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Todeschini LIBRO.

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ta nelle sue opere, ci dice che gli scienziati hanno riconosciuto in pieno la verità che
egli ha raggiunte e che stanno per adottarle. La sua teoria infatti ha veramente unifi-
cato la materia, il suo campo, le varie forme di energia ondulatoria e le loro leggi e sve-
lando le relazioni che corrono tra i fenomeni fisici, biologici e psichici, li ha inquadra-
ti in una scienza unica madre di tutte le altre: La Psicobiofisica, la quale consegue la
più vasta, profonda, ed organica sintesi del Creato possibile ai nostri giorni e perciò ri-
sponde in pieno ai requisiti auspicati dall’alto Congresso odierno.

Einstein o Todeschini? Qual’è la chiave dell’universo? (Il Giornale del Popolo, 10


gennaio 1957).
Con questo titolo, a cura del “ Movimento psicobiofisico internazionale S. Marco” è sta-
to testè pubblicato un compendio delle confutazioni della teoria della relatività, alla
quale, fin dal 1949, Todeschini contrappone la sua “Teoria delle apparenze”.
Apre il volume una sintesi della controversia dettata dal prof. Fernand Beaufils, presi-
dente del Movimento psicobiofisico francese, che ricorda le più recenti sconfessioni
della teoria di Einstein da parte di consessi e personalità scientifiche, compreso l’in-
ventore della bomba atomica Oppenheimer. Oramai l’infallibilità di Einstein non è più
un dogma generalmente accettato e – scrive Beaufils – la vox clamantis in deserto di
Todeschini s’è fatta coro di voci da tutti gli orizzonti. Dopo l’introduzione, vengono ri-
pubblicate le tre interviste del Giornale del popolo con Todeschini, rispettivamente
comparse il 22 maggio, 19 giugno , 23 luglio 1955. Segue un riassunto delle dimostra-
zioni e conferme principali della teoria delle apparenze; quindi in una serie di artico-
li, dovuti a scienziati di chiara fama, sono esposte quelle obiezioni sotto le quali, nei
recentissimi giudizi di alte autorità nel campo della fisica, i postulati einsteniani van-
no crollando: Carmelo Ottaviano scrive su “Einstein filosofo”, Franco Tabasso su “Ein-
stein scienziato”, Massimo Rocca su “Nuovi dubbi sulla relatività”, Quirino Majorana
su “Cinquant’anni di relatività e sulla soglia di una nuova visione della fisica”, Primo
Rolla su “La logica della intuizione euclidea”. Chiude il volume la relazione di Marco
Todeschini: “Revisione delle basi sperimentali e teoriche della fisica moderna”, che,
esposta dall’autore nella seduta plenaria dell’Ateneo di scienze e lettere di Bergamo il
21 dicembre 1955 e già presentata alle principali Accademie e Università italiane e
estere, viene qui integralmente riprodotta. Essa così conclude: “Tutti i fenomeni fisici
non sono che particolari movimenti di spazio fluido provocati da forze immateriali ap-
plicate da parte del mondo spirituale. Le leggi che reggono i fenomeni fisici, costitui-
scono la volontà di Dio in atto. Il determinismo che regge tali fenomeni è quindi volu-
to liberamente dalla Volontà Suprema, affinché essi realizzino quelle precise finalità.
Passando dalla materia inorganica a quella organica, notiamo che questa si aggrega in
complessi atti ad ottenere ben determinati scopi. Molecole costituite dagli stessi ele-
menti chimici, formano poche cellule germinali da cui si sviluppano le miriadi di esse-
ri diversi del regno vegetale ed animale. Non solo, ma in ciascuno di questi esseri, quel-
le cellule si moltiplicano e si uniscono tra di loro in maniera tale da formare organi di
senso, di moto e di regolazione ciascuno dei quali consegue funzioni particolari e rela-

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zioni di insieme, attraverso una tecnologia talmente precisa e geniale che per idearla e
realizzarla occorre una mente di sapienza infinita rispetto a quella dell’umanità intera.
Dunque la materia organica, al pari di quella inorganica, consegue finalità specifiche
e d’insieme sperimentalmente innegabili, che rivelano tutta la volontà di Dio in atto, la
sua infinita sapienza, potenza e bontà”.
E ora vogliamo soltanto riferire, a proposito della parte di Todeschini, nel risveglio del-
la fisica dall’ipnosi relativistica, il seguente brano del prof. Beaufuils, già ricordato:
“Todeschini è il primo che ha dimostrato col rigore del metodo delle scienze esatte che
le forze sono di natura spirituale e che esse sono dirette dall’infinita sapienza di Dio a
muovere lo spazio fluido inerziale in quei particolari modi atti a conseguire tutti i fe-
nomeni fisici inorganici e organici. E’ l’unico scienziato che da Galilei in poi ha cer-
cato la causa prima dei fenomeni in un Creatore e non nella materia o nell’inconscio
universale. E’ il primo che ha dimostrato che qualsiasi grano materiale, non avendo or-
gani sensori e motori, periferici e cerebrali, non possiede anima propria che questi dis-
positivi possa usare e quel pensiero cosmico possa avere, esplicare ed attuare, con at-
ti di moto volontari”.

Divampa la battaglia sulla relatività. Dopo il contrasto fra Majorana e Severi una
intervista del prof. Marco Todeschini (Il Giornale del Popolo, 22 febbraio 1957).
Sulla nota che il prof. Quirino Majorana ha presentato il giorno 12 febbraio all’Acca-
demia nazionale dei Lincei, per dimostrare che la relatività di Einstein non ha alcu-
na base sperimentale, continua vivissimo l’interesse, specie negli ambienti scientifi-
ci. In verità, dopo il Congresso della Società di fisica americana, svoltosi a Nuova York
nel marzo dello scorso anno, ed il Congresso dei Premi Nobel, svoltosi a Lindau in
Germania, nei quali la teoria di Einstein è stata nettamente ripudiata, si attendeva da
molti una comunicazione in merito anche da parte delle massime autorità scientifiche
italiane, e bene ha fatto il Majorana a farla. Successivamente, però, il prof. Francesco
Severi, in una intervista al Giornale d’Italia, ha ancora persistito nel difendere una
dottrina che anche allo stato maggiore della scienza, alla luce dei fatti sperimentali, è
cominciata a risultare erronea e inattendibile. Le discussioni prodotte dagli avversi
giudizi dei due eminenti scienziati, ci ha indotto ad intervistare il prof. Todeschini,
che – ha scritto il prof. Walzer – “oggi è ritenuto il maggior competente di relatività e
di scienza unitaria”, e la cui Teoria delle Apparenze, va guadagnando il terreno che
la teoria della relatività perde.

Dove sono le prove?


A Parigi – cominciamo – ci hanno riferito che in seguito all’affermazione in campo in-
ternazionale della sua teoria ed all’abbandono di quella di Einstein, lei è stata invita-

Marco Todeschini, L’unificazione qualitativa della materia e dei suoi campi di forze continue ed alterne, in:
Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo, vol. XXIX, anno 1955-1956, Bergamo, 1957.

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ta in Francia a tenere conferenze nelle varie Università da un comitato d’onore costi-


tuito dall’ex Presidente del Consiglio dei ministri Bidault e dai maggiori scienziati di
quella Nazione ottenendo un vero successo. Perciò abbiamo pensato che ella possa par-
lare con cognizione di causa della vertenza sorta in Italia.
Todeschini risponde:
- In luglio, al mio ritorno dalla Francia, il prof. Majorana mi ha scritto che intendeva
fare la comunicazione all’Accademia dei Lincei che recentemente ha presentato. Gli
argomenti che egli ha portato per dimostrare che la teoria di Einstein non ha alcuna ba-
se sperimentale, sono inconfutabili. Del resto, questo suo giudizio è stato confermato
esplicitamente anche nei due congressi di Nuova York e di Lindau. Il prof. Bargman
della Università di Princeton, così lo ha espresso: “Pur essendo io sempre stato un en-
tusiasta ammiratore e sostenitore di Einstein, confesso che la sua teoria ristretta e ge-
neralizzata, anche com’è stata modificata prima della sua scomparsa, non può essere
acquisita alla scienza ufficiale, perché si è potuto accertare ora che nessuna prova la
avalla. L’opinione che la maggior parte dei fisici si è fatta in questi ultimi tempi è che
il campo unificato di Einstein sia destinato a rimanere un postulato indimostrabile e
insostenibile”. Ed al Congresso dei Premi Nobel, così si è espresso il celebre Heisem-
berg: “La scoperta di un gran numero di particelle ha capovolte le conoscenze teoriche
anteriori e lascia adito solo all’ipotesi di Todeschini che i corpuscoli subatomici siano
tutti forme diverse di una materia unica. La scienza si trova così di fronte alla necessi-
tà di abbandonare la teoria di Einstein, dato che con i suoi artifici matematici non si
possono eliminare le contraddizioni sperimentali che la smentiscono in pieno”.
Può darsi – chiediamo – che il prof. Severi non sia al corrente del risultato di quei con-
gressi e delle dichiarazioni di quegli scienziati?
Mi sembra – riprende Todeschini – che ciò sia da scartarsi, anche perché il Consiglio
nazionale delle ricerche, di cui egli fa parte, ha chiesto recentemente con urgenza le mie
opere ed anche il “Bollettino d’informazioni scientifiche n. 9”, pubblicato a cura del Mo-
vimento psicobiofisico di Bergamo, nel quale sono esposti i risultati dei due congressi
in parola, le ragioni teoriche e sperimentali che hanno fatto ripudiare la teoria di Ein-
stein, ed i nuovi principi unitari prospettati per una più chiara e esauriente spiegazione
dei fenomeni fisici, biologici e psichici, delle loro relazioni reciproche e di insieme, che
costituiscono la base della vasta riforma scientifica in corso di attuazione. L’importanza
basilare di questa pubblicazione, redatta da eminenti scienziati, divisa in due parti; una
concettuale comprensibile a tutti, e una fisico-matematica per gli specializzati, non è
sfuggita né all’estero né in Italia. In poche settimane, infatti, sono state esaurite varie
edizioni. In essa vi è appunto un articolo del prof. Majorana che eleva una critica ser-
rata e lucidissima al volume intitolato “50 anni di relatività”, dimostrando che gli argo-
menti esposti dai compilatori: proff. Polvani, Straneo, Finzi, Armellini, Caldirola, Aliot-
ta e Severi, a difesa della teoria di Einstein, sono scientificamente inconsistenti, illeci-
ti ed inammissibili. Nel richiamare ora i postulati di quel volume, il Severi quindi non
ha considerato che sono stati completamente demoliti da Majorana.
Come si possono riassumere questi contrasti? domandiamo.

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La relatività classica afferma che la velocità C della luce rispetto alla Terra, più quel-
la V del nostro pianeta, è pari alla loro somma C+V. Einstein invece sostiene che tale
somma è sempre eguale a C, e quindi distrugge la relatività di Galilei. Severi, che è un
matematico, non può certo convalidare che C+V=C, perché questo è un errore mador-
nale di algebra elementare; deve quindi ritenere che questa equazione si verifichi a
causa della contrazione dei corpi nel senso del movimento postulate da Einstein. Il
controllo della teoria di quest’ultimo passa quindi dalla matematica alla fisica. Ma il
prof. Majorana, che è un fisico di fama mondiale, esclude assolutamente che la verifi-
ca sperimentale di tali ipotetiche contrazioni sia mai stata raggiunta.

Le smentite
Il Severi – incalziamo – si richiama tuttavia alle “prove cruciali” indirette. Nel Bolletti-
no in parola - risponde Todeschini – ho date le dimostrazioni fisico-matematiche che ta-
li prove, lungi dal comprovare la teoria di Einstein, la smentiscono in pieno, poiché l’e-
sperimento Michelson, l’aberrazione della luce, la deviazione dei raggi luminosi presso
le masse celesti, l’effetto Kauffmann, quello Doppler e quello Fizeau, sono spiegabili
quantitativamente e qualitativamente come effetti Magnus, in perfetta armonia con la re-
latività di Galilei. Ho dimostrato poi, col calcolo, che le contrazioni delle dimensioni dei
corpi per effetto del loro movimento e la dilatazione del tempo a bordo di essi, conduco-
no ad assurdi fisico-matematici insostenibili. Un ultimo chiarimento tecnico, le chiedia-
mo: Severi insiste nell’attribuire ad Einstein il merito di aver scoperto che la materia è
energia e di aver data l’equazione mC2 = E. Todeschini ha un lieve gesto d’impazienza: –
Ho già detto mille volte – riprende – che da quando l’uomo ha acceso il primo pezzo di
legna, si è accorto che la materia è energia. L’equazione citata poi non l’ha trovata Ein-
stein, bensì è quella scoperta dal Leibniz fin dal 1700, che esprime l’energia cinetica di
una serie di sfere centro-mosse. Se ad uno studente delle scuole medie facciamo calco-
lare la forza viva del nucleo, egli applicherà questa formula, e sapendo dall’esperimento
che la velocità di rotazione degli strati concentrici è pari a quella della luce C e che la
loro massa complessiva è m, giungerà allo stesso risultato. Voglio dire che l’energia ci-
netica nucleare si può calcolare benissimo con l’equazione di Leibniz, senza ammettere
assurde contrazioni spazio-temporali einsteniane, anzi, ammettendo la teoria di Einstein,
risulta del tutto ingiustificabile dinamicamente l’uso di quella equazione, che inoltre non
spiega affatto come c’entri la materia con la velocità della luce. Considerando invece che
gli atomi sono sfere rotanti su se stesse con la velocità della luce, quell’equazione, nota
da secoli, risulta di immediata applicazione per trovare l’equivalente energia della mate-
ria; risulta chiaramente comprensibile il significato fisico di essa e quello dinamico, sen-
za bisogno di ricorrere alle montagne di calcoli tensoriali e di concetti astrusi che com-
porta la teoria di Einstein, e senza bisogno di infrangere la relatività classica di Galilei.

Quattro cambiamenti
Questo mi sembra molto evidente – ammettiamo – Ora però desidereremmo sapere a
che allude Severi nel ritenere “che Einstein, ha dato prova di agilità di spirito che po-

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chi vegliardi hanno”. Allude – riprende Todeschini – al fatto che Einstein, prima di
morire, ha rinnegato tutte le sue precedenti concezioni per esprimerne un’altra del tut-
to differente. Ma l’aver cambiato quattro volte la sua teoria dimostra solo che gli man-
cava l’acume e la capacità scientifica di intravedere gli errori che di volta in volta egli
ha sostenuto per anni. Poiché anche l’ultima forma che ha dato alla sua teoria è risul-
tata insostenibile, si comprende che l’asserzione di Severi ritenente “Einstein un genio
che ha visto, antivisto e superato di un salto le contraddizioni”, suona alquanto equi-
voca ed ironica.
L’altra frase con la quale poi Severi chiude l’intervista: “Nessuna verità scientifica è
vincolante per i secoli”, ci dimostra che questo valente matematico ha voluto difende-
re la teoria di Einstein, come colui che pur sapendo che la donna del cuore è menda-
ce ed è definitivamente caduta, vuol tuttavia con un atto dignitoso nascondere tutta l’a-
mara delusione di averla creduta, amata e magnificata invano. Ma se tale atteggiamen-
to cavalleresco è comprensibile e tollerante nel caso di una delusione sentimentale,
non si addice affatto nel campo scientifico, dove il vero ricercatore deve sentire la tre-
menda responsabilità di convalidare gli errori e deve sempre sentire il nobile coraggio
di denunciarli apertamente, come ha fatto il Majorana.
Come mai la teoria di Einstein ha potuto dominare ed illudere per mezzo secolo il cam-
po scientifico? – domandiamo –.
Risposta: Perché, nonostante fosse in netto contrasto con la cinematica classica, fu tol-
lerata nell’illusione che avesse conciliato l’esito dell’esperimento Michelson con l’a-
berrazione della luce. Dopo il 1921, epoca in cui Einstein riuscì a farsi assegnare il pre-
mio Nobel per la teoria dei quanti di Plank, da lui stesso rinnegata poi tre anni orsono,
nessuno più osò attaccarlo ed i suoi innumerevoli oppositori furono ridotti al silenzio.
Rimasi così solo per 30 anni a combatterlo apertamente ed additare con precisione gli
errori che sono stati esposti nelle mie opere pubblicate dal 1949 in poi. Nel 1954, il
prof. Carmelo Ottaviano, ordinario all’Università di Catania, il più grande filosofo cat-
tolico contemporaneo, dimostrava come la concezione einsteniana fosse basata tutta sul
positivismo materialista ateo; nel 1955 il prof. Majorana, rompendo il silenzio trenten-
nale in cui era stato ridotto dal prepotere degli einsteniani, ritornava a far udire la sua
autorevole e competente voce nel campo sperimentale contro la teoria di Einstein. Co-
sì si è provocato quel capovolgimento e quella riforma della scienza le cui ragioni e ne-
cessità sono riassunte nella mia nota intitolata: “Revisione delle basi sperimentali e
teoriche della fisica moderna”, nota riportata nel Bollettino citato. Con queste parole,
Todeschini ci stringe la mano e ci congeda. (A. S.).

Voli interplanetari e dinamica dell’universo. Gli emuli di Todeschini. Ancora una


“riforma della scienza”, in un libro di 850 pagine che sostiene l’esistenza di un fluido in-
visibile nello spazio cosmico (Il Giornale del Popolo, 27 ottobre 1957).
Mentre il satellite artificiale continua a rivoluire intorno al nostro globo e si discute sul-
la struttura dello spazio siderale, acquista un particolare sapore la lettura di un libro
intitolato La dinamica dell’Universo di N. Mancini, edizione 1956, Vallecchi, che trat-

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ta proprio di questo argomento e nega la possibilità dei voli interplanetari. L’autore so-
stiene infatti che le masse dell’Universo sono immerse in uno spazio cosmico pieno di
un fluido invisibile (etere). Per esprimere questo semplice ed antico concetto, il Man-
cini ha riempito un volume di 850 pagine fittamente stampate, ripetendo innumerevo-
li volte gli stessi argomenti. Tale prolissità, che si esplica con un linguaggio senza al-
cuna proprietà scientifica, con fiorite espressioni di avversità alla scienza ufficiale ed
ai suoi cultori passati e presenti, se donota l’amarezza di uno studioso che sostenendo
un’idea possibile si sente inconsiderato, tuttavia è stata dispersa, totalmente fuori dai
bersagli essenziali che l’avrebbero potuta giustificare. Nessuna dimostrazione attendi-
bile riesce infatti a dare l’autore della sua ipotesi, né filosofica, né fisico-matematica,
né sperimentale. Dimostra, o finge, di ignorare, la storia del pensiero come se l’idea
dell’etere fosse tutt’al più una intuizione vaga di Galilei che egli solo avrebbe il meri-
to di aver riportata alla luce, valorizzata e sottoposta alla considerazione dei contem-
poranei e dei posteri, in sostituzione dell’ipotesi del vuoto, prevalente in quest’ultimo
cinquantennio, mentre invece la verità è che una lunga serie di ricercatori, a comin-
ciare dagli antichi filosofi greci, hanno sostenuto l’etere, senza mai poterne esaurien-
temente dimostrare l’esistenza. Il Mancini Ridolfini non sembra comprendere che so-
no proprio le dimostrazioni razionali, fisico-matematiche e sperimentali, quelle che de-
cidono della validità di una teoria. Non ha forse capito che sono queste le carte di iden-
tità perché un’idea venga acquisita alla scienza ufficiale e non avendole prodotte si la-
menta perciò ingiustamente di non essere ascoltato, e si scaglia contro la matematica
ed il metodo analitico e sperimentale della scuola, senza avvedersi che se egli non dà
quelle prove, la sua idea è destinata a restare per sempre una mera ipotesi.
In altre parole egli non si è reso conto che se l’ipotesi dell’etere, affacciata sin dal 4°
secolo a.C. da Aristotele, introdotta nella scienza da Cartesio con i vortici astronomici,
presa come base da Huyghens e Fresnel per dar corpo alle onde luminose, accettata da
Maxwell, Lorenz, Hertz, per giustificare le perturbazioni armoniche elettromagnetiche,
accolta da lord Kelvin per spiegare gli atomi come vortici; se tale idea, insomma, non
venne acquisita alla scienza è stato solo perché nessuno aveva saputo trovarne le di-
mostrazioni indispensabili che la convalidassero esaurientemente. Quello che non si ri-
esce a capire è perché l’autore si scaglia contro tutti gli scienziati che sostennero l’etere,
se anch’egli lo sostiene; ed ancor meno si riesce a comprendere perché a pag. 438 del ci-
tato volume egli scriva: “Tanto il concetto della cosmogonia di Armellini, quanto quello
del vortice centro-mosso della teoria di Todeschini, sono sbagliati”.
Bisogna pensare che lo scetticismo e la fobia che Mancini dichiara apertamente di ave-
re per la matematica, lo abbiano indotto a saltare la maggior parte delle pagine della
“Teoria delle Apparenze” di Todeschini; oppure che la mancanza di cognizioni di cal-
colo superiore non gli abbiano consentito di assimilare e digerire le equazioni esposte
in tale volume, poiché in caso contrario egli si sarebbe bene accorto che lo scienziato
di Bergamo ha dato proprio quelle prove fisico-matematiche e sperimentali che occor-
revano per convalidare l’ipotesi dello spazio fluido, sostenuta anche dal Mancini, pro-
ve che questi invano si è arrabattato a cercare e non ha mai trovate.

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La spiegazione dell’atteggiamento contrastante di quest’ultimo, si può avere solo leg-


gendo un altro suo scritto intitolato: “Errore della scienza” nel quale il Mancini muo-
ve critiche del tutto inconsistenti e zeppe di invettive contro: Galileo, Keplero, Ein-
stein, Todeschini, Armellini, Fantappiè, Severi, Parrucca, ecc. In tale libretto l’autore
ammette che l’ipotesi dello spazio fluido di Todeschini, concorda con la sua, ma dice
che non può accettare l’idea dei campi astronomici rotanti di spazio fluido centro-mos-
si, perché secondo lui sono invece mossi dalla periferia. Egli così dimostra di ignora-
re, o di aver dimenticato, che le velocità di rivoluzione dei pianeti decrescono in fun-
zione della loro distanza dal Sole, e che ciò si può spiegare solamente ammettendo che
siano trascinati da strati sferici di spazio fluido in rotazione, le cui velocità decresco-
no dal centro del sistema e si estende, per attrito, di strato in strato verso la periferia.
Questa tesi, sostenuta da Todeschini, è quindi in perfetta armonia con la fluidodina-
mica e con le leggi che dominano i sistemi atomici ed astronomici, ed invece vi spun-
ta contro le sue invettive il Mancini per demolirla. Che se poi quest’ultimo, con la fra-
se sopra citata, ha inteso sostenere che è lo spazio fluido che muove i corpi e non vi-
ceversa, allora gli restava da chiarire che cos’è la materia, mistero che egli non ha af-
fatto svelato. Todeschini invece ha dimostrato col rigore scientifico che la materia e tut-
ti i suoi campi di forze continui ed alterni, sono movimenti di spazio fluido inerziale ro-
tanti od oscillanti, per cui la distinzione che sia il campo a muovere la materia o vice-
versa, non ha più ragione di essere, perché entrambi si risolvono in movimenti del mez-
zo spaziale. Il Mancini non ha afferrato per nulla la vasta portata di questa unificazione
qualitativa tra materia e campo. Un’altra obiezione egli muove a Todeschini, e cioè che
i pianeti immersi in un campo centro-mosso di spazio fluido, dovrebbero assumere sem-
pre un moto di rotazione in senso opposto a quello del Sole. È questa la stessa obiezio-
ne che sembrò demolire la cosmogonia di Cartesio. Ma Todeschini ha dimostrato che la
velocità di rivoluzione dello spazio fluido intorno alle masse astrali, va degradando dal
piano equatoriale motore, quelli di sovrapposti e sottoposti paralleli trascinati, sino ad
annullarsi ai poli, secondo la legge e l’esperienza fluidodinamica. La conseguenza di ciò
è che se una sfera planetaria inclinata viene ad essere compresa tra il piano equatoria-
le del campo e quello di un parallelo, sarà indotta, per differenza di velocità di tali pia-
ni, ad assumere una rotazione destrorsa o sinistrorsa, a seconda che il suo asse polare è
inclinato sopra o sotto l’equatore; fatto questo confermato in pieno dall’osservazione
astronomica. Il Mancini, che pure ha mosso l’obiezione di cui sopra, si è ben guardato
dal risolverla, pur interessando essa anche la sua idea. Come spiega egli tali moti in
senso contrario? Ha fatto presto, non li ha spiegati per nulla. In verità egli cade in con-
traddizioni stridenti e non si cura di giustificarle; forse non le ha nemmeno rilevate. Co-
sì, ad esempio, ammette che lo spazio sia immateriale e costituito da fluido magnetico
e non si accorge che dire immateriale equivale a dire vuoto, mentre egli sostiene che
lo spazio è pieno. Come poi tale mezzo possa provocare o frenare il movimento dei cor-
pi, se è immateriale, non si riesce a capire, né l’autore lo spiega. Parimenti non spiega
la natura fisica del magnetismo, né come questo possa porre in movimento corpi che
non risentono affatto la sua attrazione.

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Ad un certo punto del citato libretto, il Mancini, tenta anche di avanzare meriti di prio-
rità rispetto al Todeschini che non hanno nessuna ragione di consistenza, in primo luo-
go perché “l’energia dell’universo” e “La Teoria delle Apparenze” sono apparse in pub-
blico lo stesso anno (1949), ed in secondo luogo perché le due teorie sono completa-
mente diverse e di valore scientifico assolutamente non paragonabili tra di loro. Infat-
ti Todeschini è giunto a constatare che se si sostituisce all’etere imponderabile, come si-
nora considerato dalla fisica, uno spazio che oltre ad avere un’estensione tridimensio-
nale, sia sostanziato anche da densità costante e sia mobile come un fluido liquido o gas-
soso, con i movimenti particolari di tale unica sostanza invisibile, continua e primor-
diale, ma dinamicamente attiva, si possono spiegare qualitativamente e quantitativa-
mente tutti i fenomeni fisici oggettivi, ed anche tutti i corrispondenti fenomeni psichici
soggettivi (sensazioni di forza, luce, calore, elettricità, odore, sapore, ecc.) che sorgono
in noi. In tal modo gli è stato possibile unificare qualitativamente la materia e tutti i suoi
campi di forze continui ed alternati, svelare le relazioni tra i fenomeni fisici, biologici e
psichici, ed inquadrarli in una scienza che egli considera madre di tutte le altre: la psi-
cobiofisica, intesa come la più chiara, organica e vasta visione unitaria del Cosmo pos-
sibile ai nostri giorni, e verso la quale, dopo i Congressi dei fisici di Nuova York e quel-
lo dei Premi Nobel di Lindau, lo stato maggiore della scienza va orientandosi. Il Manci-
ni invece sostiene uno spazio immateriale, solo pieno di magnetismo. Nessuna chiara
cosmogonia viene da lui delineata. Egli si limita a ripetere all’infinito che lo spazio ma-
gnetico preme centripetamente sulle masse astronomiche, senza offrire un modello di-
namico che valga, almeno concettualmente, a spiegare come nasce e si mantiene il mo-
to di rotazione, di rivoluzione e di traslazione dei corpi celesti.
Delle disgraziate esperienze da lui fatte per rintracciare le presunte anomalie nel com-
portamento del barometro, del pendolo semplice e doppio, non occorre parlare. L’azione
dinamica dello spazio, come ha dimostrato Todeschini, è riscontrabile in tutti i fenome-
ni fisici, e non nelle loro pseudo anomalie che Mancini si è illuso di aver reperite, le qua-
li perciò se si verificassero, dimostrerebbero proprio il contrario di ciò che egli desidera.
Che lo spazio sia dinamicamente attivo, infatti, si può subito constatare nella trasmis-
sione delle sue onde che suscitano in noi luce, calore, suono, ecc.; nel moto degli elet-
troni intorno al nucleo atomico, ed in quello dei pianeti intorno al Sole, che è provoca-
to in entrambi i casi da vortici di spazio fluido; nel peso e nell’inerzia dei corpi, che so-
no dovuti alla loro accelerazione rispetto allo spazio fluido ambiente. Se tali fenomeni
non si manifestassero nel preciso modo come avvengono, se subissero cioè delle ano-
malie, allora si che si potrebbe dubitare della dinamica spaziale.
Il Mancini sostiene che il mondo è mosso da forze spirituali, e ciò in perfetto accordo
col Todeschini; ma non dimostra come e perché, né sa trovare le prove che tutte le for-
ze sono di natura immateriale, egli non ha compreso che per sostenere questa tesi, oc-
correva in primo luogo dimostrare che le forze sono sensazioni di natura spirituale, ir-
reperibili nel mondo fisico, come la luce, il calore, l’elettricità, il suono, ecc., che sor-
gono esclusivamente nella nostra anima, allorché la materia solida, liquida, gassosa o
sciolta allo stato di spazio fluido, viene ad urtare contro i nostri organi di senso; sen-

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sazioni che perciò sono reperibili altresì nel mondo spirituale. E tanto meno ha com-
preso la meravigliosa tecnologia elettronica del sistema nervoso, svelata con precise
sperimentazioni da Todeschini in base al concetto di cui sopra. Gli sono sfuggite le ne-
cessità di collegare i fenomeni fisici oggettivi (movimenti di spazio), ai corrispondenti
fenomeni biologici e psichici (sensazioni), e non ha intuito affatto che una scienza ma-
dre unitaria deve comprendere queste tre diverse specie di manifestazioni per assur-
gere ad una sintesi del cosmo. Molti errori ed inesattezze contengono poi le opere del
Mancini, così ad esempio, a pag. 137 della “Dinamica dell’Universo”, si legge: “L’acqua
per bollire richiede meno calore con pressione alta”. A pag. 195: “La scuola newtoniana
è in errore quando sostiene che tutti i corpi cadono con eguale accelerazione”. A pag.
605: “ è in errore quando sostiene che la luce vibra trasversalmente alla direzione di pro-
pagazione”. A pag. XV della prefazione scrive infine: “ Se noi usiamo corrente alternata
nel medesimo rocchetto non apparisce variazione di flusso magnetico”. Il che è in netto
contrasto con i fatti i quali ci dicono che la corrente alternata produce sempre variazio-
ne di flusso magnetico in un solenoide. E’ questa una verità che conosce anche un sem-
plice operaio elettrotecnico e sbalordisce il fatto che non sia conosciuta da un uomo che
vuol riformare la scienza. (A. R.)

Sapremo mai che cosa è il mondo? Rivelazioni sulla formula sintetica dell’universo.
Todeschini anticipa al “Giornale del Popolo” importanti novità sulla teoria di Heisemberg
oggi comunicata al campo scientifico (Il Giornale del Popolo, 25 aprile 1958).
Oggi 25 aprile gli scienziati di tutto il mondo potranno conoscere la teoria di Heisem-
berg, di cui la stampa internazionale ha riportato la misteriosa formula matematica
riassuntiva, proposta per la coordinazione dei campi elettrici, magnetici e gravitici. In
attesa di questa rivelazione, abbiamo ritenuto opportuno di interpellare Marco Tode-
schini, il quale ci ha anticipato importanti novità in base alle comunicazioni avute di-
rettamente dal fisico di Gottinga col quale è in corrispondenza.
La questione ci è stata riassunta nel seguente modo: La teoria della relatività di Ein-
stein e la teoria dei quanti di Plank, dal principio di questo secolo hanno dominata la
fisica, ma esse, lungi dal completarsi l’un l’altra, sono in netta contraddizione tra di lo-
ro. Infatti la prima è basata sul concetto che lo spazio cosmico sia vuoto ed abbia cam-
pi di forze che variano con continuità da un punto all’altro e nel tempo, mentre la se-
conda postula la struttura discontinua della materia e dell’elettricità. In altre parole,
nei fenomeni dal millesimo di millimetro alle grandi distanze interplanetarie, il con-
cetto di campo gravitico di Newton regna sovrano. Nel mondo dell’atomo, al contrario,
è la meccanica quantistica che fa legge. La relatività di Einstein, anche come è stata
modificata prima della sua scomparsa, non ha quindi consentito l’unificazione dei cam-
pi e della materia. D’altra parte, Heisemberg stesso, fin dal 1927, notando come non fos-

Marco Todeschini, Decisive experiments in Moderne Physics, Theatine Academy of Sciences Physics
Branch, Bergamo, 1966, pp. 124.

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se possibile osservare un fenomeno subatomico senza alterarlo con la radiazione usata,


rinunciava a descrivere ogni modello atomico e la traiettoria degli elettroni, per attener-
si solo a dati incontrovertibili quali la frequenza delle radiazioni, le velocità, ecc. real-
mente misurabili. Abbandonando quindi la meccanica di Newton, ne fondava una esclu-
siva per l’atomo, ma con ciò veniva ad urtare contro l’unicità delle leggi che dovrebbe do-
minare sia i grandi che i piccoli agglomerati di materia, ed inoltre veniva a palesare l’in-
capacità della scienza a precisare le traiettorie degli elettroni, cioè a determinare le leg-
gi del loro moto. Lo Schrodinger, nello stasso anno, per conciliare i fenomeni ottici ed
elettromagnetici che, ora ci appaiono sotto forma di onde, ed ora, sotto forma di corpu-
scoli, fu indotto a considerare un’onda di probabilità, finzione matematica che ci con-
sente di trovare il luogo più probabile ove è una particella; ma con ciò veniva a toglie-
re a tale onda ogni substrato fisico, rinunciando in tal modo a spiegare come la vibra-
zione si trasmette nello spazio vuoto e perchè mantenga la stessa frequenza ed am-
piezza della sorgente che la emette. Il premio Nobel De Broglie, che aveva dato la pri-
ma idea di questa teoria ondulatoria, nella sua opera “Nuove prospettive in microfisi-
ca”, confessa esplicitamente che verso la fine del 1951 il suo spirito era preparato per
il “volta-faccia”, cioè si era convinto della necessità di sostituire alla onde di probabi-
lità onde reali cioè onde di spazio fluido, come quelle ideate da Todeschini, compor-
tanti regioni singolari, là dove apparivano corpuscoli.

I quattro campi
Giova ora fare il punto sulle nostre conoscenze attuali del campo. Il più comune è quel-
lo elettromagnetico, responsabile dei fenomeni che vanno delle onde radio ai raggi
gamma, passando per l’infrarosso, la luce visibile, l’ultravioletto ed i raggi X. la teoria
meccanica ondulatoria ha associato a questo campo una particella: “il fotone”. Recen-
temente si è messo in evidenza un secondo campo, quello delle forze nucleari. Nel nu-
cleo non sono le attrazioni elettriche che uniscono tra di loro i protoni, poichè questi,
avendo cariche positive si respingono. Non è nemmeno la forza di gravitazione che tie-
ne unite queste particelle, perchè la sua intensità è milioni di volte troppo debole per as-
sicurare la coesione nucleare. Bisogna perciò ammettere l’esistenza di un campo nu-
cleare di natura sconosciuta e di una nuova particella che lo provoca. Il premio Nobel
Yukawa nel 1930 determinò col calcolo che tale corpuscolo doveva avere una massa 220
volte maggiore dell’elettrone e carica eguale all’unità. In seguito Anderson e Nedderma-
yer riuscirono a fotografare la traiettoria di tale corpuscolo che fu chiamato “Mesone”.
Un terzo campo venne scoperto constatando che la radioattività beta diretta al centro
del nucleo, fa espellere al neutrone un elettrone, trasformando il primo in protone. Le
due particelle nate dal neutrone sono dotate di velocità inferiore a quella che dovreb-
be essere. Una certa quantità di moto manca all’appello. Poichè la somma delle masse
delle due particelle corrisponde a quella del protone, bisogna ammettere che un cor-
puscolo di massa nulla e senza carica ha impresso tale quantità di moto. Così nacque
l’ipotesi del “neutrino” e del suo “campo di interazioni deboli”, sviluppato da Fermi,
che porta ad una nuova spiegazione delle particelle nucleari e della loro anatomia.

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Il campo unitario
Il quarto campo è infine quello della gravitazione che ci è ben noto nei suoi effetti, e
per generare il quale, in base al concetto della meccanica ondulatoria, bisognerebbe
ammettere una particella “il materione” da Todeschini postulato come il vortice più
piccolo, dotato di forze attrattive, il quale si risolve in altre particelle ancor minori (flui-
doni) costituenti il mezzo ambiente (spazio fluido). Orbene, per mettere in relazione i
4 campi sopra citati, Heisemberg, ha adottato due concetti: la granularità dello spazio
e la sua struttura materiale, che Todeschini ha enunciati molti anni or sono ed ha po-
sto a base della sua “Teoria delle Apparenze” (scoperta 14.a e 54.a). Come l’energia
non può essere frazionata infinitamente, ed esiste un grano minimo di essa, così lo spa-
zio non avrebbe una struttura continua, ma sarebbe suddiviso in grani che hanno un
diametro dell’ordine di 10-13 millimetri, al di sotto del quale la nozione di spazio perde
ogni senso. Per Heisemberg ora, il vuoto appare come una degenerazione dello spazio,
mentre sinora si sovrapponevano al vuoto i differenti campi della fisica. In altre paro-
le, la forma normale dello spazio sarebbe quella che si osserva nel nocciolo nucleare, nel
campo delle potenti interazioni delle particelle. Una serie di 4 degenerazioni conduce at-
traverso i 4 campi fondamentali della fisica (nucleare, elettromagnetico, delle interazio-
ni deboli e gravitazionale), dalla materia perfetta al vuoto assoluto. A tali degenerazioni
successive dello spazio, supposte da Heisemberg, corrispondono delle trasformazioni
matematiche che egli ha fatto subire alla sua “funzione di spazio”, benchè egli non ab-
bia ancora saputo precisare chiaramente la natura di queste trasformazioni. In sostanza
l’enigmatica formula da lui trovata, non è stata dedotta col raziocinio seguendo le leg-
gi della dinamica e lo svolgersi dei fenomeni con una chiara concatenazione di cause
ed effetti, ma bensì è una relazione empirica che dovrebbe porre in relazione i 4 cam-
pi fisici in parola e precisare le loro caratteristiche principali.
Da quanto sopra emerge che la teoria di Heisemberg sta tra quella di Einstein che am-
metteva uno spazio tempo curvo, vuoto, e quella di Todeschini, che viceversa è basata
su uno spazio tridimensionale fluido avente densità costante, e nei cui movimenti par-
ticolari si identificano tutti I fenomeni fisici. Mentre con questa teoria i grani di mate-
ria risultano sfere di spazio in rapidissima rotazione su se stessi rispetto allo spazio am-
biente e tale movimento spiega qualitativamente e quantitativamente ogni corpuscolo
e le sue caratteristiche, viceversa con la teoria di Heisemberg non appare facile spie-
gare come lo spazio totalmente degenerato, il vuoto, possa generare in pieno, la mate-
ria. Ma a parte ciò, bisogna rilevare che l’equazione matematica che raggiunge oltre la
coordinazione di cui sopra, anche l’unificazione qualitativa dei 4 campi citati è stata
già scoperta 30 anni or sono da Todeschini e pubblicata nei suoi ibri apparsi nel 1949
ad oggi. (Teoria delle apparenze - La Psicobiofisica, Scienza unitaria del Creato - Re-
visione delle basi teoriche e sperimentali della fisica moderna, ecc.). Tale equazione
costituisce inoltre l’argomento principale di una memoria intitolata: “L’unificazione
qualitativa della materia e dei suoi campi di forze continue ed alterne” riportata negli
“Atti dell’Ateneo di Scienze e Lettere di Bergamo” e presentata alle principali Acca-
demie scientifiche italiane ed estere nel 1955.

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Il significato
Se il significato fisico della formula di Heisemberg è identico a quello della formula di
Todeschini, come sembra, allora resta indiscutibilmente documentata la priorità dello
scienziato italiano. Se viceversa tale significato è differente, resta da vedere quale del-
le due relazioni è la più attendibile e feconda di risultati; tenendo presente, come è no-
to, che quella di Todeschini ha già avuto nel campo fisico ed in quello medico 180 ap-
plicazioni pratiche, che la confermano sperimentalmente, mentre quella di Heisemberg
richiede almeno cinque anni di verifiche, come ha asserito quest’ultimo. Intanto è da
rilevare che entrambe le formule differiscono da quella avanzata a suo tempo da Ein-
stein, che è già stata giudicata assolutamente infficente a conseguire la unificazione in
parola. Nel 1955, con la scoperta dell’anti-protone, si potè constatare che le caratteri-
stiche di tale particella e delle altre 23 sino allora tratte dal nucleo atomico, si posso-
no spiegare solo con la teoria di Todeschini, mentre invece smentiscono in pieno quel-
la di Einstein. 4000 scienziati di tutto il mondo, si riunirono nel marzo del 1956 a New
York al XXV Congresso della Società di Fisica americana, convenendo sulla necessità
di abbandonare la teoria di Einstein e di adottare in sua vece i nuovi principi unifica-
tori prospettati da Todeschini. Successivamente nel giugno dello stesso anno, il Con-
gresso dei Premi Nobel, svoltosi a Lindau in Germania, confermava in pieno tali risul-
tati, ed Heisemberg stesso dichiarava: “la scoperta di nuove particelle ha capovolte le
nostre conoscenze e bisogna ammettere che i corpuscoli subatomici siano forme diver-
se di un’unica materia, siano cioè sfere di spazio fluido in rapidissima rotazione su se
stesse, come ha scoperto a suo tempo Todeschini.”

Dimostrazione
Questi, in seguito a tali affermazioni in campo internazionale, veniva invitato in Fran-
cia da un comitato d’onore costituito dal presidente del Consiglio dei ministri Bidault
e dai più eminenti scienziati francesi, ove tenne conferenze in Parigi ed altre Univer-
sità, riscuotendo vasti consensi. La teoria di Todeschini dimostra che l’universo è co-
stituito da una sostanza unica e primordiale: lo spazio fluido avente densità costante, i
cui movimenti sferici rotanti costituiscono i sistemi nucleari, atomici ed astronomici,
ed i loro 4 campi di forze, ed i cui movimenti ondulatori, quando colpiscono i nostri or-
gani di senso, producono in questi delle correnti elettriche, le quali trasmesse al cer-
vello tramite linee nervose, suscitano nella nostra psiche, le sensazioni di forza, elet-
tricità, luce, calore, odore, sapore, ecc. Queste sensazioni per il fatto che sorgono esclu-
sivamente nella nostra psiche, sono irreperibili nel mondo fisico oggettivo, nel quale
esistono invece solo i corrispondenti movimenti di spazio. L’importanza di questa con-
cezione sta nel fatto che ci fa comprendere finalmente come la materia, i suoi 4 campi
di forza e l’energia radiante, vengono ad essere unificati qualitativamente, essendo tut-
ti oggettivamente considerati, solamente movimenti di spazio fluido inerziale. Tode-
schini ha così unificato in una sola formula matematica il campo gravitico, magnetico,
elettrico, in quello fluido dinamico, ed ha fuso in quest’ultimo anche i campi lumino-
so, termico, acustico, odoroso, saporoso, ecc. che sinora erano stati trascurati pur ma-

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nifestandosi questi attorno alla materia come i primi, e pur seguendo le stesse leggi ge-
nerali. Se il tentativo fatto da Einstein di unificare i campi è fallito, se Heisemberg ora
non sa spiegare come sorgono le qualità diverse di tali campi, ciò è dovuto al fatto che
tali qualità sorgono solo in noi e non sono reperibili nel mondo oggettivo, nel quale esi-
ste solo il campo spazio-dinamico corrispondente. Todeschini, considerando poi che i
movimenti dello spazio cosmico vengono ad infrangersi contro il corpo umano che vi è
immerso, ponendone in risonanza gli organi di senso, ha potuto svelare la meraviglio-
sa tecnologia elettronica di tutti gli organi di senso e di moto centrali e periferici del
sistema nervoso, determinando così le relazioni matematiche e funzionali che corrono
tra i fenomeni fisici, biologici e psichici, e li ha inquadrati in una scienza madre uni-
taria denominata appunto per ciò “psicobiofisica”. Questa teoria è perciò molto più va-
sta e completa di quella di Heisemberg, perchè contempla in più i fenomeni biologici
e psichici che lo scienziato tedesco ha trascurati e senza considerare i quali non si pos-
sono spiegare nemmeno quelli fisici. Una scienza unitaria deve infatti comprendere
tutte tre le qualità di fenomeni predette perchè in effetti essi sono concatenati gli uni
agli altri e si manifestano realmente nell’universo.

Il premio Nobel Yukawa rinnega la teoria di Einstein. Le nuove vie della scien-
za (L’Eco di Bergamo, 3 ottobre 1958).
Il 10 settembre, alla Conferenza dell’atomo in Ginevra, il celebre scienziato nipponi-
co, Hidaki Yukawa, ha categoricamente affermato che è giunto il tempo di allontanar-
si definitivamente dalla teoria relativistica di Einstein e dalla teoria dei quanti di
Plank, se si vuole spiegare il comportamento delle particelle che costituiscono il nu-
cleo e la loro intima essenza. Ascoltato con profondo interesse dai fisici più eminenti
del mondo, lo scienziato nipponico ha elogiato l’americano professor R. Hofstadter per
la sua relazione che ha fornito nuove prove del fatto che le particelle subatomiche non
sono unità inscindibili elementari, ma bensì vere e proprie strutture, composte cioè di
una sostanza fluida avente densità costante, che ruotano su se stesse a velocità mag-
giori di quella della luce, proprio come ha scoperto e dimostrato a suo tempo col cal-
colo, lo scienziato italiano Marco Todeschini, nella sua teoria unitaria dell’universo.
Le dichiarazioni di Yukawa si ritengono inconfutabili, sia per le basi teoriche e spe-
rimentali sulle quali poggiano, sia per l’alta competenza ed il prestigio internaziona-
le che egli gode per aver previsto sino dal 1935 l’esistenza del “mesone” corpuscolo
che, in seguito, venne reperito sperimentalmente e per la cui previsione lo scienzia-
to nipponico ebbe nel 1949 il premio Nobel. D’altra parte, le conclusioni di Yukawa,
concordano in pieno con quelle dei 400 scienziati che parteciparono al XXV Con-
gresso della Società di Fisica Americana, svoltosi a New York nel marzo del 1956, nel
quale infatti venne deciso il ripudio della teoria di Einstein, perché alla luce dei fat-
ti risulta del tutto inattendibile e di adottare invece i nuovi principi unificatori pro-
spettati nelle opere di Todeschini: Teoria delle Apparenze, Psicobiofisica, Revisione
delle basi teoriche e sperimentali della fisica moderna, Unificazione qualitativa della
materia e dei suoi campi di forze continui ed alterni.

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Il Congresso dei Premi Nobel, svoltosi a Lindau in Germania nel giugno dello stesso
anno, confermava tali risultati ed il celebre Heisemberg dichiarave che: “La scienza si
trova nella necessità di abbandonare la teoria di Einstein, perché le sue contraddizio-
ni con i risultati sperimentali, non possono essere sanate con un semplice artificio ma-
tematico”. Lo scienziato tedesco soggiungeva altresì che: “i corpuscoli subatomici so-
no forme diverse di un’unica materia, sono cioè sfere di spazio fluido in rapidissima ro-
tazione su se stesse, come previsto da Todeschini sino dal 1936”. Quest’ultimo, in se-
guito a tali affermazioni in campo internazionale veniva invitato in Francia da un Co-
mitato d’onore costituito dal Presidente del Consiglio dei Ministri Bidault e dai più
eminenti fisici di quella Nazione, ove tenne conferenze in Parigi ed in altre università
e venne proposto per il premio Nobel. Per valutare bene l’importanza delle prove spe-
rimentali che Yukawa ha citato a conferma della teoria di Todeschini, bisogna tener
presente che nessuna delle altre concezioni scientifiche può spiegare di che cosa sia-
no costituite le particelle subatomiche della materia, né perché questa contenga l’e-
norme energia che sprigiona la bomba atomica. Infatti Oppenheimer stesso, padre di
questo apocalittico mezzo di sterminio, nel precedente Congresso di Ginevra, aveva di-
chiarato: “Dai calcoli di Abraham e dall’esperimento Kaufmann, Einstein ha postula-
to che l’energia della materia è pari al prodotto della sua massa per il quadrato della
velocità della luce; ma il perché fisico di tale equivalenza ci sfugge, ed essa non ci in-
segna niente sulla spiegazione scientifica di questa energia, così che noi dobbiamo ab-
bandonare questo Convegno con un senso di completa depressione intellettuale”. Or-
bene, Todeschini, nelle opere citate, ha dimostrato che sostituendo all’etere impondera-
bile, come sinora concepito dalla fisica, uno spazio tridimensionale, sostanziato di den-
sità costante e mobile come un fluido, con i movimenti di tale unica sostanza primordia-
le, invisibile e continua, si possono spiegare tutti i fenomeni fisici, qualitativamente e
quantitativamente, e ridurre tutte le loro leggi ad una sola equazione matematica. In ba-
se a tale principio unifenomenico, l’atomo risulta costituito da una sfera di spazio flui-
do (nucleo) che ruota su se stessa a velocità ultraluminosa e trascina in movimento, per
attrito, lo spazio fluido circostante, che si muove suddiviso in tante sfere concentriche
aventi spessore costante di 10 bilionesimi di millimetro, le quali assumono velocità di
rotazione decrescenti con l’aumentare del loro raggio sino alla superficie sferica di
sponda, dove il moto si estingue. Tale superficie è il limite esterno dell’atomo, che per
tal modo assume ben determinato volume in funzione della velocità di rotazione del nu-
cleo centrale. Gli strati sferici concentrici di spazio in movimento, compresi tra il nu-
cleo e la superficie di sponda, costituiscono il campo energetico dell’atomo. Si vede co-
sì chiaramente come intorno ad un grano sferico di materia (nucleo), nasca il campo
centro mosso fluidodinamica e come esso non differisca sostanzialmente dalla sfera nu-
cleare che l’ha generato, essendo entrambi costituiti di spazio fluido in rotazione. Si
raggiunge così l’unificazione qualitativa tra materia e campo, invano cercata sinora. I
successivi strati di spazio fluido, avendo velocità di rotazione diversa l’uno dall’altro,
generano tra di loro, per accartocciamento, la rotazione di piccole sfere di spazio che
costituiscono gli elettroni periferici, i quali sono così costretti a ruotare su se stessi ed

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a rivoluire intorno al nucleo centrale. Poiché gli strati sferici concentrici hanno spes-
sore costante, assumono velocità che degradano per salti, ed un elettrone passando dal-
l’uno all’altro strato, riceve, o cede, energia cinetica che varia per quantità finite. Ciò
spiega il mistero dei quanti di energia sinora oscuro. Il premio Nobel Heisemberg, re-
centemente, ha dimostrato che per spiegare il campo nucleare, quello delle interazio-
ni deboli, quello elettro-magnetico e quello gravitico, è indispensabile introdurre come
costante universale lo spessore minimo sopra riferito degli strati di spazio che circon-
dano il nucleo. Tale modello atomico, si è riscontrato che dà ragione di tutte le leggi si-
nora sperimentalmente accertate che domina il nucleo, le sue particelle costituenti, il
campo energetico interno, le radiazioni espulse e le proprietà fisico-chimiche esterne
degli elementi chimici. L’immensa energia cinetica contenuta in un atomo, anche se
questo non si sposta nel suo complesso, cioè resta fermo in un punto, è quindi data dal-
la forza viva dovuta al moto intrinseco della massa sferica di fluido che la costituisce,
che ruota su se stessa alle alte velocità della luce. La famosa equivalenza tra materia
ed energia si identifica quindi con l’equazione della forza viva di Leibnitz, usata nella
meccanica sin dal 1716, senza bisogno di ricorrere, per dedurla, alle montagne di cal-
coli tensoriali che comporta la teoria di Einstein, la quale ha il grave difetto di essere
in netto contrasto con la relatività classica di Galilei, comprovata da secoli di esperi-
menti. Il significato fisico di quella famosa relazione diventa chiaro, ed appare evidente
che rompendo il nucleo, i suoi frantumi saranno lanciati intorno come proiettili anima-
ti dalla tremenda energia cinetica che già possedevano come parti costituenti della
massa sferica in rotazione all’altissima velocità della luce. La misteriosa struttura del-
la materia è così svelata in pieno, essendo essa costituita da sfere di spazio che ruota-
no su se stesse alla velocità della luce, rispetto allo spazio fluido ambiente in quiete.
Più grande è la velocità di rotazione degli strati di spazio fluido che costituiscono l’a-
tomo, maggiore sarà la sua consistenza materiale, la sua durezza. Tali qualità sono per-
ciò apparenze dovute al moto relativo tra lo spazio fluido contenuto nell’atomo e quel-
lo dell’ambiente circostante. La conferma di ciò sta nel fatto che le eliche degli aero-
plani che volano ad alte velocità, si scheggiano o si infrangono, come se l’aria acqui-
stasse, con la velocità, la durezza della materia solida. Si spiega così come l’atomo, pur
essendo costituito di spazio fluido avente tenuissima densità, possa assumere ruotando
alla velocità della luce, la consistenza e la durezza che presenta un corpo solido. Stan-
te che ogni grano di materia è dotato di massa e manifesta forze attrattive, bisogna con-
cludere che tutti i grani di materia, per piccoli che siano, sono campi rotanti centro-
mossi di spazio fluido. A secondo del senso di rotazione, avremo quindi particelle ed
anti-particelle. Se queste vengono in contatto, si annientano a vicenda, ed i rispettivi
campi di spazio fluido ruotanti in senso opposto si frenano reciprocamente, sino a ri-
dursi in quiete come lo spazio fluido circostante, dal quale non si distinguono più, e
perciò la loro individualità granulare sparisce. L’energia di rotazione che avevano pri-
ma di incontrarsi, si trasmette allo spazio circostante, ponendolo in oscillazione; cosa
questa che è stata confermata sperimentalmente nel 1955 dagli scienziati del labora-
torio di Berkley, i quali facendo incontrare l’anti-protone col protone, annientarono en-

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trambi i corpuscoli, con produzione di energia radiante. Considerando l’atomo come un


campo rotante di spazio fluido centromosso, si spiega come questo possa reagire con
forza centripeta e mantenere compressa al suo centro la massa nucleare e come que-
sta, a secondo della modalità ed entità del bombardamento corpuscolare cui viene sot-
toposta, possa espellere frammenti tanto diversi e numerosi. La teoria delle Apparenze
ha previsto quindi la possibilità di scoprire tante particelle nucleari, quante sono le
modalità ed intensità di bombardamento del nucleo, e tale concetto assolutamente nuo-
vo, ha avuto conferma sperimentale nei 23 corpuscoli trovati in questi ultimi anni, e
guiderà i fisici alla produzione di altri innumerevoli frammenti di materia, aventi ca-
ratteristiche impensabili. Harold Muller.

Le incertezze della fisica moderna. Dopo la risata di Democrito (Il Giornale del
Popolo, 2 luglio 1959).
Le meravigliose scoperte ed invenzioni realizzate in questi ultimi secoli, con la loro
realtà sperimentale che giunge sino agli apocalittici effetti ditruttivi della bomba all’i-
drogeno, hanno inculcato nell’uomo, purtroppo anche col sentimento convincente del
terrore, la persuasione che la scienza abbia raggiunto verità inconfutabili, sia in grado
di spiegare tutti i fenomeni che tratta e possa un giorno non lontano svelare l’enigma
della natura. Ma quella persuasione e questa speranza sono giustificabili e suffragate
dalle cognizioni della fisica contemporanea? O non sono piuttosto utopie? È possibile
che la mente umana con un travaglio incessante, una ricerca continua, un tentare e ri-
tentare, con lampi d’intuito e pazienti ragionamenti, possa giungere a rivelare i miste-
ri del mondo? Oppure, così piccola, limitata, fallace com’è, non potrà mai conoscere e
capire il segreto delle cose che è grande ed infinito come l’universo? In vero l’uomo tro-
va l’ignoto anche in se stesso, oltre che nel mondo circostante e sconosciute gli sono le
relazioni che legano i fenomeni fisici a quelli biologici e psichici e l’arcana loro intima
essenza. Ciononostante l’umanità, mercè l’armonia e la stabilità delle leggi che reggo-
no l’universo, si è moltiplicata e sparsa sulla crosta terrestre come un brulichio di for-
miche che paurosamente si addensa sempre più, e, cogliendo briciole di sapere com-
miste ad illusioni, da secoli le porta in quei granai del conoscere chiamati “bibliote-
che”, con la speranza intima che il raccolto faticosamente accumultao di generazione
in generazione, possa un giorno servire a svelare il disegno dell’universo e dei suoi fe-
nomeni. Dalla sua comparsa sulla terra, l’uomo oscilla tra l’ottimismo e lo scetticismo di
poter raggiungere tale vetta di sapienza. Da millenni filosofi e scienziati coltivano inva-
no questa speranza convinti che la struttura ed il meccanismo del mondo siano basati su
una dinamica razionale semplice ed unitaria comprensibile alla mente umana. Questa
speranza si basa da un lato sull’intuito del nostro spirito che un disegno unitario domina
e regge l’universo ed i suoi fenomeni, e dall’altro lato si basa sulla comprovata facoltà

Marco Todeschini, Scienza Universale, in: Atti dell’Ateneo di Scienze, Lettere e Arti di Bergamo, vol. XXXIV,
anno 1968-1969, Bergamo, 1969, pp. 52.

