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Numero 23 anno III

15 giugno 2011 edizione stampabile

L.B.G. PISAPIA IN VIAGGIO A PARIGI: CRAZY EXPO Guido Martinotti REFERENDUM. GLI IMBROGLIONI IN CAMPO Franco Morganti REFERENDUM MILANESI: DISOBBEDIENZACIVILE Roberto Taranto NEGOZI A MILANO. MANCA LOFEFRTA O MANCANO I CLIENTI? Diana De Marchi MILANO GELMINI: SCUOLE, BUTTARE IL MEGLIO Massimo Cingolani MILANO GIACIMENTO DI DEMOCRAZIA Riccardo Lo Schiavo PD VINCERE SENZA SAVOIR FAIRE Massimo Maggiaschi QUARTO OGGIARO E CASA POUND Mario De Gaspari SOLDI E MATTONE. NON CAMBIA MAI Michele Sacerdoti PGT MALEDETTO PGT

VIDEO MATTEO CALISE: N DI QUA N DI L LA NOSTRA MUSICA Luis Bacalov IL POSTINO Il magazine offre come sempre le sue rubriche di attualit MUSICA a cura di Paolo Viola ARTE a cura di Virginia Colombo CINEMA a cura di Paolo Schipani e Marco Santarpia www.arcipelagomilano.org

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PISAPIA IN VIAGGIO A PARIGI: CRAZY EXPO Luca Beltrami Gadola


Quando si dice che qualcosa nato sotto una cattiva stella, ormai non si pu che pensare a Expo 2015. Forse per venirne a capo dobbiamo dividere il problema in due: le aree da un lato e il progetto dallaltra. Sulle aree si detto tutto quello che si poteva dire: si tratta di una poco limpida vicenda immobiliare che sintreccia tra i Bilanci di Fiera Milano, i favori alla famiglia Cabassi, un PGT fatto apposta per favorire i privati, una vicenda tutta giocata tra Compagnia delle Opere e Comunione e Liberazione, il tutto nel pi totale disprezzo dellinteresse della citt, del conclamato (dalla giunta uscente) obiettivo di risparmio del suolo e della trasparenza dei bilanci sia pubblici sia di finti privati (sostanzialmente pubblici). Unorgia di potere della casta e dei suoi amici. Il nuovo sindaco Giuliano Pisapia trascinato a Parigi come un bue al macello con la divertente prospettiva di dover scegliere tra il far capire che chi lha preceduto ha fatto un gioco sporco e il legittimo desiderio di salvare la faccia dei milanesi e dei lombardi che non sono tutti come chi li ha governati dalla tolda del Comune per quindici anni fino ad oggi e li governa ancora dagli ultimi piani del suo grattacielo mausoleo. C sempre qualcosa di misterioso in questa vicenda, una sorta di tab: la parola esproprio in particolare esproprio per pubblica utilit, quello regolato dal D.P.R. 8 giugno 2001, n 327, recante il "Testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di espropriazione per pubblica utilit", che prevede anche la cosiddetta occupazione temporanea meno penalizzante per il proprietario e pi semplice e adatta al nostro caso. Detto questo quanto al progetto e alle dichiarazioni del dottor Sala e dellassessore Stefano Boeri forse vale la pena di mettere un po di puntini sulle i. Dopo un pessimo esordio progettuale il progetto allegato alla prima domanda presentata al BIE di fronte allindignazione del colto e dellinclita, il sindaco di allora Letizia Moratti, per dare un po di lustro alla faccenda mette in piedi una commissione di architetti - Stefano Boeri, Ricky Burdett e Jacques Herzog con lincarico di elaborare una proposta progettuale tra laltro pi aderente al tema Nutrire il pianeta. Il nuovo progetto viene presentato con squilli di trombe mediatiche il 26 aprile 2010 al Teatro Strehler di Milano. Col sorriso auto compiaciuto delle migliori circostanze e mielose parole sfilarono sul palco oltre ovviamente la padroncina di casa nonch commissario Letizia Moratti: il Ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il Ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, il Viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti, Roberto Castelli, il Viceministro allo Sviluppo Economico con delega alle comunicazioni, Paolo Romani, lallora Amministratore Delegato di Expo 2015 S.p.A., Lucio Stanca, il Presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, il Presidente della Provincia di Milano Guido Podest, il Presidente della Camera di Commercio di Milano, Carlo Sangalli. Alla presenza del Presidente di Expo 2015 S.p.A., Diana Bracco, dei consiglieri di amministrazione della societ e delle autorit presenti, Renzo Gorini, Direttore Infrastrutture Expo 2015 S.p.A. illustr il masterplan 2010. Stefano Boeri, Ricky Burdett e Jacques Herzog, intervenuto con una testimonianza registrata, approfondirono gli aspetti pi innovativi del progetto. Applausi, strette di mano e complimenti per tutti. Dopo di allora liti su doppi stipendi dellamministratore delegato e acquisto delle aree dopo che Paolo Glisenti, luomo forte della Moratti era gi stato fatto fuori. Il 26 al Corriere della sera lAmministratore Delegato di Expo 2015 SpA, Giuseppe Sala, dichiara Non si pu vendere lExpo solo come un orto botanico UnExpo troppo proiettata nella direzione agricola non trova consenso in chi dovr investire per Expo. E con questo prende le distanze dal progetto ancora oggi sul tavolo del BIE. Prima domanda: tutti quelli che al Teatro Strehler hanno applaudito, e a maggior ragione Letizia Moratti e Lucio Stanca responsabili a diverso titolo delloperazione Expo erano dei dementi o quanto meno degli incoscienti? Cosa ne pensa il dottor Stanca? Con che faccia il dotto Stanca nellacceso dibattito di luned scorso accusa lassessore Boeri di non essere in sintonia con il nuovo sindaco? Le accuse le muove proprio lui che non in sintonia con chi ha gestito Expo per due anni? Pare da ultimo che Letizia Moratti si sia dimessa da Commissario straordinario di Expo. Attendiamo con ansia la conferenza stampa nella quale dir che si dimette per non vedere il suo lavoro travolto dalla nuova Giunta milanese. Giustificazione pelosa. Ringrazi il cielo di avere una cos bella occasione per sfilarsi da un gioco pi grande di lei e lasciare gli altri nei pasticci. A Parigi ci va Giuliano Pisapia costretto ad alzare il sipario del nostro teatrino Crazy Expo.

REFERENDUM. GLI IMBROGLIONI IN CAMPO Guido Martinotti


Fino allultimo i principali responsabili dellautocrazia berlusconiana, con laiuto degli intellettuali a lappui, hanno usato tutte le peggiori scartine del repertorio dellimbroglio e della piccola truffa da angolo di strada, non per vincere una battaglia contro un avversario politico, ma per impedire al popolo italiano di scegliere liberamente. E fuor di dubbio che il referendum faccia parte della battaglia politica; sostenere n.23 III 15 giugno 2011 che Ma la consultazione non sia occasione di battaglia politica. Attenti a non distorcere il senso del voto come ha scritto Michele Salvati (Corriere, 11 Giugno, 2006, pag.6) semplicemente sbagliato: concettualmente per quanto riguarda il senso dellistituzione referendaria, che squisitamente politica, vi si fa ricorso proprio per saggiare la volont popolare quando gli altri mezzi sono stati esauriti. E, nelloccasione specifica, perch in questo particolare caso impossibile scindere il significato di scelta politica generale di questa consultazione dal destino di Berlusconi e di Bossi che (in modo che a me pare inspiegabile) ci hanno messo la faccia e lhanno persa clamorosamente. C veramente poco da distorcere: forse a non separare il senso di questo voto da un significato che non sia eminentemente politico, non 2

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ci riescono neppure i bravi barbieri di Aldo, Giovanni e Giacomo. E interessante notare che nella atmosfera da Crepuscolo degli dei di questi giorni il potere in crisi raschia il fondo del barile, persino il Magdi Ma-che-cristiano-sei Allam dice la sua, questa volta non sulle moschee, ma sulletica civica e istituzionale riprendendo uno dei pi frequentati luoghi comuni del dibattito e cio che il non andare a votare sia una opzione legittima. Che sia una opzione non ci piove: quanto legittima discutibile.. Che in un referendum ci sia libert di astenersi un truismo lapalissiano: come nella maggior parte dei paesi democratici, in Italia il voto libero e persino quel modesto incentivo che nei primi anni della repubblica era utilizzato, con il concetto di dovere civico stato abolito. Ma luso dei diritti, come insegnano in tutti i corsi di primo anno di Giurisprudenza, pu essere onesto o causidico e chicaneur. In particolare nel caso dei referendum in corso era perfettamente legittimo avere perplessit, per esempio, sulla ripresa del nucleare, ma cera un modo onesto per esprimerle: andare al seggio, prendere la scheda e votare scheda bianca. Poi c un modo codardo e da bari, che quello di intorbidare il proprio

voto contrario al referendum, mescolandolo con lastensione: una tecnica che io personalmente ritengo vigliacca e stupida, perch non permette neppure a chi perde di sapere di quanto ha perso ed , al fondo, un atto di spregio per i propri sostenitori che diligentemente sono andati a votare no e che non vedranno neppure il risultato della loro fatica. Ed anche stupida perch se si raggiunge il quorum, i no vengono sepolti, di nuovo umiliando, come sta avvenendo ora, i propri sostenitori onesti. Come livello di coraggio civile questa tecnica dintorbidamento non dissimile da quella dei miliziani armati che si mescolano alle folle di civili per poter sparare senza essere individuati. Nelle sue lettere dal carcere Antonio Gramsci fa uninteressante osservazione antropologica confrontando le abitudini dei giovani italiani che passano molto tempo a giocare a carte, (una attivit in cui si eccelle anche come spiega Gramsci, con le miserabili furbizie, le strizzatine docchio, le toccatine di piedi, i segni convenuti con le dita e via dicendo) con le abitudini dei giovani inglesi che passano molto tempo a darsele di santa ragione su un campo da rugby o da calcio. Fermiamoci al rugby. Il povero Gramsci non poteva immaginare che gli italiani a-

vrebbero trasformato anche il calcio nel gioco della zecchinetta. Ma vale anche per gli sport nobili, molti golfisti italiani hanno un buco nella tasca dei pantaloni cos se la palla va a finire in acqua danno unocchiata in giro e ooppl una pallina ricompare sullerba a dieci centimetri dalla buca. Ed esattamente cos fanno i Bossi, i Berlusconi i Formigoni, sicuri che tanto gran parte degli italiani se ne frega: li vediamo tutti contenti andare al mare e, se posso fare una osservazione senza essere accusato di lombrosianesimo, mi sembrano veramente brutti. Venti anni fa potevano anche ispirare a met degli italiani (mai di pi) lidea di vitale novit, oggi guardateli: Formigoni compare sullo schermo, con vestiti che lassociazione milanese della moda dovrebbe diffidarlo dal mettere per non rovinare il mercato e ispido come Arafat appena uscito dal barbiere, con il solito f de toeu in gir semper la gent! Oggi pu sfottere solo a se stesso perch uno che propone il Berlusconi di Deauville per il Quirinale forse poteva far ridere al variet dello Smeraldo, ma ora rischia di essere portato alla Neuro.

