensabile prima il ruolo del manager-architetto della
rete per promuovere la formazione di reti, sviluppando l’idea e definendo i
ruoli dei soggetti da coinvolgere. Successivamente il lavoro verrà continuato
da un operatore-manager che, dopo aver valutato le aziende partners adatte,
ne definisce i legami formali.
L’impostazione di una struttura reticolare in tal modo pianificata e
progettata serve a limitare i rischi dell’insuccesso. Di fatto, stante
all’esperienza, le cause della crisi delle reti sono riconducibili non tanto ad
una inadeguatezza della forma a rete quanto piuttosto ad oneri del
management in sede di progettazione.
CNA intende costruire reti di impresa in grado di realizzare progetti e
soluzioni alla domanda posta dalla committenza, avendo come elemento di
unificazione il prodotto o il mercato, non tanto il settore di appartenenza,
attraverso un nuovo raggruppamento CNA Automazione.

5. CNA Automazione
CNA Automazione è una nuova rappresentanza designata a promuovere
l’innovazione tecnologica, ad offrire opportunità di crescita economica ed
favorire l’integrazione delle imprese dei settori dell’elettronica, delle
telecomunicazioni, della robotica, della demotica, della logistica integrata,
della sensoristica, nonché degli engineering e degli spin-off dello sviluppo
di nuovi prodotti.
Negli ultimi tempi il sistema delle rappresentanze della CNA di Forlì-
Cesena ha visto nascere nuovi organismi, CNA Econaturale, CNA Nautica,
CNA Turismo e Commercio, alcuni dei quali con specifiche espressioni
anche in ambito nazionale.
Gli obiettivi che hanno motivato la scelta di CNA a costituire questo
nuovo organismo sono:
1. nuova rappresentanza e sviluppo di opportunità economiche per le
imprese: integrare le imprese in rete per generare massa critica ai
fini presentarsi su commesse importanti.
Cercare di integrare le imprese in rete per far si che anche le piccole
imprese che pur avendo le forti potenzialità non riescono a fare massa
critica per mettersi a confronto o in competizione con le grandi imprese.
2. possibilità di rappresentare gli interessi di “nuove” tipologie
d’impresa, ad oggi al di fuori del contesto associativo di CNA.
Con “nuove” s’intende spin-off universitari che anche nel nostro
territorio stanno diventando un soggetto importante per lo sviluppo
economico del territorio stesso.
3. per dare una risposta all’evoluzione del mercato:
- sinergia fra meccanica, elettronica e ICT
- sviluppo di nuove aree di mercato per le imprese della sub –
fornitura
Gli obiettivi che hanno mosso gruppi di imprenditori in questa direzione,
trovano origine in diversi ambiti e sono riconducibili spesso a motivazioni

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legate ad una maggiore visibilità di uno specifico sistema d’imprese, tra loro
legate da fattori di mercato, di prodotto o di cicli produttivi, nonché mosse
da obiettivi di sviluppo di un sistema a rete delle imprese stesse oppure,
qualora il contesto fosse anche nazionale, per poter incidere in modo più
significativo sulle politiche legislative che regolano un determinato settore.
Una caratteristica di queste nuove forme di rappresentanza è sicuramente
la “trasversalità” delle imprese rappresentate che trovano collocazione in
Unioni della CNA che spaziano dalla “Produzione” ai “Servizi”, ma anche
la “necessità” di aggregarsi, che muove da scelte utili ai fini dello sviluppo
economico delle imprese aventi processi innescati dalla globalizzazione, è la
molla che spinge gli imprenditori dinamici a rivedere le proprie strategie per
creare valore e migliorare il potenziale competitivo d’impresa.
I Consigli Europei di marzo e giugno 2005 hanno sancito la revisione
della strategia di Lisbona definendone sia gli obiettivi, sia il metodo
attraverso cui raggiungerli. Le priorità fondamentali sulle quali sviluppare il
rilancio della strategia di Lisbona da parte delle Regioni, si declinano
essenzialmente in tre temi, primo fra i quali la conoscenza e l’innovazione
quali motori di una crescita sostenibile. Secondo la Commissione Europea
occorrono nuove idee per rafforzare il processo d’innovazione con altre
politiche quali la concorrenza, il mercato interno, la politica, le misure
fiscali, l’istruzione e la formazione professionale, l’ambiente, la
normalizzazione o il brevetto comunitario.
