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marzo con: manuele fior, marina girardi, carlo lucarelli, gianluca morozzi

Dal 1993, il giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora
Poste Italiane Spa - Spedizione in abbonamento postale D.L. 353/2003 ( conv. in L27/02/2004 N.46) ART. comma 2 DCB - Bo (Num. 2) per Poste Spa

Roba
da
Ricchi

03/2011
PRODURRE QUESTO GIORNALE COSTA 0,75 EURO • QUELLO CHE DATE IN PIù è IL GUADAGNO DEL DIFFUSORE
QUALSIASI RICHIESTA AL DI Là DELL’OFFERTA LIBERA NON è AUTORIZZATA
I nostri strilloni 03 11

Guarda chi leggee


VELIMIR ZORCA
Ho 62 anni, ho lavorato per sei anni Ho 58 anni, io e mio marito Velimir
in una coooperativa che si occupa- siamo arrivati da Belgrado, Serbia, Stefano Benni alla prese con il numero di Piazza Grande
va dell’unità cinofila della polizia. nel ’94. Viviamo in un appartamen- del febbraio scorso. Lo scrittore, con la sua Pluriversità
Aspetto la pensione di invalidità, che to da soli, non abbiamo figli. Vendo dell’immaginazione, è in questi mesi impegnato nelle
non arriva nonostante abbia il per- Piazza Grande a Castelmaggiore da lezioni del seminario “Sulla strada”. Informazioni su www.
messo di soggiorno da anni. quando sono in Italia. stefanobenni.it.

Editoriale/
P
arliamo del Civis anche noi? Così, tanto per non restare fuori dal giro, per non
fare la figura dei quegli snob che girano solo a piedi o in bicicletta? Allora dicia-

Il Civis, la metro
molo subito: a noi il Civis non ha mai convinto. E non è una questione di percorsi o
di fermate, il Civis è un po’ come non decidere, come non scegliere, non schierarsi. Il Civis

e quell’euro
non è un bus, non è un tram, non è un treno. Un pezzo qui, una tratta là, un muretto in
mezzo alla strada in via Irnerio, una pensilina giù verso via Marconi. Noi – sappiamo che

che conta
storcerete il naso - avremmo preferito la metropolitana. Moderna, veloce, internaziona-
le. Con le sue belle stazioni sotterranee, i mercatini abusivi, gli africani con le statuette
d’avorio, gli ombrelli dei cinesi a 5 euro. Poi i fricchettoni con le collanine e tanti bu-
p mauro sarti skers, i suonatori di strada, uno o due per ogni fermata, diversa la musica, lo stile, l’am-
plificazione. “Scendiamo a San Vitale? C’è quello che fa tutto James Taylor da dio…”. Cia-
scuno con i suoi bei cd in vendita, e la custodia della chitarra stesa per terra. Una vera

In copertina
città europea non può fare a meno della sua metro, linea rossa, linea blu, linea rossoblu.
Homeless compresi. Ci pensate? Perché le stazioni della metro sono anche un ottimo ripa-
ro notturno, un rifugio dal freddo e dalla pioggia, un’occasione d’incontro, un luogo
Il volto in prima pagina è quel- di ritrovo. E magari una fermata sì e una no poteva trovare posto anche un bravo diffu-
lo di Armando che ricco non sore di Piazza Grande. Più protetto, più sicuro.
lo è mai stato ma ci è anda- Certo, anche il Civis ha i suoi vantaggi: costa meno della metro, è più ecologico, flessibi-
to vicino. Oggi spera di riapri- le, silenzioso. Con le nuove pensiline, poi, sembra anche accessibile ai disabili.
re il suo studio di pranotera- Ma c’è una terza via. A maggio qui a Bologna ci saranno le elezioni e se ne vedranno del-
pia. La sua storia è raccontata le belle. Ecco, nella buchetta delle lettere del nuovo sindaco, e per conoscenza al pre-
nell’inchiesta di questo nu- sidente dell’Atc, abbiamo già messo una busta. Ci sono solo due righe scritte a macchina:
mero. L’autore della foto è “no all’aumento del bus: lasciamo il biglietto a 1 euro! Firmato: Piazza Grande”. Ecco, a
Paolo Lambertini del gruppo noi sarebbe bastato poco. Prima del Civis, dopo la metro, accanto alle piste ciclabili e alle
fotografico di Bandiera Gialla grandi opere, lo stato sociale si fa anche così. (maurosarti@piazzagrande.it )
(www.bandieragialla.it).

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Piazza Grande Redazione In redazione
Giornale di strada di Bologna fondato dalle persone senza dimora Via Corazza 7/8 40128 Bologna, tel. 051 4222046, fax 0514216961 Eva Brugnettini, Erika Casali, Ilaria Giupponi, Simone Jacca, Olga

gerenza “Tendere un giornale è meglio che tendere una mano”

COMITATO EDITORIALE Jacopo Fiorentino, Giorgio Mattarozzi,


www.piazzagrande.it | redazione@piazzagrande.it

CaporedattorE Pietro Scarnera


Massari, Giuseppe Mele, Salvatore Pio, Mauro Sarti, Donato Un-
garo.
Hanno collaborato a questo numero
Mauro Sarti Annalisa Bolognesi, Francesca Bono, Valentina Bonoli, Jonathan Fer-
Direttore editoriale Leonardo Tancredi Consulenza editoriale Agenda (www.agendanet.it) ramola, Marina Girardi, Gruppo fotografico Bandiera Gialla, Orione
Direttore responsabile Bruno Pizzica Progetto grafico Fabio Bolognini Lambri, Carlo Lucarelli, Luca Manni, Laura Marongiu, Francesco
Distribuzione Mele, Gianluca Morozzi, Elsa Emilienne Anne Niola, Sofia Pizzo, Car-
stampa Industrie Grafiche Galeati Redazione Piazza Grande mine Roccia, Sara Sartori, T.D.K.
Registrato presso il Tribunale di Bologna il 15/09/1995 n°6474 Abbonamenti & eventi: Eva Brugnettini, Erika Casali
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giornalismo d’asfalto
“Ho visto sfilare Una giornata d’inverno allo Zaccarelli
centinaia di vista con gli occhi di un operatore pari
persone di tutte
le età, razza e Il grande
freddo
religione, ma tutti In memoria
di Mario Santurri
con un comune
p silverio ghetti
denominatore: il p carmine roccia Mario “Forno” era fiero del suo lavoro e

bisogno di aiuto” amava “creare” il pane, era un ottimo pa-


sticciere e si divertiva a cucinare di tutto e
per tutti, da bravo cuoco mangiava poco e

Il
sole è stanco e freddo, l’aria si fa sentire. loro di comunicare ed esternare le loro fumava molto. Allegro, espansivo, gioche-
è pregna di foschia, l’inverno Il buio giunge improvviso e con esso il sfortunate vicende, ho capito che quel rellone e molto generoso, ha gestito per
tanti anni un forno, circondato da amici
è ormai alle porte, la città è freddo; Piero avverte un brivido percor- modo era la loro forma simbolica di veri ma anche da chi si è approfittato della
come assopita e i pochi passanti sono rergli il corpo, guarda il cielo e persino esorcizzare il malessere. sua generosità e del suo lavoro. Un tragico
frettolosi. Piero cammina senza una le stelle gli sembrano di ghiaccio. Rigi- Mi sono detto: “Scendere nella fossa incidente in auto gli impedisce di continua-
re a fare il pane. anche se aiutato da alcuni
meta precisa, i suoi passi riflettono la ra intorno lo sguardo per orientarsi e si con loro è il modo migliore per sapere
familiari, aumentano le difficoltà, i debiti
pesantezza che regna nel suo spiri- avvia verso la struttura, non ha timore quello che si prova”. La grande came- e Mario svende la sua attività. Trova lavori
to. Rigira nelle mani il foglio “d’invio” di sbagliare strada, è come nella favola rata, stipata di brandine da campeggio precari, cuoco, gestore tuttofare di circoli,
di “Pollicino”: basta seguire i segnali è animata, chi chiacchiera con il vici- altri finti amici lo sfruttano e non lo paga-
che gli hanno lasciato poco prima al
no mentre aumentano i problemi di salu-
centro diurno e che gli permetterà di che indicano il cammino. La strada che no, chi ride, chi è assorto o chi urla la te. Vive alcuni anni alla giornata, dorme
occupare un posto letto allo Zaccarelli, porta allo Zaccarelli è disseminata di propria rabbia. È il preludio del riposo, dove capita, a volte da amici o conoscenti,
la struttura dove anche quest’anno è cartoni vuoti di vino e di lattine schiac- sono gli ultimi spiccioli di una giornata oppure in strada e per alcuni periodi in al-
loggi pagati dai parenti. La sua salute peg-
stato allestito il servizio di “emergenza ciate di birra. Tutti gli ospiti della strut- irreale e faticosa, trascorsa a trascinar- giora ma sceglie di “non farci caso” e non
freddo”. tura sanno che all’interno il consumo si nella “fredda città”. Le luci si spen- si cura a dovere.
Sono pochi giorni che è arrivato in di alcol è vietato, quindi la bevuta del- gono e anche i più animati prendono L’ultimo anno lo passa al caldo nell’abita-
zione dei genitori e a metà gennaio viene
città, ha impiegato quasi tutto il suo la staffa si fa strada facendo. Io lo scor- sonno, io rimango da solo e cerco di
ricoverato in ospedale dove muore il gior-
tempo per procurarsi del cibo e otte- so anno ho svolto l’incarico di opera- immaginare i loro sogni... Il mattino no 20. Al funerale è stata raccolta una pic-
nere un posto per dormire al riparo, tore pari in questa stessa struttura, ho giunge puntuale e ci coglie di sorpre- cola somma che viene devoluta a Piazza
per alcune notti ha trovato riparo nella visto sfilare centinaia di persone di tut- sa, fuori c’è un manto di neve, su ogni Grande, in particolare per l’aiuto e l’assi-
stenza ai senza tetto.
sala d’attesa della stazione centrale, te le età, razza e religione ma tutti con viso si legge il disappunto; questa Mario è stato per una parte della sua vita
ma ora ha bisogno di un posto dove un comune denominatore: “il bisogno giornata sarà più dura. Nel mio cuore un senza tetto e, siamo certi, avrebbe con-
potersi lavare e dormire qualche ora in di aiuto”. Ho provato subito l’esigenza entra un gran freddo. Un altro giorno diviso la nostra destinazione delle offerte
in sua memoria.
più, la stanchezza in tutte le membra, di assecondare la voglia di ognuno di ha inizio.

