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* L J B R O

VI M. PVY R R'H O
LIGORI NAPOLITANO,
DELLE ANTICHITÀ DI ROMA,

NELQ.VALE Sì TRATTA Di'


Circi, Thcdtxi» CT Anfiteatri* '
CON LE PARADOSSI DEL MEDESIMO
auîtore, quai confutano lacommune opinione
, sovramru luoghi della città di Roma.

E IL MIOFOGLIO

CoH priuilegio del sommo Vontefice Giulio III. a'deU


ì'iUujirifimo Senato Veneto per anni X X.
IVLIVS PAPA. IH,

M OTV proprio&c-Cum,sicutaccepimus,dileftu:
fihus Uicbael Tramelinus bibliopola Yenetus no*
bis nupir exponifecerit,adcommunem omniumstu
diosbrum utilitatem-fua propria impensa diuersa opera LA*
tina,zr Italica : îpfa Italica tam ex Latino, & Hiftanico
iâiomate translata,qukm ltalicatfacere, minimeli transla'
ta,haclenus non impressa imprimi facere intendat,dubitet'qs
ne buiusmodi opera}pojìmodum ab alnsfine ems licentia im
primantur,quod in maximumsuum praiudiaum tenderei.
Noi propterea eius indemnitati conjulere nolente j;Mot« fit
mili <& certascientia eidem Micbaeli, ne praditia opera,
baftenus non imprejfXjet per ipsum imprimenda,per decerti
Mnnos post eorundem operum,uel cuiuslibet ipsorum impres
fionem,à quocunquefine ipfius licentia imprimi, aut ab ip*
fis,uel ab aids uenàv,feti in eorum apotbecis, nel alias vena*
lia,preterquam à ditto Mubaele impreffa,uel imprimenda
teneri posfint,concedimus,ty indulgemusilnbibentes omni*
bus p-fingulis Cbnllifidelibus,tam in Italia , quàm extra
îtaliam existentibu; prasertim bibliopolu, <& hbrorum im*
prejforibus,subexcommunicationelatcesententiae; Interrii
uero S-anclzRoma.'Ecde.mediate, uel immediate fitbietlis,
etiS ducentorii ducatorn auri, Camera: Apostolica: applican
dorum,£r insuper amisfionis,librorum poznis totiens ipfofh
fhjU' absque alia declaratione, incurrenda, quotiens con*
trauentumfùerit,ne intra decenmum ab impressione disto*
rumoperumuel cuiuslibet ipforum respeftiue computan*
dum diàa opera,tam Latina,quàm Italica,baftenus non inx
prejptjtr per ipsum ìAichaelemimprimîda fine eiusdem Mi
c baelis expreffa licentia diclo decennio durante^imprimere,
seuabipsis.uelalus,praterqua à disto Micbaele impreffa,<Qr
imprimenda,uendere,seu uenalia b*bere,uel proponere, uel
tas,ut Jùpra,habere audeant- Madantes uniuerfis venerabili
bus Yratribus noflris hrcbiepiscopis eoru'c^ vicarii; in spiri
tualibus,generalibus,et in Jiatu téporali s.?*oma.Zccle.eti!i
hegatis,^ Vicelegatisjedis hpojtolic£,ac ipfiusstatus gu*
bernatonbus,ut quotiens prò ipfius Micbaelis parte fiterint
requisitile! eorum aliquisfuent reqmfitus eidem Uichaeli
tffxacis prafiiio assistente!, premila, ai omnèm ài&i Mi*
cbaehsrequifitionem contra ir,obedientes,tx rebellesper
Cenjùras Ecclcfiasticas, etiam fapius aggrauando, ff-per
alia turis remedia autlontate Apostolica exequantuninuo* _
cato etum ad boss fi opusfuent'jauxilio bracbxi fecularis.'Et
injuper,quia difficile admodum ejfet pr&fentem Mot«m prò
prium,ad quahbet loca deferri: volumus £r Apostolica alt*
tfontate Becernimus,ipfius iranfumpin.uel exetnplis etiam
in ipfius operibustmpresfistflenamjet eanâem prorfusfidem
ubique tam in iuduw,quàm extra baberi, qua prxftnti ori*
gwali haberetur.Ht cmn absolutione à Cenjims ad effettuin.
pra:fe.ntium,<& quod fola signatura fufficiat.it ne de premis
fis,aliquis ignorantiam pretendere posfit. Quod prcefent
Motus propnus in Acie Campi ¥loris,t& in valuis CanceU'
larm Apostolica: buius Alma Vrbisaffigatur,ty ibidemper
affixwnem publuetur^y quod sic affixus,et in ipfis operibui
per tempera impxestus^per eunâem omnes quos tanget, acfi
tifdem perfonaliter intimatumfbret, expreste uolumus, £T
v.andamus irritum cr inane quicquid fecus attentare conti*
gerit.Prxmisfisomnibus constitutiontbus, <& ordinationi*
bus Apostolici!patéris'q, in contrarium jhciente non oblian*
tibus quibufcunque.

PLACET. Il

A tergo.

Anno a NatiuitateTiominimillesimo quingentefimoquin


quagefimo,Xndiâione o(laua,Tìie uero uigèfimatertia men,
fis Cftob.Pontificatus Sanctisfimi in Cbrijìo patris er domi
ni nostri domini lulh diurna prouiàentia Pupa: tertu, Anno
primo Retrofcriptie htera affixa U publicata fuerunt in
ÌQCIS retrofcriptu per me lacobum Carratum Curforem.

Mathurims magifler Curforum*


tf f ». Die 19. Decembrii in Rogato.

Che sta conceffo dì siici nostro Michele Tramez*


Zino, di'demo nitro che lui, ò chi hauera causa daini,
non possa stupire, ne far stampar, ne stmpate uen*
derfenzaloro permissione in questa città-,ne in altra
città , ò luogo del Dominio nostro per sfocio d'anni
uinti prostimi le carte, onero disegni di Roma dntica,ii
Roma moierna,iel Circo Mastimo,iel circo Flaminio
deU'ltalia, del Castro pretorio disegniti da M.Vyrrho
Ligori, pittore Napolitano, er medesmamente la car
ta deWOìigariafit Transtluania compatta per M. Pie»
1
tro Appiano, er U carta de Germania co suoi confini
da ogni parte,drizz<ttaal Reuerendistimo Cardinal
d'Augura ne le fopraditte carte far intagliarle in ra*
me, ne in legno, ne più grande, ne più piccole, canate
però, er tratte daUe presente sue carte, er il litro de
M.Vyrrho Ligori deW antichità diRoma,cioè de'Circir
Theatri, er Ansttheatri, er etiam il primo libro deUe
Varadofse dell'antichità dì Roma pure del detto autto*
re,fotto tutte le pene nella supplicaron sua cotenute,sen
do però esso obligato d'offeruar quanto è per le leggi
nostre disposto in materia di stampe.

.ldtwÂ.y,m*i «i*?! • *>•» Mtnub iti* I <tà*<À Hipmi

Marcus Antonius Gregolinst


Ducalis Notami.
ULV 1LLVSTRISS.
, o° Reuerendif Monsignore,
il Signor Cardinale
di Ferrara.

ONO /lati grafiti/


chi3 gr moderni scrittori
molto curiosi nel ferine/
re le cose notabili deWan-
tichità di Roma, per lasciare a noi ui/
Uentidifidegne cose eterna memoria',
Ond'io udendo quanto utile,, CT* dileU
to ne uiene al mondo, ho preso ajjònto
d'unire insieme per il ben publico quei
Šlidua trattarelli comporli dallo Ec>
cellentifiimoM\ Vyrrho Ligori Na-
politano , familiare, £3" fruitore di
Jx& Reiierendisima j llluflrifimd
Signoria, Uguale è per dare presto an
co m luce Quaranta Libri, né qualifi
rifrba lanarratione del rimanente del
le cose antiche di Roma, Contengono
questi dua trattargli,l'uno la deferittio
ne déCircipTbeatri,et ^/Tnftheatri,
Valtro le Paradosserai confutano la.
commune opinione sopra diuersiluoghi
della città di Roma ; facendo l'auttor
re euidentemente conoscere gl'errori
di molti c hanno in frittura uoluto por
re le cose in un luogo per un'altro, cos.
me leggendo T/^oìlra Rcuerendisfma
£7° Illusirissima Signoria uedrà per le
probabilif le ragioni, tîora uolend'io
dare allastampa detti trattarelli 3 er
mandargli in luce sotto il nome di alctt
no stgnalato Signore, ©° d'alto inqe/
gno, chabbia delle cose antiche,<cy mo
derne di Roma ottima intelligenza,
me fouuenuto f^ofra Reuerendisf *
ma er lllulîrisfmct Signoria come uè/
ro conoscitore 3 er specchio cTinjînite
scienze ; onde uscendosotto l'honorato
Jùo nome 3 mi rendo certo che uerran/
no ad esser illustri, er chiari presso
qualunqueVrincipe delmondo, Mostra
Reuerendisima er Illustrissima Si/
gloriasi degnarci dunque d'accettare
il picciol dono delsènio fio per hono
rame ?auttore3come per illustrare an/
co essa, opera coll'ombra dell'Illustrisi
mo nome suo. Et à P^osra Reueren/
disima er îlluflrisima Signoria quan
to più riuerentementeposso3 bacio l'ho
fiorate mani+

T>iKReuerendm*<o> Illuflm> S.

Humilt, er affcttionati^imo feruo


Michele Tramezzino,
LIBRO
DI PYRRHO LICORI
DELLE ANTICHITÀ* DI ROMA.

HELQ.VAL SI TRATTA DE I
CIRCI, THE ATRI, ET AMPHII

THE ATRI D'ESSA C I T T A.

O p O Fhduer mostra
to, quale suste la fórma
de i Orci, quale quella
de i Theatri, er quale
quella de gli Ampbithca
tri di Romandi queUipe
rò, chest trouanointie»
ri, effendouetie molti in
maniera abbattuti datle
tuine,che più tosto s'intende per uia d'hi&orie, che co»
tali edifici] ui fono statiche st ueggano per fòrma,ò ut»
/ligio alcuno, che di loro sta rimasto ) m'è paruto con»
ueneuol cosa di metterli in carta nominatamente tutti,o"
di defcriuere, in che luogo de la città, e in che tempo,
cr dachi furono edificati.
ERANO adunque anticamente in Roma noue Cir
ci, detti da Greci Bippodromi, de' quali il più nobile,
cr \lpiu bello cr prima di tutti gli altri iniìituito, era
A
îl Mafiimo,queUo che hoggidi ritenendo il nome fi chi<t*
ma Cerc!)i,posto nella uaUe Martia, laqual giace fi a il
Valatino,®1l'Attentino, comenel suo luogohabbiamo
detto. Non è mancato alcun bello ingegno di notar
ijHesto luogo,zr di dubitare, che fórse il tefio di Cafiioa
dorOydalquakjO" non da altro scrittore, s'impara il no
me di quella uaUefia scorretto: er che in luogo di Mar
tia mutando due lettere fi debbia legger MVRCIA:
trouaniofi che il monte Auentino fu già chiamato Mur
co : er che nel Circo stesso era un luogo confagrato à
Murcia, come dice TcrtuUiano : er oltre a ciò un'aU
tro tempio di Venere, che pur nel detto coUe era,fu cosi
detto : fi come io a suo luogo ho ragionato. La onde
farmi, che'l dubbio sopra ciò hauuto non fia Rato mofa
so senza molto buona ragione, er fòndamentoimafiimc
essendoci un sesto scritto a penna,che è di M.~Bentdetto
Egio da Spoleto,huomo cofi nelle lettere Greche, come
nelle Latine, eruditissimo, douefilegge Muraa,& non
Martia, come f\ legge ne gli Rampati. In fauor de*
quali tuttauia fi potrebbe dire, che se bene è uero,che il
monte Auentino fu chiamato Murco:o~ da lui il tempio
di Venere Muraa ; non però segue, che lauaUe fideb*
bia chiamare Murcia, cr non Martia, essendo questa
opinione più sosto fondata in acutezza d'ingegno, che
ìnauttorità di scrittore. Percioche non trcuandofi aut*
tore alcunoyche faccia mentione di detta ualle,faluo casa
fioioro,v chiamandola egli Martia ; Strana cosa pare
il uolerla bora nuouamente chiamare Murtia. Ne par
ii credere, che il testo di Cafiiodoro fia scorretto, poi
I
die quanti de gli stampati se ne sono insino ai hora uea
ètti \tutti in quel luogo hanno Martia. Senza che non
a mancano ancora di quelli, che si uanno imaginando,
che quella uaUe hauesse il nome di Martia da altra cria
gint: er dicono,che quando Romoio,er Remo,per con
to de gli augurij presi uennero alle mani, qmui su il
principio della loro zuffa, laqualejinì poi nel foro Ro
fKi«io,do«e per uolerespartire su ucciso ¥au&olo,chesu
apunto innanzi A i Rostri, come dice Dionyfio, doue fi
uedeua un Lione : er che per essere fiata quella la prU
ma uccisione, che suste satta in Roma, la uaUe,doue ella
comincio, prese il nome da Marte, Dio delle battaglie,
er padre di Romolo, er di Remo : er che à lui per
questo conto su consagrata. llche ha assai del uerifia
tulle. Tuttauia non ottante questa, er tutte l'altre ra*
gioni, ò più tosto imaginationi, addutte 5 io m'accosto
pm «olentifri alla opinione di coloro,che leggono Mur
eia per le ualtde ragioni dette di sopra. Ma ò Mar»
tia,ò Murcia, che quella uaUe dirittamente fi chiamasse,
eerto è, che ella era quiui, er non nel campo Martio,
âoue l'hanno posta i moderni scrittori, che è quello eh»
noi uoleuamo dire.
Eraui dopò il Circo Mastimo il Circo Tlaminio, il
quale dalla piazza de' Mattei,come hoggi st dice,ejda\
fónte di Calcar or a girandosi stendeuaperla contrada
detta le botteghe scure:zj saceua quasi tifine uicino alla
nuoua strada Capitolina. Onde il Circo haueua le sue
tnofje.Vultimo giro era aUa piazzade' Margani.Ma,
ii questo Circo diremo pu ampiamente al suo luogo.
A i
li terzo Circo erd alla pom Collina dentro le mùm
ta, a canto A gli horti di Salutilo, la ione boggiiì fi
uede uno obelisco in terra, intagliato a. caratteri Hic»
roglipbtci . Et se bene io non posso affermare (non ne
hauendo più segno che tanto)cbe questo baueffe fórma di
Circo murato con gran fabrica ; tuttauia per lo fratto,
che quiui fi uede er per l'hifloric,cbe ne parlano,parmi
d'esser affai chiaro , che cotal luogo feruiua al corso
de' cauaìli, er de' giuochi ApoUinari:aUhoramafiima*
mente che'l Flaminio era per l'inondation dei Teucre oc
capato da l'acque. Et perche alcuno potrebbe dtre,che
non è cosa uertfimile, che questo luogo fuffe solamente
celebrato per li giuochi,che fi faceuano,quando il Teue*
re uscendo fuor del suo letto inoniaua il Circo Ylamia
aio con tutto il campo Martio, er ettandio il Circo
Massimo ; atteso che le inondationi non poteuano essere
fi fpefse,chefu\fe necessario un'altro luogo per quel con.
to solo ; Si rijponde,che questo Circo,che era tra la por
ta Collina, e? la Salar a feruiua ancora per altritempi
ìi giuochi publici, fi come costa per l'hiiìorie, er per
Vauttonù de gli antichi. Ne i sermoni de i Martiri di
san Hierommo, er di Beia,aultori approuati,fi legge,
che neU'Hippoiromo, che era fuor della porta Salara,
furono martirizzati dugento sessanta Martiri, sotto
l'Imperio di Claudio secondo : benché inuero non uuol
ère suon della porta : ma dentro delle mura, ueggen»
dosi con effe to, che questo Circo è nel luogo, che hab*
biamo detto tra la porta Collina, er la Salara.
L'altro Circo era appunto là, dotte hoggi è la pia%
5
Za d'Agone, dette cosi di i giucchi Agonaìi,che quitti fi
faceuano. L'orìgine, e il fondatore di questo Circo,
per molto studio,ey diligenti*, ch'io babbi* usato in cer
carne ; non ho potuto insino ad hora rìtrouare,come 4
suo luogo in questo libro medesimo diremo.
il quinte Circo era nel Vaticano, chiamato da Vlinio
di Gaio,ey di Nerone: nelquale era quel bello Obelisco
di marmo Thebaico,ilquale fu quiui posto, cr cenfagrax
to in quella parte, dcue ancora lo uediamo in piedi, ai
henor d'Augusto,!? di Tiberio, come dicono le lettere
l4tine,che ui fono da baffo intagliate : er come noi hab
biamo più lungamente detto nel libro, che tratta degli
Obelischi. Le perte di quc&o Circo erano dallato
della piazza di S. Vietro cerne mostrano alcuni muri}
che fi fono trouati ne i cauamenti deUe cantine di quelle at
se priuate,che fino presso oda Chiesa della Trasporti™.
il sesto Circo era pur di la dal Teuere fuori della
porta del castello dietro alla Mele d'Badriano ne gli
horti di Dcmitia,delquale fi ueggeno molti uesligij dal
la parte di dentro, nella uigna de i Vecci gentil'huomim
ui Romani. Vogliono i moderni scrittori, cfce fedificé
tore di questo Circo fuffeNercne : laqual loro opinione
non mi dispiace : percìoche cauandefi dal capo del C/r*
couerfo la Mole d'Hadriaho ,furcno scopertele sue
porte : nelle ruine d< llequali fi uedeuano certi tegoloni
di due piedi per ogni uerfo, dcue erano scrìtti i nomi de'
Maeftn di terra cotta,che gli haucuano lauorati,co i no
mi de i Ccnfoli,che atihora erano sotto Vimperio di Ne
rone.er d'akumin altre tegole pm picciole sotto l'im
A iij
ptrio ftiairkno. Onde affai ueristmileconietturafî
suo fare della sua origine : cioè che fufse principiato da
Ucronc, ty finito da Hadriano ; ouero che Nerone il
facesse, er Uadrtano il restaurasse.
Il settimo Circo era nella uia Appia,edifieato( /èco»
do Vopinione del Vulgo ) da Antonino CaracaUa, ey è
qutUo,che hoggidi è più in piede, cr più intiero di tutti
gli altri, di la dalla Chiesa di san Sebistiano,dclquale
sabbiamo posto anco in questo libro il disegno.
Vottauo Circo era quello, che hoggi senza nome fi
uede ruinatofuor delle mura moderne di la daWAmphi
theatro Castrense di santa Croce in Uierusalem, poco
discosto daWAquedotto, che portaua sopra dise tre Ca
nali,ò uogliamo dire ruscelli d'acque,l'un sopra Valtro,
nei medesimi archi, cioè dell'acqua lulia, della Tepula,
CT della f&artia. Veggonst grandissimi segni di quem
Ho Circojoue hora fono i pezzi di quello Obelisco,che
ut era dedicato molto bello, ey ornato di figure delle
lettere sacre de gli Egittij : ey ueggonfi in parte i CK*
nei,cioè gradi,doue fi staua sedendo à uederei giuochi?
fatti con molta magnistcentia. Et quantunque la cosaftâ
cosi chiara,nondimeno i moderni scrittori non ne hanno
fatta mentirne alcuna,non se ne essendo accorti.
Eraui ancora di più il nono Circo, chiamato da P.
Vittore il Circo di flora, perche ut sifaceuano i F/oa
rali: et questo era fu'l colle Quirinale,etsecondo la co=
muneopmione,tra la Vigna stata de i Signori Carrast,
O* che hora e deU'lttu&rist.Uippohto secondo Cardinal
di ftrrara,ey quella del Boccaccio, che è al rincontro.
4
• Ve Veruno oltre a ciò de gli altri fuori deUa città,
er per le Ville dintorno : fi come è quel picciol Circo,
thè fi troua per la uia Gabina, lungo cinquecento piedi,
cr prejjò ad un Tempictto circulare nella uia Prene»
{lina: V cjHefl'dîtro, cfie fi uede di qua da San Sebastia*
no,tra lauia Appi<t,er l'Ardedfijw. I gf«Ii eran forse
per ufo de i ViUani,ouero per lì combattimenti de i Gli
diatori ne i funerali : ejjènio in quel luogo gran nume*
ro di sepolture. il che mi fa credere cefi la Grettezza-
tPe/?i, come la poca lunghezza non bastante ad un corso
di cauaUo. Oltra che quando la città fu grandissima,
io penso che'l fòro Romano non s'adoperasse più, co*
me prima fi cestumaua ìtali effercitij,per lamoltitudine
grande, che ognihorauerifimilmente ne doueua hauer
bisogno: eccetto se il morto non fuffe Rato buomo di tal
jjorf<tt<<,cJ)e merifdinente fi doueffe fare un tale appari
to nel foro: come era solito farsi a quei,che erano po*
tenti nella citta,®1 ì gran Capitani, per honorargli m
luogo più celebre,®- più segnalato.
nauendo infino a. qui detto, quanti Circi erano in
Koma,ey parlato d'efii, quanto c'è parso conueniente,
paffaremo hora a dire de i Tbeatri, iquali furon questi.
il primo Tfcerftro fu quello di Pompeo Magno, che
Theatro crelo io che fuffe, er non come altri hanno u*
luto, Amphitleatro. Et chi confideraù le reliquie di
quello edificio con giuditio d'architettura, uedra faciU
mente, ch'egli ha più forma di Thealro, cJje d'Amphi*
tkdtro.Et però douunque in Vlinio,b in altro scrittore,
fi troua posto Theatro in «ece i'Amphitheatro ; ere»
A Hij
itrti che'l te sto fuffe fcorretto,fatto cos'i per la inauuer
tenzd de' tradottori, er fórse anco per la poca pratica,
cr cogmtionc, che esti hanno hauuto di cotali edifici].
Questo Theatro adunque fu edificato in honore d'un
tantohuomodaun solo suo liberto. Etuoglionoimom
derni scrittori, che fuffe quello, i cui ueftigij ueggiamo
iietlrf casa de gli Orsini detta il Palazzo di Campo di
fiore. il che credo per due ragioni. Vuna,perchein»
uero bifvrmadi Theatro. Et l'altra, perche infino i
quel luogo fi flendeua anticamente il Campo îMrtio,U
doue il detto Theatro fu edificato.
Dopo questo era quello di Cornelio Balboidel quale
non sappiamo il luogo cosi appunto, ma per quanto da
i buoni auttori fi può ritrarre. Era poflo ancor esso nel
la regione del campo Martio. Perciocbe uolendouifi
una uolta celebrarci giuochi, fu in un subito inondato
dal Teuere,in modo che fu necessario trasferirli altro»
uexome babbiamo detto nel libro de i Ludi Romani.?.
Vittore lo mette non molto lontano dal Circo Elaminio.
Eraui il Theatro Lapideo allegato daVittruuio ne i
suoi libri deWArchitettura, v ricordato ancora da P.
Vittore. Alcuni uogliono, che questo fuffe uno delli
due fopradetti. Ma io non lo posso creder e,per che Stra
bone mette nel campo Martio tre Tbeatri, er uno Am
pbitbeatro, de'quali tre Tbeatri stimo che l'uno fuffe
questo Lapideo, l'altro quel di Balbo, il terzo quel di
Vompeo. Et che f'Ampbitheatro fuffe per auuenturax
quello di Tauro Statilio:ilquale,fecondo che fi troua ap
fresio Dione,fu da lui tàficato nel campo Martio. Et
f
così non è uero (comefalfamente hanno detto ì Moier»
ni) ée j\d esso quello, che ed Sdntd Croce in Gicrufdm
!emwe. Et se bene in alcuni testi fi troua Thedtro in uè*
ce d'Amphitheatro, primierdmente Dionelo nomina
Amphitheatro, èrebi ben ricerca ancora ibuoni testi,
er mastimc quelli dì P.Vittore scrìtti a penna,trouera,
che tutti quattro questi edifìciì erano nel campo Martio
differenti l'imo dall'altro : perche prima mette lì tre
iheatrudi Pompeo,di B<ti&o,er li Lapideo,*? appresi
so nomina particolarmente f Amphitheatro di Statilio
Tauro : senza che questo di S. Croce è di mattoni, er
cjueUo di Statilio era di marmo,ccme afferma Tòione.
Eraui il Thedtro di Marcello, pesto come dice Suem
tonio,fotto l'Arce Capitolma,fopra del quale sta hoggi
edificato il palazzo de' SaueUi.
Scauro non contento di queste fabriche stabili,® set
me, fece un Theatro, che conteneua in se tre fcene,l'una
di marmo,!''altra di uetro, la terza i'auorio,®" d'oro,
e? ciò solo per ufo di quaranta giorni. BeUaqual cosa
habbiamo affai ragionato nel nostro libro de i Giuochi,
er fèste Circensi : nelquale fono raccolti tutti i giuochi,
celebrati da Romolo per insino aProbo imperatore.
Erane sopra il cotte Palatino un'altro i delqualefa
mentione Ouidio ne' Tristi,® chi ha punto di cognitio
ne d'ArcI)ifetfHrd,Io può ancora hoggidi uedere a chia
risiimi segni. Et se bene la fórma sua uaria alquanto di
quella de gli altri, nondimeno fi uede apertamente essere
edificio da giuochUfi come moštraremo nel disegno iellé
sua pianta,cbe a suo luogo porremo.
Vn'allro Theatro fu incominciato in Rondi sia
brkarfi ilcjUdk per ordine del Senato fu gudjlo, come
altrouefi racconterà in questo libro.
Ma non s'appagando il popolo uincitor del mondo
delle due foprddette forti d'edifici^ da giuochi public%
Raggiunse anco la terza, che furono gli Amphitheatri-,
fi come è quella fuperbijiima Mole,che fi chidma uolgav
mente ti Colifeo, difcgndtd prima d'Augusto, er dlcuni
anni dopò edificata da Vejpefiano di saffo Tiburttno,
CT da tre lati cinta da tre colli; cioè dal Palatino,dal Ce
îio,ey daU'Efquilk,cr posta presso la Subura,et le Co*
rine,doue già furono li stagni di Nerone.
Vedisene un'altro di fórma affai minore à santa Cra
ce in Gierufakmmc,queUo che da P. Vittore e chiamato
Cafîrenfejelquale a, suo luogo fi diri.
Oltrd di questi n'era uno edificato per la uia Aurea
lid,cioè fuor della porta è fan Fancratio.
Ne lassar ò di ragionare alquanto di quello, delquale
Vlmio ragiona tdnfo.dicodeîl'AmpJiitljedtro di Curio*
nejîqude maejireuolmente ficomponeua di due Theatri
cogiunti,i quali essendo di legname,dapò essersi separa*
tamente in ciafcuncd'efiicelebratîi giuochi scenici, talee
Via k tauole, ey le scene, uolgendoft ambedue le cauce,
cioè i Cunei,fopra due cardini con tutto il popolo i/è»
derej'uniuano, eyfaceuano la firmddeWAmphitbeax
trojn modo tale che quelli che poco auanti haueuam ne
dute le comedie ne i Theatri, senza muouerfi akramens
te da federe, uedeuano gli abbattimenti de' gladiatorio
altre cose simili ntW Amphitheatro.

