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Ma prescinde~idoda questa, che a Ine para una lacuna, B gravissima la cjuestionv che emerge dagl'iindicati articoli del codice

Toscano relativa a rlecidere se in quei casi abbia il legislr~tore voluto mantenere la teorica della ritevaIenza da lui dettata con formula generale all'art. 81. Se il legislatore Toscano si fosse appagato di quella generale prbescrizione l'art. 81 col suo precetto indefinito avrehbe informato tutti i casi e sciolto tutti i dublti iielle rnoltepIici curill~ilrazionidel concorso di due titoli di reato in una sola azione; e una volta per sempre avrenimo saputo a quale opiniolie appigliarci. Ma, non conterito di quella regola generale e atterrito dal dubbio d'incontrare il precetto (li P a p i n i a no alla I. SU T. de regulis julTis - i 4 2 10i0 jwt! g&le?qi per sl~eciem derogatu?; esso parecchie e parecchie volte nel corlso del suo codice si diede a ripetere quella formul& doce In I@ge ~zo?z disponga ~?t~.FnLeiztZ, olipure dove i fatto nosz cada sotto pena 2 grctve, o si~nilc;le quali riserve, data la generalith dell' art. 81, sarebliei'o state una volta per semlre superflue. Cosi il ilosiderio di troppa chiarezza conduce spesso a creare dei clubl~i.E nei tormini nostri rjuosto sistema pu far riascere l'argorilcritu della discretiva, Ora negli articoli che eaaminiamo cluclla discretiva aaclio pii1 sensibile, perche ~noxitreall'art. 219 Ieggiamo letteralmente dettala la conJiziono, che il filze no.& faccirc cadere i' u i o i z e sollo 2 ~ 1 pena nzuggi'ol*e;ncll'art. 218 t r o ~ 2 ~ viamo oincsso ilfitto ogni cnnsiniilc riservo. Di qui

- 356 i;ueatiouc? grtivissilu:\. I1 l'u~~to ~ n d t ~ v e r o, dalle dai i sq~ulturc tles:;~In sua sanzione speciale ed ?I?ZL;C'IG 11tz iic.l17ai81.. 218, Iiur guisa. che qi~aluilquesia il coricaurso (le110 ap~i~uv:lnti r;~gioiletli valore, eflrzt(in zioiic, f:~lsa diin.\rc,o d altro) 13 sua pena debba csserilpre rluelln mitissima clell'ai't. 218; cio il r8nrrcn!non I~I:L"~O~C di un :mno ? 111 altri termini LI, tecwica dulla prevalenza tluvri cssri, tacere i ~ (tuesita sl),:cia!ittl?

E1 ilul~f)io i;tnlu Itit:gc d;:llu u s w r Divolo cjrrzzilo i\ i tcrlo al contrai8io clio P u c c i ou i (il cjilnlc in. ioscle 1';rr.t. h18 coino re1;ttivo l a t o :ii cat1sver.i 110'32 ~ 1 1 2 ~ ~ z t o ~i~ u t i0 q~18lito ~ a i I ; i ~ c l ~ isq;i)olii)nel siio :li git collllu~ntnriolo h:i. poslu COI^ risolut{> no1 senso ttfYerinativu sciiz:c pcrn1li.a clisciiterlo, y~c.,i~cIiPnuu gli i: soiiilirtatu i ~ i c ~ . i l c ~ o l ccliscussione. Ihso liu di ~ hrt fatto argoiilento cli cu1isnr.a pibiivissim:i( d i e sarchlie giusta ilolla. ipdtcsi delin sua intcrlxti*azionej c o l i t ~ ~ o strnordinarh ec irrczgiorievolt?rnfteazn ilcl '1 :

legislalore. Egli ha posto co~it,certo nel suo coiiimonto all'art. 218 clie il furto (1) coliliiicsso sui cadaveri o nei sepolcri 11012 possa riiai ~iunii~si con pena sulieriore ad un niiao di carcere qi~a~ilrrilc~cte srtperi ncl valore lo lire due mila, o cliinritiinqr~e sin :tccoiiipngtinto cln eflrnziuric?, da ciiiave ftlsa, e l ~ i sogilcrobbo dir(? (se C O H ~fos~e) ailclio d;~,vio1onz;i. &;gli iildcig-a lu ragioni di (j~tvstaesoi*l~it;tnte l~etiigi~il'k: e noli potciitlo trova:.lc n 3 cc~iicoltodolla co11 Rit ?t.z!lliirs o dcrclitta, n e C i riiiiprovcro al legislan tore (li irr:~giutie~ol~ l).x~igliit:'i.3 1 i~~ilwol)abile 01

~'IIc nticlic i1 f'i:!i.t cltti c:rrln~ei.i cZ :i st!; 0:c.i.i visi ad ingente1 soni)lip, o si r.(.;isiiii~ir n ~ iIc pii1 uiIic!sc, rjiiali!irhcr. E irr~gionevole ~~crlii~iflero sirl~i! iriili Btti si p+Jssilnopunire coi1 oltn gioriii ili c m ccl'tt. La enoriilih e p:tlp~l~iIt\.,
1% ci1r:-

(1) lo pwso rlir iivlla orit ti ilci falli la vial,tzionc di srpolcri a (inc di furto sin la forma piii Iinc-qut7tirc qiiosrc~ tll reolo. sebbrnc rarissimnniciit~inrrsii,';ala c scopprln Coii~r ilisn!e n i piii rcmoli Icmpi il rostiirnr iti ~rpprllirei c,itlavc\ri ornali di grrunlc ed oggelti prpdiosi, rasi o simile i ~ s oIin presto o tardi la umana avarizia tispnslo col i~ovislarr fra ~~IIPIIP. r~liqiiip.I porrcili priluiiivi rl~llYAmcricn avetiariti lasviato tentimonianza di qiicllo, gli Spsgnnoli ilierlr,ra viluperosa leslimonianzn d i ( ~ ~ ~ P Rportando avide ricerclir siillr I:~ sibpolturrtlcgli snliclii indiiiiii pcr satollure In aklrntita loro cupidigia; P casi iri quc~llajiifcllir~ tcrrs rinii lascinn~io paci? ril: a vivi n& a morti. Pr'on rnanrnroiio i n Lulii i [empi filosnfi clir, irivc%is.;rrocontro l'uso pazzo (li seppellire coi morii ci6 che poleva csscr buono !)ci v i v i ; e vi furcno lt\gi~.l~tori (fra i (qiiali si tlovprn Licurgo C Teodorico) che f ~ c ~ dri o rici0 Rorosn rlivi~lu: 1, a 13 1 e r b a r li disserlatio 135, lhes. 8: tr. 7. BI:i l~ riflr.csioni morali r i divieti Icgislslivi sono wniprn irnpol(1nli in facrin 8 certe rspcinsiciiii nrllc qcioli si rnrscoln !'orgoglio. Sirlt'riso (li ornare (li cose prrzioqs i corlavrili flircrrla anclir! Z i g l c r disccplirt. i1 de cv qriorl j ? t d t t l l ) ~est r i i c n inorluos, crrp. 3, thon. 37. Crisi non sri[irclit~c! attrihiiilsi CIIP all'orgo~lio or1 alla ansieli di affrctlarsi a sprecarr !e ricclr~zzecltnqiii~t,i~r niiiii;ici.o della morlc r l u c l l ~nnncol sros:i consiictutlini~~Icllc~y~iilo fun:*rni'ic. Qi~ando 1 cdr!va io (h giosiriello ncllc riostre carilptigric accorrere lulln un pnrenlotio 3 g;lvb~%:it'~ ~i!~riar'a~'~i e itl lauto colisil(~ stl orCasiono c l ~ l l anlcirir (li qii:ilcaiio ilrlln fa migli;^. io pigliam a schiio tlirclla gciilo c sciiliva i-il~ri~zzn 131113 Iiarl~;irir~: cli Cri!drya allora :nozze coclamc drl. t:oiillitlo qiltlllo rli po.:cla

inscgnommi la sloria e s s ~ r strasmesso a noi per consnetiidin~ i dalle anliche genti. Le cpule funerarie si vollero proscriverr! tlalla sapienza roniann nelle dodici tavole; ma rimasero ncnl costume che sempre quando & perverlilo si r i h ~ l l aalla prudenza legislativa: Z i g l e r discaplal. I I , cap. 3, thes. 49 S l u c k &e conviviis rontanorurn cap. 26 de conoiviis fuizehribus - Fa b r o lhesatai~zt,~ arudllionis, in verbo epulicm. E venne poi giorno nel quale gli stessi legislatori dovettero chinare 13 fronte a simile usanza, e quasi darle sanzione. Infiitii una Ordinanza di Carlo Yagno chedeltd severiqsime pPne contro chi si ubriacava, fece espressa eccezione a tale severi19 rsnnerando da pena chi si fosse ubriacato in occasione di conviti solenni come quelli fatti per causa di nozze O di futzerali.

Ma il difetto del legislatore Toscailo B stato unicamente quello di aprire 1' adito al dubbio che ha condotto i commentatori in tale opinione. E va1 meglio fargli rimprovero di avere diinenticato un riservo che poteva perpetuamente risparmiarsi, ma che ilettato da lui espressamente in cento e pi casi lo aveva posto nel dovere di noil pi tralasciarlo dove poteva occorrere: vsl meglio io dico fargli rimprovero di tale omissione anzich attribuirgli i1 concetto nssuriio che a lui obietta il dotto commentatore. Gik per le regole pratiche della dottrina penale, accolte ancora dalla giurisprudeiiza Toscana (Awnuli di Giurispvzidcnza Toscagza Xlr, i, 32/11 si consider come qualificato il furto comtiiesso sui carlaveri o dalle sepolturc. Ci6 renrlevu pi strano n supporre che il legislatore del 1853 non solo avesse voluto cnnceliart?,cjuclla aggravante, ina che a rovescio nreusc volilto c n n ~ ~ ~ l l i ~ r c ! (131 flirt30ai sepolcri

- 359 le altre ilunlifir.he clic: ticti fiirli c~i.tliiinrii egli awrt avuto coianto in odio iltt elevare le 11"naliL5 tsi soliiiili gradi 1x1-caginnc (ie11e medesime.
~i1rc.h~ tuttc:

L'argomento della discrctiva per lo insitgilan~entr) di tutti i maestri di legale erineneutica non m:li di grancle valore cliiando sta solo ; ed 8 poi affttfto disprezzabiIe quando si trova a contrasto col potentissimo argomento a3 abs~uqdo. i Laoncle la sola circostanza che il codice Tosc:~no nel dettare quella mitissima pena contro il furto coinmesso sopra i cadaveri non abt-jia riprodotto la. solita clausuh salvo b pene pii4 gravi, non pare a me sufficiente per dire che in (linesto caso taccia l' ari. 81 ; e clie tutta la dottrina dei furti e delle loro svariate penalit sia lettera morta quando si tratta di sottrazioni commesse sopra i cadaveri. Quando una mano di masnadieri avessero invaso la tua cappella domestica atterrandone l' uscio ; e usando violenza ai servi che volevano respingerli, avessero scavercliiato l'avello dove giace la salma clcl tuo genitore per involarne la croce di l~rillniitiche la tua pietosa affezione aveva depositato sul suo petto e sepolto con lui, io non creder, mai si possano trovare magistrati i quali esnurliscano il sistema clefensionale di quei ii~asnadieri, che procc;tlentlo in l~nsealla discretiva sostencsse 1' art. 218 essere il so10 clie contempla i furti commcssi ncgli svelli, e la pena (le1 carcere non maggioro (li un anno la sola che possa colpire simili furti per quarito circoridati dalle pi odioso qualifiche. Qucsta esorbitante potenza di at-

fcnuaziiline attribuita 31 sepolcro P priva c7i ogni lagione: questa tleroqn allti. rr?g:'olacardinale tlcl1,z prcvalenza ecl allo slicc-inle precetto ilellJ art. 81 noti :tvreI)l~el:~asssiiffir3icntc nella sola ornissiunc cli irn r i s e r ~ opcr parte itel legislatore nel quale non FUI) suppoiai un odio gratuito contro i cadaveri, n unn teiierez;a iiirscnsatn voyso i r.lk>turl;;itvriilei ~norti. E io penso clio lo stcsso esiiliirr P u c ci o n i quarido il cG80 lii'2.ti20 si fowe B lui llr'e~entafo decidere, a noil nvrelhe sedendo come xnagisti'ato tanto facilmente coricesso quello che a lui pnrvr? srrivcndo ctoucr giureconsulto doversi ritcnerc.