ffffffffffffffffffffffffffffffffffffffffff
Ogni giovedì in via Libia e il venerdì a Villa Torchi è attivo il servizio distribuzione pasti di Piazza Grande

In fila per il cibo ci sono anche i residenti


p valentina bonoli

P
ersone che una casa ce l’hanno, - dice - e la sua famiglia mi sta aiutan- termediari. Diversa invece è la gestione a ti e giocattoli e di recente è stata avvia-
tante donne e ragazze madri ma do”. Ciò nonostante si trova già da qual- Villa Torchi, dove Piazza Grande ha stabi- ta l’attività del baratto dove le persone si
anche uomini. Sono questi i visi che mese senza un lavoro. Il servizio vie- lito una collaborazione con gli assistenti scambiano reciprocamente e liberamente
che attendono di ricevere la loro razione ne garantito tutte le settimane ma, per sociali e la Caritas, che hanno il ruolo di oggetti che non utilizzano più. Attorno a
di cibo al servizio pasti di Piazza Grande. una questione organizzativa e per evitare inviare le persone al servizio. Ma il vener- questo servizio gravita la rete di associa-
Arrivano così il giovedì nella sede di via enormi affluenze, si alternano residenti e dì non è esclusivamente distribuzione pa- zioni “Rivivere”, che organizza sedute per
Libia e il venerdì al Centro sociale di Vil- non. Sono soprattutto persone provenien- sti, qui Piazza Grande ha avuto l’occasio- l’elaborazione del lutto, e “Profutura” che
la Torchi. Per accedere al servizio in via ti dall’est europeo a recarsi in via Libia, ne di organizzare altre attività che sono fornisce medicinali, fisioterapia e cure
Libia serve una tessera fornita dall’asso- in prevalenza donne. “Ho avuto l’oppor- utili anche per coinvolgere e informare dentistiche gratuite per gli over sessanta-
ciazione e iscriversi in lista nei giorni di tunità di instaurare un rapporto con alcu- le persone che ne usufruiscono. Cristi- cinque. Una volontaria si occupa invece
distribuzione. Gli utenti spesso aspettano ni di loro - dice Michele, un volontario -: na, un’operatrice e assistente, si occupa della preparazione delle provviste, che
l’arrivo dei volontari chiacchierando tra ogni tanto ci vediamo per caso al bar o del segretariato sociale: dà informazioni vengono fornite per entrambi i servizi dal
loro. Una signora racconta di aver lavora- al supermercato dove li aiuto a portare utili a livello burocratico ad esempio sul banco alimentare, suggerendo il quanti-
to come badante per una decina d’anni, la spesa”. La peculiarità di via Libia è il contributo affitti, bonus gas ed elettricità tativo e i prodotti da distribuire in modo
poi la persona di cui si occupava è venu- libero accesso: le persone possono usu- o richieste di rateizzazione. Accanto alle tale da poter preparare più ricette possi-
ta a mancare, “le ero molto affezionata fruire del servizio senza l’intervento di in- provviste si distribuiscono anche vesti- bili.
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roba da
inchiesta

ricchi
In tempo di crisi, anche a Bologna la forbice fra i redditi si allarga. E così in città si con-
tano pochi Rockfeller e tanti nuovi poveri. Fra speculazioni, immobili e aziende in di-
smissione, così cambia il modo di investire il denaro

B
p leonardo tancredi ologna è una città ricca, 24.792 euro all’anno per abitante. Tra le grandi città italiane solo Milano
fotografie di sara sartori ha un reddito medio più alto, mentre, nella classifica dei capoluoghi, solo cinque la precedono.
Ma una città ricca arricchisce i suoi cittadini? E in quali mani si trova questa ricchezza?
Tra i più ricchi del reame figura senz’altro Roberto Tunioli, ex amministratore delegato della Da-
talogic, che nel 2008 è stato il manager più pagato d’Italia con poco più di 8 milioni di euro. È un manager
di successo, nel 2006 ha vinto il premio nazionale Ernst & Young “L’Imprenditore dell’anno”, assegnato agli
imprenditori che “si sono distinti per talento, intraprendenza, impegno e contributo alla crescita socio-eco-
nomica del nostro paese”. Come spesso accade, i successi in economia si spendono in politica, così anche
Tunioli è stato corteggiato da Alfredo Cazzola nel 2009, all’epoca della corsa a Palazzo D’Accursio con la ma-
glia del Pdl. Il manager probabilmente avrebbe ceduto alle lusinghe. Infatti si dimette dalla Datalogic, ma poi
in Comune va Flavio Delbono. A novembre 2010 Tunioli è rinviato a giudizio, non condannato, con l’accusa
di aver concorso nella corruzione di un funzionario dell’Ufficio tecnico erariale di Teramo per trarne vantaggi
fiscali per la Datasud, un’azienda controllata da Datalogic.
Ma Roberto Tunioli è solo un manager, per quanto molto ricco e apprezzato. La ricchezza vera forse è altrove.
Il suo ex capo Romano Volta, per esempio, dirige una delle aziende più floride del panorama nazionale, la
Datalogic, appunto, che dal 1972 si è trasformata da impresa familiare a leader del mercato mondiale. La spe-
cialità di casa è la lettura di codici a barre: a fine anni Settanta, l’ingegner Volta intuisce il futuro delle strisce
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inchiesta

Il reddito medio dei bolognesi si


aggira attorno ai 25 mila euro.

Ma i dati si riferiscono al 2008,


prima che la crisi economica

bussasse alle porte della città.

Si sa ancora poco di quanto sia


successo dopo. Ma secondo una

ricerca delle Acli, gli emiliano-

romagnoli nel 2010 hanno perso

1,6% del loro reddito.

in 100 paesi nel mondo e impiega 2.173 persone; nel 2009 il solo gruppo Officine
ha fatturato 346 milioni di euro. Gaetano Maccaferri fino a giugno del 2009 è sta-
to presidente di Unindustria, l’associazione degli industriali di Bologna.
Non sono solo la ricchezza e il successo ad accumunare Volta e Maccaferri. Nono-
stante gli ambiti produttivi siano molto distanti, un interesse lega i due impren-
ditori tra loro e a buona parte dell’attuale generazione di industriali bolognesi:
gli immobili. Romano Volta è a capo della società Hydra Immobiliare, Gaetano
Maccaferri ha fondato Seci Real Estate. Per quest’ultima costruire, acquisire e ri-
qualificare patrimoni immobiliari non è un’avventura, ma un ramo consistente
della compagnia. A Bologna, Real Estate ha costruito il centro commerciale Me-
raville e il Business Park, è impegnata nella riqualificazione di alcuni zuccherifi-
ci in giro per l’Italia, ha acquisito Palazzo Zambeccari in via D’Azeglio e Palazzo
Salimbeni a Modena. Hydra, dal canto suo, ha messo le mani su un importante
pezzo di città, l’ex convento di San Procolo, meglio noto come la Maternità. Di-
ciassette milioni di euro per 13.500 metri quadrati, anche questo in via D’Azeglio,
nel cuore della città.
I dati positivi sul reddito medio dei bolognesi, compresa la busta paga di Tunioli,
si riferiscono al 2008, prima che la crisi economica bussasse alle porte della cit-
tà. Si sa ancora poco di quanto sia successo dopo. Intanto, secondo una ricerca
delle Acli, gli emiliano-romagnoli nel 2010 hanno perso 1,6% del loro reddito. E
quando il mercato frena, lo sanno tutti, il rifugio degli imprenditori è il matto-
ne.
A Bologna, però, le gru al posto delle catene di montaggio sono storia vecchia.
Basta fare una passeggiata al di là della cinta muraria per vedere i resti del pa-
trimonio industriale diventare centri commerciali, come le Officine Minganti e
l’Esselunga, aree residenziali, come il complesso sorto al posto degli impianti
Sasib in via Corticella, oppure giacere in stato di abbandono, come l’ex Civolani
e la Casaralta. A questi luoghi corrispondono altrettanti capitani d’industria che
hanno scelto di abbandonare la nave: Regazzoni, Pazzaglia, Calzoni. Le nuove
ricchezze sono soprattutto immobiliari e finanziarie.
“Oggi vedo due fenomeni – dice il segretario provinciale della Fiom, Bruno Papi-
bianche e nere che si trovano su ogni prodotto e punta sui lettori laser. Nel ’97 le gnani –: da una parte la speculazione in senso lato, e quindi anche quella immo-
pagine economiche dei giornali italiani dedicavano titoli all’acquisto di una gran- biliare, di generazioni che hanno preferito disfarsene invece che investire in atti-
de compagnia americana del settore, la Psc, da parte di Datalogic: da una cano- vità industriali. Dall’altra, la forbice sempre più larga fra lavoratori e le gerarchie
nica di Granarolo, dove la leggenda vuole sia nata l’azienda, a Wall Street. Come di primo e secondo livello. A volte la retribuzione di un manager equivale allo
il suo super manager, anche Volta è stato premiato: nel 2010 ha ricevuto l’“ID stipendio di 6 mesi di tutti i lavoratori che esso rappresenta”.
Innovation Italy Award 2010”, premio per l’eccellenza italiana dell’innovazione. A quanto pare la crisi economica ha colpito un settore già in dismissione. Alla
Oggi l’azienda ha 2.000 dipendenti in 30 paesi e ricavi di oltre 379 milioni. lista delle scomparse, Papignani aggiunge quella delle aziende bolognesi diven-
Lasciamo l’ingegneria elettronica per spostarci a quella edile, dove troviamo tate straniere: i carrelli Cesap (Maccaferri) sono Toyota, i motori Minarelli sono
un altro pilastro dell’economia bolognese, Gaetano Maccaferri. Anche questa Yamaha, le Lamborghini sono Volkswagen. Manager internazionali interessati a
è un’azienda di famiglia, ma con radici molto più antiche: Raffaele, trisavolo di Bologna come a Dubai, a Bucarest o a Rio de Janeiro.
Gaetano, è un pioniere dei capitani d’industria, la sua ditta è datata 1897. Niente “La crisi ha generato anche ricchezza – aggiunge Papignani – se penso alla quan-
laser, in questo caso il pezzo forte sono robusti “gabbioni” di ferro per conte- tità di curatori fallimentari e consulenti che hanno fatto i soldi senza salvare le
nere i greti e le sponde dei fiumi. Tra acquisizioni, diversificazione dei prodotti aziende”.
e espansione nel mondo, l’“Officina da Fabbro” di Maccaferri passa attraverso Sembra quasi che a Bologna le nuove ricchezze siano l’altra faccia delle nuove
la storia d’Italia, prendendosene anche un pezzo: nel 1966 Firenze è sommersa povertà.
dall’esondazione dell’Arno e i gabbioni di Maccaferri sono uno strumento della (leonardotancredi@piazzagrande.it) f
ricostruzione. Come si legge nella brochure informativa, oggi il gruppo è presente
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Elia Marzaduri: inchiesta