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della nostra mente di risalire con processo logico la catena delle cause e degli effetti si-
no ad un fenomeno già noto ed evidente nel suo meccanismo ed ulteriormente irriduci-
bile, nonchè dalla nostra possibilità di poter confermare sperimentalmente questa trafi-
la, che il nostro spirito ha osservato, intuito e dedotto col puro raziocinio o col calcolo
matematico. Su questa fiducia sono state elaborate geniali teorie cosmogoniche dai fi-
losofi di tutti i tempi. Ma le pure speculazioni filosofiche, per quanto possano indurci
un grado di convinzione più o meno elevato, non danno mai la certezza scientifica del-
le loro verità. Infatti migliaia di sistemi filosofici, seducentissimi nelle loro concatena-
zioni logiche, ci appaiono attendibili, ma il fatto che sono tutti contrastanti tra di loro,
od in alcune delle loro parti, ha suscitato un giusto e lecito dubbio e l’insorgere dello
scetticismo e della critica in seno alla filosofia stessa. La risata di Democrito, che so-
leva dire “se la verità esiste non la possiamo conoscere”, rieccheggia per i secoli e rim-
balzando sul “noumeno” inconoscibile di Kant, arriva anche a noi. Tutto questo spie-
ga come fra l’umanità, stanca di rincorrere le chimere, sia sorto il genio universale di
Galileo Galilei a fondare la scienza sperimentale, col preciso scopo di saggiare sui ban-
chi di prova dell’universo ogni teoria. All’ottimismo ed allo scetticismo della filosofia
seguirono così dal Seicento in poi, quelli delle scienze esatte. Si cominciò dapprima
con la fiducia che che la mente umana potesse trarre dall’esperimento le leggi precise e
la spiegazione dell’universo e dei suoi fenomeni. Su tale fiducia furono elaborate dal
Seicento al Novecento una successione di teorie scientifiche che fecero progredire ogni
ramo del sapere. Ne fa testimonianza la teoria della gravitazione di Newton, sulla quale
si fonda tutta l’astronomia; la teoria ondulatoria della luce del Fresnell, sulla quale si è
sviluppata l’ottica; la teoria di Maxwell che regge tutti i fenomeni dell’elettromagneti-
smo; la teoria di Dalton che costituisce la base della chimica, ecc. Di fronte a questi ma-
gnifici risultati l’uomo si convinse che ogni grande balzo del conoscere scientifico è fi-
glio di una teoria tessuta dalla logica del raziocinio su certezze sperimentali. Gli ap-
parve chiaro che ogni scienza, nascendo dal pensiero umano, si sviluppasse dal cano-
vaccio di una particolare teoria più o meno astratta, ma sempre corrispondente e com-
prensibile nella struttura delle sue linee maestre a quella realtà fisica che trapela ovun-
que e sempre il pensiero di “Colui che geometrizza e muove il Sole e le altre stelle”.
Per tre secoli l’uomo tornò ad essere ottimista, ma intanto si andava accorgendo che
molti fenomeni apparentemente diversi, erano le manifestazioni di una stessa entità:
l’energia. Gli scienziati infatti avevano potuto scoprire che luce, suono, calore, elettri-
cità, magnetismo, erano dovuti a vibrazioni corpuscolari, od a quelle di un supposto
fluido detto “etere”. Tutti i fenomeni dell’ottica, dell’acustica, della termodinamica,
dell’elettromagnetismo, essendo riducibili a fenomeni energetici, si sarebbero dovuti
spiegare con una sola teoria comune. Ma nessuna di quelle elaborate per queste diver-
se branche del sapere, si dimostrò adatta a spiegare la totalità del gruppo di fenomeni
considerati. Ed allora accadde un fatto strano ed in contrasto con lo spirito della scien-
za: si rinunciò cioè alla spiegazione dei fenomeni per attenersi soltanto alla registra-
zione delle loro leggi, tratte dall’osservazione diretta, o dedotte con il calcolo matema-
tico. Così anche la convinzione di Galilei, che la fisica sperimentale da lui fondata po-

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tesse far comprendere i fenomeni e le modalità con le quali si svolgono, apparve illu-
soria, come già a quel grande era apparsa vana allo scopo ogni speculazione filosofica,
e con Einstein ebbe inizio la ricerca della struttura puramente matematica dell’univer-
so e delle relazioni tra i soli fenomeni fisici materiali, a prescindere da qualsiasi loro
spiegazione e negligendo la possibilità della esistenza di fenomeni immateriali sogget-
tivi che sono strettamente collegati a quelli fisici oggettivi, per cui, come ho dimostra-
to nelle mie opere, è indispensabile tener conto di questa duplice realtà sperimentale
se si vuole raggiungere una scienza unitaria. Einstein infatti interpretando erronea-
mente l’esperimento Michelson come la negazione dell’etere, sostanza fluida che con i
suoi vortici avrebbe potuto spiegare i sistemi atomici ed astronomici e con i suoi moti
vibranti avrebbe potuto spiegare le energie a carattere ondulatorio, fu indotto all’ipote-
si di uno spazio vuoto, curvo e ritorto, commisto ibridamente col tempo, in un com-
plesso, che per avere più di tre dimensioni eterogenee, riduce l’idea del mondo ad una
inconcepibile astrazione di tensori, che per altro anche nella sua ulteriore rielabora-
zione, non è stata riconosiuta valida alla unificazione dei vari campi energetici. Poichè
tale ermetismo rese incomprensibile ogni fenomeno e conduceva ad assurdi irrazionali,
si credette che la matematica potesse trascendere la logica, senza pensare, come ha scrit-
to Carmelo Ottaviano, la matematica fa parte della logica delle quantità; senza riflettere
che i risultati del calcolo dipendono dalle ipotesi che si pongono alla sua base, e così da
premesse errate, si giunse a ritenere verità anche cose irreali ed inconcepibili. Da qui il
concetto che l’universo sia fondato sull’irrazionale, che unito all’idea dell’indetermina-
bilità degli eventi subatomici, discendente dalla teoria di Heisemberg, ci ha portati a
sostituire la legge di causa ed effetto con quella di probabilità, ci ha portato a sostitui-
re il Caos all’ordine del Creato, ci ha portato a ricercare la spiegazione di tutto nelle
possibili combinazioni degli elementi subatomici, ci ha portato a cercare dentro l’uni-
verso la sua causa prima, ci ha portato ad un larvato ateismo la scienza. D’altra parte
il metodo sperimentale di Galilei, basato sul principio di ritenere vero solo ciò che è
reperibile oggettivamente, ha portato a credere che le qualità secondarie: luce, calore,
suono, odore, sapore, forze, ecc. fossero realtà del mondo oggettivo, mentre invece Ga-
lileo stesso aveva intuito che “erano sensazioni soggettive, come infatti ho potuto di-
mostrare scientificamente nelle mie opere. La proiezione di tali nostre sensazioni
soggettive, sull’oggetto esterno ha smembrata la scienza in tante branche diverse quan-
te sono tali sensazioni ed iI relativi organi di senso che le percepiscono. Così è sorta
l’ottica perchè abbiamo gli occhi ed abbiamo creduto che la luce sia un fenomeno fisi-
co oggettivo. È sorta l’acustica perchè abbiamo l’udito ed abbiamo ritenuto il suono un
fenomeno realmente esistente nel mondo che ci sta attorno. È sorta la termodinamica
perchè abbiamo i corpuscoli di Krauser che suscitano nella psiche sensazioni di calo-
re, ecc. Se invece si fosse considerato che tutte queste sensazioni sorgono esclusiva-
mente nel nostro spirito quando la materia solida, liquida, gassosa o sciolta allo stato
di spazio fluido, viene ad urtare contro i nostri organi di senso, si sarebbe compreso su-
bito che l’unico fenomeno del mondo fisico oggettivo è il movimento dello spazio e si
sarebbe fatta una sola scienza unitaria: la”spaziodinamica”. Il non aver compreso ciò

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ha prodotto un duplice danno: ha diviso la scienza in tante branche separate ed in cen-


tinaia di specialità slegate l’una dall’altra, aventi ciascuna una propria semantica in-
comprensibile alle altre, il che ha infranto il divino disegno unitario del Creato in mi-
nutissimi pezzi, sicchè sembra ora follia il volerlo ricomporre e renderlo comprensibile
nelle sue varie parti e nel suo meraviglioso insieme: ha indotto la scienza ad attribuire
ai fenomeni fisici qualità (sensazioni) che non hanno, ha portato ad una falsa scienza
dell’oggetto. Non bisogna quindi stupirsi se tutti i tentativi per unificare i vari campi fat-
ti da Einstein con la sua pseudo-relatività, quelli fatti da Eisenhart, Synge e Lichnero-
wicz con la loro elettrodinamica, e quelli fatti da Fantappiè e Arcidiacono con la loro re-
latività finale sono falliti, perchè appare chiaro alla luce delle cose sopra riferite, che le
qualità elettriche, gravitiche, magnetiche, ottiche, termiche, sonore, odorose, ecc., non
sono reperibili che in noi, ed hanno per corrispondenti nel mondo fisico oggettivo uni-
camente movimenti continui od alterni di spazio fluido. Parimenti non desterà stupore
se dal 1956 ad oggi un numero sempre crescente di responsi sperimentali risulta in net-
to contrasto con la teoria di Einstein e viceversa sia in armonia e confermi in pieno la
“Psicobiofisica” da me elaborata che tiene conto dei fenomeni fisici, biologici e psichi-
ci e delle loro relazioni reciproche che costituiscono la triplice realtà sperimentale del-
l’universo. Queste conferme e riconoscimenti ci dicono che le considerazioni riassunte
in questo articolo hanno una vasta portata agli effetti della indispensabile riforma del
pensiero scientifico moderno in atto, e perciò ritengo utile averle poste al fuoco dell’at-
tenzione, anche in vista della recensione, che farò in un prossimo articolo, di un inte-
ressantissimo volume intitolato appunto: “Le incertezze della scienza moderna”, scritto
dal prof. M. Rocca e pubblicato dalla casa editrice Cedam di Padova in questi giorni.
L’autore è conosciuto come uno dei maggiori competenti e critici di fisica teoretica. Le
sue importanti pubblicazioni su argomenti subatomici, di meccanica quantistica ed on-
dulatoria, rivelano una mente indagatrice acutissima che sa cogliere dalle varie ipotesi
sinora escogitate le antitesi più nascoste rispetto alle realtà sperimentali ed ai principi
basilari della meccanica classica. Le sue meditate e documentate obiezioni costituisco-
no un complesso di sana e positiva critica costruttiva che non può essere trascurato, se
non si vuole deviare il pensiero scientifico su strade false, se si vuole dipanare l’arruf-
fata matassa di dati e di concetti che minaccia di soffocare la fisica moderna.

Millenario auspicio di unità


Il volume di M. Rocca che porta il titolo del presente articolo, comincia con una sottile
e dotta analisi storica delle cause psicologiche, culturali, politiche e sociali che hanno
concorso ad istradare la scienza moderna nei cicoli ciechi in cui si dibatte, che le vie-
tano di assurgere ad una teoria unitaria valida a spiegare i fenomeni che la interessano.
Tra queste cause il Rocca pone anzitutto l’ingrandirsi prodigioso delle conoscenze
umane, che incoraggia l’analisi e l’indagine minuta dei problemi particolari che sorgo-
no da ogni parte, a scapito della sintesi di tutto il sapere, che diventa sempre più ar-
dua ad essere abbracciata da una mente sola. Le geniali cosmogonie dei grandi filoso-
fi greci e le menti enciclopediche tipo Leonardo da Vinci, appaiono bagliori lontani,

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difficilmente riproducibili nella sterminata ampiezza dello scibile moderno. Tra le al-
tre ragioni della crisi, l’autore pone: l’irrompere delle masse in tutti i campi e l’impossi-
bilità di renderle edotte dei concetti astrusi della fisica, cosa che spinge le individualità
eccezionali e l’alta cultura ad isolarsi in torri d’avorio, che non riescono nemmeno a co-
municare tra di loro per l’ermetismo semantico e concettuale di ciascuna, incomprensi-
bile alle altre. Il passaggio dell’egemonia scientifica dall’Europa all’America, che ha tol-
to all’indagine le cautele filosofiche di millenni di pensiero, vaglio indispensabile di con-
fronto, di critica e di giudizio per eliminare le incoerenze, gli errori e le antitesi già spe-
rimentate e confutate. Le difficoltà tecniche, la vastità e durata degli esperimenti, il co-
sto proibitivo dei laboratori, che hanno scoraggiato la libera, serena e disinteressata ri-
cerca teorica ed inventiva del singolo a favore delle collettività di specialisti, volte a ri-
solvere problemi obbligati, di carattere pratico, orientato verso interessi non sempre in
armonia con la pura indagine scientifica. L’ipnosi mondiale che tali gruppi di scienziati
esercitano, specie se conosciuti attraverso una costosa pubblicità, che rende ufficiale una
teoria anche se molti cultori che ne dubitano non osano contraddirla per non passare da
retrivi o non crearsi nemici. La rottura tra la scienza e la filosofia, che ha fatto abbando-
nare la logica classica sino al punto di ritenere tanto più vera una teoria, quanto più è
astrusa ed irrazionale. La mancata libertà di idee scientifiche e della loro diffusione, do-
vuta a concezioni materialistiche, ad interessi politici, razziali o militari, ecc.

La rotta sbagliata
Ma se tutte queste cause sono indubbiamente le cause esterne, le correnti ed i venti
che hanno spinto ad incastrarsi tra gli scogli la barca della scienza, non sono però le
vere cause determinanti, che vanno evidentemente ricercate all’interno del vascello,
cioè nella imperizia di coloro che hanno traccia la rotta e si sono succeduti al timone
del pensiero scientifico. Essi avevano infatti una carta di navigazione abbastanza pre-
cisa, redatta dall’indagine secolare di miriadi di pionieri, che hanno sacrificato la vita
per additare ai posteri i bassifondi e le scogliere delle contraddizioni e delle apparen-
ze, nonchè le realtà fisiche, biologiche e spirituali che reggono l’universo, e non si sa-
rebbe dovuto procedere alla ventura, basandosi solo sulle prime. Che non siano le cau-
se esterne che hanno screditato la sintesi a favore dell’analisi, lo dimostra il fatto che
vari scienziati moderni di grande valore, hanno tentato egualmente di elaborare quella
scienza unitaria che l’uomo auspica da millenni, e se non vi sono riusciti, pur dispo-
nendo delle immense cognizioni odierne e dei mezzi ingenti della tecnica attuale, è se-
gno che vi sono dentro la scienza stessa concezioni basilari errate che le sbarrano la
via della sapienza cosmica. Nell’articolo precedente ho appunto indicato che la causa
principale della crisi scientifica sta nel fatto di aver ritenuto che la luce, il suono, il ca-
lore, l’odore, il sapore, le forze, l’elettricità, ecc., siano entità reperibili nel mondo a noi
circostante, mentre viceversa sono sensazioni che sorgono esclusivamente nella nostra
psiche un seguito all’urto della materia contro i nostri organi di senso. In verità l’uomo
è come uno scoglio circondato dal mare e battuto continuamente dalle onde dell’acqua
e dalle raffiche del vento, in una notte eterna. Egli è immerso nel vasto oceano dello spa-

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zio fluido universale e contro il suo corpo si infrangono onde buie, silenti, atermiche
ecc., di tutte le grandezze. E come sopra uno scoglio, il fluttuar dell’acqua muove gli
sterpi e l’alghe, ed il soffiar dei venti fa fremere le foglie e l’erbe, così infrangendosi
sul corpo umano le onde spaziali, a seconda della loro frequenza ed intensità, muo-
vono in risonanza gli oscillatori dell’uno o dell’altro organo di senso, nell’anima su-
scitando le varie sensazioni. Benchè intorno a noi, come bolgia eterna ed infinita, sol
regni buio fluttuar di spazio, silente, atermico insipido e inodore, pur l’infrangersi
d’ogni onda spaziale sul nostro corpo, accenda la nostra anima di belle luci e vividi
colori, vi dipinge forme, vi aleggia profumati effluvi, vi produce sapori, vi suscita il
calore segno di vita, vi rispecchia meraviglioso il mondo e l’ordine divino che vi bril-
la. La continuità tra il mondo fisico, il corpo umano che vi è immerso e l’anima che
dentro questo splende, è quasi incontestabile. Studiare le azioni e le reazioni fra que-
ste tre entità è quindi indispensabile se si vuole arrivare ad una scienza unitaria del
creato, senza salti e lacune. Ma questo comporta la considerazione non solo dei feno-
meni fisici, ma anche di quelli biologici e psichici e la ricerca delle loro relazioni re-
ciproche e di insieme, che quella continuità formano. La scienza rimanendo sulle sue
posizioni secentesche dell’oggettivismo ed escludendo a priori l’uomo esservatore ed
i fenomeni che in lui vengono suscitati dall’agitarsi della materia contro il suo corpo,
si è posta nella grave incapacità di non saper più distinguere le realtà fisiche ogget-
tive, da quelle psichiche soggettive. È un peccato che il Rocca non abbia indicato
questo scoglio cruciale alla navigazione scientifica, e ciò tanto più che la soggettivi-
tà delle sensazioni è stata da me provata con dimostrazioni fisico-matematiche e neu-
rologiche ed ha ricevuto, in questi tempi, numerose ed autorevoli conferme speri-
mentali, sia nel campo fisico che in quello medico.

Lo strumento matematico
Il secondo capitolo ed il terzo del libro in argomento sono dedicati alla matematica co-
me strumento di conoscenza. L’Autore pone in rilievo che la differenza fra la scienza di
ieri, da Galileo a Newton, e quella di oggi, da Einstein a Schrodinger, è che la prima si
appellava all’intuizione sensibile in modo che era sempre possibile costruire dei mo-
delli rappresentanti i fenomeni, sì da renderli chiari e comprensibili anche ai profani;
mentre invece la scienza moderna intreccia ipotetiche strutture matematiche, proiezio-
ni parziali e deformate di un mondo inconcepibile su quello reale. Riconosce che ten-
tativi nobilissimi di uscire da questo ermetismo irrazionale, con una nuova sintesi del
mondo fisico, biologico e psichico, sono stati fatti da Viscardini, Fantappiè e Tode-
schini, ma in seguito muove serie obiezioni ai primi due studiosi. L’indagine acutissi-
ma del Rocca svela i trabocchetti in cui possono cadere i pan-matematici, mettendoli
in guardia anzitutto che nessun giudizio quantitativo è scevro di nozioni qualitative.
Così, mentre la somma è un’operazione che richiede l’omogeneità dei suoi addendi,
perchè non si possono sommare mele con elefanti; la moltiplicazione viceversa tratta
sempre quantità eterogenee; come ad esempio, il prodotto di una massa per un’accele-
razione. Evidentemente il colpo è diretto contro la relatività basata su di uno spazio-tem-

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po a quattro dimensioni, di cui tre hanno un’estensione metrica reperibile nel presente
e la quarta ha solo un’estensione nel passato e nel futuro irreperibili nel presente, per
cui tali dimensioni essendo di qualità diversa non si possono sommare in un tutto uni-
co chiamato “cronotopo”. Il colpo è diretto anche contro la teoria di Viscardini che è ba-
sata su di una geometria avente tante dimensioni quante sono le qualità delle grandez-
ze fisiche considerate. Si verrebbe ad avere così una quinta dimensione per le forze, una
sesta per la luce, ecc.; mentre se vi sono delle grandezze che variano rispetto ad altre di
qualità diversa, più chiaro e legittimo risulta il rappresentarle con la teoria delle fun-
zioni. Ma sulle botole in cui possono sprofondare coloro che usano relazioni matemati-
che per interpretare leggi fisiche io ho scritto un volume di mille pagine, intitolato ap-
punto “Teoria delle apparenze”, dal quale possiamo trarre le seguenti considerazioni in
merito all’argomento trattato dal Rocca: un’equazione puramente matematica prescin-
de dalle qualità, è un’eguaglianza esclusivamente quantitativa tra numeri. Il segno di
eguaglianza posto tra il primo ed il secondo menmbro è come il fulcro di una bilancia
in cui l’equilibrio è verificato dal fatto che sui piatti opposti gravano due pesi uguali
che possono anche essere di sostanza diversa, mentre invece si ritiene che l’equazione
fisico-matematica comporti l’eguaglianza non solo quantitativa, ma anche qualitativa
dei due membri. Il tranello sta qui, nel passaggio dall’equazione matematica pura che
considera solo numeri, all’equazione fisico-matematica che sostituisce a quei numeri
dei simboli rappresentanti grandezze dotate di qualità. Con dieci equazioni psicofisi-
che che generalizzano la legge d’inerzia di Newton ho dimostrato la corrispondenza tra
le decelerazioni della materia contro il corpo umano e le sensazioni di forza, luce, ca-
lore, ecc., che sorgono nella nostra psiche, svelando che non è solamente la forza che
è uguale al prodotto della massa per la sua accelerazione, ma bensì anche tutte le al-
tre sensazioni sono equivalenti a tale prodotto. I primi membri di tali equazioni perciò
indicano sensazioni immateriali qualitative esclusivamente reperibili nel nostro spiri-
to; mentre i secondi membri indicano le equivalenti accelerazioni di massa unicamen-
te reperibili nel mondo fisico che ci sta attorno. Vi è perciò solo corrispondenza tra le
qualità del primo membro e le quantità del secondo membro, ma non eguaglianza di
qualità e quantità.

Passato, presente, futuro


Un’ampia indagine il Rocca conduce sul significato degli immaginari e dei radicali che
comportano soluzioni di segno contrario, dimostrando che reale ed immaginario, usati
nel gergo matematico, non hanno il significato di esistente o non esistente fisico. Il col-
po è diretto contro la teoria di Fantappiè, la quale basandosi sul fatto che le equazioni
di Schrodinger, per avere il termine d’invarianza relativistica, si presentano sotto for-
ma di radicali con soluzioni di segno opposto, ha postulato due specie di onde energe-
tiche: quelle che emanano da una sorgente situata nel passato e quelle che convergo-
no ad una sorgente nel futuro. Si verrebbe così a sostenere lo svolgersi dei fenomeni tra
una causa passata che li provoca ed una causa futura che li attira, ma collocate en-
trambe in questo mondo, che per tal modo non avrebbe bisogno di una causa prima tra-

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scendente e persistente. Contro l’ateismo e l’assurdità di tale concezione, si può rile-


vare che le cause passate non sono più e quelle future devono ancora verificarsi e quin-
di entrambe non esistono nel presente e perciò non lo possono modificare, ed ho di-
mostrato che le cause dei fenomeni sono le forze, che per essere di natura immateria-
le, appartengono al mondo spirituale e da questo sono applicate allo spazio fluido del
nostro mondo, facendo assumere a tale fluido tutti quei movimenti rotanti ed ondosi che
costituiscono i fenomeni fisici. Le grandi incertezze della fisica moderna, trattate dal
Rocca, si possono riassumere nei seguenti termini: la teoria della relatività e la teoria
dei quanti, dal principio di questo secolo hanno ipnotizzato il pensiero scientifico, ma
esse sono ben lungi dal completarsi a vicenda, sono anzi in netta contraddizione tra lo-
ro. Infatti la prima è basata sul concetto che lo spazio sia vuoto, curvo e ritorto in mo-
do da formare campi di forze newtoniane che variano da un punto all’altro e nel tempo
con continuità; mentre la seconda postula la struttura granulare e discontinua della ma-
teria e dell’energia. Perciò Heisemberg abbandonata la meccanica di Newton, ne fon-
dava una esclusiva per l’atomo, ma con ciò veniva ad urtare contro l’unicità delle leg-
gi che dovrebbe reggere sia i grandi aggregati astronomici che i piccoli aggregati ato-
mici della materia, ed inoltre per la impossibilità di precisare le traiettorie degli elet-
troni intorno al nucleo, senza alterarle con le radiazioni usate nella osservazione, veni-
va a denunciare l’incapacità della scienza non solo di spiegare le modalità con le qua-
li si svolgono i fenomeni, ma anche di rilevarne sperimentalmente le leggi. D’altra par-
te Schrodinger, per conciliare i fenomeni ottici ed elettromagnetici, che ora ci appaio-
no sottoforma di onde, ed ora sottoforma di corpuscoli, fu indotto a considerare un’on-
da di probabilità, finzione matematica che ci consente di trovare il luogo più probabi-
le ove stà una particella in un dato istante; ma con ciò veniva a togliere a tale onda ogni
substrato fisico, rinunciando in tal modo a spiegare come la vibrazione energetica si
trasmette nello spazio vuoto e perchè mantenga la stessa frequenza ed ampiezza della
sorgente che la emette. A tutto questo si deve aggiungere che mediante bombarda-
mento corpuscolare si è fatto sortire dalla roccaforte centrale dell’atomo ben 24 parti-
celle differenti le cui caratteristiche non consentono di spiegare come e perchè esse
possano restare avvinte nel nucleo, nel quale si sono reperite per altro, forze di natura
sconosciuta, un milione di volte più forti di quelle elettromagnetiche e gravitiche; fat-
ti sperimentali questi, in contrasto con le teorie adottate, che viceversa si possono spie-
gare con la fluidodinamica da me elaborata.

La revisione
In vari capitoli il Rocca pone in evidenza tale realtà e cita anche una parte delle con-
futazioni cruciali da me elevate contro la relatività, pubblicate nella mia “Revisione
delle basi sperimentali e teoriche della fisica moderna”, confutazioni che dimostrano
gli errori matematici, gli assurdi insostenibili e le contraddizioni sperimentali della re-
latività, che nei grandi Congressi di fisica di Nuova York e dei Premi Nobel di Londra,
svoltisi nel 1956, portarono al ripudio della teoria di Einstein, orientando sempre più
la scienza attuale verso le realtà da me propugnate. Il Rocca con una chiara e strin-

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gente logica, mette a nudo queste lacune, incertezze, antitesi, incoerenze, assurdità,
che sviano il cammino della scienza moderna, ed anzi ne indica delle altre da lui re-
perite con paziente e documentata indagine seguendo il virile proverbio che medico
pietoso rende la ferita incurabile. Il suo utilissimo libro quindi riempie una cavità del-
la letteratura scientifica, che si è limitata sinora a magnificare concezioni erronee di
cui sopra; fa il punto della reale situazione del pensiero scientifico attuale; rendendo
possibile ai vari cultori di scuotere l’ipnosi di un cinquantennio di ermetismo irrazio-
nale e pone in rilievo l’eccezionale primato conseguito dall’Italia con la concezione
della nuova scienza unitaria che è in armonia con i dati sperimentali, le verità filoso-
fiche e religiose e verso la quale oggi si tende, prima che essa rientri da noi con l’eti-
chetta straniera. Rivendicazione questa opportuna perchè, come ha scritto il prof.
Walker, se è vero che la scienza non ha frontiere, non è meno vero che in ultima ana-
lisi il prestigio di una nazione si misura dal contributo che essa dà al progresso del
sapere e della civiltà. Marco Todeschini

L’Ingegnere Todeschini rivendica la scoperta della tecnologia elettronica del


sistema nervoso (Il Giornale del Popolo, 26 novembre 1960).
Signor Direttore, come Le sarà noto, anche per gli articoli apparsi su questo giornale in
merito alla mia teoria unitaria dell’Universo, questa è basata sulla scoperta fondamen-
tale, da me fatta sin dal 1923, che il cervello umano trasmette e riceve messaggi elet-
trici, tramite linee nervose, a tutti gli altri organi del nostro corpo, facendo in tal modo
funzionare il nostro organismo. Ora i tre neurologhi americani Nachmanshoon, Ehren-
preis e Dottbarn si sono attribuiti la paternità di tale scoperta, comunicando di averla
conseguita in questi ultimi giorni. Nella “Teoria delle apparenze”, da me pubblicata
nel 1949 e protetta da copyright internazionale, è esplicitamente enunciata la scoper-
ta in parola, distinta col numero 772 in carattere grassetto, per cui è incontestabile che
i tre neurologhi citati sono giunti al traguardo ben 12 anni dopo lo scrivente. I lettori
delle mie opere scientifiche sanno che metà delle pagine di ciascuna di esse è dedica-
ta alla fisica e l’altra metà alla elettro-neurologia; e sanno che i traguardi da me rag-
giunti sono molto più numerosi, avanzati, precisi e consistenti, di quello unico rag-
giunto solamente ora dai predetti neurologhi, poichè io non mi sono limitato come lo-
ro, a constatare sperimentalmente solo l’esistenza degli impulsi elettrici organici, ma
ho rintracciato anche le cause che li provocano in noi, svelando che queste sono stret-
tamente connesse alle modalità con le quali si svolgono e sono collegati tra di loro i fe-
nomeni fisici oggettivi e quelli biologici e psichici soggettivi, di cui ho determinato le
precise relazioni matematiche reciproche e di insieme, coordinandoli tutti in una
scienza unitaria che ha avuto centinaia di di applicazioni pratiche e sviluppi teorici che
la confermano in ogni sua parte e nel suo complesso. Con questo intendo specificare
che la scoperta degli impulsi elettrici è stata da me integrata con quella relativa alla
tecnologia di tutti gli organi del sistema nervoso e con quelle relative alle azioni e rea-
zioni esplicantesi tra il corpo umano ed il mondo fisico circostante. Ho così dimostrato
che la tecnologia elettronica del sistema nervoso, considerata isolatamente, non può es-

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sere intesa, nè esaurientemente spiegata, se il settore delle nozioni che la riguardano non
viene inserito tra i settori complementari che costituiscono le nozioni delle altre scienze.
In altre parole, poichè tutti i fenomeni naturali sono collegati tra di loro come gli anelli
di una catena complessa, il movimento di uno di questi, non si può spiegare se non te-
nendo in considerazione gli impulsi trasmessigli dagli altri contigui. Perciò nelle mie
opere ho dato anzitutto le dimostrazioni fisico-matematiche e sperimentali che l’Univer-
so è costituito solamente di spazio fluido inerziale, le cui porzioni sferiche animate da
movimenti rotanti centro-mossi, costituiscono i sistemi atomici e astronomici che ci ap-
paiono come materia, ed i cui movimenti ondulatori, quando colpiscono i nostri organi
di senso, producono in questi correnti elettroniche, le quali trasmesse al cervello trami-
te linee nervose, suscitano nella nostra psiche, ed esclusivamente in essa, le sensazioni
di forza, elettricità, luce, calore, suono, odore, sapore, ecc. Ho così potuto dimostrare
col rigore del metodo sperimentale ed analitico, che tali sensazioni non ci provengono
dal mondo circostante, nè si formano negli organi e nelle linee nervose del nostro cor-
po, poichè queste sono opache alla luce, coibenti ai suoni, agli odori, ai sapori, ecc.;
ma che viceversa tali sensazioni sono attività immateriali che sorgono esclusivamente
nel nostro spirito, allorchè i movimenti continui od alterni della materia solida, liqui-
da, gassosa, o sciolta allo stato di spazio fluido, vengono ad infrangersi contro il nostro
corpo, ponendo in risonanza gli oscillatori dell’uno o dell’altro organo di senso, a se-
condo dell’intensità e frequenza dell’onda incidente. Tali organi non trasmettono per-
ciò sensazioni, ma bensì solamente impulsi elettrici. Partendo da questa realtà, con una
serie di sistematiche e classiche sperimentazioni effettuate sul corpo degli animali e
dell’uomo, ho potuto svelare e dimostrare che tutti gli organi nervosi situati nel corpo
umano e collegati tramite linee nervose agli organi del cervello, sono costituiti e fun-
zionano come apparati teletrasmittenti a filo, azionati da correnti elettriche.
Ho poi determinata l’esatta tecnologia elettronica di tutti gli organi di senso, di moto e
di regolazione del sistema nervoso centrale e periferico che presiede a tutte le funzio-
ni vegetative e psichiche, ricostruendo altresì gli schemi elettrici di ciascuno di essi e
della loro rete di collegamento, compreso lo schema meraviglioso della centrale supre-
ma del cervello umano. Questo lavoro mi è costato quaranta anni di studi, ricerche ed
esperienze, e la priorità italiana dei traguardi raggiunti è resa incontestabile dalla se-
guente inconfutabile documentazione:
- dalla pubblicazione dei miei cinque volumi intitolati rispettivamente: La teoria delle
apparenze, La Psicobiofisica, Revisione delle basi teoriche e sperimentali della fisica
moderna, L’unificazione qualitativa della materia e dei suoi campi di forze continui ed
alterni, Le vie che portano alla scienza cosmica unitaria. Un complesso di duemila pa-
gine pubblicate a cura del Movimento Psicobiofisico di Bergamo e protette da copyright
internazionale rilasciato in data 1949;
- da circa 10 000 articoli apparsi in varie lingue e Nazioni su giornali, riviste, atti ac-

L’ingegnere Marco Todeschini di Valsecca.

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cademici, e libri compilati dai cultori delle diverse scienze, che hanno reso noto il so-
lido e vasto contributo che la mia teoria apporta al progresso di tutte le scienze ed in
particolare a quelle fisiche e biologiche;
- dalle migliaia di allievi che hanno assistito alle mie lezioni nei vari Istituti Medi ed
Universitari; dalla testimonianza di migliaia di uditori che sono intervenuti alle confe-
renze da me svolte presso gli Enti culturali nelle varie città D’Italia e d’Europa; dai mi-
lioni di lettori delle mie opere e degli articoli scritti su di esse;
- dalle centinaia di comunicazioni e memorie da me presentate od esposte personal-
mente nei Congressi scientifici internazionali di Fisica e Medicina;
- dalle motivazioni con le quali mi furono attribuite nomine a Membro delle varie Ac-
cademie e Società Scientifiche italiane ed estere, e dalle motivazioni delle onorificen-
ze conferitemi da varie Nazioni.
Da quanto sopra è incontestabile che spetta all’Italia la priorità della scoperta della
tecnologia elettronica del sistema nervoso. Che tre neurologhi siano giunti ora alla mia
stessa concezione, conoscendo o meno i miei libri, è sempre un’altra conferma alla mia
opera. La ringrazio, signor Direttore, del concorso che vorrà dare per rendere nota la
priorità italiana di una grande scoperta biologica, che poggiando su conferme speri-
mentali è destinata a non tramontare. Marco Todeschini

Un Italiano rivendica la priorità di una importante scoperta biologica. Gli im-


pulsi elettrici del cervello umano, scoperti in questi giorni da uno scienziato americano,
erano già noti al professor Todeschini di Bergamo fin dal 1949 (L’Avvenire d’Italia, 26
novembre 1960).
La scoperta del dottor D. Nachmanshon dell’Università della Columbia e, secondo la
quale il cervello comanda gli altro organi del corpo umano mediante impulsi elettrici,
non sarebbe nuova. Infatti lo scienziato italiano prof. Ing. Marco Todeschini ha rivendi-
cato i suoi diritti di paternità e di priorità su tale scoperta. In una dichiarazione alla stam-
pa egli ha detto: “I traguardi da me raggiunti sono molto più numerosi, vasti, avanzati e
precisi di quello unico ora enunciato poiché con una serie sistematica di esperimenta-
zioni sul corpo degli animali e dell’uomo ho potuto registrare non solo l’esistenza dei pre-
detti impulsi elettrico-organici ma determinare altresì l’esatta tecnologia elettronica di
ciascun organo di senso, di moto, e di regolazione del sistema nervoso che presiede a tut-
te le funzioni vegetative e psichiche, ricostruendone anche gli schemi elettrici singoli e
della rete di collegamento, compreso quello meraviglioso della centrale suprema del cer-
vello umano”. Il prof. Todeschini ha aggiunto che la tecnologia elettronica da lui scoper-
ta “è inoltre strettamente connessa alle spiegazioni che ho date delle modalità con le qua-
li si svolgono e sono collegati fra di loro i fenomeni fisici oggettivi e quelli biologici e psi-
chici soggettivi, di cui ho determinato le precise relazioni matematiche e di insieme, co-
ordinandoli tutti in una scienza cosmica unitaria che ha avuto centinaia di applicazioni
pratiche e sviluppi teorici che la confermano in ogni sua parte e nel suo complesso”. Il
prof. Todeschini ha poi dichiarato che le documentazioni della priorità della sua scoper-
ta sono costituite da cinque volumi (“La teoria delle apparenze”, “La psicobiofisica”,

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“Revisione delle basi teoriche e sperimentali delle scienze moderne”, “La unificazione
qualitativa della materia e dei suoi campi di forze continui ed alterni” e “Le vie che por-
tano alla scienza cosmica unitaria”) pubblicati a cura del movimento psicobiofisico di
Bergamo e protetti da “Copyright” internazionale in data 1949. “La priorità – ha con-
cluso lo scienziato italiano – è inoltre documentata da 10.000 articoli pubblicati su gior-
nali, riviste, libri, compilati in tutte le lingue dai cultori delle diverse scienze; dalle co-
municazioni e memorie da me presentate ai congressi scientifici internazionali di fisica
e medicina; dalle lezioni che ho svolto negli istituti medi ed universitari e dalle numero-
se conferenze che ho tenuto presso enti di alta cultura in varie città europee.

Posta in discussione una teoria di Einstein. Un esperimento che interessa le basi


teoriche di tutta la fisica moderna compiuto dal prof. Todeschini (Il Corriere della Sera,
4 gennaio 1961).
La teoria di Einstein, che postula la costanza della velocità della luce rispetto a qual-
siasi sistema di riferimento, sia esso in quiete od in moto, e quindi prevede l’aumen-
tare della frequenza col diminuire la lunghezza d’onda, potrebbe essere messa in dis-
cussione dopo alcuni recenti esperimenti di ottica effettuati dal prof. Marco Tode-
schini del centro psicobiofisico di Bergamo. L’esperimento, che interessa le basi teo-
riche di tutta la fisica moderna, è stato portato a termine con un dispositivo simile a
quello di Fizeau. Il prof. Todeschini ha fatto passare un raggio di luce monocromatica
attraverso l’acqua contenuta in un tubo. Mantenendo il liquido immobile, la velocità
della luce è risultata costante, pari, cioè, al prodotto della lunghezza d’onda per la fre-
quenza; viceversa, facendo scorrere l’acqua dentro il tubo, la velocità del raggio è ri-
sultata alterata, secondo l’equazione di Fizeau, ma pur aumentando la frequenza, la
lunghezza d’onda è restata invariata. Infatti, le righe dello spettro della luce monocro-
matica, pur essendosi spostate tutte verso l’ultravioletto, denunciando così l’aumenta-
ta frequenza, hanno viceversa mantenuto la stessa distanza tra di loro che avevano
quando l’acqua era immobile, hanno, cioè mantenuto costante la lunghezza d’onda. Il
risultato di questo esperimento è stato comunicato a varie accademie italiane ed este-
re. “La nuova teoria – ha detto il prof. Todeschini ad un redattore dell’“Ansa” – ba-
sata sulla relatività classica di Galilei, sostenendo che la velocità della luce si com-
pone con quella del mezzo attraversato, aumentando la frequenza e mantenendo co-
stante la lunghezza d’onda, riceve da tale esperimento una notevole conferma. Ciò ha
somma importanza, poiché, con questa scienza cosmica unitaria, le miriadi di oscuri
fenomeni e di leggi contemplate dalle varie scienze, vengono ridotte a chiare e sem-
plici azioni fluidodinamiche rette da una sola equazione matematica, con enorme
semplificazione di calcolo e razionale evidenza di concetti”.

Un fisico italiano mette in discussione le teorie di Einstein. In base a un espe-


rimento sulla velocità della luce (L’Avanti, 4 gennaio 1961).
La teoria di Einstein, che postula la costanza della velocità della luce rispetto a qual-
siasi sistema di riferimento, sia esso in quiete od in moto, e quindi prevede l’aumenta-

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re della frequenza col diminuire la lunghezza d’onda, potrebbe essere messa in dis-
cussione dopo alcuni recenti esperimenti di ottica effettuati dal prof. Marco Todeschi-
ni del centro psicobiofisico di Bergamo. L’esperimento, che interessa le basi teoriche
di tutta la fisica moderna, è stato portato a termine con un dispositivo simile a quello
di Fizeau. Il prof. Todeschini ha fatto passare un raggio di luce monocromatica attra-
verso l’acqua contenuta in un tubo. Mantenendo il liquido immobile, la velocità della
luce è risultata costante, pari, cioè, al prodotto della lunghezza d’onda per la frequen-
za; viceversa, facendo scorrere l’acqua dentro il tubo, la velocità del raggio è risultata
alterata, secondo l’equazione di Fizeau, ma pur aumentando la frequenza, la lunghez-
za d’onda è restata invariata. Infatti, le righe dello spettro della luce monocromatica,
pur essendosi spostate tutte verso l’ultravioletto, denunciando così l’aumentata fre-
quenza, hanno viceversa mantenuto la stessa distanza tra di loro che avevano quando
l’acqua era immobile, hanno, cioè mantenuto costante la lunghezza d’onda. Il risultato
di questo esperimento è stato comunicato a varie accademie italiane ed estere. “La
nuova teoria – ha detto il prof. Todeschini ad un redattore dell’“Ansa” – basata sulla
relatività classica di Galilei, sostenendo che la velocità della luce si compone con quel-
la del mezzo attraversato, aumentando la frequenza e mantenendo costante la lunghez-
za d’onda, riceve da tale esperimento una notevole conferma. Ciò ha somma importan-
za, poiché, con questa scienza cosmica unitaria, le miriadi di oscuri fenomeni e di leg-
gi contemplate dalle varie scienze, vengono ridotte a chiare e semplici azioni fluidodi-
namiche rette da una sola equazione matematica, con enorme semplificazione di cal-
colo e razionale evidenza di concetti”.

Importante scoperta ottica del professore Marco Todeschini (Il Giornale del
Popolo, 4 gennaio 1961)
Lo scienziato prof. Ing. Marco Todeschini, di passaggio da Genova, ha confermato di
aver compiuto un esperimento di ottica che interessa le basi teoriche di tutta la fisica
moderna. Con un dispositivo simile a quello di Fizeau egli ha fatto passare un raggio
di luce monocromatica attraverso l’acqua contenuta in un tubo. Mantenendo il liquido
immobile la velocità della luce risultò costante, pari cioè al prodotto della lunghezza
d’onda per la frequenza; viceversa facendo scorrere l’acqua dentro il tubo, la velocità
del raggio risultò alterata secondo l’equazione di Fizeau, ma pur aumentando la fre-
quenza, la lunghezza d’onda restò invariata. Infatti le righe dello spettro della luce mo-
nocromatica, pur essendosi spostate tutte verso l’ultravioletto, denunciando così l’au-
mentata frequenza, hanno viceversa mantenuto la stessa distanza tra di loro che ave-
vano quando l’acqua era immobile, hanno cioè mantenuta costante la lunghezza d’on-
da. Il risultato di questo esperimento è stato comunicato a varie Accademie italiane ed
estere. Negli ambienti scientifici si ritiene che se il risultato di questo esperimento ef-
fettuato al Centro Psicobiofisico di Bergamo, verrà ulteriormente confermato da altri la-
boratori, è destinato a segnare una nuova svolta nella fisica e nell’astronomia. La teo-
ria di Einstein infatti, che postula la costanza della velocità della luce rispetto a qual-
siasi sistema di riferimento, sia esso in quiete od in movimento, e quindi prevede l’au-

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mentare della frequenza col diminuire della lunghezza d’onda, viene ad essere così
confutata, poiché tale lunghezza rimane invariata. Viceversa la teoria di Todeschini,
basata sulla relatività classica di Galilei, sostenendo che la velocità della luce si com-
pone con quella del mezzo che attraversa, aumentando la frequenza e mantenendo co-
stante la lunghezza d’onda, riceve da tale esperimento una notevole conferma. Ciò ha
somma importanza, poiché con questa scienza cosmica unitaria, le miriadi di fenome-
ni oscuri e di leggi contemplate dalle varie scienze vengono ridotte a chiare e sempli-
ci azioni fluidodinamiche, rette da una sola equazione matematica, con enorme sem-
plificazione di calcolo e razionale evidenza di concetti

Una nuova esperienza a favore della teoria di Todeschini (L’Eco di Bergamo, 2


luglio 1961).
Il prof. Marco Todeschini, proseguendo i noti esperimenti di ottica al centro psicobio-
fisico di Bergamo, ha conseguito un’altra scoperta sulla modalità di trasmissione della
luce. In un esperimento del gennaio scorso lo scienziato aveva fatto passare un raggio
di luce monocromatica lungo l’asse di un tubo percorso da una corrente di acqua e ave-
va constatato che la luce parzialmente trascinata nella stessa direzione del liquido, pur
aumentando la sua frequenza, aveva mantenuta costante la lunghezza d’onda, in netta
antitesi con la teoria di Einstein. Nell’esperimento odierno Todeschini, pur lasciando il
tubo pieno di acqua disposto orizzontalmente, lo ha fatto attraversare da un raggio pro-
pagantesi in direzione perpendicolare. Facendo scorrere il liquido entro il tubo di vetro,
il raggio che lo attraversava subiva una deviazione di un angolo pari al rapporto tra la
velocità orizzontale dell’acqua e quella verticale della luce. La traiettoria del raggio lu-
minoso veniva quindi inclinata come quella descritta da una barca quando attraversa un
fiume. Lo stesso risultato ha ottenuto facendo attraversare da un raggio luminoso un ci-
lindro di vetro in rotazione. In base a tali dati di fatto, secondo il Todeschini si potreb-
be spiegare non solo come e perché transitando vicino al Sole i raggi delle stelle sub-
iscono una deviazione, ma altresì si potrebbe determinare l’esatto valore angolare di ta-
le deviazione, con un semplice calcolo. Come è noto, il Sole ruotando su se stesso alla
velocità di 2 chilometri al secondo, secondo la teoria Todeschini, trascina in movimento
“lo spazio fluido circostante” e, parimenti la Terra, col suo moto diurno di rotazione al-
la velocità di 0.463 chilometri al secondo, trascina in rotazione lo spazio adiacente.
Ne consegue, sempre secondo Todeschini, che se un raggio di luce emesso da una stel-
la per giungere a noi deve attraversare sia il campo rotante vicino al Sole, sia quello
terrestre, subirà una deviazione il cui angolo sarà dato dal rapporto tra la somma delle
velocità dei due campi attraversati (2,463 km/sec) e la velocità della luce (300.000
km/sec); rapporto uguale a 1/121721. E poiché l’unità al numeratore di tale rapporto è
il radiante che equivale a 206265 secondi di arco, ne deriva che dividendo questo nu-
mero per 121721, si ottiene 1.69 secondi, che è proprio il preciso valore dello sposta-
mento apparente delle stelle vicine al Sole realmente osservato dagli astronomi duran-
te la sua eclissi. Todeschini ha fatto rilevare, infine, che secondo la sua teoria, anche
il nucleo atomico, ruotando su se stesso, trascina in circolazione lo spazio fluido circo-

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stante, per cui un raggio luminoso che attraversi campi atomici di una sostanza tra-
sparente, deve subire una deviazione, che, infatti, dagli esperimenti ora compiuti, ri-
sulta concordante in pieno con quella di rifrazione delle varie sostanze. Egli ha potuto
così determinare le relazioni matematiche tra la velocità di rotazione dei diversi atomi,
la loro massa e l’indice di rifrazione, gettando le basi di una nuova ottica spaziodina-
mica che è in perfetto accordo con le leggi di Cartesio e con la relatività di Galilei.

Importante scoperta sulla trasmissione della luce. L’ha fatta il prof. Todeschini
del Centro psicobiofisico di Bergamo (Il Corriere della Sera, 2 luglio 1961).
Il prof. Marco Todeschini, proseguendo i noti esperimenti di ottica al Centro psicobiofisi-
co di Bergamo, ha conseguito un’altra scoperta sulla modalità di trasmissione della luce.
In un esperimento del gennaio scorso, lo scienziato aveva fatto passare un raggio di lu-
ce monocromatica lungo l’asse di un tubo percorso da una corrente di acqua ed aveva
constatato che la luce, parzialmente trascinata nella stessa direzione del liquido, pur
aumentando la sua frequenza, aveva mantenuta costante la sua lunghezza d’onda, in
netta antitesi con la teoria di Einstein. Nell’esperimento odierno, Todeschini, pur la-
sciando il tubo pieno d’acqua disposto orizzontalmente, lo ha fatto attraversare da un
raggio propagantesi in direzione perpendicolare. Facendo scorrere il liquido entro il
tubo di vetro, il raggio che lo attraversava subiva una deviazione di un angolo pari al
rapporto tra la velocità orizzontale e quella verticale della luce. La traiettoria del rag-
gio luminoso veniva, quindi, inclinata come quella descritta da una barca quando at-
traversava un fiume. Lo stesso risultato ha ottenuto facendo attraversare da un raggio
luminoso un cilindro di vetro in rotazione. In base a tali dati di fatto, secondo il Tode-
schini, si potrebbe spiegare non solo come e perché transitando vicino al Sole i raggi
delle stelle subiscono una deviazione, si potrebbe determinare l’esatto valore angolare
di tale deviazione, con un semplice calcolo.

Un nuovo dispositivo svela il “vento interplanetario”.


Una serie di prove sulla trasmissione della luce ha dimostrato l’esistenza di un fluido che
trascina la Terra e i pianeti intorno al Sole (Il Giornale di Vicenza, 9 dicembre 1961).
Lo scienziato prof. Marco Todeschini del Centro Psicobiofisico di Bergamo ha ultima-
to una terza serie di prove sulla trasmissione della luce che hanno dimostrato l’esi-
stenza del “vento interplanetario” che trascina la Terra e i pianeti intorno al Sole e
spinge gli altri corpi celesti lungo le loro orbite. Come è noto, dal celebre tentativo di
Michelson compiuto nel 1887 e da tutti quelli effettuati in seguito, mai era stato possi-
bile reperire una prova concreta dell’esistenza di tale fluido sostanziato di densità co-
stante esilissima, allora denominato “etere” tanto che, sebbene questo mezzo ambien-
te potesse spiegare molti fenomeni fisici, gli scienziati furono costretti loro malgrado ad
ammettere uno spazio cosmico vuoto, sede di misteriose forze gravitiche ed elettroma-

Copertina di Orizzonti, n. 4 del 26 gennaio 1950.

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gnetiche, propagantesi ancor più misteriosamente a distanza senza alcun supporto. Gli
esperimenti attuali sono stati effettuati con una disposizione degli apparecchi ottici di-
versa da quella usata da Michelson, e sono stati basati sul nuovo concetto che la Terra
è trascinata intorno al Sole, non da una sostanza avente le caratteristiche dell’etere, ma
bensì da un vortice di spazio fluido sostanziato di densità costante esilissima, ed aven-
te una velocità di 60 km al secondo, come risulta dalla spaziodinamica, scienza unita-
ria del cosmo, elaborata dal Todeschini stesso. Poichè il nostro pianeta corre sulla sua
orbita intorno al Sole con una velocità di circa 30 km al secondo, è chiaro che la cor-
rente di fluido che lo investe, non solo lo trascina, ma lo oltrepassa anche con una ve-
locità relativa di altrettanto valore. Ne consegue che un’onda luminosa, oltre a propa-
garsi nell’etere circostante con la velocità propria, assume anche quella di tale mezzo
fluido che la trasporta. Due raggi luminosi quindi, che partano contemporaneamente da
località terrestri diametralmente opposte e si corrono incontro, a percorrere la stessa di-
stanza, cioè a giungere nel punto di mezzo del tragitto, impiegheranno tempi diversi,
poichè le loro velocità non sono uguali, stante che uno risale la corrente di etere, men-
tre l’altro la discende. Nella mezzeria del tragitto le loro onde risulteranno percio sfa-
sate. L’apparecchio usato da Todeschini per constatare se tale sfasamento avvenisse o
meno, consiste in due sorgenti di luce monocromatiche situate in linea retta ad una di-
stanza di due metri tra di loro, a metà di tale distanza sono disposte due lastre di vetro
semitrasparenti inclinate che deviano i raggi provenienti dalle due lampade opposte e
li fanno coincidere sopra lo schermo di un interferometro laterale. Orientato tale appa-
recchio in modo che la propagazione della luce avvenisse secondo la direzione del mo-
vimento della Terra e della corrente fluida che la trascina, Todeschini ha potuto con-
statare che i raggi emessi dalle due lampade, non si incontravano a metà del loro tra-
gitto, come sarebbe dovuto avvenire se le loro velocità fossero state uguali, ma bensì si
incontravano in un punto spostato dalla mezzeria di due decimillimetri, pari a 333,3
frange di interferenza. A metà del tragitto infatti con l’interferometro venne misurato
uno scostamento di tre decimi di lunghezza d’onda, il che ha denunciato una corrente
di spazio fluido avente una velocità di circa 30 km al secondo rispetto alla Terra, in
perfetta armonia col calcolo fatto in base alla spaziodinamica. Ruotando il dispositivo
di 90 gradi, non venne rilevato nessun spostamento, poichè in tale direzione i due rag-
gi assumono la stessa velocità, come previsto.
Todeschini ha dichiarato che tali risultati, non solo dimostrano sperimentalmente che
lo spazio interplanetario non è vuoto, ma altresì che è sostanziato di una tenuissima
densità che è dieci elevato diciotto volte minore di quella dell’acqua. Le variazioni di
velocità che i satelliti artificiali lanciati dall’uomo subiscono nel compiere le loro ri-
voluzioni intorno alla Terra, risultano così spiegate come dovute alla varia resistenza
opposta dalla corrente di spazio fluido interplanetario. Ha precisato poi che tali risul-
tati hanno portato alla scoperta di un principo fondamentale per l’ottica, e cioè che,
solamente ammettendo che la Terra sia trascinata da una corrente di spazio fluido
avente velocità di 60 km al secondo, si può spiegare qualitativamente sia l’aberrazio-
ne astronomica, sia l’esperimento Fizeau, che l’effetto Doppler, senza infrangere la re-

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latività di Galilei. Todeschini ha annunciato infine che risultati di pari importanza


hanno conseguito due suoi collaboratori: il prof. Emmanuele Borgognone, che ha ri-
scontrato i movimenti dell’etere in particolari effetti elettromagnetici, e il fisico Do-
menico Mattiotto, che sta sperimentando le variazioni della velocità della luce nelle
diverse direzioni in ambienti privi di atmosfera. Il prof. F. Gatty, in un suo recente co-
municato all’Università di S. Salvador, ha così riassunto l’argomento: “Se si conside-
ra che con particolari movimenti di uno spazio fluido e denso si possono spiegare tut-
ti i fenomeni fisici e le loro leggi; che tali movimenti, infrangendosi contro i nostri or-
gani di senso vi producono correnti elettriche che trasmesse al cervello suscitano nel
nostro spirito le sensazioni di forza, luce, suono, calore, ecc. e che in base a tale di-
namismo si è potuta svelare la meravigliosa tecnologia di tutto il sistema nervoso, co-
me ha dimostrato Todeschini nelle sue pubblicazioni, si comprenderà perchè i risul-
tati delle sue prove odierne, interessano in sommo grado le basi teoriche e sperimen-
tali di tutta la fisica ed anche quelle della medicina, ed abbiano avuto un’eco mon-
diale negli ambienti scientifici”.

La tecnologia elettronica del sistema nervoso è una scoperta italiana (Centro


Ricerche Biopsichiche, Padova, 1961).
La scoperta che il cervello umano scambia messaggi elettronici con tutti gli altri orga-
ni del corpo azionando l’intero organismo, scoperta che i tre neurologhi americani
(Nachmanshon, Ehrenpreis, Dottbarn) hanno annunziato di aver conseguito in questi
giorni, era già stata fatta molti anni orsono dallo scienziato italiano prof. Marco Tode-
schini ed esplicitamente enunciata e distinta col n. 772 nel suo volume intitolato: “La
Teoria delle Apparenze”, pubblicato nel 1949.
Metà delle mille pagine di tale opera sono dedicate alla fisica, l’altra metà all’elettro-
neurologia, e i traguardi raggiunti con essa sono molto più numerosi, avanzati, precisi e
consistenti di quello unico annunziato ora dai citati neurologhi, poichè Todeschini, con
una serie sistematica di classiche sperimentazioni effettuate sul corpo degli animali e
dell’uomo, ha potuto registrare non solo l’esistenza dei predetti impulsi elettrici organi-
ci, ma ha svelato e determinato altresì la tecnologia elettronica di tutti gli organi di sen-
so, di moto e di regolazione del sistema nervoso centrale e periferico che presiede a tut-
te le funzioni vegetative e psichiche, ricostruendo anche gli schemi elettrici di ciascuno
di essi e della loro rete di collegamento, compresa quella meravigliosa del cervello uma-
no. Egli ha dimostrato che gli impulsi elettrici organici vengono provocati e modulati
dalle azioni e reazioni che si esplicano tra il corpo umano e il mondo circostante, e co-
me la tecnologia elettronica del sistema nervoso è strettamente connessa alle spiega-
zioni che egli ha dato delle modalità con le quali si svolgono e sono collegati tra di lo-
ro i fenomeni fisici oggettivi a quelli biologici e psichici soggettivi, di cui ha determi-
nato le precise relazioni matematiche reciproche e d’insieme, coordinandoli tutti in una
scienza cosmica unitaria che ha avuto centinaia di applicazioni pratiche e sviluppi teo-
rici che la confermano in ogni sua parte e nel suo complesso. Le documentazioni del-
le scoperte di Todeschini sono costituite da cinque volumi intitolati: La Teoria delle

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Apparenze, La Psicobiofisica, Revisione delle basi teoriche e sperimentali della Fisi-


ca moderna, L’unificazione qualitativa della materia e dei suoi campi di forze continui ed
alterni, Le vie che portano alla scienza cosmica unitaria. Tutti pubblicati a cura del
Centro Psicobiofisico di Bergamo e protetti da copyright internazionale in data 1949.
La priorità di tali scoperte è inoltre documentata da circa 10.000 articoli pubblicati
su giornali, riviste e libri in tutte le lingue dai cultori delle diverse scienze, dalle co-
municazioni e memorie presentate da Todeschini ai Congressi Scientifici Internazio-
nali di Fisica e Medicina, dalle lezioni da lui svolte negli Istituti medi ed universita-
ri e dalle conferenze da lui tenute presso Enti di alta cultura nelle varie città d’Euro-
pa, dalle motivazioni con le quali gli vennero conferite nomine a membro di varie Ac-
cademie Scientifiche italiane ed estere e alte onorificenze da diverse Nazioni.

Svelate le relazioni tra i fenomeni fisici, biologici e psichici al XV Congres-


so di ottica (Centro Ricerche Biopsichiche, Padova, 1963).
Si è concluso il XV Congresso Internazionale di Ottica in Torino, al quale hanno par-
tecipato numerosi fisici e specialisti italiani ed esteri con importanti relazioni.
Profondo interesse ha suscitato la comunicazione dello scienziato Marco Todeschini,
che ha riferito l’esito dei suoi ulteriori esperimenti sulla trasmissione della luce, che
hanno rivelato che lo spazio cosmico non è vuoto, perché si comporta come un fluido
avente densità cento miliardi di miliardi più piccola di tutte le cose dell’Universo. Con
gli esperimenti in parola infatti è stato possibile svelare e misurare le correnti circola-
ri fluide, che trascinano i pianeti intorno al Sole e che spingono gli elettroni intorno al
nucleo atomico, ed altresì dimostrare che le onde prodotte in tale fluido che riempie
tutto lo spazio, quando si infrangono contro i nostri organi di senso vi provocano delle
correnti di elettroni, le quali, trasmesse al cervello dalle linee nervose, suscitano nel-
la nostra psiche le sensazioni di luce, calore, elettricità, suono, odore, sapore, forza,
ecc. Tali esperimenti hanno consentito perciò di determinare le azioni e reazioni che si
esplicano tra il mondo fisico oggettivo, il corpo umano e la psiche. E’ stato così possi-
bile svelare come si svolgono e sono collegati tra di loro i fenomeni fisici, biologici e
psichici, determinarne le precise relazioni reciproche e di assieme derivandole tutte da
un’unica equazione matematica, coordinandoli in una scienza cosmica unitaria, deno-
minata perciò Psicobiofisica.
Notevole è il fatto che gli esperimenti citati hanno consentito di svelare la struttura
ultima della materia e la natura della forza di gravità, sinora incognite. Hanno con-
sentito altresì di scoprire la meravigliosa tecnologia elettronica di tutti gli organi di
senso, di moto e di regolazione del sistema nervoso periferico e centrale. Il prof. To-
deschini, ha annunciato che le descrizioni delle nuove prove sperimentali ed analiti-
che di cui sopra, che interessano tutti i rami della Fisica e della Neurologia, sono
esposte nel XXX Volume degli Atti dell’Accademia di Scienze e Lettere di Bergamo,
il cui estratto intitolato “Esperimenti decisivi per la Fisica moderna”, può essere ri-
chiesto dagli studiosi al Centro Internazionale di Psicobiofisica in via Frà Damiano
20, in Bergamo. Antonio Rossi.