31a se cos b (C cos per fcrruo deve esserej clual' h n1lim-i la ixtilItB dell' art. 218? Qiii ci davvero dove io aiilarrisco la r7ia per difentlcre il lepislatcire ToG(~RIIO perchil ;

filrlao izci prinripii de1l:s scuola io noil

wgpo alcun2 st~fliiriente r~gianepcr giustillc:~re la

criiit~!li~plaxinx clclln onesa ai sej\olcri come costit titiva d i t.itolo siiecinlc c~uaiz(lc! cssa i coricomitnnto i ad n nlfian priiicil~:,lct rlclitto, o cosl all' oggettivo m dellri. snnittt piil~7,licncrtstituciike dclln crin~iilalit~b E{: nc con~iiingorioaltri tlie noil oliniinano qilello. La i t ? g i ~ l ) ~ il( /f!ti-in, l'cll/rl~l,ggio ? (;t!l/o rwno rea-ti c1. i , cc, l pci' si] ~ f i l l l t ~3:~ 1 [ , ; 7 i l ~ ) c % i i ~ r lIlla CUCZCC~*GYB F! piira 1 i e 1111 reato (Ti per H? stnxitc, Qi~o.ndci c~ucstos' iilronIrci3Lis{!Inbn egli sarA per si? solo un delitto coiit17n la pu1J1licn silniih ; rlt~nntlo clilest.~ delitto si coznbini r.ni-i nlcuiio il~zli :ilti.i noii rc?sst)r,$pel (liverso fine 4% CFSPFO 1111:~ ofild.2 3ll:l nfll)itbyil(fiblic(6: c conSi'fiilc:ilt~?rizc~i-ite no;l lrrjti*k lalii nvt>i'+ l& yiriit (li cali-

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cell-ii+eIP altre i'lcilincji!c?lze, mn ilovr'i od aggra~arsi jier il conroyso c\i clriolle m1 n,-gravarle per il conrOl'5c1 6110, colli+ ~ncgliopi:i~.cin dire, purchi: scmpro IO effetto sin tbc il conrnwo tolbniod aggravi0 non i cIii:iii~iiziune (li Ii!!iin. Oiiesto i' il prilicil)io B~ridnl montalo cho 11%ness;rna legge si puO ~liscunoscere. PerigchA tult:t 1' irp?lLalegicl:\t,ivanella dottrina della ~ii:l;lzione cli scpolri'i rlevl:! coilsistere in due disposizi$~ili - De,%tbsr il reato c.outvriiplnto irt sc) stes>:o. 01 iiifligi::!:ei.;!li cjue1l:i. peim elle sclul~r*:~ conveniente nll..~protezinrio elul!tt l!iiI~iiIictt snlnte - 2." oriii~~air~~ con un c~ncr.~ttu gcnvi~nlodia rlii:lritlo 1 vioIi~zione 2 dcl scpolcrn nou sia iino a sr? sfcxso, 1-113, sin ben4 .II~~?,-YO scclfO alla c>orisun~aziorie ali tborcmto, qucdi sto rcsl~cttivanieritsi ag;:'ri~\li 11clln F U 3 spcrie tlil incoiltri una pcn.iliiii pii1 scwrn itl qirc.l!ri. misura c4hapi,??e, ma sciiilsre piii sercrn (li (jxi~ll:~ colctie pircl,l)a il caso scxiiplicc. Proceilendo iri tnl guisa si tlvitat~nt:inti roitflitti (I! hnte pt!rpIessitii. Qual bisoElio ~i ~r,z prc::entr, ;.t1 Iriogo di Care u 1 nrlirolo per 1 Il I'rirtn, r ~ altro ni~iicoloper 1% ingiiiraiz, riti rtltro i nilf,i~!o!o11cr i~ltrnpgio 1 rullo; rcnti giit tutti prcn viqti e piltiiii t~cllaloro respettiva sc:ilr!,? Si ~ZOVBV;L cntitci~il~l:irc violaziont? di sepolcro c o l i ~ cfittto di I:\ p ~ i sii st:~nte~, ciccoiiipngnntii. da nlliLc,(lclitio n& ' non P C I I V ~ ~ ~~ I I ~ X Z;\t1 : : l t ~ (I~litto itc!terininarno In ili O C llihia~:111 r*~iitjrii> ~1~~11:~ l~uhl-ilio;~ snnitii. pvstn a, perirlv!o : r: r i i ' i l i ~ ~ ; i ~ ~ t ! C ~ I I ?qunnrlo alla violazione del 11iii

sopdrro n~escol;i.vnsi altro rrxtfo, si aggiui~gcsse alla piiriiaicinc tl(1.i-iitnL: yiics1.0 ( Cosse egli iiigiuria o furto (h1 altro qunlunqrxe) 1. 1 pcinti, del viointo sepolcro: 1 olyiiirc clisporre dio In pena doll' altro delitto do~ s s itumcnlnr~idi un2 rjuiitn p:-npoi'ziorinlc in mc

g i ~ n e :\ggrrttfailta rleli ili?~ulit:t ~ie~~it'oIt~ PUIIclal della I)lic% salute. Con sifriitt:t econorni:~ sarebbesi iilipcdita ogni perplessitti.

Ma il legislatore Toscano T-alle invece impegnarsi in una rin scabrosissima. Contemplb conle doveva (nel secondo membro dcll' art. 210, e liell" art. 220) la violazioiie (lei ca(1nveri e delle toirilie che fosse fine a s stessa: e poscin lasciandosi andare r1ic.tr.o alla considerazione di altri fini diversi che per loro st~ssi fixsero criminosi, trovassi eonclotto a dettare disposizioni speciali per le ingi ilri c, speciilli per gli oltraggi al culto, speciali per i furti quanilfi v i fosse la concomitanza della o ~ F T J Y ~ al cadavere o nlIa Beportura. Impegnatosi in questa via gli awenne di dettare 13 pena del carcere flno a sei mesi ( articolo 221 ) quando I violata sepoltura era concornis tante all' oltraggio verso iI ciillo ;Ano nd i anno m ( art. 218 ) quando la violazione di sepoltura era concornitante al furto; e flno n due anni ( art. 219 pllimo mernbro ) quanclo In violata sepoltura era concornitante a110 insulto cd alll aniiliu rl' iiigirrrinrc il defunto. Lascio ogni osservaxiono re1;ttiva alle p ~ o porzioni qui ataliilitc. Solianto avvertti che il legislatore si rico~(l0 esprimere il x-iscruu cleUa pena di pi grave dove (art. 219 ) la pcri;llit&spinta a dilo anni ne rendeva forsr: minorc il I~isogno e poi scor; d i ~ ripetere uguale riservo ( art. 218 o art. 221 ) di i l o w ia. penalitk limiiat:~ n sci lncsi o ai1 un anno ne rendeva il bisogna pii sensillilc e r,iil frequente. Tutte conseguenze che ileri~~ar'oao siziu ctcl sida

:\fjjj

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stcma :t q1:csEo lungo ncottiito, che parvero disfruggcra e culitradire 1':irmoilis dulle proporzioni penali,

Per ultiruo incolse il Iegisiatore Toscano in un altro scoglio, cjuanndo fattosi n dettare al presente luogo una speciale disposizionc contro il furto usri la furmula sotti*(~?~re yz~aZchecosa di dosso ad zcn cndnz7et-s o desti?zat{~ csse7-e sepolla con esso. [ad Anche qili 1' art. 218 porse occasione a perplessit9. P u C c i o il i nel SUO i'orr~r~~entu a yuell' articolo sollorh la questione se il snedesimo colpisse il furto caduto sulle cose tolte da dosso ai ccrdaveri ps*incc di essesw ti~t~zclciti, Ia sottrazioiie nncor.2 delle cosr: o tolte da dosso ai caclc~7?et~ii tztn&zclccti. giic Vcrnmente l'art. 213 coli In frasa cose poste addosso ad 24% cnduze?-e E D E S T ~ A T Ead - 9 ~ 3 0 7 ~ ~ styolte con esso pareva alla mia tenuith che eecludceso il caso di C : O E ~ rul)at,e dopo la l ~ ~ v t z ~ l u z i o ~ e . ' u C C i o n i Ma 1 (coma ho osscrvnto a1 5. 3193) opino, :trgoinentando dall' anlicti giurisprirclcliza, clie la legge vo1csse equiyarue i due casi, Su cio per ora osscrvo ( e qui 11011 credo di potere essere contradetto) cbe o si seguiti la iilterprelazione del P u cc i o n i , o si seguiti Ia interpretazione che a me ~~urrcblse conpi sdntimea alla Ielteiondella legge, sempre ci troviamo coridotti ncl tin assurclo e ad iin vizio legishtivo.

Coilducc ad un assurdo la interprutnziorio acccttnt:~ da P u r c i o il i , porclii! pnrilicn il furto corn-

niesso dal beccliiiio sul c,qdn~ciac.cla soppollire al furto coriiimesso coi1 iii~asioiic!:It.l i.cpolmr" e risofanazione dclle umane reliquie, adeguando i drir: casi nella penxlith: lo che tanto pii1 si reilile seilsibilc sc si consideri che nel successivo art. 220 cluanrlo esaminb la sottrazione dello stcsso crtdarlevc, i due casi ( clella tumulazione flttta o non f:itta ) si disfii~sero dal coclice Toscaiio coi1 clifl'ormi pcnaliih. Ora poco vi vuole a con~prendercche nel pl'inno caso il solo oggettivo del rnalefizio k il diritto di proprietA; laddove nel secoildo czso allo irlentico oggettivo dcl ~iirittodi proprictri si aggiunge l' oggettivo soci:Jc! clel di~itto alla inviolabilitii dclle tor-1111s ed alla prescrvazionr? della pubblica snnith. Confonilere le due configurazioni in una icleiltica peilztlit& va duncjue n yitarosodi tutte lc regole siilla proporzione dello ljeno e sulla misura della rlnantitii nci delitti ; rugole comanilate dnlls scionza e rispettate dalla pratica (1) anche in rluesto mnlefrcio nella clistribuzione delle penalit.
( I ) La prna dei violatori dei srpolcri per giure comui1a si c s l c s ~ alla morte ( l . 3, f. 7, fl". de septilchro violato) se la invasiorie dcl sepolcro era conirnrssa da gente armata: scnza d i ci6 era arbilraria, A la pratica irrogb la drrm?znlio in vlolallion, C poscili la fusligazionc : S Ir yk i o t ~ s i i smoderiius pntidectaruin lib. 47, tit. 12, 8. 2. I,u l . S., C. de uiolato sdpulcitro comminiiva ptlna pecuniaria contro chi avrasc rapilo pietre dalle srpol ture; lo che oggi ricadrchbe ncl tilolo oi'ilinario di furlo o (li guaslo d i moiiumcnli. Le leggi liarbliriclie ( l e x siil. tit. 17, n, i et scqq. - Bnjuvnr. lit. 18, crtp. 1 - Longobnrdica Roth. cap. 45 ct 16 - % ' i sigola lib. l l , li!. 3) inflissrro perla pccuiiiaria. L'aniico dirillo Sassone (S c 11 i l l C r o clxcr.rit,c(ioiirs lib. 45, exercil.

49,11.37) irrogava in ccrli casi la pcna di morte, niedisntc? la ruola; sulla origine dcllu qual forma ditpena B a vrtlrrsi L a n g l a e u s sonestrizun lib. 10, cl~p.3: e lo stesso ora PC'I giure Svt?vico (cap. i, 1 q . 4 ) nel >:o10 caso (li concomiiante violenza. l l a la cosiiluzione elcllorale Sassonica (pnrs i., cottslil. 34) rrcerlotte dallo anlico rsorbilanlc rigore ; e minaccib la pcna gllldii (invecr? della r u o t a ) conlro i vrspiglioni nei soli tre casi di ripelizione del fallo, o di iirmata liinno, o di avcr lascialo il caclavcre insepollo dopo iivcrlo spoglialo : C a r p z o v i o prarlicn qunesl. 83, IL. 53, 6S D aril h o 11 r e r prnxis criiniizrrlis cap. 100, n. 4, e1 segp. l - Pl o m ti1 e1 rhapsodins obse~.uizt. 220 - W P r n h c r 06seruatioriu~rtlotlb. 9, I)IXI.S G ; O ~ S B T P16. La Costituzione Cu. l'olirra non p:tre si occupassi! specialmente di quclsti falti; luonde solto 17impcrodclla rnrdecima la pcna fu arbi1r;iria. In Fraiicia consideravaci il violato sepolcro conie soggrtlo a pena arbitraria. Quando avveniva in luogo sacro si applicava la pcria clel sacrilegio, ed anche il furto dalle tombe punivasi corrie fiirlo sacrilego: J o u s s c jnstics crimiwelle pnrs 4, ti&. 24, secl. 8, pay, 666; et lit. 46, 11. 10; et lit. 37, I&, 323; dove ricorda essere usilaio che i Iircchirii veiidessero a i cliirurglii i cadaveri; e clie pi specialn~er~te pralicando i signori tli farsi iiiterrarr deiilro casse d i piombo, queste vcnissero escavale per vendere il melallo: B r i l l o ri Diclion~ ~ u i des urrdls, tnot sk~~t~lrlrt'e; ricorda che le fanre dove ciulle cositirn:iva~~o h r e incidere sopra la loro cassa il (li iiiolto virzoi~cx~)ec[o meutn. Ordinariarurnle iiifliggcvasi I'amnl~ntlaonorevole e 13 galera n tempo; lo che porterebbe a dirbiiare so propriamente i parlamenti applicassero a questo C ~ S Ola pciia ordinaria ilcl sacrilrgio.

