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Maurizio Virdis

Fonetica del dialetto sardo campidanese


INDICE

INTRODUZIONE

TAVOLA DEI VALORI FONETICI

ABBREVIAZIONI E ACCORGIMENTI GRAFICI

CAPITOLO I. L’accento, par. 1'3

CAPITOLO II. Il vocalismo, par. 4'15

Vocalismo tonico, par. 4'6

Influenza delle consonanti vicine sulle vocali toniche, par. 7

Il vocalismo atono par. 8'9

Esempi di assimilazione e dissimilazione, par. 10

Influsso delle consonanti vicine, par. 11

Vocali finali, par. 12

Vocali in iato, par. 13

Altri fenomeni vocalici (Aferesi, Prostesi, Epentesi, Para


goge, Cambio di vocali finali), par. 14

Vocali nasali, par. 15

CAPITOLO III. Il consonantismo, par. 16'38

Consonanti occlusive sorde, par. 17

La questione della palatalizzazione di CE, ci e GE, GI


latini, par. 18

Consonanti occlusive sonore, par. 20

Le labiodentali (F e v), par. 21

Le consonanti nasali (M e N), par. 22

La consonante L, par. 23
La consonante R, par. 24

La consonante s, par. 25

L’evoluzione di i e DJ, par. 26

I nessi di consonante 'f'J, par. 27

I nessi consonantici (cons.+L; cons.+R), par. 28

I nessi Ou e GU , par. 29

Altri nessi di consonante+u, par. 30

N+consonante, par. 31

Altri nessi consonantici, par. 32

Consonanti geminate, par. 33

Assimilazione e dissimilazione consonantica, par. 34

Prostesi consonantica e scambio di consonanti iniziali, par. 35

Sonorizzazione delle consonanti iniziali dovuta all’influsso


della fonetica sintattica, par. 36

Metatesi, par. 37

Fenomeni consonantici vari, par. 38

CAPITOLO IV. Il trattamento dei prestiti, par. 39'58

Vocalismo, par. 39

Consonanti occlusive, par. 40

Le palatali c e g, par. 41

La j (jota) spagnola, par. 42

Il suono italiano 'ki' ('cchi+voc.), par. 43

Il suono di 'g’i' dei prestiti toscani medievali, par. 44

1 suoni spiranti f e v, par. 45

La sibilante s, par. 46

Le consonanti 1 e n, par. 47

1’ (palatale), par. 48

n (palatale), par. 49
s (palatale), par. 50

Qu+voc., gu+voc., par. 51

La Z, par. 52

Le geminate, par. 53

Cons.+1, par. 54

l+cons., par. 55

r+1, r+n, par. 56

r+cons., par. 57

Consonanti finali, par. 58

CAPITOLO V. Osservazioni sul sistema fonologico campidanese

par. 59'66

PICCOLA ANTOLOGIA DI TESTI

INDICE DELLE VOCI SARDE

BIBLIOGRAFIA
Alla cara memoria di mio padre
INTRODUZIONE

Il Sardo è parlato in Sardegna e solo in Sardegna (sempre che non si voglia tener conto
del gran numero di emigrati che portano, parlano e praticano la lingua sarda fuori
dell’Isola). Ma non in tutta la Sardegna si parla Sardo: bisogna infatti escludere la Gallura
dove si parla un dialetto corso meridionale, Alghero dove si parla Catalano, e infine
Carloforte e Calasetta dove si parla ligure. Quanto al Sassarese bisognerebbe fare un
discorso a parte, vista la particolare origine storica di questo dialetto venutosi a formare nel
medioevo al tempo della penetrazione pisano'genovese e nato come lingua franca, come
effetto di contatto fra due tipi linguistici: quello sardo e quello continentale italiano (1).
La lingua sarda pur presentando ovunque le sue intrinseche caratteristiche: un
vocalismo tonico e atono conservativo (col mantenimento di I e U brevi latine, con
l’avversione alla sincope), una morfologia tutta sua propria (basti pensare alla formazione
del futuro e del condizionale: app a fài, ìast a bòlli, ancora analitici e non organici: l’uso
dell’articolo su, sa), una sintassi caratteristica (p. es. posposizione del possessivo,
posposizione dell’ausiliare nell’interrogazione, grande estensione dell’uso del gerundio, uso
della preposizione a davanti all’oggetto nominale: biu a tui "vedo te"), e infine un
patrimonio lessicale che è sostanzialmente lo stesso in tutto il dominio del sardo; pur
mantenendo dunque dappertutto le sue caratteristiche fondamentali, la lingua sarda può
dividersi in varietà dialettali; quante? a questa domanda non può darsi una risposta
unilaterale, si potrebbe andare da un minimo di due (il meridionale campidanese e il
settentrionale) fino a un massimo imprecisato e imprecisabile che coinciderebbe se non
proprio con ogni singolo paese, almeno con ogni circoscrizione geografica. Noi ci
atterremo alla partizione ormai classica che divide il Sardo in tre principali dialetti: il
Campidanese, il Nuorese, il Logudorese.
L’argomento di questo lavoro è la Fonetica del Campidanese da un punto di vista
diacronico (sarà seguito lo sviluppo, l’evoluzione di ogni singolo suono, nelle sue varie
posizioni, all’interno della parola e della frase, dalle origini latine fino all’epoca attuale, e
saranno esaminate anche, là dove è possibile, le fasi intermedie attraverso lo studio dei
documenti antichi e la comparazione delle aree geo'linguistiche). Non sarà però trascurato
un esame sincronico almeno di quelli che sono gli elementi caratteristici del nostro dialetto:
si pensi al sistema eptavocalico contro quello pentavocalico del Logudore'senuorese (par.
4) risultato di una particolare evoluzione fonetica; e sarà dato pure un quadro
sufficientemente ampio, anche se limitato ai fatti più importanti, del consonantismo. Una
considerazione binaristica del sistema fonologico campidanese ci ha inoltre portato ad
alcune interessanti ipotesi, che sarebbero per altro da approfondire ulteriormente, sul
mutamento vocalico condizionato dalle consonanti vicine (par. 11).
Quali le delimitazioni geografiche del Campidanese? Su tre lati esse sono assai ben
definibili: ci ha pensato il mare! sul lato settentrionale è invece praticamente impossibile
tracciare un confine, come sempre avviene, e non solo fra vari dialetti di una stessa lingua,
ma anche fra lingue più o meno affini. In questi casi non si deve pensare a un confine
obiettivo e ben definito, ma ci si deve accontentare di seguire una o più isoglosse relative a
quei fenomeni linguistici che si ritengono caratteristici di una determinata lingua o dialetto.

1
A questo proposito si veda A. Sanna, Il dialetto di Sassari, Cagliari, Edizioni «3 T» di G. Trois, 1975.
Nella nostra cartina (Carta n.1) abbiamo scelto come isoglosse più atte a delineare, sia pure
approssimativamente, il confine fra Campidanese e Logudorese'nuorese quelle relative alla
palatalizzazione di CE , CI latine (c’èntu contro kentu<CENTUM ) e quella relativa al
passaggio di ' E e 'O finali a 'i e 'u (fròri e bònus contro fròre e bònos<FLOREM e BONOS)
le due isoglosse però non sempre seguono lo stesso percorso per cui la prima di esse risulta
spostata verso sud a occidente dell’Isola e verso nord a oriente, rispetto alla seconda; vale a
dire che nella zona a nord di Oristano (Cabras, Riòla si ha il passaggio di ' E e 'O finali a 'i
e 'u mentre vengono mantenute le velari; viceversa nella Barbagia meridionale si ha il
mantenimento di ' E ed 'O finali mentre vengono palatalizzati i gruppi CE , CI sia pure in
maniera loro peculiare diversa dal resto del dominio campidanese (cfr. par.18). Come
considerare dunque queste due aree? Crediamo che questo sia un falso interrogativo: ciò
che conta è prendere atto di una situazione; il fatto che nella nostra cartina le si sia incluse
nel dominio campidanese non impedisce che altri, con gli stessi nostri diritti, possa
includerle nel dominio Logudorese'nuorese, almeno in una considerazione massimalista del
fatto; in una considerazione minimalista queste due zone dovrebbero essere espulse e
dall’uno e dall’altro dominio per restare così in una specie di limbo imprecisato e illusorio.
Ma, lo ripetiamo, è un falso discettare questo; infatti se prendessimo in considerazione delle
altre isoglosse, e altre se ne potrebbero prendere (p. es. quella che segna il confine fra l’area
che usa come articolo plurale is e l’area che usa invece sos, sas; quella che divide l’area in
cui la 'R' della desinenza dell’infinto cade: kantài, dall’area che invece conserva tale
consonante kantàre/ i) si moltiplicherebbero le zone da situare in quell’artificioso limbo di
cui si parlava. Possiamo così affermare in via generale che il Campidanese si parla in tutta
la metà meridionale della Sardegna (con l’esclusione di Carloforte e Calasetta) fino ad
arrivare a nord di Oristano e al versante meridionale del Gennargentu.
Quanto detto per la divisione dialettale del Sardo può dirsi per la divisione dei singoli
dialetti in varietà sub'dialettali. Anche qui confini precisi non se ne possono tracciare, ogni
area ha i suoi tratti caratteristici, ma ciò non toglie che alcuni centri di un’area possano
condividere alcuni'tratti propri dell’area finitima (ad esempio Nuràgus che abbiamo posto
nella zona della rotacizzazione, la quinta del nostro elenco che qui segue, dove 'L'
intervocalica passa ad 'R' uvulare, presenta anche il tratto della nasalizzazione proprio
dell’area finitima). Anche qui sarebbe meglio seguire delle isoglosse, almeno le principali
e/o le più caratteristiche (e lo abbiamo fatto, confrontra Carta n.2); la Carta n.1 rappresenta
la divisione sub'dialettale in maniera più generalizzata, meno obiettiva e precisa, ma più
facilmente afferrabile e utilizzabile.
Siamo arrivati a individuare otto varietà di Campidanese:
1) la zona più vasta che abbraccia la parte occidentale del dominio, dalle immediate
vicinanze di Cagliari fino ad Oristano. I tratti caratteristici della zona sono la caduta della '
N' intervocalica (par. 22) e il passaggio di 'L' intervocalica a 'b.' o 'u ' (par. 23);
2) la zona nord di Oristano che mantiene ancora intatte le velari;
3) la Barbagia meridionale in cui ' LJ ' passa a 'g’' o 'z’' e dove si hanno aspetti
particolari della palatalizzazione di CE , CI e il mantenimento di ' E ed 'O finali;
4) l’Ogliastra in cui 'CE ', 'CI' preceduti da vocale hanno come esito g’e', 'g’i'
(contro 'z’e', 'z’i' del resto del dominio) e in cui ' LJ '>'l’' contro 'll' e ' CJ 'e ' TJ '>'ss'
contro 'ts' (fìl’u, mèl’u, pùssu, pràssa contro fìllu, mèllu, pùtsu, pratsa);
5) la zona che chiameremo del Campidanese centrale che dalle immediate vicinanze
di Cagliari (secondo i dati dell’ALIT partirebbe già da Pirri e Monserrato) arriva fino al
Gerrei e al Sarcidano; il tratto caratteristico di questa zona è la rotacizzazione (con 'r'
uvulare) di 'L' intervocalica: sòri, màri, mèri=sòli, màli, mèli (confronta par.23);
6) il Sarrabus (Muravera, Villaputzu, San Vito) col caratteristico colpo di glottide per
'N' e 'L' intervocalici (cfr. par.22 e 23);
7) il Sulcis dove si ha pure la rotacizzazione di 'L' intervocalica pretonica e la caduta
di 'L' intervocalica postonica, e il passaggio di 'CJ' e 'TJ' a 'c’' contro ts (pùc’u, pràc’a
contro pùtsu e pràtsa);
8) resta una zona più difficile da definire e da specificare nei suoi tratti, essa
abbraccia Cagliari ed entrambe le fasce costiere del suo golfo fino a Teulada e Villasimìus
per estendersi ai centri dell’entroterra orientale fino ai limiti dell’Ogliastra. Questa zona
mantiene un tipo linguistico più affine all’origine latina (mantenimento di 'L' ed 'N'
intervocalici; anche se sarebbe da indagare la qualità fonetica di queste consonanti, che, in
alcuni centri della, zona, con la loro pronuncia intensa potrebbero far pesare a una loro
reintroduzione seriore che avrebbe sostituito degli esiti diversi; è inoltre proprio di
quest’area il passaggio di 'LJ' a 'll' e di 'TJ' a 'ts'). C’è da dire che i tratti caratteristici di
questa zona, o almeno alcuni di essi, agiscono come «norma colta» presso le altre varietà
dialettali (la parlata di Cagliari ha infatti esteso e ancora estende la sua influenza su tutto il
Campidano per ovvii motivi sociali e culturali) così che nelle varie aree si creano come due
«registri stilistici» usati a seconda della situazione e/o dei ceti sociali.
Bisognerà segnalare infine i centri di Isili e di Siurgus Donigala in cui si ha il
fenomeno del colpo di glottide rispettivamente per 'N' e per 'L' intervocalici. Questa
menzione va fatta non tanto e non soltanto per amore di precisione, quanto perché il fatto
che un determinato fenomeno sia rimasto isolato in alcuni centri, e geograficamente
spezzettato, quasi «sbrindellato», può testimoniare, almeno in via ipotetica, secondo ciò che
gli studi di geografia linguistica possono insegnarci, la primitiva più ampia diffusione di un
antico fenomeno, una volta esteso a tutto o almeno a buona parte del Campidanese. Il quale,
se presenta in linea generale un carattere maggiormente innovativo rispetto al Logudorese'
nuorese, non è certo esente dalla conservazione di certi tratti arcaici primitivi anche
preromani (basti pensare appunto al colpo di glottide e alla prostesi di a difronte a r'
iniziale: arròza<ROSAM).
TAVOLA DEI VALORI FONETICI

VOCALI

a ę (aperta) e (chiusa) i o (aperta) o (chiusa) u

ä
ï vocali paralogiche con pronuncia sfuggente
ü

ë suono di e indistinta e sfuggente propria di alcuni dialetti campidanesi (Trexènta, Gerrèi)


corrispondente alla 'a finale. Con questo segno indichiamo la e indistinta ed evanescenete
propria dei dialetti dell’Italia meridionale.

VOCALI NASALI

ã ' (aperta) ( (chiusa) ĩ ò (aperta) õ chiusa ũ

SEMIVOCALI

,-

SEMICONSONANTI
jw

CONSONANTI

p
b

t
d

k (velare sorda come in italiano caro, cotto, cheto, chimica, ecc.)


g (velare sonora come in italiano gamba, gotta, gheriglio, ghiro; pertanto, in questo
nostro lavoro, grafie del tipo gèlu, gèneru, getài, gìs’u saranno lette ghelu, ghèneru,
ghettài, ghisciu)

p (fricativa labiale sorda)


b. (fricativa labiale sonora)

t. (fricativa dentale sorda, simile al suono dell’inglese thing)


d. (fricativa dentale sonora, simile al suono dell’articolo inglese the)

ch (aspirata velare sorda)


g. (fricativa velare sonora)

th (aspirata dentale sorda)

f
v (tesa)
u. (rilasciata)

c’ (palatale come in italiano cera, cenere, cibo, ecc.)


g’ (palatale come in italiano gelo, giro, genere, giraffa ecc.)

ts affricata sorda
dz affricata sonora

s (sorda)
z (= s sonora come in italiano fase, analisi, ecc.)

s’ (fricativa palatale sorda come in Italiano scena, sciocco, ecc.)


z’ (fricativa palatale sonora corrispondente al suono della j francese jardin, jeune,
ecc.)

ć’ (suono palato'linguale sordo, cfr. par. 18, simile all’Italiano occhio, vecchio, ma
più centralizzato, con la lingua che sbatte contro il palato)
g (suono palato'linguale sonoro, cfr. par. 18)

h’ (indichiamo, con questo segno, il cosiddetto “colpo di glottide” cioè la chiusura


della glottide per un tempo pari alla fonazione di un fonema che viene a cadere; è
proprio del Sàrrabus dove corrisponde a '1' e 'n' intervocalici, oltre che della
Barbagia dove corrisponde alla velare sorda)

m (nasale labiale)
n (nasale dentale)
n’ (nasale palatale come in Italiano compagno, segno, gnomo, gnocco, ecc.)

l; 1’ (palatale come in Italiano gli, paglia, foglio, ecc.)

r; r’ (alveolare, propria soprattutto della parlata cagliaritana dove è una variante


fonematica della –d.' fricativa intervocalica: fràr’i=f ràd.i, konnàr’a=konnàd.a)
r (uvulare, di pronuncia più o meno intensa a seconda dei paesi, talvolta tendente
quasi alla velare; corrisponde alla 'l' intervocalica in quella che abbiamo chiamata
quinta zona ' cfr. Introduzione, Carta n.1 e par. 23)

dh (suono cacuminale o invertito o retrofisso, proprio, oltre che della Sardegna, anche
della Corsica e di molti dialetti dell’Italia meridionale; esso rappresenta lo sviluppo
della geminata latina 'LL'; il suono viene assai spesso confuso con quello di '(d)d':
in realtà i due suoni differiscono per il fatto che quello cacuminale è originato da
un’articolazione che si ottiene retroflettendo la lingua verso il palato, mentre il
suono dentale '(d)d' si ottiene mediante un’articolazione che porta la lingua a urtare
contro gli alveoli dentali.

Osserveremo che nel Campidanese la geminata 'll', che continua il nesso latino 'LJ '
(FILIUM>fìllu, MULIEREM>mullèri, OLEUM>òllu, ecc.), ha anch’essa una articolazione
cacuminale, con il dorso della lingua molto inarcato contro il palato.
ABBREVIAZIONI E ACCORGIMENTI GRAFICI

acamp=antico campidanese parag.=paragogica (vocale)

asarado=antico sardo piem.=piemontese

cagl.=cagliaritano plur.=plurale

camp.=campidanese prerom.=preromano

cat.=catalano pres.=presente

coniug.=coniugazione sing.=singolare

cons.=consonante sp.=spagnolo

fr.=francese tosc.=toscano

ind.=indicativo voc.=vocale

imp.=imperativo >= si evolve in

imperf.=imperfetto <= deriva da

it.=italiano * = premesso ad una voce latina

indica che essa è

ricostruita e non attestata

lat. volg.=latino volgare

log.=logudorese

nuor.=nuorese zero=indica la caduta, il dileguo di un fonema

par.=paragrafo

Le parole in MAIUSCOLETTO sono parole latine, le parole in corsivo sono sarde, le


parole straniere (italiane, catalane, spagnole, toscane, piemontesi, ecc.) sono trascritte in
caratteri normali precedute, ove ce ne sia bisogno, dall’abbreviazione che ne designa la
provenienza (it., cat., sp., ecc.).
CAPITOLO I

L’ACCENTO

1. ' L’accento in Sardo, come del resto in tutte le altre lingue neolatine, è espiratorio e
intensivo; esso cade di norma sulla stessa sillaba su cui cadeva nell’originaria sillaba latina.
Poche sono le eccezioni:
A) alcune sono comuni a tutte le lingue neolatine e riguardano spostamenti d’accento
già presenti nel latino volgare (eccezioni quindi soltanto rispetto alla norma del latino
classico):
1) le vocali i ed o toniche in iato diventano atone e l’accento si sposta sul secondo
elemento dello iato: MULIERE(M)>mullèri, LINTEOLU(M)>lentsòlu, FASEOLU(M)>fazòlu, ecc.;
2) il nesso consonatico occlusiva+liquida che in latino classico non faceva posizione
e non allungava quindi la sillaba precedente facendo sì che l’accento cadesse sulla terzultima
sillaba (INTEGRUM, COLOMBRUM entrambi proparossitoni), nella parlata volgare già
preclassica faceva invece posizione chiudendo la sillaba e allungandola in modo che su di
essa cadeva l’accento: si aveva cioè INTEGRUM(M)e COLOMBRU(M) (parossitoni) donde il
sardo intrèu e kolòru;
3) l’avverbio ILLOC diventa ossitono donde acamp. illoi/lloi (CV II, 1; VI, 3) camp.
dhòi (con i paragogica);
B) altre eccezioni sono tipiche del sardo e sono dovute all’azione analogica dei suffissi:
lassàna (accanto a làssana) ‘senape selvatica’<LAPSANA, kuìd.u (accanto a kùid’u, nuor.
kùb.id.u ‘gomito’<CUBITU(M) per analogia ai numerosi suffissi sardi in ànu, àna, ìd.u;
sono invece tipici del Campidanese i seguenti mutamenti d’accento: MERULA(M)>meùrra,
FERULA ( M )>feùrra, per analogia a nomi come tùrra; in modo simile si può spiegare
pitùrra<PECTORA (cfr. HLS 7);
C) sono inoltre tipici del Campidanese gli spostamenti d’accento nelle consecuzioni
verbo+pronome o particella avverbiale:
1) i pronomi mi, ti, si uniti ad un imperativo, ad infinito, ad un gerundio prendono
sopra di sé l’accento: lassamì, setsid.ì, narazì, kastiendumì, intendendizì, s’akwaizì,
akuaizì, ecc.; rimane comunque un accento secondario sulla sillaba in cui originariamente
cade quando non v’è aggiunta di pronome; per quanto riguarda le forme di imperativo
+pronome bisogna osservare che l’accento può cadere, tanto sul radicale quanto sul
pronome, a seconda dell’intonazione o dell’inflessione che si vuole dare al discorso
(làssami, kàstiad.ì);
2) i pronomi dhu, dha, dhus, dhas, dhi (<ILLUM/'AM/'OS, 'AS/I) uniti
encliticamente all’imperativo, fanno spostare 1’accento sull’ultima sillaba di questa
forma verbale: naràdhu, pig.àdha, lassàdhus, timìdhas, donàdhi, intendeìdhus, ecc.
(nàra, pig.a, làssa, tìmi intendèi, dina, eco.); nella zona settentrionale del dominio
campidanese si hanno anche forme con accento regolare: nàradhu, làssadhu ecc. così
come nei dialetti logudoresi e nuoresi: nàralu, làssalu, ecc.;
3) le consecuzioni di forma verbale+pronome personale (mi ti, si) +pronomi
dhu, dha, dhus, dhas hanno l’accento sul pronome personale: naramìdhu, lasseizìdhu,
arreg.ollid.ìdhus ‘raccoglieteli’ cirkad.ìdhas ‘cèrcatele’, faizìdhus ‘fateveli’, ecc.;
4) le consecuzioni di forma verbale+le particelle nc’s (<HINC ) e nde (<INDE)
+pronome hanno l’accento sulla particella avverbiale: bog.andèdhu ‘toglicelo’,
c’irkaminc’èdha, ecc.; le consecuzioni di forma verbale+pronome personale+particella
avverbiale hanno l’accento sul pronome: bog.amìnc’i ‘levamici’, c’irkad.ìnc’i ‘cerca
tici’, lassamìndi ‘lasciamene’, s’ob.ereissìndi, dromid.ìnc’i, ecc.;
5) i verbi latini in 'ERE (2a coniug.) ritraggono l’accento: TIMERE >tìmi(ri),
*
VIDERE>bìri, VOLERE <bòli(ri).

2. ' Nel Campidanese la posizione dell’accento è libera dalla quartultima sillaba


(qualora si consideri con valore sillabico la consecuzione di cons. finale+voc.
paragogica: brèminizz ‘vermi’, òminiz; ‘uomini’) all’ultima sillaba. C’è però da
osservare che le ossitone sono piuttosto rare in quanto il Sardo mal tollera l’accento in
posizione finale: agli ossitoni, ed anche ai monosillabi tonici si aggiunge unz vocale
paragogica: CRAS >kràzi, ECCU MO(DO)>imòi ‘adesso’, it. Caffè>kafèi, it. Chissà>kissài,
TU >tui; le forme ossitone sono ristrette o ai già citati casi di consecuzione di forma
verbale+pronome personale (kastiamì, lassad.ì, ecc.), o ad alcune voci di prestito: cat.
girò>g’irò, it. comò>komò, o infine a monosillabi derivanti da bi o polissilabi divenuti
monosillabi per caduta di consonante intervocalica e conseguente contrazione:
CRUDU(M)>krù, NUDU (M )>nu, JUGU ( M )>g’ù, VIDERE >bì (accanto a bìri); ma non è
neppure raro udire queste voci come bisillabi: krùu, nùu, g’ùu.

3. ' La posizione dell’accento costituisce, nel sistema fonologico campidanese, tratto


pertinente, in quanto voci uguali come sequenze di suoni si differenziano semanticamente
e/o morfologicamente per la posizione dell’accento: kàlad.a ‘egli scende’ // kalàd.a
‘discesa’; costante è l’opposizione tra la 3ª sing. e la 3ª plur. dell’indicativo imperfetto
dall’altra nei verbi della lª coniug.: pàpad.a ‘egli mangia’ // papàd.a ‘egli mangiava’,
nàrad.a ‘egli dice’ // naàd.a ‘egli diceva’, nàranta ‘essi dicono’ // narànta ‘essi
dicevano’, làssanta ‘essi lasciano // lassànta ‘essi lasciavano’.
Frequente è anche l’opposizione fra la 3ª sing. ind. imperf. e il participio passato
femminile nei verbi della 2ª coniug.: intendìa ‘sentiva’ // intèndia ‘sentita’, timìa ‘temeva’
// tìmia ‘temuta’.
CAPITOLO II

IL VOCALISMO

4. ' Le vocali toniche latine si mantengono inalterate nel Sardo e quindi anche nel
Campidanese, quando si prescinda dal fenomeno della scomparsa della quantità, fenomeno
che per altro va ascritto già al latino volgare. In tal modo uno dei tratti distintivi della
lingua sarda consiste nel mantenimento della I e della U brevi latine che non si sono fuse
(come in quasi tutto il resto della Romània) con la E con la O lunghe dando come risultato e
ed o (chiuse).
Lo schema dell’evoluzione del sistema vocalico latino in quello sardo è pertanto il
seguente:
LATINO: A (breve) A (lunga) SARDO: a
LATINO: E (breve) E (lunga) SARDO: e
LATINO: I (breve) I (lunga) SARDO: i
LATINO: O (breve) O (lunga) SARDO: o
LATINO: U (breve) U (lunga) SARDO: u

Un’evoluzione di questo genere presenta parecchi problemi. Può testimoniare non


tanto, o non soltanto, il conservatorismo della lingua sarda, quanto la mancanza di stretti
rapporti fra la Sardegna e Roma, fatto che avrebbe impedito il diffondersi nell’Isola di
innovazioni provenienti dal cuore della romanità (secondo la norma geolinguistica dell’area
meno esposta). La questione è però complicata dal fatto che questo fenomeno di
«conservatorismo» lo ritroviamo nei ‘resti latini’ dei dialetti bèrberi e del Basco (cfr. berb.
Ikiker<CICER, tayuga<JUGUM; basco phike<PICEM, murkila<FURCILLA, gura<GULAM)
(1); ma il fenomeno è conosciuto anche e soprattutto da alcuni dialetti neolatini: si tratta
delle parlate di quella ormai notissima fascia di terra «che va dal Golfo di Policastro al mar
Jonio» (2), oltre che dei dialetti corsi meridionali e del Gallurese. Ora è noto che tutte
queste aree (Sardegna, Africa settentrionale, Italia meridionale, Corsica e penisola iberica)
sono accomunate da un comune sostrato, e, aggiungeremo, anche dal fatto che, se si esclude
la penisola iberica, sono tutte di antica romanizzazione. Da ultimo si può invocare un fatto
di natura strutturale: il passaggio di I breve in E breve e chiusa poté avvenire in un’epoca
relativamente antica in quanto questa E breve e chiusa faceva pur sempre opposizione, nel
sistema vocalico latino, con la E breve e aperta e con la E lunga e aperta derivante dal
dittongo AE (3); innovazione che poté prodursi là dove era ben vivo «il senso della quantità
vocalica», compresente, si badi bene, al «senso del timbro» vocalico (che non è pertanto
una innovazione del latino volgare: l’innovazione del latino volgare consiste nel passaggio
del timbro da tratto ridondante a tratto pertinente) e che più difficilmente poteva estendersi
là dove «il senso della quantità» era meno o niente affatto sentito. Tutte queste ipotesi − pur
rimanendo tali e pur non escludendosi a vicenda − possono rendere conto del fenomeno del
sistema vocalico sardo, che si presenta dunque siffatto:
a
e o
i u
1
Cfr. C. Tagliavini: Le origini delle lingue neolatine, Bologna, Patron, 1972.
2
Cfr. H. Lausberg: LR.
3
Cfr. I. Jordan M. Manoliu Manea: Linguistica romanza, Padova, Liviana Editrice 1974; 4.2.2.1.1
di contro al sistema italiano:
a
è ò
e o
i u
Mentre dunque in Italiano si ha opposizione/e/~/è/ (es. vènti<VIGINTI~vènti=plur. di vento)
e opposizione /o/~/ò/ (es. lòto<LOTUM~lòto=vegetale); in Sardo non si ha invece
opposizione fra questi due tipi vocalici, l’apertura o la chiusura della [e] o della [o] è
condizionata dalla vocale seguente: la [e] e la [o] toniche saranno aperte se nella sillaba
seguente si avrà una delle seguenti vocali: a, e, o; saranno invece chiuse se nella sillaba
seguente sarà presente i od u (es. bèru, bèra, kòza, sònu, c’èlu, òmini, fèmina, mèla).La [e]
e la [è], la [o] e la [ò] saranno dunque varianti rispettivamente di un unico fonema /e/ ed /o/.
Questa particolarità del vocalismo sardo si riflette anche sulla parlata italiana dei Sardi,
sull’«italiano regionale sardo» diremo; la maggior parte dei parlanti sardo non avverte
infatti l’opposizione italiana /e~/è/ ed /o/~/ò/, mentre applica, nel parlare italiano, la regola
del condizionamento vocalico (metafonesi); per cui il parlante sardo pronuncerà [bèllo],
[bèlla], [bèlle], ma [bèlli] [pèra], ma [pèri], [,pèsce], ma [pèsci] (4).
Tale regola della metafonesi presenta però una «eccezione» nel Campidanese, in
quanto troviamo una è ed una ò (aperte) anche quando segua una i o una u, ciò accade
quando questa i o questa u sono l’evoluzione di una E o di una O latina; avremo pertanto
bònus<BONOS, fròri<FLORE(M), fròris<FLORES, bèrus<VEROS, bèni<BENE.
Questo fenomeno è di grandissima ed evidentissima rilevanza nella considerazione
sincronica del sistema vocalico campidanese, infatti per tale via evolutiva quest’ultimo
viene a comprendere sette fonemi vocalici come l’Italiano in quanto si crea
un’opposizione fonematica /e/~/è/ ed /o/~/ò/; valgano i seguenti esempi:
bèni<VENI // bèni<BENE (cfr. log. bene)

sònu<SONUM // sònu<SONO (cfr. log. sòno)

s’èti<EXCEPTIS (soltanto) // s’èti<EXCEPTE (fior di farina)

òllu<OLEUM (olio) // òllu<*VOLEO (voglio)

òru<ORUM (orlo, margine) // òru<it. oro


Il sistema vocalico campidanese risulta pertanto il seguente:

a
è ò
e o
i u

Le opposizioni /e/~/è/ ed /o/~/ò/ sono neutralizzate quando nella sillaba seguente compaia
la vocale [a] od [e]: 1’arcifonema sarà allora rispettivamente [è] ed [ò].
Ci pare opportuno mettere in evidenza che già Vincenzo R. Porru nel suo Saggio di
Grammatica sul dialetto meridionale, parte seconda, capo II, oltre che rilevare le regole
di pronuncia relative all’apertura o alla chiusura della e e della o (secondo quella che noi

4
Per maggiori approfondimenti sul problema si veda Ines Loi Crovetto: La metafonesi nell’Italiano regionale
di Sardegna in Lingua e Stile, X, 1 (1475) pp. 57'77.
oggi chiameremmo regola della presonanza o della metafonesi) rileva pure non soltanto
quelle che egli chiamava ‘eccezioni’ (che riguardavano per lo più il fatto che la e e la o si
pronunciano aperte anche quando segua una i o una u in quei casi che noi abbiamo
poc’anzi messo in rilievo), ma parlava anche di «voci equivoche», di parole, cioè che, in
tutto e per tutto uguali, differivano semanticamente soltanto per l’apertura della e e della
o:
«Notisi, che vi sono molte voci, che possono essere nomi, e verbi, come v.g.
arrestu l’arresto, deu arrestu, io arresto, decretu, il decreto, deu decretu, io
decreto, progettu, il progetto, deu progettu, io progetto, ecc. Occorrendo questi
equivoci l’e penultima si pronunzia sempre stretta ne’ nomi, e larga ne’ verbi.

ALTRE VOCI EQUIVOCHE

E stretta E larga

Beni verb. Beni nom. e avv.


Benis verb. Benis nom.
Cobèris da coberriri Cobèris da coberai
Géneru nom. Genèru verb.
Lìberu add. Libèru verb.
Merì, il dopo pranzo Meri, il padr. la padr.
Seu, il sevo Seu, il duomo e io sono (pag. 66)

«Notisi, che nelle voci equivoche, che occorrono tra i nomi, e i verbi, 1’o
penultimo é sempre chiuso ne’ nomi, ed aperto ne’ verbi, così p. e. in consò1u,
consolazione, consò1u, io consolo, perdònu, il perdono, perdònu, io condono,
sonnu, il sogno, sonnu, io sogno, sonu, il suono, sonu, io suono, ecc.

ALTRE VOCI EQUIVOCHE

O chiuso O aperto

Moi, n. il moggio Moi, immoi, av. ora

Mori, v. muori tu Mori, n., viottola

Ohi, interiez. Hoi, avv., oggi

Oru, orlo Oru, l’oro

Solu, add., solo Sollu, v., io soglio».

(pag. 69)
Il Porru aveva cioè già intuito il fenomeno di opposizione fonematica intercorrente
fra e ed è e fra o ed ò.
5. ' Esemplificazione dell’evoluzione del sistema vocalico latino in quello sardo
campidanese:
*
A (breve)>a MANU ( M)>mànu, CANE ( M )>kàni, LATUS >1àd.us, FAMEN >fàmini
A (lunga)>a PRATU ( M )>pràd.u, ANNU ( M )>ànnu, GRATIA ( M )>gràtsia,
CASEU ( M )>kàzu, CABALLU ( M )>kuàdhu
E (breve)>e PEDEM >pèi, SEPTE ( M )>sèti, LECTU ( M )>lètu, VENIT >bènid.i, EGO >dèu,
PETRA ( M )>pèrda, FENU ( M )>fènu, MEL>mèli, FEL>fè1i
E (lunga)>e TRES >très, PLENUM >prènu, ACETU ( M )>az’èd.u, BERBECE ( M )>breb.èi
I (breve)>i PILU ( M )>pìlu, NIVE ( M )>nì, PIRA ( M )>pìra, VINCERE >bìnc’iri,
PISCE ( M )>pìs’i
I (lunga)>i VINU(M)>bìnu, FILIU ( M )>fìl1u, AMICU ( M )>amìg.u, FORMICA ( M )>fromìg.a
O (breve)>o BONU ( M )>bònu, * VOLET >bòlid.i, OCULU ( M )>òg.u, COR >kòru,
NOCTE ( M )>nòti, FOCU(M)>fòg.u, LOCU ( M )>lòg.u, MOLA ( M )>mòla,
FORAS >fòra
O (lunga)>o VOCE(M)>bòz’i, SOLE ( M )>sò1i, NOMEN >nòmini
U (breve)>u NUCE(M)>nùz’i, CRUCE ( M )>krùz’i, DULCE(M)>dùrc’i, JUGU ( M )>g’ù,
BUCCA ( M )>bùka
U (lunga)>u MURU(M)>mùru, TU >tùi, MUNIA >mùng’a, FUMU ( M )>fùmu

6. ' Dittonghi:

AE>e CAELUM>c’èlu, QUAERERE>acamp. kerri (log. kèrrere)


OE >e POENA ( M )>pèna
AU >a PAUCU ( M )>pàg.u, PAUPERU ( M )>pàb.aru (oggi più diffuso pòb.eru o pòb.uru dove
la o si deve all’influsso dell’italiano povero), AUT >a (particella interrogativa, p. es. a
bènizi? ‘vieni?’), PAUSU ( M )>pàzid.u ‘riposo’, LAURU(M)>làu.
Vi sono dei casi in cui il dittongo AU ha come esito o: FAUCE(M)>fòz’i,
CAUDA ( M )>kòa; questi casi si spiegano risalendo a forme già monottonghizzate nel latino
volgare dove si era imposta la forma dialettale umbra con O (chiusa) ( 5 ); a questa forma si
rifanno anche le altre lingue romanze: si pensi all’italiano foce e coda con o (chiusa) là dove
l’esito regolare del dittongo AU è ò (aperta), e si pensi pure al provenzale coa con la
monottonghizzazione del dittongo che è, in questa lingua, normalmente inalterato. Per
quanto riguarda la forma kruzùra bisognerà risalire non a CLAUSURA(M) ma a un
*
CLUSURA(M), le forme krezùri, krizùri sono dovute a dissimilazione u — u>e/i — u;
sono invece italianismi voci come kòza, òru.

7. Influenza delle consonanti vicine sulle vocali toniche.

1) le consonanti labiali (m, p, b, f, v) influenzano la o facendola diventare u: AD


POST >apùsti, MORA ( M )>mùra, TRIFOLIU ( M )>trev.ùllu. Un tale fenomeno potrebbe
trovare spiegazione qualora si faccia ricorso ad una considerazione binaristica del sistema
fonologico sardo; questo sarebbe allora un fenomeno di assimilazione, in quanto sia la
consonante labiale, sia la u sono caratterizzate dal tratto distintivo [+ diffuso] di contro
alla o che è caratterizzata dal tratto distintivo [– diffuso] e in quanto i tratti [+ diff.] ~ [–
diff.] sono gli unici che contraddistinguono la u dalla o
2) il gruppo nd porta al mutamento di o in u: TONDERE >tùndiri,
SPONDA ( M )>spùnda, it. Rispondere>respùndiri, it. Gronda>grùnda

5
Cfr. H. Lausberg: LR par. 243.
3) (iniziale)>je', fenomeno già diffuso nel latino volgare, ma che in Sardegna è
JA
proprio solo del Campidanese: JANUA(M)>(g’)ènna, JACCA ( M )>(g’)èka,
6
JANUARIU ( M )>g’ennàrg’u (cfr. log. jànna, jàka, jannàriu) ( ).

