Vous êtes sur la page 1sur 7

impresa monopolista riesce a ottenere profitti pi elevati di un'impresa concorrenziale e Quindi , acquista un valore di mercato maggiore.

Usiamo quindi il termine monopolio per indicare il classico caso di un'impresa che produce un unico bene, soggetta una domanda fissa e sceglie il prezzo e la quantit in base alla massimizzazione del profitto. La condizione di uguaglianza tra ricavo marginale e costo marginale la condizione fondamentale di massimizzazione del profitto per un impresa RMa(x) = CMa(x). 15.3 Le decisioni di offerta di un'impresa monopolista anche se un monopolista non ha alcun concorrente, deve comunque tenere in considerazione la curva di domanda per il suo prodotto. Perch tramite la curva di domanda un aumento di prezzo ha . due effetti opposti sul ricavo: da un lato aumenta il guadagno per ogni unit venduta, ma dall'altro diminuisce la quantit venduta. [n particolare, se la curva di domanda lineare, il ricavo marginale un Ietta con la stessa intercetta verticale della curva di domanda e inclinazione doppia. Algebricamente possibile dimostrare la seguente relazione tra ricavo marginale ed elasticit della domanda: RMa(x) = p *( 1+1/v(x)) dove e 1'elasticit della curva di domanda. Possiamo quindi concludere che il ricavo marginale tanto maggiore quanto pi elastica la curva di domanda. Al limite, quanto la domanda infinitamente elastica - come in concorrenza perfetta Rma coincide con p, come gi trovato in precedenza. Per massimizzare i profitti, oltre al ricavo totale necessario considerare anche i osti totali. Infatti, se indichiamo il profitto con 1t, abbiamo: n = RT(x) - CT(x) . -la condizione di massimizzazione del ricavo rispetto ad x che la derivata prima del ricavo rispetto ad x sia = 0 quindi RMa(x) = CMa(x). RMa uguale al prezzo solo se la curva di domanda infinitamente elastica. Pertanto, quando l'elasticit della curva di domanda tende a infinito, ossia nel caso di concorrenza perfetta, la condizione di massimizzazione del profitto diventa prezzo uguale a costo marginale. In conclusione, alla condizione di eguaglianza tra costo marginale e ricavo marginale bisogna affiancare un'ulteriore condizione relativa alla derivata seconda e bisogna calcolare iI profitto alla frontiera dell 'insieme dei possibili livelli di output per controllare che il massimo della funzione non si ottenga proprio per questi valori. non esiste per il monopolista una curva di offerta che stabilisca quanto offrire per ogni prezzo dato, semplicemente perch il monopolista non prende come dato il prezzo, bens la curva di domanda: per ogni possibile curva di domanda che fronteggia decide la coppia prezzo-qta che massimizza il suo profitto; essendo la funzione di domanda una relazione tra qta e prezzo scegliere la qta significa scegliere il prezzo che lungo la curva i domanda corrisponde alla qta ottima. :A Un confronto tra monopolio e concorrenza perfetta Un monopolista che massimizza il profitto sceglie la qta x cui CMa(x) = RMa(x) ed il prezzo determinato dalla domanda di mercato per quella qta. Il suo profitto larea compresa tra il prezzo, la qta offerta e la sua curva dei costi. RT(x) = x*P(x) CT(X) = CMe(x)*x profitto = CT(x) RT(x). Se limpresa fosse concorrenziale P(x) = CMa(x).

