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Yediisi i) Giornale lu Legge n. 58 del 1865. P ~ u netlamentr riori poteva saiizior~i~rsi principio che i l parleclpe senza ereil liledilazione liori & re6pons:tbile della premedilazione dell'autore ;l dispetto della vantiita regola dei conricssi, e della vaiilata regola della individuitii del tilolo, che coiio regole seiizii sciiso giuridico in piitilo di dolo. Lode al cielo che le supreme magistrature d' ltiilia religiosarnenle coriservano dottririe italiarice: e si giudichi altrove conle altrove piace. Il priricipio della i~adiiiiducrlitii del dolo appliciilo alla premeditazione, e il definire questa coriie disegno di uccidere artzichi: corne disegno (li ullentclre a l l a persolaa, infiuiscoiio eziaiidio si11 grave problerna dello eccesso del mandatario, tic:i q11de gih dissi iil S. 501 e segg. Fra coloro che acreiiierite piopugnnrniio 1;i tesi clir il iiiaridaii> a levire rioii renrla il mnndanir res~iorisabilc dell' omicidio comrriecso dal sicario, 6 nol~volcI3 e r e n d s iiella disserlazione inlito1:il:i I i l ~ l ~ i tttt.aud(tlov tvdnrvis de ctrrde tcrteuticr, Groliitil y i i 1775. Egli diriiuslrii vittoriosamenie fcap. 2 ) la sua ie3i in faccia al dirilio rom:iiio. Iri faccia alla doi.lrina filosohica ei l a d i f ~ s ecori lo alorisrno che non si ha intprltazioac senza ualonl, e tion si Iia volont sowa previsione: laonde colui clie ordin) il ferirnerito senzu prevedere 1;i uccisiorie del rirriiico riort poleiido dirsi, nec vt~luiere, ncc rerrilisse la niorlc, tion pub tenersi colpevole di aver preriieditcito 'L onricidlo. 81a i11 talr problema rimane stroipre un punto corifuso. Gli uiii lo sciolgono col Irriere i l niarir1:rnte responsabile solI I I I ~ O de ctilnevctln, loch non duhliio quando lo eccesso cadde nei liirzzi. Gli altri lo sciolgono col tenerlo respons;ibile de orcixo, locii in genere si sosiiene quarido lo eccesso iiiente cadde sopra i mezzi, e Dori distinguono pi oltre. kla e rimiine tutlasin la terzi1 formula di soluzioiie: vale a dire clie il 'riiandarile si tenga responsabile de occso ma 8en;n pt*enaediducionc; percli altro 6 che alcuri0 si possa dire res~)onsabiiedi un ornicidio per averne serriplicemenie pre-

veduto la possibile conseguenza senza per volerla: aILro i! che a lui si apponga eziandio La qualifica della prenjeditn.

z i o ~ l e diretta alla strage, quando la strage da lui non fri uolutcc. il complice senzu prenzcditnaione di un omicidio comniesso premedilatainente da altri sar responsabile del titolo pii1 grave, aia non ne sar niai rcsl~onsabilecon I'riggravante della prealedilazione quando questa non trovriei nell' aninio suo dirella allkorilicidio. La aecessifi'i del crilcrio ogqctlivo della premeditazione h stata riconosciuta solennemente di nuovo dal Decreto della Cassazione di Firenze sul ricorso di Z u r c o del giorno 5 marzo 1572. Costui, autore di grave feriniento, fu dichiaralo colpevole di tentato o n i cidio. Ad ;iltra relativa questione avevano i Giurati risposto avere lo Z u r c o agito al seguilo di clisegtio ctnlcriornrclitc tnctlirrtrlo: ma senzii spiegare s e il disegno anteriore era quello di uccidere o quello di ferire. E la corte annull, snviameiile siudicando che ci8 non bastava a ritenere il tentativo preniedilato di omicidio.

1 ,vincoli dei sa?tgue tra l' offeilsors e I' offeso per la gi nota ragione di accresciuto dvinrio inodiato porgono anche nella lesione personale un criterio giustamente apprezzal~ilead elevarne la liolitica quantit. La lesione per codesta circostanza non assume un saonte speciale, neppure quando la pcrsona lesa sia un ascendente del giudicabiie, iila riceve pur senipre una qualifica odiosa. Iducst:i nt?l titolo di lesioiie si B da alcune legislazioili ricuriosciuta con un rincaro ili punizione (1): da altre invece (come clnl codice Toscano art. 332)si i rico: ~ioscintasoltanto col negare in caso di l~rovocszione 1' ainriiissiLilitA della scusa o per i~nporre UII aggravaniento (art. :33:3) entro i limiti della pcnn or-

dinaria, qnaodo la lesione sia sfata commessa a pregiadirio di un ascendente, Iamiando negli altri casi alla prndenza del gindice la valatazione dell' aggravante mer& an rincaro di wevt;rit& che esso pnd fare entro i limiti della pena relativc?mentcl determinaSa.
(11 11 codice Austriaco contempla !S. 153j la qualila 111 geeitore oell'oifeso per puuire come grave anche la Iesio11e l e ~ i e c a .I1 oodice Bsvaro (art. 184) decroia un a~iiieiil!' C& non pu essere minore dalla meli del rnassinio rnindcci:ito nella pena ordinaria 3sI oaso, quando la lasiotie sia ~se<tiitc contro u n ascendente, od anotie un tuture, od altra PPI'ROII:I alla quale debba il colpevole un p a r t i o o l ~ r ri~peilO.J l l ~ t i t ~ la pena nella sua specie per cotesta circosrauzd il w~dl~r Spngnuolo (art. 316), 11 codice Francese per la circosLir1z;i del rapporto ascendeatale fra I' otfeso e I' oreneore, eleva indistintamente la pena (art. 312) nella sua specie. Della carcere si sale alla reclusione; dalla reclusione alla ga1er:i: che sa la peoa ordinaria sarebbe stata quella dellii galern r Cempo si fa pasaa%gio alla galora a vita. Il codice Helyii del 1887 art. 410 provvede baahntemente a questa aggr-ivsnte con la eemplice eleva~i~rir? miuiino, del

Per la dottrina di alcuni pratici (1) invalso un UrSipo bella giurisprudenza toscana la regola che tratlanfldidi leaioni leggiere la parentela fra l'offensore e 1' O@%Wdovesee conaidsrarsi come atta a dirninctiw anaioM awmcere Iw quantitti politica del delitto. ~iff&'re(l~la pteva a mio parenar, re trovare dmnia t%@awylaru&biIe tranne il pensiero della familiari& e dirnwtichesea confidenaia-

le, o della animo di correggere facile ad intervenire fra stretti congiunti. Cotesta diminuente b andata affatto in dimenticanza ancora tra noi. Ma se i1 vincolo di sangue che intercede fra i tras~ e r s a l inon pu ammettersi (alineno per regola, e per semplice riguardo a se stesso) come circostanza dle miilori la quantit politica del malefizio, k per6 assai disputabile se si debba ammettere in riiodo di canone come circostanza assolutamente aggravante (2) dei malcfizio, tranne la ipotesi gravissilna die la lesione sia caduta sopra un ascendente (3).
(1) La praiica nostra nella materia delle ferite feiieva conto delle relazioni tra 1' offensore e 1' offeso come circostanza valutabile a favore dell' accusato sotto un d u p l i c ~ punlo di vista. Ora se ne valeva come motivo per ammettere In eificacin della quietanze in quei casi nei quali di regola iion sarebbe stata operativa. B in qiiesto senso pronunzi il Turno di Revisione col decreto del 5 aprile 1855 relatorc Cnrpanini in un caso di ferimento tra conjugi: vedasi C a r r e t e l l i alla parola fcrirnerrto n. 30. La ragiotie di cib esce evidentemetite dal cucripo giuridico per entrare nel campo politico. Essa quella di iion dislurbare la pace delin i:\riiiglia sonipendo con un giudizio criminale l' avveurita riconciliazione dei conjugi: ma a tale considerazione and, precisdmente a ritroso il codice Toscono quando uII' art. 332, S. 2 volle ciie le lesioni Leggerissime, non perseguitabili in generale che a sola querela di parte, si perseguitassero a pubblica azione s e eraiio inferile agli ascendenli. Iii cib veggo iina singolarit: In lesione recala all' asceudeille offre larga ragione di aggravare la peila, e il codico Toscano non 1:aggrava; In medesima offre pi speciali ragioni di facilitare le riconciliazioni in famiglia; o il codice Toscano le osteggia. Ora si v;il~it come causii di punir meno; e in questo sciiso si pronunzi la Ruota fiorentina nel giudicato del. 10

gennaio 1830 rel~toreP u c c i o n i: vedasi Cc r r C t e l l I alla parola feriaienlo n. 28. Ma qui pure da notarsi che nclri ai3 si vrlutb il rapporbo personale come circostanza mirrrirante la imputasionc, ma soltanto come circostanz;~dimiiiuente la pena. E qui di nuovo si procedetle per consid~r*~tzioni tutte politiche, allegando la ragione di non es.icri b,iio gli animi dei iratelli riconciliati. Come causa di miraornre I inipuiuwiotie illlcnent~d i a puro ordine giuridico, la parentela tra I'offerisore e I' offeso non pub assol~~ameritt! valutarsi tranne che nelle offese leggiere, e quando per virt del rapporto confidenziale se ne possa indurre una trasformazione nel dolo. Tranne cliiesle speciali ed eccezionali cpnsiderazioni se vuolsi nei ferirnerilo avere un risuardo alla parentela, questo potrU pi fncilmerite inclinare al rigore che alla n~itezza. (2)Fra le singolarith che si trovano in proposiro ne-li effetti giuridici di certe relaziorii personali sulla quantili polilica della lesione, nolevole che il progetto delle Cortes spagnuole del 1821 ali' art. 649 proponeva che la moglie la quale aveatje percosso il marito fosse punitn pi saveramente dello estraneo, e dello stesso marito rhe avesse percosso In moglie. Le leggi regie di Roma punivano con speciale rigore la nuora che percuotesse il suocero; e $1' interpetri ( R a m o s d e M a n z a n o , E m m i n g l i a u s e n , ed altri) vanno in lunghe ed erudite discussioni cercarido la ragiono movente di slffatla ecceziollale severi[&.Puvvi chi volle scorgerla nell:~ storia privata di alcuni Re di Roma. Pi comunemente trovaao la causa di codesta sanzione nella presunzione che la nuora porti seropre odio acerrimo contro il suocero, Pub riferirsi al criterio dei rapporti porsonali la specirile agsravante cbe detta il codtoe di Priburgo 1s. 188) per i cael in cui l' uomo abbia ferito una donna; o l' offoso fosso uno storpio; o fosse un uccchio oltre i 70 anni, o un #iovinelto al di sotlo di 18 anni. Con~ideraxione umanissiaia, fa qual@ P O anche trovare piu propriamente la sua ragione ~ in un aumento della quanlilh naturale del malefizio. Idenlico

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provvedimento leggesi nel codice di Vaud art. 234 Iett. f, g. Xa Favvicinate fra loro queste diverse sanzioni rimane incerta la mente, e ondeggia nella difficoltk di condurle all'nrmonia sinletica di un principio. Il legislatore romano uso maggiore severiti contro la nuor.1 ctie offende i I suocero. I1 progetto spagnuolo desiderava niapeior~severith contro la moglie che offendesse il marito. il legialiitore svizzero volle punito pi severamente l' uomo che oa'ence la femmina. E il codice Spagriuolo del 1848 ( a r t . 10 r i . 5 0 ) tenne pure cornr pi grave il delitto commesso contro il sesso gentile. Sr lo studioso volesse raccogliere codesti effati legislativi, e reput;tndoli giusti comporli iusieme in una teorica, a cRe sarenirno noi condotti? Evldeiiternenle tutte le lolte fra marito e ~iioglic: sarebbero elevate nella misura penale: la moglie sarebbe piinib di pi percli ha offeso il marilo a cui deve il rispetto: il inarilo siirehbe punito di pi perchP ha offeso una renimina: siccli nei loro reciproci rtipporti s i troverebbero conguagli~li. E soltanto vi siirebbe una disparita d ? impiitazione ne1 rapporto di coteste querele con le querele frii estrnnei. Ma veramente tale disparitl sarcbbe essa corrispondeiite ai principii giuridici, e pi speciafmente alle esigenze pc~litiche P Come si accorderebbe poi codesta teorica con 1' anbica teorica toscana clie voleva punile pi mitemente le lievi oifese tra i coniugi; teorica che aveva pure il suo senso, sia per la facilit delle occasioni, sia per la veduta di iion troppo esacerbare le passeggiere discordie di famiglia? Quando si trova in un codice una parlicolare provvisione, essa ferisce 1' animo e piace: ma quando le provvisioiii dei diversi legisIi~torisi vogliono coordinare in una teorica, vivlirnente allsrii si seritono le difficolt della nostra scienza. (5) Ne1 giure comune per la l e g . S Cod. de patri<c potestate invalse la pratica che misuratore della pena dovesse essere lo stesso padre ofeso. E qui si disput s e uguale diritlo competesse alla madre offeso : P i n e1 l o de boqis inalernirr in Rub. prtrBs 2, n, 30 P i s t o r obeerv. 168.

