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PAESE :Italia DIFFUSIONE :(167257)

PAGINE :6 AUTORE :Giovanni Negri


SUPERFICIE :14 %
PERIODICITÀ :Quotidiano

25 luglio 2019

CarloFedericoGrosso,l’impegno
per un diritto penale mite
do l’occasione gli sembrava inelu-
ADDII dibile. Da ultimo intervenne, inva-
no, insieme a molti altri, per solle-
citare il nuovo Governo a non
Fu vicepresidentedel Csm
gettare alle ortiche quella riforma
eavvocatonei grandi casi, dell’ordinamento penitenziario
da Cognea Parmalat messa a punto dall’amministra-
zione Orlando, ma, contrariamen-
te a molti altri interventi in mate-
Giovanni Negri

ria, lungamente preparata.


Arriva la notizia della morte di Fu anche docente di Diritto pe-
Carlo Federico Grosso, spentosi nale a Urbino, Genova e Torino,
ieri mattina nella sua Torino, e la in quest’ultima università dal
memoria corre ad altre stagioni e al , prima di esserne no-
anche a un altro Csm. Perché minato professore emerito. In
Grosso era certo tra i più noti pe- politica fu consigliere comunale
nalisti italiani, protagonista in sempre a Torino come indipen-
tanti processi, dalla difesa delle dente nelle liste del Pci dal
parti civili nei procedimenti per al , ricoprendo anche la cari-
le stragi di Bologna e del rapido ca di vicesindaco. Dal fu vi-
a quella di Annamaria Fran- cepresidente del consiglio regio-
zoni nel delitto di Cogne (ne fu il nale del Piemonte.
primo legale, ottenendone la Una figura poliedrica dunque,
scarcerazione per mancanza di certo non chiusa nel recinto del-
indizi), ma si distinse anche in l’Accademia, disponibile a metter-
procedimenti per criminalità fi- si in gioco, e in questo senso è sta-
nanziaria, come quelli sul crac to anche ricordato ieri dall’Anm,
Parmalat, a tutela degli obbliga- nell’espressione di «un profondo
zionisti truffati, e per i derivati cordoglio per la scomparsa del
venduti al Comune di Milano. professor Carlo Federico Grosso,
Tuttavia era anche un giurista apprezzato studioso e avvocato
impegnato nella politica della giu- che seppe dimostrare, anche da
stizia. Di quel ceppo torinese, di vicepresidente del Consiglio Su-
Alessandro Galante Garrone e Gu- periore della Magistratura, alto
stavo Zagrebelsky, per dire. Dagli senso Istituzionale, attenzione al-
incarichi istituzionali (fu compo- le ragioni della giurisdizione e alle
nente del Csm, eletto nel ne istanze della società civile».
divenne vicepresidente dal al Scrisse anche per «Il Sole
, e ancora, nominato dal mi- Ore» e piace ricordarlo, nel vivo
nistro della Giustizia del primo dell’impegno, con alcuni stralci di
Governo Prodi, Giovanni Maria un articolo scritto in occasione
Flick, guidò la commissione mini- dell’inaugurazione dell’anno giu-
steriale per la riforma del Codice diziario del , momento a suo
penale), alla disponibilità ainter-
venire anche sulla cronaca quan- modo unico, perché nel pieno del-

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PAESE :Italia DIFFUSIONE :(167257)
PAGINE :6 AUTORE :Giovanni Negri
SUPERFICIE :14 %
PERIODICITÀ :Quotidiano

25 luglio 2019

FOTOGRAMMA
le polemiche tra Governo Berlu-
sconi e magistratura, dove un tut-
to sommato attonito Grosso non
poteva che registrare che «per la
prima volta nella storia del Paese
le inaugurazioni dell’anno giudi-
ziario hanno conciso con una real-
tà di scontro governo-magistratu-
ra. Mai prima d’ora si era visto il
Parlamento varare riforme fun-
zionali al rallentamento di proces-
si in corso, il Guardasigilli interfe-
rire su un processo in cui il pre-
mier è imputato o avvocati parla-
mentari ostacolare il normale
corso dei giudizi (...)».
E tuttavia era lo stesso Grosso
che, sempre sul Sole Ore, sot-
tolineava la necessità di riforme Carlo Federico Grosso
organiche dei Codici, perché «lo
esigono i cittadini, lo richiede
una elementare esigenza di fun-
zionalità e di modernizzazione
del mondo della giustizia». Era lo
stesso Grosso che però contesta-
va la centralità del carcere nel
Codice Rocco, che ricordava
quanto il sistema delle pene in
esso delineato fosse deficitario,
ineffettivo e, dove applicato, inu-
tilmente vessatorio.
In Grosso parlava lo studioso
del diritto, ma anche l’avvocato,
che troppo spesso vedeva inflig-
gere il carcere secondo «criteri
molte volte casuali». E la “sua”
riforma del Codice penale fu coe-
rente con questa impostazione,
perché all’insegna di un diritto
penale “mite”, senza perdere in
rigore, abbassando in media le
pene detentive, utilizzandole so-
lo in casi di stretta necessità, e,
dove non necessarie, sostituen-
dole con sanzioni diverse, di na-
tura interdittiva o pecuniaria. Un
modello assai distante dai tempi
odierni, di leggi «spazzacorotti»,
di (contro)riforme della legitti-
ma difesa, di giustizia ammini-
strata “a furor di popolo”. E non
parrebbe un bene.
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