Vous êtes sur la page 1sur 17

Capitolo 9

Trasmissione numerica sul canale


wireless

9.1 Introduzione
Nei capitoli precedenti abbiamo studiato le tecniche di trasmissione numerica con riferimento a
due modelli di canale: il canale AWGN a banda illimitata ed il canale AWGN a banda limita-
ta. Nel primo caso gli effetti del canale sul segnale trasmesso consistono in un’attenuazione, un
ritardo temporale, e nell’aggiunta di rumore additivo gaussiano; si noti che, in assenza di rumo-
re, la forma del segnale non viene modificata dal canale (canale non distorcente). Nel secondo
caso, invece, il canale, oltre ad aggiungere rumore gaussiano, si comporta come un sistema LTI,
introducendo una distorsione lineare (e quindi una modifica della forma d’onda) sul segnale tra-
smesso. I precedenti modelli sono applicabili a situazioni nelle quali si può assumere che le
caratteristiche del canale siano stabili nel tempo; in questo caso il canale si può modellare, du-
rante la durata della comunicazione, come un sistema invariante temporalmente. Tale situazione
è tipica della propagazione guidata (cavi, guide d’onda, fibra ottica), ovvero delle comunicazio-
ni wired. In questi casi, inoltre, poiché la propagazione è confinata all’interno di un mezzo, è
relativamente semplice determinare un modello matematico per il canale di trasmissione.
Nel caso di trasmissione via radio, invece, sorgono due nuovi problemi, dovuti al fatto che
la propagazione delle onde elettromagnetiche avviene in uno spazio molto più esteso di quello
interessato dalla propagazione guidata. In primo luogo, il canale radio presenta caratteristiche
variabili nel tempo, a causa dei mutamenti dell’ambiente, ed in particolare del movimento reci-
proco trasmettitore–ricevitore, e di ogni altro oggetto presente nell’ambiente. In secondo luogo,


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
252 Trasmissione numerica sul canale wireless

data l’estensione dello spazio interessato dalla propagazione radio, è estremamente difficile in-
dividuare un modello matematico esatto per il canale di comunicazione, in quanto ciò richiede-
rebbe la conoscenza di un numero troppo elevato di parametri, ed il modello risultante sarebbe
applicabile solo allo specifico scenario considerato.
Il primo aspetto spinge allora a considerare un modello tempo-variante per il canale, mentre
il secondo costringe a modellare il canale solo in senso statistico, descrivendo cioè il compor-
tamento medio di una collezione di possibili canali wireless rappresentativi dell’ambiente di
propagazione. Considerando infine che i fenomeni elettromagnetici presentano relazioni di tipo
lineare tra cause ed effetti, specialmente quando i segnali in gioco hanno potenze limitate come
accade nelle telecomunicazioni, vedremo in definitiva che il canale wireless può essere modellato
come un sistema aleatorio lineare tempo-variante (LTV).
Nel seguito, dopo aver introdotto un modello semplificato per un canale wireless e averne
descritto i parametri fondamentali, analizzeremo le prestazioni di alcune tecniche di trasmissione
numerica sul canale wireless.

9.2 Modello di canale wireless


La propagazione radio è caratterizzata da due fenomeni peculiari:

• propagazione multipath: il segnale irradiato dall’antenna trasmittente giunge al ricevitore


(Fig. 9.1) attraverso più percorsi (path) di propagazione;
• variabilità temporale: a causa del movimento degli oggetti presenti nell’ambiente, e del
moto reciproco trasmettitore-ricevitore, le caratteristiche del canale variano nel tempo, per
cui il modello del canale è tempo-variante.

Nella propagazione multipath, può essere presente (Fig. 9.1) il percorso diretto (line-of-sight,
LOS), insieme con numerosi percorsi indiretti (non line-of-sight, NLOS), dovuti all’interazione
del segnale radio con ostacoli di varia natura nell’ambiente di propagazione.
I meccanismi di interazione dell’onda elettromagnetica con gli oggetti presenti nell’ambien-
te sono di tre tipi differenti, a seconda principalmente delle dimensioni relative degli ostaco-
li rispetto alla lunghezza d’onda λ del segnale radio (dell’ordine dei cm alle frequenze delle
microonde):

• riflessione: il segnale incontra uno o più oggetti aventi dimensioni grandi rispetto a λ (es.
suolo, palazzi, colline, montagne);
• diffrazione: il segnale incontra uno/più oggetti con spigoli netti (es. palazzi);
• diffusione o scattering: il segnale incontra numerosi oggetti di dimensioni dell’ordine di λ
o inferiore (nuvole, fogliame), oppure superfici con rugosità aventi dimensioni dell’ordine
di λ o inferiore (es. lamiere, reti, specchi d’acqua increspati).


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
9.2 Modello di canale wireless 253

percorso LOS
trasmettitore
ricevitore

percorsi
NLOS

Fig. 9.1 Propagazione multipath.