C o ~ ~ t l u i . l ~ uad ~~; z l t r oa s s u r d o la i n t e r p r e t a z i o n e l~ c chc 110 fIl:tiu l,iil roi~sentancaalla lctteir ilella legge

se questa mia iilterpretazione si conpiuilgesse rtlln interpretazione che da P u cc i o n i all' art. 219. Infatti ristretto (come io r o ~ r e i ) iritendirnento dello 1' art. 218 alIe sole sottrazioni conliilesse sopra i cztdaveri non ancora sepolti, rimarrebbe scoperto t: privo di speciale sanzione il furto commosso sopra cadaveri gi sepolli (1). Ma cluesto assurclo si potrebbe evitare o nel tempo stesso si evitercl~bero le difficolti delle qirali ho parlttto finqui, rliianilo il caso del furto commesso sui cadaveri giic sepolli, si riconducesse sotto l' art. 219, e specialmente sotto la particola dove iniilaccia la carcere fino a cluo anni per avverso chi scuop1.n zhna sepoltzs?*a altro illecito

scopo che ?zo~z faccia cadelte il s4eato sotto pena ~?zaggio?*e. furto nelle scpolture non pu commetI1 1 tersi senza scz~o2il1irle.1 concetto del legislatore Toscano nel mio moilo d' intendere sarebbe dunque il seguente.
(l) Il pensiero di punire le sotlrazioi\i dai cadavcri non inumati, e punire altresi ma con aggravamenlo lo sottrazioni commesse dai cadaveri gib inumali fu comune a tutli i legislalori : o D c m a r s y nella sila dissertazione - Utb voi et dc SCI repression d'aprs les lois Germainas (Reuuc Hisloriqzce, tonie treiaime, pag. 332) ne adduce l' esempio COI lesto di varie leggi barbariche.

1." I1 Ciirto dai cadarcri ~ i o i z nncol*cc se~iollisi piini~ebbc l' art. 21s cul carcere fino nci un anno : per E qui non iiicontraiido la offesa alla pubblica salute, e iion essciido fhciie n pro-ioilere il coricoiso di (lll;l.-

-.lifichc, ~~otveLLe sembrare oserite il3 censura la eiaririoilria ilella [)eli:ilitS: c;c.tltnrif.ns.2rc.1,Le a notare ctiti tale ;~rticolr)dirc?rrebI~e affhtti~ silpoiflno, pcrdib ))astante al Itisogtlo l:~generale noziiine del furto; e sarol~l~s inoltre fuori affitto di luogo fra i delitti sociali - 2 . O La sco:ie)+f?tl1n sepolrri a. pile d i dei fzwfo (ntltur:%luiente compresa iieiln foruliiln ::.eiierale dell' art. 210 - nltlho illccifo sciq;o) s;~rei~l)esi dal cudice Toscano considerata come un Ialt1.r nel cluale ia soin es~clrziuizedel f1tCJZQ "rJA presenta un reato perfetto pi:r la, sorialitti della oiycsa: o il f:l:to stesso aiizicl~bpunirsi coiilc teizt~cli.z;o fiwto ( l ) di si puiiirebbc carne cotr.szenlatn violu=z'o~te17i se1iolcro - 3 . O Quando poi alla scopurturn del sepolcro 1)sse susseguito il furto effettivo, o qua1130 il fatto come te~ztaticoSi fiii'to incontrasse una pena pi grave, Ia ecoiloriiia, penale sarebl~esalva por quella clausulci. riprorlotta clali' art. 219 clbe nojz faccia cadesle I' tauione sotto ztzn peirn ~lraggior~. tal Per sottrarre fosguisa se gli oggetti che si volttua~~o sero di valore nzapm, o il furto tentato O COBSUniato si accnmpagnassc da circostanze di grave qualifica, il riservo della pcnn maggioro salverebbe il codice Toscano dal ibiulprovro & irr8agiolievole xnitezzn a lui fatto dallo illustre commentatore; e torrelihe via anche il sospetto d i e la violazio~iedi sepoltura si convertisse in una diminuexite del furto.
(1) La n c c e ~ ~ i id!?llo speciale provv~ilimentoapparisce ii ancora ilalla possibile insuficicnza delle sanzioni coiirro i! lentalivu di f ~ l t ' l a .I ladri credeltero ornato il cadavere di ricchi addobbi, fiutarono nello avello dopo tivci'lo scapcr~lo: rna quel cailsvcrc crn iariudo; e poiclib iriancava la cosa da

- :;(js

rubare sparirh 13 uoziorie drl fe)rtalitlo ptwibilu. Sifitlo prricolo d'impuniti si sfuggc col rsvvisarc il rcalo ntslla scoperlilra di sepolcro a f i t z ~di furto.

Cotnprencle ognuno cliianto sia iminensa 1 divers sit del inio modo d' intsn:lerc questi articoli col modo nel quale furono intesi dsil' insigne iiiaestru. Io non dir parola ultcriure per far prevalere all' altro il mio sistema d' iilt,erpretazione.Ilir unicamente che questo stesso divario nella iiitelligenz:~degli articoli in cjuestione gi una censura assai grizve contro gli articoli stessi. Ma tutto b c~iise~uenza'del' vizio di sovercliin specinlizznzione, dal quale non sempre seppe guardarsi neppure il legislatore Toscano, e che pi presto o pii tardi conduce suo malgrailo lo interprete in gravi titubanze.

Il codice Sardo (1) presenta tre articoli sotto il titolo (li -- T7iolnzione delle leggi szclle 62zrmasio?zi. Ncl priiilo (art. 517) contempla lo contravvenzioni ai rcgolanicnti relativi alle inuinazioni clie il legisIaitorc toscano previde nel codice di polizia all' orlicolo 150 e seguenti. Ed in tal guisa torna a cadere nella solita confusione della t)flnsgressione di polizia col vero delitto : confusione consequeiiziale allo errore di desutnere la c1assail;ione dei reati dalle pelle, sulla quale ij inutile ripetere le nostre critiche. Nel scconilo ( art. 518 ) intrride qui alcune prescrizioni intcse n l2revenii.e e a scuoprire i delitti d i sangui?,

le r:lu:ili (u Lrioiie o cattive! 1.1iesianu) ccrto cIie noli I~ai~no nieute che bile con h rrintcili~~ adttsuo clit. cuntcmpfianio itdlx pirhhlicn saaitk. Col ininacciart! il carcere il:t sci i~ir;sin duf: aiini c:hiuxiqu~j 111s{:oi1C2;2 il cadavere ;[i 7rn I~clJn:t!C) 1' art. 21s clel codice Sitrdo ripro~luco( rriitig:tn~Ioiio 12 idrci::in) li: clisposizioiii Jclle antiche Orilinanze cli Fiancia dirctto n i1cli13iIilePe $' in%i~iiciili,e c u 4 miii:tccia u i i s 1~c:u:t ltcr l~vesz~tazioize reith. Alln iuateiin tisl!o inltiiiticiilio (?i 12%) noi giS m:cuifestamnio il i~usti,opznsici'o su rjutlsto agoilieiito. Pnnii3c con cluc anni cli ctvcere una ffin(:iulla cln:, c~sarid?si sgm'i',~fa 1111 fthto (li morto izon ha voluto iumiif;:stnro il suo fallo col inandnro il ca!ltvl;re al pui~blicoc.itiiif,r:i.a, i: un iwanIn zo di iluells I~ai.l,i~t~ic It~ilto tur81~0 ocoiioirria clir? del giure 11eiz:tle noi tre 1,:rssliti secoli; e clic dovrelhe oriii:ii scninpt~ire iiicci;t :ii T ) Y U ~ T Q S S cI(?IIcL i11 ~ civiltli e della scir:ilzn, Ci(:) altro rinn L sc non minacciare una pena per un suc;pctto. Io non posso ( si dice) afl'irrnare clic t.11 sia infi~nticida, n6 u o strttre elle il fsi~tto tuo v o n i , ~ del rospiri~l(>nure vitali: ma poiclik tu occultasti il cndavcrc clcl ncoliatn, iu ho sael3r:tto che lu lo ucciilessi e pci. qucsto sospetto t' iizfiigqo due anizi di pt'igionin. Ma vnno climorarc c;i~ ciil, si pcrclib li1 cnol8~llctzza ij. (2) fitig~ante,si l~crch:!si uscire1)tic dai tema ~ircsenlc,

(a.

r l d ruilice Nspolci:inr, alt'art. 2fi:l con li\ j)rigi~tlia113 1111 lnrsc a rl~te anrri r con 1'ni~~iuc;~d:i r:orrczi:~iiirlc; (121 Parrn~nse (nrl. fi30, n. 17) cori Iri prigioiic iiiio a quiritlici giorrii o i - : ~ muII:t; dsll' Aiin sliti;it.o(. :j06) cari $li aili.csti da iirio s $4 jnrsi; tlot lial, iil;ic ia l l, 150: cori la li; igioiiiri (la urio 8 lrc milsi o c o i i 13 VOI,. TI, 24
(1
i

t;!vitilirziuiitl d i stlpolci'i

i? piiiliiri

multo; dallo Sonico (art. 577) con la caca di corri:zione da iiove mesi a c l u ~ aiinl; dallo Spagnuolo (ari. 138) con la prigione correzionala; dal Portogh~se 247) con la prigioni! (art. 113 un mese nd urr anno e multa; dal Prussiaiio (S. 437) con la c;lrc.ere d a un mese a rluc anni; dal Fribilrghpsf! (art. 406) cari l'ammenda; tial Belga (art. 328) con la carcere da ollo giorni 311 un arino e mullil. (o) Ed i? vera enormezza, perchi: convcrlrndo il sospello i n urin prcsiinzionc jnris e1 de j t ~ r eapre I'ailiio alla necfissiii d punir^ anche davi: il giniiic~bile prova cli,iarissiriia cori dimostri 1:i f;lIsilA 114 SnspPlfo, Pongasi eli(>il ca~lsverr l ~ I i nronaln 5iasi tloll3 gillsllzi n t1isolli:rra ta imrncililitomenl~p r r giiisn c l i ~ p~r'iliflwali possano farne ccrti drlla m o r k ~ P I i fclo anlccedctlte (li gran luriga al parto. Ecco il giudic~ costrelto a dirn - so brrir, (e nr sorio cerii~aimo clie 8 impos) siBil~clie lu (i rondrssi iiihriliciita, ma prirc .5o$p@rloche L u fossi irifariticida, C ricrcib l i lillriisco !

Il solo articolo del coilice Sardo clie verainente :ippelli all' nrgoi~ientoche ndcsso siurliamo i il 51:). . Questo contorripln il rcnto di .~.iolasio~ze I o ? ~ 6 o tEi come reato di per sb stanto, congiungcnilovi per8 il delitto assai diverso d' iitnz!Zjo c ~ i cadnueuli. Talo riunione confo~idel o;gettivo 1lc.11' onore con 'l cgget' tivo della pirbblicli mi~iIl\, insulto ai cczclaveri I,o una iiigiuria e nicnte pia che uiln ingiuria, c dottrim comc b Icggo l~cnale ne dcl~honooccuse pare come delitto .natu?+alealla matcritt d e i reati contro l' onore. Presc.indenr10 da ci6 noi pcnsiniilo che in tlunnto appella al reato (li violato sel~olcro il codice SFLX*~O abbia questa volt:~ uso la via iiiigliorc (li definirlv rinl i l r m cldlnirlrs. 111 tal gnisa

evitatu il ~~sricolo i11i1,:ieciarsi corile a\ veriiie ;LI d' legisistore Tosc;cno ixi una distinzione di Frzi e cli ~~zntet*ialili~ non pub non osscr fonte perput uti che {li confusione. C;i. 3205. aingoiare che mentre il codice S:rrdo ha per ordinario il difetto di yrcdiligere le deimizioni soggettive e mentre il coclice Toscano ha il pregio d i prediligere le definizioni oggettive, si F: nel tema presente rovesciata la situazione. E il codice Toscano accostanclosi pel reato di violazione di sepolcro; alla casriistica del soggettivo ha dato occasione ad una infinitk cli conti.oversie dellc cliiali noi non I~iamosiiorato clie le pii1 culminanti. Ladilove il codice Sardo porgendo a questo luogo una definizione tutta oggettiva non presenia cliflicoitii od inlbarazzo alcuno. La violazione di sepolcro non pub infatti definirsi che come violazione di sepolcro. Tutti sanno clte coscc (i zln se2~olct.oe nessuno cleverh questione s u ci6 se non vi accingete a darne una clelinizione rnateriale : tutti conprendono il senso della parola zsioluzio~te,e non saravvi occasione di dispute, se Iion le fate nascere voi stesso con lo accingervi a claide le esei-nplificazionjdi cluesta violazione che riusciranno sempre incomplete. I1 coilice Sardo. 11u &t,to - la ciolltuiolze d i to~iibe pzi.izilcc cotz la velegaaio~tefitto (t cijaqzta nt~9zi;ci1 Iin tutto detto con questa sciiiplicc linea. Cosa ia~porttl indag;~rcil fin(: clello agente nella pi#evisione del delitto ~peciale cfuando trattasi cli reali nei quali il f i ~ c 71011 tiene :li c?-ilcl.ii essonsiali di clucllo sl3eciale malefizio 1 I1 legislntorc vuoi l)roti:ggcrc: In in~iulabilithd(:i se-