chiaro che, rispetto alla concorrenza perfetta, in monopolio la produzione minore e il prezzo maggiore. Perci il monopolio, rispetto alla concorrenza perfetta, comporta una redistribuzione dei guadagni dello scambio dai compratori dellimpresa. la modalit di redistribuzione di surplus dai consumatori monopolista provoca una perdita netta di surplus totale ed questa la perdita dovuta al monopolio; in sostanza una misura della perita di benessere sociale indotta dalla presenza di un monopolio. Il motivo della perdita che in monopolio il RMa(x) < D(x) mentre in concorrenza peretta RMa(x) = D(x) poich RMa(x) = P(x) e la curva di domanda orizzontale uguale al prezzo. se il monopolista iesce a vendere ogni unit del bene a un prezzo diverso e pari alla disponibilit a pagare d-consumatori, cio se esiste discriminazione perfetta, allora il ricavo marginale coincide con la curva di domanda e il monopolio Pareto efficiente sebbene comporti una redistribuzione dei guadagni dello scambio a totale beneficio del monopolista. Il monopolio naturale e la regolamentazione Un'industria un monopolio naturale quando un'unica impresa in grado di produrre la quantit complessivamente domandata a un costo medio inferiore a quello che dovrebbero sostenere pi imprese produttrici. Quindi 1'esistenza di un monopolio naturale dipende dalla tecnologia di produzione disponibile in relazione alla domanda di mercato. In generale, un monopolio naturale dipende dall'esistenza di rendimenti di scala crescenti per ogni possibile qta prodotta; oppure ai rendimenti di scala crescenti rispetto alla D(x). Una possibile soluzione la regolamentazione (fissazione del prezzo da parte di autorit pubblica). nel caso di monopo naturale e quindi di rendimenti di scala crescenti sappiamo che il costo marginale minore del costo medio, di conseguenza non ottimale fissare un prezzo uguale al costo marginale perch porteremmo 1'impresa in perdita. Una possibile regola alternativa in queste situazioni di monopolio naturale quella di fissare un prezzo pari al costo medio: in questo modo la produzione sarebbe maggiore rispetto al contesto di monopolio non regolamentato, quindi la perdita di benessere inferiore, e l'impresa avrebbe profitti nulli. 17 La discriminazione di prezzo (e l'estrazione del surplus) Usiamo l'espressione discriminazione di prezzo perch, in sostanza, tutti i casi riguardano la discriminazione tra clienti, la richiesta di prezzi diversi a clienti diversi e lo sfruttamento delle differenze esistenti nelle caratteristiche della domanda dei consumatori. Accade raramente che le imprese possano chiedere un prezzo su misura per ogni individuo, ma a volte possono suddividere i loro clienti in gruppi, dove gruppi diversi hanno diversa elasticit della domanda. La discriminazione a seconda del gruppo di appartenenza ' La tipologia pi semplice di discriminazione di prezzo si basa sull' appartenenza al gruppo demografico. cittadini anziani e gli studenti possono anche costituire una categoria svantaggiata, ma allo stesso tempo, e proprio in relazione ai loro svantaggi, probabilmente hanno domande pi elastiche per gli articoli alimentari e i biglietti di concerti sinfonici rispetto alla norma del pubblico pi vasto. li schemi di discriminazione possono fallire se il bene in 1uestione pu essere rivenduto e se il cliente a prezzo basso pu acquistare il bene al prezzo inferiore e rivenderlo ai clienti che altrimenti pagherebbero il prezzo elevato. e il gruppo caratterizzato da una domanda pi elastica ottiene un prezzo inferiore, allora la massimizzazione del profitto significa che laltro gruppo soggetto a prezzi pi elevati. la discriminazione economica secondo 1'appartenenza a un gruppo si basa sulla semplice nozione che i profitti possono essere incrementati chiedendo prezzi superiori ai consumatori caratterizzati da una domanda inelastica e prezzi inferiori ai consumatori caratterizzati da una domanda pi elastica.