8. Il vocalismo atono.

Anche il Sardo, come le altre lingue neolatine, presenta una tendenza alla sincope
della vocale postonica dei proparossitoni. In realtà comunque bisognerà distinguere, nella
considerazione di tali vocali atone, fra le evoluzioni già avvenute nel latino volgare e
quelle avvenute nelle singole aree linguistiche in epoca romanza e protoromanza; ed
anche fra le evoluzioni proprie del latino volgare (poiché con tale termine, come si sa,
non si indica una lingua unitaria, ma un insieme di fenomeni che si estendono e talora si
diversificano in un tempo e in uno spazio quanto mai visti) il fenomeno della sincope non
si presenta in maniera uguale in tutta la Romània: così se in Sardegna abbiamo delle voci
come bìrdi, sòrgu, c’rob.èdhu che presuppongono voci latino'volgari sincopate comev
VIR’DEM, CER’BELLUM, SOC’RUM; abbiamo d’altra parte forme come nèula, pùliz’i,
meùrra, feùrra che presuppongono forme latino'volgari non sincopate: NEBULAM,
PULICEM, MERULA, FERULA, al contrario di altre lingue neolatine che presuppongono voci
latino'volgari sincopate, p. es. it. nebbia, pulce, merlo.
Anche in confronto alle altre lingue della Romània occidentale il Sardo si mostra più
conservativo nel mantenimento delle postoniche: FEMINA(M)>fèmina (sp. hembra, fr.
femme), HOMINE(M)>òmini (sp. hombre, fr. homme); ANIMA(M)>ànima (sp. alma, fr.
âme); così sono mantenuti gli infiniti proparossitoni in'ERE: VENDERE>bèndiri,
a
VINCERE>bìnc’iri; anzi il Sardo ritrae l’accento dei verbi della 2 coniug. latina:
*
TIMERE>tìmiri, MOVERE>mòviri, VOLERE>bòliri.
È comunque propria del Sardo la sincope di U nella sequenza 'CULU' (>c’lu):
OCULU(M)>òg.u, AURICULA(M)>orìg.a, MACULA(M)>màrga, ANNICULU(M)>annìg.u ‘animale
che ha superato un anno’, GENUCULU(M)>g’enùg.u.
È propria del Campidanese, e di tutto il Sardo, la caduta della postonica che sia
contemporaneamente preceduta e seguita da r: *MORERE>mòrri, SORORE(M)>sòrri,
QUAERERE>acamp. kèrri (forme come mòrriri, o log. mòrrere e kèrrere sono ricostruzioni
analogiche modellate sulle normali uscite dell’infinito, ma la presenza della r geminata
mostra in maniera evidentissima l’avvenuta sincope).
Normalmente sono conservate anche le intertoniche: RECORDARE>arreg.od.ài,
CANISTELLU(M)>kanistèdhu, MONTICELLU(M)>montiz’èdhu; abbiamo anche qualche esempio
di caduta dell’intertonica: ABORRESCERE>arròs’iri ‘stancarsi, venire a noia’,
ADHAERESCERE>arrès’iri ‘fermare, ritenere (in gola)’, fenomeno che però può essere favorito
dalla caduta della consonante sonora e dalla conseguente contrazione. Questa ipotesi anzi ci
sembra più probabile se teniamo presente che nelle CV si registrano forme come friida (XI,
5; XIII, 14)< FRIGIDAM e triigu (III, 2)< TRITICUM (cfr. avanti par. 20) che mostrano la
postonica ancora mantenuta (ancora dopo la caduta della consonante intervocalica) e non
ancora contratta con la tonica immeditamente precedente.
9. ' Il vocalismo atono campidanese presenta comunque una maggior mobilità e fluidità
rispetto al vocalismo tonico in quanto sono più frequenti i fenomeni di assimilazione e
dissimilazione o mutamenti dovuti all’influsso delle consonanti vicine. Le forme alternative
sono poi sempre possibili per cui possiamo avere forme diverse (cioè con vocalismo
conservativo e con vocalismo evoluto secondo i fenomeni di cui stiamo parlando) da paese a

6
Cfr. H. Lausberg: LR par. 259 e 332.
paese, da persona a persona, quando non addirittura nei vari atti di «parole» di uno stesso
singolo parlante.
Questa maggior flessibilità del trattamento delle vocali atone originarie latine è più
diffusa nel Campidanese di quanto non lo sia nel Logudorese e nel Nuorese che si
presentano, anche sotto questo aspetto, maggiormente conservativi.

10. Esempi di assimilazione e dissimilazione.

A s s i m i l a z i o n e: PASTINACA ( M )>pistinàg.a ‘carota’, TENACE ( M )>tanaz’i


‘picciolo della frutta’, TRIFOLIU ( M )>truv.ùllu (ma abbiamo anche tre /trav.ùllu),
CENA PURA >c’anàb.ra (accanto a c’enàb.ra) ‘venerdì’; it. tenaglia>tanàlla,
PROPAGINE ( M )>prab àina (accanto a preb.àina, con a>e per influsso di r, cfr. avanti
par. 11), GENUCULU(M)>g’unùg.u (accanto a g’enùg.u), VESTIRE >bistìri.
Frequente è anche l’assimilazione della postonica alla finale: LATER >làd.iri,
ANGELU(M)>àng’ulu, LEPORE(M)>lèpiri (accanto a lèpori), SABBATU ( M )>sàb.ud.u,
GENERU ( M )>g’ènnuru (accanto a g’ènneru); tale assimilazione è in Campidanese la
norma per quanto riguarda l’uscita degli infiniti in ' ERE >iri/ i: VINCERE >bìnc’iri,
*
FACERE >fàiri/fài, COQUERE >kòiri/kòi, VOLERE bòliri/bòli, ecc.
Meno frequente l’assimilazione della postonica alla tonica: MARMOR>màrmaru
accanto a màrmuru/mràmuru), CENA PURA>c’enàb.ara (accanto ai già citati
c’enàb.ra e c’anàb.ra).
D i s s i m i l a z i o n e: *MANEANU>meng’ànu (accanto a mang’ànu),
COLORE ( M )>kalòri/kolòri, CORONA ( M )>karòna/koròna, COLEONE ( M )>kallòni,
*
DOCTORE ( M )>datòri/dotòri, EXFATATU ( M )>s’ed.àu/s’ad.àu ‘meschino, sfortunato’,
*
sp. horror>arròri, PULLEONE ( M )>pillòni (log. pudzòne) ‘uccello’,
ABSCONSORIU ( M )>skuzòrg’u/skruzòz’u.

11. Influsso delle consonanti vicine.


Influsso delle labiali (p, b, f, v, m): A>o; O>u, E>o: PAUMENTU(M)>pomèntu (log.
pamèntu) ‘pavimento’, ALBESCERE>ob.rès’iri, APERIRE>ob.èrriri, AVELLANA(M)>odhàna,
FABELLARE>fuedhài (<fove >foe >fue ) ‘parlare’, CABALLU(M)>kuàdhu (<ko(b)àhlu>koà
>kuà'), FONTANA(M)>funtàna, OCCIDERE>buc’ìri (accanto a boc’ìri),
COMPREHENDERE>kumprèndiri, it. compagno>kumpàng’u, FENESTRA(M)>fronèsta/
frõèsta/fonèsta, SEPARARE>s’ob.erài ‘scegliere’. Il fenomeno si presenta anche per b. derivata
da 'L' intervocalica: mob.àd.iu=malad.iu<MALE HABITUM, sob.ìa=salìa<SALIVA(M),
mob.òni<it. melone.
Questa particolarità fonetica può spiegarsi come fenomeno di assimilazione qualora si
consideri il sistema fonetico sotto un aspetto binaristico: il passaggio di a in o si spiega
come assimilazione del tratto [– compatto] proprio di o così come delle labiali, contro a
caratterizzato dal tratto [+compatto]; il passaggio di o in u può spiegarsi come
assimilazione essendo u caratterizzata dal tratto [+diffuso] così come le labiali, contro la o
che è caratterizzata dal tratto [– diffuso]; il passaggio di e in o è ugualmente un fenomeno
di assimilazione in quanto o condivide con le labiali il tratto [+grave] contro la e che è
invece caratterizzata dal tratto [– grave]. Ci si può chiedere perché la a e la e passino ad o e
non ad u, che rispetto alle labiali è ancora più simile condividendo con esse, come abbiamo
appena visto, il tratto [+diffuso]; potremmo rispondere che nell’evoluzione linguistica si
cerca di operare un passaggio, fra i vari gradi di apertura, della minor ampiezza possibile;
posto un sistema di vocali atone a tre gradi di apertura:
a
e o
i u
un passaggio A>u comporterebbe un salto di due gradini, il passaggio E>o è preferito al
passaggio E>u in quanto si ha la possibilità di restare nello stesso gradino. Posta la legge
di assimilazione come «legge del risparmio fonetico», gli esempi sopra citati ci mostrano
che oltre al risparmio sincronico vige anche il risparmio diacronico.
Influsso della r: A>e/o: ATRAMENTU(M)>tremèntu (accanto però a tromèntu e trumèntu)
‘color nero’, it. ragione>arrez’òni, it. ridottare>red.utài, it. rabarbaro>rebàrbaru, it.
paracqua>peràkwa, PLACERE it. piacere>prez’èri, sp. rincón>arrenkòni ‘angolo’,
MARIANE>mrez’àni ‘volpe’, STATARIU(M) × istante>strentàz’u (accanto a strantàz’u) ‘ritto, in
piedi’.
Anche l’influsso della r sulle vocali atone può spiegarsi come fatto assimilatorio,
infatti la o condivide con la r il tratto [– compatto] contro la a che è caratterizzata dal
tratto [+compatto]; la e condivide con la r il tratto [– grave] contro la a caratterizzata dal
tratto [+grave]. Anche qui la scelta di e/o contro i/u è dovuta, come nel caso precedente,
ad evitare un troppo grande salto nella scala dei gradi di apertura.
Più difficile ci sembra spiegare il passaggio di i in e, poiché se di assimilazione si
dovesse trattare la i dovrebbe concordare con r [+diffuso] contro la e [– diffuso]; il
fenomeno potrebbe spiegarsi come un evitare certe troppo lunghe consecuzioni di
determinati tratti distintivi uguali. Si considerino le sequenze fonetiche iniziali delle
parole poco prima citate, descritte in tratti distintivi (grave, diesizzato, compatto, diffuso)
nelle forme originarie e nelle forme trasformate:

it. camp.

r i d (ottare) r e d. (utài)

gr. ––– –––


dies. ––– –––
comp. ––– –––
diff. +++ +–+

sp. camp. camp.

r i n (cón) ar' r e n (kòni) ar' r a n (kòni)

gr. ––– ––– –+–

dies. ––– ––– –––

comp. ––– ––– –+–

diff. +++ +–+ +–+

Ci si può accorgere come le trasformazioni tendano a evitare un eccessivo accumularsi


dei medesimi tratti distintivi; tale fatto può esserci confermato se prendiamo in
considerazione passaggi come TRISULARE>treulài, TRIFURCIU(M)>treùtsu, dove la
trasformazione IU>eu è contraria alla regola sarda che indica semmai il contrario: EU>iu
(MEU(M)>mìu, PE(D)UC’LUM>priòg.u, ecc.); ma anche questa volta se consideriamo la
descrizione in tratti distintivi della sequenza dei tre fonemi (t)riu''' e (t)reu''',
giungiamo alle stesse conclusioni cui siamo giunti prima:

lat. (T) R I U''' camp. (t) r e u '''

gr. – – – ––+

dies. – – – –––

comp. ––– –––

diff. + + + +–+

Analogamente si può spiegare una forma lantsòlu=lentsòlu<LINTEOLU( M); così


pure il passaggio CON>kun può spiegarsi come assimilazione essendo u ed n
caratterizzate dal [+diffuso] contro o caratterizzata dal tratto [– diffuso]:
CONVITARE >kumbid.ài, CONVERSU ( M)>kumbèssu, cat. confegir>kunfìg’iri, sp.'cat.
confirmar>kunfrimài, it. Consiglio>kuntsìllu (accanto a kontsìllu), it.
Contento>kuntentu (accanto a kontèntu).
Comunque, è bene dirlo subito, non tutti i cambiamenti cui sono soggette le vocali
atone possono essere ricondotti ad una regola; il tentativo di spiegazione che abbiamo
dato poco sopra per alcuni esempi di evoluzione statisticamente più frequenti rimane
sempre un tentativo suscettibile di più approfondite indagini che non sono per altro lo
scopo precipuo di questo nostro lavoro: ci siamo soltanto limitati a proporre delle ipotesi.
Quel che ci sembra di poter affermare è che nel sistema campidanese c’è la tendenza
(ma si badi, solo la tendenza) a ridurre il rendimento fonologico delle vocali atone
soprattutto pretoniche; queste tendono a venir considerate come varianti di un unico fonema
avente genericamente come tratti distintivi [+ vocalico] e [– consonantico]; tanto più che
tale riduzione di rendimento non compromette grandemente la funzionalità del sistema.
Tutto ciò appare in tutta la sua evidenza quando si consideri la compresenza nel
diasistema campidanese di varianti come tenàz’i/tonàz’i/tanàz’i;
g’enùg.u/g’anùg.u/g’unùg.u; lentsòlu/lantòlu, varianti che da un punto di vista puramente
funzionale possono considerarsi in tutto e per tutto libere e indifferenti; da un punto di vista
fonetico evolutivo possono considerarsi, almeno in alcuni casi, come risultato di processi di
assimilazione e dissimilazione o come risultato dell’influsso delle consonanti vicine; da un
punto di vista sociolinguistico queste varianti caratterizzano ‘parole’ di determinati ceti
sociali o diversi registri stilistici di un medesimo parlante (generalmente si può osservare
che il registro più alto si mantiene più vicino alle voce originaria).
Concludiamo ricordando altri due fenomeni del vocalismo atono:
1) la tendenza dei parlari rustici a trasformare in o la vocale di sillaba iniziale:
orbèi=breb.èi, popèri=papèri, sod.àtsu=sed.àtst (HLS, 37);
2) la tendenza al passaggio di e in i e di o in u, specie nei prestiti: trimulìg’a<cat.
tremolitja, butèg.a<it. bottega, bruvùra<cat polvora, àrburi<ARBORE(M) (cfr. avanti par.
39).
12. ' Vocali finali. Come tutti i dialetti sardi, anche il Campida nese mantiene le vocali
finali. A differenza però dei dialetti logudoresi e nuoresi, il Campidanese ha tre sole vocali
in posizione finale (assoluta o di sillaba); a, i, u secondo il seguente schema evolutivo:
A (breve) A (lunga) a

E (breve) E (lunga) I (breve) I (lunga) i

O (breve) O (lunga) U (breve) U (lunga) u

CABALLOS>kuàdhus, FILIOS>fìllus, VINCO>bìnku, EGO >(d)èu, BONOS>bònus, HERI


SERO>arizèru, QUANDO>kàndu, CANES>kànis, PISCES>pis’is, FLORE(M)>fròri, MALE>màli,
BENE>bèni, CANTARE>kantài, VINCERE>bìnc’iri, DORMIRE>dromìri, VENI>bèni,
VIGINTI >bìnti, MELIUS>mèllus, PEJUS >pèus, TEMPUS >tèmpus, FOCU ( M )>fòg.u,
OLEU(M)>òllu, eccetera.
Il Logudorese e il Nuorese mantengono invece, come noto la 'E e la 'O (finali) :
kàdhos, f ìdzos, bìnko, dèo, kàndo, kànes, pìskes, fròre, kantàre, bìnkere, dormìre, ecc.;
questi dialetti inoltre hanno la 'o nell’uscita del gerundio là dove l’uscita del Campidanese
é 'u: camp. binc’èndu, timèndu, kantèndu=log. binkèndo, timèndo, kantàndo;
parallelamente a queste si hanno forme uscenti in 'i (camp.) e in e (log.'nuor.): camp.
binc’èndi, timèndi, kantèndi=log. binkènde, timènde, kantànde.
Questa particolarità campidanese (condivisa per altro dal Siciliano, da alcuni dialetti
dell’Italia meridionale e dai dialetti della Corsica meridionale oltre che dal Gallurese) si
ritrova già nei documenti medioevali: nella Carta in caratteri greci (con forti oscillazioni
però fra e ed i e fra o ed u); nelle Carte Volgari dell’Archivio arcivescovile di
Cagliari (CV) dove le oscillazioni sono molto minori: iudigi, parti, serbus, mulieri,
parççoni, rugi (XI, 4), brebeis (II, 2), lebandu, potestandu, messari, aterus, factus
(XVIII, 2); abbiamo però anche boluntate (II1, 1), uoluntate (IX, 1), potestando (XII, 1),
devertere.
Le forme che in latino terminavano in consonante diversa da 's si continuano nel Sardo
con l’aggiunta di una vocale paragogica che nel Campidanese è sempre 'a, i od 'u:
COR >kòru, MEL>mèli, FEL>fèli, SEMPER>sèmpiri (log.'nuor. kòro, fèle, mèle sèmpere),
FORAS>fòraza.
L’opposizione /e/~/i/ e /o/~/u/ è dunque neutralizzata in sillaba finale, ma tale
neutralizzazione comporta la fonologizzazione di /è/~/e/ e di /ò/~/o/ in sillaba tonica (cfr.
sopra par. 4).
Ricorderemo inoltre col Wagner (HLS 51'52) che:
1) nella Trexenta e nel Gerrei si ha come vocale finale corrispondente alla 'A e alla 'E
latine una e debole ë indistinta: kònkë, àkwë, orìg.ë, dùrc’ë=kònka, àkwa, orìg.a,
dùrc’i.
2) Nella zona di confine fra i diletti campidanesi e i dialetti di tipo logudorese'
nuorese si ha oscillazione fra le uscite in e ed in 'o e fra le uscite in i ed in u (zona a nord
di Oristano, Laconi, Baunei, ecc., tale oscillazione si riscontra pure nella Carta de Logu).
Riscontriamo pure dei casi di assimilazione della finale alla tonica: MILLE>mìlli,
MIHIMET>mìmi; che non si tratti della normale evoluzione campidanese –E> i ma proprio di
assimilazione è provato dalle forme logudoresi anch’esse uscenti in 'i e uguali quindi a
quelle campidanesi.
13. Vocali in iato. In Campidanese lo iato EU ed EA è trasformato in iu e ia:
MEU(M)>mìu, MEA(M)>mìa; trasformazione già attestata negli antichi documenti
campidanesi, la Carta in Caratteri greci ha meu e mia; il CSMB ha alternanza miu/meu,
mios/meos, ma ha sempre mia e mias; così i dialetti barbaricini hanno mèu, mèos contro
mìa, mìas; ciò può testimoniarci che la trasformazione si è operata prima nelle forme del
femminile (cioè di fronte ad a) e che essa si è poi estesa analogicamente alle forme del
maschile (cfr. anche HLS 53): tutto ciò può esserci confermato dal fatto che sono assai
frequenti le trasformazioni EA >ia, mentre sono assai comuni le forme in èu (krukulèu,
bodhèu, ecc.).
1) EA >ìa: ANDREA >andrìa, HASTULA REGIA >skrarìa ‘asfodelo’ (cfr. nuor.
iskrarèja, iskrarèa, log. iskrarèu). CREAT >krìad.a, l’imperf. dei verbi della 2a coniug.
(2a e 3a latine): 'E(B)AM, 'E(B)AS, ' E ( B ) AT , ' E ( B ) AMUS , ' E ( B ) ATIS , E ( B ) ANT >ìa, ìasta,
ìad.a, 'iàmus, 'iàis, ìanta.
2) EA, EU, EO >ià, iù, io: CREARE >kríài, FEBRUARIU ( M )> *FRE ( B ) UARIU>friàrg’u,
PE ( D ) UC ’ LU ( M )>priòg.u/priùg.u, cat. peuc>peùnku/piùnku ‘calzino’, sic.
leofanti>lionfànti, deverbale di NEUM>anniài ‘metter macchie’.
3) ’e< DE davanti a vocale si trasforma in i: dòm i ozàtruzu, pèts i àka, tàss i
àkwa=dòmu (d)e ozàtruzu ‘casa vostra’, pètsa (d)e àka ‘carne di vacca’, tàssa (d)e
àkwa ‘bicchiere d’acqua’; così pure ’e< ET passa ad i di fronte a vocale: pan i òllu ‘pane e
olio’, bìnu i àkwa ‘vino e acqua’, ecc.
4) U+U resta intatto in Campidanese o tutt’al più si contrae in u; così pure resta intatto
lo iato U+A: TUU(M)>tùu/tù, SUU(M)>sùu/sù, JUGU ( M )>g’ùu/g’ù, DUOS >* DUUS >dùs,
TUA (M)>tùa, SUA ( M )>sùa, DUAS >dùas.
5) O +vocale dà spesso u+vocale: CABALLU ( M )>*koàdhu>kuàdhu (7),
7
FABELLARE >*foedhài>fuedhài ( ), ILLOC +i (paragogica)>dhòi/ dhùi, IN HOC +i
(paragogica)>innòi/innùi, no+voc.>nu+voc. (nu òllu nùdha ‘non voglio nulla’, nu èst issu
‘non è lui’), MODO >imòi/imùi ‘adesso’, kò(a) àlba=ku àlba.
6) A + I >ei: RA ( D ) ICA ( M )>arreìg.a/arraìg.a, ECCU ILLAC +voc.
parag.>ingudhèi/ingudhài (cfr. log.'nuor. akudhàe, inkudhàne),
RA ( D ) ICINA ( M )>arraìz’ini/arreìzz’ini (con accento non etimologico cfr. sopra par. 1).
7) Le vocali in iato secondario dovuto alla caduta di una consonante intervocalica,
possono dar luogo a contrazione, tale fenomeno è costante quando le due vocali sono
uguali: VI( G ) INTI >bìnti, SI( G ) ILLU ( M )>sìdhu, DI( G ) ITU ( M )>dìd.u, NI(V)E(M)>nì; se le
vocali sono diverse, in caso di contrazione la tonica prevale sulla atona:
DUO(D)ECI(M)>dòz’i/dòiz’i, TRE(D)ECI(M)>trèiz’i, SEDECI(M)>sèz’ì/sèiz’i,
MA(J)ORE(M)>mòri, A(V)ENA(M)>èna, LA(B)ORE(M)>lòri ‘grano’. Se le vocali sono
entrambe atone, prevale quella che è tonica nelle forme radicali, oppure la prima delle due:
A ( B )ORTIRE >ortìri (accanto a aortìri), A(B) IN ANTE>anànti, ME(D)ICINA(M)>mez’ìna
(accanto a meiz’ìna).
8) Ricorderemo quanto già detto nel cap. I: la I e la E toniche in iato diventano atone
in latino volgare e l’accento si sposta sulla sillaba seguente (fenomeno comune a tutte le
lingue romanze): MULIERE(M)>mullèri, AREOLA(M)>arg’òla, LINTOLEU(M)>lentsòlu.
9) La U semivocalica latina in iato scompare in Sardo: FEBRUARIU(M)>friàrg’u,
VIDUU ( M )/ A ( M )>bìd.u/ a, BATTUACULU ( M )>batàllu.

14. Altri fenomeni vocalici.


Aferesi: presente in alcune parole: AVERTULA ( M )>bèrtula,
ABSENTIU ( M )>tsèntsu/sèntsu, HABITATIONE ( M )>id.atsòni/bid.atsòni ‘le terre ora lavorate,
ora sode o novali, secondo le regole della rotazione’ (in tali casi 1’aferesi può essere dovuta
al fatto che la a iniziale si è confusa con la a dell’articolo (s’avèrtula=sa bèrtula, ecc.).
L’aferesi è norma nei dimostrativi (come in tutte le lingue neolatine): ECCU ISTU(M)>kùstu,
ECCU ILLU ( M )>kùdhu, ECCU IPSU ( M )>kùssu, nei pronomi personali: ILLUM , ILLAM , ILLOS ,
ILLAS , ILLI>dhu, dha, dhus, dhi, nell’avverbio di luogo dhòi<ILLOC , nell’articolo

7
Il passaggio di A in o è dovuto all’influsso della consonante labiale, cfr. sopra par. 11.
determinativo singolare: su, sa<IPSUM, IPSAM (il plurale campidanese is deriva da
IPSOS>issous, ma qui anzi che cadere la sillaba iniziale, è caduta la finale per una
generalizzazione della pronuncia del pronome IPSE in fonetica sintattica dopo monosillabo
uscente in consonante, p. es. ET ISSOS>et is(sos): la prima sillaba di issos viene attratta da et
e diventa enclitica, mentre la seconda sillaba cade. Il sardo campidanese antico aveva sus
corrispondente all’odierno log.'nuor. sos (cfr. M. L. Wagner: Flessione verbale e nominale
del Sardo antico e moderno, par. 17).
Altri esempi di aferesi: AMARICOSU(M)>marig.òzu ‘amaro’, *INVECTIVARE>betiài
‘altercare’, *IMBILLICU(M)>bìdhiu ‘ombelico’, INDE>ndi, HINC >nc’i, QUID DEU >ìta o ta
‘pronome che cosa(?)’, sp. apotecario>potekariu ‘farmacista’.
Prostesi: Di fronte ad R' iniziale è regolare nel Campidanese la prostesi di a e il
successivo rafforzamento di r, fenomeno che ritroviamo anche nel Guascone e che è da
attribuirsi al sostrato (come è noto il Basco ha avversione alla r' iniziale): RIVU(M)>arrìu,
ROSA(M)>arròza, it. Ricco>arrìku, RUBEU(M)>arrùb.iu, RIDERE>arrìri, sp. rector>arretòri
‘parroco’, ecc. Questo fenomeno non lo si ritrova più nel Logudorese e nel Nuorese, ma lo
si ritrova nei dialetti barbaricini e nelle zone di confine fra Logudorese e Campidanese; in
queste parlate però la vocale prostetica non sempre è a: essa sarà a se alla r segue una a,
sarà e se alla r segue una e od una i, sarà o se alla r segue una o od una u: RUERE>orrùere,
RIVU ( M )>errìu, RANA (M)>arràna, ROSA (M )>orròza, ecc. Questo fenomeno (dipendenza
della vocale prostetica dalla vocale successiva) lo si ritrova nel Basco; è quindi certo che
questo fosse il fenomeno originario prima diffuso in tutto il Campidano: in un secondo
tempo nel dominio meridionale si è diffusa la vocale prostetica a, generalizzata in tutte le
posizioni. Nelle CV troviamo il fenomeno nelle forme originarie: erriu, orroglu (= arrog.u
‘pezzo, parte’)<ROTULU(M) (XIII, 7).
Meno frequente che nel Logudorese e nel Nuorese (dove il fenomeno è regolare) è la
prostesi di i di fronte a s+cons.: iskòla, iskàla, is’ìmpru accanto a skòla, skàla, s’ìmpru.
Ci sembra difficile, contrariamente a quanto afferma il Campus (8) ed anche il Wagner
che la generalizzazione della prostesi di fronte a s+cons. dipenda dall’influsso analogico
delle parole che in latino cominciavano con EX' O DES '; più probabile è che la prostesi si
sia avuta, in principio, in fonetica sintattica sebbene, come dice il Lausberg, «nel Sardo, lo
sviluppo della vocale paragogica ha reso del tutto oscure le condizioni fonosintattiche di
prostesi: essa venne estesa nel Logudorese, mentre nel Campidanese (sul modello italiano)
è venuta meno» (9), ma è pure possibile (cfr. lo stesso Lausberg) (10) che il fenomeno sia
dovuto ad una reazione di sostrato. Tale reazione dovette essere certamente più forte nella
Sardegna settentrionale che in quella meridionale più intensamente romanizzata e dove più
forte è stata l’influenza linguistica italiana. Questa diversa condizione può essere
confermata dal fatto che nel dominio logudorese'nuorese si ha la trasformazione di s in r/l
davanti a consonante sonora (dirgràtsia/dilgràtsia, irdentàu, irbàllu/ilballu, sar
dèntes/sal dèntes, sor bòes/sol bòes) e addirittura la trasformazione di r in s difronte a
occlusiva sorda: kaskàre=karkàre, koskàre=korkàre, bustèdhu=burtèdhu,
batoskèntu=batorkèntu. Inoltre la qualità fonetica della s del dominio settentrionale è
diversa da quella del dominio meridionale (è cioè più intensa) e questo fatto è connesso con
le trasformazioni di s+cons. testé citate. Questa intercambiabilità distribuzionale di s con
r/l doveva portare a sentire la sibilante e le liquide in certo modo simili per cui era
impossibile un nesso iniziale s+cons. così come lo era, e lo è, quello di r/l+cons.
Condizioni queste che dovettero forse esistere anche in Campidano come prova il fatto che

8
G. Campus: Fonetica del dialetto logudorese, Torino 1901.
9
Cfr. H. Lausberg LR 353
10
Cfr. H. Lausberg LR 104
nel Sulcis (area particolarmente conservativa del dominio campidanese) la s ha una qualità
fonetica, un’articolazione simile a quella del dominio logudorese'nuorese e che alcuni
centri del dominio meridionale (Barbagia meridionale, alcuni centri ogliastrini) mostrano il
passaggio di s+cons. sonora in r/l+cons. sonora.
Tali condizioni dovettero essere radicalmente mutate dalla più intensa romanizzazione
del Campidano per cui la sibilante e le liquide dovettero essere sentite come appartenenti a
due qualità nettamente distinte.
Il Campidanese presenta addirittura il fenomeno dell’aferesi di vocale che preceda
s+cons.: AESTATE ( M )>stad.i, EXCUTERE >skùd.iri, EXCEPTIS >s’èti,
*
EXFINDICARE >s’endiài, cat. astor>stòri, sp. espantar>spantài.

Epentesi: frequente specie nei dialetti rustici per evitare nessi consonantici (soprattutto
occlusiva + r, r+occlusiva); il fenomeno si riscontra particolarmente nei prestiti: it.
libro>lìburu, it. litro>lìturu, it. Giornata>g’errunàd.a, ALGA>àlig.a. L’epentesi è regolare
nei dialetti della Barbagia meridionale (HLS 73): làbaras<LABRU(M),
kolòv.uru<COLOBRU(M), c’ilìv.uru<CIRIBRU(M).

Paragoge: Già s’è detto nel capitolo precedente che agli ossitoni si aggiunge una
vocale paragogica poiché il Sardo mal tollera le parole accentate sull’ultima sillaba:
TU >tui, IN HOC >innòi ‘qui’, ecc.
L’aggiunta di una vocale paragogica è norma quando una parola termina in consonante.
Vediamo comunque più dettagliatamente:
per la 's la paragoge è norma quando la parola è in pausa ma non si trovi in fonetica
sintattica: mànuzü, pèrdazä, pèizï, dìd.uzü, timèizï; però mànus pitìkazä, pèis tròtuzü, tùi
bènis kìtsi, bozàtrus timèis kùstu, sono comunque normali le assimliazioni difronte alle
consonanti m, n, 1, r, s: mànu llòngazä, dìd.u mànnuzü, kussa rròd.azä, i nneb.òd.izï, i
ssòrrizï, l’assimilazione è frequente anche difronte a occlusiva sonora: i bbòizi, pèi
ggrùssuzü, kussa bbàkazä;
per r abbiamo l’esempio di COR >kòru dove la vocale paragogica è costantemente
presente e il nome è analogicamente equiparato ai nomi uscenti in 'u (anche se l’apertura
della o tonica rivela le condizioni originarie); abbiamo poi SEMPER>sèmpiri;
per 'l: MEL >mèli, FEL>fèli;
per t: CAPUT >kàb.ud.u; alle terze persone verbali si aggiunge una vocale paragogica
e la 't, venendosi a trovare in posizione intervocalica digrada a d. conformemente alla
norma: VENIT>bènid.i, TIMET>ùmid.i, NARRAT>nàrad.a, CASTIGABAT>kastiàd.a,
VENIAT>bèng’ad.a; in fonetica sintattica, difronte a parole inizianti per vocale, non si ha
aggiunta di vocale paragogica ma la 't digrada ugualmente a d: bènid. anànti, arrùid. a
tèrra ‘cade a terra’, bèssid. a fòrazä ‘esce fuori’; in fonetica sintattica difronte a consonante
la 't può essere seguita da vocale paragogica e digradare conseguentemente nella fricativa
d., oppure può cadere, ma in tal caso la presenza della t continua ad agire in quanto la
consonante successiva, anche se soggetta a digradamento, non digrada: pàpad.a g.ùssu //
pàpa kùssu ‘(egli) mangia quello’<PAPPAT, ma pàpa g.ùssu (imp.) ‘mangia quello’<PAPPA,
bènid.i g.ìtsi // bèni kìtsi ‘(egli) viene presto’<VENIT, ma bèni g.ìtsi (imp.) ‘vieni
presto’<VENI (cfr. anche avanti par. 17);
il nesso 'NT viene mantenuto inalterato con costante aggiunta di vocale paragogica,
tranne nel caso che al nesso segua una parola iniziante per vocale (al contrario del
Logudorese'nuorese dove il nesso finale 'NT viene reso con n+voc. parag.): nàranta,
fàinti, bèninti, timìanta, movìanta, pìg.inti, sèrrinti, bènint a dòmu, mòvinti is pèizi
‘muovono i piedi’, arrùint a tèrra ‘cadono a terra’; la vocale paragogica di SUNT è i per
analogia con i verbi della 2a e 3a coniug.: SUNT<sùnti;
EST<èsti; in fonetica sintattica si hanno però due forme: èsti ed è: èsti mànnu/è
mànnu; èsti b.àg.u/è pàg.u; se segue parola iniziante per vocale la forma è sempre est: est
ìssu, est in sa mèza;
per 'N abbiamo il caso dei sostantivi uscenti in 'EN, ad essi si aggiunge sempre la
vocale paragogica 'i: NOMEN>nòmini, LAETAMEN>lèd.àmini, FLUMEN>frùmini.
Come s’è visto le vocali paragogiche sono in Campidanese 'a, 'i, 'u; la loro scelta
dipende in linea di massima dalla vocale che le precede: si ha 'a se precede a, si ha 'i se
precede 'e o 'i, si ha 'u se precede o od u. Alcune ‘eccezioni’ a questa norma sono dovute
all’influsso analogico, già abbiamo visto sùnti<SUNT; abbiamo poi kràzi per analogia con
èrizi ‘ieri’ (HLS 87). L’articolazione delle vocali paragogiche è in genere quella di vocale
piena; è però ultrabreve (ä, ï, ü) nei plurali e spesso nelle altre uscite in 's; sovente anche
nelle terze pers. sing. soprattutto nel corpo della frase (non in pausa).
Cambio di vocali finali:
* C L U S U R A > k r e z ù r i , GLEBA(M)>lèa/lèi, MODJU(M)>mòi, it. giovane>g’òvanu (cfr.
avanti par. 39) forse per influsso della fonetica sintattica (HLS 394).

15. Vocali nasali. In una buona parte del dominio campidanese la 'N' intervocalica
cade nasalizzando la vocale precedente (cfr. avanti par. 22). Si producono così delle vocali
nasali che si oppongono fonologicamente alle rispettive orali:

bìu ‘vivo’ //bìu ‘vino’

s òu ‘l’uovo’ //sóu ‘suono’

1ùa ‘euforbia’ // lùa ‘luna’

Tale opposizione è presente anche nei dialetti del Sarrabus dove la 'L' intervocalica ha
come esito 'h’' (colpo di glottide), così come la 'N' intervocalica che però nasalizza la
vocale precedente:

màh’u ‘cattivo’ // màh’u ‘mano’


sòh’u ‘solo’ // sòh’u ‘suono’

Inoltre la nasalizzazione contribuisce ad aumentare il numero degli ossitoni (che in tal caso
vengono tollerati), in quanto, se la 'N' viene a trovarsi fra due vocali uguali di un
parossitono, le due vocali si contraggono in un’unica vocale nasale: LANA(M)>là,
UNU ( M )>ú, kìni=kì.
CAPITOLO III

IL CONSONANTISMO

16. ' Il consonantismo campidanese è più innovativo rispetto a quello degli altri dialetti
sardi. Così se per alcuni fenomeni si distingue dal Nuorese andando di pari passo con il
Logudorese (p. es. il digradamento delle consonanti occlusive sorde in posizione
intervocalica nelle rispettive fricative sonore, che sono invece conservate nel Nuorese), per
altri fenomeni si distacca invece sia dal Nuorese che dal Logudorese (p. es. la
palatalizzazione di C e G difronte alle vocali E ed I: c’èlu e g’èlu, mentre gli altri dialetti
mantengono i suoni velari: kèlu e gèlu).
Si possono inoltre tracciare suddivisioni sub'dialettali in base agli sviluppi delle
consonanti 'n', '1', 'r' e dei nessi originali 'TJ' e 'CJ'. Per alcuni fenomeni però il
Campidanese presenta, se non la più antica (propria come al solito dei dialetti nuoresi), per
lo meno una fase antecedente rispetto a quella raggiunta dal Logudorese (così, come per il
vocalismo, il Campidanese mantiene la prostesi di a dinanzi ad r', non più conservata nel
dominio logudorese e in buona parte di quello nuorese): si tratta degli esiti dei nessi 'NJ' e '
RJ' che sono 'ng’' e rg’ per il Campidanese, mentre sono ndz e rdz per il Logudorese e
parte del Nuorese.
Tratteremo qui, dapprima le consonanti semplici nelle loro varie posizioni: all’interno
della parola e della frase (posizione iniziale, intervocalica, finale, pre' e post'consonantica,
intervocalica in fonetica sintattica), in secondo luogo tratteremo i nessi consonantici
(anch’essi, eventualmente, nelle loro varie posizioni) le consonanti geminate, e, infine, altri
fenomeni consonantici vari (metatesi, assimilazione, dissimilazione, ecc.).

17. ' Consonanti occlusive sorde.