- 377) polcri i11 qiiai~tosono sepolcri e rfime tali si sopliono da Irxi risgeitati; e simile protezione 11a voluto purye sottri In tutela dclla relegnzif~ne niin:tccjatn. :iiw n ciilrluc! n~iili.Ezli ha osl~~csso rl~inrniuenle cj~icstnsua vidonti t: il suo dettato iluin anlwettc c'.,zvillaaiuiii. Spctteiri n1 giiidicc iici casi coricrcli ad iilrlngarc il filze 3 i ~ lcl~itiloil co?p~'l;o?c corisuri10 1 8 I inlnzicjne dc!l,z toiiilta. CJricsto iliie clos7i5. consiilerare il giuilico Iior duier1riin:~rcl:\ pcixt da. apljlic.:ti.;i a1 fhtlo coiic*i*elo 1)erclii: se {lite1linr snrri, pei. : og11i alttlo r,?ppoialo ii~noccritouyilirlrc? c.ustituilhh uii re:~lod i o iiiconlr'i 1)tliia ~ ~ l i i ' ~ ( j r .d; ~ l l n i rcIognziuriu, il giuclicc trovori~ qilel iilic ctal fi~tto g!'r:lve ;)ih cleI1:~ viubzioilo (ti to:ai n ; 1.4 ajqi:ic.lrcri~1:t rr:Icr!.:t%ione: e se ii~vecoIriivc:i,ib chc in xcigjiioilr: rlol fin[? specitilc il f;at,to riffc:ilila mi ol)ic:22ivo giixriilicn piri itnportantc, O cosl itinisc:~ir:i t.iti~locli rtjato pu~iito r x pena piii giwe ilclln ~ l c g i ~ i , i ~ n t l ni quinrlnc?iinalc, iiicliiarrira 1 3 susc;icteiiza cli quel pii1 g?B;ivc'~cato e nel iuellssiiao ~issorf~iri tikvla di viciIata toiill~u, iI e nella pcuti di rludlu la pena di rl~icst:i..
::>:~!ji.l)ito

3 o i c\unilue sernl,rc uilif'oi~lill i ~ l l e i ~iiostre coilvillzioni teoriclio v o ~ ~ i ril~l,i:rrnn censui.:.l o iti qrlt:Sf t: parte il cotliro Toscano Ioliinizio il rorlice Szrdl) per la sua rara feliciti ~ i eilefiniilc il mito ili vi-l latu sepolcro; e lo lodiarrio czimtlio nt?lla inisurt~ ilella 1)eilalitii perch non t'! sovexkcliiorigore estentlerc :dln durut:~ cinrlur, :iiini ]:Lliciin tli un r.~~i.lo di 1 . 1 1 ~snttu il printo di vLta sciggot tivri non I W ) aVCI'c )' li~ciliSCIIS~!,C sotto il punto (li visi:\ og:sltivo P Era-

vissimo pcr il l~ericolo della pi~l~l)lic*n snniti~. Clli coinn~isemxione verso i varnpiii, o giudicarli meritevoli d' indulgenza (1) ! Ciltre la, considernzioiie ilella sanil8 pul~1)licaposta a pcricolo emerge da qiiesta specie di reati uii senso (li ribrezzo che accresce la diEoililibilit del clanno niecliato; non essendovi cuore gcntile che non palpili d pensicro di una ninno profalla la q u a l e osi turbare In quiete clei s u o i cari def~rilti.
~ 7 ~ sentire 0 1

(1) La proposizione inesorabile clic pongo ajlqucsto luogo esclusiva di ogni possibile d~gsritlnnle nclla forza morale soggeltiva dcl presente realo pnrrrl~bi?3 prima fronle incolicussa. Ya nel giusc! penale non p110 rsservi rilai regola d i rigorc clie abbia il vanto (li aisulutri. Troviamo infnlli c h ~ anchc in qucsto realo la f~raticti non solo i I ~ c l i n 0 affatto ogni npplicazionc tli pcna in ct~so gurrra (Fci r i n n C c i o q~cncst. cli 2 0 , ~ 129) ma pii1 i n gericrale ammise ln'scusa della urgenle , ~. nacsssil: J o 1.1s s C jt~stice crinii~tellevol. 3, pag. GGS P a p o rt i o lib. I, lit. i , arresi. 6 ; il qucile scriilira distingriere fra eslimazionc commessa per avarizia od allro pravo fine ed csuniazione commessa per zelo religioso, scusando quesl'irllin i n . Cib era logico iiiichl! nel proseille reato s i contempla\~a I'obicllieo del sacrilegio; ma dul~itereis e l o fossc iigualnienle in faccia nll' 01)ietlivo dclla puliblica sanila.

Il I)isogi~orli r:snmin;~ri! ;c!c.liilc c/iicstioiii rc1:tti~r :i LI aila iiintcria clcl!:~l~sivilc pei~snii:tlc ci i rl)l>l

anticipare a quel lungo la nozione dello avcebnnmento d i c o l n ~ ~ ~leilicolo e male potendosi frazione : nare la esposizione di questa teorica ne dicemmo per lungo nella classe dei reati naturali contro la integrifa della peq1so?lcr,dal 5. 1452 al 1429 inclusive ; e qui ci rimettiaino al gii, detto. Avvertimmo di per allora che l'avveZe?zn~~zento comune pvricolo e titolo che pertiene ai reati sociali, e precisainente ai reati contro la pubblica sanit8; e persistendo in tale pensiero torninnio qui a noverarlo come nella sua vera sede. Ci6 (? incontrastabile perch se lo avvelenamento di cibo o vivanda fu diretto a recar morte ad uno o pi determinati individui si ha il titolo di venefici0 orilinario, o consumato o mancato o tentato. La figura del presente reato ha dunque per suo carattere speciale la aggressione contro un numero indeterminato di persone. Ha per suo criterio essenziale il solo pericolo ; e trova il suo momento consumativo nel solo danno potenziale, senza aspettare la effettivit8 di un nocumento procurato a qualche individuo. La sua oggettivit giuridica non si rappresenta dal diritto alla vita od alla salute pertinente ad uno od altro indivicluo, ma dal diritto universale che tz tutti e singoli i consociati spetta accid non si convertano in cagione possibile di morte quelle sostanze che inservienti al cibo od alla bevanda di tutti i consociati possono da tutti e da ciascuno eventualmente ingerirsi. La indole sociallo di tluesto malefizio confermasi dunque sotto ogni Suo punto di vista.

Una certa analogia coli lo avve1enttiirt:nto di cc,Iiiune pericolo potrel~bccondurre ai1 assiiililare n questo titolo la pro1)agazione di cosztagi o ili epizooxe. Tali fatti che in preseiiza di una invasione di contagio si colpiscoiio con leggi scverissimc ed eccezionali, quando la natura e in pace con 1' uonio rimangono previsti dai codici di marina o dai regolamenti di polizia, come gia sopra ho notato; c percii, sebbene in yu:ilciie coclice contcrnporaneo (1) si siano voluti annoverare simili fatti tra i veri (lelitti, anche quando non procedono da intenzione di~ ~ e t alla offesa della umana personaliti, io persita sto per le ragioiii dette di sopra, a pensare che la scienza del giure pende c1ebl)n seguire diversa via. Non ha i cnrabteri di vero clelitto un fatto che si punisce senza concorso di dan~zoe di dolo; non appartengono al giure penale misure straordinarie dettate clal mero lbisogno della difcsa diretta contro un flagello sovrastante. E difatti molti dei codici che hanno come per ricordo dato cenno di siniili fatti si sono dovuti astenere clal porgerne le definizioni, a dallo indicarne le pene, limitandosi a dire ( come il Eoliviano all' art. 335 ed altri) che le contravvenzioni ai regolamenti cli sanit si puniscono con le pene prescritte dai relativi regohinenti; confessando per tal guisa la verith dell' assunto nostro.
(1) Prussia S. 30(j, i? 31J7 - Francia ari. Baviera del 3513 art. ? i 6 - Per ~ 1 283. .

453

Ma evri cns fi~rrriacrimi~losadi prnpag:izicm? (li coiitagio o di epizoozia che nierita di esscre conteinp1:ttn come vero c pro11rio clelitto clufinil~ile in modo rostante (la1 codice peilalc sulle norme generali clella scicnza : e11 e quella che 1)roccde(la1 dolo iletrllziilnto al iiocuniento altrui. Dolosamente' pirb uno scellerato gettare nella casa cli un siio neinico i panni di un coleroso per lo iniquo fine di condurre la iriorte in quclle pareti. Dulosnmentc e pci fine di vendetta pii9 ncl gregge di un nenlico lJrocurarsi la coiilunicnzione della epizoozia cho lo distrugga. Dolosaniente 11uO un tradilorc della patria con materiali infetti suscitare un coiitagio iri un nostro ccirl~odi iiiilizia per il fine (i'indebolire i nostri presiclii ecl agevolare la vittoria c Itl invasione dello inimico. In questi e simili casi nessuno potrh non ravvisare i caratteri di un vero c proprio dclitto, e delitto gravissiii~o suscettillite di csscre rcgolato dalle leggi ordinarie in co~~fc~riiiifi ]lisedoi cetti dclla sc4ienza.

In simili ipotesi si ha nel dolo rletorininat~ al pravo firic lo elemento ?tloq*nlc(le1iilalefizio : il Suo 0le1ileilto s~zcctevinlt!potrS ricunosccrsi o ?lei serailanno l~otc?zzialcEC nel 111;~lcfizio 1,ixcciatrovare le condiziuni di fo~?itcr,~c sociale Icr In indeo finita difliiiidibiliti clcl rlniiiio irnrneilinto ; oppure ptr desidcrnrui il c?ltjlr,70 c![pp;rr~ se si (11il)ra~i-i ~011-

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iraria opiniunt?. Nella prinia ipotesi il solo getto dei uiatr:t*iali infetti fornito clella potenza a propagare il csntagio o la epizoozia presenterh un delitto gi co~zsztn~ato ss11l)enc non ne sia derivato pregiuclizio ad individui :nella seccl~claipotesi non far sorgere clie un de!iita tz,/lato o s~lnncato, il titolo speciale o definito dal risultamento, sceundo i casi. Io propendcrei a ravvisare in simili condizioni un 6clitto formale gi& perfetta col solo esaurimento dell'azione colpe~ole.

S.

3211.

I1 dubbio scientifico che scaturisce dallc preaceennate configurazioni sta dunque nel dcciilere so alle medesime clelil~aaclattarsi una nuova forma t: un nuovo titolo i?z sd distiizto di maleftzio : o ss: invece delha restarsi paglii di prevedere simili circostanze come qualifica deI reato principale emerso dal fatto; o finalmente se debba omettersene ogni contemplazione. Questo ultimo sistema non mi par huono avuto riguardo alla gravita del fatto; c perci il problema si lirnita agli altri due.

Quale sar la consegucnzn del silenzio osaervitc-, dal codice pennlc intorno alle ipotesi tesi;: c.ontcinpl:ite ? Provato il fhtto dello eccitainento (li un eoiltagio nel n0sir.o esercito pel fine di aiutare I'iniinico non sarel~beduthin la applicazione i rbedcl simo del titolo di perduellione; e la reprcssionc prestabilita contro ciilel titolo sarebbe basfaiitc 31 bisogno. Lnoniio non si dovrebbe apprenclcrc in tale

- 378

configurazione un serio pericolo da siff:~ttosilenzio. Nell'altra ipotesi di una aggressione contro la vita di determinato individuo eseguita col barbaro mezzo non di gettargli in casa i cenci di un apl~estato sarebbe dubbia l' applicazione del titolo di omiciclio o cons?~mato tentnto. Ma basterri ella al hisogno la o repressione ordinaria dell'omicidio 3 DovrA cercarsi ' un rigore pi congnto nella sola qualifica, sempre sfuggevole, della premeditazione? Potrb adat'tarsi al caso il titolo di venefici01 PotrB costituirsi una yualifica costante nei soli nzezui adoperati ad uccidere? Non sar egli pih congruo ai principii della scienza e pi conveniente ai Lisogni della tutela giuridica ravvisare in simile fatto un reato sociale consumato con la sola azione e colpito con proporzionale rigore? Ecco i dubbi fra i quali ondeggia il pensiero; ed io sarei inclinato a professare la ultima opinione. La diffondibilit illimitata del danno immediato; la irrefrenabilit degli effetti micidiali per parte dello agente; il pericolo della salute di tutta una citt; Io spavento e la costernazione universale inseparabile dalla idea di un fatto cotanto atroce, mi inducono a riconoscere le pi gravi condizioni di delitto sociale in quella forma di malefizio.

Nell'altra delle fatte ipotesi di corilunicazione doIosa di episooaia non B dubbia la risultante del titolo di dazt~aodato doloso e per animo cli vendetta. Ma la repressione ordinaria minacciata. contro il iit010 di danno dato ( e clie C cosi mite in parecchi codici contemporaiiei) sar8 clessn hasta~itcn1 biso-

gno? Era un gregge (li sci pecore che costavatlo sessanta lire, e tutte sono perite per la epizoozia rnaliziosnmeiite insinuata in quel gregge da un nemico del proprietario. Xon trovando altro titolo cl:~ applicare tiannc cluello ili Jn)z~zsdato io cl-iicdo al codice Toscano come si voglia punire simile fkttu; e il codice Toscano nii risponcle con i'aist. 449, let. a, che la pena quella del carcere da sei giorni ad un illese, ed io in verit mi sento rabbrividire a questo parto della montagna. Contemplo i pericoli di quel fatto per la possilsilitb che il niorljo si dilati agli animali di una intera borgata per la coinmistione nel pascolo o per la infezione dell'aria. Contemplo il pericolo andie della umana salut,e che puh tener dietro all'uso iiilprudente delle carni ammorbate: e non posso asteiiermi da un sentiinento di repugilanza avverso tale sistama : n dallo scIarnare che i diritti dei cittadini non sono qui bastantemonte difesi. Uno scellerato che per vendicarsi di un suo partico1ai.e nemico introduca fra i nostri animali neri la fatale trichina se la passera con un niese al inassimo cli prigionia? I1 coilice Bavaro del 1813 abolito nel 1861 (non so se con progresso o regresso della dottrina penale) all'art. 216 disponeva ivi - clzizmqtte pet* vendetta o czlpidi!d p~opagheru eolonlurim?~e?zte epimozia saru pzmito zma coi fewi a z?ita. Quale enorme divario !

