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LA VERITA' Marco Olivieri l.s. Scientifico E.

Majorana Classe 5 E Tesi di maturit

Indice 0. Premessa 1. LA VERITA' NELL'ASSOLUTO 1. Philosophia come ricerca e amore del sapere (FILOSOFIA) 1. 2. 3. 4. 5. 6. Il problema della definizione di Verit La ricerca della Verit Verit oggettiva e sacralit della Verit Antepredicativo Verit intersoggettiva e socialit della verit La questione del linguaggio: Wittgenstein

2. I teoremi di incompletezza di Godel (MATEMATICA) 3. La scultura della verit (ARTE) 1. La verit svelata dal tempo Bernini

2. LA VERITA' NELLA NATURA 1. Teorie di grande unificazione: l'essenza della materia (FISICA) 1. 2. 3. 4. Teoria della relativit Teoria della meccanica quantistica Modello standard Teoria delle stringhe

2. Perfection of natural world (ENGLISH) 1. John Keats 2. Truth is beauty, beauty is truth

3. LA VERITA' NELL'UOMO 1. Il progetto che crea l'uomo: il dna (BIOLOGIA) 1. 2. 3. 4. Acido desossiribonucleico Geni Duplicazione Espressione genica

2. Acidi nucleici (CHIMICA) Bibliografia e sitografia

PREMESSA Quando ci si accinge a scrivere si inizia sempre un viaggio di sfida con s stessi. Questo soprattutto se l'argomento di cui si scrive sta a cuore e soprattutto oserei dire se questo argomento stato oggetto di discussione tra le menti pi eccelse dell'umanit: la verit. Considerando il peso notevole delle voci prese in esempio, il confronto inevitabile e doveroso con chi tenta di parlare di un qualcosa non meglio definito e che anzi proprio sulla cui definizione si sono spesi trattati, libri e ricerche. Confronto che per destinato a gettare un velo pietoso sullo scrittore che parla della verit: con ben pi alto livello si trattato il fine ultimo della conoscenza e questa produzione non vuole dare una risposta (ammesso che ci sia). Il mio scopo di presentare proprio un piccolo scorcio di queste trattazioni di filosofi, scienziati e religiosi per cogliere una delle mille e pi facce e campi di influenza della verit: dall'evoluzione del concetto nella storia, alla sua ricerca, alla sua negazione, alla sua identificazione generale in diversi contesti quali possono essere ad esempio la natura e l'uomo. E' inevitabile per macchiare di colore personale il telo bianco della cronaca, e anzi non deve essa essere considerata una colpa, quanto pi un dovere: ogni uomo chiamato a rivendicare s stesso e a usare l'insostituibile dono-condanna dell'intelletto per ricercare la propria verit che inevitabilmente sar soggettiva, ma fondamentale. Fin dall'antichit l'uomo stato mosso dalla curiosit alla ricerca di qualcosa che era sotto l'apparenza, della causa di un fenomeno; e la causa di tutte le cause, il principio innegabile forse l'oggetto pi nobile della ricerca, la spiegazione universale agognata dal profondo io di ogni uomo che cos si voglia definire. Perci la sfumatura soggettiva sar ravvisabile anche dalla scelta dei pensatori chiamati in causa.

Affronteremo il problema della verit riguardo tre campi di influenza che pur essendo divisi sono in realt indissolubili e assai complementari: anzi si potrebbe anche obiettare che essi siano in alcuni punti identici, ma non c' da stupirsi vista l'universalit del tema della verit, di cui ogni ascrizione in un limite preciso rende la visione parziale. Essi sono: la verit nell'assoluto, la verit nella natura e la verit nell'uomo.

LA VERITA' NELL'ASSOLUTO

In principio erat Verbum, et Verbum erat apud Deum, et Deus erat Verbum. Vangelo secondo Giovanni 1,1

In principio era l'azione Faust, Goethe

Rappresenta la ricerca del principio essenziale dell' oltre realt, il tentativo di definizione in un unicum dei postulati kantiani quali libert, dio o infinito, ossia di quel senso ultimo e pi profondo radicato nel mondo da noi conosciuto. Esso descrivibile, con molto margine di errore, col concetto generale e vago di dio e nella sua accettazione o rifiuto e o definizione. L'assoluto quella dimensione ulteriore esterna, interna o compenetrata alla nostra, e cercarne la verit significa sperimentare i limiti dell'uomo nella sua tensione e sfida all'infinito. Filosofi e artisti la affrontano in diversi modi: dalla sua affermazione in un concetto singolo, alla sua negazione preferendo il contingente, al riconoscimento della sua pluralit, significa cercare di definire il rapporto tra fisica e metafisica. Quindi cercare la verit dell'assoluto cercare di definire il concetto PURO di verit nella sua essenza e cosa noi possiamo dire riguardo ad essa. 3.

