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INTERAZIONE

FOTONI MATERIA

Nome del corso


Laboratorio di Fisica II

Anno accademico
2009 - 2010

Docente
prof. M. Morando

Gruppo di lavoro #19


Carlo Michele Vidotto 565001-SF
cm.vidotto@yahoo.it
Francesco Rossetto 579461-SF
francesco.rossetto@spiro.fisica.unipd.it
Alessandro Rampazzo 472560-SF
ioale82@gmail.com

Data di consegna della relazione


10 marzo 2010
2
1 Abstract
Gli obiettivi di quest’esperienza di laboratorio sono verificare la legge della di-
pendenza dell’intensità dalla distanza sorgente-rivelatore e la legge dell’assorbi-
mento di fotoni in diversi materiali (Cu e Gd).

2 Messa a punto della catena elettronica


2.1 Apparato strumentale
Banco C3;
251
sorgente radioattiva di Am;
rivelatore a semiconduttore (Si);
preamplificatore connesso al rivelatore;
amplificatore lineare (modulo NIM Ortec);
convertitore ADC tipo Wilkinson (modulo NIM Silena);
modulo multicanale costituito da memoria e unità di controllo;
impulsatore Ortec tipo 480;
spessori calibrati di materiali diversi (Cu e Gd);
oscilloscopio manuale Tektronix TDS1002B.

Impulsatore

Amplificatore Sorgente/preamplificatore

ADC Calcolatore
Multicanale

Figura 1: apparato strumentale.

2.2 Impulsatore
Fornita l’alimentazione al rack, l’oscilloscopio è stato collegato all’impulsatore
per poter osservare la forma, l’ampiezza e la frequenza dell’impulso emesso. La
frequenza del segnale risulta essere pari a 50Hz; il valore non è casuale, dal mo-
mento che l’impulsatore è sincornizzato con la rete elettrica locale. L’ampiezza
massima del segnale, invece, senza alcuna attenuazione, è ∆V = (8, 88±1, 16)V ,
eseguito con una scala 2V su divisione.

3
2.3 Amplificatore
Affinché il segnale in uscita dall’amplificatore non superi di 10V , è stata posta
come attenuazione del segnale dell’impulsatore un fattore 200×. La polariz-
zazione dei due moduli è omogenea (positiva in entrambi). È stato posto un
guadagno di un fattore 100 (coarse), mantenendo a 0 la regolazione fine.
Date le specifiche della strumentazione del banco C3 è stato necessario im-
postare il segnale d’uscita dell’amplificatore con un valore non superiore a 4V .
Nel nostro caso è stata impostata una tensione di uscita di 3, 48V .
Si è proceduto connettendo l’ADC alla catena elettronica, ed impostando
l’ampiezza del segnale dell’impulsatore a circa metà di quella massima.

800 500

400
600
300

canali
400
200

200 100

0
0 0 0.4 0.8 1.2 1.6 2
0 100 200 300 400 500
tensione [V]

Figura 2

Dopo aver connesso l’uscita dell’amplificatore all’ADC, è stato possibile ef-


fettuare delle misure al variare della posizione del potenziometro ogni ∼ 10s per
ricavare il numero di eventi per canale, come riportato nel grafico a sinistra della
figura 2; sulla destra riportiamo, invece, la corrispondenza lineare tra tensione
relativa alle posizioni del potenziometro, ed il numero dei rispettivi canali.
Si è ritenuta maggiormente significativa la scelta del grafico tensione-canale,
dal momento che c’è una corrispondenza diretta tra le due grandezze e che
i conteggi effettuati, in un dato canale, dipendono dalla tensione in entrata
del rilevatore. Il valore del potenziometro, inoltre, non corrisponde ad una
precisa unità di misura, sebbene se ne possa conoscere una corrispondenza con la
tensione a posteriori (ma questo introdurrebbe un ulteriore errore sulla misura).
La retta di regressione si presenta secondo l’equazione

y = mx + q (1)

dove
m = (231, 26 ± 2, 93)V −1 ; q = −6, 77 ± 3, 23
con una correlazione lineare ρ = 0.99936, dove x indica la tensione, mentre y il
canale.