Non esito pertanto s sostenere che anche in questo caso di propagazione dolosa di epizoozin ricorrono le conrlizioiii di reato sociale. La mcschiiiit

del danno matei*ialccii urlo ncl altro nniinnlt: ucciso n t ~ npuci costituire n& il rsritcrio essenziale ni: il criterio misuratore di questo rntllcfizio. L'uuo c l'altro vogliono csscre contenil4aii ~iiiiiii 1:irgo xiel rapporto della grvitii del pericuiu uiiivc:renle, ~iell;~, diflbndibilitl'l del ilnnilu il~in~sdiaio, nella coi~imuziono prodotta sugli ailimi di tutti i consociati non per la ptbevisiorieilelln rilictiziorie clcl lidio nxa per la ~13~ira ilelle possibili conseguenze del iktto g i i consuintxt'l, lrrefrenabili forse da t,raccio urilailo, Forse un nudaco interprete potrebbe tentarle iri fgccin al entlicle Toscano di far cadere il caso della epizciozi,z dolosamente procurata ~ 0 t il tit~lo(li ct;Zetza??te?2 t9 t(l di comulte pn-$colo e esotto l'art. 355. &la la propriel8 del liiigiiaggio m d e si presta n tttle estcnsionc, leggendosi in qucll'arlicolo descritta il fatto con l:~ forrk~~iln, i:eZcn~ifl: nz; c?o?o:~n?nc7lfe cosc clasii?late alla consuonauione pzrbblicu, Cir'n per est$ndcile la pena della casa di forza minaccintn (la quell'arlicolo al. caso della procurata cpizoozi,-i.vi B 1iisogno di tro illazioni ; bisogna coinprcndere sotto In par-nln cose anche gli animi ciz:c3i&ti; fnqui p u i non cse servi diEficolt: bisogna conipreiiiler~,sut.t,o le cose destinate alla co~zsunza~io~zc gli animali CIACsi aildie tetigono talora soltanto per Ia rip~m??,cs.ione liisogii8 : finalmente estendere la parola aacel~)zatc uri conad cetto non pia cliimico ma fisiologico, iiicludcndo t.rs i veleni contemplati dalla legge penale n n d ~ c a~iasi mi morbosi. E questo passo del10 intorprsete lhtto una volta non avrebbe pi confine cc1 estonclerekbc: 1s nozione del veleno act un sc?iisofigiir'nt,ivo. Oltre a cib il pericolo della vita o della sailtic di urz ?zlt$ihero .indeterminato d i pc~-so,tc,cho designa ncll' art. 365

la essenza di fatto ed il momento consumativo del malefizio, sarebbe nella ipotesi di epizoozia puraniente inediato ed eventuale, ye~cl-ii: suo rapnel porto iraiilediato la epizsozia pone a pcricolo la vita cli awittia!i e non la vita di pe~*so~ie. Analoghe osservazioni posuono farsi std'art. 675 del coclice Sardo, il quale copitliiclo l'art. -152 del codice Frrtncese minaccia il carcere non minore di sei mesi contro clii abl~iaavrelcizccto ccrti tlnitliali. ilnclie qui per estendere il provvedimento ilella legge alla epizoozia inalignaiilcntv procuratt~Lisogna portare ad uiz senso improprio la parola cele~zoed ali.velentcre.

D' altronde il codice Toscano clie oll'art. 356 ebbe In cautela di prevedere e pun col carcere fino a due anni il fatto doloso di chi per solo fine di lucro mescoli allo vittuaglie o alle bevande sostanze pericolose alla salute, non sa conlprendersi come abbia potuto rilasciare sotto le meschine penalit del danno dato ordinario la procurata el~izoozia. Ida io non faccio il commento ne cli questo n& di quel codice. Io guardo i fatti sotto il mero punto di vista scientifico; e dico che le ipotesi tcst coiitemplate ed altre analoghc desiclerano di essere previste dalla hggc pcxx.de, represse con acleyuata severitd; e collocanclole fra i reati sociali c1eW)ono essere definite e lilisurate sul criterio della lesione di un diritto univorsale.

Rima~icfinalmcnle ad esaurire l' a~gonicntudella presente classe clia io ricliianii quello che giA accennai al S. 2300, e v l i ~forma l'oLir:tto ilel testi? citato art. 336 del codice pensle Tost.tzi~o voglio dirc ; la vendita di vit?mglieY ~ O C ~ IIerC~nsscolanea..Coe?~ rente ai pit vori dettati ciella scienza B stato il nostro codice penale, nel collou.?re questo fttt,to tra i %ri clelbtli e non fra le ri1ex.e tra::gressioni, essondono elemento una inr'lvagia intennioae ; coerenie ai precetti scientifici nel cielimitarc cnso cla caso, e nel ravvisarvi un delitto formalc; non intcrxmeilte esatto nel colloc:irnct~to del titolo fra i reati conti-{l le pei.so,zc aiieiclii? fra i rcati sociali ;ed irifelice poi tjcl incompleto incjrrnlclie l~al'tc nell:~clcscri~iolie delle colidizioni di fatto custituonti il iiialeticio: nella q u d cosa se ha evitato gli errori ili altre lcgislaziolii contemporanee (1) P perb inrr~rsoin altri errori rl'iilsufficiente enrimernzionc, sliecialmente iii quello riguarda la vendita di .~nedici~zali, Ecco il testo di guell'articolo che proililsrurno guida delle nnstre osservazioni: art, ?6G - CIliunpre colz. 2' a~ztino di far Izcc~%o scie?zte?nctzlcnle.cco?a!o alle ~ i t t t ~ ~ l g l i ~ , ha alle becande, ai stjcdiciillali, o a11 ~ 1 1 ) - cvie~~ci che $piaccia, soslanue jvericnlose alla snlzatc ; ogno~-ncTzi dalilio colI' azione non cada solto il tilolo d i pito di pena pi& grave, ~ I ~ C I con ~la caj*ccr+t! Z ~ O fino a due a m i , ed i~~oltre saggiace ad zcnn malta da cento n nzillt. lire, ecl allaco~zfiscadelle dctto ntert!f. Su (luol testo deve porsi mente alle seguciiti 0s-

s e r v a z i o n i le q u a l i s e r v o n o a c o s t r u i r e la t e o r i c a clel presente malefizio.


(1) Il fallo della corruzione di merci alimentarie con introduzione di sostanze nocevoli alla salute apparve giustamenteai legislatori Francesi meritevole di provvedimrnli pi eiiergici che non fossero quelli che si trovano nel si~cchio codice. Quindi nacque la legge speciale del 1 aprilr 1881. hla la locuzione infelice di quella Irgge suscitb il dul)l?io che la medesima colpisse soltanto la corruzione di vittuaglie solide: e la suprema Corle di Cassazione alLcnenJosi con diversi giudicati (ricorclati da B l a n c h e quatribme luda pag. 720, 12.631) alla opinione restrilliva, rimasero senza protezione l e vittuaglie liqz~ide deslinale a bevanda. Ci6 rendette necessaria I'allra legge del 9 maggio 1855 la quale volle comuni quei provreilim~nli materic l i q u i d ~ alle come alle solitle, ed abrogb tlrfinitivamento I'arl. 675, n. 6 del codice penale del 1810. E rlai~veronon pub elevarsi dubbio clir, anche indiprndentrmenle tla qualunque spirito di vendelta, la corruzionr volonlariamenle fai Ladelle villuaglie venali chele rtbnda nocevoli alla salulc, sia un vero e proprio dslillo slanle il concorso dcl dolo emcrgente anche dal solo fine di lucro. Ncppure pub dubi!.arsi rlie il titolo di frode, sulricirnte e coovenicnte al fiitto finchh prcspnla 1ic7alterazione di merci venali anclie desliiiale al vitto ma senza mrgcolanz8 di sosianze malefiche clie condur.ano a risico la pubblica salutc, pi non sia nB conveniente ni? suflicienle quando I'zlterazione accompagnata da siffatta piii pericolosa m~r;colanza.L'oggetlivo del dirilto particolare di propriel contro il quale pricipalmenlo si diresse la procresi criminosa, scomparisce assorbilo nell'altro ocgetlivo della pubblica saiiilh e del dirilto uriiversale poslo a repentaglio perla possibililii nocevole dellaalterazione: e sorge un vcro delilto contro la sanilh pubblica che richiede una repressione pi gagliarda misurata sulle condizioni d i quel pericolo, indipendenteniente da ogni riguardo al pi od

al tneno del dalino patrimoniaie divenuto frivoio ed insigriiiicanle.Sotto i provvedimeilti relalivi al vilto ed alla I ~ ~ v a i ~ d a potrelib~rocadere senz'altro anche le alterazioni d ~ medii ckttili: ma l'art. 356 del coilicc 'fosconu ha rrcrlulo uplior[uriu di farno specialc rnbii;.,itsiic, ecl lla fallo btlnissiruo. Sulle frodi dei farrnc\ci~ti'disserliioppositamciile il F r i t s cli i i i (Prne~ side Christlano Tloilbosia) De jure circa fiaraincopolia r:iriOifriz cap. 3, 5. 3 st seqr,. Ma la cura del Icpislatore Toscano rimase a questa occ~siocc!inco:*lplets, prrcii2 riunendo lc oflcse alla piibblica s a l i i t ~ si possoiio comrnelche t ~ dai Ptrmacisti cori qurllc chi: si possne? conimeLt(~redrii r ~ venditori (Si villuaglie vednc a cle:crivtrc Ic uno e lo allrt! roa la formul~,tirescolare soslliiive pericolose alla salule. Ora siffalta Porruula 6 srii~cieriteed esatta Oridib si applica, ad un venditore di bevunilc il ciiialo col iuPftcro arqiiavile anziclib rliurn o una dosi* ornoopritica di ~ ~ I I P S Lnel poiice O clie somniiiiislra non puO nuocprc alla sslule &gli avvenfori; ma non ir niente affiitio sufficiente o lulrlarci contro l~ filodi dei fiirniacisli lequali possono [>cser(! 1ig1131111~~ri~ ~ i z i i ~ l i te lailto se si COIISIIIU~RO con molli positisi qilanto se con modi piirarneiitc .rzcgaliui.Uiia frbbre maligna mi pone iri imminente p~ricolo vila: il medico mi prcasrrivc olio grani (li chiiiino, di C la viiii C la morte mia dipiwiorin dalla pronla animinislrszionc di quel farmaco :mn il Ilirmacista avitlo di g~adaB110 nrln ne sprdisce che uri mezzo pri~riosullanlo, crl io miioio. Provalcsi ti11 aliplicare coriiro quel f~rnincistal' art. 356 (le\ rodice Toscano ; c ~ l ivi risporitlrrh chc. iion ha t ne scolalo soslanse perkcoiuse llit snlttte riel rnediciiiale spacciato; e I'nrt. 3% rcsta Icttcra morta pcr lui. Vi provcrcle fursc a4 accusarla di ornicitlio colpnso'l arrlun tcsi. Non vi rcstn eli(: la meschina soddisfaziorio di processarlo pcr una frorlc di d u lire; e su tule criterio coiiilarinarlo a rlualche giorno ~ di ctlrcerc; ma inlanto il rrcgozirrntc dlc rn~seolb prlco iin di gesso nella fiririti, col quale a110 poteva cagionase! clualcllc iiicoinado ma nori ucciilcru, voi 10 potcic co1pji.e col carcc'rc? fin0 n duc anni. La Corinula rrrzscokim d i sosrrclue tioceuuli

criln u l i i t s applicata ai farmacisti k priva di scnso pratico: pcrcht?. se il farmacista mescola nel medicinale una sostanza venefica io fa per incuria e non per File di ltccro; e i n caso di procurata morte potrete per tale incuria applicargli nei roiigrui trrrriiiii la pena dcll' omicidio colpaso: ma se la sua frodt! consiste nel far pillole di pane egli sfuggir3 seiapre 3\12 l e t l ~ r 8dell'rirt. 356, n6 per punirlo potrete invocare lo spirito di quell'arlicolo perclik non avt7i potesti cl'interpetre elle vafgti ad estendere all'atto twgalioo una legge penale clie tassalivanienle conlempln l'atto posilic3; e qualora Ic pillole di pane ahbicino assicurato il triotifo del mor'ho che i n pocbc oro mi Iia ucciso, difficilmcnle la giustizia farh appello al titolo d i omicidio colposo per la quasi impossihililh [lj coslruir'ne Il materiale col dirnostrarc i n modo cerlo ( n e l che consisterebbe qiii il corpibs critniftis) che sc m i fosse stato spedito il farmaco prescr'itto io sarei risanato. Cos la illciwia i? puniiri i n modo pi severo e pi ccrto che non lo sia ici malizio~aed imperdonabile avidith. Rari sono i casi di morte cagionata dai farmacisti per lo scambio irivolontsrio da farmaco a farmaco: ma solo Iddio sa quarili ammalati vedono prolungati f palirnctnti loro, e forse periscono, perclih lo avaro speziale ha spedito il farmaco in quttnliti mitiorc, o sosliluito altra sostariza aila sostanza prescrilta dal medico. Ognuno pub nuerne la ccpericriza clie io J)I? ebbi pi volle io mia vita. Tirttc le colpe si danna al nedico: ma spesso il prudenle padre d i famiglia senza ruutarc n& rnedico iiB riceilii veda cambiarsi la inelliluiliric cli un:i pi'escrieiorie in tiriu fauslil, C niirilcolosa eilicacia col solo raulare del farmacista,