1.Philosophia come ricerca e amore del sapere (FILOSOFIA)

1. Il problema della definizione di Verit Parlando della verit, il primo vero problema, apparentemente banale, risiede nella sua definizione. Cosa intendiamo, quali caratteristiche deve avere quella che noi consideriamo una verit? Il vocabolario non ci aiuta: fornisce una definizione che in realt porta a un circolo vizioso: verit ci che ha caratteristica di vero. In realt una definizione anche abbastanza parziale che rimanda all'uso comune. Ben diverso il concetto che si vuole affrontare: proprio per la definizione di verit bisogna risalire ai primi momenti in cui l'uomo cerc il significato dell'esistenza o anche dell' ESSERE, ci che veramente o esiste: l'antica Grecia. Dalla nascita della filosofia il problema che accompagn i filosofi fino ai giorni nostri quello della ricerca della conoscenza (philo = amore, sophia =sapienza). Il termine greco utilizzato per indicare la verit era , alethia, la cui etimologia, come ha messo in luce Heidegger, significa non nascondimento, in quanto composta da alfa privativo (-) pi , lthos, che vuol dire propriamente eliminazione dell'oscuramento, ovvero disvelamento. La verit infatti era intesa non come una semplice realt di fatto, ma come un atto dinamico, mai concluso, attraverso cui avviene la confutazione dell'errore e il riconoscimento del falso: non un pensiero statico e definito una volta per tutte, bens movimento di rivelazione dell'essere. Se i sofisti, da un lato, tendevano a relativizzare il concetto dell'essere sulla base di un soggettivismo e nichilismo radicali, fu con Socrate e il suo discepolo Platone che si ebbe una forte reazione a questa concezione, facendo della verit un bisogno fondamentale dell'anima che si distingue nettamente dalle opinioni per la sua intrinseca validit e oggettivit. Ne consegu il carattere etico della verit. Sar poi con Aristotele che verranno fissati in maniera quasi scientifica i caratteri della verit; egli, ad esempio, giudicava erroneo il detto del sofista Protagora secondo cui l'uomo misura di tutte le cose, proprio perch privava la verit di coerenza logica e di qualunque criterio oggettivo. Nel Medioevo la verit diventa oggetto di indagine anche della filosofia islamica, incontrandosi con le nuove istanze sollevate dalle religioni rivelate. Sottoponendo a critica tutta la conoscenza, Averro nel rifarsi ad Aristotele sottoline come la percezione sensibile abbia bisogno dell'Intelletto Agente per elevarsi all'astrazione, senza il quale si producono saperi variabili da uomo a uomo. In soccorso deve quindi giungere la religione, che si affianca alla ricerca filosofica riservata invece a pochi. La doppia verit, concetto attribuito erroneamente ad Averro, in realt una semplificazione della sua dottrina, che anzi ebbe presente come le verit di fede e di ragione debbano costituire un'unica sola verit, conoscibile dai pi semplici tramite la rivelazione e i sentimenti, e dai filosofi cui spetta invece il compito di riflettere

scientificamente sui dogmi religiosi presenti in forma allegorica nel Corano. In Europa, tuttavia, la Chiesa cattolica romana inizialmente condann quella che viene comunemente denominata teoria della "doppia verit", ovvero la teoria per la quale, sebbene certe verit possano essere stabilite dalla ragione, necessario credere per fede al loro contrario. La Chiesa si rivolgeva specificamente agli averroisti latini, in primo luogo Sigieri da Brabante, ma era intesa a contrastare pi in generale la diffusione del pensiero di Aristotele, che la riconquista della Spagna ed il conseguente accesso alle biblioteche dei Mori avevano reintrodotto nel mondo intellettuale latino. A quel tempo, infatti, molte delle dottrine della Chiesa cattolica romana erano basate sul pensiero neoplatonico. Sar con Tommaso d'Aquino che l'aristotelismo verr definitivamente riabilitato all'interno del cristianesimo, sostenendo che le verit rivelate e quelle di ragione sono emanazione dello stesso Dio, e quindi non possono essere in contrasto tra loro. La nozione cristiana della verit cominci a entrare in crisi con l'avvento del pensiero moderno, ad opera dei tentativi di Cartesio da una parte, e dell'empirismo dall'altra (soprattutto George Berkeley e David Hume), di escludere dall'orizzonte della verit tutto ci che non potesse essere dimostrato logicamente, o verificato sperimentalmente. Questa nuova concezione della verit sar poi fatta propria in particolare dal positivismo ottocentesco. Contemporaneamente si svilupp per il nichilismo con personalit quali Nietzsche e Schopenhauer, che negavano l'esistenza di una verit assoluta. Al contrario successivamente forse uno dei pi importanti contributi sar dato da Einstein con la sua Teoria della relativit che rivoluzion il concetto di spazio e tempo e us il relativismo per assolutizzare il determinismo, determinismo quest'ultimo che per sopravvisse poco con la rivoluzione della meccanica quantistica. La scienza diventava probabilistica e l'uomo perdeva la possibilit di conoscere verit scientifiche precise. Il tutto per arrivare fino alle considerazioni attuali che saranno analizzate pi approfonditamente nella trattazione