I ,ne:ci clie nell' omicidio fanno sorgere le Wrie qualit di prodtz2'r3>&q~ Z C Q ~ fnsidia, e ce~zt.ficio GI O, debbo00 aumentare por fermo la quantits politica anche della lesione. Ma in questo titolo per la sua minore importanza operano diverso risultnmento nel linguaggio cosi scientifico come legislativo. Della prodizio~zenon si fa nelle scuole ed in molti codici un titolo speciale di aggravamento quando accompagni) Iti lesione; ma soltanto si valuta come criterio di pre~iieditazicrne.Lo stesso per roolti codici conternporanei pu6 dirsi in proposito &l crgz~nto.I' alI' ) tronde le nozioni giuridiche della prodizione e ciel1' aguato: e le cagioni della loro politica importanza furono da noi svolte ai S. 1101 e segg. Gi notai iri proposito dell' omicidio che la qualifica doll' insidia nella sua forma o di pr*odizionr! o di agtl;ato richiedo la concomitanza della prerne/.litnzione: perchb se la prodizione e I' aguato onda qualifichiilo l' omicidio devono essere preordinate alla morte, il precedente disegno di uccidere viene naturalmente ad essere un implicito presupposto di tali qualifiche. Notai pure che in rapporto aIl' omiridio poteva per6 la premeditazione, e cosi le insidie, non cesare preordinata alla uccisione, ma a1 solo danneggiamento della persena, Dal che nasceva una posizione giuridica eccezionale imp0rtant.i~s;ma a notarsi rimpetto alla pena cnpitalu che ve1iiss0 minacciata contro 1' omicidio premeditato

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insidioso. Ora ognuno comprende che quella eccezionale ipotesi non puo configurarsi nel ti.1010 di lesione personale (tranne ove sorga I' altra forma giuridica della preterintenzioi~alitii) perch dato 1' animo freddamente diretto a danneggiare la persona de: nemico, il fine ddla lesione & il minimo che si possa concepire. Nella lesione la insidia si unificher pi spesso sotto questo rapporto nella qualifica di premeditazione. Na notai del pari che la questione era stata guardata per un solo dei suoi lati. Si era cercato ci08 se nella insidia vi fosse o no implicita la prerneditazione ; ma non si era considerato che poteva esservi sotto 1' opposto punto di vista una premeditazione senza insidia, mentre supposto ancora che l' insidia abbia (lo che peraltro non & ) per suo contenuto la premeditazione, non pud dirsi ugualinente che la premeditazione abbia per suo necessario contenuto la insidia. Dal che nasceva il bisogno d' indagare se giusto fosse, o .no, lo adeguare nella punizione queste due ipotesi cos distinte e differenti sotto il rapporto del17elemento politico del delitto. In molti codici contemporanei rest puramente norninale e disprezzata la differenza fra delitto di sangue premeditato con insidia, o delitto di sangue prenzeditnto senza insidia; onde a tutta ragione poteva dimandarsi qual fosse 1' utile di conservare nei collici (1) la speciale desigcazione delI' aguato o della prodizio~ie. Questa conseguenza della erronea parificazione dei due casi nella perinlitil si volle scusare in rapporto ali' oniicidio, ossc:rvnnclo clie prinito 1' omicidio premeditato con la mortc era inlpossibile obbedire al proporzionale nu-

mento per giustizia dovuto in qaei casi O e Y aggiungevasi il di pi della insidia, iion perm&tendo la odierna civilta si rnanteiiesse 1' antico metodo di proporzione esercitato merc6 la esacerbazione del supplizio. Ma cotesta risposta era intrinsecamente sofistica anche ii proposito dell' omicidio ; perch riconosciuta come giusta una differenziale di pena nelle due ipotesi, poco vi voleva a comprendere che non potendo cotesta giusta distribuzione raggiungersi con un aumento di pena nel caso p grave, era dovere di giustizia raggiuni gerla con l' abbassamento di pena pel caso meno grave. E ci6 portava alla conclusione essere somma ingiustizia punire di morte 1' omicidio preineilitato per la semplice premeditazione non accompagnata da ulteriori qualifiche, n di rnotli, o di causa, o di personali rapporti. Ala adesso che la medesima osservazione, irrecusabile in punto di fatto, ci torna innanzi nell'argomento della lesione personale, quella risposta che per quanto sofistica aveva pure un senso apparente nell' omicidio, non pu neppure conle frivolo pretcsto allegarsi. Tenuta come una verit giuridica che la premeditazione con apuato e prodizione sia pii1 pericolosa, e sia cos pi dannosa politicamente, che non la premeditazione semplice, il debito del legislatore di punire pi severamente il caso pih grave del. meno grae, deve compiersi da lui ;e la larghezza che gli offrono le pene temporarie gliene danno facile mezzo: e peccarono cdntro la giustizia distributiva tutti i legislatori che pretermisero siffatta iiifferenziale.N8 ad eliminare tale censura giova ricoWere alta solita scusa dei massimi e dei mini-

mi, sperando si faccia dal giudice cluella giustizia che il legislatore non fece. Data balia al magistrato di applicare il massimo della pena temporaria relativamente determinata anclie ad un caso di premeditazione semplice, egli pub oggi doverosamente applicare a siffatti termini codesto massimo, senza incorrere censura nt appo la coscienza n appn Iti legge. E cosi se alla dimane gli sorge innanzi un caso di premeditazione qualificata non trova pi modo di evitare lo sconcio della ingiusta parificazione. Non B questa a parer mio la vera ra,'(71one per la quale si trascuro affatto quella distinzione nell' argomento della lesione personale. La vera ragione fu invece che se il principio della giusta proporzione si fossc riconosciuto nella lesione personale, non pi poteva. aversi il coraggio cli non riconoscerlo nell' omicidio: e cosi il giusto rigore adoperato contro i feritori con premeditazione qualificata avrebbe per necessit conclotto a non punire di morte i micidiali con premeditazione semplice. Ma ci non si voleva: e si am piuttosto di essere ingiusti di troppa benignitk verso i feritori con premeditazione qualificata, per essere ingiusti di troppo rigore avverso i micidiali con premeditazione semplice (2).
(1) Codeslo sconcio non B andato initiiune dalle dovute ' censure. Il D A n e t h a n f de meditato delicto pcrg. 44 riconoscendo questo vizioso stato di cose, e dimandatido a si. stesso per qual motivo appo ci i legislatori francesi conservassero la descrizione dell' aguato come circostanza che portava un aggravi0 di pena, non trova altro modo di risposta tranne che lo conservassero senza riflettere, e perclib tro-

vano scritta cadesti aggravante negli altri codici ; furtusse legi(?tllnlot.es Galiici hujus rei, ut aliarum, e a ('X c((t6s(i ~tre>itionej,lfecerunt, quia eaon i n nliis legibus memorutim rnverie~~u~il; qitibus tamen non sine catleci nc.nrornto cst, ri quiu iri ~rlodopoenae e j u s r a t i o habetur. (2) La insidia nel Perimento si prende in speciale considerazione dal codice Austriaco, che al S. 155 detinisce (4iiesta aggravante con la 9eneric:i formula Irsio?le infrupresa con modi insidiosi; lo che delle buona ragione alla Corte Suprema di Vienna, nel suo giudicato del 24 settembre 1802, di dichiarare insidioso il ierirneiito arrecato aggredendo il nemico alle spalle. L' effetto di t:rle aggravante si che la lesione personale grave, ordinariamenie punita (S. 154) col carcere da sei mesi ad un anno, viene punita (S. 155) col carcere duro con inasprimento tra uno e cinque anni. Tranne la considerazione dei morli insidiosi ( e degli strotnenti clie d' ordinario recano pericolo alla vita, S. 155 lettera n J il codice Austriaco al tutlo indifferente sui mezzi, e sulla loro speciale natura. Ricliiamando la formula gi adoperata (5. 134) iri proposilo dell'omicidio, definisce ( S . 152) la soggettivit delli1 lesione con i pi larghi termini, sia sotto il rapporto dpllo elernento intenzionale, sia sotto il rapporto della indole speciale degli alli, e della forma della loro influenza, o niorale o meccanica : clbiunque (cos al S. 152) con NEMICA INTI:NZIONE uyisce contro qlnn persona i n MODO TALE clre gliene <ivuengrt rrw' ollcrtizione 7aclla snlule c.c. In faccia ;I quella forniula parmi che i dubbi esaminali rli sopra (S. 1396 e seg. ) non siano neppure proponibili. L' aguako fu preso in particolare considerazione dal codice Bavaro del 1813 come sggravaok della premeditazione. La lesione leggiera prrrrieditala che punita ( art. 367 ) con la prigione da tirio a sei niesi, incontra la pena ( art. 368 ) clella prigione da sei mesi a due anni, se fu cOnimer8a con imboscatn notturna, o cori armi.