Tutte tjuešic sopradette forti d^edificij furono sola*
mente ordinate per rappresentare i giuochi publici, ne*
quali ò fi cercam, di mitigare Vira de gli Dij,ò fifaceua
eommemoratione del rapimeto dette Sabine,ò si celebrai
stano le Palile per la memoria deWedificatione di Roa
ma,ò per li Quinquennali, er per li secolari, ò per fi*
fteggiare netta consagrationedi qualche Tempio, ò per
"la creatione de gli edili,ò per honorare t giorni dette n<t
tiuità de gli Imperatori, è per li «osi fatti per la salute,
er per lauittoria de gli esser citi, ò de i Principi, ò per
altripiateri del popolo. I giacchi principali,che fifa"
ieuano nel Circolano i corsi de i cauatti con k quadri*
%he,ercon lebighe, cioè con carri da due,crdaquattro
cauatti. Di che fi dira a bastanza più di sotto al suo tuo
go. Era intorno atta cauea del Circo un euripo cioè ca
(tale d'acqua, nelquale alcuna uolta straordinariamente
combatteano animali marini, come Cocodrili portati
dall'Oceano. Et non contentandosi di questi piaceri del
Circo,fabricarono banche di legname, fu lequali il popò
Io potesse commedamente sedendo stare à uedere. Et
condotto l'acqua del Teucrein una fòssa, che nel mezzo
di quel luogo era,uifaceuano le Naumachie,cioè batta*
glienauali,con naui di tre,er di quattro ordini di remi,
llqual luogo fi crede che fuffe uicino atte radici del Col
le de gli hortì, la doue hora è fatta la strada nucua, che
dalia piazza del popolo conduce a' pie di Montecaual
lo. Q_uiui prima che m fi facesse cotal forte di spetta*
coli ,soleua estere il boschetto di Cesare, che come dice
Suetoniofa donato al popolo da Augusto, cinque Nau
mclic,cioc luogli da bdttdgìie nauali,erdno inRoma,fe
conio che ?, Vittore afstrma.Quattro nelcampo Mar
tio,ty und nelld regione di Trasteuere.
Ne' Tbeatri Jî faceuano Comedie,Tragedie,cr Sda
tìre.Negli Amphthedtriabbattimenti di gladiatori,®?
cdccie di fèrocistimi dnimalL
Hord perche non habbiamo in dut nostri li&ri dima
strato neft'Krto i disegni de gli edificij, fopradetti,® nel
Valtro notati tutti igwocm, cerimonie, ® pompe, che
gli antichi fbleuano diuerfamente in diuerfi tempi fare j
non ci estenderemo in questo più oltre in narrare di che
manieri cotali edipciisfacessero, ey quai forte di giuo
chi,ordinariamente, er straordinariamente ,ui fi rap*.
presentassero.
Vnraltra forte d?edìficij simili fu in Roma, doue con;
tinuamente fi foleua giuocare alla lotta, er chiamauafi
stadio, er haueua fórma dì Circo.
Eraui oltre a ciò un Gymnafio cue erano luoghi d<t
lottare,bagni,portichi,effedre, da ftarui à disputare,®*
principalmente il'Kyiìo^oues'effercitauala lotta ateo*
perto,zr allo scoperto aU'aere,delquale non-s'è anco ut
duto ueStigio alcuno, che mostri, appunto di che fòrmi
egli fuffe. Era bene un cotal lucgo nel Campo Martio,
ilquale fecondo Suetonio era in piede al tempo diNerom
ne. La cui fórma fi mostrerà disegnata nel modo, che
Xittruuio deferiue ches'ufauadifare m Grecia, per ef=
fercitii publici : Onde fi dee credere che prendeste il ma
dello quello di Roma. Qui potrebbe alcuno maraui»
gliarfi, perche Vittruuio hauenio dato i precetti dei
7
Ctrci.er in certo modo dette Thermt,cioè bagni ; non
habbta anco particolarmente dato le regole di quelle
smisurate fabricbe,le reliquie delie quali fi ueggono an*
torà in gran parte a i notivi tempi, dico dette T berme
Antoniane,®1 Biocletiane. Ma chi considerarà bene
ìd sòma, er proportion loro,trcuarà, che élla non è
punto differente da quella de" Gymnasii, che sono da lui
(descritti ; Vemoche cosi in queste Thermc, come ne i
Cymnasii,eranoi medesimi appartamenti: si come fono
luoghi da corsi dicauatti,dacorrere dpiede,da lottare,
da bagnarsi,®" daitarui diuersmente a piacere rdgio
mudo dibelle cose:®" oltre a ciò giardini,fòntane, ®"
all
piazze da itarui al coperto, er dUo scoperto 'aerei
er appresso ìuoghi da tener le pitture con suoi
lumi
Molti &■ Tramontandpbesithiamauano Videoteche:®'
■altridttti ìmpoliterijdd spogliarmi per-entrarne1 ba*
gm,ò per andare àlottarexosi Coricei,doue ftauano le
donzette: ® Eplxbei, douefi ragnnauanoìgìouinetti:
senza i'éagnidoppij,doueerano dueLaconici,douesta
vano ad ungersi,ò A riposarsi per digerire.Che dirò de
i due Txpiiarij, er de i due frigidarij, cheseruiuano
per temperare il cd\ore,et per rìnfrefcarstlCbe del Ci
ìidariodi sòma anulare,®1 grandissimo, con più ap*
parttmenti da lattarsi,®' dasudareì Che de glialtri in
finiti luoghi da passeggiare,®1 da ueiere da presso,®'
da lontano,®' nette piazze,®1 ne gli berti, er ne' ho*
febettift come co stumarono i Greci di sarei
Le quali cose tutte,®1 altre appresso, furono da gli
lmperatorifatk,®' orènuteflon più per magnistetnm
tw.er oftentatione della grandezza \oro,che per infè*
minire i popoli con cotanti sollazzi,®' passa tempi:®-
col mezzo di quelli tenerli à freno, er atta loro ditto*
tione.
DEL CIRCO MASSIMO.

T Zmpo è hora di uenire atta dimoflrationc del


Circo Mastimo, come primo, V principale di
tuttiglialtrt.il Circo Ulafiimc,secondo Varrone,fu det
to cosi,perche détro di esso erano dogn'intorno luoghi
da sederci) ueraméte perche la pompa, co la quale sì et
hbrauano i giuochusoleua ciruìreil Circo.l luogbi,don
de fi dauano le mosse a i corridori,erano chiamati Car*
teri:perche i cauatti lituano ritenuti in esse, come pri*
gionijnfino al dtr dettemcssc.Neuiochiama queste Car
teri oppiiaipercke haueuano torri,et mcrli,come hanno
le terre muratele carceri son dette da ccercéio,cioè da
rinchiudere quelli in modo che non postino uscire: per*
thè li cauatti ui jìauano dentro rinchiusi insino é tanto
the'l Magistrato daua il segno . torcilio dimostra
(come racconta Varrone)che intorno al Circo Masti*
mouisoleuano lauorarei figulini, ciò è Vasari. Et
Varrone Resto afferma, che in quel luogo proprio del
Circo,doue sifaceuano i sacrista], era l'Armilwstro. I
moderni scrittori hanno detto, che il Circo Mastimo ha
ueua la fórma fòrjìcata,cio è satta a guisa di fórstee, il
che èfalsistimo : perciò che il testo Greco di Dionyfio
&licarnasteo,che hora sì troua,non dice, che il Circo ha
ueste la fórma fórficata,ma che le porte d'ejfo erano sòr
nicate,cioè fatte A uolta: er queste trono quelle, che te*
f
nettano ì cauatti rinchiusi, & che con mirabile uelocit?
i'apriuancquandoi canotti havxuanoà comparire nel
cospetto del popolo.
Qjtesto Circo Mastimo fu prima fabrkéo di le*
g«o da Tarquinio Prisco netta Valle Murcia, la quale
è,come di foprahabbiamo detto, in mezzo tra il monte
salatino,® l'Auentino. Mossesi Tarquinio ad edifi
cario per la uittoria hauuta netta presa d'Apiolc terra
de1 Latini', detta quale reportanio affai maggior pre*
da, che non era Baio il nome detta guerra, dice Liuio,
che perciò egli fece i più ricchi, er magnifichi giuochi,
che alcuno altro de i Re auanti À lui haueffefatto. Et
atthora fu la prima uolta disegnato il luogo,® lo fpa*
ciò del Circo maggiore-.il quale fu dal Re fatto di tan*
ta grandezZdjquafi antiuedendo , er uolendo mostra*
re,che quiui in proceffo di tempo erano per celebrarla
giuochi dal grande Imperio Romano.Dtfegnotto adun
que Tarquinio, er comparsilo : assegnando a, i padri i
loro luoghi^® à i Cauattieri i loro'> er ordinando che
ciascuno u'aecommolaffe ifuoi feggUdouestessero à ue
deuli jpettacohxhiamaronfi questi luoghi F o R i,er
i gradi ioue fi fedeua,erano con forcine scucitati dater
ra dodici piedi. I gi'«ocfci fatti da Tarquinio furono
corsi di cauatti,ty giuochi da pugna, fattifyecialmente
itenir di Toscana. La solennità di questi giuochi durò
pokontimamente,®- uariamente furon cbiamati,bora
giuochi Komani,hora giuochi grandi. Consegnò Urne
iestmo Re à molti huomini priuati luoghi intorno atta
stazzo per edificoruh&fdrui logge, er botteghe,®'
già sdppdrecchidUi di cingere la città di mura di pie»
tre,quando per la guerrd de* Sdbiniglifu sturbata Vira
presa:® tanto fu ìa cosa subita,® rcpentind,che il Cir
co fi rintdfe di legname, cosi come prima era fiato ac*
tommodato.Tu poi,per quel che ne ferme Dionysw,fat
to di fabrica grandissimo: intorno di qudìe erano botte»
ghe d'Artigianuma il primo, che lo muraste con fi fu»
perba fabrica, fu Cesare Dittatore:® le Mete,ch'egli
ui pose, furono di tal maniera, che fi poteuano porre,
CT leuart:percicche in certafortt di giuochi fattiui da
îui,pofc in uece di Mete due squadre d'huomini,à uso di
due ejserciti.Del che fi dirà in altro luogo nel seguente
libro. Augusto l'ornò poi d'uno obelisco, ò guglia,
che dir uogltamo, alta % 24. piedi, condotta in Roma
d'Egitto, er intagliata à figure di cose naturali , che 4
gli Egitti] seruiuano per lettere dette Hieroghphice :fi
come hauemo detto al suo luogo nel libro de gli Obe*
hjchi. Scrtue Vhmo,che il suo pauimento era lauorat
to di Musaico di pietra bianca tagliata minutamente:
perche con la candiderà del colore porgesse illetto.
Le misure del Circo seno tanto confuse dalle ruine}
che nonse ne può fare un «ero, er certo giudkio.
LeZZefi > àe Cesare Dittatore nella spesa grande,
thè in ciò egli fece, consumò dugento sessanta migliaia
di sesterti],®1 lo ridujfe in lunghezza di tre stadi], ®T
d'unoinlargbtzZd,che con tutte le loggieerano quat»
tro lugeri.
li iKgero era lungo dugento quaranta piedi,tt lar
go dugento uenli.
Il piede
9
Il piede era sedici dita lungomo è sedici pollici. .
Lo stadio era cento uenticinque pasti.
ìl pasto era di cinque piedi.
Secodo Suetonh. Chudio Imperatore uistce le mos
fe di marmo:®' secondo Tcrtuttiatio il solaro a terra
che era dentro d le porte,era satto di tauole di legno: et
però i caualli,che ui tìauano aspettando i'îjcra del cor»
rere,scalpitando faceuano strepito.
Ammiano MarceUino dice, che ui fu posto un'altro
cbeltsco,molto maggiore di quello, che ui haueua dedi*
tato Augusto. Et per questo credo, che P. vittore ui
inetta due obelischi, l'uno in terra, er l'altro in piede:
perche forse fu leuato il minore per porui il maggio*
re. Era nel medesimo Circo il Tempio del Dio Confo
fabricato sotto tcrraja doue Romoîo lo consacrò , per
bauergli tenuto secreto il trattato del rapire le donne
Sabine stno a, Vbora del rapimento:et TertuUiano affer
tna,che il luogo sacro a Confo era alla prima meta del
CircOjcbe uuol dire uerso le porte:doue tra anco quello
di Muniasi come ho pesto nel disegno . Per quel che
feriue Dione,et per quel che si uede nelle medagliere»
tono ancora molte altre ccsc.Cafiiodoro narrale u'ea
va uno obelisco particolare dedicalo alla Luna, er
cjueflo di mezzo al Sole : la qual cosa ho esternatami
marmi,® nelle medaglie, er cesi appunto postola nel
disegno:scriuédcui appresso per più chiara notitia dar*
ne. Qi_uanto alla fórma d'ejjo, fi treuano molte uà»
rietà, nelle histcrical cbe credo ejjere auucnuto, perche
più uolte per cagion i'mceniij, è stufo rifatto di «UOMO.
B
Penso benebbe lo uro fi possa ueicre neEe medaglie di
Traiano Imperatore che fu uno di queUi,che lo rinouò,
tome fi legge ne gli Epitomi di Diane.
Lofpatio,® la grandezza il questo Circo era tan
tacche fecondo che V.Vittore osserma,ui upeuano agitt
tornente quattrocento milia perf me. Ricordami ha»
uer letto in Dione,come M. Agrippa fu il primo, che
congegnò certi Delpnini per notare con esti i corsi de
gli Aurigatori. Trouafi in Dionysto,che il Circo era
fatto à tre tetture, cioè à tre coperte l'uno più alta che
Valtra, stupra lequdli erano i gradi,ioue fi fcdeua: come
ben moàra il disegno del profilo, er della pianta, che
non ne babbuino sdito : pigliandolo dalle ruine d'ejjo
Circo,® da i fondamenti, che anco a tempi nostri ui so
no.Valtra parte di suora,®" quello di mezzo,doue era
no le M.ete,rbabbiamo presa dalle medaglie: come è sia
to detto nel nostro libro delle Medaglie, doue fi ucg*
gono qucšti ® altri grandi edifici] publici. Ne dee
generar confusione ne gli animi di queUi,che ueieranno,
la pianta de i fondamenti posti tolhorafenza misura, ò
d(/ègno:perciocbe questo mancamento non è auucnuto
per poco fapere,ò trafcuraggine de i primi fondatori^
ma di cjaeUi.che in diuerfi tempi lo rièaurarano con dia
uerfe forti di pilastri fatti per sostentamento, er /or»
tezzo deU'edificio-.aUa ripor ottone del quale solamente
attendeuano. Et chi con sottile, er giudicioso occhio ri
guarderà le fudette ruine, er constierarà bene le meda
glie,® le parole insieme de gli auttori, potrà ogeuohf
imamente gulurcAe questa nostra è la ma pianta*
IO
et forma del Circo con la diuìfwne dette &rjde,che per
fianco ad effo pastauano: et li contrajtgni fono posti qui
presenti ne la sua piantai nel disegno mostrato. La
strada segnata T ueniua dalla porta di fan Sebastiano,
er paffaua perla Piscina pMica: er di cui entraua fot
to le radici del Circolo è sotto i gradi:® diuidendo il
salatino dal Circo,andaua nel fòro Boario. La šlra
da segnata M. ueniua daWAmphuhe&tro, er pastaua
per k Subura,iico per mezzo di queììaValle,che è tra
il Vaktino,®" le radici del Celie:®' andando appresso
la testa oliata fuori del Circo saluta nett' Auentmo. La
strada scritta col nome dett'Auentino,è quella, che diuh
deua il monte dal Circo,®" dal Vico detto Armilustro:
er il lato delle porte constnaua col fòro Boario. Et
la ragione,che mi tira à credere,chil detto Armiluîbro
se
sia in questo lato dcsi'A«ertti«c;c questa: che il Circo
eraeffo Armiluâro,come ne dimostra varrone ; er il
Vico era neW'Auenlino,come dice Viftcre; ragioneKol
cosa è crederebbe pigliando quel Vico il nome daWAr
milustro,doueffero essere uicini, er contiguil'uno aU
TaUro.

DELL'ORIGINE, ET SIGNIFI.
CATO DE I LVDI, ET DEL
CIRCO MASSIMO.