In generale, un qualunque ostacolo che contribuisce alla propagazione multipath secondo uno
dei meccanismi sopra descritti prende il nome di “scatteratore” (scatterer).
Al ricevitore giungono una serie di repliche del segnale trasmesso lungo i vari percorsi del
multipath, che si sovrappongono tra loro determinando una distorsione del segnale simile a quel-
la introdotta da un sistema LTI dispersivo temporalmente. In particolare, se il segnale trasmesso
è un segnale modulato numericamente, la propagazione multipath può comportare in ricezione
la sovrapposizione degli impulsi trasmessi nei diversi intervalli di segnalazione, generando in-
terferenza intersimbolica (ISI) nel segnale ricevuto. In tal caso, si rende necessario ricorrere a
tecniche di equalizzazione per mitigare gli effetti dell’ISI.
Determiniamo ora un semplice modello per il canale wireless ottenuto descrivendo matema-
ticamente la propagazione multipath. Si consideri un segnale radio s(t) a frequenza portante fc
espresso attraverso il suo inviluppo complesso s̃(t):
 
s(t) = Re s̃(t)ej2πfc t (9.1)

Il segnale s(t) è trasmesso su un canale multipath, in cui l’n-esimo percorso è caratterizzato


dalla coppia di funzioni reali {τn (t), αn (t)}, dove τn (t) è il ritardo di propagazione e αn (t) il
coefficiente di attenuazione; tali parametri possono cambiare nel tempo a causa della variabilità
dell’ambiente di propagazione.
Supponendo che il canale sia lineare, il segnale ricevuto r(t) (in assenza di rumore additivo)
si esprime come sovrapposizione dei percorsi (potenzialmente infiniti) del multipath:

r(t) = αn (t)s[t − τn (t)] (9.2)
n


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
254 Trasmissione numerica sul canale wireless

Sostituendo la (9.1) nella (9.2) si ha:


  
r(t) = αn (t)Re s̃[t − τn (t)]ej2πfc [t−τn (t)]
n
 

−j2πfc τn (t) j2πfc t
= Re αn (t)s̃[t − τn (t)]e e (9.3)
n

da cui, esprimendo anche r(t) attraverso il suo inviluppo complesso r̃(t),


 
r(t) = Re r̃(t)ej2πfc t (9.4)

si ottiene, per confronto tra la (9.3) e la (9.4), la relazione tra gli inviluppi complessi del segnale
trasmesso e ricevuto:

r̃(t) = αn (t)ejφn (t) s̃[t − τn (t)] (9.5)
n

con φn (t) = −2πfc τn (t). Tale relazione si può esprimere anche mediante l’integrale

r̃(t) = c̃(τ ; t) s̃(t − τ )dτ (9.6)
−∞

dove

c̃(τ ; t) = αn (t)ejφn (t) δ[τ − τn (t)] (9.7)
n

La (9.6) rappresenta la relazione i-u di un sistema lineare tempo variante (LTV) avente risposta
impulsiva c̃(τ ; t). Essa può essere espressa anche nel dominio della frequenza, definendo la
risposta in frequenza (tempo-variante) del canale come la trasformata di Fourier di c̃(τ ; t) rispetto
a τ:

C̃(f ; t) = c̃(τ ; t) e−j2πf τ dτ
−∞

da cui antitrasformando:

c̃(τ ; t) = C̃(f ; t) ej2πf τ df
−∞

Sostituendo quest’ultima espressione nella (9.6), si ha infatti con facili passaggi



r̃(t) = C̃(f ; t) S̃(f ) ej2πf t df
−∞

dove S̃(f ) è la trasformata di Fourier di s̃(t). Se c̃(τ ; t) è data dalla (9.7), si ha



C(f ; t) = αn (t)ejφn (t) e−j2πf τn (t) (9.8)
n


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
9.2 Modello di canale wireless 255

TX RX

Fig. 9.2 Ellissoide di Fresnel: tutti i contributi “microscopici” degli scatteratori posti sull’ellissoide
avente fuochi nel trasmettitore (TX) e nel ricevitore (RX) sono caratterizzati dallo stesso
ritardo di propagazione.

Nella risposta impulsiva (9.7) e nella risposta in frequenza (9.8), il percorso di propagazione
associato al ritardo τn (t) è descritto dalla coppia {αn (t), φn (t)}. Si assuma che il percorso LOS
(se presente) sia caratterizzato dal ritardo τ0 (t) e da {α0 (t), φ0 (t)}. La (9.7) si può scrivere allora

c̃(τ ; t) = c̃LOS (t; τ ) + c̃NLOS (τ ; t)

dove

c̃LOS (t; τ ) = α0 (t)ejφ0 (t) δ[t − τ0 (t)]



c̃NLOS (τ ; t) = αn (t)ejφn (t) δ[τ − τn (t)]
n=0

rappresentano la componente LOS e la componente NLOS del canale.