“Il mattone?
Oggi è indigesto”
Ha fatto affari inventando le cravatte a elastico, poi
ha investito negli immobili. Ma ora “la gente non
paga l’affitto e vendere è difficilissimo”
p eva brugnettini

È
noto a Bologna per le polemi- do: “Le mie cravatte montate su elastico,
che sugli affitti delle cantine di poi su fascettine trasparenti erano una
via Barbieri che gli hanno guada- novità assoluta. Le esportavo in Giappo-
gnato la fama di Gordon Gekko del mer- ne, Siria, Libano, Turchia, Libia, in tutto
cato immobiliare. Ma Elia Marzaduri ha il Medio Oriente. Persino il Negus, quan-
iniziato la sua carriera con le cravatte. E do è diventato re d’Etiopia, mi ha com-
tuttora racconta con più gioia i dettagli missionato 80mila cravatte color khaki
di un papillon rispetto alle beghe delle per il suo esercito”.
caldaie a norma. Pian piano però il giro d’affari è dimi- ma gli stabili costa. L’edilizia non dà più distrutti, e poi sono diminuiti, non c’è
Marzaduri, classe 1929, è orgoglioso nuito e l’attività è cessata, con sommo utili”. E detto dall’uomo che possiede più richiesta. Non so cosa faranno i miei
delle sue imprese nel mondo dell’abbi- rammarico del pioniere delle cravatte a praticamente due vie, il cui reddito nel eredi, non ne vogliono sapere di questo
gliamento: “Ho iniziato con una piccola elastico. Durante gli anni fortunati, Mar- 2005 era decisamente tra i più alti dei mercato”. E le famose cantine delle po-
azienda artigiana, era appena finita la zaduri investiva in immobili, andando a bolognesi, con cifre a 6 numeri, suona sì lemiche in via Barbieri? “Erano cantine
guerra. Io ho inventato la cravatta con ingrassare i possedimenti del padre, a indigesto. Ma il ricco bolognese va avan- molto belle, molto grandi. Mio padre le
l’elastico, ma il brevetto più importante cui si deve l’origine del patrimonio. Non ti con le lamentationes: “Ho negozi che trasformò in monolocali, ci avevano con-
è stato un altro. Mi ero appena diploma- senza delusioni: “Ho sputtanato un sac- rimangono sfitti per mesi, uno è rimasto cesso i condoni. Poi il Comune ci ha ri-
to da geometra, a 19 anni ero senza la- co di soldi. Ho comprato azioni finite in vuoto per un anno. La gente non paga pensato, dopo 8-9 anni per alcune non
voro, e ho trovato il modo per risparmia- polvere, investito in arte e francobolli, l’affitto, una volta era una rarità, adesso erano arrivati i condoni. Abbiamo fatto
re stoffa nella creazione delle cravatte: tutto andato male. Solo gli immobili si la norma. Vendere è difficilissimo”. Pare ricorso al Tar e abbiamo vinto, però ora
invece che tagliarle da una pezza qua- sono salvati, ma per modo di dire”. che nemmeno gli studenti e gli stranie- non possiamo vendere senza il condono.
drata, le tagliavo da stoffe diagonali”. Il Il signor Marzaduri non è affatto soddi- ri rendano più: “Negli anni ‘70-’80 af- Gran parte sono vuote”. Studenti e lavo-
signor Marzaduri ha cominciato a espor- sfatto del suo impero: “Il mattone oggi è fittavamo molti appartamenti ammobi- ratori stranieri non ne sentono la man-
tare le sue raffinatezze in giro per il mon- indigesto, non dà redditi. Tenere a nor- liati. Ma gli studenti lasciavano i mobili canza. (evabrugnettini@piazzagrande.it)

Dalle Porsche ai locali “in”, ecco gli status symbol dei bolognesi che contano

La ricchezza non è acqua


p mauro sarti

T
roppo facile tenere quella risatina idiota sulle sfumato nell’anonimato verso fine secolo, oggi è torna- Caminetto d’Oro, la Braseria di via Testoni e il Diana di
labbra. La vita da ricco, a Bologna, non è cosa to alla grande. Un tavolino – ormai è stagione – sotto gli via Indipendenza (che a noi di Piazza Grande sta anche
da scherzarci su. Provate voi a infilarvi per via ombrelloni bianchi in piazza Galvani vale oro. Certo, simpatico). Qualche riccastro si confonde talvolta an-
delle Tovaglie, dopo avere caricato il piccolo dal San la Porsche non la puoi più portare lì accanto come ai che all’Osteria del Sole in vicolo Ranocchi, mescolato a
Luigi, e sfrecciare ai settanta con una BMW X6 (bianca, bei tempi, ma qualcuno ci prova ancora: la multa sul studenti e habituè.
solitamente) larga come un traghetto Moby Prince nel- parabrezza del Cayenne fa sempre molto chic. Il Pappa- Poi ci sono le vacanze, e qui le cose sono granitiche,
la storica stradina che porta al vecchio tribunale. Roba gallo, poi. Ristorante blasonato, finito nel dimenticatoio indiscutibili: la Sardegna (al mare) e Cortina (in monta-
da stuntman, da cascatori, da amanti del rischio. Metti nei perfidi Novanta, oggi per chi vuole una cena raffi- gna), per restare in zona. L’estero è già più complicato,
poi che la signora debba fermarsi in Galleria Cavour a nata e lontana dai cliché del ricco cafone, non ha che ma un week end lungo a Parigi e una settimana a New
fare un po’ di shopping da Hermes, Gucci o Loro Pia- da infilarsi lì sotto al porticato in piazza della Mercan- York ogni tanto, aiutano a mantenere la pole position.
na, e lo stress va a mille. Meglio rinunciare. I luoghi zia. Sempre in tema di ristoranti, qualche novità c’è: il Chi non ama viaggiare si può rifare con le scarpe: in
e i simboli della ricchezza, sotto le Due Torri, hanno Carracci di via Manzoni, il ristorante dell’albergo I Por- Corte Isolani si può accomodare da Branchini, spende
un loro ciclo di vita. Ma spesso ritornano. Zanarini, ad tici in via Indipendenza, il Marco Fadiga Bistrot di via come un viaggio alle Maldive. Ma sono fatte a mano!
esempio. Luogo culto degli anni Settanta e Ottanta, poi Rialto ci dicono i più informati. Assieme agli storici il (maurosarti@piazzagrande.it)
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Inchiesta
Assegni non riscossi, assicurazioni mai pagate
Ecco perché il clochard “ricco” è solo un mito