Posizione iniziale: le occlusive sorde sono mantenute inalterate in posizione iniziale
assoluta: PANE(M)>pàni, PISCE(M)>pìs’i, PONERE>pònni, PETRA(M)>pèrda, PELLE(M)>pèdhi,
PASCERE>pàc’i, CORPUS>kòrpus, CANE(M)>kàni, COQUERE>kòiri,
COMPREHENDERE>kumprèndiri, CABALLU(M)>kuàdhu, TORNARE>torràí, TU >tùi,
TANTU(M)>tàntu, TERRA(M)>tèrra, TIMERE>tìmi(ri), TUU(M)>tù(u).
La C' iniziale latina seguita dalle vocali I ed E si palatizza e diviene c’':
CENTU(M)>c’èntu, CERVU(M)>c’èrbu, CENA(M)>c’èna, CERA(M)>c’èra, CILIU(M)>c’ìllu,
CIRCARE>c’irkài, CIRRU(M)>c’ìrru, CIBARIU(M)>c’iv.ràz’u ‘cruschello, focaccia’,
CIRIBRU(M)>c’ilìru ‘crivello’, CERNERE>c’èrri(ri) ‘stacciare il grano’, c’èa ‘avallamento,
fosso’, (di probabile origine preromana cfr. DES, I, p. 326)=log. nuor. kèa, kèja.
Posizione intervocalica: in posizione intervocalica le occlusive sorde digradano nelle
corrispettive fricative sonore: 'P'>'b.', 'T'>'d.', C (+A, O, U)>g. (+a, o, u), 'C (+E, I)> z’
(+e, i): CEPULLA(M)>c’ib.ùdha, CUPA (M )>kùb.a, SEPERARE>s’ob.erài ‘scegliere’,
NEPOTE(M)>neb.òd.i, APE(M)>àb.i, APERIRE>ob.èrriri, ACETU(M)>az’èd.u, ROTA(M)>arròd.a,
SAETACIU(M)>sed.àtsu, EXCUTERE>skùdiri, FATA(M)>fàd.a, FRATRE(M)>fràd.i,
EXCITARE>s’idai, LATER>1àd.iri ‘mattone crudo’, PAUCU(M)>pàg.u, FICATU(M)>figau,
SECARE>segai, PICE(M)>pìz’i, LUCE(M)>luz’i, NECE(M)>nèz’i, NUCE(M)>nùz’i,
FAUCE(M)>fòz’i, VICINU(M)>biz’ìnu, VICINATU(M)>biz’inàu, DECE(M)>dèzi,
DUODECI(M)>dòzi, SECURU(M)>seg.uru, ACINA(M)>àz’ina, ACU(M)>àg.u.
Le voci terminanti in 'ATUM (sostantivi maschili, e participi passati) hanno esito 'àu (con
la caduta di 'T'), mentre danno regolarmente àd.a le voci uscenti in 'ATAM:
COGNATU(M)>konnàu, SECATU(M)>segau, NARRATU(M)>naràu, EXCITATU(M)>s’id au,
VICINATU(M)>biz’inàu, FICATU(M)>fig.àu; ma COGNATA (M)>konnàd.a,
NARRATA(M)>naràd.a, EXCITATA(M)>s’id.ada, ecc.
Le voci uscenti in ITU(M), 'ITA(M), sia parossitone che proparossitone hanno come
risultato ìu/ ìa, iu/ ia: VENDITU(M)/'A(M)>bèndiu, bèndia, FUGITU(M)/A(M)>fuìu, fuìa, così
tìmiu/ a, dèpiu a, sig.’ìu/ a.
Una particolarità della parlata cagliaritana (che si trova però anche in altri centri del
Campidano) è il passaggio di 'T' intervocalico a 'r’'; si tratta di un suono diverso da quello di
'r' originaria (<R latina o di prestiti vari). Il Wagner (HLS 107) lo definisce un’articolazione
alveolare di scarsa sonorità («alveolare Artikulation von geringer Sonorität»). Questo
passaggio lo si ritrova anche in fonetica sintattica: COGNATA(M) TUA(M)>camp. konnàd.a
d.ùa, cagl. konnàr’a r’ùa, FRATRE(M)>camp. fràd.i, cagl. fràr’i, NEPOTE(M)>camp. neb.òd.i,
cagl. nebòr’i, ROTA(M)>camp. arròd.a, cagl. arròr’a, ACETU(M)>camp. az’èd.u, cagl.
az’èr’u, camp. pòrtad.a=pòrtar’a (ind. pres. 3a sing.)<it. portare.
Questo suono è dunque una variante fonematica della d. e si trova in opposizione
fonologica con la r: mùr’u ‘muto’ ~ mùru ‘muro’.
Si tratta di un fenomeno di ulteriore indebolimento di 'd.'<'T'; fenomeno che
ritroviamo anche nel Catalano di Alghero ( SAETA >sèra) ( 1 ) e in alcuni dialetti dell’Italia
meridionale e della Corsica: in alcune zone della Sicilia (a occidente, a nord e a sud'est), in
alcune località settentrionali della Calabria, in molti dialetti della Lucania e soprattutto
della Campania (2) in queste zone però la rotacizzazione non si ha per 'T' originaria, ma per
'D': père< PEDE ( M ), rùrici< DUODECI(M), ecc.
Per quanto riguarda la caduta di 'T' nelle terminazioni ATU , ITU, ITA , si può supporre
che tale caduta abbia avuto inizialmente luogo nei proparossitoni (vedremo fra poco che
anche la 'C' intervocalica cade nei proparossitoni) e che poi il fenomeno si sia esteso
analogicamente anche alle altre posizioni; nelle terminazioni del femminile ATA la caduta
non ha avuto luogo per evitare 1’ossitonia che sarebbe derivata dalla contrazione delle due
vocali uguali che si sarebbero venute a trovare a contatto (' ATA >* àa>*à).
È propria dei dialetti campidanesi la caduta di 'C' intervocalica nei proparossitoni e nei
verbi uscenti in 'ICARE: VITRICU(M)>bìrdiu ‘patrigno’, PERTICA (M)>pèrtia,
*
PERSICU(M)>prèssiu, IMBILLICU(M)>bìdhiu ‘ombelico’, NATICA ( M )>nàd.ia; questi
sostantivi hanno agito analogicamente su alcuni altri sostantivi originariamente parossitoni:
LECTICA ( M )>lètia, LATUCA ( M )>làtia/latua.
CASTICARE>kastiài ‘guardare’, MORSICARE>mussiài, FATICARE >fad.iài,
*
ALLUCERE >alliari, COQUERE > COCERE >kòiri; per fàiri il Wagner (HLS 114) suppone
una forma originaria * FALERE risultante dall’incrocio FALERE × AGERE e a supporto di
questa ipotesi porta l’esempio dell’acamp. fagere della Carta in caratteri greci testo in
cui le occlusive sorde sono ancora mantenute inalterate.
La 'C' lontana dalla sillaba tonica doveva essere pronunciata meno intensamente e
pertanto più facile doveva essere la caduta; nei verbi in ' ICARE nei quali la 'C' è pretonica
si può pensare ad una azione analogica delle forme in cui la 'C' è postonica in ultima sillaba
di voci proparossitone: es. CASTICO >kàstiu, MORSICO >mùssiu, *E XFINDICO >s’èndiu,
ecc., secondo la norma, donde gli infiniti kastiài, mussiai, s’endiài, ecc. Una riprova di
ciò possiamo trovarla nel fatto che non tutti i verbi in ICARE perdono la 'C':
frig.ài< FRICARE , trag.ài< *TRAHICARE dove la 'C' non viene mai a trovarsi in ultima
sillaba di voce proparossitona: frìg.u, tràg.u.

1
Cfr. A. Badìa Margarit: Gramatica histórica Catalana, Barcelona, Editorial Noguer, 1951.
2
Cfr. G. Rohlfs: Grammatica storica dell’Italiano e dei suoi dialetti, vol. I, par. 216, Torino, Einaudi, 1966.
Un caso analogo ai precedenti 'può essere quello di ADDUCERE>batìri/betìri/bitìri
‘portare’ in cui si può pensare a una ritrazione dell’accento nella 1a ind. pres.:
ADDUCO >bàtugo>bàtuo>bato/ u donde l’infinito batìri (log. batìre, nuor. batùre, acamp.
batùri: CV XVI, 5; batùsi XII, 4, XIII, 10<ADDUXI).
Altri casi di caduta di 'C' intervocalica sono breb.èi<BERBECE(M) ‘pecora’,
màrdi<MATRICE(M) ‘scrofa’, in quest’ultimo caso si può pensare ancora una volta al fatto
che la 'C' si trova in ultima sillaba di un proparossitono almeno per màrdi; per brèb.èi si
può pensare ad una azione analogica di màrdi vista l’affinità semantica oltre che fonetica
delle due parole.
Posizione finale: per ' T abbiamo le terze sing. di tutte le forme verbali; in queste
forme la ' T o cade o resta con l’aggiunta di vocale paragogica e conseguente digradamento
di 'T' in 'd.': VENIT >bèni/ b è n i d . i , NARRANT>nàra /nàrad.a, DORMIT>dròmi/dròmid.i,
CREDEBAT>kreìa/kreìad.a, VENDEBAT>bendìa/bendìad.a, VENIAT>bèng’a/bèng’ad.a,
FACIAT>fàtsa>fàtsad.a.
C APUT>kàb.ud.u.
Il gruppo finale 'NT delle terze plur. delle forme verbali si mantiene con l’aggiunta di
vocale paragogica: NARRANT>nàranta, TIMENT>tìminti, VENIUNT>bèninti,
CREDEBANT>kreìanta.
E S T >è/èsti.
Abbiamo anche qualche caso di 'C: si tratta in genere di avverbi di luogo; in queste
forme si ha l’aggiunta di vocale paragogica e, nella maggior parte del dominio
campidanese, la caduta della consonante: ILLOC >dhòi/dhùi, IN HOC >innòi/innùi,
ILLAC >adhàe (nell’Ogliastra e nella Barbagia meridionale abbiamo forme innòz’i,
innòg’i ed anche innòz’i; log. innòg.e, nuor. inòke) ‘qui’.
HINC >'nc’i: torrànc’i, poninc’i, a nc’i bog’ài, ecc.
FAC >fài.

Posizione intervocalica in fonetica sintattica: le occlusive sorde iniziali di


parola che siano seguite da vocale o da r, se si trovano nel corpo della frase e siano
precedute da parole che (anche originariamente) escano (uscissero) in vocale, digradano
nelle corrispondenti fricative sonore: su g.àni (kàni), su b.àni (pàni), ìssu b.òrtad.a
(pòrtad.a), issu b.onìad.a (ponìad.a), tùi g.antàsta (kantàsta), su z’èlu (c’èlu), zu
z’ìllu (c’illu), sa d.àula (tàula), tùi d.ènizi (tènizi), dèu d.ìmu (tìmu), sa b.ràma
(pràma), sa g.rài (krài).
Se la parola uscente oggi in vocale, che precede nel corpo della frase, la parola
iniziante per occlusiva sorda, non terminava originariamente in vocale, non si ha il
passaggio dell’occlusiva a fricativa: a tèrra<AD TERRA(M) contro p. de d.èrra<DE TERRA, à
komporàu<HABET COMPORATU(M) contro àppu g.omporàu, ìssu d.òrra kràzi<TORNAT CRAS
contro tòrra g.ràzi ‘torna domani’ (imp.)<TORNA CRAS, nàra kùstu<NARRAT (EC)CU ISTU(M)
contro nàra g.ùstu ‘dì questo’ (imp.)<NARRA (EC)CU ISTU(M).

18. La questione della palatalizzazione di CE, CI e GE, GI latini. È noto che per quanto
riguarda l’esito di CE, CI si ha una differenziazione fondamentale all’interno della lingua
sarda, differenziazione che divide praticamente il dominio del Sardo in due parti: il meridione
che palatalizza le originarie occlusive velari latine (CE', CI >c’e', c’i'; CE', CI > z’e , z.i
,), il settentrione e il centro montano che conservano invece le velari (CE', CI'>log. nuor. ke',
ki'; CE', 'CI'>log. 'g.e', 'g.i', nuor. 'ke', 'ki').
Diverse sono state le ipotesi riguardanti la palatalizzazione campidanese; ricordiamo che
il Wagner (FILS 111) ascrive questo fenomeno all’influsso esercitato dai Pisani sul
Campidanese nel corso della loro dominazione durante il medioevo, mentre l’antico
campidanese avrebbe mantenuto anch’esso, come il Logudorese, gli originali suoni velari, e a
suffragare questa ipotesi egli porta l’esempio di alcune parole che, non avendo
corrispondente toscano, hanno mantenuto la velare: CITIUS >kìtsi, CYTONEA(M)>kid.òng’a,
melag.id.òng’a.
In realtà la questione è meno semplice di quanto possa apparire. Noteremo innanzitutto
che l’esito di 'CE', 'CI' intervocalici non è lo stesso in tutto il dominio campidanese; infatti
nell’Ogliastra l’esito di 'CE', Ci intervocalici non è la palatale spirante sonora ('z’e', 'z’i')
come nella maggior parte dell’area campidanese, ma è una palatale occlusiva sonora ('g’e', '
g’i') : nùg’i<NUCE (M), krùg’i<CRUCE(M), bòg’i<VOCE(M), àg’ina<ACINA(M), su g’èlu=su
z’èlu, ecc. Nella zona sud'barbaricina si hanno invece quei suoni che il Bottiglioni definisce
«palato'linguali» (3) [ğ] (e che noi in un’analisi binaristica distingueremo da [g’] e da [dz]
così come segue:

[g’] [+grave] ~ [g] [– grave]; [dz] [+diffuso] ~ [ğ] [– diffuso]).

Abbiamo attestazioni di questo fenomeno per Arìtzo e Dèsulo (4): DECE(M)>dèğe,


PICE(M)>pìğe, VICINATU(M)>ìğinàu, QUINDECI(M)>bindiği, LUCE ( M )>luğe, su
ğerbèdhu=su z’erbèdhu< CER ’ BELLU ( M ), ecc. Ora ci sembra per la verità difficile che un
identico suono (velare) possa dare degli esiti diversi per il solo influsso di una lingua di
superstrato.
Noi siamo più propensi a credere che i suoni delle aree in questione rappresentino la
conservazione di antichi suoni una volta diffusi in tutto il dominio campidanese (non
dimentichiamo che 1’Ogliastra e la Barbagia sono delle aree linguisticamente conservative,
come già abbiamo avuto modo di vedere). La possibile evoluzione dei suoni velari latini
dovrebbe dunque essere la seguente:

'CE ', ' CI '>'g.e', g.i > ğe , ği > g’e', g’i > z’e', z’i .

L’influsso del toscano può aver giocato semmai nell’evoluzione g’e', g’i > z’e,
z’i secondo la proporzione tosc. c’e', c’i : s’e, s’i =camp. 'g’e', 'g’i', : 'z’e', 'z’i' (se
p. es. c’èna=la s’èna allora nùgi=nùz’i).
Le obiezioni del Wagner il quale afferma, come già visto, che alcune parole (kìtsi,
kid.òng’a) che non trovano corrispondente nel toscano, manterrebbero il suono velare,
possono essere respinte sia perché vi sono tante altre parole che tale corrispondenza non
hanno e che pure mostrano l’avvenuta palatalizzazione (basti pensare a c’ilìv.ru,
c’iv.ràz’u, addirittura a c’èa di probabile origine preromana=log.'nuor. kèa, kèja); sia
perché la conservazione delle velari nelle già menzionate parole può spiegarsi come un
caso di dissimilazione tendente a evitare il susseguirsi di due suoni palatali.
Più difficile è stabilire la cronologia, sia pure relativa, dell’evoluzione di questi suoni.
Il Guarnerio (5) si dice sicuro che la grafia delle Carte Volgari Cagliaritane mostra
inequivocabilmente che i suoni in questione fossero palatalizzati in posizione intervocalica;
lo studioso basa questa affermazione sul fatto che gli originari 'CE', CI sono sempre resi
graficamente con 'ge', gi (iudigi, fegerat, iligi, ecc.) mentre le stesse CV non
disconoscono grafie 'ch'; l’ipotesi del Guarnerio non è da respingere a priori, anzi noi
3
Cfr. G. Bottiglioni: Leggende e tradizioni di Sardegna, Genève, Leo S. Olschki, 1922; Saggio di fonetica
sarda, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1919.
4
Cfr. G. Bottiglioni: Leggende e tradizioni di Sardegna, cit., pag. 97'101. Per Dèsulo ne abbiamo conferma
anche da un’indagine da noi personalmente effettuata.
5
P.E. Guarnerio: L’antico campidanese dei secoli XI XIII secondo le antiche carte volgari
dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1906.
sostanzialmente l’accettiamo, ma i fatti da lui invocati non sembrano probanti, sia perché,
come già disse il Wagner (HLS 111) anche in testi logudoresi troviamo grafie 'ge', gi per
suoni sicuramente velari, vista l’area di provenienza; sia perché aggiungeremo noi, la grafia
'ge', gi si incontra nelle CV per suoni che dovevano essere e sono ancor oggi velari
gittari, gettari (oggi gettài), bogei (oggi bóg.id.i, bog.èssid.i, ecc.).
Le CV mostrano comunque una situazione molto complessa: da una parte troviamo la
palatalizzazione sicuramente già avvenuta per quanto riguarda GE e GI, lo testimoniano le
grafie ienniru (XIII, 4, 10; XIV, 14)<GENERU(M) (=1og.'nuor. gèneru) là dove la i+voc. è un
allografo di g+e, i (cfr. le varianti ienna/genna; Jorgi/Giorgi, jenezzariu/genezzariu) e indica
chiarissimamente un suono palatale. D’altra parte abbiamo però delle grafie che dovrebbero
rappresentare dei suoni ancora velari (k+i, e; ch+i, e) in posizione iniziale o
postconsonantica: kertu, kida, kidru (XVII, 11), binkidu (XVI, 3), archiepiscopadu, merkei
(XII, 2), pischina (XI, 2), piskina (MI, 7), connoschit (XII, 5).
Si sarebbe tentati di concludere che la palatalizzazione delle velari sia avvenuta in epoca
relativamente tarda e a partire dalla posizione intervocalica; due fatti, oltre le grafie delle CV,
proverebbero quanto andiamo dicendo:
1) nella Barbagia meridionale (Tonàra) si ha una situazione simile a quella mostrataci
dagli antichi documenti cagliaritani, si ha cioè la palatalizzazione delle velari in posizione
intervocalica e il loro mantenimento in posizione postconsonantica e iniziale assoluta (6);
2) sempre nella Barbagia meridionale (Dèsulo, Aritzo, Làconi) si ha la palatalizzazione
anche del pronome interrogativo'relativo: kì, kìni=c’ì, c’ìne (...z’ì, ...z’ìne/...ğì, ...ğine in
posizione intervocalica); su z’ì ‘ciò che’, de gìn èste? ‘di chi è?’, e parìa c’i z èsse gòfiu
b.apàri vintsez is pèldaza ‘e pareva che si fosse voluto mangiare perfino le pietre’ (G.
Bottiglioni: Leggende e tradizioni di Sardegna, cit. pagina 101). Questo fatto prova che la
palatalizzazione campidanese è alquanto tarda se ha potuto colpire anche le antiche
labiovelari già ridotte a velari (QUI>ki). Ci si potrebbe chiedere come mai tale
palatalizzazione sia oggi presente solo in questa ristretta zona sud'barbaricina, potremmo
rispondere che il mantenimento della velare del pronome interrogativo'relativo poteva trovare
forza dalle posizioni postconsonantiche (anche originarie a ki contro *de g’i così come a
tèrra contro de d.èrra) e dal fatto che questo pronome molto spesso si trova all’inizio di frase
(quindi non intervocalico); da queste posizioni l’esito velare si sarebbe esteso analogicamente
a tutte le posizioni, né è da escludere un influsso restaurativo culturale e/o dovuto alle lingue
di superstrato (italiano, catalano, spagnolo).
Quando si sarebbe giunti alla palatalizzazione di CE , C I postconsonantici? Ci si
sarebbe giunti indipendentemente, nella prosecuzione di un fenomeno già in atto (le grafie
velari delle CV potrebbero rappresentare dei suoni velari in cui era già presente un intacco
palatale)? O in ciò avrebbe avuto gioco il Toscano che avrebbe esteso la palatalizzazione a
tutte le posizioni, magari, anche questa volta, sulla base di un suono velare già intaccato e/o
in una lingua che comunque no disconosceva i suoni palatali? Sono tutte domande a cui non
è possibile per ora dare una risposta.
Noteremo infine che nella parlata popolare di Cagliari il suono velare subisce un
intacco palatale quando si trovi difronte alla vocale a: k’àni, k’àzu, k’ad.ìra, su G’àzu, su
G’àni, sa G’ad.ìra, seG’àu SECATU ( M ) .

19. ' Per quanto riguarda il digradamento delle consonanti occlusive sorde
intervocaliche nelle corrispondenti fricative sonore, osserveremo che il Sardo (o per lo

6
Cfr. M.L. Wagner: Lautlehre der Siidsardischen Mundarten, Halle, 1907, par. 63, 100, Karte IV, V. Si
confrontino anche alcune carte del Saggio di un Atlante Linguistico della Sardegna in base ai rilievi di Ugo
Pellis, Torino, ‘1964; Carta n. 3; kàdhu e g’èlu ‘cavalletta’; Carta n. 54 rùg’ez e kràstozo ‘testa e croce’; Carta n.
34: pùdha v.rokìa ‘chioccia’; Carta n. 37: kerrìg.a ‘paniere’.
meno le sue varietà logudorese e campidanese) concorda con l’Italiano centrale e
meridionale mentre si distacca da tutta l’area della Romània occidentale (Italia
settentrionale, Galloromània, Iberoromània). Infatti mentre in quest’ultima grande area di
digradamento delle occlusive sorde è presente, ma solo all’interno di parola, mentre è
assente in fonetica sintattica ( AMICU ( M )>sp. amigo, ma ( IL ) LA TERRA >la tierra; fr. ami
ma 1a terre) nell’Italia centromeridionale, così come in Sardegna: il digradamento si ha
anche in fonetica sintattica (tosc. amìco, 1a t.èrra; it. merid. amìg.o, la d.erra; sardo
amìg.u, sa d.èrra) ( 7 ).
Il passaggio che conduce le occlusive sorde alle fricative sonore attraversa la fase
intermedia delle fricative sorde; tale stadio di evoluzione si conserva, come è noto, in
Toscana; e, per quanto riguarda la Sardegna, nella parlata di Dorgàli dove la 'C' passa a una
vera spirante sorda 'ch': AMICU ( M )>amìchu, TRIDICU ( M )>trìchu, OC ’ LU ( M )>òchru, sa
chòa< CAUDA ( M ), su c h ì d z u < C I L I U ( M ) , FACERE >àchere. La 'P' diventa rilasciata (non
tesa) sorda con un leggero elemento spirante 'p.': CUPA ( M )>kùp.a,
CEPULLA(M)>achep.ùdha, SEPERARE >sep.eràre, Su p.ìlu<PILU(M), sa p.èdhe< PELLE ( M ),
su p.ìske< PISCE ( M ) (pìlu, pèdhe, pìske in posizione iniziale assoluta). La 'T' produce
una 'd.' intervocalica all’interno di parola e una t. (rilasciata sorda con elemento spirante)
intervocalica in fonetica sintattica: NEPOTE ( M )>nep.òd.e, MARITU ( M )>marìd.u,
ACETU ( M )>achèd.u, sa t.èrra< TERRA ( M ), su t.èmpus< TEMPUS , sa
t.àula< TABULA ( M ).

20. ' Consonanti occlusive sonore.

Posizione iniziale assoluta: in tale posizione le occlusive sonore sono mantenute


inalterate: BENE>bèni, BARBA (M)>bàrba/bràb.a, BONU(M)>bònu, BUCCA(M)>bùka,
BASIARE>bazài, BOVE(M)>bòi, BULLIRE>budhìri, DOMO>dòmu, DOLORE (M)>dolòri,

DIGITU ( M )>dìd.u, DUOS >dùs, DONARE>donài, DULCE ( M )>dùrc’í, DECE(M)>dèz í,
DENTE ( M )>dènti, DORMIRE >dromìri, GATTU ( M )>gàtu, GUSTARE >gustài,
GUTTUR >gùturu.
GE ', GI >g’e', g’i': GENERU ( M )>g’èneru, GENUC ’ LU ( M )>g’enùg.u,
GELARE >g’elài.

Posizione intervocalica: in tale posizione le consonanti in questione cadono:


PEDE(M)>pèi, RIDERE>arrìri, CREDERE >krèiri, CRUDU ( M )>krù(u), VIDERE >bìri,
JUGU ( M )>g’ù(u), EGO >(d)èu, NIGELLU ( M )>nièdhu, FABELLARE >fuedhài,
FABULA ( M )>fàula, SUGERE >sùiri, NUBE ( M )>nùi, TESTUGINE ( M )>tostoìni,
PROPAGINE(M)>prob.àina.
Il Wagner (HLS 120) pensa che il passaggio dall’occlusiva sonora al dileguo passi
attraverso la fase intermedia della fricativa sonora: 'B', 'D', 'G'>'b.', 'd.', g. >zero. Lo
studioso trova conferma di questo fatto negli scambi fra consonanti sonore che si
riscontrano negli antichi documenti medioevali e ancor oggi nelle parlate del nuorese:
PARABULA ( M )>paràg.ula, ADITU(M)>àg.id.u, ROGATIVA ( M )>acamp. arrobatia; tali
scambi sarebbero possibili, secondo il Wagner, solo se si ammette un passaggio
dall’occlusiva alla fricativa. Del resto nello stesso Campidanese (come anche nel
Logudorese ove pure le occlusive, di norma, cadono) abbiamo, per alcune parole, il
mantenimento delle occlusive sonore intervocaliche trasformate in fricative sonore,
soprattutto 'D'>'d.': NIDU ( M )>nìd.u, FRIGIDU ( M )>frìd.u (accanto a frìu),
8
NUDU ( M )>nùd.u (accanto a nùu), LIVIDU ( M )>1ìd.u, UBI>ùb.a, ab.i ( ).

7
Cfr. H. Lausberg: LR; par. 360'365.
8
Cfr. anche H. Lausberg: LR; par. 365.
La caduta delle occlusive sonore intervocaliche è già presente nelle CV sebbene questi
documenti ci mostrino una situazione oscillante fra il mantenimento e la caduta: coa (XI,
4), friidu (XI, 5; XIII, 14), frau (IX, 2)<FABRUM, aet< HABET , gitaat< *JECTABAT ,
eo< EGO ; d’altra parte abbiamo però iudigi (accanto a iuigi), Trogodori accanto a
Troodori (XII, 1), ubi, torrabat (X, 2). È interessante notare come in questi documenti
sia mantenuto lo iato di due vocali uguali provocato dalla caduta della consonante
intervocalica, senza che si realizzi la contrazione (fenomeno ancora presente in alcuni
dialetti centrali: CABALLU( M )>kaàdhu): clabaat<CLAVABAT (XII, 2), triigu< TRIDICU (M ),
Biniitu (IV, 2)<BENEDICTU ( M), moori (XI, 4)<MAJORE (M ), Troodori, madrii (XVII, 8,
11)< MATRICE( M ), friidu< FRIGIDU ( M ).
Le CV mostrano la già avvenuta lenizione delle occlusive sorde: fabrigada (XI,
5)< FABRICABAT, clerigu (IX, 9), dadas (XII, 3), sogra (XIII, 10), konnadu (XIV,
9), nebodi (XVII, 6); non mancano però casi di conservazione, se non altro grafica, delle
occlusive sorde: bolintate compare accanto a bolintade, Campitanu compare accanto a
Campidano, icustus, triticu (XVII, 10).

Posizione finale: AD >a: la 'D cade, ma la eventuale occlusiva sorda o la s che


seguano non digradano a fricativa in quanto la posizione intervocalica non è originaria: a
tùi, a tèrra, a papài, a kùssu, a sonài.
DE + AB >dai, si ha cioè la caduta di B e l’aggiunta di vocale paragogica (log. nuor.
dae; asardo aue, ave, daue, dava, daba).
Posizione intervocalica in fonetica sintattica: nel corpo della fase, se vengono a
trovarsi in posizione intervocalica, le occlusive iniziali hanno tre esiti diversi: il
mantenimento, il passaggio a fricativa, la caduta: mi dòli/mi òli<MIHI DOLET, sa dì/sa
d.ì<DIE ( M), su did.u/su ìdu/su d.id.u; sa dòmu/sa òmu/sa d.òmu; su diàu/su
d.iàu< DIABOLU( M ), su bòi/su òi, deo bèng’u/deu èngu, pipìu bònu/pipìu ònu, su
bèntu/su èntu, sa bìa/sa ìa<VIA ( M), una bòrta/una òrta<* VOLTA ( M), su gàtu/su àtu, su
gùturu/su ùturu. È da notare che il passaggio a fricativa si ha, per le occlusive sonore
anche in posizione intervocalica non originaria: a d.òmu<AD DOMU ( M), è b.ènni u< E S T
* VENITU ( M ), ànda b.èni, ecc., in questi casi comunque non si ha mai il dileguo della
sonora iniziale, mentre è possibile il mantenimento.
GE ', GI ' iniziali in fonetica sintattica possono restare inalterati o cadere: su g’èneru/su
èneru, su g’enùg.u/su enùg.u.
Le occlusive sonore iniziali dei prestiti non cadono mai: sa gàna<sp. gana, su
gànc’u<it. gancio, su dèngu<sp. dengue ‘vezzo’, sa damig’àna<it. damigiana (cfr.
avanti par. 39).
21. ' Le labiodentali (F e V ).
La F' è costantemente mantenuta in posizione iniziale assoluta: FOCU ( M)>fòg.u,
FILIU ( M )>fì1lu, FRATRE ( M )>fràd.i, FLORE ( M )>fròri, FLUMEN >frùmini, FEL >fèli,
FERRU ( M )>fèrru, FUMU ( M )>fùmu, FORAS >fòras.
Intervocalica la 'F' passa a 'v.' (rilasciata): TRIFOLIU ( M)>trev.ùllu,
STEFANU ( M )>Istèv.ini, SCYPHU ( M )>s’ìv.u/s’iv.èdha ‘catino, scodella’,
TRIFURCIU ( M )>triv.ùtsu/trav.ùtsu (nella parte meridionale del dominio campidanese
abbiamo forme treb.ùtsu, treb.ùssu).
In posizione intervocalica in fonetica sintattica la F passa a v.': su v.ràd.i, su v.ròri,
su v.èli, sa v.romìg.a, su v.ìllu; anche qui se la posizione intervocalica non è originaria la
F rimane inalterata a fìllu d.ù<AD FILIUM TUUM , è f ràd.i mìu< EST FRATER MEUS , bèssi
fùmu<EXIT FUMU(S ), ecc.
La v' (che nel latino classico era una semiconsonante con pronuncia bilabializzata [w])
si trasformò nel I sec. d.C. in una fricativa labiale [b]. I dialetti sardi (con l’eccezione del
Bittese) continuano questo suono labiale rendendolo però occlusivo [b] (più tardo è il
passaggio di [b.] in [v] proprio dell’Italiano, del Francese, del Portoghese e del Rumeno)
(cfr. LR 297, 300) : VINU(M)>bìnu, VILLA(M)>bìdha, VINEA(M)>bing’a, VACCA(M)>bàka,
VERANU ( M)>bèranu, VIDERE >bìri, VENTU ( M )>bèntu, VENTER >brènti, VIGINTI>bìnti.
In posizione intervocalica 'V' dilegua: OVU(M)>òu, NIVE(M)>nì(i), NOVU (M)>nòu,
RIVU ( M )>arrìu, GRAVE (M )>grài ‘pesante’, VIVU ( M )>bìu. Il mantenimento di 'V' in bìviri
è influenzato dall’italiano vivere o dallo spagnolo vivir e tale influsso può essere facilitato
dal fatto che una eventuale caduta di 'V' porterebbe la parola ad essere confusa con
un’altra: VIVERE>*bìri=bìri<VIDERE (analogamente in log.
VIVERE>*bìere=bìere<BIBERE); pure influenzata dall’italiano è la parola mòviri (cfr. la
variante log. nuor. mòere).
Il passaggio di V' a b è già attestato nelle CV: bìlla, bìa, bida<VITA(M), boluntadi,
balere<VALERE, ecc.
Intervocalica in fonetica sintattica b <V può essere mantenuta, può passare alla
fricativa b. o può cadere (cfr. par. 20).
22. ' Le consonanti nasali (M e N).

La consonante M è mantenuta in Sardo sia in posizione iniziale che in posizione


intervocalica; in quest’ultimo caso la pronuncia della consonante è intensa:
MAXILLA(M)>massìdha, MARE >màri, MALLEU ( M )>màllu, MANU ( M)>mànu, sa massìdha,
su màri, su màllu, sa mànu, a mànu mànka, ecc.
TIMERE >tìmiri, HOMINE( M )>òmini, FUMU ( M )>fùmu, FLUMEN >frùmini, LIMA(M)>lìma,
FEMINA ( M )>fèmina, RAMU ( M )>arràmu, PRIMU (M )>prìmu, AERAMEN>arràmini.
In posizione finale la 'M cade di norma: tutti i sostantivi e gli aggettivi singolari che,
come è noto, derivano dalla forma dell’accusativo latino, presentano forme senza m così
come tutte le lingue neolatine: 'AM, 'UM, EM> a, u, i; JAM>g’à(i).
La 'm si mantiene, trasformata in 'n, nella preposizione kun<CUM; il Sardo antico aveva
anche ken<QUEM.
La consonante N è mantenuta in posizione iniziale (sia assoluta che in fonetica sintattica),
in posizione preconsonantica e in posizione finale: NASU(M)>nàzu, NASCERE>nàs’íri,
NUDU(M)>nùd.u>nù(u), NEPTA(M)>nèta ‘nipote’, NOVU(M)>nòu, NOCTE(M)>nòti,
NUBE(M)>nùi, INTRARE>intràí, CANTARE>kantài, CONCHA(M)>kònka ‘testa’,
QUANDO>kàndu, GRANDINE (M)>làndiri, VINCERE>bìnc’iri; tutti i nomi in 'MEN mantengono
la 'N con aggiunta di vocale paragogica: FLUMEN>frùmini, AERAMEN>arràmini,
LAETAMEN>led.àmini; IN>in (in àrtu, in kùssu lòg.u, in dòmu); nella negazione NON la n
cade nelle forme enfatiche e nella fonetica sintattica di fronte a vocale: àpu nàu g.a no! ‘ho
detto di no!’; no àndad.a, no èst ìssu, no impòrtad.a, no è bènniu. Di fronte a consonante la
n può rimanere o cadere: no(n) fài nudha, no(n) sèu dèu ‘non sono io’, no(m) bàlid.i,
no(n) kòmporad.a.
In posizione intervocalica gli esiti di 'N' variano da zona a zona:
a) zona della nasalizzazione che abbraccia tutta la pianura del Campidano fino ad
arrivare nell’area logudorese meridionale (Milis, Samughèo, Cabras). In questa zona la 'N'
cade dando però una risonanza nasale alla vocale precedente: CANE(M)>kài, LUNA(M)>1úa,
*
FUNE(M)>fùi, BENE>béi, PANE(M)>pài, TENET>téi(d.i), PULLEONE(M)>pillói,
*
AGNIONE(M)>ang’òi, MANU(M)>màu, CANISTELLU(M)>kàistèdhu, COCINA(M)>koz’ìa,
VINU(M)>bìu, ACINA(M)>àz’ìa, MANICA (M)>màig.a, eccetera.
La nasalizzazione colpisce anche i prestiti: it. stazione, maglione, ragione, zafferano,
giardino>statsiòi, malliòi, tsaferàu, g’ardìu; cat. trona, conill, ahina>tròa ‘pulpito’, kòìllu,
aia ‘strumento di lavoro’, sp. gana, muchicon>gà(a) ‘voglia’, buc’ikòi ‘pugno, cazzotto’.
In alcuni parlari rustici nelle consecuzioni VOC.+N+VOC.+CONS.VELARE si ha il passaggio
a voc.+voc.+n+cons.velare: MANICA(M)>màinga, GENUC’LU(M)>g’èùngu,
RETINACULOS>ordiàngus ‘redini’, PASTINACA(M)>pistiàng.a ‘carota’. In questi casi la 'n'
prende una coloritura velare (come la 'n' nell’italiano ancora) mentre la velare si sonorizza;
b) zona del colpo di glottide, comprende il Sàrrabus (Muravera, Villaputzu, San Vito)
e Isili. In quest’area la 'N' ha per esito il cosiddetto ‘colpo di glottide’ (la chiusura della
glottide per un tempo pari a quello che occorrerebbe per la fonazione del fonema che viene a
cadere), la vocale che precede la 'N' viene nasalizzata: PANE(M)>pàh’i, BENE>béh’i,
*
ACINA(M)>àz’ìn’a, CINISIU(M)>c’ìh’ìz’u, JAJUNARE>g’aùh’ài. In quest’area il ‘colpo di
glottide’ con conseguente nasalizzazione della vocale seguente si ha anche per 'N' iniziale
intervocalica in fonetica sintattica: sa h’úi<NUBE(M), su h’iu<NIDU(M), ìssu
h’àd.ad.a<NARRAT, s ànnu h’òu (Böhne 44), sa h’òt e z’(h’a ‘la notte di Natale’<NOCTE
DE CENA (Böhne 49), assa h’ùa<NUDA(M) (Böhne 100). Nella zona della nasalizzazione
non si ha il fenomeno della caduta di 'N' intervocalica in fonetica sintattica: sa nùi, su
nìd.u, su nàzu, s ànnu nòu, ecc.
Nel Sàrrabus non si hanno casi di contrazione di due vocali uguali separate fra loro dal
colpo di glottide: LANA(M)>làh’a, HOMINE(M)>òmĩh’i, NOMEN>nòmĩh’i. Nella zona della
nasalizzazione invece, nel caso di due vocali uguali, una delle quali nasale, che vengano a
trovarsi a contatto, si ha contrazione in un’unica vocale: LANA(M)>là, UNU(M)>ú,
HOMINEM>òmi, così i proparossitoni in 'MEN presentano la caduta della 'N' e la contrazione
delle due i (quella originaria e quella paragogica) : LAETAMEN>lad.àmi, NOMEN>nòmi,
SEMEN>sèmi, CUCUMEN>kug.ùmi; in questi casi, così come in tutti i proparossitoni (òmi,
fèmia, àz’ia) la risonanza nasale è debole o addirittura assente (9).
È probabile che l’esito di 'N' proprio del Sàrrabus (area isolata e conservatrice) possa
essere l’esito primitivo una volta proprio di tutta la piana campidanese; qui poi si sarebbe
perso il ‘colpo di glottide’ e sarebbe rimasta solo la nasalizzazione della vocale. Il
fenomeno della nasalizzazione sembra potersi ascrivere ad una reazione etnica di sostrato
se teniamo conto che fenomeni di caduta di 'N' intervocalica (con o senza nasalizzazione
della vocale) si riscontrano nell’area iberica e aquitanica (portoghese, leonese, guascone,
nonché nei prestiti latini del Basco) area per la quale è ormai provata 1’affinità linguistica
prelatina col Sardo. Tale ipotesi potrebbe trovare una conferma qualora si tenga conto dello
sviluppo della 'L' intervocalica che cade in alcune zone del Campidano così come in
Portoghese, rotacizza in altre zone come nei prestiti latini del Basco;
c) zona del mantenimento di 'N', comprende Cagliari e le sue immediate vicinanze,
la costa occidentale del golfo di Cagliari, Teulada, il Sulcis, la zona orientale del dominio
campidanese (Gerrei, Ogliastra, Barbagia meridionale, con l’esclusione di Isili come
abbiamo visto). In questa zona la 'N' viene mantenuta e talvolta pronunciata con intensità:
pàni, kàni, 1ùna, òmini, bèni, ang’òni, àz’ina, meng’ànu.
La 'N' intervocalica posta nella sillaba successiva a quella tonica di parole
proparossitone tende ad essere pronunciata intensa in tutto il dominio Campidanese
(compreso il Sàrrabus) TENERE>tènni(ri), VENIRE>bènní(ri), TENERU(M)>tènneru,
GENERU ( M )>g’ènneru/g’èneru, PONERE >pònni(ri).
L’opposizione /m/~/n/ è neutralizzata in Campidanese di fronte a consonante: da
arcifonema funge M di fronte a consonante labiale, N davanti alle altre consonanti.