1.O Ilevc il f'htto proccc1cr.e da nninio di bb~?~o. St! nvvenno senza a)ziuto 2 1 i ~ t r u l~i)tr&versi una i?lasg,le:;sio~ie, (qilalora nu aia conseguito dczrino o p ~ ~ o ~ i nuil )rcatn colp~jso. 1' animo Su pr'avo lc Se 'rrot. TrI. 25

ma non per fine di lucro il reato trascender& secondo i casi o nello avvelenamento di comune pericolo, o nel venefici0 od omicidio o lesione personale consumata o tentata: e potrh anche trascendere in una perduellione se suppongasi il fine d' indebolire i nostri armigeri il giorno della battaglia per agevolare la vittoria allo inimico. Trovasi comunemente annoverato dai pratici fra i casi di perduellione lo avere stremato maliziosamente di vittuaglie lo esercito: parit di ragione esige che si adegui a quello il caso di vittuaglie nializiosttme~ite deteriorate ai rnedesimo fine.

2 . O - OItre Ia delirnitazione desuiita da110 eIemento snorale segue la cleliinitazione desunta dallo elemento mate).iu,le. I1 f~ittodeve consistere nella sostituzione di sostanza diversa alla sostanza spacciata; e di pii la sostanza diversa deve essere pe~.icolosaalla suk~te.Se la merce spacciata e tale quale si annunzia nella v.atzira sua, ma deteriorata o corrotta ( come vino inacidito, salumi inverminiti o ribolliti, e simili) si avrli una semplice trasgressione di polizia. Se vi fu nzescolunza di sosta?z:a diversa, ma la sostanza intrusa non offriva pericolo alla salute ( per esempio mischiossi acqua con vino, polvere d orzo con caffe, e simili) non si avr che ' una frode. Ci che dti al fatto 10 speciale carattere di aggressione alla pubblica sanitk la indole pericolosa delle sostanze sostituite, tanto so ci9 siasi ihtto per sola avidit8 di guadagno clunnto per fine ostile. Questa diversith d' intcnilimcnto c scopo del

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colpevole riproduce la distinzione fra intenzione d i wcoce?-e(fine ostile) e n?zi??zo nztoceye (coscienza di che il proprio fatto potr recare nocurriento) altre volte da me notata. Siffatta distinzione non porta mai ad eliminare il dolo costitutivo del vero delitto al cjuale basta il mero a?zirnzc,s~zocelzdi.Codesta regola B ormai nota e diverse volte illustrata. La preterinte~zaionalil rapporto ad un dato eff'etto nocivo a, pu influire sulla n ~ i s u ~ma non elimina il caratere di doloso nel malefizio, quando concorse la coscienza di poter produrre quell' effetto pii1 grave. La regola regge alla prova in ogni sua applicazione : ed a ci saviamente 1:ort il pensiero il legislatore Toscano quando ebbe l'avvertenza di usare la parola scientenzefzle anzichb la parola dolosccwzente :la differenziale dei quali termini non sempre si capisce abbastanza da chi porta 1' occliio critico sovra i codici contemporanei.

3." La for2;a fisica oggettiva di questo innlcfizio si esaurisce con la .sola potenza. Esso corzsztnzalo con lo spaccio. I1 tentativo si potr avere nella ?izescola~zua(se non vorrh dirsi atto meraniente 2w~opa~~ntol~io) e certamente iiella esposizione in vendita non susseguita da spaccio ; la quale sar J O al certo un co~?ato ) ~ - O S S ~ I I Zpercli eseguito SUI soggetto passico c?eZZa coi?sun.rauionc,cio i l 21z~bOl'ico al quale b oflerta la inerce guasta invitandolo a comprarla ecl usarla per buonn. M avvenuto lo spaca cio il reato 1)crfett.o.Non irnporta che il compratore accortosi dello inganno abbia tosto geitntri, via

]i iirerct: iti tal guisa alterata; n:)n itn1)ortn c11c ; pronti riiiiudi ahl~iarioneutralizzato il pcricolo incrdiitt: alle: sostanze mtllefiche intruse nella merce. Cii, poti.& tenersi n cnlcolo nella n~isura, ma In esscnzialitb clel rcnto sarti seillprc: coiuplet~x.

4? - Lallc tinteposte osservazioni se ne deduce una ulteriore rispetto alla coi~bl)licl~i~. az~sPli~SarA ioile chi cooperi alla +izescoltazza. S s r i co?.lieo ctii cooperi allo s ~ ~ n c c i o ; sar fc~vol-eggiutore soltznto clii dopo lo spaccio e senza previo concerto, al solo iinc (li ft1vorii.e il niercnnte frodolento, riinliziosnniente persuada il compratore a distruggere la rr~crce alterata anzic1li.J preseiitnrla alla giustizia; 011pure egli stesso la distrugga affinchb non liervenga in giustizia. Aliclie queste sono conseguenze logiclie clei cardini scientiiici, lc quali non possono clcclinxrsi tostoch si ai-nniette In sociulilii, (1) clel rcato.
( I ) Io penso clic i n tcci:i alla lettera dell'aiGL. 356 pcr qucll:i formula che sp(tccirc, il momcritu consiimativo di qiiesto realo si clcbba trovare nella stlguita rrelzdita. Sti altrim o l i avesse volulo il legislatore nvrrbbr, (come nltrc? volte) Usalo In formula che espone irz gendilrr. Sciilnlilii*ainc;iLc ~ r ~ a r t l alaaqilestione opino clic drbba seguitarsi qiieslo eril l<ti.i~, ~ r d l i !In irrefrenabililt (le\ ptlricolo pcr parlt? t l d p colpevole riori si pub riconoscere nella scrriplicc ~)lesrolnn,*~t e vnostrn tlclla mcrce; ina sollaxi~on?\ n ~ o n i e n t oin cui lisccnilo essa clallc rnarii di!l colpevole p r r esser passatli ntll possrlsso ilcl pri-ialo ctit: l'ai.cluisli, p r r iisariir, non pi iii Iraliri tlcl nirrcanlc lo inipi1tlii.e gli clfl'~ltisinislri clcl suo dinliilo. e i11 cluclstc, srriso ciiil piio iliysi furrntllc il ( 1 ~ -

liL!o s l e s o , perclii: ad avcrtb la sun co,tfi:~!iin:ioae non 6 iirressario clic il privalo abbia inyerilo la nicrcr corrotln, t: mollo meno clie quella abbia cugioilnlo effellivamenta ?ianlnllic o morli. Ecco in qual S P I I ~ OpuO dirsi clic queslo de1iLt. S forrwale: ma I anchc qui ripeto le solite osservazioni su questa spinosa nozione del delilto for~nnle. A r i gore di termini non sarebbe formale in tnlla 13 e.:tensiono tlel significalo ncppure quesLo dclilto se si consuma con l o spaccio, perchS u n erento b sempre nrcessario alla sua ronsumazione; lo esrnto ci08 drl coniraiio e di un privalo clie acquisti la merce. Del reslo qui le opiriioni possono rssere tre - 1.O trovarsi la consum:izione nella sola v ~ e scolanza - 3.O trovarsi nella es~iosizione in rienditn 3.' trovarsi nello spaccio avvenuto. Nel punlo di vista scientifico pii6 ognuno abbracciare fra qucsle tre opinioni qoplla clie piu gli aggrada, poichb vi sono ragioni per tulte. RIa iri fdccia alla locuziona del codice Toscano i o penso che si drh11a aspettare lo spaccio, C fino a qucslo si rimanga nella sfera rlrl lenlalivo. P u c c i o n i tacesopra laleques1.ione.R~onumenti drlla nostra giurisprudenza che l'abbiano esaminala non m i r' riuscito rintracciare, Il h o r i ( leoricn pag. 273) non trai! la nrppur esso In questione. Si limita a dire cllc il delitto Cormalc i n quanto non S necessario che la salute d i qual: che individuo sia stata cffeltivamcnle manomessa: e qileslo lo sappiamo. lila il M o r i clie vrrgd l'art. 386 del codice penale, vergd cziandio l'art. 137 del rcgolnmenlo di polizia piinitiva contemporanea~i~entc promulgato. pcrch (dimantlo i o ) nell'art. 3 5 G scrisse soltanto la parola che spaccia, e noll'art. 137 scrisse le parole clie spaccia od espone itz veizdiia? IAa risposla a qucsla mia inlerrogaziono non puO csscre che una: pere116 la trasgressione dell'art. 137 vollc si consumasse anclie col solo esporre irz ue?zdita, menlre il delitlo dell'art. 356 non volle si consumasse fino allo spncsio. Io tengo per buona la mia interpelrazione.

Finalinentc osserver - 5." in ordine alla penalit, cile il legislatore Toscano pu sembrar mite a chi non avverta che nella ipotesi di danni conseprifi pub il giiiclice supplire con le pene richiamate dai titoli emergenti. E poi lodevole il legislatore Toscano per mere a cluesto luogo messo da banda il suo aborrimei~to contro la pena peczb~zia.r~ia qui che henissiino amministrata. (1).
(1) Il codice Napoletario previde questo fallo all'art. 4.00, lo puni con la prigionia rla selle mesi a cinque anni, c

lolcc ogni dubbio intorno al momento consumalivo, usaiido la formula chi abbia vendzito o 8p[pctcciato.

Il codice Sardo (che all'art, 553 ha contemplata la mescolanza di sostanze nocive con i commestibili fatta al fine cZi nziocere) consacra a cluesto speciale caso cleIla mescolanza a solo fine di lucro I' art. 416. Sul medesimo noterb come divergenza dal codice Toscano - l Che non conzmina $ella peczcniavin accessoria alla Corporule, mentre mantiene questa nei liriliti del codice Toscano - 2.0 Che rettamente colloca il reato sotto il titolo delle offese alla ~ 2 1 8 blica sa?zita 3 . O Che a differenza ( p e r quanto a Ille pnrc) clel codice Toscano fa consistere 13 Conszcmnuiolze del rcato nel solo fi.avzmiscAia~~e, senza ~~icllic?ilere q~rcccioeffettivo, e neppure la pertilo n:kcia. deI inslvngio proposito mnnifestnla con la esP@
.O

- 391 si,-ioize ilt i:e,zclitn: lo che A assai furie. Mentre pu0 dubitarsi se al mescolamento, non susseguito ancora dalla esposizione in vendita si possa adattare neppure la nozione del te?atatiz:o punibile o debba orio guardarsi come atto meramente p r e ~ ~ a ~ ~ a t (per essere tale in certi casi anche nel vero e proprio veneficio) puQsembrare ardito convertire quell' atto in un delitto co~zszi~~zato. 4." Clie finaliuente molto accorta nello articolo sardo la previsione della ipotesi che la sostanza diversa mischiata a fine cli lucro con la merce non fosse pev itzdole pvopin nociva, ma tale sia diue?z?ltaper la combinazione con la nierce. Chi per poco conosce quanto siano meravigliosi i fenomeni cliimici comprender facilmente la importanza cli tale disposizione.

