Vous êtes sur la page 1sur 2

Racconti e short stories, da Hemingway a Carver ecco i più belli di tutti i tempi

Racconti fantastici, horror, racconti di natale e short stories. Viaggio in dieci tappe in quella che è
considerata da molti la forma letteraria perfetta. Ed ecco chi sono i maestri indiscussi del genere.
di Alessandra Minervini

Considero il racconto un’architettura letteraria perfetta. Al contrario del romanzo, da cui pretendo
storture e imperfezione, in un racconto voglio leggere solo quello che mi interessa e quello che mi
interessa è la storia. Ho scelto alcuni dei racconti che considero più i migliori. Storie che mi hanno
spostato qualcosa nella testa (e di conseguenza nella scrittura), scritti da autori e autrici per i quali la
forma breve rappresenta lo spazio prediletto per la sperimentazione letteraria. Addentrandosi in
questi marchingegni ad orologeria, succede quello che non ti aspetti.

1) Il racconto a flusso: Gente di Dublino di James Joyce


Gente di Dublino è l’unica raccolta di storie brevi scritte da James Joyce, sicuramente ispirato dalla
scrittura breve di Cechov. “Eveline”, (1914) è una donna combattuta tra una vita più tradizionale,
senza scelta, e una più appassionata (all’estero con l’uomo della sua vita). Nel ritratto lirico di una
una donna, il maestro irlandese ritrae una intera epoca: paralizzata dalla tradizione, dall’abitudine,
dalle claustrofobiche radici.

2) Il racconto bellico: Le nevi del kilimangiaro di Ernest Hemingway


I racconti di Ernest Hemingway hanno creato uno nuovo canone letterario americano:
l’ambientazione bellica, il dato biografico, la grinta nella prosa, il dialogare secco, personaggi solidi
ma vulnerabili, in balia di se stessi. Quest sono caratteristiche principali di tutti i “Quarantanove
racconti” di cui il più bello è “Le nevi del kilimangiaro”: una sorta di coming out letterario sul senso
e le difficoltà dello scrivere.

3) Il racconto black: Stamattina stasera troppo presto di James Baldwin


“Stamattina stasera troppo presto” di James Baldwin è il titolo del racconto (e di tutta la raccolta
pubblicata di recente da Racconti Edizioni: audace casa editrice, dedita alla forma breve) che dovete
assolutamente leggere se vi piace la scrittura sporca, il jazz, la divagazione malinconica. Se vi
piacciono le storie con una voce forte, che si incolla addosso.

4) Il racconto parabola: Un brav’uomo è difficile da trovare di Flannery O’ Connor


“Ho notato che i racconti dei principianti sono solitamente infarciti di emozioni, ma di chi siano
queste emozioni spesso è difficile determinare”. Flannery O’ Connor scriveva racconti, ingranaggi
narrativi compiuti e visionari. In “Un brav’uomo è difficile da trovare” descrive un personaggio,
quello della nonna che apre e chiude il racconto, emblematico per raccontare una certa ipocrisia di
provincia.

5) Il racconto minimalista: Penne di Raymond Carver


Deve molto alla scrittura della O’Connor, un altro nume tutelare della forma breve: Raymond
Carver. Di lui si può divorare tutto. Ma quello che bisogna leggere, e rileggere, è un racconto in
particolare. Si intitola “Penne”: una narrazione che erige a paradigma l’imprevisto narrativo.

6) Il racconto grottesco: Accoppiamenti giudiziosi di Carlo Emilio Gadda


Se c’è uno stile che prediligo nei racconti, e che consiglio di leggere e sperimentare scrivendo,
questo è il grottesco. Il paradosso, l’inspiegabile, rappresenta un manifesto programmatico in
Accoppiamenti giudiziosi di Carlo Emilio Gadda, per il quale il grottesco è una inguaribile
fissazione. Come nel racconto eponimo che narra la storia del complicato testamento del
ricchissimo Beniamino Venarvaghi.
7) Il racconto di vita: Miriam di Truman Capote
Prima di scrivere Altre voci, altre stanze, il suo romanzo d’esordio, lo studente Truman Capote
sperimentò con successo la scrittura breve. Miriam, un racconto giovanile con cui fu premiato, lo
considero un piccolo capolavoro e una preziosa anticipazione del mondo macabro, distruttivo ed
esemplare della sua successiva carriera letteraria.

8) Il racconto tragicomico: Il lume dell’altra casa di Luigi Pirandello


“Il lume dell’altra casa” di Luigi Pirandello è la storia dell’impiegato Buti: qualcuno che non è e
non fa, semplicemente accetta. Buti non esce la sera, non parla con nessuno, non soffre, non ha mai
avuto un’infanzia e, se beccato dalla pioggia senza ombrello, non accelera il passo. Come se nulla
fosse. Fino a quando non viene folgorato dalla finestra di fronte. Un personaggio che solo il talento
fantastico di Pirandello poteva consegnarci fino ad oggi.

9) Il racconto postmoderno: La ragazza dai capelli strani di David Foster Wallace


Se volete scrivere dialoghi in cui una tv che parla con i suoi telespettatori, se volete imparare ad
osservare se stessi attraverso gli altri leggete tutti i racconti di questa raccolta. Una parte di voi
rimarrà lì dentro, per sempre.

10) Il racconto delle emozioni: Ortiche di Alice Munro


La Munro è autrice di un mondo narrativo in cui la percezione è l’elemento più importante. Questo
racconto viaggia nel filo della memoria di una donna canadese, riuscendo a incastonare nella forma
breve una vita intera con i suoi odori, i colori, i sapori. Le sue ortiche diventano resoconti emotivi.
Un piccolo esempio di come le parole possono trasformare i ricordi in percezioni universali.

*Alessandra Minervini lavora come editor freelance e come consulente di progetti editoriali. Il suo
primo romanzo, pubblicato da Liberaria Editrice, si intitola “Overlove”.

Centres d'intérêt liés