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MICHELE CARDUCCI

Natura
(diritti della)
Estratto da:

DIGESTO
delle Discipline Pubblicistiche

Aggiornamento
*******
diretto da
Rodolfo Sacco

a cura di
Raffaele Bifulco – Alfonso Celotto – Marco Olivetti
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INDICE

Acquisizione sanante di MARTINA CONTICELLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 1


Ambiente (diritto all’) di CELESTE CHIARIELLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 18
Atti impugnabili (diritto tributario) di FEDERICO RASI . . . . . . . . . . . . . . . . . » 47
Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) di MATTEO PIGNATTI . . . . . . . . . . . » 73
Banca centrale europea di RENATO IBRIDO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 90
Capacità contributiva (principio di) di GIUSEPPE MELIS . . . . . . . . . . . . . . . . » 106
Casse previdenziali di CHRISTIAN IAIONE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 132
Città metropolitane di FEDERICA FABRIZZI e ALESSANDRO STERPA . . . . . . . . . . . » 159
Commissione Europea per la Democrazia attraverso il Diritto (Commissione di Venezia)
di VALENTINA VOLPE . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 182
Cooperazione amministrativa europea di ROBERTO CAVALLO PERIN e GABRIELLA M. RACCA » 191
Corruzione (dir. amm.) di GABRIELLA M. RACCA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 208
Costituzionalismo sociale (teoria del) di ANGELO JUNIOR GOLIA . . . . . . . . . . . . » 217
Diritti (diritto costituzionale) di ALFONSO CELOTTO . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 261
Doppio grado di giurisdizione (diritto costituzionale) di GIOVANNI SERGES . . . . . . . » 297
Farmacia di PIERMASSIMO CHIRULLI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 312
Incandidabilità, sospensione e decadenza dalle cariche elettive nelle amministrazioni lo-
cali e regionali di GIUSEPPE LICHERI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 325
Intese tra le Regioni di ALESSANDRO STERPA . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 342
Joint venture (contratti pubblici) di ELENA GENTILE . . . . . . . . . . . . . . . . . » 385
Lavoro nelle pubbliche amministrazioni di MARIO RUSCIANO e DARIO SIMEOLI . . . . . » 397
Natura (diritti della) di MICHELE CARDUCCI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 486
Non discriminazione fiscale nell’Unione europea (principio di) di ALESSIO PERSIANI . . » 521
Nullità e annullabilità dell’atto amministrativo di ROBERTO CAVALLO PERIN . . . . . . » 551

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XVIII INDICE

Ottemperanza (giudizio di) di STEFANO TARULLO . . . . . . . . . . . . . . . . . . . p. 559


Perequazione urbanistica di FRANCESCO ANGELINI . . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 591
Protezione dei dati personali di SIMONE CALZOLAIO . . . . . . . . . . . . . . . . . . » 594
Recall (diritto comparato) di FRANCESCO CAMPODONICO . . . . . . . . . . . . . . . . » 636
Risarcimento del danno nei contratti pubblici di ELENA DEMICHELIS . . . . . . . . . . » 659
Soccorso istruttorio di MARCELLO DI FRANCESCO TORREGROSSA . . . . . . . . . . . . » 670
Unioni civili (diritto costituzionale) di MICHELE BELLETTI . . . . . . . . . . . . . . . » 689

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NATURA (DIRITTI DELLA) 487

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488 NATURA (DIRITTI DELLA)

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pa – Principes éthiques pour la réduction des risques de catastrophe III. LA NATURA NELLA STORIA COSTITUZIONALE. – 5.
et la résilience des personnes, 2011; UN-DESA – Agreement bet- «Ecosistemi culturali» e funzioni del diritto. – 6. La Carta della
ween the Government of the Plurinational State of Bolivia and UN- Foresta. – 7. Costituzionalismo ideologico, darwinismo, ecologia po-
DESA, 21-09-2016 (attività a sostegno del programma Harmony litica. – 8. Natura, Stato, benessere. – IV. NATURA E STATUTI
with Nature); OIL – Convenzione 169/1989 sui popoli indigeni e DISCIPLINARI DELLA CONOSCENZA. – 9. La Commissione
tribali; Unione Europea – art. 191 TFUE, Parlamento europeo, Gulbenkian. – 10. L’anti-individualismo della natura. – 11. La natura
Nature’s Rights: the Missing Piece of the Puzzle. Draft Directive tra «dono dello spirito maligno» e «cecità sistemica». – V. LA NA-
ECI for Rights of Nature, 29-3-2017; Unione Africana – ACHPR TURA COME BENE COMUNE. – 12. Beni o interessi? – 13.
Res. 372(LX)2017 (sacralità della natura); Parlamento LatÍnoame- Biodiversità e «demo-diversità». – VI. LE FORME DEI DIRITTI
ricano y Caribeño – Proyecto de ley Marco de los derechos de la DELLA NATURA. – 14. Tra Common Law e Civil Law. – 15. La
Madre Tierra, 19-10-2013, Informes sobre Proyectos de Ley Marco «Litigation Strategy». – 16. Il favor naturae tra materia costituzio-
de protección de bosques y Pacto americano para la Corte Intera- nale e sovranazionalità. – VII. COSTITUZIONI E DEFICIT ECO-
mericana sobre los derechos de la Madre Tierra, 3/31-10-2015; In- LOGICO.
stitut de Drets Humans de Catalunya – Dichiarazione universale dei
diritti umani emergenti, 2009; COP21 Accordo di Parigi sul Clima – I. QUALE NATURA PER QUALI DIRITTI?
Preambolo (richiamo alla Madre Terra), 12-12-2015; Centre Inter-
national de Droit Comparé de l’Environnement (statuto consultivo
1. Inquadramento semantico.
UN-ECOSOC) – Progetto di Patto internazionale sui diritti degli Quello dei diritti della natura (d’ora in poi DDN) è
esseri umani all’ambiente, 2-2-2017. tema insidioso e persino ambiguo, per quattro ordini
Giurisprudenza: US Supreme C., Sierra Club v. Morton, 405 U.S. di ragioni: 1) presuppone che i giuristi sappiano che
727 (1972) (Dissenting Justice Douglas) (soggettività della natura); cosa sia la natura, in una parola si vogliano raccor-
US Supreme C., Sidney A. Diamond v. Ananda M. Chakrabarty,
447 U.S. 303 (1980) (brevettabilità della natura); Tanzania Supreme
dare all’ecologia, la «più umana» delle scienze natu-
C., Mulbadaw Village Council & 67 others v. Nafco, Judgement n. rali (1), per conoscere e comprendere i dispositivi
10/1981 (la terra come sopravvivenza); Comm. Eur. Dir. Umani, G. fisiologici che presidiano l’intera realtà della Terra,
and E. v. Norway, 3-10-1983 (riconoscimento dei territori nativi non solo le metodologie dell’umanità dentro e tra
indigeni Sami); C. Dir. Umani ONU, Lubikon Lake Band v. Cana-
da, decisione n. 167/1984 (limitabilità territori ancestrali indigeni per
Stati; 2) rinvia alla semantica storica della soggettivi-
sfruttamento risorse naturali); C. Dir. Umani ONU, Ivan Kitok v. tà giuridica, con tutto il suo carico di autoevidenze
Sweden, decisione n. 197/1985 (imprescrittibilità diritti di pascolo paradossali e di finzioni (a partire da quelle sulla
dei nativi Sami); C. Cost. Italia 10-3-1990, n. 430 (definizione di personalità giuridica); 3) richiede definizioni di sepa-
tutela ecologica); Australia High C., Mabo v. the State of Queen-
sland (n. 2), 1992, 175 CLR1 (riconoscimento del Native Title e
razione rispetto all’armamentario concettuale e dog-
superamento della nozione di Terra Nullius); Canada Supreme C., matico del diritto ambientale, dato che quest’ultimo
Delgamuukw v. British Columbia, Judgement 1010/1997 (esistenza si è evoluto come disciplina del danno e della funzio-
di Aboriginal Title); C. Cost. Italia, 21-11-1997, n. 345 (nesso tra ne di sua riduzione nonché come protezione e con-
conservazione usi civici e partecipazione democratica); C. Interam.
Der. Hum., Awas Tingi v. Nicaragua, 31-8-2001 (riconoscimento del
servazione controllata della natura in nome degli in-
valore ancestrale della natura e della terra); Argentina CSJN 20-6- teressi umani, nella indifferenza del nesso tra forme
2006 (Caso Matanza-Riachuelo); Tanzania C. Appeal, Attorney Ge- umane di governo e fisiologie della natura, lı̀ dove
neral v. Akonaay, Lohar and Another, 1/2007 (tutela dei diritti l’acquisizione dei DDN dibatte di giuridicizzazione
consuetudinari sulla terra); US Supreme C., Exxon Shipping Co.
v. Baker, 554 U.S. 471 (2008) (soggettività dei danni ambientali);
(e costituzionalizzazione) delle fisiologie naturali,
C. Eur. Dir. Uomo, Tatar v. Romania, 27-1-2009 (diritto di informa- che viceversa non operano come funzione del danno
zione previa su rischi naturali); South Africa Const. C., Lindiwe o mera protezione e richiedono invece valutazioni di
Mazibuko v. City of Johannesburg, CCT 39/09, 8-10-2009 (diritto compatibilità o adattamento delle forme di Stato e di
all’acqua e limiti della discrezionalità giudiziale); Sala Penal C. Pro-
vincial de Loja (Ecuador), RÍo Vilcabamba c. Gobierno Provincial
governo; 4) proprio per questo, il tema dei DDN non
de Loja, 30-3-2011 (soggettività della natura); US Supreme C., As- coincide del tutto con le riflessioni ontologiche sulla
sociation for Molecular Pathology v. Myriad Genetics, 569 U.S. natura nel e per il diritto, da sempre al centro delle
(2013) (brevettabilità della natura); C. Cost. Italia, 9-5-2013, n. 85 filosofie del diritto (2) e dei diversi giusnaturalismi
(necessità del bilanciamento tra ambiente, diritti, interessi); US Su-
preme C., Kiobel v. Royal Dutch Petroleum Co., 569 U.S. (2013)
dell’Occidente (3), ma molto meno pressanti in altre
(limiti alla tutela extraterritoriale dei diritti umani); Australia Fede- tradizioni di pensiero (4).
ral C., D’Arcy v. Myriad Genetics Inc., [2014] FCAFC 115, 5-9-2014 All’interno della letteratura, della legislazione e
(brevettabilità della natura); C. Const. Ecuador, sent. n. 218-15 SEP- della giurisprudenza elencate, è difficile riscontrare
CC (soggettività della natura); C.G. UE Causa C-534/13, 4-03-2015
(inquinamento diffuso o storico e nessi di causalità); C. Const. Co-
punti fermi di chiarificazione su queste quattro ra-
lombia, Caso Rio Atrato, T-622 del 2016 (soggettività della natura); gioni. Come suggerirebbe Cover (5), prevalgono
International Criminal C. Office of Prosecutor, Policy Paper on pluralità di narrazioni, riflesse su filosofie della vita
Case Selection and Prioritisation, 16-9-2016 (configurazione di re- o dell’esistenza, visioni del mondo, tradizioni giuri-
sponsabilità di ecocidio); High C. Uttarakhand at Nainital (India),
Salim v. State of Uttarakhand & others, 20-3-2017 (soggettività della
diche che giocoforza condizionano non tanto l’ana-
natura); C. Cost. Italia, 11-5-2017, n. 103 (imprescrittibilità dei diritti lisi del tema, quanto piuttosto proprio il suo inqua-
di uso civico). dramento semantico. Si prenda in considerazione la

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NATURA (DIRITTI DELLA) 489

stessa formula DDN. In inglese, essa è significativa- umani. La loro tematizzazione abbraccia tutte le
mente resa con le espressioni «Rights of Nature» dimensioni materiali e intellettuali delle forme di
oppure «Wild Law», quasi a voler neutralizzare i vita e richiede pertanto un approccio storico-natu-
due sostantivi che la combinano: diritto e natura. ralistico e olistico (generalmente estraneo al giuri-
Infatti, se DDN significa diritti (soggettivi) della sta), comprensivo di tutti i saperi, tutte le scienze,
natura, si dovrebbe allora discutere di Rights. Del tutte le esperienze giuridiche (non solo quella occi-
resto, «cosa è più evidente e a portata di mano del dentale), in quanto storie naturali esse stesse. È
diritto soggettivo nel mondo dei fatti e delle realtà vero che la natura, come proiezione di realtà, è
giuridiche?» (6). La domanda, però, sintetizza una «invenzione» dell’uomo, ma non nel senso di
un’autoevidenza che non sembra affatto replicabile non esistere, ossia di non godere di una propria
nei confronti della natura. Infatti, l’idea di soggetto esistenza dettata da proprie regole fisiologiche com-
e di diritto soggettivo rappresenterebbe un campo prensive dei comportamenti umani (gli esseri umani
non ulteriormente tematizzabile, al cui interno il sono un prodotto della natura, non viceversa); bensı̀
soggetto viene inteso come generalizzazione dell’es- nel senso di essere stata oggetto, sin dall’antichità,
sere umano, con a disposizione diritti che gli per- di qualificazioni e di osservazioni inventate dall’uo-
metterebbero di avanzare pretese sia nei confronti mo, come ontologie esterne o estranee alla propria
di altri soggetti umani sia nei confronti dello Stato e soggettività. Al contrario, parlare di DDN impliche-
delle cose. Questa corrispondenza certificherebbe rebbe il recupero di un olismo comprensivo del di-
la naturalità della soggettività, il legame necessario ritto come storia naturale di tutto, non solo delle
tra l’essere umano e l’essere soggetto di diritto ver- relazioni tra esseri umani e tra questi, lo Stato e le
so cose o al massimo verso simili; legame che invece cose: una sorta di etologia generale, come già la
apparirebbe tutt’altro che necessario, dunque inna- immaginava John Stuart Mill (8) per superare gli
turale e artificiale, proprio con riguardo alla natura. steccati delle conoscenze della realtà. Tale assunto
Di conseguenza, l’unico modo di rappresentare i apre le porte alla costante metodologica. Il tema dei
DDN non potrebbe risiedere nella formula «Rights DDN disvelerebbe l’artificialità euristica della con-
of Nature», bensı̀ al massimo in quella «Wild Law»: siderazione dell’individuo umano come fondatore e
un diritto per la natura non della natura (e conside- arbitro del suo diritto e della statualità come deli-
rando la natura forse più prossima alle risalenti ca- mitazione effettiva delle regole di convivenza. Piut-
tegorie inglese di Waste Land o nordeuropea di tosto che «de-umanizzare» il diritto, come sostiene
Landskap). Tuttavia, se ci chiediamo che cosa sia Pisanò, lo riconcilierebbe con la realtà-pianeta Ter-
la natura e si rifacciamo a Darwin, per il quale era ra. L’economia della natura, infatti, non ha confini
empiricamente senza senso la separazione semanti- né si alimenta di diritti individuali rivendicabili ver-
ca di Wild e Nature, scopriremmo che essa sempli- so chicchessia. Sempre Darwin associa il funziona-
cemente coincide con un insieme di relazioni fisio- mento di relazioni tra specie, beni e risorse naturali
logiche tra soggetti e specie (gli esseri viventi), beni a un insieme di doveri fisiologici, ineludibili ai fini
e risorse (cibo, foreste, sostanze ecc ...), servizi della sopravvivenza: regole qualificanti deontica-
(aria, luce, acqua, vento), di cui ognuno dispone mente i comportamenti e le funzioni di organizza-
per sopravvivere. La natura, in poche parole, sareb- zione; in una parola, regole primarie e secondarie di
be tutto e starebbe ovunque: pure in quei rapporti imposizione, piuttosto che di riconoscimento. Di-
umani e tra umani e Stato, che renderebbero auto- scutere di DDN servirebbe allora a smascherare le
evidente il concetto di diritto soggettivo come qual- finzioni giuridiche sottese ai discorsi intorno al pri-
cosa di specifico solo dell’umano. Ma allora i DDN mato dei diritti e alla necessità dello Stato come
sono i diritti (anche) dell’uomo? Oppure i diritti fonte del diritto, per recuperare una giuridicità fon-
dell’uomo sono (una parte de) i DDN? Gli interro- data su doveri, esercitati non per imposizione uma-
gativi non sono per nulla oziosi. Non solo essi rin- na né per condivisione, ma appunto per fisiologia di
viano al naturalismo giuridico (7), ma soprattutto tutti i viventi nelle loro relazioni reciproche di spe-
consentono immediatamente di comprendere le co- cie, con i beni e i servizi della natura. Non a caso,
stanti di tutte le questioni dibattute intorno ai DDN, gran parte dei dibattiti sui DDN segue tre linee di
che sono due: una di carattere epistemico e l’altra di costruzione concettuale ricorrenti, che si nutrono di
carattere metodologico. Consideriamo quella epi- questa metodologia: una meta-etica, volta a descri-
stemica. Darwin denominò «economia della natu- vere i doveri come imperativi fisiologici (e non
ra» lo studio appunto delle relazioni soggettive, esclusivamente ontologici, come si puntualizzerà
dei beni e dei servizi che consentono la sopravvi- più oltre) di tutte le specie viventi; l’altra etno-gra-
venza. I DDN sono allora un fattore costitutivo di fica, finalizzata alla progressiva (ri)scoperta delle
questa economia della sopravvivenza, non un seg- tradizioni giuridiche non occidentali (in particolare
mento di una disciplina normativa relativa solo agli quella indigena, che Glenn più correttamente deno-

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490 NATURA (DIRITTI DELLA)

mina ctonia), che non si fondano né sulla regiona- stemici ed euristici dei DDN non sempre coincidono
lizzazione territoriale del diritto, base della seman- con quelli antropocentrici del diritto ambientale.
tica giuridica indoeuropea (9), né sulla qualificazio- In ragione di tutti questi fattori, il prosieguo della
ne della terra come «madre» dell’ontologia del di- esposizione scandirà i due percorsi della narrativa
ritto (10), né sulla stessa separazione tra fisiologia e giuridica e del riscontro delle contraddizioni.
ontologia (11); l’ultima ideo-grafica, volta cioè a
smascherare, attraverso il tema dei DDN, le basi (1) DELEAGE, Storia dell’ecologia, Napoli, 1994, 6 ss.
(2) Tre riferimenti per riassumerne il quadro: BOBBIO, Natura e
innaturali dei sistemi economici occidentali di sfrut- diritto, 4 Civiltà delle macchine, 1974; COTTA, Il concetto di natura
tamento della natura, per lungo tempo segnati da nel diritto, Studium, 1987; VIOLA, Stato, vincoli, natura, in
presunzioni di distinzione tra soggetti viventi, com- AA.VV., Crisi e metamorfosi della sovranità, Milano, 1996.
presi gli umani (basti pensare ai temi della segrega- (3) JANICH (a cura), Naturalismus und Menschenbild, Hamburg,
2008.
zione razziale e di genere, della schiavitù naturale, (4) NKAFU NKEMNKIA, Il pensare africano come vitalogia, Roma,
sino alla dottrina della incapacità naturale dei po- 1997.
poli colonizzati, codificata nell’art. 22 del Patto del- (5) COVER, Nomos e narrazione, Torino, 2008.
la Società delle Nazioni) (12). Anche per questo, (6) VONLANTHEN, Zūr rechtsphilophische Streit ūber das Wesen
des subjektiven Rechts, Zūrich, 1964, 10 (trad. nostra).
chi si occupa di DDN invoca spesso fonti normative (7) VIOLA, Diritto e naturalismo, Hermeneutica, 2016, 61-78.
non specifiche della materia «natura», ma connesse (8) STUART MILL, Nature, London, 1874.
alle tre linee richiamate: il Patto delle Nazioni Unite (9) BENVENISTE, Il vocabolario delle istituzioni indoeuropee, To-
rino, 2001.
sui diritti economici, sociali e culturali, del 1966 (per
(10) SCHMITT, Il Nomos della terra, Milano, 1991.
valorizzare la diversità di culture sulla natura); la (11) DESCOLA, Par-delà nature et culture, Paris, 2005.
Carta ONU dei diritti e doveri economici degli Sta- (12) MOUHOT, Past Connections and Present Similarities in Slave
ti, del 1974 (per la sovranità costituzionale sulla Ownership and Fossil Fuel Usage, 105 Climate Change, 2011,
329-335.
natura); la Convenzione OIL 169/1989 sul ricono- (13) FEDEROVISKY, Historia del medio ambiente, Buenos Aires,
scimento dei popoli indigeni (per recuperare la tra- 2007.
dizione giuridica ctonia); la Dichiarazione ONU del
2007 sull’autonomia dei popoli indigeni (per affer- II. NATURA E SOGGETTIVITÀ.
mare la praticabilità di categorie giuridiche estranee
2. La natura come distinzione dell’intelletto.
al diritto occidentale).
L’ecologo Joseph W. Meeker definisce gli esseri
In definitiva, i DDN irrompono nella sfera di osser-
umani «le uniche creature letterarie della Terra».
vazione e conoscenza del giurista non per acquisizio-
Cosı̀ di seguito chiarisce la definizione: «Se la crea-
ne evolutiva dei contenuti dei diritti soggettivi, ma
zione della letteratura è un’importante caratteristica
per necessità di comprendere in che termini la natu-
della specie umana, allora bisognerebbe esaminarla
ra, intesa darwinianamente come economia di rela- con attenzione per scoprire la sua influenza sul com-
zioni soggettive, beni e servizi, si inserisca e sconvol- portamento umano e sull’ambiente naturale, per de-
ga il quadro di regole umane pensate in Occidente e terminare quale ruolo, se ne ha uno, essa gioca nel
diffusesi globalmente in funzione dei soli soggetti benessere e nella sopravvivenza del genere umano, e
umani e dei loro spazi artificiali di produzione. È quale riflesso produce nelle relazioni degli esseri
questa la differenza fondamentale (ma non unica) umani con le altre specie e con il mondo circostan-
da qualsiasi discorso di diritto ambientale, perma- te» (14). Anche il diritto è una narrazione letteraria
nentemente interno al solo ordine dei rapporti tra della convivenza umana. In questo senso identifica
soggetti umani e tra questi e lo Stato (13). Ripren- una invenzione relativizzabile dell’economia della
dendo le considerazioni sistemiche di von Bertalanf- natura. È stato l’antropologo giuridico Norbert Rou-
fy, lo sguardo sulla natura permette di occuparsi di land a spiegare come, sin dall’antichità, l’Occidente
regole costitutive di tutto il sistema vivente (la razio- abbia oscillato tra due atteggiamenti di narrazione: o
nalità ecologica di cui parla Dryzek), che relativizza- identificare il reale (ciò che esiste realmente) con il
no le categorie sociali inventate dall’uomo, comprese sensibile (ciò che può essere percepito dai nostri sen-
quelle giuridiche: relativizzano, non sovvertono, per- si), o distinguerlo da esso. Questa oscillazione è alla
ché l’ultima caratteristica del ricorso ai DDN è quella base della diversa collocazione che la natura ha as-
di integrare il diritto ambientale degli Stati e tra gli sunto nell’esperienza giuridica e nel pensiero occi-
Stati, senza negarne né lo statuto fondativo né l’uti- dentali, considerata ora in senso restrittivo, ossia co-
lità sul fronte appunto della disciplina dei danni e me l’insieme del mondo fisico separato dall’essere
della prevenzione. Il che giustifica l’interesse per il umano, ora in senso universale, ossia come insieme
tema, dato che consente appunto di ridiscutere le del vivente comprensivo dell’umano. È alla base al-
certezze narrative del diritto ambientale, evidenzian- tresı̀ della separazione tra Zoé e BÍos, espressa dalla
done eventuali limiti applicativi, giacché gli spazi epi- cultura greca per definire la condizione della vita