La iizsic?iu, cile in senso yiii strc:ttu es1iri1:1c 1' USCI (li un'artile syiecialrilonte odiosa (2) o per il fi~cile nascondiinento o per la sila abilitB L ibag,rgiung,rci.e : (la lontano, fu da alcuni coilici contenlporanei allargata nella sua nozione ed rinificatn nel concetto pii1 generale dell' u'/-ltte p o p r i u . Ci6 che notammo si1 tale aggravante (S l l68 e segg.) alla n~ateria clell' oniicidio, ripetasi a questo luogo: e basta (9). I1 collice Toscano all'art. 333 sostituendo alla nozioncl* dell'arme insidiosa (come gi notai) la nozioiie dell' arnie propria, non accorda a questa qr~alifica la potenza di Iar mutare specie alla pena, e soltanto provvede con imporre un nggravahento dtrll:i punizione ordinaria relativamente c1eterininut:i c:I~tro i suoi limiti. Ma ad ogni modo non sembra possibile clie cc)desta circostanza si consideri come inclifferente nella quantiti politira della lcsione. Troppo sono potenti le ragioni da noi chiarite :t1 titolo dell' orniciilio, per le quali Ia insidia rende carisativi di danno rnecliato maggiore i delitti di sangue. Griardati sotto un punto di vista generale i rneozi insiclioai sotto qualunque loro forma, sempre ne emerge una r:cgione di maggioro spavento nei cittadini. Xoi non possiamo andare d' accordo con alcuni scrittori i cluali vennero iiiseg~landnc-he la clistinzionr-?I'ra lesioni commesse con pt*ert?cdii.usionec! lesioni cvmrilesse cori 2'42siISifc abhi:t un significato piuttosto iriornlo che giuridico: o tcniarrio per fcrino che stlinto la nlinoiSata pot,enza clelln ilifesa privata, la

insidia debba costituire una qaalifica distinta cosi nelle lesioni come nell'omicidio. Ed anzi ripetiamo che la premeditazione con insidia politicamente pi grave che non la prenieditazione senza insidia. Nella premeditazione il concorso di preparativi abili a render vana la difesa privata soltanto prestaido; nella insidia cotesta attitudine e par troppo reale e positiva altrettanto quanto temiliile.
( l )lotorno ai segni pei quali possono la ispezione e i caratteri della ferita porgere indizio della nalura dell' a m e che la produsse, vednsi G a n d o l Ti doilrintr anoliti, a delle legioni violente dei corpo umano cup. 3, 5. 1, 4, c 6 . ;ai) l,' odio speciale cotitro cerle armi, che cos fieramente si proiiunzi in Rorna ai ternpi di Sillii, si venne di trallo in lratlo riproducendo da iilcuni Icgislalori S Q C O ~ ~le varie O coodiziooi iu cui versasaiio 1 popoli. Cos iiel codice Modenose del 28 agosto 1814 al iilolo 6 (che presenta la legislazrsne pi minuziosa lo proposibo di armi, di quante io tie abbia vedute) lep~evasirniniroclnts oll' art. 35 la plerii dl 10 mai, da esceodet'si anche a vita ad drhirria del giudice, contra eliiunqrre oEendeese altri anche le(zgermento ed i11 rissa COI inkZZu di armi, a coo qurbiricri ~ s t r u n ~ e n t pciforerile e o tagliente. Unii legge del 1826, che altrove noiai, contericvii analoghe sanzioni per il giii Ducato cli Lucca, (liicsti slanci di esorlitiinte rigore debbooo essere confiiderati corne fuci pdtiohe, che non lasciano tracci:^ nelle doltrine scienlifc~ir, s ehs fialscono in pratica ~ielnaturale ristiltamenlo di una completa inoersrvatiza, e conie tali io rril permetto (li considcrsre la dfsposfzioni della nuova legge di sicurezzti data al1' XtalIs, che ferdtemento puniscono la dcienaione dc\t e armi, e dette quail scriaac 6sy.er che rioordareno i icmpi del medio evo. Nieale dure tiet mondo trame clb che P; wnforme ai contiapt deikatt dblb ~Paefo~edrlfa giustizia, k pari. e cotoao, prrchk p& ~isidclm ingiwiilo, drlfore iadisCk8tagpqlF

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sarere azgrai'anti per la circoslanza dell'arme in tutti i deiilti di saogue ariche per ntrirr irriprot'riio. Spessu I' arme i stata talla :eccrado l: ;rccidrntnlilii della occasione nel bol. lore della collera : [uro. anrru rrrinirirul. Ci da di piplio al primo ogyelto che cade sotto Ie tireni. E qu:~ndul' eriite con cui si feri1;i sin stata strappata ailo stebso ferilo? Sono a;qredito rla iln f;tciuoroso armato di 5 1 1 1 ~ :lot10, e 10 disurIllo: poi tra~rtiodarido neil' ira lo ferisco can l' artne SUI{. i e# giii5lu clie io sia punito coli iina sovercbiante misurii : di riqare pc~clib in c~uellaconirrioziune non Tenui a corisideraie l:$ ri:itura piu iriiiss (lelh strumento clie avcv;i tollc~ a l ocmico? Iti aost:lriza to sono piiriilo di pi per i' ticiico diOLiro C ~ Pl 11110 a$zredsure trfi aveva assalilo con un' a r i nlii pii1 niicirliale. io vorrei 1.9 che si ponesse come corillizion~. dell' aggr:\virlrini!o la rlela.zio~tr precerleulen~erite fiitta (leli: arrn:i con cui si kr: vorrei 2."ohe non si ab~RLI~OJI~ISEP nella wiisiira dello ai;gravirrienio la distinzione fra le nrnii (lc.slit~ale,e le artrii alle H ferire. La teorica delle

iirini

Ijriipi'ir rieliii rju:ile si soirimerse li1 d i s l i n z i ~ t )fra arnri ~ prolbitc e non proihilr, rispoiide al riiero riguiirdo del pericolo rrrnlerirrle. Na v i sono altri rigiiardi che non vo:liniio esst3re di~iecitfc;iti,

lA' uso del veleno non fa sorgere il titolo di venefici~quando non fu somministrato per il fine di uceidsre, iiia soltanto per recare nocurrienlo albi persona (le1 neinico, Alcune legislazioni (come il codice Toscalio) non hanno veduto in tale ipotesi un caso meri-tevolc di spcciaJ(: contemplazione. CiO era consc?gue.nte per la rinnuovata nuziolie della lesirrnc personale: c questa ossertrazioue torna in appoggio a quanto rliccmrno iii scipra alla occasione in cui osarninnrntno il problema clei mezzi mo-

rali. Costruita la nozione della lesione personale sotto un punto di vista puramente oggettivo; e trovata la somma delle condizioni occorrenti alla sua essenza di fatto nei soli risultamenti; i mezzi divenivano indifferenti alla determinazione del titolo. O si fosse prodotta la lesione personale coli un ferro, o con una sostanza venefica somministrata al solo fine di cagionar malattia non letale, tutto parve 1' istesso al legislatore toscano, e niente valut nei termini di lesione la rnaggiore tlifkcolta che la vittima aveva di difendersi in faccia ad una sostanza nociva nascosta in una vivanda, aneichk in faccia ad una violenza. Anzi ho detto male dicenilo tutto parve 1' istesso : perch essendosi il legislatcire, toscano unicamente le~mato nella consi11er:izione (lei mezzi sulla circostanza dell' arurze, ne coilsegrii che la lesione cagionata con veleno si punisse rneno di quella prodotta con un piccolo coltello (la tasca. I1 codice Toscano non prese a considerare par.ticdarmente le lesioni prodotte mediante veleno, tranne nel so10 caso di avvelenamento di C O I I ~ Z I ? L ~ pericolo. Ma di questo fece (come ben doveva) un titolo speciale agli articoli 353, 336, e 3L7; procedendo nel calcolo politico di codesto malefizio cla criterii tutti speciali che meritano attenta osservazione.
C;. i I26.

Poteva forse dubitarsi che il titolo di avvele~.4ltrjnenEo di comunspepltcolcl pi propriamente spettasse all' ordine dei delitti sociali, e fra qnesti alla classe dei dela'M cmbro la ~adut8 pubblica, anzichk alla clame dei deiitti raataorali che ledano la umana pev-

sona. Pure sacrifichiamo questa nostra opinione al1 altrui, occupandoci al presente luogo di cocie~to ' titolo. L' avoeienamcnto di comezne pem'cob nella sua essenza di iatto non cercherebbe un determirmta risultamento il quale non dovrebbe inflriir~ che sulla misura. Cotesto delitto parrebbe completo nelIa sua essenza di fatto tostochb si fosse dolosalilente corrotta mediante la introduzione di sostanze venefiche una cosa destinata alla pubblica consrimazione, perche il pericolo a cni cotesto fatto avrattbe esposto un numero indeterminato di persone, gi presenterebbe completa in sB la violazione di un diritto universale; come la rappresenta cornpleta, per i dettati della scienza moderna, la sola fahbricazione di falsa moneta quantunque nessuno individuo ne abbia ricevrito detrimento. Cosicchl., l'avvelenamento della pubblica cisterna dovendosi secondo la opinione nostra classare fra i delitti sociali contro la salute pubblica, sarebbe da tenersi corile delitto perfetto ancorchb, nessuno individuo ne avesse patito danno.

83. 1-127,
E difatti il codice Toscano evidentemente avvalora questo concetto nella sostanza, quantunque non vi obbedisca nell' ordine e collocazione del titolo. Esso all' art. 355 punisce di morte 1' avvelenamento di comune pericolo quando ne sia conseguito omicidio, e lo punisce dell' ergastolo quando ne sia conseguita lesione personale grave o gravissima. Poscia commina la casa di forza da dieci a venti anni negli altri casi. Codesta formula - negli altri casi evidentemente coml~rendctanto il caso in cui dalVOL.1 . 1 8

1' avvelenamento di cosa destinata alla pubblica con-

sumazione ne sia conseguita una lesione personale leggiera a danno di qualche individuo, qrianto il caso in cui non sia consegtiita nessunissima lesione, purchi? codesto avvelenamento sia stato tale da l.iot1+"t' n pericolo b vita o la salate di un namero i,zdcterminato di persone (i). Dunque la essenza di fatto di cotesto malefizio si esaurisce mercb iI fatto dello avvelenamento ; merc8 la condizione nel soggetto passivo di essere cosa destinata alla pubblica consuinazione; e mercb la condizione di potenza nella cosa avvelenata di porre a pericolo un numero incletorminato di persone. 1. solo pericolo pertanto fa 1 sorgere anche in mancanza di qualsiasi daimo un delitto perfetto meritevole di venti anni di casa di forza. Ci6 rivela evideutcmente che la oggettivit6 (li codesto reato non B II diritto particolare di un individuo, ma il diritto universale della moltitndino consociata. Da ci ne deriva per giuridica conseguenza che bene s i abbia cume delitto perfetto quello che rimpctto al diritto dello individuo no11 sarebbe cli un tentativo. Vi B ben ragione di ci6 nel concetto nostro, e non critichiamo uno speciale rligorc contro un fatto barbaro che pu9 spargere la costeramxione ed il lutto in una intera citt. Soltanto: aderenti sempre alle deduzioni logidic? dei primipii, non avremmo voluto si collocasse I'ra i reati oonlro la persolaa un malefizio che si tiene per conszcmato quantunque non sia stato cagione di danno a p e r s m nessuna.
(1) Yodtisl M O r i teorica del coriicc penole TnacnRU P'tg. 271. 8811 avverte ohc le peni\ di morte iion pub )n

- 115 questo caso neppure declinarsi dal @dice con la dichiarazione delle circostniize straordie~rle,ed esempliflca conie possi\ vei9ificarsi Il LenLritivo in questa forma di reato. Il ei?lnj(~ (egli dice 1 clrc i ~ n szmnperalo il veleno rrella sua V ~ ~ T C P . , srr~li1-csponsabilc d i toitcrfiuo lincii2 non /LCL ntesso in W I I llitr~ li9irol.e ouvelo~~crto; szibifocli8 Itn aperto E x i r t r il nta n I / ~ ) t l ~ ~per csitavlo, 1t1t certauielite posto i)& /ci pericolo pev ))II'Z;I> di bcritlads a~iuelcniiie la uita o I B salille di ltrt wiaiiero i~rtleter?rii?iulo persone, e n i I; /tlo ~ t ' ~ p 0 1 1 8 0 di Iiile cii dclillo c 7 ~ s i i i i l ( o . Codesta esernplificaziooe 1! tanto p1 notevole poiolil! iicl delitto di venefici0 Ructi si preplirii in casa proprio In hev;ind;i o vivciiida avvelcrinta, si eliinirirrh t:,icilmeote I:) iri~p11t;izione t e n t t i l i ~ ~rnerc In teorica di o, degli i ~ l l iprcp;~riilr):ii. Veda51 cincbe P li cc i o n i riel corirl~olrfctl'i0 al!' art. 5.55: il quale nota la disposizione del codict) T o ~ c ~ i nconie urla spcciliiii ;e ~ o m m e n i ~ n dpoi I' art. 3% o o f ~ o l . prrg. 539 ; osserva che 1' antecedpnte prntica l o 4, S C : J D ~ I I O ~punivii sc rion rirnmiiiislralivsinenle I' nvvelenarilento di vettovaglio coinrriesso per Titic, di lucro.