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Il funzionamento dell’organo della vista. L’occhio è una stazione televisiva (Cen-


tro Ricerche Biopsichiche, Padova, 1963).
Le recenti comunicazioni fatte all’Università di Chicago dal prof. Simpson, con le quali
si afferma di aver raggiunto le prove sperimentali che lo spazio non è vuoto come ritene-
va Newton, e nemmeno è un’estensione quadridimensionale vacua, curva ed immobile,
come supponeva Einstein, ma bensì risulta una sostanza dinamicamente attiva, avente
densità costante e mobile come un fluido, come noi abbiamo sempre affermato prima del
Simpson, hanno attirato in questi giorni l’attenzione mondiale sulla parte fisica della
“Teoria delle Apparenze”. Così è passata in seconda linea un’altra autorevole conferma
sperimentale sulla parte neurologica, non meno importante della prima. Il prof. Rigg del-
la Brown University, infatti, ripetendo gli esperimenti fatti in Italia ha potuto constata-
re che allorchè noi percepiamo la luce, le fibre del nervo ottico sono veramente per-
corse da correnti elettriche di intensità e frequenza varianti a seconda del colore lumi-
noso suscitato in noi, il che dimostra che dal fondo della nostra retina sino ai centri ce-
rebrali, non viene trasmessa luce, ma solamente una successione di urti corpuscolari
(corrente elettronica), la quale giunta al centro psichico viene trasformata dalla nostra
anima in sensazione di luce. Il nervo ottico infatti è opaco e non lascia passare luce, e
perciò questa sorge esclusivamente nel nostro spirito, allorchè pervengono al centro
psichico le vibrazioni elettriche sopra specificate e sperimentalmente reperite. Ora
presupponendo, come noi abbiamo affermato, che nel mondo fisico oggettivo non vi so-
no che movimenti di spazio fluido inerziale, i quali, se sono campi rotanti sferici, co-
stituiscono i sistemi atomici e astronomici che ci appaiono come materia, mentre inve-
ce se sono movimenti ondosi, quando colpiscono i nostri organi di senso, vi producono
correnti elettriche, le quali tradotte al cervello, suscitano nella nostra psiche sensazio-
ni di luce, suono, calore, ecc., viene in sostanza provato che tali sensazioni sono irre-
peribili nell’ambiente e sorgono solamente in noi. Viene dimostrato che le vibrazioni
ad alta frequenza dello spazio sono buie e che solo quando incidono sulla retina visi-
va, vengono trasformate in correnti elettriche, le quali, tradotte dal nervo ottico al cen-
tro psichico, suscitano nella nostra anima la sensazione di luce e calore. Ecco secondo
noi come appare il funzionamento e la costituzione dell’organo visivo: “L’organo peri-
ferico della vista è l’occhio. Esso, in base al principio unifenomenico del mondo fisico,
non riceve dall’ambiente esterno luce e calore, né li trasmette al cervello, ma solamen-
te riceve vibrazioni buie di spazio ad alta frequenza, le trasforma in vibrazioni elettro-
niche e le trasmette, a mezzo delle fibre del nervo ottico, ai centri cerebrali, ove la psi-
che le percepisce sotto forma di sensazioni luminose immateriali. L’occhio quindi non è
una macchina fotografica, come erroneamente ritenuto finora; infatti questa arresta le
immagini sulla lastra retrostante, mentre invece l’occhio non ferma le immagini sulla re-
tina, ma da questa le trasmette a distanza tramite il nervo ottico sino alla corteccia ce-
rebrale e da questa al centro psichico. Ora l’apparecchio che trasmette a distanza delle
immagini luminose è quello televisivo. L’occhio quindi funziona ed è costituito come una
stazione televisiva trasmittente a filo e perciò è munito, come questa, di tutti gli organi
indispensabili tecnicamente agli scopi citati”. Anatomicamente infatti il Rigg li ha rin-

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tracciati e descritti nelle sue opere magistrali, svelando che l’organo preposto a trasfor-
mare le vibrazioni buie di spazio, che incidono sulla retina, in vibrazioni elettroniche,
sono i coni e i bastoncelli di cui essa è tappezzata a mosaico, i quali, con le sovrappo-
ste fibrille, costituiscono gli elementi bipolari di tante cellule fotoelettriche di tipo Gru-
ma. Il tappeto a mosaico degli elementi fotoelettrici suddetti è atto a scomporre le im-
magini in punti, ciascuno dei quali invia il suo particolare impulso elettrico al cervello.
Il funzionamento della vista è quindi il seguente: le vibrazioni oscure di spazio fluido
ambiente ad alta frequenza, dopo aver attraversato la pupilla, il cristallino e l’umor vi-
treo contenuti all’interno del bulbo oculare, vanno a colpire i coni e i bastoncelli, che
tappezzano a mosaico la retina disposta sul fondo interno del cavo oculare. Poiché coni
e bastoncelli con le relative fibrille sovrapposte, funzionano come cellule fotoelettriche,
esse colpite da vibrazioni oscure ad alta frequenza, le trasformano in vibrazioni elettro-
niche, le quali, tramite le fibre del nervo ottico, vanno al centro psichico del cervello,
ove suscitano nell’anima le sensazioni luminose diversamente colorate a seconda della
frequenza di vibrazioni in arrivo, in perfetta armonia con quanto osservato sperimental-
mente e con quanto dedotto matematicamente dalla spaziodinamica. Sarebbe così sve-
lata la meravigliosa tecnologia elettronica del sistema nervoso centrale e periferico di
tutti gli organi di senso, di moto, di vegetazione e regolazione e le loro relazioni specifi-
che e di insieme, sì, da consentire nuove e più sicure nozioni, modalità e mezzi per la
diagnosi e la terapia delle malattie che affliggono tanti sofferenti. Giuliano Ravelli

Relatività e apparenze (Il Popolo, 14 giugno 1963).


Verso la relatività einsteniana si registrano, in genere, tre atteggiamenti diversi e piut-
tosto precisi. Incondizionata adesione all’edificio matematico einsteniano, piena fiducia
nei riguardi dell’algoritmo relativista, ma serrata critica della interpretazione einstenia-
na, totale sfiducia nei riguardi della costruzione analitica come delle varie interpretazio-
ni, ripartiscono la totalità degli studiosi in tre blocchi distinti anche se, all’interno, non
troppo serrati. Il blocco degli incondizionati sostenitori è stato, a più riprese, messo in
crisi dallo stesso Einstein che, più volte, ha mutato le sue opinioni sulla concezione del-
l’universo e che, poco prima della sua scomparsa, ha francamente dichiarato che siamo
ben lungi dal possedere un patrimonio chiaro e accettabile di conoscenze relative al mon-
do fisico. I critici della interpretazione einsteniana, prima considerati alla stregua di “no-
stalgici” di una spiegazione “intuitiva” dell’universo, oggi sono legione. Basterebbe pen-
sare a quella corrente di epistemologi e fisici sovietici che, con un certo ritardo rispetto
all’occidente, affronta tale problema allo scopo di rendere compatibile la teoria einste-
niana con un materialismo storico dialettico opportunamente ritoccato così da riscattarlo
dall’ingenuo meccanicismo primitivo. Un materialismo dialettico e storico che ovvia-
mente, nonostante i più abili equilibrismi, si riesce a mettere ormai in sintonia con una
decina, al più, di proposizioni estratte faticosamente dalla pesante opera di Marx e Le-
nin, orientando la scelta tra quelle caratterizzate dalla più consolante genericità. In Ita-
lia un’opera pioneristica nei riguardi di una corretta interpretazione scientifica della
relatività einsteniana è stata svolta sin dal 1946 da Valerio Tonini. Tonini ha dimostra-

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to la non necessità e il carattere gratuito del secondo postulato di Einstein – quello che
suona, all’incirca, “la velocità della luce nel vuoto è la stessa in tutti i sistemi di rife-
rimento in moto uniforme gli uni rispetto agli altri” – mediante un lungo e diligente la-
voro che gli ha fruttato più fatica che notorietà. In sostanza, il pensiero dei “relativi-
sti”, fedeli all’algoritmo ma dubitosi della spesso incoerente filosofia einsteniana, non
considera neppure la possibilità di rinunciare agli sviluppi delle metriche non eucli-
dee, delle varietà di tipo riemaniano e del calcolo differenziale assoluto, che hanno por-
tato a quei concetti di covarianza e di tensorialità, che rappresentano il paradiso delle
più ardue e difficili concezioni matematiche e che si vogliono considerare quali sim-
boli di una profonda esigenza strutturale di “campo”, nella quale geometria e fenome-
ni fisici sarebbero solidamente correlati. L’immenso apparato matematico non ha con-
sentito purtuttavia, nonostante i tentativi di diversa e più raffinata interpretazione filo-
sofica, di superare i dubbi e le impotenze relativiste, cosicchè in importanti consessi
di fisici è più volte suonata la voce di studiosi eminenti (Oppenheimer a esempio), che
invitava a lasciar da parte “relatività” e “quanti” e ad adottare “nuovi principi unifi-
catori”. Questo recentissimo atteggiamento dà in un certo senso ragione alle “preven-
zioni” antirelativiste di fisici illustri, quali Quirino Majorana, e rende particolarmente
attuale un esame critico di quelle rare opere dell’ultimo cinquantennio, in cui sono sta-
te avanzate tesi contrarie e diverse da quelle della relatività. Tra queste, più volte è ac-
caduto di sentire motivare “La teoria delle apparenze” di Marco Todeschini. La teoria
di Todeschini si presenta come un qualcosa di veramente avvincente. Non soltanto sem-
bra estendere la sua applicabilità dal campo fisico a quello biologico e psichico, ma con-
sentirebbe altresì di affrontare lo studio dell’universo ricorrendo a enti di ragione mate-
matici piuttosto elementari, come la geometria euclidea, o relativamente facili, come il
calcolo differenziale, già applicato con tanto successo allo studio della meccanica clas-
sica di Galileo e Newton. Un insieme di vantaggi veramente troppo seducente per non
suggerire l’opportunità e il desiderio di un dialogo approfondito in argomento. La scien-
za nel suo cammino ci ha offerto numerose e sconcertanti sorprese. Un ritorno al sem-
plice e a un grado minore di complessità degli algoritmi e delle teorie rappresentereb-
be davvero un fatto imprevedibile e altamente auspicabile. Patrizio Flavio.

Oltre la velocità della luce (L’Osservatore Romano, 4 maggio 1963).


La tanto discussa “Teoria delle Apparenze” del concittadino prof. Ing. Marco Tode-
schini, fondata sulla variazione della velocità della luce, riceverebbe una strepitosa
conferma dall’esperienza dello scienziato americano Harold Peake del laboratorio Ri-
cerche Scientifiche della Marina. Questi ha annunciato di aver provocato, in un tubo a
raggi catodici, lo spostamento di una macchia luminosa a una velocità di 322 mila chi-
lometri al minuto secondo, superiore di conseguenza di 22 mila chilometri alla veloci-
tà della luce. Negli ambienti scientifici americani si osserva che, se risulterà confer-
mato dall’esperienza, l’esperimento di Peake dovrà essere considerato come una rivo-
luzione nella storia della scienza. La velocità della luce è considerata come un limite
e come una delle costanti della scienza. Essa costituisce un elemento fondamentale

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delle leggi della relatività. L’osservazione fatta da Harold Peake è teoricamente suscetti-
bile di rovesciare la concezione dell’universo messa a punto dagli astronomi e dai fisici
moderni, tra cui Einstein. Peake ha tenuto a precisare di aver provocato lo spostamento
di una macchia e non di una particella luminosa, alla velocità indicata. Questa macchia
si formerebbe sul raggio luminoso, davanti alla corrente di elettroni e ne distanzierebbe
rapidamente quest’ultimi. Lo scienziato ritiene d’altra parte che non vi è ragione di rite-
nere che la macchia luminosa non aumenti indefinitamente la propria velocità; una leg-
ge fondamentale della fisica moderna cadrebbe così definitivamente nel nulla. Da parte
sua il Todeschini fa notare che la sua Teoria delle Apparenze ha unificato il campo elet-
tromagnetico e gravitico come quella di Einstein, senza ricorrere a spazi curvi a quattro
dimensioni, che discendevano dalla creduta costanza della velocità della luce.

La semplificazione del pensiero fisico. Secondo la “teoria delle apparenze” di uno stu-
dioso italiano, l’universo sarebbe spazio in movimento (L’Avvenire d’Italia, 29 ottobre 1963).
La storia della fisica è, in gran parte, rappresentata dalla storia delle “ipotesi” fisiche,
e cioè dalla evoluzione di quei sistemi di concetti e di misure con i quali l’uomo ha ten-
tato di rappresentare l’immagine del mondo. Semplici parole come “forza”, “inerzia”,
“gravitazione”, aggiuntesi alle più antiche di “spazio”, “tempo” e “velocità” nel “se-
colo di Galileo”, hanno segnato l’avvio di uno dei cicli più intensi e più suggestivi del-
la storia umana. Solo oggi ci andiamo però accorgendo che, anche nel dominio delle
scienze esatte, vale il principio di Thomas che, generalizzato, afferma la ripercussione
degli enunciati ritenuti come reali sulla determinazione dei fatti reali stessi. Le scien-
ze non occupano dunque più una posizione privilegiata, anche se è da ascrivere a loro
intramontabile merito la duplice gloria di avere sviluppato strumenti metodologici e
linguistici di una meravigliosa potenza e insieme di aver dimostrato che il grado di “ri-
schio” cresce in rapida e diretta proporzione con il crescere della generalità e della raf-
finatezza di ogni singolo sistema. Sotto questo punto di vista la “relatività galileiana” con
i suoi concetti di “punto materiale”, “forza”, “sistema inerziale”, ecc. rappresenta già un
sistema abbastanza raffinato.
La “relatività galileiana”, con tutta sviluppata sulla scelta del sistema sempre più “for-
te” (A. Einstein “il significato della relatività”) e ciò spiega il grado di rischio molto ele-
vato insito nelle teorie dello studioso ginevrino. Lo stesso esperimento infatti (e cioè la
previsione confermata) è sottilmente bivalente a causa del carattere solamente intuitivo
della corrispondenza tra le teorie formalizzate e il mondo dei fatti osservabili. Previsioni
corrette erano perciò possibili anche con la strana astronomia pre-copernicana ingombra
di cieli cristallini, di sfere e di epicicli. Due diversissime teorie possono giustificare o
prevedere lo stesso risultato in piena concordanza. In sostanza il “fatto in sé”, in scien-
za come in politica, è suscettibile di mille diverse interpretazioni e valutazioni.

Il Bergamasco (mensile di informazione, cultura e attualità), anno III, n. 6, giugno 1974.

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Mao Tse Tung ritiene che lo sterminio nucleare di metà del genere umano sia un be-
ne, se legato alla instaurazione del comunismo, ma il resto del genere umano (cinesi
esclusi) è unanimemente concorde, da Krusciov a Kennedy, nel ritenere un comunismo
realizzato a tale prezzo alla stregua di una deplorevole infamia! Come si vede, anche in
una teoria piuttosto semplicistica e grossolana come il marxismo i rapporti con le real-
tà sono così arbitrari, da non consentire unanimità di giudizio su eventi essenziali,
mentre teorie anche molto diverse possono portare ad aree di convergenza del giudizio
abbastanza vaste. In fisica le cose non stanno diversamente e la grande incertezza sui
problemi di fondo giustifica la continua ricerca di qualcosa di nuovo, di audace e di
semplice nel dominio della fisica teoretica. Il sospetto verso i sistemi “forti” della fisi-
ca relativistica e verso i complessi apparati del calcolo tensoriale ha mosso da anni uno
studioso italiano, Marco Todeschini, a tentare di affrontare l’universo dei fatti osserva-
bili (dalla fisica alla biopsichica) attraverso una costruzione (teoria delle apparenze)
fondata sulla relatività galileiana e sul calcolo differenziale. Secondo la teoria del pro-
fessor Todeschini e la corrispondente interpretazione di esperimenti recenti (“Esperi-
menti decisivi per la fisica moderna”, Atti dell’Ateneo di scienze lettere ed arti – Ber-
gamo – Rendiconti della classe di scienze fisiche; Volume XXXI) tutto l’universo, a
scala cosmica, sarebbe costituito da un fluido avente una densità cento miliardi di mi-
liardi di volte inferiore a quella dell’acqua e la “materia” e la “energia” sarebbero co-
stituite da moti rispettivamente circolari e ondulatori del fluido stesso (principio uni-
fenomenico dell’universo fisico). Tutto, nel mondo fisico “oggettivo” verrebbe quindi ri-
dotto a spazio in movimento mentre alle decelerazioni dello spazio, in movimento con-
tinuo od alterno, contro gli organi sensori corrisponderebbero le diverse sensazioni di
forza, elettricità, luce, calore, suono che rappresentano appunto le “apparenze” dell’u-
niverso psico-fisico (principio polifenomenico del mondo psichico). E’ certo troppo pre-
sto per poter formulare un giudizio su una teoria che investe un campo così vasto. Ma
è innegabilmente seducente la prospettiva di una tale semplificazione del pensiero fi-
sico (restituito al semplice calcolo differenziale, alla geometria euclidea e a un sistema
ristretto ed elementare di concetti) da reintegrarlo quasi automaticamente nel patrimo-
nio culturale comune di ogni persona colta. Patrizio Flavio.

La più alta rivelazione della fisica moderna. Nel cosmo si verifica solo la relativi-
tà di Galileo e non quella di Einstein (Centro Ricerche Biopsichiche, Padova, 1974).
Il progresso della scienza è strettamente legato allo sviluppo delle teorie fisiche, cioè
a quei sistemi di concetti e di esperimenti con i quali l’uomo ha tentato di ricostruire
l’immagine del mondo. È facile constatare poi che le varie teorie fisiche a loro volta si
suddividono in due grandi categorie: quelle che hanno per base la relatività di Galileo
e quelle che si appoggiano invece sulla relatività di Einstein. Il grande problema del
nostro secolo consiste quindi nel comprovare quale delle due relatività si verifica ef-
fettivamente nell’universo. Per tale scopo è di somma utilità quanto il prof. Capellini
dell’Università di Firenze ha esposto nello scritto intitolato: “Che cosa intende il ma-
tematico per vero e per falso”. Tale scritto ha infatti un’importanza fondamentale, per-

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ché da esso si evince che le condizioni indispensabili per giudicare se una teoria scien-
tifica è vera o falsa, sono due, e cioè:
1.
Che il postulato posto a base della teoria in esame non sia in contrasto con nessuna del-
le specifiche branche della matematica.
2.
Che tale postulato non sia in contrasto con i risultati sperimentali.
L’utilità di queste due condizioni, di indiscutibile e sicura rigorosità, ci dovrebbe con-
sentire di decidere alfine se è la relatività di Galileo, oppure quella di Einstein che ri-
sponde alla realtà fisica. La prima, come è noto, ci assicura che se un viaggiatore si
sposta alla velocità C entro la vettura di un treno, mentre questo corre nella stessa di-
rezione e senso con velocità V sulle rotaie, la velocità assoluta W di quel viaggiatore
rispetto ad un osservatore immobile sulla strada ferrata risulta dalla somma delle due
velocità componenti predette, cioè:
W=C+V (I)
Ora se si immagina che invece del viaggiatore sia un raggio di luce che con velocità C
si sposta da un punto all’altro della Terra, e si considera come questa una vettura che
corre intorno al Sole con velocità V nella stessa direzione e verso del raggio, avremo
parimenti che la velocità W di tale raggio, rispetto ad un osservatore immobile che non
partecipa al moto di rivoluzione del nostro pianeta, sarà ancora quella espressa dall’e-
quazione I.
La relatività di Einstein invece, essendo basata sul postulato della costanza della velo-
cità della luce rispetto a qualsiasi osservatore, ci dice che la velocità risultante è:
C=C+V (II)
Tutti possiamo notare che questa è una falsa eguaglianza, poiché non può essere che la
somma di due addendi diversi da zero, sia eguale ad uno solo di essi. La II contrasta
quindi con l’algebra, e sostituendo alle lettere le cifre corrispondenti alle velocità con-
siderate, è in contrasto con l’aritmetica elementare. Se poi ai simboli letterali di tale
equazione si sostituiscono le due frecce (vettori) di lunghezza proporzionale alle velo-
cità, si vede che contrasta con la cinematica classica, e se infine si considerano gli spa-
zi relativi percorsi nell’unità di tempo, si trova che la II è in contrasto anche con la geo-
metria euclidea, la quale ci assicura che la somma di due segmenti rettilinei è pari al
segmento additivo delle loro singole lunghezze. Perciò il postulato della costanza del-
la velocità della luce, non soddisfacendo alla prima delle due condizioni sopra citate,
per essere ritenuto rispondente alla realtà fisica, avrebbe dovuto essere abbandonato.
Einstein invece, ritenendo tale principio comprovato dall’aberrazione astronomica del-
la luce e dall’esito dell’esperimento Michelson, lo impose come postulato, e per elimi-
nare il grave contrasto di esso con i vari rami della matematica, sostituì quest’ultimi,
con una nuova relatività che infrange quella di Galileo, con una geometria non eucli-
dea, in modo che queste potessero giustificare la falsa eguaglianza (II) sopra descritta.
Ora è evidente che cambiare le matematiche quando i conti non tornano è un arbitrio
che se venisse accolto nel campo economico porterebbe al fallimento qualsiasi azien-

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da e nazione, e se venisse accolto dalla scienza, introdurrebbe in essa infinite conce-


zioni erronee, con le relative infinite cinematiche e geometrie atte a giustificarle, co-
sicchè non sarebbe più possibile stabilire quali di esse scegliere per vagliare il vero
dal falso: allo stesso modo come non si potrebbe stabilire la rotta di una nave in base
a miriadi di bussole che indicassero direzioni differenti del polo magnetico terrestre.
La scienza verrebbe privata del calcolo che è il suo più formidabile strumento di inda-
gine e di controllo, il valore più certo e sicuro di ogni postulato o teoria. Tuttavia anche
volendo rescindere da tale considerazione, resta chiaro che la nuova relatività e geome-
tria ideate da Einstein sono da ritenersi attendibili esclusivamente se il postulato della
costanza della velocità della luce, e quindi della sua insuperabilità, si verifica effettiva-
mente in natura. Ma ciò non risulta, come dimostrano i seguenti fatti. Nel 1953 lo scien-
ziato americano Harold Peake, del Laboratorio di Ricerche della Marina, ha provoca-
to in un tubo a raggi catodici lo spostamento di una macchia luminosa ad una velocità
superiore di quella della luce de ben 22000km/sec. Successivamente nel marzo del
1956, al Congresso della Società di Fisica Americana, lo scienziato Oppenheimer ha
notificato che il comportamento delle antiparticelle e lo svolgimento dei fenomeni sub-
atomici sono in contrasto con la relatività di Einstein e in armonia con quella di Gali-
lei, e che perciò occorre ritornare alla fisica classica. Infine nel gennaio del 1961, il
prof. Todeschini del Centro Internazionale di Psicobiofisica di Bergamo, con una serie
di prove sulla trasmissione della luce ha potuto dimostrare analiticamente e sperimen-
talmente che l’aberrazione astronomica, l’esito degli esperimenti di Michelson, di Fi-
zeau, di Mossbauer, l’effetto Doppler e quello Kaufmann, sono spiegabili e conciliabi-
li tra di loro solamente con la cinematica classica e perciò smentiscono il postulato del-
la costanza della velocità della luce. Tale postulato quindi risulta in contrasto con le
matematiche e con l’esperimento. Ne segue che la relatività ristretta e generalizzata di
Einstein che ha per base il postulato in parola, non soddisfa alle due condizioni indi-
spensabili sopra citate per essere ritenuta vera.
L’enorme importanza di tale risultato si può valutare dal fatto che la determinazione
della relatività che si verifica nell’universo, consente uno sbalzo progressivo a tutte le
scienze, sopra un terreno di solide realtà che apre immensi orizzonti al pensiero scien-
tifico ed alle sue applicazioni pratiche. Il prof. Todeschini infatti, in base all’accertata
validità generale della relatività classica, ha potuto elaborare una teoria cosmica uni-
taria, la quale con procedimenti analitici e sperimentali svela come si esplicano e so-
no collegati tra di loro i fenomeni fisici, biologici e psichici, ne determina le precise
relazioni matematiche reciproche e di assieme, coordinandoli tutti in un sublime dise-
gno unitario del mondo, che è stato giudicato il più chiaro, razionale e attendibile dei
nostri giorni. Il lettore che si interessa dei suddetti argomenti e che desidera avere ele-
menti precisi in merito, può leggere il libro dal titolo “La Teoria delle Apparenze” del-
l’ingegnere Marco Todeschini, pubblicato nel 1949 dall’Istituto Italiano d’arti Grafiche
di Bergamo. Il lavoro di Todeschini risponde a tutte le esigenze della cultura, della in-
telligenza e del buon senso per spiegare la complessa vita dell’universo e del co-
smo.Vincenzo Coresi.

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Le sorgenti della fisica classica e i contrasti fra le teorie moderne. I temi di


un Congresso di scienziati europei a Roma - I risultati raggiunti da una “equipe” di ri-
cercatori hanno dato ulteriore notorietà all’Accademia Teatina per le Scienze – Le teorie
e le esperienze del bergamasco prof. Marco Todeschini, del prof. Renato De Luca, Presi-
dente del Comitato Italiano delle Ricerche Matematiche, e di altri studiosi (L’Eco di Ber-
gamo, 24 febbraio 1966).
Ha avuto luogo, poco tempo fa, alla “Lancisiana” di Roma, l’inaugurazione del nuovo an-
no dell’”Accademia Teatina delle Scienze”, presieduta dal sen. Prof. Mario Cutolo, do-
cente di Fisica Generale all’Università di Napoli e direttore della “Sezione Ionosfera ed
Esosfera” del S.S.F.S. e del “Centro Studi di Radiopropagazione e Radionavigazione”.
L’Accademia stessa è balzata alla notorietà internazionale per i lavori di una “equipe”
di scienziati che vi fanno parte, i quali hanno scoperto l’identità fluidodinamica della
struttura dell’energia radiante, della materia, e dello spazio che la circonda, giungen-
do a stabilire che la velocità della luce è relativa. Il prof. Marco Todeschini, l’insigne
scienziato bergamasco, già docente di Meccanica Razionale ed Elettronica presso la
“Scuola Superiore di Perfezionamento di Ingegneria del Servizio Tecnico del Genio Mi-
litare di Roma”, apprezzatissimo collaboratore di Marconi e di Levi-Civita e cono-
sciuto in tutto il mondo per la sua famosa “Teoria delle Apparenze”, per cui è stato pos-
sibile realizzare numerose applicazioni pratiche sia nel campo della fisica che della
neurologia, ha infatti dimostrato, con una serie di prove sulle trasmissioni ottiche, spe-
rimentalmente ed analiticamente, che lo spazio si comporta come un fluido avente una
densità 10 alla meno 20 volte inferiore a quella dell’acqua, i cui vortici costituiscono i
sistemi atomici ed astronomici della materia con i suoi campi di forze attrattive, e le
cui oscillazioni costituiscono, secondo la loro frequenza, le differenti qualità di energia
ondulatoria. Da tali esperimenti è risultato altresì che la Terra trasporta con sé, nel suo
movimento di rivoluzione annuale, il proprio ambiente circostante di spazio fluido co-
sì come trasporta con sé la sua coltre atmosferica. Il nostro globo e la sfera planetaria
di spazio fluido che lo circonda sono, a loro volta, immersi nel vortice solare, in una
corrente fluida avente una velocità di 60 km/sec, la quale trascina entrambe intorno al
sole alla velocità relativa di 30 km/sec. Il campo rotante fluido solare e quello planeta-
rio terrestre si muovono ciascuno suddivisi, come una cipolla, in strati sferici concentri-
ci di spazio fluido, aventi spessore costante e velocità di rotazione inversamente propor-
zionale alla radice quadrata del loro raggio. Dagli esperimenti citati è stato possibile
pertanto rivelare e misurare sia la corrente fluida, avente una velocità di 9,3 km/sec
che circola intorno al nostro pianeta nel senso della sua rotazione diurna e che proce-
de con la sua spinta centripeta sui corpi in essa immersi, la loro accelerazione di ca-
duta sul nostro globo, sia la corrente solare avente una velocità di 60 km/sec che tra-
scina la Terra e la sua sfera planetaria nel loro solidale movimento di rivoluzione e che
provoca la gravità che le tiene legate al Sole. L’importanza della conferma sperimenta-
le dell’esistenza di un fluido universale e dei suoi movimenti di rotazione e rivoluzio-
ne astronomici sopra citati, consiste nel fatto che tali movimenti spiegano fisicamente
e quantitativamente la deviazione angolare che subiscono i raggi i quali ci provengono

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dalle stelle, ossia l’aberrazione scoperta da Bradley nel 1727, ed anche l’esito dell’e-
sperimento di Michelson effettuato nel 1877, in perfetta armonia con la relatività clas-
sica di Galilei, alla quale occorre perciò ritornare, abbandonando tutte le pseudo-rela-
tività in contrasto con la geometria euclidea e gli altri rami della matematica classica;
pseudo-relatività che furono tollerate per mezzo secolo soltanto perché non sembrava
possibile conciliare in altro modo i due fenomeni ottici accennati. Anche il prof. Re-
nato De Luca, Presidente del “Comitato Italiano delle Ricerche Matematiche”, proce-
dendo per altre vie, è arrivato alle stesse conclusioni. Infatti, con una vasta e profonda
analisi, ha scoperto un nuovo e più esatto binomio di dilatazione termica, che introdotto
nelle equazioni della termodinamica le rende atte al calcolo preciso degli allungamen-
ti termici dei corpi, del calore specifico relativo alle diverse temperature, dei valori
delle energie cinetiche dei gas, delle conduttività elettriche dei metalli in funzione del-
la loro temperatura, delle energie emesse dalle radiazioni e delle temperature degli
astri. Ma ancor più importante è che l’equazione di Plance, computante l’energia in fun-
zione delle temperature assolute, la quale esige il ripudio dei principii della cinematica
classica, è stata così sostituita con un’altra in armonia con tali pincipiì e che risponde
in pieno ai risultati sperimentali. Infine i proff. E. Borgognone e D. Mattiolo, seguendo
una terza via in un campo diverso dai precedenti, hanno dimostrato che la validità del-
le leggi galileiane della composizione dei movimenti è verificata anche nella propaga-
zione delle onde elettromagnetiche. Infatti, con una serie di esperimenti essi hanno ri-
velato e misurato i movimenti relativi dello spazio fluido, degli spostamenti da questi
prodotti su elettroni lanciati entro tubi catodici, sottoposti a campi magnetici opportuni.
I lavori di cui sopra sono di eccezionale valore scientifico in quanto dimostrano, sia dal
punto di vista analitico che da quello sperimentale, che l’aberrazione astronomica del-
la luce, i risultati degli esperimenti di Michelson, Morley, Picard, Sthael, Miller, lo spo-
stamento dei raggi astrali passanti a fianco del Sole, l’angolo di rifrazione che la luce
subisce traversando mezzi trasparenti, lo spostamento del perielio di Mercurio, gli ef-
fetti Doppler, Fizeau, Kauffmann, l’energia liberata dalle bombe atomiche, la variazio-
ne dell’energia per salti nel passaggio di un elettrone da uno strato all’altro del campo
atomico, la conciliazione tra le leggi della meccanica e dell’elettromagnetismo sono
spiegabili con la cinematica classica solamente ammettendo l’esistenza del fluido uni-
versale testè reperito sperimentalmente, e che le perturbazioni ottiche, elettromagneti-
che, termiche abbiano velocità relativa al sistema di riferimento, come quella di qual-
siasi altro mobile. Nell’universo si verifica pertanto la relatività di Galilei. Ma questa
certezza e quella dell’esistenza di un fluido universale, substrato di ogni materia ed
energia, come ha dimostrato Todeschini nelle sue opere (La teoria delle apparenze, La
Psicobiofisica, Qual è la chiave dell’universo? Esperimenti decisivi per la fisica mo-
derna, La unificazione della materia e dei suoui campi di forza, a cura del Centro In-
ternazionale di Psicobiofisica di Bergamo), ci permette di tornare alle chiare e sicure
fonti della cinematica classica, di risolvere tutte le analisi della fisica teoretica e di
giungere con la fluidodinamica a quella scienza cosmico unitaria che da secoli è nella
aspirazione umana e che comprende non solo i fenomeni fisici, ma anche quelli biolo-

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gici e psichici nelle tre realtà che si manifestano nell’universo. In relazione a quanto
sopra, si è pure tenuto, recentemente, a Roma, in Campidoglio, ad iniziativa della “Tea-
tina” un congresso di scienziati europei, tra i quali i premi Nobel Louis De Broglie, il
prof. Enrico Medi, vice presidente dell’Euratom”, il prof. Giovanni Polvani, Presiden-
te del “Consiglio Nazionale delle Ricerche”, che dopo le significative parole del Sin-
daco della Capitale, ha tenuto il discorso di apertura. Giuseppe Nicolini.

Da una “équipe” di scienziati italiani dimostrata la relatività della velocità


della luce. Le realizzazioni al congresso indetto dall’Accadema Teatina - Confermata
sperimentalmente l’esistenza del fluido universale (Il Resto del Carlino, 20 marzo 1966).
Si è concluso in Campidoglio il Congresso scientifico indetto dall’Accademia Teatina
di cui è presidente il sen. Angelo De Luca e di cui sono membri eminenti scienziati eu-
ropei, quali il premio Nobel Louis De Broglie, il prof. E. Medi, presidente dell’Eura-
tom, il prof. Polvani già presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, il prof. M.
Todeschini presidente del Centro Internazionale di Psicobiofisica, il prof. Auger della
Sorbona, direttore delle ricerche spaziali europee, il prof. Courrier dell’Accademia del-
le scienze di Parigi, i proff. Pende, Frugoni, Bompiani, Cinquini, Ottavini, ecc. Il Con-
gresso ha trattato e posto in evidenza i lavori di una “equipe” di scienziati italiani che
hanno scoperto l’identità fluido-dinamica della struttura dell’energia radiante, della
materia e dello spazio. Marco Todeschini, professore universitario di meccanica razio-
nale ed elettronica, già collaboratore di Marconi e Levi-Civita e conosciuto in tutto il mon-
do per la sua famosa “Teoria delle apparenze”, dai cui principi è stato possibile realizza-
re molte applicazioni pratiche sia nel campo della fisica che della medicina, ha dimo-
strato, con una serie di prove sulle trasmissioni ottiche, che lo spazio si comporta come
un fluido avente una densità 100 quattrilioni di volte inferiore a quella dell’acqua, i cui
vortici costituiscono i sistemi atomici ed astronomici della materia con i loro campi di for-
ze attrattive, e le cui oscillazioni costituiscono, a secondo della loro frequenza, le diffe-
renti qualità di energia ondulatoria. Da tali esperimenti è risultato altresì che la terra
trasporta con sé, nel suo movimento di rivoluzione annuale, il proprio ambiente circo-
stante di spazio fluido, così come trasporta con sé la sua coltre atmosferica. Il nostro
globo e la sfera planetaria di spazio fluido che lo circonda, sono a loro volta immersi
nel vortice solare, in una corrente che ha una velocità di 60 km/sec, la quale trascina
entrambe intorno al Sole alla velocità relativa di 30 km/sec. Il campo rotante fluido so-
lare e quello planetario terrestre si muovono ciascuno suddivisi, come una cipolla, in
strati sferici concentrici di spazio fluido, aventi spessore costante e velocità di rotazione
inversamente proporzionale alla radice quadrata del loro raggio. Dagli esperimenti cita-
ti è stato possibile rilevare e misurare sia la corrente fluida, avente una velocità di 9,335
km/sec che circola intorno al nostro pianeta nel senso della rotazione diurna e che pro-
duce con la sua spinta centripeta sui corpi in essa immersi, la loro accelerazione di ca-
duta sul nostro globo, sia la corrente del vortice solare avente una velocità di 60 km/sec
che trascina la Terra e la sua sfera planetaria nel loro solidale movimento di rivoluzione
e che provoca la gravità che le tiene entrambe legate al sole. L’importanza della confer-

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ma sperimentale dell’esistenza di un fluido universale e dei suoi movimenti di rotazione


e rivoluzione astronomici sopra citati, consiste nel fatto che tali movimenti spiegano fisi-
camente e quantitativamente la deviazione angolare che subiscono i raggi che ci proven-
gono dalle stelle, ossia l’aberrazione scoperta da Bradley nel 1727, ed anche l’esito del-
l’esperimento Michelson effettuato nel 1887, in perfetta armonia con la relatività classi-
ca di Galilei, alla quale occorre perciò far ritorno, abbandonando tutte le pseudorelativi-
tà in contrasto con la geometria euclidea, le quali furono tollerate per mezzo secolo sol-
tanto perché non sembrava possibile conciliare in altro modo i due fenomeni ottici ora
accennati. Anche il prof. Renato De Luca, presidente del Comitato Italiano Ricerche Ma-
tematiche, procedendo per altre vie, è arrivato alle stesse conclusioni. Infine i proff. E.
Borgognone e D. Mattiotto, hanno dimostrato che la validità delle leggi di Galilei per la
composizione dei movimenti è verificata anche nella propagazione delle onde elettroma-
gnetiche. Il Congresso ha fondato un Centro Studi Pacinotti, avente il compito di fonda-
re nuove cattedre di Psicobiofisica in Italia e all’estero, affinché tale scienza cosmica uni-
taria sia sviluppata e diffusa con la urgenza che richiedono i tempi, affinché siano tratte
dai suoi principi nuove conoscenze ed invenzioni per l’ulteriore progresso di tutti i rami
del sapere e per il benessere materiale e spirituale dei singoli e dell’umanità.

Scienziati a colloquio (L’Eco di Bergamo, 6 maggio 1966).


Il problema fondamentale del nostro secolo è quello di trovare se esiste una scienza uni-
versale tale da permettere la descrizione della totalità dei fenomeni naturali e la deter-
minazione della loro grande legge unitaria. Orbene, “l’Accademia Teatina”, dopo aver
fatto vagliare e discutere dai suoi più autorevoli Membri tutte le più moderne conce-
zioni unitarie, ha concluso che l’unica teoria che risponde ai requisiti di cui sopra è
quella che lo scienziato italiano Marco Todeschini ha scoperto ed elaborato in quaran-
t’anni di pazienti indagini, di studi severi e di esperimenti positivi. Egli infatti è giun-
to a svelare le modalità con le quali si svolgono e sono collegati tra loro i fenomeni fi-
sici, biologici e psichici, di cui ha determinato le precise relazioni matematiche reci-
proche e di assieme, coordinandoli e includendoli tutti in una scienza cosmica unitaria,
denominata pertanto “Psicobiofisica”, già da qualche anno introdotta come materia
d’insegnamento in alcune Università d’Europa e degli Stati Uniti d’America, e di cui
presto, com’è stato recentemente comunicato a conclusione dell’eccezionale Congresso
tenutosi a Roma, in Campidoglio, cui ha partecipato una equipe di scienziati italiani e
stranieri, saranno istituite cattedre anche nei nostri Atenei, in concomitanza alla fon-
dazione del “Centro Studi Pacinotti”, con “il traguardo di giungere - ripetiamo con il
Presidente della “Teatina”, Sen. Ing. Angelo De Luca – a una riconsiderazione e a una
ricostruzione di un disegno unitario del mondo, scorgendo in ogni cosa, nel meraviglio-
so ordine dell’universo, l’orma suprema di uno Spirito Creatore ed Informatore”.

Marco Todeschini e la psicobiofisica. Uno scienziato bergamasco di fama mondia-


le (Il Giornale di Bergamo, 26 luglio 1966).
Il 19 gennaio di quest’anno, un convegno di scienziati convenuti a Roma, ha concor-

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demente dichiarato che la “Psicobiofisica”, che sotto vari aspetti ha mutato il volto del-
la società e ha contribuito a dare un atteggiamento nuovo anche al pensiero filosofico,
è la scienza nata e perfezionata dalla visione cosmica (La Teoria delle Apparenze) del
nostro concittadino scienziato Marco Todeschini. Il mutuo interesse tanto degli scien-
ziati per la filosofia quanto dei filosofi per la scienza, è dimostrato dal fatto che da quel
Convegno è nata la decisione di istituire in Italia e all’estero cattedre universitarie di
psicobiofisica. Questo nostro scienziato, che ha frugato nelle estreme profondità del-
l’atomo, del sistema astrale e del corpo umano, che ci ha portati al di là della nostra
Terra, al di là del nostro sistema solare, al di là degli smisurati ammassi di galassie vi-
sibili con i più potenti telescopi aprendo alla scienza e alla speculazione teorica uno
sconfinato campo di ricerche e di applicazioni, questo nostro Scienziato, dico, ha posto
le basi di una cosmogonia completa dei fenomeni fisici e svelandoci la struttura delle
ultime particelle della materia, dei loro campi di forze attrattive ed oscillanti, ha sco-
perto la meravigliosa tecnologia elettronica del nostro sistema nervoso. Egli, dunque,
ha riavvicinato la scienza e la filosofia e, senza confondere i rispettivi campi, ha por-
tato ad una più completa comprensione del Tutto, all’affermazione più categorica dei
rapporti con la prima Potenza ed infina ad una più profonda comprensione dell’uomo e
del suo destino. Ogni uomo proprio in quanto uomo è affascinato, direi più o meno as-
sorbito dal mistero della totalità e dal segreto degli estremi orizzonti. Marco Todeschini
è penetrato in questo incantato regno di soli, di stelle, di ammassi stellari, di galassie,
di agglomerati di galassie lontani da noi milioni di anni luce e il suo pensiero fuori da
ogni artificioso estremismo, fuori da perplessità e animato da una positiva sicurezza nel-
la conoscibilità della natura dei fenomeni fisici ci ha guidado verso verità universali che
investono l’uomo e l’eternità del suo spirito. Come Aristotele, primo filosofo e scienzia-
to integralmente sistematico, il nostro concittadino per stabilire la verità della sua Teo-
ria si è preoccupato prima di tutto di ricercare il pensiero e le esperienze dei suoi pre-
decessori, considerandoli nello stesso tempo come i suoi precursori. “Dalla sua com-
parsa sulla Terra, l’uomo oscilla tra l’ottimismo e lo scetticismo di poter raggiungere la
vetta della sapienza…L’umanità, mercè l’armonia e la stabilità delle leggi che reggono
l’Universo, si è moltiplicata e sparsa sulla superficie terrestre come un brulichio di for-
miche che paurosamente si addensa sempre più e, cogliendo briciole di sapere commi-
ste ad illusioni, da secoli, le porta in quei granai del conoscere chiamati “biblioteche”
con la speranza intima che il raccolto faticosamente accumulato di generazione in ge-
nerazione, possa un giorno servire a svelare il disegno dell’Universo e dei suoi fenome-
ni”. (Le vie che portano alla scienza cosmica unitaria, pag. 218). La scienza (e anche la
filosofia) non è come una Minerva che balza perfetta dal cervello di Giove. Le verità
scientifiche emergono dalla storia in evoluzione attraverso tentativi di ipotesi, di verità
incomplete e anche di errori e con la storia ingrossa sempre più quel filone originario e
razionale dei primi ricercatori. Con questo non voglio dire che Marco Todeschini abbia
una concezione storicistica della verità. La verità non è affatto figlia del tempo: la veri-
tà è piuttosto figlia del Genio e la storia è solo strumento di ricerca e di approfondi-
mento. “Chi ha approfondito la storia del pensiero scientifico, sa che la questione più

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importante della fisica si può riassumere in una semplice domanda: qual’è la causa del
movimento della materia?”. Il nostro Scienziato sa benissimo che la nozione di causali-
tà non è un’idea innata, non è una forma a priori del nostro spirito, ma è un concetto ri-
cavato dall’esperienza immediata e concreta della realtà. La causa per lui, come per noi,
è una forza che “influisce” positivamente sull’essere e sull’apparire dei fenomeni. La
causalità affermata così come l’afferma Todeschini, assume un’importanza filosofica e
umana di prim’ordine perchè superando la sfera delle esperienze scientifiche arriva ai
valori universali e necessari: ai valori eterni. In virtù di questo principio di causalità, in-
tus legens, leggendo e penetrando nell’immensamente piccolo (la struttura dell’atomo) e
nell’immensamente grande (l’Universo nella totalità del suo essere e del suo apparire),
il nostro Scienziato ci dice chiaramente che l’atto è prima della potenza, che l’essere
precede necessariamente il non essere, che la causa è prima dei fenomeni, l’infinito pri-
ma del finito, l’eternità prima del tempo, Dio creatore prima del creato.
“Da ciò appare chiaro che la scienza vera ci porta non solo a soddisfare la nostra legitti-
ma sete di conoscere, non solo ci consente di trarre dai suoi principi applicazioni prati-
che per il nostro benessere materiale, ma altresì ci svela nell’infinita generalità di ogni
cosa, nelle leggi precise che dominano i fenomeni e nell’ordine supremo del cosmo, l’o-
pera e la esistenza di un Creatore”. (idem, pag 280). Con queste parole Marco Todeschi-
ni si colloca, con moto spontaneo, non solo nel regno degli scienziati, ma nel regno dei
saggi. Infatti è la tendenza naturale della ragione del saggio il principio metafisico (che
vale ancor più per la fisica) che ogni cosa ha nella sua natura un principio determinato
di attività, una specifica, uniforme e costante causalità per cui a cause uguali e identi-
che circostanze, rispondono identici effetti. E anche quando nel campo della materia e
dei suoi fenomeni navighiamo in un mondo di indeterminazioni e di incertezze, mondo
accettato solo da leggi statistiche e di probabilità, anche allora, dico, il concetto filosofi-
co di causalità resta e deve restare per il nostro Scienziato l’anima delle nuove teorie
scientifiche, in modo particolare della sua che, riconoscendo l’esistenza di leggi rigorose
senza alcuna eccezione e deviazione, non disconosce le leggi statistiche dei fatti, i quali
però si addensano e si accompagnano sempre intorno ad un punto centrale determinato.
“Nelle mie opere ho dimostrato che il meccanismo e l’essenza intima dei seguenti fe-
nomeni: materia, forze, massa, gravità, inerzia, elettricità, magnetismo, suono, calore,
luce, sapore, odore, azioni atomiche, chimiche, astronomiche ed interazioni tra onde e
corpuscoli sono apparenze tutte di un’unica realtà fisica oggettiva: il movimento dello
spazio fluido”. Il nostro concittadino non ha affrontato sul piano filosofico (e forse non
poteva farlo) il problema più affascinante che è quello dell’origine di quella “fluidità
spaziale”, cioè quello della prima iniziale esplosione cosmica (perchè quella “fluidità”
cosmica originaria potrebbe, senza assurdità, essere ab eterno. Anche San Tommaso era
di questo parere). Ma conoscendo globalmente il pensiero di Todeschini e la sua visio-
ne dinamica e le dimostrazioni pratiche della nuova scienza, la “psicobiofisica”, non è

La Voce della Montagna, settimanale popolare, n. 28, 19 luglio 1953.

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difficile per noi trarre alcune conclusioni che superano il campo scientifico sperimen-
tale. Un universo materiale, quindi finito, che si evolve da sempre progressivamente in
senso ascendente, è un’ipotesi assurda, una ubriacatura pseudo-scientifica, che urta
contro i fatti e le leggi della fisica. Perciò un’inizio è richiesto categoricamente dalla ra-
gione. L’idea di un universo infinito o di una evoluzione ab eterno (per fare a meno di
una sacra Potenza infinita spirituale) è un assurdo filosofico. Noi possiamo immaginare
un numero stragrande di soli, di stelle, di agglomerati di galassie, ma resta sempre un
numero finito. Ciò che non può essere contrassegnato da un determinato numero, non
ha il significato d’infinito, ma di “indefinito”. E allora in armonia con la scienza (Mar-
co Todeschini) e con la filosofia, noi diciamo che dato il principio di causalità che reg-
ge tutto il mondo fisico e metafisico, per cui ogni effetto è legato alla sua causa, soste-
nere l’idea di infiniti effetti e di infinite cause, è sostenere un linguaggio senza senso.
“Bisogna quindi convenire che il moto è stato immesso nell’Universo da una causa ester-
na ad esso. La causa è costituita da forze immateriali del mondo spirituale e la loro per-
manente applicazione nel tempo provoca la costanza della quantità di moto totale del-
l’Universo. La causa prima del movimento essendo esterna al Cosmo, è quindi trascen-
dente ed essendo immateriale è di natura spirituale”. “L’aver tratto questi risultati esclu-
sivamente col rigore del metodo sperimentale e matematico, è di importanza immensa
nel campo scientifico, filosofico e teologico perchè si giunge alla certezza comprovata
dai fatti dell’esistenza dell’anima umana, del mondo spirituale e di un Dio trascenden-
te”. Dunque l’Universo ha avuto un primo evento fisico, quantitativo da parte di una
Causa metafisica, trascendente, spirituale. Da quel primo evento è incominciato il tem-
po, è incominciata la storia dell’universo (cosmogonia) da quel primo evento sono nate
le ere primaria, secondaria, terziaria, ecc. In Campidoglio, al Convegno degli scienziati
di quest’anno, si è dichiarato che la visione scientifica del Todeschini è la più chiara,
più coerente, più profonda sintesi scientifica, cosmica finora raggiunta. Scienza e filo-
sofia sono ancora disseminate di malintesi e di preoccupazioni extrascientifiche, ma con
lo sforzo del nostro Scienziato l’idea semplice e profonda di un Universo che nasce tro-
va sempre più credito nella mente di tutti coloro che anche solo per fede, vedono in
quell’inaudita, iniziale, cosmica esplosione, il “Fiat” divino che chiama all’essere e al-
l’operare tutta la realtà dell’Universo. Nella storia della scienza Todeschini s’inserisce
oggi come testimonianza di verità, come una mente che, superando i pregiudizi di un ra-
zionalismo esagerato e di un empirismo balbuziente, porta avanti la missione dello scien-
ziato autentico in seno all’umanità. Con la sua opera egli indica la via giusta soprattutto
a coloro che si sono nutriti solo di cultura moderna, perchè è proprio a certa mentalità
pseudo scientifica smarrita nei pregiudizi che egli prova la testimonianza irrefutabile
della presenza cosmica di Dio e dei suoi segni eterni di credibilità.

Importante scoperta del prof. Marco Todeschini annunciata al Congresso di


medicina di Roma. La scoperta riguarda gli elettroregolatori ipofisari delle ghiando-
le endocrine e del metodo di analisi chimica infinitesimale delle sostanze da loro emes-
se (Il Giornale di Bergamo, 27 settembre 1966).

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Nell’aula dell’Istituto di Genetica “G. Mendel” dell’Università di Roma si è svolto in


questi giorni il III Congresso di medicina Omeopatica ed Endocrinologia, sotto la pre-
sidenza dei professori Santini, Negro e Mattioli, con l’intervento di molti scienziati ita-
liani ed esteri. Tra le numerose relazioni svolte, vivo interesse e considerazione massi-
ma ha sollevato quella presentata dal noto scienziato italiano Marco Todeschini, per-
chè espone la scoperta del circuito organico che regola automaticamente la percentua-
le delle sostanze chimiche prodotte e versate nel sangue dalle ghiandole dislocate nel-
le varie parti interne del corpo umano. Tale circuito di regolazione risulta chiuso su se
stesso, poichè è costituito dall’ipofisi cerebrale, dalle linee nervose che da essa si di-
partono scendendo alle chiandole periferiche e dalle vie sanguigne che risalgono all’i-
pofisi. Il funzionamento è il seguente: il difetto o l’eccesso di certe sostanze chimiche
nel sangue che irrora l’ipofisi, la eccitano ad emettere correnti elettriche più o meno
intense, le quali, tramite linee nervose, vanno ad accelerare o a ritardare l’azione se-
cretiva delle ghiandole periferiche, che così ripristinano l’equilibrio chimico indispen-
sbile alle funzioni vegetative. L’ipofisi è quindi il superregolatore cerebrale che effet-
tua automaticamente il dosaggio delle quantità di sostanze chimiche emesse da ogni
ghiandola, e che ne coordina altresì le singole azioni secretive accelerando o ritardan-
do le une rispetto alle altre. Se si pensa che le ghiandole endocrine sparse nel corpo
umano sono migliaia e che percentuali anche piccolissime in più od in meno delle spe-
ciali sostanze emesse da ciascuna, possono portare a gravi malattie ed anche al deces-
so, appare chiaro che sarebbe di vitale utilità comporre tali sostanze per sintesi chimi-
ca, poiché esse introdotte poi nel sangue per via orale, ipodermica od endovenosa, sa-
rebbero atte a guarire con sicurezza e rapidità la maggior parte delle malattie che af-
fliggono milioni di sofferenti in tutto il mondo. Questa infatti è la via seguita dalla far-
maceutica moderna, ma purtroppo si è constatato che, se si eccettua un limitato numero
di componenti vitaminici, ormonici, cortisonici, ecc., gli altri prodotti sintetici artifi-
ciali non hanno l’efficacia di quelli generati naturalmente dalle ghiandole endocrine.
Orbene Todeschini, oltre ad aver scoperto il circuito di cui sopra, ha potuto stabilire
che l’inefficacia di certi prodotti sintetici artificiali sta nel fatto che essi mancano di
certi elementi chimici, che per entrare in quantità infinitesimale nei composti natura-
li endocrinici, non sono rivelabili con i mezzi ordinari dell’analisi chimica. In altre pa-
role si rende indispensabile trovare un metodo sensibilissimo di analisi chimica atto a
svelare quantitativamente e qualitativamente dosi ultramicroscopiche, onde esaminare
di nuovo la composizione delle sostanze realmente emesse da ciascuna ghiandola. Ta-
le metodo è stato trovato in base ai principi della psicobiofisica, la scienza cosmica
unitaria ideata da Todeschini. Da essa infatti discende che l’atomo di ciascun elemen-
to chimico è sempre animato da una vibrazione avente una ben determinata frequenza,
e ciò perchè le forze centrifughe sviluppate dai suoi elettroni, nel rivoluire attorno al
nucleo, hanno per effetto di spostare periodicamente il baricentro dell’intero atomo, ge-
nerando così nello spazio circostante oscillazioni aventi frequenza pari al numero di gi-
ri di rivoluzione dei predetti elettroni, ciò dell’ordine di 10 miliardi di pulsazioni al mi-
nuto secondo. È noto che sfruttando tale principio della psicobiofisica, già il prof.

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Lyons del National Bureau of Standars degli U.S.A., con le oscillazioni proprie e sta-
bili dell’atomo di idrogeno pesante, opportunamente trasformate in oscillazioni elettro-
magnetiche, ampliate e rivelate mediante circuiti a valvole termoioniche, ha costruito
vari tipi di “orologi atomici”, che consentono di misurare il decimilardesimo di minu-
to secondo. Ora, come ha dimostrato Todeschini nelle sue pubblicazioni, la parte rive-
latrice di tale apparecchio può essere usata non per misurare il tempo, ma bensì per
effettuare un’analisi chimica ultramicroscopica, in quanto introdotti nel dispositivo an-
che pochi atomi, dalla speciale frequenza dell’onda da loro emessa si può precisare la
loro qualità e quantita. Questo metodo di analisi chimica atto a valutare il miliardesi-
mo di grammo, permetterà di rivelare la precisa composizione chimica delle sostanze
che ciascuna delle migliaia di ghiandole secernono nel sangue, consentendo così la lo-
ro esatta riproduzione per sintesi artificiali e di apprestare in tal modo farmaci di po-
tenza, rapidità e sicurezza terapeutica mai raggiunte.