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NATURA (DIRITTI DELLA) 491

umana come dimensione infinita dei bisogni ed esi- nizzazione della natura emergerà in epoca ellenistica,
stenza sociale limitata dalle forme. Alla prima, Ari- con Teocrito e la creazione del genere bucolico nar-
stotele associa l’impulso alla nutrizione, all’accresci- rato negli Idilli, dove la natura rappresenta lo sfondo
mento, al deperimento, come elementi di differenza dell’azione umana, separata ancorché in armonia.
dall’inanimato, ma non certo dall’animalità rispetto Umanizzazione e armonia: ecco le due costanti che,
all’umanità. L’uomo, come Zoé, detiene bisogni na- almeno per la cultura occidentale, si affermeranno
turali non occultabili dalle forme del BÍos. Di conse- ricorrenti e differenti in tutti gli esperimenti umani
guenza, per Aristotele, l’elemento decisivo di distin- di intellettualizzare la natura, per renderla più vicina
zione dell’animale umano dagli altri animali risiede alla, o più distante dalla vita umana, indipendente-
proprio nell’abilità di articolare forme, a partire dalla mente dalle sue regole, comunque incidenti sull’esi-
voce, capaci di classificare e delimitare l’esistenza. stenza (cicli naturali, malattie, fenomeni atmosferici
Ecco allora che l’uomo diventa animale politico, per- ecc. ...) (16). Anche la celebre Dichiarazione della
ché vive di forme vocalizzate, come il diritto. Attra- Conferenza di Rio de Janeiro, del 1992, riconoscerà
verso l’opera significante messa in atto dalle forme che gli esseri umani «hanno diritto a una vita sana e
vocalizzate, gli oggetti vengono a esistenza come si- produttiva in armonia con la natura»: ma gli esseri
gnificati della realtà. Gli altri animali, diversi dall’uo- umani, non gli altri «esseri». Umanizzazione e armo-
mo, in quanto privi di voce significativa, ancorché nia risultano invece non corrispondenti nelle tradi-
dotati di proprio linguaggio, non abitano un mondo zioni giuridiche diverse da quella occidentale. In es-
comune popolato di oggetti determinati secondo una se, infatti, l’armonia non è soggettiva dell’uomo e, in
certa forma. In questo senso, sono privi di realtà, non questo senso, non è umanizzabile e da lui umanizza-
di natura. Di conseguenza, il diritto si inserisce in ta. L’armonia si impone all’uomo, ora come mistica
questa frattura antica tra realtà vocalizzata e natura religiosa (nelle culture orientali, il drago rappresenta
vissuta. In particolare, il diritto della tradizione giu- l’esecutore della volontà divina) o vera e propria
ridica occidentale, definitivamente secolarizzato nel- manifestazione di dio (si pensi all’Islam) ora come
le sue forme vocali di rappresentazione della vita (la insieme di regole costitutive dell’esistenza (tradizio-
«Verweltlichung» verificatasi esclusivamente nel- ne ctonia), incidendo direttamente sullo statuto per-
l’Europa cristiana) (15), arriva non solo a classificare sonale dell’individuo e per questo definendo una
gli oggetti «senza mondo» («weltlos» nella formula di proiezione spazio-temporale della soggettività, non
Heidegger), ossia i beni e le cose, ma anche a quali- coincidente col diritto territoriale.
ficare gli animali come esseri sı̀ viventi, ma comun- Questo ha comportato che solo nella tradizione giu-
que «poveri di mondo» («weltbildend»), oggetti sı̀, ridica occidentale vita umana e vita naturale si sono
ma «sensibili», come infatti tutt’ora identificati dalle trovate a procedere separate e in parallelo sul piano
regole civili, penali e persino costituzionali (si pensi della rappresentazione della realtà, ancorché, su
all’art. 20a GG) sulla loro tutela. Ecco allora che quello della effettività della vita, si scopriranno sem-
tutta la natura, come insieme di cose «senza mondo» pre più interferenti e condizionanti, fino a sfociare
e «povere di mondo», assurge a esclusivo oggetto del nel bio-potere, nel bio-diritto, nella bio-etica, nella
diritto. Interessante, in proposito, è la parabola os- bio-economia. Del resto, anche tale interferenza è
servabile nel pensiero greco. Se autori, come Omero risalente e si riscontra già in Seneca cosı̀ come emer-
e Sofocle, descrivono la natura in termini di rappre- gerà chiara nella polemica di Agostino su Pelagio,
sentazione divina e ne interpretano il godimento co- intorno al tema appunto dei costumi morali e sociali
me partecipazione alla grandezza divina nel mondo, dell’uomo rispetto alla natura: per Pelagio sono le
è con Platone che si assiste al distacco della descri- determinazioni etico-pratiche dell’uomo, non la sua
zione della natura dalle presenze divine. Prevale al- natura, a indurlo al peccato; per Agostino, invece,
lora un’idea di natura come oggetto di fruizione uma- dipende dalla Grazia la capacità umana di vincere
na (Socrate cosı̀ descrive la campagna fuori Atene, in una natura indotta al peccato. Il rapporto uomo/na-
cui l’amico Fedro lo ha portato per sentire un discor- tura, in definitiva, riflette una relazione di volontà
so su Eros, composto da Lisia: Platone, Fedro 230 b- dell’uomo verso la natura ma anche verso la (propria
c). Tuttavia, in questa trasformazione, il luogo natu- e altrui) natura di essere vivente. È questo, com’è
rale diventa puramente umano. L’uomo entra in con- stato efficacemente riassunto, il «colore della ragio-
tatto con la natura, ma non è parte della natura. Dirà ne» della tradizione giuridica occidentale (17). Nel
Socrate che la campagna e gli alberi non insegnano suo pensiero, la natura è comunque separata dall’es-
nulla, a differenza degli uomini della città (Platone, sere umano, ora come movimento di tutte le cose
Fedro 230 d). Solo gli esseri umani (con o senza esistenti (creazione e creato, natura naturante e na-
l’aiuto divino, a seconda delle epoche storiche del tura naturata), ora come ordine e necessità (la cui
pensiero umano) producono rappresentazioni del origine risale agli stoici e ha informato le nozioni di
mondo e regole per il mondo. Questa definitiva uma- legge naturale e natura delle cose, che hanno avuto

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492 NATURA (DIRITTI DELLA)

sino al sec. XX un’importanza fondamentale nella occidentale, per denunciare le conseguenze della
morale e nel diritto), ora come agente separato e svolta. Già nel 1962, con Silent Spring, la biologa
distinto, ispirato da regole razionali (Kant) o da Rachel Carson documentava pionieristicamente l’as-
una meccanica (Hegel), osservabile e persino mani- surdità innaturale dell’uso delle innovazioni in agri-
polabile dall’uomo. In questo quadro, la stessa eco- coltura, allo scopo di aumentare i consumi e manipo-
logia è inaugurata nel 1866 sia come scienza che, lare i prodotti. Dieci anni dopo, il famoso Rapporto
secondo la definizione del suo fondatore Ernst Hein- del Club di Roma e con esso la prima Conferenza
rich Haeckel, osserva le relazioni tra qualsiasi orga- mondiale delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo svi-
nismo vivente, la sua specie e l’ambiente, sia come luppo segnano l’inizio dell’attenzione «ufficiale» alla
pensiero umano delle interconnessioni che quelle re- questione ambientale da parte della comunità politi-
lazioni pongono davanti ai nostri occhi. ca internazionale («ufficiale», perché, in realtà, il c.d.
Nella cultura occidentale, mantenendosi sempre nel «Terzo Mondo» si era già riconosciuto nella denun-
quadro di comprensione letteraria suggerita da Mee- cia di un sistema di regole finalizzato al saccheggio
ker, la continuità descritta subirà una frattura solo della natura come oggetto dei diritti di consu-
nel Novecento, e precisamente negli anni Settanta, mo) (19). Ancora in Italia, Paolo Volponi pubbliche-
quando emergeranno tre discontinuità inedite nella rà nel 1978 un romanzo, tra il fantascientifico e il
vicende storiche dell’umanità rispetto alla natura: la giuridicamente allegorico, emblematicamente intito-
fine del «gold standard», con la conseguente globale lato Il pianeta irritabile. La storia delle vicissitudini di
finanziarizzazione dell’economia a discapito del radi- un piccolo gruppo di sopravvissuti non umani (com-
camento territoriale e materiale della ricchezza e del- preso il nano Mamerte, volutamente individuato co-
lo scambio (la de-industrializzazione ha significato me soggetto «non normale») raffigura la condizione
anche questo); la mercificazione della conoscenza distopica, nel significato specifico presente anche in
scientifica e della comunicazione, con la progressiva Orwell, di una società umana tecnologicamente
conseguente funzionalizzazione dell’intelligenza al avanzata grazie alla scienza, costantemente innovati-
suo valore di scambio; la trasformazione sociale del- va, ma esistenzialmente segnata dal destino di aver
l’essere umano in consumatore di innovazione (la distrutto, con l’uomo stesso, l’intero universo viven-
cosiddetta «sovranità del consumatore» nella società te; di aver perso la propria elementare ragione ani-
dei consumi) (18). Infatti, con la «terza rivoluzione male di soddisfacimento dei bisogni, per rincorrere
industriale», il mondo si globalizza come luogo della gli artifici del consumo. Qui la potenza maligna non è
competizione di tutto e di tutti. L’essere umano è più leopardianamente insita nella natura, bensı̀ pro-
inquadrato e «misurato» in termini di interesse e di prio nell’artificio tutto umano dei nuovi stili di vita e
valore (in quell’epoca, si diffonderanno sempre più i di uso e consumo della natura. Per Volponi, la stessa
meccanismi di misurazione e indicizzazione dei com- scienza si è resa responsabile di questo suicidio pro-
portamenti umani e istituzionali, qualificati come grammato, per due ragioni: perché principalmente
«performance»), mentre la natura e le altre forme impegnata nel giustificare se stessa come invenzione
di vita saranno definitivamente derubricate a sempli- di nuovi artifici (lo studio di tale acquisizione, nel
ci mezzi per il suo benessere (la stessa ONU intro- quadro dei costi di transazione, varrà il premio Nobel
durrà nel vocabolario mondiale le formule «capitale per l’economia a Oliver Williamson, nel 2009), piut-
umano» e «capitale naturale», per sancire la differen- tosto che preservazione di ciò che è naturale (l’as-
za di valore e misurazione del vivente, con l’uomo sunto verrà formalizzato a livello giuridico interna-
separato, come valore, dalla natura). In Italia, una zionale, con l’accordo TRIPS del 1994, sulla tutela
voce isolata, Pier Paolo Pasolini, parlerà di «genoci- della proprietà intellettuale e sulla brevettabilità del
dio culturale» e nelle Lettere luterane (il progresso vivente); per aver contribuito alla cancellazione delle
come falso progresso) (1976) discuterà di un «nuovo infinite differenze dell’ambiente (di lı̀ a poco, come si
modo di produzione», basato sulla irrefrenabile in- vedrà, si conierà il concetto di «biodiversità», per
venzione di beni superflui e costantemente deperibili lanciare l’allarme). La sottoposizione della natura
(prevedendo il fenomeno della «obsolescenza pro- (come «capitale») all’unica logica del valore di scam-
grammata» – quindi non naturale) e sulla funzione bio e del profitto alimentato dal consumo, culmina
edonistica del consumo individuale, espressiva di una con lo sfruttamento di ogni settore del pianeta e con
«nuova cultura» (il possesso edonistico, consumisti- la sua distruzione, ammaliata dalle nuove forme di
co, costantemente bisognoso di novità – la cosiddetta accesso edonistico al consumo. Cosı̀ facendo, ed è
«innovazione-sviluppo» – piuttosto che di conferme questo il messaggio finale di Volponi, l’umanità è
di elementi da sempre esistenti), invasiva e distrutti- vittima e carnefice del suo stesso smarrimento. An-
va di qualsiasi altra (la cura e la preservazione di ciò che per questo, la «nuova cultura», denunciata da
che è sempre esistito). La coscienza ambientalista Pasolini, contribuirà a cambiare pure le forme del
inizierà a permeare proprio la tradizione giuridica colonialismo, come osservato appunto dai paesi del

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NATURA (DIRITTI DELLA) 493

cosiddetto «Terzo Mondo». Se il colonialismo milita- (20) ZAMBRANO, Il principio di sovranità permanente dei popoli
rizzato di Otto/Novecento aveva consentito, a una sulle risorse naturali, tra vecchie e nuove violazioni, Milano, 2009.
(21) MOTTERLINI, Economia emotiva, Milano, 2006.
parte della umanità, di vivere alle spalle di altri esseri
umani (confermando la logica marxiana della caduta
tendenziale del saggio di profitto), l’edonismo consu- 3. La natura come attribuzione di valore.
mistico e individualistico globale consente oggi, a Ma come viene osservato socialmente questo scena-
tutti, di vivere al di sopra delle proprie capacità rio preoccupante di relazione distruttiva tra uomo e
non solo economiche (si pensi al trionfo del credito natura? Le narrazioni letterarie, come suggeriscono
al consumo quale meccanismo di sostegno dei propri Cover, da giurista, e Meeker, da ecologo, procedono
desideri edonistici), ma soprattutto ecosistemiche parallele a quelle degli altri campi della vocalizzazio-
contribuendo, tutti, a una inedita situazione di disu- ne umana della realtà, a partire dall’economia e dal
guaglianza ecologica, che ci rende inconsapevolmen- diritto. Com’è noto, la tradizione giuridica occiden-
te colonizzatori e colonizzati allo stesso tempo. La tale, che più di qualsiasi altra, in forza della sua se-
sostanziale disapplicazione della Dichiarazione colarizzazione, ha marcato la differenza tra uomo e
ONU del 1974 faciliterà il compito (20). Poche voci natura, è quella che ha accompagnato la lunga durata
dell’economia politica occidentale stigmatizzeranno della società capitalistica. Al sorgere di quest’ultima,
paradossi e innaturalità del primato dogmatico del le narrazioni economiche ancora classificavano la na-
consumo. Si pensi al cosiddetto «morbo» di William tura in un sistema binario: come insieme di beni-fat-
J. Baumol (sulla non corrispondenza tra costi e pro- tori di produzione; come elementi privi di valore. Per
duttività), alla «sindrome del Concorde» (investire su i fisiocratici, tutta la ricchezza nasceva dalla terra, ma
invenzione e produzione, ben al di là dei bisogni non necessariamente coincideva con la terra. Anche
primari delle persone), alla «maledizione del Sunk per gli economisti classici, la terra svolgeva un ruolo
Cost» (portare avanti iniziative alla prova dei fatti centrale, come si evince chiaramente dall’analisi ri-
inutili o dannose, per non perdere investimenti) (21). cardiana sulla formazione della rendita e del profitto.
Ecco allora che all’auto-colonialismo, determinato Il problema comune alla riflessione del tempo, tutta-
dall’asservimento al consumo, si aggrega il nuovo via, ineriva al valore da attribuire a ciò che la terra
colonialismo della produzione diseguale di sfrutta- poteva offrire. Per esempio, nella sua Indagine sulla
mento della natura in nome del consumo. Sempre ricchezza delle nazioni (1776), Adam Smith poteva
in dimensione letteraria, Elsa Morante ha sintetizza- affermare che nulla è più vitale dell’acqua, ancorché
to la contraddizione in due passaggi significativi della l’acqua non detenga uno specifico valore di scambio,
sua narrazione: il saggio Pro o contro la bomba ato- a differenza di altri oggetti naturali, come per esem-
mica (1965) denuncia la irrealtà della volontà umana pio i diamanti, assolutamente non fondamentali nel
di investire risorse economiche per l’annientamento loro valore d’uso per la sopravvivenza, ma in grado
del pianeta Terra e dell’umanità intera; le poesie de di ottenere una grandissima quantità di altri beni in
Il mondo salvato dai ragazzini (1968) spiegano inve- cambio, per ragioni di piacere, di gusto o di status. Il
ce i paradossi che la innaturalezza umana attiva nella valore umano della natura, quindi, poteva dipendere
identificazione della felicità umana e della sua ric- dall’uso o dallo scambio tra esseri umani, al di là
chezza di vita attraverso oggetti di consumo. «Questa della loro sopravvivenza. Questa differenziazione è
terra non è mica roba vostra», denuncia in modo l’altro grande elemento determinante della tradizio-
disarmante e inconfutabile uno di questi componi- ne giuridica occidentale: le economie riflesse sulle
menti. Oggi, la condizione umana di auto-coloniali- altre tradizioni giuridiche non conoscono questa scis-
smo diseguale, connessa alla diffusione edonistica del sione (basti pensare alla finanza islamica, alle econo-
consumo distruttivo della natura, dovrebbe indurci a mie orientali del dono o all’economia di sostenta-
recuperare dimensioni di discussione profonda della mento ctonia) (22). La sua origine è nella separazio-
nostra condizione umana nella Terra, a partire da ne risalente tra Physis e Nomos come componenti
queste denunce delle narrazioni della realtà contem- della sopravvivenza. Quale tipo di leggi governa l’uso
poranea. e lo scambio per la sopravvivenza? Leggi della natu-
ra o leggi umane? Oppure una combinazione tra es-
(14) MEEKER, The Comedy of Survival, New York, 1972, 3 (trad.
se? Ovviamente la compresenza e la combinazione di
nostra). Physis e Nomos sono antichissime: valori determinati
(15) FRIEDRICH, Giustizia e trascendenza, Roma, 1998. da leggi della natura, dal lato dei bisogni e delle
(16) Il tema è studiato in SPITZER, L’armonia del mondo. Storia risorse (nutrirsi, ripararsi dalle intemperie, bere);
semantica di un’idea, Bologna, 1976.
ma pure usi e scambi determinati da regole di convi-
(17) LEÓN PESÁNTEZ, El color de la razón, Quito, 2013.
(18) NEBBIA, Le merci e i valori, Milano, 2002. venza, perché i beni della natura sono anche frutto di
(19) PRASHAD, Storia del Terzo Mondo, Soveria Mannelli, 2009, sforzi congiunti di lavoro e di cultura. Tra i due or-
39 ss. dini di leggi, vi furono per lunghissimo tempo distin-

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494 NATURA (DIRITTI DELLA)

zione e separazione. La natura era inalterabile, og- petizione economica di scambio e di consumo non si
gettiva, più forte dell’uomo; le leggi umane, sogget- fonda più sulla cura della sopravvivenza di ciò che
tive e arbitrarie, dovevano tenerne conto. Solo negli esiste in natura (come valore d’uso fisiologico), bensı̀
ultimi tre secoli, si sono moltiplicate le reciproche sullo sfruttamento e la manipolazione di ciò che esi-
invasioni di campo, fino a fondare (o «inventare», ste ai fini del godimento (in questo senso, è edoni-
come puntualizza Serge Latouche) (23) l’economia stica) e dello scambio individuali. In natura, invece,
politica moderna come scienza delle leggi del valore le cose non si presentano allo stesso modo. In natura,
mediate dal denaro: un nuovo Nomos definitivamen- ad essere in competizione sono due o più specie, non
te separato dalle leggi della natura, per la sopravvi- singoli individui di una stessa specie (tra i quali, come
venza, e composto invece di leggi di natura, per la si vedrà, vige invece la solidarietà comunitaria); e la
convivenza, perché esclusivamente attento a osserva- competizione ha per oggetto la sopravvivenza fisio-
re le regolarità umane dotate di necessità ineluttabili logica dell’intera specie, non dei singoli individui.
al di là della natura: uso; scambio; valore solo umano. Inoltre, la sopravvivenza fisiologica attribuisce un va-
Lo stesso costituzionalismo, come ha efficacemente lore d’uso al resto dell’ambiente, non un valore di
sintetizzato Niklas Luhmann, non riuscirà a «cattura- scambio. Nello specifico, si ha competizione fisiolo-
re» questo tipo di economia con la sua forza norma- gica: ogni volta che una risorsa necessaria è cercata
tiva: ad esser più resistente sarà il Nomos economico contemporaneamente da più animali o piante (quindi
(Schmitt lo definirà «Konstitutionelle Verfassung»). non solo da un’unica specie) e questa risorsa è in
Persino il comunismo, che pure si fondava sulla cri- quantità limitante; quando, se la risorsa non è limi-
tica materialistica di questa concezione, non ne ha tante, animali o piante, che cercano quella risorsa,
ribaltato la logica. Insomma, qualsiasi economia po- interferiscono reciprocamente in questo processo di
litica moderna (liberal-individualistica o social-piani- ricerca. Di conseguenza, la competizione, in natura,
ficata) e qualsiasi connesso diritto moderno (liberale esige, ai fini della sopravvivenza, la ricerca costante
o alternativo) si sono erti «senza natura». di un limite dentro e tra le specie viventi. Come ha
La separazione diventa nitida nel confronto con Dar- spiegato Darwin, la competizione fisiologica è una
win e con la sua considerazione che anche la natura competizione da «interferenza». Al suo interno, nes-
sia governata da una sua economia, comprensiva pe- suna popolazione cresce in numero senza limite, in
rò dell’umano in quanto riguardante la sopravviven- quanto tutte le popolazioni sperimentano la limita-
za della specie, non la convivenza individuale e so- zione di risorse, e la limitazione risulta, in definitiva,
ciale tra individui. In che cosa consista questa econo- il fattore di stabilità della convivenza ecosistemica tra
mia della natura, Darwin lo spiega parlando di com- tutti i viventi. «Interferire» sul «competitore» è me-
petizione; ma non nel senso considerato ineluttabile glio che danneggiare e distruggere il «competitore».
dalla società dello scambio e delle previsioni razio- «Interferire» sul «competitore» vuol dire accettarne
nali dei comportamenti umani individuali di attribu- la vita come specie, non distruggerla in cambio di
zione di valore. Darwin, nelle sue ricerche, non uti- artifici materiali non vitali, di mero consumo indivi-
lizzerà mai la parola ambiente per definire la realtà duale. Viceversa, la competizione umana contempo-
dei viventi e ricorrerà invece al termine economia ranea indentifica come unici competitori solo gli in-
proprio per rimarcare una funzione fisiologica che dividui umani, classificando tutti gli altri viventi come
nessun artificio intellettuale e narrativo può elimina- oggetti della competizione umana, dunque destinata-
re, ma solo occultare. Del resto, da questo quadro ri non di «interferenze» ma di «appropriazioni». Ine-
concettuale, prenderà l’avvio la riflessione che porte- vitabilmente questo tipo di competizione produce
rà alla formula «preda/predatore» di Lotka-Volter- danni. Il diritto entra in gioco per occuparsi di questi
ra (24), nonché alla classificazione delle varie forme danni ed elaborarne una ontologia diversa dalla na-
di relazione competitiva tra esseri viventi. La compe- tura. Nella competizione economica, in altri termini,
tizione, che in natura tutte le specie viventi, compre- l’uomo finisce con l’assumere contorni estranei alla
so l’uomo, sperimentano reciprocamente, non realiz- competizione fisiologica, giacché la sua differenza,
za affatto quel gioco razionale di scambio tra indivi- rispetto agli altri viventi, non risiede più nella capa-
dui, che le «leggi di natura» inventate dagli umani cità di acquisire e difendere le risorse (come avviene
hanno presunto. Due elementi segnano profonda- per le altre specie e avveniva per la stessa specie
mente la innaturalità della competizione solo umana. umana pre-industriale, segnata dalla competizione
1) La competizione economica umana è unilaterale, da «interferenza» con gli altri fattori naturali – ani-
individuale e non reciproca, in quanto: interna solo mali, piante, agenti atmosferici, ciclo delle stagioni).
alla specie umana; operante tra i suoi singoli indivi- Non è un caso che l’economia politica inquadri que-
dui; finalizzata all’accaparramento individuale di va- sta condizione di estraneità con il concetto di ester-
lore di scambio e di consumo (se non c’è scambio e nalità negativa, per spiegare come la competizione
non c’è consumo, l’economia non esiste). 2) La com- umana, per quanto positiva all’interno dello scambio

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NATURA (DIRITTI DELLA) 495

umano inter-individuale (aumento della ricchezza, che ben si conoscono, dall’inquinamento alla finitez-
delle invenzioni, dei consumi), possa risultare nega- za delle risorse, ma extra ordinem, giacché la sua
tiva all’esterno di quei rapporti, in termini di distru- tematizzazione non avviene in termini di specie, ben-
zione – non di mera interferenza – prodotta su altri sı̀ nell’esatto opposto: con la natura parte del sistema
fattori, non a caso definiti «ambientali» (nasce cosı̀ la economico degli individui, e non viceversa. Se l’eco-
semantica del danno ambientale), da compensare – nomia classica, compresa quella marxiana, ha finito
quindi ri-scambiare – attraverso risarcimenti (si pensi con l’ignorare la natura, quella ambientale la include
al principio, pacificamente riconosciuto, «chi inquina per salvaguardare la logica artificiale della competi-
paga») (25). Tuttavia, dal punto di vista della com- zione esclusivamente interindividuale di scambio e
petizione darwiniana, le conseguenze del comporta- consumo. Si pensi alle categorie della finitezza di
mento umano possono portare o all’autodistruzione alcune risorse impiegate nei processi produttivi (i
(nella logica preda/predatore di Lotka-Volterra) op- limiti fisici dello sviluppo) e delle esternalità. Per
pure a un caos collassante che ristabilisca i rapporti quel che riguarda il primo tema, anche l’economia
di forza tra i viventi a svantaggio dell’essere umano, ambientale lo classifica come un falso problema, per-
come ipotizzano il fisico Fritjof Capra (26) e persino ché presuppone che comunque il progresso tecnolo-
uno studio originariamente commissionato dalla NA- gico potrà sempre consentire di sopperire alla man-
SA (27). Comunque sia, autodistruzione o caos, il canza delle risorse esaurite, attraverso invenzioni fi-
comportamento innaturale del competitore umano, nalizzate allo scambio (i c.d. «beni vitali artificiali»: è
per quanto razionale dentro gli schemi della econo- del marzo 2017 la notizia della produzione della pri-
mia politica del valore di scambio e del consumo, ma carne sintetica, in California). Per quel che ri-
risulta autolesionista dentro l’ecosistema: in una pa- guarda invece il tema delle esternalità, l’economia
rola, cieco rispetto al suo proprio destino animale, ambientale fa ricorso alle categorie del fallimento
per essersi troppo allontanato dalle proprie condizio- del mercato, per giustificare l’intervento di una auto-
ni iniziali di essere vivente in competizione con tutto rità esterna (lo Stato) che assuma decisioni a fini
il vivente e non solo coi suoi simili, volto a interferire semplicemente correttivi e di ripristino del mercato
e non a distruggere (consumere), Zoé che opera in- stesso di scambio e consumo. Ne deriva che l’econo-
sieme e non BÍos che accaparra contro tutto il resto mia ambientale si è sviluppata come studio dei cor-
del vivente. rettivi dei fallimenti della sola competizione umana,
La richiamata «terza rivoluzione industriale» ha reso in un’ottica normativa individualistica, fondata sull’a-
irreversibile questa parabola. Per dirla con lo storico nalisi costi-benefici, e non naturale di specie. Stru-
dell’ambiente James Moore, siamo entrati nell’era menti di decisione «Command and Control» e di
della «fine della natura a buon mercato» (28). Le condizionamento del mercato, come incentivi e
risorse naturali, sempre più scarse per effetto della scambio dei diritti a inquinare, sono valutati non in
crescita della popolazione mondiale e dello sfrutta- funzione della natura, ma dei costi e benefici che
mento sistematico funzionale allo scambio e al con- producono tra gli attori interni alla sola umanità
sumo, tendono ad apparire sempre meno quali meri (consumatori e imprese), al fine di continuare a
fattori di produzione privi di uno specifico valore di scambiare e consumare. In tale prospettiva, vengono
scambio, e sempre più quali valori – non più solo giudicati positivamente. Questo ha comportato due
economici – indispensabili per la sopravvivenza della conseguenze importanti, connesse all’insorgere del
specie. La loro sempre più stringente necessità fisio- tema dei DDN: una serie di esclusioni disciplinari
logica ne restituisce lo statuto al suo ambito origina- dall’ambito di discussione dei problemi ambientali,
rio di uso di specie, prima ancora che di scambio tra come denunciato da Nicholas Georgescu-Roegen
individui. (dalla fisica all’ecologia, allo stesso diritto comparato
Diritto ed economia possono continuare a ragionare delle tradizioni giuridiche diverse da quella occiden-
e funzionare come se nulla fosse successo? Il loro tale); elaborazioni di alternative economiche, legitti-
armamentario concettuale e operazionale, che quel manti un ruolo forte e invasivo delle regole giuridi-
processo ha assecondato e legittimato, può permane- che statali rispetto all’economia e al mercato, con
re indiscusso e immutato? La tematizzazione dei l’obiettivo di scardinare o almeno limitare questa lo-
DDN, come si è accennato, denuncia tali questioni. gica «senza natura» degli individui e tentare di pro-
E lo fa, sul piano teorico, in primo luogo scardinando muovere un discorso pubblico di specie.
i paradossi di un diritto e di un’economia «senza Consideriamo la prima. Aver enfatizzato la sovranità
natura». del consumatore ha indotto a perseguire soluzioni ai
Senza natura appare paradossalmente la stessa eco- problemi ambientali fondate prioritariamente sul ri-
nomica ambientale, perché comunque riflessa solo spetto degli standard privati volontari di un modello
sulla competizione non darwiniana. Certo, in essa, astratto e razionale di individuo umano. Questo ha
trova ampio spazio la natura, con tutti i problemi alimentando un approccio che Joan Martinez Alier