9
Per un esame del dialetto del Sàrrabus cfr. Rudolf BBhne: Zum Wortschaltz der Mundart des Sàrrabus,
Berlin, Akademie'Verlag, 1950.
V’è opposizione fra /n/ (scempia) e /nn/ (geminata): mànu ‘mano’~mànnu ‘grande’;
sònu ‘suono’~sònnu ‘sogno’; dòna ‘dà’~dònna ‘signora’. Tale opposizione non si ha per il
fonema /m/ così come per tutti i fonemi occlusivi fricativi e affricati.
Il fonema /n/ ha come allofono una n velare difronte a consonante velare (k, g).

23. La consonante L.

Posizione iniziale: in tale posizione la L' è conservata integra: LUNA(M)>lùna,


LUCE ( M )>lùz’i, LOCU( M )>lòg.u, LIGNA ( M )>lìnna, LACTE >làti, LABORE ( M)>lòri,
LINTEOLU ( M )>lentsò1u, LATER >làd.iri, LAXARE>lassài.

Posizione intervocalica: gli esiti di 'L' in tale posizione variano da zona a zona:
a) zona della labializzazione, abbraccia la parte centro'occidentale del dominio
campidanese partendo dalle immediate vicinanze di Cagliari per arrivare fino a nord di
Oristàno (Cabras, Riòla) ed esclude tutta la parte sud'occidentale dell’Isola (la costa
occidentale del Golfo di Cagliari, il Sùlcis fino a Iglesias). In questa zona la 'L' passa a '
b.(fricativa) o ad 'u' (un grado di spirantizzazione ancora più accentuato e con articolazione
sempre bilabiale): SOLE(M)>sòbi/sòui, AREOLA(M)>az’ròb.a/az’ròua, OLIVA(M)>ob.ìa/ouìa,
MOLENTE(M)>mob.ènti/mouènti ‘asino’, MALE HABITU(M)>mob.àd’iu/mouàd.iu ‘ammalato’,
VOLARE>bob.ài, PALATIU(M)>pob.àtsiu, TRIBULARE>treb.ài/treuài, VOLEBA(M)>(b)ob.ìa. In
parole come kàb.i<CAULE(M), tàb.a<TA(B)ULA(M), fàba<FABULA(M) la u viene assorbita dalla
labiale.
In questa zona è presente anche il fenomeno della caduta di 'L': CAELU(M)>c’èu,
SOLU ( M )>sòu, SOLE ( M )>sòi, PULICE ( M )>pùz’i, AMYNDALA ( M )>mèndua, PILU ( M )>pìu,
MALU ( M )>màu.
b) zona della rotacizzazione; abbraccia un’area che dalle immediate vicinanze ad est
di Cagliari (già da Selàrgius, Quartu Sant’Elena e Dolianova, anche se bisogna osservare
che in questi due centri il fenomeno va perdendosi presso le nuove generazioni, mentre è
ancora molto vitale a Selàrgius) si estende al Gerrei (escludendo la Trexenta) e arriva poi
fino al Sarcidano (Orroli, Isili, Nuragus), scompare poi a Nurallao e a Gèsturi, Sinnài e
Maracalagonis a sud'est, Assemini a sud'ovest; il fenomeno ricompare poi a Milis (cfr.
Carta 1). In questa area la 'L' intervocalica passa a 'r' (uvulare) più o meno accentuata:
assai forte a Isili e a Selargius (con coloritura velare), meno accentuata a Nuragus, assai
meno a Quartu Sant’Elena e Dolianova: MALU(M)>màru, SOLE(M)>sòri,
MALEHABITU(M)<maràd.iu, it. calare karài, VOLEBAM>(b)orìa, MEI>mèri, TELA(M)>tèra,

CAELU(M)>c’èru, AREOLA(M)>az’ròra aia’, cat. caixal>kas’ari ‘molare’.
Il Bottiglioni (10) ascrive questo fenomeno all’influenza del sostrato ligure: ciò non
sarebbe impossibile in Sardegna, ma non bisogna dimenticare, come osserva il Tagliavini
(11), che la rotacizzazione si ha anche in aree romanze dove non si ha influenza del sostrato
ligure (p. es. il Rumeno) e inoltre, aggiungeremo, che la rotacizzazione di 'L' è propria
anche dei prestiti latini del Basco.
Immediatamente legati a ovest di questa zona si hanno i centri di Siurgus Donigala
dove l’esito di 'L' intervocalica è il ‘colpo di glottide’ (pìh’u, sòh’i, ecc.) e Gesturi dove
l’esito di 'L' è la labiovelare sonora 'gw' anche in posizione intervocalica in fonetica
sintattica (semplicemente 'g' di fronte ad u): sògwi=sòli, fràgwa<FA(B)ULA(M) ‘bugia’,
kas’àgwi<cat. caixal ‘molare’, su gwèpuri=su lèpuri ‘1a lepre’, bratsògu<cat. bressol,
‘culla’, sa gùna=sa lùna; si tratta in entrambi i casi di due suoni con articolazione arretrata
10
G. Bottiglioni: Indice fonetico per l’area di espansione ligure in Atti del I congresso internazionale di Studi
Liguri, Monaco'Bordighera'Genova, 10'17 aprile 1950.
Pubblicato anche in Miscellanea Glottologica di Gino Bottiglioni, Modena, Società tipografica modenese, 1957.
11
C. Tagliavini: Le origini delle lingue neolatine, Bologna, Patron, 1972, par. 23.
caratterizzata dai tratti [+grave], [−diffuso] così come la /r/ (uvulare) che si oppone, nel
sistema dei dialetti in cui 'L'>'r', alla /r/:

/r/
+ vocalico
+ consonantico
− grave
+ diffuso
màri ‘mare’

/r/
+ vocalico
+consonantico
+ grave
− diffuso
màri ‘male’

I tre suoni ([r], [gw], [h’]), apparentemente diversi l’uno dall’altro, vengono quindi ad
essere accomunati e presuppongono tutti un arretramento articolatorio di 'L' (cfr. anche
HLS 197), cioè una '1' velare, che ancor oggi, sebbene sempre più raramente, si ode nella
parlata popolare di Cagliari.
Come si sarebbe arrivati all’esito 'b.'? Non è da escludere che esso sia un’evoluzione della
labiovelare secondo la norma sarda (AQUA>àba, QUACTILE>bàtili) tanto più che l’esito
labiovelare è posto proprio al confine fra l’area di labializzazione e l’area di velarizzazione
(Gesturi ed anche Mandas secondo quanto in HLS 192) (12).
Il fenomeno della rotacizzazione compare isolatamente anche a Milis.
c) zona del ‘colpo di glottide’, comprende il Sàrrabus (Muravera, San Vito, Villaputzu) e
inoltre Siurgus Donigala, come già visto: SOLE(M)>sòh’i, PILU(M)>pìh’u, PULICE(M)>pùh’iz’i,
(EX)PENDULA(M)>spènduh’a ‘burrone, precipizio’, AREOLA(M)>az’ròh’a, it. galoppo>gah’òpu
(Böhne 100), QUACTILE(M)>bàtih’i (Böhne 100) ‘panno che si mette sotto la sella’,
*SOLA(M)>sòh’a (Böhne 59), su uàh’i<JUGALE(M) (Böhne 92).
d) Il Sulcis: in quest’area si ha la 'r' (uvulare) da 'L' pretonica: VOLARE>borài,
*VOLETIS>borèis, sa rana<LANA(M), sa rèzina<it. o genovese làez’ina (cfr. AIS 208; DES, II,
p. 24), su rèpui<LEPORE(M), OLIVA(M)>orìa, kordolìnu/kordorìnu<CARDUU(M) ‘fungo’ (cfr.
AIS 621). In posizione postonica si ha il dileguo: SOLE(M)>sòi, MALU(M)>màu,
FABULA(M)>fàua, FILU(M)>fìu, cat. caixal>kas’ài, ukamèi= bukamèli ‘donnola’ (AIS 438); non
mancano però in questa posizione esempi di mantenimento della 'l' o del suo passaggio a 'r':
màlu, fìlu, sòli, lentsòru, àkiri<AQUILA(M) (cfr. HLS 187, 187 n. l, 190, 194).
e) zona del mantenimento di 'L': comprende 1’Ogliastra, la Barbagia (Làconi, Aritzo,
Dèsulo, Meana, Belvì, ecc.), la zona sudorientale (Sinnai, Maracalagonis, Villasimius) la costa
occidentale del Golfo di Cagliari (Teulada, Domus de Maria). In tutta quest’area il suono di 'l'
è particolarmente intenso e si può pensare che si tratti di una reintroduzione superiore di un
suono che altrimenti era diverso; specie poi se teniamo conto che anche nelle zone in cui 'L'

12
Da un’indagine da noi personalmente compiuta abbiamo potuto appurare il fenomeno della rotacizzazione di 'L'
a Selargius, a Isili e a Nuragus, e inoltre, almeno per le generazioni più anziane, a Quartu Sant’Elena; il Bottiglioni
(Leggende e tradizioni di Sardegna, cit.) testimonia il fenomeno per Villasalto e Orroli; il Pellis (Saggio di un
Atlante Linguistico della Sardegna in base ai rilievi di Ugo Pellis a cura di B. Terracini e T. Franceschi, Torino
Stamperia Editoriale Rattero, 1964) testimonia questo fenomeno anche per S. Nicolò Gerrei e per Dolianova
(centro quest’ultimo dove, secondo quanto abbiamo potuto osservare, il fenomeno tende a scomparire: solo talvolta
si ode una leggerissima 'r' uvulare).
passa a 'b. o a 'r' troviamo, come variante libera, il suono di '1' intensa (sòb.i/sòlli,
kàb.a/kàlla tèra/tèlla, az’ròra/az’ròlla, ecc.).
f) la parlata popolare di Cagliari presenta il suono velare di '1' intervocalica o
preconsonantica (quest’ultima anche derivata da R): sòli, màli, kàlta, pèlda, soldàu,
c’olbèdhu (HLS 187). Fenomeno che va comunque perdendo terreno, fin quasi a
scomparire, in favore di 'l' dentale o di 'r' preconsonantica.

Posizione intervocalica in fonetica sintattica: in questa posizione 'L' si conserva con


più facilità anche se non mancano casi di passaggio a 'b.', 'u' o r', o anche il dileguo: ùu
gutèdhu b.òngu, su mèz e b.od.àmini, sa b.èa=sa lèa, sa uìnna=sa lìnna, unu zennòri
uòngu, su àku=su làku, su òmburu=su lòmburu, su àmpu=su làmpu (cfr. LHS 194); sa
rùna, su rèpuri, su ràti=su làti, sa ràna=sa làna.
In questa posizione, nel Sàrrabus e a Siurgus Donigala, è di norma il ‘colpo di
glottide’: su h’àti, sa h’ùz’i, su himòh’i, issu h’assad.a «egli lascia» (Bönne 16).
' L' preconsonantica. L’esito di L + CONS . è generalmente r+cons. (con eventuale
metatesi di r): ALTU( M )>àrtu, AUSCULTARE >askutài, SALTU ( M)>sàrtu ‘terreno incolto,
campagna’, * DISCULCEU ( M )>skrutsu ‘scalzo’, FA LCE ( M )>fàrc’í/ fràc’i,
DULCE ( M )>dùrc’i/drùc’i, CA LCINA ( M )>karc’ìna/krac’ìna ‘calce’,
*
VOLTA ( M )>(b)òrta, C ULTELLU ( M )>gurtèdhu, PALMA ( M )>pràma, MALVA ( M )>màrva,
CULPA ( M )>krùpa. È frequente nei dialetti rustici l’assimilazione LT > rt > t : sàtu,
askutài, (b)òta.
L + S >'rts': PULSU ( M )>prùtsu/brùtsu;
L + GE / GI >'ll': MULGER E >mùlliri, INDULGERE >indùlliri ‘arrendersi’ o anche
‘flettere’. Forse attraverso 'lğ' parallelamente a ' LJ '>'lg'>'ll'.
L + U semivocalica> f : bòfiu (participio passato di bòliri costruito sul perfetto
*
VOLU I , in Logudorese kèrfit, kèrfid.u su una base KERUI ).
Nella Barbagia meridionale abbiamo il mantenimento di 'L' preconsonantica, così pure
a Baunèi; vorremmo osservare che il Bottiglioni in Leggende e tradizioni di Sardegna,
cit., riporta per Sant’Antioco soldàu con il gruppo ld mantenuto accanto a poltàu e
mòltu (con 'rt'>'lt'); 1’AIS riporta però per Sant’Antioco sempre rt <' LT '/' RT '.
Come già osservato, la parlata di Cagliari ha l (velare) +cons.< L / R + CONS .

24. La consonante R .
Posizione iniziale. La R ' iniziale rimane inalterata, ma è uso frequentissimo, per non
dire generale e costante, premettere una vocale prostetica e rafforzare la consonante; come
abbiamo già visto (paragrafo 14) la vocale è, nella maggior parte del dominio campidanese
a', nella Barbagia e nell’Ogliastra essa varia a seconda della consonante che segue (a' se
alla r segue a, e se alla r segue e od i, o' se alla r segue o od u): ROTA(M)>arròd.a,
RUBEU(M)>arrùb.iu, RIVU(M)>arrìu, RANA(M)>arràna, ROSA(M)>arròza, RIDERE>arrìri,
REGERE>arrèiri, RECORDARE>arreg.od.ài, RUERE>arrùiri, it. rifiutare>arre fud.ài, it.
ragione>arrez’òni, it. rispondere>arrespùndiri, cat. reixa>arrèc’a ‘inferriata’, cat.
rajola>arreg’òla ‘mattonella’, sp. real>arriàli/arriàb.i ‘reale, moneta’, sp. rezar>arrezài
‘pregare’, sp. renegar>arrenneg.ài ‘essere adirato’.
Posizione intervocalica. In posizione intervocalica 'R' è generalmente mantenuta
inalterata: CARU(M)>kàru, FLORE(M)>fròri, LABORE(M)>lòri ‘grano’, PIRA(M)>pìra,
*
ARATRU(M)>aràd.u, PARICULA>parìg.a ‘paio’, MURU(M)>mùru, CERA(M)>c’èra,
CICER>c’ìz’iri.
Nel Sulcis è frequente la caduta: FLORE(M)>fròi, LEPORE(M)>lèpui, LABORE(M)>lòi,
*EXCURSURA(M)>skussùa ‘sciame d’api’ (Pellis 33), MULIERE(M)>mullèi (AIS 73), cat.
ferrer>ferrèi (AIS 213). La caduta non è comunque la norma: ARENA(M)>arèna,
FURARE>furài, cat. cullera>kullèra, sp. cat. salera>salèra.
Anche al di fuori del Sulcis si sentono comunque alcune forme che presentano il dileguo
di 'R', magari alternate con forme regolari: HERI SERO>arizèu/arizèru ‘ieri’,
CICER>c’ìz’i/c’ìz’iri, NARRO>nàu/nàru, IPSA HORA>insà/insàra ‘allora’; la caduta è normale
in dinài=log. dinare ‘denaro’.
Il dileguo di 'R' è di norma nella desinenza degli infiniti della 1a coniug..:
SECARE>seg.ài, CANTARE>kantài, CIRCARE>c’irkài, CERTARE>c’ertài. Per gli infiniti delle
coniugazioni latine 2a e 3a fusesi in Sardo in un’unica coniugazione (proparossitona),
abbiamo in Campidanese l’alternarsi (libero) di forme con il dileguo di 'R' e conseguente
contrazione delle due i (vedi sopra par. 10): VINCERE>bìnc’i/bìnc’iri, T IMERE>tìmi/tìmiri,
INTENDERE>intèndi/intèndiri, sono comunque più frequenti le forme con il dileguo di 'R'. Il
fenomeno si riscontra, anche se meno frequentemente, pure per i verbi della 3a coniug. che
continuano la 4a latina: EX IR E >bessì/bessìri, OCCIDERE>boc’ì/boc’ìri,
FUGERE>FUGIRE>fuì/ fuìri.
Nel Campidanese rustico è presente anche il passaggio di 'R' intervocalica a 'd.',
regolare nel Sàrrabus: MARE>màd.i, LA(B)ORE(M)>lòd.i, MERIDIARE>amed.iài (cfr. HLS
205); Sàrrabus (cfr. Böhne op. cit. 25'27): ìssu h’àd.ad.a=nàrad.a ‘egli dice’,
praz’èd.i=praz’èri, kad.ìd.a=kad.ìra, pìb.id.i=pìb.iri.
Posizione intervocalica in fonetica sintattica; tale posizione è in pratica inesistente
nel Campidanese, vista l’esistenza della prostesi: s arròd.a, tùi arrìzi ‘tu ridi’, s arreg.òd.ad.a
‘si ricorda’, ecc.
'R' preconsonantica. L’esito di R+CONS. occlusiva, af fricata, o m è il mantenimento
inalterato del nesso con eventuale metatesi di r:
CORPUS>kòrpus/kròpus, SARMENTU(M)>sarmèntu/sramèntu, FURCA(M)>fùrka, FORMICA
(M)>formìg.a/ fromìg.a, FORTE(M)>fòrtí, MORTE(M)>mòrti, it. forza>fòrtsa,
SERVIRE >serbìri/sreb.ìri, BERBECE(M)>breb.èi, SURDU(M)>sùrdu/srùd.u, ARCU(M)>àrku,
PORCU(M)>pòrku/pròku, LARGU(M)>làrgu, LARDU(M)>làrdu, SPARGERE>spràz’iri,
FURCILLA(M)>furc’ìdha/ fruc’ìdha ‘forca fienaia, forchetta’, VIR’DE(M)>bìrdi.
'rt', 'rk', 'rts' possono assimilarsi, nei parlari rustici, in 't', 'k', 'ts': FORTE(M)>fòti,
MORTE(M)>mòti, CIRCARE>c’ikài, CERTARE>c’etài ‘litigare’, TRIFURCIU(M)>treùtsu dove è
però possibile che si tratti di un caso di dissimilazione r'''''r>r'''''zero, MARTIU(M)>màrtsu/
màtsu ‘marzo’.
* *
R+L>'rr': MERULA(M), FERULA(M)>( MEURLA, FEURLA)>meùrra, feùrra, it. ciarlare>c’arrài.
R+N>'rr': FORNU(M)>fòrru, HIBERNU(M)>ièrru, CORNU(M)>kòrru, CORNACULA(M)>karròg.a,
CERNERE>c’èrri ‘stacciare il grano’, TORNARE>torrài, SATURNU(M)>sad.ùrru, nei
prestiti il nesso r+n o si mantiene oppure si interpone, fra le due consonanti, una
vocale epentetica: sp. fornera>fornèra, cat. carnicier>karnitsèri, it.
giornata>g’orronàd.a.
R+S>'ss': MORSICARE>mussiai, CURSORIA>kussòrg’a ‘terreno ademprivile’,
*
EXCURSURA>skissùra ‘sciame d’api’; nei prestiti il nesso si mantiene o passa a '
rts': it. orso>ùrsu/ùrtsu, it. ant. forsi>fòrsizï/ fòrtsizï.
R+D>'rd': CARDU(M)>kàrdu, PERDERE>pèrdiri, VIRIDE ( M )>bìrdi; nella parlata di Cagliari e
Teulada si ha il passaggio a 'ld': làldu, bìrdi, pèldiri, pèlda<PETRA(M),
kaldìg.a<CRATICULA(M).
Nella Barbagia 'R' preconsonantica passa a 'l': PETRA ( M )>pèlda, it. portare>poltàre,
FORTE(M)>fòlte, MORTUU ( M )>mòltu; sono comunque presenti anche in questa area le
assimilazioni 'RS '>'ss', 'RN'>'rr'.
Posizione finale. In tale posizione la 'R rimane integra con aggiunta di vocale
paragogica: COR>kòru (=1og. kòro), SEMPER>sèmpiri/ sèmpri, CICER>c’ìz’iri.

25. La consonante S.

Posizione iniziale: la S' iniziale è mantenuta con suono sordo come (nell’Italiano sole,
sale, sabbia) sia prevocalica che preconsonanatica, è invece sonora difronte a consonante
sonora (b, d, g, m, v): SAETA(M)>sèd.a, SANU(M)>sànu, SONARE>sonài, SOLE(M)>sòli,
SEPTE(M)>sèti, SOLU(M)>sòlu, SOCERU(M)>sog.ru, SELLA(M)>sèdha, SPARGERE>spràz’irî,
SPICA(M)>spìg.a, SPO(N)SU(M)>spòzu, STERNERE>stèrríri ‘distendere’, STRINGERE>strìng’iri,
zbentiài ‘svaporare’, anche metaforico, denominale da VENTU(M); zdorrobài<it. derubare ×
sp. robar, zgannài ‘scannare, sgozzare’ derivato di CANNA(M), zmurdzài<sp. almozar,
zvaporài<it. svaporare.
S'+CE, CI>s’e', s’i': SCIRE>s’ìri, SCYPHU(M)>s’ìv.u, EXCITARE>s’id.ài ‘svegliare’.
Posizione intervocalica. La 'S' intervocalica si sonorizza: ROSA(M)>arròza,
NASU(M)>nàzu, MA(N)SUETU(M)>mazèd.u, TE(N)SUS>atèzu ‘lontano’, FUSU(M)>fùzu,
PISU(M)>pìzu, PE(N)SARE>pezài ‘sollevare’, PAUSARE>pazài ‘riposarsi’.
Ricorderemo quanto afferma il Wagner (HLS 163) che nel Sulcis la S, tanto iniziale
quanto intervocalica, ha una pronuncia intensa tanto che mal si distinguono i suoni [s] e [z]; tale
particolarità è propria anche del Logudorese (oltre che dell’area ibero'romanza).
Posizione intervocalica in fonetica sintattica. In tale posizione la 'S' viene
sonorizzata: su zòli, fùnti zèti ‘sono sette’, dèu zònu ‘io suono’, su zòg.ru, dèu zèu zòlu ‘io sono
solo’, sa zèd.a, ecc. Anche in questo caso, se la posizione intervocalica non è originaria, la 'S'
rimane sorda: è sànu<EST SANU(M), ìssu b.ìg.a sòli contro ìssu b.ìg.àd.a zòli ‘egli prende sole’,
a sòg.ru d.ù<AD SOCERUM TUUM.
S preconsonantica. Davanti a consonante sorda s rimane sorda, difronte a consonante
sonora si sonorizza in z; se è iniziale può aversi la prostesi di i (ma nel Campidanese, al
contrario del Logudorese'nuorese, la prostesi non è la norma): SCALA(M)>(i)skàla,
SPERARE>(i)sperài, SPONGIA(M)>(i)spòng’a ‘spugna’, DISCU(M)>dìsku, CASTICARE>kastiài
‘guardare’, MUSCA(M)>mùska, ECCU ISTU(M)>kùstu, COSTA(M)>kòsta.
'S+CE, CI> s’e , s’i anche in posizione intervocalica, oltre che iniziale come già visto:
NASCERE>nàs’i, PASCERE>pàs’i(ri), COGNOSCERE>konnòs’i(ri), PISCE(M)>pìs’i; is+s’:
EXSEPERARE>s’ob.erài ‘scegliere’, EXSAETACIARE>s’ed.atsài (cfr. HLS 336).
Posizione finale. Il Campidanese, come tutto il Sardo, mantiene la 'S finale:
CORPUS>kòrpus, LATUS>làd.us, TEMPUS>tèmpus, CRAS>kràs/kràzi, TRES>très; così la 'S è
mantenuta nelle forme del plurale: OS , 'AS, 'ES>'US, 'AS, 'IS (CANES>kànis, BONOS>bònus,
ROSAS>arròzas, FILIOS>fìllus, BOVES>bòis, TERRAS>tèrras, MAXILLAS>massìdhas,
FLORES>fròris, ANNOS>ànnus, ecc.).
Altrettanto dicasi per le forme verbali uscenti in 'S: CANTAS >kàntas,
CERTAMUS >c’ertaus, CANTAMUS >kantàus, FACIS >fàis, TIMETIS >timèis,
VENIBAS >benìas, ecc.
La 's finale difronte a parola iniziante per vocale o consonante sonora passa a 'z:
fùnti bènniuz imòi ‘sono venuti ora’, iz bònuz amìg.us, iz àtrus ‘gli altri’, no andàiz
atèzu! ‘non andate lontano!’, no tèniz dèntizi ‘non hai denti’.
Difronte a consonante sonora è frequentissima la caduta di 's e il conseguente
rafforzamento della consonante successiva: i bbèntus, i g’g’ènnas, i ggàtus, i ddèntis,
i llàrus ‘le labbra’, i mmànus, i nneb.òd.is, fràd.i mmìuzü, trè ddìd.us; difronte a
consonante sorda la 's è più salda, ma non mancano casi di caduta: is pèizï/i ppèizï, is
kànizï/i kkànizï, is tèrrasä/i ttèrrazä.
In alcuni centri della Barbagia e dell’Ogliastra si ha il passaggio di 's ad r o 'l
difronte a consonante sonora (come è norma della più gran parte del dominio
logudorese'nuorese): ir dèntis, duor bòis, kànel màlozö, amìg.al mìazä.
s+c’ > s c’/c’c’/z’z’': is c’ìd.azä/i c’c’ìd.azä/i z’z’ìd.azä; is c’illuzü/i
c’c’ì1luzü/i z’z’ìlluzü.
s+f > s f /ff /s’':is fèminazä/ i ffèminazä/i s’èminazä; is fèrrruzü/i ffèrruzü/i
s’èrruzü. Il passaggio di S (e/o X ) + F a s’ si ha anche all’interno di parola
is+ FUNDERE >s’ùndiri ‘bagnare’, * EXFATATU ( M )>s’ad.àu ‘meschino, sfortunato’,
*
EXFINDICIARE >s’endiài ‘sgravarsi’.
's finale in pausa prende dopo di sé una vocale paragogica e la 's si sonorizza:
TRES >trèzi, CRAS >kràzi, BONOS >bònuzü, FLORES >fròrizï, CANTAMUS >kantàuzu,
ecc.

26. ' L’evoluzione di J e DJ .


Posizione iniziale. In posizione iniziale J e DJ evolvono in g’': JUNCU ( M )>g’ùnku,
JOVIA >g’òb.ia ‘giovedì’, JUGU ( M )>g’ù(u), JOCU ( M )>g’òg.u, DEORSU(M)>g.òssu ‘giù’,
JUBA ( M )>g’ùa ‘criniera del cavallo’, JURARE >g’urài, DIANA ( M )>g’àna ‘fata’, JAM >g’a.
Ricorderemo l’evoluzione di JA in g’e. (< JE ', cfr. par. 7) : JANUA ( M )>g’ènna, JACCA
( M )>g’èka, JANUARIU ( M )>g’ennàz’u.
Posizione intervocalica. In posizione intervocalica si ha il dileguo di 'J' e 'DJ':
PEJUS >pèus, MAJUS >màu (accanto però a màju), MAIORE ( M )>mòri ‘sentiero’,
*
HODIE >òi, FODIU(M)>pòu ‘piccolo fosso’, MEDIU ( M )>mè/mèi.
Posizione intervocalica in fonetica sintattica. Si può avere il mantenimento o il
dileguo: su g’ù< JUGU ( M ), dèu g’ùru, sa g’àna, su g’òg.u, s ènna< IANUA ( M ), s
èka< JACCA ( M ), su jàb.i< JUGALE ( M ), Sant uànni=Santu g’uanni, una ùnta>JUNCTA(M),
Sàrrabus su uàh’i<JUGALE(M) (Böhne 92). Come si vede, in fonetica sintattica J' può passare a
g’', oppure, specie nei dialetti rustici, mantenersi integra o cadere.
Il passaggio di J' e DJ' a g’' trova spiegazione nelle condizioni del Latino Volgare che,
nella più gran parte della Romània (ivi compreso il Campidanese, ma non il Logudorese),
unificò in un unico suono [ğ] gli originari J' e DJ' e G+E, I in posizione iniziale assoluta e
postconsonantica (fenomeno di assimilazione quest’ultimo). Nei dialetti nuoresi si ha
attualmente ğ in posizione iniziale assoluta o postconsonantica (da J' e DJ', ma non da G+E, I'),
in posizione intervocalica (sia all’interno di parola che in fonetica sintattica) i dialetti nuoresi
mantengono inalterato il suono [j]; gòb.ia<JOVIA, ğùngere<JUNGERE, nos ğùrat ‘ci
sgrida’<JUBILAT, a gòsso<AD DEORSU(M), màju<MAJU(M), mòju<MODIU(M), andàre jòsso, sa
jùa (HLS 137).
In posizione intervocalica in fonetica sintattica il suono [j] si sarebbe mantenuto più a
lungo tanto che i dialetti rustici e i dialetti nuoresi ancora lo conservano (13). Anche in
posizione intervocalica all’interno di parola dovette esserci la medesima evoluzione e la
stessa confluenza fonetica di 'J', 'DJ' e G+E, I in 'ğ' che in Campidanese arriva fino al dileguo:
MAGISTRUM>maìstru, NIGELLU(M)>nièdhu, PEJUS>pèus, HODJE>òi. La fase 'ğ' è tuttora
conservata nel Soprasilvano e nel Corso: Corso lèğe<LEGERE, pèğu<PEJUS , màgu<MAJUS;
Soprasilvano fuğir<FUGIRE, muğir<MUGIRE, matg [mač]<MAJU(M), curegia
14
[kurèğa]<CUREGIA(M) ( ).
13
Cfr. Lausberg: LR parr. 329'333; si veda anche V. Väänänen: op. cit. parr. 95'96; per un’analisi dei suoni J e DJ
si veda anche G. Bottiglioni: Saggio di fonetica sarda, Perugia, Unione Tipografica Cooperativa, 1919; inoltre
M.L. Wagner HLS 135'140.
14
H. Lausberg: LR parr. 394 e 471.
Inoltre se è vero quanto afferma il Lausberg che «il passaggio della IA del latino a IE' sia
partito dai territori in cui la J del latino confluì con la Gi,e nel suono [ğ]» (15) sarebbe
confermata l’evoluzione campidanese J>ğ', g’' (visto che in tutto il dominio campidanese si
ha il passaggio JA'>JE: JANUA(M)>g’ènna) e la palatalizzazione originaria di G+E, I>g’e, g’i.
Il Campidanese quindi differisce dal Logudorese'nuorese dove J' e G+E, I hanno esiti
nettamente distinti: J'>j'/g’'/dz'; G+E, I>ge, gi: JUGU(M)>jù/g’ù,
DEORSU(M)>jòsso/g’òsso/dzòsso, GENERU(M)>gèneru, GELARE>gelàre; nel Nuorese poi si
ha pèjus, màju, òje contro nig.èdhu<NIGELLU(M), sùg.ere<SUGERE, testùtg.ine<TESTUGINE
‘tartaruga’.

27. ' I nessi di consonante +J.

'PI', 'BI', 'VI'>'b.i': *PROPEANU(M)>prob.iànu ‘vicino’, APIARIU(M)>ab.iàrg.u,


RUBEU(M)>arrùb.iu, OBVIARE>ob.tài ‘incontrare’, JOVIA>g’òb.ia ‘giovedì’.
'CJ', 'TJ'>'ts' ('ss', 'c’'). I nessi 'CJ' e 'TJ' convergono in Sardo in un unico esito come
in tutta la Romània occidentale (mentre l’Italiano, il Rumeno e il Ladino distinguono gli
esiti dei due nessi). Il risultato della convergenza dei due nessi non è però uguale in tutto
il Sardo, solo nel dominio campidanese si hanno tre esiti diversi: 'TJ', 'CJ'>'ts' nel
Campidano vero e proprio e nell’Oristanese fino a sconfinare nell’area logudorese
(Bonarcado, Santu Lussurgiu, Norbello, Sèneghe), 'TJ', 'CJ'>'c’' nel Sulcis e a Dèsulo; '
TJ', 'CJ'>'ss' nell’Ogliastra; nel Logudorese l’esito dei due nessi è 't'; nel Nuorese è 'th'
(esito che per altro ritroviamo, nel dominio campidanese, a Villapùtzu nel Sàrrabus):
PLATEA(M)>pràtsa (pràssa/pràc’a), PUTEU(M)>pùtsu (pìtssu/pùc’u), *POTEO>pòtsu
(pòssu/pòc’u), ACIE(M)>àtsa (àssa/àc’a) ‘lama, pendio montano’, *PETTIA(M)>pètsa
*
(pèssa/pèc’a), ERICIU(M)>arritsòni ‘riccio’, LACEU(M) (<LAQUEU(M))>làtsu,
CANNICIU(M)>kannìtsu, PALATIU(M)>palàtsu, ACIARIU(M)>atsàrg’u.
Le forme che mantengono ancora la i (semivocalica) dopo 1’affricata 'ts' sono prestiti
o cultismi: pretsiu, servìtsiu, g’ustìtsia, vìtsiu, penitèntsia; italianismo è anche arrez’òni; il
continuatore diretto del latino RITIONEM è il sulcitano arrac’òni (nella locuzione fài s
arrac’òni ‘fare il mezzadro’).
Il suono [ts], con le varianti [s] e [c’] ([t] e [th] nel Logudorese e nel Nuorese) è
anche l’esito della z di varia origine; è proprio di molte parole di origine preromana, ed è
l’esito del ‘prepositivo berbero’, cioè di quell’elemento che una volta aveva valore
morfologico (come l’articolo), che è stato preposto, in epoca latina, a molte parole e si è
poi agglutinato ad esse, particolarità questa che si riscontra nei prestiti latini del Berbero
(PIRUS>tifirest, PURCA>tfurket, CICER>ikiker, JUGUM>tayuga):
1) ZINZALA(M)>tsìntsula ‘zanzara’; Sant’Antioco sìnc’u (AIS 477); it.
zucchero>tsùkaru, it. zafferano>tsaferànu, ZERNA(M)>tsèrra ‘eczema’;
2) tseràku/seràku/c’eràku ‘servo’ (prerom.), tsinnìg.a ‘giuncheto’ (prerom.), tsònka
‘civetta’ (prerom.);
3) tsùg.u/sùg.u/c’ùg.u ‘collo’<ts' (s'/c’') prepositivo+lat. JUGULU(M).
Quanto esposto sopra ci mostra un fenomeno che potremmo chiamare di ‘risparmio
fonologico’, in quanto viene in pratica abolita l’opposizione fonematica /č/~/th/ (dove č
sta ad indicare lo sviluppo latino volgare di CJ e 'TJ') tale opposizione è peraltro supposta
e non accertata, e, per quanto riguarda i dialetti del settentrione, può anche non esserci mai
stata in quanto è possibile che essi da subito abbiano ‘reso’ 'CJ' e 'TJ' con 'th', mentre è
assai probabile che l’opposizione in questione si sia avuta un tempo nel Campidanese come
possono dimostrare da un lato gli esiti ts e 'c’' e dall’altro il fatto che anche il

15
H. Lausberg: LR par. 332
Campidanese conserva il ‘prepositivo berbero’ che un tempo doveva avere anche nel
meridione la pronuncia interdentale [th], e inoltre il fatto che tale pronuncia interdentale
persiste in tutti i casi (come esito di 'CJ' e TI , nelle voci preromane, nel ‘prepositivo
berbero’) a Villaputzu.
Dunque il Campidanese avrebbe respinto il suono interdentale [th] preromano, mentre
il Nuorese avrebbe respinto (o, meglio, non avrebbe mai accettato) il suono latino [č].
L’esito logudorese 't' è un’evoluzione di th e così pure, pensiamo, l’esito ogliastrino 'ss'.
Quanto all’esito 'c’' del Sulcis e di Dèsulo, si potrebbe pure pensare, insieme col Wagner
(HLS 169), ad un’evoluzione spontanea e indipendente; ma si può pure pensare che si tratti
di un ‘residuo’ di un antico suono una volta diffuso in tutta l’area campidanese e ora
ristretto a queste due zone periferiche dove non sarebbe stato scalzato dall’ulteriore
evoluzione c’>ts (16).
L’evoluzione 'CJ', TJ > ts è già attestata nelle CV con le grafie zz e çç: f azzumi e
faççumi< FACIO, plaza< PLATEA(M), parççoni< PARTITIONE(M) (VIII, 4),
nunzza< NUNTIARE (XVIII, 6) (cfr. alog. nunthare), cabizza< CAPITIA (XIV, 7)
isculçu< *DISCULCEU(M) (XIV, 17); interessante la grafia Ulaççai, che foneticamente
doveva corrispondere a ulatsai e che è l’odierno Ulassai (centro dell’Ogliastra): c’è in
pratica la corrispondenza ts (çç) campidanese per 'ss' ogliastrino (cfr. CV XVI, 4).
'(L)LJ > ll / g’ / z’ . L’esito del nesso LJ è nella maggior parte del dominio
campidanese 'll' (pronunciato con leggera inflessione cacuminale, cioè con la lingua
retrofessa): FILIU(M)>fìllu, MULIERE(M)>mullèri, *VOLEO>bó1lu, MELIUS>mèllu,
*
OLEU ( M )>òllu, PULLIONE(M)>pillòni ‘uccello’, FOLIA(M)>fólla, SPOLIARE>(i)spollài,
STELLIONE(M)>pistillòni ‘geco’, MALLEOLU( M)>mallòru ‘vitello’, PALEAM>pàlla,
ALLIU(M)>àllu.
Nell’Ogliastra, nella zona a nord'est di Oristano (Allai, Fordongianus, Busachi,
Samugheo, Sòrgono), in parte nella Barbagia (Meana, Tonara, Fonni, Oliena), l’esito di '
(L)LJ' è 'g’':fìg’u, mug’ère, og’u, pig’òne, pistig’òne, fòga; a Làconi si ha 'z’': fìz’u,
muz’ère, òz’u, piz’òne, pistig’òne, pàz’a; a Dèsulo l’esito è 'ğ': fìğu, bòğo,
c’ìğu<CILIU(M), triv.òğu<TRIFOLIU(M). Nell’Ogliastra, oltre al suono 'g’' si ha anche 'l’' o
'lğ': fìl’u, mul’èri, mèl’u, pàl’a, bò1’u ' fìlğu, mulğèri, pàlğa, pilğòni, àlğu.
Come è noto nei dialetti logudoresi e nuoresi l’esito del nesso '(L)LJ' è 'dz': fìdzu,
mudzère, pudzòne, adzu, fòdza, òdzu, ecc.
Difficile è dire se tutti questi diversi esiti possano essere ricondotti tutti a una base
comune o se invece vi fosse una disparità, una discontinuità in epoca protoromanza.
Potremmo ipotizzare che in tale epoca l’esito diffuso in tutta la Sardegna fosse 'lğ' e che da
esso potessero partire due evoluzioni diverse: da una parte (1’Ogliastra, 1’Arborense, e
tutto il dominio logudorese'nuorese nonché la Barbagia) si sarebbe avuta l’assimilazione di
[1] a [ğ] con risultato [ğ] (ancora presente a Dèsulo) da cui, ulteriormente si sarebbe giunti
a [g’] (ancor oggi nella Barbagia, nell’Arborense e nell’Ogliastra) e ancora in seguito a [dz]
(dominio logudorese'nuorese); dall’altra parte tutto il dominio campidanese (con eccezione
dell’Ogliastra) avrebbe assimilato [ğ] a [l] con esito [ll]. In una terza zona lğ avrebbe
evoluto indipendetemente a [1’].
Il tutto può riassumersi come segue:

'l’'
'g’'>'dz'
'LJ'>lğ > ğ >
'z’'
16
Si veda a questo proposito W. Mayer Lubke: La evolucion de "C" latina delante de "E" e "I" en la
penìnsula ibèrica in Revista de Filologia Española VIII, 3 (1921) pagg. 225 e segg.
'll

Si rimane sempre al livello di ipotesi, ma non bisogna dimenticare che:


a) l’esito 'll'<'LJ' non è limitato al Campidanese: lo ritroviamo infatti nell’Italia
meridionale e in Corsica (Terranova di Sìbari, fillu, filla, cillu, palla, tinalla, jillu, vuollu;
Isolaccio: fillu, tallà, pillà (17);
b) che il suono [ll], con la sua articolazione cacuminale, condivide con i suoni [ğ],
[g’], [l’] il tratto [+diesizzato], si ha così per tutti e quattro i suoni una retroflessione della
lingua verso il palato;
c) l’articolazione cacuminale è propria anche, come è noto, del suono [dh] esito della
geminata latina 'LL', il che mostra la tendenza a trattare in maniera simile il nesso 'LJ' e la
geminata 'LL' originari latini; tendenza che si riscontra nello Spagnolo (dove 'LJ' e 'LL'
hanno entrambi un suono palatale, rispettivamente 'g’' evoluto poi ulteriormente a 'ch') e '
l’': MULIERE(M)>mujer=[mug’èr]>[muchèr], CABALLU(M)>caballo=[kabàl’o]. Tale
tendenza si riscontra poi come ha ben messo in evidenza il Rholfs, nell’Italia meridionale:
«Una particolare attenzione merita ancora un altro passaggio fonetico che si osserva in
alcune località della valle d’Orte abruzzese (a occidente della Maiella), vale a dire nelle
località di Caramanico, Roccacaramanico, Sant’Eufemia di Majella e Salle, dove (secondo
il Rollin 23) ll passa a dh davanti a i accentata ovvero ad u finale: per esempio mèdhiìk
‘mollica’, jadhìin ‘gallina’, satùdh ‘satollo’ (però satòll ‘satolla’), kurtèdh ‘coltello’ (però
kurtèlléré>*CURTELLORA). Poiché in queste località dh è anche il risultato di l’ (per
esempio pàdh ‘paglia’, fidh ‘figlio’: cfr. 280), si dovrà ben presumere che médhiìk,
satùdh, ecc. sono originate da precedenti forme mëğğìk (<mël’l’ìk), satùğğ (<satùl’l’),
ecc. Il fenomeno è interessante per questo fatto: perché mostra come il suono cacuminale
dh sia strettamente imparentato con la ll allo stadio palatalizzato. Il rapporto dell’Italiano
meridionale gadhina, kavadhui, con le forme spagnole gal’ina, cabal’o, si presenta in tal
modo sotto una nuova luce» (18).
E vorremmo ricordare che già in latino la qualità di l geminata (LL) era simile a quella
di l+i (19), per cui sembra possibile che il nesso 'LJ' potesse evolversi producendo una
geminazione e una palatalizzazione (quale è in effetti il caso dell’articolazione cacuminale
di [ll]).
Riteniamo pertanto che debba respingersi l’ipotesi del Wagner (HLS 236) il quale
ritiene che in tempi antichi l’esito di tutto il Sardo fosse 'j', mente l’introduzione di 'll' nel
Campidanese sarebbe dovuta ad un adattamento del suono toscano [l’].
Nelle CV troviamo per il nesso 'LI' la grafia li: filium, muliere, bolia; solo nelle carte
XX e XXI (che però, è da notare, sono copie del sec. XV e non originali) troviamo la grafia
ll: bollu, bollant. La grafia ‘'li'’ (<LJ) costituisce un fatto di conservazione se si tiene
presente che la geminazione doveva risalire già ad epoca latina (e che le CV non
disconoscono la grafia ‘'ll'’), quel che può restare in dubbio è il sapere se la i di ‘'li'’
rappresenti una forma di effricazione di qualsivoglia grado ('ğ'/'j') o se invece la i sarebbe
già stata espunta e si sarebbe arrivati allo stadio [ll].
'NJ'>'ng’': VINEA(M)>bìng’a, CUNEATU(M)>kung’àu ‘terreno coltivato chiuso’,
VENIAT>bèng’ad.a, EXTRANEU(M)>(i)stràng’u, GABINIU(M)>(b)aìng’u ‘Gavino’,
CASTANEA(M)>kastàng’a, BALNEU ( M )>bàng’u (la voce in Campidano è ormai ridotta
soltanto a toponimi ‘e designa luoghi dove ci sono o c’erano sorgenti termali’,
DES, I, p. 175), SANIA ( M )>sàng’a ‘pus, foruncolo’.

