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Il Governo in Sicilia vuole abolire alcune province che non dovrebbero esistere mentre il Commissario dello Stato non

vuole che la Regione faccia altrettanto. Dov il trucco?


Una volta Berlusconi disse che bisognava parlare all elettore come se si avesse davanti un ragazzino di II media, ma non uno bravo, bens uno degli ultimi della classe. Non passa giorno che la politica degli annunci non abbia questo sapore vagamente offensivo per un intelligenza anche appena appena superiore. Ora, per risparmiare, si vogliono azzerare tutti i Comuni piccoli e un certo numero di province . Non entrer nel merito della riforma pi di tanto, se non per dire che il nostro Statuto molto pi avanzato e razionale di questa idiozia. Abolire i Comuni pi piccoli significa assecondare ancor di pi l abbandono di migliaia di centri collinari della Penisola concentrando i servizi pubblici nei centri pi grossi. Una politica suicida, come quella contro la famiglia dei nostri inossidabili familisti , i quali non trovano di meglio che tagliare assegni familiari e detrazioni per familiari a carico nel paese con pi bassa natalit del mondo. E un po come quando la Regione volle eliminare le inutili circoscrizioni . Io dissi che, oltre ai grandi centri, bisognava salvarle nelle piccole isole, spesso prive di Comune e quindi di qualunque presenza dello Stato che non si raggiungesse a nuoto. Inascoltato: molti nella casta non sanno neanche che significa la continuit territoriale . Che volete da gente che cena a 4 euro a sera e che viaggia gratis a spese nostre? Cos con le province. Tagliare quelle piccole significa penalizzare i distretti rurali lasciando stare in piedi i carrozzoni pubblici pi grossi. Ma lasciamo perdere: nella sua sovranit l Italia pu pure suicidarsi, che ci importa? Finch non tocca l organizzazione degli enti locali siciliani, interamente devoluta alla competenza regionale E infatti un altro punto cruciale della questione proprio que sto. Lo Stato, soprattutto oggi, non perde occasione per dare picconate alla nostra Autonomia e al nostro Statuto. Il quale dice a caratteri cubitali due cose: primo, gli enti locali sono materia riservata alla COMPETENZA ESCLUSIVA della Regione; secondo, LE PROVINCE IN SICILIA SONO ABOLITE e sostituite dai Liberi Consorzi Comunali. Quindi la riforma millantata intanto da noi non dovrebbe trovare minima applicazione. Ma, peraltro, con il nostro Statuto, non che vogliamo difendere chiss quali sprechi o privilegi, ma abbiamo, al contrario, la possibilit di risparmiare di pi e senza alcun taglio inutile quanto doloroso di servizi alla cittadinanza. Se passasse l abuso di una omologazione si eliminerebbero Enna e Caltanissetta, forse anche Ragusa. Ebbene? I pochi e relativi servizi che adesso erogano le province in oggetto sarebbero erogati in centri lontani, quali Siracusa, Catania o Agrigento. Insomma i cittadini delle aree pi isolate della Sicilia diventerebbero un po meno cittadini, con meno diritti e meno continuit territoriale, mentre i grandi carrozzoni resterebbero in piedi. Un vero capolavoro del governo del fare!

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Pi logico invece, come prevede il nostro art. 15, abolirle TUTTE, con risparmi progressivamente sostanziosi, man mano che i dipendenti in esubero vanno in pensione non sostituiti. Ma i relativi servizi sono mantenuti VICINO ai cittadini attraverso i Consorzi di Comuni e quindi, in pratica, senza costi pubblici aggiuntivi. Anche l abolizione dei piccoli comuni commette lo stesso errore, di principio e di contenuto. Nel principio lo Stato non ha alcuna competenza in Sicilia in fatto di Comuni. Nel contenuto i Consorzi non cancellano i servizi e la presenza dello Stato nei piccolissimi centri, gi falcidiati dall emigrazione e dalla povert, ma li razionalizza (e risparmia) attraverso l obbligatoriet di consorziarsi per la maggior parte dei servizi comuni. Per fortuna la cosa ci riguarda poco, giacch gli insediamenti umani in Sicilia, dai tempi del latifondo, si sono concentrati in pochi grossi borghi agricoli, sicch, in relativo, la Sicilia ha gi molto meno Comuni del resto d Italia. E questo soprattutto andando verso ovest (Trapani) e sud (Ragusa). Fa eccezione Messina, dove c ancora un insediamento umano di tipo pi calabrese -bizantino, con moltissimi piccoli comuni. Vogliamo decapitarli , facendo morire un pezzo intero di Sicilia? O non pi logico costringerli a federarsi in consorzi per la realizzazione in comune di non pochi servizi amministrativi e di gestione del territorio? Ma non facendo sparire la presenza del comune, che, in aree prive di insediamenti urbani veri e propri, devono restare diffusi. rbene, la Sicilia PUO gi fare tutto questo, con gli artt. 14 e 15 dello Statuto, bene, anzi meglio dell Italia stessa. Anzi, l Italia potrebbe prendere esempio da noi. Ma non glielo fanno fare. Il Commissario (la mano destra) non vuole che noi facciamo, e ci prendiamo il merito, quello che, molto in parte e male, deve fare Tremonti (la mano sinistra). Affinch poi il qualunquista comune possa sempre dire che siamo incapaci di governarci, che qua tutto uno schifo, etc. La Sicilia ha tentato molte volte di disfarsi dell inutile, dannoso, ordinamento provinciale e prefettizio. Non ci mai riuscita. Ma oggi la volta buona. Altro che annunciare una riforma e poi dire che le province le eliminiamo a poco a poco. Che significa? Che finiscono a coda di topo ? Che un giorno gli leviamo il telefono, poi la luce, e cos via? Coraggio, Presidente! Non si faccia intimidire da questi quattro ascari, altrimenti la gente non capir pi la differenza. Con la crisi che c io, da Presidente della Regione, sfiderei tutti: Commissario, Governo e persino la Corte Costituzionale. Intanto li mettiamo di fronte al fatto compiuto con l abolizione delle province e poi vediamo che fanno. Ci mandano i carabinieri per rimetterle e poi ritoglierle loro soltanto qualcuna? Si accomodino, buffoni. I Siciliani stanno cominciando a capire che qualcuno a Roma ha dichiarato loro guerra con non pochi collaborazionisti sul campo.

Massimo Costa 14/08/2011


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