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496 NATURA (DIRITTI DELLA)

ha denominato «ambientalismo dei ricchi», ossia di rio come strumento della specie). Probabilmente do-
fiducia nelle capacità autocorrettive degli individui vrebbero indurre a vere e proprie decisioni costituen-
che vivono in contesti istituzionali ed economici con- ti, che tuttavia non sembrano profilarsi all’orizzonte.
solidati, stabili e avanzati, con poche lacerazioni so-
ciali interne, livelli di omogeneità culturale e valoria- (22) Sull’economia ctonia, BAILEY, Property Rights in Aboriginal
le diffusa e assenza o minima presenza di situazioni Societies, 35 J. L. & Ec., 1992, 183-198.
(23) LATOUCHE, L’invenzione dell’economia, Torino, 2010.
di predazione e devastazione delle risorse naturali. (24) Nel 1926, il matematico Volterra propose per la prima volta
Tale ambientalismo non mette in discussione l’esi- un modello sull’interazione tra prede e predatori, che ha poi
stente e dunque non ricerca spazi di conoscenza dei inaugurato la discussione sulla misurazione degli equilibri ecolo-
meccanismi della natura, che disvelino contraddizio- gici e sulla biodiversità.
(25) Su queste discrasie, MASERA, Evolucionismo histórico y bio-
ni e limiti del modello economico dominante, apren- lógico, 1 Fil. EconomI´a, 2, 2013, 69-87.
dosi ad altre esperienze economiche e giuridiche, che (26) CAPRA, Il Tao della fisica, Milano 1982.
pure esistono. Un esempio di questa logica è offerto (27) MOTESHARREI-RIVAS-KALNAY, Human and Nature Dyna-
dagli stessi documenti ONU, come il «Climate Neu- mics (HANDY), 101 Ecol. Econ., 2014, 90-102.
(28) MOORE, Ecologia-mondo e crisi del capitalismo. La fine della
tral Now», che patrocinano cambiamenti di stili di natura a buon mercato, Verona, 2015.
vita affidati prevalentemente alla razionalità econo-
mica degli individui dei paesi più ricchi. Gli studi del
giurista-psicologo Dan M. Kahan hanno mostrato 4. La natura come aspettativa normativa.
quanta poca attenzione questo ambientalismo rivol- Si spiega allora perché lo stesso diritto ambientale
ga agli spazi di conoscenza più profonda delle con- abbia sostanzialmente proceduto a rimorchio di que-
nessioni tra economia politica ed economia dalla na- sto scenario. Esso si occupa di danni, esternalità, in-
tura e alla ricerca di alternative per l’intera specie formazione, incentivi, invenzioni, scambi, controlli,
umana. conservazioni, protezioni. Paradossalmente, pur es-
Sul fronte delle alternative, al contrario, le proposte sendo «ambientale», nulla o quasi considera di usi
avanzate difettano proprio di praticabilità giuridico- fisiologici della natura. Se parla di specie, lo fa per
costituzionale dei discorsi di specie. Si considerino le quelle animali, non per l’umana, come se questa non
posizioni di Herman Daly e Serge Latouche. Quella esistesse in natura, ma solo in società. Insomma, re-
di Daly è cosı̀ di seguito sintetizzabile. Le esternalità gola l’esistente assumendo la natura come oggetto di
non sono governabili in modo efficacemente compa- aspettative normative individuali o al massimo, come
tibile con la natura. Quindi esse devono essere elimi- si dice nel gergo più recente, eco-sociali (è il caso del
nate attraverso processi decisionali di internalizzazio- c.d. «diritto all’ambiente»), comunque funzionali alla
ne degli effetti. E questa eliminazione può avvenire salvaguardia dell’economia dello scambio e dei con-
solo con un processo di progressiva imposizione di sumi e quindi soltanto di conservazione e protezione
una condizione di «stazionarietà» delle preferenze e appunto da danni ed esternalità (29). Esplicativi di
delle scelte dei consumatori, dove per «stazionarietà» questa logica sono il lessico dei formanti normativi,
si intende un’economia e una forma di governo, in che ricorre alla differenziazione tra paesaggio, am-
cui gli effetti delle preferenze e scelte della popola- biente, ecosistema, equilibrio ecologico, sostenibilità
zione totale (la specie) e lo stock totale di prodotti e ecologica come narrazione giuridicizzabile, ma so-
servizi della natura sono mantenuti costanti dall’in- prattutto le classificazioni che si riscontrano nei for-
tervento di poteri forti e interventisti, legittimabili, manti dottrinali, anch’essi pregni di narrazioni inna-
prima ancora che dal consenso, dalla partecipazione turali.
cognitiva ai dilemmi dell’esaurimento di quei prodot- In primo luogo, il tema della protezione della natura
ti e sevizi ecosistemici nonché degli effetti intergene- è solitamente inquadrato come sottoinsieme del tema
razionali delle esternalità. La posizione di Latouche (o materia) ambiente, inteso come spazio antropo-
promuove invece un percorso di «decrescita felice», morfico di individui. La natura, a sua volta, è acqui-
fondato sul ri-orientamento degli stili di vita e di sita come fenomeno extra-giuridico sia nelle premes-
consumo degli individui, che presupporrebbe un con- se, nella misura in cui riguarderebbe appunto realtà
trollo statale delle dinamiche reali di allocazione del- non direttamente o interamente coincidenti con il
le risorse derivate dal potere esercitato dalle imprese comportamento di soggetti giuridici, sia nelle conse-
e dalle altre istituzioni portanti delle economie capi- guenze, abbracciando un orizzonte temporale ulte-
talistiche. Dal punto di vista giuridico, entrambe ri- riore e non direttamente dipendente dalla volontà
chiederebbero revisioni profonde degli assetti nor- di quei soggetti giuridici (il futuro prevedibile o i
mativi nazionali e sovranazionali oggi prevalenti nel diritti delle generazioni future). Il tutto, in una proie-
mondo (parametrati a un costituzionalismo incentra- zione simile a quella economica delle esternalità.
to sulla limitazione del potere a garanzia degli indi- Orientamenti del genere hanno indotto a inquadrare
vidui, piuttosto che sul suo rafforzamento comunita- i comportamenti anti-ambientali o anti-ecologici dei

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NATURA (DIRITTI DELLA) 497

soggetti giuridici in termini anch’essi extra-giuridici, come ecosfera, geosfera, biosfera, ecosistema (que-
valutabili, in considerazione della estraneità giuridica st’ultima, coniata dall’ecologo Arthur Tansley, rias-
della natura, solo sul piano etico (si parla infatti di suntiva del concetto darwiniano di economia della
etica del diritto ambientale e dell’ambiente come pu- natura), biodiversità (formula di Edward Wilson
re di bio-etica ambientale) e poi su quello economico per sancire l’esigenza fisiologica della osservazione
dei danni inferti all’economia dello scambio. In più, olistica della competizione da «interferenza») o sca-
hanno suffragato la distinzione tra un diritto all’am- dono a elementi appunto extra-giuridici, di cui il for-
biente, come interesse individuale a non subire danni mante dottrinale non si deve occupare, oppure ridon-
dalle sue alterazioni, e un ambiente inteso come in- dano all’interno dei formanti normativi, comprese le
teresse della collettività a evitare tali danni. La con- Costituzioni, con modalità semanticamente simboli-
vergenza, in questo modo, è stata orientata sul danno che, giacché comunque ricondotte alla sola manife-
come categoria costitutiva della stessa ontologia giu- stazione del danno e delle esternalità, conseguente a
ridica dell’ambiente (ha senso parlare di ambiente e scambio e consumo. Insomma, l’esistenza della natu-
di diritto ambientale, se esiste il danno o comunque il ra, per il diritto ambientale, coincide semanticamente
rischio o pericolo del suo verificarsi nei confronti di con la sua negazione. Il diritto ambientale si occupa
un soggetto giuridico o di una collettività), in paral- di luoghi, singoli fattori abiotici o biotici, singoli eco-
lelo all’ontologia economica dell’ambiente, esistente sistemi, una volta danneggiati. Rispetto alle esperien-
nella misura in cui si producono le esternalità. Anche ze giuridiche premoderne, come si vedrà, la sua on-
il comportamento umano è stato conseguentemente tologia consiste nel manifestarsi come regola «succes-
circoscritto, come rilevanza giuridica, al danno, in siva» al danno. Certo, questo diritto può proteggere
termini di effetti direttamente e volutamente mani- la natura preventivamente, ma, quando lo fa, il risul-
polativi dell’ambiente o al massimo lesivi dei diritti tato è quel ritaglio di realtà, quella sorta di heideg-
alla salute (nelle proiezioni economiche, biologiche geriana «Machenschaft», che individua la natura in
ed esistenziali dell’individuo). Significativa, in propo- un bene singolo, comune, o in senso lato. È questo il
sito, una recente argomentazione della Corte di giu- caso, per esempio, del sistema internazionale dei bre-
stizia europea (C-534/13) sulla responsabilità da in- vetti del vivente, trionfo della ontologia della compa-
quinamento, imputabile solo sulla base di un nesso razione uomo-natura come costante e irreversibile
causale immediato, preciso e concordante su e tra manifestazione di innovazione apparentemente limi-
cose e individui, per questo non replicabile nei casi tabile, come simbolicamente recita l’art. 27 del
di fenomeni diffusi o storici di abuso della natura, TRIPS, dalla preservazione delle componenti della
dove comunque, nella storia, sono risultate coinvolte natura (i «casi Myriad», discussi tra Corti statuniten-
intere specie viventi (persino umane, come nel caso se e australiana, e indicati nella giurisprudenza di
del genocidio indigeno), non semplici individui. Si apertura, ne offrono rappresentazione emblematica
spiegano cosı̀ le ulteriori distinzioni operate dal for- delle contraddizioni) (31). Inoltre, questo diritto può
mante dottrinale, al fine di indentificare il problema pure aprirsi a prospettive più ampie – ecosistemiche,
giuridico ambiente in ragione del contesto di produ- si potrebbe dire – ma come assiologia anch’essa
zione del danno o del rischio. Per esempio, la classica orientata al discorso pragmatico del danno e delle
tripartizione italiana di «paesaggio e conservazione esternalità (32). Si pensi, per fare solo un esempio,
dei beni», «tutela di suolo, acqua e aria», «governo al lessico utilizzato dalla Charte de l’Environnement
del territorio» (30), non si serve di acquisizioni del- francese o dall’art. 225 della Costituzione brasiliana
l’ecologia sulle specie. Semplicemente constata dove del 1988. Che cos’è giuridicamente l’equilibrio eco-
è ubicato il fenomeno ambiente, nella sua manifesta- logico come diritto o principio? È un enunciato ad
zione di danno effettivo o possibile, rispetto a indivi- elevato grado di astrazione e indeterminatezza? Uno
dui umani e loro condizioni. standard da concordare, come propone la «New Le-
È evidente che narrazioni giuridiche di questo tipo gal Theory» statunitense? Un fattore normogeneti-
non possano che recludere la natura a ontologia co? Oppure è un fattore della fisiologia della natura,
esterna o al massimo residuale rispetto al diritto; an- da osservare dentro la economia della natura? Ma, in
cora una volta ontologia e non fisiologia, perché in tal caso, come interagisce con le regole umane, co-
effetti il diritto ambientale riflette la semantica di stitutive di un ordinamento e con le loro logiche del
tutta la tradizione giuridica occidentale: natura come danno e delle esternalità (33)? In definitiva, come ha
ordine dell’essere separato dall’umano, ordine fisso e osservato Natalino Irti, la natura, pure nel lessico
immutabile (da conservare e preservare), privo di derivato dalle scienze naturali, è stata sostituita da
una sua fisiologica competizione (da «interferenza»), una tecnica giuridica, valutativa del danno come del-
inesorabilmente neutro rispetto ai valori umani di le esternalità e abilitativa di argomenti assiologici
scambio e di consumo, ai quali subordinarsi. La stes- funzionali alla riproduzione del discorso. Quello
sa verbalizzazione giuridica di categorie euristiche che è stato definito l’«imperialismo della responsabi-

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498 NATURA (DIRITTI DELLA)

lità civile» permea di sé il diritto ambientale «succes- si esprime in tutti i tentativi di liberarsi da questa
sivo» (34). La natura permane giuridicamente extra incertezza, attraverso la pratica di riduzione delle
ordinem, tant’è che, quando si impone sulle narrazio- questioni scientificamente controverse da sottoporre
ni umane sconvolgendone l’ordine giuridico, risulta a decisione politica. Alla politica spetterebbero le
rubricata come «emergenza» o «fatto ecceziona- domande (per cui sarebbe la politica a ridimensiona-
le» (35). Tra l’altro, questo dualismo, insito nel dirit- re le questioni scientifiche), alla scienza solo le rispo-
to ambientale, abilita la stessa discrezionalità del po- ste (per cui la scienza si limiterebbe a svolgere il suo
tere politico: la conoscenza della natura e della sua compito a-valutativo), in modo tale che le risposte
economia è esterna alla discrezionalità del potere, a derivino solo dagli interrogativi della politica, al di
differenza dell’economia umana, che invece è ricono- là della libertà scientifica. Anche questa è una linea
sciuta interna. Esemplificative di questo panorama seguita dalla Commissione europea, nei suoi proto-
sono le tre modalità di produzione di decisioni poli- colli di ricorso agli esperti (38). Infatti, l’interazione
tiche sui problemi ambientali a livello europeo (de- degli esperti con i decisori politici europei non dipen-
cisioni politiche astrattamente mirate a non produrre de dal consenso scientifico tra gli esperti stessi né
danni ed esternalità, non semplicemente decisioni dalle loro certezze o dubbi. Deriva esclusivamente
giudiziali di soluzione di casi di danno prodotto o dal procedimento seguito dai decisori politici per il
producibile). Esse rispondono a quella logica, che loro coinvolgimento, in particolare nella preventiva
Cass Sunstein ha denominato «Law of Fear» (36) e configurazione delle questioni da discutere e nella
che postula un’asimmetria fattuale nello scambio e selezione degli interlocutori deputati a rispondervi.
consumo (anche) di natura e nel mantenimento in- La terza modalità va addirittura oltre l’accettazione
tertemporale di nuclei essenziali o standard d’uso di a-valutativa del pluralismo liberale della scienza, at-
libertà e di diritti, preoccupandosi solo di umani. tribuendo alla politica la responsabilità della deter-
La prima modalità è consistita nel ricorso al principio minazione valoriale, sulla cui base ricorrere alla co-
di precauzione. Il suo utilizzo risponde a finalità prio- noscenza scientifica. È uno scenario che rintraccia le
ritariamente politiche di imputazione delle responsa- sue origini nella «scienza di Stato» del Novecento,
bilità. Esso, infatti, attribuisce alla scienza un ruolo fondata, tra l’altro, sul credo della statistica come
ausiliario alla politica nella produzione di certezze nuova arte politica della previsione del futuro (39),
decisionali sul futuro e assume l’eventuale incomple- e considera moniti e messaggi scientifici al pari di
tezza delle acquisizioni scientifiche come fonte di ri- qualsiasi altra libera rappresentazione morale del fu-
schio per la politica. La Dichiarazione di Rio sull’am- turo stesso (statisticamente probabile, dunque non
biente e lo sviluppo spiega l’ordito attraverso la for- certo e conseguentemente liberamente valutabile
mula della doppia negazione (Principio 15): lı̀ dove vi sul piano morale). Ma la politica si nutre di valori e
siano minacce di danni seri e irreversibili (dove dan- solo il consenso politico legittima le preferenze a ba-
no vuol dire sempre e solo umanità con i suoi inte- se delle scelte da assumere, ancorché nel rispetto del
ressi economici, non solo con i suoi bisogni vitali), la pluralismo della scienza. È questa, tra l’altro, la filo-
mancanza di assoluta certezza scientifica non potrà sofia della politica scientifica statunitense, recente-
essere usata come motivo per ritardare il ricorso a mente ricostruita in Italia da Giovanni Borgognone,
misure costose in grado di prevenire il degrado am- riemersa in tutte la sua paradossalità con le decisioni
bientale. La logica è sempre quella dell’analisi costi/ del Presidente Donald Trump di non sentirsi vinco-
benefici. Questa analisi, però, non comporta che la lato dalle previsioni scientifiche sul riscaldamento
politica debba adeguarsi alla cautela scientifica e ri- globale. Tra progresso scientifico con libertà valoria-
nunciare alla scelta tra costo e beneficio. La precau- le e decisioni politiche in base a valori legittimati dal
zione scientificamente orientata non impone una pre- consenso, non possono che prevalere le seconde, so-
ferenza, perché la scienza è sı̀ libera, ma non può prattutto quando operanti dentro un circuito proce-
fermare la politica. Può solo servire a prendere tem- dimentalmente democratico.
po: la precauzione opera come compromesso dilato-
rio. Lo rende evidente la Commissione europea, al-
lorquando ha puntualizzato (37) che la doppia nega- (29) WALLACH-WOODALL, Whose Trade Organization, New
York, 2004.
zione non significa legittimazione della cautela scien- (30) GIANNINI, Ambiente, RTDP, 1973, 15-30.
tifica sul futuro, bensı̀ solo qualificazione attuale del (31) Di «trionfo del comparativo» verso la natura parla ANDERS,
rischio rispetto alla decisione contingente da assume- L’uomo e` antiquato, II, Torino, 1992.
re. In altri termini, il rischio di oggi, pur limitativo (32) Sul rapporto tra principi e diritto ambientale, cfr. AMIRANTE
(a cura di), La forza normativa dei principi, Padova, 2006.
della decisione, non è incompatibile con decisioni
(33) Per questi interrogativi, FONTOURA DE MEDEIROS, Direitos
future divergenti (qui emerge quella fiducia verso ecc., 186 ss.
l’innovazione, che accompagna di pari passo l’econo- (34) PONZANELLI, L’imperialismo della responsabilità civile,
mia dello scambio di consumo). La seconda modalità D.Resp, 2016, 221.

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NATURA (DIRITTI DELLA) 499

(35) Su queste semantiche, il n. monografico Catastrofi e trasfor- ridici di controllo e disciplina della sostenibilità delle
mazioni, 5-6 Laboratorio politico, 1981. risorse naturali, scandendo tre diversi passaggi evo-
(36) Sulla cui analisi critica, DE MINICO, Costituzione, emergenza
lutivi nel diritto riferito alla natura. Infatti, questo
e terrorismo, Napoli, 2016, 61 ss.
(37) UE, Comunicazione della Commissione sul principio di pre- diritto si è dovuto necessariamente far carico del go-
cauzione (COM 2000, 1), Bruxelles, 2001. verno dei cicli di riproduzione naturale di beni e ser-
(38) UE, Comunicazione della Comunità sulla raccolta e l’utiliz- vizi, in termini di accesso alle risorse e ai servizi eco-
zazione dei pareri degli esperti da parte della Commissione: prin- sistemici (per la produzione), permanenza nel tempo
cipi e linee guida (COM 2002, 713), Bruxelles, 2002.
(39) DESROSIÈRES, L’argument statistique, Paris, 2008, 2 voll. delle risorse e dei servizi ecosistemici (per il mante-
nimento futuro della comunità territoriale), garanzia
dello spazio di utilizzo delle risorse e dei servizi eco-
III. LA NATURA NELLA STORIA COSTITUZIONA-
sistemici all’interno di una sovranità territoriale re-
LE.
sponsabile del commercio. Tale «segmentazione» ha
5. «Ecosistemi culturali» e funzioni del diritto. risposto dunque alla preoccupazione della sostenibi-
Secondo Bernd Marquardt, le ragioni di questa con- lità del consumo di risorse all’interno di un’organiz-
figurazione del diritto ambientale sono riconducibili zazione politico-territoriale chiusa. Ma a questo risul-
a due matrici storiche: le specificità dell’«ecosistema tato si è giunti nel parallelo tra progressiva costruzio-
culturale» dell’Europa continentale, da un lato; la ne della sovranità territoriale statale, da un lato, e
«segmentazione» (per utilizzare i termini dell’a.) del- mutamento delle fonti naturali di mantenimento di
le regole della sostenibilità nell’esperienza europea. quella sovranità. In questo modo, Marquardt distin-
Questo significa che esse sono tipiche della tradizio- gue tre epoche nella storia europea della sostenibili-
ne giuridica occidentale. È una tesi simile a quella già tà: quella neolitica, incentrata sul problema di tute-
proposta da Bachofen nella Antirittsrede (1841), se- lare preventivamente la pastorizia come fonte di so-
condo cui esisterebbe un diritto della natura per cia- stentamento dei villaggi; quella medievale «biochimi-
scun gruppo umano della storia, peculiare come la ca», focalizzata sulla produzione massiccia di legna
lingua e i costumi. E la si ritrova nell’antropologia, per la costruzione dei numerosi borghi e mercati cit-
che distingue tra multinaturalismo (una sola cultura, tadini nati intorno al commercio, ma ancora preven-
molte nature viventi), tipico delle tradizioni giuridi- tiva nel preservare prioritariamente i bisogni fisiolo-
che non occidentali, e multiculturalismo (una sola gici di tutte le comunità umane (ripararsi dal freddo e
natura e molte culture), specifico del razionalismo e riscaldarsi); quella moderna «fossile», fondata ap-
della differenziazione funzionale della modernità oc- punto sull’estrazione di energia per alimentare pro-
cidentale. Marquardt intende per «ecosistemi cultu- duzioni artificiali (industriali) di beni di scambio e vie
rali» le esperienze di utilizzo delle risorse naturali commerciali sempre più efficienti e veloci, preoccu-
(principalmente beni e servizi ecosistemici), legitti- pata dei danni che il processo estrattivo, a differenza
mate e disciplinate da determinati modelli di orga- di quello di semplice semina, raccolta e taglio, pro-
nizzazione del potere e delle funzioni normative. Ne gressivamente produrrà. Ognuna di queste esperien-
individua quattro, al momento dell’avvento del costi- ze avrebbe contribuito a edificare un proprio diritto
tuzionalismo moderno: l’ecosistema del Mediterra- ambientale, solo in parte transitato nelle epoche suc-
neo-Medioriente, contraddistinto dall’utilizzo agrario cessive: dal regime giuridico degli animali, al diritto
della natura all’interno di strutture statali organizzate comune medievale degli usi civici e dei divieti nei
in funzione del commercio; quello delle steppe orien- campi e nelle foreste (osservati anche dai «baroni
tali, fondato sul sostentamento nomade all’interno di del buon governo») (41), al diritto moderno della
piccoli gruppi governati da un capo che garantisce la rappresentanza degli interessi economici dei produt-
continuità delle regole (soprattutto di preservazione tori artificiali (commercianti, industriali, investitori).
delle provviste di sopravvivenza) nei diversi spazi di Particolarmente netta sarebbe stata la cesura tra di-
cammino (si pensi al Khanato); quello tropicale delle ritto ambientale «biochimico» e diritto ambientale
società agricole o pastorali definibili semplici, perché «fossile», per due ordini di ragioni. Soltanto il primo,
non vocate al controllo spaziale del commercio e marginalmente sopravvissuto nel sistema elvetico
quindi non indotte all’accumulazione per lo scambio dell’«Allmende» ma riscontrabile pure nella proprie-
(le civiltà precolombiane del continente americano e tà «regoliera» del Nord Italia, avrebbe funzionato
i regni africani); quello dell’estremo Nord e Sud del nella logica della competizione naturale da «interfe-
pianeta, popolato da cacciatori e raccoglitori, total- renza», riuscendo a coniugare processi partecipativi
mente funzionali ai cicli naturali dei loro ecosistemi di deliberazione democratica sulla condivisione di
(le c.d. «tribù senza Stato») (40). In questo quadro, beni e risorse naturali e regole sulla loro cura nel
solo l’«ecosistema culturale» del Mediterraneo-Me- tempo, a differenza del secondo, condizionato dal
dioriente, in ragione della sua complessità statale consenso sull’immediato sfruttamento di risorse per
connessa al commercio, ha richiesto meccanismi giu- estrarne valore di scambio nella competizione umana