17
Cfr. G. Rohlfs: Grammatica storica della lingua italiana e dei suoi dialetti, Torino, Einaudi, 1966, par. 243,
280, si veda anche H. Lausberg: LR, par. 464.
18
G. Rohlfs: op. cit. par. 234.
19
V. Väänänen: Introduzione al latino volgare, Bologna, Patron, 1974; par. 118.
A Dèsulo e a Tonara l’esito del nesso NJ è 'n’', e potrebbe trattarsi di un esito
spontaneo e indipendente, d’altronde parallelo all’ogliastrino 'l’'<'LJ'.
'GNJ'> ng’': *AGNIONE ( M )>ang’òni ‘agnello’, LIGNEU(M)>lìng’u ‘sponda del
carro’.
'RJ'>'rg’': AREOLA(M)>arg’òla ‘aia’, JANUARIU ( M )>g’ennarg’u,
VULTURIU ( M )>untùrg’u/untùrz’u ‘avvoltoio’, SUBEREU(M)>suèrg’u ‘sughero’,
*
TELARIU(M)>telàrg’u, STATARIU ( M )>strantàz’u/stantàrg’u ‘ritto in piedi’,
MURIA ( M )>mùrg’a ‘salamoia’, MARIANE>marg’àni ‘volpe’,
ESCARIU ( M )>skàrg’u/skràz’u ‘gozzo’ o ‘recipiente’, CIBARIU(M)>c’iv.ràz’u ‘cruschello,
focaccia’. Come gli esempi dimostrano, la r del gruppo 'rg’' è spesso soggetta a metatesi,
in tal caso la 'g’', venendosi a trovare in posizione intervocalica passa a 'z’'.
Nella Barbagia si ha il passaggio di 'rg’' a 'lg’': alg’òla, suèlg’u, eccetera.

RRJ > rri : HORREU(M)>òrriu ‘recipiente per il grano’.


Nelle CV si ha il mantenimento dei nessi 'NJ' e RJ come ni ed 'ri': ariola,
kellariu, armentariu, testimoniu, binia; anche qui ci si può chiedere se il
mantenimento sia solo grafico o se la i non rappresenti una qualche effricazione.
'SJ'>'z': CASEU(M)>kàzu, BASIARE>bazài, PHASEOLU ( M )>fazòu,
MA ( N ) SIONE ( M )>mazòni ‘branco di bestiame’ o ‘recinto per le pecore’. Il Wagner
attribuisce la forma c’inìz’u a un incrocio fra *CINISIA ( M ) e il tosc. cinigia, similmente
c’erèzia/c’erèz’ia sarebbe il risultato di un incrocio CERASEA(M)×ciliegia (cfr. nuor.
kariàza). Krèzia è una voce dotta (HLS 242, 243, 244).
' GI >zero: CORRIGIA ( M )>korrìa, HASTULA REGIA >(i)skrarìa ‘asfodelo’,
COLLEGIU ( M )>bodhèu ‘crocchio di persone’.
' RDJ >'rg’': HORDEU(M)>òrg’u.

' NGJ '> ng’': CONGIU ( M )>kòng’u ‘vaso di terracotta’.

28. ' I nessi consonantici.

Consonante+ L
In posizione iniziale è mantenuta la prima consonante del gruppo mentre la l passa ad
r: PLUS >prùs, PLENU ( M )>prènu, CLAVE(M)>krài, PLATEA (M)>pràtsa,
PLANTARE>prantài, CLAMARE>kramài, FLAMMA(M)>fràma, FLOCCU(M)>fròku,
FLUMEN>frùmini, FLORE(M)>fròri, PLANGERE>pràng’iri.
Qualora la consonante che precede la 'L' sia una velare, questa può cadere e la l (che
diventa così iniziale) rimane inalterata: COMPLERE>*COMPLERE>lòmpiri, GLEBA ( M )>lèa,
*CLOPA(M) (forma metatetica di COP ( U ) LA ( M ))>lòb.a ‘paio’,
*
GLOMERULU ( M )>lòrumu/lòmburu, GLANDE ( M )>làndi/làndiri. Tale fenomeno è
certamente antico, si tratterebbe di una reazione etnica di sostrato: il fenomeno è presente
anche nel Basco.
In posizione intervocalica:
'CL', 'TL' si semplificano in 'g.', la r è talvolta mantenuta, ma in tal caso è soggetta a
metatesi: OC(U)LU(M)>òg.u, FENUC(U)LU(M)>fenùg.u, GENUC ( U ) LU ( M )>g’enùg.u,
ANNIC ( U ) LU ( M )>annìg.u ‘animale di un anno’, MAC(U)LA(M)>màrga/mràg.a,
PEDUC(U)LU(M)>priòg.u, CONUC(U)LA(M)>kannùg.a.

' GL '> g. : JUG ( U ) LU ( M )>tsùg.u.


' BL ': si ha l’esempio di SUB(U)LA(M)>sùla ‘lesina’.
Preceduti da consonante i nessi di cons.+l si semplificano col dileguo di l: non
mancano però i casi di mantenimento di l con la solita sua trasformazione in r:
MASC ( U ) LU ( M )>màsku, CIRC(U)LU(M)>c’ìrku/c’rìku, ISCLA ( M )>ìska,
UNG ( U ) LA ( M )>ùnga, UST(U)LARE>uskrài, INFLARE>umfrài, TEMP LA >trèmpa
‘guancia’, COMPLERE>kumprìri ‘maturare’.
Noteremo che a Baunei non si ha il passaggio di 'L' a 'r' nei nessi in questione: òg.lu,
enù.lu ‘ginocchio’, sa g.lezùra ‘la siepe’, flòku (accanto però a forme in cui si ha il
dileguo di 'L' òg.u, ortg.a).
Anche i documenti medieoevali presentano il mantenimento di tali nessi nella forma
originaria: clompere< COMPLERE (>*CLOMPERE) ‘arrivare’, plaza, flumini, clerigu (IX,
9), orroglu<ROTULU(M) (oggi arròg.u ‘parte, pezzo’), mudeglu (XI, 2)<MUTULU(M) (oggi
murdèg.u ‘ cisto’).

Consonante+R

In posizione iniziale i nessi di CONS.+R rimangono immutati, con r eventualmente


metatetica: CREDERE>krèi(ri), CRAS>kràzi, CRUDU(M)>krù, CRESCERE>krès’i,
CRATIC(U)LA(M)>kardìg.a, CREPARE>kreb.ài, FRATRE(M)>fràd.i, FRATUELE(M)>frad.ìli
‘cugino’, FRONDIA(M)>fròng’a, PRIMU(M)>prìmu, TRITICU(M)>trìg.u ‘grano’, TRES>très,
TRIFOLIU(M)>trev.ùllu, BRUNCHU(M)>brùnku.
Il nesso GR' passa spesso a r': GRUSSU(M)>rùssu, GRASSU(M)>ràssu, GRANDINE
(M)>làndiri (in cui la l' è da attribuirsi a fenomeno dissimilatorio), il nesso è però più stabile
che in Logudorese. Caso particolare è rùz’i<CRUCE(M) (accanto però a krùz’i); la forma
muove probabilmente da una forma grùz’i influenzata dalla fonetica sintattica (cfr. avanti
par. 36).
In posizione intervocalica:
a) occlusiva sorda+r: l’occlusiva ('k', 'p', 't') digrada a fricativa sonora ('g.', 'b.', 'd.'
); la r può essere soggetta a metatesi, in tal caso se viene a precedere l’occlusiva, quest’ultima
si sonorizza ma non digrada a fricativa: CAPRA(M)>kràb.a, APRILE (M)>ab.rìli,
SOC(E)RU(M)>sòg.ru/sròg.u/sòrgu, PERDA(M)>prèda/prèd.a, FRATRE(M)>fràd.i,
VITRICU(M)>birdiu ‘patrigno’. Si può anche arrivare alla caduta della r o addirittura
dell’intero nesso (specie se intervengono fatti dissimilatori): SUPRA>sùb.a/assùa,
FRATRE(M)>fràd.i, ARATRU(M)>aràd.u/aràu.
b) occlusiva sonora+r: si ha la caduta dell’occlusiva e il mantenimento di r spesso
soggetta a metatesi, o anche la caduta dell’intero nesso: FABRU(M)>fràu,
FEBRUARIU(M)>friarg’u, LABRU(M)>lara/ làu, COLOBRU(M)>kolòru, CIRIBRU(M)>c’iliru
‘crivello’, QUADRAGINTA>karànta, AGRESTE(M)>arèsti ‘selvatico’.
Posizione intervocalica in fonetica sintattica. I gruppi di consonante occlusiva sorda+r
(sia la r originaria che derivata da 'L') qualora vengano a trovarsi in posizione intervocalica
in fonetica sintattica presentano il digradamento dell’occlusiva sorda nella corrispondente
fricativa sonora e il mantenimento di r: sa b.ràtsa<PLATEA(M), sa d.àssa b.rèna ‘il bicchiere
pieno’, de b.rùzu ‘di più’, dèu g.rèu<EGO CREDO, su d.rìg.u<TRITICU(M). Anche in questo
caso però se la posizione intervocalica non è originaria, non si ha il digradamento
dell’occlusiva sorda: è prènu<EST PLENU(M), ìssu mòli trìg.u<MOLIT TRITICU(M).
Parimenti nelle stesse condizioni si ha il passaggio di fr' a v.r': su v.ròri, su v.ràd.i, su
v.rùmini<FLUMEN; ma è fràd.i mìu<EST FRATER, dèu àndu a frùmini<AD FLUMEN.

29. I nessi ou e GU+VOCALE.


Posizione iniziale: QUINDECI(M)>kwìndz’i, QUATTUOR >kwatru/ kàtru.
L’esito di QU può anche essere k; la riduzione della labiovelare a velare parte già dal
latino volgare nelle forme pronominali, probabilmente da QUO > KO , poi estesasi a QUID e
QUIS (non c’è nessuna lingua romanza che presenti un esito labiovelare per i pronomi QUIS ,
QUID , QUEM ). L’analogia si estese poi, almeno per alcune aree, ad altri pronomi e
congiunzioni: QUALE , QUANTUM , QUANDO . In Sardo abbiamo pertanto kì(ni), kàli,
kàntu, kàndu, asardo ken< QUEM (20).
La forma c’ìnku si spiega partendo da una base latino volgare * CINQUE incrociata
successivamente con lo spagnolo cinco; si ha anche la forma c’ìnkwi (=log. kìmbe).
Nella Barbagia meridionale abbiamo forme come c’i< QUIS , c’ìne=camp. kìni (c’ìne
sèze? ‘chi sei?’), però QUINDECI(M)>bìndiği.
Posizione interna: ACQUA ( M )>àkwa, ANGUILLA( M )>angwidha,
SANGUINE(M)>sàngwini/sanguni, SILIQUA ( M )>silìkwa ‘spicchio d’aglio o d’arancia’,
QUINQUAGINTA >c’inkwànta.
Le consecuzioni QUU e QUO passarono già in latino volgare a 'ko'; da qui in Sardo,
come in altre lingue neolatine, si riplasmarono forme analogiche del tipo
TORQUEO >* TORQUO >* TORCO =infinito TORCERE >camp. tròc’iri (log. tòrkere),
COQUO > COCO =infinito *COCERE>camp. kòiri (log. kòkere), SEQUOR >* SECO =infinito
*SECERE>camp. sig.ìri (21).
L’esito delle labiovelari QU e GU era probabilmente b anche in Campidanese così come
ancor oggi nel Logudorese'nuorese (tranne i casi già visti in cui la labiovelare si trasforma
in velare: kìe, kàle, tòrkere, ecc.); testimonierebbero questo fatto voci lessicali in cui la b
è mantenuta: bàtili< QUACTILE ‘panno sottosella’, SQUILLA ( M )>ab.rìdha ‘cipolla
marina’. L’esito kw, gw< QU , GU + VOC . sarebbe di influsso italiano (22).

30. ' Altri nessi di consonante+ U + VOCALE .

I nessi di CONS .+ U + VOC . evolvono con il dileguo di U: FRATUELE(M)>frad.ìli


‘cugino’, MANSUETU(M)>mazèd.u, FEBRUARIU(M)>friàrg’u, VIDUU(M)/ A(M)>bìd.u/bìd.a
‘vedovo/'a’.
'NU+VOC.> nn : JANUA (M)>g’ènna; 'BU+VOC.>'p': àpu, dèpu modellati
analogicamente su antichi perfetti ormai estinti ipi (api), depi<HABUI, DEBUI.

31. N + CONSONANTE .

I nessi di N+cons. rimangono invariati: CONCHA (M)>kònka, VINCERE>binc’iri,


CENTU ( M )>c’èntu, LINGERE >lìng’iri, FONTANA ( M )>funtàna, CANTARE >kantài,
QUANTU ( M )>kàntu, QUANDO >kàndu.
Nei dialetti della Barbagia meridionale, ma sporadicamente anche altrove, si ha
l’assimilazione di nd in 'nn', fenomeno questo che è, come fa osservare il Wagner (HLS
308), assolutamente indipendente dall’analogo fenomeno proprio dei dialetti dell’Italia
meridionale: QUANDO>kànno, annàre=andàre, le uscite del gerundio sono in ànno,
ènno, ìnno; INDE>'nne (p. es. kalannòne=kanladindi ‘scendendone’.
Per la voce binnènna ‘vendemmia’ (=VINDEMIA) il Wagner suppone che essa sia
entrata a far parte del patrimonio lessicale sardo in forma ‘italianizzata’ già in latino
volgare, o che sia penetrata in Sardegna in epoca più recente dall’Italia meridionale
soppiantando una più antica forma sarda.
20
Cfr. H. Lausberg: LR apr. 345.
21
Cfr. H. Lausberg: LR par. 479.
22
Cfr. M.L. Wagner: HLS 218.
32. Altri nessi consonantici.

'NS'>'z': PENSARE>pezài ‘sollevare’, MENSE(M)>mèzi, MENSA(M)>mèza,


MANSUETU ( M )>mazèd.u.
'NV'>mb: INVENTARE>imbentài, inverse>(ass’)imbèssi ‘al rovescio’,
*
CONVITARE >kumbid.ài.
'MP ', 'MB ' restano invariati: TEMPUS >tèmpus, CAMPUM>kàmpu,
COLUMBU ( M )>kolùmbu, LUMBU ( M)>lùmbu, IMPERIU ( M )>impèrg’u.
GN > nn : MAGNU ( M )>mànnu, LIGNA ( M )>lìnna, COGNATU ( M )>konnàu,
COGNOSCERE >konnòs’i(ri).
'MN'>'nn': DOM(I)NU(M)>dònnu, DAMNU >dànnu, SOMNU (M)>sònnu,
SCAMNU (M )>skànnu.
'CT'>'t': NOCTE(M)>nòti, LACTE>làti, FACTU(M)>fàtu, FRUCTU(M)>frùtu, OCTO>òtu,
LECTU ( M )>lètu, COCTU ( M )>kòtu.
'PS'>'ss': IPSU(M)>ÌSSU, (EC )CU IPSU(M)>kùssu, CAPSA (M)>kàs’a (dove la s’ può
spiegarsi risalendo a un *CAPSEA(M) (negli statuti di Sassari troviamo cassia, cfr. DES I,
pag. 313).
*
X + F>s’: EXFINDICARE >s’endiài ‘sgravarsi (degli animali)’,
*EXFATATU(M)>s’ad.au/s’ed.au ‘meschino, sfortunato’, *EXFASCINU (M)>s’às’inu
‘scaramanzia’ (cfr. DES, II, p. 455).
'CS'>'ss': LAXARE>lassài, LIXIVA(M)>lissìa, EXIRE>(b)essìri, MATAXA(M)>mad.àssa;
in kòs’a<COXA(M) è probabile l’influsso dell’Italiano.
*
X+CE, CI>s’e, s’i: EXCERVICARE>s’erbig.ài, EXCITARE>s’idai ‘svegliare’.
X+CONS.>s+cons.: EXTRANEU(M)>(i)stràng’u, EXPANDERE>(i)spàndiri.
'PT'>t: *ADCAPTARE>ag.atài, NEPTA(M)>nèta ‘nipote’, EXCEPTIS>s’èti ‘soltanto’,
SEPTE>sèti, SCRIPTU(M)>skrìtu.

33. ' Consonanti geminate.

'CC'>k: VACCA(M)>bàka, SICCU(M)>sìku, MACCU(M)>màku ‘matto’, SACCU(M)>sàku.


'TT'>'t': GATTU(M)>gàtu, GUTTA(M)>gùta, GUTTUR>gùturu.
'PP'>'p': APPELLARE>apedhài ‘abbaiare’.
'NN'>'nn': ANNU(M)>ànnu, CANNA(M)>kànna, PINNA(M)>pìnna.
SS > ss : PASSU(M)>pàssu, TUSSIRE>tussìri, NASSA(M)>nàssa, MESSARE>messài.
'RR'>'rr': CARRU(M)>kàrru, TERRA(M)>tèrra, MARRA(M)>màrra.
'DD'>t: ADDUCERE>batìri/betìri, PRO QUID DEUM>ìta(?) ‘che cosa(?)’, asardo
progiteu.
'CC'+E, I>'c’': BACCELLU(M)>bac’èdhu, OCCIDERE>(b)oc’ìri.
'LL'>'dh': NULLA(M)>nùdha, PULLA(M)>pudha, SELLA(M)>sèdha,
CABALLU(M)>kuàdhu, (EC)CU ILLU(M)>kùdhu, ILLU(M)/'A(M)/'OS/'
AS>dhu/dha/dhus/dhas, VALLE (M)>bàdhi, ILLOC>dhòi, BULLIRE>budhzri,
COLLU(M)>kòdhu ‘spalla’.
Nelle CV troviamo ancora la grafia ll per 'LL' originaria: illu, llu, lla, (=dhu, dha),
cavallu, ankilla, esquilla, billa, lloi (=dhòi). Come già abbiamo accennato le CV
mostrano una situazione di conservatorismo: troviamo alternanza fra il mantenimento delle
occlusive sorde e il loro digradamento a fricative sonore rappresentato graficamente con b,
d, g,), fra il mantenimento e il dileguo delle occlusive sonore; così il nesso 'LJ' è
generalmente reso con li, ma lo troviamo una volta reso con lli: afilliu (VII, 1); errore del
copista? può essere (nella stessa carta troviamo mulieri); ma si tratta probabilmente di un
‘errore’ non privo di ragione, di un ‘lapsus’ non del tutto privo di fondamento; né ci si
deve dimenticare che ancor oggi sussiste un doppione come òlia/òlla: Dolianòva (=de òlia
nova)//Parteòlla (=parte de òlla) che sembrano riflettere una tradizione colta e una
volgare. Stando così le cose è possibile che la geminata 'LL' avesse già raggiunto all’epoca
delle CV lo stadio di occlusiva cacuminale [dh] (le cui prime attestazioni scritte risalgono ai
secoli XIV, XV; cfr. HLS 347 e che la grafia ll rappresenti una pronuncia tradizionale o
quanto meno un conservatorismo grafico.

34. ' Assimilazione e dissimilazione consonantica.

a) SCINTILLA(M)>c’inc’idha, MELA CYTONEA>melad.id.òng’a,


ABSCONSORIU(M)>skruz’òz’u (accanto a skuzòrg’u), insàza (accanto a insàra) ‘allora’<IPSA
HORA; nell’area in cui la 'n' intervocalica cade nasalizzando la vocale precedente troviamo
dei casi di assimilazione del tipo r'''''voc. nasale>n voc. nasale: (G)RANU(M)>nàu,
VERANU(M)>benau, ARENA(M)>anéa, piem. cuciarin>kuc’uniu (accanto a kuc’erìnu).
b) l l>l r: a maròlla ‘per forza’<MALA *VOLIA, MALLEOLU(M)>mallòru (cfr. log.
nuor. mag’òlu, madzòlu), LINTEOLU(M)>lentsòru, FILIOLU(M)>fillòru ‘figlioccio’ (cfr. log.'
nuor. fidzòlu), ILIA+ ALE>illàri ‘inguine’.
r'''''r>r n: PULVERE(M)>pruìnu.

r'''''r>l'''''r: CIRIBRU(M)>c’ilìru/c’ib.ìru ‘crivello’.

r r>r zero: FRATRE(M)>fràd.i, FLAGRARE>frag.ài, JANUARIU(M)>g’ennàz’u,


CARNARIU(M)>karràz’u, PORCARIU(M)>porkàz’u, RECORDARE>arreg.od.ài,
ARATRU(M)>aràd.u.

r'''''r>r l: ROBUR 'ORE>orròli.

n n>n r: LENDINE>lìndiri.

n'''''n>n l: HIRUNDINE>arrundìli/arrundìb.i.

35. ' Prostesi consonantica e scambio di consonanti iniziali.

È frequente in Campidanese, anche se in misura minore rispetto al Logudorese, la


prostesi della consonante b' anetimologica: EXIRE>bessìri, OCCIDERE>boc’ìri,
ADDUCERE>batìri/betìri; la ragione di questo fenomeno può ricercarsi nel fatto che in Sardo
la b' iniziale è, come già visto, mobile, può cioè mantenersi o cadere: si può dire su bìnu e
su ìnu, su bòi e su òi, sa bàka e sa àka, ecc., si forma pertanto una proporzione del tipo:
bìnu : ìnu; bòi : òi=bessìri : essìri; boc’ìri : oc’ìri; batìri: atìri.

Lo stesso fenomeno fonetico (la caduta cioè delle occlusive sonore iniziali) può portare
ad una confusione nell’uso delle consonanti sonore iniziali: si può cioè avere il
reinserimento di una consonante anetimologica in luogo di quella etimologica. Tale
fenomeno assai diffuso nel Logudorese (dove si ha il reinserimento di b' in luogo delle
altre occlusive sonore: bàtu/àtu ‘gatto’, bèneru/èneru=nuor. gèneru/èneru, ecc.) trova
riscontri anche nel dominio campidanese, soprattutto settentrionale (Arborense, Barbagia,
Ogliastra): g’ài< DARE , g’èpid.uzü=dèpid.uzü, gùrc’i=dùrc’i (AIS 1266); anche in
questo caso con proporzioni del tipo:
ènna : gènna=èpid.u : g’èpid.u (e non dèpid.u)
àtu : gàtu=ùrc’i : gùrc’i (e non dùrc’i).
Secondo il Wagner sono dovute a legamenti fonosintattici forme come dèu< EGO e
dònnia/dòn’a<it. ogni: legamenti del tipo ET EGO , ded onnia (cfr DES, II, pag. 188); ma
non è detto che non possa trattarsi di una prostesi del tipo bessìri e boc’ìri, dove anziché la
prostesi di b si ha quella di d'.

36. Sonorizzazione delle consonanti iniziali dovuta all’influsso della fonetica


sintattica.

gurtèdhu< CULTELLU ( M ), godhìri/bodhìri ‘raccogliere’<COLLIGERE ,


(g)rùz’i< CRUCE ( M ).

37. ' Metatesi. S’è già fatto più volte cenno al fenomeno della metatesi di r (tanto
primaria, quanto secondaria). Aggiungeremo qui che questo fenomeno, tipico di tutto il
Sardo, ha una frequenza assai maggiore nel Campidanese, specie rustico, dove dà luogo a
gruppi consonantici assolutamente esclusi nel Logudorese'nuorese: c’r, z’r, sr, zr, mr, lr:
c’rob.èdhu (su z’rob.èdhu)< CER ’ BELLU ( M ), s az’ròb.a/s raz ’òb.a=s
arg’òla< AREOLA ( M ), sòrgu/sròg.u< SOC ( E ) RU ( M ), mi zrèb.id.i=mi zèrbid.i, ai
lràg.uzu=ai làrguzu.
La consecuzione originaria ...VOC .+ T + R + VOC . ... ha in Campidanese esito ...
voc.+r+d+voc. ...: PETRA ( M )>pèrda, VITRICU ( M )>bìrdiu ‘patrigno’; il Logudorese
preferisce invece forme come prèd.a, brìd.iu (... r+voc.+d.+voc. ...). Nel Campidanese
si registrano anche forme non metatetiche con 'T'>'d.': pèd.ra, bìd.riu.
Nei nessi R + CONS . è frequente lo spostamento di r dalla posizione finale di sillaba alla
posizione interna prevocalica che evita la sillaba chiusa (23): drùc.i=dùrc’i< DULCE ( M ),
dromìri=dormìri< DORMIRE, kròpuzu=kòrpuzu<CORPUS, breb.èi<BERBECE(M),
mròz’u=mòrg’u<MORIO(R), brèmi<VERME(M), fromìg.a=formìg.a< FORMICA ( M),
strantàz’u=stantàrg’u<STATARIU(M)×istante, c’iv.ràz’u<CIBARIU(M), krab.òni=
karbòni<CARBONE(M).
È da osservare nei casi di metatesi qui sopra trattati che la consonante, la quale
originariamente precedeva la r e che viene a trovarsi, in seguito allo spostamento della
liquida, in posizione intervocalica, non subisce alcun mutamento se trattasi di occlusiva
sorda o c’, mentre l’occlusiva sonora digrada nella corrispondente fricativa e la g’ a z’. Per
le consecuzioni di cui parliamo (r finale di sillaba+consonante) il Wagner (HLS 426)
registra anche passaggi del tipo r+cons.>cons.+r, quasi sempre in aree periferiche del
dominio campidanese, in tal caso le occlusive sorde così come le sonore digradano nelle
corripondenti fricative: VIR ( I) DE( M )>bìd.re (Tonara), HERBA(M)>èb.ra (Busàchi),
LARGU(M)>làg.ru (Làconi), PERDICE ( M )>pad.rìz’i, LARDU ( M )>làd.ru.
La r postvocalica di sillaba iniziale può passare a precedere la vocale medesima
venendo a formare gruppo fonosintattico con la forma elisa dell’articolo s ràb.a=sa
(b)àrba<BARBA(M), s raz’òb.a=s arg’òla< AREOLA ( M), s rèb.a=s èrba, s rèmi=su èrmi/su
brèmi<VERME ( M).
Meno frequenti altri tipi di metatesi che sono localmente limitate. Metatesi di n:
satàina=satània ‘padella’<SARTAGINE( M ), preb.aia=prob.àina<PROPAGINE(M),
spaniài=spalài<EXPAGINARE.
Metatesi sillabica: paùli<PALUDE(M) forma diffusa ovunque; circoscritte sono invece
forme come pùz’ili=pùliz’i ‘pulce’, ìz’ili=ìliz’i<ILICE ( M).

23
M . Lörinczi: Appunti sulla struttura sillabica di una parlata sarda campidanese (Guasila). Revue
Roumaine de Linguistique, XVI, 5, pagg. 423'430, Bucarest, 1971.
38. ' Fenomeni consonantici vari.

Passaggio di 'nk' a 'ng': ingùi=log. inkùe<IN ECCU HUC ‘lì’, stàngu<cat. estanc, sp.
estanco ‘tabaccaio’, arèngu<cat. arench, sp. arenque, ’n gùssu=in kùssu (cfr. HLS 344).
Inserzione di n o m: insàra=log. issàra<IPSA HORA, mantalàfu<cat. matalaf
‘materasso’, insòro<IPSORUM, peùnku ‘calza’<cat. peuc; pionku=piòku ‘tacchino’<cat.
pioc, s’umbullài ‘sconvolgere, mischiare’<*SUBBULIARE, bardùnfula ‘trottola’<cat. baldufa.
Inserzione di b dopo m: assimbillai ‘assomigliare’= log. assimidzàre<*SIMILIARE,
sìmbula=sìmula ‘farina’<SIMILIA ( M ), stùmbulu pungolo’<STUMULU (M )=STIMULU ( M ).
Inserzione di r: prèssiu=pèssiu/pèssike<PERSICU(M), assustrài ‘spaventare’<sp. asustar,
brun’òlu=bun’òlu ‘frittella’<cat. bunyol, tronài, trònu ‘tuonare, tuono’,<TONARE (cfr. HLS
395'412).
CAPITOLO IV.

IL TRATTAMENTO DEI PRESTITI

39. ' Vocalismo. Le vocali sia toniche che atone, delle parole prestito sono
mantenute immutate; si hanno però casi di passaggio di e ed o rispettivamente ad i ed u:
questo fenomeno è dovuto a una specie di inconscio rapporto che il parlante sardo
istituisce fra determinate parole sarde e il loro corrispondente ‘straniero’ (p. es. pìra=it.
pera, pìs’i=it. pesce, sp. pez, c’iz’iri=it. cece, bùka=it. bocca, sp. boca, dùrc’i=it. dolce,
mùska=it., sp. mosca, ecc.). Questa equivalenza, che trova ragione nella diversa struttura
evolutiva del Sardo da una parte e delle altre lingue neolatine dall’altra (lat. I breve>sardo
i contro e delle altre lingue, lat. U breve>sardo u contro o delle altre lingue) viene estesa
assai spesso ai prestiti: it. fetta>fìta, it. degno>dìn’u, it. grotta>grùta, it. fede>fìd.i, it.
morra>mùrra, sp. blondo>brùndu, cat. bony>bùng’u/bùn’u ‘ammaccatura’, cat.
trenc>trìnku ‘taglio’, cat. fasteig>fastìg’u ‘amoreggiare’, it. treccia>trìc’a.
Tale fenomeno si riscontra anche per le vocali atone: it. bottega>butèga, sp.
botella>butìl’a, cat. bossinada>bussinàd.a ‘schiaffo’, it. scatola>skàtula, cat. atrevir, sp.
atrever>atrivìri ‘osare’, tosc. nocente>nus’ènti, it. storpiare>strupiài, cat.
estrijolar>strig’ulài ‘strigliare’, cat. mereixer>minès’iri ‘meritare’, it. maneggia>maniz’ài
‘coltivare la terra’, sp. empanada>impanàd.a, sp. enginy>ing’innu ‘ordigno’, cat.
mocador>mukad.òri. Molti dei mutamenti riguardanti le vocali atone qui sopra ricordati
possono comunque spiegarsi anche mediante l’influsso delle consonanti vicine e/o come
fatti dissimilatori.
Fra i mutamenti di vocali atone dovuti all’influsso delle consonanti circostanti
possiamo ricordare: arrez’òni<it. ragione, arrèg’òla<cat. rajola, arrefud.ài<it. rifiutare,
arrebellài<it. ribellarsi. (Per una possibile spiegazione dell’influsso di r sulle vocali
atone si veda sopra par. 11).
Analogamente si riscontra anche l’influsso delle consonanti labiali: vontàna (accanto
al più comune ventàna)<sp. ventana, ob.etài=ab.etài<it. aspettare (con sonorizzazione
di 'p'; è frequente la sonorizzazione delle occlusive sorde precedute da s cfr. HLS 343),
trob.ullài, trob.odhikài ‘scompigliare, imbrogliare’ derivativi di atropelliài<sp.
atropellar, mob.ói=melòni<it. melone, apuzèntu=apozèntu<sp. aposento. (Anche per
l’influsso delle labiali si veda sopra par. 11).
Si hanno inoltre fenomeni di assimilazione e dissimilazione: g’òvanu=g’ovanu<it.
giovane, arrazài ‘recitare le preghiere’<sp. rezar, tanàlla=tenàlla<it. tenaglia, arròri (it
arròri ‘che danno!’, ‘che orrore!’)<sp. horror, prenc’ài= pranc’ài ‘stirare’<sp. planchar.
ea>ia: biad.u<it. beato, arriàli ‘reale, moneta’<sp. real.
Le vocali di sillaba finale 'e ed 'o vengono trasformate in i ed u secondo la norma
campidanese: it. scoglio>skòl’u/skòlliu, sp. desperdicio>sperdìtsiu ‘sperpero’, sp.
luego>luèg.u ‘presto’, cat. monjo>mòng’u ‘monaco’, it. bottone>butòni, sp.
caliente>kallènti, it. ragione>arrez’òni, it. melone>meuòi, ecc.
Parimenti vengono adattate le uscite degli infiniti: 'are>ài, 'ere>'iri, 'ire>ìri.
Inoltre c’è da registrare qualche caso di passaggio di 'e in 'u: sp. bote>bòtu
‘barattolo’, cat. ximple>s’impru ‘scemo’, it. giovane>g’òvanu, cat. rotlle>arròl’u/arròlliu
‘crocchio di persone’, sp. dengue>dèngu ‘vezzo’, it. comune>komùnu.
40. ' Le consonanti occlusive. In posizione iniziale le consonanti occlusive sono
generalmente mantenute inalterate. In posizione intervocalica in fonetica sintattica le
occlusive sorde digradano nelle corrispondenti fricative sonore, mentre le occlusive
sonore sono costantemente mantenute (e non si ha mai il dileguo come spesso accade per
le parole sarde originarie: su àtu=su gàtu, su ìd.u=su dìdu, ecc., cfr. sopra par. 20)
su g.alàs’u, su g.as’àli<cat. caixal, sa g.ullèra<cat. cullera, ìssu g.amìnad.a<it.
camminare, sa g.arràd.a ‘botte’<it. carrata, unu g.apèdhu<it. cappello, sèu g.antsàu
‘sono stanco’<sp. cat. causar, tùi g.umèntsaza<cat. comensar, su b.iòku ‘tacchino’<cat.
pioc., su b.arastàg’u<cat. parastatge, unu b.astìssu<cat. pastis, fùnti b.assillèndu<it.
passeggiare, unu b.erdullàriu ‘perdigiorno’<sp. perdulario, su b.intsèllu<cat. pinsell, sp.
pincel, sa d.enàlla<it. tenaglia, issu d.àstad.a ‘egli assaggia’<cat. tastar, issu d.ìrada<it.
tirare, unu d.rìnku<cat. trenc, sa d.ràssa ‘astuzia, raggiro’<sp. traza;
sa buc’àka<cat. butxaca, sa brùs’a ‘strega’<sp. bruja, su bunnèttu<cat. bonet, su
bizòng’u<it. bisogno, sa bic’ikrèta<it. bicicletta, unu bastàs’u ‘facchino’<cat. bastax,
èssi dìn’u ‘essere degno’<it. degno, su dèngu ‘vezzo’<sp. dengue, su dizìg’u<cat. desitj
‘desiderio’, sa gàna ‘voglia’<sp. cat. gana, su gànc’u<it. gancio o sp. gancho, su gìs’u
‘gesso’<cat. guix, su gòc’u ‘componimento in onore dei santi’<cat. goig.
Notiamo alcuni casi di sonorizzazione delle occlusive sorde anche in posizione
iniziale assoluta per influsso della fonetica sintattica: cat. clavell>gravèllu ‘garofano’,
cat. convent<guvèntu, it. cabina<gabìna.
In posizione intervocalica all’interno di parola le occlusive sorde sono mantenute
inalterate e con pronuncia intensa, le occlusive sonore digradano nelle corrispondenti
fricative o restano anch’esse inalterate e con pronuncia intensa:
sp. acabar>akabài ‘finire’, sp. baratu>baràtu ‘a buon prezzo’, cat. aturar>aturài
‘rimanere’, it. scatola>skàtula, cat. mocador>mukad.òri ‘fazzoletto’, it. patata>patàta, sp.
acudir>akud.ìri, it. cupola>kùpula, it. chitarra>kitàrra, cat. xicara>c’ìkera ‘tazza’;
cat. arrebossar>arrebussài ‘intonacare’, cat. bossinada>bussinàd.a, sp. cat.
adobar>adobài ‘percuotere’, sp. dudar>dud.ài ‘dubitare’, sp. de badas>debàd.aza
‘invano’, sp. boveda>bòved.a, it. bottega>butèg.a, it. derubare × sp. robar>zdorrobài, it.
aggradare>agrad.ài, it. arrabbiare>arrabiài.
Non mancano però alcuni casi in cui le occlusive sorde digradano a fricative sonore:
it. carrata>karràd.a ‘botte’, it. rifiutare>arrefud.ài, it. appiccicare>apic’ig.ài.
Così pure non mancano casi di dileguo delle occlusive sonore: sp. recibir>arrec’ìri,
sp. marrido>marrìu.