La componente LOS può essere assunta deterministica, in quanto le quantità τ0 (t), α0 (t) e
φ0 (t) da cui dipende possono essere calcolate conoscendo la legge con cui varia nel tempo la
distanza tra il trasmettitore ed il ricevitore. Viceversa, la componente NLOS del canale è model-
labile solo in senso statistico. Infatti, ciascun percorso NLOS a livello “macroscopico” è a sua
volta il risultato di un certo numero di contributi “microscopici”, dovuti a tutti gli scatteratori
caratterizzati dallo stesso valore di τn (t); ad esempio in Fig. 9.2 si mostra che gli scatteratori
collocati su un ellissoide (ellissoide di Fresnel) avente fuochi nel trasmettitore e nel ricevitore
sono caratterizzati dallo stesso valore di τn (t). Se tali contributi microscopici sono in numero
elevato, sono indipendenti tra loro, e nessuno di essi è predominante rispetto agli altri, allora l’ap-
plicazione del teorema centrale del limite (CLT) porta a modellare ciascun αn (t)ejφn (t) – somma
di un elevato numero di variabili aleatorie indipendenti – come un processo aleatorio gaussiano
(complesso). Conseguentemente, c̃NLOS (τ ; t) per ogni τ è modellato come un processo aleatorio


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
256 Trasmissione numerica sul canale wireless

gaussiano complesso nella variabile t, e quindi il sistema definito dalle (9.6)–(9.7) è un sistema
LTV aleatorio con risposta impulsiva gaussiana.
Ricordando che un processo aleatorio gaussiano è completamente caratterizzato da media e
funzione di autocorrelazione, il canale wireless può essere descritto calcolando la media e la
funzione di autocorrelazione di c̃(t; τ ). Per quanto riguarda la media, mentre αn (t) varia su
tempi relativamente lunghi, la fase φn (t) = −2πfc τn (t) subisce variazioni di π per variazioni di
τn (t) dell’ordine di 1/(2fc ), e quindi su tempi estremamente rapidi, essendo fc  1. Per questo
motivo è ragionevole modellare φn (t), per n = 0 (caso NLOS), come una variabile aleatoria
uniforme in (0, 2π), ovvero φn (t) ∼ U (0, 2π). Assumendo che αn (t) e φn (t) siano indipendenti
tra loro, si ha allora

E[c̃NLOS (τ ; t)] = E[αn (t)]E[ejφn (t) ] = 0
n

in quanto
∞ 2π
jφn (t) 1
E[e ]= e pφ (φ)dφ =

ejφ dφ = 0
−∞ 2π 0

Conseguentemente, ricordando che cLOS (τ ; t) è deterministico, si ha:

E[c̃(τ, t)] = E[c̃LOS (τ, t) + c̃NLOS (τ, t)] = c̃LOS (τ, t)

Nel caso, frequente in ambiente urbano, in cui la componente LOS è assente, si ha che c̃(τ ; t) è
un processo aleatorio gaussiano a media nulla.
Per quanto riguarda la funzione di autocorrelazione, notiamo che c̃(τ ; t) è un processo aleatorio
complesso funzione delle due variabili (τ, t), per cui esso può essere caratterizzato dalla funzione
di autocorrelazione bidimensionale1

rc̃ (τ1 , τ2 ; t1 , t2 ) = E[c̃(τ1 ; t1 )c̃∗ (τ2 ; t2 )] (9.9)

Seguendo tale approccio, il canale wireless può essere descritto statisticamente da un insieme
di funzioni derivate dalla (9.9) nel dominio del tempo e della frequenza, introdotte per la prima
volta negli articoli di P. A. Bello, a cui si rimanda per dettagli.
Una descrizione più semplice e sufficiente per i nostri scopi si può ottenere studiando come
vengono modificati i principali segnali elementari nel passaggio attraverso il canale. Questo
approccio consente di introdurre in maniera semplice i quattro parametri fondamentali per la
descrizione sintetica del canale wireless: delay spread, banda di coerenza, Doppler spread, e
tempo di coerenza. Come vedremo, tali parametri sono legati tra loro a due a due, e consentono
di interpretare il comportamento del canale nel dominio del tempo e della frequenza.
1
In generale, la descrizione di un processo aleatorio gaussiano complesso richiede di specificare anche la funzio-

ne di correlazione coniugata rc̃c̃∗ (τ1 , τ2 ; t1 , t2 ) = E[c̃(τ1 ; t1 )c̃(τ2 ; t2 )]; in ipotesi abbastanza generali, si può
provare che quest’ultima è identicamente nulla per il modello di canale considerato.