2.4 Preamplificatore
Si ripete il medesimo procedimento inserendo il preamplificatore tra l’impulsa-
tore ed l’amplificatore, con la sorgente allontanata. Si va a ridurre il rumore

4
del sistema polarizzando il rilevatore prima di effettuare le acquisizioni tramite
il potenziometro sul retro del preamplificatore.
Analogamente a prima, vengono riportati in figura 3 i grafici per la linearità
del sistema, e del conteggio di eventi per canale in base alla tabella 1.

potenziometro tensione [V] canale


1 0,332 76, 3 ± 1, 4
2 0,664 156, 5 ± 1, 4
3 1,02 236, 1 ± 1, 4
4 1,34 316, 2 ± 1, 4
5 1,66 396, 2 ± 1, 4
6 2,00 475, 9 ± 1, 4
7 2,36 555, 4 ± 1, 5
8 2,68 634, 5 ± 1, 7
9 3,00 714, 7 ± 1, 7
10 3,32 793, 9 ± 1, 3

Tabella 1: misure con il preamplificatore collegato. I centroidi sono ricavati con la


media pesata con lo scarto quadratico medio associato.

160 800

120 600
campioni

canale

80 400

40 200

0 0
0 200 400 600 800 0 0,5 1 1,5 2 2,5 3 3,5
canale potenziale [V]

Figura 3

Anche in questo caso si procede al calcolo della retta di regressione del grafico
tensione-canale che, secondo la (1), dà per coefficienti
m = (4, 18 ± 0, 02) · 10−3 V −1 ; q = (16, 3 ± 9, 2) · 10−3
con coefficiente di correlazione lineare ρ = 0.99992.

3 Misure con il fotodiodo


Una volta verificata la linearità del sistema elettronico, si è proceduto misuran-
do, ossia lo spettro ottenuto con la sorgente posta nel punto più lontano possibile
e con l’impulsatore spento. L’ampiezza di oscillazione del segnale di fondo risul-
ta, all’incirca, 120mV . Andando a polarizzare il rilevatore si ha che l’ampiezza
del segnale di fondo risulta 40mV . Il fattore di riduzione, di conseguenza, vale
3.

5
L’ampiezza massima dei segnali provenienti dal rilevatore, avvicinando la
sorgente ad esso, è pari a 0, 8V . Impostando il guadagno coarse dell’amplifica-
tore a 50 ed il fine a 10.
Dopo aver acquisito uno spettro con buona statistica ed un altro causato
dal solo rumore elettronico (figura 4), si ripetono le misure variando la distanza
sorgente-rilevatore con valori compresi tra 0 e 2, 5cm.
L’interesse dell’esperienza è valutare e studiare il picco a ∼ 59, 5keV , ovvero
quello che, nella figura 4, è compreso all’incirca tra il 160◦ ed il 200◦ canale.
A questo scopo si è provveduto, in primo luogo, al conteggio degli eventi (Ne )
sull’intervallo tra il 164◦ ed il 194◦ ; successivamente si sono effettuati dei fit
gaussiani sui picchi per ogni misura, considerando di volta in volta l’intervallo
nel quale i dati seguivano un andamento gaussiano. Si sono valutati, attraverso
i parametri della stima, i rispettivi integrali (Ii ).

sorgente a contatto rumore di fondo


4000 1000

800
3000
campioni

campioni
600
2000
400
1000
200

0 0
0 50 100 150 200 0 50 100 150 200
canali canali

Figura 4

Posizione [mm] Ne ∆Ne Integrale gaussiana I σ


0 2070 45,5 2.117, 32 ± 72, 8 7, 31 ± 0, 15
5 1172 34,2 1.184, 12 ± 52, 51 7, 25 ± 0, 18
10 625 25 613, 15 ± 39, 69 7, 17 ± 0, 27
15 440 21 424, 54 ± 38, 36 7, 79 ± 0, 46
20 293 17,1 258, 69 ± 28, 12 6, 35 ± 0, 44
25 226 15 195, 17 ± 23, 69 6, 67 ± 0, 50


Tabella 2: dati sull’intensità di emissione. L’errore sui conteggi è dato da N.

