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L'uso del termine diritto in senso soggettivo, oggi cos� diffuso, ha origini

piuttosto recenti: lo si fa, infatti, risalire alla scuola giusnaturalista, sorta


tra il secolo XVII e il secolo XVIII. In realt� non mancano in fonti anteriori,
romane (fin dalle XII Tavole) o medievali, espressioni che sembrano usare il
termine ius nel senso di diritto soggettivo. In questi casi, per�, � dubbio se
l'espressione "avere diritto" venga utilizzata nel senso di avere un diritto
soggettivo o, invece, in quello di avere il diritto (oggettivo) dalla propria parte
(un po' come quando, ancor oggi, dicendo "avere ragione" si vuol dire che si ha la
ragione dalla propria parte). Il concetto di diritto soggettivo era del resto
estraneo alle altre culture da cui trae origine la tradizione occidentale, la greca
e l'ebraica, cos� come � estraneo ad altre tradizioni giuridiche, come quella
cinese, indiana e islamica.

Come detto il vero e proprio significato soggettivo di diritto sembra emergere solo
con i giusnaturalisti; Ugo Grozio lo defin�: "una facolt� morale in forza della
quale la persona, cui compete tale facolt�, pu� pretendere una cosa o un
comportamento altrui con giustizia". Nella concezione giusnaturalista il diritto
soggettivo precede il diritto oggettivo, esistendo indipendentemente
dall'ordinamento giuridico, il quale si limita a riconoscere al singolo un qualcosa
che egli gi� aveva in natura prima di tale qualificazione normativa.

Nel XIX secolo Bernhard Windscheid propone la celebre definizione del diritto
soggettivo come "potere della volont�". A essa si contrappone l'altrettanto celebre
definizione di Rudolf von Jhering, che vede nel diritto soggettivo "un interesse
giuridicamente protetto". Una sintesi tra le due posizioni � rappresentata dalla
definizione di Georg Jellinek: "il diritto soggettivo � la potest� di volere che ha
l'uomo, riconosciuta e protetta dall'ordinamento giuridico, in quanto sia rivolta a
un bene o interesse".

Con l'affermarsi della dottrina giuspositivista viene rovesciata la precedenza del


diritto soggettivo su quello oggettivo affermata dai giusnaturalisti: per i
giuspositivisti senza l'intervento normativo non esiste alcun diritto in natura,
sicch� il diritto soggettivo non viene riconosciuto ma, semmai, conferito al
singolo dall'ordinamento giuridico. Secondo uno dei maggiori esponente del
giuspositivismo novecentesco, Hans Kelsen, il diritto soggettivo non � un potere o
interesse riconosciuto dall'ordinamento e quindi determinatosi fuori di esso ma il
"semplice riflesso di un dovere" posto dal diritto oggettivo, al quale, quindi,
finisce per ridursi: "Il diritto soggettivo non � diverso da quello oggettivo; � il
diritto oggettivo stesso che si rivolge contro un soggetto concreto (obbligo)
oppure si mette a disposizione di questo (autorizzazione) in forza della
conseguenza giuridica da esso stabilita".

La dottrina italiana ha elaborato nel tempo varie concezioni del diritto


soggettivo:

secondo la dottrina tradizionale per diritto soggettivo bisogna intendere quel


potere, attribuito alla volont� di un soggetto, di poter realizzare un proprio
interesse. Elementi costitutivi del diritto soggettivo sono, quindi, volont� e
interesse. Dottrina successiva ha accettato questa definizione variando, per�, gli
elementi costitutivi: non pi� volont� e interesse, ma interesse e potere;
dottrina autorevole ricollega il diritto soggettivo alla pretesa di un dovere di
astensione altrui;
la dottrina pi� recente parla di diritto soggettivo come sintesi di libert� e
forza, poich� il soggetto � libero di esercitarlo o meno ma, se lo esercita, ha la
facolt� di farlo nella maniera che ritiene pi� appropriata per conseguire il suo
interesse. Corollario antitetico a questa tesi � il concetto di abuso del diritto
il cui esempio pi� lampante viene dato, in relazione al diritto di propriet�, dagli
atti emulativi.