REFERENDUM MILANESI: DISOBBEDIENZA CIVILE Franco Morganti


Dunque la novit che gli italiani non obbediscono pi: i milanesi in testa. Berlusconi ci mette la faccia con la Moratti e i milanesi non lo seguono. Dice che non vota i referendum e loro li votano, anzi corrono come non facevano da 15 anni. Caccia via Santoro e gli italiani vanno con Santoro. Altra novit che non seguono neppure Formigoni, che ha detto che lui non votava i referendum cittadini. Anche il leader regionale, forte di quattro mandati (anche qui da 15 anni), che ha fatto saltare la Moratti pur di avere un arcivescovo amico come Scola, abile nellintrigo di palazzo e nella raccolta di firme false (decider il Tribunale) per la sua lista, mostra la corda. Ai milanesi bastato un solo giorno di votazioni per raggiungere il quorum. Mal di quorum sentenzia il medico di Giannelli sul Corriere. Eppure si trattava di referendum difficili e molto articolati. Ma i milanesi hanno superato anche lo scoglio di avere in mano nove schede n.23 III 15 giugno 2011 da compilare e da ripiegare. Anzi ho visto degli anziani divertirsi come con gli origami. Adesso Pisapia avr il suo daffare, se vuole rispettare lapprezzamento per i referendum espresso in campagna elettorale e ribadito nellintervallo, ma il suo compito facilitato: per quanto riguarda lambiente basta che si affidi ai contenuti dei referendum. Quindi pu concentrarsi su tutto il resto, dal bilancio alle partecipazioni, dagli asili-nido al social housing. Il pi ostico dei referendum era il primo, quello su traffico e smog, ingiustamente qualificato come referendum sullEcopass, tanto per attirare lo scherno dei vari soloni dellanti-Ecopass, cui alla fine si aggiunto anche il cicisbeo Philippe Daverio. In realt il quesito chiedeva il ritorno dellEcopass alla sua funzione originaria di ridurre il numero di veicoli in citt, come si fatto a Londra e a Stoccolma. Non quindi una sanzione per spingere i milanesi benestanti a cambiar macchina, verso modelli euro-standard, ma per spingerli a lasciare a casa la macchina. Lauto molto comoda, non c dubbio. Ma la mia libert finisce dove comincia quella altri, degli anziani che muoiono per affezioni bronchiali o cardiovascolari o per cancro ai polmoni, dei bambini che si ammalano per fatti respiratori. Non c solo il particolato fra gli inquinanti. Ad esempio c il black carbon o nerofumo, un tipico inquinante da traffico, che recenti studi condotti proprio su Milano hanno dimostrato ben contrastato dallEcopass. Ma il quesito non era tutto-Ecopass: prevedeva il raddoppio delle aree pedonali, 300 km di piste ciclabili, protezione del trasporto pubblico, prolungamento dellorario dei mezzi pubblici, il divieto di carico e scarico merci nelle ore di punta (s, cari commercianti, la vostra libert finisce dove comincia la nostra), ecc. Ma soprattutto la destinazione degli introiti dellEcopass al miglioramento del trasporto pubblico. Chi ha de3

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nigrato il quesito, come i leghisti e De Corato uniti nella lotta, gli ha negato la stessa popolarit degli altri: ma i milanesi non hanno abboccato. Lhanno approvato all80% anzich al 95%, ma lhanno approvato. Gli altri quesiti erano pi semplici: raddoppiare gli alberi, conservare a

parco la destinazione futura del parco-Expo (e qui gi cominciata la disputa fra Boeri e Sala), il risparmio energetico, il risanamento della darsena e la riattivazione, per quanto possibile, idraulica e paesaggistica del sistema dei navigli. Durante le votazioni sono stati denunciati dei presidenti di seggio che non conse-

gnavano le schede dei quesiti milanesi, che infatti sono stati votati al 49% (bastava un 30%), mentre quelli nazionali sono stati votati al 52%. Non prevalebunt, comunque. Ce labbiamo fatta.

NEGOZI A MILANO. MANCA LOFFERTA O MANCANO I CLIENTI? Roberto Taranto


La voglia di rendere pi viva la citt di cui si parlato in campagna elettorale suggerisce di portare la riflessione anche sugli spazi vuoti, sempre pi ampi anche se a macchia di leopardo, lasciati dalla pi recente ondata di chiusura di negozi che caratterizza la nostra citt. La prima ondata di chiusure di negozi risale oramai al periodo - gli anni '70 - che ha visto emergere con forza la presenza sul territorio della grande distribuzione, soprattutto alimentare; sono allora spariti gran parte dei negozi sotto casa una minoranza dei quali sopravvissuta grazie a una politica di servizio e di specializzazione sulla qualit che ha loro consentito di continuare a servire la clientela pi fedele. Essendosi tale fenomeno verificato in un periodo di crescita del nostro paese, peraltro, si allora attivato un meccanismo di sostituzione dei negozi chiusi con altre attivit che ha consentito di rendere poco visibile il fenomeno. Le chiusure di questi ultimi anni che hanno accecato gli occhi in molte nostre vie centrali e periferiche pensiamo, per fare solo un esempio allo squallore della Galleria di via Manzoni, dove quasi tutti i negozi hanno chiuso - sono invece figlie della crisi economica oltre che dell'ulteriore sviluppo dei mega centri commerciali che offrono ai cittadini che lavorano una indubbia possibilit di apertura degli spazi non possibile per i negozi gestiti a livello familiare. Le condizioni di competitivit che consentono o no l'apertura dei negozi non appartenenti a gruppi commerciali sono in realt complesse e meriterebbero una attenta riflessione da parte della nuova Giunta milanese per identificare le diverse tipologie di ragioni che hanno portato alla chiusura recente di molti negozi e capire quanto e in che modo sia possibile rallentare il fenomeno senza incidere sulla concorrenza tra imprese. La disponibilit di tali spazi ha aperto nuove opportunit di presenza sulla strada di professioni prima svolte nel chiuso di uffici; si notato, infatti, oltre all'apertura di spazi occupati da veterinari, l'interessante fenomeno di offerta al pubblico di servizi di consulenza legale minuta da parte di giovani laureati che hanno deciso di mettere a disposizione le loro competenze per un pubblico che non frequenta gli avviati studi del centro per ragioni di costo e che per incontra ogni giorno problemi legali di condominio, di rapporti con la pubblica amministrazione, ecc... In qualche modo si tratta di un servizio al cittadino alternativo a quello che poco si sin qui sviluppato in Italia delle associazioni dei consumatori, troppo numerose e spesso preoccupate solo di seguire i temi di maggiore rilevanza mediatica. Un'altra risposta recente sta nell'uso di tali spazi per temporary shops, oramai diffuso anche in vie centrali; si tratta di un palliativo che lascia tra un'affittanza e l'altra periodi di tempo in cui i negozi sono chiusi. Unidea per meglio valutare il fenomeno potrebbe essere quella di fare un'indagine-campione in alcune vie maggiormente toccate da chiusure di negozi per conoscere le motivazioni di tale decisione; un'indagine parallela potrebbe toccare gli studi professionali che, sempre in un campione di strade , hanno aperto i battenti di recente al fine di avere un riscontro sulla loro esperienza rispetto alle attese e sui vincoli che possono ostacolare tale scelta. Da tale indagine emergerebbero certamente idee innovative sulle possibili politiche che possono rallentare il fenomeno o favorire la sostituzione delle attivit commerciali tradizionali con altre.

MILANO GELMINI: SCUOLE, BUTTARE IL MEGLIO Diana De Marchi


La scuola secondaria di primo grado Rinascita di Milano lerede dei Convitti Rinascita dellANPI nati nel 1945 per listruzione e la formazione professionale dei giovani reduci dalla guerra e dalla deportazione. La Scuola Don Milani di Genova nasce come scuola sperimentale nel 1976 per offrire al territorio un servizio scolastico di qualit. La scuola Citta Pestalozzi nasce nel 1946 su iniziativa del pedagogista Ernesto Codignola per fornire un progetto educativo di qualit alle famiglie disagiate di Santa Croce a Firenze. Rinascita scuola sperimentale dal 1974 e da sempre stata una risorsa per il territorio per lattivit di formazione rivolta ai docenti interni ed esterni e per la sua apertura al sociale e allassociazionismo. Ha ricevuto in diverse occasioni riconoscimenti, lultimo stato lattestato del dicembre 2010 di benemerenza civica Ambrogino DOro del Comune di Milano con il quale la citt le ha riconosciuto unimportante funzione didattica, sperimentale e sociale. Nel 2006 le tre scuole hanno ottenuto lautorizzazione a realizzare nell arco di cinque anni il progetto Scuola Laboratorio grazie al quale hanno attivato una ricerca interregionale mettendo in comune metodologie ed esperienze accumulate negli anni. Sono diventate laboratorio di riflessione per ricercare e sperimentare soluzioni innovative messe a disposizione delle altre scuole, punti di riferimento e di supporto al

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sistema scolastico nazionale. La sperimentazione prevedeva, tra laltro, anche un bando di concorso per scegliere i docenti basato su competenza e merito e questa forma di reclutamento ha incontrato linteresse e lattenzione di Regioni e istituzioni pubbliche. Le collaborazioni con universit e centri di ricerca hanno dato vita a reti di scuole e a una ricca serie di pubblicazioni per la formazione professionale dei docenti e per linnovazione didattica. Le iniziative di Rinascita, in particolare, vanno dalla formazione sulla dislessia per scuole pubbliche e private alla sperimentazione musicale, dalleducazione alimentare con corsi per i genitori nella cucina didattica interna, alla formazione di nuove figure quali lassistente tecnico per linformatizzazione della scuola di base e progetti come Scienze Under 18, esperienza di didattica laboratoriale oggi realizzata in sette province lombarde e in altre tre regioni: Liguria, Marche e Toscana e Teatro e

Scienza in collaborazione con il Piccolo Teatro. Questo contesto favorevole allinnovazione permette anche modalit di collaborazione tra genitori, scuola e territorio per realizzare iniziative di life long learning per gli adulti e occasioni per genitori e residenti di arricchimento interculturale, confronto e fruizione, mettendo in atto processi di co-costruzione tra genitori, docenti e alunni. Questanno si conclude il quinquennio di sperimentazione e gli eccellenti risultati ottenuti hanno portato le tre scuole a presentare, in coerenza con le innovative teorie dellapprendimento, un nuovo progetto approvato dal Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione dal titolo Dalla scuola laboratorio alla wiki-school con il compito istituzionale di diventare Centro Risorsa per lo sviluppo professionale dei docenti delle scuole del territorio attraverso una stretta collaborazione con gli enti locali, di ricercare e sperimentare la realizzazione di ambienti didattici superando il contesto classe e

utilizzando le tecnologie della comunicazione, di costruire curricoli verticali per sviluppare competenze di cittadinanza certificabili. Il progetto rimasto a lungo sulla scrivania della Ministra Gelmini, nonostante rappresenti proprio quel cambiamento di cui anche lei parla molto. Dieci giorni fa a detta delle forze politiche di governo e di opposizione, stampa e TV sembrava che il decreto fosse stato firmato, ma a oggi non ancora arrivato nulla e le scuole rischiano di essere cancellate dal panorama scolastico italiano: insegnanti, genitori e alunni non possono programmare le attivit didattiche, organizzative e territoriali per il prossimo anno scolastico. Pi di 700 alunni non sanno che scuola frequenteranno e 40 docenti verranno trasferiti, perch lattuale sistema distruzione non riesce a far tesoro e a gestire i risultati di un diverso modello di ricerca e sperimentazione in ambito pedagogico e didattico allinterno della scuola pubblica, necessari per preparare un futuro migliore per docenti e alunni.