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500 NATURA (DIRITTI DELLA)

della società commerciale. Di conseguenza, solo il La Carta della Foresta parlava dunque di servizi eco-
primo avrebbe agito come insieme di regole primarie sistemici come acqua, legna, fuoco, prima che questi
con funzioni «preventive» di cura, ossia di proibizio- venissero scoperti nel loro valore quantitativo di
ne del consumo scriteriato dei beni «selvatici» (il ter- scambio. In ragione di tale specificità, il documento
mine più ricorrente, nell’Europa continentale per de- del 1217 si fondava sul principio che il «comune» non
finire la natura, era quello di «silva») causativo di è proprietà, ma uso; che il Commoner è un parteci-
danni in termini di riduzione di quegli stessi beni; a pante, non un proprietario, un soggetto che condivi-
differenza del secondo, in cui la prevalenza dello de beni per bisogni naturali comuni, senza rivendica-
scambio avrebbe condotto a privilegiare una figura- re diritti individuali a beni vitali. In un’epoca di diritti
zione del danno come riparazione di una ingiustizia feudali, il testo segnava chiaramente una specifica
oggettiva sugli interessi commerciali prima ancora tendenza, pure al cospetto della stessa Magna Carta
che sui beni, riconducendo la funzione delle regole del 1215, che, com’è noto, si limitava all’enunciazione
alla riparazione successiva alla libera estrazione delle dei diritti e privilegi di determinati soggetti sociali
risorse energetiche. In ogni caso, tutte e tre le epoche (baroni e clero). Infatti, sia la Magna Carta che la
avrebbero vissuto esperienze giuridiche di sostenibi- Carta della Foresta parlavano di libertà, ma declina-
lità delimitata, ossia praticabile sempre e comunque vano l’uso della libertà in termini differenti: da un
dentro un determinato spazio, senza mai discutere lato, con la Magna Carta, la libertà era configurata
della natura e della terra come sfere corrispondenti come rivendicazione di garanzie esclusive verso il
all’intero pianeta. Questo avrebbe favorito il conso- sovrano (il codice genetico della dialettica libertà-
lidamento del diritto ambientale come apparato se- autorità del costituzionalismo moderno); dall’altro
mantico circoscritto alle forme economiche locali di lato, con la Carta della Foresta, la libertà era consi-
produzione o estrazione. Ma questo spiegherebbe derata presupposta nell’accesso naturale (comune) a
proprio la inadeguatezza di quell’apparato di fronte beni naturali comuni (le foreste, nel loro significato
alla condizione contemporanea di «fine del neoliti- onnicomprensivo medievale). Non a caso, nella cul-
co» (42), ossia di superamento degli spazi circoscritti tura inglese, almeno fino all’Ivanhoe di Walther Scott
del dissesto della vita naturale, a causa della globa- (1820), la foresta mantenne il significato sinonimo di
lizzazione degli scambi e degli interessi. libertà e giustizia senza gerarchie. Esclusività versus
accesso comune avrebbero scandito la dialettica insi-
(40) Si semplificano risultanze dell’antropologia dello Stato: ta nella storia di due documenti, espressivi di due
SHARMA-GUPTA (a cura), The Anthropology of the State, Oxford, pratiche: da un lato, soggetti versus soggetti (suddi-
2006.
(41) CASSANDRO, Storia delle terre comuni e degli usi civici nel-
ti/sovrano, libertà/autorità), dall’altro, esseri umani
l’Italia meridionale, Bari, 1943. con naturali bisogni di servizi ecosistemici non versus
(42) SERRES, Tempo di crisi, Torino, 2010. ma in natura; the Forest non più come locus neminis,
bensı̀ come locus communis, luogo appunto del co-
6. La Carta della Foresta. mune, libero accesso ai bisogni della vita. Per tale
Anche l’esperienza di Common Law inglese ha co- ragione, la Carta, sulla scia del diritto ambientale
nosciuto evoluzioni simili, ancorché declinate sulle «biologico» continentale europeo, poneva divieti,
particolarità di quel sistema, segnato da un regime prima ancora che diritti, in nome appunto dell’uso
del Land, delle Tenures e della Forest, differente dal comune dei beni: divieti di occupazione, sfruttamen-
dominium dei sistemi romanistici e abilitativo di spe- to, recinzione esclusiva. Il locus communis doveva
cifici Rights of Common e Natural Rights, non ri- rimanere aperto e condiviso: regole primarie natura-
scontrabili altrove. Nello specifico, è significativa la li. Nel tempo, questa originaria vocazione di compa-
vicenda storica della irreversibile espunzione dalla tibilità delle due pratiche co-immunitarie verrà pro-
Magna Carta della cosiddetta Carta della Foresta, gressivamente ridimensionandosi, contribuendo a
nel 1217, e della emanazione, nel 1235 da parte di sbilanciare il codice genetico del costituzionalismo
Enrico III, dello Statute of Merton riguardante le moderno sul fronte esclusivo della relazione tra indi-
«Enclosures». La Carta della Foresta è considerata vidui e loro creazioni: libertà versus autorità e limi-
il primo documento costituzionale mirato a discipli- tazione del potere a favore delle libertà; non limita-
nare l’accesso alle risorse naturali comuni (the Fo- zione del potere e delle libertà a favore del locus
rest) da parte di ogni uomo libero (Every free Man), communis della foresta. La lotta costituzionale sarà
al di là di qualsiasi status o interesse da rappresenta- per la libertà umana contro il potere umano, non
re. Per questa ragione, essa divenne nota nei secoli certo per il comune umano bisogno di sopravvivenza
con il nome di «Carta dell’uomo comune». Bisogni contro libertà e poteri umani innaturali. Diversi pro-
elementari come il cibo, l’abitazione, la legna per cessi storici segneranno questo sbilanciamento. Il pri-
riscaldarsi, la caccia e il pascolo per nutrirsi, venivano mo si manifesterà con le prassi delle «Enclosures» e
riconosciuti in termini di diritti di tutti al loro accesso. con la progressiva disciplina repressiva dei «furti di

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NATURA (DIRITTI DELLA) 501

legna». Nel noto scritto giovanile di Karl Marx, inti- smo moderno sarà colto da Jean Jacques Rousseau,
tolato Dibattiti sulla legge contro i furti di legna nel suo celebre «dilemma del cacciatore» (reso nel
(1848), l’evento viene denunciato come dimostrazio- suo Discorso sull’origine della disuguaglianza del
ne della insensatezza e della profonda ingiustizia di 1754), spiegando che la sola dialettica libertà/autorità
qualsiasi limitazione di accesso alle risorse naturali inevitabilmente fa insorgere il problema della conflit-
comuni: «Quando una legge denomina furto un’azio- to degli interessi individuali verso i propri benefici
ne che non è nemmeno raccolta abusiva di legna, la immediati sulle cose, rispetto ai benefici, comuni,
legge mentisce» (43). La «menzogna», nella spiega- ma non di per sé immediati, di tutti nel locus com-
zione di Marx, non consiste nel riconoscimento della munis della natura (i cervi da cacciare). Il costituzio-
proprietà della legna, già prevista dal capitolo 31 nalismo non sarà cooperazione; non sarà uso comu-
della Magna Carta, bensı̀ nella negazione del bisogno ne.
comune di usi comuni (l’uso della legna per riscaldar- Una simile figurazione, però, si dimostrerà parziale e
si) e nella trasformazione, per opera della legge, del- insufficiente non molto tempo dopo dal suo nascere,
la realizzazione naturale di quel bisogno addirittura soprattutto al cospetto del passaggio dal paradigma
in reato. Da tale angolo di visuale, che era la visuale organicistico a quello meccanicistico nel dominio co-
della Carta della Foresta, le «Enclosures», ancorché stituzionalizzato delle risorse naturali. Infatti, i giaci-
legittimate dalle leggi e dal consenso parlamentare menti fossili furono originariamente interpretati co-
(in quanto la loro espansione sarà favorita dal Peti- me una estensione sotterranea del regno vegetale e
tion of Rights), si manifesteranno come un contro- per tale ragione vennero qualificati come «foresta
senso rispetto ai bisogni naturali comuni tutelati dal sotterranea», attribuendo a quelle risorse lo stesso
documento del 1217: il bisogno, da bene giuridico potere rigenerativo proprio della natura organica:
comune, si trasforma in bene escludente in ragione cose dominabili dall’uomo per la sua felicità, senza
della esclusività del titolo sulle cose, da proteggere limiti perché rigenerabili, liberamente acquisibili at-
per via penale. Del resto, a differenza del capitolo 12 traverso il consenso (il diritto ambientale «fossile»).
della Magna Carta («No scutage not aid shall be Il classico binomio tassazione-rappresentazione fun-
imposed on our kingdom, unless by common counsel geva da trait d’union di tutti i rapporti tra esseri
of our kingdom»), nessuna disposizione della Carta umani e cose. Inoltre, poiché acqua e legno (The
della Foresta sottoponeva l’uso delle foreste alla vo- Forest), una volta ridotte a cose da dominare per la
lontà di una rappresentanza. Sarà invece il lento pro- felicità umana, presentavano complessi problemi di
cesso di recinzione, a partire dal primo periodo Tu- misurazione, in quanto soggette al cambiamento con-
dor sino al compimento della rivoluzione industriale, tinuo, a un divenire fisico dovuto alla loro interazio-
a tradurre anche le risorse naturali comuni in oggetto ne complessa con altri elementi dell’ecosistema (cli-
di consenso parlamentare. Lungo questa direttrice, ma, suolo, flora, fauna, ecc. ...), esse necessitavano di
poi, la scienza economica qualificherà le stesse «En- misurazioni precise per la garanzia dei diritti di pro-
closures» come base delle libertà economiche presi- prietà e la tassazione fiscale. Queste misurazioni fu-
diate dalla garanzia «No taxation without Represen- rono alla base non solo della scienza della «silvicul-
tation». Allo stesso modo, si delineerà il progressivo tura economica», fondata sui postulati dell’appro-
tramonto della forza normativa e del valore costitu- priazione delle risorse naturali e quindi della neces-
zionale della Carta della Foresta, in quanto rivolta a sità di quantificarle nel loro valore di scambio, ma
cose e soggetti (alberi, animali, Every Man) privi di anche della costruzione del concetto di ambiente co-
titolo specifico, a tutto vantaggio della Magna Carta, me opportunità economica di crescita o di preserva-
riferita invece a oggetti e soggetti qualificati dal titolo zione proprietaria (si pensi alla nascita del primo
e dall’interesse (nobili, clero, proprietà, ricchezza, parco naturale – quello di Yellowstone – istituito
commercio). «Enclosures» e libertà economiche sulle con l’espulsione delle comunità indigene, non gradite
cose risulteranno compatibili con la Magna Carta, ma ai consumatori bianchi), oltre che persino della stessa
in crescente conflitto con la Carta della Foresta; tu- semantica della sostenibilità moderna («fossile»), in-
teleranno coloro che hanno proprietà e commerciano tesa esclusivamente come replicabilità nel tempo del
beni, a svantaggio di chi non ha nulla se non i propri valore di scambio, a garanzia degli interessi econo-
bisogni naturali da soddisfare nella foresta. Come ha mici di oggi e di domani. Per questi motivi, tali mi-
concluso Douglas North, con il compimento del pro- surazioni vennero collegate ai mutamenti della rap-
cesso delle «Enclosures» verrà meno la logica della presentanza politica. La rappresentanza politica sem-
cooperazione nell’uso dei servizi ecosistemici, pro- brava offrire la migliore garanzia all’attivazione di
pria della Carta della Foresta, a tutto vantaggio della questo processo di valorizzazione periodica esclusi-
competizione per l’appropriazione dei beni, implicita vamente economica dell’ecosistema. Quando, però,
nella Magna Carta (44). L’effetto di questo abbando- si assunse la consapevolezza scientifica, agli inizi del
no sul fronte del codice genetico del costituzionali- XIX secolo, che le riserve sotterranee erano limitate

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502 NATURA (DIRITTI DELLA)

ed esauribili in modo non rigenerabile – e che quindi, resto ritenevano pure Condorcet e Daunou, attraver-
con la loro diminuzione, sarebbe diminuita la stessa so le regole della Costituzione dello Stato. Di lı̀ a
libertà di sfruttamento e il consenso periodico di va- poco, anche in Italia Giandomenico Romagnosi,
lorizzazione – un vasto dibattito si aprı̀ sulla loro con la Introduzione allo studio del diritto pubblico
disciplina giuridica, non riconducibile ai postulati del- universale (1805), individuerà un diritto alla felicità
l’accesso proprietario e dello scambio commerciale. articolato come «autoconservazione», che deve esse-
Ne offrı̀ una prova il conflitto tra proprietari di mi- re garantita dal diritto, e «perfezionamento», che de-
niere e commercianti, nella Inghilterra dei primi de- v’essere promosso dal diritto. Questo dualismo dei
cenni del XIX secolo, a proposito della forma otti- nascenti diritti umani moderni in termini appunto
male di tassazione del commercio di carbone. Princi- di garanzia e promozione non risulterà cosı̀ ricorren-
pio di tassazione nella libertà di commercio, tutelato te e importante nei dibattiti e nelle esperienze del
dalla Magna Carta, e disciplina dell’accesso alle ri- costituzionalismo statunitense. Oltreoceano prevarrà
sorse naturali sotterranee, non più ispirato alla Carta il primato individuale del progresso come condizione
della Foresta, entrarono in collisione. E questa non naturale di sopravvivenza individuale attraverso la
conciliabilità tra logica dello scambio ed esauribilità proprietà, tant’è che la Costituzione del 1787, all’art.
della risorsa sotterranea manifesterà progressiva- 1 Sez. 8, Clausola 8, lo consacrerà nell’apposita tutela
mente i limiti delle stesse categorie dell’economia dei diritti di autore.
politica classica, presupposte dal costituzionalismo e Al contrario, il costituzionalismo francese si contor-
interamente basate sui principi paradigmatici di un cerà a lungo e traumaticamente proprio sul modo di
sistema energetico solare-agrario rinnovabile, fonda- disciplinare giuridicamente l’«autoconservazione»
to sulla proprietà e sullo scambio, preoccupato solo naturale dell’uomo. Emblematici furono i due Di-
del rapporto libertà/autorità/consenso, ereditato dai scorsi tenuti da Robespierre alla Convenzione, il 2-
postulati della Magna Carta. Il famoso «paradosso di 12-1792 e il 24-4-1793, per tentare di introdurre, nella
Jevons» del 1865, sull’uso del carbone come risorsa Dichiarazione, un «dovere della società alla sussi-
esauribile, ne certificherà la fallacia. Le risorse natu- stenza» e di qualificare la proprietà come «istituzione
rali non sono tutte uguali e le finzioni della rappre- sociale» da limitare nell’«interesse generale dell’u-
sentanza politica in nome della tassazione proprieta- manità». L’«autoconservazione» avrebbe dovuto
ria, omologando e bilanciando elementi naturali fra consistere in una condizione naturale e sociale al
loro diversi, in nome degli interessi rappresentativi tempo stesso, in una sorta di compromesso, se cosı̀
prevalentemente economici, non riescono a eliminar- può dirsi, tra l’idea di inesauribilità di Francisco de
ne le differenze naturali. La «foresta sotterranea» è Vitoria, il quale, nel suo De indis recenter inventis
irreversibilmente esauribile, sicché la garanzia della relectio prior (1539), considerava la natura come be-
libertà di uso e commercio della stessa, ancorché le- ne comune accessibile a chiunque (quindi anche agli
gittimata dal consenso della rappresentanza periodi- Spagnoli, per utilizzarne le risorse «non valorizzate»
camente rinnovata, non garantirà affatto risultati ot- dagli Indios) e quella di John Locke, nel Capitolo V
timali, efficienti, duraturi per tutti. Con questo esito, del suo Secondo Trattato sul governo (1690), dove
il diritto ambientale «fossile» confessava la propria l’«autoconservazione» umana coincideva col diritto
impotenza. di proprietà per mangiare e bere.
D’altra parte, questa difficoltà rispecchiava le incer-
(43) MARX, Scritti politici giovanili, Roma, 1963, 182. tezze anche scientifiche su che cosa fosse effettiva-
(44) NORTH, Markets and Other Allocation Systems in History, 6 mente l’autoconservazione naturale. Stavano sempre
J. Eur. Econ. History, 1977, 703.
più prendendo piede le prospettive evoluzionistiche.
Lamarck, con la sua Filosofia zoologica (1809), ave-
7. Costituzionalismo ideologico, darwinismo, ecologia va fondato la biologia intesa appunto come osserva-
politica. zione sistematica dell’origine, della organizzazione e
Le fratture del costituzionalismo rivoluzionario fran- degli sviluppi dei corpi viventi, secondo nessi di cau-
cese aggiungono qualcosa in più a questo scenario. salità considerati fissi e consequenziali. Tuttavia, per
Esse furono accompagnate da una rifondazione delle gli ideologici del diritto e della natura (i costituzio-
scienze umane che pretendeva di realizzare un’ana- nalisti e i filosofi), evoluzione e sviluppo erano con-
lisi fisiologica dell’organizzazione materiale dell’uo- siderati sinonimi e verranno per questo confusi nel
mo allo scopo di elaborare una morale fondata sulla loro inquadramento naturale e sociale. Infatti, il loro
natura. Destutt de Tracy inaugurò la «scienza delle interesse si concentrerà prioritariamente sul rapporto
idee» (la «ideologia») come «parte della zoologia». tra una forma ideale di armonia socio-naturale e il
Volney pubblicherà nel 1793 la Legge naturale o ca- molteplice fenomenico delle esperienze. Thiry d’Hol-
techismo del cittadino, per sostenere la compatibilità bach, nel Syste`me de la nature (1770), spiegherà che
tra armonia naturale e armonia sociale, come del l’uomo non è eterno, perché le sue forme moderne di

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NATURA (DIRITTI DELLA) 503

organizzazione sociale differiscono di molto da quel- (umane e di natura), sintetizzata per esempio da
le primitive. È quindi la società a spiegare la natura; Boutroux (con l’omonimo libro del 1874), per signi-
non viceversa. Di conseguenza è naturale che il di- ficare un’apertura tollerante verso il pluralismo delle
ritto costituzionale si occupi di società. forme di conoscenza e pratica dei rapporti tra società
La combinazione venne indirettamente ribaltata da e natura.
Darwin, soprattutto a seguito dell’influenza su di lui Entrambe sembreranno condividere un ottimismo
esercitata da Malthus e dal suo Saggio sul principio tutto sommato presente già in Darwin. Per esempio,
della popolazione (1838). Se nascono più individui di il concetto di «costituzione delle cose», elaborato da
quanti non possano trovare sostentamento, si produ- Spencer nella sua Statica Sociale (1851) serviva a far
ce una lotta per l’esistenza che non può non avere ritenere che l’organizzazione umana fosse in grado di
rilievo giuridico e costituzionale (appunto come di- costituirsi in armonia con l’ambiente, attraverso un
ritto all’«autoconservazione»), ancorché risponda a continuo adattamento alle circostanze. Questo adat-
meccanismi di selezione naturale. Di conseguenza, tamento in armonia consente sviluppo (come dirà
la società non è solo un equilibrio di regole umane. sempre Spencer anche nella sua Ipotesi dello svilup-
Rispecchia interazioni naturali, prima ancora che po, del 1857), compatibile con le leggi di natura. Le
equilibri voluti dall’uomo. Inoltre, secondo Darwin, «Entwicklungsklauseln», costituzionalizzate per la
e diversamente da Lamarck, non esistono nessi cau- prima volta nel testo di Weimar del 1919, inaugure-
sali fissi e ripetitivi all’interno della vita naturale, per ranno, sul piano giuridico, questa prospettiva.
cui la presunzione di fissare regole in parallelo a Due dinamiche, però, riveleranno la problematicità
presunti nessi causali della natura risulta fallace, co- del rapporto tra eredità darwiniana e sue conseguenti
me la vicenda inglese della «foresta sotterranea» si costruzioni sociali e normative.
stava incaricando di rendere evidente. La natura è La prima è data dal regime costituzionale della pro-
una storia evolutiva, influenzata dall’azione di cause prietà. La formula «Eigentum verpflichtet», introdot-
molteplici che variano in ragione proprio dell’intera- ta dall’art. 153 della Costituzione di Weimar, e con-
zione di molteplici fattori (la competizione da «inter- nessa alle «finalità di giustizia» e di garanzia dell’«e-
ferenza», di cui si è fatto cenno). In definitiva, Dar- sistenza degna dell’uomo» indicate dal precedente
win imponeva la revisione delle tassonomie e tipolo- art. 151, emancipa lo statuto della proprietà dalla
gie proprie dei saperi del tempo, compreso quello sola dimensione individuale di soddisfacimento e tu-
giuridico insito nei formanti del costituzionalismo tela, per aprirsi a proiezioni comunitarie comprensi-
moderno. Le Costituzioni moderne si articoleranno ve anche della salvaguardia della natura, in termini
come dinamica della realtà, controllata attraverso ora di imposizione autoritaria (si pensi al c.d. «eco-
condizioni precostituite e causali di funzionamento fascismo» degli anni trenta) ora di cogestione o par-
(del resto, la pretesa realizzerà l’obiettivo con la co- tecipazione comunitaria (come tentato in alcune
dificazione). L’inedito concetto darwiniano di «varia- esperienze delle Repubbliche popolari dell’Europa
zione casuale» dimostrerà invece che la realtà non è orientale). La proprietà come diritto umano (in tali
del tutto controllabile per mezzo di regole fisse; e termini riconosciuta dai documenti internazionali:
questo non perché in natura non esistano leggi o art. 17 Dichiarazione universale diritti umani ONU;
cause, ma semplicemente per il fatto che ogni legge art. 1 Protocollo 1 Cedu; art. 21 Convenzione ameri-
o causa conosce variazioni finali non prevedibili, per- cana dei diritti umani; art. 14 Carta africana dei diritti
ché dentro l’intera natura. Il celebre esempio della umani e dei popoli; art. 31 Carta araba dei diritti
ricaduta di una manciata di piume lanciate in aria umani) permane ambivalente nelle sue declinazioni
disarmava: regolata da leggi (la gravità), anche se come condizione naturale individuale di «autosussi-
nessuno ne può prevedere la posizione finale (la va- stenza» o come ostacolo alla sopravvivenza della spe-
riazione determinata per esempio dal vento o dal cie in armonia con la natura.
calore della terra). In definitiva, come osserverà De- La seconda dinamica vede nella vicenda della Costi-
wey (45), dopo Darwin persino il modo di trattare la tuzione di Haiti del 1805 la sua sintesi esplicativa.
politica non poteva più essere lo stesso. E in effetti Questo testo non solo superava la distinzione cultu-
cosı̀ fu, ma in una duplice direzione: quella del cosid- ra/natura, presupposto dalla «scienza delle idee» dei
detto «darwinismo sociale», che leggerà nel progres- francesi, ma, dichiarando che tutti nascono «neri senza
so materiale dell’uomo il suo primato evolutivo su alcuna distinzione di razza» e riconoscendo i diritti
tutta la natura, giungendo poi a classificare i livelli delle donne, per la prima volta formalizzava i riferi-
di progresso anche in ragione delle forme istituzio- menti alla natura e alle nature. Esso, in altri termini,
nali di convivenza umana (si pensi alla contrapposi- sembrava ripristinare, anche attraverso il richiamo a
zione tra spirito democratico della «Zivilisation» tradizioni giuridiche ctonie (in particolare con la tol-
franco-britannica ed eroico cesarismo della «Kultur» leranza verso i riti africani), una armonia tra esseri
germanica); quella della contingenza di tutte le leggi umani e natura, opposta sia al nascente darwinismo

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504 NATURA (DIRITTI DELLA)

sociale, giustificativo della suddivisione dell’umanità mente come interesse pubblico e interesse privato.
per razza e genere, sia al primato della proprietà come Dalla prima combinazione ha preso forza la tematica
premessa indefettibile dell’autosussistenza umana. della sovranità statale delle risorse naturali, oggi ul-
L’esperienza haitiana sarà violentemente repressa da- teriormente focalizzata sulle risorse alimentari (la
gli Stati portatori del costituzionalismo ufficiale: Fran- c.d. «sovranità alimentare»). Dalla seconda, a cavallo
cia, Inghilterra, Stati Uniti. Il suo epilogo, tuttavia, tra Otto e Novecento, si sono sviluppati i dibattiti sul
getta luce su quelle periferie della modernità costitu- benessere umano come interesse pubblico, oggetto di
zionale, appartenenti a un mondo «scoperto» e colo- apposite funzioni, o interesse privato di libertà (si
nizzato non per cultura ma soprattutto per natura, pensi alla semantica giuridica della privacy statuni-
ossia in funzione di una predazione di risorse naturali tense, al c.d. «diritto di farsi male», a tutti i dibattiti
(originariamente ricchissime soprattutto di valore di intorno al c.d. «paternalismo giuridico» dello Stato in
scambio) realizzata attraverso l’estrattivismo, il lavoro nome della salute). Entrambe hanno favorito pure
schiavo, la negazione costituzionalizzata delle modali- discorsi e meccanismi istituzionali fondati su presun-
tà autoctone di uso di quelle risorse (46). Voltaire te fisiologie sociali (razza, sangue, terra), mescolate a
aveva individuato il progresso nel passaggio dalla con- una ontologia giustificativa di identità (lingua, storia,
dizione di vita selvaggia di mero utilizzo di quelle ri- tradizioni). È stato questo il terreno fertile per le
sorse a quella sociale di estrazione e sfruttamento, dogmatiche dello Stato «organico», le teorie dei
elogiando, in questo, l’opera dei Gesuiti nelle Reduc- grandi spazi (da Haushofer a Schmitt), la dottrina
ciones con gli Indios. Sulla constatazione della emer- dello «Stato biologico» di Rudolf Kjellén, la «ecolo-
sione di due diverse ecologie politiche (europea di gia umana» (o «ecologia della storia») di Juan Be-
produzione ed extraeuropea di estrazione schiavizzan- neyto Pérez (49). Lo stesso nesso novecentesco tra
te) si era poi fondata la celebre Storia delle due indie fisiologie della natura e ontologie del discorso giuri-
dell’abate Raynal, del 1770 (47), che aprirà le porte a dico ha orientato persino alcune declinazioni dello
una serie di tentativi di spiegazione delle contraddizio- Stato sociale, come «Gesellschaftspolitik» eugeneti-
ni tra ricchezza di risorse naturali e sottosviluppo co- ca, per esempio nell’esperienza del Welfare svedese
stituzionale, nota pure come «maledizione delle risor- studiato da Luca Dotti, o come selezione di vite me-
se» o «male olandese». ritevoli di tutela, nelle teorie di Peter Singer in nome
dell’eguaglianza fra specie umana e animale, dove
(45) DEWEY, The Influence of Darwin on Philosophy, New York, discriminazioni legali verso le persone meno abili,
1910. per capacità intellettive o diversità fisiche, e ricono-
(46) MANN, 1491. New Revelations of Americas before Columbus,
New York, 2005.
scimenti dei diritti degli animali sarebbero ammissi-
(47) In generale, BINOCHE (a cura), Les e´quivoques de la civili- bili «per natura». Infine, nei primi del Novecento,
sation, Seyssel, 2005. l’interrogativo sul rapporto tra fisiologie della natura
e benessere umano è stato alla base altresı̀ delle teo-
8. Natura, Stato, benessere. rizzazioni del cosiddetto «Human Welfare» (50), co-
L’equivoco del darwinismo sociale (inteso come se- me terza via tra liberalismo e socialismo.
lezione naturale di individui capaci e non come fisio- Se la natura ha a che fare con il benessere umano, lo
logico e tollerante pluralismo della stessa spe- è solo come indicatore delle condizioni individuali
cie) (48) e i nuovi assetti del regime della proprietà ottimali di godimento dei vantaggi materiali e sociali
hanno condizionato anche le ideologie sul ruolo dello elargiti dallo Stato, oppure come accettazione delle
Stato, nella sua duplice funzione di edificatore degli pluralità di forme di vita che la natura offre a tutti i
spazi di decisione sovrana sulle risorse della terra e di viventi, compreso l’uomo come specie? Questa do-
allocatore e distributore di benessere di vita tra i manda diventerà significativa solo negli anni settata
cittadini. Le Costituzioni, frutto delle rivoluzioni mo- del Novecento, con la nuova scienza inaugurata da
derne, si caratterizzano per la progressiva scorpora- Konrad Lorenz, l’etologia animale, impegnata a sco-
zione delle funzioni pubbliche dalla proprietà privata prire le molteplici fisiologie del benessere per tutti i
e quindi per la produzione di decisioni e procedimen- viventi, non solo per l’uomo. Ma è una domanda
ti non più ad essa direttamente connessi. La proprie- costituzionalmente rilevante, giacché ad essa rispon-
tà privata, a sua volta, cessa di assolvere scopi diffe- dono i tentativi odierni di giuridificazione delle fisio-
renti da quelli del puro uso personale o economico- logie della natura, mirati (in opposizione al darwini-
produttivo (se ne è fatto cenno con riguardo al suo smo novecentesco, di impronta socialmente selettiva)
superamento con Weimar, anticipato dal diritto agra- a liberare l’idea di benessere da qualsiasi etica onto-
rio costituzionalizzato in Messico nel 1917). Questo logica: i recenti esperimenti di costituzionalizzazione
ha comportato una trasformazione del rapporto tra dei DDN (lo «Stato del buen vivir» descritto da Silvia
territorio, proprietà, Stato, al cui interno beni e risor- Bagni) tracciano inediti legami tra natura e inter-cul-
se della natura sono risultate inquadrabili parallela- turalità, plurinazionalità, cura del vivente, benessere

