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N. 00121/2012 REG.PROV.COLL. N. 00235/2011 REG.RIC.

R E P U B B L I C A I T A L I A N A IN NOME DEL POPOLO ITALIANO Il Tribunale Amministrativo Regionale per l' Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione Prima) ha pronunciato la presente SENTENZA sul ricorso numero di registro generale 235 del 2011, proposto da: Immobiliare Se.Bi. S.a.s. di D'Angelo & C., rappresentata e difesa dall'avv. Vincenzo Di Baldassarre, con domicilio eletto presso il proprio difensore in Pescara, via Venezia, 25; contro Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, rappresentato e difeso dall'Avvocatura Distrettuale dello Stato, domiciliata per legge in L'Aquila, via Buccio di Ranallo C/ S. Domenico; nei confronti di Comune di Pescara, rappresentato e difeso dall'avv. Marco De Flaviis, con domicilio eletto presso l Ufficio Legale del Comune; per ottenere - lannullamento del decreto 23 febbraio 2011, n. 269, con il quale il Direttore regionale per i beni culturali e paesaggistici per lAbruzzo ha dichiarato di interesse particolarmente importante sotto il profilo storico e artistico limmobile, sito in Pescara, denominato Centrale del Latte di propriet della societ ricorrente; nonch degli atti presupposti e connessi; - la condanna dellAmministrazione intimata al risarcimento dei danni. Visti il ricorso e i relativi allegati; Visti gli atti di costituzione in giudizio del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali e del Comune di Pescara; Viste le memorie difensive; Visti tutti gli atti della causa; Relatore nell'udienza pubblica del giorno 23 febbraio 2012 il dott. Michele Eliantonio e uditi lavv. Vincenzo Di Baldassarre per la societ ricorrente, l'avv. distrettuale dello Stato Domenico Pardi per il Ministero resistente e l'avv. Marco De Flaviis per il Comune di Pescara; Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue. FATTO La societ ricorrente riferisce di essere proprietaria di un fabbricato sito in Pescara alla via del Circuito, 218, realizzato nel 1932 ed originariamente destinato a centrale del latte; riferisce, altres, che con permesso di costruire 14 giugno 2010, n. 24/SUAP/10 era stata autorizzata ad eseguire dei lavori di ristrutturazione con demolizione di detto immobile, ma che il 2 agosto 2010 - quando tali lavori erano in corso e la demolizione era pressoch completata con esclusione solo di una porzione della facciata - le era stata notificato ordine di sospensione dei lavori 30 luglio 2010, n. 9456, assunto dal Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici per lAbruzzo ai sensi dellart. 28, comma 3, del D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42. Il procedimento per la dichiarazione di interesse culturale dellimmobile in parola, ritenuto attribuibile allarch. Florestano Di Fausto, si quindi concluso con il decreto 23 febbraio 2011, n. 269, del Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici per lAbruzzo, che, ai sensi dellart. 10, comma 3, lettere d) ed a), ha dichiarato limmobile di interesse particolarmente importante sotto il profilo storico e artistico, oltre che per i motivi indicati nellallegata relazione storico-artistica, in quanto: - la Centrale del Latte stato il primo stabilimento industriale nella Provincia di Pescara; - ledificio era stato percepito sin dalla sua realizzazione come simbolo positivo ed esemplare di un modo moderno di concepire la citt; - il modello compositivo dello stabile, con particolare riguardo al disegno di facciata, ha rappresentato un modello per gli edifici pubblici che erano stati successivamente realizzati; - il ruolo sociale che ledificio ha svolto durante la seconda guerra mondiale e nelle fasi successive ad essa. Con il ricorso in esame la societ interessata insorta dinanzi questo Tribunale avverso tale atto, deducendo le censure di violazione degli artt. 97, 9, 117, 119, 41 e 42 della Costituzione, della L. 7 agosto 1990, n. 241, del D.Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42 e dei principi che disciplinano lazione amministrativa e di eccesso di potere nelle sintomatiche