Di questo titolo speciale i: un estremo indis~iensuliilc clie la sostanza siasi avvelenata con animo di Tecar danno ad un numero indete9*mhafo {li persone. Se cotesto animo nefasto mancasse nclI'agentc, il quale avesse agito per sola veduta (li I.rcc?*o,scnza civvertirc al pericolo a crii espont?v;l 1' altrui salute, aon Si avrebbe il ilelitto odiosissiriio dell' avvelenamento di coiilune pericolo; ma sclttifito un reato che trova pii1 allatta sctlc ndln classe delltSvodi, ts delitti contro 1:~1.1i1p~ietic,o ilells contrsvvcnzioni coritw IL* l1li:'4licc& strllcbc). Questa socon(1n ipotesi iicl :odice Toscancl si 11crii riportata sotto

questa stessa categoria dei delitti contro le persone, ed t3 prevista 11ell' art. 350 che la punisce con multa e carcere Ano a due anui. 1 qrid caso poi 1 vuoi essere di nuovo distinto dal ben diverso caso che le vettovaglie esposte in vendita non siano corrotte per mescolamento di sostanza venefica, ma soltanto alterate o deteriorate in guisa da poter nuocere. Del qual ultimo caso il codice Toscano fece una trasgressione di polizia contemplata dalP art. 257 del relativo regolamento, e punita col carcere fino a i 5 giorni.

5.

1429.

Del resto, tranne questa specialit, il codice Toscano niente considera la odiosilh del. mezzo del veleno quando adoperato non a fine di uccidere abbia cagionato alla vittima una semplice malattia, All' opposto il codice Sardo ail' art. 553 tiene codesto naaz%o in speciale considerazione, proporzionalmente elevando la pena del ferimento nei diversi casi che esso prende a considerare di morte occasionalmente derivatane, di pericolo di vita, o di semplice sconcerto nella aalute ; la quale elevazione di pena subordina alla sola condizione che la sostanza nociva alla salute sia stata somministrata con intenzione di nuocere ad alcuno individuo, senza cercare se Ia sostanza infetta poteva o no porre iri pericolo un numero indeterminato di cittadini. Questa speciale provvedimerito contro il mezzo della sostanza nooevole dolosamente somministrata ai danni anche di un solo individuo lo altinse il codice Sardo dal codice Franceaa. E veramente (1) siffatto provvedimento b cperenta al principio fondamentale per cui

in ogni malefizio si ravvisa un aumento di quantit politica in ragione dell' aumentato danno mediato quando le condizioni speciali della forma minorano la potenza della difesa privata.
(1) I l codice Bavaro del 1813 (art. 185) provvedeva culi specialili di rigore al caso della lesione operala senza fine di uccidere, mediante veleno; elevando la pena per la sola odiosit di questo mezzo fino a venti anni di casa di forza. Ugualtiienle il codice Priissiano (S. 197 ) eleva la pena per la somininislrazione di veleno ad un individuo senza inlenzione di uccidere fino a 10 anni di casa di forza; eslendeudula fiiio a 20 anni s e ne rt!sultb lesione grava. Una decisione della Corle suprema di Vienna del 21 agosto 1851 ha deiniio la formula generale modi insidiosi usata dal codice Auslriaco a qualificare la lesione, attribuendole il seguente vastissimo significato un a g i r e cosl celalo, e d i sovprcsa (la p a r l e delE' ilulore, che non si possa o p p o ~ ~ r una c! 7.esistcnza ctl pericolo clre minaccia.

IV.

Finalmente applicando il criterio della causa al titolo di lesione si trovano ulteriori variet; ed anzi talvolta 1' analogia con l' omicidio ci abbandona, al~ i ~ e nsotto il rapporto dell' ordine; quantunque il o sonimo principio per cui certe cause speciali aumentano la quantit politica del reato sia assolutainente comune a tutti i delitti di sangue.

E innanzi tutta convien nolare che la causa di salvare l' onore, nella quale trovammo tarita irnportanza diminuente la quantitA politica doI1' oinicidio, diBcilment@ ppad concepirsi nella lesione personale. Lworide 1' analogia. in questo punto di vista non put) trovare il suo correlativo nel tit,olo di lesione, e soltanto lo trova nella esposizione d' infante. La mwncanza assoluta di causa procede invece di pari passo per le ~ u o conseguenze ginridiche anche nella lesione la quale sia stata commessa per impeto di brutale malvagitd, o per libidine di sangue; e con proporzionale gravitA di ofletti si valuta da quei codici die 1' hanno presa a considerare nell' omicidio. Cos i1 codice Toscano che la strage consumata per impeto di brotale nalvagitd aveva adegualo ali' omicidio con premediterzione, adegua del pari (art. 327) alla lesione premeditata quella commessa per sifTatto abbominevole impulso. Lo stesso ripetesi dal codice Sardo (art. 540). Non pnb dirsi altrettanto nei terrnirii della cedetta trasversale, che s i trascurata da questi codici anche (1) in proposito della lesione. E soltanto si trova un' anklogia di qued 8& concetto nella ipotes speciale della lesione commfjS4.tsiWE i~eadettadi un atto di pubblico ufficio, O di cskiibasione,
(i> Bo
@ciraa ~a iprxhca '&@!la veudPilt~ tfae*etaalc i ~ ~ ~

cbe $li aatiuhi ne taooero maggior conto a d titolo d lcsicr T ne persuowle, oirriti terimenao, ahar aw nst t t t ~ l odl amlcfdta 1La ragto~eti! o& cro?wl spmsnlrrnot in questo, ube t' oatioi

dio punendosi allora indistintamente di morte, anclie s c i ~ ? aggravanti, l' aggravante drhlla vendetta triisversale, non a v r va certa iiuportanza. Laddove il ferimento non essendo ordinariaruente punito di nlorte vi crn intercsse rli notare la causa di vendetta trasverciilc; cos iiei Icgislatori, che coi loro siatuti e bandi volevano per. t:ile circ~siiiiiza punir di morte anclie il seniplice feriinenlo, couie ne$ intcrpetri e crin~inalisti, agli occhi dei quali per coleste sanzioni assumeva la circostauza stessa gravissimo peso nel ferirnento. Vedasi H a yn a l d o vol. 5 , pag. 227 D i n o deris. c r i n ~ . n. 49 l, Bo u f i n o ad bcinn, cap. 56, n. 2 ; et clppend. rrnic. rrd cap. 56, n. 2, S.

3.

1433.

Cosi il codice Sardo all'art. 544 considera come aggravante del krimento I' essere stato commesso per vendetta sopra testimoni (1) o periti che hanno deposto in giustizia e datovi il loro giudizio, e per motivo di tale testimonianza o perizia: cil aumenta in cotesto caso la pena nella sua durata. Evidentemente il criterio di cotesta niisura non procede da niente altro che dalla consiclerazione della cazcsa, la quale in certo modo porta il reato a ledere un diritto universale; quello ci08 che hanno tutti i cittadini al libero corso della giustizia: e poich ognuno pub essere ad ogni istante chiamato a farla da testimone in giudizio, cos il pericolo di offese eccitate da simile causa colpisce tutti indistintamente i cittadini per quanto cauti e prudenti ; ilal che deriva una maggiore cliffondibilith del danno mediato. Se non che i11 proposito di tale aggravante dovrebbe essere fatta una limitazione pcl caso in cui il feritori? legalmente giustificasse la falsiti clella testimonianza in odio clella quale feri. In cotesti termini

- 120 di fatto sparisce la maggiore 'difl'ondibilith llello allarme: ed repugnanle che una misura dettata per proteggere un atto doveroso di ogni cittadino si estenda a proteggere un atto iniquo ed ingiusto qual quello del falso testimone. Certamente anche colui che ferisce per vendetta di una falsa testimonianza commette un delitto, perchb il delitto commesso a suo danno non doveva punire di privata antorit8. Ma lo allarme per la preveduta ripetizione di tal ferimento a proprio danno non si pu onestamente affermare da alcuno: e ben lungi dal rav~ i s a r e simile ipotesi un aumento di quantit poin litica per la odiosith della causa, io vi riconoscerei la scusa del giusto dolore: e bench le leggi che sanzionano cotesta aggravante non distinguano caso da caso, la distinzione b cos razionale che 1' intergetre dovrebbe supplirla. Non t? in odio contro la giustizia, n al fine di osteggiarne i passi, il reato che s' ispira al pensiero o d' impedire o di reprimere CI di vendicare una ingiustizia.
(1) Si mossa acre censiira contro il codice Toscano percli non ha costiluito un'aggravante speciale del ferinienio nello essere arrecato contro un teslimone a causa della fatta dcposiziorie. facile criticare cl clie non si b studiato e non si conosce. 11 codice Toscano all' art. 327 eleva 1;) pena della lesione personale ii sello c a dodici anni di casa di forza qunntlo fu accompagnala da prenzediluzio~re; e obbedendo agli ultinii pronuncinti della scienza quel codice ritiene giustamente che lulte \e quoiificlie dcrlvanti da un certo stnto (1' niiimn dello gente o da una certa cauan Lzpeltente ali' aziorie travino la loro congrua vnliitazione sotto il criterio della procmeditazione. l3 tale concello a! giustissimo, e eorripreiitle

il caso della lesione operata a danno del te~timone in odio di un3 sua deposizione quando doveroso colpirla, e

non la coriiprende quando sarebbe iniquo colpirla. Infatti: o la lesione fu inferita deliberatamente per esercitare unil vendetta contro la fatta deposizione, ed allora la pena Toscana elevala con sufficiente proporzione: o si suppone invece che la fiitta deposizione sia stata sempliceriieote occasione di odio e rancore; clie da questo odio o rancore sia nalo poscia un alterco ed una rissa irnprovvisa nella quale siasi trasceso a ferire: ed allora ingiusto trattandosi di fatto d' impeto di trovare un:aggravante nella causa renzota eccitntrice del1' adio. I fatti d: impeto hanno un colore comune, che quello della irriflessiotie: si deve valutare il fatto secondo la sua oggettiviti giuridica subordinatamente alla costante attenuazione della proeresi tumultuaria ed improvvisa. L:) nostra giurisprudenza valuta la maggiore o minore ragionevolezza della causa dell' ira nella latitudine della pena relativameiite determinata. Ma non pu spingersi la conteniplezione del Icgislatore alla causa reniota del17odio (quando vi la presenza dell' ira istantanect) fino al punto di costituire un criterio rnisuratore costanle, ed un titolo di aggravi0 assoluto. Questa teorica universalrnenle professata da tutti i criminalisti della pi vecchia pratica; i quali tutti insegnarono nou potersi viilutare la causa pernota quando eravi una causa prossinau inonedintn e presente. Questa teorica non si B certamente diiiieoticata dal codice Sardo quando ali' art. 644 n. 3 ha voluto si punisca col carcere da uno a cinque anni il ferimerito ivi sc il realo d stato comniesso p e r vendrrtct sopru lestisoni o perili clae I~annodeposto i n giustizi, e p c ~ mulitli di tale leslin~onin)tsuo perizia. fi evideiile che questo arlicolo usando le parole uendcitcc e niotiui suppone la deliberazione; suppone cioh un nesso losico per cui il ferimeuto che si opcrn, si presenti alla nteote del feritore come una pena clie da lui si vuole infliggere alla fatta deposizione. Mzi q u ~ s t o concetlo cade evidentemente sotto le sanzioni del codice Toscaiio, iii quanto quel nesso