41. ' Le palatali c’ e g’. Le palatali di qualunque origine sono mantenute inalterate in
Campidanese (il Logudorese invece le muta in ts e dz) : it. città>c’itàd.i, it.
cinema>c’ìnema, it. ciccare>c’ikài, it. gente>g’ènti, it. geloso>g’elòzu, it. giacca>g’àka,
cat. lleig>lèg’u ‘brutto’, cat. rajola>arreg’òla ‘mattonella’, it. vantaggio>vantàg’u, cat.
butxaca>bus’àka ‘tasca’, it. spacciare>spac’ài, sp. colcha>kròc’a /kòrc’a ‘trapunta,
coltre’, sp. chacharear>c’ac’arrài, it. ciarlatano>>c’arlatànu, it. correggere>kurrìg’iri,
cat. mitja>mìg’a ‘calza’.
La c’ e la g’ dei prestiti restano inalterate anche in posizione intervocalica in
fonetica sintattica: su c’ìnema, su c’arlatànu, sa g’ènti, sa g’elozìa.

42. ' La j (jota) spagnola che oggi ha, come è noto, un suono velare spirante sordo,
aveva invece in passato un suono palatale continuo sordo [s’] o sonoro [z’] tale suono è
mantenuto nei prestiti spagnoli del Sardo: viaje>biàz’i, quejar>kes’ài ‘lamentarsi’,
bruja>brùs’a ‘strega’; il suono di 'j' può anche essere 'g’': agasajar>akazag’ài,
barajar>barag’ài ‘mischiare le carte’; questo esito è la norma per j' iniziale:
junquillo>g’unkìl’u, jacinto>g’assìntu, jazmin>g’ezmìnu (cfr. HLS 481'482 e R.
Menèdez Pidal: Manual de Grammatica Histórica Espanola par. 35 bis 3).

43. ' Il suono italiano 'ki' (cchi+voc.) ha come esito 'c’' (log. 'ts'): vecchio>bèc’u,
acchiappare>ac’apai, apparecchiare>aparic’ài, secchia>sìc’a, succhiare>suc’ài.

44. ' Il suono g’i dei prestiti toscani medievali è reso in Campidanese con 'z’'
conformemente alla pronuncia toscana: bragia>bràz’a, ragione>arrez’òni.

45. ' I suoni spiranti f e v vengono mantenuti: fibbia>fìbia, it. figura>fig.ùra, cat.
festejar>fastig’ài ‘amoreggiare’, cat. ferrer>ferrèri ‘fabbro’, cat. faldeta>fardèta ‘gonna’,
sp. flan>flàn ‘crema di latte’, it. schifo>skìfu, piem. guefa>gwèfa ‘velo’, cat.
cafetera>kafetèra, sp. grifòn>grifòni ‘rubinetto’, cat. matalaf>matalàfu ‘materasso’, sp.
ventana>ventàna, sp. visorrey>vizurrèi, sp. o it. vena>vèna (nel senso anatomico; nel
senso di falda d’acqua si ha bèna<VENAM), it. vernaccia o cat. vernatxa>vernàc’a, sp.
velludo>vellud.u, it ventaglio>ventàl’u, cat. griva>grìva ‘tordo’, cat. convent>guvèntu,
cat. rovell>arrevèl’u ‘tuorlo d’uovo’, sp. boveda>bòved.a, it. giovane>g’òvanu, it.
lavamano>lavamànu. Si hanno alcuni casi di assordimento di v' iniziale in f': cat.
vostè>fustèi, sp. vusted>f ustèti (pronome di rispetto), sp.–cat. viudo/a>fiùdu/a
‘vedovo/a’, it. vitello>fitèllu.
In posizione intervocalica in fonetica sintattica la f' passa a v.': sa v.ìbia, su v.errèri,
sa v.ig.ùra, su v.astìg’u, sa v.ardèta, ecc. La v' invece rimane con suono intenso diverso
da [v.] (secondario derivato da F sia originaria latina che dei prestiti vari) le due v ([v] e
[v.]) creano un’opposizione fonematica sia pure di basso rendimento: per es. kùssa
vìa∼kùssa v.ìa (=‘quella vite’/‘quella era’); sa vàska∼sa v.àska (‘la vasca’/‘la fascia’).

46. ' La sibilante s è mantenuta, in posizione iniziale, inalterata e sorda, it.


sapore>sab.òri, it. secchia>sìc’a, it. scoglio>skòl’u, sp. senor>sennòri, it. serio>sèriu,
sp. cat. salera>salèra, sp. cat. sangrar>sangrài ‘salassare’.
Intervocalica la s italiana è sempre resa con 'z': cosa>kòza, geloso>g’elòzu,
elemosina>lemòzina, bisogno>bizòng’u, camposanto>kampuzàntu.
Alcuni prestiti spagnoli conservano la distinzione fra [s] (sorda) e [z] (sonora) oggi
persa nello spagnolo moderno che ha solo [s] (sorda). È conservata pure la fase che
precede l’odierno suono interdentale [th]: aposento>apuzèntu, azul>azùlu, gozar>gozài,
desparecer>sparèssiri, belleza>bellèza (cfr. HLS 479'480; R. Menendez Pidal: op. cit. 35
bis).
In posizione intervocalica in fonetica sintattica s' è sempre z': su zennòri, sa zalèra,
ab.àrra zèriu, ecc.

47. ' Le consonanti l e n restano immutate o si adattano al trattamento di L e N


originarie: it. calare>kalài/kab.ài/karài, cat. caixal>kas’àli/kas’àb.i/kas’àri ‘molare’, it.
melone>melòni/mobõi, cat. cunill o it. coniglio>konìllu/kõìllu, it.
calzoni>kratsònizï/katsöizï, it. maglione>malliöi, cat. manobre>mah’òb.ru (nel Sàrrabus,
Böhne 66) ‘manovale’, sp. fusil>fuzìli/fuzìb.i, cat. bressol>bratsòlu/bratsòru/bratsòh’u,
it. balzano>Sàrrabus bratsàh’u (Böhne 94).

48. l’ palatale ha due esiti: il mantenimento e il passaggio a 'll(/'lli'); it.


scoglio>skòl’u/skòlliu, cat. clavell>gravèllu, sp. junquillo>g’unkìl’u, cat.
cullera>kullèra/kul’èra ‘cucchiaio’, it. tenaglia>tenàlla, cat. cunill o it. coniglio>kunìllu,
cat. rotlle>arròlliu/arròl’u, sp. atropellar>atropel’ài/atropelliài ‘sconvolgere’, cat.
rovell>arrevèl’u ‘tuorlo d’uovo’, it. squagliare>skallài.
Ci sono alcuni casi di passaggio di 'l’' a dh it. imbroglio>impròdhu ‘miscuglio’,
atropellar>trob.edhài ‘scompigliare’.
Nella Barbagia meridionale troviamo esiti 'g’' e 'z’' per 'l’': kagènte=kallènti<sp.
caliente, ug’èras=ul’èras ‘occhiali’<cat. ulleras, irbag’àre<it. sbagliare (HLS 458).
Iniziale ll' (l’ spagnola o catalana) passa a l' o a li': cat. lleig>lèg’u ‘brutto’, llaga>liàga
‘piaga’, fig. ‘seccatura’.

49. ' n’ palatale ha tre esiti: il mantenimento, il passaggio a 'ng’ o a 'nn': it.
guadagnare>gwadang’ài, it. bisogno>bizòng’u, it. compagno>kumpàng’u, it.
degno>dìn’u, it. stagno>stàng’u, cat. buny>bùn’u/bùng’u ‘ammaccatura’, cat.
enginy>ing’ìnnu ‘ordigno’, piem. bagna>bàn’a ‘sugo, salsa’, sp. garapina>karapìn’a
‘sorbetto, gelato’, sp. señor>sennòri.

50. ' s’ palatale rimane inalterata: it. scempiare>s’empiài, it. sciorare >s’orài
‘ostentare’, it. sciacquare>s’akwài, it. pisciare>pis’ài, cat. arruixar>arrus’ài ‘spruzzare,
innaffiare’, cat. guix>gìs’u ‘gesso’, it. sfasciare>s’us’ài con sf >s’ (vedi par. 25), cat.
caixal>kas’àli, cat. calaix>kalàs’u ‘cassetto’, cat. bastaix>bastàs’u ‘facchino’.

51. ' Qu+voc. e gu+voc. restano immutati: it. paracqua>paràkwa, it.


sciacuare>s’akwài, uguale>ugwàli, it. guadagnare>gwadang’ài, it. guastare>gwastài.

52. ' La z: zucchero>tsùkaru, zafferano>tsaferànu, rezza>rètsa ‘rete’, razza>ràtsa,


balzano>bartsànu, bizzarro>bidzàrru ‘stizzoso’.

53. ' Le geminate di norma restano adattandosi alla struttura del Campidanese per la
quale l’opposizione Scempia~Geminata vale soltanto per n, 1, r: acchiappare>ac’apài,
aggradare>agrad.ài, battaglia>batàlla, spacciare>spc’ài, giacca>g’àka,
vantaggio>vantàg’u, zafferano>tsaferànu, arrabbiare>arrabiài, bossola>bùssola
‘cerchio di ferro intorno al mozzo della ruota’ (DES, I, pag. 247), correggere>kurrìg’iri,
passione>passiòni, stalla>stàlla, sballare>zballài.
L’esito di 'll' può anche essere 'dh': cappello>kapèdhu, ballo>bàdhu.

54. ' cons. + l>cons. + r: cat. clavell>gravèllu, it. bicicletta>bic’ikrèta, sp.


planchar>pranc’ài/prenc’ài, cat. ximple>s’ìmpru ‘scemo’, it. obbligare o sp.
obligar>obrig.ài, cat. oblada>orbàd.a (con metatesi) ‘occhiata, menauro’.

55. ' l+cons.>r+cons. con eventuale metatesi: cat. espalmar>spramài ‘spaventare’,


it. calzoni>kratsònizï, sp, colcha>kròc’a/kòrc’a, it. soldato>sordàu, cat. faldeta>fardèta
‘gonna’.

56. ' r+l, r+n: ciarlare>c’arrài, burla>brùlla, perla>prèlla, cat. carnicer>karnitsèri


‘macellaio’, giornata>g’orronàd.a, parlata>prallàta.

57. ' r+cons.: il nesso rimane inalterato con eventuale metatesi di r: it.
storpiare>strupiài, sp. escarmentar>skramentài, it. mortaio>murtàju, sp. porche, cat.
porxu>pòrc’u/pròc’u ‘portico’.
58. ' Consonanti finali. Le consonanti finali delle parole'prestito catalane o
spagnole vengono mantenute inalterate con aggiunta di vocale: sp. grifón>grifòni, cat.
goig>gòc’u, cat. pastis>pastìssu, cat. mocador>mukad.òri, cat. bonet>bonètu, cat.
matalaf>matalàfu, cat. trenc>trìnku ‘taglio’, sp. arroz>arròzu ‘riso, legume’, cat.
test>tèstu ‘vaso’.
Alcune parole'prestito catalane presentano forme con consonanti finali sonorizzate: lleig
[1’èc’]>1èg’u ‘brutto’, festeig [festèc’]>fastìg’u, groc>gròg.u ‘giallo’; il fenomeno si
spiega col fatto che simili parole presentano nella flessione forme sonorizzate: letja [1’èg’a]
fem., festejar [festez’àr] verbo, groga fem.
CAPITOLO V

OSSERVAZIONI
SUL SISTEMA FONOLOGICO CAMPIDANESE

59. ' Diamo qui l’inventario dei fonemi consonantici del Campidanese standard (1)
rappresentati graficamente seguendo la falsariga dello schema dato da A. Martinet che tien
conto della «proporzionalità dei rapporti» fra fonemi (2)

labiodentali

cacuminali
sibilanti
palatali
dentali
labiali

velari
occlusive sorde p t k c’ ts
occlusive sonore b d g g’ dh
fricative sorde f s’ s
fricative sonore rilasciate b. v. d. g. z’ z
fricative sonore tese v
nasali m n n’
laterali 1 1’
+r
A una classificazione siffatta è preferibile una classificazione di tipo binaristico. Una
schematizzazione tradizionale come quella che abbiamo dato qui sopra lascia infatti molti
punti ambigui o equivoci; perché per esempio, classificare il fonema /ts/ fra le sibilanti e non
fra le dentali o al limite fra le palatali? Perché considerare /s/ e /z/ come sibilanti (istituendo
così una nuova linea verticale) e non come fricative dentali? si potrebbe obiettare che /z/
e /d./ verrebbero a occupare indebitamente la medesima casella; ma si potrebbe pur
sempre ribattere che una lingua che non avesse i fonemi /d./ e /ts/ potrebbe fare a meno di
istituire la serie delle sibilanti e classificare /s/ e /z/ fra le dentali fricative.
Un’analisi binaristica risolverebbe questi problemi e leverebbe gli equivoci in quanto
si farebbe carico dei vari caratteri propri di ciascun fonema; riconoscerebbe la dentalità
così come la palatalità di /ts/ oltre che la sua individualità di fonema! La stessa cosa si
potrebbe dire per /s/ e /z/ cui verrebbe riconosciuta la dentalità e la ‘sibilanticità’; infatti
p. es., secondo la matrice qui appresso la /s/ e la /z/ sono caratterizzate dal tratto [−grave]
e dal tratto, questo ridondante, [+diffuso] come i fonemi /t/, /d/ e /d./; si distingue da /t/ e
/d/ in quanto caratterizzate, queste ultime, dal tratto [−continuo] che si oppone al tratto
[+continuo] dei fonemi /s/ e /z/ e /d./; il fonema /d./ infine è caratterizzato dal tratto
[−stridulo] contro [+stridulo] di /s/ e /z/, che si oppongono poi a /s’/ e /z’/ come
[−diesizzato]∼[ + diesizzato] e si oppongono fra loro come ['sonoro]∼[ +sonoro ] .

1
Intendiamo con «Campidanese standard» la parlata di Cagliari e/o il registro colto delle parlate del
Campidanese, almeno quelle più vicine alla capitale. Se volessimo tener conto di tutte le parlate bisognerebbe
fare un’analisi per ciascuna di esse.
2
Cfr. A. Martinet: Elementi di linguistica generale, Editori Laterza, Bari, 1967
Un’analisi binaristica è inoltre più economica in quanto permette di classificare tutti i
fonemi del nostro sistema impiegando soltanto nove tratti pertinenti contro i quindici di
quella precedentemente proposta (2).
Per un’analisi binaristica dunque si sceglierà un numero di tratti distintivi in numero
sufficiente da poter identificare tutti i fonemi, dopo di che si sottoporrà ogni singolo
fonema alla domanda ‘possiede il tratto distintivo dato?’ cui si potrà rispondere sì (+) o
no (−). Secondo quanto Saltarelli (3) «una serie ipotetica di tratti distintivi sarà
considerata relativamente giustificata qualora consenta la formulazione di un gruppo di
regole tali da permettere di ridurre la trascrizione fonologica ad una corrispondente
trascrizione fonetica in maniera relativamente semplice. Di conseguenza, i tratti distintivi
dell’italiano, ad esempio, dovranno essere individuati, in base a molteplici considerazioni
astratte di ordine linguistico, anziché sulla sola scorta dell’indagine spetrografica».
Si può pertanto desumere la matrice qui appresso in fig. 1. Questa è però
comprensiva dei tratti ridondanti cioè di quei tratti non necessari a identificare un
fonema: è per esempio ridondante il tratto [+ sonoro] per il fonema /n/ in quanto non v’è
nessun fonema che, condividendo con esso i tratti

+ consonantico
− grave
− diesizzato
+ continuo
+ nasale
gli si opponga per il tratto [−sonoro].
Si procederà allora ad una nuova matrice (qui appresso fig. 2) che sarà ricavata
mediante la seguente operazione: si divide la totalità dei fonemi in due parti mediante una
prima domanda (una parte sarà costituita dai fonemi che rispondono negativamente; l’altra
dai fonemi che rispondono positivamente); ciascuna delle due parti sarà sottoposta ad
un’altra domanda; se ognuna delle due parti potrà essere nuovamente divisa in due parti
mediante questa domanda essa sarà mantenuta, se invece tutti i fonemi della determinata
parte risponderanno tutti nella medesima maniera, si salterà ad una successiva domanda;
l’operazione proseguirà fino a che, di domanda in domanda, attraverso suddivisioni
successive, si arriverà a definire in maniera inequivocabile ogni singolo fonema.
L’operazione in parola è stata formalizzata graficamente mediante lo schema ad albero
in fig. 3.
Diamo qui l’inventario dei tratti distinti vi usati e il loro valore fonetico.

60. Tratto vocalico. «Acusticamente vi si oppongono presenza~assenza di una


struttura di formante nettamente definita. Geneticamente abbiamo un’eccitazione primaria
della glottide accompagnata da un libero passaggio dell’aria attraverso l’apparato vocale di
fronte all’assenza di tale singola sorgente periodica» (4).
«I suoni vocali sono prodotti ― mediante costrizione della cavità orale ― da una
singola fonte periodica (sonorità) mentre i suoni non'vocalici derivano da una fonte non
periodica con restringimento almeno al grado della ostruzione» (5).

2
Per la precisione: labiale, labiodentale, dentale, velare, palatale, sibilante, cacuminale, occlusivo,
fricativo, nasale, laterale, sordo, sonoro, teso, rilasciato.
3
M. Saltarelli: La grammatica generativa trasformazionale, Firenze, Sansoni, 1970, pag. 67.
4
Cfr. Z. Muljacic: Fonologia generale, Bologna, Il Mulino, 1973, pp. 82'83.
5
Cfr. M. Saltarelli: op. cit. pp. 72'73.
Nel nostro sistema questo tratto oppone le vocali e le liquide contro le consonanti e le
semiconsonanti /j/ e /w/.

Tratto consonantico. «Acusticamente vi si oppongono energia totale ridotta~elevata.


Geneticamente si ha la presenza di ostruzione nell’apparato vocale accompagnata da una
minore energia complessiva presso i fonemi non'consonantici» (6).
«I suoni consonantici sono accompagnati da occlusione, o da contatto, nella cavità
orale, mentre i suoni non'consonantici hanno un minor grado di restringimento» (7).
Nel nostro sistema questo tratto oppone le consonanti e le liquide (/l/ e /r/) contro le
vocali e le semiconsonanti /j/ e /w/; pertanto le liquide sono vocaliche e consonantiche, le
semiconsonanti sono non vocaliche e non consonantiche.

Tratto grave oppone i fonemi articolati alla periferia della cavità orale (regione labiale
e velare) contro i fonemi articolati nella zona centrale della cavità orale.

Tratto diesizzato oppone le consonanti articolate mediante sollevamento della lingua


verso il palato contro le altre consonanti.
Nel nostro sistema questo tratto caratterizza i fonemi /s’/, /z’/, /dh/, /n’/, /ts/, /c’/, /g’/,
/l’/.

Tratto compatto oppone i fonemi a rima distesa anteriormente contro i fonemi a rima
distesa posteriormente. «Il risuonatore dei fonemi a rima distesa anteriormente (vocali di
massima apertura, consonanti velari e palatali, comprese le post'alveolari) presenta la
forma di un corno, mentre quello dei fonemi a rima distesa posteriormente (ossia dei
fonemi diffusi, vocali chiuse, consonanti labiali e dentali, comprese le alveolari) è costituito
da una cavità che si avvicina ad un risonatore di Helmotz, ossia è caratterizzato da una
cavità relativamente vasta avente un’apertura piccola» (Z. Muljacic: op. cit., pag. 89).
Questo tratto, nel nostro sistema oppone /a/ alle altre vocali; caratterizza inoltre, sia
pure in maniera ridondante, i fonemi /s’/, /z’/, /n’/, /k/, /g/, /c’/, /g’/, /l’/.

Tratto diffuso oppone i fonemi articolati nella regione anteriore della cavità orale
contro gli altri.
Nel nostro sistema questo tratto oppone i fonemi labiali contro i velari, 1’affricata /ts/
contro /dh/, /s’/, /z’/, /n’/ e le vocali /i/ e /u/ contro le altre; caratterizza inoltre
ridondantemente i fonemi dentali /s/ e /z/.

Tratto continuo. «Geneticamente, le continue vengono articolate con un lento avvio


(una lenta catastasi) o arresto (distensione) alla sorgente, attraverso una lenta e incompleta
chiusura e/o apertura dell’apparato fonatorio chiamata stretta. Le discontinue invece si
pronunciano con un rapido avvio o arresto della sorgente, attraverso una rapida chiusura e/o
apertura dell’apparato fonatorio» (Z. Muljacic: op. cit., pag. 92).
Nel nostro sistema questo tratto oppone le fricative, le sibilanti e le nasali contro le
occlusive, oltre che la /l/ contro la /r/.

Tratto nasale caratterizza i fonemi che si articolano facendo passare l’aria anche
attraverso la cavità nasale oltre che quella orale /n/, /m/, /n’/.
Nei dialetti in cui la 'N' intervocalica cade nasalizzando la vocale precedente si crea
opposizione fonematica fra le vocali nasali e quelle orali (cfr. sopra par. 15 e par. 22).
6
Z. Muljacic:op. cit. pp.82'83.
7
M. Saltarelli: op. cit. pp. 72'73.
Tratto stridulo. «Questa opposizione stridulo~morbido distingue fonemi striduli,
realizzati con un rumore di intensità relativamente elevata, dai fonemi morbidi che vengono
attuati con un rumore basso o ne sono privi del tutto» (Z. Muljacic, op. cit. pag. 97).

Tratto sonoro caratterizza i fonemi accompagnati da vibrazioni periodiche delle corde


vocali.

Tratto teso caratterizza i fonemi articolati con maggior energia, mediante una
maggiore tensione dei muscoli articolatori.
Nel nostro sistema questo tratto oppone le vocali chiuse contro quelle aperte (/e/~/è/;
/o/~/ò/) e la /v/ contro la /v./. Caratterizza inoltre ridondantemente tutte le occlusive e il
fonema /m/.

61. L’opposizione di geminazione è, come più volte s’è accennato precedentemente,


limitata, per il sistema campidanese, ai fonemi /n/, /l/, /r/:

mànu ‘mano’ ~ mànnu ‘grande’


sònu ‘suono’ ~ sònnu ‘sonno’
dòna ‘(egli) dà’ ~ dònna ‘signora’
fìlu ‘filo’ ~ fillu ‘figlio’
màlu ‘cattivo’ ~ màllu ‘maglio’
kàru ~ kàrru
màra ~ màrra

Per di più nelle aree in cui la 'N' e la 'L, hanno esiti vari (nasalizzazione e colpo di
glottide per 'N', labializzazione, rotacizzazione, colpo di glottide per 'L') il rendimento
delle opposizioni /n/~/nn/, /l/~/ll/ cala notevolmente fin quasi ad annullarsi.
Quanto alle occlusive abbiamo già detto che il Campidanese, come tutto il Sardo, non
presenta opposizione fra consonante scempia e geminata. Esaminata diacronicamente,
quella che è in Italiano l’opposizione scempia~geminata è risolta in Sardo come
occlusiva sorda~fricativa sonora (o /f/~/v./ per l’opposizione /f/~/ff/). Nè l’opposizione
in questione viene a ristabilirsi attraverso gli imprestiti italiani poiché tanto le scempie
quanto le geminate delle voci lessicali italiane convergono in un unico suono occlusivo (o
in /f/ e /v/) (cfr. parr. 40, 41, 43, 45, 53).
Per quanto riguarda la s pensiamo che non vi sia nel sistema campidanese opposizione
di geminazione; un’opposizione del tipo kàzu~kùssu non è, come riteniamo,
un’opposizione di geminazione, ma un’opposizione del tipo sonoro~sordo (il fatto che
trascriviamo e abbiamo sempre trascritto la s sorda intervocalica mediante la ‘doppia’ ss è
dovuto soltanto alla necessità di non ingenerare confusioni di ‘lettura’, anche se ci
rendiamo conto che sarebbe stato meglio e più opportuno trascrivere voci come kùssu,
ìssu, messai, ecc. con una sola s kùsu, ìsu, mesài, musiài).

62. Osservazioni su alcune opposizioni fonematiche.


Prima di dare un’esemplificazione di tutte le opposizioni fonematiche secondo i tratti
distintivi del nostro sistema, vorremmo soffermarci brevemente sul valore fonematico della
cacuminale /dh/ e delle semiconsonanti.
La cacuminale viene infatti spesso confusa con la dentale sonora o per lo meno non se
ne riconosce il valore fonematico; esso è in realtà esistente anche se l’opposizione /dh/~/d/
è di basso rendimerito; si considerino comunque i seguenti esempi:
dhùs ‘li, loro (pronome)’ ~ dùs ‘due’

dhùs pig.àuzü ‘li prendiamo’ ~ dus pig.àuzü ‘due presi, due matti’

a dhi nài ‘a/per dirgli’ ~ a dinài ‘a/con soldi, con denaro’.

Maggiore è invece il rendimento dell’opposizioni /dh/~/d./:

sèdha ‘sella’ ~ sèd.a ‘seta’

pùdha ‘gallina’ ~ pùd.a ‘(gli) pota’

nùdha ‘nulla’ ~ nùd.a ‘nuda’

mèdha cognome ~ mèd.a ‘molto’


Bassissimo è il rendimento dell’opposizione /i/~/j/ e /u/~/w/; anche perché c’è la
tendenza, in Campidanese, a scambiare fra loro le semivocali con le semiconsonanti; a
considerare le une varianti fonematiche libere delle altre (si può dire kwadhu e kuàdhu
‘cavallo’, arrabiai e arrabjài) anche se in determinati casi tali scambi sono impossibili:
gwadang’ài, kojài, biàd.u, fuèdhu; ad ogni modo l’opposizione fra le semiconsonanti
sembra essere provata:

akuài ‘nascondere’ ~ akwài ‘abbeverare, innaffiare’


fad.iàuzii ‘affaticati’ ' fad.jàuzii ‘facevamo’

È ugualmente provata l’opposizione fra le occlusive sonore e le fricative sonore


anche se essa in genere riguarda non l’opposizione fra due parole ma fra una parola e
l’insieme di due morfemi in fonosintassi; o fra due morfemi in fonosintassi:
fùnti dùaza ‘sono due’ ~ fùnti d.ùaza ‘sono tue’

sa bèna ‘la vena’ ~ sa b.èna ‘la pena’

a gàtu ‘a(l) gatto’ ~ ag.àtu ‘(io) trovo’

su g’èlu ‘il gelo’ ~ su z’èlu ‘il cielo’

63. Opposizioni distintive.

Consonantismo

[−grave] [+grave]

tàntu ‘tanto’ kàntu ‘quanto’


dìn’u ‘degno’ gìn’u ‘ghigno’
arròd.a ‘ruota’ arròg.a ‘rompe’
sìku ‘secco’ pìku ‘piccone’
sàna‘sana’ sàb.a ‘mosto cotto’
kòdha ‘monta’ kòfa ‘cesto’
s’òras‘(tu) ostenti’ fòras ‘fuori’
sa z’èna ‘la cena’ sa vèna ‘la vena’
matsa ‘pancia’ màma ‘madre’
dìn’a ‘degna’ dìc’a ‘fortuna’
dènti ‘dente’ g’ènti ‘gente’
tsònka ‘civetta’ kònka ‘testa’

[−diesizzato] [+diesizzato]

ti ‘te (pronome)’ dhi ‘gli, a lui (pron.)’


kòta ‘cotta’ kòs’a ‘coscia’
bàzu ‘bacio’ bàs’u ‘basso’
dìnu ‘dìno (n. pers.)’ dìn’u ‘degno’
kàssa ‘caccia’ kàs’a ‘cassa’
sìku ‘secco’ tsìku ‘un pochino’
sìka ‘secca’ sìc’a ‘secchia’
gàna ‘voglia’ g’àna ‘fata’
màla ‘cattiva’ màl’a ‘maglia’

[−diffuso] [ +diffuso ]

pùdhu ‘pollo’ pùtsu ‘pozzo’


kàni ‘cane’ pàni ‘pane’
grùta ‘grotta’ brùta ‘sporca’
su g.àni ‘il cane’ su b.àni ‘il pane’
kràu ‘chiodo’ fràu ‘fabbro’
sa g.arìna ‘l’orata’ sa v.arìna ‘la farina’
gìa ‘guida’ vìa ‘vite’

[−continuo] [+continuo ]
fàta ‘fatta’ fàd.a ‘fata’
donài ‘dare’ sonài ‘suonare’
kròpu ‘colpo’ kròb.u ‘corvo’
de dùzu ‘di due’ de zùzu ‘di sopra’
tùi ‘tu’ nùi ‘nuvola’
bàdha ‘balla’ bàn’a ‘sugo, salsa’
bàdhu ‘ballo’ bàs’u ‘basso’
kàru ‘caro’ kàlu ‘discendo’
màra ‘palude, stagno’ màl’a ‘maglia’
pìku ‘piccone’ pìg.u ‘io prendo’
sa grài ‘(quel)la pesante’ sa g.rài 1a chiave’
sa bèna ‘la vena’ sa b.èna ‘la pena’
pìlu ‘pelo’ fìlu ‘filo’
bìa ‘viva’ vìa ‘vite’
skroc’ài ‘sbucciare’ skroz’ài ‘scortecciare’
a gàtu ‘a(l) gatto’ ag.àtu ‘(io) trovo’
fùnti dùazä ‘sono due’ fùnti d.ùazä ‘sono tue’

[−nasale] [+nasale]

tròtu ‘storto’ trònu ‘tuono’


dèz’i ‘dieci’ nèz’i ‘colpa’
sùi ‘succhiare’ nùi ‘nuvola’
bìzu ‘sogno’ bìnu ‘vino’
fìa ‘era’ mìa ‘mia’
kùssa v.ìa ‘quella era’ kùssa mìa ‘quella mia’
bàs’a ‘bassa’ bàn’a ‘sugo, salsa’
su b.ìu ‘il pelo’ su mìu ‘il mio’

[−stridulo] [+stridulo]

bìd.u ‘vedovo’ bìzu ‘sogno’


làd.a ‘larga’ làssa ‘lascia’
sa b.èna ‘la pena’ sa vèna ‘la vena’
su b.ig.àu ‘il preso, il matto’ su v.ig.à ‘il fegato’
lòb.iu ‘bugigattolo’ lòfiu ‘brutto’

[−sonoro] [+sonoro]

ti. ‘te (pronome)’ dì ‘giorno’


kàssu ‘io caccio’ kàzu ‘formaggio’
pìs’i ‘pesce’ pìz’i ‘pesce’
krài ‘chiave’ grài ‘pesante’
pìnu ‘pino’ bìnu ‘vino’
fìa ‘(egli) era’ vìa ‘vite’
c’èlu ‘cielo’ g’èlu ‘gelo’

[−teso] [+teso]

kùssa v.ìa ‘quella era’ kùssa vìa ‘quella vite’


sa v.àska ‘la fascia’ sa vàska ‘la vasca’

Vocalismo

[ − grave] [ '+grave]

pìg.u ‘io prendo’ pàgu ‘poco’


mèri ‘padrone’ màri ‘màre’
mèllus ‘meglio’ màllus ‘magli’
mèri ‘padrone’ mòri ‘sentiero’
fèmu ‘io ero’ fùmu ‘fumo’
nìu ‘nido’ nòu ‘nuovo’
pira ‘pera’ pàra ‘frate’
prènu ‘pieno’ prànu ‘piano’

[−compatto] [+compatto]

sòli ‘sole’ sàli ‘sale’


sònu ‘suono’ sànu ‘sano’
mèla ‘mela’ màla ‘cattiva’
pìs’i ‘pesce’ pàs’z ‘pascere’
fùi ‘fuggi’ fài ‘fare’

[−diffuso] [ +diffuso ]

fòra ‘fuori’ fùra‘furto, ruberia’


mòru ‘moro’ mùru ‘muro’
tènta ‘avuta’ tìnta ‘inchiostro, tinta’
pèus ‘peggio’ pìus ‘capelli’

[ − teso] [+teso]
b è n i ‘bene’ b è n i ‘vieni’
òru ‘oro’ òru ‘orlo’

64. ' Varianti fonematiche.


I fonemi /i/ e /u/ hanno varianti fonematiche brevi [i] e [u] (semivocali) che possono
avere anche valore sillabico. I fonemi /i/, /u/, /a/ hanno varianti fonematiche ultrabrevi [ï]
[ü] [ä] (vocali paragogiche)
1) priòg.u, biàd.u, fuèdhu, pig.ài, narài, pig.àu, imòi, kastiài, tserriài, akuài,
2) nàrazä, bènizï, bèlluzü, fròrizï, fòrazä, tèmpuzü, arròd.azä, kùssazä, pèizï.
Come già si accennava, le semivocali [i] e [u] hanno assai spesso come varianti libere
le semivocali [j] e [w]
tserriài/tserrjài kastiài/kastjài kuàdhu/kwàdhu àkua/àkwa.
Sembra comunque esistere, come già si diceva, il valore fonematico di /j/ e /w/, sia
pure ridotto al minimo di rendimento.
I fonemi /k/, /g/, /g./ hanno una leggera inflessione palatale di fronte alle vocali e ed i;
nella parlata cagliaritana anche difronte ad a.
Il fonema /n/ che ha generalmente un’articolazione dentale, ha, come variante
combinatoria, un’articolazione velare di fronte a k, g, c’, g’; un’articolazione labiodentale
difronte a f e a v.

65. ' Neutralizzazioni.


Le opposizioni /e/~/i/ e /o/~/u/ sono neutralizzate in sillaba finale: come più volte s’è
detto le uniche vocali ammesse in posizione finale sono, nel Campidanese a, i, u (cfr. par.
4, 12).
Le opposizioni /e/~/è/ e /o/~/ò/ sono neutralizzate quando nella sillaba che segue sia
presente la vocale a: come arcifonema funge la vocale aperta [−tesa] è ed ò. Non sono
neutralizzate se segue una e o una o: sono infatti possibili opposizioni del tipo g’èneru ‘io
genero’~g’èneru ‘il genero’.
L’opposizione /l/~/r/ è neutralizzata in posizione pre' e post'consonantica: come
arcifonema funge r (cfr. par. 23, 24, 28). In alcune zone del dominio campidanese
(Barbagia meridionale soprattutto), come del resto in buona parte del dominio logudorese,
l’arcifonema risultante dall’opposizione /l/~/r/ in posizione preconsonantica è l (cfr. par.
23, 24), in posizione postconsonantica l’arcifonema è invece sempre r.
L’opposizione /n/~/m/ è neutralizzata in posizione preconsonantica: come arcifonema
funge m difronte a consonante labiale p, b; funge invece n difronte alle altre consonanti.
L’opposizione /s/~/z/ è neutralizzata in posizione preconsonantica: come arcifonemi
fungono s difronte a consonante sorda, z difronte a consonante sonora.
Le opposizioni /d/~/d./, /b/~/b./ /g/~/g./ sono neutralizzate dopo le consonanti n e m:
come arcifonemi fungono rispettivamente d, b, g, g’.

