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Il Dio della Bibbia e la violenza In questa riflessione propongo le profonde e convincenti analisi di Giuseppe Barbaglio nel libro Dio

violento? (Cittadella editrice 1991). Il mio titolo mutuato da un libro dello studioso N. Lohfink. Testi come quello che Geremia mette in bocca a Jahv:Conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo, progetti di pace e non di sventura (Ger 29, 11), o del discorso della montagna: Beati gli artefici di pace, perch saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9), o ancora Amate i vostri nemici (Lc 6, 27), Se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche laltra (Mt 5, 39), farebbero pensare a una Bibbia pacifica. E tuttavia, sostiene Lohfink: LAntico Testamento uno dei libri pi pieni di sangue della letteratura mondiale e anche nel NT levento centrale unazione di sangue mostruosa luccisione di Ges. D. Miller: Limmagine di Dio come guerriero costituisce il reale scandalo dellAT per luomo moderno, incluso il cristiano. R. Schwager: Il tema della vendetta del sangue da parte di Dio si trova nellAT ancor pi spesso della problematica della violenza umana. In pi di 100 passi Jahv ordina espressamente di uccidere degli uomini. Il vero aspetto problematico e scandaloso non sta certo dove loperato dei violenti viene stigmatizzato, ma quando Dio stesso comanda azioni violente. E la violenza da Lui comandata o da Lui esercitata che ci crea imbarazzo e difficolt. Non lascerai in vita alcun essere che respiri, ma li voterai allo sterminio (Dt 20, 16-17). Beato chi i tuoi pargoli potr afferrare e sbattere contro la roccia (Sal 137, 9). Diverse le soluzioni o spiegazioni proposte allinterrogativo della violenza nella Bibbia (ebraica o AT, cristiana o NT). a) Evoluzione: le Scritture conoscono uno sviluppo progressivo e si perviene in Ges al pieno superamento della violenza. Cos autori come Lohfink e Schwager. b) Contrapposizione tra AT e NT: la tesi di Marcione (II sec.), che contrappone il Dio violento delle Scritture ebraiche, e quello buono dei cristiani. In entrambe queste spiegazioni si d per scontato che la Bibbia cristiana (NT) presenti un volto esclusivamente amoroso di Dio e che il problema teologico della violenza divina riguardi soltanto la Bibbia ebraica (AT). c) In realt tanto nella storia dellantico Israele quanto in quella di Ges e della prima Chiesa limmagine divina percepita e vissuta presenta un Dio bifronte, il quale d la vita e la morte: la credenza in Dio giudice che alla fine discriminer buoni e cattivi, donando agli uni la vita eterna e infliggendo agli altri la condanna eterna, significa credere nel potere della violenza come mezzo di salvezza e di giustizia. In questa spiegazione la Bibbia ebraica (AT) e quella cristiana (NT) vanno sostanzialmente considerate sullo stesso piano, rispetto al problema teologico della violenza, anche se indubbiamente ha avuto luogo un certo sviluppo positivo nel senso della non-violenza.: limmagine di un Dio liberante (mysterium tremendum et fascinans, per dirla con R. Otto) d) Limmagine alternativa si raffigura Dio come altro dal mondo, dotato soltanto della potenza vivificatrice, che reagisce al comportamento bipolare degli uomini (positivo cio e negativo) sempre positivamente. E una rivelazione che prende corpo progressivamente nellesperienza dei profeti e poi degli apostoli, che, liberatisi dagli stereotipi religiosi, non proiettano in Dio i meccanismi della violenza umana, nemmeno quella a difesa della giustizia o come mezzo di liberazione degli oppressi.