figure del travisamento dei fatti, della carenza di istruttoria, di presupposti e di ponderazione, della contraddittoriet. dellillogicit manifesta e dellirragionevolezza, del difetto di motivazione e dello sviamento dalla causa tipica. Ha, in particolare, dedotto che: - lAmministrazione non aveva considerato il pregiudizio arrecato alla propriet della ricorrente ed alliniziativa economica da questa intrapresa; - la Soprintendenza era stata colpevolmente assente nei momenti importanti della pianificazione urbanistica e si era attivata solo successivamente alla demolizione del fabbricato, quando permaneva sul sito una minima porzione di una delle quattro facciate ed alcun volume; - che la protezione della porzione residua di facciata era certamente irrazionale ed illogica e contraria anche agli indirizzi del Ministero che, consapevole delle difficolt che tale tipologia di vincolo comporta e degli oneri contributivi che allo stesso sono connessi, ha, negli anni, ridotto allessenziale tale tipologia di vincolo, per monumenti di oggettivo e reale pregio; - che il decreto di protezione non investiva la sola facciata, ma lintera area di sedime, vincolando lintero ex fabbricato; - che la porzione residua della facciata, staticamente compromessa, costituiva un grave pericolo per lincolumit pubblica, con irragionevole ed immotivato sacrificio imposto al privato e senza una ragionevole motivazione; - che il rudere non poteva giustificare e soddisfare la riconoscibilit, la lettura, la valenza dellimpostazione delle parti plano volumetriche perdute, n poteva riesumare il processo industriale, da decenni ormai dismesso e rimosso; per cui la scelta di imporre un vincolo cos pesante ed incidente, capace di svuotare definitivamente la suscettivit edificatoria del sito, avrebbe dovuto trovare motivazioni ben pi forti dello stato emozionale che traspare dalla relazione stessa allegata al decreto; - che lattribuzione dellopera allarch. Di Fausto era priva di verifica oggettiva e contrasta con quanto rilevato dal prof. Zazzara, attraverso concrete indagini locali, da cui era emerso che la progettazione era stata curata dalling. Giuseppe Staccioli; - che lAmministrazione non aveva esaminato le osservazioni presentate dalla Ditta, seppur oltre il termine ordinatorio, ma molto prima dellemanazione del decreto di tutela. - che, infine, la Centrale del Latte non era stato il primo stabilimento industriale della Provincia di Pescara, era posto in aperta campagna fuori dallagglomerato cittadino, non aveva avuto un ruolo negli edifici successivamente realizzate e la funzione sociale svolta nel periodo bellico era stata quella di aver ospitato diverse persone nel periodo dello sfollamento, caratteristica questa comune a tutti gli edifici dellepoca, non per ci solo, meritevoli di tutela. Conclusivamente, stata anche chiesta la condanna dellAmministrazione al risarcimento dei danni dal momento che era stata bloccata nella sua iniziativa intrapresa. Tali doglianze la parte ricorrente ha ulteriormente illustrato con memorie depositate il 12 ed il 22 dicembre 2011 ed il 22 febbraio 2012. Il Ministero per i beni e le attivit culturali si costituito in giudizio depositando, oltre che a tutti gli atti del procedimento ed una analitica relazione dellAmministrazione, anche il 10 febbraio 2012 una memoria difensiva con la quale ha diffusamente confutato il fondamento delle censure dedotte. Si , inoltre, costituito in giudizio il Comune di Pescara, che con memoria depositata il 30 novembre 2011 ha evidenziato di non avere interesse allimpugnativa in esame. Alla pubblica udienza del 23 febbraio 2012 la causa stata trattenuta a decisione. . DIRITTO 1. - Costituisce oggetto del ricorso in esame - come sopra esposto - il decreto 23 febbraio 2011, n. 269, con il quale il Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici per lAbruzzo ha dichiarato di interesse particolarmente importante sotto il profilo storico e artistico limmobile, sito in Pescara, denominato Centrale del Latte, di propriet della societ ricorrente. Tale vincolo stato imposto ai sensi dellart. 