66. ' Gruppi fonematici.


v=vocale, sv=semivocale, sc=semiconsonante.
Vocalismo
V + V Andrìa, tùa
SC+V jùnta, àkwa
V+SV innòi, narai
V+SC+V kòja, màju
V+SC+V+SV kojài
SV+V priòg.u, kàstia, g’uànni, mèndua
SC+V+SV akwàu
SC+V+SC+V jàja ‘nonna’
SV+V+SV asseb.iài, tserriài

Consonantismo
Posizione iniziale
Sono ammessi i gruppi iniziali di consonante occlusiva, f, m, s. ts, s’, c’+la
consonante r:
prènu, trìgu, krài, brùnku, dròllu, grài, fròri, mrez’àni, srùku, c’ròb.èdhu,
s’rob.edhài, tsrùpu.
La s si combina con le occlusive sorde e con f; la z con le occlusive sonore, con m e
con v:
skòla, sperài, stài, sfas’ài, zballài, zdorrobài, zgannài, zvaporài. n si combina
con d, c’, ts:
ndi bòlizi? ‘ne vuoi?’, nc’i bog.ài ‘levarne’, ntsànduzü ‘allora’. C +C +r
(s+C +r; z+ C +r):
spràz’i, skrarìa, strentàz’u, zgrimài, zbrunkài, sfròzu, zmurdzài.
C + SC gwadàng’u, pjed.àd.i
C + C + SC skwartarài

Posizione mediana
Sono ammessi i nessi di consonante occlusiva (sorda o sonora), fricativa (b., d.,
g.), f, m, ts, z, s, c’, z’+ la consonante r:
kàtru, rekrakài, aprob.iài, pèd.ra, ob.rès’i, àg.ru, atsràz’u, abruz’ài, agraviài,
az’ròla, ac’ridanài, afrig’ìu, pizrùc’i.

Sono ammessi i nessi di n+ t, d, k, g, c’, g’, ts, s, f (sono invece esclusi i nessi di
n+d., b., g., z, z’, p, b), in fonetica sintattica sono pure ammessi i nessi di n+v e l:
sàntu, kàndu, frànku, stàngu, bìnc’iri, pràng’u, intsertài, insàraza, infèrru, in
vèna, in lòg.u.

Sono ammessi i nessi di m+p, b:


impàri, kumbìd.u.
Si riscontra anche il nesso l+r:
ai lràg.uzü ‘lontano’.
Sono ammessi i nessi di r+p, b, t, d, k, g, c’, g’, z’, s, ts, f, v, m
(sono invece esclusi i nessi di r+b., d., g., z):
àrtu, imbìrdi, kòrpu, serbìri, fùrka, màrga, ùrsu, fòrtsizi, sarmèntu, karnitsèri,
karc’ìna, friàrg’u, serviòla, c’erfài, arz’òla.

C+SC agwantài.

C + C +r (n+C +r, m+ C +r, s+C +r, z+C +r):


intrài, andrìa, kumprìu, ùmbra, insrud.ài, ingraiài, intsrupài, infrid.ài, nòstru,
insrud.ài, isprìg.u, izbrig.ài.

C + C + SC angwìdha.

Posizione finale

In posizione finale sono ammessi soltanto i nessi C+V, V+V, V+SV; è in realtà
possibile, non solo in fine di parola in fonetica sintattica, ma anche in finale assoluta, la
consonante 's postvocalica:
is fròris/is fròrizï, bènis/bènizï, bònus/bònuzü, naras tùi, amig.us bònus/amìg.us
bònuzüii.
PICCOLA ANTOLOGIA DI TESTI
Da: «Le Carte Volgari dell’Archivio Arcivescovile di Cagliari», edite da A. Solmi (AGI
1905).

III

In nomin de pater et filiu et sanctu ispiritu. Ego iudigi Trogodori de Unali, cum filiu
miu donnu Gostantini, per boluntate de donnu deu potestandu parti de Calaris, assolbullu a
piscopu Petru a ffagirisi carta in co bolit. Et ego piscopu Petru Pintori, cum lebandu
assoltura daba ssu donnu miu iudigi Trogodori, ki mi llu castigit donnu deu balaus annus et
bonus, et ad issi et a muliere sua donna Preciosa de Lacon, fazzumi carta pro conpora ki
fegi in Serriga. Conporei a Trogodori de Muntigi et a mulieri sua parçzoni cantu habeant in
Serriga pus mama et pus padri, et deilli sollu de cabras et sollu de triigu, et clonpeilli
pariari. Ante stimonius, Amirai de Muntigi et Trogodori Boe, et Jorgi Manca, et Trogodori
Littera. Et sunt destimonius Arzzocu de Lacon, et Furadu de Unali, donnigellu Arçzocu
logu salbadori. Et ki ll’aet deuerte appat anathema dabba pater et filiu et sanctu ispiritu,
dabba XII apostolos, IIII euangelistas, XVI prophetas, XXIIII seniores, CCCXVIII sanctus
patris et appat sorti cum Juda in inferno, siat et fiat, amen.

Nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Io giudice Trogodori de Unali,
con mio figlio donnu Costantini, per volontà del Signore Iddio governando il Giudicato di
Cagliari do licenza al vescovo Pietro di farsi carta riguardo a ciò che vuole. Ed io vescovo
Pietro Pintori, prendendo licenza dal mio signore Giudice Trogodori, che me lo conservi
il Signore Iddio per molti e buoni anni, lui e sua moglie donna Preciosa de Lacon, mi
faccio carta riguardo all’acquisto che feci in Serriga. Comprai da Trogodori de Muntigi e
da sua moglie la parte che avevano in Serriga da parte della madre e del padre e diedi loro
capre per il valore di un soldo e grano per il valore di un soldo e arrivai a raggiungere
l’accordo. Davanti ai testimoni, Amirai de Muntigi, Trogodori Boe, e Jorgi Manca, e
Trogodori Littera. E sono testimoni Arzocu de Lacon e Furadu de Unali, donnigellu
Arzocu logusalvadori. E chi non la rispetterà abbia anatema dal Padre dal Figlio e dallo
Spirito Santo, dai dodici apostoli, dai quattro evangelisti, dai sedici profeti, dai
ventiquattro seniori dai trecentodiciotto santi padri, e abbia la sorte di Giuda all’Inferno,
siat et fiat amen.

XII
In nomine patris et filii et spiritus sancti, amen. Ego Iuigi Trogodori de Unali, cum
donna Benedicta de Lacon muliere mia, per boluntade de donnu deu potestando parti de
Karalis, assolbullu a donnu Troodori, su piscobu miu de Suelli, ad fagirisi carta in co bolit.
Et ego Trogodori, per issa misericordia de deu piscobu de Suelli, cum lebando assoltura
daba su donnu miu Iudigi Trogodori de Unali et daba sa donna mia donna Benedicta de
Lacon, ki mi llus castigit donnu deu balaus annus et bonus, fazzumi carta pro beni ki fegit
Iuigi Petru de Pluminus ad sanctu Jorgi de Suelli su donnu miu, pro s’anima sua et de filias
suas. Dedilloi su cantu habeat in Sinorbi et in Castania, serbus et ankillas, et terras et binias,
et saltus et aquas et omnia cantu si clabaat adpusti cussas ambas domus, ki fudi paru (1) suu
de sa compora ki fegerat a donnu Gontini Spanu, et donnu Gontini Spanu illu habeat binkidu
a donnu Barisoni de Serra de Cabuderra. Et habendusillas custas domus sanctu Jorgi su
1
paru, il Solmi nell’«Indice lessicale delle voci più notevoli» posto in appendice all’edizione delle carte, traduce
questa voce con ‘acquisto’ e aggiunge spiegando: «sulla base neolat. di imparare».
donnu miu, inde lli pidii merkei ad su donnu miu Iuigi Barisoni et ad sa donna mia sa
muliere, ki mi ‘ndi fagirint carta bullada pro ’llas, sigundu in co furunt dadas ad sanctu Jorgi,
su donnu miu. Et ca no ’ndi furunt issus sigurus de susta dadura, kerfirunt (2) mi ‘ndi beridadi
comenti illas habeat sanctu Jorgi custas domus. Et ego batusi ’ndi liurus maioralis, ad donnu
Mariani Dezori Orlandu, et ad donnu Johanni de Serra Daluda, et ad donnu Saltoro de Unali
corrogla, et ad donnu Turbini de Siiki, et ad Mariani de Zoli d’Ozrokesus, ki iurarunt ad
bangeliu de deu, ante iuigi, in sa billa de Quartu ad corona de sanctu Miaili (3), ca (4) «custas
ambas domus iuigi Pedru illas habeat dadas sendu in Pluminus ad sanctu Jorgi de Suelli, pro
s’anima sua et de filias suas». Et pusco connoschit iuigi Barisoni su donnu miu et issa donna
mia sa muliere susta beridadi, bullaruntmi ’ndi custa carta, et affirmaruntmi ‘llas custas
ambas domus de Sinorbi et de Castania, cun onnia cantu si pertenit adpusti ’llas, ki si ’ndi
apat proi sanctu Jorgi su donnu miu cantu adi durari su mundu. Et inui iurarunt custus liberus,
co illas habeat dadas custas domus iuigi Pedru ad sanctu Jorgi, fudi donnu Mariani su piscobu
de Zulkis, et donnu Barisoni de Serra passagi, et donnu Furadu Dezori zurrumpis. Et sunt
destimonius Barisoni de Serra passagi, et Comida de Serra de Frailis, et Mariani Dezori
Orlandu. Et est fasta susta carta anno domini M.CC.XV. II kl. octubri habendusilla iuigi ad
manu sua sa curadoria de Campidanu pro logu salbadori. Et ki ll’aet diuertere apat anathema
daba pater et filiu et sacto ispiritu, data XII apostolos, et IIII euangelistas, daba XVI
prophetas, et XXIIII seniores, daba CCCXVIII padres sanctos. Et sortem habeat cum juda
proditore in inferno inferiori, amen.

Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo amen. Io giudice Trogodori de
Unali, con mia moglie Benedetta de Lacon, per volontà del Signore Iddio governando il
Giudicato di Cagliari, do licenza a donnu Troodori, vescovo mio di Suelli, a farsi carta
riguardo a ciò che vuole. Ed io Trogodori, per misericordia di Dio vescovo di Suelli,
prendendo licenza dal mio signore Giudice Trogodori de Unali e dalla mia signora donna
Benedetta de Lacon, che me li conservi il Signore Iddio molti e buoni anni, faccio questa
carta riguardo al beneficio che fece il Giudice Pietro de Pluminis a San Giorgio di Suelli
il mio Signore, per l’anima sua e delle sue figlie. Egli diede quanto aveva a Senorbì e a
Castania, servi, ancelle, e terre e vigne e boschi e acque e tutto quanto è incluso in
entrambe le case; tutto ciò era suo acquisto che egli aveva fatto da Gontini Spanu, e donnu
Gontini Spanu lo aveva vinto a donnu Barisone de Serra di Capoterra. E avendole queste
case San Giorgio il mio signore, gliene chiesi mercede al mio signore Giudice Barisone e
alla mia signora sua moglie, che mi facessero carta bollata che attestasse che queste due
case erano state date al mio signore San Giorgio. E poiché essi non erano sicuri di questa
donazione, vollero che io provassi la verità che queste case le aveva San Giorgio. Ed io
portai i ‘liberus maioralis’ donnu Mariani Dezori Orlandu, e donnu Johanni de Serra
Daluda e donnu Saltoro de Unali corrogla, e donnu Turbini de Siiki, e Mariani de Zoli
d’Ozrokesus che giurarono sul Vangelo di Dio, davanti al giudice, nella villa di Quartu,
nella ‘corona de sanctu Miaili’: «entrambe queste case le aveva date il Giudice Pietro a San
Giorgio di Suelli, stando egli a Pluminus per l’anima sua e delle sue figlie». E poiché il
giudice Barisone il mio signore, e la mia signora sua moglie, conobbero questa verità, mi
bollarono questa carta e mi confermarono entrambe le case di Senorbì e di Castania con
tutte le loro pertinenze, che ne avesse beneficio San Giorgio il mio signore per quanto
durerà il mondo. E dove giurarono questi liberi, che il Giudice Pietro aveva dato queste
case a San Giorgio, c’erano donnu Mariani vescovo di Zulkis, e donnu Barisoni de Serra

2
kerfirunt<*QUAERUERUNT RU>rf, cfr. sopra par. 23
3
corona significa nel sardo medievale tribunale o assemblea; dice il Solmi: «la ‘corona de sanctu Miaili’ XII, 4 e
la ‘corona de logu’ XVIII, 7 indicano le assemblee maggiori presiedute dal giudice».
4
ca<QUIA è la particella che introduce il discorso diretto, normalmente nei documenti medievali sardi.
passagi, e donnu furadu Dezori zurrumpis. E sono testimoni, Barisone de Serra passagi, e
Comida de serra Frailis e Mariani Dezori Orlandu. E questa carta è fatta nell’anno 1215 due
giorni innanzi le calende di ottobre (30 settembre), mentre il giudice reggeva personalmente
la curatoria del Campidano come logusalvadore. E chi non la rispetterà abbia anatema dal
padre dal figlio e dallo spirito santo, dai dodici apostoli, dai quattro evangelisti, dai sedici
profeti, dai ventiquattro seniori dai trecentodiciotto santi padri. E abbia la sorte di Giuda
traditore nel più profondo dell’inferno, amen.
Dalla «Carta de Logu de Arborea» edizione di E. Besta e P.E. Guarnerio, Sassari 1905, in
«Studi Sassaresi» III (sez. I, fasc. 1'3).

XLIX Constituimus et ordinamus qui sas villas qui sunt usadas de faghere sa doha pro
guardia dessu foghu deppiant illa fagher sa doha secundu qui fudi usadu pro temporale
ciaschaduna villa in sa habitacione sua. Et qui] noll’at aujr fatta sa doa pro sanctu Perdu de
Lampadas paguit ss. X per homjni et issa villa quj’ll’at faguir façat illa quj foghu no ’lla
bariguit, et si fogu illa barigat et faguit perdimentu paguit sa villa manna ss. X per homjnj
secundu quj est usadu et issu curadore lliras X assa corte; et si su curadore comandarjt a su
mayore ouer jurados et atteros homjnis dessa villa de fagujr sa ditta doa et no ’la paguint
paguint comunamenti sa pena qui deppiat pagarj su officiali et issu officiali siat liberu.
XLIX Stabiliamo e ordiniamo che le ville che sogliono fare il riparo (il taglio sulla
terra) per guardia al fuoco debbano farlo secondo l’uso pro tempore, ciascuna villa nel suo
territorio. E la villa che non avrà fatto questo riparo entro il giorno di San Pietro in giugno
paghi dieci soldi per uomo; e la villa che farà (questo riparo) lo faccia in modo tale che il
fuoco non possa superarlo, e se il fuoco lo supererà e farà danno, paghi la villa grande dieci
soldi per uomo secondo l’usanza e il curatore paghi dieci lire alla corte; e se il curatore
comandasse al ‘mayore’ o ai giurati e agli altri uomini della villa di fare tale riparo e non lo
facessero, paghino tutti la pena che deve essere pagata l’ufficiale e questi sia libero.

L Item ordinamus qui nixuna femina qui siat ouer at essere fanti agena de lecto qui non
siat mugere legitima non ussit nen deppiat leuare dae sa domo dessa habitacione, qui
fagujrint in pari cun su amigu, causa alcuna dessu homjnj suo contra sa voluntadi de cussu
suta pena de essere condempnada et punjda pro fura secundu qui in su capidulu dessas furas
si contenit, et siat tenuda restitujrj sas caussas furadas et leuadas; et simily pena si intendat
assu amigu qui leuarit contra voluntady dessa amica causas suas proprias.
L Item ordiniamo che nessuna donna che sia o sarà concubina e non sia moglie
legittima non osi e non debba sottrarre dalla casa che sarà fatta insieme con il suo amico,
alcuna cosa dell’uomo suo contro la volontà di lui sotto pena di essere condannata e punita
per furto secondo quanto stabilito nel capitolo sui furti, e sia obbligata a restituire le cose
rubate o sottratte; e simile pena si intenda comminata all’amico che sottragga all’amica
contro la sua volontà cose di lei proprie.

LVII Volemus et ordinamus qui si alcuna persona avirit et po]ssed[erit] d[omo o


’ffundamentu alcunu pacifficamenti e alcuna persona si lu] leuarjt sença sa justicia et icussu
homjni ad quj esseret leuada ndi fagujrit lamentu assu officiali, cussu officiali ad quj su
dittu lamentu s’at fagujr, siat tenudu de ’llu fagujr restitujri et torrarj a darj cussa caussa de
qui s’at essere lamentadu quj ’lli at essere leuada sença justicia, sy acaptat qui siat gassi, et
condenarellu de pagare ad sa camara nostra lliras X et posca intendat rexone ad ambas
partis.
LVII Vogliamo e ordiniamo che se qualcuno abbia e possieda casa o possedimento e lo
abbia pacificamente, e se qualcuno glielo sottragga senza giustizia e quell’uomo a cui fosse
sottratto facesse lamento di ciò all’ufficiale, questi cui tale lamento è fatto, sia tenuto a che
sia restituito ciò di cui s’è fatta lamentela in quanto è stato sottratto senza giustizia, se
l’ufficiale si renda conto che le cose stanno così, e condanni a pagare alla Camera nostra
lire dieci e poi ascolti ragioni da entrambe le parti.
LXI Item ordinamus quj si alcuno homjnj at chertare et ponne jll’ ant a jurare in cruxi
de credença bengat a jurare in manu de ’ssu officialy quj at reer corona et deppiat iurare in
cruxi de credença. Et cussos litigantes non appant a canpanjarjsi imparj sença sa justicia si
non daenanti dessu officialy, et si si companjant pagujt su chertadore ad sa corte nostra lira
X et boe uno ad su curadore; et si dessu chertu portat a pagarendi maquicia assu Regnu
paguit illa cullu quj debet jurare qualy et qui esseret binquidu. Et çio si intendat in causas
criminaljs.

LXI Item ordiniamo che se qualcuno farà lite e gli ordinerà di giurare sulla croce venga
a giurare in mano dell’ufficiale che presiederà la corte e debba giurare sulla croce. E i
litiganti non abbiano ad accordarsi fra loro senza giustizia se non davanti all’ufficiale, e se
si accordano paghi il litigante alla nostra corte dieci lire e un bue al curatore, e se dalla lite
si giunga a pagarne multa al Regno paghi colui che deve giurare e che sarà vinto. E ciò si
intenda in cause criminali.

XCIX Item hordinamus qui si alcuna femjna si cojarjt a modo sardisco ouer a dodas et
moret e lasarjt alcunno figio pixinno si cuso figio pixinno moret sensa esser de edadj
legitima de annos XVIII quj su padrj de su dito pixjnno succedat et apat sa eredadi de su
ditu figio suo et sjmjlljmente succedat sa mama a su figio pixjnno in sos benes qui ’llj
furunt romasidos de su padrj; exceptu si su padrj ouer sa mama aujrjnt fato testamento quj
in cusu casu si deppjat obseruarj su hordjnj de cusu testamentu ed isa voljntadi de su
testadorj.

XCIX Item ordiniamo che se alcuna donna si sposi a modo sardo o con dote e muoia
e lasci un figlio piccolo, se questo figlio muore prima di aver raggiunto l’età legittima di
anni diciotto, che il padre del detto minore succeda ed abbia l’eredità del figlio e
ugualmente succeda la madre al figlio, nei beni che gli provengono dal padre; a meno che
il padre o la madre non abbiano fatto testamento che in tal caso si deve osservare l’ordine
di quel testamento e la volontà del testatore.

Note: osserveremo, dal punto di vista fonetico, l’oscillazione fra e ed 'i in sillaba
finale: habitacione, temporale, curadore, pagare, essere, moret // faguit bariguit,
paguit, homjnj, voluntadi, simily, aurjrj, darj, officialy, padrj, hordjnj:
svolgimento di E di sillaba finale latina; la 'O originaria in tale posizione è mantenuta, ma
non mancano alcuni casi di passaggio ad 'U: illus, cusus, ditus, sus, ecc. (CI). La velare è
generalmente mantenuta: chertare, faguit, fagujrint, ma abbiamo anche casi di
palatalizzazione: cruxi.
Queste oscillazioni si spiegano come un progressivo avanzamento del dialetto di ‘tipo
meridionale’ su un fondo linguistico più arcaico e conservativo proprio dell’area arborense,
la quale ancor oggi, almeno nella sua parte settentrionale, mantiene questi tratti arcaici
(velari intatte, mantenimento di E ed 'O in sillaba finale (5).
Noteremo ancora l’assibilazione dei nessi 'CJ' e 'TJ': façat< FACIA T ,
poçgant<* POTEANT ; la riduzione del nesso – LJ ' a g’ (palatale): agena< ALIENA(M)
(camp. allèna), niugere< MULIEUE ( M ) (camp. mullèri), FILIU ( M )>figio (camp. fìllu);
tale esito che ancora si riscontra nell’area arborense e nell’Ogliastra era una volta proprio di

5
Per un’analisi più dettagliata intorno a questi problemi si veda il saggio di A. Sanna La lingua della carta
de logu in I1 dialetto di Sassari e altri saggi, Cagliari, Edizioni «3 T» di G. Trois, 1975.
tutto il dominio Logudorese che l’ha successivamente ridotto a 'dz'; abbiamo la geminata '
LL ' mantenuta, almeno graficamente, come tale: villas, jll’< ILLI , cullu<( EC ) CUM
ILLUM (oggi kùdhu); e mantenuta la 'r' intervocalica delle desinenze verbali: torrarj,
darj, jurare, essere, fagujri, restitujrj; l’odierno Campidanese, come è noto, presenta
tali forme col dileguo di 'r'.
Dal punto di vista morfologico noteremo la conservazione dell’imperfetto congiuntivo
latino, oggi mantenuto soltanto in alcuni dialetti barbaricini ma una volta certamente più
esteso (il sardo odierno ha sostituito questa forma con il piucheperfetto): comandarjt,
leuarit, aujrjnt.
Da: G. Bottiglioni, Leggende e tradizioni di Sardegna, Genève, Leo Olschki, 1922.

(Traslitteriamo nel nostro sistema di trascrizione fonetica il sistema usato dal Bottiglioni; la traduzione è
dello stesso autore).

Pag. 119'121 Gùspini. nòstra sennòra e ss assùnta


me in gùspiri b.òst akànta a igrèziaza, in mez a ssantu ìng’u, gònnuzu i ràbuzu dhu a úa
grezièdha de nnòsta sennòr e ss assùnta, iz antìg.uzu naràanta g.i g.ùsta zànta no ffìad.a ne de
b.apèri ne de lìnna, ma de b.ètsa e di òssuzu, ki dromìa ssèmpiri. naràanta g.i nòsta sennòra
g.un sa v.àc’i g.róg.a intendìa pó v’ìntsaz is puntùraza e po g.ùssu nèmuz ìdha d.okàd.a
mànku g.un su id.u mèd.a kreìant a ig.ùssu meràkulu, ma mèd.aza ndi vaìanta bèffa mannaza.
Ma ú òta nòsta sennòra ìa fatu bii sa b.otèntsia zua. béi sa di zua e iz obrèraz àndanta a dha
bistìi a dhi v.rorìi sa g.ad.ìra; dho ìa pur úa b.ic’òka g.i d.enìad.a fròtsizi bìnt ànnuzu, ki
v.ìad.a amig.àd.a g.un su v.orad.ennòzu e ki oìa fài sa b.ròva b.ò bìi g.i v.ia bèru g.i g.usta
zanta v.ia de b.ètsa. g’ezù g.rìstu bèllu! akò g.’ ìanta arrezàu, g.ussa de su g.umitàu zi bóinti a
kunkod.rài sa g.ad.ìra, frec’a kussa b.ic’òka z akòstad.a in punt e b.èi a nòsta zennòra e dha
b.ùng’i kun d ú ag.ulla. sant antói merakullozu! s assùnta g’ai úa skrentez’àd.a a ig.ussa
diggratsiad.a g.i nc’ arrùi mòt a s àtara b.àti. g’ezù g.rìstu bellu de sa ruz’i! su meràkulu zi
v’ia fatu bi e mannu b.uru, iz obreri põinti a nòsta sennòr e ss assùnta ind úa g.às’a, ma akò sa
g.às’a z e totu s’as’àd.a e imõu dh anti b.òsta in d un nic’u e de ngúi nèmuzu dha d.òka pò
d.imorìa de su v.atu zutsèd.iu e pòita g.àndu no boed a dha d.okài z ingraiad.a. ab.arrai
skrementàuzu de iz uskrementàuzu.

Nostra Signora dell’Assunta


Lì in Gùspini posta accanto a Iglèsias in mezzo a San Gavino, Gonnos e Arbus, vi ha
una chiesetta di Nostra Signora dell’Assunta. Gli antichi narravano che questa Santa non
era né di carta, né di legno, ma di carne e di ossa, che dormiva sempre. Dicevano che questa
Nostra Signora, con la faccia gialla, sentiva persino le punture e perciò nessuno la toccava
neanche col dito. Molti credevano a questo miracolo ma molti ne facevano beffa grande.
Ma una volta Nostra Signora aveva fatto vedere la potenza sua. Viene il giorno suo (della
sua festa) e le apparatrici vanno a vestirla, a infiorarle la sedia; vi era pure una ragazza che
aveva forse venti anni, che era amica col diavolo e che voleva fare la prova, per vedere se
era vero che questa Santa era di carne. Gesù Cristo bello! Dopo che hanno recitato il
rosario, quelle del comitato si mettono ad adornare la sedia, invece quella ragazza si
accosta in punta di piedi a Nostra Signora e la punge con uno spillo. Sant’Antonio
miracoloso; L’Assunta dà uno schiaffo a quella disgraziata che cade morta dall’altra parte.
Gesù Cristo bello della croce! Il miracolo si era fatto vedere e grande pure. Gli apparatori
mettono Nostra Signora dell’Assunta in una cassa, ma dopo la cassa si è tutta sfasciata e
adesso l’hanno messa in una nicchia e di lì nessuno la tocca per timore del fatto avvenuto e
perché quando non vuole a toccarla (che la si tocchi), diventa pesante. Rimanete scottati
dagli scottati.

Pag. 109'110 Nuràgus is sòrris z’ànazii


kusta fùanta d.rès sòrrizï nomenàdazäb.ò sa bellèza, ma g.antu v.ùanta bèllazä, v.ùanta
arrenneg.òzazä. bivìanta n sa tsità di arèntsa e tòtuzü dhazä tserriànta i dama de b.adiarèntsa.
ònnia di zi v.aìanta su bàn’u n sa v.untãa e g.õi. pog.ì su zòri nò dha fatsessi niedhazä,
essìanta a su nòti, v.ac’ a bang’ e a konkiskuza. portànt i diduz aic’i v.ìnizï g.i zi dhus
seg.ànta g.andu zeg.ànta b.erduzèmini, no faìant atra g’òza g.e tèssi brokào e sa nòt e zant
uànni annanta a su nuraz’ e d.ramarìtsu a dhu spraz’i. ùa nòti ùa de g.usta sorrizï v.ùad.
andàd. a dhu spràz’i e bèid. a passai ú òmini a kuadhu e biu g.a sa dama z indi v.ùad. andad.a,
àndad. a furai úa de g.ussas tèrazà e zi v.ùid.i. sa dama z ind ag.àtad.a e dhu zìg.idà e s òmini
ìa tànti d.ìmiu, g. ìa promitiu ú mantèdhu de brokao a santu g’oriàu de bidhanoaed.uru s
òmini no fùad.a stao zeg.ìu e ìa mantènniu sa b.romitèntsa.

Le sorelle Gianas
Queste erano tre sorelle rinomate per bellezza, ma quanto erano belle, erano iraconde.
Vivevano nella città di Valenza e tutti le chiamavano le dame di Pardialenza. Ogni giorno si
facevano il bagno nella fontana di Coni. Perché il sole non le facesse nere, uscivano alla
notte verso Bangiu e Conchiscusa. Portavano le dita così fini che se le tagliavano quando
tagliavano prezzemolo; non facevano altra cosa che tessere broccato e la notte di San
Giovanni andavano al nuraghe di Tramalitzu a sciorinarlo. Una notte una di queste sorelle
era andata a sciorinarlo e viene un uomo a cavallo e visto che la dama se n’era andata, va a
rubare una di quelle tele e fugge. La dama se ne accorge e l’insegue e l’uomo aveva tanto
temuto che aveva promesso un mantello di broccato a San Giuliano di Villanovatulo.
L’uomo non fu raggiunto ed aveva mantenuta la promessa.

Pag. 105 Ulàssai marozìni


una ìa c’i d.enìad. una v.èmina g.i andàd. a filài a marozìni. una di g.àndu v.u filèndu, su
mónti z èst ab.ertu e issa nc’ èst orrùd. a intru e nò nd ès pòssia d.orrai a bessiri b.ruzu. pò
g.azu n attra di un òmini b.assèndi in fund e g.ustu mónti ad.i ntendiu duar bòg’is ki narànta:
«ag’itòriu, ag’itoriu! dèu nò ndi b.òssu d.orrai a bessiri b.ruzu de intru de g.ustu mõnti!».
tandu g.ust òmini èst arc’au a pissu e bièndu g.i nò dhu ìa nis’ùnuzu, nd èsti d.orrau a kalai e
ìa fatu s’iri su v.atu a tòtuzu. sa b.ob.ara vemina est ab.arràd. a intru de su mõnti bia e arripiti
totu su g.i dhi nanta.

Marosini

Una volta c’era una donna che andava a filare a Marosini. Un giorno, quando fu
filando, il monte si è aperto ed essa ci è caduta dentro e non è potuta tornare a uscire più.
Per caso un altro giorno un uomo, passando in fondo di questo monte, ha inteso due voci
che dicevano: «Aiuto! aiuto! io non posso tornare a uscire più di dentro di questo monte!».
Allora quest’uomo è salito in cima e vedendo che non c’era nessuno, è tornato a discendere
e ha fatto sapere il fatto a tutti. La povera donna è rimasta dentro il monte viva e ripete tutto
ciò che dicono.

Pag. 98'99 Arìtzo is kanel màlozo


Is kanel màlos kann olìanta v.are male a iz òmineze, nòn tenènno log. e z arretirare, anti
stabilì e v.ar una d.urre in pits e sa b.unt e z is’us’iu pò b.òd.ere dominare d.otu sa barbaga.
pò g.ustu a a c’èntoz a c’èntol de g.anel màlozo, tribaianno di e nòte, anta b.in'nig.au grannu
g.antità de b.èlda. kun kusta ant alzau una d.urre kun tanti logol de z atakare. in kussal nòtel
de istrac’ìa, bessìanta fòraza e annant a furare e a faer tìmer is pastòreze e beninno v.intsez
aìntr e idha. deus tenènno g.umpassiòn e nozo a is kanel malos a kròpol de lampu n a
dis’us’iau sa d’urre. in kustu mod is kanel malos s inne v.unti v.uìozo e su log.u ib.ue nn èst
is’us’iàd.a sa d.urre in ğennalğentu dh anta nau s is’us’iu.

I cani malvagi
I cani malvagi, quando volevano far male agli uomini non tenendo luogo di (dove)
ritirarsi, hanno stabilito di fare una torre in cima alla punta della frana, per potere dominare
tutta la Barbagia. Per questo a cento di cani malvagi, lavorando giorno e notte hanno
accumulato grande quantità di pietra. Con questa hanno alzato una torre grande con tutti i
luoghi da nascondersi. In quelle notti di burrasca, uscivano fuori e andavano a rubare e a far
temere i pastori e venendo fin dentro il paese. Dio tenendo compassione di noi ai cani
malvagi, a colpi di lampo ha diroccata la torre. In questo modo i cani malvagi se ne sono
fuggiti e il luogo dove è stata diroccata la torre nel Gennargentu l’hanno chiamato s
is’us’iu.

Pag. 156'157 Sant’Antioco sant antiòg.u


sant antìòg.u v.ia kristianu e bivìad.a n c’ àfrika aùndi g.umandà su rè de ròma g.i non
kreìad.a n deus. pò g.ussu zant antiòg.u v.iad. arrestau e dh anti b.ostu n mez a su v.og.u, ma
su v.og.u nò dh a fatu nudha. apùstizi dh anti b.ostu n mez e i liònis po nc’i dhu b.apai, ma i
liòni dhu g.arec’ànta e apùstizi dh anti b.ostu nd unu g.raddhàz’ e b.iz’i budhèndi e nòn dh a
fatu nudha. inc’ànduzu dh anti b.ostu nd una barkita e dh anti b.ostu n mari e su bentu nc’i dh
a poltau a sa spiag’ e zaldìnnia. inc’ànduz e kalau a bidha e bivìad.a nnìa n c’a gruta e kandu i
soldàuzu anti s’ìpiu g.i v.ud.a nnìa, dh ant incontrau e dh anti b.ig.au. sant antiòg.u a
domandau a i soldauz a dhu lassai b.reg.ai n c’a gruta. inc’anduz iss a preg.au a su zinnòri de
nd idhu b.ig.ai e è moltu zubitu. i soldauzu vàanta aspetendidhu e kand anti biu g.i nòn torrà
pruzu, v.unt andauz issuz aundi v.ia sant antiòg.u, dh anti c’erriau e issu nò ad. arrispostu; dh
anti d.okau e nc’ èst arrutu. fia moltu. inc’ànduzu dh anti v.atu sa g.rezia e sa bidha dh anti
c’errià sant antiòg.u.

Sant’Antioco
Sant’Antioco era cristiano e vivea nell’Africa dove comandava il Re di Roma che non
credeva in Dio. Per questo Sant’Antioco fu arrestato e l’hanno posto in mezzo al fuoco, ma
il fuoco non gli ha fatto nulla. Poi l’hanno posto in mezzo ai leoni per mangiarlo (perché lo
mangiassero), ma i leoni lo accarezzavano e poi l’hanno posto in una caldaia di pece
bollente e non gli ha fatto nulla. Allora l’hanno posto in una barchetta e l’hanno posto in
mare e il vento l’ha portato alla spiaggia di Sardegna. Allora è sceso al paese e viveva qui
nella grotta e quando i soldati hanno saputo che era qui l’hanno incontrato e l’hanno preso.
Sant’Antioco ha domandato ai soldati di lasciarlo pregare nella grotta. Allora egli ha
pregato il Signore di pigliarlo ed è morto subito. I soldati erano aspettandolo e quando
hanno visto che non tornava più, sono andati essi dov’era Sant’Antioco, l’hanno chiamato
ed esso non ha risposto; l’hanno toccato ed è caduto. Era morto. Allora l’hanno preso e gli
hanno fatto la chiesa e il paese l’hanno chiamato Sant’Antioco.
Da «Mutettus Cagliaritani» raccolti da Raffa Garzia, Bologna, Stabilimenti Poligrafici
Riuniti, 1917.
Come per le Leggende del Bottiglioni, il sistema di trascrizione usato da R. Garzia è stato riportato al
nostro sistema; la traduzione è dello stesso R. Garzia.

pag. 83

Totu s arrùg. e mònti, Tutta la Via Ospedale


ag'ìri 'e su spid.àli, intorno all’Ospedale
pòrtad.a skrìt in frònti porta scritto in fronte
su b.ekàu mortàli il peccato mortale

Kàndu v.àid. aràz’i Quando tira la brezza


S’ as’ùtant’ is papèris; asciugano le carte;
is mèris de Stampaz’i i padroni del mercato
fùnt iz arreg.atèris sono gl'incettatori

pag. 84

Sa dì de b.àska a Kràra Il dì di Pasqua (di Risurrezione)


dh arreg.àl un’ angùli [a Chiara
kùrrid a zbentiad.a [le] regalo una stiacciata
su d.ràmviu de b.aùli [coll'ovo;
corre all'impazzata
il tranvai di Pauli (Monserrato)

pag. 94

De g.astedhu a tùrinu Da Cagliari per Torino


c' imbàrkant’ iz dotòris; imbarcano i dottori;
gèta, gèta su bìnu mesci, mesci il vino
ki bòc'id iz dolòris che uccide (scaccia) i dolori

pag. 121

Su mukad.òr ’e arrànda Il fazzoletto di trina


dh' arrìm' in tsa g.ad.ìra; lo poso sulla sedia;
si mi bòliz domànda, se mi vuoi, chiedi(mi; fa’ la
no pàssiz frig.a, v.rìg.a [richiesta),
non passare frega, frega (non
[stare a fregarti spesso qui
[intorno)

pag. 131
Arrìu bell’,arrìu Fiume bello, fiume
Lassaminc’ a passài; lasciamici (lasciami) passare
de bir’ a kòru mìu senza vedere il cuor mio
no mi ndi b.òtsu stài non posso starmene

pag. 163

Pirìc’u, b.iric’òlu, Vino, vinello,


pirc’ol’ indoràu; vinello indorato (color d'oro);
arrìk’ e fìllu zòlu ricco e figlio unico,
dh’ apu bèn’ ag.atàu l’ho ben trovato

pag. 193

A su b.àra z’irkànti Al frate questuante


sa limòzina nèg.u; nego l’elemosina;
si mi stìmas po amànti se mi vuoi bene come colui che
su g.òru mìu d.’ intrèg.u. [si ama
il mio cuore t’affido

pag. 449

Ita bèllu d.erràtsu, Che bella terrazza


bèllu b.o fài s’ amòri; fatta per fare all’amore;
prima ndi v.ànti zàtzu, prima se ne saziano,
e pòi ndi nànt’ arròri poi ne dicono orrori
(sott.: le donne)
Da Benvenuto Lobina: Terra disisperada terra: poesias. Milano, Jaca Book, 1974.

CHINI SCIDI
(Premio «Città di Ozieri»)
Chìni sci’ chi deu puru
una dì no happ’a andai
a sa festa chi m’hant’impromittu.
Callincun’had’ a benn’a chizzi: «Scida» (
callincunu chi pru’ no happo biu
diora meda a pei’ de su lettu)
«scida ch’est’or’ ‘e movi: funti pròntusu
is cuaddus asutt’ e’ sa ventana».
E cantu gent’happ’ a biri
andend’a festa cun nosu
Oh, benèi, enèi. Genti enèi.
a i custa festa chi s’hant impromittu
babbu’, nonnus, antig’ nostru’, festa
manna, penzad’ ‘iora, disigiada,
e bia mai.
I sind’arregodàisi,
genti disisperada, cantu’ bortasa
a anat’ ’e unu fill’, ’e unu fradi,
a anant’ ’e unun babbu mort’ ’e balla,
i sind arregodais cantu bòrtas
cun su cor’affriggì’ eus penzau
chi no iaus a biri pru’ festa?
I sind arregodais su corrìnu
di àccasa scardacillàdas,
e i domu’ nostras prena’ de pezza,
e mamma nostra prangendu
e babbu nostru citìu
e nosu chi timiàus
su chi babbu fua’ penzendu?
Oh, cantu nd’eis portau,
feminas, pan’a presoni
cun i su coru nieddu
che i su sciallu ‘n is ògusu!
Cant’ei disigiau custa festa,
marradori’ mortu’ de fàmini,
pastori’ mortu’ de frius,
annendu, annendu, senz’e mancu sciri
ainnui.
E cand’haisi penzadu ma’ a festa,
tui, bandidu, fradi miu?
Candu t’hanti sighìu coment’una fera?
Candu t’has agatau, senz’ ‘e nimmancu
sciri comenti, i manu’ bruttas? Candu
ha’ disigià, ‘e bir’a mamma tua
mancà’ a fura?
Ma oi callincunu
è zerriendu: «Andéusu, scidai,
est’or’ ’e movi».
Andeu’, genti, andeus
a i custa festa chi s’hant’impromittu
cuddus chi mai fest’ìanta biu.
Gent’affrigìa,
senzà’ ’e prangi: no nd’eus a biri
pru’ de mortus a balla.
Femina’, fulliainci
custus pannu’ nieddus, e tiàllasa
bogà’ ’e linu, e pani e binu e froris,
e cantai muttettu’ di amori.
Andéusu,
marradori’ mortu’ de fàmini,
pastori’ mortu’ de frìusu,
terra’ de trigu eis a biri, angiònisi,
fitellu’ gràssusu.
E tui, bandidu, fradi miu, beni
cun nosu tui buru.
Isciaquadì i’ manus, fulianci
e cavun’e fosilli e bessidindi
a sa lusg’ ’e su solli.
Beni cun nosu, fradi sciurtunau,
prangi cun nosu, arrì cun nosu, beni
cun nosu tui buru
a i custa festa chi s’hant’impromittu.