Entriamo ora pi in dettaglio, seguendo le analisi di Barbaglio, nei vari capitoli della violenza biblica. 1) Condanna della violenza umana Ogni attentato alla vita umana vissuto come un attentato a Dio, che da parte sua si erige a difensore del prezioso dono dato agli uomini. La condanna divina si allarga ad ogni forma di violenza: opprimere i deboli, tiranneggiare i sudditi. Gli uomini, fin dai primordi, sono posseduti dal demone della violenza: Caino e Abele (Gen 4, 1-6); No e il diluvio: Dio disse a No: E venuta per me la fine di ogni uomo, perch la terra, per causa loro, piena di violenza; ecco, io li distrugger insieme con la terra (Gen 6, 11-13); crimine di Davide verso Uria (2 Sam 11); misfatto del re Acab nei confronti di Nabot (1 Re 21). E la voce dei profeti a farsi interprete di que3sta coscienza antiviolenta, che mette sotto accusa i re e laristocrazia per le loro oppressioni del popolo e soprattutto dei deboli (Amos, Osea, Michea, Ezechiele). Las violenza omicida ha come sanzione la morte del colpevole: Colui che colpisce un uomo causandone la morte, sar messo a morte (Es 21, 12). E la legge del taglione (cf. Es 21, 23-25), che intende proteggere i ceti pi deboli dalle sopraffazioni dei potenti. Vita per vita, occhio per occhio, dente per dente, mano per mano, piede per piede (Dt 19.21). 2) Esodo, liberazione con violenza Levento fondante del popolo dIsraele luscita dallEgitto per intervento risolutore di Jahv. Lepopea dellesodo, celebrata e confessata dalle generazioni ebraiche ma anche ricordata nella fede cristiana, presenta un risvolto di violenza intollerabile. Basta leggerla dalla parte degli egiziani. Le piaghe, che si abbattono indiscriminatamente su tutta la popolazione egiziana, culminando nella morte dei primogeniti, lo sterminio dellesercito egiziano alla traversata del mar Rosso, attestano il ricorso da parte di Jahv a una violenza inaudita, tanto pi crudele perch a danno anche di innocenti. La vita degli uni (gli Ebrei) al prezzo della morte degli altri (gli Egiziani). In quel giorno il Signore salv Israele dalla mano degli Egiziani, e Israele vide gli Egiziani morti sulla riva del mareeil popolo temette il Signore e credette in lui e nel suo servo Mos (Es 14, 30-31). 3) Le guerre di Jahv Nella Bibbia ebraica il Dio guerriero un tema importante, per nulla periferico. Non un dato originale, perch in quellarea geografica e culturale unideologia diffusa (es. Assiri). Momento culminante di queste guerre lherem, il bottino per Jahv, consistente nello sterminio delle persone e degli animali e nel saccheggio dei beni. Questa ferocia presentata come obbedienza al volere di Jahv: Non lascerai in vita alcun essere che respiri, ma li voterai allo sterminio (Dt 20, 16-17). Votarono poi allo sterminio, passando a fil di spada, ogni essere che era nella citt, dalluomo alla donna, dal giovane al vecchio, e3 perfino il bue, lariete e lasino (Giosu 6, 21; conquista di Gerico). Con la degenerazione della monarchia e la tragica esperienza della deportazione e dellesilio, questa concezione belluina conosce una profonda evoluzione, nella tradizione sacerdotale e soprattutto con il profetiamo: Jahv interviene a castigare il suo popolo, per punirne linfedelt e indurlo al ravvedimento. Il Signore sar con voi, se voi sarete con lui; se lo ricercherete, si lascer trovare da voi, ma se lo abbandonerete, vi abbandoner (2 Cron 15, 2; profeta Azaria). In Ges di Nazareth il progetto di Dio (il Padre) di fronteggiare i violenti in maniera non violenta; egli rifiuta la suggestione delle armi a difesa di una causa religiosa o religioso-politica. Nel Getsemani al discepolo che sguaina la spada: Rimetti la spada nel fodero, perch tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada. Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito pi di dodici legioni di angeli? Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali cos deve avvenire? (Mt 26, 52-54).