Marco Todeschini… l’anti-Einstein (La Domenica del Giornale di Bergamo, 23


ottobre 1966).
Teoria della relatività: una grande conquista del pensiero umano… che solo dodici uo-
mini al mondo potevano comprendere. Lo scienziato bergamasco sarebbe il…tredice-
simo: non solo l’ha compresa, ma l’ha pure confutata. Viviamo in un mondo buio, ato-
no, atermico: luce, suono, calore, odore, sapore non sono che sensazioni soggettive. La
lampada di Galileo, la mela di Newton e il daltonismo di Todeschini. L’ultima scoper-
ta: gli elettroregolatori ipofisari delle ghiandole endocrine.
È norma di vita per gli uomini di scienza lavorare in silenzio. Il mondo, troppo affac-
cendato nelle sue mille futili cose, si occupa raramente di loro, se ne occupa solo nel-
le grandi circostanze oppure quando scopre che può ricavare qualche vantaggio dal lo-
ro lavoro. Non deve dunque sorprendere se, dopo il gran parlare che se n’era fatto ai
tempi della clamorosa e dotta polemica con le teorie di Einstein, circa quindici anni fa,
il prof. Marco Todeschini era stato un pò… dimenticato. Del resto gli uomini di scien-
za non soffrono di divismo, l’essere dimenticati non è cosa che possa loro dispiacere.
Le cronache hanno ripreso ad occuparsi del professor Todeschini qualche settimana
fa, in occasione del terzo Congresso di medicina omeopatica ed edocrinologia, tenuto-
si presso l’Istituto di Genetica dell’Università di Roma. Fra i tanti argomenti trattati,
l’attenzione degli insigni congressisti s’è accentrata sulla relazione con la quale il prof.
Todeschini ha illustrato la sua scoperta relativa agli elettroregolatori ipofisari delle
ghiandole endocrine e al metodo di analisi chimica infinitesimale delle sostanze pro-
dotte e versate nel sangue dalle stesse ghiandole. Qui si va nel difficile: non sempre la
scienza si presta a essere volgarizzata, è piuttosto arduo spiegare in parole povere con-
cetti che per la loro comprensione richiedono una solida e profonda preparazione
scientifica. Cercheremo di farlo e se non saremo abbastanza chiari…scusate la nostra
ignoranza. In sostanza si tratta di questo: migliaia di ghiandole endocrine secernono le
sostanze chimiche necessarie al corpo umano. La qualità di tali sostanze viene regola-
ta automaticamente da un circuito organico che fa capo alla ipofisi, attraverso le linee

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nervose e le vie sanguigne. Non sempre però tale circuito funziona alla perfezione, ba-
sta una quantità infinitesimale in più o in meno di una certa sostanza a turbare l’equi-
librio del nostro organismo. Il problema fondamentale sta perciò nel trovare la possibi-
lità di regolare con interventi esterni il funzionamento del circuito; cosa semplice ma…
impossibile, se prima non si riusciva a determinare con precisione assoluta, attraverso
un nuovo metodo di analisi chimica, la composizione delle sostanze emesse dalle
ghiandole, in quantità ultramicroscopiche.
E il prof. Todeschini è arrivato appunto a questo, applicando i principi della Psiocobio-
fisica, la scienza cosmica unitaria da lui ideata. Una volta raggiunto tale risultato, cioè
stabilita la precisa composizione delle sostanze emesse dalle ghiandole, è possibile al-
la scienza moderna arrivare alla sintesi artificiale di tali sostanze e quindi apprestare i
farmaci necessari per correggere il difettoso funzionamento del circuito organico.
Non è l’uovo di Colombo; tuttavia, adesso che la scoperta è fatta, sembra una cosa ab-
bastanza semplice. Ma per arrivarci, inutile dirlo, sono stati necessari anni di studi, ri-
cerche, esperimenti. La recente scoperta non rappresenta che l’ultimo stadio dell’atti-
vità scientifica del prof. Todeschini; come si è detto, essa discende direttamente dai
principi della Psicobiofisica, elaborati dallo scienziato bergamasco attraverso altri an-
ni di studi e di ricerche; una vita intera possiamo ben dire. Il prof. Todeschini, nato a
Valsecca in Valle Imagna, nel 1899, si occupa di questi problemi da circa mezzo seco-
lo. Ha studiato all’Istituto Tecnico di Fisica e Matematica a Casal Monferrato, ha par-
tecipato alla Prima Guerra Mondiale come ufficiale del Genio e pilota aviatore, si è lau-
reato in ingegneria elettrotecnica al Politecnico di Torino, ha ottenuto I diplomi di do-
cente in fisica e biologia, è stato capitano in servizio permanente al Centro Studi ed
Esperienze del Genio Militare, promosso due volte fino al grado di colonnello, per me-
riti scientifici, docente universitario e aiutante di Guglielmo Marconi per 18 anni a Ro-
ma. Infine si è trasferito a Bergamo. E da qui è partito… l’anatema contro la teoria del-
la relatività. Improvvisamente, agli occhi del grosso pubblico - per quel poco che il gros-
so pubblico s’interessa e capisce di queste cose - il prof. Todeschini è diventato, ed è ri-
masto, l’anti-Einstein. Tutto il resto è scomparso come d’incanto dalle sue note biografi-
che; anni di peregrinazioni e di molteplici esperienze, il travaglio del lavoro, l’ansia del-
la ricerca, il brivido dell’incertezza o della verità raggiunta, tutto questo è rimasto sol-
tanto nel patrimonio intimo dei suoi ricordi di studioso. Per il mondo esiste soltanto l’an-
ti-Einstein. È da poco comparso nelle librerie l’ultimo libro di Peter Michelmore su Al-
bert Einstein uomo e scienziato, l’ideatore geniale delle due teorie della relatività,
quella generale e quella speciale, e il santone che negli ultimi anni della sua vita era
spinto a “pontificare sugli argomenti più disparati e non sempre approfonditi”. Nel li-
bro non mancano i soliti aneddoti che infiorano la vita dei grandi personaggi, compre-
so quello di sir Joseph John Thompson, il quale definì la teoria della relatività “forse
la più grande conquista nella storia del pensiero umano”, ma aggiunse che in tutto il
mondo soltanto dodici uomini potevano comprenderla e che lui non era tra quei dodi-
ci. L’ing. Marco Todeschini sarebbe il tredicesimo uomo: non solo l’ha compresa, ma l’-
ha pure confutata, tentando di distruggerla così come Einstein - parole di Todeschini -

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aveva infranto la teoria di Galilei. La storia insegna - o, almeno, ce l’hanno sempre in-
segnato a scuola - che molte grandi scoperte, che hanno avuto il potere di cambiare il
mondo, sono scaturite dal caso. Nel duomo di Pisa, quasi di fronte al celebre pergamo
di Giovanni Pisano, pende la forse ancor più famosa lampada in bronzo di Galileo, le
cui oscillazioni avrebbero ispirato al grande scienziato l’intuizione dell’isocronismo del
pendolo. Una piccola lapide, incastonata nel pavimento, ricorda ai frettolosi e sbadati
visitatori che non occorre una batteria atomica per fare scoccare la scintilla del genio;
basta anche la modestissima pila dello spirito d’osservazione…purchè il genio ci sia.
Al grande Newton, rifugiatosi nel suo paesello natale per sfuggire alla peste di Londra,
bastò la caduta di una banalissima mela per intuire la legge della gravitazione univer-
sale, anche se poi continuò ad arrabattarsi per anni in un ginepraio di calcoli errati, la-
vorando sulla misura sbagliata del diametro terrestre. Può darsi che quella della mela
sia soltanto una graziosa storiella inventata da Voltaire, per dare alle sue teorie illumi-
nistiche il fascino delle favole; essa resta comunque a dimostrarci che le vie del genio,
come quelle della Provvidenza, sono infinite.
Simili episodi contribuiscono a creare un alone di leggenda attorno ai loro protagonisti
ed è quindi comprensibile che anche gli uomini di scienza, per quanto alieni dalle fri-
volezze della vita quotidiana, finiscano per esserne conquistati. Nell’aneddotica che
accompagna la pur austera vita dell’ing. Todeschini di questi episodi non ne troviamo
uno ma addirittura due, abbiamo e la lampada e la mela. Fu a quindici anni, durante
una passeggiata sul Po, che lo scienziato bergamasco ebbe la prima “rivelazione” del-
lo spazio fluido sul quale doveva poi fondare la sua “Teoria delle Apparenze”. Figlio di
un commerciante di ferramenta, lo scienziato bergamasco ebbe la sventura di perdere
la madre, quando egli aveva appena un mese e dalla natia Valle Imagna si trasferì in
Emilia dal padre. Da quì venne inviato al Collegio Dante Alighieri a Casalmaggiore a
frequentare le “Tecniche”. Un giorno andò in gita sul Po coi compagni del collegio,
scese a curiosare in una barca, notò casualmente un piccolo gorgo nelle acque del fiu-
me e si soffermò a osservare il mulinello formato dai fili d’erba, foglie, detriti. Per as-
sociazione d’idee fu portato a pensare che allo stesso modo dovevano roteare stelle e
pianeti nell’immenso gorgo dell’universo. Così arriva, parecchi anni dopo, alla formu-
lazione della “Teoria delle Apparenze” che unifica in una sola equazione tutte le leg-
gi che regolano l’universo. Questa teoria ormai famosa, venne eretta sulle sicure e
granitiche basi di una serie di prove sulla trasmissione della luce, simili a quelle di
Michelson, ed affettuate da Todeschini, le quali hanno dimostrato che lo spazio in
qualsiasi punto dell’universo non è mai vuoto, perchè si comporta come un fluido
avente una densità 100 quintilioni di volte inferiore a quella dell’aria, invisibile co-
me questa, omogeneo, promordiale, ma dinamicamente attivo, di cui sono composti
tutti i corpi del mondo ed anche lo spazio interposto tra di loro. In particolare i vor-
tici sferici di tale fluido formano i sistemi atomici, molecolari ed astronomici della
materia con i loro campi rotanti di forze centripete attrattive, mentre invece le onde
prodotte in tale fluido, a seconda della loro frequenza di oscillazione, costituiscono le
varie forme di energia ondulatoria. L’unica realtà fisica oggettiva è dunque il movi-

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mento dello spazio fluido, e tutti i fenomeni materiali si identificano in particolari


moti di esso, per cui la loro spiegazione e le loro leggi non possono che derivare dal-
la scienza che studia il movimento dei fluidi: la fluidodinamica. Tutto il resto non è
che una gamma svariatissima di sensazioni (apparenze) che non si trovano nella ma-
teria del corpo umano e nemmeno in quella del mondo fisico oggettivo, sono appa-
renze di questo, pur essendo realtà che sorgono esclusivamente nella nostra psiche,
allorchè la materia viene a colpire i nostri organi di senso.
In un primo tempo Todeschini aveva esposto in un libro solamente la parte fisica della
sua teoria, presentandolo a G. Marconi di cui era prezioso collaboratore. È un lavoro me-
raviglioso - aveva esclamato Marconi - perchè unifica tutte le scienze in una sola e tut-
te le energie in quella cinetica, però - soggiunse - vi sono qualità diverse di energia; per-
tanto non basta unificarne l’espressione matematica quantitativa, ma bisogna spiegare
come e dove sorgono le loro diverse qualità. Todeschini, che già da anni era torturato dal
problema della genesi delle qualità, mai spiegate dalla fisica, spronato ulteriormente
dall’illustre Maestro, impiegò altri due anni per rispondere all’interrogativo. Ed ecco,
dopo la lampada, anche la mela. Todeschini è daltonico, per lui il rosso e il verde han-
no lo stesso colore, sono esattamente identici. E’ “vero” il rosso che vedo io o il verde
che vedono gli altri? - si domanda - Oppure, al di fuori di noi, non esiste nè il rosso nè
il verde, ma solo una vibrazione che quando entra nell’occhio viene trasformata in una
certa frequenza dagli oscillatori organici? Questa frequenza nella mia psiche suscita il
rosso; vibrazioni organiche diverse determinano una frequenza diversa nella psiche de-
gli altri ed essi vedono il verde.
“Si questa è la via giusta” osserva Marconi, quando Todeschini ritorna da lui per sot-
toporgli il risultato delle sue ricerche. “Così - racconta Todeschini - ho capito che for-
ze, elettricità, magnetismo, luce, suono, calore, odore, sapore, ecc. sono irreperibili nel
mondo fisico, corpo umano compreso, sono sensazioni soggettive, che derivano dalla
nostra psiche. Noi viviamo in un mondo buio, atono, atermico, inodore, insapore e pri-
vo anche di di forze ed elettricità, animato solamente da movimenti continui od alterni
di spazio fluido, che solo quando vengono a infrangersi contro i nostri organi sensori
provocano le sensazioni predette. Perciò tali sensazioni non sono equivalenti ad ener-
gie, bensì al prodotto di masse per accelerazioni… Ero riuscito a provare che non si
possono spiegare i fenomeni fisici (moti di spazio) senza prendere in considerazione
quelli biologici e psichici”. Ecco la Psicobiofisica, scienza cosmica unitaria. Da essa
si arriva alla conclusione che tutti gli organi di senso e di moto del sistema nervoso so-
no costituiti e funzionano come apparati teletrasmittenti a filo azionati elettricamente,
dei quali l’anima, situata nei centri del cervello, si serve per avere informazioni del
mondo fisico esterno. Todeschini ha una espressione di orgoglio nello sguardo, quando
ricorda le sue lotte, le sue fatiche, i suoi incontri con Marconi e altri scienziati insigni,
come Fermi, Bothe, Pauli, tutti Premi Nobel. É un uomo semplice, sereno, alla mano,
che parla quasi con imbarazzo delle proprie scoperte, non si dà certo arie di grand’uo-
mo; ha un carattere riservato, un pò introverso, come sono in genere gli studiosi e i ri-
cercatori. Dopo aver spezzato il pane della scienza con gli allievi di tante scuole ita-

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liane - ha concluso la sua carriera di insegnante all’Esperia, come titolare della catte-
dra di meccanica e termodinamica, ed ora è in pensione. Vive appartato, con la moglie
signora Lina in una villetta di via Frà Damiano; le pareti del suo studio sono nascoste
da alti scaffali pieni di libri: opere di fisica, matematica, biologia, medicina, geometria
analitica, civiltà atomica, fisiologia medica, filosofia, chimica, elettrotecnica. Nessuna
sovvenzione gli è stata mai elargita, ma riconoscimenti e onorificenze non gli sono cer-
to mancati: Todeschini è stato presidente, vice presidente o membro di 25 Accademie
e Società scientifiche italiane e straniere, è cavaliere ufficiale al merito della Repub-
blica, è stato invitato a tenere conferenze in molte università e accademie europee, al-
la radio e alla televisione, I suoi libri sono stati tradotti in diverse lingue, delle sue teo-
rie si sono occupati giornali e riviste di tutto il mondo. La scoperta degli elettroregola-
tori ipofisari e del metodo di analisi chimica infinitesimale, illustrata al recente con-
gresso di Roma non rappresenta certo un traguardo definitivo, è solo l’ultima tappa nel-
la sua lunga carriera di studioso. Le ricerche e le fatiche dell’insegnamento non l’han-
no fiaccato; a 67 anni Todeschini passa ancora giornate intere nel suo studio a rispon-
dere alle lettere che riceve da ogni parte del mondo, o con la testa sprofondata tra i li-
bri o china su un foglio bianco dove traccia formule misteriose, comprensibili forse so-
lo a poche decine di uomini al mondo. “Professore, scusi un’indiscrezione: cosa fa
quando… non bisticcia con Einstein, avrà anche lei qualche svago, un hobby, come og-
gi si dice”. Ci guarda con i suoi occhi chiari, agrottando la fronte: “Oh si! - risponde -
studio Psicobiofisica. È una materia affascinante”. Aurelio Locati.

Due teorie… inconciliabili per spiegare i fenomeni dell’universo (La Domeni-


ca del Giornale di Bergamo, 23 ottobre 1966).
La scienza universale ideata da Todeschini ha avuto un’eco mondiale sia per il suo ec-
cezionale valore scientifico, sia perchè era basata sulla relatività di Galieli e rinnega-
va quella di Einstein. Quest’ultimo fatto indusse il pubblico a distinguere ed apprez-
zare Todeschini solo come avversario di Einstein. Ora se è indiscutibile che Todeschi-
ni è l’unico che abbia saputo dare le dimostrazioni fisico-matematiche e sperimentali
che la relatività di Einstein è errata ed inattendibile e che nell’universo si verifica solo
quella di Galilei, tuttavia non si deve ritenere che questo sia il suo maggior merito e che
abbia fatto ciò per demolire un avversario. In verità egli è stato costretto a procedere co-
me il buon ingegnere che anzitutto si preoccupa di demolire i ruderi pericolosi e le fon-
famenta malsicure, ed in seguito eleva al loro posto la nuova più ampia e collaudata co-
struzione. Il suo merito più grande non è quindi il lavoro di demolizione di una teoria
ormai sorpassata ed insostenibile, ma bensì è quello d’aver trovata la scienza cosmica
unitaria che spiega tutti i fenomeni in perfetta armonia con i dati teorici e sperimenta-
li emersi a tutt’oggi dai vari rami delle scienze. In conclusione sia l’aver svelato che, al-
lontanandoci da Galilei, da cinquanta anni si percorreva una via errata, sia l’aver trova-
ta quella giusta, sono entrambi risultati di una utilità estrema ed essenziale agli effetti
di un più rapido progresso dei vari rami del sapere. Evidentemente non tutti gli epigo-
ni di Einstein hanno voluto o potuto meditare, assimilare e comprendere tali ragioni e

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dimostrazioni, poichè parecchi di loro ritengono ancora di poter imporre la teoria del
loro idolo come un dogma indiscutibile e perciò dimostrano una vera intolleranza ed
ostilità verso Todeschini, ma questi reagisce signorilmente con la sopportazione evan-
gelica. Al contrario di loro egli ritiene che non bisogna mai dimenticare che ciascuno
ha facoltà di aderire o meno alle idee scientifiche che egli ha esposte e ciò per la li-
bertà di pensiero che deve essere sacra, specialmente nel campo scientifico, ove biso-
gna sempre affidarsi al trionfo delle verità e realtà che emergono inconfutabili solo dal-
le prove e dai fatti. Todeschini per il suo carattere mite e sereno ed i suoi elevati senti-
menti ritiene di evitare qualsiasi discussione che possa fomentare ostilità personali poi-
chè ciò sarebbe in contrasto con la massima finalità della sua stessa teoria che è quella
di condurre gli esseri umani attraverso le meraviglie del Creato sino all’amore recipro-
co e di Dio. Comunque anche coloro che sostengono ancora ad occhi chiusi la teoria di
Einstein, pur senza averla capita, devono tener presente che essa è stata ripudiata cla-
morosamente dalla scienza ufficiale, sia dal XXV Congresso della Società Americana di
Fisica in New York, sia al Congresso dei Premi Nobel di Lindau, svoltisi entrambi nel
1956. Al Congresso di eminenti fisici europei, svoltosi in Campidoglio nel gennaio di
quest’anno si è convalidato che la Psicobiofisica, elaborata da Todeschini, è l’unica
scienza cosmica unitaria che spiega i fenomeni fisici, biologici e psichici, sintetizzan-
done tutte le loro leggi in una sola equazione matematica in completa armonia con la
relatività di Galilei. Perciò Todeschini è stato proposto per il premio Nobel.

Rivelazioni di scienziati europei. Dal Centro Internazionale di Psicobiofisica di Ber-


gamo ci è giunta la seguente relazione (Centro di Ricerche Biopsichiche, Padova, 1966).
Si è svolto in Campidoglio il Congresso scientifico indetto dall’antica e gloriosa Acca-
dema Teatina, di cui è Presidente il Sen. Ing. Angelo De Luca, e di cui sono membri i
più eminenti scienziati europei, quali il premio Nobel Louis De Broglie, il Prof. Tode-
schini, il Prof. E. Medi, Presidente dell’Euratom, il Prof. Polvani già Presidente del
Consiglio Nazionale delle Ricerche Spaziali Europee, il Prof. Augel della Sorbona di-
retteore delle Ricerche Spaziali Europee, il Prof. Courrier dell’Accademia delle Scien-
ze di Parigi, i Proff. Pende, Frugoni, Bompiani, Cinquini, Ottaviani, Duchesne di Lie-
gi, Yoffe di Cambridge, Siegmundi di Bonn, ecc. Il Congresso ha trattato e posto in evi-
denza i lavori di una equipe di scienziati italiani che hanno scoperto l’identità fluido-
dinamica della struttura dell’energia radiante, della materia e dello spazio che la cir-
conda. Giungendo a dimostrare che la velocità della luce è relativa. Fra tali scienziati
è stato menzionato Marco Todeschini, professore universitario di meccanica razionale
ed elettronica, già collaboratore di Marconi e Levi-Civita e conosciuto in tutto il mon-
do per la sua famosa “Teoria delle Apparenze”, dai cui principi è stato possibile rea-
lizzare molte applicazioni pratiche sia nel campo della fisica che della neurologia, il
quale ha dimostrato con una serie di prove sulle trasmissioni ottiche, che lo spazio si
comporta come un fluido avente una densità 100 quattrimilioni di volte inferiore a
quella dell’acqua, i cui vortici formano i sistemi atomici ed astronomici della materia
con i suoi campi di forze attrattive, e le cui oscillazioni costituiscono, a seconda della

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loro frequenza, le differenti qualità di energia ondulatoria. Da tali esperimenti è risul-


tato altresì che la Terra trasporta con sé, nel suo movimento di rivoluzione annuale, il
proprio ambiente circostante di spazio fluido, così come trasporta con sé la sua coltre
atmosferica. Il nostro globo e la sfera planetaria di spazio fluido che lo circonda, sono
a loro volta immersi nel vortice solare, in una corrente fluida avente una velocità di
60km/sec. Il campo rotante fluido solare e quello planetario terrestre si muovono cia-
scuno suddivisi, come una cipolla, in strati sferici concentrici di spazio fluido aventi
spessore costante e velocità di rotazione inversamente proporzionale alla radice quadra-
ta del loro raggio. Dagli esperimenti citati è stato possibile rilevare e misurare sia la
corrente fluida avente una velocità di 9.335 km/sec, che circola intorno al nostro pia-
neta nel senso della rotazione diurna e che produce con la sua spinta centripeta sui cor-
pi in essa immersi, la loro accelerazione di caduta sul nostro globo; sia la corrente so-
lare avente una velocità di 60 km/sec che trascina la Terra e la sua sfera planetaria nel
loro solidale movimento di rivoluzione e che provoca la gravità che le tiene legate al
Sole. L’importanza della conferma sperimentale dell’esistenza di un fluido universale e
dei suoi movimenti di rotazione e rivoluzione astronomici sopra citati consiste nel fat-
to che tali movimenti spiegano la deviazione angolare che subiscono i raggi che ci pro-
vengono dalle stelle, ossia l’aberrazione scoperta da Bradley nel 1727 ed anche l’esito
dell’esperimento Michelson effettuato nel 1887, in perfetta armonia con la relatività
classica di Galielei, alla quale è indispensabile perciò far ritorno, abbandonando tutte
le pseudo-relatività in contrasto con la geometria euclidea, le quali furono tollerate per
mezzo secolo soltanto perché non sembrava possibile conciliare in altro modo i due fe-
nomeni ottici accennati. Anche il prof. Renato De Luca, Presidente del Comitato Ita-
liano Ricerche Matematiche, procedendo per altre vie, è arrivato alle stesse conclusio-
ni. Infatti egli ha scoperto un nuovo e più esatto binomio di dilatazione termica, che in-
trodotto nelle equazioni della termodinamica le rendono atte al calcolo preciso degli al-
lungamenti termici dei corpi, del loro calore specifico, dei valori della energia cineti-
ca dei gas, e della temperatura degli astri. Ma ciò che più importa è che l’equazione di
Plank, che esprime l’energia in funzione delle temperature e che esige il ripudio della
cinematica classica, è sostituita con un’altra che risponde in pieno a tale cinematica.
Infine i proff. E. Borgognone e D. Mattiotto, hanno dimostrato che anche le perturba-
zioni elettromagnetiche hanno velocità relativa, come risulta dagli esperimenti com-
piuti da questi due fisici con elettroni lanciati entro tubi catodici circondati da oppor-
tuni campi magnetici.
I lavori di cui sopra sono di eccezionale valore scientifico in quanto dimostrano che l’a-
berrazione della luce, i risultati degli esperimenti di Michelson, Morley, Picard, Sthael,
Miller, lo spostamento dei raggi astrali passati a fianco del Sole, lo spostamento del pe-
rielio di Mercurio, gli effetti Doppler, Fizeau, Kaufmann, Mossbauerm, l’energia libe-
rata dalle bombe atomiche, la variazione dell’energia per salti nel passaggio di un elet-
trone da uno strato all’altro del campo atomico, la conciliazione tra le leggi della mec-
canica e dell’elettromagnetismo sono spiegabili con la cinematica classica solamente
considerando l’esistenza del fluido universale testè reperito sperimentalmente.

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Nell’universo si verifica quindi soltanto la relatività di Galilei. Ma questa certezza e


quella dell’esistenza di un fluido universale, substrato di ogni materia ed energia, come
ha dimostrato Todeschini nelle sue opere, ci permette di ritornare alle chiare e sicure
fonti della cinematica classica, di risolvere tutte le antitesi della fisica teoretica e di
giungere con la fluidodinamica a quella scienza cosmica unitaria che da secoli è nell’a-
spirazione umana, e che comprende non solo i fenomeni fisici, ma anche quelli biologi-
ci e psichici, triade di realtà che si manifesta nell’Universo. In conseguenza di quanto
sopra il Congresso svoltosi al Campidoglio ha fondato un Centro Studi Pacinotti, istitu-
zione che ha il compito di formare cattedre universitarie di Psicobiofisica in Italia ed al-
l’estero, affinchè tale scienza unitaria, madre di tutte le altre, sia insegnata, sviluppata
e diffusa ovunque con la rapidità che richiedono i tempi, e siano tratte dai suoi princi-
pi nuove conoscenze ed invenzioni per l’ulteriore progresso di tutti i rami del sapere e
per il benessere materiale e spirituale dei singoli e dell’umanità. Giuseppe Nicolini.

Fondamentali per ogni diagnosi le scoperte dell’Ing. Todeschini. Al Congresso


anticancro di Cassano Jonio - Gli studi dello scienziato bergamasco, che era stato chiama-
to a presiedere il congresso ma non ha potuto parteciparvi, sono stati al centro di numero-
se relazioni di scienziati italiani e stranieri (Il Giornale di Brgamo, 15 novembre 1969).
Riceviamo da Cassano Jonio. Nei saloni dell’Hotel Terme Sibarite, si è qui svolto in
questi giorni, il Congresso Internazionale per lo studio dei rapporti tra mondo fisico,
bio-energetico e tumori, ad iniziativa del Sen. prof. N. Pende presidente del CESPRE.
Facevano parte del comitato d’onore il Sen. C. Ripamonti, ministro della sanità, il Sen.
prof. G. Bo, Ministro della Ricerca Scientifica, e il prof. V. Caglioti, presidente del
CNR. Sono intervenuti molti scienziati italiani ed esteri e le più alte autorità della Ca-
labria. Ha aperto i lavori il segretario generale del Comitato E. Melomo, comunicando
che il prof. M. Todeschini, già designato quale presidente del Congresso, non potendo-
vi intervenire, aveva qui inviato da Bergamo, un messaggio augurale di cui è stata da-
ta lettura. Al suo posto, a presiedere il Convegno, è stato quindi eletto il prof. F. T. Ti-
nozzi, vice-rettore di Università e del CESPRE di Roma.
Ha poi preso la parola il prof. Sascha Guiglia di Los Angeles (USA) che ha esposto “La
teoria sulla causa del cancro in base alle alterazioni energetiche a livello delle parti-
celle atomiche”. Lo ha seguito il prof. Troncone L. dell’Università Cattolica del S. Cuo-
re di Roma che ha parlato “ Sulle possibilità della selenometionina nella diagnosi dei
tumori pancreatici”. Il prof. M. Blechmann, biologo dell’Università di Nuova York ha
trattato “Le reazioni delle cellule giganti in animali in periodo precanceroso”. Il prof.
H. Baltrush dell’Universtità di Oldenburg (Germania) ha delucidati gli “Aspetti epide-
mologici psico-somatici della malattia cancerogena”. Il prof. P. Kopp, geologo di Ebi-
kon (Svizzera) ha illustrato “L’influenza del suolo nell’insorgenza cancerosa”. Il pro-
fessor Grall di Parigi sui “Problemi di Biofisica”.
Il fisico teorico E. Melomo ha svolto la tesi della “Interazione tra mondo fisico e mon-
do biologico” ed ha riferito come dal 1952 abbia ideato la terapia elettro-magnetica del
cancro in base alla meravigliosa tecnologia elettronica del sistema nervoso scoperta

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dal Prof. Todeschini. Il prof. B. Bizzi di Bologna ha esposto “La critica del concetto di
spazio vuoto ed il problema della radiazione biologica nell’atmosfera”. Il prof. F. de
Finnis di Roma ha svolto il tema “La fisica moderna, i raggi Laser e il cancro”. Il prof.
N. van Dorp dell’Università di Poole (Inghilterra) ha parlato “dell’effetto bio-magneti-
co sull’omeostasi e radiazione nella formazione neo-plastica”.
Il P.J.S. prof. F. Bortone, di Roma, ha fatto una comunicazione sulla “Medicina e la Ra-
diestesia”, ponendo poi in rilievo come la grande scoperta di Todeschini dei circuiti
nervosi che regolano elettricamente dal cervello la percentuale di sostanze chimiche
prodotte e versate nel sangue dalle migliaia di glando e dislocate nelle varie parti in-
terne del corpo umano, permette oggi di chiarire la genesi di molte malattie, cancro in-
cluso, e di stabilire la terapia più sicura per la guarigione. Tali circuiti di regolazione
sono chiusi poiché risultano costituiti dalle linee nervose elettriche che partendo dal-
l’ipofisi nel cervello, scendono alle glandole periferiche e dalle vene del sangue che
dalle glandole periferiche risalgono all’ipofisi. Quando il sngue, eccede o difetta di cer-
te sostanze chimiche, irrorando esso anche l’ipofisi, vi produce variazioni di correnti
elettriche, le quali tramite linee nervose vanno a ritardare o accelerare l’azione secreti-
va chimica delle glandole periferiche che così ripristinano l’equilibrio chimico ed anti-
geno indispensabile a tutte le funzioni vegetative e immunologiche. Appare chiaro da
tale tecnologia, che si possono ristabilire le normali funzioni in due modi diversi: o in-
troducendo nel sangue le sostanze chimiche mancanti, ingerendole per via orale, oppu-
re tramite iniezioni intramuscolari o endovenose, come prescrive la farmacoterapia, op-
pure facendo variare le correnti elettriche delle linee nervose che vanno ad eccitare le
glandole periferiche, in modo da accelerare o ritardare la loro secrezione chimica e an-
tigena, come si fa ora applicando opportuni campi elettromagnetici induttivi al pazien-
te. Appunto seguendo tali concetti, da una parte si sono trovati farmaci antiproliferati-
vi, cioè inibenti la moltiplicazione cellulare cancerogena, quali le azoipriti, l’enzima l’a-
sparaginasi, la daunomicina, l’adriamicina, i sieri biologici come quello preparato dal
dott. L. Bonifacio, attualmente in sperimentazione, e, da un’altra parte, sono stati co-
struiti apparecchi per magnetoterapia, come quello ideato ed installato dal Prof. G. Ol-
dano nella sua clinica in via Vernazza 5 a Torino. Ormai - ha concluso l’oratore - in tut-
to il campo medico, le pubblicazioni di Todeschini si sono dimostrate indispensabili per
comprendere a fondo la genesi di qualsiasi malattia e per ottenere più rapide e sicure
diagnosi e terapie. Sopra lo stesso argomento, interessanti relazioni hanno poi esposte i
prof. C.A. Chiurco direttore del CESPRE, A. Guidetti, A. Negro, F. Bianchi, A. Planchy,
G. Bettoni, tutti di Roma, nonchè C. Popescu e G. Aldea della Romania; A. Veneziali e
G. Martucci della Svizzera; P. Lavezzo dell’Argentina e C. Pinet della Francia.

Confermate da scoperte americane le teorie dello scienziato bergamasco


Ing. Todeschini. Sensazionale la comunicazione dell’Accademia delle Scienze riunita

Corriere di Napoli, 4 maggio 1958.

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a Roma - L’accertata esistenza di corpi che si muovono a velocità dieci volte superiori a
quella della luce smentisce le teorie di Einstein e conferma quelle della fluidodinamica
dell’Universo dello scienziato bergamasco (Il Giornale di Bergamo, 28 aprile 1971).
Una sensazionale scoperta comunicata nei giorni scorsi al congresso di Radioastrono-
mia dell’Accademia Americana delle Scienze - riunitosi a Boston - conferma la teoria
della fluidodinamica dell’Universo dello scienziato bergamasco Marco Todeschini.
La notizia è giunta al Centro Internazionale di Psicobiofisica di Bergamo: la scoperta
riguarda due oggetti componenti della stella radioemittente Quasar, denominata 3C-
279, che si allontanano entrambi da noi ad una velocità dieci volte superiore a quel-
la della luce. Tre gruppi di astronomi hanno scoperto il fenomeno all’insaputa l’uno
dell’altro e lo hanno potuto confermare mediante replicate osservazioni basate sulla
tecnica della radio interferometria a basi lontane. La scoperta ha destato enorme scal-
pore nel campo scientifico; sia perchè smentisce la teoria di Einstein, fondata tutta
sull’insuperabilità della velocità della luce; sia perchè conferma la fluidodinamica
dell’universo dello scienziato Marco Todeschini di Bergamo, basata viceversa sul ve-
rificarsi nei vortici astronomici ed atomici delle velocità ultraluminose sopra riscon-
trate. Todeschini, infatti, nelle sue pubblicazioni, ha dimostrato che anche il nucleo
atomico è un vortice fluido che trascina le sue particelle costituenti a rivoluire intor-
no al suo centro ad una velocità 1,41 volte superiore a quella della luce. Tale famosa
equazione dell’equivalenza tra materia ed energia è stata quindi raggiunta da Tode-
schini partendo dalla formula della forza viva che Leibniz trovò sin dal 1700, senza
bisogno di ricorrere alla relatività di Einstein, che è in contrasto con quella di Gali-
leo. Viene così svelato il significato fisico di quella famosa equivalenza, cioè che l’im-
mane energia che si sprigiona dal nucleo atomico è dovuta al fatto che tutte le sue par-
ticelle rivoluiscono intorno al suo centro all’altissima velocità superluminale citata ed
hanno perciò in se stesse, già dentro il nucleo, l’enorme energia cinetica corrispon-
dente, che si manifesta a noi solo all’atto della loro violenta espulsione dall’atomo e
nell’urto formidabile che esse hanno contro la materia circostante che disintegrano in-
stantaneamente (bomba atomica). La psicobiofisica di Todeschini è quindi considera-
ta oggi, l’unica scienza cosmica unitaria che, in perfetta armonia con la relatività di
Galileo, svela le modalità con le quali si svolgono e sono collegati tra di loro, non so-
lo i fenomeni fisici, ma anche quelli biologici e psichici corrispondenti, sintetizzan-
done tutte le loro leggi in una sola equazione matematica.

Nuove scoperte americane confermano: Einstein aveva torto, Todeschini no.


Sempre più attuali le teorie dello scienziato bergamasco - L’individuazione di corpi che si
muovono ad una velocità dieci volte superiore a quella della luce fa cadere il mito creato
da Einstein - Il professor Todeschini ha accolto il nostro invito a spiegare nel modo più sem-
plice possibile la sua teoria - Ne è nata una serie di interviste che proponiamo ai nostri let-
tori in forma duvulgativa (La Domenica del Giornale di Bergamo, 30 maggio 1971).
Al Congresso di Radioastronomia della Accademia delle Scienze, riunitosi il 28 gennaio
scorso a Boston, venne data una sensazionale notizia: la scoperta di due oggetti compo-

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nenti la stella quasars denominata 3C-270 che si allontanavano dalla Terra ad una ve-
locotà 10 volte superiore a quella della luce. Una notizia sensazionale per gli ambienti
scientifici: un pò meno per la gente comune che poco conosce ed è comunque molto restia
a scalzare dal piedistallo i miti che si è creata. A dirla in poche parole la notizia sensa-
zionale ha questo significata: Einstein, lo scienziato divenuto mito della scienza moder-
na, aveva torto. E subito dopo bisogna aggiungere: la scoperta annunciata a Boston da
tre diversi gruppi di astronomi che hanno studiato il fenomeno all’insaputa l’uno del-
l’altro, dà ancora una volta ragione allo scienziato italiano prof. Marco Todeschini di
Bergamo. Einstein sosteneva che nulla può superare la velocità della luce.
Todeschini, sin dai primi esperimenti compiuti fra il 1920 e il 1930, ha sempre sostenu-
to che il mondo inesplorato della scienza sta al di là della velocità della luce. Lo ha so-
stenuto ed egli stesso vi ha mosso i primi passi giungendo a formulare quella teoria che
ha già trovato numerose conferme ed ogni giorno ne trova di nuove. La polemica scien-
tifica non è nuova. Si è semre manifestata nel corso dei secoli ad ogni svolta delle cono-
scenze umane. Ce lo ha confermato lo stesso prof. Todeschini che ha accettato di spie-
garci, nel modo più semplice possibile, il corso della scienza moderna rispondendo ad
una serie di domande suggerite dalla sua teoria e dalla sua lunga polemica con Ein-
stein. Abbiamo incontrato il prof. Todeschini nella sua casa di via Frà Damiano proprio
in occasione dell’annuncio dato al Congresso dell’Accademia Americana delle scienze e
per prima cosa gli abbiamo chiesto di chiarirci il significato di quella scoperta.
- Per valutarla in pieno - ci ha risposto - occorre sintetizzare la storia della scienza.
Questa ci attesta che nel volgere dei secoli, per spiegare i fenomeni naturali si è alter-
nativamente fatto ricorso a due ipotesi contrarie: quella di uno spazio cosmico pieno di
una sostanza fluida invisibile denominata “etere” i cui vortici formerebbero i sistemi
atomici ed astronomici della materia e le cui onde costituerebbero le varie forme di
energia radiante; e quella di uno spazio cosmico vuoto, avente la proprietà magica di
trasmettere a distanza, senza supporto alcuno, misteriose forze gravitiche, elettriche,
magnetiche, termiche, luminose, ecc. emanate ancor più misteriosamente da masse
isolate di sconosciuta genesi e struttura. Ma verso la fine del secolo scorso ci si accor-
se che nessuna delle due ipotesi presa separatamente risultava adatta alla spiegazione
della totalità dei fenomeni e d’altra parte entrambe non si potevano assumere perchè
in netto contrasto tra di loro; perciò l’astronomo Michelson nel 1885, per decidere qua-
le delle due ipotesi rispondesse alla realtà fisica, effettuò delle prove sulla trasmissio-
ne della luce, le quali nel caso che essa si propagasse a mezzo di onde prodotte nell’e-
tere, erano le più adatte a rilevare o meno l’esistenza di questo mezzo e le sue corren-
ti. Questi celebri esperimenti, furono basati sul concetto che se esisteva questo mezzo
fluido esso doveva rimanere immobile in tutto l’Universo, perchè solamente così si era
ritenuto allora di poter spiegare la deviazione angolare dei raggi luminosi che ci pro-
vengono dalle stelle, cioè l’aberrazione astronomica, scoperta da Bradley sin dal 1728.
Ciò stabilito, ne conseguiva che la Terra nel suo giro di rivoluzione intorno al Sole, do-
vendo spostarsi entro tale fluido immobile, avrebbe dovuto essere investita da un ven-
to d’etere la cui velocità avrebbe dovuto essere uguale ed opposta a quella del nostro

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pianeta, cioè circa 30 chilometri al secondo. Un raggio di luce lanciato da una sorgen-
te terrestre nella direzione e nel verso della corrente dell’etere avrebbe dovuto essere
trascinato da questa corrente ed impiegare un tempo minore a percorrere una determi-
nata distanza di quello che avrebbe impegato un raggio a risalire la stessa distanza spo-
standosi contro corrente. Ma in tutti gli esperimenti di Michelson si è constato che in-
vece che i due raggi impiegavano lo stesso tempo, ritornando contemporaneamente al
punto di partenza. Discussioni accanite sollevò tale esito tra i fisici di allora, poichè es-
so rivelava questo grande contrasto: mentre l’aberrazione, come sosteneva Fresnell, si
poteva interpretare come la conferma sperimentale che in tutto l’Universo esiste un ete-
re assolutamente immobile; viceversa l’esito della prova di Michelson si poteva inter-
pretare come la conferma sperimentale che una corrente di etere si sposta compatta as-
sieme alla Terra nel suo movimento annuale intorno al Sole. A questo punto si sarebbe
dovuto pensare che se due esperimenti diversi validi a rilevare la stessa realtà fisica,
avevano dato esito contrario, la interpretazione di uno di essi doveva essere errata e si
doveva rivedere tutto da capo, e questo tanto più che si trattava di decidere quale via
avrebbe dovuto seguire la fisica per tutti i secoli futuri per raggiungere l’auspicata mec-
canica unitaria ed il rimanere sulla via errata avrebbe ritardato enormemente il pro-
gresso della scienza con gli enormi danni conseguenti. In contrasto con questa seria,
importante e logica necessità di ulteriori indagini e con i responsi sperimentali, Ein-
stein nel 1905, benchè giovane e sconosciuto impiegato dell’Ufficio Brevetti di Berna,
interloquì in questa discussione di alti scienziati e credette di risolvere questa antite-
si, negando l’esistenza dell’etere e postulando la insuperabilità e la costanza della ve-
locità della luce rispetto a tutti i sistemi di riferimento aventi qualsiasi velocità.
Ma tale postulato implica che quando la terra corre a velocità V contro un raggio di lu-
ce avente velocità C, la velocità risultante rispetto ad un osservatore terrestre sia data
dalla seguente equazione: C = C + V.
Ora tutti possono constatare che questa espressione è una falsa uguaglianza, perchè è im-
possibile che la somma di due quantità differenti da zero, sia eguale ad una sola di esse.
Il concetto della costanza della velocità della luce, essendo in contrasto con tutti i rami
della matematica, avrebbe perciò dovuto essere senz’altro abbandonato. Invece Einstein
lo ammise come postulato e per eliminare il grave contrasto predetto, sostituì la relati-
vità di Galileo con una pseudo-relatività da lui ideata su delle supposte contrazioni che
subirebbe lo spazio e dilatazioni che subirebbe il tempo valutati da sistemi diversa-
mente mossi, e sostituì in conseguenza anche la geometria euclidea con un’altra basata
su uno spazio-tempo a quattro dimensioni in modo che la conseguente dinamica basata
sui tensori, potesse giustificare la falsa uguaglianza e tutte le altre che derivano consi-
derando la propagazione della luce nelle infinite direzioni che escono a raggera da un
punto. Ora è evidente che cambiare le matematiche, quando i conti non tornano, è un
atto illegale ed inaccettabile soprattutto nella scienza, poichè introdurrebbe in essa in-
finite concezioni dell’Universo erronee, con le relative innumerevoli cinematiche e
geometrie speciali atte a giustificare quelle concezioni e così non sarebbe più possibi-
le stabilire quale geometria deve essere scelta per discernere il vero dal falso, allo stes-

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so modo come non si potrebbe stabilire la rotta di una nave con miriadi di bussole in-
dicanti innumerevoli differenti posizioni del polo magnetico terrestre. La scienza sa-
rebbe così privata del calcolo che è il suo più formidabile strumento di ricerca e di con-
trollo, il vaglio più sicuro e severo di ocni postulato e teoria. Ma anche volendo pre-
scindere da queste gravi obiezioni mai confutate, la relatività di Einstein essendo basa-
ta su ipotetici iperspazi non euclidei del tipo di quelli ideati dal Minkowsky, da Sitter,
Milne, Fantappiè, ecc. aventi più delle tre dimensioni che si riscontrano sperimental-
mente nello spazio reale, ed essendo commiste ibridamente a quella del tempo di qua-
lità diversa, riduce l’idea del mondo ad una inconcepibile astrazione di tensori mate-
matici, senza farci tuttavia vedere il meccanismo col quale si svolgono i fenomeni, e ciò
senza contare che anche con tali cronotopi non si è potuto sinora scoprire quale sia il
substrato della materia, dei suoi campi di forza e delle varie energie, nè tanto meno uni-
ficare i campi elettromagnetico e gravitico e raggiungere la molto auspicata scienza uni-
taria dell’Universo. La fisica teoretica quindi seguendo la relatività di Einstein e quelle
da essa derivate, è giunta alla grave crisi odierna di non poter spiegare i fenomeni e di
non poter nemmeno dedurre le leoro leggi precise a causa del principio di indetermina-
zione di Heisemberg che sostituisce le leggi di causa ed effetto con quelle di probabili-
tà dovute al caso. Per togliere la fisica teoretica da questo vicolo cieco, sin dal 1922 mi
convinsi che non restava altra alternativa che ripudiare tutte le pseudo-relatività, cioè
occorreva riportare la fisica sulla via maestra della relatività di Galileo, ritornando alla
concezione di un etere che avesse qualità adatte alla spiegazione di tutti i fenomeni na-
turali. Seguendo questa direttiva ho potuto infatti dimostrare che se si sostituisce all’e-
tere avente le caratteristiche antitetiche attribuitegli in passato dalla fisica, uno spazio
fluido che, oltre ad avere una dimensione tridimensionale, sia sostanziato anche di una
densità esilissima 100 cinquilioni di volte minori di quella dell’acqua, con i particolari
movimenti di tale unica sostanza fluida, primogenita, informe, omogenea, invisibile, ma
dinamicamente percettibile ed attiva, si possono spiegare meccanicamente tutti i feno-
meni fisici oggettivi e le loro leggi ed anche i corrispondenti fenomeni psichici sogget-
tivi (sensazioni di luce, elettricità, calore, suono, odore, sapore, ecc.) che io ho dimo-
strato sorgono esclusivamente nel nostro spirito, allorchè quei movimenti continui od al-
terni di spazio fluido vengono ad infrangersi contro i nostri organi di senso.

Se abbiamo ben compreso, la vasta portata della attuale scoperta americana è quella che
conferma sperimentalmente la sua teoria e che entrambe dimostrano la inattendibilità
della teoria di Einstein e giustificano scientificamente il ritorno alle chiare fonti della
cinematica classica fondata da Galileo. Ora, sia l’aver dimostrato che si seguiva una via
errata, abbandonandola; sia l’aver trovato quella giusta ed averla percorsa sino al rag-
giungimento di una scienza universale madre di tutte le altre, sono entrambi risultati al-
tamente positivi e fertili, perchè apporteranno sicuramente a più rapidi ed enormi pro-
gressi tutti i settori delle scienze. Tuttavia siamo curiosi di sapere se ha eliminato il con-
trasto tra l’aberrazione astronomica e l’esito dell’esperimento Michelson, contrasto che ha
dato origine alle pseudo-relatività citate.

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Nelle mie pubblicazioni - ha ripreso Todeschini - ho esposto le dimostrazioni fisico-ma-


tematiche che entrambi questi fenomeni ottici si spiegano bene e si conciliano solo am-
mettendo che una corrente circolare di spazio fluido si sposti compatta assieme alla
Terra nel suo movimento annuale intorno al Sole. Così quei due fenomeni ottici basila-
ri della fisica moderna vengono a costituire le conferme sperimentali dirette che il So-
le si trova al centro di un grande campo sferico di spazio fluido rotante (solare) che si
muove suddiviso, come una cipolla, in strati sferici aventi spessore costante e velocità
di rotazione inversamente proporzionale alla radice quadrata del loro raggio e che an-
che la Terra si trova al centro di un suo proprio campo sferico (planetario) più piccolo,
similmente suddiviso in strati sferici rotanti, ed immerso alla periferia di quello solare
più grande. Eguagliando il valore conosciuto dell’accelerazione di gravità sulla Terra,
al valore dell’accelerazione centripeta della corrente che circola intorno al nostro pia-
neta, mi è stato possibile determinare che la velocità di tale corrente è di 7898 metri
al secondo, la quale produce con la sua spinta centripeta sui corpi in essa ommersi, la
loro accelerazione di caduta sul nostro globo e produce il loro peso quando gia poggia-
no e sono premuti da essa al suolo. Viceversa, conoscendo dai due sperimenti ottici
predetti, che la velocità della Terra nel suo moto di rivoluzione annuo è di 30 chilo-
metri al secondo, ho potuto determinare l’accelerazione centripeta che tale corrente ha
rispetto al nostro pianeta e determinare la spinta centripeta (gravità) che lo tiene lega-
to al Sole. Resta svelato così che la misteriosa forza di gravità che tiene avvinti i pia-
neti al Sole, i satelliti ai pianeti e che fa cadere i gravi verso il suolo, non è altro che
la spinta fluidodinamica centripeta che i vortici di spazio fluido circolanti intorna a
quelle masse astrali esercitano sui corpi in essi immersi. Essa quindi non è una forza
traente misteriosa che emana da quelle masse materiali e che si propaga ancor più mi-
steriosamente nel vuoto, come credeva erroneamente Newton, bensì è una forza pre-
mente centripeta che il vortice sferico di spazio fluido esercita sui corpi in esso im-
mersi, vortice che per formarsi e trasmettere tale spinta, richiede viceversa che lo spa-
zio non sia vuoto, ma pieno di una sostanza fluida. Il peso dei corpi è quindi prodotto
dallo spazio fluido che circola intorno al nostro pianeta alla velocità di 7898 chilometri
al secondo. Per vincere la forza di gravità, cioè per controbilanciare il peso dei corpi,
basterà imprimere a questi una velocità di rivoluzione intorno al nostro pianeta tale che
la forza centripeta da loro così sviluppata, sia pari a quella centripeta del loro peso; oc-
corre cioè imprimere loro una velocità eguale a quella sopra determinata che possiede
la corrente fluida che circola intorno alla Terra. Orbene, la velocità impressa alle odier-
ne astronavi perchè possano rivoluire a breve distanza intorno al nostro globo senza ca-
dervi sopra (velocità orbitale), risulta proprio uguale a quella dedotta con la mia teoria
del vortice, che riceve così dai moderni voli astrali un’altra conferma. Da quanto sopra
risulta che se è lo spazio fluido che circola contro un corpo immobile, questo è sotto-
posto ad una forza centripeta; se viceversa è il corpo che circola contro lo spazio flui-
do immobile, allora il corpo è sottoposto a forza centrifuga. Questo ci svela che la mi-
steriosa forza di gravità (centripeta) e quella centrifuga, sinora altrettanto misteriosa,
sono della stessa natura fluidodinamica, poichè entrambe si identificano nella resi-

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stenza che si sviluppa quando sorge un’accelerazione radiale tra i corpi e lo spazio flui-
do in cui sono immersi. Anche la misteriosa forza d’inerzia che bisogna applicare ad un
corpo per imprimergli in’accelerazione risulta quindi svelata come la forza atta a vince-
re la resistenza che lo spazio fluido circostante oppone all’accelerazione del corpo stes-
so. Le forze d’inerzia non sorgono quindi perchè le masse accelerano rispetto al cielo
lontano delle stelle fisse, come riteneva erroneamente il Mach, bensì perchè accelerano
contro lo spazio fluido immediatamente a loro contatto che le circonda, e ciò in armonia
col principio da me stabilito che una forza può sorgere solo dall’urto di due corpi, di cui
nei casi sopra citati, uno è fluido. Per vincere la forza di gravità ho potuto così inventa-
re e realizzare un motore a forza centrifuga propulsiva (Brevetto N. 312496 del 1936), il
cui funzionamento dimostra la fluidodinamicità dello spazio ed i principi sopra esposti.

È vero che lei ha unificato il campo di gravità astronomico e quello elettromagnetico del-
l’atomo, cosa invano tentata da Einstein? Vuol spiegarci come ha fatto?
Partendo dal principio basilare della mia teoria che tutti i fenomeni fisici si identificano
in particolari movimenti di spazio, ho dimostrato che lo stesso meccanismo che anima il
sistema solare, muove anche il sistema atomico. Questo infatti è composto da una sfera
centrale di spazio fluido (nucleo) che ruota su se stessa alla velocità 1,41 volte superio-
re a quella della luce e trascina in movimento, per attrito, lo spazio fluido circostante, che
si muove suddiviso come una cipolla in strati sferici concentrici di spessore costante,
aventi una velocità di rotazione inversamente proporzionale alla radice quadrata del lo-
ro raggio. La serie di strati sferici mobili concentrici tra il nucleo e la superficie esterna
di sponda ove il moto si estingue per eccesso di attrito rispetto al residuo della forza cen-
trale, costituisce il campo rotante dell’atomo. Tra questi strati, aventi velocità degradan-
ti verso la periferia, si generano, per accartocciamento, piccole sfere di spazio rotanti che
costituiscono gli elettroni. Questi, ruotando su se stessi ed essendo investiti dalla cor-
rente circolare di spazio fluido del campo, sono soggetti all’effetto Magnus che ne incli-
na l’asse rispetto al piano di rivoluzione. Perciò essi risentono di una spinta che si può
scomporre in altre tre: una tangenziale alle linee di moto circolari che provoca e mantie-
ne il moto di rivoluzione dell’elettrone; un’altra diretta verso il centro del campo che
equilibria la forza centrifuga che l’elettrone sviluppa per effetto del suo moto di rivolu-
zione; una terza diretta in senso normale alle prime due; la forza diretta in senso tangen-
ziale, spingendo l’elettrone a descrivere la sua orbita, ha perciò l’effetto di una forza elet-
tromotrice. Quella diretta verso il centro del campo spingendo l’elettrone verso il centro
ha perciò il medesimo effetto di una forza gravitica; la forza normale alle prime due si
identifica con la forza magnetica, che si manifesta vicino ai poli di rotazione dell’elettro-
ne. Ho così svelato che le tre forze (elettrica, gravitica e magnetica) hanno oggettivamente
la stessa natura fisica, sono della medesima qualità, essendo le tre componenti ortogonali
dovute all’effetto Magnus, della forza fluidodinamica, la quale è l’unica che domina la
materia dalle sue particelle granulari più piccole sino alle immense galassie celesti. Con
una serie di equazioni matematiche che spiegano e sono in armonia con quelle di Max-
well, ho potuto stabilire le relazioni tra le forze elettriche, magnetiche e gravitiche in fun-

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zione di quelle fluidodinamiche, raggiungendo così l’unificazione fisica dei tre misterio-
si campi in quello spaziodinamico, che è il solo reperibile nel mondo oggettivo. Gli ato-
mi, il loro nucleo e tutte le particelle che lo costituiscono risultano quindi ciascuna for-
mata da una serie di sfere concentriche di spazio fluido, aventi diametri e velocità di ro-
tazione specifiche, ma formate tutte da un’unica sostanza, verità questa che nel 1956 ha
poi avuto l’autorevole conferma del Premio Nobel Heisemberg al Congresso di Fisica di
Lindau. Ho così svelato che ogni grano di materia non è altro che spazio fluido in rota-
zione rispetto allo spazio fluido ambiente. Più grande è la velocità di rotazione del nu-
cleo atomico, maggiore è il diametro dell’atomo che forma, maggiore la sua forza d’attra-
zione, il suo peso, la sua durezza. Con questo modello ho potuto spiegare chiaramente co-
me sorgono le caratteristiche energetiche, fisiche e chimiche dei singoli atomi, elabo-
rando una fisica atomica ed una chimica nuove, basate esclusivamente sulla spazio-di-
namica. Con il modello atomico sopradescritto, molti fenomeni sinora oscuri sono stati
svelati. Così, ad esempio, la famosa equivalenza tra materia ed energia, postulata da Ein-
stein, sulla quale è fondata la bomba atomica.
Il significato fisico di tale equazione, come dichiarò Oppenheimer, padre di quell’ordi-
gno infernale, al Congresso dell’Atomo di Ginevra nel 1955, è rimasto oscuro per tutti
gli scienziati, Einstein compreso, non essendo egli riuscito a chiarire come dalla ma-
teria immobile possa uscire tanta energia, perchè questa sia priva di massa materiale
e come c’entri nella sua espressione la velocità della luce. Ebbene se si tiene presen-
te che la mia teoria ha dimostrato che le perticelle che costituiscono il nucleo atomico
ruotano attorno al suo centro con una velocità che è 1.41 volte superiore a quella del-
la luce, e se si calcola la loro energia cinetica con l’equazione della meccanica classi-
ca, si vede subito che quella famosa equazione discende dalla formula della forza viva
che Leibniz trovò sin dal 1700, senza bisogno di ricorrere alla teoria di Einstein, la
quale perde così la sua prova cruciale più grande e misurabile con sicurezza. Ho così
svelato chiaramente il significato fisico della famosa equazione dell’energia atomica e
cioè che l’immane energia che si sprigiona dal nucleo atomico è dovuta al fatto che tut-
te le sue particelle costituenti rivoluiscono intorno al suo centro all’altissima velocità
superluminosa citata e perciò posseggono già dentro al nucleo l’enorme energia cineti-
ca corrispondente. Alla domanda, sinora inevasa, del perchè dalla bomba atomica pos-
sa uscire tanta energia, si può ora rispondere con la mia teoria così: il nucleo è una sfe-
ra materiale che ruota su se stessa a velocità ultraluminosa, ed allorchè viene bombar-
dato da corpuscoli si disintegra e i suoi frantumi, proiettati dalla formidabile velocità
ultraluminosa, vanno ad infrangere gli atomi che incontrano sul loro cammino. I fran-
tumi di questi, a loro volta, disintegrano altri atomi circostanti e così via. E questa ca-
tena di annientamento e di morte della materia, se l’uomo non ascolterà Dio, potrà un
giorno distruggere ogni forma di vita sul nostro pianeta.

Ma chi ci assicura che i nucleoni hanno veramente la velocità 1.41 volte superiore a quel-
la della luce?
Questo è comprovato sperimentalmente ed anche dal fatto che conoscendo il raggio di

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un nucleo radioattivo ed il numero di giri che i nucleoni compiono attorno ad esso, che
è pari alla frequenza dei raggi gamma, ho potuto calcolare che la velocità periferica dei
nucleoni stessi risulta proprio quella da me indicata. L’esistenza nel nucleo atomico di
particelle che hanno velocità superiori a quella della luce e perciò chiamati “tachioni”
è quindi incontestabile. Infatti i fisici Alvarez e Kreiber dell’Università di Princeton
cercano ora di riprodurli materializzando il raggio gamma. Ma l’esistenza dei tachioni
smentisce in pieno la teoria di Einstein, la quale è basata tutta sul principio che nulla
al mondo può superare la velocità della luce. Un protone esce dal nucleo con la velo-
cità impressagli dal campo rotante dell’atomo, il quale si comporta così come un ciclo-
trone ultra microscopico. Gli atomi delle sostanze radioattive sono una conferma spe-
rimentale di ciò. Il modello atomico da me proposto spiega anche il mistero dell’e-
missione dell’energia per “quanti”. Infatti quando l’atomo viene eccitato, gli elettroni
planetari periferici passano da uno strato sferico al successivo, e poichè tali strati
hanno spessore costante e quindi velocità di rotazione che degradano per salti, gli
elettroni ricevono, o cedono loro, un’energia cinetica che varia per salti, essendo que-
sta funzione del quadrato di quelle velocità.

Ha svelato altri fenomeni oscuri il suo modello atomico?


Si, quello ad esempio della distruzione delle particelle ed antiparticelle nucleari quan-
do vengono a contatto violento con emissione di energia e spariscono misteriosamente.
Si è tentato sinora di spiegare ciò ammettendo che in base alla pseudo-relatività di Ein-
stein, possa esistere un’anti-materia con massa negativa, senza tener presente che la
massa è una grandezza scalare che non può assumere valori negativi, come ha supposto
Dirac. La mia teoria invece dimostra che sia le particelle che le antiparticelle hanno una
massa positiva, essendo entrambe sfere di spazio fluido ruotanti in senso opposto i cui
campi controversi posti a contatto si frenano reciprocamente sino a ridursi in quiete co-
me lo spazio fluido circostante dal quale così più non si distinguono. Entrambe le par-
ticelle perdono così con la loro velocità di rotazione anche la discontinuità cinetica che
le distingueva dal mezzo fluido ambientale, e i corpuscoli che le costituivano, non più
compressi al centro dei loro vortici annullati, vengono lanciati dalla forza centrifuga che
possedevano, nell’ambiente circostante con l’energia cinetica che loro compete a causa
dell’alta velocità superluminosa con la quale sono usciti dalla particella madre.

Il suo modello dei sistemi atomici ed astronomici è quindi simile a quello che talvolta si
vede nel corso di un fiume in cui un vortice di acqua trascina in rivoluzione attorno al
suo centro dei sugheri galleggianti o che li spinge a cadere verso il centro, descrivendo
rapidamente una spirale. Ma Lei ha potuto verificare se anche nei vortici idrici vigono le
leggi di questi sistemi?
Con una serie di esperimenti effettuati sin dal 1936 al Centro Studi ed Esperienze del
Genio Militare, ho potuto dimostrarlo. Infatti immersa al centro di una vasca piena
d’acqua una sfera ruotante su se stessa, ho potuto produrre nel liquido ad essa circo-
stante un campo rotante centro-mosso, ed immerse in questo delle sferette planetarie

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pure ruotanti su se stesse, ho potuto constatare che queste trascinate dal liquido a ri-
voluire intorno al centro del vortice, seguivano le leggi del moto dei pianeti intorno al
Sole e degli elettroni intorno al nucleo atomico. In particolare ho potuto constatare che
una qualsiasi delle sferette planetarie era spinta dal vortice liquido che premeva su di
essa verso la sfera solare con una forza inversamente proprzionale al quadrato della lo-
ro reciproca distanza, in perfetta armonia con la legge di gravitazione universale di
Newton, secondo la quale si attraggono due frammenti qualsiasi di materia, ed in per-
fetto accordo con la legge di Coulomb, in obbedienza alla quale si attraggono due mas-
se elettriche o magnetiche.

Ma il legame tra il sistema solare e le altre stelle qual’è? E come vi possono essere corpi
celesti animati da una velocità 10 volte superiore alla luce?
La mia teoria fluidodinamica dell’universo dimostra che i vortici che circondano i sa-
telliti sono immersi alla periferia dei vortici che comprendono al loro centro i pianeti,
e questi sono compresi alla periferia del vortice del Sole e questo a sua volta, assieme
a quello di altre stelle, sono immersi alla periferia del vortice di un sistema locale, e
questo assieme a quello di altri sistemi locali sono immersi alla periferia del vortice più
grande della nostra Galassia, e questa assieme a quello di altre galassie sono immersi
a loro volta in un vortice ancor maggiore di una supergalassia, e così via. In tale con-
cetto appare chiaro il legame e l’interdipendenza tra il movimento dei satelliti, dei pia-
neti, dei sistemi solari e quello dei sistemi galattici ed extragalattici. L’universo è quin-
di costituito da una serie di sfere di spazio fluido a raggi crescenti, contenenti l’una
dentro l’altra, in modo che ciascuna può considerarsi ad un tempo come pianeta ri-
spetto a quella di ordine superiore, e come solare rispetto a quella di ordine minore che
gli rivoluisce internamente intorno al centro. Ogni sfera nel suo interno è un campo ro-
tante centro-mosso di strati sferici concentrici di spazio fluido. Perciò la velocità di una
stella dislocata sopra uno di tali sistemi rispetto alla nostra Terra risulta dalla somma
di tutte le velocità dei sistemi astrali di trascinamento interposti che sono concatenati
uno a bordo dell’altro. Ne consegue che tale velocità andrà aumentando con la distan-
za della stella considerata dal nostro pianeta e per stelle distanti da noi 3 miliardi di
anni luce, si avranno velocità 10 volte quella della luce, come infatti è stato conferma-
to sperimentalmente in questi giorni dalla scoperta fatta dai radioastronomi americani.
Considerando che la Terra è una sfera che ruota su se stessa e rivoluisce intorno al So-
le, il cui sistema rotorivoluisce attorno al centro del sistema locale, il quale a sua vol-
ta rotorivoluisce attorno al centro della Via Lattea, ecc., ne segue che il nostro globo è
soggetto a tanti effetti giroscopici di nutazione, quanti sono i centri attorno ai quali ri-
voluisce. Ogni effetto di nutazione provoca l’inclinazione ed oscillazione del suo asse
polare. Dal numero di questi movimenti di nutazione e dalle loro durate cicliche, ho
potuto così determinare anche le distanze, le velocità di rotazione e di rivoluzione dei

Il Corriere di Clusone, 15 aprile 1966.