10, comma 3, lettere a) e d), del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42), le quali, come noto, dispongono che la dichiarazione prevista dal precedente art. 13 possa riguardare, tra laltro, rispettivamente, le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico particolarmente importante e le cose immobili e mobili, a chiunque appartenenti, che rivestono un interesse particolarmente importante a causa del loro riferimento con la storia politica, militare, della letteratura, dell'arte, della scienza, della tecnica, dell'industria e della cultura in genere, ovvero quali testimonianze dellidentit e della storia delle istituzioni pubbliche, collettive o religiose. In particolare, nel caso di specie la particolare rilevanza delledificio stata individuata oltre che nel pregio artistico dellopera (attribuita allarch. Florestano Di Fausto), anche nel fatto che tale Centrale del Latte era stato il primo stabilimento industriale nella Provincia di Pescara, che tale ledificio era stato percepito sin dalla sua realizzazione come simbolo positivo ed esemplare di un modo moderno di concepire la citt, che il disegno di facciata aveva rappresentato un modello per gli edifici pubblici che erano stati successivamente realizzati e, da ultimo, che ledificio aveva svolto un ruolo sociale durante la seconda guerra mondiale e nelle fasi successive ad essa. Limposizione del vincolo, va da ultimo ulteriormente evidenziato, intervenuta quando la demolizione del fabbricato era gi pressoch completata con esclusione solo di una porzione della facciata, in quanto le misure cautelari e preventive, di cui allart. 28 del codice, erano state assunte quando i lavori di ristrutturazione con demolizione di detto

immobile (autorizzati dal Comune di Pescara con permesso di costruire 14 giugno 2010, n. 24/SUAP/10) erano da tempo in corso. Con il gravame la societ ricorrente, proprietaria della struttura, ha chiesto lannullamento dellatto impugnato perch viziato, a suo dire, sotto molteplici profili. In estrema sintesi, ha contestato: a) la correttezza delliter procedimentale seguito (in quanto lAmministrazione non aveva esaminato le osservazioni presentate sia pur in ritardo); b) la rilevanza delledificio sotto il profilo storico e artistico (quanto, ad esempio, allattribuzione dellopera allarch. Di Fausto, al fatto che la Centrale del Latte non fosse stato il primo stabilimento industriale della Provincia, non avesse in realt avuto un ruolo negli edifici successivamente realizzati ed avesse svolto una limitata funzione sociale); c) la tardivit dellintervento di tutela, assunto solo successivamente alla demolizione del fabbricato, senza considerare il pregiudizio arrecato alla propriet della ricorrente ed alliniziativa economica da questa intrapresa e dopo che la Soprintendenza era stata colpevolmente assente nei momenti importanti della pianificazione urbanistica; d) lirrazionalit e lillogicit della protezione della porzione rimasta della facciata, staticamente compromessa, che era, inoltre, contraria anche agli in materia indirizzi del Ministero ed investiva lintera area di sedime dellex fabbricato. 2. - Cos sommariamente puntualizzati i termini del contenzioso proposto dinanzi a questo Tribunale, vanno in via pregiudiziale meglio definiti i limiti del sindacato di questo Giudice su atti come quello ora allesame. Deve al riguardo ricordarsi che, come noto, precluso al giudice amministrativo sindacare le scelte di merito effettuate dallAmministrazione, per cui la sostituzione da parte del giudice amministrativo della propria valutazione a quella riservata alla discrezionalit dellamministrazione costituisce, in via generale, una ipotesi di sconfinamento vietato nelle ipotesi di giurisdizione di legittimit, che ricorre nel caso di specie. Di conseguenza - come stato di recente anche chiarito dal giudice della giurisdizione, chiamato a meglio definire il c.d. eccesso di potere giurisdizionale (cfr., da ultimo, Cass. Civ. SS.UU., 17 febbraio 2012, nn. 2312 e 2313) - il controllo del giudice amministrativo sulle valutazioni discrezionali