Quindi ripercorrendo le tappe fondamentali della storia della verit notiamo come non ci sia una definizione univoca, e anzi per la maggior parte tutte le definizioni sono tra loro contrastanti. Questo dilemma nasce dall'errore di voler trovare un'unica definizione di verit: ogni concezione nasce comunque da riflessioni soggettive e da postulati a priori ancora diversi. Per cui utile innanzi tutto discriminare su tre linee diverse di pensiero tra loro contrastanti: Assolutismo: verit obiettiva e oggettiva, solitamente ottenuta tramite rivelazione da una entit superiore. Pu essere definita in logica come l'INNEGABILE. Relativismo: verit soggettiva, dipendente dai punti vista e rappresentante la sfera individuale e processuale. Pu essere definita come l'OPINIONE Nichilismo: negazione della verit, intesa come inesistenza della stessa (anche se vi sono diversi tipi di nichilismo che negano certi aspetti della verit). Pu essere definita come il NULLA.

Anche tre definizioni sono per riduttive perch non colgono la miriade di sfumature esistenti nelle diverse concezioni, ma sono utili come linee guida rappresentando principalmente tre obiettivi diversi della ricerca. Una definizione per questo impossibile, perch alla fin fine darne una significa portare a termine la ricerca sull'identit della verit, ossia trovarla. E abbiamo appena visto come ogni forma di pensiero filosofico ne ricerchi una forma diversa. Per cui per dare l'identit universale alla verit bisogna considerare ognuna delle possibili concezioni e darne un quadro di insieme che presenti le varie definizioni date dai filosofi. Molto interessante per la forma che dovrebbe avere ogni verit degna di essere chiamata con questo nome secondo Husserl: Nella sua Fenomenologia , Husserl si preoccupa del problema dell'individuazione della verit e crea

un triangolo epistemologico molto efficace: Nesso delle cose REALE

Nesso dei vissuti psichici COSCIENZA

Nesso degli ideali IDEALE

La verit deve quindi essere una VERITA' IN SE' ossia un PRINCIPIO DI IDENTITA' ASSOLUTO qualsiasi sia il sistema di riferimento, affinch accordi psiche, ideale e reale. A questo punto ci chiediamo: esiste un principio che rappresenti l'innegabile? Esiste una legge che regola l'universo tutto, e noi la possiamo scoprire? Ci si chiede insomma se sia possibile un elemento che abbia caratteristica di universalit che spieghi il tutto attraverso se stesso. Vedremo come rispondono i filosofi a questa provocazione, ma intanto ci chiediamo: come avviene la ricerca della verit? E perch l'uomo se ne appassionato sin dall'antichit? Il filosofo Dewey d la propria opinione a proposito.

2. La ricerca della Verit Dewey nella sua Teoria dell'indagine fa un'analogia tra le attivit organiche e le operazioni razionali: egli non crede infatti in una formulazione definitiva e fissa della logica, bens la considera una disciplina evolutiva sia naturalistica che sociale che non abbia come presupposto connessioni tra enti ideali ma la ricerca della ragione per cui nasce l'INDAGINE, ossia l'origine del filosofare e la ricerca della verit. Egli spiega in tal modo lo stimolo alla ricerca epistemologica: Concezione aristotelica: ricerca nasce dallo stupore ------> sbagliata In realt ricerca nasce da: condizione APORETICA dell'uomo:

Situazione iniziale statica

DUBBIO, DIFFICOLTA'

condizione esistenziale problematica

Terreno del DUBBIO e CRISI e INDETERMINATO: impulso a DETERMINATEZZA, ORDINE, SOLUZIONE DEL PROBLEMA Dunque FILOSOFARE nasce da: curiosit o dubbio che causano lo stato di o IGNORANZA. ASSOLUTA Ossia non depositari della VERITA' FISSA INDISCUTIBILE Quindi la logica ha le proprie radici nelle condizioni della vita stessa e bisogna liberarsi della concezione greca della logica pura- astratta., quella concezione SACRALE di verit.

3. Verit oggettiva e sacralit della Verit L'antica concezione greca era quella di una logica formale stratta a priori (ossia sradicata dal mondo della vita). Il pregiudizio consisteva nel considerare il lavoro logico come un salto a un livello superiore all'esperienza sensibile, per arrivare a una verit dall'aspetto sacrale, espressa bene dalla concezione parmenidea: L'essere e non pu non essere, il non essere non e non pu essere che un'esplicazione del principio di non contraddizione. Le conclusione di Parmenide sono quindi che: la verit non sulla via possibile degli uomini la verit pu solo essere RIVELATA agli uomini su iniziativa divina uomini possono avere di per s solo OPINIONI uomo al massimo pu essere ASCOLTATORE della divinit tramite, non SCOPRITORE, tanto meno CREATORE. E questo dimostra un certo PESSIMISMO ANTROPOLOGICO di Parmenide perch considerando la verit come oggetto SACRO presuppone che sopra la materia divina solo il divino possa essere il tramite con cui si rivela. Agli uomini concessa solo l'opinione che falsit al cospetto della verit. A continuare questa linea di pensiero sar Sant'Agostino che vedeva la verit nell'atto creativo di Dio grazie al quale esiste il tutto. Altro sostenitore della sacralit della verit era Spinoza: veritas se ipsam patefacit, sottolineando la automanifestativit della verit, ossia l'uomo pu conoscere la verit solo per dio tutto che compie se stesso. Sulla stessa linea di pensiero Heidegger: la verit svelamento (aletheia), un a priore ontologico del giudizio che decide il VERO e il FALSO. Questa nuova precisazione importante perch si discosta dalla concezione di sinonimo comune vero-verit, dando a quest'ultima invece una nuova valenza non in rapporto agli esseri bens all' ENTE: la verit c' gi ed essa che d al giudizio umano la POSSIBILITA' di essere presupposta, quindi la verit si AUTOPRESUPPONE.