4) Il giudizio di Dio Lalleanza tra Jahv e il suo popolo comporta precise obbligazioni, la possibilit di infedelt da parte di Israele, e la comparsa nella Bibbia della figura di Dio giudice. Chi non ricorda il drammatico dialogo tra Jahv e Abramo, prima della distruzione di Sodoma? (Gen. 18, 22-33). Nella Bibbia ebraica tale tema costellato di simboli e immagini: la collera, il furore, lo sdegno e la vendetta di Dio, il fuoco ardente, il giorno di Jahv. E un tema che evidenzia lenorme potenziale di violenza divina. Tra breve rovescer il mio furore su di te e su di te dar sfogo alla mia ira. Ti giudicher secondo le tue opere e ti domander conto di tutte le tue nefandezze (Ez 7, 8). Con il fuoco infatti il Signore entra in giudizio con tutta la terra e con la spada contro ogni uomo (Is 66, 16). E vicino il gran giorno del Signore, vicino e avanza a grandi passi. Una voce: amaro il giorno del Signore (Sofonia 1, 14). Dio, custode dellordine umano e difensore della giustizia, interviene violentemente contro quanti infrangono luno o laltra. La finalit indubbiamente positiva, solo che viene perseguita con mezzi violenti. La difesa della giusta causa di oppressi e perseguitati contro oppressori e persecutori invocata nelle preghiere del Salterio: si sollecita la vendetta violenta di Jahv. Innumeri gli esempi: Jahv, Dio vendicatore, risplendi. Sorgi, o giudice della terra, ai potenti d il giusto castigo (Sal 94, 1-2). Gioisce il giusto che ha visto la vendetta, lava i suoi piedi nel sangue dellempio (Sal 58, 11). E un Dio dal duplice e contrastante volto, ora di vita e ora di morte. Buona la mano del nostro Dio su quanti lo cercano, ma forte la sua ira su quanti lo abbandonano (Esdra 8, 22). Il Signore lento allira e grande in bont, perdona la colpa e la ribellione, ma non lascia senza punizione (Num 14, 18). Lesperienza dellesilio, interpretata dai profeti quale tremendo castigo divino, suscita un interrogativo radicale sul futuro del popolo dellalleanza e sulle intenzioni di Jahv. Osea e Amos annunciano che Jahv si riprender la sposa ripudiata (lIsraele infedele) e stabilir una nuova alleanza; Dio far un trapianto, togliendo dal petto degli israeliti il cuore di pietra e immettendovi un cuore di carne (Ez 36, 26). Mai pi si mostrer il volto terribile di Dio e per sempre la sua grazia e il suo amore saranno con il popolo. Ti far mia sposa per sempre (Os 2, 21). Concluder con essi unalleanza eterna e non mi allontaner pi da loro per beneficarli (Ger 32, 40). Si dimentica forse una donna del suo bambino, cos da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticher mai (Is 49, 15). Si afferma la prospettiva profetica di un futuro di pace universale . Forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci; nessun popolo alzer pi la spada contro un altro popolo (Is 2, 4). I profeti scoprono un Dio, altro dalluomo, perch non condivide limpulso violento ed guidato solo dallamore e dalla grazia. Il libro di Giona (III sec. a. C.) ne uno splendido attestato, superando anche i confini del nazionalismo. 5) Il vissuto di Ges Limmagine buona e positiva di Dio Padre, che Ges di Nazareth ci attesta, trova espressione nel comandamento dellamore dei nemici: Amate i vostri nemici, affinch siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole su cattivi e buoni e fa piovere su giusti e ingiusti (Mt 5,45. Ges chiede di fronteggiare i violenti con una reazione altamente attiva, una strategia non violenta per conquistare il violento. A chi ti percuote sulla guancia presenta anche laltra, e a chi prende il tuo mantello non rifiutare neppure la tunica; a chiunque ti chiede d, e a chi prende le tue cose non richiederle (Lc 6, 29-30; Mt 5, 38-42). Il Dio di Ges un Dio parziale, un Dio dei peccatori, dei marginali (cf. Mt 11, 25-26; Lc 10, 21). Un Dio amorevolmente di parte sta al centro di diverse parabole evangeliche ( operai della vigna Mt 20, 1ss; fariseo e pubblicano Lc 18, 9-14; pecora smarrita Lc 15, 4-7; dramma perduta Lc 15, 8-10; figlio prodigo Lc 15, 11-32). A scanso di equivoci, la grazia amorevole di questo Dio, non significa per deresponsabilizzazione delluomo, come ricorda la parabola di Mt 18, 23ss (un re condanna un grosso debito a un suo 3