MILANO UN GIACIMENTO DI DEMOCRAZIA Massimo Cingolani


Fino a qualche mese fa nessuno avrebbe scommesso seriamente sulla vittoria del centrosinistra a Milano, anche se qualcuno adesso sostiene il contrario. Tant vero che una delle maggiori preoccupazioni ad esempio del PD fu quella di avere delle deroghe che garantissero la rielezione dei consiglieri in carica. Poi le cose sono andate diversamente, visto che storia politica, economica, scientifica ogni tanto si caratterizza con successi inaspettati. Questo dato inatteso essenziale non sottovalutarlo, perch a parte la propaganda, importante sconfiggere politicamente il centrodestra e riconquistare il governo del paese. Le forze politiche ed elettorali che hanno appoggiato Pisapia sono le stesse di Ferrante e non hanno presentato un messaggio particolarmente innovativo, dov allora la differenza? La differenza rispetto a cinque anni fa che una parte consistente di elettorato moderato milanese ha abbandonato la Moratti: si va dai commercianti del centro che non hanno visto una politica di difesa del tessuto sociale del commercio a scapito dei grandi network della distribuzione, a quei settori di profesn.23 III 15 giugno 2011 sionisti delusi, ai piccoli imprenditori tagliati fuori da ogni possibilit di avere dei vantaggi dallExpo, alle periferie frustrate dai piani fasulli sulla sicurezza. Per chi spesso allestero per lavoro, e a Milano non sono pochi tra i manager, ha influito anche lopinione che si ha fuori dal paese del nostro premier e di conseguenza della sua espressione milanese. Questo elettorato ha dimostrato di non essere pi prigioniero dellideologia anti sinistra come stata presentata da Berlusconi in questi anni e non ha avuto nessuna paura a favorire un candidato alternativo. Un atteggiamento di questo genere vuole anche dire lappoggio di questi settori sar necessario meritarselo e questo lo si pu fare solo recuperando il meglio della tradizione riformista che si distinta al governo della citt fino agli anni ottanta. Il laboratorio del programma, anche se molte volte condizionato da atteggiamenti di radicalismo di principio, si caratterizzato dalla ricerca di ipotesi riformiste e innovative verso Milano. Un primo segnale potrebbe essere quello di fare in modo che, fatte salve un minimo di deroghe, tanto per rimanere nella migliore tradizione del centrosinistra, i rappresentanti da inserire nei vari consigli di amministrazione siano sottoposti a un minimo di selezione, magari tipo primarie o concorso, basato su uno standard minimo di merito. Oltretutto il concetto di standard minimo di merito un principio abbastanza diffuso nelle imprese. Secondo individuare alcuni settori di lavori, in particolare per i giovani, da sviluppare tenendo conto che una Milano con pi attivit e viva anche pi sicura. E chiaro che il soggetto che avr maggiori responsabilit sar il PD, soprattutto gli eletti tenendo conto che se prendiamo come riferimento i criteri di selezione dei gruppi dirigenti fatti con congressi e primarie, gli ultimi dei non eletti, solo per il numero di preferenze, sono pi rappresentativi dei gruppi dirigenti in corso. Il successo del PD sta a significare che un elettorato maturo lo vede, nonostante alcuni limiti, come lunica forza in grado di governare una nuova Milano e un ulteriore prova di maturit stata il numero elevatissimo di preferenze date a Boeri, in un contesto di tradizione non particolarmente attenta a questo, che lo costringe ad avere un 5

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ruolo di forte peso e visibilit istituzionale e uno altrettanto rilevante

allinterno del partito.

PD VINCERE SENZA SAVOIR FAIRE Riccardo Lo Schiavo


Nellormai lontano ma vicinissimo luglio 2009 parlavo di Pd streaming andando a elencare le correnti mai dichiarate del Pd milanese, che bello il partito leggero di Veltroni e la vocazione maggioritaria Oggi dopo le elezioni di Pisapia Sindaco i problemi sono sul tavolo, la polvere sempre sotto il tappeto, non dire gatto fin che non ce lhai nel sacco , ma la politica dove ? Mi verrebbe da dire rockn roll il grido di battaglia dei piloti della US Air Force (Top Gun con Tom Cruise 1986). Ci saremmo aspettati tutti una grande festa, quantomeno unassemblea in Camera del Lavoro (corso XX Marzo), una bella relazione di Martina Cornelli Laforgia, una roba di stampo quantomeno sovietico per intendersi, una pletora di interventi dalle zone sino a notte inoltrata relazione del Kompagno segretario di almeno 50 kartelle. Ma non si sentono rumors, nemmeno su Affari Italiani. Qualcuno mi dice ha ricevuto un sms di ringraziamento da Laforgia (almeno educato). E evidente che, viste le previsioni (una vocina sommessa ha sussurrato che avremmo fatto il 22% massimo), il risultato risultato talmente abnorme che nessuno era preparato a fare un commento e quindi il silenzio pi totale. Ci si sarebbe accontentati della sparuta combriccola di consiglieri comunali e di qualche presidente di zona e vai con il solito commento consolatorio da perenne opposizione tipo Professor Draghi. Invece stiamo a dividerci le poltrone, c la corsa ai bulloni pi saldi appena svitati dal leghista di turno.Quasi un incubo, ma come era bella lopposizione alla Peter Pan. Che c un posto anche per me? A me, la nonna ha insegnato che in casa la cucina deve essere sempre funzionante qualsiasi cosa succeda. Qui mancano i pi elementari dispositivi di sicurezza di una organizzazione.Un ufficio stampa pronto a gestire nel bene e nel male le situazioni. E poi tutti i militanti? Tutta la gente del Pd che ci ha messo il tempo e la faccia andando a fare i gazebo, a prenotare le sale, a riempirle, a volantinare, a convincere gli indecisi.Queste persone si sono ritrovate nei circoli a commentare legregio risultato ma senza una guida. Si sa per certo che alcuni segretari avveduti sono riusciti a fare nuovi iscritti sullonda dellentusiasmo, e la segreteria politica? E evidente che chi scrive ragiona da marziano, ma si domandato come mai non esista un piano tesseramento straordinario in caso di vittoria.I russi non vanno neppure al WC senza un piano (Sean Connery Caccia a Ottobre rosso 1990). E noi? Sembriamo quei giocatori in quelle terribili partite di calcio da centro classifica noiosissime: grosso imbottigliamento a centrocampo, il tiro alla viva il parroco e miracolo: goal! Solo Maradona ha dichiarato a Bruscolotti prima della punizione a due in area di rigore (Napoli Giuventus 1-0 1985): tanto segno lo stesso ... Mica Martina Cornelli Laforgia ci ha detto che aspirava al 22% e che era da escludere categoricamente il 28%. Il compianto Beppe Viola tra le altre cose ci ha lasciato una folgorante espressione: Difesa disposta a presepe, quando la squadra che difende prende un goal con tutti i difensori fermi che guardano il pallone che arriva dal corner. Nel caso delle elezioni comunali 2011 mi verrebbe da dire attacco disposto a presepe. Quelli del PD fermi nella met campo avversaria e Pisapia che scarta tutti ed entra con la palla in porta.

QUARTO OGGIARO E CASA POUND Massimo Maggiaschi


Lo scorso tre giugno in piazzetta Capuana si tenuto un presidio di cittadini del quartiere e cittadini antifascisti contrari allapertura a Quarto Oggiaro di una sede di Casa Pound, nota organizzazione di estrema destra. La manifestazione si tenuta in un clima tranquillo e non violento vista la volont degli organizzatori di dimostrare in modo pacifico lassoluta contrariet a una apertura che inserirebbe unulteriore elemento di tensione in un quartiere che di certo non ne ha bisogno. Grande stato il dispiegamento delle forze di polizia intervenute per tutelare lordine pubblico e alle quali va il ringraziamento per limpegno dimostrato nel mantenere un clima nel complesso sereno e pacifico. Tutto questo per non cancella le forti preoccupazioni che viviamo a fronte di una presenza che ha sollevato e solleva tanti interrogativi. Chi ha concesso i locali per aprire questo circolo privato? di quali protezioni gode Casa Pound? quali sono gli obiettivi e le finalit culturali del neo costituito circolo? Ormai da lungo tempo si assiste in quartiere a un proliferare di manifesti e gagliardetti di Casa Pound affissi o appiccicati un po dappertutto e in particolare nelle vicinanze della Stazione delle Ferrovie Nord non lontano dalla sede del novello circolo. E a questo stato di cose va richiamata nel recente passato la discussa presenza in zona Certosa di Cuore Nero altra vicenda inquietante che ha preoccupato non poco i cittadini sensibili e la citt nel suo complesso. E preoccupante notare luso di simboli quali la croce celtica e altro, antichissimo segno recuperato in seguito dai cristiani dIrlanda e Inghilterra, che da simbolo religioso divenuto il simbolo di unarea culturale e politica estrema che manifestamente ritiene la violenza strumento di lotta politica e che trae linfa da ideologie che tutto sono tranne che democratiche. Persino il nome Casa Pound si ricollega a uno scrittore noto per le posizioni anti semite e vicine al governo fascista. Tutto ci inaccettabile e penso che il nostro quartiere composto per la stragrande maggioranza da gente che lavora e anziani non meriti questo stato di cose e non lo meriti la citt intera. A noi tutti chiesto di capire di pi questa frangia di estrema destra

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che attecchisce nel nostro territorio e nella nostra benedetta e maledetta citt. Il fenomeno dei movimenti di estrema destra pu trovare, e in parte ha gi trovato, terreno fertile nelle periferie delle grandi citt italiane ed europee.

C bisogno di uno sguardo nuovo alle periferie e a questi riemergenti e preoccupanti fenomeni, necessario uno sguardo amorevole che sappia portare la buona politica e le buone pratiche di governo municipale in periferia.

Sono fiducioso che lamministrazione neo eletta non tarder a dare significativi segnali di attenzione alle periferie e ai loro abitanti per migliorare la qualit della vita e impedire che attecchiscano ideologie che di culturale e democratico hanno ben poco.

SOLDI E MATTONE. NON CAMBIA MAI Mario De Gaspari


Lo sviluppo urbano organizzato attorno alla speculazione immobiliare ha avuto in questi anni, oltre agli effetti economici e sociali di cui molto stato scritto, anche un effetto politico indiretto. La citt ha smesso di produrre idee, diventata monocorde: tutto ruotava attorno alle possibilit offerte dalla valorizzazione della sua terra. Dapprima questo valeva per le opere pubbliche, il destinare parte del plusvalore prodotto dai suoli per la costruzione della citt la ratio stessa dellurbanistica, poi si pensato che questo potesse valere anche per la creazione e infine addirittura per la gestione dei servizi pubblici. Cos, mentre il patrimonio pubblico, risultato dellattivit di risparmio e donazione di generazioni e generazioni di uomini civici, viene alienato perch considerato improduttivo e perch c bisogno di denaro vero da sommare a quello semi-virtuale prodotto dagli strumenti urbanistici, gli strumenti urbanistici stessi consegnano la citt e gran parte del valore che vi depositato, nelle mani della speculazione per consentire una rapida produzione di moneta e unestrazione accelerata e definitiva di quel deposito. La citt diventa cos la metafora di una miniera data in concessione per il suo sfruttamento. Ma le miniere, come spiegava gi Mashall e come ormai acquisito dal tempo delle grandi bolle coloniali, danno una rendita un po particolare, perch il tesoro che la natura vi ha depositato esauribile. La citt concede dunque le sue royalties a coloro che lhanno presa in concessione. Cos, per continuare ad arricchirsi i nuovi concessionari hanno due strade: tenere a lungo in vita la miniera e estendere il perimetro di estrazione. A Milano le cave di estrazione, diffuse fuori le mura, rappresentano efficacemente questo modello economico, arcaico e premoderno. Ma un discorso analogo vale per i terreni da risanare. La citt ormai una grande cava da cui estrarre valore. Questo sistema, dicevamo, ha prodotto la sua deriva politica: la distruzione di un ceto politico locale. Progettualit, creativit, intelligenza politica sono state, per cos dire, devolute allo smantellamento dei vincoli urbanistici e alla superproduzione di valore estrattivo dalla miniera urbana. La balcanizzazione delle amministrazioni pubbliche stata il prodotto di estenuanti trattative sulle quantit di valore da estrarre dal suolo e sulle destinazioni della moneta cos prodotto. Che poi la gran parte del plusvalore finisse nelle mani della speculazione e che solo una piccola quota andasse alla collettivit non faceva problema per i nostri governati, perch era gi stabilito che si giocasse allinfinito. A questo si aggiunto il paradosso che, mentre si consegnava lintero sistema delle royalties nelle mani della speculazione, si mercificava il patrimonio pubblico, cio quellinsieme di beni gi disponibile per la produzione di royalties collettive. A Milano si giocato pesante in questi anni e lallargamento del perimetro estrattivo alle aree dellesposizione universale non risolve i problemi, ma crea una opportunit che andr gestita con accortezza. Si tratta di vedere, in pratica, se da questa vicenda ne usciranno pi forti gli immobiliaristi o la collettivit. Milano pu tornare a produrre urbanit se sapr rivoluzionarsi culturalmente e cambiare il volto del suo apparato finanziario. Ancora oggi ci sono analisti finanziari che, considerando i banchieri come semplici intermediari, ne ricavano una concezione riduttiva e sbagliata dellattivit finanziaria. Gi Schumpeter spiegava che il banchiere non un semplice intermediario di quella particolare merce chiamata potere dacquisto, ma un vero e proprio produttore di denaro e metteva questa figura sociale in relazione con la figura dellimprenditore. Il grande economista spiegava poi che il suo imprenditore non era da confondersi col proprietario dazienda e nemmeno col manager. Limprenditore di Schumpeter una figura molto milanese: un creatore di nuove combinazioni, cio di procedimenti estranei alle routine economiche abituali. un ambizioso che, realizzando se stesso, fa ricca la collettivit. A Milano, da qualche lustro, la routine abituale si basa sul circuito, poco schumpeteriano, di credito a buon mercato e valorizzazione facile sul sottostante edificabile. Non c bisogno di proclami e di crociate, perch sara tuttaltro che facile, ma la rinascita milanese comincia da qui.