Heidegger apre una vera rivoluzione che vede la verit non pi semplicemente come unico principio gnoseologico, ma anche e soprattutto ontologico: cos ultimata la frattura tra ente-uomo e essere e la verit sottratta alle capacit gnoseologiche dell'uomo. A pensarla diversamente per il gi citato Husserl, che per contro utilizza il potente strumento dell'antepredicazione per dar vita a una nuova visione della verit che non screditi l'uomo.

4. Antepredicativo Husserl nelle sue Ideen propone una concezione di verit come ESSENZA IDEALE di cui gli individui sono semplici esemplificazioni reali. A tal proposito ci si chiede l'origine dei giudizi predicativi (della logica e della scienza), ossia quei giudizi che permettono la conoscenza umana: Husserl convinto assertore della necessit di riportare questi giudizi al livello della CORPOREITA' , alla evidenza dell'esperienza. Si viene cos a scoprire che in realt per esprimere giudizi conoscitivi bisogna fare un salto indietro o RUCKANG nel GLAUBENSBODEN o mondo della vita. Il senso di tutto ci che qualsiasi operazione tecnica non pu prescindere dal livello ANTEPREDICATIVO , quel mondo di credenza primitiva in funzione del quale e a partire dal quale hanno senso i giudizi logici astratti. Da qui otteniamo che la conoscenza INTERESSATA (da inter-esse =collegamento) e ogni teoria predicativa della scienza radicata al mondo della vita. In questo caso ci utile anche Dewey: egli afferma che la scienza ha un punto di partenza nel senso comune, ossia un mondo della vita antepredicativo. La scienza deve tornare nel senso comune e PROBLEMATIZZARLO (mondo della sofferenza esistenziale). Arriviamo cos alla concezione del FILOSOFARE DAL BASSO: una sfida alla filosofia tradizionale dall'alto con un rovesciamento del metodo di quest'ultima per riabilitare la realt esistenziale, ossia la possibilit, la contingenza, la temporalit, la relazionalit. Kierkegard a questo punto sottolinea l'esistenza di due livelli della concezione di verit: predicativa VERITA' antepredicativa Dati di fatto

La verit antepredicativa presente gi nell'essere stesso e nella sua problematicit (il verum ipso facto di Vico). Essa deve essere ASSIOLOGICAMENTE NEUTRA, ossia oltre il vero e il falso. Giungiamo alla conclusione che l'ANTEPREDICATIVO l'indeterminabile della predicazione e la TECNICA rappresenta la determinazione dell'antepredicativo. Il METODO creare ORDINE, togliere gli oggetti dall'ambiguit del caos e concepirli pi nettamente e pi distintamente (es. Cartesio: concezione pi deterministica). Husserl parla di tentativi umani di portare l'INCONSCIO/ INDETERMINAZIONE alla COSCIENZA/DETERMINAZIONE e riassume quanto detto finora in un'efficacissima asserzione qui riportata:

Certamente noi chiamiamo natura l'unit dell'esperienza universale e noi diciamo che essa e che in s ha tale particolarit e che ci che o che come avanti il nostro atto di giudizio. Ma solamente in virt del nostro atto di giudizio, e per esseri giudicanti possibili, che essa ha a priori la qualificazione di esistente o di come .

5. Verit intersoggettiva e socialit della verit Giungiamo cos a una conclusione apprezzabile del confronto tra verit oggettiva e soggettiva. Definiamo dunque doxa e episteme: doxa: verit relativa e soggettiva episteme: verit assoluta e oggettiva

Dall'episteme si ha un PESSIMISMO ANTROPOLOGICO in cui la doxa subalterna e vi una disumanizzazione dell'uomo in cui le opinioni sono sottomesse alla scienza. L'essere si nasconde per manifestarsi come verit (aletheia) e si annuncia all'uomo che non ha potere su di essa. Possiamo quindi recuperare Heidegger: la AUTORIVELAZIONE della verit e l'IRRESPONSABILITA' dell'uomo segnano la fine dell'astuzia della ragione. In realt se consideriamo ogni doxa come una certa quantit di verit seppur parziale, arriviamo a una nuova e interessante definizione di verit come INFINITE INTERRELAZIONI COPMRENSIVE DELLE DOXAI (essenza dialogico-socratica della verit) Gorgia diceva che la verit ha il suo termine nel mio e nel tuo consenso e in questo modo abbiamo questa concezione di verit come CRITERIO di ORGANIZZAZIONE delle DOXAI. Capiamo cos che i pregiudizi di razionalismo e empirismo sono infondati, in quanto: razionalismo: non c' doxa, ma in tal modo la verit non pu essere rappresentata; empirismo: verit coincide con la doxa, ma in tal modo non c' pi alcuna verit.