Il Quadro Strategico Nazionale per la politica regionale di sviluppo
2007-2013, nelle valutazioni di scenario a medio-lungo termine, evidenzia
che l’Italia ha e continuerà ad avere un forte potenziale produttivo, ma solo
riavviando un deciso processo innovativo potrà utilizzare questo potenziale.
Gli elementi di scenario mostrano un rapido cambiamento negli equilibri
economici mondiali, con un graduale spostamento del baricentro
dell’economia mondiale verso il Pacifico (legato alla rottura che la
tecnologia dell’informazione ha prodotto nel monopolio indotto dai
precedenti paradigmi tecnologici) e, in ambito europeo, verso l’Europa
centro-orientale, chiudendo alcune opzioni di sviluppo ma aprendone altre,
soprattutto a un paese che fosse capace di sfruttare nuovi e diffusi mercati di
consumo, rilanciando innovazione e internazionalizzazione sul ceppo ancora
robusto della propria imprenditorialità. Ancora le accelerazioni innovative e
di produttività si potranno verificare solo se sarà elevato l’impegno di
ricerca e se continuo sarà il rapporto fra ricerca e impresa, nonché
applicazioni produttive.
Al fine di contribuire allo sviluppo del Paese e con la funzione di
realizzare obiettivi di crescita delle imprese associate, ovvero con
l’intenzione di promuovere azioni volte a favorire il vantaggio competitivo
delle imprese afferenti al sistema, CNA Associazione Provinciale di Forlì-
Cesena ha ritenuto opportuno “raggruppare” le imprese riconducibili
all’Automazione per meglio rappresentare gli interessi. Tale scelta trova
origine, principalmente, nella volontà di creare opportunità di sviluppo,
potendo e volendo agire nell’ambito dell’innovazione del prodotto, dei
sistemi produttivi, della commercializzazione e dell’internazionalizzazione.
D’altra parte, l’effetto della globalizzazione ha indotto nei mercati paesi
nuovi e molto competitivi, sul piano sia dei contenuti tecnologici del
prodotto sia dei costi (India, Cina, Corea, ecc...). Una risposta efficace delle
nostre imprese può arrivare solo accentuando le caratteristiche e le
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peculiarità del nostro sistema produttivo (design, creatività, innovazione,
flessibilità, capacità di offrire servizi e soluzioni a problematiche produttive
complesse) e superando i limiti di questo stesso sistema, riconducibili
soprattutto alla destrutturazione delle imprese e alla mancanza di un sistema
di relazioni tra le stesse.
La creazione di reti di impresa in grado di realizzare progetti e soluzioni
complesse alla domanda posta dalla committenza, risulta una strategia
vincente se l’elemento di unificazione è rappresentato dal prodotto o dal
mercato e non tanto dal settore di appartenenza. L’idea dunque di creare una
rappresentanza trasversale tra imprese del settore meccanico, del settore
impiantistico ed elettronico e del settore informatico, rappresenta una
opportunità reale per aprire nuovi mercati e generare nuovi prodotti, in
assoluta coerenza con la necessità di crescita strutturale e di competenze
delle PMI e delle imprese Artigiane allo scopo di meglio competere nei
mercati nazionali e internazionali e di favorire un processo di passaggio di
imprese nei mercati nazionali e internazionali e di favorire un processo di
passaggio di imprese dalla subfornitura e dal conto terzi alla produzione in
conto proprio.
Questa scelta è una risposta all’evoluzione delle richieste del mercato
verso prodotti che siano il risultato di sinergie di competenze altamente
specializzate, anche di imprese del terziario: oggi tali imprese si trovano
inserite in un processo di trasformazione, a cui possono rispondere con
reazioni di adattamento passivo o, meglio, con scelte di evoluzione
proattive.
Il ricorso a relazioni di “rete fra imprese” e una strategia atta ad innescare
evoluti processi di governo aziendale, a generare nuovi raggruppamento di
settori economici ed a ridefinire i confini operativi dei mercati.