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vari centri dei sistemi astrali concatenati l’uno dentro l’altro a distanze sempre mag-
giori, sino a quello attualmente visibile con i più potenti radiotelescopi, cicli che si
compiono in mesi, anni, decenni, secoli, millenni, milioni, miliardi di anni.
Il variare dell’inclinazione dell’asse terrestre secondo questi cicli, comporta il variare
delle condizioni termiche, gravitiche, elettriche e magnetiche del nostro globo di paral-
lelo in parallelo fino a portare i ghiacci all’equatore ed il caldo tropicale al polo, allor-
chè l’asse terrestre avrà compiuto un quarto di giro. È così possibile stabilire con esat-
tezza le date delle epoche preistoriche nelle quali avvennero le variazioni climatiche
che causarono il migrare delle diverse specie di vegetali ed animali nelle latitudini più
adatte alla loro vita. La preistoria delle epoche senza data rientra così nel calendario
preciso di una storia millenaria che segna il tempo sugli esatti moti astronomici, come
tutti gli altri orologi, rendendo inoltre possibile il prevedere quando si ripeteranno in
futuro tali epoche, cose queste che interessano in sommo grado la geologia, la paleon-
tologia e le scienze affini. Svelato così che tutti gli aggregati materiali dall’atomo alle
stelle ed i loro campi attraenti si identificano in semplici movimenti rotanti di spazio
fluido, ho potuto dimostrare poi che anche le varie forme di energia ondulatoria, non
sono altro che movimenti oscillanti di spazio fluido, senza alcuna differenza qualitati-
va fra di loro, se non nella frequenza di vibrazione che li distingue l’uno dall’altro. Ta-
li onde sono cioè prive di forza, luce, calore, elettricità, suono, odore, sapore, ecc. poi-
chè queste manifestazioni sono sensazioni che sorgono esclusivamente nel nostro spi-
rito, allorchè quelle onde di spazio fluido colpiscono i nostri organi di senso. La gran-
de importanza di ciò sta nel fatto che tutte tre le manifestazioni fisiche dell’universo, e
cioè la materia, i suoi campi di forza centripeti e l’energia radiante vengono unificati
tutti in particolari movimenti di spazio fluido. (Principio di monosostanzialità del mon-
do fisico). Ho potuto così unificare le varie scienze sperimentali in una sola madre di
tutte: la “Spaziodinamica” che assurge perciò all’importanza di meccanica universale.
Con ciò le miriadi di leggi e di fenomeni che hanno tenuta sinora divisa la scienza in
tante branche diverse, vengono ridotte a poche e chiare funzioni fluidodinamiche, ret-
te da una sola equazione matematica, con enorme semplificazione di calcolo e lapalis-
siana evidenza di concetti.

Einstein si è fermato al mondo fisico, Todeschini è giunto alla psicobiofisica.


Lo scienziato bergamasco risponde alle domande che l’uomo si pone da sempre: cosa è la
luce? Cosa è il suono? Cosa sono tutte le sensazioni percepite da ciascuno di noi? - At-
traverso questa strada giunge alla dimostrazione dell’entità spirituale rappresentata da
ogni uomo – “Ho dimostrato scientificamente - afferma Todeschini - l’esistenza di Dio e
dell’anima” (La Domenica del Giornale di Bergamo, 6 giugno 1971).
Con questa seconda intervista, l’incontro con lo scienziato Marco Todeschini assume
aspetti innegabilmente affascinanti. Todeschini risponde da scienziato a domande che
ciascun uomo, dal più erudito al più sprovveduto, si pone in ogni tempo. Todeschini spie-
ga cosa è la luce, cosa è il suono, spiega infine, tutte le sensazioni che l’uomo percepisce.
Attraverso questa strada giunge ad affermare l’esistenza dell’entità spirituale rappresen-

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tata da ciascuno di noi. Il discorso dello scienziato diviene così quello del filosofo. Ma la
distinzione, per Todeschini, non esiste perchè la scienza è unitaria. Todeschini l’ha chia-
mata Psicobiofisica e ne ha riassunto il significato in dieci formule. L’intervista che se-
gue è la “volgarizzazione” di queste formule. Questa la nostra prima domanda. Nella
precedente intervista, lei ci ha spiegato come tutti i fenomeni naturali consistono esclusi-
vamente in particolari movimenti di spazio fluido i quali se vengono a colpire il nostro cor-
po, suscitano in noi sensazioni di luce, elettricità, calore, sapore, odore, forza, ecc. queste
sensazioni allora non esistono affatto nel mondo fisico oggettivo che ci circonda?
- Sono solo apparenze di esso - conferma Todeschini - pur essendo realtà spirituali sog-
gettive incontestabili perchè sorgono veramente nella nostra psiche e sono da essa per-
cepite direttamente. Ho infatti dimostrato che noi viviamo in un mondo buio, silente,
atermico, inodore, insipido e privo anche di forze e di elettricità, ma animato solamen-
te da movimenti continui e alterni di spazio fluido, che solamente quando vengono ad
infrangersi contro il nostro corpo, a seconda della loro frequenza di vibrazione, pongo-
no in oscillazione i risuonatori dell’uno o dell’altro organo di senso, le cui correnti elet-
triche suscitano nella nostra psiche le sensazioni corrispondenti. Ad ogni fenomeno fi-
sico, costituito da un particolare movimento di spazio fluido, corrisponde quindi uno
speciale fenomeno psichico, costituito dalla sensazione suscitata nella nostra psiche,
allorchè quel movimento colpisce i nostri organi di senso. Con dieci equazioni psico-
fisiche che generalizzano la legge d’inerzia di Newton (F=ma), ho dimostrato la corri-
spondenza fra le decelerazioni della materia contro il corpo umano e le sensazioni che
sorgono nella nostra psiche, svelando che non è solamente la forza (F) che corrisponde
al prodotto di una massa (m) per un’accelerazione (a), ma che anche ciascuna delle al-
tre particolari sensazioni (Sn) equivale a tale prodotto (Sn=ma). Questo principio gene-
rale di equivalenza tra sensazioni ed accelerazioni di masse ha una portata ben più va-
sta e significativa di quello unilaterale postulato da Einstein tra gravità e forza d’iner-
zia, poichè estende l’equivalenza di quest’ultima alle forze di qualsiasi natura e chia-
risce inoltre che i primi membri delle dieci equazioni in parola contemplano delle sen-
sazioni (Sn) che sono delle qualità secondarie e delle realtà spirituali reperibili esclu-
sivamente nella nostra psiche; mentre i secondi membri indicano i corrispondenti pro-
dotti di masse, per le loro accelerazioni che sono tutte della stessa natura materiale e
sono reperibili esclusivamente nella materia del mondo fisico. L’enorme importanza di
ciò, consiste nel fatto che per la prima volta si vengono ad introdurre nella scienza esat-
ta, oltre i fenomeni fisici, anche i corrispondenti fenomeni biologici e psichici, sinora
trascurati. Così, ad esempio, il suono è un fenomeno fisico oggettivo se si considera so-
lamente l’onda atmosferica silenziosa a bassa frequenza, che si propaga dalla sorgente
oscillante sino ai nostri orecchi; è invece un fenomeno fisiologico soggettivo se si con-
sidera solo la relativa corrente elettrica provocata lungo il nervo acustico sino ai cen-
tri cerebrali; è infine un fenomeno psichico se si considera solo la corrispondente sen-
sazione acustica, che sorge nel nostro spirito, allorchè quella corrente arriva all’appa-
recchio rivelatore nel telencefalo. Per il fatto che noi possiamo registrare, con l’appa-
recchio di Kundt, le onde atmosferiche silenziose, che possiamo misurare e vedere con

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l’oscilloscopio le correnti elettriche che percorrono il nervo acustico, e che infine per-
cepiamo direttamente la sensazione del suono col nostro spirito, siamo sperimental-
mente certi dell’esistenza di tutte tre le realtà, e cioè sia del fenomeno fisico, sia di
quello fisiologico, sia infine di quello psichico o spirituale. Contrariamente a quanto ri-
tenuto sinora, l’esistenza dei fenomeni psichici o spirituali è quindi sperimentalmente
accertata quanto quella dei fenomeni fisici. Ma con ciò il metodo sperimentale di Ga-
lileo tuttora seguito dalla scienza, di voler considerare solo i fenomeni fisici oggettivi,
escludendo il soggetto osservatore e le modifiche che egli apporta loro, risulta inade-
guato a descriverci la realtà, e perciò quel metodo deve essere profondamente riforma-
to ed ampliato, sino a considerare anche i correlativi fenomeni biologici (correnti elet-
triche) e spirituali (sensazioni), proiettando queste ultime sulle cose, il che ha portato
sinora ad una falsa scienza dell’oggetto. Infatti i fenomeni fisici, cioè i movimenti di
materia solida, liquida, gassosa o sciolta allo stato di spazio fluido, che si infrangono
contro il nostro corpo, non solo vengono alterati nella loro intensità e frequenza dai no-
stri risuonatori organici di senso e trasformati in correnti elettriche, ma vengono altre-
sì cambiati in fenomeni di natura spirituale (sensazioni) dalla psiche, che li percepisce
e valuta esclusivamente sotto questa forma di rappresentazione intellettiva inestesa,
cioè immateriale. Ogni fenomeno è così funzione di tre variabili: una fisica, una biolo-
gica e una spirituale e bisogna precisare in che consiste ciascuna delle tre componen-
ti, se si vuole distinguere la realtà oggettiva da quella soggettiva. Perciò la nuova scien-
za, che studia tutte tre queste specie di fenomeni, è stata da me chiamata “Psicobiofi-
sica”. Solo essa può essere considerata la scienza cosmica unitaria del Creato, perchè
solo essa considera le tre qualità diverse e complementari di fenomeni che si manife-
stano realmente nell’Universo. La fisica, invece, essendo unicamente rivolta ai feno-
meni materiali oggettivi e credendo solo in essi, non può raggiungere la spiegazione di
quelli biologici e psichici soggettivi, che infatti non contempla, nè può trovare le loro
relazioni reciproche e d’assieme e pertanto non può essere assunta come scienza uni-
versale. Si comprende così bene perchè siano falliti tutti i tentativi per renderla tale.
Ho così chiarito che solamente quando vi è movimento relativo ed urto tra lo spazio
fluido ambiente e gli organi di senso del corpo umano, può sorgere nel nostro spirito
una delle sensazioni citate. Così, ad esempio, se fossimo investiti da una folata di ven-
to, noi risentiremmo una spinta, cioè una sensazione di forza sul nostro corpo, perchè
vi sarebbe movimento relativo tra questo e le molecole dell’aria ambiente. Se corressi-
mo invece nella stessa direzione e senso del vento e con la stessa sua velocità, nessu-
na forza verrebe da noi percepita, poichè non vi sarebbe movimento relativo, nè urto
tra l’atmosfera ed il nostro corpo. Analogamente, se contro la membrana del timpano dei
nostri orecchi venisse ad urtare un’onda atmosferica di frequenza acustica, noi percepi-
remmo il suono. Se noi corressimo contro il senso di propagazione delle vibrazioni, il nu-
mero delle onde che incontrerebbe il nostro orecchio in un secondo aumenterebbe, ed
in conseguenza la sensazione acustica suscitata in noi varierebbe a seconda della nostra
velocità (effetto Doppler). Gli effetti della relatività dei movimenti rispetto all’osserva-
tore, non sono quelli di contrarre spazi e dilatare tempi per lasciare invariati i fenome-

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ni, come ritenne erroneamente Einstein, bensì viceversa sono quelli di lasciare inva-
riati spazi e tempi e modificare invece i fenomeni, o meglio le sensazioni che suscita-
no in noi. Infatti i fenomeni fisici (movimenti di spazio fluido) e le loro qualità appa-
renti (sensazioni) vengono o meno da noi percepiti (e variano) a seconda che esistano
sia i movimenti di spazio, che vengono a colpire i nostri organi di senso, sia le corren-
ti elettriche, che questi inviano al cervello rispetto alla psiche, che perciò risulta per
noi il sistema di riferimento assoluto di valutazione; sistema di cui Einstein negò inve-
ce l’esistenza. Così, in base al principio di monosostanzialità dell’Universo, ho potuto
dimostrare che gli organi di senso non ricevono dal mondo esterno sensazioni, nè le
creano in proprio, nè le trasmettono al cervello, come ritenuto erroneamente sinora. So-
lamente ricevono urti di materia solida, liquida, gassosa o sciolta allo stato di spazio flui-
do, trasformano tali urti in correnti elettroniche e le inviano, tramite linee nervose, agli
organi cerebrali, ove suscitano nella psiche, ed esclusivamente in essa, le sensazioni di
luce, elettricità, calore, suono, odore, sapore, forza, ecc. (psicogenesi delle qualità se-
condarie sensibili). In conseguenza mi è stato possibile svelare la meravigliosa tecno-
logia elettronica di ciascun organo di senso, di moto e di regolazione del sistema ner-
voso periferico, intermedio e cerebrale, che presiede a tutte le funzioni vegetative e psi-
chiche, ricostruendo altresì gli schemi elettrici di ciascuno di essi e della loro rete di
collegamento, compreso lo schema complesso ed ammirevole della centrale suprema
del cervello umano. In sostanza, ho dimostrato che gli organi di senso, di moto e di re-
golazione, situati alla periferia del corpo umano e collegati tramite linee nervose al cer-
vello, sono costituiti e funzionano tutti come apparati teletrasmittenti a filo, azionati da
correnti corpuscolari (elettriche). Così, ad esempio, la tecnologia dell’organo della vi-
sta è la seguente: le vibrazioni oscure di spazio fluido ad alta frequenza, provenienti
dal mondo esterno, dopo aver attraversato la pupilla, il cristallino e l’umor vitreo, con-
tenuto all’interno del bulbo oculare, vanno a colpire i coni e i bastoncelli, che tappez-
zano a mosaico puntiforme la retina disposta nel fondo interno del bulbo oculare. Le
onde in arrivo fanno oscillare gli atomi dei coni e bastoncelli e li costringono ad espel-
lere i loro elettroni periferici, producendo così una corrente elettrica. Ho scoperto co-
sì non solo la modalità con la quale avviene la trasformazione di un’onda di spazio flui-
do in corrente, cioè come avviene l’effetto fotoelettrico, ma ho dimostrato anche che co-
ni, bastoncelli e fibrille sovrapposte funzionano da cellule fotoelettriche tipo Gruma.
Le correnti elettriche da queste generate sono trasmesse lungo le fibre del nervo ottico
sino alle zone controlaterali della corteccia cerebrale e di qui convergono al centro psi-
co-fisico, dove suscitano nella psiche le sensazioni luminose diversamente colorate, a
seconda della frequenza della vibrazione in arrivo.
L’apparato della vista è costituito e funziona quindi come un impianto trasmittente-ri-
cevente di televisione a filo e non come una macchina fotografica, come ritenuto sino-
ra erroneamente. Similmente ho potuto dimostrare che l’udito è costituito e funziona
come un apparato telefonico, in quanto riceve dall’esterno vibrazioni atmosferiche si-
lenziose, le trasforma in vibrazioni elettriche nell’organo del Corti e le invia, tramite il
nervo acustico, al cervello, dove suscitano nella psiche le sensazioni di suono e rumo-

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re. Del pari gli organi termici, elettrici, dell’olfatto, del gusto, del tatto, sono costituiti e
funzionano come trasformatori di impulsi meccanici in correnti elettriche, che telesu-
scitano nella psiche rispettivamente le sensazioni di calore, elettricità, odore, sapore e
forza. Le linee nervose sono formate ed agiscono come conduttori di elettricità, mentre
i neuroni, intercalati sul loro percorso, come pile voltaiche di rinforzo delle correnti di
linea. La materia grigia della spina dorsale, essendo costituita di miliardi di neuroni,
cioè di pile collegate tra di loro variamente in serie e parallelo, funziona perciò come
la centrale elettrica principale del corpo umano, atta cioè ad alimentare tutti gli orga-
ni e circuiti del sistema nervoso. Il cuore è formato come una pompa aspirante-pre-
mente, mossa da corpuscoli che pulsano ritmicamente perchè azionati dalla corrente
elettrica proveniente continuamente dalla spina dorsale. Il cervelletto è stato da me
svelato, come un complesso di telepuntatori automatici ed a comando per orientare l’as-
se degli organi bilaterali di senso e di moto verso una determinata direzione. Il cervel-
lo, infine, è costituito e funziona come la centrale suprema di comando in cui sono dis-
posti tutti gli apparati riceventi delle correnti elettriche provenienti dagli organi di sen-
so periferici; tutti gli apparecchi trasmittenti delle correnti destinate a teleazionare gli
organi di moto periferici; tutti i dispositivi ipofisari per la teleregolazione elettrica auto-
matica del tasso delle varie sostanze chimiche che secernono nel sangue le glandole pe-
riferiche; tutti i sistemi telemetrici che ricevono le correnti elettriche provenienti dalle
coppie bilaterali degli organi di senso periferici, le proiettano sulle due aree controlate-
rali della corteccia cerebrale e di qui le riuniscono in una sola immagine al centro psi-
co-fisico del cervello, rendendo così possibile la stereoscopia delle immagini sensitive
e la indicazione del punto dello spazio da cui provengono le corrispondenti onde di spa-
zio fluido, che hanno eccitato meccanicamente gli organi sensori interessati.

Oltre alla fisiologia elettronica degli organi citati, ha scoperto anche qualche altra cosa
di interesse eccezionale nel cervello?
- Si - ha risposto Todeschini - Ho scoperto i quattro centri psicofisici disposti al centro
del telencefalo, le cui oscillazioni elettromagnetiche suscitano direttamente nella psi-
che, in aree separate, rispettivamente le sensazioni comuni, i particolari simboli del
linguaggio scritto, la fonetica delle parole orali e quello dal quale essa telecomanda gli
organi di moto periferici. La psiche, quindi, benchè immateriale, ha sede di percezio-
ne ed azione in questi quattro centri cerebrali, e ciò è comprovato dal fatto che solo in
essi arrivano e si accentrano le correnti elettriche, che provengono da tutti gli organi
periferici di senso, che essa trasforma in sensazioni; solo da essi partono verso la peri-
feria le linee nervose atte a trasmettere le correnti elettriche, destinate a teleazionare i
corpuscoli in moto delle varie membra del corpo umano.
La psiche perciò è il comandante supremo del corpo umano e, stando davanti ai quattro
centri cerebrali suddetti, si serve dei ricevitori ivi collocati per suscitare in se stessa sen-
sazioni che la informano sul mondo fisico oggettivo esterno, e si serve dei trasmettitori
per manifestarsi in esso con movimenti, perchè noi non possiamo esprimere il nostro pen-
siero, nè compiere azioni, se non muovendo il nostro corpo, o qualche sua parte.

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Ma poichè io ho dimostrato che luce, elettricità, calore, suono, odore, sapore, forza, so-
no irreperibili sia nella materia del mondo fisico oggettivo, sia in quella del corpo uma-
no, poichè tale materia è costituita solo di spazio fluido in movimento, ne segue che le
manifestazioni predette sono sensazioni intellettive immateriali, come le idee, che sor-
gono esclusivamente nella psiche, la quale deve perciò essere anche essa immateriale,
cioè di natura spirituale. La psiche, dunque, si identifica con l’anima, e poichè ho di-
mostrato che le sensazioni, i moti volontari, la coscienza, la memoria, il pensiero e il ra-
ziocinio, sono sue esclusive attività, queste costituiscono le prove sperimentali dirette
della di lei esistenza, il che ci conferma ciò che la religione ci insegna da millenni.

Immateriale, cioè spirituale. Ecco un punto da chiarire, professore.


- Qualsiasi grano di materia - ha affermato Todeschini - anche la particella più pic-
cola, occupa un certo volume. Gli esseri spirituali e tutte le loro attività, non essendo
per definizione materiali, non devono occupare spazio, pur durando nel tempo. Così,
ad esempio, la luce, l’elettricità, il calore, il suono, l’odore, il sapore, la forza, essen-
do sensazioni mentali soggettive del nostro spirito, non occupano volume, benchè le
oscillazioni di spazio fluido o di materia del mondo oggettivo che provocano in noi ta-
li sensazioni, occupano un volume e si trasmettono nello spazio. Anche il pensiero, es-
sendo una combinazione di ricordi di tali sensazioni, non occupa spazio, pur durando
nel tempo. Non si può infatti riempire una bottiglia di pensiero, nè di luce, nè di suo-
ni, nè di forze, ecc., nè si può vedere l’anima umana col microscopio o prenderla con
le pinzette, come pretenderebbero certi materialisti. Insomma io ho dato le dimostra-
zioni che esistono realtà materiali che occupano un volume e durano un certo tempo,
(come lo spazio fluido e tutti i suoi movimenti rotanti e oscillanti), ma esistono anche
realtà spirituali (come le sensazioni, il pensiero, l’anima umana, ecc.) che durano un
certo tempo senza occupare alcun volume. La condizione di esistenza di una realtà
materiale o spirituale, è che essa duri un certo periodo di tempo, perchè se non dura
nemmeno un istante, non esiste.

Ma quali sono le dimostrazioni dell’esistenza delle realtà spirituali?


- Le ho colte - ci ha spiegato Todeschini - in tre campi diversi, soprattutto in quello
fisico-matematico ed in quello fisioneurologico. Nel campo filosofico, ho considerato
che, mediante l’urto di due masse, si possono manifestare a noi suono, calore, elettri-
cità, luce, che non esistevano prima dell’urto in nessuno dei due corpi e perciò que-
sti non possono dare dopo ciò che prima non avevano. Nelle due masse invece sono
reperibili esclusivamente le loro accelerazioni e quelle dovute alle vibrazioni delle
molecole, degli atomi e degli elettroni che le costituiscono, ma non le sensazioni cor-
rispondenti, che sorgono solo nella nostra psiche. Nel campo fisico-matematico, con
una serie di equazioni ho dimostrato che la massa urtante non può trasmettere a quel-
la urtata forza, suono, calore, elettricità, luce, ed anche le equivalenti accelerazioni di
masse, perchè ciò porta all’assurdo matematico che una determinata forza sia eguale
ad una forza d’inerzia doppia di quella che l’ha generata; oppure all’assurdo fisico che

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da una forza d’urto unitaria se ne possa ricavare il doppio: una sotto forma di accele-
razione di massa urtata e l’altra sotto forma di suono, calore, elettricità, luce, che es-
sa sembra emanare. Per non cadere in questi due assurdi, bisogna quindi convenire
che nei corpi urtantesi è reperibile solo una delle due manifestazioni: o l’accelerazio-
ne delle masse, oppure le equivalenti quantità di forza, suono, calore, elettricità, lu-
ce. E poichè prima, durante e dopo l’urto noi troviamo come realtà oggettive speri-
mentali solamente le due masse, le loro accelerazioni e le oscillazioni dei loro atomi,
bisogna convenire che le altre manifestazioni citate sorgono esclusivamente nel nostro
spirito sotto l’apparenza di sensazioni, causate dalle vibrazioni che le masse urtanti
trasmettono al mezzo ambiente (aria o spazio fluido) e questo ritrasmette a sua volta
ai nostri organi di senso.
Nel campo fisioneurologico, infine, ho dato le dimostrazioni che quando la materia urta
contro i nostri organi di senso, provoca l’oscillazione dei loro atomi, i quali emettono co-
sì gli elettroni periferici, che vanno ad urtare gli atomi successivi, i quali a loro volta so-
no costretti ad emettere elettroni periferici, e così via. Perciò lungo le linee nervose si
propagano solo questi urti rapidissimi che, a secondo della loro intensità e frequenza,
pongono in vibrazione gli oscillatori dell’uno o dell’altro nostro organo di senso, e, quan-
do arrivano al cervello, suscitano nella nostra psiche le sensazioni corrispondenti. La co-
sìddetta corrente elettrica, compresa quella che percorre le linee nervose ed aziona gli
organi cerebrali ad esse collegati, non ha quindi, oggettivamente considerata, nulla di
elettrico, nè di luce, nè di calore, nè di suono, nè di sapore, nè di odore, nè di forza, es-
sendo solamente una successione rapidissima di urti. Se noi invece percepiamo tali sen-
sazioni vuol dire che nei nostri centri cerebrali esiste un’entità (psiche) che trasforma ta-
li urti rapidissimi in sensazioni. Ma se tale psiche fosse costituita di materia, questa, ri-
cevendo gli urti corpuscolari citati, non potrebbe che trasmetterli alle proprie particelle
costituenti. Poichè invece essa trasforma tali urti materiali in sensazioni intellettive, che
sono irreperibili nel mondo fisico, vuol dire che essa è immateriale, cioè di natura spiri-
tuale, come lo sono infatti anche le sensazioni, forze comprese, sue specifiche attività.
L’enorme importanza di questa duplice dimostrazione, non sta solo nel fatto che per la
prima volta si è riusciti a provare, con argomenti esclusivamente scientifici, l’esisten-
za di un essere spirituale, la nostra anima; ma sta anche nel fatto che ci consente di
credere e comprovare pure l’esistenza di altri esseri spirituali e di Dio, smentendo la
tesi che nell’universo non vi siano altro che realtà materiali. Infatti poiche tutte le for-
ze sono sensazioni irreperibili nel mondo fisico oggettivo, sono realtà di natura spiri-
tuale reperibili perciò unicamente in entità spirituali e poichè esse entrano in tutte le
relazioni della dinamica del Cosmo, noi non possiamo più negare che esse costituisco-
no le azioni di cui il mondo spirituale si serve per agire su quello fisico.

Allora le 10 equazioni psico-fisiche da Lei trovate sono valide sia leggendole da destra a
sinistra e viceversa?
- Infatti - ha ripreso il prof. Todeschini - la prima di tali equazioni (F = ma), letta da si-
nistra a destra ci dice che la nostra anima emettendo una sensazione di forza (F), scate-

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na una corrente elettrica lungo il nervo che fa muovere una delle nostra mani per spo-
stare un corpo, cioè per imprimere alla sua massa (m) un’accelerazione (a). Letta da de-
stra a sinistra ci dice invece che una massa (m), subendo una decelerazione (a) contro il
nostro corpo, produce una corrente elettrica che la psiche trasforma in sensazione di for-
za (F). Ma le piccole forze della nostra anima non possono che scatenare la poca ener-
gia concentrata nella materia grigia della spina dorsale, che non è certo sufficente a
muovere tutte le masse dell’Universo e perciò bisogna ammettere che le forze immen-
se necessarie a questo scopo provengono da entità spirituali ben più potenti dell’anima
umana. All’origine l’Universo era una immensa distesa di spazio fluido immobile. Ad
esso sono state applicate, da parte del mondo spirituale, le forze che ne hanno quindi
prodotto tutti i movimenti particolari vorticosi e ondosi nei quali, come ho dimostrato,
si identificano tutti i fenomeni del mondo fisico. La conservazione della quantità di mo-
to (mv) in questo mondo è quindi dovuta alla conservazione dell’equivalente impulso
delle forze (F) corrispondenti da parte del mondo spirituale nel tempo (t). Si verifica
perciò l’equivalenza Ft = mv. Più chiaramente, nell’Universo il movimento dello spa-
zio fluido si può solamente trasferire da un punto all’altro, ma non si può nè creare nè
distruggere la sua quantità totale, che resta costante. Bisogna quindi convenire che il
movimento non si è creato da sè dentro l’Universo, ma vi è stato provocato da una cau-
sa esterna ad esso. La causa è costituita appunto dalle forze immateriali del mondo spi-
rituale e la loro permanente applicazione nel tempo, provoca la costanza della quanti-
tà di moto dell’Universo. La causa prima del movimento, essendo esterna all’Universo,
è quindi trascendente, ed essendo immateriale, è di natura spirituale.
Si arriva così alla certezza scientifica sperimentale dell’esistenza dell’anima umana, del
mondo spirituale e di Dio, perchè è solo da queste tre entità che possono essere emesse
le forze. E poichè fra queste si annoverano anche quelle che provocano i particolari mo-
vimenti, nei quali si identificano tutti i fenomeni fisici, l’esistenza di questi ultimi impli-
ca quella di Dio come causa prima dell’Universo. Così non solo le realtà immateriali, co-
me le sensazioni, la coscienza, il pensiero, il raziocinio, ma anche le realtà materiali del
Cosmo ci dimostrano l’esistenza dell’anima umana, del mondo spirituale e di Dio.

Allora la caratteristica fondamentale, che distingue la sua teoria da tutte le altre, è per-
ciò quella di aver scoperto e date le dimostrazioni fisico-matematiche e sperimentali che
la luce, l’elettricità, il calore, il suono, l’odore, il sapore e le forze, sono tutte manifesta-
zione di natura esclusivamente spirituale?
- Proprio così - ha confermato Todeschini. Poi ha concluso: l’esistenza e la volontà del
Creatore si manifesta a noi nella infinità genialità delle leggi che coordinano e dirigo-
no le forze spirituali a muovere lo spazio fluido in quei particolari modi atti a produr-
re tutti i fenomeni fisici del mondo inorganico ed organico, sino al corpo umano, in mo-
do che essi conseguano tutte quelle finalità che Egli desidera; finalità che ogni giorno
l’uomo scopre sempre più numerose nel Creato. L’anima umana invece, pur non poten-
do infrangere tali leggi fisiche, può sfruttarne la conoscenza per il suo benessere mate-
riale o spirituale, o per fini nettamente opposti, avendo essa il libero arbitrio di usare la

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strumentazione organica del corpo umano posta a sua disposizione, nel modo che crede,
secondo il libero arbitrio concessole da Dio. Seguendo poi la catena degli indici irrever-
sibili della finalità, che dagli astri scende agli esseri dei regni minerale, vegetale e ani-
male sino al corpo umano, ho dimostrato che scopo ultimo dell’Universo risulta quello di
consentire l’esperienza terrena all’anima umana. Universo e corpo umano risultano così
mezzi di difesa per l’anima umana. Ma dal fatto che ogni complesso di difesa implica
un’intelligenza che lo abbia ideato, costruito e coordinato, in modo che ogni sua parte
e nel suo insieme risponda a quei precisi scopi di difesa automatica o comandata che
gli vengono riscontrati, si deduce che l’esistenza dell’Universo e del corpo umano di-
mostrano quella di una Mente Onnisciente, che li ha ideati, creati e li mantiene nel
tempo. Ne segue ancora che, poichè ogni mezzo di difesa a comando implica un’intel-
ligenza che lo usi ed a cui serva, l’esistenza del corpo umano in azione dimostra l’esi-
stenza dell’anima umana che lo guida ed a cui serve. Tale anima ha la facoltà non so-
lo di percepire sensazioni e far compiere al corpo moti volontari, al fine di conservar-
lo in vita, ma anche quello di ricordare quelle sensazioni, combinarle variamente per
formare il pensiero, comprendere, ideare ed esprimersi in linguaggio convenzionale
orale, scritto o figurato, sì da giungere al raziocinio astratto, al fine di intendere non so-
lo i fenomeni naturali e di ogni altra specie, ma soprattutto di giungere a scoprire l’e-
sistenza di sè stessa, del mondo spirituale e di Dio, onde orientarsi verso di Lui eter-
namente. Insomma, nelle mie pubblicazioni ho dato le dimostrazioni che a Dio si va per
le vie della Fede e per quelle della vera Scienza e anche a Lui ci portano i Sacri Testi
e il gran libro dell’Universo. Marco Todeschini.

Todeschini: è necessario unificare il linguaggio per evitare la Babele delle


conoscenze scientifiche. Dalle scoperte dello scienziato bergamasco le applicazioni
più progredite (La Domenica del Giornale di Bergamo, 13 giugno 1971).
Vi è un modo di dialogare senza aspettare la battuta dell’interlocutore. E’ il modo del
prof. Todeschini. Con lui si possono passare, senza accorgersene, ore ed ore per avere
alla fine l’impressione di aver conversato, di aver formulato domande e di avere otte-
nuto risposte. Domande e risposte, in realtà, se le fa tutte Todeschini. Non soltanto per-
ché sa cogliere, nel momento giusto, le domande che gli possono essere poste: ma an-
che perché si è trovato per primo ad affrontare il più grosso problema del nostro tem-
po, che è poi quello di riuscire a farsi capire da tutti, con un linguaggio comprensibile
a tutti. Le sue teorie scientifiche, infatti, non sono soltanto per quei pochi che sanno di
fisica, o per quegli altri che sperimentano la medicina o la chimica o si dedicano ad una
delle tante discipline scientifiche senza sapere l’uno dell’altro. Le sue teorie riguardano
tutti. Gli è successo, più volte, di parlare, ad esempio, con un medico e di non essere
inteso perché i medici usano parole diverse dai fisici o dai chimici pur volendo indi-
care la stessa identica cosa. “Siamo in una Babele del linguaggio – dice Todeschini –
e già sarebbe molto se riusciamo, sin dai banchi di scuola, ad usare tutti le stesse pa-
role per indicare le stesse cose” Gli abbiamo chiesto: vi sono valide prospettive perché
gli scienziati riescano a parlare un unico linguaggio?

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“Le prospettive - ci ha risposto - sono assolutamente insufficienti sia perché non si


conosce la genesi della pluralità del linguaggio scientifico, sia perchè non si valuta il
danno enorme che essa apporta. Sarà pertanto utile conoscere la prima e valutare il se-
condo. L’uomo ha ideato tante scienze differenti, quanti sono i suoi organi di senso. Co-
sì è sorta l’ottica, perché abbiamo l’organo della vista e abbiamo creduto erroneamen-
te che luce e colori siano realtà fisiche oggettive. È sorta l’acustica, perché abbiamo
l’udito ed abbiamo ritenuto che il suono e i rumori ci provengano dal mondo a noi cir-
costante. E’ sorta la termodinamica, perché abbiamo dei corpuscoli di Krauser, che tra-
sformano vibrazioni atomiche incidenti sulla nostra epidermide in correnti elettriche,
le quali, trasmesse al cervello tramite linee nervose, suscitano nella nostra psiche sen-
sazioni di calore. È sorta l’elettrotecnica, perché abbiamo corpuscoli di Dogiel, che su-
scitano nel nostro spirito la sensazione di una rapidissima sequenza di urti, sensazione
che abbiamo chiamata “elettricità”. È sorta una dinamica, perché abbiamo organi di tat-
to, che sollecitati da urti materiali, suscitano nella nostra anima la sensazione di forza.
Se invece si fosse potuto dimostrare scientificamente, come ho fatto io, che tutte le sen-
sazioni sorgono esclusivamente nel nostro spirito quando la materia solida, liquida, gas-
sosa o sciolta allo stato di spazio fluido dinamico viene ad urtare contro i nostri organi
di senso, si sarebbe compreso subito che l’unico fenomeno del mondo fisico oggettivo è
il movimento dello spazio fluido, primogenita sostanza dell’Universo, e si sarebbe fatta
una scienza unitaria, la spaziodinamica. Il non aver tenuto conto che le sensazioni sono
irreperibili nel mondo fisico oggettivo, ha smembrato quindi la scienza in tante branche
diverse quanti sono i nostri organi di senso, suddividendo poi ciascuna di esse in cen-
tinaia di specialità slegate l’una dall’altra ed impossibili a collegarsi tra di loro per l’er-
metismo dei concetti, dei simboli matematici, dei vocaboli e della semantica, istituiti
per ciascuna. Poiché in tal modo i singoli cultori di esse parlano idiomi incomprensibi-
li l’uno all’altro e non ritengono di poter unificare il linguaggio senza infrangere il rigo-
re scientifico, la portata e il significato preciso dei loro concetti, si trovano ora nell’in-
capacità di intendersi per armonizzare e integrare le loro specifiche dottrine e per ela-
borare quella scienza cosmica unitaria che è nell’aspirazione umana da secoli; si trova-
no cioè nella condizione dei costruttori della torre di Babele, che per la diversità e la
confusione prodotta nelle loro favelle, dovettero abbandonare l’opera iniziata. Se al nu-
mero delle lingue parlate nel mondo si aggiunge quello delle varie specialità, diventa
quasi impossibile per gli scienziati intendersi fra di loro, a fondo ed esaurientemente,
come richiesto dalle miriadi di problemi che richiedono la coordinazione di tutti i feno-
meni naturali in un’unica scienza cosmica. Il disegno unitario del Creato è stato smi-
nuzzato in tanti pezzi, sì che ora pare follia volerlo ricomporre e renderlo comprensibi-
le a tutti nelle sue varie parti e nel suo insieme meraviglioso. La prima norma che sca-
turisce da tale analisi è questa: per unificare la scienza bisogna anzitutto unificare il lin-
guaggio. Ho impiegato 50 anni della mia vita per raggiungere questa duplice unifica-
zione. Lo studio unitario della scienza deve partire – afferma Todeschini – dalla cultu-
ra di ogni ragazzo, perché soltanto avendo l’esatto concetto scientifico sarà poi possibi-
le progredire in modo rapido nella conoscenza delle singole discipline. Lo ha potuto spe-

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rimentare con alcuni universitari bergamaschi che si erano rivolti a lui dopo aver subi-
to più di una bocciatura negli esami di fisica. Quegli studenti riuscirono a superare bril-
lantemente le prove successive. Un giorno, il prof. Todeschini si vide arrivare in casa il
loro docente universitario che, senza tanti preamboli, disse di voler sapere in quale mo-
do era riuscito a far capire la fisica a quel gruppetto di asini. Il prof. Todeschini lo invi-
tò nel suo studio e, facendogli omaggio della sua opera fondamentale “La Teoria delle
apparenze”, gli raccomandò di leggerla, assicurandolo che poi lo avrebbe saputo.
Abbiamo chiesto al prof. Todeschini: si può giungere allo studio unitario della scienza?
“Sono già arrivato – ci ha risposto – ad una scienza cosmica unitaria, madre di tutte le
altre. Basterà che sia studiata e applicata dai cultori dei vari settori dello scibile e che
essi la tengano presente come una carta geografica del mondo per vedere quali zone
necessitano ancora di essere esplorate e come la scoperta fatta in un settore scientifi-
co interessi gli altri settori”.
In vari Congressi Scientifici Internazionali, la Psicobiofisica di Todeschini è stata giu-
dicata la più chiara, logica, vasta e profonda sintesi cosmica possibile ai nostri giorni
e in perfetta rispondenza con i dati analitici e sperimentali sinora conseguiti nelle va-
rie scienze. Collaudata sui sicuri banchi di prova dell’Universo, la sua attendibilità è
risultata indiscutibile per la seguente duplice serie di conferme reali:
a) Dall’equazione unica della fluidodinamica, sulla quale si basa, sono state dedotte
tutte le leggi che riguardano la fisica nucleare ed atomica, la chimica, l’ottica, l’acu-
stica, l’elettromagnetismo, la termodinamica, l’astronomia, le azioni e reazioni tra onde
e corpuscoli. Tali leggi, ricavate per la prima volta dalla dinamica classica, seguendo
una chiara catena di cause ed effetti, corrispondono a tutte quelle dedotte empirica-
mente nei vari settori della scienza.
b) Con chiare azioni fluidodinamiche, essa svela le modalità con le quali si svolgono e
sono collegati tra di loro tutti i fenomeni naturali; spiega il significato fisico di molte
equazioni astruse, determina la tecnologia elettronica del sistema nervoso, sinora sco-
nosciuto, in perfetta armonia con i dati sperimentali della neurologia.
Dai suoi principi sono state dedotte centinaia di applicazioni di pratica utilità. Di que-
ste conferme ricordiamo le più importanti e significative.

Struttura dell’atomo
Nel 1952, all’Università di Princeton, si è ottenuto l’equivalente matematico di una ri-
presa col rallentatore della disintegrazione dell’atomo. Con l’ausilio di una calcolatrice
elettronica che ha compiuto 12 milioni di operazioni, si è ottenuta la descrizione, istan-
te per istante, della disintegrazione dell’atomo di plutonio e si è così potuto accertare che
essa si effettua come quella di una goccia d’acqua, proprio come previsto dalla “Teoria
delle apparenze” di Todeschini, nella quale è dimostrato che l’atomo è una sfera di spa-
zio fluido in rapidissima rotazione su se stessa, avente la caratteristica dei liquidi.

Marco Todeschini, l’anti Einstein, da Il bergamasco, n. 6, giugno 1974.

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Struttura del nucleo


La disintegrazione del nucleo atomico atomico ha dimostrato che questo è costituito di
una sfera di spazio fluido suddivisa, come una cipolla, in tanti strato concentrici aventi
velocità di rotazione superluminosa, come previsto dalla fluidodinamica universale di To-
deschini. Il noto fisico Aage Bohr in questi ultimi anni ha dimostrato che tale struttura è
la sola che spiega bene le caratteristiche di tutte le particelle costituenti (nucleoni).

Omogeneità di tutte le particelle materiali


Al Congresso dei Premi Nobel di Lindau, svoltosi nel 1956, il celebre fisico Heisem-
berg annunciava che il comportamento dei corpuscoli subatomici non può essere spie-
gato se non ammettendo che essi siano costituiti di un’unica sostanza omogenea, siano
cioè sfere di spazio fluido in rapidissima rotazione su sé stesse, come da Todeschini
scoperto molti anni prima. Il premio Nobel Yukawa, alla Conferenza dell’atomo di Gi-
nevra del 10 giugno 1958, asseriva poi che, in base agli esperimenti di Hofstandler,
questa tesi riceveva conferma inoppugnabile.

Natura delle forze subatomiche


Nel 1953 Fermi, nell’ottenere artificialmente i mesoni bombardando con particelle l’a-
tomo di berillio, ha accertato che il nucleo di tale elemento manifestava forze di attra-
zione sconosciute, molto più grandi e di natura diversa di quelle attribuibili ad un cam-
po di gravità o elettromagnetico, il che veniva a confermare che la forza centrifuga, svi-
luppata dalle particelle che rivoluiscono intorno al centro del nucleo, è controbilan-
ciata dalla spinta centripeta del campo sferico rotante di spazio fluido in cui sono im-
merse. Poiché gli strati sferici rotanti di tale campo hanno velocità ultraluminose, la
forza centripeta che essi esercitano sulle particelle in essi immerse è molto più grande
e diversa di quella di un campo gravitico ed elettromagnetico. Viene così svelato e con-
fermato che la misteriosa natura delle forze nucleari è di carattere fluidodinamico.

Orologi atomici
Nelle pubblicazioni di Todeschini si dimostra che ogni atomo ha una sua frequenza
particolare di oscillazione, in quanto le forze centrifughe, sviluppate dagli elettroni nel
rivoluire attorno al suo centro, danno luogo, per il teorema di Galileo Ferraris, ad una
forza risultante alterna, che sposta periodicamente il baricentro dell’atomo stesso. Nel
1953, il prof. Lyons (USA), basandosi su tale concetto, trasformò le oscillazioni dell’a-
tomo in vibrazioni elettriche, ed amplificandole ha costruito l’orologio atomico che con-
sente di misurare il miliardesimo di secondo.

Disparità nelle interazioni atomiche


La fluidodinamica di Todeschini ci dice che un atomo ruotante su sé stesso immerso
nella corrente circolare fluida, che costituisce il campo magnetico, per effetto Magnus,
è soggetto a una spinta scomponibile in tre forze ortogonali tra di loro: magnetica, elet-
trica, gravitica. Invertendo il senso del campo magnetico, varia pure quello della forza

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elettromotrice, che sollecita gli elettroni periferici ad uscire dall’atomo, producendo


così una corrente diretta in un senso o nell’opposto. Se il campo magnetico non viene
invertito, la corrente elettrica conserva sempre la stessa direzione e verso. Basandosi
su tale meccanismo, due giovani scienziati cinesi, Yang e Lee, immerso in un campo
magnetico l’atomo di cobalto 60, constatavano infatti che questo emetteva elettroni in
una sola direzione e verso, e ciò in netto contrasto con il cosiddetto principio di pari-
tà, secondo il quale avrebbero dovuto uscire elettroni in tutte le direzioni. Ai due gio-
vani sperimentatori nel 1927 venne perciò attribuito il Premio Nobel.

Potenziatore radio
Il valoroso e dotto colonnello dell’arma delle Trasmissioni, Borgognone Emmanuele,
già professore titolare alla cattedra di elettrotecnica alla Scuola di Applicazione del
Genio di Torino, nel 1951, in base ai principi della fluidodinamica universale di Tode-
schini, ha ideato, costruito e sperimentato con esito positivo un’antenna a spirale di
grande rendimento, che applicata sopra un’autoradio militare ne aumentava la portata
normale di circa 15 volte. Tale antenna nel 1960 veniva adottata anche nella marina
degli USA. Il col. Borgognone ha effettuato altresì numerosi esperimenti sulla aberra-
zione magnetodinamica dei raggi catodici e sulle modalità di trasmissione della luce,
rielaborando l’elettrotecnica e l’ottica sulle basi della fluidodinamica. I risultati di tali
ricerche teoriche e sperimentali sono stati da lui esposti in un libro intitolato: “La real-
tà fisica dei fenomeni elettrici, magnetici, luminosi”.

Movimenti della Via Lattea


Nel 1953 è stato comunicato dall’Osservatorio astronomico di Monte Palomar che, me-
diante il telescopio Schmidt di 48 pollici e quello gigante da 200 pollici, si è potuto ac-
certare che l’immenso disco della nostra Galassia è costituito da strati anulari che ruo-
tano intorno al centro della Via Lattea stessa con velocità decrescenti verso la perife-
ria, seguendo il meccanismo e le leggi cosmogoniche, che furono a suo tempo previste
nella Teoria delle Apparenze.

Respiro dell’Universo
L’astronomo Humason ha potuto osservare da Monte Wilson, che la velocità di allonta-
namento delle nebulose va crescendo in funzione della loro distanza da noi. Ciò ha por-
tato a credere che lo spazio cosmico si espanda, ma la “Teoria delle Apparenze” ci
spiega invece che il fenomeno è dovuto al fatto che gli ammassi astrali osservati stan-
no percorrendo le immense semi-orbite, che vanno dal perielio all’afelio. Quando
avranno raggiunto questo punto di maggior distanza dal centro attorno al quale rotori-
voluiscono, essi torneranno a percorrere la semi orbita opposta, che li avvicina a noi, e
sembrerà allora ai nostri tardi pronipoti che l’Universo si contragga. Il pulsare dello
spazio cosmico è solo un’apparenza, perché esso non si allarga né si restringe, come
credeva erroneamente Einstein, ma sono i corpi in esso contenuti, che si allontanano o
si avvicinano a noi, che ci danno questa illusione.

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Cosmogonia
I professori Hoyle e Lyttleton dell’Università di Cambridge hanno scoperto con l’os-
servazione astronomica, che la maggior parte della materia dell’Universo non si trova
concentrata nei corpi celesti, ma bensì nella tenue sostanza interstellare, nella quale
sono immersi. Questa è composta da atomi d’idrogeno così distanti l’uno dall’altro che
nemmeno nel vuoto pneumatico più spinto è possibile ottenere artificialmente. I due
scienziati hanno potuto constatare che le galassie sono costituite da immensi vortici
di tale gas, vortici che formano le stelle e i pianeti e li trascinano in movimento. Que-
sta è un’altra grande conferma sperimentale della cosmogonia sostenuta dalla “Teoria
delle Apparenze” e dalle sue leggi. Infatti questa dimostra che i sistemi astronomici
sono costituiti da immensi campi rotanti centro-mossi di spazio fluido, tra i cui strati
sferici concentrici si generano, per accartocciamento, gli ultramicroscopici campi ro-
tanti degli atomi di idrogeno, che per effetto Magnus sono costretti a seguire le im-
mense traiettorie a spirale che sono state osservate. La teoria in parola spiega quindi
sia che gli atomi di idrogeno delle galassie, pur essendo tanto distanti l’uno dall’altro,
seguono le traiettorie a spirale, perché sospinti dal vortice di spazio fluido in cui so-
no immersi, sia come tali atomi non sorgono dal nulla, ma sono generati tra le spire
del vortice galattico.

Protesi di arti azionati dal cervello del malato


La “Rivista degli infortuni e delle malattie professionali” del dicembre 1967, edita a
Roma, porta un articolo del dott. Marchini della Sovrintendenza Medica dell’Inail, che
a pagina 969, così si esprime: “a questo punto piacemi ricordare che gli studi iniziati
dal fisico Nightingale, poi in parte concretizzati dal prof. Walzer di Washington, sulle
possibilità di captare gli impulsi elettrici trasmessi dal cervello alle terminazioni ner-
vose periferiche per far azionare gli arti artificiali applicati ad individui mutilati, sono
stati effettuati sulla base della tecnologia elettronica del sistema nervoso svelata dallo
scienziato italiano Todeschini circa venti anni orsono”.
A questo significativo ed autorevole riconoscimento, aggiungiamo solo che questi ap-
parecchi, indispensabili ad alleviare le gravi menomazioni fisiche e le sofferenze di
tanti mutilati, sono ora realizzati su scala industriale sia in Italia che all’estero. Da noi
sono infatti costruite dalle Officine Ortopediche del Centro Inail di Rieducazione Fun-
zionale di Vigorso in Budrio (Bologna).

Odorimetro
Nel 1969, l’Istituto di Tecnologia di Chicago ha messo a punto un apparecchio capace
di riconoscere gli odori e misurarne l’intensità. Esso è basato sulla tecnologia elettro-
nica dell’olfatto, svelata e descritta a pagina 669 della Teoria delle Apparenze e a pa-
gina 129 della Psicobiofisica di Todeschini.

Apparecchio per magnetoterapia


Il prof. G. Oldano dell’Università di Torino, nel 1963, basandosi sulla fisiologia elet-

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tronica del sistema nervoso scoperta dal Todeschini, ha costruito un apparecchio per
magnetoterapia. Esso è costituito da un grande solenoide che, alimentato da una cor-
rente elettrica, produce nel suo vano interno cilindrico un campo magnetico. L’amma-
lato viene introdotto nel vano del solenoide disteso sopra una barella scorrevole e in tal
modo vengono indotte nelle sue linee nervose correnti elettriche atte ad eccitare le
glandole che secernono così un più alto tasso delle sostanze chimiche da loro prodotte
e versate nel sangue, onde ristabilire la salute. L’apparecchio è stato descritto dal suo
inventore in un libro intitolato: “L’essere, L’universo, L’uomo”, nel quale, a pagina 19,
riferendosi alla teoria di Todeschini, scrive: “Essa è la sinfonia dell’Universo accorda-
ta sul numero, ed in essa il pensiero dello scienziato giganteggia, novello Orlando, nel-
la lotta contro le tradizioni errate e contro il mito. A lui potrei ben dire: Tu sei il mio
maestro e il mio autore”.

Apparecchio di lettura per i ciechi


La Westinghouse di Pittsburg ha costruito un apparecchio, contenuto in un astuccio,
che passando sulle parole stampate di libri e giornali le pronunzia in linguaggio sono-
ro, permettendo così ai ciechi di leggere. L’apparecchio è basato sulla tecnologia degli
organi della vista e della favella, e del loro automatico abbinamento all’atto della let-
tura, come esposto nella Psicobiofisica.

La vista ai ciechi e l’udito ai sordi


Il prof. Wendel Krieg, della Northwestern University, con impulsi elettrici applicati in
opportune località della corteccia cerebrale, è riuscito a far vedere lampi di luce ai
ciechi e a far sentire rumori ai sordi. Questi esperimenti sono stati basati sulla fisio-
logia elettronica dell’organo della vista e dell’udito, svelata da Todeschini, e la con-
fermano in pieno.

La centrale elettrica del corpo umano


Nel 1969, alcuni biologi degli USA, hanno annunciato di aver scoperto la centrale elet-
trica del corpo umano. Secondo loro, ogni mitocondrio sarebbe una centrale e poiché
in ogni cellula vi sono fino a 50 mitocondri, così avremmo miliardi di centrali elettri-
che, dislocate in ogni punto del nostro corpo dentro le sue cellule. Ma come abbiamo
visto nelle interviste precedenti, la scoperta della centrale elettrica del corpo umano è
già stata fatta 40 anni or sono da Todeschini, porta il numero d’ordine 684 ed è enun-
ciata sulla Teoria delle Apparenze, in grassetto per distinguerne l’importanza. Ivi è di-
mostrato che tale centrale è costituita dalla materia grigia della spina dorsale, perché
essa è formata da miliardi di neuroni, ciascuno dei quali funziona come una pila vol-
taica e perciò collegati insieme in numero diverso in parallelo od in serie sono atti a
fornire tutte le specifiche differenze di potenziale ed intensità di corrente richieste per
azionare i diversi organi di senso, di moto e di regolazione, le cui linee nervose infatti
affluiscono tutte ad essa per attingere l’energia elettrica indispensabile. Se fosse vero,
invece, che ogni cellula ha 50 centrali, poiché le cellule sono dislocate in ogni punto

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del corpo, ogni organo nervoso attingerebbe elettricità localmente. Non vi sarebbe bi-
sogno quindi di trasferire elettricità da un punto all’altro del corpo umano, né di linee
conduttrici, né che esse affluiscano tutte alla spina dorsale, come invece si verifica nel-
la realtà. La constatazione dei biologi americani, che ogni cellula è sorgente di elettri-
cità, è tuttavia una conferma sperimentale della scoperta di Todeschini che le cellule
neurotiche funzionano come pile voltaiche.

Cuore elettrico
È noto che il cuore fu sempre considerato una pompa aspirante-premente, atta a far
circolare il sangue nelle vene e nelle arterie, ma nessuno ha pensato che tale pompa,
come quelle artificiali, necessitasse di un motore per essere posta in azione. Tode-
schini, da buon ingegnere, oltre che neurologo, ha subito cercato di colmare questa la-
cuna e ha scoperto che il cuore è azionato dai corpuscoli Pacini, i quali funzionano da
motorini elettrici pulsanti azionati costantemente dalla corrente elettrica che provie-
ne loro dalla materia grigia della spina dorsale, tramite apposite diramazioni nervose.
La scoperta dello scienziato italiano passò quasi inosservata tra le 830 da lui fatte ed
esposte nella Teoria delle Apparenze nel 1949. ma nel 1952 in base ad essa il prof.
Cattaneo, ordinario di patologia chirurgica all’Università di Torino, ha potuto risusci-
tare un colpito a morte da paralisi cardiaca, applicandogli un circuito elettrico, che
comprendeva in serie un generatore di corrente sinusoidale, il cuore e la spina dorsa-
le, costituendo così un circuito come quello descritto a pagina 694 e 774 della Teoria
delle Apparenze. Lo stesso apparecchio denominato poi pace-maker è stato costruito e
utilizzato dal dr. Zoli della Harvard University, che nel febbraio del ’56 lo presentò al
106° Congresso della Società di Medicina Americana, come scoperta propria, senza
accennare ai suoi precursori. Da allora, scienziati di tutto il mondo, ignorandosi l’un
l’altro, sono pervenuti a costruire un portentoso pace-maker, il quale non ha bisogno
di batterie, perché si carica automaticamente captando, con uno speciale amplificato-
re, l’energia elettrica del muscolo cardiaco, anche quando questo è fermo. Molti, che
non hanno ancora letto le pubblicazioni di Todeschini, ignorano di che natura sia ta-
le elettricità e da dove proviene.

Elettrofonia
Nel 1952 il matematico E. Hussac ed il neurologo Paget del laboratorio della Sorbona
in Parigi, dopo aver anestetizzato un cane, gli hanno messo a nudo la cartilagine tiroi-
dea e isolando un tratto ricorrente della laringe, hanno applicato alle sue estremità due
reofori con una differenza di potenziale di un volt e con 100 scariche elettriche al se-
condo sono riusciti a far vibrare la corda alla stessa frequenza della corrente usata. Co-
sì è stato dimostrato sperimentalmente che le corde vocali non vibrano a causa del pas-
saggio dell’aria nella laringe, ma per effetto degli impulsi elettrici che provengono lo-
ro dal cervello, tramite le fibre nervose relative. La frequenza delle vibrazioni delle cor-
de vocali, e perciò la modulazione delle note e della voce, dipende quindi dalla cor-
rente elettrica provocata nei centri psico-fisici dalle forze alterne emesse dalla nostra

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psiche. La tecnologia elettronica della fonazione scoperta da Todeschini riceve perciò


da questi esperimenti una brillante conferma.

Circuiti elettroregolatori delle ghiandole secretive


Al Congresso Internazionale Anticancro, svoltosi a Cassano Jonio nel novembre del
1969, il prof. F. Bortone di Roma ha comunicato che la grande scoperta di Todeschi-
ni dei circuiti nervosi, che regolano elettricamente ed automaticamente dal cervello
la percentuale delle sostanze chimiche prodotte e versate nel sangue dalle migliaia di
ghiandole, dislocate nelle varie parti interne del corpo umano, ha permesso oggi di-
chiarire la genesi di molte malattie, cancro incluso, e di stabilire la terapia più sicu-
ra per la guarigione. Tali circuiti risultano costituiti dalle linee nervose elettriche che,
partendo dall’ipofisi nel cervello, scendono alle glandole periferiche e dalle vene del
sangue che risalgono all’ipofisi. Quando il sangue eccede o difetta di certe sostanze
chimiche, irrorando esso l’ipofisi, vi produce variazioni di correnti elettriche, che tra-
mite le linee nervose vanno a ritardare od accelerare l’azione secretiva chimica spe-
cifica delle varie ghiandole periferiche, le quali ripristinano così automaticamente l’e-
quilibrio chimico indispensabile all’ottimo svolgimento di tutte le funzioni vegetative
ed immunologiche. Quando per cause varie tale regolazione è insufficiente e difetto-
sa, appare chiaro che si possono ristabilire le normali funzioni in due modi diversi: o
introducendo nel sangue le sostanze chimiche mancanti (ingerendole per via orale,
oppure tramite iniezioni intramuscolari o endovenose, come prescrive la farmacotera-
pia), oppure facendo variare le correnti elettriche, che vanno ad eccitare le ghiando-
le periferiche, in modo da accelerare o ritardare la loro secrezione chimica di vitami-
ne, ormoni, cortisone, anticorpi, ecc., come si fa ora applicando opportuni campi elet-
tromagnetici al paziente. Il relatore ha comunicato che, seguendo tali concetti, da una
parte si sono trovati farmaci antiproliferativi, cioè inibenti la moltiplicazione cance-
rogena, quali le azoipriti, l’enzima, l’asparaginasi, la daunomicina, l’adriamicina, i
sieri biologici; dall’altra parte sono stati costruiti apparecchi di magnetoterapia, come
quelli del prof. G. Oldano in Italia e di A. Priore in Francia. “Ormai – ha concluso l’o-
ratore – in tutto il campo medico le pubblicazioni di Todeschini si sono dimostrate in-
dispensabili per comprendere a fondo la genesi di qualsiasi malattia e per ottenere più
rapide e sicure diagnosi e terapie. La scoperta degli elettroregolatori ipofisari auto-
matici era stata oggetto di una comunicazione al III Congresso di Endocrinologia svol-
tosi all’Università di Roma il 23.9.1966.