La leggenda q| Illustrazione di Sonia Zucchini

degli homeless
milionari
p erika casali

N
arra la leggenda del ricco clochard che de- ché i soldi non erano
cide di abbandonare casa e famiglia e di stati cambiati a tempo
ignorare il suo conto a sei zeri per vivere li- debito. “Le persone
bero dai vincoli della vita borghese all’addiaccio sotto che vivono in strada si
i portici, mangiare alla mensa e non pensare più agli spostano spesso per
agi della vita precedente. Ma secondo l’associazione i motivi più vari, an-
Avvocato di Strada è più facile credere all’esistenza cora oggi conserviamo in cassaforte un assegno mai dopo, con l’aiuto di un parroco, apre uno studio di
degli ufo. “Nessuno - spiega Antonio Mumolo, presi- riscosso dall’interessato”, dice un volontario dell’as- pranoterapia. Questo periodo positivo si interrompe
dente dell’Associazione - vuole vivere in strada. Dubi- sociazione. bruscamente in seguito ad un incidente che lo co-
to che la figura del clochard romantico sia mai esisti- C’è anche chi la ricchezza la sfiora, e ci crede così stringe in ospedale per molti mesi e gli fa perdere il
ta, credo si tratti solo di un abusato luogo comune”. tanto da comprare una macchina senza avere nean- lavoro. Armando avrebbe avuto diritto a un conside-
Esistono invece molti casi di senza dimora che lavo- che una stanza e pur dormendo tutte le sere in dor- revole risarcimento per i danni fisici subiti. Soldi che
rano in nero per mesi e poi non vengono pagati, per- mitorio. È la storia di Armando che, dopo aver perso probabilmente gli avrebbero cambiato la vita. Ma di-
dendo migliaia di euro. I datori di lavoro fanno leva il suo lavoro, viene al Nord in cerca di fortuna, non sguidi e incomprensioni con l’assicurazione che lo se-
sulla fragilità di queste persone che, in effetti, spesso riesce a trovare niente e quando finiscono i risparmi, guiva riducono quella cifra a soli 7.000 euro, pronta-
desistono e abbandonano la speranza di ottenere diventa quello che lui definisce “figlio della strada”, mente investiti nell’acquisto di una macchina avvolta
quanto gli spetta. Gli avvocati ci raccontano il caso senza un impiego, un soldo, un tetto e senza residen- da un alone di mistero. C’è chi giura di averlo visto al
di una persona che aveva depositato in banca soldi za. Prima dorme in stazione, poi ottiene un posto in volante di una Jaguar gialla, chi l’ha visto guidare una
in lire, poi ha cambiato città ed è finito in strada. Al dormitorio e la residenza grazie alla prima causa del Mercedes scura, ma lui, Armando, racconta solo di
momento di ritirarli, anni dopo, non poteva farlo, per- genere vinta da Avvocato di Strada. Qualche tempo una vecchia Rover. (erikacasali@piazzagrande.it)

ricchi ma buoni
p donato ungaro
Lo stereotipo li vede impegnati in cene e banchetti di classe, ma i soci del
Rotary hanno ben altri obiettivi. Anche se è innegabile che siano persone
agiate, i rotariani nei loro club provano a mettersi al servizio degli altri. A
Bologna e provincia i club sono dieci, con molti progetti. Qualche esem-
pio? L’associazione Ansabbio, che sostiene i bambini ricoverati al Rizzoli,
ha ricevuto in dono un’automobile. Alla comunità La Sorgente sono state
donate attrezzature per le proprie attività. È stato istituito il fondo “Primo
Aiuto-First Aid”, per assistere bambini provenienti da paesi coi quali non
esiste reciprocità sanitaria. E poi il concorso “L’albero e la città” per la
donazione di alberi alle scuole cittadine, mentre nel 2010 i Rotary felsi-
nei hanno finanziato il restauro della Venerina, una statua in cera su cui si
sono esercitati, dalla fine del ‘700, gli allievi di medicina dell’Università di
Bologna. A livello internazionale da segnalare nello Zimbawe “Stop verti-
cal HIV”, un progetto di profilassi, mentre in Uruguay è in atto il progetto
“Una casa per l’ospedale”, con la costruzione di alloggi per mamme con
bimbi ricoverati. In India si sta costruendo una scuola professionale. In
Tanzania i Rotary stanno acquistando un trattore per il villaggio di Iringa
e completando una rete idrica nel villaggio di Chita. In Madagascar, pro-
getto di alfabetizzazione e fornitura di materiale didattico a una scuola.
Senegal, progetto “Infant-sit” per la realizzazione di poltrone per neonati,
per evitare rigurgiti dopo l’assunzione di latte. Partecipazione al “Beograd
Global Grant” per fornire all’Istituto Vucan Kupic di Belgrado una macchi-
na per l’analisi del Dna in bambini affetti da cancro delle ossa.
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“Nessuno vuole parlare, preferiscono


stare zitti e non farsi riconoscere,
per non perdere il posto”

Il lavoro Rom:
c’è ma non si vede
p ilaria giupponi

S
ono tanti. E sono silenziosi. Sono che sono sempre andate a scuola, e una anni fa, lavora da 5 anni in un’azienda. le ditte che puliscono i treni e gli auto-
i rom che lavorano. Uno strano moglie, “ma siamo una famiglia mono- Come operaio? Ride: “Hai mai sentito di bus, altri fanno i meccanici, i baristi, gli
fenomeno per l’opinione pub- reddito, perché mia moglie non riesce a un zingaro ingegnere?”. Il contratto è a spazzini. È tutta gente che, gradino dopo
blica, la normalità per queste persone. trovare lavoro”. La crisi non discrimina. tempo indeterminato. Ma quando serve gradino, si è costruita una vita, un tetto
Una normalità che spesso va taciuta, Il suo datore di lavoro sa che è rom, e – e serve spesso – di ore ne lavora anche sopra la testa, acqua calda e la scuola
perché se dici che sei zingaro, rischi il lui non ha problemi a raccontare la sua più di 12 al giorno. Ha tre figli, tutti van- per i figli, senza chiedere niente a nes-
posto. Il che innesca un circolo vizioso storia. Ma “nessuno vuole parlare – rac- no a scuola. Nemmeno lui ha problemi suno”. Proprio come ha fatto Sara: “Mi
da cui risulta che i rom non lavorano, conta –, preferiscono stare zitti e non far- con la sua origine, ma spiega: “se lo san- sono fatta le ossa in questo paese. Ho
perché quelli che lo fanno, se dovesse- si riconoscere, per non perdere il lavo- no che sei zingaro, e fai una cavolata sul sempre detto di essere rom e ne sono
ro “denunciarsi”, il lavoro lo perdereb- ro. Molti rom che io conosco lavorano lavoro, la legano al fatto che sei zingaro”. fiera”. La fierezza le si legge negli occhi
bero. Come racconta George, rom rume- per 6 euro l’ora con contratto determi- Poi ci sono le giovani leve. C’è la piccola e nella forza di volontà. Così come Lily,
no della provincia di Craiova, arrivato nato come il mio e poi fanno straordina- Sara, che di lavori ne ha fatti tanti. Pri- che ha 18 anni da poco e, nonostante
in Italia nel 2003: “Non troverai rom ri in nero”. Straordinari che fanno parte mo fra tutti l’interprete per la procura e una storia disastrosa alle spalle (come
disposti a raccontare, perché una volta del normale orario lavorativo. “Che poi per l’unità mobile antidroga e antimafia. tutti i profughi della guerra in ex-Jugosla-
entrati in società, la paura di perdere di non risultano nella dichiarazione dei Ha 23 anni e viene dal Kosovo. Vive con via), ora frequenta un corso per barman,
nuovo tutto è troppa”. George lavora in redditi”, continua George. E in effetti il suo ragazzo da due anni, in una casa e nel frattempo lavora come commessa.
un’azienda agricola da 4 anni, con con- “è meglio assumere uno che sta zitto”. che si è guadagnata partendo dai cam- Nicolai, 17 anni e mezzo, lavora con il pa-
tratto a tempo determinato, come con- Se è rom, hai una garanzia rispetto agli pi nomadi: “un telo di plastica e fili di dre in azienda, fa l’operaio e ha già un
viene in questo ramo. L’inverno sta fer- altri lavoratori sottopagati: la discrimi- nylon, sai?”. Ora fa la colf con contratto contratto a tempo determinato. Avanti
mo tre mesi, ma il resto dell’anno lavora nante della sua appartenenza culturale. a tempo indeterminato. “Ma non ci sono le nuove generazioni. (ilariagiupponi@
almeno 10 ore al giorno. Ha due figlie Florin, invece, arrivato in Italia ormai 10 mica solo io. C’è gente che lavora nel- piazzagrande.it)

ffffffffffffffffffffffffffffffffff
Un nobel
“La galera ti insegna quali sono i tuoi limiti, le tue debolezze e i tuoi pregi”
per le donne
Il carcere, la mia porta sbagliata africane
Riconoscere e valorizzare il ruo-
p T.D.K. lo delle donne in Africa e dare

S
ono nato in un bellissimo giorno zio per i conflitti che avevo dentro di me, non è facile perché le cose giuste sono loro il Premio Nobel per la Pace
di estate, mentre la squadra del era un luogo che avevo sempre deside- sempre in salita. Tante persone dicono 2011. Questa è la proposta della
mio paese, il Camerun, compiva rato varcare, ma quando lo feci, la cu- che il carcere (minorile) è inutile, ma io campagna Noppaw, promossa
un miracolo calcistico trascinato da Ro- riosità si trasformò in frustrazione. Smisi posso testimoniare che ti insegna quali dal CIPSI, coordinamento di 48
ger Milla, un vero dono dal cielo. di crescere interiormente, ma fisicamen- sono i tuoi limiti, le tue debolezze e i tuoi associazioni di solidarietà inter-
Senza annoiarvi, arriverei al succo di te diventai un ragazzo sempre più arro- pregi. Se non conosco me stesso, come nazionale e da Chi Ama l’Africa,
questo racconto. Sono molto cambiato gante. posso pretendere di conoscere e rispet- nata in Senegal nel 2008. L’as-
da quel giorno d’estate, sono passati se- “Non tutto il male vien per nuocere”, tare un altro? sociazione Medico Nadir-Nadir
dici anni, i conflitti interiori sono sempre dice un mio amico che ha studiato “gale- A voi che giudicate la galera, sapete qua- Informa (www.mediconadir.it)
maggiori e mi sento sempre più un ra- rologia”: “In galera si sta bene, si dorme li sono i vostri limiti? Un po’ di galerolo- ha girato un video sulle violen-
gazzo che ha voglia di bruciare le tappe e non hai problemi”. Però io sono molto gia vi farebbe bene. ze subite dalle donne africane
per diventare uomo, ma a quale prezzo? più realista: chi sbaglia paga, la galera T.D.K. è un ragazzo che è stato ristretto che verrà proiettato l’8 mar-
Anche qui, dare un perché a questa vo- non è educativa, ma serve solo a placare all’Istituto penale minorile di Bologna. Il zo da Serendipità (vicolo De
glia di cambiamento, sarebbe sminuire l’anima ad una belva inferocita, oppu- suo è il primo di una serie di articoli nati Facchini 2/2, Bologna) in una
ciò che è accaduto dopo. re a rimettere sul cammino una pecora dalla collaborazione tra Piazza Grande e serata organizzata da Naufragi
Come dice Kafka, ogni uomo ha la sua smarrita. l’associazione di volontariato al “Pratel- e altre associazioni e promossa
porta, ed è molto pericoloso sbagliarla Sono passati tre inverni, tre primavere, lo” U.v.a.P.ass.A., volta a sensibilizzare la da Piazza Grande. A conclu-
in questo harem chiamato vita. La mia tre estati, la pecora è cresciuta e sta cer- cittadinanza sulla risocializzazione degli sione un piccolo dibattito e un
porta sbagliata è stata il carcere. All’ini- cando di ritrovare il cammino, ma sa che adolescenti dell’Istituto minorile. rinfresco.
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I tagli si abbattano anche sull’associazione Arad Successo
per la formazione
Secondo Cavallari (Auser): “Colpito chi ha più bisogno” in carcere
A rischio p orione lambri