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
9.2 Modello di canale wireless 257

9.2.1 Delay spread e banda di coerenza


Si supponga di voler misurare la dispersione temporale del canale, trasmettendo un impulso di
durata molto breve, al limite un impulso ideale s̃(t) = δ(t). Dalla (9.5) si ha:

r̃(t) = c̃(t, t) = αn (t)ejφn (t) δ[t − τn (t)]
n

Il segnale r̃(t) è costituito da una sequenza di impulsi centrati negli istanti τn (t) aventi aree
complesse αn (t)ejφn (t) . Il canale è allora dispersivo nel tempo, in quanto il segnale di ingresso
s̃(t) = δ(t) avente durata idealmente nulla viene “disperso” su un intervallo di tempo più ampio;
questo fenomeno è del tutto analogo alla dispersività introdotta dalla convoluzione in un sistema
LTI.
Una misura della dispersione temporale introdotta dal multipath è la differenza tra i tempi di
arrivo del primo e dell’ultimo percorso:

Tm = τmax − τmin (9.10)

dove τmax = maxn τn (t) e τmin = minn τn (t) sono assunti indipendenti da t. Tale quantità
prende il nome di multipath delay spread o più semplicemente delay spread del canale.2 Il delay
spread è legato alla massima differenza spaziale tra i percorsi del multipath, per cui esso assume
valori maggiori in ambienti di propagazione più estesi e/o con maggior numero di ostacoli. Ad
esempio, per canali indoor il delay spread assume valori tra 10 ÷ 1000 ns, per canali outdoor
suburbani assume valori tra 200 ÷ 2000 ns, in aree urbane assume valori tra 1 ÷ 30 μs.
Il reciproco del delay spread

Bc = 1/Tm

prende il nome di banda di coerenza del canale, e si può interpretare come il massimo intervallo
di frequenze in cui la risposta in frequenza C̃(f ; t) del canale si mantiene approssimativamente
costante.
Supponiamo ora di trasmettere un segnale s(t) passabanda, con banda ||f | − fc | ≤ W , su un
canale con delay spread Tm . Il segnale ricevuto è dato dalla (9.5), dove l’inviluppo complesso
s̃(t) è un segnale passabasso avente supporto in (−W, W ). Poiché la rapidità con cui varia s̃(t) è
inversamente proporzionale a W , il segnale s̃(t) cambia su tempi dell’ordine di 1/W . Se risulta

1
Tm  (9.11)
W
2
Più precisamente, la quantità definita dalla (9.10) prende il nome di maximum delay spread. Sono possibili
definizioni alternative del delay spread, che tengono conto del peso relativo dei vari percorsi di propagazione (es.
RMS delay spread), ma l’interpretazione qualitativa del delay spread come misura delle dispersività temporale
del canale rimane ugualmente valida.


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
258 Trasmissione numerica sul canale wireless

allora il segnale s̃(t) si mantiene approssimativamente costante su intervalli di tempo dell’ordine


di Tm . Pertanto nella (9.5) è possibile fare l’approssimazione

s̃[t − τn (t)] ≈ s̃(t − τmin ) ∀n

Supponendo per semplicità τmin = 0 (il che corrisponde a misurare i ritardi dei percorsi del mul-
tipath relativamente al percorso avente ritardo minore, ad esempio il percorso LOS se presente)
si ha allora



r̃(t) ≈ αn (t)ejφn (t) s̃(t) = c̃(t)s̃(t) (9.12)
n

dove


c̃(t) = αn (t)ejφn (t) = α(t)ejφ(t) (9.13)
n

essendo la somma di processi aleatori gaussiani, è modellabile come un processo aleatorio


gaussiano complesso, con inviluppo α(t) ≥ 0 e fase φ(t).
La (9.12) mostra che il canale si comporta come un sistema non dispersivo temporalmente, in
quanto r̃(t) dipende solo da s̃(t) valutato nello stesso istante di tempo. Infatti la (9.12) si può ot-
tenere rigorosamente dalla (9.6) se si assume che c̃(τ ; t) = c̃(t) δ(τ ), ovvero il canale comprende
un unico percorso con ritardo nullo. Inoltre, ricordando che c̃(t) è un processo gaussiano, il cana-
le agisce sul segnale trasmesso come una sorta di rumore moltiplicativo: in particolare, quando
c̃(t) ≈ 0, la potenza del segnale ricevuto è estremamente piccola, indipendentemente dalla po-
tenza trasmessa, e ciò introduce, come vedremo, una pesante degradazione delle prestazioni. In
effetti, poiché c̃(t) varia nel tempo, la potenza del segnale ricevuto varia nel tempo in accordo
alla rapidità di variazione del canale: questo fenomeno prende il nome di fading (affievolimento).
Se s̃(t) è l’equivalente passabasso di un segnale modulato numericamente, la sua banda W è
inversamente proporzionale all’intervallo di simbolo T , ovvero W ∼ 1/T , per cui la condizione
(9.11) si può riformulare come

Tm  T (9.14)

In questo caso, la (9.12) mostra che il canale è in grado di modificare solo istantaneamen-
te la forma d’onda del segnale trasmesso, ma senza introdurre dispersione temporale e quindi
interferenza intersimbolica (ISI) nel segnale modulato.
Ricordando la definizione di banda di coerenza Bc = 1/Tm , le condizioni (9.11) e (9.14)
possono essere formulate equivalentemente come

Bc  W (9.15)

ovvero il canale è non dispersivo temporalmente se la sua banda di coerenza è molto maggiore
della banda del segnale.


