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Il marxismo, ultimo rifugio della borghesia?

Introduzione Paul Mattick, (1983) Per quanto la critica delleconomia politica possa rappresentare una classe essa pu, secondo Marx rappresentare solo la classe la cui funzione storica il rovesciamento del modo capitalistico di produzione e, a conclusione, labolizione delle classi: cio il proletariato.1 Per Marx leconomia politica era lespressione teorica della nascente societ capitalistica e non trovava alcuna contraddizione nei particolari rapporti di classe che ne avevano reso possibile lo sviluppo. La critica delleconomia politica era incentrata proprio sulle contraddizioni inerenti la produzione di capitale in termini sia teorici che pratici. La critica pratica spettava in primo luogo allo scontro fra lavoro e capitale per i salari e i profitti allinterno dei rapporti di produzione capitalisti. Ma questo scontro implicava ed esprimeva una tendenza ben determinata dello sviluppo capitalistico, che avrebbe portato questultimo alla completa distruzione. La funzione della critica teorica delleconomia politica era di mettere a nudo questa tendenza. Cos come il proletariato si opponeva alla borghesia, cos Marx si confrontava con la teoria economica borghese non per svilupparla o per comprovarla ma per distruggere la sua apparente validit e, alla fine, con labolizione del capitalismo, per superarla definitivamente. Mentre nel capitalismo la lotta di classe era ancora di natura politicoeconomica, dal punto di vista della classe operaia, la critica della teoria borghese aveva anticipato la fine delleconomia politica e con essa la fine della societ la cui critica costituisce una necessit affinch la lotta del proletariato porti alla sua emancipazione. La critica delleconomia politica fatta da Marx allo stesso tempo sia una critica immanente della teoria economica borghese, in quanto dimostra che non vi alcuna connessione tra gli assunti e le conclusioni di tale teoria, sia una critica fondamentale, poich sostiene che i rapporti economici esistenti sono naturali e immutabili, quindi lintera teoria economica borghese fallisce, e deve fallire, perch non comprende la societ che essa rappresenta, condannandosi a fraintenderne lo sviluppo e allo stesso tempo a non capire che la sua esistenza limitata a un particolare lasso di tempo. Per Marx leconomia politica borghese era incapace di essere la teoria della sua stessa pratica e serviva solamente come una ideologia per salvaguardare le condizioni sociali esistenti. Di conseguenza, in passato leconomia borghese era veramente lespressione della sua lotta di classe che si svolgeva allinterno, e contro la societ feudale e a quel punto era in grado di vedere nello sviluppo della produzione e della produttivit del lavoro il mezzo per un cambiamento sociale e la base per laccumulazione di capitale. La teoria classica del valore lavoro sorta con lemergere della borghesia che considerava se stessa come una classe progressista poich favoriva la crescita della ricchezza delle nazioni. Ma con il suo rafforzamento come nuova classe dirigente, la borghesia inizia a conoscere profondamente se stessa nel processo lavorativo portandola a confrontarsi con una classe operaia che aveva cambiato il capitalismo, con la sua teoria della produzione basata sul lavoro, richiedendo una maggiore quantit del prodotto sociale se non addirittura tutto. Da allora per la borghesia non si trattava pi di vedere se questa o quella teoria fosse giusta o meno, ma se era utile o dannosa, comoda o scomoda al capitale, se era accetta o meno dalla polizia. Ai ricercatori disinteressati subentrarono