Sono ormai di uso comune termini quali intelligenza artificiale,
interconnettività, tracciabilità, così come si sentono spesso citare processi di
telecontrollo, sistemi embedded e RFID. Oggi parlare di progettazione
modulare, di integrazione ERP, di strumentazione virtuale e di sensoristica
distributiva, ad esempio, significa proiettarsi in un futuro neanche tanto
prossimo, quando già la ricerca ci stupisce con lo studio di robot che fra 20
anni assisteranno gli anziani o con il sensore portatile che converte il testo
dei libri in linguaggio Braile.
Si può affermare che l’automazione rappresenta un settore di imprese dai
confini non esattamente definiti, ma riconducibili ad “applicazioni di
procedimenti scientifici e tecnologici atti ad affidare alle macchine lo
svolgimento automatico di una procedura di lavoro”. Tali imprese, in larga
parte, fanno riferimento ad una segmentazione dei comparti Meccanico,
Impiantistico e dell’ICT in senso più generale. Si può di fatto prendere a
riferimento un nucleo d’imprese importantissimo e vitale per l’economia
della nostra regione, che è riconducibile soprattutto all’asse Bologna-
Modena – Reggio Emilia. Il distretto dell’hi-mec (meccanica avanzata),
avvalendosi dell’introduzione dell’elettronica e dell’informatica, ha
sviluppato negli ultimi anni una forte attenzione alla meccatronica e alla
robotica integrata ai processi di automazione industriale, generando un
indotto di imprese del terziario avanzato, in grado di realizzare prodotti
orientati sia al consumo finale che a quello intermedio.
Dall’analisi delle banche dati di CNA, nella provincia di Forlì-Cesena

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risultano essere presenti circa 400 aziende che sono riconducibili
all’automazione. Sono presenti i seguenti settori produttivi:
- domotica: sistemi di gestione che consente di governare
l'automazione di tutte le funzioni elettroniche che sono all'interno ad
esempio di una abitazione che possono andare dal accendimento o
spegnimento delle luci all'accendimento anche a distanza del
riscaldamento con un SMS oppure la possibilità di vedere con una
telecamera tutta la mappa dell’abitazione.
- packaging
- microelettronica
- biomedicale
- logistica integrata
- farmaceutico
- alimentare
- chimico-plastico
- zootecnico
- agricolo
- industriale
“Nuove” tipologie d’impresa
- engineering e imprese di progettazione
- spin-off universitari
- liberi professionisti che operano nei settori dell’automazione e
dell’innovazione tecnologica.
Tale “lettura trasversale” mostra che accanto ad inevitabili
differenziazioni, sia di dimensione sia di mercati sia di produzione, vi sono
linee di fondo comuni quali la scelta di una forte specializzazione e l’intento
di maggior attenzione ai bisogni del cliente.
L’analisi delle imprese interessate, mostra che accanto ad inevitabili
differenziazioni, sia di dimensione sia di mercati sia di produzione, vi sono
linee di fondo comuni quali la scelta di una forte specializzazione e l’intento
di maggior attenzione ai bisogni del cliente. Ma presagisce anche che le
sinergie che si possono creare per effetto del lavoro in rete vadano a
produrre un effetto positivo in termini di risorse sia materiali, come gli
impianti produttivi, le reti distributive e le reti logistiche, sia immateriali,
come i brevetti, le conoscenze e le competenze.
CNA Automazione vuole perciò dare alle piccole e medie imprese
riconducibili a questo “seme” la possibilità di esprimere livelli elevati di
creatività, rapidità e flessibilità, e rendere più idonee a convivere con i
repentini mutamenti dell’ambiente economico.
Gli obiettivi di questo nuovo raggruppamento sono:
- dare vita a nuovi business: mettere insieme le imprese per affrontare
nuovi mercati e sviluppare nuovi prodotti (a novembre del 2007 è stato
formulato un codice etico che contiene le norme di comportamento
professionale che le imprese devono comunemente rispettare),
- sviluppo di prodotti finiti, andando a sfruttare al massimo il potenziale
tecnico-specialistico delle imprese stesse, anche per le imprese che operano
nel conto-terzi,
- favorire la crescita culturale degli imprenditori, quali importanti attori

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delle attività di sviluppo competitivo, focalizzandosi su cambiamento di
valori e cambiamento di comportamenti,
- formazione manageriale sul lavoro in rete d'imprese.