- -

losico costituisce prccisarnente la premeditazione: e i nostri Jlagistrati hanno sernpre saputo farne doverosa applicazione. Ma pretendere che quando oggi nata rissa fra due cittadini la misura della penalile dei ferimenti avvenuti si debba rintracciare nella causa per la quale o un mese, o un anno, o cinque anni innanzi era sorto il maluinore e la riitnisli fra coloro; pretendere che quando il @dice trovi che l'offensore ei.a divenuto nemico dell' offeso perch cinque anni addietro questi aveva fatto una deposizione contro di lui e che continuo gli aveva tenuto il broncio, si debba sempre applicare iin'aggravante della penalit, cosa inaudita ed esorbitante. Se tali condizioiii offrono nel caso concreto sufficiente criterio (li prerneditazione, lo aggravamento nasce da questa. Ma s e il feriniento sorse per ~ i z ~ o v tcrigione it/iprovvisn di rissa, c non avvi niotivo plausibile per tener conto della causa delI' odio. Xel niodo stesso clio noti si pu cosiituirc un' ;itt(*aiiiinte sanzionati) diilla legge nella i:atisn reniotm d ~ l l odio ' dove pure questa fosse giusta traiine quando si trasforiila in provocazione, cos non pu giudicarsi ad tmp(crin misiiran<lo la imputaziooe di un ferimento improvviso sul criterio delle lontane cause per le quali io aveva pigliato iri uggia I' oMi.co. In quanto ai ferituenti ed offese reali inferite ad un Afr~yrstrccto nell' escrciaio delle sue funzioni (qoalifica cot~ternplatii dall'art. 228 del codice Francese, che si commenta da BI a n c h e q~"[rit!lllc elridp prry. 170 n 201) il reato trasforrriandosi i i i dellilo snciie per la prevalente lesione della pubblica sitislizia non ? qiiesto il luogo (li trattarne, t

Relativamente alla causa dell' ordine altrui e della pattuita mercede che nell' omicidio fa sorgere il titolo di assassinio, non trovo che se ne sia tenuto conto speciale in proposito della lesione (2) da nioltc legislazioni coutemporanee. E in quanto al lucro co-

123

iuc filie che convei~tel' orniciilio in un tati*oci~aio, cotestn circostanza nella materia presente opera quel tlivcrso effetto clii: e conseguente alla dottrina ciella prel-ttlci~zntic il;^ classazione dei reati. Vale A : dirc! eiie non i In caosa di lucro quella che quali: fica la violcnza personale, ma i n ~ e c c lurto che il viene clrinlificato dalla violenza o lesione della persona: onde sorge il titolo di furto violento che troveremo (S. 21 18 a 5127) nei reati contro la pro~ ~ r i t l tQuesto nzodo di distribuzione del ?t010 (li k furto ~ioiento, co1iirincn:ente osservato dai crimiilalisti, 11011 porta g i i a clire che sempre sia prevalente la offesa aila proprieta sopra la offesa contro la persona. Sia siccoriie ci8 pu9 affermarsi tutte It: voltc ctic Ic, victlcnze o lesioni personali siano di poco rnoinento ( e questo 2! i1 caso pi~ordinario e i'requcntc) cosi ad evitare In incongruenza cli uiiu ripetizioize ili titolo in tltrc cliverse classi, b piaciuto a ragione agli scrittori di cose penali od ai legisltttori (li collocare il f'uitlo iol lento nella classe doi delitti coiltloo In pi'oprict anzich nella classe preseilte. E ci6 sc:il::a distingnci*e se le lesioni dle furono mezzo a1 i'urto (:r;1110 Iqggierc, o gravissiri~e; 1101 qiiul scroii~locaso la rigida applicazione della teorica della prevalenza avrebbs dovuto produrre 1' istcsso efi'etl o inetodico che produce nell' omicidio tl fine di 1cicrso:avrel~becioi': dovuto portare a deJinirc il titolo come lesione gioavissima,qualificata (tal fi~c.$13 una volta per sempre bisogna 2vvertire c . 1 1 ~ i1cl17oi.dinalriento delle materie deve aversi r8ig:~arclo alla generaliti dei casi anziche ai casi ccBcczionali, o meilo frequenti.

(1) 1 codice Spagiioio art. 10 n. 3 ha costiluilo un' a 1 gravatile generale per tutti i delilti IndisLlntamenle nello Wsero stati cornnicssi al seguito di doni, pogclnlenti O prfjftesse, Non i! questo il luogo di iiotare ~ l inconvenienti che i

terigono dietro al nieloclu praiicato dal codice Spagnuolo, Yortoghese, ed Aiist~iaco,di descrivece le all~ouantic le a$Qravanti, non por ciascuna cliisse speciiile di delillo ma con una formula generale che li1 identica circostanza di fatto dichiara aggravante o niinoranle. ugualniente in malefizi di diversa iratura, e nei quali la circostanza designata pub spesso giuocare i11 iin modo del lutlo opposto. Lo svolglmento di qilesto concctlo mi condurrsbbe troppo per lungo, e qui basti notare clie in tutti i delilti d i sangue I' aggravante desunta dal prezzolamenlo della mano violenta B benissimo intesa.

IVcpzce l e s i o n e p e r s o n a l e .
Criterii misuratori della' sua quuntit riatural~.

La indagine sulla quantitu naturale nel tilolo di lesione, che ora ne conduce a eorisiderare qiest.o reato sotto il punto di vista dell' efetto, di pi ariipia portata che in ogni altro titolo per la immcnsa diversit8 che pu esistere nei risultamenti dell' offesa po~sonak. lesione ed il furto sono i due maLa leflzi che offrono maggiori variet8 sotto questo rapporto; ma la lesione ne offrs anche pii1 del furto, perchb alla variabilit delta intensith aggiunge ancora la variabilita di durata, NB pri esservi scuola o legislazione, la quale nel presento titolo non attribuisca valore grandissimo alle differenziali del-

--

125

1' effetto; laddove nel reato di furto vi & divergenza sotto questo punto di vista, come a suo luogo ( 5. 2046 ) vedremo.

Le antiche scuole e legislazioni procedettero nel1' esame di questo criterio con la fondamentale & stinzione di ferite letali, pericolose, ed inclifleg-enti ; la qual distinzione procedeva dalla relazione intercedente tra la offesa, e la conservazione della vita del leso; attribuendo all' offesa diverso carattere giuridico secondocli la morte del ferito era coliseguerizn celatadella lesione ; oppure era soltanto consegtienza tev~ibile( percli quantunque la offesa minacciasse la vita, lasciava speranza che l'arte o la natura vi apportassero riparo) oppure nola era per modo alcuno da 21~evede9*si. Quindi distinguevano le ferite Z~tali in letali nssoi~tairaente, (1) indiridzsalmente, e uccide7~kali~aente; applicare alle ultime per due trmt! i.titolo di lerimento susueguito da morte, l come avvertimmo ai S. 1093 e il09, o il titolo di omicidio modificato o no nella quantiti% della sua imputazione. Le ferite pericolose consideravano come gravi per la sola circostanza del pericolo di VEta; concetto che fu conservato dal codice Sardo agli articoli 538 e 544. Le ilndiffeelaentipoi (vale a dire qneI1e che non avevano inai fatto tcmsre della vita dell' offeso ) suddividevano in Zeggiwe, e gravi, ora desumendo il criteri^ di graviti dalla intensitci dei resultameuti, ora desurnendolo dalla durata della malattia, Altre giurisprudenze che del pericolo di vita non tenevano calcola per aumentare la pena

- 128

tor;toch&il niedesimo era svanito, ne facevano conto al fine di rilevarne la necessit della imniediata mi'cerazione preventiva.
(1) File v i o decisirines prrrs 8 der. 110 , 5 t I - uv i 1, re401ic6iunes prtg. 255 P u t t rn a ri n elenictrtct 3. 287 e l seqq. Re~pi)ribu Twbrnyenaiu ~ o l 4 , c o m . 81, IL. 46. .

In proposito della gavitn delle lesioni sorge dilnque un preliminare problema, sril qtiale si sono divise le opiniani dei legislatori, pzr cui venne a tr'ocnrsi riria divergenza sostanzialissinia fra i coilici penali dci diversi pacsi, Luondc prima di scendere a descrivere le particolari caratteristiche di graaitib che vogliono essere valutate corxie iricrcmcnto della quaatita saturale nel reato di lesioue, t'a mestieri prestabilire sotto un punto di vista pii[ genorale il criterio fondamentale da eleggersi, IJa gr:ivith di urla lesione dovra essa desumersi dal prognostica, dallri evento, oppure conginntauiente da anzbed~ie questi crite~ii? Ecco il problema preliminare. Seguirti il criterio del prognostico vuol dirc iiet,erminnre la gravita di una lesione sul dato (li quei fenorntlni transeunti che fanno apprendere iti urla ferita Itt concornitanza piii o meno probabile del ge~icokodi vita; e trascarando cib che poscia venne a vorillcarsi di danno reale ali' offeso, misurare la impritnzione e la pena secondo il giudizio di previeion~ messo dal chirurgo curaute. Seguire il criterio deli' evento significa niente occuparsi delle divinaioni modiche, dei fenomeni transeunti che fecero dap-

lirima temere per la vita dell' offeso; e prendere per unica base della penalit il risultamento positivo al quale la offesa condusse dopo aver cornpiato tra le forze della natura, e le fcrze dell' arte, la sua ultima fase. Seguire un sistema gnisto significa tener conto come criterio cli gravita. per un lato delle mediche previsioni, e per i' altro Iato dei resultamenti effettivi.

S. .l 4.37.
I1 primo metodo prevalse in molti statuti r~cnali delle antiche citti d'Italia, e fu quasi universalmente accettato nelle provincie romane. Ivi ad imitazione: dello statuto di Bologna del 1454, gli statuti dellt: varie citt, e i bandi e leggi pontificie fino agli ultimi tempi, considerarono come criterio prevalente di graviti nelle ferite il concorso del pericolo di vita: e vennero anzi a graduare la pena secondochb i medici avessero dichiarato co,ncorrere qualche Tericolo, o semg-)licepericolo, o ginuve pericolo. Al contrario il codice Francese del 1810 e il codice Toscano del 1853 abbandonarono affatto, per ci che ~ i g u a r d ala penalit del ferimento, ogni deferenza dalla prognosi medica, e definirono i criterii di gravit sul solo elemento del resultato positivo, o trnnseunte o permanente, di certi danni all' offeso. I1 rriedio sistema, o yiattosto il sistema duplice di tener conto cos della prognosi come dell' evento, per farne dei criterii bastevoli ciascuno di per s& ad aggravare il reato di ferimento, era& gi8 adottato da .crarii sfatati italiani, e piacque al legislatore toscano dcl 1786, e fu riprodotto nel codice Parmense del 18-20, e nel hIodenese del 1855.

Non 6 oggimai controverso fra i eriminalisti il difetb dal primo sistema, Affidare esclusivamente la misura della penalitii ad un calcolo congetturale, e trascurare invece le verith reali dimostrate dall' esito, vale altrettanto che prediligere la probabilit alla certezza, in mia materia dove sarebbe desiderabila che alla sola certezza si desse valore giuridico. Ma esiste pori, tuttavia divsrgenza nelle opinioni dei eriminalisti contemporanei in quanto alla preferenza da darsi fra i1 secondo ed il terzo sistema. Si va d' accorvdo sulla inconvenienza di trascurare quei criterii di gravit che sono palesati dall' esito; ma si pretende di trovare inconveniente eziandio trascurare il criterio desnnto dalla prognosi. La dichiarazione dei periti medici del concorso di poric~lo di vita, altro ( s i dice) non 6 che la tradoziono di una formula compleusa di una serie d i feuomeni che danno al medico ragione scientifica di affermare eotesto pericolo. Ora siffatti fenomeni materiali sono pure un riszlltamento di fatto che la -lesione ha prodotto. Aumentando la pena per tali fenomeni non si pone a carico del giudicabile il modo di vedere del medico, ma un effetto xnateriale di cui la mano colpevole f'u cagiolie. In tal guiSa si cenmrano quei moderni codici che cancellarono i1 pericolo di vita dagli elementi di gravit nella lesione.