Nel Genio militare le più importanti ricerche (La Domenica del Giornale di Ber-
gamo, 13 giugno 1971),
Il prof. Marco Todeschini è nato a Valsecca in Valle Imagna il 25 aprile 1899, da Car-
lo ed Invernizzi Valentina. Ebbe la sventura di perdere la mamma un mese dopo la na-
scita e fu allevato perciò dalla zia materna Barbara sino all’età di due anni.
Venne poi trasferito in Emilia, prima a Brescello, presso i nonni, poi a Rolo presso il
padre, dove frequentò le elementari. A dieci anni entrò nel collegio Dante Alighieri in

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Casalmaggiore per frequentare le scuole medie. Conseguito il diploma dell’Istituto fi-


sico-matematico, a causa della Prima Guerra Mondiale, a soli 18 anni fu chiamato al-
le armi e destinato a frequentare il 1° Corso Allievi Ufficiali all’Accademia Aeronau-
tica al Palazzo Reale di Caserta, dove approfondì gli studi di fluidodinamica, materia
base che gli consentì poi di spiegare tutti i fenomeni fisici. Partecipò al primo conflit-
to mondiale quale tenente di complemento del Genio e pilota aviatore. Smobilitato al
termine della guerra, frequentò cinque anni d’università al Politecnico di Torino, con-
seguendo la laurea in ingegneria meccanica ed elettronica. Fra i suoi maestri, ricor-
diamo Luigi Einaudi, insegnate di economia politica ed industriale, Gustavo Colon-
netti, professore di meccanica razionale, che poi fu senatore e Presidente del Consiglio
Nazionale delle Ricerche, Camillo Guidi, luminare della scienza delle costruzioni, Val-
lari, elettrotecnico di fama mondiale, autore della celebre equazione sulla trasmissio-
ne delle oscillazioni elettriche che porta il suo nome. Ultimati gli studi regolari, Tode-
schini, frequentò poi un biennio postuniversitario, specializzandosi in vari rami della
fisica ed in fisioneurologia, conseguendo i relativi diplomi ministeriali di docente. Vin-
to un concorso per titoli ed esami, fu nominato capitano in servizio permanente al Cen-
tro Studi ed Esperienze del Genio Militare. Tale Ente di Stato era diretto da un centi-
naio di ufficiali laureati nelle varie discipline scientifiche ed era costituito da due gran-
di officine per la realizzazione dei modelli sperimentali, affiancate da due centri di ri-
cerche teoriche e pratiche muniti di rispettive biblioteche e di attrezzatissimi labora-
tori specifici di meccanica, fluidodinamica, termodinamica, elettronica, ottica, acusti-
ca, teletrasmissioni, ecc. Fu così che Todeschini permanendo vari anni alla direzione
di ciascuno di questi reparti, ebbe modo di approfondire ulteriormente i vari settori
della fisica, di realizzare varie invenzioni e di compiere una serie di ricerche teoriche
e sperimentali, che lo portarono alla formulazione delle sue teorie. Promosso per meri-
ti scientifici sino al grado di colonnello, venne nominato professore ordinario di mec-
canica razionale ed elettronica al biennio di ingegneria superiore S.T.G.M. in Roma.
Todeschini partecipò con importanti relazioni a vari Congressi Internazionali di Fisica
e Medicina. Così al Congresso di Como, svoltosi nel 1949, ebbe modo di conoscere i
premi Nobel E. Fermi, W. Bothe, V. Pauli, Heisemberg. Nel 1954, dietro invito di au-
torità accademiche elvetiche, tenne una serie di conferenze in Ginevra e altre città del-
la Svizzera. Nel 1956 il Presidente del Consiglio dei Ministri G. Bidault e il Ministro
della Pubblica Istruzione Petit della Francia invitarono Todeschini a svolgere un ciclo
di conferenze in Parigi e altre città francesi. I due statisti citati vollero partecipare an-
che al pranzo dato in suo onore dalle più alte autorità culturali. Egli venne allora no-
minato membro delle Accademie Scientifiche di S. Etienne, di Valence, del Circolo di
Fisica A. Dufour di Parigi, e gli venne conferita la cittadinanza onoraria di La Talau-
diere. Todeschini è stato insignito delle onorificenze di Ufficiale e Commendatore del-
l’Ordine “Al Merito della Repubblica Italiana” e di Cav. Uff., e Gr: Uff. della Croce d’I-
talia. È Membro d’Onore di 25 Accademie e Società Scientifiche italiane ed estere, ed
è stato proposto per il Premio Nobel. La sua biografia e le sue opere sono citate in va-
rie enciclopedie e dizionari in diverse lingue e nazioni. Le sue pubblicazioni fonda-

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mentali sono: “La teoria delle apparenze”, “La psicobiofisica”, “La chiave dell’univer-
so”, “l’unificazione della materia e dei suoi campi di forze”, “Esperimenti decisivi per
la fisica moderna”, “Scienza universale”. Todeschini da molti anni è domiciliato a Ber-
gamo in via Frà Damiano 20, assieme alla moglie Lina Ghisi e alla figlia Antonella

Rivelatori psicobiofisici realizzati sulle teorie del professor Todeschini. La co-


municazione dello scienziato bergamasco in un incontro a Milano - Sono apparecchia-
ture già avviate alla produzione industriale che consentono di svelare e misurare i moti
dello spazio fluido - Presentato nel corso della stessa riunione il “Trattato d’Agopuntura
Cinese” del dott. Martinelli nel quale le basi scientifiche dell’agopuntura vengono indi-
viduate nella psicobiofisica (Il Giornale di Bergamo, 19 ottobre 1973).
“Rivelatori psicobiofisici”, speciali apparecchiature direttamente derivate dalle teorie
dello scienziato bergamasco prof. Marco Todeschini, saranno presto posti in commercio.
Si tratta di apparecchi che consentono di svelare e misurare i moti continui ed alterni del-
lo spazio fluido che la psiche, il corpo umano, ogni essere vivente, le varie sostanze chi-
miche e le sorgenti delle diverse energie radianti producono nell’ambiente circostante.
Ne ha dato notizia lo stesso prof. Marco Todeschini nel corso di una conferenza scien-
tifica svoltasi alla terrazza Martini di Milano su due temi di grande attualità, “l’Ago-
puntura” e “la Psicobiofisica” e cioè la scienza cosmica universale elaborata dallo
scienziato bergamasco in cinquant’anni di studi, ricerche ed esperimenti. All’incontro
hanno partecipato numerosi e noti docenti universitari degli atenei di Bologna, Pado-
va, Pavia, Torino e Milano, oltre a molti neurologi, fisici ed ingegneri. Ha aperto la se-
duta il prof. Marco Marchesan, presidente della post-università, che con i suoi fre-
quentatissimi corsi poliennali di psicologia, d’ipnosi, di medicina psicosomatica e di
agopuntura cinese, ha portato l’Italia all’avanguardia in tali dottrine. Il prof. Marche-
san ha illustrato i motivi che lo hanno spinto ad aprire l’anno accademico della sua isti-
tuzione presentando il volume “Trattato d’Agopuntura Cinese” scritto dal dott. Giusep-
pe Martinelli, che è notoriamente uno dei maggiori studiosi europei di agopuntura. Il
dott. Martinelli, in particolare, ha scoperto le basi scientifiche dell’agopuntura nella
“psicobiofisica”, ideata dal prof. Todeschini, e ha così gettato un ponte che collega la
terapia orientale a quella occidentale. Il volume è stato quindi illustrato dal chirurgo e
gerontologo dott. Luigi Bagni che si è soffermato sui vari capitoli: storia dell’agopuntu-
ra, idee informatrici, leggi cosmologiche cinesi, concetti dell’energia del cielo, della ter-
ra e dell’uomo, pratica dell’agopuntura. Una settantina di pagine del volume sono de-
dicate alle conferme ed alle basi teoriche e sperimentali che l’agopuntura trova nella
“psicobiofisica” di Todeschini. Il presidente della società internazionale d’agopuntura,
il dottor J. C. Tymowski, appositamente giunto da Parigi, ha quindi consegnato al dott.
Martinelli una statuetta d’avorio ricevuta dai medici di una clinica di agopuntura di Pe-
chino. Il dott. Martinelli ha ricambiato il dono e, quindi, ha voluto testimoniare la sua
ammirazione e riconoscenza al fondatore della “psicobiofisica” con questa presentazio-
ne: “Marco Todeschini è oggi il massimo scienziato del mondo. Nato a Bergamo, dotto-
re, ingegnere, professore specializzato in vari rami della fisica e della neurologia. Co-

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lonnello pluridecorato del Centro Studi ed Esperienze del Genio. Già professore ordi-
nario di meccanica razionale ed elettronica al biennio superiore d’ingegneria universi-
taria STGM in Roma, ha partecipato a molti congressi internazionali di medicina e di fi-
sica. È insignito di alte onorificenze italiane e straniere per meriti scientifici, presiden-
te dell’Accademia Internazionale di Psicobiofisica, membro d’onore del Consiglio na-
zionale delle ricerche scientifiche di Haiti e di 25 accademie di varie nazioni, già pro-
posto per il premio Nobel”. Il prof. Marco Todeschini, ha, quindi, esposto i principi fon-
damentali delle sue teorie scientifiche e per prima cosa ha notificato la serie di prove fi-
sico-matematiche e sperimentali con le quali ha potuto dimostrare che lo spazio in ogni
punto dell’Universo non è vuoto perché si comporta come un fluido sostanziato di den-
sità esilissima, i cui vortici sferici formano i sistemi atomici ed astronomici della mate-
ria con i suoi campi di forze centripete di gravità, elettricità e magnetismo e che vice-
versa le onde di tale fluido universale, quando vengono a colpire i nostri organi di sen-
so, vi producono variazioni di correnti elettriche, le quali, trasmesse al cervello dalle li-
nee nervose, suscitano nella nostra psiche, ed esclusivamente in essa, le sensazioni di
luce, calore, elettricità, suono, odore, sapore, forza, ecc. In conseguenza egli ha scoper-
to la meravigliosa tecnologia elettronica di tutti gli organi del sistema nervoso del corpo
umano, cervello compreso. Ha fondato così una scienza cosmica unitaria denominata
appunto “Psicobiofisica” perché spiega e include in sé non solo i fenomeni fisici ogget-
tivi, ma anche quelli biologici e psichici soggettivi, sintetizzandone le loro leggi in una
sola equazione matematica e giungendo alle dimostrazioni scientifiche dell’esistenza
dell’anima umana, del mondo spirituale e di Dio. Essa è stata confermata dal fatto che
dall’unica equazione della fluidodinamica su cui si basa sono state dedotte tutte le leg-
gi che riguardano le varie scienze esatte e perchè dai suoi principi sono state dedotte
centinaia di applicazioni pratiche, sia nel campo medico, che in quello fisico, che la
confermano in ogni sua parte e nel suo assieme sintetico unitario. Molto interesse ha de-
stato sia la comunicazione dell’oratore di aver realizzato un motore a forza propulsiva
centrifuga, brevettato sino dal 1933, il cui funzionamento, anche dove manca l’atmosfe-
ra, dimostra la fluidodinamicità dello spazio ed i principi sopra enunciati; sia la comu-
nicazione che da vari anni Todeschini, assieme ad una equipe, di scienziati suoi colla-
boratori, quali i professori Zorzi Piero e Speri Omero di Verona, ha ideato, costruito e
sperimentato con esito positivo i “rivelatori psicobiofisici”. Tali apparecchi, brevettati e
riprodotti in scala industriale, saranno posti in commercio quanto prima. Infine con par-
ticolare attenzione è stata seguita la descrizione degli elettroregolatori ipofisari delle
glandole endocrine, che regolano dal cervello automaticamente, mediante correnti elet-
triche, il tasso delle sostanze chimiche versate nel sangue da tali glandole: la tecnologia
spiega molto chiaramente la terapia omeopatica e quella dell’agopuntura. La scoperta di
tali regolatori fatta da Todeschini venne comunicata e approvata al Congresso di Medi-
cina svoltosi all’Università di Roma nel settembre del 1966.

Giornale di Bergamo, 28 aprile 1971.

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Al Cenacolo bergomense. La conversazione sulle teorie delle “apparenze” dell’ing.


Todeschini (L’Eco di Bergamo, 17 aprile 1974).
La teoria delle “apparenze” dello scienziato bergamasco ing. Marco Todeschini, pub-
blicata nel 1949, ha ottenuto nel mondo scientifico consensi e prove sperimentali tali
da incentrare nei suoi principi l’attenzione degli studiosi delle varie discipline.
Si tratta di una spiegazione del cosmo che, pur evitando le difficoltà filosofiche e fisi-
co-matematiche della relatività di Einstein, chiarisce più esattamente il fenomeno del-
la gravità della luce, di ogni forma di energia, svelandone l’intima natura. Per il Tode-
schini l’universo è composto di una sostanza eterea ponderabile, concepita per altro
non fissa, ma in movimento rotatorio e traslatorio. Tale materia, detta anche “spazio
fluido-dinamico”, è la sola realtà materiale esistente nel mondo oggettivo. Tutto il re-
sto (luce, elettricità, forza, sapore, ecc.) è effetto della collaborazione tra la predetta
materia e la psiche dell’uomo, che viene ad essere in contatto di azione con l’urto del-
la materia attraverso gli organi di senso del corpo umano, che sono essenzialmente
“elettronici”. Perciò le sensazioni umane sono un effetto simultaneo delle due cause di-
verse: materia e psiche. Le due più celebri teorie scientifiche unitarie, quella di Ein-
stein e quella di Todeschini, sono state oggetto di analisi nel corso della conferenza or-
ganizzata dal Cenacolo Culturale Bergomense sul tema “Crollo della relatività di Ein-
stein e le basi della nuova scienza unitaria”; riunione tenutasi ieri sera nella sala Ber-
nareggi del Collegio Sant’ Alessandro. Dopo il saluto del presidente del Cenacolo, si-
gnora Veronica Rasmussen, il prof. Rosario Fresta ha ricordato brevemente i numero-
si riconoscimenti che sta continuando ad avere nel mondo la teoria “psicobiofisca” di
Todeschini, che – ha detto – supera la teoria di Einstein, in quanto dimostra che la fi-
sica, contemplando solo fenomeni materiali oggettivi, è del tutto unilaterale e non può
assurgere a scienza unitaria del creato, perché questa deve comprendere in sé e spie-
gare non solo i fenomeni fisici, ma anche quelli biologici e psichici. I relatori della se-
rata sono stati il dott. Ugo Gavazzeni e il prof. Emmanuele Borgognone, che da anni si
interessano a fondo di questi problemi, pubblicando sull’argomento libri e articolo. Essi
hanno analizzato nel corso delle loro relazioni alcuni aspetti delle due teorie scientifiche
di Einstein e Todeschini, mettendone in luce gli aspetti filosofici e più propriamente fi-
sici. Alcuni quesiti sono stati posti dal qualificato pubblico presente.

Documentate le teorie scientifiche di Todeschini. In una conferenza al salone


Bernareggi - I professori Fresta, Borgognone e Gavazzeni hanno illustrato i più recenti
risultati degli studi compiuti in varie università americane e che confermano i principi
dello scienziato bergamasco (Il Giornale di Bergamo, 20 aprile 1974).
Martedì scorso, a cura della libreria scientifica Rasmussen, al salone A. Bernareggi di
Bergamo, i professori Rosario Fresta, Emanuele Borgognone ed Ugo Gavazzeni hanno
svolto tre conferenze su temi scientifici di grande interesse e attualità. Ha cominciato
a parlare il prof. Fresta, comunicando che dal 1971 ad oggi, 5 gruppi di astronomi del-
la Corneil University e dell’Osservatorio Radio Astronomico di Green Bank, negli
U.S.A., hanno scoperto ben 350 quasars e 150 pulsar aventi velocità sino a 10 volte su-

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periore a quella della luce. Ha poi riferito che a tali scoperte, un’altra di immenso va-
lore s’è aggiunta ora. Infatti nel marzo scorso, all’Università si Sydney, i fisici R. Caly
inglese e P. Croch australiano, colpendo atomi di ossigeno o di azoto con raggi cosmici,
sono riusciti a produrre dei “Tachioni”, che sono particelle che hanno velocità 1,41 vol-
te superiori a quella della luce. Ne consegue, ha proseguito l’oratore, che le scoperte
predette non lasciano più alcun dubbio che nel campo atomico e in quello astronomico
vi sono corpi che oltrepassano la velocità della luce. Queste verità inconfutabili hanno
prodotto un totale capovolgimento di rotta in tutto il campo scientifico, sia perché han-
no fatto crollare totalmente la relatività di Einstein, fondata tutta sulla insuperabilità
della velocità della luce, sia perché confermano la relatività di Galileo e la fluidodina-
mica dell’universo dello scienziato Marco Todeschini di Bergamo, che ha previsto con
esattezza matematica le velocità ultraluminose ora trovate nei corpi immersi nei vortici
astronomici ed in quelli atomici. Ha poi preso la parola il dott. Gavazzeni, che ha spie-
gato come la teoria di Todeschini, che domina ora tutte le scienze, è basata sul concet-
to che lo spazio, in ogni punto dell’universo, non è vuoto perché si comporta come un
fluido sostanziato di densità esilissima i cui vortici sferici formano i sistemi atomici e
astronomici della materia con i suoi campi centripeti di gravità, elettricità e magneti-
smo, e che viceversa, le onde di tale fluido universale, quando vengono a colpire i no-
stri organi di senso, vi producono variazioni di correnti elettriche, le quali, trasmesse
al cervello dalle linee nervose, suscitano nella nostra psiche, ed esclusivamente in es-
sa, le sensazioni di luce, calore, elettricità, suono, odore, sapore, forza, ecc. In conse-
guenza Todeschini ha il merito di aver scoperto la meravigliosa tecnologia elettronica
di tutti gli organi di senso, di moto e di regolazione del sistema nervoso del corpo uma-
no, cervello compreso, dimostrando che sono costituiti e funzionano tutti come appa-
recchi teletrasmittenti a filo, azionati da correnti elettriche.
Gavazzeni ha poi dimostrato come Todeschini ha fondato così una scienza cosmica uni-
taria, denominata appunto “psicobiofisica”, perché spiega e include in sé non solo i fe-
nomeni fisici oggettivi, ma anche quelli biologici e psichici soggettivi, sintetizzandone
le loro leggi in una sola equazione matematica e giungendo alle dimostrazioni scienti-
fiche dell’esistenza dell’anima umana, del mondo spirituale e di Dio. Ha fatto seguito
poi la relazione del fisico prof. Borgognone di non minore importanza delle preceden-
ti, in quanto con una serie di equazioni matematiche egli ha dimostrato che dall’unica
equazione della fluidodinamica, sulla quale si basa la teoria di Todeschini, si possono
dedurre tutte le leggi che riguardano le varie scienze esatte, e ha spiegato come dai suoi
principi siano state dedotte centinaia di applicazioni pratiche, sia nel campo medico
che in quello fisico, che la confermano in ogni sua parte e nel suo assieme unitario.
Con particolare attenzione è stata seguita la descrizione degli elettroregolatori ipofisari
delle glandule endocrine, scoperti da Todeschini, che regolano dal cervello automatica-
mente, mediante correnti elettriche delle sostanze chimiche versate nel sangue da tali
glandule, tecnologia che spiega molto chiaramente la terapia omeopatica e quella del-
l’agopuntura cinese. Né meno interesse ha destato la comunicazione che Todeschini da
vari anni, assieme ad un’equipe di scienziati, quali i professori Piero Zorzi e Speri Ome-

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ro, ha costruito e sperimentato con esito positivo i “rivelatori psicobiofisici”, che sono
apparecchi che consentono di svelare la fluidodinamicità dello spazio e di misurare i
moti continui ed alterni di tale fluido universale, che la nostra psiche, il corpo umano,
ogni essere vivente e le varie sostanze chimiche producono nell’ambiente circostante.
La scoperta di tali regolatori ipofisari e rivelatori psicobiofisici, venne comunicata ed
approvata ai Congressi scientifici svolti all’Università di Roma, nel settembre 1966, al-
la Terrazza Martini in Milano nell’ottobre del 1973 ed al Centro Studi di Parapsicolo-
gia di Bologna del novembre del 1973.

Marco Todeschini, l’anti Einstein. Lo scienziato bergamasco proposto per il premio


Nobel (Il Bergamasco, giugno 1974).
Ha destato viva impressione nell’ambiente cittadino la notizia secondo la quale, tra i
candidati al premio Nobel per la scienza, si annovera il bergamasco Marco Todeschi-
ni. Si tratta senza dubbio di una riscoperta della fama che circonda da molti decenni
un lavoro di ricerche, studi ed esprimenti di uno scienziato invidiatoci da tutto il mon-
do. Il prof. dott. ing. Marco Todeschini è nato a Valsecca (Bergamo) il 25-4-1899. Do-
po aver partecipato alla prima guerra mondiale come ufficiale del genio e pilota avia-
tore, si laureò al Politecnico di Torino in ingegneria meccanica ed elettrotecnica. Fre-
quentò poi corsi biennali post-universitari specializzandosi in vari rami della fisica e
della biologia e conseguendone i relativi diplomi statali di docente. Vinto un arduo
concorso per titoli ed esami, entrò nel Servizio Studi ed Esperienze del Genio Militare
e negli attrezzatissimi laboratori realizzò varie invenzioni e compì una classica serie di
ricerche teoriche e sperimentali, giungendo a scoprire le modalità con le quali si svol-
gono e sono collegati tra di loro i fenomeni fisici, biologici e psichici, coordinandoli tut-
ti in una scienza unitaria, la “Psicobiofisica”. Essa è stata confermata dal fatto che,
dall’unica equazione della fluidodinamica, su cui si basa, sono state dedotte tutte le
leggi che riguardano le varie scienze esatte e perché dai suoi principi sono state tratte
centinaia di invenzioni di pratica utilità, sia nel campo fisico, che in quello medico,
che la confermano in ogni sua parte e nel suo meraviglioso complesso sintetico unita-
rio. Perciò Todeschini fu promosso varie volte per meriti scientifici sino al grado di Co-
lonnello e fu per molti anni professore universitario di meccanica razionale ed elettroni-
ca al Biennio Superiore d’Ingegneria S.T.G.M. di Roma. Sino pochi anni fa è stato anche
docente di termodinamica all’Istituto Tecnico Industriale di Stato P. Paleocapa di Berga-
mo. Ha partecipato a molti Congressi Internazionali di Fisica e Medicina. E’ insignito
di alte onorificenze italiane ed estere. Presidente dell’Accademia delle Ricerche
Scientifiche di Haiti e membro di venticinque Accademie di varie Nazioni. La sua vi-
ta e le sue pubblicazioni sono citate nelle più importanti enciclopedie italiane ed este-
re. Nei più recenti congressi scientifici, svoltisi in Milano nell’ottobre scorso e al Cir-
colo della Stampa in Bologna nel novembre scorso, è stato riconosciuto che la Teoria
del Todeschini spiega molto chiaramente anche i fenomeni paranormali.
Grande interesse ha destato in questi convegni, sia la notizia fornita dal Todeschini cir-
ca le caratteristiche tecniche del motore a forza centrifuga propulsiva da lui realizzato

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e brevettato sin dal 1933, il cui funzionamento, anche dove manca l’atmosfera, dimo-
stra la struttura fluidodinamica dello spazio, sia la comunicazione di Todeschini di aver
realizzato, assieme ad una equipe di scienziati, quali i proff. P. Zorzi e O Speri, i “rile-
vatori psicobiofisici”, che sono apparecchi che consentono di misurare i moti continui
e alterni dello spazio fluido che la psiche, il corpo umano, ogni essere vivente, le varie
sostanze chimiche e le sorgenti delle diverse energie radianti producono nell’ambien-
te loro circostante. Infine con particolare attenzione è stata seguita la descrizione degli
elettroregolatori ipofisari delle glandole endocrine che regolano dal cervello automati-
camente, mediante correnti elettriche, il tasso delle sostanze chimiche versate nel san-
gue da tali glandole: sistema che spiega molto chiaramente la terapia dei guaritori,
quella omeopatica e quella dell’agopuntura.
La scoperta di tali regolatori, fatta da Todeschini, venne comunicata e approvata al con-
gresso di medicina svoltosi all’Università di Roma nel settembre del 1966, ed il “Trat-
tato di Agopuntura” del dr. Martinelli, che è il testo mondiale più accreditato, dedica
75 pagine alla Psicobiofisica todeschiniana, che fornisce, a tale terapia orientale, le ba-
si scientifiche indispensabili per essere accolta nell’Olimpo delle scienze esatte, ed af-
fiancata alla farmacoterapia occidentale. Sulle basi della Psicobiofisica è stato deciso
infatti di costituire anche in Italia cattedre universitarie di agopuntura. Va sottolineata
la fama e il largo seguito che le teorie di Todeschini hanno fuori d’Italia, tanto che, su
richiesta dell’allora Presidente del Consiglio francese Bisault e del Ministro della Pub-
blica Istruzione Petit, tenne un ciclo di conferenze in varie Università francesi delle
quali la più rimarchevole fu quella conclusiva alla Sorbona, che scosse l’opinione pub-
blica della scienza francese In questa occasione il prof. Todeschini fu nominato Mem-
bro delle Accademie scientifiche di Saint Etienne, di Valence e di Parigi.
La Teoria del Todeschini, ormai universalmente nota sotto il nome di “Psicobiofisica”,
integra ed unifica la vastissima materia di tre scienze diverse: la psicologia, la biologia
e la fisica, conferendo loro un significato unitario non solo sul piano propriamente
scientifico e naturale, ma anche e sul piano soprannaturale. La Psicobiofisica infatti di-
mostra che la psiche, in tutte le sue manifestazioni (pensieri, sentimenti, dolori, ecc.)
non è altro che un atto di volontà, che si serve del sistema nervoso, come di un sem-
plice strumento. Ciò in contrasto con i materialisti, anche contemporanei, i quali non
sono riusciti, in alcun modo, ad individuare la sede dei dolori fisici e dei pensieri, con
l’esame delle sole componenti materiali. Questa problematica fa parte di tutta la pole-
mica, dai toni a volte vivaci, attraverso la quale il nostro scienziato afferma la natura
spirituale della nostra psiche. Secondo Todeschini, l’orientamento materialista della
scienza deriva dal fatto che quest’ultima ha sempre valutato inesistenti i fenomeni spi-
rituali, perché ritenuti non dimostrabili sperimentalmente, e ha sempre considerato le
sensazioni come fenomeni materiali del mondo oggettivo anziché come fenomeni spiri-
tuali della psiche, quali veramente sono. Su piano più propriamente scientifico, Tode-
schini critica la neorelatività introdotta da Einstein per spiegare il movimento recipro-
co dei corpi celesti e la relativa attrazione e repulsione. Einstein arriva a questa teoria
per l’affermazione del vuoto spaziale e la conseguente negazione del fluido, cosiddetto

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“etere” che avvolgerebbe tutto lo spazio, circondando i corpi celesti e trascinandoli nel
loro moto; quest’ultima teoria, della fluidodinamica, è invece validamente sostenuta dal
Todeschini con argomenti prettamente scientifici e provati da fenomeni sperimentali.
Va rilevato che Einstein con la sua nuova relatività, tutta basata sulla velocità costan-
te della luce e sul fatto che tale velocità sia la massima riscontrabile nell’universo, vie-
ne a negare la vecchia relatività di Galilei, vecchia ma sempre valida, perché spiega
bene tutti i fenomeni fisici e non è mai stata messa in contraddizione dai successivi fe-
nomeni sperimentali praticati sino ad oggi dai vari scienziati. Secondo Todeschini, la
relatività di Einstein non riesce a spiegare i movimenti di rotazione e di rivoluzione dei
pianeti, se non come una eterna inerzia provocata da una primitiva, ipotetica spinta, ri-
facendosi quindi alla vecchia teoria di Newton, il quale giustificava la continuità del
movimento con la mancanza di attrito, mancanza causata dal vuoto spaziale. Questa
teoria della fluidodinamica viene applicata da Todeschini non solo all’universo spazia-
le, ma anche al mondo microscopico, cioè alla struttura dell’atomo e della molecola;
egli afferma infatti che tra il nucleo centrale di un atomo e gli elettroni periferici esi-
ste lo stesso fluido dinamico, che è poi quello che trascina gli elettroni nel loro vorti-
coso movimento intorno al nucleo. Prosegue poi dimostrando che la velocità di tale mo-
vimento è superiore di almeno dieci volte a quella della luce, il che, tra l’altro, viene a
smentire completamente tutta la relatività di Einstein basata sull’insuperabilità della
velocità luminosa. Un’altra grande questione che Todeschini ricorda nell’enunciazione
della sua dottrina è quella della disputa tra gli scienziati che sostenevano l’ipotesi del
pieno (etere), ammessa nei secoli scorsi da filosofi come Cartesio, e gli scienziati che
sostenevano invece l’ipotesi del vuoto, affermata già nel ’700 da Newton. Verso la fine
dell’800, la fisica era giunta perciò ad un bivio contrastante ed assurdo: il 60% circa
dei fenomeni era spiegabile solo con l’ipotesi del pieno (etere), mentre il restante 40%
con l’ipotesi del vuoto. Per svelare quale delle due ipotesi fosse quella esatta, in modo
da escludere l’altra, furono fatte, com’è noto, delle prove sulla modalità di trasmissio-
ne della luce; se, infatti, questa si fosse veramente propagata per moti ondosi dell’ete-
re, si sarebbe rivelata l’esistenza di questo mezzo fluido; l’aberrazione astronomica del-
la luce e l’esito dell’esperimento Michelson portarono rispettivamente a queste con-
clusioni: esiste un etere immobile in tutto l’universo che, in prossimità della terra, si
sposta compatto assieme a questa nel suo moto di rivoluzione intorno al sole. L’esi-
stenza dell’etere ha ricevuto una ulteriore conferma sul piano sperimentale dai moder-
ni voli astrali di questi anni; infatti le velocità impresse alle moderne astronavi, perché
possano rivoluzionare a breve distanza dal nostro globo, senza cadervi sopra (velocità
orbitale), risulta esattamente corrispondente a quella sopradedotta con la teoria di To-
deschini, che dimostra appunto che attorno al nostro globo circola una corrente fluida.
Troppo spazio richiederebbe l’esposizione, anche sommaria, di tutte le enunciazioni, le
scoperte e le invenzioni “todeschiniane”, nonché dell’impegnato contributo dato all’e-
voluzione del pensiero scientifico internazionale negli ultimi anni. Le sue pubblicazio-
ni più importanti, che presentano le sue teorie con uno stile molto chiaro ed accettabi-
le anche ai non iniziati, (stile per il quale Todeschini ha compiuto approfonditi studi

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con l’intento di pervenire all’unificazione dei differenti universi di discorso che con-
traddistinguono le varie branche della scienza) sono rappresentate da: “La teoria delle
apparenze”, “La chiave dell’universo”, “L’unificazione della materia e dei suoi campi
di forze”, “Esperimenti decisivi per la fisica moderna”, “Scienza universale”. Tutti edi-
ti dal Centro Internazionale di Psicobiofisica di Bergamo, via Frà Damiano, 20, in lin-
gua italiana, francese e inglese.

Dibattiti di cultura al Circolo valdimagnino. Conferenza su Marco Todeschini


(L’Eco di Bergamo, 10 settembre 1974).
Si è svolta venerdì scorso a Sant’Omobono la conferenza su Marco Todeschini. L’orato-
re, dottor Ugo Gavazzeni, membro dell’Accademia Internazionale di Psicobiofisica e
autore di un libro sugli aspetti filosofici della teoria, ha iniziato illustrando l’esperi-
mento di Michelson, dal quale Todeschini trasse le sue conclusioni così come Einstein
aveva tratto le sue. Da esso Einstein aveva affermato il principio della costanza della
velocità della luce, C+C=C, che è un errore algebrico del quale nessun seguace di Ein-
stein è mai riuscito a dare giustificazione su basi puramente matematiche. L’ultimo ten-
tativo, di Hans Reichenbach, si traduce in altra equazione egualmente erronea. Perciò
Einstein ha cercato altra spiegazione, applicando all’universo reale l’ipotesi matemati-
ca pluridimensionale di Riemann e Lobacewski e particolari concetti dello spazio e del
tempo, peraltro inaccettabili (confusione del tempo con la misura del tempo e dello
spazio con il vuoto). L’interpretazione data dal Todeschini all’esperimento di Michelson
supera tutte le difficoltà. La teoria di Einstein, ha proseguito il dott. Gavazzeni, va con-
siderata uno pseudo-relativismo, essendo fondata su tre principi asoluti: la costanza
della velocità della luce, l’insuperabilità di tale velocità, l’esistenza dello spazio asso-
luto (il vuoto). La vera relatività – ha detto Gavazzeni – è quella del Todeschini, il qua-
le afferma tutto il contrario e cioè: la differente velocità della luce, a seconda dei si-
stemi di osservazione (d’accordo in ciò con la relatività di Galilei), la superabilità del-
la velocità della luce confermata da recenti esperimenti; infine la relatività dello spa-
zio, che non è altro che la materia fluido-dinamica che riempie l’universo. L’oratore ha
poi richiamato l’attenzione sulle poderose conseguenze in ogni campo del sapere dal
quadro cosmogonico sopra delineato:
- spiegazione del fenomeno di gravità come spinta di una massa d’urto;
- unificazione delle opposte teorie, ondulatoria e corpuscolare, ferme ai vani tentativi
di unificazione offerti dagli scienziati Schrodingher ed Heisemberg;
- spiegazione unitaria fisico-matematica di tutti i fenomeni del microcosmo e del ma-
crocosmo;
- spiegazione soggettivistica delle qualità secondarie della materia (colore, sapore,
alettricità, ecc.).
Il dott. Gavazzeni ha chiarito a questo punto che il soggettivismo del Todeschini non
deve essere scambiato con l’immanentismo idealista, essendo le sensazioni concepite
non come creazione dello spirito ma come risultanza della collaborazione psiche + ma-
teria. Tant’è che la sua concezione può anche essere individuata in una sorta di mec-

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canicismo, quindi agli antipodi dell’idealismo. Ma il meccanicismo del Todeschini è a


sua volta agli antipodi del materialismo positivista, presupponendo l’esistenza neces-
saria dell’elemento immateriale o psichico.

La Psicobiofisica del professor Todeschini, tema di un importante congres-


so scientifico. L’altra sera a Milano presso il Circolo della Stampa (Il Giornale di
Bergamo, 12 maggio 1975).
L’illustre scienziato bergamasco ha illustrato la struttura generale della sua cosmologia
– Una scienza convalidata da sicure basi teoriche e sperimentali, posta a base della
medicina occidentale, dell’agopuntura cinese e di altre terapie – sono intervenuti al di-
battito docenti universitari, fisici, ingegneri e medici.
La medicina occidentale, l’agopuntura cinese e altri sistemi di terapia, che costitui-
scono oggi il prodotto della scienza e dell’esperienza che l’uomo ha sviluppato per co-
noscere meglio se stesso, l’ambiente che lo circonda e per cercare di porre rimedio al-
le immancabili disfunzioni del nostro apparato fisico, rientrano in un concetto scienti-
fico esatto quale è la psicobiofisca, la moderna scienza cosmica unitaria, ideata ed ela-
borata da un notissimo scienziato bergamasco, il prof. Marco Todeschini. Medicina,
agopuntura, varie terapie, il tutto visto sotto l’aspetto scientifico della psicobiofisica, è
stato l’interessante tema di un congresso sulla psicobiofisica che si è tenuto l’altra se-
ra a Milano presso il Circolo della Stampa: presenti oltre al prof. Todeschini numerosi
docenti universitari, fisici, ingegneri e medici. Ha aperto la seduta l’arch. Antonio Qua-
drio segretario generale del Cissam, il quale ha presentato la seconda edizione del
“Trattato di Agopuntura Cinese” del dott. G. Martinelli, realizzata per soddisfare le nu-
merose richieste di quanti desiderano approfondire la conoscenza di tale terapia orien-
tale. Ha sottolineato i grandi pregi del libro, che è la prima e più completa opera ita-
liano sull’argomento, che per la sua chiarezza può essere letto da tutti. Nelle sue 900
pagine infatti è sintetizzata l’agopuntura insegnata nelle università cinesi, ed il tutto è
interpretato alla luce della Psicobiofisica, la moderna scienza cosmica unitaria, ideata
ed elaborata dallo scienziato Marco Todeschini, candidato al premio Nobel. Il segreta-
rio del Cissam ha fatto rilevare che questa istituzione è sorta per far conoscere non so-
lo la millenaria medicina cinese, ma anche tutte quelle metodiche terapeutiche che si
associano alla pratica dell’agopuntura e che costituiscono materia di studio nei corsi
triennali che il centro organizza in Italia (omeopatia, psicoterapie energetiche, chirote-
rapia, ecc.) e per la ricerca scientifica con la creazione di apparecchi bioelettrici L’o-
ratore ha quindi pregato il prof. Marco Todeschini di esporre la sua teoria che tante af-
fermazioni ha avuto in tutto il mondo nei vari campi del sapere. Questi ha fatto notare
che, a causa della brevità del tempo a disposizione, non poteva esporre ciò che costitui-
va 50 anni di studi, ricerche ed esperimenti, ed era stato esposto in 2000 pagine e per-
tanto sollecitava la più viva e benevola attenzione dei presenti per far loro comprendere,

Relazione dell’ingegnere Marco Todeschini al Congresso di Psicobiofisica. Salone Minerva, Firenze.

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in poche parole, almeno la struttura generale della sua cosmologia. Lo scienziato ha ri-
ferito che nei suoi libri ha dato le dimostrazioni fisico-matematiche e sperimentali che
ogni punto dello spazio non è vuoto perché si comporta come un fluido sostanziato di den-
sità esilissima, nei cui movimenti particolari si identificano tutti i fenomeni fisici. Con
tale concetto ha svelato anche la misteriosa forza di gravità e ha inventato il motore a
forza propulsiva centrifuga (brevetto 312496 del 1933) costituito da due masse sferi-
che, che, quando ruotano su se stesse e rivoluiscono intorno ad un comune centro, di-
minuiscono di peso e si sollevano da terra. Assieme ad un’equipe di scienziati, quali i
proff. P. Zorzi e O. Speri, ha poi ideato, costruito e sperimentato con esito positivo, cin-
que apparecchi atti a svelare l’esistenza di questo fluido universale (etere) i suoi mo-
vimenti continui od alternati prodotti dalla nostra psiche, dal nostro corpo, da quello
degli altri esseri viventi, dalle varie specie di atomi e dalle diverse fonti di energia ra-
diante nell’ambiente a loro circostante. Sulle sicure basi teoriche e sperimentali sopra
citate, Todeschini ha dimostrato che l’Universo è costituito solamente di spazio fluido,
i cui vortici sferici formano i sistemi atomici ed astronomici della materia con i suoi
campi centripeti di forze granitiche, magnetiche ed elettriche e le cui onde, quando
vengono a colpire i nostri organi di senso, producono in questi correnti elettriche, le
quali, trasmesse al cervello dalle apposite linee nervose, suscitano nella nostra psiche,
ed esclusivamente in essa, le sensazioni di luce, elettricità, calore, suono, odore, sapo-
re, forza, ecc. In conseguenza Todeschini ha scoperto la meravigliosa tecnologia elet-
tronica di tutti gli organi di senso, di moto e di vegetazione, periferici, intermedi, com-
presa quella del cervello umano, dimostrando che tutti questi organi funzionano come
apparati ricetrasmittenti, azionati da correnti elettriche. Tra questi egli ha pure scoper-
to e descritto i regolatori automatici ipofisari, preposti a variare il tasso delle sostanze
chimiche versate dalle ghiandole endocrine periferiche nel sangue, per mantenere la sa-
lute del corpo umano, regolatori che spiegano molto chiaramente l’azione della medici-
na occidentale, dell’agopuntura cinese e delle altre terapie, argomento del Congresso.
Come è stato riconosciuto in molti Congressi internazionali, Todeschini, ha fondato co-
sì una scienza cosmica unitaria denominata “Psicobiofisica”, perché non solo spiega i
fenomeni fisici, ma anche quelli biologici e psichici, sintetizzandone le leggi in una so-
la equazione matematica e giungendo alle dimostrazioni scientifiche dell’esistenza del-
l’anima umana, del mondo spirituale e di Dio. Essa è confermata dal fatto che dall’uni-
ca equazione della fluidodinamica su cui si basa, sono state dedotte tutte le leggi che ri-
guardano le scienze esatte e perché dai suoi principi sono state tratte centinaia di ap-
plicazioni pratiche, sia in campo fisico che in campo medico. Dopo tale esposizione
chiara, esauriente e convincente, salutata da un profondo applauso dei presenti, il dott.
Martinelli, considerato il più competente teorico e pratico dell’agopuntura dell’occiden-
te, con un approfondito esame della scienza occidentale e della medicina scientifica, ri-
volte a misurare ed etichettare sindromi e malattie, ha messo in evidenza la necessità
dell’ “altra medicina” che si concretizza nello studio e nella conoscenza della realtà
umana unica ed irrepetibile nell’arco esistenziale di un ciclo vitale. Come unica realtà
è l’uomo nella sua formazione biofisica, emozionale e psichica, altrettanto unica è la sua

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malattia e pertanto unica è la sua terapia che non consiste nella sola agopuntura, ma in
tutti quegli indirizzi terapeutici che scaturiscono dalla conoscenza della dottrina della
medicina energetica cinese, tanto antica, ma sempre attuale, alla luce delle più recenti
acquisizioni scientifiche. Dopo una esauriente panoramica dei principi su cui si fonda
la medicina cinese, ha sviluppato una parte ancora sconosciuta dell’Uomo Cosmico Ci-
nese nei suoi tre piani esistenziali: fisico-biologico, emozionale e mentale; ha rilevato la
necessità della conoscenza dell’agopuntura moderna nella cura di tante malattie e l’in-
tegrazione armoniosa esistente tra medicina occidentale e cinese. Ha concluso con un
appello agli operatori della stampa per una più esatta e completa informazione sull’ago-
puntura, che assolutamente non si riduce ad una mera infissione di aghi nella pelle. Al
termine delle relazioni vi sono stati numerosi interventi da parte delle persone che han-
no assistito al congresso. Tutti hanno avuto risposte esaurienti, ma data l’ampiezza della
materia e l’impossibilità di trattarla in termini così concisi chiunque volesse approfondi-
re un po’ di più la sua conoscenza in materia può direttamente rivolgersi al Centro In-
ternazionale di Psicobiofisica, che ha sede nella nostra città in via Frà Damiano 20.

Le scoperte presentate dai giapponesi da tempo brevettate dall’Ing. Tode-


schini. Le apparecchiature di bio-ingegneria (L’Eco di Bergamo, 8 lugluio 1975).
Dal sig. Rino Cangelli, laureando in medicina, accademico al merito dell’accademia di
Psicobiofisica, ci è pervenuta la seguente nota:
Il 30 giugno scorso sono apparsi due articoli sul “Corriere” sotto il titolo di “Congres-
si” di Parapsicologia a Genova e di “Trapianti a Fiuggi”, che hanno riassunto gli espo-
sti dei vari relatori, i quali però non hanno comunicato che i problemi scientifici e gli
apparecchi di bioingegneria, di cui hanno discusso, sono già stati risolti e realizzati e
costituiscono da tempo un glorioso primato italiano. Questa omissione è altamente de-
plorevole sia perché non pone in evidenza che, se l’Italia è povera in tutti i campi, è pur
sempre ricca di ingegni, sia perché i traguardi da questi raggiunti hanno già portato e
porteranno sicuramente a progressi scientifici notevoli. La priorità e le scelte dei tra-
guardi raggiunti sono dimostrate dal fatto che il prof. Gaetano Castelfranchi, insigne do-
cente di fisica al Politecnico di Milano e membro del Consiglio delle Ricerche, in un ar-
ticolo apparso sul “Corriere di Informazione” sin dal 12-4-1949, sotto il titolo significa-
tivo di “Un Aristotele del secolo atomico”, riferiva che l’attuale scienziato bergamasco,
proposto più volte al premio Nobel, prof. dott. ing. Marco Todeschini, aveva ideato ed
esposto nelle sue pubblicazioni una scienza cosmica unitaria denominata “Psicobiofisi-
ca”, perché spiega e include in sé non solo i fenomeni fisici, ma anche quelli biologici
e psichici, sintetizzandone le loro leggi in una sola equazione matematica. Tale scienza
svela inoltre la meravigliosa tecnologia elettronica di tutti gli organi del sistema nervo-
so del corpo umano e dimostra che essi sono costituiti e funzionano come apparati rice-
trasmittenti a filo, azionati da correnti elettriche. Molto interessante è la scoperta fatta
dall’illustre scienziato bergamasco Todeschini dei regolatori automatici ipofissori, pre-
posti a variare il tasso delle sostanze chimiche versate nel sangue dalle glandole perife-
riche endocrine, per mantenere la salute del corpo umano; regolatori che spiegano assai

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chiaramente l’azione della medicina occidentale, dell’agopuntura cinese e quella dei


guaritori, dimostrando che essa si esplica, sia per via fisica, sia per via psichica. Tode-
schini e i professori Zorzi e Speri hanno pure ideato, brevettato e sperimentato con con
esito positivo un apparecchio di cui lo stesso ha constatato la funzionalità, il quale rive-
la e misura le radiazioni terapeutiche dei guaritori senza che questi tocchino l’apparec-
chio stesso, e ciò molti anni prima che il giapponese Matoyama, come il “Corriere” ha
citato, annunciasse la complicata macchina citata al Congresso di Genova. Circa i quat-
tro dispositivi, di cui si è parlato al Congresso di Fiuggi, che dovrebbero consentire ai
ciechi di vedere, ai sordi di udire, ai mutilati di muovere gli arti e infine la realizzazio-
ne del rene artificiale, è bene che i lettori sappiano che, tali apparecchi sono stati effet-
tuati sulle basi della tecnologia elettronica del sistema nervoso svelato dallo scienziato
italiano Todeschini 30 anni or sono, come riferito dal prof. Dott. Marcello Marchini di
Roma sulla Rivista degli Infortuni, del dicembre 1967. Eminenti scienziati di naziona-
lità diverse hanno esposto le affermazioni e le applicazioni pratiche che la Psicobiofisi-
ca ha avuto nel mondo e le sue fertilità in tutti i rami del sapere, in circa 100 volumi da
essi pubblicati in lingue diverse, in migliaia di articoli (per l’esattezza 3.602) su riviste
e giornali, e in conferenze svolte presso le Università e Congressi Internazionali di cui il
più recente si è svolto in Milano a Palazzo Serbelloni nella sala del Circolo della Stam-
pa il 9 maggio scorso, dove lo stesso latore della presente ha partecipato, su invito dello
stesso scienziato bergamasco, perché specializzato in ipnosi-terapia per l’informazione
data per lo studio delle sue capacità bioradianti. Ho creduto opportuno e doveroso pre-
cisare due semplici constatazioni: 1) la trascuratezza o la negligenza o la mancata docu-
mentazione di taluni giornalisti; 2) che i cervelli italiani non sono secondi a quelli giap-
ponesi, se la stampa ne divulgasse maggiormente. Rino Cangelli.

Il professor Cangelli invitato a Tokio e in America. Concluso il congresso sulle


medicine naturali a Firenze - Vivo interesse ha destato la relazione dello specialista ber-
gamasco sull’agopressione cinese e sulle funzionalità fisioneurologiche dell’organismo
umano (Il Giornale di Bergamo, 2 dicembre 1977).
È stata decisamente un successo la partecipazione del prof. Fiorino Cangelli, collabora-
tore dello scienziato bergamasco Marco Todeschini, al terzo congresso mondiale delle
medicine naturali svoltosi nei giorni scorsi a Firenze. Il prof. Cangelli, unico esperto eu-
ropeo sull’agopressione cinese, è stato invitato a tenere conferenze in America e a Tokio
sullo studio delle funzionalità fisioneurologiche (psicobiofisica todeschiniana) dell’orga-
nismo umano. Nel corso del Congresso, a cui hanno partecipato i più illustri scienziati
mondiali della medicina naturopatica, il prof. Cangelli ha sostenuto che la medicina oc-
cidentale non riuscirà mai a dare una spiegazione logica e coerente sulla nascita delle
malattie, in quanto essa è da ricercare in una carenza o eccesso di energia del corpo uma-
no. Il prof. Cangelli ha continuato il suo intervento lanciando uno strale contro i farmaci
di produzione industriale, che danno sì benefici fisici, ma che sono sovente la causa di
malformazioni embrio-fetali. Il prof. Cangelli ha poi parlato dei successi della medicina
cinese e della teoria di Todeschini secondo cui il corpo umano può essere paragonato ad

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uno schema elettrico; secondo questa teoria l’agopuntura e la pressione digitale influi-
scono su alcune sostanze biologiche che eccitano le ghiandole endocrine periferiche sì
da avere un nuovo equilibrio delle forze energetiche del corpo umano. Supporti a questa
teoria sono stati portati anche dal canadese Bruce Pomeranz (neurobiologo e fisiologo) e
dal dott. Mario Conte di Roma, che ha sottolineato l’importanza della psiche nello squi-
librio energetico e nella miopatia del cancro. Il congresso si è concluso sulla considera-
zione che, proprio nel momento in cui la tecnica medica sembrava aver affermato la sua
supremazia, vi è un massiccio ritorno della medicina di tipo naturale.

Valsecca ricorda con una piazza lo scienziato Marco Todeschini (L’Eco di Ber-
gamo, 18 agosto 1991).
Il “cuore” del paese valdimagnino batterà per sempre in onore di un suo figlio. La piaz-
za principale del paese, che ha dato un respiro nuovo al centro, è stata dedicata alla
memoria dell’ing. Marco Todeschini, una delle più nobili figure della storia, non solo
della Valle, ma della Bergamasca. La scelta e la concretizzazione dell’iniziativa di in-
titolare la piazza all’ing. Todeschini va ascritta ad onore, presente e futuro, dell’Ammi-
nistrazione comunale, capeggiata dal sindaco Sergio Invernizzi. Il Consiglio, presente
al gran completo, ha voluto testimoniare quanto fosse sentita e condivisa questa volon-
tà, che rivela anche il proposito, senz’altro incoraggiante, di considerare personalità e
personaggi di casa nostra, della nostra terra nella “nomenclatura” di vie e piazze dei
paesi, senza dover ricorrere a nomi sia pure benemeriti, certamente anche più cono-
sciuti, ma lontani dal nostro sentire, dalla nostra cultura, da un qualsiasi impegno di
servizio e di solidarietà, di crescita e di formazione nel contesto locale. In questa pro-
spettiva, c’è da augurarsi che vada a buon fine l’intenzione di Berbenno di intitolare la
scuola media alla figura e all’opera di un forgiatore di uomini e coscienze come il mae-
stro Angelo Avogadro, che qui ha tracciato un profondo solco di insegnamento sull’ar-
co di cinquant’anni. Valsecca ha dato un esempio da seguire con convinzione e la gen-
te ha fatto capire con uno scrosciante applauso quanto l’idea sia stata felice. La ceri-
monia è cominciata con il ricevimento degli invitati e delle autorità nel Palazzo comu-
nale: poi, Messa e formazione del corteo verso la piazza, che s’è gremita di folla, in uno
scenario di colori e di sole davvero incantevole. A corona ci si è composti attorno al
monumento in pietra con targa in bronzo della scultrice Emilietta Brambilla. Primo a
prendere la parola, porgendo il saluto e il benvenuto dell’autorità comunale, è stato il
sindaco, Sergio Invernizzi, che ha ricordato le origini, la carriera, l’affermazione, la no-
torietà su scala internazionale di un ingegnere come Marco Todeschini, che ha onora-
to Valsecca, la Valle Imagna, Bergamo e l’Italia. Sergio Invernizzi ha fornito tratti fa-
miliari, ha ricordato abitudini ed amicizie del fisico, che fu candidato al Premio Nobel.
Marco Todeschini nacque a Valsecca il 25 aprile del 1899 da Carlo e Valentina Inver-
nizzi. Rimasto orfano della madre quando non aveva che un mese di vita, fu cresciuto
fino ai 4 anni dalla zia Barbara, poi il padre lo portò in collegio a Casalmaggiore di Cre-
mona; qui studiò fino a diciassette anni: poi trasferimento a Torino, laurea e inizio di
una carriere straordinariamente prestigiosa; autore di ricerche, di studi, di numerosi li-

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bri. L’ing. Marco Todeschini è conosciuto come il padre della “psicobiofisica” che, di-
cono le biografie, “supera la relatività di Einstein, la meccanica ondulatoria di Schro-
dinger, la quantistica di Heisemberg”. Membro delle Accademie scientifiche di St.
Etienne, di Valence, e di Parigi, il fisico valdimagnino collaborò con Marconi. Il profi-
lo di Todeschini in campo scientifico è stato tracciato con abbondanza di precisi rife-
rimenti e con grande affetto dall’amico fraterno prof. Omero Speri, chimico e fisico, già
direttore del Laboratorio chimico di Verona. Nel discorso, ci sono stati passaggi e mo-
menti toccanti e fra l’altro ha ricordato “l’anelito oltre le stelle e la scoperta dell’anima
e di Dio” di cui si ha nitida esposizione nella “Teoria delle apparenze” e particolarmente
nell’ultimo libro “Psicobiofisica”. Molto bello ed attuale l’accenno ad un altro scienzia-
to. L’inglese John Eccles, che al Nobel è pervenuto e che è stato presentato, proprio nei
giorni scorsi, su un giornale nazionale, come lo scienziato che ha scoperto l’anima. Le
conclusioni di Eccles, ha continuato Speri, sono simili a quelle a cui era giunto già nel
lontano 1949 Marco Todeschini. “Era quanto aveva esposto nel Congresso internazio-
nale di fisica del 1949, a Roma. Questa tesi, allora irrisa, contestata, volutamente igno-
rata dai suoi colleghi, ma mai smantellata direttamente sul piano scientifico oggi risor-
ge prepotente nel libro “Evoluzione del cervello e creazione dell’io” dell’Eccles. L’in-
glese, come a suo tempo Marco Todeschini, forse con formule nuove, asserisce che l’u-
nicità e l’irrepetibilità dell’io, di ogni singolo io, è da far risalire a Dio. E questa volta,
in questo compito di provocazione, Eccles non è solo: al suo fianco c’è il il più famoso
filosofo della scienza vivente, Karl Popper”. Con i due grandi vecchi è idealmente Mar-
co Todeschini da Valsecca. Un indirizzo di compiacimento è stato portato anche dal se-
natore Severino Citaristi: anche nei palazzi romani sono noti i meriti del fisico valdima-
gnino. Il parroco don Giampiero Maconi ha impartito la benedizione al monumento, da-
vanti al quale con il sindaco c’era la figlia dello scienziato, Antonella. Successivamente
ci si è recati a visitare la mostra allestita alle scuole elementari, dai familiari in collabo-
razione con la Biblioteca comunale: una esauriente rivisitazione della figura, delle ricer-
che, dei libri di Marco Todeschini con numerose foto e medaglie dell’illustre scienziato,
che ha voluto essere sepolto nel piccolo cimitero del suo paese d’origine. Giuseppe Zois.

Valsecca ricorda con una piazza lo scienziato Marco Todeschini (Vallimagna


mese, anno V, numero 9, settembre 1991).
Festa grande l’11 agosto per la cerimonia di dedicazione della nuova e spaziosa piazza,
a ridosso della chiesa, ad uno dei figli più celebri e benemeriti del paese e della Valle:
lo scienziato e fisico ing. Marco Todeschini. Una figura di grande prestigio. Il padre del-
la “Teoria delle apparenze”, uscito nel 1950, e del più accessibile “Psicobiofisica”, fu
sulla strada del Premio Nobel. Non arrivò al traguardo perché le sue intuizioni erano
troppo in anticipo sui tempi. Eccles ci è giunto ripercorrendo la stessa identica strada
del Todeschini, vale a dire mettendo Dio all’origine della spiegazione del mondo. Il cuo-

L’ingegnere Marco Todeschini nel suo studio di Bergamo (nella fotografia superiore con il dr. Ugo Gavazzeni).

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re del paese valdimagnino batterà per sempre in onore di un suo figlio. La piazza prin-
cipale del paese, che ha dato un respiro nuovo al centro, è stata dedicata alla memoria
dell’ing. Marco Todeschini, una delle più nobili figure nella storia, non solo della Val-
le ma della Bergamasca. Una grande festa, con una elevata partecipazione anche dal-
l’esterno. Numerose le autorità che sono intervenute – domenica 11 agosto – alla ceri-
monia, tenuta su toni di voluta essenzialità e comunque di assoluta dignità, come la fi-
gura del figlio benemerito di Valsecca meritava ed esigeva. La scelta e la concretizza-
zione dell’iniziativa di intitolare la piazza all’ing. Todeschini va ascritta ad onore, pre-
sente e futuro, dell’Amministrazione comunale, capeggiata dal sindaco Sergio Inver-
nizzi. [...] Il profilo del Todeschini in campo scientifico è stato tracciato con abbon-
danza di precisi riferimenti e con grande affetto dall’amico fraterno prof. Omero Speri,
chimico e fisico, già direttore del Laboratorio chimico di Verona. Nel discorso, molto
toccante, ci sono stati passaggi e momenti emozionanti: “Tu Marco – ha detto il prof.
Speri – sei rimasto vivo nella mente e nel cuore di quanti ti sono stati e ti sono vicini
e di quanti hanno letto i tuoi scritti. Tu Marco non sei andato via, sei ancora con noi e,
se ascoltiamo, si sente ancora che ci parli”. Ha accennato poi alla luce che ha portato
“sui misteri del cosmo, cercando nel profondo le radici dei fenomeni”.

Marco Todeschini, l’anti-Einstein, commemorato a Valsecca. Il noto fisico è sta-


to ricordato nel centenario della nascita. Divenne famoso in tutto il mondo per la teoria
delle “apparenze” è l’invenzione della “psicobiofisica”, tesi che misero in dubbio la teoria
della realtività (Aldemagna Vallimagna, numero 3, luglio-agosto 1999).
Il 25 aprile 1999 è stato un giorno particolare per Valsecca. Il suo cittadino più illu-
stre, Marco Todeschini, ingegnere candidato al Nobel e definito l’anti-Einstein, è stato
celebrato per il centenario della nascita. Una cerimonia breve ma sentita, che ha visto
intervenire colleghi del luminare scomparso il 13 ottobre 1988 e la figlia Antonella,
che ha deposto una corona sul monumento in onore del padre nella piazza centrale del
Comune a lui dedicata. Valsecca è rimasta profondamente legata al suo concittadino,
affetto ricambiato dallo stesso Todeschini, che ha voluto essere sepolto proprio nel ci-
mitero del paese e che in vita non dimenticò mai le sue origini valdimagnine. Orfano
della madre dalla nascita, venne mandato ancora bambino in collegio a Caslmaggiore,
dove vi rimase fino a 17 anni, anno in cui entrò nell’esercito come ufficiale del Genio
e pilota aviatore. Si laureò in ingegneria meccanica ed elettronica al Politecnico di To-
rino. Effettuò ricerche e collaborazioni anche con Marconi. Divenne famoso in tutto il
mondo per la sua Teoria delle Apparenze e l’invenzione della “psicobiofisica”, tesi che
misero in dubbio la relatività di Einstein. Paolo Dolci.