Nella misura in cui 1'elasticit correlata all'appartenenza a un gruppo, chiedendo prezzi diversi a gruppi differenti si pu migliorare il proprio bilancio. L'effetto positivo sul bilancio non implica tuttavia la legalit o l'eticit di questo tipo di comportamento. La discriminazione basata (all'incirca) sull'appartenenza al gruppo: dalle associazioni di acquirenti ai buoni sconto In uno schema di discriminazione basato sull'appartenenza a un gruppo, gruppi demografici diversi, che non possono fare nulla per alterare la loro condizione di appartenenza al gruppo, sono soggetti a prezzi diversi. A volte tuttavia si possono elaborare dei sistemi che permettono questo tipo di discriminazione: in teoria, tutti hanno accesso allo sconto offerto, ma in pratica solamente un sottogruppo, ossia il segmento pi elastico, ne approfitta. Fintanto che coloro i quali traggono vantaggio dagli sconti hanno una domanda pi elastica rispetto a coloro che non li sfruttano, tali tecniche rappresentano una discriminazione di prezzo che incrementa il profitto. f>cr controllare il costo del programma dei buoni sconto, tuttavia, il produttore limita il numero dei buoni utilizzabili a uno solo per consumatore; in altri termini, lo . sconto viene applicato a un solo chilogrammo di gelato acquistato da ogni consumatore. In questo caso, in termini di discriminazione del prezzo, il programma dei buoni si rivela un completo fallimento. I buoni infatti non stimolano alcuna domanda aggiuntiva per il prodotto, poich il costo marginale per un cliente corrisponde al prezzo di listino del bene, e i clienti in possesso di un buono ottengono semplicemente il valore nominale del buono per l'acquisto di un chilogrammo di gelato che avrebbero acquistato in ogni caso. Il segreto per un programma di buoni di successo, almeno in termini di discriminazione di. prezzo, consiste nel ridurre il costo marginale del bene venduto al segmento caratterizzato da una domanda molto elastica, poich in questo modo si stimola un incremento della domanda. Affinch un programma di buoni funzioni, deve produrre livelli di vendite che altrimenti non si verificherebbero. Perch allora nei buoni compaiono le clausole che limitano l'uso a un solo buono per consumatore? La clausola limitativa un modo per attirare al prodotto nuovi consumatori, senza offrire sconti per tutte le unit acquistate dai clienti vecchi e consolidati, che consumano in grandi quantit. Se il prodotto venduto ha caratteristiche tali per cui i consumatori. una volta che lo abbiano sperimentato. non lo lasceranno pi, allora questa una buona tecnica di marketing per acquisire nuovi clienti porre il limite di un solo buono per cliente una forma di discriminazione di prezzo di secondo grado. 17.3 La discriminazione di prezzo di terzo grado la differenziazione del prodotto. Il produttore o il venditore del bene vendono lo stesso bene "di base" in forme differenti o in condizioni diverse, utilizzando questi elementi per discriminare i diversi gruppi di clienti. 17.3.1 La discriminazione basata sul tempo Un elemento molto sfruttato nella discriminazione di prezzo di terzo grado il tempo. ;e volete il bene adesso, allora lo pagate un prezzo elevato, mentre se siete disposti ad attendere, il prezzo sar notevolmente inferiore. La gestione delle entrate e del rendimento una forma di discriminazione di prezzo di terzo grado a un altissimo livello di complessit dinamica.

17.3.3 Tenere i mercati separati con la differenziazione del prodotto Perch queste tecniche abbiano successo, fondamentale impedire ai clienti caratterizzati da una domanda inelastica di acquistare i beni al prezzo basso l7.4 La discriminazione di prezzo di secondo grado l ogni cliente viene offerto uno schema di prezzo non lineare. Ne sono esempi gli sconti sugli acquisti di grandi quantit e le formule che prevedono un prezzo scontato per le prime unit di prodotto acquistate e il prezzo pieno per le successive. l7.s L'estrazione del surplus gruppi diversi di consumatori hanno differenti elasticit della domanda; ipotizzando che a tali gruppi si possano chiedere prezzi diversi, applicando la strategia di discriminazione si incrementa il profitto. Con la discriminazione di secondo grado, ossia l'applicazione di prezzi non lineari, tuttavia, entrato in gioco un secondo concetto fondamentale: l' estrazione del surplus del consumatore. supponiamo che l'utilit di un consumatore per x unit del bene e il denaro rimasto per altri acquisti assuma la semplice forma u(x) + m Il