“Ho trovato persone interessate all’ap-

il volontariato
prendimento in funzione di una loro co-
stante idea di poter fare una vita norma-
le a fine pena. Per le persone conosciute
un giudizio positivo sia per il loro interesse

per i malati
che atteggiamento”. Domenico Cozza, uno
dei docenti di “Contabilità di base e buste
paga. Percorso mirato per detenuti” (FSE
Rif. P.A. 2009-821/BO, Progetto 1), organiz-

di Alzheimer zato da “Forma-azione in rete di Piazza


Grande” non ha dubbi. Il corso di forma-
zione in carcere si è rivelato un’esperien-
za positiva, sia per persone detenute che
lottano per ricostruirsi una vita normale
Q| Fotografia di Graziella Cremonini che per i soggetti che hanno scommesso su
p annalisa bolognesi questa possibilità: Filcams-Cgil Bologna,

Si
Camera del Lavoro Metropolitana di Bolo-
stima che in Italia siano ol- po libero e alle proprie relazioni, inne- risorse con cui ci confrontiamo oggi, non gna, Teorema Bologna srl, Formazione in
tre un milione i malati di scando talvolta un circolo vizioso che solo dovremo rinunciare alle azioni di Rete di Piazza Grande, Direzione del car-
Alzheimer: 60mila in Emi- porta all’isolamento sociale del malato prevenzione che stavamo progettando, cere della Dozza. Secondo Maria Assunta
Serenari, che ha progettato e proposto il
lia Romagna e circa 10mila tra Bologna e dei congiunti. ma rischiamo di non poter più garantire corso, “l’impatto è stato molto soddisfa-
e provincia. Accanto alle tante famiglie, È in quest’ottica che i volontari rappre- ai volontari i corsi di formazione tenuti cente anche su valutazione della Direzio-
chiamate a ricalibrare tutta la propria sentano un valore aggiunto, una risorsa dagli specialisti di Arad. – sottolinea Se- ne, che aspira a collaborare con l’ente ge-
store al fine di individuare per almeno uno
vita in funzione del malato e agli opera- che si va ad affiancare all’importantis- condo Cavallari, presidente di Auser Bo-
o due detenuti un percorso d’inserimento
tori che lavorano sul campo, ci sono le simo lavoro degli operatori sociali e sa- logna – Sappiamo bene che occorre far graduale con la concessione di misure al-
associazioni di volontariato. nitari. “Tra pazienti e volontari si crea fronte alla crisi e al calo di risorse, ma si- ternative alla detenzione e in borsa lavoro
A Bologna da oltre dieci anni Arad (As- una sintonia tutta particolare – racconta mili scelte trascurano proprio chi ha più presso un ambito sindacale, da individuare
con la collaborazione di tutte le realtà che
sociazione per la ricerca e l’assisten- Vincenzo Castiglione, presidente di Arad bisogno di sostegno, di aiuto e di pro- hanno sostenuto l’operazione”. Un altro
za delle demenze) sostiene le famiglie - perché i primi accettano volentieri la tezione, come gli anziani non autosuffi- docente, Marco Guidi, ha insegnato, per
degli anziani, anche con l’aiuto dei 50 compagnia dei volontari, mentre questi, cienti”. Il dramma di queste famiglie re- Teorema Bologna srl, agli allievi (tutti mu-
niti almeno di un’infarinatura di nozioni di
volontari Auser che, assicurando la pro- forti della loro motivazione, si rappor- sta infatti spesso confinato tra le mura di
ragioneria e contabilità) a ricostruire sia le
pria presenza per qualche ora nelle case tano in modo positivo con chi, a causa casa, non fa parlar di sé, non fa rumore. buste paga che il TFR prima a mano per
dei malati, permettendo ai familiari di della malattia, non è sempre facilmente Per questo, conclude Cavallari: “vedere poi risolvere gli stessi esercizi avvalendosi
uscire, sbrigare commissioni o semplice- avvicinabile”. Questo impegno richiede che la scure dei tagli si abbatte proprio di un software: “Una prima valutazione va
fatta dal punto di vista dell’apprendimento
mente ritrovare un po’ di tempo per sé. una preparazione specifica e adeguati su queste realtà fa nascere nel cuore un dove qualcuno dei partecipanti ha dimo-
Perché accudire un malato di Alzheimer percorsi formativi per stare accanto ai sentimento di ribellione che non può e strato attitudine oltre il livello medio del-
è un impegno che condiziona l’esisten- malati e comprendere i loro bisogni af- non deve farci tacere”. Info su www.au- le conoscenze raggiunte dall’aula pur non
avendo manifestato precedenti esperienze
za, obbliga a rinunciare al proprio tem- fettivi e relazionali. “In seguito ai tagli di serbologna.it.
nel campo”.
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Il quinto alimento
p francesca bono e sofia pizzo
sempreverdi
poveri ma ricchi di gusto
Una ricarica
Ostriche e champagne non sono l’unico modo per fare bella figura a ta-
vola. Sono tanti i piatti poveri da riscoprire. Si può iniziare con la Stria
(strega in dialetto), una focaccia dal colore pallido e giallo come la pelle

ecologica
delle streghe. Come primi piatti proponiamo gli Strichetti, pasta all’uovo
a forma di farfalla da fare in brodo al posto dei tortellini. Passando al
secondo, colpisce il Salame Matto, realizzato con un impasto di pane raf-
fermo grattugiato, formaggio, avanzi di carni lessate o salumi, profuma-
to con noce moscata e scorza di limone. i Calzagatti, piatto tipicamente
Da Bruxelles arriva una norma emiliano a base di polenta, fagioli, pancetta e pomodori, del cui nome non
si sa l’origine, da preparare la sera e friggere o arrostire sulle braci al
che rende standard i caricabatteria mattino. E se è avanzato del lesso, abbiamo imparato a riciclarlo nei Va-
ligini, involtini di carne di vitello, prosciutto e parmigiano. Come dolce i
dei cellulari: una buona notizia Papazen, semplicissime fritelle di castagne invernali e carnevalesche, o gli
Africanetti, biscotti a forma di lingotto a base di tuorli d’uovo, zucchero
per l’ambiente e per le nostre tasche e burro. Per digerire non si può rinunciare al Caffè Sport, caffè zucchera-
to con aggiunta di alcool e cannella. (www.communeating.com)
p olga massari
Kilometro Zero:

O
rmai i cellulari sono diventati – e nelle tasche e nei portafogli dei cit- p jonathan ferramola
parte integrante e indispensa- tadini dell’Unione Europea – è che tutti
riflessioni a filiera corta
bile della nostra vita, ci accom- questi cellulari potranno essere caricati
pagnano nell’intero arco della nostra con un semplice connettore micro-Usb. Contadini alle prime armi
giornata, fino a quando ci accorgiamo Risultato per l’ambiente è la generazio- Dal 2010 il Comune di Bologna ha allargato a tutti i cittadini residenti,
che è scarico: zero sms, no chiamate ne di minori quantità di rifiuti elettrici; anche con meno di 65 anni, l’accesso alla coltivazione di un piccolo spa-
e sfrenata ricerca di un caricabatteria di cui i caricatori superflui rappresenta- zio ortivo, (il bando è su www.comune.bologna.it/ambiente). Nel mese di
compatibile. Tra poco questa scena ri- no attualmente circa 51mila tonnellate febbraio diverse decine di giovani hanno ricevuto la conferma di posse-
corrente sarà solo un ricordo: la Com- l’anno. L’azione dell’Ue ha cristallizzato dere un orto. Oddio, Ma adesso? da dove cominciare? Meglio i consigli
missione europea ha persuaso le azien- il pensiero dell’industria e ha accelerato del nonno o le nuove teorie sinergiche e biodinamiche? Quando vangare?
de produttrici di telefonia mobile ad il processo che le compagnie, da sole, Meglio il concime biologico vegetale o la pollina? E l’azoto? Come mi devo
abbandonare la produzione smodata di avrebbero potuto completare in molti comportare con l’azoto?? Per non parlare della luna calante… Un aiuto
caricabatterie per diversi cellulari. Quat- anni. L’Ue, inoltre, ha raggiunto questo arriva dai contadini di CampiAperti, l’associazione che organizza i mercati
tordici dei principali produttori di cel- obiettivo senza dovere ricorrere a una biologici di “Genuino Clandestino”. Ogni lunedì sera, all’XM24 di via Fio-
lulari hanno raggiunto un accordo per nuova normativa complicata. Per i cit- ravanti, raccontano, gratuitamente, ad una platea di 70 giovani contadi-
un sistema armonizzato per i cellulari tadini una piccola semplificazione della ni alle prime armi, tutti i segreti del mestiere, dalla semina alla raccolta,
data-enabled venduti nell’Ue. Il risulta- vita quotidiana, per l’ambiente un passo senza timore di svelare i trucchi del mestiere e con la consapevolezza che
to sulla carta è l’elaborazione di nuove avanti contro la smisurata mole di rifiuti “l’amore per la terra da sempre buoni frutti”. E se non crescerà nulla,
norme tecniche. Il risultato nei negozi prodotti ogni anno. (www.sottobosco.it) soprattutto all’inizio, ci saremo almeno sporcati le mani di fango. (radio
città del capo - radiokmzero.wordpress.com)
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fraternal compagnia Non parlate al conducente