Quindi la conclusione che la verit non pu essere n puramente oggettiva, n puramente soggettiva. Noi non pensiamo la verit, ma pensiamo SECONDO VERITA' quando riusciamo a trovare le interrelazioni tra i nostri pensieri e quelli degli altri, e la verit diviene sistemazione organica, ossia criterio di organizzazione di un sistema aperto. Le doxai per diventare verit predicative devono essere DISCUSSE secondo le esigenze esistenziali di ognuno perch risultino efficaci nei confronti degli altri e del mondo. Questo il concetto di SOCIALITA' DELLA VERITA'. La messa in pratica di ci si vede nel pensiero di Carnap ad esempio: la conoscenza viene cos definita come esperienze della vita messe in relazione tra loro, collegate ed elaborate. Infatti egli dice: Alla verit non si arriva mai da soli, ossia non esiste doxa solitaria, ma essa deve trasformarsi con questo processo in episteme. Anche Ponty usa la socialit della verit: per lui:

la verit criterio di relazione tra

Me e me stesso Me e gli altri Me e il mondo

IO ALTRI VERITA'

Ossia diviene un processo mediante il quale le doxai sono riconosciute in loro stesse, la relazione tra le varie doxai crea comunicazione e vi infine il riconoscimento della verit UNIVERSALE. Caratterizzata la verit universale come DIALOGICA non scordiamo l'importanza che su essa ha il mondo della vita: ricordiamo infatti che l'universo non deve essere esemplificato sul modello dei nostri ideali, ossia di verit assunte a priori. Prima del CONCETTO c' il MONDO DELLA VITA (o Lebenwelt): il gi fatto pu essere riproblematizzato nell'AVVENIRE. La verit partecipe alla consecuzione temporale, ossia FENOMENOLOGICA.

Abbiamo quindi trovato i due caratteri fondamentali della verit : FENOMENOLOGICA DIALOGICA

VERITA'

che rendono la verit universale senza entrare in contraddizione trascurando il mondo della vita o essendo troppo attaccati a esso. Trovata la struttura della verit, il suo come, ci chiediamo ora se noi uomini possiamo veramente trovarla e parlarne. Di ci si occupato Wittgenstein con una visione rivoluzionaria su ci che possiamo e ci che non possiamo dire, lasciando un contributo alla ricerca della verit non tralasciabile da chiunque voglia accingersi a tale compito.

6. La questione del linguaggio: Wittgenstein La filosofia di Wittgenstein una TEORIA DEL LINGUAGGIO La sua maggiore opera il Tractatus Logico-Philosophicus in cui espone le sue teorie sulle relazioni tra parole e cose in ogni linguaggio. Temi trattati: 1. 2. 3. 4. 5. 6. STRUTTURA LOGICA DELLE PROPOSIZIONI NATURA DELL'INFERENZA LOGICA GNOSEOLOGIA PRINCIPI DELLA FISICA ETICA MISTICO

Obiettivo: trovare le condizioni affinch un linguaggio sia logicamente perfetto Sintassi che prevenga il non senso

LINGUAGGIO PERFETTO Simboli con significato univoco Problemi riguardo il linguaggio: 1. 2. 3. 4. PSICOLOGIA : il significato del linguaggio EPISTEMOLOGIA: relazione tra il linguaggio e il significato SCIENZA : come usare gli enunciati LOGICA: relazione tra gli enunciati ====> unica parte di cui si occupa

Wittgenstein utilizza uno stile assiomatico per arrivare al suo scopo e costruisce il proprio sistema matematicamente, partendo da postulati presupposti veri per ricavarne poi conseguenze e specificazioni . Per questo la struttura del tractatus rispecchia anche i vari argomenti trattati: ogni enunciato ha un numero o indice che ne dichiara la gerarchia, ossia le proposizioni n.1 e n.2 ad esempio commentano la proposizione n e cos via. Per cui risulta semplice il commento al suo sistema seguendo questa struttura. 1. Il mondo tutto ci che accade.......................