PGT MALEDETTO PGT Michele Sacerdoti


Lex assessore Masseroli ha dichiarato prima del ballottaggio in un incontro dellAnce il 25 maggio scorso che il Pgt sar pronto per la pubblicazione il 27 giugno prossimo ed ha sfidato lamministrazione Pisapia a pubblicarlo. Larchitetto Boeri ha sostenuto nella stessa occasione che sar pubblicato e poi la nuova amministrazione approver in breve tempo una variante che lo trasformer nel senso da essa auspicato. Nel programma dellOfficina scritto: Intendiamo una strategia progettuale che capovolge la logica del PGT della giunta Moratti, nella direzione indicata dalle osservazioni presentate dalle associazioni, dai

n.23 III 15 giugno 2011

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comitati di cittadini e dallopposizione in Consiglio. Una strategia che smonta un PGT finalizzato a una densificazione della citt basata proprio su nuovi volumi edificati. Masseroli ha contestato la possibilit di approvare una variante in un tempo cos breve, dato che la legge urbanistica regionale prevede per le varianti la stessa procedura utilizzata per lapprovazione del Pgt, piuttosto lunga e complessa. Alcuni consiglieri comunali di centrosinistra hanno presentato un ricorso al Tar contro lapprovazione del Pgt in quanto nelle votazioni di approvazione si sono accorpate osservazioni diverse tra loro. Il ricorso fondato su precedenti sentenze e porter quasi sicuramente allannullamento della delibera di approvazione, facendo decadere tutto il piano per scadenza dei termini previsti dalla legge regionale per lapprovazione. Cosa dovrebbe fare la nuova amministrazione Pisapia? Le strade possibili sono due. La prima prevede di annullare lapprovazione del Pgt in autotutela a causa del ricorso dei consiglieri. In tal modo non si danno aspettative di nuove volumetrie ai privati, la cui riduzione darebbe loro il diritto di ricorrere al Tar. Il Pgt decadrebbe completamente e ritornerebbe in vigore il Prg, che tutela maggiormente la citt dalla cementificazione

selvaggia, pur consentendo di approvare Programmi Integrati di Intervento e Accordi di Programma. Rimarrebbero in vigore le norme del documento di inquadramento del 2000 e i limiti massimi di densit edilizia delle varie zone della citt che impediscono di sopraelevare edifici, costruire grattacieli dovunque, scassare la citt esistente. Il nuovo consiglio comunale potrebbe approvare un nuovo Pgt che elimini dal documento di piano, dal piano delle regole e da quello dei servizi tutte le norme che sono state contestate dai cittadini, comitati, associazioni, consiglieri, mantenendo gli impegni presi con gli elettori sia durante le primarie che durante la campagna elettorale. Tenendo per buoni tutti gli studi conoscitivi fatti i tempi potrebbero essere brevi. Non ci sarebbe il rischio di cambiare le norme dopo che i buoi sono scappati, cio dopo che i privati hanno presentato Dia, permessi di costruire e altro in accordo al nuovo Pgt. La seconda strada prevede di pubblicare il Pgt e avviare subito una variante importante. Questa strada non altrettanto efficace quanto la prima perch fino alladozione della variante le norme contestate restano in vigore senza neanche la salvaguardia del vecchio Prg, pi restrittivo del Pgt, e sicuramente gli operatori edilizi hanno gi pronti progetti di densificazione allame-

ricana che presenterebbero immediatamente e a cui difficilmente la nuova amministrazione potrebbe opporsi senza rischiare ricorsi al Tar. C da aspettarsi poi una forte opposizione dal parte del centrodestra che, guidato dal consigliere Masseroli, cercherebbe di non far adottare e approvare la variante, sotto la spinta degli operatori ben presenti nella sua base elettorale e che li ha sostenuti nella recente campagna elettorale. La variante rischierebbe di essere approvata alla fine della legislatura comunale. Vi sono precedenti di Pgt in cui amministrazioni di centrodestra hanno annullato dei Pgt approvati da amministrazioni di centrosinistra: Cesano Maderno, Bollate, Samarate. Lex sindaco Moratti nellincontro allAnce sostenne che lamministrazione Pisapia avrebbe fatto fallire imprenditori e professionisti congelando lattivit edilizia per anni e fu accusata di fare del terrorismo. Ora si tratta di rifare il Pgt, che sostanzialmente il piano urbanistico del nuovo Sindaco, in tempi brevi ma senza consentire ai soliti furbi di approfittare delle concessioni fatte dallex-assessore Masseroli a chi vuole speculare sulla citt. La prima strada lunica che garantisca questo risultato.

Scrive Giuseppe Vasta a Guido Martinotti


Mi rendo conto che ci sono tante importanti questioni politiche e amministrative oggi in discussione, ma volevo fare una chiosa su un aspetto forse secondario, ma di una certa rilevanza, dell'intervento di Guido Martinotti sull'ultimo numero di "Arcipelago". Martinotti infatti scrive, sul tema se sia meglio l'affitto o la propriet degli immobili, che forse meglio il primo, "Tant vero che il ministro Tremonti e il Premier Berlusconi che di tutto possono essere accusati, meno che non di essere razionali in fatto di danaro, hanno venduto molte propriet pubbliche, facendo poi prendere in locazione le stesse propriet dagli enti che avevano alienato gli immobili." Temo che dietro le scelte del Governo possano esserci altre considerazioni, meno nobili di quelle della razionalit economica. Come non.23 III 15 giugno 2011 to, infatti, il cosiddetto "spin off" degli immobili da parte di un'attivit economica (ovvero vendere e riaffittare la propria sede) pu avere diverse motivazioni, alcune razionali e altre no. La prima quando si stima che la redditivit dei capitali investiti nella propria impresa sia superiore alla percentuale del canone di affitto sul valore dell'immobile (e ovviamente ai tassi di interesse di un finanziamento da parte di terzi): per semplificare, se il mio immobile vale cento e il canone di affitto il 5%, se quei cento investiti nella mia azienda mi rendono pi del 5%, conviene affittare. La seconda motivazione "per disperazione": sono in crisi di liquidit, nessuno mi presta dei soldi perch l'azienda va male, vendo l'immobile e con quei soldi per un po' respiro, chi vivr vedr. La terza quella dei "furbetti del quartierino": faccio una stima al ribasso del mio immobile, lo vendo a una societ di comodo di un mio amico, realizzo una plusvalenza, faccio chiedere alla societ di comodo un prestito bancario garantito dagli affitti dell'immobile rivalutato, ecc. ecc. e via inventando e slalomando con qualche nuovo trucco creativo (fino al momento del patacrac). Dubito che le attivit pubbliche (non generando profitto) si trovino nel primo caso. Mi sembra ahim pi probabile che si tratti del secondo o del terzo. Scoprire che nello sciagurato PGT delle Giunta Moratti (per fortuna arrivato si spera al capolinea) quasi tutte le propriet pubbliche degli Enti (Provincia, Comune, Regione, enti ospedalieri e universitari) sono stati "valorizzati" mediante una

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destinazione residenziale, commerciale e a uffici, e che i bilanci ad esempio del Comune di Milano si reggano appunto sulla vendita di tali

immobili, tende a confermare tale impressione negativa. Altro che razionalit economica! Questi si stan-

no vendendo i gioielli di famiglia (la nostra)!