consumatore, )arte da una situazione caratterizzata da zero beni e 1110 euro, iniziando quindi con il livello di utilit di base u(O) + mo, e termina con x* unit del bene e mo - px* in tasca, per cui alla fine del giro di acquisti ha un livello di utilit pari a u(x*) + m0 - p:x*. Nella maggior parte dei casi il consumatore pi soddisfatto al termine del giro di acquisti cio: u(x*) + m0 - px* > u(0) + m0. Chiamiamo questo incremento dell'utilit del consumatore surplus derivato dalla transazione; il surplus che il consumatore trae dalla transazione ammonta quindi a: [u(x*) + m0 - px*] [u(0) + m0] = u(x*) - u(O) - px*. Supponete ora che l'impresa che vende il bene a questo consumatore adotti una politica di prezzo non lineare. In particolare, essa offre al consumatore tante unit del bene quante egli desidera al vecchio prezzo per unit p, ma insiste che, se egli acquista anche una sola unit, deve pagare una tariffa anticipata T. Il consumatore sar disposto a pagarla? Egli quindi paga la tariffa anticipata fintanto che il suo livello finale di utilit superiore all'utilit che egli avrebbe se scegliesse di non effettuare acquisti, ossia u(0) + m0. In simboli, il consumatore paga la tariffa anticipata se: u(x*) + mo - T - px* > u(O) + mo, ossia u(x*) - u(O) - px* > T ossia egli paga la tariffa anticipata T a condizione che T sia inferiore al surplus che egli trarrebbe dalla transazione se non vigessero tariffe anticipate. la tariffa anticipata, se non tanto elevata da indurre il consumatore a non pagarla, estrae una 'arte del surplus che il consumatore ottiene dalla transazione trasformandola in profitto guadagnato dallimpresa. 17.5.1 Le offerte del tipo "prendere o lasciare" Il consumatore pu acquistare x^ unit del bene se paga in totale Q^. Il consumatore accetta l'offerta fintanto che gli rimane almeno tanta utilit quanta ne avrebbe se non accettasse. In simboli, egli accetta l'offerta a condizione che: u(x^) + m0 Q^ >= u(0)+m(0) ossia u(x^)-u(0) >Q^. ;e la diseguaglianza in effetti un'equazione (se il patto lascia il consumatore esattamente con lo stesso livello di utilit che egli avrebbe se non lo accettasse), il consumatore potrebbe non accettare

la proposta. Esiste probabilmente un livello soglia di utilit, us> O, tale per cui il consumatore accetter l'accordo solamente se: u(x^) + m0 Q^ >= u(0)+m(0)+ us ossia u(x^)-u(0)-us >Q^t. Limpresa dovrebbe fissare la quantit massima di Q^ che pu chiedere al consumatore senza indurlo a rifiutare il patto. In altri termini, se l'impresa offre al consumatore x^ unit del bene, la parte monetaria dellofferta dovrebbe essere: Q^ = u(x^)-u(0)- us Limpresa ottiene un profitto Q^-cx^ = u(x^)-u(0)- us- cx^ Quindi, per concludere, se l'impresa proporr un'offerta che verr accettata, vorr scegliere ~ in modo tale che questa espressione assuma il massimo valore possibile. Per massimizzare 1'espressione in X, prendiamo la sua derivata in x e la poniamo pari a zero. Otteniamo u' (x^) = c, dove u' la derivata della funzione u. In altre parole, se l'impresa produce e vende x^ per questo consumatore, il guadagno lordo del consumatore in termini di utilit, escludendo ogni trasferimento monetario a favore dell'impresa, corrisponde a u(x^) - u(0). Questo guadagno lordo in termini di surplus del consumatore pu essere recuperato dall'impresa, eccettuato Us il valore che deve essere lasciato al consumatore per indurlo ad accettare. II miglior ricavo netto dell'impresa, fissando la quantit al livello x^, quindi u(x^) u(0) - Us che d il profitto u(x^) - u(0) - us cx^. Il profitto massimizzato dal valore di x^ che risolve l'equazione u' (x) = c, ossia che eguaglia l'utilit marginale del consumatore al costo marginale di produzione dell'impresa. Porre l'utilit marginale pari al costo marginale" potrebbe sembrare un'operazione assurda, in quanto l'utilit marginale ::; misurata in "unit di utilit per quantit del bene" , mentre il costo marginale misurato in unit monetaria per quantit del bene. Pertanto, l'uguaglianza di queste due misure sembrerebbe implicare che l'utilit sia misurata su scala di un euro. Ed cos! la somma delle utilit marginali della prima unit, della seconda, della terza e cos via sino al livello in cui ci fermiamo, corrisponde esattamente all'utilit complessiva relativa al numero di unit offerte al consumatore meno la sua utilit iniziale, quando non possedeva alcuna unit. Non esiste altro patto che l'impresa possa offrire al consumatore e che la renda pi soddisfatta di questa migliore offerta del tipo "prendere o lasciare", a meno che in qualche modo non imbrogli il cliente inducendolo ad accettare un accordo che lo lasci :on un livello di utilit inferiore a Us rispetto al suo livello di partenza. La ragione di ci risiede nel fatto che, a prescindere da come si strutturi 1'offerta, alla fine questa si concretizza in una certa quantit del bene destinata al consumatore e una certa quantit di denaro destinata all'impresa. L.' impresa pu trasformare questa proposta nella corrispondente offerta del tipo "prendere o lasciare" e in questo ambito abbiamo trovato quale sia la soluzione migliore, a meno di non voler imbrogliare il consumatore. 