2. Ci che accade, il fatto, il sussistere di stati di cose............................

3. L'immagine logica dei fatti il pensiero

........... 4. Il pensiero la proposizione munita di senso

5. La proposizione una funzione di verit delle proposizioni elementari 6. La forma generale della funzione di verit [

7. Su ci di cui non si pu parlare, si deve tacere

4. I teoremi di incompletezza di Godel (MATEMATICA) Il teorema di incompletezza di Gdel del 1931 ritenuto il pi importante risultato della logica del ventesimo secolo. In realt, come vedremo, i teoremi di incompletezza di Gdel sono due, e a essi abitualmente ci si riferisce come al primo e al secondo teorema di incompletezza (e, quando si parla del teorema di Gdel, ci si riferisce al primo dei due). Si tratta di risultati cos significativi che, ancora oggi, a pi di settant'anni dalla loro dimostrazione, sono al centro dell'attenzione di studiosi di varie discipline. Il teorema di Gdel si riferisce a un sistema formale per l'aritmetica, ossia a un sistema assiomatico per la teoria dei numeri naturali in cui sono esplicitati, accanto ai concetti primitivi e agli assiomi, gli strumenti logici con i quali si conducono le dimostrazioni. Le ricerche logiche, infatti, hanno consentito di elaborare dei veri e propri calcoli logici mediante i quali possibile formalizzare le dimostrazioni matematiche e associare alle usuali teorie matematiche la loro versione formale, in cui sono esplicitati anche i procedimenti deduttivi, e quindi trasformarle in sistemi assiomatici formalizzati. La formalizzazione di una teoria matematica non ha lo scopo di sostituire le usuali dimostrazioni condotte nella pratica matematica, ma consente di fornire una definizione esplicita, induttivamente controllabile, di cosa un teorema di una teoria e, quindi, di studiare problemi non affrontabili se non si esplicitato l'apparato deduttivo della teoria stessa. In altri termini, la formalizzazione consente di caratterizzare l'insieme dei teoremi di una teoria, e permette cos di dimostrare proposizioni che fanno riferimento alla teoria nella sua totalit. E il teorema di Gdel rientra in questa categoria di risultati. Tra l'altro, in base a un altro fondamentale risultato di Gdel del 1930, il teorema di completezza della logica dei predicati, in ogni teoria formalizzata al primo ordine, sono teoremi tutte (e sole) le conseguenze logiche degli assiomi. Va inoltre tenuto presente che, come noto, le teorie formali sono suscettibili di svariate interpretazioni: hanno, come si usa dire, molteplici modelli. Indichiamo con AF un sistema formale per l'aritmetica del primo ordine (ad esempio quello che formalizza l'aritmetica di Peano): esso ha un'interpretazione standard in base alla quale gli assiomi sono veri nell'insieme N dei numeri naturali. L'idea che ha guidato Gdel per ottenere il suo teorema deriva dalla celebre antinomia del mentitore, che si pu formulare come segue: una persona dice: "Io sto mentendo". Se la persona mente, allora dice il vero. Se dice il vero, allora mente. Ebbene, la strategia di Gdel stata quella di riformulare all'interno di un sistema formale quale AF l'antinomia del mentitore con riferimento alla dimostrabilit (e indimostrabilit) anzich alla verit (e falsit). Il primo teorema di incompletezza si pu cos formulare: se AF coerente (ossia non si pu dimostrare in AF una fomula e la sua negazione), allora AF sintatticamente incompleto, ossia esiste una formula chiusa G tale che in AF non dimostrabile n G n la negazione di G. La formula chiusa G individuata da Gdel tale che la sua interpretazione standard risulta: "G non dimostrabile in AF". Si pu allora ragionare a livello intuitivo come segue. 1. Se G fosse dimostrabile in AF, allora sarebbe vera nell'interpretazione standard, e quindi sarebbe vero che G non dimostrabile in AF. Ne segue che G non dimostrabile in AF. 2. Se non G fosse dimostrabile in AF, allora nell'interpretazione standard non G sarebbe vera, e pertanto sarebbe vero che G dimostrabile in AF, in contraddizione con la coerenza di AF. Quindi non G non dimostrabile in AF. Il problema principale risolto da Gdel stato quello di costruire la formula chiusa G con la propriet richiesta, ossia che affermi, nell'interpretazione standard, la propria indimostrabilit. Le formule di AF sono stringhe di simboli e, nell'interpretazione stadard, divengono proposizioni relative ai numeri naturali. Per costruire G occorre che la propriet di "essere dimostrabile" di una formula possa essere espressa come una propriet numerica. Questo fondamentale passo stato realizzato da Gdel mediante il procedimento detto di aritmetizzazione della sintassi che consente, in sostanza, di esprimere propriet relative al sistema formale mediante formule di AF. In estrema