deve essere svolto ab estrinseco e non pu essere mai sostitutivo; il sindacato sulla motivazione deve, pertanto, essere rigorosamente mantenuto sul piano della verifica della non erroneit della valutazione degli elementi di fatto e non pu avvalersi di criteri che portano ad evidenziare la mera non condivisibilit della valutazione stessa. Lo stesso Giudice ha, peraltro, anche affermato che leccesso di potere giurisdizionale sotto il profilo dello sconfinamento nella sfera del merito, preclusa al giudice amministrativo, non configurabile allorquando vengano sindacate le valutazioni compiute che attengono allesercizio della discrezionalit tecnica (Cass. Civ. SS.UU., 10 agosto 2011, n. 17143, e 21 giugno 2010, n. 14893). Quanto, poi, al sindacato di questo Giudice sugli atti di imposizione di un vincolo da parte di organi del Ministero per i Beni e le Attivit Culturali, va evidenziato che la giurisprudenza amministrativa ha costantemente precisato che tale potere di vincolo - sia pure sorretto da quel particolare criterio di giudizio che proprio di una discrezionalit ampia (data sia da una valutazione storico-scientifica delle rinveniente e sia da un apprezzamento di interesse pubblico delle stesse) - pur sempre soggetto al giudizio del giudice amministrativo, anche se nei limiti del c.d. sindacato debole, ossia entro i canoni della ragionevolezza, della assenza di evidenti e di palesi contraddittoriet logiche o abnormit di fatto, non potendo il giudice amministrativo sostituire il proprio giudizio a quello della Pubblica Amministrazione, dal momento che in presenza di interessi, la cui cura dalla legge espressamente delegata ad un certo organo amministrativo, ammettere che il giudice possa autoattribuirseli rappresenterebbe quanto meno una violazione delle competenze, se non addirittura del principio di separazione tra i poteri dello Stato. In particolare, stato anche precisato (cfr., da ultimo, TAR Lazio, sede Roma, sez. II-quater, 1 marzo 2011, n. 1901) che la valutazione tecnica consistente nel giudizio circa linteresse storico-artistico di unopera caratterizzata da un elevato grado di mutevolezza non solo nei diversi periodi storici, in base al cambiamento dei valori estetici dellepoca, ma anche nello stesso arco temporale in virt della soggettivit degli stessi e, ad avviso del Collegio, anche del luogo in cui tali opere si trovano. Pertanto, considerato lelevato grado di soggettivit e opinabilit di tali valutazioni, il sindacato (debole) del giudice sulla motivazione dellatto deve essere circoscritto ai soli profili dellirragionevolezza e dellillogicit a differenza del normale sindacato sulla discrezionalit tecnica in cui la valutazione pu essere condotta ricorrendo allapplicazione della disciplina interessata. Quanto, poi, allo stato di conservazione dellopera da tutelare, la stessa giurisprudenza ha anche chiarito che lo stato di cattiva manutenzione o di parziale distruzione di un bene non ne impedisce di certo lassoggettamento al vincolo artistico e storico, restando rimessa allapprezzamento discrezionale dellAmministrazione la valutazione dellidoneit di quanto rimane della cosa ad esprimere il valore che si intende tutelare, tanto pi che il soggetto vincolato tenuto a restaurare limmobile pregiudicato o a subire un eventuale intervento sostitutivo dufficio in tal senso a carico dellerario ove il privato non abbia disponibilit economiche (Cons. St., sez. VI, 8 febbraio 2000, n. 677); con la conseguenza che anche tale valutazione discrezionale risulta sindacabile in sede di legittimit solo per i profili della manifesta illogicit e del travisamento dei fatti (Cons. St., sez. VI, 22 maggio 2008, n. 2430). Mentre stato ritenuto illegittimo il provvedimento dimposizione del vincolo storico artistico nelle ipotesi in cui il bene sul quale il vincolo diretto non sia pi esistente, perch distrutto prima dellemanazione del provvedimento (Cons. St., sez. VI, 20 gennaio 2000, n. 260). 3. - Fatte tali precisazioni, pu utilmente passarsi allesame delle censure dedotte. Deve al riguardo subito precisarsi che il ricorso fondato.