V Arie,er diuerfe fono le oppinioni sopra la deri


uatìone del nome,®1 dell'origine de i Ludi: per
cicche TertwHiano àce, che l'origine de i Ludi nacqui
B ij
la i Lydi popoli ieWAfd, i quali uennero in Italia, er
occuparono la Toscana, la quale chiavaron poi Tyr*
rhmia da Tyrrhmo loro Capitanò:ilquil((fecondo che
fcriueTrineo)haueua'rinuntiatoil regno di Lydiaal
suo fratello. La Toscana adunque tra gli altri suoi
antichi riti ordinò etiandio sotto nome di religione i hit
dr.Gli artefici,et maejìride' quali i Romani fecer poi
uenire di Tofcanaidi che(come s'è dettola mentione Li
Mio,er chiamarono i detti giuochi LVDI Romani,??
grandi.Et uuole Tertuttiano,che prima fisser detti Ly*
di,crpoi mutato Vyinufi chiamassero Ludi. Ma Var
rone tiene,che Ludi siano detti datt'ejfvtto della cofaicr
li deriua dal utrbo Luio,che uuol dir giuccoiperche ait
co i Luperci furon chiamati Ludi,però che giocando, et
atteggiando andtuano correndo per la città. Medtfi*
mamentek fijle liberali,le Bacchanalì, le Confuali,et fi
migliantì,fi chiamarono Ludi : de' quali s'è (setto al suo
luogo nel nofìro libro de' sacrifica. Qui non mi par
di tacere, quel che ferine TertuUiano nel libro de gli
ft>tttacoli,che neìTAradi Confai cui fi faceuano,et da
tm fon dettii Ludi Confualijtra quejla infcrittione.
CONSVS CONSILIO,
MAR J DVELLIO,
LAR.ES COMITI O,
POTENTE S.
Cioè che Confo ualcua nelconfiglio, Marte neUabatti
glia,i Lari nello Squittino.
Quejla Ara(come nétta pianta s'è mo&ro)era pc»
sta [otto terra presso atte prime Miteiioue fi sacrifica'
fi
Vd 4 VII del mese di Luglio : er ilmedefmo faceuano
parmense i sacerdoti publici col flamine Q_uirinale,
CTcon le Vergini, atti X X I.d'Agosto. Alcuno pò*
irebbe qui demandare-.perche essendo l'Ara di Confo
setto terramo l'habbia disegnata, et pofìa sopra terra,
Rijbondo,che ne' marmi antichi, er nelle medaglie er
ne gli intagli di gioie, quella Ara fi uede in quel luogo,
doue anco la duncjlra essere Tertuttianc,ey fórse come
per simbolo di quetta,che di sotto era nascosi a.Remolo
ordinò i giuochi à, Gioue Iceretrio nel monte Tarpeo,
cioè nel Campidoglio,! quali poi furon detti giuochi Ca
pisolini. Doppo IMI Numa Vompilio gli fece a Marie,
O-atta DeaRubigine «Ili XX V l. d'Aprile. D4
principio i giuochi furono intitolati sacri, er Fwneiri,
cioè àgli Di; dellenationi,cr À i morti. Gli apparati,
C gli ordini de i giwocH Circensi erano più pomposi,
CT magnifichi di tutti gli altri : essendo lerò propria la
pompa,che auanti precede. Do«e fi ucd(Ua una lunga
schiera di simulacri portati sopra carri, er una ihen*
sa,cioè carro di Gio«e,i! quale era d'auorio, er d'oro,
er d'altre pretiose cose adornato. Et perche questi car
ti erano solamente portati dahuemini, sur detti, come
feriue Tertulliano, A R M A M A X I, ne i quali porta*
uanofedie,corone,z? spoglie. A cjwfsti giuochi era*
no tenuti d'andare tutti i Collegi) de'sacerdoti Rama*
ni:er ui si f&ceuano gran numero difacrifìcìj.Celcbra*
uanfi non solo in Roma,ma anco nette Vrouincie, ben*,
che non con tanta pompa,zr magmficenzaicr per ri»
corianza,V fignificalxont detta loro origine,fi ccndu*
teua nel Cerco un ruscelletto d'acqua idi suo fonte, &
un ramoscello del suo arbore. Alla curd, er gouerno
d'efîifi deputaua un'officidle,chc di Latini fu chiamato
TRIBVNVS v o L v P T A T v M, cheerd come

4 dire il soprastante de i piacerne? egli prcue<kua,o'

ordinaua le cose necessarie. Erotti il procurator del


T>romo,cioc del Ccrfo:ey astri officiali,chidmati M o=
R A T o R E s,i quili haueuano ti carico di porre il se
gno,er il fermino a, i corridori delle corret e da quat*
tra cauatl^O'di cdUdUifingoldri, cioè foli. Interne*
niudnui i s v T O R I, i quali
stimo che fuffero quelli,
che acconciaudnole uifìi,gr gli apparati delle quattro
fattioni,cioè liuree,che celebrauano il gioco. Oltre 4
gli Aurigatori Aerano ancora gli A G I T A T O R I,
i qudli(come si uede ne i marmi antichi)erano huomìni,
che andauano sopra un cauatto per uno,dUuertcndo,&'
mantenendo gii AMrig4tori,cJw no s'impicciassero l'un
con l'altro.cr aix.zoua.no k correre, er seguitar la uit
torid, schifando il pericolo nett''accojiarf atte Mete su
losuolgere al capo detta piazza. Eranuidi più alcu
ni,che teneuano il conto de i corfi,ey de i giri,che si dd-
uano intorno alle M(te:l i quali nel fine d'ogni corso
Vauriga ccnfegnaudun'uouo. v'er ano finalmente Gin
dici,z? Thefaurieri, Trombetti, e" dltn sonatori per
tenere i corridori dejli,rjr fagliati al corso', et per in*
fino <t Medici per medicar quelli che cddendo fi sèma*
no:il che ffefso accaieuaifi come dimostrano le memo*
riedeisepolchn,douenonsolo fiueggono simili di*
fgratiatitche $'hanno rotto le gambe,cr talhora H col»
I %
ìo',maui fi leggono ancora inom degli officiali d'tsii
giuochi Circensi, fecondo che noi habbiamo disopra ra
gionato.

SIGNIFICATO DEL CIRCO,


ET DELLE COSE D'ESSO.

Criue TertuUiano,parlando del luogo,doue fi fa»


S ceu&no i Ludi,che il Circo principalmente è dedi*
tato al Sole-.il tempio del quale era nel mezzo cPeffoiin
cima del cui Timpano fiuedeua rivendere la sua imam
giste;er perche il Sole è palese,® aperto a. tutti, non
«olierò consacrarlo,®- porre setto il tetto al coperto.
Etdicono,che cotale spettacolo s'hebbe prima da Circe
figliuola del Sole;® che dal nome di Iti lo iìadio è chia
moto Circo-.quantunque Varrone, come già s'è detto,
sia di diuerfo parere.Vuoua,che fi uedeuano nel Cir«
co,erano dedicate a, Caitore, er a ToUuce figliuoli di
Cioue : per esser efii fecondo i poeti nati dell'ucud del
Cigno,in cui Gioue trasformato fi giacque con Ledon
I DeJpfjini fono di ÌJeptuno.Le colonne s E T i E di
SctiaDea dette sementi : Le M E S S I E di Roncina
Bea del metere:® /eTvTELiNEdi Tutelino Dea
tutrice,® conferuatrice di tutti. Auanti 4 queste Co
lonne erano tre altari confecrati a gli tre Dif Magni,
Potertii,® Valenti : i quali uogliono che fuffero «Dei
Saraotfcrdci. La grandezza smisurata detti Obelisco
è sottoporla al Sole:® la fórma dette lettere,che erano
scolpite in effojìgnijicm esser cosa Egittiaca. Val*
3 tiij
tare di Confo era sotterra presso Me Mete, dotte i4
principio Remolo Io dedicò,affìne che egli tenesse oc*
eulte tutte ledeliberationi,che con esso Dio fi prendeua
no intorno al maneggio,® gouerno della cit tk. Presa
sokque&o altare era la imagine della Dea MVR»
C i A, che è Venere fteffa;atia quale fu uotato il tempio
in quella parte : er fecondo Varrone fu cosi detta dal
Mirteto,che mi eratouero(come dice lesionai cótle,âo
ue era il suo tempio,chefi chiamaux Murcoifi come pin
largamente s'è dttto nel libro de' Tempij. Seguen*
do hora TcrtutLiano,dìciamo,che l'effercitio del Circo,,
cioè il correre k cauatto.da principio fu semplice , er
secondo l'uso cemmune, er non k nome d'alcuno Dio.
Ma da poi la cosa sì ridusse a i Ludi,® dedicofii k Ca*
flore,® a. PoUuce: ® appresso a Hettuno, per esser
anch'eglxsopra il medesimo giuoco k cauaìlo : onde fi*
cognominato H.ippio,cioè Cauaìliero: benché Dionyfo
Alicarnaffeo uogha, che Nettano C4«<jKiero,er Con*
so siano un medesimo Dio. Qjuanto k i carri, il carro
da quattro caualii era del Sole;® quello da due era del
la Luna.ll primo che accompagnasse i caualii alle car*
rette, fu Erichthcmo figliuolo di Minerua, ® di Vul
cano:ilquale secondo cheferiue Acrophilo Argiuo,dedi
■co coiai rttrouamento alla prima Giunone: er Romca
lo fu il primo,che mojlrasseta prima quadriga k Roa
mam.Gli Auright da prima furon due, l'uno ueiìito di
bianco,® l'altro dirosato. Il bianco per laneue, ®r
per Io candore della Luna, tra deU'muerno. il rosato
per lo rossore del Sole era deft'câatt ; Altri «ogliono,
tt
thè il rosato fufsè sacro a, Marte, ilqual però fecondo
Macrcbio, è il medesimo che il Sole :si come il bianco
& Zephiro,\l fratino cioè il Verde atta madre Terra,
ò uero atta Primauera, Il Turchino al Cielo, al Mare,
er All'Autunno.
■ Gliapp&rati de i Theatri,® de i Ludi,erano cose fi
millanto a Csteta parte, che appartenete atta scena:
perche daiTt mpij}&da gli altari, er dal dar de gli
incensi,® datt'uccider dette beiìie, s'andaua trafìautt,
er trombe:doue erano due maestri, l'utìo de i funerali,
er l'altro,cicè il disegnatore, & l'aarujbice, che ri«
guardala con gran cura le inhriora dell'animale sacri
ficato:prendendol'augurio daquette,fe il sacrificio era
ttccetto,ò nò;neî che molte uolte il Demonio mostrò ma
rauiglie,® dista diabolica natura operò di molte > er
gran cose. Il Theatro era prcprio,come unacafa di
Venere piena di lafciuid. Et per questo rispetto uolcn*
io i Cenfori prcuedere al uiuere honejìo, er atti buoni
cc{tumi,Jbeffe uolte impediuano, ò guufiauano i Thea*
tri.chefi fabricauano. Fompeo Magno,perche il suo
Theatro fuffe riguardato,pofe sopra effoil Tempio dì
\enete,atta dsiicaticn del quale inulto tutto il popolo:
er lo chiamo Tempio di Venere,et non Theatro. Con
ueniua questo luogo al padre ubero, come dice Tertul
liano:® però i Ludi scenici furono chiamati liberali,
oltre ì quetti,che fono propriamente assegnati a. Libe*
ro:ilquale da i Greci è etiandio chiamato Dionyfio.
Nell'annoseicento cinquanta dattaedifcation diRO
tna,efsenioconsoliL,LKinio LucuUo, er A. Voftwniò
Albino,afthora che fi combattè còn li Celtiberi,et Van»
no fegutntt,che L.Minutio con Marcello Cosolo com
battè prosperamente in Lufitania, Messala il Cenfore
fu il primo,che cominciasse ai edificare Theatro in Ko
ma:ì cui Scipione Nasca s'oppose,® fèceli cotre uni
grauifiima oratione:affirmanio che pernitiofifiima co*
sa era ai un popolo,che Staua fu tarme, Vimmarcirt
in quella guisa nett'otio,® netta lasciuia:® col suo par
tare mojje il Senato per fi fatta maniera, che non fola»
mente oriinò,chesi portassero uia tutte le preparationi
fatte per edificare quel Theatroyna ancora (come seri
vx Eutropie\)comandb,che ioue fi itaua a ueiere i giuo-
chi,®" 'e fèste,non uifuffero luoghi da federe, ne per li
cittaiini,ne per quelli, che habitauano un miglio uicino-
attacitthnon per altro ,se non perche il robusti, er
gagliardi non diuentaffero deboli,® infingardi.Qjie*
&a adunque fu la cagione, che mosse Pompeo a canfe*
crare il Theatro fatto a suo nome da Demetrio suo lu
berto col Tempio di venere sopra esso. Gli Impera*
tori poi desiderando d'ammotttre, er d'infèminire i cit*
tadini,per poter più ageuolmente mettere,® tener lo*
ro il giogo al cotto, concedettero ogni, ® qualunque
forte difabrica, che col dar folazzo, er piacere fuffe
atta a corrumpere gli animi de i popolu
Varte fcemca,quetta,che con uarij atteggiamenti, tt
piegamenti detta perfona,s>'essercitauaji professori del*
laquale fonda Greci chiamati Pantomimi ; erain prò*
tettione di Venere,® di Baccoima quella, che con uo*
•i,er modi,® inuentioni tmouc, er con lettere fi irà»
«4
taui,era sotto la prùttttìone de 'gli ApoUini, cr dette
Muse,dette Minerue,®" de i Mercuri] : ® per queâo
erano dedicate l'Are nette fcenexome fi uede ne imor*
mi,®1 ne i thatrme i quali hauendo fatto cattare, ho
tteduto i luoghi d'effe Are : doue fi fono trouate moltt
cose pertinenti a delti Dei, er marinamente ad Her*
tose.
lîtttii A gonali hanno la medesima origine, che gli
altri giuochi:® fono Grechi ancor ej?i, fi come seno i
¥merak,che a gli Dij,o uero a gli Heroi,® atti mor*
ti fifaceua.no. G\\ Olimpi] A, Gioue,che a Roma fono
i Capitolini: Gli Hemeiad ìrlercole: Gli ìsthm'ij à Ne*
ptutto,® gli altri fono Agonali di Marte. nane*
uano questi Agoni fuoiCottegij di saccrdoti:fucipresi*
di,® ministri cottegiati, come à dire i ccUeglj dell'arti
Musicali,® Mineruali,Apollinari)0' Martia\i,con ab
batttmentiScon trombe,® con lo Ha<Ho,cherapprefen*
tonano il Circo. La disciplina dell'arti Gymnicc dico
no esti Gentili esser inueniione de i Ca&ori,de gli Her*
coli, ©" de i Mercuri]. Et questo fa ditto circa i nomi.
Il resto de gli apparati suor de gli ordini soliti, er
confueti,fi dirà più à lungo nel libro seguente. Hora
per non preterire in queSto cosa alcuno, che apparten*
ga à i modi,® significati del Circo,ho giudicato che fa
molto i proposto il por mi tutto quello, che sopra ciò
fcriue Cafîiodoro: ilquaU ne parla affai meglio,che A*
pottinare,ò altro ¥ceta:ancora che il testo su molto scor
retto,® oscuro.Egli adunque in una Epistola,che'l Re
Thtoiorico fcriue àf austo Prep a/to,dj« in qsto mai»,
Quanto a gli hitlrioni è più rara la ccnstafitia^
l'appetito delle cose henefteicotanto è cosa più predo*
sa,quando in loro fi dimostra qualche buona intentiam
neieffendo caro é ritrouare alcuna cosa laudabile, doue
meno si penfaua di ritrcuarla. Venendo adunque pc*
co tempo fa Tomaso Auriga dalle parti di Leuxnte,
, noi con discreta consiicr ottone gli ordinammo un ragia
neuole trattenimento, per infino a, tanto che staffato
esperienza dell'arte, er dell'animo suoMora che fi co
nofce,che egli tiene ti principato m queâa professione,
er che abbandonata k péna sua, s'ha uoluto elegger
per istanza Koma,fediadeinostro Imperio, hdbbtamo
pensato di douer fermarlo con unèrktza prcuifwne al
mefe:per non tener più oltre sospeso colui, che noi hab
biamo conosciuto hauerft eletto d'esser Signor dell'arte
sua in Itala. Percioche eglifbtffe uolte in dtutrfe par*
ti è uo^ko uincitore per le bocche de gli huonùm porcà
to più dal sonore, che dai carri : ha preso la parte
del popolo, che già piegano, er ha fatto fòrza di
tornar più allegri di prima, quelli che esso haueua fatti
malcontenti: hara con la maestriai corridori superan*
do,hora conia uehcitâ de7 corsieri trappolandoli. Ls
spesse uittone lo faceuano chiamare incantatore da quel
li,tra quali grandissima laude por che sta l'esser arrmo-
to a così fatti biasimi : perche quando la 'uittoria non fi
può attribuire alla uirtk de i cauaUi;è fòrza che s'impu
ti alla peruerfita dell'irte Magica. Lo spettacolo di*
scocciatore di grauifiimi costumi imitatore di leggerif
finte contentionì, disgombrale d'hone&À, finte uiuo
«fmgàmojé parole ,che gli dnficLi hebbero in ueneratio
ne come cosa facrajapošterità contentiosa l'ha fatto
uenire in diffregio,etderifione.Verche dicono, che Eno
maofu il prvno,chc appresso Belide città d'Arcadtalo
celebròiil quale pòi da Romoîo nel rapimento delle Sa
hine,non essendo fóndati ancora gli edifici^, fu contadi*
nefcamente mostro aWltalia. Ma Augusto Signor
del monio,alzando l'opera, fecondo la sua potentiaji
stese anco àKcmani una marauigliosafabrkaneUaVal
le Murciaiaffiu che la smisurata machina falda-mente in
tomiata da monti haueffesbatto da rinchiuderui dentro
segni,® argomenti di gran cose. Vtrdoche ui posero
dcdidporte à similitudine de i dodici segni del Cielo: le
quali da buone, <& fòrti corde spenzolate in un tratto
egualmente s'aprono-.insegnando ptrcib,che iltutto(co
me aUhora fi credeua)fi faccia consideratamente in quel
luogo doue fi conofce,chc opera la imagine del capo. I
colori fi diuiiono in piatirò parti fecondo le quattro
stagioni dâVanno.ll uerde è dedicalo alla uaga prima*
uera.ll turchino sbiadato alla nubilofa inuernata.il ro*
fato alla infiammata estasiti bianco al brinoso Autun*
no,quafi per mostrare in cctal modo Vanno tutto intie*
ro scorrente per li dodici segni, llche fufatto,per rap*
presentare con l'accommcdate sembianza de gli spetta*
colifecpenitiom della Natura.ll cocchio da due caualii
fu ritrcuato quasi ad imitatione della Luna, er quello
da quattro à simiglianza del Sole. I camalli alla dif*
dojj^co' quali i ministri de i giuochi Circensi fanno in*
Undere,ccme i corridori fon per ufcirejmilano iuelo*
ci apparimenti detta Setta Diana,cle precorre. Di qui
nacque,che mentre ch'esti penfdUdno di nutrir le flette,
con indegna,similitudine giocando profanauano ld loro
religione.Stendeuafi non lontano ddtte porte una bian*
ed coria,quofi und dritta riga^tt'un poggio, ® ali'al*
troiperche di quindi incominciaste il corso dette quadri*
ghejhe uscìuansuoriiaffin che mentre sempre frettolo
fornente si sforzano d'urtarsi netta Stretta l'un Yaltro,
non parestesie € uolestin toglier e il piacer del uedere
4 iriguordantuOgni corso finisce con fette Mete,à fi*
mihtudine detta fettimana,cheinse ritoma.Et hanno ef*
se Mete secondo i Decani del Zodiaco tre sommità, in*
torno atte quali scorrono Velocemente le quadrighe a\
guisa del Sole. Le ruote significano i confini del Le*
uante,®ielPonente.llrufcettettoiett'acqua rastomi*
glia il mare;® pero i D«lpMM ui uantto per entro no
tando.Valtezza de gli Obelischi dinota quella del Cie*
lo.ll maggiore è dedicato al Sole. Il minore atta Lu*
nome' quali con segni Chaldei,quafi come con lettere, fi
dimostrano le cose sacre de gli dntichi.Lrf spina fignifi*
ta l'instlkità de i prigioni, quando i Cdpitdni Romani,
andando su per li corpi è? nimici prendeuano Valle*
grezza dette fatiche loro.Lasaluittta.che par che dio il
segno 4 i Circenfi,fiprefe per tal caso dd usare. Nero*,
ne defindud,^" menando in lungo il mangiare;® ti po
polo defideroso,ccme suole,fottecitando, che s'inccmin*
ciaffe;egli se subitamente gittar dalla finestra la faluieta
ta,ccn la quale mangiando fi nettaua le mani ; per dare
co» talfegno licenza al cominciamento del giuoco io*
%6
vtdniato.'Et di qui poifitrasfe,che mostro de s'è la fai
tiittta,pare che s'intenia i'hauer certo capparro, chei
giucchi s'hanno d cominciare, il Circo è detto idi cir
tuito.l Circensi quasi Circuenfi : percioche apprestala
rozza antichità,ncn elenio ancor gli spettacoli perue
nuli adornamento de gli edifici] ,fi faceuano in luoghi
uerdeggtantt,tra fbdde,® fiumi. Ne è fenzd proposi
to,che la qualità di quello giuoco sta
tale,che fi jbedtfca
in X X1111 corfi:rapprefentanicfi con tale numero
le hare del giorno,®" iella notte. Ne è da tener per
cofauana,cheilareuito dette Mete fi dichiari col pre*
fentar iett'uoud:quanÌo che tatto is\esto,benche supera
filosamente, mostra palese, di douer ai estempio ieU
l'uouo,generare,ey produr qualche cosa. Per lo che fi
da di intendere,c';e quindi nascono leggieri, er initabi
listimico^umÀ quali hanno djfomiglidto atte madri de
gli uccelli. Lunga cosa farebbe à uolere parlando di
scorrere tutte l'altre cose del Circo Romano: parendo
thè ciascuna fi rifirifcd à qualche pdrticoldre cagione.
Vnd fold cosa diciamo in tutti i modi marauigltofa,et
stupeniaxhe quiui sopra tutti gli altri spettacoli incon»
fiderdtamente gli <mimi de glibaommi fi muouonok
pafAone.Faffa la Liurea Verde,®" una parte del popò»
lo s'attrista. Va innanzi la Turchina sbiadata,® la mi
glior parte detta città s'affUgge.Affaltanfi furiofamen
te senza akun frutto:® ftrifconfi gravemente senza ef
sere offefr®" uengono à uani contraiti fra lorojnm ai
trimtnU che se hauestino à combattere per lo flato ieU
h patria pesto in pencolo. Il che men arne/ite fi crei*
esser dedicalo alla superstìtione infiniti : uedendofi che
perciò l'huomo Unto fi discosta, ® allontana da gii ho
nesti costumi.Horanoi manteniamo quesîe cose necesta
riamente per amor dei popoli, che ci fono addossali
quali grandemente desiderano di rùrouaruifi : mentre
che loro gioua di dar bando à i graui pensieri: essendo
pochi hucminùthe fimo capaci di ragione, ® rari quel
luche fi dilettino delle cose buonetEt la plebe più uokn*
tieri ud à quello che fa esser ritrouato per aUeuiamen»
to, er per passatempo delle cure noiose : perche tutto
quello che ella stima, che sudi piacere,® di diletto;
quello anche giudica douerfi applicare alla felicità de i
tempi. Diamo adunque largamente cotale stese: ma non
le diamo sempre per giudtcio.Egh è bene alcuna uolta
non fare ilsauio,per poter conseruare al popoloi pii*
ceri,® l'allegrezze desiderate.
Fin qui fcriue il Re Theodorico parlando per boc*
ta di Caftiadoro:® dimostrane esprimendo la sua bona
td, come ode uoltt fi debbono concedere alla plebei pia
ceri,® lestSte ; con tutto che sempre ne succedano in*
conuenienti astai. Ex ben d'auuertire, doue egli dice,
che i giuochi Circensi fifiniuano in X X1111 corsi,
che tal'hora era solito aggiugneruene un più à compia
cimento del popolo, che lo domandaua l ® chiamauafi
Missvs AERARivs, come dice Seruio, perche
il popolo lo pagaua: er che ne i Ludi secolari erano
cento corsi,® perche fi potestero più facilmente espe*
ère in un giorno ; Domitiano, fecondo che Suetonio
fcriue,ridusteiGiri,chefi donano intorno ah Me«
te,
«7
à cinque.
te,da (ette
DEL CIRCO FLAMINIO.

