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Abete
L'abete è uno degli alberi più alti d'Europa: può superare i 50 metri e ne
raggiunge anche 60. è longevo: arriva fino a 700-800 anni.

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Elatè, l'abete o abete rosso in greco, sembra sia stata venerata come Dea
della Luna dai Lapiti, popolazione selvaggia della Tessaglia. La
mitologia ha serbato traccia di questo culto sotto forma di una curiosa
storia che Ovidio pone in bocca a Nestore, il quale, vecchio di 200 anni
all'epoca della guerra di Troia, ne sarebbe stato testimone, il che la fa
risalire ai tempi eroici.
La ninfa Elatè o Cenide, la "nuova" (luna) figlia di Corono, il "corvo" era
stata violata da Poseidone, divinità del frassino cosmico; il dio, per
riparare il torto, le propose di esprimere un desiderio, che egli avrebbe
esaudito. Cenide, stanca della sua condizione femminile che le era valsa
"l'affronto" appena subito, gli chiese di diventare un uomo. Poseidone
tenne fede alla promessa e fece di lei l'invincibile guerriero Ceneo, che
combatté con tanto ardore che i Lapiti ne fecero il loro re. Esaltato dalle
vittorie, Ceneo piantò la sua lancia (l'abete) al centro della capitale e
ingiuse il popolo di adorarla e di non avere altro dio all'infuori di essa.
Zeus s'adombrò: incitò i Centauri, nemici dei Lapiti, ad assassinare il re,
ma questi, protetto da un incantesimo, uccise tutti i suoi aggressori.
Dopo un attimo di sconcerto, i Centauri sopravvissuti, ispirati da Zeus,
e comprendendo che Ceneo poteva morire solo mediante gli alberi,
sradicarono degli abeti, sotto i quali lo seppellirono. Ceneo morì
soffocato. Quando vennero a dargli sepoltura, si accorsero che era
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ridiventato Cenide. In questa storia ritroviamo una lotta tra un culto
primitivo dell'albero e la nuova religione, imposta dalla popolazione
conquistata dai suoi invasori, in questo caso gli elleni.

Alloro
L'alloro, albero di Apollo, per questo motivo era profetico, in particolare
a Delfi, dove la Pizia ne masticava le foglie per entrare in trance

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I consultatori che avevano ottenuto dall'oracolo una risposta favorevole
se ne tornavano a casa con una corona d'allora in capo. Anche gli
indovini greci la portavano. Il dio coronato d'allora era a sua volta detto
"daphnéphoros", portatore di alloro. La Dafneforia era una festa
celebrata a Tebe ogni 9 anni, in cui si portava un ramo d'olivo cinto
d'alloro in onore di Apollo; la processione era condotta dal più bel
giovinetto della città, che chiamato Daphnéphoros, incarnava il dio e gli
offriva nel suo tempio una corona d'alloro.

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Attributo di Apollo, dio luminoso, l'alloro simboleggiava insomma il
trionfo della luce sulle tenebre, della purezza sulla sporcizia, dava
accesso al mondo invisibile dello spirito e per questo era oracolare,
perciò in greco era detto "Mantikon phyton", pianta profetica: si
credeva fosse sufficiente mettere una foglia d'alloro sotto il cuscino per
vedere in sogno avvenimenti che si sarebbero immancabilmente
verificati. Propiziatorio, l'alloro era l'emblema dei messaggeri di buone
notizie; protettore, proteggeva dal fulmine.

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