Carattere assorbente riveste in merito la censura sopra riassunta alla lettera d) e con la quale la parte ricorrente si lamentata, nella sostanza, dellirrazionalit e dellillogicit della protezione della porzione rimasta della facciata, staticamente compromessa. In particolare, con tale doglianza la ricorrente - dopo aver premesso che il decreto di protezione non investiva in realt la sola facciata, ma lintera area di sedime, vincolando lintero ex fabbricato - ha evidenziato che la porzione residua della facciata, staticamente compromessa, costituiva un grave pericolo per lincolumit pubblica, con irragionevole ed immotivato sacrificio imposto al privato e senza una ragionevole motivazione; che il rudere non poteva giustificare e soddisfare la riconoscibilit, la lettura, la valenza dellimpostazione delle parti planovolumetriche perdute, n poteva riesumare il processo industriale, da decenni ormai dismesso e rimosso; che la scelta di imporre un vincolo cos pesante ed incidente, capace di svuotare definitivamente la suscettivit edificatoria del sito, avrebbe dovuto trovare motivazioni ben pi forti dello stato emozionale che in realt traspare dalla relazione stessa allegata al decreto; che tale scelta, infine, era contraria anche agli indirizzi del Ministero, il quale, consapevole delle difficolt che tali vincoli comportano e degli oneri che allo stesso sono connessi, ha, negli anni, ridotto allessenziale tale tipologia di vincolo e solo per monumenti di oggettivo e reale pregio. Nellesposizione in fatto gi sono state sommariamente indicate le vicende che hanno preceduto limposizione del vincolo in parola; tali vicende, di cui, peraltro, la stampa locale si ampiamente occupata e che costituiscono un fatto notorio di cui questo Giudice non pu non tener conto, sono state oggi analiticamente descritte in una pubblicazione a stampa recentemente edita, che si occupa proprio delle demolizioni di alcuni edifici del novecento effettuate di recente nella citt di Pescara (definitiva al riguardo come una citt senza rughe). Deve al riguardo sommariamente evidenziarsi che il Comune di Pescara ha assentito alla societ proprietaria del fabbricato in parola il 14 giugno 2010 il permesso di costruire per effettuare i lavori di demolizione e di ricostruzione di detto immobile, ma che, peraltro, prima di tale data la locale Sezione di Italia Nostra aveva gi interessato il Ministero della particolare rilevanza delledificio. Dopo che tali lavori erano iniziati e dopo che il 27 luglio era intervenuta una prima parziale demolizione del fabbricato, il Soprintendente per i beni architettonici e paesaggistici per lAbruzzo ha adottato il 30 luglio 2010 lordine di sospensione cautelare dei lavori ai sensi dellart. 28, comma 3, del D. Lgs. 22 gennaio 2004, n. 42; tale atto, per, non stato solo comunicato via fax (e non notificato direttamente) alla ditta costruttrice, la quale nei giorni successivi ha proceduto alla demolizione pressoch totale delledificio, con esclusione solo di una porzione della facciata. Tali demolizioni si sono interrotte il 2 agosto 2010, data in cui stato notificato lordine di sospensione dei lavori. Il procedimento per la dichiarazione di interesse culturale dellimmobile in parola si quindi concluso con limpugnato decreto 23 febbraio 2011, n. 269, del Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici per lAbruzzo, che ha dichiarato limmobile di interesse particolarmente importante sotto il profilo storico e artistico. Nella allegata relazione storico-artistica tali vicende vengono cos testualmente descritte: Al 30 luglio 2011, data di sospensione dei lavori, ledificio aveva subito una cospicua demolizione ed era rimasto in piedi soltanto il corpo rialzato ed avanzato della facciata principale. Questultima aveva subito solamente lo smontaggio degli infissi e la parziale demolizione di un balconcino aggiunto alla struttura originaria. La scala ospitata nellala sinistra era integra, e risultavano invece parzialmente demoliti i solai dellala destra, come conferma la documentazione fotografica allegata. Le demolizioni, nonostante l'ordine di sospensione, sono poi riprese nel pomeriggio del 2 agosto 