RUBRICHE MUSICA questa rubrica curata da Palo Viola rubriche@arcipelagomilano.org Ancora intorno Bacchetti
Dobbiamo tornare a parlare di Andrea Bacchetti ne avevamo gi parlato nellaprile del 2009 e nel gennaio di questanno perch i suoi concerti hanno sempre qualche cosa di sorprendente e viene fatalmente la voglia di commentarli, di solito per apprezzarne la qualit, talvolta per commentarne alcune bizzarrie. Bacchetti conosciuto e apprezzato come pianista bachiano tanto che difficile dimenticare le sue esecuzioni delle Variazioni Goldberg, sempre rigorose e penetranti, ancorch lultima volta gli abbiamo dovuto contestare una esecuzione senza i ritornelli che ci apparve profondamente sbagliata. Sorprendentemente, invece, nel programma del concerto di luned scorso, ospite come sempre delle Serate Musicali al Conservatorio, Bach non compariva affatto; cerano invece ben 15 titoli fra Sonate e Minuetti di Galuppi, Marcello, Paisiello, Soler, Scarlatti e Rossini tutti mediamente brevi come sono normalmente le musiche settecentesche per clavicembalo, e da lui eseguiti senza alcun intervallo e senza interruzioni, uno dopo laltro, rifiutando gli applausi come per non perdere la concentrazione. Due ore abbondanti di musica -bout-desouffle! Fin qui nulla di eccezionale se non lobiettiva fatica dellascoltatore che, ovviamente, in queste condizioni stenta a seguire il programma, rischia di confondere gli autori, fatica lui - pi che il pianista - a concentrarsi sul singolo pezzo per fissarne e goderne il senso, e un po finisce per perdersi nellaffastellarsi dei temi. A sorpresa, poi, Bacchetti ha infilato in mezzo a un programma tutto settecentesco con leccezione della Tarantelle pur Sang di un Rossini tardivo (tratta infatti dai Pchs de vieilesse) e tuttavia ammiccante verso un genere musicale squisitan.23 III 15 giugno 2011 mente barocco - le Rimembranze del compositore padovano Guido Alberto Fano, scritte nel 1892 e intrise del pi piagnucoloso romanticismo. Che cazzeccavano? Preceduti dalla affettuosa ma eccessiva presentazione da parte del nipote del compositore - che ringraziando Bacchetti prima dellinizio del concerto ha voluto raccontare la vita del nonno e ricordare gli anni in cui questi insegn proprio nel Conservatorio milanese - quei cinque pezzi brevi erano tanto fuori luogo che sono riusciti a sgretolare la struttura del concerto e a distruggerne latmosfera (che fatica infatti, subito dopo il Fano, riprendere da Scarlatti!). Non sarebbe tuttavia valsa la pena di intrattenere su questo concerto i miei pochi e preziosi lettori se non fosse arrivata, alla fine, una straordinaria sorpresa. Dopo un primo bis (il Notturno di un poco noto allievo di Csar Franck e dunque, inopinatamente, ancora un pezzo molto romantico) il Nostro si finalmente ricordato della sua vocazione bachiana e ci ha fatto dono della splendida Toccata e Fuga in Mi minore BWV 914. E stata una sorta di rivelazione. La forza di questa musica - peraltro perfettamente coeva, a eccezione ovviamente dei due romantici, di quella eseguita durante lintero concerto - stata tale da rimpicciolire ancor pi i gi brevi pezzi fin qui ascoltati, da ridurli a frammenti quasi inconsistenti, da trasformarli in divertissement senza peso e senza storia. Si potuto toccare con mano quanto rivoluzionario sia stato, nella prima met del settecento, larrivo sulla scena di Bach, osservare come la sua musica non abbia nulla da spartire con limperante barocco di quegli anni, quale e quanta sia stata la grandezza di quellincredibile organista di provincia. Mettiamo a confronto qualche data: Bach nasce nello stesso anno (il 1685) di Domenico Scarlatti e di Georg Friedrich Hndel; per stare agli autori eseguiti da Bacchetti, dei due veneziani Benedetto Marcello di un anno pi giovane e Baldassarre Galuppi di 21, mentre il tarantino Giovanni Paisiello nasce addirittura quando Bach ha gi 55 anni. Se invece andiamo indietro nel tempo troviamo di poco pi vecchi di Bach i veneziani Tommaso Albinoni (1671) ed Antonio Vivaldi (1678), poi il francese Franois Couperin (1668), linglese Henry Purcell (1659), fino al romagnolo Arcangelo Corelli (1653). Come possiamo considerare la musica di Bach, soprattutto quella strumentale e in particolare quella per tastiera (come noto Bach non faceva troppa differenza fra esecuzioni allorgano, al cembalo o pi tardi al fortepiano) appartenere a quel contesto cosiddetto barocco? Sentire quella Toccata e Fuga dopo un concerto quasi interamente dedicato alla musica barocca ha avuto leffetto di marcare platealmente la gigantesca distanza che separa Bach dai suoi contemporanei. E se era questo che voleva dirci Bacchetti, complimenti, loperazione riuscita perfettamente. Musica per una settimana Siamo proprio ai saldi di fine stagione, e cio * mercoled 22, al Conservatorio, la chiusura della stagione della Societ dei Concerti con gli Stuttgarter Philharmoniker diretti da Alan Buribayev e il Wrttembergischer Kammerchor diretto da Dieter Kurz, che eseguono la Romanza in fa maggiore opera 50 di Beethoven, il Concerto n. 2 in mi minore opera 64 per violino e orchestra di Mendelssohn

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(violinista Uto Ughi) e The Planets di Holst per coro e orchestra * alla Scala, finita la stagione della Filarmonica, in giugno restano le ultime tre opere del cartellone e cio: 1) lAttila di Verdi diretta da Luisotti con la regia di Lavia, che va in prima luned 20 con repliche del 22, del 24 e poi di luglio fino al 15 quando la Scala chiude per lestate; 2) LItaliana in Algeri di Rossini - di-

retta da Antonello Allemandi per la regia di Jean Pierre Ponnelle ripresa da Lorenza Cantini - la cui prima sar gioved 30 e diverse repliche in luglio; 3) Romo et Juliette di Gounod le due ultime repliche con la direzione di Yannick NzetSguin e la regia di Bartlett Sher che va in scena marted 21 e gioved 23

Sar invece opportuno cominciare a studiare i programmi e le offerte di abbonamento per la prossima stagione, tutti ormai pubblicati sui siti ricordiamo di: * Orchestra Verdi * Pomeriggi Musicali * Serate Musicali * Societ del Quartetto * Societ dei Concerti * Milano Classica

ARTE questa rubrica a cura di Virginia Colombo rubriche@arcipelagomilano.org Cattelan tra piccioni imbalsamati e foto surrealiste
Nuovo scandalo (preannunciato) per lenfant prodige dellarte nostrana, Maurizio Cattelan. Alla 54esima Biennale di Venezia, inaugurata il 4 giugno e che andr avanti fino al 27 novembre, lartista padovano, chiamato in extremis a partecipare, ha proposto una particolarissima opera-installazione: The others, 2000 piccioni imbalsamati e collocati sui solai, le travi e gli impianti del Padiglione centrale della Biennale. In realt lidea tanto nuova non visto che riprende uninstallazione del 1997, Tourists, gi esposta nella Biennale di quellanno, curata da Germano Celant, e che consisteva in duecento colombi imbalsamati. Alcuni dei quali, bene dirlo, sono stati poi battuti allasta da Christies per lincredibile somma di 150 mila sterline. Insomma altri piccioni tassidermizzati appollaiati su travi. Questo ha comportato una inevitabile protesta da parte degli animalisti, che hanno manifestato con slogan e cartelli allingresso dei Giardini. Certo Cattelan non nuovo alluso di animali nelle sue opere, come fece nel 1996 per La ballata di Trotskij, in cui appese un cavallo imbalsamato a uno dei soffitti del Castello di Rivoli (stima: due milioni di dollari), oppure un altro cavallo, sempre imbalsamato, trafitto da un cartello con la scritta INRI, esposto nel 2009 alla Tate Modern di Londra; la statua animale dei quattro musicanti di Brema, o ancora lirriverente regalo alla Facolt di Sociologia dell'Universit di Trento in occasione del conferimento della laurea honoris causa: un asino impagliato dal titolo Un asino tra i dottori. Ultimo ma non meno crudele, il topolino incastrato in una bottiglia di vodka Absolut per uno degli eventi legati alla Biennale del 2003 organizzato proprio dal marchio Absolut. Magra consolazione far notare che i piccioni non sono stati imbalsamati appositamente per levento e che, in realt, nel 2007, per la giornata dell'arte contemporanea promossa da Amaci (Associazione dei musei d'arte contemporanea italiani) Cattelan aveva realizzato un canguro nascosto dietro un albero dal quale spuntavano solo le orecchie dell'animale, un lavoro eseguito con il sostegno del Wwf stesso. Quattrocento di questi piccioni andranno poi alla mia retrospettiva al Guggenheim di New York che aprir il 4 novembre. Confermo che quello sar il mio ultimo impegno prima di lasciare il mondo dellarte. Cos si giustifica Cattelan, sostenendo ancora una volta che il suo ritiro dal mondo dellarte davvero imminente. Verit o strategia? Sarebbe in ogni caso un ritiro parziale, perch lobiettivo di Cattelan occuparsi sempre di arte, ma in modo collaterale, attraverso la sua nuova rivista Toilet Paper. Come annunciato mi ritiro a occuparmi della mia rivista Toilet Paper, anzi ne far anche altre. Per lappunto. Questa nuova impresa editoriale, diretta e curata insieme allamico e fotografo Pierpaolo Ferrari, presentato nello spazio milanese Le Dictateur, una rivista fotografica, una sorta di moderno giornale dada-surrealista (abbondano occhi, nasi e dita mozzate), dedicata solo alle immagini, niente spiegazioni, che accosta fotografie diverse e un tantino scioccanti, per permettere allo spettatore pindarici voli interpretativi e suggestivi. Limportante, suggeriscono gli autori, la sequenza con cui le foto sono proposte. Insomma il solito, irriverente e autoreferenziale Cattelan. 54. Esposizione Internazionale darte Biennale di Venezia, Giardini e Arsenale dal 4 giugno al 27 novembre, Orari: 10 18 chiuso il luned. Costi: 6 per ciascuna sede, 10 per entrambe le sedi

Doppio Kapoor a Milano


Sono tre gli appuntamenti che lItalia dedica questanno ad Anish Kapoor, artista concettuale anglo-indiano. Due di questi sono a Milano, e si preannunciano gi essere le mostre pi visitate dellestate. Il primo alla Rotonda della Besana, dove sono esposte sette opere a creare una mini antologica; il secondo "Dirty n.23 III 15 giugno 2011 Corner", installazione site-specific creata apposta per la Fabbrica del Vapore di via Procaccini. Entrambe curate da Demetrio Paparoni e Gianni Mercurio, con la collaborazione di MADEINART, gli stessi nomi che hanno curato anche la retrospettiva di Oursler al Pac. Una mostra di grande impatto visivo, quella della Besana, con opere fatte di metallo e cera, realizzate negli ultimi dieci anni e che sono presentate in Italia per la prima volta. Opere di grande impatto s, ma dal significato non subito comprensibile. Kapoor un artista che si muove attraverso lo spazio e la ma-

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teria, in una continua sperimentazione e compenetrazione tra i due, interagendo con lambiente circostante per cercare di generare sensazioni, spaesamenti percettivi, che porteranno a ognuno, diversi, magari insospettabili significati, come spiega lartista stesso. Ecco perch non tutto lineare, come si pu capire guardando le sculture in acciaio C-Curve (2007), Non Object (Door) 2008, Non Object (Plane) del 2010, ed altre che provocano nello spettatore una percezione alterata dello spazio. Figure capovolte, deformate, modificate a seconda della prospettiva da cui si guarda, un forte senso di straniamento che porta quasi a perdere l'equilibrio. Queste solo alcune delle sensazioni che lo spettatore, a seconda dellet e della sensibilit, potrebbe provare davanti a questi enormi specchi metallici. Ma non c solo il metallo tra i materiali di Kapoor. Al centro della Rotonda troneggia lenorme My Red

Homeland, 2003, monumentale installazione formata da cera rossa (il famoso rosso Kapoor), disposta in un immenso contenitore circolare e composta da un braccio metallico connesso a un motore idraulico che gira sopra un asse centrale, spingendo e schiacciando la cera, in un lentissimo e silenzioso scambio tra creazione e distruzione. Unopera, come spiegano i curatori, che non potrebbe esistere senza la presenza indissolubile della cera e del braccio metallico, in una sorta di positivo e negativo (il braccio che buca la cera), e di cui la mente dello spettatore comunque in grado di ricostruirne la totalit originaria. Il lavoro di Kapoor parte sempre da una spiritualit tutta indiana che si caratterizza per una tensione mistica verso la leggerezza e il vuoto, verso limmaterialit, intesi come luoghi primari della creazione. Ecco perch gli altri due interessanti appuntamenti hanno sempre a che fare con queste tematiche: Dirty

Corner, presso la Fabbrica del Vapore, un immenso tunnel in acciaio di 60 metri e alto 8, allinterno dei quali i visitatori potranno entrare, e Ascension, esposta nella Basilica di San Giorgio Maggiore a Venezia, in occasione della 54 Biennale di Venezia. Opera gi proposta in Brasile e a Pechino ma che per loccasione prende nuovo significato. Uninstallazione site-specific che materializza una colonna di fumo da una base circolare posta in corrispondenza dellincrocio fra transetto e navata della maestosa Basilica e che sale fino alla cupola. ANISH KAPOOR - Rotonda di via Besana fino al 9 ottobre Fabbrica del Vapore, via Procaccini 4 fino all11 dicembre Orari: lun 14.30 19.30. Mar-dom 9.30-19.30. Giov e sab 9.30-22.30. Costi: 6 per ciascuna sede, 10 per entrambe le sedi.