funzionario, che per non perdona a un collega una piccola somma). Ges, diversamente dal Battista, ha al centro limmagine di un Dio deciso a rendere gratuitamente giustizia agli uomini bisognosi della sua azione liberatrice; la notizia Il regno di Dio si fatto vicino (Mc 1, 15), specificato nelle beatitudini come annuncio per i poveri, gli affamati, gli oppressi (Lc 6, 20ss). Questa giustizia regale divina non presenta alcun versante violento, essendo unicamente azione liberatrice delluomo dai mali che imprigionano lo spirito. E un evento presente Il regno di Dio in mezzo a voi (Lc 17, 21), ed insieme atteso: Padre, venga il tuo regno (Lc 6, 2). Il regno di Dio, annunciato da Ges, non ha niente da spartire con il movimento di ribellione degli zelati. Perch il Dio di Ges di Nazareth debole e non violento, pi esattamente debole perch non violento. Di questa debolezza e apparente assenza divina sono manifestazioni forti, ad esempio, la scandalosa impotenza sul Golgota o nei campi nazisti di sterminio di milioni di ebrei. E una debolezza sconfinante spesso nellimpotenza, che toglie allazione salvifica di Dio ogni trionfalismo, ma nello stesso tempo la purifica da ogni compromissione con la violenza. 6) Il fuoco della Geenna Il Dio di Ges che non discrimina tra giusti e peccatori e a braccia aperte accoglie come figlio il prodigo non per questo indifferente alla risposta delluomo, che con la sua libert pu autoescludersi e darsi un destino negativo. Il testo pi impressionante al riguardo la grandiosa scena del giudizio di Mt 25, 31-46: E se ne andranno questi al supplizio eterno mentre i giusti alla vita eterna (v. 46). Non si pu negare a queste parole una carica non comune di violenza. Non c nessuno che non sia stupito da questa faccia violenta del Dio di Ges. In varie parabole si trova un linguaggio che spesso ricorre ad elementi di crudelt (il fuoco, la geenna, la tenebra, le torture, il pianto, lo stridore di denti). La credenza nel giudizio finale di Dio, che condanner al fuoco eterno quanti hanno dato in vita una risposta negativa, appare soltanto il retaggio di un luogo comune della religiosit del suo ambiente, di un Dio giudice che reagisce in maniera simmetrica, salvando gli uni e condannando gli altri. Il Dio di Ges, come si manifesta attraverso quasi tutto il vangelo, invece un Dio parziale, di grazia e di amore indiscriminato; coesiste per la visione drammatica di un uomo minacciato da un destino di morte che egli si crea con le proprie mani rifiutando lofferta del dono di vita e di salvezza. La teologia cattolica dellinferno si muove nel contesto violento e crudele del Dio giudice, immagine dellumana richiesta di vendetta. Elaborazioni pi recenti parlano di un inferno vuoto o, ancor meglio, di una morte seconda, frutto del rifiuto delluomo dellofferta di vita del Padre. 7) Uccisione e Resurrezione di Ges Al centro del cristianesimo c un fatto di sangue, una drammatica e tragica morte, effetto di una parossistica esplosione di violenza: luccisione in croce di Ges. Ma i primi cristiani, che si rifacevano a Ges di Nazareth, come hanno interpretato la sua morte violenta? Il punto di partenza della riflessione stata la loro ferma persuasione, acquisita non molto tempo dopo la tragedia del Golgota, che il crocifisso stato resuscitato da Dio a vita nuova. a) La via pi facilmente percorribile era la sacralizzazione della vittima. Cristo, nostra Pasqua, stato immolato (1 Cor 5, 7). Riscattati per mezzo del sangue prezioso di Cristo come agnello senza difetto (1 Pt 1, 18-19). Piacque a Diodi riconciliare a s tutte le cose, pacificando per mezzo del sangue della sua croce sia le realt sulla terra sia quelle nei cieli (Col 1, 19-20).