sintesi, si associa univocamente a ogni formula un numero, e quindi alle propriet delle formule si fanno corrispondere propriet numeriche. Dato che AF un sistema formale per l'aritmetica, in esso si formalizzano le propriet dei numeri e, quindi, oltre alle usuali propriet aritmetiche (quali ad esempio "essere pari, "essere primo", ...) si formalizzano quelle che "traducono" le propriet delle formule (quale appunto "essere dimostrabile"). In tal modo si pu costruire la formula G la quale "corrisponde" alla sua stessa indimostrabilit. Il secondo teorema di incompletezza si pu formulare come segue: Se AF coerente, allora la sua coerenza non pu essere dimostrata in AF. Illustriamo schematicamente alcune delle principali conseguenze dei teoremi di Gdel. 1) La conseguenza pi immediata del primo teorema di incompletezza di Gdel che vi sono verit aritmetiche non dimostrabili in AF. In una qualsiasi interpretazione, e in particolare in quella standard, vera G oppure vera non G, ed entrambe non sono dimostrabili. In entrambi i casi vi una formula vera non dimostrabile in AF. Nell'interpretazione standard, tra l'altro, vera G in quanto, come si detto, l'interpretazione standard di G G non dimostrabile, che vera proprio per quanto dimostrato da Gdel. Vi sono quindi propriet vere non dimostrabili, e quindi il sistema formale AF non in grado di giustificare tutte le verit aritmetiche. 2) Quanto osservato in (1) non mette in luce un difetto limitato al sistema formale AF. In generale, infatti, se una verit non dimostrabile, appare del tutto naturale assumerla come nuovo assioma. Ebbene, in questo caso, per il sistema formale cos ampliato si pu ripetere inalterata la dimostrazione di Gdel, ottenendo una nuova verit aritmetica non dimostrabile. In altri termini, il teorema di Gdel non stabilisce l'incompletezza sintattica del solo AF, ma anche di un qualsiasi sistema formale che estende AF. In realt le cose andrebbero ulteriormente precisate, nel senso che il teorema di Gdel si estende a tutti i sistemi formali assiomatizzabili che estendono AF, ossia tali che controllabile algoritmicamente il loro sistema di assiomi. D'altra parte, un sistema non assiomatizzabile non sotto controllo (non possiamo neppure decidere quali sono i suoi assiomi) e, quindi, praticamente inutile a fini matematici. in questo senso che si ha la vera e propria limitazione dei sistemi formali: non possibile individuare alcun sistema formale assiomatizzabile in grado di giustificare tutte le verit aritmetiche. Vi quindi una scollatura insanabile fra ci che dimostrabile e ci che vero nell'aritmetica (e in quasi tutte le altre principali teorie matematiche). Si tuttavia dimostrato, ad esempio, che sono sintatticamente complete teorie del primo ordine che formalizzano parti limitate dell'aritmetica (ad esempio l'aritmetica dell'addizione, senza la moltiplicazione) e che lo la (versione formale della) geometria euclidea (teorema di Tarski). 3) Dal fatto che G non dimostrabile in AF segue, per il teorema di completezza della logica dei predicati del primo ordine, che G non conseguenza logica di AF. Ci significa che esiste un'interpretazione del linguaggio di AF che rende veri gli assiomi di AF e falsa G. Tale modello di AF non pu essere isomorfo a N (poich in N, come si prima osservato, vera G e in modelli isomorfi sono vere le stesse formule). Pertanto AF non categorico, ossia ha modelli non isomorfi tra loro. Tale risultato, che non vale solo per AF ma anche per le sue estensioni, indica che non possibile caratterizzare con un sistema formale del primo ordine la struttura dell'insieme N dei numeri naturali. 4) Il secondo teorema di incompletezza di Gdel ha segnato la fine del periodo d'oro della ricerca sui fondamenti della matematica e, in particolare, del programma di Hilbert. All'inizio del secolo scorso ha assunto particolare rilevanza il problema della non contraddittoriet delle teorie matematiche. Si erano infatti trovate delle contraddizioni (o antinomie) che minavano alla base la teoria degli insiemi di Cantor e furono proposte varie assiomatizzazioni in grado di evitarle. Il passaggio all'assiomatica formalizzata stato motivato proprio dall'esigenza di avere un controllo sui teoremi di una teoria in grado di consentire la dimostrazione della sua coerenza. E non un caso che i calcoli logici, come ancora oggi vengono insegnati nei corsi universari, sono stati elaborati

nell'ambito delle ricerche condotte dal matematico David Hilbert per ottenere la prova della non contraddittoriet delle teorie matematiche. Il primo obiettivo che Hilbert si era proposto era dimostrare la non contraddittoriet della pi semplice delle teorie matematiche, ossia l'aritmetica (per poi estenderla alle teorie pi complesse quali l'analisi, la geometria e la teoria degli insiemi). Ebbene, il secondo teorema di incompletezza di Gdel ha sancito proprio l'impossibilit di raggiungere tale obiettivo: la coerenza di un sistema formale quale AF non pu essere ottenuta sfruttando tutti gli strumenti contenuti in AF stesso (e quindi, a maggior ragione, con gli strumenti pi deboli ai quali Hilbert intendeva far ricorso). In parole pi semplici: l'aritmetica non pu garantire la sua coerenza. 5) Se da un lato il teorema di Gdel ha sancito la fine del programma fondazionale di Hilbert, dall'altro ha segnato l'inizio di nuove ricerche. I risultati limitativi, assai frequenti in matematica (ad esempio: non si pu esprimere il rapporto fra diagonale e lato di un quadrato come rapporto fra numeri naturali, non si pu costruire con riga e compasso il quadrato equivalente ad un cerchio ecc.), per essere ottenuti, richiedono lo studio di nuovi ambiti di ricerca che consentono una crescita delle conoscenze. I teoremi di del sono stati all'origine di importanti ricerche logiche e, come si accennato, hanno aperto nuovi settori di indagine, prima fra tutti la teoria della computabilit che, oltre a costituire il quadro teorico in cui si svolgono le recenti discipline informatiche, ha applicazioni in molteplici settori quali le recenti scienze cognitive, la linguistica computazionale, la filosofia della mente. Per concludere, il teorema di incompletezza (sintattica) di Gdel pu ulteriormente essere rafforzato in quanto stato dimostrato successivemente che sistemi come AF sonoindecidibili, ossia non si pu stabilire mediante un algoritmo quali formule del suo linguaggio sono teoremi e quali non lo sono. Il fatto che i teoremi sono controllabili induttivamente consente di generarli uno dopo l'altro, ma non consente, in generale, di stabilire se una data formula F o non un teorema: se F viene generata un teorema, ma, se F non stata ancora ottenuta, non si pu sapere se verr generata in futuro (se un teorema) o se non sar mai generata (se non un teorema). Ebbene, le ricerche in teoria della computabilit hanno consentito di dimostrare che il problema di decidere se F o non un teorema