Ritorna Brera mai vista


Dopo tre anni di assenza riprende liniziativa Brera mai vista, unoccasione unica per vedere dal vivo, nelle sale della sempre affascinante Pinacoteca di Brera, dipinti poco noti, generalmente conservati nei depositi della Pinacoteca per problemi di spazio, ma che prendono vita attraverso speciali esposizioni incentrate su di essi. Importante anche la presentazione che di questi dipinti viene fatta: studiosi e storici dellarte si mettono in prima linea per studiarli, analizzarli e presentarli al grande pubblico. Ma questanno c una novit. Lopera in questione non da sempre un bene di Brera, bens un nuovo acquisto. E la piccola ma preziosa tavola della Madonna con il Bambino, datata 1445 circa, attribuita al Maestro di Pratovecchio. Una tavola presumibilmente creata per la devozione privata, visto il piccolo formato, e che mostra una giovane Madonna dallo sguardo rassegnato, intenta a scrutare lavvenire, che sa essere gi carico di dolore. La madre e il Bambino, nellatto di benedire, sono racchiusi in una sorta di nicchia coperta da quello che sembra essere un motivo damascato. La tavola un dipinto poco noto, non solo per il pubblico ma anche per gli esperti, e che fu studiato e fotografato gi da Roberto Longhi, che dedic anche un saggio per ricostruire le vicende del misterioso pittore. Un artista fino a poco tempo fa anonimo, conosciuto appunto come Maestro di Pratovecchio, ma a cui recentemente si potuto dare un nome: Giovanni di Francesco del Cervelliera. Non un illustre sconosciuto per, ma un collaboratore artistico di Filippo Lippi, tra gli anni 1440-1442. E che sia proprio di quegli anni evidente guardando il suo disegno, attento al rigore prospettico tipico fiorentino, ma anche interessato ai colori luminosi e cangianti che compaiono nelle vesti della Madonna. Riprendendo in questo sia il pi noto Filippo Lippi, con i suoi personaggi inquieti, che i colori di Domenico Veneziano. La somiglianza con lo sfondo damascato della sua Madonna Berenson davvero notevole. Gli stessi espedienti e artifici formali che hanno ispirato anche altri artisti, presenti nella raccolta della Pinacoteca: Giovanni Boccati, Giovanni Angelo di Antonio, Fra Carnevale e naturalmente Piero della Francesca, allievo di Domenico Veneziano. Prima di essere esposta la tavola ha subito anche un restauro conservativo, ma che non ha alterato i tratti e la storia del dipinto, fattore importante per ricostruirne le vicende e non cancellare quelli che sono i segni del tempo della storia dellarte. Ecco dunque che la piccola tavola potr essere unutile scusa per rivedere la Pinacoteca, integrando anche questo dipinto nel percorso storico e cronologico che la Pinacoteca propone.

Brera mai vista. La Madonna con il Bambino del Maestro di Pratovecchio - Pinacoteca di Brera, sala XXXI, fino all11 settembre - Orari: 8.30 -19.15 da marted a domenica - Costo: intero euro 9, ridotto euro 6.50.

Lanello debole che spezza la catena


Termina con la mostra L'anello pi debole della catena anche il pi forte perch pu romperla, lultimo quarto di Terre Vulnerabili, progetto n.23 III 15 giugno 2011 curato da Chiara Bertola presso lHangarBicocca, contrassegnato dal tema della vulnerabilit. Quattro le mostre che si sono succedute e integrate luna allaltra, per un totale di nove mesi, divise in quattro fasi come quelle lunari, e che hanno raccolto ben trentuno artisti interna11

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zionali e altrettante opere che sono via via cresciute, evolute, cambiate, modificate e si sono adattate agli spazi dellHangar. Lultima mostra, inaugurata il 5 maggio, vede la presenza di quattro nuovi artisti, gli ultimi in ordine cronologico che sono stati inseriti nel progetto: Roman Ondk, Pascale Marthine Tayou, Nari Ward e litaliano Alberto Tadiello. Il titolo della quarta fase, L'anello pi debole della catena anche il pi forte perch pu romperla, forse la dichiarazione pi significativa rispetto allo scopo del progetto. La vulnerabilit anche forza. Bisogna assecondarla e accettarla, farla diventare il punto di forza. Le catene rappresentano anche una struttura dinamica - dice Chiara Bertola - che conduce alla produzione di forme e di lavoro; allinterno del ciclo (o del processo) rappresentato da una catena, esiste sempre un anello debole (non allineato) che alla fine pu rivelarsi come il pi forte perch rompe uno schema di comportamenti prevedibili diventando cos il pi creativo. Lanello "difettoso" interrompe un ingranaggio e rompe dunque la normale successione delle azioni. Ecco il significato di questa nuova fase, tutta in divenire, che presenta quattro nuovi interessanti lavori. Lartista slovacco Ondk, presenta Resistance, un video nel quale a un gruppo di persone stato chiesto di recarsi a un evento pubblico presso il quale essi si mescolano nella folla con i lacci delle proprie scarpe slacciati. In questa opera lartista da una parte lavora sul rituale dellopening,

dallaltro crea una condizione straniante in chi guarda il video, abbandonato e incerto sulla corretta interpretazione. Pascale Marthine Tayou, camerunese, costruisce nel CUBO Plastic bag una spettacolare installazione con un grande cono rovesciato interamente costituito da diecimila sacchetti di plastica biodegradabili di cinque tonalit diverse. Una prima versione dellopera era gi stata esposta nel 2010 in Australia, in questa sede stata appositamente rivisitata e viene presentata per la prima volta in Italia. Gi dal titolo si pu intuire il materiale favorito di Tayou, il sacchetto di plastica, un oggetto assolutamente banale e anonimo, accessorio della quotidianit, che diventa simbolo della crescente globalizzazione, del consumismo, ma anche simbolo del nomadismo che sempre pi caratterizza luomo moderno, una sorta di vagabondo che trascina nei sacchetti i pezzi importanti della sua vita. Con un risvolto assolutamente nuovo: oggi che i sacchetti di plastica sono banditi dal commercio, entrano di diritto a far parte dei materiali usati per larte. E presente anche Nari Ward, giamaicano ma newyorkese di adozione, artista che usa come veicolo darte i materiali di riciclo della vita moderna e industriale, spesso raccolti direttamente nel suo quartiere, Harlem, ai quali d nuova funzione e significato, usandoli per affrontare temi sociali come la povert, limmigrazione e la questione razziale. Per Terre Vulnerabili ha realizzato Soul soil, un grande conteni-

tore ovale dove sono intrappolati e dal quale fuoriescono resti di oggetti abbandonati, materiali di recupero, parti in ceramica di sanitari e alcuni dei vestiti usati provenienti dallinstallazione di Christian Boltanski, Personnes, esposta allHangar lo scorso anno, sfuggiti allo smantellamento di fine settembre 2010, interpretando cos, in linea anche con la sua poetica, uno dei temi portanti di Terre Vulnerabili. Lultimo artista presente litaliano Alberto Tadiello, con il suo Senza titolo (Adunchi), una installazione di tubi di ferro, lamiere, dadi e bulloni su una colonna aggettante e spigolosa. Il significato pi che mai legato al tema della vulnerabilit e della precariet. Cos lartista stesso, spiega la sua opera: Un grumo di forze. Di aggettanza, di torsione, di urto, di trazione, di spinta. Di isolamento, di deformazione, di dissipazione, di accoppiamento, di riunione, di separazione. solo metallo, ferro. Tagliato, smussato, graffiato, bucato, piegato, imbullonato. Si affaccia. Pesa, pende, gravita. E il momento di tirare le somme e vedere queste quattro fasi al completo, per comprendere a pieno cosa sia oggi la vulnerabilit secondo questi artisti ma soprattutto per vedere quanto questi progetti siano davvero definitivi. Lo sono? Terre Vulnerabili 4/4 L'anello pi debole della catena anche il pi forte perch pu romperla Hangar Bicocca Fino al 17 luglio. Orario: tutti i giorni dalle 11.00 alle 19.00, gioved dalle 14.30 fino alle 22.00, luned chiuso Ingresso: intero 8 euro, ridotto 6 euro

Al Museo del Novecento larte scende in piazza


Il Museo del Novecento ha da poco inaugurato la sua prima mostra temporanea, intitolata Fuori! Arte e spazio urbano 1968-1976. La mostra, curata da Silvia Bignami e Alessandra Pioselli, allestita al piano terra del museo, uno spazio piccolo e raccolto ma forse, c da dirlo, non troppo funzionale per questa mostra, fatta da video, filmati, pannelli e grandi fotografie. Il tema tra i pi interessanti: far luce su un periodo particolare della vita politica, artistica e sociale italiana, quella manciata danni che va dalle contestazioni giovanili del 68 fino al decennio successivo. Momento sociale importante ma non solo, anche larte e gli artisti giocarono un ruolo cruciale nel risveglio delle coscienze popolari. Sono gli anni in cui larte si n.23 III 15 giugno 2011 allontana da musei, gallerie e luoghi tradizionalmente deputati alla fruizione, per uscire fuori, appunto, in strada, per coinvolgere il pubblico e il mondo reale. Performance, azioni, installazioni, poco importa il medium, limportante era la riappropriazione del tessuto urbano cittadino e il farlo insieme al pubblico. Per capire la vicenda artistica di quegli anni, la mostra ne ripercorre alcune tappe significate, quali Arte povera + azioni povere (Amalfi, 1968; a cura di Germano Celant); Campo Urbano (Como, 1969; a cura di Luciano Caramel); il Festival del Nouveau Ralisme (Milano, 1970; a cura di Pierre Restany); Volterra 73 (Volterra, 1973; a cura di Enrico Crispolti), ma anche la Biennale di Venezia del 1976. Per spiegare queste azioni e performance cos effimere sono stati usati video, filmati restaurati, registrazioni sonore, fotografie e manifesti, le armi di quella rivoluzione artistica che tanta importanza ebbe nel risvegliare pensieri e passioni. Ecco allora in mostra le fotografie di Ugo Mulas per Campo Urbano; i gonfiabili di Franco Mazzucchelli allestiti fuori dai cancelli dellAlfa Romeo di Milano (1971); i lenzuoli di Giuliano Mauri alla Palazzina Liberty di Milano contro la guerra in Vietnam (1976); le azioni incomprese sul territorio fatte da Ugo La Pietra e le prime ricerche sulla comunicazione, rivolte agli studenti, del Laboratorio di Comunicazione Militante. E ancora le pratiche di progettazione partecipata di Riccardo Dalisi

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a Napoli, per creare asili nei rioni disagiati; le fotografie della gente qualunque di Franco Vaccari; la passeggiata con la sfera di Michelangelo Pistoletto, riproposta dal film di Ugo Nespolo (1968/69); le interviste di Maurizio Nannucci, fatte di una sola parola ai passanti (Firenze, 1976). Ma anche le indimenticabili e scioccanti performance di Rotella, Restany e Niki de Sainte Phalle, durante il Festival del Nouveau Realisme a Milano, con il banchetto funebre, una sorta di macabra ultima cena per decretare la fine del gruppo, fatta dai membri del gruppo stesso; i monumenti impacchettati di Christo; le espansioni gommose di Cesar in Galleria Vittorio Emanuele e il monumento fallico di Tinguely. Tutto visibile attraverso filmati, do-

cumenti preziosi di momenti ormai perduti. Insomma una carrellata di artisti e azioni che hanno profondamente influenzato larte di oggi e che idealmente completano il percorso espositivo del Museo del Novecento, che si conclude allincirca agli anni Sessanta, con lavori pensati per superare il limite tradizionale del quadro o della scultura: dagli ambienti programmati e cinetici allarte povera alla pittura analitica. In contemporanea, il Museo ospita anche altre due esposizioni: una sala dedicata alla famiglia Carpi e ai suoi maggiori esponenti, Aldo e Pinin; allultimo piano invece sar possibile studiare una selezione di disegni e ceramiche di Alessandro Mendini, provenienti dalla collezione di Casa Boschi-Di Stefano.