1 Il Capitale, Libro I, p. 41, Roma, Editori Riuniti, 1974.

pugilatori a pagamento, allindagine scientifica spregiudicata subentrarono la cattiva coscienza e la malvagia intenzione dellapologetica.2 Marx parl cos di due diverse scuole di economia politica: quella classica che partendo da Adam Smith arriva a David Ricardo, e li economia volgare che aveva come unico proposito quello di giustificare lo statu quo del capitalismo. Bench esistessero delle inevitabili connessioni tra la teoria classica e la critica di Marx delleconomia politica, questa rispondenza si dissip con lo sviluppo ulteriore della teoria borghese, fino allabbandono totale con la nascita della teoria soggettiva del valore e con la limitazione delleconomia allo studio dei rapporti di prezzo e di mercato. Il legame tra Marx e i classici tuttavia non deve implicare una identit tra il concetto di valore marxiano e quello borghese, ma semplicemente il fatto che entrambi consideravano che fosse il lavoro a conferire valore alle merci. La teoria classica non era proprio una versione semplificata della teoria del valore di Marx, ma piuttosto una teoria completamente diversa. poich la teoria classica del valore aveva fallito nel risolvere il problema del plusvalore.3 La teoria del valore e del plusvalore di Marx, implicando lo sfruttamento del lavoro da parte del capitale, poteva trovare solo una reazione negativa da parte degli economisti borghesi ed era totalmente ignorata o rifiutata attraverso un immediata smentita da parte delleconomia classica con lespediente del mutamento delleconomia politica in economia: una scienza positiva che si riferisce esclusivamente ai rapporti di scambio, mettendo da parte ogni considerazione sui rapporti di produzione su cui essi si basano. Di conseguenza accadde ci che doveva accadere, quantunque lo stesso Marx esprimesse il suo disappunto per il numero limitato di risposte che il suo lavoro aveva provocato tra gli economisti borghesi. I suoi scritti economici, in particolare il Capitale, diventarono, secondo la definizione piuttosto inappropriata di Friedrich Engels la Bibbia della classe operaia cosa che provoc solo derisione presso gli economisti borghesi. Il marxismo, unaltra espressione sfortunata, fu riconosciuto come lideologia rivoluzionaria della classe operaia, che si poneva in una ferma opposizione alla classe dei capitalisti, giustificando la sua esistenza in quanto depositaria di unidea. Quante cose sono cambiate da allora. Il capitalismo non solo ha subito notevoli modificazioni nel corso del suo sviluppo che sono state studiate allinterno della teoria economica borghese, ma anche il marxismo stesso ha cambiato le sue caratteristiche nel corso delle altalenanti fortune della societ capitalista. Il successo conseguito dallespansione del capitale e i miglioramenti delle condizioni della classe lavoratrice hanno portato alla diffusione di seri dubbi riguardo la validit della teoria critica di Marx. Il dubbio derivava la sua fondatezza non dalla critica immanente di tale teoria, ma dal suo confronto con una realt empirica che sembrava contraddire le aspettative di Marx sul futuro del capitalismo. Il marxismo divenne una dottrina sempre pi ambigua, con dei propositi differenti da quelli contemplati inizialmente. Questo cambiamento era ancora in linea con la concezione marxiana per la quale i mutamenti delle condizioni materiali alterano la coscienza degli uomini, ma ci doveva ora essere applicato alla percezione del marxismo stesso, e cos vennero abbandonate tutte le sue implicazioni rivoluzionarie e divenne la falsa ideologia di una pratica controrivoluzionaria. Ladattamento della teoria socialista alla realt di una sistema capitalistico in espansione fu determinato dallassorbimento delle idee economiche borghesi al interno del marxismo. Tuttavia, fino ai tempi pi recenti non vi stata alcuna tendenza opposta da parte della borghesia, per cui:

2 Ibidem, p. 40. 3 F. Engels, Introduzione a Il Capitale, Libro II.

Marx non stato solo lautore di un trattato scientifico, ma anche il maggiore esponente del movimento socialista. Tuttavia le sue conclusioni erano cos inaccettabili da parte degli economisti che pochi di loro hanno avuto il desiderio e la pazienza di trovare qualche utilit da quegli aspetti del suo lavoro che potevano servire. Di conseguenza finch la teoria delleconomia politica veniva concepita in questo modo, linfluenza di Marx era, per lo meno a quel tempo, quasi completamente inesistente.4 Questa tendenza era di una consistenza spaventosa non riconducibile alle posizioni assunte da coloro che proponevano leconomia marxista. Quando leconomia classica degener nelleconomia volgare, crebbe anche una sorta di marxismo volgare che tentava di valersi del progresso che aveva fatto la scienza economica. La teoria dellutilit marginale sembrava essere la migliore approssimazione della formazione dei prezzi da quando Marx aveva fatto derivare questi stessi dal valore del tempo di lavoro. La trasformazione di una teoria fu giudicata pi accettabile poich il principio marginale non era limitato ai rapporti di scambio che avvengono nel capitalismo, ma poteva ritenersi un principio universale e di conseguenza neutrale, valido in ogni tempo e in ogni societ. Cos, oltre tutto, potevano esistere leggi economiche che sarebbero state apprezzate dagli amici come dagli avversari in modo da superare la linea di divisione tra sistemi sociali decisamente opposti. In contrasto con Marx, i marxisti moderni tendono a vedere nella teoria economica borghese molto di pi di quanto non facciano i suoi apologeti in quanto essa pu servire anche per la pratica delleconomia politica: Se gli economisti borghesi indagano oggettivamente alcuni aspetti delleconomia e sulla base di questi determinano i risultati di una politica piuttosto di unaltra, adempiono a una funzione utile per il capitale, oltre a difendere contemporaneamente lideologia del sistema. Invece di sottolineare semplicemente la natura apologetica della teoria borghese, i marxisti dovrebbero considerare e valutare le sue conseguenze pratiche e riconoscere la funzione ambigua degli economisti.5 Le concessioni fatte dal Marxismo sono state a volte contraccambiate dal campo borghese. Sono stati fatti numerosi tentativi per superare la decisa opposizione tra leconomia borghese e il marxismo, per poterne utilizzare alcune scoperte per arricchire la teoria borghese. Questi tentativi a doppio senso per riconciliare, fino a un certo punto, la contrapposizione storica tra il marxismo e leconomia borghese riflettevano una crisi di entrambi. Mentre la crisi del marxismo dura ormai da molto tempo e si pu far risalire agli inizi del secolo scorso, la crisi della teoria borghese si manifest con la Grande Depressione sulla scia della Prima Guerra mondiale, che aveva dimostrato la falsit della teoria neoclassica dei prezzi e del mercato. Tuttavia questultima in parte risorta grazie alle sue modificazioni keynesiane, quantunque si debba ammettere che i meccanismi assunti per lequilibrio del mercato non fossero validi, veniva infatti affermato che lo potevano diventare grazie a un piccolo aiuto da parte dello Stato. Lo squilibrio provocato da una domanda insufficiente poteva appianarsi grazie alla produzione indotta dallo Stato destinata al consumo pubblico, grazie a politiche monetarie e fiscali adeguate, non solo in condizioni di stabilit ma anche quando si verifica la crescita economica. 4 W.C. Mitchell, Types of Economic Theory, Kelley, New York, 1969, vol. II, p. 117. 5 H. Meissner, Brgerliche konomie im Modernen Kapitalismus, Dietz, Berlin, 1967, pp. 684-685.