T L Circo flammio, come tien Plutarco ne i suoi prò


blemi ,fu cosi chwnaio da un certo Piammo, che
anticamente lasciò alla città una grun tenu a : l'entrate
della quale in gran parte fi fpendeuano ne i giuochi à
cauaUo, che fi fa'euano in questo Circo : er auanzan*
douene astai ,nefu feli-ata la uia, che da lui fu fimilmen
te detta fiamma . Questo dice Plutarco. Ma Liuio,
CT sesto Pompea , huomini alquanto pin dotti di lui
nelle antichità Latine, ajfèrmano(fi come ne' buoni te*
Sii fi troua)chc qutSlo Circo fu edificato da quel Piami*
mo, che combattè al Lago di Perugia . Varrone
fcriue, che il Circo F.aminio fu edificato ne i campi
flamini] ,i quali furono cinti di mura, doue fi foleua
ramare il Senato, quando fi riceueuano gli Ambascia*
tori a' quali non era solito concedersi l'udienza dentro
di Roma : oucro quando per qualche necessità ,òfo*
spetto, le cose fi trattauano fuori della città, mafiime
ne'le feditiom de'le 1 nbu, che habitauano fuor di Ro*
ma, ò d'alin sedinosi, er mmici della libertà Roma*
na. Di queSti campi fa menticne Liuio nel terzo li*
bro della prima Deca, er altroue : chiamandoli hora
campi vimini], hora Circo Apollinare, fecondo il
tempo, ch'ei rappresenta nelle sue historie. furono
un tempo questi campi flamini] fuori della città : C?
allhora il ampo Martio fi Slendeuafìno à queSli, do*
ue poi fu edificato il Circo. Et perciò sòr se P.Vittore
mette il campo Martio neh regione del Circo slami*
C
nio : ioue afferma che era il Tempio d'Apottine,dd
cui il Circo s'appettaua Apollinare : er era uerfo la
porta Cdrmentale, che fu una dette porte del fecondo
cinto di mura delld cittì ampliata da Komolo, er da
T.Tatio Sabino, il sito del Circo flaminio era non
molto lontano datte radici del Campidoglio : er come
ancora fi può uedere, cominciam dalla piazza de' Mar
gdni, tyfiniud appunto di fónte di Calcararatabbrac*
dando tutte le case de7 Mattei : er fiendeuafi infino al*
lanuouauia Capitolina'.pigliando in tutto quel giro
molte altre case d'altre persone. Da queflo lato de*
Mattei il Circo pochi anni fa era in gran parte in pie*
ie : er atthora ne presi la pianta, dalle minutie ielle
misure in fuori, che per non hauer il Circo gli ultimi
suoi finimenti, non fi poterono pigliare. La parte pin
intiera era appunto, ioue è fondata la casa di M- Lo*
douico Mattei : il quale lu cauato una gran parte ie i
fòniamenti iel Circo in quel luogo : er trouatoui fra
Yaltre cose una tauola ii marmo in fórma di fregio in*
tagliata con puttini, che sopra carri fanno il gioco Cir
cenfe: er netta cantina trouaronfi di molti Teuertini,
eyuiiiefi alquanto del canale, per onde paffaua l'oc*
qua : la quale ancora adesso passa per casa d'un tintore
ii panni : er chiamasi per corrotto ufo il fónte di Cai*
carard,fórse per la calcina, che quiuifi fa. llpaui*
mento> er suolo del Circo era di calcina, er mattoni
pefti,molto sodo, er grosso,® lauorato di sopra d'ai*
cune cose di Musaico. Augusto ( come dice Dione)
condusse l'acqua in questo Circo in quella fèsta, netta
18
quale e ui fece ammazzare X X X V I. Cocodrili,
er fecondo altri scrittori, altre fiere del Nilo d'altra
fèetie : che fu cosa non meno beila, che marauigliofa
A uedere .

Desiderando io à tutto mio potere di rinfrescare,!?


di conseruare la memoria delle cose antiche, er infiea
me di sodisfare à quelli, che d'effe fi dilettano : mi so»
noconognipofîtbilcura,o- diligenti sforzato, er
ingegnato, tra gli altri nobili edifìc'ij di dimostrare ano
co la pianta intiera di questo Circo : er per ciò fare so*
no andato non senza grandissima fatica ricercando mia
tuttamente ogniluogo, er parte d'esso : non lasciando
pezzo alcuno di muro, per minimo che fuffe, senzA
utderlo, er ccnpderarlo scitilifîimamente : accompaa
gnandoui sempre la lettione di quelli auttcri, che hanno
scritto de i Circi alcuna cosa più particolare: er ualen*
domi bene spesso della conicttura, dcue le ruine, che
poche sono, mancauano: er pigliando Veffempiode
gli altri Circi, che sono più intieri in quelle parti, che
m quefto erano affatto minate : er in somma il tutto di
parte in parte conferendo, er communicando con huos
mini non meno per dottrina, che per giudicio rari,&
eccellenti. Tanto che tra per li uejligij, er per îauU
tonfi, er per le conietture, er per gli efsempij, er
per le consulte, ne habbiamo aUafinc ritratta la prea
sente fórma. De Uà qual mia fatica spero dalle pera
sene discrete, er di benigno giudicio, se tien laude,non
âoueme riportare almen biasimo. Et quantunque
io sappia affai bene, che non ci mancano in questo no»
C \j
Uro mondo di quelli, che fon dati in modo al dir male;
che quelle cose più riprendono, che meno intendono^
i sinistri giudiaj de' quali tanto àimo io d'esser mi fatto
più soggetto, quanto cosi rozzo, er ignorante , co=
me fono, (io hauuto ardire di pormi a fcriuere di cose
diffìcili, cr tirane dulia mia prvjhfkon principale', non
Almeno non uclendo fare del dire di que&i tali più con*
to di quelchefi conuenga ; prego gli altri, che fanno;
CJ" che con quel candore,^ benigni à procedononel
giudicar le fatiche altrui, col quale d.fiderano, che aU
tri proceda nd giudicar le loro ; che douunque troue=
ranno, che io per più non sapere hxbbia mancato{ilche
potrà essereageuolmtnte in molti luoghi)fiano conten*
ti, pren iendo il mio buon uolere, in uece di buono efa
fitto , di correggere amicheuolmente imiti difètti: se
però alla bontà loro parerà, che io lo meriti : essendo
(tato il primo, che mi fonmeffo à tanto pericolo:accer
tandoli che ne haurò loro obligo grande, ey che non
mi farà mai discaro l'imparare da chi fa più di mè.
Hora tornando al primo noflro proposito Jico che
hauendo fin qui dimostrato la fòrmi di quefioCirco, cr
descritto il luogo, do«e egli era ; parmi che horamai
sia tempo d'addurre le auttorità, che fanno faie.che e fa
so era nel luogosopraietto, cr che cosi fi chiamaua,
& appresso quel che ui fi faceud. Scriue Ltuio,che
il Circo Ylammio fu edificato nei campi Fkminij, quan
„ do dice. Tutte le predette cose furono trattate ne
„ i prati Flammij, che hoggi fi chiamano il Circo Ila

n minio da Ilammio Consolo, che fu morto al Laco


«5>
„ di Perugia. Chiamasi àncora Circo d'p pc lìine:
„ pcrchi,dice Liuto, dopò la uittoriaât' Sabini, C
„ de gli Equi, cr de' Voi/ci, i Consoli fìcìono con*
„ gregare il Stn. to ne i prati Plamim],oue al presena
„ te è il Tempio d'Apofline luogo detto Circo d A.
„ polline ,fino a quel tempo che erano Consoli Vale*
„ no,cr Horatio. Bel medesimo Tempio samen»
tione Asconio Fediano , quando uuol dichiarare la disa
firentia, che era da quello ad un'altro. Et dice, che
questo non è quel tempio d'ApcIlme, che Aurtufloedia
fico nel Palatino dopò la morte di Cicerone, ò pur do*
pò ilTriumuirato:ma quello che era edificato suor del*
la porta Cimentale. Cicerone neWoraticne,doue pare
„ la di P.Seflio,d'.ce. Hauendo fatto raccordo, er
„ la considerati e ne, furon fatti comparire nel Circo
„ flamimo, er datianti al popolo a parlamento, i
„ legati delle prouincie da queUa furia, er peste
della
„ sua patria, er con le grida, er co i pareri appros
„ uarono, quanto da lui fu detto. Dice ancora Lz=
„ uio. Cosi uenne Puluio Consolo a Rcma,hauena
„ dojî 4 ragunare il popolo, er trattoci deWlmpe=
„ rio di Marcello nd circo tlaminio: er dal tempio
„ d'Apollme per la por ta Car mentale furon condet*
te in Roma dueuacche bianche .Pwfîi adunque per
quefte auttorita considerare , er credere, che il Circo
Vlamimo sia questo, che noi diciamo : essendo chiaro,
clje la porta Carmentak era uicina alle radici del Cam
pidogho, anzi pur in effe radici, er che il Circo era
mcinoadefsa porta, la più parte degli scrittori
c iti
accor dono, che dttcord che igiUochiApoUinafi,eî
T'aurici anco altroue fi celebrassero, nondimeno prin*
cipalmentesi cdebraitano in que%o Circo. Scriue
FeRo, che uolenio il popolo ueiere i giuochi ApoU
linari, bisognaua che pagassero un'asse, do è un ba*
iocco per uno . Paceuanfi questi giuochi con sacrisi*
cij cr con carrette da due, cr da quattro cauaUi : cr
in ciascuna mossa correuano sette «o/te intorno alle Me
te : cr chi prima giugneua al termine, onde prima
s'erano mofii, reìtaua uincitore: er haueua il premio.
Et celebrauansi detti giuochi ad honore d'Apollo, er
di Diana, cr di tutti gli altri pianeti: secondo che haba
biamo detto nel libro de i Giuochi.

DELLE COSE FAMOSE PRES*


SO AL CIRCO ET NEL
CIRCO FLAMINIO.

H Ora narraremo le cose, che era uicine al Cita


co, er nel Circo. Intorno, ò uicino ai esso
Circo ut si faceuano uasi da bere, secondo che fi coma
prende per le parole di Mordale, quando dice.
ACCIPE DE CIRCO POCV»
LA FLAMINIO.
Puronuì oltre a, ciò uicino al detto Circo molti bel*
er ornati Tempi] di uarij Di; ; come il sopradetto
li,
Tempio d'Apoliine, con un bagno, cr lauacro, co*
me descriueV.vittore. Era nei medesimi campi Pia*
minij l'altare di Nettano, come afferma Plinio, quan*
te
io dice, che il detto altare, che era nel Circo Piami»
BÎO , haueuct sudato gran quantità di sangue. Erauifi»

milmente il Tempio di Vulcano, aUa guardia del qua»


le, oltra il Sacriftano, erano cani : perche non susse»
ro rubate le cose sacre. V'era anco il tempio di Mar»
te, cr quello di Vetiona più uerso la porta Carmenta»
le : auanti al tempio della qual Dea era una picciola
Colonna di marmo,con laqual fignijìcauano ,inche
parte s'haueua à muouer guerra: V perciò fi chiama»
ua Colonna Bellica : er co/oro, che uoleuano andare
aUa guerra, uolgeuano VhaRe uerso quella parte, do»
ue eran per andare, cy gittauanle dopò le spalle, le
quali teneuano appoggiate aUa Colonna : ne altrimen»
te per la super fattone di que1 tempi,si saria potuto an»
dar uia, se prima non si susse satto questo , er ueduto,
quanto queUahaîtasusse andata lontano . Laqual cosa
iimodra ouidio in quei uersi.
PROSPIClT AV TERGO SVMMVM

BREVlS AREA CIRCVM,


EST VBI NON PARVAE PARVA

COLVMN A NOTAE:
HIC SOLETHASTA MANV BELLI

PRAENVNTIA RUTTI,
IN R E G E M, ET GENTEM CVM

PLACET ARMA CAPI.


Dall'una parte del Circo era queàa Colonna,&
dall'altra il Tempio d'Hercole gran cuftode. llche si»
milmente testifica Ouidio : dicendo.
- ALTERA PARI CIRCI CVSTODE

C iiij
SVB HERCVLE TVTA EST,
Q_ V O D DEVS EVBOICO CARMINS
MAN VS HABET.
Et perche di qutfle cose habbiamo particolanjîima*
mente trattato mi libro de' Tempij, non ci pare di do*
uercisopra effe distendere pin oltre in questo Ioga.

DEL CIRCO AGONALE.

I L Circo Agonale, come già habbiamo accennato,


fu in qutUa parte di Roma, doue hoggi è la piaz=
Zadetta d'Agone, nella quale fi fa il mercato. Et fu
detto Agonale da certe parole, er cerimonie, che s'u-
fauano nell'immohre le uittime,che quiuisisacristca.ua*
no . Eglièhorahmaniera disfatto,®- minato,che
appena da chi ha cognitione delle cose antiche, fi può
considerare , non che da gli altri. C fa fuffe il primo
edificatore d'esso, come di sopra s'è detto, non ho po=i
tuta ancor ritrouare. Credo bene, che Vespasiano pru
ma che fuffe imperatore àfpefe del publico lo rifacesse,
quando sotto Gaio Caltgola fu edile : er quando per
non hauer usato molta diiigentia in far nettare le sera*
de, per comandamento dell'Imperatore gli fu gittato
del fango in seno : onde poi fu preso l'auguriotcheegli
fuffe per peruenire al sommo grado deWlmperio.il che
ho ritratto da alcune lettere intagliate in certi Teuers
tini, che furono già cauati dinanzi aUa porta di santa
Agnese uerso la casa de' Mulmi gentiluomini Roma
ni dala parte di fuori del Circo ; ne' quali ancora che
guasti, er pezzati, come gli habbiamo polii nel dia
segno ,fi leggeua il nome di Vespasiano, er come es*
fendo egli edile, fece non so che in quello Circolici re*
Ho non si potè cattare coltruttione alcuna. Era dan*
que per insino allhora in piede quelto Circo : er in ciò
non ho dubbio alcuno. Pu poi m procedo di tempo chia
moto Mameo da Alessandro Seuero figliuolo di Giulia
Mamea, che lo ritìaurò , er sèceui giuochi, er caccie
dittane sortì, come fi legge appnfso Russo nel libro
delle Regioni di Roma:®1 come io ampiamente ne ra*
giono ne isuoi spettacoli.

DEL CASTRO PRETORIO»

L CASTRO Pretorio,come dice


Plinio, era neW'estrema parte di Ro
ma, fi come ancora hoggidlfi uede
una gran parte di esso in p.edi attac*
caia alle mura della citta, e in quel la
to, che guarda l'Orientejl qual è tra la wa ÌZomenta-
na, e Tiburtina ; della qual cosa ci siamo certificati
per le fistole dt piombo , che recauano l'acqua alser=
utgio di quello, cauate di sotto terra con lettere ferii*
te del tempo di Tito Vtfpafiano , d'Antonino, e di Se*
uero ; ielicquali inscrittiont habbiamo posto li ritratti
insieme con gli altri tanto delle siitele dtpkrabc, quatt
to delle tegole del medesimo Castro con le sue inscrittio
ni. E che il Castro Pretorio fesse da questa banda, e
poco discolto da'àa uia Nometitani,ncn c'è dubbio, e
ciò fi proua ancora per Suetomo, ti qual dice, che ha*
vendo Paonte liberto persuaso 4 Nerone, zhe doutsst
anlare nelsuofuburbanojuer podere, che egli haueua
uicino a Roma circa quattro miglia tra la uia Salaria,
e la fomentano ; me si potesse fatua re dalle surie del
popolo, e dalle insite apparecchiategli da i suoi nemi*
ci ; egli scalzo ,e in tonica, e con un mantello che si
portauo contra la pioggia, e col mso coperto da un
panno lino, montato 4 cauaUo solo co quattro de suoi,
tra quali era il suo Sporo, er Epafrodito ; e COSÌ ana
dando fu subitamente fpauentato per la uia da un lama
so e tremoto 5 er udì dal Caiìro Pretorio,cJ)e gli era
uicino, il grido e tumulto de Pretoriani, che contra di
hi si soleuauano,e prenieuano l'arme in sauore di Gai
ha. Per queste parole adunque ci dimostra Suetomo,
che poco discosto dalla uia Nomentana era il detto Ca
ftro, onero alloggiamento della guardia de gli iwpea
rotori 5 e che non era su la uia Appio come alcuni mo
derni hanno scrttto',ptrciò che Nerone andando al pre
detto podere di F4onte,/ènf» il mouimento, che si face
uà dentro il Castro. Trouasi scritto ne' mattoni troua
H con le fittolesudette, che nel Castro era un piccol
tempio de gl'imperatori ; il che si proua ancora con
Vauttoritàd'tìeroitano quando dice, che uolendo AB
tonino Hehogabalo sor morire Alessandro Basiano
Mammea suo compagno nell'Imperio, «olle prima
far pruoua come li Pretoriani l'amauano. Egli se
n'andò solo al Caiìro Pretorio ; onde queisoUati nòti
uedenio seco Alessandro da loro sommamente amato,
t muti anche per altre cagioni in sospetto che esso He

liogabalo non Vhdueffe fatto morire, cómosii e sdegnai
ti tutti non gli mandarono nel tempo deputato la solita
guardia, e ristrettisi nel Caiìro dieeuano, che deside*
rauano di ueder uiuo Alessandro nel Tempio.Antoni»
no molto per ciò sbigottito, e ripieno di paura, tornò
ìn, casa ; E es por uenne di nuoao nel Castro menando
seco Alessandro sdì medesimo carro \mperatorio,or»
nato come era solito d'oro e di gemme » AUbora i sol
dati apriron le porte riceuendo l'uno e l'altro, e nel
tempio accompagnandoli, che era dentro della moni»
tione,e salutandoli amendue ai una uoce lietamente, e
più del solito;seguitando però più Alessandro,che
Ueliogabalo, delquale poco motìrauano di curarsi *
La qual cosa egli hebbe molto a male » Dimorò quel'
la notte nel tempio ; er adiratesi contra coloro che
di ciò erano cagioneje notati quelli che più haueuano
applauto ai Alessandro, che a lui, comandò che tut»
ti fossero ammazzati ; laqual cosa non «olendo i solda
ti sopportare; per l'odio che gli haueano,e per leuar*
fi dinanzi quel Tiranno , e quel uitupetefo mostro*
l'ammazzarono incontinente, er insieme con lui la
madre, e tutti i suoi 5 e cefi anche i ministri delle sue
ribalderie, e quanti erano seco uenuti nel Castro, tutti
furono tagliati 4 pezzi Ne anche contenti di ciò,pre
[ero i corpi d'Antonino, e della madre dandogli al
popolo, dal quale furono uituperosamentc strascinati
in
per le iìrade,e poi gittati una cloaca. O«ero, co»
medice Eutropia, emendo t'I corpo di lui strascinato a
guisa d'un cane,che per la sua sfrenata libiiint lo thia*
muoio tigni ne potendolo riceuere unti ciotta che
era Stretta di bocca, lo gittarono nel Teucre con un
saffo al colio, accio che non potesse uemr su a galla ;
per il che fu poi chiamato Tiberino Trattitio. Sin qui
Herodiano er Entropio ci dimostrano, che nel Preto
rio era una edicola, ciò è piccol tempio, et il fine che
fece Ucliogabalo. Del tempio, oltre alla narrazione
d'Rei-odiano, ne samo chiari per le fudette tegole ,
nelle quali è scritto , E x AED. AVGVSTO»
B. v M , cioè, della chiesa de gl'Imperatori, laqual
era appunto in quel luogo doue l'bauemo disegnata
su la pianta. Prouast anche il medesimo con miglior
ragione, laqual doueuo dir prima, del medesimo He»
rodiano ; Perche haumdo Antonino Caracolla in pin
modi tentato d'ammazzare Geta suo fratello dt canto
di madre nelqual il Pop.Ro.baueua bomsima speran*
za, e perciò umiliato da esso Car acala , egli pensò
finalmente d'usarci la fòrza, er entrato nella camera,
doue era Geta, per ucciderlojo fece fuggire appresso
della madre,doue ne anche potè essere scuro, che i'am*
mazò per fin nel grembo di quella. il che fatto anda
ua gridando per il palazzo, che era uscito d'un gran
pericolone dicendo di non essere ancora ben sicuro,
comandò alti soldati della guardia, che lo pigliassero
di peso, e prettamente lo portassero nel Castro, doue
più sicuro potesse dimorare. Qjuegli dando fede alle
sue parole, ne sapendo punto come era passato il fatto,
ne loportarono;e nel portarlo fu uijio per il camino
che era sanguinoso, onde il popolo cominciò 4 tumul*
tuire ; ma egli giunto ntl Castro, e dentro a, quel
tempio, nd qual fi teneuano l'insegne de Pretoriani,
gittatosi in terra rendeua gratta a gli Dei come se
per uoto haueffc la fuasalute conseguita. Onde con*
correndoci i soldati tutti e fpauentati della nouita,
egli cominciò a, dire ad alta noce, che haueua fcam*
fato un gran pericolo ; e udendo poi seguir àraccon
tarla multa successa, spesso mterrompeua il parlare
per non dire il uero ; finalmente diceua di hauer fuggi
to gli agua'i d'un suo capitai nemtco, di hauer li
suoinema superatici esser rimasto Imperatore per
benepào delia fortuna. E con queste sue parole, e fit*
p
tieni uoleua u tosto essere inteso , che narrar pura*
m.me il 'uccesso, e quel che haueua perpetrato. Pro*
MeiteVi poi per la fuasalute a ciascun soldato 2/00.
àruhme Attice,ao è 1 ;00 giulij. oltre dique
Sto per le spase altrettanto più ded ordinario. Et in*
seme gli com.mdaua, che dalli tempij, CT altri luo=
ghi, doue erano riserbati i denari, ne pigliassero in
un giornosolo quantine uoleuano.Ecesi inunsol gior
no su rapito tutto qutUo , che Seuero appena in
X V111. <mni haueua ragunato e messo tifarne del*
Val rui calamità; e per ricompensa ài ciò, i soldati chià
marono ribelle Publio Geta, e dichiararono Antonino
Bastano Imperatore. Dice di più Herodiano, che
quandoi Pretoriani assalirono 1 luoghi per rubbarc,
tra esi er il popolo su satta una grande uccisione, èst*
nalmente furono astretti a ritirarsi; e mentre che ita*
uano nel Castro, il Popolo tagliò l'acqutdotto,che gli
porgeua l'acqua dentro di esso Castro. Onde i Preso
rioni uscirono \uoro e fecero gran strage de' Romani.
Mo secondo che dice Giulio Capitolino, fi tosto cJje'l
popolohebbe tagliatole fistole, che conduceuano l'ac
qua nel Castro, i Pretoriani furono corretti à far poi
ce col popolose più mi por ragioneuole; che quel,che
diccHerodiano,cio è,che uededofi tolto l'acqua-.ufdrono
A dibattere cotra di quello.ll Castro fu di bdlisimi mu-
ri fatti di mattonin d'opera reticolata, con le stanze di
pinte,conun bellissimo portico di colonne fatte di cimen
tofiuccate disopra con somma diligentio,fecondo che fi
uede per alcuni pezzi trouati sotto le rouine, oltre
quelli che sono ne tempi] moderni, poi che ogni cosi
de gentili fu sottoposta olii nostri fanti, er al no*
stro Redentore Giefu Cfcristo. Nei iwogo, doue era
quel tempio, fu fatta uno chiesa dedicata à uno di no*
siri fanti(ma fecondo che'l tempo è solito di fare) ho*
ra è annullata l'antica, e la moderna chiesa ; e tutto'l
sito è occupato di uigne, e fatto piano. E di cotanta
rouina questo è quanto ho potuto porre in disegno , ca
uandolo dalle stanze, che uifi ueggono coperte, co i
suoi pauimenti di musaico, e dalle rouine cantate di fot*
terra,e poste in luce da queiche ui hanno retto il ter*
reno per coltiuarlo, e farui delle uigne. La forma
d'un Castro fi uede ancora in questo modo per un rk
uercio d'una medaglia d'Antonino Caracolla ♦

IL FINE»
DI PYRRHO LICORI
NAPOLITANO.