2010 arrecando notevole danno alla struttura. Infatti stata interamente demolita l'ala destra del blocco facciata e quasi totalmente demoliti i solai della parte centrale della stessa, arrecando un danno strutturale tale da rendersi necessario un intervento di messa in sicurezza. Allo stato attuale pertanto, come peraltro risulta dalla documentazione fotografica, rimane in piedi il registro centrale della facciata e l'ala sinistra con il blocco locali ad essa retrostanti. Rimane ancora integro, nel suo impianto planimetrico, il solaio del piano di calpestio del piano rialzato con i locali dellammezzato. In estrema sintesi, alla data in cui stato assunto latto in questa sede impugnato il fabbricato nella sua struttura portante era stato ormai demolito, mentre rimaneva in piedi solo un piccola parte della facciata, che, peraltro, necessitava di opere urgenti di messa in sicurezza. Pur in presenza di tali irreversibili danni alla struttura la relazione storico-artistica cos conclude: sebbene ledificio sia stato fortemente mutilato, rimanendo in piedi soltanto parte della facciata, indubbio che quanto resta bastevole ad esplicitare i valori che questo edificio ha significato per la storia politica, sociale ed economica della citt di Pescara. Analogamente per quanto attiene alla qualit architettonica del disegno di facciata, che ha rappresentato un esempio per le architetture che ad essa seguirono, limpianto simmetrico permette una lettura complessiva dellelemento anche dopo la reiterata mutilazione. Certamente la consistenza materica superstite sufficiente ad esprimere il valore ed il significato, in pratica linteresse culturale particolarmente importante, che ledificio intero avrebbe espresso. Nulla viene, peraltro, al riguardo precisato in ordine alla pur evidenziata instabilit delle opere rimaste, che - come si legge nella stessa relazione - proprio per i danni strutturali subiti necessitavano di urgenti interventi di messa in sicurezza. Ci posto, ritiene il Collegio che la predetta motivazione posta a sostegno dellimposizioni del vincolo non si sottragga alle predette censure dedotte con il ricorso. Premesso che tale motivazione, proprio perch inficiata da una evidente irrazionalit ed illogicit sindacabile da parte di questo Giudice, va evidenziato che appare priva di adeguata motivazione laffermazione secondo la quale il rudere rimasto avrebbe potuto giustificare e soddisfare la riconoscibilit, la lettura, la valenza dellimpostazione delle parti plano volumetriche perdute e avrebbero potuto riesumare il processo industriale, da decenni ormai dismesso e rimosso.

Va, infatti, ricordato che il vincolo in parola stato impresso in quanto limmobile stato ritenuto di interesse particolarmente importante sotto sia il profilo artistico, che storico: - quanto al primo aspetto perch opera di Florestano di Fausto e perch il modello compositivo dello stabile, con particolare riguardo al disegno di facciata, ha rappresentato un modello per gli edifici pubblici che erano stati successivamente realizzati e ledificio era stato percepito come simbolo positivo ed esemplare di un modo moderno di concepire la citt; - quanto al secondo aspetto perch la Centrale del Latte era stato il primo stabilimento industriale nella Provincia di Pescara ed aveva svolto una particolare il ruolo sociale durante la seconda guerra mondiale e nelle fasi successive ad essa. Ora, pur potendosi concordare sul particolare rilievo delledificio in parola ove per fosse ancora integro nella sua struttura complessiva, ad avviso del Collegio, dalla piccola parte della sola facciata rimasta non emerge pi la qualit architettonica del disegno di facciata, n quanto resta bastevole ad esplicitare i valori che questo edificio ha significato per la storia politica, sociale ed economica della citt di Pescara, specie ove si consideri che la porzione residua della facciata staticamente compromessa e costituisce un grave pericolo per lincolumit pubblica. Per cui, in definitiva, limposizione del vincolo appare illogica, in quanto non ha contestualmente considerato il precario stato delledificio sotto laspetto statico. In definiva, lAmministrazione