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
9.2 Modello di canale wireless 259

Per un segnale avente banda W ∼ 1/T , un canale wireless che verifichi una tra le relazioni
equivalenti (9.11), (9.14) o (9.15) si dice non dispersivo temporalmente, oppure non selettivo o
flat (piatto) in frequenza. La relazione i-u di un canale di questo tipo è data dalla (9.12).
 Esempio 9.1 (GSM) Il sistema radiomobile GSM adopera la modulazione binaria Gaussian Mini-
mum Shift Keying (GMSK), una variante di FSK con minore occupazione spettrale, con tasso di simbolo
Rs = 1/T pari a 270.833 ks/s ≈ 271 kbaud. Il comitato COST 207 ha definito quattro canali di prova
per il sistema GSM: Rural Area (RA) con Tm = 0.1μs, Typical Urban (TU) con Tm = 1.1μs, Bad Urban
(BU) con Tm = 2.4μs, Hilly Terrain (HT) con Tm = 5.0μs. Poiché l’intervallo di simbolo del sistema
GSM è
1
T ≈ = 3.69 μs
271 · 103 s−1
la condizione (9.14) Tm  T si può considerare soddisfatta solo per il canale RA, che risulta pertanto non
selettivo in frequenza. Tutti gli altri canali sono selettivi in frequenza, per cui introducono interferenza
intersimbolica e richiedono equalizzazione, realizzata nel GSM introducendo un certo numero di simboli
di training in ogni frame GSM. 

9.2.2 Doppler spread e tempo di coerenza


Per misurare la variabilità temporale del canale, si supponga di inviare sul canale un segnale si-
nusoidale s(t) = Re[ej2πfc t ] = cos(2πfc t), per cui s̃(t) = 1. Sostituendo nella (9.5) e ricordando
la (9.13) si ha

r̃(t) = αn (t)ejφn (t) = c̃(t) = α(t)ejφ(t)
n

per cui il segnale ricevuto a radio frequenza è


r(t) = Re[r̃(t)ej2πfc t ] = Re[α(t)ejφ(t) ej2πfc t ] = α(t) cos[2πfc t + φ(t)]
A differenza di quanto accade su un canale LTI, il segnale in uscita non è una semplice sinusoide
a frequenza fc , ma una sinusoide modulata in ampiezza e fase da c̃(t) = α(t)ejφ(t) ; ciò comporta
in genere un allargamento dello spettro del segnale di uscita rispetto a quello della sinusoide in
ingresso, ovvero il sistema introduce una dispersione frequenziale. Si noti che tale dispersione è
causata dalla natura tempo-variante del canale, ed infatti è assente se il canale è LTI.
Esaminando più in dettaglio la propagazione sul canale wireless, si vede che tale dispersione
frequenziale dipende principalmente dalla mobilità del trasmettitore e/o del ricevitore, e com-
prende due differenti fenomeni: una traslazione dello spettro associata alla componente LOS,
ed una dispersione vera e propria associata alla componente NLOS. Entrambi i fenomeni sono
conseguenza dell’effetto Doppler, noto anche in ambito acustico e raffigurato schematicamen-
te in Fig. 9.3: un segnale avente frequenza fc e lunghezza d’onda λ = c/fc , irradiato da un
trasmettitore fisso verso un ricevitore in moto, subisce una traslazione in frequenza pari a
v v
fd = cos(θ) = fc cos(θ)
λ c


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
260 Trasmissione numerica sul canale wireless

trasmettitore

ricevitore v

Fig. 9.3 Geometria dell’effetto Doppler.

ricevitore v

trasmettitore

Fig. 9.4 Dispersione frequenziale dovuta all’effetto Doppler nel caso di propagazione NLOS.

dove v è la velocità del ricevitore e θ è l’angolo che forma la direzione di propagazione con la
direzione del moto. Si noti che fd è massima (in modulo) quando cos(θ) = ±1 (ovvero quando
θ = 0 oppure θ = π), in tal caso si ha fd = ±fd,max = ±fc (v/c), mentre è nulla quando
cos(θ) = 0, ovvero quando θ = ±π/2. Poiché v/c  1, allora fd  fc : per i valori di frequenza
portante utilizzate in pratica, la massima traslazione in frequenza dovuta all’effetto Doppler è
dell’ordine di qualche centinaio di Hz.
Il meccanismo evidenziato in Fig. 9.3 è predominante se esiste solo la componente LOS: esso
introduce una traslazione in frequenza dello spettro del segnale trasmesso, che può essere com-
pensata dagli algoritmi di sincronizzazione di frequenza. Più difficile da modellare e compensare
è la dispersione frequenziale associata alla componente NLOS, raffigurata in Fig. 9.4, che dipen-
de principalmente dal moto relativo tra il ricevitore e gli ostacoli ambientali. Poiché tali ostacoli,
in ambienti con elevato numero di scatteratori, tendono a riflettere verso il ricevitore segnali
da tutte le direzioni angolari, e poiché il valore della deviazione di frequenza dovuta all’effetto
Doppler dipende dall’angolo θ di incidenza, il segnale ricevuto presenta componenti Doppler a