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NATURA (DIRITTI DELLA) 505

non solo economico e materiale, frugalità, accettazio- tradizione giuridica occidentale, accomunate tutte
ne delle differenze, biodiversità, superamento dei li- dalla sempre più profonda frattura tra natura come
miti identitari della cittadinanza, proprio per ricono- ontologia dell’essere umano e natura come fisiologia
scere e promuovere alternative plurali (dunque tut- che pre-esiste all’uomo e permane con le sue dinami-
t’altro che selettive) di forme di buona vita, al di là che di «variazione casuale». Questo significa che la
della dicotomia tra interessi pubblici e privati e nel divaricazione tra esperienze della natura ed esperien-
rispetto della natura. ze sociali e giuridiche non segue a imprevedibili «va-
Inoltre, alla stessa domanda si richiamano le discussioni riazioni causali» della natura stessa. Ha costituito e
transdisciplinari sul superamento del cosiddetto «antro- costituisce, invece, un atto di volontà umana, suffra-
pocene», l’era del dominio ontologico e sociale dell’uo- gato da statuti di conoscenza e di azione ben disci-
mo sulla natura. Moore arriva a denominare il tempo plinati nel mantenere la separazione (52). La consa-
attuale «capitalocene», non solo per designare i metodi pevolezza era già presente nello stesso Darwin, con i
di strumentalizzazione delle fisiologie della natura, uti- suoi appunti filosofici (i Notebooks) risalenti al 1836-
lizzati dai sistemi capitalistici avanzati per attivare be- 1844, ma raccolti e trascritti soltanto nel 1974 e pub-
nesseri fittizi, distruttivi e discriminatori, ma soprattutto blicati nel 1987: l’intelligenza animale, compresa
per ricordare che la presunzione del benessere attra- quella umana, può vivere di forme di assuefazione
verso lo Stato territorialmente sovrano delle risorse verso i propri comportamenti o di apprendimento
non abbia conosciuto declinazioni pacifiche e costrutti- verso tutta la natura circostante. E assuefazione e
ve ovunque (cosı̀ recuperando le constatazioni sulle apprendimento attivano «variazioni casuali» sui de-
due ecologie politiche del mondo). Non è stata tutta stini di ciascuna specie, ma con la differenza che l’as-
l’umanità a porsi a dominio della natura. Come si è suefazione prelude all’estinzione. Nel rapporto tra
evoluto un «ambientalismo dei ricchi», cosı̀ l’idea di umanità, regole e natura, si potrebbe sostenere che
benessere coniugato con le fisiologie della natura è ser- assuefazione e apprendimento non risultino più in
vito a riaffermare, sotto vesti non più solo ontologiche, comunicazione, non solo verso l’esterno, ossia verso
discriminazioni, asimmetrie geografiche, visioni dell’ar- la natura, alla cui qualificazione meramente ontolo-
monia e dello sviluppo funzionali a determinati rapporti gica la tradizione giuridica occidentale si è appunto
di forza tra esseri umani nell’accesso alle risorse, al loro assuefatta, ma persino all’interno della stessa specie
utilizzo e sfruttamento, alla loro distribuzione. È signi- umana, assuefatta alle separazioni disciplinari ed eu-
ficativo osservare che questa lettura coincide con le ristiche delle proprie dimensioni di conoscenza e pra-
previsioni sul destino del pianeta Terra, rappresentate tica della vita rispetto agli individui. La constatazione
dal biologo Edward O. Wilson. La permanenza di un fu specificamente denunciata dalla cosiddetta «Com-
benessere costruito artificialmente da una parte dell’u- missione Gulbenkian», composta tra gli altri da Ilya
manità a danno dell’intera natura e nella strumentaliz- Prigogine, con il suo Rapporto Aprire le scienze so-
zazione di alcune soltanto delle sue fisiologie, condurrà ciali del 1996, volto proprio a superare le partizioni
prima o poi all’«Eremocene», ovvero all’era della soli- reificate delle diverse discipline, per saper discutere
tudine di chi pagherà il prezzo più alto di questo iato: o unitariamente le nuove trasformazioni del mondo nei
l’umanità negletta, i poveri del Sud del mondo, nella suoi spazi politici ed economici rispetto alla natura e
distruzione di tutto o gran parte della natura (si pensi al a tutte le specie viventi, compresa l’umana (53). Di
fenomeno, già in atto, dei cosiddetti profughi «climati- fronte ai problemi umani e sociali verso la natura, gli
ci»); o del vivente, nell’autodistruzione dell’uomo sof- steccati disciplinari assuefanno certezze parziali,
focato dal suo stesso benessere innaturale di auto-colo- ostacolano apprendimenti, producono soluzioni in-
nizzazione (si pensi al fenomeno della c.d. «defaunizza- soddisfacenti, abilitano all’individualismo metodolo-
zione antropocentrica») (51). gico del sinolo osservatore e dei singoli soggetti uma-
ni osservati. La sollecitazione fu forte, pari forse al-
(48) SANCHEZ, Darwin, Artificial Selection and Poverty, 29 Poli- l’avvento della «scienza delle idee» del periodo rivo-
tics Life Sc., 1, 2010, 61-71. luzionario francese, con la differenza di diffondersi
(49) Si rinvia a LOSANO, La geopolitica del Novecento, Milano,
2011.
soprattutto fuori dell’«ecosistema sociale» europeo.
(50) HOBSON, Work and Wealth: a Human Valuation, New York, Ciononostante, sul fronte dei formanti del diritto,
1914. quasi nessuna traccia sembra aver mantenuto, ad ec-
(51) WILSON, Meta` della Terra, Torino, 2016. cezione, come si vedrà, del cosiddetto «nuevo» costi-
tuzionalismo andino. I giuristi hanno continuato e
IV. NATURA E STATUTI DISCIPLINARI DELLA CO-
continuano a confinare la natura dentro i recinti delle
NOSCENZA.
loro narrazioni ancorate al diritto ambientale «fossi-
9. La Commissione Gulbenkian. le», pretendendo una fisiologia subordinata all’onto-
Il tema dei DDN interseca dunque diverse dimensio- logia del diritto. Solo tre voci critiche, in Europa,
ni ed esperienze giuridiche all’interno della stessa hanno dato seguito a quell’impulso, mettendo in mo-

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506 NATURA (DIRITTI DELLA)

to considerazioni interessanti sui limiti del diritto, 10. L’anti-individualismo della natura.
soprattutto costituzionale, verso la natura: Peter Slo- Perché queste tre forti sollecitazioni sono utili al giu-
terdijk, con le sue teorizzazione dell’«antropotecni- rista? Inaugurano semplicemente nuove narrative
ca» (54); JoachÍn Herrera Flóres, con la enunciazio- oppure dicono di più? In effetti, dicono di più. De-
ne della «prima legge della termodinamica cultura- nunciano l’assuefazione della specie umana: sotto
le» (55); António Damasio, con la sua analisi della forma di antropotecnica incapace di governare il
«omeostasi dei valori» (56). mondo globalizzato nei confronti della natura; di vel-
Sloterdijk evidenzia, nei tempi attuali della globaliz- leità nel ricondurre alla razionalità del mercato le
zazione, il paradosso della differenza tra dinamiche «variazioni casuali» della natura; di smascheramento
naturali «co-immunitarie» a livello globale (proprio della ridondanza retorica dei discorsi esclusivamente
per la logica non confinabile delle «variazioni casua- etici sui doveri umani verso la natura. Di riflesso,
li» del pianeta Terra a salvaguardia di tutte le specie esse presuppongono un elemento comune: la neces-
viventi) e dinamiche istituzionali, ispirate esclusiva- sità umana di ritornare ad apprendere dalla natura,
mente a un’«antropotecnica» caratterizzata dal non come ancora il diritto ambientale «biochimico» rico-
possedere alcuna efficiente struttura co-immunitaria nosceva. Proviamo a scandagliare meglio in che cosa
per la specie in quanto tale, ma solo per i singoli consisterebbe questo ritrovato apprendimento.
individui della società globale (lo stesso Accordo di La specie umana è l’unica a monopolizzare spazio ed
Parigi, conseguente alla Conferenza sul clima COP21 energia a livello globale, di biosfera. Attualmente, la
del dicembre 2015, non si sottrae a questa contraddi- specie umana utilizza in maniera diretta o indiretta
zione, nella misura in cui non ha coinvolto l’umanità oltre il 55% di tutta la materia organica prodotta
come specie né tutti gli attori della società globale, dalla piante verdi negli ecosistemi terrestri della bio-
soprattutto quelli finanziari, permanendo in un qua- sfera, con un incremento di circa l’80% rispetto alle
dro ottocentesco di vincoli internazionali tra artifici stime fatte nella metà degli anni ottanta del Nove-
statali, che rischia di ostacolarne gli esiti). Herrera cento, quando l’utilizzo era valutato nel 30,7% (57).
Flores denominò «prima legge della termodinamica Analogamente, il 32,5% circa della superficie delle
culturale» la costante in base alla quale le scelte co- terre emerse è convertita in agro-ecosistemi (secon-
stituzionali contemporanee, invece di riflettere lo spi- do i dati FAO). L’utilizzo della produttività primaria
rito di adattamento delle preferenze dell’uomo come degli oceani è ancora sicuramente molto inferiore
specie vivente nel quadro globale della natura, ten- (intorno al 2,0%), ma la quasi totalità degli oceani
dono a perdere progressivamente tale capacità, per e dei mari è sovra-sfruttata o comunque la produtti-
attivare comandi di reazione e manipolazione, deter- vità primaria è minacciata dalle attività dell’uomo: gli
minati esclusivamente dai dispositivi metodologici studi dello zoologo Ferdinando Boero lo analizzano.
della (presunta) razionalità del mercato tra individui Una situazione simile si osserva anche per quanto
e della crescita quantitativa endogena alla sola indi- concerne l’uso dell’energia. I paesi industrializzati
vidualità umana (si pensi alle condizionalità finanzia- hanno una richiesta energetica annua pari a circa lo
rie e ai vincoli di bilancio imposti in forma non otta- 0,5%-1,0% dell’energia incidente annualmente sui
tiva dalle strutture sovranazionali). Cosı̀ operando, le loro territori come energia solare; mediamente le
regole costituzionali continuerebbero a garantire una piante verdi ne convertono in produzione meno
razionalità artificiale, hobbesiana, se è vero, come dell’1.0% a livello di biosfera. In virtù del panorama
spiegava appunto Hobbes, che il «comune benesse- accennato, la scienza ecologica evidenzia da tempo i
re» nascerebbe solo dal libero esercizio dell’avidità di limiti soglia di sostenibilità all’utilizzo di risorse, beni
ciascuno. Infine, Damasio riprende gli studi sulla ma- e servizi ecosistemici (58). E questi limiti soglia non
trice biologica dei valori (tema che nasce dalle acqui- possono essere ignorati dalle scienze sociali, soprat-
sizioni di Konrad Lorenz sulle origini naturali o so- tutto dall’economia e dal diritto, al fine di sviluppare
ciali dell’aggressività e della qualificazione del male), una modellistica coerente e integrata.
per sostenere come anche le valutazioni delle azioni Questo però non succede sino in fondo, perché un
individuali e la stessa morale dipendano da «varia- ostacolo ontologico si oppone a qualsiasi modellisti-
zioni casuali» dell’intero ambiente naturale. ca. Gli ecosistemi non sono individualistici, come
l’ontologia moderna dell’economia e del diritto pre-
suppone. La natura funziona – a suo modo – in ter-
(52) MERLEAU-PONTY, La natura, Milano, 1996. mini solidaristico-comunitari. In una biosfera limitan-
(53) QUIJANO VALENCIA, EcosimI´as, Quito, 2012, 42 ss.
(54) SLOTERDIJK, Non siamo ancora stati salvati, Milano, 2004, e
te, il successo di un individuo e della popolazione in
Devi cambiare la tua vita. Sull’antropotecnica, Milano, 2010. cui vive sono legati alla capacità di acquisire uno
(55) HERRERA FLORES, El processo cultural. Materiales para la spazio di risorse sufficienti a mantenere la popolazio-
creatividad humana, Sevilla, 2005. ne (la specie), nonché all’efficienza con cui le risorse
(56) DAMASIO, O livro da Conscieˆncia, Lisboa, 2010.
sono acquisite e convertite in nuovi individui. L’indi-

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NATURA (DIRITTI DELLA) 507

viduo è soggetto immediato della selezione naturale siasi tentativo di quantificazione economica georefe-
ma la collettività (la specie, comunità o popolazione, renziata dei servizi ecosistemici, la cui attribuzione di
nel lessico ecologico) è soggetto effettivo: l’individuo valore, astraendo dalla realtà fisiologica della natura,
nasce, può riprodursi e muore; la collettività è l’entità non può che essere puramente esemplificativa se non
che evolve e si perpetua nel tempo. Pertanto, gli addirittura simbolica. La regolazione di clima, gas in
eventi evolutivi, che determinano una ottimizzazione atmosfera, ciclo dell’acqua non hanno prezzo, perché
nell’uso delle risorse da parte degli individui, massi- non hanno un luogo (come vorrebbe la simbologia
mizzando il guadagno netto di energia per unità di umana del danno) e perché il loro costo è incommen-
tempo o l’efficienza nell’uso delle risorse, hanno un surabile rispetto a tutto il vivente, non solo a singoli
effetto diretto e positivo sul successo della comunità individui. D’altra parte, negli ecosistemi, si verifica
in cui l’individuo vive all’interno degli ecosistemi. raramente una equi-distribuzione di risorse ed ener-
Esistono però alcune rilevanti eccezioni a questo rap- gia tra le specie. Poche specie dominanti monopoliz-
porto positivo e diretto tra interesse dell’individuo e zano risorse ed energia in determinati intervalli di
interesse della comunità. Queste eccezioni includono spazio e tempo, venendo sostituite da altre specie
l’essere umano. L’ottimizzazione del comportamento stagionalmente o al cambiare di condizioni fisiche,
degli organismi vegetali e animali per massimizzare il chimiche o biologiche dell’ecosistema, che modifica-
guadagno netto di energia per unità di tempo o l’ef- no i rapporti di coesistenza. Ma sono tutte queste
ficienza di sfruttamento e conversione dell’energia, combinazioni a far mutare i rapporti di coesistenza
acquisita sotto forma di risorse alimentari in rapporti a livello di pianeta Terra, non l’azione unilaterale di
preda-predatore, influenza sicuramente il successo una somma di individui, costruttori di spazi artificia-
riproduttivo degli individui, ma non necessariamente li (60). Attribuire valore economico ai servizi ecosi-
quello della popolazione in cui vivono. È stato dimo- stemici in funzione solo dell’individuo nel suo spazio
strato che al crescere della «velocità di guadagno» e immaginando immutabile l’ecosistema, significhe-
degli individui e di accrescimento della popolazione rebbe certificare la volontà politica assoluta di far
della comunità, la stabilità della comunità nel tempo comunque prevalere l’essere umano nella dinamica
diminuisce e il rischio di estinzione aumenta (59). La globale verso tutti gli altri viventi: il che, almeno a
relazione non è lineare, ma, al di sopra di una certa livello di documenti ufficiali nazionali e internaziona-
soglia di velocità di guadagno netto di energia per li sul futuro del pianeta, non risulta affermato, perché
unità di tempo, ulteriori aumenti influenzano negati- sarebbe l’annuncio del suicidio della specie.
vamente la stabilità della comunità. Per questo, le
popolazioni vegetali e animali adottano diversi mec- (57) HABERL-ERB-KRAUSMANN, Global Human Appropriation of
canismi per limitare la velocità di guadagno energe- Net Primary Production, in Encyclop. of Earth, 2013.
(58) ROCKSTRÖM et al., A Safe Operating Space for Humanity,
tico e l’efficienza di uso delle risorse, quando queste 461 Nature, 2009, 472-474.
iniziano a determinare effetti negativi sulla collettivi- (59) MACARTHUR-PIANKA, On Optimal Use of a Patchy Environ-
tà. ment, 100 Am. Naturalist, 1966, 603-605.
Ed è da qui che deriva un principio generale di por- (60) AA.VV., Ecosystems and Human Well-being: a Framework
for Assessment, Washington-Covelo-London, 2013.
tata istituente, una sorta di «situazione costituziona-
le» della natura: in natura, il miglior prodotto della
selezione naturale è definito in termini di stabilità e 11. La natura tra «dono dello spirito maligno» e «ce-
persistenza delle comunità, non invece in quello di cità sistemica».
ottimizzazione dei successi individuali, quali tassi Tre corollari importantissimi derivano da quanto l’e-
istantanei di guadagno netto o efficienze d’uso. D’al- cologia ha consentito di conoscere e comprendere sul
tra parte, questo quadro ecosistemico si spiega col funzionamento dell’economia della natura: la natura,
fatto stesso che tutti i viventi vivono in un mondo come insieme di relazioni tra specie viventi, beni e
limitato in termini di spazio, risorse ed energia, da servizi ecosistemici, si offre a tutti, compresa la po-
cui dipendono totalmente e che non possono non polazione umana, in termini comunitari, non indivi-
condividere. Questo mondo è l’intera Terra. La con- dualistici o collegiali; questa comunitarietà è finaliz-
divisione dei viventi, pertanto, non potrebbe fondarsi zata non a soddisfare bisogni individuali, ma a garan-
né sullo scambio individuale né sulla massimizzazio- tire le specie; essa quindi è orientata a un criterio di
ne singolare, come vorrebbe la razionalità del mer- uguaglianza anch’essa comunitaria, nel senso di non
cato, e neppure sulla delimitazione artificiale degli operare sulle differenziazioni dei soggetti, ma sulle
equilibri (gli Stati), ma solo sull’equilibrio globale pari opportunità delle diverse popolazioni viventi
(la Terra) tra singoli consumatori di energie e risorse (non esiste in natura un diritto individuale alla so-
necessarie a garantire la stabilità delle comunità. Ta- pravvivenza, ma una condizione comunitariamente
le ineluttabilità, che la scienza economica dominante offerta affinché l’intera specie possa sopravvivere).
occulta, spiega i fallimenti e le imperfezioni di qual- Come tradurre in processi istituzionalizzati di deci-

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508 NATURA (DIRITTI DELLA)

sione e funzionamento questi tre meccanismi di ri- accennato alla impossibilità di allargare le analisi co-
spetto dell’economia della natura? Al netto delle sti/benefici e le responsabilità per danno ai fenomeni
constatazioni conseguenti alle critiche della Commis- storici di distruzione irreversibile di componenti della
sione Gulbenkian, si può dire che il panorama attua- natura (si pensi alla estinzione degli animali e delle
le veda prospettate quattro chiavi di lettura. piante o alla trasformazione irreversibile delle com-
La prima tace sul problema, perché lo reputa inesi- ponenti degli oceani). In più, qualsiasi analisi costi/
stente in termini sociali. Ancorata al postulato, risa- benefici aperta alla comunità/specie, e non a gruppi
lente al marginalismo della Scuola austriaca di Karl circoscritti di soggetti viventi, dovrebbe fare i conti
Menger e alla critica metodologica di Karl Popper, con tutti gli effetti che le logiche di cosiddetto «Rent
che la società non esista, ma esistano solo individui le Seeking», abusate soprattutto in passato, hanno ri-
cui azioni producono effetti «inintenzionali», essa versato sugli ecosistemi (62). In realtà, questi ap-
non può accogliere l’idea che la natura imponga op- procci non mirano a dare risposte cosı̀ impegnative,
zioni comunitarie prevalenti sugli individui. Del re- come del resto attesta l’intera disciplina della cosid-
sto, per Friedrich A. von Hayek, l’unico Kosmos detta «economia dei disastri». Semplicemente si im-
concepibile come spontaneo era il mercato. La real- pegnano a scandagliare il più approfonditamente
tà, pertanto, non sarebbe composta dalla natura, ma possibile i fattori di costi e di beneficio della convi-
solo da «sottoprodotti indiretti» di azioni dirette di venza umana in singoli ambiti spaziali e temporali di
individui liberi. Di riflesso, tentare di impedire o in- decisione e per gruppi di individui (non per specie),
dirizzare i «sottoprodotti», in nome della natura, si- ancorché, cosı̀ circoscrivendo, vadano consapevol-
gnificherebbe eliminare l’unica condizione fattuale mente incontro a non pochi cortocircuiti. Il caso più
dell’essere umano, che è la sua libertà (61). Questa evidente di contraddizione si è verificato in occasione
lettura, per quanto radicale, coglie un problema fon- della valutazione dei danni causati, nel 1989 in Ala-
damentale. L’uomo è sı̀ un animale, ma solo su di ska, dalla petroliera Exxon Valdez. Come calcolare i
esso si è verificata una specifica selezione naturale, danni e rapportare costi/benefici di una situazione
che ha portato alla irreversibile distinzione tra eredi- riguardante 41 milioni di litri di petrolio versati in
tà comune della specie, da un lato, e variabilità accu- mare e coinvolgenti 1.300 miglia di costa? Gruppi
mulata dai singoli individui, dall’altra. Questa varia- di individui o specie? E quali specie? Dopo aver
bilità è data dalla cultura e alla cultura, non alla na- individuato e conteggiato i danni esclusivamente eco-
tura, si deve il processo evolutivo delle libertà. In- nomici dell’industria della pesca e di quella del turi-
somma, l’essere umano non è solo evoluzione natu- smo, l’Environmental Protection Agency degli Stati
rale, è anche sviluppo differenziale individuale, det- Uniti ritenne corretto includere i valori di non uso
tato dalla cultura: ce lo dice lo stesso Darwin. Que- per individuo, come quello di esistenza nei territori
sto, però, non significa chiudere gli occhi di fronte disastrati, indispensabili per avere una visione com-
alla natura e alle altre sue comunità viventi. plessiva dell’impatto sulla realtà e dei costi/benefici
La seconda lettura si fa carico di questa esigenza di delle riparazioni. La stima, tuttavia, venne contestata
non chiudere gli occhi, collocandosi sul solco della dalla Exxon, proprio sul fronte del metodo di calcolo
nota formula di Guido Calabresi del «dono dello dei costi. Sulla base di che cosa e come è possibile
spirito maligno», ossia della complessità culturale, calcolare il valore dell’esistenza? Esistenza di chi?
non semplicemente aritmetica, delle analisi costi/be- Dei singoli, delle comunità rivierasche, dei popoli
nefici delle decisioni rispetto alle libertà. L’espansio- degli Stati interessati dal disastro, delle nazionalità
ne delle libertà individuali è insidiosa (serba statisti- delle popolazioni e delle loro culture o addirittura
camente doni malefici), per gli uomini come per la della specie? Si dubitò, in particolare, che il ricorso
natura. In che modo le fisiologie comunitarie della alle interviste individuali potesse comunque far
natura consentono di identificare e quantificare que- emergere preferenze quantificabili in valore. E poi
sti mali? Nella visione costi/benefici, la miglior deci- quale valore? Di uso di beni e risorse naturali? Op-
sione (la meno malefica) dipende dall’ampiezza di pure di scambio degli stessi? O di entrambi, con evi-
conoscenze di cui non la specie, ma gli individui uma- denti esiti di doppio conteggio? La discussione che
ni dispongono sull’impatto della stessa. Ma come co- ne seguı̀, di vera e propria vertigine argomentativa,
noscere i costi/benefici dell’ecosistema, dato che gli ha indotto a sostenere che valutazioni di questo ge-
stessi non sono pienamente quantificabili né circo- nere, per quanto sensibili al ruolo dell’umanità/spe-
scrivibili e sono comunque riferiti alle sorti della po- cie all’interno degli ecosistemi, non dovessero essere
polazione/comunità/specie e non ai singoli individui o incluse nelle analisi costi/benefici. Il che ha dimostra-
gruppi? L’interrogativo è disarmante nel gettare luce to altresı̀ che parte del problema del tentativo di
su tutte le parzialità dei meccanismi di analisi dei ricondurre questo approccio dentro l’ecosistema ri-
costi e valutazione dei danni in materia ambientale sieda, oltre che nel metodo con cui si accertano le
(le c.d. «valutazioni di impatto ambientale»). Già si è preferenze verso la natura (individui, gruppi, spe-