Secondo la sintesi dei neokeynesiani, una economia di mercato arricchita dalla pianificazione statale dovrebbe superare la suscettibilit del capitalismo alle crisi e alle depressioni e portare, inizialmente, a una crescita regolare della produzione capitalista. La crescita economica di lungo periodo seguita alla Seconda Guerra mondiale sembrava confermare tali aspettative. Ma nonostante la continua disponibilit del governo a operare interventi, a questo periodo di espansione del capitale seguita una nuova crisi mai verificatasi nel passato. Labile accordatura delleconomia e il compromesso tra inflazione e disoccupazione non hanno impedito un nuovo declino, manifestatosi con laumento della disoccupazione con, e a dispetto di, un aumento del tasso di inflazione. La crisi e le misure adottate per affrontarla si sono dimostrate egualmente dannose per il capitale. Oltre al fatto che le attuali condizioni di crisi hanno provocato il crollo definitivo della teoria economica borghese, il suo progressivo immiserimento andato di pari passo con lo sviluppo della sua formalizzazione come teoria marginale e di equilibrio generale che hanno posto seri dubbi anche agli economisti accademici. Lattuale messa in discussione di tutte le assunzioni della teoria neoclassica e della sua derivazione keynesiana ha spinto verso un tiepido ritorno alleconomia politica classica rappresentata in maniera molto efficace dai cosiddetti neoricardiani. Spesso anche Marx viene annoverato tra gli economisti ricardiani e come tale incontra sempre pi il favore dei teorici borghesi, che cercano ora di integrare il suo lavoro pionieristico allinterno della loro specialit: la scienza economica. Intanto, il passaggio inverso dalleconomia alleconomia politica, avvenuto in alcuni ambienti, ha fatto fare un passo in avanti alla teoria economica, cos ladozione di alcuni metodi analitici scaturiti dallevoluzione delleconomia borghese sono stati accolti con favore dal campo marxista perch presentavano notevoli somiglianze coi problemi da risolvere e con gli strumenti utilizzabili sia nel capitalismo che nel socialismo, indicando cos lesistenza di leggi economiche generali. Sembra piuttosto strano che i nuovi interessi espressi in generale dal marxismo e dagli economisti marxisti in particolare non abbia le sue radici in un rinnovato movimento dei lavoratori ma si riferisca quasi esclusivamente allambiente accademico, che sostanzialmente lambiente della classe media. Vi unenorme diffusione della letteratura marxista in un periodo in cui il movimento dei lavoratori per non parlare degli operai come classe si trova storicamente nelle condizioni peggiori rispetto alle aspirazioni di emancipazione. La marxologia divenuta una nuova professione e vi sono tendenze formate da marxisti nel campo delleconomia radicale e nelle altre discipline sociali. Questa accademizzazione del marxismo va a braccetto con ladozione del termine marxismo da parte di movimenti nazionali e sociali che non hanno il bench minimo rapporto coi problemi di cui si occupato Marx. Tutto ci farebbe pensare solo a un capriccio intellettuale passeggero, ma anche se fosse cos metterebbe in evidenza lo stato crepuscolare della societ moderna cio il fatto che il capitalismo decrepito e, mancando una rivoluzione proletaria, non pu quindi essere trasformato in socialismo. Inoltre, il marxismo nella sua forma realizzata nei sedicenti Paesi socialisti sembrerebbe offrire un modo per uscire dallimpasse dei nostri tempi, o al limite suggerire la direzione verso la quale deve muoversi il capitalismo per risolvere i suoi problemi legati alla crisi senza sacrificare la sua classe sociale e i suoi rapporti di produzione. Linteresse per il marxismo espresso in questi ultimi tempi dai sociologi e la modernizzazione della teoria marxista ha portato a un amalgama di interpretazioni erranee e contraddittorie che hanno fatto solo confusione piuttosto che chiarire ci che Marx intendeva e le implicazioni della sua teoria sulla societ capitalista. Prima di discutere i vari tentativi di integrare il marxismo allinterno della teoria economica borghese o di adattare questultima agli insegnamenti di Marx inevitabile, ancora una volta, iniziare con lesposizione della critica delleconomia politica fatta da Marx e di chiarire il suo reale

contenuto. Solo in seguito sar possibile dimostrare le enormi differenze tra la posizione di Marx e le varie interpretazioni errate che ha subito negli innumerevoli tentativi di gettare un ponte tra il marxismo e la teoria economica borghese. Di conseguenza i lavori che seguono iniziano con la presentazione, in forma concisa, della critica delleconomia politica operata da Marx, per poi avviare una discussione su come sia stata recepita negli ambienti socialisti e borghesi. Sar poi possibile valutare sia la condizione che attualmente presentano leconomia borghese e il marxismo con i loro rapporti reciproci per poter capire perch sono predisposti, in apparenza, a convergere nella riflessione sulla crisi generale della produzione capitalista.