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Coronavirus: le président de la Lombardie se place en quarantaine

27-02-2020
Par Le Figaro avec Reuters

Le président de la Lombardie, région la plus touchée d'Italie par le coronavirus, s'est


mis de lui-même en quarantaine, un de ses collaborateurs ayant été infecté par le virus.

Attilio Fontana, qui a tenu plusieurs conférences de presse la semaine dernière pour
expliquer les mesures prises par la région pour faire face à l'épidémie, a annoncé cette
décision sur Facebook via une vidéo où on le voit en train de mettre un masque
chirurgical. «Pour le moment je n'ai aucun symptôme donc je peux continuer à travailler
(...) mais pendant deux semaines j'essaierai de vivre en quelque sorte en isolement», a-t-
il déclaré.

Plus de 300 personnes ont été testées positives au cours de la semaine dernière au
coronavirus en Lombardie - région qui abrite la capitale financière du pays, Milan - où
l'épidémie a causé la mort de 10 personnes. Dans l'ensemble de l'Italie, pays le plus
touché d'Europe, plus de 400 cas de contaminations ont été recensés, dont 12 sont
décédés.

Pour Walter Ricciardi, membre du comité exécutif de l'Organisation mondiale de la


santé (OMS), les données sur l'Italie pourraient cependant être exagérées avec en réalité
seulement 190 cas complètement confirmés, des tests en deux étapes étant encore en
cours. Walter Ricciardi, qui est également consultant pour le gouvernement dans la lutte
contre le coronavirus, a déclaré au quotidien Corriere della Sera que la Vénétie,
deuxième région la plus touchée d'Italie, avait décidé de tester des centaines de
personnes, même lorsqu'elles ne présentaient aucun symptôme.
Eccezione virale
27/02/2020
JEAN-LUC NANCY

Giorgio Agamben, un vieil ami, déclare que le coronavirus diffère à peine d’une grippe
normale. Il oublie que pour la grippe « normale » on dispose d’un vaccin qui a prouvé
son efficacité. Encore faut-il chaque année le réadapter aux mutations virales. La grippe
« normale » n’en tue pas moins toujours quelques personnes et le coronavirus contre
lequel aucun vaccin n’existe est capable de performances létales évidemment bien plus
élevées. La différence (selon des sources du même type que celles d’Agamben) est
d’environ 1 à 30 : ce n‘est pas indifférent, c’est le cas de le dire.

Giorgio assure que les gouvernements s’emparent de prétextes pour instaurer tous les
états d’exception possibles. Il ne remarque pas que l’exception devient en effet la règle
dans un monde où les interconnexions techniques de toutes sortes (déplacements,
transferts de toutes sortes, imprégnations ou diffusions de substances, etc.) atteignent
une intensité jusqu’ici inconnue et qui croît avec la population. La multiplication de
celle-ci comporte aussi dans les pays riches l’allongement de la vie et la croissance du
nombre de personnes âgées et en général de personnes à risque.

Il ne faut pas se tromper de cible : une civilisation entière est en cause, cela ne fait pas
de doute. Il y a une sorte d’exception virale – biologique, informatique, culturelle – qui
nous pandémise. Les gouvernements n’en sont que de tristes exécutants et s’en prendre
à eux ressemble plus à une manœuvre de diversion qu’à une réflexion politique.

J’ai rappelé que Giorgio est un vieil ami. Je regrette de faire appel à un souvenir
personnel, mais je ne quitte pas, au fond, un registre de réflexion générale. Il y a presque
trente ans les médecins ont jugé qu’il fallait me transplanter un cœur. Giorgio fut un des
très rares à me conseiller de ne pas les écouter. Si j’avais suivi son avis je serais sans
doute mort assez vite. On peut se tromper. Giorgio n’en est pas moins un esprit d’une
finesse et d’une amabilité que l’on peut dire – et sans la moindre ironie –
exceptionnelles.
L’invenzione di un’epidemia
26-02-2020
GIORGIO AGAMBEN