Todeschini, lo scienziato dimenticato (Stargate Magazine, anno II, numero 12, lu-
glio-agosto 2003).
All’inizio degli anni ’50 e successivamente negli anni ’70, si era già scritto molto su Mar-
co Todeschini. Scienziato singolare, contemporaneo alla nascita della relatività einste-
niana, ne rifiutò, come molti altri d’altronde, gli assiomi, trovando, attraverso una sua ri-

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cerca originale, la spiegazione dei fenomeni senza dover ricorrere a concetti astrusi o
contraddire la fisica classica galileiana. I suoi studi lo condussero alla creazione di una
nuova “scienza universale”, battezzata col nome di Psicobiofisica con la quale riuscì ad
unificare, per la prima volta al mondo, le scienze fisiche, biologiche e psichiche. La sua
opera fondamentale, pubblicata nel 1949, intitolata Teoria delle Apparenze, risultato di
30 anni di ricerche, studi ed esperienze, illustra in maniera esaustiva i fenomeni del-
l’universo, riuscendo a dimostrarli, in modo originale, attraverso leggi e formule scien-
tifiche. La strada seguita dal Todeschini è quella avviata, a suo tempo, dal grande Car-
tesio e affossata poi da Newton, in cui tutti i fenomeni dell’universo sarebbero causati
dal movimento di una sostanza cosmica che lo riempie totalmente, chiamata Etere.

Realtà o illusione?
La Teoria delle Apparenze nasce dal presupposto che tutti i fenomeni che noi percepia-
mo non sarebbero che “apparenze”, causate dal movimento del fluido cosmico che, nel
venire a contatto con i nostri sensi, generano degli effetti nella nostra psiche; sono appa-
renze, quindi, il suono, la luce, il sapore, l’odore, la forza, il calore, l’elettricità, ecc. poi-
ché non sono che l’elaborazione psichica degli stimoli nervosi scaturiti dall’incontro tra
il movimento del fluido universale, di diversa frequenza, e i nostri organi sensori. Una
volta giunti al cervello, sede della psiche, i messaggi vengono trasformati nelle sensazio-
ni corrispondenti, mentre in realtà non sono che onde di etere, silenti, buie, insapori, ino-
dori, e a-termiche, diverse solo nella loro frequenza. Straordinaria conseguenza di que-
sta teoria è il fatto che, se tutto viene generato dai movimenti dell’etere cosmico, anche
la materia e i suoi campi di forza devono esserne figli. Infatti Todeschini dimostra come
tutto, dai nuclei atomici alle galassie, possa essere originato dal movimento di vortici sfe-
rici di tale sostanza che, roteando a velocità superluminale attorno al loro centro, creano,
per attrito, la rotazione di strati concentrici successivi. Questa rotazione forma così le
particelle ultramicroscopiche, costituenti la materia che, a seconda del loro verso di ro-
tazione, creano le forze attrattive o repulsive che le contraddistinguono e che sono re-
sponsabili delle forme di aggregazione della materia stessa.

Organi sensori
Approfondendo i suoi studi, Todeschini intuisce che, per arrivare ad una visione uni-
taria del creato, bisogna studiare anche la realtà biologica perché intermediaria nella
comprensione dei fenomeni. Con 10 equazioni “psico-fisiche”, che generalizzano la
legge d’inerzia di Newton (F = ma ), Todeschini dimostra la corrispondenza fra le de-
celerazioni della materia contro il corpo umano e le sensazioni che sorgono nella psi-
che, svelando che tutte le sensazioni seguono tale legge ( Sn = ma ). L’enorme impor-
tanza di ciò consiste nel fatto che per la prima volta si vengono ad introdurre nelle
scienze esatte, oltre ai fenomeni fisici oggettivi, anche i corrispondenti fenomeni fisio-
logici e psichici soggettivi, sinora trascurati. A questo punto Todeschini prende in esa-
me la struttura degli organi sensori dell’uomo, realizzandone una mappatura elettroni-
ca attraverso la quale ne scopre il funzionamento. Ciò lo fece giungere alla conclusio-

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ne che, mentre “il percorrere della corrente elettronica stimolata dagli organi di senso
attraverso i nervi” è un fenomeno fisiologico oggettivo, la corrispondente sensazione,
che sorge nel nostro Io proveniente dalla parte preposta del cervello, risulta essere, in-
vece, un fenomeno psichico soggettivo. Tutto questo ha portato all’elaborazione di sco-
perte scientifiche e invenzioni che, oltre a confermarne la teoria, hanno permesso di
realizzare apparecchi utilissimi, quali le protesi artificiali, il pacemaker, il cuore elet-
trico, gli apparecchi per ridare la vista e l’udito, ecc.

Oltre la velocità della luce


Eclatante fu l’invenzione del “motore a forza propulsiva centrifuga”, costituito da due
masse che ruotano indipendentemente, ed in maniera sincrona, attorno al loro fulcro e
contemporaneamente “rivoluiscono” attorno a un centro comune, sì che la forza centri-
fuga risultante possa essere orientata nella direzione e nel senso desiderati. Il motore è
basato sul concetto che la decelerazione centripeta delle masse trova reazione nello spa-
zio fluido dell’ambiente e che tale reazione si identifica con la forza propulsiva centrifu-
ga. Il funzionamento del motore dimostra perciò sperimentalmente la fluidità dello spa-
zio. Il dispositivo fu oggetto anche di una relazione ad un congresso svoltosi in Germania
nel 1973 con la quale si dimostrava che tale motore poteva avere le stesse caratteristiche
e possibilità di quelli usati per la propulsione degli Ufo . Ai giorni nostri un sistema di
propulsione di questo tipo viene denominato “propulsione non newtoniana” e raramente,
se non per le teorie cosmogoniche e cosmologiche che rivalutano l’Etere come elemento
insostituibile per la comprensione dei fenomeni, si fa riferimento al loro precursore.

L’oblio della ricerca


E’ davvero sintomatico come le opere di Todeschini siano state dimenticate, nonostan-
te lo scalpore iniziale e una proposta di candidatura, anche in tempi recenti, a Premio
Nobel. I motivi di questo cover-up non sono però difficili da capire. Infatti nella sua
opera Todeschini si dichiara apertamente avversario delle teorie einsteniane in quanto
negano l’esistenza dell’etere e ipotizzano la velocità della luce come la massima rag-
giungibile nell’universo. Nella Teoria delle Apparenze, invece, Todeschini afferma l’in-
fondatezza del pensiero di Einstein ed ovviamente tutti coloro che sono attaccati al car-
rozzone della scienza cosiddetta ufficiale non possono far finta di niente. Oltre ciò, ad-
dirittura, Todeschini sostiene l’esistenza delle “forze spirituali”, per cui possiamo fa-
cilmente immaginare la reazione degli scienziati ortodossi di fronte ad una tale dichia-
razione. Sembra però che le più recenti ipotesi scientifiche mettano in discussione di-
versi elementi della teoria einsteniana e che l’etere, cacciato dalla porta, stia rientran-
do dalla finestra. Ma ancora una volta sembra che nessuno si ricordi di Todeschini. Un
ricercatore importante rimasto in ombra nella storia della scienza.

Il meccanismo
La Psicobiofisica ha avuto un’eco mondiale perché supera la relatività di Einstein, la
meccanica ondulatoria di Schoridinger, la quantistica di Heisemberg, l’assurda duali-

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tà complementare onda-corpuscolo di Bohr e la cibernetica di Weiner, teorie che am-


mettendo solo realtà materiali oggettive escludono le realtà biologiche e spirituali sog-
gettive, che pur si manifestano nell’Universo intero. La fisica attuale, infatti, contem-
pla solo fenomeni materiali oggettivi senza comprendere le tre discipline fondamenta-
li, che in verità si manifestano nel cosmo. Ossia, secono Todeschini:
- una parte fisica dimostra come tutti i fenomeni naturali si identificano in particolari
movimenti di spazio fluido;
- una parte biologica dimostra come tali movimenti, entrando in contatto con i nostri
organi sensori, producono in essi delle correnti elettriche che, ritrasmesse dalle linee
nervose al cervello, suscitano nella psiche le sensazioni di luce, elettricità, calore,
suono, ecc., svelando la meravigliosa tecnologia elettronica di tutti gli organi del si-
stema nervoso;
- una parte psichica, infine, che fornisce la dimostrazione scientifica dell’esistenza del-
l’anima umana, del mondo spirituale e di Dio.

Rapporti con la Chiesa


Nell’agosto del 1950, il futuro Papa Giovanni XXIII incontra Todeschini e, dopo una
serie di colloqui, gli propone un ciclo di conferenze per diffondere la sua teoria a Pa-
rigi e in altre città della Francia, dove monsignor Roncalli era allora Nunzio Apostoli-
co. Ma la nomina di questi a Cardinale di Venezia ritardò il progetto, che venne poi at-
tuato per iniziativa del Presidente del Consiglio dei Ministri francese Bidault e del Mi-
nistro della P. I. Petit. Todeschini verrà poi nominato Membro delle Accademie Scien-
tifiche di S. Etienne, Valence, Parigi e gli verrà offerta la “lampada da minatore”, sim-
bolo della luce che penetra i misteri del cosmo e cerca nel sottosuolo la radice dei fe-
nomeni. Fiorenzo Zampieri e Carlo Sabadin.

Un motore impossibile. Un motore impossibile (Umberto Cordier, Guida ai luoghi


misteriosi d’Italia, PiemmePocket, Casale Monferrato, anno 2003, pp. 121-122).
A Valsecca era nato l’ing. Marco Todeschini (1899-1988), singolare figura di scienziato.
Negli anni fra le due guerre, capitano in servizio permanente effettivo, realizzò e com-
pì ricerche tecnico-sperimentali presso il Centro Studi e Esperienze del Genio Milita-
re. Nominato colonnello del Servizio Tecnico, insegnò meccanica razionale al biennio
di ingegneria del Genio Militare. Nel 1990, le autorità comunali di Valsecca dedicaro-
no alla memoria di Todeschini il nome della piazza principale del paese; con l’occa-
sione fu eretto un cippo monumento celebrativo, sul quale venne riportata una parti-
colare formula matematico-fisica, detta equazione di Einstein-Todeschini. L’ing. Tode-
schini lavorò per tutta la vita a una sua originale teoria fisica unitaria, che chiamò”teo-
ria delle apparenze”, o anche “psicobiofisica”. In contrapposizione alle tesi della rela-
tività einsteniana, viene rivalutato il concetto di “etere”, ovvero di un fluido sottilissi-
mo responsabile di ogni moto e fenomeno dell’Universo, dal mondo atomico alla co-
smologia. A sostegno della sua teoria, Todeschini riporta un vasto complesso di consi-
derazioni teoriche e sperimentali, alcune delle quali davvero sorprendenti.

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Particolarmente interessante è un suo dispositivo chiamato “motore a forza propulsiva


centrifuga”, brevettato nel 1933 al numero 312496. Questo apparato – realmente fun-
zionante – è formato da un motore (che può essere di qualsiasi genere) collegato ad una
serie di ingranaggi e a due masse rotanti; il semplice ma geniale sistema è in grado di
generare una forza propulsiva autonoma, orientabile, senza necessità di trasmissione.
Se montato su un carrello – per esempio – produce uno spostamento senza essere col-
legato alle ruote: un risultato questo che dovrebbe essere “impossibile”, almeno se-
condo la fisica ufficiale! In teoria, un motore analogo potrebbe muovere un veicolo nel-
lo spazio libero, in qualunque direzione, senza espulsione di massa (come invece av-
viene negli attuali sistemi missilistici).

Ho criticato Einstein. In occasione del centenario della teoria della relatività di Ein-
stein ricordiamo Marco Todeschini per i suoi studi e le sue concezioni scientifiche (Qui
Bergamo, anno 14, numero 128, dicembre 2005).
Il 2005 è considerato l’anno della fisica per la ricorrenza centenaria della pubblica-
zione relativa ai primi lavori di Einstein, dedicati alla teoria della relatività. Mi pare
pertanto opportuno cogliere quest’occasione per ricordare uno scienziato bergamasco
che, con la relatività di Einstein, si è misurato nel formulare le sue concezioni scienti-
fiche. È il prof. ing. Marco Todeschini. La nota distintiva più singolare, che emerge dal-
l’esame delle tesi proposte da questo scienziato, è fondata sulla concezione che, alla
base della realtà oggettiva, vada considerata una rimarchevole componente psicologi-
ca. Alla base della sua concezione, l’ipotesi che i fenomeni percepiti dall’uomo siano
apparenze indotte dai movimenti continui ed alterni prodotti dal fluido cosmico (etere)
i quali, ponendosi in relazione con i nostri sensi, generano degli effetti nella nostra psi-
che. Sono quindi apparenze: il suono, la luce, il sapore, l’odore, la forza, il calore, e tut-
te le sensazioni avvertite, le quali sono provocate da stimoli nervosi che reagiscono al-
la diversa frequenza del fluido universale. Come giungono al cervello, queste perce-
zioni sono rielaborate e trasformate in quelle che la collettività umana ha sempre con-
siderato realtà oggettive e materiali. Con un’altra pubblicazione importante, la Psico-
biofisica, Todeschini individua le modalità con le quali si svolgono i fenomeni fisici,
biologici e psichici. Dimostra che la psiche, in tutte le sue manifestazioni, come i pen-
sieri, i dolori e i sentimenti, si serve del sistema nervoso come di un semplice stru-
mento. La fondatezza di questa teoria è confermata dal fatto che l’equazione della flui-
dodinamica, si cui si basa, è comprensiva delle leggi che riguardano le scienze esatte,
e che dai suoi principi sono state tratte numerose invenzioni di pratica utilità, sia nel
campo fisico che in quello medico. Todeschini non condivide l’orientamento materiali-
sta della scienza, che ha sempre valutato inesistenti i fenomeni spirituali, perché rite-
nuti non dimostrabili sperimentalmente, considerando le sensazioni come manifesta-
zioni concrete del mondo oggettivo, anziché come fenomeni spirituali della psiche,
quali realmente sono. Sul piano più propriamente scientifico, Marco Todeschini criti-
ca la relatività di Einstein basata sulla concezione che nega l’esistenza del fluido co-
smico e fa assegnamento sul vuoto spaziale. Egli afferma che è proprio il fluido che,

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permeando tutto lo spazio, circonda i corpi celesti trascinandoli nel loro moto, gene-
rando anche i movimenti della materia e dei suoi campi di forza. Basando la sua nuo-
va relatività sulla velocità costante della luce, la massima riscontrabile nell’universo,
Einstein negava la vecchia relatività di Galilei, che decifrava tutti i fenomeni fisici, e
che non è mai stata contraddetta dai successivi fenomeni sperimentali elaborati, sino
ad oggi, dai vari scienziati. La relatività di Einstein non spiegherebbe i movimenti di
rotazione e di rivoluzione dei pianeti, se non come un’eterna inerzia provocata da una
primitiva, ipotetica spinta, rifacendosi all’antica teoria di Newton, il quale giustificava
la continuità del movimento con la mancanza di attrito, causata dal vuoto spaziale. La
todeschiniana concezione della fluidodinamica, invece, applicata non solo all’universo
spaziale, ma anche al mondo microscopico, alla struttura dell’atomo e della molecola,
ne spiega con rigore logico tutti i fenomeni. Tra il nucleo centrale di un atomo e gli elet-
troni periferici esiste lo stesso fluido dinamico, che trascina gli elettroni nel loro vorti-
coso movimento attorno al nucleo. La velocità di tale movimento è superiore almeno
dieci volte a quella della luce, contrariamente ad uno degli assunti essenziali di Ein-
stein. Todeschini interviene, quindi, sull’antica questione, che nel passato ha dato luo-
go a dispute tra gli scienziati, un gruppo dei quali, comprendente anche Cartesio, so-
steneva l’ipotesi del pieno etere), mentre gli altri, tra cui Newton, sostenevano l’ipote-
si del vuoto. La teoria fluidodinamica di Todeschini risolve la questione riuscendo a
conciliare fenomeni del “pieno” e del “vuoto” in un’unica grandiosa ideazione, giun-
gendo inoltre a ricavare le stesse leggi fisico-matematiche che conosciamo, trovando-
ne inoltre anche di nuove, destinate a spiegare i fenomeni che risultavano insoluti. In
vari congressi scientifici svolti in Italia tra gli anni ’50 e ’70, viene riconosciuta l’auto-
revolezza e la validità dei principi scientifici enunciati dal Todeschini. Molte sono le
esperienze, le scoperte e le invenzioni che la nuova scienza porta a rivelare. Fra que-
ste merita una menzione il motore a forza propulsiva centrifuga. Altri risultati di spic-
co sono rappresentati dalla progettazione, assieme ad un’equipe di scienziati, tra i qua-
li i professori Piero Zorzi e Omero Speri, di apparecchi fluidorivelatori e di altri defi-
niti regolatori psicobiofisici, in grado di misurare i moti continui e alterni dello spazio
fluido che la psiche, il corpo umano, ogni essere vivente, e tutte le sorgenti delle di-
verse energie radianti producono nell’ambiente circostante. Una particolare scoperta
riguarda gli elettroregolatori ipofisari delle ghiandole endocrine, che dal cervello, me-
diante correnti elettriche, regolano automaticamente il tasso delle sostanze chimiche
versate nel sangue, e il metodo di analisi chimica infinitesimale atto a svelare dosi ul-
tramicroscopiche emesse da ciascuna ghiandola. La notizia di questa scoperta desta
grande risonanza quando, nel 1966, è presentata al congresso di Medicina Omeopati-
ca ed Endocrinologica presso l’Istituto di Genetica dell’Università di Roma, il trattato
di agopuntura del dott. Giuseppe Martinelli, opera fondamentale per questa nuova
scienza medica: sono dedicate settantacinque pagine alla Psicobiofisica, che fornisce
le basi scientifiche a questa terapia orientale. La Psicobiofisica assicura, inoltre, una
spiegazione ai fenomeni metapsichici come la telepatia, la rabdomanzia, la telecinesi,
e rivela gli effetti dell’ipnosi, dell’elettromagnetoterapia, della psicoanalisi, dell’omeo-

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patia e di altre terapie non tradizionali. Le teorie di Todeschini affermano la natura


spirituale della nostra psiche giungendo a considerare e ad enunciare l’esistenza del-
l’anima umana. Cesare Morali.

Vortice di etere. Marco Todeschini: la Spaziodinamica del Tutto (Scienza e Cono-


scenza, anno IV, numero 14, IV trimestre 2005).
Marco Todeschini (1899-1988) è stato uno dei più geniali fisici italiani, anche se, per
il carattere rivoluzionario delle sue scoperte, il suo nome viene deliberatamente igno-
rato dalle accademie del tempo presente. La sua teoria della cosiddetta “psicobiofisi-
ca”, che fu sviluppata poco dopo la ben più canonica teoria della relatività, si mise con
quest’ultima in antitesi per il fatto di comportare l’esistenza di un etere cosmico e di
rapportare i moti di tutti gli oggetti nell’universo a questa sostanza invisibile, che To-
deschini assimilò ad una specie di “fluido inerziale” esistente ovunque nell’universo.
Nella visione todeschiniana, le “forze” che sembrano esplicarsi nell’Universo, come
prima le aveva concepite Newton e poi Einstein, non esistono realmente, ma sono solo
apparenze. I corpi nell’Universo, dall’infinitamente piccolo, come le particelle ele-
mentari, all’infinitamente grande, come le galassie, si muovono non perché sono sotto-
poste a forze in uno spazio completamente vuoto, ma solo perché vengono trasportate
da vortici di etere in perenne rotazione. Gli atomi stessi, e quindi la materia nel suo
complesso, risultano da condensazione di etere rotante a velocità superluminale. I pia-
neti nell’universo percorrono delle orbite perché seguono il gorgo di etere causato dal-
la rotazione del sole, e le stelle nelle galassie seguono a loro volta il vortice di etere che
si origina nei massicci nuclei centrali. Per Todeschini l’etere e lo spazio sono la stessa
cosa: l’etere è un ente reale, dalle caratteristiche simili a quelle di un liquido invisibi-
le e omnipervasivo. In questa visione, tutti gli eventi che avvengono nel mondo della
materia non vengono descritti dalla meccanica di corpi in movimento nel vuoto, ma da
quella che Todeschini chiama”spaziodinamica”, nell’ambito della quale è il movimen-
to dello spazio, inteso come etere, a muovere i corpi che sono posti in esso. Ciò che ren-
de la teoria di Todeschini una teoria realmente unitaria è il fatto di legare il mondo fi-
sico al mondo biologico e alla sfera psicologica. In questa luce, l’unica possibile teoria
fisica è quella che unisce la materia allo spirito tramite le forme viventi, superando
completamente la dicotomia che ha creato da una parte le religioni e dall’altra la scien-
za. In tale ottica, i nostri organi di senso non sono altro che veri e propri sensori elet-
tronici, in grado di registrare i movimenti delle molecole, percepiti come vibrazioni al-
le più svariate lunghezze d’onda, che generano sensazioni visive, uditive, tattili, odori-
fere e gustative: cinque forme diverse di spaziodinamica applicate al mondo biologico.
I cinque sensi sono allora dei rivelatori, il cui scopo, è di trasmettere informazioni al
cervello, il quale a sua volta permette alla psiche di recepire e vivere sensazioni, che
ci fanno sentire vivi e coscienti. Se la psiche – che Todeschini associa all’anima – non
esistesse, l’universo sarebbe un luogo buio e cieco, dal momento che non ci sarebbe
nessuno a contemplarlo. Il postulato fondamentale della psicobiofisica e della relativa
spaziodinamica che vi si genera è dunque che il mondo è costituito solamente di spa-

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zio fluido inerziale – ovvero di etere – i cui movimenti rotanti costituiscono i sistemi
atomici e astronomici che formano la materia e i cui movimenti ondulatori, quando col-
piscono i nostri organi di senso, suscitano nella nostra anima le sensazioni di forza,
elettricità, luce, calore, odore, sapore. Queste sensazioni sono completamente immate-
riali e di natura esclusivamente spirituale. Tutti i fenomeni fisici, inclusi quelli biolo-
gici, si riducono allora a movimenti di spazio, provocati da forze applicate ad esso da
parte del mondo spirituale secondo un disegno unitario deciso da un ente superiore in-
telligente. Massimo Teodorani.

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Gli esperimenti decisivi per la fisica moderna

La necessità di effettuare degli esperimenti decisivi nacque dall’esigenza di porre fine


alla diatriba esistente fra le ipotesi che considerano lo spazio cosmico vuoto o pieno di
un fluido denominato “etere”. Seppure per Todeschini gli esperimenti Michelson e l’a-
berrazione astronomica dovessero portare all’evidenza che tale fluido esiste e che esso è
immobile in tutto l’Universo, ma che in prossimità della Terra si sposta compatto assie-
me ad essa, nel suo moto di rivoluzione annuo intorno al Sole, Einstein con l’avvento
della sua relatività ritenne di negarne l’esistenza, postulando altresì la costanza della
velocità della luce rispetto a qualsiasi osservatore comunque muoventesi. Per togliere la
fisica da questa situazione, Todeschini ideò delle esperienze che potessero portare alla
prova dell’esistenza di un etere cosmico avente le caratteristiche ipotizzate nella sua Teo-
ria delle Apparenze, il quale è costituito da un fluido pervadente l’intero cosmo che, ol-
tre ad avere un’estensione tridimensionale, è sostanziato da una densità esilissima co-
stante di 10 20 minore di quella dell’acqua e con i suoi particolari movimenti si possono
spiegare qualitativamente e quantitativamente tutti i fenomeni fisici oggettivi e le loro
leggi oltre che i corrispondenti fenomeni psichici soggettivi. Da questa teoria unitaria
discende che il Sole è al centro di un campo rotante di spazio fluido che si muove sud-
diviso in strati concentrici, i quali hanno spessore costante e velocità decrescenti con
l’aumentare del loro raggio. Tale fluido investe la Terra con una velocità di 60 km/sec.
Poiché il nostro pianeta corre sulla sua orbita intorno al Sole con la velocità di 30
km/sec, risulta evidente che la corrente fluida che lo investe non solo lo trascina, ma lo
oltrepassa anche con una velocità relativa di altrettanto valore. Proprio per accertare se
questi risultati teorici corrispondessero o meno alla realtà fisica, si sono resi necessari
gli esperimenti di seguito descritti.

Marco Todeschini, La Teoria delle Apparenze (Spazio-dinamica e Psico-biofisica), prima edizione, Istituto Ita-
liano d’Arti Grafiche, Bergamo, 1949.

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Esperimento numero 1

Per captare e misurare la corrente di spazio fluido che trascina la Terra intorno al Sole.

L’esperimento venne effettuato con una apparecchiatura ideata dallo stesso Todeschini
e con una serie di esperimenti durati vari anni. Il dispositivo, rifacendosi a quello usa-
to da Michelson, per le sue celeberrime esperienze, era tuttavia diverso nella disposi-
zione degli apparecchi ottici ed era diverso anche nel concetto. Infatti, mentre Michel-
son, pensava di poter rilevare una corrente di spazio fluido contraria al movimento del-
la Terra nello spazio, Todeschini, invece, la voleva misurare nello stesso senso del mo-
to di rivoluzione del nostro pianeta. Infatti dalla sua Spaziodinamica, risultava che ta-
le corrente doveva avere una velocità relativa rispetto alla Terra di 30 km/sec. Risulta
evidente quindi che, secondo la relatività galileiana dei moti, un raggio luminoso emes-
so da una sorgente terrestre, assume, oltre alla propria velocità di propagazione, anche
quella del mezzo fluido che lo trasporta. Due raggi quindi, che partano contempora-
neamente da località terrestre diametralmente opposte, correndosi incontro, percorren-
do distanze uguali, giungendo quindi nel punto di mezzo del tragitto che le separa, im-
piegheranno tempi diversi, perché le loro velocità, rispetto alla Terra, non sono uguali,
stante che uno dei raggi risale la corrente, mentre l’altro la discende. Nella mezzeria
della succitata distanza, le onde di incontro dei due raggi risulteranno perciò sfasate.

Fig. 1

L’apparecchio (Fig. 1) consiste di due sorgenti S1 e S2 di luce monocromatica situate in


linea retta ad una distanza di 2 metri tra di loro. Vicino alla mezzeria sono disposte due
lastre di vetro semitrasparenti, inclinate simmetricamente in modo da deviare i raggi
provenienti dalle sorgenti luminose opposte e farli sovrapporre sullo schermo di un in-
terferometro laterale, per rendere visibili le frange d’interferenza all’osservatore.

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Per il calcolo preventivo di tale spostamento si deve seguire il seguente procedimento.


Tenuto presente che i due raggi emessi contemporaneamente dalle sorgenti luminose
opposte S1e S2 hanno velocità diverse percui si incontrano in un punto D, spostato dal-
la mezzeria O di un tratto DL, si calcola prima tale distanza. Sottraendo da questa il
numero di intero di lunghezza d’onda che contiene, si determina la frazione d’onda di
spostamento delle singole frange di interferenza.

Fig. 2

Indicando con 2L la distanza fra le due sorgenti, e con L1 e L2 i percorsi effettuati dai
singoli raggi per incontrarsi, risulta evidente che:

2L = L1 + L2 (1)

Tali percorsi sono però uguali rispettivamente ai prodotti delle singole velocità V1 e V2
dei raggi per il tempo comune t che essi impiegano nel percorrerli:

L1 = V1t L2 = V2t (2)

Sostituendo questi valori nella (1), si ottiene:

2L = V1t + V2t (3)

Dalla quale si ottiene l’espressione del tempo t:

2L
t = –––––– (4)
V2 + V1

A questo punto dobbiamo considerare che il raggio che discende la corrente avrà una
velocità V1 determinata dalla somma della velocità C di propagazione dell’onda som-
mata a quella V del mezzo fluido che la trasporta, cioè:

V1 = C + V (5)

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Allo stesso modo, il raggio che risale la corrente avrà una velocità V1 determinata dal-
la differenza tra la velocità C di propagazione dell’onda e quella V del mezzo fluido che
la trascina a valle, cioè:

V2 = C-V (6)

Sostituendo i valori della (5) e della (6) nella (4), otterremo:

L
t=— (7)
C

Introducendo nella prima delle (2) i valori del tempo (7), avremo:

V1L
L1 = —— (8)
C

I due raggi si incontrano quindi ad una distanza ∆L dal centro pari a:

∆L = L1 – L (9)

e sostituendo in quest’ultima espressione il valore dello spazio L1 dato dalla (8) e quel-
lo L1 della (5), si ha:

LV
∆L = —— (10)
C

Siccome i valori conosciuti sono:


- semidistanza tra le due sorgenti L = 1.103 mm
- velocità della corrente V = 3.107 mm/sec
- velocità dell’onda luminosa C = 3.1011 mm/sec

sostituendo questi valori nella (10) si ottiene:

1.103x3.107
∆L = ——————- = 0.1mm (11)
3.1011

Essendo la lunghezza d’onda usata pari a λ = 0.0006 mm la distanza ∆L espressa in


numero di frange sarà:

∆L 0.1
—— = ——— = 166.6 frange
λ 0.0006

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Quindi lo spostamento delle singole frange sarà, in definitiva:

166.6–166 = 0.6 lunghezza d’onda

In conclusione, orientando l’apparecchio in modo che la propagazione dei due raggi,


controversi, possa avvenire nella direzione della rivoluzione della Terra intorno al Sole,
in tutti gli esperimenti effettuati, si misurò sempre uno spostamento di 6 decimi di lun-
ghezza d’onda. Tale fatto dimostra che esiste una corrente di spazio fluido avente una ve-
locità di 30 km/sec, rispetto al nostro pianeta, come prediceva la Spaziodinamica tode-
schiniana. Se si ruota il dispositivo di 90°, non viene rilevato alcun spostamento di fran-
ge, poiché in tale direzione i due raggi assumono la stessa velocità rispetto alla Terra.
A maggior conforto di quanto sopra descritto, Todeschini, propone un’altro calcolo. Ba-
sandosi sulla incontestabile realtà che i corpi cadono verso Terra, assumendo l’accele-
razione (g), che viene loro trasmessa dalla circolazione dello spazio fluido che circon-
da il nostro pianeta. L’accelerazione centripeta di questo spazio fluido circolante pos-
siede la velocità V deve perciò essere uguale a (g), sapendo:

V2
—=g (1.1)
R

Da questa equazione si trae il valore dalla velocità periferica V dello spazio fluido in
rapporto alla Terra:

V = gR (1.2)

Poiché l’accelerazione (g) dei corpi decresce inversamente al quadrato della loro di-
stanza R dal centro della Terra, avremo:

K
g = —2 (1.3)
R

Introducendo questo valore nell’espressione (1.2) e ponendo K1/2 = K1, si ha:

K1
V = —– (1.4)
R

Ma all’equatore g = 9,78 m/sec2 e R = 6378284 m.


Se il raggio che congiunge il luogo dove è stata fatta l’esperienza, con il centro della
Terra, forma un angolo (α) con il piano equatoriale (fig. 2.1) l’accelerazione (g1) ed il
raggio (R1) del parallelo, sono:

g
g1 = —––— R1 = Rcosα
cos2 α

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fig. 2.1

introducendo questi valori nella (1.2) si ha:

gR
V = —— (1.5)
cosα

Poiché a Bergamo, dove si è svolta l’esperienza, il parallelo è pari a 45°, 40’ ed il co-
seno dell’angolo α è 0,715, introducendo questi valori nella (1.5), risulterà:

9,78x6378284
V= ——–——— = 9335m/sec (1.6)
0,715

che è la velocità relativa di rotazione dello spazio fluido in rapporto alla Terra, che si
dovrà trovare, se la teoria è esatta.

Siccome i valori conosciuti sono:


- semidistanza tra le due sorgenti L = 1.103 mm
- velocità della corrente V = 9335.103 mm/sec
- velocità dell’onda luminosa C = 3.1011 mm/sec

sostituendo questi valori nella (10) si ottiene:

1.103x9335.103
∆L = ————————— = 0.031116mm (1.7)
3.1011

che rappresenta lo spostamento delle frange espresso in mm.

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Essendo la lunghezza d’onda della luce impiegata era λ = 0,0006, la distanza ∆L


espressa in numero di frange risulta:

∆L 0.031116
—– = ———— = 51.86 (1.8)
λ 0.0006

al centro dell’interferometro si avrà uno spostamento di:

51,86 - 51 = 0,86 lunghezza d’onda

In effetti, una volta orientato l’apparecchio descritto precedentemente in modo che la


propagazione dei due raggi opposti abbia luogo nella direzione della rotazione della
Terra, e cioè, tangenzialmente al cerchio del parallelo, in tutti gli esperimenti eseguiti
si è sempre misurato uno spostamento di 51.86 frange, con sfasamento di 0,86 lun-
ghezza d’onda. Tutto ciò conferma sperimentalmente che:
a) lo spazio non è vuoto ma è costituito da una sostanza materiale avente densità co-
stante e mobile come un fluido;
b) la velocità della luce è la somma vettoriale della velocità C costante della propaga-
zione delle sue onde nello spazio fluido e la velocità V del mezzo che la trasporta;
c) attorno alla superficie terrestre circola una corrente di spazio fluido che ha una ve-
locità V = 9335 m/sec rispetto al nostro pianeta;
d) la Terra è al centro di un campo sferico di spazio fluido rotante, che si muove sud-
diviso come una cipolla, in strati sferici concentrici, aventi spessore costante e con
velocità di rotazione inversamente proporzionali alla radice quadrata dei loro raggi.

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Esperimento numero 2

Per verificare se l’effetto Doppler e quello Fizeau sono in armonia con la relatività di Ga-
lilei oppure con quella di Einstein.

Com’è noto l’effetto Doppler consiste nel fatto che se un osservatore O si avvicina ad una
stella S, il numero di onde ν2 che il suo occhio riceve in un minuto secondo è maggio-
re del numero di onde ν1 che riceverebbe se restasse immobile alla distanza Lx dalla
sorgente luminosa (fig. 3).

Fig. 3

In quest’ultimo caso infatti il tempo che la luce impiega a percorrere la distanza Lx con
velocità C, è evidentemente:

LX
TX = —– (13)
C

Da cui si ottiene:
LX
–– = C (14)
TX

Indicando con λ1 la lunghezza d’onda e con N1 sia il numero di onde contenute nella di-
stanza LX, sia il numero dei periodi di tempo T1 contenuti nel tempo TX, risulta:

LX = λ1 N1 TX = T1 N1 (15)

Sostituendo tali valori nella (14), si ottiene:

LX λ1
–– = –– = C (16)
TX T1

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Poichè l’osservatore riceve n1 onde in un minuto secondo, ed in tale unità di tempo so-
no contenuti n1 periodi, cioè: T1 ν1 = 1, da quat’ultima relazione si deduce:

1
V1 = — (17)
T1

Introducendo questo valore nella (16), si ottiene:

λ1ν1 = C (18)

Supponiamo ora che l’osservatore si avvicini alla sorgente con la velocità V, mentre
l’onda provocata da questa gli corre con la velocità C. Evidentemente l’osservatore avrà
l’impressione di essere immobile e che la luce gli corra incontro con una velocità rela-
tiva W, data dalla somma delle due componenti, cioè:

W=C+V (19)

Il tempo impiegato dal raggio ad arrivare al suo occhio è quindi minore, perchè egli non
lo aspetta da fermo, ma gli corre incontro. Tale tempo T’X risulta perciò:

LX
T’X = ——– (20)
C+V

Dalla quale si ha, tenendo presente la prima delle (15) e ponendo T’X = T2 N1:

LX λ1
—=—=C+V (21)
T’X T2

e poiché T2ν2 = 1, risulta:

λ1ν2 = C + V (22)

Dal rapporto tra questa espressione e la (18) si ha:

C+V
(
ν2 = ν1 ——–
C
) (23)

la quale, pur essendo stata dedotta dalla relatività classica di Galilei, si identifica in
pieno con l’espressione ricavata sperimentalmente dall’effetto Doppler.
Dalle espressioni (18) e (22) si vede che, sia per l’osservatore in quiete, sia per quello
in moto, la lunghezza d’onda (λ1) si mantiene costante, il che è fisicamente chiaro, poi-
ché le oscillazioni prodotte dalla sorgente, pur dilatandosi in cerchi sempre più ampi,

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Todeschini LIBRO.qxp 19-06-2007 15:22 Pagina 280

mantengono inalterata la loro distanza reciproca, sono onde del mezzo fluido ambiente
che costituiscono un fenomeno fisico oggettivo che non può essere alterato dallo stato
di quiete o di moto del soggetto osservatore. Questo però, correndo incontro alle onde,
in un minuto secondo ne incontra un numero (ν2) maggiore del numero (ν1) che rice-
verebbe restando immobile.
Einstein, postulando la costanza della velocità della luce, sia rispetto all’osservatore in
quiete che in moto, invece della (22), ritenne fosse valida la seguente espressione:
λ2ν2 = C (24)

Ma egli ha postulato altresì l’accorciamento delle dimensioni disposte nella direzione


del movimento, secondo la (69) e pertanto la lunghezza d’onda, per non smentire la sua
pseudorelatività dovrebbe essere:

C2 - V2
λ2 = λ1 —––– (25)
C2

Ne segue che ammettendo con Einstein la validità della (23) e della (25) e l’equiva-
lenza tra la (18) e la (24), si arriva alla seguente relazione:

C2
(
C2 - V2 C + V
λ1ν1 = λ1ν1 ——– ——– = C
C
) (26)

la quale è una falsa uguaglianza.


La (24) richiede che al crescere della frequenza, la lunghezza d’onda diminuisca, in
netto contrasto con la (22) confermata dall’effetto Doppler. Di qui la necessità di com-
piere un esperimento decisivo per constatare se la lunghezza d’onda resta costante, op-
pure se varia col movimento del mezzo che trasporta l’onda.

fig. 4

280
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L’esperimento è stato effettuato con un dispositivo simile a quello di Fizeau (fig. 4), co-
stituito da due tubi chiusi all’estremità da vetri paralleli e percorsi in senso contrario
da una corrente di acqua con velocità V. I raggi emessi dalla sorgente, dopo avere at-
traversato la lente L, venivano biforcati attraverso due fenditure. Il fascio passante nel
tubo superiore veniva riflesso dallo specchio S e retrocedendo nel sottostante tubo, ve-
niva deviato dalla lastra inclinata verso lo spettroscopio per l’osservazione. L’altro fa-
scio compiva il percorso inverso. Se il liquido era in riposo, la sovrapposizione dei due
fasci dava luogo ad interferenza e la frangia centrale corrispondeva ad onde in concor-
danza. Viceversa se il liquido era posto in movimento nel senso delle frecce, uno dei fa-
sci attraversando i tubi nel senso del moto dell’acqua e l’altro in senso opposto, arriva-
vano all’interferometro sfasati nel tempo, il che provocava uno spostamento di frangie.
Nelle prove eseguite, lo spostamento fu di mezza lunghezza d’onda, come previsto in
base alla legge della composizione dei moti di Galilei col calcolo effettuato, che qui
viene esposto affinché sia noto che anche l’esito dell’esperimento Fizeau, non è in con-
trasto con la relatività classica.
Infatti se l’acqua è mantenuta ferma, sappiamo che il raggio di luce che l’attraversa vie-
ne inclinato di un angolo α di rifrazione, che lo fa ruotare nella direzione OB. (fig. 5)

fig. 5

La velocità (u) del raggio nella direzione primitiva X di entrata nel tubo, risulta perciò
dalla proiezione del vettore C nella predetta direzione, cioè:

u
u = Ccosα = C –– (27)
C

Se invece il liquido è posto in movimento con velocità V diretta nello stesso senso di (u),

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la velocità risultante del liquido e del raggio è la somma di tali due componenti, cioè:

u + V = Ccosα + V (28)

Nella direzione OB la velocità risultante del solo raggio è invece la somma del vettore
che rappresenta la velocità C e di quello che risulta dalla proiezione della velocità V
del liquido nella predetta direzione pari a: V cos α, cioè:

C + Vcosα (29)

La proiezione di questa risultante nella direzione X è pertanto:

(C + Vcosα)cosα = Ccosα + Vcos2α (30)

L’aumento di velocità ∆V della luce dovuto al trascinamento dell’acqua, si ottiene per-


ciò sottraendo dalla (28) la (30), cioè:

∆V = (Ccosα + V) - (Ccosα + Vcos2α) (31)

Ossia:
u2
(
∆V = V - Vcos2α = V(1 - cos2α) = V 1 – ––2
C ) (32)

In definitiva la velocità Vt totale della luce quando esce dal tubo di acqua in moto, è
la somma di quella (u) che aveva a liquido fermo e dell’incremento ∆V che ha acqui-
stato per effetto del trascinamento parziale, cioè:

u2
(
Vt = u + V 1 – ––2
C ) (33)

e ponendo C = u * n, dove con (n) si intende l’indice di rifrazione dell’acqua, tenendo


presente la (27), la (33) assume la forma:

C 1
n (
Vt = –– + V 1 – ––2
n ) (34)

La quale, pur essendo stata ricavata in base alla relatività di Galilei, si identifica in
pieno con quella trovata sperimentalmente da Fizeau.
È qui opportuno rilevare che la pseudorelatività di Einstein per lo stesso caso, porta in-
vece alla seguente relazione:

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C
V+—
n C 1
Vt = ——— = — + V 1 – ––2
VC n n ( ) (35)
1 + —–
C2 n

la quale è una falsa eguaglianza.


Ma prescindendo da ciò, l’esperimento effettuato da Todeschini, non ebbe tanto lo sco-
po di accertare la validità della (34), già verificata da Fizeau, ma esclusivamente per
constatare se la lunghezza d’onda si mantiene costante o meno.
Ebbene, Todeschini ha potuto accertare che la velocità della luce (u) mantenendo il li-
quido immobile era costante, pari cioè al prodotto della sua lunghezza d’onda (λ1) per
la frequenza (ν1), cioè:

λ1ν1 = u (36)

Viceversa, facendo scorrere l’acqua dentro il tubo, la velocità del raggio aumentava se-
condo l’equazione (34), ma pur aumentando la frequenza, la lunghezza d’onda restava
invariata, cioè è risultato:
1
(
λ1ν2 = u + V 1 – ––2 )
n
(37)

Infatti le righe dello spettro della luce monocromatica usata, pur essendosi spostate tut-
te verso l’ultravioletto, denunciando così l’aumentata frequenza, hanno mantenuta la
stessa distanza tra di loro che avevano quando l’acqua era immobile; si è cioè mante-
nuta costante la lunghezza d’onda.
In conclusione, sia il calcolo, che il responso dell’esperimento assicurano che l’effetto
Doppler e l’esito delle prove di Fizeau, sono in perfetta armonia con la relatività di Ga-
lilei ed in netta antitesi con quella di Einstein.
Tuttavia, recentemente vari fisici hanno avuta “l’ultima illusione” di avere trovato, do-
po 50 anni di vane ricerche, la prova inconfutabile della pseudorelatività, confrontan-
do la frequenza di oscillazione di un orologio atomico situato sulla Terra, con quella di
un orologio atomico disposto sopra un razzo lanciato a grande velocità nello spazio; fre-
quenze che sono risultate diverse. Ma con ciò, quei tecnici, non si sono accorti di ave-
re sfondato una porta già aperta, poiché sia le equazioni di Lorentz, sia quelle di Gali-
lei, prevedono la variazione della frequenza espressa dalla (23).
L’aver constatato sperimentalmente tale variazione di frequenza non significa quindi
aver data conferma dell’uno o dell’altro gruppo di trasformazioni. Per tale scopo era in-
vece indispensabile accertare se la lunghezza d’onda varia secondo la (24) oppure re-
sta costante secondo la (22). Ma la conferma di quest’ultima tesi è stata raggiunta con
l’esperimento dianzi descritto ed effettuato dal Todeschini, il quale, per la finalità spe-
cifica ed il risultato, si differenzia da quello di Fizeau, estendendone enormemente la
portata ed il significato fisico.

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Esperimento numero 3

Per controllare se un raggio luminoso nell’attraversare una corrente fluida, subisce o me-
no una deviazione angolare.

Con questo terzo esperimento, Todeschini, vuole dimostrare teoricamente e sperimen-


talmente che un raggio di luce quando attraversa in direzione perpendicolare una cor-
rente di spazio fluido, o di qualsiasi altro gas, o liquido, o solido trasparente, subisce
una deviazione angolare e la sua traiettoria risulta inclinata, come quella descritta da
una barca quando attraversa un fiume. In altre parole, Todeschini, intende dimostrare
che la luce, oltre a subire il trascinamento longitudinale comprovato dall’esperimento
Fizeau, ne subisce anche uno trasversale.

Fig. 6

Il dispositivo usato a questo scopo (Fig. 6) consisteva in un disco metallico (1) dispo-
sto orizzontalmente, mobile a piacere intorno al suo asse verticale (Z). Alla sua perife-
ria era ricavato un foro AA1 con lastra di vetro, in modo da lasciar passare il raggio di
luce nella direzione verticale emesso dalla sorgente S1 e diretto verso la lastrina (E) se-
mitrasparente inclinata, sulla quale veniva ad incidere anche un altro raggio orizzon-
tale proveniente dalla sorgente S2, dopo aver attraversato una lastra di vetro (2) mante-
nuta permanentemente ferma, dello stesso spessore di quella situata nel foro del disco
e posta alla stessa distanza L dalla lastrina inclinata (E), dalla quale entrambi i raggi
venivano diretti verso l’interferometro (I) per essere esaminati dall’osservatore (O).

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Quando il disco (1) veniva lasciato in quiete, i due raggi, avendo compiuto egual per-
corso e subito eguale rifrangenza, si sovrapponevano sulla lastrina inclinata (E) in una
frangia disposta al centro del reticolo dell’interferometro (I).
Viceversa, se il disco (1) veniva fatto ruotare con velocità V, le frangie subivano uno
spostamento, in un senso o nel contrario, a secondo di quello di scorrimento del disco,
e tale spostamento corrispondeva esattamente a quello previsto col calcolo preceden-
temente eseguito in base alla relatività di Galilei.
Infatti ruotando il disco, mentre il raggio incidente in A si trasferiva nel punto A1, ve-
niva trascinato parallelamente a se stesso con velocità V, in modo che la traiettoria AA1
veniva a sovrapporsi a quella BB1. La luce quindi appariva nella parte sottostante al
disco, non nel punto A1, bensì in quello B1, e la perturbazione prodotta in tale punto si
diffondeva ad onde concentriche nel mezzo fluido in quiete in tutte le direzioni con ve-
locità C. Il raggio ricevuto sulla lastrina (E) non era quindi quello A1E, bensì quello
B1E inclinato dell’angolo α, avente velocità C.
Poiché la proiezione di questa velocità nella direzione A1E, in base al teorema di Pita-
gora, risulta:
C2 - V2
W = Ccosα = C ——– (38)
C2

ne segue che il tempo TY che il raggio impiega a percorrere il tratto A1E = L, è:


L
TY = ———— (39)
C2 - V2
C ——–
C2

Il raggio che si propaga nella direzione orizzontale X, che proviene dalla sorgente S2
invece, a percorrere la stessa distanza L impiega un tempo TX pari a:

L
TX = — (40)
C

Dal rapporto tra la (39) e la (40) si ha:


TY 1
— = ——–— (41)
TX C2 - V2
—–—
C2
ossia:
TX
TY = ——— (42)
C - V2
2

—–—
C2

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Dalla (40) si ricava:

L λ1
—=—=C (43)
TX T1

ossia:

λ1υ1 = C (44)

Dalla (39) si ricava:

L λ1 C2 - V2
— = — = C ——– (45)
TY T2 C2

ossia:

C2 - V2
λ1υ2 = C —–— (46)
C2

Dal rapporto tra questa e la (44) si ha:

C2 - V2
υ2 = υ1 —–— (47)
C2

la quale, dalle numerose esperienze effettuate con il dispositivo sopradescritto è risul-


tata sempre esattamente verificata. Nonostante le limitate velocità V impresse al disco,
è stato possibile misurare lo spostamento in frazione d’onda, dato che ciascuna di tali
onde si svolge in 10 –15 secondi e l’interferometro poteva valutare la 10 –7 parte di cia-
scuna, mettendo così a disposizione un orologio in grado di valutare un diecimiliarde-
simo di miliardesimo di secondo. Si è potuto constatare anche in questo esperimento,
che la lunghezza d’onda λ1 si è mantenuta costante sia con il disco fermo che in movi-
mento. Il raggio che attraversava il disco con velocità C, subiva quindi un trascina-
mento totale nella direzione trasversale con velocità V, per cui un osservatore immobi-
le situato nel punto (E), riceveva il raggio inclinato contro il senso di rotazione del di-
sco, di un angolo α determinato dalla seguente relazione:

V
senα = — (48)
C

La prova è stata ripetuta con lo stesso risultato, rinchiudendo la sorgente luminosa S1


al centro (O) di una scatola cilindrica e facendo passare il raggio attraverso un foro (A)
ricavato nello spessore della superficie cilindrica (Fig. 7). Mantenendo la scatola im-

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mobile la frequenza e la lunghezza d’onda del raggio erano tali da soddisfare la rela-
zione (44). Viceversa facendo ruotare la scatola a velocità V, la frequenza della luce, ri-
cevuta esternamente, diminuiva e la lunghezza d’onda si manteneva costante, in per-
fetta armonia con la relazione (46).

Fig. 7

Il procedimento analitico e l’esperimento ora descritti, ci assicurano dunque che quando


un raggio di luce attraversa in direzione perpendicolare una corrente fluida od un mezzo
solido trasparente in moto, subisce rispetto ad un osservatore immobile una rotazione an-
golare che ne inclina contro corrente la traiettoria.
Tutte le volte quindi, che misuriamo una deviazione angolare dei raggi luminosi, avremo
la prova sperimentale che è stata prodotta da una sostanza materiale solida, liquida, gas-
sosa, o sciolta allo stato di spazio fluido, visibile od invisibile, che si sposta in direzione
perpendicolare al raggio che l’attraversa. E poiché l’aberrazione astronomica ci denun-
cia la deviazione dei raggi che ci provengono dalle stelle, essa costituisce una conferma
sperimentale che l’onda luminosa prima di giungere a noi, non si è diffusa nel vuoto, ben-
sì ha attraversato il campo rotante di spazio fluido che circonda il Sole e che spinge la
Terra a rivoluirgli attorno. Ma di questo si darà più avanti la dimostrazione analitica.
La stessa cosa può dirsi dell’angolo di rifrazione che devia un raggio che attraversa un
mezzo trasparente in quiete. Infatti, secondo la teoria del Todeschini, anche il nucleo
atomico ruotando su se stesso, trascina in circolazione lo spazio fluido circostante, per
cui un raggio luminoso che attraversa i campi atomici di una sostanza trasparente sub-
isce una deviazione angolare che si identifica in pieno con quella di rifrazione delle va-
rie sostanze realmente osservata. Precedentemente si è infatti dimostrato che il raggio
che attraversa il mezzo trasparente ha una velocità u = C cos α, per cui la velocità di
rotazione dei campi atomici risulta determinata dalla relazione:
VA = Csenα (49)

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In base a ciò, Todeschini, ha potuto determinare le relazioni matematiche tra la velocità


di rotazione dei vari atomi, la loro massa e l’indice di rifrazione, gettando le basi di una
nuova ottica spaziodinamica in perfetta armonia con le leggi di Cartesio e di Galilei.
Un terzo fenomeno nel quale viene osservata la deflessione angolare dei raggi lumino-
si si manifesta quando essi transitano vicino al Sole provenendo a noi da stelle situate
ai suoi fianchi nella proiezione celeste. Infatti il Sole ruota su se stesso alla velocità
V1 = 2 km/sec, ed in base alla teoria todeschiniana, trascina in movimento lo spazio
fluido circostante. Parimenti la Terra ruotando su se stessa alla velocità V2 = 0,463
km/sec, trascina in rotazione lo spazio fluido adiacente. Ne consegue che un raggio di
luce per giungere a noi, dovendo attraversare sia il campo rotante di spazio fluido so-
lare, sia quello terrestre, subirà la deviazione di un angolo α il cui seno sarà determi-
nato dal rapporto tra la somma dei vettori (V1 + V2) che rappresentano le velocità dei
due campi ed il vettore C che rappresenta la velocità dell’onda (Fig. 8), cioè:

V1 + V2
senα = ——– (50)
C

Fig. 8

Sostituendo ai simboli che rappresentano le velocità i loro valori numerici sopra ci-
tati, si ha:

2,463 1
senα = ——— = ——–– (51)
300000 121721

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e passando dai valori del seno a quello dell’angolo, tenendo presente che l’unità al
numeratore è espressa in radianti e che a ciascuno di questi corrispondono 206265”,
si trova:

206265
α = ——— = 1”,69 (52)
121721

che è proprio l’esatto valore dell’angolo di inclinazione dei raggi astrali realmente mi-
surato dagli astronomi durante l’eclissi di Sole.
Questo fenomeno è quindi fisicamente e quantitativamente spiegabile con la relatività
classica di Galilei, senza bisogno di ricorrere a quella di Einstein, la quale infatti non
riesce che a prevedere metà del valore dell’angolo osservato, attribuendo l’altra metà
ad una astrusa attrazione gravitica che la luce subirebbe da parte del Sole.
Tuttavia, il Dr. Mossbauer ha ripetuto (1961) l’esperimento effettuato da Todeschini
(Fig. 7) col disco rotante e con raggi luminosi, usando invece raggi gamma. Egli ha dis-
posto due orologi atomici: uno costituito da una sorgente di tali raggi (cobalto 57) fisso
al centro (O) del disco, e l’altro, costituito di materiale assorbente (isotopo 57 del fer-
ro), disposto alla periferia del disco stesso e mobile con questo. Ha constatato che te-
nendo fermo il disco, oppure facendolo ruotare con velocità V, il tempo impiegato dal-
l’assorbente A ad entrare in risonanza con la radiazione emessa dalla sorgente (O) au-
mentava e la frequenza diminuiva, proprio secondo la legge espressa dalla (47) dedot-
ta da Todeschini in base alla relatività di Galilei, mentre Mossbauer proclamava vice-
versa tale risultato come prova cruciale della pseudorelatività di Einstein, e così a so-
li 30 anni riceveva il premio Nobel. Invero Todeschini, ha già dimostrato come tale il-
lusione deriva dal fatto di non aver tenuto presente che entrambe le relatività preve-
dono la variazione di frequenza osservata ed espressa dalla (47).
Per confermare Einstein, l’esperimento Mossbauer avrebbe dovuto invece accertare un
aumento della lunghezza d’onda λ2 al decrescere della frequenza, in modo che risul-
tasse verificata la seguente equazione, base della pseudorelatività:

λ2υ2 = C (53)

ma questo aumento non si verifica affatto come constatato con gli esperimenti decisivi
N. 2 e N. 3.

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Il dispositivo Todeschini: una sfida aperta


(tratto dal volume “PSICOBIOFISICA” dell’Ing. Marco Todeschini)

L’ingegnere Marco Todeschini, nello sviluppare la sua teoria fluidodinamica dello spa-
zio, si cimentò nel costruire ingegnosi apparecchi per provare l’esistenza di quella so-
stanza esilissima che pervade l’intero Cosmo e del quale è essenza fondamentale. Tale
sostanza è stata chiamata, da sempre, col nome di “etere”. La più “accattivante” di tali
apparecchiature è senz’altro il cosiddetto “Dispositivo o Motore di Todeschini”, che do-
vrebbe costituire una specie di sistema da utilizzare per sollevare dal suolo il mezzo che
lo utilizza. La sua apparente semplicità di costruzione è il fattore che lo rende affasci-
nante, perché alla portata di tutti. In questi ultimi tempi diverse persone si stanno ci-
mentando nella sua realizzazione, ma tutte, per quel che ne sappiamo, con risultati de-
ludenti. Dal punto di vista teorico, però, sembra che il suo funzionamento sia certo. Ri-
marchevole è il fatto che tale dispositivo sia stato, a suo tempo, brevettato da Todeschi-
ni stesso, che più volte ha assicurato di averlo sperimentato davanti a studenti, studiosi
e giornalisti sempre con esito positivo. Qual è quindi il “mistero” in questo motore? Per-
ché non cercare di scoprirlo? Qui di seguito trascrivo quanto esposto nel libro “Psico-
biofisica” di Todeschini, in merito al motore stesso e utilizzando le sue spiegazioni do-
vremmo essere in grado di realizzarlo da noi stessi. Cogliamo la sfida e diamoci da fare!

La teoria del carrellino oscillante. Trasformazione di forze centrifughe ro-


tanti in forze alternate rettilinee e viceversa.
Supponiamo di avere un carrellino sostenuto da quattro ruote che poggiano su due ro-
taie, (fig. 92), ma costruito in alluminio in modo che risulti molto più leggero. Immagi-
niamo che sulla sua piattaforma sia disposto un motore (M) che faccia ruotare il suo as-
se centrale disposto verticalmente, sul quale sia calettata una massa sferica (m). Que-
sta compiendo delle rivoluzioni intorno al centro (O) in senso orario, svilupperà una
forza centrifuga (Fc) che la dinamica classica ci dice essere eguale al prodotto della
sua massa per il quadrato della sua velocità V di rivoluzione, diviso per la sua distan-
za dal centro R, cioè:
Fc = m V2 / R (1)

L’ingegnere Marco Todeschini con il fotografo Dante Frosio di Sant’Omobono Terme.

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Poiché la forza nei successivi istanti è sempre diretta secondo il raggio R e rivolta ver-
so la periferia, la potremmo rappresentare con una freccia (vettore) che ruota attorno al
centro (O), ed alla quale ho perciò dato il nome di “forza centrifuga rotante”. Nei suc-
cessivi istanti essa quindi è rappresentata dai raggi che escono a stella dal centro (O).

Fig. 92
Carrellino oscillante. R = Ruote - U = Rotaie - A = Massa sferica rotante -
M = Motore - f, g = Maniglie.

In qualsiasi istante potremo quindi decomporre questa forza Fc in due altre: una Fz di-
retta secondo l’asse (Z), ed una Fy diretta secondo l’asse (Y) (fig. 93).
Se (α) è l’angolo che il raggio (R) fa con l’asse (Z) positivo, dalla trigonometria, avre-
mo che le due componenti della forza Fc nelle direzioni predette, saranno date da:

Fz = Fc cos a (2)
Fy = Fc sen a (3)

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Fig. 93
Diagramma della forza centrifuga rotante Fc e delle sue componenti istantanee Fy ed Fz.