Trasferta in Giappone La ricerca


per gli attori homeless della ricchezza
p luca manni p Donato Ungaro

G S
razie all’impegno nell’inclusio- di Bologna, verrà replicato lo spettacolo al aliva sempre in centro, dopo aver fatto il giro dei tabaccai
ne sociale e nella Commedia Museo d’arte di Itabashi (Tokyo). e delle rivendite di Gratta e Vinci. Si sedeva in fondo e ti-
dell’arte, la Fraternal Compagnia In accordo con i professori dell’Università rava fuori il contenuto di una busta, iniziando la sua tranquilla
è stata invitata dal centro di ricerca Urban di Osaka la Fraternal Compagnia prende- operazione; ogni sedile dell’ultima fila dell’autobus diventava
research Plaza dell’Università di Osaka a rà contatti con i teatri della città per avvia- un raccoglitore dove lui poteva dividere i suoi Gratta e Vinci
partecipare all’evento “Sociale inclusione re una collaborazione e attuare eventuali scartati dai giocatori che li avevano bollati come perdenti. Sul
on stage”. scambi internazionali tra le due realtà. primo sedile quelli da un euro, poi via via tutti gli altri, sud-
Dal 14 al 19 marzo la compagnia teatrale Non solo il Giappone potrà godere degli divisi per tipologia e prezzo. Faceva delle mazzette e le legava
bolognese terrà un laboratorio sulla com- spettacoli della Fraternal Compagnia, in- con un elastico, prima di cominciare a controllarli uno a uno,
fatti, fino al 24 mar- nella speranza di imbattersi in un “grattino” vincente. Ore e
zo, presso il teatro ore impegnato nel controllo dei tagliandi, centinaia di tagliandi
Dehon, si svolgerà raccolti in giro per il centro di Bologna. Una ricerca della ric-
il festival “L’eredità chezza senza investire un solo euro, ma
della maschera”, a con la speranza di un errore da parte di
cui parteciperanno un’altra persona, di un giocatore troppo
alcuni tra i più gran- frettoloso per controllare con calma un
di registi d’Europa Gratta e Vinci. Una scommessa non con
(Carlo Boso, Antonio la fortuna, ma con la distrazione altrui.
Fava, Romano Da- L’ho visto per più di un anno, in giro per
nielli, Marco Rota) Bologna, quest’uomo; chiaramente un
con spettacoli che senza fissa dimora, con i suoi sacchet-
esaltano il valore di ti di plastica. Più d’una volta abbiamo incrociato gli sguardi,
questo nostro patri- mentre lui frugava tra gli scatoloni abbandonati, alla ricerca
media dell’arte con operatori e senza di- monio. Per festeggiare in modo degno il dei Gratta e Vinci usati. Da un paio di mesi non lo vedo più;
mora giapponesi per favorire l’inclusione decennale di produzioni, corsi e ricerca ma l’altra notte l’ho sognato. Non era vestito come un home-
sociale attraverso il teatro. della Fraternal Compagnia si offre la pos- less; indossava un elegante vestito bianco, con un gran bel
Il 20 marzo inoltre la compagnia rappre- sibilità di abbonarsi al Festival a soli 10 cappello e portava al polso un orologio magnifico. Nel sogno
senterà nel teatro dell’Università lo spet- euro, grazie al contributo di Regione Emi- ero contento per lui; avrà trovato tra i suoi Gratta e Vinci quel-
tacolo “Sproloqui e viaggi del dott. Balan- lia Romagna, Comune di Bologna, Provin- lo buono? Ma la vita non è una favola e ho pensato che non
zone”, con la collaborazione artistica di cia di Bologna, LegaCoop e Fondazione poteva essere tutto così bello; magari è ricoverato in ospedale,
Carlo Boso, da una regia e un testo di Ro- del Monte. oppure si è trasferito in un’altra città. Oppure è morto, come il
mano Danielli. L’invito ricevuto dall’Università di Osaka barbone di Jannacci in “El purtava i scarp del tenis”. Mi man-
Nella stessa data Massimo Macchiavelli e ha fatto seguito al grande valore innova- ca quella compagnia muta sull’autobus. Così, mi sono messo
Tania Passarini interverranno nel simpo- tivo che gli osservatori giapponesi hanno a controllarli io, i Gratta e Vinci usati; finché non ne ho trovato
sio del “Social Inclusion on Stage” illu- riscontrato nei laboratori tenuti al Centro davvero uno vincente: 5 euro. Non l’ho raccolto; mi sarebbe
strando le applicazioni del teatro contro diurno di Bologna, costretti a chiudere a sembrato di rubare a un morto. E l’ho lasciato lì, per il mio
l’esclusione sociale. causa dei tagli effettuati dal Comune. Per amico vestito di bianco.
Il 21 marzo, infine, grazie all’interessa- saperne di più si può scrivere a info@fra-
mento e alla partecipazione del Comune ternalcompagnia.it.
la posta degli altri
La redazione di Piazza Grande risponde alle lettere pubblicate sui quotidiani bolognesi

Aumenti Totalmente Capricciosi


Lettera pubblicata su La Repubblica del 24 febbraio 2011

Mio figlio in terza elementare, dopo lunga opera di convincimento sui ge- Cara lettrice,
nitori non d’accordo per l’elevato costo, con la scuola frequenta un bellis- aggiungiamo anche la sua lettera al lungo elenco di reclami e lamentele
simo corso di teatro. La cosa più incredibile? Spenderà di più per il bus per gli aumenti dei biglietti del bus a Bologna. A questo punto sarebbe ora
che per il corso! 20 euro per il teatro 22 per l’autobus. Grazie Atc! di svelare il vero significato della sigla Atc: vorrà dire Aumenti Totalmente
Capricciosi? Oppure Alziamo Troppo i Costi? O un semplice Attenzione
Ticket Carissimi?
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Un’anteprima del nuovo romanzo di carlo lucarelli