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
9.2 Modello di canale wireless 261

tutte le frequenze comprese nell’intervallo (−fd,max , fd,max ). La misura della larghezza spettrale
di c̃(t) si chiama Doppler spread Bd : essa può essere calcolata rigorosamente determinando la
PSD di c̃(t). In genere si assume che
v v
Bd = fd,max = = fc
λ c
La grandezza reciproca
1
Tc =
Bd
prende il nome di tempo di coerenza ed è una misura dell’intervallo di tempo in cui le caratteri-
stiche del canale si mantengono approssimativamente costanti, nel senso che c̃(τ ; t1 ) ≈ c̃(τ ; t2 )
se |t1 − t2 |  Tc .
Consideriamo adesso gli effetti del Doppler spread su un segnale passabanda s(t) avente banda
monolatera W . Se
W  Bd (9.16)
allora l’allargamento dello spettro del segnale dovuto al Doppler spread può essere ritenuto
trascurabile. Ciò significa che il canale si può modellare come un sistema LTI, per cui

c̃(τ ; t) = c̃(τ ) = αn ejφn δ(τ − τn )
n

dove si è posto αn (t) ≈ αn , φn (t) ≈ φn e τn (t) ≈ τn (costanti rispetto a t). In questo caso si
parla di canale non dispersivo in frequenza, o non selettivo o flat nel tempo, o ancora con fading
lento; in caso contrario si parla di fading veloce.
Se il segnale s(t) è un segnale numerico avente intervallo di simbolo T , essendo W ∼ 1/T e
ricordando che Tc = 1/Bd , la (9.16) si può esprimere equivalentemente come
T  Tc (9.17)
ovvero il canale non varia significativamente durante il tempo necessario per la trasmissione di
un simbolo.
 Esempio 9.2 (GSM) Il GSM nella sua versione originale opera ad una frequenza portante dell’ordine
di fc = 900 MHz. A questa frequenza, un ricevitore che si sposta alla velocità di 120 km/h subisce un
Doppler spread pari a
v 120 · 103
Bd = fd,max = fc = 900 · 106 = 100 Hz
c 3600 · 3 · 108
cui corrisponde un tempo di coerenza di
1
Tc = = 10 ms
Bd
Poiché la durata di un simbolo GSM è pari a T = 3.69μs, si vede che il canale si mantiene approssima-
tivamente costante durante la trasmissione di Tc /T ≈ 2700 simboli, per cui il canale è caratterizzato da
fading lento. 


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
262 Trasmissione numerica sul canale wireless

T W

fading veloce fading veloce fading lento fading lento


selettivo in non selettivo in non selettivo in selettivo in
variabilità temporale

variabilità temporale
frequenza frequenza frequenza frequenza

Tc Bd

fading lento fading lento fading veloce fading veloce


selettivo in non selettivo in non selettivo in selettivo in
frequenza frequenza frequenza frequenza

Tm T Bc W
dispersione temporale dispersione temporale

Fig. 9.5 Classificazione del canale wireless Fig. 9.6 Classificazione del canale wireless
nel dominio del tempo. nel dominio della frequenza.

9.2.3 Classificazione del canale wireless


Con riferimento alla trasmissione sul canale wireless di un segnale numerico con banda W ∼
1/T , combinando insieme le condizioni sul canale viste in precedenza, si hanno le quattro tipolo-
gie di canale, riassunte schematicamente in Fig. 9.5 (dominio del tempo) ed in Fig. 9.6 (dominio
della frequenza):
1) Canale con fading veloce e selettivo in frequenza: si ha quando Tm  T  Tc , ovvero
quando Bc  W  Bd .
2) Canale con fading veloce e non selettivo in frequenza: si ha quando Tc , Tm  T , ovvero
quando Bd , Bc  W .
3) Canale con fading lento e selettivo in frequenza: si ha quando Tc , Tm  T , ovvero
quando Bd , Bc  W .
4) Canale con fading lento e non selettivo in frequenza: si ha quando Tm  T  Tc ,
ovvero quando Bc  W  Bd .
L’ultimo caso, noto anche come fading flat-flat, richiede che Tc  Tm , ovvero Tm Bd  1
(prodotto delle dispersioni introdotte dal canale nel tempo ed in frequenza); canali del genere si
dicono underspread e risultano essere quelli più comuni in pratica. Più in generale, il caso di fa-
ding veloce è piuttosto raro, e si verifica solo quando T è grande e quindi nel caso di trasmissione
a basso baud-rate. Pertanto le situazioni più frequenti sono quelle caratterizzate da fading lento,
il che consente la stima dei parametri del fading (in particolare la fase) e quindi la possibilità di
effettuare la demodulazione coerente. Nel seguito considereremo in dettaglio il caso (4) di fading
flat-flat, mostrando che anche questa tipologia di fading relativamente semplice determina una
pesante degradazione delle prestazioni su canali caratterizzati da propagazione NLOS.