Per concludere, nellultima vetrata dello spazio mostre stato allestito un white cube, dove dal 15 aprile al 30 giugno sar esposta Nice ball, opera di Paola Pivi. Una composizione fatta di sedie di design in miniatura che, illuminate dallinterno, proiettano sulle pareti giochi di ombra. Seguiranno poi a rotazione anche unopera darte, un oggetto di design e una fotografia.

Fuori! Arte e spazio urbano 19681976 - Museo del Novecento - fino al 4 settembre. Lun 14.30-19.30; mar, mer, ven e dom 9.30-19.30; giov e sab 9.30-22.30 Biglietto intero 5 euro, ridotto 3 euro.

Tra sale, segni e memorie storiche. Paladino a Milano


Maschere, croci, volti, rami, legno, pittogrammi, teste, elmi, simboli dal sapore alchemico. Tutto questo Mimmo Paladino, tutto questo ci che il visitatore potr vedere nella mostra appena inaugurata presso il piano nobile di Palazzo Reale. Curata da Flavio Arensi, la personale prende in esame oltre trentanni di attivit dellartista campano, attraverso un nucleo di oltre 50 opere, tra cui 30 dipinti, sculture e installazioni. Una mostra creata con la collaborazione dello stesso Paladino, che ha scelto personalmente i lavori secondo lui fondamentali per ricreare la sua lunga carriera artistica. Paladino infatti nasce come artista concettuale, tra gli anni 60 e 70, per poi arrivare a far parte di quel gruppo di artisti che Achille Bonito Oliva, presentandoli alla Biennale di Venezia del 1980, defin Transavanguardia. Un mondo, quello di Paladino, fatto da segni e simboli ancestrali, magici, legati indissolubilmente alle memorie culturali del territorio, soprattutto campano e beneventano, che porta con s memorie primitive e longobarde che diventano quasi archetipi. Unaccumulazione di reperti storici e di modelli egizi, romani, etruschi, ma anche di reperti mnemonici, di tracce che diventano sostrato per la fantasia dellartista, liberando una potenza creativa che a volte non si riesce a decifrare. Larte non un fatto di superficie fine a se stesso, n di abbandono viscerale ad atteggiamenti poetici. Larte sempre indagine sul linguaggio, cos dichiara lartista in n.23 III 15 giugno 2011 una recente intervista. Questa, daltra parte, lottica con cui lavora Paladino: contrario a dare chiavi di letture univoche e universali, spesso non definisce un significato preciso n un titolo per le sue opere, lasciando spazio alla libera interpretazione del singolo. Opere misteriose ed essenziali, figure frontali e ieratiche, colori presi dalla terra o inaspettatamente accesi. Ecco allora che in questo percorso storico ci accoglie il grande Rosso silenzioso, dal quale spuntano facce scavate come maschere, o la testareliquario di San Gennaro, custodita in una elaborata e geometrica teca e circondata tutto intorno da scarpe di bronzo appese al muro, sostenute da piccoli passerotti. Quasi fossero dei voti fatti al santo. Uno dei pezzi forti dellesposizione quello che allora fu il rivoluzionario Silenzioso mi ritiro a dipingere un quadro, 1977, una stanza bianca decorata con segni dipinti di nero, croci, teste e numeri. Unici oggetti di arredamento una sedia di legno e un quadro figurativo appeso alla parete. Fra le sale pi affascinanti senza dubbio quella dedicata allinstallazione dei Dormienti, trentadue sculture rannicchiate a terra, in posizione fetale, immerse nella penombra e circondate dalle musiche di David Monacchi, il giovane compositore marchigiano che Paladino ha voluto coinvolgere per questa collaborazione artistica. Le musiche, intitolate Notte in mutazione, ricordano i rumori della foresta, grilli, animali sibilanti, voli di uccelli notturni, che accompagnano il sonno di questi inquietanti dormienti fatti di legno, pietra e altri materiali poveri. Sporchi e rovinati, coperti da pezzi di vasi e tegole, polverosi e ruvidi, mantengono unespressione serena durante il loro sonno eterno, cos somiglianti ai corpi pietrificati di Pompei, ma anche cos lontani, come tiene a precisare lartista, che smentisce in modo assoluto ogni riferimento o affinit. La mostra non si esaurisce per allinterno di Palazzo Reale, ma inizia, anzi, dalla piazzetta, con la monumentale Montagna di sale, dalla quale fuoriescono venti cavalli (riprendendo integralmente o per sezione la statua di un cavallo di quasi 4 metri di altezza), riedizione di unaltra Montagna di sale, esposta a Napoli in piazza del Plebiscito nel 1985. Unistallazione che ben si adatta a dialogare con unaltra opera fondamentale, il Neon di Fontana che troneggia dallalto del Museo del Novecento. Ma non finisce qui. Nel cortile interno di Palazzo Reale sono posizionati quattro scudi di cinque metri di diametro ciascuno in terracotta, incisi con i segni e i simboli tipici di Paladino ma in versione tridimensionale. Il percorso si conclude idealmente nellOttagono della Galleria Vittorio Emanuele, in cui esposto un aeroplano a grandezza naturale della Piaggio Aero, la cui livrea stata dipinta dallartista campano ma milanese di adozione.

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Mimmo Paladino Palazzo Reale 7 aprile 10 luglio 2011; orari: marted, mercoled, venerd, domenica h

9.30 19.30. luned h 14.30 19.30. Gioved e sabato h 9.30

22.30; costi: 9,00 intero, 7,50 ridotto

La formazione giovanile di Caravaggio tra Venezia e la Lombardia


Ritorno a Milano in grande stile di Vittorio Sgarbi, che firma una mostra, Gli occhi di Caravaggio, presso il Museo Diocesano, tutta da vedere e che non mancher di catalizzare lattenzione del grande pubblico. Gi linaugurazione stata un grande evento, che ha visto protagonisti anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, arrivato da Roma appositamente, e il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni. Certo, dopo i nuovi tagli alla cultura appare buffo che certe autorit partecipino alle inaugurazioni di mostre e musei, ma questa lItalia. I nomi della mostra sono di gran richiamo, Caravaggio appunto, ma anche quello dello stesso Sgarbi che, si sa, nel bene e nel male fa sempre parlare di s. E bene per fare fin da subito alcune precisazioni su che cos questa mostra e su cosa si deve aspettare il visitatore, visto che questa non una delle tante mostre su Caravaggio che si sono fatte in Italia fino ad oggi, ma ha un altro scopo. Per spiegare al meglio di cosa tratta questa mostra, bene concentrasi, pi che sul titolo, sul sottotitolo: Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Perch questo lobiettivo dellesposizione, ricostruire il possibile itinerario svolto dal Merisi nella sua giovinezza, prima di trasferirsi a Roma nel 1592-93 circa. Se di sicuro si sa che il Caravaggio fu allievo di Simone Peterzano per quattro anni, dal 1584 al 1588, poco si sa di quegli anni e di quelli, totalmente avvolti nel buio, che precedettero il suo viaggio nella capitale. La mostra, con le sue sessanta opere, crea un percorso geografico che ricrea i possibili viaggi fatti dal Merisi, come disse gi nel 1929 Roberto Longhi: non si pretende di segnare itinerari precisi ai suoi viaggi (o siano pure vagabondaggi) di apprendista; ma non si potrebbe porli mai in altra zona da quella che da Caravaggio porta a Bergamo, vicinissima; a Brescia e a Cremona, non distanti; e di l a Lodi e a Milano. Gi ai tempi dei suoi Quesiti caravaggeschi, il Longhi, pur credendolo ancora nativo del borgo di Caravaggio, tracci quellideale itinerario di citt e pittori che rappresentarono davvero gli albori della pittura del giovane Michelangelo Merisi. Ecco allora che proprio su queste citt si concentrano le cinque sezioni della mostra: Venezia, Cremona, Brescia, Bergamo e Milano. Al loro interno possibile ammirare capolavori preziosi di Tiziano, Giorgione, Tintoretto, Lorenzo Lotto e Jacopo da Bassano, maestri veneti dalle incredibili abilit coloristiche e tonali; nella sezione di Cremona sono raccolti i diretti precedenti per i notturni e le pose caravaggesche, ovvero le enormi pale di Antonio e Vincenzo Campi; nella sezione di Brescia non possono mancare Savoldo e il Moretto, cos come nella rivale Bergamo spadroneggiano i ritratti di Giovan Battista Moroni. E a Milano poi che troviamo i maestri pi diretti del Merisi, come Simone Peterzano e altri artisti che probabilmente conobbe e da cui prese lattenzione per la natura e la realt: il Figino, Fede Galizia, Lomazzo, Giovanni Agostino da Lodi. Questi i nomi importanti che conducono il visitatore a capire come sono nate, tra le altre, anche due opere di Caravaggio presenti in mostra: la Flagellazione di Cristo (1607-08), del Museo di Capodimonte, opera matura, posta accanto alle monumentali tele dei fratelli Campi (non si potr non riconoscere gli stessi artifici); e la giovanile Medusa Murtola, seconda versione di quella pi famosa Medusa esposta agli Uffizi. Anche una terza opera era prevista e indicata (dai giornali) come punto centrale della mostra: Il riposo dalla fuga in Egitto della galleria Doria Pamphilj di Roma, eseguita nei primi anni romani. Al momento, per motivi tecnici, il quadro non ancora per esposto in mostra. Lo si attende con impazienza ma da sottolineare come la presenza o meno di quellopera non alteri il senso di unesposizione che per la prima volta mette in luce le origini davvero lombarde del Caravaggio, mettendo fianco a fianco opere di pittori lombardi e veneti che il Merisi vide e di cui serb memoria per tutta la sua breve, ma assolutamente rivoluzionaria, esistenza.

Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Museo Diocesano. Dal 10 marzo al 3 luglio. Orari: 10-18. Chiuso luned. Intero: euro 12. Ridotto: euro 10.