IL PRIMO LIBRO DEL»


le Antichità di Vyrrho Ugo*
ri Napolitano.

NEL Q_ V ALE PARADOSSA»


mente confuta la commune oppinione
sopra uar'ij ; er diuerfi luoghi
della città di Rema.

E VARIE, ercJUd/î
innumerabili mutationi,
er ruine, che la città di
Roma ha fatte, er pa*
tite per tanti secoli, quan
ti da la prima edification
sua ne fon corsi insino à
questa ultima età, han*
no in modo alterato,gua
cto,er trasformato dal*
Veffer di prima Vaspetto, e'I corpo d'essa città',che quel
h,che da cento anni in quà fi fonò affaticati per render*
neà posteri qualche uera sembianza }trouandofi in
tanta confufion di cose, er non considerando le ingiù*
D
rie, er le mieti de tempi, er de la Fortuna ; ne con
U diligenza,che fi ricerca leggendo, er ejfaminando le
,
parole,e i sentimenti de gli antichi scrittori ne' quali si
eonferua anchor uiua in buona parte la memoria di Ro
ma; ma andando i guisa di ciechi,CT quando in una,CT
quando in un'altra falsa apparenza inciampando, fono
caduti infiniti, er
grandifiimi errori . Et é la cosa an%
data in maniera, che pigliando efii bora quettokogo
per quello , er hora quello per quell'altro; er non ria
conoscendo ,senon in picciola parte,ne Vattt,ne Cara
pi, ne Cercane Theatri,ne Curie,ne Bafiliée,ne Tcm
p'ij, ne Fori, ne Ponti, ne Porte, ne Regioni, ne altri
luoghi, b ediscij publichi, ò priuati;zT prendendo cr*
rore fin' ne' cotti; er
in somma confóndendo, er
con*
trafacendo ogni cosa; a me pare,che in uece di rappre*
fentarne l'imagine, er
la fórma di Roma, ci habbiano
più tolto fatto uedere lo schizzo,e'l disegno d'uno âra
no Laberinto, ò per parlare più proprio, il ritratto,
e'I modello d'una nuoua Babilonia. Sotto i cj«a!t erro*
ri ueggendo io andar prefi, non pur la plebe,©- gli al
tri,che pendono dal giudicio de' dotti,ma communemen
te anchora quasi tutti gli antiquari] ; cr stimando, che
da la uera cognition di queste cose, fòsse per seguirne à
gli huomini, oltre 4 k dilettatane, e'I piacere, etiandio
non picciola utilità per la molta eruiitione, er d'ogni
sorte dottrina, de k quale son piene; giudicai di non do
uerfar opera, (e non kudabile, cr gratiofa, se io scria
uendo disingannasse il mondo, er trahesilofuor di que
&e tenebre,per onde tutta uia camma senza alcuna fi*
' - - ■—

iek scorti, eh lo conduci. Tir U qual cosa tornato


* rileggere, cr con somma dtligentia esaminare gli
tuoni scrittori antichi, er li Greci, cr li Latini,che de
le cose de la cita di Roma hanno lassato memoria fide
le a la sostenti ; cr più de gli altri,riuolii cr confide
rati gli scritti di Publio Vittore, cr di Sesto Rufò,dico
gli antichi cr buòni scritti a, penna, i quali però no mol
to staranno a mofirars a, tutti per opera cr itudio del
dottisimo Taerno; sopra de' quali YEgio da Spoleti, i
di nostri nelle buone lettere consumassimo, ha scritto
cofiutile,cringenioso commento, ti scritti adunque di
queâi due antichi scrittori ho considerati ey seguitati io
ne la âiuiswn de la città come queUi,che più distintameli
te de gli altri, ne hanno parlato, rendendo con sordi»
ne,crcoUocation loro, ad ogni corpo ifuói membri,
con quelle più giuste misure, che s'è potuto in tanta al*
teration di cofejet de tépi,a' quali s'è parimente hauuta
debita confideratione, cr risguardo 5 cr conferito con
dotttsimi, cr giudteiost huomini le cose dubbiofe,cr
le opinion de gli altri, cr le mie sopra queUe;mi disposi'
A uolere feriuere de le antichità di Roma, C7 di fuori
Abbracciando tutte le cose degne di memoria, cr sfòr»
zandomi non pur dichiararle con le parole,ma ancho*
ra disegnarle, cr porle auanti à gli occhi con la pittu»
ra.Ne laquale impresa hauenio già con perpetuo st«»
dio,cr continue uigilie consumati molti anni, cr efsen»
domi eUa(come per lo più adiuiene di tutte le attioni hit
mane)riufcùa molto più difficile, cr lunga ,che da pria
cipio imaginatomn m'tracofiper la fatica grandisim
D ij
ma, come per la fresa intoUerabile i la mia fòrtun^che:
ut ui;ho pensato, mentre che per più non potere Pope
ra maggiore indugia ad bauerla sua perjittione,che
perauuentura non sia
da riprendere , che intanto io
non dia alcun faggio a quelli, che hauendcne udito ra*
gionarej'ajpittano con desiderio. Raccolte adunque,
CT messe insieme le cose più notabili di Roma, er diala
cuni altri luoghi,mde intese da i moderni, ne ho fèto
un picciolo libretto, er chiamatolo Varadofse 5 parena
domi che queilo nome li conuenga, per effer scritto con
tra la commune opinione de gli altri scrittori de' nojìri
tempr.O" non perche io intenda, come soglion* far gli
altri in cosi fatti trattati,per fòrza d'ingegno di proua
re il falso, credendo io.er ingegnandomi di prouare il
nero: fi come leggiermente potrà conoscere chiunque
uorrà senza animosità giudicare.
DEL FORO RJOMANO.
Et per dar principio a quejie nojire Faradofse, ci
faremo primieramente dal Foro Romano,come da luo
go nobilissimo er celebratifiimo,z? de la cui falsa cola
locatione molte altre fon nate.Et appresso procederemo
4 le altre cose secondo che effe ci fi pararanno dauana
ti,non potendosi in ciò seruare un'ordine continuato dì
luogom luogo, er di cosa in cosa,secandoti colloca*
mento loro.
Dico adunque,che in grandifiimo errore son caduti
coloro,cbeKogfiorto,cJ)e il Foro R ornano fufft in quel
lo ffatio, che è tra l'arco di Tifo, er di Seuero.Verciò
che in tale fbatio era la Via facra,et non il Foro ROKM
>7
noji'l quale da tutti gli scrittori degni di fide è po/ìo ne
la ConuaUe,che è tra ti Palatino,®- VArce del Capito»
glio, fecondo che mostreremo qui o" al suo luogo : 0*
non neU'eâremità de' detti coUi,come efii dicono^anzi il
Foro è tra la Rocca, come s'è detto, ey la Porta utc*
àia del palazzo,U quale era uerfo la Via sacra rincori
tro'l Tempio di Gioue statore', il che fi proua cosi co le
parole di Uuio. ATQ_VE INDE POSTERÀ
DIE, CVM ROMANVS EXERCITVS IN
STRVCTVS, Q_VOD INTER PALATI»
HVM CAP1TOL1NVMQ. VE COLLEM
CAMPI EST, COMPLESSET: NON
PRIVS DESCENDERVN T IN AEQ.VVM,
Q_ V A M IRA, ET CvpIDITATE RECVPE
RANDAE ARCIS SIMVLAN TE ANIMOS
IN ADVERSVS ROM AN I S V B I ERE.
PRINCIPES V T R I N 0_ V E PVGNAM
CIEBANT: AB SABINIS METIVS CVR»
TIVS, AB ROMAN IS HOSTIVS HOSTl»
LIVS. HIC REM ROMANAM I N I CL V O
LOCO AD PRIMA SIGNA ANIMO, A Ta
Q_VE AVDACIA SVSTINEBAT. VT HO«
STIVS CECIDI T: CONFESTIM ROMA»
N A INCLINAT VR ACIESj FVSAQ.VE
ESTAD V ET ER EM PORTAM PALATTI.
ROMVLVS, ET IPSE TVRBA FVGIEN*
TIVM ACTVS, ARMA AD COELVM TOL
LENS, IVPITER TVIS, 1N0_VIT,IVS»
SVS AVIBVS HIC IN PALATINO PRI
D Hj
MA V R B I FONDAMENTA IECI.AR»

CEM IAM SCE LE RE EMPTAM iABINt


HABENT. INDE HVC ARMATI SVPEA

RATA MEDIA VALLE TENDVNT. A T

TV PATER D E V M , HOMINVMO_VE,

HINC SALTEM ARCE HOSTES.- DEME

TERROREM ROMANIS: FVGAMQ.VE

FOEDAM SISTE. HIC EGO TIBI TEMI

PLVM STATORI 10VI, Q_ V O D MONI»

MENTVM SLT POSTERI S, TV A P R AE»

SENTI OPE SERVATAM VRBEM ESSE;

VO VE O. HAEC PRECATVS, VELVTI

SENSISSET AVDITAS PRECESÎ HINC,

INQ.VIT, ROMANI I VP ITER OPTI*

MVS MAXIMVS RESISTERE, A T Q. V E

ITERARE PVGNAM IVBET. RE S TI T EA

RE ROMANI, T A N 0_ V A M COELEJTI

VOCE IVSSI. IPSE AD PRIMORES, RO

MVLVS PROVOLAT. METIVS CVRA

TIVS AB SÀBINIS PRINCEPS AB ARCE

CVCVRRERAT: ET EFFVSOS EGERAT

ROMANOS, TOTO Q.VANTVM FORO

SPATIVM EST. NEC PROCVLIAM A

PORTA PALATII ERAT, CLAMITANS.

Vedefi qui dunque come Liuio ci dimojlra il loco ap*


punto daue è ilYoroì conciasti che i Romani essendo
p
seguitati dÂ'Arce tutta la VaUe else trii Capitoli
no,et il palazzo,da i Sabini^ per infine atx Po rtaute
e
chiude la Roma di Romolo.Etst cosi \come puoejser
a*
thè se quelliscorsero trd la Rocca er la Vorta,quantó
tenea il fratto del Foro, come può esser che sia di fuor
de li detti coliitimperò che Farce, come dice Suetcnio
nellauita di AuguQo.era mi lato del monte che riguetr
da il Theatro di MarceUo,perche sotto ?Arce fu egli
edificato Et la pertadd palazzo uerfola Via sacra hi
ueuailfuoluogodoueera il Tempio di Qtoue Statore
come dice Plutarco nella uitadi Cicerone, cefi FPO»
EAQstN A E O* KIKEPUN E K A AEI
THN SYTKAHTON EI5 TO TOT
5TH2IOY AIDS IEPON ON STA
TOPA PslMAIOI KAAOY2IN
IAPYMENON EN APXH THZ
IEPAÎ OiOY PPOî TO PAAAa
TION ANION T Q U.Ciò è, uscito di cafet
Q.iceronc,chncmauailSaiator.el Tcpio di G\oue Stefio
ilquakiRomani chiamano Statore.Posto irei principio
dela Viafacra,di quelli che ritornauano al monte Pelati
no.Cofi dunque superno dcuefia la Porta uecchta ar.cho
ra più chiaramente per e tesie parole di Mio Solino
nel capo fecondo neUaccnfegrationedi Roma parlan»
do de li Re. e AET ER i s REGES Q_VIBVS
LOCIS HABITAVERINT, DICEMVS. TA
TIVS IN ARCE VBI NVNC EST AEDES
IVNON1S MONETAE, Q_ V I ANNO V.
Q.VAM INGRESSVS F VER A T VRBEM A
LAV RE N TIBVS INTEREMFTVS SEPT1
MA ET VICESIMA OLIMPIADE HOMI

NEM EXVIT, NVMA IN COLLE PRI*


D liij
MVM QUIRINALI. DEINDE PRÓPTER AEDESIŠ
VESTAE IN REGIA, Q_VAE ADHVC ITA A PS

PELLATVR, O_VI REGNAVIT ANNIS TRIBVS,

ET Q.VADRAGINTA, SEPVLTVS SVB IANlCVLO


TVLLIVS HOSTILIVS IN VELIA, VBI POSTEA

DEVM PENATVM AEDES FACTA EST, Q.VI

REGNAVIT ANNOS DVOS ET TRIGINTA, OBIIT

OLIMPIADE Q.VINTA, E T TRIGESIMA . ANCVS

MARTIVS IN SVMMA SAGRA VIA VBI AEDES LA»

RIVMEST, Q_VI REGNAVIT ANNOS UH. ET Via


GINTI, 03IIT OLIMPIADE PRIMA ET Q.VADRA

GESIMA. TARQ.VINIVS PRISCVS AD MVGONIAM

PORTAM SVPRA SVMMAM NOVAM VIAM, 0_VI

REGNAVIT ANNOS. VII. ET TRIGINTA.

Si uede pur chiaramente che Solino pone il sommo del


la Sacra uia al Tempio deUi dei Lari, il quale fecodo fi
caua da Cornelio Tacito oue egli scriue ti Solco di Ro
molo era in certo confino dell'angolo deVaKoma di
Komolo, che finiua un terzo lato,® da quiui aggiun*
ge la parte del Poroy.lqual lato è uerso la Sacra uia.
Et la porta NLugonia ò uogltam dire uecchia come fi
è detto di sopra con l'auttoriùdi Limo era a piede A
Cioue Statore*,?? come dice Plutarco, nel capo della
Viasicra di quelli che tornauano al Paladino, etdt pin
Solini ci dimofira che il sommo della Nuouauia era
sotto alla porta Mugonia; tal chedal lato di qfta por
ta erano i fini di due uie, della Sacra, <& della Nucua.
Dunque di qui nasce che il Voro no sia doue l'han poflo
i moderni scrittori}peraò che iui è la uia sacra la qua*
*9
te bauea dui origini,?'unotome dice Vhtarco,da Gio»
ue Stdtore,che era duinli la porta del Palatino CT ut
niud d Cliuo Capitolino, Valiro origine suo era dal
le Curine le quali pone Varrcne tra il Celio er le F.f*
«ji(iiie,cbe fi può dire d. ue è hora il Cohfeo, et da qui*
uiueniua al Cliuo Capitolmo,oueraméte come dice Fe
So Powf eio,che cominciam la V ia sacra dalle Carine
oueerail Sacello dela Dea Strenua,® ueniua al Cliuo '
del Capitolio er per infitto alla fumiti deli1 Arce.
Et di più dice Varrcne, che quelli t quali ueniuano giù
dal Cliuo Capitolino lafciauano a destra il Foro:©" se
cosi è,non ueggio efjtr altroue il ditto Ycro,che nella
Halle anzi per diametro ai efia fecondo ui dimostra
LÌKI'O;©" etiandio dice Bicnisio che Komolo er Tatio
posero nella pace fatta il Capitolio rulla cittì CT
•Rrinsero quei dui colli con un cinto di muro e nel mez
ZO di e/?i posero il Foro . Di più si proua che il Foro
era attaccato à quel di Cesare dittatore,il qual Vublio
Vittore pone nella ottona Regione chiamata il Foro
Romano,er la via sacra, nella quarta Regione ap*
pellata dal Tempio della Pace, cosi dunque fi dee
concludere, che doue hanno posto il Foro, sa la Via
sacra ; come cosa diuersa, per la quale si pcteua an*
dare al Foro che è nella Valle, er il renosi dirà al
suo luogo con altre ragioni, impero che il fcro di Ce*
fare cofinaua nella Via saira,come ci dimostra Ouidio
de Triiltbus. Et se tien fujfe diuersa dal sbrodarne
dicono loro) Uoratio neUi sermoni non haunbbe detto
IBAM FORTE VIA SÀCRA$ ne etiandio Vii
nio er Sintomo i quali parlando del Gladiatorio fitto
da Cesare dittatore, non bariano idto, Cesare copem
se tutto il Foro di utli, er la Via sacra dalla casa sua
per infino al Cliuo del Capitogho. Cosi dunque se
il Cliuo era congiunto co la Via facra,come può (tare
che sia cogiunto col ForofVna de le due cose è, ò che i
scrittori moderni ne hanno saputo più che gli antichi}
ouero hanno proposto il falso.
DELLE CARCERE.
Vero è quel prouerbio,cbe da uno errore nasconó
molti. Verror, che costoro hanno fatto, ponendo il
Foro Rom.come habbiam detto, in quello fpatio, che
è tra Varco di Tifo, et quel di Seuero, è flato principio
CT cagion di molti altri.Et di qui è nata à giuditio mio
Yopinion di coloro, che hanno scritto, che le carceri
Tulliane erano già doue è hora la chiesa di San Pietro
in Carceredequxlinon dimeno sappiamo per tutti gli
scrittoriantichi,tbe nonerano da questo lato del Foro
Romano,ma daquetlo,che guarda il Foro Boario, er
fOlitorio. Etjealcun mi dirì,cl:esan Pietro fu pur
incarcerato in questo ìuogo;ri{bonderò,cheio non nie*
go, che ciò non possa esser uero, poi che il nome de U
chiesa àsuo honcre cdficrtaui par che lo demoâri; ma
non per ciò condefcenderòsubito à concedire,che quiui
fossero le carceri ordinarie . Perciò chei Romani
usauano alcuna uclta d'imprigionar gli huomini d'im*
portanza dcuunque mestrua lor beneisi come fi legge
fra gli altri di Lentulo,® di Cetego : i quali hauendo
nella congiura di Catilinafatto contra la libertà, furo
M
fio mesti prigioni nelle stanze de' Confoli;che erano nei
palazzoficondo che scritte Plutarco nella uita di Cice
rone .Onde fi può per uerifmile coniettura pensare
thè san Vietro,come guastatore della retigion de Genti
li,uenijsc in mano di qualche magistrato, il quale lo te*
nefse imprigionato nelle sue jlanze.Et non come dico*
tto,ncUe carceri TuUianeik qualisepraftauano al lo*
ro: ilche ncn fi può dire di questo luogo. Et chi uorrì
considerar la bassezza sua, alzata dalle ruine, uederà,
maniUjlamen'e , che ella ueniua a punto al piano della
Viasacra,ty à quello dettano di Seuero,® sopra ter
va, er non sotto, come erano le carceri Tulliane, le
quali erano canèe nel toso . AL< per un'altra più ut*
ua ragicne,fi può anchor dire, che quejle non sono le
Tulliane. Vublio Vittore facendo mentione del Tem-
pio della Vieta pcjlo à canto alle carceri TuUiane,met
te il detto Tempio nella regione del Circo Uafiimo,et
le carceri Tulliane continue al detto Tempio dalla otta
ua del Toro Romano. A questa se n'aggiunge un'al*
tra ualidtfîima: perciò che Plutarco dice, che Lentulo,
ty Cetego furon menati dalla Verta uecchia del palaz
zo per la Viasacra,et poi per il Foro Romd«o,er ap
presso mefii nelle carcerile quiui erano nel capo del
Toro,® strangolati. Che piufche marco TuUio,nel*
la descrittion d'un trionfò ( di cui fi dirà al suo luogo)
mostra che passando la pompa del Trionfò dal Foro
toarto,Usciauano i prigioni nelle carceri: ® il Trion
fò feguitaua nel Foro Romano ; er dal Foro per il
Cimo Capitolino montana sopra il Campidoglio la
qual cosa non veggio, come star soffi, se le carcere
Tulliane fi pongono doue è san Pietro in Carcere.Cofi
terrò esserle Tulliane doue è li chiesa di fan Nicola:
o«e se posero gli nostri antichi edificatori di essa che»
sa i quali sapeuano bene ® meglio, che noi le cose de
gli loro antecessori.
DEL TEMPIO DI SATVRNO.
rw questa falsa coHocdtiornJeJ Foro Romano è
nato medesimamente il parer di coloro, che tengono
che la chiesa di santo Uairianosu gii stato il Tempio
di Saturno, il qual tuttauia era nel capo del Vico lu*
gario,® nel capo del foro sotto la Rocca del Campi
doglio.La qual Rocca ( fecondo Suetonio )èda queUu
parte del Campidoglio, che risguarda il Teatro di
Marcello 5 ® che il Tempio di Saturno fesse daque*
sto lato,ne fanno affai chiara fede le tauole di bronzo,
che furon trouate alla chiesa del Saluatore uer la Confo
tatione,che è sotto la Rcccarle quai tauole fon poste dal
mealfuoluogojadoueiofomentione del Tempio- di
Saturno,® nel libro delle inscrittimi. Ma di qual Dio
fosse la chiesa di santo Uairtano confesso liberamente
non hauerneper anchora certezza alcuna: Verche ne
la quarta Regione doue ella e posta, erano tempijdi
molti Dij ® non s'hanotitia particolare qual Tema
pio ò qual parte d 'essa
jîfcjJè.Per questo nominarò qui
tutti principalmente in qfti quarti Regione.En il Te
pio della Face,delqual fi uedeno le sue ruine,® il Tem-
pio di Faujlina,® questo anchora fi uede; ui era quello
di TeUure il qual era uerfo le Carine, come anco quelli
iti Sole, er deUd Luna, CT dalli pdrle più ddtntro il
Tempio di Remo, quel di Venere, la Vid sacra, la
Basìlica di Coftantino,quella di Pauolo Emiîio3iI Sacro
porto,<jMeflo di Roma,©" Auguflo,il Foroiransitorio,
il qual fi uede «oggidì chiamato l'Arca Nìnoe,® il ba
gno di Daphnide,il portico Asidato,l'Area di Voleano
col Vokanak,oue era l'arboro Lofos che ut piantò
Romoîo, eraui il Buceno Aureo*,® questi seno li edi*
jìcij che haueano fórma di Tempi],che per auentura po
tria tffer il Volcanale,ouero il Sacroporto,se per caso
non era ancho i'Heroico che edificò Antonino Pio ai
honor di tìadriano Imperatore.
DEL TEMPIO DELLA PACE.
Di qui anchora è nata la openione, che'l tempio de n Ttmpîo de
la Pace fosse nel Foro ; il <j«a!e anchor essa è falsifiima: J*a
perck oltra che Suetonio fcriue,che Vespasiano Vedisi di si" Cosmo
< o- ic ■ • i * . J r „ & l'arto di
co profilino al sor o,cio e mediante la Via sacra ; P«= s.MaruiN.»
Ui
blio Vittore,et Sesto Rufo lo pongono nella quarta Re *
gione .er non in quella del Foro Romano.Onde ne se*
guitdjche fosse prossimo al foro col mezzo della detta
uia. Senza che non è uerifimtk,che Stacio Papinio ■
quando feriuc il cauallo di bronzo di Flauto Domitia*
nofacédo mentione di tutti gli altri Tempij,che glt era
no d'intorno, haueffe tacciuto questo deUa Pace, s'egli
fosse flato nel Foro,effendo una delle più magnifiche co
se nella casa Flauia edifìcée.
DEL TEMPIO DI FAVSTINA. I1Ttnipfo(JI
Ne d'altronde è procedutole da molti è flato ere Fiustinahog
S L
i«to,cbe il Tempio di Tduâinafuffc nel Foro doue tra f^ io'. °'
0
U Via sucri, secondo chescriue TrtueUio VoUiont nel
ti ititi di Galieno Minore Salonino nella prima arti
itili sm hflcria. Dicendo portico larmente hiuer ut
Auto la statua dieffo Salonino ndTempio di Fauitina
meta Via sacrai, pie del mon'e Rcmulio. il quale è
queUo,che amhorfi dke Vaiatimi non dice che quel
Tempio su in Foro. Et Viftcre lo pone ntlìa quarta
Regione del Te npb della Vice, &■ non mila ottona „
del foro Romano.
DEL'ARCO DOVE ERANO
SCRITTI I MAGISTRATI,
ET TRIOMPHI.
Et da che altro crederem noi,chesia nato,fe noti di
questo,che quasi ogn'un crede,che le inscrittimi de Ma
giàrati nuouamente trouate, er pose in Campilo*
glio nel chiojlro del palazzo de' Conscruatori, siano
date cautte nel mezzo del Foroîilche è bugia efprefifii
ma,perche sono fiate trouate dirimpetto al Tempio di
tóuflina uicino alt angolo del Palatino in un luogo,do*
Ue faceuan capo più strade fi come mo&r aitano le ruine
flesse de gli edifici] causte, che quiui erano, guaste poi
da i moderni: le quali erano d'un lano (ò uogliam dire
Aeano)di quattro frontone i cofinidi tre Regioni,cio è
del Foro Romano.dei Palatino,® della Viasacraha
qual Via sacra diuideuo la quartaRegione del Tempio
della pace daU'ottc.ua}cbc era quella del Foro Roma*
no, ilche manifèRifiimaméte fi moftraua per la sua pia
ta e per le uie lastricate che ui pafsauano per mezze
d'esso lano.