Di fronte alle frenetiche, irrazionali e del tutto immotivate misure di emergenza per una
supposta epidemia dovuta al virus corona, occorre partire dalle dichiarazioni del CNR,
secondo le quali non solo «non c’è un'epidemia di SARS-CoV2 in Italia», ma
comunque «l’infezione, dai dati epidemiologici oggi disponibili su decine di migliaia di
casi, causa sintomi lievi/moderati (una specie di influenza) nell’80-90% dei casi. Nel
10-15% può svilupparsi una polmonite, il cui decorso è però benigno in assoluta
maggioranza. Si calcola che solo il 4% dei pazienti richieda ricovero in terapia
intensiva».
Se questa è la situazione reale, perché i media e le autorità si adoperano per diffondere
un clima di panico, provocando un vero e proprio stato di eccezione, con gravi
limitazioni dei movimenti e una sospensione del normale funzionamento delle
condizioni di vita e di lavoro in intere regioni?
Due fattori possono concorrere a spiegare un comportamento così sproporzionato.
Innanzitutto si manifesta ancora una volta la tendenza crescente a usare lo stato di
eccezione come paradigma normale di governo. Il decreto-legge subito approvato dal
governo «per ragioni di igiene e di sicurezza pubblica» si risolve infatti in una vera e
propria militarizzazione «dei comuni e delle aree nei quali risulta positiva almeno una
persona per la quale non si conosce la fonte di trasmissione o comunque nei quali vi è
un caso non riconducibile ad una persona proveniente da un’area già interessata dal
contagio di virus». Una formula così vaga e indeterminata permetterà di estendere
rapidamente lo stato di eccezione in tutte le regioni, poiché è quasi impossibile che degli
altri casi non si si verifichino altrove. Si considerino le gravi limitazioni della libertà
previste dal decreto: a) divieto di allontanamento dal comune o dall’area interessata da
parte di tutti gli individui comunque presenti nel comune o nell’area; b) divieto di
accesso al comune o all’area interessata; c) sospensione di manifestazioni o iniziative di
qualsiasi natura, di eventi e di ogni forma di riunione in un luogo pubblico o privato,
anche di carattere culturale, ludico, sportivo e religioso, anche se svolti in luoghi chiusi
aperti al pubblico; d) sospensione dei servizi educativi dell’infanzia e delle scuole di
ogni ordine e grado, nonché della frequenza delle attività scolastiche e di formazione
superiore, salvo le attività formative svolte a distanza; e) sospensione dei servizi di
apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura di cui
all’articolo 101 del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo
22 gennaio 2004, n. 42, nonché l’efficacia delle disposizioni regolamentari sull’accesso
libero e gratuito a tali istituti e luoghi; f) sospensione di ogni viaggio d’istruzione, sia
sul territorio nazionale sia estero; g) sospensione delle procedure concorsuali e delle
attività degli uffici pubblici, fatta salva l’erogazione dei servizi essenziali e di pubblica
utilità; h) applicazione della misura della quarantena con sorveglianza attiva fra gli
individui che hanno avuto contatti stretti con casi confermati di malattia infettiva
diffusa.
La sproporzione di fronte a quella che secondo il CNR è una normale influenza, non
molto dissimile da quelle ogni anno ricorrenti, salta agli occhi. Si direbbe che esaurito il
terrorismo come causa di provvedimenti d’eccezione, l’invenzione di un’epidemia possa
offrire il pretesto ideale per ampliarli oltre ogni limite.
L’altro fattore, non meno inquietante, è lo stato di paura che in questi anni si è
evidentemente diffuso nelle coscienze degli individui e che si traduce in un vero e
proprio bisogno di stati di panico collettivo, al quale l’epidemia offre ancora una volta il
pretesto ideale. Così, in un perverso circolo vizioso, la limitazione della libertà imposta
dai governi viene accettata in nome di un desiderio di sicurezza che è stato indotto dagli
stessi governi che ora intervengono per soddisfarlo.

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