La formazione deve assumere una diversa identità, alla luce della recente
riforma dell’istruzione, per incontrare le reali esigenze delle imprese e
rispondere ai bisogni in tempi compatibili con quelli imposti dalla
concorrenza sui mercati, perché gli imprenditori associati sostengono che
l’aggiornamento e la qualificazione professionale sono elementi vincenti per
le piccole imprese, al pari della disponibilità di manodopera sul mercato.
CNA Automazione esercita la rappresentanza sviluppando progetti su
temi specifici, utilizzando le reti d’impresa, miste e anche reti di reti, per
ottenere una massa critica (anche extraterritoriale) in grado di progettare e
realizzare “soluzioni” per le committenze.
Gli “strumenti” che si intendono adottare sono quelli dell’accesso alla
ricerca ed allo sviluppo tecnologico, quelli dell’utilizzo delle leve della
formazione e dell’integrazione col sistema dell’istruzione, quelli
dell’accesso ai programmi di finanziamento dell’innovazione e
dell’internazionalizzazione, fino ad oggi accessibili facilmente solo alle
grandi imprese. Il modo di fare “impresa in rete” sarà condiviso nell’interno
raggruppamento, e dovrà essere il risultato di attività e processi svolti da
attori che si riconoscono quali membri di un preciso modello organizzativo,
di cui condividono specifici valori e modi di essere.
Le linee guida del piano di lavoro di CNA Automazione sono:
1. Imprese & Sistema della Ricerca (Università-CNR)
Indubbiamente l’innovazione è uno dei motori principali della
competitività delle imprese. Non tutte però posso sostenere i costi di un
laboratorio di ricerca interno o di risorse umane qualificate. In particolare, le
imprese di piccole o medie dimensioni tendenzialmente si trovano spesso in
difficoltà nel sostenere attività di ricerca che utilizzino strutture già esistenti,
quali università, centri di ricerca pubblici o privati, laboratori. Per sopperire
a queste difficoltà, occorre costruire una strategia che includa soluzioni per
il reperimento di risorse umane, per garantire l’accesso alle strutture di
laboratorio e, non ultima, l’individuazione di risorse finanziare a copertura
degli investimenti che un progetto di ricerca richiede.
Il modello di lavoro che si propone è quello di creare una condizione di
reciprocità tra esigenze di innovazione delle imprese e applicazione della
ricerca tecnologica sviluppata dai centri di ricerca e dalle Università.
Soprattutto grazie alla costruzione di reti miste si vuole andare a costruire
una relazione stabile, anche giuridico/commerciale, tra i due sistemi, in
modo che ognuno rappresenti costantemente opportunità per l’altro.
In particolare, si vogliono andare a favorire processi di trasferimento
tecnologico tra Università e Impresa: Università, in quanto comunità che
produce conoscenza scientifica e tecnologica (offerta); Impresa, in quanto
che applica, in specifici ambiti, la conoscenza scientifica e tecnologica come
capitale sociale e culturale che entra a far parte delle risorse invisibili e del
suo management (domanda).
Il compito del Raggruppamento sarà necessariamente quella di garantire
il funzionamento del modello, attraverso risorse e procedure dedicate: il
ruolo di CNA sarà quello di garantire la necessaria integrazione tra i diversi
partner, di ricerca e supporto all’azione di Capacity Building, di Fund

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Raising e di apertura al mercato delle piattaforme di sviluppo ed
innovazione tecnologica promosse dalla Rete stessa. Sarà possibile avvalersi
anche di specifiche figure in grado di “facilitare “ il processo di integrazione
di ogni singola Rete, utilizzando risorse dedicate ad altamente qualificate
acquisite tramite i bandi per Borse di Ricerca. Di strategica funzione, inoltre
sarà il coinvolgimento degli spin-off universitari, il cui ruolo andrà a
garantire efficacia e rapidità nello scambio di informazioni nei processi di
trasferimento tecnologico delle Università o dai Centri di Informazioni nei
processi di trasferimento tecnologico delle Università o dai Centri di
Ricerca verso le imprese, ma anche a valorizzare i risultati scientifici e le
competenze dei gruppi di ricerca.