DEL PO NT E D I C.
CALI GOLA.
Sciocchezza pare à me,che sìa Stata quella di colo*
Yo,che hanno detto, che le tre colonne, che erano già di
m peripieroicomt fi dirà disotto) che fono à piede al
Valatino,uicino al lano sopradetto che è stato guasto,
come quell'altre tre,che fono à pie del Cliuo del Capi*
doglio,suno delle colonne che foftentuane il fonte, che
fece Cdligola in un subito per passar dal palazzo al
Campidogho.Perche fono di diuerfi coponimmti er di
dtuerfi lauori,® di diuerfe groffezze,ey altituditiiisen
za che io credojché'l Ponte fatto da Gaio fosse d'un'al
tra, materiatpche fecondo che mostra Suetomo,il sopra
detto Ponte paffauasopra il Tepio del Diuo Auguro,
ilquak era nel mezzo del foro Kcmanoionde faciìmc
te pcteua ejjèr di legno, er non di marmo. Ma le
tre prime colcnne,come fi dirà,fono del Tempio di
Gioue Siatore: er l'altre tre sotto il Campidoglio fa*
cilmente potrebbon essere del Tempio di Gioue Tonan
teal quale fu da Augusto edificato nel Cimo Capitoli*
tio,comedice Publio Vittore, il qual Cliuo era da
questo lato.
DEL TEMPIO DI
GIOVE STATORE.
Non hanno letto,ò non hanno considerato le paro*
le di Vitruuio quelli che affermano, che il Tempio di
Gioue Statore fòsse q«eflo3c!}e anchora fi uede alte radi
ci del Palatino d'opera di mattone, doue è la chiesa di
santa Maria in Valle infima, che è scoperto. Perciò
che Vitruuio udendo mci%rire,che cosa sia il pcripte*
ros dicc,che se ne uedeua Veffempio nel Tempio di Gio
ut Statore, Ma non hauenio quefto, cheesti dicono,
fòrma,ò segno alcuno di per;pteros,che era un' ordine
di colonne fuor del Tempio, ciò è etto dauanti ® un*
dici per fianco,® col postico che mei dire due porte,
Vuna dauantì er l'alra di dietro ; come adunque uo»
gliono , che sta d Tempio di Gioue Statore t il quale
per auenmra era doue f m qu< He tre colonne, che han*
no in pie' Micino alla detta chiesa, le quali fono d'un peri
pteros come difegnarò al suo luogo.
DEL TEMPIO DI CONCOR*
DIA, ET DI MONETA.
No» miglior accorgimento è fiato quel di coloro,
che ajfirmano,che le otto colonne,che fono in pie nella
coita delCampidogho, dirimpetto 4 quelle tre di Gio*
ue Tonante, dietro alla chiesa di fan Sergio à Baccho,
poste in luogo alto er alleuate cheauanzano quel di
Gioue Tonante col suo piano, fono della Concordiam
perche, fecondo Plutarcojl Tempio della Cocordia era
posto tra il fòro,® il Campidoglio : che fòrfi era doue
è la chicfa della Confolatione $ ® queste colonne fono
fu'l monte. Onde con più ragione stimo fi possa crede*
re,chestano del Tempio di Giunone Moneta, ilquale,
come dice Outdio, in pia luoghi de' Fasti ; era in luo*
go eminente, ® presso alla Rocca ; come fi' può dir
di questo.
DEL FORO DI AVGVSTO.
Non hannoueduto ben lume quelli, che pongono il
Foro
3$
Toro dì Auguro per stinco al Tempio di f aurina;
perche queâo Tempio è neUa quarta Regione et etia*
dio tutto quello fpatio che fanno esser il detto foro,do*
uehabbiamuedutofcauareiuejligi di tre altri edifici^
in fórma di Tempij, ® il foro d'Augusto, come seri*
«e Vittore er Rufò,era neU'ottaua del foro Roma*
no,® più presso al foro di Traiano il quale è netta
flessa ottaua Regione.
DEL FORO DI CESARE.
Ne pi« ci canno ueduto coloro,che dicono, che il so
ro diCesare Dittatore fòsse in qtta parte,che è dietro al
Tempio di fautlinajtra il foro Transitorio et il Tépio
deUa Pace: perche il sor odi Cesare secondo Vittore et
Rufò, era: neU'ottaua Regione,® non nelfito della
quarta.Et secondo che fi caua da Ouidio ne' Trifti,con*
finauacon la Via sacrala ondenon può à patto alcu*
no esser dietro al Tempio di faujiina : Ma dauanti, il
quale egli aggiunse al foro Romano per chiamarlo
del medesimo nome come dice Appiano.
DEL TEMPIO ET ARA
DI CONSO.
Non é uero quel che dicon coloro, che l'altare del
Dio Confo non fuff e netta piazza del Circo l&afiimo,
anzi che si,egli era nella piazza alla prima meta come
dice Ter tulliano 5 parlando dell'Ara di Confo cheiui
Remolo dedicò sotto terra ; ® credo di più per quel
cheferiue Viftorejejjer un Tempio ® un'Ara dedica*:
ta a cjHeH'lcMio nel medesimo Circo, nella piazza di cui
fa mentione Cor nello Tacito parlando tieljblcojclieti»
E

>m
rò Komolo.
DEL L'A RMILVSTRO.
É falso parimente,che l'Arai/astro fòfseneUa cima
idi'Attentino; perciò che come ferme Varrone ne' li*
bri iella lingua Latina, l'Armtluftro era nel Circo
Mafiimo.conutene adunque,che fòsse nella Valle, et non
nella cima del colle. Et il uico chiamato daW Armila*
flro nella Regione deli'A«entmo,del quale scritte Vit*
tore, crederò che fissealle radici diessoAttentino, dai
lato del Circo:diuidendosi da queste due Regioni, quella
del Circo Mafiimo da quella deWAuentino per una
stradaceli'Armilustro(come dice Plutarco) fu il fepol
chro del Re Tatio.
DEL SEPOLCHRO DI
MARCEL LO.
Halftflimo anchora e, che il sepolchro di Marcella
fòsse quella Torre masticcia quadra, che pochi anni so*
no,fu gittata a. terra per auaritia,nella piazza di San*
ta maria del Popolo: perciò che Marcello fu sepolto
nel Mausoleo dì Auguro, er questo è chiarissimo ; per
auttorità di Virgilio ,oue parla della morte di esso
Marcello.
SEPOLCHRO DI VALE»
RIO PVBLICOLA.
Grande ignorantia è data quella di coloro, che han
nodetto,che Valerio Publicola fòsse sepolto a Veioiet
i giuiitio mio si fon lasciati ingannare dalla fmilitudi*
ne iella parola, cj da i Teiìiscorretti.Perciò che Pu*
blicdafusepelito non a, Velo, ma in Velia,cio è in una
Î4
parte iel Monte Vaiolino, che cosi fi chiamaua : il che
chiaramente fi uede neUi buoni Testi di Plutarco.
TEMPIO DI IVNONE L V C I N A.
Vopinione dt coloro, che tengono, che la chiesa dì
fdn Lorenzo in Lucina fòsse anticamente il Tempio di
lunone Lucma*, non è fondata in auttorttk d'alcuno ferit
torc7 ma solo in imaginatione d'efîi flefii nata dal nome
di Lucina.Varrone,Vittore,(y gli altroché fanno me*
tórte del detto Tempio, lo pongono fu?Efqui1ìe,cr no
in campo Marzo, doue è questa chiesa chiamata cosi da
finta Lucina che la edificò. Dicon bene, che in campo
Marzo era il Luco di Lucina , dcue era il Terento.il
qual luogo hora non sfa appunto doue egli fi sia, mi
non era difcojlo molto dal Tenere fecondo riferisce
Zofimo.
DELL'ARCO DI DOMITIARO.
Credasi uolgarmente, er molti l'hanno anco ferit*
ìo,che Varco detto hoggitì Portogallo, sia di Domitia*
no:il che quanto sia falso, cltra l'auttoritk di Cafiio Erti
cto,il quale dice,che tutti i titoli, er imagini d'oro, ef
(PiO-gento, er di marmo diDomitiano , furon gua*
fie,V gittate a terra,apparifce chiaramente per la ima
gine che quiuì anchora scolpita fi uede,quale ha il collo
grosso, er lungo, er i capelli diflsfi, er corti, come
hauea Claudio, er non corti, er ncci«f i, come hauea
Domitiano. Senza che,come fi può ueder per la meda»
glia, l'arco di Domitiano hauea quattro archi, doue qut
ilo ne ha un sol o.E * adunque di Claudio,®- non di Do»
mitiano.
E |
SCALE GEHONIE.
Qgefli che dicono, che le [caie Gemenie erano sul
cótte Auentino uerso il Teuere, fi sono k mio giuditio
ingannati,perchese bene io nonniego, che non [ussero
netta Regione detta Auentino',non perciò concedo, che
fufferofu'l detto monte da quel lato doue dicono ;non
giudicando àstile potestin esser tanto lontane dal loro
Roituno.cbi confici-abene le parole di DÌone,diTrf*
cito,cr di Suetonio netta ulta di Vitettio Imperatore,^
quale tutti er tredicono,chefu gittato dalle dette scale,
er strascinato con gli uncini p tutto il Foro.Et io quait
to k me,crcdo più tosto chef uff ero in qualche parte ui*
cinaalCliuopublicoper montare nett'Auentino: ma
non fui monte come ej?i dicono.dal lato che riguarda il
Teuere. Et quello che più mi tira k credere che stano
verso il detto Cimo, fono le parole di Valerio Masti*
mo quando egli dimostrale quel ch'era stato squarta*
to,i pezzi di quello fi poteuano uedere dal Poro {lando
fu le scale Gemonie buttati in terra, il che dice parlan*
do detta morte di Quinto Ccpione,perche costai hebbe
mala fc*rtuna,quantunquefufft stato Pretore, er hauer
trionfato,® esser anchora stato Consolo, er Pontefice
Mastuno, diuenne k tanta reputatone che fu padrone
del Senato,attafine morì in Carcere, er il suo corpo
strascinato ditte crudeli mani del Carnefice, fu uiilo
giacere dal Poro k pie dette scale Gemonie, con gran*
Vaiorio iib. distimo horrore di tutto il popolo er questo dice Vale
1 !0 nt
ria fortuna* ^ ^Mon' teftl uerf° 'rf fine <*e' feft° ^ro'
DELLE CARINE.
Molto fi fono allontanati dalutro quelli, che hatn*
■credute,chele Carine [ussero fu l'E/qmlie . Perciò che
Varrone nel quarto libro della lingua "Latina diferiue
■do/ele costituisse mila Regione Suburana,et no nell'Ex
fquilina.Et Liuio parlâio di Euluio Elacco dice,che egli
fasto p mezzo la città,et per le Carine uene neU'Efqui
îie.Donde ft ritr<il)e,cfje le Carine no erano neU'Efqui
lie,ma trai Celw,et l'E/cjKilie.li cl;e s'acccrda co quel
<he ne feriue varrenerei quarto di lingua Latina.
DELLA SVBVRA.
Et non più uifono appressati coîoro,cl3< hanno del
to,zhe la Subura era fu VEfquilie,perche Varrone dice
<he la Subura fu cosi detta dal muro terreno di Roma,
quadrata,® perche la Subura no eraneU'Efquilie, ma
nella Regione chiamata da lei Suburana, nella quale
principalmente era il Celio,il Celiolo,et le Carine. Et à
gZ clie io posso cofiderare,crcdereifacilmète, ch'ella stf
se in qUa VaUe,che è tra il Celio mote,e'l Palatino.Ver
tic che'l Palatino dalì'un lato haueua il Circo Mafiimo,
et dall'altro il Foro co la Via nouaidal terzo lato la uia
Sacra,etdal qrto la Subura.Onde ne segue necessaria*
«ente.cfje feste nella detta Valle, la qle fa il qrto lato al
"Palatino uerfo il Celw,andâdo dall'arco di Costantino
alla chiesa di fan Gregorio.et no doue esti d\cono,et vit
tore,et Sesto Kufo fermio la Regione Celimotanaoue
pogono i Lupanan le isti erano nella Subura. Et se così
è,come può star che fa tato discosto dilla Roma di Ro
molo cerne han fatto. DEL CELIO LO.
Ì Hor cj«<tnto sia falsa l'opinion di coloro.che uoglio»
nocche il Celiolo fu -fi colle,ch'èdt laiaS. Siilo uerfo
E iij
U porti Litina;lo conoscerà, ànidramente chiunque leg
gerì con auuertenzd Vdrrone:il quale ponendo la Ta
bernola mezza nel CeUolo,neUa Regio» Suburana,con
giunta alle Carine,® mezza nella Regione Esquilina%
tonuiene di necestità, che il Celialo sia in quello scotio a
sinistra, doue è lauia, che conduce allo spedale di san
Giouanni.Et se ciò paresse strano a\trui,perciò che quia
ui non apparisce uestigio di cotte alcuno^dico prima,che
Varrone non dice, che ui fòsse altro cotte; ey poi, che
mchora che gii ui fòsse iidto(come pur pdre credibile)
non sarebbe perciò gran marauiglia,che al presente
uisuste:sapendo ogni huomo che i colli di Roma non
furono montagne granie,che poi le ruine grandi de gli
tdtficij, facilmente non le hduefiin potuto cadendo le fa*
briche,riempienio quella Valle, tor uiaquel piccolo col
se
le che u'era, pur cotte u'era:Senzd che.chi uorrà be*
ne auuertìre; uedrà che andando uerfo lo spedale di fan
Giouanni,purfi montaalqumto.Etfenzadubbio ilCea
liolo era nett'eftremo deU'Efquilie. i

FORO OLITORIO.
Chiaro è,che s'accostano atta uerità quetti,che dico*
no, che il Foro Olitorio era uerfo il Theatro di Mar*
cello, doue è pidZZd Momanara:peraò che il Foro OH
torio era netta Regione del Circo Mastimo : Ma non
poteua esser tato accosto al Theatro-.perciò che il Thea,
tro è netti Regione del Circo Flaminio,® fan Nicola
in Carcere Tulliano era in quella del Foro Romana
detta ottaua,ma a canto alVOlitorio.Conuiene adunque
che il detto Foro fòsse pin uerfo il Circo Mastimo ®\
non discetto dal Teuere il cui fòro era netta Regione
di detto Circo Mafiimo,perche le cose cB'erano d'intor
no auditorio, contattano da un lato cótte cefi utrso
il Thcatro di Mdrcello, fi» sopra al Teuere, er gliai
tri dui al Foro Boario, er ali'Attentino.
SETTIZONIO.
E* commune opinione,et molti de' Moderni Vhanno
scritto, che quelle tante colonne, clic fi aeggeno VUM

sopra l'altra a pie del Palatino, sotto a, fan Gregorio,


siano del Setiizonio di Seueroima ciò no è uero:perche,
come ferine vublio Vittore,due Settizomjera.no in Ro
m^i'wîoiÎHecc/jiopc/to nella Regione Palatina, V
Yaltro di Seuero nella Regione detta Piscina pK6Iica.il
cfje fi confronta con le parole di Spartiano : in maniera
che posto anchora,che questo fòsse uno detti due Setti*
zcnij-.piu tosto e da credere,tffendo egli nella Regione
Valatina,che sia iluecchio Settizonio, doue nacque Tito
Vefbafidno,dicuifd mentione Suetonio » che quello di
SeaerOjdje era netta Piscina publica, come è detto ; ma
confesserò Une per la mutation er rencuatione che in
più tipi gli è stata fatta, sia stato racconcio da Seuero
ouer da Car acatta suo figliuolo.
VALLE MVRCIA.
In aria fi può dire,c7habbian parlato quelli che han
ietto,ehe U Valle Marcia, ò Murcia era in quella par
te doue c'hora è fan Roccfjo^icmoa! Mausoleo d'Alt
gufto: Perche Casticdoro.che ne fa metione mostra che
la Valle Murcia(ccme dice il Tetto suo scritto à pena
n«)era doue fu edificato il Circo Mafiimo. Effendo.qu*
Ho Circo tu VAttentino e'I Valatino,è molto lontano*
Et u'è un gran tratto datt'un luogo a Valtro.
MAVSOLEO DI AVGVSTO.
I Et quelli chescriuono,che il Mausoleo <f Augusta
hauea dodici porte,ouero Carceri, non hanno anchor
tsti preso un grandissimo granchio*certo si,perciò che
Cafiiodoro allegato da loro, iui non parla del Mau*
folco d'Auguito;ma del Circo Mafiimo: fi come fi pua
uederejche l'epiitola,ndla quale ciò f:riue,ua a Eaujio
¥repojlo:cr se bene egli usa il uocabolo M o L E,tio«
rilteua'.perciò che mole significa ogni grande edificio.
Ma che bisogna andar dietro atte auttoriù f hoggi se
noi uediamo con gli occhi noftri,che il Mausoleo d'Au>
gusto ha una porta fola,® non più!

PORTA NEVI A.
La porta,detta hoggi Maggiore,non è,come ttn*
gono i modernità porta Neuia:perche la porta Ne*
uia era non lunge al Celio in quella Vatte,doue Vitto*
re pone la Piscina publica, er doue ancho pone il VU
co della porta Neuiatauuenga che nel?ampliar del Po
merio,le porte uecchie rimdneuano À dentro mila ciU
tA,v quette,che fi faceuano di nuouo,prendeuano nuoa
uo nome. Onde per tante mutationi nett'ingrandire
la città maifitroua scritto che le porte uecchie non fi
chiamafiino del medesimo nome che prima, mentre fu
in piede l'Imperio Romano sempre furon di un sol no*
me appettate, er le porte che di nuouo fi faceuano par
che fi chiamaffeno dalle uie.
PORTA TRIGEMINA.
Come esser pub,chk sorta Trigemina fu quella
fteffa,chehorafi dice di fan Vauhffe k Trigemina
era à l'Ara Maxima uerfo il Foro Boario, er sem- se
pre fu dentro la citta poscia che Roma fu cresciuta di
sito,® questa di fan paulo,che uà ad Uoflia è stata det
ta per altro nome Ostiense come ne dimostra Proco=
pio ey Ammiano Mareeftmo. S'ingannano adunque
i moderni,che ciò credono,
PORTA FLAMINIA*
di
Vn svitile inganno c quello queUi,che pigliano la
sorta del Popolo per la Flumer,tana,la quale era ben
dal lato del Teuere,ma nell'antica Roma,® non nella
moua,® laporta del
Popolo Procopio chiama Flami
mia,perciò che Suetcnio dice esser
quella la uia Flamis
nìa,parkndo del Mausoleod'Augusto.
PORTA Q_VERQ_VETVLANA.
; Ben erra m groffo,chi uuol che la porta Qtierque
tulana sia una certa porta, che hoggidì è murata di la
dal colle Viminio appresso al Viuaro, nel mezzo tra'l
campo viminale er l'Esquilino perciò che ella fu già
nel monte Celio, il quale fu alcuna uolta detto Q_«era
quetulano come ne dimostra Cornelio Tacito .
PORTA PORTVENSE. ,
Non fi può senza rifa udir l'cpenione, anzi i fogni
d'alcuni che fenz* dottoriti di scrittori antichiima solo
ài lor capo trouando le cose,® fìngendo loro i uocaa
boli,apparcno al mondo grandi offeruatori dell'anti*
che memorie,fia i quali>come uoglion dire di non mas
rt>colcro,che la porti Vortuenfe han chiamata ìšaua*
leinonl'hauendo gli antichi altrimente chiamata,che
Vortuenfe.
PORTA MVGONIA.
Se quelli che dicono,ncn sapere iouefuffe la porta
Mugon:a,ÒMucione dell'antica Romaquadrata,hauef
/ero ben letti,® ojferuati gli auttori antichi: hauereb*
bontrouato,che egli era presso il Tempio di Cioue
Statore,® nel principio detta Via sacra, che dalla por
ta del palazzo conduceua al Campidoglio^! che seri*
uono Dionifio, Solino,® Plutarco.il qual Plutarco ne
la ulta di MarcoTuìho dicerie la Porta uecchia era in
quttta parte di Gicue Statore,doue cominciaua la Via
sacra per andar dal palazzo al Campidoglio. Et
Ouidio ne Tristi moftrajome dattaVia sacra s'andaua
dotta Porta uecchia del palazzo. Per la qual auttori
ta è affai manifèsto doue sòste la delta porta lAugonia.
Et cosi adunque poteua ester iirincontro al Tempio
di E aurina fui cotte Palatino,ilqual Tempio ueggia*
mo di gran ueâigi,® è netta Via sacra come ne di*
mostra TrebettioPottionenettauita di Gattieno Mi*
nore.
PORTA AVRELIA.
La porta detta heggidì fan pancratio non e la
porta Aurtlia,come quasi tutti gli antiquarij moderni
tengonotperche Procopio la mette in Borgo, non gua
ti lontano dalla mole d'Adriano do è Cajìel fan*
t?Angelo.Onde postiamo peruerifmil coniettura pen*
farebbe etta sia quettadifan Spirito,ò pur ch'ella fòsse
te
in quel contomo guafld per auenturadd tpdlche Va*
pd. Egli è ben uero che ld porta di fan Pancratio la
sud uid anddud uerfo ld Aurelid, er co» està fi con»
giungeua,md non erd ptrò ne ld porta ne la uia Aum
relia,estendo nel luogo oue s'è detto.
ALTRA OPENIONE DELLA
PORTA FLVMENTANA.
Alquanto alla ueritk fi fono appressati quelli, chi
hanno scritto,che la porta Elumentana suste uerfo pon
te Sijlo : ma non potuto ritrouarla interamente.
Elumentana una dette più antiche porte detta feconda
Romadi Romolo,è necestario,ch'etta fòsse più presso
al Campidoglto,non fi fondendo anchora lacittì tan*
tooltre, che poteste arriuare al luogo doue è Fonte
Sisto.
AMPHIT HEATRO
CASTRENSE.
Quanto più oltre procedo considerando, tanto pin
mi fi manifestano gli errori de' moderni scrittori. Esti
uogliono, che V Amphiteatro ,che è a santa Croccin
Hierufalem fia quello di Tauro Statilio,® non auuer»
tifcono che PAmpfiifcatro di StatiUo era di mar*
mo, er questo è di mattoni : che cucilo era in Campo
Mar^o(come fcriue Dione al quarantesimo libro) ©*
Vittore dice nelli suoi testi scritti a penna, che era nel
Circo Elaminio, il quale abbracciaua in se parte del
campo Marzo.Et questo di santa Croce da Vublio sc-
appellato Castrense, forse perche ui fi cffercitauano co
se pertinenti aJ campi,®' tfferciti.
- DELL'A CQ_ V A VERGINE .
Eccoui un'altro graffo errore . Costoro ècono-,
che l'acqua della fonte di Treio,è Yacqua Vergine,per
esser quello l'acquedotto suo : er non s'auueggono,che
questa acqua che hora uiene in Roma,si piglia per fti
Ucidij dal cafde,et luoghi uicini del Cardinal di Troni,
er la Vergine fi pigliaua nel contado LucuUano er
ueniua per il stejjo acquedotto. Et Usuo proprio ori*
gine era pochi pasti discosto la uia Prenestiaa come
potete uedere presso di lulio Erontino.
DE L'ALMONE.
Non tuera Xopinion di quei che affermano il fiume
Almone, nel quale foleuan gli antichi lauar il fmu*
lacro d'ìstde ogn?anno, come dice Prudentio er Vibio
Scqucsîre,nafcere dal lago Ai6dno,perciò che nel ter*
ritorio Romano netta uia Eatina forse tre miglia di*
scosto alla citta ha questo fiume origine, che correndo
fuor di essa per la Valle Egeria trauerfa la uia Ap*
piajet Postien/è.er ultimamente si mescola con il Te*
uere,chiamandost à giorni nostri da gii huomini del
paese acqua Daccia.
DEL L'A C Q_ V A ALSEATINA.
Non fase quei c'hanno parlato dette antichità di
fuor detta città di Roma fi son mosti con disegno di ha*
uer maggior credito nette sentenze loro, quasi imagi*
nandofi di trouar pochi contradicenti,come che non sia
no molti che cerchino la uerità di cotali cose, quantun*
que lontano,maqual che ella sia la cagione, che gli ha
fatti parlare,non è però uer a l'opinione che tengono
39
ikU'dccpd Alseatina,che cfii fanno uenìre mila pidZ*
ZddifdtitdMariadiTrastevere, poco con diligentia
tercâde,perciò che quella ddl uicino monte ìaniculo ni
fce,ey k discende in quella piazZd. Doue che l'Alsea
tino fónte pigliandoli dal kgo Alsidtino per li uk
Ckudia,faceua fòntdnd nel campo Marzo come ne di
mostra Trentino. La quale già, più centinaia dian*
ni è mancata.
DELL'ACQ.VA APPIA*
Con quanto uano giuditio fi pose a direcolui, che
Vdcqud desta hoggi Mdrand fu l'acqua Appk. Perciò
che i'Appia si piglkud fuor della uk Preneftina, co»
mediceErontino,ilqualluogoè poco discolo di Te=
«erone da quel riuo doue hora è il casale del Cardinal
Triulzi. Etquefìa che si dice la Marana fi piglia
nel colle di k di Tufcolano,onie conuiene esser l'acqui
Crabra,<rj non T Appia,ck k Crabrd si pigliaste qui*
ui ne fcriue frontino, CF Marco Tullio.
"
DELLI FALSI ARCHI
DI R O M O L O.