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
9.3 Prestazioni delle modulazioni numeriche su canale con fading flat-flat 263

9.3 Prestazioni delle modulazioni numeriche su canale


con fading flat-flat
Nel caso di fading flat-flat, il canale è descritto dalla (9.12) in cui, inoltre, c̃(t) = α(t)ejφ(t)
si mantiene costante su molti intervalli di simbolo. Pertanto, considerando anche la presenza
di rumore additivo al ricevitore, il segnale ricevuto su un singolo intervallo di simbolo si può
esprimere come

r̃(t) = αejφ s̃(t) + ñ(t) t ∈ (0, T )

dove α ejφ è una variabile aleatoria gaussiana complessa,3 con modulo α ≥ 0 e fase φ, e ñ(t) è
l’inviluppo complesso del rumore. Nel seguito, supporremo che il canale sia privo di componente
LOS, per cui α e φ ∼ U (0, 2π) sono indipendenti tra loro, e quindi posto α ejφ = X + jY si
prova facilmente che le due variabili aleatorie gaussiane X = α cos(φ) e Y = α sin(φ) sono a
media nulla, incorrelate (e quindi indipendenti), e con uguale varianza

σ 2 = E[X 2 ] = E[Y 2 ] = 12 E[α2 ]

Supponendo di poter stimare la fase φ del canale con sufficiente accuratezza, è possibile effettua-
re la demodulazione coerente del segnale trasmesso. Ponendo per semplicità φ = 0, il segnale
ricevuto in banda base si scrive

r̃(t) = αs̃(t) + ñ(t)

e quindi il segnale passabanda reale ha l’espressione

r(t) = αs(t) + n(t) (9.18)

Se {si (t)}Mi=1 è l’insieme delle forme d’onda trasmesse, l’insieme delle forme d’onda ricevute è
{αsi (t)}Mi=1 : pertanto la demodulazione ottima ML o MAP del segnale (9.18) richiede la cono-
scenza o la stima di α. Si noti però che la forma delle regioni di decisione di alcune modulazioni,
e quindi la struttura del ricevitore, è invariante rispetto ad α ≥ 0: ciò accade ad esempio per le
modulazioni M -PSK o M -FSK, mentre tale invarianza non vale per le modulazioni di ampiezza
quali M -PAM, oppure per le modulazioni combinate ampiezza/fase quali M -QAM. Per evita-
re le complicazioni legate alla stima di α, concentriamoci sulle prestazioni delle modulazioni
M -PSK e M -FSK e consideriamo in particolare il caso binario (M = 2).
La struttura del ricevitore ottimo per tali modulazioni non richiede la conoscenza di α, mentre
le prestazioni dipendono dal valore di α, in quanto esso modifica l’energia Eb del segnale ricevuto.
Tali prestazioni si possono ricavare da quelle ottenute nel caso AWGN supponendo che α sia
3
Poiché αejφ = X + jY , una variabile aleatoria complessa non è altro che una coppia (X, Y ) di variabili aleatorie
reali.


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
264 Trasmissione numerica sul canale wireless

fissato. In pratica, essendo l’energia del segnale utile pari a α2 Eb , è sufficiente sostituire a γb la
quantità α2 γb nell’espressione della P (e) valida per il caso AWGN: nel caso BPSK si ottiene la
seguente probabilità di errore (condizionata al valore di α):

P (e|α) = Q 2α2 γb

Successivamente, per ricavare P (e), si effettua la media rispetto ad α ≥ 0:


+∞
P (e) = P (e|α)fα (α)dα (9.19)
0

dove fα (α) è la pdf di α. Notando che



α = X2 + Y 2

dove X ∼ N (0, σ 2 ) e Y ∼ N (0, σ 2 ) sono indipendenti tra loro, si dimostra facilmente che α ha
una distribuzione di Rayleigh, caratterizzata dalla pdf
 
α α2
fα (α) = 2 exp − 2 u(α)
σ 2σ
avente valor quadratico medio E[α2 ] = 2σ 2 . Questa tipologia di fading è nota come fading
di Rayleigh, ed è caratteristica di uno scenario di propagazione NLOS, in cui cioè non esiste un
percorso LOS tra il trasmettitore ed il ricevitore.4 Sostituendo nella (9.19) e risolvendo l’integrale
per parti si trova
  
1 γb 1
P (e) = 1− ≈ (BPSK con demodulazione coerente)
2 1 + γb 4γ b

dove γ b = E[α2 ]γb = 2σ 2 γb è il contrasto medio di energia per bit al ricevitore, e l’approssima-
zione vale per valori elevati di γ b . Con simili passaggi nel caso di FSK binario con ricezione
coerente si ha
  
1 γb 1
P (e) = 1− ≈ (FSK binaria con demodulazione coerente)
2 2 + γb 2γ b

Se non è ragionevole effettuare la stima della fase, è possibile utilizzare la demodulazione dif-
ferenziale oppure la rivelazione incoerente. Il calcolo delle prestazioni si conduce in maniera
analoga: ad esempio, per la demodulazione DPSK binaria la probabilità di errore condizionata
al valore di α vale

P (e|α) = 12 e−α b

4
Nel caso in cui esiste una componente LOS, le variabili aleatorie X ed Y non sono più a media nulla, e la
distribuzione di α è di tipo Rice; la presenza di una componente LOS deterministica comporta ovviamente un
miglioramento delle prestazioni rispetto al caso NLOS.