Lo mncrideraeioni perako che vennero persriadenEfo molti fra i modsrai legidatori ad attenersi al .

solo criterio dell' esito sembrano a noi d' incontrastabile solidit. Esse procedono da due diversi punti di vista : 1' uno strettamente giuridico ;1' altro prudenziale e di convenienza. Sotto il punto di vista giuridico lo avere. il ferito presentato dei segni di pericolo di vita, o lo avere i medici giuclicato concorrere cotesto pericolo, quando il' altronde I' infermo risanb, e mostrb per tal guisa la fallacia di tali segni e di quel giudizio, non pu dirsi che presenti un danno meritevole di seria considerazione :questo si stringerebbe tutto nel passeggero spavento che pot avere l'infermo e la sua famiglia. Laonde siffatto nocumento passeggero non di tal peso clie autorizzi a porre in non cale le ragioni di convenienza le quali consigliarono lo abbandono di siffatto criterio. E tali ragioni di prudenza sono sensibili. Attaccando una penalith esagerata alla dichiarazione di pericolo di vita, evidente che la sorte del gitidicabile B in balia del perito medico; balia tanto pii1 paurosa in quanto gli elementi di fatto sui quali il perito si credette autorizzato ad affermare la presenza clel pericolo, furono fenomeni transeunti, che si svolsero nel segreto della camera dell' infermo; n& al giorno della difesa riesciri facile all' accusato di sottoporli a sindacato imparziale. Io non dir6 che il riledico curante al servigio deHa famiglia dell\~Steso che lo paga e che anela la vendetta, possa prcstarsi ad una rrializiosa esagerazione. Dir solo che egli b autocrate in ci8 che afferma, e in ci che giridica; e che pii1 specialinente nelle campagne, dove troppo spesso si trovano medici ignorantissimi, pu6 tiicilrnente subire l' influsso di fallaci timori; e cosi il giudicabile pagare la pena delle allucinazioni di [in VOT,.Il. 9

- 130 medico (2). Se veramente la circostanza del pericolo di vita presentasse un calcolabile detrimento, ed una importanza politica da non potersi trascurare, bisognerebbe allora chinare la fronte. Ma poichii simile valore non vi 8; e d' altronde il pericolo di vita ( se realmente esistette ) avr8 il pi delle volte ,il seguito di risultamenti morbosi che potranno dare al giridice altro criterio solido e certo di gravita; io penso clie siasi fatto bene a cancellare cotesta circostanza, la quale investiva il medico di un arbitrio che non sarebbe tollerabile neppure nel magistrato.
(1) Sull;i inccrlczza della prognosi medica intorno allii gravit delle ferito vedasi G a n d o l f i dollriian unalilicn delle lesioni violenie cap. 2, S. 3. lotorno a c~uesto prrqevole libro scrisse gi allo egregio autore il noslro G i u ~ c p 1)e P u c c i o n i una letttera clie io potei vedere nel siio autografo. Da qualla mi piacque estrarre le parole che qui riporlo l e s l u a l ~ @ n l ee con le quali lo accorto hlagistralo in niezzo agli elogi meritalissimi che dirige al G a n d o l f i prolesia coolro la tendenza dei medici legali a volersi fare dominatori dei giudizi cisiminali. Ecco le parole del P u cc io n i io nola so p u r come dissentire dallo uecordnre

~ ~ ~ opeso nellu bilancia della gitrslizin o1 pnrere drlllo 1' rron~oclrll'?*le,senza peraltro a lui concede^-c lu ,qualitc9 di giudice (le1 fatto. I l volo dei periti volo consultiuo; se diuersninente fosse noi fiirelnrrio del Jfugisirnlo
fino

r'slinrmictato snaleriule della opinione ciltrui, dal clie nasccvebbe l ' a s m r d o d i p r i v ~ 9 ~ ld i quella liberla e d i o quella indipen$csa;aa, scnau delle quali i l g9.uoe e nobile @ci0 8uo non saprebbe immaginarsi.

Io penso pertanto esser cosa prudente che si tenga conto del pericolo di vita per provvedere senza dimora al fermo del presunto autore della ferita : poichk egli, sopraggiungendo da un istante all' altro la morte deli' offeso, puO avere troppa ragione di fuggire. Ma stimo rischievole lo attribuire ad un pericolo di vita clie al momento del giudizici h ormai dileguato, e che senza lasciar traccia di sF: uedesirno vuol farsi certo sul giudizio di un solo uomo, l'abilita di portare un notevole aumento d' iiilputazione. Per lo meno dove corlesta disposizione esista nella legge occorre ai magistrati grandissirila prudenza nello applicarla: e debbono aver sempre presente die proiiuuciatio riposando la loro coscienza sull' affermazione per lo pii1 di un solo uomo che viene a narrar loro cib che a lui sembr e cib che congetturb; mentre cotesto giudizio, e cc)testc conpettiire alle quali occorse poscia la solenne smentita del risultato, potettero essere figlie di una niera esagerazio~e, derivata o da individuale meticolosit, o dall' abitudine (che di alcuni medici fa non di rado governo) di ingigantire i rnorbi per procacciarsi pi larga gloria nella cura. Siamo in iermini di giudizio d' arte, e di giudizio che noil prib dall' accusato combattersi con testimoni e periti, perclib il pericolo afferinato passb. Bisogna dunque librare con prudente consiglio la contraclizione avvenuta tra il fatto positivo della vita serbata incolunie, t:d i pronostici del medico (1). Est res alent! plena.

(1) Nell' antica pratica e sotto il sistema delle prove legali si era estesa anche alle materie criminali la regola itidotta nelle malerie civili dalla leg. 1 ff. de inspiciendo uentre; che cio i giudici fossero assolutamente obbligati a deferire dal giudizio dei periti nell' arte in tutto ci che al1' arte avea relazione ; B o e h m e r o consulb. decisiv. tom. 2 , reap. 1171, fh. 7 , 11 N o v e l l o ad defensntlz; in trnct. magli. p a r s 12, pcig. 229, n. 12 Pa r i n a cci O consil. 171, n. 7 M a s c a r d o de probal. concl. 1057, R. 1 et seqq. h l e n o c h i o cons.351,n. 34. Ogyigiorno per ha prevalso nella giurisprudenza 1' opposto principio. Cos la Corle Suprema di Vienna con giudicato del 25 agoslo 1851 ( H e r b s t g. 152, n. 1 ) decise come. regola generale essere i giudici in proposito della graviih di una lesione perfettamente liberi di dissentire dalla opinione emessa dai periti, quando in loro coscienza credano errata siffalta opinione. E la Corte di Cassazione di Firenze col giudicato del 16 gennaio 1844, relatore S a n m i n i ;i t e I 1 i fA?tnali VI, 1 , 2 2 ) decise che nessuna legge imponendo ai giudici la deferenza dalla opinione dei periti, sia in piena loro liber18 lo emellere un giudizio del tutto contrario. Sempre perb deve ricordarsi In regola che in caso di conflitlo fra i diversi periti dove rimanga un dubbio sulla natura pi o meno grave della lesione deve preferirsi la opinione pii1 mite : L e y s e r meditat. a d Pand. spec. 598, nled. 21 et seq. W e r n h e r lom. 3, pnvs 3, obserutll. 15.

NODdeve poi su questo argomento dimeilticarsi ci8 che troppo spesso nella mia pratica vidi trascurato da medici ignoranti: voglio dire la differenza tra il pericolo di vita presente ed il pericolo di vita che pacd soprawenire. Non vi B ferita per lieve che sia alla quale non possa o per cancrena o per te-

tano in certe speciali condizioni dell'offeso, sopraggiungere la potenza di uccidere: un colpo ammenato nel capo pu sviluppare anche dopo lungo iritervallo la commozione od altri fenomeni cerebrali atti a spengere la vita se non vi B posto pronto riparo : una ferita nel petto per quanto prestaniente sanata pu per ispeciali condizioni condurre lentainente alla tise: da certi medici nei loro referti io vidi emettere la didiiarazione di pericolo di vita soltanto perchb questo potea sopraggiungere, e vidi certi giudici precipitosamente accettarlo. E vero clie il pericolo di vita non in sb stesso che una previsione: ma vi B grande differenza tra la previsione iileramente appresa da dettati astratti e scientifici, e la previsione calcolata sopra dati di fatto presenti e reali, Quando la legge a qualunque fine di rigore valuta il pericolo di vita, non cerca cotesta condizione nei libri della scienza medica e nei calcoli dei futuri contingenti : vuole una realt presente per la cluale attualmente abbia a dirsi, qtlest' ecomo in jwln2colo: e quando lo stato presente dell' ammalato non offre sintomi che minaccino la vita potr bene; temersi pei dettati dell' arte salutare che i sintomi ( e cosi il pericolo ) sieno per sopraggiungere; ma non potr affermarsi per certo che il pericolo di vita abbia giammai esistito nei suoi momenti reali di fatto. Vi sar un pe~icolo di pericolo; un pericolo appreso: ma non quella condizione maierialt. e prese~ateche valga ad eccitare o i timori, o le sanzioni della punitiva giustizia. Questa distinzione tra pericolo meramerite opinnlo o pjac.c.isto,e pericolo attuale; e la consecutiva regola clie in faccia alla legge del 1786 non bastasse

potarsi prcveders che da un &tmte aI1' altro fossero per sopsaggiangere timori pw L vita del leso, ma bisogntisso flerru&re cbe a un dato momento era d &esso in tali condiioni da giudicarsi ma1 sicura la vita sua; si era costantemente accoltzr dalla pratica giarisprudenzn toscana (1).
(2) Vedasi C e r r e t e l l i nel suo rcpertojqio alla parola fcrimenta, ai nn, 5 , 67, e 68.

Lasciato casi da banda naia ricerca della qua~ttitci rtuturale della lesione il criterio desnnto dalla prognosi, per attenerci al solo criterio de~untodai resuitati effettivi, deve adeaso analizzarsi su cotestu linea la divisione delle lesioni in gravi, i, eleggiere. Met qui d i nwva ci aorge iarianni una divergenza negli acritkri a adle lqidagioni. Amegnactib cjui parcs possa diversstmente eientirai e diversamente esprimersi il conmtlo della proporzione emergente nella misura della quantit dalla dieerente importanza degli eAFetti prodotti dalla lesione. Alcuni legialatori non sonosi angustiati nella cerchia di una diviaione tasgativa, ma eilumerando di caso in caso i diversi momenti di gravita, hanno a ciascuno dei medesimi ad&tato il precetto rappresentante una diverm ~~111tiSb pvlitica del reato correspettivamente teala ai218A- ma qnantith naturale, ossia alle l variazioni del Barino immsdiato (i), Que~to metodo b ~eramsntequalio che gib ri~pondcirda contemE pbzione den~fica tali vari&, pichb mentre da di un lato I& scienza eslge &t3 in yropomicine del mag-

gior danno immediato si accresca la irnpritazione del malefizio, male tollera sotto il punto di vish astratto una delimitazione dipendente da certi numeri, i quali (ripeto ci6 che ad altra occasione osservai) non hanno valore .in faccia alla scienza. Mi spiego. La scienza detta il principio che pi duri, la malattia dell' offeso pi debba giudicarsi. grave il reato: pi se quaranta giorni che se venticinque; pil se ottanta che se quaranta: ci 15 incontrastabile. La designazione pertanto di un' ora fatale, e del tocco di una campana che trovando 1 offeso gia' cente tuttora in letto costringa il feritore piuttosto alla casa di forza che al carcere, e lo invii piuttosto alle corti di assise che ai tribunali correzhnali, non pu essere rin pronunciato della scienza. E viceversa non pu essere dettato della medesima ctie si adegui nella imputazione la ferita causativa di 31 giorni di malattia alla ferita carisativa tli 70.
(1) Tale fu la costun1:irizii delle pi antiche legislaziorii. Non vi B forse legislazione che abbia cos misurato quasi direi col compasso matematico la .lesione corporale per proporzionare la pena alla localil, estensione, e profondit delli: ferita, quanto il Fuero Rcal di Spagna : vedi V a l d e s o u png. 8. Cos la legge Salica lit. 19 ( e in generale le legsi barbariche) distinse la pena secondo la localit delle ferite, secondo il numero degli ossi rotii, ed altre enurnerazioni singolarissime. In quanto alle legislaziorii orientali vedasi T h o n i s s e n eizrdcs s u r l' lristoire du droit crimine1 des pmiples unciens, rippcndicc A , chap. 5, $. 5, pag. 199.