Che ui par diquest'altrofestt uogliono, che quegli


archi di mattoni che sono presto 4 santa Marta Libera
tricc dell'inftrno,fustero gli archi di Remolo, de quali
parla iuuenale ì® non sanno, che quelli, che fa men*
tion Iuuenale erano fuor della porta Capena: et che l'o
pere di Romolo non fi {lesero à porta Capena, ch'era
poco discosto daUd porta difan Sebastiano per andare
aU'AlmonestumetejaUaVaUe Egeria.
DEL LAVACRO DI
AGRIF PIN A.
Gli errori moltiplicano tuttauia,ecco certi han ttoltt
totcheillauacrod''Agrippina suste doue è hara latti*
guadi M.Lione damano gentiluomo Romano :&
pur Sesto Russo mostra, che egli era nella Regione
"Bfquilina,eynon in questa doue esti il pongono, che è
chiamata Altasemita,® è parte del Q_uirmale che uol
gamente appellino Montccauatto.
DELL'ARCO FALSO
DI CLAVDIO.
AggHingajt à gli altri ancor queUo-.che affermano,
che l'arco che sì uedealla porta di fan Sebastiano dalla
parte di dmtro è l'arco di Claudio,tt no ueggcno i de
chi; che quella non è la uia da trionfar dell'Inghilterra
di cui trionfò Claudio(come dice Suetonio)ma dell'Afri
ca,zr dell'Afia.Et che egli é.come apertamente fi può
conoscere, non è arco trionfale, ma Castello d'acqua,
ornatoin qualche mcdo,per esser
all'entrar della porta
se
della citta. Et haueffe ad esser
arco trionfale (il
cheinuerononè)sare'obepiutoBodi Drufo padre di
Claudio Imperatore, perciò che nella uia Appiafufat
tokfuohonoreun'arco(comene dimostra Suetonio)
er netta detta uia.come dice Vittore,era anco quello di
Traiano Imperatore.
DELLA BASILICA DI
CAIO ET LVCIO.
Tacerò io.cije esti dicono, che quel Tempio decago
no,cbe è fu l'estremo dell'Efquilie uerfo la uk Prtnesti
40
va tra Uuigm di M. Francesco d'Alin,® di M.Co*
fimo medico,è li Basilica di Caio,®' di Ludo? & non
dimeno Vttruuio defcriue la forma detta Basilica non
infòrmaDecagona,ma quadrata ò dupla ò fefquialtera,
er col suo peripteros intcrnc,cio è circondata di colo
ne-.fenzi che non fi troui auttore,che dica, che la Bafu
Uca di Caio, er di Lucio fòsse da Augusto edificata in
quella portesi come à suo luogo fi dira, er pur non st
itergognano A'allegar Suetomo in constrmation dettai
lor falsa opinione:il quale se ben parla detto Basilica di
Caio, er di Lucio;® non dice però in che parte etti
fi.sòste. Mahoraper gratiadiDiofi fono scoperte
infcrittioni che dimostrano ester ladettaBafilicaquel
Tempio di santa Maria Egittiacapreffo'l ponte Sena
torio.òuogliamo dir di santa Marta. Del cui edifi-
cio parleremo doue fono disegnate le cose antiche.
TEMPIO DI PORTVMNO.
Ma che grestezza è {lata la loro adire, che quel
Tempio circolare,che è fu la riua del Teuere uiàno
al ponte di santo Maria dedicato à fan Stefano, sòste
già il Tempio d'Hercolefcome se ad Bercele fi faceste
ro i Tempi) d'ordine Corinthw,come fi soglion fare al
le Dee,® a gli Dij motti cr effeminati. Vitruuio mo
stra pure che ad Hercole fi faceuano d'ordine Dorico
et non Corinthioifenza che,ccme può esser d'Uercoìe,
se gii è di Vortumnof fecodo feriue Vublto Vittore, il
quale lo pone a pie del ponte Subhao ò uogliamo dir
(Phlcratio che quiuicra:® a tale Dio conuien molto
bene il Tempio circolare cr Corinthio come è quetìo.
DEL VATICANO.
Non nettino inteso pienamente il «ero quéUi;che lan
detto , che il campo Vaticano era nei borgo so-
lo di san P/e(ro,percJje si come è uero, che quiui era.
parte del Vaticano^cosi è salso che il capoVaticanofof
se rinchiuso in cosi poco jpatio,come esti Io fanno,dnzi»
come ferine Plmio,il detto campo abbracciaua tutta la
pianura che è trala bocca del Teuerone,® ostia, er
tra il Teuere,e i cow.Onde può e0er mamsèjìo,quan*
tosi siano ingannati in grcjjo.Et chi ben osteruerd
Marco Tullio in tante uolte che egli nomina questi eant
pi per cagion di Cesare Dittatore ueirà ejjer grandi,
Cr non una puzza come si pensano.
CAMPO DI CINCINNATO.
Ma pi« iit grosso si sono ingannati coloro che hâno
creduto che il campo di quattro iugeri di Cincinnato
fòsse di la dal Teuere uerfo Ripetta di fan Roccîio.-per
ciò che le parole di LÌMO mostrano che egli era dirim
petto alla riua del Teuere,doue fi legauano le naui eia
è a i Naualt. Et se ben Plinio le pone nel capo Vatica
no,non perciò è contrario ò diuerso da Liuio : essendo
tutto quanto il Trattenere parte del campo Vaticano,
come nella paradossa di sopra s'è detto, er il luogo,
doue si legauano le naui,erauerfo Ripa à canto alpon
te Sublicio,doue p insino ad horasi ueggono teste gra*
distime di Leoni di fasto Tiburtino,m cui fi legauano le
naui. A Ripa adunque di la dalTeuere dir incontro al
laniculo era il capo di Cincinnato,et no come i moder
ridicono, dirimpetto a Ripetta & a fan Roccfco,per
ciò

«è che lui mai per alcun tempo fi fa mentione che uiji
legassero le naui ne ui fi uede un minimo segno di ciò.
CELLI MEDESIMI CAMPI.
Cosi come anchora dan materia di riso, quelli che i
prati Quintij han pottifuor di porta Fofierula sotto
ti Gattello di sani1Angelo,i quali come s'è detto,erano
{otto al lankulo sopra i Nauali.
DELLE CARCERI.
Io non so iniouinare, donde gii scrittori di nostri
Tempi s'habbian cauato,che in Roma fossero due car*
ceri,l'una de Nobili,® l'altra de Flebeime meno che
fuffero due carceri presso al fòro. io per quanto ho Jet
to ne gli auttori antichi,non trouo mentione alcuna, ne
di due carceri presso al fòro ne de Carcere alcun Pie»
beotma fi bene di due carceri, l'uno de quali fu,da Ser*
uio Tullio detto poi THsiiano,et era nella Regione del
Foro Romano in quel luogo,doue è fan Nicola in Car
cere uerfo il Tbeatro di Marcello:® Palerò desii Ce«
tumuiriche era nella Regione del Circo flaminioseco
do che friuono Setto Rufo et Vittore nesie Regioni:
CT per quel chef ritrahedaVarrone, uerfo il Foro
Olitoriojdt sie quali hauemo parlato affai nel suo IMO»
go con molte auttoriù de antichi scrittori.
FORMA DEL CAMPIDOGLIO.
Strana,® del tutto falsa opinione è quella di colo»
ro,cheuogliono,che tutto il Campidoglio fosse Arce.
Perciò che il Campidoglio haueui il Senatulo , ® la
Piazza.il Delubro di mnerua*lTipio desia Fortuna
PrimigeniatqueUo di Ione Feretriojl Tonante,® quel
E
lo di Nemesi er dì Venere Qtîttd con molti altri, er di
uerfiTempijyCr altrecose,che nonhaueuano che fare
con l'Arce: la quale era in quella parte del Campito*
glio,che guarda uerfo piazza Montanara, douefiueg
gono le reliquie del Theatro di MarceUo: che fu edifici
to sotto VArce,fecondo che fcrìue Suetonioùl qual dif*
se sotto l'Arce,^ non sotto il Campidoglio per mo=
strare piuchiaraméte da qual parte fosse il detto Thect
tro. Et Vublio Vittore nominando le cose del Campido
glio fa dtffirenza dall'Arce al Campidoglio a gli altri
Tempij che ui erano sul colle dtscojìi dall'Arce, dice co
/ÎAEDES VEIOVIS INTER. ARCEM ET
CAPITOLIVI/! PROPE AsrtvM. perle
cui parole fi uede chef Aede di loue pìccolo era tra
l'Arce et il Tempio Capitolino do è di Gioue,oue era
l'Afilo.Non era dunque l'Arce tutto il colle, ma una
parte sola delcoUe^nelcoUe erano tutte le sopra
dette cose er altre anebora.
OVILI IN CAMPO MARZO.
Vaco efsercitati nelle lettioni antiche han mostrato
d'esser queUi,che hannoscritto,che gli orti delle Mona
che di san Silucâro erano luoghi, doue fi faceuano le
ìXaumachie.Veraò che,come mostra Suetonio i luoghi
doue fi faceuano le Naumachie,eran cauati in terra co
sedili di legname,?? non haueuano Tempij in mezzo.
Ma qfii hortison circondati di forma quadrata di muri
éti Sopera di mattone}et hanno i Tépij dentro', adunqi
non poteuano esser luoghi da Naumachie', ma più tosto
come io credo, erano le due fepta, doue fi donano ; fusa
4*
frdgìs. tigli Tempi) ermi luoghi secreti de gli Ouìli
cioè delleseptajoue fi ragionaua d'alcune cose scerete.
DEL Q_ VIRIN ALE.
Non posso sia
restar di marauigliarmi,che fi troutt
to alcuno Antiquario così grosso, cr mal prattico, che
habbiatenuto,che il coUe, detto hoggi McntecauaUo,
fio VEsquilino:apparendo chiaramente per la inscrittio
ne della colonna Traiana,che ciascun può uedere, che
egli è ilQuirinale. Vublio Vittore chiama la Regione
doue è questo colle, Alta Semita', nella quale fra l'altre
cose coputa il Malo punico, luogo doue era ld cdsd pri
Udtdde' Elduij-.O" per le inseritimi che fi troua.no nel
la sommità diquekoco\le,fi uede efpreffamente,che U
detta casa erd quiui doue hard è ld uigna del Cardino»
le Sodoletto:per conseguente, che questo è il colle Qui
tinaie,?? non l'Esquilino.
CVRIA HOST1LIA.
Smisurata bugia è stata <j«ell<<,cJ)e la Curia Uosti*
Ita fi distendesse dal Monte Celio fino al loro Roma*
no. perciò che erano due C«rie,et nonuna sola,cbe fi
{tendeuano dal Celio al fòro,l'uno pofta nel Celio, co»
me dice Liuto,®- l'altra nel fòro,òprefso in un luogo
detto da Varrcne VETERIBVS.
DELLA COLONNA AN=
TONINIANA.
Male hanno studiato quelli chescriuono,che la co*
tonno Antonina sia d'Antonino Car acalla,ne molto me
glio hanno studiato quegli altroché dicono, che ella è
d'Antonino Pio padre diMorcoAurelio,Fercioche co
i ij
tilt può ueder ciascuno,in detta colonna sono intagliate
k fatiche della guerra Germanica, er de' Sarmali, er
f Armenka,® la fece,®" sacro Marco Aurelio Anto
nino ai honore d'Antonin Pio suo padre dopo la mor
te d 'esso
Pio, comefiritrahe d<âa medagliayiella qua*
le Marco Aurelio chiamando Di«o il suo padrt,pcse
nel riuerfo la detta colonna con questa parola CON*
s E c R A T I o, et ne! dritto,doue è l'effigie d'Antonia
Pio,con queste altre, DIVI ANTONINI AVG.
PII. ouero DIVO ANTONINO PIO come
bauemo mostrato nell'opera nostra delle medaglie.
Anchora che la effigie,chesi uedescolpita nella eolona
nasu di Marco Aurelio,®1 non i'Antonin Pio, nondi
meno per le medaglie è chiaro essergli stata consacra»
trf,er l'opera esser del detto Marco Aurelio.
CIRCO FLAMINIO.
li Circo llaminio non era nella piazza detta hog
gi d'Agone.come molti male hanno credutola più ui
emo al CampidogliOjdicenio tutti gli scrìttori,che egli
tra non lunge della porta Car mentale, che fu una deU
le porte dell'antico Pomerio fèto da Romolo er Ti»
to Tdfio Sabino. Veggonst anchora le reliquie del
detto Circo nelle case de Mattei er ne gli horti,che son
dietro a santa Catherinajet doue è la piazza d'Agone,
tra il Circo d'Alessandro Pio, ò uogliamo dire Ma*
waeo,come ne i tetti di Raso scritti a penna sì legge.
PORTA CARMENTALE.
Non so se siano pin degni dì riso,b di compassione,
quelli che hanno scritto, chela porta Carment ale era
•0
nel Qjiîrmahtfsendo manifèsto per quel che ne fcriue
Solino, er sesto Pompeio che ella era alle radici del
Campidoglio uerfo il Circo Plaminio,®1 etiandio que»
sto dimostra chiaramente in più luoghi della sua operi
lÀuio.
PORTA SALARIA
ET SALVTA RE.
No» mancano hora,che molti non habbiano opimo
tte.chelrf porta Salaria sia qUa, che fi chiamo Salutare,
e sia una cosa istessa. No» accorgendosi che fono due
porte differenti di nomi ®- disiti, come fi proua per
Vesto Pompeio,Vuna detta dal portar Usale ne' Sabini
fuor d'està,®- l'altra detta dal Tempio della Salute
che gli era appresto posto fui colle Qjnrinale,come dì
ce Vittore nella Regione festa detta alta Semita. Et
la Salaria è dì la del Quirinale anzi fuor d'ogni colle.
DEL L'A VENTINO.
Tanto èfalfo,che l'Auentino fòsse parte deU 'antica
Roma di Romolo ; quanto è uero, che a quel tempo
non era habitato per corpo della città, fecondo che fi
caua da \juio--et da Dionifio,®- da Aulo GeUio,et Più
Ureo:®-che la prima udita fu dito ad habitare à gli
antichi Latini,che Anco Martio condusse à Roma dal»
la presa d'Apule,®1 egli diede l'habitation à queicit»
tadinì puffo ali'Rie di tAurcia, et non perciò prese»
no il colle, ma qutUa parte presto'l Circo Masimo,®"
poscia quando Roma fu diuisa per la sua grandezza in
quattordici regioni all'hora furono tutii i colli den»
tro la città.
F l>
TORRE DI MECENATE.
Qj l'opinione che la Torre de Colonefì detta Mesa,
sta la Torre di Mecenate,è nata da coloro,che han tea
nuto,che MontecauaHo sta ?Ejquilino;ò Vopinion, che
WlontecauaUo sa l'Esquìlino,è nata da coloro, che han
tenuto, che la detta Torre deColonest sia la Torre de
Mecenate. Ma come si fiat'una,®1 l'altra opinione
è falsistima. perche si come habbiamo mostro Monte
cauallo è il Quirinale,®1 la Torre di Mecenate era
nell'Esquilino.
CVRIA VECCHIA.
Comilo Tacito,®1 Vittore scriuono che la Curia
uecchia era nel monte Palatino:® nondimeno s'è tro*
uato chi l'ha uoluta porre a fan Pietro in Vincola oue
fonde Therme di Traiano ò iui àcirca',laqualeeffen*
do neU'Esquilino, come è noto, chiaro è che quiui
non era la Curia uecchia. Perciò che fu fatta nel Po»
latino.
SVBVR A.
O come fono usciti de'Ha buona uia quelli, che han
detto, che la uia Suburana comìnciaua dal Poro Ro«
mano,® paffanioper lo fòro di Nerua,andaua dritto
alla uia Prenešlina.Perciò che,oltra che esti non hanno
alcuno scrittore à la cui auttorità s'appoggi qsta loro
openione;io credohauer mostro difopra,chela Subura
er la Kegion Suburana erano in altra parte,et per co
seguente in altra parte conduceua la detta uia. I poue*
retti si fono ingannati conio scriuercdi fan Gregorio
il quale dke,che la chiesa di santa Agata fuffe edificata
in laRegicne SuburanaMa loro mtUono ejjer la chie
fa di santa Agata che è sul Quinna\e,no accorgendosi
che cctal chiesa fu edificata prima che il tempo, che seri
ue fan Gregorio da flauio Recimere, onde cosimene
che su altra chiesa che quella, che han presa,ey fórse è
quella che fu gittata a terra dauanti a VAmphiteatro
di Vefpofiano,il quale è nella Regione Suburanasecodo
fi trahe dalla diuifione che fa Varrcne delle quattro Re
gioni vrbane.
CHE SIA VSTRINO.
Sono iti indouinando quelli, che han detto,che v/lri
no,ò VSTRINVM fòsse un uafo,doue s brugiauano
i cor pi morti: perciò che(comc ancora fi può uedere)
egli era un luogo nella uia Appio quadrato, er chiù*
so intorno di mura,fatte di fasi quadrati, dentro afta
cui Piazzasi bruetauano i corpi de gli huomini morti,
er Strabene scriuendo della Vircaia, do è del luogo
cue fu bruciato il corpo d'Augusto , che da Latini fi
chioma Vfrino, lo diferiue pur di fórma rotonda di sas
so quadrateli quale per ueneratione,cr reuerenzache
i Romani portarono ad Augusto lo piantarono d'ara
bori dentro, er cir (Mudandolo dicancello di fèrro lo la
sciarono intatto.Bt fi cofiè non ueggio che fiaaltrimen
te uosa, ma uno (patio circondato di Maceria, per
poteruifar li offici] che fi ricercauanoin abbruciarci
morti.
BVSTA GALLICA.
Ogni poco difimilitudine, er di uicimtà,che i nomi
moderni habbiano con gli antichi, baSta ad ingannare
F iiij
de non penetra le cose óltre alia scorzd.Et Ad quefo
credo io,che siano stati ingannati,qutUi che tégono,cht
Butta Gallica foffero,doue hora è santo Andrea in Por
togaUo. Perciò cbe,o!tr<< che questo luogo non è baffo,
come era quello,egli non fi uede punto dal ìaniculo, co
me dice Liuto fi ueieua,il qua'e in uero chi ben «ole co
fiderare quel Augurio di Romani quando andò per la
città un lupo come ne dimostra Liuto uedrà la Bu»
sia Gallica esser poco discosto al Foro Romano dal li»
to del Boario.
TEMPII DEL SOLE
ET DELLA LVNA.
Hanno eqmuocato color o,che han dettoxhe quei due
Tempii attaccan insieme neWhorto di santa Maria
Nuoua fossero d'I fide,®" di Serapìde,perciò che efii so
no del Sole,® della Luna, et se bene il Sole è il mede/i
mo che Serapiie,et ìstde no altro che la Luna', nò"dime
no haueuano i lor Tépij separati in Roma, duelli di
Serapidi,® d'ifide erano neU'Efqwlie, ben che non ne
sia rimafouestigio alcuno,®' la Regione doue erano,fi
chiamaua d'ifide, er Serdpide. Ma quelli del Sole,®"
della Luna,erano nella quarta Regione detta del Tem
pio della Pace, fi come fon quefìi, che fi ueggono nel
dettohorto.auanti al Tempio della Pace che non pon
no efjer in alra Regione che nella quarta.
DELL'I MPO RIO.
Abbagliati fi fono coloro che han detto,che Vlmpo»
tio,eradoueè PAmphiteatro di flauti , detto hoggi
Colifeo,il che non può essere in uefun modo : perche
4*
simposio eri nel* Regione detti kutnìim,v sopra
UriuadelTeuere.Ptrciò che iuieriil transito dettt
cose che ueniuano mercantate per mare.
FALSE OPINIONI DI
COSE ANTICHE.
Sono fiati alcuni,chehanno credutole la chiesi dì
santa Maria Egittiaa, che è presso al pente di santa
Moria, fèsse il Tempio della fortuna Virile, altri han
detto,che ella era il Tempio dellaPudicitia. Ma et ape
fH,CT quelli fi sono gabbati. Non p«o esser della Porta
na,perche,oltra che non fi troua, che quiui fòsse un tal
Tempio, quello della fortuna fi faceua circolare, er
questo è quadratole ancho può esser dilla Pudicitiaz
perche il Tempio della Puiicitia era neWottaua Regio
ne del foro Romano, laqualenonfi jiendeua tanto oU
tre, che s'auuidnafse il Teucre, Onde essendo questo
Tempio cosi presso al Teuere,come é; bisogna confèssa
re,chesa nella Regione undecimadelCirco Masimo:
cr cosi non può esser quello della Pudieitia,che era nel*
Vottaua del foro come dimostra Vittore.Hora dì qual
Dio,ò diqualDeaquetìo Tempio sia direbbe alcuno^
s'io non ne sapesse altra certezza io non ardirei Hafsèt
marlo-.perciò che daqueflolato la Regio» del Circo
Mastino haueadi molti Tempij,comedi Mercurio ,di
Vlutone,ii Cerereji Proserpinaji Venere^ fier cole
Oliuario,deUa Pietà,di Matuta : er intanto numero di
Tempij.er di Disfarebbe flato affai malageuolc ìinm
icuinare,quale,et di cui questo fi fòfseiMa la fortuna ha
ouuiatoàquestadifficulù>0'fiopcrtQci checosa,ij di
t
CM'OM. Perciò eh essendosi attuto Vanno passatoia
questo luogosè trouatoper lettere, che «'erano inta*
gliate,chequesta era la Basilica di Caio.er di Lucio . Et
cosi siamo fuor di dubbio.