CHISSÀ

Chissà che anch’io


un giorno non andrò
alla festa che m’hanno promesso.
Qualcuno verrà all’alba: «Sveglia»
(qualcuno che non vedo
da tanto tempo ai piedi del mio letto)
«sveglia è ora di partire, sono già pronti
i cavalli sotto la finestra».
E quanta gente vedrò
andare alla festa con noi,
Oh, venite, venite. Gente, venite
a questa festa che ci hanno promesso
i padri, i nonni, i nostri antichi, festa
grande, sognata da tanto, desiderata,
e mai vista.
Vi ricordate,
o gente disperata, quante volte
davanti ad un figlio, ad un fratello,
davanti ad un padre morto di piombo,
vi ricordate quante volte
col cuore afflitto abbiamo pensato
che no avremmo mai più visto festa?
Vi ricordate il muggito
di vacche sgarretate,
e le nostre case piene di carne,
e nostra madre piangente,
e nostro padre zitto
e noi che avevamo paura
di ciò che nostro padre pensava?
Oh, quanto ne avete portato,
donne, di pane in prigione,
con il cuore nero
come lo scialle sugli occhi.
Quanto avete desiderato questa festa,
zappatori morti di fame,
pastori morti di freddo,
andando, andando, senza nemmeno sapere
dove.
E quando hai mai pensato a festa,
tu, bandito, fratello mio? Quando
t’hanno inseguito come una fiera?
Quando ti sei trovato, senza nemmeno
sapere come, le mani sporche? Quando
hai desiderato di vedere tua madre
magari di nascosto?
Ma oggi qualcuno
chiama: «Andiamo, svegliatevi,
è ora di partire».
Andiamo, gente, andiamo,
a questa festa che ci hanno promesso
coloro che mai festa videro.
Gente afflitta,
smettete di piangere: non ne vedremo più
morti di piombo.
Donne, buttate
i vostri neri panni, e tovaglie
di lino, portate, e pane e vino e fiori,
e cantate mottetti d’amore.
Andiamo,
zappatori morti di fame,
pastori morti di freddo,
campi di grano vedrete, agnelli,
vitelli grassi.
E tu, bandito, fratello mio,
vieni con noi anche tu.
Lavati le mani, butta
e roncola e fucile ed esci
alla luce del sole.
Vieni con noi, fratello sfortunato,
piangi con noi, ridi con noi, vieni
con noi anche tu
a questa festa che ci hanno promesso.
INDICE DELLE VOCI SARDE
(I numeri apposti alle voci qui date in elenco alfabetico rimandano al paragrafo. Non sono
elencate, né vengono dati i riferimenti delle voci riportate al capitolo quinto).

a (preposizione) 20 amìg.u 19
a6 anànti 13
àba 23 andàiz ... 25
ab.etài 39 andrìa 13
àb.i (dove) 20 anèa 34
àb.i (ape) 17 angwìdha 29
ab.iàrg’u 27 ang’õi 22
ab.rìdha 29 ang’òni 22, 27
ab.rìli 28 àng’ulu 10
achèd.u 19 ànima 8
achep.ùdha 19 ankìlla 33
àchere 19 annàre 31
ac’apài 43, 53 anniài 13
adhàe 17 annìg.u 8, 28
adobài 40 ànnu 'us 25, 33
àdzu 27 aortìri 13
aet 20 aparic’ài 43
afilliu 33 apedhài 33
ag.atài 32 api 30
àg.id.u 20 àpo 30
agrad.ài 40 apozèntu 39, 46
àg.u 17 apùsti 7
àg’ina 18 apuzèntu 39
aìa 22 aràd.u 24, 34
(b)aìng’u 27 àrburi 11
(sa) àka 35 arèna 24
akabài 40 arèngu 38
akazag’ài 42 arèsti 28
àkiri 23 arg’òla 13, 27, 37
(su) àku 23 ariola 27
akud.ìri 40 arizèru 12, 24
àkwa 29 arizèu 24
àkwë 12 arkiepiscopadu 18
alg’òla 27 àrku 24
alğu 27 armentariu 27
àlig.a 14 arrabiài 40, 53
àllu 27 arrac’òni 27
allùiri 17 arraìg.a 13
a maròlla 34 arraìz’ini 13
amed.iài 24 arràmini 22
amìchu 19 arràmu 22
amìg.al 25 arràna 14, 24
arrazài 39 atèzu 25
arrebellài 39 atìri 35
arrebussài 40 atriviri 39
arrèc’a 24 atropelliài 48
arrec’ìri 40 atropel’ai 48
arrefud.ài 39, 40 atsàrg’u 27
arreg.od.ài 8, 24, 34 àtu 20, 35
arreg’òla 24, 39, 41 aturài 40
arreìg.a 13 aùe 20
arrèiri 24 ave 20
arreìz’ini 13 azùlu 46
arrenkòni 11 az’èd.u 17
arrenneg.ài 24 az’èr’u 17
arrès’iri 8 àz’ia 22
arretòri 14 àz’ina 22
arrevèl’u 45, 48 àzih’a 22
arrezài 24 az’ròb.a 23, 37
arrèz’ini 13 az’ròra 23
arrez’õi 22 az’ròua 23
arrèzòni 11, 24, 27, 39, 44 az’ròh’a 23
arriàb.i 24
arriàli 24, 39 bac’èdhu 33
arrìku 14 bàdhi 33
arrìri 14, 20, 24 bàdhu 53
arritsòni 27 bàka 21, 33, 35
arrìu 14, 21 bàliri 21
arrobatia 20 bàng’u 27
arròd.a 17, 24 (su) b.àni 17
arròg.u 14, 28 bàn’a 49
arròlliu 39, 48 (su) b.arastàg’u 40
arròl’u 39, 48 baràtu 40
arròri 10, 39 bàrba 20
arròr’a 17 bardùnfula 38
arròs’iri 8 bartsànu 52
arràza 'as 14, 24, 25 ...b.asillèndu 40
arròzu 58 bastàs’u 40, 50
arrùb.iu 14, 24, 27 (su) b.astìssu 40
arrùiri 24 batàlla 53
arrundìb.i 34 batàllu 13
arrundìli 34 bàtili 23, 29
arrus’ài 50 batìri 17, 33, 35
àrtu 23 bàtih’i 23
askurtài 23 batorkèntu 14
assimbillài 38 batoskèntu 14
assùa 28 bàtu 35
assustrài 38 bature 17
aterus 12 baturi 17
batusi 17 binc’èndu 'i 12
...b.èa 23 bìnc’iri 5, 8, 10, 22, 24, 31
bèc’u 43 bìndiği 18, 29
bèi 22 bìng’a 21, 27
bellèza 46 binia 27
benãu 34 biniitu 20
bendìa 17 binkendo 'e 12
bendìad.a 17 bìnkere 12
bèndiri 8 binkidu 18
bèndiu 'a 17 bìnko 12
bèneru 35 bìnku 12
bèng’a 17 binnènna 31
bèng’ad.a 14, 17,27 bìnti 12, 13, 21
bèng’u 20 (su) b.intsèllu 40
bèni 4, 12, 20, 22 bìnu 5, 21, 35
bèni 4, 12, 17 (su) b.iòku 40
bènid.i 14, 17 bìrdi 8, 24
bèninti 14, 17 bìrdiu 17, 28, 37
bènniri 22 bìri 1, 20, 21
bènniu 20 bistìri 10
bènniuz... 25 bìu 15, 21
bèntu 20, 21 bìu 15, 22
(b)bèntus 25 bizòng’u 40, 46, 49
berànu 21 biz’inàu 17
(unu) b.erdullàriu 40 biz’ìnu 17
bèrtula 14 boc’ìri 11, 24, 33, 35
bèru 'a 'us 'as 4 bodhèu 13, 27
bessì(ri) 24, 32, 35 bodhìri 36
betiài 14 bòfiu 23
betìri 17, 33, 35 bog.amìnc’i 1
béh’i 22 bog.andèdhu 1
bì 2 bog.èssid.i 18
bìa 20 bòg.id.i 18
biàd.u 39 bògo 27
biàz’i 42 bòi 'is 20, 25, 35
bic’ikrèta 40, 54 bòlid.i 5
bida 21 bolintade 20
bid.atsòni 14 bolintate 20
bidha 21 bòliri 1, 10
bìdhiu 14, 17 bòllu 27
bìd.re 37 bòl’u 27
bìd.riu 37 boluntadi 21
bìd.u 13, 30 boluntate 12
bidzàrru 52 bonètu 58
bìere 21 ...b.òngu 23
bìldi 24 ...b.onìad.a 17
billa 21, 33 bònu 'a, 'us, as 4, 5, 12, 20, 25
bònuz... 25 Campitanu 20
bònuzü 25 cavallu 33
bòrta 20 (su) chìdzu 19
...b.òrtad.a 17 (sa) chòa 19
borèis 23 clabaat 20
bòtu 39 clerigu 28
bòved.a 40, 45 connoschit 18
bòz’i 5 c’anàb.ra 10
bràb.a 20 c’arrài 24, 56
bratsãh’u 47 c’èa 17, 18
bratsòg.u 23 c’èlu 4, 6, 16
bratsòlu 47 c’èna 17
bratsòru 47 c’enàb.ara 10
bratsòu 47 c’èntu 17
bratsòh’u 47 c’èra 17, 24
braz’a 44 c’eràku 27
breb.èi 5, 17, 24, 37 c’èrbu 17
brebeis 12 c’erèzia 27
brèmi 37 c’erèz’ia 27
brèminizï 2 c’èrri 17, 24
...b.rèna 28 c’ertài 24
brènti 21 c’èrtanta 17
brìd.iu 37 c’èru 23
brùlla 56 c’etài 24
brùndu 39 c’èu 23
brùnku 28 c’i 29
brunn’òlu 38 c’ib.ìru 34
brùs’a 40, 42 c’ib.ùdha 17
bruvùra 11 (c’)c’ìd.azä 25
(de) b.rùzu 28 c’ìğu 27
buc’àka 40, 41 c’ikài (cercare) 24
buc’ikõi 22 c’ikài (ciccare) 41
buc’ìri 11 c’ìkera 40
budhìri 20, 33 c’ilìru 28, 34
bùka 5, 20, 39 c’ilìvuru 14
bunètu 40 c’ìllu 17
bùng’u 39, 49 (c’)c’illuzü 25
bun’òlu 38 c’inc’ìdha 34
bùn’u 39, 49 c’ìne 29
burtèdhu 14 c’ìnema 41
bussinàd.a 39, 40 c’inìz’u 27
bustèdhu 14 c’ìnku 29
butèg.a 11, 39, 40 c’inkwànta 29
butìl’a 39 c’ìnkwi 29
c’irkand’ìc’i 1
c’irkài 17, 24
Campidanu 20 c’irkaminc’èdha 1
c’ìrku 28 dizìg’u 40
c’ìrru 17 dòiz’i 13
c’itàd.i 41 dòli 20
c’iv.ràz’u 17, 27, 37 dotòri 20
c’ìz.i(ri) 24, 39 dòmu 20
c’ìh’ìz’u 22 dòna 22
c’olbèdhu 23 donài 20
c’rìku 28 dònna 22
c’rob.èdhu 8, 37 dònnia 35
dòn’a 35
daba 20 dònnu 32
dadas 20 dormìre 12
dai ' dae 20 dormìri 37
damig’àna 20 dotòri 10
dànnu 32 dèz’i 13, 17
datòri 10 (sa) d.ràssa 40
daue 20 (su) d.rìg.u 28
(sa) d.àula 17 ...d.rìnku 40
dava 20 dròmi 17
debad.as 40 dromid.ìnc’i 1
dèğe 18 dromìri 12, 20, 37
(sa) d.enàlla 40 dromìu 17
dèngu 20, 39, 40 drùc’i 23, 37
(tui) d.ènis 17 dùas 13
(d)dèntis 25 dud.ài 40
dèo 12 duor 25
depi 30 dùrc’ë 12
dèpid.uzii 35 dùrc’i 5, 20, 23, 37, 39
dèpiu 17 dùs 13, 20
dèpu 30 dzòsso 26
(sa/de) d.èrra 17, 29
dèu 5, 12, 20, 35 è 14, 17
devertere 12 èb.ra 37
dèz’i 17, 20 èka 26
dhòi 1, 13, 17, 33 èneru 20, 35
dhu 'a 'us 'as 1, 14, 33 èng’u 20
dhùi 13, 17 ènna 26, 35
dì 20 èntu 20
diàu 20 enùglu 28
dìd.u 13, 20 enùg.u 20
dìd.uzü 14, 25 èo 20
dilgràtsia 14 èpid.u 35
(deu) d.ìmu 17 (su) èrmi 37
dinài 24 errìu 14
dìn’u 39, 40, 49 essìri 32
...d.ìrad.a 40 esquilla 33
dirgràtsia 14 èsti 14, 17
fàb.a 23 flùmini 28
fabrigada 20 fòdza 27
factus 12 fòg.u 5, 21
faççumi 27 fòg’a 27
fàd.a 17 fòlte 24
fad.iài 17 fonèsta 11
fài(ri) 10, 17 fòra 5, 21
fàinti 14 formìg.a 24, 37
fàis 25 fornèra 24
fàmini 5 fòrru 24
fàrc’i 23 fòrti 24
fardèta 45, 55 fòrtsa 24
fastig’ài 45 fòti 24
fastìg’u 39, 58 fòz’i 6, 17
fàtu 32 fràc’i 23
fazzumi 27 fràd.i 17, 21, 28, 34
fazòlu 1 frad.ìli 28, 30
fazòu 27 frag.ài 34
fèle 12 fràgwa 23
fè1i 5, 12, 14, 21 fràma 28
fèmia 22 fràr’i 17
fèmina 4, 8, 22 frau 20
(f)fèminazä 25 frenèsta 11
fènu 5 friarg’u 13, 28, 30
fenùg.u 28 frìd.a 20
fèrru 21 frig.ài 17
(f)fèrruzü 25 frìg.u 17
ferrèi 24 friidu 'a 8, 20
ferrèri 45 frõèsta 11
feùrra 1, 8, 24 fròi 24
fìbia 45 fròku 28
fìd.i 39 fromìg.a 5, 24, 37
fìdzos 12 fròng’a 28
fìdzu 27 fròre 12
fig.àu 17 fròri 'is 4, 12, 21, 24, 25, 28
fig.ùra 45 fròrizï 25
fìg’u 27 fruc’ìdha 24
fillòru 34 frùmini 14, 21, 22, 28
fìllu 'us 5, 12, 21, 25, 27 frùtu 32
fìlu 23 fuedhài 11, 13, 20
fìta 39 fuì(ri) 24
fitèllu 45 fùi 22
fìu 23 fuìu 17
fiùd.u 45 fùmu 5, 21, 22
fìz’u 27 funtàna 11, 31
flàn 45 furài 24
flòku 28 furc’ìdha 24
fùrka 24 gurtèdhu 23, 36
fustèi 45 gustài 20
fustèti 45 ...g.ùstu 17
gùta 33
gùturu 20, 33
gà 22 guvèntu 40, 45
gabìna 40 gwadang’ài 49, 51
(su) g.alàs’u 40 gwastài 51
...g.amìnad.a 40 gwèfa 45
gàna 20, 40 (su) gwèpuri 23
gànc’u 20, 40 g’à 22, 26
(su) g.àni 17 g’ài (dare) 35
(tui) g.antàsta 17 g’àka 41, 53
(seu) g.antsàu 40 g’anùg.u 11
(su) g.apèdhu 40 g’ardiu 22
(sa) g.arràd.a 40 g’assìntu 42
(su) g.as’àli 40 g’aùh’ài 22
gàtu 20, 33 g’èka 7
(g)gàtus 25 g’elài 20
gah’òpu 23 g’elozìa 41
gelàre 26 g’elòzu 41
gèlu 16 g’èlu 16
gèneru 18, 26, 35 g’ènna 7, 26, 30, 35
genezzariu 18 g’ennàrg’u 7, 27
getài 18 (g’)g’ènnas 25
Giorgi 18 g’ennàz’u 34
gìs’u 40, 50 g’ènneru 10, 20, 22
gittaat 20 g’ènnuru 10
gitari ' getari 18 g’ènti 41
(sa) g.lezùra 28 g’anùg.u 8, 10, 11, 20, 22, 28
gòc’u 40, 58 g’èpid.u 35
gozài 46 g’èpid.uzu 35
godhìri 36 g’errunàd.a 14
grài 21 g’eùngu 22
gràtsia 5 g’ezmìnu 42
gravèllu 48, 54 girò 2
...g.ràzi 17 g’òb.ia 26, 27
(deu) g.rèu 28 gròg.u 26
grifòni 45, 58 g’orronàd.a 24, 56
grìva 45 g’òssu 26
gròg.u 58 g’òvanu 14, 39, 45
grùnda 7 g’òvunu 39
grùta 39 g’u 2, 5, 13, 20, 26
grùz’i 28, 36 g’ùa 26
(sa) g.ullèra 40 g’uànni 26
(sa) gùna 23 g’unkìl’u 42, 48
gùrc’i 35 g’ùnku 26
g’unùg.u 10, 11 ipi 30
g’urài 26 ir 25
g’ùru 26 irbag’àre 48
g’ustìtsia 27 irbàllu 14
(su) ğerbèdhu 18 ìska 28
ği ' ğìne 18 iskàla 14
ğòb.ia 26 iskòla 14
(a) ğòsso 26 isculçu 27
ğùngere 26 issàra 38
(nos) ğùrat 26 ìssu 32
istèv.ini 21
i 13 is’ìmpru 14
ìa 20 ìta 14, 33
icustus 20 iudigi 12, 20
id.atsòni 14 iuigi 20
ìd.u 20 ìz’ili 37
ienniru 18
ièrru 24 jàb.i 26
iğinàu 18 jàka 7
ilbàllu 14 jànna 7
ìliz’i 37 jannariu 7
illàri 34 jenezzariu 18
illoi 1 jorgi 18
illu 33 (a) jòsso 26
imbentài 32 jùa 26
(ass’) imbèssi 32
impanàd.a 39 kaàdhu 20
impèrg’u 32 kab.ài 47
impròdhu 48 kab.i 23
imùi 13 kàb.ud.u 17
indùlliri 23 kad.ìra 18
ingùi 38 kàdhos 12
ing’ìnnu 39, 49 kafèi 2
inkùe 38 kafetéra 45
innòc’i 17 kag’ènte 48
innòg’i 17 kãi 22
innòi 13, 14, 17 kãistèdhu 22
innòz’i 17 kalài 47
innùi 13, 17 kalàs’u 50
inòg.e 17 kàli 29
insà(ra) 24, 34, 38 kallènti 39, 48
insàza 34 kalòri 10
insòro 38 kàlta 23
intèndi(ri) 24 kàmpu 32
intrài 22 kampuzàntu 46
intrèu 1 kàndo 12
(su) ìnu 35 kàndu 12, 22, 29, 31
kànel 25 kèlu 16
kànes 12 ken 22, 29
kàni 5, 12, 17, 18, 22 kèrfit 23
kanistèdhu 8 kèrfid.u 23
(k)kànizï 25 kèrrere 6, 8
kànna 33 kerri 6, 8
kànno 31 kertu 18
kannùg.a 28 kès’ài 42
kantài 12, 22, 24 ki 18
kantàndo 'e 12 kì(ni) 29
kantàre 12 kì 15
kàntas 25 kida 18
kantàus 25 kid.óng’a 18
kantàuzü 25 kidru 18
kantèndu 'i 12 kìe 29
kàntu 29, 31 kìmbe 29
kapèdhu 53 kìni 18
karapìn’a 49 kissài 2
kardìg.a 28 kitàrra 40
karànta 28 kìtsi 18
karbòni 37 kòa 6
karc’ìna 23 kòdhu 33
kàrdu 24 kõìllu 47
karkàre 14 kòiri 10, 17, 29
karnitsèri 24, 56 kolòri 10
karràd.a 40 kolòru 1, 28
karràz’u 34 kolòv.uru 14
karròg.a 24 kolùmbu 32
kàrru 33 komò 2
kàru 24 komùnu 39
karài 23, 47 kòng’u 27
kaskàre 14 konìllu 47
kastàng.a 27 kònkë 12
kastiàd.a 14 kònka 22, 31
kastiài 17, 25 konnàd.a 17
kàstia 17 konnàr’a 17
kàs’a 32 konnàu 17, 32
kas’àb.i 47 konnòs’i(ri) 25, 32
kas’àgwi 23 kontèntu 11
kas’ài 23 kòrc’a 41, 55
kas’àli 47, 50 kordolìnu 23
kas’àri 23, 47 kordorinu 23
kàtru 29 korkàre 14
kàzu 5, 18, 27 kòrpus 17, 24
kèa 17, 18 korrìa 27
kèja 17, 18 kòru 5, 12, 14, 24
kellariu 27 kaskàre 14
kìgsta 25 kuntèntu 11
kós’a 32 kùpula 40
kòtu 32 kùp.a 19
kòza 4, 6, 46 kurrìg’iri 41, 53
koz’ìa 22 kussòrg’a 24
krab.a 28 kùstu 14, 32
krab.òni 37 kùstu 17, 25
krac’ìna 23 kwàtru 29
kramài 28 kwìndiz’i 29
kratsõizï 47
kratsònizi 47, 55 lã 15, 22
kràzi 2, 17, 25, 28 làb.arazä 14
kreb.ài 28 làd.iri 10, 17
kreìa 17 làd.us 5, 25
kreìad.a 17 làg.ru 37
krèi(ri) 20, 28 làndi 28
krès’iri 28 làndiri 22, 28
krèzia 27 lantsòlu 11
krezùri 6, 14 làra 28
krìad.a 13 làrdu 24
kriài 13 làrgu 24
kròc’a 41, 55 (ai) làrg.uzü 37
kumpriri 28 lassài 23, 32
kròpus 24 lassamìndi 1
krù(u) 2, 20, 28 làti 23, 32
krukulèu 13 làtia 17
krùg’i 18 làtsu 27
krùpa 23 làtua 17
kruzùra 6 làu (alloro) 6
krùz’i 5, 28 làu (labbro) 28
kuadhu 5, 11, 12, 13, 17, 33 lèa 14, 28
kùb.a 17 lebandu 12
kùb.id.u 1 led.àmi 22
kuc’erìnu 34 led.àmini 14, 22
kuc’unìu 34 lèg’u 41, 48, 58
kùdhu 14, 33 lèi 14
kug.ùmini 22 lemòzina 46
kùid.u ' kuìd.u 1 lentsòlu 1, 11, 13, 23
kullèra 24, 48 lentsòru 34
kul’èra 48 lentsòru 23
kumbèssu 11 lèpiri 10
kumbid.ài 11, 32 lèpori 10
kumpàng’u 49 lèpui 24
kumprèndiri 11, 17 lètia 17
kùn 22 lètu 5, 32
kung’àu 27 liàg.a 48
kunìllu 48 lìburu 14
lìd.u 20 mànuzü 14, 25
lima 22 màrdi 17
lìndiri 34 màrga 8, 28
lìng’iri 31 marg’àni 27
lìng’u 27 màri 22
lìnna 23, 32 marìd.u 19
lionfanti 13 marig.òzu 14
lissìa 32 màrmaru 10
lìturu 14 màrra 33
llàruzü 25 marrìu 40
lloi 1, 33 màrtsu 24
llu 'a 33 màrva 23
lòb.a 28 maràd.iu 23
lòd.i 24 màru 23
lòg.u 5, 23 massìdha 22
lòi 24 matalàfu 45, 58
lòmburu 28 màtsu 24
lòmpiri 28 màu (cattivo) 23
igri 13, 23, 24 màu (maggio) 26
lòrumu 28 mãu (mano) 22
(ai) lràg.uzü 37 mazèd.u 25, 30, 32
lùa 15 mazòni 27
lira 15, 22 mah’òb.ru 47
luèg.u 39 màh’u 15
lùmbu 32 màh’u 15
lùna 22, 23 mè 26
lùğe 18 mèi 26
lùz’i 17, 23 meiz’lna 13
mèla 4
mad.àssa 32 melad.id.òng’a 34
màd.i 24 mèle 12
madrii 20 mèli 5, 12, 14
mãig.a 22 mèllus 12, 27
màinga 22 melòni 11, 39, 47
màju 26 mèl’u 27
màku 33 mèndua 23
malàd.iu 11 meng’ànu 10
màli 12 mèos 13
malliõi 22, 47 merkei 18
mallòru 27, 34 mèri 23
màllu 22 messài 33
mang’ànu 10 messari 12
maniz’ài 39 mèu 13
mànka 22 meuõi 39
mànnu 22, 32 meùrra 1, 8, 24
mantalàfu 38 mèza 32
mànu 5, 22 mèzi 32
mez’ìna 13 munkad.òri 24
mì 1 munkaròi 24
mìa 13 mùra 7
mìas 13 murdèg.u 28
mìg’a 41 mùrg’a 27
mìlli 12 mùrra 39
mìmi 12 murtàju 57
minès’iri 39 mùru 5, 24
mìos 13 mùska 25, 39
mìu 13 mussiài 17, 24
mìus 13 mùssiu 17
mìuzü 25 muz’ère 27
mob.àd.iu 23
mob.ènti 23 nàrad.a 14, 17
mob.òi 47 naràd.a 17
mob.òni 11 nàranta 14, 17
mòere 21 naràu 17
mòi 14 nàru 24
mòju 26 nàssa 33
mòla 5 nàs’iri 22, 25
mòltu 24 nàu 24
mòng’u 39 nàu 34
montiz’èdhu 8 nàzu 22, 25
moori 20 'nc’i 1, 14, 17
mòrg’u 37 'ndi 1, 14
mòri 13, 26 neb.òd.i 17
mòrri(ri) 8 nebodi 20
mòrti 24 neb.òr’i 17
mòti 24 nep.òd.e 19
mouàd.iu 23 nèta 22, 32
mouènti 23 nèula 8
movìanta 14 nèz’i 17
mòviri 21 nneb.òd.izï 25
mràmuru 10 nì 5, 13, 21
mrez’àni 11 nìd.u 20
mròz’u 37 nièdhu 20, 26
mudzère 27 nig.èdhu 26
mug’ère 27 no 22
mukad.òri 39, 40, 58 nòmi 22
mudeglu 28 nòmini 5, 14
mùlğèri 27 nòmih’i 22
mulieri 12 non 22
mullèi 24 nòti 5, 22, 32
mullèri 1, 13, 27 nòu 21, 22
mul’èri 27 nù(u) 2, 22
mùlliri 23 nùdha 33
mùng’a 5 nùd.u 22
nùg’i 18 òru 4
nùi 20, 22 orìa 23
nunthare 27 (b)orìa 23
nunzza 27 òtu 32
nus’ènti 39 òu 15, 21
nùz’i 5, 17 ouìa 23

ob.èrriri 11, 17 pàb.aru 6


ob.etài 39 pad.rìz’i 37
ob.ìa (oliva) 23 pàg.u 6, 17
(b)ob.ìa (voleva) 23 pãi 22
ob.iài 27 palàtsu 27
ob.rès’iri 11 pàlğa 27
obrig.ài 54 pàlla 27
odhàna 11 pàl’a 27
òdzu 27 pàni 17, 22
òchru 19 papèri 11
òg.lu 28 paràkwa 51
òg.u 5, 8, 28 paràg.ula 20
òg’u 27 parççoni 12, 27
òi (oggi) 27 parìg.a 24
òi (bue) 20, 35 parteolla 33
òje 26 parti 12
òli 20 passiòni 53
olia 33 pàssu 33
olla 33 pastìssu 58
òllu 4 pàs’i 17, 25
òllu 4, 12, 27 patàta 40
òmi 22 paùli 37
òmini(zï) 2, 4, 8, 22 pazài 25
òmihi 22 pàzid.u 6
òmu 20 paz’a 27
ònu 20 pãh’i 22
orbàd.a 54 pèc’a 27
orbèi 11 pèdhe 19
od.riàngu 22 pèdhi 17
òrg’u 27 pèd.ra 37
orìg.a 8 pèi 5, 20
orìg.ë 12 pèizï 25
òrriu 27 pèju 26
orroglu 14, 28 pèlda 24
orròli 34 pèna 6
orròza 14 penitentsia 27
orrùere 14 peràkwa 11
òrta 20 pèrda 5, 17, 37
ortìri 13 pèrdazä 14
òru 4, 6 pèrdiri 24
pèrtia 17 pòrtar’a 17
pèssa 27 pòssu 27
pèssike 38 pòtsu 27
pèssiu 38 potekàriu 14
pètsa 27 potestando 12
peùnku 13, 38 potestandu 12
pèus 12, 26 pòu 26
pezài 25, 32 prab.àina 10, 20
pìg.inti 14 pràc’a 27
pig’òne 27 pràd.u 5
pìğe 18 prallàta 56
pilğòni 27 pràma 23
pillõi 22 pranc’ài 39, 54
pillòni 10, 27 pràng’iri 28
pìlu 5, 19 prantài 28
pìnna 33 pràtsa 27, 28
piòku 38 preb.ãia 37
piònku 38 prèd.a 37
pìra 5, 24, 39 prèlla 56
pischina 18 prenc’ài 39, 54
pìske 19 prènu 5, 28
pìskes 12 prètsiu 27
piskìna 18 prez’èri 11
pistiànga 22 prìmu 22, 28
pistig’òne 27 priòg.u 11, 13, 28
pistillòni 27 prob.àina 37
pistinàg.a 10 prob.iànu 27
pis’ài 50 pròc’u 57
pìs’i 5, 12, 17, 25, 39 pròku 24
pistiz’òne 27 progiteu 33
pitìkazä 14 pruìnu 34
pitùrra 1 prùs 28
pìu 23 prùtsu 23
piùnku 13 pùc’u 27
pìz’i 17 pùdha 33
pìh’u 23 pudzòne 27
plazza 27, 28 pùliz’i 37
pob.àtsiu 23 pùssu 27
pòb.uru 6 pùtsu 27
pòc’u 27 pùz’i 23
poltàre 24 pùz’ili 37
pomèntu 11 pùh’iz’i 23
pònniri 17, 22 (sa) p.èdhe 19
popèri 11 (su) p.ì1U 19
pòrc’u 57
porkàz’u 34 (s’) ràb.a 37
pòrku 24 ràssu 28
ràtsa 52 sèriu 46
(s’) raz’òb.a 37 sèrrinti 14
rebàrbaru 11 servìtsiu 27
red.utài 11 sèti 5, 25, 32
(s’) rèmi 37 sèz’i 13
respùndiri 7 sì 1
rètsa 52 sìc’a 43, 46
rugi 12 sìdhu 13
rùssu 28 sig.ìri 29
rùz’i 28, 36 sig.ìu 17
(sa) ràna 23 sìku 33
(su) rèpui 23 silìkwa 29
(sa) rèzina 23 sìmbula 38
(sa) rùna 23 simidzàre 38
r’ùa 17 sìmula 38
sìnc’u 27
sab.òri 46 skallài 48
sàb.ud.u 10 skànnu 32
sad.ùrru 24 skàrg’u 27
sàku 33 skàtula 39, 40
salèra 24, 46 skìfu 45
salìa 11 skissùra
sangrài 46 skòlliu 39, 48
sànguni 29 skòl’u 39, 46, 48
sàng’a 27 skramentài 57
sant uànni 26 skràz’u 27
sànu 25 skrìtu 32
sarmèntu 24 skrùtsu 23
sàrtu 23 skruzòrg’u 10
satàina 37 skruzòz’u 10
satàina 37 skruz’òz’u 34
sèd.a 25 skùd.iri 14, 17
sed.àtsu 17 skussùra 24
sèdha 25, 33 skàla 14
seg.ài 24 skòla 14
seg.àu 17, 18 skrarìa 13, 27
seg.ùru 17 sòb.i 23
sèiz’i 13 sob.ìa 11
sèmi 22 sogra 20
sèmpere 12 sòg.ru 25
sèmpiri 24 sògwi 23
sennòri 46, 49 sòi 23
sèntsu 14 soldàu 23
sep.eràre 19 sòli 5, 25
seràku 27 sòlu 25
serbìri 24 sonài 25
serbus 12 sònnu 22, 32
sónu 4 suc’ài 43
sònu 4, 22 suè1g’u 27
sòrgu 8, 28, 37 suèrg’u 27
sòrri 8 sùg.ere 26
sòri 23 sùg.u 27
soru 23 sùiri 20
sòu 23 sùla 28
sõu 15 sùrdu 24
sòui 23 sus 14
sóh’a 23 s’ad.àu 10, 32
sòh’i 23 s’ed.atsài 25
sõh’u 15 s’ed.àu 10, 32
sòh’u 15 s’èminazä 25
spainài 37 s’empiài 50
spantài 14 s’endiài 14, 25, 32
sparèssiri 46 s’èndiu 17
spènduh’a 23 s’erbig.ài 32
sperài 25 s’èrruzü 25
sperdìtsiu 39 s’èti 4
spìg.a 25 s’èti 4, 14, 32
(i)spollài 27 s’id.àd.a 17
spòng’a 25 s’id.ài 17, 25, 32
spòzu 25 s’id.àu 17
spràz’iri 24, 25 (i)s’ìmpru 14, 39, 54
spùnda 7 s’ìri 25
sramèntu 24 s’iv.èdha 21
sreb.ìri 24 s’iv.u 21
sròg.u 28, 37 s’ob.erài 11, 17, 25
srùd.u 24 s’ob.ereissìndi 1
stàd.i 14 s’orài 50
stàlla 53 s’umbullài 38
stàngu 38 s’ùndiri 25
stàng’u 49 s’us’ài 50
stantàrg’u 27, 37
statsiõi 22 tàb.a 23
stèrriri 25 tanàlla 10, 39, 48
stòri 14 tanàz’i 10, 11
(i)stràng’u 27, 32 tàntu 17
strantàz’u 11, 27, 37 telàrg’u 27
strentz’u 11 tèmpus 12, 25, 32
strig’ulài 39 tenàz’i 11
strupiài 39, 57 tènneru 22
stùmbulu 38 tènniri 22
su ' sa 14 tèrra 'as 17, 25, 33
sù(u) 13 (t)tèrrazä 25
sùa 13 tèra 23
sùb.a 28 testimoniu 27
tèstu 58 tròtuzü 14
testùg.ine 26 trumèntu 11
tì 1 truv.ùllu 10
timèis 14, 25 tsafferànu 52, 53
timèizï 14 tsaferãu 22
timèndo 'e 12 tsèntsu 14
timèndu 'i 12 tseràku 27
timìanta 14 tsèrra 27
tìmid.i 14 tsinnìg.a 27
tìminti 17 tsìntsula 27
tìmiri 1, 17, 22, 24 tsùg.u 27, 28
tonàz’i 11 tsùkeru 27, 52
torrabat 20 tù(u) 13, 17
torrài 17, 24 tùa 13
tòrkere 29 tùi 2, 5, 14, 17
tostoìni 20 tùndiri 7
trag.ài 17 tùrra 1
trag.u 17 tussìri 33
trav.ùtsu 21 (sa) t.àula 19
treb.ài 23 (su) t.èmpus 19
treb.ùssu 21 (sa) t.èrra 19
treb.ùtsu 21
trèiz’i 13 ú 15, 22
tremèntu 11 uànni 26
trèmpa 28 (su) uàh’i 23
très 5, 25, 28 ùb.a 20
treuài 23 (sa) uìnna 23
treulài 11 ukamèi 23
treùtsu 11, 24 ugwàli 51
trev.ùllu 28 ug’èras 48
trev.ùllu 7, 10, 21 ulaççai 27
trèz’i 13 Ulassai 27
trichu 19 ulatsai 27
tric’a 39 ul’èras 48
trìg.u 28 unfrài 28
triigu 8, 20 ùngra 28
trimulìg.a 11 untrùz’u 27
trìnku 39, 58 untùrg’u 27
triticu 20 uoluntade 12
triv.ùtsu 21 ùrc’i 35
trob.edhài 48 ùrsu 24
trob.odhikài 39 ùrtsu 24
trob.ullài 39 uskrài 28
tròc’iri 29 ùturu 20
Trogodori 20
tromèntu 11 vantàg’u 41, 53
Troodori 20 vàska 45
vellùd.u 45 (su) zènnòri 46
ventàl’u 45 ...zèti 25
vernàc’a 45 zgannài 25
ventàna 39, 45 zmurdzài 25
vìa 45 (su) zòg.ru 25
vizurrèi 45 (su) zòli 25
vìtsiu 27 ...zòlu 25
vontàna 39 (deu) zònu 25
(sa) v.ardèta 45 (mi) zrèb.idà 37
(sa) v.àska 45 zvaporài 25
(su) v.astìg.u 45 (su) z’èlu 17
(su) v.èli 21 (su) z’erbèdhu 18
(su) v.errèri 45 ...z’èh’a 22
...v.ìa 45 z’ì 18
(sa) v.ìbia 45 z’ìne 18
(sa) v.ig.ùra 45 (z’)z’ìd.azä 25
(su) v.ìllu 21 (su) z’ìllu 17
(su) v.ràd.i 21, 28 (su) z’rob.èdhu 37
(sa) v.romìg.a 21
(su) v.ròri 21, 28 ìssu h’ãd.ad.a 22, 24
(su) v.rùmini 28 ...h’àssad.a 23
(su) h’àti 23
(sa) zalèra 46 (su) h’imõh’i 23
zballài 53 (su) h’iu 22
zbzntiài 25 ...h’õti 22
zdorrobài 25, 40 ...h’õu 22
(sa) zèd.a 25 (assa) h’ùa 22
(mi) zèrbid.i 37 sa h’ùi 22
...zèriu 46 (sa) h’ùz’i 23
BIBLIOGRAFIA

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SIGLE BIBLIOGRAFICHE ADOTTATE

ALIT Atlante Linguistico Italiano (ancora inedito)


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