Ne segue che allorchè la massa passa per il punto (A), l’angolo che la direzione del rag-
gio (R) fa con l’asse (Z) sarà nullo, cioè: α = 0 e di conseguenza cos 0 = 1 e sen 0 = 0,
le due forze espresse dalla (2) e dalla (3), risultano in questo caso:
Fz = Fc Fy = 0 (4)
Ciò significa che quando la massa (m) passa per il punto (A), la componente Fz della
forza centrifuga rotante assume il suo massimo valore, ed il carrellino sottoposto a tale
forza, assumerà la massima accelerazione nella direzione delle (Z) positive, e si spo-
sterà in avanti. Continuando la massa (m) nel suo giro di rivoluzione in senso orario dal
punto (A) verso il punto (B), il valore della forza (Fz) continuerà a diminuire, finchè si
annullerà quando la massa passerà per il punto (B).
In questo istante l’accelerazione del carrellino nella direzione (Z) sarà nulla e non si spo-
sterà lungo le rotaie. La componente Fy della forza centrifuga rotante, viceversa, mentre
la massa si sposta dal punto (A) al punto (B), aumenterà la propria intensità sino a rag-
giungere il suo massimo valore quando la massa passerà per il punto (B). Tale forza spin-
gerà il carrellino nella direzione OB delle Y positive, ma esso non potrà muoversi in tale
direzione, perchè il rilievo circolare delle due ruote di destra verrà a premere lateral-
mente contro la rotaia di destra, la quale è fissata alle traversine di legno che fanno bloc-
co immobile con la massicciata del terreno.
Non appena la massa (m) nella sua rivoluzione, oltrepasserà il punto (B), la sua forza
centrifuga rotante presenterà una componente (Fz) diretta verso le (Z) negative sempre
maggiore sinchè giunta al punto (C), assumerà il suo valore massimo negativo, che fa-
rà arretrare il carrellino nella direzione negativa dell’asse (Z).
La forza (Fy) invece, passando la massa (m) dal punto (B) al punto (C), assumerà valo-

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ri sempre minori, per annullarsi quando la massa giungerà in (C). Tali variazioni della
forza Fy, essendo tutti trasversali alle rotaie, saranno equilibrati dalla reazione eguale
e contraria di queste.
Continuando la massa a compiere la sua rivoluzione, nel passare dal punto (C) a quel-
lo (D), la componente (Fz) diretta secondo le (Z) negative, diminuirà sino ad annullar-
si quando la massa passera per il punto (D). Durante questa rivoluzione da 180° a 270°,
il sen α dal valore zero al valore meno uno (-1) e perciò la forza (Fy) sarà diretta da (O)
a (D) sarà massima e rivolta nel senso delle Y negative: ma tale forza sarà equilibrata
dalla reazione della rotaia di sinistra ed il carrellino perciò non potrà subire sposta-
mento in tale direzione e senso.
Infine la massa (m) continuando a compiere la sua rivoluzione intorno al punto (O), pas-
sando dal punto (D) al punto (A), svilupperà una forza (Fz) che da una intensità zero, cre-
scerà sino al massimo Fc, quando passerà per il punto (A) ed avrà così compiuto un giro
intero di rivoluzione di 360°, essendo arrivata al punto dal quale era partita. Natural-
mente nel compiere questo ultimo quarto di circonferenza, la sua forza (Fy) diretta verso
le Y negative, diminuirà sino ad annullarsi quando passerà per il punto (A).
In conclusione il carrellino, sottoposto ad una forza centrifuga rotante Fc, sviluppa per
effetto della rivoluzione della massa (m) le cui componenti (Fy) sono sempre contrastate
dalle reazioni delle rotaie, e le cui componenti (Fz) vanno da zero al massimo positivo,
e da questo ad un massimo negativo, sarà costretto ad oscillare avanti ed indietro nel-
la direzione dell’asse Z, sulle rotaie.
Il numero delle oscillazioni sarà eguale al numero di giri di rivoluzione che la massa
planetaria (m) compie in un secondo intorno al centro (O), e si identificherà perciò con
la frequenza (ν) di tali oscillazioni.
Sin quì abbiamo visto come si può trasformare un moto rotatorio in un moto oscillante.
Ora vogliamo vedere invece come si possa fare anche la trasformazione inversa dei due
moti predetti, e cioè come imprimendo un moto alterno ad un adatto dispositivo, si pos-
sa ottenere un moto rotante.
Consideriamo perciò ancora il carrellino citato, e supponiamo di aver disinserito il mo-
tore (M) dal suo asse verticale centrale (O) in modo che questo possa ruotare su se stes-
so liberamente, a folle, come direbbero gli autisti. Facciamolo ruotare a mano, assieme
al tondino (R) ad esso collegato rigidamente, finchè questo venga a trovarsi nella dire-
zione dell’asse Y, e la massa (m) coincida col punto (D). Se ora tramite le maniglie (f, g)
tiriamo bruscamente il carrellino indietro, verso di noi, nella direzione e verso delle Z
negative, la massa (m), per inerzia, si sposterà dal punto (D) al punto (B) descrivendo
mezza circonferenza. Se qui giunta, spingeremo di colpo il carrellino in avanti, la mas-
sa (m) continuerà la sua corsa dal punto (B) a quello in (D), sino a ritornare a questo
punto di partenza, dopo aver descritta l’altra mezza circonferenza posta sotto l’asse Y.
In conclusione, se imprimiamo al carrellino spinte alterne, avanti ed indietro, la mas-
sa planetaria (m), sarà costretta a compiere delle rivoluzioni attorno al centro (O), ed
il numero di giri (ν) che compie, sarà pari al numero di spinte alterne che abbiamo im-
presse al carrellino, cioè alla frequenza (ν) di esse.

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Più alto sarà il numero, più elevata sarà la velocità di rivoluzione della massa planeta-
ria (m) e maggiore sarà la sua forza centrifuga rotante. Se la massa fosse libera di scor-
rere lungo l’asta (R) verso la periferia, allora quando la sua forza centrifuga supera la
forza di attrito che si oppone al suo scorrimento lungo l’asta (R), la massa comincereb-
be a slittare lungo l’asta (R) verso la periferia e descrivendo una spirale, verrebbe
proiettata all’esterno.
Quanto sopra dimostra come il moto di rivoluzione di una massa (m) intorno ad un cen-
tro (O) si può trasformare nel moto alterno del carrellino, e viceversa, imprimendo un
moto alterno al carrellino si possa far ruotare la massa periferica (m) intorno al suo cen-
tro di rivoluzione (O).
Ora questa mia scoperta di trasformare moti rotanti in movimenti alterni e viceversa,
nel campo dinamico, ha per corrispondente la scoperta di G. Ferraris di trasformare
correnti elettriche alternate in movimenti rotanti del campo magnetico e viceversa.
Questo mi ha fatto intuire subito che tra i due fenomeni, quello meccanico e quello
elettromagnetico vi è una più stretta parentela di quella che supponiamo, tanto più che,
come ho dimostrato, le forze in gioco in entrambi i casi sono della stessa natura, per-
chè si misurano tutte in chilogrammi e l’equivalenza tra le forze dinamiche e quelle
elettromagnetiche è stata da me dimostrata, in quanto tutte tre si identificano in quel-
la di natura fluidodinamica, che è la sola realmente esistente nell’universo fisico.
In base all’invariabilità delle leggi universali, come la rivoluzione di una massa (m) in-
torno al centro del carrellino, imprime a questa delle oscillazioni, e viceversa; così un
atomo di idrogenione che ha un solo protone periferico planetario che compie rivolu-
zioni intorno al centro del nucleo, imprime a questo delle oscillazioni, e viceversa, im-
primendo all’idrogenione delle spinte alterne facendolo urtare con delle particelle ma-
teriali o con un’onda di spazio fluido, il protone planetario aumenta il suo numero di
giri intorno al centro del nucleo.
Per maggior chiarezza di esposizione, supponiamo che il nucleo di idrogenione, sia dis-
posto come in figura 95; in modo che il protone compia delle rivoluzioni intorno al cen-
tro del nucleo (O), sul cerchio che giace nel piano (Z,Y) come faceva la massa (m) sul
carrellino, ma girato di 90°, sul piano del foglio

Fig. 94
Traccia dell’onda nello spazio fluido circostante, prodotta sui due piani normali ZY e YX.

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È chiaro che passando dal punto (D) a quello (A), la massa del protone svilupperà una
forza centrifuga Fz diretta verso le (Z) positive che aumenta da zero ad un massimo, che
raggiunge quando essa passa sul punto (A). Tale forza trascinerà verso l’alto tutto il nu-
cleo e con ciò verrà a spostare la massa di spazio fluido cilindrica che ha per base l’area
maestra del cerchio nucleare che giace nel piano XY, normale cioè all’asse Z. Tale mas-
sa cilindrica di spazio fluido, trascina per attrito, lo strato cilindrico di spessore costan-
te circoscritto, e questo a sua volta, quello di raggio maggiore ad esso esterno, e così via.
Così nel fluido adiacente all’atomo di idrogenione, si provoca una semionda positiva.
Quando il protone è giunto in (A) effettua la sua corsa verso (B), e quindi diminuisce l’in-
tensità della sua forza (Fz) sino ad annullarla quando arriva in (B). In tale istante ha ul-
timata la sua corsa di salita e continuando a rivoluire dal punto (B) in (C), comincia ad
aumentare la componente della forza negativa (-Fz) diretta verso il basso, finchè arriva
alla sua massima intensità quando il nucleone passa per il punto (C). Tale forza poi di-
minuisce sempre più sino ad annullarsi quando il protone è giunto al punto (D) (fig. 95).
In conclusione, mentre il protone va dal punto (C) in quello (A), (fig. 96), sposta il piano
diametrale del nucleo di traccia(D,B) dalla linea di livello (1-1), di massima profondità,
sino alla linea di livello (2-2) di massima elevazione. Tale piano equatoriale sposta così

Fig. 95
Atomo con un elettrone periferico ruotante intorno al centro O,
nel piano del cerchio disposto normale al piano el foglio.

un cilindro di spazio fluido di diametro (D-B) e di altezza (1-2). Tale massa cilindrica
di spazio fluido centrale, nello spostarsi verso l’alto dalla linea (1-1) a quella (2-2), tra-

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scinerà con sè per attrito, lo strato cilindrico di spessore costante circoscritto, e questo
a sua volta trascinerà quello di raggio maggiore a suo contatto, e così via (fig. 96).
Per tal modo nel fluido adiacente all’atomo di idrogenione si produrrà una semionda
positiva. Ritornando il protone dalla linea di livello (2-2) a quello inferiore (1-1), la
traslazione dell’area maestra (D B) dell’atomo sposterà un cilindro di pari volume ver-
so il basso, il quale trascinerà per attrito i successivi cilindri di spazio fluido circo-
scritti (fig. 96).
Il complesso dei due movimenti alterni che il nucleo di idrogenione subisce per effet-
to della forza centrifuga rotante cui lo sottopone il suo protone periferico per il fatto che
gli rivoluisce attorno, produce nello spazio fluido circostante un’onda che si propaga in
cerchi sempre più ampi.
Volendo esprimere la variazione che subisce la forza (Fz) mentre il

Fig. 96
Oscillazione verticale di un idrogenione ed onda da questo
prodotta nello spazio fluido in cui è immerso.

protone compie un intero numero di giri di rivoluzione intorno al centro del nucleo,
possiamo asserire che l’angolo (a) risulta determinato dalla seguente proporzione:
α : 2π = t : T (5)
Dove 2 p è l’angolo descritto durante un’intera rivoluzione, (t) è il tempo passato dal-
l’inizio del moto, e (T) il tempo impiegato a compiere una rivoluzione. Dalla (5) si ha
immediatamente:
α = 2π t / T = 2 π ν t (6)
Dove 1 / T = n è la frequenza. L’espressione (2) tenendo conto della (1) e della (6), as-
sume quindi il valore:
Fz = m V2 / R cos 2 π ν t (7)
Quanto poi alla legge con cui varia lo spostamento Sz, cioè l’escursione verticale che
l’atomo compie, nell’alzarsi ed abbassarsi, lungo l’asse Z e che corrisponde al varia-

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re dell’escursione verticale che assumono gli strati concentrici di spazio fluido in un


dato istante, sarà:
Sz = R cos (2π / T) t (8)
Prendendo per ascisse i tempi t e per ordinate i rispettivi valori della (7) e della (8), si
vede che le variazioni della forza Fz e quelle degli spostamenti verticali (Sz) dei vari
strati cilindrici concentrici di spazio fluido, sono rappresentate da due curve che han-
no lo stesso andamento, poichè le ordinate risultano in entrambi i casi variabili come i
valori del coseno dello stesso angolo, e quindi le curve che rappresentano le variazio-
ni della Fz e di Sz, vengono chiamate cosinusoidi (fig. 94).
Poichè quella relativa alla (8) rappresenta la posizione delle escursioni sull’asse verti-
cale (Z) dei successivi strati cilindrici concentrici di spazio fluido, in un determinato
punto ed istante, ne segue che raccordando queste elongazioni con una curva, questa
risulta una cosinusoide, cioè una curva eguale a quella delle onde trasversali che si
producono nell’acqua allorchè, perpendicolarmente alla sua superficie si immerge e si
estrae una sfera appesa a un filo che si tiene in mano. Con ciò ho dimostrato che la ri-
voluzione del protone rotante, che ha per componente sull’asse (Z) una forza (Fz) che
assume valori che vanno da un massimo positivo ad un massimo negativo. Sollecitato
da tale forza alterna, il baricentro del nucleo si sposta alternativamente verso la dire-
zione positiva e negativa dell’asse (Z) e quindi con la sua area maestra circolare per-
pendicolare a tale asse, solleva ed abbassa un cilindro di fluido ambiente di diametro
uguale a se stesso. Il moto alterno di tale cilindro centrale, trascina con sè per attrito,
gli strati cilindrici di fluido di spessore costante a lui circoscritti, ed il moto ondoso tra-
sversale si propaga così in cerchi sempre più ampi. La curva dell’onda è trasversale al-
la direzione radiale di propagazione e si eleva ed abbassa secondo l’asse (Z).
Mentre però si sviluppa la forza Fz (2) diretta secondo l’asse (Z), ho dimostrato che si
sviluppa contemporaneamente anche quella Fy) diretta secondo l’asse (Y) (3). Però
mentre la prima aumenta quando la massa del protone rivoluisce da 270° sino a 360°
per poi diminuire sino a zero a 90°, e tornare ad aumentare sino al massimo negati-
vo quando il protone passa a 180° e diminuisce sino ad annullarsi quando il protone
è ritornato al punto di partenza a 270°; la seconda forza Fy diretta verso l’asse (Y),
invece assume due valori nulli, quando la Fz assume i due valori massimi, e vicever-
sa. Le due forze sono sfasate quindi di 90°. Infatti tenendo conto della (1) e della (3)
e della (6) si ha:
Fy = m V2 / R sen 2π ν t (9)
Con gli stessi ragionamenti sopra svolti per trovare gli spostamenti trasversali secondo
l’asse (Z), troveremo quelli istantanei (Sy) secondo l’asse (Y), che saranno:
Sy = R sen (2π / T) t (10)
Come si vede l’oscillazione del nucleo secondo l’asse (Y) fa spostare un cilindro di fluido
ambiente centrale, pari a quello generato dalla sua area maestra nel suo moto alterno. Ta-

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le cilindro centrale, per attrito, trascina con sè nel suo moto alterno i cilindri di spazio flui-
do di spessore costante, ad esso immediatamente circoscritti, ed il moto ondoso trasver-
sale all’asse (X) si estende così a cerchi sempre più ampi. La curva dell’onda è trasversale
alla direzione radiale di propagazione di (X) ed è contenuta nel piano yYX (fig. 96).
Sia l’onda trasversale contenuta nel piano ZX, sia quella contenuta nel piano YX, so-
no onde di spazio fluido che si propagano nella direzione X, con la velocità C della lu-
ce, dell’elettricità, del magnetismo, del calore radiante, ma non portano con sè nè lu-
ce, nè elettricità, nè magnetismo, nè calore, perchè onde di spazio fluido sono e tali ri-
mangono. Voglio qui specificare che tali onde di spazio fluido trasmettono solamente
l’energia cinetica che hanno, la quale è equivalente al prodotto della massa del fluido
spostato dall’onda, per il semiquadrato della sua velocità. Altra energia non hanno ed
io ho dimostrato che se si attribuisce loro anche un’energia luminosa, elettrica, ma-
gnetica, termica, si cade in un assurdo matematico od in un assurdo fisico.
A tale conclusione si giunge anche considerando la natura delle forze alterne che fan-
no oscillare l’atomo nei citati piani.
Infatti sia la forza centrifuga rotante Fc espressa dalla (1), sia le sue componenti Fz ed
Fy, espresse rispettivamente dalla (7) e dalla (9), si misurano tutte e tre in chilogram-
mi, multipli o sottomultipli di esso, e perciò si identificano tutte in azioni fluidodina-
miche, cioè in accelerazioni centrifughe che la corrente circolare del nucleo imprime
al protone planetario che vi è immerso.
Se sull’asse (X) riportiamo i valori del tempo (t), sull’asse (Z) i valori dei vettori che
rappresentano nei successivi istanti le componenti Fz della forza centrifuga rotante e
sull’asse (Y) i valori dei vettori che rappresentano le componenti Fy della forza centri-
fuga rotante, avremo per diagrammi rispettivamente una curva cosinoidale ed una si-
noidale, cioè le curve che rappresentano entrambe il profilo di onde trasversali, sfasa-
te di 90° e disposte rispettivamente sui piani ZX e YX, normali tra di loro. Questi vet-
tori non rappresentano quindi nè forze elettriche, nè forze magnetiche, nè forze lumi-
nose, come hanno ritenuto erroneamente Maxwell, Hertz e tutti i loro epigoni, compre-
si quelli che ancora oggi non hanno letto le mie pubblicazioni. Se le avessero lette in-
fatti avrebbero compreso che le uniche forze ed onde che si trasmettono sono quelle di
natura fluidodinamica.
Tutti sanno infatti che l’antenna trasmittente televisiva, non trasmette, nè onde lumi-
nose, nè onde colorate, nè onde termiche, alle antenne riceventi poste sopra i tetti del-
le nostre abitazioni. Orbene io ho scoperto e dimostrato, per la prima volta al mondo,
che non trasmette nemmeno delle onde elettriche e magnetiche, come ritengono anco-
ra erroneamente coloro che non conoscono la mia teoria, ma bensì trasmette solo onde
di spazio fluido ad alta frequenza che raggiunte le nostre antenne di casa, ne fanno
oscillare gli atomi costituenti, allo stesso modo come un’onda prodotta in uno stagno di
acqua, farebbe oscillare dei sugheri in essa galleggianti ad una certa distanza. Gli ato-
mi dell’antenna ricevente di casa nostra, posti così in oscillazione ad una frequenza pa-
ri a quella dell’onda di spazio fluido che li culla, sono costretti ad espellere i loro elet-
troni periferici, i quali vanno a colpire gli atomi successivi, che per tal modo sono co-

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stretti ad espellere i loro elettroni periferici e così via. Questa successione rapidissima
di urti tra elettroni in corsa ed atomi, si propaga dall’antenna posta sui tetti di casa no-
stra, alla linea conduttrice ad essa collegata che entrando in casa nostra, fa capo al no-
stro televisore.
Poichè la successione di urti tra elettroni ed atomi, è proprio la sensazione che rice-
viamo realmente prendendo tra le mani gli estremi di un filo percorso da corrente elet-
trica, resta così dimostrato che all’antenna ricevente posta sui tetti di casa nostra, arri-
va solo onde di spazio fluido, che provocano solamente in essa la successione rapidis-
sima di urti che noi chiamiamo corrente elettrica. Ma se questi urti sorgono solo nel-
l’antenna ricevente, è chiaro che non si trasmettono nello spazio interposto tra l’anten-
na trasmittente e quella ricevente, cioè è evidente che tra le due antenne non si tra-
smette elettricità, né una forza elettrica, nè un potenziale elettrico, e ciò in netto con-
trasto con quanto ritenevano Maxwell ed Hertz, che lo spazio fosse cioè sede di forze
elettriche e magnetiche disposte in piani perpendicolari tra di loro. Se ci poniamo tra
le due antenne trasmittente e ricevente, noi non solo non vediamo le figure luminose e
colorate che si trasmettono nei nostri schermi, non solo non udiamo i suoni e le parole
che percepiamo davanti al nostro schermo, ma non sentiamo nemmeno le correnti elet-
triche, e tanto meno le forze magnetiche, che in quello spazio tra le antenne dovreb-
bero esservi, come ci ha assicurato la fisica teoretica dal suo nascere ad oggi.Ora io ho
scoperto appunto che nello spazio tra le due antenne, si trasmettono solamente onde di
spazio fluido e la relativa energia cinetica.
Può sorgere a questo punto legittima la domanda: - Come mai se alla nostra antenna ri-
cevente arrivano solamente onde di spazio fluido buie, silenti, e prive anche di elettri-
cità e magnetismo, noi stando davanti al nostro schermo televisivo vediamo invece im-
magini luminose e colorate muoversi e le udiamo parlare o cantare?-
Per rispondere a tale domanda, bisogna almeno riassumere per sommi capi la tecnolo-
gia elettronica del nostro apparecchio ricevente di televisione.
L’onda di spazio fluido in arrivo è composta da un’onda a bassa frequenza destinata a
provocare in noi le sensazioni di suono, e da un’onda ad alta frequenza, destinata a pro-
vocare in noi le sensazioni di luce e colori. Tale onda complessa provoca nell’antenna
una successione di urti corpuscolari aventi le due frequenze citate, urti che si propa-
gano dall’antenna ricevente lungo il filo di entrata all’amplificatore, che provvede ad
intensificare la forza di urto.
Dall’amplificatore la successione di urti corpuscolari viene addotta in uno smistatore
di frequenze, che ha il compito di scegliere quelli a bassa frequenza, che vengono poi
raddrizzati e passati all’altoparlante, da quelli ad alta frequenza che amplificati vanno
a finire alla griglia posta davanti al filamento incandescente situato sul fondo dell’am-
polla catodica, in cui regna il vuoto atmosferico più spinto. Dal filamento incande-
scente esce un fascio di elettroni, che regolato dalla tensione variabile di griglia, pas-
sando poi tra un campo magnetico orizzontale ed un verticale, sventaglia gli elettroni,
per effetto Magnus, su linee orizzontali e dispone queste le une sotto le altre, in modo
che ogni elettrone va a colpire un ben precisato punto sullo schermo. Come ho già di-

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mostrato, sotto tale urto, l’atomo di solfuro di zinco che riveste internamente lo scher-
mo, fa saltare i suoi elettroni interni sopra un’orbita concentrica aumentando il loro nu-
mero di giri di rivoluzione, e la forza centrifuga rotante da loro sviluppata. Questa for-
za fa oscillare l’atomo di solfuro di zinco alla stessa frequenza del numero dei giri di ri-
voluzione predetto, e tale oscillazione dell’atomo, produce un’onda nello spazio fluido
circostante di pari frequenza, che si dilata in cerchi sempre più ampi sino a colpire i
nostri occhi. L’onda buia di spazio fluido ad alta frequenza che proviene dallo schermo
viene a colpire così gli atomi che costituiscono i coni ed i bastoncelli che tappezzano
a mosaico la retina visiva posta sul fondo del bulbo oculare dei nostri occhi. Per la co-
stanza delle leggi fenomeniche la quale ci assicura che a cause eguali, seguono effetti
eguali, le onde di spazio buie che arrivano agli atomi che costituiscono i coni ed i ba-
stoncelli, hanno per effetto di provocare una successione rapidissima di urti corpusco-
lari che vengono trasferiti dalle fibre del nervo ottico, sino al centro psichico del cer-
vello, dove il nostro spirito li trasforma in sensazioni di luce e colori.
La stessa cosa succede per la successione di urti corpuscolari a bassa frequenza (cor-
rente elettrica) che deviata su una bobina, produce un campo magnetico concatenato,
o meglio una circolazione di spazio fluido attorno alla bobina. La variazione della cor-
rente provoca la variazione della forza attraente del campo, che fa vibrare la lamina
dell’altoparlante. Questa produce delle onde longitudinali silenziose nell’atmosfera
ambiente, le quali giunte alla membrana del timpano delle nostre orecchie, nel modo
da me scoperto, vengono trasformate in successioni di urti corpuscolari, che tradotte al
cervello tramite le fibre del nervo acustico, suscitano nella nostra psiche, ed esclusi-
vamente in essa, le varie sensazioni di suoni, rumori, parole, ecc.

Motore a forza propulsiva centrifuga


È un dispositivo che ha per scopo di trasformare la forza centrifuga rotante generata dal-
la rivoluzione di una massa attorno ad un centro, in forza propulsiva orientata costante-
mente in una ben determinata direzione e senso, ed atta perciò a trainare un veicolo, op-
pure a sollevarlo da terra, anche fuori dell’atmosfera che circonda il nostro globo.
La meccanica classica ci assicura che un sistema nel vuoto, non può spostarsi con for-
ze generate nel suo interno. Si sposta invece in uno spazio pieno di fluido se il veico-
lo è munito di eliche le quali ruotando si avvitano e trovano presa reattiva in un mez-
zo fluido ambiente, come gli aeroplani e gli elicotteri nell’aria, e le navi nell’acqua.
Poichè ho dimostrato che lo spazio in qualsiasi punto dell’universo non è mai vuoto,
perchè si comporta come un fluido, così risulta che tale fluido, reagendo sulle masse
rotanti dell’apparecchio le sottopone a forza centrifuga, la cui natura misteriosa risul-
ta così svelata come reazione del mezzo fluido ambiente all’accelerazione centripeta
di quelle masse, atta perciò a provocare lo spostamento di un veicolo rispetto a tale
mezzo, in obbedienza alle leggi della meccanica classica. L’apparecchio è basato per-
ciò sulla fluidodinamicità dello spazio, concezione che sta a fondamento di tutta la
scienza cosmica unitaria da me ideata.
Per comprendere bene la tecnologia di tale motore, supponiamo (fig. 99) che due sfere

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di massa (m), compiano delle rivoluzioni intorno al centro N, con la stessa velocità ed
in senso contrario.
Ciascuna di esse svilupperà una forza centrifuga rotante Fc, dovuta alla sua accelera-
zione centripeta rispetto allo spazio fluido immobile, entro il quale essa si muove, il che
ci rivela che la predetta forza centrifuga è dovuta alla resistenza che oppone il fluido
ambiente al moto accelerato verso il centro della massa considerata. Ho scoperto così
che la misteriosa forza centrifuga non è dovuta al fatto che la massa si muove rispetto
al cielo delle lontane stelle fisse, come ritenevano erroneamente E. Mach ed Einstein,
ma al contrario, perchè tale massa si muove rispetto al mezzo fluido immediatamente
ad essa in contatto dentro al quale essa si sposta.
Con l’occasione faccio rilevare che anche per accelerare una massa in linea retta, occor-
re applicarle una forza che sia valida a vincere la reazione che lo spazio fluido ambien-
te oppone al movimento di tale massa. Da ciò la scoperta della causa della forza d’iner-
zia, finora avvolta nel mistero.
Ma ritorniamo alla spiegazione del nostro motore. Quando le due masse passeranno
contemporaneamente nei due punti orizzontalmente

Fig. 99
Trasformazione di due forze centrifughe rotanti in sensi contrari in una forza alternata rettilinea

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opposti A, A, esse svilupperanno due forze rotanti centrifughe Fc uguali, ma dirette in


senso contrario, la cui risultante sarà nulla.
Proseguendo nella loro corsa in sensi contrari dal punto A al punto B, le loro forze cen-
trifughe Fc inclinate (fig. 100) e simmetriche avranno per risultante la diagonale del
parallelogramma dei due vettori che rappresentano le due forze componenti, finchè
quando le due masse raggiunto il punto C, la risultante sarà la somma delle due 2Fc,
cioè avrà raggiunto il massimo valore positivo, diretto secondo l’asse Y positivo.
Proseguendo nella loro corsa di rivoluzione controversa, la risultante delle loro forze
centripete rotanti diminuirà sino ad annullarsi quando le due masse torneranno a trans-
itare per i punti A, A: per poi crescere in senso negativo sino a raggiungere il valore
massimo negativo (-2Fc) quando le due masse passeranno nel punto E.
Concludendo: due masse che compiono rivoluzioni sincrone in senso

Fig. 100
Diagramma di composizione di due forze Fc centrifughe rotanti in sensi contrari,
in una forza alternata rettilinea 2Fc.

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contrario intorno al centro N con la medesima velocità, producono una forza centrifu-
ga diretta alternativamente verso l’asse delle Y positive e negative, che però costringe
il centro del sistema ad oscillare avanti e indietro lungo tale asse Y.
È chiaro che solamente eliminando, con opportuno congegno, l’una o l’altra delle due
risultanti dirette alternativamente in senso contrario lungo l’asse Y, si potrà usufruire
della rimanente forza diretta in un sol senso,per trainare un veicolo qualsiasi.
Per raggiungere questo scopo, dopo molte meditazioni, ho scoperto che se mentre le
due masse si trasferiscono dal punto E al punto A, si fa ruotare l’intero sistema attor-
no all’asse X, in modo da ribaltare la metà del cerchio AEA sottostante a tale asse, so-
pra l’altra metà ACA ad esso sovrastante, si viene così a capovolgere il senso di azio-
ne della forza negativa (-2Fc) facendola diventare positiva 2Fc, si ha perciò un doppio
vantaggio, quello di eliminare la forza negativa e quello di farla diventare positiva, il
che equivale a dire che con una completa rivoluzione delle due masse si viene a rac-
cogliere una forza doppia, pari a 4Fc.
Scoprii che per attivare questo capovolgimento bastava usare un semidifferenziale per
automobili, costituito da tre ruote coniche dentate (fig. 101), di cui, due satelliti C, D,
ed un planetario B immobile, disponendo le due masse sferiche G, H, all’estremità di
due aste, imperniate all’altra estremità ai mozzi dei due satelliti C, D, che sono monta-
ti a folle sull’asse orizzontale E. Infatti facendo ruotare l’albero F mediante un motore,
vengono costretti i due satelliti a ruotare in senso opposto su se stessi, e quindi a rivo-
luire intorno al planetario B immobile.
Ne consegue che le due masse sferiche G, H, mentre compiono delle rivoluzioni intor-
no al perno orizzontale E, compiono anche delle rivoluzioni intorno all’asse F e per tal
modo nel loro assieme descrivono una traiettoria che ha la forma della cifra 8, detta
“lemniscata” la quale giace però curvata sulla semicalotta sferica sovrastante al piano
XY. Il punto doppio di tale curva che è quello centrale della predetta cifra, coincide col
punto C dove si raggiunge il massimo valore positivo della forza centrifuga, cioè 4Fc,
tutta diretta verso la direzione delle Y positive, (fig. 101).
Più facilmente si riuscirà a comprendere quanto sopra se si pensa che ruotando il se-
micerchio inferiore AEA di 360° intorno all’asse X esso genera una sfera nella cui me-
tà sovrastante a tale asse, viene contenuta la curva descritta dalle due masse, cioè la
forma della cifra 8, che appoggerà i suoi estremi inferiori e diametralmente opposti nei
punti A, A, ed il suo punto doppio cadrà così nel punto C.
L’intiero apparecchio è stato da me denominato: “raddrizzatore di forze centrifughe al-
ternate” proprio perchè capovolgendo la forza centrifuga la fa diventare positiva, allo
stesso modo come un doppio diodo, cioè una valvola radio, avente due placche può rad-
drizzare la semionda negativa di una corrente elettrica alternata.
È chiaro che cambiando il senso di rotazione del motore che aziona l’albero F, si cam-
bia quello di rivoluzione delle masse, ed il senso della forza centrifuga risultante, cioè
si inverte il senso di trazione (retromarcia).
È pure evidente che si può dirigere la forza centrifuga risultante 4Fc, nella direzione
voluta, orientando l’intiero apparecchio verso di essa. Il motore a forza centrifuga pro-

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pulsiva sopra descritto, è stato da me brevettato nel 1933, porta il n. 312496 (Fig. 101),
ed è stato sperimentato innumerevoli volte con esito positivo alla presenza di persona-
lità del mondo culturale ed industriale, e di migliaia di studenti universitari in diverse
città italiane. Dettagliate notizie su questi esperimenti sono state pubblicate dalla
stampa internazionale.

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Cronaca di un brevetto copiato...

Nella biografia dello scienziato Marco Todeschini è successo anche che molte invenzioni,
evidentemente tratte dalla sua Scienza Universale, furono invece spacciate per originali
da altri individui. Non sempre Todeschini è riuscito a farsi valere nel rivendicare tali sco-
perte. Alcune volte, però, utilizzando la stampa, è riuscito a ribadire la sua priorità su al-
cune di esse. Un caso particolare è quello che riporto di seguito, riproponendo le crona-
che dell’epoca. Si tratta del famoso “motore a forza propulsiva centrifuga”, che Tode-
schini inventò negli anni Venti-Trenta del secolo scorso e che, all’improvviso, nell’anno
1967, lo vede realizzato da qualcuno che ne rivendica l’idea.

Brevetto industriale numero 312496 rilasciato a Marco Todeschini dal Ministero delle Corporazioni del Regno
d’Italia in data 17 novembre 1933. Motore a forza propulsiva centrifuga alimentato ad acqua dissociata con va-
riazione di velocità graduale automatica.

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Presentato ad un gruppo di giornalisti il nuovo sistema propulsivo inventato


da un Professore a Genova. Con esso si potranno far muovere le navi anche di lato
- Previsto un’utile applicazione anche per parcheggiare le automobili - L’inventore è il
professor Di Bella, titolare della cattedra di architettura navale (Corriere della sera, 30
aprile 1967).
Una tavoletta di legno munita di uno speciale apparecchietto mosso da un motorino
elettrico a pila, ma assolutamente privo di ruote o di ventose, si arrampica abbastanza
disinvoltamente lungo una lastra di vetro inclinata a sessanta gradi. Un barcone lungo
otto metri, dotato dello stesso apparecchio (più grande naturalmente), ma privo di eli-
ca, trasporta undici persone a mezzo nodo di velocità. Vuoto, raggiunge tre quarti di no-
do. Una vecchia “1100”, col medesimo apparecchio applicato sotto il bagagliaio ed
azionato dalla batteria del motore, si sposta lateralmente. Sono queste le prime appli-
cazioni sperimentali di un nuovo sistema propulsivo, che è stato presentato stamane ad
alcuni giornalisti dal suo ideatore, il professor Alfìo Di Bella, titolare della cattedra di
architettura navale dell’università di Genova, il quale, in cinque anni di ricerche è ri-
uscito a sfruttare gli effetti propulsivi di una massa rotante, con un sistema veramente
semplice. Cerchiamo, per quanto possibile, di capire come funziona. Un’automobile
cammina perché le ruote, azionate dal motore, fanno attrito sul selciato; una nave pro-
cede perché l’elica spinge indietro una certa massa d’acqua; un’aereo è spinto in avan-
ti perché le eliche o il getto di un reattore spingono indietro una certa massa d’aria. L’e-
lica, come diceva Leonardo, ruotata “prestamente si fa femmina nell’aria”.
L’apparecchio del professor Di Bella - che è già stato brevettato in Italia e in Francia
ed è allo studio in varie università italiane - prescinde, invece, dall’attrito delle ruote
sull’asfalto o dalla massa di fluidi (acqua o aria) spinti da eliche o “jets”. L’apparec-
chio del professor Di Bella - come ha rilevato io stesso studioso - sembra pertanto ri-
voluzionare alcune leggi della meccanica come ad esempio il “teorema del moto del ba-
ricentro’’. Secondo questo teorema, un corpo non può muoversi se non spinto da una
forza esterna, “In realtà - ha osservato invece il professor Di Bella - il mio apparecchio
funziona applicando rigorosamente i principi della meccanica”. Esso si compone di un
albero poggiante su due supporti, fatto girare da un motore che aziona un sistema di in-
granaggi del tutto simile a quello del differenziale di una automobile. Al posto dei se-
miassi, per restare nel paragone, ci sono delle braccia che portano all’estremità delle
piccole masse di piombo. Facendo ruotare il sistema, si ottiene una discreta forza cen-
trifuga: “vi è un istante della rotazione - spiega il professor Dì Bella - nei quale le mas-
se si fermano e, in quel momento, restituiscono una parte dell’energia assorbita che va
a scaricarsi sui supporti del sistema. Orientando opportunamente le masse, si può ot-
tenere una spinta in una certa direzione predeterminabile”.
Nelle vasche dell’istituto di architettura navale si possono vedere numerosi modelli di
navi, prive di elica e di timone, che possono compiere qualsiasi evoluzione, in avanti,
indietro, virate a dritta o a sinistra o quegli spostamenti laterali che finora le navi han-
no sempre dovuto compiere con l’aiuto di rimorchiatori o con gli argani di bordo, dopo
aver assicurato delle cime alla banchina.

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La prima idea del sistema propulsivo venne al professor Di Bella cinque anni fa, par-
tendo dal principio che le forze centrifughe possono assumere valori grandissimi an-
che con piccole masse e si propose di sfruttarlo. Lo aiutarono alcune considerazioni
apparentemente banali: stando seduti su una sedia, coi piedi sollevati dal pavimento,
dando un colpo di reni, sì può ottenere che essa si sposti. Se una vettura è su un lie-
ve pendio, basta un leggero movimento del guidatore perché essa vinca gli attriti e si
muova. Questa spinta può essere fornita in misura considerevole dalle braccia rotan-
ti con il sistema che si è detto. Su questi studi il professor Di Bella ha ora preparato
una memoria, che sarà fra breve pubblicata da una rivista scientifica. Le principali
applicazioni del nuovo sistema, secondo l’ideatore, si potrebbero avere in campo na-
vale, non tanto per la normale propulsione della nave, quanto per le manovre, con la
sostituzione parziale o anche totale del timone. Oppure per natanti, come le chiatte,
che operano a basse velocità nei porti e sono soggetti a continue e complesse evolu-
zioni. In campo terrestre, almeno finora, è pensabile una utilizzazione sulle automo-
bili per i parcheggi. Per ora l’obbiettivo più vicino del professor Di Bella è quello di
ottenere una vecchia nave sulla quale poter compiere esperimenti e per studiare ed
eliminare in pratica certi difetti secondari e cioè le forti vibrazioni che il sistema pro-
duce. Gianni Migliorino.

Singolari esperimenti nella vasca navale dell’università di Genova. Navi più


agili nei porti con la propulsione a masse rotanti. L’invenzione del professor Alfio Di Bel-
la - Tra breve le prove nel mare della Liguria (Corriere della sera, 16 maggio 1967).
Il mondo scientifico, che si occupa dei fenomeni della meccanica, soprattutto in rap-
porto alla propulsione dei veicoli, è a rumore in questi giorni per la singolare inven-
zione di un professore di Genova, il quale ha ideato e costruito uno straordinario dis-
positivo, che consente spinte di notevoli entità, prescindendo completatamente da tut-
ti i sistemi finora in uso e che noi siamo abituati a vedere sulle nostre auto, sulle navi,
sugli aerei. L’apparecchio del professor Alfio Di Bella - questo il nome dell’inventore,
titolare della cattedra di architettura navale (teoria della nave) dell’ateneo genovese -
si basa sulla rotazione intorno a due assi perpendicolari l’uno all’altro di una massa sbi-
lanciata. La massa rotante, per le note leggi della meccanica, è così sottoposta alla for-
za centrifuga, che è tanto più grande, quanto più elevata è la velocità di rotazione. Il
movimento è realizzato in modo tale che ad un certo punto e in un certo istante la ve-
locità periferica della massa diventa nulla. In quello stesso momento buona parte del-
l’energia accumulata dalla massa per effetto della rotazione viene restituita al sistema
sotto forma di azione dinamica: in altre parole si ha una vera e propria spinta. “Tutto -
mi dice il professor Di Bella - cominciò cinque anni fa. Stavo studiando un modello di
‘hover-craft’ (il veicolo che, come è noto, si sposta in terra e sull’acqua librato sopra un
cuscino d’aria) e riflettevo sull’enorme quantità di energia che noi siamo costretti a ero-
gare, per ottenere che un veicolo si sposti, qualunque esso sia. Mi domandavo se c’era
la possibilità di trovare un qualunque altro sistema propulsivo, un sistema che, ad
esempio, sfruttasse l’azione dinamica di grande valore che si ottiene per mezzo della

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forza centrifuga, quando una massa, anche piccola, viene fatta ruotare velocemente.
Non so quanti prima di me abbiano avuto questa stessa idea, ma certo il problema de-
ve essere apparso insolubile così come lo sembrò a me per molto tempo. Pensavo a que-
sta cosa giorno e notte, finchè una domenica mattina, mentre mi facevo la barba, ebbi
la soluzione. Avrei fatto ruotare la massa in modo da farle descrivere nello spazio una
traiettoria simile alla curva che i matematici conoscono come l’ipopeda di Eudosso. Mi
misi al lavoro. Feci qualche calcolo, gettai uno schizzo sulla carta e costruii un primo
rudimentale apparecchio. Il risultato fu un po’ deludente; lo strumento dava vibrazioni
di grande intensità, ma spinte dinamiche in senso traslatorio non ne vedevo. Quel pri-
mo dispositivo, però, mi dette anche la prova che la mia idea non era sbagliata. Perfe-
zionai lo strumento e finalmente ottenni il risultato sperato. La massa in rotazione de-
scrive ora una traiettoria simile ad un otto iscritto in una semisfera.” Questo lo scarno
racconto del professor Di Bella, un uomo giovane e gioviale, che dimostra almeno die-
ci anni di meno dei cinquantanove che ha. Laureatosi in ingegneria navale meccanica,
ne divenne libero docente nel ’42 e, dopo aver operato a La Spezia nella marina mili-
tare, come addetto al Centro Studi e ricerche dell’Ansaldo, diventò assistente e incari-
cato. Ebbe la cattedra nel 1949. L’Università di Genova è una delle più antiche e glo-
riose scuole del mondo per le costruzioni navali. Di Bella vi ha dedicato la vita. Per l’a-
more dei suoi studi non si è nemmeno sposato. A lui si deve fra l’altro la creazione di
quella vasca navale unica al mondo per la prova dei modelli di navi in acqua corrente
o agitata da moto ondoso, che ora ho davanti. Praticamente l’apparecchio di Di Bella è
formato da un albero munito di un sistema di ingranaggi assai simile ad un mezzo diffe-
renziale di automobile con la particolarità che, al posto dei semiassi, si trovano due asti-
celle all’estremità delle quali sono solidamente fissate le masse di rotazione (due pezzi
di piombo). Il tutto azionato da un motorino elettrico. In un istante della loro traiettoria
(il segreto sta appunto nella particolare curva che descrivono) le due masse si trovano a
turno ad avere una velocità periferica nulla. È allora che forniscono al sistema la spin-
ta, scaricando l’energia accumulata precedentemente per effetto della rotazione. Ne ri-
sulta un movimento traslatorio a piccoli scatti che possono essere avvicinati nel tempo
l’uno all’altro, sia aumentando il numero di giri, sia con altri accorgimenti, in modo da
evitare al massimo le vibrazioni che ne derivano. Ora lo studioso, dopo aver brevettato
la sua invenzione in Italia, in Germania, in Francia ed in altre nazioni (un brevetto è in
corso negli Stati Uniti), ha ottenuto la possibilità di compiere prove non più sui model-
lini della sua vasca (fra l’altro egli ha montato un apparecchio su una vecchia millecen-
to che si sposta curiosamente di lato come spinta da una mano invisibile, insperato aiu-
to, ad esempio, per i parcheggi difficili), ma su battelli veri, nelle acque della Liguria.
Per quanto riguarda le esperienze fatte, ecco i risultati più significativi: una barca di
quattro metri e di 50 chilogrammi si sposta alla velocità di mezzo nodo con una massa
rotante di un chilo, azionata da un motorino da 25 watt, un valore di potenza simile a
quello di una lampada da tavolo; un modello di nave lungo un metro e sessanta con
masse da 10 mgrammi e un motorino da 12 watt ruota di 360 gradi in un senso o nel-
l’altro in 25 secondi; un barcone di otto metri e di mezza tonnellata viene spinto alla

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velocità di tre quarti di nodo con masse rotanti di appena nove chilogrammi. In simili-
tudine una nave di mille tonnellate e di cento metri di lunghezza potrà muoversi alla
velocità di due nodi e mezzo. Vi sono poi decine di altri modelli, che funzionano su ter-
reno pianeggiante, su piani inclinati o in aria. Ecco perchè già si può pensare alle ap-
plicazioni per manovre nei porti senza bisogno dei rimorchiatori: ecco perchè tecnolo-
gi d’industria ed armatori si stanno interessando alla scoperta di Di Bella. Sul piano
scientifico, il funzionamento del nuovo apparecchio si può spiegare con le leggi della
meccanica classica, che legano lo spostamento del baricentro di un corpo all’attrito del
mezzo (terreno, acqua, aria) nel quale esso si trova. Se l’attrito venisse a mancare il ba-
ricentro del veicolo dovrebbe rimanere fermo. Se per caso, tanto per intenderci, il dis-
positivo di Di Bella potesse funzionare in un sistema isolato, esempio in un veicolo spa-
ziale, allora ne risulterebbe che le leggi della meccanica non sarebbero più valide a
spiegare il fenomeno. Ma di questa eventualità e di questi argomenti il professor Di
Bella non ritiene che sia ora il caso di parlare. Quello che ora gli interessa è di perfe-
zionare sempre più il suo dispositivo e di vederlo applicato utilmente il più presto pos-
sibile. Fra l’altro c’è da dire che l’apparecchio Di Bella non ha nulla da spartire con le
cosiddette “macchine vibranti” (se pensi alla sveglia che balla sul comò o alla lavatri-
ce sbilanciata) tantochè, ad esempio, ai natanti, il professor Di Bella è già riuscito ad
eliminare quasi completamente le vibrazioni.
Difficoltà ne ha avute? “Immense” - mi risponde il professor Di Bella - ma non serve
parlarne. (Ci fu chi lo accusò perfino di avere inventato il moto perpetuo. Qualunque
studioso al suo posto - prosegue - le avrebbe avute ugualmente. Ora però, che i più in-
creduli fra i miei colleghi si ricredono, basta che osservino il mio apparecchio in fun-
zione”: gli effetti repulsivi di una massa rotante (come egli ha intitolato una memoria
scientifica a proposito) sono una realtà. Giancarlo Masiero.

Marco Todeschini rivendica l’invenzione del Motore a Forza Propulsiva Cen-


trifuga (Giornale di Bergamo, 28 maggio 1967).
Si tratta di un apparecchio - sostiene il Todeschini - identico a quello costruito dal
professor Alfio Di Bella, titolare della cattedra di architettura dell’Università di Ge-
nova, che costituisce “un nuovo sistema propulsivo a masse rotanti” applicato su mo-
dellini di navi. Con una sua lettera al nostro Giornale lo scienziato bergamasco, prof.
Marco Todeschini, rivendica a sè l’invenzione del motore a forza propulsiva centrifu-
ga da lui brevettato e costruito sin dal 1928, perfezionato in seguito e nuovamente bre-
vettato nel 1937. La rivendicazione è fatta dal Todeschini, con garbo ma con tutta de-
cisione, e soprattutto con larga documentazione, dopo che i giornali hanno dato con
rilievo notizia recentemente di un “nuovo” apparecchio ideato e costruito a Genova.
Ecco il testo della lettera:
Signor Direttore,
In due articoli apparsi sul Corriere della Sera, rispettivamente il 30 aprile u.s. ed il 16
corrente, è stato riferito che il prof. Alfio Di Bella, titolare della cattedra di architettu-
ra navale all’università di Genova, ha ideato e costruito un nuovo sistema propulsivo a

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masse rotanti che, applicato su vari modellini di navi, le fa agevolmente spostare sulla
superficie dell’acqua contenuta nella vasca idrica sperimentale di quell’ateneo. Nei ci-
tati articoli viene spiegato che l’apparecchio è costituito da un sistema di tre ingranag-
gi conici, simile ad un differenziale per automobili, con la diversità che sui due se-
miassi laterali, al posto delle ruote, sono calettate due asticelle, che portano all’estre-
mità due masse, le quali, seguendo il moto di rotazione e rivoluzione dei satelliti, svi-
luppano la forza centrifuga di propulsione che si vuole sfruttare. Il tutto è azionato da
un motore elettrico. Ora, per ragioni di giustizia e verità storica, faccio presente che un
apparecchio identico a quello sopra descritto è stato da me ideato e brevettato sino dal
1928. Anzi le modifiche ed i perfezionamenti introdotti in seguito resero indispensabi-
le chiedere un secondo brevetto che fu rilasciato dal Ministero competente col nume-
ro 312496 in data 17 novembre 1933, con il titolo significativo di “Motore a forza pro-
pulsiva centrifuga, ecc.” Nel 1937 poi, la descrizione ed i disegni del trovato vennero
anche stampati sull’apposito opuscolo posto in vendita al pubblico a cura dell’Ufficio
Ministeriale della Proprietà Intellettuale, come prescritto dalla legge per assicurare la
massima divulgazione dell’invenzione. Alla costruzione e sperimentazione dei vari
modelli del motore in parole, collaborarono con me, nei successivi decorsi anni, le
seguenti persone: il tenico Italo Magotti, il Comm. Berio Giovanni, l’Ing. Guglielmo
Carducci, il dott. Luigi Serra, il tecnico Pietro Fasoli e l’ing. Luciano Oberto, i quali
possono testimoniare della mia priorità anche nella realizzazione pratica del trovato.
A tale proposito, pongo in evidenza che il 16 maggio 1954 venne anche effettuata, con
esito positivo, una serie di esperimenti col motore in parola nell’officina Fasoli di Al-
bino, alla presenza di 50 scienziati provenienti da varie città italiane e dal circolo “Il
Crogiolo” di Milano, i quali vennero poi ricevuti solennemente in Municipio dalle Au-
torità Civiche. Di questo avvenimento hanno riferito nei giorni successivi “Il Giornale
del Popolo”, “L’Eco di Bergamo” e “La Domenica del Popolo”, i cui articoli costitui-
scono notizia di cronaca documentativa e sperimentale, nonchè della pubblicità che
hanno avuto, sia il principio scientifico su cui venne basato l’apparecchio, sia la sua
costituzione che il suo funzionamento. Per chiarire questi tre elementi è bene ricorda-
re che il noto teorema del moto del baricentro ci assicura che un sistema nel vuoto non
può spostarsi con forze generate nel suo interno. Si sposta invece se è munito di eliche
che, ruotando, si avvitano e trovano presa in un mezzo fluido ambiente, come ad esem-
pio gli aeroplani e le navi. Poichè il nostro apparecchio si sposta anche in ambiente
privo di aria, come risulta dagli esperimenti da me effettuati, esso ci dimostra che lo
spazio in qualsiasi punto non è mai vuoto, perchè si comporta come un fluido che, rea-
gendo sulle masse rotanti dell’apparecchio, lo sottopone a forza centrifuga. La natura
sinora misteriosa di tale forza resta così svelata. Com’è noto essa è equivalente al pro-
dotto della massa del corpo ruotante per la sua accelerazione. Ma accelerazione ri-
spetto a cosa? Poichè nelle mie pubblicazioni ho dimostrato che una massa non può
manifestare forze ed entrare in accelerazione se non è urtata da altre masse solide, li-
quide, gassose o sciolte allo stato di spazio fluido, posso chiarire che la forza centrifu-
ga di un corpo, che rivoluisce attorno ad un centro, è dovuta alla sua accelerazione cen-

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tripeta rispetto allo spazio fluido immobile in cui è immerso, è cioè dovuta alla reazio-
ne che tale mezzo fluido universale, oppone alla accelerazione radiale del corpo. Tra la
massa di tale corpo, che rivoluisce a velocità costante, e lo spazio fluido ambiente im-
mobile, vi è infatti una accelerazione relativa diretta verso il centro del moto, ergo di
atomi disposti ai nodi del reticolo di Bragg, che costituiscono il corpo, urtando contro
lo spazio fluido immobile con tale accelerazione centripeta, trovano da parte di questo
una reazione la quale è proprio la forza centrifuga, la cui genesi resta così chiaramen-
te svelata. Anche con una serie di prove sulla trasmissione della luce, ho potuto dimo-
strare che lo spazio si comporta come un fluido avente una densità dieci elevato venti
volte minore dell’acqua, che i suoi vortici sferici costituiscono i sistemi atomici ed
astronomici della materia con i loro campi di forze attrattive e che le sue oscillazioni
costituiscono, a seconda della loro frequenza di vibrazione, le differenti qualità di ener-
gia ondulatoria. In base a tali dimostrazioni sperimentali, ho potuto anzi unificare i di-
versi campi della fisica in quello della spaziodinamica, dimostrando che tutti i feno-
meni naturali hanno per realtà oggettiva solo particolari movimenti di spazio, retti da
una sola equazione matematica. Ho potuto spiegare poi come questi movimenti, allor-
chè si infrangono contro gli organi di senso del corpo umano, provocano in questo del-
le correnti elettriche, le quali, trasmesse dalle linee nervose al cervello, suscitano nel-
la nostra psiche, ed esclusivamente in essa, le sensazioni di luce, calore , elettricità,
suono, odore, sapore, ecc. Mi è stato così possibile svelare la meravigliosa tecnologia
elettronica di tutti gli organi di senso, di moto e di regolazione del sistema nervoso pe-
riferico e centrale, il che mi ha consentito di determinare le azioni e reazioni che si
esplicano tra la materia del mondo fisico oggettivo, il nostro corpo e la psiche.
Questo complesso di dimostrazioni teoriche e sperimentali scoprono le modalità con le
quali si svolgono e sono collegate tra di loro i fenomeni fisici, biologici e psichici, de-
terminandone le precise relazioni matematiche reciproche e di insieme, coordinandoli
tutti in una scienza cosmica unitaria madre di tutte le altre, che appunto perciò venne
da me denominata “Psicobiofisica”.
Questa è convalidata sia dal fatto che, dall’unica equazione della spaziodinamica su
cui si basa, si ricavano tutte le leggi che riguardano le varie scienze, sia dalle nume-
rose applicazioni pratiche che sono state dedotte dai suoi principi basilari, tra le qua-
li va annoverata l’invenzione qui in argomento del motore a forza propulsiva centrifu-
ga. Il valore di questo trovato trascende perciò l’utilità che può avere il suo impiego
pratico od il suo rendimento economico, poichè esso ci assicura l’esistenza di un flui-
do universale substrato di ogni materia ed energia che, come ho dimostrato nelle mie
pubblicazioni, ci permette di giungere alla Psicobiofisica, l’unica scienza cosmica uni-
taria che comprende in sè e spiega i fenomeni fisici, biologici e psichici, sintetizzan-
done le leggi in una sola equazione matematica in armonia con la cinematica classica.
L’elaborazione di tale scienza mi è costata quaranta anni di studi, ricerche ed esperi-
menti e la mia priorità in tutti i nuovi traguardi raggiunti, compresa l’invenzione del
motore a forza propulsiva centrifuga, oltre che delle privative industriali sopra elenca-
te, è resa incontestabile anche dalla seguente documentazione:

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- Dalla pubblicazione di 5 volumi intitolati rispettivamente: “La teoria delle apparenze”,


“La Psicobiofisica”, “Qual’è la chiave dell’universo”, “ L’unificazione della materia e
dei suoi campi di forze”, “Esperimenti decisivi per la fisica moderna”, un complesso di
2000 pagine pubblicato a cura del Centro Internazionale di Psicobiofisica, via Frà Da-
miano, 20, Bergamo, e protette da copyright internazionale rilasciato in data 1949.
- Da circa 10.000 articoli apparsi in varie lingue e nazioni su giornali, riviste, atti ac-
cademici e libri che hanno riferito sulla mia teoria e le sue applicazioni.
- Dalla testimonianza di migliaia di allievi che hanno assistito alle mie lezioni e di migliaia
di uditori che hanno ascoltato le conferenze da me svolte presso università ed accadamie
italiane ed estere; dai milioni di lettori delle mie opere e degli articoli scritti su di esse.
- Dalle centinaia di comunicazioni e memorie da me presentate od esposte personal-
mente nei Congressi Scientifici internazionali di Fisica o Medicina.
- Dalle motivazioni con le quali mi furono attribuite sia le nomine a Membro di varie
Accademie Scientifiche italiane ed estere, sia da diverse onorificenze.
Non sappiamo se il prof. Di Bella abbia raccolta l’idea dell’invenzione in argomento da
uno dei numerosi precedenti sopracitati, oppure se l’abbia trovata da sè.
Comunque sia, Egli apporta ora la sua autorevole conferma di scienziato all’esito dei
miei esperimenti e alla certezza che la fluidodinamica costituisce veramente quella
scienza cosmica unitaria che era nell’aspirazione umana da secoli, il che, spero, servi-
rà a richiamare una più vasta e meditata attenzione sulle pubblicazioni sopra citate che
la espongono, onde i lettori interessati possano trarne tutte le invenzioni nuove e gli ul-
teriori sviluppi teorici che essa consente, per un più rapido progresso del sapere uma-
no. Marco Todeschini.

Un piccolo esempio della concreta esistenza del “motore” di Todeschini in epoca prece-
dente a quella degli esperimenti del prof. Di Bella lo possiamo avere leggendo questa te-
stimonianza tratta da un quotidiano del 1954.

Interessante esperimento di un ingegnere di Albino (Giornale del popolo, 17


maggio 1954).
Come annunciato, si sono oggi dati convegno ad Albino numerosi studiosi del circolo
psicobiofisico milanese “Il Crogiuolo” che, accompagnati dal concittadino ing. Tode-
schini, hanno voluto assistere al funzionamento di un apparecchio ideato dallo stesso
e costruito dal tecnico albinese signor Fagioli. Si tratta, per sommi capi, di uno spe-
ciale meccanismo che riproduce i movimenti dei neutroni attorno al nucleo centrale di
un atomo, ottenendo, artificialmente, come risultato la forza di gravità. Infatti una pic-
cola stadera, posta sotto l’apparecchio, accusa il peso prodotto dall’insieme di diversi
movimenti. L’esperimento ha suscitato vivo interesse e molta curiosità per i risultati ve-
ramente importanti ottenuti in sede sperimentale e la cosa avrà certamente seguito ne-
gli ambienti tecnici nazionale ed esteri, data la presenza di alcuni ingegneri stranieri.
Il gruppo di circa quaranta persone, provenienti da Bergamo e da Milano, è stato rice-
vuto nella sala consigliare del Comune dal vicesindaco signor Cuminetti, dal Signor

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Calura e dall’assesore signor Cedro. A nome del sindaco, il signor Cuminetti ha rivolto
ai presenti parole di benvenuto. È stato poi offerto un cocktail al quale hanno parteci-
pato anche le signore dei convenuti, la moglie dell’ing. Todeschini con la figlia Anto-
nella, infaticabile segretaria del padre.
Il luogo dell’esperimento era situato qualche chilometro fuori dal paese, in una caset-
ta in mezzo ai campi dove in una piccola officina d’artigiano è stato messo a punto un
meccanismo che rivoluzionerà diverse teorie e potrà avere applicazioni impensate.

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Le pubblicazioni di Marco Todeschini

L’aberrazione cinetica dei raggi catodici, Ed. Ambaglio, Pavia, 1931.


La Teoria delle Apparenze, Ed. CIP, Bergamo, 1949.
Psicobiofisica, Ed. CIP, Bergamo, 1949.
Einstein o Todeschini? Qual è la chiave dell’universo?, Ed. CIP, Bergamo, 1955.
L’unificazione della materia e dei suoi campi di forze, Ed. Secomandi, Bergamo, 1957.
Le vie che portano alla scienza cosmica unitaria, Ed. CIP, Bergamo, 1960.
Esperimenti decisivi per la fisica moderna, Ed. CIP, Bergamo, 1961.
Scienza universale, Ed. CIP, Bergamo, 1961.
Psicobiofisica, Ed. MEB, Torino, 1978.

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Bibliografia su Marco Todeschini

Opere sulla teoria delle apparenze di Marco Todeschini


Nel libro “Psicobiofisica” Ed. Meb, anno 1978, molto saggiamente, Todeschini ha in-
serito, in appendice, un elenco di Libri ed Opuscoli di vari Autori che hanno trattato i
suoi studi e le sue teorie. Qui di seguito riproponiamo l’elenco, ritenendolo davvero uti-
le, sebbene non aggiornatissimo, all’eventuale lettore che volesse approfondire gli ar-
gomenti trattati.

Atti XLII Riunione Società Italiana Progresso Scienze, Ed. Sips, Roma, 1949.
G. Petroni, Dialogo di Ippocrate e di Pater, Microcosmo e Macrocosmo, Ed. Francesco-
ni, Lucca, 1950.
G. Petroni, Nota sul dolore fisico, Ed. Francesconi, Lucca, 1950.
N. Mancini, Errore della scienza, Severi, Perucca, Einstein, Galileo, Keplero, Todeschi-
ni, Armellini, Fantappiè, Ed. L’Arco, Firenze, 1950.
G. Petroni, L’unità psicosomatica umana, Ed. Francesconi, Lucca, 1951.
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Finito di stampare nel luglio 2007


su carta Arcoprint da grammi cento
per i tipi della Grafica Monti di Bergamo
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