CLASSE QUINTA

Nella esposizioile dollu siilgolc cl:\sqi nclle r1ir:ili orediamo ilorersi repartire i xnalelizi :tl.iLinnio fin(lui a s ~ ~ d i t n un cnl)itolo prcliluinnrc {love sotto clit 1% rnhricci i' lidcn e r0111~?2?~io c!L!s,<'G della nbI)iarn~ posto in i7ilicvi\ la particolare oggetti riti^ ijiirridicn dalla clrinlc cinscrii~nclasse (loveva 1~raritli:x.eIn su:^ dclcrminriziniio e 33 RUCL cirr:oscrizioiv:; C tosi COstituito il rclntivo ciilerio cardin:llo nli1ii:lmo ~c!duto ~ar#t.rei iiinnrizi clistintnincnic tiri t C! le fignitc! criiiiinosa rlir vonivnno n diicc'lere il Inrn collcicnmcrito neli&clnsac respcttivn, cc1 :~bhi:iilio potiito cliinin.'iro qtrclle clic ad nltrc do~cr:.i~o refitllrai. Qiicsto mc1utlo 11011 ~ l l ~ l ~ ~ l ~ ~ l ~po~l~ll l~~c!lla~*125sepre~c i l~ c ?~ l o ~~ sei li^, c.110 noi iiifitoliniiia C Q In furrnill:l gcncricn ~ ch>i cZcfi//i C L I } ) O ~/rtJ ?l,l/;gio~tc. ~

bla nella presente classe non poesianio sintetizzare in una sola e costante idea il concet,to giuridico dei delitti che cadono in materia religiosa, pereh& questo ci viene impedito dalla storia della presente materia, e dalle divergenze eziandio perduranti nelle leggi e scuole contemporanee. Facendola cla espositori nello argomento di una serie di deIitti dei quali cos variamente si & nei vari tempi e dai vari popoli concepita la giuridica oggettivit, cl impossi1,ile porre innanzi una solcc idea dominante e regolatrice della classe. Cisognn contemplare ad una ad una le singole idee che sonosi vicendevolniente contrastate il terreno, e mostrare quanto sia stata grande e quanto lo sin tuttora la differenza coizsequenziale nella determinazione delle specie at(tribuibili alla serie presente, non che nei relativi criterii, misure e penaliin (1).
(1) Brsr,rocn,wr~- A n gc l o da delictis cap. 24, 63, 101, 415,ad 131 - B o e h m e r o a d C a r p z o v i u m quaest, 44, observ. . N o od t de religione ab imperi0 libera - A l a I Foro Criminale vol. 8, pag. 7, trattato 10 Cr ema n i de jure crimifzali li6 2, cup. 2, S. 12 - D e Si n1 o n i dolilli d i mero affelto parte 2, cap. 1 -- P o g g i jurisprtbdelztiae criminnlis lib. 2 - W i e s C h n i k tolerantia csctllpatu, quaest. 7 et 8 - P a o l e t t i i~utitutiofzest?$eorico prctclicae criminales lib. 1 D u h o is histoi1-e d u droit crimilzel des p ~ u p l e s rnodemes t1ol. I , chap. 1i et 12 l? il a n g i e r i scienza della lcgislaziotzo lib, 5, pag. I57 Mon t e s q u i e u espril des lois liv. 12, chap. 5 - C a r m i g n a n i e2erncnla $.736 et seqq. A l l a r d Itistoire de l a

- :m3 jrrslirr r , lwinrlle lit. 4, X. 155 e l sttit?. - 13 1 o m de dclirlic tJ,rsaper;clilione, ZrLl erili 1606 -- S t u c h e l Qualenus ctcliowcs religioni tzou concenie)lics ex prinripiis jlrris pliblici aitirersalis poenis cr iininnlibus coerccri possi~it, 'Vilf~t~~bet.g 1791 T iss o l le di uil pena1 lirre 3, vol. 2, 11trg.Q?G-290 P u c c i o n i sujgio d i dirilto penale 1 ~ 6 . 4 , [il. L), png. 287 - P u c li e c o eslzrdios de dcr echo penal, Iecriolz 12, pag. 1% - T li o n i:s c e n c'ludes stir l'lbisloire du droil crin~inel,uppetldiee A, chccp. 1 , vol. 2 pag. i i 3 . ,

In questa preliminare escursione noi non dobl~iuiliofarla n da tec~logini? da politici (1). Se il giure penalc ha una scienza essa dev'essere cosmopolita : deve cioh entro certi confini procedere sopra cardini di assoluta. ragione giuridica, i quali siano l~uonie veri in tutta la terra, e cosi a Roma corrie a Cerlino, a Pietroburgo come a Costantinopoli od a Pelrino. nlla ricerca di siffalti principii noi dot-jbiarno procedere premettei~do esame storico uno che ci riveli la successiva prevalenza ed alternata signoria ottenuta nei diversi teinpi da uno o da d t r o principio nella costruzione della presente teorica :e finqui dobl~ia~no fizrla da storici narrando i fatti e concretandoli ilelle loro soinme ragioni. Poscia dobI~inmo corne giuristi determinarci nella scelta di quel cardine che a noi parr8 pi vero e conveniente alla costruzione della teorica. In entrambe queste riccrclie noi contempliamo la presente materia sotto il ioero punto di vista i~fnano. Nati nella religione cattolica ed osservatori dclla meclesima, noi n&come storici nb come filosofi non intendiamo clcvare al-

cuna clisputa chc possa invntlerc il snriltu:ii*io. AlI:i chiesa sola spctta d e c i d e r e le cpcsiioni religiose di clomina e di discipliiin: alla cliiesn drafiiiire i dclifli C C C ~ Z O ~ Z ~ C lei sola giuclicnrc cjunnclo del~banoina ~: fliggersi pene cai~onicl~e. politico potr a siin poI1 st n manomettere il cliritt o nella veduta di aliargare od associare un iinljero. I1 giurista iiienle si orcupn di tali investigazioni; nlo~traci9 che permeite, ci6 che comancla, e ci6 che vieta la sul.irctnn Icpge giuridica nei rapporti dell' uomo cc1111' UOIIIO : e nientrc: rla un lato la chiesa dice ai sovrani voi lloii polete Skr questo senza incorrere lc mie cew~urc,il giiiristn dall'altro lato ripctc ai sovrani, voi non patctc fhr r~i~esto senza al~uszredei vostri poteri, c divenire tiranni; e questo inwce obbligo vostro d i fhre per proteggere i diritti ilcila u111~21lii.j~ percbi! voi sedete colassh al solo fjilt-: ili tutc1:xre il tliiitto. T d e la ragione di esscre e il soiiii~io debito dei governi : i quali agisco110 illegiti irnarnente cosi qunndo abbandonano il diritto senza protezione, coinc rluarido lo conculcmo pcr ftlse vedutc.
( i ) La parola politica 113 cluc sensi clic iroppo frrqiicii-

lemente si scambiano. L' uno i: rlucllo ncl rliinlc I' iiss il 1610sofo giurista,, e che esprime 13 ~ ~ l r i n ~ i ~ c a z rlcln e i o gilci'e pubblico,emanazione della lcgge di naliira ayiplicala alle ciltb. L'altro E quello in cui l'usa il filosofo ~ t t i l i l ait o C illalei'ialisla; e che esprime la nrgazionc di ogni giustizia assol~i[a a la suborrlinazionc? di ogni legga giuridica al preteso variiaggio dello Stato. Nel prirno scnso i: una vclrii posiliva, Unli scienza clic sostiene i diriili dei consociaii considc~rrindolinei loro rapporti csleriori reciproci r o m e citlndini, C n r i loro rapporti con l o Stato. Nel sccontlo srnso i: i l n ' a r t ~[li ninlizie, di frodi, di sutterfugi (della c~iitilrfa linrir! \;i cosi rlrlla

diplomazia) e cile non ha altro scopo Lranne quello d i opprirnrlrc i deboli e servire si poienii, colorando ci6 clie v i i ~ l t ? la forza col presligio di forrniile iiiventalc pcr inaschcrare il perisicro e Lrailire I'allrui buona fcdc. Quesla la politicti rlir di~lrusse Curlagine, che srliirircib la Polonia. clic opprime la Grt3cia,cl.itl ovuriqne e semprc nianomcsse i piu sacri diritli delle Nazioni. Quando io mi dicliiaro non ossrqu~nte alla polilica, e mi rifiuto clsllo aderire alle falsc rlotlriiic~che si appagano di i 1 i i ~ ~ I lprr trovarsi le suprrmt: ragioni c l i ~ lgiure a ~~c~riali!, i o guartlo 13 parola polilica iii.1 sc~~:onilo scnso.Qulindo come giurista ricoriosco urla ~'ilgi~n(! puliiicn valc a ilirrt uri:i ragioiici rlie tutela i sacri dirilli dei popoli, io ailopero Iri parola polilicti nel primn cc1ii.io.

lli:~ssii~ileiitlo stoi.ir*niiientc lo tud dio della presente i~iizturi;~ t:.ovitr~rio tlovcrsi ridiirre n cjuntti30 le noi ~ C ~ L ' ~'112so:ifi'fi iiellr: iliversc legislazioni accettate C c i i l c ])tise il~l!cpuriiziorii infliite tigli uomini per lle ofLsc rocatc sHa seligioric. Qussle idce distintissimo l' una dnll'clltra, come vedreiilo, vogliono puisc per 1~ic;oy:iiu chiai*ezzaveiiir distinte cuci nurni di iliversi. Io le diru di~i~rlrit? 1." Idea tt.ocrlaticn 2 "Itle:i seilzileoc,*aticu-3." Iciet~ . politictt -4.' Idea . i i ~ i t r r . a l c .o giuriclicn. Questo c ~ a i l i clu;idi.ipartito non e sei-vi: solt2rilo a(l uii ricoi8tlo stoi4ico, rna conduce ai risu1t:tiiicrito cssciiziali? della ~iioclificazione delle specie, secul-idoc.Iii!vcngusi nccettniiilo o rigcttanclo l'uno 4.1 l'taliro piiric.i~~io; ilallo nllttrgttinento o ristrine giiiicntv tlulln iiill,iii:ii)ililii 11olitica ilcgli atti Lzntii.cligiusi.

l? Idea TEOCRATICA- A questa idcn strettamente aderirono nei loro primordi i popoli di razza semitica. Per la medesima la nozione del delitto si corilpenetra con la nozione clel jleccato. Non solo si punisce ogni peccato come delitto, ma ancl~eil vero delitto si punisce per la sua clualiti di peccato. L'offeso dal clelitto i. la divinitk non l'i-iomo. L'offensore si punisce per ~enclicarela oltraggiata divinit non pcr sodclisf~~re bisogno dell'uomo ci un per proteggere un suo diritto. Lo esercizio della giristizia penale clie in tal guisa si fa a nome di Dio non pub spettare clie ai Ministri (li Dio : i sacerdoti sono i soli giudici possiMli cli cjucsti delitti. I giudizi criminali assumono il carattere proniinente di cerimonie religiose. Le specie criminose sono prests deflnite sulla scorta della teologia; tutti i peccati sono delitti perch tutti offenclono la Divinittic. I criterii misuratori dello delinquenze procedono a rovescio, perchb creato un rapporto giuridico fra Dio e l'uoino, i diritti clollo individuo debbono necessariamente restare indietro riel calcolo clella gravit dei reati. Le penaliti 6 pure neccssario clie siano esorbitanti, perclib ogni patinicnto umano seniprc poco iii faccia alla graviti^ della offesa a Dio. I1 fine della espiazione si ri~cscolaai fine della vencletta divina: n basta che il peccatore sia spento ;bisogna ancora fkrlo sofkire e atrocemente soffrire per cluant0 si pub. Ecco In prinin idea del delitto anlirelipioso quale si uccctlb negli antichi tcnipi iln p;"

- 33!) reccIii poptjli, e si iittu'l con 1ugic.a iiics~r;tl~ile con e srsmpi'tl: crescente fiiroci:t.

In tale stadio il penalista consegna la cattc?clra al teologi,. Non vi ir peccato che non sia ileliltn: e la sua maggiore o ininore gravitk dipciitlcnilo dal1:l itiaggiore o minore perrersitil ilella offesa recata ;LDio, il criniinalisia diviene un profitno. il1 solo tcologo si cievolve lo iiisegnaniento e la direzione cli tutto il sistema. I laici non sono clie artigiani incarica1i di trovar iiietoili di crucitlti e to~*merili, eseguirli ed al cenno dei sscei.doti. L' ;apost:isis, la eresia i peccati di carne, la l)rofi~ri;izionc, tenipio o del giorclel del no sacrato a Dio, 1:~ ii~ft.azio~~e digiilno, il sncrilegio, la magia, il sort,ilegio, lo spergiuro, sono tutti inilistintt~ineritedelitti, e la proporzione cleHa loro respe1,tiv:l gravita dipcncle soltanto ~lalladiversitk della dottrina religiosa che dorriina ncl paesc. Questa diversitit di dottrina religiosa giunge persino a render possil~ileil cleicidio appo quei popoli clie adorando un aniniaie e stoltanicnte credendo esser yucllo il loso Dio ne vietario la uccisione sotto terribili pene, e cos la idea orgogliosa della Divinitk protetta clt~ll'uomo tocca il suo apogko pia sensibile. S. 3229. Ma quosto pcriodo non poteva essere di breve durata: esso procecleva dalla ignoranza e brutalith degli uonlini, i quali non sapencio elevarsi al sublime concetto cli Dio, se 10 rappresentavano ad immagine