quando ha imposto il vincolo non ha anche considerato che quella parte della facciata rimasta avrebbe dovuto essere necessariamente interessata da urgenti lavori di consolidamento statico che ne avrebbero ulteriormente modificato laspetto. Sembra, in definitiva, alla Sezione che la scelta di imporre un vincolo cos rilevante ed incidente sugli interessi e sullaffidamento ingenerato nella ricorrente in ordine alla capacit edificatoria del sito, avrebbe dovuto trovare motivazioni ben pi forti di quello stato emozionale che in definitiva traspare dalla relazione allegata al decreto, volta quasi a porre un rimedio ad errori precedentemente commessi. Nella relazione, invero, si sottolinea pi volte la circostanza che alla data di adozione dellatto di sospensione dei lavori ledificio era ancora integro e che la successiva demolizione sarebbe da attribuirsi esclusivamente allimpresa che avrebbe disatteso lordine cautelare di sospensione dei lavori (trasmesso via fax alla sede della societ). Tale circostanza (peraltro, contestata dalla ricorrente), quandanche fosse vera, non potrebbe di certo da sola giustificare limposizione del vincolo, in quanto - come gi detto - il provvedimento dimposizione del vincolo storico artistico illegittimo ove sia intervenuto quando il bene sul quale il vincolo diretto non sia pi esistente, perch distrutto prima dellemanazione del provvedimento. Inoltre, il vincolo di immodificabilit dei luoghi non avrebbe potuto interessare anche lintera area di sedime, quasi a sanzionare la societ ricorrente delle demolizioni (in ipotesi, abusivamente) eseguite. Con riferimento a quanto sopra esposto deve, pertanto, ritenersi che latto impugnato sia illegittimo in ragione della irrazionalit e della illogicit della predetta motivazione posta a sostegno dellimposizione del vincolo. Peraltro e per concludere, non pu al riguardo non censurarsi il complessivo comportamento della Soprintendenza, che dopo essere stata assente nel momento della pianificazione urbanistica della citt e dopo che i lavori di demolizione erano da tempo iniziati - non ha assunto con la dovuta sollecitudine il provvedimento cautelare di sospensione dei lavori, non ha notificato tale provvedimento direttamente alla ditta interessata (limitandosi soltanto ad inviare un fax alla sede della societ) ed, infine, ha omesso di vigilare con il Comune sulla immediata sospensione dei lavori. Mentre deve respingersi la richiesta di risarcimento dei danni avanzata dalla ricorrente in quanto priva dellimprescindibile supporto probatorio. 4. - Alla luce delle suesposte considerazioni il ricorso in esame deve, conseguentemente, essere accolto e, per leffetto, deve essere annullato latto impugnato. Allo scopo, peraltro, di evitare che il bene, in ipotesi, meritevole di tutela possa essere definitivamente distrutto nelle more della proposizione di un eventuale appello e seguendo al riguardo linsegnamento del Giudice appello (cfr. Cons. St., sez. VI, 10 maggio 2011, n. 2755), dispone, infine, che tale annullamento abbia effetto a decorrere dal sessantesimo giorno dalla pubblicazione della presente sentenza. Sussistono, per concludere, in relazione alla particolarit della fattispecie ed alla speciale rilevanza degli interessi pubblici che lAmministrazione ha inteso tutelare, giuste ragioni per disporre la totale compensazione tra le parti delle spese e degli onorari di giudizio. . P.Q.M. Il Tribunale Amministrativo Regionale per l'Abruzzo sezione staccata di Pescara (Sezione Prima) definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per leffetto, annulla, con la decorrenza indicata in dispositivo, limpugnato decreto 23 febbraio 2011, n. 269, del Direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici per lAbruzzo. Spese compensate. Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall'autorit amministrativa. Cos deciso in Pescara nella camera di consiglio del giorno 23 febbraio 2012 con l'intervento dei magistrati: Umberto Zuballi, Presidente Michele Eliantonio, Consigliere, Estensore Dino Nazzaro, Consigliere

L'ESTENSORE

IL PRESIDENTE

DEPOSITATA IN SEGRETERIA Il 08/03/2012 IL SEGRETARIO (Art. 89, co. 3, cod. proc. amm.)