di prossima uscita per einaudi

il sogno di volare
p carlo lucarelli

“E
cco qua, questo è il por- dirglielo, è tutta gente educata, qui, tutti Alla parola amore, lo sapevo, gridata care l’ascensore, ma non c’era. Alzò la
toncino, l’appartamentino professionisti, c’è un avvocato, una dot- così di gola, la a aperta e la erre che ra- testa verso la tromba delle scale e vide
è subito qui, il primo a de- toressa, poi chi c’è, c’è una coppia ma schia, amore, amore, amore. Scivolo giù che erano solo due piani, anche se le
stra nell’androncino. Campanello, spion- son sempre fuori, studenti ce n’è uno dentro il lavandino, liquido come l’ac- cassettine della posta allineate lungo il
cino, porta blindata, serratura di sicurez- ma bravo, buona famiglia, guardi bene, qua che scorre dal rubinetto, e non sen- muro accanto al portone erano almeno
za, perché qua il quartiere è buono, mica mica quei pugliesi che fanno sempre le to più niente, un’altra canzone dietro la una dozzina.
come certe zone di Bologna che guardi feste, lui lì studia”. parete, un televisore dietro un’altra, an- Sulla soglia dell’appartamento c’era
bene, non si esce più di notte c’è il co- Senza pietà, la mia città/signora cora lo sciacquone, il vibrare dei tubi, il un altro carabiniere che cercava di copri-
prifuoco, però meglio star tranquilli, con guardi che belle case/però a lei no, non grattare di un mobile sopra la testa, e lei re l’ingresso con le spalle, per fare scher-
tutti questi rumeni in giro, e poi gli zin- mo allo sguardo dei curiosi che affolla-
gari, stia buono, non mi faccia parlare, vano anche il pianerottolo. Sembravano
com’è diventata questa città, guardi, io tutti appena tirati giù dal letto, come per
non lo so”. un terremoto, e c’era anche una ragazza
Accende la luce. scalza che si alzava sulle punte per guar-
Ad occhio e croce saranno quindici dare oltre il carabiniere.
metri quadrati. Finestra sulla parete in “Ma che ci fa qui tutta ‘sta gente?”
fondo, blocco di cartongesso a sinistra “Ci abita. Guardi un po’ qua”.
(1,20x2). Angolo cottura: cucina (2 fuo- Sembrava l’ingresso di un apparta-
chi + grill), pensile con cappa aspirante, mento, ma sul corridoio si affacciavano
tavolo a penisola (1,30x60, rientrante), cinque porte blindate, ognuna col cam-
due sedie, frigorifero (90 lt.). Zona gior- panello.
no/notte: divano letto (2 posti/1 piazza e “Visto che roba? Sarebbero cinque
1/2), armadio (1 anta), tavolino sgabello, stanze normali, ma così chiuse, col ba-
mobiletto tv (16 pollici). gnetto e una cucina diventano cinque
Oltre la parete, attutita ma non tanto, monolocali. Così un pianerottolo diventa
ovattata, una radio che suona. gliela do/mi dispiace signora mia/è tutto Q| Illustrazione di Nancy Poltronieri un condominio. Al piano di sopra è lo
La mia città, senza pietà, la mia città/ma uso foresteria. stesso”.
come è dolce certe sere/a volte no, sen- Trasale perché si sente forte il rumo- che parla dietro le pieghe di plastica del- “Non credo sia legale”.
za pietà. re di uno sciacquone, da qualche parte. la porta. “Certo che no. Tra l’altro c’è l’allac-
“Non è un amore? E’ piccolina ma Poi un vibrare metallico di tubi nel muro, “Guardi bene, perché è lei che ci ciamento alla fogna di un bagno nor-
c’è tutto, e poi oddio, piccolina, non è come un terremoto senza scosse. Ma io tengo tanto perché ho una gran stima, male, mica cinque… qui prima o poi gli
mica così piccola, se ha bisogno di spa- non lo sento nemmeno. Sto pensando a guardi bene, glielo metto a poco. Sareb- scoppiavano i gabinetti”.
zio, non so, per la cyclette, tira dentro quella canzone. Luca Carboni, qualche be mille e duecento al mese, facciamo “Magari alla fine denunciamo anche
la penisola ed ecco fatto. Guardi bene, anno fa, la conosco, ma non è quello, è mille. Se ha bisogno del contratto che il proprietario”.
l’unica cosa, lo so, è il lavandino della una frase, un verso, lo aspetto ma non lo scarica, eh, se no risparmiamo tutti e “Magari, ma non si può”.
cucina, ma c’è quello del bagno che è l’ho ancora sentito, forse è già passato. due e facciamo novecento. Ma cosa c’ha “E perché?”
grande, due piatti si possono lavare lì, La mia città, senza pietà, una città/ lì dentro, un cane?” Il carabiniere aprì la porta socchiu-
perché, mi immagino, uno che lavora, ti dice che non è vero/che non c’è più Allunga una mano per aprire la porta sa del primo appartamento a destra e di
un uomo soprattutto, giusto la sera si fa la povertà/perché è tutta coperta/dalla del bagno ma quella si spalanca, si sfila nuovo Grazia ebbe quello scatto di lato
qualcosa, no?” pubblicità. dalle guide e vola via come una tenda. che le fece male al collo. Una cosa istinti-
Anche te/che anche se lecchi il gela- “Si sente bene? E’ diventato così pal- Ha solo il tempo di aprire la bocca prima va, perché riportò subito lo sguardo nel-
to/hai lo sguardo incazzato. lido…” che lui si abbassi scoprendo lo specchio la stanza.
La sente anche lei, la musica. Ha cer- C’è chi a lavorare/è obbligato a im- alle sue spalle, così che l’ultima immagi- “Avrà fatto un gran casino. Qualcuno ha
cato di coprirla con la voce ma ogni tan- brogliare. ne che la donna ha di se stessa è a bocca visto qualcosa?”
to deve riprendere fiato. Evita di guar- “Eh bèn bèn, è tutto sudato… sarà spalacata, il neo alla Zanicchi che si è al- “No, questi qui sono tutti professioni-
dare quella parete come se puntare lo mica un calo degli zuccheri?” zato sul labbro fin quasi dentro al naso, sti, tornano alla stessa ora e spostano
sguardo da un’altra parte allontanasse il E c’è/chi per poterti fregare/ha impa- gli occhi così aperti che il rimmel delle mobili, accendono la tivù, fanno tutti un
battito della cassa, il vibrare del basso rato a studiare. sopracciglia sembra stampato sulle orbi- gran baccano finché non vanno a dormi-
e anche quella voce che canta, dietro al “Si vada ben a bagnare la faccia che te e quella mano dritta, le unghie lunghe re. Solo quello dell’appartamento… cioè,
muro, sì, non così forte ma abbastanza poi magari sta meglio”. puntate sullo specchio, il turchese al dito della stanza di fianco ha sentito una spe-
da sentire tutte le parole. Dietro la porta scorrevole: water, bi- e i braccialetti che tintinnano ancora. cie di urlo verso le otto, e poi un po’ di
Ma guarda che civiltà, la mia città/con det, piatto doccia (con tenda), lavandino, (…) botte, ma credeva che piantassero un
mille sbarre alle finestre/guardie giurate, pensile (con specchio). C’era un sacco di gente nell’androne, chiodo e non ci ha fatto caso”.
porte blindate/e un miliardo di antifurti/ E c’è/bisogno di più amore/dentro troppa. Grazia mostrò il tesserino al ca-
che stanno sempre a suonare. questa prigione. rabiniere che stava all’ingresso della pa- Copyright:
“Sì, si sente un po’ forte, ma basta Eccolo il vuoto davanti alla faccia. lazzina e poi si guardò attorno per cer- carlolucarelli/agenziasantachiara 2011
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Io e Hans p marina girardi

Nella notte tra l’uno e il 2 febbraio mi prende un raptus da treno. All’una salgo sull’Espresso che da Bologna
va a Napoli, m’incastro tra 5 africani e alle sei e un quarto di mattina scendo a Roma Tiburtina. Trascorro sei
ore a spasso per la capitale prima di prendere il treno che mi riporta su, ritraendo sul quaderno tutto ciò che
colpisce il mio sguardo. Questi sono alcuni dei disegni, gli altri sono sul mio blog: www.magira.altervista.org.

Cronaca delle partite precedenti


E lo stellone sta a guardare
p Gianluca morozzi
Sono strane, le settimane in cui giochi tre volte in sette giorni, giochi in qualunque giorno tranne di domenica e mai alla stessa ora. Per esempio, questa
settimana: Bologna-Palermo, sabato, ore 18, mercoledì, Bologna-Roma, ore 18 e 30, sabato, Juventus-Bologna, ore 20 e 45. Il tifoso deve avere l’agenda
sempre pronta e un calendario personale molto elastico. Così come deve averlo lo Stellone, quel bizzarro campo energetico che saltella da uno stadio
all’altro, pronto a premiare talvolta un giocatore, talvolta un altro giocatore. Col Palermo, per esempio, il giocatore da premiare è seduto in panchina. Ci
rimane per ottanta minuti. È biondo, ha i capelli lunghi, e ha segnato –lui che è un attaccante - ben un gol negli ultimi due anni. Lo ha segnato la dome-
nica prima, a Genova, sul tre a zero per gli altri, quindi ha avuto la sfortuna di non poter neppure esultare, dopo aver segnato un gol che gli mancava
da due anni. Si chiama Paponi, ed è famoso per il gol dello Scorpione che ha segnato con la maglia del Parma, un incredibile doppio colpo di tacco
volante, qualche anno fa. Paponi entra in campo a dieci minuti dalla fine, sullo zero a zero, col Bologna che attacca con ferocia, sbranando il Palermo
minuto dopo minuto. Rubin mette in mezzo l’ultimo cross della partita, quando mancano pochi secondi al novantesimo. Lo Stellone mette le molle ai pie-
di di Paponi, che da fermo, sbilanciato, s’inventa un tuffo d’angelo alla Superman. Gol. Il Bologna vince. Mercoledì, alle 18 e 30, lo stellone sceglie De
Rossi, della Roma. De Rossi viene ammonito dopo pochi minuti, per un fallo su Ramirez che in un mondo migliore gli costerebbe l’espulsione. Non viene
espulso. Quasi alla fine del primo tempo, De Rossi prende un pallone con la mano a centrocampo. In un mondo anche non migliore, in un mondo qua-
lunque, questa sarebbe ammonizione, doppio giallo, espulsione. Ma De Rossi ha lo Stellone addosso, e l’arbitro lo grazia. Pochi minuti dopo, Casarini
gli regala ingenuamente un pallone, De Rossi ringrazia, ne approfitta, tira, il tiro è un po’ centrale, Viviano farebbe una tranquilla parata, ma Cherubin
ci mette la testa e devia il pallone in rete, per sicurezza. È lo Stellone. Secondo me, quella sera, in autogrill, De Rossi ha giocato anche al Superenalotto.
E ha vinto. Il secondo sabato, alle 20 e 45, lo stellone stava andando a toccare Di Vaio. Poverino, si diceva, è in crisi, non segna da ben quattro partite,
addirittura, quattro partite senza segnare, cavolo, è in crisi nera, in effetti ha fatto appena quattordici gol fin qua, neppure uno su rigore, poverino, ha
proprio le polveri bagnate. Lo Stellone stava andando a risolvere la crisi di Di Vaio, ma siccome gli Stelloni ragionano, ogni tanto, ha detto “Ma che dico,
Di Vaio?, ma mica ha bisogno di me, Di Vaio, quattordici senza rigori?, ma sa fare gol anche da solo, ma quale crisi, ma dai, figurati”.
Il Bologna, in campionato, non vinceva in casa della Juve dal 1980. Avete realizzato l’anno? 1980. Non ci si crede. La nazionale aveva vinto soltanto due
mondiali su quattro, nell’80. C’era Pertini, nell’80. C’erano i Clash. Era ancora vivo John Lennon, quando Adelmo Paris segnava il gol di quell’ultima,
storica vittoria. Di Vaio aveva quattro anni. Della Rocca, Britos, Casarini, quasi tutti i giocatori in campo in questo sabato del 2011 non erano nati, nell’80.
Dopo trentun anni è ora di vincere, avrà detto Di Vaio quando Mutarelli lo ha lanciato in area. E cadendo all’indietro, ha superato il portiere della Juve con
un tocchetto di punta. È ora di stravincere, avrà detto quando ha dribblato quattro difensori della Juve prima di infilare la porta, di destro. Due a zero,
senza bisogno di Stellone. E il bello è che in quel 1980, l’anno di Adelmo Paris, il Bologna aveva cinque punti di penalizzazione. Quest’anno ne ha tre.
Io, se ci si diverte così tanto, mi farei penalizzare tutti gli anni. Ne vale la pena.
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Manuele fior Cultura

La nouvelle vague
del fumetto italiano
Il suo ultimo libro è il ritratto di una generazione più
libera ma sempre meno sicura. Una storia d’amore che
ricorda Truffaut e che ha conquistato la Francia
p laura marongiu