17.5.2 Indurre il consumatore a scegliere la soluzione "migliore" con un'offerta diversa dal tipo "prendere o lasciare" Supponete tuttavia che l'impresa proponga un'offerta strutturata in una tariffa di ingresso T e un prezzo per unit p, lasciando al consumatore la decisione di: (l) pagare o meno la tariffa di ingresso

e, in caso positivo, (2) stabilire la quantit da acquistare al prezzo p per unit. Supponete, in particolare, che l'impresa proponga questo tipo di offerta ponendo T = u(x^) - u(0) - us cx^ e p = c, dove x^ risolve u(x^) = c. Ipotizzando che il consumatore decida di pagare la tariffa di ingresso, a questo punto egli sceglie la quantit da acquistare ponendo la sua utilit marginale pari al prezzo per unit del bene. in altri termini, il consumatore sceglie di consumare x* risolvendo li u(x*) = c, poich c il prezzo per unit. Ci significa che il consumatore sceglie x* = x^. Inoltre, egli paga la tariffa di ingresso a condizione che la sua utilit netta derivante dal patto, che corrisponde a u(x^) + m(0) - T cx^, sia maggiore o uguale a u(0) + m0 + us, ipotizzando che valga lo stesso valore soglia di utilit Us. Ma T stata definita in modo tale che la prima di queste espressioni sia uguale alla seconda, pertanto il consumatore pagher la tariffa d'ingresso. II profitto dell'impresa pari alla somma della tariffa e del denaro che il consumatore paga per i beni che acquista, meno il relativo costo di produzione, ossia: u(x^) - u(0) - Us cx^ + cx^ - cx^ = u(x^) - u(0) - us - cx^. Il consumatore, soggetto a questa coppia di T = u(x^) - u(O) - us cx^ e p = c, risponde riproducendo lofferta prendere o lasciare ottima per limpresa. La "tariffa d'ingresso pi elevata possibile" il valore di T che l'impresa sta cercando. Ed questo il modo di utilizzare i prezzi non lineari: l'obiettivo di estrarre dal consumatore tutto il surplus che egli ottiene dall'offerta, determinando il valore che consente all'impresa il livello massimo di profitto ricavabile da questo consumatore, quale che sia l'offerta proposta. 17.6 La discriminazione di prezzo di primo grado a ciascun singolo consumatore si propone un accordo che estrae praticamente tutto il surplus che egli ne trarrebbe e, inoltre, i termini sono fissati in modo tale che la quantit acquistata offra all'impresa il profitto massimo che essa potrebbe ottenere dal consumatore. La discriminazione di prezzo di primo grado si contraddistingue per estrarre ogni minima parte di surplus da ogni cliente e, inoltre, i termini vengono fissati in modo tale che l'impresa realizzi il profitto massimo ottenibile perch il cliente finisce per acquistare la quantit x che risolve u'(x^) = c, ossia la quantit che massimizza il surplus totale nellofferta. La discriminazione di prezzo di primo grado quindi per gran parte un'idealizzazione. un parametro di riferimento con cui misurare i propri schemi pratici di discriminazione. Problemi: necessario un ottimo rappresentante per accertare la funzione di utilit d ogni consumatore suoi clienti. - questo tipo di discriminazione spesso illegale - I clienti possono contrattare i termini - Gli schemi di questo tipo non funzionano se il ben pu essere rivenduto. 17.6.3 Un aspetto complicato della discriminazione di prezzo di secondo grado . Nella discriminazione di prezzo di primo grado attuata tramite le tariffe di ingresso, il costo unitario pagato dai clienti corrisponde al costo marginale dell'impresa. Tale uguaglianza valida per ogni cliente: solo la tariffa di ingresso varia secondo il particolare cliente e la sua funzione di utilit. Tale condizione non deve essere valida anche per la discriminazione di secondo grado che assume la forma di una tariffa di ingresso e di un prezzo unitario. Questo perch se ogni cliente deve pagare la stessa cifra di ingresso il prezzo unitario ottimale pu essere notevolmente diverso dal CMa dellimpresa.