DEL FORO PALLADIO.

Vdrmi,chesognino queUi,che dicono, che il Foro Vai


Iodio fòfse
,doue horo è lauignodi M. Camillo Capra*
nicagentìîhuomo Romano,neI Palatino ,per stanco \
Varco diTito Vespasiano. Perciò che il sòr
oP allodio
era nello Regione del Tempio della Pacete? questo che
falsamente dicono Palladio è nella Regione Salitanaz
etti fòro Palladio è quello di T>omitiano che fu poi chia-
mato di Nerua,er ultimaméte Transitorio, come ne di
mostrachiaro Suttonio, er era nella quarta Regione
del detto Tempio della Pace come lo pene Vittore. Ott
de Martiale disse. Limino pott Pocittfalladiumtyfòrti.
Er uedesv anchora di questo il (patio, che teneua, tra la
chiesadisant'Adnano,er la Torre delle mlitie.Lo on
de è chiaristimo,che nel \uogo,doue è la uigna di Mfia
miìlo Capranica, non fu mai ilfòroPaUadio. M<t per
5«el che /î canapa Corntlio Tacit o,dcue parla del sol
co che fece Romck>>quando disegnò, er fondò la città,
in quel luogo-ero ti fòro delle Curie, nel quale si raguna
uanocertimagiftraH,come dimostra Varrem à lingua
Latina',cue era il Vico delle Curie, ò delle corti,come di
ce Vittore,douesitrattauano le cose della religione do
ue era anco V Auguratorio.Sogno anchora è stato quel
raItro,cfce hanno scritto, che ilsòro deUeCurie, ouer»
4*
Cmit uecchie eh sono le mtdestmesuffero uerso sanPii
tro in VincoUtpcrcbe non hanno ne auttorita,ne ragia
ne alcuna,efsendo troppo gran tratto da san Pietro in
Vincola al Palatino,doue erano le dette Curie.

FALSA OPINIONE DELLE CO-


SE DEL MAVSOLEO D'AVGVSTO.

E* nero, che per unpicciolo inditio, che s'habbia dì


qualche cosa amicasi uien taVhora a perfètta cognition
di quellaima più uero è,che spessocosai minuti segni so»
fio cagione dì grandissimi errori À chi col piè del buon
giuditio non passa più oltre.Ecco perche in un murac*
do poco lontano dà Mausoleo dì Augusto, si troua mu
rato uno epitasto che dice. D i i s MANI B V S.
MARTIALIS AVG. LIBERTVS A' MAR*
U o R i B v s, è stato di non so chi creduto, er scritte^
che Augusto fece quel sepolchro,che per la sua magni»
sicentia fu chiamato Mausoleo, per se er per li suoi
liberti,er serui.ll che è tanto falso, quanto è uero, che
egli Fedisco per se, er per li parenti suoi. Di che non
dubitarebbe, chìhaueffe ueduto,come habbiam uittonoi
con gli occhi mitri, le sepolture de iserui, er liberti
d'Augusto, di Liuid, er di Tiberio, er di Caio CaU
ligola,trcuati pochi anni fono nella uia Appia dentro
la cittì a canto alla porta di fan Sebastiano, con lese»
solfare d'infiniti ferui, er liberti d'altri Imperatori,
che erano ne i medestmt luoghi,et tutti questi habbiamo
locati nel libro deUi epitafii.
DI GIOVE STATORE.
Meglio tal uolta farebbe non leggere le scritture
èie non intenderle bene,® sanamente; fifome han fata
to queUi,che han detto,che il Tempio di Gioue Statore
era neU'Ede di MeteUo.Verciò che Vitruuio,che esti ai
legano per testimonio di ciò,non diceche VEde di Me»
teUosòste il Tépio di Gioue Statore: ma che quella Eds
era fatta deUa medestma forte d'edificio, er deR'isìeffo
ordine,che era il Tempio di Gioue Statore,cioè col pe*
ripteros.Et questo è il uero,®1 chiaro senso di Vitru*
uio in quel luogo,il quale da loro finitamente intera
pretato,haingannato molti altri, che se ne fono r appor
tati al lor detto.

DI GIOVE ARBITRATORE.

Non solo è contra la regola di Vitruuio, er contra


to stile deU'altre cose antiche,l'opimon di coloro,che'di
cono il pentapilon di Gioue krbitratore haueua un por
tico di cinque colonne;ma è anchora contro al significa
to del uocabclo.Verciò che pentapilon no uuol dir Tem
pio di cinque colonne,ma di cinque porte: Conciofia che
pilos in Greco significa porta, ®"non colonna. Onde
fu date fette porte detta E p T A P *
Thebe di Grecia
A O 5 er Thebe d'Egitto dalle cento porte fu detta
EKATONPYAOS.er cosi parte per ignoran
tia ieUa lingua Greca,®" parte per non leggerei non
intendere gli auttori, fi fanno di gran maroni. Come
quegli altri che l'han chiamato cosi perche Gioue teneua
cinqueha&ein mano che è molto peggiore che'l primo.
47
f DEL FALSO NOME Dì POR-
TA SAN IORENZO,
Si come è stato quello di ccloro,che han detto,c!:e la
porta di fan Lorenzo è porta antica,®' che già, fu det
ta Taurina, perciò che la porta antica non era doue è
questajna altroue,pur nella uia che uà à Tritoli.Et que
ita é'bogginon è porta antica, ne hoggi(ch'io sappia)
fi chiama di coiai nome^mzì come fi uede,®1 come mo-
$rano le sue infcrittioni |flo era un'arco d'un Castello
a? Acquedotto fatto da Augusto, et pofcìarifattoda Ve
fpafunonl quale essendo stato occupato per ufo di por»
Maltempo d'Arcadio er d'lìonorio, fu poi dettala
porta Tiburtina.Perche per quella fi ua uerfoTiuoli,
tu mai fi chiamò Taurino.
DELLE FALSE OPENIONI S O»
PRA I CASTELLI D E Ls
LI ACQ, V E D OTTI.
Non manca mai occafion d'inciampare à gli igno»
Tanti,®1 ad ogni picciolo intoppo saltano gran fvsti.Ec
co perche alcuni hanno Utto,che li CasteUi'jle gli Aque
dotti erano ricettacoli d'Acque,st fon fatti à credere,che
le botte di Termine, er le fette sale ( come hoggidì fi
chiamano questi luoghi) fossero Castelli d'Acquedotti,
ìlche è falfistiino.perciò che i Castelli de gli Acquedotti,
fecondo Vitruuio,maniauan fuori l'acque per trecmif*
far'ij.® cosi li partiuano per le Regioni della cittàjcoa
me dice Frotttwo.LecjMdli cose non fi ueggono inqucm
fle.Sapete perche*. Perche eran fimplici recettacoli d'oc»
que,l'uno per feruitio delle Therme di Diocktiano, &
Vattro per queìle di trâmo Imperatore, non chi uo*
lesse sapere come Questi già st chiamauano -, dico , che
per quanto ho trouato in epitasti antichi, er presto di
frontino, fi chiamauano Limphei,cuero Piscine Umma
rie: er ti nome dtchiara,che non son Castellila luoghi
cue l'acque Ufciauano il Limmo.Si come noi mostrerei
mo più chiaramente al suoluogo,doue porremo Udiste
gni deUi Castelli,® di Limphei ò uogliamo dir Pestine
differenti l'un dalli'altro.
TEMPIO DI APOLLIN E.
Q_uanto è,ctiio grido,che à uoler ritrouare ilue»
ro nelle cose de gli edifici) antichi,non fi debbe senz'ai»
tro attendere àia similitudine dei nomi d'hoggidi con
gli antichitKotate che feempiezzi. Cofior uogliono,
che la chiesa di santo Apollinare, che èsotto santo A«a
guitino,fòfse già il Tempio d'Apofline. Et nondimeno
nonfilegge in alcuno antico auttore, che quiui fòsse il
Tempio d'Apolline. M a fi fa bene,che la chiesa è dedica
ta à quel santo,® che èfabricala alla moderna, ogniun
può uedereìMa la falsa opinione che gli han tirati à èr
cosi perche fi sono cresi che'l Circo Agonale fòsse il Pia
minio,oue eralaP.dedi Apollineji cui scrìue Ouidio
ne i Patìi,Liuio,& Afconio Pediano.Et non fisono ac-
corti che quella Ede er il Circo Piammo eran uerso la
porta Carmentale,®- non in questo doue è santo Apol
hnare nelle parti del campo Marzo.
TEMPIO DIBACCHO
FALSA OPINIONE.
Tuttauia diamo ne' medesimi scogli. Et che altro
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può esser stato,cfa labbia fatto credere A queste genti,
thè U chiesa di santo Sergio,®1 Bdccbo, fòssegià, il Te
fio di Bacco, se non il nome diBaceof Non fi trouan*
do fra gli antichi scrittori alcuno,che dica,che quiuifòsse
il detto l'empio.Chechiuoleffe andare dietro à i nomi,
farebbe,come à dire,che tutte lecbiese sosterò state dntì
che;® chèli Santi che ui sono consacrati hauefser prc*
so i loro nomi da gii antichi Heroi, er non da nostri
Santi.che sconcia cofamipar chesta:®1 cefi stimo, che
debbia parere àchiunque ha gusto, er giudttib delle fa
bride antiche. Cociofia cosa che le nostre chiese per or
dinariostano fatte tutte à la moderna, er con goffa ma
mera d'architettura,®1 non punto stmiglìante ali'anti*
chd.Onienonsocomprendere,per qual cagione ui na-
scono tanti inganni,®1 errori.Laehtefa dunque che té
galanti huomini uogliono di loro fantasiosa di Bacco
;
è presto l'Arco di Seuero nel Cliuo Capitolino «
DELLA VIA NVOVA»
Questi benedetti nomimodernifimili,ò medesimi co
gli antichi hanno tanta fòrza appresso àgU huomini,
che uanno dietro all'apparenze esteriori, che non solo
glifterrore nelle cose dubbie,ma anchora neUe chiare,
er manifèsta moderni dicono, che santa Maria NKO»
ua è stata cefi chiamata,peràeera nella uia Nuoua.La
quale ncndimeno,come al suo luogo fi mostrerà, era la
NKowa uia uerfo il VeÎ4Ž>ro,e'l Boario,et ueniuauerfo,
la Curia nel foro che è luogo molto diuerso, er lenta*
no da queito,doue è santa Maria N«o«a,la quale è po»
(ta neUauia sacra.
TEMPIO DI VESTA.
Non pHO in alcun modo esser uero, che la chiesa dì
santa Maria Liberatrice,fòfse già il Tempio di Veda,
come alcuni dicono.Vercìb che il Tempio di Yejla, co*
me al suo luogo mostreremo, non era come è questo,
nel Valatino,ne da questo laro.Et per hora basii dir que
âo solo, che Vittore non lo mette nella Region del pa
lazzottT Dioniso lo pone fuori della Roma quadrata
di RomoIo.Cniaro è che fu nel Foro Romano mapu
uerso il iato del Toro che guardaua il Teucre, come po
tete uedere in Horatio,o" non poteua esser tanto infuso
quanto è paruto a i moderni scrittori.
PONTE IANICVLENSE.
Io non concorro neWopinion di coloro che tengo*
no,cbe ponte Sìflofa il ponte Aurelio: perche fi come
non trouo auttore che dica questo 5 cefi so, che vittore
dal lan/colo Io chiama lanic«Ien/è.
ARCO DI GORDIANO.
Coloro,che dicono,cne l'arco trionfale di Gordiano
tra doue hora è il palalo di fan Gecrgio,non hanno
bene studiato gli scrittori antichi deWantiquità di Ro*
ma.Perciò che à questo modo uerrebbe à esser neSaRe
gion del Circo Fiammicane occupaua dal Circo infino
À san Roccî)o:er non nella Region della uia Lata4,neUa
qual Vittor lo pone,et nella quale era innanzi alla chic
sa di santa Maria in uia Lata ouefu cauato dal Cardi*
nol desta Valle il detto arco.Et altri ueìtìgi pur di cose
di Gordiano furono guasti,i quali erano presto Vagge*
ri di Tarqumio.onde quelli uestigij antichi, che sur tro
4?
vati al palazzo Usan Giorgio trdno neccssariameìitt
d'altro che deWarco di Gordiano. Et sórsi erano orna*
menti di quel luogo che Vittore chiama STABVLA.
I x 11. F A c T i o N v M. do è doue ftauano le quat»

tro fattioni che esser citauano le cose del Circo, ilche mi


tira a creder cosi le infcrittioni trottate in questo luogo
oue erano memoria d'effe fattioni.
DEL MONTE TESTACCIO.
Tutti queUi,che fi fon dilettati della cognition dette
cose antichejianno defilerato,0' cercato di sapere, co»
me anticamente fòsse chiamato il Mente detto hoggi Te
ilaccio:Et in fino a quì,nefsun Vha trouato.Et queUi,che
hanno detto,che atthora fi chiamasse del medesimo «o»
ine,che hoggi fi chiamajhanno detto senza alcuna aut*
tonta,ò ragione, faluo di certa deriuaiione da Teda,
imaginata,zr fìnta da hro.che se efìt hauefsero letto,et
auuertitobene Fublio Vittore, hauerebbontrouato,che
fi chiamaua DOLIOLVM, che uuol dire fatto di
Dogli,cio è uafi di tcrra.che cosi lo chiama Vittore,et
tnetteloneUa Regione Mentina.
TEMPIO DI TELLVRE.
Vittore, er Kufo pongono il Tempio di TeUure
netta Region del Tempio della Pace.Et Suetonio neîi'o
pera de Grammatici ittu&ri lo mette presso atte Cari*
r ;oue confinaua q'tcjla quarta Regione. Come può ef*
ftr dunque,che e' fòsse,doue è Araceli, come uogliono i
modtrni!
DELLA META SVDANTE.
Dice ilfalso' chi diccene la meta fudante,cio è lafòn_
}
G
tè,chè era innanzi aV! Amphiteatro di Vespasiano, ha*
uesfe in cima una &atua.?erciò che, oltrd il non essere
scrittore antico,che l'dfftrmi ; la medaglia di Tito, che
ha il Cardinal Mafie, netta quale cotal meta c ritraiti,
sa efyrefsdsède del contrartxnon hauenio netta fu som
mito, {tatua akuna,masolo una pattaccmefifa nette me
te,ma fi bene d'intorno dimoitrdhaueme molte Statue
come fi uedrà, piacendo à Dio che fi stampino li riuerfi
CT offtruationi che ho fatte sopra le medaglie.
TEMPIO DELL'ORCO.
Benudnamente,parmic'habbian parlato coloro,i
quali han detto il Tempio dett'Orco,cioè di Plutoneef=
ser in quella punta del monte Palatino,che riguarda
VAmphiteatro di Veff>afiano,\a qualcosa non pucte ef
ser cofi,nositrouando scrittore alcuno,che dicotalTem
pio faccia mentione,se fórse costoro rapiti in spirito non
Vhanno hauuìo in uisione.
THE R ME DI DECIO.
Sciocchezza è pur di coloro, che sanno le Therme
di Decio Trdidno nel cotte Auentino',conciosid cosa che
quello Impirdtore non edificasse mai Therme,zj neh
l'Auentino mafiimamenteiiica pur chi uuole Pomponio
kto;M.d Spartidno dice che Decio Traidno Imperato*
re riftaurò le Therme di Agrippa senza far mentione,
che egli ne edificasse de nuoue,le quali se pur egli hauef
se edificate,Pubho Vittore cosi diligente scrittorenon
Vhauerebbe Usciate netta pennasenza farne mentione,
berìe nero che netta Regione dett'Auentino sono le
Therme Variane ej non Deciane.
PI CHE MATERIA E* FATTA
L'ISOLA DEL TEVERE.
. Non ha del uerisimile,che egli Vhabbia ueduta, Viso
la Tibertina,cuero la Natte edificata ad hcncr di Escu
hpio colui, che dice, Metta fòsse di marmo Tasto. La
quale era,ey per quanto sene uede è di sasso Tiburti*
no,ma dal primo cade nel secondo errore quando di prò
pria auttorttà, senza che mai i scrittori antichi Vhab*
bian faputo,non che detto,la chiama ìsola Licaonia.
TEMPIO DI MARTE.
Ne però si dee seguir l'opìnkn di coloro, che dicono
la chiesa di santa Martina esser il Tempio di Marte,
nel quale fi ferueranno le cose d'importanza delPopc*
lo Romano , che se bene egli è il luogo del secretano,
oue alcune cose di qualche momento sitrattauano,noné
per questo il Tempio di Marte Vltcre,concwsia cosa,
che questo sa in ferma quadratala dcue quel di Marte
fu edificato da Augusto nel suo fòro in fórma ritonda,
Ai che la sua medaglia fa ptemfiima fède.
DI VNPORTICO DI SE*
VERO OVER IANO.
Col quale in un medesimo errore cade anche quel
che appresso de gli antichi il portico di Pescarla si chia
masse CertroM quale non pure il nome si trotta fra
gli auttori di que tempi,mane anche si può iniedere per
le hiStorte,quel ch'egli si fòsseì se non quanto dette lette*
re detta sua tnscrittione fi caua esser di Seuero, CT ferui
ua per un lano,ò uogliamo dire K.ano,cio è un quadri*
uio,che gli antichi foleuano cosi edificare per uefiirli ài
G ii
trionfali ornamenti,?? anchora per celebrami ì Cem*
pitalitij,fi come nel luogo, cue gli habbiamo disegnati
cotdliedificij da noi fi racconta più diffusamente con bo*
tiifìime auttorità de gli antichi scrittori.
D 1 BOVILLA.
Non fi può uscir de gli errori fatti per U simiglian*
Zd de' nomi moderni con gli antichi. Da lacuale mgan*
nati hanno creiuto,alcuna,che capo di Bone presso san
Sebajiiano,altri,che Bauco sia BoutUa. Ma come può
ne l'uno,ne l'altro di questi luoghi esser BouittaiSe Bo*
uitta,come dice Mdrco Tullio prò Milone,erd nettauia
Appia,ey come accenna anzi mostra chiaro Verso nei
ld feda Satira,tra Albano,ey Arida, à tredici ò quat*
tordici miglia da Roma? doue Bauco,cy cdpo di Boue,
oltre all'esser moderni ambedue,fon l'uno netta uia Ld*
tind,nel pdtse de gli tìernici lontanisimo,cr l'altro uia
cino di Roma a tre miglia. er non fono adunque tra
Albano et Arida come ho detto per auttorità. di Tullio.
FALSO THEATRO DI CESARE.
Alessandro d'Alessandro dice,che Angusto guadò
il The atro di Cesare per edificar ui Usuo Mausoleo: er
per testimonio di questo suo detto allega Tranquillo : il
qual non fa punto perlui,& farebbe flato migliore i
non citarlo in suo ssauore.
TROPHEI DI MARIO.
Io mi uergogno detta uergogna di queìli,che dicono
che i Trofèi di Mario siano a sant'Etisebio di la ddtt'ar
co detto di fan Vitoxhe siano siati tanto ignoranti, che
non hébian saputo conoscerete quello è un Cadetto

ieU'dcqud Mdrtid er Augusta. Et eh li Trofèi di Ma
rio erdnonel Cdtnpidoglio,come dicono tutti gli scritto
ri, er maxime Plutarco che più uolte ne parla, er co»
me nei ne diremo più ampiamente al suo luogo oue ha»
(temo poflo le cose dell'acque.

Troppo longo sarebbe,^ quasi infìnto, se uolefîU


ino etnidr raccontando er raccogliendo tutte le cose,che
gli scrittori moderni hanno inteso à rouescio.Cosi deU
Vantichiù di Koma,come del resto d'Italia. I» «ero le
cose di Roma non so se diece n'hanno locate apprejjb
atta ueritàîdcll'infinite che sono trasportate l'hantutte
fuor di luoghi suoi mettedo quelle d'una Regione ados
so aU'altrd,hannoimpiccidtoil modo,bafta adunqueha
iter detto sin quì,zr ristrbiamo à ère il rimanente ne i
nostri quaranta libri delle antichità;ne' quali, et queste,
er altre cose saranno amplissimamente discorse, & d;=
chiarate, da Saturno Re d'Italia insino a luitiniano
Imperatore.

IL PINE.

IN VENETIA per Michele Tramenino.


M D Lili.
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