Il lascito dei Clark: gli impressionisti e un museo raro


Milano torna ad ospitare, a dieci anni di distanza dallultima volta, una vecchia passione, gli Impressionisti. E Palazzo Reale a presentare la prima tappa di un tour mondiale, che, partito da Williamstown, Massachusset, arriver a toccare tante citt importanti. 73 capolavori della collezione americana dello Sterling and Francine Clark Art Institute saranno esposti da qui a giugno per permettere anche al pubblico milanese di osservare opere importanti di maestri dellImpressionismo come Monet, Manet, Sisley, Pissarro, Renoir, Degas, Caillebotte, Berthe Mon.23 III 15 giugno 2011 risot e Mary Cassat (uniche due donne del movimento), e altri ancora. Impressionisti ma non solo. Lesposizione comprende anche opere di artisti accademici dell800, quali William-Adolphe Bouguereau, Jean-Lon Grme e Alfred Stevens, ma anche i pittori della cosiddetta Scuola di Barbizon, diretta precedente dellImpressionismo, con nomi quali Corot, Rousseau e Millet. Una carrellata che ci porta per a conoscere anche alcune importanti opere di maestri del postimpressionismo, come Gauguin, con le contadine bretoni, Bonnard, con le sue ragazze colorate a campiture piatte, Daumier e, infine, il genio di Toulouse-Lautrec con i suoi ritratti pensosi e assorti. Una mostra varia e variegata, divisa in 10 sezioni tematiche che analizzano i principali temi trattati dagli Impressionisti: la luce, limpressione, la natura, il mare, il corpo, la citt e la campagna, i viaggi, i volti, i piaceri e la societ. Il percorso espositivo riunisce dunque i capolavori dei pi grandi artisti francesi che, nelle loro varie evoluzioni e declinazioni, dal realismo, allimpres-

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sionismo al post-impressionismo, si sono confrontati con queste tematiche rivoluzionando il concetto di pittura e il ruolo dellarte nella societ borghese dellepoca. Societ con cui tutti gli artisti esposti si sono dovuti scontrare, spesso nel vero senso del termine. La mostra propone quindi un percorso gradevole, una piacevole passeggiata da fare attraverso le sale, rimirando opere che ottennero successi strepitosi al Salon francese, luogo deputato per esporre opere di pittura accademica; ma anche opere, alcune davvero notevoli, che non furono nemmeno prese in considerazione ai tempi, e anzi furono assolutamente incomprese e schernite. Opere che, in realt, portarono ad una rivoluzione totale dellarte e del modo di dipingere, per tecnica e soggetti. Certo la mostra non brilla per avere capolavori a livello assoluto, ma questo facilmente spiegabile raccontando la storia e il carattere di chi questa collezione mise insieme. Robert Sterling Clark fu uno di quei personaggi fuori dalla norma, allora come oggi. Nato nel 1877 da una famiglia americana ricchissima (il nonno fu socio in affari di quel Singer delle macchine per cucire), eredit una fortuna da parte di padre e di madre, e questo gli permise di vivere una vita agiata e lontana dalle preoccupazioni pi banali. Spirito indomito, allergico alle formalit della sua famiglia, organizz una spedizione di studio a cavallo nella

Cina e ne scrisse un libro. Visti i rapporti tesi con uno dei fratelli, decise di sfuggire allambiente borghese di New York trasferendosi a Parigi. Tappa fondamentale questa, che gli permise, oltre che di iniziare a collezionare arte, anche di conoscere una graziosa attrice della Comdie-Franaise, Francine Clary, con la quale inizi uno straordinario percorso di vita, e che spos nel 1919. Gi dagli anni 10 Clark inizi a interessarsi e a comprare opere darte, per lo pi dipinti, dei grandi maestri del Rinascimento italiano come Piero della Francesca e Ghirlandaio. Poi la sua passione sindirizz, quasi per caso, verso gli Impressionisti, conosciuti attraverso mercanti darte suoi amici. Uomo che non amava le luci della ribalta, Sterling inizi la sua attivit di collezionista quasi nellombra, scegliendo opere s di grandi autori, ma che soprattutto colpivano e affascinavano lui e la moglie. Una scelta istintuale, lontana dalle logiche di mercato o dalle mode. E fu cos che nel 1913 arriv a comprare il suo primo Renoir, primo appunto, di oltre 30 quadri del maestro francese, che divenne il suo preferito in assoluto e di cui am circondarsi esponendo queste opere nelle sue varie case. Se gi dal 1913 aveva pensato ad organizzare un suo museo privato, solo a 70 anni Sterling arriv a decidere di crearne uno suo per davvero. Dopo una vita trascorsa tra New York, Parigi e la casa di famiglia dei

Clark a Cooperstown, la coppia decise di creare un nuovo edificio in stile classico a Williamstown, Massachusset. Unala di questo palazzo, inaugurato nel 1955, divenne la loro casa, finch la morte non colse Sterling a poco pi di un anno dalla creazione di questo museo. Un lascito importante, quello di Robert e Francine, fatto da unincredibile collezione di dipinti ma anche di oggetti dargento, porcellane, libri antichi, stampe e disegni. Listituto fu corredato anche da una generosa donazione e da unintelligente e liberale statuto che ha permesso allistituzione di non essere solo un museo, ma anche un centro di ricerche di fama mondiale, promotore di attivit e stanziamenti a favore dellarte e delle persone che di arte si occupano. Quello stesso statuto permette che, anche oggi, la collezione venga accresciuta e integrata da nuovi acquisti, fatti sempre pensando a quei criteri di scelta che usavano Sterling e Francine e che hanno permesso lacquisto di nove nuove opere presenti in questa mostra.

Gli impressionisti. I capolavori della Clark Collection. Palazzo Reale 2 marzo 19 giugno 2011 Orari: lun. 14.30 - 19.30. Mar, mer, ven e dom 9.30 -19.30. Giov e sab 9.30 - 22.30 Biglietti: Intero 9,00. Ridotto 7,50

CINEMA questa rubrica a cura di M. Santarpia e P. Schipani rubriche@arcipelagomilano.org Tutti per uno
di e con Romain Goupil [A Hard Day's Night, Gran Bretagna,1964, 85] con Valeria Bruni Tedeschi, Linda Doudaeva, Jules Ritmanic, Louna Klanit, Louka Masset, Jeremie Yousaf
22 marzo 2067, Milana (Linda Doudaeva), protagonista dell'ultima discussa e toccante pellicola di Romain Goupil, ricorda quello che ha vissuto sessant'anni prima. Nel 2009, Milana una bambina di nove anni di origine cecena che frequenta le scuole elementari a Parigi. Con lei ci sono i suoi inseparabili compagni Blaise, Alice, Claudio, Ali e Youssef. Per reagire all'espulsione dell'amico Youssef e impedire la stessa sorte a Milana, i bambini giurano di restare sempre uniti e decidono di organizzare un complotto. In questo film, il transalpino Romain Goupil, gi leader del maggio francese e oggi attore e regista, sceglie di trattare un tema difficile come il dramma dei clandestini, i cosiddetti sans papiers (senza documenti), di grande attualit per un paese come la Francia che, proprio in questo periodo, deve far fronte all'arrivo di numerosi immigrati nordafricani in fuga dai paesi in rivolta. Goupil sceglie come protagonista un gruppo di bambini ed a loro che il film sembra essere indirizzato. solo imparando da loro, dalla loro capacit di non badare a differenze di razza, colore, religione che si pu sperare in una societ migliore. L'unico adulto in scena che riesce a comprendere questo magico linguaggio infantile Cendrine, la mamma di Blaise e Alice, interpretata dall'attrice Valeria Bruni Tedeschi. Sorella della premire dame, non si fatta influenzare o intimorire dalla recente parentela con il presidente Nicolas Sarkozy.

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Il suo personaggio riesce a incarnare perfettamente quel sentimento rivoluzionario di fratellanza che la Francia delle espulsioni di oggi sembra aver dimenticato. Il messaggio che arriva allo spettatore

chiaro. La necessit di ribellarsi e la forza contagiosa della solidariet ci vengono trasmessi in modo apparentemente giocoso ma, pi che mai, diretto e convincente.

Marco Santarpia In sala a Milano: Cinema Anteo

Pulp fiction
di Quentin Tarantino [USA, 1994, 154] con: John Travolta, Samuel L. Jackson, Uma Thurman, Bruce Willis, Maria de Medeiros, Harvey Keitel, TimRoth, Amanda Plummer, Christopher Walken, Ving Rhames, Eric Stoltz, Rosanna Arquette
Pulp, massa di materia informe e molle. Con questa definizione si apre Pulp Fiction [USA, 1994, 154'] di Quentin Tarantino. Quasi un avvertimento allo spettatore: state per entrare in un'opera di basso livello, dallo stile popolare, simile a un libro che tratta argomenti sinistri, normalmente stampato su carta di bassa qualit (questa infatti la seconda definizione di Pulp). Dopo l'ammonimento, la storia comincia. Anzi, le storie. La sceneggiatura di Tarantino si diverte a rimbalzare tra tre storie differenti, ognuna con una propria autonomia, ma tra loro collegate. Tutto inizia e finisce in un classico diner americano: partiamo dalla rapina di Zuccherino (Tim Roth) e Coniglietta (AmandaPlummer), e ritorniamo dopo pi di due ore in quello stesso luogo, poco prima dei titoli di coda. Nel mezzo, il regista offre un'esperienza visuale senza tempo. Non c' modo di contestualizzare Pulp Fiction in un periodo storico: siamo immersi in un'orgia di elementi e caratteristiche che spaziano dagli anni '20 a un futuro incerto. Niente vero. fiction a tal punto da far saltare qualsiasi tipo di connessione. Anche la colonna sonora per la maggiore diegetica (proviene dall'interno del film) un miscuglio di generi che spaziano dal rock al surf, dal funk al blues, scombinando ogni riferimento temporale. L'esperienza Pulp Fiction, oltre a senza tempo, senza senso. Se nel film precedente, Le iene [1990], le scelte registiche contribuivano ad aumentare la tensione della narrazione, questa volta non c' alcuna preoccupazione. Tutto diventa un gioco al servizio del cattivo gusto e dell'oscenit. Tutto pulp, appunto. Il non-sense il protagonista del film. Il vuoto. La bravura di Tarantino (allora 29enne), sta nel rendere questa sensazione di vuoto bello, attraverso un pieno brutto. Il bello del vuoto nella capacit di trasformare la banalit in spettacolo, riempiendo lo schermo con miriadi di segni e simboli. Segni e simboli ripresi dall'immaginario popolare, non importa di quale epoca. Un citazionismo estremo che vive di rimandi alla storia del cinema e alla cultura di massa; dai piccoli particolari, come le sigarette Red Apple fumate da Mia Wallace (Uma Thurman, bella, bella) gi viste in Le iene, fino a completi movimenti della macchina da presa che danza ricalcando alcuni film del passato. L'importante che tutto sia pieno. E inutile. Sono pieni e inutili i dialoghi brillanti, per evitare quei silenzi che mettono a disagio di cui parla Mia a cena con Vincent Vega (John Travolta). Un cinema del dialogo ossessivo, banale, sterile ai fini della narrazione. Tarantino sembra rispondere all'esigenza di un horror vacui postmoderno, dove l'occhio non vuole solo la sua parte, ma esige un ruolo da protagonista. Il nostro godere stimolato dal rapporto conflittuale tra fabula e intreccio; la cronologia frammentata anch'essa riferimento al cinema di exploitation degli anni '70 e '80 contribuisce a quel senso di bricolage narrativo in cui tutto provvisorio e frammentato. Il divertimento di Tarantino (che il nostro divertimento in sala) simile a quello di un bambino nativo digitale. Il film, come dicevo prima, pur iniziando e finendo nello stesso ristorante, tutt'altro che circolare. La sua struttura molto pi simile a un ipertesto: un gioco di link che si cliccano rimandando a se stessi. Si citano e auto esaltano senza mai prendersi sul serio. Una superficialit a tratti comica (pensiamo alla sequenza in cui Vincent spara accidentalmente a Marvin); superficialit davvero vicina al modo di muoversi creato da Internet: surfare orizzontalmente senza per forza annoiarsi nella profondit. I troppo intellettuali sentiranno una puzza strana davanti a Pulp Fiction, non permetteranno ai loro fini cervelli di adeguarsi al kitsch del Jack Rabbit Slim's: diner di cattivo gusto sommerso di feticci della cultura americana che, per un attimo, fanno pensare a una serigrafia di Andy Warhol. Storceranno il naso davanti a John Travolta che 50 kg pi tardi balla rialzando La febbre del sabato sera [John Badham, 1977].Intanto noi, ancora una volta, ci facciamo avvolgere da questa massa di materia informe e molle, gongoliamo nel gioco di Tarantino, saltiamo avanti e indietro, e l'unica preoccupazione morale che ci assilla sapere il contenuto di quella valigetta attorno alla quale ruota la storia. Paolo Schipani

Pulp Fiction stato proiettato, domenica 12 giugno, alla Festa Democratica 2011 di Pregnana Milanese. Il tributo a Quentin Tarantino continua la prossima settimana domenica 19 giugno con la proiezione di Le iene. Via Gallarate, Pregnana Milanese area feste.

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MATTIA CALISE: N DI QUA N DI L http://www.youtube.com/watch?v=76QSBDKep4M

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