Si possono per distinguere due diverse prospettive: b) La morte violenta di Ges ha valore di pacificazione degli uomini con Dio. Lira di Dio stata placata con il sacrificio di Ges. La teologia medievale ha elaborato la tesi della digna satisfactio: Dio, offeso dal peccato in maniera infinita, pu essere placato soltanto con una degna e congrua riparazione, appunto dal sangue del Figlio. Teologia che soggiace anche a come intesa la Messa, nel suo carattere di sacrificio , riaffermato dal Concilio di Trento contro i luterani che parlano di Cena del Signore. c) Ges ha affrontato la morte, come gesto di amore e di donazione di s: Nessuno ha amore pi grande di questo: che uno ponga la sua vita per i suoi amici (Gv 15, 13). A questo amore di Ges si contrappone la violenza degli uomini contro di Lui. Dio non solo non ha avuto nulla a che fare con la violenza inferta a Ges, ma lha condannata senza mezzi termini. Siamo agli antipodi della concezione sacrale e sacrificale. Il crocifisso rappresenta tutti i crocifissi della storia, tutti i perseguitati a causa della giustizia. Ma perch Dio non ha mosso un dito a favore del giusto, suo Figlio? Dio mio, Dio mio, perch mi hai abbandonato?(Mt 27, 46; Sal 22). Nietsche ironizza: se Dio non ha voluto intervenire, allora malvagio; se invece non ha potuto, allora impotente. Il Dio di Ges, come si detto, non reagisce simmetricamente alla violenza con la violenza, incarnato nella vicenda umana subendo i contraccolpi delle libert dei soggetti storici, un Dio debole perch non violento, ma presente efficacemente nella storia, sempre e solo con potenza di vita. 8) Paolo e Giovanni: due visioni La teologia di Paolo, riflettendo sul mistero di Ges morto e risorto, sfugge alle opposte contrapposizioni di ebrei e pagani, ed evidenzia un qualificato universalismo del vangelo cristiano. Il volto del Dio di Cristo unico per tutti ed il volto di colui che persegue per grazia la salvezza di ogni uomo. Non c giudeo n greco, non c schiavo n libero, non c maschio n femmina. Voi tutti siete un solo essere in Cristo Ges (Gal 3, 29). Per Paolo condivide anche la credenza del giudizio divino. Egli render a ciascuno secondo le sue opere: vita eterna a quelli che, costanti nel fare opere buone, cercano gloria, onore e immortalit; ira e sdegno per i ribelli che disobbediscono alla verit e obbediscono allingiustizia (Rom 2, 6-7). Il vertice del discorso biblico sullamore di Dio raggiunto dalla teologia meditativa di Giovanni. In questo si manifestato lamore di Dio in mezzo a noi: Dio ha mandato il suo unigenito Figlio nel mondo, perch noi avessimo la vita mediante lui (1 Gv 4, 9). Per Giovanni Dio ha ununica faccia, amore e solo amore per tutti. Lappropriazione per del dono divino salvifico passa attraverso la libera decisione delle persone, che possono autocondannarsi. Giovanni per il pi avanzato di tutti gli autori nel superare il bifrontismo di Dio, testimoniando unimmagine alternativa di Dio, donatore, soltanto e a tutti, di vita e di salvezza. Appunti di Rufillo Bologna 24 maggio 2008