Si è aggiudicato un premio che nel fuori un ritratto ge-


mondo del fumetto è l’equivalente di nerazionale, di una
un Oscar. Nato a Cesena nel 1976, Ma- generazione che è
nuele Fior ha vinto nel gennaio scorso la mia, che non ha
il premio come miglior libro al festival le sicurezze econo-
di Angouleme (uno dei più importanti al miche che avevano
mondo), assegnato al suo ultimo lavo- i miei genitori però
ro, “Cinquemila chilometri al secondo” ha molte più possi-
(Coconino Press). Merito di una storia bilità di spostarsi
che parla di amore e amicizia, seguen- e più strade a di-
do il passaggio dall’adolescenza all’età sposizione di quel-
adulta di tre amici (Nicola, Piero e Lu- la precedente, che
cia). Così “Cinquemila chilometri al se- era più radicata in un contesto sociale è una scelta anche obbligata. Nel libro tanti...
condo”, grazie agli splendidi acquarelli e territoriale. Il libro cerca anche di far volevo essere più realista possibile, non I colori sono una colonna portante del
di Fior, diventa l’affresco sentimentale di capire il rovescio della medaglia di que- tragico. Per me vivere all’estero è stata libro. È un libro che nella mia testa è
una genereazione. sto aspetto, vedere dove questa libertà a all’inizio una grande scoperta, anche en- iniziato con certi colori, che rispecchia-
Com’è nato “Cinquemila chilome- 360 gradi inizia a fare male e a compli- trare in modelli lavorativi completamen- vano gli ambienti, e questa è una deci-
tri al secondo”? care le cose. te diversi e adesso è una risorsa senza la sione che non si prende neanche, è così
La storia è nata quasi cinque anni fa, Di solito per riferirsi a questa ge- quale non potrei lavorare. e basta. Ho deciso di liberarli senza con-
quando abitavo in Norvegia, e ha avu- nerazione si parla un po’ sbriga- Come vedi il panorama fumettisti- trollarli troppo, di farli parlare il più pos-
to una gestazione non proprio lineare, tivamente di “cervelli in fuga”... co italiano? sibile. Questo mi è servito anche per tro-
perché nel frattempo ho cambiato am- ma come vivono davvero questi Penso che in Italia ci siano dei bravissi- vare un disegno nuovo, più lontano da
biente, vivendo in diversi paesi. Anche ragazzi? mi artisti che hanno qualcosa da dire, certi stilemi in cui si rischia sempre di
se non è autobiografico, il libro riflette Se si parla di questo fenomeno vuol dire soprattutto la nuova generazione. È mol- cascare.
un po’ questa instabilità, che è una del- che qualcosa un po’ si sta muovendo, a to difficile fare questo lavoro, e in un pa- I tuoi prossimi progetti?
le caratteristiche dei personaggi. Le am- livello di strati sociali, di gente che par- ese come l’Italia, dove viene richiesto Sono impegnato con un libro che avevo
bientazioni del libro sono i posti dove te dall’Italia pensando di poter realizza- uno sforzo maggiore, queste voci sono iniziato già alla fine dello scorso anno. È
ho vissuto e lavorato veramente. Però le re le proprie ambizioni all’estero e poi anche più autentiche di grandi profes- un libro di fantascienza, che ha luogo in
vicende sono completamente inventate, fa i conti con l’integrazione, la nostal- sionisti francesi, magari. Il problema è Italia nel 2040 più o meno. Sarà un libro
perché il bello di una storia è quando i gia, fino agli aspetti più intimi della pro- che continuino a lavorare, che non per- abbastanza grosso che mi terrà impe-
personaggi iniziano a prendere decisio- pria vita, che sono i rapporti di amicizia dano la passione. Non è facile portare gnato per almeno un altro anno. Intanto
ni proprie, date dalle caratteristiche di e d’amore. Questi rapporti sono minati avanti un lavoro così se non si viaggia sarò in Italia per vari festival come il Co-
base che gli sono state assegnate. dalla lontananza, anche se poi c’è l’illu- un po’ o se non si ha la possibilità di micon di Napoli e Lucca Comics.
Il libro, come dice la quarta di co- sione di potersi sentire sempre. Il titolo pubblicare fuori.
pertina, è “il ritratto di una gene- del libro, “Cinquemila chilometri al se- La costruzione della storia e certe
razione precaria, anche negli af- condo”, sottolinea questa presunta velo- tematiche ricordano un po’ il ci-
fetti”. Sei d’accordo? cità con cui ci si può mettere in contat- nema. Hai dei riferimenti partico-
Questo è un aspetto che in realtà è ve- to, anche se alla fine si è diventati come lari in questo campo?
nuto fuori dopo, non l’avevo preventiva- degli stranieri. È una specie di miraggio Sicuramente ho dei riferimenti, i regi-
to. Quando parli a livello molto persona- tecnologico. Un secondo di ritardo nel- sti della Nouvelle Vague francese come
le, emergono delle cose di te ma anche, la conversazione telefonica è sufficiente Truffaut o Rohmer e da un punto di vi-
e soprattutto, della società in cui vivi. per non capirsi più e ti dà tutto ad un sta di cura dell’immagine penso a mol-
All’inizio tutto è partito per raccontare tratto il senso della lontanza, della di- ti italiani tra cui Ettore Scola o Pasolini.
una storia d’amore, poi il disegno si è stanza. Comunque il fumetto mantiene ritmi e
ingrandito e tutti i personaggi vivono e Vale la pena partire, secondo te? mezzi che sono propri.
soffrono in situazioni che molti hanno Io lo rifarei cento volte, per chi fa del- In “Cinquemila chilometri al se- Q| La copertina di “Cinquemila chilometri al
secondo” (Coconino Press, 17 euro)
vissuto veramente. In controluce viene la propria passione la sua professione condo” i colori sono molto impor-
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accade davvero
Venti puntate su Babel Tv per raccontare l’integrazione
p luca manni

In tv volti e storie Homeless di successo


il dono di ted

dei “nuovi bolognesi” f


Primi giorni dell’anno, Colum-
bus, Ohio: un cronista intervista
p francesco mele il senza dimora Ted Williams a un
semaforo e ne registra un video

V
ivere bene in Italia, vivere bene che poi carica su Youtube. Il filma-
a Bologna, conoscere le storie to riceve subito milioni di visua-
di vita dei “nuovi bolognesi” co- lizzazioni e sull’uomo piovono
gliendone gli aspetti positivi senza distor- proposte di lavoro e richieste di
cere la realtà: sono questi i presupposti interviste. Il dono di Ted è una
con i quali il regista Maurizio Finotto, con straordinaria voce baritonale
la sua casa di produzione “Bunker Tv”, ha che gli aveva permesso di lavora-
realizzato venti puntate per Babel Tv (in re per anni come speaker radiofo-
onda sul canale 141 di Sky) per spalanca- nico, prima di cadere nella spirale
re una finestra sul mondo dei nuovi bolo- dell’alcol e delle droghe ed esse-
gnesi che “ce l’hanno fatta”. Si è trattato re costretto alla vita di strada.
di costruire un genere televisivo nuovo,
diverso rispetto alle trasmissioni e inchie- Nuove tecnologie
ste già svolte sul tema con un taglio spes-
Q| Fotografia di Francesco Roncarà senza dimora on line
so sociologico, raccontando diverse espe- ff
rienze di vita, come le vicende di Jamil, Ambrogio Giancarlo Vitali di “Orfeo Tv”, cali che mescolano sonorità dei paesi di “ViUnderheard in New York” è un
uno dei primi ad offrire falafel nella “città in qualità di coautore e la “Elenfant Film” origine con il pop occidentale”, afferma progetto che nasce per far co-
dei tortellini” e proprietario di un locale in che, oltre a curare le riprese, ha avuto il il regista. In un periodo in cui spesso gli noscere al pubblico la situazione
centro, con le difficolta di vincere l’iniziale ruolo chiave di vincere l’iniziale diffidenza stranieri in Italia vengono rappresentati dei senza dimora. L’idea è venuta
diffidenza dei bolognesi per le tradizioni degli extracomunitari, non sempre dispo- dai media di maggior diffusione come un a tre tirocinanti di un’importante
culinarie palestinesi. O la storia di Issam, sti a parlare davanti a una videocamera. problema per il nostro Paese, è opportuno agenzia pubblicitaria inglese che
marocchino che ha aperto un negozio di Questa nuova ed originale offerta televi- far conoscere i tanti aspetti positivi della ha stanziato 1.000 dollari per fi-
abbigliamento hip hop e streetwear in via siva ha avuto degli ottimi riscontri dagli multiculturalità, come fattore di arricchi- nanziare 4 cellulari con accesso a
Indipendenza, oggi vero e proprio punto ascolti, tanto che sono in preparazione mento personale, collettivo e anche eco- internet, sms gratuiti per un mese
di ritrovo per gli appassionati della cultura nuove puntate. Con questa nuova occa- nomico (tanti sono infatti i nuovi italiani e un account Twitter. A benefi-
rap; o il brasiliano Elvio, maestro di dan- sione, l’equipe di Finotto punta a mostra- che incidono per l’11,1% sul prodotto inter- ciarne sono stati 4 homeless ac-
za carioca. Importante, per Finotto, è stato re gli aspetti più inediti dei nuovi italiani: no lordo e titolari del 3,5% delle imprese) curatamente selezionati. visto il
coinvolgere diverse realtà locali per trova- “Uno dei programmi a cui stiamo lavo- per una maggiore apertura verso l’alteri- successo ottenuto finora, tutti
re un giusto equilibrio nella creazione del- rando sarà una sorta di talent show per tà. Per informazioni: www.babel.tv (www. si augurano che il progetto pos-
le diverse puntate, tra le quali quella di le band di extracomunitari, gruppi musi- bandieragialla.it) sa svilupparsi ulteriormente.

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