5. La scultura della verit (ARTE) 1. La verit svelata dal tempo Bernini

Bernini ha creato per se stesso un'opera come monumento alla sua arte della scultura, La Verit svelata dal Tempo. La raffigurazione del Tempo, che doveva essere posta nella parte alta non fu mai eseguita. L'opera nacque in un periodo di difficolt presso la corte papale, per le accuse infondate mossegli dagli avversari contro il suo operato a San Pietro, che avrebbe causato problemi statici. Bernini inizi quindi il lavoro preparatorio alla Verit intorno al 1645 in un periodo critico, dopo la morte di Urbano VIII. Nel 1625 la figura era quasi completa, ma ancora nel 1665 Bernini espresse l'intenzione di integrare il gruppo con la figura del Tempo. Nel testamento il Bernini destin la Verit, come monito in perpetuo, al primogenito della famiglia; l'opera rimase in casa Bernini fino al 1924, quando fu trasferita alla Galleria Borghese e collocata nella sala VIII con il plinto inclinato indietro (per l'inserimento di un cuneo di stucco nella base ottocentesca). Durante il recente restauro stata restituita alla base la posizione orizzontale, e quindi un atteggiamento pi eretto alla Verit, come in origine. La potente figura della Verit con riferimento a Michelangelo per il voluto contrasto tra parti levigatissime e parti incompiute e per l'affinit alla sciolta tensione nella fisicit delle figure femminili di Rubens pu essere considerata la quintessenza della scultura barocca. Certamente la scultura pi personale di Gian Lorenzo Bernini. uno dei massimi risultati artistici di tutto il Barocco, fondendo in personalissima sintesi i dettami di un realismo pungente e sensuale e un'eccezionale qualit luministica, che culmina nella maschera astratta del volto.
La fanciulla, seduta su un masso roccioso, tiene nella mano destra il sole e poggia la gamba sinistra sul globo terrestre, secondo un'iconografia gi canonizzata nella celebre Iconologia di Cesare Ripa.

LA VERITA' NELLA NATURA

Il corso della natura l'arte di Dio


Edward Young

Dio non gioca a dadi Albert Einstein

Rappresenta la ricerca di quei principi che sono alla base di quella che noi chiamiamo realt: significa ricercare l'essenza che spiega i fenomeni, l' arch dei presocratici, ci di cui costituito il mondo. Con la ricerca della verit si vuole anche ritrovare l'ordine e la bellezza della natura se essi esistono, e sicuramente i migliori candidati a esprimere tali concetti sono la fisica e la poesia rispettivamente anche se alla fine, come dice Keats, verit bellezza e bellezza verita, ossia una teoria ultima dell'universo non pu che essere bella e al tempo stesso una magnifica poesia non pu che dare un senso di armonia. 1. Teorie di grande unificazione: l'essenza della materia (FISICA)

La Teoria del Tutto il grande sogno di molti scienziati. Essa sarebbe un modo per avere un'idea di fondo in grado di spiegare tutte le caratteristiche fondamentali alla base dello schema costruttivo dell'universo. Per teoria del tutto si intende una teoria che inglobi tutte le altre senza che ci sia bisogno di ulteriori spiegazioni. Nella storia recente la Fisica ha fatto passi da gigante in questo senso: ci si avvicina sempre pi a comprendere tutte le propriet delle particelle fondamentali e di tutte le forze che agiscono nell'universo. I fisici non troveranno pace fino a che non avranno svelato i misteri del cosmo al livello pi profondo ed elementare ci che Stephen Hawking chiama il primo passo verso la conoscenza della mente di dio. Per questo anche la ricerca di una teoria ultima sull'universo pu essere considerata a pieno titolo una ricerca della verit, un'identificazione di ci di cui siamo fatti, della composizione della materia. Fin dalle equazioni di Maxwell alla ultima M-teoria gli obiettivi sono stati due: l'unificazione delle forze e l'identificazione delle caratteristiche delle particelle fondamentali. Analizziamo dunque le varie teorie, partendo da quella di una delle pi grandi menti e forse la pi grande che il mondo abbia mai avuto: Albert Einstein. La teoria della relativit