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NATURA (DIRITTI DELLA) 509

cie?), in altri due fattori destabilizzanti: nello stesso vidualità del voto; ancora indirettamente, incentivan-
carattere e nella formazione delle preferenze indivi- do comportamenti individuali che facciano riflettere
duali (come ha osservato Jean Baudrillard, in ogni sulle proprie preferenze rispetto alla comunità uma-
individuo-consumatore concorrono sempre tre stadi na mondiale. Quest’ultima è la logica specifica del-
di valore: uso naturale dei bisogni; uso utile delle l’ONU sui cosiddetti «stili di vita», di cui il già citato
cose; riferimento a modelli) (63); nelle funzioni del meccanismo «Neutral Climate Now» offre valido
soggetto decisore (l’analisi costi/benefici di un giudi- esempio. Di fatto, è l’unica logica perseguibile senza
ce non può non essere cognitivamente limitata, per imporre a nessuno modelli organizzativi e funzionali
ragioni di strumenti, di tempo e di competenze; di- e senza incidere sul sistema attuale delle relazioni e
versamente si dovrebbe pretendere, parafrasando del diritto internazionali. Essa opera su premesse
Ronald Dworkin, non un giudice «Ercole», ma un esclusivamente volontarie, individuali, non obbliga-
giudice «Juppiter»). Nella prospettiva ecologica, co- torie. Quindi non centra l’obiettivo di superare i li-
me si è accennato, beni e servizi naturali sono in miti della visione costi/benefici, preoccupandosi sol-
realtà incommensurabili, proprio perché non riduci- tanto di far emergere la consapevolezza individuale
bili alle sole preferenze individuali di spazio/tempo. delle condizioni di ingiustizia sociale conseguenti alla
Pertanto, il decisore, nel prendere atto di questo di distruzione comunitaria umana della natura (l’auto-
fronte al carattere comunitario della natura, si trova colonialismo, in precedenza richiamato); condizioni
a dover gestire due problemi inediti: di governo delle localizzabili e dunque quantificabili, da associare –
preferenze individuali, e non solo di giudizio e misu- al di fuori di qualsiasi «variazione casuale» – alle
razione delle stesse; di (in)adeguatezza oggettiva del- condotte individuali sulla natura. Insomma, verso le
le istituzioni rispetto alla specie. Il decisore è in grado dinamiche della natura si continua ad operare fat-
di vedere solo la prima. Già Albert O. Hischman tualmente a macchia di leopardo, per individui e
aveva intuito che la sensibilità umana soffre meno gruppi (come sono i cittadini di uno Stato) e non
gli impatti naturali di specie di quelli sociali di ingiu- per popolazione/specie vivente tra popolazioni/spe-
stizia tra individui (64). Di conseguenza, le risorse cie viventi, lasciando che le preferenze individuali
cognitive individuali, del decisore come del destina- permangano «cieche» proprio verso l’elemento di-
tario che lo legittima, si concentrano più su questo stintivo delle dinamiche ecosistemiche: la specie
secondo profilo, che non sul primo. Preferiscono umana nel pianeta Terra.
l’immediatezza della solidarietà sociale interindivi- È per questo che il tema della «cecità» individua la
duale alla comunitarizzazione dei destini naturali di quarta prospettiva di discussione, di cui Gregory Ba-
specie (65), anche perché la prima è istituzionalmen- teson ha spiegato la ineluttabilità contemporanea
te controllabile, la seconda molto meno (dipendendo con la sua teoria della «ecologia della mente» (66).
dalla dinamica delle «variazioni casuali»). Le idee e le sensibilità individuali sulle preferenze
Tale constatazione apre alla terza prospettiva, che sono interdipendenti e interagiscono fra di loro pro-
vede nei programmi delle Nazioni Unite il suo rife- prio come elementi viventi che sopravvivono o
rimento più significativo di elaborazione e attuazio- muoiono. Di conseguenza, si è «ciechi» non perché
ne. Se si vuole che le preferenze individuali siano si è poco educati o non formati, ma perché, nella
incanalate dentro le logiche di funzionamento degli specie umana, a differenza di altri viventi, l’Imprin-
ecosistemi di specie, allora non ci si può limitare ad ting di alcune idee e visioni di vita come specie è
assumere le preferenze espresse come un dato di andato perso a vantaggio di altro e ci si è assuefatti,
fatto individualmente precostituito e desumibile tra- nel significato impresso da Darwin, a sensibilità e
mite rilevazioni empiriche, ma ci si deve porre una capacità individuali, diverse da quelle naturali (si
questione normativa di come far maturare ed emer- pensi al già accennato tema del cosiddetto «diritto
gere la conoscenza e consapevolezza individuali delle di farsi male» come componente della privacy del-
caratteristiche di funzionamento della natura, per il l’individuo). Dunque «cecità» e assuefazione corri-
bene dell’intera comunità umana. L’obiettivo sareb- spondono: non semplici fenomeni di ignoranza nelle
be perseguibile in tre modi: direttamente, attraverso preferenze; ma addirittura acquisita rinuncia o assen-
politiche di educazione ambientale e informazione za delle stesse. Per tale motivo, questa «cecità» è
obbligatoria, il che richiederebbe finanziamenti e in- qualificata «sistemica», specifica della sola specie
terventi pubblici significativi a livello planetario (si umana e sconosciuta dagli altri viventi e dall’intero
pensi alla c.d. «eco-pedagogia»); indirettamente, at- ecosistema: una condizione diversa dal celebre «velo
traverso la collegialità delle discussioni, utile a far di Maya» evocato dal filosofo Arthur Schopenhauer,
emergere la parzialità di ciascun individuo nella sua in polemica con Kant. Se per Kant il fenomeno era
visione di specie e ad allargare il punto di vista di realtà, l’unica realtà conoscibile e accessibile dalla
specie, prima dell’assunzione della decisione, la qua- mente umana, per Schopenhauer invece il fenomeno
le, tuttavia, rimarrebbe pur sempre ancorata all’indi- era illusione, quello che, nella filosofia induista, è

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510 NATURA (DIRITTI DELLA)

denominato appunto «Velo di Maya», ovvero l’inter- e possessivi, come realtà di singoli individui); infine,
posizione esteriore che vela la realtà delle cose nella il valore dei beni comuni non dipenderebbe dal la-
loro essenza autentica. Il velo di Schopenhauer risie- voro umano, e quindi da un fattore sociale, ma dalla
deva nella realtà. Invece, la «cecità sistemica» del loro fisiologica disponibilità in natura. Nonostante
vivere contemporaneo è l’ultimo, forse il più mali- questo parallelismo, però, c’è da precisare che gran
gno, dei prodotti della individualità umana, frutto, parte della elaborazione concettuale contemporanea
alla fin fine, proprio della negazione della realtà co- sui beni comuni non nasce come contestazione del
me sistema comunitario tra tutti gli organismi viventi. dispositivo metodologico del mercato per le sue in-
Non a caso, chi ha provato ad accogliere la chiave di naturalità verso la specie umana, ma matura al suo
lettura della «cecità sistemica» come premessa di fianco, come sua integrazione ed eventuale correzio-
progetti politici alternativi, si è poi impegnato nella ne per la specie umana (tant’è che a questo tema si
predicazione di modelli olistici – relazionali, organiz- affianca quello dei fallimenti del mercato). È per
zativi, funzionali – di «conversione ecologica» (67). questa ragione che i beni comuni sono stati inqua-
drati nella prospettiva della «collegialità dell’offer-
(61) Sulla rilevanza delle teorie della «inintenzionalità» nella ta»: devono essere offerti a tutti, sia perché derivano
evoluzione del costituzionalismo contemporaneo, VOLPE, Il co- da una fonte comune (la natura e i suoi servizi natu-
stituzionalismo del Novecento, Roma-Bari, 2000, 217 ss.
(62) BUCHANAN-TOLLISON-TULLOCK (a cura), Towards a Theory
rali: luce, acqua, gas, etere, risorse ecc....), sia perché
of the Rent-Seeking Society, College Station, 1980. devono consentirne l’accesso da parte di tutti, giac-
(63) BAUDRILLARD, La trasparenza del male, Milano, 1991. ché il consumo/scambio da parte di un individuo ri-
(64) HIRSCHMAN, Lealtà, defezione, protesta, Bologna, 2017, 63 ss. durrebbe la quantità disponibile per gli altri, di cui si
(65) HAMMOND-KEENEY-RAIFFA (a cura), Smart Choices, New
York, 2002.
condividono bisogni fisiologici comuni di specie. Tut-
(66) BATESON, Verso un’ecologia della mente, Milano, 1977. tavia, e qui si annida la contraddizione, la «collegia-
(67) LANGER, Fare la pace, Cierre Sommacampagna, 2005. lità dell’offerta», in una società di scambio tra indivi-
dui (società di mercato), funziona fisiologicamente
da sé, come la naturale offerta comunitaria degli eco-
V. LA NATURA COME BENE COMUNE.
sistemi? In realtà no, come insegna la vicenda inglese
12. Beni o interessi? delle «Enclosures». Essa può essere garantita solo
Le prese d’atto dei limiti delle analisi costi/benefici, nella misura in cui l’accesso a un bene possa essere
delle difficoltà di indirizzare o comunitarizzare le controllato. Bene comune, pertanto, ha finito col di-
preferenze, della ineluttabilità della «cecità sistemi- ventare sinonimo di controllo pubblico o comunque
ca» verso le dinamiche della natura, hanno rinvigo- normativo su azioni e beni: controllo inevitabilmente
rito l’attenzione sul tema dei cosiddetti «beni comu- circoscritto nell’affiancare il dispositivo metodologi-
ni», quale via per affrontare anche, ma non solo, i co del mercato interindividuale (dunque non circo-
problemi del ripristino di rapporti ecologici tra specie scrivibile), chiamando in causa lo Stato. Ma il trino-
umana e natura. Che cosa si intenda per beni comuni mio beni comuni-mercato-Stato non richiede anche
è molto difficile da stabilire in termini definitivi e una mediazione culturale degli individui, al di là della
pacifici, in relazione tanto agli oggetti di riferimento naturalità della specie? Mancur Olson, negli anni
(evocando, per esempio, risalenti classificazioni ro- settanta del Novecento, lo ha fatto presente, osser-
mane della res extra commercium, rese celebri da vando che si poteva parlare di beni comuni tutte le
Gaio) quanto alle condizioni di utilizzo degli stessi volte che un tipo di bene (inteso sia come cosa che
(come dimostra il dibattito sulla c.d. «commedia» o come attività) dimostrasse non solo la caratteristica
«tragedia» dei beni comuni) (68). In questa sede, è della impossibilità naturale dell’esclusione (quindi
interessante comprendere perché questo tema inter- della «collegialità dell’offerta»), ma anche, e soprat-
sechi quello del funzionamento comunitario della na- tutto, la identificazione in un gruppo che ne facesse
tura. Le ragioni sono tre: come la natura opera in uso, ossia una organizzazione istituzionalizzata intor-
termini di comunitarietà dell’offerta delle sue risorse no alle cose e alle azioni (69). Cosı̀ ripensato, bene
e dei suoi beni verso tutte le comunità viventi, cosı̀ i comune poteva tranquillamente assurgere a sinoni-
beni comuni consisterebbero in tutte le situazioni mo di istituzione comune culturalmente orientata
fattuali o sociali di «collegialità dell’offerta» verso (come prassi, tradizione, azione collettiva, ecc....). Si
l’umanità; come la natura non funzionerebbe per so- sarebbe inaugurato, intorno al tema del «comune», il
la azione individuale, cosı̀ il funzionamento dei beni riconoscimento di un terzo dispositivo metodologico:
comuni dipenderebbe non dalla volontà dei singoli quello comunitario/identitario. Non a caso, e di lı̀ a
individui ma da necessità naturali della specie umana poco, Mary Douglas argomenterà che la caratteristi-
(si sostiene, infatti, che essi sarebbero speculari all’e- ca della «collegialità dell’offerta» dipende non dalla
sercizio della «personalità umana», come categoria di natura del bene, bensı̀ dagli interessi del mercato e
specie, non al soddisfacimento di interessi individuali dalla condivisione culturale della comunità (70). In

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NATURA (DIRITTI DELLA) 511

altri termini, i beni comuni si rivelano effettivamente diritto ambientale non si occupa di forme di Stato e
come il prodotto di concreti interessi condivisi. Beni di governo, di organizzazione della democrazia, di
comuni, natura, «collegialità dell’offerta», comunità, compatibilità tra democrazia, ambiente, interessi.
istituzioni, interessi, cultura, democrazia, mercato: la Se lo fa, è solo indirettamente, sul fronte della dida-
questione dei beni comuni si stava spostando dalla scalia delle competenze e dei procedimenti, perché in
classificazione degli oggetti alla comparazione delle realtà il diritto ambientale opera come governo di
istituzioni e delle forme di comunità dei soggetti, per pratiche e strategie amministrative che si affiancano
di più in ragione non della natura dei beni, bensı̀ a qualsiasi forma (democratica o autocratica) di eser-
della convergenza di cultura e interessi. Cosı̀ virata, cizio del potere. Inoltre, come si è visto riprendendo
la questione sconterà le sue difficoltà di coniugazione Marquardt, le tre epoche della sostenibilità («neoli-
piena ed effettiva con le logiche istituzionali dell’e- tica», «biochimica» e «fossile»), vissute dal diritto
conomia di mercato, quale dispositivo metodologico ambientale, sono state comunque di equilibrio eco-
specifico degli interessi a livello globale, specialmen- logico, nel senso di conoscere problemi non di so-
te dopo la «terza rivoluzione industriale». Del resto, pravvivenza o distruzione di comunità/specie (com-
già nel celeberrimo capitolo XII di Capitalismo, so- presa quella umana), ma solo di incisione di specifici
cialismo e democrazia (1942), Joseph A. Schumpeter spazi di vita (72). Oggi non è più cosı̀. Quando la
aveva smontato qualsiasi idea di bene comune, osser- scienza ecologica abbandona la categoria dell’equili-
vando empiricamente quanto la democrazia, pur a brio ecologico a favore di quello della biodiversità, lo
vocazione comunitariamente e culturalmente inclusi- fa davanti allo scenario della devastazione umana di
va, funzionasse in ragione della rappresentanza e intere comunità naturali a livello globale, rispetto al
concorrenza di interessi. quale il controllo della conservazione e della preser-
Oggi, il discorso dei beni comuni deve fare i conti vazione non è più sufficiente (73); non a caso, lo fa
pure con gli interessi sovranazionali funzionali al negli anni settanta del Novecento (74), gli anni, come
mercato. Per esempio in Europa, la Direttiva sui ser- accennato, delle fratture più profonde delle relazioni
vizi per il mercato interno (meglio nota come Diret- specie umana-natura; lo fa, nella consapevolezza che
tiva Bolkenstein: dir. 2006/12/CE) è stata introdotta il concetto di equilibrio, rinviando a giudizi casistici
per «eliminare gli ostacoli alla libera circolazione dei di ponderazione e quindi di valore, avrebbe potuto
servizi all’interno dell’Unione», di fatto privilegiando perpetuare narrazioni contingenti della natura, non
la concorrenzialità delle istituzioni come unica moda- più aggiornate al nuovo stato di fatto del pianeta
lità di accoglimento della «collegialità dell’offerta». Terra, «cieche» di fronte agli aut-aut della sopravvi-
Di conseguenza, le speranze di preservare la «colle- venza globale della specie e dunque a un problema di
gialità dell’offerta» sopravvivono in spazi ristretti: compatibilità planetaria uomo/natura mai verificato-
prevalentemente a livello locale (si pensi al neo-mu- si, dove ogni luogo e ogni individuo concorre, in un
nicipalismo), dentro le maglie dei condizionamenti forma comunitaria inconsapevole (perché «cieca»),
globali degli interessi di libero mercato (come perio- al disastro. In definitiva, il ricorso al termine biodi-
dicamente mostrato dalle drammatiche oscillazioni versità rafforza sı̀ le esigenze della conoscenza speci-
del valore di scambio dei prodotti agricoli); oppure fica dei luoghi (ognuno appunto diverso), ma nel
sul solo fronte del riconoscimento del loro accesso e quadro planetario dell’economia della natura e della
della loro fruizione come diritto individuale – non di condizione umana come specie, per emanciparsi dal-
specie – della personalità, magari per mezzo di appo- le assuefazioni del passato dell’essere umano indivi-
siti riconoscimenti civilistici (71). duo, caratterizzato dalla corrispondenza costante de-
gli spazi di natura e umanità. La Conferenza interna-
(68) Per richiami di immediato riscontro e inquadramento, BRA- zionale dell’Unesco su Biodiversità: scienza e gover-
VO, Ne´ tragedia ne´ commedia, 4 Rass. It. Soc., 2002, e SACCONI- no, svoltasi a Parigi nel gennaio 2005, evidenzierà
OTTONE (a cura), Beni comuni e cooperazione, Bologna, 2015.
(69) OLSON, La logica dell’azione collettiva, Milano, 1983.
questo assunto. Del resto, era questa anche la ratio
(70) DOUGLAS, Credere e pensare, Bologna, 1994. dell’apposita Convenzione sulla biodiversità, siglata
(71) Su cui, ABBRUZZESE, Valorizzazione e gestione della risorsa nel 1992 nel corso della Conferenza di Rio. Conclu-
idrica ecc..., 1 Arch. Scialoja-Bolla, 2016, 142-145. dendo, il concetto di biodiversità ha reso evidente
quello che era già chiaro a Darwin: in natura esiste
13. Biodiversità e «demo-diversità». coincidenza tra popolazione/specie e individui, ma
Se la «collegialità dell’offerta» non è fisiologica al l’economia della natura non è mediata dagli individui
bene, ma dipende da scelte culturali e istituzionali e e per gli individui; è mediata dalle popolazioni/specie
dagli interessi, allora l’attenzione si deve spostare per la loro sopravvivenza e di conseguenza è fisiolo-
prioritariamente su questo fronte, una volta che si gicamente non locale; nella specie umana questo non
vuole discutere di DDN? Questo è un interrogativo succede, perché in essa la relazione individuo/natura
che le acquisizioni del diritto ambientale ignorano. Il è mediata da altri individui e dalle loro culture, non

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512 NATURA (DIRITTI DELLA)

dalla popolazione come specie, per cui la specie uma- evidente che essa voglia essere speculare al concetto
na si auto-delimita in ragione degli spazi artificiali di biodiversità. Se la biodiversità impone di conosce-
degli individui e della loro cultura, auto-danneggian- re la natura nei luoghi, ma senza fermarsi ai luoghi e
dosi. ai suoi individui per produrre un discorso di specie,
A questo punto, quali forme di organizzazione istitu- pure le istituzioni devono funzionare con dispositivi
zionale consentono di recuperare un discorso di spe- analoghi: nei luoghi, ma per la specie. Il che compor-
cie oltre gli spazi e le culture di individui? Interroga- ta la rinuncia ad una modellistica astratta di corri-
tivo più enigmatico di questo non si è mai presentato spondenza tra specie e istituzioni e una opzione per
al cospetto della teoria e del diritto costituzionale. prassi di emersione di sempre più profonde sensibi-
Invero, l’enigma era già stato affrontato da Michel lità verso l’economia della natura. Due i riferimenti
Foucault, nel suo Corso al Colle`ge de France (1977- teorici più risalenti di questa impostazione: le Action
1978): la modernità ha sancito, tra le altre cose, la Arenas e Constitutional Situations di governo dei
irreversibile separazione, all’interno della popolazio- beni collettivi, il cui studio valse il Nobel per l’eco-
ne umana, tra specie naturale e «pubblico», una volta nomia a Elinor Ostrom nel 2009; il «diritto alla città»
che la popolazione umana coincide con la specie solo teorizzato da Henri Lefebvre di fronte alle urbaniz-
come «pubblico», ovvero dal lato delle opinioni, dei zazioni metropolitane innaturali, disumane ed ecosi-
comportamenti, dei giudizi, delle paure individuali. stemicamente incompatibili. Filiere decisorie corte,
Ecco allora che «dalla specie al pubblico si struttura partecipate, trasversali ai poteri di rappresentanza,
un campo di realtà nuove, nel senso che queste rap- perché riguardanti non opinioni, ma bisogni naturali
presentano, per i meccanismi di potere, gli elementi e primari di utilizzo della natura come relazioni, beni,
lo spazio pertinenti entro cui e nei cui confronti si servizi, emancipano dall’individualismo solitario del-
deve agire» (75). La «cecità sistemica», di cui si è le opinioni e dal solipsismo del voto: fanno riemer-
discorso, è figlia di questo processo. Ma lo sono al- gere la naturalità della specie, persino di fronte alla
tresı̀ i meccanismi costituzionali della rappresentanza più artificiale delle sue invenzioni, la megalopoli mo-
politica: le opinioni sono rappresentabili; la specie derna. La filosofia è stata parzialmente fatta propria
no. dalle Nazioni Unite, soprattutto con il suo program-
Questo spiega perché il dilemma costituzionale in ma sullo sviluppo umano, attento sia alla valorizza-
discussione riguardi ormai l’organizzazione delle de- zione della partecipazione democratica come fattore
cisioni della popolazione umana nel suo intero e al di capacitazione umana sia al governo sostenibile
suo interno. Decidere come specie, alimentando nel delle cosiddette «Megacities». Sulla stessa linea si
«pubblico» opinioni di paura, di perdita di consenso, collocano altresı̀ progetti e prassi come: la «democra-
di ribellione? Oppure decidere solo come «pubbli- zia della terra» di Vandana Shiva; la «permacultura»
co», per conservare il consenso e la pace sociale? di David Holgren e Bill Mollison; il «direito achado
Quanto dichiarato nel giugno del 2017 dal Presidente na rua» brasiliano; la democrazia «comunitaria» in-
degli Stati Uniti d’America Donald Trump, di uscire digena e gli «Ayllus» andini; la «democrazia a km 0»
dall’Accordo di Parigi sul clima in ragione del con- delle cooperative di produzione agricola; le «certifi-
senso elettorale ricevuto, certifica che il dilemma è cazioni partecipate» dell’economia solidale e degli
paradossalmente ancor più drammatico nelle demo- orti sociali; il «miglioramento genetico partecipati-
crazie. D’altra parte, la rappresentanza democratica vo»; gli «eco-villaggi»; i municipi cooperativi. La «de-
può riflettere istituzionalmente la specie umana solo mo-diversità», in definitiva, tenta di suturare la frat-
come «pubblico», perché qualsiasi esperimento di tura fra specie e «pubblico», con dieci modalità di
coincidenza delle istituzioni con l’umanità in termini esercizio: 1) riconoscere pari dignità a tutti i parteci-
di specie non potrebbe che essere totalitario, come panti non per semplice libertà di opinione, ma per
drammaticamente dimostrato dal Novecento con la comunanza di bisogni naturali di specie (bere, nutrir-
follia della salvaguardia di una identità di specie (con si, ripararsi dalle intemperie ecc. ...); 2) offrire a tutti
il nazismo) e con la illusione di emancipare l’umanità la possibilità di tematizzare nessi tra cultura e natura,
dai limiti inerenti ad una organizzazione storicamen- in ragione delle proprie esperienze di vita e facendo
te data della specie (con il comunismo, che avrebbe cosı̀ della cultura non una rivendicazione autorappre-
dovuto sostituirsi alla democrazia borghese degli in- sentativa, ma una possibilità di ricerca del rapporto
dividui). individuo-specie; 3) consentire a tutti di comunicare
Allora come garantire democrazia e specie, nono- le conoscenze locali di cura dei luoghi e sopravviven-
stante il «pubblico»? Teorie, prassi e alcuni docu- za della specie (risalenti all’era «bio-chimica» del di-
menti internazionali, come la Dichiarazione univer- ritto), al di là dei ruoli istituzionali o scientifici rico-
sale dei diritti umani emergenti del 2009, suggeriscono perti (realizzando quel paradigma di «scienza post-
la via della cosiddetta «demo-diversità». La denomi- normale», teorizzato da Silvio Funtowicz e Jerry Ra-
nazione si deve a Boaventura de Sousa Santos, ed è vetz per il superamento delle differenziazioni funzio-

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NATURA (DIRITTI DELLA) 513

nali di politica e scienza); 4) rappresentare esigenze costituzionale, è facile dedurre come la «demo-diver-
fondamentali di vita sociale (dalla casa, alla mobilità, sità», da sola, offra solo un tassello di risposta alle
agli spazi di socializzazione ecc.... e concretizzando i gigantesche domande sollevate dalla natura. D’altra
canoni della cosiddetta «economia fondamentale» parte, ed è questo l’ultimo limite, è singolare consta-
come unica economia ecologicamente compatibile); tare come alcuni di questi esperimenti operino in
5) coinvolgere le imprese non in termini di lobbying contesti istituzionali tutt’altro che democratici. Per
ma di responsabilità relazionale verso il vivente, in esempio, il «miglioramento genetico partecipativo»
quanto anch’esse composte da individui della specie, è praticato in Siria, Marocco, Tunisia, Egitto, Eritrea,
e verso i fattori produttivi come beni relazioni (in Yemen, Iran. Di fatto, la «demo-diversità» risulta
una prospettiva di c.d. «economia civile») ; 6) condi- indifferente all’esistenza o meno della democrazia
videre la legittimità degli usi degli spazi e delle risor- statale, paradossalmente per la ragione stessa che
se; 7) superare le barriere della cittadinanza politica, la fa esistere: prescindere dalla dimensione del «pub-
come titolo di accesso alle decisioni (recuperando la blico», inevitabilmente a proiezione politica, per pro-
figurazione della cittadinanza agricola del mondo an- muovere partecipazione di specie. Del resto, consta-
tico); 8) imparare a praticare la democrazia non co- tazioni simili di paradossalità erano già maturate sul
me mandato e scambio di interessi, ma come relazio- fronte dei deludenti esiti democratici della coopera-
ne costante di persone sui luoghi di vita; 9) indurre a zione allo sviluppo, nonostante la buona volontà di
cercare obiettivi unanimi, sottratti a disponibilità di diffondere comunità locali ecologicamente orienta-
maggioranza; 10) ridurre la «cecità sistemica» dei te (79).
singoli individui (76). A ben vedere, si tratta di di- Bisogna allora discutere globalmente di «forme di
spositivi in linea evolutiva con la Dichiarazione n. 10 governo» umane e «forme di governo» della natura?
di Rio de Janeiro del 1992 (la c.d. «corrispondenza di
livello» delle decisioni), la Convenzione di Århus del (72) ADAMS, Against Extinction, London, 2004.
1998 (la partecipazione come accesso alle informa- (73) Lo dichiara esplicitamente WILSON, The Diversity of Life,
Cambridge Mass., 1992, 32-33.
zioni e alla giustizia), la dir. Quadro UE sull’acqua (74) EGERTON, Changing Concepts of the Balance of Nature, 48
2000/60 CE (informazione partecipata), il reg. UE Quart. Rev. Biol., 2, 1973, 322-350
1367/2006, persino l’art. 13 della l. italiana sulla bio- (75) FOUCAULT, Sicurezza, territorio, popolazione, Milano, 2010,
diversità (n. 194/2015). Sono dispositivi molto più 66.
(76) Su questo vantaggio della partecipazione, in generale, AN-
formativi di quanto offra la rappresentanza politica, TONIETTI, Psicologia del pensiero, Bologna, 2013.
in quanto tematizzano la natura come bene relazio- (77) ARNSTEIN, A Ladder of Citizen Participation, 35 J. Am. Int.’l
nale e non come oggetto scomposto in base agli in- Pol., 1969, 216-224.
teressi, e molto più inclusivi dello stesso contenzioso (78) PIETROPAOLI, Human Rights to Democracy?, in Trasforma-
zioni della democrazia, a cura di Bazzicalupo et al., Milano, 2016,
giudiziale in materia ambientale, dove prevalgono 45 ss.
protocolli di interpretazione e ragionamento giuridi- (79) Governance e Good Governance, in Le parole dello svilup-
co finalizzati a neutralizzazione il conflitto, piuttosto po, a cura di Pallotti-Zamponi, Roma, 2014.
che a far emergere condivisioni di soluzioni. Nono-
stante i meriti, tuttavia, essi confessano anche tre
VI. LE FORME DEI DIRITTI DELLA NATURA.
limiti. Il primo in realtà riguarda il già evidenziato
problema se forme istituzionali di «collegialità del- 14. La natura tra Common Law e Civil Law.
l’offerta», come sono tutte quelle di «demo-diversi- Solo dentro tutte queste acquisizioni evolutive del
tà», pur riducendo il varco tra dimensione di specie e diritto e del suo legame con la natura è possibile
di «pubblico», riescano effettivamente a prevalere identificare i DDN, verificarne in contenuti e le mo-
sulla ineludibile logica degli interessi di scambio, dalità di esercizio. Essi conoscono le loro prime for-
che comunque presiede il mercato come istituzione mulazioni concettuali da parte dei formanti dottrinali
locale e globale. Il secondo è riferibile al funziona- di matrice di Common Law, per poi transitare nei
mento interno di queste modalità di diversificazione formanti giurisprudenziali e infine in quelli legislativi,
democratica. La «demo-diversità» realizza partecipa- originariamente a livello locale (città o autonomie
zione diretta che, come tutte le modalità partecipati- territoriali) e solo di recente, in Ecuador e Bolivia,
ve, funziona per scale e gradi di coinvolgimento, da a livello costituzionale e in un contesto di Civil Law.
cui dipendono contenuti ed effettività delle decisio- Il punto di partenza di questo cammino è identificato
ni (77). Esiste un protocollo condiviso su questi me- in tre formanti dottrinali: il libro di William O. Dou-
todi? In realtà no, perché non esiste uno statuto glas A Wilderness Bill of Rights, del 1965; gli atti del
mondiale di «diritto alla democrazia» né tantomeno Congresso di filosofia dell’Università della Georgia
un’autorità mondiale che lo tuteli (78). Se poi si ag- del 1971, raccolti da William T. Blackstone in Philo-
giunge che la maggioranza di questi esperimenti di- sophy and Environmental Crisis nel 1974; l’articolo di
fetta pure di un esplicito riconoscimento a livello Christopher Stone del 1972, pubblicato nella Sou-