prolri,z con un penrioru czl~iettoc n~escsliino.Questo sistema esl~riinela l~iiiatroce e la pii1 esecrnncln bestemmia che siasi i ~ aproferita dLill" i uomo coiit~o la Divinitli. ilnche la filo soli:^ ptganil (1) seppe uscire dalla vi;%stolta e supar!jn clie coilcliicevn l' uo)ilo a. farsi piotettore della clivii~itk e la sentenza Deoi3zuit ; i?lJ'?o*iile Dii.s cztl.ae apri novella era sull' orizzonte del ginrc parinle, l~oiclii! coillpresc clic Dio non si U T T ~ ? l~isognodi essere vendicato clnll' uomo, e che ~;~ questo verme non aveva In potesti1 di giudicare il giudizio di Dio. Si sorresse l)crsltio sncoi. clualche tempo lo errato pensicro col prestigio delle forme procedurali foggiate in guisa da presentare al popolo lo intervento diretto della Ilivinitit nel giudizio penale, e flnchb si potette niantenere In creilenza che Dio scenclesse s~~ll,z terra siil emettere il suo voto n1 cenno cli un Cnlcantc, si pot ilare a credcrc che 1 vendetta cli Dio non si cleterniinavs d3ls 1' uomo, irin da Dio stesso. Ma ariche tale credenza nclla. passivitti di Dio ai voleri clei saccrcloti e nei miracoli giornalieri escguiti dnll' Ente Supremo in ol)l)c(lienza al desiclerio di iin accusatore, d o v e ~ ~ a scoriil~arire,e sconiparvc.
(1) P a o l o iii.1 lib. ti strtzle~ztiar.rr,rb cccp. 21, g. i r l 2, inlravirle Iri vt5rri ii11ls clci prosrrili clcliili qunntlo sciiss(? Valici~lalot~es, idcir.co ciaittite ezpelli lilnc.uit, ire Ittlrntnlib cre~liblilnlspicblici ,nores ad speira nliciljtts 1.ei corrzbln!~~1'e~ttt?', $ 1~ W t t ! e0 1lOPULbi:ES ,iKi;iii TUI1RiREASUI:. I)lli ~ e$ fioucts el i!sic titl rntione i~brognilns r.eligiot~es i a J u c / l l ~ l , 1% Qr!iBus ,\r;r;ir rio:ii:,u;i aiovciiuru::, / ~ O I L L ' S ~ ~ O dtq~urtflllll'. ~EY huoriliores crrptlc puicitcnlur.. iri rlucils srnittnzli si rivrl:~11 Corlcclto g i ~ t ~ i t l i cdcl tleliito d'iiirlulr: i.cligios~, coli~is!i: r) clic

nella offtlsa al seiitimcnlo popolare rapprcscntsnlc un vero dirilto, rbe I'aulorits dcve prolrggerr; comr! moslro piu a tnsso nella rsposizione ilrl girntto sisler~iu.M3 Io S C11 u Il i n gi o ni~lle siie Interprlratioites n qiirl luogo di P a 0 1 o ne varib il conccllo, osqervando siillY;liiioriltt (li L i v i o A P o l i b i o che i Re avrvano proteiio la religione pcr m ~ g l i o guidare i popoli col mczer, di quella; lo clie conducr al terzo sistelncz e alla cloilrin~d i Ca rn? i g n a n i, cIit1 fra poco esamineri,; ma clie a mio parprc B molto difl'ormc dal pcnsicro di P a o l o . riqo 3. .;)-.>o.
2.O Idea ~ E ~ ~ I T E O ~ R A T X ~ A - Dileguato il superbo pensiero di punir l' uolno per 21~obeg1~ere Divinit la senlbrava che il titolo cli lesa maest divina (espressione del puro peccato) dovesse abolirsi: ma avvenne altrimenti. Le autoriti sociali trovarono coi~iodcr di strappare dalle mani dei sacer(1oti quella grande potenza che dava loro sui cittadini lo esercizio della giustizia penale contro i delitti religiosi : renduta la spada sovrastante al pastorale i Sovrani che non paghi di essere Principi vollero ancora dirsi Pontefici, e Bre alto e l~assoin materia di religione, per non offendere il sentirilento religioso dei popoli dovettero conservare tutto il veccliio araaiuentario avocandone a se rncdesimi lo intero maneggio. La formula inventata a tal uopo fu seunplicissiiila. Dio offeso da un indiviiluo non esercita la sua vendetta sopra il solo pcccatorc, ma i~iesorabililiente sfoga la contro tutta la nazione alla quale il peccatore nppartiene. Bisogna dunque punir noi con pene corporali e severe l'offensoro di Dio lJor placarne gli sdegni aflnchb questi non ricadano su tutto il paeso. Con ci noi non intendiamo a prutcggttre la DiviVOL. VI. 2(j

niG, ma a proteggere noi rriedesiiiii. I< vero cire il peccatore non lia niente offeso i nostri diritti; iiia egli ci lin col suo fatto esposti all' ira divina e agl'infiniti ed inevitalili mali che seco tragge la iiiedesima. Noi nel punire quei fatti esercitiamo il diritto clelln difesa nostra, e ne al~liiamo fondata ragione. In questo secondo sistema tutta la tela del delitto-peccato rimane la stessa: gli stessi riinangono i critcrii misuratori; uguale riiiiane la ferocit senza freno nella irrognzione delle pcnc. Non avvi altra diversiti tra il primo ed il secondo sistcina che dove 1 si puniva per un fine sovra 5 sensibile qua si piinisct: per un fine tutto terreno, tutto materiale, tutto sensibile che pii1 ilavvicino tocca g1' interessi delle illuse populazioni. E le genti lest uscite da quella bsrbaric clie a loro faceva parer buono immolare anclie g1' innocenti alla sdegnata Divinit pcr plaenriic in collera, non potcvniio non trovare pi i*agioncvole e pih giusto clie n. quclIn collera s' immolassero anzich gl' innocenti i perversi ed i peccatori per la saluto comune (1).
(i) Questo pensiero si i: valulo generalizzare da qualche criminalista contcmporaneo. i l qualeL' vhnuto insegnando clrc i n grneralc la idea di considerar&> certi gravi dalilli un inin tercsse sociale nascesse applinlo dulln opiriione r l ~ e granili i tlelitli offendendo la Diviniih la poriassero a colpire dei suoi flagelli lulla la nazione; perloche nello interesse coinune (li cvitare tali vendelle tlivinc si trovasse \n origine ilello irili?resse sociale alla punizione dei delinqueriti: a siffallo pcilsiero si preleso insegnare clie fosse inspirala nell'anlira i\oiiia la disiirizionc ira delitli publilici e 11elii.ti privali. Nei niici studi iion lio mai trovalo alcuri teslo chc di3 solido foridrimi~ntoa qut.sin opinione, la qiialc a nie senibra urla

porsia rt1 un anacroniimo; col qualr si & voluta rrnderc comunpti tulii i delitli una i d r a c h r cra escluqivsmentepropria dei dclilli conlro 13 r e l i g i o n ~ Il conccltto rlello inlerrsae so. ciale in cerii delitti nacqur sponinnPo p r r la contemplazione tl~llc! Iriro conseguenze direlle o dclla prrturbazione cile recavano alla quiete piihblicn senza alcuna intromissione di corrucci divini. Forse polra essere storicamenle vero clie nei piU aniicbi primordii gli uomini nel punire il delillo non rnirassrro che 3 punire il prccalo ed esclusivamente il peccato. Ma applicare a i Romani In univcrsaliiM di ialc prnsiero clic Fu proprio soltanto dei delilti religiosi, mi sembra (lo ripeto) un anucronismo. g. 2231.

Questa seconda forrna della yrenalitj, contro i delitti religiosi non fa mestiero studiarla nei fatti otl argomentarla qua e 1A per congetture o induzioni. Essa trovasi nitidamente professata dai legislatori corne dottrina giuridica, ed G i u s t i n i a n o stesso che con aperte parole ce ne ammaestra. il sornrrio nume dell' Imperatore che propugna il diritto spettante alla sovranit di punire i peccati per proteggere i popoli dai flagelli delle grandini, dei trernuoti, delle pestilenze, che la offesa Divinita rovescerebbe sulla Nazione la quale usasse tolleranza verso il peccatore. Udiamo le sue stesse parole nella novella 77, cap. 1 - ivi - docenzur enim a diaillis

scripturis, quia eelr: hzljusmodii inlpiis actibus et civitates czifi~ I~onzifziOz6~ u ~ i t e pe?*ie?*unt. . . p ~' propteqnea igitzsr o?)2tzibus lzo~rzi~zibzu I~zljus?~zodi p4aec@hnzis a pv-uedictis deliclis ab,stinelae,et Dei timovem i f z corde aeciperc et seqzci eos qui bene ztivutzt. Propter taMa eizim delictn, et fames, et te).olae ?.rzot?rs, liestllc?itine fiui?t. P~~accipinzus et enii~ii,

- 404 pt't*~~rnlzetzl~'s irl pvaeclictis illlciti:: ct int~~iiiis aclibzrs co)t~p~.ehe)?det*e, et zdtir~zissziUcle?*eszr2q)liciis, ?(t??o12 ex c04ztemp/zc taliz~'111 z u c ? z i a ~ te4z ciz;itas et Kesi~ t ~~~ ptcblicn pel* hos ~ ~ I Z ~ C I O ~SM S G C luedi. Pi esplicita iiianifestazione del criterio assiinio coirie foncl~ii~ento tli punire i rieccati non potrebije clesic!erarsi.

Cosi Carlo T11 nell' Ordinanza del 14 ottobre 1460 puniva (.oloro clie l~estemiiliavanoil ilorite di Dio con la gogna pcr la priilia volta da eseguirsi nei giorni nundinali sulla pia~zadel pubblico mercato, c da clurare per sei ore : ciiwnnte le cj~alil Editto ' dava licenza al popolo di getinr fango e lordure nella faccia allo esposto. Poi per la seconda volta ordinava la recisione del labbro snperiore, e yer la iilferiore: e finalmente moterza il taglio dcl lal~b;,o dificanilo 1'0rdiiianxa di Filippo TTI del 22 febbraio 1347 ( l a quale commiilava la recisione della lingua alla rndire ) disponeva per progresso illilanilario clie la lingua :i, caso di ulteiiore recidiva (love se soltanto forarsi con un ferro rovenie. E di tutto qrie::;o clava ragione - ivi - perc11B ~ z o t ~ t i c?-dnteu?* jzrstenzent i+*ri& ait peq1rnis adveni?*elz '120t1.e Royazcnze plzcsieurs et grandes trilzzrlntbns gzie?'ves ed c(fZic1iotzs.

Leggesi pure nella Ortliiiaiixa ili Luigi S I I (in! tnta di Elois il 3 nlai.zo 1510, clie E necessario pupci.cli&in liuiiiziiine ilcllc nictlen i i . ~ 1~estci11mie, lc

siine crano avveiiut,i erz n o f r e Rogazrttin, guel.lae, divisioizs, pestilelzce, stel.ilild d e teinsBe nut7+espePet sczstioizs. Forte di questa ragione il Re Luigi ripeteva in cluella Urclinanza che i besiemmiatori dovessero tenersi esposti per cinque ore sulla piazza del publ~licomercato, dove fossero in balia a tozctes cilaizies e t oppl0otvmesqzie chnczu~lezu* coltdi-n ir.12j j ~ o p e v e r . Cosi si etliicava il popolo a gettar fango e sozzure nella faccia della crelltura di Dio, ed a fare occasione di barbaro trastullo il corpo di un loro fi-atello. Questa Ortlinanzn consiclero come troppo mite la sola perforazione della lingua col fei,ro candente, e torn ad infliggere ai recidivi il taglio della lingua alla radicc (I).
(I) E cosa poleva aspeltarsi da principi dei quali narra storia clie si educavano nella loro giovinezza al sollazzo cii spellare viventi dei cagnolini od altri animali, e cosi mar13

toriati farli correre nei cortili (le1 Palazzo Reale?

Io non ricordo queste leggi poi rilevarne la severit delle pene, ina soltanto per desumerne il processo storico della ragione ili l~uziirei delitti religiosi, Non e questo un mio pensiero ; t. una deduzione che traggo dalla leti,era stessa delle leggi sulla materia. Si vede (la queste clie giit si era al~bandonato il concetto tutto teoacraiico dcl vendicare Dio. GiA guadagnava luce il principio che il giurc penaie ha la sua ragione di essere nel dazino della consociazione : e volendo coiltiiiiiarc a sfogare gli silegni della iiiiolleranzn senza lililite o freno nella

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ilistribuzione dei castiglii, si ricorreva ad un pensiero che facilmente acquista popolaritg nelle masse, le quali volentieri attribuiscono a certi peccati i fenomeni della natura, che di tratto in tratto si I-innovellano in obbedienza alla legge irnpreteribile clell' ordine cosrnico ; e perfino gli effetti della stessa loro insipienza nel coltivare le terre, e nel prevenire certi infortunii. Idea che tuttora germoglia e clomina certi intelletti, pii1 assai che non credesi.

Condotta la opinione clel popolo su questa via, e costruito il diritto penale suborclinatainente a talc concetto, non pii disputabile dal giurista la legittirriitk clelle pi atroci pcne contro gli erctici. Se la eresia e Ia bestemmia conducono la peste C la fnine ed i tremuoti, chi negher alla autorith sociale il diritto, chi neghew Ia convenienza di salvare un p011010 dalla fhme o dalla epidemia, col sacrificio di qualche incredulo o di qualche dissidentc? Io non siiiilaco i decreti di Dio; non nego che egli nei suoi misteriosi voleri possa mostrare il suo sdegno con fenomeni sensibili acl un popolo pervertito ; iiE! impugno che in tali occasioni il sacerdozio debba esercit:vc l'uflcio suo con aminonire i pervertiti, con lc preci, e con quanto nella sfera delle sue nttribuzioni. Nego per che l'autoritk secolare possa cogliere pretesto da ci ; farsi interpetre della Divinitk ; e costrucn~lo tali Ijasi il suo giure psu ~inlc,assuefare il popolo n sncrifizi di sailgiic.