Come si nota nella tabella 2, il tempo di campionamento massimo non si è


rivelato sufficiente ad una corretta presa dati.
Si evince dal grafico in figura 5 che l’intensità è proporzionale all’inverso del
quadrato della distanza:
1
I∝ 2 .
d

3.1 Legge dell’assorbimento


Il secondo obiettivo dell’esperienza è verificare la legge dell’assorbimento con
diversi spessori di Cu o Gd
I = I0 e−µx (2)

6
0.08

0.06
1/ I

0.04

0.02
0 5 10 15 20 25
distanza [mm]

Figura 5: correlazione tra distanza della sorgente dal rilevatore ed inverso della radice
di I. Correlazione lineare ρ = 0, 997.

La sorgente è stata posta ad una distanza dal rilevatore di un centimetro e


si sono aggiunti fogli di diverso spessore all’usita della sorgente. Sarà possibile
ottenere informazioni sull’intensità in modo analogo al precedente solo nel caso
dei fogli di rame. Per il gadolinio bisognerà prestare maggiore attenzione ai suoi
picchi di fluorescenza (vedi figura 7).

3.1.1 Assorbimento da parte del rame


Ponendo fogli di diverso spessore all’uscita della sorgente, eseguiamo delle misure
con tempo di campionamento di 120s sfruttando, come prima, gli integrali delle
gaussiane interpolate, e riportiamo i risultati in tabella 3.

x[µm] media σ I
100 180, 8 ± 0, 3 7, 22 ± 0, 25 1166, 48 ± 60, 54
208 180, 2 ± 0, 2 6, 92 ± 0, 19 1035 ± 49, 84
308 180 ± 0, 3 7, 82 ± 0, 22 962, 77 ± 48, 6
416 180, 4 ± 0, 3 7, 01 ± 0, 24 776, 96 ± 45, 32
524 180, 2 ± 0, 3 7, 59 ± 0, 26 675, 31 ± 41, 37

Tabella 3: confronto dell’assorbimento con lo spessore della lamina di rame. Salvo


il primo valore di I, gli altri non sono sufficienti per una corretta misura.

Dal grafico in figura 6 si vede come i dati seguano una regressione esponen-
ziale, ed i parametri risultano

I0 = 1361, 12 ± 53, 11 ; µ = (1, 31 ± 0, 11) · 103 m−1 .

3.1.2 Assorbimento da parte del gadolinio


Mantenendo lo stesso tempo di campionamento di ∼ 120s, si ripete quanto
applicato ai fogli di rame con i fogli di vario spessore di Gd, e si riportano i

7
1400

1200

1000
I

800

600
0 100 200 300 400 500 600
x[µm]

Figura 6: illustrazione e fit dei dati in tabella 3.

Spettro Gd h1
Entries 1025
45
Mean 160.4
40 RMS 25.36
35

30

25

20

15

10

0
120 140 160 180 200

Figura 7: istogramma del numero di elettroni raccolti in ogni canale nel caso della
lamina di spessore 96µm di gadolinio. Si noti come si presentino, oltre il picco visto
in precedenza, un altro dovuto alla fluorescenza.

8
risultati in tabella 4 ed in figura 8. Gli ulteriori picchi dovuti alla fluorescen-
za non vengono considerati nel fit gaussiano, dal momento che non si conosce
l’energia associata al range dell’istogramma nel quale si verificano tali fenomeni.
I risultati del fit sono

I0 = 1347, 66 ± 76, 27 ; µ = (8, 94 ± 0, 71) · 103 m−1 .

La compatibilità dei due valori di I0 trovati vale

C = 0, 14

x[µm] media σ I
24 180, 5 ± 0, 3 6, 94 ± 0, 22 1130,94
49 180, 8 ± 0, 5 6, 8 ± 0, 4 832,5
74 180, 4 ± 0, 3 7, 06 ± 0, 23 667,32
98 180, 2 ± 0, 5 7, 59 ± 0, 4 593,32
117 180 ± 0, 3 7, 01 ± 0, 31 468,21

Tabella 4: confronto dell’assorbimento con lo spessore della lamina di gadolinio.


Salvo il primo valore di I, gli altri non sono sufficienti per una corretta misura.

1200

1100

1000

900

800
I

700

600

500

400
20 30 40 50 60 70 80 90 100 110 120
x[mm]

Figura 8: illustrazione e fit dei dati in tabella 4.