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514 NATURA (DIRITTI DELLA)

thern California Law Review e intitolato Should Interests of the Child»; 6) il perseguimento dei «best
Trees have Standing, towards Legal Rights for Natu- Interests» del minore si spiega per la «fisiologia» del
ral Object. In essi, si discuteva in realtà di riconosci- soggetto, al di là della cultura di appartenenza di tutti
menti e tutele legali specifiche, ossia al di là della gli altri portatori di diritti e interessi coinvolti nel
logica del danno, per gli oggetti naturali, non di sog- processo (81); 7) la concretizzazione degli esiti della
gettività alternativa a quella solo dell’uomo. Il lavoro tutela del soggetto va dunque oltre le culture; 8) il
di Stone verrà ripreso e approfondito successivamen- mantenimento della tutela richiede la introduzione di
te, ma l’idea manterrà questa duplice proiezione dei figure istituzionali di tutela, al di là della rappresen-
diritti per la o della natura, riscontrabile in altre ope- tanza, proprio per la soggettività fisiologica non al-
re dottrinali successive, come quella di Roderick trimenti esprimibile.
Nash e in particolare di Thomas Barry, l’Earth Scho- La costruzione della Earth Justice è pienamente con-
lar che, sulla scia di Teilhard de Chardin, inquadrerà sapevole che la relazione individuo/natura è mediata
la Earth Jurisprudence come filosofia della creazio- da altri individui e quindi dalle loro culture. Tuttavia,
ne, fortemente impregnata di valori religiosi. È con i invece di teorizzare culture comuni sulla natura, co-
contributi dell’avvocato ambientalista sudafricano me pretende gran parte della Earth Jurisprudence
Cormac Cullinan che il registro terminologico cam- (nella smentita di fatto della loro edificazione), pa-
bia, optando per le formule Wild Law ed Earth Ju- trocina una tutela processuale immediata di presa in
stice, al preciso fine di rendere giustiziabili i diritti carico della natura come elemento costitutivo di rap-
della natura attraverso rappresentanza o sostituzione porti giuridici, culturalmente non mediabile e non
processuale e ricondurre al piano pratico della tutela negoziabile per ragioni semplicemente «fisiologi-
giudiziale effettiva l’identificazione di componenti che». In una simile visione, la coppia concettuale
della natura (relazioni tra specie viventi, beni e ser- diritti per la o della natura si dissolve come falso
vizi ecosistemici) come enti morali inalienabili o di dilemma, in quanto la praticità dell’inserimento della
contenuto indisponibile (80). In altri termini, a diffe- natura nel diritto significa accettazione di quelle «fi-
renza di una parte della Earth Jurisprudence impe- siologie», come elemento di narrazione giuridica,
gnata a reificare condivisioni morali di comporta- esattamente come si argomenta nei riguardi dei mi-
menti individuali ecologicamente corretti, la Earth nori. Concludendo, la Earth Justice è sostanzialmen-
Justice aspirava a consolidare precedenti giudiziali te a-ideologica: non bisogna riconoscersi in una de-
in cui ammettere che la natura, in quanto soggetto terminata visione della natura, per attribuirle diritti.
morale e quindi comunitario, rappresenta un limite Questo vale sia per le parti del processo che per il
esterno alla discrezionalità del potere e al nucleo giudice chiamato a risolvere i casi con la natura.
individuale dei diritti umani, anche quando questi Quando si ha a che fare con la natura – come con i
operano nel consenso dei titolari umani dei diritti e minori – la mediazione culturale dei soggetti coinvol-
agiscono nella conformità delle leggi e delle Costitu- ti tende al minimo per prevalenza della considerazio-
zioni. Si è trattato di un ordito logico già solcato in ne delle «fisiologie» del soggetto da tutelare. Se que-
altre costruzioni di «nuovi» soggetti di diritto, pregno sto non avviene, o avviene solo in parte, significa che
di interessanti risvolti. Il paragone più prossimo ed l’attenzione umana si è spostata, in tutto o in parte,
efficace sembra essere quello con i diritti dei minori, su altri fattori non «fisiologici» (interessi materiali,
per almeno otto ragioni: 1) l’ammissione di diritti economici, politici ecc. ...), estranei alla natura come
processuali dei minori consente di rendere visibili ai minori. Rispetto al parallelo con i diritti dei minori,
ed effettivi contenuti sostanziali di un soggetto, altri- poi, altri quattro dati spiccano fra i risvolti pratici
menti inconsapevole della importanza della propria dell’approccio giudiziale. In primo luogo, la rivendi-
esistenza e sopravvivenza; 2) l’importanza di questa cazione dei DDN come richiamo alle «fisiologie» può
esistenza e sopravvivenza non è individualistica (il operare per via di qualsiasi parte processuale, non
soggetto in sé), ma di specie (senza minori che diven- necessitando di una identificazione previa di rappre-
tino adulti, la specie si estingue); 3) non casualmente, sentanza. Con l’idea dei DDN, la natura non diventa
la meritevolezza di tutela si fonda su proiezioni tem- un nuovo soggetto che agisce in giudizio (attivando
porali «fisiologiche» del soggetto (cicli e bisogni bio- interrogativi di diritto processuale sulla sua ammissi-
logici, sviluppo psico-fisico del bambino ecc. ...); 4) bilità, risolvibili solo con argomenti normativi e cul-
l’interpretazione giuridica, nonostante le sue raffina- turali). La natura entra nel giudizio perché entra in
te tecniche narrative, non può prescindere dalla «fi- rapporti giuridici altrimenti classificati e gestiti attra-
siologia» del soggetto; 5) il rapporto di questa tutela verso filtri narrativi e argomentativi esclusivamente
rispetto a qualsiasi altro diritto o interesse materiale culturali o individualisticamente interessati. In virtù
in conflitto o collisione non può che propendere a di questo, come seconda caratteristica, la forza argo-
favore del minore stesso, in virtù del canone, verba- mentativa dei DDN si può esprimere oltre le fatti-
lizzato a livello internazionale con i cosiddetti «best specie di previsione eteronoma del diritto ambienta-

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NATURA (DIRITTI DELLA) 515

le, nel senso che la conflittualità con la natura non derivando da interazioni volontarie che si pongono
dipenderà necessariamente dalla fattispecie prevista di fronte al giudice, piuttosto che trasformativa per
da una norma (prevalentemente come ontologia del previsioni deliberative precostituite: Rules Rather
danno o del rischio), bensı̀ dal dato di artificialità e than Discretion (83). L’argomento della soggettività,
non naturalità (come occultamento delle «fisiolo- di conseguenza, si colloca dentro i canoni tipici della
gie») che un rapporto giuridico potrà disvelare nel Natural Justice angloamericana, quale insieme di re-
caso concreto (e da tale angolo di visuale, questo gole limitative appunto della discrezionalità nel defi-
genere di conclusioni non appare molto distante da nire ciò che è giusto o ingiusto, anche rispetto alla
quel «principio di integrazione», che richiede la con- natura, nei singoli casi. Non va oltre questo orizzon-
siderazione della variabile ambientale all’interno di te, che evidentemente permane come orizzonte di
qualsiasi decisione, ancorché affidato alla discrezio- «pubblico» (le parti nel Case Law), prima ancora
nalità degli interessi umani) (82). L’ordito dei DDN, che di specie; simile, negli esiti, a quanto evidenziato
però, non si radica solo sui rapporti intersoggettivi nella osservazione delle esperienze di «demo-diver-
dedotti in giudizio. La sua ulteriore potenzialità con- sità».
siste nel coinvolgere gli spazi in cui quei rapporti
vivono la loro esperienza: spazi non più unicamente (80) MALONEY-SIEMEN, Responding to the Great Work ecc., 5
culturali. In tale proiezione, i DDN diventano diritti Environ. & Earth L.J., 2015, 6-22.
(81) ALSTON (a cura), The Best Interests of the Child, Oxford-
«nativi», ossia originari al di là o nonostante le cultu- New York, 1994.
re esistenti o sopravvenute, in una logica simile a (82) DELL’ANNO, Principi del diritto ambientale europeo e nazio-
quella dell’«immemoriale», cioè del possesso che du- nale, Milano, 2004, 75.
ra da tanto tempo (vetustas) da essersi smarrito il (83) PRESCOT-KYLAND, Rules Rather than Discretion, 85 J. Pol.
Ec., 3, 1977, 487.
ricordo del suo nascere con presunzione di esistenza
di un titolo corrispondente al diritto, anche per su-
perare le ambiguità e le ipocrisie interpretative sorte 15. La «Litigation Strategy».
intorno alla formula delle «appartenenze ancestrali» La constatazione tracciata spiega tuttavia il successo
come titoli di rispetto dei luoghi (abusate da molte dei DDN come «Litigation Strategy»: strategia volta
giurisprudenze per legittimare l’estrattivismo nei Sud non a far emergere lacune o inadempienze legislati-
del mondo). Ne offrono esempio i casi giurispruden- ve, per contestualizzare in termini «fisiologici» e non
ziali, richiamati in elenco, di attribuzione di soggetti- ontologici i diritti delle persone umane, ma per atti-
vità giuridica ai corsi d’acqua (Rio Vilcabamba, Rio vare prassi di eco-compatibilità. I DDN, in questo
Atrato, fiume Gange), come pure l’affermazione del- modo, diventano rivendicabili anche al di fuori dei
la imprescrittibilità dei diritti di pascolo delle comu- casi di danni a cose naturali. Di questa specifica lo-
nità Sami. In qualche modo, anche la tematica dei gica, si è fatto paladino il Community Environmental
«Native Titles» o «Aboriginal Titles», pur se sorretta Legal Defense Fund (CELDF), prestando assistenza
– nei casi più risalenti – da protocolli argomentativi nell’accesso alla giustizia per numerose questioni am-
principalmente culturali in ragione della corrispon- bientali, coniugandole ora in termini culturali, ossia
dente destrutturazione del dogma occidentale della come questioni in cui il conflitto disvela visioni cul-
Terra Nullius, risponde a questa caratteristica. Il ca- turali differenti nei confronti della natura, ora in ter-
rattere «nativo» non significa protezione né conser- mini sociali, per rimarcare come la mancata conside-
vazione: si traduce in riconoscimento attivo delle di- razione della natura come soggettività dimostri il pre-
namiche naturali di un luogo. E proprio a quest’ulti- valere di logiche economiche, cui subordinare anche
mo predicato si lega la eventuale quantificazione non un diritto discriminatorio e ingiusto. Le due linee
solo contingente e circoscritta ai danni della «nativi- generalmente si sono mosse nell’alveo dell’ordito
tà», ove esistenti: danni di specie, non di individui. dell’art. 5 n. 2 del Patto ONU sui diritti economici,
La Earth Justice offre spunti molto interessanti. Bi- sociali e culturali: «Nessuna restrizione o deroga a
sogna però osservare che l’intera prospettiva descrit- diritti fondamentali dell’uomo, riconosciuti o vigenti
ta non è ecologica in senso pieno, nel senso che in- in qualsiasi Paese in virtù di leggi, convenzioni, rego-
duce a discutere i DDN totalmente dentro l’econo- lamenti o consuetudini, può essere ammessa con il
mia della natura e la sua compatibilità con le forme pretesto che il presente Patto non li riconosce o li
di potere inventate dall’uomo. Nella Earth Justice, la riconosce in minor misura». Le consuetudini possono
base epistemica continua a risiedere in una visione declinare diritti umani connessi alla natura, «Rights
culturale del diritto come linguaggio e mediazione to Nature» prima ancora che «of Nature». Diventa
con i fatti attraverso argomenti. L’obiettivo guarda allora plausibile accedere davanti a un giudice per
alla produzione di regole risolutive di singoli casi. È pretenderne riconoscimento e tutela. Non a caso,
una base più facile da mantenere nei contesti di questo tipo di contenzioso è maturato soprattutto
Common Law, dove la Rule of Law è transattiva in contesti del Sud del Mondo, nei giudizi nazionali

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516 NATURA (DIRITTI DELLA)

e sovranazionali aventi come parte comunità indige- condizione di sopravvivenza di tutti i beni e servizi.
ne, e salutato come mezzo della «decolonizzazione» In quel contesto, ha funzionato contraddittoriamen-
(nel significato della «Commissione Gulbenkian») te. Ciononostante, però, ha inaugurato una prospet-
del sapere giuridico proprio nei riguardi delle conce- tiva processuale importante: l’invocazione dell’«equi-
zioni della natura. librio» ha messo in discussione la narrazione del bi-
Le condizioni e i meccanismi processuali che facilita- lanciamento come stratagemma argomentativo di in-
no l’approccio sono generalmente di due tipi: stru- clusione plurale dei diritti rispetto a qualsiasi bene.
menti di accesso giudiziale; strumenti di integrazione Un discorso del genere può valere fintantoché si di-
del contraddittorio giudiziale. Nel primo campo, scuta di pretese soggettive verso qualcosa di specifico
rientrano tutte le forme di legittimazione delle asso- e determinato (come nella logica del danno ambien-
ciazioni ambientaliste o dei gruppi che dimostrino di tale) e si discuta solo di equilibri soggettivi di libertà.
avere interesse al ricorso (Sudafrica, Filippine, Boli- Ma dentro l’«equilibrio ecologico», che non è sogget-
via), dei difensori ambientali (Kenya, Costa Rica, tivo, la natura non aggiunge un nuovo diritto in com-
Ecuador, Bolivia), di individui o gruppi che agiscono petizione con il catalogo delle pretese soggettive da
in nome di interessi diffusi di rilevanza costituziona- bilanciare; l’invocazione della natura serve a far com-
le, al di là dell’interesse personale e diretto nella prendere che senza la considerazione delle funziona-
causa (Brasile, Perù, Colombia, Costa Rica) o dell’e- lità dei sistemi di vita (costituite di relazioni di specie
sistenza di un danno (Ecuador, Kenya). Nel secondo viventi, beni e servizi ecosistemici), i diritti umani,
campo, vanno menzionate tutte le forme di allarga- ancorché bilanciati nelle pretese soggettive su beni,
mento del litisconsorzio attraverso la figura dell’A- non sopravvivono. Funge da clausola di solidarietà di
micus Curiae (Brasile) o la previsione di discussioni specie. Sintomaticamente in questi termini si è
pubbliche a carattere non contenzioso di fronte al espressa la più recente legge boliviana del 2010, sui
giudice (Ecuador) o di composizione plurima, in ter- diritti della Madre Terra, dove, all’art. 6, stabilisce
mini culturali e territoriali, dei collegi giudicanti (Bo- che qualsiasi conflitto tra diritti deve risolversi in
livia). modo da non intaccare irreversibilmente la funziona-
Con questi meccanismi, il giudice diventa una sorta lità dei sistemi di vita. Con questo schema, i DDN,
di facilitatore di partecipazione per la conoscenza sia più che a elemento di difesa contro qualcosa o qual-
dei fatti dedotti in giudizio sia delle loro implicazioni cuno, assurgono a insieme di condizioni fondamenta-
effettive nei luoghi di vita delle entità coinvolte, uma- li di ammissibilità delle pretese di bilanciamento del-
ne e non. Inoltre, dal punto di vista della dinamica l’essere umano. Di conseguenza, la realizzazione del
del processo, gli effetti di questo duplice percorso bilanciamento non dipenderà prioritariamente dai
sono sostanzialmente quattro: 1) trasformare il pro- contenuti dei diritti o dal tentativo di ricerca del loro
cedimento giudiziale da luogo sapienziale delle for- nucleo essenziale, ma seguirà alle condizioni naturali
mule giuridiche a spazio partecipato di concorso nel- – ecosistemiche – di collocazione delle collisioni. È
la conoscenza della realtà come integralità naturale e anche per questo, tra l’altro, che il concetto di «equi-
non esclusivamente sociale; 2) democratizzare la co- librio ecologico» ha visto affiancarsi, nelle normative
noscenza stessa dei casi giudiziari, come bene rela- più recenti conseguenti alle revisioni dell’ecologia,
zionale del processo; 3) scongiurare la riduzione del quello di «biodiversità», quale categoria giuridica es-
tema della natura a questione meramente ermeneu- sa stessa di localizzazione delle collisioni tra diritti.
tica e tecnico-scientifica, di cui il giudice diventa pre- Inoltre, questa localizzazione diventerà, grazie anche
costituito interprete e traduttore nella decontestua- agli accennati strumenti processuali a disposizione
lizzazione della realtà dei luoghi, ossia delle biodiver- della «Litigation Strategy», oggetto di definizioni
sità degli spazi della vita; 4) rendere apparente (come non solo scientifico/tecniche, ma anche storiche, psi-
antinomia) la collisione fra diritti fondamentali uma- cologiche e antropologico culturali, descrittive di
ni e natura, in quanto l’armonia fra gli stessi è possi- condizioni di vita di animali, piante, elementi biotici
bile proprio grazie alla conoscenza partecipata delle e abiotici che fisiologicamente includono tutta la
«fisiologie» della natura, che ricomprendono l’essere realtà, al di là delle titolarità giuridiche artificiosa-
umano. mente rivendicate in nome del bilanciamento.
Il primo testo costituzionale che ha verbalizzato que- Su questa linea, si muove infine l’iniziativa di istitu-
sta prospettiva è stata la Costituzione brasiliana del zione di un «Tribunale internazionale permanente
1988, con gli artt. 216 e 225 dove la cultura, come sui diritti della natura e della Madre Terra», inaugu-
bene materiale e immateriale, e il diritto fondamen- rato a Quito nel 2014 come piattaforma internazio-
tale all’ambiente, come interesse di specie, sono nale di discussione partecipata sul rapporto tra bio-
scanditi in funzione dell’«equilibrio ecologico»: un diversità e contenzioso giudiziale in termini appunto
diritto riferito non a un bene o servizio culturali e di inserimento della natura negli ambiti delle tecni-
naturali (acqua, aria, vento, luce ecc...), bensı̀ a una che di bilanciamento dei diritti. Solo questo inseri-

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NATURA (DIRITTI DELLA) 517

mento rende evidente la narrazione artificiosa del in termini generali e preventivi, ossia non solo a se-
bilanciamento, consentendo, tra l’altro: di discutere guito di casi giudiziari, il richiamo alla natura come
di responsabilità ambientale non più in termini di elemento costitutivo dell’ordinamento giuridico. Solo
danno circoscrivibile, ma di devastazione delle biodi- nella corrispondenza costituzionalizzata tra ordina-
versità (per esempio, allo scopo di configurare fatti- mento giuridico (organizzazione interindividuale,
specie di ecocidio, per la prima volta ammesse nel territorio, regole, consenso) e ordinamento ecologico
Policy Paper del 2016 del Procuratore della Corte (relazioni tra specie viventi, beni e servizi ecosistemi-
Penale Internazionale); di riconoscimento di una giu- ci), la concretizzazione dei diritti e la stessa politica
risdizione universale di tutela della natura che operi possono funzionare in «armonia», ossia in modo
nella extraterritorialità delle formali previsioni di ri- compatibile, con la natura. In alternativa alla sogget-
conoscimento a livello dei singoli Stati (nel quadro, tività assoluta alimentata dal discorso della ottimiz-
tra l’altro, del Quarto Rapporto del Segretario gene- zazione delle aspettative individuali definite dal con-
rale ONU su «Harmony with Nature», del 2013, dove senso o dal bilanciamento, la natura costituzionaliz-
i DDN sono, per la prima volta, rubricati come «li- zata ricorda la fisiologica finitezza delle soggettività
miti» degli interessi umani); di affermare una giuri- umane rispetto alla sopravvivenza della specie; al
sdizione universale sulla natura come bene della spe- cospetto dei riti procedurali della democrazia eletti-
cie umana, non degli individui. va, la natura dimostra la fisiologica contingenza di
quella legittimazione, da integrare con prassi di bio-
16. Il favor naturae tra materia costituzionale e sovra- diversità. Si tratta quindi di due dispositivi metodo-
nazionalità. logici complementari (non sostitutivi) rispetto alla
Se la «Litigation Strategy» ha rintracciato nell’art. 5 costituzionalità moderna. Le due formule che li con-
n. 2 del Patto ONU del 1966 la sua matrice interna- tengono sono quella del «buen vivir», reso con lemmi
zionale di ammissibilità, l’art 2 n. 1 della Carta dei differenti tra Ecuador e Bolivia, e del cosiddetto
diritti e doveri economici degli Stati, del 1974, ha «mandato ecologico», conseguente alla previsione
offerto le fondamenta remote della costituzionalizza- assiologica del favor naturae. Costituzionalizzare la
zione esplicita e dettagliata dei DDN. Infatti, tale natura significa allora sovraordinare per presupposi-
disposizione riconosce la sovranità statale piena sulle zione il funzionamento dell’economia della natura al
risorse naturali, intese evidentemente come relazioni bilanciamento con qualsiasi interesse esclusivamente
tra specie viventi, beni e servizi ecosistemici. Lo Sta- umano individuale, e questo non solo davanti al giu-
to è sovrano sulla natura, nelle acquisizioni evolutive dice, come cerca di perseguire la «Litigation Strate-
risalenti, come si è visto, agli albori del costituziona- gy», bensı̀ in tutte le sedi di esercizio della discrezio-
lismo moderno su proprietà pubblica e privata. Al- nalità del potere, affinché la dimensione equidistante
lora gli atti sovrani dello Stato, a partire dalla Costi- e ponderata, patrocinata dalle diverse declinazioni
tuzione, possono disporre della natura e delle sue dello sviluppo sostenibile, siano essere «forti» o «de-
qualificazioni, sicché queste ultime assurgono ad ele- boli» (84), ceda il passo a un’opzione che, più che
mento costituente dello Stato, non più limitativamen- culturale, risulti necessaria e fisiologica per la soprav-
te a scelta costituzionale. In Ecuador, l’Assemblea vivenza della specie. Non si tratta banalmente di con-
costituente, che ha prodotto il testo del 2008, ha ri- solidare pratiche contingenti già sperimentate altrove
vendicato il riconoscimento dei DDN proprio come (in dubio pro natura; non retrocessione delle condi-
atto di sovranità costituente della natura dentro lo zioni di fatto; doveri pubblici di conservazione, pre-
Stato, rispetto a negazioni ricorrenti, internazional- venzione e difesa). Anche lı̀ dove tali modalità hanno
mente tollerate e consumate nella disapplicazione conosciuto sostegno direttamente o indirettamente
appunto della previsione ONU del 1974. Quell’As- costituzionale, mutamenti significativi nel governo
semblea ha cosı̀ inaugurato un diritto costituzionale umano della natura non si sono registrati: basterebbe
della natura (come vera e propria materia costituzio- verificare il rapporto non positivo tra standard costi-
nale), non sulla natura, del tutto originale e molto tuzionali di apertura ai diritti ambientali, in termini
articolato, di lı̀ a poco ripreso in Bolivia, nel 2009. comunque di aspettative esclusivamente umane, e
Ma in che termini la natura può assurgere a materia perdita di biodiversità degli ecosistemi locali, aumen-
costituzionale? Common Law e «Litigation Strategy» to dell’impronta ecologica individuale e nazionale,
possono alimentare nuove risorse argomentative di alterazione delle biocapacità dei territori (per esem-
Natural Justice e ridurre a fisiologia naturale i bilan- pio, nel Mediterraneo). Pure le sempre più ricorrenti
ciamenti dei diritti e dei loro nuclei narrativi. Rispet- prassi e proposte di «compensazione della biodiver-
to a questo scenario, che cosa può aggiungere la co- sità», ancorché conformi a contenuti costituzionali di
stituzionalizzazione dei DNN? tutela ambientale, negano qualsiasi priorità al favor
In prima battuta, si potrebbe rispondere osservando naturae e sfruttano le logiche et-et abilitate dalle
che la costituzionalizzazione mira a «normalizzare» narrazioni del bilanciamento. Quindi, la costituziona-