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
9.3 Prestazioni delle modulazioni numeriche su canale con fading flat-flat 265

Modulazione senza fading con fading Rayleigh


BPSK coerente ≈ 12 e−γb ≈ 4γ1
b
1 −γb
DBPSK 2
e ≈ 2γ1
γ b
1 − 2b
FSK coerente ≈ 2e ≈ 2γ1
γ b
1 − 2b
FSK incoerente 2
e ≈ γ1
b

Tab. 9.1 Espressioni (esatte o approssimate) della probabilità di errore P (e) per alcune
modulazioni binarie su canale AWGN senza fading e con fading di Rayleigh.

da cui effettuando la media (9.19) rispetto ad α si trova:


1 1 1
P (e) = ≈ (DBPSK con demodulazione differenziale)
2 1 + γb 2γ b

Nel caso di ricezione incoerente di un segnale FSK binario, partendo dalla probabilità di errore
condizionata ad α
1 2
P (e|α) = e−α γb /2
2
ed effettuando la media (9.19) rispetto ad α si trova
1 1
P (e) = ≈ (FSK binaria con demodulazione incoerente)
2 + γb γb

Il confronto tra le espressioni della probabilità di errore per le modulazioni considerate nel caso
di canale AWGN senza fading e con fading Rayleigh è schematizzato in Tab. 9.1 (le espressioni
riportate sono quelle più semplici a disposizione per effettuare il confronto). Dall’esame della
tabella, si possono trarre le seguenti conclusioni:

• come sul canale AWGN, anche sul canale con fading Rayleigh la segnalazione ortogonale
(FSK coerente) perde circa 3 dB rispetto a quella antipodale (BPSK coerente);
• su canale con fading Rayleigh, la modulazione DBPSK perde circa 3 dB rispetto alla
modulazione BPSK, mentre su canale AWGN la differenza tra BPSK e DBPSK tende
asintoticamente a zero;
• su canale con fading Rayleigh, la modulazione FSK incoerente perde circa 3 dB rispetto
alla modulazione FSK coerente, mentre su canale AWGN senza fading la differenza tra
FSK incoerente e coerente tende asintoticamente a zero.

Una caratteristica comune delle prestazioni di tutte le modulazioni considerate sul canale con
fading Rayleigh, raffigurata qualitativamente in Fig. 9.7, è quella che la probabilità di errore
decresce con legge inversamente proporzionale al contrasto di energia medio γ b . Ciò comporta


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
266 Trasmissione numerica sul canale wireless

P(e)

canale con fading


Rayleigh

canale
AWGN
senza fading

γ−b

Fig. 9.7 Andamento qualitativo delle prestazioni su un canale con fading Rayleigh e su un canale
AWGN senza fading.

una pesante penalizzazione delle prestazioni rispetto al caso di canale AWGN senza fading, sul
quale la probabilità di errore decresce esponenzialmente con γb , come mostrato dal seguente
esempio.

 Esempio 9.3 (degradazione delle prestazioni del BPSK su canale con fading Rayleigh)
Si consideri un sistema BPSK operante in presenza di fading di Rayleigh flat-flat. Se si vuole ottenere
P (e) = 10−6 , adoperando l’approssimazione
1
P (e) ≈ = 10−6
4γ b
si trova

γ b ≈ 2.50 · 105 ≈ 54 dB

A titolo di confronto, in assenza di fading (ovvero su un canale AWGN) il contrasto di energia necessario
per ottenere la stessa P (e) = 10−6 si calcola dall’espressione

P (e) = Q( 2γb ) = 10−6

da cui si trova

2γb = 4.75 ⇒ γb = 11.28 ≈ 10.5 dB

Su un canale con fading Rayleigh la potenza trasmessa è oltre 40 dB più grande di quella necessaria per
trasmettere con la stessa P (e) su un canale senza fading. 


c 2009-2014 by Giacinto Gelli
9.3 Prestazioni delle modulazioni numeriche su canale con fading flat-flat 267

L’enorme divario (gap) di potenza tra il caso di canale senza fading e quello con fading Rayleigh,
evidenziato dall’esempio precedente, rende non praticabile la soluzione di compensare gli effetti
del fading semplicemente aumentando la potenza trasmessa. Soluzioni più efficienti sono basate
sull’impiego di tecniche di diversità, nelle quali lo stesso segnale viene inviato su più canali
affetti da fading indipendenti, in modo che statisticamente almeno uno dei canali presenti un
fading non particolarmente dannoso. Si noti che tale tecnica, trasmettendo la stessa informazione
su più canali, introduce ridondanza; ed in effetti un altro modo per combattere gli effetti del
fading è quello di ricorrere alla codifica di canale (si rimanda ai testi specializzati per dettagli).


c 2009-2014 by Giacinto Gelli