In effetti, la tecnologia, di per sé, non costituisce un vantaggio
competitivo: l’uso che si è capaci di farne fa la differenza. Solo disegnando
processi e modi di operare in funzione delle potenzialità tecnologiche via
via disponibili si potrà consentire di produrre valore per le imprese.
2. Sviluppo di nuovi prodotti – relazioni generative di business.
La complementarietà delle imprese riconducibili a CNA Automazione
potrà consentire alle stesse di cooperare sullo sviluppo di prodotti finiti,
andando a sfruttare al massimo il potenziale tecnico-specialistico delle
imprese stesse, anche per le imprese che operano nel conto-terzi.
Grazie a relazioni di condivisione generate nell’ambito di tavoli tecnici
aventi come obiettivo quello di dar vita a nuovi business, si andranno ad
avviare nuove strutture organizzative, o a scoprire nuove fonti di
approvvigionamento, o a ricercare nuovi mercati da penetrare. Il risultato
sarà conseguito grazie alla contaminazione di conoscenze che si verifica
qualora l’obiettivo condiviso sia quello di generare valore per le imprese.
Le conoscenze tendono ad essere in gran parte incorporate nelle singole
persone e radicate nell’azione. Ciò non significa che la conoscenza nella
piccola-media impresa sia largamente non esternalizzabile: la conoscenza
può essere intrinsecamente tacita – e, quindi, non separabile, attraverso
processi produttivi. In particolare si andranno a progettare prodotti in
sintonia con le caratteristiche fisiche e gestionali dei diversi sistemi
produttivi, operando in modo organizzato in forte integrazione con il
mercato, con un uso razionale ed efficiente delle risorse.
I principali strumenti che si adotteranno saranno il “project planning” per
sviluppare piani di progetto, e il “time to market”, cercando di privilegiare,
rispetto ai concorrenti, la velocità di introduzione dei nuovi prodotti nel
mercato. Mentre particolare attenzione sarà riservata al costo del prodotto,
cercando di realizzare un livello complessivo di costi più basso rispetto alle
aziende concorrenti, e alla qualità-affidabilità.
Tentare di alterare lo status quo del confronto competitivo, mettendo in
discussione le fonti del proprio vantaggio con la consapevolezza che, se non
si agisce in tal senso, potrebbe essere i competitors a farlo, significa sì
introdurre nuovi prodotti, servizi e tecnologie, ma può significare anche
abbandonare il passato e le tradizioni dell’impresa per intraprendere nuove
vie di sviluppo ed affermare nuove soluzioni in grado di generare valore per
la domanda.
3. Formazione e cultura - conoscenza
La conoscenza è un terzo fattore economico che influenza in modo
determinante la crescita economica di lungo periodo.

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I mutamenti strutturali, economici e sociali che sono innescati dalle
innovazioni, inducono le organizzazioni ad interrogarsi su quali siano le
modalità più efficaci per gestire la complessità e la dinamicità con cui si
confrontano nel loro operato. Cresce il convincimento che, per assicurare
sopravvivenza e sviluppo, sia necessario conoscere ed intervenire sui nuclei
culturali e valoriali che sostengono ed orientano le scelte e l’azione dei
sistemi organizzativi. Questo sostrato è costituito dalle persone, dalle
relazioni che queste instaurano tra di loro e nei confronti del sistema a rete,
dai valori che condividono e dal modo in cui vivono la loro “appartenenza”
all’organizzazione.
Si andranno a realizzare attività formative aventi l’obiettivo di favorire la
crescita culturale degli imprenditori, quali importanti attori delle attività di
sviluppo competitivo, focalizzando su:
- cambiamento di valori - da conservazione a espansione, da
competizione a cooperazione, da quantità a qualità, da gerarchia a
rete;
- cambiamento di comportamenti - da indipendenza a interdipendenza,
da controllo a fiducia, da sicurezza ad adattabilità, da conformismo a
creatività.

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