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518 NATURA (DIRITTI DELLA)

lizzazione della natura riflette un’ambizione forte che l’altro, delle accennate degenerazioni novecentesche
il costituzionalismo moderno, sin dalla sua nascita, ha del darwinismo sociale), riconvertendo lo stesso ruo-
faticato a realizzare. lo dello Stato da «prestatore» di funzioni e beni per il
Si spiega il suo punto di partenza nella rivendicazio- benessere naturale umano in «curatore» del patrimo-
ne della sovranità costituente delle risorse naturali. È nio della vita e della sopravvivenza di tutta la natura
noto, infatti, che il tema della sovranità statale sulla (il «Caring State», cosı̀ definito da Bagni). È in que-
natura si impone alla metà del Novecento, dentro le sta logica che trovano ragion d’essere sia il «buen
Nazioni Unite, come questione non certo di tutela vivir» che il «mandato ecologico». Il primo persegue
ambientale, quanto di urgente garanzia di continuità una prospettiva di promozione dei diritti in dimen-
di accesso alle risorse dei paesi decolonizzati da parte sione sociale, soprattutto di fronte alle ragioni mer-
delle ex metropoli. Tale funzionalizzazione semanti- cificanti dello scambio e del profitto, attraverso la
ca ha costruito il suo armamentario concettuale e integrazione della loro tutela con la garanzia costitu-
giuridico a livello di diritto internazionale degli inve- zionale di accesso a una serie molto ampia di beni
stimenti, di tutele delle legittime aspettative dei pri- relazionali (tempo libero, istruzione gratuita, metodi
vati investitori persino rispetto alla sovranità costitu- interculturali, promozione della qualità della vita cit-
zionale degli Stati, di accordi di libero commercio in tadina e rurale, sostentamento dei bisogni naturali,
deroga a specifiche disposizioni delle Costituzioni, di economia di prossimità ecc...), di cui la natura, come
condizionalità (85), inaugurando nuove stagioni di ecosistema, è contenitore e custode. Il secondo, al
ecologia politica predatoria e discriminatoria, di cui fine di evitare che la logica del «buen vivir» scada
il cosiddetto «Land Grabbing» è solo l’ultima delle nel semplice perseguimento di stili individuali di vita,
manifestazioni (86). vincola tutte le dimensioni istituzionali a farsi carico
La natura costituzionalizzata diventa allora una sog- del progetto. Eduardo Gudynas ha definito il «man-
gettività sovrana anche a livello di diritto internazio- dato ecologico» come il nuovo status vivendi di qual-
nale per bloccare questa deriva, elemento di una ob- siasi ordinamento giuridico, da quello statale a quelli
bligazione politico-costituzionale che dovrebbe inter- o sovra-nazionali, a quelli interni agli Stati: un
orientare: le relazioni internazionali; il rapporto tra fatto normativo; elemento costitutivo delle stesse
poteri, rispetto alla sola legittimazione individualisti- autonomie pubbliche e private; non disponibile dal
co-elettorale; la integrazione dei diritti, senza lasciare consenso né negoziabile, perché non separabile o
spazio a riserve di legge o di amministrazione che ne frammentabile in specifiche rivendicazioni di indivi-
possano ridimensionare la forza condizionante. dui viventi; «dovere di rispetto integrale» da chiun-
Sul piano delle teorizzazioni, il precursore di questa que esigibile. Il che significa, tra l’altro, che la sua
linea di riconoscimento dei DDN è stato Godofredo esigibilità non dipende solo dalla via giudiziaria. In
Stutzin, con la sua idea di attribuzione di personalità tal senso, non a caso, sono interpretati e applicati gli
giuridica alla natura in termini di «fondazione per la artt. 3, 72 e 83 della Costituzione dell’Ecuador non-
vita», al pari delle fondazioni titolari di un patrimo- ché l’art. 34 della Costituzione boliviana del 2009.
nio ordinato a uno scopo, e con la individuazione del Certo, tutto questo richiede una verbalizzazione co-
patrimonio negli ecosistemi comprensivi della specie stituzionale dettagliata dell’ordito. Si può dire che
umana. Non è lo Stato che si fa carico della natura. l’unica Costituzione che sperimenti in pieno il nuovo
Dichiarando di interesse generale la conservazione cammino sia quella dell’Ecuador del 2008. Essa de-
degli ecosistemi e della biodiversità e definendo sog- linea una sorta di deontologia costituzionale trasver-
getto la natura, come si riscontra adesso nell’art. 14 e sale dei poteri e delle rivendicazioni dei diritti, la cui
nel Cap. VII della Costituzione dell’Ecuador del clausola di chiusura è sancita dall’art. 395 n. 4: il
2008 nonché nell’art. 5 della legge boliviana sulla favor naturae. In combinato disposto con gli artt.
Madre Terra, si realizza una nuova strutturazione 283, sull’economia, e 396, 397 e 398, il favor viene
intersoggettiva tra ordinamento giuridico, individui, declinato come funzionalità di tutti i procedimenti
natura. In questa interrelazione, ciò che la natura- decisionali, in coerenza, tra l’altro, con il Capitolo
fondazione rivendica è l’adempimento di doveri di II del Titolo IV, sulla garanzia della supremazia della
mantenimento delle finalità del suo patrimonio di Costituzione. In forza di queste disposizioni, la natu-
vita. Di conseguenza, non competendo in nome di ra non si trova a giocare un ruolo strumentale ai
diritti, essa non è bilanciabile. In quanto «fondazione diritti e al loro bilanciamento (come tutto sommato
per la vita», poi, il suo funzionamento non potrà che presuppone la «Litigation Strategy»), né diventa me-
realizzarsi attraverso dispositivi partecipativi di tutti i ritevole di tutela nella misura in cui assume un valore
soggetti umani per la condivisione dei doveri. In de- d’uso e/o di scambio (secondo la logica del danno
finitiva, la costituzionalizzazione destruttura la sog- ambientale). Essa è il contenitore prioritario dei beni
gettività come semplice pretesa naturale individuale relazionali disposti dalla Costituzione, prevalente
di prestazione o rivendicazione di tutela (base, tra sull’individualismo assiologico delle pratiche di bilan-

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NATURA (DIRITTI DELLA) 519

ciamento, proprio perché identificata non più come versione ecologica non tanto degli stili di vita, quanto
oggetto materiale di valorizzazione (e protezione), delle procedure organizzative, deliberative e argo-
bensı̀ come soggetto-dovere delle stesse relazioni mentative di tutti i soggetti costituzionali: persone
umane: una «preferenza precostituita» di qualsiasi fisiche e giuridiche, interne ed esterne allo Stato, in
scelta costituzionale, dilemma interpretativo, collisio- nome sı̀ del pluralismo culturale (con l’enfasi sulla
ne di diritti, situazione fattuale «tragica» (87). inter-culturalità), ma nel comune vincolo del favor
Tra l’altro, la ragione orientativa del favor spiega naturae.
perché esso integri ma non sostituisca le altre moda- Evidentemente la tenuta effettiva di questo impianto
lità e deontologie costituzionali di tutela dei diritti e rende indispensabile la rivalutazione del carattere
dell’ambiente. I DDN, nel disegno costituzionale an- formale del diritto costituzionale e la massima valo-
dino, non assurgono ad alternativa del tradizionale rizzazione della coerenza della disciplina giuridica
diritto costituzionale ambientale, semplicemente ten- interna alla Costituzione: un ritorno all’idea di Co-
tano di sottrarlo alle logiche duttili di funzionalizza- stituzione come statuto giuridico del politico, che esi-
zione ai dogmi economici delle esternalità negative e ge un ruolo statale forte nella pianificazione giusta
della compensabilità dei danni (si pensi al canone del del disegno costituzionale e un concorso dei formanti
ripristino degli ecosistemi). In estrema sintesi, questa dottrinale e giurisprudenziale orientati a riconoscere
integrazione è scandita nel testo dell’Ecuador attra- priorità alle conoscenze e ai dibattiti ecologici come
verso otto passaggi normativi: 1) il riconoscimento dati costitutivi della sapienza giuridica. È interessan-
dei diritti nella differenziazione tra condizioni natu- te osservare come, in Ecuador e Bolivia, dottrina e
rali di loro esercizio (i bisogni naturali vitali da ga- giurisprudenza si stiano aprendo a questa esigenza
rantire a chiunque), loro possibilità di mediazione transdisciplinare.
culturale nei contenuti (con la tutela della intercultu- Tuttavia, quello che rimane problematico di questi
ralità e del pluralismo scientifico, informativo e co- esperimenti non riguarda tanto l’integrazione tra i
municativo), loro contestualizzazione nella biodiver- formanti nel disegno costituzionale di compatibilità
sità (dall’habitat alla casa al lavoro), in modo che ecologica, quanto l’effettivo vincolo che tale disegno
qualsiasi loro bilanciamento non sia libero, nella di- produce sulla politica. Formalmente, in nome del na-
screzionalità del legislatore o del giudice, ma «situa- tura, i soggetti costituzionali non solo non possono
to» nella osservanza dei tre elementi di inserimento rivendicare prioritariamente esigenze di bilancia-
socio-ecosistemico e soprattutto non degradato a di- mento di interessi e diritti, ma soprattutto non do-
mensione solo economica di consumo (artt. 12-34 e vrebbero pretendere che il circuito delle decisioni
Titolo VII); 2) l’affermazione dei DDN come obbli- democratiche sia legittimato esclusivamente dal con-
gazione politico-costituzionale verso tutti i soggetti senso, la cui contingenza non garantisce la continuità
pubblici e privati, costruita attraverso regole prima- intergenerazionale delle compatibilità ecologiche.
rie di limitazione dei poteri e dei diritti (artt. 71-74 e Dunque avrebbero titolo a rafforzare processi di pia-
83 n. 6, 84); 3) la promozione del «buen vivir» come nificazione di obiettivi e sintesi di potere, che possa-
vera e propria pianificazione costituzionale (artt. 3, no mantenere nel tempo questa garanzia, concretiz-
84, 275-276, 335-339, Titolo VII); 4) la diffusione del- zando la figurazione del «pianificatore saggio» di-
la interculturalità come pedagogia ecologica (artt. 26- scusso dagli stessi ecologi. In Ecuador e Bolivia, l’e-
29 e 343-347); 5) il favor naturae (artt. 395 e 425) sigenza sarebbe soddisfatta dal protagonismo del po-
come clausola di chiusura; 6) la funzionalizzazione tere presidenziale nella sintesi dei processi partecipa-
delle relazioni commerciali internazionali alla osser- tivi adottati. Tuttavia, questo effetto di democrazia
vanza del favor naturae come aspettativa non nego- paternalistica per la sopravvivenza ecosistemica rap-
ziabile (artt. 319-324, 416 n. 12 e 421-422), nella ri- presenta forse il limite, dato che quel protagonismo
presa, in pratica, del ricordato art. 2 n. 1 della Carta appare spesso profondamente distante dal «mandato
dei diritti e doveri economici degli Stati; 7) la diffe- ecologico» della Costituzione, rendendo enigmatica
renziazione dell’apertura statale alla sovranazionali- la sfida inaugurata dal ciclo costituzionale andino.
tà, distinguendo le condizioni di partecipazione a se- Resta da chiedersi, allora, se sia questo – il protago-
conda della natura del processo integrativo, se sosti- nismo anche personalizzato e paternalistico di poteri
tutivo di funzioni economiche statali oppure compen- monocratici in nome della natura – il prezzo da pa-
satorio di tutela dei diritti umani (artt. 417 e 423), in gare per un futuro di compatibilità ecologica.
modo da mantenere integra la deontologia del favor VII. COSTITUZIONI E DEFICIT ECOLOGICO.
naturae; 8) la concretizzazione della «demo-diversi- L’interrogativo è ineludibile, perché, oggi, il tema
tà» su più livelli di esercizio e della partecipazione della compatibilità ecologica non riguarda una deter-
attiva ai poteri giudiziali e nelle stesse relazioni in- minata forma di Stato o di governo. Riguarda il pia-
ternazionali (artt. 59-61, 85, 88, 91, 168 n. 5, 319-321, neta Terra come corrispondenza problematica tra
416 e 422). Si tratta di regole costituzionali di ricon- ordinamenti giuridici, con le loro regole costituziona-

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520 NATURA (DIRITTI DELLA)

li, e ordinamento ecologico, con la sua economia del- due: il «deficit ecologico» disegna le nuove geografie
la natura ferita profondamente nei suoi funziona- delle diseguaglianze umane (90); il «deficit ecologico»
menti, a danno di tutti, a partire dalla specie umana. rifugge dal postulato della «equivalenza ricardiana»
Non esiste nessun documento internazionale che tra individui umani, alla base della costituzione econo-
esprima in modo diretto la gravità inedita della situa- mica di tutti i paesi del mondo e delle sovranazionalità
zione e le sue ricadute sul piano proprio giuridico- da loro prodotte. Si tratta delle due facce della stessa
costituzionale. Paradossalmente il Preambolo del- medaglia. L’«equivalenza ricardiana» cerca soluzioni
l’Accordo di Parigi del 2015 relega l’idea della sog- del debito in termini di scambio di interessi umani,
gettività della natura/Madre Terra a mero riconosci- eventualmente legittimati dal consenso e distribuiti
mento di «alcune culture» che attribuiscono impor- nel tempo (91). Sul lato della tutela ambientale, ne
tanza alla giustizia climatica, declassando ancora una costituiscono manifestazione le regole sullo scambio
volta a banale differenza culturale una questione na- di «quote» di inquinamento o di compensazioni terri-
turale ineludibile e per troppo tempo negata dalla toriali. Dentro questa euristica, si muovono le teorie
tradizione giuridica occidentale, come se nulla fosse ottimistiche di carattere economico e politico sugli
cambiato nel pianeta Terra (88). Eppure la situazio- equilibri ecosistemici ed intergenerazionali. Sul primo
ne odierna infrange il panorama delle relazioni liber- fronte, è importante richiamare la cosiddetta «curva
tà-autorità, governate dalle Costituzioni, per lo squi- ambientale di Kuznet», secondo cui proprio la crescita
librio quotidiano che ciascun individuo umano, come economica e l’innovazione tecnologica sarebbero la
essere vivente «cieco», produce (più o meno incon- soluzione ai problemi ambientali, giacché sprigione-
sapevolmente) tra consumi di risorse naturali e pos- rebbero libertà e quindi miglioramento degli stili di
sibilità di rigenerazione di quelle risorse nei cicli na- vita (92). Ma questa teoria non supera la realtà della
turali della terra; un profilo dunque personale e glo- «cecità sistemica». Non a caso, ad essa tendono ad
bale allo stesso tempo, perché riferibile, per la prima ispirarsi le correnti politiche di «negazionismo clima-
volta nella storia costituzionale dell’ambiente, alla tico», attualmente rappresentate dal Presidente degli
sopravvivenza della specie umana a causa dei suoi Stati Uniti Trump. Sul secondo fronte, si colloca il
individui: l’anticamera dell’estinzione, secondo la «Just Saving Principle» di John Rawls (93), in realtà
storia naturale delle specie studiata da Darwin. Si riferito alla giustizia intergenerazionale, ma indiretta-
tratta di uno squilibrio non più governabile come mente connesso ai problemi ecologici. Nella sua pro-
mera esternalità negativa. Già Robert Cooter, criti- spettiva, il tema delle generazioni future non è affatto
cando il teorema di Ronald Coase, osservava che un problema di controllo o riduzione delle risorse na-
possono verificarsi, nei comportamenti umani, ester- turali del pianeta, al fine di non far pagare a chi verrà
nalità non semplicemente negative ma sconvolgente- il costo delle scelte sbagliate del passato e del presen-
mente «distruttive», per le quali qualsiasi transazione te. La responsabilità nei confronti delle generazioni
appare drammaticamente insufficiente (89). Il tema future è una questione di equilibrio di opportunità
del cosiddetto «deficit ecologico» identifica la peg- umane nel tempo, attraverso giusti risparmi del pre-
giore di queste esternalità, con l’aggravante di non sente: ogni generazione lascia un contributo a chi ver-
essere una esternalità interindividuale, come ottimi- rà e riceve un contributo dai suoi predecessori, in base
sticamente ancora ipotizzato da Coase, ma di specie, a una condizione di benessere da tutti esercitabile per
riguardante cioè l’umanità. È paradossale che nessun quantità di beni e risorse accessibili. Ora, il «deficit
documento, a partire dalle Costituzioni preoccupate ecologico» certifica purtroppo che una parte di questa
dei deficit solamente economico-finanziari, affronti il quantità di beni e risorse è andata definitivamente
tema. Eppure questo «deficit» è calcolato ogni anno perduta e la perdita peggiora di anno in anno proprio
a livello nazionale e globale, dal Global Footprint a causa del mantenimento delle attuali quantità di
Network, sulla base di un’operazione molto sempli- beni e risorse; quantità lesive dell’ecosistema e delle
ce: il rapporto tra biocapacità della terra e impronta sue biodiversità e fonti di nuove ingiustizie interne alla
ecologica degli individui umani che la popolano con- specie umana, ancorché narrate come diritti del pre-
sumandola. L’identificazione globale del «deficit» è sente e del futuro. Di conseguenza, i «giusti risparmi»
definita «giorno del sovra-sfruttamento della Terra» di queste quantità rischiano di rivelarsi nulli o comun-
(Earth Overshoot Day). Attualmente emerge alla que insufficienti (il che è la stessa cosa) nel controllare
metà del mese di agosto, ma ogni anno peggiora. il «deficit ecologico» e quindi mantenere o addirittura
L’Organizzazione delle Nazioni Unite l’ha fatta pro- migliorare le condizioni di vita dell’umanità intera nel
pria, lanciando il più volte citato programma «Clima- futuro; anche perché l’intera umanità non ha mai ri-
te Neutral Now». cevuto, come si è visto col fenomeno del «Rent See-
Ma perché il «deficit ecologico» è diventato ineludibile king», «giusti risparmi» dal passato, soprattutto in am-
sul piano costituzionale e richiede quindi discussioni bito di quantità di utilizzo e accesso di beni e risorse
connesse ai DDN? Le ragioni sono fondamentalmente naturali (profilo da cui Rawls notoriamente prescin-

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NON DISCRIMINAZIONE FISCALE NELL’UNIONE EUROPEA (PRINCIPIO DI) 521

de). Riscaldamento climatico e rifugiati climatici, po- NO, Il principio di non discriminazione nei rapporti tributari fra Paesi

vertà energetica e impoverimento umano, riscalda- membri secondo le norme della CEE e la giurisprudenza della Corte
di giustizia delle Comunità, RDF, 1993; ALEMANNO, Balancing free
mento delle acque e migrazioni animali, impronta eco- movement and public health: The case of minimum unit pricing of
logica e impossibilità di redistribuzione della ricchezza, alcohol in Scotch Whisky, Common Market Law Review, 2016; AMA-
estinzioni viventi irreversibili identificano cinque con- TUCCI, Il principio di non discriminazione fiscale, Padova, 2003; AR-
MELLA, Osservazioni in materia di tasse di effetto equivalente, divieto
dizioni contemporanee di smentita tanto dell’ipotesi
di discriminazione e ripetizione dell’indebito, Rivista di diritto tribu-
Kuznet quanto di quella Rawls. tario, 1996; ATRIPALDI, L’aliquota di accisa ridotta applicata dalla
Aprirsi al tema dei DDN serve allora a non cadere normativa greca all’ouzo e divieto di discriminazione fiscale, DPCE,
nelle equiparazioni ingenue tra equilibri umani ed 2005; AZZENA, La costruzione del principio di eguaglianza nell’ordi-
equilibri ecologici, a non nutrire le narrazioni giuri- namento comunitario, DPCE, 2007; BAKER, Transfer Pricing and
Community Law: The SGI Case, Intertax, 2010; BANKS, The appli-
diche ed economiche di «cecità sistemiche» non più cation of the fundamental freedoms to Member State tax measures:
sopportabili dall’intera specie umana, a discutere dal guarding against protectionism or second-guessing national policy
profondo il ruolo delle Costituzioni, del diritto e del choices?, European Law Review, 2008; BARENTS, The Internal Mar-
potere in un mondo non più uguale a se stesso; in una ket Unlimited: Some Observations on the Legal Basis of Community
Legislation, Common Market Law Review, 1993; ID., Recent Case
parola, a iniziare a discutere di diritto ed ecologia nel
Law on the Prohibition of Fiscal Discrimination Under Article 95,
duplice senso di studiare, da un lato, l’impatto eco- Common Market Law Review, 1986; BARNARD, The Substantive Law
logico della forza normativa, a partire da quella co- of the EU. The Four Freedoms, Oxford, 2016; BASILAVECCHIA, L’e-
stituzionale (tra l’altro, in un quadro sempre più con- voluzione della politica fiscale dell’Unione europea, Rivista di diritto
dizionato dal concorso entropico delle sovranaziona- tributario, 2009; BEGHIN, La sentenza Cadbury-Schweppes e il ‘‘mal-
leabile’’ principio della libertà di stabilimento, RT, 2007; BENEDETTEL-
lità), e verificare, dall’altro, quanto l’ecologia, come LI, Il giudizio di eguaglianza nell’ordinamento giuridico delle Comu-
economia della natura nella sua storia naturale, sia nità europee, Padova, 1989; BERNARD, Discrimination and Free Mo-
presente nei testi normativi costituzionali e sovrana- vement in EC Law, International and Comparative Law Quarterly,
zionali. Questo campo di osservazione, ancora lonta- 1996; BIZIOLI, Evoluzione del diritto di stabilimento nella giurispru-
denza in materia fiscale della Corte di giustizia, RiDPC, 1999, 395-
no dalle preoccupazioni del giurista positivo, mette in 396; ID., Il processo di integrazione dei principi tributari nel rapporto
crisi il pensiero giuridico in termini strutturali e se- fra ordinamento costituzionale, comunitario e diritto internazionale,
mantici. Le diffidenze che ancora accompagnano la Padova, 2008; ID., Il principio di non discriminazione, in AA.VV., I
considerazione dei DDN lo dimostrano. Il problema, principi europei del diritto tributario, a cura di Di Pietro-Tassani, San
Giuliano Milanese, 2013; ID., I principi di non discriminazione fiscale
però, è che la crisi strutturale e semantica riguarda
in ambito europeo e internazionale, in AA.VV., Princı`pi di diritto
l’intera osservazione del sistema mondo come econo- tributario europeo e internazionale, a cura di Sacchetto, Torino,
mia della natura (94), ed è forse questo il paradosso 2016; ID., Taking EU Fundamental Freedoms Seriously: Does the
che fa sentire il diritto meno preoccupato delle sue Anti-Tax Avoidance Directive Take Precedence over the Single Mar-
incapacità di risposta. ket?, EC Tax Review, 2017; BORIA, L’anti-sovrano, Torino, 2004; ID.,
L’integrazione ‘‘negativa’’ tra sistema fiscale nazionale ed ordina-
MICHELE CARDUCCI mento comunitario, Diritto e pratica tributaria internazionale, 2004;
ID., Diritto tributario europeo, Milano, 2015; BULGARELLI, Il princi-
(84) LOMBARDINI, Visioni della sostenibilità, Milano, 2016. pio di libera circolazione dei capitali e la comparabilità delle situa-
(85) UBINK-HOEKEMA-ASSIES (a cura), Legalising Land Rights, zioni di residenti e non residenti e di non residenti di Stati membri
Leiden, 2009. diversi tra loro: il caso D, RT, 2005; BURGIO, La politica fiscale, in
(86) WHITE-BORRAS-HALL-SCOONES-WOLFORD, The New Enclo- AA.VV., Manuale di diritto comunitario, a cura di Pennacchini-Mo-
sures, 39 J. Peasant St., 3-4. 2012, 619-647. naco-Ferrari Bravo, coordinato da Puglisi, II, Torino, 1984; CAGGIA-
(87) Su tale categoria, LARIGUET, Dilemas y conflictos trágicos, NO, Il bilanciamento tra libertà di circolazione dei fattori produttivi ed
Lima-Bogotá, 2008. esigenze imperative degli Stati membri nel mercato interno, Studi
(88) V. l’allarme lanciato da FIGUERES et al., Three Years to sull’integrazione europea, 2012; CASERTANO-SACCHETTO, Tributi, in
Safeguard our Climate, 546 Nature, 2017, 593-595 AA.VV., Trattato di diritto amministrativo europeo, diretto da Chi-
(89) COOTER, The Cost of Coase, 11 J. Legal St., 1982, 1-29. ti-Greco, coordinato da Cartei-Galetta, Milano, 2007, parte speciale,
(90) BELLAMY FOSTER-HOLLEMAN, Theory of Unequal Ecological tomo IV; CELOTTO, sub art. 20, in AA.VV., L’Europa dei diritti.
Exchange, 41 J. Peasant St., 2, 2014, 199-214. Commento alla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea,
(91) BUCHANAN, Principles of Public Debt, Indianapolis, 1999, 34. a cura di Bifulco-Cartabia-Celotto, Bologna, 2001; CIPOLLINA, CFC
(92) ROTHMAN-DE BRUYN, Special issue: the Environmental Kuz- legislation e abuso della libertà di stabilimento: il caso Cadbury
nets Curve, 25, Ecol. Econ., 2, 1998. Schweppes, RDF, 2007; COGNETTI, Principio di proporzionalita`, To-
(93) RAWLS, Liberalismo politico, Milano, 1994, 36 e 228 ss., e rino, 2011; COLOMBO, Il trattamento nazionale per le stabili organiz-
Giustizia come equità, Milano, 2002, 177 ss. zazioni nella normativa tributaria internazionale e comunitaria, Rivi-
(94) PAOLO, Crisi della struttura o crisi della semantica?, 2 Riv. St. sta di diritto tributario, 1999; CORDEWENER, Foreign Losses, Tax
Soc. Immaginario, 2, 2013, 18-49. Treaties and EC Fundamental Freedoms: A New German Case be-
fore the ECJ, European Taxation, 2003; ID., The prohibitions of
discrimination and restriction within the framework of the fully inte-
Non discriminazione fiscale nell’Unione euro- grated internal market, in AA.VV., EU Freedoms and Taxation,
Amsterdam, 2006; CORDEWENER-DAHLBERG-PISTONE-REIMER-ROMA-
pea (principio di)
NO, The Tax Treatment of Foreign Losses: Ritter, M&S, and the Way
Bibliografia: AARNIO, Treatment of permanent establishments and Ahead (Part Two), European Taxation, 2004; CORDEWENER-KOFLER-
subsidiaries under EC law: towards a uniform concept of secondary VAN THIEL, The Clash Between European Freedoms and National
establishment in European tax law?, EC Tax Review, 2006; ADONNI- Direct Tax Law: Public Interest Defences Available to the Member

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