Ma la scienza penale non destinata a vivere nel regno delle astratte speculazioni. Essa deve adat-

- t38 tare i suoi precetti ai bisogni pratici della giustizia ; e questi alla loro volta imperiosamente esigono che. siano stabilite delle. delimitazioni positive tra contingenza e contiapenza di malefizio, pel doppio fine che i cittadini conmcano la norma della loro condotta, e che le condanne contro di loro proferite rispondano ad un testo preciso di legge che siasi dal fatto lom violato. Ci port naturalmente i piu accurati legislatori a stabilire delle classi diversificate con caratteri pronunciati ed invariaiiili; e la scienza non pnb altro che lodare cotesto metodo in faccia ai bisogni pratici del diritto. A questo punto pertanto 1' esposilore della dottrina teorica bisogna che faccja ossoquio ad un effato legislativo. Non pu8 dettarsi come verith scientifica che debba essere grave la lesione che impedisce per trenta giorni piuttosto che per venticinque; 118 che debba esser gravissima quella che offese un membro del corpo umano piuttosto che quella che oEese altro Inerribro. Ron volendo pertanto sulla cattedra limitarsi a dettare un precetto generale senza applicazione concreta; o a procedere per via di mere osernplificazioi~iche non approdano a costruire un sistema, dunque necessita scegliere an tipo fra le legislazioni viventi per adattare a quello lo insegnamento ddle wpplicazioni che incontra la somma regola d e b pcrporzionalitA desunta dalla forza fisica oggettiva ilelle ieaioni personali,

E qui nuovamente ci troviamo incontro ad un:\ clivergonza che pu renderci esitanti nella determi-

- 137 nazione delle classi delle lesioni sotto il rapporto della quantita naturale, Perch trascurato pure l'esempio di quei legislatori che non vennero a cieterrninazione di classi, troviamo discordi anche qnelli ctie si attennero al metoclo opposto. hlctlxli infatti preferirono la divisione in due classi, distitignendo Ie ferito in gmui e leggiere. Altri invece preferirono la t;riplice partiziolie, distinguendo le Jcsioni in leggiere, gravi, e gr-nvissime. E cosi fu fallo dal codice Toscario del 1853: il quale anzi a vero dire potrebbe sostenersi aver costituito urla divisione qrraclruplice, poich dalla classe delle ferite leggiere staccando quelle clie produssero malattia inferiore ilgli otto giorni, e sottoponendo coteste a delle prescrizioni speciali sia sotto il rapporto della penalita possibile, sin sotto il rapporto della esperil)ilita dell' azione, potrebbo affermarsi aver costituito una quarta classe di lesioni che sarel~bero denorninabili 1eggicrissZ.lne. Ma trascuraildo cib, e preferendo il metodo clella triplica divisione (1) noi aiiclr-ernonpplicando il principio della proporzionallti~d' irnputiizione alla quailtiti\ naturale della lesione, svolgendolo snll' csemplrire del codice penale Toscano, cori i debiti ricliiami (quatido la occasioilo lo richiecla) alle relative vedute del codice Sardo. Diciamo dunqrie che le lesioni si dividono in Ze$gierc, p1nz;i e g?lnrissi+?ae; passiamo a definire i caratteri di ciae scuna d i tali classi. Ma poichb la lcgi/c1+e,~sa non pub dofft~ii*si clie con una formula ~acgativa, non tlcscriven~losiil scmplice che curi la negazione del coml>osto, k eviclcnto elio snranno leggicrc tutte quelle lesiorii nelle quali non si riscontri alcuno dei raritcrii di gravith. Enumcriarno dunque tali criterii.

S. 411, 152, 156. i

(2) La divisione triplice O adottata dnl codice Auxiriacil criberii obe danno origine alla ~;ravils sono nel medesimo analoghi a qudli dei nostri codici e u9ualmenle il critersio che eleva al sommo grado la gravil la perpetuit8 di cerli danneggiamenti della persona. Parimente il codice Bavaro del 1813 segue la triplice divisione (art. 179, 180, 181 ) e procede col criterio di certi resulloli nel p:tssaggio dclla lesiouc leggiera alla grave, e col crilcrio d ~ l l ~ i perpetui\& nel passaggio dalla grave alla gravissirria. Pi miniitiosa e niolteplicc la classazione tetiuia dal codice di 1:riburgo j S. 186, e seg.) e quella adottata (S. 225 a 4-8 1 dal codice di Badsn; il quale ha tenulo conto anche nella lesione ( S . 229) della qualifica desunta dagli alli di barbarie, clie descrive cori la formula tormenti corporei, o n a u r t o ~ ~ i i . o bictr~ttaiiienti lungamente continuati. It progetto di codice I'ortoghese segui (art. 190) la divisione delle lesioni i D Lrc ordiiii sotto il rapporto della loro quantiti naturale; qriantunque sia da osservarsi clie la formula finzioni otl i ~ r g c l ~ i iiieno inaportunfi, usala in codesto progetto, I;isci q\ialchti cosa di vago ed indefinito. In proposito della lesione l tio ~ . , rlera questo codice hii tenuto conto dal]? animo di ingiuriare p ~ i ' denaturiire il tiloio di lesione aonverLendolo (urt, 20%) nrl titolo d'ingiwiica. La divisione duplice Pii prescelta dal codice Francese del 1810 sovei'oliiamente amoroso della sernplicitii delle formule. Ma anche in Franoia la riforma che nel 1885 fu portala sull' art. 309, mentre ridusse la pena delle lesioni g ~ o dalla reclusione 81 carcsre da duo a cinque anni, coi siitu1 uiia terw classe di lesioni che pu dirsi dclle gravissime: e quesfa classe, alla quale riservo la pena della reclnsione, determinb aei caei nei quali In ferita avesse prodotto mutida~iofie, aWpdaaione, o p~.iuoaionedell' U80 d i un membro, cecitu, perdita d i un occhio, o altre infermil permanenti. La diyl8ia~etriplice b duaque preferibilc non solo percb! si allonla.lia meno dai supremo dettato della scienza che vorrebbe una gradazioae progressiva aonaa tasuazfoae di classi, ma ~ e ~ h b ad essere plQ wmunemante accettata dalla

- 130 dottriun pralica, Iia la sanziolie della esperienza; scorgendosi clie quelle nazioni che 1' avevano abbaiidonara per seguire la duplice, hanno dovuto per dura prova farvi riiortio. Kon cos del]' aggraviinte desunlu dosii a l t i di Irurhuric. della qnale circostnnza sono veramente pochicsirrii i codici cli~! abbiano tenuto conlo coiue aggravante nelle firilc. E di ci In ragione iiiiuitiva. Neil' omicidio si possono rii:i~iiiulenre drlimitare due distirrte procresi, e due distinte obiellivil5 idoulr)gic.1~. colpevole, come riiostrnriimo dai $ 1212 al $. 1248: nel cio Id intenzione di fitr perire la vittima psr disfi~i'scnc; ed iraoltre 1;i interiziorie pii1 feroce di fitrln xof)'rirc priiriii che rnuojn. ala nel Eerinicnio ctie devo prcsiirnersi scotiip:ignalo dalla intenzione di far perire (allrimenli degenererebbe iu oiicirlio tanlaloj non b possibile immaginare altro fine lraane ztppunto qriello esdusivo di far solrrire al Iierriico palinienti e dolori; consistendo in quesro lo sfojio della verideUi1 che rion agogaa la rnorle. Questa 6 la ragione del silenzio osservato in proposilo della barbarie nel ferimento itiicfic., da qtiei codici che le contemplai*ono nel[' ornicidic). A qiiesio perb non trovo dalo nella prulica e nelle soilole un tiogne epecictle, e volendoglield dare io lo chiamerei omicidio filino, essendo notorio che fra tulti gli animali carnivori la pi feroce e barbara la raasn febinu, non contentandosi questi aniinilli di uccidere la preda per farsene pasto, inti Lriistullandosi con trucc diletto a farla soffrire e prolungarne I' agonia prima di divorarla. Questo nome perlan1.o d a r ~ b b e fotografili del concetto coslilzttivo di tale quelifice. la Lu questione s e i maggiori dolori sofferti dal ferito dovessero calcolarsi come crilerio di gravil si tratlb da P u f f e n(1 o rf obscrunlionzbnk vol. 4 , obseru. 51, pay. 91,

Pltruo cnl!rmIo DI GRAVITA Zcttiu o itacapacitb al lavoro

- Deve ammetterei

- Durata della ma-

- 140 in genere che la quantit politica (e cosi la impritazione) dalla lesione aumenti in ragione Ciella sua crescente quantitj, natrirale quanto pii1 dur 1' effetto dannoso. Ma la scionza non puci dettare il ter7112ne preciso dal quale si costituisca questo criterio [li gravitb, perchl: una dottrina puramente razionale non pu conoscere necnaei*i. Colo priO dirsi che un rerto prolungawento Q inrlispsnsabile, lasciando poi al prudente consiglio del legislatore la determinazione positiva dell' ora, Alcuni portarono il criterio della graviti per ragione della duvatd ai quaranta giorni; il codice Francese lo strinse ai venti giarni ( l ) ; il codice Toscano (art. 326, f. I1 Iet. d ) a trenta giorni; e a trenta giorni pure il codice Sardo.
i I ) Il codice penale Francesr dei 1810, che C;] r rii 1 I. ii i\ 11 i , aveva chiamato dono snguinoso fu110 crli' Iluiia dn ti?ru transalpina conpui&la, era esorbitante di rigore contro i f'ertiori non solo pei lirmiki aogiisiissimi della duruta, riia pi alicora por la pena infamatile ( dieci anni di reclusione, nccornpagnata da gogna) coi] la quale oolpiva ogni ferimeno grave. La giurisprudenza fece il possibile per diradare I' applicaziona dal vecchio art. 309 (vedasi E l n n C h e q i m t ~ i 8 r ~ i c cludc n. 572) finclik la riforrnn del 1865 come ho ricordato allo noto del S. 1444 non ebbe alquanto modificiiio qtielle brutluru. BIalprado peraltro le iriolle rihrme del 1832 e del 1863 il codice Pratiicese tuttavia si riccnte della ferrea sua origine, e qliesta veritti si pronuncia in eloqileiilissinio modo anctie

dalla 6tessa popolazione di Franoia. Quando leggiorno che nel 1868 dal GfuratL di Francia le atlenuanti sono siate concesse nellei proporziorse di 79 sopra cento condanne, dobbiamo bene ravvisare in cib In pi eloquente dia~ostrazione che 1 penalil minacciale in quel rwme non riapond~fia ~ l l a 0 pubblica opinione.

