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LAtlante delle migrazioni, una lettura oggettiva dei fenomeni migratori internazionali E uscito il 26 aprile lAtlante delle migrazioni,

unopera completa di ricerca sulle migrazioni del nostro tempo, a cura di Cathreine Wihtol de Wenden, direttrice di ricerca al CNRS Centre National de Recherche Scientifique di Francia - ed una delle pi grandi esperte mondiali sul tema. Una competenza cos riconosciuta che le ha permesso di collaborare con le massime istituzioni internazionali, dalla Commissione Europea al OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e la Sicurezza in Europa), passando per il Consiglio dEuropa e lUNHCR (Agenzia delle Nazione Unite per i Rifugiati). Genova ha avuto il piacere di ospitare Mme de Wenden in occasione dellultima edizione de La Storia in Piazza dove la ricercatrice ha illustrato i risultati dei suoi anni di ricerca sul tema delle migrazioni, sfatando facili pregiudizi e convinzioni e offrendo agli uditori nuove chiavi di lettura sulle mobilit umane che si verificano ovunque sul pianeta. In primo luogo, Mme de Wenden ha sottolineato come, a livello puramente statistico, le migrazioni internazionali non possono essere considerate un fenomeno maggioritario: attualmente infatti sono circa 220 milioni gli esseri umani interessati da spostamenti interstatali o intercontinentali, circa il 3% della popolazione totale del pianeta. Molti di pi sono invece i migranti interni, che si spostano allinterno della loro nazione di appartenenza: circa 740 milioni di persone. La Cina senza dubbio uno dei paesi che negli ultimi decenni stata caratterizzata da imponenti spostamenti, specialmente dalle campagne verso le citt. Spesso i flussi migratori hanno subito un processo di regionalizzazione, interessando aree specifiche e creando sistemi quasi binari: il caso delle migrazioni dallAmerica Latina verso Stati Uniti e Canada, dai paesi della sponda sud del Mediterraneo verso lEuropa e dalle ex repubbliche sovietiche dellAsia Centrale verso la Federazione russa. Negli ultimi decenni si inoltre assistito alla nascita di una nuova categoria di migranti, i cosiddetti rifugiati ambientali: circa 40 milioni di persone in fuga da eventi climatici catastrofici sempre pi frequenti. Non si possono non ricordare le terribili siccit che colpiscono ormai ciclicamente il Corno dAfrica (il caso della Somalia, molto recente, ha causato 135.000 nuovi sfollati) e la nuova crisi, ancora non del tutto esplosa nella sua gravit, del Sahel (Mauritania, Mali, Ciad, Niger e Burkina Faso sono i paesi maggiormente a rischio, con un numero tra 8 e 14 milioni di persone potenzialmente vittime della carestia). Ma anche la potenza statunitense ha contato i suoi sfollati climatici in occasione delluragano Katrina che ha colpito nel 2005 la citt di New Orleans e gli stati meridionali, causando una diaspora e una redistribuzione di circa un milione di persone. La natura non fa sconti geografici anche se, e la tragedia americana lha sottolineato nella sua crudelt, i poveri ne fanno le spese molto pi facilmente. Nonostante questi numeri importanti, la legittimit della tematica della migrazione nei grandi centri decisionali mondiali ancora debole e a livello di politiche internazionali concertate vige una situazione da far west. La Dichiarazione Universale dei Diritti dellUomo, allarticolo 13 comma 2, sancisce il diritto di uscita ma non quello di entrata: Ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi Paese, incluso il proprio, e di ritornare nel proprio Paese. Una mancanza consapevole del legislatore internazionale? La Convenzione ONU sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti, tra cui gli irregolari, del 1990 stata ratificata soltanto da 44 paesi, per lo pi del Sud del mondo, a sottolineare la perpetua ipocrisia di nazioni che si ergono a faro dellumanesimo globale (ad oggi nessuno dei 27 stati dellUnione ha ratificato la Convenzione). LEuropa sprofonda invece in una serie di accordi bilaterali frutto di una teatralizzazione del

fenomeno migratorio, volta a garantirsi il consenso popolare, da parte dei governi nazionali. In questottica Mme de Wenden ha concluso il suo intervento sottolineando come il diritto alla mobilit sia un fattore essenziale di sviluppo umano, in primo luogo a livello economico: il flusso monetario delle rimesse annuali ammonta a 350 miliardi di dollari, una cifra tre volte superiore agli aiuti allo sviluppo. La mobilit inoltre incentiva e promuove leducazione a livello planetario, soprattutto quando ragazzi e studenti si spostano per accrescere le proprie competenze da reinvestire poi nelle nazioni dorigine. La migrazione dovrebbe essere dunque riconosciuta come un bene pubblico mondiale da cui traggono giovamento non solo i soggetti migranti ma molto spesso anche le societ darrivo. Le quali continuano a rinnovarsi, crescere e cambiare anche grazie alla continua ibridazione che si verifica grazie allapporto degli immigrati. Non si tratta solo di scambi monetari o di capitale umano ma di incontri, e scontri anche, tra umanit che hanno sempre caratterizzato la storia delluomo. E mai come oggi ci sono strumenti potenzialmente ottimali per affrontare questi processi. Questo e molto, molto altro spiegato nellAtlante delle Migrazioni: uno strumento importante per non lasciarsi trasportare dalle facile dicerie che tanto male hanno fatto, e continuano a fare, alle nostre societ.