-4 qriesto proposito non pu sfuggire la differenza clie intercede iixa la locuzione del codice Francese, e c~uelladel codice Toscano. Nel coilice Francese ed in altri s usa la formula se ne ?*z'sultu rrx:i IIALBTTIA? O INCAPXCIT DI LAVORO. I1 codice Toscano usa invece la formula se IMPEDISCE alI'offeso di valersi ec. Questa diversit di locuzione non b senza significanza pratica perchk la parola liialattia lascia qualche cosa di vago ed indetermiziato; e pu porgere occasione di dubitare che debba diciliararsi grave la lesione, quantunque al giorno fatale 1' offeso sia nella pienezza delle sue facolt iisiclie e mentali, solo perchb la ferita non trovisi iiel tutto cicatrizzata. Noi vediamo un numero grande di persone che liberarncnte accurliscono alle pi ardue fatiche di qualsiasi genere sebbene abbiano in yualche parte del loro corpo delle piaghe permanenti, procurate spesso artificialmente come cura di vizi inorbosi. Quando un simile effetto fosse risultato da una lesione violenta potrebbe sostenersi che perdura la malattia, quantunque 1' offeso non abbia nessunissimo impedimento al lavoro. Al contrario potr& una ferita essere perfettamente cicatrizzata entro il giorno critico, rria lasciare qualche intorpidimento alla parte, qualche sensazione dolorosa; otl altra suscottivit per cui vengano impediti all' ntfeso certi lavori. I1 codice Francese sembrerebbe colpire arnbo i casi ; poichb usando la formula alternativa si appaga della ru~alatticl,senza incapacit di lavoro, come della incapacitu di lavoro senza

malattia, La formula toscana al contrario non tenendo conto che doll' impedirnerito fa sorgere la gravit dove trova l'impedimento senza malattia, e la esclude clove trovisi la malattia senza impedimento (1).
(1) Singolare ed jnteressanie In questione ctie tratti\ H l a n c h e qualridme etude n. 574 pcl caso speciale clie liti ferito con frattura di ossa per la quale era certa la proanosi di una malattici ed inoapacith superiore al termine fatale, sia per urla accidentalii venuto a morte prima di questo terniine. t e condizioni niatrlali richieste ulla qualifica dall;i lcllern della leggo essendo cosiituile dal fallo posilivo della d u n t a dello malatlia o della incapacil, si dubitl che una merii previsione non equivalesse n quel fallo, e ne siipplisse il dil'elio. La corte df Cassazioot! Francese coli decreto del 18 i~i:irzo 1854 si pronurizib in termini per il r\;el\o della qualifica, pcrchb una provicioae scientifica non pub inai cqiiivaicre ad una condizione di fatto riebiesio dalla legge: ed a mio giudizio essa ha detto beoisslrno. lo pure sostenni nello. aaus:t Saini avanti alla corte Regia di Iducca nel 1849 che alla prov;i della consequo?nzialilh e8olliva della morte non r;upplivano i pi nssoluti giudizi dei perili svlln itievitabile letaliti della ferite, quando i l fittlo ~iosltivomancava di giustificaz~oncper le noti esegiiila aulopsia.

S. I i l i .
La formula del? impedimento o bzcapacilu (12 Inooro fa aaec~reuna ulteriore questione. Cercasi ciob so la irrca;oacitd (o dicasi 1' impedimento) debba esser assolufo, o reiativo: cercasi in altri terrilini se questa incapacit8 debba giudicarsi secondo le condizioni ordinarie dell'uomo, od anche secondo Io spa-

- 113 ciali abitudini ed ufficii de11' offeso. Per esempio, & stata ferita una donna nell'indice della mano destra; la ferita leggerissima si O presto rimarginata : tna ha lasciato un intorpidimento nel dito. Chiedesi al perito medica se protraendosi oltre un mese la durata di quel leggero intorpidimento porti 46 alla donna oifesa una inabilit a valersi delle sue forza fjsiclie come a2J~imsnti avebhc potulo. I1 cliiimida alla donna qual' e il suo mestiere: se una contadina rispondc cho puO benissimo rnalgratlo quell' incomodo valersi della mano come a1trirnent.i avrebbe potuto; mietere, far bucati, lavorare i campi, e simili, Ma la donna offesa risyionde che era una ricamalrice, e il medico dichiara in vista di ci0 clie la lesione B grave perclib quella donna per due mesi potr& benissimo lavar panni, etirare, ed accudire ad ogni altra bisogna, ma non potra ricamare (1). Tcnuta farma la dottrina che la iiicapacitii anche puramente 1l*c2ativn ed ncci&nbale basti a costituire la gravith, bisogna venire a cadeste conseguenze; le ipnli, allorchb in special modo In destinazione data a11' organo dall' individuo offcso sia veramente ul?*ao?*dinaria a1 feritore non fosse conoscip4tn, ecl se!nlirmo un poco forti. Ma ammesso il principio della responsabilitu di tutte le conseguenze natur+aIinentederivate dal delitto, la logica rigorosa conduce a yuesto; perchb anche nel resultato speciuItl si h& una effettivit8 di n~apgiordanno iminodinto.
Il) [o ebbi Il caso di un conladino che da uri colpo ricrvuto nella testa, risanb sollccilamenter ma dedusse clio egli era solifo portare i ciiriclii in capo, e non sulle spnllr. f l medico ~ p i ~ ci ii ~ Q V C S S Pcolui iihtetier~ip ~ un mece dai po~t:ii. l ~ ~ r

- 144 carichi in capo, dandogli perb ililmibata balia a qualunque pi grave fatica. In questi precisi termini di fatto la lesione fu dichiarata grave perchk aveva impedito all' offeso di valersi del suo capo conae altrimenti a v ~ e b b epotuto; cio non secondo la naturale sua destinazione, ma ponendolo alle veci degli omeri. Nessun dubbio quanto alle riparazioni civili: ma agli effetti penali m sembra che portare a carico dell' offensore (con eiretto gravissimo di aumento nel castigo) certe abitudini particolari e non comuni, e subordinare il criterio della gravita alla regola generale ed assolula della influenza di qualsiasi bench8 sbraordirtaria abitudine dell: offeso, sia uno spingere tropp' oltre le cose. Mi spiego, Potb in quel caso che ho ricordato dirsi grave la lesione, perch pot ritenersi che l''atto di portar carichi in capo fosse ordinario e comune in certi contadi. Ma desumere da cib la regola generale ctie porti a dire altreltanto per ogni dealinnzione slraorditlarla che sia piaciuto aII' oreso di dare a tin suo organo, mi sembra soverchio. La differenza fra il significato della formula toscana e quello della formula francese diviene palpabile se al giudicalo che ho qui sopra riferito si pone a fronre il decreto della corte di tassazione di Francia deL d 14 decembre 1820: Joecrnol dec Palaa's vol. 16, pag. 241. 11 Tribunale di Bastia si era dichiaralo incompetente a conoscere di un ferimenio percti lo aveva ritenub grsve, in quanlo resultava avere inabilitato per pi di venti giorni l'offeso a servirsi del braccio sinistro. La Corte di Cassaeione decise inveoe che i11 &li krrnini di f&lto il ferimeoto dovea dichiararsi leggero perch non aveva taebilitato l'offeso A QUALUNQUE LAVORO. AJtendu que du f u i l que Giappiconi ne perct @us se sevoir Je ron bras gntiche, d tic resu[le par qu' il a i pendnnt plus vingt Y O U incnpable DE TOUT TRAVAIL PERSONEI.. Ed ~~ ecco novella Prova del grande influsso che pu esercitare sulla ,sorte dei giudicabili I' uso di una o di altra parola in un precetto legislativo.

SECONDO CRITERIO

DI G R A V I T ~

- Questo si de-

sume dai risul tamenti sulla aztelligensn dell' offeso. - grave 1 lesione sa prtzti-ha ti-nnsitoricc3 niente le focolta naentali. TostochB la scienza moderna venuta a considerare come elemento di L'atto clella lesione anche la sola offesa dell'intelletto, la nobiltd di questa funzione da bene argomento perch si dichiari lesione grave la perturbazione clelle facolt mentali, quantunque per brevissimo te~npo dorata. &ai vuolsi usare grande accorgimento per parte dei giudicanti per l facilit con la quale si a pu simulare il delirio. L'offeso anelante vendetta, ecl accorto delle disposizioni della legge, pu con tutta facilit cedere al desiderio di aggravare Ife sorti del suo offensore, e provocarne la carcerazione immediata simulando stupefazione o delirio, come le donne simulano gli svenimenti per trarre i gonzi al loro volere. Occorre grande accorgimento nek perito e nel giudice onde la giustizia burlata non divenga strumento di bassa vendetta. Ma di ci gih dissi al S. 1397 ; come pure trattai al S. 1404 la questione dello svenimento: sicch niente ali resta da aggiungere SU questo secondo criterio (I).
(1) T)cli:i pcrli~r bazione nicnlale hiiririo teniilo coiiti, cori diversa niisiini, i l codice Prussi;iiio $, 195 ; il coclice B;iviiro art. 183; il corlict: di Viiiitl S. 253, e 238 ; il codicr (ti Priburgo ;ii.t. 185; il codicc ilri Grigioiii ai.t. 121 ; i l progetto Porto;ht>se arL. In;, ctl allri. >la iioii tiitti tengono conlo ciellir perturbazione tr~iisitori;i.l.;i relativa teuricii solio VOI,. 11. 1U

- i46 il punto di vista scientitlco si svolse da T i t t m a n n de delictis in vires nlentie liwrnanar commissis, Lipsia 1795.

TBRZO CRITERIO DI GRAVITA -- La &bilitazione permaaents di un seraso o di un organo Qrresta forma di gravith non 15 che uno svolgimento del primo criterici desunto dalla durata, Se la debilitazione non impedisce per pi di trenta giorni all' ofleso di fare come prima 1s cose sue, la lesione non B grave per la durata: ma diviene grave ( e sempre per jl criterio della durata) se la debilitazione, quantnnque non irnpedisca all' offeso 1 sue faccende, B pers manente; perdi8 nella eventualit8 deIla vita quella debilitazione permanente pnh essergli d'irupedirnento a valersi dal wo corpo per qualche sua necessit eventuale, cai gli sarebbero bastate le forze so non fossero state debilitate dall'altrui nequizia. Tutta la questio~lcss q ~ e ~ proposito dipende dalla esatlo tezza del progriostico medioo. E chi sa per triste esperienza quanto spesso coileste prognoiii vadano in opposizione del vero, e come muoia in breve ora 1' infermo al quale il medico diceva test8 c11o trattavasi di morbo lievissimo, riavr esitare ( tranne palpabili evidenze ) a persuadersi delle affermazioni di questi indovini ; che dimenticando quanto siano arcane ed inesauete le forze della natura vengono tavolta, ad affermare audacemente in faccia ai tribunali la pen~nnengaperpetua della debilitazione e la impssibilitd del ritorno alle pristins forze, proclamando cosi la impotenza della natura. Sul qual proposito non deve passare ino~servata discretila la

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che trorasi nel codice Toscano tra il caso di perturbazione mentale o di malattia fisica, e il caso della debilitazione di un organo. A dichiarare gravissima la lesione per la irreparabilit nei primi due casi 1' art. 328 ( S. 1 let. a ) si contenta che la per, petuit sia probabile. A dichiarare grave la lesione nell' ultimo caso richiede invece l' art. 326 ( g. 1, n. 11. let. b ) la permanenza effettiva, che Q quanto dire esige che il medico affermi la perpetuit come c e ~ t ae non soltanto come probabile. ,

CRITERIO DI GRAVITA - La deturpaQUARTO zion~, nella pratica napoletana chiamasi sfreche gio La faccia (i) dell' uomo la parte pi dignitosa del suo corpo; in lei si riproducono come in uno specchio i suoi pensieri, ed i moti del suo cuore: essa B il veicolo pel quale si eccitano le simpatie tra i nostri simili; dalle quali spesso si procacciano non solo beni materiali ed effettivi, ma il piU grande dei beni, il tesoro di una desiderata affezione. Non pu dunque esser drilbioso lo ammettere che una lesione la quale abbia deturpato ia faccia di un uomo debba considerarsi come grave. Tutta la difficolta sorge al caso p~atico definire quando siavi nel deturpazione o no. E qui n& la scienza, nb la legge possono dettare una formula esatta; e bisogna si appaghino del vago concetto, rilasciandone l' applicazione concreta ai sensi ed al prudente giudizio del magistrato. Non ogni cicatrice nel volto detuispazione: rna quella sola che ne renda deforme o sqradevole l' aspetto.